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Ordine degli Psicologi

REGOLAMENTO INTERNO
PER IL FUNZIONAMENTO,
L’AMMINISTRAZIONE
ED I PROCEDIMENTI DISCIPLINARI

APPROVATO DAL
CONSIGLIO REGIONALE
DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI
DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

(Ultima modifica: 12.10.2009)

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CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI
DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

REGOLAMENTO INTERNO

TITOLO I - COMPITI E FUNZIONAMENTO

ART. 1 – Incarichi ai Consiglieri


Il Consiglio dell’Ordine della Regione Emilia Romagna conferisce
eventuali incarichi ai Consiglieri, ove fosse necessario;
Detti incarichi vengono conferiti dal Consiglio ai Consiglieri con
votazione a scrutinio segreto in quanto trattasi di designazione di
persone.

ART. 2 – Notiziario e sito Web


Il Consiglio dell’Ordine della Regione Emilia Romagna cura la
pubblicazione di un notiziario per gli iscritti, organo ufficiale di
stampa del Consiglio della Regione Emilia Romagna e di un sito
Web destinato all’informazione e alla diffusione di notizie relative
alla Psicologia Regionale.

ART. 3 – Iniziative culturali


Il Consiglio dell’Ordine della Regione Emilia Romagna stimola e
favorisce sul piano regionale tutte le iniziative necessarie intese a
facilitare il progresso culturale degli iscritti.

ART. 4 – Funzioni ulteriori


Il Consiglio dell’Ordine della Regione Emilia Romagna predispone e
approva il regolamento organico e le P.O. del personale del
Consiglio della Regione Emilia Romagna, delibera ed indice
concorsi per le assunzioni, stipula contratti e svolge ogni altra
funzione attribuitagli dalla Legge.

ART. 5 – Commissioni permanenti


Il Consiglio dell’Ordine della Regione Emilia Romagna istituisce le
Commissioni di seguito menzionate:
1) Commissione deontologica;
2) Commissione “Albo e comunicazione con gli iscritti”;

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3) Commissione “Tirocini e accesso alla Professione”;
4) Commissione “Lotta all’abusivismo, tutela dei confini della
professione e pubblicità”;
5) Commissione “Promozione e sviluppo della Professione”;
6) Commissione “Cultura, Formazione e qualificazione
professionale”.
Le Commissioni permanenti svolgono funzioni consultive, istruttorie,
di studio e di proposta per il Consiglio. Hanno il compito di riferire su
singole materie individuate secondo le attribuzioni istituzionali
dell’Ordine.
Le Commissioni non hanno funzione rappresentativa né compiti
operativi nella gestione o organizzazione dell’Ordine e la loro attività
si svolge esclusivamente sulle materie oggetto di un mandato
specifico.
La Commissione è composta da tre a cinque Consiglieri, con
possibilità di nomina di altro/i membro/i in qualità di componente/i
esperto/i esterno/i al Consiglio, e viene nominata dal Consiglio che
ne individua anche il Coordinatore. Il Consiglio può altresì delegare
la Commissione a provvedere alla nomina del Coordinatore nella
prima seduta della Commissione stessa.
Le Commissioni sono convocate dal Presidente su richiesta dei
coordinatori, o di almeno la metà dei loro componenti, oppure del
Consiglio.
L’avviso di convocazione, contenente l’ordine del giorno della
seduta con altre formalità, deve pervenire almeno 3gg. prima della
riunione.
Le Commissioni, in relazione agli argomenti trattati posti all’ordine
del giorno del Consiglio Regionale, debbono portare a termine i loro
lavori almeno quindici giorni prima della data stabilita per le sedute
del Consiglio e nominare per ciascun argomento un relatore che ha
il compito di riferire al Consiglio.
Per ogni seduta è redatto in forma sommaria il verbale che deve
essere depositato in segreteria. Copia del verbale e della relazione
della Commissione deve essere inserito nei fascicoli degli atti
deliberativi cui si riferisce. Alle sedute delle Commissioni possono
sempre partecipare il Presidente o il Vice-Presidente, e, su richiesta
del Coordinatore della Commissione, il Segretario, il Tesoriere o
altro Consigliere dell’Ordine Regionale senza alcun onere a carico
del bilancio.

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ART. 6 – Gruppi di Lavoro
Il Consiglio Regionale, per particolari questioni che richiedono
un’attivazione non permanente di studio e di organizzazione, può
costituire Gruppi di lavoro con iscritti all’Ordine o esperti del settore
coordinati da un componente del Consiglio Regionale. I Gruppi di
lavoro sono tenuti a svolgere i compiti loro affidati sulla base dei
criteri, nei termini e con le modalità stabiliti dal Consiglio Regionale
con apposita delibera. Il Gruppo di lavoro è coordinato da un
Consigliere individuato di norma dal Consiglio, ed è costituito da
Consiglieri e/o Esperti incaricati, a seguito della stipula di contratto
d'opera intellettuale, dal Consiglio stesso.

