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Il patrimonio artistico

di Banca Carige
Monete, pesi e bilance monetali

a cura di
Lucia Travaini
con la collaborazione di
Monica Baldassarri

SilvanaEditoriale

Il patrimonio artistico
di Banca Carige

Continua il viaggio alla scoperta del patrimonio storico-artistico di Banca Carige, percorso iniziato due anni fa dallo studio
della pinacoteca e proseguito con lesame delle sculture, delle opere di grafica e degli arredi darte.
il momento, ora, della collezione numismatica dellistituto.
La raccolta argomento di questo volume, compilato con competenza e passione dalla professoressa Lucia Travaini
dellUniversit Statale di Milano, insieme ad alcuni collaboratori, ognuno per la parte di conoscenza specifica.
A lei e agli altri studiosi il mio pi vivo ringraziamento per aver dato un cos importante contributo allo studio
e alla conoscenza della monetazione ligure e genovese, in particolare.
Linsieme si presenta ampio e variegato, prezioso per qualit e quantit. In esso si comprendono oggetti diversi tra loro
ma accomunati dal legame con laffascinante storia della moneta. Non solo, quindi, tondini di metallo pi o meno
prezioso, battuti con conii pi o meno elaborati (e da qui le diverse descrizioni che troviamo nel catalogo),
ma anche bilance per lesercizio dellattivit di cambia valute e, di conseguenza, pesi monetali che sono stati inventati
per far funzionare tali bilance.
Anche in questo caso Genova protagonista: quasi tutta la raccolta costituita da pezzi usciti dalla zecca di Genova,
durante i suoi quasi sette secoli di vita, e dalle cosiddette zecche minori ovvero dalle zecche situate in localit
che godevano del diritto di produrre moneta, per concessione imperiale alle pi importanti famiglie dellaristocrazia
genovese e ligure. Infine le monete battute nei possedimenti genovesi doltremare, nel Mediterrano orientale
e nel Mar Nero. Al termine, in ordine cronologico, una selezione delle monete prodotte in Italia dagli anni
del Risorgimento nazionale fino al 1950.
E proprio la storia di Genova e della sua regione ci viene restituita da questa collezione e da questo volume perch,
come sottolinea lautrice nel suo saggio di apertura, la moneta espressione della sovranit dello Stato fondato sul diritto.
E le parole lo confermano: numismatica viene da nummus, moneta in latino, e questo da nomos, parola greca,
cio legge.
Con piacere e orgoglio presento, quindi, questo volume che invito a sfogliare per cogliere, anche attraverso le belle
immagini, la voce del nostro passato plurisecolare in cui affondano le radici della nostra identit, solido ancoraggio
per altra crescita verso nuovi orizzonti.

Giovanni Berneschi
Presidente di Banca Carige S.p.A.

Avvincente e sorprendente questo terzo volume dedicato al variegato e preziosissimo patrimonio artistico
di Banca Carige, un tesoro unico che fonte di piacere estetico e di arricchimento culturale.
La nuova pubblicazione della serie ha come oggetto la collezione numismatica di Banca Carige, componente
integrativa sia dei dipinti e dei disegni (primo tomo) sia delle sculture, delle ceramiche, delle stampe e degli arredi
(secondo tomo).
Un libro sulle monete, dunque. Che per molti si riveler una bella scoperta. Perch le monete antiche hanno
un valore ben maggiore di quanto i pi credano: sono oggetti darte, documenti storici, pezzi che rievocano vite,
mestieri, luoghi, epoche.
Grazie alle straordinarie competenze e alla bravura degli autori, questo volume affascina, coinvolge, appassiona;
ci regala emozioni e sapere. Ci conduce sapientemente in un viaggio inaspettatamente interessante, denso anche
di curiosit. , a sua volta, unopera darte. Opera darte e strumento di cultura. Illustrata con notevole maestria,
la collezione numismatica di Banca Carige stimola apprendimenti e ricordi, sentimenti e aspirazioni, scuote lo spirito
e lo eleva.
La collana intitolata al patrimonio artistico di Banca Carige non poteva avere conclusione migliore.
Il nostro orgoglio giustificato, per lopera e per il patrimonio. Da buoni liguri, per, sul compiacimento siamo
abituati a far prevalere la responsabilit dello sviluppo, anche dellarte e della cultura: limpegno della Banca
e della Fondazione Carige continua.

Flavio Repetto
Presidente Fondazione Carige

Questo libro stato realizzato grazie alla attenta e generosa collaborazione di molte persone che desidero ringraziare;
innanzi tutto Monica Baldassarri, il cui paziente lavoro sul materiale nella sede di Banca Carige stato indispensabile;
con lei devo ringraziare tutti gli autori dei testi i quali hanno consegnato i loro scritti e immagini nei tempi previsti:
Marco Bazzini, Maurice Cammarano, Giuseppe Felloni, Walter Ferro, Ernest Oberlnder-Trnoveanu.
Per laiuto bibliografico ringrazio: la dottoressa Rina La Guardia della Civica Biblioteca Archeologica e Numismatica
del Castello Sforzesco a Milano; il dottor Giuseppe Girola della Societ Numismatica Italiana; per il reperimento
di libri introvabili sulle monete di Monaco M. Christian Charlet dellAssemble Nationale de France (Parigi),
M. Francesco Pastrone delle ditions Victor Gadoury (Principato di Monaco) e Umberto Moruzzi (Roma).
Per lo scambio di materiali e altre notizie sulle monete della Corsica sono molto grata a Jean Malbrunot (Bonifacio).
Ringrazio inoltre Dario Ferro, Maila Chiaravalle, Eva Caianiello e Matteo Broggini.
Gli amici del Circolo Numismatico Ligure Corrado Astengo sono stati particolamente accoglienti e generosi di aiuto:
ringrazio, per tutti, il presidente Fabio Negrino e lex presidente Renzo Gardella.
Per informazioni sulla riforma delleuro sono veramente grata allavvocato Salvatore Messina, direttore della sede
di Milano della Banca dItalia.
Per la concessione di immagini riprodotte nel volume sono grata ai seguenti musei:
British Museum di Londra, Department of Coins and Medals, e in particolare al Keeper Dr Philip Attwood
e al Curator of Medieval and Early Modern coinage Dr Barrie Cook;
Fitzwilliam Museum di Cambridge, Department of Coins and Medals, e al Keeper Dr Mark Blackburn
e al suo collaboratore Dr Jonathan Jarrett;
Mnzkabinett und Antikensammlung der Stadt Winterthur, e al conservatore Benedikt Zch;
Museo della Bilancia di Campogalliano (Modena), nelle persone del direttore dottor Maurizio Salvarani e delle dottoresse
Giulia Luppi e Lia Apparuti.
Ringrazio la British Academy che tramite il dottor Mark Blackburn ha gentilmente concesso luso del font Inscription
Numismatic con cui sono state trascritte le legende monetali.
Sono grata allAmministrazione e alla Direzione Generale di Banca Carige che hanno reso possibile la redazione
di questo catalogo che permette di approfondire, per la prima volta, la conoscenza di una collezione tra le pi importanti
dedicate alla monetazione genovese.
Il dottor Stefano Pitto di Banca Carige, con la sua costante presenza e assistenza, ha avuto un ruolo preziosissimo
per la realizzazione di questo libro, assieme al fotografo Mario Parodi, autore della campagna fotografica realizzata
con grande perizia, e con Monica Baldassarri li ringrazio sentitamente.
Infine, ringrazio le dottoresse Natalia Grilli e Annamaria Ardizzi le quali hanno saputo trasformare i misteri
del loro primo grande catalogo numismatico in una comune esperienza davvero piacevole e costruttiva.

Lucia Travaini
Dipartimento di Scienze dellAntichit
Universit degli Studi di Milano

a p. 4: Zecca di Genova, Dodici doppie e mezza, oro,


1641, particolare del dritto (cat. Monete n. 583)
a p. 6: Zecca di Genova, Tallero per il Levante, argento,
1677, particolare del rovescio (cat. Monete n. 719)
a p. 8: Zecca di Genova, Otto reali, argento,
1666, particolare del rovescio (cat. Monete n. 649)
a p. 25: Zecca di Genova, Otto lire, argento,
1798, particolare del rovescio (cat. Monete 1003)
a p. 375: Bilancia monetale fabbricata a Milano
nei primi dellOttocento (cat. Bilance n. 7)
a p. 411: Zecca di Genova, Otto reali o scudo dellUnione,
argento, 1715, particolare del rovescio (cat. Monete n. 822)

SOMMARIO

12

La collezione numismatica di Banca Carige:


arte e storia, economia e segreti, simboli e politica
in sette secoli di monetazione

