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Estetiche del potere.

Graffiti, dispensatori daura ed ordine


pubblico
carmillaonline.com/2016/07/22/31544/

di Gioacchino Toni
Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, Graffiti. Arte e ordine
pubblico, Il Mulino, Bologna, 2016, 182 pagine, 14,00.
Le polemiche sorte a proposito della mostra bolognese Street Art.
Banksy & Co. Larte allo stato urbano [sulla vicenda: Wu Ming su
Giap e da Mauro Baldrati su Carmilla], hanno ormai perso i riflettori
e le prime pagine dei media locali e nazionali. Tutto sommato la
missione dei media pu dirsi compiuta: lo spazio concesso alle
polemiche ha avuto i suoi effetti promozionali ed al pubblico, come agli
sponsor ed ai creatori di eventi, un po di polemica piace sempre.
Ora i media torneranno a parlare di graffiti solo per celebrare qualche
associazione impegnata a ripristinare il candido decoro urbano
prevandalico, per promuovere qualche nuova mostra dispensatrice di
aura ufficiale o per motivi di ordine pubblico. Difficilmente la questione
graffiti urbani potr uscire da questa trattazione schematica.
Al di l della semplificata e rigida partizione con cui se ne occupano i
media, sono davvero cos impermeabili luno allaltro questi diversi
fronti? A ricostruire il quadro della situazione viene in aiuto il saggio di
Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, Graffiti. Arte e ordine
pubblico. In tale volume il fenomeno del graffitismo viene trattato dal
punto di vista estetico, sociale e culturale a partire dallanalisi tanto
delle motivazioni che muovono i giovani writer ad intervenire sulle
mura urbane, sfruttando il buio della notte e giocando a guardie e ladri
con lautorit, quanto quelle del fronte antigraffiti. Da un lato gli autori
del testo si preoccupano di palesare le contraddizioni che attraversano i diversi schieramenti che non possono
essere ricondotti a soli due soggetti, writer e antiwriter. Dallaltro lato il saggio evidenzia come alcune categorie di
pensiero tendano a travalicare i diversi fronti in campo. Davvero, come evidenziano i due studiosi, parlare sui
graffiti significa anche e sempre parlare di qualcosaltro che sta a cuore ai parlanti (p. 19) e se c un fenomeno
culturale che illustra a meraviglia il funzionamento tautologico e circolare dei meccanismi sociali in un mondo
complesso, si tratta proprio dei graffiti e delle campagne per cancellarli (p. 153).
Nel Primo capitolo il writing contemporaneo viene collocato allinterno di una lunga tradizione di scrittura ed arte
murale. Se la prima un tipo di espressione che risale ad antiche culture, come quella egizia, le forme di
rappresentazione parietale si trovano gi nel Paleolitico superiore. Gli autori non intendono proporre improbabili
paragoni tra le pitture rupestri preistoriche e le forme contemporanee, ma sottolineare come il gesto di quei lontani
antenati costituisca una sorta di universale antropologico. Nelle decorazioni rupestri, in un ambiente collettivo, viene
rappresentato il mondo nei suoi aspetti considerati significativi; attraverso quelle pratiche il mondo viene dunque
condiviso. Da quando, attorno al XV secolo, larte inizia ad essere intesa come espressione individuale, si via via
persa lidea dellattivit artistica come opera collettiva, nel doppio senso di qualcosa creato in comune e rivolto a
un uso collettivo (p. 47). Secondo Dal Lago e Giordano, al di l di improbabili altri paragoni, come detto, il writing
contemporaneo ha in comune con il graffito rupestre lidea di dar vita ad una forma di comunicazione pubblica.

