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Pi in dettaglio, tra le norme di prima generazione, in Italia si possono annoverare le prime misure di previdenza sismica, come

quelle del 28 marzo 1784, emanate dal Governo Borbonico dopo il


terremoto che devast la Calabria nel 1783 e quelle conseguenti al
terremoto di Messina del 28 dicembre 1908: il Regio Decreto n. 193
del 18 aprile 1909, che pu essere considerata la prima normativa
sismica per il nostro paese. Essa impose alle strutture di resistere a
delle forze statiche equivalenti laterali, cos come le norme italiane
che la seguirono fino agli anni 60.
Allinizio degli anni 50 alcuni ricercatori del California Institute of
Technology iniziarono a formalizzare il concetto di spettro di risposta, presentando per la prima volta la dipendenza delle forze
laterali equivalenti dal periodo proprio della struttura. Nel 1951 tali
proposte vennero pubblicate come rapporto separato n. 66 delle
ASCE Transaction Vol. 77 e fanno tuttora parte del Recommended
Lateral Force Requirements and Commentary (SEAOC Blue Book,
1999 [4]). Erano le prime norme prestazionali a singolo livello, nel
senso che si focalizzava lattenzione sulla risposta della struttura
nei confronti di terremoti particolarmente violenti (terremoti rari,
ovvero con periodo di ritorno attorno a 475 anni) e si richiedeva
come prestazione la sola salvaguardia delle vite umane. Ad esse,
in Italia furono ispirate le norme sismiche contenute nel D.M. del
3-3-1975 e nel D.M. del 24-1-1986.

Analisi di pushover
di strutture in acciaio
mediante alcuni codici
non lineari di uso
corrente

Ricerca

1. INTRODUZIONE
I pi importanti eventi sismici dellultimo ventennio, quali i terremoti avvenuti in Turchia e Taiwan nel 1999, in India nel 2001, ma
soprattutto quelli di Northridge (1994) e Kobe (1995) [1] hanno
dimostrato tutta la loro potenza distruttiva portando al collasso
diversi edifici, ponti e attrezzature portuali anche se progettati
conformemente alle normative in vigore al momento dellevento.
Sulla base di questi significativi eventi, ma anche dellimportante
danneggiamento generalmente riscontrato sotto sismi di intensit
medio-alta, in questi ultimi anni stato ritenuto necessario da parte dei vari enti normativi un approfondimento ed una revisione dei
codici di progettazione antisismica esistenti.
In relazione alle indicazioni contenute, allora significativo stabilire
una classificazione convenzionale, e cronologica, delle norme di
progettazione antisismica finora redatte. Esse si possono suddividere in [2][3]:
- Norme di I generazione; puramente prescrittive (per lItalia, antecedenti al 1960)
- Norme di II generazione; prestazionali a singolo livello (per lItalia,
dal 1960 al 2003)
- Norme di III generazione; prestazionali a doppio livello (per lItalia,
dal 2003 ad oggi)
- Norme di IV generazione; prestazionali multilivello (le norme internazionali pi avanzate).

Pushover analysis of steel


structures by means of
finite element software
systems currently in use
Claudio Amadio, Enrico Prataviera

Con il presente lavoro si vogliono valutare le difficolt di applicazione e laffidabilit dei risultati ottenibili in unanalisi di
pushover di strutture in acciaio, progettate in unottica prestazionale, utilizzando alcuni dei codici di calcolo attualmente impiegati in campo non lineare.
Si suggeriscono inoltre le strategie da utilizzare per ottenere una pi adeguata risposta. Nel contempo viene analizzata
lapplicazione in campo non lineare della OPCM 3431, soffermandosi su alcuni punti che richiederebbero un miglioramento, in modo da renderne pi semplice e sicuro lutilizzo.
The aim of this paper is to assess the difficulties of application
and the reliability of results obtained in a pushover analysis of
steel structures, designed by means of performance criteria, using some of non-linear finite element software packages adopted today. The strategies required to obtain adequate structural
response are also examined. At the same time, the application
of OPCM 3431 in the non-linear field is analysed, some suggestions on points which would require an improvement to make it
easier and safer are at last reported.
Nel 1978 lATC pubblic il rapporto ATC-3.06 (Tentative Provvisions
for the Development of Seismic Regulations for Buildings) [5], tuttora
la base fondante dei codici sismici di III generazione. Introdusse
formalmente lanalisi dinamica lineare come analisi base per il

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COSTRUZIONI METALLICHE

progetto di edifici sottoposti a terremoto.


