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Nominalismo, concettualismo, realismo

Logicamente, si tratta del problema degli universali, cio del significato e


delluso dei termini generali.
Es. il termine uomo pu denotare:

1) Nominalismo: uso distributivo-concreto


linsieme o classe di tutti gli uomini singolarmente presi e sedicenti tali in
maniera antepredicativa (Roscellino, Ockham, Berkeley, Hume).

2) Concettualismo: uso distributivo-astratto


linsieme delle propriet induttive possedute in comune da tutti gli uomini
intesi come nel caso precedente (Abelardo).

3) Realismo moderato: uso collettivo-astratto


linsieme delle propriet che normalmente devono spettare a certi enti
per potersi definire uomini (Guglielmo di Champeaux, Joscellino).

4) Realismo assoluto: uso collettivo-concreto


linsieme o classe di tutti gli uomini in quanto includente collettivamente
la definizione necessaria e normativa dellessere-uomo (Platone, Anselmo
dAosta).
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Si tratta dellapplicazione della matrice quadrata 2


2 che rappresenta le possibilit di combinazione tra:
Distribuzione e collezione, che indicano il senso, cio
la direzione dellastrazione;
Concreto e astratto, che indicano il significato, cio il
tipo di asserzione.
senso distributivo = descrizione individuale;
senso collettivo = astrazione classificatoria;
significato concreto = asserzione esistenziale;
significato astratto = asserzione condizionale
(ipotetica).
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Le idee di spazio e di tempo


Lidea di spazio, deriva, come ogni idea, da unimpressione
corrispondente, in questo caso di qualcosa di esteso. E lestensione
deriva dalla disposizione degli oggetti visibili e tangibili.
Come tale, lo spazio non divisibile allinfinito, poich la nostra
mente non pu mai avere una rappresentazione adeguata
dellinfinito.
Inoltre, le idee non sono pi grandi o pi piccole, ma solo
distinte.
Si tenga presente che le relazioni, concordanze e contraddizioni delle
idee sono sempre applicabili anche agli oggetti stessi.
Nessuna estensione finita pu contenere un numero infinito di parti,
poich nessuna estensione finita infinitamente divisibile.
Lidea dello spazio o dellestensione non altro che lidea di punti
visibili o tangibili distribuiti con un certo ordine.
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Le idee di spazio e di tempo


Ci che vale per lo spazio vale anche per il tempo: se
il tempo esiste, devessere composto di momenti
indivisibili.
Tutto ci che possiamo immaginare, include lidea di
una possibile esistenza: niente di ci che possiamo
immaginare assolutamente impossibile. Es.: idea di
una montagna doro (possibile) e lidea di una
montagna senza vallata (impossibile).
Se abbiamo lidea di unestensione, essa pu
dunque esistere, cio pu esistere il suo oggetto
discreto.
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Le idee di spazio e di tempo


Come nasce lidea di estensione? Dai sensi, e in particolare
dalla vista e dal tatto. Lidea di estensione dunque una
riproduzione del modo di apparire ai sensi (colore, durezza
ecc.).
Essa in generale unidea astratta, ma non bisogna
dimenticare che tutte le idee astratte non sono che idee
particolari considerate da un certo punto di vista. Unite a
termini generali (nomi comuni) divengono atte a
rappresentare unestesa variet.
All stesso modo, lidea astratta di tempo si forma dalla
successione delle percezioni. Dove non ci sono percezioni
successive (anche se ci fosse una successione reale negli
oggetti), non c la nozione del tempo.
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Le idee di spazio e di tempo


Il tempo sempre unito alla successione delle percezioni, e
dunque alla successione di oggetti mutevoli; ma possiamo
concepirlo senza percepire una successione di oggetti?
Possiamo astrarlo da tutto ci?
No, perch lidea del tempo non deriva da unimpressione
particolare, non una sesta impressione che si aggiunge a
quelle degli altri sensi.
Quindi il tempo non unimpressione primitiva e distinta.
Se si prescinde dalle idee delle qualit sensibili non esistono lo
spazio e il tempo, perch i punti o gli istanti che li compongono
devono essere tangibili, colorati e in successione.
Il tempo la successione dei punti-istante colorati e tangibili.
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La geometria e il vuoto
Anche la geometria non pu mai conseguire una perfezione assoluta.
Le misurazioni della geometria sono sempre fondate sui sensi e
sullimmaginazione.
Ci non significa che la geometria non possa raggiungere un certo
grado di perfezione, a condizione pero che si tenga presente che la
perfezione di una cosa consiste nella conformit al suo modello, e
il modello delle figure deriva dai sensi e dallimmaginazione.
Il vuoto: per vuoto sintende la concezione di uno spazio e un tempo
puri e uniformi. Ma spazio e tempo non sono mai puri e uniformi,
poich non abbiano alcunidea di un estensione reale non riempita
da oggetti sensibili e le cui parti non siano visibili e tangibili.
Il vuoto nasce dunque dalla sostituzione dellidea di distanza invisibile
e intangibile a quella dellestensione visibile e tangibile; ma non
esiste unidea di vuoto o estensione senza materia. Si tratta di una
finzione dellimmaginazione.
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ESISTENZA
Essere: concetto trascendentale, che si pu predicare di tutto, anche
dellinesistente.

