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DIRITTO DELLUNIONE EUROPEA

PARTE I- LA STORIA

Lesigenza di unEuropa unita nasce dopo la II guerra mondiale per evitare gli errori del capitalismo e del
comunismo e costruire una forza sovranazionale su cui realizzare un ordinamento democratico.
Nel 1947 prende avvio il programma di aiuti, il piano Marshall, per favorire la ricostruzione degli Stati
europei: una clausola al suo interno prevedeva che la gestione degli incentivi avvenisse in forma coordinata e
organizzata. Per questo motivo, nel 1948, si giunse alla formazione dellOrganizzazione europea per la
cooperazione economica (OECE), che si sarebbe presto trasformata in Organizzazione per la cooperazione
e lo sviluppo economico (OCSE).
Nel frattempo gli Stati dellEuropa occidentale danno vita ad unorganizzazione anche dal punto di vista
militare, la NATO, nel 1949, che costitu la prima forma di integrazione militare e quindi politica
delloccidente europeo. Sempre nello stesso anno, 1949, viene istituita unaltra organizzazione a livello
europeo, questa volta per scopi strettamente economici e militari, il CONSIGLIO DEUROPA, ente volto a
favorire una pi stretta collaborazione tra gli Stati membri e a tutelare ideali politici e militari.
La nascita del Consiglio dEuropa il risultato del compromesso tra i fautori di una integrale unificazione del continente
e coloro che, invece, non avrebbero tollerato uneccessiva ingerenza nella propria sovranit territoriale. Essenzialmente
le posizioni erano tre:
- I federalisti: il loro obiettivo era la creazione di uno Stato federale europeo con poteri gerarchicamente
sovraordinati rispetto allo Stato nazionale, pur rispettando le singole identit nazionali.
- I confederalisti: volevano una cooperazione intergovernativa che lasciasse intatta la sovranit dei singoli Stati.
- I funzionalisti: la tesi intermedia rispetto alle due precedenti, che sostiene lintegrazione europea attraverso
un graduale trasferimento di compiti e funzioni in settori ben determinati a istituzioni indipendenti dagli Stati,
capaci di gestire in modo autonomo le risorse comuni.

Nel 1950 Schuman, il ministro degli esteri francese, propone ununione carbo-siderurgica: si proponeva di
mettere lintera produzione francese e tedesca del carbone e dellacciaio sotto una comune Alta autorit, nel
quadro di unorganizzazione alla quale potessero aderire gli altri paesi europei.
I motivi furono essenzialmente due: da una parte laccordo di produzione commerciale avrebbe cercato di evitare che
lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di carbone e acciaio potesse costituire nuovamente motivo di scontro tra Francia
e Germania, come era successo in passato; dallaltro, lesigenza di evitare un nuovo isolamento dell Germania.

La costruzione di questa unione carbo-siderurgica era del tutto originale: si trattava di cedere un pezzo di
sovranit dello Stato (anche se in un settore limitato).
Comunque, la proposta di Schuman trov favorevole accoglienza, e nel 1951 sei paesi (Italia, Francia,
Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi) firmarono il Trattato istitutivo della CECA- Comunit
europea del Carbone e dellAcciaio. Il Trattato entr in vigore lanno successivo, e fu firmato per un periodo
di 50 anni; alla sua scadenza, nel 2002, non stato pi rinnovato, dal momento che le sue competenze sono
state oggi assorbite dallUnione europea.
La CECA fu la base dellEuropa comunitaria, il primo nucleo della futura federazione europea: si
configurava, infatti, come struttura sovranazionale, non internazionale, dotata di personalit giuridica, in cui
ogni Stato aveva rinunciato alla propria sovranit, sebbene in un settore limitato. Costituisce la reazione
embrionale alle rigide politiche di isolamento, che avevano generato tensioni e guerre.
Lassetto istituzionale della CECA:
- Assemblea (sarebbe il Parlamento): con poteri consultivi e di controllo politico
- Alta Autorit: composta da individui designati dai governi degli Stati membri, con potere esecutivo e
normativo.
- Consiglio dei ministri: composto dai rappresentanti dei governi di ciascuno Stato membro, con compiti
consultivi.
- Corte di Giustizia: con potere giurisdizionale.

Il primo progetto della CECA nel settore militare fu listituzione della Comunit europea di difesa- CED, con
lobiettivo di creare un esercito europeo attraverso lintegrazione dei corpi darmata degli Stati membri. Il
progetto non trov possibilit di attuazione, per la mancata ratifica del Parlamento francese e lostilit della
Gran Bretagna.
Tuttavia, lesperienza positiva della CECA e il crescente entusiasmo per il progetto relativo allistituzione di
un mercato comune, portarono alla Conferenza di Messina del 1955, dove i ministri degli esteri dei paesi
membri della CECA si riunirono per fissare le tappe del processo di integrazione europea partendo dal
riferimento a due settori interdipendenti: il mercato comune e lenergia nucleare.
Da precisare che per mercato comune si intende quel mercato che tende ad eliminare ogni intralcio agli scambi
comunitari col fine di fondere i mercati nazionali in un mercato unico, quanto pi vicino possibile al mercato interno.

Cos, nel 1956 a Venezia, si proponeva listituzione di una Comunit economica europea (CEE)- la cui
denominazione muter, poi, in Comunit europea (CE) a Maastricht nel 1992- e di una Comunit europea
per lenergia atomica (CEEA\EURATOM). Lo stesso anno, a Roma, si firmarono i trattati istitutivi della
CEE e dellEURATOM che entrarono in vigore nel 1958. Si creava, cos, la base dellunione doganale, non
trattandosi pi di una semplice area di libero scambio limitata ai settori del carbone e dellacciaio. Questo il
risultato del processo di integrazione pi intensa che voleva realizzare il mercato comune.
A Roma si opt per la realizzazione graduale del mercato comune; per questo era previsto un periodo
transitorio scaglionato in tre tappe, ognuna delle quali sarebbe durata quattro anni, realizzando, cos, solo
progressivamente unintegrazione economica.
Nel 1965 scoppi una grave crisi dovuta principalmente a due motivi:
- da una parte la proposta della Commissione che il finanziamento della politica agricola venisse a costituirsi
di risorse proprie della Comunit piuttosto che dei contributi forfettari pagati fino ad allora dagli Stati membri;
- dallaltra parte, il passaggio alla terza fase del periodo transitorio che prevedeva lampia applicazione del
voto a maggioranza qualificata che sostituiva il voto allunanimit.
Questo spinse la Francia a disertare i lavori della Comunit per ben sette mesi, adottando la cosiddetta
politica della sedia vuota. La situazione venne a sbloccarsi a Lussemburgo nel 1966, dove venne raggiunto
il compromesso: si decise che il Consiglio avrebbe adottato allunanimit le decisioni che avessero ad oggetto
interessi vitali di uno o pi paesi. Tale regola, applicata per diversi anni, venne poi progressivamente
abbandonata.
Nel 1965 il Trattato di Bruxelles sulla fusione degli esecutivi prevedeva listituzione di un Consiglio unico
e di una Commissione unica- ulteriore passo in avanti nel processo di integrazione.
Nel 1970 a Lussemburgo venne firmato lAccordo definitivo per la sostituzione dei contributi finanziari degli
Stati membri con risorse proprie della Comunit: si conferiva, cos, una solida autonomia finanziaria alla
Comunit. Questo rese necessaria listituzione della Corte dei conti comunitaria 1975, subentrata alla
precedente Commissione di controllo del bilancio.
Nel 1975 a Roma i membri riuscirono ad accordarsi definitivamente sullelezione a suffragio universale
diretto del Parlamento europeo (prima i parlamentari europei erano nominati dai singoli parlamenti
nazionali). Anche questo fu un passo in avanti per lintegrazione europea: veniva dato nuovo vigore a tale
istituzione grazie ad un mandato diretto da parte dellelettorato degli Stati europei.
Nel 1985 la Commissione present un Libro bianco per il completamento del mercato interno, in cui venivano
analizzati tutti gli ostacoli che si frapponevano ad una completa realizzazione dellunione economica tra gli
Stati della Comunit, indicando le proposte volte a superarli.
Il Libro verde latto con cui la Commissione individua lo specifico campo in cui intende introdurre riforme, avviando un
processo di consultazione. Al Libro verde segue spesso la pubblicazione del Libro bianco, che latto con cui la
Commissione individua le concrete proposte dazione, alla luce delle consultazioni effettuate.

Gli obiettivi erano tre:


il completamento del mercato interno
rendere il mercato unico un mercato in espansione
garantirne la flessibilit.
Nel 1986 fu adottato lAtto unico europeo, entrato in vigore nel 1987, con lobiettivo di realizzare, entro il
31 dicembre 1992, il mercato unico, cio uno spazio senza frontiere interne nel quale assicurata la libera

circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Obiettivo senzaltro centrato dal momento
che, dal 1 gennaio 1993, vennero meno tutti gli ostacoli di natura burocratica che ostacolavano la circolazione
dei beni e dei servizi.
Il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 ed entrato in vigore nel 1993, noto come Trattato sullUnione
europea/ TUE e ha avviato la costruzione di una vera federazione.
I tre pilastri sono:
1. La dimensione comunitaria
2. La politica estera e di sicurezza comune
3. La cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni (diventata poi, con il trattato di
Amsterdam, cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale).
Il Trattato di Amsterdam firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 1999, ha modificato i Trattati.
Le novit pi rilevanti riguardano:
- il Parlamento europeo: diventa un vero e proprio co-legislatore insieme al Consiglio;
- il Consiglio: il cui voto a maggioranza (e non allunanimit) fu esteso ad altri settori;
- il Presidente della Commissione: con un ruolo sempre pi incisivo, come guida e impulso per loperato dellistituzione.
Altre novit furono introdotte nel settore della politica estera e sicurezza comune:
- furono predisposti gli strumenti necessari per ladozione di una strategia comune;
- fu accolto il principio dellastensione costruttiva (nella votazione in sede di Consiglio, lastensione di uno Stato membro
non impedisce di raggiungere lunanimit; quindi lastensione dispenser lo Stato dallapplicare la decisione, senza,
per, impedirne lapplicazione nellUnione);
- missioni umanitarie, di soccorso e mantenimento della pace.

La novit pi importante introdotta con il Trattato di Amsterdam la comunitarizzazione di materie che prima
erano trattate esclusivamente in ambito intergovernativo: quindi quasi tutti i settori che rientravano nel terzo
pilastro, sono stati trasferiti nel primo pilastro.
Il Trattato di Nizza del 2001, entrato in vigore nel 2003, ha apportato modifiche estremamente tecniche.
Le novit pi rilevanti riguardano:
- nuova ripartizione del numero dei rappresentanti degli Stati membri nelle istituzioni e negli organi comunitari;
- ampliamento dei poteri del Presidente della Commissione;
- drastica riduzione dei casi in cui il Consiglio deve deliberare allunanimit.

Uno degli obiettivi pi significativi del Trattato di Maastricht era la realizzazione dellunione economica e
monetaria. Per arrivare alladozione della moneta unica europea si passati attraverso tre fasi del processo
graduale:
- prima fase: lobiettivo, raggiunto in quattro anni, era quello di far convergere le economie degli Stati membri
attraverso il rispetto criteri determinati nel Trattato di Maastricht;
- seconda fase: controllo, attraverso un istituto ad hoc, del rispetto dei criteri da parte degli Stati membri, cos
da individuare subito gli Stati che avrebbero potuto adottare sin dallinizio della terza fase la moneta unica;
- terza fase: sono stati fissati i tassi di cambio irrevocabili.
Dal 1 gennaio 2002 la nuova moneta unica entrata materialmente in vigore.
Il Trattato di Lisbona stato firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009. Lintenzione originaria degli
Stati membri era quella di approvare un vero e proprio testo costituzionale; il progetto non and mai in porto
a causa dellopposizione della Francia e dei Paesi Bassi. Cos il progetto fall, e fu deciso per il progetto di
riforma dei trattati. La farraginosa procedura di ratifiche termin solo nel 2009. Il Trattato di Lisbona, nella
sostanza, modifica il Trattato sullUnione europea (TUE) e il Trattato istitutivo della Comunit europea,
che viene rinominato Trattato sul funzionamento dellUnione Europea (TFUE).
Il TUE diviso in 6 titoli: disposizioni comuni (qui si riferisce ai valori fondamentali dellUnione e ai diritti
fondamentali delluomo; qui che la Carta dei diritti fondamentali delluomo diventa giuridicamente
vincolante, anche se il documento non incorporato nei nuovi trattati), disposizioni relative ai principi
democratici, disposizioni sulle istituzioni, disposizioni su una cooperazione rafforzata, disposizioni generali
sullazione esterna dellUnione e disposizioni specifiche sula politica estera e di sicurezza comune,
disposizioni finali.
Il TFUE ha un taglio pi operativo, e presenta anche diverse novit rispetto al passato:
agli - vengono aggiunti nuovi obiettivi: pace, sicurezza comune, coesione, protezione dei cittadini;

- vengono estesi i settori nei quali si potr decidere a maggioranza qualificata e non allunanimit;
- quasi tutti gli atti europei possono essere adottati con la procedura di codecisione (procedura legislativa
ordinaria), che prevede il coinvolgimento del Parlamento;
- vi una chiara distinzione tra atti legislativi europei e atti non legislativi;
- vi introdotta una clausola di recesso dallUnione.
Ad oggi gli Stati membri dellUnione sono 28.

PARTE II- LA STRUTTURA ISTITUZIONALE DELLUE


Introduzione allanalisi delle singole Istituzioni- uno sguardo al Sistema Europa
LUnione europea sostituisce e succede alla Comunit e le viene attribuita personalit giuridica unica.
La natura giuridica dellUnione europea quella di unorganizzazione internazionale alla quale gli Stati,
attraverso i Trattati, hanno attribuito delle competenze per conseguire i loro obiettivi comuni, fermo restando
limpegno dellUnione a rispettare lidentit nazionale degli Stati membri e volendo, quindi, escludere anche
una forma di tipo federale. Tuttavia, la dottrina internazionalistica, per lungo tempo, si sforzata di ricercare
un tertium genus tra ente internazionalistico e ente costituzionale/federale, per definire e collocare il fenomeno
comunitario. La novit assoluta rispetto alle altre organizzazioni internazionali quella di emettere atti
normativi direttamente applicabili ai singoli. Cos, la definizione giusta che venne trovata fu quella di ente
sovranazionale.
La Corte di giustizia parla di comunit di diritto, creata attraverso i Trattati che si sostituisce agli Stati
membri nel perseguimento dei loro obiettivi comuni; di diritto perch gli Stati che vi fanno parte non
possono sottrarsi ai principi e alle norme stabiliti nel Trattati stessi.
Lambito delle competenze dellUE sicuramente pi esteso e articolato rispetto a quello delle organizzazioni
internazionali.
A Lisbona cade la distinzione tra Comunit europea e Unione europea, per dare spazio ad un unico ente: lUE.
Tuttavia, alla strutturazione unitaria di un unico soggetto giuridico, non corrisponde limpianto testuale dove
i Trattati sono due: il Trattato sullUnione europea (TUE) e il Trattato sul funzionamento dellUnione
europea (TFUE).
Il TUE si configura quale Trattato base, legge fondamentale, che stabilisce i valori, i principi fondamentali e
le competenze, lassetto istituzionale dellUnione.
Il TFUE, invece, piuttosto un Trattato applicativo, che fissa le regole di funzionamento delle istituzioni, dei
suoi organi, disciplina il mercato interno e le politiche.
Quello che risalta nel Trattato di Lisbona il richiamo ai valori, per la prima volta anteposti rispetto agli
obiettivi: rispetto della dignit umana, delluguaglianza, dello Stato di diritto, dei diritti umani. Valori
comuni in una societ caratterizzata da pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla
giustizia, dalla solidariet e dalla parit tra donne e uomini.
Sulla base dei valori cos espressi, lUE persegue i suoi obiettivi:
promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli; offrire ai suoi cittadini uno spazio di libert,
sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme
a misure appropriate; istaurare un mercato interno incoraggiando lo sviluppo sostenibile dellEuropa;
combattere lesclusione sociale e le discriminazioni, promuovere la giustizia e la protezione sociale, la
parit tra donne e uomini, la solidariet tra le generazioni a tutela dei diritti del minore; promuovere la
coesione economica, sociale e territoriale, la solidariet tra gli Stati membri; rispettare la diversit culturale
e linguistica; istituire ununione economica e monetaria; contribuire alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo
sostenibile della terra, al rispetto reciproco tra i popoli, alla rigorosa osservanza e sviluppo del diritto
internazionale.

Vengono riconosciuti in modo esplicito, per la prima volta, i principi democratici (artt.9/12) sui quali si
fonda lordinamento UE:
1. Il principio di uguaglianza tra i cittadini
2. Il principio di democrazia rappresentativa: viste le elezioni a suffragio universale per il Parlamento
europeo, quindi rappresentanza diretta dei cittadini, e indiretta presso il Consiglio europeo, attraverso
la presenza dei capi di Stato o di governo, e il Consiglio, attraverso la presenza dei rappresentanti dei
governi.
3. Il principio di democrazia partecipativa: i cittadini hanno il diritto di partecipare attivamente alla
vita democratica dellUE, e anche le istituzioni, per il principio di prossimit e trasparenza, hanno
lobbligo di adottare decisioni, il pi possibile, aperte e vicine ai cittadini.
La partecipazione alla vita democratica dellUE impegna i seguenti soggetti:
- i partiti politici: attraverso la loro azione contribuiscono a formare una coscienza politica europea;
- le istituzioni europee: mirano a far conoscere e scambiare pubblicamente le opinioni dei cittadini;
- i cittadini dellUE: che, in numero di almeno un milione, hanno la possibilit di invitare la
Commissione europea a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali i cittadini
ritengono necessaria ladozione di un atto giuridico per lattuazione dei trattati.
A Maastricht venne istituita la cittadinanza europea riconosciuta a tutti i cittadini di uno Stato membro, con
la precisazione che si aggiunge e non sostituisce la cittadinanza dello Stato membro.
I diritti che spettano al cittadine europeo sono:
- circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;
- votare ed essere eletto (alle elezioni per il Parlamento europeo o a quelle comunali) nello Stato membro in
cui risiede;
- tutela diplomatica e consolare;
- accesso ai documenti delle istituzioni, organi e organismi dellUE
- rivolgersi al Mediatore europeo nei casi di cattiva amministrazione delle istituzioni, organi o organismi
dellUE;
- presentare petizioni al Parlamento europeo.
A Lisbona viene rafforzato il ruolo dei Parlamenti nazionali nellattivit dellUE, istituzionalizzando la
loro partecipazione. Questa partecipazione avviene nel modo seguente:
- i Parlamenti nazionali sono informati dalle istituzioni e ricevono i progetti di atti legislativi: dalla data di
trasmissione di questi progetti alla data discrizione allordine del giorno provvisorio del Consiglio
intercorrono 8 settimane entro le quali non pu essere contestato alcun accordo relativo al potere legislativo,
ma solo il mancato rispetto del principio di sussidiariet (vedi gi)
- i Parlamenti nazionali vigilano sul rispetto del principio di sussidiariet: nelle 8 settimane, dunque, il
Parlamento pu inviare un parere motivato nel quale vengono espresse le ragioni per le quali il progetto non
conforme al principio di sussidiariet. Se i pareri motivati rappresentano un terzo dellinsieme dei voti
attribuiti ai parlamenti nazionali, allora il progetto deve essere riesaminato (la Commissione poi decider se
mantenerlo, ritirarlo o modificarlo); se, invece, i pareri motivati rappresentano la maggioranza dei voti e la
Commissione decide di mantenere il progetto, deve comunque spiegare con parere motivato perch la proposta
conforme al principio di sussidiariet
- i Parlamenti nazionali partecipano ai meccanismi di valutazione nellattuazione delle politiche dellUE,
nellambito dello spazio di libert, sicurezza e giustizia
- i Parlamenti nazionali partecipano alle procedure di revisione dei trattati prima, attraverso la procedura di
notifica dei progetti di revisione eseguita presso gli stessi e in seguito, con la convocazione della convenzione
composta dai loro rappresentanti in preparazione della conferenza intergovernativa
- i Parlamenti nazionali sono informati in relazione alle domande di adesione
- i Parlamenti nazionali partecipano alla cooperazione interparlamentare, cio definiscono insieme al
Parlamento europeo lorganizzazione e la promozione interparlamentare.

Lassetto istituzionale di cui dispone lUE per il perseguimento degli obiettivi, la promozione dei valori, la
coerenza, lefficacia delle politiche e delle azioni, si costituisce di:
Parlamento europeo- insieme al Consiglio esercita la funzione legislativa e di bilancio
Consiglio europeo- d allUE gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le
priorit politiche generali
il Consiglio (o Consiglio dei ministri)- esercita la funzione legislativa e di bilancio insieme al Parlamento
la Commissione europea- ha funzione esecutiva
la Corte di giustizia dellUE- ha funzione giurisdizionale
la Banca centrale europea- insieme alle banche centrali nazionali conduce la politica monetaria dellUE
la Corte dei conti- con funzioni di controllo sulla gestione finanziaria dellUE.
In pi c il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni che svolgono funzioni consultive
assistendo il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione.
Queste istituzioni cooperano tra di loro e agiscono nei limiti delle attribuzioni loro conferite dai trattati.
Prima di Lisbona si parlava di deficit democratico con riguardo agli scarsi poteri attribuiti al Parlamento e alla mancanza
di una sua legittimazione popolare: questo lo riduceva a semplice organismo di consultazione. Il Trattato di Lisbona,
invece, ha espressamente attribuito (art.14 TUE) al Parlamento funzioni legislative e di bilancio da esercitare
congiuntamente al Consiglio.

Agli art.1/10 TUE direttamente richiamato il principio di trasparenza per cui le decisioni dellUE devono
essere prese nel modo pi trasparente possibile e il pi vicino possibile ai cittadini. Per trasparenza
istituzionale si intende la predisposizione di misure intese ad accrescere la possibilit per il pubblico di
accedere alle informazioni di cui le istituzioni dispongono. Il Codice di condotta fu adottato dal Consiglio e
dalla Commissione nel 1993, per consentire laccesso al pubblico dei documenti delle istituzioni.
A Amsterdam il diritto di accesso ha trovato diretta collocazione del TCE (oggi TFUE- art.15), per cui
sancito il diritto di ogni cittadino dellUE, persona fisica o giuridica che risieda o abbia sede sociale in uno
Stato membro, di accedere ai documenti delle istituzioni, organi o organismi dellUE. Questo diritto non ,
tuttavia, privo di limitazioni. Laccesso ai documenti pu esser negato (in tutto o in parte) quando la loro
divulgazione pu arrecare un pregiudizio alla tutela:
- dellinteresse pubblico
- della vita privata o integrit dellindividuo
- degli interessi commerciali di una persona fisica o giuridica, procedure giurisdizionali e consulenza legale,
obiettivi dellattivit ispettiva, di indagine e di revisione contabile.
Ladesione allUE disciplinata nel TUE, che un trattato aperto con clausola di adesione che consente agli
Stati la possibilit di aderire allUE in qualsiasi momento. La procedura di adesione elaborata a Maastricht
stata, in larga misura, confermata a Lisbona, quando una significativa novit stata, invece, introdotta con la
possibilit anche di un recesso ad nutum da parte degli Stati membri.
La procedura di adesione prevede che, innanzitutto ex art.49 TUE, ogni Stato europeo, che rispetti i valori
di cui allart.2 e si impegni a promuoverli, pu domandare di diventare membro dellUE. Comunque, le fasi
del procedimento di adesione sono:
- lo Stato richiedente trasmette la domanda al Consiglio
- il Consiglio di pronuncia allunanimit, previa consultazione della Commissione e previa approvazione del
Parlamento.
Condizioni di ammissione e adattamenti ai trattati devono essere oggetto di un accordo internazionale tra Stato
richiedente e gli Stati membri, che deve poi essere sottoposto alla ratifica ti tutti i soggetti che vi hanno
partecipato. Le condizioni di ammissione e gli adattamenti ai trattati sono contenuti nellAtto relativo alle
condizioni dadesione e agli adattamenti dei trattati, non nel trattato di adesione.
I criteri di ammissibilit furono stabiliti a Copenaghen nel 1993, si tratta di criteri politici, giuridici ed
economici:
- stabilit politica e rispetto dei principi di democrazia, tutela delle regole di uno Stato di diritto e dei diritti
delluomo e delle minoranze;
- istaurazione e consolidamento di uneconomia di mercato in grado di sopportare le regole e le pressioni
derivanti dalla libera concorrenza;

- capacit di assumere gli impegni connessi alladesione, insieme allaccettazione degli obiettivi dellUE.
Al nuovo Stato aderente sono, di regola, concesse deroghe temporanee o anche definitive in alcuni settori, dal
momento che ladesione deve essere progressiva, quindi necessario un periodo transitorio.
La facolt di recesso dallUE disciplinata allart.50 TUE, attribuendola ad ogni Stato. La domanda di recesso
non necessita di alcun obbligo di motivazione, n che gli altri Stati membri lo approvino, dal momento che
non possono impedire ad uno Stato di uscire dallUE.
Lo Stato membro che voglia recedere deve:
- notificare la sua intenzione al Consiglio europeo
- il Consiglio concluder, sulla base degli orientamenti formulati, un accordo con tale Stato, per definire le
modalit di recesso.
Dunque, a differenza della procedura di adesione che prevede anche una fase nazionale (ratifica dellaccordo
da parte degli Stati membri), la procedura di recesso si svolge tuta internamente allUE, non essendo prevista
n ratifica, n approvazione diretta da parte degli Stati membri.
Lo Stato receduto pu chiedere, in seguito, di aderire nuovamente allUE.
Il Parlamento europeo
Il Parlamento europeo listituzione composta dai rappresentati dei cittadini dellUnione, che insieme al
Consiglio, esercita la funzione legislativa e di bilancio. I parlamentari sono, al massimo, 750 pi il presidente.
Originariamente i parlamentari europei erano designati dai singoli Parlamenti nazionali, quindi, per entrare a far parte
del Parlamento europeo, era necessario essere membro di un Parlamento nazionale: in questo modo si conferiva un
doppio mandato al rappresentante (parlamentare nazionale e parlamentare europeo). Il numero dei seggi era assegnato
in base al peso demografico e politico dello Stato, pur essendo garantita la rappresentativit degli Stati minori.

Dal 1979 i parlamentari sono eletti mediante suffragio universale diretto, per un periodo di 5 anni.
Nel 2002 sono state introdotte innovazioni fondamentali relativamente alla materia delle elezioni dei
parlamentari europei:
obbligo di adozione del sistema elettorale proporzionale: a partire dal 2004,permette di assegnare un
numero di seggi proporzionale ai voti ricevuti;
incompatibilit tra la carica di parlamentare europeo e quella di parlamentare nazionale: ponendo un
freno alla prassi per cui diversi esponenti di spicco dei partiti politici venivano eletti in entrambe le istituzioni,
conservando le due cariche.
Inoltre, la riforma del 2002 conferma la possibilit per i singoli Stati, di stabilire una soglia di sbarramento (percentuale
minima di voti richiesta per ottenere il seggio) non superiore al 5%. In Italia si prevede una soglia di sbarramento al 4%.

Il regolamento interno adottato nel 2004, stato pi volte modificato: per le modifiche al regolamento
sufficiente la proposta anche da parte del singolo deputato, che verr esaminata dalla Commissione
parlamentare competente, per poi esser votata in aula.
Lo svolgimento dei lavori del Parlamento europeo si articola in:
- legislature: cio il periodo di durata effettiva del mandato dei parlamentari (5 anni);
- sessioni: hanno durata annuale (1 anno);
- tornate: sono le singole riunioni del Parlamento (di regola ogni 6 mesi);
- sedute: sono le riunioni quotidiane.
Dei lavori del Parlamento, vanno resi pubblici:
- il verbale della seduta (sommaria ricostruzione)
- i testi approvati
- il resoconto integrale della seduta (ricostruzione completa)
- registrazione audiovisiva delle discussioni.

Da precisare che la maggior parte dei lavori parlamentari si svolge nelle Commissioni specializzate, a loro
volta suddivise in sottocommissioni.
La struttura interna del Parlamento si compone di: Ufficio di Presidenza, Conferenza dei presidenti, questori,
conferenza dei presidenti di commissione, conferenza di presidenti di delegazione.
LUfficio di presidenza si compone del Presidente e di 14 vicepresidenti in carica per due anni e mezzo. I
questori svolgono compiti amministrativi e finanziari.

Le funzioni del Presidente del Parlamento europeo:


- dirige linsieme dei lavori del Parlamento
- apre, sospende e toglie le sedute
- nelle relazioni internazionali, rappresenta listituzione Parlamento.
Le funzioni dellUfficio di presidenza sono:
- adottare decisioni di carattere finanziario, organizzativo e amministrativo
- disciplinare le questioni relative allo svolgimento delle sedute
- nominare il Segretario generale
- adottare direttive per i questori.

Le deliberazioni del Parlamento europeo sono adottate a maggioranza dei suffragi espressi.
Sono diverse le modalit di votazione:
- per alzata di mano: la procedura ordinaria di votazione
- per appello nominale: per la nomina dei membri della Commissione e per la votazione della mozione di censura
- a scrutinio segreto: la procedura di votazione che si applica principalmente per le nomine
- elettronica: pu essere utilizzata in qualunque momento su decisione del Parlamento. Offre un notevole risparmio sui
tempi.

Il quorum necessario per la validit delle sedute la presenza di un terzo dei deputati che compongono il
Parlamento.
Le funzioni del Parlamento sono:
a) La funzione legislativa
b) La funzione di bilancio
c) La funzione di controllo politico e consultiva.
La funzione legislativa si esercita mediante due tipi di procedure: la procedura legislativa ordinaria e la
procedura legislativa speciale.
La procedura legislativa ordinaria permette di porre sullo stesso piano il Parlamento e il Consiglio, quindi
c ladozione congiunta dellatto; questa viene applicata nella maggior parte dei settori di intervento
dellUnione.
La procedura legislativa speciale, invece, permette ladozione dellatto:
- da parte del Parlamento, con la partecipazione del Consiglio
- pi frequentemente, da parte del Consiglio, con la partecipazione del Parlamento, che consiste nellattivare,
ora la funzione consultiva, ora il parere conforme.
Inoltre, il Parlamento pu chiedere alla Commissione di esercitare il suo potere di proposta per questioni per
le quali ritiene necessaria lelaborazione di un atto dellUnione (iniziativa delliniziativa).
La funzione di bilancio pienamente esercitata dal Parlamento nel procedimento di formazione e
approvazione del bilancio dellUnione. Prima il Parlamento esercitava una semplice funzione di controllo,
adesso il bilancio non pu essere adottato senza laccordo del Consiglio e del Parlamento.
Nel tempo, i poteri del Parlamento hanno subito una lenta evoluzione:
- nella prima fase, il Parlamento disponeva di meri poteri consultivi (si riducevano allemanazione di pareri che non
erano mai vincolanti)
- nella seconda fase, si registrata una certa evoluzione con lintroduzione di una procedura di cooperazione, che
prevedeva una sorta di consultazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento.
- nella terza fase, con il Trattato di Maastricht, e successivamente anche ad Amsterdam e a Nizza, si arrivati ad
attribuire al Parlamento un ruolo determinante. Ci riferiamo alla procedura legislativa ordinaria (cos nominata da
Lisbona) che mette il Parlamento e il Consiglio sullo stesso piano.

Le funzioni di controllo sono esercitate:


da una parte, sulle istituzioni
dallaltra, sullapparato amministrativo.
Per quanto riguarda le prime, parliamo del controllo che il Parlamento esercita nel confronti di:
- Commissione: attraverso lelezione del suo Presidente a maggioranza dei suoi membri. Non si tratta di un
controllo in senso stretto, ma di un controllo politico, dunque uninfluenza che ne condiziona il lavoro. Inoltre,
il Parlamento dispone di uno strumento giuridico che rende effettivo il suo controllo: la mozione di censura,
meccanismo con cui si obbligano i membri della Commissione a dimettersi collettivamente dalle loro funzioni.

- Consiglio: anche qui il Parlamento esercita un controllo quando intraprende le interrogazioni e esamina la
relazione generale che gli sottoposta.
- la Corte dei conti: qui il Parlamento esercita il controllo attraverso la sua nomina.
- il Consiglio europeo: deve riferire al Parlamento, a conclusione di ogni vertice, i risultati attraverso una
relazione.
Per quanto riguarda il controllo sullapparato amministrativo, invece, il Parlamento si occupa di assicurare
leffettiva e corretta applicazione del diritto europeo nei confronti dei suoi destinatari. Dunque il Parlamento
pu:
- costituire una Commissione dinchiesta
- nominare un Mediatore
- ricevere petizioni su materie di interesse europeo.
La Commissione dinchiesta, costituita dal Parlamento su richiesta di un quarto dei suoi membri, incaricata
di esaminare le denunce di infrazione o di cattiva amministrazione nellapplicazione del diritto UE.
Il Mediatore, eletto dal Parlamento dopo ogni elezione per la durata della legislatura, incaricato di ricevere
denunce, di qualsiasi cittadino dellUE o persona fisica/giuridica, di casi di cattiva amministrazione.
Per cattiva amministrazione si intende il caso di unistituzione che omette di compiere un atto dovuto,
oppure opera in modo irregolare, o agisce in maniera illegittima.
Teniamo presente il grado di indipendenza di questorgano, che non accetta istruzioni da parte di alcun governo,
istituzione, organo o organismo, e data la previsione tassativa di incompatibilit con qualsiasi altra attivit professionale,
remunerata o meno.

Qualora venga constatato un caso di cattiva amministrazione, il Mediatore investe, entro tre mesi, lautorit
competente, che dovr pronunciarsi con un parere.
Esistono dei requisiti che le denunce devono presentare:
- devono essere identificati loggetto e lautore della denuncia
- deve esser presentata entro due anni dalla data in cui i fatti furono portati a conoscenza del ricorrente
- devono esser esaurite le possibilit interne di domanda o di ricorso amministrativo, quando la denuncia ha
ad oggetto i rapporti di lavoro tra le istituzioni e organi dellUE e i loro dipendenti.
Il diritto di petizione pu assumere forma di denuncia o di richiesta, e si estende a tutte le materie di interesse
dellUE. Pu contenere un reclamo o unosservazione relativa allapplicazione della normativa UE o un invito
al Parlamento di pronunciarsi su una determinata questione. Il Parlamento trasmette la petizione ad una
Commissione specializzata, la Commissione per le petizioni, con il compito di valutare la pertinenza della
richiesta; nel caso in cui la petizione venga dichiarata ricevibile, si passa allesame del merito e alla decisione
sulle misure da adottare.
Il ruolo dei Parlamenti nazionali, nel tempo, stato notevolmente rafforzato: contribuiscono attivamente al
buon funzionamento dellUE, partecipando alla cooperazione interparlamentare tra parlamenti nazionali e con
il Parlamento europeo. La Conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli affari dellUE,
incoraggia lo scambio di informazioni tra i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo, e organizza
conferenze parlamentari su temi specifici, cos da discutere argomenti di politica estera e sicurezza comune.
Il Consiglio europeo
Il Consiglio europeo acquisisce status istituzionale solo a Lisbona, e ha funzione di indirizzo politico.
Originariamente era un organo informale di cooperazione politica, con un ruolo di stimolo per le pi
importanti iniziative politiche della Comunit e di dirimere le controversie di rilevanza politica ed economica,
sorte in seno al Consiglio (dei ministri).
composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal Presidente e dal Presidente della
Commissione. Inoltre, partecipa ai lavori lAlto rappresentante dellUE per gli affari esteri e di politica di
sicurezza. Si riunisce due volte a semestre su convocazione del Presidente; ciascun membro pu farsi assistere
da un qualsiasi ministro, in relazione alle materie trattate allordine del giorno.
Il Consiglio europeo ha funzione di indirizzo politico: d allUE gli impulsi necessari al suo sviluppo,
definisce gli orientamenti e le priorit politiche generali. Il Consiglio europeo non esercita funzioni

legislative, e questo per il fine di voler mantenere il potere decisionale allinterno del triangolo istituzionale
formato da: Commissione, Consiglio e Parlamento.
Le competenze del Consiglio europeo sono, per lo pi, circoscritte alla politica estera e di sicurezza comune
(PESC); poi, definisce gli orientamenti generali e decide strategie comuni, e compie scelte fondamentali per
la politica comune di difesa.
Il Consiglio europeo pu assumere anche il ruolo di istanza di appello: questo quando un membro del
Consiglio (dei ministri) dichiari che, per importanti motivi di politica nazionale, vuole opporsi ad una
decisione che richiede la maggioranza qualificata e qualora lAlto rappresentante non sia riuscito a concordare
con lo Stato in questione una soluzione, il Consiglio (dei ministri) pu chiedere a maggioranza qualificata,
che della questione sia investito il Consiglio europeo, affinch si pronunci allunanimit.
In alcuni settori il Consiglio svolge anche potere decisionale: revisione dei trattati, proporre il candidato alla presidenza
della Commissione, decide sulla sussistenza o meno di una violazione grave e persistente di uno Stato membro.