Dichiar il metodo di analisi multi-modale basato sullo spettro di risposta come la
procedura preferenziale e ridimension
il metodo delle forze statiche equivalenti,
considerandolo una sua semplificazione.
Facendo questo fu possibile riferire direttamente le forze di progetto a prefissati livelli
di accelerazione e stimare nel contempo la
capacit di risposta anelastica della struttura. Introdusse anche i concetti di regolarit
strutturale e di fattore di struttura.
In ambito nazionale ed europeo, rientrano
tra le norme di III generazione:
- Le norme CNR-GNDT del 1984
- Le norme ECCS n.54 per le costruzioni
metalliche del 1988
- LEurocodice 8, le cui previsioni risalgono
agli anni 1988-1994
- LOrdinanza della Protezione Civile n. 3274
del 2003 e le successive modifiche.
Si tratta di norme a doppio livello di prestazione che si contraddistinguono in primo
luogo per ladozione esclusiva del metodo
di calcolo semiprobabilistico agli stati limite, a scapito di quello alle tensioni ammissibili. Esse prevedono oltre ad una verifica
in condizioni ultime anche una verifica in
esercizio o verifica di danno.

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La necessit di combinare maggiormente,


come a suo tempo descritto nel Blue Book
della SEAOC [4], considerazioni di carattere
di sicurezza e salvaguardia delle vite umane
con quelle di carattere economico, basate
soprattutto nel garantire la continuit di
utilizzo sotto sismi medio deboli e la possibilit di un accettabile ripristino sotto sismi medio forti, ha determinato la nascita
di una nuova generazione di codici, detti
multi-livello o di IV generazione. Tra queste
norme si possono al momento annoverare
le SEAOC del 1995 [6] per edifici di nuova
costruzione, le ATC del 1995 [7], per edifici
esistenti e le FEMA 274 del 1997 [8] per la
riabilitazione degli edifici. In esse, lapproccio multi-livello viene implementato attraverso la filosofia di progetto nota come
Performance Based Seismic Design (PBSD).

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Essa consiste nellabbandono del carattere convenzionale e prescrittivo dei metodi


tradizionali, a favore di unimpostazione
esplicitamente prestazionale, nella quale gli
obiettivi della progettazione che la norma
si prefigge vengono dichiarati, ed i metodi
utilizzati allo scopo vengono singolarmente giustificati. Il vantaggio di questa impostazione quello di fornire al progettista la
consapevolezza della finalit e del rilievo di
ogni singola operazione e di potere graduare le prestazioni richieste allopera in corso
di progettazione in relazione ad esigenze di
natura sociale ed economica [9].
Queste procedure di calcolo propongono
in genere una descrizione della risposta
strutturale basata sul controllo degli spostamenti piuttosto che delle forze resistenti, considerata la forte sensibilit del danneggiamento con lo spostamento imposto
dal sisma. In questo contesto giocano un
ruolo centrale, per la caratterizzazione della
domanda in corrispondenza di un prefissato livello di performance, le procedure
statiche non lineari fra le quali si ricorda il
metodo dello spettro di capacit [10] ed il
metodo N2 [11], attualmente recepito anche dallEurocodice 8 e dallordinanza 3274
[12], con le sue successive modifiche, per le
verifiche in condizioni ultime. La caratteristica comune di queste procedure quella
di fare uso di analisi statiche non lineari di
pushover al fine di caratterizzare il sistema
resistente mediante le curve di capacit.
La recente commercializzazione di numerosi codici avanzati agli elementi finiti
(FEM), assieme alle nuove possibilit di
analisi previste dalle normative sismiche,
hanno quindi reso attuale luso dellanalisi
non lineare anche da parte di un generico
professionista che voglia sfruttare a pieno
le caratteristiche duttili della struttura o
spingersi oltre il limite elastico per meglio
comprendere il reale comportamento
della stessa. Ci porta a due nuovi ordini
di problemi. E innanzitutto indispensabile
che lutente finale abbia una buona familiarit con luso di applicativi FEM non lineari

e sappia interpretare adeguatamente i risultati che il software fornisce. Altrettanto


