Sei sulla pagina 1di 95

INDICE

Introduzione........................................................................................................3

I. I Paradossi

1.1 Etimologia.......................................................................................................6
1.2 Definizioni......................................................................................................9
1.3 Classificazioni...............................................................................................11
1.4 Alcuni concetti logici basilari.......................................................................15
1.4.1 Enunciati, proposizioni, credenze, stati di cose.........................................15
1.4.2 Ragionamenti, argomenti, validit e correttezza.......................................16
1.4.3 Operatori logici enunciativi.......................................................................17
1.4.4 Regole di inferenza....................................................................................18
1.4.5 Quantificatori.............................................................................................20
1.4.6 Leggi logiche.............................................................................................21
1.5 Antinomie, fallacie, dilemmi, soriti..............................................................22
1.6 Neutralizzare i paradossi: dissoluzione e riduzione......................................25
1.7 Autoreferenzialit, circolo vizioso, ricorsivit e regresso allinfinito..........28
1.8 Il paradosso del mentitore.............................................................................30
1.9 Soluzioni del mentitore.................................................................................42
1.10 I paradossi di Zenone..................................................................................47
1.11 Soluzioni ai paradossi di Zenone................................................................56

II. Autoreferenzialit e regresso allinfinito in letteratura e in arte

2.1 Autoreferenzialit tra letteratura ed arte.......................................................60


1

2.2 Regresso allinfinito tra letteratura ed arte...................................................67


2.3 Racconto nel racconto...................................................................................75
2.4 Sogno nel sogno............................................................................................82
2.5 Labirinti di tempo.........................................................................................88

Conclusioni........................................................................................................92

Bibliografia........................................................................................................95

Introduzione

Lo scopo di questo lavoro lanalisi dellautoreferenzialit e del regresso allinfinito


allinterno della logica, della letteratura e dellarte.
La tesi si fonda sul tentativo di gettare un ponte tra questi tre ambiti disciplinari
apparentemente distanti tra loro, proponendo di considerarli quali sentieri dei paradossi, ossia
luoghi in cui i paradossi mettono in atto il loro valore euristico.
Lautoreferenzialit caratterizza la struttura del paradosso del mentitore, il pi antico
paradosso della storia del pensiero; il regresso allinfinito alla base dei paradossi di Zenone
contro il moto, tra i quali analizzeremo il paradosso della dicotomia e il paradosso di Achille
e la tartaruga.
In questo lavoro, dunque, lattenzione focalizzata, in primo luogo, sui paradossi, sul
significato del termine , sulle varie definizioni e classificazioni, considerando i
concetti di autoreferenzialit e regresso allinfinito allinterno della logica.
In secondo luogo, invece, lanalisi di questi due concetti viene svolta in ambito artistico e
letterario.
Un paradosso una conclusione apparentemente inaccettabile che deriva da premesse
apparentemente accettabili attraverso un ragionamento apparentemente accettabile.
Un paradosso una contraddizione resistente, cio una contraddizione che non riusciamo ad
eliminare, proprio perch non riusciamo a comprendere.
difficile trovare lerrore allinterno di un paradosso.
Si cela nelle premesse? E in quale? Nella premessa maggiore o nella premessa minore?
O si nasconde nel ragionamento? E in quale determinato passaggio?
Logici, filosofi e matematici si sono scontrati con i paradossi ed hanno cercato di eliminarli,
di risolverli, di smascherarli, pur di poter ripristinare la validit della teoria o del sistema
minato dallinterno dalla forza distruttiva dei paradossi.
I paradossi sono antichi quanto la filosofia, sono stati ideati da Zenone di Elea, nel V secolo
a. C. ed hanno caratterizzato lattivit di unintera scuola, la celebre scuola megarica del IV
secolo a. C., la quale era solita proporre enigmi e dilemmi.
Nella seconda met del Novecento c stato un rinnovato interesse nei confronti dei
paradossi, tanto che la letteratura su di essi cresciuta in maniera esponenziale.

Al fine di argomentare adeguatamente i concetti di autoreferenzialit e di regresso allinfinito


non solo in ambito logico, ma anche in letteratura ed in arte, ho ritenuto indispensabile
fornire una preliminare cornice teorica, mostrando i due concetti allinterno dei paradossi,
motivo per il quale ho suddiviso la tesi in due capitoli.
Nel primo capitolo lattenzione focalizzata sui paradossi in generale, sulletimologia, sulla
definizione, sulle varie classificazioni, sono forniti alcuni concetti base della logica e
vengono presentati i tentativi di soluzione pi comuni, la dissoluzione e la riduzione; nello
specifico vengono analizzati sia il paradosso del mentitore, alla cui base c
lautoreferenzialit, sia i paradossi di Zenone contro il moto, da cui scaturisce un regresso
allinfinito; e vengono illustrati, inoltre, i pi significativi tentativi di soluzione dei rispettivi
paradossi.
Nel secondo capitolo vengono analizzati i concetti di autoreferenzialit e di regresso
allinfinito allinterno della letteratura e dellarte, facendo riferimento alle opere di scrittori
quali Jorge Luis Borges, Franz Kafka, Lewis Carroll, Miguel de Unamuno, Miguel de
Cervantes ed altri, che creano veri e propri labirinti di tempo, e allartista dei paradossi per
antonomasia, Maurits Cornelis Escher, che dedica le sue opere maggiori alla creazione di
mondi impossibili e allo studio della divisione regolare del piano in cui rappresenta
lapprossimazione allinfinito.
Per quanto riguarda la fortuna dei paradossi, bisogna tener conto che essi non hanno goduto
di buona reputazione nel corso della storia del pensiero, in quanto hanno svolto spesso il
ruolo di portatori di problemi allinterno di una teoria.
Il sogno leibniziano di una Characteristica universalis, e, successivamente, il progetto di
Hilbert e di Frege di fondare la matematica sulla logica, al fine di nobilitarla e di farla giacere
su di una solida base, stato definitivamente infranto dallesito dei teoremi di incompletezza
dellaritmetica di Kurt Gdel, nel 1931, i quali sono scaturiti proprio da una riconsiderazione
del paradosso del mentitore.
Come afferma Anatol Rapoport, esperto di comunicazione e teoria dei giochi,

I paradossi hanno giocato un ruolo drammatico nella storia intellettuale, spesso


anticipando rivoluzionari sviluppi nella scienza, nella matematica e nella logica.
Ogni volta che in una disciplina incontriamo un problema che non si pu risolvere
nel contesto concettuale che ritenevamo applicabile, ne rimaniamo sconvolti.

La scossa che riceviamo pu costringerci a lasciare da parte il vecchio contesto e


ad adottarne uno nuovo.
a questo processo di modificazione intellettuale che si deve la nascita di molte
fra le pi importanti idee matematiche e scientifiche...
Il paradosso di Zenone, quello di Achille e della tartaruga, ha dato origine all'idea
delle serie infinite convergenti.
Le antinomie (contraddizioni interne nella logica matematica) sono sfociate alla
fine nel teorema di Gdel.
Il risultato paradossale dell'esperimento di Michelson-Morley sulla velocit della
luce pose le basi per la teoria della relativit.
La scoperta del dualismo onda-corpuscolo della luce costrinse a un riesame della
causalit deterministica e dei fondamenti ultimi della epistemologia, e condusse
alla meccanica quantistica.
Il paradosso del demone di Maxwell, che Leo Szilard per primo trov modo di
risolvere nel 1919, indusse a osservare che i concetti, apparentemente distanti, di
informazione e di entropia sono intimamente collegati tra loro.1

I paradossi suggeriscono di riconsiderare i sistemi e le teorie da cui scaturiscono.


Willard Van Quine afferma: di tutti i caratteri dei paradossi, il pi interessante la loro
capacit, talvolta, di essere molto meno inutili di quanto non sembrino.2
Lungi dallessere inutili rompicapi, leziosi passatempi o pretenziosi stratagemmi per dar
fastidio ai logici, i paradossi hanno un notevole valore euristico, non solo in filosofia e nella
scienza, ma anche nella letteratura e nellarte, come sar mostrato in questo lavoro.

1
2

N. Falletta, Il libro dei paradossi, Milano, TEA, 2001, p. 7.


Ibidem.

Capitolo 1
I paradossi

1.1 Etimologia

Il termine paradosso deriva dal greco lontano, contro, oltre lopinione


pubblica, la credenza.
Laggettivo significa lontano dalla comune opinione o dalla credenza ma anche
straordinario, strano, bizzarro, inaspettato.
La parola paradosso indica un discorso, un ragionamento o un enunciato, che va contro
lopinione pubblica o la credenza e che pertanto risulta inaspettato, bizzarro.
Il termine paradosso si usa genericamente per indicare una tesi, una opinione o
una teoria, contraria alla doxa, ossia quel che (a torto o a ragione) ritenuto vero.
Da questo punto di vista un paradosso qualsiasi evidenza contro-intuitiva,
qualsiasi teoria bizzarra o insolita.3

Spesso al paradosso stata attribuita una valenza negativa, stato considerato irrazionale,
non condivisibile e quindi assurdo e inaccettabile.
Tuttavia bisogna tener conto anche degli altri significati del termine paradosso, quali
straordinario, inaspettato, che, lungi dallavere una connotazione negativa, ne indicano la
meraviglia e lo stupore, proponendo una riconsiderazione delle credenze precedenti.
Paradosso, infatti, deriva anche dal verbo che significa rendo oggetto di
meraviglia, di sorpresa.
Per tre volte, nella storia, i paradossi sono stati al centro dellattenzione: nel
periodo greco, nel Medioevo e a cavallo fra Ottocento e Novecento.
I diversi nomi con cui vennero chiamati nei tre periodi riflettono i diversi
atteggiamenti che si ebbero verso di essi.

F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p. 19.

Per i Greci erano paralogismi, oltre la logica; per i medioevali insolubia,


problemi insolubili; per i moderni antinomie, contro le regole, o, appunto
paradossi, oltre lopinione corrente.
Ci fu dunque un progressivo cambiamento di prospettiva.
Da puri e semplici errori di ragionamento, i paradossi vennero dapprima valutati
come dilemmi inspiegabili, e poi valorizzati come indizi di problemi del senso
comune.
Oggi i paradossi sono appunto descritti come verit che stanno a testa in gi e
gambe allaria per attirare lattenzione, e mostrano una discrepanza tra le credenze
che rendono unaffermazione impossibile, e la logica che rende un argomento in
loro difesa corretto.
Lunica soluzione possibile, non indolore, richiede una revisione radicale delle
credenze, della logica o di entrambe.
In matematica, la revisione provoca a volte una singolare reincarnazione.
Alla luce dei nuovi concetti introdotti per risolverli, i vecchi paradossi non solo
cessano di essere tali, ma si trasformano addirittura in nuovi teoremi o definizioni,
e appaiono finalmente come pure e semplici verit, coi piedi per terra e la testa sul
collo.4

Latteggiamento della logica classica nei confronti dei paradossi ha sempre perseguito
lintento di eliminarli, attraverso la dissoluzione e la riduzione, al fine di salvaguardare la
coerenza della logica stessa.
Il paradosso, infatti, implica lobbligo logico di accettare una tesi che non si pu o non si
vuole accettare o, nel caso del sorite, propone pi risposte che si escludono a vicenda.
Alcune logiche non classiche, come ad esempio la logica paraconsistente, invece, tentano di
contenere al loro interno i paradossi, nella forma di contraddizioni resistenti, ossia, come
vedremo, il paradosso vero e proprio, a patto che la teoria non diventi banale, ossia a patto
che i teoremi non corrispondano alle conclusioni.

La logica paraconsistente costituisce una specie di logica che pu essere la logica


portante (la logica che sta sotto) delle teorie inconsistenti, ma non banali.
Supponendo che il linguaggio base della teoria T ha una negazione, , allora T
inconsistente se possiede teoremi tali per cui uno la negazione dellaltro; in altre

P. Odifreddi, Cera una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001, p. 241.

parole , sono teoremi in cui una proposizione di T. Altrimenti si dice che T


consistente.
La teoria detta banale se tutte le sue formule (o proposizioni) sono dimostrabili,
cio, sono teoremi di T. Altrimenti, T non banale.5

N. C. A. da Costa, N. Grana, Il recupero dellinconsistenza, LOrientale editrice, Napoli, 2009, p.11.

1.2 Definizioni

Nel corso della storia del pensiero sono state proposte differenti definizioni del termine
paradosso.
Richard Mark Sainsbury afferma: This is what I understand by a paradox: an apparently
unacceptable conclusion derived by apparently acceptable reasoning from apparently
acceptable premises.6

Un paradosso quindi una contraddizione che deriva da premesse che sembrano esatte,
attraverso un ragionamento altrettanto apparentemente esatto.
Tale definizione lascia intuire che lerrore possa celarsi nellapparenza della correttezza delle
premesse o del ragionamento.
Essa pu essere generalizzata nella forma:

un paradosso un argomento apparentemente corretto con una conclusione inaccettabile. 7

la definizione considerata canonica nella filosofia analitica ed esprime lobbligo logico di


accettare qualcosa che non si vuole o non si pu accettare.

Si consideri anche unaltra definizione di paradosso:

un paradosso una domanda con due (o pi) risposte, un problema con due (o pi)
soluzioni8

Questa definizione pi generica e meno frequente, tipica della filosofia antica, e si


riferisce ai primi paradossi, che erano formulati in domande a cui si poteva rispondere con
due o pi soluzioni in contraddizione tra loro.

R. M. Sainsbury, Paradoxes, Cambridge, 1987, Questo ci che intendo per paradosso: una conclusione
apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili, per mezzo di un ragionamento
apparentemente accettabile .
7
F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p. 19.
8
Ibidem.

La possibilit di risolvere un problema adottando due strategie che, di fatto, si escludono a


vicenda, fa sorgere una contraddizione, in quanto inaccettabile poter risolvere un problema
ammettendo una tesi ed anche il suo contrario.
Significa, appunto, non risolverlo affatto e restare impantanati nel dubbio senza riuscire a
prendere una decisione.
Le due definizioni sono entrambe valide e possiamo ulteriormente sintetizzarle facendo
riferimento alla caratteristica peculiare del paradosso, ossia quella di presentare una
contraddizione che non si riesce ad eliminare e che, pertanto, resiste.
Dunque diremo, pi brevemente:

un paradosso una contraddizione resistente9

La definizione del paradosso quale contraddizione resistente di fondamentale importanza


nella distinzione tra tale considerazione di paradosso e un ci che definiremo un paradosso
apparente, controintuitivo, un quasi-paradosso.

Ivi, p. 21.

10

1.3 Classificazioni

I paradossi sono stati classificati in varie tipologie a seconda della forma, del tema, del
contenuto e di altri criteri.
Una delle classificazioni di riferimento della letteratura sui paradossi quella di Frank P.
Ramsey, che distinse i paradossi in due gruppi con caratteristiche tematiche differenti:

Al gruppo A appartengono:
1. La classe di tutte le classi che non sono membri di se stesse.
2. La relazione tra due relazioni quando una non intrattiene se stessa con laltra.
3. La contraddizione di Burali-Forti del massimo numero ordinale.
Al gruppo B appartengono:
1. Io mento. Il paradosso del mentitore.
2. Il pi piccolo numero intero non nominabile in meno di diciannove sillabe.
3. Il pi piccolo ordinale indefinibile.
4. La contraddizione di Richard.
5. La contraddizione di Weyl riguardo al termine eterologico.
Del gruppo A) fanno parte le contraddizioni, le inconsistenze che si presentano nei
sistemi logici o matematici, e invogliono solo termini logici o matematici come
classe e numero, mostrando che deve esserci qualche cosa di errato nella nostra
logica o matematica.
Le contraddizioni, le inconsistenze del gruppo B), per Ramsey, non sono
puramente logiche e non possono venir enunciate in soli termini logici; poich
tutte contengono qualche riferimento al pensiero, al linguaggio o al simbolismo,
che non sono termini formali ma empirici.10

Dunque Ramsey distingue i paradossi in logici, la cui formulazione fa riferimento allambito


della logica e della matematica, e in semantici, che riguardano i concetti di verit e di
riferimento.

Piergiorgio Odifreddi ha proposto una classificazione dei paradossi in tre tipi:

10

N. Grana, Dalla ontologia alla logica, LOrientale editrice, Napoli, 2004, p. 161.

11

1. Un paradosso logico, o negativo, se riduce allassurdo le premesse su cui


si basa. Lattributo negativo non da intendersi in senso denigratorio.
Significa soltanto che largomento mostra linaccettabilit di assunzioni
apparentemente innocue, e spesso implicite. E stimola una rifondazione
delle aree del sapere che su di esse, consciamente o inconsciamente, si
fondano.
2. Un paradosso retorico, o nullo, se si limita a esibire la sottigliezza di un
ragionamento, o a esaltare labilit di chi lo produce. Usato didatticamente o
letteralmente, lartificio pu anche essere efficace. Ma come metodo
filosofico rischia di ridurre la cultura al sofismo, e per questo fu
severamente criticato da Platone nel Gorgia.
3. Un paradosso ontologico, o positivo, se attraverso un ragionamento
inusuale rafforza le conclusioni a cui arriva. A questo si riferiva
Schopenhauer, quando diceva che la verit nasce come paradosso e muore
come ovviet. O Quine, quando notava che quello che per uno
contraddittorio, per un altro diventa paradossale, e per un altro ancora
banale.11

Unaltra distinzione, che in parte richiama la precedente, tra paradossi conflittuali e


controintuitivi.12
In tale distinzione possiamo fare riferimento alla caratteristica del paradosso che abbiamo
considerato come peculiare, ossia quella di presentarsi come una contraddizione resistente.
I paradossi conflittuali, o contraddittori, presentano una contraddizione, derivano da
premesse apparentemente accettabili e da ragionamenti apparentemente accettabili, possono
essere indicati con le due definizioni analizzate e, messi a paragone con la classificazione di
Odifreddi, sono i paradossi logici, o negativi.
I paradossi controintuitivi sono solo apparentemente dei paradossi, in quanto non presentano
contraddizioni, ma suscitano stupore, meraviglia per un fatto, un discorso o un ragionamento
straordinario ed inaspettato.
Tali paradossi si riferiscono alla caratteristica di destare stupore del termine paradosso
() e non a quella di presentare una contraddizione resistente.

11
12

P. Odifreddi, Cera una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001, p. XI.


N. C. A. da Costa, N. Grana, Il recupero dellinconsistenza, LOrientale Editrice, Napoli, 2009, p. 75.

12

Ad una prima occhiata possono sembrare dei paradossi veri e propri, ossia inconsistenze
resistenti, ma dopo unanalisi approfondita risultano essere dei quasi-paradossi.
Paragonati alla classificazione di Odifreddi, i paradossi controintuitivi sono retorici, o nulli.
Un esempio di paradosso controintuitivo o retorico il paradosso di Banach-Tarski (1924).

Una sfera nello spazio reale, R, pu essere decomposta in parti utili a ricostruire due sfere
ciascuna delle quali congruente alla sfera di partenza13.

Sembra inconcepibile che una parte sia congruente al tutto da cui deriva, ma il risultato
dellenunciato riguarda i volumi e si riferisce a figure di dimensioni n, n>2 nello spazio
euclideo, non a corpi reali dello spazio fisico, quindi il principio di non contraddizione non
violato.