ART. 7 – Frequenza delle riunioni del Consiglio Regionale


Il Consiglio Regionale dell’Ordine si riunisce, su convocazione del
Presidente, almeno due volte all’anno, di norma ogni due mesi,
obbligatoriamente entro due mesi dalla richiesta di nuove iscrizioni
all’Albo e comunque ogni volta che se ne presenti la necessità o
quando sia richiesto da almeno quattro dei suoi membri o da almeno
un terzo degli iscritti.
All’inizio di ogni anno viene proposto dal Presidente al Consiglio un
calendario di massima per le riunioni.

ART. 8 – Convocazioni
Il Consiglio Regionale è convocato dal Presidente con preavviso di
almeno 10 giorni al domicilio dei Consiglieri e con la specificazione
dell’ordine del giorno per ogni singolo argomento da esaminare con
l’indicazione del giorno, del mese, dell’anno, dell’ora di inizio e
conclusione e del luogo della riunione che di norma è la sede del
Consiglio Regionale.
Nel caso di comprovata urgenza la convocazione può aver luogo
con un preavviso minimo di quarantotto ore via fax o
telegraficamente. Nel caso di convocazione su richiesta di almeno
quattro componenti del Consiglio Regionale o almeno un terzo degli
iscritti all’Albo Regionale, il Presidente è tenuto a fissare la riunione
entro quindici giorni dalla data di ricevimento della richiesta
medesima.

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ART. 9 – Sedute del Consiglio regionale
Il Presidente apre e chiude le sedute del Consiglio, concede la
facoltà di parlare, dirige e modera la discussione, pone le questioni,
stabilisce l’ordine delle votazioni e ne comunica il risultato.
Il Presidente introduce la discussione su ciascun argomento e
contingenta il tempo consentito alla discussione.
Ciascun consigliere ha diritto, per una sola volta, su ciascun
argomento, di esprimere il proprio pensiero ed in ragione della
quantità di tempo contingentata per ciascun argomento. Ha diritto di
non essere interrotto salvo che dal Presidente per richiamo al
regolamento.
Il Presidente compone la lista dei Consiglieri iscritti a parlare.
Le deliberazioni vengono prese a maggioranza assoluta dei voti.
Non sono computate le astensioni. Nelle votazioni palesi il
Presidente esprime il proprio intendimento per ultimo ed, in caso di
parità di voti, prevale il suo voto.
In materia disciplinare prevale, a parità di voti, l’opinione più
favorevole all’iscritto sottoposto a procedimento disciplinare.
Nelle votazioni a scrutinio segreto non sono computate le schede
nulle e quelle bianche.

I seguenti Titoli del Regolamento Interno sono stati sostituiti


dal Nuovo Regolamento Contabile approvato dal Consiglio
dell’Ordine nell’adunanza del 22 settembre 2005, con atto di
deliberazione n. 483/05:

Titolo II –Gestione finanziaria e contabile (da art. 10 ad art. 19)


Titolo III – Gestione patrimoniale (art. 20)
Titolo IV – Contratti (artt. 21 e 22)
Titolo V – Scritture contabili (artt. 23 e 24)

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TITOLO VI - ELEZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE
DELL’ORDINE

ART. 25 – Modalità attuative per la convocazione degli iscritti e


per le operazioni di voto
1. - L’avviso di convocazione dell’assemblea per l’elezione del
Consiglio Regionale o Provinciale dell’Ordine è inviato per posta
prioritaria o per telefax o a mezzo di posta elettronica certificata con
preavviso di almeno 30 giorni dal Presidente dl Consiglio uscente,
sentito il Consiglio stesso, a tutti gli iscritti all’Albo, esclusi i sospesi
dall’esercizio professionale, ed al Consiglio Nazionale dell'Ordine, e
deve contenere l’indicazione dell’oggetto dell’adunanza, del luogo,
dei giorni e delle ore dell’adunanza stessa, in prima ed in seconda
convocazione, nonché del seggio o sezione di seggio presso il quale
ciascun elettore esercita il proprio diritto di voto. In caso di
Commissariamento del Consiglio, tutte le mansioni previste dal
presente Regolamento per il Presidente del Consiglio vengono
svolte dal Commissario del medesimo Ordine (1).
2. - In applicazione delle disposizioni di cui alla L. 18 febbraio 1989
n. 56 e al D.P.R. 25 ottobre 2005, n. 221 concernenti l’elezione del
Consiglio, il Presidente, sentito il Consiglio, fissa la data per
l’eventuale seconda convocazione in una data compresa tra il sesto
ed il ventesimo giorno successivo alla prima votazione (2).
3. - Ogni seggio elettorale, a cura del Presidente del Consiglio
dell'Ordine, è costituito in un locale idoneo ad assicurare la
segretezza del voto e la visibilità dell'urna durante le operazioni
elettorali.
4. - Nei locali antistanti alla sala ove si svolgono le operazioni
elettorali è messo a disposizione per consultazione degli elettori,
l’Albo degli iscritti con le annotazioni previste dalla legge n°56/89.
Tale elenco é fornito dalla segreteria del Consiglio dell'Ordine con
firma del Presidente e del Segretario.
5. - Il Presidente e tutti i Componenti del seggio vigilano perché da
tutti gli elettori sia osservata la disposizione di non appendere o
lasciare liste e indicazioni di voto all'interno della cabina elettorale e
fuori dagli spazi predisposti. Eventuali liste di candidati potranno

