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Gli inganni di Satana - Le deviazioni nella

preghiera

La preghiera intesa come sterile automatismo può assumere una deviazione magica
(anche in modo inconsapevole), qualora si finisca per credere con fermezza nel
potenziale contenuto nelle parole che, pronunciate in base a specifici criteri, possono
portare al raggiungimento degli obiettivi desiderati.
Ciò si può verificare anche in un contesto religioso, quando si da particolare
importanza al solo fatto che pronunciando una preghiera, automaticamente arrivi la
grazia richiesta, la guarigione e la risoluzione di uno specifico problema.
Condannando ogni forma di superstizione, definita come "eccesso perverso della
religione", il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea come "attribuire alla sola
materialità della preghiera o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo
dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione".
E riguardo alle espressioni della preghiera, a proposito di quella vocale si precisa che:
"Il bisogno di associare i sensi alla preghiera interiore risponde a una esigenza della
natura umana. Siamo corpo e spirito, e quindi avvertiamo il bisogno di tradurre
esteriormente i nostri sentimenti. Dobbiamo pregare con tutto il nostro essere per dare
alla nostra supplica la maggior forza possibile".
Perciò la preghiera, affinché possa essere considerata tale ed accetta a Dio, deve unire
alle parole ed ai gesti esteriori il dovuto trasporto del cuore e dell’anima insieme a
pure intenzioni e sentimenti di fede, speranza e carità. Su questo punto parla
chiaramente Gesù condannando ogni forma di falsa preghiera (cfr. Mc 7,6b; Mt 6,7).
Quindi non è la materialità delle parole che conta o il credere in preghiere più
"efficaci" o più "potenti" di altre e in grado di fornire grazie e miracoli come e
quando si vuole.
Questa mentalità ed approccio contribuisce a creare una falsa immagine di Dio e una
spiritualità "fai da te" in cui la regola da seguire è quella relativa ai propri bisogni.
Per molti, ad esempio, l'unica forma di spiritualità è costituita da pratiche quali le
novene, le quindicine e le orazioni di vario genere; un mondo devozionale che porta
tanti fratelli ad attribuire un'importanza esagerata alla recita continua di formule per
strappare le grazie al Signore.
Queste pratiche possono essere un reale aiuto solo se purificate dall'atteggiamento
magico che spesso le accompagna e se armonizzate con i principi liturgici attuati
dalla Chiesa.
A tal proposito si esprime chiaramente la Congregazione per il Culto Divino e la
disciplina dei Sacramenti affermando che: "L'accento posto esclusivamente sulla
pietà popolare, la quale per altro deve muoversi nell' ambito della fede cristiana, può
favorire un processo di allontanamento dei fedeli dalla rivelazione cristiana e di
riassunzione in modo indebito o distorto di elementi della religiosità cosmica e
naturale; può determinare l'introduzione nel culto cristiano di elementi ambigui
provenienti da credenze pre-cristiane o che siano unicamente espressione della
cultura o della psicologia di un popolo o di una etnia; creare l'illusione di raggiungere
il trascendente attraverso esperienze religiose inquinate; compromettere il genuino
senso cristiano della salvezza quale dono gratuito di Dio, proponendo una salvezza
che sia conquista dell'uomo o frutto del suo sforzo personale; può infine far sì che la
funzione dei mediatori secondari, quali la Beata Vergine Maria, gli angeli, i santi e
talora i protagonisti della storia nazionale, sovrasti nella mentalità dei fedeli il ruolo
dell'unico Mediatore, il Signore Gesù Cristo".
Un altro ostacolo che sovente contamina la preghiera è la tendenza all'evasione, cioè
l'incapacità di vivere l'attimo presente come occasione di grazia per mettersi alla
presenza di Dio.
La causa principale è costituita dalle distrazioni, dalle preoccupazioni, dai mille
pensieri che affollano la nostra mente e che non ci permettono la giusta
concentrazione e di raggiungere un adeguato stato di abbandono in Dio.
Ci si proietta impercettibilmente nel passato, si pensa a ciò che si è fatto, alle persone
incontrate, alle parole pronunciate, ci si sofferma sulle esperienze tristi, sulle
delusioni ricevute.
Allo stesso modo, la grazia di Dio viene vanificata quando ci si proietta
esageratamente nel futuro, pensando a ciò che si dovrà fare, a come risolvere i
problemi che si presenteranno, ecc ...
E’ perciò necessario concentrarsi su Dio e decentrarsi da se stessi, per fissare lo
sguardo spirituale unicamente su Dio. Bisogna educarsi alla "preghiera di presenza"
di cui parlano i mistici, che si può realizzare solo attraverso il silenzio e l'ascolto della
parola del Signore, così come ha fatto Maria. Il suo esempio è il modello di ogni
preghiera di presenza per fuggire la tentazione dell'evasione.
Anche la preghiera emozionale e la ricerca del sensazionale rappresenta un reale
rischio di deviazione. Tra le molte esigenze che affiorano nella vita dell'uomo c'è la
ricerca di forti emozioni, di qualcosa o di qualcuno che possa rompere con la
quotidianità per fare sperimentare qualcosa di nuovo.
Questa esigenza molto spesso viene ricercata nella preghiera quando si va alla ricerca
di qualcosa che scuota interiormente e possa dare segni concreti della presenza
divina.
A tal proposito si esprime la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha dato
delle chiare disposizioni disciplinari per regolare lo svolgimento delle riunioni di
preghiera e per evitare: «forme simili all'isterismo, all'artificiosità, alla teatralità o al
sensazionalismo». Un forte invito alla prudenza e a focalizzare la finalità della
preghiera, che non è la ricerca delle emozioni, che durano un momento e non sono
mai feconde, ma il sincero dialogo con Dio che supera le nostre momentanee
emozioni e diventa esperienza di vita anche nei momenti in cui essa è attraversata
dalla sofferenza.
Dobbiamo agire confidando non in ciò che "sentiamo" (la fede non è questione di
sentimento), ma in ciò che sappiamo perché Dio ce lo ha promesso. La buona
preghiera non è data da una particolare sensazione mistica o dalle nostre emozioni.
Come ultimo rischio da ricordare c’è la deviazione della preghiera come tecnica
psicologica.
Riferendosi ai nuovi fenomeni sincretistici molto in voga come ad esempio la New
Age, improntate ad un particolare tecnicismo della preghiera che porta a ripiegare su
se stessi e a costruirsi una pseudo-religiosità dal carattere psicologico, il Pontificio
Consiglio afferma che: "La preghiera cristiana non è un esercizio di auto
contemplazione, di staticità e di svuotamento di sé, ma un dialogo d’amore che
conduce ad arrendersi sempre più alla volontà di Dio, per mezzo della quale siamo
invitati a una profonda e autentica solidarietà con i nostri fratelli e le nostre sorelle".