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AMMONIRE I PECCATORI

Nel I secolo d.C. Seneca esortava allesame di coscienza quotidiano come mezzo di correzione di
s:
[Il nostro animo] deve essere convocato ogni giorno alla resa dei conti ... Ogni giorno ...
io scruto lintera mia giornata e controllo tutte le mie parole e azioni, senza nascondermi
nulla, senza passar sopra a nulla ... Questo, vedi di non farlo pi; per questa volta, ti
perdono. In quella discussione sei stato troppo polemico ... Hai rimproverato quello l
con eccessiva franchezza, quindi non lo hai corretto, ma offeso; dora in poi, non
guardare soltanto se vero quello che dici, ma anche se la persona, alla quale parli, in
grado di accettare la verit. Luomo buono gradisce un ammonimento, ma tutti i cattivi
sono estremamente restii ai pedagoghi1.
Seneca corregge anche il suo modo di correggere gli altri. Mostrando cos che la correzione
dellaltro deve andare di pari passo con la correzione di s, e che la modalit delle correzioni
(plurali come sono le persone e i gesti che vengono corretti) non data una volta per tutte, ma deve
sempre essere ricreata in relazione alla persona che si ha davanti e alla situazione in cui ci si trova.
Allincirca nello stesso periodo, Ges di Nazaret, nella sua vita segnata dalla predicazione del
regno di Dio che chiede con urgenza conversione e pentimento, e nella sua vita di comunione con
un gruppo di discepoli, con coraggio e libert denuncia le ipocrisie religiose, le violenze e gli abusi
dei potenti, la pigrizia del cuore dei discepoli... Erede della tradizione veterotestamentaria che vede
il profeta come sentinella che sveglia il popolo alla coscienza dei propri peccati in vista della
conversione (cf. Ez 3,16-21; 33,1-9), Ges assume il compito di correggere e ammonire i suoi
contemporanei come parte della missione ricevuta dal Padre. Per Ges la correzione sta allinterno
della sua obbedienza alla volont del Padre. Attuata con parole a volte gridate per vincere la sordit
del cuore indurito (cf. Mt 23,13-36), a volte dolenti di fronte allevidenza del non ascolto (cf. Mt
23,37-39), a volte sussurrate con malinconica dolcezza (cf. Lc 22,31-34), oppure espressa con un
semplice, silenzioso sguardo (cf. Lc 22,61), sempre la correzione di Ges, fondata sullamore per
gli uomini e capace di trasmettere lamore del Padre, tesa alla vita del peccatore.
Come lira divina di cui i profeti - gli uomini che condividono il pathos di Dio - si fanno
testimoni e annunciatori, non espressione dellarbitrio di Dio, ma del suo amore ferito e tende a
suscitare la conversione del peccatore, non a dargli la morte (cf. Ez 33,11), cos lazione e le parole
di Ges, mentre correggono e rimproverano, salvano. Emblematica limmagine di Ges che stende
la mano per salvare Pietro che sta sprofondando nelle acque e, contemporaneamente, lo rimprovera
della sua poca fede: Ges stese la mano, afferr Pietro e gli disse: Uomo di poca fede, perch hai
dubitato? (Mt 14,31). Ges salva rimproverando e rimprovera salvando.
Nello spazio ecclesiale la correzione fraterna, il rimprovero secondo il vangelo, deve sempre
essere un atto che unisce misericordia e verit, compassione e parre- sia, amore per il fratello e
obbedienza al vangelo, autorevolezza e dolcezza. Nella comunit cristiana la correzione del fratello
che cade nellerrore una responsabilit connessa allessere tutti membra dello stesso corpo. Io
sono custode di mio fratello, dice colui che assume la responsabilit della correzione fraterna e
cos si sottrae al rischio di divenire, come Caino, luccisore del fratello (cf. Gen 4,9). Nella
correzione fraterna io rompo con lindividualismo che mi dissocia dallaltro e mi porta a pensare
solo a me e alla mia perfezione individuale; assumendo il compito della correzione io esco
1

Seneca, L'ira 111,36,1.3-4, in Id., Tutte le opere, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano 2000, p. 1 1 5 .