304

Lucia Travaini

306

La zecca di Savona
Walter Ferro

Le zecche dei feudi imperiali liguri


Marco Bazzini

324

Lucia Travaini

MONETE
26

Monete, economia e finanza: il caso genovese

328

Le monete della Repubblica di Genova


dal 1139 al 1814
Monica Baldassarri

48

Illustri liguri nello Stato Pontificio


Lucia Travaini

Giuseppe Felloni
34

Corsica e Monaco

330

Dal Regno di Sardegna alla Repubblica Italiana


Marco Bazzini

366

Appendice
a cura di Lucia Travaini

La monetazione degli insediamenti genovesi


nellEgeo e nel Mar Nero
Ernest Oberlnder-Trnoveanu

60

Walter Ferro
66

78

376

Le monete dei feudi imperiali liguri


Marco Bazzini

La collezione di pesi e bilance monetali


di Banca Carige
Maurice Cammarano

Le monete della Corsica e di Monaco


Lucia Travaini

82

PESI E BILANCE MONETALI

Monete di Savona

381

Illustri liguri al potere nello Stato Pontificio:


il riflesso sulle monete

LA COLLEZIONE DEI PESI MONETALI


E DELLE BILANCE
a cura di Lucia Travaini

Lucia Travaini
84

Pesa di pi un chilo di paglia


o un chilo di ferro?
Lucia Travaini

382

Pesi monetali
Maurice Cammarano

400

Bilance
Maurice Cammarano

89

LA COLLEZIONE delle monete


a cura di Monica Baldassarri

90

296

APPARATI

La Repubblica di Genova dal 1139 al 1814


Monica Baldassarri

413

Indice dei nomi di persona

Gli insediamenti genovesi nel Levante

416

Indice dei nomi di luogo e di zecca

Ernest Oberlnder-Trnoveanu

418

Bibliografia

MONETE

MONETE

25

Le monete della Repubblica di Genova


dal 1139 al 1814
Monica Baldassarri

Guardare le monete della zecca di Genova della collezione di Banca Carige, osservarne i tipi nel complesso, cos come alcuni dei singoli dettagli, guidati dalle
splendide riproduzioni di questo catalogo, senzaltro
uno dei modi pi immediati e affascinanti per ripercorrere la storia di questa Citt-stato, proiettata sul mare e
coinvolta nel commercio internazionale fino dal Mille.
Le scelte economiche e politiche, ma anche artisticoculturali della Res Publica Ianuensis, infatti, trovarono
spesso un riflesso e nel contempo un mezzo di vera e
propria realizzazione nelle sue coniazioni. Per questo
negli ultimi due secoli la produzione monetale genovese stata oggetto di molti studi sia a carattere generale1, sia incentrati su particolari aspetti e definite serie di
nominali2, ricordando anche le ricerche sulle finanze e
sullofficina monetaria3.
Linteresse nei confronti di queste monete nasce da
svariati motivi: dal lungo periodo di indipendenza dello Stato genovese (1099-1814)4 e quindi dellattivit
della zecca cittadina (1139/1141-1825), dallimportanza economica da esse avuta nei mercati peninsulari e
internazionali, e quindi dalla loro quantit e diffusione,
ma talvolta anche dalla loro rara bellezza. Non bisogna
dimenticare, inoltre, che a discapito della rilevanza di
Genova e della sua monetazione, non ci sono pervenuti i libri della zecca relativi ai primi due secoli della
sua attivit, e anche per i periodi successivi le fonti di
archivio ci raccontano soltanto alcuni aspetti, cos che
per capire meglio le decisioni e gli uomini che furono
a monte di essa dobbiamo rivolgerci direttamente ai
pezzi numismatici.
questa complessit che ha sollecitato numerosi studiosi e appassionati collezionisti a cimentarsi con la
ricostruzione della storia delle monete genovesi. Ed
la stessa complessit che ancora oggi incuriosisce e alimenta il dibattito tra i ricercatori, al fine di giungere a
una ricostruzione delle serie monetali pi vicina possibile a quella che fu in realt, quale base imprescindibile
per una caratterizzazione storica pi generale.
Infatti, sebbene lo studio incrociato di storici e numismatici abbia permesso di definire le linee principali
delle coniazioni tra XII e XIX secolo, rimangono an34

MONETE

cora numerosi aspetti da chiarire rispetto ad alcuni periodi di attivit della zecca genovese, con particolare
riguardo al periodo iniziale, a causa della carenza di
documenti scritti. Ad esempio, a coloro che hanno collocato il genovino doro e le sue frazioni, come anche il
primo grosso dargento, fra le emissioni del pieno XII
secolo5, si sono via via contrapposti altri che invece situano la produzione delle monete grosse dargento tra
la fine del XII e il primo ventennio del XIII secolo6, e
linizio delle coniazioni auree allincirca alla met del
XIII secolo7. Per quanto riguarda le monete successive
al 1814, invece, il problema che non se ne conoscono esemplari, sebbene la documentazione archivistica
attesti la zecca in attivit: lipotesi al momento pi accreditata che dal 1815 al 1825 siano stati utilizzati conii usati in precedenza o a essi tipologicamente molto
simili, tali da non poterne essere facilmente distinti, ma
non vi ancora alcuna certezza definitiva in merito8.
E ancora per il primo periodo dei dogi biennali, quando cominciano a comparire regolarmente le sigle degli
zecchieri ma non ancora la data, in assenza di documenti espliciti rimane difficile non solo dare un nome
e una connotazione sociale a questi personaggi, ma
anche pi semplicemente ordinare la successione dei
pezzi numismatici.
Ma per raccontare meglio queste vicende e per provare
a dipanare alcuni dei nodi di questa matassa, conviene
tornare allinizio di questa storia e farci guidare dalle
monete stesse di Banca Carige, in un viaggio lungo sette secoli attraverso le terre e i mari di tutto il mondo.
Le monete del Comune di Genova, primo periodo:
consoli e podest (1139-1339)
Linizio delle coniazioni di Genova si fa risalire al
secondo quarto circa del XII secolo, quando le istituzioni comunali si erano gi consolidate e lattivit
marittima e commerciale dei Genovesi, soprattutto in
ambito mediterraneo, era in uno dei periodi di massima espansione.
Gi nel 1131 i giudici di Logudoro e di Arborea avevano promesso al Comune i diritti sullestrazione dellargento ritrovato nei loro territori9, indispensabile per

1. Copia autentica del 1229


del Diploma di concessione
del privilegio di zecca a
Genova da parte di Corrado III.
Genova, Archivio di Stato.
2 a-b. Un denaro della zecca
di Milano della prima met
del XII secolo; 0,91 g, 19 mm.
Collezione privata.
3 a-b. Un denaro della zecca
di Pavia di difficile attribuzione
ma databile alla seconda met
del XI - inizio del XII secolo;
1,02 g, 18 mm.
Collezione privata.

unattivit regolare di monetazione, ma la concessione


ufficiale dei diritti di zecca fu rilasciata da parte di Corrado III (fig. 1) solo nel 113810. Di conseguenza, come
riferiscono anche le attestazioni note, si pu ritenere
che i Genovesi cominciassero a battere i loro denari
dargento a partire dal 113911, in un momento di forte
sviluppo delleconomia locale e interregionale. Quegli
anni rappresentano infatti per la citt e per la regione un periodo di proiezione verso il Mediterraneo e di
forte contrapposizione al predominio della Repubblica
di Pisa sulle isole tirreniche, chiave per il controllo
sulle rotte marittime verso il Nord Africa e lOriente12.
Le prime monete battute da Genova furono denari in
lega dargento (cfr. cat. Monete nn. 1-15), in consonanza
con le produzioni delle altre zecche imperiali fino ad allora attive in Italia centro-settentrionale, ma anche con
le emissioni di buona parte degli stati di Oltralpe13.
Essi per si distinsero subito dagli altri denari italiani: mentre le coeve monete di Lucca, di Pavia e di
Milano riportavano al dritto il nome dellimperatore,
talvolta simboleggiato dal suo monogramma, e solo sul
rovescio il nome della citt luogo di emissione (figg.
2-5), nei genovini il nome dellautorit sovrana, concessionaria del diritto di zecca, fu posto sul rovescio e
sulla faccia principale, quale segno della consapevolezza del Comune, campeggi il nome della citt.
Ma laspetto pi interessante riguarda limmagine che a
questa scritta si associ. Giocando sul fatto che ianva in
latino significa anche porta, si cre unimmagine che
spesso nella storiografia numismatica stata definita
come castello, ma che pi probabilmente rappresenta uno degli ingressi fortificati della citt, o piuttosto
unimmagine di sintesi di Genova stessa, vista come via
di accesso tra lentroterra e il mare14.
Senzaltro questa ipotesi assai suggestiva e rimanda,
ad esempio, alliconografia con cui il porto e lo spazio

urbano retrostante furono rappresentati nella cartografia navale a partire dal XV secolo. Nel progettare
questa raffigurazione monetale tuttavia dovette essere
tenuto presente il monogramma enriciano, una grande
H, che nella prima met del XII secolo contrassegnava
i denari lucchesi, allora il principale circolante dellarea
tirrenica, nonch valuta usata dai Pisani e dai primi
crociati (figg. 4-5). E questo ci suggerisce gi quale fosse lo spazio nel quale i Genovesi pensavano di usare e
di imporre la propria moneta: non solo larea bassopiemontese e ligure, dove fino al 1139 predominavano
i denari di Pavia, ma soprattutto il Mediterraneo.
Loperazione ebbe successo su tutti i fronti: nella seconda met del XII secolo i Genovesi avevano ormai
messo a frutto unopera di profonda penetrazione
commerciale dallOccitania, al Maghreb fino al Medio
Oriente, e i loro denari potevano essere impiegati nelle
piazze di tutti questi luoghi.
Il tipo con la porta urbica di queste monete genovesi si
afferm allora come marchio di una buona moneta
e simbolo di una economia in crescita, tanto che fino
al 1339 rimase praticamente identico, ovvero, come si
dice in numismatica, immobilizzato (cat. Monete nn.
16-64, 68-88). Le variazioni apportate furono di dettaglio e soprattutto di genere stilistico (la forma della
struttura turrita e il tipo di cerchio) o epigrafico (forma
delle lettere, presenza e forma di interpunzioni), oltre
allaggiunta di alcuni simboli nel campo monetale nella
fase pi avanzata della loro produzione (cat. Monete
nn. 109-118)15.
Il segno tangibile del ruolo conquistato da Genova e
dalla sua moneta nello scacchiere internazionale testimoniato ad esempio dallorganizzazione nel 11901194 da parte del Comune della spedizione per la III
Crociata. In questoccasione, infatti, non solo il porto
ligure (fig. 6) fu scelto come punto di partenza per la

MONICA BALDASSARRI

35

4-5. Dritto di un denaro


lucchese; 0,84 g, 17 mm,
proveniente dallo scavo
della Badia di Montescudaio
presso Pisa, e di uno genovese
(cat. Monete n. 8) della met
circa del XII secolo.
La grande h al dritto
della prima moneta
rappresenta il monogramma
dellimperatore, come indicato
anche nella legenda.
Sul denaro genovino lo stesso
spazio invece occupato
dallimmagine-simbolo
della citt ricordata
esplicitamente nelliscrizione
intorno, lasciando lindicazione
dellautorit imperiale
solo al rovescio.