I membri del Consiglio europeo dispongono di un solo voto, e si pronunciano per consenso. Deliberano:
- allunanimit: in caso di violazione dei valori contemplati dallart.2 TUE
- a maggioranza qualificata: per lelezione del suo Presidente e dellAlto rappresentante della PESC
- a maggioranza semplice: sulle questioni procedurali e per ladozione del suo regolamento interno.
In ogni caso, si escludono dalla votazione il Presedente del Consiglio europeo e il Presidente della
Commissione.
Il ruolo del Presidente del Consiglio europeo stato notevolmente rafforzato con il Trattato di Lisbona, per
rispondere allesigenza di garantire una certa continuit ed efficacia a questa istituzione, e anche di offrire una
maggiore visibilit e autorevolezza sulla scena internazionale. eletto dal Consiglio europeo a maggioranza
qualificata, per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una sola volta; la cessazione della carica pu
avvenire per scadenza del mandato, per impedimento, per colpa grave.
I suoi compiti sono:
- presiedere e animare i lavori del Consiglio europeo
- assicurare la preparazione e la continuit dei lavori del Consiglio europeo
- facilitare la coesione e il consenso in seno al Consiglio europeo
- presentare al Parlamento una relazione dopo ciascuna delle riunioni del Consiglio europeo.
Con il Trattato di Lisbona, gli atti del Consiglio europeo sono diventati oggetto di controllo giurisdizionale
da parte della Corte di giustizia dellUE; dunque, tra le istituzioni imputate di omissione o di emanazione di
atti illegittimi, pu figurare anche il Consiglio europeo. Cos viene a cadere il regime di insindacabilit dei
suoi atti, che per anni si era mantenuto immutato.
Il Consiglio (dei ministri)
Il Consiglio dei ministri composto da un rappresentante per ogni Stato membro, listituzione
decisionale dellUE, pur condividendo la funzione legislativa e di bilancio insieme al Parlamento europeo.
unistituzione composta da Stati: ogni Stato membro designa il proprio rappresentante abilitato a
impegnare il governo dello Stato che rappresenta e a esercitare il diritto di voto. I rappresentanti non devono
necessariamente essere ministri, potendo trattarsi anche di rappresentanti regionali; necessario solo che siano
abilitati ad impegnare il proprio governo.
Il Consiglio si riunisce in varie formazioni (10: affari generali / affari esteri / affari economici e finanziari /
giustizia e affari interni / occupazione / politica sociale / salute e consumatori / competitivit / trasporti,
telecomunicazioni e energia / agricoltura e pesca / ambiente / istruzione / giovent / cultura e sport) ai sensi
di una decisione adottata dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, che contiene:
- lelenco delle formazioni del Consiglio
- la presidenza delle formazioni.
La formazione affari generali assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Consiglio; la
formazione affari esteri elabora lazione esterna dellUE.
Ogni Stato dispone sovranamente del suo voto, ed essendo unistituzione composta da Stati, anche lecito
che il governo nazionale conferisca un mandato imperativo ad un membro che andr a partecipare alle

riunioni. Questo perch, mentre la Commissione rappresenta il momento di sintesi dellinteresse dellUE, il
Consiglio strutturato in modo da dar voce agli interessi nazionali particolari.
Anche gli atti del Consiglio sono passibili di controllo di legittimit da parte della Corte di giustizia: ogni Stato membro
pu presentare ricorso contro un atto del Consiglio che ritiene illegittimo, anche se il suo rappresentante ha votato a
favore della sua adozione.

Il Consiglio si riunisce su convocazione del Presidente per iniziativa dei suoi membri, di uno solo di questi, o
della Commissione.
La Presidenza del Consiglio, cos come disposto da una decisione del Consiglio europeo, esercitata secondo
un sistema di rotazione paritaria: esercitata da un gruppo di tre Stati per un periodo di diciotto mesi, Stati
che eserciteranno la presidenza di tutte le formazioni, ad eccezione di quella affari esteri, a turno, per un
periodo di sei mesi. Il paese che a turno presiede il Consiglio deve:
- rappresentare il Consiglio in tutte le sedi in cui ci sia necessario
- convocare il Consiglio di propria iniziativa, o su richiesta di altro Stato membro o Commissione
- rispondere alle interrogazioni del Parlamento
- curare le relazioni internazionali.
Il Consiglio, insieme al Parlamento, esercita funzione legislativa e di bilancio.
La funzione legislativa lo vede partecipe nel procedimento di formazione degli atti in modo differente a
seconda che sia adottata la procedura legislativa ordinaria o speciale: nel primo caso sullo stesso piano del
Parlamento, e quindi deliberano insieme latto; nel secondo caso, latto pu essere deliberato dal Consiglio su
consultazione del Parlamento o viceversa.
Altre funzioni del Consiglio sono:
- la funzione di bilancio: approva il bilancio insieme al Parlamento
- definisce e coordina le politiche economiche generali e sociali degli Stato membri
- esercita anche funzioni esecutive in materia di politica estera, perch elabora la politica estera e di sicurezza
comune, per poi definirla e attuarla
- adotta raccomandazioni, risoluzioni o conclusioni (atti di natura non vincolante di indirizzo politico
generale).
Il Consiglio assistito da un Segretariato generale.
Con il tempo la mole di lavoro del Consiglio andata sempre pi crescendo, accompagnata anche
dallesigenza di un contatto pi costante tra Consiglio e Commissione: cos, nel 1965 il Trattato sulla fusione
degli esecutivi formalizzava un Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri
(COREPER), di cui fanno parte i rappresentanti degli Stati membri accreditati presso lUE. La disciplina
contenuta allart.240 TFUE che attribuisce al Comitato il compito di:
- preparare i lavori del Consiglio
- eseguire i compiti che gli sono affidati dal Consiglio.
Si riunisce a due livelli:
per trattare gli affari di rilievo politico e quelli concernenti relazioni esterne: si riuniscono gli ambasciatori
rappresentanti permanenti;
per trattare gli affari correnti, di procedura o essenzialmente tecnici: si riuniscono i ministri plenipotenziari
rappresentanti permanenti aggiunti.
Questi due livello operano in maniera indipendente.
Il Presidente deve:
- coordinare lattivit dei vari gruppi di lavoro
- predisporre lordine del giorno delle riunioni del Consiglio
- organizzare comitati permanenti o ad hoc per la trattazione di problemi specifici
- adottare decisioni di procedura nei casi previsti dal regolamento interno del Consiglio.
Il COREPER lunico organo che, essendo espressione degli interessi degli Stati, pu esercitare tali poteri:
n il Consiglio, la cui attivit discontinua, n la Commissione, che ha carattere dindipendenza.

A seconda delle materie in discussione, esistono tre sistemi di votazione diversi:


1. A maggioranza qualificata
2. Allunanimit
3. A maggioranza semplice
La votazione a maggioranza qualificata prevede che sia necessario un certo numero di voti per ladozione
di un atto. Fino al 1/11/2014 le votazioni avvenivano mediante il sistema del voto ponderato, che attribuisce
un valore diverso al voto di ciascuno Stato, a seconda della sua importanza demografica e politica nellUE.
Era previsto, inoltre, che:
- le deliberazioni per le quali era prevista la proposta della Commissione, erano valide se avevano ottenuto
almeno 260 voti favorevoli della maggioranza dei membri
- negli altri casi, le deliberazioni erano valide se avevano ottenuto almeno 260 voti favorevoli di almeno due
terzi dei membri.
La necessit di ottenere il voto favorevole della maggioranza era guidata dallo scopo di evitare i casi in cui
una minoranza di Stati avrebbe potuto disporre dei voti sufficienti per adottare una decisione.
Dal 1/11/2014 stato adottato il criterio della doppia maggioranza:
- la maggioranza qualificata si intende raggiunta con il 55% dei membri del consiglio che comprendono il
65% della popolazione dellUE. Tuttavia concessa la possibilit per un numero limitato di Stati, che deve
includere almeno 4 membri del Consiglio (minoranza di blocco), di manifestare la loro opposizione affinch
la proposta sia respinta;
- la maggioranza qualificata, qualora il Consiglio deliberi senza la proposta della Commissione o dellAlto
rappresentate per la politica estera, si intende raggiunta con il 72% dei membri del Consiglio rappresentanti
gli Stati membri che totalizzano almeno il 65% della popolazione dellUE.
Nel caso, invece, in cui non tutti i membri del Consiglio partecipano alla votazione:
- per maggioranza qualificata si intende almeno il 55% dei membri del Consiglio rappresentanti gli Stati
partecipanti che totalizzano il 65% della popolazione di tali Stati. Invece la minoranza di blocco si intende
raggiunta con un numero minimo di Stati che rappresentino oltre il 35% della popolazione degli Stati membri
partecipanti, pi un altro membro;
- se il Consiglio non delibera su proposta della Commissione o dellAlto rappresentante dellUnione per gli
affari esteri e la politica di sicurezza, la maggioranza qualificata sale al 72% dei membri del Consiglio
rappresentanti gli Stati partecipanti che totalizzano il 65% della popolazione di tali Stati.
stato previsto un periodo transitorio fino al 31/03/2017 per cui, in caso di votazione a maggioranza qualificata, sar
permesso a ciascun membro del Consiglio di chiedere di procedere secondo il sistema di ponderazione dei voti tuttora
applicabile. Inoltre, se un gruppo di membri del Consiglio manifesta lintenzione di opporsi alladozione di un atto a
maggioranza qualificata, per costituire una minoranza di blocco, deve costituire almeno i tre quarti della popolazione o
almeno i tre quarti del numero degli Stati membri (compromesso di Ioannina). Dal 1/04/2017 per costituire una
minoranza di blocco sar sufficiente il 55% della popolazione o almeno il 55% del numero degli Stati membri.

La votazione allunanimit, che in passato costituiva la regola, stata oggi, con il Trattato di Lisbona,
notevolmente ridimensionata. una procedura prevista ancora per alcune materie: politica estera e di
sicurezza comune, politica fiscale, cittadinanza europea e politica sociale. Nelle votazioni allunanimit le
astensioni non ostano alladozione delle deliberazioni del Consiglio, perci: unanimit significa assenza di
voti negativi, non convergenza di voti positivi. Inoltre, possibile conferire una delega di voto ad un altro
Stato membro del Consiglio.
La votazione a maggioranza semplice prevede la maggioranza dei membri che compongono il Consiglio;
una procedura adottata limitatamente alle questioni di procedura.

La Commissione europea
La Commissione europea listituzione a cui affidato il compito di rappresentare e tutelare gli interessi
dellUE; nel particolare, la Commissione dotata dei seguenti poteri:
- di iniziativa legislativa: infatti adotta le iniziative appropriate
- di controllo: vigila sullapplicazione dei trattati, delle misure adottate dalle istituzioni e del diritto dellUE

- di esecuzione: d esecuzione al bilancio e gestisce i programmi


- di coordinamento e gestione
- di rappresentanza esterna dellUE: per quanto riguarda i rapporti con le altre organizzazioni internazionali.
La Commissione, perci, si presenta quale organo:
esecutivo: il suo compito principale quello di far applicare i trattati e gli atti
indipendente: i commissari sono votati a titolo individuale e non rappresentano Stati n gruppi di interesse
collegiale: tutte le delibere vengono riferite alla Commissione nel suo complesso
a tempo pieno: si riunisce almeno una volta a settimana (per questo qualsiasi altra carica incompatibile con quella
di membro della Commissione- dunque i membri della Commissione, per la durata della loro carica non possono
esercitare alcunaltra attivit professionale, remunerata o meno che sia).

Fino al 31/10/2014 la Commissione si componeva di un cittadino per ogni Stato membro, compreso il
Presidente e lAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. A decorrere dal
1/11/2014 la Commissione composta da un numero di membri, compreso il Presidente e lAlto
rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, pari ai due terzi del numero degli Stati
membri, a meno che il Consiglio europeo non decida di modificare tale numero, deliberando allunanimit.
Infatti, con la decisione del 2013, il Consiglio europeo ha stabilito che, a decorrere da quella data, la
Commissione avrebbe continuato a comprendere un cittadino di ogni Stato membro.
Il numero di due terzi degli Stati membri era stato accolto con favore da coloro che sostenevano una maggiore efficacia
dellistituzione, ma non fu lo stesso da parte di quegli Stati che si sentivano esclusi dalla composizione. Per questo
motivo si giustifica la decisione del Consiglio per cui la Commissione avrebbe continuato a comporsi di un cittadino per
ogni Stato membro.

I membri della Commissione sono scelti con un sistema di rotazione paritaria, basato sul principio di assoluta
parit tra gli Stati con riferimento al periodo di permanenza dei loro cittadini in seno alla Commissione, dunque
lo scarto tra il numero complessivo dei mandati detenuto dai cittadini di due Stati membri non pu mai essere
superiore a uno.
La Commissione un organo indipendente, che svolge le sue funzioni in piena indipendenza. Il mandato ha
una durata di 5 anni. Si dice un organo snazionalizzato perch formato da individui, non da rappresentanti
degli Stati, che agisce nellesclusivo interesse dellUnione. Perci le volizioni dei singoli componenti non
sono riferite agli Stati membri di appartenenza, ma restano volizioni individuali; essi non sollecitano n
accettano le istruzioni da alcun governo, istituzione, organo o organismo. Il Parlamento europeo pu
pronunciarsi su una mozione di censura non prima che siano trascorsi tre giorni dalla presentazione della
stessa; quando essa abbia riportato la maggioranza dei due terzi dei voti espressi, si considera approvata, di
conseguenza i membri della Commissione saranno tenuti a dimettersi. I membri della Commissione nominati
per sostituire quelli sfiduciati non durano in carica 5 anni, ma fino alla data in cui sarebbe scaduto il mandato
dei Commissari dimissionari.
La procedura di nomina della Commissione si sviluppa in varie fasi:
Il Consiglio europeo, tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo, propone al Parlamento
europeo un candidato alla carica di Presidente della Commissione, deliberando a maggioranza
qualificata. Tale candidato eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo
compongono; se non si ottiene la maggioranza, il Consiglio europeo, entro un mese, propone un nuovo
candidato
Una volta eletto il Presidente della Commissione, il Consiglio europeo in accordo con il Presidente
della Commissione, adotta lelenco delle altre personalit che propone di nominare membri della
Commissione. Queste personalit vengono selezionate sulla base di proposte avanzate dagli Stati
membri.
Dopodich il Presidente, lAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
e gli altri membri della Commissione, sono soggetti allapprovazione del Parlamento europeo. Dopo
lapprovazione, la Commissione cos composta sar nominata dal Consiglio a maggioranza qualificata.
Con il Trattato di Lisbona il ruolo del Presidente della Commissione stato notevolmente rafforzato, dato
che la proposta alla carica di Presidente della Commissione deve tener conto delle elezioni del Parlamento

europeo, delle consultazioni pi appropriate e deve essere approvata dallo stesso Parlamento. Le funzioni del
Presidente della Commissione:
- definisce gli orientamenti nel cui quadro la Commissione esercita i suoi compiti
- decide lorganizzazione interna della Commissione per assicurare la coerenza lefficacia e la collegialit
della sua azione
- nomina i vicepresidenti tra i membri della Commissione.Il suo potere forse pi importante quello di
chiedere le dimissioni di un membro della Commissione.
LAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica sicurezza nominato dal Consiglio
europeo che delibera a maggioranza qualificata. Agisce quale mandatario del Consiglio nella guida della
politica estera e di sicurezza comune dellUnione ed uno dei vicepresidenti della Commissione europea
incaricato delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri aspetti dellazione esterna dellUnione.
Quindi la sua figura va ad accogliere due funzioni: Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza
comune e commissario responsabile delle relazioni esterna con le risorse umane e finanziarie connesse.
La Commissione fissa il proprio regolamento interno e provvede alla sua pubblicazione. La Commissione
organizza il proprio lavoro ripartendo i compiti di supervisione delle attivit delle varie unit amministrative
tra i suoi membri. Le delibere della Commissione sono adottate a maggioranza dei suoi membri, ed diffusa
la prassi di non dare pubblicamente conto del numero di voti che ha raccolto un determinato atto della
Commissione, per sottolineare il senso della collegialit della responsabilit della Commissione, e per evitare
di evidenziare fratture su linee di opinione politica.
Quali sono le attribuzioni della Commissione? Le abbiamo viste prima: vigilare sullapplicazione dei Trattati
e delle misure adottate dalle istituzioni, gestire e dare esecuzione al bilancio, gestire i programmi, svolgere
funzioni di coordinamento, esecuzione e gestione, assicurare la rappresentanza esterna dellUnione, avviare il
processo di programmazione annuale e pluriennale.
I poteri della Commissione sono:
Potere di iniziativa
Potere di esecuzione
Potere di controllo
Potere di rappresentanza
La funzione di iniziativa legislativa: il potere di proposta di un atto legislativo spetta alla Commissione in
via esclusiva e rappresenta la condizione necessaria affinch il Consiglio e il Parlamento possano emanare atti
vincolanti.
La funzione esecutiva: la Commissione adempie a:
Funzione di emanazione di atti di esecuzione: si tratta di atti meramente esecutivi di atti giuridicamente
vincolanti dellUE. Sono gli Stati membri ad attribuire le competenze di esecuzione alla Commissione,
o, in casi specifici debitamente motivati, al Consiglio. Lesercizio delle competenze di esecuzione della
Commissione sottoposto al controllo degli Stati membri, in quanto sono questi ultimi che poi devono
adottare tutte le misure di diritto interno per assicurare lesecuzione degli obblighi derivante dai
Trattati e dalla normativa delle istituzioni. Sono i regolamenti a stabilire preventivamente le regole e i
principi generali delle modalit del controllo; dal 2011, poi, si previsto un meccanismo di controllo
pi semplice, efficiente, trasparente, e pienamente conforme al Trattato: diversamente da quanto
avveniva in passato, oggi previsto che il Consiglio non possa pi intervenire a titolo di istanza
dappello.
Nellesercizio delle sue competenze di esecuzione, la Commissione pu seguire una delle due
procedure previste:
- procedura consultiva (che la regola generale)
- procedura desame prevista per lemanazione di atti di esecuzione di portata generale e altri atti di
esecuzione.
Funzione normativa delegata: si prevede che un atto legislativo pu delegare alla Commissione il
potere di adottare atti non legislativi di portata generale che integrano o modificano determinati
elementi non essenziali dellatto legislativo.

Le condizioni cui soggetta la delega sono:


- il Parlamento europeo o il Consiglio devono poter revocare la delega
- latto delegato pu entrare in vigore solo se, entro il termine fissato dallatto legislativo, il Parlamento
europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni.
Altre funzioni esecutive: la Commissione d esecuzione al bilancio in quanto la stessa che incassa le
entrate ed effettua le spese; gestisce i programmi; si occupa del coordinamento; avvia il processo di
programmazione annuale e pluriennale per giungere ad accordi internazionali.
La funzione di controllo: la Commissione vigila sullapplicazione dei Trattati e delle misure adottate dalle
istituzioni e sullapplicazione del diritto dellUnione sotto il controllo della Corte di giustizia. Questa funzione
permette alla Commissione due tipologie di intervento:
- intervento diretto: quando previsto che la Commissione emani decisioni vincolanti (ad esempio nel campo
delle regole di concorrenza, dove la Commissione pu prendere decisioni direttamente applicabili e che
prevedono sanzioni pecuniarie). Rientrano nella manifestazione diretta della funzione di vigilanza anche le
raccomandazioni e i pareri non vincolanti;
- intervento indiretto: quando la Commissione propone ricorsi alla Corte di giustizia contro gli Stati e le
istituzioni che abbiano violato gli obblighi derivanti dai trattati e dagli atti normativi derivati.
La funzione di rappresentanza: lUnione ha, in ciascuno degli Stati membri, la pi ampia capacit giuridica;
essa pu acquistare o alienare beni immobili e mobili e stare in giudizio, e per questo rappresentata dalla
Commissione.
La Commissione rappresenta lUnione anche allesterno: ad essa spetta questa funzione durante la fase di
negoziazione degli accordi dellUnione, e anche tutte le relazioni internazionali e i rapporti con le
organizzazioni internazionali.
La Corte di giustizia dellUnione europea
La Corte di giustizia, cos nominata dopo il Trattato di Lisbona, unistituzione a carattere unitario, che al
suo interno comprende:
1. La Corte di giustizia
2. Il Tribunale
3. I Tribunali specializzati.
La Corte di giustizia ha sede a Lussemburgo e assicura il rispetto del diritto nellinterpretazione e
nellapplicazione dei Trattati e, si pronuncia, in particolare:
- Sui ricorsi presentati da uno Stato membro, da unistituzione, o da una persona fisica/giuridica
- In via pregiudiziale, sullinterpretazione del diritto dellUnione o sulla validit degli atti adottati
- Negli altri casi previsti dai Trattati.
Quando si dice che la Corte di giustizia assicura il rispetto dei diritto nella sua applicazione e interpretazione, si fa
riferimento a quel complesso di norme che regolano lorganizzazione e lo sviluppo dellUE, nonch i rapporti tra questa
e gli Stati membri. A questo complesso di norme devono aggiungersi i principi generali del diritto (sia quelli mutuati dai
singoli sistemi nazionali, sia quelli propri del diritto dellUE), che costituiscono diritto non scritto.
La Corte di giustizia stata istituita con il Trattato CECA nel 1952 e ha iniziato ad operare nel 1958; la sua attivit
aumentata in modo considerevole, tanto da richiedere la creazione, nel 1988, di un Tribunale di I grado.

La Corte di giustizia- composta da un giudice per Stato membro e da 11 avvocati generali (erano
inizialmente 9, dal 2015 sono diventati 11). Sia i giudici che gli avvocati sono nominati di comune accordo
dai governi degli Stati membri, previa consultazione di un comitato (composto da 7 membri ex membri della
Corte di giustizia e tribunale). Il ruolo dellavvocato generale quello di presentare pubblicamente, con
assoluta imparzialit e piena indipendenza, conclusioni motivate sulle cause che richiedono il suo intervento.
Ricordiamo che le conclusioni dellavvocato generale non sono vincolanti per la Corte, anche se hanno una notevole
influenza.

I giudici e gli avvocati restano in carica 6 anni, e il mandato rinnovabile.


La Corte elegge un Presidente (deve dirigere i lavori e le sedute) e un Vicepresidente (assiste il Presidente e
lo sostituisce in caso di impedimento o vacanza). Vi anche un Cancelliere con importanti funzioni giudiziarie
e amministrative.

Il procedimento presso la Corte di giustizia.


La Corte adita mediante unistanza trasmessa al Cancelliere che contiene: nome/domicilio dellistante, le
sue conclusioni, la designazione della parte contro cui il ricorso proposto, loggetto della controversia e
unesposizione sintetica dei motivi invocati. Essa pu anche contenere lindicazione delle prove da mostrare
e, ove occorra (nel caso di ricorso di annullamento), lallegato dellatto di cui si chiede lannullamento, oppure
(nel caso di ricorso per carenza), il documento che certifichi la data in cui stato richiesto ad unistituzione,
organo o organismo dellUnione di porre in essere un atto dovuto e questi non labbiano fatto.
La procedura davanti alla Corte di giustizia si articola in due fasi: la fase scritta e la fase orale.
Fase scritta: il Cancelliere a cui viene inviato il ricorso, comunica alle parti e alle istituzioni dellUnione le
memorie, istanze, difese, osservazioni e, eventualmente, repliche, nonch atti e documenti a sostegno.
Fase orale: consiste nella lettura della relazione presentata dal giudice relatore, nellaudizione degli agenti,
consulenti e avvocati, e nellesposizione delle proprie conclusioni da parte dellavvocato generale.
Dopodich, sentito lavvocato generale, il giudice relatore deposita una relazione dudienza, dove vengono
sintetizzati i termini essenziali della causa, la posizione delle parti e il quadro normativo.
Di regole le udienze sono pubbliche, a differenza delle deliberazioni che sono e restano segrete.
La procedura orale termina con la lettura delle conclusioni dellavvocato generale in udienza pubblica. Le
sentenze devono essere motivate e lette in pubblica udienza previa convocazione delle parti; esse hanno
efficacia vincolante per le parti in causa, e forza esecutiva allinterno degli Stati membri.
Per quanto riguarda i rinvii pregiudiziali: essi vengono notificati alla Corte dallo stesso giudice, e sar, poi,
cura del Cancelliere notificare la decisione alle parti in causa, agli Stati membri e alla Commissione; questi
soggetti hanno il diritto di presentare, entro 2 mesi dalla notificazione, memorie o osservazioni scritte.
previsto un procedimento durgenza per i rinvii pregiudiziali relativi allo spazio di libert, sicurezza e
giustizia: previsto un termine pi breve di due mesi e sono omesse le conclusioni dellavvocato generale.
Il compito della Corte di giustizia quello di assicurare il rispetto del diritto attraverso il controllo
giurisdizionale degli atti e dei comportamenti delle istituzioni, nonch attraverso linterpretazione del diritto
dellUnione. Le principali attribuzioni della Corte riguardano:
- lesame di ricorsi in tema di inadempimenti degli Stati
- controllo sulla legittimit degli atti dellUnione
- controllo sul comportamento omissivo delle istituzioni
- pronunce pregiudiziali sullinterpretazione dei Trattati e sulla validit e sullinterpretazione degli atti delle
istituzioni
- esame dei ricorsi per il risarcimento dei danni derivati da responsabilit extracontrattuale dellUnione.
Altre competenze della Corte riguardano le controversie tra lUnione e i suoi agenti, ricorsi contro sanzioni
pecuniarie, controversie sulla base di una clausola compromissoria, controversie riguardanti lapplicazione
di atti, adottati in base ai trattati, che creano titoli europei di propriet industriale.
La sua funzione particolare di prevalente importanza quella di assicurare ununit di giurisprudenza e
dinterpretazione, necessario presupposto per unintegrazione giuridica effettiva. Proprio questultima
funzione sembrata venire meno con listituzione del Tribunale, competente a conoscere in primo grado
alcune categorie di ricorsi. In realt lunitariet della giurisdizione resta un principio cardine dal momento
che, comunque, nei casi in cui competente il Tribunale di I grado, la Corte di giustizia resta giudice dappello,
e, in tutte le altre ipotesi mantiene una giurisdizione esclusiva.
Il Tribunale- stato istituito nel 1989 come nuovo organo giurisdizionale con competenza a conoscere alcune
categorie di ricorso. Il Tribunale competente, nello specifico, a conoscere in primo grado alcune categorie
di ricorsi ad eccezione di quelle attribuite a un tribunale specializzato e di quelle che lo statuto riserva alla
Corte di giustizia. Il suo compito quello di assicurare il rispetto del diritto nellinterpretazione e
applicazione dei trattati.
I giudici del Tribunale sono 28 sono nominati di comune accordo dai Governi degli Stati membri per un
periodo di sei anni. Il Tribunale siede in sezioni composte da 3/5 giudici, ma pu riunirsi anche in seduta
plenaria oppure statuire nella persona di un solo giudice (per snellire il carico di lavoro). In via generale, le
sezioni non sono assistite da un avvocato generale, ma ne possono fare richiesta formale al Tribunale; la

presenza dellavvocato generale prevista come continuativa e permanente quando il Tribunale decide in
seduta plenaria. Il Tribunale prevede anche un Presidente e un Cancelliere, designati dagli stessi giudici.
Le competenze del Tribunale- il Tribunale competente a conoscere in primo grado dei ricorsi introdotti da
persone fisiche e giuridiche:
- ricorsi di annullamento
- ricorsi per carenza
- ricorsi per risarcimento danni derivanti da responsabilit extracontrattuale dellUnione
- controversie tra lUnione e i suoi agenti
- ricorsi presentati in virt di una clausola compromissoria.
Ricordiamo che lart.256 TFUE solleva due eccezioni: ad eccezione di quelle attribuite ad un tribunale
specializzato (competente per le controversie di minore importanza) e alla Corte di giustizia (competente per
i ricorsi pi importanti).
Ricordiamo che le decisioni del Tribunale possono sempre essere impugnate davanti alla Corte di giustizia,
anche se il riesame possibile per soli motivi di diritto e entro i limiti previsti dallo statuto. Il Tribunale funge
anche da giudice dappello per i ricorsi diretti rientranti nellambito dei contenziosi speciali (cio quelli
attribuiti ai tribunali specializzati); il Tribunale competente anche a conoscere delle questioni pregiudiziali
in materie specifiche determinate dallo Statuto.
La procedura davanti al Tribunale analoga a quella davanti alla Corte di giustizia.
I tribunali specializzati- sono organismi incaricati di conoscere in primo grado di alcune categorie di ricorsi
proposti in materie specifiche determinate dallo Statuto della Corte di giustizia dellUnione europea. Furono
introdotti con il Trattato di Nizza con lo scopo di evitare di appesantire eccessivamente il carico di lavoro
della Corte e del tribunale, e hanno dato una svolta allassetto del sistema giurisdizionale dellUnione. Il potere
di istituire i Tribunali specializzati spetta al Parlamento europeo ed al Consiglio.
Il primo Tribunale specializzato stato istituito nel 2004: il Tribunale della funzione pubblica dellUnione
europea, con il compito di statuire in merito al contenzioso sul pubblico impiego- in pratica esso si pronuncia
sulle controversie tra la Commissione e i suoi agenti.

Banca Centrale Europea-BCE


La BCE si configura come istituzione dopo il Trattato di Lisbona; essa costituisce il cuore del Sistema Europeo
delle Banche Centrali (SEBC) e conduce, insieme alle banche centrali nazionali, la politica monetaria
dellUnione. Gode di personalit giuridica ed ha il diritto esclusivo sullemissione delle banconote in euro.
unistituzione indipendente.
Quanto alla sua natura istituzionale, se pensiamo alla sua indipendenza e personalit giuridica, saremmo portati a
pensare che essa possa costituire unorganizzazione in qualche modo indipendente nella pi vasta organizzazione
dellUE. A supportare questa tesi le disposizioni del TFUE che stabiliscono una responsabilit della BCE separata da quella
dellUE.

Il capitale della BCE detenuto dalle Banche Centrali nazionali; tutte le Banche centrali dellUnione devono
versare la propria quota, ma solo quelle degli Stati membri dellarea euro sono obbligati a farlo per intero. Le
altre versano solo il 7% della quota a titolo di contributo spesa per la loro partecipazione ad alcune attivit
dellistituto. La quota di capitale da assegnare a ciascuna banca nazionale calcolata in base a criteri
demografici ed economici.
La BCE si compone di due organi decisionali:
- il Comitato esecutivo: composto dal Presidente, dal Vicepresidente e da altri quattro membri nominati dal
Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata su raccomandazione del Consiglio, dopo aver
consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della BCE.
I componenti del Comitato esecutivo devono esser scelti tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza
professionale nel settore monetario o bancario.

La funzione pi importante del Comitato esecutivo quella di attuare le decisioni della politica monetaria
adottate dal Consiglio direttivo; inoltre, responsabile della gestione degli affari correnti, come la sicurezza
interna o lamministrazione.
- il Consiglio direttivo: comprende i membri del Comitato esecutivo pi i governatori delle Banche centrali
dei paesi dellarea euro.
La sua funzione quella di adottare gli indirizzi e prendere decisioni necessarie ad assicurare lassolvimento
dei compiti affidati alla SEBC: formula la politica monetaria dellUnione, decide sugli obiettivi monetari
intermedi, i tassi dinteresse guida e lofferta di riserve nel SEBC.
Inoltre, nella BCE, un organo di governo a carattere transitorio, il Consiglio generale, destinato a sciogliersi
una volta che tutti gli Stato dellUnione avranno adottato leuro.
Lobiettivo della BCE il mantenimento della stabilit dei prezzi; la BCE responsabile della moneta unica
europea e il suo compito preservarne il potere dacquisto.
Lesercizio delle sue funzioni si identifica nel:
- definire ed attuare la politica monetaria dellUnione
- svolgere operazioni sui cambi
- detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri
- promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.
La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare lemissione di banconote in euro.
La BCE sottoposta a varie forme di controllo sia politico che giurisdizionale: sotto il profilo politico, la BCE
deve redigere una relazione annuale da trasmettere al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e
al Consiglio europeo sulle attivit della SEBC e sulla politica monetaria dellanno; inoltre, tenuta a
pubblicare ogni settimana un rendiconto finanziario consolidato. Sotto il profilo giurisdizionale, previsto un
controllo sui suoi atti e comportamenti omissivi da parte della Corte di Giustizia.
La BCE svolge anche funzione consultiva:
- in merito a qualsiasi proposta di atto che rientri nelle sue competenze
- sui progetti che rientrano nelle sue competenze.
Inoltre pu formulare pareri e irrogare sanzioni alle imprese che non osservano gli obblighi imposti dai
regolamenti e dalle decisioni da essa adottati.

La Corte dei conti e il bilancio dellUnione


Istituita a Maastricht, listituto che verifica le finanze dellUnione, si compone di un cittadino per ogni
Stato membro, e i membri sono nominati dal Consiglio che adotta lelenco dei candidati presentato da ciascuno
Stato, previa consultazione del Parlamento, deliberando a maggioranza qualificata. I membri durano in carica
sei anni, e devono esser scelti tra personalit con qualifiche specifiche per svolgere le funzioni in esame.
La competenza principale della Corte dei conti quella di controllo generale: cio esamina i conti di tutte le
entrate e le spese dellUnione, nonch di ogni organismo creato dalla stessa. Nel particolare, si tratta di un
controllo formale di legittimit, cio volto a verificare la correttezza e la regolarit della gestione finanziaria;
ma non solo, dal momento che si tratta anche di un controllo di merito, quando verifica lefficacia,
leconomicit e lefficienza della gestione finanziaria. Svolge un ruolo determinante nei confronti di quello
che il maggior documento contabile dellUnione: il bilancio. Inoltre, adotta la relazione annuale
sullesercizio finanziario, che consta di due parti:
- quella relativa allesecuzione del bilancio generale dellUnione
- quella relativa i fondi europei di sviluppo.
Il controllo della Corte pu essere esercitato, oltre che sui documenti, anche presso i locali delle istituzioni e
di qualsiasi organismo dellUnione e presso gli Stati membri, attraverso il potere dispezione.
La Corte dei conti obbligata a presentare al Parlamento e al Consiglio una dichiarazione in cui attesta
laffidabilit dei conti e la legittimit e la regolarit delle relative operazioni.
Inoltre, la Corte ha anche un potere consultivo: la funzione consultiva pu avere carattere obbligatorio o
facoltativo.

Il bilancio dellUnione, per il principio dellautonomia finanziaria, finanziato integralmente tramite risorse
proprie, dunque lUnione non dipende dai contributi degli Stati, ma dispone di finanze autonome. Altro
principio che regola lautonomia finanziaria dellUnione il principio dellautonomia di bilancio, cio il
diritto dellUnione di regolare il gettito per finanziare integralmente il suo bilancio.
Le risorse proprie sono le entrate provenienti:
- dai prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, dazi della tariffa doganale comune, altri dazi
fissati o da fissare da parte delle istituzioni sugli scambi con i paesi terzi;
- proventi dellimposta sul valore aggiunto
- dallapplicazione di unaliquota uniforme alla somma dei redditi nazionali lordi.
Limporto totale delle risorse proprie non pu superare l1,24% del totale dei RNL degli Stati membri;
limporto totale degli stanziamenti annuali per impegni, non pu superare l1,31% della somma dei RNL degli
Stati membri.
Quando diciamo che lUnione si finanzia mediante risorse proprie, questo non significa che la riscossione dei
dazi, dei prelievi e delle altre entrate sia affidata alle istituzioni dellUnione: essa rimane prerogativa degli
Stati membri, che provvederanno a versare le somme percepite allUnione, ottenendo un rimborso a titolo di
spese di riscossione del 25%.
I principi fondamentali che riguardano il bilancio sono:
unit e verit del bilancio
annualit
pareggio (le entrate e gli stanziamenti di pagamento devono risultare in pareggio)
unit di conto
universalit (tutte le entrate e le spese sono iscritte senza contrazione fra esse)
specializzazione (gli stanziamenti vanno specificati per titoli e capitoli)
sana gestione finanziaria (gli stanziamenti vanno utilizzati secondo i principi di economia, efficienza ed
efficacia)
trasparenza (il bilancio oggetto di rendiconto).
LUnione non pu adottare alcun atto suscettibile di incidere in maniera considerevole sul bilancio senza assicurare la
relativa copertura nei limiti delle risorse proprie e del rispetto del quadro finanziario pluriennale.

Prima dicevamo che la riscossione dei dazi, dei prelievi e delle entrate rimane comunque prerogativa degli
Stati membri: questa la radice di un problema molto pesante a livello comunitario, che quello delle frodi
al bilancio, cio delle irregolarit commesse ai danni degli interessi finanziari dellUnione. Il sistema di
riscossione complicato e ha determinato un notevole aumento delle frodi negli anni.
Il primo passo per cercare di risolvere il problema stato quello di fornire una base giuridica certa allattivit
delle istituzioni, in quanto prima mancava qualsiasi previsione specifica sullargomento. Perci allart.325
TFUE si prevede lobbligo, a carico degli Stati membri, di adottare anche per gli interessi finanziari
dellUnione, le stesse misure che adottano per combattere le frodi che ledono i loro interessi finanziari
(principio di assimilazione), e si deve trattare di misure che siano dissuasive e tali da permettere una
protezione efficace degli Stati membri.
Oltre alla Commissione, le istituzioni che sono direttamente coinvolte nella tutela degli interessi finanziari sono il
Consiglio e il Parlamento.

Sono stati adottati dal Consiglio due importanti regolamenti sul tema: uno relativo alla protezione degli
interessi finanziari delle Comunit europee, laltro relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati
dalla Commissione.
In tema di lotta alle frodi sono state adottate diverse Convenzioni: la pi importante la Convenzione relativa
alla tutela degli interessi finanziari del 1995, entrata in vigore nel 2002. In primis, definisce la portata
dellespressione frode, intesa come qualsiasi azione o omissione relativa a:
- utilizzo, presentazione di dichiarazioni, documenti falsi o incompleti cui consegua il percepimento o la
ritenzione illecita di fondi provenienti dal bilancio generale
- alla mancata comunicazione di uninformazione in violazione dellobbligo cui consegua lo stesso effetto
- alle destinazioni di fondi per fini diversi da quelli per cui essi sono stati inizialmente concessi,
allappropriazione indebita di un beneficio.

Sempre in questa convenzione fatto obbligo ad ogni Stato di prendere tutte le misure necessarie affinch
queste condotte siano passibili di sanzioni penali, proporzionate e dissuasive.
LOLAF lUfficio europeo per la lotta antifrode istituito nel 1999 con lo scopo di intensificare la lotta contro
le frodi, la corruzione e qualunque attivit illecita lesiva di interessi finanziari; esercita le competenze della
Commissione in materia di indagini amministrative esterne. Inoltre, svolge anche indagini amministrative
allinterno delle istituzioni e degli organismi sotto la direzione del direttore generale.

