Sei sulla pagina 1di 8

Nuovi sviluppi del modello di “puntone ad arco” per la definizione dei limiti di capacità delle fasce murarie

la definizione dei limiti di capacità delle fasce murarie Bruno Calderoni, Emilia Angela Cordasco, Pietro Lenza

Bruno Calderoni, Emilia Angela Cordasco, Pietro Lenza

DIST – Università di Napoli “Federico II”. Piazzale Tecchio 80 , 80125 Napoli.

Gaetana Pacella

Dipartimento di Restauro e Costruzione dell’Architettura e dell’Ambiente, II Università di Napoli, Abbazia di S. Lorenzo, 81031 Aversa.

Keywords: Fasce murarie, limiti di capacità, resistenza a taglio, modello teorico semplificato,

ABSTRACT (STYLE ABSTRACT TITLE) Nella modellazione degli edifici in muratura è importante definire il comportamento delle fasce di piano nelle pareti murarie. Nella attuale pratica progettuale le pareti murarie vengono usualmente analizzate adottando il modello di “telaio equivalente”. In esso le fasce di piano vengono schematizzate come aste di rigidezza finita, corrispondente alle dimensioni effettive dei traversi che collegano i “maschi murari” a livello dei piani. La particolare geometria degli elementi costituenti il “telaio” impone poi di tener conto anche della deformazione a taglio e di considerare la presenza di tratti rigidi alle estremità. Recentemente è stato proposto dagli autori un modello teorico semplificato (“puntone ad arco”) per la valutazione del comportamento delle fasce di piano sollecitate a taglio, definito sulla base dei risultati di analisi numeriche e di una sperimentazione condotta su pannelli murari in scala ridotta. Tale modello semplificato è stato ulteriormente affinato: la definizione della zona reagente del puntone, finora ottenuta sulla base dei risultati delle analisi numeriche, si ricava da condizioni di congruenza tra la deformazione assiale del puntone e la rotazione flessionale delle sezioni di estremità della fascia. Il modello proposto, con i corrispondenti criteri di resistenza, è stato quindi verificato in relazione ai risultati ottenuti da sperimentazioni in laboratorio svolte dagli stessi autori.

1 INTRODUZIONE

La capacità sismica degli edifici in muratura non armata, una volta impedito il collasso delle pareti fuori dal piano, è strettamente connessa alla deformabilità e alla resistenza delle pareti nel proprio piano. Quindi le caratteristiche strutturali dei maschi murari e delle fasce di piano, che costituiscono gli elementi componenti della parete, ne determinano il suo comportamento strutturale. Mentre i maschi murari sono in pratica definiti solamente dalla loro geometria, le fasce di piano possono presentarsi in differenti configurazioni tipologiche alle quali corrispondono differenti capacità di accoppiamento tra i maschi stessi, condizionando

in modo sostanziale le prestazioni della parete stessa e quindi dell’intero edificio. A questo proposito, le fasce riscontrabili nelle pareti murarie degli edifici esistenti si possono raggruppare in almeno tre tipologie strutturali (Calderoni et al. 2007): la “fascia debole”; la “fascia con catena” o “fascia puntone”, e la “fascia trave”. Le corrispondenti capacità resistenti e deformative di tali tipologie influenzano in modo determinante i risultati delle valutazioni di vulnerabilità sismica, soprattutto nel caso in cui esse siano condotte con un’analisi statica non lineare su uno schema a telaio equivalente (Calderoni et al. 2007, Cattari et al. 2008). Nel recente passato è stata condotta dagli autori un’ampia campagna sperimentale (peraltro

ancora in corso) su pannelli di “fascia puntone” in scala 1:10, di differenti snellezze e tessiture murarie, riscontrando diversi meccanismi di collasso: scorrimento orizzontale, rottura per trazione diagonale e schiacciamento del puntone. Sulla base dei suddetti risultati sperimentali nonché di quelli di simulazioni numeriche agli elementi finiti, è stato già definito un modello teorico semplificato (modello di “puntone ad arco). Esso fornisce formulazioni analitiche di semplice applicazione in sede progettuale, che interpretano il comportamento meccanico del puntone lungo la diagonale del pannello in relazione a tutti i meccanismi di collasso che nella realtà si possono verificare. In questo lavoro viene presentata un’evoluzione di tale modello basata su condizioni di equilibrio e di congruenza, definendo formulazioni che non necessitano di parametri ottenibili solo da analisi numeriche.