dallindifferenza in cui spesso mi riparo per proteggermi dal faticoso incontro con laltro; con essa
io mostro di essere responsabile della santit del fratello e considero il suo peccato come se fosse
mio. Per questo le lettere del Nuovo Testamento mostrano che la correzione fraterna s inerente al
ministero dellapostolo (cf. 1Ts 5,12; At 20,31; 1Cor 4,14), ma anche che essa spetta in verit a
ogni cristiano. Paolo riconosce nella capacit di correzione fraterna dei cristiani di Roma un
elemento della loro maturit di fede: Voi siete capaci di correggervi lun laltro (Rm 15,14). I
cristiani di Colossi sono esortati a correggersi gli uni gli altri: La parola di Cristo abiti tra voi con
abbondanza: con ogni sapienza istruitevi, correggetevi reciprocamente, cantate a Dio nei vostri
cuori, con gratitudine, salmi, inni, cantici spirituali (Col 3,16). La reciproca correzione fraterna
uno dei modi con cui la parola di Cristo prende concretamente dimora nella comunit cristiana. Del
resto, il vero soggetto di una correzione fraterna, esercitata con umanit e conformemente al
vangelo, il Signore stesso: egli come padre che corregge (Sap 11,10) ed egli corregge colui
che ama (Eb 12,6; Ap 3,19). S, lamore autenticamente spirituale capace di correggere e
ammonire lamato. Il rischio infatti di tacere il male per amore del peccatore, divenendone cos
complici.
Ma, in che cosa consiste la correzione fraterna ? Il verbo greco spesso utilizzato nel Nuovo
Testamento (noutheten) indica il porre la mente (nous) su un altro per aiutarlo a scoprire i suoi
sbagli e a evitarli: dunque unattenzione amorosa, un vegliare sullaltro per correggere i suoi
eventuali errori. Il latino corrigere indica il dirigere insieme (cum-regere) e denota il carattere
condiviso, relazionale della correzione, in cui uno aiuta laltro a dirigere la propria vita in maniera
maggiormente conforme a umanit e santit. Il verbo ammonire deriva dal latino ad-monere, in
cui monere indica il ricordare: lammonizione un far ricordare ci che si dimenticato, un
riportare alla realt chi se ne allontanato. Del resto, spesso il peccato altro non che dimenticanza
di Dio e della sua volont, una volont che il peccatore conosce ma da cui si allontana. Se lopera di
istruire gli ignoranti si rivolge allintelligenza delle persone per illuminarla, lammonizione dei
peccatori si rivolge alla volont debole di chi, pur conoscendola, non ha saputo esserne allaltezza.
Ecco dunque che il Nuovo Testamento parla di correggere i disobbedienti (cf. 2TS 3,15) e di
ammonire gli indisciplinati, coloro che si comportano senza norme e ordine (cf. 1Ts 5,14). E il
Nuovo Testamento attesta una vera e propria procedura disciplinare in cui si articola la correzione
fraterna:
Se tuo fratello pecca, va e correggilo fra te e lui solo. Se ti ascolter, avrai guadagnato
il tuo fratello. Se invece non ti ascolter, prendi con te ancora uno o due, affinch ogni
faccenda sia decisa sulla parola di due o tre testimoni (cf. Dt 19,15). Se rifiuta di
ascoltarli, dillo alla chiesa; ma se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, sia per te come il
pagano o lesattore (Mt 18,15-17; cf. anche Tt 3,10).
La correzione deve avvenire in tre tappe: la correzione personale, fra te e lui solo, affinch, se
il fratello si ravvede, il problema sia risolto senza limbarazzante coinvolgimento di terzi; alla
presenza di due o tre testimoni; di fronte alla chiesa, cio allassemblea locale. Il criterio ispiratore
di misericordia e gradualit, di grande rispetto per il peccatore. E si tratta di un peccato pubblico, di
una colpa comunitaria, non di unoffesa personale.
La correzione necessaria per non covare rancore nel proprio cuore: infatti, se non si corregge il
fratello peccatore si arriver a odiarlo. La correzione non dunque solo per il bene del fratello che
riceve la correzione, ma anche per il bene di colui che la esercita. Dice lAntico Testamento: Non
odierai il tuo fratello nel tuo cuore, ma correggerai apertamente il tuo prossimo, cos non ti
caricherai di un peccato contro di lui (Lv 19,17). Chi, potendolo fare, non corregge il fratello,
pecca contro il fratello. La correzione tende a far rientrare il fratello nella relazione dellalleanza:
per questo occorre che sia riattivato il movimento dellascolto istituendo un contesto di fiducia. La
correzione, in effetti, deve avvenire non come giudizio, ma come servizio di verit e di amore al
fratello. Essa evento pneumatico, frutto dello Spirito (cf. Gal 6,1), si rivolge al peccatore non