importante che il codice sia stato opportunamente testato e verificato e che non
porti lutilizzatore a facili errori.
in tale ottica che in questo lavoro si vogliono valutare le difficolt di applicazione
e laffidabilit dei risultati ottenibili con alcuni dei codici di calcolo attualmente utilizzati in campo non lineare (ovviamente solo
una parte di essi). Con riferimento alla tipologia intelaiata in acciaio, si individueranno
i meccanismi di collasso e la sequenza di
formazione delle cerniere plastiche. Non
volendo valutare le problematiche legate
agli effetti torsionali, in via semplificata le
analisi di pushover saranno condotte su un
telaio piano di due campate e tre piani.
I software utilizzati in questo lavoro si possono suddividere in due gruppi: quello in cui
necessario definire manualmente la plasticizzazione nelle sezioni critiche (plasticit
concentrata) mediante linserimento di cerniere plastiche (SAP2000, Telaio2D) e quello
in cui la plasticit viene automaticamente
considerata nel materiale e diffusa nelle aste
(DRAIN3DX, Abaqus, SismiCAD) [13].
2. IL TELAIO OGGETTO DI STUDIO
Nel presente lavoro viene analizzato un telaio a nodi rigidi non controventato. Nella
determinazione delle forze non sismiche
agenti sulla struttura si fatto riferimento
allEurocodice 1 (UNI ENV 1991 1-1), nellipotesi di strutture di Classe A (domestiche e residenziali) e copertura di Classe H
[14]. Per la definizione del carico da neve
si inoltre ipotizzata una zona 1. Gli altri
codici presi come riferimento sono stati gli
Eurocodici 3 ed 8 [15-16].
Il telaio in esame [17], incastrato al piede,
presenta unaltezza complessiva di 11 m
ed considerato avere una zona di influenza trasversale dei carichi di 6 m. Ciascuna
campata si estende per 6 m, mentre le altezze di interpiano sono, a partire dal livello
del terreno, di 4.0 m, 3.5 m e 3.5 m.
In base allo schema strutturale si assunto

Fig. 1 - Telaio in acciaio, profili utilizzati

Fig. 2 - Carichi verticali

un fattore di struttura q=6. Dalla progettazione secondo i criteri e le normative fin qui
descritti, si sono ottenuti per il telaio i profili di classe 1 riportati in figura 1. I carichi
verticali, concomitanti con lazione sismica,
sono riportati in figura 2.
3. LE ANALISI DI PUSHOVER
Il software utilizzato nella prima analisi di
pushover, oltre che nella progettazione del
telaio, stato DRAIN3DX [18], codice di tipo
generale largamente utilizzato anche nellambito della ricerca.
Le travi sono state modellate utilizzando
lelemento a fibre type 15. Dai test condotti
su tale elemento si visto come la risposta sia fortemente influenzata dal numero
totale dei segmenti che vengono utilizzati
nella schematizzazione. Nel modello utilizzato, ogni trave stata suddivisa in 26 elementi di lunghezza variabile collegati da
nodi complanari. Elementi di 30 cm sono
risultati ottimali in mezzeria nel cogliere

Fig. 3 - Denominazione delle cerniere plastiche e


curva di pushover ottenuta con DRAIN 3DX

il progressivo propagarsi delle cerniere


plastiche, mentre in prossimit dei nodi
stata necessaria una maggiore accuratezza
che ha portato a ridurre i segmenti ad una
lunghezza di 5 cm. Le colonne sono state
anchesse modellate con lelemento type
15. Ipotizzando un profilo a doppio T, ogni
ala composta di due fibre, mentre lanima
di 15 fibre in modo che la generica sezione risulti suddivisa in 19 fibre totali. E stato
utilizzato un legame sforzodeformazione
elastoplastico con incrudimento pari a
0,1% in modo da simulare con buona approssimazione un comportamento perfettamente plastico del materiale.
Sulla base della distribuzione delle forze sismiche di progetto, riportate in tabella 1, la
Forze di piano
H2
H3

Fb

[s]

[kN]

[kN]

[kN]

[kN]