2 SINTESI DELLE ATTIVITÀ SPERI- MENTALI E NUMERICHE

In questo paragrafo si riportano in sintesi i risultati dell’ampia campagna sperimentale che gli autori hanno svolto in passato su pannelli di fascia in scala 1:10, e delle analisi numeriche sviluppate contestualmente. In particolare l’attività sperimentale ampiamente descritta in Calderoni et al. 2010 e Calderoni et al. 2008, ha riguardato pannelli di fascia realizzati in muratura di tufo con diverse tessiture, nonché di materiale omogeneo scarsamente resistente a trazione (malta di calce e cemento). Inoltre sono stati esaminati anche campioni di fascia di piano rinforzati con strisce diagonali di tessuti in FRP (Calderoni et al.

2012a).

Per quanto riguarda la geometria sono stati considerati pannelli con tre diversi rapporti di snellezza: fasce snelle (H/L 0.50), fasce intermedie (H/L 0.70) e fasce tozze (H/L 1.10), essendo H l’altezza della fascia ed L la sua lunghezza (uguale per tutti i campioni e paria a 14 cm). Sono state condotte sia prove monotone che cicliche, nel caso dei campioni in muratura, e solo monotone per quelli di malta. Le tipologie di rottura riscontrate sono state alquanto diverse in relazione al tipo di materiale utilizzato e alla snellezza del pannello (Fig. 1). In particolare si è osservato un forte coinvolgimento della resistenza a trazione, che pur essendo difficilmente valutabile, appare comunque fonda-

H/L=0.5 (malta) H/L=0.5 (muratura) H/L=1.0 (muratura)
H/L=0.5 (malta) H/L=0.5 (muratura) H/L=1.0 (muratura)
H/L=0.5 (malta) H/L=0.5 (muratura) H/L=1.0 (muratura)

H/L=0.5 (malta)

H/L=0.5 (muratura)

H/L=1.0 (muratura)

Figura 1: Tipologie di rotture osservate

mentale per la valutazione della resistenza a taglio. Tutti i provini realizzati in muratura, comunque, hanno evidenziato una capacità deformativa in campo post-elastico non del tutto trascurabile, anche se fortemente correlata al tipo

di rottura riscontrato: la rottura a compressione

degli spigoli è sempre accoppiata ad un comportamento molto duttile; la rottura per scorrimento orizzontale, così come la rottura diagonale, manifesta una ragionevole capacità deformativa, associata, però, ad una significativa perdita di resistenza. Per i provini in materiale omogeneo, invece, la rottura diagonale è stata sempre di tipo improvviso e fragile con perdita totale ed immediata di resistenza. Questo ultimo differente comportamento dimostra che la capacità deformativa e dissipativa della muratura è sicuramente legata alla presenza dei conci e quindi ai fenomeni connessi ai loro movimenti relativi all’approssimarsi della rottura (interlocking, attrito, ect.).