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essere affisse negli spazi appositamente predisposti su indicazione
del Presidente del Consiglio Regionale o Provinciale uscente.
Qualunque iniziativa ulteriore a fini di propaganda elettorale è
tassativamente vietata, da 24 ore prima dell’inizio delle votazioni
sino al termine delle operazioni di scrutinio di cui al successivo
articolo 29, all’interno del seggio elettorale e nelle sue immediate
vicinanze.
6. - Il verbale delle operazioni elettorali, redatto giorno per giorno, in
duplice copia, deve essere numerato e deve riportare su ogni
pagina le firme dei componenti il seggio con il timbro dell’Ordine.
(1) Comma così modificato con Delibera del Consiglio dell’ordine n.144 in data 12 ottobre 2009 per
renderlo conforme a quanto previsto dal D.P.R. 25 ottobre 2005,n. 211.
(2) Comma così modificato con Delibera del Consiglio dell’ordine n.144 in data 12 ottobre 2009 per
renderlo conforme a quanto previsto dal D.P.R. 25 ottobre 2005,n. 211.

ART. 26 – Composizione del seggio elettorale


1. – Il Presidente del Consiglio dell'Ordine uscente, o il
Commissario, prima di iniziare la votazione nomina fra gli iscritti il
Presidente e il Vicepresidente di seggio. In caso di successiva
assenza o impedimento dei nominativi prescelti, il Presidente del
Consiglio dell'Ordine uscente, o il Commissario può nominare dei
sostituti, anche nel corso delle operazioni di voto, al fine di garantire
il corretto svolgimento delle stesse.
2. - Il Segretario del Consiglio dell'Ordine uscente esercita le
funzioni di Segretario del seggio; in caso di impedimento é sostituito
da un Consigliere scelto dal Presidente dello stesso Consiglio
dell'Ordine.
3. - Durante la votazione é sufficiente per ogni seggio la presenza di
tre componenti dell'ufficio elettorale.
4. - Il Consiglio Regionale o Provinciale, tenuto conto del proprio
bilancio, può deliberare un adeguato compenso per l'espletamento
dei compiti affidati ai componenti il seggio elettorale.

ART. 27 – Votazioni
1. - Le schede per la prima e la seconda convocazione sono
predisposte in un unico modello predeterminato dal Consiglio
Nazionale con il timbro del Consiglio dell’Ordine Regionale. Esse
con l’indicazione della convocazione cui si riferiscono,

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immediatamente prima dell’inizio della votazione sono firmate
all’esterno da uno degli scrutatori (3).
2. - L'elettore non può votare per un numero di candidati superiori
alla metà più uno di quelli da eleggere. In caso di eccesso di
nominativi presenti sulla scheda, vengono considerati validi i primi
espressi, purché eleggibili, sino al raggiungimento del numero pari
ai tre quinti di quelli da eleggere (4).
3. - L'elettore viene ammesso a votare previo accertamento della
sua identità personale, mediante l'esibizione di un documento di
identificazione ovvero mediante il riconoscimento da parte di un
componente del seggio. L'elettore ritira la scheda, la compila in
segreto e la riconsegna chiusa al Presidente del seggio, il quale la
depone nell'urna.
4. - Dell'avvenuta votazione è presa nota da parte di uno scrutatore,
il quale appone la propria firma accanto al nome del votante
nell'elenco degli elettori.
5. - La votazione si svolge pubblicamente per almeno otto ore al
giorno, per non più di tre giorni consecutivi. Viene considerata
valida, in prima convocazione, qualora abbia votato almeno un terzo
degli aventi diritto. In caso contrario, sigillate le schede in busta, il
Presidente del seggio rinvia alla seconda convocazione dandone
comunicazione al Presidente del Consiglio uscente che provvede ad
informare gli iscritti. In tal caso la votazione é valida qualora abbia
votato almeno un sesto degli aventi diritto.
6. - Al termine delle operazioni elettorali le schede votate sono
sigillate in busta. Il Presidente del seggio avrà cura di consegnare
tale busta sigillata unitamente ai verbali ed all’altro materiale
elettorale (elenco degli elettori, elenco degli elettori per
corrispondenza, schede non votate, timbro e matita copiativa) al
responsabile amministrativo della Segreteria del Consiglio che
rilascia analitica ricevuta.
7. - Il Consiglio dell'Ordine uscente rimane in carica fino
all'insediamento del nuovo Consiglio.
(3) Comma così modificato con Delibera del Consiglio dell’ordine n.144 in data 12 ottobre 2009 per
renderlo conforme a quanto previsto dal D.P.R. 25 ottobre 2005,n. 211.
(4) Comma così modificato con Delibera del Consiglio dell’ordine n.144 in data 12 ottobre 2009 per
renderlo conforme a quanto previsto dal D.P.R. 25 ottobre 2005,n. 211.

ART. 28 – Votazioni per corrispondenza

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1 – E' ammessa la votazione per corrispondenza, così come
previsto dall'art. 20 comma 10 della Legge n°56/89.