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Il saggio si sofferma anche sul muralismo messicano che, riprendendo la tradizione figurativa preispanica, palesa
forti intenti pedagogici. Tale movimento presenta diverse contraddizioni a proposito del rapporto arte/potere, tanto
che dal ruolo sovversivo rivestito nella prima fase della rivoluzione, passa ben presto ad avere un mero ruolo
celebrativo una volta che le istituzioni rivoluzionarie si sono stabilizzate. Gli autori mettono in luce come lambiguit
dei muralisti messicani derivi anche dalladesione ad unideologia progressiva positivistica e questo proprio uno
dei motivi per cui tali artisti esercitano una certa attrazione anche nel capitalismo statunitense. A tal proposito gli
autori ricordano come lo stesso Diego Rivera, nel 1931, venga chiamato dallindustriale Ford per illustrare il Detroit
Insitute of Art con lopera Detroit Industry or the Man and the Machine. Lambiguit si rivela nella celebrazione del
matrimonio tra uomini e macchine proprio nel momento in cui la societ americana era attraversata da aspri conflitti
tra operai e industriali (si dice che tra i lavoratori che protestavano ci fossero anche i malpagati assistenti di
Rivera) (p. 53).
Nel volume viene ricordato anche come agli albori della pubblicit
di massa, le scritte tracciate con la vernice sui muri vengano
preferite ai manifesti cartacei, tanto che su diversi edifici
statunitensi ed europei risultano ancora visibili le tracce sbiadite di
vecchi messaggi commerciali. Ancora oggi nellAfrica, soprattutto
sub-shariana, le pubblicit sono spesso dipinte direttamente sulle
pareti. Alle pitture murali ha fatto ricorso anche il regime fascista al
fine di riportarvi i motti mussoliniani o leffige stessa del dittatore.
Dunque, fino ad epoca recente, scrivere sui muri stato un
sistema di comunicazione diffuso e legittimo. In Occidente, le cose
sembrano cambiare negli Stati Uniti dei primi anni Settanta,
quando nei ghetti arfoamericani e latinos i graffiti murali iniziano ad
essere utilizzati come reazione alle discriminazioni delle minoranze
ed allomologazione dello spazio urbano.
Secondo gli autori del saggio, al di l dei significati originari, il
writing rappresenta un impulso a lasciare il proprio segno sul
palcoscenico urbano (p. 34). I muri finiscono con lospitare i
punti di vista di mondi privi di accesso legittimo alla parola in
pubblico (p. 34). Dunque la prima e pericolosa novit introdotta
dal fenomeno del writing degli anni Settanta, non tanto il
comunicare sui muri urbani, ma il fatto che a farlo non siano pi
soltanto gli apparati di propaganda commerciale e politico-statale.
Si tratta in primo luogo di una presa di parola da parte dei ceti
meno abbienti: tracciare i segni sui muri significa [] contrapporsi
allimmagine della povert, dellemarginazione e dellingiustizia
sociale che la societ ufficiale o legale produce in nome dellordine
pubblico (p. 35). Oggi le cose sono ovviamente cambiate ed a
ricorrere a comunicazioni murali non sono soltanto gli ambienti
marginali ed antagonisti; i muri oggi sembrano rappresentare spazi
fisici in cui lirrequietezza esistenziale e politica si pu manifestare
liberamente e ci non per forza prerogativa dellantagonismo sociale.

DECORO URBANO

Nel saggio viene sottolineato come lostilit di molti cittadini nei confronti dei graffiti che ricoprono le mura del
quartiere in cui vivono derivi anche da un senso di impotenza nei confronti di una scelta che altri, nottetempo, hanno
fatto per tutti. Il cittadino che si ritrova le mura del palazzo esteticamente modificate, non ha avuto voce in capitolo.
Tale frustrazione si scarica facilmente sui writer ma, a ben guardare, suggeriscono gli autori del testo, il cittadino
impotente anche di fronte alle modificazioni estetiche della citt, siano esse temporanee o permanenti, imposte
dalle politiche urbane comunali e dal mondo del commercio. Gli spazi urbani in cui i cittadini si trovano a vivere