È utile sottolineare che tutti i tipi di comportamento della fascia riscontrati nella sperimentazione sono comunque ascrivibili alla formazione di un puntone diagonale compresso. Ed infatti, la resistenza massima di tale puntone

può essere correlata o al superamento della resistenza a compressione del materiale all’estremità del pannello (rottura per schiacciamento orizzontale), o al superamento della resistenza a taglio per attrito all’interno del puntone (rottura per scorrimento), o, infine, al superamento della resistenza a trazione del materiale in relazione alla diffusione nel corpo del puntone delle tensioni di compressione (rottura diagonale ovvero per lacerazione ortogonale all’asse del puntone). Le prove su campioni in materiale omogeneo rinforzati con strisce diagonali di tessuto in FRP (RHM) sono state condotte al fine di inibire la rottura fragile diagonale e poter, quindi, valutare

la resistenza connessa agli altri meccanismi di

rottura. Da tali prove (Fig. 2) si è avuta conferma che, evitando la rottura diagonale, in particolare per i provini tozzi e medi, si riesce ad incrementa-

H/L=0.5 H/L=0.7 H/L=1.0
H/L=0.5 H/L=0.7 H/L=1.0
H/L=0.5 H/L=0.7 H/L=1.0

H/L=0.5

H/L=0.7

H/L=1.0

Figura 2: Tipologie di rotture osservate per provini RHM

re sia la resistenza che la duttilità del pannello. I risultati delle prove descritte sono riportate in modo sintetico in tabella 2, al paragrafo 5, dove sono confrontati con quelli ottenuti dal modello teorico. Le stesse prove sperimentali sono state anche simulate numericamente (Calderoni et al. 2011), non solo per avere conferma dei meccanismi osservati ma anche per ricavare informazioni non rinvenibili direttamente dall’attività sperimentale. In particolare, l’estensione della zona reagente all’estremità del provino e l’entità della componente orizzontale dello sforzo nel puntone (sforzo normale nella fascia di piano), che invece sono essenziali per la valutazione teorica della resistenza dei pannelli di fascia. Le analisi numeriche, condotte con il ben noto programma Abaqus, hanno riprodotto le stesse condizioni al contorno dei provini, come imposte dall’apparecchiatura di prove, schematizzando la muratura come un materiale elastico perfettamente plastico, resistente sia a trazione che a compressione, in grado quindi di simulare il comportamento in compressione in maniera sufficientemente approssimata anche al di la della resistenza elastica, almeno per deformazioni plastiche contenute. Della scarsa resistenza a trazione si è tenuto conto, invece, adottando una procedura iterativa di eliminazione progressiva dal modello degli elementi nei quali la tensione di trazione supera un certo livello prefissato (Calderoni, 1989). In questo modo, per ogni snellezza e tipologia di pannello analizzata, è stata quindi ottenuta la configurazione attiva del puntone (Fig. 3).

3 IL MODELLO TEORICO DEL “PUNTONE AD ARCO”

Il modello teorico già proposto dagli autori consente di interpretare in maniera unitaria i meccanismi di crisi a taglio osservati sperimentalmente (Calderoni et al. 2011; Calde-

H/L=0.50 H/L=0.70 H/L=1.10
H/L=0.50 H/L=0.70 H/L=1.10
H/L=0.50 H/L=0.70 H/L=1.10

H/L=0.50

H/L=0.70

H/L=1.10

Figura 3: Configurazioni del puntone reagente (materiale omogeneo)

roni et al. 2012b). In breve, si considera un doppio arco, che rappresenta la diffusione nel corpo del puntone

della forza agente agli estremi (Fig. 4), risultante del taglio e dello sforzo normale trasmessi al pannello dal resto della struttura attraverso la zona reagente (c). Tale diffusione delle tensioni di compressione, elevate al bordo, su una zona più ampia di muratura, genera tensioni di trazione ortogonali, che possono portare il pannello stesso a lesionarsi

in direzione all’incirca diagonale (lacerazione).