Infine, utile considerare la distinzione dei paradossi in falsidici e veridici, suggerita da


Quine in The Way of Paradox (1962).
In entrambi i casi il paradosso in questione non si presenta come una contraddizione
resistente, bens come un paradosso apparente, controintuitivo, un quasi-paradosso.
Un paradosso falsidico quando il suo errore nascosto allinterno dellargomento, mentre
veridico quando lerrore esterno al paradosso, ossia deriva da convinzioni errate e consiste
nel considerare paradossale una semplice verit, per quanto strana e apparentemente
inaccettabile.
Un esempio di paradosso falsidico lenunciato:
Ogni numero uguale al doppio di se stesso
dato un numero qualsiasi a, e posto x=a, ne consegue x=ax. Sottraendo 2 da
entrambi i termini si ottiene 2 2 = 2 , e dunque + =
. Di nuovo semplificando, il risultato : x+a = a, ossia a+a =a, da cui:
2a =a. Ma a un qualsiasi numero: dunque ogni numero il doppio di se stesso.14

13

Ibidem.

14

F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p. 45.

13

Lerrore sta nella semplificazione, ossia la divisione per x-a: poich x uguale ad a, una
divisione per zero, che non legittima (prima della scoperta dello zero, per, nota Bunch,
1997, a= 2a era un paradosso genuino).

Lesempio di paradosso veridico citato da Quine lenunciato:


Esiste almeno un individuo che al suo quinto compleanno ha 21 anni

Solo apparentemente un paradosso, infatti tale enunciato valido per un individuo che
nato il 29 febbraio.
Lenunciato pu sembrare falso, o inaccettabile, o sorprendente, a causa di un errore di
valutazione, ecco perch si dice che nei paradossi veridici lerrore esterno allenunciato,
situato, infatti, nella sua interpretazione.
Quando lerrore del secondo tipo sistematico, e condiviso, lapparenza
paradossale in qualche modo giustificata (visto che un errore radicato e
condiviso difficile da definire come errore). I paradossi veridici che vengono
riconosciuti come tali entrano nelle teorie e cessano di essere paradossali. A volte
il risultato semplicemente una crescita di conoscenza, che determina modifiche e
riassestamenti locali; altre volte il processo catastrofico, ossia implica una
riduzione tanto radicale da determinare una crisi della teoria.15

15

Ivi, p. 46.

14

1.4 Alcuni concetti logici basilari

Prima di procedere ulteriormente bisogna soffermarsi su alcuni concetti base della logica di
cui ci serviremo nellanalisi dei paradossi, senza i quali non sarebbe possibile comprendere a
pieno le considerazioni che faremo.

1.4.1 Enunciati, proposizioni, credenze, stati di cose

Un enunciato una formulazione linguistica dotata di senso compiuto e che pu essere vera o
falsa.
Una proposizione il contenuto di un enunciato.
Un enunciato esprime una credenza relativa ad uno stato di cose.
Uno stato di cose ci che rende vera una proposizione.
Le lettere p, q, , e altre simili stanno per enunciati, come il gatto nel labirinto o
Zenone simpatico.
La proposizione Zenone simpatico esprime la credenza circa la simpatia di Zenone,
mentre leffettiva simpatia di Zenone esprime la verit della proposizione, ossia lo stato di
cose.
I paradossi possono scaturire da una mancata distinzione tra credenza e stato di cose.
A prescindere dalla credenza, dallo stato di cose che deriva la verit di una proposizione.

15

1.4.2 Ragionamenti, argomenti, validit e correttezza


Un ragionamento linferenza (ossia la derivazione) di una determinata conclusione da
determinate premesse.
Un argomento la versione pubblica, intersoggettiva, di un ragionamento.
Un ragionamento o un argomento valido se rispetta le regole logiche.
Un ragionamento o un argomento corretto se, oltre ad essere valido, ha premesse vere
rispetto al nostro mondo.
Ad esempio "Berlino la capitale della Germania, dunque non puoi essere a Berlino senza
essere in Germania" e "Parigi la capitale della Germania, dunque non puoi essere a Parigi
senza essere in Germania"
Questi enunciati sono entrambi validi, poich rispettano le leggi logiche, ma solo il primo
corretto, in quanto il secondo non rispetta le condizioni del nostro mondo.

16

1.4.3 Operatori logici enunciativi

Introduciamo ora i vari operatori logici enunciativi seguiti da un esempio.

: congiunzione (e) p q = il gatto nel labirinto e Zenone simpatico.

: disgiunzione (o) p q = il gatto nel labirinto o Zenone simpatico.

: negazione (non) p = il gatto non nel labirinto.

: condizionale (se, allora) p q = Se il gatto nel labirinto allora Zenone simpatico.

: bicondizionale (se e solo se) p q = Il gatto nel labirinto se e solo se Zenone


simpatico.

: segno di inferenza (implica) p, q p q = da il gatto nel labirinto , Zenone


simpatico deriva che il gatto nel labirinto e Zenone simpatico.

: indicatore di conclusione (dunque).

17

1.4.4 Regole di inferenza

Consideriamo ora le principali regole di inferenza:

Modus ponens: ,

Modus tollens: ,

Sillogismo ipotetico: ,

Sillogismo disgiuntivo: ,

Il modus ponens deriva dal latino modus ponendo ponens, che significa, letteralmente, modo
che pone con laver posto ed la principale regola di inferenza logica.
Il modus ponens afferma che se la proposizione (p implica q) una proposizione vera,
e anche la premessa p vera, ne deriva che anche la conseguenza q vera.
Questa regola chiamata anche principio di disgiunzione o ragionamento diretto oppure
affermazione dellantecedente.
Esempio:
Se piove la strada bagnata. ( )
Piove. (Vp)
La strada bagnata. (Vq)

Il modus tollens deriva dal latino modus tollendo tollens, che significa modo che nega,
una legge di inferenza logica che nega la verit della proposizione che precede negando la
verit della proposizione che segue. Se p allora q; se non q, allora non p.
nota anche come legge di contrapposizione.
Esempio:
Se piove la strada bagnata. ( )
La strada non bagnata. ()
Non piove. ()

18

Il sillogismo ipotetico una regola di derivazione della logica proposizionale e presenta la


seguente struttura:
Se p vera, anche q vera, se q vera anche r vera, dunque da p deriva r.
Esempio:
Fuori piove. (p)
Se fuori piove allora fa freddo. ( )
Se fa freddo allora bisogna indossare il cappotto. ( )
Se fuori piove bisogna indossare il cappotto. ( )

Il sillogismo disgiuntivo deriva dal latino modus tollendo ponens, ossia modo che pone
togliendo, una regola di inferenza derivata.
La disgiunzione ( ) implica ( ).
La proposizione p esclude la proposizione q, e viceversa.
Ne deriva che se la proposizione p falsa allora la proposizione q vera.
Se invece, la proposizione q falsa, allora la proposizione p vera.
Il sillogismo disgiuntivo fa riferimento al principio di non contraddizione, la proposizione p e
la proposizione q non possono essere nello stesso momento entrambe vere o entrambe false.
Esempio:
Piove o c il sole. ( )
Se non piove allora c il sole. ( )

19

1.4.5 Quantificatori

Illustriamo i quantificatori seguiti da un esempio:

x, y, : variabili indicanti oggetti.

: quantificatore universale (tutti i ... )

= Tutti gli uomini sono mortali

(per ogni oggetto x, se x un uomo, allora x mortale)

: quantificatore esistenziale (qualche...) oppure (c almeno un ... ) =


Qualche uomo biondo (per qualche oggetto x, se x uomo, allora x biondo)

Forniamo ancora altri esempi:

= Nessun uomo immortale (per ogni oggetto x, se x uomo, allora x non


immortale).

= C almeno un uomo che non biondo (per qualche oggetto x, se x


uomo, allora x non biondo).

20

1.4.6 Leggi logiche

Presentiamo brevemente le tre leggi principali della logica, in quanto le ultime due fanno
riferimento ai concetti di esclusivit e di esaustivit, che saranno fondamentali nella nostra
trattazione dei paradossi:

Principio di identit: =

Principio di non contraddizione:

Principio del terzo escluso:

Il principio di identit stabilisce che uguale ad , dunque che ogni cosa uguale a se
stessa.
Il principio di non contraddizione impone lesclusivit tra e . Luna esclude laltra, non
possono coesistere insieme, se uno vero laltro falso.
Ad esempio Zenone simpatico oppure Zenone non simpatico, Zenone non pu essere
simpatico e non simpatico nello stesso momento.
Il principio del terzo escluso implica il concetto di esaustivit: oppure . O si accetta o
si accetta , non c una terza possibilit, non possono essere entrambi non-veri.
Ad esempio Il gatto nella scatola vivo oppure Il gatto nella scatola morto, non c una
terza possibilit, il gatto o vivo o morto, non pu essere moribondo.
I paradossi violano i principi di esclusivit e di esaustivit, che stanno alla base di queste
leggi logiche, in quanto si manifestano come una contraddizione resistente e le soluzioni che
propongono sono molteplici e, spesso, anche in contraddizione tra loro.

21

1.5 Antinomie, fallacie, dilemmi, soriti

Al fine di approfondire la nostra analisi necessario chiarire il rapporto tra i paradossi ed


altri termini che spesso vengono intesi quali suoi sinonimi, ossia antinomie, fallacie, dilemmi
e soriti.

Lantinomia, dal greco contro, in opposizione legge, un enunciato o una


situazione che presenta due affermazioni in contraddizione tra loro ritenute entrambe valide.
Quindi a ragione considerata sinonimo di paradosso.
La distinzione tra i due termini dipende dallambito in cui essi vengono applicati.
Le contraddizioni della matematica e, in generale, dellepistemologia, vengono chiamate
antinomie, mentre quelle della filosofia paradossi.

La fallacia un argomento privo di correttezza logica tuttavia apparentemente plausibile,


deriva dal verbo latino fallere che significa ingannare.
La parola latina fallacia fu usata dalla Scolastica per tradurre il termine greco e,
successivamente, per indicare qualsiasi argomentazione sofistica che fosse anche non
intenzionalmente fallace.
I logici scolastici distinsero differenti tipi di fallacia: la fallacia in dictione, ossia una fallacia
in cui lerrore determinato dal linguaggio, la fallacia aequivocationis, che deriva
dallequivocit dei termini adoperati, e infine la fallacia secundum quid, la quale si presenta
allorch laffermazione, che dovrebbe valere soltanto per il soggetto considerato in un
determinato senso, invece riferita al soggetto in toto e senza delimitazioni.
C dunque differenza tra fallacie e paradossi, in quanto, mentre la fallacia non ha correttezza
logica, il paradosso, se un paradosso veridico e si presenta come una contraddizione
resistente, logicamente corretto.

Il dilemma un paradosso pratico, deriva da - proposizione doppia, ambigua.


Indica la situazione concreta in cui si trova un agente, il quale tenuto a scegliere tra due
opzioni entrambe necessarie, ma che si escludono a vicenda: si pu scegliere o ma non
e insieme.
Consideriamo, come esempio di dilemma, il paradosso della tortura morale:

22

Un prigioniero in guerra sottoposto alla seguente tortura morale: o uccide il suo


compagno di cella oppure verr ucciso lui stesso.
Che cosa deve fare?
O uccide il suo compagno o non lo uccide .
Se lo uccide si render colpevole di assassinio (p r).
Se non lo uccide, priver i suoi figli di un padre e se stesso della vita .
Dunque si render colpevole di assassinio o priver i suoi figli di un padre e se
stesso della vita .16

Il dilemma presenta dunque una situazione in cui ci sono due regole, che normalmente
valgono in modo autonomo, ma che messe in correlazione si trovano in conflitto.
Il prigioniero deve scegliere tra due criteri di riferimento:
r: non bisogna uccidere.
s: non bisogna lasciarsi uccidere e, al contempo, privare i propri figli di un padre.
Il riferimento al contesto pratico di fondamentale importanza per comprendere la differenza
tra paradosso e dilemma: mentre il paradosso, nella maggior parte dei casi, resta in un ambito
teorico, lontano dallapplicazione reale, il dilemma, invece, va considerato in un determinato
contesto pratico, che ne specifica e ne delimita il raggio dazione.

Il sorite un tipo di paradosso, deriva dal greco mucchio, stato inventato da


Zenone di Elea del V secolo a. C, ripreso da Eubulide di Mileto del IV secolo a. C. e
comprende quei paradossi che hanno come tema laccumulo.
Il sorite si basa sulla divisibilit e quantificabilit delle propriet, sul problema della vaghezza
e sulla difficolt di stabilire parametri oggettivi.
Un esempio famoso, ideato da Eubulide, il calvo:

Se un uomo con tre capelli calvo, allora lo anche quando ne ha quattro e


cinque, ecc, dunque tutti sono calvi.
Se un uomo con tre capelli non calvo, allora non neppure calvo quando ne ha
due, o uno, o nessuno; dunque: nessuno calvo.17

16
17

Ivi, p. 90.
Ivi, p. 163.

23

I soriti costituiscono una tipologia antica di paradossi, caratterizzata dallargomento


dellaccumulo e dalla difficolt di stabilire parametri oggettivi.
Per risolverli sufficiente stabilire dei parametri fissi ed universali a cui bisogner attenersi
in ogni caso, anche nei casi definiti borderline, in cui lo scarto tra un valore e il successivo
difficile da stabilire e restano, di conseguenza, dei dubbi circa lattendibilit dei suddetti
parametri.
Ad esempio, in bioetica, nellambito del tema dellaborto, ci si chiede quando, precisamente,
un feto smette di essere considerato una parte fisica della madre e diventa un essere umano.
Sembra paradossale che tale questione vada ricondotta ad una decisione arbitraria che
consiste nello stabilire un parametro oggettivo da dover assumere come universalmente
valido.
Davvero la definizione di essere umano va ricondotta allassunzione di un parametro che
poteva anche essere un altro?
I paradossi che derivano dalla soluzione del sorite dischiudono considerazioni interessanti sul
rapporto tra larbitrariet della scelta del parametro e la normativit del suddetto parametro
scelto, una volta entrato in vigore.

24

1.6 Neutralizzare i paradossi: dissoluzione e riduzione

Un paradosso, nel vero senso del termine, un paradosso che si presenta nella forma di una
contraddizione resistente, ossia una contraddizione che resiste a tentativi di soluzione.
I tentativi di soluzione standard sono la dissoluzione e la riduzione allassurdo.
Nel caso in cui un presunto paradosso resiste a questi due procedimenti, si passa
allartiglieria pesante, ai tentativi di soluzione pi complessi ed elaborati, a cui faremo
riferimento in seguito.

La dissoluzione dissolve la contraddizione svelandone lo status di contraddizione soltanto


apparente:

La dissoluzione consiste nel mostrare che la contraddizione di fronte a cui ci


troviamo non veramente una contraddizione, perch i due termini non sono
davvero esclusivi, o non sono davvero esaustivi, oppure sembrano concomitanti o
simultanei, ma in realt appartengono a regimi diversi, o si presentano in tempi
diversi.18

Attraverso la dissoluzione si mostra, dunque, che un paradosso solo apparentemente tale, in


quanto semplicemente un sillogismo difettoso, un paralogismo, il cui errore rintracciabile.
Un tipo di dissoluzione la parametrizzazione e consiste nello stabilire un parametro
oggettivo a cui attenersi in ogni caso.
I parametri sono temporali.
Consideriamo un speaker radiofonico che afferma:

Oggi luned e oggi marted

Sembra che si contraddica, ma in realt parla cos lentamente che nel frattempo il giorno
davvero cambiato.
Questo il caso dello slow talker, ideato dalla logica paraconsistente.

18

Ivi, p. 33.

25

La riduzione individua lerrore allinterno dellenunciato:

La riduzione invece il sistema normalmente previsto dalla logica: posto che la


contraddizione sia una contraddizione effettiva, evidentemente c qualcosa che
non funziona nelle premesse che lhanno determinata, c un errore, un postulato
difettoso, che occorre eliminare.
In questo caso abbiamo la riduzione allassurdo della premessa sbagliata o
difettosa.19

La riduzione allassurdo prevede che se da una premessa deriva la conclusione ,


bisogna eliminare .
La conclusione, come notiamo, viola sia il principio di non contraddizione , sia il
principio del terzo escluso .
Riducendo allassurdo la premessa , da cui la conclusione deriva, si risolve la
contraddizione.
Ad esempio, nel noto caso citato dagli stoici:
Se sai che sei morto allora sei morto, perch sapere implica che quel che si sa
vero.
Se sai che sei morto allora non sei morto, perch sapere implica non essere
morto.
Da una tesi = sai che sei morto, deriviamo prima una certa tesi e poi la sua
negazione .20

Attuando la riduzione allassurdo si elimina la premessa , ritenuta appunto assurda, e la


contraddizione tra e risolta.

Tuttavia difficile individuare quale sia la premessa da ridurre allassurdo, c il rischio di


sbagliare, come nel caso seguente:

19
20

Ibidem.
Ivi, p. 36.

26

Un uomo crede fermamente di essere morto e nessuno riesce a convincerlo del


contrario. Viene mandato da un famoso specialista, e lillustre clinico gli chiede i
morti sanguinano?, luomo risponde no, allora il medico lo ferisce sul braccio
con un bisturi, e il braccio si mette a sanguinare. Fantastico! esclama luomo
non sapevo che i morti potessero sanguinare.21

La neutralizzazione del paradosso non riuscita, in quanto non stata ridotta allassurdo la
premessa giusta i morti non sanguinano bens la premessa sbagliata sono morto.

21

Ivi, p. 37.

27

1.7 Autoreferenzialit, circolo vizioso, ricorsivit e regresso allinfinito

Lautoreferenzialit la propriet logica che possiede un enunciato o una tesi o un discorso di


riferirsi a se stesso.
Un termine autoreferenziale appunto un termine che d informazioni sul proprio conto.
Sullautoreferenzialit si fonda la struttura del paradosso del mentitore.

Il circolo vizioso, o ragionamento circolare, deriva dal greco ragionamento


reciproco ed un ragionamento in cui le premesse si fondano sulle conseguenze e queste su
quelle. Il diallele, quindi, una situazione di stallo, da cui non si riesce ad uscire, poich ci si
ritrova sempre allo stesso punto, come in un labirinto circolare.

La ricorsivit la ripetizione o iterazione di qualcosa, un predicato, unimmagine, un tema,


un simbolo, allinterno di se stesso.
Un tema si dice ricorsivo, o ricorrente, se si ripete pi volte.
CHE COS LA RICORSIVIT? lannidarsi di cose entro cose e le sue
variazioni. Il concetto molto generale. (Un racconto allinterno di un racconto,
una commedia nella commedia, un quadro dentro un quadro, scatole cinesi dentro
scatole cinesi (perfino commenti tra parentesi allinterno di commenti tra
parentesi!): tutto ci d solo una piccola idea del fascino della ricorsivit).22

Il regresso allinfinito, dal latino regressus in infinitum, un andare allindietro senza fine.
un concetto molto conosciuto in filosofia e in logica, ma anche in altre discipline.
Due specchi posti uno dinnanzi allaltro moltiplicano allinfinito tutto ci che si interpone tra
loro e danno un chiaro esempio del regresso allinfinito.
Il regresso allinfinito alla base dei paradossi di Zenone contro il moto.