6. Una delle prime immagini


della citt e del porto di
Genova, nella Carta nautica
di Battista Beccari del 1435.
Parma, Biblioteca Palatina.
Tra gli edifici si distinguono
ai due lati la Lanterna
e la Torre dei Greci, mentre
al centro spicca la fortificazione
di Castello.

36

MONETE

spedizione diretta alla conquista del Regno di Sicilia,


ma limperatore Enrico VI di Svevia, dovendo disporre
di molta moneta per le spese necessarie nellisola, prima di imbarcarsi fece coniare il suo argento con i tipi
di Genova16. Unipotesi possibile per spiegare questa
scelta che i denari genovesi fossero gi accettati e noti
sullisola, come del resto sembrano confermare sia le
fonti archivistiche che i ritrovamenti archeologici17.
Alcuni autori datano a questa decade la produzione
del primo grosso dargento del valore di quattro denari18, mentre altri credono che la sua prima coniazione
sia avvenuta allincirca nel secondo decennio del XIII
secolo19 e altri ancora la riportano, seppure dubitativamente, gi allultimo quarto del XII secolo20. Allo stato
attuale delle conoscenze si pu ritenere che la battitura
di un denaro pesante dargento sia avvenuta tra il 1194
e il 1215, ma pi probabilmente intorno al 1202, anno
delle prime certe attestazioni del grosso veneziano21.
La datazione agli inizi del XIII secolo inoltre sembra
essere pi confacente al quadro che sta emergendo dai
ritrovamenti archeologici22, ed per ci quella che si
indicata nella ripartizione cronologica di questo catalogo (cat Monete nn. 62-63).
Anche questi primi grossi, cos come i successivi del
valore di 6 denari (cat Monete n. 64) battuti dal 12201230, non videro lintroduzione di novit tipologiche di
rilievo: si prefer mantenersi nel solco della tradizione
ormai costruita sulla base dei denari delle generazioni
precedenti.
Le Crociate portarono grande ricchezza alla citt, che
in questo periodo acquist possessi e privilegi commerciali in molte zone, dalla Spagna, al Marocco fino alla
Crimea. in questo quadro politico-economico che tra
i primi decenni e la met circa del Duecento23 Genova
produsse il primo genovino doro (cat. Monete nn. 8991: fig. 7), che dallultimo quarto del secolo sar usato come riferimento, con il fiorino toscano, in tutte le
piazze internazionali.
La seconda met del Duecento vide trionfare i Genovesi su Pisa, sconfitta nel 1284 nella battaglia navale
della Meloria, e aprirsi nuovi spazi commerciali verso
Nord e Occidente in seguito agli sforzi della flotta del
Comune, ma anche grazie al ruolo di alcuni personaggi
di rilievo, come gli Zaccaria e forsanche i Vivaldi. Di
questi ultimi sappiamo soltanto che nel 1291 si spinsero lungo le coste africane, forse alla ricerca di miniere doro nel golfo di Guinea, ma sulla sorte di questi
navigatori come sul reale scopo del loro viaggio permangono ancora molte incertezze24. Pi note invece
sono le imprese di Benedetto Zaccaria, diplomatico,
ammiraglio, ma anche capace uomo di affari25. Inviato
in missione diplomatica presso la corte bizantina nel
1264, qualche anno dopo dallimperatore dOriente
ottenne Focea con le sue ricche miniere di allume, che
esport imponendo il proprio monopolio in tutto lOc-

7. Genovino doro della met


circa del Duecento
(cat. Monete n. 89).
Nonostante la maggiore
raffinatezza del disegno,
soprattutto della porta urbica,
si noti la persistenza
del tipo, del tutto simile
ai denari emessi dal XII secolo
(cfr. fig. 5).

8 a-b. Un quartaro, ovvero


del valore di un quarto
di denaro, con il grifo
rampante, della met-seconda
met del XIV secolo;
0,71 g, 14 mm.
Collezione privata.

cidente, ed estendendone poi il commercio verso Trebisonda, Caffa e la Russia; in seguito conquist Chio,
dove i suoi discendenti continuarono ad arricchirsi fino
al secondo quarto del Trecento. Acquistata anche la
fama di grande condottiero nelle acque della Meloria,
negli anni novanta del XIII secolo ebbe facile gioco a
inserirsi nel conflitto anglo-francese per ampliare i suoi
interessi mercantili (lesportazione dellallume per la
lavorazione dei panni di lana inglesi e fiamminghi) e
di conseguenza consolidare la posizione degli operatori
economici genovesi lungo le coste della Manica e del
mare del Nord26.
La situazione politica interna intanto andava maturando e, come in altre citt italiane, si sperimentavano nuove forme di potere personale, sebbene ancora
nel quadro formale del Comune consolare. Agli anni
1270-1286 risale infatti la diarchia Spinola e Doria
alla guida del governo cittadino, nel periodo terminale
della quale potrebbe essere stata decisa una variazione
nella monetazione locale riguardo sia ai tagli ponderali
delloro e dellargento, sia alla dicitura nella legenda
del dritto, che cominci a riportare la scritta civitas
ianva (cat. Monete nn. 106-107). Tali novit infatti,
viste le attestazioni archivistiche e le caratteristiche
tipologiche delle emissioni note, con tutta probabilit
ebbero luogo tra il 1284 e il 129227.
La situazione si fece sempre pi incandescente dagli
inizi del XIV secolo, quando ai motivi di frizione sociopolitica interni si aggiunsero le faide tra guelfi e ghibellini che accompagnarono e seguirono la discesa di Enrico VII in Italia. a questo momento che forse si pu
far risalire un nuovo cambiamento nella monetazione
genovese, con la serie a legenda ianva qvam devs
protegat, probabilmente iniziata con i grossi dargento e poi estesa anche agli altri nominali (cat. Monete
nn. 119-121). In alcuni casi comparvero anche i simboli delle fazioni filoimperiali (laquila) e filopapali (il
leone), semplicemente aggiunti sulla faccia del dritto.

Non sembra casuale infatti che limperatore nel suo


editto sulle monete del gennaio 1312 stabilisca lequivalenza tra le valute internazionali, ovvero il fiorino doro e il grosso tornese dargento, e gli augustali
in oro senza menzionare il genovino, che nellultimo
ventennio del XIII secolo aveva subito una riduzione
del valore conseguente soprattutto a una diminuzione
di peso. Nello stesso documento si citano invece le
serie genovesi in argento e in mistura, con le quali si
ragguaglia la nuova moneta imperiale. In un passo del
documento infine si affida la coniazione delle monete
imperiali al dilecto fideli et familiari nostro Philippo de
Nigro civi Ianue et eius sociis e latto stesso emesso
alle porte della citt di Genova, in casa di Bernab
Doria28.
Agli esordi del Trecento risale probabilmente anche
lintroduzione del quarto di denaro in rame, altrimenti detto quartaro. I numismatici genovesi hanno sempre indicato lintroduzione del quartaro con la porta
turrita (cat. Monete nn. 131-132) gi alla fine del XII
secolo e di quello con il grifo (fig. 8) nel 1320, facendone terminare la produzione nel 133929. Di recente
lincrocio tra i dati darchivio e quelli archeologici ha
suggerito di collocare queste monete in altri orizzonti
cronologici. Gli scavi, infatti, attestano la presenza di
quartari solo in contesti trecenteschi, anche piuttosto
tardi, talvolta con esemplari poco circolati e addirittura con un paio di casi di quartaro epigrafico di
I tipo (non a caso contrassegnato da lettere in stile
goticizzante nella legenda del rovescio) ribattuto su
esemplari con il grifo30. La stessa documentazione
scritta, peraltro gi nota al Desimoni, parla di pagamenti fatti in denari clapucini (altro nome con il quale
sembra fossero indicati i quartari) ancora nel 136931 e
alcuni autori suppongono ormai che la loro battitura
sia proseguita almeno fino agli ultimi decenni del XIV
secolo32. Rimane curioso questo isolato uso della figura del grifo: pur essendo presente sui sigilli genovesi
dalla fine del XII secolo33, comparir regolarmente
sulle monete soltanto a partire dal XVI secolo.
Quanto alla datazione, casi analoghi sono costituiti
dalle petachine (cat. Monete nn. 127-129) e dai denari
minuti ianva q.d.p. (cat. Monete n. 130). Le prime
secondo la letteratura tradizionale genovese sarebbero state emesse nel corso della seconda met del Duecento34, mentre gli ultimi studi indicano la loro appartenenza, per caratteristiche estrinseche e ponderali, al
panorama monetario trecentesco, seppure con alcune
possibili variazioni nellarco del secolo35. I secondi
in genere vengono datati al primo quarantennio del
Trecento36, ma molto probabile che la battitura di
questi minuti sia avvenuta tra il 1344 e il 139437, traghettandoci direttamente nel periodo dogale, segnato
da luci e ombre di cui approfittarono ben presto gli
Stati vicini.
MONICA BALDASSARRI

37

9. Luigi XII entra in Genova,


da una miniatura della Cronaca
di Jean dAuton, inizi del XVI
secolo. Parigi, Bibliothque
Nationale.