Le azioni alle estremità rappresentano la spinta dei due archi individuati all’interno della fascia:

essa è data da un carico equivalente ortogonale all’asse inclinato del puntone, che corrisponde proprio allo sforzo di trazione distribuito lungo tale asse generato dalla diffusione. La rottura del pannello può quindi avvenire per lo schiacciamento degli estremi, a causa di eccessiva compressione dovuta alla spinta degli archi, o per la “lacerazione” delle zone centrali del pannello dovuta allo sforzo di trazione di cui

si è detto, quando si supera la resistenza a

trazione della muratura. Il meccanismo di crisi per schiacciamento delle estremità fornisce il seguente valore di taglio massimo:

V compr

=

f

h

t c

2

e

L

(1)

dove t è lo spessore della fascia ed f h la resistenza

a compressione della muratura in direzione

orizzontale. Il meccanismo di rottura per trazione, invece, è correlato ad un altro valore del taglio:

V

traz

=

f

ftd

sen

α

2

t L

2

8

f

(cos )

α

2

(2)

dove α è l’angolo di inclinazione dell’asse del puntone, f ftd la resistenza a trazione della muratura ed f la freccia dell’arco. Pertanto la resistenza del pannello a taglio è pari al minimo tra V traz e V compr .

Figura 4: Modello ad arco Entrambi i valori dipendono quindi dalla estensione della zona reagente

Figura 4: Modello ad arco

Entrambi i valori dipendono quindi dalla estensione della zona reagente alle estremità (c) e dall’eccentricità (e) delle azioni esterne, che compaiono esplicitamente nella espressione di V compr , mentre sono “nascoste” nell’angolo α in quella di V traz . L’estensione della zona reagente e l’eccentricità sono collegate tra loro dalla relazione:

c

=

⎛ ⎜ H

2

e ⎟ ⋅ 2

(3)

che vale nell’ipotesi di distribuzione uniforme delle tensioni di compressione. L’eccentricità, infine, si può ottenere, in funzione della snellezza della fascia, dalla relazione seguente:

2

e

= 0.90

H

0.10

L

L

(4)

che è stata definita sulla base dei risultati ottenuti dall’ampia sperimentazione numerica svolta. Nel caso di distribuzione triangolare delle tensioni di compressione agli estremi si avrebbe invece:

c

H

=

2

ed

e ⎟ ⋅ 3

2

e

L

= 0.92

H

L

0.05

(5)

(6)

4

L’EVOLUZIONE DEL MODELLO DI “PUNTONE AD ARCO”

Lo sviluppo del modello consiste proprio nella definizione dell’estensione della zona reagente alle estremità del pannello direttamente da considerazioni teoriche (di equilibrio e congruenza), superando i limiti connessi al riferirsi a risultati di analisi numeriche. Poiché, nello schema a telaio equivalente della parete muraria, le fasce di piano rappresentano i

della parete muraria, le fasce di piano rappresentano i Figura 5: Deformazione da taglio in presenza

Figura 5: Deformazione da taglio in presenza di tratti rigidi

traversi, soggetti a momenti e tagli di estremità per la loro funzione di accoppiamento dei maschi murari, esse possono essere trattate come travi di rigidezza finita, in relazione alle loro dimensioni trasversali, purché si tenga conto sia della deformazione tagliante che della presenza di tratti rigidi alle estremità. In figura 5, a titolo esemplificativo e per fornire la simbologia adottata nel seguito, è rappresentata la deformata (solo per la parte dovuta alla deformabilità tagliante) di un elemento di fascia, schematizzato come trave con tratti rigidi e soggetto a due coppie di estremità. I simboli s e t rappresentano le estensione dei tratti rigido alle due estremità, espresse come percentuale alla lunghezza totale della trave. Le relazioni che legano i momenti di estremità alle corrispondenti rotazioni (Lenza and Ghersi, 1988) risultano:

ϕ

i =

M l

i

3

EI

[(1 s

)

3

t

3

]

+

M

χ

i

GAI

ϕ

k =

M l

i

6

EI

[1

3(

e, quindi,

M l

ϕ =

i

i

3 EI

U ik

s

2

+

t

2

ϕ =

k

) 2(

+

s

M l

i

6 EI

6 EI

3

+

V ik

avendo posto:

ε =3EIχ / (GAl 2 )

U

V

ik =

(1

s

)

1 3(

s

ik =

3

2

+

t

t

3

2

(1

) 2(

+ ε

+

− −

s

t

3

+

s

(1

t

t

3

3

)

)

− −

s

t

)

]

+

M

χ

i

GAI

2 (1

ε

 

(7)

(1

s

− −

t

)

(8)

 

(9)

 

(10)

(11)

s

− −

t

)

(12)

Nel caso che i tratti rigidi di estremità abbiano la stessa estensione (Fig. 6) e che l’asta subisca rotazioni eguali agli estremi, le espressioni (9) diventano:

ϕ

i

= ϕ =

k

Ml

3

EI

( U

ik

V ik

2

)

(13)

ϕ i = ϕ = k Ml 3 EI ( U ik − V ik 2

Figura 6: Schema asta con tratti rigidi di uguale estensione.

e se si pone:

1 U

=

ik

1

3

⎜ ⎝

V ( i , k )

η 2

⎟ ⎞

⎟ ⎠

si ha infine:

ϕ

i

=

Ml

η EI

(14)

(15)

In questa relazione, come è ovvio, compaiono,

esplicitamente o implicitamente, sia l’area che l’inerzia della sezione del tratto deformabile. Nel caso specifico, però, la parzializzazione del

pannello murario da luogo ad un’asta a sezione variabile, per la quale occorre, di conseguenza, definire un’area ed un momento d’inerzia equivalenti o efficaci (A eff , I eff ). Pertanto, assumendo come possibile forma del puntone quella indicata in figura 7, per calcolare

A eff , si determina una altezza efficace (h eff ), come media pesata tra l’altezza reagente minima (c) agli estremi del pannello di fascia e l’altezza totale del pannello (H), che ritorna valida dopo un tratto (d), lungo il quale l’altezza reagente si assume variabile linearmente. Si noti che l’altezza minima (c) si ottiene, in funzione della eccentricità dell’azione esterna, dalle relazioni (3)

o (5) a seconda dell’ipotesi adottata sulla

distribuzione delle tensioni sulle estremità del pannello. Per calcolare I eff , invece, si determina una diversa altezza efficace h eff,1 , come media pesata delle stesse altezze elevate al cubo. Si ha pertanto:

h

eff

3

h eff ,1

c H

2

+

d

+

H

l '

2

d

 

l ' / 2

 

c H

3

d

+

+

3

H

l '

 

2

2

=

=

d

l ' / 2

(16)

(17)

dove d si ricava come di seguito:

tgα =

e

l ' / 2

d tgα = e

da cui:

d =

e

H

6

e

l ' / 2

=

H

6

e

H

6

2

e

l '

=

e

H

6

2

e

l ' =

1

H

l '

2 12 e

(18)

(19)

(20)

Conoscendo il momento alle estremità della trave è noto anche il momento M’ all’inizio del tratto deformabile, che è dato dal prodotto di N

del tratto deformabile, che è dato dal prodotto di N Figura 7: Sagoma del puntone reagente.

Figura 7: Sagoma del puntone reagente.

per l’eccentricità e, entrambi valori non noti.

Pertanto il problema è staticamente indeterminato

e richiede l’utilizzo di una condizione di

congruenza: la rotazione delle estremità del tratto deformabile (uguale a quella dei tratti rigidi dovuta ad M) deve essere tale da determinare un accorciamento del puntone a sezione variabile uguale a quello dovuto ad N (Fig. 8). Essendo l’accorciamento unitario del puntone dovuto ad N pari a:

ε = N / EA eff

ed essendo

=

M

Ml

(1

(

1

2

s

)

2 )

s

2

 

(21)

(22)

;

(23)

M

l

2 )

s

=

sl

2

M

' =

N e

N

=

M

l

(1

si ha:

ϕ =

i

EA

eff

2

e

EA 2 e

eff

2

Uguagliando tale rotazione a quella dei tratti rigidi dovuta ad M, si ha:

Ml

Ml

(1

2 )

s

2

=

EI

η

eff

EA 2 e

eff

2

Da

l’eccentricità (e):

tale

relazione

2

e =

(1 2 s )

2

I

η

eff

2 A

eff

;

;

(24)

 

è

possibile

ricavare

 

(25)

Ma nella (25) i termini η, A eff ed I eff dipendono dalla stessa eccentricità, per cui la soluzione si

dalla stessa eccentricità, per cui la soluzione si Figura 8: Rotazione dei nodi rigidi e accorciamento

Figura 8: Rotazione dei nodi rigidi e accorciamento del puntone.

Tabella 1: Valori delle eccentricità e dell’estensione della zona reagente [mm]

 

H/L

0.50

0.70

1.07

distribuzione

e

32.3

39.9

46.6

uniforme

c

5.40

20.2

56.8

distribuzione

e

32.4

40.1

46.8

triangolare

c

8.10

30.3

85.2

 

H/L

0.57

0.77

1.14

distribuzione

e

35.2

41.4

47.3

uniforme

c

9.4

25.0

65.0

distribuzione

e

35.3

41.6

47.6

triangolare

c

14.1

37.5

97.5

iterativa

rapidamente convergente. Infatti, essendo fissati s=t, l, b, H, E, G, si può

assegnare per tentativi l’eccentricità e, determinando di conseguenza η, A eff ed I eff , e

quindi ricalcolare e dalla relazione (25), iterando

il procedimento finché quest’ultima non è uguale

a quella assegnata. A titolo esemplificativo la procedura iterativa descritta si applica a pannelli di fascia aventi dimensioni uguali a quelli che sono stati oggetto della sperimentazione (vedi par.2). Per le snellezze considerate si ottengono i valori delle eccentricità e dell’estensione della zona reagente agli estremi riportati in tabella 1 per le due diverse ipotesi di distribuzione rettangolare e

può

una

ottenere

con

procedura

triangolare delle tensioni alle estremità. Si noti che tali valori dipendono solo dalla snellezza dei pannelli e dal rapporto E/G del materiale, posto nel caso in questione pari a 3, mentre sono indipendenti dal valore del momento esterno applicato (Calderoni et al. 2011). Essi, come già detto, sono necessari per determinare la resistenza della fascia (vedi par. 3)

5 I LIMITI DELLA CAPACITÀ DEFORMA- TIVA

Una volta definita, con la procedura proposta, la sagoma reagente del puntone arcuato, è quindi possibile determinare la resistenza a taglio del pannello di fascia, corrispondente al minimo tra i due valori (V comp e V traz ), calcolati come indicato nel paragrafo 3. Nel caso in cui la resistenza sia determinata da V comp , corrispondente alla plasticizzazione della testata del puntone, la rottura è sostanzialmente duttile, ed è quindi possibile parlare di capacità di deformazione. Essa si traduce nella capacità rotazionale di due cerniere plastiche da collocare alle estremità del pannello, ovvero nella

corrispondente capacità traslazionale di un’unica cerniera a taglio centrale. Per definire numericamente tale capacità

deformativa, si può fare riferimento ad un

modello semplificato, nel quale si ipotizza che la

plasticizzazione delle estremità del pannello si estenda, al suo interno, per una lunghezza uguale

all’altezza della zona reagente (c) in testata.