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costituiscono pertanto larena dei conflitti (di interessi e visioni del mondo) che si esprimono anche nelle dimensioni
semiotiche ed estetiche. Ci che gli abitanti vedono intorno a loro , a seconda dei punti di vista, una scena
collettiva squallida o invitante, degradata o scintillante, rilassante o inquietante, piacevole per alcuni, sgradevole per
altri. In ogni caso, il risultato dellazione di poteri e interessi spesso invisibili, a cui nessuno pensa quando
passeggia per le strade e giudica ci che lo circonda (pp. 41-42). Dal Lago e Giordano individuano nei graffiti
contemporanei lindicazione di un punto di vista altro, diverso, rispetto ad una scena urbana che intende
proporsi/imporsi come necessaria/obbligatoria ma che in realt contingente, derivata da unevoluzione storica che
avrebbe potuto dirigersi verso tante altre direzioni.
Nel Secondo capitolo viene passata in rassegna levoluzione del writing e le sue connessioni con larte
contemporanea. Questa sezione del volume prende il via con larticolo comparso nel luglio del 1971 sul New York
Times ove viene riportata la fotografia di una porta della 183a strada ricoperta da sigle. Tale pubblicazione
rappresenta per certi versi un momento significativo per il writing perch apre un discorso pubblico su di esso.
soprattutto nellambito della cultura Hip Hop che le tag, che nascono come sigle o firme e quindi come un tipo di
scrittura, diventano vere e proprie forme artisticamente autonome, composizioni complesse, progettate e poi
realizzate (pieces). Le lettere si dilatano nello spazio, si riempiono di colore creando immagini di grandi dimensioni
(masterpieces). I caratteri ( blockletters) si gonfiano (bubble style), oppure acquistano una dimensione in pi ( 3d
style) e, infine, perdono la loro funzione, diventando forme volutamente illeggibili ( wild style) (pp. 78-79). La
risposta delle istituzioni newyorkesi non tarda ad arrivare; allepoca del sindaco John Lindsay sono ben 1500 i writer
arrestati. Lo stesso mondo dei graffiti si rinnova; la bomboletta spray sostituisce il pennello e simpone il lavoro di
gruppo, dunque le stesse tag non di rado si trasformano da firma individuale ad espressione dellintera crew.
La stagione doro della Street art coincide con gli anni Ottanta, quando il graffitismo si emancipa come linguaggio
autonomo e lattenzione si sposta dal gesto in s al risultato (p. 82) e ci, sottolineano gli autori del saggio, attira
lattenzione del mondo dellarte ufficiale provocando cos lapertura di un fronte interno al mondo dei writer che vede
contrapporsi puri e venduti. Dal momento in cui lidea di Street art ha libera circolazione allinterno dei confini
dellarte riconosciuta, diviene oggetto di un discorso fondamentale per confezionare gli oggetti artistici. Un discorso
a cui i graffitisti perbene aderiscono pienamente. Spesso, le dichiarazioni di guerra al sistema dellarte e al suo
mercato da parte loro sono in netta contraddizione con fruttuose frequentazioni di galleristi e collezionisti. Una
contraddizione che non disturba affatto questi ultimi che, al contrario, si industriano per trovare formule spericolate,
capaci di conciliare la natura anarchica della Street art con il suo sfruttamento commerciale (p. 84).
Al fine di consentire ai graffiti di entrare a far parte del circuito artistico ufficiale, occorre togliere loro letichetta
criminale e cos gli addetti alla trasformazione si appellano allidea che i graffitisti sono criminali per necessit
(mancanza di spazi su cui lavorare) e non per scelta. A questo punto, sostengono gli autori, i writer indipendenti che
non si concedono, o che tentano di resistere per quanto loro possibile visto che il sistema-arte non manca di
speculare su produzioni indipendenti anche senza il consenso degli autori -, sanno benissimo che la Street art
divenuta una moda tra le altre allinterno del circuito ufficiale. Sanno anche che il loro lavoro anonimo potrebbe
essere fotografato e inserito in un catalogo, con tanto di prefazione di un critico alla moda: uneventualit a cui non
possono opporsi, ma della quale non intendono approfittare (p. 87). Altri writer accettano di entrare a far parte del
mercato dellarte e non mancano di estendere lambito dazione commerciale a sneakers, cappellini, t-shirt e felpe
dei grandi marchi. In un modo o nellaltro il luccicante e remunerativo mondo dellarte (e del commercio pi in
generale) ha modificato le regole del gioco e nulla pu pi essere come prima.
I writer, quando sposano il mercato, portano in dote laura di trasgressione della loro vita precedente, ma non
basta. Sono necessarie le giuste parole dei critici per trasformare in arte ci che fino a qualche anno prima era
deliberatamente fuori dal sistema [] Occorre rompere con il passato, mantenendo vivo quanto basta il mito degli
anni ruggenti, ridotto a una scena di sfondo. Occorre soprattutto inventare qualcosa di nuovo per garantire la bont
del prodotto, dimostrando che non tutti i graffiti sono arte. Ci significa mettere ordine in un repertorio sterminato e,
come sempre accade, stabilire criteri estetici, canoni tecnici, limiti e regole (pp. 90-91).

