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Lesperimento di Libet: siamo veramente liberi?

(tratto da http://www.athenenoctua.it/lesperimento-di-libet-siamo-veramente-liberi/ 21 novembre 2013 | Autore: Maurizio Furst)

Il problema del libero arbitrio , secondo Hume, La pi controversa questione della


metafisica e della scienza1.
Non si tratta tuttavia di un problema solo, ma di una molteplicit di questioni, come ad esempio: la definizione
stessa di libero arbitrio o di libert, il rapporto tra libert e responsabilit, la compatibilit o meno del
determinismo 2 con la libert umana, oppure la validit della visione opposta, lindeterminismo 3. Al di l di
queste controverse questioni, principalmente logico-concettuali, sulle quali da oltre due millenni i filosofi
dibattono, vi sono oggi metodi empirici sempre pi precisi per indagare concretamente il libero arbitrio.
Questultimo non per totalmente valutabile o misurabile empiricamente mediante rilevazioni oggettive di dati. Lunico modo certo
per sapere se un soggetto sia consapevole o meno di volere compiere una determinata azione, in ultima analisi rivolgersi a lui
direttamente; bisogna scontrarsi con la sua coscienza. Nel settore delle neuroscienze del libero arbitrio loggettivit dei dati scientifici
deve piegarsi e relazionarsi alla soggettivit dei resoconti individuali.
Nel 1977 il neurofisiologo e psicologo statunitense Benjamin Libet (1916-2007), trovandosi a Bellagio sul lago di Como, a tentare di
elaborare un metodo sperimentale per misurare il rapporto tra processi cerebrali e volont, ebbe lintuizione chiave per poter
effettuare il suo esperimento.
Questo esperimento consiste nello studio del particolare momento in cui lazione diventa consapevole. Il soggetto, guardando un
orologio, deve riferire il tempo cronometrico della sua intenzione cosciente di agire. Gli viene chiesto di compiere unazione semplice
(ad esempio flettere un dito) senza decidere preventivamente quando agire, in modo da poter separare il processo di preparazione
dellazione da quello dello svolgimento dellazione stessa 4. Durante lesecuzione del compito, la sua attivit elettrica cerebrale viene
registrata tramite elettrodi posti sullo scalpo. Successivamente viene esaminato il suo elettroencefalogramma (EEG) per rilevare i
cambiamenti di potenziale elettrico precedenti rispetto alla sua decisione di muovere il dito. Linizio del cambiamento di potenziale
che precede un movimento viene definito potenziale di prontezza motoria (o di preparazione, PPM, readiness potential).

Dai risultati del test, e da altri risultati raccolti in precedenza, risulta che il processo di volizione (il potenziale di prontezza motoria)
comincia 550 ms prima dellazione. Lo sconcertante risultato rivela che la consapevolezza inizia in media solo 200 ms prima
dellazione. Dunque noi cominciamo a volere prima di rendercene conto; come spiegare questi 350 ms di scarto tra il tempo
soggettivo della decisione e il tempo neurale?

Quando, ad esempio, si sceglie di fare un clic con il mouse, si prende coscienza di toccare loggetto simultaneamente alla decisione
di eseguire quel gesto. Tuttavia la realt non cos semplice: al cervello occorre un tempo relativamente lungo (circa mezzo secondo)
per diventare consapevole dellevento. Com possibile allora che si avverta il tocco contemporaneamente alla decisione di toccare,
invece che con mezzo secondo di scarto? Esiste un meccanismo cerebrale che ritarda leffettiva consapevolezza di un evento, in

modo da farla coincidere con levento stesso 5. In altre parole: viviamo in perenne ritardo sulla realt, ed proprio questo mezzo
secondo a rendere possibile la coscienza. Se questa mancasse non avremmo il tempo di interpretare, modulare o inibire le sensazioni
immediate che recepiamo, saremmo quindi schiavi degli eventi. Secondo Libet infatti:
Dovremmo modificare il punto di vista esistenziale dellesperienza dell'ora: unesperienza perennemente in
ritardo 6.