Pertanto, indicando con ε u la deformazione limite

a compressione del materiale, la rotazione ultima

risulta:

φ

A titolo di esempio, per i tre casi limite di

eccentricità dello sforzo normale (e=H/2, e=0,

e=H/3), risulta:

u = ε u c/e

(26)

φ

u = 0

per e =H/2

(27)

φ

u =

per e=0

(28)

φ

u = ε u

per e=H/3

(29)

Nel caso si volesse modellare un’unica cerniera traslazionale a taglio, da collocarsi, nel modello di calcolo, in mezzeria dell’elemento, lo

spostamento ultimo corrispondente risulta:

δ u = φ u ·l·(1-2s)

(30)

6 CONFRONTO CON I RISULTATI SPERI- MENTALI

In tabella 2 sono riportate le resistenze a taglio

fornite dal modello proposto (V comp e V traz ) a confronto con i valori ottenuti dalla sperimentazione (V sperim ) e quelli derivanti dall’applicazione delle formule riportate dalle NTC08 (V p -rottura del puntone a compressione; V t -rottura a taglio puro ovvero per trazione), tutti

valutati con riferimento alle stesse resistenze del

Tabella 2: Confronto: resistenza a taglio teorica, sperimentale e secondo le NTC08; e tipologie di rotture

 

H/L

V

compr

[N]

V

traz

[N]

V

sperim

[N]

V

p(NTC08)

[N]

V

t(NTC08)

[N]

Tipo

rottura

 

0.50

350

544

553

1042

340

S.O.

OM

0.71

1619

772

493

2127

730

S.O.-T.D

1.07

5317

1071

951

4786

1792

T.D.

 

0.57

829

1592

1134

1689

1115

C-T.D.

EM

0.77

2592

2151

1528

3082

2183

C-T.D.

1.14

7700

2830

2825

6755

5124

T.D.

 

0.57

718

1380

1026

1464

966

C-T.D.

NM

0.77

2247

1864

1179

2671

1892

C-T.D.

1.14

6673

2453

2476

5854

4441

T.D.

 

0.50

603

2166

1985

1793

1355

C.

HM

0.71

2785

2864

2972

3659

2709

T.D.

1.07

9146

3713

4074

8232

6211

T.D.

 

0.50

603

2166 2864 3713
2166
2864
3713

2173

1793

1355

C.

RHM

0.71

2785

3626

3659

2709

C.

1.07

9146

6385

8232

6211

C.

Legenda rotture: S.O.- scorrimento orizzontale; T.D.- trazione diagonale; C-compressione

materiale. Si noti che il valore di resistenza a compressione (f h ) è stato incrementato (mediante un coefficiente β pari a 1.25) rispetto a quello

ricavato dalle prove definitorie come già spiegato

in

precedenti lavori degli stessi autori (Calderoni

et

al., 2011, Calderoni et al., 2012b). Allo stesso

modo è stato applicato un incremento anche alla resistenza a trazione, pari a (2H / L), e quindi maggiore all’aumentare dell’altezza del provino (cioè maggiore per le fasce tozze). Dal confronto si evince una accettabile corrispondenza tra i risultati del modello teorico e quelli sperimentali, in particolare per quanto riguarda le modalità di rottura osservate: esse sono state sempre quelle per le quali risulta il minimo valore di resistenza a taglio. Fa eccezione il provino snello in muratura ordinaria per il quale il modello teorico restituisce un valore di resistenza a taglio per compressione (V compr ) minore sia rispetto a quello che si è osservato sperimentalmente e sia rispetto a quello per trazione (V traz ) non confermando così neanche la modalità di rottura che si è osservata (ovvero scorrimento orizzontale). Tuttavia va chiarito come tale modello sia ancora in fase di sviluppo e pertanto non ha la pretesa di voler cogliere in pieno l’evidenza sperimentale, quanto piuttosto mira a definire un criterio teorico per lo studio del problema, che comunque senz’altro deve essere ulteriormente approfondito.