0,92

108,65

20,78

38,96

48,92

H1

Tab. 1 Parametri sismici

plasticizzazione inizia a diffondersi per valori del moltiplicatore dei carichi attorno ad
1,2 a partire dalla trave di sinistra del primo
piano (figura 3) per interessare poi la corrispondente trave del secondo livello e la
trave di destra del piano sottostante.
Si fa notare come, nel caso di forze applicate da sinistra verso destra, le cerniere inizino a formarsi allestremo destro delle travi e
solamente in un secondo tempo coinvolgano laltro estremo.
Osservando la successione temporale di
formazione delle cerniere si nota come il
telaio sia ben lontano dal presentare un
meccanismo globale di tipo elasto-plastico
perfetto. Le travi della copertura sono, infatti, ancora in campo elastico quando quelle
dei piani inferiori hanno abbondantemente usufruito delle loro risorse plastiche. Sarebbe allora opportuno ridurre i profili degli elementi superiori o aumentare quelli
inferiori per cercare una contemporaneit
di formazione delle cerniere. Questa operazione stata ritenuta non necessaria ai fini
del tipo di comparazioni da effettuare ed
in genere lontana da quella abitualmente
adottata da un generico progettista.
Si sottolinea inoltre, come le prescrizioni
specifiche previste dalle norme, atte a privilegiare la formazione delle cerniere nelle
travi piuttosto che nelle colonne, in realt
non diano sufficienti garanzie di mantenimento di un comportamento elastico da
parte delle colonne.
Sulla struttura cos dimensionata, il secondo
software preso in esame stato SAP2000
v.9.1.6 [19], codice di uso generale che per
lanalisi non lineare di telai opera mediante
il metodo delle plasticizzazioni localizzate.
Per lutilizzo di questo codice in unanalisi di
pushover, quindi importante caratterizzare adeguatamente le risposte in termini di
momento e rotazione delle cerniere plastiche. Queste si attivano al raggiungimento
del momento plastico nella sezione. Sia
con SAP2000 che con gli altri software a
plasticizzazione concentrata, la variazione
dello sforzo normale durante lanalisi non
stata considerata nella valutazione del mo-

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COSTRUZIONI METALLICHE

sta ottenuta riportata in figura 5.


Con questo software stato anche possibile considerare linterazione M-N (figura 6);
mettendo cos in evidenza quanto essa sia
in questo caso poco influente sul risultato
finale dellanalisi (figura 7).

Fig. 4 - Curva di pushover ottenuta con


SAP2000

Fig. 7 - Telaio 2D, confronto in presenza o meno


di interazione M-N

Fig. 5 - Curva di pushover ottenuta con


Telaio2D

Fig. 8 - Curva di pushover ottenuta con Abaqus,


elementi monodimensionali

dove:
Mp il momento plastico della sezione
Wp il modulo di resistenza plastico
fy la tensione di snervamento dellacciaio
La curva di pushover ottenuta con il codice SAP2000 riportata in figura 4. In questo caso si pu notare come non ci siano
grosse differenze con la risposta ottenuta
utilizzando il codice a fibre Drain3DX.
Utilizzando la stessa denominazione delle
cerniere di figura 3, si pu osservare come
le sequenze di formazione siano del tutto
simili nella fase ascendente del diagramma.

Fig. 6 - Cerniera plastica definita in Telaio2D per


il profilo HEB 220

mento plastico, in quanto non con tutti i


software possibile introdurre un dominio
di interazione M-N.
Nel nostro caso, visto il basso valore di N,
gli errori risultano comunque limitati. Il momento plastico Mp quello derivante dalla
relazione:

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Mp = Wp fy

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(1)

Il terzo codice analizzato, Telaio2D v.2.3 [20],


un software di libero utilizzo (http://civserv.ing.unibs.it/utenti/gelfi/software/programmi_studenti.html), sviluppato dal Prof.
Piero Gelfi dellUniversit di Brescia, che
utilizza come solutore non lineare DRAIN2DX. La definizione del modello analoga
a quella di SAP2000, utilizzando elementi
frame alle cui estremit sono state inserite
delle cerniere plastiche concentrate di tipo
flessionale, con momento flettente plastico
calcolato come da equazione (1). La rispo-

Il quarto software testato stato il codice


Abaqus nella versione 6.4.1 [21], codice di
uso generale particolarmente dedicato alle
analisi non lineari. In questo caso stato
impiegato sia un modello costituito da elementi monodimensionali, basato sullimpiego di elementi beam, sia un modello
basato sulluso di elementi solidi (figura 9).
Nella modellazione mediante elementi
monodimensionali le cerniere plastiche
sono state inserite in prossimit dei nodi
sotto forma di elementi beam della lunghezza di un centimetro, composti da materiale elasto-plastico, mentre le rimanenti
parti (travi e colonne) sono state definite
come puramente elastiche. Si pu parlare
quindi di modello ad inelasticit concentrata, nonostante si utilizzi un software ad
inelasticit diffusa in quanto nellelemento
che funge da cerniera viene considerata
la plasticit lungo lasta stessa e trasversalmente alla sezione. La curva ottenuta utilizzando elementi beam B31 a due nodi,
riportata in figura 8. Come si pu osservare,
fino allarresto dellanalisi, la sequenza di
formazione delle cerniere plastiche simile
a quella dei modelli fin qui visti anche con
gli altri software. La differenza sostanziale
rispetto alle altre analisi sta nella minor resistenza del telaio (Limite ultimo pi basso),
data dal fatto che con questo software linterazione momento sforzo normale viene
considerata automaticamente, in quanto
non viene definito un momento di plasticizzazione delle singole cerniere, ma viene
fornito direttamente il legame elasto-plastico del materiale.
Date le potenzialit del software si deciso di procedere anche alla creazione di un
modello solido tridimensionale dellintero
telaio (figura 9), per studiarne le difficolt di
modellazione e laffidabilit della soluzione.

