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Indice

Titolo Autori
pag

Introduzione: dal numerabile algoritmico allinnumerevole intensivo

Nietzsche, il cuore di tenebra


dellAccelerazionismo della Rizosfera

ii

iii

iv

I forti dellavvenire. Il frammento accelerazionista


di Friedrich Nietzsche nellAnti-Edipo di Deleuze e Guattari
Moneta, rivoluzione e accelerazione nellAnti-Edipo
di Deleuze e Guattari
Accelerazionismo Grunge

Moneta e capitale nella sinistra


marxista degli anni Settanta

Marx, moneta e capitale nel dibattito della sinistra


marxista italiana e francese ai tempi dellAnti-Edipo.
Intervista a Lapo Berti, economista della rivista Primo Maggio

Biforcazioni

vi
vii
viii

Biforcare alla radice. Su alcuni disagi dellaccelerazione


Fantasie Accelerate. Unuscita di sicurezza della sinistra?
Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista.
Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach

English appendix

ix
Sonic writing: la machine informatique

x
The strong of the future
xi
Money, Revolution and Acceleration

in Deleuze and Guattari's Anti-dipus
xii
Biografie | Biographies

Algorithmic Committee

Obsolete Capitalism

Obsolete Capitalism

13

Edmund Berger

73

Paolo Davoli
Letizia Rustichelli
Lapo Berti

83

Paolo Vignola, Sara Baranzoni


Lapo Berti
Obsolete Capitalism

97
113
127

Obsolete Capitalism Sound


System ft. Network Ensemble
Obsolete Capitalism
Obsolete Capitalism

143

162

145
147

algorithmic committee

Introduzione: dal numerabile algoritmico


allinnumerevole intensivo

Noi siamo la massima forza


e sempre potremo rispondere:
a sommossa di stati
sommossa di schiavi,
con una missiva bene assestata.
Velimir Chlebnikov, 21 Aprile 1917

Quando Obsolete Capitalism ha deciso di confrontarsi con il libro Gli algoritmi del capitale (Ombre Corte, 2014)
non aveva unidea predeterminata di
ci che ne sarebbe risultato.
Il libro Moneta, rivoluzione e filosofia dellavvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista in Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski prende
le mosse da un oscuro frammento
di Nietzsche - I forti dellavvenire incastonato nel celebre passaggio
dellaccelerare il processo situato
nel punto cruciale di una delle opere
filosofiche pi dirompenti del secolo scorso: LAnti-Edipo di Deleuze e
Guattari.
Dopo sei mesi ecco arrivare lesito del cimento. La ricerca nel cuore di tenebra dellaccelerazionismo
seppur presenti un esito di certo
parziale ed eterogeneo, mostra
almeno un guadagno: lemersione
di itinerari differenti e inaspettati
dalla scolastica accelerazionista
presente nel dibattito culturale
contemporaneo. Lo scostamento appare evidente in tutta la
sua problematicit sia dallipotesi di un accelerazionismo
1

che spinga verso unalleanza con una


supposta tecnologia ombra, di sinistra, oggi latente ma in futuro organica alle organizzazioni neo-comuniste,
sia dallipotesi di un accelerazionismo
tecnocratico immerso in un futuro
apocalittico creato da un capitalismo
fuori controllo dominato dalla singolarit tecnologica post-umana.
Nellantologia
assemblata
da
Obsolete Capitalism a partire da
Nietzsche emerge ci che si potrebbe definire accelerazionismo pulsionale oppure accelerazionismo
quantico che si esprime tramite una
nuova politica di corpi, onde e forze
e il cui rapporto con la tecnologia
mediato dal bricolage o dal do-ityourself, dunque dalla strada e
dalla sperimentazione.
Ci che passa non un progetto, ma unintensit, un campo di
forze trasmettibili grazie a un
contagio intermittente di onde
pulsionali in continua propagazione. Si tratta di uninforme e
deviata koin, politica e artistica allo stesso tempo, una sorta
di lingua franca urbana senza
codici che attraversa il tempo

ripetendosi nella variazione, grazie a


comunit artistiche sediziose e irregolari il cui tratto distintivo la differenziazione. Una koin innumerevole, che
porta ad un nuovo infinito, incommensurabile, ritmico.
GIi
autori
della
presente
antologia
possono
essere
accomunati da un certo rifiuto del numerabile come schema,
dellassiomatica
come
momento teorico, della centralizzazione come elemento portante
di organizzazione, dello scontro
frontale con il sistema e del conseguente rifiuto della militarizzazione del movimento. Come suggeriscono Paolo Vignola e Sara
Baranzoni da micro variazioni impercettibili si possono generare
nel sociale macro perturbazioni
inimmaginabili, dunque innumerabili, de-computabili. Il caos, la
biforcazione, il disequilibrio, la
distruzione,
lincommensurabile possono essere considerati
come risorse, estensivit metamorfiche positive da perseguire.
Per approfondire lo spirito
del tempo dellAnti-Edipo (1972)

Lapo Berti, tra i protagonisti della vicenda moneta e capitale degli anni
Settanta, parla dellesaurimento delle
retoriche marxiste e della volont di
sapere che animavano il movimento rivoluzionario dellepoca. Edmund
Berger introduce il mondo urticante
dellunderground USA che entr
in connessione con le riflessioni di
Deleuze, Foucault, Guattari e Lyotard.
In tema di occupazioni e attraversamenti, se altri hanno occupato Wall
Street, qui pi modestamente sono
stati occupati alcuni frammenti della filosofia pi fantascientifica che
esista. Se questi frammenti sono
stati riletti non certo per rigirarli
allaccademia ma per restituirli nel
loro selvaggio sguardo ai quei ragazzi-gatto con artigli curvi e cavi
imbottiti di pasta di cianuro, ragazzi-serpenti, ragazzi che sputano
e ringhiano, corrono come gattini
feroci sferrando colpi con rasoi e
schegge di vetro (Burroughs, I ragazzi selvaggi, 1971).
Questa sorta di gang ribelle burroughsiana, i Ragazzi Selvaggi, si
costituisce, infatti, come una contaminazione oscena e una versione
fantascientifica anni Settanta dei
forti dellavvenire nietzscheani:
Intendiamo schiacciare la macchina poliziesca ovunque. Intendiamo distruggere la macchina
poliziesca e tutti i suoi registri.
Intendiamo distruggere ogni sistema verbale dogmatico. Il nucleo
familiare e tutte le sue appendici
cancerogene sotto forma di trib,
paesi, nazioni, saranno eliminati alla radice. Non vogliamo pi
sentire alcun linguaggio familiare, linguaggio materno, linguaggio paterno, linguaggio da sbirro,
linguaggio da prete, linguaggio di
campagna e nemmeno linguaggio di partito. Per dirla alla buona di cagate ne abbiamo sentite
2

abbastanza (Burroughs, I ragazzi selvaggi, 1971).


Per concludere, le traiettorie misteriose del libro Moneta, rivoluzione
e filosofia dellavvenire coinvolgono
profili diversi e nervosi come Friedrich
Nietzsche e James Chance, Velimir Chlebnikov e William Gibson, Bernard Stiegler e Pierre Klossowski, Ilya
Prigogine ed Ernst Mach, Karl Marx
e Williams Burroughs, Rosi Braidotti e Pussy Riot, Viveiros De Castro
e Michel Foucault. Il grande ed enigmatico Trystero degli ultimi 150 anni.
Si radunano entit irregolari al limite dellinnumerabile come Goldin e
Senneby, pantere moderne e forti
dellavvenire, comunit di singolarit e associazione dei 317, no wave e
cyberpunk, xenomonete e congiurati acefali, accelerazionisti medievali
e strateghi militari cinesi, cypherpunks e autonomi, neo-proletarizzati e ragazzi selvaggi, media tattici
come Radio Alice e Art Critical Ensemble, e infine riviste come Acphale e Semiotext(e).
Questa opera comprende autori
provenienti da differenti galassie,
da Lapo Berti a Paolo Vignola, da
Sara Baranzoni a Edmund Berger,
the Network Ensemble e Obsolete
Capitalism Sound System, per
concludere con il collettivo Obsolete Capitalism.
La composizione degli autori
e gli errori riscontrabili nel testo
sono attribuibili solamente a Obsolete Capitalism. A tutti quanti
vanno i nostri pi sentiti ringraziamenti.
Aprile 2016

obsolete capitalism

ii

I forti dellavvenire

Il frammento accelerazionista
di Friedrich Nietzsche
nellAnti-Edipo di Deleuze e Guattari

Ci sono frammenti di pensiero che,


ad onta del tempo trascorso dalla redazione dei manoscritti nei quali sono
stati vergati, acquisiscono allinizio
della loro notoriet una vita propria,
e balzano agli onori delle cronache
culturali e filosofiche per motivi imperscrutabili, se non quelli di racchiudere in se stessi, la gemma della
valutazione e lenigma dellinterpretazione.1 Tra i casi pi eclatanti, il
coriaceo Frammento sulle macchine
di Karl Marx, la cui notoriet e produttivit non teme cedimenti nemmeno ai giorni nostri.2
Eppure, un altro frammento si
sta conquistando, seppur pi faticosamente, uno spazio singolare
di rinomanza e di appassionata
ricerca di senso da parte di intellettuali, commentatori, filosofi e
militanti politici di tutto il mondo.
Si tratta di un frammento nel
frammento, molto pi oscuro
rispetto a quello marxiano, ma
altrettanto penetrante e proiettato nel futuro. Lo definiamo in questo brevissimo saggio
come il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche:
esso si trova incastonato in
una pagina cruciale dellAntiEdipo di Deleuze e Guattari.3
Com' noto, il riferimento
a Nietzsche nel celebre passo
5

accelerazionista di Deleuze e Guattari presente nell'Anti-Edipo4 decisivo nella chiosa finale del paragrafo
La macchina capitalistica civilizzata.5
Fino ad oggi, i vari commentatori che
si sono succeduti nel tempo sul passo
in questione, hanno in parte tralasciato e oscurato il preciso riferimento al
Groe Proze di Friedrich Nietzsche;
altri, invece, hanno accennato alla
provenienza del cupo riferimento
ad accelerare il processo, da parte di Deleuze e Guattari, citando
esplicitamente il libro di Nietzsche
La volont di potenza, non riferendosi per mai ad un preciso frammento, al contesto in cui inserito
e quali tematiche produttive sviluppa.
Le citazioni del passo originario di
Nietzsche provengono sempre dalla
letteratura secondaria e non vengono mai citate le fonti originarie
dell'opera nietzscheana (tranne
una fuggevole nota in Wikipedia, in
lingua inglese, nel lemma accelerationism, proveniente per dalla
letteratura secondaria)6, eccezion fatta per una breve menzione
generica della sola edizione anglosassone dei Posthumous Fragments di Nietzsche, da parte di
Matteo Pasquinelli, nel suo breve
post intitolato Code Surplus
Value and the Augmented Intellect.7
A nostro avviso, la chiosa finale di La macchina capitalistica
civilizzata, essendo controversa, non pu essere compresa
nel suo senso pi profondo se

non viene esplicitato il riferimento al


processo accelerativo di Nietzsche.
La precisa individuazione del frammento nietzscheano a cui fanno riferimento Deleuze e Guattari apre
cos alla definitiva decifrazione del
passaggio finale de La macchina capitalistica civilizzata che un filosofo
acuto, e fine commentatore deleuziano, come Christian Kerslake ritiene essere particolarmente ostico:
This [ passage ] has always been a
difficult passage to comprehend.8 Il
celebre passo di Deleuze e Guattari, vero e proprio punto cruciale per
i commentatori, soprattutto di area
accelerazionista, il seguente:
"Ma quale via rivoluzionaria, ce
n' forse una? Ritirarsi dal mercato mondiale, come consiglia Samir
Amin ai paesi del Terzo Mondo,
in un curioso rinnovamento della
soluzione economica fascista?
Oppure, andare in senso contrario? Cio andare ancor pi lontano
nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti,
i flussi non sono ancora abbastanza
deterritorializzati,
abbastanza decodificati, dal punto di vista di una teoria e di una
pratica dei flussi ad alto tenore
schizofrenico. Non ritirarsi dal
processo, ma andare pi lontano, accelerare il processo,
come diceva Nietzsche: in verit, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla."9

Le nostre ricerche hanno portato


ad individuare con precisione il frammento di Nietzsche citato da Deleuze
e Guattari nel passo sopra riportato.
Si tratta di un frammento presente in
due edizioni diverse delle opere postume di Friedrich Nietzsche. Il frammento si intitola I forti dell'avvenire
ed stato composto nell'autunno del
1887; nell'edizione del 1906 di La volont di potenza, curata da Gast 10 e
dalla sorella di Nietzsche11, viene attribuito al testo, in modo arbitrario,
il numero 89812; tale numero si riferisce esclusivamente ad una numerazione progressiva interna al solo
libro La volont di potenza.13 Questa
edizione del 1906 prevedeva 1.067
frammenti elencati senza un disegno
globale coerente e critico. Gli equivoci originati dallopera La volont di
potenza, sia in ambito filosofico che
politico, hanno causato polemiche
roventi a non finire e tutto ci
storia ben nota fin dalla prima met
del Novecento.14
Il frammento, con lidentico titolo
de I forti dell'avvenire, presente
nell'edizione delle Opere complete
di Friedrich Nietzsche, a cura di
Colli e Montinari.15 Il frammento
inserito nel Volume VIII, tomo
II, intitolato Frammenti postumi
1887-1888, ove sono presentati
in modo cronologico i 372 frammenti che, per i curatori, erano
compresi nell'edizione abortita da
Nietzsche stesso e da lui intitolata in modo provvisorio La volont
di potenza. Il frammento numerato come (105) 9 [153].16
Nel testo originale del frammento, Die Starken der Zukunft,
il verbo utilizzato da Nietzsche,
tratto dal mondo della fisica,
beschleunigen il cui significato letteralmente rendere
accelerato qualcosa procurandone un corso pi veloce. Nella
6

traduzione in inglese del 1967 di Walter


Kaufmann,17 la pi classica nel mondo
anglosassone, si scelto di tradurre
il verbo beschleunigen con il verbo
inglese hasten anzich accelerate, sebbene anche in questo idioma
il termine accelerate si riferisca
all'aumento intrinseco di velocit di
un processo, mentre il significato di
hasten prende in considerazione
la necessit, non solo fisica, di aumentare la velocit. Anche nella lingua italiana stato scelto il verbo
affrettare, anzich accelerare,
nelle due traduzioni classiche del
frammento nietzscheano: la trasposizione di Angelo Treves del 1927
per La volont di potenza e la resa
di Sossio Giametta del 1971 per i
Frammenti Postumi 1887-1888 per le
edizioni critiche di Nietzsche curate
da Colli e Montinari.
Un discorso a parte merita la
traduzione di Enzo Turolla che,
come vedremo pi avanti, nella sua
traduzione del frammento I forti
dellavvenire, segue con maggiore
rigore le ragioni di Klossowski,
utilizzando il verbo accelerare.18
A maggior ragione, notiamo la differenza tra i due vocaboli: laddove
accelerare denota il velocizzare
intrinseco e fisico di un evento o
di un fatto, affrettare indica la
prescrizione esterna di un aumento di velocit.
In verit, l'unico commentatore che ci pu essere utile nella comprensione sia del passo
di Nietzsche sia della citazione
nietzscheana di Deleuze e Guattari allinterno del passaggio finale di La macchina capitalistica
civilizzata presente nellAnti-Edipo Pierre Klossowski,19 nella
sua opera Nietzsche e il circolo
vizioso, testo assai amato da
Foucault e Deleuze, al quale in
esergo dedicato.20

L'utilit-fertilit di Klossowski duplice, sia per la natura esegetica del


testo Nietzsche e il circolo vizioso,
sia per le fruttificazioni operate dalle
traduzioni klossowskiane del testo
nietzscheano. Quest'ultimo aspetto
affatto importante ai nostri fini. Cerchiamo di precisarlo: non solo Klossowski stato un grande traduttore
nell'ambito della cultura francese, un
classico nell'editoria francofona
del '900, in quanto ha tradotto, dal
tedesco, opere di Walter Benjamin,
Ludwig Wittgenstein, Martin Heidegger (in particolare, nel 1971, il suo
Nietzsche); ma, soprattutto, Klossowski ha il merito di esser stato in
Francia, come traduttore dal tedesco, il miglior interprete di Nietzsche
gi con la magistrale resa di 'La gaia
scienza' nel 1954; poi, in particolare,
ha tradotto per le edizioni Gallimard
i Fragments posthumes - Autumn
1887- mars 1888 pubblicati nel 1976
a cura di Gilles Deleuze e Maurice
de Gandillac.21
Nel frattempo, il frammento Les
forts de l'avenir non ha dovuto attendere il 1976 per essere pubblicato nella traduzione di Klossowski,
in quanto inserito nell'edizione
originale di Nietzsche et le cercle
vicieux del 1969. Ed in questa
opera che, finalmente, troviamo il
verbo beschleunigen tradotto in
acclrer22; dunque, all'origine
dell'utilizzo del verbo accelerare di cui ci avvaliamo nell'esegesi
del frammento nietzscheano, poi
recuperata da Deleuze nellAnti-Edipo, c' il lavorio interpretativo di Klossowski.23
Nel finale di La macchina
capitalistica civilizzata quando
Deleuze e Guattari pongono le
fatidiche domande su quale via
rivoluzionaria intraprendere - e
queste domande sono alla base
della strategia di fondo dell'ac-

celerazionismo contemporaneo - essi


si rifanno al lavoro teorico e traduttivo
di Pierre Klossowski.24
Per quanto riguarda l'aspetto esegetico, Klossowski prende in esame
nel testo Nietzsche e il circolo vizioso
l'intero frammento I forti dell'avvenire, traendone le debite conseguenze; cio che il pensiero nietzscheano
del 1887 da inattuale divenuto
quasi cent'anni dopo di un'attualit
sconcertante, e che in ultima istanza il meccanismo dello sfruttamento
(sviluppato dalla scienza e dalleconomia)
scompone la sua struttura istituzionale in una serie di mezzi .25
Ci comporta due precisi risultati:
da una parte la societ non riesce pi
a modellare i propri membri come
strumenti dei propri fini, divenendo essa stessa strumento di un
meccanismo pi grande; dall'altra
parte si palesa un surplus di forze
che, eliminate dal meccanismo,
sono disponibili per la formazione
di un nuovo uomo, il forte dell'avvenire.
Per ottenere questo nuovo tipo
d'uomo, non bisogna allora contrastare questo Groe Proze irreversibile, ma semplicemente
bisogna favorire la sua accelerazione processuale, oppure non
resistere alla sua accelerazione
espansiva, inarrestabile, che parrebbe essere, ma non , contraria allobiettivo primario del forte
dellavvenire: la differenziazione.
Il livellamento, o detto altrimenti, l'omogeneizzazione sociale
nella sua veste perpetrata dalla
democratizzazione in fieri delle
societ industriali, precisamente la riduzione dell'uomo,
il suo rimpicciolimento.
E' contro, o a favore, di questa
legge inesorabile che agiranno
nel futuro i forti e i livellati,
in parti curiosamente e parados7

salmente rovesciate. Cos come, contro o a favore dell'inesorabile legge


della caduta tendenziale della legge di
profitto, che si combattono i capitalisti
e gli operai, in una controversa metastabilizzazione del futuro del profitto,
che l'altro grande tema del paragrafo
La macchina capitalistica civilizzata di
Deleuze e Guattari.26
Siamo arrivati ora alla fine di questo breve testo il cui unico scopo era
individuare con precisione a quale
fonte nietzschiana si erano rivolti
Deleuze e Guattari nel famoso passaggio del patto rivoluzionario
presente nellAnti-Edipo e fornire le
giuste coordinate bibliografiche del
frammento accelerazionista nel
dedalo immane dellopera completa
di Nietzsche.
Siamo
per
coscienti
di
essere solo allinizio - al primo gradino
- di un ben pi impegnativo compito:
la decifrazione completa del senso
pi profondo del capitolo La macchina capitalistica civilizzata e,
in particolare, del passaggio
accelerazionista
riguardante
la teoria e la pratica dei flussi
decodificati e deterritorializzati.27

I forti dell'avvenire
(Autunno 1887)

Ci che stato individuato qua e


l, in parte dalla necessit, in parte
dal caso, e cio le condizioni propizie
al prodursi di una specie pi forte:
quanto siamo ormai in grado di capire
e di volere consapevolmente: noi possiamo produrre le condizioni che consentono tale innalzamento.
Fino ad oggi, l'educazione aveva
come obiettivo esclusivo il bene della
societ: non gi il maggior bene possibile per il futuro, bens solo quello
per la societ esistente. Per essa si
cercavano solo degli "strumenti".
Ammesso che la ricchezza di forze
sia maggiore, si potrebbe concepire
una sottrazione di forze il cui scopo
fosse il bene non pi della societ,
ma del futuro, - questo sarebbe il
compito da porsi, una volta capito in
che senso la forma attuale della societ si trovi impegnata in una poderosa trasformazione che la condurr a non poter pi esistere per se
stessa, bens soltanto quale mezzo
in possesso di una razza pi forte.
La mediocrit crescente dell'essere umano appunto la forza che
ci induce a pensare all'addestramento di una razza pi forte, la
quale troverebbe il suo eccedente
proprio in ci che rende pi debole la specie gi mediocre (volont, responsabilit, sicurezza di
s, potersi fissare degli scopi).
I mezzi sarebbero quelli insegnati dalla storia: l'isolamento
mediante interessi di conservazione, all'inverso di quelli che oggi
formano la media: l'esercizio
dei valori invertiti; la distanza in
quanto pathos; la libera coscienza in tutto quanto oggi meno
stimato e pi biasimevole.
L'ugualizzazione dell'uomo
europeo attualmente il grande
8

processo irreversibile, e si dovrebbe


anche accelerarlo.
Da ci, la necessit di scavare una
fossa, di creare una distanza, una gerarchia, e non gi la necessit di rallentare il processo.
Questa specie ugualizzata, una volta che si sia realizzata, esiger una giustificazione: che appunto quella di
servire a una specie sovrana, la quale
si fonda su quella che l'ha preceduta
e solo perci pu innalzarsi al proprio compito. Non solo una razza di
padroni che si limitino a governare,
bens una razza che abbia la propria
sfera di vita, un eccedente di forza
per la bellezza, il coraggio, la cultura,
le maniere anche in quello che vi di
pi spirituale; una razza affermativa
che pu concedersi qualunque lusso abbastanza potente da non aver
bisogno n della tirannia dell'imperativo di virt, n della parsimonia,
n della pedanteria, al di l del bene
e del male: che formi una serra di
piante rare e singolari.28, 29, 30
Pubblicato per gentile concessione delleditore Adelphi.

1 Friedrich Nietzsche: Genealogia della


morale, Prefazione, p. 221
2 Karl Marx: Grundrisse, Frammento
sulle macchine, pubblicato in Italia, per la
prima volta, su Quaderni rossi, 4, 1964,
pp. 289-300 a cura di Raniero Panzieri,
traduzione del germanista Renato Solmi.
3 Gilles Deleuze - Flix Guattari: LAnti-Edipo il primo tomo di una diade formidabile che porta il titolo di Capitalismo
e schizofrenia. Il primo libro LAnti-Edipo uscito nel 1972; il secondo, uscito nel
1980, Mille Piani.
4 Gilles Deleuze - Flix Guattari: LAnti-Edipo - p. 272, edizione Einaudi paperbacks (Ed. originale fr. 1972; prima ed. italiana 1975; prima ed. inglese 1975)
5 Ibid: III Cap., 9 Paragrafo, pg. 251272
6 Si tratta del seguente riferimento:
Quoted in Strong, Tracy (1988). Friedrich
Nietzsche and the Politics of Transfiguration. Berkeley: University of California
Press. p. 211. Original in The Will to Power
898 (Ultimo accesso 18 Agosto 2015).
7 Matteo Pasquinelli: Code Surplus Value and the Augmented Intellect, post/late
night notes del 10 marzo 2014 presente
sul blog del filosofo al seguente indirizzo:
http://matteopasquinelli.com/code-surplus-value/ (ultimo accesso il 23 agosto
2015).
8 Christian Kerslake - Marxism and
Money in Deleuze and Guattaris Capitalism and Schizofrenia. http://www.
parrhesiajournal.org/parrhesia22/parrhesia22_kerslake.pdf La nostra interpre-

tazione del famoso passaggio di Deleuze


e Guattari disponibile nel saggio Moneta, rivoluzione e accelerazione nellAnti-Edipo costruito appunto sul dialogo
sotterraneo tra Nietzsche, Klossowski,
Deleuze-Guattari e Foucault. Il saggio
inserito nel libro Moneta, rivoluzione e filosofia dellavvenire volume collettivo a
cura di Obsolete Capitalism.
9 Gilles Deleuze - Flix Guattari: LAnti-Edipo - p. 272, edizione Einaudi paperbacks
10 Heinrich Kselitz (18541918) musicista, scrittore e amico di Friedrich
Nietzsche, il quale coni per lui lo pseudonimo di Peter Gast.
11 Elisabeth Frster-Nietzsche (1846
- 1935) sorella del filosofo, pi volte criticata dal fratello, da Gast e altri adepti
del circolo di Nietzsche. Anti-semita,
pro-ariana e nazista, la prima responsabile delle manipolazioni e della nazificazione delle opere di Nietzsche. Ai suoi
funerali, nel 1935, partecip Hitler e tutto
lo stato maggiore del partito nazional-socialista tedesco.

12 Nietzsche non attribu mai nessuna


numerazione progressiva ai frammenti,
nemmeno a quelli appartenenti ai manoscritti di La volont di potenza.
13 Si tratta di Der Wille zur Macht, la
seconda e pi completa edizione del 1906
a cura di Peter Gast e Elisabeth Frster-Nietzsche. La prima edizione del 1901
conteneva soltanto 483 frammenti e fu
curata da Gast/Kselitz, Ernst Horneffer
e August Horneffer, sempre sotto legida
della sorella di Nietzsche, Elisabeth.
14 Fin dagli anni Trenta del Novecento, in
Francia, uno sparuto nucleo di intellettuali, riunito attorno alla rivista Acphale
inizi a contrastare la nazificazione di
Nietzsche e lappropriazione dei temi filosofici da lui elaborati da parte delle fazioni politiche europee pi nazionaliste e
anti-semite. La rivista, uscita tra il 1936
e il 1939, fu fondata da Georges Bataille
e annover tra i pi stretti collaboratori
Pierre Klossowski.
15 Friedrich Nietzsche - Opere di Friedrich Nietzsche. Edizione italiana condotta sul testo critico stabilito da Giorgio
Colli e Mazzino Montinari. In Italia le Opere
di Nietzsche sono pubblicate da Adelphi,
a partire dal 1964; in Francia da Gallimard, a partire dal 1967; in Germania da
de Gruyter - Kritische Gesamtausgabe
Werke (KGW) - sempre a partire dal 1967.
Ledizione delle Opere Complete a cura di
Colli e Montinari ora disponibile in cinque
lingue: italiano, francese, tedesco, inglese
e giapponese. In Giappone il primo volume delle opere, a cura delleditore Hakusuisha, esce nel 1972. Nel 1995 escono i
primi volumi di The Complete Works of F.
Nietzsche based on the edition by G. Colli
and M. Montinari, presso la Stanford University Press, California, Usa.
16 La numerazione del frammento I forti
dellavvenire - 9 [ 153 ] (105) - nei volumi
delle Opere di Nietzsche curati da Colli e Montinari - non cambia nelle diverse
edizioni internazionali tedesca, francese,
etc.
17 Walter Kaufmann (1921 - 1980 ) - filosofo americano, studioso di Nietzsche,
traduttore di The Will to Power, Random
House, New York, 1967 (con R.J. Hollingdale).
18 Vedi nota 21. Qui ci limitiamo a sottolineare il cromatismo dei traduttori
francesi. Pierre Klossowski solo uno
tra i tanti traduttori dal tedesco di cui si
avvale leditore francese Gallimard per
le uvres philosophiques compltes di
Nietzsche. Allo stesso tempo Klossowski
un traduttore primus inter pares, autorevole sia per la sua biografia intellettuale
di grande conoscitore dei testi nietzschiani che risale agli anni Trenta, sia per
linterpretazione originale, nello spirito
del Nietzsche francese che si andava
imponendo in quegli anni, che influenzer

in modo sostanziale sia Deleuze che Foucault. Peccato che nelledizione italiana di
Nietzsche e il circolo vizioso i frammenti tradotti in origine da Klossowski, nel
1969, sono stati riportati, nelledizione
Adelphi del 2013, con le traduzioni di Giametta presenti nelledizione critica di Colli
e Montinari. Si persa in questo modo la
fragranza della traduzione inedita di
Turolla, che si rifece direttamente al gusto klossowskiano, nelledizione originale
Adelphi del 1981. La traduzione corretta in
accelerare, pur presente nelledizione
del 1981, si perde dunque nelledizione
2013, sostituita da affrettare.
19 Pierre Klossowski (1905-2001) intellettuale francese poliedrico fortemente influenzato dalle opere di Nietzsche. Grande
protagonista della cultura francese ed europea del 900 come traduttore, scrittore,
filosofo, pittore e, pi in generale, padre
intellettuale e spirituale di Deleuze e Foucault, i suoi discepoli prediletti.
20 Nietzsche e il circolo vizioso (Adelphi, 1981); edizione originale francese
Nietzsche et le cercle vicieux (Mercure de
France, 1969); solo nel 1997 il libro verr
tradotto in inglese da Daniel W. Smith
(Nietzsche and the Vicious Circle, The
University of Chicago Press/The Athlone
Press)
21 Klossowski tradusse in francese
due volumi per le edizioni Gallimard delle
Oeuvres philosophiques compltes di Friedrich Nietzsche: il primo volume in assoluto delle Opere, nel 1967, Le Gai Savoir:
Fragments posthumes, t 1881 - t 1882,
e il volume pubblicato nel 1976, Fragments
posthumes - Autumn 1887- mars 1888.
22 Enzo Turolla, il traduttore italiano
dellopera di Klossowski Nietzsche e il circolo vizioso, ha operato in modo corretto
mantenendo il senso della traduzione klossowskiana del frammento I forti dellavvenire, evitando quindi di recuperare la traduzione gi disponibile di Sossio Giametta,
pubblicata nel 1971. Questa sua intuizione
- che viene sviluppata in tutto lo sforzo
di traduzione dellopera e che in questo
breve testo supportiamo - gli fa rendere
in modo corretto lespressione francese
acclrer in accelerare, anzich in
affrettare come capitato nelle traduzioni precedenti di Treves e Giametta.
23 Ai fini di una maggiore chiarezza,
Klossowski non stato lunico traduttore
di Nietzsche a rendere in accelerare il
verbo tedesco beschleunigen: infatti,
gi il primo traduttore del testo di La volont di potenza in inglese, Anthony Ludovici (1910), traduceva con accelerate
lespressione tedesca in questione. Ai fini
del nostro studio: nellAnti-Edipo Deleuze
si rif di certo alla traduzione in lingua
francese di Klossowski del 1969, e non a
quella in lingua inglese del 1910, per tanti
versi lacunosa, di Ludovici.

24 E pur vero che Deleuze conosceva il


frammento I forti dellavvenire sin dagli
anni Cinquanta del 900, quando inizia lo
studio approfondito dei testi nietzscheani.
In particolare, la sua prima opera dedicata a Nietzsche, Nietzsche e la filosofia del
1962, si basa, per i frammenti postumi,
sulledizione francese di La Volont de Puissance, pubblicata in due volumi da Gallimard nel 1947-1948, dove era presente il
frammento accelerazionista. La Volont
de Puissance di Gallimard del 1947-1948,
basandosi per sul volume curato da Friedrich Wrzbach, ha una maggiore quantit di testi, rispetto alla seconda e pi
completa edizione del 1906 a cura di Gast
e Frster-Nietzsche, e non segue dunque
la stessa numerazione e ordine. E per
linterpretazione del frammento da parte
di Klossowski, che interesser Deleuze
nellAnti-Edipo.
25 Pierre Klossowski - Nietzsche e il
circolo vizioso, p. 245, ed. originale Adelphi, 1981.
26 Il testo completo del frammento,
grazie agli editori Adelphi e Bompiani,
presentato in appendice nelle tre traduzioni storiche pubblicate nel 1927, Angelo Treves, 1971, Sossio Giametta, e 1981,
Enzo Turolla.
27 Il saggio di cui si fa menzione Moneta, rivoluzione e accelerazione nellAnti-Edipo di Deleuze e Guattari (2016) inserito nel presente volume, a cura di Obsolete
Capitalism, Moneta, rivoluzione e filosofia
dellavvenire. Nietzsche e la politica accelerazionista di Deleuze, Foucault, Guattari, Klossowski (Obsolete Capitalism Free
Press, 2016)
28 Pierre Klossowski, Nietzsche e il circolo vizioso (Adelphi, 1981) Edizione originale francese Mercure de France, 1969.
Traduzione dal tedesco: Pierre Klossowski
(1969). Traduzione dal francese: Enzo Turolla (1981).
29 Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1887-1888, Volume VIII, tomo II delle
Opere di Friedrich Nietzsche, frammento 9 [153]. Edizione italiana condotta sul
testo critico stabilito da Giorgio Colli e
Mazzino Montinari.
30 La nota dell'editore (Adelphi), presente nell'edizione originale del 1981 di
'Nietzsche e il circolo vizioso' afferma
quanto segue: "La traduzione klossowskiana dei testi di Nietzsche legata in modo
indissolubile all'interpretazione che di quei
testi viene qui proposta. A tali traduzioni
ci siamo perci attenuti." Il frammento 'I
forti dell'avvenire' basato sul testo originale nietzscheano, tratto dai quaderni
manoscritti di Nietzsche.

10

sigla

Bibliografia in sigle

Titolo

Autori Edizione
anno

#a
#Accelerate
MacKay e Avanessian
Urbanomic
2014
ac
Lanticristo
Nietzsche Adelphi 1977
ae
LAnti-Edipo
Deleuze e Guattari
Einaudi paperbacks
1975
ae [e]
Anti-dipus
Deleuze e Guattari
University of
1983

Minnesota Press
aep
The Anti-dipus Papers Guattari Semiotext(e)
2006
c
Chaosophy
Guattari Semiotext(e)
2009
co
Conversazioni
Deleuze e Parnet
Ombre Corte
1998
csv
Code Surplus Value and
Pasquinelli
Blog personale
2014

The Augmented Intellect
cv
Circulus Vitiosus
Klossowski
Aut Aut #267268
1995
drf
Due regimi di folli e altri scritti Deleuze
Einaudi
2010
dm
Divenire molteplice
Deleuze
Ombre Corte
2002
fd
Follia e discorso
Foucault Feltrinelli 1996
gadc
Gli algoritmi del capitale
Pasquinelli
Ombre Corte
2014
ic
Il Capitale
Marx
Editori Riuniti
2006
id
Lisola deserta e altri scritti Deleuze
Einaudi
2007
ivnf
Introduzione alla vita non-fascista
Foucault Maldoror 2012
lat
Lettres et autres textes
Deleuze
Editions de Minuit
2015
lvs
Lezioni sulla volont di sapere Foucault
Feltrinelli
2015
md
Macchine desideranti
Deleuze e Guattari
Ombre Corte
2012
mmdg
Marxism and Money Kerslake Parrhesia
2015

in Deleuze and Guattaris

Capitalism and Schizofrenia
mp
Microfisica del potere Foucault Einaudi 1977
mv
La moneta vivente
Klossowski Mimesis 2008
n
Nietzsche
Deleuze SE
1997
nf
Nietzsche e la filosofia Deleuze Einaudi 1992
ncv [i]
Nietzsche e il circolo vizioso Klossowski Adelphi
1981
ncv [ii]
Nietzsche e il circolo vizioso Klossowski Adelphi
2013
nlm
Nietzsche in lingua minore
Riccio e Vaccaro
Mimesis
2000
o
Opere complete di F. Nietzsche
Colli e Montinari
Adelphi
19642014
pm
Il pensiero e il movimento Bergson
Bompiani 2000
pp
Pourparler
Deleuze Quodlibet
2000
sf
Simulacri e filosofia
Deleuze e Klossowski
Millepiani
1997
z
Cos parl Zarathustra Nietzsche Adelphi 2007
11

obsolete capitalism

iii

Moneta, rivoluzione
e accelerazione nellAnti-Edipo
di Deleuze e Guattari

Per questo mondo volete un nome?


Una soluzione per tutti i suoi enigmi?
Friedrich Nietzsche,
Frammento 38 (12) 1

c a pi t ol o i

Il locus classicus della politica


accelerazionista: lAnti-Edipo

Proseguiamo con questo saggio la


nostra ricerca su una delle fonti primarie dellaccelerazionismo: lintera
parte finale del paragrafo La macchina capitalistica civilizzata (AE,
271-72). Le letture simultanee del
saggio di Christian Kerslake Marxism and Money in Deleuze and Guattaris Capitalism and Schizofrenia2
(Parrhesia, n. 22, 2015) e delle note
di Matteo Pasquinelli Code Surplus
Value and the Augmented Intellect3
(M.P. blog, 2014) ci hanno segnalato
la persistenza di un nucleo di problemi riguardanti linterpretazione
di uno dei passi pi significativi e
cruciali dellAnti-Edipo di Deleuze e
Guattari. Il primo scopo del saggio sar dunque la ricerca del
significato pi profondo dellintero passo e il chiarimento della
sua oscillazione tra le due polarit di moneta e rivoluzione. Il
secondo scopo di questo saggio
13

la segnalazione di una conventio ad


excludendum nei confronti di Friedrich
Nietzsche da parte dellaccelerazionismo contemporaneo. Nel testo antologico fondativo dellaccelerazionismo, #Accelerate curato da Robin
Mackay e Armen Avanessian (Urbanomic, 2014), fin dalle prime pagine
notiamo un vuoto assordante, un silenzio rumoroso, una sanzione felpata nei confronti di Nietzsche. Nella
scelta dei testi anticipatori del contesto accelerazionista, molto accurata, troviamo Marx, Butler, Fedorov e Veblen (#A, 8-11), ma nemmeno
un testo dal Nietzsche post-Zarathustra, n dai Frammenti Postumi,
n dal cannoneggiamento gemello di Al di l del bene e del male
e di Genealogia della morale. Nella
cronologia (#A, 3) inserita come
memento significativo della progressione del pensiero sul tema
accelerazione e macchina, tra il
1858 del Marx del Frammento
sulle macchine e il 1970 di Firestone difetta proprio il 1887 del
frammento accelerazionista
di Nietzsche, I forti dell'avvenire.

Uno degli obiettivi del presente testo


la giusta collocazione di Nietzsche e
del suo pensiero allinterno dellaccelerazionismo e del pensiero di Deleuze
e Guattari, in particolare nellAnti-Edipo. Il filosofo di Rcken non ha forse
parlato, in modo essenziale, di macchina totale, di solidariet di tutte
le ruote, di accelerare il processo?
Si tratta, forse, di una peculiare difesa da parte degli estensori di #Accelerate, per non scorgere la tetraggine
strisciante
e
la
mostruosit
sinistra che ci si para innanzi alla societ moloch paventata
da Nietzsche? Matteo Pasquinelli
segnala in modo del tutto corretto lepilogo di La macchina capitalistica civilizzata - noto come il
passaggio della via rivoluzionaria oppure dellaccelerare il
processo - come il locus classicus dellaccelerazionismo per
lo spessore che gli interrogativi
di Deleuze e Guattari pongono;
ma le risposte a quelle domande non sono ancora state individuate, e dunque rimangono
sospese. Esse riguardano la

strategia delle lotte rivoluzionarie,


la vettorialit del capitalismo nichilista e le possibili vie duscita rispetto a una situazione politica, economica e sociale che segna la ruvida
e deludente figura del cul de sac. Riportiamo ora il testo oggetto della presente indagine:
L'integrazione del desiderio avviene
infatti a livello dei flussi, e dei flussi monetari, non a livello dell'ideologia. Quale soluzione allora? Quale
via rivoluzionaria? La psicanalisi
di scarso aiuto, nei suoi rapporti pi
intimi col danaro, essa che registra,
guardandosi bene dal riconoscerlo,
tutto un sistema di dipendenze economico-monetarie nel cuore del desiderio di ogni soggetto che tratta,
e che costituisce per suo conto una
gigantesca impresa di assorbimento
di plusvalore. Ma quale via rivoluzionaria, ce n' forse una? Ritirarsi
dal mercato mondiale come consiglia Samir Amin ai paesi del Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della soluzione economica
fascista? Oppure andare in senso
contrario? Cio andare ancora pi
lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti,
i flussi non sono ancora deterritorializzati, abbastanza decodificati,
dal punto di vista di una teoria e
di una pratica dei flussi ad alto
tenore schizofrenico. Non ritirarsi
dal processo, ma andare pi lontano, accelerare il processo,
come diceva Nietzsche: in verit,
su questo capitolo, non abbiamo
ancora visto nulla.
(AE, 271-72).

14

Il piano di consistenza
e le incognite insoddisfatte

Le incognite pertinenti a La macchina capitalistica civilizzata a cui


mancano le adeguate valorizzazioni si
possono dividere in maggiori e minori.
Si tratta, in ogni caso, di costruire un
congruo piano di consistenza, come
afferma Flix Guattari, dove tutto si
tiene, lordine molare e le macchine
molecolari (AEP, 399). A seguito
dellesatto reperimento del testo in
cui Nietzsche elabora la riflessione di
accelerare il processo anzich ritirarsi da esso, il frammento 9 [153]
dellautunno 1887 intitolato I forti
dellavvenire (O, volume VIII, tomo
2, pg. 78-79), possiamo analizzare
ed elaborare sotto una nuova luce
lintero passo del paragrafo finale di
La macchina capitalistica civilizzata.
Prima di passare alla costellazione
dei dilemmi, chiariamo il concetto
di problema filosofico al quale ci
riferiamo per determinare le risposte adeguate e che proponiamo
direttamente dallopera di Bergson
(PM, 43): Ma la verit che si tratta, in filosofia e anche altrove, di
trovare il problema e poi di porlo,
pi ancora di risolverlo. Un problema speculativo, infatti, risolto
nel momento in cui ben posto.
Con ci intendo dire che la soluzione esiste, bench possa restare
nascosta o, per cos dire, coperta:
non resta che scoprirla. Ma porre
il problema non semplicemente
scoprire, inventare. La scoperta si riferisce a ci che gi esiste,
attualmente o virtualmente;
dunque certa di giungere, presto
o tardi. Vediamo ora quali sono
i quesiti, grandi e piccoli, posti
dai filosofi Matteo Pasquinelli e Christian Kerslake al testo
di Deleuze e Guattari che sono
rimasti sul tappeto.

Quesito molare: il senso del passaggio accelerazionista nel suo complesso di difficile comprensione e i vari
commentatori che si sono succeduti
finora non hanno saputo dare risposte
soddisfacenti (Kerslake).
Quesiti molecolari:
1) Il problema delle note a margine nel testo di Deleuze e Guattari,
in riferimento al frammento accelerazionista di Nietzsche presente in La
macchina capitalistica civilizzata (AE,
272) e le buone ragioni per non citare
il sinistro frammento (Pasquinelli).
2) Leventuale citazione errata di Nietzsche da parte di Deleuze
e Guattari allinterno del passaggio
accelerazionista sulla via rivoluzionaria da intraprendere e sullaccelerare il processo (Pasquinelli).
3) Il senso sibillino dellultima
frase del paragrafo La macchina
capitalistica civilizzata: In verit su
questo capitolo non abbiamo ancora visto nulla. Questultima frase
destabilizza tutto il senso logico
del passo dal quale non deriva
nessuna inferenza logica apprezzabile e contribuisce fortemente a
costruire il blocco enigmatico che
tutto il passo pone (Kerslake).
4) Lambiguit nel vedere coniugati i flussi monetari del capitalismo, cio laccelerazione dei
processi di decodificazione e deterritorializzazione
macchinati
dal capitale, con il futuro della
rivoluzione. Quale rapporto, dunque, tra moneta e rivoluzione?
(Pasquinelli e Kerslake).
5) Qual il problema filosofico e politico urgente che si cela
dietro il senso nascosto del passaggio accelerazionista al quale
Deleuze e Guattari tentano di
rispondere in base alla teoria e
la prassi dei flussi decodificati e
deterritorializzati.

Tutte queste incognite molecolari


si condensano in una costellazione
omogenea di quesiti ai quali vogliamo
rispondere con cura, data limportanza dei problemi sollevati per la ricerca
contemporanea, sia nellambito politico-sociale che nellambito speculativo-filosofico.
I quattro punti dindividuazione
dellAnti-Edipo

Come
leggere
LAnti-Edipo?
Abbiamo individuato quattro caratteristiche salienti dellopera. La
prima caratteristica sulla quale abbiamo lavorato allinterno della nostra ricerca stata lipertestualit,
cio abbiamo considerato il testo di
Deleuze e Guattari come un ipertesto ante-litteram, e, in particolare,
ne abbiamo valutato larchitettura
intrinseca come un ipertesto impersonale. Tutti e due i volumi di Capitalismo e schizofrenia - LAnti-Edipo e Mille piani, in modi pi lucidi e
compiuti il secondo rispetto al primo - sono degli ipertesti che macchinano una complessit filosofica
tutta da decifrare, in quanto i nodi
che si presentano via via durante il
testo, sono spesso enucleati come
semplici passaggi, dei veri e
propri hyperlink, che riportano a
ulteriori problemi, quesiti e narrazioni, a testi e teorie presenti in
altri oggetti intellettuali che costituiscono in tal modo un vero e
proprio network di senso. Deleuze
stesso ha parlato dellAnti-Edipo come di un libro-flusso (ID,
278). Deleuze e Guattari, infatti,
non hanno mai preteso di fare un
libro del folle [ lo schizofrenico ]
ma un libro in cui si rinunciava a
sapere, o non cera pi bisogno
di sapere, chi parlasse esattamente, un curante, un assistito,
15

un malato presente, passato o futuro


(ID, 278). Ma era altrettanto importante che queste soggettivit cliniche,
veri e propri tag concettuali, parlassero intercambiabilmente in qualit di
malati o medici della civilt (ID, 278).
Altre tre caratteristiche sono determinanti per identificare, o per intersecare, questo libro-strano attrattore: la prima politica, la seconda
nietzscheana - cio valuta lopera
come un organon nietzscheano - la
terza stilistica, ovvero usufruisce
di quello stile del concetto che altri hanno definito potenza attraverso
lo stile.
LAnti-Edipo come libro
dinamite di filosofia politica

LAnti-Edipo stato, da cima a


fondo, un libro di filosofia politica
(PP, 224). Cos si esprime Deleuze
in una delle pi gratificanti interviste politiche di sempre, la conversazione con Antonio Negri in Futur
antrieur (n.1, primavera 1990).
LAnti-Edipo un libro dinamite,
come pochi nella storia della filosofia. Baciato nel suo apparire tra
fine febbraio e i primi giorni di marzo del 1972 da un successo eclatante: la prima edizione di 15.000
copie bruciata in tre giorni, una
seconda edizione ristampata in
fretta e furia, immediato riconoscimento nazionale degli autori,
successiva fama internazionale
come filosofi di riferimento della controcultura occidentale. A
Parigi il clima politico rovente:
il 26 febbraio 1972 ai cancelli della Renault il militante della
Gauche Proltarienne Pierre
Overney ucciso a freddo dalla
milizia padronale. Alle esequie
pubbliche del 4 marzo 1972, una
folla enorme di circa 200.000
16

persone, percorre Parigi urlando il proprio disprezzo per la violenza diffusa


contro le forze rivoluzionarie. Si tratta di una prova di forza del movimento
di protesta che scaturito dal Maggio 1968. LAnti-Edipo fa la sua comparsa tracotante in questa atmosfera
plumbea, elettrizzata, aggressiva. E
di nuovo Deleuze ha spiegare le ragioni dellimpatto del libro:
Se questo libro ha avuto unimportanza dopo il 68 in effetti perch
rompeva con i tentativi freudo-marxisti: non cercavamo di distribuire n
di conciliare i livelli, viceversa di mettere su uno stesso piano una produzione che fosse al tempo stesso sociale
e desiderante, secondo una logica dei
flussi. Il delirio operava nel reale, non
conoscevamo altro elemento che il
reale, limmaginario e il simbolico ci
sembravano categorie false. LAnti-Edipo era lunivocit del reale, una
sorta di spinozismo dellinconscio
(PP, 192). Scaturito da quel clima insurrezionale, LAnti-Edipo separato oggi dalla sua dimensione dimpatto sul Reale degli anni Settanta,
eppure si conserva per ci che essenzialmente : un libro-dinamite,
esattamente come lo sono lEtica
di Spinoza o Cos parl Zarathustra di Nietzsche. Sono opere che
spostano nel tempo la percezione
delloperabilit politica, cio ne
allargano i confini in una sorta di
delirio del pensiero che produce
effetti positivi per il singolo e per
la collettivit. Pi profondamente
lAnti-Edipo non solo il libro della Smisurata Liberazione, della
Grande Salute, della Linea di
Fuga del nomadismo, ma nel
nostro tempo, in modo pi essenziale, IL libro dellAvversario,
IL libro del Tradimento, IL libro
dellantikeimenos: un libro allaltezza della sfida che lancia. LAnti-Edipo unopera che aggre-

disce con vigore il presente che si getta


sul futuro, indicando con sfrontatezza
che la sola possibilit degli uomini
nel divenire rivoluzionario (PP, 225).
Indica una via anomica, per sfuggire
alla vergogna e allintollerabile, che si
tramuta in una gnosi laica e rivoluzionaria. Come vedremo pi avanti,
questo neo-gnosticismo sedizioso
unisce nella loro differenza i progetti filosofici di Deleuze, Guattari, Foucault e Klossowski con un impareggiabile filo rosso, pur in presenza di
un ventaglio di posizioni filosofiche
e politiche del tutto personali e non
riconducibili ad un unico e monolitico
nietzscheanesimo.
Il dualismo politico dellAnti-Edipo

LAnti-Edipo un oggetto politico irregolare che agisce e funziona


come memoria ritmata di un dualismo politico che ci pare opportuno definire. LAnti-Edipo il frutto
maturo del quadriennio infuocato
da che va dal 1968 al 1972, della
crisi della rivoluzione abortita
del Maggio 68 francese, del tradimento operato ai danni dei militanti e delle istanze rivoluzionarie da
parte di agenzie di controllo quali
istituzioni, partiti, sindacati. I due
autori dellAnti-Edipo giungono da
mondi diversi: Guattari proveniva
da alcune situazioni politiche e intellettuali molto definite: La voie
communiste e il sottobosco dei
gruppuscoli comunisti eterodossi che militavano politicamente
alla sinistra del PCF, il lavoro alla
clinica psichiatrica La Borde, i
seminari con Lacan e, infine, la
psicoterapia in proprio con pazienti schizofrenici; Deleuze, al
contrario, era leggero, non
aveva nessuna collocazione politica (PP, 23-25) se non la parte-

cipazione diretta allattivit del GIP, il


gruppo di pressione politica iniziato da
Foucault e Defert nel febbraio del 1971.
Vediamo a questo proposito cosa afferma Deleuze del GIP, in quanto semplice militante, al momento della pubblicazione dellAnti-Edipo: Dopo il 68
cerano molti gruppi, di natura alquanto diversa, ma tutti inevitabilmente
ristretti. Era il dopo 68. Sopravvivevano, avevano tutti una storia.
Foucault insisteva sul fatto che il 68
per lui non aveva avuto molta importanza. Aveva gia un passato di grande
filosofo, ma non si portava dietro un
passato da sessantottino. Senza dubbio e questo che gli ha aperto la possibilita di fare un tipo di gruppo tanto
nuovo. E questo gruppo gli ha fornito
una specie di uguaglianza con gli altri gruppi. Non si sarebbe fatto catturare dagli altri, mentre il GIP gli
ha permesso di conservare la propria indipendenza di fronte agli altri
gruppi come la Sinistra proletaria.
Cerano continue riunioni, scambi,
ma lui ha assolutamente mantenuto
lindipendenza totale del GIP. A mio
avviso, Foucault e stato il solo non
a sopravvivere a un passato, ma a
inventare qualcosa di nuovo, a tutti i livelli. Il GIP era molto preciso,
proprio come Foucault. E unimmagine di Foucault, uninvenzione
Foucault- Defert. E un caso in cui
la loro collaborazione si e rivelata
intima e fantastica. In Francia, era
la prima volta che si creava un
gruppo del genere, che non aveva
assolutamente niente in comune
con un partito (cerano dei partiti terribili, come la Sinistra proletaria), ne con uniniziativa (per
esempio, le iniziative per rinnovare la psichiatria). Si trattava
di fare un Gruppo informazione
prigione, che era evidentemente
qualcosa di diverso dallinformazione. Era una specie di pen17

siero-sperimentazione. Ce tutto un
aspetto per cui Foucault non ha smesso di considerare il processo del pensiero come una sperimentazione. E la
sua discendenza da Nietzsche. Non si
trattava affatto di sperimentare sulla prigione, ma di cogliere la prigione
come luogo in cui i prigionieri vivevano una certa esperienza che doveva
essere pensata anche dagli intellettuali, per come li concepiva Foucault.
Il GIP e bello quasi quanto un libro di
Foucault. Lho seguito con tutto me
stesso, perche ne ero affascinato
(DRF, 224-25). Se dunque lopera anti-edipica il frutto dellelaborazione
in presa diretta di due militanti
inseriti completamente allinterno
delle lotte anti-repressive degli anni
70, LAnti-Edipo, allo stesso tempo,
figlio politico di quarantanni di
sottosuolo, se possiamo parlare
come Dostoevskij.4 Quarantanni,
circa, sono gli anni che separano
LAnti-Edipo dalla rivista Acphale
di Bataille e Klossowski, i cui cinque
numeri sono usciti tra il 1936 e il
1939; ai nostri fini tale rivista ha
unimportanza cruciale in quanto
inaugura, per prima e nel pi completo isolamento intellettuale, una
lettura di Nietzsche anticonvenzionale, dissacrante, rivoluzionaria
e con un compito politico ben definito, seppure ambizioso e tempestoso allo stesso tempo: sottrarre Nietzsche e la sua filosofia
allabbraccio mortale dei fascismi europei degli anni '20 e '30. In
questi quarantanni di sottosuolo
la figura chiave che in Francia
funger da tedoforo tra lultima
leva di intellettuali nietzscheani,
Foucault e Deleuze, e la prima
leva di sediziosi radunati intorno alla rivista di Bataille, Acphale, sar Pierre Klossowski.
Afferma Deleuze in Pensiero
Nomade, il testo breve pi de-

cisivo tra quelli vergati da Deleuze su


Nietzsche, letto nel luglio 1972 in occasione del convegno su Nietzsche a
Cerisy-la-Salle:
"C' stato un momento in cui si
sentito il bisogno di dimostrare che
Nietzsche era stato sfruttato, deviato,
completamente deformato dai fascisti. E' questo che venne fatto nella rivista Acphale, con la partecipazione di
Jean Wahl, Bataille, Klossowski. Ma
oggi tutto ci non costituisce pi un
problema. Non sui testi che si deve
lottare. Non perch non si possa lottare sui testi, ma perch questa lotta
ormai inutile. Si tratta piuttosto di
trovare, di assegnare, di raggiungere
le forze esterne che danno a questa
o quella frase di Nietzsche un senso
liberatorio, un senso di esteriorit. E'
a proposito del metodo che si pone
il problema del carattere rivoluzionario di Nietzsche" (PN-NF, 316).
Ci ci introduce al lato pi sottovalutato e insondato del metodo Anti-Edipo come organon
nietzscheano.
LAnti-Edipo come organon
nietzscheano

Avvertiamo chiaramente che


non potremo pi scrivere dei libri
di filosofia alla vecchia maniera;
non interessano pi agli studenti
e nemmeno a chi li fa. Mi sembra
che tutti stiano cercando qualche
rinnovamento. Nietzsche aveva
trovato dei metodi straordinari,
ma non possiamo riprenderli, bisognerebbe essere scellerati per
scrivere I nutrimenti terrestri [
Gide, 1897 ] dopo Zarathustra
(ID, 174): cos risponde Deleuze
allintervistatore di Les lettres
franaises, Jean-Nol Vuarnet,
nel febbraio del 1968. Ci sono
tre cose che stupiscono nel-

la dichiarazione di Deleuze: la prima,


ovvia, che il forte desiderio di rinnovamento della letteratura e, in particolare, della filosofia era gi sentito
come impellente prima dello scoppio
del Maggio 68; la seconda di accomunare in questa mancanza dinteresse verso la vecchia maniera sia i
fruitori, sia gli estensori, marcando in
modo netto levidenza che un determinato formato di libro stava tramontando; la terza il riferimento a
Nietzsche come indizio e paradigma
dellautore che gi aveva rivoluzionato in proprio il libro filosofico allepoca di Zarathustra. Daltra parte, se
la pietra di paragone lo Zarathustra e la sua straordinaria modalit
espressiva, capiamo subito sia lambizione deleuziana, sia laltezza della sfida che, dal 68 in poi, si parava
dinnanzi ai giovani filosofi rizomatici
e agli sperimentatori di ogni ordine
e grado. La sfida che Deleuze intraprende dallestate del 1969 in poi,
grazie allincontro con Guattari,
di elaborare una forma libro che
leghi insieme il problema del rinnovamento formale e il continuum concettuale (ID, 175). In particolare, il continuum concettuale
pare ritagliato ex ante sulla figura
di Guattari; si veda come Deleuze
sostanzi la propria ricerca nellintervista prima richiamata (JeanNol Vuarnet, febbraio 1968):
La cosa importante : da dove
vengono i concetti? Che cos una
creazione di concetti? Un concetto non esiste meno dei personaggi. Credo che occorra un grande
dispendio di concetti, un eccesso
di concetti (ID, 175).
Rispetto al paradigma Zarathustra il Deleuze post-69 gioca allora una diversa carta
nietzscheana: la de-soggettivazione dellautore, grazie a un
intellettuale onnivoro suo co18

evo, Flix Guattari, che proviene da


una pragmatica complementare
agli interessi filosofici deleuziani, la
psichiatria, e da una prassi politica
opposta alla sua. Grazie al rialzo della
posta autoriale per un nuovo tipo di
libro (ID-PN, 323), Deleuze si spinge
in unarea sperimentale che nemmeno
Foucault seppe mai affrontare a tali
livelli. Se lintento di Deleuze era di
insegnare la filosofia contro la filosofia, facendo nostra una splendida definizione di Pierre Klossowski,
quale scelta migliore di un partner
autoriale, Guattari, che esprimeva
tutte le caratteristiche salienti prima
riassunte? Ma sentiamo come Klossowski spiega lapproccio di Deleuze
nel suo saggio Digressione a partire
da un ritratto apocrifo, comparso nel numero 49 di LArc (1972),
un numero monografico dedicato
alla filosofia di Deleuze e pubblicato immediatamente dopo luscita
in libreria dellAnti-Edipo: Ci che
Gilles Deleuze apporta e compie si
poteva realizzare nel contesto delle
ultime generazioni soltanto con una
ostinazione istintiva: introdurre
nellinsegnamento lininsegnabile.
() Senza dubbio Deleuze fu favorito anche dalle sue affinit con un
altro spirito esemplare, le cui esplorazioni liberarono delle zone comuni con le sue: Michel Foucault.
Ad entrambi in comune, sotto
ogni aspetto: la liquidazione del
principio didentit. () Per ci che
risulta da questa liquidazione del
principio di identit a tutti i livelli
della conoscenza, su tutti i piani
dellesistenza stessa che la filosofia fino ad allora circoscriveva - e
infine nellinsegnamento filosofico fondato tradizionalmente su
questo principio, Deleuze intraprende lavventura di insegnare
anche questo ininsegnabile. Al
punto di chiedersi: come si pu

insegnare la filosofia contro la filosofia?


Non per questo Nietzsche diventato
folle? (SF, 43).
Il concetto: la ripetizione
come potenza e lo stile
come movimento

Valutiamo ora, nellAnti-Edipo, il


metodo compositivo che permette al
concetto deleuziano di essere localizzabile in una mappa politica del
pensiero e di vedersi attribuire un
movimento e un tratto dalle qualit
cinematografiche: un raccordo pieno in cui allimmagine si sostituisce
limmagine del pensiero e al montaggio in studio subentra il montaggio filosofico. In unintervista del settembre 1988, Deleuze afferma che
concepisce la filosofia come una
logica delle molteplicit (). Creare
concetti significa costruire una regione del piano, aggiungere una regione alle precedenti, esplorare una
nuova regione, colmare la mancanza. Il concetto un composto, un
consolidamento di linee, di curve.
Se i concetti devono costantemente
rinnovarsi, appunto perch il piano di immanenza si costruisce per
regioni, ha una costruzione locale,
poco alla volta. Per questa ragione
i concetti agiscono a raffiche: in
Mille piani, ogni piano dovrebbe
essere una di queste raffiche. Ma
ci non vuol dire che non siano
oggetto di riprese e di sistematicit. Viceversa, c una ripetizione
come potenza del concetto: il
raccordo tra una regione e laltra. E tale raccordo una operazione indispensabile, perpetua,
il mondo come patchwork. La
vostra doppia impressione [degli
intervistatori: Raymond Bellour
e Franois Ewald] quindi esatta, c infatti un solo piano di im-

manenza ma concetti sempre locali. E


il costruttivismo che per me sostituisce
la riflessione (PP, 195-96).
Come noto, Deleuze non ha mai
cessato per tutta la vita di affermare
linstancabile dovere della filosofia:
inventare concetti. La filosofia consiste sempre nellinventare i concetti
(PP,181). Non solo, ma se la filosofia
possiede unattualit, uno spazio
dal quale pu far udire la propria voce,
ebbene quel luogo privilegiato del
pensiero la creazione del concetto,
il taglio effettuato per scolpire il
concetto nel paradosso.
La filosofia per sua natura creatrice o anche rivoluzionaria, in quanto
non smette di creare nuovi concetti.
La sola condizione che essi abbiano
una necessit, come pure unestraneit, cosa che hanno nella misura
in cui rispondono a problemi reali. Il
concetto ci che impedisce al pensiero di essere una semplice opinione, un parere, una discussione,
una chiacchiera. Ogni concetto un
paradosso, necessariamente (PP,
181).
Invenzione, ripetizione, potenza,
costruzione, esplorazione, consolidamento, creazione, taglio: questi
sono i fondamenti imprescindibili per plasmare il concetto come
fosse unopera darte. In breve: il
movimento plastico della produzione del concetto lo stile del
pensiero. Potenza ed eleganza
sono due elementi che mai sono
mancati nel concetto scolpito
dalla filosofia di Deleuze. Questa
dimensione a un tempo eroica
e artigianale della riflessione
deleuziana, senza cedere su nulla,
lo accomuna agli altri due grandi
pensatori materialisti, Spinoza e
Nietzsche. Sempre dallintervista del settembre 1988 per
Magazine littraire, Deleuze
afferma: I grandi filosofi sono
19

anche dei grandi stilisti. Lo stile in filosofia il movimento del concetto. Certo questo non esiste al di l delle frasi,
ma le frasi non hanno altro scopo che
di dargli vita, una vita indipendente. Lo
stile una messa in variazione della
lingua, una modulazione, una tensione
di tutto il linguaggio verso un fuori. In
filosofia come in un romanzo; ci si
deve chiedere che cosa sta per accadere?, che cos successo?. Solo
che i personaggi sono dei concetti,
e le ambientazioni, i paesaggi sono
degli spazi-tempo. Si scrive sempre
per dare la vita, per liberare la vita
l dove imprigionata, per tracciare
delle linee di fuga. Per questo occorre
che il linguaggio non sia un sistema
omogeneo, ma uno squilibrio, sempre eterogeneo: lo stile vi scava delle
differenze di potenziali tra cui pu
passare qualcosa, accadere qualcosa, pu balenare un lampo che scaturisce dal linguaggio stesso, e farci
vedere e pensare quello che restava
nellombra attorno alle parole, delle
entit di cui si sospettava appena
lesistenza (PP, 187). Questo frammento illuminante; spiega perch
certi passaggi come quello che ci
apprestiamo a commentare, sembrano particolarmente ostici e volutamente obliqui. Eppure Deleuze
pone la necessit prioritaria dello stile, anche aggressivo, anche
squilibrato, purch passi qualcosa, una scossa denergia, un
fiotto di pensiero, un balenio di
lampo. Un esempio lampante di
questo costruttivismo lo abbiamo nel celebre paragrafo della
Macchina capitalistica civilizzata, grazie ad un riuscito montaggio cinematografico la David
Lynch: un mostruoso strisciante.
Il testo del paragrafo parte con
una celebrazione delle assiomatiche marxiane, poi sincrina
sottilmente pagina dopo pagina,

e contraddice in maniera sempre pi


stridente i dogmi marxisti riguardanti
lanalisi del capitalismo civilizzato,
per terminare con il celebre passaggio accelerazionista dove si spalanca
labisso cospirazionista nietzscheano
che inghiotte lillusione di una via duscita marxista al livellamento della societ contemporanea. Un coup
de thtre espressionista, dalle tinte
fosche: enigmatico, illusorio e agghiacciante allo stesso tempo. I forti dellavvenire possono attendere,
come tutti gli eterni.
Guattari come carta selvaggia

Prima di tutto, non sono un nietzscheano (C, 290). Questa la risposta contrariata di Guattari allultima
domanda che proviene dal pubblico nel leggendario seminario The
Schizo-Culture Conferenze tenutosi
nel novembre del 1975 alla Columbia University di New York, presenti Foucault, Deleuze, Lyotard e
tutto il gotha della contro-cultura
newyorchese.5 Di certo, tra tutti i
filosofi analizzati in questo saggio,
Guattari il meno attratto dalla
figura di Nietzsche e dalla costellazione di pensiero a lui riferibile.
Guattari, infatti, appartiene a
una scuola di pensiero politico
che affonda le proprie profonde
radici nel comunismo libertario, refrattario alla centralizzazione bolscevica e allortodossia marxista. Deleuze, ne parla
in questi termini: Lesperienza
di Guattari passa attraverso il
trotzkismo, lentrismo, lopposizione di sinistra (la Voie communiste), il movimento del 22
marzo (ID, 251). Il movimentismo politico di Guattari lo porta,
nel corso degli anni 70, a essere
uno dei teorici di riferimento

dellala pi creativa e radicale di quella


vasta zona di militanza politica italiana
che va sotto il nome di Autonomia e,
nel corso degli anni 80, di sperimentare una forma di ecologismo radicale
e libertario che rompe, a sinistra, gli
schemi esausti e prevedibili dellimpegno politico rivoluzionario. Guattari gioca un ruolo decisivo, allinterno
del punto di vista nietzscheano che
andiamo delineando, perch comporta la rottura pi radicale, nel piano
compositivo dellAnti-Edipo, rispetto alla tradizione filosofica e politica
fino ad allora consacrata. Abbiamo
infatti visto, in precedenza, che le
caratteristiche salienti nietzscheane
dellAnti-Edipo provengono tutte
dallimpianto teorico cesellato con
maestria da Deleuze nellarco temporale che precede il 1972. Ora, grazie a Guattari, abbiamo lirruzione
di un punto di vista apertamente
comunista-libertario in un paesaggio filosofico dimpianto spinoziano-nietzscheano. Per certi versi,
questo punto di vista guattariano
egemonico rispetto alla leggerezza, prima richiamata, del punto
di vista politico di Deleuze. Il punto di vista e la pragmatica politico
rivoluzionaria, grezza, sferzante e
diretta, tipica dellAnti-Edipo, uscir dalla miscela esplosiva delleterodossia di Guattari e dellimpegno politico de-centralizzato
di Deleuze nel GIP di Foucault: il
punto dincontro sar la teorizzazione di un processo rivoluzionario acefalo eterarchico. Tutto
ci possibile grazie a una caratteristica peculiare di Nietzsche,
forse la qualit migliore della sua
riflessione: il costituirsi, in quanto metodo di opera e pensiero,
come grande societ anonima
da cui generare azioni e discorsi, per parlare come Derrida, o
come campo di esteriorit
20

occupabile, per dirla con Deleuze. In


Pensiero Nomade Deleuze afferma che
il metodo nietzscheano a rendere il
testo di Nietzsche, non pi qualcosa su
cui domandarsi fascista, borghese,
rivoluzionario in s?, ma un campo di
esteriorit in cui si fronteggiano forze
fasciste, forze borghesi e forze rivoluzionarie. E se il problema viene posto
cos, la risposta conforme al metodo sar necessariamente: scovate in
Nietzsche la forza rivoluzionaria (chi
il superuomo?). Si tratta sempre di un
richiamo a forze nuove, che vengono
dallesterno, attraversando e ritagliando il testo nietzscheano nel quadro
dellaforisma. E questo il controsenso legittimo: trattare laforisma
come un fenomeno in attesa di forze
nuove, che vengano a soggiogarlo,
o a farlo funzionare, o a mandarlo in
frantumi. () Su questo punto, hanno gi detto tutto Klossowski e Lyotard (PN-NF, 316-17). Prolunghiamo
allora lanalisi illuminante di Deleuze
mantenendo il triplice punto di vista offerto dal celebre passaggio
sulla via rivoluzionaria e sullaccelerare il processo, con il pensiero di Guattari, e con la riflessione
espressa dallasse Deleuze-Klossowski-Nietzsche. Per indicare
litinerario dellanalisi guattariana,
sempre intrecciata tra il Reale, la
pragmatica rivoluzionaria e i rizosferici nietzscheani, portiamo un
esempio da un plesso cardinale,
pregnante, del passaggio accelerazionista che stiamo valutando:
se per Nietzsche laccelerazione
del processo ascrivibile alla
cospirazione dei forti dellavvenire, intesi come unavanguardia
creativa e anti-produttiva, per
Deleuze e Klossowski i forti
dellavvenire sono traducibili in
una comunit di singolarit
che si sottrae individuo per individuo al vaglio regolatore, per

Guattari, pi cauto e a fatica, si tratta


di immaginare una piccola comunit
liberata che si mantenesse tale attraverso i flussi della societ repressiva,
come la somma degli individui di volta
in volta affrancati. Guattari, insomma, riesce sempre a torcere il pensiero rizosferico verso il Reale e, per
usare la sua terminologia, a piegarlo o
deviarlo verso un nuovo innesto della
macchina analitica e della macchina
desiderante sulla macchina rivoluzionaria. Ed sempre dalle coordinate
intrecciate di psicanalista e militante
comunista libertario che Guattari indaga e, dunque, analizza la libido come essenza di sessualit e
desiderio che investe e disinveste
i flussi di ogni natura che scorrono
nel campo sociale, che opera delle
rotture di questi flussi, dei blocchi,
delle fughe, delle ritenzioni. Senza
dubbio essa non opera in maniera
manifesta, alla maniera degli interessi obbiettivi della coscienza e
delle concatenazioni della causalit
storica; ma dispiega un desiderio
latente coestensivo al campo sociale, che comporta delle rotture di
causalit, delle emergenze di singolarit, dei punti di arresto come
di fuga (ID, 245). E questo preciso punto di vista che sar allopera
nel passaggio finale del paragrafo
La macchina capitalistica civilizzata che stiamo analizzando ed
esattamente da questo punto
nevralgico che partiamo per la
nostra analisi del passaggio accelerazionista di Deleuze e Guattari.

21

c a pi t ol o i i

Accelerazione del mattino:


la rivoluzione acefala.
Soluzione del problema
molecolare 1, 2 e 3

Ripensandoci
oggi,
mi
sembra
unevidenza che in anni recenti, con accentuazione brusca negli anni Settanta, i nomadi sono stati
innanzitutto immagine dei Buoni. Nomade era ci che sgusciava tra le
maglie di un maligno controllo. Nomade era ci che sfuggiva alla persecuzione dellUomo Nuovo, che poi era
- nel caso migliore - un secondino. Nel
caso pi frequente: un delatore.
Roberto Calasso,
Locchio assoluto (1993)
A Lenin, che affermava che il socialismo era il potere dei Soviet pi lelettrificazione, Kronstadt rispondeva:
il potere del Partito pi le esecuzioni.
Jean-Francois Lyotard,
Capitalismo energumeno (1972)

Sulle note mancanti

Nellunico testo scritto insieme


nel corso della loro vita, Introduzione generale alle Opere filosofiche complete di F. Nietzsche del
1967, Deleuze e Foucault espongono in modo magistrale i motivi
per cui ledizione critica di Colli e
Montinari delle Opere Complete
di Nietzsche decisiva. Il breve
saggio di Deleuze e Foucault un
fuori testo introduttivo alla prima
opera con cui leditore Gallimard
inaugura nel 1967 ledizione critica stabilita da Colli e Montinari:
si tratta della celebre traduzione
di Pierre Klossowski della Gaia
Scienza corroborata dai Fram22

menti postumi (1881-1882). Siamo nel


pieno del ritorno a Nietzsche degli
anni 60 ma, nonostante il rinnovato interesse, il problema di fondo degli studi su Nietzsche rimane il Nachlass da
tempo identificato, secondo Deleuze
e Foucault, con il progetto di un libro
che si sarebbe chiamato La volont di
potenza. Fino al momento in cui non
stato possibile, da parte dei ricercatori pi seri, accedere allinsieme
dei manoscritti di Nietzsche, sapevamo solo vagamente che La volont di
potenza non esisteva in quanto tale,
che non era un libro di Nietzsche, ma
che era frutto di un taglio arbitrario
operato nel lascito postumo in cui si
mischiavano annotazioni di tempi e
origini disparate (NLM, 27-8). Se il
libro fittizio si presentava come il
problema pi ingombrante da risolvere, rimaneva comunque da stabilire un criterio rigoroso e scientifico
che permettesse di stabilire una volta per tutte come ordinare lenorme
mole degli scritti postumi, dato che
linsieme dei quaderni manoscritti
rappresenta almeno il triplo dellopera pubblicata da Nietzsche in vita.
I frammenti postumi gi editi sono
molto meno numerosi di quelli
che attendono ancora la stampa
(NLM, 28). Lquipe di ricercatori
capitanata da Montinari che aveva
il compito di setacciare gli archivi di Weimar stabil con Colli e
leditore italiano Adelphi di pubblicare linsieme dei quaderni in
base allordine cronologico con
cui furono redatti da Nietzsche, e
in base ai periodi corrispondenti
ai libri pubblicati da Nietzsche.
Cosa comportava ci agli occhi
di Deleuze e Foucault fu subito
chiaro: Su tre punti essenziali la nostra lettura di Nietzsche
ne stata profondamente modificata. E possibile cogliere le
deformazioni dovute a Elisabeth

Nietzsche ed a Peter Gast, possibile


rilevare gli errori di data, gli sbagli di
lettura del testo, le numerose omissioni che concernevano sino ad oggi le
edizioni del Nachlass. Infine, e soprattutto, possibile venire a conoscenza
della massa degli inediti (NLM, 30).
Lattesa era dunque palpabile in quel
periodo degli anni 60: era finalmente
possibile acquisire unidea pi completa di come Nietzsche elaborasse nella
propria officina mentale i concetti,
trasformandoli, arricchendoli e deformandoli pi volte. Ancora pi preziosa, per, era la suggestione di poter
scoprire i molteplici significati celati allinterno della massa degli inediti. Questa premessa riguardante la
pubblicazione delle Opere complete
di Nietzsche, con la convocazione
dei curatori delledizione francese,
Deleuze e Foucault, necessaria per
spiegare larcano minore riguardante la mancanza delle note a pi di
pagine nel passaggio della Macchina
capitalistica civilizzata che stiamo
esaminando. Non si tratta assolutamente di una mancanza di attenzione da parte di Deleuze e Guattari, n di una negligenza delleditore,
n di una volont di mantenere
enigmatico tutto il senso del paragrafo, n di una questione di pudore citazionista in merito ad un
autore maledetto e poco raccomandabile in quanto reazionario. Come descritto nel nostro
saggio precedente, I forti dellavvenire. Il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nellAnti-Edipo di Guattari e Deleuze, il
frammento citato nel passaggio
finale de La macchina capitalistica civilizzata - il locus classicus
dellaccelerazionismo - numerato 9 [153] nelledizione critica
stabilita da Colli e Montinari.
Da questo preciso punto parte si espande la nostra ricerca.

Il crepuscolo del
Nietzsche impolitico

Com noto, Deleuze ha pubblicato


due monografie su Nietzsche: la prima, nel 1962, intitolata Nietzsche e la
filosofia, la seconda, nel 1965, dal semplice titolo Nietzsche. La prima opera
su Nietzsche (1962) inaugura il decennio doro del ritorno a Nietzsche,
culminato appunto con lAnti-Edipo
(1972) e il convegno di Cerisy-la-Salle
del luglio 1972 Nietzsche aujourdhui?. In Nietzsche e la filosofia,
lopera pi sistematica messa in cantiere da Deleuze riguardante la filosofia di Nietzsche, il filosofo parigino adotta la prospettiva dellultima
fase del pensiero di Nietzsche, dalla
rivelazione delleterno ritorno fino
allabisso della follia; ma gi nel 1962
diviene decisiva nel corpo centrale del libro lanalisi del testo incriminato, La volont di potenza, e
dei testi suoi coevi, Al di l del bene e
del male e Genealogia della morale:
si tratta dei capitoli II, III e IV intitolati rispettivamente Attivo e reattivo, La critica e Dal risentimento alla cattiva coscienza. Nel libro
del 1962 non appare per nessun
riferimento al celebre frammento accelerazionista di Nietzsche,
nonostante la ricchezza danalisi
incentrata su La volont di potenza, testo nel quale appare con
il n. 898, numerazione attribuita
proditoriamente dalla sorella di
Nietzsche e Peter Gast. Deleuze
utilizza per la propria monografia
del 1962 ledizione di La Volont de
Puissance edita nel 1947-1948 da
Gallimard in quattro volumi e curata da Genevive Bianquis. Dalle
note del curatore delledizione
italiana (NF, IX-X), Fabio Polidori, si evince che si tratta di
unopera in cui i testi postumi
di Nietzsche sono stati raccol23

ti tematicamente e ordinati in quattro


libri sulla base del volume curato da
Friedrich Wrzbach, Das Vermchtnis
Friedrich Nietzsches (Salzburg-Leipzig,
1940). La Volont de Puissance citata
da Deleuze ripropone quindi un ordine
completamente diverso, oltre che una
maggiore quantit di testi, rispetto
alla seconda e pi completa edizione
del famoso Der Wille zur Macht apparso nel 1906 a cura della sorella di
Nietzsche, Elisabeth (NF, IX-X). Nel
testo del 1965, Nietzsche, nonostante
la pletora di testi provenienti dal periodo post-Zarathustra, Deleuze non
tematizza di nuovo n accelerazioni, n forze del futuro, nonostante
il frammento accelerazionista del
1887, I forti dellavvenire, fosse gi presente nellantologia di
Wrzbach. Il tema accelerazionista presente nellAnti-Edipo rimane
dunque assente, come fosse un
corpo non rintracciabile dalle onde
radar dei testi deleuziani ante 1972;
tale irrintracciabilit permane anche nei testi, o parti dopera, che
riguardano lasse Deleuze-Klossowski-Nietzsche, in particolare
Differenza e ripetizione del 1968 e
Logica del senso del 1969. Il frammento accelerazionista diventa
per centrale nellanalisi di Pierre
Klossowski del 1969, nel suo
Nietzsche e il circolo vizioso, testo fondamentale della Nietzsche
Renaissance, dedicato in esergo a Gilles Deleuze e che fonda
un risolutivo asse Deleuze-Klossowski sulloccupazione sediziosa
del campo desteriorit Nietzsche.
Dobbiamo soffermarci sul testo klossowskiano perch qui
che nasce il motivo della mancata citazione del frammento
nelle note dellAnti-Edipo. Gilles
Deleuze, nellintervista concessa a Jean-Nol Vuarnet nel febbraio del 1968,6 afferma che il

proprio ruolo nelledizione francese


delle Opere complete di Nietzsche
molto piccolo. Prosegue dichiarando
che linteresse di questa edizione consiste nel pubblicare in ordine cronologico la massa dei frammenti postumi,
molti dei quali sono inediti, suddividendoli secondo i libri che Nietzsche stesso ha pubblicato. Cos La gaia scienza,
tradotta da Klossowski, comprende i
frammenti postumi del 1881-1882. Gli
autori di questa edizione sono, da una
parte Colli e Montinari, che hanno
stabilito i testi, e dallaltra i traduttori (lo stile e le tecniche di Nietzsche
pongono infatti grossi problemi di
traduzione). Il nostro ruolo [riferendosi al secondo responsabile
delledizione, Foucault] stato solo
di mettere insieme queste due parti
(ID, 167).
Il primo volume delle Opere di
Nietzsche, pubblicato nel 1967,
dunque tradotto da Pierre Klossowski. Deleuze e Foucault assegnano a Klossowski traduttore
un altro volume delle Opere complete di Nietzsche, i Fragments
posthumes - Autumn 1887 - mars
1888. Tale volume uscir solo nel
1976, quattro anni pi tardi rispetto allAnti-Edipo.7 Eppure il frammento accelerazionista I forti
dellavvenire presente gi nel
testo del 1969, Nietzsche e il circolo vizioso, cosi come nel testo
del 1976, i Fragments posthumes.
La soluzione molto semplice:
dato che Klossowski era il traduttore francese del testo comparso nelledizione italiana del 1971,
Frammenti postumi 1887-1888,
Colli e Montinari fornirono a
Klossowski i materiali grezzi, ancor prima della progressiva numerazione che contraddistinse
le edizioni da loro curate; per cui
Klossowski gi dal 1967/1968
era in possesso del materiale

postumo di Nietzsche a lui assegnato.


Da questo materiale grezzo ricav i
testi che compongono il suo Nietzsche
e il circolo vizioso, rifiutandosi in tal
modo di utilizzare i materiali postumi
nietzscheani appartenenti a edizioni
precedenti, con numerazioni fuorvianti e indicazioni superate dagli eventi.
Troviamo traccia di quanto affermiamo nella nuova edizione Adelphi (2013)
dellopera di Klossowski: Nietzsche
et le cercle vicieux, apparso nel 1969,
non forniva indicazioni sulla datazione e sulla collocazione delle citazioni
nietzscheane (per lo pi dai frammenti postumi). Klossowski, in qualit di
collaboratore delledizione francese
delle uvres philosophiques compltes di Nietzsche (Gallimard, Paris,
1967-) aveva potuto disporre, in parte, del testo dei frammenti stabilito
da Giorgio Colli e Mazzino Montinari
(NCV [ II ], 353). Come abbiamo dimostrato nel saggio precedente,8
Deleuze e Guattari hanno utilizzato
la frase accelerare il processo, e
tratto il senso del passo finale che
qui indaghiamo, dal frammento 9
[153] di Nietzsche, desumendolo
correttamente dal libro di Klossowski. Trattandosi di una citazione da un testo nietzscheano privo
di indicazioni sulla datazione e sulla collocazione, i due autori hanno
preferito lasciare senza indicazioni il passo, non potendo sapere
quale numerazione il frammento
avrebbe avuto e in quale preciso
volume delle edizioni Gallimard
sarebbe apparso. Teniamo presente il fatto che Deleuze stesso
era coinvolto in prima persona,
in quanto collaboratore iniziale
delledizione francese di Gallimard delle Opere complete di
Nietzsche e, nello specifico, responsabile con Maurice de Gandillac del volume dei frammenti
postumi 1887-1888 (Gallimard,
24

1976); sarebbe stato controprodu- po. E del tutto plausibile che gli studiocente per lui indicare edizioni e numer- si si domandino se non sono proprio gli
azioni arbitrarie.
stessi autori a citare in modo erroneo
Nietzsche, frutto forse di una lettura
poco accorta del testo nietzscheano o
Il sistema di dipendenza
di una parafrasi mal riuscita. Vediamo
delleconomia dal desiderio
ora di capire perch invece proprio
Nietzsche il convitato di pietra del
Entriamo ora nel cuore del celebre
passaggio accelerazionista e, non a
passaggio del paragrafo La macchitorto, di tutto lAnti-Edipo. Infatti, alle
na capitalistica civilizzata. Christian
spalle della citazione di Nietzsche, c
Kerslake nel suo intervento Marxism
tutto un mondo pronto a emergere.
and Money in Deleuze and Guattaris
Per meglio comprendere il ruolo di
Capitalism and Schizophrenia (2015)
Nietzsche in questo passaggio crudefinisce il passaggio acceleraziciale, procediamo con una lettura del
onista dellAnti-Edipo come diffitesto dettagliata, suddividendolo in
cile da comprendere. Il passaggio
parti.
certamente ostico, ma con una
lettura ipertestuale il senso del tesL'integrazione del desiderio avto destinato a risolversi. Tutto ci
viene infatti a livello dei flussi, e
che abbiamo attribuito in precedendei flussi monetari, non a livello
za come qualit dellAnti-Edipo - il
dell'ideologia. Quale soluzione almetodo nietzscheano, lipertestuallora? Quale via rivoluzionaria? La
it ante-litteram, il dualismo politipsicanalisi di scarso aiuto, nei
co, la ripetizione come potenza e lo
suoi rapporti pi intimi col danstile come movimento del concetaro, essa che registra, guardanto, il punto di vista privilegiato di un
dosi bene dal riconoscerlo, tutto
comunismo libertario e anti-totalun sistema di dipendenze ecoizzante - raggiunge il climax pernomico-monetarie nel cuore del
fetto in questo denso passaggio,
desiderio di ogni soggetto che
non solo cartografia classica del
tratta, e che costituisce per suo
movimento accelerazionista, ma
conto una gigantesca impresa di
nodo cruciale di tutta lopera anassorbimento di plusvalore. Ma
ti-edipica. Iniziamo ora a prendere
quale via rivoluzionaria, ce n'
in esame le inferenze derivanti
forse una? (AE, 272).
dal testo deleuziano-guattariSe il capitale attraverso le proano. Come tutti hanno notato,
prie assiomatiche immanente
tra testo, senso del passaggio e
alla societ, si chiedono i due auposizione politica degli autori non
tori, e il desiderio fluisce in tutti i
c coerenza logica. Il riferimento
pori del sociale, quale via rivoluza Nietzsche, complica ulteriorionaria percorribile se i due
mente il quadro. Qualcosa sfugflussi sono cos integrati? Per
ge, ma non si comprende bene
Deleuze e Guattari infatti lidecosa sfugga. Manca la corretologia non ha alcuna importanza:
ta inferenza, in punta di principio,
ci che conta non lideologia ()
poich ogni studioso e commenma lorganizzazione del potere
tatore conosce in modo chiaro le
poich, come vedremo pi avanposizioni politiche rivoluzionarie
ti, lideologia marxista assegna
dei due estensori dellAnti-Edial desiderio un posto gregario

allinterno della sovrastruttura, la quale


determinata a sua volta dalla struttura economica primaria; per gli autori
dellAnti-Edipo, al contrario, il desiderio gi integrato nei flussi decodificati
del capitalismo, soprattutto nei flussi monetari: il desiderio gi dentro
leconomico, il modo in cui la libido
investe leconomico, ossessiona leconomico e alimenta le forme politiche di
repressione (ID, 334). Se il desiderio
primario ed integrato nellorganizzazione del potere, quale soluzione
insurrezionale si para innanzi a noi?
Lo scenario claustrofobico che si
presenta dunque comprensibile:
insiste gi come fondamento, fin
dalla prima soglia, la possibilit che
non esista neppure una via rivoluzionaria - ce n forse una?. Dalla
frase antecedente sappiamo che la
psicanalisi non pu essere daiuto
poich gi recuperata dal sistema in quanto porzione dellantiproduzione che assorbe e realizza la
redditivit nomade prodotta a vari
livelli nel sistema e scivolante nei
gangli distribuiti nel corpo sociale.
In pi, la psicanalisi si messa in
proprio, cio ha creato un proprio circuito di assorbimento di
plusvalore costruendo un mercato dal nulla grazie al sapere prodotto dallindustria culturale e al
desiderio da essa indotto. Poi, in
maniera pi profonda, la psicanalisi non nemmeno in grado di
riconoscere il sistema di dipendenza delleconomico dal cuore
del desiderio di ogni soggetto che
tratta: come ci si potr fidare di
una tal scienza? Depennata la
psicanalisi di Freud, chi pu raccogliere il vessillo rivoluzionario?