Gli organi consultivi la BEI le agenzie


Il Comitato economico e sociale europeo (CESE): si tratta di un organo consultivo nei riguardi del
Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione. Si compone dei rappresentanti delle organizzazioni
di datori di lavoro, di lavoratori dipendenti e di altri attori rappresentativi della societ civile, in particolare
nei settori socio economico, civico, professionale e culturale. Costituisce un luogo in cui esprimere e
scambiare opinioni. Il numero dei membri che lo compongono non pu essere superiore a 350, ma con
lingresso della Croazia , temporaneamente, aumentato a 353 componenti.
I componenti vengono nominati dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento, che adotta lelenco dei
membri redatto sulla base delle proposte presentate da ciascuno Stato membro; il mandato di 5 anni ed
rinnovabile. Il Comitato esercita le sue funzioni in piena indipendenza, nellinteresse generale dellUnione,
quindi i suoi membri non devono farsi portatori degli interessi della categoria cui appartengono.
La consultazione del Comitato pu essere obbligatoria o facoltativa, e si basa su pareri che non sono mai
vincolanti; si tratta di pareri tecnici e pi specifici rispetto a quelli del Parlamento che, invece, hanno un
carattere essenzialmente politico.
Il Comitato delle Regioni un organo consultivo nei riguardi del Parlamento, della Commissione e del
Consiglio; composto dai rappresentanti delle collettivit regionali e locali. La creazione di questo organo
fondamentale per la valorizzazione della dimensione regionale e locare nella struttura organizzativa e
decisionale dellUE. Il numero dei membri, che non pu essere superiore a 350, provvisoriamente fissato in
353 membri con mandato rinnovabile di 5 anni. Come abbiamo visto, il Comitato delle Regioni svolge
essenzialmente funzioni consultive, che si concretizzano nellemanazione di pareri (obbligatori quando
previsti dal Trattato, facoltativi negli altri casi). Ci sono poi anche i pareri di propria iniziativa, cio quelli
che prevedono che il Comitato delle Regioni intervenga spontaneamente, senza dover attendere che sia una
delle istituzioni a coinvolgerlo.
Ci sono, poi, altri comitati consultivi:
- Comitato consultivo in materia di trasporti
- Comitato economico e finanziario (ha sostituito il Comitato monetario)
- Comitato per loccupazione (promuove il coordinamento tra gli Stati per la causa delloccupazione)
- Comitato per la protezione sociale
- Comitato di gestione del Fondo sociale europeo
- Comitato speciale per la politica commerciale.

La Banca europea per gli investimenti (BEI)- istituita nel 1957, concede prestiti al settore pubblico e
privato per finanziare progetti dinteresse comune agli Stati membri, mirando soprattutto a sollevare le
regioni meno sviluppate e ad appoggiare quelle iniziative economiche la cui realizzazione si rivela di volta in
volta opportuna. Allo stesso tempo organismo e banca; dispone di risorse proprie, di un proprio bilancio,
di organi di amministrazione e di gestione propri. Quindi unorganizzazione autonoma pi che unistituzione
vera e propria, fermo restando il fatto che la Banca comunque opera unicamente nellinteresse dellUnione. il
compito della Banca quello di contribuire allo sviluppo equilibrato dellUnione, facendo appello al mercato
dei capitali e alle proprie risorse. I prestiti che devono finanziare i progetti vanno concessi sia ai governi che
alle singole imprese, pubbliche e private, e per concederli si avvale delle proprie risorse, o di quelle ottenute
facendo appello al mercato dei capitali. La BEI non persegue fini di lucro. In linea di massima, i progetti che
va a finanziare devono riguardare programmi di investimenti da effettuare nei territori europei degli Stati
membri, ma possono essere concessi crediti anche per progetti da attuarsi al di fuori dei territori europei. La
BEI stata inserita nel quadro sanzionatorio dei deficit eccessivi di bilancio: cio, nel caso in cui uno Stato

membro non si conformi ad una sua decisione, il Consiglio pu invitare la Banca a riconsiderare la sua politica
dei prestiti verso lo Stato membro in questione.
Per quanto riguarda la sua struttura interna, la BEI amministrata e gestita da:
- un Consiglio di Governatori: composto dai ministri designati dagli Stati membri, che esercita funzioni
deliberativa, di indirizzo e di controllo;
- un Consiglio di Amministrazione: ha la competenza esclusiva nella gestione ordinaria dellattivit finanziaria
della BEI;
- un Comitato direttivo: deve gestire tutti gli affari di ordinaria amministrazione della Banca;
- un Comitato di verifica: con funzione di controllo contabile e esame del bilancio.
Le agenzie europee- sono organismi di varia denominazione, con personalit giuridica e autonomia
finanziaria e di bilancio. Hanno il compito di fornire informazioni di natura tecnica agli Stati membri e alle
parti private interessate, oltre che funzioni di controllo e indirizzo specialistico. Gli organi che le compongono
sono:
- il Consiglio di amministrazione: composto dai rappresentanti degli Stati membri e della Commissione
- il Direttore generale nominato dalla Commissione
- il Comitato scientifico e tecnico.
In base al mandato che i clienti/partner gli affidano, le agenzie possono essere suddivise in:
Agenzie e organismi di regolamentazione: sono le agenzie settoriali, le agenzie per la politica di
sicurezza e di difesa comune e le agenzie per la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.
Queste due ultime svolgono compiti precisi nel settore della politica di sicurezza e difesa comune per
sostenere gli Stati membri nella collaborazione nella lotta alla criminalit organizzata internazionale
Agenzie e organismi EURATOM: create per realizzare gli obiettivi del Trattato EURATOM, devono
coordinare i programmi di ricerca degli Stati membri sullutilizzazione pacifica dellenergia nucleare,
finanziare lo sviluppo dellenergia nucleare e garantire un certo approvvigionamento di energia
atomica;
Agenzie esecutive: sono agenzie alle quali la Commissione pu affidare, sotto il proprio controllo e la
propria responsabilit, specifici compiti relativi alla gestione di programmi dellUnione.
Vediamo, in ultimo, gli organi decentrati. Gli organi di vigilanza finanziaria furono creati nel 2011 per
tutelare il sistema finanziario dellUnione, e sono quattro:
1. LAutorit bancaria europea (EBA): il suo compito quello di migliorare il funzionamento del
mercato interno, tutelare la stabilit del sistema finanziario, rafforzare il coordinamento internazionale
della vigilanza;
2. LAutorit europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA): opera sui gestori di fondi di
investimento nellambito di societ e organismi che prestano servizi dinvestimento, e di organismi
che commercializzano le proprie quote o azioni;
3. Il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS): col compito di monitorare e valutare il rischio di
perturbazione del sistema finanziario che pu avere gravi conseguenze sul mercato interno;
4. LAutorit europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA): opera su
questioni relative alla governance. Alla revisione contabile e allinformativa finanziaria, nellambito
di imprese di assicurazione, imprese di riassucurazione, conglomerati finanziari, enti pensionistici
aziendali e professionali e intermediari assicurativi.

PARTE III- LA LEGISLAZIONE DELLUNIONE


Il sistema giuridico dellUnione europea costituito dallinsieme di norme che regolano lorganizzazione e
lo sviluppo dellUnione europea e i rapporti tra questa e gli Stati membri.
Le fonti del diritto dellUnione europea si distinguono in:
1. Fonti di primo grado- il diritto originario, che comprende:
Trattati istitutivi (nonch gli atti successivi che ne hanno operato una modifica o che li hanno
completati)
Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea (posta sullo stesso piano dei trattati)
Principi generali del diritto compresi quelli che discendono dalla CEDU
2. Fonti di secondo grado- il diritto derivato, cio linsieme degli atti giuridici emanati dalle
istituzioni per la realizzazione degli obiettivi posti nei Trattati. Distinguiamo:
Atti tipici: regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri
Atti atipici: atti interni con cui le istituzioni regolano il proprio funzionamento, atti di
autorizzazione/concessione, dichiarazioni e posizioni comuni.
Il diritto originario, fonte di primo grado del diritto europeo, forma il quadro costituzionale dellUnione,
quindi le sue norme non possono essere disattese dagli atti delle istituzioni dellUnione.
Il diritto derivato, fonte di secondo grado, si costituisce di atti che sono, invece, gerarchicamente subordinati
ai trattati.
I Trattati istitutivi non indicano alcuna forma di gerarchia degli atti dellUnione; il TFUE indica, allart.288,
gli atti che le istituzioni devono adottare per svolgere la propria azione. Nel caso non si faccia indicazione
dellatto da adottare, allora la scelta rimessa alla discrezionalit delle istituzioni.
Una caratteristica dellordinamento giuridico europeo che merita di essere ricordata la sua autonomia rispetto
agli ordinamenti degli Stati membri: il principio dellautonomia dellordinamento giuridico europeo,
elaborato dalla Corte di giustizia gi nel 1963, uno dei principi cardine su cui si regge tutta la costituzione
dellUnione europea.
Fonti del diritto dellUnione europea

Diritto originario
Trattati istitutivi e di modifica

Trattati CE/CECA/CEEA
Atto unico europeo
Trattati di: Maastricht- Amsterdam- Nizza
Lisbona- Atti di adesione

FONTI SCRITTE
ATTI TIPICI
Regolamento Direttiva Decisione
Raccomandazione Parere

Diritto derivato
Atti approvati dalle istituzioni
ATTI ATIPICI
Accordi interistituzionali Modus vivendi
Dichiarazioni comuni Comunicazioni Codici di
condotta Libri verdi/bianchi

ricavabili dalle tradizioni comuni degli


Stati membri

FONTI
Principi generali
NON SCRITTE

Propri del diritto UE

Il principio di autonomia dellordinamento giuridico dellUnione cos importante per la necessit di


impedire che venga svuotato dei suoi contenuti dalle disposizioni nazionali e di garantire ununiforme
applicazione su tutto il territorio dellUnione europea. Il principio dellautonomia del diritto dellUnione, non
implica una netta separazione o sovrapposizione con gli ordinamenti degli Stati membri: a differenza di quanto
avviene tra ordinamento interno e ordinamento internazionale, nel caso dellUnione europea, si instaura una
stretta integrazione e indipendenza tra i due ordinamenti. Gli elementi che provano questo rapporto sono:
la comunit dei soggetti che c tra i due ordinamenti: cio i soggetti dellordinamento interno sono anche
quelli delle norme europee
la comunit dei poteri: gli organi dellUnione, talvolta, possono anche emettere comandi che operano
direttamente sui soggetti di diritto interno
la comunit di garanzie: sia i soggetti dellUnione che quelli di diritto interno possono adire direttamente
gli organi giurisdizionali per ottenere il rispetto delle norme europee.
Per, questa stessa stretta integrazione potrebbe condurre a situazioni di conflitto tra norme europee e
disposizioni nazionali. Questo conflitto stato risolto dalla Corte di giustizia, che, pi volte intervenuta, ha
delineato due principi cardine:
1. Principio della diretta applicabilit del diritto dellUnione
2. Principio della preminenza del diritto dellUnione rispetto alla norma conflittuale statale (anche se
posteriore).
Le fonti di primo grado del diritto dellUnione sono formate da:
- Trattati istitutivi atto costitutivo della CECA
atti costitutivi della CEE e dellEURATOM
Trattato istitutivo dellUnione europea (Maastricht)
- Trattati modificativi o integrativi delle disposizioni originarie: Trattato sulla fusione degli esecutivi
Trattato di Lussemburgo
Atto unico europeo
Trattato di Maastricht e Protocolli allegati
Trattato di Amsterdam
Trattato di Nizza
Trattato di Lisbona
Oltre ai Trattati istitutivi e modificativi/integrativi, per, le fonti di primo grado del diritto dellUnione europea
sono costituite anche dai principi generali del diritto, sia quelli comuni agli ordinamenti giuridici degli Stati
membri, sia quelli propri dellordinamento dellUnione. in realt questa una distinzione senza importanza,
dal momento che rimangono, in ogni caso, principi generali propri dellUnione; piuttosto, una distinzione che
merita di essere operata quella tra:
principi che trovano espressa enunciazione nei Trattati
principi che, invece, sono il risultato di una mera rivelazione da parte del giudice.
Esempi della prima categoria: principio di uguaglianza, di non discriminazione, di sussidiariet e
proporzionalit, di leale cooperazione, di precauzione. Parecchi, per, sono di derivazione giurisprudenziale,
dal momento che, sebbene la Corte non sia abilitata a legiferare, comunque chiamata ad assicurare il rispetto
del diritto nellinterpretazione e nellapplicazione dei trattati.
I principi generali possono avere due funzioni:
- integrativa: vanno a colmare le lacune che attengono alla disciplina di una certa materia
- interpretativa: definiscono lambito delle norme dellUnione, quando questo non pu esser desunto da
uninterpretazione letterale del testo.
Sintetizziamo i principi:
principio di uguaglianza: uno dei suoi corollari il divieto di discriminazione in base alla nazionalit,
e la Corte lo ha sempre interpretato nel senso di non trattare in modo diverso situazioni simili o in
modo identico situazioni diverse. Inoltre, la Corte si pronunciata in materia di parit uomo/donna
nellambito del rapporto di lavoro, riconoscendo parit retributiva, tutela alle lavoratrici madri durante
la maternit ed eguali condizioni di licenziamento;

principio del legittimo affidamento: tutela il ragionevole affidamento suscitato nei terzi da una
situazione apparentemente corrispondente a quella reale. Viene spesso in rilievo:
nellipotesi di modifica improvvisa di una disciplina, la cui violazione pu costituire motivo
dinvalidit della disciplina subentrante
quando lamministrazione fa nascere unaspettativa ragionevolmente fondata
in tema di revoca di atti individuali illegittimi;
principio di proporzionalit: permette di verificare la legittimit di un atto che impone un obbligo in
base alla sua idoneit o necessit rispetto agli obiettivi. Quindi il giudice deve verificare che i mezzi
prefigurati per il perseguimento dello scopo indicato non siano eccessivi rispetto a quanto necessario
principio delleffetto utile: impone uninterpretazione e unapplicazione delle norme europee,
strumentale al raggiungimento delle loro finalit;
principio di leale collaborazione: impone agli Stati membri di:
- cooperare per lintegrazione
- assicurare lesecuzione degli obblighi sanciti dal diritto dellUnione
- astenersi dal porre in essere misure che compromettano la realizzazione degli scopi previsti dai trattati
- garantire leffettivit del sistema dellUE;
principio di precauzione: in relazione alla tutela dellambiente, prevede che possano essere adottate
misure protettive senza necessit che siano esaurientemente dimostrate la realt e la gravit dei rischi,
quando sussistono incertezze con riguardo allesistenza o allentit di rischi per la salute delle persone.

Per quanto riguarda la tutela dei diritti fondamentali delluomo, i Trattati istitutivi non contenevano alcuna
norma a riguardo. Il Trattato istitutivo della Comunit europea (TCE) conteneva, per, la previsione di alcuni
diritti come: libert di circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, e il divieto di
discriminazione in base alla nazionalit e al sesso. Si trattava, per, di libert individuali strumentali alla
realizzazione del mercato interno: cio faceva tutto parte del processo di integrazione economica, per cui
lindividuo non era tutelato come persona umana, ma solo come individuo-lavoratore, individuo- operatore
economico. La mancata tutela dei diritti fondamentali delluomo trovava spiegazione in un motivo
essenzialmente di ordine politico: infatti la Francia, al tempo della costituzione della CEE, non aveva ancora
ratificato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert fondamentali, quindi
sarebbe stato difficile ottenere un suo consenso con riguardo allinserimento, nel Trattato, di norme a tutela
delle libert fondamentali. In pi si temeva che linserimento di una Carta dei diritti fondamentali avrebbe
allargato ancor di pi il campo dazione degli organi comunitari, che avrebbero tutelato non pi solo gli
interessi economici, ma anche quelli politici.
Il cammino che ha portato allelaborazione del principio secondo cui i diritti fondamentali delluomo devono
essere tutelati come parte integrante dei principi generali dellordinamento dellUnione europea, stato
lungo e difficoltoso.
In una prima fase, relativa agli anni 50/60, la Corte di giustizia aveva sottolineato la limitazione della sua
competenza allinterpretazione del diritto comunitario, essendo esclusa la possibilit di tener conto dei diritti
appartenenti alle Costituzioni degli Stati membri.
A causa di questa chiusura da parte della Corte di giustizia, la Corte costituzionale italiana, ma anche quella
tedesca, ritenne necessario specificare la necessit di operare un controllo di legittimit costituzionale anche
sugli atti comunitari: a tal riguardo la sentenza Frontini del 1973 dichiarava che il trasferimento di competenze
alla Comunit e le conseguenti limitazioni alla sovranit italiana, potevano comportare linammissibile potere
per gli organi della CEE di violare i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale e i diritti
inalienabili della persona. La Corte costituzionale tedesca, poi, affermava che, qualora ci fosse un contrasto
tra le norme di diritto comunitario derivato e quelle costituzionali relative ai diritti umani, venivano applicate
queste ultime.
Questo orientamento delle Corti costituzionali italiana e tedesca hanno contribuito a portare la Corte di
giustizia ad un mutamento della sua iniziale posizione gi nel 1969, quando affermava che i diritti umani
fanno parte dei principi generali del diritto comunitario di cui la corte garantisce losservanza: questo il
primo riconoscimento dei diritti fondamentali.

Arriviamo al Trattato di Lisbona quando ci fu una svolta decisiva con lart.6 TUE, in base al quale lUnione
riconosce i diritti, le libert, i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea del
2000, adottata nel 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Quindi la Carta stata
equiparata ai trattati, e questo significa che gli atti legislativi dellUnione che violino i diritti fondamentali
garantiti dalla Carta possono essere annullati dalla Corte di giustizia dellUnione. Le disposizioni della Carta
non si applicano alla Polonia e al Regno Unito grazie ad un protocollo allegato ai Trattati.
Sempre allart.6 TUE si fa un ulteriore richiamo alla tutela dei diritti umani, quando si prevede ladesione
dellUnione europea alla CEDU- Convenzione europea dei diritti delluomo e delle libert fondamentali.
Il compito di elaborare la Carta fu affidato dal Consiglio ad un organo (la Convenzione) composto da 62
membri, che concluse i suoi lavori nel 2000. Poi le istituzioni hanno provveduto ad una nuova proclamazione
della Carta, il 12/12/2007 a Strasburgo, apportandovi alcune modifiche.
La Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea sancisce in maniera visibile il carattere fondamentale e
la portata dei diritti umani per i cittadini dellUnione; solo con Lisbona assume valore giuridico vincolante,
in quanto allart.6 viene equiparata ai Trattati, e, in pi, per la prima volta i diritti vengono raccolti in un testo
organico. La Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea rappresenta un passo decisivo verso
lautonomia costituzionale dellUnione, dal momento che la materia dei diritti umani in ambito europeo era
stata sempre fondata su citazioni e rinvii a fonti giuridiche esterne allordinamento dellUnione: adesso invece
disciplinata in un testo organico elaborato autonomamente con un procedimento tutto interno
allordinamento giuridico ed istituzionale dellUnione. La Carta suddivide i diritti riconosciuti in sei categorie
di valori: dignit, libert, uguaglianza, solidariet, cittadinanza e giustizia.
Vediamo qualche cenno introduttivo alla procedura di revisione dei trattati: ovviamente anche i Trattati
istitutivi possono esser modificati, per volont concorde di tutti gli Stati partecipanti. Sono previste due
procedure:
1. La procedura di revisione ordinaria- si articola in tre fasi:
a) la prima riguarda liniziativa: il potere di iniziativa spetta ai governi degli Stati membri, al
Parlamento o alla Commissione. I progetti di modifica poi devono essere sottoposti al
Consiglio, che a sua volta li trasmette al Consiglio europeo e li notifica ai Parlamenti nazionali
b) la seconda fase vede protagonista il Consiglio europeo che deve, previa consultazione del
Parlamento europeo e della Commissione, adottare a maggioranza semplice una decisione
favorevole alle modifiche. Poi, il Presidente del Consiglio europeo deve convocare una
Convenzione composta da: rappresentanti dei Parlamenti nazionali, dei capi di Stato o di
governo, del Parlamento europeo e della Commissione, che esamina il progetto di modifica. Se
le modifiche non sono particolarmente rilevanti, allora il Consiglio europeo, a maggioranza
semplice e previa consultazione del Parlamento, pu decidere di non convocare la
Convenzione, e dare direttamente mandato ad una Conferenza di rappresentanti dei governi
degli Stati membri;
c) la terza fase quella della convocazione della Conferenza dei rappresentanti dei governi degli
Stati membri da parte del Presidente del Consiglio, per stabilire, di comune accordo, le
modifiche da apportare.
Le modifiche entrano in vigore dopo esser state ratificate da tutti gli Stati membri; quando, entro
due anni dalla firma del trattato di modifica, i quattro quinti degli Stati membri abbiano ratificato,
la questione sottoposta al Consiglio europeo.
2. La procedura di revisione semplificata: prevede due ipotesi:
- la prima ipotesi (art.48 par.6 TUE): il Consiglio europeo che, su proposta del governo di uno
Stato membro, del Parlamento o della Commissione, che vuole apportare, in tutto o in parte,
modifiche alle disposizioni della parte terza del TFUE relative alle politiche e alle azioni
interne dellUnione, approva direttamente tali modifiche, con decisione adottata allunanimit,
previa consultazione del Parlamento, della Commissione e della BCE;
- la seconda ipotesi: prevede la clausola passerella, cio quella per cui, quando il TFUE o il
titolo V TUE prevedono che il Consiglio deliberi allunanimit in un settore o in un determinato

caso, il Consiglio europeo consente al Consiglio di deliberare a maggioranza qualificata in


quel settore o in quel determinato caso. Questo passaggio da una procedura di voto allaltra
consentito anche quando il TFUE prevede che il Consiglio adotti atti legislativi con la
procedura legislativa speciale (qui il Consiglio pu adottare una decisione che consenta di
emanare questi atti secondo la procedura legislativa ordinaria).
I Trattati prevedono, per la realizzazione dei loro obiettivi, lemanazione di norme da parte delle istituzioni
dellUnione: linsieme delle norme emanate dalle istituzioni costituisce il diritto derivato. In molti casi sono
i Trattati stessi che prevedono quale tipo di atto debbano utilizzare le istituzioni; ricordiamo che se listituzione
emana un atto diverso rispetto a quello indicato nel Trattato, questo pu essere impugnato davanti alla Corte
di giustizia, ex art.236 TFUE (per violazione di trattati).
Distinguiamo tra:
- atti giuridicamente vincolanti: regolamenti: portata generale- direttamente applicabili
obbligatori in tutti i loro elementi
direttive: indirizzate solo a Stati membri vincolano solo riguardo
il risultato da raggiungere, lasciando discrezionalit
per mezzi e forma
decisioni: obbligatorie in tutti i loro elementi se designano i
Destinatari, obbligatorie solo per questi.
- atti non vincolanti: raccomandazioni
pareri

atti legislativi: se sono adottati mediante procedura legislativa, ordinaria o speciale, e sono:
regolamenti
direttive
decisioni
atti non legislativi: non sono adottati mediante procedure legislative; il caso di:
atti adottati dal Consiglio europeo
decisioni interne o amministrative.
Tra gli atti non legislativi rientrano:
atti delegati: sono atti della Commissione di portata generale, che integrano o modificano
determinati elementi non essenziali allatto legislativo. Dunque il TFUE prevede un potere di
delega alla Commissione di adottare atti giuridici a contenuto generale che rivestono la
qualifica di atti non legislativi, subordinati agli atti legislativi, che vanno a completare questi
ultimi
atti di esecuzione: sono atti di competenza della Commissione, esecutivi degli atti
giuridicamente vincolanti dellUnione europea. In casi specifici, le competenze di esecuzione
possono essere conferite anche al Consiglio.

Gli atti giuridici dellUnione sono motivati, e fanno riferimento alle proposte, iniziative, raccomandazioni,
richieste e pareri previsti dai trattati. E necessaria la motivazione dellatto, pena linvalidit dello stesso, per
consentire di fornire ai destinatari le ragioni che hanno indotto le istituzioni ad agire e per consentire alla Corte
di esercitare il suo controllo di legittimit. Nella motivazione c lindicazione della base giuridica, cio
dellarticolo del Trattato sul quale fondato tale atto, sul quale si determinano le competenze delle istituzioni,
i loro limiti, il rispetto del procedimento richiesto per ladozione, la finalit loggetto dellarticolo a cui deve
corrispondere latto.
Lentrata in vigore dellatto prevista il ventesimo giorno dopo la loro pubblicazione, o dal momento
dellavvenuta modifica.

La pubblicazione avviene sulla Gazzetta Ufficiale dellUnione europea (GUUE), che il documento ufficiale dellUnione,
in cui sono riportati tutti gli atti normativi e le informazioni di interesse europeo che devono esser rese note. suddivisa
in tre serie:
- quella contrassegnata dalla lettera L (legislazione): contiene tutti gli atti normativi adottati dalle istituzioni comunitariequella contrassegnata dalla lettera C (comunicazioni): riporta le proposte normative della Commissione, nonch i
resoconti delle sedute del Parlamento europeo e della Corte di giustizia
- quella contrassegnata dalla lettera S (supplemento): riporta altri come, ad esempio, bandi di gara e appalti.

I regolamenti: art.288 TFUE- atti a portata generale, obbligatori in tutti i loro elementi, direttamente
applicabili a ciascuno degli Stati membri.
Le caratteristiche sono tre:
1. Portata generale: cio presenta il carattere dellastrattezza in quanto non si rivolge a destinatari
determinati o identificabili, ma a categorie astrattamente considerate nel loro insieme; perci i
destinatari sono tutti i soggetti giuridici dellUnione, Stati membri e persone fisiche/giuridiche degli
Stati stessi
2. Obbligatoriet: un atto obbligatorio in tutti i suoi elementi, quindi le norme che pone in essere
disciplinano le materie, e come tali vanno rispettate, senza poterle applicare in modo incompleto o
selettivo. Questo non vuol dire che i regolamenti siano sempre completi, anzi, spesso risultano
incompleti, quindi devono essere integrati con misure di esecuzione, adottabili sia dallistituzione che
ha emanato il regolamento che da unaltra istituzione dellUnione, sia dalle autorit nazionali
3. Diretta applicabilit: si tratta di atti che acquistano efficacia negli Stati membri senza necessit di atti
di ricezione o di adattamento da parte dei singoli ordinamenti statali. Questa la caratteristica pi
originale dei regolamenti. A questo proposito intervenuta anche la Corte di giustizia a sottolineare la
diretta applicabilit dei regolamenti quando ha dichiarato lilliceit di misure nazionali di
trasformazione. Quindi un regolamento conferisce diritti e impone obblighi in capo agli Stati membri,
ai loro organi e ai privati come una legge nazionale.
I regolamenti: quando sono adottati con procedura legislativa sono atti legislativi
quando sono adottati dalla Commissione in qualit di delegata, si parla di
regolamenti delegati
quando sono emanati nella fase esecutiva, si parla di regolamenti di esecuzione.
Le direttive: art.288 TFUE- vincolanti per lo Stato membro cui sono rivolte per quanto riguarda il risultato
da raggiungere, lasciando discrezionalit in merito alla forma e ai mezzi per raggiungerlo. Quindi hanno
come destinatari gli Stati membri.
Distinguiamo le direttive generali, rivolte a tutti gli Stati membri, dalle direttive particolari, rivolte ad uno o ad alcuni di
essi.

Non sono obbligatorie in tutti i loro elementi, perch impongono unobbligazione di risultato, lasciando gli
Stati liberi di adottare le misure da essi ritenute opportune.
La Corte di giustizia ha precisato che lobbligo di risultato imposto dalle direttive un obbligo cogente.

Sono atti con efficacia mediata, cio creano diritti ed obblighi solo in seguito alladozione, da parte degli Stati
membri, degli atti con cui vengono recepiti. Tuttavia, la Corte di giustizia ha riconosciuto unefficacia
immediata alle direttive nel caso in cui lo Stato non abbia provveduto a recepire la direttiva nel termine
stabilito. Per questo motivo si sviluppata la prassi di adottare direttive dettagliate o particolareggiate (anche
se questo non conforme alla natura della direttiva), che indicano con precisione le norme interne che gli Stati
devono approvare. Questo meccanismo ha suscitato un forte dibattito che ha portato il legislatore europeo a
dare preferenza alle direttive quadro invece che a misure dettagliate.
In dottrina si fatto ricorso al principio generale dinterpretazione, per cui una direttiva di carattere generale che si
indirizzi a tutti gli Stati membri , nella sostanza, un regolamento; cos come una direttiva dettagliata che si indirizzi ad
un singolo Stato una decisione.

Le direttive: quando sono adottate con procedura legislativa (ordinaria/speciale) sono atti legislativi
quando sono adottate dalla Commissione in qualit di delegata, sono direttive delegate
quando sono emanate nella fase esecutiva sono direttive di esecuzione.

Le direttive che designano i destinatari cui sono rivolte, sono notificate ai destinatari ed hanno efficacia in
virt di tale notificazione.
Le misure nazionali di attuazione delle direttive devono esser adottate entro il termine indicato sulla direttiva
stessa: in caso dinosservanza, la violazione da parte dello Stato membro pu dar luogo non solo ad unazione
per infrazione in ambito europeo, ma anche a una richiesta di risarcimento dei danni quando si verificano tre
condizioni:
- il risultato prescritto dalla direttiva deve implicare lattribuzione di diritti a favore di singoli
- il contenuto di questi diritti deve essere chiaramente individuabile nella direttiva
- ci deve essere un nesso di causalit tra la violazione dello Stato e il danno subito dal soggetto leso.
il giudice nazionale che accerta lesistenza dei queste condizioni.
Le decisioni: art.288 TFUE- atto obbligatorio in tutti i suoi elementi, se designa i destinatari obbligatorio
solo per questi. Con questa precisazione, il Trattato di Lisbona ha voluto indicare la portata individuale della
decisione, evidenziando, per, che in taluni casi latto normativo pu essere anche privo di indicazione dei
precisi destinatari. in questultimo senso che la decisione assume portata generale. Nella prassi vengono
adottate decisioni particolari ad efficacia di titolo esecutivo, per lo pi nellambito della disciplina della
concorrenza, comportando un obbligo pecuniario. La condizione per cui la decisione pu esser fatta valere
come titolo esecutivo lapposizione della formula esecutiva da parte dellautorit nazionale designata che
procede alla verifica dellautenticit dellatto. In caso di mancata esecuzione, la Commissione potr esperire
la procedura di infrazione per violazione del trattato (ex art.258 TFUE).
Le decisioni che hanno carattere legislativo, entrano in vigore alla data da esse stabilita, oppure il ventesimo
giorno successivo alla pubblicazione.
Le decisioni che non hanno carattere legislativo e che designano i destinatari cui sono rivolte, sono notificate
e hanno efficacia in virt di tale notificazione.
Raccomandazioni e pareri: art.288 TFUE- sono atti che non hanno efficacia vincolante.
Il potere generale di adottare raccomandazioni affidato al Consiglio; anche la Commissione e la BCE
possono adottare raccomandazioni, ma solo nei casi specifici previsti dai Trattati.
Il potere generale di emettere pareri assegnato al Parlamento europeo; laddove altre istituzioni emanino
pareri viene previsto specificamente nel Trattati.
La distinzione tra i due atti pu essere operata alla luce delle loro differenti finalit:
mentre la raccomandazione ha lo scopo di sollecitare il destinatario a tenere un determinato
comportamento
il parere tende a fissare il punto di vista dellistituzione che lo emette, in ordine ad una specifica questione.
Quando diciamo che raccomandazioni e pareri non sono vincolanti non significa che questi siano totalmente sprovvisti
di effetto giuridico: infatti producono un cd. effetto di liceit, cio che un atto posto in essere per rispettare una
raccomandazione, che di per s illecito, da considerarsi pienamente lecito.

Gli atti atipici sono atti non vincolanti, emanati dalle istituzioni, che non rientrano in quelli elencati
allart.288 TFUE; sono sempre pi di frequente utilizzati.
Tra gli atti atipici, quelli che ricordiamo sono:
- i regolamenti interni: sono quelli approvati da ciascuna istituzione per regolare la propria organizzazione e
il proprio funzionamento e contengono norme che hanno efficacia soltanto nellambito dellistituzione che li
emana. Gli atti emanati in violazione dei regolamenti interni non possono essere annullati, le norme dei
regolamenti interni non possono essere invocate dagli individui davanti ai giudici nazionali;
- i Programmi generali per la soppressione delle restrizioni relative alla libert di stabilimento e prestazione
di servizi: adottati dal Consiglio;
- gli accordi interistituzionali: firmati dai Presidenti di queste istituzioni, con i quali queste stabiliscono regole
volte a migliorare i loro rapporti ed evitare possibili conflitti. Essi non impegnano le istituzioni in maniera
vincolante, ma rappresentano un obbligo piuttosto di natura politica e morale;

- le dichiarazioni comuni: anche queste non vincolanti, impegnano le istituzioni nel rispettare determinati
principi;
- le comunicazioni: emanate dalla Commissione per precisare il proprio orientamento su una determinata
questione, per raccogliere le evoluzioni della giurisprudenza, per indicare linee guida i future proposte
normative;
- i codici di condotta: elaborati dalle istituzioni, contengono disposizioni non vincolanti relative a regole o
pratiche uniformi;
- gli orientamenti generali e i modus vivendi: indicano le linee guida delle istituzioni su determinati argomenti
ai quali gli Stati membri devono conformarsi nelle rispettive politiche nazionali;
- i libri verdi e libri bianchi: i primi sono documenti pubblicati dalla Commissione allo scopo di avviare un
processo di consultazione su specifici argomenti; i secondi sono documenti necessari per far si che le
consultazioni effettuate diventino concrete proposte dazione.
La vastit e la complessit degli atti emanati delle istituzioni dellUnione, rende necessario affrontare il tema
della qualit redazionale della legislazione dellUnione: il problema quello di una maggiore
semplificazione e chiarezza della legislazione europea per agevolare il lavoro di adeguamento delle
legislazioni nazionali.
Gli aspetti fondamentali del problema sono due:
necessit di rendere la nuova legislazione pi chiara e semplice: attraverso il rispetto delle linee direttrici,
concordate dalle istituzioni, che indicano i criteri in base ai quali verificare la qualit redazionale della
legislazione
necessit di rendere pi accessibile la legislazione gi esistente: attraverso un sistema pi rapido e
organizzato per il consolidamento e la codificazione.
A tal proposito sono stati emanati alcuni documenti per il miglioramento della qualit degli atti comunitari,
come lAccordo interistituzionale del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, che indica i
criteri di uniformit da seguire.
In particolare questo Accordo prevede:
- una prima parte in cui vengono enunciati i principi generali per cui gli atti devono essere elaborati in maniera
semplice, chiara e precisa
- seconda parte: la struttura dellatto (in varie parti- titolo, preambolo, articoli e allegati) li uniforma
- terza parte: necessario evitare rinvii incrociati e a catena con altri documenti
- quarta parte: le modificazioni devono essere esplicite e devono configurarsi come un testo da inserire
nellatto da modificare
- quinta parte: disciplina la struttura di disposizioni finali, clausole di abrogazione e allegati.
Cos, si sono susseguiti una serie di interventi volti a semplificare la complessit della normativa giuridica
dellUnione, ma non solo: sono state adottate anche alcune iniziative per procedere in maniera spedita alla
codificazione dei testi. Infatti si procede a riunire un atto normativo e tutte le successive modificazioni in un
unico atto che abroga tutti gli atti oggetto di codificazione, senza tuttavia apportare modifiche sostanziali;
questo atto viene poi pubblicato nella serie L della Gazzetta Ufficiale dellUnione europea. Se fosse necessario
apportare modifiche sostanziali alloriginario atto giuridico, la Commissione pu utilizzare la tecnica della:
rifusione: cio viene adottato un nuovo atto giuridico che apporta le modifiche necessarie ad un atto di
base, abrogandolo
consolidazione: qui, invece, la Commissione si limita a chiarire e semplificare un atto comunitario, senza
che il nuovo atto produca per questo effetti giuridici.