Forse proprio in questo intervallo temporale che si inseriscono la nostra categorizzazione della realt ed altri filtri consci o
inconsci, con i quali conferiamo un senso alla realt e ci proteggiamo da eventi psicologicamente dolorosi. Resta problematica
linterpretazione di Libet, secondo cui, a partire da questi dati, le nostre scelte (quelle immediate, che includono molte delle nostre
azioni quotidiane come parlare e guidare) inizierebbero prima della nostra consapevolezza delle stesse. Questo pone un problema
per il libero arbitrio: le nostre intenzioni coscienti non sarebbero la causa delle nostre azioni. Allora una scelta non consapevole,
veramente una scelta? Ed davvero nostra? Scrive ancora Libet:
Il libero arbitrio se esiste, non inizia come azione volontaria 7

Detto ci, il neurofisiologo non abbandona del tutto il libero arbitrio, in quanto a suo parere, avremmo ancora la possibilit di
controllare le nostre azioni (bench esse comincino inconsciamente), tramite un meccanismo di veto. Tra il momento in cui
diventiamo coscienti di volere eseguire unazione, e il momento in cui la compiamo, avremmo il tempo sufficiente per inibirla. In altri
termini, non possiamo controllare la nascita della nostra volont di agire, ma possiamo ancora bloccare unazione sul nascere. Questa
posizione stata aspramente criticata: si pu ad esempio obiettare che il meccanismo di inibizione potrebbe a sua volta avere inizio
inconsapevolmente.
Simili obiezioni sono state mosse anche contro gli esperimenti sopracitati: ci sarebbero molti elementi per mettere in questione la
loro validit interna. In particolare, risaputo che gli esseri umani hanno difficolt a valutare cronologicamente oggetti in rapido
movimento 8. Unaltra critica evidenzia il coinvolgimento di varie zone della corteccia nei processi di volizione, fattore che lanalisi
dei soli potenziali di prontezza non consente di valutare.
John Dylan Haynes ha di recente rivisitato lesperimento di Libet per renderlo immune a queste critiche. Utilizzando la risonanza
magnetica funzionale (fMRI) in luogo dellEEG, e una sequenza di lettere continuamente aggiornata in luogo dellorologio rotante,
viene chiesto ai soggetti di scegliere tra due pulsanti e di ricordare la lettera della sequenza che appare al momento della scelta. I
risultati della fMRI sono stati in seguito decodificati cos da poter prevedere (con un accuratezza del 60%) quale pulsante il
soggetto avrebbe premuto prima che egli ne divenisse cosciente 9.

Haynes e una macchina per la fMRI

Di certo questi esperimenti non possono dare risposte conclusive al problema della coscienza, del libero arbitrio n a quello della
libert umana in generale. Essi si basano su presupposti concettuali a volte molto ingenui da un punto di vista filosofico, come il far
corrispondere coscienza e consapevolezza, o il dare per scontate le definizioni da sempre problematiche di termini come coscienza,
libero arbitrio, volont,che senza dubbio non possono essere definiti in modo univoco. Malgrado tutte le critiche, questi esperimenti
dimostrano che le intenzioni non sono la causa delle nostre azioni (immediate e irragionate); secondo Spinoza infatti:
Gli uomini si ingannano nel ritenersi liberi, e questa opinione consiste solo in questo, che essi sono consapevoli delle
loro azioni ma sono ignari delle cause da cui sono determinati. Questa dunque la loro idea di libert dal momento che
non conoscono alcuna causa delle loro azioni. 10