25

Il ritiro del nazionalismo


di sinistra dal mercato mondiale

Ritirarsi dal mercato mondiale come


consiglia Samir Amin ai paesi del
Terzo Mondo, in un curioso rinnovamento della soluzione economica
fascista? Oppure andare in senso
contrario? Cio andare ancora pi
lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti,
i flussi non sono ancora deterritorializzati, abbastanza decodificati,
dal punto di vista di una teoria e di
una pratica dei flussi ad alto tenore
schizofrenico. (AE, 272)
Pu raccogliere il vessillo rivoluzionario la Sinistra rappresentata
da Samir Amin, cio una sinistra
terzomondista, non allineata, anti-capitalista, dominata dal paradigma economico dellautosufficienza?
Questa posizione dellisolamento nazionalista delleconomista
marxista franco-egiziano Samir
Amin, caratterizzata dal ritiro dal mercato mondiale, ricorda a Deleuze e Guattari un altro
nazionalismo economico, quello fascista degli anni 20 e 30
del Novecento. Unaltra opzione
rivoluzionaria dunque scartata,
anche se, val la pena sottolineare,
questa scelta del nazionalismo
di sinistra stata una soluzione
economica che ha conosciuto un
rapido successo internazionale
nel secondo 900 sullonda di una
veloce de-colonizzazione del cosiddetto Terzo Mondo. A questo punto, dopo aver scartato le
ipotesi precedenti, Deleuze e
Guattari pongono una domanda
paradossale: e se si prendesse
in esame di andare in senso
contrario? Questa domanda
causa un doppio effetto. Il pri-

mo effetto di tagliare fuori alcune


delle ipotesi classiche dellumanesimo rivoluzionario europeo. Lipotesi
marxista classica, ad esempio, si trova subito ad essere eliminata: i partiti tradizionali della sinistra europea,
comunisti, socialisti, socialdemocratici, non sono presi in considerazione
come legittima opzione rivoluzionaria. Per non parlare del sindacalismo
rivoluzionario, del riformismo radicale
e dello spontaneismo anarchico. Pure
le nuove formazioni politiche post-68
non vengono prese in esame, le cosiddette piccole chiese. Neppure
la lotta armata, dura e pura, insomma neppure lipotesi dello scontro
frontale nichilista con il sistema
perorato. La domanda Oppure andare in senso contrario? brucia tutto lOlimpo della sinistra europea,
vecchia e nuova. Ma allora qual il
campo che si apre andando in senso contrario allopzione rivoluzionaria della soluzione economica
marxista-nazionalista? Verrebbe
spontaneo pensare, per coerenza
logica, allesatto opposto del nazionalismo marxista. Ovvero lopzione rivoluzionaria planetaria, se si
accettasse lo stesso piano dimmanenza - lo stesso campo da gioco - del capitalismo globalizzato,
o per usare i termini di Deleuze e
Guattari, del capitalismo decodificato e deterritorializzato dei
flussi monetari. Domanda: esiste
gi una teoria marxista o rivoluzionaria che si apre a una dimensione planetaria antagonista al
capitalismo? Lunica possibile,
e storicamente riconosciuta,
quella dellinternazionalismo
proletario di Lev Trockij. Guattari ha avuto simpatie trotzkiste
negli anni 50; Deleuze non ne ha
mai subito il fascino. Lopzione di
rivoluzione permanente o della Quarta Internazionale sem-

pre rimasta marginale nello scenario


comunista continentale, e gli stessi
Deleuze e Guattari sono refrattari a
qualsiasi nostalgia sovietica, seppur
riveduta e corretta. Vediamo cosa afferma Guattari in proposito:
Ma nessuna tendenza rivoluzionaria ha saputo o voluto farsi carico del
bisogno di unorganizzazione sovietica che avrebbe potuto permettere
alle masse di assumere realmente
la responsabilit dei loro interessi e
del loro desiderio. Sono state messe
in circolazione delle macchine, chiamate organizzazioni politiche, che
funzionano sul modello elaborato da
Dimitrov al VII congresso dellInternazionale - alternanza di fronti popolari e di ritirate settarie - e che arrivano sempre allo stesso risultato
repressivo. () Per la loro stessa assiomatica, queste macchine di massa si rifiutano di liberare lenergia
rivoluzionaria. E una politica subdola paragonabile a quella del Presidente della Repubblica o dei preti,
ma con la bandiera rossa in mano
(ID, 341-42). Quali chance pu mai
avere un turbo-trotzkismo nei confronti della macchina capitalistica
civilizzata? Poi, sul versante politico rivoluzionario, Bronstejn non
si macchiato della repressione
sanguinosa di Kronstadt e di altre
efferatezze? Se azzeriamo il dato
politico e prendiamo in esame il
lato economico espresso dallandare in senso contrario, pu esistere una forza o una teoria economica alternativa al capitalismo
che abbia la stessa tensione
planetaria e la stessa volont di
potenza? N la teoria neo-marxista di Suzanne de Brunhoff, n
la teoria quantistica dei flussi di
Bernard Schmitt - cio le due riflessioni economiche analizzate
nel paragrafo della Macchina
capitalistica civilizzata - hanno
26

questa forza e questa sistematicit;


n la possiedono altre teorie come, ad
esempio, quella riformista keynesiana.
Dallindagine esperita sulle ipotetiche opzioni rivoluzionarie ricaviamo
dallAnti-Edipo che nessuna risposta
convincente allorizzonte della macchina analitica. Se dunque togliamo
dal novero delle possibilit rivoluzionarie queste opzioni storiche quale
rimane il senso contrario alla soluzione economica nazionalista marxista? Qui si apre il fondo speculativo
del senso pi profondo del passaggio
accelerazionista, ovvero il secondo effetto della domanda dellandare in senso contrario. Parrebbe
a questo punto che, a costo di essere fraintesi, Deleuze e Guattari
facciano balenare lidea di affiancare, da parte delle forze rivoluzionarie, leconomia di mercato nel
movimento della decodificazione
e della deterritorializzazione. A
quale scopo, si sono chiesti tutti gli
studiosi e, in particolare, gli accelerazionisti? Che cosa possono condividere le forze della rivoluzione,
antagoniste alleconomia di mercato, con le forze del capitale?
Quale strana alleanza si profilerebbe se si passasse in modo
perentorio dal ritiro dal mercato
mondiale alla coalizione pro-liberismo scatenato? Poi, che cosa
sarebbe questa strana teoria e
pratica dei flussi ad alto tenore
schizofrenico che dovrebbe liberare ulteriormente le flussioni
del mercato?
E quali flussi liberare in particolare? Deleuze e Guattari,
intendevano veramente questo
esito compromissorio al proprio
interrogarsi sulla rivoluzione del
futuro?

Acceleriamo il processo:
dromocrazie a confronto

Non ritirarsi dal processo, ma


andare pi lontano, accelerare il
processo, come diceva Nietzsche: in
verit, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla. (AE, 272)
La conclusione del passaggio sopra riportata , dunque, quanto di
pi enigmatico espresso nelle opere
di Deleuze e Guattari: contribuisce a
rendere ancora pi misterioso il senso completo del passaggio e dunque
dellintero paragrafo, se non dellopera intera. Da questo passaggio finale decisivo proponiamo alcune
considerazioni.
Prima considerazione: se assumiamo come base di partenza logica ci
che abbiamo scritto nel paragrafo
precedente, dobbiamo ritenere che
Deleuze e Guattari stiano proponendo una scelta di campo che, a prima
vista, pu sembrare platealmente
pro-mercato. Allo stesso tempo
questa opzione risulta essere del
tutto contraddittoria, in quanto
sembra superare lopzione precedente, relativa a una dimensione
rivoluzionaria planetaria anti-capitale, che si proietta oltre il localismo, cio oltre quella dimensione
che Srnicek e Williams chiamano
folk politics. Non solo si dovrebbe
andare in senso contrario rispetto alleconomia marxista-nazionalista e rispetto alle idealit rivoluzionarie che anelano il
rovesciamento dei poteri costituiti, ma, non ritirandosi dal processo mercantile, ci si dovrebbe
addirittura unire a queste forze
anomiche
turbo-capitaliste
nellesasperare e accelerare
tutte quelle tendenze pericolose
che muovono la decodificazione
e la deterritorializzazione nella

societ. A quale scopo? Se si suppone


che Deleuze e Guattari non siano agenti subdoli e infiltrati dal nemico, sorge
il dubbio che questa unit dintenti con
le forze pi estreme delleconomia di
mercato sia in vista di unutilit futura.
Quale sarebbe questa utilit? Come si
realizzerebbe? Con quali mezzi? Attraverso quali scelte? E, posto che la
battaglia volga a favore delle forze
decodificanti e deterritorializzanti ribelli, chi ci garantisce che, una volta
spazzati via i nemici di ieri, gli alleati
di oggi non si rivolgano in futuro contro di noi, e annichiliscano le forze
rivoluzionarie decodificanti, cos
come successe, ad esempio, nella
rivoluzione bolscevica del 1917? Vi
sono stati esempi di forze insurrezionali e di intellettuali rivoluzionari
che hanno agito in passato a favore
della repressione, o di una decodificazione favorevole alle forze di
mercato: era una tattica precisa facente parte di una strategia superiore il cui scopo era ottenere un beneficio futuro contro una gregariet
maggiore immediata e un arretramento istantaneo. In questi casi il
determinismo ideologico prevedeva che attraverso fasi sempre pi
critiche e surdeterminate il capitalismo sarebbe crollato grazie alle
contraddizioni insanabili che portava in grembo.9 Potremmo citare
i celebri esempi di Bertold Brecht
e Karl Marx, rispettivamente in
Linea di condotta e Discorso sul
libero scambio.10 In questo senso
di sostituzione strumentale tra
male immediato e bene futuro, la
frase non abbiamo ancora visto
nulla, suona alquanto sinistra in
quanto lascerebbe presupporre
che pi sar bestiale e violenta
la repressione e la gregarizzazione sociale, pi veloce sar la
presa di coscienza della propria
schiavit da parte dei singoli e
27

della collettivit, avvicinando a tappe


forzate il momento dellesplosione del
bene, ovvero il momento fondativo
della rivoluzione.
Seconda considerazione: ma che tipo
di forza la forza accelerata rivoluzionaria? Questa domanda appare legittima se assumiamo che landare
in senso opposto al protezionismo
rossobruno crea una prospettiva comune tra forze che si richiamano a
una potenza attiva dellagire distruttivo dei codici e degli Stati. Dato che
la caratteristica saliente di queste
forze attive deregolatrici la velocit, anche nel suo processo cinetico
di accelerazione, possiamo chiamare
queste forze, dromocratiche. Lo scenario che si apre allora composto
da potenze che stanno, dunque
proteggono, e che si dispongono
contro forze che accelerano, dunque decodificano, e divengono altro
dal loro stato iniziale. Se la societ
delleconomia di mercato tradizionale, trincerata dietro ai propri codici - e che dunque sta - dovesse
soccombere alla dromocrazia insita nel capitale e nello sviluppo tecnologico, allora la societ stessa
sarebbe destinata a diventare una
societ dominata dal turbocapitalismo monoscopico: uninfinita
accumulazione allinterno di uno
scenario di singolarismo tecnologico. Allo stesso modo, se le forze
rivoluzionarie tradizionali che
stanno, e che operano a favore
di un contenimento sia delle forze
dromocratiche del mercato, sia
della tradizionale societ codificata, dovessero venire sovraperformate dalle forze dromocratiche che si nascondono al
proprio interno, cosa potrebbe
mai diventare la rivoluzione?
Una potenza desiderante giunta a una tale accelerazione che
fa esplodere la societ (ID, 337)

come afferma Guattari? Possiamo


anche solo concepire o pensare una
rivoluzione dromocratica macchinica?
Terza considerazione: Le forze livellatrici dellhomo democraticus
paiono essere giunte al termine di
quel percorso illuminista che ha reso i
buoni occidentali, prima progressivi
accelerazionisti, poi scialbi catecontici. Che il formarsi, ancora confuso, di una comunit dromocratica
sia il precoce annuncio di un ritorno
della Grande Politica annunciata da
Nietzsche?
Liberazione di tutte le
maschere. Nietzsche galore!

Per sciogliere gli enigmi molecolari


n. 2 (errata citazione di Nietzsche)
e n. 3 (il senso del non aver ancora
visto nulla) manca ancora la nozione di flusso e il chiarimento del
rapporto tra desiderio, libido e inconscio. Per flusso Deleuze e
Guattari intendono processo: Il
processo ci che noi chiamiamo
flusso. Ancora una volta il flusso
una nozione di cui abbiamo bisogno
in quanto nozione qualunque, non
qualificata. Potrebbe essere un
flusso di parole, di idee, di merda,
di denaro, potrebbe essere un meccanismo finanziario o una macchina schizofrenica: supera qualsiasi
dualit (ID, 278); per quanto concerne il rapporto tra linconscio,
la libido e il desiderio, Deleuze
cos ne descrive la genesi: Guattari ebbe assai presto lidea che
linconscio si rapporta direttamente a tutto un campo sociale,
economico e politico, piuttosto che alle coordinate mitiche e
familiari invocate tradizionalmente dalla psicoanalisi. Si tratta della libido in quanto tale,
come essenza di desiderio e di

sessualit: la libido investe e disinveste


i flussi di ogni natura che scorrono nel
campo sociale, che opera delle rotture
di questi flussi, dei blocchi, delle fughe,
delle ritenzioni. Senza dubbio essa
non opera in maniera manifesta, alla
maniera degli interessi obbiettivi della
coscienza e delle concatenazioni della
causalit storica; ma dispiega un desiderio latente coestensivo al campo
sociale, che comporta delle rotture
di causalit, delle emergenze di singolarit, dei punti di arresto come di
fuga (ID, 245). Vediamo ora di analizzare luso necessario di Nietzsche
adversus il Marxismo e il Freudismo
nel cuore del passaggio accelerazionista. Deleuze gioca consapevolmente Nietzsche contro Marx e
Freud. Si tratta di una chiara scelta
politica: non si tratta di un errore,
ma di una scelta consapevole. Vediamo di spiegarne i motivi. Per
Deleuze il capitalismo si basa su
una decodificazione generalizzata dei flussi, ma ci che pi importa lorganizzazione del potere: ma che cos per Deleuze
lorganizzazione del potere?
E lunit del desiderio e dellin-

28

frastruttura economica (ID, 335); qui


si esplicita la critica fondamentale al
marxismo ortodosso, alle sue pretese
ideologiche di mettere i fenomeni di
desiderio nella sovrastruttura. Non
solo, ma la critica di Deleuze e Guattari coinvolge anche il maggiore strumento che il movimento comunista si
storicamente dato per raggiungere
i propri scopi, il partito. Per i due filosofi parigini il Partito Comunista non
che unorganizzazione di potere,
anzi, la considerano la nuova organizzazione del potere repressivo (ID,
335): per questo motivo ne rifiutano il ruolo davanguardia di sintesi
esterna che il Partito si ritagliato fin dai tempi di Lenin (ID, 339 e
342). Siamo quindi in presenza di un
doppio rifiuto da parte di Deleuze
e Guattari: il primo il rifiuto della classica bipartizione di Marx di
struttura e sovrastruttura, vale
a dire il rifiuto del materialismo
storico in cui primaria la struttura economica, espressione dei
rapporti di produzione; il secondo il rifiuto della teoria leninista
del Partito come guida del proletariato e coscienza politica di

classe cio il rifiuto di una macchina


analitica esterna alla classe operaia e
al processo rivoluzionario. E a questo
punto che nel passaggio accelerazionista si fa avanti Nietzsche, la persona
concettuale di Nietzsche. Perch
convocato in un paragrafo che, a ragion di logica, non lo dovrebbe riguardare, se non marginalmente? Perch
Nietzsche il maestro riconosciuto
della disgregazione generalizzata dei
codici e per Deleuze e Guattari la teoria generalizzata dei flussi schizofrenici deve sostituirsi alla vetusta
teoria marxista-leninista quale teoria necessaria per analizzare il capitalismo, soggetto reale che si basa
sulla decodificazione generalizzata di tutti i flussi. Per Deleuze e
Guattari, ammesso e concesso che
Marx, Freud e Nietzsche siano i padri - la trinit ringhia Deleuze - del
pensiero occidentale contemporaneo, la chiusura verso i primi due
padri netta: Da parte nostra,
non desideriamo partecipare a
nessun tentativo che sinscriva in
una prospettiva freudo-marxista.
Per due ragioni. La prima che,
in definitiva, un tentativo freu-

do-marxista procede generalmente


da un ritorno alle origini, cio ai testi
sacri, testi sacri di Freud, testi sacri di
Marx. Il nostro punto di partenza deve
essere del tutto diverso: non rivolgersi a testi sacri pi o meno da interpretare, ma rivolgersi alla situazione qual
, situazione dellapparato burocratico
nel marxismo, e dellapparato burocratico nella psicoanalisi, tentativo di
sovvertire tali apparati. () La seconda ragione che ci distingue da ogni
tentativo freudo-marxista che simili
tentativi si propongono soprattutto di
riconciliare due economie: economia
politica ed economia libidinale o desiderante. () Il nostro punto di vista
che non c che una sola economia,
e che il problema di una vera analisi
anti-psicoanalitica [ un termine sostitutivo di schizoanalisi che Deleuze
e Guattari adottano dopo lAnti-Edipo ] di mostrare come il desiderio
inconscio investa le forme di questa economia. E la stessa economia
che economia politica ed economia desiderante (ID, 351). Nel convegno di Cerisy-la-Salle del luglio
1972, Nietzsche aujourdhui?,
successivo di qualche mese alluscita nelle librerie dellAnti-Edipo,
Deleuze esprime nel suo intervento, intitolato Pensiero Nomade,
un concetto fondamentale ai fini
della nostra ricerca. Si tratta di
un testo magnifico, giustamente
celebre, seppur breve: in questo saggio Deleuze afferma che
di fronte al modo in cui le nostre societ si decodificano, i cui
codici fuggono da tutte le parti,
Nietzsche colui il quale non cerca di operare una ricodificazione
(ID, 321). Sempre nel testo di
Pensiero nomade, Deleuze offre
la spiegazione cruciale della propria scelta di campo nietzscheana: Ora, se si considera non la
lettera di Marx e Freud, ma il
29

divenire del marxismo o il divenire del


freudismo, si pu vedere come si siano
lanciati paradossalmente in una specie
di tentativo di ricodificazione: ricodificazione mediante lo stato nel caso del
marxismo (siete malati a causa dello
stato, e guarirete grazie allo stato,
non sar lo stesso stato) - ricodificazione mediante la famiglia (essere
malati di famiglia e guarire grazie
alla famiglia, non la stessa famiglia).
E questo fa s che, allorizzonte della
nostra cultura, il marxismo e la psicoanalisi siano davvero le due burocrazie fondamentali, luna pubblica e
laltra privata, il cui fine di operare
alla meno peggio una ricodificazione
di ci che allorizzonte non cessa di
decodificarsi. Per quanto riguarda
Nietzsche, al contrario, le cose non
stanno affatto cos. Il suo problema
altrove. Attraverso tutti i codici, del
presente, del passato e del futuro,
si tratta nel suo caso di far passare
qualcosa che non si lascia e non si
lascer codificare (ID, 320). Questo qualcosa che deve passare ma
che non si lascia codificare sono le
intensit dellinconscio prodotte
dalle pulsioni primarie dei singoli
individui. E questo il Nietzsche che
si presenta al rendez-vous con il
passaggio riguardante quale via
rivoluzionaria decodificata intraprendere. Allappuntamento con
laccelerazione del processo,
sotto i baffi, il suo sorriso inizia a
brillare.
Codebreakers

I tre padri convocati al cospetto dellistanza rivoluzionaria


- Marx, Freud e Nietzsche - hanno rivelato i rispettivi approcci riguardo ai codici. Ricordiamo che per Deleuze i principali
codici sono le leggi, i contratti,

le istituzioni (NF-PN, 313). I tre padri


convocati hanno dunque espresso le
loro posizioni, i loro ritornelli: Freud
e Marx, a causa delle loro scuole,
rimangono incatenati dentro ai codici, anche se rinnovati - nuovo Stato,
nuova famiglia e nuovi rapporti di produzione. Nietzsche rimasto fuori dai
codici, anzi lunico codebreaker
della filosofia, in quanto anti-filosofo
che ripudia leggi, contratti, istituzioni. Nietzsche, per Deleuze, ha reso
il pensiero una macchina da guerra, una potenza nomade (NF-PN,
322). Questa lettura deleuziana degli
effetti della filosofia nietzscheana,
ne disegnano la rottura totale nei
confronti di tutto il pensiero politico e filosofico e, allo stesso tempo, trasportano tale rottura dentro
allo scenario rivoluzionario decodificante: una zattera della Medusa?
Grazie a questo posizionamento
nietzscheano, nel paesaggio della
Macchina capitalistica civilizzata si
vengono a precisare tre differenti opzioni di azioni decodificatrici.
La prima, definibile come schizofrenia del Capitale, analizzata nei
minimi dettagli nellAnti-Edipo ed
proposta dalle frange pi selvagge e vibranti del turbo-capitalismo, alla quale Deleuze e Guattari
si oppongono. La seconda, ricordata in precedenza, la posizione
codebreaker di Nietzsche, inutilizzabile in campo insurrezionale in
quanto non fornisce strumenti n
indicazioni per alcuna pragmatica ed epistemologia rivoluzionaria. Nietzsche infatti non vuole
creare movimenti, partiti o stati
nuovi, in quanto al tempo stesso agente e oggetto della decodificazione (NF-PN, 317). Tramite
lui passano solo delle intensit,
ma nessuna costruzione. Proprio per questo motivo, per,
Nietzsche un potente allea-

to della terza posizione della decodificazione, quella espressa da Deleuze


e Guattari nellAnti-Edipo e da quel
segmento di movimento rivoluzionario nato sulle barricate del Maggio
1968, che rifiuta tutti i vecchi modi di
agire e pensare, e sta cercando percorsi teorici innovativi e pratiche efficaci di sovversione. Deleuze e Guattari hanno altri due potenti alleati
nella filosofia francese: Klossowski
e Foucault. Sar questa comunit
ristretta a formulare la risposta a
quale via rivoluzionaria e a quale
accelerazione di processo si fa
riferimento nel passaggio finale della Macchina capitalistica civilizzata.
Andare pi lontano nel
movimento della decodificazione
e della deterritorializzazione

Una locuzione sulla quale soffermarsi andare ancora pi lontano. Landare in senso contrario
rispetto al nazionalismo di sinistra
proposto da Samir Amin equivale
per Deleuze e Guattari allandare
ancora pi lontano nel movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione.
IL movimento della decodificazione e della deterritorializzazione si
pu identificare con il movimento
del mercato, ma non appartiene
unicamente al mercato. E un suo
tratto distintivo, ma allo stesso
tempo distintivo e immanente
sia al movimento nietzscheano
che al movimento della circoscritta comunit rivoluzionaria
in cui si riconoscono Deleuze e
Guattari. Non necessariamente
tre realt sovrapponibili, sebbene gli autori pongano adiacenti i percorsi della produzione
sociale e della produzione desiderante, almeno allinizio del pro30

cesso: La schizofrenia la produzione


desiderante come limite della produzione sociale. La produzione desiderante, e la sua differenza di regime con
la produzione sociale, vengono dunque
alla fine, non allinizio (AE, 38). Chiariamo il punto: in merito ai tre approcci rivolti al rovesciamento di codici
e territori prima richiamati, vi sono
solo due movimenti che potrebbero
essere alleati, nietzscheani e rivoluzionari rizomatici. Allopposto, il movimento del mercato illogico rispetto
alle altre due posizioni politico-filosofiche, dato il suo ricorrere allassiomatica di recupero per estrarre
surplus dai flussi e allassiomatica
dellannichilimento di tutto ci che
inscambiabile e destrutturante. Si
tratta dunque di trovare un punto
minimo di contatto tra Nietzsche
e lenergheia esercitata dalle forze
rivoluzionarie post-68. In questo
contesto di intensit vissute, lespressione andare pi lontano pu
significare anche altro da prolungare e continuare il lavoro
del capitale, irrobustendone la sua
prestanza mercantile, come pu
apparire a una prima lettura pi
lineare ed economizzante del
passo accelerazionista; il significato pi corretto, e pi profondo,
di andare pi lontano portare
alle estreme conseguenze rovesciando il significato iniziale. Troviamo la locuzione andare pi
lontano con questo stesso significato in un denso passaggio di
Nietzsche, tratto dallAnticristo,
scelto come testo in appendice [
Dio e il nichilismo ] da Deleuze nel
suo Nietzsche del 1965: Si osato chiamare la compassione virt
(- in ogni morale aristocratica
essa considerata una debolezza -); si andati ancor pi lontano, si fatto di essa la virt,
e il terreno e lorigine di tutte le

virt - ma soltanto, si deve sempre tenere presente questo fatto, dal punto di
vista di una filosofia che era nichilista,
che portava scritta sulla sua insegna la
negazione della vita. Schopenauer era
nel suo diritto quando diceva che con
la compassione viene negata la vita,
viene resa pi degna di negazione - la
compassione la praxis del nichilismo (AC, 172-73; N, 89).
Dato che la locuzione andare [ancora] pi lontano appare due volte
nel passaggio accelerazionista della Macchina capitalistica civilizzata,
proviamo ad inserire il significato esattamente come Nietzsche lo utilizza. Vediamo che calza a pennello: se
si fatta dellazione di sradicamento
nomadico - la deterritorializzazione
- e di distruzione anomica - la decodificazione - il perno del proprio
agire da parte dei rivoluzionari - il
terreno e lorigine di tutte le virt,
cio la virt per eccellenza - allora
il processo da accelerare sar
oggettivamente allopposto di quello del mercato. Infatti, nel pensiero nietzscheano, il movimento del
mercato un moto che implica la
praxis del nichilismo, cio un
doppio movimento negativo, il no
alla vita, direbbe Nietzsche. Il primo
movimento: la gestione planetaria
che persegue il mercato, nei fatti,
reprime ogni pulsione e distrugge
ogni differenza, ogni ecosistema, ogni circuito auto-organizzato, con lunico scopo di far fluire
senza fine le merci per creare e
distribuire ricchezza attraverso
la remunerazione del capitale. Il
secondo movimento, immanente
al primo, produce processi di livellamento e selezioni di conformit quale condizione necessaria
per il mantenimento dellumanit a questo livello di artificialit, a cui corrisponde per lincessante trasformazione della

societ. Questi sono gli stessi processi


descritti nel frammento accelerazionista di Nietzsche I forti dellavvenire
e che costituiscono il fondamento del
passo accelerazionista dellAnti-Edipo.
Non ci si dovr, allora, ritirare dal processo di decodificazione e di deterritorializzazione ma si dovr accelerare il
processo di liberazione e di differenziazione - doppio movimento positivo
che significa s alla vita per Nietzsche,
e per usare la terminologia di Deleuze
e Guattari, accelerare il processo di
produzione desiderante - il flusso di
schizofrenia e attivit rivoluzionaria - da parte delle singolarit nomadi: Liberare i flussi, spingersi sempre pi lontano nellartificio: lo schizo
un fuori codice, un deterritorializzato (PP, 36) affermano Deleuze e
Guattari. Questo tanto pi vero
se valutiamo questo processo dal
punto di vista di una teoria e di
una pratica dei flussi ad alto tenore schizofrenico. Dicono infatti
Deleuze e Guattari: Noi distinguiamo la schizofrenia come processo e
la produzione dello schizo come entit clinica da ospedalizzare: le due
cose stanno piuttosto in ragione inversa. Lo schizo da ospedale una
persona che ha tentato qualcosa e
ha fallito, crollato. Non diciamo
che il rivoluzionario schizo. Diciamo che c un processo schizo,
di decodificazione e di deterritorializzazione, e che solo lattivit
rivoluzionaria impedisce di volgere in produzione di schizofrenia (PP, 36). Finora, dicono i due
filosofi, si fatto poco: c tutto
un lavoro di scrostamento e di
raschiatura da effettuare. Le cesure, i break sono ancora limitati, ci sono ancora paranoie, segregazioni, conformit, diluizioni,
annebbiamenti, a trattenere,
frenare le cariche rivoluzionarie
inattese. Non la teoria dei flus31

si che, come un sismografo, deve rilevare lo sprigionarsi dei flussi che sovvertono la societ? Che cos infatti
la schizoanalisi, se non unanalisi militante, libidinal-economica, libidinal-politica? (PP, 30). Se linconscio produce
desiderio attraverso un processo
schizofrenico, quale fine possiamo
attribuire alla schizoanalisi? Deleuze
ne offre una splendida definizione: La
schizoanalisi non ha che un fine: che la
macchina rivoluzionaria, la macchina
artistica, la macchina analitica divengano pezzi e ingranaggi gli uni degli
altri. Se si considera il delirio, ancora
una volta ci sembra che esso abbia
due poli, un polo paranoico fascista
e un polo schizo-rivoluzionario. Non
smette di oscillare tra questi due
poli. Proprio questo ci interessa: la
schizo-rivoluzione in opposizione al
significante dispotico (PP, 36-37).
Rimane ora da valutare se i nerboruti del futuro, questa genia di
bohmien parassiti e anticapitalisti
paventati da Nietzsche nel frammento accelerazionista incastonato in questo passaggio dellAnti-Edipo, possano corrispondere in
qualche misura alle macchine desideranti anedipiche e alle singolarit nomadi afasciste progettate
da Deleuze e Guattari. Manca ancora, infatti, il senso pi profondo
dellingaggio nietzscheano.
Il diamante grezzo
e il cuore del complotto

Ci che manca ancora alla


comprensione definitiva del ruolo del filosofo di Rcken allinterno del passaggio accelerazionista la citazione di Nietzsche
nellespressione accelerare il
processo. Questa citazione
nietzscheana del tutto pertinente, non solo come questione

di stile e di taglio del concetto filosofico minore di processo accelerato di produzione desiderante, ma ci
utile per definire in modo concreto il
concetto maggiore di rivoluzione acefala che Deleuze, Guattari, e la comunit nietzscheana rivoluzionaria
stanno elaborando proprio in questo lasso temporale, dal 1968 al 1975.
Accelerare il processo, come diceva
Nietzsche potrebbe infatti rivelarsi
unarma a doppio taglio in quanto ci
che scrive Nietzsche nel frammento I
forti dellavvenire, se letto la lettre,
non esattamente ci che intendono
Deleuze e Guattari, almeno a una
prima lettura superficiale. Per dirimere il passo e la citazione, dobbiamo
infatti attivare un tipo di lettura ipertestuale a cui abbiamo fatto riferimento allinizio del saggio perch,
come ha scritto Deleuze, il testo
soltanto un piccolo ingranaggio in
una pratica extratestuale che si
tratta di prolungare e poi rendere
fecondo (ID, 330). Daltra parte,
Deleuze e Guattari nellAnti-Edipo
parlano esplicitamente di uso produttivo della macchina letteraria e
di liberare nel testo la sua potenza rivoluzionaria. Ai fini della corretta esegesi del testo di Deleuze
e Guattari costituiamo unalleanza
con lesegesi klossowskiana del
frammento nietzscheano 9 [ 153 ]
I forti dellavvenire, e pi in generale con il magistrale testo di Pierre
Klossowski, Nietzsche e il circolo
vizioso, con cui lAnti-Edipo dialoga a distanza sul nodo cruciale
della cospirazione nietzscheana. La cospirazione che si attiva
contro la realt gregaria, dunque
contro leconomia di mercato,
presentata per la prima volta in
modo essenziale da Nietzsche
nel frammento dellautunno
1887: Klossowski definisce infatti I forti dellavvenire come il

cuore di tale complotto (CV, [aut aut


n.267-268] pg. 61). Deleuze e Guattari,
comprendendone la portata esplosiva, ne trasferiscono lintensit di cospirazione anti-capitalista proprio nel
cuore del passaggio accelerazionista della Macchina capitalistica civilizzata, a sua volta nucleo essenziale
dellintera opera Anti-Edipo, radicalizzandone il senso e proiettandolo nella
realt del conflitto rivoluzionario in
essere. Il testo di Deleuze e Guattari infatti una risposta indiretta e
attualizzata alla teoria della casta
sovrana anti-gregaria di Nietzsche,
e una risposta diretta e affermativa
al quesito rivoluzionario della cospirazione anti-istituzione e anti-mercato prospettata da Klossowski.
Come vedremo la posizione dei tre
filosofi sar condivisa in tutta la sua
portata dirompente da Foucault
stesso: ne rimane traccia nella sua
Introduzione alledizione americana dellAnti-Edipo quando individua
nellopera lincorporazione di nuove
zone di critica, la localizzazione di
nuove lotte e lincitamento ad accelerare: LAnti-Edipo mostra, anzitutto, lestensione della superficie
coperta. Ma fa molto di pi. Non si
perde nel denigrare i vecchi idoli,
pur giocando molto con Freud. E,
soprattutto, ci incita ad andare pi
lontano (IVNF, 5). Poi, alla stessa
stregua, Foucault ritiene il testo
klossowskiano del Nietzsche e il
circolo vizioso come il pi grande
libro di filosofia che abbia mai letto, alla pari dellopera stessa di
Nietzsche.11 Ma perch Deleuze
e Foucault reputano il testo di
Klossowski su Nietzsche cos
prezioso e allo stesso tempo cos
eversivo? Cosa nasconde questo libro al suo interno, come si
trattasse di un enigmatico diamante grezzo, che altri non
sono riusciti a tracciare? Ci
32

riferiamo, in particolare, a studiosi


acuti di Nietzsche come Vattimo e Calasso, i quali hanno apprezzato il testo
klossowskiano dal punto di vista estetico ed esegetico ma non dal punto
di vista politico. Cosa hanno avvertito Deleuze e Foucault in Nietzsche
e il circolo vizioso di Klossowski che
sfuggito, o che hanno trovato risibile, minimizzabile, Calasso e Vattimo? Stiamo parlando di intellettuali
presenti nei momenti salienti della
Nietzsche renaissance francese: Vattimo partecip al seminario del 64 a
Royaumont - Nietzsche et la philosophie comme exercice ontologique fu
il suo intervento; Calasso intervenne
al seminario del 72 a Cerisy-la-Salle
con il testo Parodie de parodie, una
dissertazione che segu di poco il
celebre Pense nomade di Gilles
Deleuze.
Il complotto e la comunit
inafferrabile degli uomini
del superfluo

E probabile che Klossowski abbia atteso almeno trentanni il momento in cui poter leggere e confrontare in modo esaustivo tutti i
testi del periodo postumo, il Nachlass, e trovare finalmente conferma di quanto paventato da lui
e Bataille fin dalla seconda met
degli 30 del Novecento; cio
che il Nietzsche post-Zarathustra stesse iniziando ad elaborare
una propria teoria cospirativa,
in qualche misura insurrezionale rispetto al governo economico della societ, e che tale
complotto fosse collegabile,
sempre oscuramente, al circolo vizioso delleterno ritorno
(SF, 26). E noto che i concetti
dellultimo Nietzsche non hanno
avuto unelaborazione definiti-

va, n sistematica, e questo vale per


leterno ritorno, la volont di potenza,
il complotto dei forti dellavvenire e
loltreuomo. Proprio per questo motivo ledizione critica di Colli e Montinari
ha permesso a Klossowski di coronare
un sogno: poter finalmente studiare
in profondit i frammenti del periodo
1887-1888, cio i testi che ruotano intorno al circulus vitiosus deus, da Al
di l del bene e del male fino ai biglietti della follia. La duplice alleanza di
Klossowski, da una parte gli italiani
Colli e Montinari, dallaltra i francesi
Deleuze e Foucault, cementata gi a
partire dal convegno di Royaumont
del luglio 64, gli permette di portare
a maturazione una serie di analisi
sui temi forti nietzscheani iniziate
gi nel 1936-37 e approdate poi agli
anni 60. Il punto darrivo definitivo del suo impegno di studi sar
Nietzsche e il circolo vizioso, pubblicato nel 1969, con limportante
reprise dellintervento al convegno
di Cerisy-la-Salle del luglio 1972 intitolato Circulus vitiosus, che pu
essere considerato il punto pi alto
del suo commento riguardo la comunit occulta e inafferrabile dei
creatori. Circulus Vitiosus il momento ideale e simbolico di passaggio del testimone dalla generazione di filosofi nietzscheani
degli anni 30, ai nuovi anti-filosofi
formatisi negli anni 50 e 60, in
libera uscita dalle schematicit
marxiste e strutturaliste: sar la
generazione di Foucault, Deleuze,
Lyotard, Derrida. Il commento
di Klossowski sul Nietzsche del
1887 tanto pi inequivocabile
quanto pi analizza i frammenti equivocati dai nazisti negli
anni 30, ovvero il grappolo dei
tre testi postumi, tra cui I forti
dellavvenire, che formano il nucleo possente dellesegesi presentata in Nietzsche e il circolo

vizioso (NCV [ II ], 217-21).13 Infatti, se


non leggiamo il testo nietzscheano con
lottica parodiante che gli propria e
che informa tutti i testi nietzscheani
riferenti alla grande politica, il frammento letto la lettre risulta quantomeno sinistro e si presta a grandi
equivoci; o come afferma Klossowski,
si tratta di superare la strana sensazione che suscitano inizialmente alcune affermazioni di Nietzsche (CV,
aut-aut n. 267-268, 59). Nel frammento dellautunno del 1887, I forti
dellavvenire, Nietzsche afferma che
il processo di livellamento delluomo
europeo, un po per caso, un po per
necessit - da questa pseudo-necessit del tutto illogica Klossowski
ne deduce il carattere parodistico
del frammento - produrr un nuovo tipo di uomini superflui, i forti dellavvenire, grazie a una sorta
di selezione, sperimentabile da una
ricchezza di forze, il cui scopo
non sar il bene della societ, bens
il bene del futuro. Klossowski chiarisce che il pensiero e il metodo
adatto alla creazione di piante rare
e singolari (una razza con una
sfera di vita a s, svincolata da
qualsiasi imperativo di virt) consista nel mettere a parte, nellisolare un gruppo umano: questo carattere sperimentale del progetto
- irrealizzabile - se non si identificasse con lintenzione stessa di un
complotto - dato che nessuna pianificazione potrebbe mai prevedere serre di tale genere - in
qualche modo dovrebbe iscriversi
e lasciarsi guidare dal processo
stesso delleconomia (NCV [II],
225). Ma leconomia di ogni societ, qualora un qualsiasi gruppo
di sperimentatori riuscisse a
conquistare il potere, avrebbe
come suo primo compito la distruzione di ogni serra contenente i germogli di piante rare
33

e singolari, dato che il costo delleliminazione sarebbe sicuramente inferiore


alla loro coltivazione, considerando in
questa prospettiva anche i costi futuri di ogni sradicamento sistematico di
eventuali comunit non assimilate ai
valori di una economia di scala che si
ripresentassero cadenzate di generazione in generazione, e il cui obiettivo
politico diverrebbe, di volta in volta, il
rovesciamento degli sperimentatori a
capo della societ. Ecco che, tramite
il frammento 9 [153], si presenta per
Klossowski - e per Deleuze e Foucault che convergono su questa lettura - una grande opportunit etica:
la sfida anticipata a qualunque morale industriale le cui leggi di produzione danno una cattiva coscienza a
chiunque viva nel non-scambiabile,
mentre queste stesse leggi industriali non tollerano a loro volta
nessuna cultura, nessuna sfera di
vita che non sia integrata o aggiogata in qualche modo alla produzione generale (NCV, 226). Ed ecco
il cuore del complotto anti-sistema che Klossowski attribuisce al
Nietzsche accelerazionista dei
forti dellavvenire: A tale impresa
di intimidazione degli affetti, che
Nietzsche misura in tutta la sua
vastit, egli contrappone come
una minaccia i propri progetti di
selezione, i quali devono assicurare il momento propizio per coltivare clandestinamente le piante
rare, singolari, e sicuramente velenose, che stanno per sbocciare
dagli affetti come una insurrezione contro qualsiasi imperativo
di virt (NVC, 226). Si delineano
cos i fronti etici e morali delle
forze che si contrappongono: da
un lato i gregari assimilati e produttivi a cui leconomia gestita
a livello planetario assegna il
compito giornaliero di realizzare quel segmento di sovranit

proprio, minuto, indispensabile allaggregato totale della laboriosit sociale


e che risiede, in modo pi profondo,
non solo nella quantitas e nella efficientiam, ma nella regolarizzazione
di ogni tipo umano; dallaltro lato gli
inassimilabili, i liberi come il vento,
che Klossowski dipinge come una comunit segreta, inafferrabile, la cui
azione pu imperversare in qualsiasi regime. Soltanto una simile comunit sarebbe in grado di distruggere
la propria azione nel momento in cui
la progetta, mentre si distruggerebbe fatalmente a sua volta qualora la
realt gregaria simpadronisse del
suo segreto a titolo istituzionale (CV
[aut-aut n.267-268], 59).
La forza imprevedibile delle
generazioni: il codebreaking
inizia nelle culle

A questo punto potrebbe sorgere


di nuovo il dubbio: ma proprio
questa specie improduttiva e creativa sullasse Nietzsche-Klossowski che Deleuze e Guattari
stanno proponendo come forza insurrezionale nel processo accelerato della produzione desiderante
che tutto decodifica e nomadizza?
La nostra risposta s, attualizzando per gli inassimilabili allo
scenario occidentale del tardo
900: lo possiamo accertare, con
estrema esattezza, in un altro
punto essenziale del pensiero di
Deleuze, e precisamente in Pensiero Nomade che, ricordiamolo,
stato scritto solo dopo 4 mesi
dalluscita in libreria dellAnti-Edipo (marzo e luglio 1972), per
cui gli immediatamente successivo: Dinanzi a societ come
le nostre, che si decodificano e i
cui codici fanno acqua da tutte
le parti, Nietzsche non tenta di

34

ricodificare. Dice invece: tutto ci non


abbastanza, siete ancora dei bambini
(il livellamento delluomo europeo
il grande processo che non si deve ostacolare: bisognerebbe accelerarlo ancora di pi14). Scrivendo e pensando a
modo suo, Nietzsche svolge unopera di
decodificazione: non di decodificazione
relativa, volta a decifrare tutti i codici
antichi, presenti e futuri, ma di decodificazione assoluta - vuole far passare
qualcosa che non sia codificabile, vuole guastare tutti i codici. Non facile
guastare tutti i codici, anche sul piano
della semplice scrittura e del linguaggio (NF-PN, 312). A parte la santificazione del codebreaking, possiamo rilevare nel testo deleuziano tre
fatti: 1) la citazione dal frammento
accelerazionista di Nietzsche pi
sostanziosa rispetto allAnti-Edipo
in quanto ne riprende in modo esaustivo e corretto la frase centrale
cos come tradotta da Klossowski il livellamento delluomo europeo
il grande processo che non si deve
ostacolare: bisognerebbe accelerarlo [il traduttore italiano Giametta usa il verbo affrettare] ancora di
pi -; nel passaggio accelerazionista dellAnti-Edipo il fraseggio era
intercalato da unaltra citazione da
Nietzsche, come abbiamo appurato nel D.13.1., ed cos posta: Non
ritirarsi dal processo, ma andare
pi lontano, accelerare il processo, come diceva Nietzsche (AE,
272); 2) in Pensiero Nomade si
rende evidente la discrepanza tra
il significato dellaccelerare
il processo tra Nietzsche e
Deleuze e Guattari e questo va
spiegato; 3) la frase che Deleuze
utilizza per introdurre il testo
nietzscheano: [Nietzsche] Dice
invece: tutto ci non abbastanza, siete ancora dei bambini
rende ancora pi enigmatico il
senso del passaggio accelerazi35

onista dellAnti-Edipo. Se lutilizzo consapevole del frammento accelerazionista di Nietzsche a questo punto
acclarato da questa seconda citazione
pi estesa da parte di Deleuze, nondimeno il significato del passaggio di
quale via rivoluzionaria intraprendere non ha guadagni particolari. Dei
tre fatti elencati che discendono da
Pensiero Nomade, il primo del tutto
evidente mentre gli ultimi due vanno
spiegati. Affrontiamo la discrepanza
tra accelerare il processo nella versione di Nietzsche e in quella forgiata da Deleuze e Guattari. Il Nietzsche
politico pensa - secondo la lettura di Klossowski - che uneventuale
societ segreta, [sar] composta
da sperimentatori, sapienti e artisti () cio da creatori che sapranno agire in nome della dottrina del
circolo vizioso e che ne faranno la
condizione sine qua non dellesistenza universale (CV [aut aut n.
267-268], 59). Alle spalle di questa
comunit di singolarit marchiata dalla non-scambiabilit c per
uninarrestabile legge economica
che conduce alla gestione totale
della Terra e alla pianificazione
planetaria dellesistenza. Nulla
di tutto questo allorizzonte del
pensiero espresso dallAnti-Edipo:
si tratta viceversa di un messaggio di speranza attraverso il conflitto. Il secolo delle rivoluzioni
si realizzato, forse oltre ogni
previsione di Nietzsche; e nonostante tutti i tradimenti che le
rivoluzioni hanno subito, ritracciandole in modo fulmineo nellalveo del livellamento economico
generalizzato, nondimeno esse
hanno dimostrato che proprio da
l, da quel carico enorme di accumulazione di energia/desiderio
si formano quegli eventi di rottura che, soli, producono quella
differenziazione che Nietzsche

attribuisce alle serre del Circolo


Vizioso, e Deleuze e Guattari allevento
rivoluzionario. Il delirio affermativo dei
codebreakers nomadi che accelerano
il processo di destituzione dei codici e dei territori tramite la produzione schizo-desiderante, sostituisce
nellanti-filosofia di Deleuze e Guattari la figura del cospiratore forte
dellavvenire, figlio di quel surplus
economico-sociale che Nietzsche individua nella sua parodia della dominazione livellante della logica industriale. Riguardo lultimo mistero da
chiarire - tutto ci non abbastanza,
siete ancora dei bambini - osserviamo laccenno marcato di Deleuze
a una paternale parodistica verso
lincanto fanciullesco velenoso nel
processo di accelerazione dei comportamenti deliranti dei sediziosi a
venire. Dobbiamo ricorrere allesegesi testuale di Klossowski per
rendere intellegibile il senso della
frase - tanto per rimarcare il potente contagio e lo stretto intreccio tra il pensiero anti-edipico e la
riflessione complottista della comunit segreta degli sperimentatori. Klossowski, commentando il
frammento 9 [153] I forti dellavvenire, ritiene che un carattere
particolare dei sediziosi improduttivi dipenda esclusivamente
dalla forza imprevedibile delle
generazioni: la potenza di propagazione della specie gi si rivolge contro lo strumento che lha
moltiplicata: lo spirito industriale,
il quale elevando la gregariet al
rango di unico supporto dellesistenza, avrebbe dunque generato da s i propri distruttori. Nonostante le apparenze, la nuova
specie, abbastanza forte per
non aver bisogno della tirannia
dellimperativo della virt, non
regna ancora; e, a meno che non
stia gi preparandosi a ci

sui banchi di scuola, forse le cose pi


temibili che essa porter sonnecchiano
ancora nelle culle (NCV [II], 226-27).
Quale terrore e quale minaccia maggiore per i gregari di qualsiasi epoca,
il pensare di allevare una generazione-serpe e di venir abbattuti dai
propri figli per motivi a loro crudelmente oscuri! Ecco il senso del riso
nietzscheano, il riso dionisiaco:
Capita spesso a Nietzsche di trovarsi
di fronte a una cosa che ritiene disgustosa, ignobile, vomitevole. Ebbene,
questo lo fa ridere, e se fosse possibile la renderebbe ancora pi tale.
Ancora uno sforzo, dice, non ancora abbastanza disgustosa. Il riso
dionisiaco si accoppia qui con lastoricit della previsione minacciosa.
Ecco il senso della frase deleuziana,
che muove dallimpersonale nietzscheano, la sua controfilosofia che
enuncia le enigmatiche macchine da
guerra periferiche (NF-PN, 321): le
bestie bionde che sopraggiungono
come un destino, senza un motivo,
una ragione si accoppiano con la
nuova specie di distruttori che sonnecchia nelle culle. Qui Deleuze ha
buon gioco nellaffermare: In tal
senso, forse, Nietzsche proclama
di dare avvio a una politica nuova che Klossowski interpreta come un
complotto ai danni della sua stessa classe - (NF-PN, 321).
In verit vi dico: non abbiamo
ancora visto nulla

Passiamo ora allultima frase


del passaggio accelerazionista
della Macchina capitalistica civilizzata - in verit, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto
nulla; qui dobbiamo effettuare
un salto allindietro nel tempo, e
valutare di nuovo come nellintreccio della comunit nietzs36

cheana rivoluzionaria ci siano sempre dei concatenamenti e dei rimandi


continui, come un dialogo interno con
temi e nodi, ora lasciati in sospeso, ora
in auge e poi sviluppati. Ci dobbiamo
installare, come punto privilegiato
danalisi, nellintervento che Michel
Foucault effettua nel luglio del 1964
a Royaumont, nel primo dei seminari
su Nietzsche organizzato da Deleuze:
si tratta del celebre Nietzsche, Freud,
Marx (FD, 137-146).15 E un intervento
che riguarda le tecniche di interpretazione in Marx, Nietzsche e Freud ma,
a causa di una indubbia convergenza
temporale, contribuisce a creare con Paul Ricoeur, pur nella loro radicale differenza16 - quella definizione
divenuta celebre di maestri del
sospetto che sarebbe rimasta appiccicata ai tre autori fino ai giorni
nostri. Sostanzialmente Foucault
argomenta che Marx, Freud e
Nietzsche hanno fondato da zero
la possibilit di una ermeneutica
(FD, 139). Le opere dei tre autori
hanno inferto una profonda ferita
al pensiero occidentale in quanto lo
hanno posto di fronte a nuove tecniche interpretative; ci ha messo
[noi occidentali] in una posizione
scomoda, perch queste tecniche
di interpretazione riguardano noi
stessi, visto che noi, gli interpreti,
abbiamo cominciato a interpretarci con queste stesse tecniche (FD,
139). Daltra parte, se queste tecniche sono necessarie, lo sono
perch il linguaggio sospetto.
Sospettare il linguaggio significa che il linguaggio vuole dire
altro [da] ci che esprime e che
ci sia linguaggio altrove che nel
linguaggio (FD, 138). Per Foucault ci sono quattro caratteristiche della nuova ermeneutica
che sono alla base del sistema di
interpretazione al quale, ancora
oggi, apparteniamo: profondit

intesa come esteriorit, incompiutezza, preminenza in rapporto ai segni, infinita auto-interpretazione. Nellintervento di Foucault, c per unistanza
pi profonda che Deleuze coglie e fa
sua nelle Conclusioni del convegno di
Royaumont:
la ragione pi generale per la
quale ci sono tante cose nascoste, in
Nietzsche e nella sua opera, di ordine metodologico. Una cosa non ha
mai un unico senso. Ogni cosa ha pi
sensi che esprimono le forze e il divenire delle forze che si agitano in essa.
Anzi, non c la cosa, bens soltanto delle interpretazioni e la pluralit
dei significati. Interpretazioni che si
nascondono in altre, come maschere
incastrate, linguaggi inclusi gli uni
negli altri. Foucault ce lha mostrato:
Nietzsche inventa un concetto nuovo
e dei nuovi metodi di interpretazione.
() Alla logica si sostituisce una topologia e una tipologia: ci sono interpretazioni che presuppongono una
maniera bassa o vile di pensare, di
sentire e perfino di vivere, altre che
testimoniano di una nobilt, generosit, creativit, cos che le interpretazioni denunciano innanzitutto
il tipo di colui che interpreta e
rinunciano di fronte alla questione
che cosa? per promuovere quella del chi? (DM, 14-15).
Contro gli intellettuali del suo
tempo che accomunano i tre supposti maestri del pensiero occidentale in una riflessione irenizzata, insorge Deleuze in Pensiero
nomade, stigmatizzando di abominevole sintesi tale postura intellettuale: Si ritiene che allalba
della nostra cultura contemporanea stia la trinit Nietzsche,
Freud, Marx. Poco importa che
siano stati anzitempo disinnescati (ID, 320). Chi ha portato
avanti questa operazione e con
quali fini? Loperazione di disin-

nesco, per Deleuze, stata resa possibile dalla filosofia contemporanea


- nello stesso momento in cui ha assunto i contorni di uno spiritualismo
rinascente - e dallermeneutica, soprattutto quando insieme effettuano
una deformazione tale delle nozioni di
senso e valore che resuscitano
lEssenza, ritrovando in questo modo
tutti i valori religiosi e sacri (ID, 169).
Per Deleuze permangono delle ambiguit nellutilizzo della Trinit: Che la
filosofia contemporanea abbia trovato la fonte del suo rinnovamento nella
trinit Nietzsche-Marx-Freud gi di
per s molto ambiguo, molto equivoco. Deve infatti essere interpretato sia negativamente che positivamente. Dopo la guerra, per esempio,
sono fiorite varie filosofie dei valori.
Si parlava molto di valori, si voleva
sostituire lassiologia allontologia e alla teoria della conoscenza
Non per in maniera nietzscheana o
marxista. Al contrario, di Nietzsche
o Marx non si parlava affatto, non
erano conosciuti, non li si voleva
conoscere. Si considerava il valore come luogo di una resurrezione per lo spiritualismo pi astratto, pi tradizionale: ci si richiamava
ai valori per indurre a un nuovo
conformismo, ritenuto pi adatto
al mondo odierno, come ad esempio, il rispetto dei valori, eccetera.
Per Nietzsche, e anche per Marx,
la nozione di valore strettamente
inseparabile: 1) da una critica radicale e completa del mondo e della
societ, basti vedere il tema del
feticcio in Marx o quello degli
idoli in Nietzsche; 2) da una non
meno radicale creazione, la trasvalutazione di Nietzsche, lazione
rivoluzionaria di Marx. Era necessario, in questo dopo guerra,
servirsi del concetto di valore:
ma lo si neutralizzato completamente, privandolo di ogni
37

senso critico o creativo, riducendolo a


strumento dei valori stabiliti. Ecco allora lAnti-Nietzsche allo stato puro, anzi,
peggio che lAnti-Nietzsche, il Nietzsche
deviato, annichilito, soppresso, canonizzato (NF-PN, 298-99). C per
unulteriore precisazione, ai nostri
fini decisiva, che Deleuze esplica con
uninsolita durezza in Pensiero Nomade: Ma anche concesso che Marx e
Freud siano lalba della nostra cultura,
Nietzsche comunque tuttaltra cosa,
lalba di una controcultura (NF-PN,
310). Come abbiamo gi rilevato nel
precedente paragrafo Liberazione di
tutte le maschere, i divenire marxisti
e freudiani e le loro burocrazie producono instancabilmente delle ricodificazioni istituzionali e familiari. Su
Nietzsche, invece, non possibile ricodificare alcunch, anzi il suo pensiero inutilizzabile a questi fini (ID,
320). Ecco dunque un primo motivo
per cui non si ancora visto nulla:
se in Occidente si ancora - 1972 al primo stadio di una controcultura, libera dalle burocrazie che invece hanno sterilizzato la radicalit
di Marx e Freud, ci significa che
essa muove ancora i primi passi e
non ha ancora dispiegato i propri
effetti. Il secondo motivo per cui
su questo capitolo, non si ancora
visto nulla strettamente legato
al precedente, se assumiamo che
la locuzione su questo capitolo
sia da intendersi sul capitolo
dellaccelerazione del processo, del guastare i codici e del
seguire i flussi che costituiscono
altrettante linee di fuga nella societ capitalista: non si ancora visto nulla poich si allinizio
di una consapevolezza rivoluzionaria figlia del nuovo modo di
leggere Nietzsche, del pensiero
della comunit rivoluzionaria
nietzscheana francese, e del
percorso delle forze sovversive

uscite dal Maggio 1968. Crono-itinerari brevi, divorati con grande celerit,
ma nel 1972, ancora novissimi. Dopo
tutto, non si tratta di una generazione
che, ignara, si prepara alla sedizione
gi nelle culle o sui banchi di scuola?
Attenti alle culle, affermano dunque
Deleuze e Guattari tra una risata delirante e il fosco augurio di un futuro
minaccioso, la rivoluzione in itinere,
siamo allinizio di una controcultura combattiva e consapevole. Come
ogni lettore del presente saggio sa,
questaugurio destabilizzante non si
realizzato - nel breve periodo; ma chi
pu mai dire, come scrive Klossowski
e
come
pensano
Deleuze,
Guattari
e
Foucault,
che
i
forti dellavvenire cos come la
comunit ombra di singolarit
inassimilabili, non siano confusi tra la folla e che, dunque,
luomo al silicio e il cospiratore
nomade
attendano
nel
non
tracciabile e nellimpercettibile?

c a pi t ol o i i i

Per unerotica della rivoluzione


Soluzione del problema
molecolare 4 e 5

Mezzogiorno; momento dellombra


pi corta; fine dellerrore pi lungo;
Nietzsche, Crepuscolo degli idoli
Il reale non impossibile, sempre
pi artificiale.
Deleuze e Guattari, LAnti-Edipo

Il vagone freudiano
e il treno marxista-leninista

Guattari con una fulminea battuta - non potevamo accontentarci di


agganciare un vagone freudiano al
treno del marxismo-leninismo (ID,
276) - posiziona, dislocando, gli autori dellAnti-Edipo rispetto alla teoria del desiderio freudiano e alla
teoria politica marxista. Il desiderio, per Deleuze e Guattari, non pu
essere la semplice somma di Marx
e Freud, del marxismo e del freudismo: I rapporti di produzione e
i rapporti di riproduzione partecipano alla stessa coppia di forze
produttive e di strutture anti-produttive. Si tratta di far passare il
desiderio dalla parte dellinfrastruttura, dalla parte della produzione, e allo stesso tempo di far
passare la famiglia, lio e la persona dalla parte dellanti-produzione. Questo il solo mezzo per
evitare che il sessuale resti definitivamente tagliato fuori dalleconomico (ID, 276). In risposta al
quesito molecolare n.4, cio al
come una riflessione politico-filosofica aderente al reale
riesca a coniugare la dimensione economica e il piano
rivoluzionario in un disegno co38

erente, vanno individuati nellopera di


Deleuze e Guattari alcuni concetti che
stanno alla base della configurazione
del passaggio accelerazionista di
La macchina capitalistica civilizzata.
Bisogna quindi chiedersi cosa intendono Deleuze e Guattari per economia, valore, moneta e soggetto rivoluzionario, dato che tutto lo
svolgimento di La macchina capitalistica civilizzata oscilla tra queste
quattro cardinalit; ma soprattutto
come queste vengano lette alla luce
dellasse Nietzsche-Klossowski del
frammento accelerazionista I forti dellavvenire. Se nel frammento
10 [17] - (O, VIII/2, 113-14 - NCV, [II],
218-19) - un testo che Klossowski
enuclea tra i frammenti accelerazionisti del Grande Processo Nietzsche presenta lavvilimento
dellessere umano nel processo di livellamento in corso nella societ industriale del XIX secolo, e ne mette
in mostra i caratteri di deficit,
spesa, sfruttamento, senso, gestione, ristagno, lusso e consumo, utilizzando categorie strettamente economiche,
vuol dire che ha chiaro in mente
un concetto di oikonomia che
travalica sia il concetto di economia liberale, il pensiero classico
di Smith, Ricardo e, soprattutto,
Mill, che la critica di economia
politica che va costruendo il socialismo e, in particolare, il marxismo. Per Nietzsche la macchina
al servizio di questa economia,
lenorme ingranaggio di ruote
sempre pi fini, sempre pi sottilmente adattate (O, VIII/2, fr.
10 [17]) produce un surplus e un
movimento inverso allesistente,
il divenire-superfluo, che comporteranno - movimento e produzione - una comunit di uomini
inassimilabili che sar la futura
forma superiore dessere. La

prima considerazione di Klossowski,


nellintervento Circulus vitiosus, relativa alla visione del sovrappi di
Nietzsche - il surplus, leccedente che
altri, in differenti ambiti, chiamano
plusvalore:
Il sovrappi appartiene alla visione
di Nietzsche ed colto da lui come una
caratteristica della nostra attualit:
gli uomini del superfluo, coloro che
creano fin dora e da sempre il senso dei valori dellesistenza (considerazione assai paradossale da parte di
Nietzsche), formano una gerarchia
per cos dire occulta, per la quale
lavora la pretesa gerarchia degli attuali dirigenti. Sono costoro i veri
schiavi, che svolgono il lavoro pi penoso (CV - aut-aut n. 267-268 - p.
62).
C per unaltra conseguenza,
ancora pi clamorosa, che deriva
dal confronto tra gregariet e singolarit nel movimento economico della errata selezione darwiniana, e dunque del libero gioco di
specie e memoria, che Klossowski
argomenta in tal modo in commento al frammento 10 [145] (O, VIII/2,
p.180), sempre dellautunno 1887:
Il caso singolo rappresenta sotto questo riguardo loblio delle esperienze anteriori, che sono state
ormai assimilate dalle pulsioni
gregarie al punto di diventare inconsce - e dunque di essere represse dalla censura imperante
- o respinte invece come inassimilabili sia dalle condizioni desistenza della specie, sia dallindividuo allinterno della specie. Per
Nietzsche, il caso singolo riscopre
cos, in modo anacronistico,
unantica condizione di esistenza
che si risveglia in lui solo perch
la condizione attuale non corrisponde allo stato pulsionale che
in qualche modo si affermato

attraverso lui. Questo stato singolare,


anacronistico solo rispetto al livello
istituzionale della gregariet, pu dar
luogo, a seconda della sua forza dintensit, a una disattualizzazione dellistituzione che viene denunciata anchessa come anacronistica. Che ogni realt
in quanto tale si disattualizzi in rapporto al caso singolo, provocando
unemozione che condiziona il comportamento del soggetto fino a costringerlo allazione, un fatto capace di
modificare il corso degli avvenimenti,
secondo un circuito di possibilit che
saranno assunte da Nietzsche come
dimensione del suo pensiero; via via
che ne coglie la periodicit nella storia, si disegna a chiare linee il progetto di un complotto sotto il segno
del Circolo Vizioso (NCV [II], 115-16).
Chiese, eserciti, stati,
quale di questi cani
vuol morire?

Il commento di Klossowski al
frammento di Nietzsche pura
dinamite. Presuppone che esista,
tramite il gioco anarchico delle
pulsioni, una frattura insanabile
tra singolarit e gregariet, anche
a livello di istituzioni. I gruppi e le
comunit inassimilabili procederanno, secondo il testo klossowskiano, a distruggere le istituzioni e
formeranno delle nuove istituzioni che potranno essere qualificate come anti-gregarie, il che
presuppone che potranno abiurare sia la copia riformata che il
modello delle istituzioni stesse:
listituzione-a-venire potr essere una non-istituzione, oppure
una post-istituzione, piuttosto
che unistituzione migliore, cio
riformata. Lessere anacronistici gli uni rispetto agli altri
presuppone una differenza di
natura, una biforcazione tra
39

insiemi umani: qui a essere presa in


esame la specie, non la classe, non il
triangolo famigliare inteso unit minima sociale. Lopposizione tra comunit
abissalmente differenziate si basa sul
processo evolutivo, e non su gerarchie
di classi economiche, di valori morali o di fantasmi individuali o di gruppo
secondo una triangolazione edipica:
Nietzsche presuppone che oscure
forze agiscano sulla natura umana
attraverso una dottrina selettiva,
lEterno Ritorno per Nietzsche, il Circolo Vizioso per Klossowski, grazie
al criterio della volont di potenza.
La dottrina selettiva diventa, secondo questo schema, lo strumento
per un complotto (CV, aut-aut n.267268, p.63): qui del tutto evidente
la centralit dellanti-darwinismo
di Nietzsche, in quanto le implicazioni selettive di dottrine, criteri e
istanze pulsionali sono antitetiche
alla teoria evolutiva del biologo inglese. Pi che il dato biologico/
evoluzionista, a Deleuze e Guattari interessano le implicazioni che
derivano dallasse post-istituzione
gregaria di Nietzsche-Klossowski:
i gruppi-soggetto, utilizzando un
termine caro a Guattari, o le comunit occulte di singolarit, per
utilizzarne uno pi vicino al sentire
deleuziano, possono utilizzare le
pulsioni affermative per rendere
mortale ci che alle formazioni gregarie pu apparire immortale: la societ gregaria e le sue
istituzioni. NellAnti-Edipo, infatti,
Deleuze e Guattari affermano:
Il polo rivoluzionario del fantasma di gruppo appare al contrario
nella capacit di vivere le istituzioni stesse come mortali, di distruggerle o di cambiarle secondo
le articolazioni del desiderio e
del campo sociale, facendo della pulsione di morte una vera e
propria creativit istituzionale.

E proprio qui infatti risiede il criterio


almeno formale di distinzione tra listituzione rivoluzionaria e lenorme inerzia che la legge comunica alle istituzioni in un ordine stabilito. Come dice
Nietzsche, chiese, eserciti, stati, quale
di questi cani vuol morire? (AE, 67-68).
La manifestazione
di un delirio universale

Il discorso delladeguatezza delle


lotte rivoluzionarie riappare l dove
non dovrebbe, teoricamente, riapparire: allinterno del convegno
su Nietzsche di Cerisy-la-Salle del
luglio 1972. La diatriba coinvolge
Klossowski, Deleuze, Lyotard e Derrida: siamo nel cuore del complotto
sedizioso da parte della comunit
rizosferica nietzscheana. Derrida
ha posizioni politiche e filosofiche
completamente differenti rispetto
allasse Nietzsche-Klossowski che
comprende Deleuze, Foucault, Lyotard. Deleuze funge da intermediario tra il proprio gruppo e Derrida.
Foucault e Derrida sono su posizioni conflittuali da tempo; Foucault
non per presente al convegno
nietzscheano. Deleuze, al termine
del proprio intervento Pensiero
nomade a Cerisy-La-Salle, ha parole di elogio indirette per la decostruzione di matrice heideggeriana, e per il lavoro di Derrida, ma
altrettanto fermo nel dichiarare
la propria alterit al progetto decostruttivista: Quanto al metodo
di decostruzione dei testi, so bene
di che si tratta, lo ammiro, ma
non ha niente a che fare con me.
Non mi presento affatto come un
commentatore di testi. Per quel
che mi riguarda, un testo solo
un piccolo ingranaggio in una
pratica extra-testuale (ID, 330).
Il confronto pi diretto, a tratti
aspro, avviene per dopo lin-

tervento di Klossowski, Circulus vitiosus. Klossowski si era gi soffermato


in passato sul concetto di parodia
nella filosofia di Nietzsche - Nietzsche,
il politeismo, la parodia (1957) - ma nel
dibattito che segue lintervento klossowskiano la polemica tra filosofi divampa sul nodo Nietzsche - Marx e
sullinterpretazione politica della
filosofia nietzscheana rispetto alle
inquietudine attuali, cio coeve al
convegno e, dunque, riferibili allanno caldo 1972. Il fatto di utilizzare
Nietzsche ai fini della comprensione
del presente, articola gli interventi filosofici nei riguardi dellautonomia
del pensiero nietzscheano rispetto
alla politica contemporanea e alle
eventuali coincidenze/divergenze tra
esigenze nietzscheane e prassi marxiste. Klossowski termina il
proprio intervento riallacciandosi
alla sedizione adombrata dallaccelerazione dei forti dellavvenire
nel celebre frammento ( fr. 9 [153]
): Sotto il segno del circolo vizioso,
il complotto contro Darwin indica
lautonomizzarsi delle produzioni
innanzi tutto patologiche, come
condizione dello sconvolgimento di
ogni rapporto tra le forze sociali
contrapposte (CV, aut-aut n. 267268, pg. 65). Per Klossowski, la
sedizione proposta da Nietzsche
doppiamente delirante: primo,
perch se il pensiero delleterno
ritorno la parodia di una dottrina, anche il suo risultato, la rivolta dei forti dellavvenire, sar una
parodia e quindi la manifestazione di un delirio collettivo ancor
prima che individuale; secondo, in
una situazione di nichilismo realizzatosi centanni dopo la formulazione del complotto da parte
di Nietzsche, il comportamento
delirante pu avere una sua efficacia nei confronti dellattualit, quindi, nei confronti delle
40

forze che impongono il dominio della


struttura selettiva dei regolarizzati;
o, addirittura, il comportamento delirante degli irregolari possibile che
costituisca, ormai, una resistenza
efficace nei confronti di una determinata forza avversa. (CV, aut-aut
n. 267-268, pg. 63). La sedizione dei
deliranti pu costituire un comportamento universale oppure solo un
fattore contingente del capitale?
Qui la domanda klossowskiana rivolta al Deleuze fresco dellAnti-Edipo: solo la schizofrenia del capitale
a produrre il proprio agente sovversivo e caotico nel rivoluzionario delirante, oppure il delirio - cio quella
condizione umana che impone a ogni
vissuto la demistificazione del proprio stile di vita e luscita dai limiti
fissati dalla morale sociale - uninvariante storica, una pratica produttiva universale di resistenza che
trascende ogni epoca storica? La
valorizzazione del delirio generata
esclusivamente dai progetti e dai
processi di sovversione che si riproducono? La risposta affermativa
ai quesiti di Klossowski equivale a
riconoscere che tale valorizzazione
delinea un soggetto vuoto che si ribella essenzialmente uscendo dal
proprio s identitario e stagnante,
tramite un travaso perpetuo di
vuoto/pieno, cio di una metamorfosi continua della singolarit che
ci indirizza verso laccettazione
della dottrina dellEterno Ritorno.
La parodia come critica
corrosiva e la parodia
della parodia

Klossowski, oltre a proporre


approfondimenti alla schiera di
rizosferici nietzscheani capitanati da Deleuze sulla patologia del rivoluzionario delirante,

offre al convegno di Cerisy-la-Salle


un altro importante argomento di discussione: le strategie e i nuovi modi
di combattere che si possono desumere dai frammenti accelerazionisti di
Nietzsche. Per Klossowski, Nietzsche
concepisce una nuova strategia e un
altro modo di combattere. Mi sembra
che andiamo sempre pi - e qui mi richiamo a Deleuze - verso uninsurrezione anti-psichiatrica () cio verso
una specie di piacere nel diventare
oggetto dindagine degli psichiatri o dei medici; il caso patologico
quindi si sentir sempre pi a suo
agio nella misura in cui vivr, simporr, sconcertando lindagine istituzionale in rapporto alla quale si
produce (CV, 68). E a questo punto che Derrida chiede a Klossowski
spiegazioni in merito al passo appena citato: Porrei per la stessa
questione [la richiesta di precisare
meglio] sui termini sconcertare e
parodiare. Lei ha suggerito che la
parodia potesse diventare politica
ed essere in fin dai conti sconcertante (CV, 69). Il confronto tra i
due si fa ora pi serrato, e val la
pena seguirlo nella sua interezza:
KL Nella misura in cui politica
significa strategia, comportamento.
DE Ma si pu parodiare in qualunque modo? Non bisogna distinguere tra due parodie: da un
lato una parodia che, col pretesto
di sconcertarlo, fa il gioco dellordine politico vigente (il quale ama
molto un certo tipo di parodia e
vi trova la propria conferma);
dallaltro una parodia che pu effettivamente decostruire lordine
politico vigente? C una parodia
che segna effettivamente il corpo politico, in contrasto con una
parodia che invece una parodia
della parodia, che si svolge alla
superficie dellordine politico,

41

importunandolo al posto di distruggerlo?.


KL Credo che a lungo andare
niente possa resistere a questa parodia.
DE Se si vuole effettivamente
trasformare un ordine politico si pu
avere fiducia nel lungo andare?
KL Il tempo necessario dipende dalla pressione esercitata e la pressione
dipende di conseguenza da un contagio.
Si aggiunge alla discussione
Lyotard, finora rimasto in ombra:
LY Per Nietzsche la parodia che
Derrida chiama parodia della parodia consiste in una specie di risentimento verso il potere; essa non va
oltre, una condizione di mediocrit
o debolezza nelle intensit. Per distinguerla dallaltra, credo che il criterio fondamentale sia legato alle intensit; ma non si pu determinare
in anticipo quale sar leffettivit
della parodia; per questo Nietzsche
dice che ci vogliono sperimentatori
e artisti, non persone che hanno un
progetto e cercano di realizzarlo,
questa la vecchia politica, ma persone che fanno delle cose e vedono
se c unintensit che produce degli effetti.17 (CV, 69)
Come si nota chiaramente, la
rizosfera nietzscheana si schiera:
Klossowski, Deleuze e Lyotard da
una parte, a favore del delirio, della sovversione parodistica, delle
pulsioni e delle sperimentazioni,
siano esse sociali, politiche, artistiche, senza uno scopo prestabilito; dallaltra parte un Derrida quanto mai concreto, lucido,
meno incline ai temi speculativi
dei propri avversari-alleati concettuali, ma pur sempre ostile
allordine politico vigente. Si
tratta di due posizioni rivoluzionarie, seppur distanti: quella pi
classica e incline al socialismo
per Derrida; quella pi eterodossa e movimentista favorevole al
nuovo, allinsurrezione senza
42

vertici e mondata da ideologie usurate


- in una frase, pi incline alla rivoluzione
acefala che si esprime tramite emissioni denergia senza scopo n senso.
Il problema dei problemi, per i teorici
rizosferici, sar come ricondurre lintenzione allintensit (NCV [II], 155).
Nelle pagine dellAnti-Edipo si trova
una conferma molto netta dellesautorazione del progetto e della conseguente fase di realizzazione da
parte di Deleuze e Guattari: Poi, soprattutto, non cerchiamo scappatoie
dicendo che la schizoanalisi in quanto tale non ha rigorosamente alcun
programma politico da proporre. Se
ne avesse uno, sarebbe nello stesso
tempo grottesco ed inquietante. Essa
non si prende per un partito, e neppure per un gruppo, e non pretende
di parlare in nome delle masse. Non
riteniamo che un programma politico debba essere elaborato nellambito della schizoanalisi (AE, 437).
Come per i frammenti accelerazionisti di Nietzsche, il tema e lo sforzo dei rivoluzionari futuri saranno
quelli del come occupare il testo
dellAnti-Edipo, di come liberare il
testo affinch la sua meccanica e
la sua energetica possano tornare
utili alle lotte future: Chlebnikov
docet.
Il simulacro che rovescia
contemporaneamente
sia la copia che il modello

E a questo punto della discussione che interviene Deleuze, a


chiudere e delimitare il campo
analitico e speculativo legandolo
alla pi bruciante attualit: la giustizia popolare. Come noto, il
tema scottante dei tribunali del
popolo era dibattuto allinterno
del movimento rivoluzionario sin
dal disastro minerario di Lens

del 4 febbraio 197018: le posizioni erano


quanto mai marcate. Sartre e i maoisti
della Gauche Proltarienne erano favorevoli ai tribunali rivoluzionari, il GIP
di Foucault e Deleuze e tutta larea
della rizosfera nietzscheana auto-organizzata erano contrari a qualsiasi contro-potere che ricalcasse gli
stilemi sovietici e cinesi. Deleuze
riassume a Cerisy-la-Salle le posizioni in essere, ricollegandosi al concetto espresso da Derrida riguardo
la doppia parodia: Alcuni hanno
detto a grandi linee: la giustizia popolare consiste nel fare bene ci che la
giustizia borghese fa male; si istituisce dunque un tribunale parallelo,
si giudica la stessa faccenda; un
tipo di parodia che pu essere definita come la copia di unistituzione
esistente, con giurati, accusatori,
avvocati, testimoni, ma che pretende di essere migliore e pi
giusta, pi rigorosa del modello.
Altri invece hanno posto il problema
in modo completamente diverso,
dicendo che la giustizia popolare,
posto che esista, non proceder
certamente attraverso il tribunale,
poich non sar una copia che pretende di essere migliore del modello; essa sar una parodia differente, che pretender di rovesciare,
allo stesso tempo, sia la copia sia
il modello, dunque una giustizia
che non ha pi a che fare con il
tribunale. La parodia efficace, in
senso nietzscheano o nel senso di
Klossowski, non pretende di
essere la copia di un modello, ma
nel suo atto parodistico rovescia
allo stesso tempo sia il modello che la copia. () E questo, mi
pare, il criterio della parodia efficace in senso nietzscheano (CV,
70).
Questo esempio di pragmatismo a fronte di un problema contingente paradigmatico della

prospettiva nietzscheana espressa


nel frammento I forti dellavvenire,
delle potenzialit rivoluzionarie ivi insite (una quarta via rivoluzionaria, di cui
il GIP di Foucault certamente il progetto antesignano, rispetto al socialismo ufficiale, al comunismo maoista
extra parlamentare, allanarchismo) e
dellinnovazione offerta dalle posizioni
politiche espresse dalla linea Deleuze,
Foucault, Klossowski, Nietzsche.
Come si vede, la contrapposizione tra
le due posizioni rivoluzionarie francesi
non contraddistinta, da parte della
rizosfera nietzscheana, da modalit
ideologiche, settarie, antagoniste;
viceversa, il dialogo a venire offerto a pi riprese, pur nella comune
contrapposizione frontale allordine
politico vigente. La decisione della rizosfera di stare dentro al
movimento rivoluzionario in modo
aperto, anche se si criticano le
principali organizzazioni e le principali teorie totalizzanti. Uno degli
obiettivi della rizosfera quello di
evitare la deriva violenta, militare,
autoritaria del movimento che sfocer a breve, e solo in parte, nella
lotta armata.19 Vogliamo qui ricordare che la posizione politica della rizosfera condivisa anche da
Guattari, su posizioni pi vicine a
un comunismo libertario anzich
nietzscheano, nonch acerrimo
antagonista di Serge e della GP,
come si evincer dalle pagine
postume di Anti-dipus Papers;
la crisi della GP e del maoismo
francese diventer nellanno
successivo, il 1973, irreversibile
e porter allo scioglimento del
partito maoista francese e allo
sbandamento definitivo dellopzione comunista pro-cinese,
nata in terra francese in funzione anti-sovietica. E probabile
che i nodi legati allo scioglimento della GP siano tutti interni
43

allorganizzazione maoista, ma a noi


piace pensare che un ruolo positivo,
anti-ideologizzante, oppositore della
violenza terrorista, sia stato effettivamente svolto dalla ristretta comunit
filosofica militante guidata da Deleuze
e Foucault: che questo ruolo benefico,
pur nella sua rara violenza anti-sistema, sia stato marcato, innanzitutto, dallAnti-Edipo e, in particolare, dal
cuore rivoluzionario accelerazionista
presente nel cruciale passaggio de La
macchina capitalistica civilizzata.
Pulsioni e affetti a favore
di unerotica insurrezionale

Proseguiamo ora verso il superamento, da parte degli estensori


dellAnti-Edipo, del conformismo
marxista e freudiano imperante
verso la fine degli anni 60 in Francia, e della loro proposizione di una
deflagrante opzione erotica insurrezionale. Dal commento di Klossowski a Nietzsche del frammento
10 [145], Deleuze e Guattari traggono interessanti riflessioni, cio
che le pulsioni gregarie sono talmente introiettate a causa delle
diverse ondate di regolarizzazione, da essere diventate inconsce, represse dal conformismo
imperante, annichilendo in questo
modo qualsiasi traccia preesistente di resistenza e diversit. Se
si dovessero palesare tali pulsioni anti-gregarie, esse verrebbero
respinte dalla societ - il gruppo
umano, la specie, nel suo complesso - e dallindividuo, inteso
come esemplare allinterno della
specie. Queste pulsioni antagoniste, qualora si affermassero
nonostante la repressione subita dal sociale, significherebbero un nuovo s alla vita; la
poderosa azione di risveglio im-

plica unuscita immediata dalla catatonia indotta dalla legge economica di


omogeneizzazione. E dunque lo stato
pulsionale a determinare nel singolo,
per Nietzsche riletto da Klossowski,
la riscoperta anacronistica di una
condizione esistenziale primordiale.
Questa rottura tra realt differenziate, lo stato pulsionale come eccezione del singolo e la dimensione gregaria della forma sociale della civilt
europea delle economie di mercato,
si riverbera a livello istituzionale, cio
sullorganizzazione relazionale che
funge da snodo e interfaccia tra potere e singolarit. E lemozione che
risulta dal cozzare tra questi due
disallineamenti di realt discordanti, la realt disattualizzata del singolo rispetto alla realt gregaria,
che influenza la condotta, costringe
allazione e provoca gli avvenimenti
e il loro corso deviato. Ed questo il
punto in cui Klossowski e Nietzsche
sintersecano nuovamente con
Deleuze e Guattari, alla ricerca di
un grimaldello per rompere il concetto di fantasma edipico di gruppo elaborato dallo psicanalista viennese per riverberare sullintero
corpo sociale il fantasma edipico
famigliare, altrimenti detto individuale. Scrivono infatti i due autori: Klossowski ha ben mostrato a questo proposito il rapporto
inverso che rompe il fantasma in
due direzioni, a seconda che la legge economica stabilisca la perversione negli scambi psichici
- le pulsioni di Nietzsche e Klossowski - o che gli scambi psichici al contrario promuovano una
sovversione della legge: Anacronistico, in relazione al livello
istituzionale della gregariet, lo
stato singolare pu secondo la
sua intensit pi o meno forte
effettuare una disattualizzazione dellistituzione stessa e de-

nunciarla a sua volta come anacronistica (AE, 68). Come si vede, Deleuze e
Guattari citano direttamente il passo
di Klossowski dal suo libro del 1969,
Nietzsche e il circolo vizioso, definendo il senso della cardinalit tra istanze rivoluzionarie, istituzioni, societ
gregaria, legge economica e pulsioni
erotiche delle singolarit: o le pulsioni-intensit provocano la sovversione
della legge economica, o allinverso
la legge economica che perverte le
pulsioni e le intensit. Facciamo tesoro di questa divaricazione e impieghiamo il dualismo contrastato nel
passaggio accelerazionista dellAnti-Edipo: o il capitalismo dei flussi
perverte il singolo salariato e cattura il capitalista - gli economisti
capitalistici non hanno torto nel presentare leconomia come se dovesse
perennemente venir monetizzata, come se bisognasse insufflarvi
sempre dallesterno della moneta
secondo unofferta e una domanda. Proprio cos il sistema regge e
funziona, e attua perpetuamente la
propria immanenza. Proprio cos
loggetto globale dun investimento
di desiderio. Desiderio del salariato,
desiderio del capitalista, tutto pulsa dello stesso desiderio (AE, 271)
- e ci avviene attraverso lo strumento della moneta come fiotto di
liquidit-desiderio a getto continuo, rendendo entrambi gregari, il
capitalista e il salariato, dalla connessione alla produzione, e alla
sua rappresentazione affettiva,
promossa dalla societ di mercato - ormai il profitto scorrer a
fianco del salario, tutti e due fianco a fianco (AE, 271); oppure
lo stato pulsionale prodotto dai
soggetti rivoluzionari - la comunit di molteplicit non regolarizzate - sovvertir i codici della
societ dominata dallistanza
operosa della moneta livella44

trice inserita nel cuore delleconomia le macchine politiche. O troveranno un


universale governata dal desiderio.
punto di congiungimento, come hanno
gi fatto finora in un certo sistema di
adattamento ai regimi capitalistici,
Lunit nomadica che rifiuta
o troveranno una unit fracassante
il dispotismo interno
in un uso rivoluzionario. Non bisogna
porre il problema in termini di primato
Risolti i primi quattro enigmi ma in termini di uso, di utilizzazione .
molecolari, rivolgiamo la nostra anaLo stesso tema viene argomentato da
lisi al quinto e ultimo quesito. ForGuattari nellintervista a Michel-Anmuliamolo in modo diretto: qual, in
toine Burnier per Actuel, pubblicaultima istanza, il problema filosofita nel 1973 (ID, 339): Ci che conta
co e politico urgente che si cela dinon lunificazione autoritaria, ma
etro al passaggio accelerazionista
piuttosto una sorta di dispersione
dellAnti-Edipo? La prima risposta, la
allinfinito: i desideri nelle scuole, nelpi lineare e pertinente al clima pole fabbriche, nei quartieri, nelle sculitico dei primi anni 70, la troviamo
ole materne, nelle prigioni, ecc. Non
esposta a pi riprese nelle opere e
si tratta di conglobare, di totalizzare,
negli interventi di Deleuze e Guattama di innestare su uno stesso piano
ri del biennio 1972-1973. Citiamo, in
basculante. Fino a quando restiamo
ordine di importanza e per i risvolti
nellalternativa tra lo spontaneismo
interni alla comunit nietzscheaimpotente dellanarchia e la codina rivoluzionaria, dallintervento
ficazione burocratica e gerarchica
di Deleuze a Cerisy-la-Salle, Pendi unorganizzazione di partito, non
siero nomade, nel luglio 1972 (PNc liberazione del desiderio. SemNF, 322): Il problema rivoluzionarpre nella stessa intervista, Guatio attualmente quello di trovare
tari, esplicita il tema reale dei conununit tra le diverse lotte locali
trasti riguardanti lorganizzazione
senza ricadere nellorganizzazione
rivoluzionaria: Troviamo ovunque
dispotica e burocratica del partito
lo stesso trucco: grande dibattio dellapparato di Stato: il probto ideologico in assemblea generlema di una macchina da guerra
ale, mentre le questioni di organche non faccia pi riferimento a
izzazione vengono riservate alle
un apparato di Stato, o di ununit
commissioni specializzate. Queste
nomadica in relazione col fuori che
sembrano secondarie, determinon si possa ricondurre allunit
nate dalle scelte politiche. Mentre
dispotica interna. Oppure, nellininvece i problemi reali sono quelli
tervista concessa da Deleuze e
dellorganizzazione, mai esplicitati
Guattari a Vittorio Marchetti per
n razionalizzati, ma che vengono
Tempi moderni (ID, 300), intipoi proiettati in termini ideologici.
tolata Capitalismo e schizofrenia
E qui che sorgono le vere scissio(1972) in cui Deleuze articola il
ni: il modo di trattare il desiderproblema nel modo seguente: Il
io e il potere, gli investimenti, gli
problema di sapere in che modo
Edipo di gruppo, i fenomeni di
si raggrupper un certo numeperversione Poi emergono le
ro di macchine dotate di una
opposizioni politiche: lindividuo
possibilit rivoluzionaria. Per
fa una scelta contro unaltra,
esempio, la macchina letterarperch sul piano dellorganizia, la macchina psicoanalitica,
zazione e del potere ha gi deciso

lavversario che odia (ID, 335). Miserie


della politica e non del Politico, si dir.
Non cos Deleuze e Guattari, convinti
fino in fondo che solo un nuovo tipo di
organizzazione pu dar vita a un nuovo tipo di politica: Lorganizzazione
rivoluzionaria devessere quella di una
macchina da guerra e non quella di un
apparato di stato, quella di un analizzatore di desiderio e non di una sintesi
esterna (ID, 342). Fin qui siamo alle
dichiarazioni d'intenti; ma nel caso in
cui il lodevole tentativo non riuscisse,
oppure la costituzione della macchina da guerra e dell'analizzatore di
desiderio assorbisse troppo tempo
ed energia, quali sarebbero gli scenari che si proporrebbero? Guattari
non ha esitazione: "Da qui un dilemma molto semplice: o si arriva a un
nuovo tipo di strutture che conducono finalmente alla fusione tra il
desiderio collettivo e l'organizzazione rivoluzionaria; o si continua sulla strada attuale e, di repressione in
repressione, si andr verso un fascismo in confronto al quale Hitler
e Mussolini sembreranno dei buffoni" (ID, 342). Di qui lelezione del
fascismo a nemico primo, lavversario strategico, dellopzione
etico-politica deleuziano-guattariana, cos com evidenziato anche da Foucault nella celebre introduzione alledizione americana
dellAnti-Edipo (1977): Rendendo
un modesto omaggio a San Francesco di Sales, si potrebbe dire che
LAnti-Edipo un Introduzione
alla vita non-fascista (IVNF, 9).
Per il filosofo di Poitiers, lopera
anedipica di Deleuze e Guattari ha il pregio di dare la caccia
a tutte le forme di fascismo, da
quelle colossali, che ci circondano
e ci schiacciano, fino alle minute forme che fanno lamara
tirannia delle nostre vite quotidiane. Le parole di Foucault
45

sono il prodromo dellanalisi delle formazioni nero-brune in versione di


fascismo molare e fascismo molecolare che comparir nel secondo volume di Capitalismo e schizofrenia,
Mille piani, nel piano intitolato 1933
Micropolitica e segmentariet.
Ritratto dautore del rivoluzionario:
lo schizofrenico guattariano

Lo scenario rivoluzionario tratteggiato da Deleuze e Guattari esclude qualsiasi classe di riferimento, qualsiasi organizzazione gi sul
terreno di lotta, qualsiasi macchina
da guerra gi esistente. Chi allora il rivoluzionario dellAnti-Edipo? A
chi rivolta lopera? Le fisionomie
dellagente sovversivo sono tracciate a pi riprese, sia da Guattari
che da Deleuze, ma appartengono
a due piani differenti, forse inconciliabili; e comunque lintera opera
anedipica un sostanziale laboratorio sperimentale nel quale gli autori cercano di accordare le due
tipologie di sediziosi che appartengono in realt alle due dimensioni
differenti dei loro universi concettuali. Nellintervista rilasciata dal
solo Guattari a Arno Munster per
la Neue Zeitung nel 1972 - Colloquio a proposito di LAnti-Edipo
- sul tema dellidentificazione
tra analista, malato e militante,
lo psicanalista parigino risponde:
Prima di tutto non si mai detto: identificazione dellanalista
con lo schizofrenico. Si dice che
lanalista, come il militante e lo
scrittore, come chiunque, sono
pi o meno impegnati in un processo schizo e si distingue sempre il processo schizo dalla
schizofrenico da manicomio, il
cui processo schizo, appunto,
bloccato o gira a vuoto. Noi non

diciamo che il rivoluzionario deve identificarsi con i pazzi che girano a vuoto,
ma che essi devono far andare avanti
le proprie azioni nel modo del processo
schizo (MD, 59). Secondo Guattari i
processi schizo investono pi figure
gi determinate e formalizzate prima del processo che le vedono coinvolte: il rivoluzionario, il capitalista,
il militante, il borghese, lo scrittore,
lanalista, lo schizofrenico internato
etc. La preminenza dunque data
alla gradualit e alla progressione
della costruzione del piano che tutto ammanta e travolge: per Guattari il piano dellorganizzazione.
Un piano che concerne contemporaneamente lo sviluppo delle forme
e la formazione dei soggetti. Esso
quindi, quanto si vuole, strutturale
e genetico (C, 93-94). Seguiamo
dunque il piano genetico-strutturale
di Guattari, privilegiando sempre il
punto di vista dei processi da accelerare e delle vie rivoluzionarie da intraprendere: Lo schizofrenico un tipo che per una ragione
o per laltra entrato in connessione con un flusso del desiderio
che minaccia lordine sociale. Subito questo interviene per far finire
tutto ci. Si tratta dellenergia libidinale, nel suo processo di deterritorializzazione, non dellarresto
di questo processo (MD, 60). Lo
schizofrenico guattariano dunque un soggetto lontano dalla dimensione sociale del malato e del
pazzo; esso si forma solamente al
momento di una connessione,
cio di un contatto, un urto, una
collisione-investimento con un
processo desiderante, individuale o collettivo, nel cui centro
propulsore insiste una energia
libidinale; il soggetto schizofrenico nel suo sganciarsi dai
territori di sicurezza e fondazione nel quale ancorato come

soggetto formato, si trasforma e intraprende un percorso di metamorfosi, di


de-soggettivazione e allo stesso tempo di neo-soggettivazione, che lo porta ad essere un tipo particolare di
soggetto: un soggetto open code, nel
quale sussistono brandelli precedenti
di soggettivit - il medico, il borghese, il proletario, il maschio, leterosessuale, il bianco, il sano, lumano - a cui
si vanno ad aggiungere - come arricchimento - nuovi estratti di soggettivit - lomosessuale, il femminile,
il trans-genere, il malato, il pazzo,
lanalista, il sedizioso. Un Oberdada
ermafrodito con una coscienza politica. E questo soggetto open code
che deve accelerare il processo di
decodificazione della propria forma,
della propria comunit e, per finire, della societ a cui appartiene
come vivente per aprire una nuova
via rivoluzionaria che non potr essere una copia delle rivoluzione del
passato, gi fallite. Seguiamo ancora Guattari in ci che afferma
nella stessa intervista: Lanalista,
come il militante, deve muoversi
con il processo e non mettersi al
servizio della repressione sociale
edipicizzante, dicendo per esempio:
Tutto ci avviene perch hai una
tendenza omosessuale anormale
(cos si pretende dinterpretare il
delirio del Presidente Schreber).
O: E perch in te la pulsione di
morte non fusa con lEros. La
schizo-analisi si congiunge alla
lotta rivoluzionaria in quanto si
sforza al contrario di liberare i
flussi, di far saltare i catenacci, le assiomatiche del capitalismo, le sovracodificazioni del Super-io, le territorialit primitive
ricostruite artificialmente, ecc. Il
lavoro dellanalista, del rivoluzionario, dellartista, si uniscono
per il fatto che hanno sempre
da far saltare i sistemi che rei46

ficano il desiderio, che alienano il soggetto nella gerarchia famigliare e sociale ( sono un uomo, sono una donna,
sono figlio, sono fratello ecc.) Appena
si dice sono qualcosa il desiderio
gi strangolato (MD, 60). Ecco chi ,
secondo Guattari, il soggetto desiderante, lo schizofrenico inteso come
agente sovversivo: unentit accelerata allineata ai processi rivoluzionari
ai quali aderisce nello stato metastabile di deformazione permanente.
Non esiste quindi un rivoluzionario
ideal-tipico, lo schizo, ma sempre
e solo connessioni individuali e di
gruppo in processi schizorivoluzionari. Servono processi rivoluzionari
sperimentali, non soggetti rivoluzionari confezionati dallideologia. Coerentemente a queste assunzioni,
Guattari, si esprime a favore di un
riformismo permanente dellorganizzazione rivoluzionaria. Servono
pi dei fallimenti ripetuti o dei risultati insignificanti che una passivit
ebete davanti ai meccanismi di recupero (MD, 61).
La sedizione delirante
della grande politica

Per articolare al meglio la figura


del rivoluzionario chez Deleuze
dobbiamo effettuare un salto
allindietro nel tempo, rispetto al
periodo delle lotte degli anni 60 e
70. Nel maggio del 1957 Deleuze
assiste al Collge de Philosophie
di Parigi a una conferenza di
Pierre Klossowski intitolata
Nietzsche, le Polythisme et la
Parodie. Klossowski reduce da
un intenso periodo di studi
nietzscheani, culminati nella
pubblicazione di Le Gai Savoir
(1954): la sua traduzione ritenuta dallintera comunit nietzscheana francese magistrale.