38

MONETE

Le monete del Comune di Genova, secondo periodo:


i dogi a vita e le dominazioni straniere (1339-1528)
Le serie introdotte o rinnovate nei primi decenni del Trecento perdurarono con analoghe caratteristiche formali
anche quando nel 1339 il governo cambi forma istituzionale. Da quellanno, infatti, a capo della Repubblica di
Genova fu posto un doge nominato a vita, al quale rimaneva affiancato il Senato di origine consolare.
Il mutamento avvenne dopo un lungo periodo di torbidi
politici che port finalmente il popolo, ovvero il ceto
degli artigiani e dei piccoli mercanti al governo della citt38, e il primo dogato fu affidato a un personaggio scelto
come rappresentante di questa pars, Simon Boccanegra, al quale si fanno risalire le prime monete con lindicazione di dvx ianve/ dvx ianvensivm39.
Lo stato di equilibrio ristabilito con linizio del dogato dur ben poco. Tutto il periodo successivo, che va
dallultimo quarto del XIV fino allinizio del XVI secolo, fu segnato da problemi di governabilit interna e dal
tentativo di mantenere il controllo dellhinterland ligure e
basso-piemontese, dove alcune citt, come Savona, erano
in crescita. Senza dimenticare la perdita della Sardegna e

di parte del controllo sullarea tirrenica a causa dellespansione aragonese. Tutta la storia del Quattrocento genovese quella di unininterrotta crisi sociale e politica,
afferma quasi lapidario Jacques Heers, che per questo
secolo descrive una societ in bilico tra le pretese e le resistenze dellaristocrazia cittadina e le spinte innovative dei
ceti emergenti, legati allo sviluppo del commercio e della
banca40.
Della situazione approfittarono ben presto gli Stati vicini,
che guardavano a Genova, al suo porto e alle sue attivit marittimo-finanziarie con grande interesse. A partire
dalla fine del XIV secolo, infatti, i sovrani francesi e gli
Sforza, signori di Milano, controllarono politicamente a
turno la citt, anche se nominalmente ne fu conservata
lindipendenza. La citt pass dalla signoria di Carlo VI re
di Francia (1396-1409) al dominio visconteo (1421-1436),
quindi di nuovo ai Francesi (1458-1461) e al pi lungo
dominio sforzesco fino a giungere alla fine del secolo (alternativamente dal 1464 al 1499). Tuttavia la Repubblica
marittima non riusc a rimanere indipendente: dal 1499
al 1512 fu sottoposta a Luigi XII di Francia che si era impadronito anche del Ducato di Milano (fig. 9) e che fu
signore di Genova ancora nel 1515-1522 e nel 1527-1528,
fino a quando con Andrea Doria non fu riconquistata pi
stabilmente la libert politica.
Nonostante tutto, leconomia genovese rimase prospera
e nel corso del XV secolo conobbe precocemente lo sviluppo del grande capitalismo commerciale, anche grazie
alla messa a punto di tecniche appropriate e moderne: la
moneta cartacea e le operazioni di banca, ma anche alcuni
aggiustamenti mirati sulla moneta metallica41. Il genovino doro fu sostituito prima con il ducato (cat. Monete
nn. 192-193, 212) e poi con lo scudo del sole, nuovi protagonisti dei mercati finanziari internazionali; a questi,
nellultima parte del secolo, fu affiancato il testone42, con
multipli e frazionali (a cominciare dalla signoria di Gian
Galeazzo Maria Sforza: cat. Monete nn. 290-292), ormai
in corso in altri Paesi43.
Tutti questi aspetti coinvolsero i nominali genovesi soprattutto come unit di conto (con variazioni di peso e
per largento di intrinseco) in un sistema commerciale
e creditizio sempre pi ampio e complesso, ma ebbero
ripercussioni piuttosto limitate sullaspetto esterno della
monetazione cittadina, che in questo periodo mantenne
pressoch inalterate le sue caratteristiche formali44 (anche
perch non furono introdotte varianti tecnologiche di rilievo nel processo produttivo).
Anche i personaggi che si succedettero al potere in questo
periodo tesero a introdurre minimi cambiamenti, affidati
alle proprie iniziali o ai simboli della propria casata (il giglio di Francia, il biscione milanese) aggiunti nella legenda
o nel campo del dritto dei tipi consueti (fig. 10). Questo
poteva essere causato anche dal clima di instabilit politica in cui questi signori operavano, ma senzaltro era il
segno della forte identit sui mercati della monetazione

10. Particolare del dritto


del testone da 15 di Gian
Galeazzo Maria Sforza
(cat. Monete n. 291)
con lemblema del biscione
in precedenza gi usato
dai Visconti e successivamente
diventato simbolo di Milano.
11. Particolare del quarto
di testone di Ludovico XII
con lo scudo di Francia
affiancato da due istrici o
porcospini (cat. Monete
n. 306). Il sovrano francese
aveva ereditato questo animale
come emblema della casata
e per buona parte del suo
regno lo mantenne nelle
proprie insegne, in quanto
simbolo di invincibilit,
ritenuto di particolare efficacia
comunicativa proprio
in occasione delle guerre
in Italia e dopo la riconquista
di Milano.

cittadina, riflesso di uneconomia che, nonostante una lieve flessione nel corso del Trecento, fu sempre solida e in
movimento.
Soltanto con la seconda signoria di Luigi XII re di Francia si rilevano modificazioni significative nellimpronta
dei tipi e nelle legende. I due emblemi tradizionali della porta urbica/citt e della croce furono riuniti insieme
sul rovescio, mentre sulla faccia principale comparve lo
scudo francese coronato, talvolta affiancato da due istrici
(fig. 11); le iscrizioni ora ricordano esplicitamente il nome
e i titoli come sovrano francese e doge, ovvero signore di
Genova. Tra le monete auree fu introdotto lo scudo del
sole (cat. Monete n. 301), sul modello del tipo gi battuto
in Francia fino dal 1470, mentre tra quelle in argento si
aggiunse lo scudo da tre lire. Queste operazioni secondo
alcuni autori45 furono il riflesso delle nuove inclinazioni
politiche che il sovrano straniero stavolta volle dare al suo
dominio su Genova, strutturandolo in un regime assai pi
dispotico che in precedenza, pur nella consapevolezza di
dover dare anche nuovi strumenti al florido commercio
genovese.
Quando lesperienza di Luigi XII termin, Francesco
I, che a partire dal 1515 gli succedette alternativamente
nella signoria di Genova, torn ai tipi della tradizione,
mantenendo tuttavia la coniazione dei nuovi scudi in oro,
che simbolicamente riportarono un piccolo sole sopra alla
porta urbica, e introducendo quello che viene comunemente definito cavallotto in argento46 (cat. Monete nn.
307 e 308-311). Le sorti del suo dominio sulla citt furono
discontinue, anche in seguito a quanto andava accadendo
sullo scacchiere internazionale, dove ben presto giunse
allo scontro con Carlo V, che ne usc vincitore.
Di questa situazione approfittarono Antoniotto Adorno,
succeduto come doge al re francese nel 1522, che fu il primo a riportare le proprie iniziali nel campo delle monete
genovesi (cat. Monete nn. 312-313), e soprattutto Andrea
Doria47, che intu gli esiti del conflitto e offr i servigi della
flotta di galee che pattugliava la citt allimperatore, liberando la citt in modo definitivo dallingerenza francese.

La monetazione della Repubblica di Genova,


terzo periodo: i dogi biennali (1528-1797)
Il 1528 fu un anno di svolta nella storia della citt. Nel
trattato di Madrid Carlo V ratific lindipendenza di
Genova, la relativa dominazione sulla citt rivale di
Savona e la libert di scambio per tutti i commercianti
genovesi nelle terre sottoposte agli Asburgo. Allo stesso
tempo i Genovesi avrebbero dovuto mettere alcune delle loro galee al servizio del re della Spagna e cominciare
a prestare denaro alla Corona spagnola. Ci spiega la
presenza rinnovata dei Genovesi nelle reti di commercio
mediterraneo e internazionale dalla seconda met del
XVI secolo e i rapporti di valore fra le monete genovesi
e spagnole del tempo.
Nello stesso anno ebbe luogo una riforma istituzionale interna che avrebbe dovuto porre fine alle lotte per
il dogato, limitando agli iscritti agli alberghi nobiliari
cittadini (ristretti a 28) laccesso al governo. In realt
la disposizione che fu emanata dai Dodici Riformatori della Libert (che durante i giorni del loro governo
emisero anche alcune monete: cat. Monete nn. 338340) nel nome della pacificazione costitu una serrata
aristocratica, congiunta con una affermazione di sovranit del doge eletto per due anni come primus inter
pares tra i membri degli alberghi, postulando tutto al
concetto di libert della Citt-stato48. Ebbe cos inizio
la vera e propria Repubblica di Genova, che si estinse
solo nel 1797.
In questo periodo le monete genovesi cominciano a riportare le iniziali degli zecchieri nelle legende (cat. Monete nn. 341 e ss.; si veda la tabella in chiusura del testo )
e poi la data, che compare in modo sistematico dal 1541
sulloro (cat. Monete n. 377 e fig. 12), dal 1554 sullargento e dal 1556 sulla mistura (cat. Monete nn. 386-389).
In particolare la fine del XVI e la prima met del XVII
secolo rappresentano un periodo di stabilit relativa, e
le modifiche nella tipologia delle monete genovesi sono
connesse pi a motivi di prestigio della citt e di rafforzamento dellidea di sovranit aristocratica, nonch a
MONICA BALDASSARRI

39

12. Il primo genovino doro


con indicazione della data,
1541 (cat. Monete n. 379)
13. Particolare del dritto
del primo testone
della Benedizione, 1554
(cat. Monete n. 386) sul
modello delle monete
veneziane, con Cristo
che benedice e, in qualche
modo, sancisce il potere
politico del doge, rappresentato
inginocchiato a tenere
il vessillo di Genova.