Le procedure di adozione degli atti- innanzitutto, ciascuna istituzione svolge, nelle varie procedure, una
determinata funzione:
alla Commissione spetta la funzione diniziativa legislativa, quindi di proporre ladozione di un atto
al Consiglio spetta il compito di adottare latto da solo, oppure in posizione di parit col Parlamento
al Parlamento europeo pu essere fondamentale per ladozione dellatto, o limitarsi ad emanare pareri
(vincolanti o no)
gli altri organi possono partecipare attraverso lemanazione di pareri.
Dunque, il potere diniziativa legislativa spetta alla Commissione, le cui proposte non sono semplici progetti,
ma hanno un carattere limitatamente vincolante, incidendo sul procedimento deliberativo dei provvedimenti.
Sebbene la Commissione detenga questo suo potere autonomamente, ci sono dei casi in cui lesercizio di
questo potere indotto da una richiesta esterna alla Commissione:
- richiesta del Parlamento europeo, a maggioranza dei membri che lo compongono, alla Commissione di
presentare adeguate proposte sulle questioni per le quali ritiene necessaria lelaborazione di un atto
dellUnione (potere diniziativa delliniziativa). Se la Commissione non presenta la proposta, ne deve
comunicare le motivazioni al Parlamento. La richiesta deve indicare la base giuridica per ladozione dellatto,
e anche la copertura finanziaria, se latto ha unincidenza finanziaria
- richiesta del Consiglio, a maggioranza semplice, alla Commissione di procedere a tutti gli studi che esso
ritiene opportuni per il raggiungimento degli obiettivi comuni, e di sottoporgli tutte le proposte del caso. Se la
Commissione non presenta la proposta, ne d motivazione al Consiglio
- richiesta di un milione di cittadini dellUnione alla Commissione di presentare una proposta appropriata su
materie in merito alle quali i cittadini ritengono necessario un atto giuridico dellUnione per lattuazione dei
Trattati.
La proposta della Commissione, eventualmente modificata dai pareri delle istituzioni, viene discussa dal
gruppo di lavoro e dal COREPER. La Commissione pu modificare la propria proposta in ogni fase che porta
alladozione dellatto, purch Consiglio e Parlamento non abbiano ancora deliberato. Inoltre, nella prassi, la
Commissione accompagna il progetto di atto normativo con una serie di possibili modifiche che ritiene
accettabili.
In qualunque momento la Commissione pu ritirate la sua proposta.
La procedura legislativa ordinaria- abbiamo visti che le procedure di adozione dellatto sono di due tipi: la
procedura ordinaria e quelle speciali. La procedura legislativa ordinaria, ex art.298 TFUE, consiste
nelladozione congiunta di un regolamento, di una direttiva o di una decisione, da parte del Parlamento
europeo e del Consiglio, su proposta della Commissione; dunque, la procedura legislativa ordinaria consente
di addivenire alladozione di un atto, solo se c il consenso di entrambe le istituzioni dellUnione, Parlamento
e Consiglio.
La procedura legislativa ordinaria si compone di quattro fasi:
1. Prima fase- fase della prima lettura: la Commissione presenta la proposta congiuntamente al Consiglio
e al Parlamento, e su di essa il parlamento formula la sua posizione, nella quale pu proporre o meno
emendamenti, e la invia al Consiglio. Se il Consiglio accetta, latto viene adottato senza ulteriori
adempimenti; se il Consiglio non approva, adotta la sua posizione in prima lettura, e la trasmette al
Parlamento
2. Seconda fase- fase della seconda lettura: entro tre mesi da questa comunicazione, se:
il Parlamento approva la posizione del Consiglio in prima lettura oppure non si pronunciato, latto
si considera adottato;
il Parlamento respinge la posizione del Consiglio in prima lettura, latto si considera non adottato;
il Parlamento propone emendamenti alla posizione del Consiglio in prima lettura, comunica il testo
emendato al Consiglio e alla Commissione che formula un parere sugli emendamenti. Entro tre mesi
dal testo emendato, se:
-- il Consiglio approva tutti gli emendamenti, latto si considera adottato

-- il Consiglio non approva gli emendamenti, il Presidente del Consiglio, in concerto con il Presidente
del Parlamento, convoca un Comitato di conciliazione entro sei settimane.
3. Terza fase- fase della conciliazione: il Comitato qui deve raggiungere un accordo su un progetto
comune (testo di compromesso). Se, entro sei settimana dalla convocazione, il Comitato non approva
il progetto comune, latto si considera non adottato
4. Quarta fase- fase della terza lettura: se il Comitato, invece, approva il progetto comune, il Parlamento
e il Consiglio hanno sei settimane per adottare latto in questione. Se entrambe deliberano ladozione
dellatto, latto si considera adottato.
Le procedure legislative speciali- art.289 TFUE: non prevede ladozione congiunta dellatto da parte di
Consiglio e Parlamento (ad eccezione della procedura di approvazione del bilancio), perch latto viene
adottato dal Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte del Consiglio con la
partecipazione del Parlamento europeo.
Si parla di procedure legislative speciali ogni volta che i Trattati prevedono procedure legislative diverse da
quella ordinaria.
opportuno soffermarsi sui casi nei quali il Consiglio adotta latto con la partecipazione del Parlamento
(perch i casi in cui avviene il contrario sono sporadici). Per questa procedura distinguiamo due ipotesi:
procedura di consultazione: qui, prima delladozione dellatto, necessaria la semplice consultazione del
Parlamento europeo
procedura di approvazione: qui necessario che il Parlamento approvi latto stesso.
La procedura di consultazione- essa comporta lemanazione di un parere da parte del Parlamento, che non
mai vincolante. Tuttavia, la Commissione non pu restare indifferente alle opinioni del Parlamento, e questo
confermato anche dalla Corte di giustizia, che, in diverse sentenze, ha sancito principi in ordine alla rilevanza
del ruolo del Parlamento nella consultazione, che sono:
- la consultazione del Parlamento obbligatoria: infatti latto per cui si decide di utilizzare la base giuridica
che non prevede la consultazione del Parlamento, pur potendo utilizzare quella che la prevedeva, pu essere
impugnato
- necessario che il Parlamento esprima effettivamente la propria opinione, non essendo sufficiente aver solo
chiesto il parere
- il parere deve esser dato su di un testo che, nella sostanza, rispecchi quello successivamente adottato dal
Consiglio: se vengono apportate modifiche sostanziali, necessaria una nuova consultazione.
La procedura di approvazione- qui il Parlamento pu esprimere il suo accordo o disaccordo in merito
alladozione di determinati atti da parte del Consiglio. In mancanza di approvazione, latto non pu essere
adottato; perci, la procedura di approvazione si configura quale diritto di veto da parte del Parlamento nei
confronti del Consiglio.
La procedura di approvazione del bilancio- una procedura complessa, che coinvolge tutte le istituzioni,
quindi innanzitutto facciamo delle considerazioni preliminari. Le spese dellUnione devono esser circoscritte
nei limiti dei proventi che derivano dalle risorse proprie; questo assicurato dal quadro finanziario pluriennale
(7 anni), che costituisce il parametro essenziale per la valutazione della copertura finanziaria del bilancio, ed
adottato dal Consiglio, previa approvazione del Parlamento.
Lelaborazione del documento di bilancio coinvolge tutte le istituzioni, tanto che tutti i soggetti interessati
sono chiamati, entro il 1 Luglio, a trasmettere alla Commissione uno stato di previsione delle spese che
intendono sostenere nellanno successivo. Sulla base di queste informazioni, la Commissione redige un
progetto preliminare di bilancio. Ricordiamo che la Commissione non pu contestare gli stati di previsione
delle istituzioni, potendo solo accompagnare il progetto con un parere in cui specifica le previsioni divergenti,
motivandole opportunamente; la Commissione pu, inoltre, modificare il progetto di bilancio, durante la
procedura.
Una volta definito il progetto di bilancio, la Commissione lo trasmette al Consiglio non oltre il 1 Settembre
dellanno in corso.

Il Consiglio, a questo punto, adotta la sua posizione e la comunica al Parlamento europeo entro il 1 Ottobre;
il Parlamento ha 42 giorni per pronunciarsi sul progetto di bilancio, e ha tre possibilit:
1. Approva la posizione del Consiglio, e il bilancio adottato
2. Non delibera, e il bilancio adottato
3. Adotta degli emendamenti, e qui il progetto emendato trasmesso al Consiglio e alla Commissione.
In questipotesi, il Presidente del Parlamento deve convocare senza indugio il Comitato di
conciliazione che non si riunisce se, entro 10 giorni dalla trasmissione, il Consiglio comunica al
Parlamento di aver approvato tutti gli emendamenti. Altrimenti, il Comitato dovr giungere ad un
accordo su un progetto comune entro 21 giorni dalla convocazione.
Nel caso non venga raggiunto nessun accordo, allora la Commissione dovr sottoporre un nuovo
progetto di bilancio. Se, invece, il comitato giunge ad un accordo su un progetto comune, il Consiglio
e il Parlamento hanno ciascuno 14 giorni per approvare il progetto. A questo punto si presentano
quattro possibilit:
a) Il Parlamento e il Consiglio: approvano il progetto / non riescono a deliberare / una delle due
approva mentre laltra non riesce a deliberare in tutti e tre i casi il bilancio definitivamente
adottato
b) Il Parlamento e il Consiglio respingono il progetto / una delle due respinge mentre laltra
non riesce a deliberare: in tutti e due i casi la Commissione deve sottoporre un nuovo progetto
di bilancio
c) Il Parlamento: respinge / il Consiglio: approva la Commissione sottopone un nuovo progetto
di bilancio
d) Il Parlamento: approva / il Consiglio: respinge il Parlamento, entro 15 giorni, pu decidere
di confermare tutti i primi emendamenti e il bilancio definitivamente adottato.
Alla Commissione spetta il compito di dare esecuzione al bilancio.
In caso di mancata approvazione del bilancio, si pu procedere comunque allerogazione delle spese
necessarie ponendo come parametro di riferimento lultimo bilancio regolarmente approvato: questo grazie al
regime dei dodicesimi provvisori. Questo sistema si chiama cos perch le spese non potranno eccedere u
dodicesimo dei crediti regolarmente aperti nel bilancio dellesercizio precedente, n un dodicesimo
dellimporto complessivo dei crediti risultanti dal progetto di bilancio elaborato con riferimento allesercizio
in corso.

PARTE IV
Unione europea e Stati membri
Art.13 TUE- ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai Trattatiquesto il principio delle competenze di attribuzione.
Con lampliarsi dei settori dintervento dellUnione europea si avvertita la necessit di definire i limiti delle
competenze nazionali e di quelle europee; perci ci si affidati a due principi regolatori:
1. Il principio di sussidiariet: art.5 TUE- lUnione interviene in quei settori che non sono di sua
esclusiva competenza solo quando la sua azione considerata pi efficacie di quella intrapresa a
livello nazionale o regionale e locale
2. Il principio di proporzionalit- art.5 TUE- lintervento dellUnione deve esser graduato in base
allobiettivo da raggiungere, e non andare oltre quanto strettamente necessario a tal fine.
Tuttavia, lampliamento delle competenze dellUnione deve fare i conti con lopposizione di alcuni Stati
membri, timorosi di vedere ulteriormente limitati i propri poteri. Di qui la necessit di cercare nuove forme
di integrazione differenziata che amplino il campo dazione dellUnione europea salvaguardando la sovranit
degli Stati dissenzienti, e nuovi strumenti che permettano a questi Stati di non partecipare alle forme di
cooperazione (es. la deroga).
Solo con il Trattato di Amsterdam si iniziato a prevedere nei trattati la possibilit di cooperazioni rafforzate,
tese ad innalzare il livello di integrazione tra i partecipanti.
Le competenze dellUnione europea sono delimitate agli artt.2-6 TFUE che prevedono:
- competenze esclusive: i Trattati attribuiscono allUnione competenze esclusive in determinati settori,
per cui qui solo lUnione pu legiferare e adottare atti. I settori di cui parliamo sono:
unione doganale
definizione di regole di concorrenza
politica monetaria
conservazione di risorse biologiche del mare
politica commerciale comune
conclusione di accordi internazionali
- competenze concorrenti: i Trattati attribuiscono allUnione una competenza concorrente con quella
degli Stati membri, per cui lUnione e gli Stati membri possono adottare atti giuridicamente vincolanti.
I settori in cui vi una competenza concorrente sono:
mercato interno
politica sociale
coesione economica, sociale e territoriale
agricoltura e pesca
ambiente
protezione dei consumatori
trasporti
reti transeuropee
energia
spazio di libert, sicurezza e giustizia
problemi comuni di sicurezza in materia di sanit pubblica.
Specifichiamo che, nellambito delle competenze concorrenti, quando lUnione agisce in un
determinato settore, lesercizio della sua competenza copre unicamente gli elementi disciplinati
dallatto, non lintero settore, quindi gli Stati membri possono continuare a legiferare nella stessa
materia per la parte non coperta dallintervento dellUnione.
- azioni intese a sostenere, coordinare o completare lazione degli Stati membri: i settori di queste azioni
sono:
tutela e miglioramento della salute umana
industria

cultura
turismo
istruzione, formazione professionale, giovent e sport
protezione civile
cooperazione amministrativa.
In questa classificazione tripartita, non rientrano n la politica estera e di sicurezza comune, n le politiche
economiche e delloccupazione che sono soggette a disposizioni specifiche.
Sul principio di sussidiariet interessante notare il riferimento esplicito anche alle istanze regionali e
locali, che evidenzia limportanza, a livello europeo, delle competenze delle organizzazioni vicine a quelle
dei cittadini; ci in ossequio al principio di prossimit, per cui le decisioni dellUnione europea sono prese
il pi vicino possibile ai cittadini dellUnione.
Sempre con riguardo al principio di sussidiariet, teniamo ben presenti i presupposti dellintervento
dellUnione in via sussidiaria, che sono:
solo per le materie che non rientrano nellesclusiva competenza dellUnione
lazione prevista deve avere una dimensione europea
vi dovr essere la presunzione di insufficienza degli Stati a risolvere lo specifico problema
vi dovr essere la presunzione dellesigenza dellintervento dellUnione per una migliore soluzione dello
Stesso.
Sul principio di proporzionalit, chiariamo che lUnione deve utilizzare mezzi legislativi adeguati, ma
soprattutto proporzionali agli scopi fissati, salvaguardando, cos, le competenze degli Stati membri.
Questi due principi, proporzionalit e sussidiariet, trovano applicazione nel protocollo allegato al TFUE, in
cui si dispone che ciascuna istituzione vigila in modo continuo sul rispetto dei principi di sussidiariet e
proporzionalit: nel particolare, la Commissione deve, prima di proporre un atto legislativo, effettuare ampie
consultazioni che, se necessario, tengano conto della dimensione regionale e locale delle azioni previste, e
poi, soprattutto, deve motivare i progetti di atti legislativi trasmessi ai Parlamenti nazionali e ai legislatori
dellUnione, sotto il profilo del rispetto dei suddetti principi. I Parlamenti nazionali possono inviare ai
Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, dei pareri motivati che espongono le
ragioni per cui si ritiene che il progetto non sia conforme al principio di sussidiariet; qualora i pareri
evidenzino il mancato rispetto del principio, il progetto deve esser riesaminato.
Anche la Corte di giustizia svolge il suo ruolo in questione, quando chiamata a pronunciarsi sui ricorsi per
violazione del principio, proposti da uno Stato membro.
La rigidit del principio delle competenze di attribuzione stata mitigata dagli interventi della Corte di
giustizia, che ha dato uninterpretazione estensiva ai poteri delle istituzioni; lo stesso art.352 TFUE riconosce
alla Comunit il potere di utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere gli scopi previsti dal
Trattato, anche quando i mezzi non sono espressamente previsti nel Trattato- questa la teoria dei poteri
impliciti. Questa doveva essere una norma di applicazione eccezionalissima, limitata ai problemi di
funzionamento del mercato comune, ma, in realt, di fronte a problemi improvvisi, se n fatto un uso sempre
pi vasto.
Nella prassi si sono definite tre ipotesi in particolare, in cui si fa ricorso a questo articolo:
- quando, effettivamente, il Trattato nulla prevede in materia
- quando, pur essendo presente nel Trattato una disposizione ad hoc, questa non pi applicabile, oppure non
sufficiente a garantire il risultato voluto
- quando, pur essendo previste nel Trattato disposizioni specifiche, queste non sono sufficienti per tutte le azioni che si
intendono intraprendere.

Con il Trattato di Lisbona, la portata di questa norma stata precisata, ed essa riprende la clausola di
flessibilit inserita nel testo della Costituzione europea del 2004, per cui: se unazione dellUnione appare
necessaria, nel quadro delle politiche definite dai Trattati, per realizzare uno degli obiettivi di cui ai Trattati
senza che questi ultimi abbiano previsto poteri di azione richiesti a tale fine, il Consiglio, deliberando

allunanimit su proposta della Commissione e previa approvazione del Parlamento europeo, adotta le
disposizioni appropriate.
La differenza rispetto alla disciplina precedente sta nellambito di applicabilit, dal momento che, questa
volta, si richiede che la flessibilit sia contenuta nel quadro delle politiche individuate dai trattati anzich
nellambito del funzionamento del mercato comune. Sono escluse le politiche che perseguono lobiettivo della
promozione della pace, del benessere dei popoli, dellunione economica e monetaria, la politica estera e della
sicurezza comune.
Lattivazione della clausola di flessibilit richiede la previa approvazione del Parlamento europeo, non la
semplice consultazione.
La disciplina della cooperazione rafforzata ha subito una lunga evoluzione a partire dal 1997 con il Trattato
di Amsterdam: sanciva ufficialmente il diritto per gli Stati membri, che intendono perseguire determinate
politiche comuni, a procedere anche in assenza di una volont comune di tutti i membri. Questa procedura
aveva, per, prodotto scarsi risultati a causa delleccessiva rigidit delle condizioni necessarie per procedere
ad una cooperazione rafforzata. Cos, nella Conferenza intergovernativa che ha condotto allapprovazione del
Trattato di Nizza, la revisione delle procedure per lavvio delle cooperazioni rafforzate fu posto allordine del
giorno.
Cos a Nizza ci fu una generale riorganizzazione delle disposizioni che disciplinavano la materia, con la
conseguente suddivisione in:
- disciplina generale: applicabile a tutte le cooperazioni avviate nei diversi settori
- disciplina applicabile alle cooperazioni rafforzate nellambito del pilastro comunitario
- disciplina applicabile a quelle nellambito della cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale
- disciplina applicabile a quelle nellambito della politica estera e di sicurezza comune.
La disciplina odierna della cooperazione rafforzata contenuta nellart.20 TUE, ai sensi del quale: gli Stati
membri che intendono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle competenze non
esclusive dellUnione, possono far ricorso alle sue istituzioni ed esercitare tali competenze applicando le
pertinenti disposizioni dei Trattati, nei limiti e con le modalit previsti dal TFUE. Quindi le cooperazioni
rafforzate possono essere attivate solo nei settori che non sono di competenza esclusiva dellUnione, e sono
tese alla realizzazione degli obiettivi dellUnione, a proteggere i suoi interessi e a rafforzare il suo processo di
integrazione.
Le condizioni necessarie per procedere ad una cooperazione rafforzata sono:
- non possono recare un pregiudizio n al mercato interno n alla coesione economica, sociale e territoriale
- non possono costituire un ostacolo n una discriminazione per gli scambi tra Stati membri
- non possono provocare distorsioni di concorrenza tra gli Stati membri.
Per avviare una cooperazione rafforzata necessaria la partecipazione di almeno 9 Stati membri, e gli Stati,
nonch la Commissione, devono fare il possibile affinch vi partecipi il maggior numero possibile di Stati.
La procedura di instaurazione di una cooperazione rafforzata: gli Stati membri che intendono instaurare una
cooperazione rafforzata, trasmettono una richiesta alla Commissione, precisando il campo di applicazione e
gli obiettivi perseguiti. La Commissione pu presentare al Consiglio una proposta a tal riguardo; se non la
presenta, allora informer gli Stati interessati delle ragioni di tale decisione. il Consiglio, previa
approvazione del Parlamento europeo, a autorizzare una cooperazione rafforzata; mentre, la Commissione e,
alloccorrenza, lAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, informano
periodicamente il Parlamento europeo e il Consiglio in merito allo sviluppo delle cooperazioni rafforzate.
Una cooperazione rafforzata pu essere avviata solo qualora il Consiglio stabilisca che gli obiettivi non
possono essere perseguiti entro un termine ragionevole dallUnione nel suo insieme.
Nel caso di una cooperazione rafforzata in materia di politica estera e di sicurezza, la richiesta degli Stati
membri deve esser presentata al Consiglio e trasmessa allAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri
e la politica di sicurezza, che esprime un parere sulla coerenza dellazione prevista con la PESC, e alla
Commissione, che esprime un parere sulla coerenza dellazione con le altre politiche dellUnione. Inoltre, per
conoscenza, trasmessa al Parlamento europeo. In questo caso, ad autorizzare la cooperazione rafforzata il
Consiglio, che delibera allunanimit.

Nellambito dello spazio di libert, sicurezza e giustizia, in cui sono state trasferite le norme afferenti alla
cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, in seguito allelaborazione del sistema dei pilastri, ci
sono forme semplificate di cooperazione rafforzata: semplificate perch sufficiente che gli Stati ne informino
il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione. La cooperazione rafforzata in materia penale, per
avvicinare le legislazioni degli Stati membri in materia penale, mitigata dalla possibilit di attivare il freno
demergenza quando si ritenga che un progetto di direttiva incida su aspetti fondamentali del proprio
ordinamento giuridico penale: cio, lo Stato pu chiedere che il Consiglio europeo sia investito della questione
con leffetto di sospendere la procedura legislativa ordinaria fino a 4 mesi, entro i quali listituzione
dellUnione europea chiamata a manifestare la propria volont sul progetto proposto. Se il Consiglio europeo
si esprime per il consenso, allora la procedura legislativa riprende regolarmente il suo corso, altrimenti si
considera decaduta.
Si prevede, agli artt.86/87 TFUE, la possibilit di istituire una Procura europea.
Nellambito della politica estera e di sicurezza comune, si hanno forme diverse di cooperazione rafforzata:
gli Stati membri che rispondono a criteri pi elevati in termini di capacit militari e che hanno sottoscritto
impegni pi vincolanti in materia, ai fini delle missioni pi impegnative, instaurano una cooperazione
strutturata permanente. Essi notificano la loro intenzione al Consiglio e allAlto rappresentante dellUnione
per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune; entro tre mesi, il Consiglio, previa consultazione dellAlto
rappresentante, adotta una decisione che istituisce la cooperazione strutturata permanente e fissa lelenco degli
Stati partecipanti. Se uno Stato membro partecipante non soddisfa pi i criteri di partecipazione, il Consiglio
pu sospenderne la partecipazione; se, invece, uno Stato membro partecipante desidera ritirarsi dalla
cooperazione strutturata permanente, notifica la sua decisione al Consiglio, che prende atto del fatto che la
partecipazione dello Stato in questione termina.
La funzione giudiziaria dellUnione europea
Il sistema di tutela giurisdizionale comprende:
1. Ricorsi diretti- si caratterizzano per lazione diretta dei soggetti interessati davanti alla Corte di
giustizia. Essi sono:
Ricorso per inadempimento
Ricorso di annullamento
Ricorso per carenza
Controversie in materia di responsabilit extracontrattuale
Ricorso in materia di controversie tra lUnione e i suoi agenti
Ricorsi attivati in virt di una clausola compromissoria
2. Ricorsi indiretti- sono proposti dinanzi ai giudici nazionali e successivamente portati davanti alla
Corte di giustizia; in sostanza, si risolvono nel procedimento di rinvio pregiudiziale.
Il ricorso per inadempimento: ha ad oggetto la violazione degli obblighi degli Stati membri derivanti dai
Trattati e dagli atti vincolanti delle istituzioni. La procedura dinfrazione promossa dalla Commissione o da
uno Stato membro- precisiamo che pu essere proposto unicamente dalla Commissione o da uno Stato
membro, e che la Commissione non obbligata, bens ha un potere discrezionale di avviare un procedimento.
Distinguiamo le due procedure.
La procedura promossa dalla Commissione viene avviata quando la Commissione ritiene che uno Stato abbia
violato gli obblighi derivanti dai Trattati, cos emette un parere motivato dopo aver posto lo stesso Stato in
condizione di presentare le sue osservazioni. Qualora lo Stato non si conformi al parere della Commissione,
allora questa pu adire la Corte di giustizia dellUnione europea.
A questo punto la procedura si articola in due fasi: la fase precontenziosa e la fase contenziosa.
La fase precontenziosa: si caratterizza per la lettera di messa in mora e dal parere motivato. La lettera di
messa in mora quella con cui la Commissione evidenzia la violazione commessa dallo Stato e fissa per
questultimo una scadenza entro la quale deve presentare le sue osservazioni in proposito.

Precisiamo che quando si parla di violazioni sempre lo Stato che risulta responsabile dellinadempimento,
a prescindere dallorgano che o ha commesso.
La Corte ha precisato che la formalit della lettera di messa in mora fondamentale per la regolarit della
procedura.
Comunque, dopo la lettera di messa in mora, la Commissione indirizza allo Stato in questione un parere
motivato, adottato soltanto nei casi nei quali non si raggiunge nessun accordo fra lo Stato e la Commissione
stessa. Nel parere, la Commissione sottolinea la violazione e invita lo Stato a conformarsi agli obblighi del
Trattato; nel parere fondamentale la motivazione, nella quale la Commissione indica i motivi di fatto e di
diritto per i quali la procedura in esame stata avviata.
Qualora lo Stato non si sia conformato al parere motivato, pu essere avviata la fase contenziosa. Ricordiamo,
per, che comunque la Commissione non obbligata ad adire la Corte; e specifichiamo che loggetto del
ricorso alla Corte di giustizia non linosservanza del parere motivato, ma linadempimento dello Stato agli
obblighi del Trattato.
La procedura promossa da uno Stato membro viene avviata quando reputi che un altro Stato membro abbia
violato gli obblighi derivanti dal Trattato. Lo Stato che esercita questo potere dazione posto sullo stesso
piano di unistituzione europea; si tratta, anche qui, di un ricorso proposto a tutela degli interessi dellUnione
e non di quelli degli Stati ricorrenti. La procedura prevede che lo Stato che intenda rivolgersi alla Corte di
giustizia, si rivolga prima alla Commissione pena lirricevibilit del ricorso.
Precisiamo che pu presentare ricorso sia lo Stato direttamente leso, sia qualsiasi altro Stato abbia lobiettivo di
contribuire alla tutela del diritto in qualit di membro dellUE.

Lo Stato ricorrente deve esporre le ragioni per le quali invia la richiesta alla Commissione, che ha il compito
di far conciliare le posizioni contrastanti degli Stati, e di porre in essere le condizioni affinch entrambi
possano presentare le loro osservazioni, scritte e orali.
Al termine del contraddittorio, la Commissione emette un parere motivato, nel quale pu prendere diverse
posizioni:
pu reputare non fondate le motivazioni dello Stato che lha adita / non in grado di assumere una posizione
decisa: il parere non vincolante, quindi comunque lo Stato ricorrente pu adire la Corte di giustizia;
pu appoggiare la tesi dello Stato imputato di inadempimento: anche qui la Corte pu essere comunque
adita;
pu condividere la tesi dello Stato che ha presentato il ricorso: il ricorso avr luogo soltanto qualora lo
Stato non si sia conformato, entro il termine prestabilito, al parere o non abbia posto fine al comportamento
illecito;
pu non formulare alcun parere motivato: questo non comporta alcun impedimento al ricorso presso la
Corte di giustizia.
La sentenza della Corte di giustizia di mero accertamento dellesistenza o meno della violazione, non
potendo indicare n le misure necessarie per far cessare linadempimento, n le misure per il risarcimento di
eventuali danni; lo Stato che tenuto a garantire leffettiva riparazione dellillecito.
Se lo Stato la cui violazione sia stata accertata dalla Corte, non si conforma alla sentenza della Corte, sar
possibile listaurazione di un nuovo giudizio per far constatare una nuova violazione del Trattato: il caso
della prosecuzione del giudizio. Il giudizio si caratterizza ancora per una duplice fase:
- fase precontenziosa: la Commissione invia una lettera di messa in mora in cui evidenzia una serie di
raccomandazioni volte a porre fine allillecito, consentendo allo Stato inadempiente di presentare le sue
osservazioni. Se lo Stato persiste nella violazione, allora la Commissione pu adire la Corte;
- fase contenziosa: si attiva nel caso in cui lo Stato membro non si conformato alla sentenza della Corte. Qui
la Corte pu comminargli il pagamento di una somma forfettaria; il procedimento ha per oggetto i fatti
contestati nella lettera di messa in mora e nel successivo parere motivato.
Il ricorso di annullamento ha ad oggetto il comportamento delle istituzioni dellUnione nellemanazione di
atti vincolanti; comportamento che pu formare oggetto di controversia sotto il profilo attivo, cio emanazione
di atti illegittimi, o sotto il profilo passivo, e quindi astensione dallemanazione di atti dovuti- e qui si parla di
ricorso per carenza.

Nel primo caso, la Corte esercita il controllo sulla legittimit degli atti legislativi, sugli atti del Consiglio, della
Commissione e della BCE, del Consiglio europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi,
degli organi e degli organismi dellUnione. Restano escluse raccomandazioni e pareri, che non sono
manifestazione definitiva e ultima volont dellorgano che le emana; quindi, sono impugnabili solo gli atti
che hanno effetti vincolanti.
I soggetti legittimati ad impugnare sono:
- le istituzioni dellUnione europea- Parlamento, Consiglio e Commissione: sono ricorrenti privilegiati
perch non devono dimostrare che un atto li tocchi direttamente per poter adire la Corte;
- le persone fisiche e giuridiche: sono ricorrenti non privilegiati perch possono proporre un ricorso solo
quando gli atti di cui si chiede di dichiarare lillegittimit li riguardino direttamente ed individualmente.
La Corte di giustizia, per, ha precisato, con diversi interventi, che i ricorrenti non privilegiati possono adire
la Corte anche quando non siano esplicitamente destinatari di una decisione, ma la stessa lo riguarda in base a
determinate qualit personali che lo distinguono dalla generalit degli altri attori, identificandolo come destinatario.
Ricordiamo, per, che resta escluso che il singolo possa proporre un ricorso avverso un regolamento o una direttiva di
portata generale.

Il ricorso sottoposto ad un termine di due mesi dalla pubblicazione o notificazione dellatto. Ogni parte,
dopo lo scadere del termine di due mesi, pu invocare davanti alla Corte di giustizia dellUnione
linapplicabilit di un atto di portata generale, adottato da unistituzione, organo o organismo dellUnione:
questo il caso della cd. eccezione di invalidit, che pu essere esercitata senza limiti temporali, solo in via
incidentale e durante un procedimento pendente davanti a un giudice dellUnione.
I vizi degli atti dellUnione sono indicati allart.263 TFUE, e sono:
- incompetenza: listituzione che lo ha emanato non ne aveva il potere. Lincompetenza pu essere:
territoriale: latto stato adottato al di l del limite territoriale nel quale lorgano esercita la sua
potest
temporale: latto stato adottato oltre il termine stabilito
per materia: il settore in cui stato adottato latto in cui non prevista nessuna competenza.
- Violazione delle forme sostanziali: mancanza di un requisito di forma essenziale (es. il Consiglio non
chiede il parere al Parlamento, nonostante questo sia previsto)
- Violazione del trattato e delle norme giuridiche relative alla sua applicazione: si tratta di un vizio
residuale, che concerne la contrariet dellatto al trattato, al di fuori dei due casi appena esaminati;
- Sviamento di potere: il potere stato esercitato per un fine diverso da quello per cui era stato conferito.
Latto impugnato pu essere sospeso dalla Corte, in via cautelare.
Quando la Corte constata lillegittimit dellatto ha il potere di annullarlo con effetti erga omnes. Per, anche
il questo caso si tratta di un giudizio di accertamento di illegittimit, e non di condanna allistituzione, anche
se la Corte pu prendere provvedimenti per lesecuzione della sentenza. La sentenza della Corte comporta
lobbligo, per listituzione che ha emanato latto, di ripristinare la situazione preesistente allemanazione
dellatto, nonch di risarcire i danni provocati.
In deroga al principio dellefficacia retroattiva della sentenza di annullamento, la Corte pu decidere che taluni effetti
possano considerarsi come definitivi, per salvaguardare i diritti acquisiti dai terzi e la certezza del diritto.

Il ricorso per carenza, invece, consiste nella constatazione, da parte della Corte di giustizia, dellomissione
di atti dovuti da parte delle istituzioni, organi o organismi dellUnione, che a ci erano tenuti.
I soggetti legittimati a ricorrere sono:
- gli Stati membri
- le istituzioni diverse da quella imputata per carenza, sono i ricorrenti privilegiati
- le persone fisiche e giuridiche, sono i ricorrenti secondari perch, per ricorre, latto li deve riguardare
direttamente.
Tra i soggetti legittimati a ricorrere sono inclusi anche il Consiglio europeo e la BCE.
Prima di poter adire la Corte, necessario che listituzione, lorgano o lorganismo carenti sia stato messo in
mora e che per due mesi non abbia preso posizione; entro i due mesi successivi, il ricorrente pu adire la Corte.
Se la Corte accerta la contrariet dellastensione dellistituzione al Trattato, allora adotter i provvedimenti

necessari per lesecuzione della sentenza; anche qui, in caso di inosservanza di tale obbligo, potr essere
esperito un nuovo ricorso.
Le controversie in materia di responsabilit extracontrattuale sono relative al risarcimento dei danni
causati dalle istituzioni o dagli agenti dellUnione nellesercizio delle loro funzioni. Specifichiamo quanto
prescritto allart.340 TFUE, ai sensi del quale, in relazione alla BCE, i danni cagionati da essa o dai suoi agenti
devono esser risarciti da essa stessa, escludendo qui la responsabilit dellUnione europea. La Corte di
giustizia, nellambito delle controversie in materia di responsabilit extracontrattuale, chiamata ad applicare
il diritto degli Stati membri, ma solo limitatamente ai principi comuni ai vari Stati in materia di responsabilit
extracontrattuale.
Gli elementi fondamentali su cui si basa la responsabilit extracontrattuale sono oggettivi e soggettivi:
- dal punto di vista soggettivo: per potersi riscontrare responsabilit extracontrattuale devono esser soddisfatte
varie condizioni, che sono: illiceit del comportamento, reale esistenza del danno, esistenza di un nesso di
causalit fra il comportamento e il danno.
Specifichiamo che la responsabilit dellUnione consegue anche allemanazione di atti normativi illegittimi,
anche se lazione di annullamento e quella di risarcimento del danno sono del tutto indipendenti e autonome.
- dal punto di vista oggettivo: si deve trattare di un danno certo e reale, e ci devessere un rapporto di causalit
diretto.
Il termine per la proposizione dellazione di responsabilit extracontrattuale di 5 anni dal verificarsi del fatto
dannoso.
Le controversie tra Stati membri: la Corte competente tutte le volte che le viene sottoposta una
controversia tra Stati membri in virt di un compromesso, cio laccordo in base al quale le parti,
successivamente allinsorgere della controversia, designano la o le persone chiamate a svolgere la funzione di
arbitro. Il compromesso deve essere per iscritto.
Le controversie tra lUnione ed i suoi agenti: qui la Corte ha una competenza obbligatoria ed esclusiva. La
competenza qui attribuita al Tribunale della funzione pubblica e ha ad oggetto i rapporti di servizio tra le
istituzioni e i funzionari dellUnione.
I soggetti legittimati a proporre ricorso sono principalmente i funzionari, sia quelli inseriti stabilmente
nellorganico del personale, sia quelli a tempo determinato, ma in generale diciamo tutti quelli che sono in
qualche modo vincolati alle istituzioni. Le azioni di ricorso dei dipendenti contro le istituzioni, sono per la
maggior parte dirette ad ottenere la fissazione della retribuzione, il risarcimento dei danni arrecati per il ritardo
nella corresponsione di arretrati, possono riguardare questioni di carriera, benefici sociali o il regime
disciplinare.
Le controversie relative alla BEI: anche qui la competenza della Corte obbligatoria ed esclusiva, che infatti
conosce le controversie relative allesecuzione degli obblighi degli Stati membri derivanti dallo statuto della
BEI, e quelle che hanno ad oggetto i ricorsi contro le deliberazioni del CdA della BEI, potendo essere adita
per lannullamento di queste ultime.
La Corte altres competente a conoscere le controversie relative alle sanzioni irrogate dalle istituzioni
dellUnione europea, di solito dalla Commissione, e quindi valuta sia la legittimit dellatto con cui
comminata la sanzione, sia la sua opportunit, procedendo, se del caso, a modificare limporto della sanzione.
La competenza a giudicare in virt di una clausola compromissoria: la Corte competente a giudicare in
virt di una clausola compromissoria contenuta in un contratto di diritto pubblico (tra una PA e un privato) o
di diritto privato stipulato dallUnione o per conto di questa. Affinch la Corte possa intervenire la clausola
deve esser redatta per iscritto.

Fino ad ora abbiamo trattato dei ricorsi diretti, adesso vediamo i ricorsi indiretti, cio quelli che vedono
pronunciarsi prima il giudice nazionale, e solo successivamente la Corte di giustizia, in via pregiudiziale.
La Corte competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:
Sullinterpretazione dei trattati
Sulla validit e interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o organismi
dellUnione.
La competenza della Corte di giustizia si giustifica per la necessit di ununiforme interpretazione del diritto
dellUnione e di una corretta ed uniforme applicazione.
Il rinvio pregiudiziale operato dal giudice nazionale che, di fronte ad un dubbio sullinterpretazione o validit
di un atto, sospende il processo e opera un rinvio alla Corte di giustizia.
Abbiamo detto che il rinvio pregiudiziale pu riguardare sia la corretta interpretazione che la validit di un
atto. Nel primo caso, il dubbio interpretativo pu avere ad oggetto anche precedenti sentenze della Corte,
accordi internazionali, nonch convenzioni stipulate dagli Stati membri.
Nel caso di un dubbio sulla validit di un atto di diritto derivato, la Corte sar chiamata a verificare che latto
in questione rispetti tutte le regole giuridiche applicabili nel quadro dellordinamento giuridico dellUnione.
Le pronunce pregiudiziali sulla validit dellatto seguono una procedura che richiama quella del ricorso di
annullamento, soprattutto per quanto riguarda i criteri in base ai quali la Corte valuta la validit o meno
dellatto. Gli elementi che differenziano le procedure, invece, sono:
- i soggetti legittimati a ricorrere: il rinvio pregiudiziale offre al singolo la possibilit di impugnare un atto
anche quando non ne sia investito direttamente e individualmente
- gli effetti della sentenza: latto viene dichiarato invalido e gli effetti della pronuncia sono limitati alla
controversia in esame. Tuttavia le istituzioni si comportano come se fosse avvenuto annullamento dellatto,
quindi provvedono ad annullarlo o sostituirlo.
La necessit di operare un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia cosa valutata con piena discrezionalit
da parte del giudice nazionale. Il Trattato di Lisbona ha introdotto la disposizione per la quale, se il giudizio
pendente durante il quale sollevata la questione riguarda una persona in caso di detenzione, istaurato il
procedimento pregiudiziale durgenza.
Liniziativa del giudice interno facoltativa ovvero obbligatoria a seconda che si tratti di unistanza di primo
grado o di un giudice di ultima istanza (Cassazione- Consiglio di Stato). Lobbligo del giudice di ultima
istanza, tuttavia, non assoluto ed inderogabile, e infatti i casi di deroga sono:
- quando unidentica questione stata gi oggetto di pronuncia da parte della Corte
- quando le norme hanno un senso chiaro e preciso- teoria dellatto chiaro.
A dir della Corte, i casi di deroghe appena elencati non trovano ragion dessere riguardo le questioni di validit
degli atti, in quanto molti atti, apparentemente analoghi, possono rivelarsi diversi in relazione al contesto
giuridico e al merito.
Gli effetti della sentenza interpretativa:
- vincola il giudice nazionale, che, se del caso, dovr disapplicare la norma nazionale confliggente
- la pronuncia sar vincolante anche per i giudici che devono esaminare il caso in una successiva fase della
procedura
- la sentenza esplica effetti ex tunc, cio dal momento dellentrata in vigore delle norme interpretate
- la sentenza avr valore vincolante anche per i giudici che, in futuro, saranno tenuti ad applicarla.
Invece, la sentenza sulla validit dellatto produce soltanto invalidit dello stesso, dunque latto non viene
eliminato dallordinamento. Spetter allistituzione che lha emanato procedere al suo annullamento.
La Corte di giustizia ha anche funzione consultiva, infatti il Parlamento europeo, la Commissione, il
Consiglio o uno Stato membro, possono chiedere un parere circa la compatibilit di un accordo con le
disposizioni dei trattati. Quando la Corte esprime un parere negativo, laccordo pu entrare in vigore solo con
la modifica dello stesso o in caso di revisione dei trattati.