Allinterno del celebre testo del 1957


c un passaggio che ci preme evidenziare perch Klossowski contrappone,
attraverso la figura dellattore interprete di una rivelazione divina, istituzioni catecontiche e creazione artistica antinomica, inondante e perci
accelerata. Val la pena leggere tutto il
passaggio klossowskiano nella sua
completezza: Larte ha un senso assai vasto e, in Nietzsche, questa categoria comprende tanto le istituzioni
quanto le opere di creazione disinteressata. Per esempio - e qui vediamo
subito di che cosa si tratta - come ha
considerato Nietzsche la Chiesa? La
Chiesa per lui costituita, pi o meno,
da una casta di impostori profondi, i
preti. E un capolavoro di dominazione spirituale e c voluto un plebeo
come quel monaco impossibile che
Lutero per pensare di abbattere
questo capolavoro, lultimo edificio
della civilt romana che ci resti. Tutta lammirazione che Nietzsche ha
sempre tributato alla Chiesa, al papato, poggia proprio su quella concezione per cui la verit un errore
e larte, errore voluto, superiore
alla verit: perci Zarathustra confessa la sua affinit con il prete e,
nella quarta parte, al momento
dello straordinario raduno dei diversi tipi di uomini superiori nella
caverna di Zarathustra, il Papa,
lultimo dei Papi, fra gli ospiti
donore del profeta. E in questo
senso, penso, ancora una volta si
tradisce in Nietzsche la tentazione di prevedere una classe dirigente di grandi meta-psicologi
destinati a prendere nelle loro
mani i destini dellumanit futura
in quanto perfettamente esperti
delle
diverse
aspirazioni
dellumanit e delle risorse per
soddisfarle (SF, 26). Come si
pu notare, gi in questo testo
lautore fa balenare ci che

diventer poi evidente nella sua opera


del 1969, Nietzsche e il circolo vizioso,
e nella traduzione dei Frammenti postumi 1887-1888 di Nietzsche (1976), ovvero che negli anni 80 dellOttocento
Nietzsche stava iniziando a sistematizzare una concezione di grande politica che avesse per tema il circuito
artistico, le istituzioni, le caste dominatrici, le masse gregarie e
quelloikonomia che si poteva concedere il lusso di un surplus di
risorse per finanziare questa peculiare volont di potenza. Come abbiamo visto nei precedenti capitoli,
solo attraverso ledizione critica di
Colli e Montinari che Klossowski appaga la propria implacabile sete di
conoscenza in merito allenigmatico
complotto politico, economico, istituzionale dei forti dellavvenire.
Deleuze, nella sua lettera del
19/12/1969 a Klossowski, gi immerso nel cantiere dellAnti-Edipo,
afferma Penso spesso a Voi, poich
ho appena riletto il Vostro
Nietzsche. La mia ammirazione
totale, immensa. Lho riletto perch
avevo bisogno di parlarne in un libro che sto attualmente componendo. (Ho la sensazione che le
pagine in cui parlo di Voi, siano le
migliori) (LAT, pos. 1069-70).
Deleuze, infatti, recupera proprio
dal Nietzsche di Klossowski il concetto di accelerazione dei processi di una comunit di irregolari
che guastano i codici. In tal modo
rafforza e prolunga lipotesi cospirativa di Klossowski-Nietzsche,
incistandola in profondit nelle
lotte reali degli anni 70. Per
meglio valutare questa nuova alleanza, di assoluto valore lo
scambio di riflessioni e di prospettive che i due filosofi effettuano nel dialogo aperto che segue la conferenza Circulus
Vitiosus di Klossowski a Ceri47

sy-la-Salle nel luglio del 1972. Klossowski nel corso della conferenza riprende
esclusivamente
i
due
frammenti che gi ha commentato nel
libro del 1969, Nietzsche e il circolo
vizioso, e che costituiscono il nucleo
portante della sua opera: il 10 [17] e il
9 [153] - I forti dellavvenire; proprio
leggendo I forti dellavvenire, il 9 [153]
che Klossowski afferma la centralit
essenziale di tale testo definendolo
come il cuore del complotto di
Nietzsche (CV, 61). Penetrazione in
profondit di un doppio cuore attraverso una doppia lettura: Klossowski
rilegge il Nietzsche complottista alla
luce del complotto schizo-nomade
che Deleuze orchestra nel cuore accelerazionista dellAnti-Edipo, cio il
passaggio finale di La macchina capitalistica civilizzata. Dopo la lettura
del frammento 9 [153] Klossowski si
domanda: Che cosa diventa il comportamento nietzscheano, considerato nel contesto delle nostre inquietudini attuali, non pi dal punto di
vista della nozione di potenza ma
dal punto di vista del circolo vizioso, inteso come figura di un giudizio
nichilista formulato su qualsiasi
azione? (CV, 62). Le inquietudini
attuali, cio il disagio giovanile, le
lotte rivoluzionarie e la contrapposizione tra forze avverse,
diventano la dimora per una riflessione sul comportamento
nietzscheano rilevato per dal
punto di vista del concetto
dellEterno Ritorno - il circolo
vizioso e non pi dalla prospettiva
del desiderio/volont di potenza;
tra le versioni dellEterno Ritorno a disposizione, Klossowski
privilegia la figura di un giudizio
nichilista formulato su qualsiasi
azione - ovvero il peculiare atteggiamento parodistico che
Nietzsche mantiene su tutto lo
scenario della gestione econom-

ica planetaria e che acquista un suo


particolare vigore e unaggressiva
baldanza nel periodo post-Zarathustra. Ricorder ancora una volta - afferma Klossowski ad unattenta platea
che comprendeva, oltre allo stesso
Deleuze, Lyotard, Derrida, Calasso,
Nancy, tra gli altri - levoluzione del
pensiero delleterno ritorno. Questo
pensiero, oggetto di contemplazione,
diventa lo strumento di un complotto.
E a partire da questo stadio che il dio
circolo vizioso pu essere concepito
come la manifestazione di un delirio.
Mi chiedo ora se questo comportamento possa diventare efficace in
quanto figura delirante di un comportamento rivolto allattualit, oppure se, in generale, ogni comportamento delirante costituisca ormai
una resistenza efficace nei confronti
di una determinata forza avversa
(CV, 63). Nietzsche, secondo Klossowski, passa da un puro atteggiamento contemplativo da osservatore biologico grazie alla scoperta
della legge dellEterno Ritorno a un
duro atteggiamento politico, cio
costruisce - utilizzando la terminologia deleuziana-guattariana - una
propria macchina da guerra per
trasformare la legge dellEterno
Ritorno in un complotto che rovesci la dominazione attuale realizzatasi attraverso laccentuato livellamento delluomo industrializzato.
Ma perch il complotto delirante? Per due motivi: il primo
perch solo la doppia parodia del
modello sociale vigente e del suo
simulacro sovvertitrice realmente di tutti i codici - la parodia
e il delirio sono le critiche pi potenti al potere, e paradossalmente anche le pi politiche - in
quanto deriva dal giudizio nichilista su qualsiasi azione politica,
giudizio reso come riflessione
ponderata e gi acquisita; il sec-

ondo legato alla concezione di delirio secondo laspetto rilevato da


Deleuze e Guattari nella lotta rivoluzionaria post-68 - Il delirio la matrice
in generale di ogni investimento sociale
inconscio. Ogni investimento sociale
mobilita un gioco delirante di disinvestimenti, di controinvestimenti, di
surinvestimenti (AE, 315) - il che vuol
dire che il delirio klossowskiano - il
radicale uscire dai solchi di ci che
stabilito - coincide con le polarit
deliranti presenti nellAnti-Edipo, intese come incubatrici delle origini
sociali della schizofrenia deleuziano-guattariana; se delirante
ogni investimento sociale inconscio,
lo sar a maggior ragione una cospirazione ordita da una banda di dissidenti urbani inoperosi il cui scopo
si realizza attraverso i mezzi del
proprio manifestarsi. Si chiede Klossowski:
pu
latteggiamento
schizo-delirante raggiungere una
propria efficacia nella situazione
rivoluzionaria degli anni 70 e, allo
stesso tempo, pu avere unefficacia di massima in ogni situazione
che si verr a determinare, cos
come sembra suggerire la legge
terroristica del circolo vizioso? Il
comportamento schizo-delirante
che si presenta come forza affermativa, resistente nei confronti di una determinata forza
avversa contingente o universale? Si vede bene dove Klossowski vuol portare il punto della
discussione:
il
processo
schizo-rivoluzionario solo la
versione politica attualizzata del
Circolo Vizioso, oppure esiste
unidentit generale coerente,
perentoria, tra Processo, Circolo e Ritorno? O, per parlare come
Guattari, LAnti-Edipo una sorta di Eterno Ritorno Macchinico?
Teniamo in sospeso queste domande e ritorniamo ora a Ceri48

sy-la-Salle, seguendo il confronto tra i


filosofi rizosferici. Klossowski prosegue affermando che il pensiero
delleterno ritorno, che abolisce le identit e priva gli atti del loro contenuto, si
combina dunque con la preparazione di
un complotto che prevede praticamente alcune sperimentazioni. Secondo Nietzsche, chi vuole il fine vuole anche i mezzi. Ora, la sperimentazione
essenzialmente latto, il genere di atti,
che si riserva il privilegio di fallire. Il
fallimento di un esperimento rivela
pi del suo successo. A livello di pathos [cio di intensit] fallimento e
successo si confondono nel gioco
permanente degli impulsi. La sperimentazione principale tende al successo pratico di un complotto che
non si conclude col conseguimento di
uno scopo, ma col manifestarsi di
una condizione segretamente dominante da sempre, che ricercata e
perseguita come un preteso scopo
(CV, 64). Quante assonanze - e alcune divergenze - con il Guattari di
Colloquio a proposito di LAnti-Edipo: sperimentazione e desiderio,
fallimento e intensit, scopi pretesi e condizioni di dominio. La liberazione del desiderio, laccumulazione e poi il rilascio accelerato di
energia rivoluzionaria, la rivolta
contro
la
sovracodificazione
dellindividuo, secondo Klossowski
unattivit sperimentale che non
ha nessuno scopo, nemmeno il comunismo o lanarchia; tale sperimentazione solamente la manifestazione di un dominio segreto,
il divenire senza scopo,20 frutto di
unintensit anti-gregaria, inassimilabile, libera da ogni codificazione futura e quindi senza istituzioni a venire. Qui c una
marcata differenza dellasse
Klossowski-Nietzsche con Guattari: e con Deleuze? Per Klossowski, Nietzsche dicendo Chi
49

vuole il fine, vuole anche i mezzi, parla


contemporaneamente su due registri:
quello della gregariet, quello del caso
singolare; quello degli individui identici
a se stessi e quello del caso fortuito;
quello del senso comune e quello del
delirio. Ma quanto sintende a livello
del linguaggio istituzionale immediatamente smentito a livello del pathos. Il fine, cio il delirio, inscritto
nei mezzi (CV, 64). Per ottenere il delirio, inteso come divenire rivoluzionario, bisogna delirare, ma non sar un
delirio artefatto, pianificato, strutturato. Sar solo lintensit del delirio a ottenere un delirio abdicante il
proprio scopo, da ci lo status di
grottesco e inquietante registrato
dal pseudo-programma anti-edipico, qualora venisse realizzato (AE,
437). Ecco di nuovo presentarsi i
due piani che non sintersecano: il
piano di organizzazione, genetico-strutturale, a cui appartiene
certamente Guattari, e il piano di
consistenza - dove si compongono
rapporti di movimento e di riposo,
di velocit e di lentezza, fra elementi non formati, relativamente non
formati, molecole o particelle
trasportate da flussi (CO, 96) - al
quale Nietzsche e Klossowski sicuramente sono affiliati. Di nuovo:
e Deleuze?
Secondo ritratto dautore
del rivoluzionario: il nomade
rizomatico deleuziano

Seguendo lAnti-Edipo abbiamo una visione del rivoluzionario


schizo-delirante del tutto canonica, tipica di una certa controcultura degli anni 60-70: un tipo
schizo-rivoluzionario, che segue le
linee di fuga del desiderio, attraversa il muro e fa passare i flussi, monta le sue macchine e i suoi

gruppi in fusione nelle enclavi o alla periferia, procedendo al contrario del precedente [il paranoico-fascisteggiante]:
non sono dei vostri, sono eternamente
della razza inferiore, sono una bestia, un
negro (AE, 315). In realt, altri passaggi
attribuibili al solo Deleuze sono molto
meno rassicuranti, anche per la controcultura del secondo Novecento: I
militanti rivoluzionari non possono non
essere strettamente implicati dalla delinquenza, dalla deviazione e dalla follia,
non come degli educatori o dei riformatori, ma come coloro che possono leggere soltanto in quegli specchi il volto
della loro propria differenza (ID, 254).
Il sovversivo dunque un simulacro
prismatico che deve far propri i punti di vista anche del delinquente, del
deviato e del folle, rilevando e problematizzando una doppia differenza:
tra s e la marginalit in cui si specchia, e tra i marginali fantasmati, di
cui fa parte, e il resto del corpo sociale. E dallelaborazione di queste
differenze relative e assolute che la
fisionomia del militante rivoluzionario acquisisce una propria singolarit deforme, in misura maggiore
rispetto a una presunta vocazione
antagonista che si auto-afferma in
negativo rispetto alla gente per
bene e che si costruisce come falsa contro-identit. Deleuze, per,
ha una visione diversa sia dal piano
trascendente guattariano, sia dalla
controcultura dominante nel secondo Novecento: con Klossowski,
egli pensa che Nietzsche concepisca una nuova strategia e un altro
modo di combattere (CV, 68). Ma
a differenza di Nietzsche, il rizomatico non nichilista, crede nella
rivoluzione come evento accelerato di trasvalutazione di valori;
per questo se accetta il registro
della parodia corrosiva, lo vira in
positivo, cercando nuove armi.
Questa nuova politica determina

un nuovo modo di lottare che non rima


nel modo pi assoluto con lo storico
del movimento socialista del XIX e XX
secolo. Per valutare le differenze tra
le due proposte, vediamo di approfondire la nozione di complotto cos come
rielaborata da Deleuze sullasse Klossowski-Nietzsche. C un tema - afferma Deleuze - che Klossowski ha sviluppato, mi sembra, contemporaneamente
a quello della perdita didentit: il tema
della singolarit, poich le singolarit
sono alla lettera delle non-identit.
Stando a quanto afferma Klossowski,
un complotto una comunit di singolarit. Il problema diventa politico (in
un senso nuovo o vecchio del termine,
ha poca importanza) con la seguente
domanda: come concepire una comunit di singolarit? (CV, 73). Abbiamo
qui, per la prima volta nella storia,
lindividuazione di un nuovo modo di
essere rivoluzionari, e unambiziosa
proto-architettura della Connessione
tra Ritmi di monadi eretiche, o frequenze intensive a-quantitative: una
strategia, dei modi, delle non-identit, del tutto difformi a quanto sino
ad ora espresso dalla Modernit, un
rovesciamento della stessa natura
dellorganizzazione sociale e, dunque, del concetto stesso di rivoluzione, a favore di uneuristica insurrezionale. Un tipo di rivoluzione che
non riconosce come modelli utilizzabili le rivoluzioni precedenti, di cui
interrompe la serie, e che non ha
come scopo ultimo la conquista del
potere. E, infine, un tipo di rivoluzione che pi vicina a unarte di
vivere impersonale piuttosto che
a unarte della politica pura,
come ha finemente scritto Foucault (Introduzione allAnti-Edipo,
1977). La cosiddetta societ
una comunit di regolarit, continua Deleuze a Cerisy-la-Salle o,
a rigore, un certo processo selettivo che accoglie delle singolarit
50

adeguatamente scelte e le regolarizza.


Generalmente essa sceglie, per esprimersi in termini psichiatrici, delle singolarit paranoiche, poich ci si addice
al funzionamento di una societ. Ma un
complotto una comunit di singolarit
di tipo differente, che non si lasciano
regolarizzare, che partecipano a nuove
connessioni, e che sono in questo senso
rivoluzionarie (CV, 73). Siamo qui nel
vero e proprio cuore sia del frammento I forti dellavvenire di Nietzsche sia
del Pensiero nomade di Deleuze. E se il
senso della frase di Deleuze Ecco forse
la massima profondit di Nietzsche ()
aver trasformato il pensiero in una
macchina da guerra (ID-PN, 329),
acquista una sua pregnanza solo alla
luce del frammenti accelerazionisti del 1887, la filosofia anedipica la
continuazione della stessa macchina
da guerra con altri mezzi, adeguati
alla propria epoca. Cos, con gli occhiali dellAnti-Edipo, il grande processo di regolarizzazione il grande
processo delloikonomia occidentale
in quanto permette il funzionamento
razionale di una comunit numericamente elevata di individualit assoggettate al mercato mondiale, unica
modalit possibile, storicamente
realizzata, che abbia permesso alla
specie umana di mantenersi a livello delluomo () mediante la produzione e () attraverso lassurdit di
un lavoro che riduce totalmente le
sue risorse morali (CV, 62). Ci che
risulta indecidibile e dunque non
economizzabile il legame che si
pu fondare tra singolarit irregolari: non gi istituzioni ma bens
connessioni. Il criterio selettivo
dellEterno Ritorno - se la prospettiva impiegata la biforcazione
estrema di produzioni discrete di
non-identit da macro-ripetizioni
di identit omogenee - plausibile solo in funzione di una doppia
selezione di tipologie umane: les-

senziale come valore-massa, cio una


ratio funzionale alla forma assunta dalla societ mercantile, e il surplus come
valore-scarto, eccedenza, un plusvalore-singolarizzato, impersonale, disindividualizzato e perci favorevole alla
formazione di societ, di gruppi (CV,
74). Per il filosofo parigino gli uomini
del surplus non si spostano e si mettono a vivere da nomadi per restare
allo stesso posto sfuggendo ai codici
(ID-PN, 329). Il nomade, per Deleuze,
un centro mobile di forza, un incantato viandante con orizzonti inauditi, un
viaggiatore immobile sui corpi collettivi. Rimane per un grande enigma. Sia
i gregari che gli inassimilabili vivono e
lottano allinterno di un macro-scenario di una iniquit deprimente e assurda. Come sciogliere questo nodo
per i nuovi sediziosi? Come tessere
la rete di punti dindividuazione o di
nodi leggeri auto-organizzati allinterno della megastruttura sociale
unificante, e come determinare che
tale rete sia capace di reggere nel
tempo le connessioni tra diversit?

c a pi t ol o i v

La moneta infinita: desiderio,


valore e simulacro

Le verit sono monete la cui immagine


si consumata e che vengono prese
in considerazione soltanto come
metallo, non pi come monete.
Friedrich Nietzsche,
Su verit e menzogna in senso
extramorale
Per poter calcolare, abbiamo bisogno
di unit, ma non per questo da
accettare che tali unit esistano.
Friedrich Nietzsche,
Frammento 14 (79), Primavera (1888)

Sovvertire leffetto
frenante della totalit

Se esaminiamo le opere principali


di Deleuze, Foucault e Klossowski
tra il 1968 e il 1972 vediamo che
le traiettorie di questi testi hanno
oggettivamente le caratteristiche
enigmatiche e comuni per essere
qualificate come ricerche frammentarie; si tratta di indagini che
a fatica si riescono a comporre e
immaginare se le valutiamo da una
prospettiva rivoluzionaria per
cercare di comprendere su quale
terreno comune di lotta e di programma agiscono i tre intellettuali. Si passa con un certo aplomb
da saggi dal sapore accademico,
lungimiranti e ricchi, quali Differenza e ripetizione o Larcheologia
del sapere, alle opere ermeneutiche riguardanti Nietzsche - sia
che si tratti di antologie di frammenti quali Nietzsche e il circolo
vizioso, che delle prime edizioni
delle sue Opere complete presso Gallimard - proseguendo per
testi di critica letteraria o di
51

letteratura tout court quali Logica del


senso o Le dame romane, per terminare con criptici saggi economici, La
moneta vivente o pamphlet aggressivamente politici, LAnti-Edipo; non
parliamo poi dei corsi universitari,
dove si spazia da Freud a Marx, da
Aristotele a Nietzsche, dalla moneta
greca allInquisizione nel Medioevo
o alla storia della sessualit, senza
soluzione di continuit. Con una certa ironia, Foucault stesso, nella prima
lezione del 7 gennaio 1976 nel corso
intitolato Bisogna difendere la societ (MP, 163), vuole porre termine ad
una serie di ricerche che egli stesso
definisce come incoerenti e discontinue. Foucault sente la necessit
di concludere e sistematizzare, in
un qualche modo, gli innumerevoli percorsi di ricerche, intuizioni e
approfondimenti che ha svolto fin
dallinizio delle lezioni al Collge de
France (1970). Da un certo punto di
vista, Foucault non parla solo delle
sue ricerche ma allude anche a un
percorso comune della rizosfera
francese rivoluzionaria quando,
tra le cose importanti o, almeno
interessanti, degli ultimi quindici-ventanni, elenca lefficacia di
un libro come LAnti-Edipo, che non
si riferiva praticamente a nientaltro che alla sua stessa prodigiosa
inventivit teorica: libro, o piuttosto cosa, avvenimento che riuscito a rendere rauco, sin nella sua
pratica pi quotidiana, il mormorio pure cos a lungo ininterrotto
che passato dal divano alla poltrona (MP, 165). Si tratta di una
segnalazione importante ai propri studenti dato che lopera filosofica di Deleuze sempre stata
un riferimento fondamentale per
Foucault, in quanto si costituita
come apertamente alleata del
suo pensiero fin dai primi anni
60, perlomeno dallinizio della

Nietzsche Renaissance e, dunque, a


partire dallopera Nietzsche e la filosofia (1962) e il convegno di Royaumont
(1964). Ci che stupisce limportanza tributata da Foucault al testo anti-edipico poich la sua analisi prende
in esame i dieci, quindici, al massimo
venti ultimi anni, dunque il lasso di
tempo che, grosso modo, va dal 1956
al 1976: non solo LAnti-Edipo lunico
libro citato, ma il suo posizionamento allinterno del ragionamento svolto
da Foucault stesso a stupire. Il libro
viene infatti inserito nel merito della
stupefacente efficacia delle critiche
discontinue, particolari e locali e
la sua efficacia viene paragonata a
quella di interi movimenti quali lanti-psichiatria, lanalisi esistenziale e
gli attacchi contro lapparato giudiziario e penale. Conclude Foucault:
Quel che emerge la proliferante
criticabilit delle cose, delle istituzioni, delle pratiche, dei discorsi: una
specie di friabilit generale dei suoli, anche e forse soprattutto i pi
familiari, i pi solidi ed i pi vicini a noi, al nostro corpo, ai nostri
gesti di tutti i giorni. Ma insieme a
questa friabilit ed a questa stupefacente efficacia delle critiche
discontinue, particolari e locali,
si scopre in realt qualcosa che
forse non era previsto allinizio,
quel che si potrebbe chiamare leffetto inibitore proprio delle teorie
totalitarie, globali. Non credo che
queste teorie globali non abbiano
fornito e non forniscano ancora in
modo abbastanza costante degli
strumenti utilizzabili localmente:
il marxismo e la psicanalisi stanno l a provarlo. () In ogni caso,
ogni ripresa nei termini della totalit, ha condotto nei fatti a un
effetto frenante (MP, 165-166).
Seguendo lo schema di Foucault, e schematizzando a nostra volta, vengono messi in ev-

idenza due schieramenti contrapposti:


da un lato, il fronte accelerazionista,
discontinuo, particolare, locale, dallaltro un fronte inibitore, frenante,
continuo, globale, totale, se non apertamente totalitario. Il marxismo,
la psicanalisi possono essere ancora
degli strumenti che, a livello locale,
possono essere utili, ma nei fatti, per
Foucault, essi hanno svolto un ruolo
frenante e, dunque, negativo per
il fronte insurrezionale. LAnti-Edipo,
secondo Foucault, rientra a pieno titolo nellinsieme delle entit critiche
che smottano i suoli con efficacia
e che possiedono alcune caratteristiche che possono essere riassunte
in tal modo: 1) produzione teorica autonoma, non centralizzata 2) ritorni
di sapere che discendono dallinsurrezione dei saperi assoggettati.
Linsurrezione dei saperi
assoggettati

Lattenzione di Foucault viene diretta, nella lezione del 7 gennaio


1976, verso i ritorni di sapere che
derivano da ci che egli chiama
insurrezione dei saperi assoggettati. Per saperi assoggettati Foucault intende due cose ben precise:
1) i saperi che derivano da contenuti storici che egli ritiene sepolti
e quindi passibili di una riscoperta
riconducibile ad una ricerca sontuosa e, in un qualche modo,
legata a una caratteristica societ segreta dellOccidente dai
tempi dellAntichit e cresciuta ai
tempi del primo cristianesimo: la
grande, tenera e calorosa massoneria dellerudizione inutile con il suo tipico humour sottile
Foucault introduce qui il proprio
lavoro e quello dei complici rizosferici alla stregua di una variante contemporanea di lotta e
52

insurrezione della gnosi di derivazione


alessandrina legata alla salvezza attraverso la conoscenza. La rizosfera
francese sarebbe, seguendo questa
maliziosa interpretazione anticristica-nietzscheana-accelerazionista foucaultiana, una sorte di neo-gnosi laica
e rivoluzionaria che trasmette il proprio sapere e le proprie ricerche di
generazione in generazione, nel nobile
solco della tradizione ellenica-alessandrina.
2) i saperi che si suppone essere
allopposto dellerudizione polverosa e inutile cio i saperi squalificati, bassi - anche qui, presentati in
modo sorprendente. In questa categoria di saperi ingenui, gerarchicamente inferiori perch senza i
necessari requisiti scientifici e accademici, Foucault inserisce il sapere della gente comune, di strada
- da non confondersi con il senso
comune - quali il criminale, il folle,
il malato, lo psichiatrizzato, il detenuto. Il sapere diretto dei marginali
intrecciato con i saperi specifici dei
lavoratori, degli operatori di settore, quali infermieri, medici, soldati, sar un sapere senza senso
comune, un sapere differenziale
che non deve la sua forza che alla
durezza che loppone a tutto ci
che lo circonda (MP, 167).
A Foucault non sfugge il paradosso di declinare nello stesso
schema rizomatico dei saperi assoggettati, la biblioteca e la strada: eppure egli trova in questa
differenza ben tracciata la forza
essenziale della critica operata dai discorsi discontinui. Per
Foucault si tratta del sapere
storico delle lotte: Nei settori
specializzati dellerudizione come
nel sapere squalificato della
gente giaceva la memoria degli
scontri, quella appunto che fino
ad allora era stata tenuta al

margine. E si cos delineato quel che


si potrebbe chiamare una genealogia,
o piuttosto delle ricerche genealogiche
molteplici, insieme riscoperta meticolosa delle lotte e memoria bruta degli scontri. E queste genealogie, come
accoppiamento di sapere erudito e del
sapere della gente, non sono state possibili, e non si nemmeno potuto tentarle che ad una condizione: che fosse
cio eliminata la tirannia dei discorsi
globalizzati colla loro gerarchia e tutti i privilegi dellavanguardia teorica
(MP, 168). Qui Foucault tenta una
prima restituzione del suo progetto
dinsieme in cui, generosamente, ingloba e allinea i componenti francesi
della rizosfera e, in primis, proprio
gli estensori dellAnti-Edipo, nonostante la descrizione minuziosa dei
ritorni di sapere si adatti perfettamente al proprio stile di ricerca,
intrapreso fin dallinizio dei corsi del
Collge de France (1970) e portato avanti sino al termine del corso
1975-1976, prima dellanno fatidico, il 1977, anno in cui un Foucault
in crisi sospende il proprio corso.
Si tratta dellannus horribilis di
Foucault, attaccato da pi parti,
tra cui ricordiamo il Dimenticare
Foucault di Baudrillard, e linizio
di una profonda riarticolazione di
pensiero, analisi e prassi politica
che porter al successivo gelo
con Deleuze e in pratica alla liquefazione della complicit sotterranea della comunit rivoluzionaria
nietzscheana francese. Ci che
per appare prodigioso il modo
in cui Foucault lega il proprio lavoro di ricerca allazione di lotta e
critica dei compagni rizosferici
accreditando la forza essenziale
della critica e del successo di
quegli anni proprio alla discontinuit e alla de-centralizzazione
delle pratiche e dei discorsi che
Klossowski, Deleuze e Guattari,

Blanchot e Lyotard, tra gli altri, ma in


prima linea, hanno portato avanti. Per
Foucault possibile, nel 1976, definire questa critica: Chiamiamo genealogia laccoppiamento delle conoscenze erudite e delle memorie locali, che
permette la costituzione dun sapere
storico delle lotte e lutilizzazione di
questo sapere nelle tattiche attuali
(MP, 168). Durante la stessa lezione,
Foucault lega la genealogia alla lotta contro la presunta scientificit
delle nuove scienze, il marxismo e la
psicanalisi, ree di essere portatrici di
ambizioni di potere nemmeno tanto celate e dunque alla ricerca degli
effetti di potere che solitamente
vengono assegnati dalle istituzioni
alle scienze intronizzate. A questo
proposito, per Foucault, la genealogia sarebbe dunque, rispetto e contro i progetti duna iscrizione dei saperi nella gerarchia dei poteri propri
della scienza, una specie di tentativo per liberare dallassoggettamento i saperi storici, renderli cio capaci dopposizione e di lotta contro
la coercizione dun discorso teorico,
unitario, formale e scientifico. La
riattivazione dei saperi locali - minori, direbbe forse Deleuze - contro la gerarchizzazione scientifica
della conoscenza ed i suoi effetti
intrinseci di potere: ecco il progetto di queste genealogie in disordine e frammentarie. Per dirla in
due parole, larcheologia sarebbe
il metodo proprio dellanalisi delle
discorsivit locali, e la genealogia
la tattica che, a partire dalle discorsivit locali cos descritte, fa
giocare i saperi, liberati dallassoggettamento, che ne emergono (MP, 170).
Un percorso a parte nel lavoro di Foucault, allinterno dei
rapporti
genealogia/archivio
prima delineati, viene riservato alla moneta fin dalle prime
53

lezioni del corso inaugurale del 19701971, allindomani del riemergere in


Klossowski e Deleuze dei temi nietzscheani di volont di potenza, formazioni di sovranit, pulsione e valore.
Infatti, un primo assaggio della possente e innovativa capacit critica su
questa prospettiva che ingloba desiderio/volont di potenza/economia
rizomatica
universale/inconscio
fisico e noologico arriva dal debutto
autoriale di Deleuze e Guattari sotto
il segno di Klossowski. La synthse
disjonctive il titolo del primo articolo a firma congiunta: pubblicato nel
terzo trimestre del 1970 sul numero
monografico, il 43, della rivista LArc
dedicato a Klossowski, il testo compare gi come estratto di un libro
intitolato Capitalismo e schizofrenia. Lo stile di scrittura gi quello
fantasioso, trasversale, aggressivo,
umoristico e genealogico dellAnti-Edipo. La synthse disjonctive
un efficace preludio a una deflagrazione annunciata: Foucault ne
intuisce immediatamente gli effetti
collaterali sullo stile e sui contenuti
della propria ricerca.
Lo xeno-dollaro e la moneta
come strumento del potere
egemone

Agli inizi degli anni Settanta del


900 il tema della moneta diviene
primario allinterno della rizosfera.
Grazie al differenziale-moneta,
inteso come strumento principale a cui il sistema democratico
liberale si rivolge per aggredire,
ricomporre e poi regolarizzare le
crisi economiche nazionali e internazionali, la comunit rivoluzionaria nietzscheana francese
vuole costituire una nuova griglia analitica che riesca a superare la palude ideologica che an-

cora avvinghia una parte significativa


della sinistra tradizionale e della nuova
sinistra antagonista. Klossowski consegna alle stampe, come suo addio
alle pubblicazioni e alla scrittura, un
breve testo, denso ed enigmatico, La
moneta vivente (1970), che presenta ai
contemporanei pi di un interrogativo
critico al mondo industriale mercantile e allo strumento moneta, inteso
come simulacro del vivente e agente
lenitivo degli impulsi umani. Foucault
saluta, in una lettera manoscritta
allautore dellautunno 1970, il libro
di Klossowski come il pi grande
libro dei nostri tempi. E lo stesso
periodo in cui, inizio 1971, Deleuze e
Guattari freschi della stesura in itinere dellAnti-Edipo frequentano le
lezioni di Foucault al Collge. Il ruolo
della moneta imperiale - il dollaro
statunitense come valuta egemone
- allinterno del sistema economico
del mondo occidentale allapice
della tensione e della polemica politica internazionale, cos come il
regime di cambi fissi di Bretton
Woods. Nel dicembre 1969 linflazione negli Usa raggiunge il 6%. Nixon, non appena eletto presidente,
investito dalla predizione del proprio staff economico che la moneta americana ha solo due anni di
tempo per salvarsi. Il mondo pieno di xeno-dollari e le casse Usa
non riescono a reggere laumento
della massa monetaria denominata in dollari con il necessario
ammontare doro teoricamente
richiedibile, poich il dollaro Usa
legato al cambio fisso con loro. Il
picco della guerra con il Vietnam
raggiunto di l a pochi mesi, nel
1971, cos come le spese militari
e il correlato deficit di bilancio.
Gli Stati Uniti sono in recessione
dal 1970, con la disoccupazione
in crescita al 6%. Il problema
posto dalla situazione econom-

ica interna senza precedenti: linflazione alta in una fase economica


recessiva, anzich disegnare la classica doppia figura di recessione e deflazione, come nel corso della Grande
Depressione del 1929. La situazione
pronta a sfuggire di mano. A fronte
di una situazione economica imprevedibile, non corrisponde alcuna teoria
accademica avente efficacia pragmaticamente accertata; si naviga a
vista. Qualsiasi decisione tecnica pu
determinare parimenti la salvezza o
il collasso della leadership commerciale mondiale, proprio nel momento
della sfida pi alta portata dal movimento comunista internazionale al
capitalismo industriale di matrice
anglosassone. Con il tramonto precipitoso del sistema monetario di
Bretton Woods potrebbe crollare
repentinamente la stessa potenza egemonica statunitense uscita vincitrice dalla seconda guerra
mondiale. La potenza pu cambiare di segno. Lo staff di Nixon
si divide tra monetaristi, lastro
nascente Friedman e la Scuola
di Chicago, e regolazionisti ortodossi, Burns e la Fed. Vince Friedman e la fazione favorevole alla
libera fluttuazione della moneta
statunitense sganciata dal gold
standard. Il timing ora della
massima importanza. Nel maggio 1971 la Germania Occiden-

54

tale lascia il sistema di Bretton Woods,


istituito nel 1944 sulle ceneri delle
Potenze dellAsse, lasciando fluttuare in modo incondizionato il marco
tedesco. La situazione precipita e lo
staff economico di Nixon si deve affrettare: per la potenza statunitense
giunto il momento di scegliere, poich leffetto sorpresa, e la velocit
della decisione, rivestono la massima
importanza. Nellagosto 1971 Nixon
annuncia improvvisamente alla nazione e al mondo intero che il dollaro statunitense non pi convertibile in oro, lasciando la moneta Usa
libera di ondeggiare nel mercato
dei cambi. Dopo circa 3.000 anni
dal suo apparire, la moneta in Occidente perde il proprio ancoraggio ad un valore materiale oggettivo. E la prima volta nellarco della
civilt occidentale, a parte i brevi
momenti di sospensione causati
dalle guerre e le brevi sperimentazioni, sempre rientrate a causa
di fallimenti, avute nel corso della
storia europea: la moneta compie
cos la metamorfosi definitiva, a
cui probabilmente destinata fin
dalla sua nascita, diventando in
tutta la sua filiera, dal globetto
di metallo pi o meno pregiato
alle banconote, un puro simulacro del valore. Le domande
che si pongono gli economisti sono numerose: La moneta

orfana sapr reggersi, basandosi unicamente sul proprio essere simulacro?


La moneta egemone, il dollaro, potr
camminare sul vuoto? La moneta
cresciuta a sufficienza per esprimere
una propria maturit? La de-aurificazione monetaria la situazione transitoria nella quale ci troviamo ancora
oggi: un mix di monete sovrane, xeno,
headless, post-sovrane che fluttuano
in un mondo valutario senza cambi
fissi, preda delle speculazioni e degli
squilibri dei mercati. Le coordinate
monetarie sulle quali muove lanalisi di Foucault non sono per legate
alla stretta contingenza, ma sono
intrecciate allo studio delle forze e
degli effetti di queste forze nella
storia delle formazioni di sovranit.
La moneta presa in considerazione da Foucault nelle lezioni che
partono dal 10 febbraio 1971 al 10
marzo 1971 , in modo sorprendente per molti ma non per i rizomatici, la moneta greca del VII
e VI secolo a.c.;21 si tratta di quel
periodo storico, sociale, economico e istituzionale in cui la moneta, intesa come misura greca,
si trova ad essere il cuore di
una gigantesca pratica sociale e
poliforme di stima, di quantificazione, di istituzione di equivalenze, di ricerca delle proporzioni
e delle distribuzioni adeguate
(LVS, 148). Per Foucault, lind-

agine riguarda lipotesi che la moneta costituisca uno strumento politico


dordine atto a creare e garantire nuovi equilibri nel corso di profonde trasformazioni sociali: la moneta, dunque,
non garantisce rapporti di sovranit, ma di dominazione. Affascinante
il modo in cui Foucault introduce la
moneta, al termine della lezione del 17
febbraio 1971, come ridistribuzione
dei rapporti tra il discorso di giustizia e il discorso di sapere, e dei rapporti tra il giusto, la misura, lordine
e il vero: Listituzione della moneta
non semplicemente una misura
dello scambio, ma stata istituita
essenzialmente come strumento di
distribuzione, di ripartizione, di correzione sociale (LVS, 144).
Nascita della moneta simulacro

Lapproccio di Lezioni sulla volont di sapere del 1971 si allontana molto dallinterpretazione
tradizionale della moneta dettata
dalleconomia classica, alla quale
non sfuggito n il Marx del Capitale n lo stesso Foucault di Le
parole e le cose (1966). Se per gli
economisti classici del XIX secolo
lutilizzo maturo e scambista
della moneta avviene con la nascita e lo sviluppo delleconomia
di mercato, per il Foucault di Le

55

parole e le cose lanalisi delle ricchezze


e la teoria della moneta non sono possibili che a partire dallet classica, in
quel lasso di tempo che lautore individua tra il Don Chisciotte di Cervantes
e la Justine di de Sade. Il Foucault del
1971 tratteggia altrimenti la moneta
vista dalla prospettiva ottocentesca
delleconomia politica tradizionale:
Origine mercantile, commerciale, internazionale della moneta. Interpretazione mercantilistica della moneta
che la delimita dallorigine entro funzioni di rappresentazione e la espone
a quel feticismo che consiste nel
prendere il segno per la cosa stessa, attraverso una sorta di errore
filosofico primario e radicale. In
effetti questa interpretazione pu
rendere conto di alcuni usi precoci
della moneta, sia in Lidia sia in Fenicia. Ma non affatto sulla base
di questo modello che la moneta
stata adottata e utilizzata in Grecia (LVS, 149). A suffragio della
propria ipotesi, Foucault prende in esame due casi antitetici di
utilizzo della moneta nella Grecia
del VII secolo a.c.: Corinto e Atene. Ci che ai nostri effetti qui
interessa sono le modalit con le
quali le due citt e i due protagonisti politici, rispettivamente
Cpselo e Solone, legano le rispettive politiche allintroduzione
della moneta. In ambedue i casi,

le due differenti opzioni concorreranno a provocare, anticipandole, rilevanti


incidenze storiche nelle peripezie governamentali dellOccidente. Per Corinto, e il tiranno Cpselo, si trattato di
unoperazione politica nella quale i
ricchi sono stati costretti a un sacrificio economico [ e ] la moneta permette in primo luogo il mantenimento del potere mediante la mediazione
del tiranno (LVS, 175); per Atene, e il
legislatore Solone, la scelta politica
avviene con segno inverso rispetto a
Corinto dato che i ricchi sono stati costretti a un sacrificio politico,
[e] leumonia permette loro di conservare i privilegi economici (LVS,
175).
Come gi si pu capire, Foucault
indica nella modalit soloniana di
gestione del nomos lindirizzo futuro della democrazie occidentali
del XIX secolo e della prima met
del XX secolo: a fronte di richieste sociali sempre pi avanzate
le classi pi abbienti preferiscono
concedere sostanziose distribuzioni di potere purch non vengano toccati i privilegi economici.
Le raffinate scelte economiche
corinzie, a cui corrisponde una
brutale scelta tirannica, mostrano un eccellente esempio di decisioni monetarie - la gestione
sistemica del nomisma - che
verranno adottate per lo pi

nel corso del secondo 900 e in questo


scorcio di XXI secolo. La moneta contemporanea, infatti, interviene al cuore di unoperazione istituzionale nella
quale si redistribuisce ricchezza ad
una minoranza abbiente senza redistribuire il potere alla maggioranza del
corpo sociale, dato che la socializzazione dello stesso ha gi raggiunto il
confine - il limite massimo di agibilit
per le oligarchie economiche - entro
il quale le classi meno abbienti partecipano alle democrazie liberali. Foucault sembra suggerirci che non v
momento storico nellOccidente, a
partire dal VII secolo greco, che non
veda le nostre societ dibattersi tra
i due poli di distribuzione, economica
e politica, con la moneta che funge
da membrana funzionale e manovrabile tra le due polarit. Ma ritorniamo alle citt stato greche: qui la
moneta diventa moneta simulacro
e, allo stesso tempo, moneta-metron, cio moneta misura. Con essa,
i corinzi inventano la moneta come
strumento di un potere che si sta
trasferendo (conservandosi) e che
assicura, attraverso un gioco di
regolazioni nuove, il mantenimento
di un dominio di classe. In questo
momento la moneta non pi un
simbolo che produce effetti ma
non ancora un segno rappresentativo. Bisogna comprenderla
come una serie irrigidita di sostituzioni sovrapposte (LVS, 155).
Foucault, infatti vede la moneta
corinzia come una serie di sostituzioni: religiose, economiche,
politiche, sociali. Il gioco delle
sostituzioni e delle sovrapposizioni tra moneta e realt effettuale crea la fissazione e non
la rappresentazione: mentre
il segno rappresenta, il simulacro sostituisce una sostituzione
con unaltra. E la sua realt di
simulacro che ha permesso alla
56

moneta di restare a lungo non solo uno


strumento economico, ma qualcosa che
viene dal potere e vi ritorna, attraverso una sorta di carica e di forza interna; un oggetto religiosamente protetto
che sarebbe empio e sacrilego adulterare (LVS, 156). Ma, ancora pi profondamente, Foucault asserisce che
la moneta come simulacro che essa
segno: il suo funzionamento come
segno in uneconomia di mercato un
episodio nella sua storia reale di simulacro (LVS, 156). Per la moneta
primario, dunque, il suo essere simulacro regolatore prima di inscriversi
nella storia come segno e poi come
feticcio. Anzi il segno solo un momento allinterno della durata della
moneta-simulacro: su questo sottile crinale di strategia, potere e sostituzione che interviene la moneta
vivente di Klossowski, descrizione
enigmatica di quel triangolo che ci
domina da millenni: desiderio, valore e simulacro (Foucault, lettera
personale inviata a Klossowski, autunno 1970).22
I modi despressione
delle forze impulsionali

Non sono che poche pagine, ma


dense ed enigmatiche come quasi
nessun libro pubblicato: La moneta vivente il testo daddio di
Klossowski alla scrittura - dora in
poi, 1970, soccuper daltro, traduzioni di testi, esposizioni darte:
pittura, cinema - e allo stesso
tempo unintroduzione potente
allAnti-Edipo, un incipit anedipico
con un differente autore. La
moneta vivente crea uno spazio
filosofico tutto da decifrare,
grazie alla costruzione di un
ponte sotterraneo tra le diverse
opere e le stazioni di pensiero
che costituiscono la Rizosfera

rivoluzionaria francese: i frammenti


postumi 1887-1888 di Nietzsche (1976),
Nietzsche e il circolo vizioso (1969),
LAnti-Edipo (1972), Pensiero Nomade
(1972), Circulus Vitiosus (1972),
Nietzsche, la genealogia, la storia
(1971), Lezioni sulla volont di sapere
(1970-1971), Economia libidinale (1974).
Il testo klossowskiano rompe, sbreccia, dilaga, distribuisce con poche
feconde frasi, ampi squarci di pensiero e possibili direzioni dindagine che
Deleuze, Guattari, Foucault, Lyotard
percorreranno poi in modo selvaggio, rapido e produttivo, come giovani lupi delle rivoluzioni future. Il
contesto in cui il paradosso della
moneta vivente si articola quello in
cui la civilizzazione industriale termine klossowskiano che ci pare
pi corretto rispetto al ben pi utilizzato capitalismo - ha propagato i suoi dannosi effetti a tutta la
societ contagiandola tramite gli
istituti di rettitudine e conformit,
il che presuppone di attribuire ai
mezzi di produzione una potente
capacit dinfezione e quindi dincisione affettiva nei singoli e nella
collettivit. Si tratta della stessa
societ omogenea, livellata, economizzata, scambista e nichilista descritta da Nietzsche nel frammento I forti dellavvenire. Lasse
Nietzsche Klossowski, dunque,
attribuisce alla civilt industriale
livellata una pericolosa capacit
produttiva
affettiva-infettiva.
Foucault, sulla stessa lunghezza
donda, spiegher la positivit del
potere con questa forza argomentativa: Quel che fa s che il
potere regga, che lo si accetti,
ebbene, semplicemente che non
pesa solo come una potenza che
dice no, ma che nei fatti attraversa i corpi, produce delle cose,
induce del piacere, forma del sapere, produce discorsi; bisogna

considerarlo come una rete produttiva,


che passa attraverso tutto il corpo sociale, molto pi che come unistanza
negativa che avrebbe per funzione solo
reprimere (MP, 13). Deleuze e Guattari
sono sulle stesse posizioni e innalzano
il livello danalisi mentre oltrepassano
i tagli ideologici e psicanalitici: La
distinzione non qui [tra soggettivo e
oggettivo]: la distinzione da fare passa tra linfrastruttura economica
stessa e i suoi investimenti. Leconomia libidinale non meno oggettiva
delleconomia politica; e questultima
non meno soggettiva di quella libidinale, bench entrambe corrispondano a due modi di investimento diverso della stessa realt come realt
sociale (AE, 395-396). Se per Marx
la struttura lo scheletro economico della societ e la sovrastruttura
tutto ci che ne deriva, Klossowski
ne rovescia lo schema e pone, come
infrastruttura ultima, il comportamento degli affetti e delle pulsioni (MV, 53). Ne discende, conseguentemente, che le norme
economiche non formano che una
substruttura degli affetti e non la
finale infrastruttura e che, ancora pi profondamente, le norme
economiche sono, allo stesso titolo
delle arti e delle istituzioni morali o
religiose, allo stesso titolo delle
forme di conoscenza, un modo
despressione e di rappresentazione delle forze impulsionali (MV,
53). Come gi intuito da Foucault,
nella lettera a Klossowski, il triangolo desiderio, valore, simulacro che ci domina, e che ci costituisce da millenni, gi attivo fin
dalla nascita della moneta
nellAsia
Minore
anatolica
dellVIII secolo a.c.; il triangolo
quindi da pensare come forgiatosi nellabisso dei millenni, poich il tempo storico in cui la realt
diviene
monetata

57

sicuramente il frutto di un lento processo di trasformazione avvenuto nei


secoli, prima di trovare una propria
forma nel globetto di metallo che si
tramandato sino ad oggi. Nella Frigia,
luogo dove la mitologia greca pone il
fondamentale passaggio da premoneta a moneta vera e propria, il conio
della nomisma ha leffigie della Dea
Moneta, la moglie di Re Mida, Demodice o Ermodice; per Eraclide Lembo,
nelle monete cumee emesse dalla regina Ermodice, il Genio della Moneta
a tenere bilancia e cornucopia in
mano. Fin dallinizio, ci suggerisce la
mitologia greca, la moneta della giustizia popolare una concatenazione di sovranit, sacralit, fertilit,
equit; e gi nellAntichit cera chi
si levava contro luso indebito della circolazione dei globetti di metallo: Polluce, allapogeo dellellenismo sotto limpero romano,
critica gli obolastates, i prestatori o
pesatori di oboli, e la obolastatein,
la pratica di prestare oboli.23 Lintrecciatura perversa di simulacro,
valore e desiderio indicata da Foucault quale geometria esplicativa
delleconomia universale quindi
del tutto pertinente allanalisi rizosferica della moneta. Il Klossowski di La moneta vivente suggerisce che economia monetaria e
teologia non sono che travestimenti vicendevoli24: la moneta,
fin dallinizio della civilt occidentale, pensata come uno strumento universale rappresentativo di uneconomia generalizzata
che ha gi dentro di s la stoffa
astratta del sacro e del sovrano,
e quindi del desiderio-volont di
potenza al suo pi alto grado. La
moneta per Klossowski il simulacro universale; nella civilt industriale il mondo della moneta,
dopo secoli di giustapposizione,
ha sostituito interamente il

mondo reale e ne rappresenta in modo


distorto il fantasma dominato. Klossowski era gi arrivato al concetto di
economia
universale
tramite
il
Nietzsche scrutatore del Caos dei
passi sullenergia in rapporto alla
struttura del mondo: In un determinato momento della forza accumulata
dalle emozioni si crea anche la
condizione assoluta di una nuova distribuzione: dunque una rottura dequilibrio. Nietzsche concepisce una
economia universale che agisce anche
nei suoi umori (NCV [II], 152). Il tratto
che unisce Nietzsche e il circolo vizioso (1969) e La moneta vivente (1970)
dunque lindagine sui simulacri pulsionali che agiscono nelleconomia
generalizzata e universale. Siamo
gi dentro allAnti-Edipo, dentro al
Nietzsche degli anni 80 del XIX secolo, dentro al Foucault degli anni 70.
Questo il cuore del nietzscheanesimo rivoluzionario che ha impattato la strada e la lotta del 68 e del
post-1968, energia pura e pronta
dinamite per le lotte future: Klossowski sviluppa con grande lucidit
il nucleo tematico composto da
pulsione, corpo, simulacro, valore,
produzione, consumo affermando
che La maniera in cui esse [le
forze impulsionali] si esprimono
nelleconomia e, in ultimo, nel
nostro mondo industriale, risponde al modo in cui sono state
trattate dalleconomia delle istituzioni dominanti. Che questa
infrastruttura primaria si trovi
continuamente determinata dalle
sue reazioni alle substrutture anteriormente esistenti, ci innegabile; le forze in presenza
sono quelle che alimentano la
stessa lotta tra infrastrutture e
substrutture. Dunque, se queste
forze si esprimono specificatamente dapprincipio, secondo
le norme economiche, generano

esse stesse la loro repressione; ma anche, nel contempo, i mezzi per spezzare la repressione che esse subiscono a
differenti livelli. Tutto questo avviene
fino a quando dura la lotta delle pulsioni che, in un organismo dato, combattono pro e contro la formazione del
supporto, pro e contro la sua unit
psichica e corporale. Qui iniziano a
formarsi i primi schemi della produzione e del consumo, i primi segni
dellacquistare e del mercanteggiare
(MV, 53-54). Questo il passaggio
chiave dellintero universo rizomatico: Klossowski mostra in questo nucleo tematico il ruolo celato del
mondo pulsionale. Data la sua invisibilit, o la sua interiorit occultata in quanto senza sbocchi esterni
riconoscibili, il mondo pulsionale si
economizza allinterno del mondo
industriale. Ci che il mondo industriale consuma la pulsione alla procreazione, che una produzione della volutt del corpo istintuale,
etichettandola come merce ma, allo
stesso tempo, e in senso contrario,
il corpo produce emozioni occulte
eccedenti, materia astratta per un
fantasma - lentit spettrale che
ricorre ossessiva nel pensiero di
Klossowski - sul quale agiscono di
nuovo come retro-azione le pulsioni. Non esiste nulla allinfuori degli impulsi essenzialmente generatori di fantasmi. Il simulacro [ il
Trugbild nietzscheano ] non il
prodotto del fantasma, bens la
sua ingegnosa riproduzione, ed
in esso che luomo trova la capacit di prodursi da s, nelle forze
dellimpulso esorcizzate e dominate (NCV, 181). E a questo livello che, creato il fantasma, gli
istinti e le passioni non sono pi
disponibili a consumare e cedere
il fantasma stesso - vale a dire il
produttore di desiderio che si
riproduce - ed attorno a ques58

to punto cruciale che si forma il valore


emotivo o altrimenti detto valore libidinale - come afferma Nietzsche, in luogo dei valori morali solo valori naturalistici (O, fr. 9 [8] vol. VIII, tomo 2, pg.
6). La traduzione delle forze impulsionali, gli istinti, in rappresentazioni economiche del valore emotivo - lunico
essere che conosciamo lessere che
ha rappresentazioni Nietzsche (O,
fr.11 [330] vol. V, tomo 2, pg. 454-455)
- sar dunque un simulacro: e quale
migliore simulacro lintreccio di moneta, simulacro essa stessa del valore
oggettivo, e di un corpo vivente, simulacro che incarna il fantasma riproduttore? La sintesi del doppio simulacro nelleconomia della civilt
industriale la moneta vivente, un
simulacro potenziato dallemozione
che suscita. La moneta vivente
dunque lespressione del valore libidinale iscritto nei corpi. Ci che la
civilt industriale consuma serializzando - i vari simulacri del fantasma: prostituzione, schiavismo sessuale, erotismo, industrie assortite
del godimento - dal corpo viene
prodotto economizzando. Merce
consumata contro valore libidinale.
Vale a dire che il corpo si esterna
valorizzando gli istinti ma, a difesa
del suo fantasma impulsionale
che il desiderio, si oppone alla
meccanizzazione
simulacrale
delleconomia industriale. Il corpo
il luogo di uno scontro durissimo
di forze opposte: produzione sociale contro produzione desiderante. Si possono ottenere due risultati contrapposti da tale
scontro: il primo - e purtroppo
preponderante sia nella civilt industrializzata che nella nascente
societ digitale - la super-gregariet dellindividuo, ridotto a
mero supporto di passioni domate e desideri catturati dalla
serializzazione sociale il cui obi-

ettivo lunit replicabile nella catena


di serie; il secondo, se gli istinti e gli affetti hanno la meglio sulla repressione
delle pulsioni, il supporto si sovranizza degregarizzandosi. In una fase successiva alla ritrovata sovranit, attraverso la palese auto-organizzazione
dei comportamenti, la stessa singolarit si de-soggettivizza rovesciando la propria costituzione di
soggetto stabile, aprendosi alla
metamorfosi operosa dei desideri e quindi al cambiamento
perpetuo.
Supporti conformi
e formazioni di sovranit

La composizione e lalleanza delle


forze degli istinti in tumulto incessante per contrapporsi al corpo
sociale ed economico assediante
fornisce la griglia della battaglia
allinterno e allesterno dei corpi.
Le cupe organizzazioni delle sintesi sociali che accerchiano i corpi e le forze impulsionali sono le
Herrschaftsgebilde di Nietzsche, le
formazioni di sovranit che troviamo nei frammenti postumi di
Nietzsche degli anni 1887 e 1888.25
Dentro e fuori dal corpo, la battaglia delle forze impulsionali infuria. La sensualit, e il suo stadio
successivo, la sessualit, impediscono ogni prospettiva, anche
quella economica, per cui vanno represse. La prima ondata di
repressione impulsionale serve
alle formazioni di sovranit nello
strutturare un tutto conforme,
o per parlare come Klossowski,
ununit organica e psichica.
Nonostante il suo formarsi dentro allinvolucro della totalit
come essenza compiuta, il
supporto conforme sempre
e comunque oggetto della lot-

ta delle pulsioni e degli istinti nel tentativo di liberarsi dalle formazioni di


sovranit e dalle potenze che le costituiscono. I modi despressione di lotte
e contro-lotte, attacchi e resistenze,
si manifestano attraverso una gerarchia di valori tradotti in una gerarchia
di bisogni (MV, 54). Per Klossowski
la gerarchia di bisogni la forma economica di repressione che le istituzioni esistenti esercitano, per mezzo e
attraverso la coscienza del supporto, sulle forze imponderabili della
sua vita psichica (MV, 54). La denuncia di Klossowski contro le tradizioni
- e le sue traduzioni gregarie - che
dominano la societ quanto mai efficace. Egli ha di fronte a s tre interpretazioni contemporanee che combattono gli obiettivi di liberazione
della Rizosfera e attaccano leconomia generalizzata a cui partecipano
i valori libidinali attraverso la nuova gerarchia pulsionale che filosofi
come Deleuze vogliono attivare:
il liberismo che attraverso la gerarchia dei bisogni impone una differente gerarchia dei valori grazie
allesclusione del bisogno sessuale
dai bisogni primari, annullandone
il valore emozionale; il marxismo
che troneggia leconomia industriale e i valori mercificati come
struttura primaria, relegando la
sfera sessuale alla sovrastruttura; la psicanalisi che accetta di
confinare leconomia libidinale al
triangolo famigliare, separando
il sociale dal proprio oggetto di
studio, e subendo la divisione operata dal marxismo - della societ se ne occuper il socialismo
scientifico, mentre dellinconscio e dellatomo sociale famigliare
se ne occuper la psicanalisi. In
Klossowski, gli autori che compongono la triade del dominio
e dellassoggettamento rispondono ai nomi di Raymond Aron,
59

Karl Marx e Sigmund Freud. Lo scopo


della Rizosfera sar di liberare il potenziale rivoluzionario individuale e di
gruppo rovesciando e superando - su
questo punto - il Nietzsche de I forti
dellavvenire che auspicava, al contrario, una comunit discreta di sediziosi
irregolari e inscambiabili. E sul tema
dellopposizione alla legge economica
imperante attraverso la produzione
pulsionale occulta che intervengono
Deleuze e Guattari nellAnti-Edipo, allacciandosi proprio a questo passaggio cruciale della moneta vivente di
Klossowski. I due tipi di fantasma,
o meglio i due regimi - affermano i
due filosofi parigini - si distinguono
dunque a seconda che la produzione
sociale dei beni imponga la sua
regola al desiderio tramite un io la
cui unit fittizia garantita dai beni
stessi, o a seconda che la produzione desiderante degli affetti imponga la sua regola a istituzioni i cui
elementi non sono pi che pulsioni
(AE, 68). Avremo, nel primo regime,
i soggiogati, i supporti-gregari e la
scambiabilit, mentre nel secondo
regime le macchine desideranti,
i nomadi e gli schizo dellavvenire
che anelano linconvertibilit mercantile. Nella storia del socialismo
utopistico un filosofo francese,
tra i pi inattuali, aveva lavorato
su tematiche quali comunit, affetti, economia e armonia sociale:
Charles Fourier. Sia Klossowski in La moneta vivente - sia Deleuze
e Guattari - nellAnti-Edipo - lo ricordano:
Se si deve parlare ancora di
utopia in questultimo senso, alla
Fourier, non certo come modello ideale, ma come azione e
passione rivoluzionarie. E, nelle
sue opere recenti, Klossowski ci
indica il solo mezzo per superare il parallelismo sterile in cui ci
dibattiamo tra Freud e Marx:

scoprendo il modo in cui la produzione


sociale e i rapporti di produzione sono
unistituzione del desiderio, e come
affetti e pulsioni fanno parte dellinfrastruttura stessa. Poich ne fanno
parte, vi sono presenti in tutti i modi
creando nelle forme economiche tanto
la loro repressione quanto i mezzi per
rompere tale repressione (AE, 6869).
La forza pulsionale
e la volont di potenza

Se per Deleuze e Guattari vero


che lo schizo fa delleconomia politica, e che tutta la sessualit una
faccenda deconomia (AE, 13) possiamo iniziare, allora, la sintesi finale
del saggio presentando la schizofrenia delle societ di mercato perch
se da un lato la civilt si definisce
per la decodificazione e la deterritorializzazione dei flussi nella produzione capitalistica, dallaltro le
nostre societ manifestano un gusto pronunciato per i codici, i codici
stranieri o esotici, ma si tratta di
un gusto distruttivo e mortuario
(AE, 278). Le distruzioni dei codici
sarebbero dunque i risultati condivisi di ambedue le entit, del capitalismo e della rivoluzione - dato
che lo spirito puro dellinsurrezione favorevole alla distruzione
del gusto pronunciato per i codici. Meglio precisare le differenze di regime tra le due entit
accelerazioniste, vista lidentit
di natura, pena grandi fraintendimenti. Convochiamo, a questo
proposito, il Nietzsche guastatore dellautunno 1888: Che la
volont di potenza la forma affettiva primitiva, che tutti gli altri
affetti sono soltanto sue configurazioni. Che si chiariscono molte
cose se, al posto della felicit

individuale, alla quale ogni vivente aspirerebbe, si mette la potenza: esso


aspira alla potenza, a un di pi nella
potenza - il piacere solo un sintomo
del sentimento della potenza conseguita, la coscienza di una differenza - (O,
fr. 14, [121], volume VIII, tomo 3, pg.
90-91). E ancora: Non c n spirito,
n ragione, n pensiero, n coscienza,
n anima, n volont, n verit: tutte
finzioni che sono inservibili. Non si
tratta di soggetto e oggetto, ma di
una determinata specie animale, che
prospera solo con una certa relativa
giustezza e soprattutto regolarit
delle sue percezioni (in modo da poter capitalizzare esperienza) (O, fr.
14 [122], volume VIII, tomo 3, pg. 92).
E, per terminare: Non ci sono leggi:
ogni potenza trae in ogni momento
le sue ultime conseguenze. La calcolabilit si basa proprio sul fatto che
non c un mezzo termine. Un quanto di potenza definito dalleffetto
che esplica e a cui resiste (O, fr. 14
[79], vol. VIII, tomo 3, pg. 47-49).
Klossowski cos commenta i tre
frammenti: La volont di potenza
- bisogna tenerlo presente - come
impulso primordiale il termine
che deve esprimere la forza stessa, la quale, pur essendosi perduta
nella specie umana e nel fenomeno
dellanimalit, cio del vivente,
che soltanto un caso particolare, e quindi un accidente
della sua essenza, non tollera di
conservarsi nella specie o nellindividuo che essa agita, bens esige, per la sua natura, che venga
meno la conservazione di un livello raggiunto, perci eccede sempre tale livello aumentando necessariamente. Cos la volont di
potenza appare essenzialmente
come un principio di squilibrio
in rapporto a tutto ci che, una
volta raggiunto un certo grado,
vorrebbe invece essere dura60

turo, societ o individuo che sia (NCV,


[II], pg. 145).
Deleuze e Guattari utilizzano nel loro
Anti-Edipo il termine desiderio per
il nietzscheano volont di potenza
(CO, 95) e, dunque, per forza affettiva primaria. Lo stesso Nietzsche si
era domandato: Equivale essa [ la volont di potenza ] a un desiderare?(O,
fr. 14 [121], Vol. VIII, tomo 3, pg. 9091). Il desiderio, cos concepito, larma che squassa, - come forza impulsionante irresistibile - sia lindividuo,
sia la societ, rendendo ogni individuo, attraverso un processo di trasformazione e di instabilit, un potenziale anti-conforme e ogni societ un
potenziale campo dintensit rivoluzionaria selvaggia ed energetica. E
necessario, per, dividere i due poli
di natura entro cui oscilla il campo
dintensit proattivo, o affermativo
per comprendere i pericoli insiti nel
desiderio destrutturante: nel caso
della societ, da un lato, avremo il
capitalismo decodificatore e distruttore e dallaltro lato la rivoluzione desiderante e acefala come
momento accelerato di scarico di
potenza accumulata, distruttrice e
liberatoria; nel caso dellindividuo,
da un lato avremo il polo paranoico e reazionario, dallaltro quello schizofrenico e rivoluzionario.
Sarebbe per un grave errore
confondere o identificare in toto i
processi di distruzione e affrancamento del capitalismo e del paranoico, con quelli della rivoluzione
e dello schizofrenico. Scrivono,
infatti, Deleuze e Guattari: Decodificare vuol dire certamente
capire un codice o tradurlo, ma
ancora di pi distruggerlo in
quanto codice, assegnargli una
funzione arcaica, folkloristica o
residuale (). Sarebbe tuttavia
un grave errore identificare
i flussi capitalistici e i flussi

schizofrenici, sotto la rubrica generale


di una decodificazione dei flussi di desiderio. Certo, la loro affinit grande:
il capitalismo fa passare ovunque flussi-schize che animano le nostre arti
e le nostre scienze, cos come si irrigidiscono nella produzione dei nostri malati specifici, gli schizofrenici
(AE, 278). Come gi hanno ricordato
sia Srnicek e Williams, sia Pasquinelli,
il capitalismo ci che decodifica con
una mano, assiomatizzata con laltra
(AE, 279; GADC, 20, punto 3). Se la
funzione di assiomatizzazione alle
frontiere del caos ha il segno del recupero e del controllo, nonch dello
sfruttamento per massimizzare il
guadagno e incassare nuovo valore
dalle nuove terre, la funzione della schizo-rivoluzione ha il segno del
demolire e del superare per sganciarsi dagli spazi di contenimento
dove la forza primordiale pulsionale
stazionerebbe,
neutralizzandosi.
Per conquistare le nuove frontiere
e avvistare le nuove terre lenergetica del desiderio non accetta la
capitalizzazione, la regolarizzazione e, dunque, lequilibrio che, solo,
fonda. Per il capitale contemporaneo, lagente anticaotico fissante
e le Squadre di Recupero sono
rispettivamente la moneta le
quantit astratte illimitate, mobili
del denaro-rischio accumulato, la
liquidit assoluta e la ripetizione
infinita del credito e del debito.
Moto incessante
e rottura dequilibrio

Qui entra in gioco lEterno Ritorno nietzscheano. Per Klossowski il segno distintivo del
Circolo Vizioso - cos definisce
lEterno Ritorno di Nietzsche -
il moto incessante, cio quella potenza [che] insegn altres

61

allindividuo a volere il proprio annientamento come individuo, quando gli


insegn a trascendersi (superarsi, a
oltrepassarsi) fino a rivolersi, a rivolersi solo in nome di quella insaziabile potenza. () Ora, lEterno Ritorno
(come espressione del divenire senza
scopo n senso) rende impossibile
la conoscenza dei fini, mantenendola sempre a livello dei mezzi, i mezzi
per conservarsi. Da ci determinato
il principio di realt, che per questo
sempre variabile. Ma non solo lEterno Ritorno non determina la realt,
bens ne sospende il principio lasciandolo in qualche modo alla discrezione
del grado pi o meno sentito dalla
potenza - o meglio della sua intensit (NCV, [II], 146). Lessenza del Ritorno, o del Fantasma, dunque la
ripetizione del medesimo Ineguale,
ovvero la reiterazione della differenza casuale, lenergetica del fortuito. Non ritornano che simulacri,
la cui irrevocabilit determina la
serie delle disindividuazioni. La potenza trasformativa e incessante
della singolarit schizo-nomade
che accetta la dottrina dellEterno
Ritorno certamente antitetica
alla gregariet derivante dal Ritorno Assiomatizzato del Capitale
e dal Ritorno allIdentico dellindividuo assoggettato; infatti la dottrina del Circolo Vizioso dellasse
Nietzsche-Klossowski prevede il
ritorno della potenza che altro
non che il susseguirsi di rotture di equilibri e quindi, in ultima analisi, la destituzione del
soggetto identitario. Deleuze e
Guattari, infatti, colgono pienamente questa differenza tra
i limiti relativi, sempre ricostituiti, del processo capitalista
e i limiti assoluti del processo
schizofrenico rivoluzionario. Il
processo schizo-rivoluzionario
dialoga con il Caos, cerca la di62

mensione creativa per interagire con le


forze caotiche, modificando lesistente;
il processo capitalista si arresta alla
linea del Caos, non rimuove la linea, il
muro che lo separa dallesteriorit caosmotica, ma - razionalmente - capitalizza i propri passi, ritorna agli spazi
vergini di recente acquisiti e li dissoda per valorizzarli con nuove assiomatiche. I limiti che si auto-assegna il
capitale sono determinati dalla rete di
centri dequilibrio e di trasvalutazione
monetaria che architetta e costruisce ai confini del proprio delirio. Se
la schizofrenia impregna insomma
tutto il campo capitalistico da un
capo allaltro per il Capitalismo si
tratta () di legarne le cariche e le
energie in una assiomatica mondiale
che oppone sempre nuovi limiti interni alla potenza rivoluzionaria dei
flussi decodificati (AE, 279-280).
Da queste parole traspare che
largine eretto - la linea che separa dal margine caotico - la linea
del monetizzabile. Larea della creazione, della sperimentazione, del
fallimento implicito nellindagine e
della ricerca fine a se stessa, non
rientra per il capitalismo negli spazi irrorabili dal flusso monetario:
circolano ancora troppe pulsioni energetiche che non hanno n
senso n scopo: manca, infatti lo
scopo principale del capitale, la
redditivit derivante dallestrazione di valore. Sia il senso che lo
scopo sono determinazioni del
principio di realt a cui si rifanno sempre, in ultima istanza, le
societ di mercato. Scrivono infatti Deleuze e Guattari: I flussi
monetari sono realt perfettamente schizofreniche, ma che esistono e funzionano solo nellassiomatica mondiale immanente
che scongiura e respinge questa
realt (AE, 280). Lassiomatica
livellante recupera il decodifi-

cato e reprime indirettamente la carica sovversiva sprigionata dalla forza


affermativa primitiva, rinchiudendo
nello spazio monetazzabile del circuito
mondiale ci che era stato appena dispensato dal codice. Il denaro controlla, attraverso i bagliori della fiamma o
i fumi del bruciato, e distribuisce a un
livello superiore, mondiale. Per questo motivo il denaro non diviene, ma
rimane nel circuito, in cui si dispone
alle velocit indigene. Qui, nella circolazione evoluta, il denaro si ripete e,
come ha scritto Marx, il valore continua a farsi valere: il movimento del
capitale non ha limiti (IC, vol. I, tomo
2, cap. IV). Proprio qui, per, si consuma la rottura, e il superamento,
tra la lezione marxiana della moneta, moneta-valore, moneta-merce,
moneta-feticcio, e la nuova funzione
attribuita alla moneta dalla filosofia
politica di Deleuze e Guattari e dal
complesso della Rizosfera rivoluzionaria francese.26 La moneta nella
sua quantit astratta illimitata
indifferente alla natura qualificata dei flussi; ci vale a dire che
la moneta transqualitativa, cos
come il suo processo di distribuzione e circolazione; essa si autonomizzata e auto-organizzata
sia dai cicli brevi di scambio (denaro-merce-denaro; D-M-D) sia dalla sua natura circolante spaziale
(territorio-scambio-territorio;
T-S-T), ovvero la sovranit. E se
la potenza del capitalismo risiede
proprio in questo: la sua assiomatica non mai saturata, ed
sempre in grado di aggiungere un
nuovo assioma agli assiomi precedenti ci vuole significare che
la monetizzazione [che] colma
il gorgo dellimmanenza capitalistica, introducendovi, come
dice Schmitt, una deformazione, una convulsione, unesplosione, insomma un movimento

di unestrema violenza (AE, 284-285).


Controllo, potenza, desiderio, autonomia, auto-organizzazione, indifferenza, violenza, transqualit: ecco le
nuove caratteristiche della moneta al
tempo dellAnti-Edipo, cio delleconomia monetaria infinita e astratta, che
si vanno ad aggiungere alle determinazioni classiche gi messe in luce dai
critici delleconomia politica. Oggi la
moneta-liquidit accumulata, astratta, e digitale - ovvero la moneta dematerializzata e finanziarizzata che
mantiene accumulandole le specificit degli anni 70 - lo strumento
principale dellaccelerazionismo capitalista. Esso si sviluppa tramite il
nomadismo instancabile dei capitali
alla ricerca del profitto puntuale e
planetario unito allinfinito monetario quale strumento efficace anti-crisi, generato dallaumento della massa monetaria e dalla creazione di
liquidit perpetua grazie al sapiente
dosaggio di transazioni verticali e
orizzontali dei settori pubblici e privati da parte delle Banche Centrali
mondiali, coordinate fra di loro. E il
sistema delle Banche Centrali autonome rispetto al potere politico
che determina in ultima istanza la
liquidit del sistema e limmissione
di moneta nel sistema bancario
tradizionale e nella circuitazione a
rete dei mercati di capitali. La cruciale innovazione dei ruoli di circuiti, piattaforme, mercati, monete e Banche Centrali gi in fase
di espansione e consolidamento
negli anni dellanalisi rizosferica,
stata attivamente registrata
nel passaggio accelerazionista di
La macchina capitalistica civilizzata sotto la voce Assiomatica
dImmanenza del capitale (AE,
269-271).

63

La macchina moderna
immanente

La macchina moderna immanente,


che decodifica i flussi sul corpo pieno
del capitale-denaro () ha realizzato
limmanenza, ha reso concreto lastratto come tale, naturalizzato lartificiale, sostituendo ai codici territoriali
e alla surcodificazione dispotica unassiomatica dei flussi decodificati e una
regolazione di questi flussi; essa opera il () grande movimento di deterritorializzazione, ma questa volta non
lasciando sussistere nulla dei codici e
dei surcodici (AE, 298).
Se, ai tempi dellAnti-Edipo, i due
movimenti di Fuga dal territorio e
Ritorno al territorio potevano esprimere potenze conformi o al massimo dotate di un equilibrio precario, il lasso di tempo che ci divide
dagli anni 70 ha visto la lultraperformativit del denaro e della
sua Fuga dal territorio, creando un
forte squilibrio nei confronti del Ritorno alla terraferma, che si espresso in un progressivo, e ormai
avanzato, indebolimento delle nazioni, delle identit popolari, delle
istituzioni locali, del campo sociale
che sinnerva sul corpo della Terra.
Lastrazione monetaria, in simbiosi con matematica, cibernetica,
informatica e logistica, si talmente avvalorata nel suo approssimarsi a estensioni illimitate e
velocit cronoscopiche elastiche
che il dominio rapido raggiunto in
questi anni di addomesticamento
non ha eguali nella storia, accelerando quel nichilismo radicale
che Nietzsche ha paventato nel
corso del secondo Ottocento. I
confini dellastrazione monetaria sono ancora tutti da pensare,
soprattutto in questi tempi di
circolazione forzata determinata dagli interessi negativi, in-

dice di un approssimarsi del nummus


al grado zero dellinfinita circuitazione
monetica. E probabile che le formazioni di sovranit siano entrate in una
fase di costrizione metamatica dello
strumento monetario per saggiare
la conservazione della forza di squilibrio dellintero sistema. La crisi del
capitalismo industriale e la nascita
di un capitalismo post-industriale istigato dal credito e dal monetarismo ha il suo momento di emersione
e rottura - come prima abbiamo ricordato - nel celebre Nixon shock
dellagosto 1971, quando il dollaro
statunitense viene sganciato dal
cambio fisso con loro, rovesciando
il principio di sovranit bimillenario
insito nella moneta aurea - nomisma Caesaris in auro est. Questo passaggio epocale dalla moneta
geologica sovrana - il dollaro Usa
- alla moneta headless astratta e illimitata perch sganciata da
qualsiasi indice o valore tangibile,
certamente frutto di dinamiche
congiunturali e processi parossistici risalenti gi a Bretton Woods
e alla competizione tra nazioni e
opposte forze geopolitiche, ma
segna anche il momento di autenticit dellaffermazione delleconomista de Brunhoff quando scrive
che non c contemporaneit tra
capitale e credito: Nel capitalismo, anche il credito, costituito
come sistema, riunisce elementi compositi, pre-capitalistici (la
moneta, il commercio di denaro),
e post-capitalistici (il circuito del
credito essendo una circolazione
superiore ). Adattato ai bisogni del capitalismo, il credito non
mai veramente contemporaneo al capitale. Il sistema di finanziamento nato dal modo di
produzione capitalistico rimane
bastardo (AE, 296-297, rif. de
Brunhoff, La moneta in Marx,

pg. 101, Editori Riuniti, 1973). E del


tutto certo che il sistema di finanziamento creditizio sopravviva allagonia
dellindustria e alla sparizione del lavoro, dato che storicamente preesisteva al capitalismo, e gi ne anticipava,
in alcune componenti, il futuro superamento. Lauto-organizzazione in
piattaforme planetarie e lautonomia
raggiunta dallordine politico istituzionale, ha reso il credito - moneta accumulata, distribuita, rapida, liquida e
astratta - e la finanza - moneta flussione, cibernetica, reticolare, dromologica, metamatica - circolazioni
a s stanti, in massima parte aliene
rispetto alla circolazione dei capitali
delleconomia reale. Nella sua lezione
del 19.12.1971 a Vincennes, Deleuze
va ancora oltre lelaborazione che
presenter di l a poco nellAnti-Edipo (febbraio 1972) introducendo una
definizione della moneta - riproduzione infinita di un processo di quantit astratte - quanto mai pertinente, oggi ancor pi dallora:
Con il denaro che non pu essere
codificato in un quadro preciso, si
comincia con il denaro e si finisce
con il denaro. D-M-D [Denaro Merce - Denaro]: non c pi mezzo
di codificare questa roba perch i
flussi qualitativi sono rimpiazzati
da un flusso di quantit astratta,
la cui propriet la riproduzione
infinita, il cui tipo D-M-D. Non
c codice che possa sopportare la
riproduzione infinita. Ci che formidabile nelle societ cosiddette
primitive, che il debito esiste,
ma esiste sotto forma di blocco: il
debito finito (Webdeleuze, acc.
nov. 2015, lezione del 19.12.1971).

64

Riproduzione infinita della


moneta e del credito

Se la moneta riproduzione infinita


di un processo di quantit astratte,
possiamo allora pensarla come il software di un hardware, la crematistica
digitale, che ha gi introiettato nella
nostra epoca la sua natura metamatica, e viaggia spedita allinterno di reti
digitali, in una circuitazione superiore
artificiale e oltreumana. La moneta,
gi nellAnti-Edipo ma ancor di pi
oggi, unastrazione decodificata
che somma valore, ordine, numero,
calcolo, distribuzione e velocit. Per
una sinistra, e un movimento rivoluzionario che, ancora nel 1972, in modi
convulsi e confusi, fanno riferimento allarea dellumanesimo marxista, lo spostamento dellasse della
teoria critica dal mondo della produzione e dellindustria al mondo
del processo e della moneta-credito
stato a lungo contrastato, se non
apertamente rifiutato. Il cambio di
paradigma, per, ha gi sprigionato effetti e raggiunto una sua massa critica non pi interrompibile.
La riproduzione infinita di moneta
liquida nel circuito mondiale pervenuta al suo attuale picco accelerato grazie al ruolo di immissione
costante e insufflamento coordinato e puntuale da parte della rete
mondiale delle Banche Centrali. La
moneta infinita, dunque, ha i suoi
circuiti di riproducibilit perpetua mercantile, che chiameremo
relativi, e i suoi circuiti di riproducibilit perpetua finanziaria,
che chiameremo assoluti, gestiti da reti istituzionali globali
sovra-nazionali. Sar necessario
ripartire da qui, da questo asse
Nietzsche-Klossowski-Deleuze
e, in generale, dalla rizosfera
rivoluzionaria francese, per affinare strumenti e analisi capaci

di incidere nel reale delle formazioni di


sovranit gregarie. Certamente il lavoro aggressivo e polemico di Deleuze e
Guattari nel periodo dellAnti-Edipo ha
avuto il grande merito di individuare
sul nascere la faglia sistemica in fase
di slittamento, incrinamento, e poi di
rottura - la grande asimmetria storica tra moneta-infinito, credito-mobile e capitale-fisso - che ha portato
le economie di mercato, non senza
grandi e brusche crisi di transizione,
dal mondo industriale quantitativo
pianificato al mondo ciberneticocreditizio-finanziario post-produttivo.
Non solo, ma uno dei meriti maggiori dellAnti-Edipo di aver teorizzato, a partire dalle prospettive di
Nietzsche e Foucault, linfinito monetario e creditizio. Se il creditore
infinito da ricondurre alla nuova memoria collettiva formulata
da Nietzsche nella Genealogia della
morale, e riguardante il debito ()
questo straordinario composto della voce parlante, del corpo marcato
e dellocchio che gode, la moneta
infinita da mettere in relazione
alle Lezioni sulla volont di sapere
di Foucault del febbraio 1971. Il
creditore infinito certamente,
per Nietzsche, il Dio dei cristiani e il
debito, nelle societ arcaiche come
nelle mercantili, svolge la funzione
di drizzare luomo, () formarlo
nella relazione creditore-debitore
che, da ambo le parti, viene ad
essere un affare di memoria (una
memoria tesa verso il futuro)
(AE, 214). La moneta infinita,
per il Foucault del 1971, nasce
invece dalla crematistica artificiale, innaturale che mira solamente allacquisizione di moneta
per se stessa, e di conseguenza
in quantit infinite. Essa si poggia sullo scambio (LVS, 160).
Deleuze e Guattari riprendono il
tema dellinfinito nellAnti-Edipo,

facendo proprie le tesi del filosofo di


Poitiers: Labolizione dei debiti, quando ha luogo - si riferiscono a Solone,
legislatore di Atene (LVS, 143) - un
mezzo per mantenere la ripartizione
delle terre, e per impedire lentrata in
scena duna nuova macchina territoriale, eventualmente rivoluzionaria e in
grado di porre in tutta la sua ampiezza
il problema agrario (AE, 221). Subito
dopo, il riferimento va a Cpselo, tiranno di Corinto: In altri casi ove avviene una ridistribuzione nella nuova
forma instaurata dallo Stato, la moneta, il ciclo dei crediti viene mantenuto (AE, 221). Ma, in modo pi profondo, Deleuze e Guattari, rifacendosi
agli studi foucaultiani sulle tirannidi
greche, possono affermare che il
danaro, la circolazione del danaro,
il modo per rendere il debito infinito.
() Il creditore infinito, il credito infinito ha sostituito i blocchi di debito
mobili e finiti. C sempre un monoteismo allorizzonte del dispotismo:
il debito diventa debito desistenza,
debito dellesistenza dei soggetti
stessi (AE, 222). La moneta nellAnti-Edipo diviene cos IL dispositivo
sistemico del potere per mantenere interminabile il ciclo del credito, cos come ci ha tramandato
la tirannide corinzia; ma, in modo
ancora pi pertinente, la moneta
contemporanea creata ex nihilo
dallazione congiunta di banche
centrali e commerciali, e perci infinita, il pre-requisito e la
struttura portante di altri infiniti
soggettivanti che, sotto lombrello double-face del credito/debito,
risultano essere il rimborso/esistenza, il dovere/colpa, la crisi/
risorsa, la catastrofe/biforcazione. E dunque la moneta a essere il fulcro e il perno sul quale
il sistema di potere contemporaneo fa aggio per tutte le sue
politiche: la moneta ne larma
65

principale, dato il suo rapporto sintetico con il credito-debito che ne diventa


la cinghia di trasmissione nel mondo
creditizio commerciale e istituzionale.
Questo paradigma monetario del potere che Foucault fa risalire gi al VII
secolo a.c. greco, sfuggito purtroppo ai marxisti, ma non ai rizosferici.
A tuttoggi il lavoro demistificatorio
ed esplosivo degli autori anedipici e
rizomatici non ha raggiunto quella
dimensione di classicit nella nostra
cultura occidentale che meriterebbe,
essendo ancora operose quelle forze
oscure, gregarie - i poteri frenanti
- che vogliono mantenere il campo
sociale sotto la pressione livellante
e omogenea della schiavit perenne,
gregariet che Nietzsche aveva descritto in modo cos appropriato
nel frammento accelerazionista dei
forti dellavvenire. LAnti-Edipo, lungi dallessersi appoggiato a innocui
irenismi, continua a generare processi ibridi di energia affermativa
e trasformatrice grazie proprio
alla sua profonda capacit analitica. Tutto palese nellopera a due:
Qui non abbiamo pi segreti, non
abbiamo pi niente da nascondere.
Siamo noi ad essere diventati un
segreto, siamo noi che siamo nascosti, anche se tutto quel che facciamo avviene in pieno giorno e
sotto una cruda luce (CO, 51).
Come sfuggire allassiomatica
e far impazzire la macchina
moderna immanente?