Il paradosso del mentitore e i paradossi di Zenone contro il moto sono basati, rispettivamente,
sul circolo vizioso dellautoreferenzialit e, nel caso di alcune versioni del paradosso, sul
regresso allinfinito dellautoreferenzialit, e sul regresso allinfinito della ricorsivit.
22

D. R. Hofstadter, Gdel, Escher, Bach: uneterna ghirlanda brillante, Adelphi, Milano, 1984, p. 137.

28

Unazione o un enunciato si riferisce a se stesso, dando vita ad un diallele.


Unazione o un enunciato si ripete allinterno di se stesso, allinfinito.

I paradossi sono presenti in ambito artistico e letterario, oltre che nellambito logicofilosofico. Autoreferenzialit, diallele, ricorsivit e regresso allinfinito vengono reinterpretati
e adoperati nella creazione di labirinti di tempo e di mondi impossibili.

In alcuni racconti di Jorge Luis Borges, di Kafka e nello stesso Le mille e una notte, sono
presenti alcuni paradossi che scaturiscono dal regresso allinfinito.

Lartista Maurits Cornelis Escher ha dedicato la maggior parte delle sue opere alla
tassellazione del piano con figure ricorsive che si ingrandiscono o rimpiccioliscono
allinfinito e ha rappresentato mondi impossibili, meritandosi lappellativo di artista dei
paradossi.

29

1.8 Il paradosso del mentitore

Il paradosso del mentitore ritenuto il pi antico paradosso della storia.


La sua prima formulazione stata attribuita ad Epimenide di Creta, vissuto nel VI secolo a.
C. ed la seguente:

I cretesi mentono

Se per i cretesi si intendono tutti i cretesi e se si ritiene che essi mentano sempre, allora si
presenta il paradosso, nella forma di una contraddizione apparentemente resistente.
Nel caso in cui la frase pronunciata da un cretese, e quindi da un uomo che sempre
bugiardo, se la frase vera, ossia il mentitore dice la verit sul proprio conto, allora la frase
non vera, ma se non vera, ossia se il mentitore mente sul proprio conto, allora la frase
vera.
La struttura logica del paradosso :

Dunque: se e solo se .
Lenunciato vero se e solo se falso.
Riconosciamo allinterno dello schema del mentitore la presenza del bicondizionale (o
doppio condizionale) che significa se e solo se, che corrisponde a due condizionali di
cui lantecedente svolge il ruolo del conseguente e viceversa.
Da tale enunciato emerge una contraddizione che ad un primo sguardo sembra resistente.
Il cretese, in quanto cretese, mente sempre, ma mente anche quando dice di mentire?
Tuttavia tale versione del paradosso del mentitore considerata semplice in quanto non
contiene propriamente lautoreferenzialit, ma ancora un quasi-paradosso.
Il problema pu essere risolto stabilendo che a pronunciare la frase i cretesi mentono sia
stato un non cretese, ad esempio un ateniese.
Il concetto di autoreferenzialit fondamentale nella trattazione del mentitore.
Quando una frase parla di se stessa, si riferisce a se stessa, ci che dice di se stessa diviene
problematico.

30

Eubulide di Mileto del IV secolo a. C., esponente della scuola megarica, propose una
formulazione pi complessa del paradosso, ritenuta rinforzata, in cui lautoreferenzialit
resa esplicita.
Consideriamo la risposta alla domanda:

Stai mentendo?

Se il mentitore risponde No potrebbe star mentendo e se risponde Si potrebbe


ugualmente star mentendo, quindi la sua risposta viziata prima ancora di essere espressa.

Il paradosso diviene pi esplicito nella seguente forma:

Io sto mentendo

Questa versione detta pseudomenon.


Nel caso in cui colui che parla dice cose vere, non sta mentendo, mentre nel caso in cui dice
cose false sta mentendo, in entrambi i casi c una contraddizione resistente che crea un
circolo vizioso.

Una formulazione pi pura del mentitore si ottiene eliminando il riferimento a chi parla, nella
versione:

Questa frase falsa.

Una riformulazione del paradosso del mentitore Lavvocato di Protagora, stata ideata dai
filosofi stoici ed stata tramandata da Cicerone nellAcademica:

Si narra che un antico filosofo greco, di nome Protagora, avesse insegnato la legge ad
un povero giovane, di nome Euatlo, a condizione che questi lo ricompensasse non
appena vinta la sua prima causa.
Euatlo, per, decise di abbandonare la professione legale.
Protagora, stancatosi di aspettare, un giorno lo avvicin e gli sollecit il pagamento.

31

Visto il rifiuto del giovane, lo cit in tribunale.


Dinanzi alla corte Protagora afferm che, se Euatlo avesse vinto, sarebbe stata la sua
prima causa vinta, e avrebbe dovuto pagare. E se avesse perso, avrebbe dovuto
obbedire alla corte, e quindi pagare.
Ma Euatlo, se avesse perso, non avrebbe vinto la sua prima causa, e non avrebbe
ancora dovuto pagare Protagora. E se avesse vinto, avrebbe potuto obbedire alla corte,
e non pagare.23

La vittoria di Protagora implica la sconfitta di Eualto, che a sua volta implica la vittoria di
Eualto, in base al patto secondo il quale Eualto avrebbe ricompensato il maestro solo dopo
aver vinto la prima causa.
Ma se Eualto vince, ne deriva che Protagora perde e da ci deriva, ancora, che Protagora
vince, in base al suddetto patto.
La giuria tenuta a giudicare un caso paradossale, come capiter anche a Sancio Panza, come
vedremo in seguito.

Diogene Laerzio nelle Vite ed opinioni dei filosofi illustri racconta unaltra versione del
paradosso del mentitore, Il paradosso del coccodrillo, attribuito anchesso agli stoici:

Un coccodrillo aveva afferrato un bambino che stava giocando sulle rive del Nilo.
La madre implor il coccodrillo di restituirglielo.
Certo! rispose il coccodrillo, Se sai dirmi in anticipo esattamente ci che far,
ti restituir il bambino. Ma se non indovinerai, lo manger.
La madre, turbata, sospir: Tu divorerai il mio bambino.
Non posso restituirti il bambino disse astutamente il coccodrillo, perch se te
lo rendo far s che tu abbia detto il falso, e ti avevo avvertito che in tal caso lo
avrei mangiato.
Niente affatto rispose la madre. Non puoi mangiare il bambino, perch in tal
caso farai s che io abbia detto il vero. E avevi promesso che se fosse stato cos,
avresti restituito il bimbo.24

23
24

P. Odifreddi, Cera una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001, p. 137.


Ivi, p. 138.

32

Se la madre ha indovinato la futura azione del coccodrillo, esso allora deve restituire il
bambino, ma se il coccodrillo restituisce il bambino, la madre non ha indovinato la sua futura
azione.
Se il coccodrillo mangia il bambino, la madre ha indovinato la sua futura azione, ma se la
madre ha indovinato la futura azione del coccodrillo, esso allora deve restituire il bambino.
Il dilemma legato al contesto temporale.
Abbiamo i due casi nel presente:

1. La madre indovina la futura azione del coccodrillo.


2. La madre non indovina la futura azione del coccodrillo.

E i due casi nel futuro:

1. Il coccodrillo mangia il bambino, non lo restituisce alla madre.


2. Il coccodrillo non mangia il bambino, lo restituisce alla madre.

Il problema che linformazione da cui dipende il dilemma contenuta nel futuro, pertanto
inaccessibile e, inoltre, la previsione di ci che accadr crea un circolo vizioso da cui
difficile uscire.

Finora abbiamo considerato versioni del mentitore in cui lautoreferenzialit era contenuta in
un solo livello, ossia in una sola frase.

Il logico medievale Giovanni Buridano propone la seguente versione del mentitore:

Socrate afferma: Platone dice il falso.


Platone afferma:Socrate dice il vero.

Le due frasi, considerate isolate, non provocano paradossi, possono essere entrambe vere o
entrambe false, ma in ogni caso non presentano contraddizioni.
Messe in relazione luna con laltra, per, danno luogo ad un paradosso.

33

Infatti, se una si riferisce allaltra, si verifica una contraddizione resistente: se Platone dice il
vero, Socrate dice il falso e quindi Platone dice il falso; se invece Socrate dice il vero, Platone
dice il falso e quindi Socrate dice il falso.
Mentre nelle versioni precedenti del paradosso del mentitore lautoreferenzialit era
contenuta in un unico enunciato, quindi su di un solo livello, nella versione di Buridano
lautoreferenzialit espressa in due livelli correlati.

Una formulazione generalizzata ed impersonale di tale versione stata proposta da Philip


Jourdain ed denominata mentitore ciclico:

La frase seguente falsa.


La frase precedente vera.25

Le frasi si riferiscono luna allaltra e ne consegue una contraddizione in quanto non si sa


quale delle due dica il vero e quale delle due dica il falso.
Se la seconda frase vera allora la prima falsa, ma se la prima vera allora la seconda
falsa.
La struttura : vera se e solo se falsa (V F ), quindi .

Consideriamo una versione del mentitore in cui lautoreferenzialit, che finora parsa
fondamentale nella struttura del mentitore, sembra finalmente eliminata.
Stephen Yablo presenta una versione del paradosso del mentitore in infiniti livelli:

Tutte le frasi seguenti sono false.


Tutte le frasi seguenti sono false.
Tutte le frasi seguenti sono false.
Tutte le frasi seguenti sono false.
26

possibile costruire diversi livelli n, per qualunque n.


25
26

P. Jourdain, A correction and some remarks, Monist, 13 (1913) pp. 145-148.


S. Yablo, Truth and reflection, Journal of Philosophical Logic, 14 (1985) pp. 297-349.

34

In questo caso ciascuna frase si riferisce alle successive e non alle precedenti, pertanto
sembra sia stato superato il circolo vizioso dellautoreferenzialit.
In realt, anche se le singole frasi non sono autoreferenziali, la loro successione lo .
Infatti se la prima frase vera la seconda falsa, ma poich falsa anche la terza, la seconda
devessere vera e cos via.
Da ci deriva che tutte le frasi sono contraddittorie
Dunque siamo in presenza di un tipo di autoreferenzialit indiretta.

Consideriamo ora il paradosso di Russell, del 1902.


La versione originale del paradosso prevede la considerazione di due classi distinte di insiemi
di oggetti: una classe degli insiemi degli oggetti che appartengono a se stessi e unaltra classe
degli insiemi degli oggetti che non appartengono a se stessi.
Ad esempio, linsieme degli insiemi con pi di un oggetto appartiene a se stesso, perch ha
sicuramente pi di un oggetto al suo interno.
Mentre invece linsieme degli insiemi con un solo oggetto non appartiene a se stesso, in
quanto ha per certo pi di un solo oggetto.
Dunque il paradosso sorge con la domanda:

Linsieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi appartiene o no a se stesso?

Se vi appartiene, uno degli insiemi che non appartengono a se stessi, e quindi non pu far
parte del loro insieme, cio di se stesso.
Se non vi appartiene, allora uno degli insiemi che non appartengono a se stessi, e pertanto
deve far parte del loro insieme, cio di se stesso.
Tale paradosso russelliano, secondo alcuni critici, alla base della rottura epistemologica
nellindagine sui fondamenti della matematica.
Russell lo comunic a Gottlob Frege, in una lettera del 16 giugno 1902, proprio mentre il
matematico era intento a pubblicare il secondo volume dei Grundgesetze e pare che abbia
provocato la rinuncia da parte di Frege sia alla stesura del terzo volume dellopera e sia
allindagine sui fondamenti della matematica, riconoscendo uno scacco definitivo al suo
programma.
Analizziamo il passo in cui Russell presenta il suo paradosso:

35

Sia w il predicato: essere un predicato che non pu essere predicato di se stesso.


Si pu predicare w di se stesso? Da ogni risposta segue lopposto. Bisogna dunque
concludere che w non un predicato.
Allo stesso modo non esiste una classe (come totalit) di quelle classi che come
totalit non appartengono a se stesse. Ne concludo che in determinate circostanze
un insieme definibile non forma una totalit.27

Tale antinomia mette in grave difficolt la trattazione logica della matematica, quindi la
stessa filosofia della matematica, ed anche la teoria insiemistica, poich non sorge nel
linguaggio comune, bens nel linguaggio stesso della matematica.
La novit e la gravit del paradosso di Russell laver scorto una contraddizione resistente
allinterno del linguaggio perfetto matematico.
La formulazione dellargomento, invece, era gi stata proposta da Georg Cantor e da Ernst
Zermelo.
Infatti il paradosso di Cantor afferma che:
Linsieme di tutti gli insiemi, I, deve sicuramente essere il pi grande insieme di
insiemi che esiste. Ma, linsieme potenza dellinsieme di tutti gli insiemi pi
grande di I.28

Tale paradosso uno dei tipici risultati controintuitivi della nozione di infinito e mostra che
esistono infiniti sempre pi grandi.
Non un paradosso conflittuale, infatti per risolverlo sufficiente mettere da parte
linclinazione naturale a voler trattare le serie di numeri infiniti come se fossero serie di
numeri finiti ed accettare che, nellambito di parametri infiniti, possibile che un insieme
contenga se stesso come uno dei suoi membri, contenendo il proprio insieme potenza.

Torniamo a Russell.
Egli stesso ha dato una delle riformulazioni pi interessanti del proprio paradosso:

27

B. Russell, Lettera a Frege in G. Frege, Alle origini della nuova logica. Epistolario scientifico con Hilbert,
Husserl, Peano, Russell, Vailati e altri, (a cura di C. Mangione), Boringhieri, Torino, 1983, p. 184.
28
M. Clark, I paradossi dalla A alla Z, R. Cortina, Milano, 2004, p. 38.

36

Un barbiere rade tutti e solo gli uomini del paese che non si radono da soli.
Il barbiere rade se stesso? Se s, non pu farlo perch rade solo gli uomini del
paese che non radono se stessi; se no, deve farlo, perch rade tutti gli uomini del
paese che non radono se stessi.29

Questa versione non una contraddizione conflittuale, come la sua versione originale, poich
fa parte del linguaggio comune, non del linguaggio matematico, e si riferisce a persone reali e
non a concetti astratti, pertanto un barbiere che soddisfi queste caratteristiche semplicemente
non esiste.

Il matematico e filosofo Ferdinand Gonseth (1890-1975) propone una riformulazione del


paradosso di Russell, sostituendo al barbiere un bibliotecario che si pone lintento di
compilare un catalogo di tutti i cataloghi bibliografici che non menzionano se stessi.30
Analogamente alla vicenda del barbiere, tale impresa non possibile in quanto un catalogo
che rispetti queste caratteristiche non pu esistere.

Kurt Grelling (1886-1942) formula una versione linguistica del paradosso del Russell
mostrando che la contraddizione emerge anche in un ambito puramente linguistico.
Grelling considera due classi di aggettivi: gli aggettivi autologici e gli aggettivi eterologici.31
Un aggettivo autologico se pu riferirsi a se stesso, ad esempio corto corto e pertanto
un aggettivo autologico.
Un aggettivo eterologico se non pu riferirsi a se stesso, ad esempio lungo non un
aggettivo lungo, non pu riferirsi a se stesso e quindi eterologico.
Il paradosso scaturisce dal dover catalogare laggettivo eterologico.
Eterologico un aggettivo autologico o eterologico?
Se autologico, deve riferirsi a se stesso e quindi devessere eterologico.
Se eterologico, non deve riferirsi a se stesso e quindi non pu essere eterologico, ma
autologico.
Anche in questo caso siamo dinnanzi allambiguit e non possibile arrivare ad una
soluzione.
29

F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p. 128.


Si veda: F. Gonseth, Les mathmatiques et la ralit: essai sur la mthode axiomatique, 1936.
31
Si veda: K. Grelling e L. Nelson, Bemerkungen zu den Paradoxien von Russell und Burali-Forti,
Abhandlungen der Friesschen Schule, 2 (1908), pp. 300-334.
30

37

Willard Quine (1908-2000) presenta una versione del mentitore, detta predicativa:
Abbiamo il predicato Q = ... produce il falso se aggiunto alla sua citazione e con
questo formiamo lenunciato q:
(q) ... produce il falso se aggiunto alla sua citazione produce il falso se aggiunto
alla sua citazione.32

Tale formulazione utilizza la distinzione tra uso e menzione nel linguaggio comune mediante
lutilizzo delle virgolette.
Quine consider che il valore di verit di una frase dipende dal passaggio dalluso alla
menzione, come si nota dalle due frasi seguenti:

Un monosillabo consiste di sei sillabe.


Un monosillabo consiste di sei sillabe.

Dunque una semplificazione della versione del paradosso del mentitore di Quine la
seguente:

F falsa se preceduta dalla sua menzione.

Quindi F F. F falsa se preceduta dalla sua menzione, quindi falsa.

E si ottiene cos:

falsa se preceduta dalla sua menzione


falsa se preceduta dalla sua menzione.

Haskell Curry (1990-1982) mostr che nella struttura del paradosso del mentitore la
negazione non essenziale. Infatti la versione del paradosso che egli propose definita un
mentitore senza negazione:
32

F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p. 130.

38

Data una qualunque frase F, egli mostr che laffermazione se questa frase
vera, anche F lo vera, nel modo seguente.
Poich essa un condizionale, per mostrare che vera si dovr far vedere che la
sua conclusione segue effettivamente dalla sua ipotesi.
Cio, che se essa vera, allora cos F.
Supponiamo che laffermazione sia vera.
Sono dunque veri sia il condizionale che essa esprime, che la sua ipotesi.
Quindi, vera anche la conclusione, il che appunto ci che si voleva dimostrare.
Poich laffermazione precedente vera, e dice che F vera se essa lo , ne segue
che anche F deve essere vera.
Ma F una frase qualunque, e pu essere scelta falsa!33

Questa versione altamente problematica poich ha mostrato che possibile formulare una
variante del paradosso del mentitore anche senza utilizzare una negazione.
sufficiente mantenere lautoreferenzialit e, per di pi, la conclusione del ragionamento non
neanche vincolata alla verit di F.

Sulla traccia del mentitore possibile formulare anche degli indovinelli logici, come il
celebre indovinello dei due guardiani, presente anche nel film Labyrinth (1986) del regista
Jim Henson.
Una bambina si trova di fronte a due porte, ognuna delle quali sorvegliata da un guardiano.
Una delle porte conduce alla salvezza, laltra a morte certa.
Alla bambina viene detto che, tra i due guardiani, uno dice sempre la verit mentre laltro
mente sempre, tuttavia non si sa quale guardiano dica il vero e quale dica il falso e le
concessa una sola domanda ad uno solo dei guardiani.
La risposta alla domanda pu essere solamente si o no.
Come pu scegliere la porta che conduce alla salvezza?
La soluzione consiste nel chiedere ad un guardiano se laltro guardiano ritiene che una
determinata porta, ad esempio la porta A, quella giusta e se la risposta si, allora la porta
scelta sbagliata, se invece la risposta no, la porta scelta quella giusta.
Poniamo tutti e quattro casi, stabilendo, per comodit:
33

P. Odifreddi, Cera una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001, pp. 147-148.

39

porta A = salvezza
porta B = morte certa
guardiano X = dice sempre il vero
guardiano Y = mente sempre

Primo caso:
La bambina chiede al guardiano X se il guardiano Y le direbbe che la porta A quella giusta,
il guardiano X risponde no poich al suo posto il guardiano Y le avrebbe detto appunto
no.
Secondo caso:
La bambina chiede al guardiano X se il guardiano Y le direbbe che la porta B quella giusta,
il guardiano X risponde di si, poich effettivamente il guardiano Y le direbbe che la porta B,
che conduce a morte certa, quella giusta, poich mente.
Terzo caso:
La bambina chiede al guardiano Y se il guardiano X le direbbe che la porta A quella giusta,
allora il guardiano Y, poich mente, risponde: no, quindi la porta giusta.
Quarto caso:
La bambina chiede al guardiano Y se il guardiano X le direbbe che la porta B quella giusta,
il guardiano Y le risponderebbe: si e quindi la porta non quella giusta.