Il rapporto tra il diritto dellUnione europea e il diritto degli Stati membri


Il rapporto tra il diritto dellUnione europea e il diritto degli Stati membri, lo dobbiamo, innanzitutto,
distinguere dal rapporto tra diritto internazionale e diritto interno, che un rapporto di coordinamento tra due
sistemi giuridici reciprocamente autonomi; mentre il rapporto tra diritto dellUnione europea e diritto interno
un rapporto di integrazione, in quanto essi non si trovano in una reciproca correlazione paritaria, ma
lordinamento dellUnione tende ad integrarsi nellordinamento interno. Questa correlazione rafforzata
dallobbligo sancito dallart.4 TUE, ai sensi del quale vige lobbligo per gli Stati membri di adottare tutte le
misure di carattere generale o particolare atte ad assicurare lesecuzione degli obblighi derivanti dai Trattati
o conseguenti agli atti delle istituzioni dellUnione.
Lobbligo di leale collaborazione impone agli Stati di astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in
pericolo la realizzazione degli obiettivi dellUnione.
Lobbligo affermato dallart.4 TUE nasce dalla consapevolezza che lordinamento dellUnione non costituisce
un sistema chiuso e autosufficiente, ma ha bisogno, per potersi completamente realizzare, dellintegrazione
con gli ordinamenti degli Stati membri.
Il coordinamento e larmonizzazione tra gli ordinamenti non sempre risultano attuati nella pratica, dando vita
a fenomeni di contrasto tra le diverse disposizioni dei due ordinamenti.
Uno degli elementi che caratterizza il rapporto tra diritto dellUnione e diritto interno la comunit dei
soggetti, visto che i destinatari delle norme interne coincidono con i destinatari delle disposizioni europee.
I contrasti possono nascere da questioni quali:
- stabilire quali disposizioni dellUnione possono considerarsi ad efficacia diretta
- nelle situazioni conflittuali, stabilire quali disposizioni debbano prevalere.
Entrambe le questioni sono state affrontate dalla Corte di giustizia, che ha affermato due principi di
fondamentale importanza:
principio della diretta efficacia del diritto dellUnione
principio del primato del diritto dellUE.
Vediamoli singolarmente.
Il principio della diretta efficacia sancisce che, qualora una disposizione del Trattato o di un atto
dellUnione presenti determinate caratteristiche, essa crea diritti e obblighi a favore dei privati, che sono
legittimati ad esigere la stessa tutela che gli riconosciuta per i diritti di cui sono titolare in base alle norme
dellordinamento interno.
Non dobbiamo confondere la nozione di diretta efficacia con quella di diretta applicabilit: innanzitutto
dobbiamo soffermarci sulla nozione di atto e norma. Latto il provvedimento emanato dagli organi
competenti e contenente determinate disposizioni normative; la norma il contenuto della disposizione
normativa, qualunque sia la veste formale che latto ricopre. Dunque, la diretta applicabilit una caratteristica
del regolamento in quanto atto, nel senso che pu esplicare i suoi effetti nellordinamento statale, nello stesso
momento in cui entra in vigore nellordinamento dellUnione, non essendo necessaria alcuna disposizione di
recepimento. Invece leffetto diretto una caratteristica afferente alla norma che si pu desumere dalla
disposizione, nel senso che, se un atto dellUnione contiene una norma precisa e ben chiara, allora produrr
effetti in capo ai singoli anche se lo Stato non ha provveduto, entro il tempo stabilito, a trasporre latto
nellordinamento nazionale. Quindi il singolo potr far valere i propri diritti garantiti dalla norma, anche se lo
Stato membro non ha provveduto ad attuare latto.
Per avere efficacia diretta, gli atti devono presentare le seguenti caratteristiche:
- devono imporre un comportamento preciso e non condizionato da alcuna riserva
- devono contenere una disciplina completa senza necessit di normativa derivata da parte degli organi statali
o dellUE.
Per gli atti dellUnione diversi dai regolamenti, si prevede che essi siano direttamente applicabili e abbiano
efficacia diretta in ciascuno degli Stati membri.
Un discorso diverso bisogna fare per le singole disposizioni dei Trattati, nonch per le direttive e per le
decisioni: qui la diretta efficacia stata riconosciuta soltanto attraverso una costante giurisprudenza della
Corte di giustizia in questo senso. Vediamoli singolarmente.

La diretta efficacia dei trattati: la Corte si pronunciata in diverse occasioni, individuando, volta per volta,
disposizioni ad efficacia diretta.
La diretta efficacia delle direttive: qui la questione piuttosto controversa dal momento che sono atti che
necessitano di una disposizione nazionale di recepimento. Allora, la Corte di giustizia dellUnione europea
ha attribuito diretta efficacia alle direttive, quando:
- Impongono agli Stati membri obblighi sufficientemente chiari e precisi: il caso delle direttive
dettagliate
- Chiariscono il contenuto di un obbligo gi presente nei trattati- es. si trattava di una direttiva che
imponeva allo Stato italiano di abolire, entro un termine prefissato, una tassa che era stata ritenuta ad
effetto equivalente rispetto al dazio, e questo provvedimento costituiva una disposizione di attuazione
dellart.13 TCE
- Pongono a carico degli Stati membri lobbligo di astenersi dallapprovare determinati atti o dal
compiere specifiche azioni.
Comunque, lefficacia diretta delle direttive riguarda sempre i rapporti tra cittadino e Stato (efficacia
verticale delle direttive), e solo quando lUnione prevede norme pi favorevoli per i cittadini rispetto alla
normativa interna che non stata adeguata. Perci, decorso inutilmente il termine per dare attuazione alla
direttiva, i singoli possono far valere in giudizio i diritti che derivano dalla direttiva, e per le autorit nazionali
sussiste il divieto di opporre qualunque disposizione interna che non sia conforme ad una disposizione della
direttiva che imponga obblighi precisi e incondizionati.
La Corte ha anche ribadito lassenza di qualsiasi effetto orizzontale delle direttive, cio la possibilit che esse
possano esplicare effetti tra privati, pur mancando una disposizione nazionale di recepimento: in assenza di
provvedimenti di attuazione, un privato non pu fondare su una direttiva un diritto nei confronti di un altro
privato, n pu farlo valere davanti al giudice.
Il fatto che leffetto diretto sia soltanto verticale ha, per, prodotto anomalie e disfunzioni, come quelle che
sussistono per i lavoratori nel settore privato che non possono far valere una direttiva non trasposta davanti ad
un giudice nazionale, come possono farlo i lavoratori del settore pubblico. Per rimediare a questi problemi, la
Corte ha fatto ricorso a due mezzi di efficacia diretta, che sono:
Linterpretazione conforme: il principio per cui tutti gli organi nazionali sono tenuti ad interpretare
il proprio diritto interno in modo quanto pi compatibile con le prescrizioni del diritto dellUnione,
anche se queste non sono direttamente efficaci. In questo modo, sebbene venga comunque applicata la
norma interna, questa viene interpretata in modo aderente a quella europea: dunque, tra tutti i significati
possibili, vengono scelti quelli maggiormente conformi allo scopo e alloggetto della direttiva
disciplinante la materia. Si dice che, in questo caso, le norme delle direttive vengono mediamente
applicate al giudice nazionale nei rapporti tra privati. Resta fermo il principio per cui il giudice
nazionale non potr comunque mai procedere ad uninterpretazione contra legem delle norme
nazionali.
La tutela risarcitoria: un rimedio che si attiva in via residuale, quando il risultato prescritto da una
direttiva non pu esser conseguito mediante interpretazione. Il rimedio risarcitorio si attiva a tre
condizioni:
- la direttiva deve avere lo scopo di attribuire diritti ai singoli
- la violazione commessa deve essere grave e manifesta
- vi deve essere nesso causale tra linadempienza dello Stato e il danno sofferto.
Teniamo ben presente che attivare il rimedio risarcitorio non significa la reintegrazione nella posizione
giuridica che il soggetto poteva vantare in virt della direttiva; si tratta di un rimedio accessorio e
consolatorio.
La diretta efficacia delle decisioni dipende dal tipo di decisione considerata:
- se la decisione ha come destinatari individui singoli: sar efficace, anche per il carattere di atto
amministrativo che assume
- se la decisione rivolta agli Stati membri: questi saranno obbligati ad adottare i provvedimenti di attuazione,
ma non saranno liberi di scegliere la forma o il mezzo di esecuzione, perci la decisione rende la decisione
obiettivamente efficace e immediatamente applicabile.

La Corte, poi, ha negato qualsiasi efficacia orizzontale ad una decisione indirizzata agli Stati membri e non
trasposta negli ordinamenti nazionali.
Laltro principio elaborato dalla Corte di giustizia il principio del primato del diritto dellUE, per cui, in
caso di conflitto, contraddizione o incompatibilit tra norme di diritto dellUnione e norme nazionali, le prime
prevalgono sulle seconde.
Questo principio fu affermato, per la prima volta, nella sent. Costa vs Enel del 1964, in cui la Corte afferma
che:
- gli Stati, con listituzione della Comunit, hanno limitato la propria sovranit e creato un complesso di diritto
vincolante per i cittadini e per loro stessi
- questa limitazione comporta anche questo, cio limpossibilit per gli Stati membri di far prevalere, contro
tale ordinamento, un provvedimento unilaterale ulteriore.
Con la sent. Amministrazione delle Finanze c. Simmenthal del 1977, la Corte ha stabilito che: in forza di questo
principio, non solo qualsiasi disposizione della legislazione nazionale preesistente contrastante sar
inapplicabile, ma impedita la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali, nella misura in cui questi
fossero incompatibili con norme comunitarie. Infatti, il giudice nazionale ha lobbligo di garantire la piena
efficacia di tali norme, disapplicando, alloccorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi disposizione
contrastante della legislazione nazionale. Oggi, il principio del primato del diritto dellUnione europea
pienamente sancito nella Dichiarazione n17 allegata ai Trattati.
Ladattamento del diritto italiano allordinamento dellUnione europea
Il cammino comunitario dellItalia scandito da una serie di importanti pronunce della Corte Costituzionale.
Vediamo di ripercorrerne le tappe principali.
Originariamente i rapporti tra lordinamento italiano e lordinamento europeo si fondavano sul principio della
separazione degli ordinamenti giuridici, per il quale, secondo lapproccio dualistico, non si pu determinare
alcuna forma di gerarchia tra le norme interne e le norme internazionali, e le norme internazionali, per essere
valide, devono essere tradotte in norme interne. Dunque, in questa fase le Comunit europee non avevano
ancora sviluppato specifiche caratteristiche di sovranazionalit.
Tuttavia, col procedere del processo di integrazione, fu sempre pi evidente che lordinamento nazionale non
poteva essere totalmente distinto da quello dellUnione, considerando il potere delle istituzioni europee di
emanare disposizioni vincolanti per gli Stati membri in alcuni settori, e anche le sentenze della Corte di
giustizia che attribuivano efficacia diretta anche a molte disposizioni contenute nei trattati istitutivi. La tesi
attualmente prevalente in dottrina, quella del rapporto di integrazione tra i due ordinamenti.
Al momento della ratifica dei Trattati istitutivi da parte degli Stati membri, si pose il problema del fondamento
costituzionale delladesione italiana alle Comunit europee: ci si chiese se fosse necessario operare con una
fonte di rango costituzionale per poter accordare il trasferimento di funzioni a favore delle istituzioni
comunitarie.
Ai Trattati istitutivi, per, stata data esecuzione con leggi ordinarie, perci si crearono posizioni contrastanti:
- cera chi sosteneva che fosse essenziale procedere con una legge costituzionale
- la dottrina prevalente, invece, sosteneva che fosse sufficiente la legge ordinaria, a condizione di reperire
una norma costituzionale che desse copertura costituzionale alla legge di ratifica ed esecuzione dei
Trattati, che lart.11 Cost.
Lart.11 Cost. dispone che: lItalia consente, in condizioni di parit con gli altri Stati, alle limitazioni di
sovranit necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce
le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Le limitazioni alla sovranit di cui si parla, sono da intendersi come relative ad operazioni militari, in un
contesto in cui lItalia, appena uscita dalla II guerra mondiale, rinunciava formalmente alluso della forza
bellica e desiderava inserirsi nei meccanismi di risoluzione di controversie approntati dallONU. Nonostante
fosse questa la ratio che ispirava le limitazioni di sovranit cui si riferisce la norma, il suo significato pu

riguardare anche le limitazioni di competenza introdotte nei Trattati comunitari, che concernono, non solo
lattivit normativa dello Stato, ma anche quella amministrativa e giurisdizionale.
Fu la stessa Corte Costituzionale, sin da subito, a invocare lart.11 Cost. come fondamento costituzionale
delladesione dellItalia alle Comunit europee.
Per lungo tempo lart.11 Cost. ha costituito lunico ancoraggio costituzionale della partecipazione italiana
allintegrazione europee, avendo, invece, gli altri Stati membri, provveduto a modificare le loro carte
costituzionali.
Cera unaltra tesi per il fondamento costituzionale delladesione dellItalia alle Comunit europee, che
sosteneva che si trovasse nellart.10 Cost. ai sensi del quale lordinamento giuridico italiano si conforma
alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, vale a dire le consuetudini. Questa tesi si
scontr con la prassi consolidata dellemanazione di ordini di esecuzione dei trattati, a differenza delle norme
internazionali a carattere generale che sono immesse automaticamente nel nostro ordinamento, senza bisogno
di alcune specifico atto interno.
Gli orientamenti della Corte Costituzionale erano, originariamente, nettamente contrastanti con le posizione
che aveva assunto la Corte di giustizia.: in particolare per quanto riguarda la preminenza del diritto europeo,
dal momento che la Corte Costituzionale, solo dopo un lungo contrasto riconobbe la prevalenza delle norme
dellUnione su quelle interne, collocandole, nella gerarchia delle fonti, in una posizione di subordinazione
alla Costituzione e sovraordinazione alla legge ordinaria.
Vediamo il percorso delle Corte Costituzionale:
- 1964, sent. Costa c. Enel: le norme comunitarie erano poste sullo stesso piano della legge ordinaria,
il criterio assunto per superare eventuali conflitti era quello cronologico. Per la Corte di giustizia,
invece, era stato gi affermato il principio della superiorit della norma europea sulla norma interna
con essa incompatibile
- 1973, sent. Frontini: sotto la spinta della Corte di giustizia, la Corte Costituzionale ha riconosciuto il
primato del diritto comunitario (oggi dellUE) sul diritto interno, e lefficacia diritti dei regolamenti
- 1975: la Corte affermava che, nel contrasto tra un regolamento e una legge successiva, doveva esser
risolto a favore del regolamento, mediante la dichiarazione di illegittimit costituzionale della legge
interna. Si escluso che il giudice nazionale potesse autonomamente disapplicare la norma nazionale
successiva incompatibile con il regolamento, perch, affinch potesse essere disapplicata, la norma
nazionale doveva essere abrogata o dichiarata costituzionalmente illegittima dallorgano costituzionale
competente. Con questa pronuncia, la Corte Costituzionale subordinava lapplicabilit di una norma
europea ad una pronuncia di incostituzionalit, condizionando lapplicabilit del regolamento ad un
atto interno dello Stato. Era inevitabile il riemergere del contrasto con la Corte di giustizia:
questultima, infatti, sosteneva la necessit di un controllo diffuso nel quale spettasse a ciascun giudice
nazionale, in sede di applicazione delle norme comunitarie, garantire la piena efficacia delle stesse,
disapplicando la norma interna contrastante senza necessit di sollecitare lintervento caducatorio
della Consulta.
- 1984: la Corte Costituzionale si allinea perfettamente alla giurisprudenza della Corte di giustizia. I
principali passaggi della sentenza:
lordinamento comunitario e quello nazionale sono autonomi, distinti e coordinati- da ci
discende la prevalenza del regolamento europeo rispetto alla legge nazionale
il regolamento opera per forza propria con caratteristica di immediatezza- ad esso si riconosce
forza e valore di legge
il giudice nazionale spetta il potere di accertare se la normativa europea regola il caso
concreto sottoposto al suo esame, e, in questa ipotesi applicarla
il giudice nazionale tenuto solo a disapplicare la norma interna incompatibile, dal momento
che leffetto connesso con la vigenza del regolamento non la caducazione della norma interna
incompatibile, ma solo quello di impedire che questa venga in rilievo
la norma nazionale, dunque, non risulta abrogata
la legge conserva pienamente la propria efficacia, restando sottoposta al regime tipico dellatto
legislativo ordinario, controllo di costituzionalit compreso

la legge di esecuzione dei trattati resta assoggettata al sindacato di legittimit costituzionale in


riferimento ai principi fondamentali del nostro ordinamento.
Il passo pi importante di questa sentenza quello in cui la Corte afferma che il giudice nazionale tenuto a
disapplicare la norma nazionale posteriore confliggente con disposizioni europee.
In due distinte sentenze del 1994 e 1995 la Corte Costituzionale ha chiarito che il giudizio di legittimit
costituzionale da ritenersi ammissibile quando istaurato in via principale, quindi:
- nel giudizio in via incidentale: la Corte si dichiarata incompetente a conoscere di un eventuale contrasto
tra una norma interna e una norma europea, rimettendo al giudice il compito di disapplicare leventuale
normativa interna confliggente
- nel giudizio in via principale: la Corte si dichiarata competente a pronunciarsi sulla legittimit
costituzionale di una legge regionale o statale in contrasto con una normativa europea, dichiarandola
incostituzionale se dal caso.
Il rapporto tra ordinamento italiano e lordinamento dellUnione europea chiarito dallart.117 Cost.
introdotto con la legge costituzionale del 3/ 2003, ai sensi del quale: la potest legislativa esercitata dallo
Stato e dalle Regioni nel rispetto dei vincoli derivanti dallordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali. In realt la norma non introduce alcuna novit rilevante rispetto alla questione, nel momento
in cui non fa altro che costituzionalizzare il vincolo per lo Stato e per le Regioni, del rispetto dei vincoli
dellUnione. dunque limportanza della formulazione va ricercata non tanto in termini contenutistici, quanto
pi nel fatto che per la prima volta la Costituzione fa riferimento allordinamento dellUnione europea; in
altre parole, la modifica allart.117 Cost. ha sancito, a livello costituzionale, il primato del diritto dellUnione
europea sul diritto interno.
Teniamo sempre ben presente che si tratta di un primato che non senza limiti: il limite invalicabile al recepimento di
qualunque disposizione dellUnione europea costituito dal rispetto dei diritti inviolabili della persona umana e dei
principi fondamentali.

Ladattamento dellordinamento italiano al diritto derivato dellUnione


Il principio della leale collaborazione prescrive la necessit, per gli Stati membri, di adempiere ai doveri
prescritti dalle norme del trattato, cio lobbligo di:
adottare tutte le misure finalizzate a dare attuazione alle norme di diritto dellUnione europea
astenersi da tutti i comportamenti che potrebbero compromettere la realizzazione degli scopi dellUnione.
Nei primi anni di esperienza europea il legislatore italiano fece molta difficolt a comprendere la portata
innovativa del diritto dellUnione europea: gli atti europei rappresentavano un elemento spurio e anomalo nel
sistema delle fonti delineato dalla dottrina. Per questo motivo, nei primi anni, era invalsa la prassi di riprodurre
in leggi nazionali le disposizioni presenti in regolamenti comunitari.
Ancora pi difficolt si riscontrarono per ladattamento alle direttive, a cui si provveduto, per lungo tempo,
mediante le ordinarie fonti di produzione normativa. La situazione notevolmente migliorata, prima con la
legge Fabbri del 1987, poi con la legge La Pergola del 1989 che ha introdotto la legge comunitaria (la
legge con cui lordinamento nazionale recepisce le norme europee), e poi con la legge Buttiglione del 2005,
che ha conservato lo strumento della legge comunitaria, ma che poi, in seguito, stata abrogata e sostituita
da una legge 2012, entrata in vigore nel 2013.
La riorganizzazione della disciplina in materia di adattamento al diritto dellUnione europea risponde alle
seguenti esigenze:
- adeguare le procedure nazionali di adattamento al diritto dellUnione europea, dopo lentrata in vigore del
Trattato di Lisbona
- adeguarsi allestensione dei poteri conferiti ai Parlamenti nazionali in ambito europeo
- adeguarsi alle dinamiche istituzionali e politiche in ambito europeo, a seguito della crisi
economico-finanziaria
- dare tempestiva attuazione agli obblighi europei.

Tuttavia, lo scopo della riorganizzazione della disciplina quello di riorganizzare il processo di recepimento
della normativa europea, sdoppiando la tradizionale legge comunitaria in:
legge di delegazione europea
legge europea
Laumentare del numero di soggetti coinvolti nel processo di formazione e attuazione del diritto dellUnione
europea, ha indotto il legislatore a creare un apposito Comitato interministeriale per svolgere unattivit di
coordinamento: il CIAE Comitato interministeriale per gli affari europei, che opera presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri. Questo comitato ha il compito di consolidare le linee politiche del
Governo nel processo di formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti
dellUnione europea per consentire il puntuale adempimento dei compiti derivanti dal recepimento nel nostro
Paese degli atti approvati in ambito europeo. Il Comitato convocato e presieduto dal Presidente del
Consiglio dei ministri, o dal ministro degli affari europei, e vi partecipano il Ministro degli affari esteri, il
Ministro delleconomia e delle finanze, il Ministro per la coesione territoriale e gli altri Ministri che hanno
competenza per le materie oggetto dei provvedimenti e degli argomenti inseriti allordine del giorno.
Il procedimento di formazione e attuazione del diritto dellUnione europea prevede due fasi:
1. Fase ascendente- la fase della partecipazione dello Stato italiano alla politica europea e al
procedimento di formazione degli atti. Il ruolo dello Stato italiano in questo principalmente ricoperto
dal Governo; per lungo tempo al Parlamento italiano fu lasciato un generico potere di indirizzo e di
controllo: gi con la legge La Pergola del 1989 si iniziato a rispondere alle istanze del Parlamento
per un maggiore coinvolgimento nella fase di predisposizione degli atti di diritto dellUnione europea;
la sua partecipazione venne ulteriormente rafforzata con la legge del 2012. Questa legge assicura la
partecipazione del Parlamento attraverso:
- linformazione del Governo alle Camere sulla posizione che intende assumere, prima del Consiglio,
sulle iniziative e questioni relative alla politica estera e di difesa comune e su accordi in materia
finanziaria
- la trasmissione del Governo alle Camere di: atti e progetti accompagnati da una nota illustrativa della
valutazione del Governo, e di relazioni e note informative relative alle riunioni del Consiglio, tra
Parlamento UE, Commissione e Consiglio, e tra gli altri organi UE, e relative a procedure di
contenzioso e precontenzioso avviate nei confronti dellItalia
- la partecipazione delle Camere alla verifica del rispetto del principio di sussidiariet nellattivit
legislativa dellUE.
La legge 2012 prevede la possibilit per il Parlamento di richiedere al Governo di apporre, in sede di
Consiglio dei Ministri, una riserva di riesame sul testo o su una o pi parti di esso: in questo caso il
Governo pu procedere allattivit di formazione di atti di propria competenza, solo a termine di questo
esame, o decorso il termine di 30 giorni. Il Governo stesso pu apporre la riserva, sempre in sede di
Consiglio dei ministri, in casi di particolare importanza politica, economica e sociale.
Sempre ai sensi della legge 2012, il Governo ogni anno deve presentare al Parlamento una relazione
che indica:
- gli orientamenti e le priorit che il Governo intende perseguire nellanno successivo
- gli orientamenti che ha assunto o intende assumere riguardo a progetti di atti normativi dellUnione
europei e documenti di consultazione
- strategie di comunicazione in relazione alla partecipazione dellItalia allUnione europea.
In pi, il Governo, ogni 3 mesi, deve presentare alle Camere una relazione sullandamento dei flussi
finanziari tra lItalia e lUnione europea.
Infine, il Presidente del CdM o il Ministro per gli affari europei, assicura il pi ampio coinvolgimento
delle parti sociali e delle categorie produttive, attraverso le consultazioni del Comitato tecnico di
valutazione, nonch delle amministrazioni, nella fase di formazione della posizione italiana sulle
iniziative dellUnione europea.

2. Fase discendente: la fase di attuazione della normativa europea sul piano interno (lattuazione delle
direttive e degli obblighi derivanti dal diritto dellUnione europea deve esse tempestiva).
In questa fase il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per gli affari europei, dopo aver
verificato la conformit degli atti dellUnione con lordinamento interno e gli indirizzi di politica del
Governo in relazione a questi atti, ne trasmette le risultanze agli organi parlamentari competenti.
Dopodich, entro il 28 febbraio di ogni anno, presenta al Parlamento una legge di delegazione europea
e una legge europea.
La legge di delegazione europea contiene le disposizioni di delega necessarie al recepimento delle
direttive e degli altri atti, e, in particolare contiene:
la delega legislativa al Governo per:
- lattuazione delle direttive europee e delle decisioni quadro da recepire nellordinamento
nazionale
- modificare o abrogare disposizioni statali, al fine di garantire conformit dellordinamento
nazionale ai pareri motivati indirizzati allItalia dalla Commissione europea
- per la disciplina sanzionatoria di violazioni di atti normativi dellUnione europea
- per dare attuazione a eventuali disposizioni non direttamente applicabili contenute in
regolamenti europei
- nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle provincie autonome, per
lemanazione di decreti legislativi recanti sanzioni penali per la violazione delle disposizioni
dellUnione europea recepite da regioni e provincie autonome
- per ladozione di disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi;
le disposizioni che:
- autorizzano il Governo a recepire in via regolamentare le direttive
- individuano i principi fondamentali nel rispetto dei quali le regioni e le provincie autonome
esercitano la propria competenza normativa per recepire o assicurare lapplicazione di atti
dellUnione europea
- autorizzano il Governo a emanare testi unici per il riordino e armonizzazione di normative di
settore.
La legge europea, invece, contiene le seguenti disposizioni:
- modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti, in contrasto con gli obblighi dellUE
- modificative o abrogative di disposizioni statali vigenti oggetto di procedure dinfrazione
avviate dalla Commissione europea nei confronti dellItalia o di sentenza della Corte di
giustizia dellUE
- quelle necessarie per dare attuazione o per assicurare lapplicazione di atti dellUE
- quelle occorrenti per dare esecuzione ai trattati internazionali conclusi nel quadro delle
relazioni esterne dellUE
- quelle emanate nellesercizio del potere esecutivo.
Il Governo adotta i decreti legislativi, contenuti nella legge di delegazione europea, necessari per il
recepimento delle direttive, nei due mesi antecedenti al mese di recepimento indicato nella direttiva stessa;
se il termine gi scaduto alla data di entrata in vigore della legge di delegazione europea o scade nei tre mesi
successivi, il Governo adotta i decreti legislativi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della suddetta
legge. I decreti sono accompagnati da una tabella di concordanza tra le disposizioni in essi previste e quella
della direttiva da recepire. I decreti che recano il recepimento di direttive e che comportano conseguenze
finanziarie, sono corredati da una relazione tecnica.
possibile, in alcuni casi, adempiere agli obblighi derivanti dal diritto dellUE attraverso disposizioni diverse dalla legge
di delegazione europea e dalla legge europea, quando il termine per provvedervi sia addirittura anteriore allentrata in
vigore delle leggi stesse: si tratta per lo pi dei casi in cui si devono adottare provvedimenti, anche urgenti, necessari
per far fronte allattuazione di atti normativi dellUnione o di sentenze della Corte di giustizia, o dellavvio di procedure
di infrazione nei confronti dellItalia.

Anche in casi di particolare importanza politica, economica e sociale, i Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro
per gli affari europei, presentano alle Camere un disegno di legge ad hoc che reca le disposizioni per dare attuazione o
per assicurare lapplicazione di un atto dellUnione.

Vediamo ladattamento del nostro ordinamento al diritto derivato dellUE nei singoli casi.
Ladattamento ai regolamenti: i regolamenti hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i loro elementi
e direttamente applicabili in ciascuno degli Stati membri- perci non necessaria lemanazione di alcun
provvedimento ulteriore rispetto a quello iniziale di esecuzione del trattato.
Questo non esclude che, talvolta, i regolamenti abbiano necessit dellemanazione di atti nazionali per poter dispiegare
pienamente i loro effetti: si tratta dei casi in cui, sebbene il loro contenuto sia sufficientemente preciso e dettagliato, i
regolamenti non possono comunque trovare attuazione negli Stati membri senza che questi provvedano
allapprovazione di atti amministrativi o legislativi.

Ladattamento alle decisioni: qui bisogna distinguere a seconda che le decisioni siano:
- rivolte ai singoli necessaria la disposizione di attuazione, e interviene la legge di delegazione europea
- indirizzate agli Stati membri quando lobbligo chiaro e preciso, esso pu esser fatto valere direttamente
dai privati di fronte ai giudici nazionali, senza necessit del provvedimento nazionale di adattamento.
Per le decisioni rivolte alle persone fisiche e giuridiche, non si pone il problema dellefficacia, in quanto esse
costituiscono titolo esecutivo.
Ladattamento alle direttive: qui che si pongono le maggiori problematiche. Ai sensi dellart.288 TFUE, le
direttive vincolano gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ferma restando la
competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi; perci, il problema definire la forma e i
mezzi per recepire nellordinamento interno le direttive.
Per lungo tempo si utilizzato lo strumento dellattuazione diretta o della delega legislativa al Governo, ma
la lentezza del procedimento generava estremi ritardi nel recepimento delle direttive, che spesso portava ad
una sentenza di condanna per inadempimento da parte della Corte di giustizia.
Cos, nel 1987 intervenne una legge che cercava di snellire le procedure, e su questa scia anche la legge La
Pergola del 1989, che introdusse lo strumento che, negli anni a seguire, avrebbe reso pi snello ed efficace
liter di recepimento delle direttive comunitarie: la legge comunitaria. Come sappiamo, la legge La Pergola
fu, poi, abrogata dalla legge n11 del 2005 (legge Buttiglione), a sua volta abrogata e sostituita dalla l.234/2012
con cui stata introdotta la legge di delegazione europea come nuovo strumento per la procedura di
adattamento delle direttive nellordinamento interno.
Secondo una significativa giurisprudenza, unaltra fonte normativa direttamente applicabile, sarebbe
rappresentata dalle pronunce interpretative della Corte di giustizia: infatti, proprio questultima ad
interpretare e assicurare lapplicazione del diritto dellUE in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Quindi,
qualunque sentenza che precisi autoritariamente, il significato di una norma del diritto dellUE, assume
carattere integrative del diritto dellUE.
Le Regioni e lattuazione del diritto dellUnione europea
Le limitazioni di sovranit ex art.11 Cost. (lItalia consente alle limitazioni di sovranit necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia) si estendono, parallelamente, anche alle Regioni, nelle
materie di sua competenza.
Tuttavia, come sappiamo, la peculiarit dellordinamento europeo quella di aver attribuito agli organismi
dellUnione europea, il potere di emanare atti giuridici immediatamente vincolanti per gli Stati membri, cio
regolamenti e direttive. Nelle materie di competenza regionale, il problema sta nellindividuare lorgano
competente a dare attuazione alle disposizioni europee.
Logicamente, ci verrebbe da attribuire questo potere direttamente alle regioni, ma lindirizzo europeo
attribuisce soltanto allo Stato la responsabilit per eventuali violazioni del diritto dellUnione.
Quindi, la questione si pone in questi termini:

bisogna prima considerare che non attribuire il potere di dare attuazione alle disposizioni europee di
competenza regionale alle Regioni, limiterebbe ulteriormente le sue competenze, condizionate sia dalla
normativa dellUnione, che da quella statale
allo stesso tempo bisogna anche dire che in caso contrario, attribuendo questo potere alle Regioni, per
uneventuale violazione delle disposizioni europee, sarebbe comunque responsabile lo Stato,
sprovvisto di qualsiasi mezzo per imporre il rispetto degli obblighi dellUnione.
Questi sono i motivi che hanno segnato il lungo processo dei rapporti tra lo Stato e le regioni: si partiti da
una posizione di totale chiusura degli organi statali, verso una sempre pi ampia apertura verso una pi attiva
partecipazione delle realt regionali, fino ad arrivare alla legittimazione costituzionale del potere regionale di
dare attuazione alle disposizioni europee, con la L.3/2001.
Il tema dellattuazione del diritto dellUnione da parte delle Regioni verr esaminato sotto due profili:
- attuazione in via legislativa degli atti normativi europei
- esercizio delle funzioni amministrative da parte delle Regioni, nei settori in cui presente una
normativa europea.
Vediamo il primo profilo: lattuazione in via legislativa degli atti normativi europei.
La facolt delle Regioni di dare attuazione agli atti normativi europei, stata sempre contrastata dal legislatore
statale.
Una prima apertura si registrata nel 1987, quando si attribuito alle sole Regioni a statuto speciale la facolt di dare
attuazione alle raccomandazioni e alle direttive europee, nelle materie di loro competenza esclusiva.
Poi, tra 1995-1997 fu approvata una legge comunitaria che segn unampia apertura alle istanze regionali, con cui si
attribuiva questa competenza anche alle materie di competenza concorrente, e anche alle Regioni ordinarie. Erano,
tuttavia, presenti limitazioni a questa apertura: lo Stato, infatti, poteva comunque indicare disposizioni di principio non
derogabili cui le leggi regionali successive, avrebbero dovuto conformarsi. Per le leggi regionali eventualmente emanate
prima della legge nazionale di recepimento, si distingueva tra:
- leggi emanate in materia di competenza concorrente: qui, le successive disposizioni nazionali prevalevano su quelle
regionali, che dovevano intendersi implicitamente abrogate
- leggi emanate in materia di competenza esclusiva: qui le Regioni a Statuto speciale erano tenute ad adeguarsi alle
sopravvenute disposizioni di principio adottate.

La disciplina delle relazioni tra lUnione europea e lItalia stata definita, con la L.3/2001 Cost.; lart.117
co.2 attribuisce, nella disciplina dei rapporti con lUnione europea, potest legislativa esclusiva allo Stato,
ma, per il co.3 rientra nella potest legislativa concorrente la disciplina dei rapporti tra le Regioni e lUnione
europea. La disposizione pi innovativa rappresentata, tuttavia, allart.117 co.5, ai sensi del quale: le
Regioni partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono
allattuazione e allesecuzione degli accordi internazionali e degli atti dellUnione europea, nel rispetto delle
norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalit di esercizio del potere sostitutivo
in caso di inadempienza.
Questa norma costituzionalizza i tre principi che disciplinano il ruolo delle Regioni nella formazione e
nellattuazione della normativa europea, che sono:
1. previsione della loro partecipazione nella fase ascendente del diritto dellUnione (fase di
predisposizione degli atti dellUE, che porta alladozione di determinati atti da parte delle istituzioni).
La partecipazione delle Regioni si realizza attraverso la presenza di rappresentanti delle autonomie
locali in vari organismi (Comitato delle Regioni Rappresentanza permanente presso lUE
Conferenza Stato-Regioni)
2. previsione della loro partecipazione nella fase discendente del diritto dellUE (fase di attuazione degli
atti normativi europei)
3. previsione di una legge organica da parte dello Stato che disciplini sia le modalit di esercizio della
potest legislativa per lattuazione della normativa europea, che il relativo potere di intervento
sostitutivo.

La fase ascendente: le Regioni e la formazione degli atti dellUnione.


La partecipazione delle Regioni al procedimento di formazione assicurata grazie alla presenza di esponenti
regionali nelle delegazioni del Governo che collaborano nello sviluppo delle attivit del Consiglio dellUnione
europea; presenza che deve rispettare, comunque, lunitariet della posizione italiana.
Uno dei motivi che ha spinto verso la riorganizzazione della disciplina del processo di adeguamento
dellordinamento italiano a quello europeo, stato proprio quello della necessit di attribuire una maggiore
incisivit ai poteri delle Regioni nella formazione e nellattuazione del diritto derivato dellUnione europea.
La disciplina ora contenuta nella L.234/2012- e prevede che: il Presidente del Consiglio dei Ministri debba
convocare almeno ogni 4 mesi, o comunque su richieste delle Regioni, una sessione speciale della Conferenza
permanente per rapporti tra Stato, Regioni e Provincie autonome di Trento e Bolzano, per la trattazione di
aspetti delle politiche dellUnione europea, di interesse regionale e provinciale. Tutto ci per raccordare le
linee della politica nazionale con le esigenze rappresentate dalle regioni e Provincie autonome, in materie di
competenza di queste ultime. Inoltre, il Governo tenuto a:
trasmettere i progetti e gli atti dellUnione alla Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome
assicurare uninformazione qualificata e tempestiva sui progetti e sugli atti trasmessi che rientrano nelle
materie di competenza delle Regioni e delle Provincie autonome
le Regioni e le Provincie possono trasmettere, entro 30 giorni dalla ricezione degli atti, osservazioni al
Governo
il Governo pu convocare singoli gruppi di lavoro, nelle materie di competenza regionale, a cui partecipano
i rappresentanti delle Regioni e delle Provincie autonome
deve informare le Regioni e le Provincie autonome delle proposte e delle materie di loro competenza
nellordine del giorno delle riunioni del Consiglio
il Presidente del CdM o il Ministro per gli affari europei, prima delle riunioni, devono comunicare alla
Conferenza permanente per i rapporti con lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome le proposte inserite
nellordine del giorno, illustrando la posizione che il Governo intende assumere.
Una procedura particolare prevista per quei progetti di atti dellUnione europea che riguardano una materia di
competenza legislativa delle Regioni: in questi casi una o pi Regioni possono chiedere al Governo di convocare una
Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome, per raggiungere unintesa entro 30 giorni,
decorsi i quali, il Governo pu procedere anche in mancanza dellintesa.
Inoltre, le Regioni possono chiedere al Governo di apporre una riserva di esame in sede di Consiglio di Ministri
dellUnione europea, quando siano in discussione atti di loro competenza. Allo scadere del termine di trenta giorni
dalla comunicazione, il Governo pu procedere anche in mancanza della pronuncia della Conferenza.