ART. 29 – Operazioni di scrutinio


1. - Le operazioni di scrutinio inizieranno a chiusura del seggio, e
dovranno essere ultimate senza soluzione di continuità. Le schede
non utilizzate, firmate e non, dovranno essere contate e chiuse in un
plico che verrà sigillato e firmato dal Presidente del seggio.
2. - Una volta constatata la regolarità di tutte le operazioni, il
Presidente del seggio aprirà le urne e, aiutato dai propri scrutatori,
inizierà ad aprire le schede dichiarando, al contempo, il voto
espresso.
3. - Le operazioni elettorali sono pubbliche. Gli iscritti che assistono
alle operazioni di voto possono presentare al Presidente di seggio
eventuali dichiarazioni scritte e controfirmate relative alle operazioni
elettorali. Tali dichiarazioni, a seguito di presa visione ed eventuale
discussione da parte dei componenti il seggio, saranno allegate al
verbale delle operazioni.
4. - Le schede eventualmente contestate, dopo valutazione da parte
del seggio, vanno annotate e conservate separatamente in plico
sigillato, accompagnate da un breve verbale nel quale é indicato il
motivo della contestazione e la relativa decisione del seggio.
5. - Nel verbale di scrutinio verrà indicato il numero delle schede
bianche e di quelle nulle. Le schede bianche e le schede nulle
verranno sigillate in due plichi separati.

ART. 30 – Proclamazione degli eletti e comunicazione dell'esito


delle votazioni
1. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di
voti.
2. Il Presidente del seggio provvede immediatamente a comunicare
alla Presidenza del Consiglio dell'Ordine uscente i nominativi di tutti
coloro che hanno riportato voti e provvede alla pubblicazione della
graduatoria e dei nomi degli eletti mediante affissione nella sede del
Consiglio dell'Ordine. Il Presidente del seggio unitamente al
Presidente del Consiglio dell'Ordine uscente comunica i risultati
delle elezioni, con i nominativi di tutti coloro che hanno riportato voti,
al Consiglio Nazionale dell'Ordine, al Ministro di Grazia e Giustizia,

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nonché al Procuratore della Repubblica del Tribunale in cui ha sede
il Consiglio Regionale dell'Ordine.

TITOLO VII - REGOLAMENTO DISCIPLINARE

ART. 31 – Funzione disciplinare


1. - Il Consiglio dell’Ordine Regionale svolge la funzione disciplinare,
ai sensi dell’art. 12, comma i, e dell’art. 27 della L.56/89,
relativamente agli iscritti all’albo della regione Emilia-Romagna: il
presente Regolamento definisce le norme procedurali che regolano
l’espletamento di tale funzione. Per tutto quanto non espressamente
previsto dalle norme del presente Regolamento si rimanda alle altre
norme e disposizioni vigenti in materia, con particolare riferimento al
Codice di procedura civile.
2. - Il Consiglio regionale è tenuto ad esercitare la funzione
disciplinare ogni qual volta emerga a carico di un iscritto all’albo di
competenza l’ipotesi di violazioni delle norme del vigente Codice
Deontologico o di altre norme o leggi ad essi riferibili, di condotte
che comunque non risultino conformi alla dignità e al decoro della
professione, o di quanto previsto dalla legge sulla pubblicità e dalle
relative regolamentazioni ordinistiche. Fatto salvo quanto previsto
dagli articoli che seguono, il procedimento è altresì iniziato ai sensi
dell’art. 26 comma 1 della L.56/89, oppure su istanza del
Procuratore della Repubblica competente per territorio.

ART. 32 – Accertamento preliminare


1. - Qualora il Consiglio venga a conoscenza di fatti che possono
configurare illeciti deontologici, tramite segnalazione regolarmente
sottoscritta o altri elementi sufficientemente attendibili, il Presidente
e/o un Consigliere da lui delegato, facente parte della Commissione
Deontologica ove costituita, possono svolgere un accertamento
sommario, preordinato alla verifica preliminare della fondatezza dei
contenuti della segnalazione. Tale accertamento può consistere
nell’audizione dell’iscritto interessato nonché, eventualmente,
dell’autore della segnalazione e di altre persone informate sui fatti.
L’iscritto interessato e le altre persone eventualmente convocate
hanno la facoltà di avvalersi dell’assistenza di un legale.

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2. - La convocazione per l’audizione deve essere inviata all’iscritto a
mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Tale lettera
deve essere inviata almeno 30 giorni prima della data prevista per
l’audizione, e deve contenere sintetica e sommaria indicazione dei
fatti oggetto della segnalazione ricevuta, indicazione della possibilità
di visionare l’esposto, indicazione della conseguente necessità di
audizione dell’iscritto e della facoltà di quest’ultimo di avvalersi
dell’assistenza di un legale. L’invio di tale lettera raccomandata, ai
sensi della L.241/90, coincide con l’apertura di un procedimento
amministrativo, del quale deve essere indicato il nominativo del
relativo responsabile, individuato nella persona del Presidente o del
Consigliere da lui delegato, come dal precedente comma. E’ facoltà
dell’iscritto, in sostituzione della audizione ed entro i medesimi
termini per essa previsti, inviare memoria scritta.
3. - L’audizione dell’iscritto deve essere fatta constatare da regolare
verbale, sottoscritto dal Presidente o dal Consigliere delegato e
dall’iscritto.
4. - Durante la fase istruttoria, il Presidente o il Consigliere incaricato
possono ravvisare la necessità di assumere sommarie informazioni
da persone informate dei fatti, anche su richiesta dell’iscritto oppure
dell’autore della segnalazione.
5. - La convocazione per l’audizione deve essere inviata a ciascuno
di tali soggetti a mezzo lettera raccomandata con avviso di
ricevimento. Tale lettera deve essere inviata almeno 30 giorni prima
della data prevista per l’audizione, e deve contenere almeno una
generica indicazione dei fatti oggetto della segnalazione ricevuta, e
l’esplicita informazione relativa alla facoltà di avvalersi dell’eventuale
assistenza di un legale.
6. - Il Presidente o il Consigliere delegato, qualora nell’ambito
dell’accertamento dei fatti proceda all’audizione dell’autore della
segnalazione o dell’esposto o di altri soggetti, deve far constatare
tali audizioni da regolari verbali, sottoscritti dal Presidente o dal
Consigliere delegato e dalle persone audite.
7. – Qualora l’iscritto non abbia presentato memoria scritta, non
abbia richiesto proroga e non si presenti all’audizione prevista, e
presenti adeguate giustificazioni, deve essere obbligatoriamente
riconvocato in altra data possibilmente con lui concordata. Qualora
non si presenti anche alla seconda convocazione, viene convocato
per una terza volta con lettera raccomandata, all’interno della quale