Esistere: concetto predicabile solo di individui, cio di cose che


sono al mondo. Dal latino ex-sistere = emergere, spuntar fuori, derivare,
dipendere da altro.
Sa questo punto di vista, il termine esistere appartiene interamente alla
tradizione latino-medievale, il pensiero greco non ha sinonimi. Infatti le
cose al mondo, in senso cristiano, sono comprese a partire dallanalogia
creatore-creatura, dove solo il creatore esse per se, mentre le cose al
mondo esistono, cio vengono fuori, solo come una sua alienazione
(esse per aliud).
Etimologia: existentia si trova per la prima volta nelle opere teologiche di
Mario Vittorino (IV sec. d. C.) come traduzione del greco hyparxis, in
contrapposizione a ousia (substantia) e hypostasis (subsistentia).
Allinizio esso indica il puro essere, che non n soggetto n predicato,
ed tratto dalla tradizione stoica, in cui indica ci che non materiale.
Successivamente viene acquisito dalla tradizione cristiana a indicare
lesistenza determinata di Padre, Figlio e Spirito santo, che si rifanno alla
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medesima substantia.

Lidea di esistenza
Come avviene per lo spazio e il tempo, anche lidea di
esistenza non unidea separata, ma ununica cosa
con lidea della percezione o delloggetto.
Lidea di esistenza la stessa cosa di ci che
concepiamo esistente. Non c nessuna differenza tra
riflettere su una cosa semplicemente e riflettere su di
essa come esistente.
Lesistenza non aggiunge logicamente nulla a ci che
concepiamo.
Dove si trova allora la differenza tra un oggetto che
esiste e lo stesso oggetto come semplicemente
pensato?
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Lidea di esistenza
Non si tratta di una diversa qualit, di una diversa sostanza ecc.
ma, ancora una volta, di una differenza nella forza
dellimmagine che, nellesistenza reale, del tutto forte e
vivace (limpressione), mentre nellesistenza finta, ovvero
nella non-esistenza, debole e illanguidita.
Esempio di Kant: per Kant, ci che distingue i cento talleri reali e
i cento talleri solo pensati lesistenza, che non una propriet
ma una posizione dellessere.
Anche per Hume lesistenza non una propriet che si
aggiunge alle cose; ma essa non , come per Kant, una
posizione dellessere colta attraverso lintuizione empirica, ma
un carattere della percezione. Lesistenza non dunque una
propriet estrinseca della cosa, ma una determinatio intrinseca
della percezione.
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Conoscenza e probabilit
Ricordiamo che ci sono sette specie di relazioni:
(verdi = analitiche); (blu = non analitiche)
1) rassomiglianza, 2) identit, 3) relazioni di tempo e
di spazio, 4) proporzione della quantit e del numero,
5) gradi di qualit, 6) contrariet, 7) causalit.
Come accade per la contiguit, la distanza (tempo e spazio) e
lidentit, anche la relazione di causa ed effetto non
puramente analitica, poich il potere di un oggetto di produrne
un altro non pu mai derivare dalla loro idea.
Le altre sono analitiche, cio si colgono per intuizione o con un
atto immediato.
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Il fondamento di ogni conoscenza


Ricordiamo sempre che tutte le nostre idee sono
copie pi deboli e languide delle impressioni.
Ma il fatto che siano pi deboli non significa che
siano meno chiare: se appaiono oscure non a
causa della loro debolezza, ma della nostra
incapacit di farle risalire alla chiarezza delle
impressioni.
La confusione nasce dal dimenticare la loro origine
(in termini platonici: di che cosa sono proiezione le
ombre sul muro).
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Lidea di causa ed effetto


Comincia la trattazione di un problema fondamentale di tutta
la conoscenza, che ha dato luogo a innumerevoli dispute:
cos la causalit? C un fondamento ontologico della
causalit o solo una prospettiva gnoseologica?
possibile concepire qualcosa senza una causa?
Perch tendiamo a vedere nel rapporti causa-effetto una
connessione necessaria?
Riprendiamo dallultima considerazione: la relazione di causa
ed effetto non puramente analitica.
In realt, nota Hume, la relazione di causa ed effetto sta a
fondamento anche delle altre due relazioni non analitiche,
cio la relazione spazio-temporale e la relazione didentit.
Essa sembra esprimere lessenza di ogni spiegazione, cio la
ricerca del perch.
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Lidea di causa ed effetto