La fase discendente- disciplinata sempre dalla L.234/2012, per la quale, le Regioni e le Provincie autonome:
nelle materie di propria competenza, danno attuazione alle direttive dellUE senza alcuna limitazione
nelle materie di competenza concorrente, danno attuazione alle direttive dellUE, anche se nel rispetto dei
principi fondamentali non derogabili individuati nella legge di delegazione europea.
Il potere sostitutivo dello Stato la facolt per gli organi statali, di adempiere direttamente agli obblighi
che normalmente sono di competenza degli organi regionali, e che da questi non sono rispettati. Il fondamento
di questo potere nellart.120 Cost. ai sensi del quale il Governo pu sostituirsi a organi delle Regioni, delle
Citt metropolitane, delle Provincie e dei Comuni, in caso di mancato rispetto della normativa comunitaria.
I poteri sostitutivi devono sempre rispettare i principi di sussidiariet e di leale collaborazione. Si precisa che
lo Stato pu dare attuazione agli atti dellUE nelle materie di competenza legislativa delle Regioni e delle
Provincie autonome, anche per porre rimedio allinerzia di questi enti nel dare attuazione ad atti dellUE.
Lo Stato ha diritto di rivalsa ( il diritto del soggetto passivo del tributo, di richiedere ad un altro soggetto di
pagare il tributo di cui debitore) nei confronti delle Regioni:
- nelle regolazioni finanziarie operate a carico dellItalia, a valere sulle risorse del Fondo europeo agricolo di
garanzia, del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e di altri fondi;
- nei confronti dei soggetti responsabili delle violazioni degli obblighi degli oneri finanziari, derivanti da
sentenze di condanna della Corte di giustizia dellUE

- nei confronti delle Regioni, Provincie autonome e enti territoriali, responsabili di violazioni delle
disposizioni della Convenzione per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert personali.
Il diritto di rivalsa esercitato quando:
- lobbligato un ente territoriale
- per tutti gli enti e gli organismi pubblici, mediante prelevamento diretto sulle contabilit speciali obbligatorie
- quando lobbligato sia un soggetto equiparato e comunque non rientrante nei casi precedenti.
Avevamo detto che il tema dellattuazione del diritto dellUnione da parte delle Regioni, sarebbe stato
affrontato secondo due profili: analizziamo il secondo, cio lesercizio delle funzioni amministrative da
parte delle Regioni.
Prima di vedersi riconoscere il potere di dare attuazione agli atti europei in via legislativa, alle Regioni era
stato riconosciuto il potere di dare attuazione a tali atti, in via regolamentare: dunque erano attribuite alle
Regioni tutte le funzioni amministrative derivanti dallapplicazione delle normative europee, ma lesercizio
di queste funzioni era subordinato al previo recepimento della normativa europea con legge dello Stato nella
quale venivano indicate le norme di principio e quelle di dettaglio che avrebbero trovato applicazione in caso
di inerzia delle Regioni. Dunque si trattava di un potere che era tale soltanto in teoria, visto che:
- le Regioni erano comunque vincolate, nellespletamento delle loro attivit, alla legge nazionale di recepimento della
normativa europea
- bisognava comunque che rispettassero i principi generali stabiliti con la legge dello Stato.

Lart.5 L.131/2003 contiene la disposizione per cui si attribuisce al Governo il potere di proporre ricorso
alla Corte di giustizia contro gli atti normativi dellUE ritenuti illegittimi.
I soggetti ai quali attribuito il potere di ricorrere alla Corte di giustizia per far dichiarare lillegittimit degli
atti sono:
- le istituzioni dellUnione: sono ricorrenti privilegiati perch non devono dimostrare che latto illegittimo li
tocchi direttamente per poter adire la Corte
- la Corte dei conti, la BCE e il Comitato delle Regioni: solo per salvaguardare le proprie prerogative
- le persone fisiche e giuridiche: non sono ricorrenti privilegiati perch, per adire la Corte, devono dimostrare
che gli atti li riguardano direttamente e individualmente.
Nel novero dei ricorrenti non privilegiati, sono da sempre state collocate dalla Corte di giustizia, anche le
Regioni, sullo stesso piano delle persone fisiche e giuridiche, escludendo che esse potessero essere equiparate
agli Stati membri; perci, queste potrebbero agire solo quando latto le riguarda individualmente e
direttamente.
Le procedure previste per poter chiedere al Governo di attivarsi per il ricorso alla Corte di giustizia avverso
atti ritenuti illegittimi dalle Regioni, sono due:
- ne fanno richiesta la singola Regione o pi Regioni: qui, lesecutivo nazionale libero di prendere o meno
in considerazione la richiesta, e non tenuto nemmeno a motivare leventuale rifiuto ad agire
- ne fa richiesta la Conferenza Stato-Regioni: qui il Governo non ha nessun margine di discrezionalit, essendo
tenuto a presentare il ricorso.
La logica sottesa alla distinzione tra richiesta individuale e richiesta collettiva da ricercarsi nella volont di
non vincolare eccessivamente la politica europea del Governo alle istanze delle singole Regioni,
salvaguardando, allo stesso tempo, il diritto delle Regioni ad utilizzare comunque lo strumento processuale
del ricorso.
La responsabilit dello Stato per le violazioni delle norme europee
Le peculiarit dellordinamento giuridico europeo emergono anche dal tema della responsabilit dello Stato
per violazioni delle norme europee: si tratta di un elemento che, ancora un volta, si differenzia dal diritto
internazionale per il ruolo che il singolo ricopre in ciascuno dei due ordinamenti. In pratica, se
nellordinamento internazionale i destinatari delle norme sono gli Stati e le organizzazioni internazionali,
senza che i singoli possano esser considerati soggetti di diritto internazionale, nellordinamento europeo le
norme sono direttamente applicabili, cio conferiscono ai singoli diritti ed obblighi. Questo determina la

necessit di predisporre un sistema di garanzie in grado di consentire al singolo di far valere in giudizio i
propri diritti e di ottenere il risarcimento in caso di eventuale violazione subita.
Questo significa che la violazione da parte uno Stato membro del diritto dellUnione, pu generare:
- violazione di un obbligo nei confronti dellUnione e degli altri Stati membri
- violazione del diritto del singolo individuo, destinatario diretto delle norme violate.
Lobbligo di leale cooperazione, art.4 par.3 TUE, si sostanzia in due doveri particolari:
- adottare tutte le misure finalizzate a dare attuazione alle norme di diritto dellUnione
- astenersi da tutti i comportamenti che rischiano di compromettere la realizzazione degli scopi dellUnione.
Questobbligo garantisce, in ciascuno Stato, leffettiva applicazione della normativa europea.
La disciplina della responsabilit per illecito extracontrattuale frutto dellelaborazione della Corte di
giustizia, visto che non trova collocazione nei trattati o negli atti normativi successivi.
Lunica disposizione a tal riguardo lart.340 TFUE, relativo ai danni causati dalle istituzioni dellUnione o
dei suoi agenti nellesercizio delle loro funzioni.
Per il resto, la giurisprudenza della Corte di giustizia ha provveduto a colmare le lacune del legislatore sul
tema. Secondo la Corte, il fondamento della responsabilit extracontrattuale sta nellart.4 TUE- nel principio
di leale collaborazione, e ha cercato di chiarire:
- requisiti indispensabili per consentire al singolo di essere risarcito
- a quali apparati dello Stato possono essere imputate eventuali violazioni del diritto dellUnione
- necessit di un nesso causale tra la norma violata e la lesione del singolo
- quali caratteristiche deve possedere la violazione affinch la condotta dello Stato possa esser qualificata
come antigiuridica.
Il procedimento di infrazione il procedimento volto al controllo del comportamento degli Stati membri
circa ladempimento degli obblighi nascenti dalla loro partecipazione allUnione europea- la disciplina
contenuta negli artt. 258-259-260 TFUE. Il procedimento pu essere azionato dalla Commissione o da uno
Stato membro. Esso costituisce il metodo classico di contestazione delle infrazioni, ma non lunico esistente:
infatti si pu procedere anche attraverso il rinvio pregiudiziale, art.267 TFUE.
Entrambe le procedure consentono alla Corte di giustizia di pronunciarsi in merito alleventuale responsabilit
di uno Stato membro, ma gli obiettivi perseguiti sono diversi:
il rinvio pregiudiziale, originariamente previsto per ottenere uninterpretazione delle norme
europee, oggi utilizzato nei casi in cui latto di uno Stato abbia impedito la corretta
applicazione del diritto dellUnione, cagionando danni al singolo individuo. Questo consente
al singolo di adire la Corte di giustizia, anche se indirettamente, cio passando per il giudice
nazionale
la procedura di infrazione pu essere azionata dalla Commissione e ha lo scopo di garantire
larmonizzazione del diritto europeo e la sua uniforme applicazione. Quindi la differenza con
il rinvio pregiudiziale che qui solo indirettamente la condanna di uno Stato pu costituire il
fondamento per unazione del singolo per ottenere il risarcimento per il danno subito
dallillecito comportamento di uno Stato.
Dunque lUnione, per garantire losservanza dei trattati e del diritto europeo, ha disposto lo strumento della
procedura di infrazione, anche se ci sono una serie di limiti connessi allinidoneit a soddisfare le aspettative
dei singoli individui. Infatti, riconosciuta la responsabilit dello Stato, si impone a questultimo ladozione di
tutti i provvedimenti necessari per dare esecuzione alla sentenza, ma senza la previsione di alcun procedimento
esecutivo che assicuri ladempimento di questobbligo.
A questo limite ha inteso porre rimedio la Corte di giustizia con la sentenza Francovich del 1991: la Corte
ha collegato unaltra conseguenza alla violazione da parte di uno Stato membro dellobbligo di dare attuazione
alle direttive, prevedendo che se una direttiva non attuata entro il termine stabilito, i singoli che abbiano

subito un pregiudizio a causa dellinadempimento dello Stato, possono chiedere il risarcimento del danno
attraverso unazione proposta al giudice nazionale nei riguardi dello Stato inadempiente.
In pratica la Corte ha precisato che mentre le condizioni che fanno sorgere la responsabilit dello Stato sono fissate
dal diritto dellUnione, le procedure da seguire per lazione del singolo sono dettate dalle regole in vigore
nellordinamento di ciascuno Stato.

La Corte di giustizia configura il principio secondo cui gli Stati membri sono tenuti a risarcire i danni causati
ai singoli dalle violazioni del diritto dellUnione, derivanti dalla mancata attuazione delle direttive, anche se
inidonee a produrre effetti diretti.
Nel risolvere le questioni sottoposte alla sua attenzione, la Corte ha fissato alcuni punti chiave:
- il giudice nazionali, chiamato ad applicare le norme del diritto europeo, deve garantire la piena efficacia di
queste norme e tutelare i diritti che esse attribuiscono ai singoli
- se ai singoli non fosse riconosciuta la possibilit di ottenere un risarcimento nellipotesi di lesione dei loro
diritti in seguito ad una violazione del diritto dellUnione imputabile ad uno Stato membro, si metterebbe a
repentaglio la piena efficacia del diritto dellUnione
- fondamentale riconoscere la possibilit per il singolo di ottenere un risarcimento, quando la piena efficacia
delle norme europee condizionata da unazione dello Stato membro, quindi, in assenza di tale azione, i
singoli non possono far valere davanti ai giudici nazionali i diritti loro riconosciuti dallUnione.
Affinch il singolo possa ottenere il risarcimento del danno, devono sussistere tre condizioni:
1. il risultato prescritto dalla direttiva deve implicare lattribuzione dei diritti a favore dei singoli
2. il contenuto di questi diritti deve poter essere individuato sulla base delle disposizioni della direttiva
3. deve esistere un nesso di causalit tra la violazione dellobbligo a carico dello Stato membro e il danno
subito dai soggetti lesi.
Nel 1996 ci furono sviluppi in alcune sentenze in cui la Corte ha precisato e sviluppato il principio contenuto
nella sentenza Francovich, puntualizzando che:
- la responsabilit degli Stati sussiste anche quando linadempimento riguarda obblighi posti da disposizioni
del trattato
- lobbligo di risarcimento opera anche quando la violazione concerne direttive produttive di effetti diretti
(perch anche in questo caso il singolo pu aver subito un danno a causa dellinadempimento)
- le condizioni che determinano il sorgere della responsabilit dello Stato attengono al diritto dellUnione
(perci il diritto al risarcimento sussiste anche quando non ci siano previsioni in merito nella normativa interna
dello Stato)
- il danno risarcibile non pu essere limitato ai soli danni arrecati a determinati beni dei singoli specialmente
tutelati (danno emergente), escludendo il lucro cessante
- lobbligo di risarcire non pu esser limitato ai soli danni subiti successivamente alla pronuncia di una
sentenza della Corte che accerti linadempimento dello Stato membro.
Lo Stato membro pu imporre un termine di decadenza alla proposizione di un ricorso rivolto al risarcimento
del danno.
In unaltra sentenza del 1999, la Corte ha esaminato un altro aspetto del tema, cio la possibilit di imputare
allo Stato violazioni che derivano dal mancato adempimento della normativa europea, attribuibili a soggetti
diversi dalle autorit centrali. La Corte ha stabilito che: uno Stato membro non pu far valere la ripartizione
delle competenze e delle responsabilit tra gli enti locali del proprio ordinamento giuridico per sottrarsi alla
propria responsabilit al riguardo.
La Corte di giustizia, nella sua copiosa giurisprudenza sulla responsabilit dello Stato per violazione del diritto
dellUnione, non si era mai dovuta preoccupare del caso in cui fosse una pronuncia emessa dal potere
giudiziario a violare il diritto europeo: nel 2003, grazie a due sentenze, la Corte si pronunciata in merito,
attribuendo la responsabilit allo Stato anche per le pronunce del potere giudiziario, basandosi sullidea di
Stato inteso come organismo unico, che risponde per tutti gli atti posti in essere da ogni suo organo,
indipendentemente dal grado di autonomia di cui gode.

I requisiti richiesti affinch la violazione posta in essere dallorgano giudiziario sia considerata di gravit tale
da comportare la responsabilit dello Stato sono:
- sistematicit della violazione
- effetti negativi sulla realizzazione degli obietti che norme violate si ponevano.

PARTE V
Le politiche interne dellUnione
Il mercato interno e le quattro libert
Il mercato interno si pu definire come quello spazio senza frontiere interne, nel quale assicurata la libera
circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, in conformit alle disposizioni dei trattatiart.26 TFUE.
LUnione adotta tutte le misure necessarie ad eliminare ostacoli di natura tecnica, giuridica o burocratica che
impediscono il libero scambio e la libera circolazione tra gli Stati membri.
In altre parole, il mercato unico fondato sulle quattro libert, rappresenta lintegrazione, in un unico spazio, di tutti i
mercati degli Stati membri, quando, invece, il mercato comune mirava alla realizzazione di un mero coordinamento di
mercati nazionali.

Lart.3 TUE dispone che, la creazione del mercato interno, si accompagna ad un impegno dellUnione a
favore dello sviluppo sostenibile dellEuropa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilit
dei prezzi, su uneconomia sociale di mercato fortemente competitiva, che miri alla piena occupazione e al
progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualit dellambiente.
La libera circolazione della merci
La disciplina che regola la libera circolazione delle merci, si articola nel TFUE attraverso varie disposizioni
che attengono:
1. allunione doganale
2. alla cooperazione doganale
3. al divieto di restrizioni quantitative e misure di effetto equivalente, nonch allabolizione di
monopoli commerciali
4. divieto di ostacoli di natura fiscale.
Lobiettivo impedire ladozione di quelle misure che potrebbero limitare gli scambi tra i Paesi membri
dellUnione europea.
Per merce si intendono tutti i prodotti suscettibili di una valutazione in denaro, e quindi, idonei ad essere
oggetto di una transazione commerciale.
La realizzazione dellunione doganale.
Allart.28 TFUE si istituisce lunione doganale, cio il divieto, per gli Stati membri, dei dazi doganali
allimportazione e allesportazione e di qualsiasi altra tassa di effetto equivalente, e si istituisce ladozione
di una tariffa doganale comune nei loro rapporti con i paesi terzi.
Lunione doganale, come possiamo capire dalla disposizione, ha:
- una dimensione interna, quando sancisce la libera circolazione dei beni nel mercato interno
- una dimensione esterna, quando istituisce la tariffa doganale comune.
Il motivo del divieto dei dazi doganali allimportazione e allesportazione tra gli Stati membri, determinato
dal fatto che i dazi rendono i prezzi dei beni importati o esportati, pi alti di quelli nazionali. Questo divieto
si applica alle merci in libera pratica, cio ai prodotti provenienti da Stati terzi, per i quali siano state
adempiute tutte le formalit di importazione, e siano stati riscossi i dazi doganali e le tasse a effetto equivalente
esigibili in quello Stato membro.

Per tassa a effetto equivalente ai dazi doganali, la Corte di giustizia ha precisato che si intende qualsiasi
tributo riscosso in occasione o in ragione dellimportazione, che ne alteri il costo, e che quindi eserciti la
stessa influenza restrittiva di un dazio doganale. Questo divieto tende ad evitare che gli Stati, non potendo pi
gravare le merci importate tramite dazi, effettuino ugualmente il prelievo fiscale, anche se sotto varie
denominazioni.
La Corte di giustizia ha riconosciuto allobbligo di astenersi dallimposizione di dazi doganali e tasse a effetto
equivalente efficacia diretta, in quanto ha una formulazione chiara e precisa, quindi pu essere applicato negli
Stati membri anche in assenza di una normativa comunitaria o nazionale di attuazione.
La tariffa doganale comune (TDC) disciplinata allart.31 TFUE, che conferisce al Consiglio il compito di
stabilirla, su proposta della Commissione; la norma tende ad evitare che gli Stati impongano, ai prodotti
importati da Stati terzi, tariffe differenti, che determinerebbero distorsioni negli scambi.
Infatti, negli Stati membri che applicano maggiori tariffe, i prodotti provenienti da Paesi terzi circolerebbero con prezzi
pi alti, e questo determinerebbe distorsioni della concorrenza.

La TDC stata applicata per la prima volta il 1 luglio 1968; a partire dal 1 gennaio 1988, stata sostituita
con la Tariffa integrata comunitaria- TARIC, risultante dallinsieme dei diritti applicati alle importazioni nel
territorio dellUnione, di prodotti provenienti da Paesi terzi.
La cooperazione doganale disciplinata allart.33 TFUE, dove si dispone che il Parlamento europeo e il
Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, adottano misure per rafforzare la
cooperazione doganale tra gli Stati membri e tra questi ultimi e la Commissione.
Infatti la realizzazione del mercato unico, ha comportato leliminazione delle formalit doganali alle frontiere
tra gli Stati membri, e questo ha comportato la necessit di un potenziamento del controllo delle frontiere
esterne dellUnione da parte delle autorit doganali nazionali, per prevenire lingresso e la libera
circolazione di merci illegali o pericolose. In questa prospettiva, la finalit della cooperazione doganale,
quella di ricercare un delicato equilibrio tra agevolazione e sicurezza negli scambi.
Le attivit operative in tale ambito si avvalgono dellutilizzo di vari sistemi informatici.
Le restrizioni quantitative e misure di effetto equivalente: sussiste il divieto di restrizioni quantitative e
misure di effetto equivalente, di cui agli artt.34/35 TFUE. Per restrizioni quantitative si intendono misure
aventi carattere di proibizione, totale o parziale, dimportare, desportare o di far transitare, a seconda dei
casi; per misure di effetto equivalente alle restrizioni quantitative si intende ogni normativa commerciale
degli Stati membri che possa ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi
comunitari.
Le misure allimportazione da considerare di effetto equivalente alle restrizioni quantitative, vanno distinte
in:
- misure distintamente applicabili: cio che si applicano ai soli prodotti provenienti da altri Stati
- misure indistintamente applicabili: cio che si applicano a qualsiasi prodotto presente sul territorio di uno
Stato membro, a prescindere che sia nazionale o importato.
Norme che pongono problemi circa la loro identificazione quali misure di effetto equivalente alle restrizioni
quantitative, sono gli ostacoli tecnici agli scambi, cio le modalit di fabbricazione, composizione,
imballaggio, confezionamento, etichettaggio, denominazione dei prodotti industriali o agro-industriali, che
sono oggetto di discipline differenziate tra gli Stati membri. Questa diversit comporta che i prodotti nati
secondo le tecniche vigenti nel proprio Stato, non possa esser messo in vendita in un altro Stato in cui valgono
standard tecnici differenti. La Corte di giustizia ha consentito agli Stati di imporre, ai prodotti importati,
ostacoli tecnici giustificati da esigenze imperative quali:
- efficacia dei controlli fiscali
- protezione della salute pubblica
- lealt dei negozi commerciali
- difesa commerciale.
Affinch possano essere applicati ostacoli tecnici devono sussistere tre condizioni:
a) la norma deve applicarsi indiscriminatamente ai prodotti nazionali e ai prodotti importati

b) non deve esistere una normativa europea che tutela le stesse esigenze imperative
c) la normativa in questione deve essere necessaria al perseguimento dello scopo prefissato, e non devono
esistere misure meno restrittive per conseguire lo stesso risultato: perci lo Stato di destinazione, si
deve accertare che, nello Stato di origine non sia vigente una normativa che assicuri una tutela
equivalente allesigenza imperativa salvaguardata dalla normativa statale. Se esiste nello Stato di
origine del prodotto importato, una siffatta normativa, lo Stato di destinazione deve rinunciare ad
applicare la propria normativa tecnica (principio del mutuo riconoscimento delle legislazioni
nazionali).
Per quanto riguarda levoluzione giurisprudenziale sulla necessit di identificare le disposizioni che
disciplinano le modalit di vendita dei prodotti quali misure ad effetto equivalente alle restrizioni quantitative,
possiamo dire che la Corte tende a considerare misure di effetto equivalente le norme che costringono gli
importatori a rinunciare ad una modalit di vendita legittimamente praticata nel loro Paese, mentre non
annovera in tale categoria le norme che si applicano a tutti gli operatori che svolgono attivit commerciale
nello Stato considerato.
Per quanto riguarda le misure di effetto equivalente allesportazione, rientrano in tal caso solo le norme
distintamente applicabili, cio quelle che creano una discriminazione tra i prodotti venduti sul mercato interno
e prodotti esportati, essendo, invece, escluse le misure indistintamente applicabili.
Lart.36 TFUE indica gli interessi generali la cui protezione giustifica i divieti allimportazione,
allesportazione e al transito, in deroga ai divieti di cui agli artt.34/35 TFUE, individuati in:
- motivi di moralit pubblica
- motivi di ordine pubblico
- motivi di pubblica sicurezza
- motivi di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali o di preservazione dei vegetali
- motivi di protezione del patrimonio artistico
- motivi di tutela della propriet industriale e commerciale.
Il divieto di ostacoli di natura fiscale disciplinato allart.110 TFUE, che vieta agli Stati membri di
applicare, direttamente o indirettamente ai prodotti degli altri Stati membri, imposizioni interne, di
qualsivoglia natura, superiori a quelle applicate direttamente o indirettamente, ai prodotti nazionali similari.
Tale clausola ha lo scopo di evitare che gli Stati ostacolino le importazioni attraverso strumenti fiscali che non
costituiscono dazi.
La libera circolazione delle persone
Nel Trattato istitutivo delle Comunit europee del 1957 si prevedevano disposizioni per la soppressione
graduale delle restrizioni al diritto dei lavoratori, subordinati o autonomi, di spostarsi nel territorio comunitario
per lavorare in qualsiasi Stato membro.
Questa disciplina della libera circolazione delle persone non investiva, dunque, la persona in quanto tale, ma
solo come soggetto che esercitava unattivit economicamente rilevante. Il contenuto di questo diritto, poi, si
ampliato, grazie alla giurisprudenza della Corte, fino al punto di estendersi alla libert di circolazione dei
familiari del lavoratore e degli studenti.
Intanto, in accordi internazionali esterni al sistema comunitario, alcuni Stati andavano a realizzare
gradualmente una forma di libera circolazione delle persone nei loro territori, indipendente dallo svolgimento
o meno di unattivit lavorativa in uno degli Stati parte dellaccordo, e connessa esclusivamente al possesso
della cittadinanza di uno di essi (accordo di Schengen). Con listituzione della cittadinanza europea con il
Trattato di Maastricht, si avvertita lesigenza di internalizzare nel sistema comunitario tale concezione estesa
di libera circolazione delle persone.
Libera circolazione dei lavoratori subordinati.
Allart.45 TFUE si assicura il diritto allo svolgimento di attivit di lavoro subordinato in qualsiasi altro Stato
membro; per lavoratori subordinati devono intendersi quei soggetti che svolgono unattivit per un certo
periodo di tempo a favore di unaltra persona e sotto la direzione di questultima, ricevendo, come
contropartita, una retribuzione.

Il contenuto della libert di circolazione consiste nel diritto di:


- rispondere a offerte di lavoro effettive
- spostarsi liberamente a tal fine
- prendere dimora in uno degli Stati membri per svolgervi attivit lavorativa
- rimanere sul territorio di uno Stato membro, dopo aver occupato un impiego.
Nei confronti di questi soggetti deve essere abolita qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla
nazionalit per quanto riguarda limpiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro. Sono vietate anche
forme di discriminazione indiretta, cio quelle misure che, pur applicandosi indipendentemente dalla
nazionalit, hanno comunque leffetto di sfavorire i lavoratori degli altri Stati membri rispetto ai lavoratori
nazionali.
I diritti che costituiscono il contenuto della libera circolazione delle persone sono garantiti fatte salve le
limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit pubblica; infine, sempre
lart.45 TFUE, prevede che le disposizioni non sono applicabili agli impieghi della pubblica amministrazione.
Allart.46 TFUE si attribuisce al Parlamento europeo e al Consiglio la competenza a emanare le misure
necessarie per attuare la libera circolazione dei lavoratori mediante la procedura legislativa ordinaria e
previa consultazione del Comitato economico e sociale.
Lart.48 TFUE attribuisce al Parlamento europeo e al Consiglio la competenza ad adottare, in materia di
sicurezza sociale, misure necessarie per linstaurazione della libera circolazione dei lavoratori, attuando, nel
particolare, un sistema che consenta di assicurare ai lavoratori migranti dipendenti autonomi e ai loro aventi
diritto:
- il cumulo di tutti i periodi presi in considerazione dalle varie legislazioni nazionali, sia per il sorgere e la
conservazione del diritto alle prestazioni, sia per il calcolo di queste;
- il pagamento delle prestazioni alle persone residenti nei territori degli Stati membri.
Tuttavia, allart.48 TFUE, si prevede, in materia di sicurezza sociale, un freno demergenza: se un membro
del Consiglio dichiara, infatti, che il progetto di un atto legislativo in questo ambito, lede aspetti importanti
del suo sistema di sicurezza sociale, pu chiedere che il Consiglio europeo sia investito della questione. In
questo caso la procedura legislativa ordinaria sospesa; entro quattro mesi dalla sospensione, il Consiglio
europeo potr:
- rinviare il progetto al Consiglio, e questo pone fine alla sospensione della procedura legislativa ordinaria
- non agire e chiedere alla Commissione di presentare una nuova proposta, e qui latto inizialmente proposto
si considera non adottato.
Libera circolazione dei lavoratori autonomi.
La libera circolazione dei lavoratori autonomi disciplinata sotto due diversi profili:
1. il diritto di stabilimento ( artt.49/55 TFUE)
2. la libera prestazione dei servizi (artt.56/62 TFUE)
Allart.49 TFUE sono vietate le restrizioni alla libert di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel
territorio di un altro Stato membro.
Il diritto di stabilimento si compone di due aspetti:
- il diritto di stabilimento primario riguarda il caso di un soggetto che istituisce in uno Stato diverso
dal proprio il centro primario delle proprie attivit
- il diritto di stabilimento secondario riguarda il caso del soggetto che, avendo gi esercitato il diritto
di stabilimento in uno Stato membro, crea un ulteriore centro di attivit in un altro Stato membro,
attraverso lapertura di agenzie, succursali, filiali.
La libert di stabilimento garantisce:
- il diritto di stabilimento in uno Stato membro diverso da quello di origine per lesercizio di attivit autonome
da parte di persone fisiche.
- il diritto di stabilimento delle persone giuridiche, nella forma della costituzione e gestione di imprese, in
particolare societ; dove, per societ si intendono le societ di diritto civile o commerciale, comprese le societ
cooperative.

Dunque, anche il diritto di stabilimento, come la libera circolazione dei lavoratori subordinati, si compone del
diritto al trattamento nazionale, cio del diritto di svolgere unattivit autonoma con il rispetto delle stesse
disposizioni normative applicabili ai cittadini dello Stato di stabilimento. Sono vietate le discriminazioni
dirette e palesi che assoggettano lo svolgimento dellattivit lavorativa a condizioni diverse o meno favorevoli
rispetto a quelle dei cittadini nazionali; sono vietate altres le discriminazioni indirette o occulte, ma anche le
discriminazioni materiali, cio quelle che prevedono lo stesso trattamento tra cittadini nazionali e quelli di
altri Stati membri, sfavorendo questi ultimi, che non hanno possibilit di soddisfare gli stessi criteri dei
cittadini nazionali. Le discriminazioni indirette e materiali sono, oggi, dalla Corte, misure indistintamente
applicabili, in quanto la Corte prende in considerazione leffettiva capacit di ostacolare la libert di
stabilimento, indipendentemente dal loro carattere discriminatorio.
Lart.51 TFUE esclude dallapplicazione del diritto di stabilimento le attivit che partecipino, seppure
occasionalmente, allesercizio dei pubblici poteri: affinch possa valere tale deroga, la Corte sostiene la
necessit che le attivit costituiscano una partecipazione diretta e specifica allesercizio dei pubblici poteri.
Con riguardo al diritto di libera circolazione e soggiorno, nel 2004 stato varato una sorta di testo unico in
materia di diritto dei cittadini dellUnione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel
territorio degli Stati membri, eliminandosi la precedente differenziazione tra lavoratori subordinati, lavoratori
autonomi, studenti e altre persone.
Per quanto riguarda il diritto di ingresso, questo garantito in qualsiasi Stato membro al cittadino europeo,
richiedendo come unico adempimento la presentazione di una carta didentit o di un passaporto valido. Non
pu essere imposto alcun visto dingresso o duscita. Il diritto di ingresso esteso anche ai familiari non in
possesso della cittadinanza di uno Stato membro, purch muniti di passaporto, anche se sono assoggettati
allobbligo del visto dingresso di breve durata.
Per quanto riguarda il diritto di soggiorno, esistono tre diverse ipotesi:
1. il soggiorno per un periodo fino a tre mesi: non soggetto ad alcuna condizione o formalit al di l del
possesso di una carta didentit o di un passaporto valido
2. il soggiorno per un periodo superiore a tre mesi- deve esser garantito il rispetto di alcune condizioni:
- essere lavoratore subordinato o autonomo nello Stato membro ospitante
- disporre di risorse economiche sufficienti per evitare di diventare un onere per lo Stato membro
ospitante
- essere iscritto presso un istituto pubblico o privato per seguirvi a titolo principale un corso di studi
- disporre di unassicurazione di malattia
3. il soggiorno permanente: un diritto riconosciuto al cittadino dellUnione che soggiorni legalmente e
in via continuativa per cinque anni nello Stato membro ospitante, dietro richiesta da inoltrare allo
stesso.
LAccordo di maggiore rilevanza in tema di libera circolazione e soggiorno negli Stati membri la Convezione
di Schengen del 1985- i cui punti fondamentali sono:
la libert dei cittadini di attraversare i confini di uno Stato membro senza dover sottostare al alcun
controllo
linstaurazione di una collaborazione tra le forze della polizia degli Stati aderenti, che permette anche
di inseguire un ricercato in un altro Stato
uno stretto coordinamento tra gli Stati per combattere fenomeni mafiosi, spaccio di droga,
immigrazione clandestina e traffico di armi
creazione di un sistema di collegamento telematico per assicurare la rapida diffusione tra le forze di
polizia di Stati aderenti di informazioni riguardanti persone ed oggetti sospetti, in seguito sostituito
da un nuovo sistema.
Nel 1997, in occasione della firma del Trattato di Amsterdam, si deciso di allegare a questultimo un
protocollo per incorporare gli Accordi di Schengen nel quadro generico e istituzionale dellUnione, e ci
comporta che:
- il comitato esecutivo istituito dagli Accordi, sostituito, nella sua attivit, dal Consiglio
- la competenza della Corte estesa anche a tutte quelle decisioni adottate in attuazione degli Accordi

- gli Stati che, in futuro, decideranno di aderire allUnione, devono accettare integralmente le disposizioni
contenute nellAccordo.
La libera circolazione dei servizi
Per servizi, ex art.57 TFUE, si intendono le prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto
non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle personesolitamente comprendono attivit di carattere industriale, commerciale, artigiane e delle libere professioni.
Allart.56 TFUE si prevede il divieto di restrizioni, rispetto allesercizio dei servizi, nei confronti dei cittadini
degli Stati membri stabiliti in un Paese dellUnione, che non sia quello del destinatario della prestazione.
Allart.57 par.2 TFUE previsto che il prestatore che, a titolo temporaneo, eserciti la sua attivit in uno Stato
diverso da quello di origine, ha diritto di esercitare la sua attivit nelle stesse condizioni imposte da tale Stato
ai cittadini.
La differenza rispetto al diritto di stabilimento che questultimo presuppone lesercizio stabile e permanente di
unattivit in un altro Stato membro, invece la libera prestazione di servizi concerne lipotesi di un esercizio solo
temporaneo e occasionale di unattivit non salariata in un altro Stato membro.

La libera prestazione di servizi pu verificarsi secondo quattro modalit:


a) spostamento del prestatore del servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui stabilito (es.
lavvocato che va a difendere un cliente davanti al tribunale di un altro Stato)
b) spostamento del destinatario del servizio nello Stato in cui stabilito il prestatore (es. il turista che
usufruisce dei servizi del Paese in cui si reca)
c) spostamento del solo servizio (es. i servizi finanziari, bancari, assicurativi)
d) spostamento sia del prestatore che del destinatario della prestazione (es. i gruppi di turisti e rispettive
guide che si spostano insieme per raggiungere il posto in cui deve essere eseguita la prestazione).
Cos come per il diritto di stabilimento, anche qui sono vietate le discriminazioni dirette, indirette (o occulte)
e materiali: nei confronti delle discriminazioni indirette e materiali alla libera prestazione di servizi, la Corte
ha assunto un approccio diverso, andando a verificare non la sussistenza di una discriminazione, quanto
piuttosto lesistenza di un ostacolo alla libera circolazione dei servizi. La Corte, in una sentenza, ha stabilito
che la libera prestazione di servizi pu essere limitata solo da norme giustificate dal pubblico interesse e
obbligatorie per tutte le persone e le imprese che esercitano tale attivit sul territorio di tale Stato, nella
misura in cui questinteresse non garantito da norme alle quali il prestatore di servizi soggetto nello Stato
membro in cui stabilito.
In una sentenza del 1996, la Corte ha chiarito le condizioni che devo sussistere affinch la normativa nazionale
possa essere estesa ai prestatori non stabiliti, cio che:
- la normativa si applichi in modo non discriminatorio
- sia giustificata da motivi imperativi di interesse pubblico
- sia idonea a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non vada oltre quanto necessario per il
raggiungimento di questo
- linteresse generale in questione non deve esser tutelato dalle norme cui il prestatore soggetto nello Stato
membro in cui stabilito.
A emanare direttive per la liberalizzazione di un servizio, ex artt.59 TFUE, sono il Parlamento europeo e il
Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Comitato economico e sociale.
Deroghe alla libera prestazione di servizi sono previste per le attivit che partecipano, seppur occasionalmente,
allesercizio dei poteri pubblici, oppure giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanit
pubblica.
Necessario presupposto sia per la libera prestazione di servizi che per il diritto di stabilimento il
riconoscimento dei titoli di studio e dei titoli professionali, che devono valere in tutti gli Stati membri. Il
Parlamento europeo e il Consiglio deliberano direttive intese al reciproco riconoscimento di diplomi certificati
e altri titoli, e direttive intese al coordinamento delle disposizioni normative degli tati membri che regolano
laccesso alle attivit autonome e il loro esercizio.
Lo Stato che subordini lesercizio di unattivit al possesso di un diploma o di una qualifica professionale,
tenuto a prendere in considerazione i diplomi, i certificati e altri titoli acquisiti, per lesercizio della medesima

professione, in un altro Stato membro. Le autorit nazionali accertano che il possesso del diploma straniero
assicuri al titolare il possesso di conoscenze e qualifiche, se non identiche, quantomeno equivalenti a quelle
attestate da un diploma nazionale.
La libera circolazione dei capitali
Lart.63 TFUE vieta tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra gli Stati membri, nonch tra Stati membri
e paesi terzi; al par.2 il TFUE vieta tutte le restrizioni sui pagamenti tra Stati membri, nonch tra Stati membri
e paesi terzi. Per movimenti di capitali si intendono le operazioni finanziarie che riguardano essenzialmente
la collocazione o linvestimento di cui trattasi e non il corrispettivo di una prestazione; mentre, per
pagamenti si intendono tutti i trasferimenti di valuta che costituiscono una controprestazione nellambito
di un negozio sottostante.
La Corte considera come contrarie allart.63 TFUE tutte le normative nazionali che vietano o limitano
determinate operazioni caratterizzate da transnazionalit.
Gli Stati membri possono applicare restrizioni al movimento di capitali se giustificate da ragioni imperative
di diritto pubblico e sempre che sia rispettato il principio di proporzionalit.
Inoltre, la Corte ha affermato anche che questo divieto una norma dotata di efficacia diretta.
Lart.65 TFUE stabilisce deroghe alla libera circolazione dei capitali, conferendo agli Stati membri il diritto:
- di applicare le pertinenti disposizioni della loro legislazione tributaria in cui si opera una distinzione tra i
contribuenti che non si trovano nella medesima situazione per quanto riguarda il luogo di residenza o il luogo
di collocamento del loro capitale
- di prendere tutte le misure necessarie per impedire la violazione della legislazione e della regolamentazione
nazionale.