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si specifica che il Consiglio, in caso di assenza persistente, può
comunque deliberare l’apertura di un procedimento disciplinare a
suo carico dopo la data di tale convocazione.
8. - Terminata la fase istruttoria, il Presidente o il Consigliere
incaricato riferiscono le risultanze al Consiglio, che decide se aprire
il procedimento disciplinare ovvero archiviare il caso.

ART. 33 – Archiviazione, formulazione addebiti ed inizio del


procedimento disciplinare
1. - Il Presidente o il Consigliere delegato, non appena possibile e
comunque non oltre il sessantesimo giorno dalla conclusione
dell’istruttoria, riferisce al Consiglio i risultati dell’accertamento
preliminare.
2. - Il Consiglio, udita la relazione, e tenuto conto di quanto appare
dai documenti, dai fatti emersi, di quanto hanno dichiarato gli
eventuali soggetti informati dei fatti e l’iscritto, accerta se sussistano
o meno elementi per dar luogo al procedimento disciplinare. Nel
caso ritenga sufficienti tali elementi, il Consiglio delibera l’apertura
del procedimento disciplinare; in caso contrario delibera
l’archiviazione del caso.
3. – Nel caso in cui il Consiglio deliberi l’archiviazione del caso,
viene data tempestiva comunicazione all’interessato ed
all’esponente.
4. - Con la deliberazione di inizio del procedimento disciplinare il
Consiglio formula gli addebiti da contestare all’iscritto, con
l’indicazione di tutte le circostanze che possono configurare illecito
disciplinare, e la indicazione degli articoli del Codice deontologico di
riferimento.
5. – Nella deliberazione di inizio del procedimento disciplinare il
Consiglio decide inoltre la data prevista per la celebrazione del
dibattimento disciplinare, e la citazione a testimoniare delle persone
informate dei fatti, già ascoltate durante l’accertamento preliminare,
le cui dichiarazioni siano risultate pertinenti al caso in esame, e
nomina il Consigliere relatore.
6. - Della seduta del Consiglio va redatto il verbale, in cui deve
essere rispettato l’anonimato dell’iscritto indagato, e nel quale
occorre far constatare le opinioni espresse, le risoluzioni adottate e
gli addebiti formulati, oltre ad ogni determinazione approvata.

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ART. 34 – Adempimenti del Presidente
1. - Il Presidente provvede a notificare all’interessato:
a) la menzione circostanziata degli addebiti e delle norme del
Codice Deontologico di cui si ipotizza la infrazione, e dei mezzi di
prova disposti;
b) il termine non inferiore a dieci giorni e prorogabile su richiesta
dell’interessato entro il quale egli, o il suo legale, può prendere
visione degli atti relativi al Suo deferimento a giudizio disciplinare;
c) il termine di trenta giorni – da computare dal giorno di scadenza
del termine di cui alla precedente lett. b) – per produrre le proprie
deduzioni scritte ed eventuali istanze istruttorie;
d) l’indicazione del luogo, giorno ed ora del giudizio disciplinare;
e) l’espresso avvertimento che qualora non si presenti alla seduta
del Consiglio si procederà al giudizio in sua assenza;
f) L’avvertenza che può avvalersi della assistenza di un legale.
2. - Il Presidente, in attuazione della deliberazione del Consiglio di
aprire il procedimento disciplinare, convoca mediante lettera
raccomandata a/r, per la data prevista per la celebrazione del
dibattimento, anche gli altri testimoni eventualmente richiesti dal
Consiglio.
3. - Il giorno della seduta del Consiglio per la celebrazione del
procedimento deve essere fissato a distanza di tempo non inferiore
a trenta giorni, escludendo nel conteggio i giorni concessi per
prendere visione degli atti, il giorno iniziale e quello finale, salvo
diverso accordo tra le parti.
4. - Dell’inizio del procedimento è data comunicazione al
Procuratore della Repubblica competente territorialmente e per
conoscenza al Consiglio Nazionale dell’Ordine. Dell’apertura del
procedimento disciplinare il Presidente informa anche il denunciante
mediante lettera raccomandata con avviso di ricezione.
5. - Durante il termine stabilito per prendere visione degli atti, il
relativo fascicolo deve rimanere depositato presso la Segreteria
dell’Ordine, dove l’interessato, a tutela del proprio diritto di difesa,
può essere ammesso a prenderne visione, o di persona o a mezzo
di un proprio delegato o del suo legale, autorizzati con delega
scritta, durante le ore di apertura dell’Ufficio o in altro momento
concordato con il Presidente o il Consigliere incaricato.
6. - L’interessato ha anche diritto di chiedere copia, dietro
pagamento delle relative spese, delle sole deliberazioni disciplinari

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del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna che lo riguardano
direttamente.