In tutti e quattro i casi, quando il guardiano dice si allora la porta scelta non quella giusta,
invece quando dice no la porta scelta quella giusta

Raymond Smullyan ha ideato divertenti rompicapi logici simili a questo, ossia lisola dei
cavalieri e degli scudieri e gli abitanti di Venere e di Marte.
Nellisola dei cavalieri e degli scudieri, i cavalieri dicono sempre la verit e gli scudieri
mentono sempre.
Nessuno pu dire io sono uno scudiero poich i cavalieri dicono sempre la verit e dicendo
io sono uno scudiero mentirebbero e gli scudieri dicono sempre il falso e pronunciando
questa frase direbbero il vero.
Se uno di due uomini dice almeno uno di noi uno scudiero, allora un cavaliere e laltro
no.

40

Se dice siamo entrambi scudieri, allora lui uno scudiero, ma laltro un cavaliere.
Se, infine, dice o sono uno scudiero o siamo entrambi cavalieri, allora sono entrambi
cavalieri.
Nel mondo degli abitanti di Venere e di Marte, su Venere le donne dicono sempre la verit e
gli uomini mentono sempre.
Su Marte, al contrario, gli uomini dicono sempre la verit e le donne mentono sempre.
Per sapere se qualcuno di Venere o Marte, si chiede: Sei uomo?, e si vede se la sua
risposta si o no.
Oppure si pu chiedere: Sei donna?, con le risposte invertite.
Per scoprire se un abitante dei due pianeti uomo o donna, si domanda: Sei di Venere?, e
si nota se la risposta no o si.
Oppure, si pu domandare: Sei di Marte?, con le risposte invertite.

Dunque abbiamo notato che la struttura del mentitore fondata sullautoreferenzialit, da cui
scaturisce un circolo vizioso del tipo che non rispetta il principio di non
contraddizione.
Nella versione proposta da Yablo, lautoreferenzialit indiretta contenuta in un livello
infinito di enunciati ed il diallele sostituito da un regresso allinfinito.

41

1.9 Soluzioni del mentitore

Esistono tre tipi principali di soluzione del mentitore:


a) le soluzioni dette gerarchiche, che in vario modo eliminano la chiusura del
linguaggio, ossia la facolt del linguaggio di riferirsi a se stesso;
b) le soluzioni truth value gap (tvgap), che ammettono lacune (gaps) di valori di
verit, ossia dicono: lenunciato del mentitore e altri simili non sono n veri n
falsi;
c) le soluzioni truth value glut (tvglut), per cui il mentitore e altri analoghi
enunciati paradossali sono tanto veri quanto falsi: c un eccesso (glut) di valori di
verit.34

I diversi tipi di soluzione hanno lo scopo risolvere lantinomia del mentitore puntando su
obiettivi differenti.
I modelli gerarchici intendono agire sul linguaggio al fine di evitare il sorgere di paradossi,
mentre le soluzioni tvgap e tvglut accettano la presenza di contraddizioni allinterno del
linguaggio, si interrogano sul valore di verit del mentitore e agiscono direttamente sul
concetto di verit.
Analizzeremo alcuni modelli per le prime due soluzioni del mentitore.

Le soluzioni gerarchiche a cui faremo riferimento sono la distinzione tra linguaggio e


metalinguaggio di Alfred Tarski e la teoria dei tipi di Bertrand Russell.

Alfred Tarski, nello scritto Wahrheitsbegriff in den formalisierten Sprachen, del 1935, ritiene
che la chiusura del linguaggio ad essere responsabile dellinsorgere di paradossi allinterno
del linguaggio naturale, ossia il linguaggio comune.
Un linguaggio semanticamente chiuso in quanto non contiene una distinzione tra linguaggio
oggetto e metalinguaggio e, pertanto, pu riferirsi a se stesso dando adito a contraddizioni.
Il linguaggio oggetto il linguaggio che oggetto del metalinguaggio.
Il metalinguaggio il linguaggio che ha come oggetto il linguaggio oggetto.

34

F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p.143.

42

Per comprendere questa distinzione possiamo fare riferimento allo studio di una lingua
straniera, ad esempio il tedesco.
Il tedesco il linguaggio oggetto e litaliano il metalinguaggio.
Il metalinguaggio, dunque, il linguaggio di cui ci serviamo per parlare di un determinato
linguaggio oggetto.
Dunque un linguaggio semanticamente aperto contiene la distinzione tra linguaggio oggetto e
metalinguaggio e non pu riferirsi a se stesso.
In tal modo il problema dellautoreferenzialit stato risolto.
La verit semantica, proposta da Tarski, una verit relativa ad un contesto semantico
formalizzato.
Tuttavia la soluzione tarskiana attuabile solo allinterno dei linguaggi formalizzati, che sono
semanticamente aperti, e non nel linguaggio comune, che semanticamente chiuso e nel
quale non possibile inserire una distinzione tra linguaggio oggetto e metalinguaggio.
Inoltre, come nota Wittgenstein, lintroduzione della distinzione tra linguaggio oggetto e
metalinguaggio risulta problematica, poich pu provocare un regresso allinfinito nella
creazione di un metametalinguaggio che si riferisce al metalinguaggio e di un
metametametalinguaggio che ha come oggetto il metametalinguaggio, e cos via.
La decisione di fermarsi ad un metalinguaggio e ad un linguaggio oggetto sembra arbitraria e
non d conto della possibilit della creazione di metametametalinguaggi.

Bertrand Russell per risolvere lantinomia del mentitore formula la teoria dei tipi logici,
sviluppandola tra il 1910 e il 1913 nellopera Principia Mathematica, scritta a quattro mani
con Alfred North Whitehead.
Fondamento della teoria il principio del circolo vizioso, il quale stabilisce che qualunque
cosa involga tutti i membri di una collezione non deve essere un membro della collezione.35

Tale principio ha lo scopo di evitare lautoreferenzialit, in quanto Russell aveva notato che
proprio questultima causa del sorgere dei paradossi.
La teoria dei tipi introduce una rigida gerarchizzazione dei tipi logici, assegnando ad ogni
entit un tipo logico:

35

A. N. Whitehead , B. Russell, Principia Mathematica, vol. I, op. cit. (trad. it. Parziale p. 84).

43

un tipo si definisce come il campo di significanza di una funzione proposizionale,


cio come la collezione degli argomenti per i quali la detta funzione ha dei
valori.36

Attraverso il principio del circolo vizioso si evita di fare confusione e sovrapporre la


collezione allelemento della collezione.
In tal modo Russell risolve il suo stesso paradosso (la classe di tutte le classi che non
appartengono a se stesse appartiene o no a se stessa?) stabilendo che la classe di tutte le
classi, una metaclasse appunto, non da intendersi propriamente come una classe, ma
semplicemente non pu esistere, priva di senso, in quanto un concetto di tipo logico
superiore.
Dunque la teoria dei tipi sancisce che una collezione di elementi fa parte di un livello
superiore rispetto al livello del quale fanno parte i suoi elementi, pertanto il concetto di una
classe di tutte le classi o concetti simili non hanno senso e non sono formulabili.
In tal modo la teoria evita il paradosso, tuttavia non riesce a stabilire se esistano verit
matematiche che possano essere dimostrate o confutate nel sistema stesso.

Le teorie truth value gap anzich considerare problematico il linguaggio, agiscono sul
concetto di verit e ne cercano ladeguatezza rispetto alla situazione concreta.
Lidea di fondo che vero sia un predicato parziale, che cio esistano enunciati
n veri n falsi. Lenunciato del mentitore sarebbe appunto tra questi.
Se avete un enunciato della forma p vero andate a verificare che cosa dice p, e
cos potete vedere se lenunciato vero oppure no.37

Saul Kripke nel saggio Outline of a Theory of Truth, del 1975, ha considerato che per
risolvere un paradosso bisogna considerare il contesto concreto e fare riferimento alla verit
del contesto empirico. Pertanto lanalisi linguistica non sufficiente a risolvere i paradossi.

Ad esempio, basta supporre che Socrate sostenga Platone dice il falso almeno una
volta, e che Platone ribatta Socrate non calvo e Socrate dice il vero.

36
37

B. Russell, Mathematical logic as based on the theory of types, op. cit. (trad. it.) p. 130.
F. DAgostini, PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009, p.146.

44

Se Socrate calvo, allora la prima affermazione di Platone falsa, quindi Socrate


dice il vero, e la seconda affermazione di Platone vera.
Dunque, possibile assegnare valori di verit a tutte le affermazioni fatte, in modo
consistente.
Se invece Socrate non calvo, allora la prima affermazione di Socrate equivale a
Platone dice il falso nella sua seconda affermazione. Unita alla seconda
affermazione di Platone, cio Socrate dice il vero, essa produce la solita
contraddizione.38

I paradossi possono essere risolti da una teoria che getta un ponte tra il linguaggio e il mondo
reale.
Proprio per la discesa dal piano astratto-concettuale al piano concreto, la tecnica di Kripke
stata definita atterraggio, in quanto prevede di scomporre le affermazioni linguistiche astratte
in affermazioni sempre pi concrete, tramutandole infine in affermazioni su stati di fatto.
Attraverso questa tecnica possibile distinguere vari tipi di proposizione, a seconda che
atterrino sul piano della concretezza oppure no.
Avremo quindi:

le affermazioni che atterrano, che non sono problematiche poich il loro valore di
verit determinato dallo stato di cose a cui fanno riferimento.

le affermazioni il cui essere paradossali o meno dipende dal valore di verit di alcune
loro componenti.
Sono chiamati paradossi contingenti.
Ad esempio F e questa frase sono entrambe false.
Se F vera, lintera frase falsa. Se F falsa, diviene un paradosso.

Infine, le affermazioni che non atterrano e non ammettono valori di verit, in quanto
qualsiasi assegnazione di valore di verit produce contraddizioni.
Sono detti paradossi assoluti.
Un esempio : Questa frase falsa.

Tuttavia non sono paradossali tutte le affermazioni che non atterrano.


Ad esempio laffermazione:
Questa frase vera
38

Ivi, p. 153.

45

resta nel piano dellastrattezza ed possibile attribuirle qualsiasi valore di verit senza cadere
in contraddizione.
Un contributo alla tecnica dellatterraggio stato fornito nel 1982 da Anil Gupta, che ha
scoperto un altro tipo di affermazioni: quelle che non atterrano ed hanno comunque un valore
di verit definito.

Un esempio si ha quando Socrate sostiene uno fra me e Platone non dice il vero,
e Platone ribatte sia io che Socrate diciamo il vero.
Poich la prima affermazione equivale a non diciamo entrambi il vero, e la
seconda a diciamo entrambi il vero, esse si negano a vicenda. Non potendo
essere entrambe vere, lunica possibilit che la prima sia vera, e la seconda
falsa.39

Il problema della teoria truth value gap la negazione del principio di esaustivit.
Se esistono predicati che non sono n veri n falsi bisogna rinunciare alla consuetudine di
considerare falso quale sinonimo di non vero e ci va contro linclinazione logica
naturale.

Alla base della struttura del paradosso del mentitore abbiamo trovato lautoreferenzialit e il
circolo vizioso che essa innesca; alla base della struttura dei paradossi di Zenone contro il
moto, che analizzeremo nei paragrafi successivi, c linfinito, nella forma del regresso
allinfinito.

39

Ivi, p. 154.

46

1.10 I paradossi di Zenone

C un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui
limitato impero letica; parlo dellinfinito.40

Zenone di Elea, del V secolo a. C., fu allievo del filosofo Parmenide, fondatore della scuola
eleatica.
La tesi fondamentale della teoria ontologica di Parmenide :

Lessere e non pu non essere, il non essere non e non pu essere.

Lessere, in quanto e resta se stesso, immobile.


Tutto ci che si muove, che muta, il divenire dunque, non essere.
Ne deriva che il movimento non esiste, semplicemente unillusione dei sensi.
La dottrina parmenidea stata ed ancora motivo di vivaci discussioni tra gli studiosi, stata
interpretata quale assurdit, in quanto nega fatti evidenti del senso comune.
Altri studiosi, invece, ritengono che Parmenide abbia voluto mostrare le contraddizioni che
derivano da un discorso rigoroso e assoluto sul divenire.

Zenone, polemizzando con coloro che accusavano lEleatico di assurdit, formul circa 40
paradossi che dimostrano limpossibilit del divenire, inaugurando il metodo dialettico e la
riduzione allassurdo.
I paradossi di Zenone contro il moto sono stati tramandati da Aristotele nella Fisica.

Per dimostrare lassurdit logica del movimento Zenone elabor quattro


argomenti:

1) Argomento della met:


ci che si muove deve giungere prima alla met che non al termine del suo
percorso, e prima ancora alla met della met, e cos via allinfinito;

40

J. L. Borges, Metamorfosi della tartaruga, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1980, p. 109.

47

2) Argomento di Achille:
il pi lento non sar mai raggiunto nella sua corsa dal pi veloce. Infatti
necessario che chi insegue giunga in precedenza l dove si mosse chi fugge, di
modo che necessariamente il pi lento avr sempre un qualche vantaggio;
(Arist. phys. 239b14 = DK 29 A 26)

3) Argomento della freccia:


Tutto ci che occupa uno spazio uguale a s, o in quiete o si muove; ma
impossibile che si muova lungo uno spazio uguale a s: dunque in quiete. Ora, la
freccia che si muove, siccome si trova in uno spazio uguale a s in ciascuno degli
istanti di tempo durante i quali si muove, sar in quiete. Se in quiete in tutti gli
istanti di tempo che sono infiniti, sar in quiete anche in tutto il tempo. Ma si era
posto che essa fosse in movimento: dunque la freccia in movimento sar in quiete;
(Arist. phys. 239b30 = DK 29 A 27)

4) Argomento dello stadio:


rispetto ad un punto fermo dello stadio, due oggetti che si muovono alla stessa
velocit, ma in direzione contraria, percorrono uno spazio che nello stesso tempo
uguale e doppio, il che assurdo (uguale, se si considera il rapporto tra ciascuno
dei due oggetti ed il punto fermo, doppio se si considera il rapporto tra ciascuno
dei due oggetti con laltro).41

Dei quattro paradossi considereremo i primi due, che, come vedremo, sono molto simili e
hanno alla base della loro struttura il regresso allinfinito, in quanto si fondano sul
presupposto dellinfinita divisibilit dello spazio.

Il primo paradosso, largomento della met, chiamato anche dicotomia o della pista, postula
limpossibilit per un corpo X di muoversi dal punto A al punto B.
Un uomo (corpo X) che si prefigge lobiettivo di andare da casa sua (punto A) in ufficio
(punto B) non potr mai portarlo a termine, poich prima di arrivare al punto B, dovr
giungere alla met del percorso, ma prima ancora di giungere alla met, dovr giungere alla
met della met del percorso, e cos via, allinfinito.
Tale paradosso, quindi, sancisce sia limpossibilit di partire sia limpossibilit di arrivare.

41

G. Casertano, Le filosofie antiche, Loffredo editore, Napoli, 1994, p. 41.

48

Zenone postula che lo spazio tra il punto A e il punto B sia infinitamente divisibile e che il
corpo X, per percorrerlo, abbia a disposizione un tempo finito.
impossibile percorrere uno spazio infinito in un tempo finito, dunque il moto non esiste.

Il secondo argomento , senza dubbio, il paradosso pi famoso della storia e descrive la


celebre gara podistica tra Achille e una tartaruga, personaggi destinati a rivivere nelle
numerose metamorfosi del pensiero di filosofi, matematici, artisti e scrittori.
Il primo a raccontare della corsa fu il favolista greco Esopo del VI secolo a. C. che, per, al
posto delleroe greco faceva gareggiare una lepre.
Durante la corsa la lepre, tronfia dello schietto vantaggio, decide di fare un pisolino prima di
raggiungere il traguardo e, cos facendo, si addormenta.
Nel frattempo la tartaruga la supera e vince la gara.
Zenone anzich la lepre fa gareggiare Achille, campione di velocit per eccellenza, e propone
il seguente paradosso:
Allinizio della corsa Achille, consapevole della propria superiorit, concede un vantaggio
alla tartaruga e proprio per questo non riuscir mai a raggiungerla poich prima di farlo dovr
raggiungere il punto da cui essa partita, ma, nel frattempo, la tartaruga si spostata, anche
se di poco, ed Achille dovr raggiungere anche quel punto, ma la tartaruga si spostata
ancora, e cos via.

Achille corre dieci volte pi veloce della tartaruga e le d un vantaggio di dieci


metri. Achille percorre quei dieci metri, la tartaruga ne percorre uno; Achille
percorre quel metro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel
centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille pi veloce il millimetro, la

49

tartaruga un decimillimetro, e cos via allinfinito, senza che Achille possa mai
raggiungerla... 42

Tale paradosso, come quello della dicotomia, si basa sul regressus in infinitum, sullinfinita
divisibilit dello spazio.
Achille non pu percorrere uno spazio infinito in un tempo finito.
La somma di una serie infinita avr come risultato un valore infinito e quindi Achille
dinnanzi ad un supercompito, un compito impossibile da realizzare poich suddiviso in
infinite tappe intermedie, in infiniti atti.

Nel 1872 Georg Cantor riformul il paradosso di Zenone.


Consider un procedimento in cui, dato un segmento con gli estremi inclusi, lo si divide in tre
parti uguali e si cancella la parte centrale.
Poi ciascuno dei segmenti rimasti viene diviso in parti uguali, e si cancellano quelle centrali.
E cos allinfinito.
Il risultato finale un insieme infinito di punti sparsi, denominato polvere di Cantor.
Tale procedimento pu essere effettuato non solo con dei segmenti, ma anche con quadrati e
cubi o con triangoli e tetraedri.
In tal modo si ottengono il filtro di Sierpinski e la spugna di Menger.

42

J. L. Borges, Metamorfosi della tartaruga, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1980, p. 109.

50

Questi oggetti sono esempi di frattali e derivano, come abbiamo visto, da una delle versioni
del paradosso di Achille e la tartaruga.