14. Particolare del dritto


del primo scudo con la
raffigurazione della Madonna,
1637 (cat. Monete n. 570).
In questa prima
sperimentazione la Vergine
raffigurata frontalmente
e con il capo velato, mentre
nelle serie coniata a partire
dalanno successivo
(cfr. cat. Monete nn. 571-573)
furono introdotte delle
modifiche che rimasero
caratterizzanti del tipo fino
al XVIII secolo.
15 a-c. Taglio delle otto lire
in argento, 1799 (cat. Monete
n. 1011). In esso di legge la
scritta: peso grani 726
bont oncie
10 16 ,
che dichiarava quali dovevano
essere il giusto peso e la
quantit di metallo fino
della moneta.

40

MONETE

credenze popolari religiose, che non a profondi cambiamenti nella storia politica ed economica.
A partire dalla met del Cinquecento ad esempio la zecca genovese batt alcune monete ispirate ai tipi veneti,
tra cui spiccano le serie successive dei testoni detti della
Benedizione (fig. 13). In essi si ripete quanto in parte
gi visto al tempo di Luigi XII: porta urbica e croce sono
associati al rovescio, mentre al dritto, emulando i nominali di Venezia, compare il doge inginocchiato a ricevere
la benedizione e lautorit per governare direttamente da
Cristo Salvatore.
Fu soltanto nel corso del Seicento, per, che liconografia
tradizionale delle emissioni genovesi, collegata alla fortificazione della citt e al nome di Corrado III, fu modificata
in modo permanente: dopo una prima sperimentazione
in occasione dei festeggiamenti della Madonna nel 1637
(fig. 14), dallanno successivo appaiono regolarmente la
Vergine con il Bambino, e in seguito anche san Giorgio e
san Giovanni Battista49.
questo il periodo nel quale la monetazione genovese
raggiunge la massima qualit artistica, permessa anche
dal grande modulo delle monete di pi alto potere liberatorio e dalle innovazioni tecnologiche. Nella seconda

met del XVII secolo viene introdotto, infatti, anche il


torchio per la stampatura delle monete50, mosso da un
mulino a trazione animale, con il quale si ottengono
monete di fattura diversa, pi regolare e contrassegnata
da incisioni o iscrizioni sul bordo al fine di impedire la
pratica della tosatura. Non a caso sul taglio di uno dei
primi scudi in argento coniati con questo procedimento
si legge una scritta che rassicura, con la sua presenza, sul
mantenimento del giusto peso e del corretto valore della
moneta (fig. 15).
Questo sistema permise inoltre di usare pi agilmente gli
stessi conii anche per nominali diversi, cambiando semplicemente lo spessore del tondello da imprimere (cfr.
cat. Monete nn. 809-810) o addirittura il metallo (figg.
16-17).
Tra le monete di notevole grandezza del periodo nella collezione Carige si trova un raro pezzo da dieci doppie, che
mostra uno dei simboli della citt (cat. Monete n. 534): il
grifo rampante. Dopo uno sporadico impiego sui quarti
di denaro trecenteschi, il grifo compare regolarmente in
coppia ai lati della porta urbica soltanto nel XVII secolo, diventando da allora parte indissolubile dello stemma
cittadino fino ai rinnovamenti della fine del Settecento.

16-17. Il rovescio di un pezzo


da quattro scudi in argento
del 1635, e di uno da
venticinque doppie in oro
del 1636, che mostrano luso
della stessa impronta per
coniare la moneta (cat. Monete
nn. 561 e 565), come si nota
dalla disposizione delle lettere
e soprattutto dal difetto
del conio in alto a sinistra.

18. Il grifo al rovescio


del tallero per il Levante, 1677
(cat. Monete n. 719). Il mitico
animale, simbolo della citt
ligure, qui sorregge uno scudo
con uniscrizione in arabo
che ne indica il valore, ovvero
nove aspri di buon argento.
19. Particolare della scena con
san Giorgio che uccide il drago
sul rovescio della moneta
da otto reali, 1666 (cat. Monete
n. 649). Le monete di questa
serie ricordano limportante
ruolo avuto dal Banco
di San Giorgio nelleconomia
e in particolare nella finanza
genovese.

Eccezionale appare invece il bellissimo tallero per il Levante con il grifo che sorregge un vessillo con liscrizione in arabo nove aspri di buon argento del quale sono
conosciuti soltanto tre esemplari, uno dei quali posseduto da Banca Carige51 (fig. 18). Nonostante il tallero sia
stato un nominale prodotto da molte zecche peninsulari,
soprattutto tirreniche, per facilitare il commercio con il
Levante tra lo scorcio del Seicento e il Settecento, il limitato numero di attestazioni di questi pezzi genovesi ha
spinto gli studiosi a considerarli non delle vere e proprie
monete, ma piuttosto delle prove per una regolare emissione, cui per non si dette luogo52.
Sicuramente battuti e ampiamente circolanti furono invece i luigini, monete in lega dargento prodotte per il
Levante da una serie di zecche italiane e straniere53. Nelle serie genovesi questi sono tradizionalmente indicati
facendo riferimento alla raffigurazione del rovescio: si
hanno per ci il cosiddetto giorgino (san Giorgio), il
gianuino (Giano bifronte), il giustino (personificazione della Giustizia) e il ligurino (personificazione di
Liguria galeata).
Le monete con la raffigurazione della Madonna forma-

no, comunque, la serie pi vasta e rappresentativa della


Repubblica al tempo dei dogi biennali, iniziando nel momento di maggior prosperit economica congiunta con
una facile disponibilit di metalli pregiati. La tipologia
delle monete in oro con leffigie della Vergine con il capo
volto a destra (II tipo) fu particolarmente duratura poich, pur nelle trasformazioni stilistiche, venne coniata dal
1639 fino al 1797 (cfr. cat. Monete nn. 570, 995). Tra il
1758 e il 1792 la serie in oro con la Madonna denominata in pezzi da 100, 50, 25 e 12,5 lire: non si tratta tuttavia
di un reale sistema decimale (introdotto soltanto dopo la
Rivoluzione francese)54 poich i valori effettivi di queste
monete nelle transazioni rimasero quelli tradizionali di
96, 48, 24 e 12 lire. Anche questi nominali furono coniati
al bilanciere e presentano per ci una estrema regolarit
nei segni oltre al bordo variamente ornato.
Nella seconda met del XVIII secolo il Banco di San
Giorgio assunse la direzione della zecca: fu messa
mano al restauro dei vecchi locali ormai fatiscenti, riparando i vecchi arnesi ormai inutilizzabili e ordinando
dei torchi nuovi, il pi grande dei quali fu fatto arrivare
da Milano. Nel 1666 inoltre il Banco avrebbe avuto un
MONICA BALDASSARRI

41

20-21. Le raffigurazioni di
Genova (Repubblica Ligure)
e di Eguaglianza e Libert,
rispettivamente al dritto delle
novantasei lire e al rovescio
delle otto lire di Vassallo
(cat. Monete nn. 1017 e
1003). Si notino in entrambi
gli esemplari i simboli della
Rivoluzione, quali la picca,
il berretto frigio e
larchipendolo

incarico specifico per le coniazioni55, e a questanno si


fa infatti risalire il pezzo da otto reali in argento con
san Giorgio che uccide il drago al rovescio (fig. 19). Da
allora il santo comparve saltuariamente sulle emissioni
genovesi fino al 1814.
Le ultime emissioni regolari della Repubblica genovese
a ogni modo furono monete con la Madonna e con il
san Giovanni che dal 1793 furono associate a un nuovo
stemma di Genova sul rovescio (cat. Monete nn. 939,
943): lo scudo crociato accostato dai grifi appare ora
stilisticamente pi moderno, grazie a una rappresentazione meno fiorita e pi compatta, resa particolarmente efficace dalla mensola sul mascherone sopra la quale
si appoggia lo stemma.
Dalla Francia erano per gi iniziati a soffiare i venti
di un cambiamento pi profondo, destinato non solo a
provocare una serie di profondi mutamenti nella produzione della zecca cittadina, ma a spazzare via quello
che rimaneva della Repubblica aristocratica dei Genovesi basata sul sistema dei dogi biennali.
Le monete dalla Repubblica Ligure a quella Genovese
(1797-1814)
Fino dal 1795, a seguito della Rivoluzione, i Francesi
guidati da Napoleone Bonaparte erano scesi in Liguria.
Dopo una serie di scontri e di fortune alterne tra le
parti, le truppe francesi accerchiarono di fatto la citt,
stringendola in una morsa sempre pi minacciosa per
quasi quattro anni.
Dopo la creazione della Repubblica Cispadana in Emilia e in Romagna e la capitolazione di Venezia anche
Genova capitol. Nel gennaio 1798 Bonaparte fond
la Repubblica Democratica Ligure, che organizzava la
citt di Genova e il relativo territorio.
In questi anni liconografia e liscrizione sulle monete genovesi mostrarono un completo rinnovamento in
riferimento agli ideali libertari promossi dalla Rivoluzione francese, mentre il tipo e il numero dei nominali
rimasero gli stessi.
42