ART. 35 – Assistenza legale


1. - In tutte le fasi della indagine preliminare e del procedimento
disciplinare di cui al presente Regolamento, l’iscritto può avvalersi
dell’assistenza di un legale di sua fiducia.
2. - In tutte le fasi dell’istruttoria e del procedimento disciplinare di
cui al presente Regolamento, l’iscritto comunque è invitato a
comparire.
3. - Se non si presenta al dibattimento, anche in presenza di un
legale di sua fiducia, l’iscritto viene dichiarato assente, ma il
dibattimento può essere rinviato, oppure ugualmente celebrato, su
decisione del Consiglio riunito nella funzione di Collegio giudicante.

ART. 36 – Composizione del Consiglio nella funzione di


Collegio giudicante e celebrazione del procedimento
disciplinare
1. - Per la validità delle sedute del Consiglio dell’Ordine convocato
per esercitare le funzioni disciplinari, quale Collegio giudicante, è
richiesta la presenza della maggioranza assoluta dei componenti.
Nel corso del dibattimento e della Camera di Consiglio non può
mutare la composizione del Consiglio verbalizzata all’inizio della
seduta di dibattimento disciplinare.
2. - Nel luogo, nel giorno e nell’ora fissati il Consiglio si riunisce per
la celebrazione del dibattimento disciplinare. Il relatore espone i fatti
addebitati, le circostanze emerse dall'istruttoria, le prove assunte, le
testimonianze acquisite, le eventuali istanze istruttorie presentate
dall’indagato. Successivamente viene sentito l’incolpato cui è
consentito di essere presente anche durante l’intervento del
relatore. Il Consiglio sentirà anche eventuali testimoni ove convocati.
Terminata la fase dibattimentale, il Consiglio passa a quella della
Camera di Consiglio nella quale decide in merito alle eventuali
istanze istruttorie, procede alla discussione e alle valutazioni del
caso, e adotta la decisione disciplinare con votazione palese.
3. - Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta di voti; in
caso di parità, prevale quella più favorevole all’incolpato.

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ART. 37 – Sanzioni disciplinari
1. - Ai sensi dell’art. 26 della L.56/89, le sanzioni disciplinari sono:
a) l’avvertimento – contestazione della mancanza commessa e
richiamo dell’incolpato ai suoi doveri;
b) la censura – biasimo formale per la mancanza commessa;
c) la sospensione dell’esercizio professionale per un periodo non
superiore ad un anno;
d) la radiazione dall’Albo, che può essere pronunciata quando
l’iscritto abbia gravemente compromesso la propria reputazione
e/o la dignità dell’intera categoria professionale.
2. – I casi di recidiva, soprattutto se relativi a violazioni dei medesimi
articoli del Codice Deontologico, possono essere considerati dal
Consiglio come sufficienti ai fini dell’erogazione al medesimo iscritto
di sanzioni disciplinari più gravi di quelle in precedenza erogategli.

ART. 38 – Formazione e contenuti della decisione


1. - La decisione deve essere formalmente redatta riportando:
a) la data in cui è stata adottata;
b) i fatti addebitati;
c) le prove assunte;
d) l’esposizione dei motivi da cui risulti l’iter logico che ha condotto
alla formazione del convincimento del Consiglio e la correlazione
tra sentenza ed addebiti contestati;
e) il dispositivo.

ART. 39 – Verbalizzazione
1. – Ogni seduta del Consiglio dell’Ordine convocato per esercitare
le funzioni disciplinari può prevedere l’esame di uno o più
procedimenti disciplinari.
2. - Di tutto quanto si svolge nella seduta va dato atto nel verbale,
che deve essere redatto dal Segretario sotto la direzione del
Presidente e sottoscritto da entrambi e deve contenere, per ogni
procedimento disciplinare esaminato, le seguenti indicazioni:
a) i Consiglieri presenti e quelli assenti e le eventuali comunicazioni
circa i motivi dell’assenza;
b) il luogo, la data e l’ora d’inizio;
c) la sintesi dell’intervento del Consigliere relatore;
d) la sintesi degli interventi successivi e della discussione svolta;

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e) i provvedimenti presi;
f) il dispositivo di ciascuna decisione;
g) le votazioni effettuate.