7 CONCLUSIONI

È stato definito recentemente un modello teorico semplificato che schematizza il pannello con due archi contrapposti (modello del “puntone ad arco”) e che consente di interpretare in maniera unitaria tutti i meccanismi di rottura osservati sperimentalmente. Al fine di poter utilizzare tale modello nelle applicazioni pratiche, sono state messe a punto relazioni teoriche di equilibrio e congruenza, che consentono di definire l’estensione della zona reagente alle estremità del puntone, superando i precedenti limiti del modello, che richiedeva il riferimento a risultati di analisi numeriche, Il modello proposto, tarato sulla base dei risultati sperimentali, appare in grado di cogliere in modo sufficientemente approssimato il comportamento dei pannelli di fascia appartenenti

a pareti murarie soggette ad azioni sismiche, purché dotate di opportuni collegamenti

orizzontali di piano (fascia con catene). In effetti

le formulazioni proposte individuano con buona

approssimazione i meccanismi di collasso ottenuti dalla sperimentazione, fornendo anche valori di resistenza sufficientemente in accordo con quelli rilevati. Si chiarisce, comunque, che tale modello è ancora in una fase di sviluppo, mentre si osserva che, purtroppo, resta sempre necessaria la valutazione della resistenza a trazione della muratura, il cui valore influenza in maniera significativa i risultati relativi ad alcuni meccanismi di rottura. Tuttavia è noto come tale punto rappresenti ancora una criticità del

problema, a causa della difficoltà di definizione e

di valutazione affidabile di tale resistenza.

RINGRAZIAMENTI

Questa ricerca è stata condotta parzialmente con il supporto economico del progetto RELUIS (Rete Laboratori Universitari Ingegneria Sismica) nell’ambito del programma di ricerca (2011-

2013).

REFERENCES

Calderoni, B., 1989. Sulla deformazione dei pannelli murari soggetti a taglio e sforzo normale. Atti del IV convegno nazionale ANIDIS “L’ingegneria sismica in Italia” Ottobre 1989, Milano, PATRON editore, Bologna, pp.

636-650.

Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., 2007. Il ruolo della fascia di piano nel comportamento sismico degli edifici in muratura. In Ingegneria Sismica, Anno XXIV n. 1 /2007, pp. 26-40, PATRON editore, Bologna. Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., 2008. Experimental Analyses of yellow tuff spandrels of post- medieval buildings in the Naples area. Proceeding of Seismic Engineering Conference MERCEA 2008, July, Reggio Calabria, American Institute of Physics, pp.

824-831.

Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., 2010. Il comportamento strutturale delle fasce di piano degli edifici in muratura soggetti ad azioni orizzontali:

indagine sperimentale. Ingegneria sismica, Patron editore, n°4/2010, pagg. 49-70 (ISSN 0393-1420). Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., Pacella, G., 2011. A semplified theoretical model for the evaluation of structural behaviour of masonry spandrels. Int. J. Materials and Structural Integrity, Vol. 5, Nos. 2/3,

pp.192–214.

Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., Pacella, G., 2012a. Ulteriori sviluppi dell’indagine sperimentale in scala ridotta su pannelli di fascia di piano. Proceeding of Workshop on design for rehabilitation of masonry structures – WONDER masonry, Firenze, 10-11 Novembre 2011, Edizioni Polistampa, pp. 98-112. Calderoni, B., Cordasco, E.A., Lenza, P., Pacella, G., 2012b. Un modello teorico semplificato per la

valutazione del comportamento dei pannelli di fascia di piano. Proceeding of Workshop on design for rehabilitation of masonry structures – WONDER masonry, Lacco Ameno, Ischia, 8-10 Ottobre 2009, Edizioni Polistampa, pp.462-477. Cattari, S., Lagomarsino, S., 2008. A strength criterion for the flexural behaviour of spandrel in un-reinforced masonry walls. Proceeding of the 14 th WCEE, October 2008, Bejing, Cina, pp.13-18. Lenza, P., Ghersi, A., 1988. Teoria degli edifici. Telai spaziali per edifici regolari a piani rigidi, Liguori editore, Napoli, volume terzo, tomo terzo.