Unaltra versione del paradosso di Zenone stata formulata da Lewis Carroll nel saggio del
1895 che si intitola appunto Ci che la Tartaruga disse ad Achille.
Lo scrittore immagina che, ad un certo punto, Achille abbia effettivamente raggiunto la
Tartaruga e che i due abbiano avuto la seguente conversazione:

Achille aveva raggiunto la Tartaruga e si era seduto comodamente sulla sua


corazza.
Cos lei arrivato alla fine del percorso? disse la Tartaruga. Anche se esso
realmente consisteva di una serie infinita di lunghezze? Mi pareva che qualche
bello spirito avesse dimostrato che la cosa non poteva essere fatta.
Pu essere fatta disse Achille. stata fatta! Solvitur ambulando. Vede, le
distanze diminuivano continuamente e quindi...
Ma se fossero aumentate continuamente? interruppe la Tartaruga. Allora che
sarebbe successo?
Allora non sarei stato qui replic con modestia Achille, - e lei a questora
avrebbe fatto parecchie volte il giro del mondo!
Lei mi confonde. Anzi, mi schiaccia disse la Tartaruga, - perch lei un peso
massimo, e questo certo! Bene. Le piacerebbe sentire la storia di una corsa che
quasi tutti immaginiamo di poter compiere in due o tre salti, mentre in realt
consiste di un numero infinito di passi, ognuno pi lungo del precedente?

51

Con grande piacere rispose il guerriero greco, mentre traeva dal suo elmo
(pochi guerrieri greci in quel tempo avevano tasche) un enorme quaderno di
appunti e una matita. Avanti! E parli lentamente, per piacere! La stenografia non
stata ancora inventata!
Ah, quella splendida Prima Proposizione di Euclide! mormor con aria
sognante la Tartaruga. Lei ammira Euclide?
Appassionatamente! Almeno quanto si pu ammirare un trattato che sar
pubblicato soltanto tra molti secoli!
Bene, adesso percorriamo un poco la dimostrazione di quella Prima
Proposizione, appena due passi, e la conclusione che se ne trae. Gentilmente
annoti tutte le proposizioni nel suo quaderno. E per poterci riferire a esse
comodamente, chiamiamole A, B e Z:
(A) Cose che sono uguali alla stessa cosa sono uguali fra loro.
(B) I due lati di questo triangolo sono cose che sono uguali alla stessa cosa.
(Z) I due lati di questo Triangolo sono uguali fra loro.
I lettori di Euclide concederanno, suppongo, che Z segue logicamente da A e B,
cosicch chi accetta A e B come vere deve accettare Z come vera.
Certamente! Anche uno scolaro di scuola media, appena le scuole medie saranno
inventate, ci che non accadr ancora per circa duemila anni, accetterebbe questo.
E se qualche lettore non avesse ancora accettato A e B come vere, potrebbe
ugualmente accettare come valida la successione delle proposizioni, suppongo.
Indubbiamente potrebbe esistere un lettore del genere. Egli potrebbe dire: Io
accetto come vera la Proposizione Ipotetica che, se A e B sono vere, allora Z deve
essere vera; ma non accetto A e B come vere. Un tale lettore farebbe bene ad
abbandonare Euclide e darsi allippica.
E non potrebbe anche esserci qualche lettore che dicesse: Accetto A e B come
vere, ma non accetto la Proposizione Ipotetica?
Certamente potrebbe esserci, e anche lui farebbe meglio a darsi allippica.
E nessuno di questi lettori continu la Tartaruga, si trova per ora nella
necessit logica di accettare Z?
Proprio cos assent Achille.
Stando cos le cose, desidero che lei consideri me come un lettore del secondo
tipo e che mi costringa ad accettare Z come vera.
Una tartaruga che si dia allippica sarebbe... stava cominciando Achille.

52

...unanomalia, naturalmente interruppe sbrigativamente la Tartaruga. Ma


non divaghi: pensi a Z. Prima occupiamoci di Z e poi ci daremo allippica!
Devo costringerla ad accettare Z, vero? disse Achille pensieroso. E la sua
posizione attuale che lei accetta A e B, ma non accetta la Proposizione
Ipotetica...
Chiamiamola C disse la Tartaruga.
...ma non accetta:
(C) Se A e B sono vere, Z deve essere vera.
Questa la mia posizione attuale disse la Tartaruga. Allora le devo chiedere
di accettare C.
Con piacere, appena lei lavr registrata nel suo quaderno. Cosaltro c in quel
quaderno?
Solo alcuni ricordi disse Achille sfogliando nervosamente le pagine. Ricordi
di... delle battaglie nelle quali mi sono distinto!
Rimangono molti fogli in bianco, vedo. Bene! Avremo bisogno di loro disse la
Tartaruga allegramente, mentre un brivido correva per la schiena di Achille. Ora
scriva quel che le detto:
(A) Cose che sono uguali alla stessa cosa sono uguali fra loro.
(B) I due lati di questo triangolo sono cose che sono uguali alla stessa cosa.
(C) Se A e B sono vere, Z deve essere vera.
(Z) I due lati di questo Triangolo sono uguali fra loro.
Dovrebbe chiamarla D, non Z disse Achille, perch viene subito dopo le altre
tre. Se lei accetta A, B e C, allora lei deve accettare Z.
Veramente? E perch?
Perch una loro conseguenza logica. Se A, B e C sono vere, Z deve essere
vera. Non vorr negare questo, voglio sperare?
Se A, B e C sono vere, Z deve essere vera ripet pensosamente la Tartaruga.
Questa unaltra Proposizione Ipotetica, non vero? E se non percepissi la sua
verit, potrei ancora accettare A, B e C senza accettare Z, non cos?
cos ammise leroe candidamente, sebbene una tale ottusit sarebbe
veramente fenomenale. Tuttavia la cosa possibile e le devo quindi chiedere di
ammettere ancora unaltra Proposizione Ipotetica.
Benissimo. Sono senzaltro disposta ad ammetterla, non appena lei lavr
registrata nel suo quaderno. Chiamiamola
(D) Se A, B e C sono vere, Z deve essere vera.

53

Scritto?
Scritto! rispose Achille raggiante, mentre deponeva la matita. E finalmente
siamo giunti alla fine di questa corsa ideale! Ora che lei accetta A, B, C e D,
accetta naturalmente anche Z.
Davvero? disse la Tartaruga con aria innocente. Cerchiamo di essere
assolutamente chiari: io accetto A, B, C e D, ma supponiamo che mi rifiuti ancora
di accettare Z?
In questo caso la Logica la prenderebbe per la gola e la costringerebbe ad
accettarla! rispose Achille in tono di trionfo. La Logica le direbbe: Lei non ha
vie di scampo. Ora che ha accettato A, B, C e D, lei deve accettare Z!. Non c
scelta.
Qualunque cosa la Logica abbia la cortesia di comunicarmi, vale certamente la
pena di registrarla nel suo quaderno disse la Tartaruga. Quindi, per piacere,
scriva:
(E) Se A, B, C e D sono vere, allora Z deve essere vera.
Finch io non ammetto questo, non ho alcun obbligo di accettare Z. Come vede, si
tratta di un passo assolutamente necessario.
Capisco disse Achille. E nella sua voce cera un velo di tristezza.

A questo punto il narratore, avendo faccende urgenti da sbrigare in banca, fu


costretto a lasciare la felice coppia e ripass di l solo alcuni mesi dopo. Achille
stava ancora seduto sulla corazza della tenace Tartaruga e stava scrivendo nel suo
quaderno, che sembrava ormai quasi pieno.
La Tartaruga stava dicendo: Ha scritto lultimo passo? Se non ho perso il conto,
siamo a mille e uno e ancora ce ne vorranno diversi milioni. E se non le dispiace,
come favore personale, considerando quale tesoro di cultura trarranno dal nostro
dialogo i logici del XIX secolo, la prego di accettare di cambiare il suo nome in
Torto-ruga, in base ad un gioco di parole che mia cugina la Finta Tartaruga far
allora.
Come le aggrada rispose stancamente il guerriero con toni di vuota
disperazione, mentre affondava il viso tra le mani. Purch lei, da parte sua,
accetti un gioco di parole che la Finta Tartaruga non le far mai, e cambi il suo
nome in A-chi-la-fai.

54

Con questo dialogo Carroll, analogamente agli scettici, mostra alcune difficolt allinterno
del ragionamento.
Il procedimento del ragionamento prevede che da certe premesse si giunga ad una
determinata conclusione, ma per operare correttamente bisogna conoscere la regola con cui si
passa dalle premesse alla conclusione e per adoperare correttamente tale regola, bisogna
conoscerne la metaregola, e cos via.
Questo problema si inserisce nella questione della distinzione tra linguaggio e
metalinguaggio, che abbiamo affrontato precedentemente.
Tale formulazione del paradosso risulta problematica poich la distanza tra la proposizione
ipotetica e la conclusione, anzich diminuire, come nel caso della distanza di Achille e la
tartaruga, aumenta allinfinito.

55

1.11 Soluzioni ai paradossi di Zenone

La soluzione pi intuitiva e grossolana dei due paradossi di Zenone contro il moto che
abbiamo considerato attribuita a Diogene di Sinope, del IV secolo a. C., esponente della
scuola cinica.
Egli ritenne che solvitur ambulando, si risolve camminando.
Se passiamo dal piano logico al piano empirico vediamo che il concetto di velocit relativa
consente ad un atleta di superarne un altro che si trova in vantaggio, sulla base della loro
differente velocit.
Tuttavia questa soluzione non mostra la fallacia dei paradossi di Zenone che abbiamo preso
in considerazione.

Aristotele, nella Fisica, contesta gli argomenti di Zenone contro il moto puntualizzando che
non solo lo spazio, ma anche il tempo infinitamente divisibile e quindi confuta Zenone per
aver contrapposto un tempo finito ad uno spazio infinito.

Analizziamo il passo di Aristotele:


Perci falsa lassunzione fatta nellargomento di Zenone, che in un tempo finito
impossibile attraversare infinite cose o toccare una ciascuna infinite cose.
Difatti, tanto la lunghezza quanto il tempo, e, in generale, ogni cosa continua si
dicono infiniti in due sensi, cio o relativamente alla divisione o per gli estremi.
Invero, in un tempo finito non possibile toccare cose infinite relativamente alla
quantit, ma possibile toccare cose infinite relativamente alla divisione, giacch
in questo senso anche il tempo stesso infinito.
Sicch risulta che nel tempo infinito, non nel tempo finito, che si attraversa
linfinito, e che con gli infiniti [momenti], non con i finiti, che si toccano infinite
cose.
(Fisica, 233a,21-30, traduzione di F, Repellini).43

possibile, quindi, percorrere uno spazio infinito in un tempo infinito.

43

V. Fano, I paradossi di Zenone, Carocci editore, Torino, 2012, p. 23.

56

Successivamente Aristotele stabilisce una differenza fondamentale tra linfinito attuale e


linfinito potenziale, cio linfinto in atto e linfinito in potenza.

Consideriamo il passo in cui espone questi concetti:

Allo stesso modo si deve replicare a chi, riprendendo largomento di Zenone,


domanda se ammettiamo che la met debba essere attraversata ogni volta, e che
queste met sono infinite, e che quindi impossibile aver attraversato infinite
cose; oppure ad alcuni che domandano in modo diverso, assumendo che insieme al
percorrere la met si ha da contare una ciascuna ogni met che anteriormente si
genera, sicch, una volta attraversata lintera linea, risulta che si contato un
numero infinito; e su questo, c accordo che impossibile.
Invero, nelle prime discussioni sul movimento abbiamo dato una soluzione
dellaporia, basandoci sul fatto che il tempo ha in s stesso infinite [parti]; infatti,
non c nulla di assurdo nellassumere che in un tempo infinito si attraversano
infinite [parti]: linfinito inerisce allo stesso modo alla lunghezza e al tempo.
Ma questa soluzione s sufficiente per rispondere a chi fa quelle domande
(giacch la questione era se possibile attraversare o contare in un tempo finito
infinite [parti]), per non sufficiente riguardo alla cosa e alla verit.
Infatti, se uno lascia da parte la lunghezza e la questione se possibile attraversare
in un tempo infinito infinite [parti], e studia queste questioni riguardo al tempo
stesso (giacch il tempo contiene infinite divisioni), allora questa soluzione non
sar pi sufficiente; si deve invece asserire il vero, quello che abbiamo enunciato
subito sopra.
Se si divide la linea continua in due met, ci si serve di un solo punto come di due;
infatti, ne facciamo un inizio e una fine; cos fa sia chi conta sia chi divide in met.
Se si divide cos, non saranno continui n la linea n il movimento.
Infatti, il movimento continuo di un continuo, e in ci che continuo sono
presenti s infinite met, per non in atto, bens in potenza.
Se si pongono met in atto, non si produrr un movimento continuo, bens si
produrr arresto: proprio questo chiaro che risulta nel caso di chi conti le met,
giacch gli necessario contare un solo punto come due; infatti, esso sar la fine di
una met e linizio dellaltra, qualora non si conti la linea continua come una, ma
come due met.

57

Sicch a chi domanda se possibile attraversare infinite (parti) o nel tempo o nella
lunghezza, si deve rispondere che in un senso possibile, in un senso no.
Se sono infinite in atto, non possibile, se sono in potenza, possibile.
Infatti, chi si muove in modo continuo ha attraversato per accidente infinite (parti),
ma in senso assoluto no: accidentale per la linea essere infinite met, ma altro
la sostanza e lessere della linea.
(Fisica, 263a4-b9; traduzione di F. Repellini).44

Solo allinterno dellinfinito attuale il moto impossibile, poich interrotto da una serie
infinita di arresti, ma nellinfinito potenziale il moto possibile, poich larresto solo in
potenza e non in atto.
La filosofia greca si mantenne nei limiti dellinfinito potenziale, trascurando linfinito attuale,
che sar poi considerato dalla futura teoria degli insiemi.
La soluzione aristotelica interessante poich non si limita ad affermare che anche il tempo,
e non solo lo spazio, infinitamente divisibile, ma si interroga sul concetto di tempo e sulla
natura della sua infinita divisibilit.
Infinitamente divisibile o una possibilit ipotetica o un dato di fatto.
Nel primo caso il paradosso non si pone, la possibilit ipotetica di unazione o di una
propriet non implica che tale azione accada o che tale propriet si manifesti.
Nel secondo caso, invece, linfinitamente divisibile in atto, quindi larresto avviene davvero
e rappresenta un ostacolo concreto al moto di un corpo X che intende percorrere il tratto dal
punto A al punto B.

I concetti di potenza e atto, tipici della teoria aristotelica, non sono adoperati dalla scienza
moderna e contemporanea.
Al loro posto possiamo considerare i concetti di staccato-run e legato-run.

La distinzione fra divisione infinita in atto e in potenza stata in un certo senso


resa con precisione da Grnbaum mediante la contrapposizione fra staccato-run e
legato-run.
Il primo funziona cos: il corpo C per andare da a a b, che distano 1 m luno
dallaltro, impiega, come sappiamo, 1 s; proviamo a immaginare che il moto di C

44

Ivi, p. 24.

58

sia cos strutturato: nel primo quarto di secondo percorre mezzo metro, poi sta
fermo un quarto di secondo; nellottavo di secondo successivo percorre un quarto
di metro e poi sta fermo un ottavo di secondo e cos via. chiaro che in questo
caso C percorre un numero infinito di intervalli di spazio staccati luno dallaltro,
cio direbbe Aristotele in entelechia (in atto).
Il legato-run, invece, il percorso senza interruzioni. Per esso il problema non si
pone neanche, perch di fatto si tratta di un unico moto.45

Grnbaum, dunque, attualizza i concetti aristotelici di potenza ed atto.

Il vero risolutore dei paradossi di Zenone stato Gregorio da San Vincenzo che nel 1647
mostr la convergenza di una serie infinita in un risultato finito.
Nel trattato Quadratura circuli, del 1647, mostr che una somma infinita di termini non nulli
converge, infine, in un valore finito.
Applicando tale ragionamento al paradosso della dicotomia e di Achille e la tartaruga
avremo:

1 1 1 1
1

... 1
2 4 8 16 32

La somma infinita delle tappe che Achille dovr percorrere per raggiungere la tartaruga ha,
infine, un risultato finito.
Pertanto Achille, annullando progressivamente per quanto minimamente la distanza tra s e la
tartaruga, riuscir a raggiungerla in un luogo e in un tempo determinati.

In questo capitolo abbiamo analizzato la struttura dei paradossi ed abbiamo focalizzato


lattenzione sul paradosso del mentitore e sui paradossi di Zenone contro il moto.
Abbiamo scelto proprio questi paradossi poich alla base del mentitore, come abbiamo messo
in evidenza, c lautoreferenzialit, mentre alla base dei paradossi di Zenone c il regresso
allinfinito.
Nonostante in ambito logico tali paradossi siano stati risolti, in ambito letterario ed artistico
possibile scorgerne il valore euristico ed indagarne le interessanti implicazioni surreali.
45

Ivi, p. 27.

59

Capitolo 2
Autoreferenzialit e regresso allinfinito in letteratura e in arte

2.1 Autoreferenzialit tra letteratura ed arte


In questo paragrafo considereremo il carattere dellautoreferenzialit allinterno della
letteratura e dellarte nellanalisi di romanzi e di quadri che contengono paradossi.
Ricorsivit e regresso allinfinito sono espressi letterariamente nei termini di mise in abyme,
dal francese collocato nellinfinito, nelle forme di un racconto nel racconto, di un sogno
nel sogno, di una parte posta allinterno di se stessa, allinfinito.
Autoreferenzialit, ricorsivit e regresso allinfinito sono espressi anche artisticamente in
opere darte che rappresentano mondi impossibili, ossia mondi in cui e coesistono.

Il tradimento delle immagini, del 1929, del surrealista Ren Magritte, pu essere considerata
una trasposizione artistica dellautoreferenzialit.
Il quadro raffigura una pipa, sotto cui c scritto: Ceci nest pas une pipe.
Quindi il quadro mente?
La frase dice il vero poich limmagine della pipa non la pipa stessa.

60

Bisogna tener conto della differenza tra la rappresentazione delloggetto e loggetto stesso,
che viene rappresentato.
Magritte mette in evidenza il nesso problematico tra immagine e percezione, mostrando un
paradosso controintuitivo.

Nel disegno Mani che si disegnano, litografia del 1948, Maurits Cornelis Escher esprime
artisticamente lautoreferenzialit:

Lopera rappresenta due mani che disegnano se stesse su di un foglio di carta fissato ad un
tavolo da disegno per mezzo di puntine.

61

Possiamo percepire la suggestione di un disegno che si disegna, limpossibilit di distinguere


linizio e la fine del processo, la contemporaneit di eventi opposti appartenenti a differenti
momenti temporali.
la mano destra che disegna la sinistra o viceversa?
Non possibile risolvere il paradosso, poich il disegno basato sul circolo vizioso
dellautoreferenzialit.
Altro elemento contraddittorio il contrasto tra la tridimensionalit delle mani e la
bidimensionalit dei polsini delle camicie e di parte del polso.

Se una mano disegna una mano e se questa seconda mano, contemporaneamente,


occupata, con molto zelo, a disegnare la prima mano e se tutto questo viene
rappresentato su un pezzo di carta fissato con puntine su una tavola da disegno... e
se, oltre tutto, poi, linsieme nuovamente disegnato, si ha certamente il diritto di
parlare di un tipo di iperillusione.
Disegnare infatti illusione: siamo convinti di vedere un mondo tridimensionale,
quando il foglio da disegno invece soltanto bidimensionale.46

Come abbiamo accennato in precedenza, Escher, per il suo stile impostato sulle illusioni
ottiche, sul regresso allinfinito, sullautoreferenzialit e sulla costruzione di mondi
impossibili, considerato lartista dei paradossi.