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La questione dei canoni estetici che creano gerarchie ed indicano


cosa arte e cosa non lo , risulta centrale nel discorso di Dal
Lago e Giordano. Gli autori citano esempi di writer convertiti al
mercato che imputano lostilit dei cittadini nei confronti dei lavori
di tanti colleghi alle loro scarse capacit professionali. Chi ha
scelto di contaminarsi col mercato costretto, come abbiamo
visto, a mantenere i piedi su due staffe e nellargomentare circa i
difficili rapporti del writing con la cittadinanza, pu giungere ad
indicare nella mancanza di abilit tecnica di tanti colleghi la
principale causa di astio. Se tutti fossero bravi come coloro che il
mercato ha saputo scegliere, verrebbero meno molti motivi di
ostilit. Riemerge il fantasma della tecnica, grande cavallo di
battaglia di qualsiasi posizione reazionaria nellarte (p. 92),
sostengono gli autori che, a tal proposito, portano alcuni esempi di
motivazioni addotte dalle associazioni ostili al writing in cui si
sostiene che i graffiti non possono essere considerati un
fenomeno artistico o perch larte unaltra cosa o perch,
derivando da unazione illegale, non possono essere considerati
arte. Lo stesso Museo darte moderna di Bologna (Mambo) nel
luglio del 2009 giunge a proporsi di periziare i murales in citt al
fine di evitare che, malauguratamente, vengano cancellate opere
darte nel corso delle operazioni di ripristino del decoro urbano
promosse dal Comune. Insomma, da pi latitudini si avverte la
necessit di distinguere ci che arte da ci che non lo .
Negli anni Novanta ormai il mondo dei writer cambiato
DECORO URBANO
radicalmente rispetto alle origini del fenomeno; cambiata la
composizione sociale, ora molto meno connotata, sono mutate le
tecniche di realizzazione e si di fronte ad un contesto molto pi globalizzato. Se in passato lidea era quella di
coprire la citt, ora lintervento tende piuttosto a scoprirla, svelarla e, spesso a deriderla. Negli ultimi tempi diversi
writer hanno messo in campo notevoli abilit manageriali nella gestione della propria immagine, nel saggio viene
fatto esplicitamente riferimento al caso forse pi noto: Banksy incarna perfettamente il modello dellartista capace
di fondere la sua arte e la sua capacit imprenditoriale in ununica grande opera: se stesso (p. 101). C chi ha
voluto vedere analogie tra la figura di Banksy e quella di Andy Wharol. A tal proposito, nel saggio, viene evidenziato
come mentre il primo si pi volte espresso con opere di esplicita contestazione nei confronti del sistema
capitalistico e consumista, Wharol ne ha invece tessuto acriticamente le lodi. Resta il fatto che lanonimo fustigatore
della societ dei consumi ha finito col generare un business impressionante attraverso le sue opere e le riproduzioni
delle stesse. Lo stesso attacco del celebre writer ai brand delle grandi multinazionali stato portato attraverso
tecniche pubblicitarie che hanno contribuito a creare il brand Banksy.
Anche larte mainstream non ha mancato di fare i conti con il fenomeno del graffitismo ma, puntualizzano gli autori,
linteresse degli artisti ufficiali nei confronti della strada unestensione del territorio della galleria e non una reale
fuoriuscita dalla gabbia dorata in cui operano. Diciamo che larte ufficiale pu solo citare quella di strada, pu
appropriarsene o trasformarla, ma non sar mai la stessa cosa. Infatti non gode del privilegio della gratuit e del
disinteresse, da cui in fondo deriva ogni innovazione nellarte e nella vita (p. 163).
Nel Terzo capitolo vengono analizzate le ragioni dellostilit nei confronti del writing. Come presupposto alle
questioni che verranno affrontate, gli autori sottolineano come lattivit artistica, indipendentemente da cosa essa
sia in origine, divenga socialmente tale solo nel momento in cui viene riconosciuta da chi dispone, storicamente,
della legittimit per farlo. Sappiamo che tale soggetto, tale istituzione, viene ad avere diritto di vita e di morte circa il
riconoscimento dellartisticit o meno di unopera ed in questo discorso non si tratta di accettare o mettere in