come a un nemico ma come a un fratello (cf. 2TS 3,15) e pu cos ottenere il risultato di ricondurre
sulla via della vita un fratello che si stava smarrendo (cf. Gc 5,19-20; Sai 51,15).
La dimensione ecclesiale della correzione fraterna si esprime anche nel fatto che una comunit
nel suo insieme che deve esporsi alla correzione della parola del Signore: le lettere alle chiese
dellApocalisse (cf. Ap 2-3) testimoniano il procedimento per cui il Risorto stesso si rivolge,
attraverso la parola divina contenuta nella Scrittura, alla chiesa radunata liturgicamente. La
correzione anche compito profetico di denuncia degli idoli, dei mali e delle strutture di peccato
che imperversano nella societ e delle logiche mondane e di potere che si introducono nella chiesa
stessa: opposta alla denuncia fatta con audacia e parresia evangelica lomert, lomissione, il
silenzio pavido e colpevole, la complicit. La correzione fraterna esige equilibrio umano e molta
fede, libert e coraggio, grande senso del vangelo. Va esercitata con fermezza (cf. Tt 1,13), ma
senza asprezza (cf. 1Tm 5,1), senza collera (cf. Sai 6,2), senza esacerbare o umiliare chi viene
corretto (cf. Ef 6,4), discernendo let, le forze e i limiti delle persone (la correzione pu anche
essere esercitata da un giovane verso un anziano, ma con discernimento delle sue debolezze, cf.
1Tm 5,1), e sempre distinguendo il peccato dal peccatore. Di certo, sul momento la correzione
causa dolore, ma dopo porta un frutto di giustizia (Eb 12,11)2.
Per quanto essenziale nella vita spirituale ed ecclesiale, la correzione fraterna poco e male
praticata. Perch? Perch unautentica correzione esige un lavoro su di s da parte di chi la esercita;
un lavoro che lo porti a imparare a convivere con il male dellaltro e anche con il proprio. Solo chi
ha imparato a discernere il male che abita in s potr farsi carico del male del fratello e curarlo
come medico esperto. Esperto in base alla propria esperienza di malato che stato curato, di
peccatore perdonato. Se difficile fare la correzione, non nemmeno facile riceverla: ci si rifiuta di
aprire il cuore, di ammettere gli sbagli, si teme lumiliazione, ci si illude di farcela da soli, senza
bisogno di aiuto, si pensa che le cose si aggiusteranno da sole, con il tempo.
Solo quando si entra nellempatia con il fratello e si ritiene davanti a Dio che il peccato non sia
suo o mio, ma un venir meno alla propria umanit e un indebolire la comunit in cui si vive, si
pu entrare nel coraggio e nella libert di chi osa fare o ricevere la correzione. La correzione
fraterna, rettamente intesa e vissuta, pu divenire una relazione sacramentale in cui, attraverso un
uomo, Dio stesso si fa presente a un altro uomo. Certo, diversi sono i nemici della correzione
fraterna. Anzitutto, la paura: paura di inimicarci la persona da correggere, paura delle sue reazioni;
paura che si mimetizza dietro tanti alibi: non tocca a me, chi sono io per correggere un altro?,
forse non ho valutato bene... E la cecit di chi rifiuta di vedere la trave che nel proprio occhio e
pretende di togliere la pagliuzza che nellocchio del fratello (cf. Mt 7,4-5), il meccanismo della
proiezione per cui rigettiamo sullaltro ci che non vogliamo vedere e riconoscere in noi stessi, il
paternalismo che rifugge dal rigore e tiene asservito a s laltro. La correzione fraterna richiede discernimento: scegliere il momento opportuno; esercitarla in modo da accrescere, non diminuire, la
stima che il fratello ha di s; evitare che sia lunica maniera con cui ci si rapporta a quel fratello;
esercitarla sulle cose veramente essenziali; tendere a liberare, non a giudicare o a condannare;
correggere sapendo di essere a propria volta peccatori e bisognosi di correzione. Se tutto questo
avviene, la correzione fraterna potr procurare un frutto di pace e di benedizione.

Cf. U. Terrinoni, La correzione fraterna nel Nuovo Testamento, in Credere Oggi 4 (1995), pp. 15-27.

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