Una versione letteraria del paradosso del mentitore rintracciabile nel Don Chisciotte di
Miguel de Cervantes:

Quando Sancio Panza era governatore di Barataria, il primo affare che gli capit fu
una domanda che gli fece un forestiero alla presenza del maggiordomo e di tutti gli
altri ministri.
E la domanda fu questa:
Signore, un largo fiume divideva due province di un medesimo Stato.
Stia bene attenta la Signoria Vostra, perch il caso di grande importanza e un po
difficile.

46

B. Ernst, Lo specchio magico di M. C. ESCHER, Taschen, Kln, 2007, p. 30.

62

Dico dunque che sopra a questo fiume cera un ponte, e in cima a questo ponte una
forca e un tribunale, dove di solito stavano quattro giudici, che giudicavano
secondo la legge fatta dal padrone del fiume, del ponte e dello Stato.
La qual legge era cos formulata:
Se uno passa su questo ponte da una riva allaltra, deve prima dichiarare con
giuramento dove va e quel che va a fare.
Se giura il vero, sia lasciato passare.
Ma se mente, sia impiccato sulla forca qui innalzata, senza alcuna remissione.
Conosciuta questa legge e la rigorosa condizione, molti passavano lo stesso,
perch dopo che sera riscontrato che quanto dichiaravano sotto giuramento era
perfettamente vero, i giudici li lasciavano passare liberamente.
Ora, accadde una volta che un tale, invitato a giurare, giur e disse: Giuro che
passo di qui per andare a morire su quella forca laggi, e non per altra ragione.
I giudici rifletterono sul giuramento, e dissero: Se questuomo lo lasciamo
passare liberamente, ha giurato il falso, e secondo la legge deve morire. Ma se
limpicchiamo, siccome egli ha giurato che passava per andare a morire su quella
forca, allora ha detto la verit, deve essere lasciato libero.
Ora, si domanda alla Signoria Vostra, signor governatore, che cosa faranno i
giudici di questuomo?
Poich essi sono ancora l, incerti e dubbiosi.
Siccome son venuti a conoscere lacuta ed elevata intelligenza della Signoria
Vostra, mi hanno inviato a supplicarla da parte loro a voler dare il suo parere in un
caso cos intricato e dubbio.
Quei signori avrebbero potuto risparmiarsi lincomodo, rispose Sancio perch
io son uomo pi rozzo che fino. Tuttavia, ripetetemi il caso, in maniera che lo
intenda bene, e chiss che non possa dar nel segno.
Linviato ripet unaltra volta, e poi unaltra ancora, il racconto, e Sancio
finalmente disse:
A parer mio, questo caso si risolve in due battute, e precisamente cos.
Quelluomo giura che passa per andare a morire sulla forca, non vero?
E se egli ci muore veramente, avr detta la verit, e in virt della legge merita
desser lasciato libero e di passare il ponte.
Ma se non limpiccano, egli avr spergiurato e, sempre in virt della medesima
legge, meriter desser appeso alla forca. Non cos?

63

Benissimo, rispose il messaggero. Ella, signor governatore, ha interamente


capito come stanno le cose, e non c pi alcun dubbio, n pi nulla da
domandare.
Ebbene, replic Sancio, la mia opinione che, di quelluomo, la parte che ha
detto la verit si debba lasciar passare, e quella che ha mentito sia impiccata.
Cos saranno letteralmente rispettate le condizioni del passaggio.
Ma signor governatore, replic laltro, allora bisognerebbe dividere
quelluomo in due parti, la sincera e la bugiarda.
E se si dividesse per davvero, bisognerebbe che morisse per forza.
E quindi non si otterrebbe nulla di quello che esige la legge, e che deve essere
inesorabilmente eseguito.
Oh, sentite un po, bravuomo! riprese Sancio. Questo passeggero di cui mi
parlate, o io son una bestia, o tanto giusto che muoia, come che viva e passi il
ponte. Perch se la verit lo salva, la menzogna lo condanna.
E quindi il mio parere che rispondiate a quei signori che vi hanno mandato, che
siccome le ragioni di condanna e di assoluzione qui si bilanciano, lo lascin passare
liberamente, perch sempre meglio fare del bene che del male.
E questo lo sottoscriverei di mio pugno, se sapessi firmare.
Ma, a dire il vero, in questo caso non ho parlato di mia testa.
Bens, m tornato in mente un avvertimento che insieme con molti altri mi dette il
signor Don Chisciotte, la sera avanti che partissi per venire a prendere il governo
di questisola.
E lavvertimento fu che, quando la giustizia non fosse chiara, mi piegassi e mi
appigliassi alla misericordia.
Dio ha voluto che in questo momento me ne ricordassi, perch qui lavvertimento
calza come un guanto.
Oh, si! disse il maggiordomo. E per conto mio credo che lo stesso Licurgo,
che dette leggi agli Spartani, non avrebbe potuto dare miglior sentenza di quella
che ha data il gran Sancio.47

A questo caso giuridico paradossale viene data una soluzione morale, pratica, che,
rinunciando a risolvere il problema con armi logiche o giuridiche, fa appello alla buona
condotta umana, che dovrebbe tendere al bene.

47

M. de Cervantes, Don Chisciotte, trad. it. di F. Carlesi, Mondadori, Milano, 1974, pp. 1023-1025.

64

Tale paradosso del ponte simile a quello del coccodrillo, riportato da Diogene Laerzio che
abbiamo analizzato nel capitolo precedente ed infatti i due hanno in comune la preveggenza
del futuro, il tentativo di indovinare o di assicurare ci che accadr.
paradossale la pretesa di infallibile attendibilit di ci che si premedita di fare o che sia
fatto da altri.
La mamma del bambino cerca di indovinare ci che potrebbe fare il coccodrillo, facendo un
calcolo delle probabilit, ma non ne ha la certezza, n la potrebbe avere, in quanto
impossibile prevedere il futuro.
In maniera analoga il passante, provocatoriamente, dice che il suo scopo quello di essere
impiccato sulla forca, ma non pu prevedere la reazione dei giudici.
La scommessa e il calcolo delle probabilit diventano paradossali allorch si pretende,
attraverso essi, di giungere alla certezza, alla verit, alla legge.
La presenza di paradossi nella legge costituisce un serio problema poich non sempre si
intimati a seguire il saggio consiglio che Don Chisciotte diede a Sancio Panza.

In letteratura la violazione del principio di non contraddizione da parte dellautoreferenzialit


pu suggerire interessanti situazioni politiche surreali.
Nel romanzo 1984 di George Orwell, il protagonista, Winston Smith, tenta di ribellarsi ad
una societ fondata sulla paura, sullodio e sulla schiavit, controllata da un partito che spia
continuamente i suoi sudditi, che cambia continuamente il passato e che agisce attraverso il
concetto di bipensiero, secondo il quale due concetti opposti coesistono insieme, sulla base
del consapevole autoinganno che ogni cittadino deve effettuare spontaneamente.

Il bipensiero implica la capacit di accogliere simultaneamente nella propria mente


due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe.
Lintellettuale di Partito sa in che modo vanno trattati i suoi ricordi. Sa quindi di
essere impegnato in una manipolazione della realt, e tuttavia la pratica del
bipensiero fa s che egli creda che la realt non venga violata.
Un simile procedimento deve essere conscio, altrimenti non potrebbe essere
applicato con sufficiente precisione, ma al tempo stesso ha da essere inconscio,
altrimenti produrrebbe una sensazione di falso e quindi un senso di colpa.
Il bipensiero lanima del Socing, perch lazione fondamentale del Partito
consiste nel fare uso di una forma consapevole di inganno, conservando al tempo

65

stesso quella fermezza di intenti che si accompagna alla pi totale sincerit.


Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero,
dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta
che ci si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dalloblio per tutto il
tempo che serva, negare lesistenza di una realt oggettiva e al tempo stesso
prendere atto di quella stessa realt che si nega, tutto ci assolutamente
impensabile. Perfino quando si usa la parola bipensiero necessario ricorrere al
bipensiero. Nel farne uso, infatti, si ammette di manipolare la realt, ma con un
novello colpo di bipensiero si cancella questa consapevolezza, e cos via,
allinfinito, con la menzogna in costante posizione di vantaggio rispetto alla verit.
In fin dei conti, per mezzo del bipensiero che il Partito riuscito (e, per quanto
ne sappiamo, una simile impresa potrebbe andare avanti per migliaia danni) ad
arrestare il corso della Storia.48

Dunque lo slogan di una societ in cui vige il principio di contraddizione :

LA GUERRA PACE
LA LIBERT SCHIAVIT
LIGNORANZA FORZA49

48
49

G. Orwell, 1984, Oscar Mondadori, Milano, 2010, p. 220.


Ivi, p. 8.

66

2.2 Regresso allinfinito tra letteratura ed arte


Consideriamo ora il regresso allinfinito allinterno della letteratura e dellarte, intendendolo,
in letteratura, come un supercompito e, in arte, come tentativo di rappresentare artisticamente
linfinito.

Tristam Shandy, protagonista del romanzo di Laurence Sterne Vita e Opinioni di Tristam
Shandy, gentiluomo, del 1761, si imbatte in un supercompito proponendosi lo scopo di
scrivere la propria autobiografia:

Questo mese sono un intero anno pi vecchio di quantero a questepoca dodici


mesi fa.
Essendo arrivato, come potete vedere, quasi a met del mio quarto volume, ma non
oltre il primo giorno della mia vita, questo dimostra che ho trecentosessantaquattro
giorni in pi da scrivere ora, di quando ho iniziato.
Cos che, invece di avanzare nel mio lavoro come qualunque altro scrittore, mi
ritrovo al contrario in ritardo di altrettanti volumi.
Se ogni giorno della mia vita fosse cos denso (e forse che no?), e gli eventi e le
considerazioni su di esso richiedessero altrettante descrizioni (e perch mai non
dovrebbero?), a questo ritmo vivrei 364 volte pi veloce di quanto possa scrivere.
Ne consegue, se permettete, che pi scrivo e pi avr da scrivere; di conseguenza,
pi lorsignori leggono, pi avranno da leggere.
Quanto alla proposta di scrivere dodici volumi allanno, o un volume al mese, non
modifica in nessun modo le mie prospettive: per quanto io scriva, e per quanto
tagli corto secondo il consiglio di Orazio, non mi raggiunger mai.
Arrivato allultimo pizzico, alla peggio mi rimarr un giorno nella penna: ma un
giorno basta per due volumi, e due volumi per un anno.50

Lo scrittore si accorge che vive 364 volte pi veloce di quanto pu scrivere, poich la
descrizione di un singolo giorno, densa com di digressioni e considerazioni, lo occupa un
intero anno.

50

L. Sterne, Vita e Opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo, Bur Biblioteca Universale Rizzoli, 2002, (IV, 13).

67

Dunque limpresa di scrivere la propria autobiografia impossibile, lautore si trover


sempre in ritardo e pi vive pi ha da scrivere.

Un altro supercompito reso letterariamente da Franz Kafka, ritenuto scrittore di racconti


paradossali in quanto i protagonisti delle sue opere, emulando un affaccendato Achille, si
trovano dinnanzi ad una serie infinita (e non convergente) di problemi ed intrighi da dover
risolvere.
Consideriamo il racconto Un messaggio dellimperatore del 1917:

Limperatore cos si racconta ha inviato a te, a un singolo, un misero suddito,


minima ombra sperduta nella pi lontana delle lontananze dal sole imperiale,
proprio a te limperatore ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto
inginocchiare il messaggero al letto, sussurrandogli il messaggio allorecchio; e gli
premeva tanto che se l fatto ripetere allorecchio. Con un cenno del capo ha
confermato lesattezza di quel che gli veniva detto. E dinanzi a tutti coloro che
assistevano alla sua morte (tutte le pareti che lo impediscono vengono abbattute e
sugli scaloni che si levano alti e ampi sono disposti i grandi del regno), dinanzi a
tutti loro ha congedato il messaggero. Questi s messo subito in moto; un uomo
robusto, instancabile; manovrando or con luno or con laltro braccio si fa strada
nella folla; se lo si ostacola, accenna al petto su cui segnato il sole, e procede
cos pi facilmente di chiunque altro. Ma la folla cos enorme; e le sue dimore
non hanno fine. Se avesse via libera, allaperto, come volerebbe!, e presto
ascolteresti i magnifici colpi della sua mano alla tua porta. Ma invece si stanca
inutilmente!, ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo pi interno; non
riuscir mai a superarle; e anche se gli riuscisse non servirebbe a nulla; dovrebbe
aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non servirebbe a
nulla; c ancora da attraversare tutti i cortili; dietro a loro il secondo palazzo, e
cos via per millenni; e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dellultima porta
ma questo mai e poi mai potr avvenire c tutta la citt imperiale di fronte a lui,
il centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti. Nessuno riesce a passare di l, e
tanto meno con il messaggio di un morto.
Ma tu sta alla finestra e ne sogni, quando giunge la sera.51

51

F. Kafka, Eine kaiserliche Botschaft, in Ein Laudarzt, 1917 [trad. i. di R. Paoli, Un messaggio
dellimperatore, in Un medico di campagna, Mondadori, Milano, 1970, pp. 250-251.

68

Linstancabile messaggero non riuscir mai a raggiungere il destinatario del messaggio


dellimperatore, cos come, nel paradosso di Zenone, Achille non riuscir mai a raggiungere
la tartaruga.

Jorge Luis Borges, nellartificio La morte e la bussola del 1943, descrive il paradosso di
Achille e la tartaruga come un labirinto fatto di una sola linea retta:

Nel suo labirinto, disse alla fine, ci sono tre linee di troppo.
Io so di un labirinto greco che una linea unica, retta.
In questa linea si sono perduti tanti filosofi che ben vi si potr perdere un mero
detective.
Scharlach, quando in un altro avatar lei mi dar la caccia, finga (o commetta) un
delitto in A; quindi un secondo delitto in B, a otto chilometri da A; quindi un terzo
delitto in C, a quattro chilometri da A e B, a met strada tra i due.
E mi aspetti poi in D, a due chilometri da A e da C, di nuovo a met strada.
Mi uccida in D come ora sta per uccidermi in Triste-le-Roy.
Per questaltra volta, rispose Scharlach, le prometto questo labirinto
invisibile, incessante, di una sola linea retta.52

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, come mostreremo in maniera pi approfondita nei
paragrafi successivi, inserisce alcuni paradossi nei sui racconti, specie nella forma del
regresso allinfinito, da cui si dischiudono tenui labirinti allinterno del tempo.

In arte il regresso allinfinito stato rappresentato visivamente da Escher, che ha dedicato


unintera serie di opere alla trattazione dellinfinito.
In un articolo del 1959 Escher motiva la sua scelta tematica in questo modo:

Luomo incapace di immaginare che, in qualche punto al di l delle stelle pi


lontane nel cielo notturno, lo spazio possa avere fine, un limite oltre il quale non
c che il nulla. Il concetto di vuoto ha per noi un certo significato, perch
possiamo almeno visualizzare uno spazio vuoto, ma il nulla, nel senso di senza
spazio, al di l delle nostre capacit di immaginazione.

52

J. L. Borges, Finzioni, Einaudi, Torino, 1955, p. 131.

69

per questo che da quando luomo venuto a giacere, sedere, stare in piedi, a
strisciare e camminare sulla terra, a navigare, cavalcare e volare sopra di essa (e
lontano da essa), ci siamo aggrappati a illusioni, ad un al di l, ad un purgatorio, un
cielo e un inferno, ad una rinascita o a un nirvana, che esistono tutti eternamente
nel tempo e interminabilmente nello spazio.

La divisione regolare del piano, detta anche tassellazione, linsieme di forme chiuse che
ricoprono completamente il piano, senza lasciare spazi vuoti e senza sovrapporsi ed uno
stile molto usato da Escher.
Nella litografia Divisione regolare del piano, del 1958, Escher ha mostrato visivamente
lincessante procedimento al limite.
Lartista ha diviso lo spazio in triangoli rettangoli isosceli, costruendo, sullipotenusa di
ciascuno, altri due triangoli rettangoli isosceli adiacenti, che, dallalto verso il basso,
rimpiccioliscono allinfinito, e pare che ricalchi i valori della serie infinita di termini positivi
proposta da Gregorio da San Vincenzo per la soluzione del paradosso di Achille e la
tartaruga.
In ogni triangolo Escher ha disegnato delle lucertole che rimpiccioliscono senza fine,
diventando quasi invisibili miniature e dando la percezione di un processo infinito.
In questi suoi lavori Escher aveva intenzione di rappresentare linfinito.

70

71

Nella silografia Sempre pi piccolo, del 1956, Escher, partendo dai quattro lati del quadrato
verso il centro, mostra lincessante rimpicciolire di figure ricorsive, anche in questo caso
lucertole, imprigionate in triangoli rettangoli isosceli, seguendo il procedimento dellopera
precedente e realizzando la percezione del regresso allinfinito.

72

Tra le opere di Escher dedicate al tema dellinfinito, le pi riuscite sono quelle che
sostituiscono il cerchio al quadrato.
Tra queste la migliore la silografia Limite del cerchio III, del 1959.

73

Escher descrive cos questa composizione:

Nella silografia a colori Limite del cerchio III sono state eliminate del tutto le
imperfezioni di Limite del cerchio I.
Si hanno ancora soltanto gruppi di traffico scorrevole, tutti i pesci che
appartengono a un insieme e hanno lo stesso colore e nuotano uno dietro laltro
testa-coda da un margine allaltro, lungo un binario circolare.
Pi si avvicinano al centro, pi diventano grossi. Fu necessario usare quattro
colori, perch ciascuna fila potesse differenziarsi con chiarezza dallambiente
circostante. Cos come tutte queste file di pesci che salgono verticali da lontananze
infinite, come razzi, dalla circonferenza e di nuovo ci ripiombano, non una sola
componente raggiunge mai il confine, poich al di l vi il nulla assoluto.

Il regresso allinfinito, in arte, pu essere rappresentato suggerendo linfinitamente divisibile,


cos come infinitamente divisibile lo spazio tra il punto A e il punto B.

74

2.3 Racconto nel racconto


Ricorsivit e regresso allinfinito, come gi accennato, si presentano in letteratura come un
racconto allinterno di un racconto, un sogno allinterno di un sogno.
Una parte si ripete nel tutto, dando vita ad un processo circolare, un diallele, che innesca il
meccanismo del regresso allinfinito.

Considereremo sia gli esempi di ricorsivit su di un solo livello, autoreferenziali per cos dire,
in cui la ripetizione della parte nel tutto non sfocia in un regresso allinfinito, ma contenuta
in una metacornice narrativa; sia gli esempi tipicamente ricorsivi, in cui la ripetizione procede
allinfinito.
Ricordiamo che il tema della ricorsivit in letteratura prende il nome di mise en abyme,
collocato nellabisso.