MONETE

Scomparvero ovviamente i riferimenti allantica Repubblica di Genova, come la porta urbica e il grifo,
cos come ogni segno del potere disceso dal Divino,
significato dalle immagini dei santi e in particolare
dalla Madonna. I nuovi pezzi in oro (cat. Monete nn.
999-1002) al dritto rappresentano una giovane Liguria
coronata e seduta graziosamente ma fermamente sul
trono, al quale si appoggia grazie allo scudo genovese;
sulle serie in argento (cat. Monete nn. 1003-1009) campeggiano le figure di Libert (armata) e di Eguaglianza (con archipendolo) abbracciate e congiunte negli
sguardi, a ricordare i pilastri della Rivoluzione che da
Parigi aveva infiammato e sconvolto lEuropa. Ma al di
l dei soggetti, quello che colpisce la novit formale
di queste monete, che quasi allimprovviso mostrano
una modernit nel segno e nella concezione iconografica che appare attuale anche oggi (figg. 20-21).
Autore di questi conii fu Gerolamo Vassallo (17711819), lunico che ha lasciato la sua firma per esteso,
h.(ieronimus)vassallo f.(ecit), sulle monete genovesi.
Figlio dellorafo Stefano Vassallo, appartenente a una famiglia nobile anziana di Genova dellalbergo dei Pinelli,
dal 1786 al 1796 fu allievo allAccademia Ligustica di Belle
Arti; i suoi primi contatti con la zecca repubblicana possono essere datati alla conclusione di quel periodo. Era
un incisore esperto di moneta e un medaglista di notevole
valore. Dal 1805 in poi fu a Milano, dove prese lezioni da
Guillemard, il sovrintendente della zecca milanese, e poi
collabor con Salvirch. Di lui non sappiamo molto altro
se non che mor suicida nel 1819, affidando tutti i suoi
beni a Luigi Lorrea, un altro monetiere genovese56.
Fu proprio nel maggio 1805, quando la Repubblica Ligure venne unita formalmente allImpero napoleonico,
che i tagli dei nominali vennero modificati, adottando
riferimenti monetari basati su un sistema di conto interamente decimale. Ugualmente i tipi si adeguarono
a quelli imperiali nella monotonia del profilo di Bonaparte con la testa laureata al dritto, associato a una
ghirlanda che incorniciava il valore della moneta al

22. Localizzazione delle sedi


della zecca in una veduta
di Genova di Alessandro
Baratta (1637): in azzurro
la zona di San Lorenzo;
in rosso ledificio presso
il porto; in marrone larea
del Castelletto.

rovescio (cat. Monete nn. 1026-1031). Tra le monete


della collezione Carige si trovano per due prove di
un esemplare da cento franchi (cat. Monete nn. 10241025), di tipo ancora una volta molto originale ed
estremamente vigoroso per limpostazione grafica, non
solo nellaquila del verso, ma soprattutto nel ritratto
del busto di Napoleone, visto di tre quarti a testa nuda
e con capelli corti. Non a caso vi si legge ancora una
volta la firma di Vassallo, che sperimenta qui una raffigurazione mai tentata neppure sulle sue medaglie, che
pure sono di notevole fattura.
Il distacco dalla compagine francese avvenne con una
rivolta locale, alla quale segu linstaurazione della Repubblica Genovese che dur solo alcuni mesi (20 aprile
- 31 dicembre 1814). Il governo provvisorio comunque
restaur formalmente la zecca sulla stessa base che aveva nel 1797 e coni una serie di nominali minori (cat.
Monete nn. 1032-1041), come simbolo della riacquisita
indipendenza57. Ma lavventura economica e politica della Repubblica di Genova, e con essa delle sue monete,
poteva ormai considerarsi conclusa.
Tra arte, tecnica ed economia: la zecca, i monetieri
e gli altri lavoranti nellofficina monetaria
I numerosi studi sulle monete non trovano una corrispondenza adeguata, almeno in quantit, sul fronte
delle ricerche sulla zecca, soprattutto dal punto di vista
della sua struttura materiale, della specifica articolazione dei processi produttivi al suo interno e dellorganizzazione degli zecchieri e altri addetti alle coniazioni.
Se si escludono i lavori di Felloni, incentrati sulle relazioni con lentit statuale, sugli aspetti finanziari e sulla
gestione economica della zecca nel contesto pi ampio delleconomia locale e internazionale58, rimangono
solo le trascrizioni di Meroni e i lavori di Desimoni,
che per sono incentrati piuttosto sullattribuzione
nominativa delle emissioni e sulla ricostruzione della
successione degli addetti alla moneta59. In questo senso
va sottolineata limportanza del dato archeologico che
almeno di recente ha rappresentato lunica fonte possibile circa la struttura materiale dellofficina monetaria della zecca antica e dei suoi fornelli, oltre che per
la seriazione dei nominali minori battuti anteriormente
alla fine del XIV secolo60.
Secondo le ricostruzioni basate sulle fonti documentarie, la prima sede della zecca di Genova si doveva trovare nel centro urbano, vicino alla cattedrale di San Lorenzo61. Sullo scorcio del XIII secolo si procedette alla
costruzione di una nuova zecca nella zona del deposito
repubblicano del frumento detto Rayba62 (fig. 22).
La zecca bassomedievale di Genova, dunque, fu ubicata vicino al porto commerciale, in una zona rilevante
per la vita economica della citt, tuttavia non lontana
dal centro del governo locale. Questo genere di posizione, nelle vicinanze della Dogana del sale, del mer-

cato del frumento e non molto lontano dal posto di


attracco delle navi, sembra essere comune a molte citt
portuali medioevali, come Pisa, Oporto e Lisbona. La
costruzione, individuata in anni recenti nel corso di indagini archeologiche preventive a dei lavori pubblici,
aveva una planimetria rettangolare ed era organizzata
intorno a un cortile centrale, diviso da otto colonne in
arenaria, per eliminare i fumi provenienti dalle operazioni di fusione e di alligazione. Questo cortile serviva
inoltre come zona di transito e deflusso per lo scarico
dellacqua sporca e di altri liquidi provenienti dalle diverse aree di lavorazione63.
Tra XV e XVII secolo la sede dellofficina monetaria
and soggetta a numerosi rifacimenti e restauri, in parte legati allusura delle strutture che i processi di lavorazione dei metalli, con conseguente emissione di calore e di fumi, avevano provocato64. Altri adeguamenti
furono invece necessari per adeguarsi alle innovazioni
introdotte nella coniazione a partire dallintroduzione
del bilanciere.
Tuttavia la zecca in questo arco di tempo non fu sempre attiva, o comunque altern periodi di produzione
a periodi di relativo abbandono. Nella seconda met
del XVIII secolo infatti, quando il Banco di San Giorgio assunse la direzione della zecca, fu messa mano al
restauro dei vecchi locali descritti come fatiscenti, e si
dovettero ordinare dei torchi nuovi, alcuni dei quali
giunsero persino da Milano.
Molte pi informazioni sono disponibili dalla fine del
XVIII secolo, perch per questo periodo ci pervenuta
una planimetria completa della zecca, con lindicazione
MONICA BALDASSARRI

43

23. Planimetria delledificio


della zecca restaurato dalla
Casa di San Giorgio nel 1791.
Genova, Raccolta topografica
del Comune.

44

MONETE

di come lo spazio era stato diviso per le varie funzioni,


in accordo ai bisogni del ciclo produttivo (fig. 23).
Secondo questa pianta, lentrata principale della zecca
era dal lato ovest della costruzione (1), che immetteva in un piccolo atrio sul quale si affacciavano alcune
stanze utilizzate per scopi generali. Laccesso alle officine della zecca (3) era chiuso da un secondo cancello,
dietro al quale lo spazio era diviso in pi ambienti destinati a operazioni e funzioni differenti. Nella stessa
ala delledificio si trovavano le presse per la coniazione,
i laminatoi per il bolzone e largento, lo spazio per stoccare sottochiave le nuove monete dargento (7, 17, 1822). La stufa per la fusione del rame e dellargento era
situata in una stanza grande (10) davanti ai laminatoi,
nellaltra ala. Vicino a essa vi era una stanza con una
cisterna per lacqua, una seconda stanza con il fornello per loro, uno spazio per la limatura delle monete
auree e unaltra piccola stanza assegnata al laminatoio
dei minerali (2, 12-14). Il laminatoio per loro era stato
ubicato quasi allestremit del corridoio centrale della
costruzione, insieme a una stanza per limmagazzinamento delle monete auree (11, 15).
Vi era dunque una separazione dei processi collegati
alla fusione e alligazione rispetto a quelli di preparazione dei tondelli e della stampa delle monete e si cercava
di tenere al sicuro la produzione in oro, le cui strutture
erano disposte nella parte retrostante del palazzo, in
una posizione assai protetta. Questedificio fu distrutto
nel XIX secolo, anche se una parte residua delle mura-