Fig. 9 - Modellazione mediante elementi Solid, applicazione delle forze nel nodo

Questo tipo di analisi risultata piuttosto


onerosa dal punto di vista della creazione
del modello ma accettabile per quanto
riguarda il carico di lavoro, in quanto un
Pentium 4 a 2,5GHz riesce ad eseguire il
calcolo in circa 20 minuti. Problemi sorgono, in questo caso, a causa delle instabilit
locali che si possono generare nelle zone
compresse.
Non infatti possibile lapplicazione di forze sismiche concentrate, che porterebbero
a forti plasticizzazioni locali in zone piuttosto ristrette, ma si devono distribuire le
stesse in modo uniforme. Nellesempio qui
riportato le forze orizzontali nei nodi sono
state applicate sullo spessore danima della
colonna e la stessa stata modellata con
una rigidezza molto elevata nel tratto nodale. Ci ha comportato un irrigidimento
del nodo, similmente a quanto realizzato
anche con gli altri software a fibre. E stata utilizzata una mesh di elementi C3D8R
tridimensionali ad 8 nodi ad integrazione
ridotta, di dimensione media 20 cm.
E stato poi possibile stabilire il valore delle
tensioni e delle deformazioni nei vari punti

del telaio, segnalando la formazione della


cerniera plastica al superamento della tensione di snervamento del materiale in ogni
sezione significativa.
Nelle figure 10 ed 11 si pu osservare la
risposta ottenuta. Si nota come, rispetto ai
modelli con elementi monodimensionali,
la sequenza di formazione delle cerniere
plastiche, eccetto per la trave di sinistra
del primo piano, si concentri in una zona
molto limitata della curva di pushover, avvicinando il comportamento del telaio a
quello di un modello con simultanea plasticizzazione. La sequenza abbastanza
simile a quella ottenuta nei casi precedenti,
con la plasticizzazione iniziale delle travi di
sinistra del primo e secondo piano seguita
dalle colonne al piede e dalle travi di destra
dei primi due piani.
Come quinto ed ultimo software stato
preso in esame il codice SismiCAD[22],
parte acciaio, nelle versioni 10.12 e 10.13
(codice in continua evoluzione). Essendo
questo un software prettamente dedicato
allutilizzo negli studi tecnici, esistono molte limitazioni alla definizione della strut-

tura, dovute alle prescrizioni dellOPCM


3431[23]. La posizione delle masse sismiche
non pu essere decisa a priori, ma dipende
dai carichi verticali assegnati alla stessa. Le
sezioni dei profili utilizzati sono state modificate in modo da eliminare lelemento
di raccordo fra ala ed anima come fatto
nelle altre modellazioni. Il software utilizza
la modellazione a fibre, si tratta quindi di
un modello a plasticit diffusa. Le versioni
fino alla 10.12 del software erano conformi
alla OPCM 3274 (punto 6.3.3) [12], in esse il
moltiplicatore della forza sismica orizzontale (1) per il quale il primo elemento raggiunge la sua resistenza flessionale, veniva
stabilito quando la sezione nella sua fibra
pi esterna raggiungeva lo snervamento.
Questo veniva segnalato e, quindi, la cerniera veniva considerata formata allatto
dellingresso in campo plastico di una sola
fibra della sezione. Nella versione 10.13
stata invece adottata una diversa concezione nella definizione di formazione della cerniera plastica. Il software segue ora
lOPCM 3431 [23] in cui si parla di piena
plasticizzazione. Ovvero il solutore consi-

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dera la sezione plasticizzata quando:


1. se si in trazione o compressione semplice superata la dilatazione di snervamento
y =

y
E

(2)

2. negli altri casi, se

( (( (( (
Mx
M pl, x

My

M, pl y

Np l

2
>1

(3)

con:
Mx, My momenti flettenti sollecitanti
Mpl,x Mpl,y momenti plastici della sezione
N sforzo normale sollecitante
Npl sforzo normale plastico della sezione