Ecco, dunque, ritornare, sotto


il segno del contrasto a Edipo,
lintreccio di moneta e rivoluzione. Se, nellempirico odierno,
le nostre societ sono dominate
dallottimismo economico figlio
del positivismo ottocentesco
cos riccamente analizzato a

livello sociologico produttivo da Marx


e a livello pulsionale energetico da
Nietzsche, e dallevoluzione processuale cibernetica dei circuiti monetari e
creditizi descritta in modo lungimirante
da Deleuze e Guattari, quali strategie
adottare per sfuggire allassiomatica
mercantile e far impazzire la macchina
moderna immanente? Quale rapporto
tra moneta e rivoluzione? Passare ancora dal piano organizzativo minuzioso e burocratico figlio della teoria totalizzante chiavi in mano che tutto
spiega e prevede, secondo rapporti
fissi con le forme della Terra e dellinsiemistica umana, oppure scegliere
il piano di consistenza pulsionale
corrispondente allenergetica oscillante del desiderio, sempre produttiva del reale e dello squilibrio? Tra
organizzazione-amministrazione, e
caos-creazione, quali livelli di sintesi e innovazione per cercare e distruggere e poi ricostruire? Costruire soggetti e identit rivoluzionarie
nelle determinazioni di classe o
economiche, oppure de-costruire
la forma, trovando vuoto il soggetto e aumentando la velocit di
attivazione del processo rivoluzionario dellirregolare inoperoso,
del gruppo non scambiabile e della
comunit di singolarit? Eppure, in
tuttaltra guisa, come sembrato
paventare Ewald, se un fatto ci
stato consegnato dallo sviluppo
storico degli anni 70 del Novecento in tutta la sua tragica evidenza, questo stato la sparizione
della rivoluzione dallorizzonte sociale, cio linabissarsi dellinsurrezione quale magnete dellagire
politico dallIlluminismo in poi.
Siamo alla Morte della Rivoluzione come evento palingenetico
e qualificata rottura creatrice,
madre della modernit politica - come sembra paventare
il Foucault post-1978 e post

66

rizosferico, o siamo al divenire rivoluzionario perpetuo come condizione umana ai tempi della post-rivoluzione e delle
neo-societ di controllo post-capitaliste - come pensano Deleuze e Guattari nel deserto multistrato di Mille
Piani? Qualcosa dopo il 1978 cambiato, i rivoluzionari spettralizzano come
beautiful losers, come se la sedizione
e il rovescio del desiderio sul tappeto
del Reale fossero speculari al declino
dellindustria e alla corrosione del capitale storicamente fissato. La prassi
produttiva dellindustria e il concetto
di rivoluzione-catarsi decadono insieme nellOccidente, in un mesto e
lento crepuscolo. A noi estensori del
saggio, lintreccio moneta e rivoluzione posto da Klossowski e Deleuze
e da tutta la rizomatica anedipica
appare ancora destrema attualit,
non pi nella vulgata ponentina, ma
viceversa su scala globale, lunica
oggi possibile. Nella pi feroce contemporaneit non si smette di generare moneta e liquidit quanto non
si desiste dal divenire rivoluzionari
e patologicamente sediziosi, in ogni
singolo scenario planetario. Gli avvenimenti quotidiani non mostrano
altro. Come ha lucidamente scritto
Foucault, il triangolo di desiderio,
valore, simulacro ci domina ancora, e non riusciamo a scalfirlo n
a comprenderlo nella sua terribile
efficacia geometrica. Come sfuggire allassiomatica e far impazzire
la macchina moderna immanente:
la domanda dellAnti-Edipo ancora nostra contemporanea,
oggi come ieri. Un parte della
risposta, nel quadro dellevoluzione del rapporto tra tecnologia
e liberazione, pu certamente
nascere e crescere dal confluire
di tre specifiche aree della nostra contemporaneit: il cypherpunk, la tecnologia blockchain e
la sua versione decentralizzata
67

Ethereum, e il movimento eterarchico


P2P. La nuova alleanza del peer to peer,
una evoluzione digitale della logica reticolare anarchica e auto-organizzata
della filosofia autonomista della disintermediazione esistenzialista punk, il
rizoma di strada DIY, il do-it-yourself gi
post-capitalista nella sua quintessenza. Il quarto pilastro che dovr accompagnare le tre aree precedentemente
indicate, potr essere la filosofia della
rizosfera, o dellavvenire. La filosofia
dellavvenire, per ritornare gioiosa e
pericolosa, deve abbandonare il ruolo
di complicit che si ritagliata nellindustria del sapere e dellepisteme, e
ritornare ad essere viandante, peripatetica, informale - una gypsy
scholarship. Deve sperimentare,
fallire, creare: studiare, smontare e
rimontare con estrema lucidit, anche se stessa. La gypsy scholarship
intesa come pedagogia della libert e
della rivolta, non pu per diventare
scienza, ingoiata dalle istituzioni:
come la raffica di vento dellUomo di Kiev, oppure il bagliore di un
momento lungo quasi centanni.
La sovranit rovesciata

Come in molti, forse, hanno notato, il celebre passaggio dellaccelerazione del processo e della
via rivoluzionaria oltre ad essere
incastonato nellultima parte del
paragrafo La macchina capitalistica civilizzata (AE, 271-272), ritorna con forza nelle pagine dellIntroduzione alla schizoanalisi,
capitolo conclusivo dellAnti-Edipo, per ingemmare la pagina finale dellopera stessa.
Il focus sempre sul rapporto
conflittuale tra desiderio, formazioni di sovranit e sulla possibilit di un rovesciamento di
sovranit da parte della poten-

za della singolarit. Scrivono Deleuze


e Guattari: Solo il desiderio infatti
vive perch non ha scopo. La produzione desiderante molecolare ritrova la
sua libert dasservire a sua volta linsieme molare in una firma di potenza
o di sovranit rovesciata. Ecco perch
Klossowski, che ha portato pi lontano
di tutti la teoria dei due poli dinvestimento, ma sempre nella categoria di
unutopia attiva, pu scrivere: Ogni
formazione sovrana dovrebbe cos
prevedere il momento voluto della sua
disintegrazione Nessuna formazione
di sovranit, per quanto si cristallizzi,
sopporter mai questa presa di coscienza: poich, non appena diventa
conscia negli individui che la compongono, questi la decompongono (AE,
422-423; LCV, [II], 162). Che cosa significa il desiderio vive perch non
ha scopo? Vuol dire che il desiderio privo di scopo e di senso proprio perch una potenza naturale
sempre risorgente, unenergetica
indomita mai acquietata dal raggiungimento di un obiettivo e dunque
mai assoggettata dal fine e dal
pervenire a uno stato di equilibrio
infinito. In precedenza abbiamo ricordato come la pulsione primordiale dellindividuo , per Deleuze
e Guattari, il desiderio e, per
Nietzsche, la volont di potenza
(CO, 95). Per il pensatore tedesco appena agiamo praticamente,
siamo costretti ad agire contro
ci che sappiamo e a metterci al
servizio dei giudizi della sensazione (O, fr. 11 [123], vol. V, tomo 2,
pg. 452). Klossowski, sulla stessa
linea, rincara: la natura non ha
nessuno scopo e realizza qualcosa. Noi abbiamo uno scopo e
otteniamo qualcosa di diverso da
questo scopo (LCV, [II] 169). Se,
grazie la sua beffarda lucidit,
Nietzsche pu affermare che
se tutta la storia delle vicende

umane non ha nessun fine, bisogna che


ve ne inseriamo uno noi (O, fr. 6 [9],
vol. VIII, tomo 1, pg. 224), Klossowski
allora pu chiosare Ci vuol dire: noi
conosciamo il nostro meccanismo; bisogna smontarlo; poich questo vuol
dire poter disporre delle sue parti per
ricostruirlo; quindi guidare la natura
verso il nostro scopo. Ma ogni volta che si ragiona cos, si maschera di
nuovo limpulso che ci guida: certo, si
ottiene qualcosa che si interpreter
come voluto, ma sar stata la natura, senza volere nulla, a realizzarsi
per altri fini (LCV, [II], 169). Sar
quindi lazione mascherata degli individui a decomporre le istituzioni
delle formazioni di sovranit non appena la coscienza dellassurdit della
mancanza di ogni fine e di ogni senso
della societ in cui vivono balzer ai
loro occhi. Ma non sar che la potenza caotica della Natura ad agire
tramite loro. Emerge prepotente,
in questa stazione del pensiero lo
spinozismo radicale della Rizosfera,
o come spiega Deleuze, uno spinozismo dellinconscio.
Verso la nuova terra: smontare
e rimontare il meccanismo

Conseguentemente, il pi grande
errore per un rivoluzionario pensare che la rivoluzione coincida
con il proprio Io, con la propria
persona, con il proprio nome nella
Storia. Infatti coloro che fanno
fallire la rivoluzione sono coloro
che le attribuiscono scopi, che
effettuano tagli darresto o che
le permettono di continuare nel
vuoto - i tradimenti non attendono, ma sono l fin dallinizio
(AE, 436). Viceversa, i lucidi
rivoluzionari che si accorgono
che vi sono gruppi i quali saggiudicano gli scopi prescelti dal
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proprio insieme chiuso, a quel punto


di consapevolezza o sono costretti a
intraprendere vie di sganciamento
dalla rivoluzione stessa sviandola come
processo e articolando in orizzontale
la sua acefala; oppure sono costretti ad impedire il formarsi di sovranit
cupe - creando una sorta di nuova
antropologia rivoluzionaria - sottraendo ai nuclei sovrani in via di costituzione la stabilit e il punto di equilibrio
attraverso la creazione di comunit
insorgenti obliquamente a-centrate.
Ecco dunque il senso della sovranit
rovesciata di Deleuze e Guattari prima richiamato. Slittamento/biforcazione o sottrazione/squilibrio, questi
sono i due compiti insurrezionali
che si devono approntare rispetto alla rivoluzione stessa, piuttosto
che contrastare resistendo al punto dequilibrio della sedizione, cio a
unidea di ritorno cieco. Daltra parte
se pensiamo al sedizioso come a
un individuo al di fuori del proprio Io,
lo dobbiamo pensare come un soggetto vuoto, il cui unico compito
connettersi a processi rivoluzionari preesistenti al proprio impegno e al proprio pensiero. Al pari di
altri comportamenti coevi, questa
connessione potrebbe funzionare
come una catalizzazione positiva,
accelerante e non inibente. Questa
reazione con successiva fusione
non porta per il singolo a rimanere inalterato nella sua stabilit,
ma viceversa il processo catalitico
accelerante lo trasforma radicalmente. Il fattore accelerante della
reazione catalitica, quindi, riguarda ambedue gli ambiti: processo
collettivo rivoluzionario e processo de-soggettivante individuale - Foucault chiosa - a questo
proposito - che bisogna sbarazzarsi del soggetto costituente,
sbarazzarsi del soggetto stesso
(MP, 11). Se il desiderio vive per-

ch non ha scopo, ritornando a Deleuze


e Guattari, esso genera altres effetti
di accelerazione del processo rivoluzionario in senso materialista, non ideologico, intendendo qui per ideologia il
processo politico guidato da funzionari
di partito professionisti della rivoluzione. Non pu esserci creazione se si
ripetono i medesimi riti ideologici delle
rivoluzioni precedenti, di cui rimane
la stanca forma senza il dinamismo
propulsivo. Bisogna impedire la serializzazione dellinsurrezione e la sua
forma mono e macro. Infatti, come
scrive Klossowski, il senso di ogni
grande creazione di porre fine alle
abitudini gregarie che guidano sempre le esistenze verso dei fini esclusivamente utili alloppressivo regime
della mediocrit; () la creazione
cessa di essere un gioco al margine
della realt, il creatore ormai non
ri-produce, bens produce lui stesso
il reale (LCV, [II], 177). Si pongono
sulla stessa linea Deleuze e Guattari - reclamiamo i famosi diritti alla
pigrizia, allimproduttivit, o alla
produzione di sogno e di fantasma,
una volta di pi siamo ben contenti, dato che non abbiamo cessato di
dire il contrario, che cio la produzione desiderante produce del reale
(AE, 438). Ogni produzione di Reale in realt una spaccatura, una
breccia sul corpo della societ, ma
questa rottura avviene solo per
un desiderio senza scopo e senza
causa che la tracciava e la faceva propria. Impossibile senza lordine delle cause, essa non diventa
reale se non grazie a qualcosa
daltro ordine: il Desiderio, il desiderio-deserto, linvestimento di
desiderio rivoluzionario. Ed proprio questo a minare il capitalismo (AE, 435). Non solo questa
produzione di Reale nel deserto
della subrealt della circuitazione monetaria mina il capital-

ismo, ma fa saltare, e non certo come


obiettivo secondario, la teoria della
stato o qualsiasi teoria delle istituzioni derivante dalle lotte rivoluzionarie,
in quanto la schizoanalisi, cos come
il pensiero di Nietzsche, Klossowski o
Foucault, non propone rigorosamente
nessun programma politico, n per
un gruppo, n per un partito, n per
le masse, perch tutto ci sarebbe iniquo e delirante (AE,437). Gli artefici
dellAnti-Edipo, cos come gli artificieri
della Rizosfera Klossowski, Foucault,
Blanchot, Lyotard, sono consapevoli
del compito negativo, violento, brutale della schizoanalisi - cos come
della genealogia, dellarcheologia,
della filosofia dellavvenire, della dottrina del Circolo Vizioso: defamiliarizzare, disedipizzare, decastrare,
dafallicizzare, disfare teatro, sogno
e fantasma, decodificare, deterritorializzare - un orrendo raschiamento, unattivit malevola (AE, 439).
Tutto questo Destroy, Destroy,
significa innanzitutto ed essenzialmente liberare da ogni ostacolo il
processo, accelerare il processo, accelerare e distruggere, dato
che il processo da accelerare ,
come abbiamo visto, la produzione desiderante secondo le sue
linee di fuga molecolari (AE, 439).
E pazienza se qualcuno, negli anni
trascorsi, o pi recentemente, ha
confuso la fuga molecolare con
la resa al molare, o se ha interpretato landare ancora pi lontano nel movimento del mercato
con il seguire mansueti e allineati
la strategia mercantile di disarticolazione dellesistente dato che il
processo in natura unico, o se
ha pensato che si debba accelerare la corsa del turbocapitalismo
affinch si schianti alla prima biforcazione, o - peggio ancora - si
scambi il desiderio del consumo
di merci e dellauto-repressione,
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con il desiderio pulsionale di produzione


del Reale, volto a modificare lesistente
e a liberare differenza. Lo si dica qui,
una volta per tutte: il processo di decodificazione capitalista produce quantit
astratte infinite - la moneta e la sua
coppia di sintesi ripetitive e spettrali,
il credito e il debito, guidate e sorvegliate dallAssiomatica dimmanenza di
sistema; il processo di decodificazione
schizofrenico produce invece corpuscoli di potenza non manifesti, irradianti, incommensurabili - il desiderio,
lavorato dalle pulsioni stesse, cio
dalle macchine desideranti. Si tratta
di differenze di regime, non di natura: infatti i due aspetti del processo
si toccano, ma non si confondono. Lo
schizonomade rimane pur sempre al
limite del capitalismo: ne la tendenza sviluppata, cos come ne langelo sterminatore (AE, 36-38). Ma la
produzione desiderante - pulsionale
e celata - e la produzione sociale monetata e astratta, sono le due
differenze oggetto dindagine della
psichiatria materialista di Deleuze e
Guattari. Non si tratta che di modi
di vita e del Reale che vogliamo: il
Reale Possibile contro il Reale Artificiale.
Contro la Morte Nera:
grande salute e nuova speranza

Tutto ci che abbiamo scritto


il risultato di una ricerca intorno
a tre intensi cuori, eterogenei
eppure vincolati e uniti da un pensiero di sovversione. Il primo cuore rappresentato dai frammenti
postumi riguardanti la volont di
potenza, tra i quali svetta il nucleo
pi profondo, I forti dellavvenire
- il Nietzsche del 1887-1888 delle
Opere (VIII/2); il secondo cuore
disegnato dal saggio sulla cospirazione e la comunit delle sin-

golarit generata dallEterno Ritorno il Klossowski del 1969 di Nietzsche e il


Circolo Vizioso; il terzo cuore impresso nel passaggio accelerazionista presente ne La macchina capitalistica civilizzata in cui compaiono le molteplicit
nomadi - i Deleuze e Guattari del 1972
e dellAnti-Edipo. Tre cuori per tre libri
dellAvversario - un Avversario anomico, anarchico e anticristico - il cui
unico compito condurre a termine
il processo, non arrestarlo, non farlo
girare a vuoto, non attribuirgli uno
scopo (AE, 439). Se, per il capitale
industriale, o per il post-capitalismo
digitale, non abbiamo ancora visto
nulla perch con le sue deterritorializzazioni ci pu sempre spedire sulla
luna (AE, 37) e conquistare sempre
nuovi pianeti o galassie con le sue
Morti Nere, per Deleuze e Guattari
il nomade non-identitario non ()
andr mai abbastanza lontano nella
deterritorializzazione, nella decodificazione dei flussi (AE, 439). Zarathustra, in uno dei suoi pi visionari discorsi poetici, Della virt che
dona, esclama: In verit, la terra
diventer un giorno luogo di guarigione! E gi intorno a essa alita un
profumo nuovo, che reca salute, - e
una nuova speranza! (Z, 86). Cos
il capolavoro di Deleuze e Guattari - che, come abbiamo potuto
mostrare, non solo opera autoriale ma anche gemmazione rizomatica - termina con lelevarsi di un
canto mattutino per accelerare il
movimento dellEterno Ritorno:
La nuova terra, infatti, non nelle riterritorializzazioni nevrotiche
o perverse che arrestano il processo o gli fissano degli scopi, non
indietro n avanti, ma coincide
con il compimento del processo della produzione desiderante,
il processo che si trova sempre
gi compiuto in quanto precede
e in quanto procede (AE, 439).

Cambiano le fisionomie dei passanti


per la via rivoluzionaria, siano essi i
forti dellavvenire, o le singolarit non
omogenee, o le molteplicit nomadi, ma
limperativo del microcomunismo degli
ineguali rimane sempre quello: Accelera e Distruggi. Il Regno inumano gi
tra noi.

70

1 Si veda 'Testi in appendice' (xi, p. 177)


2 Christian Kerslake: Marxism and Money in Deleuze and Guattaris Capitalism and
Schizophrenia: On The Conflict Between
The Theories Of Suzanne de Brunhoff and
Bernard Schmitt. Il testo disponibile free
download al sito della rivista Parrhesia:
http://www.parrhesiajournal.org/parrhesia22/parrhesia22_kerslake.pdf
3 Matteo Pasquinelli: Code Surplus
Value and the Augmented Intellect (10
marzo 2014) Testo di una conferenza di
Pasquinelli @ Incredible Machines (Vancouver, 2014) http://matteopasquinelli.
com/code-surplus-value/ disponibile free
download allURL del blog personale del
filosofo.
4 F. Dostoevskij - Memorie dal sottosuolo: Signori, scusatemi se mi sono lasciato
prendere dalla filosofia: qui ci sono quarantanni di sottosuolo.
5 Lintero intervento di Guattari intitolato Desire is Power, Power is Desire reperibile in Chaosophy, Semiotext(e), 2009.
6 Entretien avec Gilles Deleuze (Intervista di Jean-Nol Vuarnet), in Les Lettres
Franaises, 28 febbraio - 5 marzo 1968,
n. 1223, pp. 5, 7, 9.
7 Ledizione francese dei frammenti
postumi 1887-1888 pubblicata sotto la
diretta responsabilit di Gilles Deleuze e Maurice de Gandillac (pg. 7) - Gallimard (1976).
8 Obsolete Capitalism: I forti dellavvenire. Il frammento accelerazionista
di Nietzsche nellAnti-Edipo di Deleuze e
Guattari. Saggio inserito nel presente
volume Moneta, rivoluzione e filosofia
dellavvenire. La politica accelerazionista
di Nietzsche in Deleuze, Foucault, Guattari e Klossowski (Obsolete Capitalism Free
Press, 2016).
9 Friedrich Engels (Prefazione a Miseria della filosofia, 1885): La citata applicazione della teoria di Ricardo, secondo la
quale, essendo i lavoratori i soli produttori
reali, l'intera produzione sociale, cio il
loro prodotto, appartiene a loro, conduce
direttamente al comunismo. Ma essa come Marx accenna nel passo sopracitato
- formalmente falsa dal punto di vista economico, poich una semplice applicazione
della morale all'economia. Secondo le leggi
dell'economia borghese, la maggior parte
del prodotto non appartiene ai lavoratori
che lo hanno creato. Se ora diciamo: ingiusto, ci non deve essere, questo non ha
nulla a che vedere, in via immediata, con
l'economia. Noi ci limitiamo ad affermare
che quel fatto economico contraddice il
nostro senso morale. Per questo Marx non
ha mai fondato su questa base le sue rivendicazioni comuniste, bens sul necessario crollo, che si verifica ogni giorno di pi
sotto i nostri occhi, del modo di produzione
capitalistico (Miseria della filosofia, Editori Riuniti, 1949).

71

10 Karl Marx (Discorso sul libero scambio, Bruxelles, 1847): Ma in generale ai


nostri giorni il sistema protezionista
conservatore, mentre il sistema del libero
scambio distruttivo. Esso dissolve le antiche nazionalit e spinge all'estremo l'antagonismo fra la borghesia e il proletariato. In una parola, il sistema della libert di
commercio affretta la rivoluzione sociale.
solamente in questo senso rivoluzionario, signori, che io voto in favore del libero
scambio (Miseria della filosofia, Editori
Riuniti, 1949 - testo presente nelledizione
del 1885 curata da Engels).
11 Lettera di Michel Foucault a Pierre
Klossowski in occasione della pubblicazione di Nietzsche e il circolo vizioso, 3 luglio
1969, in Cahiers pour un temps (Paris:
Centre Georges Pompidou, 1985)
12 I tre frammenti postumi sono: il fr. 10
[17], non titolato, p. 219; il fr. 10 [8], non titolato, p. 220; il fr. 9 [153], I forti dellavvenire, p. 221; pubblicati in Pierre Klossowski, Nietzsche e il circolo vizioso, 2013,
Adelphi.
13 Qui abbiamo usato il verbo corretto di
Klossowski/tradotto da Turolla, piuttosto
che la traduzione di Sossio Giametta.
14 Nietzsche, Freud,Marx, in Cahiers de
Royaumont, t.VI, Paris, 1967, in Nietzsche,
pp.183-200 (atti del convegno di Royaumont, luglio 1964)
15 Ricordiamo che lopera di P. Ricoeur,
De linterprtation. Essai sur Freud, Paris, del 1965, lintervento di Foucault
Nietzsche, Freud, Marx del luglio 1964
(poi pubblicato nel 1967) ed allinterno
della seconda parte del convegno intitolata Confrontations che vede tra gli intervenuti Giorgio Colli e Mazzino Montinari.
16 Non sfuggir a nessuno, perlomeno
in Italia, che il discorso parodistico qui
riportato - se lo limitiamo al teatro - si
attaglia molto bene alla situazione della
comicit politica italiana nel 2015: figure
come Crozza, o Guzzanti, rientrerebbero
nella categoria parodia di una parodia,
mentre Grillo sarebbe a pieno titolo parodia che decostruisce lordine politico vigente, com sembrata effettivamente la
sua azione tra il 2012 e il 2014. Chiss cosa
ne penserebbe Grillo di questo pedigree
nietzscheano morale che calza cos bene
alla sua figura di politico delirante.
17 Si veda a questo proposito lintervista
a Foucault e Victor, leader di GP, realizzata il 5 febbraio 1972, e poi pubblicata nel
n.310/bis di Les temps modernes intitolato
Nouveau fascisme, nouvelle dmocratie
(giugno 1972); tale intervista reperibile
in Microfisica del potere (Einaudi, 1977).
Unimportante eco del dibattito sulla giustizia popolare lo troviamo nel dialogo
a due tra Foucault e Deleuze, Gli intellettuali e il potere, realizzata il 4 marzo 1972
e pubblicato nel numero 49 della rivista
LArc (ID, 261-271).

18 Ricordiamo a questo proposito che


il gendarme aziendale della Renault Jean-Antoine Tramoni - responsabile nel
febbraio 1972 delluccisione del militante
maoista Pierre Overney fu condannato
dal tribunale istituzionale a soli 4 anni di
prigione. Nellottobre 1974 fu rilasciato in
libert condizionata. Tre anni pi tardi, nel
marzo 1977, Tramoni fu assassinato dal
gruppo armato maoista NAPAP.
19 Il divenire senza scopo come progetto politico ha un brillante futuro davanti a
s; tra le esperienze passate degne di nota
annoveriamo senzaltro il Programma Politico di Jello Biafra dei Dead Kennedys per
lelezione a sindaco di S. Francisco (1978)
e il poema scritto nel 1916 dal nomade cubo-futurista Chlebnikov, lAssociazione
dei 317, ovvero i Presidenti del Globo Terrestre, unaccolita di artisti, poeti, eruditi, aviatori e politici dei vari paesi (), alcuni ignoti americani e cinesi e, per la firma
pittoresca, labissino Ali Serar (Poesie,
Velemir Chlebnikov, Einaudi, 1968). Forse,
lAssociazione dei 317 il progetto politico parodistico pi vicino al complotto dei
forti dellavvenire di Nietzsche, in sintonia
con i merzbau dada, i Sex Pistols e le Pussy
Riot, naturalmente.
20 Si tratta di un Foucault molto diverso dallestensore, solo qualche anno prima (1966), del VI capitolo, Scambiare, del
libro Le parole e le cose. In soli 5 anni, sia il
Maggio 1968 che la maturit delle posizioni della Rizosfera nietzscheana rivoluzionaria, hanno cambiato lapproccio verso
la moneta di Foucault, sottraendolo al
riconoscimento della stessa in versione
esclusivamente scambista. Foucault, in
questa nuova veste pedagogica del 1971,
progredisce nella propria analisi e supera
con decisione la versione troppo classica e
franco-centrica della teoria della moneta
che dispiega in Le parole e le cose.
21 Pierre Klossowski, Cahiers pour un
temps, Centre George Pompidou, 1985,
pg. 85-90
22 Polluce e le origini della moneta, Nicola Parise; saggio presente in LOnomasticon di Giulio Polluce, a cura di Cinzia Bearzot, Franca Landucci, Giuseppe Zecchini;
Editore Vita e Pensiero (2007).
23 Frammenti di una conversazione interrotta, Enrico Filippini (a cura di Alessandro Bosco), Castelvecchi, 2014: Intervista a Klossowski E se parlassimo del
peccato?.
24 Sono i seguenti frammenti tratti sempre dalle Opere di Nietzsche nelledizione
critica stabilita da Colli e Montinari: fr. 9
[7]; fr. 9 [8]; fr. 10 [38]; fr. 14 [79]. In Klossowski, NCV [II] pg. 149-152.

25 Si vedano a questo proposito le opere


di Maurizio Lazzarato, La fabbrica delluomo indebitato (Derive e Approdi, 2012) e Il
governo delluomo indebitato (Derive e Approdi, 2013). Lazzarato, il pi acuto e il pi
attento al tema moneta/credito/debito tra
i filosofi post-operaisti, non porta fino in
fondo la sua critica al concetto di moneta
e di debito, in quanto rimane troppo ancorato a una prospettiva debitrice del taglio marxista. Se la moneta nata nell VIII
secolo a.c. con il mito della Dea Moneta,
Ermodice o Demodice di Frigia, se il debito
nato, secondo Graeber, oltre 5.000 anni
or sono, se le banche moderne sono nate
in Italia nel XIII-XIV secolo, possibile risalire al solo Marx, cio a 150 anni fa, per
istituire la teoria della moneta e la nascita del capitalismo? A Nietzsche bastato solo un po di diritto ind o di diritto
germanico antico, se seguiamo Deleuze
(AE, 213), per eliminare ogni concezione di
scambio e scoprire nelleconomia primitiva il concetto di debito originario infinito.
Il Genio della Moneta non n Nietzsche
n Marx, ma il Dio della nativit monetaria sulle monete di Primnesso di Frigia che
tiene in una mano la bilancia, simbolo di
equit, e nellaltra la cornucopia, simbolo
di fertilit e abbondanza.


iv

edmund berger

Accelerazionismo Grunge

In un punto cruciale del romanzo


Neuromante di William Gibson, incontriamo i Panther Moderns una sottocultura guerrigliera, parte di un mondo in cui le sottoculture si susseguono
come fotogrammi sconnessi di un film
in montaggio. I Panther Moderns sono
specializzati in simulazioni allucinatorie costruiscono allucinazioni in un
mondo immerso nelle allucinazioni
consensuali del cyberspazio, sovvertendo una realt gi soggiogata da una costante riconfigurazione
causata da digitalizzazione, modificazione genetica del corpo e sostanze psicotrope. Se, come dice Lewis
Call, il cyberpunk entra in gioco
quando termina listeria delirante
di Baudrillard sul divenire simulacro e sul divenire simulazione della realt, figure come i Panther
Moderns ci indicano allora la via di
fuga. Essi incarnano il vecchio slogan mao-dadaista degli autonomi
di Radio Alice: informazioni false
producono eventi veri.
Le ricadute politiche dei Panther Moderns, che vanno oltre la
rappresentazione letteraria proprio del nostro mondo, non sono
passate inosservate. Un gruppo
di teorici coinvolti nellACT-UP un gruppo di pressione politica
e intervento diretto consacrato a mantenere viva la consapevolezza sullAIDS - ha letto
Neuromante e si ispirata ai
Panther Moderns. Si sono battezzati Critical Art Ensemble, e
si sono fatti strada grazie alla
73

loro pratica dei media tattici tanto


che la loro provocatoria posizione afferma che per il potere, le strade non
sono altro che capitale esausto!
meglio sfidare il potere direttamente
al cuore della sua nuova ambiguit
i flussi elettronici hanno rimpiazzato
quelle che un tempo erano le masse
sedentarie. Inserito nella strana ed
affascinante storia dei media tattici,
William Gibson si trovato immerso
in uno sprawl rizomatico che risale
ai dadaisti e ancor prima, fino ad arrivare a Occupy Wall Street e oltre
passando per avanguardie, episodi
stravaganti, hackers della Realt, e
anonimi rivoluzionari.
I Panther Moderns, nel mondo
di Gibson, sono una sorta davanguardia. Con una serie di pratiche
e/o tattiche che oscillano nebulosamente tra azione politica, espressione artistica, e attivit sovversiva; i loro influssi nichilistici
trovano corrispondenza nel mondo reale della Parigi industrializzata che ispir i decadenti e pi tardi
i surrealisti, la scena di Boulevard
Saint-Germain da cui scaturirono
non solo gli esistenzialisti ma anche i situazionisti, cos come dalle
reti dellavanguardia politica sono
nati il Krautrock in campo artistico e in ambito sociale i commandos di guerriglia urbana di tutto il
mondo. Ma cosa possiamo dire di
quella linea sottile che lega arte,
politica radicale e criminalit?
Cosa fa volare insieme questi
uccelli che sembrano provenire

da specie differenti? E cosa possiamo


dire dellatmosfera generale di trasformazione urbana radicale, imperversante povert e decadenza industriale
che li determina?
Per il momento lascerei dirimere
tali questioni ad altri, e vorrei invece
concentrarmi sullaccelerazionismo,
quel termine tanto discusso, celebrato ed ugualmente oltraggiato. A due
anni da quando Srnicek e Williams
hanno equiparato laccelerazionismo allo sviluppo tecnologico di sinistra, trascinando fuori dallombra
Nick Land ed il CCRU, quellombra
dove speravano di relegarli, quasi
tutti gli episodi di politica militante
sono stati radunati sotto il marchio dellaccelerazionismo a tal
punto che oramai il termine non
ha pi alcun significato. Marx incoraggiava labilit della tecnologia di aumentare il tempo libero?
Accelerazionista. I Soviet si erano
interessati di automazione informatica come mezzo per eliminare
ogni traccia di rapporti di lavoro
di stampo capitalista? Accelerazionisti. I situazionisti volevano
consegnare la cibernetica ai consigli dei lavoratori? Accelerazionisti. Le ambiguit della teoria di
comunizzazione? Accelerazioniste. Deleuze, Guattari, Lyotard,
Baudrillard, Hardt, Negri Accelerazionismo fino in fondo.
Dunque, alla fine, il mio obiettivo non assecondare questa
tendenza ed aggiungere un altro nome a questa lista in con-

tinua espansione. Detto ci, questo


precisamente quello che far anche
se con una piega leggermente diversa.
Nel blog Obsolete Capitalism troviamo delle nuove informazioni sulla celebre citazione dellAnti-Edipo di
Deleuze e Guattari, nella quale gli autori si chiedono se Nietzsche sia nel
giusto e se i flussi della decodificazione (il processo capitalista di deterritorializzazione) vadano veramente
accelerati piuttosto che ritirarsi nel
nazionalismo di sinistra. Molto stato detto sul rifiuto di unimportante
strategia di sinistra messa in campo
contro il capitalismo delle multinazionali, e sul modo in cui lespansione
di un capitalismo accelerato appare
a prima vista una strana virata verso una specie di libertarianesimo
post-marxista (utilizzando il termine
nel gergo attuale). Molto meno
stato scritto sul ruolo di Nietzsche
in tutto questo cio, dove ha detto
esattamente che dobbiamo accelerare la decodifica, e cosa intendeva con ci? Obsolete Capitalism
ci indirizza verso un frammento di
Nietzsche dal titolo I forti dellavvenire che fu commentato in
maniera estensiva da Pierre Klossowski nel suo Nietzsche e il circolo vizioso un testo che avrebbe avuto una grande influenza su
Deleuze, Guattari, Foucault e gli
altri teorici post-strutturalisti. Infatti, come osserva Obsolete Capitalism, fu una decisione di Klossowski di tradurre accelerare il
termine utilizzato da Nietzsche,
dando origine cos allinterpretazione di Deleuze e Guattari.
Per Nietzsche, il livellamento
della societ tramite forze modernizzatrici produrr una sorta di strano effetto collaterale
o mutazione che affermer la
dissoluzione dei loro legami e
limiti tradizionali conducendo
74

al tempo stesso al superamento del


sistema che le aveva istituite. Laccelerazionismo, nella prospettiva nietzscheana, non implica tanto lo spingere
pratiche economiche liberiste verso un
overdrive di dimensioni apocalittiche,
e nemmeno lo scioglimento delle catene che trattengono la tecnologia.
Implica piuttosto il fomentare soggettivit controcorrente e in questo
senso ha molto a che fare con le avanguardie. I modernisti folli che vagano
per le rovine, la psichedelia di sinistra
di Vaneigem, le infinite notti jazz a
Saint-Germain, gli autonomi che celebrano lartificialit della simulazione.
Hardt e Negri, i quali usano la
citazione dallAnti-Edipo a scopi personali (per richiamare i popoli ad incalzare lImpero verso il trapasso, in
una chiara anticipazione di Srnicek
e Williams), ricorrono anchessi a
Nietzsche come figura da tenere in
considerazione per il futuro. Citando il libro di Nietzsche Volont di potenza (in cui inserito il frammento I forti dellavvenire), colgono i
tratti del barbaro che giunger e
si consolider solo dopo tremende
crisi sociali.2 Hardt e Negri evidenziano che il barbaro, mentre
fugge dai limiti locali e particolari
della sua condizione umana, deve
provare continuamente a costruire un nuovo corpo e una nuova
vita. In una postilla a questa sezione di Impero, ci spiegano che il
barbaro trova nella narrativa cyberpunk indizi per il suo futuro oltre le macerie. Una Panther Modern in agguato da quella parte.
Introduciamo
Semiotext(e),
seminatore di quello che vorrei chiamare accelerazionismo
grunge. un nome sciocco, certo, ma vorrei chiarire cosa significa. Accelerazionismo qui
viene utilizzato nel senso tratteggiato sopra, come una sorta

di soggettivit mutante che comincia


(e finisce) tra le macerie dei processi
modernizzatori deterritorializzanti del
capitalismo. Questo tipo di accelerazionismo ci fornisce una cornice temporale che segna in profondit il periodo
che precede linevitabilit delle tendenze riterritorializzanti del capitalismo nelle quali tutti gli elementi che
erano stati scardinati vengono rimessi insieme. Grunge, daltro canto,
una parola che richiama immagini
degli anni novanta, camice di flanella, giovanotti depressi, e in generale
lattitudine da scansafatiche che
prevaleva nellombra delleconomia
dellera Clinton. Tuttavia, ci che pi
importa quello che si nasconde
dietro queste immagini standardizzate: una sorta di nichilismo di strada dove il mantra punk del nessun
futuro diventa uno stile di vita, e
dove le condizioni per nuove coordinate vitali e lo spirito del fai-date si nutrono e mettono radici il
tutto riconoscendo le stronzate essenziali dello Spettacolo. Unulteriore puntualizzazione: questo non
un tentativo di periodizzare, n
di teorizzare, n una scusa per
canonizzare qualcosa in una nuova
ortodossia. Pi che altro, questa
una scusa per precisare alcuni e
forse inutili elementi a margine.
Lorigine di Semiotext(e) si data
tra inizio e met anni settanta,
quando Sylvere Lotringer immigrato francese e caro amico
delle celebrit del post-strutturalismo si riun con alcuni studenti alla Columbia University,
dove egli insegnava corsi di semiotica, per pubblicare una sorta di fanzine underground che
doveva colmare lo spazio tra la
teoria francese e la cultura artistica downtown che si era
fatta strada a New York a partire dagli anni cinquanta. La cul-

tura downtown [insita nel cuore urbano


della citt] era vasta ed eterogenea:
fonda le sue origini nei circoli degli espressionisti astratti (Jackson Pollock,
Theodore Roszak, William de Koonig, ecc.) e gli artisti del Fluxus (John
Cage, Yoko Ono, George Maciunas,
ecc.); continu poi fino ai minimalisti (La Monte Young, Terry Riley, Philip Glass, ecc.), e allExploding Plastic
Inevitable di Andy Warhol e ai Velvet
Underground. Familiarizz attraverso larea del punk rock (Richard Hell e
i Voidoids, Television, Ramones, ecc.)
e pi tardi diede origine alla no wave
(Mars, DNA, Teenage Jesus e i Jerks,
ecc.). Tra i suoi ranghi annoverava
numerosi poeti, artisti, pittori, artisti da performance e un numero
ancora maggiore di individui inclassificabili che rifuggivano larte in favore di una vita nel baratro. Erano
tutti abitudinari di club e spazi nascosti come Kitchen, Colab e il Mudd
Club; oggi ha dato vita ad unintera
industria della retrospezione.
A met degli anni settanta la
scuola francese era tutto fuorch
sconosciuta ma i suoi argomenti
principali (la soggettivit, il potere,
i rizomi, il nomadismo, la simulazione, leconomia libidinale) sembravano parlare, secondo Lotringer, non tanto della possibilit di
una futura rivoluzione in Europa,
ma delle pratiche concrete attuate negli Stati Uniti. Questo
viene normalmente riconosciuto
come il fondamento di Semiotext(e); il racconto che Lotringer
fa dellorigine della rivista pende
verso quello che oggi conosciuto nei circoli critici come accelerazionismo. LAnti-Edipo ne fu
il fulcro, integrando le richieste
provenienti dalla rivoluzione desiderante del maggio 1968 con
una nuova interpretazione dei
meccanismi del capitalismo.
75

Deleuze e Guattari, spiega Lotringer,


stavano alzando la posta in gioco su
Marx osservando che il capitale, lungi
dallessere un sistema puramente repressivo e spietato interamente volto
ad estrarre plusvalore, stava creando
in continuazione nuovi valori e nuove
possibilit. E siccome il capitalismo
pervadeva ogni aspetto della societ,
il trucco era di contrastarlo dallinterno, reindirizzandone i flussi, e cambiando incessantemente campo. 3 Poich la Francia era dominata da una
pesante burocrazia diretta da socialisti pro-mercato con attitudini cibernetiche, questa posizione era semplicemente fantascienza, mentre in
America in particolare a New York
fu immediatamente evidente.
Nel numero di Semiotext(e) dedicato interamente allAnti-Edipo,
pubblicato nel 1977, queste idee
vengono ulteriormente consolidate. Nella sezione di un saggio, intitolata Piani per una Rivoluzione
a New York, Lotringer scrive che
la scommessa dellAnti-Edipo di
riformulare prospettive rivoluzionarie a partire dai punti di forza,
e dalle connessioni pi deboli, del
capitalismo. 4 Un altro saggio
allinterno di questo numero, scritto da Lyotard ed intitolato Il Capitalismo Energumeno, definisce
il soggetto rivoluzionario dellAnti-Edipo come lartista che combatte per farsi inumano, ed evidenzia la sua relazione con i flussi
del capitalismo libidinale che eccedono sempre i propri limiti.
Nel 2014 Il Capitalismo Energumeno avrebbe trovato la sua
ristampa questa volta nell#Accelerationist Reader. Il Ritorno di Nietzsche un numero di
Semiotext(e) dello stesso anno,
contiene il saggio di Deleuze
Pensiero Nomade, nel quale
cita nuovamente I forti dellav-

venire e aggiunge: Dinnanzi a societ


come le nostre, che si decodificano e i
cui codici fanno acqua da tutte le parti,
Nietzsche non tente di ricodificare. Dice
invece: tutto ci non abbastanza, siete ancora dei bambini () Scrivendo e
pensando a modo suo, Nietzsche svolge unopera di decodificazione: non di
decodificazione relativa, volta a decifrare i codici antichi, presenti e futuri,
ma di decodificazione assoluta - vuole
guastare tutti i codici. 5 Una manciata di pagine dopo, troviamo ancora
Lyotard, questa volta nellatto di celebrare la decomposizione delle coordinate progettata da Nietzsche, e di
allineare questa celebrazione da un
lato alla propensione del capitalismo
verso la dissoluzione e dallaltro alla
musica di John Cage.
Durante gli anni settanta, in molte
zone di New York City il capitale si
autocombustion e lasci dietro di
s il mastodontico scheletro di quella che un tempo era una metropoli.
Decenni prima, Robert Moses, il
cosiddetto Capomastro (Master
Builder), si era messo a riorganizzare lo spazio urbano della citt
intrecciandolo con autostrade
e distruggendone i quartieri in un
grandioso progetto dinsieme che
ambiva a misurarsi alla pari con la
ricostruzione di Parigi condotta
da Hausmann sotto locchio vigile
di Napoleone. Tuttavia la citt del
futuro non si sarebbe mai concretizzata: i quartieri trasformati da cima a fondo dal progetto
di Moses non si ripresero mai, e
grazie al sistema di superstrade
appena costruito furono recisi
dallorganicit del tessuto urbano. Esposta alla corruzione e
ad una cattiva gestione dei fondi pubblici, entro il 1975 la citt
era sullorlo della bancarotta. A
quel punto, molte zone del Lower East Side erano vuote, e le

76

strade offrivano un desolante panorama di negozi e immobili vuoti. Lydia Lunch raccont che isolato dopo
isolato, cerano soltanto edifici abbandonati, dati alle fiamme ogni notte da
persone che l dormivano alla luce di
piccole candele mentre il regista
Scott B aggiunse Potevi andare in un
edificio ed impadronirtene rubare
lelettricit da un lampione e viverci
per anni.6
Agli occhi di Lotringer e di Semiotext(e) questo stava diventando il
palcoscenico per lo sviluppo della
schizo-cultura, prendendo spunto
dalla raffigurazione della schizofrenia da parte di Deleuze e Guattari
come di un processo di decodificazione e deterritorializzazione non
dissimile dal capitalismo ma capace
di rotture rivoluzionarie rispetto al
potere che esercita. Nel 1975 Semiotext(e) organizz la Conferenza sulla Schizo-cultura alla Columbia University, riunendo Deleuze,
Guattari, Foucault e Lyotard con
Cage, Burroughs ed altri membri
della scena downtown di NY ma
anzich essere un successo accademico, serv solo ad allontanare
Semiotext(e) dalluniversit ed a
spingerlo a diretto contatto con la
cultura di strada che aveva cercato di analizzare. Quando il numero
sulla Schizo-cultura venne pubblicato nel 1978, lestetica della
rivista era pi simile a una fanzine
punk, anche se il primo articolo
unintervista a Foucault.
Il concetto di schizo-cultura
precisamente quello che chiamerei accelerazionismo grunge
entrambi si muovono nella
scia dei flussi del capitalismo e
trovano il loro significato di autonomia nelle macerie. Un tipico
esempio il movimento artistico no wave, che si svilupp nei
distretti abbandonati del Lower
77

East Side di NY e la cui cacofonia fece


sembrare la scena punk conservatrice.
Gruppi come Teenage Jesus e i Jerks,
Mars, DNA, James Chance e i Contortions, le Theoretical Girls e i Gynecologists usarono il nichilismo di strada
come la loro rampa di lancio, e di norma delimitavano un territorio ben al di
l dellinoffensiva cultura di produzione di massa degli anni settanta. Durante la sua breve esistenza, la scena
no wave vide il collasso dei confini tra
discipline artistiche ciascuno era
contemporaneamente un musicista,
uno scultore, un pittore, uno scrittore ed un regista. Lo svuotamento di New York City permise loro
di perseguire tutto ci senza dover
ricorrere ad un lavoro salariato. In
retrospettiva, Lydia Lunch ha rievocato: Lavoro? Siete matti? Per favore. 75 dollari al mese questo era
il mio affitto quando presi un appartamento sulla Dodicesima. Come
capit alle avanguardie storiche,
la linea tra arte e criminalit era
confusa; molti ricorrevano a mezzi
illegali per ottenere denaro quando era necessario. Nellaccelerazionismo grunge, la vita non facile o piacevole, ma, citando Scott
B, non puoi immaginare la libert
che avevamo. La classe media aveva abbandonato quei luoghi, e noi
semplicemente ci siamo entrati e
ce ne siamo appropriati.
Semiotext(e) costru la sua dimora allinterno del panorama
no wave, e numerosi artisti contribuirono a redigere le pubblicazioni. Prendiamo per esempio
Diego Cortez, direttore del Mudd
Club (lepicentro della musica no
wave) e organizzatore di un concerto che riun la scena musicale
metropolitana con gli artisti
concettuali di Soho, egli prese
il comando nel progettare limpaginazione di molti numeri; il

suo impatto venne percepito nel primo


approfondimento sulla schizo-cultura, Autonomia: Post-Political Politics.
Lobiettivo del numero era quello di
congiungere le lotte di Autonomia Operaia in Italia e il movimento no wave,
essendo entrambi emersi nello stesso
momento (anche se in due continenti
diversi). Al pari della loro controparte
in New York, gli autonomi avevano assunto una dura posizione contro il lavoro, esaltando il sabotaggio del lavoro e la glorificazione della pigrizia.
Antonio Negri, nel suo classico Il Dominio e il Sabotaggio (un cui passo si
trova anche nel numero di Semiotext(e)), indirizz lenergia punk dicendo:
Abbiamo un metodo di distruzione
del lavoro. Siamo alla ricerca di una
misura positiva del non lavoro, una
misura della nostra liberazione da
quella schifosa schiavit da cui i
padroni traggono profitto, e che il
movimento ufficiale del socialismo
ci ha sempre imposto come araldo
di nobilt. No, non possiamo davvero dirci socialisti, non possiamo
pi accettare la vostra infamia. 7
LAutonomia ebbe anche un certo debito con i teorici francesi, ed
in particolare Deleuze, Guattari e
Baudrillard. Le varie tattiche da
loro adottate stazioni radio pirata come Radio Alice, il rifiuto del
lavoro, il ripudio della politica parlamentare, lutilizzo di occupazioni, e lintroduzione di stravaganze
nella vita quotidiana (come il caso
degli indiani metropolitani, che
con le facce dipinte si aggiravano
per le strade di Roma inscenando
performance urbane spontanee
come concerti improvvisati) incarnavano le idee di una rivoluzione schizoide. Guattari era completamente daccordo, in un suo
testo intitolato La proliferazione dei margini scrisse che nel
caso di Autonomia Operaia le

linee di fuga si uniscono alle linee oggettive di deterritorializzazione.8 Ancora una volta, ritroviamo il tema di
una rivoluzione che emerge sulla scia
dei flussi del capitalismo, una insurrezione molecolare tra le macerie.
Guattari medit se questa rivoluzione molecolare potesse o no farsi
carico non solo dei problemi locali,
ma anche delle pi vaste conformazioni economico-amministrative. Al
contrario, si verific linevitabile riterritorializzazione dei flussi capitalistici. Nel caso dellItalia, Autonomia
Operaia fu smantellata grazie alle
leggi demergenza promulgate dallo
stato. A New York, gli amministratori emanarono una serie di riforme
economiche in seguito al rischio di
bancarotta del 1975; negli anni ottanta con lincombenza dellera Reagan, finanza e capitale immobiliare
invasero la citt, innalzando i valori
immobiliari su tutta la linea e espugnando gli artisti dai loro lofts.
Committenti darte, ricchi collezionisti e proprietari di gallerie, tutti pieni di soldi, spostarono la loro
attenzione verso gli artisti concettuali, i pittori e gli scultori. Da un
giorno allaltro la spontanea immediatezza della cultura metropolitana si trasform in un ricco mercato darte. Semiotext(e) cavalc
londa, spostandosi da pubblicazioni in stile fanzine alla loro serie
Foreign Agents frammenti teorici tascabili con copertine nere
minimaliste. Lobiettivo era quello
di praticare il gesto situazionista di creare una esplosione nel
cuore del prodotto, una sorta di
antidoto omeopatico alla mercificazione di tutte le cose radicali
e militanti. Uno si chiede, tuttavia, fino a che punto Foreign
Agents si distinse dalla spettacolare ondata di capitalismo
finanziario: con la loro lucentez78

za estetica e la loro natura portatile,


i libri divennero simili ad accessori di moda, qualcosa da mostrare mentre si legge sulla metro o
da ostentare a una festa tra amici. Lesempio perfetto la pubblicazione di Simulation di Baudrillard.
Anzich lanciare una sfida, le idee di iper-realt e simulacro furono private
dei loro potenziali anarchici e cyberpunk postmoderni. Divent la lingua
franca dello stesso mercato darte, il
nuovo territorio della mercificazione
proliferante.
Ora spostiamo la nostra attenzione su Autonomedia, un editore
anarchico radicale che divenne il
principale distributore di Semiotext(e) nei primi anni ottanta. Noto per
aver pubblicato opere come T.A.Z.
di Hakim Bey e gli scritti militanti di
Ron Sakolsky, Autonomedia pu essere immediatamente contestualizzata in quello che viene oggi definito
post-anarchismo di sinistra. Allo
stesso tempo, credo che loro e i
testi che stampano incarnino ci
che sto definendo come accelerazionismo grunge. Anzich optare per
un confronto diretto con i poteri
del capitalismo, della borghesia e
dello stato (come potrebbero sostenere il marxismo-leninismo o la
teoria della comunizzazione, seppure in maniere diverse), venne
incentivata la costruzione, esteticamente sperimentale, di reti faida-te nel bel mezzo delle macerie.
John Cage, larte concettuale e la
musica minimalista erano molto
meno importanti qui, in confronto
allabilit di estrapolare la teoria
dai suoi contesti ed inserirla in una
intransigenza gioiosa e traviata.
Il prodotto di Autonomedia un
piccolo scorcio su un mondo pi
vasto, di cui la scena downtown
di New York City fu la punta
riconoscibile delliceberg. Ques-

to era un mondo popolato da anarchici,


emarginati urbani, gruppi scismatici,
svitati, eccentrici, pigri di professione,
punk, nomadi, mistici parodisti, vagabondi, ed altri personaggi che, citando lAnti-Edipo, sanno come fuggire,
guastare codici, far passare dei flussi 9 Questo mondo aveva i suoi codici di accesso, i suoi rituali, ed i suoi oggetti che circolavano al di fuori delle
relazioni di scambio mercificato. Le
fanzine erano un aspetto essenziale
di questa circolazione, cos come lo
erano i nastri di garage bands e di
musica noise; la mail art (con la sua
origine nel movimento Fluxus) aiut
a collegare lintera rete.
Rimanendo fedeli alla loro insistente teoria che la sottocultura
americana diede origine alla militanza astratta dei teorici francesi, Semiotext(e) pubblic nel 1987 Semiotext(e) USA, curato da Jim Fleming
(leditore di Autonomedia) e Peter
Lamborn Wilson (meglio noto come
Hakim Bey). Una corposa compilazione di scritti, lettere, fumetti,
pubblicit e opere inclassificabili,
Semiotext(e) USA mette in scena
una archeologia vivente di questo
mondo sotterraneo. Come era gi
stato per gli aunonomi e gli adepti
della no wave, un tema ricorrente
il rifiuto del lavoro. Il celebre Abolition of Work di Bob Black compare
accanto a materiale di propaganda anarco-sindacalista, pubblicit modificate tratte da riviste
femminili che inneggiano la gente
ad abbandonare il proprio lavoro, e fumetti che suggeriscono
che una rivoluzione micro-politica non cos differente da una
cosiddetta trasformazione macro-politica. Il concetto viene espresso chiaramente dalla figura
di una donna che guarda avanti con nostalgia, il ticchettio di
un orologio dietro di lei. Quanti

rivoluzionari senza rivoluzione dice il


pensiero nella nuvoletta sopra la sua
testa. Voglio una rivoluzione senza
rivoluzionari!
Semiotext(e) USA si presenta come
una sorta di performance scritta. La
seconda met del libro contiene una
sezione di autentiche pubblicit, piena di inserzioni ed indirizzi per fanzine, vari gruppi marginali, strani individui, e fanatici di cospirazioni. Una
pagina intera dedicata alla Chiesa
del SubGenio, un movimento religioso-satirico fondato da Ivan Stang.
Al di l della relazione tra la Chiesa
e lavanguardia postale (attraverso
le sue connessioni con il Neoismo, la
cultura delle audiocassette, e la mail
art di grandi dimensioni), le somiglianze sono chiare: la Chiesa predica
un vangelo di nullafacenza anzich
di lavoro, ed incoraggia i seguaci
ad andare oltre ed apprendere da
ogni sottocultura marginale, gruppo cospirativo e setta religiosa
possibile. Fornendo una cornice di
dialogo a queste fonti rizomatiche,
Semiotext(e) USA invitava il lettore a partecipare direttamente
a questo mondo.
Due anni dopo, Semiotext(e) e
Autonomedia presentarono il seguito di Semiotext(e) USA debitamente intitolato Semiotext(e) SF.
Qui il tema il genere accelerazionista ante litteram del cyberpunk e di altre correnti mutanti della fantascienza. Se USA
era una mappatura della cultura
sotterranea esistente, SF puntava a mostrare esattamente in
quale direzione laccelerazionismo grunge stava andando i redattori (Peter Lamborn Wilson/
Hakim Bey, Robert Anton Wilson
e Rudy Rucker) fanno notare che
tante delle collaborazioni che
riuscirono ad ottenere emergevano dal mondo sotterraneo
79

delle micro fanzine fotocopiate e dei


samizdat americani: gli scrittori erano
talmente marginalizzati che non potevano mai essere cooptati, recuperati,
reificati o comprati dalle istituzioni. 100
Quando si tratta di nomi noti legati a
questo genere (William Gibson, Bruce
Sterling, ecc.) il punk in cyberpunk
riceve grande enfasi. Uno se li immagina, dicono gli autori, come hacker
pazzi con tagli alla mohawk e giacche
di pelle usurate, fatti di droghe talmente nuove che la FDA non ne ha ancora sentito parlare, intenti a processare la loro prosa necro-psichedelica
e ad ascoltare nastri a tutto volume
di gruppi che portano nomi come
Crucifucks, Dead Kennedys, Butthole
Surfers, Bad Brains
Nella prima pagina di Semiotext(e)
SF troviamo le parole NO WAVE SF.
Nonostante questo punto rimanga
inspiegato, forse quelle parole contengono pi che un semplice tentativo di costruire un ponte tra futuro
e passato. Prendiamo per esempio
Glenn Branca, che musicalmente
si fece le ossa nella band no wave
Theoretical Girls prima di pubblicare una serie di lavori profondamente astratti che combinavano
la chitarra rock con i droni minimalisti di La Monte Young e Terry
Riley il culmine di un esperimento iniziato dai Velvet Underground
nel 1966. Gli album di Branca
sono pieni di riferimenti alla simulazione di Baudrillard ed alla
critica situazionista dello Spettacolo; non dovrebbe sorprenderci dunque trovarlo pi tardi a
vendere copie usate di romanzi
cyberpunk dal suo sito internet.
Come dice James Reich, sembra
esserci una discreta ma evidente corrispondenza con i paesaggi sonori di chitarre liquid-metal
di Genn Branca. Descrivendo la
prima della sua Symphony No.

12 nel 1997, egli scrive: Per coloro tra


di noi che non sono scappati dallauditorium tappandosi le orecchie, la musica di Branca ci ha posseduto (e continua a possederci) tramite strutture,
piani e iperspazi, coinvolgendoci in
una strana allucinazione consensuale
nella distorsione. 11 Radicandosi nella
sovrapposizione tra musica e arti visive in New York, Reich aggiunge che
Branca tifoso del cyberpunk il legame con lartista Robert Longo, di
cui Branca utilizz un dipinto tratto
dalla serie Men in the Cities come copertina dellalbum Ascension (1981) e
il film Johnny Memonic (1995) basato sul racconto breve di Gibson che
porta lo stesso nome (1981)
Un punto di ancor pi diretta connessione subculturale arriva dai
Sonic Youth, la celebre band, che
emerse nella parte finale della no
wave (e che si fece produrre da
Branca molti dei loro primi album).
Dopo una sfilza di pubblicazioni che
seguivano il modello no wave e che
affrontavano i tipici temi no wave
cambiarono marcia e cominciarono a bersagliare la loro musica con
citazioni dalle opere di fantascienza schizofrenica di Philip K. Dick e
dal cyberpunk di William Gibson.
Per esempio, Day Dream Nation,
una delle loro opere fondamentali,
vanta una traccia intitolata The
Sprawl il nome della super-citt distopica di Neuromancer e dei
suoi sequel. La conseguenza di
tutto ci che la New York sotterranea quella che produsse
la cultura downtown, la no wave,
e gli altri elementi presenti nella concezione della schizo-cultura proposta da Semiotext(e)
lequivalente reale di quegli
strani luoghi creati da Gibson e
colleghi. Questo marca, con una
certa ironia, la trasformazione
dellaccelerazionismo grunge in

cultura grunge, che dilag negli USA


degli anni novanta tanto quanto la
promessa di una sua successiva mercificazione attraverso il processo di riterritorializzazione in atto.
Mi rendo conto che questo saggio
fin troppo lungo, e senza una fine
in vista. Al posto di una conclusione
vera e propria, voglio solo aggiungere
alcune osservazioni. Prima di tutto,
questa piccola transtoria che abbiamo ricostruito sfocia in un labirinto
di sentieri che si intrecciano, con una
moltitudine di strade da poter seguire
per chi fosse interessato:
Qui non si fatta menzione di
William Burroughs, romanziere della Beat Generation, diventato prima scrittore di fantascienza e poi
rivoluzionario (micro)politico. Considerato come il padrino del punk,
Burroughs ha avuto una grande influenza sugli artisti no wave, ed i
suoi saggi possono essere trovati in
vari numeri di Semiotext(e), inclusi Schizo-Culture e Semiotext(e) SF.
Le sue strategie letterarie, come la
tecnica del cut-up, sono essenziali
quando si traccia non solo la linea
di discendenza delle attuali strategie dei media tattici, ma lo stesso
sviluppo del cyberpunk come genere narrativo.
Dopo il loro smantellamento da
parte dello stato italiano, gli autonomi si dispersero tra occupazioni auto-gestite e centri sociali.
Fu qui che la politica cyberpunk
italiana prese piede, quando gli
autonomi diffusero traduzioni di
Burroughs e Gibson e cominciarono a rivolgersi al mondo dei computers e allaccesso collettivo alle
nuove tecnologie come il nuovo
terreno di lotta sociale. Per approfondire i loro legami esterni,
questi cyberpunk-autonomi operarono in stretta collaborazione
con la rete globale della mail art.
80

Qui stata tralasciata anche la


sottocultura industriale, che oscilla a
met tra il punk ed il cyberpunk. Attraverso gruppi come i Throbbing Gristle,
Burroughs emerge anche qui come la
figura di riferimento, e la sua tecnica
del cut-up viene riformulata nellidea
di alterazione dei corpi attraverso la
tecnologia come un mezzo per evadere i processi di soggettivazione
messi in atto dal potere. Ed infine,
vorrei concludere con una citazione
da Nietzsche, tratta da Hardt e Negri: Chi sono oggi i nostri barbari?

1 Critical Art Ensemble Electronic Civil


Disobedience http://www.critical-art.net/
books/ecd/ecd2.pdf
2 Michael Hardt and Antonio Negri Empire Harvard University Press, 2000, pg.
214
3 Sylvere Lotringer Better Than Life:
My 80s Artforum, March, 2003.
4 Sylvere Lotringer Libido Unbound:
The Politic of Schizophrenia, in Semiotext(e) Anti-dipus: From Psychoanalysis
to Schizopolitics, 1977, pg. 6.
5 Gilles Deleuze Nomad Thought, in
Semiotext(e) Nietzsches Return 1977, Pg.
15; Gilles Deleuze, Nietzsche e la filosofia,
pg. 312 (Pensiero nomade si trova in appendice al libro in oggetto), Einaudi, 2002.
6 Marc Masters No! The Origins of No
Wave Pitchfork January 15th, 2008, http://
pitchfork.com/features/articles/6764no-the-origins-of-no-wave/
7 Antonio Negri Capitalist Domination
and Working Class Sabotage https://
libcom.or g/librar y/capit alis t- domination-working-class-sabotage-negri
8 Felix Guattari The Proliferation of
the Margins, in Autonomia: Post-Political
Politics Semiotext(e), 1979 pg. 109
9 Gilles Deleuze and Felix Guattari Anti-dipus Penguin, 1977, pg. 133
10 Rudy Rucker, Peter Lamborn Wilson,
Robert Anton Wilson, Semiotext(e) SF Semiotext(e), 1989 pg. 13
11 James Reich Glenn Branca and the
Lost History of Cyberpunk Fiction Advocate, May 29 th, 2009, http://fictionadvocate.com/2014/05/29/glenn-branca-andthe-lost-history-of-cyberpunk/

81

paolo davoli e letizia rustichelli

Marx, moneta e capitale nel dibattito


della sinistra marxista italiana
e francese ai tempi dellAnti-Edipo.

Intervista a Lapo Berti, economista


della rivista Primo Maggio

PD Puoi riassumere per il pubblico


doggi il contesto intellettuale e politico
nel quale s'inscrive la discussione intorno a moneta e capitale nella sinistra
marxista italiana e francese degli anni
Settanta?

LB I primi anni settanta sono stati


un periodo turbolento, socialmente,
economicamente e politicamente.
Non cerano solo i movimenti di
protesta scatenati dalle nuove generazioni di studenti cresciute allinterno dei vari miracoli economici e
dai ceti operai che chiedevano una
porzione maggiore della ricchezza
prodotta. Cera stato il 15 agosto
1971, quando Nixon aveva di fatto
posto fine, in maniera del tutto
unilaterale, al sistema monetario
internazionale creato a Bretton
Woods nel luglio del 1944, che,
sancendo la supremazia mondiale
degli Stati Uniti, aveva accompagnato in maniera tutto sommato equilibrata lo sviluppo degli
scambi internazionali e la crescita delleconomia mondiale. Ci
fu il primo grande shock petrolifero nel 1974, che pose il mon83

do capitalistico sviluppato di fronte al


fatto che non aveva pi il controllo diretto sul prezzo di quello che era, ed
, il combustibile dello sviluppo come
finora labbiamo conosciuto. E cerano, naturalmente, gli sconvolgimenti
che, a seguito di tutti questi eventi,
investivano la sfera della moneta, in
primo luogo con lesplosione inflazionistica dei prezzi, con la difficolt
di gestire i movimenti internazionali
dei capitali, con la necessit di reinventare la politica monetaria a livello nazionale e globale.
Sul fronte dei movimenti sociali e
nel ribollire di tentativi di dar vita a
soluzioni organizzative che li proiettassero sul terreno della lotta per
il potere, si assisteva, per lo pi, a
riprese acritiche di esperienze del
passato, gi sepolte dalla storia, o
a fughe volontaristiche in avanti
verso un futuro di cui si sapeva e
si capiva ben poco. Specialmente
in Italia, si respirava unaria strana allinterno dei movimenti extra-parlamentari o, almeno, cos
la vivevo io. La fase delloperaismo o, se si preferisce, del primo
operaismo era definitivamente

alle spalle. Chiusa nel 1966, con scandalosa consapevolezza, lesperienza


di Classe operaia, coloro che, a vario
titolo, ne avevano fatto parte avevano compiuto altre scelte e le avevano
portate avanti concretamente, anche dando vita a primi esperimenti
organizzativi. Le cose avevano preso una piega diversa da quella che
aveva costituito la ragion dessere
del primo operaismo. Alcuni di noi,
dentro e fuori le organizzazioni che
si erano formate, erano perplessi,
specialmente di fronte alla drastica caduta dellimpegno innovativo
sul piano dellanalisi e della teoria cui facevano da contraltare le
cieche derive dellazione violenta.
Lattivismo dei movimenti portava
necessariamente a una semplificazione delle parole dordine e, in
parte, anche al recupero di atteggiamenti e stilemi che appartenevano a una cultura politica,
quella comunista, che ritenevamo dovesse essere superata. Il
problema dellorganizzazione dei
movimenti sembrava prevalere
su tutto. Non mancavano le forzature volontaristiche.

LB In questo contesto, nacque, per


iniziativa principalmente di Sergio Bologna, il progetto di una rivista, chiamata programmaticamente Primo
maggio, che tenesse fermo lancoraggio del discorso politico allesperienza
materiale delle lotte operaie, andando
alla ricerca, nella concretezza storica,
delle manifestazioni di quella autonomia operaia la cui enunciazione era
il lascito pi significativo del primo
operaismo. La rivista era nata anche
con un programma scientifico radicale e innovativo, che si proponeva
di restituire nella loro autenticit,
non mediata dallideologia, le esperienze di lotta, facendo ricorso alle
testimonianze orali di coloro che ne
erano stati protagonisti. Cera, inoltre, una forte spinta a innovare
nelle metodologie delle varie discipline, dalla storia all'economia, alla
politica. Per chi, come me, era fortemente preoccupato delle possibili derive cui si andava incontro con
una radicalizzazione volontaristica
dello scontro sociale, si trattava di
un ancoraggio importante, che delimitava uno spazio di discussione
libera, al riparo dalle forti pressioni che provenivano dal contesto. Era il tentativo di sottrarsi a
scelte non convincenti o eccessivamente semplificatrici, foriere di
sciagure, ritagliandosi uno spazio
in cui costruire unelaborazione
autonoma, anche di temi che
erano allora estranei alla cultura
elementare e improvvisata dei
movimenti. Credo che in molti di
quelli che pi attivamente parteciparono allelaborazione teorica
della prima fase di Primo Maggio, sicuramente in me, si agitasse uninquietudine generata
dalla crescente consapevolezza
dei limiti che erano posti alla
comprensione del presente dal
rimanere confinati entro il pe84

rimetro dellortodossia marxista, con il


sostanziale rifiuto di confrontarsi con i
punti di vista e le analisi elaborati dagli
avversari. La formazione culturale dei
militanti avveniva, per lo pi, tramite
la frequentazione ossessiva dei sacri
testi del marxismo, non sempre di eccelsa qualit teorica, a parte quelli di
Marx e alcuni di Lenin. Era inevitabile
linclinazione allortodossia, perch
quello era lunico metro di paragone.
Questo generava, almeno, in alcuni,
un senso di asfissia, alleviato, per
quanto mi riguarda, solo dallesperienza innovatrice del primo operaismo. Cera bisogno di confrontarsi
con altre correnti di pensiero, addirittura di andare a curiosare nel
campo dellavversario. Io, per esempio, in quegli anni avevo cominciato
a studiare intensivamente la letteratura monetarista e trovavo che ci
fossero pi stimoli in questa lettura
che nella ripetizione pappagallesca
delle formule marxiste. Lesperienza dei Quaderni rossi e di Classe
operaia, con la sua tensione verso
lanalisi del presente e il suo tentativo di immettere linfa vitale nella
lettura dei testi marxiani, facendo
saltare lortodossia sclerotizzata,
ebbe anche questo effetto.
Il via al dibattito sulla moneta in
Primo Maggio lo dette, di nuovo,
Sergio Bologna, con la sua felice
intuizione di riproporre gli scritti,
pressoch sconosciuti, di Marx
sulla crisi del 1858 quale potente
sollecitazione a ripensare i rapporti fra moneta e crisi capitalistica. Convinto comero che gli
strumenti teorici con cui la sinistra, in tutte le sue componenti, affrontava lanalisi della crisi
in atto fossero del tutto obsoleti
e insufficienti e che la chiave di
tutto, su cui far leva per elaborare un nuovo approccio alla
crisi capitalistica, fosse proprio

unanalisi pi realistica del modo di funzionamento del sistema monetario e


del suo ruolo nella gestione del comando capitalistico, aderii con entusiasmo
alla proposta di partecipare a un lavoro collettivo di approfondimento di
questi temi. Nacque cos, allinterno di
Primo Maggio, il gruppo sulla moneta, in cui si raccolsero e si incrociarono percorsi di ricerca e insofferenze politiche, dando luogo a un lavoro
collettivo molto aperto e creativo, in
cui ciascuno cercava di portare quegli che gli sembravano i punti di vista
pi innovativi e promettenti, spesso
niente di pi che spunti e intuizioni
allo stato grezzo, ma che avevano il
pregio di nascere dallosservazione
disincantata della realt sociale e
della dinamica dei conflitti. Il metro
di giudizio che portavamo con noi
era quello della pi efficace rappresentazione dei processi economici
in atto come manifestazione di una
crisi che percorreva tutto luniverso capitalistico e aveva la sua linea
di faglia nel confronto con le lotte
sociali che avevano caratterizzato
gli anni precedenti.
Concentrare lattenzione sui
fenomeni monetari e sulla politica monetaria rappresentava uno
scarto importante, perch la lettura codificata del marxismo ci
aveva abituato a osservare in primo luogo, se non esclusivamente,
la sfera della produzione, ad analizzare i rapporti di produzione, i
conflitti che attengono ai rapporti di lavoro o, se si preferisce, di
subordinazione del lavoro al capitale. Non si trattava di abbandonare quel terreno, anche se ci
appariva sempre pi chiaro che,
anche se quello era lepicentro
del conflitto sociale, non esauriva lambito del conflitto. Occorreva alzare lo sguardo a quellinsieme di fattori e di pratiche

cui Foucault (1978) avrebbe poi dato il


nome di governamentalit, perch ci
si rendeva conto che esistevano strumenti e poteri sovraordinati alle lotte
operaie e studentesche, di cui era necessario e urgente comprendere la logica di funzionamento, per pervenire
a una rappresentazione pi efficace
della crisi e delle dinamiche che in
essa erano in gioco.
LR Qual stato il tuo ruolo dentro a
Primo Maggio e come nato, e poi
sviluppato, il confronto con Suzanne
de Brunhoff?

LB Non sta a me, ovviamente,


definire il mio ruolo dentro Primo
Maggio. Del resto, analisi e giudizi su quellesperienza sono gi stati espressi (Bologna 1993; Bermani
2010; Karl Heinz Roth e Stefano Lucarelli ibid.; Steve Wright 2013; Lucarelli 2013). Essendo gi impegnato in studi sulleconomia monetaria,
a me tocc il compito di stimolare e
coordinare il lavoro, ma questo fu,
nel senso pi lato, un lavoro collettivo. A me, in particolare, fu affidato il compito di formulare un primo
resoconto dei risultati cui era arrivato il gruppo e dellorientamento
che esso cercava di proporre e di
argomentare.
Denaro come capitale (primo
Maggio, n. 3-4, 1974), pur nella
consapevolezza dei limiti nel grado di elaborazione teorica, voleva
rappresentare, se non proprio un
manifesto, un programma di lavoro, che si muoveva lungo due
assi prospettici, che volevamo
fissare come punti fermi. Da un
lato, cera lo sforzo e limpegno
di ripartire dalle cose stesse, da
unanalisi dei processi in atto
quanto pi possibile scevra da
posizioni preconcette. Dallaltra, il proposito di testare la
85

validit dellapproccio marxiano, con


la ferma intenzione di rimanere ancorati ai fatti invece di adattarli, come
era abbastanza diffuso nellortodossia marxista. Naturalmente, le due
linee erano strettamente intrecciate.
La nuova rappresentazione della crisi
capitalistica veniva prendendo forma
in un serrato confronto con i punti di
riferimento marxiani e con i processi
reali, nonch, per quanto mi riguarda,
con gli strumenti di analisi messi in
campo dallavversario intellettuale (il
monetarismo). Eravamo convinti che
la funzione e il modus operandi della moneta fossero profondamente
mutati, in particolare con la fine di
un sistema monetario internazionale imperniato su cambi fissi, e che
si fossero enormemente ampliati i
confini della politica monetaria ovvero della manipolabilit della moneta con finalit pi o meno dichiaratamente politiche. Per essere
pi precisi, ritenevamo che la moneta, ormai svincolata da qualsiasi
legame diretto o indiretto con un
valore fisicamente definito (loro),
fosse diventata una variabile interamente manovrabile e che questa manovrabilit della moneta
si stesse costituendo come uno
dei principali strumenti di governo delleconomia capitalistica, se
non il principale. La moneta era
diventata unistituzione ad alta
valenza politica. Era inevitabile,
dunque, che la politica monetaria,
divenuta a tutti gli effetti strumento di governo politico, intervenisse direttamente nel regime
dei rapporti di forza fra le classi.
Questa era la nuova realt del
conflitto che andava portata alla
luce. In questo progetto ci eravamo impegnati. Lattenzione
era concentrata sulla gestione
politica della moneta quale strumento principe del comando

capitalistico sulleconomia e del controllo dei conflitti sociali che avessero


il potere di influenzare negativamente
il processo della produzione industriale
e, soprattutto, landamento dei profitti. In altre parole, la politica monetaria
come strumento di controllo della distribuzione del reddito a salvaguardia
dei livelli di profitto e, quindi, a favore
delle imprese. Questa era lavventura
intellettuale in cui ci sentivamo impegnati.
Denaro come capitale tentava di
gettare le basi di questa prospettiva teorica; il successivo Inflazione
e recessione: la politica della Banca
dItalia (1969-1974), ancora scritto
da me, tentava di applicare questa
impostazione teorica a un caso concreto, quello italiano. Si narra che
questultimo articolo abbia suscitato una certa sorpresa e qualche
sconcerto allinterno della Banca
dItalia, fra coloro che prestavano
attenzione alle cose della sinistra,
fino al punto di sospettare che in
realt provenisse dallinterno. Segno inequivocabile che avevamo colto nel segno e messo il dito nella
piaga! In realt, larticolo aveva
uno scopo molto ambizioso, perch intendeva mostrare, sulla base
di un esempio concreto e piuttosto rilevante, come il governo dei
flussi monetari non fosse affatto
un compito puramente tecnico,
ma avesse una forte valenza politica. Questa prospettiva analitica era resa possibile dal fatto che
avevamo compreso, in primo luogo, che la moneta non era affatto neutrale rispetto ai processi
delleconomia produttiva, come
sosteneva la dottrina monetarista dominante, ed era, invece,
manovrabile e manovrata quale
strumento per intervenire in
quello che era allora il terreno
di scontro sociale pi aperto,

quello della ripartizione del reddito fra


salari e profitti. Avevamo capito che la
banca centrale aveva il potere di determinare il modo in cui la moneta entrava nel sistema economico e deciderne
la quantit. Tramite queste due leve
era in grado di intervenire sui prezzi
relativi, per esempio dei beni e della
forza lavoro e, quindi, di spostare gli
equilibri sociali e attutire limpatto
delle rivendicazioni salariali. La novit
che intendevamo portare nella considerazione dei fenomeni monetari
era tutta qui, ma aveva implicazioni
teoriche e politiche dirompenti, che
rimasero, in buona parte, allo stato
embrionale o del tutto inespresse.
Nei numeri successivi comparvero altri articoli prodotti dal gruppo sulla moneta, tra cui quello di
Franco Gori sulla spesa pubblica e
quello di Mario Zanzani sullinflazione. Erano carotaggi in campi per
noi inesplorati. Davano conto della
fecondit delle ipotesi, ma non erano ancora i capitoli di una ricostruzione organica e sistematica
del quadro economico che avevamo davanti. Da questo traguardo
rimanemmo decisamente lontani
e negli anni successivi, per tanti motivi, nessuno riprese e tanto
meno port avanti il lavoro iniziato. Quello che poteva essere
un nuovo stadio nello sviluppo di
una teoria del capitalismo che riprendesse le istanze marxiane di
fondo rimase in fasce, senza neanche raggiungere ladolescenza.
Ci furono, in seguito, tentativi
sporadici di riprendere le fila del
discorso, ma il lavoro si era ormai rinchiuso nello spazio sterile delle aule universitarie. Non
respirava pi laria pungente dei
movimenti sociali che lavevano
originariamente ispirato.
La breve controversia con
Suzanne de Brunhoff nacque a
86

seguito di un seminario su Il discorso


marxista sul denaro alla luce della crisi
monetaria, cui non potei partecipare (risiedevo a Firenze), che si svolse
presso la Fondazione Feltrinelli fra l11
aprile e il 13 giugno 1975 e a cui, oltre alla de Brunhoff, partecip anche
Jochen Reiche, un economista tedesco in contatto con Sergio Bologna. La
de Brunhoff era una marxista rigorosa, ma non dogmatica, impegnata
a sviluppare e ad arricchire la teoria
marxiana della moneta, applicandola,
in particolare, allanalisi della politica
monetaria, ma mantenendosi rigorosamente entro in confini dellimpostazione marxiana. Non era sorda
alle novit e non rifuggiva dellinnovazione, ma tutto il suo lavoro teorico era rivolto a difendere la teoria
del valore quale punto archimedico
dellanalisi marxiana del capitalismo. In un articolo pubblicato su
Politique aujourdhui, maggio-giugno 1975, la de Brunhoff coglieva
impietosamente i punti deboli e le
lacune contenuti in Denaro come
capitale per contestare unimpostazione che, pur nelle sue insufficienze, considerava, evidentemente, interessante e stimolante,
tanto da meritare una confutazione. La de Brunhoff, tuttavia, non
affrontava il punto centrale della
nostra argomentazione ovvero la
manovrabilit e, quindi, la valenza
politica della moneta. Due erano
le critiche principali avanzate dalla de Brunhoff. Da un lato, ci rimproverava di non aver elaborato a
sufficienza la nozione di moneta
utilizzata nellargomentazione e,
dallaltro, critica ancora pi bruciante, di essere succubi, pi o
meno consapevolmente dellimpostazione keynesiana o, peggio
ancora, monetarista. Con giovanile baldanza, le rispondemmo,
pi o meno, che non ci impor-

tava molto il colore del gatto purch


prendesse i topi. In altre parole, la nostra prima preoccupazione non era di
difendere lortodossia marxiana e di
preservarci puri rispetto a eventuali
contaminazioni borghesi. Ci sentivamo liberi di prendere gli strumenti che
ritenevamo pi utili ovunque li trovassimo, perch lobiettivo principale
era quello di disporre di un apparato
teorico che facesse presa sulla realt e che fosse in grado di fornire
ai soggetti sociali in lotta idee capaci di farsi azione. Era quel tentativo
di mettere in comunicazione teoria
e pratica che costituiva un tratto
caratteristico dei movimenti usciti
dallesperienza del 68 e che, in seguito, tante critiche avrebbe attirato da parte di intellettuali che di
pratica non volevano sentir parlare.
Per quanto riguarda la nozione
di moneta, vero che non avevamo elaborato una definizione originale e compiuta, ma ci sembrava
di avere colto quello che contava
e che non era scritto in nessuna
delle teorie monetarie correnti, ovvero che la moneta unistituzione
che fa parte dellapparato in cui si
articola il governo della societ.
E questo, per il momento, ci bastava. Personalmente, sono tornato
sui temi della moneta e del capitale
in un contributo del 1992, Moneta, capitale e ricchezza, Problemi
del socialismo, Il denaro, n. 7-8.
PD Quali erano i limiti che avevi
riscontrato in Marx e nella sua
teoria generale della moneta? Quali erano invece le posizioni ufficiali del movimento marxista europeo? Perch non ci si accorti
- se non con grave ritardo - che il
capitalismo stava avviando quello switch fatale tra produzione
e finanza e tra plusvalore umano
e plusvalore macchinico?

LB In generale, la situazione del


marxismo in quegli anni era deplorevole. Unimmensa e soffocante scolastica, fatta di chiose e commenti del
tutto ripetitivi e assolutamente autoreferenziale. La correttezza era il
presupposto, non il risultato dellanalisi. I fatti avrebbero dovuto adattarsi
o altrimenti peggio per loro. Era cos
in Francia, in Germania, in Italia, fatta
salva lesperienza (moderatamente)
eretica del primo operaismo. Anche
quando c'erano autori che tentavano
di rinnovare la prospettiva marxista,
come, per citarne due molto diversi fra di loro, Della Volpe in Italia e
Althusser in Francia, il dibattito non
filtrava all'esterno e rimaneva confinato nel chiuso delle parrocchie,
sostanzialmente incapace di confrontarsi con quanto veniva elaborato al di fuori del perimetro del
marxismo. C'era, implicita o esplicita, una presunzione di superiorit
scientifica dell'impostazione marxista che esimeva dal confronto.
Per quanto mi riguarda, dopo avere
passato anni sui sacri testi, letti in
italiano, in tedesco e nel francese
dei primi due volumi della mitica
edizione di Maximilian Rubel, i panni
del marxismo mi stavano stretti e
mi agitavo per liberarmene. Pensavo di avere appreso tutto quello
che contava e che ancora era vivo
del marxismo ed ero pronto per
imbarcarmi in imprese intellettuali
meno certe e rassicuranti. Pensavo, in particolare, di avere acquisito un metodo di analisi dei fatti
economici che mal sopportava gli
angusti confini disciplinari e non
intendeva rinunciare a considerarli nel loro contesto politico,
mettendone in luce le implicazioni
per il governo della societ. Lelemento scatenante furono i movimenti sociali della fine degli anni
sessanta e la crisi che ne segu.
87

Mi ero convinto che il marxismo


ortodosso non fosse pi in grado di
cogliere e di elaborare teoricamente
le mutazioni del capitalismo. L'impennata inflazionistica dei primi anni settanta e la fine del sistema di Bretton
Woods attiravano inevitabilmente
l'attenzione sui fenomeni monetari in
generale e, in particolare, sullevoluzione del sistema dei pagamenti e sulla centralit acquisita dalla gestione
della politica monetaria, sia a livello
nazionale che internazionale. Oggi
difficile comprendere l'effetto dirompente di quegli eventi che intervenivano a porre fine ai "trenta
gloriosi", allo sviluppo impetuoso
del dopoguerra, e sembravano aprire una nuova fase di instabilit del
capitalismo e quindi di spazi aperti
per chi pensava alla possibilit di un
suo superamento. C'erano stati gli
anni delle grandi lotte e delle rivendicazioni salariali e non era difficile
cogliere l'esistenza di una connessione fra i due insiemi di eventi.
Ma qui sorgevano domande cui, al
momento non c'erano risposte. Il
marxismo, anche nei suoi sviluppi
pi recenti, non sembrava in grado
di fornire chiavi interpretative utili e utili strumento di analisi. Avevamo compulsato furiosamente
le dense pagine dei Grundrisse
dedicate alla moneta e, in particolare, alla moneta come capitale
(35-162) nonch i geniali abbozzi
della sezione V del terzo libro del
capitale sul credito, sul capitale
monetario e sul saggio d'interesse. Ma, anche qui, erano pi
gli interrogativi che le risposte.
Se si volevano cogliere appieno
questi cambiamenti, occorreva
uscire dalle gabbie intellettuali del passato, anche se firmate
Karl Marx.
Allora, stiamo parlando di pi
di quarantanni fa, forse non era

possibile intuire gli sviluppi cui la moneta priva di valore intrinseco, la fiat
money, come la chiamano gli americani, avrebbe potuto dare luogo in direzione di una progressiva estensione
dellarea occupata dallattivit finanziaria e, soprattutto, di una crescente
sovra-determinazione delleconomia
da parte della finanza. Non era possibile, allora, immaginare la formazione
di unoligarchia finanziaria globale
come quella che oggi abbiamo di fronte. Ma avevamo cominciato a porre
le basi di uno schema teorico che
avrebbe consentito di analizzare e di
comprendere questi sviluppi. Il punto di forza stava in unanalisi interdisciplinare, che non guardava solo
alleconomia ma anche alla politica,
ripristinando lo spirito originario
delleconomia politica offuscato
dalla deriva tecnocratica della scienza economica contemporanea.
Gran parte dell'intellettualit di
sinistra che si confrontava direttamente con i testi marxiani era
impegnata a difendere la teoria
del valore-lavoro, perch riteneva,
non a torto, che con questa crollava l'intero impianto della costruzione teorica marxiana fondato
sulla denuncia dell'appropriazione
indebita, da parte della classe dei
capitalisti, di un plusvalore che
non sarebbe stato altro che una
parte del lavoro erogato non pagata. A nostro avviso, tuttavia,
il mantenimento della teoria del
valore-lavoro come architrave
dell'interpretazione
marxiana
del sistema capitalistico, impediva di comprendere l'essenza e
la funzione centrale della moneta nel capitalismo attuale. Limpostazione marxiana, nonostante alcune brillanti intuizioni,
rimaneva ancorata allidea della
moneta-merce, strettamente
intrecciata alla teoria del va-

lore-lavoro. Non ci ponemmo il problema di elaborare una visione pi ampia


e pi avanzata che riuscisse a tenere
insieme l'istanza critica rappresentata dalla teoria del valore-lavoro con
la nuova, seppur embrionale, interpretazione dei fattori monetari che
consideravamo parte integrante e
caratteristica del sistema capitalistico. Urgeva la necessit di dotarsi di
strumenti di analisi adeguati, anche
se rozzi, per comprendere la nuova
realt del capitalismo e dotare i movimenti sociali di una conoscenza capace di tradursi in azione.
Le analisi dei fenomeni monetari
portate avanti allinterno di Primo
Maggio erano una vicenda tutta
italiana, dovuta, forse, allintensit
che qui avevano raggiunto i movimenti sociali e alla forte domanda
di teoria nuova, di un pensiero pi
fresco, capace di aggredire i fatti e
renderli leggibili a unampia platea
di soggetti non adusa a frequentare
la teoria. Non mi risulta che altrove
vi fosse una simile vivacit nella
ricerca. Era anche questo, forse,
un lascito del primo operaismo,
che ci aveva abituato a non aver
paura dell'eresia e al gusto di spostare sempre la visuale rispetto a
quello che era l'asse dellortodossia, con locchio fisso alle dinamiche del conflitto sociale. In quegli
anni, nei paesi caratterizzati dalla
presenza di forti partiti comunisti, il marxismo era un'ortodossia
soffocante, i cui sacerdoti erano
impegnati in discussioni che a noi
sembravano bizantine su questioni irrilevanti. L'interpretazione
prevaleva sull'analisi. Neanche i
nuovi movimenti erano del tutto
esenti dal richiamo dell'ortodossia, dietro cui nascondere una
certa incapacit di elaborare i
problemi oltre alla dimensione
della quotidianit.
88

LR Visto con gli occhi di oggi, cosa ne


pensi del dibattito che si svilupp in quegli anni? E servito, a sinistra, per rendere
pi accurata la critica al capitalismo oppure lo ritieni unoccasione sprecata? La
moneta, e la finanza in particolare, non
continua ad essere - tuttoggi - la bestia
nera della sinistra?