ART. 40 – Deposito della decisione e pubblicità delle


deliberazioni
1. - La decisione è pubblicata mediante deposito dell’originale negli
Uffici di Segreteria. Il Segretario provvede ad annotare in calce
all’originale della decisione la data del deposito e quindi provvede a
notificarne, anche a mezzo di raccomandata con avviso di
ricevimento, copia all’interessato ed al Procuratore della Repubblica
competente per territorio entro i successivi venti giorni e per
conoscenza, in forma resa anonima, all’Osservatorio permanente
per il Codice Deontologico presso il Consiglio Nazionale. Tale
decisione deve essere anche inviata al denunciante entro il
medesimo termine di venti giorni.
2. - La deliberazione di sospensione, dopo essere divenuta
esecutiva, viene annotata sull’Albo per tutto il periodo di vigenza
della sospensione dall’attività professionale.
3. - Il Consiglio dell’Ordine può disporre che copia della
deliberazione di sospensione o di radiazione divenuta esecutiva sia
pubblicata, non più di una volta, sul Bollettino dell’Ordine Regionale.
4. – L’archiviazione degli atti dei procedimenti disciplinari viene
effettuata inserendo la deliberazione originale nell’apposito archivio,
e copia della deliberazione medesima e di tutti gli atti ed i documenti
ad essa connessi nel fascicolo personale dell’Iscritto presso la sede
dell’Ordine. L’accesso a tali atti è riservato ai componenti del
Consiglio dell’Ordine ed al personale di Segreteria: possono
comunque richiederne copia il diretto interessato, il Procuratore
della Repubblica o il Pubblico Ministero del Tribunale o il Presidente
della Corte d’Appello territorialmente competenti.

ART. 41 – Esecuzione dei provvedimenti disciplinari


1. - I provvedimenti disciplinari divengono esecutivi quando sia
trascorso il prescritto termine di trenta giorni per proporre
l’impugnazione ai sensi degli artt. 17, 18 e 19 della legge 56/1989, o
quando l’impugnazione sia respinta.
2. - Qualora la decisione sia impugnata, la sua esecutività è
sospesa fino al pronunciamento del Giudice.

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ART. 42 – Notificazioni e comunicazioni
1. - Gli atti e i provvedimenti previsti dal presente Regolamento
vengono notificati avvalendosi dei sistemi che sono per legge
riconosciuti ai fini della certezza della spedizione e del ricevimento
ivi compresa la spedizione a mezzo raccomandata con avviso di
ricevimento. In caso di irreperibilità, si provvede mediante affissione
degli atti e dei provvedimenti per dieci giorni nella sede del Consiglio
dell’Ordine e all’Albo del Comune dell’ultima residenza
dell’interessato.

ART. 43 – Astensione e ricusazione dei giudici disciplinari


1. - I componenti del Consiglio dell’Ordine debbono astenersi:
a) se hanno interesse nella vertenza disciplinare;
b) se sono parenti o affini sino al quarto grado, ovvero conviventi, o
colleghi di studio o di unità organizzativa lavorativa dell’incolpato,
del suo difensore o della parte denunciante;
c) se hanno motivi di inimicizia grave o di forte amicizia con
l’incolpato, con il suo difensore ovvero con la parte denunciante;
d) se hanno deposto nella vertenza come testimoni;
e) in ogni altro caso in cui sussistano gravi ragioni di convenienza e
di opportunità, adeguatamente motivate.
2. - I Consiglieri astenuti non vengono sostituiti. Qualora per effetto
delle astensioni non sia più possibile garantire, alla seduta del
dibattimento, la possibilità di validamente deliberare per mancanza
del quorum di Legge, il caso ed i relativi atti vengono trasmessi al
Consiglio dell’Ordine competente che, in assenza di qualsiasi
indicazione contenuta nella L. n. 56/1989, viene individuato con
l’applicazione analogica di quanto previsto dalla Tabella allegata
all'art. 1 delle "Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie
del codice di procedura penale" emanate a seguito dell'entrata in
vigore dell'art. 6 della legge 2 dicembre 1998, n. 420, agli effetti di
quanto stabilito dall'art. 11 del codice di procedura penale
medesimo. Le decisioni al riguardo assunte dal Consiglio dell’Ordine
viciniore in qualità di Collegio giudicante devono essere trasmesse
al Consiglio regionale o provinciale interessato, che le fa proprie con
una sua delibera specifica.

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ART. 44 – Giudizio disciplinare e giudizio penale
1. - Qualora, nel fatto oggetto di segnalazione, o durante l’istruttoria
o il procedimento disciplinare, si ravvisino sussistere gli elementi di
una fattispecie penale, il Consiglio deve trasmettere gli atti al
Procuratore della Repubblica territorialmente competente e può
sospendere il procedimento stesso in attesa delle risultanze del
rapporto. L’iscritto sottoposto a procedimento penale definito con
decreto di condanna divenuto esecutivo, può essere sottoposto a
procedimento disciplinare per il fatto che ha formato oggetto di
imputazione in sede penale. Il procedimento disciplinare può essere
avviato anche in caso di sentenza di proscioglimento passata in
giudicato, qualora il Consiglio dell’Ordine territorialmente
competente rilevi nel comportamento dell’iscritto ipotesi di violazione
del Codice Deontologico per fatti non caduti in prescrizione.
2. - Il procedimento disciplinare è autonomo rispetto al procedimento
penale, sicché la sussistenza di un procedimento penale non
obbliga alla sospensione del procedimento disciplinare instauratosi
per lo stesso fatto.
3. – La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di
giudicato nel giudizio di responsabilità disciplinare davanti alle
pubbliche autorità quanto all’accertamento della sussistenza del
fatto, della sua illiceità penale e dell’affermazione che l’imputato lo
ha commesso. Ove i fatti siano invece riconosciuti con sentenza
penale pronunciata a seguito di patteggiamento, essi non possono
assumere rilevanza automatica nel giudizio disciplinare, in quanto
privi di certezza legale tipica.