Procediamo allora, come sempre, dalle impressioni: quale
impressione produce unidea cos prodigiosa?
Escludiamo la qualit degli oggetti: non c nulla nelloggetto
che si possa considerare come causa o come effetto o, meglio,
tutto delloggetto pu essere considerato causa ed effetto.
Ricordiamo che lidea della causalit unidea di relazione: essa
quindi deve derivare da una qualche relazione tra gli oggetti.
Queste relazioni da cui essa deriva sono due:
1) contiguit, perch niente potrebbe agire su altro se non ci
fosse un intervallo di tempo o di spazio;
2) priorit o successione temporale: la causa non pu essere
contemporanea alleffetto, altrimenti il tempo si annienterebbe
e tutti gli oggetti sarebbero coesistenti. Cos, non avrebbe pi
senso distinguere tra causa ed effetto.
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Lidea di causa ed effetto


Oltre alla contiguit e alla successione non possiamo aggiungere
altro: Il movimento di un corpo considerato come la causa, in
seguito a un urto, del movimento di un altro corpo. Considerati
questi oggetti con la massima attenzione, trovo per solo che
luno si avvicina allaltro, che il suo movimento precede quello
dellaltro. Qui tutto quello che si pu osservare, inutile
torturarsi con ulteriori pensieri e riflessioni.
Ma e questo il punto la contiguit e la successione non
bastano per darci unidea della causalit. Un oggetto pu
essere considerato contiguo e anteriore a un altro e tuttavia non
essere la sua causa.
Occorre anche la connessione necessaria. Dove la troviamo?
Non dalle qualit n dalle relazioni (che sono solo di contiguit e
successione). Bisogna riflettere sul concetto di necessit. Qual
la natura dellinferenza causale? Perch crediamo in essa?
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La necessit della causa


In genere, la posizione filosofica riguardo alla necessit della causa :
tutto ci che comincia a esistere deve avere una causa della sua
esistenza.
Ma qui non c alcun segno di certezza intuitiva, ne dimostrabile.
Non si pu affermare la necessit della causa di qualcosa senza
dimostrare che impossibile che una cosa cominci senza un principio
produttore.
Ma noi siamo assolutamente in grado di concepire, senza
contraddizione, un oggetto non esistente in un momento ed esistente
un momento dopo senza lidea, da esso distinto, di una causa o di un
principio produttore.
Teniamo presente che quando due idee distinte sono separabili, sono
pensabili separatamente e possono oggettivamente sussistere
separate. Ricordiamo il principio: ci che possiamo pensare, pu essere;
dunque pu esistere una cosa senza una causa, cio la causa non
necessaria per loggettivit della cosa.
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La necessit della causa


Tutti gli argomenti tradizionali che affermano la necessit della causa
non fanno che presupporre tale necessit, senza dimostrarla.
Ad esempio, si dice:
Un oggetto non comincer mai a esistere se non c qualcosa che lo fa
cominciare nello spazio e nel tempo (si presuppongono lo spazio e il
tempo non causati)
Se una cosa mancasse di una causa, essa produrrebbe se stessa (causa sui,
Clarke: si presuppone sempre limpossibilit che una cosa possa esistere
senza una causa)
Se una cosa non prodotta da una causa, prodotta da nulla, cio ha il
nulla come sua causa (Locke altro sofisma: anche qui si presuppone il
concetto di causa, mente, se escludiamo tutte le cause, le escludiamo
realmente tutte).
Ogni effetto deve avere una causa perch questa implicita nellidea
delleffetto. come dire ogni marito ha una moglie: ma da ci non
segue, nota Hume, che ogni uomo sia ammogliato.
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La necessit della causa


proviene dallesperienza
Se non dallintuizione n da un ragionamento che
si pu dimostrare lidea della necessit di una causa,
bisogna che ci ci provenga dallesperienza
Perch diciamo che certe particolari cause devono
avere certi effetti, perch facciamo questinferenza
da queste a quelli?
Per render ragione di questi argomenti ipotetici
dobbiamo affidarci ai sensi e alla memoria.

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Prima base: la memoria e


limmaginazione
Limpressione originaria il dato empirico primario. Non
possiamo chiederci la causa delle nostre impressioni.
Dobbiamo accontentarci della coerenza delle percezioni che
ci data dalla memoria e dallimmaginazione.
Ricordiamo che, in ultima istanza, ci che distingue la
memoria dallimmaginazione solo la forza e la vivacit
delle idee. Quando le idee della memoria perdono di forza,
possono diventare idee dellimmaginazione, mentre quando
le idee dellimmaginazione acquistano forza possono
diventare idee della memoria.
Quando la memoria e i sensi sono forti e vivaci, scatenano in
noi la credenza o lassenso.
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