LB In tutta onest, direi che quel


dibattito non fu nulla pi che unouverture. La strada, ritengo, era quella
giusta, ma su quella strada riuscimmo solo a muovere i primi passi, largamente incerti e confusi. Due cose
basilari avevamo capito, che non
erano certo patrimonio condiviso
della sinistra, n in Italia n altrove.
Avevamo capito, in primo luogo, una
cosa molto semplice: che la natura
della moneta era definitivamente
cambiata e che questo cambiamento rendeva possibile strumenti interamente nuovi e impensati di intervento nelleconomia. Strumenti
potenti, che possono agire su uno
degli aspetti pi delicati di una societ, quello della distribuzione del
reddito, dotati, quindi, di una fortissima valenza politica. I fatti ci
hanno dato ampiamente ragione.
La politica monetaria, ancorata
allindipendenza formale e sostanziale delle banche centrali, sarebbe diventata il perno della nuova
governamentalit. E, studiando
il modus operandi della moneta,
avevamo capito anche unaltra
cosa fondamentale, che attraverso di essa si manifestava uno
dei problemi irrisolti delle societ
moderne, quello del potere economico, lasciato libero di agire
indisturbato, senza soggiacere
a nessuno dei vincoli e dei limiti cui le costituzioni moderne
hanno assoggettato gli altri poteri fondamentali nella societ.
Nellarchitettura dellequilibrio

e della distinzione dei poteri, che, pur


nella sua imperfezione, ha reso possibili le societ democratiche, il potere
economico era assente. Se avessimo
proseguito su quella strada, se avessimo approfondito quelle analisi, forse,
non saremmo stati sorpresi e non
ci saremmo fatti trovare disarmati
di fronte al dilagare del potere economico su scala globale e si sarebbe,
forse, potuto porre argini, anche solo
con la piena consapevolezza, alla colonizzazione della politica da parte di
un potere intimamente oligarchico,
come quello economico, e quello
bancario e finanziario in particolare.
Forse, ci saremmo accorti prima
della deriva cui andavano incontro
le democrazie, svuotate di qualsiasi
potere sostanziale, cos come i corpi
intermedi che di quelle democrazie
avrebbero dovuto essere lanima e
il sangue. Forse non saremmo stati
sorpresi, e battuti, dallavvento del
reaganismo e del thatcherismo.
Non ci fu nulla di tutto questo. La
sinistra ortodossa fu appena sfiorata da questi temi e, quando li affront, lo fece rimanendo rigorosamente entro i confini della dottrina
accademica, senza raccogliere la
sfida di una teoria che spostasse
sostanzialmente lo sguardo sui
processi economici reali avviandosi verso quellapproccio interdisciplinare cui pure avevano alluso i pi grandi economisti del
secolo, Keynes e Schumpeter, per
non parlare di un antropologo
come Polanyi.
Il tentativo di analizzare i
fenomeni monetari in una prospettiva teorica nuova, capace
di rendere conto della centralit che la dimensione monetaria sembrava avere assunto nella
metamorfosi del capitalismo in
atto dallinizio degli anni settanta, fu ripreso, in maniera ap-

89

parentemente del tutto indipendente,


da un gruppo di discussione messo in
piedi e animato da uno degli economisti italiani pi originali, Augusto Graziani. Di quel gruppo Graziani chiam
a far parte anche me, dopo avermi
contattato nella tumultuosa atmosfera di un convegno di movimento, a
Napoli, in cui si sproloquiava anche
di moneta (da parte mia), mostrando
di apprezzare le intuizioni che avevano preso forma allinterno del gruppo sulla moneta di Primo Maggio.
Della partita era anche un altro amico proveniente dallesperienza di
Primo Maggio, Marcello Messori,
cui si devono importanti elaborazioni nel campo della teoria monetaria.
Cos, unico non accademico, entrai a
far parte di quel gruppo prestigioso che produsse una notevole mole
di lavoro nel tentativo di costruire
una teoria monetaria della produzione e nel riportare alla luce autori
noti e meno noti che avevano dato
contributi originali e importanti alla
costruzione di una teoria monetaria (vedi la collana Economia Monetaria, diretta da Graziani e pubblicata dalle Edizioni Scientifiche
Italiane fra il 1987 e il 1999). In quel
gruppo, tuttavia, si era persa, inevitabilmente, data limpronta accademica prevalente, listanza politica che aveva animato il lavoro
di Primo Maggio nella ricerca di
un nesso fra la gestione della politica monetaria e la dinamica dei
rapporti di potere che dallambito economico si proiettano sulla totalit dei movimenti e dei
conflitti che percorrono la societ. Questo, a parte sporadiche
incursioni, rimasto un terreno sostanzialmente inesplorato,
anche se pi recentemente ha
cominciato a popolarsi di stregoni e ciarlatani, espressione di
un populismo monetario che
90

una variante particolarmente insidiosa


di questo cancro della democrazia.
Oggi, la prospettiva che avevamo
intravisto nei primi anni settanta si
pienamente realizzata. Il dominio della moneta quale strumento di governo
della vita economica ha raggiunto livelli e dimensioni impensati, e impensabili. Ma ora quel mondo qui e, di
nuovo, bisogna innanzitutto capirlo,
svelarne le caratteristiche, le funzioni, il modus operandi. Allinizio si pu
essere molto semplici, addirittura
banali.
La ratio che muove levoluzione
della sfera monetaria e ne detta i
passaggi sta sempre, credo, nellinsopprimibile esigenza del capitalismo di ampliare continuamente la
disponibilit di mezzi di pagamento
per dar vita a nuove combinazioni produttive. Lideale quello che
oggi abbiamo davanti: un sistema capace di creare, sotto varie
forme (che non sono indifferenti
e interscambiabili), una quantit
virtualmente illimitata di mezzi di
pagamento. LEldorado capitalistico sembrerebbe finalmente a
portata di mano. Le banche centrali mettono in circolazione nuova liquidit praticamente a costo
nullo. Il sistema bancario, manovrando la leva finanziaria (leverage), fa il resto. La dilatazione del
sistema finanziario cerca di trattare la mole crescente dei rischi
connessi con questa modalit di
creazione dei mezzi di pagamento. Ma qui le cose si complicano.
Il sistema dei mezzi di pagamento ha subito una metamorfosi
che i vecchi strumenti analitici
non sono in grado di cogliere. La
massa dei mezzi di pagamento
in circolazione assume sempre
pi la caratteristica di un debito e finisce con il coincidere con
esso. Un fenomeno non nuovo,

anche se raramente rilevato, ma che


oggi assume forme totalmente nuove
e comporta conseguenze del tutto impreviste. La moneta, il mezzo di pagamento, nasce oggi come un debito nei
confronti di un qualche soggetto, pubblico o privato che sia. Ogni volta che
nuovi mezzi di pagamento entrano nel
sistema, questo avviene perch qualcuno ha contratto un debito. Nella
circolazione, tuttavia, questa caratteristica sembra scomparire, annullarsi. I mezzi di pagamento sembrano
vivere di vita propria. Il debito, cui
sottende sempre, in maniera apparentemente costitutiva, una scadenza
che definisce la durata dellimpegno,
tende a diventare permanente, con
ci mutando natura. Come talora
avviene con gli oggetti sociali che,
dopo evoluzioni anche lunghissime
e infinite metamorfosi, sembrano
ritornare alle origini, esibendo la
loro essenza, spogliata di ogni attributo accessorio, anche il debito
sembra riassumere quella forma
che taluni antropologi intravedono
nelle societ preistoriche quando
il debito sarebbe stata la forma
stessa dell'esistenza, in quanto la
vita era percepita come un debito nei confronti della divinit che
andava periodicamente rinnovato
tramite l'istituzione del sacrificio
animale o umano. Cos, oggi, il
debito nei confronti di istituzioni terrene, divenuto permanente,
potrebbe essere concepito come
la condizione generale della riproduzione sociale, con il periodico
pagamento di un tributo, sotto
forma di interesse, destinato a
mantenere in vita il debito stesso. Nessuno ripagher quel debito, ma la sua permanenza detta
le condizioni a cui tutti i membri
della societ, vincolati dal quel
rapporto assoluto di assoggettamento che l'indebitamento,

sono tenuti a conformarsi. Questo il


vero arcano che da sempre si cela dietro la moneta e che oggi per la prima
volta viene allo scoperto in tutta la sua
brutale potenza.
I sistemi dei pagamenti attualmente
in vigore, sia a livello nazionale che
internazionale, sono tutti figli di due
fondamentali condizioni che hanno
preso forma nel corso del tempo. Da
un lato, lo sganciamento di quella che
ancora oggi la moneta internazionale, il dollaro, da qualsiasi vincolo
nei confronti di qualsiasi valore fisico determinato dalla condizione
di scarsit (loro). Questo ha avuto come conseguenza di rendere i
mezzi di pagamento (la moneta), in
tutto e per tutto, unistituzione fondata sulla convenzione o, meglio,
sulla fiducia, il cui valore deriva
dal fatto di essere amministrata in
monopolio da una o pi istituzioni a
questo deputate dallo stato. Dalla
moneta-merce alla moneta-debito. Dallaltro lato, la separazione
dellattivit di emissione della moneta dallattivit di governo che
stata affidata, in esclusiva, a un
ente autonomo e indipendente, la
banca centrale, del tutto sottratta, almeno teoricamente, allinfluenza politica del governo. Ne
consegue che, oggi, i mezzi di pagamento sono, per intero, di origine bancaria e, almeno sotto il profilo formale, rappresentano un
debito che deve essere restituito
agli emittenti. Non deve sfuggire
che, storicamente, lo sviluppo
di un sistema monetario e di un
sistema dei pagamenti sono entrambi processi che promanano
dallalto, dallo stato e dai grandi
commercianti/capitalisti.
Che siano le banche centrali
a creare dal nulla la moneta
e che essa rappresenti la contropartita di un debito, cosa
91

nota almeno dagli anni venti del secolo scorso. Lo proclam, ad esempio,
davanti a una Commissione del Congresso, un grande Governatore della
Federal Reserve, Marriner Eccles nel
settembre del 1941. In risposta alla
richiesta di spiegare come la banca
trovasse i soldi per acquistare i titoli governativi, Eccles afferm: La
creiamo noi sulla base del diritto di
emettere moneta creditizia Questo il nostro sistema monetario.
Se non ci fossero debiti, nel nostro
sistema monetario non ci sarebbe
nemmeno la moneta (cit. in Griffin
2010, 187-88). Allora, tuttavia, era
ancora presente il vincolo costituito dal collegamento del dollaro con
loro, anche dopo la svalutazione del
40% operata da Roosevelt nel 1934.
Il target dei 35$ per oncia di oro fino
costituiva un vincolo che impediva
alla banca centrale americana di
utilizzare indiscriminatamente e illimitatamente il potere di emettere
moneta creandola dal nulla.
Come ho gi detto, ci che caratterizza la situazione attuale a
partire dal fatidico ferragosto del
1971 che anche questo vincolo
allemissione di moneta ovvero alla
creazione di mezzi di pagamento
venuto meno. Le banche centrali sono virtualmente in grado
di immettere sul mercato tutta
la liquidit che ritengono opportuna. Il QE (Quantitative Easing)
lo strumento con cui attualmente
esse attuano questa possibilit.
I mercati vengono inondati di liquidit a costi pressoch nulli
per gli utilizzatori, le banche in
primis. Questa ipertrofia dell'offerta di mezzi di pagamento
concettualmente all'origine del
divario sempre pi ampio e pericoloso che si scavato fra il
mondo delle imprese che producono beni e servizi e il mon-

do delle banche e della finanza. venuto meno il dispositivo che regolava


la creazione di mezzi di pagamento in
relazione ai bisogni della produzione
e dell'investimento. I flussi di mezzi di
pagamento originati dal sistema delle
banche, ma non richiesti e non utilizzati dalla sfera della produzione, si sono
indirizzati verso gli impieghi finanziari
gonfiando a dismisura lo spazio della finanza e moltiplicando all'infinito gli strumenti idonei ad assorbire,
almeno sulla carta, i rischi connessi
all'espansione della leva finanziaria.
Nel frattempo il panorama degli
strumenti di pagamento si notevolmente arricchito e articolato. Si
sono moltiplicate le monete locali,
le monete parallele, le monete telefoniche (coma la famosa M-Pesa in
Kenya). La rivoluzione informatica
ha reso disponibili nuove tecnologie
che, applicate al sistema dei pagamenti, hanno prodotto strumenti
di pagamento fortemente innovativi, le monete digitali e le criptomonete, che aprono scenari di cui
ancora difficile, e pericoloso, individuare gli sviluppi. Il pi noto
il Bitcoin, uno strumento che presenta caratteristiche inusitate. In
primo luogo, ma laspetto meno
innovativo, uno strumento di
pagamento privato, che non prevede in alcun modo lintervento
dello stato. Dietro non c nessun
istituto bancario e, soprattutto,
non vi alcun sistema di compensazione centralizzato, che la
caratteristica distintiva del sistema dei pagamenti attualmente
prevalente. A crearlo una rete
di partecipanti che ha accesso a
un sistema peer-to-peer che poggia su sofisticati algoritmi e si
avvale di una tecnologia altrettanto sofisticata denominata
blockchain o distribute ledger
technology. Non ha una propria

unit di conto e non fa alcun riferimento alla moneta legale anche se pu


essere scambiato con essa. Infine, insieme con loro, lunico strumento di
pagamento, lunica moneta, che non
rappresenti la contropartita di un debito. Esiste di per s e ha valore solo in
quanto sussiste la fiducia che sia universalmente accettato. Sotto questo
profilo, rappresenta la quintessenza dello strumento di pagamento.
Qualcuno si azzarda a ipotizzare o
ad auspicare che possa sostituirsi al
verticistico sistema dei pagamenti,
imperniato sulla banca centrale, che
abbiamo attualmente, malgrado copra per ora un ambito piuttosto ristretto e preveda addirittura un tetto
alla creazione di mezzi di pagamento
(bitcoin), mimando anche in questo
lo statuto monetario dell'oro. Allo
stato, pi verosimile che esso
possa affiancarsi al sistema dei pagamenti tradizionale, secondo una
logica di integrazione non nuova.
Molte banche stanno attualmente
studiando la possibilit di adottare
la tecnologia distribute ledger per
rendere pi efficiente e meno costoso il loro sistema dei pagamenti
e, in particolare, delle transazioni finanziarie. In realt, nessuno,
in questo momento, in grado di
prevedere in quale direzione potr
evolvere la tecnologia blockchain
in campo monetario e secondo
quali modalit interagir con il
sistema monetario e finanziario
attuale. La cosa pi probabile
che la tecnologia blockchain, che
supporta il bitcoin e le altre monete simili, venga utilizzata separatamente dal sistema bancario
tradizionale per introdurre un
nuovo e pi efficiente sistema di
gestione delle transazioni bancarie e finanziarie.
Per comprendere a fondo la
portata della gestione del siste92

ma dei pagamenti nelle nostre societ,


occorre sempre partire dalla considerazione che in uneconomia monetaria
pienamente sviluppata, com per sua
natura quella capitalistica, non possibile accedere ad alcun bene o servizio
se prima non si entrati in possesso
di un determinato ammontare di mezzi di pagamento. Dovremmo sempre
avere presente, infatti, che un sistema economico interamente fondato
sulla circolazione della moneta, come
quello in cui viviamo, il portato della
diffusione del capitalismo ed il capitalismo che lo ha plasmato in base
alle proprie esigenze di espansione. Il
diaframma che la moneta interpone
fra i bisogni umani e il mondo dei
beni il presupposto fondamentale
per il dispiegamento di uneconomia
capitalistica. In altre parole, lobbligo di utilizzare i mezzi di pagamento per soddisfare i propri bisogni, ci che fonda il nesso sociale
capitalistico in quanto impone alla
stragrande maggioranza degli individui di impegnare ci che hanno
di pi caratteristico e costitutivo
della loro personalit individuale,
la loro capacit lavorativa, al fine
di ottenere il biglietto dingresso al
mondo dei beni e dei servizi ovvero i mezzi di pagamento necessari
per procurarsi "da vivere". Se, dal
lato dell'imprenditore capitalista,
i mezzi di pagamento, la moneta,
si pongono come la condizione
necessaria del suo essere capitalista/imprenditore
ovvero
come capitale, in quanto si contrappongono al mondo dei fattori produttivi come "potere di
acquisto", dal lato di tutti gli altri
individui, essi si pongono come
la condizione necessaria per vivere, per esistere come consumatori in grado di acquisire i
beni e i servizi necessari alla sopravvivenza. In questo senso, la

moneta l'architrave dell'ordine capitalistico in quanto fattore oggettivamente coercitivo che costringe l'intera
societ a sottomettersi al rapporto di
produzione capitalistico.
Lintelaiatura istituzionale della societ e delleconomia risponde alla
necessit di regolare le modalit attraverso cui si entra in possesso dei
mezzi di pagamento. Come qualsiasi ambito della vita sociale, anche
l'economia funziona sulla base di bisogni, di pulsioni, di incentivi e disincentivi, e il modo in cui questi fattori
sono orchestrati determina di volta
in volta lo stile economico prevalente. Anche all'interno del sistema
capitalistico vivono e convivono stili
economici diversi. In generale, tuttavia, lo stile economico capitalistico plasmato da pulsioni individualistiche che hanno preso forma
all'interno dei processi secolari che
hanno portato alla costituzione
dell'individuo come portatore di libert soggettive, affrancato dall'ordine gerarchico medievale. Allo
stato attuale dell'evoluzione storica della nostra civilt, l'esistenza
dell'individuo formalmente libero
appare inscindibile dal contesto
capitalistico in cui questa metamorfosi antropologica si dispiegata.
Come in tutti i periodi di crisi e,
in particolare, di crisi finanziaria,
la moneta torna ad affascinare le
menti e a solleticare l'immaginario, come fanno spesso i fenomeni
mal compresi. La sinistra oggi,
o almeno sarebbe, pi attrezzata
sul piano teorico perch, proprio
a seguito della crisi degli anni
settanta, sono state elaborate
analisi e teorie molto raffinate
e approfondite del ruolo della
moneta e della finanza nel determinare le crisi capitalistiche.
Un nome su tutti, quello di Hy-

man Minsky, il quale, tuttavia, non ha


avuto quella valorizzazione universale
che avrebbe meritato ed rimasto
patrimonio di una cerchia ristretta di
economisti di sinistra. Per l'Italia,
d'obbligo richiamare, ancora una volta, il nome di Augusto Graziani, cui si
deve il tentativo di elaborare una teoria monetaria della produzione. Ma
anche questo impulso ha rapidamente
esaurito la sua spinta innovativa ed
stato, di fatto, abbandonato. In generale, mi sembra che la cultura che
definiamo di sinistra, non solo in Italia, sia sostanzialmente priva di una
visione capace di sorreggere unanalisi efficace del presente e questo
particolarmente evidente per quanto riguarda la comprensione, in profondit, delleconomia monetaria
capitalistica e del suo cuore finanziario. Dopo la crisi del keynesismo,
negli anni settanta, mancata, per
motivi che non si neanche provato
ad analizzare, la capacit di andare
oltre, confrontandosi con i problemi di una societ che vive in un
sistema di mercati interdipendenti
su scala globale e in cui la finanza
ha acquisito una posizione egemonica, ridisegnando il sistema della
governamentalit a livello mondiale. La riprova che oggi, di fronte a una crisi che pone problemi
e interrogativi nuovi e dirompenti, non si saputo fare altro che
rispolverare gli arnesi keynesiani,
spesso nella versione pi logora.
Sono passati pi di quarant'anni
dalle rozze e ingenue elaborazioni del "gruppo sulla moneta" di
"Primo Maggio", ma ritengo che
le istanze che ne erano alla base
non abbiano perso la loro forza
e la loro validit. Abbiamo ancora bisogno di un'analisi che,
dentro i processi dell'economia
monetaria e finanziaria che chiamiamo capitalismo, sappia
93

scorgere i fili di quello che allora chiamavamo il comando capitalistico e che


oggi, sulla scia delle suggestioni foucaultiane, chiameremmo forse governamentalit neo-liberale. La moneta e
la finanza dell'economia globale sono
oggi molto pi complesse e articolate
e, per comprenderne gli andamenti,
gli esiti e i fattori critici, necessaria
un'attrezzatura analitica altrettanto
complessa. Ma, senza il filo rosso di
una ricerca socialmente orientata,
che ci guidi a leggerne i presupposti
politici, i modelli di governo e le reti
di potere sottostanti, sar difficile,
se non impossibile, venirne a capo.
Follow the power, verrebbe da dire,
parafrasando il motto reso celebre
dal film All the President's Men: Follow the Money. Ma forse oggi, come
non mai, le due piste si intrecciano
inestricabilmente, ponendo problemi che le democrazie non sono
attrezzate per affrontare e di fronte ai quali rischiano di soccombere.
Lintreccio tra finanza e potere politico ha generato una nuova forma
di governamentalit che sarebbe il
caso di analizzare al di fuori delle
litanie sulla democrazia offesa,
ferita o, semplicemente, accantonata.
Oggi siamo di fronte a istituzioni
finanziarie private che muovono,
su scala mondiale, masse monetarie confrontabili con l'intero
reddito monetario di molti paesi. Sappiamo che esiste, anche
se non lo vediamo, uno shadow
banking system (sistema bancario ombra) che opera anch'esso su
scala mondiale e che arrivato a
superare le dimensioni del sistema bancario ufficiale. Sappiamo
che i due sistemi sono intrecciati
come lo sono con le finanze pubbliche e private di tutti i paesi
del mondo. Al centro di questo sistema di sistemi ci sono le

banche centrali delle maggiori economie mondiali che operano in pressoch totale autonomia e con la capacit
di emettere qualsiasi ammontare di
moneta, concorrendo a determinare le
politiche dei governi. Il sistema creditizio e finanziario privato pu fare altrettanto. E sappiamo, soprattutto,
che tutto ci che avviene all'interno di
questi circuiti, tutte le decisioni che al
loro interno vengono prese e da essi
promanano, appartengono a un ambito in cui i poteri democratici non
entrano. Questo il vero problema.
Questa l'idra che bisogna provare
ad abbattere prima che le sue cento teste e, soprattutto, le sue cento
bocche si divorino il mondo, come
in parte gi hanno fatto. Non sar
la concorrenza, per quanto utile,
delle monete parallele o alternative
e, tanto meno, delle troppo mitizzate monete digitali o criptomonete, a farlo. In altre parole, non
sar la tecnologia dei pagamenti,
con le sue innovazioni, a farlo. Le
innovazioni nella tecnologia dei pagamenti sono importanti perch
avvicinano sempre pi i mezzi di
pagamento concreti a quella che
lessenza della moneta, quella
di unit di conto della contabilit
sociale. Alcune innovazioni, come
le monete digitali, posso agevolare levoluzione verso un sistema
dei pagamenti meno incentrato
sulle banche centrali. Le monete
parallele possono dare spazio a
sistemi dei pagamenti territorialmente limitati che favoriscono e
rafforzano la cooperazione fra
un certo numero di soggetti. Ma,
da sole, queste innovazioni non
basteranno a eliminare o anche
solo ad addomesticare lanima
capitalistica di tutti i sistemi di
pagamento attuali. Solo una presa di coscienza delle democrazie, simile a quella che sta pren-

dendo corpo nei confronto dei rischi


ambientali, pu portare a ridefinire
le leggi fondamentali che regolano
la separazione e l'esercizio dei poteri
che governano la societ, includendovi
quello che oggi il pi esorbitante ed
esente da limiti e vincoli, il potere economico. La soluzione o sar politica o
non sar. Abbiamo bisogno, credo, di
un nuovo patto sociale, forse di una
nuova legge fondamentale, che stabilisca i limiti e i confini entro cui la
ricchezza, il potere economico, sono
compatibili con la stabilit e la coesione della societ. E questo a livello
globale, perch nessuna nazione pu
farlo da sola. Se non siamo in grado
di affrontare il problema in questi termini, assisteremo alla deriva
che gi da qualche decennio ci sta
trascinando, in cui loligarchia finanziaria che, attraverso il braccio
armato della politica e dei governi,
disegna e circoscrive lo spazio dei
cambiamenti possibili.
Le torme di ciarlatani che, sproloquiando sul fatto che la moneta
oggi una semplice rappresentazione, al limite una rappresentazione
digitale, e pu essere creata teoricamente a costo zero, proclamano
che chiunque potrebbe e dovrebbe
prodursi la quantit di moneta che
gli serve, mostrano di non aver
capito nulla del fenomeno monetario. In particolare, non hanno
capito che la moneta non uno
strumento materiale per effettuare gli scambi e che, in secondo
luogo, essa riflette ed esprime
una specifica configurazione
dei rapporti sociali. Cambiare
il regime della moneta significa, dunque, cambiare il modo
di funzionamento del sistema
economico-sociale. La moneta
unistituzione che ha senso ed
esercita una funzione solo allinterno di un determinato assetto
94

sociale che, a sua volta, la implica e su


di essa fonda il proprio funzionamento
nellassicurare la riproduzione della societ. Dovrebbe essere sempre tenuto
presente che, se vero che la moneta e i mezzi di pagamento esistono da
sempre, un sistema che poggia interamente sulla circolazione monetaria e
da essa dipende si forma solo in concomitanza con l'ascesa del capitalismo. Il sistema dei pagamenti che rende possibile l'assegnazione dei beni
e servizi prodotti consustanziale
al capitalismo. L'uno implica l'altro
e, presumibilmente, simul stabunt
vel simul cadent. La prospettiva di
istituire regimi monetari paralleli in
isole economiche sottratte alla logica capitalistica , al momento, del
tutto illusoria, come lo quella di
superare il sistema dei pagamenti
costruito intorno alle banche centrali, tramite sistemi peer-to-peer,
come il bitcoin, la cui pi recente
evoluzione dovrebbe far riflettere.

Nome
LP
LR
PD

95

Lapo Berti
Letizia Rustichelli
Paolo Davoli


vi

paolo vignol a e sar a bar anzoni

Biforcare alla radice.


Su alcuni disagi dellaccelerazione

Nei tre anni che passano dalla pubblicazione nel 2013 del Manifesto per
una politica accelerazionista ad oggi
si verificato un moltiplicarsi di saggi, conferenze e riferimenti filologici
in favore o contro lipotesi tracciata
da Srnicek e Williams i quali hanno
infine pubblicato un libro, Inventing
the Future, in cui le loro tesi politiche
vengono espresse pi ampiamente.
Dal punto di vista filosofico, comunque, gi il Manifesto ha avuto il merito di attrarre magneticamente a s,
non per forza come alleati, un folto
insieme di autori inclini a ragionare
sulle sorti dellumanit al tempo della catastrofe capitalistica contemporanea. Due libri collettivi usciti nel
2014, in particolare, raccolgono una
serie di riflessioni inaggirabili per
chi volesse comprendere la posta
in gioco teoretica e politica del dibattito sullaccelerazionismo: #Accelerate. The accelerationist reader, a cura di Avanessian e McKay,
e per il pubblico italiano Gli algoritmi del Capitale, curato da Matteo Pasquinelli. Entrambi i volumi
riportano integralmente il Manifesto di Srnicek e Williams, come
una sorta di pietra focaia che con
la sua scintilla permette di illuminare le pagine di alcuni grandi
filosofi della seconda met del
Novecento, come Deleuze e Lyotard, nonch di due immensi
predecessori: Marx e Nietzsche.
97

Di Marx sono due i riferimenti pi


importanti allorizzonte del ragionamento collettivo. Il Manifesto per una
politica accelerazionista chiama a testimoniare Il Capitale, e con esso la
prospettiva generale di Marx per cui
i vantaggi prodotti dal capitalismo
non dovevano essere invertiti, ma
accelerati oltre le restrizioni della
forma valore capitalista1. I due libri
sopra menzionati focalizzano invece
maggiormente lattenzione sul famoso Frammento sulle macchine contenuto nei Grundrisse e, quindi, sui
nuovi scenari generati dal rapporto
tra tecnologia, informazione e General Intellect, nella loro attualizzazione algoritmica e nel loro potenziale al tempo stesso totalizzante
ed emancipativo per la soggettivit del XXI secolo. Un discorso,
questultimo, che si sviluppato in
realt fin dalla prima pubblicazione del Frammento, sui Quaderni Rossi nel 19642 tradotto da
Renato Solmi e a cura di Raniero
Panzieri.
Dal canto suo, il riferimento a
Nietzsche, anche per il medium
discorsivo che lo porta in primo
piano, appare nella sua sfavillante problematicit. Tale medium
LAnti-Edipo di Deleuze e Guattari, libro a dire il vero tempestato di riferimenti nietzscheani
che lo hanno reso, al netto del
dibattito psicoanalitico e di

quello post-sessantottino, un autentico capolavoro teoretico-politico a cui


molti filosofi continuano ad attingere
risentimento, forze reattive, cattiva
coscienza, crudelt, giudizio, debito,
divenire, nomadismo, tra gli altri. In
particolare, il passo in questione il
seguente:
Ma quale via rivoluzionaria, ce n
forse una? Ritirarsi dal mercato
mondiale, come consiglia Samir
Amin ai paesi del Terzo Mondo, in
un curioso rinnovamento della
soluzione economica fascista?
Oppure, andare in senso contrario? Cio andare ancor pi lontano
nel movimento del mercato, della
decodificazione e della deterritorializzazione? Forse, infatti, i flussi non sono ancora abbastanza
deterritorializzati,
abbastanza
decodificati, dal punto di vista
di una teoria e di una pratica dei
flussi ad alto tenore schizofrenico. Non ritirarsi dal processo,
ma andare pi lontano, accelerare il processo, come diceva
Nietzsche: in verit, su questo
capitolo, non abbiamo ancora
visto nulla.3
La maggior parte delle interpretazioni che di questo passo
sono state date, pur nella loro eterogeneit o perfino antinomia
nel giudizio errore strategico

oppure
lungimiranza
rivoluzionaria , paiono contraddistinguersi
da un lato per il focus sulla deterritorializzazione, e dallaltro lato per un
certo disinteresse filologico o almeno
una minimizzazione dellambiguit
del discorso nietzscheano infoderato
nella retorica di Deleuze e Guattari.
In altre parole, mentre si interpreta
laccelerazione dei flussi di decodificazione del mercato come una opportunit rivoluzionaria per i processi di
soggettivazione che possono nutrirsi
della carica disruptiva di tali flussi nei
confronti dello stato, della famiglia,
della morale e della disciplina, si attesta implicitamente e di conseguenza una sola direzione alla prospettiva nietzscheana, quella espressa nel
frammento I forti dellavvenire: Il
livellamento delluomo europeo il
grande processo che non si deve
ostacolare: bisognerebbe affrettarlo ancora di pi4 Questo passo
nietzscheano oggi pu essere considerato alla radice dellaccelerazionismo, persino dellaccelerazione
della specie umana, ma lintenzione
di utilizzarlo a fini anti-capitalisti,
rivoluzionari ed emancipativi della
soggettivit dunque di attualizzarlo e perci di attualizzare linattuale presenta sicuramente
alcuni fattori di complessit di
cui probabilmente bisognerebbe
tener conto. In particolare, se
nel 1887 che si esprime lafflato
accelerazionista di Nietzsche,
dello stesso anno la sua prognosi sul compimento del nichilismo nei due secoli a venire5 ossia
ora e i sintomi, come vedremo,
possono gi essere segnalati dal
punto di vista politico, sociale e
culturale. In tal senso, seguendo solo una delle due indicazioni, quella pro-attiva e ignorando
quella pro-gnostica, si corre il
rischio di mutilare la prospetti98

va tragica di Nietzsche e, a fortiori, il


suo prospettivismo, di cui Deleuze ha
sempre sottolineato la valenza teoretica, estetica e politica:
Con ottica di malato considerare le
nozioni e i valori pi sani, poi, inversamente, a partire dalla pienezza e
dalla sicurezza tranquilla della vita
ricca, guardare in basso il lavoro
segreto dellistinto di dcadence
questo stato il mio pi lungo esercizio, la mia vera esperienza, lunica
in cui, semmai, sia diventato maestro. Ora in mano mia, mi sono fatta la mano a spostare le prospettive.6
Tale spostamento delle prospettive, a ben vedere, lo si pu ritrovare
allopera anche in Deleuze, ad esempio nella duplicit della ripetizione,
e persino in Deleuze e Guattari per
ci che concerne proprio il rapporto tra accelerazione e deterritorializzazione. ci che Franco Berardi
Bifo ha esibito nel suo saggio critico
sul Manifesto di Srnicek e Williams,
mostrando come la spinta accelerazionista presente in LAnti-Edipo
trovi il suo antidoto in Che cos la
filosofia?, quando i due autori affermano:
Chiediamo soltanto un po di ordine per proteggerci dal caos.
Niente pi doloroso, pi angosciante di un pensiero che sfugge
a se stesso, delle idee che si dileguano, che appena abbozzate
scompaiono, gi erose dalla
dimenticanza o sprofondate in
altre che a loro volta non controlliamo.7
Ritorneremo su questo passaggio, poich, al di l della sua
indubbia carica suggestiva, rimanda al titolo del presente

saggio, ossia la biforcazione, e la sua


relativa funzione nei sistemi complessi come concepita da Prigogine e
Stengers. Ora invece importante
sottolineare che, forte di tale considerazione, e rifacendosi anche a Caosmosi di Guattari, Berardi sostiene che
oggi il processo di soggettivazione
autonoma e devastato dallaccelerazione caotica, e la soggettivit sociale e
catturata e soggiogata dalla governance del capitale, sistema costituito
da dispositivi automatici che corrono
a velocita strabiliante8 Si tratta di
una questione cruciale, disattesa
da Srnicek e Williams, e il saggio di
Berardi, nella sua brevit, riesce a
mettere in evidenza una certa debolezza dellanalisi socio-culturale
che sta dietro al Manifesto. Proprio
per via della sua brevit, per, tale
saggio non affronta diversi aspetti legati allipotesi accelerazionista
ma che non sono essenzialmente
espressione del Manifesto, relativi
in particolare al rapporto tra tecnologia e umanit, motivo per cui
riteniamo opportuno dotarci di uno
spettro teorico, composto anche
dal pensiero di Berardi, pi incline
a ragionare su tale rapporto e,
nel fare ci, cercheremo di mantenere una sorta di diplopia per
far s che le due affermazioni di
Nietzsche, sullaccelerazione e sul
compimento del nichilismo, abbiano unimportanza commensurabile. In questo senso, la critica
che proveremo a sviluppare nei
confronti della postura accelerazionista dovrebbe essere intesa
pi come una sintomatologia che
come una opposizione. Tale sintomatologia, che condivide latteggiamento critico di Benjamin
Noys in quanto focalizzata su ci
che sta accadendo agli individui9 punta dritta alla radice del
rapporto tra uomo e tecnica; a

partire da questo luogo, con lausilio


di Stiegler, decideremo di attuare una
biforcazione dal philum genealogico su
cui ci paiono basarsi le ipotesi di accelerazione o addirittura di superamento
della specie umana biforcazione a
nostro avviso necessaria per tenere
politicamente assieme, oggi, le due
considerazioni nietzscheane.
Tecnicit originaria
e proletarizzazione

Prima di essere accelerazionisti o


decelerazionisti, oppure prima di evitare tale dibattito, sarebbe opportuno domandarsi in cosa consiste
laccelerazione nel contesto sociale,
ossia nel rapporto tra tecnologia,
economia e societ e quali ripercussioni, positive e negative, pu
avere sulla soggettivit. Sarebbe
cio strategico dotarsi di una teoria
in grado di comprendere cosa sta
succedendo e cosa potrebbe succedere agli individui in determinati
scenari futuri. In tal senso, si tratta
di pensare o di ripensare il passato
delluomo nei suoi rapporti con la
tecnica, prendendo come sintomo
il suo presente, che qui, grazie ai
due frammenti di Nietzsche, comprendiamo come nichilismo.
Stiegler offre una delle pi interessanti ricognizioni del rapporto tra essere umano e tecnica, almeno per quanto riguarda
la posta in gioco di uneventuale
accelerazione, in quanto, se compreso nella sua radicalit, tale
rapporto costringe ogni afflato
accelerazionista, cos come ogni
postura resistente, a fare i conti
con una domanda letteralmente
essenziale: non cosa si vuole accelerare, o si sta accelerando,
ma chi sta e si sta accelerando?
Esiste un chi? E come si sareb99

be formato tale chi? E se pensiamo il


chi innanzitutto come loggetto dellaccelerazione? Altrimenti detto, questo
insieme di interrogazioni ci sembra
ricoprire limpensato, da parte della
prospettiva accelerazionista ma anche di quella trans-umanista ed extropianista , del frammento di Nietzsche
sui forti dellavvenire. Non un caso,
dunque, che Stiegler, in quanto filosofo della tecnica e della tecnicit
originaria, sia rimasto fino al 2016 un
outsider rispetto al discorso accelerazionista ma anche alla sua critica
diretta.10
Veniamo per al sodo della questione. La tecnica, in quanto materia
inorganica organizzata dalluomo,
per Stiegler la prosecuzione della vita con altri mezzi rispetto alla
vita, ossia un agente di evoluzione non darwiniana e, in tal senso,
un fattore fondamentale di differenziazione e biforcazione, ossia di
differimento e diversione dellentropia, perci di accentuazione della neghentropia11 Al tempo stesso, e a maggior ragione a partire
dallindustrializzazione, la tecnica
rappresenta anche unaccelerazione dellentropia, non solo perch
consiste sempre in un processo di
combustione e di dissipazione di
energia, ma poich leffetto collaterale della standardizzazione
industriale il progressivo annichilimento della biodiversit e
della sociodiversit, ossia della
vita come proliferazione di differenze in tal senso, la tecnica
anche agente di involuzione.
La tecnica come pharmakon,
rimedio e veleno al tempo stesso, agente entropico ma potenzialmente
neghentropico,
allora ci che, pensata dalla
tradizione filosofica occidentale
in quanto nulla o comunque inessenziale rispetto alluomo,

tuttavia contribuisce sostanzialmente


alla costituzione dellessere umano e
ne rivela la non-essenza costitutiva,
il suo difetto di origine, vale a dire
la sua essenziale incompletezza. Ci
che comunemente chiamiamo luomo
pu diventare quel che , per dirla con
Nietzsche, solo attraverso protesi
tecniche che, supplendo tale difetto
originario, lo conducono al di l di s,
ad ex-istere e perci, simondonianamente, a individuarsi. Questo il senso antropopoietico o antropo-maieutico del supplemento necessario, che
Stiegler, seguendo e separandosi da
Derrida, ricava dal paleoantropologo
Leroi-Gourhan:
lo strumento, ossia la techne,
che inventa luomo, e non luomo
che inventa la tecnica. O ancora:
luomo sinventa nella tecnica inventando lo strumento esteriorizzandosi tecno-logicamente.
Ora, luomo qui linterno: non
esiste esteriorizzazione che non
designi un movimento dallinterno
verso lesterno. Tuttavia, linterno
inventato da questo movimento: non pu perci precederlo. Interno ed esterno si costituiscono
di conseguenza attraverso un
movimento che inventa, al tempo stesso, luno e laltro: un movimento in cui si inventano luno
nellaltro, come se vi fosse una
maieutica tecno-logica di ci
che si chiama luomo.12
Questo passaggio mostra un
aspetto fondamentale della prospettiva stiegleriana, che vale la
pena sviluppare poich spesso
rimosso da letture troppo veloci. A differenza di altri autori
che hanno messo in evidenza gli
effetti tossici delle tecnologie
sulla vita sociale, Stiegler, pur
impegnandosi da pi di venti

anni in tale denuncia, non pu assolutamente essere considerato n tecnofobico n desideroso di salvaguardare
una qualche purezza originaria delluomo. Il concetto che probabilmente ha
finito per dare questa impressione
la grammatizzazione come agente di
proletarizzazione, anche se essa implica precisamente il contrario di una
purezza originaria, e pu essere compresa nella sua interezza solo se si assume la prospettiva farmacologica.
Per tale motivo, si rende opportuna
una prima digressione terminologica
che dipani i dubbi relativi al rapporto
tra grammatizzazione, umanizzazione e proletarizzazione.
Seguendo Stiegler che si rif a Sylvain Auroux, la grammatizzazione e
stata, da un lato, lagente principale
di costruzione della psiche e di sviluppo della civilizzazione mediante
il processo continuo di esteriorizzazione della memoria, dalla selce
scheggiata ai graffiti rupestri, dalla
scrittura alla discretizzazione industriale dei gesti, dei linguaggi e
dei comportamenti, fino allarchiviazione dei Big Data; in tal senso, in
quanto discretizzazione dei flussi
cognitivi, emotivi ed esperienziali
e archiviazione della memoria su
supporti materiali, essa il vettore di trasmissione dei saperi
nel corso della storia dellumanit dal momento che, stando a
Husserl e Derrida, il sapere, per
essere trasmesso e appreso, ha
sempre bisogno di una sua esteriorizzazione e reiterazione
tramite un supporto materiale.
Dallaltro lato, lo stesso processo di grammatizzazione ha finito per generare anche leffetto
contrario, ossia una progressiva
perdita di sapere, che Stiegler
definisce proletarizzazione. In
questottica, Platone e allora il
primo pensatore del proletaria100

to, dal momento che la questione del


Fedro relativa alla scrittura come pharmakon, ossia alla memoria (anamnesis) che viene delegata al suo supporto
materiale (hypomnesis), descrive una
perdita di sapere per via di una esteriorizzazione dei contenuti di memoria
senza ritorno, ossia senza re-interiorizzazione, se a tale pharmakon non
viene affiancata una terapia, ossia
una pratica pedagogica, euristica o
politica. Si tratta di una proletarizzazione cognitiva, prima che materiale, ma nellottica di Stiegler legata
a doppio nodo con quella marxiana,
se e vero che il proletariato e lattore economico sprovvisto di sapere, perch senza memoria: la sua
memoria e passata nella macchina
riproduttrice dei gesti che questo
proletario non ha pi necessita di
saper fare, dato che deve semplicemente servire, ridivenendo cosi un
servo.13
La proletarizzazione perci non
riguarda solo i proletari storicamente intesi, vale a dire coloro che,
privati dei mezzi di produzione, dispongono unicamente della propria
forza-lavoro. Proletarizzato chiunque perde una forma di sapere,
sia esso pratico, corporeo o teorico: il lavoratore dellindustria perde il proprio saper-fare, assorbito
dalla macchina, il consumatore
perde il proprio saper-vivere, annullato dal marketing, il lavoratore
cognitivo la sua stessa vita mentale, formattata dai sistemi informatici del cosiddetto capitalismo cognitivo. Inoltre, facendo
un passo avanti o a lato della
scrittura stiegleriana, possiamo
affermare che, se a livello individuale viene proletarizzata la
vita mentale, e se il capitalismo
cognitivo si basa sullo sfruttamento della cooperazione tra
i cervelli, a livello collettivo ci

che viene proletarizzato, ossia privato


del proprio sapere sociale, niente di
meno che il General Intellect.
La proletarizzazione generalizzata sembra poi raggiungere il proprio
culmine nella societ digitalizzata, o
societ automatica, basata sullautomazione della produzione e sulla
governamentalit algoritmica degli
individui. Infine, e a proposito dei saperi corporei, con i sensori wearables,
i senseables, i dispositivi ambientali di
cattura e trattamento dei dati, nonch le biotecnologie di potenziamento cognitivo, la proletarizzazione per
mano tecnologica sembra raggiungere persino le radici fisiologiche
della sensibilit e laffettivit, e con
esse le condizioni di possibilit del
saper-vivere e delle altre forme di
sapere (saperi teorici e saper-fare).
Nel descrivere questa serie di
fenomeni, non si tratta di essere
fatalisti o catastrofisti, quanto
dellessere disposti a leggere i sintomi di questo fenomeno, e di divenire, come Nietzsche, in grado di
spostare le prospettive, facendo
della situazione di disagio un territorio ed un volano per trovare la
possibilit di rifunzionalizzazione
deproletarizzante dellesperienza,
al di l di ogni facile tecno-entusiasmo. Labilit critica infatti
ci che permette la solidit necessaria per non confondere rischi
e vantaggi, e per spingere lacceleratore, questa volta s, sul piano
terapeutico.
Ad ogni modo, una simile possibilit potenziante quella ipotizzata da Mark Hansen attraverso
la peculiarit dei cosiddetti media del ventunesimo secolo 14 da
lui salutati come linnovazione
tecnologica finalmente in grado
di aumentare le prestazioni del
corpo e delle sue facolt, grazie alla loro capacit di operare

al di sotto della soglia della cognizione


e della percezione umana. Rispetto ai
media precedenti che lavoravano in
funzione prostetica, ossia correlandosi direttamente alla capacit di sentire e di intraprendere processi cognitivi allo scopo di aiutarli registrando,
stoccando e trasmettendo informazioni, tali nuovi dispositivi avrebbero
unagency propria. In altre parole,
essi sarebbero in grado di attuare
operazioni slegate dalle facolt individuali cessando dunque di essere al
servizio delluomo. Tale indipendenza
sarebbe inoltre rafforzata dal fatto
che, essendo in grado di raccogliere
dati nella stessa dimensione microtemporale dellesperienza sensibile,
che non pu mai apparire in quanto tale alla coscienza, questultima
non pu avere accesso a tali operazioni, che dunque non pu influenzare. proprio su questo piano, ci
pare, che ad Hansen manca invece
un vero e proprio apparato critico
in grado di rendere quella che egli
dichiara come la propria posizione
farmacologica un punto di appoggio consistente per limpalcatura
della teoria. Da parte sua, infatti,
egli dichiara che il rovescio negativo di questo potenziamento sta
nellindebolimento della facolt
percettiva, una perdita tutto sommato accettabile, a suo avviso, dal
momento che grazie ai dispositivi
sopra elencati il campo del sensibile si trova ampliato fino a raggiungere una sensibilit diffusa
(worldly sensibility), o sensibilit
non percettibile (nonperceptual
sensibility), in grado di aprire un
mondo sconosciuto e ulteriore
rispetto ai limiti della soggettivit. Dal nostro punto di vista, un
simile rovescio non pare innanzitutto essere coerente in termini di farmacologia, in quanto,
per essere tale, essa ha sempre
101

bisogno di un individuo che assuma


il farmaco e sul quale questo possa
agire mentre se si parla di un ampliamento della sensibilit ambientale
(o diffusa) si procede precisamente
verso la sua eliminazione. Mancando
dunque questo piano, il rischio quello di non accorgersi della capacit di
tali tecnologie di generare ulteriori
livelli di proletarizzazione. Nel momento in cui la percezione smette di
essere considerata come necessaria nel processo di esperienza sensibile questo pare sostenere Hansen
perch sostituibile dal pi potente
feed forward operato da certe tecnologie della sensibilit, verrebbe
da chiedersi cosa ne del processo
noetico che permette di sviluppare
senso dal sentito. Pi che potenziate, le facolt cognitive paiono essere cortocircuitate e ridotte ad
una dimensione meccanica molto
pi simile allefficienza ed immediatezza di un database allinterno del
quale si immagazzinano contenuti
che, in quanto segnali automatici
avulsi da qualsiasi significazione
propria, non paiono essere esenti
dal contribuire al rischio nichilistico del livellamento delle facolt,
riducendole a puro calcolo analitico assistito dagli algoritmi di computazione di dati, senza un piano
di sintesi generatore di nuovo sapere.
Nichilismo organologico

Queste
considerazioni
ci
forzano ad esplorare in profondit i sintomi nichilistici del presente, che Stiegler ci invita a
pensare a partire dal concetto di
Antropocene, ossia lepoca in cui
luomo sarebbe diventato un fattore geologico di primordine, in
grado di trasformare, metten-

dolo seriamente a rischio, lequilibrio


geo-fisico e chimico della Terra.15 A tal
proposito, in La socit automatique
I. Lavenir du travail, Stiegler pone in
parallelo la realizzazione contemporanea dellAntropocene, la cui storia
coincide con quella del capitalismo,
con il sorgere della governamentalit algoritmica descritta da Thomas
Berns e Antoinette Rouvroy, vale a
dire linedito modo di governo basato
sullestrazione di dati, metadati e tecniche di profilaggio nellottica di una
previsione a lungo termine dei comportamenti individuali e collettivi16
Dalla macchina a vapore, le leggi della termodinamica e il climate change,
ai Big Data e alle matematiche correlazioniste, il filosofo francese
individua il fil rouge della mathesis universalis che, sotto la spinta
dellaccelerazione tecnica, conduce
alla totale automatizzazione della
societ e, dunque, al compimento
del nichilismo come era dellAntropocene e della governamentalit
algoritmica, la quale rappresenta
lo stadio attuale delle societ di
controllo deleuziane, quello delliper-controllo, generato dai dati
personali auto-prodotti, auto-captati e auto-pubblicati dalle stesse
persone deliberatamente o meno
e sfruttati dal calcolo intensivo
prodotto su questi dati di massa1717 Frammentati in una miriade di dati, gli individui divengono
infinitamente calcolabili, comparabili, indicizzabili, e come tali
preda di tali tecniche su misura. Daltra parte, ci alimenta la
compulsione a produrre dati: una
volta rese le esistenze computabili, lauto-(iper)controllo delle
proprie prestazioni diviene tendenzialmente irrinunciabile, e il
desiderio di adeguarsi alle prescrizioni che lanalisi di tali producono, divenendo il proprio

profilo, in un certo senso totalizzante.


Ad accomunare nichilisticamente
queste due condizioni, lAntropocene
e la governamentalit algoritmica,
una particolare concezione dellentropia che, ripresa dalla termodinamica,
viene tradotta nel sociale. Quanto
tale trasposizione possa tenere sul
piano teoretico sar una questione
da valutare a breve. Per il momento
risulta opportuno osservare ancora
pi da vicino in cosa pu consistere
lavvento del nichilismo oggi. Stiegler
concepisce il nichilismo occidentale,
quello relativo al livellamento delle
differenze, come una disindividuazione generalizzata, ossia come il
drastico indebolimento fino allarresto progressivo dei processi dindividuazione psichica e collettiva su
cui si fondano il divenire e lavvenire
della societ.18
Questo annichilimento dei processi dindividuazione, che si traduce nel venir meno dei legami
sociali, nella decadenza dei saperi
(saper-vivere, saper-fare, saperi
teorici), degli affetti e del sentimento di esistere, il risultato di
un determinato rapporto tra apparati psico-fisiologici, sistemi
tecnici e istituzioni sociali, la cui
co-evoluzione storica, cosi come
la loro involuzione, pensata nel
senso di unorganologia generale,
la cui definizione la seguente:
Lorganologia generale e un
metodo di analisi congiunta
della storia e del divenire degli organi fisiologici, degli organi artificiali e delle organizzazioni sociali. Essa descrive
una relazione trasduttiva tra
tre tipi di organi: fisiologici, tecnici e sociali. La relazione e trasduttiva nella misura in cui la variazione di un
termine in un organo coin102

volge sempre la variazione dei ter- novit tecnica inserendola allinterno


mini negli altri due tipi di organi.19 delle pratiche individuali e collettive.
A ben vedere, la condizione di disaggiLAntropocene o(ssia) il compimento ustamento e pressoch una costante
del nichilismo sono fenomeni che, nel del processo di individuazione e si pu
rendere esplicita la dimensione or- affermare che contribuisca alla sua
ganologica dellesistenza umana, espri- realizzazione: lequilibrio, come direbmono anche, in quanto sintomi del suo be Simondon, solo metastabile, semdisagio, linsostenibilit di tale dimenpre teso tra due tendenze contrapsione sotto legemonia del rapporto
poste. Il disaggiustamento perci da
sociale capitalistico. Linsostenibilit
intendersi allinterno della condizione
ambientale rinvia a uninsostenibilit
farmacologica dellindividuazione, che
organologica che a sua volta non perStiegler pensa al di l dello stesso Simette un riequilibrio ecologico, nel
mondon.
senso che ci che non sostenibile
Se lo shock tecnologico sembra
dal punto di vista sociale trova il suo
appartenere alla strategia della disomologo sul piano psico-fisiologico e
truzione creatrice concepita da
i due non possono essere ri-organSchumpeter, vale a dire la sistemizzati senza un riaggiustamento del
atica e al tempo stesso vulcanica
sistema tecnico, il quale appunto
sostituzione dei prodotti e dei sisinsostenibile dal punto di vista ecotemi di produzione piu deboli, relesistemico.
gati allobsolescenza, per far posto
Pi in generale, il divenire tecnoallinnovazione pi disruptiva e al
logico provoca sempre uno sfasaconseguente sviluppo economico,
mento tra le sfere della vita umana,
lanalisi di Stiegler sottolinea invece
che Stiegler descrive come piani orleffetto tossico di tale pratica sui
ganologici, ossia come piani dellinprocessi dindividuazione psichidividuazione psico-fisiologica, soca e collettiva: i continui shock
ciale e tecnica. Ci si rende palese
dellinnovazione, di cui leconomia
nei periodi di grande accelerazione
dipendente, generano una proche determinano una trasformazigressiva perdita di individuazione.
one repentina del sistema tecnico,
Al netto del lessico simondoniano,
in cui lindividuazione psico-fisiola distruzione creatrice, divenendo
logica e quella sociale non riescono
puramente shockante e incapacita stare al passo con lindividuaziante, si trasforma in una nichilisone tecnologica. In tal senso, per
tica distruzione distruttrice che
Stiegler lettore di Bertrand Gille,
devasta tanto gli organi psicososi produce un disaggiustamento
matici quanto le organizzazioni
tra i tre piani organologici, ossia la
sociali.
loro perdita di equilibrio reciproAllinterno di questa diagnoco. Ogni trasformazione del sissi organologica possiamo innetema tecnico provoca perci uno
stare le considerazioni critiche di
shock organologico, da intenderFranco Berardi Bifo nei confronti
si come la sospensione delle aldel Manifesto accelerazionista, e
tre due forme dindividuazione,
in particolare verso la prospetuna sorta di epoch o di ritartiva immanentista del superado socio-culturale che richiede
mento del dominio neoliberale.
linstaurazione di nuove norme
Per il filosofo italiano, da un
sociali in grado di adottare la
lato limmanenza della possi-

bilit liberatoria (limmanenza del comunismo se volete, o limmanenza del


dispiegamento autonomo dellintelletto generale) significa la possibilit di
questo dispiegamento, ma non implica
affatto la sua necessita.20 Dallaltro
lato, laccelerazione dellinnovazione
tecnologica, nel suo essere un vettore
di deterritorializzazione sociale, non
pu superare la condizione capitalista, poich il sistema stesso del capitale ad aumentare il proprio potere
in ogni momento di shock, di crisi e di
instabilit. Se cio Berardi mette in
guardia dal confondere la possibilit
con la necessit, perch questa
possibilit infatti pu essere ostacolata e deviata dalle forme culturali e
psichiche dellesistente soggettivit
sociale, ed proprio laccelerazione prodotta, fomentata e controllata dalla governance neoliberale
che distrugge le condizioni della
soggettivit sociale, dal momento
che questa si fonda sul ritmo del
corpo desiderante che non pu accelerarsi oltre un certo punto senza provocare lo spasmo.21
I processi di accelerazione organologica, che nel corso della
storia hanno sistematicamente
condotto a stati di shock tecnologici, con linstaurazione del modello neoliberale come controllo
degli organi tecnici, producono
per Stiegler un iper-disaggiustamento, corrispettivo dello spasmo segnalato sopra, che consiste nellincontro di due forme
di proletarizzazione. Da un lato,
a partire dalla rivoluzione conservatrice della fine degli anni
Settanta fino ai nostri anni di
crisi sistemica, il neoliberalismo
ha progressivamente rimpiazzato le organizzazioni sociali con
servizi basati su dispositivi tecnologici in funzione di un sistema economico esclusivamente
103

speculativo. Dallaltro lato, proprio attraverso la proliferazione di dispositivi


tecnologici e mediatici, il modello neoliberale riuscito ad impiantare lideologia del There is no alternative, del
non c alternativa a questo sistema
economico-politico, negli organi
psichici dei cittadini-consumatori22
e sono le conseguenze di massa di
questo ultimo aspetto che paiono
sfuggire agli accelerazionisti, proprio quando a ragione affermano
che il futuro stato cancellato. Ci
che il Manifesto pare non prendere
in considerazione che la continua
ripetizione di shock derivati dallinnovazione tecnologica ed questo
laspetto tossico e altamente entropico del There is no alternative
rischia di creare un disorientamento tale da compromettere ogni
processo di individuazione psichica
e collettiva in grado di indirizzare le
proiezioni nel futuro e di generare
significati politici condivisi, vale a
dire la stessa idea di qualcosa come
la sinistra.
Qualcosa di sinistra

Il rischio, in pratica, che sottostimando gli effetti dello spasmo provato dal corpo desiderante
o delliper-disaggiustamento dei
piani organologici, collaterali o
diretti che siano, Srnicek e Williams rischiano di invocare una
egemonia socio-culturale della
sinistra senza contenuti o qualit, una sinistra dis-individuata
o radicalmente proletarizzata, e
questo per almeno due motivi.
Il primo, che uno degli effetti
dellaccelerazione tecnologica in
atto una sorta di riterritorializzazione gregaria e omogeneizzante delle soggettivit: questa
consiste non solo nella xenofo-

bia, nel sessismo, nellindividualismo e


nei fondamentalismi di ogni genere, ma
anche in quei flussi di fesseria segnalati da Deleuze e Guattari in LAnti-Edipo, e ripresi recentemente da Lazzarato, il quale ha del resto indagato
accuratamente le mnemotecnologie,
gli psicopoteri e la noopolitica che
fabbricano e governano le soggettivit a partire dalla radice cerebrale.23
Lanti-produzione affianca al capitale e al flusso di conoscenza un
capitale e un flusso equivalente di
fesseria, che ne operano pure lassorbimento e la realizzazione, e che
assicurano lintegrazione dei gruppi e degli individui al sistema. Non
solo la mancanza in seno al troppo,
ma la fesseria nella conoscenza e
nella scienza.24
In La fabbrica delluomo indebitato, Lazzarato ha commentato questo passaggio con particolare riferimento ai giorni nostri, che descrive
come una catastrofe soggettiva
causata dal capitalismo cognitivo
e dallindustria culturale che sfruttano sistematicamente ed entropicamente la cooperazione tra
i cervelli25 in una spirale al ribasso
che, come prefiguravano appunto Deleuze e Guattari, conduce il
lavoratore cognitivo a diventare il
distruttore forzato della propria
creativit.26 Quantomeno singolare il fatto che tale affermazione sintomatologica si incontri
poche pagine prima del famoso
frammento
accelerazionista
di LAnti-Edipo; sembra in effetti mimare la doppia prospettiva
nietzscheana dellaccelerazione
e del compimento del nichilismo,
e ci non pu non far riflettere
sulla problematicit della postura accelerazionista. Comunque
sia, questo fenomeno entropi-

co ormai cinquantennale che riguarda


il rapporto tra psiche e capitale, oltre
ad essere uno degli aspetti della proletarizzazione descritta in precedenza,
dovrebbe far riflettere circa lo stato di
salute della soggettivit, di quella anima al lavoro di cui parla Bifo27 e pone
un serio problema di contenuto rispetto al futuro da immaginare che
il Manifesto accelerazionista si pone
come obiettivo. Che cosa pu immaginare il lavoratore cognitivo, una volta
proletarizzato nelle sue stesse funzioni cognitive, nella sua attenzione,
nella sua memoria, nel suo desiderio?
Pi nello specifico, uno degli obiettivi dellaccelerazione tecnologica
di questi ultimi anni e del capitalismo cognitivo alla sua guida senza
dubbio il focus sullattenzione degli
individui; tema sul quale si sono concentrati gli autori citati in precedenza: Bifo, Stiegler, Lazzarato. Questo
tema per non presente nel Manifesto, e tale mancanza non pu che
essere il sintomo di una disattenzione allo stato di salute di quelle
stesse soggettivit che Srnicek e
Williams vorrebbero porre in accelerazione. In realt non solo il
Manifesto a non porre in questione
ci che sta accadendo allattenzione degli individui per mano del
capitalismo cognitivo, dato che anche negli ambienti trans-umanisti
ed extropianisti laspetto per cos
dire qualitativo delle facolt cognitive pare non essere un focus importante. Non si tratta, dal punto
di vista che qui stiamo sviluppando, di valutare gli effetti potenzianti o indebolenti che le tecnologie - da Internet alle cognitive
enhancement technologies - possono avere sullattenzione, bens
del come lattenzione possa essere incanalata, selezionata, lavorata, modulata in un ambiente
tecnico a iniezione neoliberale28
104

Ora, siamo consci del fatto che lattenzione stessa, allinterno della societ, sia un fenomeno tecno-logicamente formato, in quanto per
svilupparsi necessita sempre di un
ambiente costituito da artefatti come
supporti e veicoli di informazione, e di
pratiche, ossia di tecniche, di relazione tra lindividuo e questo ambiente.
Lattenzione, socialmente costituita,
sempre il risultato di un concatenamento tra i diversi tipi di organi segnalati in precedenza: psico-somatici,
tecnici e sociali. Tuttavia, allinterno
del capitalismo cognitivo palese che
lattenzione sia una risorsa di primaria importanza la quale, non essendo
esattamente infinita, richiede di essere sfruttata al meglio attraverso
ogni forma di tecnologia, con leffetto di un suo stress che, ormai in
molti casi, conduce a vere e proprie
patologie, come la ADHD o la cognitive overflow syndrome. Al di l
dei casi clinici, o del disagio collettivo, vi un aspetto decisamente
politico, o psico-politico, che non
pu essere trascurato - almeno dal
punto di vista post-nietzscheano
che si sta tracciando. Ed questo laspetto qualitativo propriamente detto: vivendo ai tempi di
uneconomia politica che ha nel
marketing, nella data economy
e nella feticizzazione dellibrido
tecno-umano le sue armi di istruzione di massa, risulta facile comprendere che solo alcune
modalit di attenzione vengano
promosse come ottimali, mentre
altre, meno produttive o consumatrici, siano relegate ai margini dellinnovazione tecnologica.
In altre parole, solo adattandosi
ai canali disegnati dallegemonia
del capitalismo cognitivo, lattenzione pu non solo sopravvivere ma perfino potenziarsi
o integrarsi con la tecnologia.

Ed solo tramite questo adattamento


che essa pu diventare produttiva, se
non iper-produttiva, ma anche consumatrice e iper-consumatrice e spesso entrambe le cose, in un vortice
neuro-economico senza soluzione di
continuit. Inutile dire che, a fronte di
tali acquisizioni, ossia il potenziamento dellattenzione, vi siano sempre da
mettere in conto delle perdite, ossia
una qualche forma di proletarizzazione. Ma laspetto pi importante, dal
punto di vista politico, e qui possiamo
anche fare a meno del prefisso psico, risiede nellattenzione agli altri,
ossia nella capacit empatica e associativa degli individui, che direttamente legata alle facolt cognitive
sfruttate dal mercato. Questa forma di attenzione non deve essere
intesa tanto nella sua accezione
caritatevole, sebbene questultima
sia una delle sue possibili valenze,
quanto in quella sociale in generale, dunque associativa, comprendendo chiaramente la componente
conflittuale dellassociazione, e
nel lessico simondoniano andrebbe tradotta come un aspetto imprescindibile della individuazione
collettiva.
Berardi mette bene in chiaro che
se le tecnologie informatiche e biomediatiche permettono ai corpi
e agli individui una sorta di connessione continua guidata dagli
automatismi, tale connessione si
basa su una esclusivit di determinate valenze attenzionali, pi
facilmente codificabili, engrammabili e modulabili, a scapito di
altre, non o non ancora perfettamente grammatizzabili per
dirla con Stiegler e dunque non
adeguate allestrazione di valore o allimpiego performante
e competitivo nella produzione
di ulteriore valore. In altre parole, una sempre pi perfetta e

cablata connettivit tra gli individui,


che consiste nella loro connessione algoritmica e biomediatica, si sviluppa a
scapito della capacit di congiunzione
sociale, ossia dellabilit e inclinazione
a formare dei legami dindividuazione
collettiva attraverso modi imprevedibili, incalcolabili e non codificabili.29
In tal senso, e da un punto di vista organologico, se ladattamento alle tecnologie estrattive di valore cognitivo
richiesto alle forme attenzionali proletarizzante, ci che dovrebbe essere
ricercata ladozione di queste stesse
tecnologie, ossia una modalit di
negoziazione
dellaccelerazione
tecnologica volta alla ricerca di
un certo grado di autonomia da
parte degli organi psico-fisiologici in rapporto agli organi artificiali.
E tale negoziazione non pu che
essere politica, ossia presa in carico dalle organizzazioni sociali.
Il secondo motivo, forse anche
pi controverso, e che meriterebbe sicuramente unanalisi pi
approfondita, oltre ad essere comunque legato al primo, interno
alla stessa strategia politica del
Manifesto e riguarda lintenzione
di farla finita con le pratiche e i
costumi della folk politics, ossia la
politica del senso comune e a vario titolo militante. Per Srnicek
e Williams, da un lato vi sarebbe
una sinistra da obliterare come
perdente e passata, basata su
localismo, azione diretta ed inesauribile orizzontalismo, mentre
dallaltro, lunica sinistra che pu
immaginare un futuro, una sinistra accelerazionista, a proprio
agio con una modernit fatta
di astrazione, complessit, globalit e tecnologia. Come recita il titolo, questo nostro saggio
sta in realt cercando di evidenziare i disagi, reali, possibili e
immaginari, dellaccelerazione,
105

ma ora la cosa forse pi interessante


unaltra. Per quanto sia piuttosto evidente la debolezza del localismo, cos
come linutilit strategica delle pratiche antagoniste di piazza, soprattutto per via della recente accelerazione
nellinnovazione degli strumenti di repressione e di controllo, ma anche per
il motivo riterritorializzante segnalato sopra, la pretesa di Srnicek e Williams talmente radicale da rischiare
di segare lalbero dal quale cercano
di osservare il futuro vale a dire la
sinistra (detto tra parentesi: sinistra in questo testo solo un significante che ognuno potr tradurre
nel proprio idioletto; noi, ad esempio, lo traduciamo con individuazione collettiva critica e solidale). Si
ripresenta cos la stessa domanda di
prima, solo con unaltra sfumatura:
che cosa pu immaginare lindividuo
di sinistra? Non una questione di
nostalgia per gli anni rivoluzionari
di LAnti-Edipo, o di crepuscolarismo, bens precisamente di processi
dindividuazione psichica e collettiva, di pre-individuale e di trans-individuazione, ossia di significati
condivisi, di memoria collettiva,
di pratiche e saperi che costituiscono la collettivit. In tal senso, le
pratiche e le posture che il Manifesto vorrebbe obliterare come
perdenti o inutili, rappresentano
tuttavia il sedimentarsi dei processi dindividuazione psichica e
collettiva degli individui che gli
stessi autori dichiarerebbero
di sinistra. Eliminarli o anche
solo limitarne il valore strategico significherebbe alla lettera
proletarizzare
ulteriormente
i proletari e i proletarizzati, in
quanto comporterebbe una perdita di saperi pratici e teorici quindi anche una perdita dindividuazione. cos che Srnicek e
Williams finirebbero per segare

il ramo dal quale stanno cercando di


immaginare il futuro.
In ultimo, lanalisi organologica ci
pare possa produrre un punto di vista
in grado di tenere assieme questi due
aspetti, ossia quello della proletarizzazione causata dal capitalismo cognitivo e quello dei saperi critici, delle
memorie, delle pratiche e delle intenzioni condivise collettivamente, allinterno della sinistra considerando
che sono proprio i saperi, le memorie,
le pratiche e le intenzioni comuni che
definiscono qualcosa come la sinistra. Sembra lecito affermare che,
astraendo laccelerazione del processo dindividuazione tecnica dai
rapporti che inevitabilmente intrattiene con gli altri processi di individuazione, relativi alle organizzazioni
sociali (di cui la sinistra fa parte) e
agli organi psico-fisiologici (su cui
incide il capitalismo cognitivo), i
quali senza un sistema di adozione
e di cura dello stesso processo dindividuazione tecnica sono costretti
ad adattarvisi subendone gli effetti
spasmodici, il Manifesto rischia di
condurre una battaglia in favore
non tanto dei proletari, quanto
della proletarizzazione.
La quasi-causa del nihil

Proviamo ora, seguendo le indicazioni di Berardi e di Stiegler,


a fare un passo pi in profondit
rispetto al tema del nichilismo.
Se a rappresentare il compimento della profezia nietzscheana
riguardo ai prossimi due secoli
sono la governamentalit algoritmica e lAntropocene, non
solo perch stanno annichilendo
la vita (antropocene) e la volont
dei soggetti (governamentalit
algoritmica), ma anche e innanzitutto poich le tecnologie in-

dustriali che li hanno prodotti esprimono il nihil delluomo, vale a dire la sua
non-essenza costitutiva il suo difetto
di essenza che ha sempre richiesto
un suo divenire-tecnico e un sistema
di cure sociali adeguato a contrastare
gli effetti collaterali prodotti da questo divenire (inquinamento, shock tecnologico, miseria simbolica, ecc.). In
mancanza di un tale sistema di cure,
il divenire tecnico, in quanto acceleratore dellentropia, rischia di condurre lessere umano a scomparire, a
non esistere pi. Ora, la non-essenza
costitutiva delluomo una questione
centrale anche per le prospettive
post-umaniste e trans-umaniste che
sembrano ipotizzare, nietzscheanamente, il superamento delluomo
mediante la tecnologia. Tale superamento, se non fa i conti con
lantropocentrismo latente nella
concezione del rapporto tra uomo
e tecnologia, secondo cui lanthropos dispone della techne, rischia
di rimanere umano, troppo umano o, nel lessico di Stiegler, antropico, troppo antropico, vale a
dire espressione di unimmagine,
una postura e unattivit essenzialmente legate al processo di
antropizzazione del mondo che ha
condotto alla situazione attuale,
allAntropocene come accelerazione antropica dellentropia:
Luomo divenuto antropocenico diventato non un lupo tra
gli uomini, bens il nemico della
umanit e pi in generale del
vivente. Come ultimo uomo,
non pi in grado di pensare
lessere non-inumano che egli
pu essere solo in quanto noetico - solo in quanto in-esistente: pu esserlo solo e sempre
nel non esistere ancora come
tale, nellesistere sempre
come non ancora, sempre
106

gi divenuto antropocenico, troppo


antropocenico. Luomo non ci che
dato, ma ci che deve essere prodotto, ri-prodotto.30
Lultimo uomo, nella prospettiva post-nietzscheana di Stiegler,
colui che non pu pi pensare il
non-inumano a cui dovrebbe sempre
aspirare poich non riesce pi a pensare linumanit delluomo, ossia il
difetto dorigine, di essenza umana,
che la molla stessa dellominazione,
ma anche il fondo in cui la stessa
ominazione e lo stesso ultimo uomo
non smettono di ricadere, seguendo in tal senso il ritmo intermittente
dellanima noetica di Aristotele: Il
trans-umanismo pretende di colmare il difetto noetico presentandosi come discorso delluomo
perfetto, ossia come progetto di
eliminazione del difetto che la noesi.31 Lultimo uomo non riesce cio
a pensare il nihil che sta alla radice
dellanthropos e su cui linumano
come condizione originaria sempre ripetuta poggia per divenire
non-inumano, per ex-istere al di l
delle proprie condizioni di partenza. Senza questa condizione di difetto necessario inscritto in ci che
chiamiamo umano, Stiegler vede
il rischio di proiettare lumanit
verso una tentazione rovinosamente ingenua (e nichilista) che
acclama la necessit di superare
luomo precisamente dal punto di
vista transumanista.32
Le due forme di omogeneizzazione capitalistica, quella relativa
alla biodiversita e quella cognitiva, corrispondono perci alle due
facce del nichilismo contemporaneo, il livellamento delluomo
non solo europeo, come prefigurava Nietzsche, bens antropocenico, ossia tossicamente
globalizzanze e tragicamente

globalizzato. Alla base di questa coincidenza vi una particolare interpretazione dellentropia da parte di Stiegler, il
quale la intende non solamente come
dissipazione di energia e progressione
del disordine, bens e pi in generale
come il tendenziale livellamento di
ogni genere di differenza. Ci significa che se la globalizzazione neoliberale sta distruggendo la biodiversita
con linquinamento e la devastazione
degli habitat, il capitalismo cognitivo, come suo sottoinsieme, sta accelerando tanto lomogeneizzazione
culturale, quanto la sincronizzazione percettiva, affettiva e, appunto,
cognitiva. A rendere conto di questo ultimo fenomeno sono due tendenze tecnologiche che sembrano
destinate a intrecciarsi sempre pi:
una esterna e sociale, esosomatica,
quella di Internet, del neuromarketing e della comunicazione; laltra
incorporata e individuale, endosomatica, quella delle nano e micro
tecnologie, con la loro valenza potenziante ma anche canalizzatrice
delle capacit cognitive.
Ora, se lAntropocene e la governamentalit algoritmica rappresentano il compimento del nichilismo nel XXI secolo, per Stiegler
ci a cui chiamano le tendenze
trans-umaniste o extropianiste,
ossia la presa in carico affermativa del nichilismo per mezzo della
tecnologia, non pu essere accolto n ottimisticamente n pessimisticamente, bens proprio con
un atteggiamento nietzscheano
e deleuziano, ossia con larte di
spostare le prospettive. Piuttosto che cedere ad analisi disarmanti o a mitologie della fuga
dal mondo iper-tecnologico,
Stiegler cerca perci di individuare la leva interna alle condizioni tecnologiche date per rovesciare la situazione, passando

farmacologicamente da un nichilismo
passivo a un nichilismo attivo, in cui
anthropos, techn e geos trasvalutano
tutti i valori del capitalismo in favore di
una nuova economia, ossia di una nuova ecologia generale e politica, sulle
orme di Gorz e di Guattari.
Di fronte al nichilismo computazionale e a quello ecologico (passivi poich
espressioni dellultimo uomo), dove
in entrambi i casi si assiste al livellamento e alla scomparsa delle differenze sociodiversit e biodiversit
per Stiegler seguace e prosecutore
del Poscritto deleuziano la missione
etico politica fondamentale consiste
nel divenire la quasi-causa del nulla, del nihil. Nel lessico deleuziano,
divenire la quasi-causa di un evento significa saperlo contro-effettuare, vale a dire estrarre da esso
il senso che permette di ripensare
lesperienza, di esprimere la propria condizione e di creare cos un
concetto degno di quel che accade anche, simondoniamente,
proseguire il proprio processo
dindividuazione. Nella prospettiva
tecno-logica di Stiegler, ci significa che le nuove tecnologie di
body e cognitive enhancement ci
chiamano ad assumere su di noi
lestremizzazione farmacologica
di questa situazione, [] interrogandoci sulle condizioni organologiche che hanno reso possibile
tutto questo e sul carattere irriducibilmente farmacologico di
queste condizioni.33
Detto altrimenti le tecnologie di cognitive enhancement,
la metadata society o la societ automatica, cos come il
climate change antropogenico,
diventano occasioni per ripensare lumano e linumano, il fuori
e il dentro, lagency e le affordances, la stessa sinistra, nonch i processi dindividuazione
107

psichica e collettiva. Questi ultimi infatti, se enhancement si d, non possono


che risentirne farmacologicamente
ed su questo piano che il pensiero politico dellintelligenza collettiva,
da intendersi come prendersi cura del
general intellect (o anche come sinistra!), pu e deve essere ripensato
a partire da una sintomatologia, ossia
dalla valutazione degli effetti nellambiente capitalistico nel quale tali tecnologie di enhancement si radicano
anche quando la loro azione potrebbe
essere quella di sradicarsene. Ed
proprio a partire dai sintomi (come
quelli relativi allattenzione, al divenire profile dellesistenza, oppure
alla assuefazione ai social networks)
che, ancora deleuzianamente, si
possono cogliere gli eventi e controeffettuarli34 anche se in condizioni
precarie, la salute dellindividuazione collettiva pu ancora pensarsi
come una grande salute, quella in
grado di istituire nuovi valori per
ci che verr.
In tal senso, solo a fronte di una
sintomatologia del nichilismo passivo che sembra realizzarsi nel
contesto dellAntropocene, come
et dellultimo uomo, pare praticabile un progetto nichilistico affermativo. Questultimo potrebbe
consistere nellimmaginazione di
un percorso differente da quello
antropocenico e trans-umanista: non accelerare ulteriormente
il treno impazzito che corre sui
rapporti di potere neoliberali per
dar vita a un super-uomo, ma
cercare, anche faticosamente e
con il rischio di non riuscirci, di
azionare la leva che faccia dirottare il treno su un altro binario.
Invece di accelerare, provare a
biforcare.

La radice della biforcazione

Abbiamo finora accennato alla nozione di biforcazione senza davvero


addentrarci nel senso profondo che
questa, se trasformata in un concetto
ossia in un punto di vista in grado di
forgiare un valido strumento di pensiero, pu costituire. Molto spesso
abbiamo incontrato questa nozione
nel nostro percorso filosofico, da
Deleuze e Guattari, con la descrizione
dellemissione di singolarit allinterno di processi auto-organizzati, a
Stiegler, per significare lipotetico
punto di rottura dove da unepoca
catastrofica e totalmente entropica (lAntropocene) si pu passare a
unepoca fondata sullinversione di
questa tendenza. Proprio lindividuare come fa Stiegler lattuale pressione che incide sulle soggettivit
e sul pianeta come un aumento esponenziale di disordine, e dunque di
entropia (egli parla a riguardo di Entropocene) causato dalla stessa attivit umana, ci permette di aprire
questa nozione per scendere nella
profondit del discorso scientifico, sebbene non ci sia il tempo di
affrontarlo qui nel suo dettaglio.
Cercheremo per di andare oltre le
intuizioni di Stiegler, la cui discussione resta situata su di un piano
evocativo, e pone in realt il fuoco sullinvocazione dellavvento di
questa epoca ulteriore, il Negantropocene, che dovrebbe essere
dominato dalla neghentropia anzich dallentropia. Se ci atteniamo alle leggi della termodinamica capiamo immediatamente
che questo non possibile da un
punto di vista fisico la tendenza generale delluniverso quella
verso la dissipazione, e i processi
neghentropici si possono attuare solo a livello locale, restando lequilibrio macroscopico

quello che tende allentropia massima.


Non ci inoltreremo dunque a discutere
ulteriormente leventualit di una simile epoca, mentre ci pare di poter tentare una sintomatologia dellAntropocene dal punto di vista delle scienze,
mettendo in campo le nozioni di ordine e disordine, equilibrio e disequilibrio, attivit e inerzia, non linearit e
differenza, accelerazione e, appunto,
biforcazione. E ci che rende questo
paradigma particolarmente interessante proprio il focus specifico
degli scienziati che convocheremo
su questi, che riconosciamo essere
gli stessi aspetti che contraddistinguono la realt attuale, nel suo accelerato vortice di cambiamenti.
Sar proprio la questione dellordine e del disordine a permetterci di
aprire questo parallelo: una questione che, in campo scientifico, si
molto nutrita dellapproccio tipico
delle scienze sociali, maggiormente
inclini a valutare le tendenze in termini di probabilit, pi che di determinismo, originando cos nuove
possibilit di studiare le situazioni
di instabilit nei sistemi (inaugurata da Turing nel 1952 e oggi piuttosto comune).
La nota legge dellentropia fu
introdotta da Clausius oltre un
secolo e mezzo fa precisamente
per dar conto di una progressione
irreversibile nel disordine delluniverso processo in un certo senso incompatibile con le leggi della
fisica dinamica, le quali descrivono fenomeni reversibili, ossia
dove passato e futuro possono
essere controllati e sovvertiti
nel rispetto della costanza di energia totale. Tale teoria continua
ad affascinare e a riempire di interrogativi le scienze e non solo.
Come sia possibile, ad esempio,
che lesperienza comune, supportata dalle scienze umane,
108

constati che sistemi semplici o caotici si evolvono piuttosto naturalmente


verso strutture ordinate e complesse,
mentre la termodinamica ha stabilito che un sistema evolve necessariamente disperdendo il proprio ordine
ed accumulando disordine. O come
due tipi di temporalit, reversibile ed
irreversibile, possano convivere nello
stesso sistema. Prigogine e Stengers
hanno provato a loro tempo a fornire
risposte adeguate a tali questioni, e
quello che ci proponiamo ora di fare
seguire la loro argomentazione35
a partire dalla seguente indicazione
metodologica: Lattivit umana,
creativa e innovatrice, non estranea alla natura, ma pu essere anzi
considerata unamplificazione e
unintensificazione di tratti gi presenti nel mondo fisico.36 Un simile
lancio risulta prezioso al fine di attuare lo spericolato salto quantico a cavallo di differenti discipline
che ci si prospetta: ci permettiamo
dunque di attingere da fisica, termodinamica e chimica per provare
a trovare quel po di ordine (o sar
disordine?) invocato da Deleuze
e Guattari al fine di proteggerci dal caos e loro stessi, come
risaputo, hanno attinto anche da
Prigogine e Stengers.
Prima di seguire la proposta
prigoginiana di sintesi tra temporalit reversibile e irreversibile,
per necessario introdurre unaltra teoria, quella dellequilibrio
dei sistemi termodinamici. In estrema sintesi, essa prevede che in
un sistema chiuso, ossia isolato o
protetto, lo stato di equilibrio fisico dipenda dalla competizione
tra energia ed entropia, regolata
dalla temperatura: quando questa bassa lenergia prevale, e si
hanno strutture ordinate a basso fattore entropico (i cristalli
ad esempio), mentre quando la

temperatura cresce lentropia aumenta e le strutture abbandonano la loro


regolarit per entrare in uno stato di
disordine molecolare (liquido o gassoso). Quelli che invece dobbiamo prendere in considerazione, se ci occupiamo di situazioni che hanno a che fare
con la vita, sono per i sistemi aperti:
la vita infatti non possibile se non
nellinterazione e nello scambio energetico con lambiente circostante.
Nel mondo che conosciamo, dunque,
un equilibrio del primo tipo qualcosa di estremamente raro e precario,
mentre la crescita di entropia la
tendenza naturale del sistema: cos,
essa non corrisponde pi a una perdita di regolarit ma piuttosto alla
sua affermazione, definendo una
nuova condizione di equilibrio termodinamico.
Ora, dato per acquisito che in situazioni di equilibrio il comportamento
della materia piuttosto ripetitivo e
conservatore, la domanda fondamentale rispetto a questi sistemi
se in qualche modo i loro comportamenti possono essere controllati e
manipolati, cos come avveniva nei
sistemi dinamici della fisica classica, che a partire da una condizione
iniziale potevano essere condotti
lungo un percorso evolutivo dalla
traiettoria determinabile. Come
chiariscono Prigogine e Stengers,
un sistema termodinamico chiuso
pu in effetti a sua volta essere
controllato e gestito, attraverso
le sue condizioni limite: su di esse
possono essere attuate manipolazioni il cui esito reversibile e
in questo caso, lirreversibilit
considerata come una forma di
attivit fuori controllo del sistema, espressione di movimenti
spontanei che eludono le modificazioni imposte dai dispositivi sperimentali. In situazioni di
equilibrio ritroviamo in questi

sistemi un andamento probabilistico,


ossia una distribuzione piuttosto regolare basata sulla legge dei grandi numeri, e in genere organizzata attorno
ad un attrattore: una volta che esso
inserito in un sistema, questo si organizza in sua dipendenza, e i movimenti possibili sono solo fluttuazioni
attorno a questo stato. Lesito dunque prevedibile, e levoluzione procede verso una forma stabile.
Lontano dallequilibrio, le cose cambiano drasticamente: le fluttuazioni si moltiplicano ed i cambiamenti
divengono frenetici ed imprevedibili,
sfuggenti ai tentativi di manipolazione esterna. In realt, sostengono i
due autori, anche questo tipo di caos
possiede un suo ordine particolare,
che si realizza autonomamente in
condizione di massima lontananza
dallequilibrio, ossia in una disposizione nella quale quanti pi nuovi
comportamenti possibili si possono
generare una situazione decisamente inconcepibile da un punto
di vista classico. Allo stesso tempo, quando la potenza delle fluttuazioni forza il sistema in simili
condizioni ne minaccia la stabilit
della struttura, fino al raggiungimento di punti critici detti punti
di biforcazione ed ecco comparire la nozione che diverr la nostra
guida. Se ci avviene perch il
sistema impossibilitato a conservarsi tale quale, e dunque le
due possibilit di cambiamento
che la biforcazione apre non sono
n in vista del suo potenziamento
n una possibilit di articolazione
con il nuovo, ma esprimono piuttosto la necessit di instaurare
condizioni completamente differenti: o la distruzione totale e
definitiva, o il salto verso un livello pi evoluto di organizzazione
un sistema cosiddetto dissipativo, a causa dellaumento della
109

quantit di energia necessaria alla sua


conservazione. Ma quando si tratta di
descrivere il comportamento di questi
sistemi, non si possono utilizzare modelli probabilistici. Una volta raggiunto
un punto di biforcazione, infatti, gli
elementi che si generano in seguito
a una spinta accelerante non rispettano un andamento deterministico,
tipico invece delle fasi stabili del sistema, ma assumono comportamenti
fluttuanti e casuali, inducendo limpossibilit di stabilire una traiettoria
particolare. A questo punto dunque
impossibile stabilire quale delle due
direzioni il sistema prender rispetto alla biforcazione, e in che modo
verr operata la scelta: essa puramente casuale, come il risultato di
un lancio di dadi. Certo, ci sono modi
di provocare delle biforcazioni assistite, che consistono nel creare
le condizioni ideali perch uno dei
due percorsi sia preferito. Occorre
per tenere presente che i sistemi
instabili hanno unelevata sensibilit, e sono in grado di percepire
differenze che in stato di equilibrio
sarebbero insignificanti. Questo
fa s da un lato che la loro adattabilit allambiente e alle condizioni
esterne sia elevata, ma, allo stesso tempo, che la sensibilit ad ogni
rumore o elemento casuale, inevitabile nei sistemi aperti (come
quelli naturali), sia massima, e
dunque in grado di generare continui risultati inattesi e schemi di
reazione molto complicati. Un esempio molto semplice utilizzato
da Prigogine e Stengers quello
relativo alla stabilit strutturale
di un sistema nel caso in cui vengano inseriti elementi in grado di
moltiplicarsi prendendo parte ai
processi del sistema stesso. La
reazione normale, affermano i
due autori, pu essere cos descritta: se introdotti in numero

ridotto, i nuovi componenti generano


nuovi tipi di reazioni e combinazioni che
entrano in competizione con i processi
precedenti. Se il sistema di partenza
relativamente stabile, gli innovatori
non saranno in grado di prevalere e
scompariranno. Se invece gli elementi fluttuanti saranno abbastanza forti
da sopravvivere ed imporsi, il sistema
adotter un nuovo comportamento e
sar governato da una nuova sintassi.
Determinismo e caso procedono dunque necessariamente insieme, e, una
volta inteso in questo senso, anche
un movimento entropico pu condurre, in condizioni di non equilibrio,
alla generazione di nuove forme di
ordine, di organizzazione, e dunque
di vita:
Un sistema lontano dallequilibrio
pu essere descritto come organizzato non in quanto realizza un piano generale, al di l delle singole
attivit, ma al contrario, perch
lamplificazione delle fluttuazioni
microscopiche, se occorsa al giusto momento, pu favorire un
percorso di reazione piuttosto
che altri. In certe circostanze, il
ruolo del comportamento individuale pu essere decisivo. Pi
in generale, il comportamento
collettivo non pu essere considerato dominante rispetto ai
processi elementari che lo compongono. I processi di auto organizzazione in tali situazioni
sono davvero un delicato gioco
di caso e necessit, fluttuazioni
e determinismo. Ci che ci aspettiamo di vedere, che vicino
ai punti di biforcazione gli elementi casuali giochino un ruolo
pi importante, mentre tra una
biforcazione e laltra il procedere assuma una direzione
pi deterministica.37

Evidentemente, sostengono gli autori de La Nuova Alleanza, lanalogia


con i fenomeni sociali, economici e
politici, inaggirabile, e non si tratta di un caso di riduzionismo. Certo, i
sistemi sociali sono molto pi complessi di quelli fisici, ma alcune dinamiche possono essere studiate anche
alla luce di questi. I loro riferimenti,
ad esempio, intendono gettare nuove
luci sul concetto di rivoluzione; daltro
canto, la descrizione di come grazie a diverse situazioni di instabilit
che si giunge a una trasformazione
ha profonde implicazioni politiche,
cos come lidea che comportamenti
fuori dal comune emergano precisamente in condizioni di disequilibrio
a loro avviso un mezzo per ridefinire
linnovazione.38
Ci che invece vorremmo utilizzare in risposta allaccelerazionismo
ancora una volta la questione di
come ottenere ordine da uno stato di disordine (entropia) massimo.
Accelerare il processo entropico,
quel disequilibrio che con Stiegler
abbiamo definito disaggiustamento, per far s che i punti di rottura
si creino pi in fretta, pu sembrare rispecchiare la dinamica che
porta al collasso della struttura
precedente ed apre la possibilit
che si crei, auguratamente, un
ordine nuovo. Sfortunatamente,
per, nonostante le cicliche crisi e
lequilibrio apparentemente precario, lattuale sistema capitalistico neoliberale tuttaltro che
instabile, ed anzi, abbiamo visto
come si regga precisamente sulla finzione della propria malattia,
mentre chi debole, in quanto
proletarizzato, sono le soggettivit, che una volta in balia del
caso della situazione di biforcazione, rischiano di non riuscire
a reggere il che significa, non
solo non riuscire a produrre
110

nulla di nuovo, ma precipitare inesorabilmente verso lannichilamento totale


e irreversibile.
Eventualmente, pensare di accelerare linnovazione tecnologica potrebbe funzionare in un sistema molto semplice come un sistema chiuso,
governato da poche regole di tipo
deterministico. Mentre in generale,
la difficolt di governare i processi
di mutazione allinterno di strutture
complesse, caratterizzate dallinsorgere di fenomeni casuali, inattesi,
fluttuanti, e la ridotta possibilit di
predire la reazione in grado di generarsi spesso invece controintuitiva
rispetto alla nostra tendenza al ragionamento secondo la causalit lineare ci fa dubitare dellutilit di un
simile modello di evoluzione applicato alla situazione attuale. Siamo
invece pi inclini a considerare la
possibilit suggerita da Prigogine e
Stengers, quella di un ordine attraverso fluttuazioni. Se nella prima,
quella accelerazionista, il flusso accelerante elimina la significativit
di ogni azione individuale, nella seconda, un individuo, unidea, o un
nuovo comportamento pu sconvolgere lo stato globale, aprendo
regioni di biforcazione e dunque di
cambiamento. Ma anche in questo caso, lo ripetiamo, non basta
amplificare la possibilit che tali
variazioni occorrano, dal momento che le stesse non linearit possono produrre ordine dal caos o,
nel caso in cui le circostanze intercorrenti siano diverse, essere
responsabili della distruzione di
questa stessa possibilit.
La natura che si biforca quella in cui differenze piccole, fluttuazioni insignificanti, possono, se
si danno circostanze opportune,
espandersi in tutto il sistema e
produrre nuove funzioni, un nuovo comportamento globale.39

Far funzionare lentropia come progenitore dellordine non possibile


accelerandone il suo processo. La biforcazione pu essere una scelta solo
se operata alla radice: ossia a livello
delle piccole fluttuazioni che a certi critici paiono insignificanti, quelle
che caratterizzano lindividuazione/le
soggettivit. Altrimenti non sar certo una condizione auspicabile, quanto
piuttosto il rischio di un grande salto
nel vuoto.

1 N Srnicek, A. Williams, Manifesto per


una politica accelerazionista, in M. Pasquinelli (a cura di), Gli algoritmi del capitale. Accelerazionismo, macchine della
conoscenza e autonomia del comune, Ombre Corte, Verona 2014, p. 21.
2 K. Marx (Grundrisse), Frammento sulle macchine, Quaderni rossi, 4, 1964,
pp. 289-300.
3 G. Deleuze, F. Guattari, L'Anti-Edipo, trad. it. di A. Fontana, Einaudi, Torino
2002, p. 272.
4 F. Nietzsche, Frammenti postumi 18871888, in Id. Opere di Friedrich Nietzsche, a
cura di G. Colli e M. Montinari, trad. it. di S.
Giammetta, Adelphi, Milano 1971, Vol. III,
tomo II, (105) 9 [153]. Unesaustiva ricognizione filologica, genealogica e critica
delle avventure del Beschleunigen fornita dal lavoro di P. Davoli e L. Rustichelli,
I forti dell'avvenire. Il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell'Anti-Edipo di Deleuze e Guattari (https://
www.academia.edu/16102511/).
5 Ci che racconto la storia dei prossimi due secoli. Descrivo ci che verr, ci
che non potr pi venire diversamente:
l'avvento del nichilismo, F. Nietzsche,
Frammenti postumi 1887-1888, cit., Vol.
III, tomo II, 362 [119].
6 F. Nietzsche, Ecce Homo, in Opere,
cit., a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1964, vol. VI (III), p. 273.
7 G. Deleuze, F. Guattari, Che cos la filosofia?, trad. it. di A. De Lorenzis, Einaudi,
Torino, 1996, p. 211.
8 F. Berardi Bifo, L'accelerazionismo in
questione dal punto di vista del corpo, in
M. Pasquinelli, Gli algoritmi del capitale,
cit., p. 43.
9 B. Noys, Days of Future Past. Capitalism, Time, and Acceleration, 2015.
10 Una prima critica di Stiegler al manifesto accelerazionista di Srnicek e Williams presente nelle conclusioni di B.
Stiegler, Perdus dans la disruption. Comment ne pas devenir fous, Les liens qui
liberent, Paris 2016.
11 Cfr. B. Stiegler, Uscire dallAntropocene, Kaiak, n.2, Apocalissi culturali,
2015.
12 B. Stiegler, La Technique et le Temps I.
La faute d'Epimthe, Galile, Paris 1994,
p. 152.
13 B. Stiegler, Anamnesi e ipomnesi. Platone primo pensatore del proletariato, in
Id., Platone digitale. Per una filosofia della
rete, a cura di P. Vignola e F. Vitale, Mimesis, Milano-Udine 2014, p. 38.

111

14 M.B.N. Hansen, Feed Forward. On the


future of Twenty-First-Century Media University of Chicago Press, Chicago 2015.

19 V. Petit, Vocabulaire dArs Industrialis, in B. Stiegler, Pharmacologie du Front


national, Paris, Flammarion, 2013, p. 419.

15 Cfr. in particolare P. J. Crutzen, Benvenuti nellAntropocene. Luomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova
era, a cura di A. Parlangeli, Mondadori,
Milano 2005.

20 F. Berardi Bifo, L'accelerazionismo


in questione dal punto di vista del corpo,
cit., pp. 42-43.

16 Berns, Th., Rouvroy, A. (2012). Gouvernementalit algorithmique et perspectives dmancipation. Rseaux 177.
pp.163-196.

22 Vi e iper-disaggiustamento quando
gli organa artificiali che formano il sistema tecnico cortocircuitano al tempo stesso il livello degli organi e degli apparati
psicosomatici [] e il livello degli organismi sociali. E cio che conduce a quella che
definiamo una proletarizzazione generalizzata, V. Petit, Vocabulaire dArs Industrialis, cit., p. 420.

17 B. Stiegler, La socit automatique I.


Lavenir du travail, Fayard, Paris 2015, p. 110.
18 Alcune precisazioni sulla nozione di individuo e di individuazione. Per Simondon
lindividuo il risultato parziale e provvisorio di una serie di processi di individuazione
psichica che avvengono nella dimensione
collettiva, e tramite essa. Parziale perch
esso non potrebbe esistere senza un ambiente a lui associato (ambiente pre-individuale, che pu essere fisico, simbolico
e tecnico), e provvisorio poich il mutare
delle proprie condizioni di esistenza pu
innescare un nuovo processo di individuazione. Ogni trasformazione, ogni transizione di fase nel processo rappresenta la
soluzione ad un problema della fase precedente. Lindividuo in tal senso la realt di
una relazione metastabile con il proprio
ambiente e il vivente come un cristallo che mantenga attorno a s, e nella sua
relazione con lambiente, una permanente
metastabilit. G. Simondon, Lindividuazione psichica e collettiva, trad. it. di P.
Virno, DeriveApprodi, Roma 2001, p. 87. Simondon recupera dalla fisica la nozione di
metastabilit, applicandola all'ontologia.
In fisica la metastabilit una condizione
di equilibrio che si differenzia dal cosiddetto equilibrio stabile, poich ad essa non
corrisponde un minimo assoluto di energia. Un sistema in equilibrio metastabile
si mantiene in condizione di equilibrio per
un tempo indeterminato, fino a che non
viene fornito al sistema un quantitativo
sufficiente di energia. Se l'energia fornita
sufficiente, essa sblocca la condizione
di stabilit del sistema, conducendolo ad
un'ulteriore condizione di equilibrio metastabile. Ora, il processo di individuazione
psichica e collettiva che descrive la vita
sociale sempre al limite del disequilibrio
o, appunto, in equilibrio metastabile, e tale
condizione permette il passaggio da una
fase di individuazione allaltra. Per Stiegler,
lindividuazione sempre al tempo stesso
psichica e collettiva, ed precisamente
questo al tempo stesso che costituisce il
sapere come tale, e come legame originario e indissolubile []: proprio nella misura
in cui il sapere sapere solo a condizione
di una sua condivisione [partage], del suo
divenire-pubblico, che lIo, come individuo
psichico, non pu essere pensato se non
come appartenente a un noi, che individuo collettivo, B. Stiegler, Renchanter le
monde, cit., p. 141.