Un tipico diallele letterario basato sul regressuss in infinitum stato proposto da John Bart
nel 1969 e sembra riprendere un episodio delle Mille e una Notte in cui la regina Shahrazd
sta per raccontare proprio la storia delle Mille e una Notte, rischiando di ripetere tutto il
racconto da capo e allinfinito:

Cera una volta una storia che iniziava con: Cera una volta una storia che iniziava
con: Cera una volta una storia che iniziava con: Cera una volta una storia che
iniziava con: Cera una volta una storia che iniziava con...53

Un racconto che, ad un certo punto, comincia a raccontare di se stesso riprendendo dallinizio


della storia, continuando allinfinito.

53

J. Bart, Frame tale, in Lost in the funhouse, Grosset and Dunlap, 1969.

75

In questopera di Mautits Cornelis Escher, intitolata Galleria di stampe, del 1956, presente
la ricorsivit, poich una parte del dipinto si ripete allinterno di se stesso.
La litografia rappresenta un ragazzo che osserva un quadro di un porto marino mediterraneo
in una galleria darte.
Facendo scorrere lo sguardo da sinistra verso destra, osservando gli edifici del molo nel
quadro, losservatore si accorge che in basso presente la stessa galleria in cui egli stesso si
trova.
Al centro dellopera un tondo bianco riporta il monogramma e la firma di Escher.

76

Il quadro costruito su una curva ellittica e contiene una copia di se stesso, ruotata in senso
orario di 157.6255960832 gradi e diminuita in scala con un coefficiente di
22.5836845286

In alcuni casi lautoreferenzialit, ossia il parlare di se stessi allinterno della stessa cornice
semantica, non procede allinfinito, ma crea tuttavia paradossi.

Miguel de Cervantes, nella seconda parte del suo celebre romanzo Don Chisciotte, pubblicata
nel 1615, con lo scopo di denigrare lo scrittore apocrifo Alonso Fernndez de Avellaneda che
aveva fatto circolare una falsa versione della seconda parte del romanzo nellanno
precedente, spacciandola per vera, fa discutere la questione del carattere apocrifo del
romanzo direttamente ai personaggi del romanzo, allinterno del romanzo stesso.

Frattanto parvegli di sentir a dire da una stanza divisa dalla sua soltanto da un
muro di mezza pietra: Per la vita di vossignoria, signor don Geronimo, che
mentre ci recano la cena, vogliamo leggere un altro capitolo della seconda Parte
del don Chisciotte della Mancia.
Appena che don Chisciotte sent proferire il suo nome, rizzossi in piedi, e con gli
orecchi tesi ascoltando di che si trattasse, ud che quel tale don Geronimo
rispondeva: E perch vuole, vossignoria, signor don Giovanni che leggiamo
questi spropositi? Quegli che ha letto la prima Parte dell'istoria di don Chisciotte
della Mancia non pu certamente dilettarsi della lettura della seconda.
Con tutto ci, rispondeva don Giovanni, non sar male di leggerla, che non vi
libro tanto cattivo che non contenga qualche cosa di buono: quello che mi dispiace
si che si scopre nella seconda Parte don Chisciotte gi disinnamorato di Dulcinea
del Toboso.
Don Chisciotte udendo questo, pieno d'ira e di dispetto, alz la voce e disse: Se
vi chi dice che don Chisciotte della Mancia si sia dimenticato o possa
dimenticarsi di Dulcinea del Toboso, io gli prover con armi eguali che va
lontanissimo dalla verit; n la senza pari Dulcinea del Toboso pu essere
dimenticata, n in don Chisciotte pu capire obblivione; la costanza la sua
insegna, sua professione una memoria gelosa e soave, e non pu essere obbligato
a far forza a se stesso.
Chi che ci risponde? fu inteso dire dall'altra stanza.

77

E chi altri pu essere, Sancio soggiunse, fuorch lo stesso don Chisciotte della
Mancia che manterr quanto ha detto e quanto sar per dire ch al buon pagatore
non dolgono i pegni.54

Don Chisciotte e Sancio Panza si ritrovano ad indignarsi per le presunte avventure che
avrebbero compiuto i loro alter ego, inventati da uno scrittore impostore.
paradossale che due personaggi di un romanzo discorrano di critica letteraria, contestino la
falsit della versione che circola sulla loro terza avventura, ma accettino di buon grado
lesistenza della prima parte del romanzo Don Chisciotte, come se anche nella vita reale fosse
possibile scoprire che girano romanzi sul proprio conto, in cui si narrano le proprie vicende,
con minuzia di dettagli.
chiaro che Miguel de Cervantes utilizza questo stratagemma per denigrare e smascherare lo
scrittore che ha diffuso una seconda parte del Don Chisciotte senza averne lautorit e la
situazione che ne deriva davvero paradossale.

Allo stesso modo, nel romanzo Nebbia del 1914 dello scrittore Miguel de Unamuno, il
protagonista Augusto Prez si ritrova a discutere con il suo autore, Miguel de Unamuno in
persona, riguardo la propria esistenza.
Quella tempesta nellanima di Augusto si plac, volgendo in una calma terribile,
con la decisione di suicidarsi.
Voleva farla finita con quel se stesso che era fonte di tutte le sue disgrazie.
Ma prima di portare a compimento il suo proposito, come un naufrago che si
aggrappa a una fragile tavola, ebbe lidea di consultarsi con me, che sono lautore
di questa storia.
Augusto aveva letto un mio saggio nel quale, anche se di sfuggita, parlavo del
suicidio, e pare che gli avesse fatto una tale impressione, come anche altre cose da
me scritte, che non volle lasciare questo mondo senza avermi conosciuto, senza
aver conversato almeno un poco con me. Cos si mise in viaggio e venne qui, a
Salamanca, dove vivo da pi di ventanni, per farmi visita.
Quando mi annunciarono il suo arrivo sorrisi enigmaticamente e dissi di farlo
accomodare nel mio studio-biblioteca. Egli entr come un fantasma, guard un

54

M. de Cervantes, Don Chisciotte, Mondadori, Milano, 1998, p. 1091.

78

mio ritratto dipinto a olio che custodisce i libri della mia biblioteca, e a un mio
gesto si sedette, di fronte a me.
Cominci col parlarmi dei miei lavori letterari o pi o meno filosofici,
dimostrando di conoscerli piuttosto bene, il che non manc, sintende!, di
lusingarmi, e subito dopo prese a raccontarmi la sua vita e le sue disavventure.
Lo interruppi dicendogli di risparmiarsi quella fatica, perch delle vicissitudini
della sua vita ne sapevo almeno quanto lui, e glielo dimostrai citandogli i pi
intimi dettagli, anche quelli che lui considerava pi segreti.
Mi guard con vero e proprio terrore, come chi si trova di fronte a un essere
incredibile; mi parve che cambiasse colore, che si modificassero i suoi lineamenti,
e che addirittura tremasse. Lavevo davvero stregato.
Non posso crederci!, ripeteva. Non posso crederci! Se non lo vedessi con
questi occhi, penserei che tutta una menzogna... Non so pi se sono sveglio o se
sogno....
Lei non sveglio, e non sogna neppure, gli risposi.
Non riesco a spiegarmelo... non riesco a spiegarmelo, aggiunse. Ma visto che a
quanto pare lei sa di me almeno quanto ne so io, forse gi immagina le mie
intenzioni....
Si, gli dissi. Tu, e sottolineai quel tu con tono autoritario, tu, oppresso dalle
tue disgrazie, hai concepito la diabolica idea di suicidarti, e prima di farlo, spinto
da qualcosa che hai letto in uno dei miei ultimi saggi, sei venuto a chiedermi un
parere.
Il poveruomo tremava come un ossesso, guardandomi come se fosse posseduto
dal demonio. Cerc di alzarsi in piedi, forse per scappare via da me; ma non ne era
in grado. Non era pi padrone delle proprie forze.
Non ti muovere!, gli ordinai.
che... che..., balbett.
che tu non puoi suicidarti, anche se lo vuoi.
Come?, esclam, vedendosi negato e contraddetto in quel modo.
Si. Qual la condizione necessaria perch un uomo possa uccidere se stesso?,
gli domandai.
Che abbia il coraggio di farlo, mi rispose.
No, gli dissi, che sia vivo!.
naturale!.
E tu non sei vivo!.

79

Come sarebbe che non sono vivo? Allora sono morto?; e cominci, senza
rendersene conto, a toccarsi.
Ma no, accidenti, no!, gli risposi. Prima ti ho detto che non eri sveglio, e che
non stavi nemmeno sognando, e adesso ti dico che non sei n vivo n morto.
Santo Cielo, mi vuol spiegare una volta per tutte che storia questa? Si spieghi,
la prego!, mi supplic costernato. Perch stasera ho visto e ho sentito tante di
quelle cose assurde, che ho paura di diventare matto.
Va bene: la verit , mio caro Augusto, gli dissi col tono pi dolce che mi fu
possibile, che non puoi ucciderti, perch non sei vivo, e che non sei vivo, e
nemmeno morto, perch in realt non esisti....
Come non esisto?!, esclam.
No: esisti solo come entit immaginaria; tu, povero Augusto, non sei altro che un
prodotto della mia fantasia e di quella dei miei lettori che leggeranno il resoconto
da me scritto delle tue avventure e disgrazie letterarie; tu non sei altro che il
personaggio di un romanzo, o di una novella, o di una nivola, chiamala come ti
pare. Cos adesso conosci il tuo segreto.
Di fronte a queste parole il poveretto rimase qualche istante a guardarmi con uno
di quegli sguardi penetranti che sembrano attraversare il loro oggetto e continuare
oltre; poi guard il mio ritratto dipinto a olio che veglia sui miei libri, recuper un
po di colore e di fiato, poco a poco si riebbe, riprese possesso di s, mise i gomiti
sul mio tavolino, che si trovava tra lui e me, e con il viso poggiato sulle mani,
guardandomi con un sorriso negli occhi, mi disse lentamente:
Mi ascolti bene, don Miguel... non sar che lei si sta sbagliando, e che sta
accadendo esattamente il contrario di quello che lei crede e che mi ha appena
detto?.
E che significa... il contrario?, gli chiesi, allarmato di vederlo riacquistare vita
propria.
Non sar, mio caro don Miguel, aggiunse, che lei, e non io, lentit
immaginaria, quella che in realt non esiste, e che non n viva n morta? ... Non
sar che lei un puro pretesto perch la mia storia possa venire al mondo?.
Ci mancherebbe altro!, esclamai con una certa preoccupazione.
Non si agiti cos, signor de Unamuno, mi disse, mantenga la calma. Lei ha
espresso alcuni dubbi sulla mia esistenza....
Non dubbi, lo interruppi, lassoluta certezza che tu non esisti al di fuori della
mia produzione romanzesca.

80

Bene, allora non si turbi pi di tanto se io a mia volta dubito della sua esistenza, e
non della mia. Parliamoci chiaro: non stato lei che non una, ma diverse volte, ha
sostenuto che Don Chisciotte e Sancho Panza non sono reali come Cervantes, ma
lo sono anche pi di lui?.55

paradossale che allinterno di un romanzo il protagonista si rechi allautore del medesimo e


i due comincino a conversare fino ad arrivare a discutere della non esistenza del protagonista
e, infine, della non esistenza dello stesso autore!
Augusto Prez unentit immaginaria, creata allo scopo di dilettare i lettori o Miguel de
Unamuno ad essere un ente di finzione, la cui presunta esistenza avrebbe solo lo scopo di
raccontare la storia di Augusto Prez?
Ritroviamo nel romanzo il paradosso del mentitore
Se Miguel de Unamuno, attraverso le parole di Augusto Prez, dice il vero circa la sua
esistenza, allora sta mentendo. Ma se sta mentendo, allora dice il vero.
Sembra di trovarsi dinnanzi alla litografia Mani che si disegnano di Escher, la mano sinistra
che disegna la destra o viceversa?
Nel dipinto Escher che disegna entrambe, nel romanzo lautore si relaziona non pi
unicamente al suo lettore, ma anche al proprio ente di finzione ed inizia a conversare con lui,
come se avesse pensieri autonomi da quelli che egli stesso gli ha attribuito.

Sia nel caso del Don Chisciotte di Cervantes sia con Nebbia di Unamuno lautoreferenzialit
presente come contenuto del romanzo.
Posto che lo scrittore ad esistere e non la sua creazione letteraria, egli dunque, nel rivolgersi
ad un personaggio del proprio romanzo, si riferisce a se stesso.
Ci troviamo dinnanzi ad un dialogo che in realt un monologo.
come se il mentitore che afferma Io sto mentendo si mettesse a discutere tra s e s della
verit o falsit della sua asserzione.

55

M. de Unamuno, NEBBIA, Fazi editore, Roma, 1977, pp 207-210.

81

2.4 Sogno nel sogno

Consideriamo un altro brano dal romanzo Nebbia di Miguel de Unamuno, riprendendo la


discussione tra i due proprio da dove lavevamo interrotta nel paragrafo precedente:

Bene, lasciamo perdere le intenzioni e vediamo ancora unaltra cosa: quando un


uomo addormentato e abbandonato sul letto sogna qualcosa, cosa pi reale? Lui
in quanto coscienza che sogna, oppure il suo sogno?.
E se sogna che lui stesso, il sognatore, a esistere?, replicai a mia volta.
In questo caso, caro don Miguel, le chiedo io a mia volta; in che modo egli esiste,
in quanto sognatore che sogna, o in quanto sogno sognato da se stesso? E badi
bene, inoltre, che nel riconoscere questa conversazione con me, gi mi riconosce
unesistenza autonoma rispetto a lei.
No, questo no! Questo no!, gli dissi con decisione, io ho bisogno di discutere,
senza discussioni, senza continue contraddizioni non riesco a vivere, e quando non
c nessuno che possa discutere con me o contraddirmi, allora invento io qualcuno
che lo faccia. I miei monologhi sono dei dialoghi.
E allora possibile che i dialoghi che lei scrive non siano altro che monologhi....
Pu essere. Per ti ho detto e ti ripeto che tu non esisti al di fuori di me....
E io torno a insinuare lidea che sia lei a non esistere al di fuori di me e degli altri
personaggi che crede di aver inventato. Sono sicuro che don Avito Carascal e il
grande don Fulgencio sarebbero della mia stessa opinione....56

Il tema del sogno ripropone lautoreferenzialit, infatti ci si chiede che tipo di rapporto
intercorre tra chi sogna e chi sognato, ricalcando il rapporto tra chi scrive e chi un ente di
finzione.

Nel racconto Le rovine circolari del 1943, di Jorge Luis Borges, si narra di un uomo che, in
sogno, d vita ad un uomo:

Il proposito che lo guidava non era impossibile, anche se soprannaturale. Voleva


sognare un uomo: voleva sognarlo con minuziosa interezza e imporlo alla realt.

56

Ibidem.

82

Questo suo progetto magico aveva esaurito lintero spazio della sua anima; se
alcuno gli avesse chiesto il suo nome, o un tratto qualunque della sua vita
anteriore, non avrebbe saputo rispondere.57

Il mago riesce a creare un uomo sognandolo per mille e una notti, e invoca la divinit del
fuoco al fine di dare realt a questa entit immaginaria, assicurandosi per che suo figlio
non sappia di essere il mero sogno di un altro uomo.

Le rovine del santuario del dio fuoco furono distrutte dal fuoco.
In unalba senza uccelli il mago vide avventarsi contro le mura lincendio
concentrico.
Pens, un istante, di rifugiarsi nellacqua; ma comprese che la morte veniva a
coronare la sua vecchiezza e ad assolverlo dalle sue fatiche.
And incontro ai gironi di fuoco: che non morsero la sua carne, che lo
accarezzarono e inondarono senza calore e senza combustione.
Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una
parvenza, che un altro lo stava sognando.58

Il mago si accorge, alla fine del racconto, di essere anchegli unentit immaginaria, di aver
sognato di sognare un uomo proprio mentre un altro uomo lo stava sognando.
Notiamo anche in questo caso la presenza di un paradosso.
Sostituendo il concetto di verit di un determinato enunciato con quello di esistenza di un
determinato uomo, consideriamo quanto diventa problematico e contraddittorio dover
decidere chi, tra colui che sogna e colui che sognato, esista davvero.
Proprio come problematico e contraddittorio decidere chi, tra Platone che dice: Socrate
dice il vero e Socrate che dice: Platone dice il falso, dica davvero la verit.

Anche nel romanzo Al di l dello specchio, del 1672, scritto da Lewis Carroll, lesistenza di
Alice, la protagonista, viene messa in dubbio da due personaggi di un suo sogno, Dammelo e
Dimmelo, i quali vogliono farle credere di far parte del sogno del Re rosso, che sta russando
pesantemente, e di non avere identit al di fuori del sogno.

57
58

J. L. Borges, Finzioni, Einaudi, Torino, 1984, p. 48.


Ivi, p. 53.

83

Adesso sta sognando, disse Dimmelo; e a cosa pensi stia sognando?


Alice disse: Questo nessuno pu immaginarlo.
Diamine, sta sognando te! esclam Dimmelo, battendo le mani trionfalmente.
E se smette di sognarti, dove credi di ritrovarti?
Dove mi trovo, naturalmente disse Alice.
No, tu no! ribatt Dimmelo in tono sprezzante. Tu non ti troverai da nessuna
parte. Diamine, tu sei soltanto una specie di cosa nel suo sogno!
Se quel Re l si svegliasse, aggiunse Dammelo, tu ti spegneresti... puff! ...
come una candela!
Niente affatto! esclam Alice indignata. E inoltre: se io sono soltanto una
specie di cosa nel suo sogno, voi, vorrei proprio sapere, che sareste?
Idem disse Dammelo.
Idem, idem! grid Dimmelo.
Url cos forte che Alice non pot fare a meno di dire: Zitto! Lo sveglierai con
tutto questo rumore!
Be, che parli a fare di svegliarlo, disse Dammelo, se non sei altro che una
delle cose del suo sogno. Sai benissimo che non sei vera.
Io sono vera! disse Alice e inizi a piangere.
Non diventerai neanche un pochino pi vera piangendo, osserv Dimmelo;
non c niente da piangere.
Se non fossi vera, disse Alice (abbozzando una risata tra le lacrime, ch tutto le
appariva talmente ridicolo), non sarei in grado di piangere.
Spero non crederai che quelle siano lacrime vere! la interruppe Dammelo con
tono di profondo disprezzo.
Lo so che dicono cose insensate, pens Alice; ed sciocco piangere per
questo.59

Borges, nel racconto La scrittura di Dio del 1949, congiunge il tema del sogno al paradosso
dellinfinit divisibilit:
Un giorno o una notte tra i miei giorni e le mie notti, che differenza c? sognai
che sul pavimento del carcere cera un granello di sabbia.

59

L. Carroll, Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie e Al di l dello specchio, Einaudi, Torino, 2003,
pp. 166-167.