ture sopravvisse, nascosta dalla copertura della successiva piazza Caricamento, come hanno rivelato i recenti
scavi archeologici in questa zona.
Pi difficile ancora fino allet moderna rimane raccogliere informazioni sul sistema di conduzione della
zecca, sul personale in essa attivo e sugli ufficiali del
Comune e poi della Repubblica che in alcuni periodi
ebbero il controllo su di essa.
A parte alcuni indizi, che indicano lesistenza fino dal
XII secolo di una associazione professionale che associava i soprintendenti e gli altri operai specializzati della zecca, solamente dallinizio del XV secolo si trovano
documenti pi continuativi sulla gestione dellofficina
monetaria, con accenni ai nomi dei soprintendenti e, a
volte, dei monetieri e degli altri operai.
A una prima analisi, possibile osservare che tutti i soprintendenti sono appartenuti alle famiglie pi potenti
della citt (in genere un membro della nobilt accostato a un altro delle famiglie aristocratiche di origini
popolari, spesso provenienti dal Ponente o, pi di frequente, dal Levante ligure) e che in determinati periodi, in particolar modo nel XVI e nel XVII secolo, sono
rimasti in carica per molti anni, generando una specie
di oligopolio nella gestione della zecca.
Oltre a questi dati, sono sopravvissute soltanto informazioni discontinue sul personale collegato alla zecca65, dalle
quali si evince come vi fossero alcune famiglie i cui membri furono legati alternativamente allofficina monetaria
per determinati secoli: i Pedemonte, i Trucco e i Maggiolo (suprastantes, fonditores e saggiatores), gli Orabono
(fonditores e saggiatores) e ancora i Canevarii, i Centuri
e i Molfini (incisori e saggiatori). I Molfini, in particolare, risultano attivi sin dal 1351, e certamente sono legati
alla produzione della moneta dal 1491 in poi. Sono ancora citati chiaramente in relazione alla zecca nel 1747, e
in alcuni documenti del XVII secolo i membri di questa
famiglia compaiono come bianchitori e come fabbri. Nel
1666, infine, un Gervasio Molfini era magistro ferrario il
quale ha fabricato sei pille, quarantanove torselli e centottantaquattro ponsoni per fabbricare le stampe66.
Degli incisori dei conii ci sono pervenuti alcuni nomi,
che permettono di sciogliere le sigle indicate sulle monete (cfr. la tabella a p. 46), ma soltanto per due di loro
al momento conosciamo alcuni particolari dellattivit
e della vita. Di Girolamo Vassallo e del suo destino abbiamo gi raccontato, mentre di Agostino Groppo di
Levanto, autore nel 1562 delle impronte per lo scudo
doro, sappiamo che produsse alcuni sigilli per il Comune e che lavor alla scatola dargento che contiene i
resti di san Lorenzo in cattedrale.
Di molti di questi artisti e artigiani ancora anonimi,
dunque, non rimangono che le monete: testimoni imperiture di una realt politica e di uneconomia, ma anche di una scuola artistica e, come nel caso di Vassallo,
del gusto e della loro abilit personale.

soprastanti della zecca


di genova, o zecchieri

a) Emissioni senza data

data attestata

nominativi

dai documenti

1328

Lombardus Drogus, Gaspar (or Gaspalis) de Costa

1358

Antonius de Corvaria, Quilicus de Andrea

1365

Lombardus de Vivaldis, Quilicus de Andrea

1366

Ughetus de Nigro, Petrus Rex [Desimoni 1890]; Lombardus de Vivaldis, Guiliermus de Andora
(comunicazione G. Felloni)

1369

Germanus de Castiliono (?)

1379

Georgius Gentilis, Leonardus Faxanus

1380

Dorinus Usumaris, Georgius de Bricherio

1381

Bernardus de Palacio

1382

Germanus de Castiliono, Iohannes de Camilla

1390

Vincentius de Crescentia (?)

1404

Bernardus de Palacio, Urbanus Marchexanus

1405

Lucius de Rapallo, Andreolus de Nigro

1411

Philippus Maruffus, Braschus Imperialis

1412

Iohannes Cataneus, Antonius Ioardus

1413-1415

Ianotus de Vivaldis, Iacobus Leardus

1421

Adam Centurionus, Galeacius de Levanto

1427

Nicholaus de Pernixe, Martinus Lomellinus

1428

Nicholaus de Pernixe, Andreas Marchonus

1431

Tomasus Spinola

1432

Tomasus Spinola, Iacobus de Guizo

1433

Melchion Fatinanti, Antoniotus Italianus

1434

Cosmas Marocellus, Thomas de Domoculta

1435

Janus Grillus, Agostinus (o Eligius ?) Fattinanti

1436

Andreolus de Flisco, Pelegrus de Promontorio

1437

Nicholaus de Pernixe, Thomas de Zoalio; o Lucas Fei, Antonius de Milexia (?)

1438

Thomas de Zoalio, Iohannis de Saulo

1439

Baptista Calvus, Ieronimus de Rivarola

1440

Enricus de Porta, Iohannis de Saulo

1441

Martinus (o Maruffus ?) Spinola, Iohannis Fattinanti

1442

Benedictus de Flisco, Benedictus de Corsi

1444

Jacobus Lomellinus, Enricus de Porta

1445

Janus Grillus, Raphael de Marcho

1446

Octobonus Salvaygus, Johannes Carpenetus; il secondo sostituito con Filipus Clavaricia

1447

Filipus Imperialis, Andalonus de Vairixio

1448

Jeronimus De Franchis Cocarellus, Iohannes de Lacu

1449-1450

Dagnanus de la Castagna, Guiraldus Pansanus

1451

Dagnanus de la Castagna

1452

Octobonus Salvaygus, Iohannes de Levanto; il secondo sostituito con Dagnanus de la Castagna

1453

Petrus Gentilis, Dagnanus de Leone

1454

Bartolinus Lomellinus, Antonius Navonus

1455

Cristianus Squarzaficus, Johannes de Levanto; il secondo sostituito con Octavianus de Sancto Salvatore

1456

Bartholomeus Italianus, Bernardus de Zerbi

1457

Jacobus de Nigrono, Baptista de Maiolo

1459

Petrus Bonfilius

1473

Cristoforus Lomellinus, Bartholomeus de Lixoriis

1526

Francescus Orabonus (?)

MONICA BALDASSARRI

45

b) Emissioni con indicazione


della data e delle sigle
degli zecchieri

46

MONETE

data

nominativi

sigle corrispondenti

1541

Zecchiere non identificato

C-G

1543

Zecchiere non identificato

B-R

1545

Augustinus Spinola Porrata, forse con Bernardus Rena

A-S

1546-1555

Gio. Agostinus Spinola Porrata

A-S

1557-1558

Gio. Agostinus Spinola Porrata

A-S

1562-1568

Gio. Agostinus Spinola Porrata

A-S

1569

Gio. Agostinus Spinola Porrata, associato con Lucas Brunus (?)

A-S, L-B, B-G

1570-1575

Lucas Brunus

L-B

1576

Pellegrus Paggi [Desimoni 1890]; Pellegrus Pagio de Marinis, Lucas Brunus

P-M, L-B

1577-1581

Lucas Brunus

L-B

1582-1591

Ieronimus Viglevanus

I-V

1592

Pellegrus Pagius (?)

P-P

1594-1595

Ieronimus Viglevanus

I-V

1596-1597

Ieronimus Viglevanus, Lucas Brunus e Paulus Pedemonte

I-V, L-B, P-P

1598-1602

Paulus Pedemonte, Ieronimus Viglevanus

P-P, I-V, P-V

1603-1605

Hieronimus Pagius (o Palvis), Ieronimus Viglevanus

H-P, I-V

1606-1610

Hieronimus Pagius (o Palvis)

H-P, I-P

1610-1614

Michael Cavus

M-C

1615-1617

Ioseph Zinus

I-Z

1618-1619

Gio. Baptista Damianus Novarius

IB-D-N

1622-1625

Georginus de Franchis

G-F

1625-1626

Ioseph Zinus

I-Z

1627-1628

Georginus de Franchis

G-F

1630

Gio. Baptista Damianus Novarius

IB-D-N

1634-1635

Gio. Benedictus Seminus

IB-S

1636-1637

Cosmas Suares, Gio. Batt(ist)a Nascius; o Gio. Benedictus Seminus

C-S, IB-S

1638-1639

Gio. Benedictus Seminus

IB-S

1640-1641

Cosmas Suares, Gio. Benedictus Seminus

C-S, IB-S

1642-1646

Cosmas Suares

C-S

1647

Gio. Benedictus Seminus (?)