Fig. 10 - Tensioni nella struttura modellata con Abaqus ed elementi Solid

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Fig. 11 - Curva di pushover ottenuta con Abaqus,


elementi Solid

Fig. 12 - Sequenza di formazione cerniere


plastiche, SismiCAD 10.12

Fig. 13 - Sequenza di formazione cerniere


plastiche, SismiCAD 10.13

Fig. 14 - Confronto curve di pushover

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Nelle figure 12 e 13 si riportano le curve di


pushover ottenute con entrambe le versioni. Si pu notare come fra le due risposte
vi sia una notevole differenza a causa della
diversa ipotesi sulla formazione della generica cerniera plastica. In particolare, con la
versione 10.13 la formazione della prima
cerniera plastica si viene a verificare per valori del carico molto pi elevati dei precedenti e molte sezioni, sulla base del criterio
adottato, non plasticizzano mai.
Sulla base delle analisi effettuate, in figura
14, si riporta il confronto tra tutte le curve di pushover ottenute. Si pu osservare
come le soluzioni determinate con i codici Telaio2D, DRAIN3DX (stesso solutore) e
SAP2000, siano molto simili tra loro. Si nota
subito, invece, una minor resistenza nellanalisi ottenuta con Abaqus, per il quale
si riporta solo la curva ottenuta con gli elementi beam per avere un miglior termine
di confronto. Si osserva infine il continuo
incrudimento del ramo plastico nellanalisi
con SismiCAD.
Il comportamento riscontrato in Abaqus
dovuto principalmente allinterazione
momentosforzo normale, determinata
sulla base della legge - materiale, di cui
si parlato in precedenza. Lincrudimento

riscontrato in SismiCAD stato invece dettato dal fatto che esso non esegue lanalisi
non lineare mediante incrementi di spostamento, ma solo tramite incrementi di forza
laterale, per cui stato introdotto nel codice un leggero incrudimento numerico.
Il valore ultimo del taglio alla base risultato pari a 345kN con SAP2000 e Telaio2D,
343kN con DRAIN3DX, 320kN con Abaqus
e 346kN con SismiCAD. Valori tutti molto
vicini che evidenziano per questo aspetto
una buona affidabilit, con uno scarto massimo del 7%.
3.1 VALUTAZIONE DEL FATTORE DI
STRUTTURA
Al fine di meglio comparare i risultati sopra
ottenuti, valutare lattendibilit degli stessi
e la facilit duso delle varie proposte normative, si determinato anche il fattore di
struttura sulla base della nota relazione:
q=

u u
y y

(4)

dove:
q il fattore di struttura,
u il valore del moltiplicatore dellazione
sismica che porta la struttura in condizioni
ultime,
y il valore del moltiplicatore dellazione
sismica allingresso della struttura in campo
plastico,
u il valore dello spostamento di un nodo
di riferimento del piano di sommit al momento dello spostamento ultimo,
y il valore dello spostamento di un nodo
di riferimento del piano di sommit al momento dellingresso della struttura in campo plastico.
Lo spostamento al limite elastico (y) stato
valutato secondo due differenti approcci:
Al raggiungimento di un drift di interpiano pari allo 0,7%; in linea con i valori di drift
suggeriti per le strutture intelaiate in acciaio
in corrispondenza di uno stato limite di tipo
Immediate Occupancy ([8],[24], [25]).
Allatto della formazione della prima cerniera plastica per quanto riguarda i softwa-

re a plasticit concentrata, quali SAP2000


e Telaio2D. Per quelli a plasticit diffusa, in
corrispondenza della prima plasticizzazione
della fibra pi sollecitata con Drain3DX e SismiCAD 10.12 (conforme alla OPCM 3274)
e della plasticizzazione di tutte le fibre della
sezione con SismiCAD 10.13 (conforme alla
OPCM 3431), come sopra riferito. Si sottolineano quindi le difficolt nel determinare
tale valore qualora si usi un modello a fibre
(plasticit diffusa).
Anche per lo spostamento ultimo (u) sono
stati individuati due criteri:
Il primo basato sul raggiungimento di uno
spostamento dinterpiano pari al 3% dellaltezza. Detto spostamento corrisponde ad
uno SLU prossimo al collasso, adottato in
genere per un periodo di ritorno Tr prossimo a 970 anni per questo tipo di strutture
[8], [24].
Il secondo, basato sulle indicazioni fornite dallOPCM 3431 e dallEC8, dove si fa
riferimento alle capacit duttili locali dei
singoli elementi componenti sulla base
delle rotazioni ultime u degli elementi che
plasticizzano. In questo caso le rotazioni
in condizioni di collasso u si determinano
sulla base della relazione:

OPCM 3431 EC 8
R= R=
R=6
6,60 14,12
Elemento Lv [m]

IPE 360
HEB 220
HEB 280

10
11
8,6

66
73
57

141
156
121

60
66
51

3,00
2,00
2,00

Tab. 2 Rotazione nelle cerniere plastiche in


mrad, secondo OPCM 3431 ed EC8

collegamento in grado di sviluppare. Ad


esempio, riferendosi allAllegato 11.B della
OPCM 3431, utilizzando il valore suggerito
per questo tipo di giunto, considerato saldato a completa penetrazione (s*=1,5), si
ha R=14,12. Mentre assumendo un valore
pi prudenziale di s* pari a s*=1,25 si ottiene R=6,6.
La versione attuale dellEC8 invece assume
u = 6y per uno stato limite ultimo pari a
quello di danno severo come quello qui
considerato (Tr = 475 anni). In tabella 2
sono riportati i valori ottenuti per il giunto
in esame.

dove:
R rappresenta la capacit rotazionale dellelemento, calcolata in funzione delle sue
caratteristiche geometriche e meccaniche;
y la rotazione rispetto alla corda al limite
elastico;
Me,RD la resistenza flessionale di progetto
dellelemento strutturale collegato;
LV la lunghezza di taglio dellelemento;
E il modulo elastico dellacciaio;
I il momento dinerzia elastico dellelemento strutturale.

Con SAP2000 al momento del collasso,


calcolato sulla base di uno spostamento
di interpiano pari al 3%, la cerniera che
ha subito le maggiori rotazioni risultata
quella della prima trave, con una rotazione
plastica di 27 mrad, seguita dalla colonna
centrale alla base. In Telaio2D lo stesso si
ha per una rotazione pari a 26 mrad. Valori
decisamente pi cautelativi e pi realistici
rispetto a quelli calcolati con lOPCM 3431
e lEC8. Se a questo, si affiancano anche le
difficolt nel valutare la rotazione di una
cerniera usando elementi a fibra, viene
naturale concludere come sia pi semplice ed intuitivo individuare i limiti elastico
ed ultimo controllando lo spostamento di
piano, piuttosto che la rotazione delle cerniere.

Utilizzando lOPCM 3431 la capacit rotazionale R dellelemento risulta fortemente


dipendente dalla sovraresistenza s* che il

I valori di spostamento di interpiano suggeriti sono in linea con la filosofia PBSD


nella quale le FEMA 274[8] e 356[25], ad

u=R y= R

Me, Rd LV
2 EI

(5)

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esempio, associano lingresso in campo


elastico in corrispondenza ad un drift pari
allo 0.7%, e quello in campo plastico al 2.5%
per lo SLU tipo life safety (Tr=475 anni) e al
5% per uno SLU di collasso (Tr=1200 anni).
comunque evidente che volendo adottare questi criteri per una verifica classica
a collasso andrebbero effettuati ulteriori
approfondimenti sui valori di spostamento da utilizzare e sulla garanzia che detti
spostamenti sono effettivamente raggiungibili grazie alla reale capacit rotazionale
delle cerniere plastiche.
Sulla base dei criteri sopra riportati, per il
calcolo dei fattori di struttura, i valori ottenuti sono illustrati in tabella 3. Essi sono
stati ricavati sia con la determinazione del
limite elastico in corrispondenza della formazione della prima cerniera plastica (indicato come OPCM) sia con quello corrispondente al superamento del drift dello
0,7%. Non si invece fatto riferimento alla
determinazione dello spostamento ultimo sulla base della OPCM 3431 poich i
risultati sarebbero stati completamente
inidonei, con spostamenti ultimi e fattori
di struttura eccessivi.
Con q OPCM si sono indicati i fattori di
struttura ricavati in base allo spostamento
elastico secondo OPCM e allo spostamento ultimo al superamento del 3% del drift.
Mentre con q Drift si sono indicati i fattori
di struttura ricavati in base al superamento
dello 0,7% del drift al limite elastico e del
3% al limite ultimo.
Software