84

Mi riaddormentai, indifferente; sognai che mi destavo e che i granelli di sabbia


erano due.
Mi riaddormentai; sognai che i granelli di sabbia erano tre.
Si andarono cos moltiplicando fino a colmare il carcere e io morivo sotto
quellemisfero di sabbia.
Compresi che stavo sognando; con un grande sforzo mi destai.
Fu inutile; linnumerevole sabbia mi soffocava.
Qualcuno mi disse: Non ti sei destato alla veglia ma a un sogno precedente.
Questo sogno dentro un altro, e cos allinfinito, che il numero dei granelli di
sabbia. La strada che dovrai percorrere allindietro interminabile e morrai
prima di esserti veramente destato.60

Lautoreferenzialit allinterno della letteratura d una versione del paradosso del mentitore
in cui, come abbiamo visto, non pi messa in discussione la verit di un enunciato o di pi
enunciati messi in relazione tra loro, bens lesistenza dei personaggi di un racconto e del
rispettivo autore.
Unamuno fa mettere in dubbio la propria esistenza dalla sua stessa creazione letteraria;
Cervantes fa discutere la propria opera letteraria dai personaggi della medesima; Lewis
Carroll fa litigare Alice, allinterno di un sogno, con i personaggi del suo stesso sogno, circa
la sua esistenza; Borges fa creare da un sognatore, che a sua volta mero sogno di qualcun
altro, un ente di finzione, che magari, a sua volta, creer qualcun altro in sogno, ed immagina
quindi uninfinita catena di sogni contenuti uno allinterno dellaltro, da cui il sognatore non
riuscir pi ad uscire, come in un labirinto.
Nel determinato momento in cui un uomo sogna, chi ad esistere, luomo addormentato o le
fantasticherie che sogna?
E nel caso in cui luomo che sogna, sogna proprio se stesso, chi tra i due esiste davvero in
quel momento?
Possono esistere entrambi, contemporaneamente?
Ecco che il paradosso del mentitore, in letteratura, crea interessanti situazioni surreali, che
danno al lettore limpressione di star sognando.
Ancora nel romanzo Nebbia, Augusto Prez e il suo caro amico Victor Goti discutono del
ruolo della letteratura:
60

J. L. Borges, La scrittura del dio, in LAleph, Feltrinelli, Milano, 1980, p.118.

85

Si, lho gi sentito dire altre volte che laspetto pi liberatorio dellarte quello di
far dimenticare agli uomini la loro stessa esistenza. C chi si immerge nella
lettura dei romanzi per distrarsi da se stesso, per dimenticare le sue pene....
No: laspetto pi liberatorio dellarte che ci fa dubitare della nostra esistenza.61

Questa silografia di Escher, chiamata Sogno, del 1935, illustra adeguatamente il tema di cui
stiamo parlando, ossia il rapporto contraddittorio tra sognatore e sognato.
Lopera rappresenta un vescovo addormentato e una mantide religiosa seduta sul suo petto.
Possiamo immaginare che il vescovo stia sognando la mantide religiosa e quindi, sognandola,
la dia vita.
Questopera suggerisce che durante il sonno colui che sogna e colui che sognato esistono
entrambi, uno di fronte allaltro, in qualche punto indefinito nello spazio e nel tempo.
Escher, nella sua arte, fa coesistere realt antitetiche tra loro, rendendo visivamente il
concetto di autoreferenzialit, violando il principio di non contraddizione.
.

61

M. de Unamuno, NEBBIA, Fazi editore, Roma, 1977, p. 205.

86

87

2.5 Labirinti di tempo

Dopo aver considerato lautoreferenzialit e il regresso allinfinito allinterno di romanzi,


racconti e dipinti, ci dedicheremo, in questo paragrafo, alla trattazione di una delle versioni
pi suggestive del regresso allinfinito, ossia la sua correlazione con il tempo.
Un regresso allinfinito pu essere considerato un labirinto di tempo.

Scrittore di racconti fantastici e paradossali, Jorge Luis Borges ha creato veri e propri labirinti
di tempo, come nel racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano del 1941:

Un labirinto di simboli, corresse. Un invisibile labirinto d tempo.


A me, barbaro inglese, stato dato di svelare questo mistero diafano.
A distanza di pi di centanni, i particolari sono irrecuperabili, ma non difficile
immaginare ci che accadde.
Tsui Pn avr detto qualche volta: Mi ritiro a scrivere un libro.
E qualche altra volta: Mi ritiro a costruire un labirinto.
Tutti pensarono a due opere; nessuno pens che libro e labirinto facessero una
cosa sola.
Il Padiglione della Limpida Solitudine sorgeva nel centro di un giardino forse
intricato; il fatto pu aver suggerito agli uomini lidea di un labirinto fisico.
Tsui Pn mor; nessuno, nelle vaste terre che erano state sue, trov il labirinto; fu
la confusione del romanzo a suggerirmi che il labirinto fosse il romanzo stesso.
Due circostanze mi dettero la retta soluzione del problema.
Una: la curiosa leggenda secondo cui Tsui Pn sera proposto un labirinto che
fosse strettamente infinito.
Laltra: una frase in una lettera che scoprii.
Albert si alz. Per qualche istante mi volt le spalle; apr un cassetto del dorato e
annerito scrittoio.
Torn con un sottile foglio a quadretti, che era stato cremisi e ora era rosa.
La fama di calligrafo di Tsui Pn era giusta.
Lessi con incomprensione e fervore queste parole che con meticoloso pennello
tracci un uomo del mio sangue: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio
giardino dei sentieri che si biforcano.
Voltai il foglio in silenzio. Albert prosegu:

88

Prima di ritrovare questa lettera, mi ero chiesto in che modo un libro potesse
essere infinito.
Non potei pensare che ad un volume ciclico, circolare: un volume la cui ultima
pagina fosse identica alla prima, con la possibilit di continuare indefinitamente.
Mi rammentai anche della notte centrale delle Mille e una notte, dove la regina
Shahrazd (per una magica distrazione del copista) si mette a raccontare
testualmente la storia delle Mille e una Notte, a rischio di tornare unaltra volta alla
notte in cui racconta, e cos allinfinito.
Pensai anche a unopera platonica, ereditaria, da trasmettersi di padre in figlio, e
alla quale ogni nuovo individuo avrebbe aggiunto un capitolo, e magari corretto,
con zelo pietoso, le pagine dei padri.
Queste congetture mi attrassero; ma nessuna sembrava corrispondere, sia pure in
modo remoto, ai contraddittori capitoli di Tsui Pn.
Ero in questa perplessit, quando mi fecero avere da Oxford lautografo che lei ha
esaminato.
Mi colp, naturalmente, la frase: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio
giardino dei sentieri che si biforcano.
Quasi immediatamente compresi; Il giardino dei sentieri che si biforcano era il
romanzo caotico; le parole ai diversi futuri (non a tutti) mi suggerirono
limmagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio.
Una nuova lettura di tutta lopera mi conferm questidea.
In tutte le opere narrative, ogni volta che si di fronte a diverse alternative, ci si
decide per una e si eliminano le altre; in quella del quasi inestricabile Tsui Pn, ci
si decide simultaneamente per tutte.
Si creano, cos, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si
biforcano.
Di qui le contraddizioni del romanzo.
Fang diciamo ha un segreto; uno sconosciuto batte alla sua porta; Fang decide
di ucciderlo.
Naturalmente, vi sono vari scioglimenti possibili: Fang pu uccidere lintruso,
lintruso pu uccidere Fang, entrambi possono salvarsi, entrambi possono restare
uccisi, eccetera.
Nellopera di Tsui Pn, questi scioglimenti vi sono tutti; e ognuno il punto di
partenza di altre biforcazioni.

89

Talvolta i sentieri di questo labirinto convergono: per esempio, lei arriva in questa
casa, ma in uno dei passati possibili lei mio amico, in un altro mio nemico.
Se si rassegna alla mia pronuncia incurabile, leggeremo qualche pagina.
Il suo volto, nel cerchio vivido del lume, era indubbiamente quello di un uomo
anziano, ma con qualcosa di infrangibile e anche di immortale. Lesse con lenta
precisione due versioni di uno stesso capitolo epico. Nella prima, un esercito
marcia alla battaglia attraverso una montagna deserta; lorrore delle pietre e
dellombra gli fa disprezzare la vita, onde ottiene facilmente la vittoria; nella
seconda, lo stesso esercito attraversa un palazzo in cui in corso una festa; la
risplendente battaglia gli pare una continuazione della festa, onde ottiene la
vittoria. Io ascoltavo con rispettosa venerazione queste antiche finzioni, forse
meno ammirevoli del fatto che le avesse ideate un uomo del mio sangue, e che me
le restituisse un uomo di un impero remoto, nel corso di una disperata avventura,
in unisola occidentale. Ricordo le parole finali, ripetute in entrambe le versioni
come per un comando segreto: Cos combatterono gli eroi, tranquillo e
ammirevole il cuore, violenta la spada, rassegnati a uccidere o a morire.
Da quellistante, sentii intorno a me e in me, nel mio corpo oscuro, un invisibile
intangibile pullulare. Non il pullulare dei divergenti, paralleli e finalmente
coalescenti eserciti, ma unagitazione pi inaccessibile, pi intima, e che coloro, in
qualche modo, prefiguravano.62

Lopera dellinfaticabile e obliquo Tsui Pn , dunque, un labirinto di tempo, che propone la


concezione di un tempo ramificato in cui, simultaneamente, si verificano tutte le possibilit,
in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli che si biforcano
allinfinito.

Il film Mr Nobody del 2009, del regista Jaco Van Dormael, riprende la medesima inesorabile
diramazione temporale.
Il protagonista, infatti, non sapendo scegliere tre le infinite possibilit della sua vita, le sceglie
tutte, vivendo molteplici e confuse vite parallele.

La biforcazione del tempo, oltre ad essere una tra le pi affascinanti suggestioni letterarie e
cinematografiche, stata considerata anche in ambito filosofico da J. W. Dunne.
62

J. L. Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano, in Finzioni, Einaudi, Torino, 1984, pp. 86-88.

90

John William Dunne nella sua opera principale An Experiment with Time, del 1927, postul
che esistono infiniti tempi e luomo vive in infiniti livelli di coscienza.
Tutto relativo al tempo, e il tempo, per fluire, ha bisogno di un secondo tempo in cui fluire e
cos il secondo tempo, a sua volta, ha bisogno di un terzo tempo, e cos via.
Analogamente, la percezione avviene nel primo tempo, la coscienza della percezione nel
secondo tempo, la coscienza della coscienza della percezione nel terzo tempo, e cos
allinfinito.
Solo nei sogni possibile vivere il tempo vero, ossia lirraggiungibile termine ultimo della
serie infinita di tempi.
Nel sogno avviene la coordinazione dei vari tempi poich in esso confluiscono il passato
immediato e limmediato futuro.
Lintersezione significativa del tempo con la vita e con i sogni fu considerata anche da
Schopenhauer, il quale ritenne che la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro, leggerli in
ordine vivere; sfogliarli a caso, sognare.63

63

Si veda J. L. Borges, Il tempo e J. W. Dunne, in Altre Inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1980, pp. 25-28.

91

Conclusioni

In questo lavoro abbiamo analizzato lautoreferenzialit e il regresso allinfinito in ambito


logico, artistico e letterario.
In logica abbiamo messo in evidenza che lautoreferenzialit sta alla base del paradosso del
mentitore, del quale abbiamo mostrato e discusso le varie versioni e ne abbiamo presentato i
tentativi di soluzione.
Per quanto riguarda il regresso allinfinito, facendo ancora riferimento allambito logico,
abbiamo considerato come esso costituisca la struttura dei paradossi di Zenone contro il
moto, in particolare dei primi due, il paradosso della dicotomia e il paradosso di Achille e la
tartaruga. Ne abbiamo presentato reinterpretazioni e soluzioni.
Lautoreferenzialit d origine al paradosso del mentitore, il quale d spunto, a sua volta, a
scrittori, poeti ed artisti nella creazione di romanzi circolari e ciclici, consentendo finzioni
letterarie in cui lautore pu dialogare con il protagonista del suo stesso romanzo.
Miguel de Cervantes nella seconda parte della sua opera magistrale, il Don Chisciotte,
racconta la vicenda in cui Don Chisciotte e Sancio Panza sentono conversare due uomini su
di un presunto romanzo che narra le loro future vicende e, indignati per le menzogne
raccontate sul loro conto, iniziano a discutere con i lettori del loro romanzo.
Miguel de Cervantes, al fine di criticare lo scrittore Alonso Fernndez de Avellaneda che
aveva pubblicato una apocrifa seconda parte del Don Chisciotte, inserisce la sua critica
allinterno del romanzo stesso, facendo in modo che i protagonisti si riferiscano a se stessi e
al loro autore.
Nel romanzo Nebbia di Miguel de Unamuno possibile scorgere un utilizzo ancora pi
paradossale dellautoreferenzialit.
Il protagonista del romanzo, Augusto Prez, si reca nello studio dellautore della sua storia,
Miguel de Unamuno in persona, per discutere circa i suoi propositi suicidi.
Lo scrittore rivela ad Augusto Prez la natura della sua condizione di ente di finzione, ma la
creatura letteraria, a sua volta, ribatte che se Unamuno non credesse nellesistenza autonoma
del suo ente di finzione, non starebbe di certo conversando e discutendo con lui e, inoltre,
insinua che Unamuno stesso sia unentit immaginaria, frutto del sogno di un Dio.
Notiamo, dunque, che il paradosso dellautoreferenzialit si inserisce nel rapporto tra scrittore
e creazione letteraria, sostituendo al concetto di verit il concetto di esistenza.

92

Chi ad esistere, lo scrittore o lente di finzione?


E, ancora, durante il sonno, chi ad esistere, colui che sogna o colui che sognato?
Se colui che sogna, sogna di se stesso, chi esiste in quel momento, luomo che dorme nel suo
letto o luomo che agisce nel sogno?
Il tema del sogno anche alla base dei due romanzi di Lewis Carroll, Alice nel paese delle
meraviglie e Al di l dello specchio.
Tali suggestioni letterarie derivano dal paradosso del mentitore, mettendone in evidenza il
valore euristico.
In arte Maurits Cornelis Escher rappresenta lautoreferenzialit coinvolgendo losservatore in
un disegno che contiene se stesso, in un vortice infinito.
La ricorsivit riguarda sia lautoreferenzialit sia il regresso allinfinito, ed , quindi, il punto
di incontro di questi due concetti che sono stati il fulcro tematico del presente lavoro.
Il regresso allinfinito alla base dei paradossi di Zenone contro il moto ed anchesso fonte
di ispirazione per scrittori ed artisti.
Nellopera letteraria di Franz Kafka possiamo incontrare personaggi impegnati in imprese
impossibili, i quali ricordano un affaccendato Achille alle prese con una corsa infinita, poich
infinitamente divisibile in varie tappe.
Il paradosso del regresso allinfinito, inteso come un supercompito, ossia un compito in cui le
parti si dividono continuamente rendendo il traguardo sempre pi lontano ed inaccessibile,
tormenta le vicende dei protagonisti delle opere di Kafka, come il protagonista de Il Castello,
che si trova a fronteggiare ostacoli sempre nuovi da cui ne derivano altri, come scatole cinesi,
o il messaggero dellimperatore, nel racconto Un messaggio dallimperatore, che prima di
arrivare dal destinatario del messaggio deve attraversare un percorso infinito.
Dinnanzi ad un supercompito si trova anche Tristam Shandy, del romanzo Vita e Opinioni di
Tristam Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne. Il suo proposito di scrivere la propria
autobiografia risulta essere impossibile in quanto pi vive e pi avr da scrivere e per
completare la sua opera dovrebbe avere a disposizione un tempo infinito, dovrebbe essere
immortale, ma a questo punto non riuscirebbe mai a scrivere tutta la sua vita, la sua opera
sarebbe costantemente incompleta.
Jorge Luis Borges ha creato veri e propri labirinti di tempo raccontando in una delle sue
finzioni, Il giardino dei sentieri che si biforcano, lintento di un imperatore cinese, lobliquo
Tsui Pen, di costruire un labirinto infinito in cui ogni uomo si perdesse.

93

Il labirinto un romanzo in cui sono presenti tutte le possibilit, tutti gli esiti possibili che
derivano da un determinato evento.
Il romanzo sembra contraddittorio, ma in realt coerente ad una diversa concezione
temporale.
Il regresso allinfinito, infatti, fornisce interessanti ipotesi teoriche, artistiche e letterarie nella
sua congiunzione con il tempo.
Al tempo inteso come successione ordinata Borges sostituisce un tempo ramificato, un fascio
di tempi divergenti, convergenti o paralleli, impegnati a realizzare tutte le possibili
combinazioni del caso.
Se non c un dio benevolo che sceglie per noi il migliore dei mondi possibili, allora questi
sono tutti esistenti, contemporaneamente e allinfinito.
Escher ha dato spazio alla trattazione del tema dellinfinito allinterno del suo percorso
artistico. Tutte le opere appartenenti a questo tema rappresentano il regresso allinfinito nella
forma di figure ricorsive imprigionate in triangoli isosceli, che crescono o rimpiccioliscono
senza fine.
Dunque in questo lavoro abbiamo analizzato i concetti di autoreferenzialit e di regresso
allinfinito in logica, in letteratura e in arte, gettando un ponte tra questi tre ambiti
disciplinari, i quali, come spero di aver mostrato con adeguata chiarezza, hanno interessanti
nodi di congiunzione in quanto sentieri dei paradossi.

94

BIBLIOGRAFIA
Aristotele, Fisica, traduzione di A. Russo, Laterza, Roma-Bari, 1973.
Borges, J. L., LALEPH, Feltrinelli, Milano, 1980.
Borges, J. L., Altre Inquisizioni, Feltrinelli, Milano, 1980.
Borges, J. L., Finzioni, Einaudi, Torino, 1984.
Borges, J. L., Il libro di sabbia, Adelphi, Milano, 2010.
Carroll, L., What the tortoise said to Achilles, Mind, 4 (1895).
Carroll, L., Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, Einaudi, Torino, 2003.
Carroll, L., Al di l dello specchio, Einaudi, Torino, 2003.
Clark, M., I PARADOSSI DALLA A ALLA Z, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004.
Da Costa, C. A., Grana, N., Il recupero dellinconsistenza, LOrientale Editrice, Napoli,
2009.
DAgostini, F., PARADOSSI, Carocci, Roma, 2009.
de Cervantes, M., Don Chisciotte, traduzione di F. Carlesi, Mondadori, Milano, 1974.
de Unamuno, M., NEBBIA, traduzione di S. Tummolini, Fazi editore, Roma, 1997.
Ernst, B., Lo specchio magico di M. C. ESCHER, Taschen, Kln, 2007.
Falletta, N., Il libro dei paradossi, TEA, Milano, 2001.
Fano, V., I paradossi di Zenone, Carocci, Roma, 2012.
Grana, N., Dalla ontologia alla logica, LOrientale editrice, Napoli, 2004.
Grana, N., Dalla logica classica alle logiche non-classiche, LOrientale Editrice, Napoli,
2007.
Grana, N., Uno sguardo sullabisso, LOrientale editrice, Napoli, 2013.
Hofstadter, R., D., Gdel, Escher, Bach: unEterna Ghirlanda Brillante, Adelphi, Milano,
1984.
Kafka, F., Tutti i racconti, Biblioteca economica Newton, Roma, 1988.
Odifreddi, G., Cera una volta un paradosso, Einaudi, Torino, 2001.
Sterne, L., Vita e Opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo, Biblioteca Universale Rizzoli,
2002.

95