IB-S, IB-N

1648-1651

Gio. Batt(ist)a Nascius (o Narcius)

IB-N

1652-1657

Gio. Antonius Buronus

I-A-B

1658

Gio. Batt(ist)a Nascius

IB-N

1660-1666

Gio. Antonius Buronus, o Augustinus Boniventus

I-A-B, A-B

1668-1672

Gio. Stephanus Spinola

I-S-S, G-S-S

1672-1673

Gio. Batt(ist)a Turris

I-B-T

1673-1679

Gio. Luca Maiolus

I-L-M, G-L-M, G-M

1680-1584

Zecchiere non identificato

S-M

1685-1690

Gio. Luca Maiolus

I-L-M, G-L-M

1691-1698

Gio. Thomasus Caminata

I-T-C

1699-1705

Zecchieri non identificati

I-B-M, I-B-I, O-M

1712-1728

Zecchiere non identificato

F-M-S

1731-1750

Zecchiere non identificato

O-M

1
Gandolfi 1841-1842; Desimoni 1890a; Casaretto 1928; Lunardi 1975; Pesce, Felloni 1975; Felloni 1998a; Stahl 2001.
2
Sui denari del primo periodo comunale: Dess 1907; Chiaudano 1957;
Astengo 1971; Metcalf 1977; Travaini 1983; Baldassarri 2009; sui grossi delle
prime emissioni: Lopez 1967; Travaini 1983 e 1992; Saccocci 1994; sui primi
genovini doro: Lopez 1955 e 1956; Astengo 1961; Ricci 1988; sui minuti
e sui quartari: Desimoni 1874a-b e 1877; Ruggero 1888a, 1889a, 1889b,
1889d; Bianco 1936 e 1938; Janin 2000, pp. 92-104, 110-116: Day 2005;
Baldassarri 2009; sulle coniazioni seicentesche: Giannelli 1979 e 2006; sui
minuti settecenteschi: Ruggero 1892; Pesce, Felloni 1975; sulla monetazione
nel periodo sabaudo: Pesce 1979; Felloni 1998e.
3
In modo particolare dal 1328, anno a partire dal quale si conservano
registrazioni archivistiche pi o meno continue nei fondi dellArchivio
di Stato di Genova: Pesce, Felloni 1975 e i saggi successivi ora riuniti in
Felloni 1998a.
4
Per una storia generale e aggiornata di Genova si vedano i diversi contributi raccolti in Puncuh 2003.
5
Gandolfi 1841-1842; Desimoni 1890a; Pesce, Felloni 1975; Felloni 1998d;
Janin 2000; Matzke 2000.
6
Lopez 1967; Grierson 1971-1972; Travaini 1983; Spufford 1988b; Saccocci 1994; Baldassarri 2009.
7
Lopez 1955 e 1956; Grierson 1971-1972; Spufford 1988b.
8
Pesce 1979; Felloni 2004/2006, p. 10.
9
Libri Iurium 1996, pp. 314-316, n. 379.
10
Ius monete quod ante non habuerant regia nostra auctoritate habendum in
perpetuum concessimus: Libri Iurium 1996, pp. 16-17, n. 283; cfr. Desimoni
1887; Lopez 1936; Astengo 1971; Pesce, Felloni 1975. Su Corrado III di
Svevia e sulla sua titolazione come secundus anche sulle monete genovesi
si veda Travaini nel saggio introduttivo a questo volume.
11
Anche se Felloni pone come data sicura per linizio delle attivit il 1141,
anno in cui si ha notizia del primo appalto della zecca: Libri Iurium 1992,
pp. 56-58, n. 36; cfr. Felloni 2004/2006.
12
Cfr. Basso 2008, pp. 29-30.
13
Travaini 1988a-b; Spufford 1988b.
14
Una raffigurazione di questo genere si trovava anche sui sigilli cittadini
(cfr. anche Poleggi 1982, p. 39) e doveva essere polisemantica gi allepoca: non a caso, autenticando la copia di un documento di alcuni decenni
prima, un notaio attivo a Genova nel 1223 descrive il sigillo del presule di
Genova, dicendo che da un lato vi era rappresentato il vescovo a mezzo
busto, mentre dallaltro erat sculpta forma civitatis vel castri: Libri Iurium
1996, p. 321.
15
CNI III, pp. 7 e ss.; Pesce, Felloni 1975, pp. 14-15; Lunardi 1975,
pp. 23-25.
16
...cum autem ad expedicionem nostram pro regno Siciliae et Apulie obtinendo multis indigeamus sumptibus, de bona voluntate ipsorum ianuensium
ordinavimus ut in civitate eorum de argento nostro moneta cudatur in forma
ianuen(si): Libri Iurium 1996, p. 19, n. 1194.
17
Travaini 1995; Baldassarri 2009; cfr. anche Travaini nel primo capitolo di
questo volume.
18
Felloni 1998d: ante 1193.
19
Lopez 1967: 1217 circa.
20
Matzke 2000.
21
Grierson 1971-1972; Stahl 2008, pp. 47-53; Travaini 2006, pp. 543-547.
22
Baldassarri 2009.
23
Per la datazione agli inizi del XIII secolo si veda tra tutti Pesce, Felloni
1975, p. 20; lattribuzione agli inizi dellanno 1252, in sostanza accettata per
lorganizzazione di questo catalogo, di Lopez 1955 e 1956.
24
Si veda Basso 2008 pp. 46, 55 e note relative.
25
Lopez 1933.
26
Dizionario Biografico degli Italiani, s.v. Benedetto Zaccaria; cfr. Basso 2008,
pp. 55-74.
27
Nel 1290 circa per Lopez 1955, p. 38 e 1967, pp. 176-177.
28
MGH, Constitutiones, n. 727.
29
Pesce, Felloni 1975, p. 26; Janin 2000, pp. 92-104. Per la coniazione dei
quartari con il grifo nel 1320 cfr. Stella 1975, Annales Genuenses, p. 187.
30
Baldassarri 2000, 2009; Day 2005.
31
Desimoni 1877, p. 5.
32
Day 2005, pp. 1296, 1301; Badassarri 2009, pp. 346-347.
33
Si veda la descrizione di un sigillo apposto a un atto del Comune di Genova nel 1192: Libri Iurium 1996, p. 413.

Pesce, Felloni 1975, p. 22.


William Day ritiene che vadano assegnate alla seconda met del XIV
secolo, probabilmente tra il 1350 e il 1380 circa: Day 2005, pp. 1298-1299.
Personalmente ritengo pi valida la collocazione al XIV secolo, ma non
escludo che questo nominale possa essere stato coniato anche negli ultimi decenni del periodo predogale, per alcune consonanze con i grossi
e genovini aurei del primo quarto del Trecento: cfr. cat. Monete nn. 121,
124-125.
36
CNI III, p. 35 e Lunardi 1975, p. 41; contra gi Pesce, Felloni 1975, p.
24, nota 16.
37
Day 2005, pp. 1299-1300, ipotesi che mi pare del tutto plausibile per la
tipologia del castello e per i dati discussi dallautore; mi pare ancora da provare, invece, la possibilit di restringere gli anni di emissione tra il 1370 e il
1383: cfr. ancora Day 2005, p. 1301.
38
Su queste dinamiche e sullascesa del popolo in generale si veda Petti Balbi 1991, pp. 116-136.
39
Lunardi 1975; Pesce, Felloni 1975, pp. 31-34. Di recente stata avanzata
lipotesi di attribuire una parte delle emissioni di Simon Boccanegra con
lindicazione del numerale primvs al periodo del suo quarto dogato, cos
come di posticipare al XIV secolo il periodo di coniazione di alcune serie di
monete genovesi con legenda ianva qvam devs protegat e dvx ianve senza numerale: Ferro D. 2010.
40
Heers 19913, pp. 359-361.
41
Heers 19913.
42
Questa denominazione fu introdotta a Genova nel 1474 per monete dargento del valore di un quarto di scudo dal peso analogo a quello di monete
di altre zecche che erano chiamate testoni perch riportavano il busto del
sovrano. Per riferirsi a questo tipo di nominale il termine fu usato anche per
i pezzi genovesi che tuttavia non raffigurarono mai la testa di profilo di uno
dei suoi dominanti.
43
Pesce, Felloni 1975, pp. 31-82.
44
Vi furono rarissime eccezioni, come linsolito genovino battuto da Paolo di Campofregoso (1483-1488) che fu arcivescovo di Genova, cardinale,
doge e governatore per il duca di Milano, dove sopra la porta urbica campeggia il cappello cardinalizio (cfr. cat. 283-284).
45
Pesce, Felloni 1975, pp. 71-74.
46
Anche in questo caso il nome del nominale mutuato da analoghi pezzi
in argento di altri Stati dellItalia settentrionale del valore di 6 e 4 soldi, cos
denominati perch riportavano la figura dei loro principi o dei loro santi
protettori a cavallo: Pesce, Felloni 1975, p. 80, nota 24.
47
Sulla figura di Andrea Doria si veda tra gli altri Grendi 1987, pp.
139-172.
48
Grendi 1987, pp. 105-106.
49
Pesce 1963; Pesce, Felloni 1975, pp. 115 e ss.
50
La prima moneta battuta al torchio fu lo scudo stretto del 1697, cat. 781,
mentre la prima moneta che riporta uniscrizione sul taglio lo scudo largo
del 1676, cat. 713.
51
Oltre al pezzo presente nella collezione Carige, infatti sono noti un esemplare identico a questo, conservato allHermitage di San Pietroburgo, e un
terzo esemplare che Pesce dice avere lievissime differenze nel disegno e nelle
misure, e perci presumibilmente prodotto da altri conii, custodito dal 1968
in una collezione privata genovese: Pesce, Felloni 1975, pp. 150-151.
52
Cfr. Pesce, Felloni 1975, pp. 150-152 e bibliografia ivi citata.
53
La bibliografia sui luigini assai vasta: si veda Cammarano 1998 e altra
bibliografia qui nel primo capitolo di Travaini.
54
Su questo si veda pi diffusamente il contributo di Lucia Travaini, Pesa
pi un chilo di paglia o un chilo di ferro?, in questo volume.
55
Desimoni 1890a; Pesce 1983b.
56
Nocchiero 1974.
57
Archivio di Stato di Genova, Zecca Moderna, sala 41, n. 246; Pesce 1979;
Felloni 1998e e 2004.
58
Pesce, Felloni 1975, e in Felloni 1998a.
59
Meroni 1953; Desimoni 1890a.
60
Annetta 1996; Baldassarri c.s.
61
Desimoni 1890a; Felloni 2004/2006; Baldassarri c.s.
62
Felloni 1998a, d.
63
Annetta 1996; cfr. Baldassarri c.s.
64
Annetta 1996; cfr. Baldassarri c.s.
65
Desimoni 1890a; cfr. da ultimo Baldassarri c.s.
66
Archivio di Stato di Genova, Camera del Governo: finanze, n. 978.
34

35

MONICA BALDASSARRI

47