Le conclusioni dei lavori di Libet e Haynes non vanno universalizzate: sono unicamente valide in quelle particolari ed immediate
circostanze, ovvero durante test casuali e in un contesto in cui la scelta non ha alcuna implicazione o conseguenza pratica per
lindividuo. Queste situazioni sono ben diverse dal mondo reale delle decisioni ragionate che prendiamo ogni giorno.
Gli esperimenti di Libet e Haynes possono essere interpretati in modi molto diversi, anche radicalmente opposti a quelli proposti
dagli autori. Secondo uninterpretazione molto diffusa sarebbero incompatibili con lidea di libero arbitrio; il nostro cervello decide
ben prima che si inneschi la coscienza (Non si tiene conto del fatto che per molti scienziati e filosofi questa tesi non sostenibile, in
quanto una scelta del nostro cervello, bench non consapevole, a tutti gli effetti una nostra scelta).
Secondo Hume la volont non affatto la causa delle nostre azioni, ma soltanto unimpressione interna che avvertiamo quando
coscientemente diamo inizio ad unazione 11. Le nostre intenzioni non causano le azioni, ma sarebbero soltanto delle ricostruzioni
mentali successive allazione stessa 12, oppure delle anteprime dellazione che vengono innescate dagli stessi meccanismi cerebrali
realmente responsabili dellazione 13. Queste concezioni portano a sostenere, sulla scia dello psicologo di Harvard Daniel M. Wegner,
che la volont cosciente non sarebbe che unillusione. Non potrebbe dunque esserlo anche il libero arbitrio? Ironizzano Einstein e
Voltaire:

Un essere, dotato di superiori capacit di comprensione e di pi perfetta intelligenza, che guardasse alluomo e al suo
agire, sorriderebbe dellillusione umana di agire secondo libert. [] Questa la mia opinione, sebbene io sappia bene
che non pienamente dimostrabile. [] Luomo rifiuta di essere considerato un oggetto impotente rispetto al corso
delluniverso. Ma la legalit degli eventi [] dovrebbe forse interrompersi di fronte alle attivit del nostro cervello? 14
In realt sarebbe ben strano che tutta la natura, tutti gli astri obbedissero a leggi eterne, e che vi fosse un piccolo
animale alto cinque piedi che, a dispetto di queste leggi, potesse agire come gli piace solo in funzione del suo
capriccio. 15

Bibliografia:
Mario De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Laterza, Roma-Bari, 2004
Benjamin Libet, Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza, Raffaello Cortina, Milano, 2007
Mario De Caro, Andrea Lavazza, Giuseppe Sartori, Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Codice, Torino, 2010
Neil Levy, Neuroetica. Le basi neurologiche del senso morale, Apogeo, Milano, 2009
John P.J. Pinel, Psicobiologia, il Mulino, Bologna, 2007
Michael S. Gazzaniga, Richard B. Ivry, George R. Mangun, Neuroscienze Cognitive, Zanichelli, Bolgona, 2005
Note:

1. David Hume, Ricerche sullintelletto umano e sui principi della morale, Laterza, Bari-Roma, 1971 , pp.145-7(1748)
2. Il determinismo la visione del mondo secondo cui ogni evento causalmente determinato da eventi precedenti.
3. M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Laterza, Roma-Bari, 2004, p.16
4. B. Libet, Mind Time. Il fattore temporale nella coscienza, Raffaello Cortina, Milano, 2007, p.130
5. Ivi, p. 71
6. Ivi, p. 75
7. Ivi, p. 141
8. J.D.Haynes, Posso prevedere quello che farai, in De Caro, Lavazza, Sartori, Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Codice, Torino, 2010, p.9
9. Bisogna osservare che unaccuratezza del 60% di poco superiore al caso.
10.
B. Spinoza, Ethica Ordine Geometrico Demonstrata, 1991 (1677), p. 165
11.
D. Hume Trattato sulla natura umana, in D. Hume, Opere filosofiche 1, 2a ed, Laterza, Roma-Bari, 1992 (1739) , p. 418
12.
D. Rigoni, M. Brass, La libert: da illusione a necessit, in De Caro, Lavazza, Sartori, Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio , Codice, Torino, 2010,
p.73

13.
14.
15.

D.M. Wegner, Lillusione della volont cosciente, in De Caro, Lavazza, Sartori, Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Codice, Torino, 2010, p.40
Citato in Libet, Freeman, Sutherland (a cura di) , The Volitional Brain: Toward a Neuroscience of Free Will, 1999, p. XXII
Voltaire, Le Philosophe ignorant, 1766 (Il Filosofo ignorante, Bompiani, 2000) , p.71