21 Ibidem.

23 M. Lazzarato, La fabbrica delluomo


indebitato, DeriveApprodi, Roma 2012
24 G. Deleuze, F. Guattari, L'Anti-Edipo,
cit., p. 267.
25 Cfr. M. Lazzarato, La fabbrica dell'uomo indebitato, DeriveApprodi, Roma 2012,
p. 164.
26 G. Deleuze, F. Guattari, L'Anti-Edipo,
cit., p. 268.
27 Cfr. F. Berardi Bifo, La fabbrica
dell'infelicit. New economy e movimento del cognitariato, DeriveApprodi, Roma
2002.
28 Oltre alle considerazioni di Stiegler
e Berardi, importante lanalisi di T. Terranova, Attention and the Brain, Culture
Machine, 2013.
29 F. Berardi Bifo, The Soul at Work, cit.,
p. 197.
30 B. Stiegler, Elements de neguanthropologie, (testo della conferenza tenuta a Nijmengen, 1 febbraio 2016).
31 Ibidem.
32 Ibidem.
33 J. Wambacq, B. Buseyne, B. Stiegler,
We moeten de quasi-oorzaak van het
niets worden, van het nihil., Uil Van Minerva, 2015.
34 Cfr. G. Deleuze, Logica del senso,
trad. it. di M. De Stefanis, Feltrinelli, Milano 2005, p. 147.
35 Ci riferiamo principalmente allopera I. Prigogine, I. Stengers, Order Out of
Chaos: Mans New Dialogue with Nature,
Bantam Books, New York 1984 (versione
inglese rivista e ampliata del noto La nouvelle alliance. Mtamorphose de la Science, Gallimard, Paris 1979).

36 I. Prigogine, La fine delle certezze. Il


tempo, il caos e le leggi della natura, trad.
it. di L. Sosio, Bollati Boringhieri, Torino
2014, p. 68.
37 I. Prigogine, I. Stengers, Order Out of
Chaos, cit., p. 176.
38 A. Toffler, Science and Change, in
ivi, p. xxiv.
39 I. Prigogine, I. Stengers, La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, a cura
di P.D. Napolitani, Einaudi, Torino 1984.

l ap o berti

vii

Fantasie Accelerate.
Unuscita di sicurezza della sinistra?

I am not an advocate for frequent changes in laws and constitutions. But laws
and institutions must go hand in hand with the progress of the human mind.
As that becomes more developed, more enlightened, as new discoveries are
made, new truths discovered and manners and opinions change, with the change
of circumstances, institutions must advance also to keep pace with the times.
We might as well require a man to wear still the coat which fitted him when a boy
as civilized society to remain ever under the regimen of their barbarous ancestors.
Thomas Jefferson

Premessa

Gli autori del manifesto parlano un


dialetto che non tra quelli che conosco meglio nella babele di dialetti in
cui la sinistra, un po ovunque, perde
se stessa e perde il filo del discorso
politico; ma cerchiamo dintenderci,
tenendo docchio i fatti e i processi.
Apprezzo, in primo luogo, il taglio
pragmatico e il linguaggio diretto.
una salutare boccata daria fresca
rispetto agli arzigogoli ideologici e
al dannunzianesimo sotto cui buona
parte della sinistra italiana ha seppellito la capacit di elaborare e
comunicare punti di vista sensati e
praticabili. Lintero testo percorso da una tensione, che considero
altamente positiva, fra la visione
sufficientemente chiara, anche
se non fondata analiticamente, di
un mondo che profondamente
cambiato rispetto a quello su cui
la sinistra tradizionale ha tarato le sue proposte e i suoi comportamenti, e lesigenza, fortemente avvertita, di mettersi al
113

passo dei cambiamenti in atto, specialmente nella sfera della tecnologia.


Apprezzo, in secondo luogo, il netto
rifiuto di una politica di sinistra intesa
come una politica del senso comune
[folk politics] basata su localismo,
azione diretta ed inesauribile orizzontalismo (Punto 0.3: Manifesto:
sul futuro). Sono daccordo, infine,
con lidea che bisogna attrezzarsi
per una battaglia culturale che non
pu non essere, a mio avviso, che
di lunga durata, qualche decennio
almeno, per sedimentare i germi di
una nuova mutazione antropologica. Mi piace anche la critica del
keynesismo di ritorno, ennesima
riprova della pigrizia mentale
della sinistra, nonch il riconoscimento dellimpossibilit di riprodurre le condizioni del fordismo
su cui ha poggiato, per decenni,
la proposta socialdemocratica.
Si tratta, dunque, di prendere
il largo per battere altri mari alla
ricerca di nuovi approdi. Daccordo. Vediamo pi da vicino.
Laccelerazionismo si pone

come una proposta che mira a disincagliare la politica della sinistra dalla
deriva minoritaria e conservatrice,
cui la condanna la totale assenza di
unanalisi aggiornata della composizione sociale e lincapacit di intendere la mutazione culturale, addirittura antropologica, che ha investito
gli abitanti dellultimo scorcio del
secondo millennio. Nellincapacit di abitare il presente, si persa
anche la capacit di frequentare il
futuro. Come spesso accade nelle
famiglie nobili decadute, si rimane
prigionieri di un passato glorioso,
avvolto nellaura del mito, ma senza neanche i mezzi per fare la manutenzione dei beni di famiglia. Le
erbacce fanno il resto, rendendo
impraticabile le dimore di un tempo. Laccelerazionismo spazza via
tutto ci, cerca di afferrare energicamente le dinamiche del presente e di proiettarsi verso un
futuro che si presenta, tuttavia,
piuttosto nebuloso e incerto.
Lanalisi che fa da sfondo alla
proposta e dovrebbe sostener-

la mi sembra decisamente carente, se


non addirittura banale e superficiale.
E non aiuta il ricorso insistito a metafore piuttosto che a tagli concettuali e
a prospettive analitiche. Un altro vuoto che spesso fa zoppicare largomentazione la mancanza di una teoria
del funzionamento della societ. Ma
di questo pi avanti.
Verrebbe voglia di commentare
punto per punto questo testo cos
ricco di suggestioni e di provocazioni,
oltre che di temi rilevanti. Ma mi limiter a qualche osservazione sparsa,
seguita da alcune considerazioni di
carattere generale.
Osservazioni sparse

La parte che, forse, mi lascia pi


insoddisfatto quella dedicata alla
Congiuntura. I temi scelti per
definirla, mi sembrano banali, anche se veri; giustapposti, invece che
elaborati allinterno di una visione
prospettica. Non hanno la poderosa capacit di dischiudere orizzonti
interpretativi che ancora oggi ha
lapodittica affermazione che apre
il Manifesto del partito comunista:
La storia di ogni societ sinora
esistita storia di lotte di classi.
Pur senza la pretesa anche solo
di imitare la pregnanza e la generalit di questa affermazione,
dovremmo riuscire a individuare
una chiave che ci fornisca laccesso al presente, unica e imprescindibile possibilit di gettare
uno sguardo sul futuro.
Io credo che, finch non comprendiamo e non analizziamo a
fondo perch siamo qui, oggi,
non riusciremo a immaginare un
futuro diverso e, soprattutto,
una transizione praticabile. Lo
snodo decisivo, su cui occorre
fissare lo sguardo sono gli anni
114

settanta, quel fatidico decennio che inizia con il dollaro che cessa di essere
convertibile in oro, ponendo fine a un
mondo, e si conclude con larrivo al potere di Reagan e Thatcher. Nel mezzo
di quel decennio ci sono tante altre
cose, ma l, in quei due passaggi, che
il corso della storia cambia binario. E,
come quasi sempre avviene nelle vere
e profonde svolte della storia, quasi
nessuno se ne accorto, continuando a fissare lo sguardo su un oggetto
che non cera pi. Naturalmente, non
penso che Nixon, Reagan o la Thatcher abbiano scelto la storia: la storia
che ha scelto loro, perch si erano
esaurite le spinte e le energie sociali,
culturali ed economiche che avevano trainato il trentennio del compromesso keynesiano o socialdemocratico, se si preferisce. Occorre
capire perch quella svolta, operata
democraticamente, ha conquistato
un consenso maggioritario e perch, in tutto il mondo, la sinistra
politica, nelle sue varie espressioni,
non pi stata in grado di elaborare un progetto vincente e convincente. Una risposta stata data e,
probabilmente, quella giusta: era
cambiata la composizione sociale.
Ma nessuno, a sinistra, a parte
luso di alcune metafore (dalle pi
antiche, come loperaio sociale,
alle pi recenti, come la moltitudine) ha veramente fatto i conti
con la configurazione reale della
societ attuale; con i vissuti che
in essa si intrecciano; con i modi
concreti in cui i soggetti costruiscono o rinunciano a costruire
i loro percorsi di vita e condividono pezzi di immaginario di cui
sempre pi incerta lorigine;
con i modi attraverso cui prendono coscienza del loro vivere in
societ come individui formalmente liberi. Nessuno ha cercato di capire quale strada avesse

intrapreso la ricerca della felicit, sia


a livello individuale che, se esiste, a livello collettivo. Insomma, ce ne sarebbe, ma comunque da qui che occorre
ripartire, per ricostruire unimmagine
maneggevole della societ in cui viviamo. un percorso lungo e accidentato, che molto probabilmente, non ammette e non consente accelerazioni.
Punto 1.2
Sulla congiuntura

Il tema del collasso del sistema


climatico del pianeta e quello connesso dellesaurimento terminale
delle risorse hanno entrambi una
valenza politica, ovviamente, ma
non possono essere agitati ingenuamente, a pi di un quarantennio
dalle previsioni catastrofiche del
Club di Roma (nellipotesi che
tutte le variabili seguano landamento attuale). Per essere allaltezza dei problemi cui essi alludono,
andrebbero discussi nella prospettiva di una teoria dellantropocene,
ossia tenendo conto del fatto che
ormai la presenza delluomo sulla
terra ha creato un nuovo scenario probabilmente irreversibile, ma
solo controllabile mediante opportuni adattamenti che lambiente ci
impone tramite le catastrofi. Si
apre, probabilmente, una nuova
prospettiva filosofico-antropologica che dovrebbe indurci a ripensare radicalmente il rapporto
uomo-natura e il modo in cui le
nostre societ lo vivono. Si tratterebbe di ripensare le istituzioni, le norme scritte e non scritte,
cui abbiamo affidato, in un cammino millenario, la possibilit di
riprodurre la nostra specie sulla
base di quellinvenzione antropologica che la societ. Impresa titanica, di cui non si vedono

allorizzonte le energie che la potrebbero sorreggere.


Quanto alla continua crisi finanziaria, innegabile, ma forse va invocata
per il motivo opposto a quello per cui
la richiama il Manifesto per una politica accelerazionista: non come segno
di debolezza del capitalismo, ma come
celebrazione della sua vitalit. Ritengo, da sempre, che le crisi finanziarie
siano endemiche, addirittura funzionali, nel sistema capitalistico, in
quanto sono intimamente connesse
al suo modus operandi e discendono
dallimpulso a superare qualsiasi limite e ostacolo, che ne la cifra fondante oltre che il fattore di perenne
attrazione. Lidea che di crisi in crisi il capitalismo si scavi da solo la
fossa fino alla crisi risolutiva, dopo
essere stata solennemente consacrata nella legge della caduta
tendenziale del saggio di profitto,
miseramente naufragata contro la
dura quanto imprevedibile dinamica
dellinnovazione e appare ormai infantilmente consolatoria e pericolosamente fuorviante. Le risposte
politiche e istituzionali alle crisi
finanziarie, e gli eventuali conflitti che le accompagnano sono uno
dei propellenti fondamentali del
cambiamento sociale. Oggi abbiamo la soluzione dellausterit, che,
per quanto miope e inefficace,
la risposta anche a distorsioni e
deviazioni provocate dal modello precedente (keynesiano). Settantanni fa avemmo la soluzione
del New Deal e del keynesismo,
che ebbero successo anche perch ponevano rimedio agli eccessi del modello precedente (liberistico). Le crisi, comprese quelle
finanziarie, certificano lo stato
di buona salute del capitalismo.
Le politiche si rivelano come
meri epifenomeni del processo
metabolico del capitalismo. En
115

passant, non mi sembra che la crescente automazione dei processi produttivi sia la prova della crisi secolare
del capitalismo, ma piuttosto la prova
dellinesauribile energia che il capitalismo in grado di sprigionare mediante
linnovazione scientifica e tecnologica
rivolta a rigenerare e ad ampliare le
fonti del profitto. Quella che in crisi,
secolare o meno, la societ nel suo
insieme, che chiamata a governare
questi processi e che da troppo tempo si dimostra incapace di farlo. In
questo vuoto di governo si infilato
un potere nuovo e antico al tempo
stesso, ma comunque dirompente:
il potere economico e finanziario.
Nessun contro-potere si profilato
allorizzonte, se si prescinde, com
giusto fare, dai patetici, se non finti,
tentativi di regolamentare i mercati
(antitrust).
In ogni caso, penso siamo daccordo sul fatto che le crisi finanziarie,
come tutte le crisi, sono anche
unopportunit. Il problema che attualmente nessuna teoria affronta
che non abbiamo gli strumenti
per individuare il range di possibilit realmente praticabili e i modi
per tradurle in realt. Un vuoto
che nessun esercizio retorico in
grado di riempire. Forse quello che il Manifesto intende dire al
Punto 1.3. (Sulla Congiuntura).
Punto 1.5
Sulla congiuntura

Parlare di un approccio sistematico alla costruzione di una


nuova economia unindicazione indubbiamente accattivante,
ma nessuno ha ancora spiegato
cosa comporta, anche se in tanti
in questo periodo si esercitano
a disquisire di nuova economia
e a dettare ricette, pi o meno

fallimentari o puramente astratte.


Costruire un nuovo sistema economico, nel pieno senso della parola ovvero
concepire un nuovo modello e attuarlo, unimpresa estremamente ardua
e, francamente, non so se alla portata della nostra civilt. Lesperienza
storica recente ci dimostra, inoltre,
che estremamente pericoloso e socialmente costoso anche solo tentare
di costruirla. Il liberalismo economico
ha vinto e continua a vincere perch
ha preso unaltra strada e ha puntato prevalentemente (non esclusivamente) sullinterazione spontanea
fra le scelte che gli uomini compiono
a partire dai loro interessi individuali, anche se nelle loro motivazioni
possono entrare considerazioni non
strettamente individualistiche ed
egoistiche.
Lo stesso discorso vale, ovviamente, allorch si afferma che
necessaria una pianificazione
post-capitalista (Punto 3.8).
A mio avviso, al momento attuale, resta aperta solo la via di uninterferenza locale (non in senso
geografico) ovvero circoscritta
a tematiche specifiche con i processi dominanti che di volta in volta si presentano nel divenire della
societ. Spero sia chiaro che non
penso affatto a forme, per quanto
nuove, di localismo neo-primitivista che gli autori del Manifesto
giustamente criticano e rifiutano.
Queste "interferenze" potranno
certo entrare in rete e dare luogo a processi cumulativi, ma difficilmente faranno massa critica.
A meno di eventi catastrofici.

Punti 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.7


Manifesto: Sul futuro

Tutti vogliamo lavorare meno, Il


capitalismo ha iniziato a reprimere le
forze produttive della tecnologia (in
realt lha sempre fatto, in un modo
o nellaltro), Non vogliamo tornare
al fordismo, Liberare le forze produttive latenti, Accelerare il processo dellevoluzione tecnologica.
Non si pu che essere daccordo con
queste affermazioni/proclamazioni
che hanno semmai il difetto di essere troppo generiche. Lasino, tuttavia, casca dopo, quando si tratta di
passare allatto pratico. Il rifiuto del
lavoro l'abbiamo gi visto. Ci si pu
riprovare, ma le chance non sono
migliorate. Nel frattempo, il mondo
e lo statuto dei lavori sono radicalmente cambiati (vedi lExcursus pi
avanti).
Considerazioni di carattere
generale: lo scandalo del potere
economico e finanziario

Ho gi detto che mi ha colpito


la povert di analisi su cui poggia
lipotesi accelerazionista. Voglio
sottolineare anche che questo il
meno marxiano, per non dire il pi
antimarxiano degli atteggiamenti.
Per Marx limpegno fondamentale
era la critica del presente, non
lelaborazione di ricette per il futuro. Qui siamo allopposto: la ricetta anticipa la critica, la bypassa. Io credo invece che, in tutto
il mondo, la sinistra ha perso, e
continua a perdere, non perch
non abbia proposto le ricette giuste, ma perch non pi stata in grado di elaborare una visione giusta, critica, del mondo
presente, delle metamorfosi del
capitalismo e, quindi, di offrire
116

una narrazione vincente e convincente,


venendo incontro alle mutate esigenze
e aspettative di gran parte delle persone. Nessuno ancora, a sinistra, ha
avuto il coraggio intellettuale e la capacit critica di spiegare perch, alla
fine degli anni settanta la proposta
politica vincente ha preso il nome di
reaganismo e thatcherismo. In questa
prospettiva, almeno due temi mi sembra propongano una sfida formidabile
a chi voglia prima di tutto capire cosa
in ballo e qual la posta in gioco.
In primo luogo, sebbene, da almeno
un ventennio, il tema della globalizzazione sia uno dei pi frequentati
nel discorso pubblico mondiale, siamo ancora ben lontani da averne
svolto tutte le implicazioni. Manca
ancora la piena percezione del fatto
che la maggior parte dei problemi
economici, sociali, culturali, psicologici e, quindi, politici che fanno
dramma nei singoli paesi e si riversano, talora, nellarena globale, sono
semplicemente il portato dei flussi e dei campi di tensione generati
dalla globalizzazione ovvero dalla
progressiva interconnessione delle
scelte e dei destini di tutti gli abitanti del pianeta. Siamo in mezzo al
guado, nel pieno di una transizione
fra assetti complessivi. Le crisi
locali, meno locali e generali che
stiamo vivendo in tutti gli ambiti
della vita collettiva, compreso il
terrorismo, non sono che gli inevitabili scossoni di questo gigantesco processo di assestamento della societ globale. Ed nelle linee
di faglia di questo processo che
si annidano, si offrono, le opportunit di cambiamento, di fronte
agli snodi che quasi quotidianamente ci obbligano a scegliere (o
a subire). Anche in una prospettiva accelerazionista.
In secondo luogo, stupisce
che un occhio accelerazionista

non abbia scorto che la finanza rappresenta oggi il principale fattore di


accelerazione dei processi capitalistici e il protagonista dellaccelerazione
impressa allevoluzione del sistema nel
suo complesso. La concentrazione finanziaria a livello globale, da cui discende il dominio dell1% o meglio dello
0,1%, il risultato pi dirompente del
processo di globalizzazione. Limprovvisa quanto impetuosa accelerazione
che si realizza nella finanza globale
sta sconvolgendo il mondo di ieri in
modi e misure che ancora stentiamo
ad afferrare. La reazione debole,
incerta, quando c. Le stesse istituzioni che dovrebbero garantire la
metabolizzazione sociale dei processi dinnovazione pi minacciosi per la
tenuta della societ si aggirano nel
paesaggio economico come pugili
suonati. Nessun domani pensabile,
a portata di mano, se non si viene a
capo della feroce anomalia che ha
preso forma con la finanza globale
e dellintollerabile ferita che incide
nel corpo sociale con larma della
disuguaglianza estrema e della distruzione di ogni forma di governo
politico (democratico).
In altre parole la carenza pi
grave e invalidante del Manifesto
mi sembra essere la totale assenza di un riferimento alla problematica del potere, che a me sembra,
invece, il problema dei problemi.
Se c un evento catastrofico, nel
mondo in cui viviamo, al di l delle
minacce ambientali che periodicamente riecheggiano, non solo
nella loro materialit, ma anche
come componenti di un discorso
politico alternativo che non riesce a decollare, se c un evento veramente catastrofico, che
segna irreversibilmente il nostro tempo, questo lassoggettamento del potere politico al
potere economico, con la con-

seguente formazione di un potere oligarchico globale che cancella la sfera


della mediazione politica dallo strumentario del governo delle cose e degli
uomini. Si tratta di un passaggio che
potrebbe segnare la fine della modernit come labbiamo conosciuta, che
stata segnata dal tentativo generoso,
seppur non riuscito, di rendere tutti
partecipi del potere, di fare di tutti gli
azionisti di quellimpresa suprema
che il governo della societ.
Oggi, mentre osservatori che poco
osservano e tanto meno capiscono,
si attardano a elencare i difetti delle
democrazie e la carenza di legittimazione di governi e politici, tutti
problemi reali, beninteso, non ci si
accorge che il problema principale
lo svuotamento della democrazia.
La democrazia ha perso l'anima, che
era il conflitto sociale. Era il conflitto sociale che dava senso e contenuto alla rappresentanza, ai corpi
intermedi. Oggi il potere stato asportato dalle istituzioni democratiche, che sono rimaste gusci vuoti,
ed stato trasferito altrove, nelle
mani di un manipolo di persone che
governano i giganti dell'industria
e della finanza globali, i quali non
sono assoggettati, di fatto, ad alcuna regola democratica generale
e, per di pi, sono in grado di addomesticare o addirittura dettare
le regole che li riguardano direttamente. Il conflitto sociale ha
perso il suo habitat tradizionale,
la fabbrica fordista, e si frammentato in movimenti molecolari che non riescono a sviluppare egemonia. Il lavoro non
pi quella poderosa leva della
socializzazione che alimentava
il conflitto. Non stiamo parlando di tendenze; parliamo di cose
gi avvenute, che ci lasciano
disarmati e afasici. Dobbiamo
tornare a guardare nel sociale
117

con occhi sgombri da schemi e ideologie ormai arrugginiti, magari con laiuto di qualche algoritmo.
Il cambiamento cui abbiamo appena
alluso un evento che mina alle radici
il patto democratico che, seppure in
maniera sempre pi insoddisfacente,
ha assicurato la coesione delle societ moderne. Se vogliamo essere
seri, o anche solo efficaci, a questo
livello che va posta la sfida politica del
presente. Occorre riscrivere il patto sociale implicito ed esplicito che
depositato nelle nostre costituzioni e
che non contempla il disciplinamento del potere economico. E non c
altra via se non quella di spingere e
convincere i governi a fare propria
questa istanza e a muoversi nella prospettiva di una riforma della
legge fondamentale che finalmente
ponga limiti e vincoli alla conquista
e allesercizio del potere economico, rendendolo socialmente sostenibile. Se non riusciamo a cambiare le norme e le istituzioni che
regolano (o provano a regolare) il
funzionamento della societ, altamente improbabile che si riesca
a imbrigliare i poteri esorbitanti
che ci stanno minacciando.
La fallacia costruzionista

C' una cosa che purtroppo accomuna il piglio innovativo e sanamente provocatorio del Manifesto accelerazionista con la sinistra
pleonastica ed quella che vorrei
chiamare la fallacia costruzionista, che poi l'aporia contro cui
si schiantato, storicamente, il
progetto comunista in tutte le
sue accezioni. Voglio dire l'idea
che la realt sociale possa essere plasmata sulla base di un
progetto consapevole, qualunque ne sia la natura e il modo

in cui si arrivati a definirlo. Se l'idea


che un progetto consapevole fosse in
grado di condizionare in misura significativa l'evoluzione sociale poteva
ancora avere una sua plausibilit rispetto a societ piccole e sufficientemente semplici, categoricamente
escluso che ci si possa applicare
alla complessit della societ globale.
Purtroppo per tutti, il cambiamento
sociale ed economico procede sulla
base dell'interazione di una miriade
di comportamenti e di scelte, i cui
effetti sono per lo pi imprevedibili,
se non in termini molto generali. Neanche con un monitoraggio high frequency. E, quel che pi conta, sono
anche largamente incontrollabili.
Questo per me un punto decisivo e irrinunciabile. Ci tengo molto, lo considero una sorta di punto
archimedico su cui appoggiare un
modo nuovo di guardare al divenire
sociale, che faccia leva sul presente
per sollevare il futuro all'altezza del
nostro sguardo. Credo che non sia
possibile perseguire nuovi progetti collettivi di azione sociale senza
acquisire, attraverso l'analisi, la
piena comprensione di quali siano
i fattori che concorrono a determinare il divenire sociale e, pi in
generale, del modo in cui funziona il metabolismo della societ. Vi
sono strutture, comportamenti,
valori, che sono in larga misura
il risultato di un'infinit di azioni ripetute e sedimentate al di
fuori di qualsiasi progettualit.
Esiste, ritengo, una sorta di DNA
della societ che muta solo lentamente e impercettibilmente
sulla base di deviazioni dalla norma che il tempo e l'esperienza
selezionano e valorizzano. Era, e
forse ancora , compito del conflitto sociale farlo. Talora, il loro
assestamento assume la forma
di una crisi generale che scuote

dal profondo i pilastri che sorreggono


e garantiscono la riproduzione della
societ evitando le pulsioni autodistruttive, che pure esistono e talvolta si
manifestano.
Gli autori del Manifesto sembrano
essere consapevoli, almeno in parte,
di questa problematica, tanto che,
al Punto 3.21 (Manifesto: Sul futuro),
dichiarano esplicitamente: laddove
non possiamo prevedere il risultato
esatto delle nostre azioni, possiamo
comunque probabilisticamente determinare degli intervalli di risultati
probabili. Il problema che poi non
svolgono tutte le implicazioni che da
questa osservazione si riverberano,
necessariamente, sullintero impianto del loro discorso.
I progetti tramite cui gruppi pi o
meno vasti di persone perseguono
determinati obiettivi di cambiamento sociale sono solo una delle forze
in campo e, spesso, non tra le pi
rilevanti, anche nei casi in cui arrivino a coinvolgere fette consistenti
di popolazione. Essi possono certamente generare spostamenti, sedimentare nuovi valori, nuove pratiche, nuove regole, ma anche qui,
andando al di l, se non addirittura
contro quello che l'esplicito disegno originario contemplava. L'eterogenesi dei fini una delle caratteristiche sistemiche del mondo
sociale in cui siamo immersi. L'esempio pi celebre e sorprendente , forse, quello illustrato da
Adam Smith sotto l'etichetta della "mano invisibile. uno stato di
cose difficilmente accettabile da
parte dellhomo faber, che riuscito a domare la natura, ma non
riesce ancora a domare la societ in cui vive.
La vita quotidiana di una societ umana fatta di una miriade
di decisioni e di scelte individuali
che implicano l'integrazione nel
118

tempo e nello spazio fra i membri che


la compongono e una pi o meno ampia cooperazione, implicita o esplicita.
Solo una minima parte di queste decisioni e scelte frutto di un accordo
preventivo fra gli individui coinvolti e,
tanto meno, discende da un disegno
condiviso in vista del raggiungimento
di determinati fini.
Tutte queste decisioni e scelte vengono assunte in un contesto di regole
per la massima parte pregresse e interiorizzate e, in misura infinitamente
minore, sulla base di regole che sono
il frutto di innovazioni o modifiche, e
sotto la pressione di incentivi e disincentivi che queste regole pongono
in essere.
In ogni societ, il sistema delle
regole, che, bene avvertire, quasi
mai del tutto coerente al proprio
interno, decisivo, come decisivo
il modo in cui le regole vengono
fatte valere e altrettanto decisiva
la misura in cui esse vengono spontaneamente rispettate e, inversamente, la quantit di coloro che
non le rispettano. L'influenza che i
singoli, da soli o associati, sono in
grado di esercitare sul processo di
formazione e attuazione delle regole misura esattamente la quantit di potere che ciascuno detiene
per concorrere a determinare i
destini della societ. chiaro che
il singolo individuo, specialmente
se isolato, dispone di un potere di
condizionamento infinitesimale,
se non nullo, mentre il massimo
di potere si trova consegnato
nelle mani di coloro cui istituzionalmente affidato il compito
di disegnare e amministrare le
regole nonch di coloro che, per
ragioni non istituzionalmente
previste, si trovano a disporre
di un potere di condizionamento estremamente elevato, come
nel caso dei gestori delle gi-

gantesche organizzazioni economiche


e finanziare che dominano la scena
mondiale. La partita del potere, in cui
si decidono i destini della societ, si
gioca fra questi attori. Allo stato attuale, l'esito della partita, almeno nel
breve periodo, segnato.
La fallacia costruzionista si annida
nei luoghi pi impensati. Potremmo
far funzionare il capitalismo per la
maggioranza di noi anzich solo per
un numero ristretto" (Reich 2015, 21).
"Crediamo che qualsiasi post-capitalismo richieda una pianificazione
post-capitalista" (Manifesto per una
politica accelerazionista, 3.8 - Manifesto: Sul futuro). Cambiare il paradigma economico (Rifkin 2014). In
contesti culturali assai lontani, ma
con accenti simili, questo il mito,
di origine faustiana, che aleggia
nelle file di una sinistra che, consapevole delle tragiche sconfitte
del Novecento, ha abbandonato
la prospettiva del rovesciamento
rivoluzionario del capitalismo ed
alla ricerca di un obiettivo pi realistico e convincente, ma che sempre comporta lassunto di poter
guidare la societ.
Quando sento parlare di "progetto", di "piano", di "pianificazione" in campo politico e sociale,
mi prende subito un senso di sgomento e di preoccupazione, perch so quanto l'esperienza storica
ci ammonisca che ogni volta che
un gruppo di uomini, comunque
ben intenzionati, si propongono
di attuare un progetto di cambiamento sociale, di pianificare una
trasformazione della societ,
prima o poi, di fronte a una realt
inevitabilmente
recalcitrante,
nasce la tentazione di usare un
po' di costrizione, un po' di violenza per spingere la realt ad
adeguarsi. I risultati sono ampiamente noti. Credo che nes-

suno voglia ripetere quelle esperienze,


anche se in molti, prima o poi, saranno
tentati di farlo, dimentichi dalla storia
e abbagliati dallutopia. Occorre cercare altre strade.
Il problema di oggi non quello di
escogitare un'ennesima "ricetta per
l'osteria dellavvenire", secondo l'ironica espressione di un noto agitatore
politico del sec. XIX. Di ricettari
tristemente piena la storia sociale
dell'occidente. Nel migliore dei casi
sono serviti a decretare la fortuna
di qualche intellettuale. Lo pensava
anche Tronti: Premettere il modello
di una societ dellavvenire allanalisi
di quella attuale un vizio ideologico
borghese che solo le plebi oppresse
e gli intellettuali davanguardia potevano a ragione ereditare (Operai e
capitale 1966, 19).
Il mito dellaccelerazione

Ma veniamo al senso di ci che


l'uso del termine "accelerazionismo" lascia intendere. Si tratterebbe
di una rivoluzione che non va "contro" l'ordine esistente, come fanno
tutte quelle che sono state finora
concepite e tentate, ma verso,
non ritirarsi dal processo, ma
andare pi lontano, accelerare il
processo, come indica uno degli incunaboli dellaccelerazionismo (Deleuze-Guattari 1975, 272).
Si tratta di una rivoluzione che
pro-attiva rispetto allo stato di
cose che intende mutare. Se di
rivoluzione si pu parlare, se ce
n una, come si chiedevano, denunciando qualche opportuna
incertezza, Deleuze e Guattari.
Prudenza che gli accelerazionisti
hanno baldanzosamente accantonato.
Laccelerazionismo appare pi
un capitolo dellestetica, sulla
119

scia del mito della velocit propugnato dal futurismo italiano, che una nuova prospettiva politica. Vengono in
mente le parole con cui Walter Benjamin condanna il futurismo quale estetizzazione della politica, parole non
a caso richiamate da un severo critico dellaccelerazionismo (Noys 2014,
17), specialmente quando afferma
che c una discrepanza tra lesistenza di poderosi mezzi di produzione
e la insufficienza della loro utilizzazione nel processo di produzione, che
si manifesta nella disoccupazione e
nella mancanza di mercati di sbocco e che genera la guerra imperialistica come ribellione della tecnica
(Benjamin 1966, 48). Non voglio dire,
ovviamente, che sia questa la prospettiva in cui si muove laccelerazionismo, per lo meno nella declinazione di sinistra, ma mi sembra
evidente che esso poggia su di una
analoga mitizzazione della tecnica,
con la velocizzazione dei processi
che essa provoca. La metafora del
lunapark, in cui Benjamin vede una
sorta di vaccinazione nei confronti
della possibile intossicazione tecnologica della societ al tempo
stesso la proiezione dellesperienza della velocit cui lumanit
destinata a piegarsi. Ma lui faceva
ancora affidamento sul comunismo e sul potere del proletariato.
Del resto, il richiamo dellaccelerazionismo alle forze produttive
della tecnologia, alla necessit
di liberare le forze produttive
latenti, di accelerare il processo dellevoluzione tecnologica,
in quanto trampolino di lancio
verso il post-capitalismo, ha un
accento decisamente mitologico, non certo fattuale. Lincrollabile certezza di poter piegare gli
esiti tecnologici dello sviluppo
capitalistico a usi socialmente
alternativi non poggia su alcuna

analisi delle caratteristiche effettive


del mondo che viene avanti delle macchine animate dall'intelligenza artificiale e tanto meno prende in considerazione le inedite problematiche che
esso pone rispetto al rovesciamento
possibile del rapporto uomo-macchina. Viene in mente, anche qui, un
episodio lontano ma significativo, opportunamente richiamato ancora da
Noys (2014, 27): il sogno leninista di
un taylorismo proletario che, accrescendo la produttivit, servisse
a liberare tempo per gli operai che
avrebbero cos potuto partecipare
alla costruzione del nuovo regime
socialista. Sappiamo come andata.
Ma sappiamo anche che non poteva
andare diversamente, perch linnovazione capitalistica, organizzativa o tecnologica che sia, porta le
stigmate del contesto in cui stata
concepita e delle finalit cui deve
servire. Oggi siamo di fronte a innovazioni scientifiche e tecnologiche che sostituiscono il lavoro vivo
a ritmo accelerato e su di una scala
mai vista. Dovremmo gioirne, e invece siamo impegnati a ricercare
i modi per evitare che questo lavoro liberato si trasformi direttamente in lavoro inutile, in disoccupazione. Problema terribile, cui,
temo, non si pu neanche tentare
di porre rimedio, se non mettendo
radicalmente in discussione i dispositivi che attualmente regolano
la distribuzione (e la redistribuzione) del reddito e della ricchezza.
Lutopia comunista di una societ
che guida e regola la tecnologia
e le macchine rimasta tale.
Resta il fatto che questa una
sfida che va raccolta, anche se
non con lottimismo dellintelletto che anima gli accelerazionisti. Londata montante della tecnoscienza di origine capitalistica
attaccabile e la si pu costrin-

gere, entro certi limiti, a rifrangersi su


lidi diversi, dando vita a dinamiche oggi
impensabili.
Gli accelerazionisti pongono giustamente laccento sui mutamenti
profondi che il progresso scientifico e tecnologico sta determinando,
in particolare, nella sfera del lavoro.
Ammaliati dallespansione del general intellect di marxiana memoria, non
sembrano accorgersi che la faglia
critica che spacca il mercato del lavoro mondiale non quella, storica,
fordista potremmo dire, fra lavoro
materiale e lavoro intellettuale, ma
quella fra lavoro di routine e lavoro
non di routine. Ai fini dellespansione
e della gestione del general intellect,
quello che conta il sottoinsieme,
relativamente ristretto, dei lavoratori intellettuali non di routine e
ad alta qualificazione, che rappresentano poco pi del 18% della popolazione lavorativa. Pi in generale,
negli Stati Uniti il lavoro di routine,
che rappresentava il 60% circa
delloccupazione a met degli anni
settanta sceso al 40%, mentre
esattamente linverso avvenuto
per il lavoro non di routine. Questo
ci dice che la nozione di capitalismo cognitivo, pur cogliendo uno
degli aspetti che segnano, attualmente, levoluzione del capitalismo globale, risulta decisamente
parziale e riduttiva riguardo al
quadro economico effettivo. Il
capitalismo continua a essere una
realt assai complessa e diversificata, in cui convivono e si combattono dimensioni economiche
e rapporti sociali molto diversi.
Vi convivono formazioni capitalistiche stratificate, frutto di
stagioni diverse e caratterizzate
da dinamiche diverse. Lo spazio
fisico e sociale occupato dal
capitalismo non omogeneo,
attraversato da conflitti interni.
120

Il capitalismo sempre in lotta con


se stesso, condannato a quella fatica
di Sisifo che il processo di creative
destruction, di distruzione creatrice,
che ne determina lincoercibile dinamismo. Da questo processo emergono
continuamente nuove formazioni capitalistiche, che entrano in conflitto
con quelle precedenti. Il filo conduttore dato dall'innovazione scientifica e tecnologica che continuamente
riplasma il software incorporato nei
processi produttivi e, pi in generale,
nei processi economici in cui si articola la riproduzione della societ. Il
capitalismo cognitivo, se vogliamo
usare questa espressione, definisce
semplicemente lultima manifestazione delleterno processo di distruzione creatrice, che si installata ai
vertici del capitalismo globale. Ci
che la caratterizza lapplicazione,
sempre pi estesa e intensiva, della
conoscenza ai processi produttivi
e finanziari. Prendere la parte per
il tutto ed estendere la definizione
di capitalismo cognitivo alla realt tutta del capitalismo attuale
significa perdere di vista le contraddizioni che lo percorrono, le
linee di fuga che continuamente si
disegnano, creando spazi di cambiamento che si rischia di non
cogliere. Il capitalismo cognitivo definisce la tendenza dominante, la forza che distrugge e al
contempo crea, ma non descrive
necessariamente il capitalismo
che avremo. Scommettere sulla possibilit di addomesticare
quella tendenza e rivolgerla contro il capitalismo stesso unillusione che pu contribuire a
perpetuare lirrilevanza della sinistra. L'ipotesi accelerazionista
regge o cade con questa scommessa. L'impressione che gli
accelerazionisti sottovalutino,
forse deliberatamente, la solid-

it, addirittura l'inscindibilit del nesso che lega il progresso scientifico


e tecnologico al capitalismo e non si
rendano conto di quanto potenti siano
gli incentivi radicati nell'economia di
mercato. su questi, in definitiva, che
bisognerebbe tentare di agire.
In generale, e in conclusione, mi
sembra che lunico aspetto interessante e promettente dellapproccio
accelerazionista sia la proposta,
certamente innovativa per il pensiero della sinistra tutta, di provare a
porsi non solo contro, ma soprattutto dentro i processi di cambiamento indotti dallinnovazione tecnologica. Bisogna muoversi sulla
scia delle innovazioni prodotte dalle
imprese capitalistiche e tentare di
deviarne il corso, di stravolgerne la
cifra. Non unidea del tutto nuova. lidea, ripresa tanti anni fa da
Tronti nellintroduzione di Operai e
capitale, che le armi per le rivolte
proletarie sono state sempre prese
dagli arsenali dei padroni. Ma nella proposta accelerazionista di
accelerare i processi del presente
per andare allassalto dellavvenire
ricompare quella che ho chiamato
la fallacia costruttivista, lidea
che si possano deliberatamente
accelerare e guidare i processi
sociali in vista di una meta preventivamente e arbitrariamente
scelta. Rimaniamo chiusi nell'asfittica cucina dellavvenire. Il presente, come le sue opportunit, le
sue fratture, le sue congiunture,
resta fuori della porta.
La cifra del nostro tempo , indubbiamente, la legge di Moore
che, a sua volta, linveramento
dellaccelerazione che caratterizza il modo in cui la tecnologia e
la scienza, con le loro innovazioni,
entrano nella nostra vita, modificandone i ritmi e i contenuti e
riplasmando la societ. Laccel-

erazionismo, dunque, coglie bene un


fattore preminente del nostro destino
collettivo, ma gli sfugge, mi sembra, la
logica intima dellaccelerazione in atto
ovvero laccumulazione esponenziale:
della potenza di elaborazione dei chip,
dei dati stoccati in formato digitale.
Sono questi i fenomeni che stanno
sovvertendo le basi della nostra civilt, non tanto laccelerazione tecnologica in s, che si ripresenta pi o
meno regolarmente nel corso dello
sviluppo economico. Tutto questo
avviene sotto il ferreo controllo degli
incentivi connaturati al capitalismo
e in un regime di sostanziale casualit, nel senso che nessuno progetta e guida in vista di un approdo
definito. Sta emergendo, molto
probabilmente, una nuova variante
della specie umana, lhomo informaticus, un uomo che si alimenta di
informazioni e rilascia informazioni
nellambiente in cui vive. Sia chiaro,
questa dimensione "informatica"
sempre esistita nella vita dell'homo sapiens, ma fino alla rivoluzione
digitale la quantit d'informazione
che l'individuo era in grado di processare era mediamente assai ridotta e, soprattutto, statica, per
non parlare dell'informazione che
a vario titolo, consapevole e inconsapevole, immetteva nell'ambiente, che andava pressoch interamente perduta. Oggi, qualsiasi
individuo, dotato degli strumenti
informatici pi diffusi, in grado
di attingere a un'enorme quantit d'informazione e pu processarla per i fini pi diversi. Ma,
quel che pi conta e sorprende,
che una porzione rapidamente
crescente dell'informazione che
immettiamo nell'ambiente semplicemente interagendo con i
nostri simili viene immagazzinata e resa disponibile per gli usi
pi impensati. Sono i famosi big
121

data, che stanno invadendo e rivoluzionando l'ambiente digitale in cui sono


ormai immerse le nostre vite. Nel bene
e nel male, le nostre vite saranno sempre pi condizionare dalla manipolazione di queste gigantesche basi dati.
Esse saranno utilizzate per renderci
servizi oggi impensabili o per rivoluzionare la fruizione di quelli esistenti,
ma potranno essere utilizzate anche
per rendere sempre pi superflue le
nostre scelte, che saranno anticipate da un'intelligenza artificiale capace di leggerle nei nostri comportamenti quotidiani, come il fast food
automatizzato che sapr gi com'
la nostra colazione preferita e ce la
consegner al tavolo, dopo averla
preparata espressamente. O come
il medico robotizzato che, avendo
immagazzinato tutte le informazioni
che riguardano la nostra salute sar
in grado di fare una diagnosi estremamente precisa, confrontando
i nostri sintomi con quelli contenuti
in un immenso data base. Gi oggi,
con strumenti preistorici, i governi si propongono di monitorare i
fattori che determinano la nostra
percezione della felicit al fine di
adeguare le loro politiche praticamente in tempo reale. Gi oggi, la
psicologia sperimentale si ritiene
in grado di indicare quali sono gli
elementi di contesto suscettibili di spingere (nudge) in maniera
morbid gli individui a compiere le
scelte che i governi ritengono pi
appropriate. agevole, anche se
inquietante, immaginare lo scenario che si materializzer quando queste politiche potranno
avvalersi dell'elaborazione sistematica di gigantesche banche
dati. Di pi: attualmente, a raccogliere ed esplorare i big data
sono soprattutto le maggiori
imprese a livello globale. Chi
decider dell'accesso a questi

dati e del loro utilizzo? E, inoltre, siamo di fronte all'emergere di un nuovo e


drammatico divario fra chi dispone di
big data e chi no, fra chi pu accedervi
e chi no.
Sullo sfondo si profila la possibilit che emerga unaltra caratteristica, potenzialmente pi dirompente,
dellhomo informaticus. La millenaria
inclinazione dellessere umano ad associarsi in gruppi potrebbe trasformarsi nellattitudine compulsiva a
connettersi con i suoi simili tramite
reti informatiche, sovvertendo il senso universale del vivere in societ.
Si compirebbe, in tal modo, il processo di polverizzazione della societ che si prodotto nel trentennio
dellindividualismo mascalzone che
ha accompagnato e favorito laffermazione del progetto neoliberista.
Sarebbe linterramento della famosa, e famigerata, affermazione di
Margarethe Thatcher: Who is society? There is no such thing! There
are individual men and women.
Una societ fatta di individui interconnessi, alla ricerca delle ragioni
perdute dello stare insieme.
Di nuovo, penso siano questi alcuni tra i pi rilevanti interrogativi
posti dall'accelerazione esponenziale della tecnologia informatica,
in un mondo in cui la velocit si
imposta allagire umano sopraffacendone i ritmi. Interrogativi che
per laccelerazionismo non vede
o sottovaluta.
Unaltra fallacia si annida, a mio
avviso, nelle pieghe dellargomentazione, quella dellavanguardia
rivoluzionaria, che anticipa intellettualmente e guida materialmente il popolo; ma di questo
unaltra volta. Mi preme solo accennare qualche spunto di riflessione. Non che lavanguardia
rivoluzionaria si ripresenta nelle vesti de i forti dellavvenire

o addirittura del superuomo, riprendendo una suggestione nietzscheana


rilanciata tanti anni fa da Deleuze e
Guattari in un testo, abbastanza oscuro, che sembra stare molto a cuore agli accelerazionisti, che lo considerano quasi fondativo della loro
impostazione? E non sorgono dubbi
sulla compatibilit di questa linea di
fuga con le aspirazioni democratiche che ancora nutriamo? Visto che
siamo in un contesto nietzscheano,
viene in mente, inevitabilmente, quel
brano di Al di l del bene e del male in
cui Nietzsche pone esplicitamente in
contrasto gli "uomini dell'avvenire", i
"nuovi filosofi", i "condottieri", con la
democrazia, intesa come una forma
di decadenza dell'organizzazione politica, ma anche di immeschinimento dell'uomo. Non c' da banalizzare,
sono temi rilevanti, ma vedo qui pi
un viluppo di problemi che un accenno di soluzione.
Note a margine sul tema della
velocit e dellaccelerazione

Porre laccento sullaccelerazione, come fanno gli accelerazionisti, per certi versi fuorviante,
perch induce a trascurare la
qualit dei processi cui d luogo lo sviluppo scientifico e tecnologico. In fin dei conti, lo sviluppo economico, in quanto fondato
sullinnovazione, sempre stato accelerazionista. Una qualche forma della legge di Moore
sempre stata allopera. Non
questo il punto. In realt, laspetto decisivo e distintivo della fase
attuale sembra essere la velocit che il progresso scientifico e
tecnologico consente di raggiungere in determinati campi di
azione legati allelaborazione dei
dati, conferendogli unimpron122

ta assolutamente nuova e dirompente:


li pone al di fuori della portata delle
capacit umane. Crea un mondo artificiale in cui, per la prima volta e su
vasta scala, luomo non pi padrone, ma succubo delle macchine che ha
creato. Si tratterebbe di uno sviluppo esplosivo, che potrebbe costituire il pi grande evento nella storia
dellumanit, ma essere anche lultimo, secondo il drammatico avvertimento lanciato nel 2014 da un gruppo
di qualificatissimi scienziati (Stephen
Hawking, Stuart Russell, Max Tegmark, Frank Wilczek).
La "singolarit tecnologica" vicina, ha scritto nel 2005 un controverso futurologo, informatico e scrittore americano, Raymond Kurzweil,
per dire che sarebbe prossimo il
momento in cui il progresso tecnologico porter alla realizzazione di
un'intelligenza superiore a quella
umana che determiner la fine degli
esseri umani. "Siamo alla vigilia di
un cambiamento comparabile alla
comparsa della vita sulla terra",
aveva gi scritto nel 1993 Vernor
Vinge, un altro controverso scrittore di fantascienza americano,
ma anche matematico e informatico, riferendosi alla stessa tematica. L'esperienza ci insegna quanto
le previsioni dei futurologi siano
scritte sulla sabbia, ma la traiettoria tecnologica contrassegnata dall'approdo un po criptico
della singolarit appare quanto
meno verosimile e, comunque, ci
segnala che ci stiamo muovendo in prossimit della soglia oltre la quale si delinea un futuro
veramente sconosciuto. Per la
prima volta nella sua storia millenaria, l'umanit si troverebbe
privata di ci che pi profondamente ha caratterizzato la sua
evoluzione:
l'appropriazione
progressiva della conoscenza

e il crescente controllo, mediato dalla


tecnologia, sull'ambiente in cui vive.
una prospettiva solo apparentemente
in contrasto con quella delineata sotto l'etichetta di antropocene e che, in
realt, potrebbe saldarsi con essa. In
entrambi i casi, non disponiamo, attualmente, degli strumenti culturali,
e tanto meno politici, per affrontarle.
E non ce li d, certamente, l'ingenua
fantasia accelerazionista.
Un'accelerazione negativa:
excursus sul lavoro

Negli Stati Uniti, il terzo millennio


si aperto con un decennio in cui
non sono stati creati posti di lavoro
nuovi. Non era mai successo. I decenni precedenti avevano sempre
portato in dote, in media, un 20%
di incremento delloccupazione. Ma
non tutto. Fra il 1998 e il 2013,
le ore lavorate nel settore privato
dell'economia sono rimaste sostanzialmente invariate: 194 miliardi.
Nel frattempo, la popolazione
cresciuta di 40 milioni di persone; il
prodotto del medesimo aggregato
di imprese cresciuto del 42%. La
disuguaglianza economica ha continuato a crescere, raggiungendo
livelli che non si vedevano dagli
anni venti. Il lavoro, dopo i fasti
del primo trentennio post-bellico,
tornato a essere un problema.
la questione centrale, oggi. E,
come sempre, tocca alla societ, non al capitalismo, trovare la
soluzione.
Proviamo
a
schematizzare. Chiamiamo lavoro lattivit
attraverso cui luomo crea le
condizioni della propria sopravvivenza e di quella della propria
specie. C stata, nella notte dei
tempi, unet in cui il lavoro era
nella disponibilit immediata del

singolo individuo. Questi, anche in piena solitudine, sapeva cosa doveva fare
per procurarsi il cibo e per proteggersi
dai pericoli e dalle avversit e applicava le sue energie per farlo. La ricompensa era, appunto, la sopravvivenza e
la possibilit di riprodursi. Da quando
luomo ha cominciato a vivere in societ il lavoro diventata unattivit
sociale, mediata dai rapporti sociali.
Il lavoro non gi nella disponibilit
diretta e immediata del singolo, ma
soggetta a una qualche forma di
cooperazione sociale e richiede che
lindividuo entri in relazione con altri uomini e si assoggetti alle regole che le forme di cooperazione impongono. Il lavoro diventa il perno
e il fondamento dellessere sociale
dellindividuo e, nel contempo, lo
rende dipendente dalle relazioni sociali entro cui lattivit lavorativa
si svolge. Luomo, ora, dipende dal
lavoro, la sua sussistenza dipende
dal lavoro. Levoluzione economica
della societ o, pi esattamente,
levoluzione delle condizioni economiche che rendono possibile la
riproduzione sociale si identifica,
in larga misura, con levoluzione
delle condizioni che determinano
laccesso al lavoro e le modalit
della sua esecuzione. Il processo
passato attraverso una serie di
fasi, segnate, in particolare, dal
cambiamento tecnologico. Non
questa la sede per ricostruirle.
Oggi sappiamo che uno dei fattori che condizionano laccesso
al lavoro il grado e la qualit
delle conoscenze possedute.
questo il fattore che sempre pi
determina la struttura del mercato del lavoro e plasma la gerarchia dei lavori, la quale, a sua
volta, determina a quale lavoro
si pu aspirare di accedere sulla
base di un determinato livello di
conoscenze. Il mercato del lav123

oro, a livello globale, oggi investito


da due forze, due spinte tendenziali,
che principalmente ne determinano la
struttura. Da una parte, vi la spinta
poderosa della globalizzazione che sta
provocando una forzata, e dolorosa, ricollocazione della forza lavoro mondiale, guidata dai differenziali del costo
del lavoro nelle diverse aree economiche del mondo. I mercati del lavoro
nazionali e regionali possono essere
rappresentati come un gigantesco
sistema di vasi comunicanti in cui
in corso un faticoso riequilibrio dei
costi salariali, che prende tempo e
provoca disagi sociali non indifferenti. Nellindustria cinese i salari sono
aumentati del 10% annuo fra il 2000
e il 2005 e di circa il 20% fra il 2005
e il 2010, mentre il governo cinese
ha fissato lobiettivo di una crescita del 13% annuo del salario minimo
fino al 2015. Questo processo ha
un termine, anche se non esattamente prevedibile e si concluder
con la creazione, virtualmente, di
unico mercato globale del lavoro.
Non durer, come non dura alcun
assetto produttivo e distributivo
sotto il regime capitalistico. Ma
questa la direzione in cui stiamo
andando.
Dallaltra parte, vi la spinta,
sempre pi poderosa e accelerata, dellinnovazione tecnologica
che incorpora nei processi produttivi dosi massicce e crescenti di conoscenza. Sempre pi, le
operazioni produttive sono affidate ad algoritmi che non hanno
bisogno di intervento umano, se
non al momento della loro progettazione (almeno per ora).
Non si tratta solo di operazioni
materiali, che implicano attivit
fisiche, ma anche di operazioni
astratte, che implicano attivit
intellettuali. Il lavoro umano, in
entrambe le sue forme di es-

trinsecazione, fisica e intellettuale,


sempre pi efficacemente sostituito
dallazione delle macchine, con riduzioni esponenziali dei costi. Le macchine diventano sempre pi pensanti e luomo deve solo assisterle. Per
ora pensano solo quello che gli si impone di pensare, attraverso algoritmi
che sostituiscono determinati passi
del pensare. Ma il momento in cui si
renderanno autonome anche nel pensare, nel senso che costruiranno da
sole nuovi algoritmi, non lontano.
Il mondo vagheggiato da Marx e poi
ancora da Keynes, un mondo in cui la
maggior parte del lavoro che serve
alla riproduzione degli uomini e della societ viene fatto da macchine
e gli uomini vedono ridursi drasticamente il tempo di vita che devono dedicare al lavoro, si avvicina
pericolosamente. Pericolosamente
perch sono, viceversa, tremendamente lontane, non si vedono, le
istituzioni per gestire un mondo in
cui il tempo di lavoro necessario si
riduce drasticamente, potenzialmente fino a zero, ma la capacit delluomo di procurarsi i mezzi
di sussistenza e tutto ci che un
immenso apparato produttivo gli
offre, , paradossalmente, legata proprio al lavoro necessario. E
questo paradosso ne genera un
altro, ancora pi terribile: il tempo liberato non contiene alcuna
libert, ma solo unintensificazione del bisogno. Pi il progresso
scientifico e tecnologico trasfuso
nel sistema delle macchine libera
il tempo di vita delluomo dalla
costrizione del lavoro e pi luomo si impoverisce.
Le implicazioni potenziali sono
decisamente sconvolgenti o intriganti, a seconda della filosofia che seguiamo. Se viene
meno lesigenza di utilizzare
il lavoro umano per mandare

avanti la produzione di beni e servizi, viene meno anche il fondamentale


meccanismo di attribuzione del potere di acquisto, che, a sua volta, il
presupposto basilare perch possano
esistere e funzionare quelle istituzioni caratteristiche della nostra societ che sono i mercati. Si creerebbe
una sorta di paradossale cortocircuito. Davanti a una crescente possibilit tecnica di produrre beni e servizi
in quantit virtualmente illimitate,
non vi sarebbe pi la strumentazione
necessaria per distribuirli a coloro
che ne hanno bisogno o li desiderano.
Di nuovo, dobbiamo riconoscere che
si profilano scenari di fronte ai quali
siamo del tutto disarmati.
Siamo di fronte, oggi, a un sistema produttivo che sempre pi
permeato e condizionato dallinarrestabile accelerazione della tecnologia digitale e che presenta due
caratteristiche potenzialmente distruttive. Da un lato, il fatto che la
propriet del capitale tecnologico
accumulato viene a trovarsi nelle mani di una ristretta cerchia di
persone che si appropria anche dei
profitti che esso produce. Dallaltro, la crescente disuguaglianza
economica che spacca sempre
pi nettamente la societ, dissolvendone il corpo centrale che era
stato finora il fondamento e il baluardo della democrazia. Il popolo
dei colletti bianchi che, nel bene
e nel male, ha segnato la storia
delle democrazie novecentesche,
sembra in via di scomparsa perch reso superfluo dalla superiore intelligenza delle macchine. Lintelligenza artificiale,
il machine learning (apprendimento automatico), il cognitive
computing (computer cognitivo),
il genetic programming (programmazione genetica), stanno
letteralmente risucchiando il
124

contenuto informativo di molte attivit


lavorative, svuotando il patrimonio
professionale degli individui, specialmente quello basato sulla conoscenza.
La cosa inquietante che le macchine
utilizzano queste conoscenze infinitamente meglio di quello che finora
hanno fatto gli esseri umani. Ma c
unaltra cosa inquietante: la potenza
di elaborazione di queste macchine ,
al momento, nella disponibilit di un
numero assai ristretto di persone.
Laccelerazionismo sembra essere
consapevole di questi problemi, ma
non ha nulla di veramente significativo da dire in proposito.
chiaro che di fronte a questi processi di sovvertimento tecnologico
e, prima ancora, cognitivo, la nostra
societ disarmata; il suo apparato istituzionale o, se si preferisce, il
suo software del tutto inadeguato per trattare i problemi che ne
derivano. C bisogno di ridisegnare
valori e istituzioni idonei a incorporare nel metabolismo sociale
queste esplosive innovazioni. La
domanda cruciale potrebbe essere: Come si fa a fare in modo che
il tempo di lavoro liberato dallavvento delle macchine intelligenti
non svanisca nella disoccupazione,
ma diventi tempo disponibile, tempo riconquistato alla vita di ciascuno? Domanda non nuova, quasi
banale. Ma la risposta non data.
Hic Rhodus, hic saltus. Chi vuole
davvero confrontarsi con il problema centrale della modernit al
crepuscolo, a questa domanda
che deve trovare una risposta.
Ammesso e non concesso che
si possa accelerare deliberatamente il processo di innovazione
che qui ci sta portando, non
laccelerazione in s la risposta.
La risposta si nasconde nel mistero profondo delle pulsioni che
di tanto in tanto spingono gli

esseri umani a ricercare nuove forme


di cooperazione, dando vita a nuove
istituzioni sociali. Ma oggi viviamo in
tempi oscuri: le forme di cooperazione
si stanno pericolosamente disgregando, dissipando quel velo di fiducia che
finora ha tenuto insieme le nostre societ. Anche qui in atto unaccelerazione progressiva, che si affianca a
quella celebrata dagli accelerazionisti, ma riguarda processi distruttivi,
processi che chiudono, e non aprono,
il nostro futuro.
Il mondo che abbiamo di fronte
assomiglia molto a quello immaginato, pi di sessanta anni fa, da un
geniale scrittore americano ventinovenne, Kurt Vonnegut. Un mondo
in cui dominano le macchine e gli
uomini si dividono in due categorie
sulla base di una sorta di quoziente
di intelligenza: quelli che hanno a
che fare con le macchine, la classe
dominante, e quelli che, espropriati della loro intelligenza e capacit
lavorativa dalle macchine, vivono
in condizioni di mediocre sopravvivenza. La domanda davvero pertinente potrebbe allora essere non
Cosa fare?, ma Perch in sessantanni non siamo riusciti a fare
niente? Nel momento di massima
accelerazione del fordismo, fu lo
stesso Ford a porre e risolvere
il problema, raddoppiando la paga
dei suoi dipendenti perch fossero in grado di comprare le auto
sfornate dalle sue catene di montaggio. Chi far oggi la parte di
Ford?
In realt, il problema assai
pi complesso. Come spesso avviene nelle cose che riguardano
la societ, vi sono almeno due risposte: una massima e una minima. C il fondato sospetto che,
ammesso e non concesso che si
faccia qualcosa di sufficientemente generale ed efficace in

tempi brevi, la soluzione che prevarr


sar quella minima. La soluzione massima implicherebbe che ci ponessimo
il problema di come deve governarsi
una societ in cui il progresso scientifico e tecnologico sta riducendo il
ruolo del lavoro umano diretto a una
quantit percentualmente trascurabile. Il fatto nuovo e dirompente, cui
la nuova ondata di innovazioni tecnologiche ci pone di fronte, che il mito
della liberazione degli uomini dal giogo del lavoro e della fatica fisica sta
diventando tendenzialmente realt.
Ci stiamo avvicinando asintoticamente al momento in cui tutto il lavoro necessario alla riproduzione materiale dellumanit potrebbe essere
effettuato da sistemi di macchine.
La ricchezza collettiva potrebbe essere rappresentata non dalla massa
di beni e servizi resi annualmente
disponibili e dalla corrispondente quantit di mezzi di pagamento
necessaria per acquistarli, ma dalla
quantit di tempo libero. Il problema : in base a quali criteri, tramite
quali istituzioni, si potrebbe determinare la ripartizione della quantit di tempo disponibile? Anche
su questo tema ci sono proposte
che provengono da una famiglia di
idee assai prossima, quella elaborata sotto le etichette del citizens dividend o del quantitative
easing for the people. Ma siamo
qui in un campo di ipotesi e soluzioni che non sembrano rientrare
nellambito di ci che realizzabile a breve termine.
La soluzione minima consiste
nelladozione di una delle tante
proposte avanzate per attribuire
un reddito (minimo) di base a tutti coloro che, per una ragione o
per laltra, non riescano a procurarselo sul mercato oppure, in
una versione estensiva, a tutti
indistintamente. Sono ampia125

mente note, e discusse, le controindicazioni di queste due versioni della


soluzione minima. A parte tutte le considerazioni sulle possibili conseguenze
sul sistema di incentivi che muove le
scelte umane, ne indico qui solo una
di carattere generale, che comune
a tutte le altre: ognuna delle soluzioni proposte implicherebbe una, pi o
meno ampia, socializzazione della ricchezza. E questo un problema cui
nessuno, fino a oggi, ha trovato una
risposta men che utopica.
Non questa la sede per ragionarci
sopra. sufficiente, per il momento,
ribadire che di qui passa la ricostruzione di un ordine sociale ed economico accettabile, che faccia i conti con
le derive dirompenti e insostenibili
illuminate dalla crisi generale degli
ultimi anni.

obsolete capitalism

viii Dromologia, bolidismo, accelerazionismo



marxista. Frammenti di comunismo

tra al-Khwarizmi e Mach.
circa un quarto dora che lFBI non
mi affida una missione! Che gli successo
a 'sto mondo di merda? Sono in ansia!!
E non sei contento? Siamo sposati
da appena venti minuti!
Stefano Tamburini, Snake Agent
Esistono dati reali che confermano che
la sopravvivenza della Terra compromessa dagli abusi della razza umana.
La proliferazione dei dispositivi nucleari, i comportamenti sessuali smodati,
l'inquinamento della terra, dell'acqua,
dell'aria, il degrado dell'ambiente. In
questo contesto non le sembra che gli
allarmisti abbiano una saggia visione
della vita? E il motto dell'homo sapiens
"andiamo a fare shopping" sia il grido
del vero malato mentale?
Terry Gilliam, Twelve monkeys
La filosofia non va veloce
Gilles Deleuze,
Nietzsche e la filosofia

Acceleriamo!
Matteo Pasquinelli un giovane filosofo cosmopolita che
sta costruendo un proprio itinerario teoretico-speculativo del
tutto eccellente e originale, tra
127

Berlino, Londra e Amsterdam. una


delle figure di punta del movimento
filosofico internazionale accelerazionista nonch una delle menti pi
avanzate dellarea intellettual-politica
che viene definita post-operaista. Ha
curato, per le edizioni Ombre Corte,
unimportante antologia di testi, Gli
algoritmi del capitale, che compone
in modo articolato lo stato dellarte
non solo del pensiero accelerazionista - di cui riporta il celebre Manifesto per una politica accelerazionista del 2013 di Nick Srnicek e
Alex Williams - ma anche della ricerca sul tema algoritmi e capitale,
spostando pi in l la nota freccia
nietzscheana dell'indagine filosofica. da tempo che la teoria critica
sinterroga sul rapporto esistente
tra lattuale modo di produzione
e la componente macchina soffice - lalgoritmo - che permette
alla governance neo-liberista di
attuare limponente sforzo di dominio che si estende su tutto lo
Stato-Mondo, visto che, come afferma Wittgenstein, Die Welt ist
alles, was der Fall ist, il Mondo
tutto ci che accade. Per avere
un quadro pi completo dellagonismo filosofico in corso, questa antologia di testi andrebbe

letta con la coeva raccolta di Robin


Mackay e Armen Avanessian, #Accelerate# (Urbanomic Media, 2014), con
cui condivide alcuni saggi, e con il libro
di Benjamin Noys Malign Velocities:
Accelerationism and Capital (Zero
Books, 2014). Quest'ultima opera si
costituisce come una critica costruttiva molto serrata, sempre da sinistra, al movimento accelerazionista,
da colui che in fondo ne ha coniato
il nome, nellanno 2010, riprendendolo da un racconto fantascientifico di Roger Zelazny, Lord of Light
(1967). Lantologia di testi si divide
in tre differenti sezioni: la prima,
pi politica, dedicata al tema Accelerazione e crisi, la seconda, pi
teoretica, allastrazione algoritmica, mentre la terza e ultima - la
pi debole, come vedremo, ma
che acquista un suo senso posizionale nel panorama italiano
- indaga lautonomia del Comune,
e inserisce le presenti tematiche
nel dibattito interno al pensiero
post-operaista di matrice italiana. Ultima nota introduttiva:
Pasquinelli e Avanessian hanno
curato levento del 14 dicembre 2013, a Berlino, intitolato:
Accelerationism. A Symposium
of Tendencies in Capitalism.

dromol o gy a rc h i v e i

Bolidismo e dromologie verticali

Andy Green, inglese, il pilota di automobili che corre pi veloce del suono.
Nel 1997 Green ha realizzato nel deserto del Nevada il record mondiale di velocit, i 1.228 chilometri orari - Mach
1,016 - con lautomobile supersonica
ThrustSSC, diventando in questo modo
il primo uomo che ha superato il muro
del suono a livello del suolo. Nellestate
del 2015, in Sud Africa, Green tenter
di superare il limite dei 1.600 km/h, al
volante di una nuova vettura supersonica, la BloodhoundSSC. Ha dichiarato: A
parte il calore, il rumore, la gravit e lo
sbandamento dellautomobile nel deserto, dovrebbe essere facile. Una dichiarazione e un personaggio che avrebbe fatto la felicit di J.G. Ballard, anche
lui proveniente dalla RAF come Green.
giusto ricordare che il primo record
di velocit, ufficialmente registrato, di
unautomobile risale al 1898. Il pilota fu
il francese Chasseloup-Laubat e lautovettura - elettrica! - raggiunse i 63,14
km/h. Ma gi un anno dopo, 1899, la
mitica autovettura-missile La jamais
contente, infranse la barriera dei 100
km/h: Il belga Jenatzy la lanci ai
105,88 km/h. Oggi, quella velocit primordiale di 63 km/h raggiunta dagli
ascensori della Torre di Shangai, 632
metri daltezza, il secondo edificio
pi alto al mondo - linaugurazione
prevista entro dicembre 2015 -. Dal
livello B2 al 119 piano in 55 secondi,
gli ultra high-speed elevators raggiungeranno i 64,8 km/h.

128

Futuri futuribili: Inadeguatezza


del senso politico comune
dei movimenti di sinistra

Pasquinelli e gli estensori del Manifesto per una politica accelerazionista,


Alex Williams e Nick Srnicek, hanno un
primario obiettivo politico, salutare
per tutti. Riappropriarsi del futuro, o
per meglio precisare, dellelaborazione di una nuova idea del futuro che
non combaci n con lidea del futuro
perpetrata dallattuale situazione
politica - lausterity in primis, con il
correlato mantra della crisi permanente dellordine politico, sociale ed
economico delle societ occidentali n con le predominanti visioni alternative proposte dalle forze di sinistra, siano esse moderate o radicali.
Infatti, tra i tanti futuri futuribili, un
discorso a parte merita il futuro della sinistra. Buona parte delle visioni
di chi critica da sinistra lattuale involuto ordine politico mantiene nel
proprio DNA politico due elementi
caratterizzanti che laccelerazionismo attacca con vis polemica:
la tecnofobia e la folk politics. Per
folk politics Williams e Srnicek intendono, in particolare, il senso
politico comune dei movimenti di
sinistra, cos come si costruito
storicamente e collettivamente
(Srnicek, Folk Politics and the Future of the Left, 2014), ovvero le
lotte residuali del localismo
fondato su quellanti-capitalismo
orizzontale che parte dalle decrescite felici - una posizione
intellettuale che in Occidente
ben espressa da Serge Latouche
e Mauro Bonaiuti - per arrivare
ai movimenti eco-anarco-antimodernisti alla No-Tav, passando per il sindacalismo vetusto,
marxista e non, che rasenta il
neo-corporativismo o che opera
su cartografie eminentemente

localistiche. La critica accelerazionista


non basata su una contrapposizione
frontale, o su un atteggiamento di
rigetto, di queste forze, ma sullidea
del tutto fondata che, per ricostituire
una nuova prospettiva socialista vincente, sia necessario cambiare drasticamente strategia. la forma di
resistenza e di lotta che va cambiata.
necessario sfidare lo Stato-Mondo
sul suo stesso campo d'azione, cio
globalmente, evitando per gli errori
che si sono compiuti su quellasse di
lotte, da Genova 2001 in poi, logica
dello scontro frontale con il Mondialismo. Il problema contingente e
prospettico della lotta politica era
ed un problema di scala.

dromol o gy a rc h i v e i i

Il PartiRank del Cerchio

Mae guard lora. Erano le sei. Aveva


un mucchio di tempo per migliorare, l
per l, e allora simbarc in un turbine di
attivit, inviando quattro zing, trentadue
commenti e ottantotto smile. In unora il
suo PartiRank arriv a 7288. Scendere
sotto i 7.000 era pi difficile, ma entro le
otto, dopo essersi iscritta a undici gruppi di discussione e avervi postato dei
messaggi, dopo aver inviato altri dodici zing, uno dei quali classificato tra i
primi 5000 per quellora, e dopo essersi
registrata per altri sessantasette feed,
ce laveva fatta. Era a 6872, e si dedic al
social feed dellInnerCircle. Era rimasta
indietro di qualche centinaio di post e
cerc di riguadagnare il terreno perduto rispondendo a una settantina di
messaggi, dando la propria adesione
a undici eventi del campus, firmando
nove petizioni e sfornando commenti
e critiche costruttive su quattro prodotti che al momento erano in una
delle fasi conclusive di sviluppo. Alle
22.16 la sua posizione era 5342 e, di
nuovo, il plateau - fissato questa volta
a 5000 - non fu facile da raggiungere.
Dave Eggers, Il Cerchio (2014)

129

Futuri futuribili: sfida


al monopolio della
rivoluzione tecno-scientifica

Lidea di futuro che ci propongono i


giovani teorici dellaccelerazionismo
imperniata sulla sfida globale al capitalismo, e pi precisamente sullidea
che i rapporti tra capitalismo e progresso tecnologico possano trasformarsi dallattuale divergente accordo a una pi dinamica divaricazione
perpetua. A differenza di coloro che
ritengono lattuale sviluppo tecnico
causato e persino incarnato dalle dinamiche stesse messe in moto dal
capitalismo - riprendendo questa
posizione critica dal Marx dei Grundrisse - Pasquinelli e gli autori del
libro ritengono che la tecno-scienza
possieda una sua autonomia e possa, in futuro, essere separata dai
laboratori di R & S del mondo industriale e dalle istituzioni del sapere
foraggiate dalle forze neo-liberiste.
Questa posizione accelerazionista, a sua volta, stata accusata,
da pi parti e da critici protervi, di
provvidenzialismo crollista, tardo-positivismo, neo-prometeismo
e apologetica tecno-feticista; alcuni hanno gi tacciato i giovani filosofi di aver solamente aggiornato
il vecchio slogan di Lenin, soviet
+ elettricit, nel ben pi accattivante soviet + cibernetica. Al
di l delle polemiche contingenti,
rimane il fatto che la sfida posta
ambiziosa, ben argomentata e di
notevole spessore intellettuale e
tattico. Grazie al rinnovato slancio degli accelerazionisti, la sinistra - anche se questo termine
andrebbe ridiscusso in profondit, a cominciare proprio dagli
autori della presente opera - recupera quel minimo margine di
manovra politica e di tracotanza intellettuale che le permette,

dopo tempo immemore, di lanciare il


guanto di sfida sullo stesso terreno
simbolico del capitale, ovvero la competizione tecnologica. Questi giovani
intellettuali saranno allaltezza del
compito che si sono auto-attribuiti?

dromol o gy a rc h i v e i i i

Accelerazioni negative e positive.


Quanta accelerazione pu un corpo?

Cosa pu un corpo? Questa la domanda


spinoziana per eccellenza. Di conseguenza, in tempi di bolidismo, la domanda si
pu modificare in Cosa pu sopportare
un corpo in termini di accelerazione? Su
pista, il record di velocit con partenza
da fermo appartiene, come noto, al velocista giamaicano Usain Bolt con 9'58"
(Berlino, 2009): velocit media su tutta
la distanza di 37,578 km/h, con i secondi
50 m corsi oltre i 41 km/h, con il picco di
velocit massima oltre i 44 km/h. Ai primordi delle competizioni olimpiche, nel
1912 a Stoccolma, il velocista americano
Donald Lippincott corse i 100 m. in 10"6,
nel primo record mondiale registrato
per la IAAF. La velocit media fu di 33,9
km/h. Ma se assolutizziamo la velocit
e usciamo dalla pista in tartan, allora
il record di velocit massima attribuibile ad un essere umano quello di
Felix Baumgartner: il 14 ottobre 2012,
lanciato in atmosfera da 38.969 metri
d'altezza grazie a un pallone aerostatico, raggiunse i 1.357 km/h_ Mach
1,24. Il corpo umano, per, non soffre
la velocit, ma le accelerazioni. Con
moto rettilineo e velocit costante,
gli effetti sull'organismo umano sono
minimi. sufficiente per un brusco
cambio di direzione per sommare le
forze centrifughe al peso del corpo.
Per correggere tali implicazioni sono
state studiate in fisiologia le accelerazioni negative (piedi-testa) e positive (in senso inverso, testa-piedi). Il
corpo umano sopporta in posizione
eretta accelerazioni positive fino a
9 g, ovvero 9 volte l'accelerazione di
gravit, mentre per le accelerazioni
negative ci si ferma a -3 g, a causa
del sangue che affluisce alla testa e
produce perdita di conoscenza. Le
accelerazioni vengono misurate in

130

g ovvero quante volte il nostro peso corporeo aumentato dall'accelerazione. A


1g il nostro peso corporeo rimane intatto; a 9g il nostro peso sar di 720 kg se il
peso 1g era di 80 kg. Gli attuali aerei da
combattimento raggiungono accelerazioni fino a un rapporto di 9g/-5g, come gli
Eurofighter, gli F 18 e gli F 22. Ma in volo,
a determinate condizioni, si superano i
10g istantanei che, per non portare alla
morte per ipossia cerebrale i piloti, che
indossano in ogni caso tute-anti-g, devono durare al massimo una manciata di
secondi. Ad accelerazione positiva 10g
troviamo anche liperbolica Montagna
russa delleutanasia dellingegnere lituano Urbonas che illustra questo breve
saggio.

Futuri futuribili: il collasso


del capitale

Se il capitalismo crolla, come arrestare la corsa impazzita della macchina immensa? Vediamo a questo
proposito cosa affermano Deleuze
e Guattari nel celebre passo dellAnti-Edipo (1972) riguardo le modalit di
contrasto alla trionfante societ capitalista: Quale soluzione? Quale patto
rivoluzionario? () Ritirarsi dal mercato mondiale? () Oppure andare
in senso contrario? () Non ritirarsi
dal processo, ma andare pi lontano,
accelerare il processo, come diceva
Nietzsche: in verit, su questo capitolo, non abbiamo ancora visto nulla. Pasquinelli e gli accelerazionisti
sono gli investigatori filosofici che,
letteralmente, vogliono andare pi
lontano, andando a vedere - cio a
pensare - i flussi scatenati come
si comporterebbero una volta liberati dalla coazione al guadagno, dalla
logica del profitto, dallallocazione
esclusivamente reddituale. Lassiomatica delle societ moderne
presa tra due poli, e non cessa di
oscillare da uno allaltro. () [Le societ moderne] sono prese tra due
direzioni: arcaismo e futurismo,
neoarcaismo e ex futurismo, paranoia e schizofrenia. Oppure, per
parlare come Srnicek e Williams,
la scelta tra post-capitalismo
globalizzato o lenta frammentazione verso il primitivismo. Gli
autori di Algoritmi del Capitale la
risposta al quesito vettoriale dei
due filosofi post-strutturalisti,
lhanno gi identificata: il capitalismo non distruzione creativa
bens distruzione distruttiva. Gli
accelerazionisti, dunque, hanno scelto l'opzione militante di
andare in senso contrario: accelerare il processo secondo
le sue linee di decodificazione

e deterritorializzazione - anche se le
posizioni individuali dei singoli filosofi
che si richiamano allaccelerazionismo
possono variare ed esprimere differenti sfumature a riguardo - affinch
il capitalismo collassi in quanto la sua
natura intimamente distruttiva prima
o poi ne causer lauto-consunzione.
Difatti siamo gi ad un passo dal cataclisma disgregante, vedi il collasso
del sistema climatico del pianeta e
la crisi del paradigma economico finanziario dominante; per Srnicek e
Williams intorno a noi si sviluppato un panorama di apocalissi' che
lattuale politica non pi in grado
di governare. Il metabolismo parossistico del capitale, che coniuga una
continua crescita ad una turbinosa
evoluzione tecnologica, giunto al
capolinea. Il collasso imminente.
Oppure, per utilizzare la terminologia cara a Prigogine, lentropia del
sistema della vasta macchina giunta ai massimi livelli; siamo prossimi al firewall. Il pianeta necessita di una differente accelerazione
navigazionale che dischiuda nuovi orizzonti di possibilit. Ovvero,
secondo Williams e Srnicek, unaltro progetto politico, alternativo
alleconomia di mercato, si deve
far carico delle linee di decodificazione e deterritorializzazione del
sistema. Bisogna, con urgenza,
separare due distinte traiettorie:
quella del sistema capitalistico e
quella dellevoluzione tecnico-scientifica.

131

dromol o gy a rc h i v e i v

Il Secolo accelerazionista
per eccellenza: il Cinquecento
Rinascimentale

Tommaso Campanella nel 1602 diede


alle stampe il celebre libro utopico La citt del sole. Al suo interno si legge questa
significativa frase:
V pi historia in centanni che non
ebbe il mondo in quattromila; e pi libri
si fecero in questi cento che in cinquemila; e linvenzioni stupende della calamita e stampe ed archibugi, gran segni
dellunione del mondo.
Non c ombra di dubbio che tra il
Quattrocento e il Seicento si siano sviluppati in Europa un numero enorme di
processi tecnici, scientifici e sapienziali che intrecciati in una progressione
continua abbiano fatto balenare, per
la prima volta nellumanit, il sogno di
un Tutto comune, cio quella Unione
del Mondo che Campanella coglieva nei gran segni delle scoperte del
Cinquecento: la calamita, dunque, la
Scienza, le stampe, dunque, il Sapere,
larchibugio, dunque, la Guerra. Ma lo
scritto del filosofo italiano mette in evidenza alcuni temi su cui varrebbe la
pena soffermarsi: il rapporto tra pensiero utopico-politico e scoperte scientifiche, tra rivoluzione psico-mentale e rivoluzione meccanica, tra
organizzazione del mondo a venire e
organizzazione sociale contingente.
La prossimit magistralmente evocata da Campanella tra Unione del
Mondo, progresso tecno-scientifico
e compressione temporale secolare,
sollecita le seguenti riflessioni: 1)
non esiste accelerazione assoluta e
ogni epoca sviluppa la propria accelerazione; 2) nel campo di forze
secolarizzato si forma solo il convergere caotico di un fascio di tendenze accelerate che sintrecciano
ad altre medie velocit ambientali;

3) nel processo accelerato delle forze materiali - a cui dobbiamo sottrarre qualsiasi
ipotesi ciclica e lineare - ogni resistenza
'negativa' viene espulsa dal movimento
stesso di progressione, in quanto esso
stesso dotato di un potere centrifugo che
espelle tutto ci che rimane di inorganico. A seguito di queste ipotesi, si dovrebbe distinguere tra accelerazioni relative
e assolute, accelerazioni intragenerazionali e intergenerazionali, tra velocit
medie di lunga durata e brusche accelerazioni di momenti contingenti, di elementi organici e inorganici di una accelerazione. Oppure potremmo ipotizzare,
in un radicale cambio di prospettiva
tecno-politica, la distinzione tra forze
catecontiche e spinte rivoluzionarie. Si
dovrebbero analizzare periodi storici,
archelogie dei saperi, cartografie dei
poteri, virtualit future con le Fisiche
e le Meccaniche appropriate. giunto
il momento in cui politica e filosofia,
fisica e cibernetica affinino una nuova
visione congiunta e stringano una nuova alleanza.

Dromologia, dunque,
Logica della Velocit

Un primo compito necessario potrebbe essere il seguente: costruire


un lessico appropriato e un vocabolario condiviso di concetti politici e filosofici derivanti dalle analisi collettive
di coloro che si riconoscono nellarea
del pensiero accelerazionista. Se tale
pensiero si concentrasse sui principi
e sui concetti sui quali poggia la fisica, la matematica e la cibernetica,
sviluppandoli e articolandoli in modo
consono alle contingenze politiche
determinate dalla governance algoritmica delleconomia di mercato e
dallo sviluppo imperioso della tecnologia, le concezioni di spazio, tempo,
singolarit, collettivit e le leggi della politica ne uscirebbero profondamente rinnovate, esattamente
come successe, citiamo a puro
titolo desempio, nelle riflessioni
svolte tra il XIII e XIV secolo da filosofi europei quali Nicola Oresme,
Giovanni Buridano, Richard Swineshead e Thomas Bradwardine. In
particolare, la scuola cosiddetta
mertoniana, ebbe il merito di
formare analisi e concetti, davanguardia per lepoca, relativi ai linguaggi dei limiti, dellinfinito, del
continuo, dellincremento e del
decremento. Si tratterebbe, riprendendo quella nobile volont
di ricerca e di analisi espressa
dai mertoniani e dalla nuova
fisica trecentesca, di dare consistenza politica e filosofica - e al
suo limite estremo, di disegnare
i tratti di una nuova ontologia
per il rapidissimo me - a queste
nuove aree speculative legate ai
nuovi campi di forze materiali. Si
potrebbe utilizzare, ampliare e
torcere, a questo proposito, la
nota definizione di dromologia
di Paul Virilio. La dromologia
132

quella neo-scienza che - secondo le teorie dellurbanista francese - si occupa


della logica della velocit. Utilizzando
inoltre il suggerimento che Antonio
Negri offre nel suo saggio Riflessioni
sul Manifesto per una politica accelerazionista, occorrerebbe sancire la
distinzione politica tra velocit e
accelerazione, ovvero tra processo
sperimentale di scoperta e creazione
allinterno dello spazio di possibilit
determinate dal capitalismo stesso', e
velocit intesa come quantit pura
intensiva, immanente a ogni progetto di potere. Virilio, viceversa, da
grande catastrofista qual, vede la
velocit irrazionale del capitale con
lintrinseco portato dellIncidente o
della Catastrofe. Ovvero linterruzione della velocit turbinosa del capitale, o dello Stato-Mondo, avviene
con la crisi improvvisa e violenta
dello Schianto, del Crollo, del Cataclisma, dellEvento Eccezionale che
gi interiorizzato nellautomazione e nella governance algoritmica.
Fatalismo tecnologico, si potrebbe
dire, ben lontano dal determinismo
economico epistemico marxiano
che vedremo pi avanti. In ogni
caso, nulla parrebbe fermare il
processo entropico del capitale. Si
potrebbe asserire che il suo carattere distruttivo sia uno dei poli
dellassiomatica del capitale, polo
Mad-Max potremmo definirlo, il
che ci riconduce al catastrofismo
sotto traccia degli accelerazionisti e alla loro volont di palingenesi. Forgiatori di processi fotonici cos ultra-veloci da infrangere
il muro del suono.

dromol o gy a rc h i v e v

Onda durto e boom sonico

Nel 1864 il fisico tedesco August Tpler


fu il primo scienziato a visualizzare le
onde durto. Le shock waves sono onde
acustiche di vera e propria energia fisica, che si propagano nello spazio tridimensionale e si generano quando la
materia viene sottoposta a rapidissima
compressione. Quando gli aerei supersonici si proiettano a velocit superiori a quelle del suono (1.237,68 km/h _
Mach 1), le onde durto generano a loro
volta un suono che prodotto dal cosiddetto cono di Mach. Il boato sonico dunque ununica onda durto che
si muove alla velocit critica di >Mach
1: il singolo osservatore non raggiunto dal boato assordante finch londa
durto non attraversa la sua posizione.
La potenza dellonda durto determinata dalla quantit daria che viene
accelerata e dalla dimensione e forma
del velivolo. La percezione del doppio
boato sonico (perch in effetti si tratta di due boom sonici determinati in
rapida successione da compressione
e rilascio di pressione) dipende dalla distanza tra singolo osservatore e
aereo che produce linfrangersi della
barriera del suono. Il primo velivolo
a superare il muro del suono, Mach
1, con volo livellato, fu laereo-razzo
Bell XS-1 guidato dallaviatore statunitense Charles Yeager il 14 ottobre
1947. Ma gi nel 1953 unaltro aviatore americano, Albert Scott Crossfield, volava a velocit oltre Mach 2.
Il 7 marzo 2004 laereo ipersonico
Boeing X-43A raggiunse i 6,83 Mach.
Lapoteosi fu per raggiunta pi tardi, quando il 16 novembre 2004, lo
stesso dimostratore tecnologico
raggiunse quasi Mach 10 (M9,68 ad
unaltezza di 34.000 metri). Allinterno del progetto militare segreto
Hyper-X dellesercito statunitense,

il velivolo sperimentale Boeing X-43D


pensato per raggiungere velocit Mach
15. con ammirazione che pensiamo al
primo aereovolo, realizzato il 17 dicembre
1903 con il Wright Flyer dai fratelli statunitensi Wright: motore con potenza di 12
CV e velocit raggiunta di 48 km/h

133

Oltre l'elaborazione del lutto:


cyber-Marx e pensiero alieno

L'antologia Gli algoritmi del capitale s'inserisce, con i continui riferimenti a Marx, nel dibattito contemporaneo sull'attualit filosofica del
marxismo, sulla sua spendibilit immediata nell'agone politico e sulla sua
ricchezza inesauribile come classico
imprescindibile del pensiero 'critico'.
Potremmo definire il lavoro di Pasquinelli come un atto del tutto legittimo sia di volont speculativa che
di militanza politica. La sua antologia ci presenta, infatti, una variante
dell'accelerazionismo che potremmo definire 'marxista-post-operaista', figlia del pi visionario pensiero
eretico marxista italiano, operando
in questo senso su tre versanti differenti.
Eredit: il primo versante orientato sia all'interno che all'esterno del contesto intellettuale
italiano per ribadire, ancora una
volta, quanto sia importante, originale ed ineccepibile l'eredit della tradizione filosofica e politica,
anche eterodossa, del marxismo
italiano post-1945, mettendo in
luce quanto 'lascito' operaista e
post-operaista sia presente nelle
elaborazioni pi recenti dell'accelerazionismo inglese.
Potenziamento: il secondo versante relativo a trasferire e diffondere le teorie accelerazioniste
al di fuori del contesto inglese,
impedendone in questo modo la
chiusura in ristretti ambiti accademici e intellettuali londinesi,
per costruire vice-versa un potente strumento di critica che
abbia perlomeno, ma non solo,
un afflato europeo. Evitando in
tal modo che il dibattito politico
e filosofico si risolva in posizioni pro e contro le tesi di Nick

Land, il maggior esponente della prima


ondata di accelerazionismo negli anni
Novanta.
Innesto: il terzo versante riguarda l'introduzione, in Italia, dell'attuale
dibattito politico e filosofico accelerazionista europeo, innestandolo e
saldandolo nel dibattito della sinistra
italiana, non solo marxista.
Eppure Marx , per usare un eufemismo, politicamente convalescente al
giorno d'oggi. Come affermava Derrida, Marx, nel biennio 1989-1991, era
accreditato di un triplice lutto: Unione Sovietica, Comunismo, Marxismo. Lelaborazione accelerata del
lutto marxista, da parte di Pasquinelli e degli autori riuniti nellantologia,
organizza invece una potenzialit del
suo pensiero estremamente dinamica e suggestiva: un Marx cibernetico e non pi, e non solo, 'industrialista'. questo lunico Marx possibile
oggi, allalba del XXI secolo?

dromol o gy a rc h i v e v i

La macchina del tempo socialista:


Red London e topologia marxista

Londra, estate 2015. Scorriamo The


London Bookshop Map - 104 independent
bookshops per cercare una libreria specializzata in editoria comunista e accelerazionista. La scelta ricade su Bookmarks,
1 Bloomsbury Street, che si autodefinisce
a socialist bookshop, una libreria socialista. Si tratta di una nota libreria che
rappresenta un nodo-snodo importante
- essendo anche una blasonata casa
editrice militante della Londra rossa sullasse del pensiero radicale e antagonista londinese. Si trova a due passi,
a nord, dallUniversity College dove
svolge il proprio dottorato di ricerca
Nick Srnicek, in quella Bloomsbury
che accolse, a met Ottocento, il peregrinare epistemico di Karl Marx, nelle
immediate adiacenze del British Museum, e nella prima met del Novecento,
la bohme del Bloomsbury Group di
Keynes, Woolf e Forster, mentre nella
nostra contemporaneit si trova pericolosamente vicina a quel bastione
del turbo capitalismo, e nemico di
classe, che la London School of Economics. I libri di e su Marx la fanno
da padrone, insieme a testi che rievocano le lotte operaie, con particolare
attenzione alla lotta dei minatori inglesi degli anni 80, il sindacalismo, la
rivoluzione russa. A corollario, testi
su Trotsky, Luxemburg, rivoluzione
cubana, Chavez, anti-fascismo, anti-nazismo, anti-razzismo. Nulla che
non sia presente in qualsiasi libreria
militante socialista e comunista anglosassone, o europea, e che qui in
Italia potremmo trovare, con lievi
variazioni peninsulari, negli stand
del Manifesto o di Rifondazione Comunista. Cos la nostra richiesta di
testi cyber-marxisti e di pensiero
astratto comunista si limita - da

134

parte del simpatico staff - al ritrovamento


di un unico testo di Nick Dyer-Witheford
(Cyber-proletariat), il che la dice lunga
sulla portata e sull'impatto dellaccelerazionismo marxista sul corpo massiccio e
granitico del marxismo classico e del comunismo ortodosso. In effetti, ci troviamo fuori posto, come se fossimo dislocati
temporalmente in un altro spazio politico-filosofico. A noi, pare di essere all'interno di uno stagionato museo di storia
socialista, a loro appariamo alieni, o al
meglio, vincitori del premio customer of
the day, per bizzarria e insipienza.