Lo spazio di libert, sicurezza e giustizia (Cap.II)


Uno dei principali obiettivi dellUnione europea sancito allart.3 TUE in cui stabilito che: lUnione offre
ai suoi cittadini uno spazio di libert, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la
libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere
esterne, lasilo, limmigrazione, la prevenzione della criminalit e la lotta contro questultima.
Questo un settore in cui lUE possiede una competenza concorrente con quella degli Stati membri, ed stato
profondamente riformato dal Trattato di Lisbona, con labolizione del terzo pilastro e lestensione del
metodo comunitario anche alla cooperazione giudiziaria penale e alla cooperazione di polizia.
Il metodo comunitario marginalizza il ruolo dei governi nazionali a favore delle istituzioni comunitarie, quindi
delinea settori in cui nessun atto pu essere adottato dal Consiglio dellUnione, senza preventiva iniziativa
legislativa della Commissione europea.
In pratica il Trattato di Lisbona ha ampliato le competenze dellUnione in materia, e ha previsto, per le
politiche di questo settore, lapplicazione generalizzata della procedura legislativa ordinaria e della votazione
a maggioranza qualificata, con evidente rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo.
Nonostante le novit introdotte, restano comunque alcune peculiarit, nel quadro normativo attinente allo
spazio di libert sicurezza e giustizia, rispetto alle altre politiche interne allUnione, come il potere dei
parlamenti nazionali di controllare il rispetto del principio di sussidiariet per le proposte riguardanti la
cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia.
Il Titolo V disciplina le politiche volte a realizzare lo spazio di libert, sicurezza e giustizia, e si articola nei
seguenti capi:
1. le politiche relative ai controlli alle frontiere, allasilo e allimmigrazione
2. cooperazione giudiziaria in materia civile
3. cooperazione giudiziaria in materia penale
4. cooperazione di polizia.

Gli obiettivi delle azioni dellUnione in tale settore sono:


- garantire che non vi siano controlli sulle persone alle frontiere interne e a sviluppare una disciplina
comune in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne
- garantire un livello elevato di sicurezza attraverso misure di prevenzione e di lotta contro la criminalit,
il razzismo e la xenofobia
- facilitare laccesso alla giustizia.
Vediamo singolarmente i capi della disciplina delle politiche di attuazione dello spazio di libert , sicurezza e
giustizia.
Le politiche relative ai controlli alle frontiere, allasilo e allimmigrazione
Con il Trattato di Lisbona, il quadro normativo attinente allo spazio di libert, sicurezza e giustizia, si
arricchito di disposizioni specifiche tese allo sviluppo di politiche comuni in materia di:
asilo
immigrazione
controllo delle frontiere esterne,
fondate sul principio di solidariet e equa ripartizione delle responsabilit tra gli Stati membri anche sul piano
finanziario.
Vediamo la politica dei controlli alle frontiere, disciplinata allart.77 TFUE, ai sensi del quale, la politica
dellUnione rivolta a:
- garantire lassenza di qualsiasi controllo sulle persone allatto dellattraversamento delle frontiere interne
- garantire il controllo delle persone e la sorveglianza efficace dellattraversamento delle frontiere interne
- instaurare progressivamente un sistema integrato di gestione delle frontiere esterne.
Per questi obiettivi, il Trattato prevede lemanazione di misure riguardanti:
la politica comune dei visti e degli altri titoli di soggiorno di breve durata
controlli ai quali sono sottoposte le persone che attraversano le frontiere esterne
condizioni alle quali i cittadini dei Paesi terzi possono circolare liberamente nel territorio dellUnione per
un breve periodo
qualsiasi misura necessaria per un sistema integrato di gestione delle frontiere esterne (Agenzia europea
per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne dellUnione europea).
La politica relativa allasilo- la politica comune in materia di diritto di asilo, protezione sussidiaria e
protezione temporanea volta a:
- offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un Paese terzo che necessita di protezione internazionale
- garantire il rispetto del principio di non respingimento.
Per questi scopi, il Parlamento europeo e il Consiglio adottano misure idonee a garantirne la realizzazione.
La politica dellimmigrazione- tesa ad assicurare:
- la gestione efficace dei flussi migratori
- lequo trattamento dei cittadini dei Paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri
- la prevenzione e il contrasto rafforzato dellimmigrazione illegale e della tratta degli esseri umani.
Il raggiungimento di questi obiettivi presuppone ladozione di misure specifiche in settori quali:
- condizioni di ingresso e soggiorno e norme sul rilascio di visti e titoli di soggiorno di lunga durata
- definizione dei diritti dei cittadini
- immigrazione clandestina e soggiorno irregolare
- lotta contro la tratta degli esseri umani, in particolare donne e minori.
La cooperazione giudiziaria in materia civile
Il Trattato sancisce il principio di riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziali e extragiudiziali quale
fondamento di questa cooperazione: quindi lUnione pu adottare misure intere allavvicinamento delle
disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Queste misure sono volte a garantire:
- riconoscimento reciproco tra gli Stati membri delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziarie e la loro
esecuzione
- la notificazione e la comunicazione transazionali degli atti giudiziali ed extragiudiziali

- la compatibilit delle regola applicabili negli Stati membri ai conflitti di leggi e di giurisdizione
- la cooperazione nellassunzione dei mezzi di prova
- un accesso effettivo alla giustizia
- lo sviluppo di metodi alternativi per la risoluzione delle controversie
- il sostegno alla formazione dei magistrati e degli operatori giudiziari.
Anche nellambito della cooperazione giudiziaria in materia civile, lUnione prevede il ricorso alla procedura
legislativa ordinaria con voto a maggioranza qualificata, fatta eccezione per la sfera del diritto di famiglia per
il quale previsto il voto allunanimit.
La cooperazione giudiziaria in materia penale
Lambito penale sicuramente quello in cui la riforma di Lisbona ha maggiormente inciso: ha decretato
labolizione del terzo pilastro e labbandono delle procedure e degli strumenti intergovernativi in favore della
completa generalizzazione del metodo comunitario.
Le misure in materia di cooperazione giudiziaria in materia penale sono tese a:
- riconoscimento, in tutta lUnione, di qualsiasi tipo di sentenza e decisione giudiziaria
- prevenire e risolvere i conflitti di giurisdizione tra gli Stati membri
- sostenere la formazione dei magistrati e degli operatori giudiziari
- facilitare la cooperazione tra le autorit giudiziarie e autorit omologhe degli Stati membri in relazione
allazione penale e allesecuzione delle decisioni.
Il mandato darresto europeo stato introdotto per semplificare la consegna tra le autorit giudiziarie, delle persone
condannate o sospettate; esso si attua con una decisione giudiziaria emessa da uno Stato membro in vista dellarresto
e della consegna, da eseguirsi a cura di un altro Stato membro, di una persona ricercata. La procedura prevede che la
persona destinataria del MAE sia fermata dalle autorit del paese cui compete mettere in esecuzione il provvedimento,
e consegnata al paese che lha emesso.
Rispetto allistituto dellestradizione, vi lassenza del tradizionale vaglio di opportunit che nellestradizione affidato
allautorit politico-amministrativa.

Sul fronte del ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia penale, il TFUE opera una distinzione a
seconda delloggetto di ravvicinamento, che siano:
norme di natura processuale: in questo caso si applica lart.82, ai sensi del quale, mediante adottate
secondo la procedura legislativa ordinaria, si possono stabilire norme minime in materia di: ammissibilit
reciproca delle prove tra gli Stati membri, diritti della persona nella procedura penale e diritti delle vittime
della criminalit
norme di natura sostanziale: in questaltro caso si applica lart.83, che, invece, dispone che il Parlamento
europeo e il Consiglio possono stabile norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in sfere
di criminalit particolarmente gravi che presentano una dimensione transnazionale derivante dal carattere o
dalle implicazioni di tali reati o da una particolare necessit di combatterli su basi comuni. Sono tassativamente
elencate le sfere di criminalit in cui possibile agire: terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento
sessuale di donne e minori, traffico illecito di stupefacenti, di armi, riciclaggio di denaro, corruzione,
contraffazione di mezzi di pagamento, criminalit informatica e criminalit organizzata.
LEurojust un organo istituito nel 2002, le cui competenze operative sono state ampliate con il Trattato di
Lisbona. Le competenze dellEurojust oggi sono:
richiedere lavvio di azioni penale alle autorit nazionali competenti
avviare personalmente indagini penali
coordinare indagini e azioni penali
potenziare la cooperazione giudiziaria
Eurojust un organo dotato di personalit giuridica volto a sostenere e potenziare il coordinamento e la
cooperazione tra le autorit nazionali responsabili delle indagini e dellazione penale contro la criminalit
grave che interessa uno o pi Stati membri o che richiede unazione penale su basi comuni, sulla scorta delle
operazioni effettuate e delle informazioni fornite dalle autorit degli Stati membri e dal Europol.

La principale novit in materia di cooperazione giudiziaria penale disciplinata dallart.86 TFUE, ed la


possibilit di istituire una Procura europea dotata di competenza limitata a combattere i reati ledono gli
interessi finanziari dellUnione europei.
Ove istituita questa Procura avrebbe competenza per individuare, perseguire e rinviare a giudizio gli autori
dei reati che ledono interessi finanziari dellUnione e i loro complici.
Nel 1988 stata istituita una rete giudiziaria allo scopo di migliorare la cooperazione giudiziaria tra gli Stati
membri dellUnione europea nel campo della lotta alla criminalit organizzata, della lotta contro la droga, la
corruzione e il terrorismo.
Si costituisce delle autorit centrali responsabili della cooperazione giudiziaria internazionale e delle autorit
giudiziarie competenti nei settori specifici della cooperazione.
Cooperazione di polizia
La cooperazione di polizia disciplinata agli artt.85-89 TFUE e consiste nella cooperazione tra tutte le
autorit competenti degli Stati membri, compresi i servizi di polizia, i servizi delle dogane e altri servizi
incaricati dellapplicazione della legge.
Il Parlamento europeo e il Consiglio possono stabilire misure riguardanti:
- la raccolta, larchiviazione, il trattamento, lanalisi e lo scambio delle pertinenti informazioni
- il sostegno alla formazione del personale e la cooperazione relativa allo scambio di personale, alle
attrezzature e alla ricerca in campo criminologico
- le tecniche investigative comuni ai fini dellindividuazione di forme gravi di criminalit organizzata.
LEUROPOL lufficio europeo di polizia, istituito nel 1992, col compito di sostenere e potenziare lazione
delle autorit di polizia e degli atri servizi incaricati dellapplicazione della legge degli Stati membri, oltre
che la reciproca collaborazione nella prevenzione e nella lotta contro la criminalit grave, il terrorismo e le
forme di criminalit che ledono un interesse comune oggetto di una politica dellUnione.
Il Parlamento europeo e il Consiglio determinano la struttura, il funzionamento, la sfera dazione e i compiti
dellEuropol, cio:
- la raccolta, larchiviazione, il trattamento, lanalisi e lo scambio delle informazioni trasmesse dalle
autorit degli Stati membri
- il coordinamento, lorganizzazione e lo svolgimento di indagini e di azioni operative, condotte
congiuntamente con le autorit competenti degli Stati membri o nel quadro di squadre investigative
comuni, eventualmente in collegamento con Eurojust.
Questi regolamenti fissano le modalit di controllo delle attivit di Europol da parte del Parlamento europeo,
controllo in cui sono associati i parlamenti nazionali.
Lazione operativa di Europol deve essere condotta in collegamento di intesa con le autorit dello Stato
membro o degli Stati membri di cui interessa il territorio, mentre lapplicazione di misure coercitive rimane
di competenza esclusiva delle pertinenti autorit nazionali.
Il Consiglio stabilisce entro quali limiti le autorit competenti degli Stati membri possono operare nel territorio
di un altro Stato membro in collegamento e dintesa con le autorit di questultimo.
Gli atti adottati nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale e della cooperazione di polizia,
possono essere oggetto di ricorso giurisdizionale, dunque sussiste il potere di esame della Corte di giustizia.
Ci sono, tuttavia, delle limitazioni:
- dal punto di vista sostanziale: la competenza della Corte resta esclusa per il controllo della validit o della
proporzionalit di operazioni condotte dalla polizia o da altri servizi incaricati dellapplicazione della legge di
uno Stato membro, e per lesercizio delle responsabilit incombenti agli Stati membri per il mantenimento
dellordine pubblico e la salvaguardia della sicurezza interna
- dal punto di vista soggettivo: prevista una posizione particolare per il Regno Unito che, con riguardo agli
atti in materia di cooperazione giudiziaria, non accetta le attribuzioni della Corte

- sul piano temporale: le attribuzioni della Corte di giustizia sono operative solo al termine di un periodo
transitorio di cinque anni dallentrata in vigore del Trattato di Lisbona.

La politica della concorrenza (Cap.III)


Nel mercato interno vigono regole volte a garantire un sistema che assicuri che la concorrenza non sia falsata,
che garantiscono una concorrenza leale, fondamentale per il perseguimento dei fini dellUnione.
Le regole di concorrenza sono disciplinate nel Titolo VII Capo I TFUE, suddiviso in due sezioni:
la prima (artt.101-106) contiene le regole di concorrenza applicabili alle imprese, che consistono:
nel divieto di intese che recano un pregiudizio alla concorrenza
nel divieto di abuso di posizione dominante
nella disciplina delle imprese pubbliche.
la seconda sezione (artt.107-109) riguarda le regole di concorrenza applicabili agli Stati, in particolare la
disciplina di controllo sugli aiuti di Stato.
Prima di vederle nello specifico, chiariamo la nozione di impresa intesa come qualsiasi entit che esercita
unattivit economica, cio lofferta di beni e servizi sul mercato.
Specifichiamo anche che lattuazione delle norme sulla concorrenza avviene mediante procedimento legislativo
speciale, con ladozione dellatto da parte del Consiglio su proposta della Commissione, previa consultazione del
Parlamento europeo.

Il divieto di intese recanti pregiudizio alla concorrenza


disciplinato allart.101 TFUE, che dichiara incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi
tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possono
pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire, restringere o
falsare il gioco della concorrenza allinterno del mercato interno.
Le relazioni tra imprese vengono dette intese anche se questo termine non appare specificamente nel
trattato, infatti lintesa presuppone listaurarsi di un rapporto tra una pluralit di imprese.
Come abbiamo visto, lart.101 TFUE fa riferimento a tre tipologie di intese:
accordi tra imprese: prevede lincontro di volont tra le parti. Non necessario che, affinch
questaccordo acquisisca funzione di intesa, sia giuridicamente vincolante e valido ai sensi del diritto
interno, n che sia redatto in forma scritta; sufficiente che le parti abbiano espresso la loro comune
volont di comportarsi in un certo modo sul mercato. Talvolta difficile lindividuazione dellaccordo
tra imprese nei rapporti tra produttori e distributori/rivenditori, perch bisogna stabilire se sia un
accordo restrittivo della concorrenza, voluto dal produttore e tacitamente accettato dai distributori,
oppure se nasca da una decisione unilaterale del produttore, subita dai rivenditori, che non hanno mai
manifestato la loro accettazione. Questa una distinzione rilevante perch solo nel caso di un accordo
tra entrambe le parti si applica lart.101 TFUE;
pratiche concordate: si tratta di una forma di coordinamento tra le imprese che, anche se non si
configura come un vero e proprio accordo, costituisce una consapevole collaborazione fra le imprese,
a danno della concorrenza. La Corte parte dallassunto che, in regime di una concorrenza non falsata,
gli operatori devono essere liberi di determinare la condotta che intendono perseguire sul mercato. Di
fronte a imprese che agiscono in maniera identica o simile (parallelismo di comportamenti),
bisogna domandarsi se esso nasce da scelte autonome delle imprese o se sia il risultato di una
concertazione;
decisioni di associazioni tra imprese: sono decisioni, che possono consistere in atti vincolanti per i
componenti delle associazioni o raccomandazioni accettate da un gran numero di associati, di
organizzazioni che riuniscono le imprese operanti su un certo mercato, previste per legge o nate
dalliniziativa delle imprese interessate, ad adesione obbligatoria o facoltativa.
Lintesa, per rientrare nel divieto di cui allart.101 TFUE, deve:
- essere in grado di provocare un pregiudizio al commercio tra gli Stati membri
- restringere o falsare il gioco della concorrenza allinterno degli Stati membri.

Per pregiudizio al commercio tra gli Stati si scelta uninterpretazione estensiva, di modo che vi rientrino
tutte le ipotesi in cui qualsiasi intesa o prassi incidano sulla libert di commercio tra gli Stati, nel senso che
possa nuocere alla realizzazione degli scopi di un mercato unico tra gli Stati membri, isolando i mercati
nazionali, o modificando la struttura della concorrenza nel mercato comune.
Non necessario che si tratti di un pregiudizio attuale, essendo sufficiente valutare gli effetti potenziali che
unintesa in grado di produrre. Affinch un accordo possa pregiudicare il commercio tra Stato membri
necessario che appaia probabile che esso atto ad esercitare uninfluenza diretta o indiretta, attuale o
potenziale sugli scambi tra Stati membri in modo che possa nuocere al conseguimento degli scopi in un
mercato unico tra Stati.
Affinch unintesa rientri nel campo dellart.101 TFUE necessario che produca un pregiudizio al commercio
e una restrizione della concorrenza di una certa rilevanza (pregiudizio sensibile). La Commissione ha definito
la regola al di sotto della quale le restrizioni al commercio tra Stati membri o alla concorrenza non fanno
scattare il divieto in esame.
Gli accordi o decisioni, vietati in virt del presente articolo, sono nulli di pieno diritto; si tratta di una nullit
assoluta per cui laccordo privo di effetti nei rapporti tra i contraenti e non pu essere opposto a terzi;
parziale, nel senso che riguarda non laccordo nel suo complesso, ma solo le clausole vietate.
Le intese vietate sono esentate dal divieto quando contribuiscono a migliorare la produzione o la distribuzione
dei prodotti o a promuovere il progresso tecnico o economico, pur riservando agli utilizzatori una congrua
parte dellutile che ne deriva, evitando di:
- imporre alle imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per raggiungere questi obiettivi
- dare a queste imprese la possibilit di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei prodotti di cui
trattasi.
Il divieto di abuso di posizione dominante
Allart.102 TFUE si stabilisce che incompatibile con il mercato interno e vietato, nella misura in cui possa
essere pregiudizievole al commercio tra gli Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o pi
imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su parte sostanziale dello stesso.
Dunque non si vieta lacquisizione di una posizione dominante sul mercato comune o su una parte dello stesso,
ma lo sfruttamento abusivo di tale posizione.
Vanno considerate due diverse ipotesi: quella dellabuso della posizione dominante da parte di ununica
impresa - posizione dominante individuale - ma anche la posizione dominante di gruppo, cio quella
detenuta dalla societ madre con le proprie affiliate. Oltre a questa ipotesi, poi, c anche quella della posizione
dominante collettiva, detenuta da due o pi entit economiche indipendenti.
Laccertamento della detenzione di una posizione dominante da parte di una determinata impresa, e dellabuso
di detta posizione, passa attraverso una serie di fasi:
1. nella prima fase avviene lindividuazione del mercato rilevante, cio della frazione di mercato sulla
quale la posizione dominante si va a realizzare. Il mercato va definito sia in termini geografici che in
termini di prodotti o servizi:
- per quanto riguarda il mercato geografico: esso dovrebbe tendenzialmente corrispondere allintero
mercato comune, o parte sostanziale di esso, che corrisponde alla zona nella quale le condizioni
obiettive di concorrenza, relativamente al prodotto in questione, sono le stesse per tutti gli operatori
economici
- per quanto riguarda il mercato dei prodotti: si costituisce sia dei prodotti identici a quelli dellimpresa,
sia di quelli che, per le loro caratteristiche obiettive, presentano, rispetto ai prodotti dellimpresa, un
certo grado di interscambiabilit e sostituibilit reciproca, in modo che tra i due sussista una certa
concorrenza
2. nella seconda fase occorre valutare se limpresa detiene una posizione dominante sul mercato
rilevante: cio limpresa deve essere in grado di ostacolare la persistenza di una concorrenza effettiva
su mercato di cui trattasi e ha la possibilit di tenere comportamenti alquanto indipendenti nei confronti
dei suoi concorrenti, dei suoi clienti e consumatori.

3. Nella terza fase bisogna verificare che sussista uno sfruttamento di questa posizione: una volta
riconosciuta lesistenza di una posizione dominante, bisogna verificarne lo sfruttamento, cio il
comportamento atto a influire sulla struttura del mercato in cui, proprio perch vi opera questa impresa,
il grado di concorrenza gi sminuito. Leffetto di questo comportamento quello di ostacolare,
ricorrendo a mezzi diversi da quelli su cui si impernia la concorrenza normale, la conservazione del
grado di concorrenza ancora esistente sul mercato o lo sviluppo di questa concorrenza.
Limpresa che detiene una posizione dominante tenuta a non compromettere lo svolgimento di una
concorrenza effettiva e non falsata.
Il comportamento teso a difendere la propria posizione dominante considerato sfruttamento
incompatibile con il mercato comune quando abbia lo scopo di rafforzare la posizione dominante e di farne
abuso.
Allart.103 TFUE si disciplina lapplicazione degli artt.101-102 sul divieto di intese tra imprese e quello di
abuso della posizione dominante. Si dispone che il Consiglio, su proposta della Commissione e previa
consultazione del Parlamento europeo, ad emanare regolamenti e direttive utili ai fini dellapplicazione dei
principi ex artt.101-102 TFUE, con lo scopo, in particolare, di:
Garantire losservanza dei principi attraverso la previsione di ammende e penalit di mora
Necessit di esercitare una sorveglianza efficace e, nello stesso tempo, di semplificare il controllo
amministrativo
Precisare il campo di applicazione degli artt.101-102
Definire i compiti rispettivi di Commissione e Corte di giustizia
Definire i rapporti tra legislazioni nazionali e disposizioni del trattato.
Allart.105 TFUE si sancisce il potere di vigilanza della Commissione affinch siano applicati i principi
fissati dagli artt.101-102 TFUE. La Commissione istruisce i casi di presunta infrazione a questi principi; se
constata lesistenza di uninfrazione, propone i mezzi atti a porvi termine.
Il controllo della Commissione si articola nelle seguenti fasi:
a) Inizio della procedura di verifica: quando sussista il sospetto di una violazione, anche dufficio, la
Corte pu iniziare la procedura di verifica. I soggetti legittimati a chiedere lintervento della Corte
sono: gli Stati membri e le persone fisiche e giuridiche che vi abbiano interesse. La verifica viene
compiuta attraverso la richiesta di informazioni alle imprese, e la Commissione pu avvalersi anche
del diritto di accesso per effettuare delle verifiche in loco presso le sedi dellimpresa;
b) Decisione circa la sussistenza o meno dellinfrazione- la Commissione pu:
- archiviare il caso e inviare una lettera di archiviazione allimpresa
- inviare allimpresa una comunicazione di addebiti con cui ha inizio la procedura formale. Nella
comunicazione la Commissione delinea loggetto della questione, gli elementi di fatto della causa, la
valutazione giuridica dei fatti stessi, e leventuale previsione di unammenda da irrogare allimpresa.
Questa procedura si pu concludere:
- con una decisione di infrazione: comprende unammenda o una penalit di mora
- con una lettera di archiviazione: per la Commissione esclusa la violazione degli artt.101-102.
c) Repressione delle infrazioni e imposizione della sanzione.
La Commissione, oltre ad essere titolare di un potere decisorio, ha la potest di assumere provvedimenti
provvisori e cautelari, sulla base della sussistenza di determinati requisiti:
- il riconoscimento che le pratiche di alcune imprese costituiscono uninfrazione alle norme dellUnione
- devono essere necessari per evitare, alla parte che invoca la misura, che subisca un danno grave ed
irreparabile.
La disciplina europea delle imprese pubbliche
Per concludere la sezione dedicata alle imprese, vediamo le regole di concorrenza per le imprese pubbliche:
allart.106 TFUE si prevede che gli Stati membri non emanano n mantengono, nei confronti delle imprese

pubbliche e di quelle cui si riconoscono diritti speciali o esclusivi, alcuna misura contraria ai trattati,
specialmente a quelle contemplate dagli artt. 101-109 TFUE.
Allora, innanzitutto, per impresa pubblica si intende ogni impresa nei confronti della quale i pubblici poteri
possono esercitare, direttamente o indirettamente, uninfluenza dominante per ragioni di propriet, di
partecipazione finanziaria o della normativa che la disciplina. Alle imprese pubbliche sono assimilate quelle
titolari di diritti speciali e esclusivi, ovvero imprese, anche private, cui lo Stato attribuisce il diritto esclusivo
di esercitare determinate attivit.
Le imprese di gestione dei servizi di interesse economico generale, sono assoggettate, ex art.106 TFUE, ad
un regime particolare, cio sono sottoposte alle norme dei trattati e, in particolare, alle regole di concorrenza,
nei limiti in cui lapplicazione di tali norme non osti alladempimento, in linea di diritto e di fatto, della
specifica missione loro affidata. Quindi, queste imprese sono soggette ad unapplicazione del trattato limitata,
cio consentita solo quando questo non impedisca lespletamento della missione di interesse economico
generale loro affidata.
La disciplina degli aiuti di Stato
La seconda sezione delle Regola di concorrenza, dedicata alla disciplina degli aiuti di Stato, che si compone
di norme a tutela della concorrenza che si rivolgono agli Stati, individuabili negli artt.107-109 TFUE relativi
alla disciplina degli aiuti pubblici alle imprese.
Lart.107 TFUE qualifica come incompatibili con il mercato interno gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero
mediante risorse statali, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la
concorrenza.
Per verificare la sussistenza di un aiuto, occorre valutare:
1. Il vantaggio economico: pu derivare sia da una sovvenzione, cio da unerogazione di risorse, sia da
unaltra misura che comporti una mancata entrata nelle casse dello Stato o di altri enti pubblici di
risorse private, altrimenti dovute loro dalle imprese. possibile che consista anche in una rinuncia ad
un introito da parte dello Stato membro.
La sussistenza o meno di un aiuto di difficile individuazione quando i pubblici poteri assumano la
partecipazione nel capitale di imprese, la concessione di finanziamenti e garanzie: in questo caso si
utilizza il criterio del comportamento dellinvestitore privato in normali condizioni di mercato, per
cui si di fronte ad un aiuto quando le richieste conferite mediante laumento di capitale non sarebbero
state reperibili sul mercato privato, in condizioni simili a quelle concretamente ricevute dallimpresa.
2. Lincidenza o il pregiudizio negli scambi: necessario che questi aiuti vadano a falsare o minacciare
di falsare la concorrenza. In particolare, reca pregiudizio alla concorrenza un aiuto che:
- provoca il rafforzamento della posizione dellimpresa beneficiaria rispetto ai suoi concorrenti
- sia concesso ad unimpresa che operi in un mercato aperto agli scambi tra Stati membri.
3. La selettivit o specificit: necessario che lincentivo riguardi misure di cui beneficiano tutte le
imprese. Ad esempio, non costituisce un aiuto di Stato una misura agevolativa estesa a tutte le imprese
di uno Stato membro, perch non pu esser considerata selettiva o specifica, in quanto non opera una
selezione tra le imprese su scala nazionale.
4. Il trasferimento di risorse pubbliche- lart.107 TFUE fa riferimento sia agli aiuti concessi dagli Stati,
sia a quelli concessi mediante risorse statali: la distinzione tesa a ricomprendere, nella nozione di
aiuto, non solo gli aiuti concessi direttamente dagli Stati, ma anche quelli concessi da enti pubblici o
privati designati o istituiti dagli Stati. Quindi, affinch sussista un aiuto, non necessario che questo
sia accordato direttamente dallo Stato, essendo sufficiente che esso sia erogato, ad esempio, anche
dagli enti territoriali, o da enti pubblici economici o da societ controllate dallo Stato.
Allart. 107 par.2-3 vi sono i casi di aiuti compatibili con il trattato e di aiuti che possono essere considerati
compatibili. Sono automaticamente compatibili:
- gli aiuti a carattere sociale concessi automaticamente ai singoli consumatori
- gli aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamit naturali oppure da altri eventi eccezionali

- gli aiuti concessi alleconomia di determinate Regioni della Repubblica federale di Germania, che risentono
della divisione della Germania, nella misura in cui sono necessari a compensare gli svantaggi economici
provocati da questa divisione.
Invece, possono essere dichiarati compatibili con il mercato interno:
- gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle Regioni dove il tenore di vita particolarmente
basso, oppure si ha una grave sottoccupazione
- gli aiuti destinati a promuovere la realizzazione di un grande progetto di comune interesse europeo o a porre
rimedio a un grave turbamento delleconomia di uno Stato membro
- gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di alcune attivit o di talune Regioni economiche, sempre che non
alterino le condizioni degli scambi in misura contrastante al comune interesse
- gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio, quando non alterino le
condizioni degli scambi e della concorrenza nellUnione, in misura contraria allinteresse comune
- altre categorie di aiuti determinate con decisione dal Consiglio.
Il controllo sugli aiuti esistenti e aiuti di nuova istituzione (art.108 TFUE).
Per aiuti esistenti si intendono gli aiuti individuali o i regimi di aiuti ai quali stata data esecuzione prima
dellentrata in vigore del trattato e sono ancora applicabili dopo tale entrata in vigore.
Il controllo su questo tipo di aiuti segue diverse fasi:
- c un esame preliminare della Commissione che valuta lincidenza degli aiuti che, in futuro, potrebbero
pregiudicare la concorrenza al mercato interno. Questi aiuti sono astrattamente incompatibili, nel senso che
sono inapplicabili solo a seguito di una pronuncia della Commissione, non automaticamente allentrata in
vigore del trattato; quindi hanno unefficacia provvisoria.
- la Commissione indirizza, eventualmente, allo Stato membro, le sue osservazioni e proposte necessarie per
il graduale sviluppo e funzionamento del mercato interno
- ser la Commissione reputa che laiuto non compatibile con il mercato interno, allora chiesto agli Stati
membri di presentare le loro osservazioni entro un certo termine
- allo scadere del termine la Commissione adotta una decisione che ha per oggetto la soppressione o la
modifica dellaiuto, e, eventualmente, la restituzione da parte delle imprese delle somme gi ricevute
- qualora lo Stati non si conformi alla decisione, la Commissione pu adire direttamente la Corte di giustizia
- lo Stato pu richiedere lintervento straordinario del Consiglio, che pu decidere che un aiuto debba
considerarsi compatibile con il mercato interno, quando circostanze eccezionali giustifichino questa decisione.
Per quanto riguarda, invece, il controllo sugli aiuti di nuova istituzione, si articola nelle seguenti fasi:
- lo Stato notifica alla Commissione qualsiasi progetto
- sul progetto notificato la Commissione esprime osservazioni
- qualora la Commissione ritenga che laiuto non sia compatibile con il mercato interno, allora avvia una
procedura di indagine formale con il mercato interno, e impone allo Stato di rispettare lobbligo di non erogare
laiuto nellattesa di una decisione definitiva della Commissione
- dopo aver invitato lo Stato a chiudere presentando le proprie osservazioni, la Commissione chiude la
procedura con:
- decisone con cui afferma che la misura notificata non costituisce aiuto
- decisione che attesta la compatibilit dellaiuto con il mercato interno e la relativa autorizzazione
allesecuzione
- decisione che subordina la compatibilit con lautorizzazione alla sua esecuzione al rispetto di determinati
obblighi e condizioni
- decisione con cui dichiara che laiuto incompatibile con il mercato interno.

Le altre politiche (Cap.IV)


La politica agricola e della pesca
Per prodotto agricolo si intendono i prodotti del suolo, dellallevamento e della pesca, come pure i prodotti
di prima trasformazione che sono in diretta connessione con tali prodotti.

Il settore della politica agricola e della pesca, oggi rientra tra le materie di competenza concorrente, ma, in
passato, i principali orientamenti comuni dellagricoltura e della pesca venivano decisi dai soli ministri
dellagricoltura riuniti in seno al Consiglio; oggi invece gli atti necessari al perseguimento degli obiettivi della
politica dellagricoltura e della pesca sono adottati dal Consiglio e dal Parlamento europeo in posizione di
parit mediante procedura legislativa ordinaria, previa consultazione del Comitato economico e sociale.
Le finalit della politica agricola sono:
- Incrementare la produttivit dellagricoltura, sviluppando il progresso tecnico
- Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie al miglioramento del reddito
individuale di coloro che lavorano nellagricoltura
- Stabilizzare i mercati
- Garantire sicurezza degli approvvigionamenti
- Assicurare prezzi ragionevoli per i consumatori.
Per tutti questi motivi sono previsti diversi strumenti di intervento, in particolare le organizzazioni comuni di
mercato- OCM, con il compito di dare attuazione alle disposizioni in materia di regolamentazione dei prezzi,
sovvenzioni alla produzione e alla distribuzione dei diversi prodotti, rendere operativi i meccanismi comuni
di stabilizzazione allimportazione e allesportazione.
Per quanto riguarda gli interventi rivolti agli Stati membri per garantire al produttore un reddito minimo, cos
da incoraggiare lo svolgimento dellattivit agricola e tutelarlo dalla concorrenza mondiale, vengono fissati
dei prezzi dellUnione, con la funzione di delineare la produzione, mettere in atto meccanismi di intervento e
garantire una protezione comune verso lesterno.
Per quanto riguarda gli interventi rivolti agli Stati terzi per disincentivare le importazioni dei paesi terzi a
basso prezzo, lUnione fissa il prezzo soglia, o prezzo di sbarramento, al di sotto del quale le importazioni
provenienti dai Paesi terzi non possono essere immesse sul mercato europeo.
I principi fondamentali della politica agricola sono:
- il principio dellunicit dei mercati agricoli: attuato attraverso la fissazione di prezzi comuni dei prodotti agricoli e la
creazione di organizzazioni comuni di mercato
- il principio della preferenza comunitaria: prevede lincremento degli scambi di prodotti agricoli allinterno dellUnione
- il principio della solidariet finanziaria: in base al quale lUnione a finanziare la politica agricola
- il principio di corresponsabilit: comporta lobbligo per i produttori di contribuire ai costi finanziari causati dalla
sovrapproduzione.

La politica della pesca persegue finalit specifiche, cio la gestione razionale e la conservazione delle risorse
ittiche, garantire a tutti i pescatori degli Stati membri il libero accesso alle zone di pesca dellUnione, e
garantire la stabilit dei prezzi.
La politica dei trasporti
stato necessario prevedere una politica comune dei trasporti perch la mancanza di coordinamento tra gli
interventi degli Stati membri in questo settore avrebbe potuto determinare distorsioni nei flussi commerciali.
La politica dei trasporti applicata ai trasporti ferroviari, su strada e per via navigabile, e alla navigazione
marittima e aerea.
Lart.91 TFUE attribuisce al Parlamento europeo e al Consiglio, previa consultazione del Comitato economico
e sociale e del Comitato delle Regioni, il compito di determinare:
- norme comuni applicabili ai trasporti internazionali in partenza dal territorio di uno Stato membro o a
destinazione di questo, o in transito sul territorio di uno o pi Stati membri
- le condizioni per lammissione dei vettori non residenti ai trasporti nazionali in uno Stato membro
- le misure atte a migliorare la sicurezza dei trasporti
- ogni altra disposizione utile.
I principi della politica dei trasporti sono:
divieto per gli Stati membri di rendere meno favorevoli le disposizioni che disciplinano la materia, per i
vettori degli Stati membri rispetto ai vettori nazionali
la compatibilit con il Trattato degli aiuti richiesti dalle necessit di coordinamento dei trasporti

divieto dellapplicazione ai trasporti effettuati nellUnione di prezzi e condizioni che importino qualsiasi
elemento di sostegno o di protezione nellinteresse di una o pi imprese o industrie particolari
il contenimento di tasse e canoni percepiti da un vettore al passaggio delle frontiere e la graduale riduzione
delle spese connesse al passaggio delle frontiere.
La costruzione e lo sviluppo di reti transeuropee consente ai cittadini dellUnione di beneficiare pienamente
dei vantaggi derivanti dallinstaurazione di uno spazio senza frontiere interne, favorendo linterconnessione e
linteroperabilit delle reti nazionali, nonch laccesso a tali reti.
La politica economica e monetaria
La politica economica e monetaria uno degli strumenti fondamentali per la realizzazione degli obiettivi
generali dellUnione europea. Ai sensi dellart.119 TFUE, la politica economica fondata sullo stretto
coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, sul mercato interno, e sulla definizione di
obiettivi comuni, conformemente al principio di uneconomia di mercato aperta e in libera concorrenza.
Questazione comprende una moneta unica, leuro, nonch la definizione e la conduzione di una politica
monetaria e di una politica del cambio uniche, con lobiettivo principale di mantenere la stabilit dei prezzi, e
sostenere le politiche economiche generali dellUnione conformemente al principio di uneconomia di
mercato aperta e in libera concorrenza.
Il Trattato di Lisbona ha confermato lasimmetria tra una politica di bilancio nazionale e una politica
monetaria europea: infatti la politica economica governata dagli Stati membri, tenuti al coordinamento
delle loro scelte, ma la politica monetaria, invece, un settore ormai pienamente comunitarizzato, cio di
competenza esclusa dellUnione europea.
Le disposizioni concernenti la politica economica e monetaria dellUnione consistono in:
- disposizioni di politica economica
- disposizioni di politica monetaria
- disposizioni istituzionali
- disposizioni specifiche agli Stati membri in cui la moneta leuro
- disposizioni transitorie applicabile agli Stati membri con deroga, cio a quelli per il quali il Consiglio ha
deciso che non soddisfano le condizioni necessarie per ladozione delleuro.
Allart.121 TFUE si stabilisce che gli Stati membri considerano le loro politiche economiche una questione
di interesse comune, e le coordinano nellambito del Consiglio. Quindi, a differenza degli altri campi di
intervento dellUnione, questo della definizione di una politica economica resta di competenza degli Stati
membri. un coordinamento che si attua attraverso:
- lapprovazione periodica di raccomandazioni della Commissione che contengono gli indirizzi di massima
- il controllo delle istituzioni dellUnione sui bilanci pubblici degli Stati membri, per evitare disavanzi pubblici
eccessivi.
In particolare, il disavanzo pubblico risulta eccessivo se:
il rapporto tra il disavanzo pubblico e il prodotto interno lordo supera il 3%
il rapporto tra debito pubblico e PIL superiore al 60%.
Allart.126 TFUE si attribuisce al Consiglio la facolt di infliggere sanzioni agli Stati membri che non abbiano
osservato le raccomandazioni in merito alla riduzione dei disavanzi pubblici ritenuti eccessivi: la sanzione di
maggior rilievo consiste nellobbligo di deposito infruttifero presso lUnione europea. Il Trattato precedente
non precisava lentit di tale sanzione, e per la sua individuazione si dovr attendere lapprovazione del Patto
di stabilit e crescita nel corso del Consiglio europeo di Amsterdam del 1997: con questo atto sono stati
meglio definiti i termini per lo svolgimento della procedura di contestazione dei disavanzi eccessivi, ed stata
precisata lentit delle sanzioni applicabili nel caso in cui la situazione deficitaria non rientri.
La crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008 ha indotto le istituzioni e gli Stati membri ad adottare nuovi
strumenti di stabilizzazione e assistenza finanziaria. Tuttavia, con linasprirsi della crisi, andata
consolidandosi la convinzione che fosse necessario stabilire un meccanismo di stabilit permanente che
potesse salvaguardare la stabilit finanziaria della zona euro ne suo insieme. Cos, il Consiglio europeo ha
adottato la decisione che ha previsto linserimento di un nuovo paragrafo allart.136 TFUE, il par.3, ai sensi
del quale gli Stati membri la cui unica moneta leuro, possono instituire un meccanismo di stabilit da

attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilit della zona euro nel suo insieme. La concessione di
qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nellambito del meccanismo sar soggetta a una rigorosa
condizionalit. Nel 2012, gli Stati facenti parte dellarea euro, hanno firmato il Trattato istitutivo del
Meccanismo Europeo di Stabilit- MES: si tratta di unorganizzazione internazionale, con sede a
Lussemburgo, dotata di un Consiglio dei governatori composto dai ministri delle finanze degli Stati membri,
di un CdA e di un Direttore generale. La sua base capitale, pari a 700 miliardi di euro, la rende la maggiore
istituzione finanziaria internazionale, volta a fornire sostegno alla stabilit della zona euro attraverso strumenti
di assistenza finanziaria in favore di quegli Stati membri colpiti o minacciati da seri problemi di finanziamento.
Ricordiamo che, a seguito della crisi economica e finanziaria del 2008, sono state adottate una serie di riforme che
introducono regole e procedure di sorveglianza economica pi rigide, e sono anche proiettate verso la crescita e la
competitivit.