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discussione tale autorit, si tratta di prendere atto del ruolo che certe cariche hanno nellambito del conferimento di
artisticit qui ed ora. Premesso ci, Alessandro Dal Lago e Serena Giordano sottolineano come nelle motivazioni
delle associazioni antigraffiti non ci si appella tanto al diritto decisionale degli abitanti circa gli interventi sulle
superfici delle pareti di casa, ma piuttosto, spesso, si entra nel merito artistico dei graffiti sostenendo che questi non
sono opere darte. Cos facendo tali associazioni si inoltrano su un terreno scivoloso perch sappiamo come sia
variabile il concetto darte nel tempo. Se i graffiti, o alcuni di essi, fossero ritenuti opera darte dalla maggioranza dei
cittadini e/o dalle autorit in materia? In linea di principio, ricordano gli autori, qualsiasi graffito pu divenire
(essere indicato come) opera darte.
In alcuni casi gli abitanti del quartiere hanno difeso i graffiti (e gli autori) in quanto ritenuti una valorizzazione del
contesto urbano e tutto ci indipendentemente dal fatto che fossero stati realizzati illegalmente e che nessun critico
darte od altra autorit in materia si fosse espresso a riguardo. La mera questione estetica risulta scivolosa, pertanto
il fronte antigraffiti, non di rado, si sposta sul versante pedagogico indirizzando i potenziali vandali verso spazi
consentiti, non rendendosi conto che una componente fondamentale del writing ha a che fare con il fascino
dellillegalit.
In conclusione, abbiamo visto come, ancora una volta, un fenomeno controculturale, di strada, finisca con lessere
in buona parte riassorbito da un sistema che non esita a ricavare profitto anche da chi lo contesta. Qualche writer si
adegua, preferendo mettere a profitto le sue abilit creative a costo magari di trasformare quello che era stato un
linguaggio di ribellione donato alla collettivit in un testo vuoto che deve essere riempito da critici e dispensatori
daura. Qualcun altro decide di resistere e di non farsi coinvolgere dal mercato, magari vendendo la propria forza
lavoro altrimenti per campare. una vecchia storia che ha attraversato e sempre lo far le cosiddette
sottoculture quando queste diventano appetibili al circuito economico; lo abbiamo visto nellambito musicale e nella
gestione degli spazi sociali cos come tante volte abbiamo assistito a contrapposizioni frontali tra pi o meno puri
contro pi o meno venduti. Resta il fatto che i graffiti sono sia un aspetto rilevante della convivenza urbana, sia
loccasione per i cittadini di esprimersi su un buon numero di questioni di interesse generale. In breve, hanno una
grande capacit di aggregazione concettuale. Parlare sui graffiti significa anche e sempre parlare di qualcosaltro
che sta a cuore ai parlanti (pp. 18-19).

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