A Thousand Marxes: Ritornelli,


marxismo non lineare e
marxismo speculativo

Ma di quale Marx stiamo parlando?


Perch l'universo politico e intellettuale che fa riferimento a Marx caleidoscopico, e anche all'interno della cosiddetta Marx Renaissance le
posizioni sono quantomai variegate.
Il Marx qui richiamato l'estensore
dei Grundrisse e del Capitale, quindi
il Marx della maturit speculativa: il
testo pi citato dai vari saggisti il
celebre 'Frammento sulle macchine',
che viene inserito come passaggio
obbligato in ogni intervento del libro
(ad eccezione del saggio di Mercedes
Bunz) quasi fosse un Ritornello che si
articola nel testo, saggio dopo saggio. Si tratta di un Marx quasi oracolare, di un fanta-Marx che viene
evocato a suggello della genealogia
del pensiero accelerazionista. '
Marx, insieme a Land, a rimanere
il pensatore accelerazionista paradigmatico' (Williams e Srnicek,
Manifesto, 2013). Avanessian e
McKay, daltro canto, aprono il loro
'Accelerate' con la cronistoria del
pensiero accelerazionista, iniziando con il genetico 1858 marxiano,
e il passo sul potere alieno della
macchina - The machine as an alien power - tratto sempre dal citato 'Fragment on Machines' del
Grundrisse. Nell'antologia curata da Pasquinelli, uno degli autori di punta Nick Dyer-Witheford, autore del fondamentale
'Cyber-Marx' (1999). Insomma,
si tratta di un Marx non lineare,
in bilico tra steam e cyberpunk,
letto con gli occhiali deleuziani del plusvalore macchinico,
pi vicino, forse, a William Gibson che a Friedrich Engels. Se
Pasquinelli evoca a ragione un
neo-marxismo speculativo, e se

noi lo intendiamo in modo corretto


come sottrazione dellintero pensiero
marxiano alla pretesa dellortodossia
di ogni tempo e latitudine di suffragarlo come filosofia vera e come pensiero scientifico capace di affermarsi
come altro dalle ideologie, allora i nemici dellaccelerazionismo marxista
allinterno del movimento comunista
avranno gioco facile nel bollare tali
posizioni come una degradazione del
marxismo stesso. Si veda ad esempio
la posizione storica del Lukcs maturo che si scagli contro la degradazione del marxismo a pensiero
speculativo (Perlini, 1968); ovvero
per i marxisti ortodossi una contraddizione in termini. Aggrappandosi
alle schegge del marxismo esplose
e scagliate in aria dal collasso del
marxismo come ideologia di stato,
gli autori de 'Gli algoritmi del capitale propongono invece una nuova
episteme. Pasquinelli afferma nelle
sue tesi che non c alcuna classe
originale per la quale provare nostalgia, intendendo per classe la
classe operaia, per la quale perora
un divenire postumano. Si tratta di
frammenti di comunismo, appunto, tra Marx, Dick e Nexus-6: Does
working class dream of electric
sheep?

135

dromol o gy a rc h i v e v i i

La nascita del Robo Sapiens:


automazione e crisi del taylorismo

Nel 1961 la General Motors impiant il


primo robot industriale, Unimate, nella
catena di montaggio del proprio impianto a Ewing Township, New Jersey, Usa.
Brevettato nel 1954 da George Devol e
Joe Engelberger, la macchina fu perfezionata da quell'anno fino al suo ingresso in
fabbrica, agli albori dei Sixties. Inizi in
questo modo la terza rivoluzione industriale che di l a pochi decenni avrebbe
ridefinito tutto il sistema di produzione del settore manifatturiero. Il primo
robo sapiens installato sulla linea dassemblaggio risulterebbe oggi, ai nostri
occhi, particolarmente goffo, nella sua
dimensione estetica: fornito di un solo
braccio meccanico che poteva spostare fino a due tonnellate di metallo
rovente per poi saldarlo sulla carrozzeria dellautomobile, poggiava su una
scatola di metallo, governata a sua volta da un computer anch'esso inserito
in una scatola quadrata da cui silenziosamente guidava il braccio meccanizzato. Altrettanto silenziosamente
i robot industriali hanno sostituito i
lavoratori umani. Anche nel nostro
immaginario collettivo, gli schiavi alienati in tuta blu, cos empaticamente
descritti da Fritz Lang in Metropolis
(1927), sono ora sostituiti dalle tenui
fogge cyber-metallizzate dei robots
saffici di Chris Cunningham (1999).
Dal lavoratore umano accanto alla
macchina, preso nel concatenamento brutale ottocentesco del processo industriale uomo-macchina, si
passa a macchine adiacenti ad altre
macchine nel secondo Novecento,
in processi algoritmici di automazione tra robot.
Nel 1982 il Giappone produceva
gi 24.000 robot industriali allanno. La Cina, nel 2014, ne ha pro-

dotti 40.000: possono sembrare pochi, ma


sono il doppio di quanto ne ha prodotti
nel 2011 e quasi il triplo di quanti ne ha
prodotti nel 2010. Nel 2014, in tutto il mondo, sono stati venduti oltre 228.000 robot.
Questanno i Robo Sapiens impiegati nelle linee di produzione dellindustria mondiale sono oltre 1,5 milioni: si tratta di
prodotti generati da una sintesi raffinata
di meccanica, elettronica, matematica e
software. Si gi innescata, per, una
seconda rivoluzione nella robotica: il futuro dellautomazione saranno i service
robots utilizzabili non pi nellindustria
ma nei servizi e nella domotronica residenziale. Sar la prossima sfida del futuro. Algoritmi fruscianti, soluzioni automatizzate e lavoratori meccanici: che
ne direbbe il Marx del frammento delle
macchine? Come si pu sfidare la vasta potenza inumana ingegnerizzata dal
capitale?

Assiomatiche marxiste e tonfo


empirico della 'caduta tendenziale
del saggio di profitto'

Il grappolo di domande deleuziane-guattariane a cui vogliono rispondere gli accelerazionisti sono domande dal futuro, provengono dal
futuro - non ultima quella specifica
domanda, affatto controversa, su
quale processo accelerare tra quelli
formulati come possibili dalla coppia di filosofi parigina. Alle quali domande si potrebbe rispondere con
altrettante domande, questa volta
derridiane, 'Dove andremo domani?
Dove va, per esempio, il marxismo?
Dove andiamo noi con lui?'(Spettri di
Marx, 1994). Perch se escludiamo
la 'politica della memoria, dell'eredit e delle generazioni', il futuro della politica accelerazionista, anche
nella sua versione influenzata dal
post-operaismo, potrebbe rimanere incerto se rimanesse ancorato ad assiomatiche marxiste che
mostrano il limite intrinseco del
contesto nel quale sono state concepite e limitano in particolare il
loro doppio avvenire. Dato che una
tale ricostruzione, in particolare
sulla caduta tendenziale del saggio
di profitto, eccede i compiti prefissati del nostro scritto, ci soffermeremo solo brevemente su
quel punto cruciale della tesi n.6
in cui Pasquinelli - giustamente vede l'equazione marxiana della
caduta tendenziale del saggio di
profitto come l'individuazione,
all'interno del pensiero marxiano,
dell'ingranaggio principale del
capitalismo industriale. Bisogna
intendersi fin da subito, in modo
che, ci che storia, venga consegnata alla Storia, e ci che
futuro vivente sia trasportato
come un tesoro prezioso nel
futuro. L'inefficacia o la prob136

lematizzazione del dogma della caduta tendenziale del saggio del profitto,
comprendendo in questa inefficacia
anche la formula marxiana intesa come
motore primo delle ripetute crisi e dei
collassi temporali del capitalismo,
era gi nota ai tempi dell'Anti-Edipo
(1972). A noi pare una forzatura troppo 'meccanica' il fatto che la lettura
e il riferimento all'accelerazione del
processo del crollo capitalista, in
Deleuze e Guattari, sia causata dalla resurrezione in toto della celebre
formula sulla caduta tendenziale del
saggio di profitto. Tale formula, o almeno la sua base epistemica, osteggiata perfino da economisti contemporanei come Thomas Piketty e
da intellettuali marxisti come David
Harvey e Michael Heinrich, solo per
citarne alcuni tra i tanti. Analisi economiche marxiste che partono dagli
stessi dati economici, ma aggregati
in modi differenti, arrivano a conclusioni diametralmente opposte:
che l'equazione marxiana sia corretta e dunque, utilizzabile, o al suo
contrario, sia parzialmente vera e,
dunque, inapplicabile e disfunzionale dal punto di vista dell'economia
capitalista. L'economia classica
accademica, d'altra parte, aveva
gi superato la formula marxiana nel decennio che si apriva nel
1870, da William Stanley Jevons e
la sua 'Teoria dell'economia politica' in poi.

dromol o gy a rc h i v e v i i i

Robo-Trading Era, Algoritmi ad


alta frequenza e il baleno dello
Schianto

Pi di 5.000 operazioni al secondo. Per


valori operativi totali, di un singolo operatore, superiori a 500 milioni di dollari; e
tutto ci per posizioni che in ogni caso
vengono chiuse in giornata. A tanto arrivano gli HFT, i trader ad alta frequenza
definiti anche come algorithmic trader
che si sono sviluppati come una nuova
forma tossica o endemica nel mondo
della finanza mondiale, a partire dal biennio 2009-2010. Tale forma di trading
schizofrenico ha assunto dimensioni
preoccupanti: alcuni mercati maturi e
altamente competitivi, come le piazze
americane, londinesi e tedesche, vedono gli HFT produrre circa 1/3 delle
operazioni giornaliere. A fronte di una
tale mole di operazioni, mostruose
per numero di ordini e valore totale
di importi, le autorit che supervisionano i mercati sono corse ai ripari,
cercando di limitare, sempre in ottica
neo-liberale e pro-finanza, lutilizzo di
tali strumenti attraverso protocolli e
linee guida imposti ai vari operatori
di mercati. Ad oggi, dato che linformatica regna sovrana sui mercati
finanziari, ancora non possibile
distinguere tra trading algoritmico a
bassa velocit e trading ad alta frequenza, dato che gli ultimi potrebbero simulare i primi, per sfuggire alle
funzionalit tecniche predisposte
dalle autorit di vigilanza.
Ma come opera la bestia silenziosa e fulminea? Le aziende HFT
lavorano in mercati a fortissima
accelerazione, attraverso strumenti estremamente sofisticati, algoritmi creati ad hoc che girano su
software e hardware evoluti. Qui
il vantaggio competitivo dato in
primis dalla velocit, sia desecuz-

ione spesso in frazioni di secondo sia


devoluzione, cio i prodotti utilizzati per
lalgo/HFT trading devono essere costantemente aggiornati per essere dinamici e
flessibili. Questo tipo di operativit ha necessit, in prima battuta, di mercati liquidi, cio mercati che possono sopportare
per quantit e qualit tale produttivit;
poi, in seconda battuta, nellendogena
latenza darbitraggi, ovvero l'algorithmic
trader lavora sullo spread che si forma
ogni qualvolta su un singolo titolo, nel
confronto tra bid/ask domanda e offerta. In ogni caso, gli squilibri sistemici
di tale dromotecnica palese e gi si
verificata nel Flash Crash del 6 maggio
2010 quando il NYSE perse il 10% del
proprio valore in soli 36 minuti, generato da ordini di vendita massivi su un
future Procter & Gamble, quotato nel
mercato dei future a Chicago. Il titolo
P&G sul NYSE croll del 37% in un battibaleno, per contagio automatico del
panico, da Chicago a New York. Qui
gli HFT giocarono un ruolo fondamentale per allargare il crollo istantaneo
su tutto il listino azionario del NYSE.
Uno scenario tipico dellaccidente viriliano: a nuova tecnica, corrisponde
un incidente amplificato dalle caratteristiche intrinseche della tecnica
stessa. Gli schianti fulminei intraday
dei mercati finanziari - i Flash Crash
- stanno al trading ad alta frequenza, tanto quanto i crolli giornalieri o
ciclici stanno al trading informatico
a bassa velocit. Solamente 5 anni
dopo il terribile e repentino schianto, il 21 aprile 2015, il Dipartimento
di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato con 22 capi daccusa un
anglo-punjabi, il signor Navinder
Singh Sarao, un algorithmic trader
di base nella multietnica Londra
Ovest che, dalla casa dei genitori,
immise il 6 maggio 2010 la pioggia
mostruosa di ordini sul mercato dei
future di Chicago. Migliaia di ordini
di vendita, per un totale di oltre

137

200 milioni di dollari su un singolo future


P&G. Gli ordini di vendita subirono oltre
19.000 modifiche o sostituzioni nellarco
di pochi e frenetici minuti, prima di venir
cancellati del tutto da Singh stesso. Ma il
collasso per contagio tra titoli e tra mercati diversi ma iperconnessi, amplificati
dagli altri HFT, causarono danni per miliardi di dollari e dimostrarono la fragilit
sistemica della finanza mondiale. Non si
tratta pi della mano invisibile del mercato, come scrisse Adam Smith oltre 200
anni orsono, ma della ben pi prosaica
voracit schizo di mercati altamente
localizzati e specializzati che lavorano
su squilibri sistemici mitigati da circuit
breakers automatizzati. Accelerazione e
Collasso in una mortale catena di anelli
stridenti che si compenetrano

Il becchino del capitalismo


(Marx, Grundrisse) e il suo
utilizzo politico

Il valore della caduta tendenziale


del saggio di profitto risiede, dunque,
nel suo utilizzo politico e, in particolare, nell'essere il cuore dell'analisi
marxiana sul futuro del capitalismo,
considerato transeunte, un momento di transizione storico all'interno di
una vettorialit comunista. Marx, nei
suoi drafts dei Grundrisse considera questa legge come il becchino
definitivo del capitalismo; nel Capitale questa legge diventa tendenza,
non pi una legge inevitabile, grazie
alle contro-tendenze che si attivano
durante la crisi, portando leffetto
gravedigger terminale nel lunghissimo periodo. Equazione, o legge, o tendenza, la caduta tendenziale del saggio di profitto in Marx
rimane centrale. Ma questo cuore
marxista ottocentesco, sia aspettativa messianica che cogito escatologico secolarizzato, elaborato
in un contesto di grande sviluppo
industriale non pi proponibile, ci
utile nel XXI secolo? E, soprattutto, era questo cuore marxista
ottocentesco che veniva utilizzato da Deleuze e Guattari come
impetus generativo e ordine direzionale del processo accelerato
del collasso capitalista? Su questo punto controverso, Christian
Kerslake (Marxism and Money in
Deleuze and Guattari, 2015), acuto scholar deleuziano, suggerisce
che il fulcro dellanalisi presente
in Anti-Edipo rifletta linfluenza
delle teorie della De Brunhoff
e di Schmitt sulla moneta e sui
flussi del capitalismo finanziario.
Per Deleuze e Guattari il cuore
del capitalismo globale, la macchina civilizzata, sono divenuti
la moneta e i flussi del capitale

grazie al ruolo egemonico di snodo,


controllo e regolazione dei flussi monetari di banche commerciali e banche
centrali, per recuperare e stabilizzare la crisi delle economie di mercato.
Non gi la produzione, il lavoro vivo,
la composizione organica del capitale
e la caduta tendenziale del saggio di
profitto sono centrali per il capitale
post-1945 del XX e XXI secolo, bens
la gestione della monetarizzazione
del sistema economico come fattore
cruciale negentropico del sistema.
Gi il riferimento a Nietzsche, e non a
Marx, dovrebbe far riflettere gli accelerazionisti e gli estensori di 'Gli algoritmi del capitale' su questo singolo punto controverso ma, allo stesso
tempo, cruciale e qualificante. Per
terminare il discorso sulla 'portata storica' della caduta tendenziale
del saggio di profitto, va ricordato
che essa, definita da Marx 'la sintesi delle contraddizioni del modo di
produzione del capitale', foment
una prima ondata di catastrofismo marxista gi negli anni novanta dell'Ottocento e il movimento
operaio e sindacale italiano fatic
non poco per demistificare quel
mix fatale di determinismo economico, pensiero messianico e
suggestione oracolare. Ci chiediamo: pu essere accelerazionista riprendere questa concezione
dell'equazione marxiana, e il suo
sub-prodotto, il catastrofismo
marxista, gi superata da marxisti e socialisti italiani pi di cento
anni or sono? Vogliamo ritornare
ai tempi del dibattito pro e contro le assiomatiche marxiste di
Benedetto Croce per l'Accademia Pontaniana?

138

dromol o gy a rc h i v e i x

HyperSearch & Destroy:


Estrazione e distruzione
di valore di Rete

Un gigante si aggira per il Mondo: secondo tra i titoli tecnologici per capitalizzazione di borsa - quotazione al Nasdaq
con valore di 462,5 miliardi di dollari
Usa, dietro ad Apple 660 mld di dollari
Usa, dati agosto 2015; secondo marchio
al mondo per valore - 173,6 mld dollari
Usa, sempre dietro ad Apple, dati maggio 2015; titolo azionario pi trattato al
mondo con 2 mld di dollari Usa in un
mese, dati dic. 2014. Grandi risultati per
unazienda che ha debuttato in borsa
nel 2004 con unazione del costo di 100
dollari. Inventato il celebre algoritmo
Pagerank nel 1997, fondata lazienda
Google nel 1998, dopo solo alcuni mesi
i fondatori Page e Brin la misero in vendita per 1 milione di dollari, per aver
pi tempo per gli studi universitari e
potersi cos laureare in matematica a
Stanford. Nessuno volle comprarla.
Nei primi mesi del 1999, al principale
acquirente, George Bell, CEO di Excite, una delle big di Internet in quel
periodo, fu offerta Google a sconto,
per soli 750.000 dollari. Perch comprare unazienda basata su un nuovo
modello di motore di ricerca, in un
mondo che aveva gi Altavista, Excite e Yahoo, si chiese George Bell?

Macchina algoritmica di Google


e accelerazione cibernetica
La velocizzazione che aveva contraddistinto il divenire della tecnica sino
alla rivoluzione delle comunicazioni e
dei trasporti superata dall'accelerazione cibernetica che, a ben guardare,
supera e rende obsoleto il concetto
stesso di movimento. pi opportuno,
a questo punto, postulare l'idea di uno
spazio virtuale contraddistinto per sua
natura dal tempo dell'accelerazione,
un tempo che non necessita di movimento ma che appunto si esprime in
presa diretta.
Tiziana Villani,
Il tempo della simulazione

Nella critica serrata alla governance algoritmica da parte di Pasquinelli, si scorge in filigrana l'altro
grande pericolo a cui va incontro
il genere umano, una strada inquietante che porta diritto alla singolarit tecnologica, al limite di uno
sviluppo alieno incontrollabile di
macchine con potenza di calcolo infinita che accelerano con altri
sistemi strutturati di macchine, i
cui utenti finali potrebbero anche
essere non umani, come previsto,
in forma embrionale, dall'Internet
delle cose. A fine millennio (1999)
comparsa la prima vera e propria
corporation post-umana, Google, il nuovo stadio del capitalismo
metalinguistico e metamatico che
vorremmo pensare, seguendo le
analisi di Guattari, come collasso
della semiotica antropologica del
XX secolo. Grazie ai giacimenti
sapienziali sui quali basa la propria potenza calcolante inumana, Google supera con eleganza
matematica e vigore cristallino
ogni precedente assiomatica ottocentesca del conflitto in quanto Brin et alii valorizzano a cos-

to zero sia la propria forza lavoro, cio


i produttori di contenuti dell'infosfera,
sia la materia prima del proprio prodotto, ovvero il Sapere del genere umano,
attivando ci che Bernard Stiegler chiama, rifacendosi a Simondon, 'il nuovo
stadio del processo di transindividuazione capitalistica' (Reincantare il
mondo, Stiegler, 2012). Pensare Google, questo il nuovo compito; Pasquinelli lo ha gi iniziato a fare con il
saggio sul plusvalore di Rete (Capitalismo macchinico e plusvalore di rete,
2011) ma necessario continuare ad
indagare Google ora, a causa del pensiero alieno che opera sul 'processo
di transindividuazione, vale a dire la
maniera di prodursi collettivamente
come soggetti'. Pensare Google,
secondo Stiegler, significa 'come
fare di Google uno spazio critico e
non solo un oggetto della critica'.
Significa anche oltrepassare le assiomatiche marxiste, nonostante la
loro ricchezza, e il pensiero conflittuale dell'et industriale, per porre
le basi di un pensiero che si faccia
carico dell'algoritmo che connette
infinite macchine soffici e milioni
di nuvole nella sua complessit.
Quest'alba di un nuovo pensiero il
compito, il punto chiave del libro Gli
algoritmi del capitale, soprattutto
nel saggio pi denso dell'antologia,
Capitalismo macchinico e plusvalore di rete (Pasquinelli, 2011). Ma
a nostro avviso, il moto accelerazionista, a causa di singoli punti
critici, rende la propria traiettoria epiciclica in rapporto al marxismo, considerando il marxismo
stesso come traiettoria deferente, vale a dire che a fronte di
un guadagno apparente attuale,
si consumer in futuro un moto
retrogrado dell'accelerazionismo, se non viene corretto il sistema di riferimento principale
come baricentro di pensiero.
139

dromol o gy a rc h i v e x

Il futuro del comunismo


Marx oppure Mach?

La domanda paradossale e retorica la


seguente: e se il futuro del comunismo, inteso come nucleo etico-riformatore della
nostra societ, fosse il pensiero di Mach
e non pi il materialismo dialettico engelo-marxista propugnato abrasivamente
dal suo dogmatico divulgatore, cio
Lenin? E, dunque, se il futuro della critica al plusvalore algoritmico risiedesse
nel passato, o almeno nella riconsiderazione critica delle fondamenta speculative del socialismo? Queste domande
sono meno aliene di quanto sembrino
in prima battuta, se consideriamo che
Lenin diede alle stampe nel 1909 il libro Materialismo e Empiriocriticismo. Si tratta di un pamphlet che, nella peggiore tradizione comunista, fu
usato come strumento per colpire un
bersaglio politico, anzich essere un
libro teoretico polemico verso una filosofia materialista antagonista. L'obiettivo principale di Lenin - il testo era
fomentato e suggerito da Plechanov,
marxista ortodosso nonch allievo di
Engels - era denigrare e distruggere intellettualmente Alexander Bogdanov,
filosofo e scienziato, nonch leader
principale dei bolscevichi russi dopo
la rivoluzione fallita del 1905, sostenitore di un materialismo fortemente
debitore del pensiero dello scienziato e fisico austriaco Ernst Mach, il
teorico e studioso, tra le altre cose,
della velocit di propagazione di un
suono nellaria e nei fluidi. Lenin
boll le teorie empiriocriticiste di
essere reazionarie, e per la nota
propriet transitiva dellinsulto, il
marxista-machista Bogdanov, si ritrov ad essere etichettato come
la quintessenza incarnata del reazionario. E pensare che lala bogdanovista del partito era quella

pi a sinistra In un recente libro di McKenzie-Wark, Molecular Red (Verso, 2015)


- unopera che non stentiamo a definire
superba - lintellettuale newyorchese
ricostruisce minuziosamente proprio il
rapporto Lenin - Bogdanov alla luce della
loro controversia politica-economica-filosofica del 1908-1909. I metodi leninisti,
tristemente famosi in tutti i loro aspetti
teorici, organizzativi e storici, hanno poi
contribuito massivamente alla tragedia
del socialismo reale e a minare per
sempre loccasione storica di un potere
rivoluzionario sovietico, meno militarizzato e totalitario. Del leninismo non
rimangono che rovine; ora non rimane
che salvare Mach e Bogdanov, oltre a
ci che resta di Marx. E Molecular Red
necessario perch ripropone e contestualizza sul palconoscenico mondiale delle idee, e dunque della politica,
proprio la figura e la statura intellettuale di Bogdanov, di Platonov e del Proletkult.

Dallabbondanza rossa al sylos


rosso: proposta per un nuovo
bilanciamento di poteri

Siamo al termine dell'analisi della


brillante antologia 'Gli algoritmi del
capitale' che riteniamo il testo pi
avanzato, in Italia, sulle tematiche fin
qui trattate. Al suo interno abbiamo
trovato riflessioni necessarie e importanti, iper-attuali, a volte coniugate con passaggi vecchissimi - ci
scusino gli autori per la franchezza. A
volte il nuovo si fa strada anche con
queste modalit: laccelerazione - o
la linea di fuga per parlare come
Deleuze - si zavorra con larcaico o
il neo-primitivo e, forse, sarebbe
alieno trovare il novissimo gi
impacchettato e pronto per luso.
Il canone cancrizzante a volte ritorna e non sempre si presenta con le
forme gi conosciute Rimangono
da effettuare alcune segnalazioni di
singoli saggi presenti nel libro. La
prima va a 'piattaforme per una abbondanza rossa' di un autore, Nick
Dyer-Witheford, che stimiamo da
tempo e del quale segnaliamo anche la recente uscita 'Cyber-proletariat' (Pluto Press, 2015). In
'piattaforme per una abbondanza
rossa' l'autore indaga il celebre
esperimento cileno 'Cybersyn', occorso ai tempi di Salvador Allende
e concepito come ottimizzatore
cibernetico della pianificazione
socialista, incrociandolo, con la
consueta maestria, alla fantascienza di Francis Spufford in 'Red
Plenty'. Il tema principale del saggio potrebbe essere 'calcolo e comunismo': abilmente Dyer-Witheford intreccia la cibernetica
sovietica, il Marx dei Grundisse,
la catallassi dell'economista liberale Frederick Hayek e i teorici
della pianificazione economica
computerizzata, in una caval140

cata suggestiva e godibile che stimola sia la lettura politica che la riflessione filosofica. Il secondo saggio da
segnalare della tedesca Mercedes
Bunz, 'algoritmi della conoscenza e
trasformazione del lavoro'. Si tratta di
un testo meno collegato al pensiero
post-operaista e pi interno al mondo dell'automazione della conoscenza nelle fabbriche del sapere. Oggi, ci
spiega Mercedes Bunz, le universit
occidentali si sono strutturate come
'industrie del sapere' in cui gli esperti - o la nuova classe di istruiti - sta
perdendo il proprio privilegio di 'expertize' a favore di una conoscenza
abbondante e ben distribuita nel sociale. Il sovraccarico di informazioni,
Internet e le nuove macchine soffici, la conoscenza digitalizzata, gli
algoritmi e le app, mettono il ruolo
dell'esperto - e dunque dell'intellettuale e dello specialista accademico-scientifico - sotto attacco,
esternalizzandone de facto le competenze specifiche. La Bunz propone nel suo saggio un cambio radicale di approccio alla tecnologia
grazie all'alleanza tra intelligenza
algoritmica e umanesimo operativo ispirato dalla filosofia di Simondon, autore che si sta imponendo
sempre pi come centrale in questo tipo di analisi. Ultima segnalazione infine per Tiziana Terranova,
filosofa italiana di ultima generazione, abile indagatrice del mondo digitale e delle sue pratiche
pi eterodosse fin dai primi anni
Novanta. Il suo saggio 'Red Stack
Attack' , fin dal titolo, una sorta
di risposta propositiva e combattiva al celebre saggio di Benjamin
Bratton 'The Black Stack' (e-Flux,
2014) in cui il teorico americano
indaga lo status normativo delle
megastrutture 'inaspettate' del
contemporaneo sistema globale
di calcolo. Terranova, infatti,

propone il proprio saggio come il risultato di un sapere sociale costruito


nella Rete e dalla Rete, il cui fulcro di
analisi la relazione esistente tra capitale e algoritmo. Dunque l'algoritmo
dal punto di vista politico, economico
e finanziario: si parla di Bitcoin e di
altre monete digitali, delle interfacce
tra individuo-magazzino dati-nuvola,
dell'algoritmo come 'capitale fisso',
dell'assorbimento delle eccedenze di
ricchezza ed energia nel ciclo produttivo del capitale. Rispetto ad altri
pensatori dell'area post-operaista,
la Terranova mostra e organizza un
sapere pi pronunciato del mondo
digitale e delle culture network, che
le permette di uscire da un evidente
manierismo espositivo e intellettuale, caro ad altri autori di area, e che
rende il suo testo il pi avanzato nelle
riflessioni in corso tra potenzialit
e criticit della ragion algoritmica.

dromol o gy a rc h i v e x i

Il silenzio alle sette di


sera di Leibniz

Per ritornare allespressione dei pensieri per mezzo di caratteri, sento che le
controversie non finirebbero mai e che
non si potrebbe mai imporre il silenzio
alle sette, se non ci riportassimo dai ragionamenti complicati ai calcoli semplici, dai vocaboli di significato vago ed
incerto ai caratteri determinati Una
volta fatto ci, quando sorgeranno controversie, non ci sar maggior bisogno
di discussione tra due filosofi di quanto
ce ne sia tra due calcolatori. Sar sufficiente, infatti, che essi prendano la
penna in mano, si siedano a tavolino,
e si dicano reciprocamente (chiamato,
se loro piace, un amico): calculemus.
Leibniz, Scritti di logica, [1689] (1962)

Final Cut: Calculemus!

Vorremmo terminare questa recensione con una felice immagine tratta


dagli Scritti di Logica di Leibniz. Nella vexata quaestio, l'ultima parola, in
modo paradossale, spetta al numero e all'azione di maggiore aderenza
alla realt, il calcolo. Attualizzando la
scena ai giorni nostri, a questo tavolo
virtuale, in una sequenza temporale
'scardinata', anacronica, vorremmo
convocati e seduti un numero maggiore di amici della Sapienza. Oltre
allo stesso Leibniz, convocheremmo
Marx, nonch Deleuze e Bogdanov,
e di certo Mach e al Khwarizmi. A
ognuno di loro sarebbe assegnato un pocket calculator in grado di
lavorare a tempo esponenziale. E,
come arbiter imparziali, tutti gli autori dell'antologia 'Gli algoritmi del
capitale'. E che Pasquinelli, maestro di cerimonie, al cospetto di tale
camerata e per dirimere le insorgenti controversie, con gesto lucido e sguardo febbricitante, affermasse perentorio, in piedi: et nunc
calculemos!
Agosto 2015

141

obsolete capitalism sound system

ix

ft.

network ensemble

Sonic writing: la machine informatique


La Macchina informatica
Frammento di un intervento di Flix Guattari
al corso di Deleuze a Vincennes, 1975-1976

Two essays from the volume "Money, revolution and philosophy of the future" have been
expressed in music. Guattari's fragment,
entitled La machine informatique (on the
right, translated in Italian), has been rendered
in audio synthesis by two electronic groups:
Obsolete Capitalism Sound System +
Network Ensemble
The underlined parts of Guattari's speech
have been sampled for the making of
La machine informatique Dub by Obsolete
Capitalism Sound System and for its Urban
Sonata Remix by the Network Ensemble.

Due saggi sullargomento Moneta, rivoluzione e filosofia dellavvenire sono stati


messi in musica piuttosto che su carta. E
stato sonificato il frammento di Guattari
intitolato La machine informatique (vedi sotto)
da due gruppi:
Obsolete Capitalism Sound System +
Network Ensemble
Le parti sottolineate corrispondono alle
parti campionate inserite nei brani
La machine informatique Dub di Obsolete
Capitalism Sound System e nell'Urban Sonata
Remix a cura del Network Ensemble.

a - side

Obsolete Capitalism Sound System


La machine informatique Dub

b - side

Network Ensemble
La machine informatique Dub
Urban Sonata Remix

Label:
Rizosfera - Nu KFM
Catalogue number:
NUR 001

FG
GD

143

Felix Guattari
Gilles Deleuze

FG
Far funzionare un ordine del mondo, dei sistemi di ordine, di ordinamento
del mondo. Lo stesso tipo di promozione di
invarianti che costituiscono le coordinate
di uno stesso piano sociale, cosmico, affettivo.
GD
Scusi
un
attimo.
Sentite
tutti?
Vuole
sedersi
qui?
Se
parla di fronte, la sentono tutti.
FG Riprendo lesempio che faceva
lei delle societ che studia Clastres ()
presunto
capitalizzare
linformazione
attraverso
piccole
unit
distintive
tipo, lettera, anche un certo tipo di
articolazione molto epurata di fonema,
con una sintassi perfettamente civilizzata.
Ma in correlazione c tutta una serie di
componenti semiotiche che concorrono
a qualcosa che non specificamente una
trasmissione dinformazione ma una vita
libidinale dellinsieme del gruppo che pu
esprimersi sia attraverso le parole che
attraverso le mimiche, le danze, i tatuaggi,
i rituali, ecc. Sono quelle che chiamo le
diverse componenti semiotiche. In fondo
alla catena arriveremo a un ordine in
cui possiamo trasmettere una cosa con
una serie di messaggi trasmessi tramite
un computer. Oggi designare qualcuno
equivale a prendere un certo tipo di numeri
e farli passare in un computer. Questi
qualificano la localizzazione della persona
e anche tutto il suo comportamento, la sua
libert, le sue potenzialit economiche,
ecc. Quindi, intanto dir che c stato un
crollo semiotico nel senso che i modi di
enunciazione collettivi che intricavano,
articolavano in modo indissolubile le
diverse componenti semiotiche, gestuali,
mimiche, prosodiche, linguistiche, si sono
ritrovati ridotti al punto che sempre
possibile tradurre in termini di quantit
dinformazione. Lapprendimento della
lingua, il passaggio della lingua infantile
alla lingua della scuola, e da questa a quella
professionale, e cos via, un lavoro volto
a rendere gli individui capaci, malgrado
la polivocit dei loro desideri, di arrivare
a questa riduzione possibile, essenziale
ai sistemi di produzione e di scambio che
possono tenere in circolazione solo persone
traducibili in termini di informazione
nel sistema economico di produzione.
Altrimenti sono pazzi, marginali, poeti
Si usano strumenti particolari per curarli
e vengono messi in istituti creati apposta
per questi fenomeni marginali. Questa
operazione di crollo semiotico fa s che si

possa enunciare qualsiasi cosa dei propri


desideri, della propria vita, a patto che sia
compatibile con la macchina informatica
di tutto il sistema capitalista, socialista,
burocratico, di tutti i sistemi a Stato, per
riprendere la classificazione di Clastres.
A un tratto, la sola soggettivit di
riferimento possibile quella che rende
compatibili con la specie umana in generale,
la specie umana delle societ a Stato,
la cittadinanza. Quindi non si ha pi lo
stesso rapporto con la particolarizzazione
dellenunciazione che consisteva nel dire
Gli indiani, le trib indiane dicono che solo
gli indiani sono uomini e, quando vedono
dei bianchi, dicono che non sono uomini. Il
loro senso di appartenenza a una comunit
despressione delimitato dal luogo dove
c un groviglio delle diverse componenti
semiotiche. Perdonate lo schematismo
abominevole che consiste nel prendere due
punti cos distanti in campo sociale. Quindi,
cosa succede? E possibile sottomettersi
a questo sistema di riduzione informatica
solo nella misura in cui si ricostituiscono
delle territorialit che chiamer superfici
di ridondanza, dove si possa articolare
questo tipo di opposizione. Vi faccio un
esempio. Scegliere una donna in una
societ come quella di Clastres non mai
solo avere come scopo un atto sessuale,
riproduttivo, possedere qualcuno, ma
sempre due sottoinsiemi sociali che
sincrociano e implicano due sistemi di
scambio, dei sistemi di composizione
semiotica multipla. Oggi si pu dire che
lattribuzione di un partner sessuale, che
sembra libera, una libera scelta in realt
determinata da sistemi che fanno s che si
debba rispondere a un certo tipo di profilo
socio-economico al punto che c gente che
cerca di facilitare le cose con il computer
facendo una sorta di corrispondenza delle
scelte preferenziali. Ma non si sceglie pi
uno che di un clan di una certa natura con
tutto ci che rappresenta questa specie di
danza, dintrigo semiotico. Non si sceglie
forse nemmeno pi, e vorrei anticipare
qualcosa, un corpo, il possesso degli organi
sessuali dellaltro, cos abbiamo dato una
definizione, ma la possibilit di trovare un
certo tipo di ridondanza, di ridondanza di
sopravvivenza, di ridondanza di viseit. Si
cerca qualcuno nel campo dellenunciazione
dove si possa dire qualcosa come TristanoIsotta, Isotta-Tristano, ma in modo molto
pi triste e sinistro, in una perpetua
scenata tra coniugi che consiste solo in

a chi si parla. Quando torno, quando


enuncio il mio nome, il mio progetto, chi mi
riflette? Chi mi fa eco? In quale superficie
di ridondanza posso esprimermi? Nelle
societ territorializzate ci sono larghe
superfici di ridondanza e molteplici
possibilit di composizione semiotica. Nel
caso della coniugalit o della soggettivit
deterritorializzata, miniaturizzata, ci si
pu solo agganciare e dire: Mi riconosci
quando ti parlo? Torno alla data ora. Faccio
questo non per i figli. C dissociazione
anche dal rapporto di viseit, questa sorta
di impronta di cui parlano gli etologi, il
rapporto di contatto oculare, eye to eye
di cui parlano Spitz e un certo numero di
americani. C bisogno di inquadrare: io
sono, solo se c un certo punto che serve
da superficie di riferimento e da buco nero
sul quale posso continuare ad articolare
gli enunciati. Se mi tolgono questultima
superficie di ridondanza o di riferimento,
tutto linsieme delle mie coordinate
informative
esplode
letteralmente.
Curiosamente ci accorgiamo che il tipo di
oggetto che gli psicanalisti hanno chiamato
oggetto parziale, gli occhi, il viso, il
triangolo occhi-naso-bocca raggiunge un
rapporto di tutela straordinaria rispetto
ai diversi individui poich non ci sono pi
le varie componenti semiotiche, mimiche,
gestuali, di danza, di gruppo, ecc. e arriva a
non esserci pi neanche lesercizio sessuale.
Si pu concepire di essere innamorati di
un tratto di viseit di una donna, senza
avere la possibilit di mettere in gioco delle
semiotiche sessuali, di innamoramento o
di questo tipo. Lessenziale questultima
presa, laggancio di territorializzazione.
La seconda cosa che possiamo abbozzare
adesso che o le ridondanze informatiche
si agganciano a delle superfici con dei
sistemi di buchi neri, cio la viseit, il potere
a livello statale in qualsiasi sistema di
potere c sempre un sistema di buchi
neri. Sono gli occhi di Giscard dEstaing,
gli occhi dei leader E comunque dei
nostri, ha comunque una possibilit.
E la Francia. Mi riconosco perch lho
gi vista. Posso continuare a parlare, a
produrre significati. O c questo sistema
di ridondanze, di buchi neri, il sistema
arborescente, ci sono alberi quando c
un buco nero, o per il sogno, c lombelico
del sogno, un luogo dove tutte le cose si
organizzano su un punto centrale che un
punto cieco, oppure possiamo considerare
unorganizzazione di ridondanza. []

acronym

Acronyms bibliography

Title

Author Edition year

#a
#Accelerate
MacKay & Avanessian
Urbanomic
2014
ac
The Antichrist
Nietzsche
Borzoi Pocket Books
2006
ame
Aesthetic, Method and Epistemology
Foucault
The New Press
1998

Essential Works of Foucault 1954-84
ao
Anti-dipus
Deleuze & Guattari
University of
1983

Minnesota Press
c
Capital: a critique
Marx libcom.org

of political economy
cm
The Creative Mind:
Bergson
Wisdom Library
1946

An Introduction to Metaphysics
csvai
Code Surplus Value and
Pasquinelli
Personal blog
2014

The Augmented Intellect
cv
Circulus Vitiosus
Klossowski
The Agonist, a journal
2009

from Nietzsche Circle
cwn
Complete Works of F. Nietzsche
Nietzsche
Gallimard French ed.
1967

of Colli-Montinari's

General Introduction
di
Desert Islands and other texts 1953-74 Deleuze
Semiotext(e)
2002
infl
Introduction to the non fascist life Foucault
Maldoror
2012
lc
Living Currency
Klossowski monoskop.org
lwk
Lectures on the Will to Know
Foucault
Palgrave MacMillian
2013
mmdg
Marxism and Money in D&G's
Kerslake
Parrhesia #22
2015

Capitalism and Schizophrenia
n
Negotiations
Deleuze
Columbia University Press 1995
npp
Nietzsche, Polytheism and Parody
Klossowski
Bulletin de la Socit
2004

Amricaine de philosophie

de Langue Francais
nt
Nomad Thought in The New Nietzsche Deleuze
Delta Books
1977
nvc
Nietzsche and the vicious circle
Klossowski
University Of Chicago
1997

Press/Athlone
pk
Power, Knowledge and
Foucault
Pantheon Books
1980

Other Writings 1972-77
z
Thus Spoke Zarathustra
Nietzsche
feedboks. com
2010

W. A. Chapko

144

obsolete capitalism

The strong of the future

Nietzsches accelerationist fragment


in Deleuze and Guattaris Anti-dipus
Despite the passing of time there are
fragments of thought that acquire a
life of their own and hit the headlines
of philosophical and cultural journals
with regards to their evaluation and
interpretation. Among the most famous
ones is the Fragment on Machines by Karl
Marx. More recently another fragment
has gained importance in terms of
discernment: a dark and forward looking
fragment in the fragment by Friedrich
Nietzsche nestled in one of Deleuze and
Guattaris Anti-dipus (1972) crucial pages.
As widely known the reference to
Nietzsche in the famous accelerationist
passage in Deleuze and Guattaris Antidipus is decisive and closes the paragraph
entitled The Civilized Capitalist Machine
(Chapter III, Par. 9, pp. 222-239). Until
today the various commentators of such
passage have left aside or overshadowed
the specific reference to Friedrich
Nietzsches Groe Proze, others have
simply quoted the accelerate the process
issue referenced by Deleuze and Guattari,
mentioning Nietzsches book The Will of
Power but no one has ever referred to the
precise fragment, nor to its context and the
potential themes it implies.
The quotation of the fragment is always
derived from critical essays or secondary
literature books and never from the
original Nietzschean work aside of a
note in Wikipedia under the definition of
accelerationism, as well as brief mention
by Matteo Pasquinelli in a post on his
personal blog: Code Surplus Value and the
Augmented Intellect.
It is likely that this omission finds its origin
in the fact that Deleuze and Nietzsches
English speaking scholars when referring
to the English edition of the Kritische
Gesamtausgabe edited by the Stanford
University Press (Colli and Montinari critical
edition) may not have all the posthumous
fragments available. The collection The
Complete Works of Friedrich Nietzsche in
fact started in 1995 but the edition suddenly
stopped after the publication of only three
of the originally proposed twenty volumes,
due to the loss of one of the two curators,
Ernst Behler, who died in 1997. Only ten
years later Alan D. Schrift and Duncan
Large, the two new curators, published
three new volumes but the accelerationist
fragment inserted in Vol.17 Unpublished
Fragments: Summer 1886 Fall 1887 will be
presumably published later.

145

The controversial ending of The Civilized


Capitalist Machine may be fully and deeply
understood only through a clear analysis
of the accelerationist process described
by Nietzsche. The specific identification
of the above-mentioned Nietzschean
fragment which Deleuze and Guattari refer
to, opens to a definitive interpretation of
the final passage of The Civilized Capitalist
Machine. Christian Kerslake, a sharp critic
and observer of Deleuzes work finds the
passage quite difficult to comprehend.
Here is the famous passage which has
become a crucial issue especially in the
accelerationist area of commentators:
But which is the revolutionary path?
Is there one?To withdraw from the
world market, as Samir Amin advises
Third World countries to do, in a curious
revival of the fascist "economic solution"?
Or might it be to go in the opposite
direction? To go still further, that is, in
the movement of the market, of decoding
and deterritorialization? For perhaps
the flows are not yet deterritorialized
enough, not decoded enough, from the
viewpoint of a theory and a practice of a
highly schizophrenic character. Not to
withdraw from the process, but to go
further, to "accelerate the process," as
Nietzsche put it: in this matter, the truth
is that we haven't seen anything yet.
Our research has identified the precise
Nietzschean fragment quoted by Deleuze
and Guattari as shown above. It is a
fragment positioned in two different
Friedrich Nietzsches posthumous editions.
The title of the fragment is The Strong
of the Future and it was composed in the
Fall of 1887. In the collection of fragments
edited by Gast and Nietzsches sister 1.067
fragments were randomly listed and The
Strong of the Future was numbered 898.
This arbitrary collection of fragments
entitled The Will of Power (1906) has
produced controversial debates in both
political and philosophical fields since the
beginning of the twentieth century.
The same fragment with the same title
is present in Colli and Montinaris The
Complete Works of Friedrich Nietzsche.
It may be found in Part II Vol. VIII of
the Italian edition entitled Frammenti
Postumi: 1887-1888 together with other
371 fragments that Nietzsche collected in
a series provisionally entitled The Will of

Power that he will never publish. Here the


fragment is numbered (105) 9 [153].
In the original fragment Nietzsche used
the verb beschleunigen - derived from
the physics world- literary meaning to
accelerate something facilitating its
faster track. In the English translation
by Kaufmann in 1967 the verb has
been rendered as hasten whereas
accelerate would have probably been
more pertinent even in English, due to
the fact that the former deals with the
necessity to accelerate not only in a
physical way, while the latter indicates an
intrinsic, innate faster speed increase of a
process. In the Italian translation the verb
used is again affrettare(hasten) instead
of accelerare (accelerate), strengthening
the above mentioned difference between
the two verbs: accelerare means the
intrinsic and physical increase of an event
or of a process whereas affrettare
shows an external provision of such
increase.
Actually the only significant commentator
on Nietzsches fragment and Deleuzes
quotation is Pierre Klossowski in his
Nietzsche and the Vicious Circle (1969),
a work dedicated to Gilles Deleuze,
who highly appreciated this publication
together with Foucault. The useful fertility
of Klossowski is dual, first on an exegetic
side of his essay Nietzsche and the Vicious
Circle and second for his productive
translations of Nietzsches works. Not
only we may assert that Klossowski was a
famous translator from German to French
of many intellectuals and philosophers like
Benjamin, Wittgenstein, Heidegger (his
Nietzsche, 1971) but we may state that he
has been the best interpreter of Nietzsches
thought in France thanks to his masterful
and superlative work on The Gay Science in
1954 but in particular for the translation of
the Fragments posthumes - Autumn 1887 mars 1888 edited by Gallimard in 1976.
The fragment we refer to, Les forts
de lavenir, had already been released
in Nietzsche et le cercle vicieux in 1969.
It is exactly there that we find the verb
beschleunigen translated in acclrer
(accelerate);
therefore
Klossowskis
interpretation has been at the basis of
Deleuzes choice in using the expression
to accelerate the process when asking
himself which revolutionary path to
undertake; that is the same question the
accelerationist movement poses today.

Through an exegetic analysis of the


fragment The Strong of the Future in
his Nietzsche and the Vicious Circle,
Klossowski evaluates Nietzsches thought
of 1887 very extant and contemporary,
able to move from untimely meditations
to disconcerted newness in less than
one hundred years, affirming that the
economic mechanism of exploitation
(developed by science and the economy) is
decomposed as an institutional structure
into a set of means entailing two results:
on the one hand, that society can no longer
fashion its members as instruments to its
own ends, now that it has itself become the
instrument of a mechanism; on the other
hand that a surplus of forces, eliminated
by the mechanism, are now made available
for the formation of a different human
type: the strong of the future.
To reach such a new type of man we
should not obstruct this irreversible great
process but foster its inexorably expansive
acceleration in a mechanism which may
seem (without being) contrary to the
main aim of the strong of the future:
the differentiation. The leveling and the
social homogenization perpetrated by the
democratization of the industrial society
are responsible of mens shrinking. The
strong and the leveled ones will then
act for or against such inexorable law
in a paradoxical overturning, as well as
workers and capitalists fight in favor or
against the relentless law of the tendency
of the rate of profit to fall this being
another issue Deleuze and Guattari pose
in the paragraph called The Civilized
Capitalist Machine.
We have now concluded this short essay
whose aim was to precisely describe
the Nietzschean source Deleuze and
Guattari had drawn from in their famous
passage of the revolutionary path in
the book Anti-dipus and to produce
the right bibliographic references to the
accelerationist fragment in Nietzsches
complex work. We are aware to have
just started a challenging work on the
decoding of the deepest meaning of the
paragraph The Civilized Capitalist Machine
and in particular of the accelerationist
passage about the theory and the practice
of decoded and deterritorialized flows.

August 2015

The strong of the future

That which partly necessity, partly


chance has achieved here and there, the
conditions for the production of a stronger
type, we are now able to comprehend and
consciously will: we are able to create the
conditions under which such an elevation is
possible.
Until now, "education" has had in view the
needs of society: not the possible needs
of the future, but the needs of the society
of the day. One desired to produce "tools"
for it. Assuming the wealth of force were
greater, one could imagine forces being
subtracted, not to serve the needs of
society but some future need.
Such a task would have to be posed the
more it was grasped to what extent the
contemporary form of society was being
so powerfully transformed that at some
future time it would be unable to exist for
its own sake alone, but only as a tool in the
hands of a stronger race.
The increasing dwarfing of man is
precisely the driving force that brings to
mind the breeding of a stronger racea
race that would be excessive precisely
where the dwarfed species was weak and
growing weaker (in will, responsibility,
self-assurance, ability to posit goals for
oneself ). The means would be those history
teaches: isolation through interests in
preservation that are the reverse of those
which are average today; habituation to
reverse evaluations; distance as a pathos;
a free conscience in those things that today
are most undervalued and prohibited. The
homogenizing of European man is the
great process that cannot be obstructed:
one should even hasten it. The necessity
to create a gulf, distance, order of rank, is
given eo ipso--not the necessity to retard
the process.
As soon as it is established, this
homogenizing
species
reguires
a
justification: it lies in serving a higher
sovereign species that stands upon the
former and can raise itself to its task
only by doing this. Not merely a master
race whose sole task is to rule, but a race
with its own sphere of life, with an excess
of strength for beauty, bravery, culture,
manners to the highest peak of the spirit;
an affirming race that may grant itself
every great luxury strong enough to
have no need of the tyranny of the virtueimperative, rich enough to have no need of
thrift and pedantry, beyond good and evil;
a hothouse for strange and choice plants.
Friedrich Nietzsche, The Will of Power
Translated and edited by Walter Kaufmann.
Random House, New York (1967),
or Vintage Books Edition (1968),
or Knopf Doubleday Publishing Group (2011).
Printed by courtesy of the Publisher.

146

Notes
1 Karl Marx: Grundrisse: Fragment on
Machines - translated by Martin Nicolaus,
Penguin, 1973
2 Gilles Deleuze and Flix Guattari: Antidipus. Capitalism and Schizophrenia,
University of Minnesota Press, 1983
3
Quoted in Strong, Tracy (1988).
Friedrich Nietzsche and the Politics of
Transfiguration. Berkeley: University of
California Press. p. 211. Original in The Will
to Power nr. 898 (accessed 18 August 2015)
4 Code Surplus Value and the Augmented
Intellect, post/ late night notes del 10th
March 2014: http://matteopasquinelli.com/
codesurplusvalue/
(accessed 23 August
2015).
5 Christian Kerslake Marxism and Money
in Deleuze and Guattaris Capitalism and
Schizofrenia
http://parrhesiajournal.org/
parrhesia22/parrhesia22_kerslake.pdf
6
Deleuze-Guattari:
Anti-dipus.
Capitalism and Schizophrenia, University of
Minnesota Press, p.239
7 Heinrich Kselitz (18541918), musician
and actor, Friedrich Nietzsches friend
whom he nicknamed Peter Gast. Elisabeth
Frster Nietzsche (1846 1935), Nietzsches
sister who was often criticized by her
brother, by Gast and by other Nietzschean
followers/supporters. She was a Nazi, proArian and anti-Semite woman, responsible of
Nietzsches philosophy manipulation. Hitler
and all his general staff took part to her
funeral in 1935.
8
Walter Kaufmann (1921-1980) was
an American philosopher and Nietzsches
scholar who translated The Will to Power
(Random House, New York, 1967 with R.J.
Hollingdale).
9 Pierre Klossowski (1905-2001) was a
French intellectual strongly influenced by
Nietzsches works. He was an important
translator, writer, philosopher, painter and
one of the spiritual father of Deleuze and
Guattari.
10
Pierre Klossowski: Nietzsche and
the vicious circle The University of Chicago
Press, 1997 - Chapter 6 The vicious circle as
a selective doctrine p. 164.


xi

obsolete capitalism

Money, revolution and acceleration


in Deleuze and Guattaris Anti-dipus

ch a p t e r i

The Locus classicus of the contemporary


accelerationist movement: Anti-dipus

Do you want a name for this universe,


a solution for all its enigmas?
Nietzsche, Posthumous Notes
We continue the exploration of the
sources
behind
the
contemporary
accelerationist movement, which lie at
the end of the paragraph entitled The
Civilized Capitalist Machine. (AE 239-240)
By contemporary we intend the period
from the 90s to today, thus including Nick
Land and the Ccru collectives reflections
on the first accelerationist wave.
The simultaneous reading of Christian
Kerslakes Marxism and Money in Deleuze
and Guattaris Capitalism and Schizofrenia
(2015) and Matteo Pasquinellis notes in Code
Surplus Value and the Augmented Intellect
(2014) has highlighted the persistence of
a troubled interpretation of one of the
most significant and pivotal passages
of Deleuze and Guattaris Anti-dipus.
Moreover an unfair and blind conventio
ad excludendum on Nietzsche from the
accelerationist side is remarkably present.
In Accelerate#, the constitutive anthology
of accelerationism, we immediately detect
a noisy silence about Nietzsche. While
the opening documents and extracts on
accelerationism are pertinent Marx,
Butler, Fedorov and Veblen (#A, 8-11)
nothing is mentioned of a post-Zarathustra
Nietzsche: The Will of Power, Beyond Good
and Evil or On the Genealogy of Morality.
In the chronology (#A, 3) in between
Marxs Fragment on Machines (1858) and
Firestones The two modes of cultural
history (1970), Nietzsches accelerationist
fragment known as The Strong of the Future
(1887) clearly lacks. One of the aim of this
essay is to identify the correct allocation
of Nietzsches thought with reference
to the accelerationist movement, to the
Anti-dipus and to Deleuze and Guattaris
thought. The philosopher from Rcken has
been the first to speak correctly about the
overall machinery, solidarity of all gears,
and about accelerating the process. (NCV
161- 162).
Matteo Pasquinelli properly points
out the final part of the The Civilized
Capitalist Machine as locus classicus of the
contemporary accelerationist movement,
thanks to the deep queries Deleuze and
Guattari placed. These questions remain
however unanswered and therefore

147

still open; they deal with revolutionary


strategies, positions of nihilist capitalism
and potential escape routes from a political
and economic situation that recalls the
image of a cul-de-sac. The text to analyze
follows:
It is at the level of flows, the monetary
flows included, and not at the level of
ideology, that the integration of desire is
achieved. So what is the solution? Which
is the revolutionary path? Psychoanalysis
is of little help, entertaining as it does the
most intimate of relations with money, and
recordingwhile refusing to recognize it
an entire system of economic-monetary
dependences at the heart of the desire of
every subject it treats. Psychoanalysis
constitutes for its part a gigantic enterprise
of absorption of surplus value. But which
is the revolutionary path? Is there one?To
withdraw from the world market, as Samir
Amin advises Third World countries to do,
in a curious revival of the fascist "economic
solution"? Or might it be to go in the opposite
direction? To go still further, that is, in the
movement of the market, of decoding
and deterritorialization? For perhaps the
flows are not yet deterritorialized enough,
not decoded enough, from the viewpoint
of a theory and a practice of a highly
schizophrenic character. Not to withdraw
from the process, but to go further, to
"accelerate the process," as Nietzsche put
it: in this matter, the truth is that we haven't
seen anything yet. (AO, 238-239)
The plane of consistency
and the unfulfilled questions

The questions we can pose to the chapter


The Civilized Capitalist Machine may be
divided in molar and molecular. As Felix
Guattari says, it is necessary to establish
an appropriate plane of consistency
where everything holds: the molar order
and the molecular machines (AOE 287-291).
Before listing the molecular questions it
may be useful to clarify the concept of
philosophical problem - which we derive
from Bergson - in order to formulate our
answers. The French theorist said that in
philosophy, as anywhere else it is matter
of question of finding the problem and
consequently of positioning it, even more
that of solving it. For a speculative problem
is solved as soon as it is properly stated.

By that I mean that its solution exists then,


although it may remain hidden and so to
speak covered up and the only thing left
do is to uncover it. But stating the problem
is not simply uncovering, it is inventing.
Discovery, or uncovering, has to do with
what already exists actually or virtually;
it is therefore certain to happen sooner or
later. (CM, 51).
Molar question

The meaning of the accelerationist


passage is overall difficult to comprehend
and the various commentators have not
submitted satisfactory answers until now
(Kerslake, MMDG 61-63).
Molecular questions

1) The problem of the margin-notes


in Deleuze and Guattaris The Civilized
Capitalist Machine with reference to the
accelerationist passage by Nietzsche
and the good reasons not to quote the
sinister fragment (Pasquinelli, CSVAI).
2)
The
supposedly
misquoted
Nietzsches fragment, recalled by Deleuze
and Guattari in their passage about the
revolutionary path and accelerating the
process (Pasquinelli, CSVAI).
3) The enigmatic meaning of the last
sentence of the chapter The Civilized
Capitalist Machine: in this matter, the truth
is that we haven't seen anything yet. (AO,
239). This last sentence together with the
last lines of the passage, undermines the
whole logical meaning of the paragraph and
creates the enigmatic block as shown by
Kerslakes analysis (Kerslake, MMDG 61-63).
4) The evident contradiction to combine
the capitalist monetary flux (the surplus
value of code for Pasquinelli and Bernard
Schmitts economic theory for Kerslake)
with the acceleration of decoded and
deterritorialized flux conceived by the
capital for revolutionary outcomes (as
suggested by Pasquinelli and Kerslake) in
the chapter The Civilized Capitalist Machine.
5) What is the political and philosophical
issue that is concealed behind the hidden
meaning of the accelerationist passage
that Deleuze and Guattari try to clarify
through the experimental theory of
decoded and deterritorialized flows?
The above-mentioned molecular unknown
questions gather in a homogeneous
combination of micro and macro queries

which need to be accurately answered


given the reliability of the proponents and
the importance these questions raise in
todays political and social research fields
as well as in speculative-philosophical ones.
Four identification points in Anti-dipus

How
to
read
Anti-dipus?
We
have identified four main prominent
characteristics in the volume. The first one
is its hypertextuality: we have considered
Deleuze and Guattaris book as a broadviewed designed hypertext, long before the
hypertext was framed. Both the volumes
Capitalism and Schizophrenia - Anti-dipus
and A Thousand Plateaus display and
machinate a philosophical complexity
composed by knots enucleated as simple
steps or hyperlinks unwinding further
problems, queries and narrations present in
other intellectual objects, which altogether
form a proper network of senses.
Deleuze himself defined Anti-dipus a
flow-book (DI, 218). The two philosophers
never wanted in fact to write a madman's
book [the schizophrenic], but a book in which
you no longer know who is speaking: there is
no basis for knowing whether it's a doctor,
a patient, or some present, past, or future
madman speaking (DI, 218). At the same
time it was also important that these clinical
subjectivities, these conceptual tags, could
interchangeably speak as mental patients
or doctors of civilization (DI, 218). Other
three characteristics are important to
understand this strange attractor-book:
the first one regards politics, the second
Nietzsche (the work needs to be analyzed
as a Nietzschean organon) and the last one
is about style: Anti-dipus in fact uses the
"concept as style" (N, 140-147).
In a conversation with Antonio Negri
published in the magazine Futur Anterior
(1990) Deleuze defines his Anti-dipus as a
political book from top to bottom. We firmly
believe that the book is pure dynamite,
able to extend from the 70s, in which it
has ensued, to any present time: a book
capable of expanding the limits of thought
and to produce positive effects for both
the individual and the community. The book
further offers two different visions of the
two drafters who derive from left wing
communities of different backgrounds:
Guattari followed Lacan in his seminaries,
he worked at the psychiatric hospital La

Borde, he cooperated with the magazine


La Voce Communiste, whereas Deleuze
was less politically characterized and
was not particularly linked to any political
association except for his militancy in
Foucault GIP (Group dinformation sur les
prisons). His biggest influencer had been
Pierre Klossowski who - Deleuze will say in
his Nomad Thought - may have represented
the torch-bearer between the latest group
of Nietzschean philosophers and the
first ones who gathered around Batailles
magazine Acphale in the 20s and 30s.
Klossowski defines Deleuzes approach,
when playing Nietzsches card of the desubjectivation of the author, as the one
who introduced in the teaching method the
unteachable because the most important
mission of philosophy is to invent concepts.
He says:Philosophy's job has always
been to create new concepts, with their
own necessity. (...) Philosophy's no more
communicative than it's contemplative or
reflective: it is by nature creative or even
revolutionary, because it's always creating
new concepts. The only constraint is that
these should have a necessity, as well as
an unfamiliarity, and they have both to the
extent they're a response to real problems.
Concepts are what stops thought being
a mere opinion, a view, an exchange of
views, gossip. Any concept is bound to be a
paradox. (N, 136)

148

ch a p t e r ii

The morning acceleration:


a headless revolution

Thinking about it today it seems to me


obvious that for years, especially in the 70s,
nomads were the image of Good. Nomadic
was what wriggled out of tangled malicious
control. Nomadic was what escaped from
the persecution of the New Man, who
was - in the best case - a screw and most
frequently a mole.
Roberto Calasso, LOcchio Assoluto (1993)
To Lenin, who asserted that Socialism was
the Soviet power plus the electrification,
Kronstadt answered: it is the Party plus the
executions.
Jean-Francois
Lyotard,
Energumen
Capitalism (1972)
On the missing notes

In 1966, Foucault and Deleuze became


editors of the French edition of ColliMontinaris Complete Works of F. Nietzsche.
Their coauthored General Introduction,
published in 1967 as part of volume V
which included Klossowkis translation
of The Gay Science and the Unpublished
Fragments (1881-1882); in this edition they
expressed the hope that the publication
could open to a total return to Nietzsche
thanks to Colli and Montinaris work, which
they defined as crucial. The main problem
around Nietzsche in the 60s was the
issue of the Nachlass ...before accurate
and credible scholars started collecting
and reordering Nietzsches Nachlass, we
only knew that a certain book called The
Will of Power existed and that it was an
arbitrary cut of Nietzsches posthumous
writings and notes of various times and
origins(CWN, General Introduction). The
major problem was not only the fictional
book but the introduction of a rigorous
and scientific criterion to definitively order
the big amount of posthumous written
texts left by Nietzsche; the handwritten
notebooks are at least three times the
size of Nietzsches publication during
his lifetime. The unpublished fragments
already distributed are many fewer than
those still to be put in print (CWN, General
Introduction). Montinari and his team of
researchers carefully searched in Weimars
archives and decided, together with Colli
and the Italian publisher Adelphi, to
publish Nietzsches notebooks following
a chronological order in accordance with
the corresponding periods of Nietzsches
published works. Deleuze and Foucault
immediately understood the importance of
such an immense work: It is at least on three
main points that the reading of Nietzsches
work has radically changed after Colli and
Montinaris work: one, it is now possible to
notice distortions due to Elisabeth Nietzsche
and Peter Gasts edition, two, we may trace
mistakes in dates, misinterpretation of
the texts and numerous omissions in the
previous editions of the Nachlass and three,
it is now possible to know the big amount
of the unpublished tests (CWN, General
Introduction). The expectation was palpable

in the 60s: it was finally possible not only


to get a wider and more complete idea on
how Nietzsche elaborated his concepts,
transforming, enriching and deforming
them in his mental laboratory but also to
detect various undiscovered and unknown
meanings of his philosophy among the huge
amount of the Nachlass. This to explain
and clarify that the missing footnote in the
chapter The Civilized Capitalist Machine is
neither a lack of attention nor carelessness
of the authors or the publisher, and not even
an attempt to keep enigmatic a paragraph
that dealt with a somber and reactionary
writer as Nietzsche. As already mentioned
in our article, The Strong of the Future
- the final passage of the chapter The
Civilized Capitalist Machine and locus
classicus of the accelerationist movement
- is numbered 9 [153] as established by Colli
and Montinaris critical edition.
The sunset of Unpolitical Nietzsche

Deleuze
wrote
two
Nietzsches
monographs, one entitled Nietzsche and
Philosophy (1962) and the other simply
Nietzsche (1965). The first monograph
opens the golden decade about Nietzsche
- which will be completed with Antidipus in 1972 and with the Cerisy-la-Salle
conference of July 1972 entitled Nietzsche
aujourdhui? - and is considered the
most complete and detailed analysis of
Nietzsches philosophy. In chapters II, III
and IV the French philosopher analyzes the
infamous text The Will of Power and other
writings of the same years: Beyond Good
and Evil and On the Genealogy of Morals. In
the book dated 1962 we have no reference
of the accelerationist fragment (here
numbered 898 as per Nietzsches sister and
Peter Gasts notation). As a reference for
his first monograph, Deleuze considered
Gallimard La Volont de Puissance edition
(1947-48) that, according to the Italian
curator Fabio Polidori, is an edition based
on the order previously given by Friederich
Wuerzbach in his Das Vermaechtnis
Friedrich Nietzsche (Salzburg-Leipzig 1940)
and that lists a completely new and enriched
order of texts if compared to the second
edition of the famous Der Will zur Macht.
Despite the presence of the fragment
The Strong of the Future in Wuerzbachs
anthology, Deleuze does not mention any
acceleration or future forces even in
his second monograph Nietzsche (1965).
It is with Pierre Klossowskis analysis in
1969 (Nietzsche and the Vicious Circle)
that the accelerationist fragment becomes
central, creating a resolutive axis DeleuzeKlossowski responsible for a new account
of Nietzsches authentic thought. It is
while talking about Nietzsches text in
an interview with Jean-Noel Vuarnet in
February 1968 that we may understand the
reason of the missing notes about the
accelerationist fragment in Anti-dipus.
Heres an abstract of the interview: JeanNoel Vuarnet: Gallimard's re-edition of
Nietzsche's complete works has started to
appear on the shelves. You and Foucault
have been credited with "responsibility"
for the first volume. What exactly was your

role? Gilles Deleuze: We played a small


role. You are no doubt well aware that the
whole point of this edition is to publish all
posthumous notes, many of which have
never seen the light of day, by distributing
them chronologically in the order of the
books that Nietzsche himself published.
Accordingly, The Gay Science, translated by
Klossowski, includes the posthumous notes
of 1881-1882. The authors of this edition are,
on the one hand, Colli and Montinari, to whom
we are indebted for the texts, and on the
other, the translators, for whom Nietzsche's
style and techniques have posed enormous
problems. We were responsible only for
grouping the texts in order. (DI, 135). As per
Deleuze and Foucaults explicit request,
the first volume of Nietzsches OEuvres
philosophiques compltes (Gallimard, Paris
1967) is translated by Klossowski as well as
Fragments posthumes 1887-88 (1976). At
the same time Klossowskis book Nietzsche
and the Vicious Circle (1969) introduces the
accelerationist fragment, a fragment
that he received together with the
rough material delivered from Colli and
Montinari even before they enumerated the
fragments with the order we know today.
A further confirmation comes from the
notes of the edition of his book: Klossowski
himself provides no references for the
sources of his citations from Nietzsche's
notebooks. At the conclusion of the French
text of the book, he simply appends the
following note: 'All the citations from
Nietzsche are taken from the posthumous
fragments - and in particular, from those
of his final decade 1880-1888.' (NVC, 262).
As shown in our previous essay The strong
of the future: Nietzsches accelerationist
fragment in Deleuze and Guattaris Antidipus the two French philosophers used
the expression accelerate the process
in their Anti-dipus (1972) as correctly
introduced by Klossowskis Nietzsche and
the Vicious Circle and therefore they did not
deliberately quote any specific reference
because at the time being Klossowski was
working on the edition of the Unpublished
Fragments and Deleuze was himself
responsible for the French edition.
The system of economic
dependency on desire

Here comes the chapter The Civilized


Capitalist Machine where the difficult
passage lies. All the aforementioned
qualities in Anti-dipus - Nietzschean
method, hypertextuality, repetition as
power, style as movement of concepts and
so on - reach a real klimax in this passage
considered not only the traditional
cartographie for the accelerationist
movement but also the crux of the entire
anti-oedipal book. As many have noticed
there is no clear logical coherence between
the sense of the text and the authors
political position. Something eludes, slips
away and it is plausible that a few Deleuze
and Guattaris scholars wonder if the two
French philosophers may have misquoted
or misreported Nietzsche. A very detailed
reading of the passage -divided in partsmay serve the cause.

It is at the level of flows, the monetary


flows included, and not at the level of
ideology, that the integration of desire is
achieved. So what is the solution? Which
is the revolutionary path? Psychoanalysis
is of little help, entertaining as it does the
most intimate of relations with money, and
recordingwhile refusing to recognize it
an entire system of economic-monetary
dependences at the heart of the desire of
every subject it treats. Psychoanalysis
constitutes for its part a gigantic enterprise
of absorption of surplus value. But which is
the revolutionary path? Is there one? (AO,
238)
If the capital is immanent to society and
the desire it involves permeates society,
what possible solution may we find if the
two fluxes are so intrinsically integrated? If
ideology is no longer an answer, as masses
are not captivated by ideology but by the
desire of monetary fluxes, what solution
may we find? The claustro-scenario is
nightmarish: from the very first steps
there is no possibility of an alternative, of
a revolutionary path - is there one? the
two philosophers ask. Even psychoanalysis
is of little help: part of the system, it is
absorbed as anti-productive practice
which ingests and achieves the nomadic
profitability and slips into the social
body. Moreover it has created a circuit of
absorption of surplus value thanks to the
desire produced by the cultural industry.
Once Freuds psychoanalysis has been
overtaken whom shall we pass the baton of
revolution to?
The withdrawal of the left wing
nationalism from the world market

To withdraw from the world market, as


Samir Amin advises Third World countries
to do, in a curious revival of the fascist
"economic solution"? Or might it be to go in the
opposite direction? To go still further, that is,
in the movement of the market, of decoding
and deterritorialization? For perhaps the
flows are not yet deterritorialized enough,
not decoded enough, from the viewpoint
of a theory and a practice of a highly
schizophrenic character. (AO, 238)
Samir Amin, the exponent of the marxist,
anti-capitalist, unaligned Third-World
Left with his nationalist and isolationist
position, reminds Deleuze and Guattari
of a revival of the fascist "economic
solution" of 20s and 30s of the XX century.
Therefore another revolutionary option
is then discarded and the two French
philosophers paradoxically ask: what about
going towards the opposite direction? A
question which produces a double effect:
on one side it rejects some of the classical
hypothesis of the European revolutionary
humanism:
traditional
left
wing
movements like socialism, communism or
social democracy are not even taken into
consideration for a revolutionary path.
Not to mention the revolutionary trade
unionism, the radical reformism or the
naive anarchic spontaneity, the new post68 political manifestations, the so-called
little churches by Guattari. (DI, 264).

149

Neither is the armed struggle, the nihilist


frontal attack to the system. So where is
such question taking us? Coherently we
should suppose towards the exact contrary
of the marxist nationalism that is to say
a worldwide revolution against the same
global capitalism of the decoded and
deterritorialized monetary flux, mentioned
by Deleuze and Guattari. The only possible
marxist or revolutionary global theory
antagonistic of capitalism is the one of Lev
Trotsky, whom Guattari sympathized with
in the 50s but the idea of a permanent
revolution or of Fourth International never
suited Deleuze and Guattari who have never
been nostalgic of soviet times. Yet no
revolutionary tendency was willing or able
to assume the need for a Soviet organization
that would have allowed the masses to take
real charge of their interests and desires.
Machines called political organizations
were put in circulation, and they functioned
according to the model Dimitrov had
developed at the Seventh International
Congress alternating between popular
fronts and sectarian retractions and
they always lead to the same repressive
results. () By their axiomatics, these mass
machines refuse to liberate revolutionary
energy. Red flag in hand, this politics in
its underhanded way reminds one of the
politics of the President or the clergy. (DI,
268). Which chances may a turbo-trotskyist
plan have when referred to the civilized
capitalist machine? With regards to the
economic aspect, can we find an economic
theory alternative to capitalism with the
same global tension and the same will of
power? Neither a neo marxist as Suzanne
de Brunhoffs, nor Bernard Schmitt with his
theory of quantum fluxes, show the same
strength. Without convincing answers
on the horizon and with all historical
possibilities of revolution are set aside,
which opposite direction is possible? At
this point Deleuze and Guattari reveal the
second effect of their statement: to push
the revolutionary motion alongside with
the decodification and deterritorialization
of the economic market. Why doing so, we
may ask, and what do revolutionary antimarket forces share with the capitalistic
ones? Which alliance could be established
from a position of withdrawal from the
market to one of a wild laissez-faire
economy? Moreover what are the two
French philosophers referring to when they
speak about a theory and practice of a highly
schizophrenic character that is supposed
to further deterritorialize and decode the
flows? Were Deleuze and Guattari really
looking for a compromise with the market,
when questioning themselves about the
revolution of the future?
Accelerate the process

Not to withdraw from the process, but to


go further, to "accelerate the process," as
Nietzsche put it: in this matter, the truth is
that we haven't seen anything yet. (AO, 239)
We may assume as a logical starting point
that Deleuze and Guattari are offering an
apparent pro-market path, as highlighted in

the previous paragraph; at the same time,


we find a contradiction with the opposite
option of a worldwide anti-capitalist
revolution able to go beyond localism to
reach the that dimension which Srnicek
and Williams call folk politics. Not only
one should go backward against the
nationalist-marxist economy, or against
those revolutionary ideals which overthrow
established powers but - without
withdrawing from the market - one should
even join those turbo-capitalist lawless
forces so as to push and accelerate
the dangerous tendencies moving the
decodification
and
deterritorialization
of society. Why? If we take for granted
that Deleuze and Guattari are not sneaky
infiltrators of the enemies we may see such
unity of intentions with the most extreme
forces of the market economy as a future
benefit. Under the idea of instrumental
exchange between immediate evil and
future good, the statement we haven't seen
anything yet sounds particularly sinister:
the more violent the repression and the
omologation of the individual arises, the
fastest the explosion of the final good - as a
basis of a new revolution - will come.
A second consideration deals with
the force. Which type of force is an
accelerated revolutionary force? The
question is pertinent if we consider that
going backward against the marxistnationalist
protectionism
represents
the trait dunion among forces moved
by an active power that aims to destroy
the countries (their territories) and their
codes. Such forces are deregulated and
mainly characterised by speed, therefore
they may be called dromocratic forces.
The powers that stand still and protect,
are against the accelerating forces
that decodify and become different from
what they were. If the traditional market
economy society yielded to the intrinsically
capitalist and technologically developed
dromology, society itself would be destined
to be dominated by a monoscopic turbocapitalism: an infinitive accumulation
in a singular technological scenario.
Similarly, if the revolutionary forces that
stand still were overperformed by
hidden dromocratic forces, what could a
revolution be? A desiring power accelerated
to a point where it exploded all the splinter
groups (DI, 265) as Guattari states? Can we
conceive a machinic dromocratic revolution
and its consequent implications in different
apocalyptic antinomic forces?
Third consideration: the time and actions
of the levelling forces expressed by the
homo democraticus have come to the end
of that enlightened path which made man
first a progressive accelerationist and then
a dull kathecon, a reactionary, a preventer.
Will a new dromocratic community offer
a return to the Great Politics as announced
by Nietzsche?
Lets drop all masks! Nietzsche galore!

To answer the molecular questions 2


and 3 - respectively about a possible
misquotation and the meaning of the phrase
we haven't seen anything yet - we need

to explain the notion of flow and clarify


the relationship between desire, libido
and unconscious. With flow Deleuze and
Guattari mean process: This process
is what we call a flow. But, again, flow is
an everyday, unqualified notion that we
needed. It can be a flow of words, a flow of
ideas, a flow of shit, a flow of money. It can
be a financial mechanism or a schizophrenic
machine: it surpasses all duality (DI, 218);
as far as the relationship between desire,
libido and unconscious is concerned
Deleuze describes their origin as such:
Guattari early on had the intuition that the
unconscious is directly related to a whole
social field, both economic and political,
rather than the mythical and familial grid
traditionally deployed by psychoanalysis. It
is indeed a question of libido as such, as the
essence of desire and sexuality: but now it
invests and disinvests flows of every kind
as they trickle through the social field, and
it effects cuts in these flows, stoppages,
leaks, and retentions. To be sure, it does
not operate in a manifest way, as do the
objective interests of consciousness or the
chains of historical causality. It deploys a
latent desire coextensive with the social
field, entailing ruptures in causality and the
emergence of singularities, sticking points
as well as leaks (DI, 193)
Deleuze consciously chooses to side with
Nietzsche and uses him against Marx and
Freud. According to Deleuze, capitalism is
based on flows but what really matter is
the organization of power which he defines
as the unity of desire and the economic
infrastructure (DI, 262, 263). Here lies
the essential criticism to the orthodox
marxism and its ideological pretensions
to put the desire-phenomenon on the
superstructure. The Party itself is criticized
by the two philosophers who see it as the
new organization for a repressive power
(DI, 263) refusing its definition of avantgarde external mechanism of synthesis
classified as such since Lenin times. (ID,
266). There is a double refusal of, on one
hand, the traditional division between
infrastructure and superstructure as
theorized by Marx, where the economic
structure expresses the relations of
production; and on the other, of the Leninist
theory of the Party seen as proletarian
guide and political class consciousness
which in other words is the refusal of an
analytic machine external to the working
class and the revolutionary process. This
could be the reason why it is exactly in
the accelerationist passage that we meet
the conceptual persona of Nietzsche;
according to Deleuze and Guattari in fact
Nietzsche may be seen as the master of
the generalized disintegration of codes.
Considering the triad Marx, Freud and
Nietzsche as the contemporary western
thought fathers, we can read a clear
rejection of the first two in Deleuze and
Guattaris words: ... for our part, we prefer
not to participate in any effort consistent
with a Freudo-Marxist perspective. And
this for two reasons. The first is that, in
the end, a Freudo-Marxist effort proceeds
in general from a return to origins, or more

specifically to the sacred texts: the sacred


texts of Freud, the sacred texts of Marx.
Our point of departure must be completely
different: we refer not to sacred texts
that must be, to a greater or lesser extent,
interpreted, but to the situation as is, the
situation of the bureaucratic apparatus
in psychoanalysis, which is an effort to
subvert these apparatuses.(...) Secondly,
what separates us from any Freudo-Marxist
effort is that such projects seek primarily to
reconcile two economies: political economy
and libidinal or desiring economy. (...) Our
point of view is on the contrary that there
is but one economy and that the problem
of a real anti-psychoanalytical analysis [a
synonym of schizoanalysis that Deleuze
and Guattari started using after the Antidipus] is to show how unconscious desire
invests the forms of this economy. It is
economy itself that is political economy
and desiring economy. (ID, 275) After
a few months from the release of the
volume Anti-dipus, at the conference
in Cerisy-la-Salle (July 1972), entitled
Nietzsche aujourdhui? in his speech
Nomadic Thought Deleuze asserts that
faced with the way in which our societies
come uncoded, codes leaking away on every
side, Nietzsche does not try to perform a
re-coding. (ID, 253) and clearly explains his
siding with Nietzsche: (...) if one examines
not the letter of Marx or Freud, but the
becoming of Marxism and the becoming
of Freudianism, we see, paradoxically,
Marxists and Freudians engaged in an
attempt to recode Marx and Freud: in the
case of Marxism, you have a re-coding by
the State ("the State has made you ill, the
State will cure you" this cannot be the
same State); and in the case of Freudianism,
you have a re-coding by the family (you fall
ill from the family and recover through the
family this is not the same family). What at
the horizon of our culture in fact constitutes
Marxism and psychoanalysis as those two
fundamental bureaucracies, the one public,
the other private, is their effort to recode
as best they can precisely that which on the
horizon ceaselessly tends to come uncoded.
This is not at all what Nietzsche is about.
His problem is elsewhere. For Nietzsche, it
is about getting something through in every
past, present, and future code, something
which does not and will not let itself be recoded. (ID, 252). This something that
is about getting something but will not let
itself be re-coded is the expression of the
unconscious produced by the primary
pulsion of the individual.
Codebreakers

Codes are, according to Deleuze, laws,


contracts, institutions. According to the
French philosopher, Marx and Freud,
due to their school of thought, remain
enchained to the old [renewed] codes: a
new State, a new family, a new relation of
production. Nietzsche is, on the contrary,
completely outside this set of codes:
he is the codebreaker of philosophy,
the anti-philosopher who disowns laws,
contracts and institutions. (NT,143) He gave
thought a dimension of war-machine, a

150

nomadic unit (NT,149). Such Deleuzian


interpretation of Nietzsche philosophy
marks a total break with the previous
political and philosophical thought and
takes the fracture into the revolutionary
decoding scenario. In The Civilized Capitalist
Machine three decoding actions take place:
we may call the first one Schizophrenia
of the Capital and it is minutely analyzed
in the book Anti-dipus, the second one
is the above mentioned action of the
codebreaker, a useless position in terms
of insurrection as it does not provide any
pragmatic or epistemological indication
for a potential revolution. Its none of
Nietzsches intention to create movements
nor to establish parties and new states,
because he serves both as the agent and
object of decodification (NT, 146). That is
the reason why Nietzsche is a powerful ally
to the third decoding action expressed by
Deleuze and Guattari in the Anti-dipus
and by the revolutionary movement born on
the barricades of May 1968 - which refused
the old ways to act and think, looking for
innovative theoretical paths as well as
efficient subversive practice. Klossowski
and Foucault are two other relevant
allies: this close-knit community will be
able to answer which revolutionary path
and accelerationist process The Civilized
Capitalist Machine passage refers to.
Going further in the movement
of decoding and deterritorialization

Let us better analyse the proposal of


going further. To go against Samir Amins
left wing nationalism means, for Deleuze
and Guattari, to go further in the movement
of decoding and deterritorialization of
the market, where the movement does
not solely apply to the market but to the
revolutionary realm too. The expression
to go further can be read as a prolongation
not only of the capital itself - as it may
seem under an economical reading of
the passage - but as a movement to take
the process as far as possible, overturning
the initial meaning. Deleuze reports in his
Nietzsche (1965) that the same expression
had already been used by Nietzsche in a
passage from The Antichrist: Mankind
has ventured to call pity a virtue (--in every
superior moral system it appears as a
weakness--); going still further, it has been
called the virtue, the source and foundation
of all other virtues--but let us always bear
in mind that this was from the standpoint
of a philosophy that was nihilistic, and
upon whose shield the denial of life was
inscribed. Schopenhauer was right in this:
that by means of pity life is denied, and
made worthy of denial--pity is the technic
of nihilism (AC, 11). The phrase to go [still]
further is repeated twice in the passage
The Civilized Capitalist Machine. If we follow
Nietzsches interpretation of the nomadic
deterritorialization
and
the
lawless
destruction - the decoding - we understand
that the process to accelerate is quite
the opposite of the one proper to the
market. In Nietzsches thought the market
movement implies a nihilist praxis, a double
negative movement, a saying no to life,

in Nietzschean words. The first movement


represses any impulse and destroys any
difference, any self-organized network,
being its only goal the constant flow of
goods to create and distribute richness
through the the remuneration of the
capital. The second movement, immanent
to the first one, produces a process of
levelling and compliance as necessary
condition to the survival of humanity at
such level of artificiality. In Nietzsches
fragment entitled The Strong of the Future
the same process is highlighted and the
two positive movements of liberation
and differentiation - Nietzsches saying
yes to life - represent, in Deleuze and
Guattaris words, a way to free[ing] flows,
going further and further into contrivance:
a schizophrenic is someone who's been
decoded, deterritorialized especially when
considering the process as a theory and
a praxis of fluxes with high schizophrenic
content. We make a distinction between
schizophrenia as a process and the way
schizophrenics are produced as clinical
cases that need hospitalizing: it's almost the
same thing in reverse. The schizophrenics
in hospitals are people who've tried to do
something and failed, cracked up. We're not
saying revolutionaries are schizophrenics.
We're saying there's a schizoid process, of
decoding and deterritorializing, which only
revolutionary activity can stop turning
into the production of schizophrenia. (N,
23) At this point their question is: what is
schizoanalysis if not a militant libidinoeconomic, libidino-political analysis? (N, 19)
Moreover, assuming that the subconscious
produces desire through a schizophrenic
process, which goal does schizoanalysis
have? Deleuze stunning definition follows:
Schizoanalysis has one single aim- to
get revolutionary, artistic, and analytic
machines working as parts, cogs, of one
another. Again, if you take delire, we see
it as having two poles, a fascist paranoid
pole and a schizo-revolutionary pole. That's
what we're interested in: revolutionary
schisis as opposed to the despotic signifier.
(N, 24) Our task now is to identify whether
Nietzsches strong of the future exponents,
and anticapitalist parasitic bohemians,
introduced by the accelerationist fragment
in the Anti-dipus, may correspond
to Deleuze and Guattari's anti-oedipal
desiring machines and anti-fascist nomadic
singularities.
The heart of the plot

Nietzsches phrase accelerate the


process is essential in shaping the concept
of a headless revolution that Deleuze,
Guattari and the revolutionary Nietzschean
community were elaborating in the years
1968 - 1975. To fully understand the
meaning of The Strong of the Future we
need a hypertextual reading of the content
because as Deleuze said a text is nothing
but a cog in a larger extra-textual practice
(DI, 259) to prolong and make it fruitful.
An alliance with Klossowsks exegesis
of the fragment The Strong of the Future
and his masterful book Nietzsche and the
Vicious Circle is necessary. Klossowski

defines The Strong of the future as the


fragment at the heart of the plot,
Deleuze and Guattari understanding
the powerful message of anti-capitalist
conspiracy, transfer it into the heart of
their accelerationist passage known as
The Civilized Capitalist Machine, essential
core of the entire book Anti-dipus.
Theirs is an indirect and updated reply to
Nietzsches sovereign anti-gregarious
cast theory and a direct and affirmative
reply to Klossowskis revolutionary query
of an anti-establishment and anti-market
conspiracy. Foucault will share the same
impressive newness as expressed in his
Introduction to the American edition of
Anti-dipus: Anti-dipus shows first of
all how much ground has been covered.
But it does much more than that. It wastes
no time in discrediting the old idols, even
though it does have a great deal of fun with
Freud. Most important, it motivates us to go
further. (INFL, 5) and about Klossowski he
defines his Nietzsche and the Vicious Circle
as the best book of philosophy ever read.
What is then so precious and at the same
time so subversive in Klossowskis book
about Nietzsche that makes the two French
philosophers completely side with him?
The plot: origin and future

It is possible that Klossowski had been


waiting thirty years to be able to find in
Nietzsches Nachlass a confirmation to his
and Batailles thesis about a possible postZarathustra plotting theory against the
economic system of society. Thanks to the
dual alliance with Colli and Montinari on one
side and with the two French philosophers
on the other (a relationship solidified during
the Royaumount Conference in July 1964),
Klossowski may develop and elaborate
an analysis on some specific Nietzschean
themes, that will be completed with both
his masterpiece Nietzsche and the Vicious
Circle (1969) and his next reprise entitled
Circulus Vitiosus, displayed at the Cerisy-laSalle Convention in 1972. Circulus Vitiosus
marks the passing of the torch from the
generation of Nietzschean philosophers
of the 30s to the new anti-philosopher
one of the 50s and 60s, independent
from Marxist and structuralist schemes,
like Foucault, Deleuze, Lyotard, Derrida to
name a few.
Klossowskis advice in reading some
of Nietzsches fragments, namely The
strong of the Future, is [to] overcom[e] the
feeling of strangeness that, prima facie,
Nietzsches affirmations inspire (CV, 33).
In this fragment Nietzsche asserts that
the emancipation of European man will
produce a new type of excessive man,
the strong of the future, whose aim will not
be the needs of society but the needs of
the future. Klossowski clarifies that The
thought that a setting apart or isolation of
a human group could be used as a method
for creating a series of 'rare and singular
plants' (a 'race' having 'its own sphere of
life, freed from any virtue-imperative): this experimental character of the project
- impracticable - if it were not the object
of a vast conspiracy - because no amount

of 'planning' could ever foresee 'hothouses'


of this kind - would in some manner have
to be inscribed in and produced by the very
process of the economy. (NVC, 166). But
the economy of any society would prefer
destroying such 'rare and singular plants'
as the costs of their elimination would be
less than those spent for their growth and
their probable consequent eradication once
these plants would represent unrelated
communities, whose political goal would be
the overturning of any future representative
deemed to have power. Thanks to this
fragment the philosopher Klossowski finds
an ethical opportunity to show a honest
anti-system plot in Nietzsches words: This
challenge is anticipated by every industrial
morality, whose laws of production create
a bad conscience in anyone who lives within
the unexchangeable, and which can tolerate
no culture or sphere of life that is not in
some manner integrated into or subjected
to general productivity. It is against this
vast enterprise of intimidating the affects,
whose amplitude measures, that Nietzsche
proposes his own projects of selection, as so
many menaces. These projects must provide
for the propitious moment when these rare,
singular and, to be sure, poisonous plants
can be clandestinely cultivated - and then
can blossom forth like an insurrection of the
affects against every virtue-imperative.
(NVC, 167). The ethical and moral fronts of
the counterposed forces display here: on
one side we have the productive gregarious
constantly spurred on producing goods,
gaining his daily sovereign portion, following
established and controlled codes, figures,
rules, and behaviours, on the other the nonassimilated men that Klossowski defines
as a ... some secret, elusive community,
whose actions would resist suppression by
any regime. Only such a community would
have the ability to disperse itself through its
action whilst maintaining a certain efficacy,
at least until the inevitable moment when
gregarious
reality
appropriates
the
communitys secret in some institutional
capacity. (CV, 34). Deleuze and Guattari
replay the aforementioned unproductive
species in the late XX century as
insurrectionary force in the accelerate
process of desiring production. We have
evidence of this idea in Deleuzes Nomad
Thought (written four months after Antidipus, 1972): Confronted with the ways
in which our societies become progressively
decodified and unregulated, in which our
codes break down at every point, Nietzsche
is the only thinker who makes no attempt at
recodification. He says: the process still has
not gone far too enough, we are still only
children (The emancipation of the European
man is the great irreversible process of the
present day; and the tendency should even
be accelerated.). In his own writing and
thought Nietzsche assists in the attempt at
decodification - not in the relative sense,
but expressing something that can not
be codified, confounding all codes. But
to confound all codes is not easy, even on
the simplest level of writing and thought.
(NT, 143). At this point a discrepancy
between the interpretation of the quote

151

accelerate the process in Nietzsche and


in Deleuze is to be noted and explained. A
political Nietzsche thinks - according
to Klossowskis reading - that a possible
secret society comprised of experimenters,
scholars and artists, in other words
creators . will know how to act according
to the doctrine of the vicious circle and .
will make it the sine qua non of universal
existence. (CV, 34). This community of
singularities have at their back a society
that follows an incessant economic growth
for a total management of the world and
a planetary planning of the existence;
whereas in Anti-dipus there is no hint of
such plans. Theirs (Deleuze and Guattaris)
is a message of hope through the
conflict. The century of revolutions has
occurred, maybe even ahead of Nietzsches
imagination, and it is exactly from the
extraordinary load of energy/desire coming
out from such breaking events, that
Nietzsches
hothouses-differentiations
-as well as Deleuze and Guattaris
revolutionary events- rise. The affirmative
delirium of the nomadic codebreakers that
accelerate the process of destitution of
codes and spaces through a schizo-desiring
production corresponds and substitutes in
Deleuze and Guattaris anti-philosophy, the
figure of the strong-of-the-future-plotter.
As far as the we are still only children is
concerned, Deleuze in his Anti-dipus hints
at a parodistic reprimand towards the
poisonous childhood charm in the process
of acceleration of delirious behaviours of
the mutinous ones to come. But we need
Klossowski to fully understand the meaning
of it: The power of the propagation of
the species is already turned against the
instrument that multiplied it: the industrial
spirit, which raised gregariousness to the
rank of the sole agent of existence, will have
thus carried the seeds of its own destruction
with itself. Despite appearances, the new
species, 'strong enough to have no need
of the tyranny of the virtue-imperative',
does not yet reign; and unless it is already
preparing for it on the backs of the classes,
what it will ultimately bring about - the most
fearful thing of its kind - is perhaps still
sleeping in the cradle. (NCV, 167 168). What
a terrible joke and dread for the gregarious
of any time to breed vipers in their bosom!
Nietzsche may laugh in the end, with
his Dionysian laugh: It often happens
that Nietzsche comes face to face with
something sickening, ignoble, disgusting.
Well, Nietzsche thinks it's funny, and he
would add fuel to the fire if he could. He says:
keep going, it's still not disgusting enough.
Or he says: excellent, how disgusting, what
a marvel, what a masterpiece, a poisonous
flower, finally the "human species is getting
interesting." (DI, 257). Deleuze is right here
in affirming : It is perhaps in this sense
that Nietzsche announces the advent of a
new politics ... which Klossowski calls a plot
against his own class. (NT, 149).