ART. 45 – Prescrizione
1. - Le infrazioni disciplinari previste dal Codice Deontologico si
prescrivono nei termini di cinque anni dalla commissione del fatto.
2. - L’inizio del procedimento disciplinare, coincidente con la notifica
della menzione circostanziata degli addebiti e dell’articolo o gli
articoli del Codice Deontologico di cui si ipotizza la infrazione come
indicato dal precedente art. 34, sospende la decorrenza del termine
prescrizionale.

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ART. 46 – Sospensione di diritto
1. - Oltre ai casi di sospensione dall’esercizio della professione
previsti dall’art. 35 dal codice penale, comportano ipso iure la
sospensione temporanea dall’Albo:
a) l’emissione di un mandato o di un ordine di cattura;
b) l’ interdizione dai pubblici uffici o l’interdizione dalla professione
per una durata non inferiore ai due anni, per effetto di sentenza
penale passata in giudicato;
c) l’applicazione di una delle misure di sicurezza detentive di cui
all’art. 215 del codice penale, comma secondo, nn. 2 e 3
(ricovero in una casa di cura e di custodia; ricovero in ospedale
psichiatrico giudiziario o in reparto ospedaliero di cura per
malattie mentali);
d) l’applicazione di una delle misure di sicurezza non detentive, di
cui all’art. 215 del codice penale, comma terzo, nn.1, 2, 3 e 4
(libertà vigilata – divieto di soggiorno in uno o più Comuni o in
una o più Province – divieto di frequentare osterie e pubblici
spacci di bevande alcoliche – espulsione dello straniero dallo
stato);
e) la morosità per oltre due anni nel pagamento dei contributi dovuti
all’Ordine. Prima della scadenza di tale termine il Presidente del
Consiglio provvede ad avvertire ed a sentire l’interessato, tranne
che nei casi di comprovata irreperibilità. La sospensione per
morosità, ai sensi di quanto previsto dall’art. 26, comma 2 della
L.56/89, non è soggetta a limiti di tempo ed è revocata con
provvedimento del Presidente del Consiglio dell’Ordine, quando
l’iscritto dimostra di aver corrisposto le somme dovute.
2. - La sospensione di diritto è dichiarata dal Consiglio dell’Ordine, e
non richiede un apposito procedimento disciplinare. La sospensione
dura sino a quando abbia efficacia il provvedimento giurisdizionale
da cui è stata determinata.

ART. 47 – Radiazione
1. – Ai sensi dell’art. 26, comma 3 della L. 56/89, la radiazione è
pronunciata di diritto quando l’iscritto, con sentenza passata in
giudicato, è stato condannato a pena detentiva non inferiore a due
anni per reato non colposo.

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ART. 48 – Reiscrizione dopo la radiazione
1. - L’iscritto radiato dall’Albo può a domanda essere reiscritto ai
sensi di quanto disposto nel comma 4 dell’art. 26 della legge
56/1989.
2. - Sull’istanza di reiscrizione provvede il Consiglio in conformità
delle stesse disposizioni previste per l’iscrizione.

ART. 49 – Autotutela
1. - Ai sensi dell’art. 26, comma 5, della legge 18 febbraio 1989,
n.56, le deliberazioni del Consiglio possono essere impugnate, con
ricorso al Tribunale competente per territorio, dall’interessato o dal
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale stesso.
Il ricorso deve essere proposto entro il termine perentorio di trenta
giorni dalla notificazione del provvedimento.
Il ricorso ha effetto sospensivo.
2. - In caso di conferma del provvedimento disciplinare da parte del
Tribunale, l’interessato può ricorrere alla Corte d’Appello, con
l’osservanza delle medesime forme previste per il procedimento
davanti al Tribunale.

ART. 50 – Annullamento o revoca dei provvedimenti disciplinari


1. - Il Tribunale competente per territorio provvede in camera di
consiglio, sentiti il Pubblico ministero e l’interessato,
all’annullamento o meno del provvedimento disciplinare inflitto.
2. – In caso di annullamento del provvedimento disciplinare da parte
del Tribunale, il Consiglio dell’Ordine competente ne recepisce con
apposita delibera le relative decisioni ed argomentazioni.
3. - Contro la sentenza di revoca del provvedimento disciplinare da
parte del Tribunale, il Consiglio dell’Ordine interessato può
comunque ricorrere alla Corte d’Appello, con l’osservanza delle
medesime forme previste per il procedimento davanti al tribunale.

CLAUSOLA GENERALE
ART. 51 – Per ogni norma non contenuta nel presente regolamento
e per quanto non stabilito dagli articoli precedenti si rimanda
comunque alla normativa prevista dal Regolamento del Consiglio
Nazionale dell’Ordine degli Psicologi così come approvato in data
26/01/1996 e successive modificazioni.

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