Il Fiscal Compact il Trattato sulla stabilit, sul coordinamento e sulla governance dellUnione economica
e monetaria dellUnione europea- ed stato firmato nel 2012 da tutti i paesi membri dellUE, ad eccezione di
Regno Unito e Repubblica Ceca. Lobiettivo rafforzare il pilastro economico dellunione economica e
monetaria attraverso una serie di regole che rinsaldano la disciplina di bilancio attraverso un patto di bilancio,
potenziare il coordinamento delle loro politiche economiche e migliorare la governance della zona euro.
I principi fondamentali per raggiungere questobiettivo, noti come regole doro, sono:
- gli Stati si impegnano per fare in modo che la posizione dei propri bilanci pubblici sia in pareggio o in
avanzo; ammesso un disavanzo fino allo 0,5% del PIL
- il rapporto tra deficit e PIL non dovr superare il 3%, come definito dal patto di stabilit
- quando si constatino significative deviazioni dallobiettivo di medio termine stabilito, viene automaticamente
attivato un meccanismo di correzione
- le disposizioni del trattato devono essere obbligatoriamente introdotte allinterno degli ordinamenti degli
Stati membri, preferibilmente con legge costituzionale
- i capi di Stato e di governo dei paesi di tale zona, si incontreranno informalmente alle riunioni al Vertice
euro, che si terranno almeno due volte lanno.
La politica monetaria stata modificata dal trattato di Lisbona, che ha introdotto semplificazioni procedurali
e ha eliminato disposizioni e riferimenti ormai superati. La gestione della politica monetaria europea affidata
ai seguenti organi:
- Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC) il cui obiettivo principale il mantenimento della stabilit dei
prezzi
- la Banca Centrale Europea (BCE)
- il Consiglio dei Ministri Economici e Finanziari
- il Comitato Economico e Finanziario
- il Consiglio dellEurogruppo: apposito organismo che raccoglie i Ministri delle Finanze dei soli paesi euro.
La politica sociale
La politica sociale rientra tra le materie di competenza concorrente dellUe limitatamente a quanto attiene
agli aspetti definiti dal TFUE; per quanto non previsto dal trattato, invece, continua ad essere una materia di
competenza nazionale, vista la sensibilit del tema e le diversit dei sistemi sociali dei diversi Stati membri.
Con la riforma di Lisbona, la materia diventata oggetto di maggiore attenzione; ricaviamo i seguenti
avanzamenti sociali:
- tra i valori dellUnione europea sono stati inclusi la dignit umana, luguaglianza, la solidariet e la parit
uomo-donna; tra gli obiettivi dellUnione, sono stati inseriti quelli di uneconomia sociale di mercato diretta
alla piena occupazione e al progresso sociale, e della coesione territoriale, oltre che economica e sociale;
- stato attribuito valore giuridico vincolante alla Carta dei diritti fondamentali dellUe, strumento
fondamentale per la politica sociale europea, in quanto vi trovano ampio spazio i diritti sociali;
- linserimento di clausole sociali che impegnano lUnione a tener sempre conto delle esigenze connesse alla
promozione di un livello di occupazione alto, alla garanzia di una protezione sociale adeguata, alla lotta contro
lesclusione sociale e a un livello elevato di istruzione, formazione e tutela della salute umana.

Gli specifici settori di intervento dellUnione, per conseguire gli obiettivi prefissati, sono:
- miglioramento dellambiente di lavoro
- condizioni di lavoro
- sicurezza sociale e protezione sociale dei lavoratori
- rappresentanza e difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro
- informazione e consultazione dei lavoratori
- lotta contro lesclusione sociale
- integrazione di persone escluse dal mercato del lavoro
- parit tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunit di lavoro e il trattamento sul lavoro.
In questi settori appena espressi, il Parlamento europeo e il Consiglio possono:
adottare misure destinate a incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri
- adottare prescrizioni minime da adottare progressivamente.
Loccupazione
Dal punto di vista occupazionale, anche se la norma del mercato interno ha comunque portato benefici
economici, le attese di crescita sono andate parzialmente deluse. Questo ha reso necessaria una disciplina
europea che regolasse compiutamente questo settore: per questo, il Trattato di Amsterdam ha aggiunto un
nuovo Titolo (Titolo IX) specificamente dedicato alloccupazione.
Lazione dellUnione deve limitarsi a promuovere il coordinamento delle politiche intraprese dai singoli Stati
membri, che restano comunque i titolari dellavvio delle politiche occupazionali.
Lattivit di coordinamento prevede le seguenti fasi:
- il primo esame della situazione occupazionale condotto dal Consiglio europeo
- su questa base, il Consiglio elabora, annualmente, gli orientamenti generali sulloccupazione, previa
consultazione del Parlamento, del Comitato economico e sociale, del Comitato delle regioni e del Comitato
per loccupazione
- gli Stati membri presentano annualmente al Consiglio e alla Commissione un rapporto, il Piano dazione
nazionale (PAN), dove illustrano le iniziative intraprese per dare attuazione agli orientamenti decisi dal
Consiglio
- il Consiglio, quando lo considera opportuno, su raccomandazione della Commissione e del Parlamento, pu
formulare raccomandazioni.
Il Consiglio pu agire anche mediante azioni di sostegno e di integrazione, cio adottando misure volte a
sviluppare gli scambi delle informazioni e delle buone pratiche, a fornire analisi comparative e indicazioni, a
promuovere approcci innovativi e a valutare esperienze realizzate.
La politica occupazionale europea si fonda su una serie di orientamenti progressivamente affermatisi negli
anni. Vediamo le tappe del cammino:
- nel 1998, durante il Consiglio europeo di Cardiff, si individuato nella crescita economica un elemento
fondamentale per un aumento duraturo delloccupazione, affermando, quindi, la necessit di riforme
economiche che migliorassero la competitivit e il funzionamento dei mercati delle merci, dei servizi e dei
capitali;
- il Consiglio europeo di Colonia del 1999 si incentrato sul dialogo macroeconomico: lo scopo stato
quello di avviare un forum di consultazione permanente nel quale le parti sociali, i rappresentanti del Consiglio
e i responsabili della politica monetaria potessero scambiare idee. Si approvato il Patto europeo per
loccupazione, che rappresenta la sintesi delle diverse azioni avviate nei Consiglio precedenti
- gli obiettivi delineati nel corso dei Consigli precedenti, hanno trovato piena definizione, con lapprovazione
della cd. strategia di Lisbona: il piano dazione adottato dallUe con lobiettivo di trasformare lUe, entro
il 2010, in uneconomia basata sulla conoscenza pi competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare
una crescita economica sostenibile con i nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.
Il 3 marzo del 2010, la Commissione europea ha proposto una nuova strategia per lEuropa, denominata UE
2020: in pratica questa rappresenta la prosecuzione della strategia di Lisbona, ormai giunta al termine nel
2010, anche se, con differenze dovute alle nuove sfide che lUnione chiamata ad affrontare per uscire dalla
crisi e per garantire una crescita sostenibile per il futuro.

La Commissione ha individuato tre motori di crescita per lEuropa:


- crescita intelligente: promuovendo la conoscenza, linnovazione, listruzione e la societ digitale
- crescita sostenibile: rendendo la produzione dellEuropa pi efficiente sotto il profilo delle risorse
- crescita inclusiva: incentivando la partecipazione al mercato del lavoro e la lotta alla povert.
Sono 5 i traguardi da raggiungere entro il 2020:
75% delle persone di et compresa tra i 18 e i 64 anni deve avere un lavoro
il 3% del PIL dellUnione deve essere investito in ricerca e sviluppo
il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10%, e almeno il 40% dei giovani deve avere
laurea/diploma
il tasso di povert deve esser ridotto del 25%, portando fuori dal rischio di povert pi di 20 milioni di
persone.
La politica di coesione economica, sociale e territoriale
LAtto unico europeo aveva inserito un titolo ad hoc, poi modificato dal Trattato di Lisbona, con riferimento
alla politica di coesione economica, sociale e territoriale: questa finalizzata a ridurre le disparit in materia
di sviluppo socioeconomico fra le varie regioni europee, promuovendo la crescita di quelle meno favorite.
Ci nasce dalla consapevolezza che il ritardo nello sviluppo di alcune aree geografiche ostacola lo sviluppo
di tutta lUnione europea e impedisce la piena realizzazione del mercato interno.
LUnione, ex art.147 TFUE, mira anche a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni e il
ritardo delle regioni meno favorite. Quindi gli Stati membri hanno lobbligo di coordinare e condurre la loro
politica economica finalizzata ad uno sviluppo equilibrato dellintera Unione, mentre questultima
contribuisce alla realizzazione di questobiettivo mediante lutilizzazione coordinata dei suoi vari fondi
strutturali.
Gli strumenti per la realizzazione degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale sono:
- La politica economica statale: gli Stati membri hanno lobbligo, per quanto descritto nel trattato, di
perseguire gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale, mediante la conduzione e il
coordinamento delle loro politiche economiche. Tuttavia, le misure di coesione comportano, spesso,
degli investimenti notevoli, fuori dalla portata delle risorse finanziarie dei singoli Stati: perci la
realizzazione delle misure di coesione non pu essere compiuta esclusivamente attraverso la politica
economica statale, ma necessario un intervento dellUnione europea, nel rispetto del principio di
sussidiariet e nei limiti di quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati
- Le misure strutturali dellUnione: un intervento che si concretizza mediante unazione di appoggio
da parte dellUnione, attraverso limpiego di fondi aventi finalit strutturale (fondi strutturali)
- Azioni specifiche dellUnione: pu verificarsi lipotesi in cui sia necessario lintervento dellUnione
al di fuori dei fondi strutturali, e le azioni, in questo caso, possono essere adottate dal Parlamento
europeo e dal Consiglio attraverso la procedura legislativa ordinaria, previo parere consultivo del
Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni.
La politica di coesione si realizza mediante listituzione e la gestione dei fondi a finalit strutturale e di altri
strumenti finanziari. Questi fondi sono soggetti a cicli di programmazione pluriennale di sette anni; quello
attuale riguarda il quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2014-2020 (il cui obiettivo realizzare
gli scopi della strategia Europa 2020).
Altro obiettivo chiave di questa politica di coesione quello di investire in tutte le regioni dellUnione, e
adattare il livello di sostegno e il contributo nazionale ai loro livelli di sviluppo. Si tratta di puntare alle
seguenti regioni:
- regioni meno sviluppate
- regioni in transizione
- regioni pi sviluppate.
Il regolamento ha previsto ladozione di un Quadro strategico comune, che possa tracciare linee guida per la
definizione di investimento per Stati membri e regioni, massimizzando il contributo dei fondi strutturali e di
investimento. In base al Quadro strategico comune, ogni Stato membro deve elaborare un accordo di
partenariato con autorit regionali e locali: questo accordo deve trasferire gli elementi contenuti nel quadro

strategico nel contesto nazionale, e stabilire gli impegni per il raggiungimento degli obiettivi dellUnione,
attraverso la programmazione dei fondi.
In particolare, i fondi strutturali e di investimento, sostengono i seguenti obiettivi:
- ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione
- tecnologie della comunicazione e dellinnovazione
- trasporti sostenibili e rimozione delle strozzature nelle principali infrastrutture di rete
- occupazione e sostegno alla mobilit del lavoro
- inclusione sociale e lotta alla povert.
Politica di ricerca, sviluppo tecnologico e dello spazio
Attraverso questa politica, lUnione si propone lobiettivo di rafforzare le sue basi scientifiche e tecnologiche
con la realizzazione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e le
tecnologie circolino liberamente, e di favorire lo sviluppo della sua competitivit e di promuovere azioni di
ricerca ritenute necessarie.
Lazione dellUnione si svolge attraverso:
- lattuazione dei programmi di ricerca e sviluppo tecnologico
- la promozione della cooperazione
- la diffusione e la valorizzazione dei risultati
- limpulso alla formazione e alla mobilit di ricercatori dellUnione.
Inoltre, al fine di perseguire gli obiettivi di cui sopra, lUnione elabora una politica spaziale europea,
sostenendo la ricerca e lo sviluppo tecnologico e coordinando gi sforzi necessari per lesplorazione e lutilizzo
dello spazio.
La politica dellambiente
La tematica dellambiente trasversale a tutte le politiche dellUnione, cio si pu dire che tutte devono tener
conto delle esigenze connesse alla salvaguardia dellambiente.
Gli specifici scopi perseguiti sono:
- la salvaguardia, la tutela e il miglioramento della qualit dellambiente
- la protezione della salute umana
- lutilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali
- la promozione, sul piano internazionale, di misure destinate a risolvere i problemi dellambiente a livello
regionale o mondiale e a combattere i cambiamenti climatici.
I principi che informano lazione dellUnione nel settore dellambiente sono:
- principio dellazione preventiva: necessario predisporre tutte le misure volte a prevenire i danni ambientali
- principio della correzione dei danni causati allambiente: impone unimmediata rimozione della fonte di
inquinamento ambientale
- principio chi inquina paga: chi produce danni allambiente tenuto al risarcimento della collettivit
- principio della precauzione: impone a tutti coloro che svolgono attivit potenzialmente dannose per
lambiente, la ricerca di rimedi atti a scongiurare un tale evento.

PARTE VI- LAZIONE ESTERNA DELLUNIONE


La politica estera, di sicurezza e di difesa
Dalla sua fondazione, lUnione europea ha esteso sempre pi il proprio campo dazione verso politiche di
cooperazione volte a una pi compiuta integrazione europea nellottica di favorire il passaggio da una
comunit essenzialmente economica, a unUnione politica.
Nonostante limportante tappa di Maastricht nel processo di integrazione europea, comunque lUnione restava
priva di strumenti validi per garantire unazione europea coesa sulla scena internazionale, perci i Paesi
membri si spinsero per andare oltre Maastricht dando avvio ad un ripensamento generale dellimpianto
istituzionale ivi disegnato, al fine di rendere lazione esterna dellUnione pi coerente e tempestiva.
In realt gi dalla fine degli anni 70 lopinione pubblica aveva espresso listanza di intervento sulla tematica del ruolo
che la Comunit doveva avere sullo scenario internazionale in merito alle rilevanti questioni di politica estera, di
sicurezza e di difesa. Una prima azione fu compiuta nellAtto unico europeo, dove furono inserite disposizioni di
cooperazione in materia di politica estera. Nella Conferenza di Maastricht del 1992 emerse con maggior vigore listanza
di dare un peso alla Comunit nella politica estera; tuttavia era evidente il contrasto tra gli Stati che volevano il
rafforzamento della Comunit verso lesterno, e gli Stati che, invece, temevano un eccessivo allargamento dei campi
dintervento dellorganizzazione sovra-nazionale, e proponevano, quindi, che ogni Stato membro potesse scegliere i
settori nei quali partecipare allintegrazione, e quelli in cui proseguire nelle proprie scelte unilaterali.
Si riusc a trovare un accordo tra le istanze contrastanti attraverso la costruzione, sempre a Maastricht, di
unarchitettura in cui, a un ampio conferimento di competenze alle istituzioni comunitarie, si affiancavano politica
estera e di sicurezza comune (PESC) e cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni (GAI), che, invece,
adottavano un metodo intergovernativo, conferendo agli Stati un forte potere decisionale allinterno delle istituzioni
e la possibilit di scelte unilaterali. Ne derivava una struttura complessa, caratterizzata dallintreccio di aspetti sovranazionali, quasi federali.

Lesigenza di realizzare unazione europea coesa sulla scena internazionale, ha trovato risposta nel Trattato
di Lisbona, dove, nellottica di dare corso ad una nuova era per lEuropa quale attore globale, gli Stati
dellUE hanno deciso di abbandonare la struttura a tre pilastri e di introdurre meccanismi e strumenti
semplificati che consentono ununit dazione nei vari campi dellattivit dellUnione.
Infatti, il Trattato di Lisbona, ha operato una razionalizzazione delle funzioni relative alla rappresentanza e al
coordinamento dellazione esterna dellUnione attraverso:
- listituzione di una personalit giuridica unica dellUnione
- il superamento della rotazione semestrale della Presidenza del Consiglio europeo con compiti di
rappresentanza esterna dellUnione per le materie relative alla PESC
- listituzione di un Alto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza
- la creazione del servizio europeo per lazione esterna
- lampliamento della politica estera di sicurezza e di difesa.
Lintervento dellUnione sulla scena internazionale, tocca diversi settori: commercio, cooperazione, sviluppo,
relazioni, accordi internazionali, PESC e PSDC. Queste politiche trovano diversa collocazione nei due trattati,
a causa della riluttanza degli Stati ad inserire a pieno titolo la PESC allinterno della logica comunitaria e
assoggettarla, cos, alle procedure ordinarie previste dal TFUE per le politiche comuni.
Quindi, il quadro normativo inerente lazione esterna dellUnione ripartito tra il titolo V del TUE e la parte
V del TFUE.
Nel TUE troviamo la disciplina relativa a:
Politica estera e sicurezza comune- PESC
Politica di sicurezza e di difesa comune- PSDC
Politica di vicinato
Nel TFUE troviamo la disciplina delle altre politiche esterne, quali:
Politica commerciale
Cooperazione allo sviluppo
Aiuto umanitario
Cooperazione economica, finanziaria e tecnica.

Queste disposizioni sono oggi tutte riunite nel Titolo V del TUE, nominato Disposizioni generali sullazione
esterna dellUnione.
In primo luogo esse dettano i principi sui quali si fonda lazione esterna dellUnione: democrazia, Stato di
diritto, universalit e indivisibilit dei diritti delluomo e delle libert fondamentali, rispetto della dignit
umana, principi di uguaglianza e solidariet e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto
internazionale.
Gli obiettivi perseguiti dallUnione nel suo ruolo sulla scena internazionale sono:
- salvaguardare i suoi valori, i suoi interessi fondamentali, la sua sicurezza e la sua indipendenza e integrit
- consolidare e sostenere la democrazia, lo stato di diritto, i diritti delluomo e i principi di diritto internazionale
- preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale
- favorire lo sviluppo sostenibile dei Paesi in via di sviluppo sul piano economico, sociale e ambientale
- incoraggiare lintegrazione di tutti i paesi nelleconomia mondiale
- contribuire alle misure internazionali volte a migliorare la qualit dellambiente
- aiutare le popolazioni, i paesi e le regioni colpiti da calamit naturali o provocate dalluomo
- promuovere un sistema internazionale in cui ci sia cooperazione multilaterale rafforzata, e il buon governo
mondiale.
il Consiglio europeo che adotta, allunanimit e su raccomandazione del Consiglio, le decisioni necessarie
per la definizione degli interessi e degli obiettivi strategici dellUnione nei vari settori dellazione esterna.
La politica estera e di sicurezza comune (PESC)
La PESC si fonda sui principi e persegue gli obiettivi sanciti nelle Disposizioni generali sullazione esterna
dellUnione, art.21 TUE. Tra gli obiettivi menzioniamo:
- salvaguardia dei valori dellUnione, dei suoi interessi fondamentali, della sua sicurezza, indipendenza e
integrit
- consolidamento e sostegno della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti delluomo e dei principi di
diritto internazionale
- preservazione della pace, prevenzione dei conflitti e rafforzamento della sicurezza internazionale.
Le istituzioni che gestiscono la PESC sono:
il Consiglio europeo: individua gli interessi strategici dellUnione, fissa gli obiettivi e definisce gli
orientamenti generali della PESC, oltre ad adottare le decisioni necessarie
il Consiglio: nella composizione Affari esteri, in base agli orientamenti generali e alle linee strategiche
definiti dal Consiglio europeo, elabora la politica estera e di sicurezza comune e prende le decisioni necessarie
per la definizione e la messa in opera della PESC.
Il Parlamento europeo e la Commissione hanno un ruolo del tutto marginale: addirittura il Parlamento consultato
dallAlto rappresentante sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali in materia di PESC.
Inoltre la Corte di giustizia non ha competenza sulle decisioni rientranti nella PESC.

Nonostante il Trattato di Lisbona abbia rafforzato la capacit e la visibilit dellUE sulla scena mondiale, il
settore della PESC conserva ancora alcune peculiarit proprie rispetto alle altre politiche dellUE, stante la
resistenza degli Stati a rinunciare in tale ambito alle loro prerogative sovrane. La PESC, infatti, conferisce un
ruolo fondamentale agli Stati membri, sia attraverso lobbligo di collaborazione previsto allart.24 TUE, che
impone agli Stati di sostenere attivamente e senza riserve la politica estera e di sicurezza in uno spirito di
lealt e solidariet reciproca, sia in sede di Consiglio, sia attribuendo loro specifici poteri e doveri.
Lattuazione della PESC avviene sotto la responsabilit dellAlto rappresentante dellUnione per gli affari
esteri e la politica di sicurezza: una figura chiave del nuovo sistema, al fine di garantire un approccio
coerente dellUnione europea nella sua azione esterna, favorendo lemergere di una politica estera comune e
assicurando allEuropa un ruolo da protagonista sulla scena internazionale.
I compiti attribuiti allAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri sono:
contribuire, mediante proposte, allelaborazione della PESC
assicurare lattuazione delle decisioni, adottate dal Consiglio europeo e dal Consiglio, in materia di PESC
condurre dialogo politico con i terzi
esprimere la posizione dellUnione nelle organizzazioni internazionali e nelle conferenze internazionali.

Nelleseguire le sue funzioni, lAlto rappresentante, si avvale del Servizio europeo per lazione esterna
(SEAE), composto da funzionari dei servizi competenti del segretariato generale del Consiglio e della
Commissione, e del personale dei servizi diplomatici nazionali.
Sebbene lAlto rappresentante rappresenti la voce dellEuropa sulla scena mondiale, coordinando tutti gli
aspetti dellazione esterna dellUnione, questa carica non si sostituisce alla politica estera o agli sforzi
diplomatici degli Stati membri.
Allart.25 TUE viene disciplinata la procedura decisionale con cui vengono adottate decisioni con le quali
vengono definiti:
- orientamenti generali
- azioni da intraprendere
- posizioni da assumere
- modalit di attuazione delle decisioni.
Gli interessi strategici, gli orientamenti generali e gli obiettivi della PESC sono stabiliti dal Consiglio europeo
che adotta le decisioni necessarie. Il Consiglio europeo e il Consiglio votano allunanimit; vale, inoltre, il
sistema dellastensione costruttiva, per cui se uno Stato motivi con dichiarazione formale la sua astensione,
non obbligato ad applicare la decisione, ma accetta che gli altri Stati deliberino.
Il Consiglio decide a maggioranza qualifica nei casi di:
- decisione che definisce unazione o una posizione dellUnione, sulla base di una decisione del Consiglio
europeo sugli interessi o obiettivi strategici dellUnione
- decisione che definisce unazione o una posizione dellUnione, in base a una proposta dellAlto
rappresentante
- decisioni relative allattuazione di unazione/posizione
- quando nomina un Rappresentante speciale.
Ricordiamo che, se un membro del Consiglio dichiara che, per specificati e validi motivi di politica nazionale,
intende opporsi alladozione di una decisione che richiede la maggioranza qualificata, non si procede alla
votazione. Qui lAlto rappresentante cercher una buona soluzione per lo Stato interessato; in mancanza di un
risultato, il Consiglio pu chiedere che sia investito della questione il Consiglio europeo.
La politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC)
La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce, ex art.42 TUE, parte integrante della politica estera e
di sicurezza comune, e comprende la graduale definizione di una politica di difesa comune dellUnione che
condurr una difesa comune quando il Consiglio europeo, deliberando allunanimit, avr cos deciso.
La PSDC nasce nel 1999 dallesigenza di creare unautonoma forza militare dellUE, in quelloccasione, per svolgere le
Missioni Petersberg, ma poi queste furono incorporate nel TUE. Si trattava di:
- missioni umanitarie o di soccorso
- attivit di mantenimento della pace
- missioni di unit di combattimento nella gestione della crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace.

La politica di sicurezza e di difesa comune vuole assicurare allUnione i mezzi civili e militari necessari in
missioni esterne per il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza
internazionale. Lesecuzione di questi compiti si basa sulla capacit degli Stati membri di scegliere di mettere
a disposizione dellUE risorse civili e militari per la realizzazione delle operazioni PSDC.
Anche la PSDC mantiene le sue peculiarit, continuando ad esser governata dal principio dellunanimit: le
decisioni relative alla PSDC, infatti, sono adottate dal Consiglio con voto unanime su proposta dellAlto
rappresentante o su iniziativa di uno Stato membro.
La clausola di mutua assistenza prevista allart.42 par.7 TUE, introdotta a Lisbona, ai sensi del quale:
qualora uno Stato membro subisca unaggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri saranno
tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. Questo, per, non pregiudica il carattere
specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, in particolare quelli che fanno parte
dellOrganizzazione del trattato del Nord-Atlantico (NATO). Quindi la NATO, anche dopo Lisbona, continua
a essere il quadro di riferimento della difesa europea, il fondamento della difesa collettiva per gli Stati che ne
sono membri.

I principali attori della politica di sicurezza e di difesa comune, oltre al Consiglio europeo e al Consiglio, sono:
- lAlto rappresentante: ha potere di proposta (insieme agli Stati) su questioni afferenti alla PSDC e coordina
gli aspetti civili e militari delle missioni dellUE
- il Comitato politico e di sicurezza (COPS): garantisce la direzione politica delle strutture di difesa comune
- il Comitato militare dellUE (CMUE): formula pareri e raccomandazioni sugli aspetti militari e impartisce
direttive allo Stato Maggiore dellUE
- lo Stato Maggiore dellUE (EUMS): fornisce consulenza e sostegno in campo militare alla politica di difesa
comune, compresa lesecuzione di operazioni di gestione militari delle crisi sotto la guida dellUE.
Il TUE contiene anche disposizioni in merito allAgenzia Europea di Difesa (AED), col compito di coadiuvare
gli Stati membri nei loro sforzi tesi a migliorare le capacit militari europee nel settore della gestione delle
crisi e nellattuare ogni misura utile per potenziare la base industriale e tecnologica del settore della difesa.
Lagenzia aperta a tutti gli Stati membri che desiderano parteciparvi e, se necessario, svolge i suoi compiti
in collegamento con la Commissione.
Gli altri settori dellazione esterna dellUnione
Adesso vediamo gli altri settori dellazione esterna dellUnione, disciplinati nel TFUE.
Gli accordi internazionali- la conclusione di accordi internazionali la manifestazione pi significativa delle
capacit dellUnione di agire nelle relazioni internazionali. Ex art.216 TFUE lUnione pu concludere un
accordo, con uno o pi paesi terzi o con unorganizzazione internazionale, qualora i trattati lo prevedano o
qualora la conclusione di un accordo sia necessaria per realizzare uno degli obiettivi fissati dai trattati, o sia
prevista da un atto giuridico vincolante, o possa incidere su norme comuni o alterarne la portata.
Quindi, la competenza dellUnione si estende a tutte le sue politiche settoriali, nella misura in cui sia
necessario per raggiungere gli obiettivi stabiliti nei trattati.
Le tipologie di accordi previsti specificamente nei trattati sono:
accordi commerciali
accordi di cooperazione allo sviluppo
accordi di cooperazione economica, finanziaria e tecnica.
Inoltre, si prevede, allart.217 TFUE, che lUnione possa concludere accordi che istituiscono unassociazione
caratterizzata da diritti e obblighi precisi, cio gli accordi di associazione, che differiscono dagli altri in quanto
non specificano il settore o i settori di competenza materiale del trattato su cui possono incidere.
Si prevede ununica procedura di conclusione degli accordi internazionali ex art.218 TFUE, vediamone le
fasi:
- la Commissione, lAlto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica di sicurezza presenta
raccomandazioni al Consiglio; nelle raccomandazioni ci sono comunicazioni dirette al Consiglio in merito
alla possibilit e alla necessit di concludere o di aderire ad accordi bilaterali o multilaterali;
- il Consiglio autorizza lavvio dei negoziati mediante una decisione adottata, in via generale, a maggioranza
qualificata, e designa il negoziatore, o il capo della squadra dei negoziati dellUnione. Ci sono delle eccezioni
che riguardano ipotesi in cui il Consiglio chiamato a deliberare allunanimit, in base ai settori di intervento
dellUnione (ad es. per gli accordi di associazione, o di cooperazione economica, finanziaria e tecnica).
Sebbene spetti al negoziatore condurre i negoziati per la conclusione di accordi, comunque previsto il potere
del Consiglio di impartire direttive e designare un comitato speciale che deve esser consultato nella
conduzione dei negoziati;
- il Consiglio, su proposta del negoziatore, adotta una decisione che autorizza la firma dellaccordo e procede,
mediante decisione, alla conclusione dellaccordo.
C la possibilit per lUnione di sospendere lapplicazione di un accordo, con decisione del Consiglio, su
proposta della Commissione o dellAlto rappresentante.
Il ruolo del Parlamento europeo differenziato a seconda della tipologia di accordo che deve essere
sottoscritto; ex art.218 TFUE, ad esclusione dei casi di accordi riguardanti esclusivamente la PESC, la
decisione di conclusione dellaccordo adottata dal Consiglio:

previa approvazione del Parlamento europeo quando:


- Per gli accordi di associazione
- Per laccordo sulladesione dellUE alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo
e delle libert fondamentali
- Per accordi che hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per lUnione
- Per gli accordi in cui si applica la procedura legislativa ordinaria/speciale qualora sia necessaria
lapprovazione del Parlamento europeo.
previa consultazione del Parlamento europeo negli altri casi: il parere viene formulato nel termine che il
Consiglio pu fissare in funzione dellurgenza. In mancanza del parere entro il termine, il Consiglio pu
comunque deliberare.
Invece, il Parlamento non assolutamente consultato per le decisioni che riguardano lapplicazione
provvisoria, per la loro sospensione o per la definizione della posizione dellUnione nellambito di un
organismo istituito da un accordo.
Il Parlamento europeo, la Commissione, il Consiglio, ma anche uno Stato membro, ex art.218 TFUE, possono
domandare il parere della Corte di giustizia circa la compatibilit dellaccordo con le disposizioni del TUE
e del TFUE: non viene specificato in quale stadio della procedura di conclusione dellaccordo possa esser
richiesto, ma sappiamo che la Corte si pronunciata a riguardo, asserendo che la norma tende ad assicurare il
rispetto del diritto dellinterpretazione e applicazione del trattato stesso in una fase anteriore alla conclusione
dellaccordo. Specifichiamo che, dal momento che gli accordi internazionali necessitano di una firma ma
anche di una successiva ratifica, il controllo della Corte pu intervenire anche dopo la firma. Se la Corte
esprime parere negativo, allora laccordo potr entrare in vigore solo dopo le necessarie modifiche; in
alternativa si pu procedere ad una rinegoziazione e eliminare o sostituire le disposizioni ritenute
incompatibili.
Ex art.216 TFUE, gli accordi internazionali sono vincolanti sia per le istituzioni che per gli Stati membri.
La politica commerciale comune- rientra nella sfera delle competenze esclusive dellUnione europea, e mira
a incoraggiare lintegrazione di tutti i Paesi delleconomia mondiale, anche attraverso la progressiva
abolizione delle restrizioni agli scambi commerciali.
Nel contesto dellart.28 TFUE lunione doganale contemplata quale strumento fondamentale per il mercato
interno, mentre nellottica dellart.206 TFUE essa interpretata nella rilevanza che ha nelle relazioni esterne,
come strumento con cui lUnione europea contribuisce nellinteresse comune allo sviluppo del commercio
mondiale. A seguito della riforma di Lisbona, il campo di applicazione di questa politica stato esteso al
commercio dei servizi, alla propriet intellettuale, e agli investimenti esteri diretti.
Lart.207 TFUE prevede la competenza dellUnione a stipulare accordi con i paesi terzi o organizzazioni
internazionali nel settore della politica commerciale, mediante ricorso alla procedura generale di stipula degli
accordi internazionali. Liter previsto per la conclusione degli accordi commerciali si articola nelle seguenti
fasi:
- presentazione di una raccomandazione della Commissione al Consiglio, che lautorizza ad avviare i negoziati
necessari
- conduzione dei negoziati da parte della Commissione, in consultazione con un comitato speciale designato
dal consiglio
- decisione di conclusione dellaccordo da parte del Consiglio a maggioranza qualificata e previa approvazione
del Parlamento europeo. La regola del voto maggioranza pu subire delle eccezioni, cio ipotesi nelle quali
richiesto il voto allunanimit (es. nel settore degli scambi di servizi culturali e audiovisivi, oppure scambi di
servizi nellambito sociale, dellistruzione o della sanit).
Cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi- lobiettivo principale la riduzione e leliminazione della
povert, ex art.208 TFUE. Gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo devono esser presi in considerazione
dallUnione, ogni volta che le sue politiche possono aver incidenze sui vai Paesi in via di sviluppo.
LUnione pu concludere con i Paesi terzi e le organizzazioni internazionali competenti qualsiasi accordo utile
alla realizzazione degli obiettivi di cooperazione previsti dal trattato.

Cooperazione economica, finanziaria e tecnica con i paesi terzi- ex art.212 TFUE lUnione conduce azioni
di cooperazione economica, finanziaria e tecnica con paesi terzi diversi dai paesi in via di sviluppo. Le misure
necessarie a dare attuazione a queste disposizioni sono prese dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Inoltre
previsto il potere dellUnione di stringere accordi con i Paesi terzi e con le competenti organizzazioni
internazionali.
Aiuto umanitario- il Trattato di Lisbona, in materia, ha introdotto una specifica base giuridica, soggetta a
procedura legislativa ordinaria, che prevede ladozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio di
misure che definiscono il quadro di attuazione delle azioni si aiuto umanitario dellUnione. le azioni
dellUnione sono tese a fornire assistenza, soccorso, protezione alle popolazioni dei Paesi terzi vittime di
calamit naturali o provocate dalluomo, per far fronte alle necessit umanitarie. prevista anche listituzione
di un corpo volontario europeo di aiuto umanitario.
La politica di vicinato- ex art.8 TUE lUnione sviluppa con i paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di
creare uno spazio di prosperit e buon vicinato fondato sui valori dellUnione; questo per favorire un elevato
grado di integrazione con i Paesi limitrofi.
Le relazioni dellUnione con le organizzazioni internazionali- ex art.220 TFUE lUnione tenuta ad attuare
ogni forma di cooperazione con gli organi delle Nazioni Unite e degli istituti specializzati delle Nazioni Unite,
il Consiglio dEuropa, lOrganizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e lOrganizzazione per
la cooperazione e lo sviluppo economico.
La clausola di solidariet prevista allart.222 TFUE prevede che se uno Stato membro subisce un attacco
terroristico o sia vittima di una calamit naturale o provocata dalluomo, lUnione deve mobilitare tutti gli
strumenti di cui dispone per:
- prevenire la minaccia terroristica
- proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile
- prestare assistenza ad uno Stato membro sul suo territorio.
Ai fini dellattuazione della clausola di solidariet, il Consiglio sar assistito dal Comitato politico e di
sicurezza, con il sostegno delle strutture sviluppate nellambito della politica di sicurezza e di difesa comune.