The truth is that we haven't


seen anything yet

Let us now analyse the last phrase of


the accelerationist passage of the The
Civilized Capitalist Machine: in this matter,
the truth is that we haven't seen anything
yet. (AO, 239) It is necessary to go back
to Michel Foucaults speech in Royaumont
in 1964 during one of the first seminaries
organized on Nietzsche, entitled: Nietzsche,
Freud, Marx. Foucaults speech is about
the techniques of interpretations in the
three philosophers who - according to
him - have put us back into the presence
of a new possibility of interpretation (...),
into an uncomfortable position, since
these techniques of interpretation concern
us ourselves, since we, the interpreters,
have begun to interpret ourselves by
these techniques. (AME, 272). The works
of these three authors have inflicted a
heavy blow to the western thought, but
these techniques are necessary especially
because, Foucault continues, the language
is suspicious. Suspecting language
signifies that it means something other
than what it says (AME, 270). According
to Foucault there are four characteristics
of the new hermeneutic as a basis of
an interpretative system that we still
apply today: depth meant as exteriority,
incompleteness, primacy of interpretation
with respect to signs and finally an infinite
self-interpretation. Deleuze will draw
from Foucaults words for his Conclusion
of the Royaumont seminar: The reason
why we still think there are many hidden
aspects in Nietzsche and his work is due
to methodological reasons. Each single
fact can not have a single meaning. Each
fact/thing displays many level of meaning
which express the forces and the becoming
of such forces in it. (...) Foucault showed
it to us: Nietzsche invented new ways of
interpretation so that the interpretations
themselves denounce the type that is
he who is interpreting, renouncing to the
question what? in favour of the question
who? Deleuze is clearly taking distance
from the intellectuals of his time that
combine these three philosophers, saying in
his Nomad Thought: Probably most of us fix
the dawn of our modern culture in the trinity
Nietzsche-Freud-Marx. Never mind that by
doing so you defuse the explosiveness of
each from the start. (NT, 142). Who wanted
to do so? He continues: But the fact that
modern philosophy has found the source of
its renewal in the Nietzsche- Marx-Freud
trinity is indeed rather ambiguous and
equivocal. Because it can be interpreted
positively as well as negatively. For example,
after the war, philosophies of value were in
vogue. Everyone was talking about values,
and they wanted "axiology" to replace both
ontology and the theory of knowledge..
.But it wasn't the least bit Nietzschean or
Marxist in inspiration. On the contrary, no
one talked about Nietzsche or Marx at all,
no one knew them, and they didn't want to
know them. What they made of "value" was
a place to resurrect the most traditional,
abstract spiritualism imaginable: they
called on values in order to inspire a new

conformity which they believed was better


suited to the modern world, you know,
the respect for values, etc. For Nietzsche,
as well as for Marx, the notion of value is
strictly inseparable 1) from a radical and
total critique of society and the world (look
at the theme of the "fetish" in Marx, or the
theme of "idols" in Nietzsche), and 2) from
a creation no less radical: Nietzsche's
transvaluation, and Marx's revolutionary
action. So, in the post-war context,
everyone was all for using a concept of
value, but they had completely neutralized
it; they had subtracted all critical or
creative sense from it. What they made of
it was an instrument of established values.
It was pure anti-Nietzsche even worse,
it was Nietzsche hijacked, annihilated,
suppressed, it was Nietzsche brought back
to Sunday mass. (DI, 135). To explain why
we haven't seen anything yet Deleuze
says: Now, Marx and Freud, perhaps, do
represent the dawn of our culture, but
Nietzsche is something entirely different:
the dawn of counterculture. (NT 142). In
the year 1972 this counterculture has just
started and therefore Deleuze and Guattari
state that such revolution is in itinere and it
will probably be well- combative and wellaware. We, readers of today, do know that
such destabilizing omen has not occurred
[yet] but maybe The Strong of the Future
generation is already among us, embodied
by silicon men and nomadic plotters.

ch a p t e r iii

For an Erotica of the Revolution


Solution to the molecular questions 4 and 5

We realized that we couldn't just hook a


Freudian engine up to the Marxist-Leninist
train (DI, 216).
The Freudian engine and the
Marxist-Leninist train

Guattaris jokes positions the authors of


the Anti-dipus in-between the Freudian
theory of desire and Marxist political
theory. Desire for Deleuze and Guattari
cannot be simply the sum of Marxism and
Freudism: The relations of production and
those of reproduction participate in the
same pairing of productive forces and antiproductive structures. We wanted to move
desire into the infrastructure, on the side of
production, while we moved the family, the
ego, and the individual on the side of antiproduction. This is the only way to ensure
that sexuality is not completely cut off from
the economy.(DI, 216-7).
In response to the fourth molecular
question on how a politico-philosophical
reflection on the real can conjugate
in a coherent design both economic
and revolutionary dimensions, it is
important to isolate a few concepts
expressed in the accelerationist passage
of the Civilized Capitalist Machine.
What meaning do economy, value,
money and revolutionary subject
hold in Deleuze and Guattari? And in
Nietzsche and Klossowski? To describe
the discouragement of the human being
in the process of normalisation in XIX
century society, Nietzsche uses economical
categories like exploitation, luxury,
management to testify that his thoughts
overstep both the traditional concept of
liberal economy (Smith, Ricardo, Mill) and
their political expression, which is to say
the Marxist concept of economics. In his
view, Economy leads to a mediocritisation
of man and demands a reaction in the form
of a counter-movement aimed to bring to
light a stronger species, a higher type of
overman. (NVC, 160-1). In Circulus Vitiosus
Klossowski analyses Nietzsches vision
of excess, otherwise known as plus value:
What Nietzsche discerns in the actual
state of affairs is that men of excess, those
who create, now and from the outset, the
meaning of the values of existence (a very
paradoxical configuration for Nietzsche)
form, so to speak, an occult hierarchy for
which the supposed hierarchy of current
labourers does all the work. They are
precisely the real slaves, the ones who do the
greatest labour. (CV, 36). There is another
important consequence resulting from
the comparison between gregariousness
and singularity in the economic movement
of wrong Darwinian selection, that
Klossowski argues and comments with the
following words: From this point of view,
the singular case represents a forgetting
of previous experiences, which are either
assimilated to the gregarious impulses by
being relegated to the unconscious, and
thus reprimanded by the reigning censure;

152

or on the contrary, are rejected as being


unassimilable to the conditions required
for the existence of both the species and
the individual within the species. For
Nietzsche, the singular case rediscovers,
in an 'anachronistic' manner, an ancient
way of existing - whose reawakening in
itself presupposes that present conditions
do not correspond to the impulsive state
which is in some manner being affirmed
through it. Depending on the strength of
its intensity, however, this singular state,
though anachronistic in relation to the
institutional level of gregariousness, can
bring about a de-actualization of that
institution itself and denounce it in turn as
anachronistic. That every reality as such
comes to be de-actualized in relation to the
singular case, that the resulting emotion
seizes the subject's behaviour and forces it
into action - this is an adventure that can
modify the course of events, following a
circuit of chance that Nietzsche will make
the dimension of his thought. To the extent
that he isolates its periodicity in history,
the plan for a conspiracy appears under
the sign of the vicious Circle. (NVC, 80)
The comment is explosive: it implies an
irreconcilable fracture between singularity
on an institutional level. He is saying that
the communities of non-assimilated human
beings will form new institutions with new
forms: non-institutions or post-institutions
rather
than
reformed
institutions.
Nietzsche assumes that dark forces
operate on human nature thanks to the
theory of will to power and with the help of a
selective doctrine: he calls it Eternal Return;
Klossowski calls it the Vicious Circle. In this
context, the same doctrine becomes a tool
for conspiracy. Nietzsches anti-darwinian
attitude is here very clear inasmuch the
implications brought about by the selective
doctrines or the instinctual impulses are
antithetical to Darwins theory of evolution.
Deleuze and Guattari are absorbed by the
implications developed by Klossowskis
post-institutional gregarious scenario. The
communities of singularities may use the
liberation of impulse to make mortal what
seems immortal: the gregarious society
and its institutions. In the Anti-dipus the
two philosophers state: The revolutionary
pole of group fantasy becomes visible, on
the contrary, in the power to experience
institutions themselves as mortal, to destroy
them or change them according to the
articulations of desire and the social field,
by making the death instinct into a veritable
institutional creativity. For that is precisely
the criterionat least the formal criterion
that distinguishes the revolutionary
institution from the enormous inertia which
the law communicates to institutions in
an established order. As Nietzsche says;
churches, armies, Stateswhich of all these
dogs wants to die? (AO, 62-3)
The universal delirium and the parody

The issue about the relevance of


revolutionary actions appears in Cerisyla-Salle conference in July 1972 and gives
Klossowski the opportunity to talk about
parody in Nietzsches philosophy as

previously highlighted in his Nietzsche,


Polytheism and Parody (1957). Reading
Nietzsche vs. Marx as a key to interpret
the riots of the turbulent 1972 enables
Klossowski to sustain that: under the
sign of the vicious circle, anti-Darwinian
conspiracy entails the coming to autonomy of
productions that are primarily pathological
as the very condition of monumental
upheaval in the relation between the
social forces present. (CV, 39) Nietzsches
proposed insubordination has therefore a
double delirant outcome: 1) if the thought
of the eternal return is nothing other than
a parody of a doctrine, even its result, the
revolt of the strong of the future, will be the
a manifestation of some collective delirium,
2) in a nihilist historical moment occurring
a hundred years after Nietzsches idea of
plot, the blossoming of a delusion [dlire]
when confronted with reality, can become
in any way efficacious, or, more generally,
any deranged comportment might be said
to constitute an efficient resistance in
the face of a determined adverse force.
(CV, 38). During the debate Klossowski
asks Deleuze: the insubordination of the
delusory ones can be read as an expression
of a universal behaviour or is it simply
linked to the capital? And again: does
delirium transcend any historical time or
is it strictly related to the schizophrenic
behaviour generated by the capital? Is the
appreciation of delirium generated only by
the same subverting process reproducing
itself? Klossowskis questions suggest that
the same valorisation of delirium outlines
an empty subject which frees itself from
its identity and constantly moves into a
metamorphosis of singularities to reach a
final acceptance of the doctrine of Eternal
Return. Klossowksi also indicates the
strategies and the new ways of fighting
that we may infer from Nietzsches
accelerationist fragments: Nietzsches
position draws us away, in any case, from
all that which I have up to the present called
political action; it requires the creation
of a new comportment with regards to
conflict and strategising. It seems to me
more and more - and here I allude to Gilles
Deleuze - that we move towards a kind of
anti-psychiatric insurrection (...), that is to
say, the discovery of a species of pleasure
(...), on the part of psychiatrists or doctors
in becoming theobject of investigationand moreover the pathological case will
feel more and more comfortable if he lives,
and imposes himself, by subverting the
institutional investigations which brand
him pathological. (CV, 42). Derrida asks
explanations about the aforementioned
declaration and the discussion becomes
very interesting to be able to sketch the
Nietzschean Rhizosphere with Klossowski,
Deleuze, Lyotard on one side and a very
concrete and alert Derrida on the other:
Derrida: You suggested that parody could
become political, and that it was, ultimately,
subversive.
Klossowski:
To
the
extent
that
politics is taken to entail strategy or
comportment.
Derrida: But how, in any case, does parody

operate? Should one distinguish between


two kinds of parody: between the one, which,
on the pretext of being subversive, takes the
risk of establishing a political order (which
very much likes a certain type of parody
and finds its own confirmation there) and,
on the other hand, a parody which can really
deconstruct the political order? Is there a
form of parody which actually marks the
body politic, in contrast to a parody which
would be a parody of a parody, which would
play upon the surface of the political order,
playfully teasing, rather than destroying
it?
Klossowski: I think that in the long run
nothing can resist such a parody.
Derrida: But someone who wants to
transform the political order - can he really
trust in the long run?
Klossowski: The time that is needed
is a function of exercised pressure, and
pressure depends, as a consequence, upon
contagion.
Lyotard: For Nietzsche the parody
of a parody consists in a kind of
ressentiment against power, it goes no
further, it is a condition of mediocrity or
weakness in intensity. To differentiate it
from the other kind, I think the fundamental
criterion is that of intensity. However, it is
impossible to determine beforehand what
the effectiveness of a parody will be, thats
why Nietzsche says it is necessary to be
experimenters and artists, not people who
have a plan and try to realise it - thats old
politics. Nietzsche says its necessary to try
things out and discover which intensities
produce which effects. (CV, 43)
Here are two different revolutionary
positions: Derridas more traditional one
- inclined on Socialism - and the more
heterodox interpretation outlined by
Nietzschean Rhizosphere members who
support a free-from-ideologies and nontop-down insurrectional action, conceiving
revolution as headless, aimless, meaningless
emissions of energy. Klossowski reminds
us in his Nietzsche and the Vicious Circle
that Nietzsche sought from the experience
of the return of all things - namely, to lead
intention back to intensity (NVC,112). The
theme of intensity is the real challenge,
Deleuze and Guattari write: And then,
above all, we are not looking for a way out
when we say that schizoanalysis as such
has strictly no political program to propose.
If it did have one, it would be grotesque and
disquieting at the same time. It does not take
itself for a party or even a group, and does
not claim to be speaking for the masses. No
political program will be elaborated within
the framework of schizoanalysis. (AO, 380)
They mean that the next revolutionary
ones may have to face up the effort to
occupy and consequently free the Antidipus space so that its mechanic and
energy may be of help for the future fights.
Chlebnikov docet.
Simulacrum, copy and model

Another example of Nietzschean doubleparody that rises from Deleuzes words in


a discussion in Cerisy-la-Salle, is about the
popular justice. At the time the positions

on this issue were very emphasized:


Sartre and the Maoist representatives
of the Gauche Proltarienne were in
favour of revolutionary courts, Deleuze
and Foucaults GIP plus the Nietzschean
Rhizosphere members were against any
USSR/Chinese-style countervailing-power.
(...) I think of the question posed by Derrida
on the kinds of parody. In some ways it
evokes the two currents which emerge
in recent debates on what might be called
popular justice. One group says, roughly:
the goal of popular justice is to make good
what bourgeois makes evil, consequently,
they institute a parallel court, then try the
same case; it is a type of parody that defines
itself as a copy of an existent institution,
with jurors, accusers, lawyers, witnesses,
but that considers itself better and more
fair, more rigorous that the model. But
another group might pose the problem in a
very different way, saying that a popular
justice, if there were one, would not proceed
according to the formalism of courts because
it would not merely be a copy which claims
superiority to that which models it - it would
be a parody of another type which would
pretend, at once, to overthrow the copy
and the model. (...) It seems to me that this
is exactly the criterion of effective parody
in the sense that Nietzsche understands it.
(CV 43,44) As we can notice the resolution
of the Nietzschean Rhizosphere members is
to be part of the revolutionary moment
adopting an open mode, offering a
dialogue but if necessary also to criticize
the main monolithic thoughts. One of
the central goal of such Nietzschean
Rhizosphere of the French 70s was to
avoid the violent outcome that partially
occurred in those years. The big crisis of
the Maoist Gauche Proltarienne will see
its dissolution in 1973, for reasons mainly
due to its internal maoist organization, but
we like to think that a positive and antiterrorist push may have arrived from the
philosophical community lead by Deleuze
and Foucault through the benefic role of
Anti-dipus and in particular of the crucial
accelerationist passage of The Civilized
Capitalist Machine.
Drives and affects in favour
of an insurrectionary erotica

At the end of the 60s Freud and Marx


represented in France a conformist
position that the two authors of the
Anti-dipus tried to overcome. Through
Klossowskis comment of the fragment
nr. 10 [145] Deleuze and Guattari show
that the gregarious drives are so deeply
introjected, - because of the various
waves of regularization - to become
unconscious, leaving no space to any trace
of resistance or diversity. In case this
trace reveals itself, society - namely the
human beings, the species - will refuse it,
but given the chance to affirm itself, a new
awakening, a yes to life will display. Thus
- Klossowski continues - it is the drive state
that enables the individual to rediscover
an anachronistic primordial condition
of existence and the emotion produced
by the dis-alignment of two contrasting

153

realities - the differentiated reality of the


single and the gregarious dimension of
the larger group - influences the conduct
and promotes diverted actions. Deleuze
and Guattari introduce here the Freudian
concept of Oedipal group fantasy and
echo it in the social body quoting a passage
from Klossowskis Nietzsche and the
Vicious Circle: In this respect Klossowski
has convincingly shown the inverse
relationship that pulls the fantasy in two
directions, as the economic law establishes
perversion in the "psychic exchanges," called drives by Nietzsche and Klossowski
- or as the psychic exchanges on the
contrary promote a subversion of the law:
"Anachronistic, relative to the institutional
level of gregariousness, the singular state
can, according to its more or less forceful
intensity, bring about a de-actualization of
the institution itself and denounce it in turn
as anachronistic." (AO, 63). Let us apply
such divarication to the accelerationist
fragment in Anti-dipus and see the two
possible directions, as the capitalism of the
fluxes distorts the wage earner and grabs
the capitalist through money in a constant
exchange where profit will flow alongside
wages, side by side, reflux and afflux,
or as the drive state of the revolutionary
singularities will subvert the codes of a
controlled and money-directed society,
operating in a universal affects-driven
economy, as Deleuze and Guattari testify
with the following words In a certain sense
capitalist economists are not mistaken
when they present the economy as being
perpetually "in need of monetarization,"
as if it were always necessary to inject
money into the economy from the outside
according to a supply and a demand. In this
manner the system indeed holds together
and functions, and perpetually fulfills its
own immanence. In this manner it is indeed
the global object of an investment of desire.
The wage earner's desire, the capitalist's
desire, everything moves to the rhythm of
one and the same desire . (AO, 239)
The nomadic unity and the
Guattarian schizophrenic man

The last molecular question inquires which


hidden philosophical and political thought
lies in the accelerationist passage of The
Civilized Capitalist Machine. Let us analyze
the historical and political background of
those years in France. Deleuze and Guattari
in the two-year period 1972-1973 speak
about the political issue in various occasions
We also know that the problem for
revolutionaries today is to unite within the
purpose of the particular struggle without
falling into the despotic and bureaucratic
organization of the party or status
apparatus. We seek a kind of war machine
that will not re-create a status apparatus,
a nomadic unit related to the outside that
will not revive an internal despotic unity.
(NT, 149) These are Deleuzes words at
Cerisy-la-Salle, words that he will reaffirm
in an interview with Vittorio Marchetti for
the Italian philosophical magazine Tempi
Moderni: The problem is not determining
which science will be the human science par

excellence; the problem is determining how


a certain number of "machines" endowed
with revolutionary potential are going to fit
together. For example, the literary machine,
the psychoanalytic machine, and political
machines: either they will find a unifying
point, as they have done so up to now, in a
particular system of adaptation to capitalist
regimes, or else they will find a shattering
unity in a revolutionary utilization. (DI, 236).
Guattari is on the same level of analysis
when he answers to Michel Antoine Burnier
in an interview for the magazine Actuel
published in 1973: The most important
thing is not authoritarian unification, but
a kind of infinite swarming: desires in
the neighborhood, the schools, factories,
prisons, nursery schools, etc. Its not about
a make-over, or totalization, but hooking up
on the same plane at its tipping point. As
long as we stick to the alternative between
the impotent spontaneity of anarchy and
the hierarchical and bureaucratic encoding
of a party-organization, there can be no
liberation of desire. (DI, 266)
He continues underlining the issue
of opponents in the revolutionary
organization: It's always the same old
trick: a big ideological debate in the general
assembly, and the questions of organization
are reserved for special committees. These
look secondary, having been determined
by political options. Whereas, in fact, the
real problems are precisely the problems
of organization, never made explicit or
rationalized, but recast after the fact in
ideological terms. The real divisions emerge
in organization: a particular way of treating
desire and power, investments, groupOedipuses, group-super-egos, phenomena
of perversion... Only then are the political
oppositions built up: an individual chooses one
position over another, because in the scheme
of the organization of power, he has already
chosen and hates his opponent. (DI, 264)
To overcome such political poverty
Deleuze and Guattari firmly believe that
only a brand new type of revolution can
produce a brand new type of politics: ...
revolutionary organization must be the
organization of a war-machine and not of
a State apparatus, the organization of an
analyzer and not of an external synthesis
(DI, 269). Guattari insists: And in our view,
this corresponds to a certain position visa-vis desire, a profound way of envisioning
the ego, the individual, and the family. This
raises a simple dilemma: either we find
some new type of structure to facilitate the
fusion of collective desire and revolutionary
organization; or we continue on the present
course, heading from one repression to the
next, toward a fascism that will make Hitler
and Mussolini look like a joke. (DI, 269).
Fascism then becomes the main strategic
enemy of the ethical-political option
proposed by Deleuze and Guattari and it will
be the basis on which the two philosophers
will develop their theory of molar and
molecular fascism in the second volume of
Capitalism and Schizophrenia, A Thousand
Plateaus in the chapter entitled 1933
Micropolitics and Segmentarity. Foucault
himself will highlight this important anti-

fascist feature in his introduction to the


American edition of Anti-dipus when he
defines the book as an introduction to a
non fascist life because it tracks down all
varieties of fascism, from the enormous
ones that surround and crush us to the
petty ones that constitute the tyrannical
bitterness of our everyday lives (INFL, 13).
The Great Politics and the revolutionary

Another point we have to make is to


identify the revolutionary type of the
Anti-dipus. The physiognomy has been
already outlined in two different forms in
Anti-dipus. Guattari in an interview for
the magazine Neue Zeitung in 1972 with
regards to the identification among analyst,
patient and activist says: First of all no
one has ever said that the analyst is the
same as the schizophrenic man but that the
analyst, as well as the activist or the writer
or anybody else, is more or less engaged
in a schizoid process and there is always a
difference between the schizo process and
the process of a schizophrenic man interned
in an insane-asylum, as his schizo process is
blocked or goes uselessly around in circles.
We are not saying that the revolutionary
group need to identify with the madmen
going uselessly round in circles, but that
they need to push their actions into a schizoway process. According to Guattari the
schizophrenic man does not coincide with
the madman but becomes schizo when he
clashes with an individual or collective
desiring process which holds at its centre
a libidinal energy able to drive him from
an assessed subject to a new open code
subject, passing through a metamorphosis
and a process of both de-subjectivation and
neo-subjectivation. In this transition we
can identify parts of former subjectivity
- the doctor, the worker, the white man,
the human being - and some of the new
one - the homosexual, the trans-gender,
the foolish man, the analyst. It is therefore
not possible to locate one single typical
revolutionary man, but multiple individual
and/or group connections in schizorevolutionary processes. What revolution
really requires, according to Guattari, is an
experimental revolutionary process and not
revolutionary subjects tailored by ideology.
Repeated mistakes and insignificant
results are more necessary than a stupid
passivity and claw back mechanisms.
To deeply understand the concept of the
revolutionary man as intended by Deleuze
we need to look at Klossowski again and in
particular to his speech at the Collge de
Philosophie in Paris during a conference
entitled Nietzsche, Polytheism and Parody
in 1957. Klossowski was considered one of
the central figures in French Nietzsches
studies, especially after his masterful
translation of Nietzsches The Gay Science in
1954. In this speech Klossowski underlines
the figure of the actor as interpreter of
a celestial revelation able to contrast
the catechontic institutions with artistic
antinomic accelerated creations: But art
has a very wide meaning, and in Nietzsche,
this category includes institutions as much
as works of free creation. For example -and

here we can see immediately what is at issuehow does Nietzsche consider the Church?
For him, the Church is constituted grosso
modo by a cast of profound impostors:
the priests. The Church is a masterpiece
of spiritual domination, and it required
that impossible plebian monk, Luther, to
dream of ruining that masterpiece, the last
edifice of Roman civilization among us. The
admiration Nietzsche always had for the
Church and the papacy rests precisely upon
the idea that truth is an error, and that art,
as willed error, is higher than truth. This
is why Zarathustra confesses his affinity
with the priest, and why, in the Fourth
Part, during that extraordinary gathering
of the different kinds of higher men in
Zarathustra's cave, the Pope -the Last Popeis one of the prophet's guests of honor. This
betrays, I think, Nietzsche's temptation
to foresee a ruling class of great metapsychologists who would take charge of
the destinies of future humanity, since they
would know perfectly both the different
aspirations and the different resources
capable of satisfying them. (NPP; 106, 107)
What he is saying is that Nietzsche at the
end of the 80s of the XIX century had
already understood that the Great Politics
needed an entertainment sphere where
institutions, dominating castes, gregarious
masses could express a certain will to
power. Deleuze admires Klossowski and his
Nietzsche (as he will write in a letter sent
to him in December 1969) and will retrieve
the concept of acceleration of processes of
a community of irregulars who confound
all codes, thus entwining KlossowskiNietzsches conspirative theory with the
political riots of the 70s in France. Their
alliance is clearly detected in the talks at
the famous meeting of Cerisy-la-Salle in
July 1972 where Klossowski defines the
fragment entitled The Strong of the Future
- 9 [153] - as the heart of conspiracy.
After he has finished reading the fragment
he poses a question wondering what
Nietzschean comportment we would adopt
in relation to the current upheavals namely youth poverty, revolutionary riots,
clashes between the adverse forces - "no
longer from the point of view of power but
from the perspective of the vicious circle
to conclude that he would support the
comportment "of the vicious circle, seen
as a manifestation of the nihilist judgment
passed upon all acting." (CV, 38)
Klossowski, choosing the comportment
of the nihilist judgment, reaffirms
Nietzsches parodistic behaviour on the
economic planetary planning scenario and
again he reminds an attentive audience
- Deleuze, Lyotard, Derrida, Calasso and
Nancy - the thought of eternal return: As
I have insisted, this thought, as the theme
of Nietzsches highest contemplation,
becomes the instrument of conspiracy.
It is from this stage that the god of the
vicious circle can truly be considered the
blossoming of a delusion. The question
that I now pose is whether delusory or
deranged behaviour, in this sense, when
confronted with reality, can become in
any way efficacious, or if, more generally,

154

any deranged comportment might be said


to constitute an efficient resistance in the
face of a determined adverse force.(CV,
38) According to Klossowski, Nietzsche
moves from the position of the biological
contemplative observer of the law of the
Eternal Return to the one of the strong
political watcher, thus building - employing
Deleuze and Guattari terminology - a real
war machine so to be able to transform
the Eternal Return into a conspiracy which
should subvert the current domination of
the levelled industrialized man. But why
should such conspiracy be delirious? For
at least two reasons: the first one because
the double parody of the current social
model and of its simulacrum subvert all
codes, as a consequence of the nihilist
judgment passed upon all acting. The second
reason is linked to Deleuze and Guattaris
interpretation of the post-68 revolutionary
riots: Delirium is the general matrix of
every unconscious social investment.
Every unconscious investment mobilizes
a delirious interplay of disinvestments, of
counterinvestments, of overinvestments.
(AO, 277) Similarly Klossowskis delirium the radical departing from the established
path - coincides with the delirious polarity
in Anti-dipus: if every social investment
is delirious, the same will be for a no
longer secret conspiracy plotted by idle
urban dissidents whose aim justifies and
realizes itself through the same means
of manifestation. The question at this
stage is about fulfillment: can the schizodelirious approach be incisive both in the
revolutionary riots of the 70s and on a any
other future moment to come, as the law
of the Vicious Circle seem to suggest? In
Klossowski words the question is: does the
schizo delirious process simply represent
the current version of the Vicious Circle
or are we in front of a general peremptory
coherent identity between Process, Circle
and Return?
Second portrait of the revolutionary:
the Deleuzian rhizomatic nomad

Following the words of the book Antidipus we portray a quite canonical


image of the schizo-delirious revolutionary
man: ... a schizo-revolutionary type or
pole that follows the lines of escape of
desire; breaches the wall and causes flows
to move; assembles its machines and its
groups-in-fusion in the enclaves or at the
peripheryproceeding in an inverse fashion
from that of the other pole: I am not your
kind, I belong eternally to the inferior
race, I am a beast, a black. (AO, 277) But
in other writings Deleuzes position is
less reassuring: Militant revolutionaries
cannot be concerned with delinquency,
deviance, and madness not as educators
or reformers, but as those who can read the
face of their proper difference only in such
mirrors. (DI, 201). The subversive is then a
prismatic simulacrum who collects various
points of view: the criminals or the diverse
and fool mans and is forced to elaborate
the different aspects in which he mirrors
his diversity: himself, his marginality, the
phantasmal world he belongs to and the

rest of the social body, reaching a deformed


singularity which self-affirms differently
from what the false counter-identity of
a presumed antagonistic vocation would
do, once compared to respectable
people. Differently from Nietzsche the
rhizomatic is not nihilist, he appreciates
the revolution as an accelerated event of
transvaluation of all values, and provided
that he accepts the register of Nietzsches
corrosive parody, he will revolve it in
positive looking for new ways. This new
rhizomatic politics is very different from
the more traditional one of the communist
and socialist movements in the XIX and XX
century. To evaluate such difference let us
read the conspiracy notion as interpreted
by Klossowski and Deleuze: There is a
topic which Klossowski addressed, I believe,
at the same time that he was addressing
the loss of identity, namely, the topic of
singularity, by which he means the nonidentical. A conspiracy, if one understands
Klossowskis thinking, is a community of
singularities. The question, then, configured
in term of the political (understood either in
its contemporary or ancient sense) is this:
how are we to conceive of a community of
singularities? (CV, 46). For the first time
in history one could here locate a new way
of being revolutionary, a strategy of ways,
of non-identities: an overturning of the
basic concepts of revolution as expression
of organization of a social group, in favour
of a heuristic insurrectional. A revolution
which does not recognize useful any of the
previous revolutionary models, and whose
final aim is not gaining power. As Deleuze
said, the so-called society is a community
of regularities or more precisely, a certain
selective process which retains select
singularities and regularises them. In
order to maintain the proper functioning
of society it selects for regularisation, to
use the language of psychoanalysis, what
might be called paranoiac singularities. But
a conspiracy - this would be a community of
singularities of another type, which would
not be regularised, but which would enter into
new connections, and in this sense, would
be revolutionary. (CV 46, 47). Here lies the
real heart of the fragment The Strong of
the Future and of Deleuzes Nomad Thought.
With the eyes of the book Anti-dipus the
great process of regularization is the same
great process of the Western oikonomia
which allows the rational functioning of a
highly numbered community of marketsubjugated singularities: ... the human
species
articulates
itself,
through
production, in order to maintain itself at
the level of humanity, [and] can only do so
through the absurdity of a total reduction
of its moral resources achieved through
work itself. (CV,37) What remains open is
the way singularities can be linked among
them, we mean connections and not
institutions. The selective criterion of
the Eternal Return - if the perspective is the
extreme bifurcation of discrete productions
of non-identities from macro-repetitions of
homogenous identities - is possible only on
the basis of a double selection of human
types: the essential - seen as mass-value

in relation to the mercantile society, and


the surplus - seen as waste-value, an
impersonal and singularized-plusvalue
apt to form societies and groups (CV, 47).
According to Deleuze the surplus men
are motionless, and the nomadic adventure
begins when they seek to stay in the same
place by escaping the codes.(DI, 259) The
nomad is defined by Deleuze as a mobile
centre of resistance, an enchanted traveller
with inconceivable horizons, a motionless
traveller on collective bodies. The last big
problem to face now is the following: both
gregarious and unassimilated ones live
and fight in a demoralizing unjust macroscenario. How is it possible to weave the
net of light self-organized bounds in the
existing massive-unifying social structure?
Will such a net be able to support the
various connections among diversities in
future times?

ch a p t e r i v

The infinite money: desire, value


and simulacrum

Truths are coins which have lost their


pictures and now matter only as metal, no
longer as coins.
Friedrich Nietzsche, On truth and lies
in a non-moral sense
We need units in order to count, but it may not
be assumed that such units [of measure] exist.
Friedrich Nietzsche, fr. 14[79]
To subvert the braking effect of totality

If we examine the main works of Deleuze,


Foucault
and
Klossowski
published
between 1968 and 1972, we can observe
that the courses of these texts objectively
bear enigmatic and common features
that could allow us to regard them as
fragmentary research projects; these
are investigations that could hardly be
conceived and envisaged if we evaluate
them from a revolutionary perspective
with the aim of identifying on which
common battleground and common agenda
these three intellectuals act. They swing
with remarkable aplomb from far-sighted
and vibrant essays with an academic
flavour, such as Difference and Repetition
or The Archaeology of Knowledge, to
hermeneutic works on Nietzsche which
include both anthologies of fragments like
Nietzsche and the Vicious Circle, and of first
editions of his uvres Compltes published
by Gallimard continuing with literary
criticism or tout-court literature works
such as The Logic of Sense or The Women of
Rome, and finishing with cryptic economical
essays, La Monnaie Vivante, or aggressively
political pamphlets, The Anti-dipus; not
to mention, then, their academic lectures
ranging from Freud to Marx, from Aristotle
to Nietzsche, from Greek currency to the
Medieval Inquisition or history of sexuality,
without any interruption. Foucault himself,
with a certain irony, in his first lecture on 7
January 1976 part of a course titled Society
Must Be Defended, wants to terminate a
line of research that he himself defines
incoherent and discontinuous. Foucault
feels the need to end and systematise, in
some way, the several lines of research,
insight and analysis that he had been
carrying on since he started his lectures
at the Collge de France (1970). From a
certain point of view, Foucault does not
mention only his research, but alludes
also to a common path of the French
revolutionary rhizosphere when he lists
among the relevant, or at least interesting,
elements of the previous fifteen years I
am thinking of the efficacy of a book such
as L 'Anti-dipe, which really has no other
source of reference than its own prodigious
theoretical inventiveness: a book, or rather
a thing, an event, which has managed, even
at the most mundane level of psychoanalytic
practice, to introduce a note of shrillness
into that murmured exchange that has for
so long continued uninterrupted between
couch and armchair (PK, 80) . This is an
important indication to his students since

155

the philosophical work of Deleuze has


always been a crucial point of reference for
Foucault, because it had openly established
itself as an ally of his theories since the
early sixties, or at least from the beginning
of the Nietzsche Renaissance and, thus,
from the publication of Nietzsche and
Philosophy (1962) and the Royaumont
conference (1964). What is most surprising
is the importance that Foucault confers
to the anti-dipic text, because his
analysis takes into account the last ten,
fifteen, twenty years at most, hence the
timeframe that goes, approximately, from
1956 and 1976: not only the Anti-dipus
is the only book to be referenced, but its
position in Foucaults argument surprises
us the most. The volume, indeed, is referred
to in the context of this amazing efficacy of
discontinuous, particular and local criticism
and its efficacy is compared to that of
entire movements such as anti-psychiatry,
existential analysis, and attacks upon the
legal and penal system. Foucault concludes:
I would say, then, that what has emerged
in the course of the last ten or fifteen years
is a sense of the increasing vulnerability to
criticism of things, institutions, practices,
discourses. A certain fragility has been
discovered in the very bedrock of existenceeven, and perhaps above all, in those
aspects of it that are most familiar, most
solid and most intimately related to our
bodies and to our everyday behaviour. But
together with this sense of instability and
this amazing efficacy of discontinuous,
particular and local criticism, one in fact
also discovers something that perhaps was
not initially foreseen, something one might
describe as precisely the inhibiting effect
of global, totalitarian theories. It is not that
these global theories have not provided nor
continue to provide in a fairly consistent
fashion useful tools for local research:
Marxism and psychoanalysis are proofs of
this. [] In each case, the attempt to think
in terms of a totality has in fact proved a
hindrance to research (PK, 80-81) By
following Foucaults outline, we can identify
two opposite fronts: on the one hand, the
accelerationist front, irregular, peculiar
and local; on the other hand, a front more
restraining, braking, continuous, global,
total, and openly totalitarian. Marxism
and psychoanalysis can still be useful
instruments at a local level, but, according
to Foucault, when confronted with facts,
they have had a braking thus negative
function for the insurrectionary front.
L 'Anti-dipe, in Foucaults opinion, fits
perfectly in the domain of those critical
entities capable of causing landslides and
provided with some peculiar characteristics
that could be summarised as follows: 1)
autonomous instead of centralized
technical production 2) wisdom returns to
scale which descend from the insurrection
of subjugated wisdoms.
The insurrection of subjugated knowledges

In the lecture he gave on 7 January 1976,


Foucault focused his attention on returns of
knowledge that descend from what he calls
insurrection of subjugated knowledges.

With this expression he refers to two


specific factors: 1) the knowledges that
derive from historical contents, which he
deems buried, and thus adequate to be
subjected to a rediscovery attributable, to
a sumptuous research linked, in a way, to
typical secret societies of the West since
ancient times and emerged at the time of
early Christianity: the great warm and
tender Freemasonry of useless erudition
here, with his peculiar and subtle humour,
Foucault introduces his own analysis and
the one of his rhizospheric fellows just
like modern variations of the struggle and
insurrection of Alexandrine gnosis related
to the idea of salvation through knowledge.
The French rhizosphere is, according to
the malicious Foucaultian antichristianNitzschean-accelerationist interpretation,
a sort of secular and revolutionary neognosis which hands its wisdom and
research over from one generation to the
next, following the Hellenic-Alexandrine
tradition.
2) those knowledges that are assumed
to lay on the opposite side of dusty
and useless erudition, that is, those
disqualified and inadequate knowledges
here, once again, presented in an
extraordinary way. In this category of
nave knowledges located low down on the
hierarchy beneath the required academic
and scientific levels, Foucault includes
popular knowledge (le savoir des gens)
which must not be confused with general
common sense like those of criminals,
crazy people, ill persons, psychiatric
patients, detainees. The direct knowledge
of these subjects, merged with the specific
knowledges of specialised workers, like
nurses, doctors and soldiers, will not result
in a general common-sense knowledge,
but in a a differential knowledge incapable
of unanimity and which owes its force only
to the harshness with which it is opposed by
everything surrounding it (PK, 82)
Foucault does not miss the paradox
of enclosing in the same rhizomatic
framework of subjugated knowledges both
the academia and the street: nonetheless
he finds in this well-marked disparity the
essential leverage of the critique promoted
with those discontinuous discourses.
According to Foucault this is historical
knowledge of struggles: In the specialised
areas of erudition as in the disqualified,
popular knowledge there lay the memory
of hostile encounters which even up to this
day have been confined to the margins of
knowledge. What emerges out of this is
something one might call a genealogy, or
rather a multiplicity of genealogical researches, a painstaking rediscovery of
struggles together with the rude memory
of their conflicts. And these genealogies,
that are the combined product of an erudite
knowledge and a popular knowledge, were
not possible and could not even have been
attempted except on one condition, namely
that the tyranny of globalising discourses
with their hierarchy and all their privileges
of a theoretical avant-garde was eliminated
(PK, 83) . In this passage, Foucault attempts
an early outline of his overall plan, where he

generously includes and aligns the French


components of the rhizosphere and, above
all, the authors of the Anti-dipe, although
the detailed description of the returns
of knowledge fits perfectly his research
style. That style which he adopted at the
beginning of his lectures at the Collge de
France (1970) and carried on until the end
of that period, 1975-1976, the year before
the crucial 1977 when he entered a period
of crisis and suspended his course. It was
Foucaults annus horribilis, during which
he received attacks from multiple fronts
such as Baudrillards Forget Foucault
and started a profound reformulation of
his thought, his analysis and his political
approach, which in turn would end his
friendship with Deleuze and destroy the
underground empathy within the French
Nietzschean revolutionary community.
What seems extraordinary is the way
in which Foucault linked his research to
the fight and critique of his rhizospheric
fellows, attributing the essential leverage
of the critique and of the success of
those years precisely to the discontinuity
and de-centralisation of practices and
discourse advocated by Klossowski,
Deleuze and Guattari, Blanchot and
Lyotard, among others. In 1976, Foucault
is able to advance this critique: Let us give
the term genealogy to the union of erudite
knowledge and local memories which allows
us to establish a historical knowledge of
struggles and to make use of this knowledge
tactically today (PK, 83) . During the same
lecture, Foucault links the genealogy to the
struggle against the alleged scientificity
of the new sciences, namely Marxism and
Psychoanalysis, guilty of bearing power
ambitions, not even concealed, and thus
of pursuing those effects of power that
usually institutions assign to enthroned
sciences. According to Foucault, By
comparison, then, and in contrast to the
various projects which aim to inscribe
knowledges in the hierarchical order of
power associated with science, a genealogy
should be seen as a kind of attempt to
emancipate historical knowledges from that
subjection, to render them, that is, capable
of opposition and of struggle against the
coercion of a theoretical, unitary, formal
and scientific discourse. It is based on a
reactivation of local knowledges of minor
knowledges, as Deleuze might call them in
opposition to the scientific hierarchisation
of knowledges and the effects intrinsic
to their power: this, then, is the project
of these disordered and fragmentary
genealogies. If we were to characterise it in
two terms, then 'archaeology' would be the
appropriate methodology of this analysis of
local discursivities, and 'genealogy' would
be the tactics whereby, on the basis of the
descriptions of these local discursivities,
the subjected knowledges which were thus
released would be brought into play (PK, 85)
In Foucaults works, within the genealogy/
archive relation mentioned above, special
attention is reserved to money, ever since
the first lectures of his inaugural course in
1970-71, directly after the re-emergence
in Klossowski and Deleuze of Nietzschean

topics such as will to power, formations


of sovereignty, impulse and value.
Indeed, an early taste of the strong and
innovative critical capacity on this front
which includes aspirations, will to power,
universal rhizomatic economy, physical and
noologic subconscious comes from the
debut of Deleuze and Guattari as authors,
under the sign of Klossowski. La synthse
disjunctive is the title of their first essay
dedicated to Klossowski and published
in the 43rd issue of the journal LArc,
precisely in the third term of 1970. The text
is presented already as the abstract of a
book titled Capitalism and schizophrenia.
The writing style is already the imaginary,
transverse, aggressive, humoristic and
genealogic one of the Anti-dipe. La
synthse disjunctive is an incisive prelude
to an announced explosion: Foucault
immediately grasps the collateral effects
that it would have on the style and content
of his own research.
The xeno-dollar and money
as an instrument of hegemonic power

At the beginning of the 70s, the topic


of money became a primary concern in
the rhizosphere. Thanks to differentialmoney, namely the main instrument used
by liberal democratic systems to assault,
restructure and regularise national and
international economic crises, the French
Nietzschean revolutionary community
wanted to build a new analytic grid that
could overcome the ideological morass
which still clutches a significant portion of
the traditional Left as well as of the new
antagonistic Left. Klossowski produced,
as his farewell to publishing and writing,
a brief text, dense and enigmatic, titled La
Monnaie vivante (Living Currency, 1970),
which presented his peers with more than
one critical interrogative on the industrial
and commercial world, and on money
as an instrument and simulacrum of the
vital agent soothing human impulses. In a
handwritten letter sent in autumn 1970,
Foucault greeted Klossowskis volume as
the greatest book of our times. That was
the same period in which, at the beginning
of 1971, Deleuze and Guattari attended
Foucaults lectures at the Collge, having
just finished the in itinere draft of the Antidipe. The role of the imperial currency
the US dollar as hegemonic currency
within the Western economic system, as
well as the Bretton Woods fixed exchange
rates regime, were at the centre of the tense
international political debate. In December
1969 inflation in the United States reached
6%. Nixon, as soon as he was elected
president, was struck by the prediction
made by his own staff that the dollar had
to be rescued in maximum two years. The
world was jammed by xeno-dollars and
the US reserves could not compensate
anymore the increase in the global amount
of dollars with the corresponding amount
of gold as contemplated in the agreement.
In a few months, in 1971, violence in the
Vietnam war reached its peak, and so did
military expenses and the related budget
deficit. The United States had entered a

156

recession in 1970 and unemployment was


at 6% and growing. The issues presented
by domestic economic circumstances were
unprecedented: inflation was high in a
phase of recession, as opposed to the usual
combination of recession and deflation, as
it had previously happened during the Great
Depression in 1929. The situation was out
of hand. There was no empirically tested
academic theory which corresponded to
such an economic situation; there was no
plan. Any technical decision could equally
mean the salvation of global commercial
leadership or its collapse, precisely at a
time when the international Communist
movement was challenging Anglo-Saxon
industrial capitalism the most. The
sudden breakdown of the Bretton Woods
system could cause a rapid downfall of
the hegemony of American power, the
winner of World War II. Power can switch
sign. Nixons staff was divided between
monetarists, namely the rising star
Friedman and the Chicago School, and
orthodox mainstream economists, such as
Burns and the Federal Reserve. Friedman
and those favouring the free floating of
exchange rates unpegged from the gold
standard prevailed. Timing was crucial. In
May 1971 West Germany left the Bretton
Woods system, instituted in 1944 on the
ashes of the Axis Powers, letting the
German Mark free to float. The situation
deteriorated and Nixons economic staff
had to hurry: it was time to take actions
because the element of surprise and the
promptness of intervention were crucial.
In August 1971, Nixon suddenly announced
to the nation and to the whole world that
the US dollar was not convertible in gold
anymore, leaving the American currency
free to float too. After about 3,000 years
from its invention, money lost its tie to
an objective and concrete value. It was
the first time in Western history, without
considering the periods of war and brief
experiments, always ended in failure:
money completed its final transformation,
to which it was probably destined ever since
its invention, becoming a pure simulacrum
of value in all its forms, from the roundshaped metal piece to banknotes. The
question that economists asked themselves
are several: Will the orphan money be
able to stand only based on its face value?
Will the hegemonic currency, i.e. the dollar,
be able to walk on an empty space? Has
money grown enough to demonstrate its
maturity? The monetary de-aurification is
the temporary situation in which we are
still today: a mixture of sovereign, postsovereign, xeno- and headless currencies
that float freely without any fixed exchange
rate, victims of speculations and market
imbalances. However, the monetary
coordinates
within
which
Foucault
develops his analysis are not simply related
to the contingency of events, but rather to
the study of forces and their effects on the
domain of sovereign formations associated
to the research and analyses conducted
within the Rhizosphere. The concept of
money considered by Foucault in the
lectures that he gave between 10 February

and 10 March 1971 is, surprisingly for most


people but not for the Rhizomatics, the
Ancient Greek currency employed between
the seventh and fifth century B.C.; that
is the historical, social, economic and
institutional period when money, conceived
as
Greek
measurement,
eventually
becomes the core of an immense social
and polymorphous practice of assessment,
quantification, establishing equivalences,
and the search for appropriate proportions
and distributions (LWK, 134). According
to Foucault, this analysis should approach
the hypothesis according to which money
constitutes a political instrument used to
create and preserve new balances during
profound social transformations: thus,
money does not preserve relations of
sovereignty but relations of dominance.
It is fascinating how Foucault introduces
the concept of money towards the end of
the lecture he gave on 17 February 1971,
as redistribution of relations between the
discourse of justice and the discourse of
knowledge, and of the relations between
the just, measurement, order and truth:
The institution of money, which is not just
a measure of exchange, but which was
established mainly as an instrument of
distribution, division, and social correction
(LWK, 129).
The birth of money-simulacrum

The approach described in Lectures of the


Will to Know (1971) is very distant from the
traditional interpretation of money imposed
by mainstream economics, from which not
even Marx in The Capital nor Foucault in The
Order of Things (1966) could evade. On the
one hand, mainstream nineteenth-century
economists believed that the mature use
of money as a means of exchange started
with the birth and development of market
economics. On the other hand, the Foucault
of The Order of Things argues that the
analysis of wealth and money theory can
be traced back to the classical era, that is,
the period between Cervantes Don Quixote
and de Sades Justine. Alternatively, in 1971
Foucault traces a conception of money
according to the eighteenth-century
perspective of traditional political economy:
Commercial, international, market origin
of money. Mercantilist interpretation of
money restricting it from the start to
function of representation and exposing it
to that fetishism which consists in taking
the sign for the thing itself, through a sort
of primary and radical philosophical error.
In fact, this interpretation may account
for some early uses of money in Lydia and
Phoenicia. But money was not adopted and
used in Greece on the basis of this model
(LWK, 135). To support his argument,
Foucault examines two opposite examples
of the employment of money in Ancient
Greece in the seventh century B.C.: Corinth
and Athens. What interests us is in which
way the two cities and in particular the
two political protagonists, respectively
Cypselus and Solon, associate their politics
to the introduction of a currency. In both
cases, the two options would contribute
to cause, and anticipate, relevant

historical effects on Western governance


vicissitudes. For Corinth, and its tyrant
Cypselus, it was a political operation in
which the rich have been forced to make
an economic sacrifice [and] money comes
to the fore enabling the preservation of
power through the intermediary of the
tyrant (LWK, 159); for Athens, and the
legislator Solon, the political choice has the
opposite course of that of Corinth because
the rich have been forced to a political
sacrifice, [and] eumonia enables them to
preserve economic privileges (LWK,159).
It is clear that Foucault points at Solons
way of managing the nomos as the agenda
for Western democracies in the nineteenth
and early twentieth century: faced with
growing social demands, the wealthiest
classes chose to allow substantial power
distributions in order to preserve their
economic privileges. The refined Corinthian
economic choices, to which corresponds a
brutal tyrannical one, show an excellent
example of monetary measures i.e. the
systemic management of the nomisma
which would be adopted throughout the
twentieth century and this first period of the
twenty-first. In fact, contemporary money
intervenes at the core of an institutional
operation in which wealth is redistributed
to an already wealthy minority without
redistributing power to the majority of
the social body. This is because the social
sharing of power has reached its boundary
the maximum limit of feasibility for
economic oligarchies within which less
wealthy classes participate to liberal
democracies. Foucault seems to suggest
that there has not been a time in Western
history from the seventh century in Greece
in which our societies have not struggled
between the two poles of distribution,
the economical and the political one,
with money playing the role of functional
membrane manageable between the two
antipodes. Returning to the Greek cities:
money became money-simulacrum and, at
the same time, money-metron, i.e. money
as measure. The Corinthian invented money
as the instrument of power which is being
shifted, and which, through an interplay of
new regulations, ensures the preservation
of class domination. At this point, money
is no longer a symbol which effectuates
and is not yet a representative sign. It
should be understood as a fixed series of
superimposed substitutions (LWK, 141).
Foucault, indeed, looks at Corinthian money
as a series of substitutions: religious,
economic, political and social. The game
of substitutions and superimpositions
between money and effectual reality
generates fixation and not representation:
whereas the sign represents, the
simulacrum replaces one substitution for
another. It is its reality as simulacrum that
has enabled money to remain for a long time
not only an economic instrument but a thing
issuing from and returning to power, by a
sort of inner intensity or force: a religiously
protected object it would be impious,
sacrilegious to adulterate (LWK, 141). But,
with even greater depth, Foucault argues
that money is as simulacrum that is sign:

getting it to function as sign in a market


economy is an avatar of its real history as
simulacrum (LWK, 142). For money, being
a regulatory simulacrum is primary, before
entering history as a sign and then as fetish.
Actually, the sign is only a moment within
the duration of money-simulacrum: it is
on such fine edge of strategy, power and
substitution that Klossowskis monnaie
vivante intervenes, description of that
triangle that dominates us: desire, value
and simulacrum (Foucault, personal letter
sent to Klossowski, autumn 1970).
The modes of expression
of impulsive forces

There are only few pages, but they are


dense and enigmatic perhaps more than
any book ever published: La Monnaie
Vivante is the text through which
Klossowski gives his farewell to writing
from then on (1970) he would be involved in
different projects, such as translations, art
exhibitions: paintings and movies and at
the same time it constitutes a powerful
introduction to the Anti-dipe, an andipic incipit from a different author. La
Monnaie Vivante creates a philosophical
space to decrypt, building an underground
passage that connects all different
publications and stations of thought
constituting the French revolutionary
Rhizosphere: Nietzsches Notebook (18871888) by Nietzsche, Nietzsche and the
Vicious Circle (1969), LAnti-dipe (1972),
Nomad Thought (1972), Circulus Vitiosus
(1972), Nietzsche, Genealogy, History (1971),
Lectures on the Will to Knowledge (19701971), Libidinal Economy (1974). The
Klossowskian volume breaks, breaches,
overflows and distributes with few incisive
sentences large gashes of thought and
possible research avenues that Deleuze,
Guattari, Foucault and Lyotard will then
walk wildly, rapidly and productively, as
young wolves of future revolutions. The
context within which the paradox of Living
Money is articulated is one where industrial
civilisation Klossowskian term which
seems more accurate than the general
capitalism has diffused its negative
effects by infecting the whole society
through institutes of uprightness and
conformity, which connotes the attribution
to the means of production of a powerful
contamination and, thus, affective
engraving capacity on the individuals and
the community. That is the same
homogeneous, levelled, economized and
nihilistic society that Nietzsche described
in the fragment The Strong of the Future.
The Nietzsche-Klossowski axis, then,
assigns to the levelled industrial civilisation
a dangerous production capacity that is
both affective and infective. Foucault, on
the same wavelength, would explain the
positivity of power with a similar
argumentative leverage: What makes
power hold good, what makes it accepted, is
simply the fact that it doesn't only weigh on
us as a force that says no, but that it
traverses and produces things, it induces
pleasure, forms knowledge, produces
discourse. It needs to be considered as a

157

productive network which runs through the


whole social body, much more than as a
negative instance whose function is
repression (PK, 119). Deleuze and Guattari
hold a similar position and raise the level of
analysis
bypassing
ideological
and
psychoanalytical nuances: [E]verything is
objective or subjective, as one wishes. That
is not the distinction: the distinction to be
made
passes
into
the
economic
infrastructure
itself
and
into
its
investments. Libidinal economy is no less
objective than political economy, and the
political no less subjective than the libidinal,
even though the two correspond to two
modes of different investments of the same
reality as social reality (AE, 345). If Marx
believes that the structure is the economic
skeleton of society and the superstructure
is everything that derives from it,
Klossowski reverses the framework and
sets as the ultimate infrastructure the
behavior of emotions and instincts (LC, 3)
Consequently, it follows that economic
standards form in turn a substructure of
affect, not the ultimate infrastructure and
that, more in depth, economic norms are,
like the arts or the moral or religious
institutions, or like all the forms of
knowledge, one mode of the expression and
representation of instinctive forces (LC, 3).
As Foucault had already realized in his
letter to Klossowski, the triangle desire,
value, simulacrum that dominates us and
has been characterising us for millennia,
already existed ever since the invention of
money in Asia Minor in the VIII century B.C.;
hence, the triangle must be treated as
something forged in the depths of times,
because the historical period of time in
which reality gets monetarized is certainly
the product of a slow centuries-long
process of transformation, before reaching
its own metal round form that has been
bequeathed until today. In Phrygia, where
Greek mythology locates the fundamental
passage from pre-money to actual money,
the coining of the nomisma bore the effigy
of the goddess Moneta, the wife of King
Midas, Demodice or Hermodice; according
to Heraclides Lembus, on the money of
Cumae coined by queen Hermodice the
Genius of Money (Genio della moneta) holds
the scale and the cornucopia in his hands.
Greek mythology suggests us that, ever
since its invention, the concept of money
figures in popular wisdom as a
concatenation of sovereignty, sacredness,
fertility and equity; and already in ancient
times there were people who used to rise
against the improper use of the circulation
of the metal disks: Julius Pollux, at the
apex of Hellenism in the Roman Empire,
critiqued the obolastates, i.e. those who
used to lend and weight the oboli, and the
obolastatein, the practice of lending oboli.
The perverse intersection of simulacrum,
value and desire, presented by Foucault as
the explanatory structure of universal
economy, is then absolutely coherent with
the rhizospheric analysis of money.
Klossowski of Living Money suggests that
monetary economics and theology are
nothing but reciprocal disguises: money,

from the beginning of Western civilisation,


has been regarded as the universal
representative instrument of a generalized
economy which already has an innate
abstract potential for sacredness and
sovereignty, and, in turn, for desire-will to
power at its highest level. According to
Klossowski, money is the universal
simulacrum; in industrial societies the
domain of money, after centuries of
adjustments, has completely substituted
the real world and misrepresents its
subjugated phantasm. Klossowski had
already matured the concept of a universal
economy through the Nietzsche scrutinizer
of Chaos of the passages on energy in
relation to world structure: At a given
moment of the accumulated force of the
emotions, there is also the absolute
condition of a new distribution, and hence a
disruption of equilibrium. Nietzsche
conceives of a universal economy whose
effects he experiences in his own moods
(NVC, 110). The line that links Nietzsche and
the vicious circle (1969) and Living Money
(1970) is, thus, the analysis of impulsive
simulacra that act upon generalized a
universal economy. We have already
entered the Anti-dipe, the Nietzsche of
the 80s of XIX century, and the Foucault of
the 70s of XX century. This represents the
core of revolutionary Nietzscheism which
influenced the street struggle of 1968 and
further on, pure energy and dynamite ready
for future struggles: Klossowski develops
with great clarity the theoretical nucleus of
impulse-body-simulacrum-valueproduction-consumption arguing that The
way they [instinctive forces] express
themselves, both in the economy and finally
in our industrial world, is subject to the way
they have been handled by the economy of
the reigning institutions. That this
preliminary and ultimate infrastructure is
more and more determined by its own
reactions to the previously existing
substructures is unquestionably true, but
the forces at play continue the struggle
among
infrastructures
into
the
substructures. So, though these forces
initially express themselves in a specific
manner according to economic standards,
they themselves create their own
repression, as well as the means of smashing
that repression, which they experience to
different degrees: and this goes on as long
as does the battle among the instincts,
which is waged within a given organism for
and against the formation of the organism
as their agent, for and against psychic and
bodily unity. Indeed, that is where the first
production and consumption schemes
come into being, the first signs of
compensation and haggling (LC, 4). Thus is
the key passage for the whole Rhizomatic
universe: Klossowski shows in this
theoretical nucleus the hidden role of the
sphere of instincts. Given its concealment,
or its secluded core due to a lack of visible
external outlets, the sphere of instincts
gets economized inside the industrial
world. What the industrial world consumes
the most is the instinct to procreate, which
is a product of the voluptuousness of the

instinctual body, labelling it as a good but at


the same time, and in the opposite direction,
the body procures emotions, concealed and
excessive, abstract substance for a
phantasm the ghostly entity which
recurs obsessively in Klossowskis thought
upon which instincts act again as
backward-action. Nothing exists apart
from impulses that are essentially
generative of phantasms. The simulacrum
[i.e. the Nietzschean Trugbild] is not the
product of a phantasm, but its skilful
reproduction, by which humanity can
produce itself, through forces that are
thereby exorcized and dominated by the
impulse (NCV, 133). This is the level at
which the phantasm has been already
created and instincts and passions are not
available anymore to consume and cede the
phantasm itself that is, the producer of
desire which reproduces itself. Additionally,
this is the crucial point around which the
emotional value, otherwise called libidinal
value, is formed as Nietzsche points out,
in place of moral values, purely naturalistic
values (Opere fr.9[8] vol. VIII, section 2, p.
6 quoted in NVC, 106). The translation of
impulsive forces, the instincts, in economic
representations of the emotional value
according to Nietzsche, the only being that
we know is a being that has representations
(O, fr.11[33] vol. V, section 2) will then be a
simulacrum: which simulacrum could be
better than the merge of money,
simulacrum itself of objective value, and a
living body, simulacrum which incarnates
the procreative phantasm? The synthesis
of such double simulacrum in the economy
of industrial civilisation is the living money,
a simulacrum reinforced by emotion that it
procures, hence the living money is the
expression of the libidinal value carved in
bodies.
What
industrial
civilisation
consumes through standardization the
various simulacra of the phantasm:
prostitution, sexual slavery, eroticism,
assorted industries of pleasure the body
produces
through
economization.
Consumed good vs. libidinal value. This
means that the body manifests itself
attributing value to the instincts but, in
order to defend it impulsive phantasm
that is desire, opposes the mechanical
simulacrisation of industrial economy. The
body is the battlefield of the harsh clash
between opposite forces: social production
against desiring production. Such clash can
yield two opposing outcomes: the first
and unfortunately the prevailing in both the
industrial civilisation and in the rising digital
one is the hyper-gregariousness of the
individual, who is reduced to a mere
instrument to support tamed passions and
desires captured by social standardization
whose objective is the unity reproducible in
the production line; the second is where
instincts and affections prevail on the
repression of impulses and the support
acquires
its
own
sovereignty
by
degregarizing itself. In the stage that
follows such rediscovered sovereignty through the evident self-organisation of
behaviourssingularity
itself
gets
desubjectivised overturning its own nature

of stable subject, and opening itself to the


industrious metamorphosis of desires, and,
thus, to perpetual transformation and to
the extreme idleness of the nomads of the
future.
Compliant supports and formations
of sovereignty

The settlement and the coalition of


instinctual forces in an endless turmoil
aimed at opposing the besieging social
and economic body provide us with the
grid of the battle that happens inside and
outside bodies. The grim organisations of
social syntheses that surround bodies and
impulsive forces are nothing but Nietzsche
Herrschaftsgebilde,
the
formations
of sovereignty which we can trace in
Nietzsches posthumous fragments of 1887
and 1888. Inside and outside the body, the
battle between impulsive forces infuriates.
Sensuality, and its following stage,
sexuality, impede any perspective, even an
economic one, thus they must be repressed.
The first wave of repression is used by
formations of sovereignty to structure a
compliant whole, or, in Klossowskis terms,
an organic and psychic unity. Although it
is formed inside the shell of the whole as
completed essence, the compliant support
is always and anyway object of the battle
of impulses and instincts in the attempt
to free themselves from formations of
sovereignty and from the forces that
constitute them. The expression outbursts
of these struggles and counter-struggles,
attacks
and
oppositions,
manifest
themselves through a hierarchy of values
translated into a hierarchy of needs (LC,
4). According to Klossowski the hierarchy
of needs is the economic form of repression
that the existing institutions impose by and
through the agents consciousness on the
imponderable forces of his psychic life (LC,
4). Klossowskis condemnation of traditions
and his gregarious translations which
dominate society is rather incisive. He
faces three contemporary interpretations
which fight the liberation goals of the
Rhizosphere and attack the generalized
economy in which the libidinal values
participate through the new hierarchy of
impulses, which philosophers like Deleuze
want to initiate: the laissez-faire attitude
that traverses the hierarchy of needs
dictates a different hierarchy of values
thanks to the exclusion of the sexual need
from primary needs, nullifying its emotional
value; Marxism, which enthrones industrial
economy and commercialized values as
the primary structure, relegating the
sexual sphere to the super-structure;
psychoanalysis, which accepts to segregate
the libidinal economy to the family triangle,
separating the social aspect from the object
of study, and suffering the same division
operated by Marxism society will be the
object of study of scientific socialism, while
the subconscious and the family social
atom will be of interest to psychoanalysis.
In Klossowski, the authors that belong to
the triad of dominance and subjection are
Raymond Aron, Karl Marx and Sigmund
Freud. The purpose of the Rhizosphere will

158

be to liberate the individual and collective


revolutionary potential by overturning and
overcoming on this point Nietzsche, who,
on the contrary, in The Strong of the Future
wished for a discrete community of irregular
and exchangeable seditious. Deleuze and
Guattari in the Anti-dipe intervene on
the topic of the opposition to the dominant
economic rules through secret impulsive
production, and they do so by linking their
argument to this exact crucial passage of
Klossowskis Living Money. The two Parisian
philosophers point out that [t]he two kinds
of fantasy, or rather the two regimes,
are therefore distinguished according to
whether the social production of "goods"
imposes its rule on desire through the
intermediary of an ego whose fictional unity
is guaranteed by the goods themselves, or
whether the desiring-production of affects
imposes its rule on institutions whose
elements are no longer anything but drives
(AE, 63). We will have, in the first regime,
the subjugated, the gregarious-supports
and exchangeability, while in the second
regime the desiring machines, nomads
and the schizo of the future who crave for
commercial inconvertibility. In the history
of utopian socialism, a French philosopher,
among the least current, worked on topics
like community, affections, economy and
social harmony: Charles Fourier. Both
Klossowski in The Living Currency and
Deleuze and Guattari in the Anti-dipe
recall his work:
If we must still speak of Utopia in this
sense, a la Fourier, it is most assuredly
not as an ideal model, but as revolutionary
action and passion. In his recent works
Klossowski indicates to us the only means
of bypassing the sterile parallelism where
we flounder between Freud and Marx: by
discovering how social production and
relations of production are an institution of
desire, and how affects or drives form part
of the infrastructure itself. For they are part
of it, they are present in every way while
creating within the economic forms their
own repression, as well as the means for
breaking this repression (AE, 63).
Impulsive forces and the will to power

If, according to Deleuze and Guattari,


true is it that the schizo practices political
economy, and that all sexuality is a
matter of economy (AE, 13), then, we can
commence the final summary of this essay
by presenting schizophrenia in market
societies. The reason is that, if, on the
one hand, [c]ivilization is defined by the
decoding and the deterritorialization of flows
in capitalist production, on the other hand
[o]ur societies exhibit a marked taste for
all codes codes foreign or exotic but this
taste is destructive and morbid (AE, 245).
The destruction of codes would represent a
result common to both entities, capitalism
and revolution since the pure spirit of
insurrection is in favour of the destruction
of the prominent taste for codes. We
ought to clarify the differences of regime
between the two accelerationist entities,
given the identity of nature, otherwise
we shall fall in great misunderstandings.

To this end, we summon the Nietzsche


destroyer of autumn 1888: the will to
power is the primitive form of affect, that
all other affects are only developments of it;
that it is notably enlightening to posit power
in place of individual 'happiness' (after
which every living thing is supposed to be
striving): 'there is a striving for power, for
an increase of power'; - pleasure is only a
symptom of the feeling of power attained,
a consciousness of a difference (O, fr. 14,
[121], vol. VIII, part 3, quoted in NVC 101).
There is neither 'mind', nor reason, nor
thought, nor consciousness, nor soul, nor
will, nor truth: so many useless fictions. It is
not a matter of 'subject' or 'object', but of a
certain animal species who thrives because
of a justice, and above all regularity relative
to its perceptions (so that it can capitalize
on its own experience) (O, fr. 14, [122],
vol. VIII, part 3, quoted in NVC 102). And
finally there is no law: every power draws
its ultimate consequence at every moment.
Calculability exists precisely because things
are unable to be other than they are. A
quantum of power is designated by the effect
it produces and that which it resists (O, fr.
14, [79], vol. VIII, part 3,quoted in NVC 108).
Klossowski comments the three fragments
as follows: As a primordial impulse this is
what must be emphasized the will to power
is the term that expresses force itself. If the
will to power appears in the human species
and the phenomenon of animality that is to
say, in the phenomenon of the 'living being'
as a 'special' case, and thus as an 'accident'
of its essence, it will not be conserved in the
species or the individual it acts upon, but by
its very nature will disrupt the conservation
of an attained level, since by necessity it will
always exceed this level through its own
increase. Thus, for everything that might
want to preserve itself at a certain degree,
whether a society or an individual, the will
to power appears essentially as a principle
of disequilibrium (NCV, 103).
Deleuze and Guattari use in the Antidipe the term desire as a substitute for
the Nietzschean will to power (CO, 95)
and, thus, for primitive form of affect.
Nietzsche himself asked Is 'will to power'
a kind of 'will' or identical with the concept
'will'? Is it the same thing as desiring? (O,
fr. 14, [121], vol. VIII, part 3, quoted in NVC
102). Such conception of desire is the
weapon that shakes as an irresistible
impulsive force both the individual and
society, transforming through a process
of metamorphosis and instability each
individual in a potential nonconformist and
each society in a potential field of wild
and energetic revolutionary intensity.
However, we ought to distinguish the two
natural poles within which the proactive,
or affirmative, intensity field oscillates
in order to understand the risks hidden
within the de-structuring desire: for what
concerns society, on one side we will have
destructive and decoding capitalism,
and on the other side the desiring and
headless, destructive and liberatory
revolution, as an accelerated moment of
unburdening from accumulated power;
instead, for what concerns the individual,

on one side we will have the paranoiac and


reactionary pole, and on the other side
the schizophrenic and revolutionary one.
However, it would be a serious mistake
to generally confuse and identify the
processes of destruction and liberation of
capitalism and of paranoid man, with those
of revolution and of the schizophrenic
man. Indeed, Deleuze and Guattari wrote
that While decoding doubtless means
understanding and translating a code, it
also means destroying the code as such,
assigning it an archaic, folkloric, or residual
function, which makes of psychoanalysis
and ethnology two disciplines highly
regarded in our modern societies. Yet it
would be a serious error to consider the
capitalist flows and the schizophrenic
flows as identical, under the general theme
of a decoding of the flows of desire. Their
affinity is great, to be sure: everywhere
capitalism sets in motion schizo-flows that
animate "our" arts and "our" sciences, just
as they congeal into the production of "our
own" sick, the schizophrenics (AE, 245). As
both Srnicek and Williams, and Pasquinelli
remind us, capitalism axiomatises with one
hand what it decodes with the other (AE,
246; GADC, 20, point 3). If, at the border of
chaos, the function of axiomatisation bears
signs of recovery and control, as well as of
exploitation in order to maximise profits
and collect new values from new lands,
the function of schizo-revolution bears
the sign of demolition and overcoming in
order to evade from containment fields
where the impulsive primordial force
would hover, neutralizing itself. In order
to conquer new boundaries and spot new
lands the energetics of desire does not
accept capitalisation, regularisation, and
equilibrium. For contemporary capital,
the anti-chaotic fastening agent and the
Recovery Teams are respectively money
and unlimited abstract quantities, storage
for accumulated money-risk, absolute
liquidity and the infinite repetition of credit
and debit.
Incessant movement and the
breaking of balance

Here Nietzsches Eternal return comes


into play. According to Klossowski, the
distinctive sign of the Vicious Circle this is
the term he uses to define the Nitzschean
Eternal Return is an incessant movement,
readying the individual to will its own
annihilation as an individual by teaching the
individual to exceed itself by re-willing itself,
and to re-will itself only in the name of this
insatiable power. The Eternal Return would
here from the counterpart to knowledge,
which, if it increases in proportion to power,
nonetheless has the conservation of the
species as its major preoccupation. Now
the Eternal Return (as the expression of a
becoming with neither goal nor purpose)
makes knowledge 'impossible', at least
with regard to ends, and always keeps
knowledge at the level of means: the means
of conserving itself. This in turn is what
determines the reality principle, which
therefore is always a variable principle.
But not only does the Eternal Return not

determine reality, it suspends the very


principle of reality, and in a certain manner
leaves it to the discretion of the more or
less felt degree of power or better, to
its intensity (NCV, 104). The essence of
the Return, or the Phantasm, is, thus, the
repetition of the same Unequal, that is,
the reiteration of random difference, the
energetics of the fortuitous. Simulacra
keep returning, and their unavoidability
determines a series of disindividuations.
The perpetual transformational power of
schizo-nomad singularity that embraces
the doctrine of the eternal return is
certainly antithetical to the gregariousness
deriving from the Axiomatised Return of
Capital and from the Return to the Identical
of the subjected individual: in fact, the
doctrine of the Vicious Circle elaborated
by the axis Nietzsche-Klossowski foresees
the return of power, which is nothing but
the sequence of balance breakings and
ultimately the destitution of the identity
subject. Deleuze and Guattari, indeed,
fully understand this difference between
relative limits, always reconstituted, of
the capitalist process and the absolute
limits of the revolutionary schizophrenic
process. The schizo-revolutionary process
interacts with Chaos, seeks the creative
dimension in order to interact with chaotic
forces, altering the existent; the capitalistic
process stops at the boundary of Chaos,
it does not remove the boundary, the
wall that separate itself from the chaotic
outside, but rationally it capitalises its
steps, returns to virgin spaces recently
acquired and ploughs them in order to
enrich them with new axiomatics. The
boundaries that capital assigns to itself are
determined by the network of centres of
balance and of monetary trans-valuation,
which it plans and builds at the limits of
its delirium. If schizophrenia pervades
the entire capitalist field from one end to
the other, for Capitalism it is a question
of binding the schizophrenic charges and
energies into a world axiomatic that always
opposes the revolutionary potential of
decoded flows with new interior limits (AE,
246). From these words it seems that the
barrier the line that separates capitalism
from the boundary of Chaos is the line of
the monetarisable. The area of creation,
of experimentation, of implicit failure of
the analysis and of research for its own
sake, according to capitalism cannot be
irrigated with monetary flows: too many
energetic impulses with no sense nor
purpose circulate: in fact, it lacks the main
purpose of capital, namely the profitability
derived from the extraction of value. Both
sense and purpose are determinations of
the principle of reality to which ultimately
market firms always refer. Indeed, Deleuze
and Guattari write that [m]onetary flows
are perfectly schizophrenic realities, but
they exist and function only within the
immanent axiomatic that exorcises and
repels this reality (AE, 246). The equalising
axiomatic recovers what has been decoded
and indirectly represses the subversive
charge released by the primitive affirmative
force, enclosing in the monetarisable space

159

of the global circuit what had just been


dispensed by the code. Money controls,
through the blazes of flames and the fumes
of combustion, and distributes at a higher
level, a global one. For such reason, money
does not evolve, but rather remains into the
circuit, in which arranges itself according
to indigenous speeds. There, in advanced
circulation, money itself and, as Marx
wrote, [t]he value originally advanced,
therefore, not only remains intact while
in circulation, but adds to itself a surplus
value or expands itself. It is this movement
that converts it into capital (C, vol. I, part
2, ch. IV p.79). However, the fracture
happens exactly here, the overcoming of
the Marxian concepts of money, moneyvalue, money-good, money-fetish, by the
new function attributed to money by the
political philosophy of Deleuze, Guattari
and the whole French revolutionary
Rhizosphere. Money, in its unlimited
abstract quantity is indifferent to the
qualified nature of flows; this means that
money is trans-qualitative, as its process
of distribution and circulation; it has made
itself independent and self-organised, both
with respect to short cycles of exchange
(money-commodity-money; M-C-M) as
well as the circulating special nature
(territory-exchange-territory;
T-E-T),
that is, sovereignty. And if the strength
of capitalism indeed resides in the fact
that its axiomatic is never saturated,
that it is always capable of adding a new
axiom to the previous ones, this would
mean that it is monetarisation [which]
everywhere comes to fill the abyss of
capitalist immanence, introducing there, as
Schmitt says, "a deformation, a convulsion,
an explosion in a word, a movement of
extreme violence (AE,250). Control, power,
desire, independence, self-organisation,
indifference, violence, trans-quality: these
are the new characteristics of money at
the time of the Anti-dipe, that is, at the
time of infinite and abstract monetary
economy, which add themselves to those
classic determinations already highlighted
by critics of political economy. Nowadays,
money-liquidity accumulated, abstract, and
digitalized in other words, dematerialized
and financialised money which preserves
the characteristics of the seventies,
accumulating them is the main instrument
of capitalist accelerationism. It develops
itself through capitals restless nomadism in
the quest for punctual and planetary profit
together with the monetary infinite as an
effective anti-crisis instrument, generated
by the increase in monetary mass and by
the perpetual creation of liquidity thanks to
the wise dosage of vertical and horizontal
transactions of the public and private
sector by Central Banks across the world,
coordinated among themselves. It is the
system of Central Banks independent from
political power that ultimately determines
the liquidity of the system and the injection
of money in the traditional banking system
and in the network circling of capital
markets. The crucial innovation of the roles
of circuits, platforms, markets, currencies
and Central Banks, already in expansion

and in phase of consolidation during the


years of the rhizospheric analysis, has been
actively registered in the accelerationist
passage of The Civilised Capitalist Machine
under the section of Immanent Axiomatic
of Capital (AE, 250).
The modern immanent machine

The modern immanent machine, which


consists in decoding the flows on the full
body of capital-money: it has realized the
immanence, it has rendered concrete the
abstract as such and has naturalized the
artificial, replacing the territorial codes and
the despotic overcoding with an axiomatic
of decoded flows, and a regulation of these
flows; it effects the second great movement
of deterritorialization, but this time because
it doesn't allow any part of the codes and
overcodes to subsist (AE, 261).
If, at the time of the Anti-dipe, the two
movements of evasion from the territory
and return to the territory could express
conformant powers or at most powers
provided with a temporary equilibrium,
in the period of time that separates the
present from the seventies we have assisted
to the hyper-performance of money and
its evasion from the territory, creating
a strong imbalance with respect to the
return to dry land, which has manifested
itself in a progressive and advanced
undermining of nations, of popular
identities, of local institutions and of the
social sector ramified on the surface of the
Earth. Monetary abstraction, in symbiosis
with mathematics, cybernetics, computer
science and logistics, has acquired so much
value in drawing itself closer to unlimited
extensions and elastic chronoscopic
speeds that the rapid domination reached
in these last few years of domestication
has no equals in history, accelerating that
radical nihilism envisaged by Nietzsche
in the second half of the XIX century.
The boundaries of monetary abstraction
still have to be drawn, especially now in a
time of forced circulation determines by
negative interests, which is a signal of the
approximation of the nummus to the zero
degree of infinite monetary circulation.
It is likely that formations of sovereignty
have entered a phase of metamatic
constraint of the monetary instrument
in order to test the state of preservation
of the force of imbalance of the whole
system. The crisis of industrial capitalism
and the birth of a post-industrial capitalism
triggered by credit and monetarism
surfaced and erupted - as recalled earlier
in the renown Nixon shock of August
1971, when the US dollar was unpegged
from the gold standard, overturning the
millenary principle of sovereignty of the
gold currency nomisma Caesaris in auro
est. The epochal passage from geological
currency the US dollar to the abstract
and headless currency, unlimited because
free from any fixed rate or concrete value,
is certainly the product of circumstantial
dynamics and paroxysmal processes
going back to Bretton Woods and to the
competition between nations and opposing
geopolitical forces, but it also marks the

moment of authenticity of the statement


of the economist de Brunhoff when she
writes that there is no contemporaneity
between capital and credit: That is why
in capitalism even credit, formed into a
system, brings together composite elements
that are both ante-capitalist (money, money
commerce) and post-capitalist (the credit
circuit being a higher circulation). Adapted
to the needs of capitalism, credit is never
really contemporary with capital. The
system of financing born of the capitalist
mode of production remains a bastard (de
Brunhoff, La monnaie in Marx, p. 147 quoted
in AE, 206). It is clear that the system of
credit financing will survive to the agony of
industry and to the disappearance of labour,
because historically it existed before
capitalism, and in some of its aspects it
has been anticipating the future override
of the system. The self-organisation in
planetary platforms and the independence
reached by the political and institutional
order has made credit accumulated,
distributed, rapid, liquid and abstract
money and finance fluxions, cybernetics,
reticulated, dromological and metamatic
money autonomous circulations, in great
part estranged from the circulation of
capitals in the real economy. In the lecture
he gave on 19.12.1971 at Vincennes, Deleuze
went beyond the elaboration that he would
have soon presented in the Anti-dipus
(February 1972) and introduced a definition
of money infinite reproduction of a flow
of abstract quantities very relevant, even
more today than at the time:
With money which itself can no longer
be coded, within a certain framework, we
begin with money and we end with money.
M[oney]-C[ommodity]-M[oney], there is
absolutely no means of coding this thing here
because the qualified flows are replaced by
a flow of abstract quantity whose proper
essence is the infinite reproduction for
which the formula is M-C-M. No code can
support infinite reproduction. What is
formidable in so-called primitive societies
is how debt exists, but exists in the form of
a finite block, debt is finite (Webdeleuze,
lecture of 16.11.1971).
Infinite reproduction of money and credit

If money is the infinite reproduction


of a flow of abstract quantities, we can
then conceive it as a software related to
a hardware, i.e. the digital chrematistics,
which has already introjected in our age
its metamatic nature, and swiftly travels
within digital networks, inside a superior,
artificial and over-human circulation.
Money, in the Anti-dipus and even more
today, is a decoded abstraction that
sums up value, order, number, calculous,
distribution and speed. For a Left, and
a revolutionary movement, that, still in
1972, in disconnected and confused ways,
take as reference the field of Marxist
humanism, the shift of the axis of critical
theory from the world of production and
industry to the domain of flows and of
money-credit has been opposed for a
long time, if not openly rejected. The shift
in paradigm, though, released certain

effects and reached an unstoppable


critical mass of its own. The infinite
reproduction of money in the global circuit
has reached its accelerated peak thanks
to the role played by the global network
of Central Banks of constant injection and
coordinated punctual inflating. Infinite
money, thus, has circuits of commercial
perpetual reproduction, which we will
term relative, and circuits of perpetual
financial reproduction, which we will term
absolute, managed by supranational
global institutional networks. It will be
necessary to restart from here, from this
Nietzsche-Klossowski-Deleuze axis and,
generally, from the French revolutionary
Rhizosphere, in order to perfect the tools
and analyses capable of dig into real
information of gregarious sovereignty
formations. Certainly the aggressive and
polemical work of Deleuze and Guattari
in the phase of the Anti-dipus had the
great merit of identifying the growing
systemic fault line that was about to shift,
to deteriorate and to rupture the great
historical asymmetry between infinite and
money, mobility and credit, stability and
capital which brought market economies,
with deep and abrupt transitional crises,
from the planned quantitative industrial
world to the post-productive cyberneticcredit-financial world. Additionally, one
of the most relevant merits of the Antidipus is having theorised, starting
from the considerations of Nietzsche and
Foucault, the monetary and credit infinite.
If the infinite creditor was to be traced
back new collective memory conceived
by Nietzsche in The Genealogy of Morals,
and concerning a debt system: [] a voice
that speaks or intones, a sign marked in
bare flesh, an eye that extracts enjoyment
from the pain, infinite money is then to
be related to Foucaults Lectures on the Will
to Know that he gave in February 1971. The
infinite creditor is certainly according
to Nietzsche the Christian God, while
the debt, in ancient societies as well as in
commercial ones, fulfils the task to breed
man, [] to form him within the debtorcreditor relation, which on both sides turns
out to be a matter of memory a memory
straining toward the future (AE, 180).
Infinite money, according to Foucault in
1971, is born instead from a chrematistics
in the strict sense, artificial, which seeks
only the acquisition of money itself and
consequently in unlimited quantities. This
rests on exchange (LKW, 145). Deleuze and
Guattari return to the topic of the infinite
in the Anti-dipus, adopting the thesis of
the philosopher of Poitiers: The abolition
of debts, when it takes place they refer to
Solon, the Athenian legislator is a means
of maintaining the distribution of land,
and a means of preventing the entry on
stage of a new territorial machine, possibly
revolutionary and capable of raising and
dealing with the agrarian problem in a
comprehensive way (AE, 197).
Immediately after, they refer to Cypselus,
tyrant of Korinthos: in other cases where
a redistribution occurs, the cycle of credits
is maintained, in the new form established

160

by the State, money (AE, 196). However,


in greater depth, Deleuze and Guattari,
returning to Foucaults studies on Greek
tyrants, affirm that money the circulation
of money is the means for rendering the
debt infinite. [] The infinite creditor and
infinite credit have replaced the blocks of
mobile and finite debts. There is always a
monotheism on the horizon of despotism:
the debt becomes a debt of existence,
a debt of the existence of the subjects
themselves (AE, 197). Money in the Antidipe is, thus, turned into THE systemic
dispositif of power aimed at perpetuating
infinitely the credit cycle, similarly as the
tyrant of Korinthos taught us; however,
even more distinctively, contemporary
money created ex-nihilo by the coordinated
action of central and commercial banks,
and therefore infinite, is the prerequisite
and the supporting structure of more
subjecting infinites, which, under the
double-face umbrella of credit/debit, result
as refund/existence, duty/guilt, crisis/
resource, catastrophe/bifurcation. Money
is, hence, the fulcrum and the pivot on
which the contemporary power system
rests for all its policies: money is its main
weapon, due to its synthetic credit-debit
relation which becomes the transmission
belt of the commercial and institutional
credit world. This monetary paradigm of
power that Foucault traces back to the
VII century B.C. in Ancient Greece, has
been overlooked by Marxists, but not by
the intellectuals of the Rhizosphere. Until
today, the demystifying and incendiary
work of anti-dipic and rhizomatic
authors has not reached in our culture
the masterpiece status that it deserves,
because obscure and gregarious forces
the braking powers are still operating,
with the aim of keeping society under the
conforming and homogeneous pressure
of perpetual slavery, gregariousness that
Nietzsche so appropriately defined in the
accelerationist fragment on the strong
of the future. The Anti-dipus, far from
resting on innocuous irenisms, continues
to generate hybrid processes of affirmative
and transforming energy thanks to its deep
analytical capacity. Everything is made
clear: There we no longer have any secrets,
we no longer have anything to hide. It is we
who have become a secret, it is we who are
hidden, even though we do all openly, in
broad light (DI, 46).
How to escape from axiomatics and make
break the modern immanent machine?

Here we finally return to the plot of


money and revolution, under the sign of
the dipic contrast. If, in our modern
empirical experience, our societies are
pervaded with economic optimism
descending from the eighteenth-century
positivism thoroughly analysed by Marx at
the socio-productive level and by Nietzsche
at the impulsive-energetic level and
with cybernetic processual evolution of
monetary and credit circuits farsightedly
described by Deleuze and Guattari, what
strategies could be adopted to escape from
commercial axiomatics and to make the

modern immanent machine break down?


Which relation exists between money and
revolution? Shall we switch to a detailed
and bureaucratic plan descending from
a totalising keys-in-hand theory that
explains and foresees everything, according
to fixed relations between the forms of the
Earth and of human set theory, or shall
we adopt a plan of impulsive consistency
corresponding to the always productive
swinging energy of desire, of the real and
of imbalance? Between organisationadministration
and
chaos-creation,
what levels of synthesis and innovation
should we choose in order to search and
destroy and to then rebuild? Shall we build
revolutionary subjects and identities within
class or economic determinations, or shall
we de-construct forms, to discover the
hollowness of subjects and to increase
the speed of activation of the revolutionary
process of the irregular idle, of the nonexchangeable group and of the community of
singularity? Nonetheless, from a different
perspective, as Ewald seemed to argue, if
the seventies history has handed over to us
a fact in all its tragic evidence, that is the
disappearance of the social revolutionary
horizon, that is, the sinking of the concept
of insurrection as magnet for political
action from the Enlightenment onwards.
Are we assisting to the Death of Revolution
as palingenetic event and qualified creative
rupture, mother of modern politics as
Foucault seems to foresee after 1978
and after the Rhizosphere period, or are
we facing the perpetual revolutionary
becoming as human condition at the times
of post-revolution and post-capitalist
control-based neo-societies as Deleuze
and Guattari argued in the multi-stratum
desert of A Thousand Plateaus? Something
has changed after 1978, revolutionaries
become spectres like beautiful losers, as if
the sedition and the overturning of des