Per quanto riportato in tabella 3, si pu


osservare come, nel caso che il limite elastico sia determinato in base alla formazione della prima cerniera plastica, i fattori
di struttura risultino fortemente variabili e
notevolmente superiori a 6, valore con cui
stato progettato il telaio. In questo caso,
un discorso particolare lo merita il codice
SismiCAD. Come detto precedentemente,
le due versioni fanno diverse considerazioni sulla plasticizzazione delle sezioni. La
prima porta ad una Fy di 133 kN, leggermente inferiore rispetto a quella determinata con gli altri software, la seconda ad
una Fy di 266kN, troppo elevata. Questi due
casi hanno quindi fornito in assoluto i valori estremi del fattore di struttura.
Facendo riferimento al superamento del
limite elastico sulla base dello spostamento di interpiano si osserva come i valori
ottenuti del fattore di struttura con i vari
software siano invece molto pi simili e
prossimi ai valori di progetto, con un valore medio pari a 5,5.
4. CONCLUSIONI
Nella presente nota, si sono volute evidenziare le difficolt insite nellutilizzo di software FEM di pubblico dominio, nellapplicazione dellanalisi di pushover ad un
sistema intelaiato in acciaio.
Nello studio effettuato stato rilevato
come le maggiori incertezze sulla caratterizzazione della risposta, derivino dalla
individuazione dei limiti elastico e ultimo
della struttura. Limiti che possono in gene-

CM3

2008

COSTRUZIONI METALLICHE

Fy

Fu

OPCM

Drift 0.7%

OPCM

Drift

Drift

Drift

OPCM

Drift

0.7%

3%

3%

[cm]
6,3

[kN]
343

[cm]
23,7

[kN]
140

215

[cm]
4,0

0.7%
14,5

6,0

SAP2000

169

233

5,3

7,0

345

25,2

9,3

5,1

Telaio2D
Abaqus

170
140

220
202

5,0
4,5

7,0
7,0

345
320

23,7
24,3

9,6
12,4

5,3
5,5

SismiCAD 10.12

133

217

3,9

6,4

346

22,9

15,3

5,7

SismiCAD 10.13

266

221

8,8

6,6

346

22,9

3,4

5,4

Tab. 3 - Fattori di struttura

46

Una revisione normativa, basata sulluso di


parametri globali, quali lo spostamento di
interpiano, potrebbe quindi essere opportuna in vista anche di una possibile evoluzione verso un completo approccio tipo
PBSD. In questo modo si potrebbero inoltre uniformare le metodologie di analisi al
variare della tipologia strutturale. Fatto che
attualmente non accade con lOPCM 3431,
dove per le murature si adotta un criterio
basato sul controllo degli spostamenti e
per le strutture in c.a. un metodo basato

Fy

[kN]
DRAIN3DX

re essere valutati sulla base delle rotazioni


plastiche, o degli spostamenti dinterpiano. Nelle analisi effettuate, questultimo
approccio risultato decisamente pi intuitivo e semplice, comportando una minore dispersione dei risultati e risolvendo
le difficolt che si incontrano nella valutazione di tali limiti con modelli ad inelasticit diffusa (modelli a fibre). Lapproccio
basato sulla capacit rotazionale delle
cerniere plastiche risultato invece molto pi complesso nellapplicazione e con
una risposta fortemente variabile. In particolare le rotazioni ultime determinate con
la OPCM 3431 sono risultate fortemente
legate alla sovraresistenza s* del collegamento. Dette rotazioni, determinate sulla
base di criteri dedotti in condizioni monotone, sono risultate molto elevate ed andrebbero ridotte attraverso un coefficiente che tenga in debita considerazione gli
effetti ciclici dovuti allazione sismica ed al
degrado del nodo.

sulle capacit rotazionali delle cerniere


plastiche, anche se pi comprovato rispetto a quello delle strutture in acciaio.
Sulla base delle problematiche sopra
esposte e con riferimento al fatto che
sono sempre pi numerosi i software non
lineari messi a disposizione del progettista, a parere degli scriventi, infine opportuno che gli enti normativi stabiliscano, o
forniscano, utili indicazioni relativamente
a dei casi studio su cui testare i codici e

consentire al progettista di verificare lattendibilit della modellazione utilizzata.


Essi dovrebbero fare riferimento a modelli
sperimentali testati ed alle tipologie strutturali di maggiore impiego. Sulla base di
questi casi studio, i produttori di software,
oltre a dovere superare una certificazione
iniziale, potrebbero fornire ai professionisti delle linee guida sulla modellazione
pi corretta da seguire, basata su elementi
comprovati.

Prof. dr. ing. Claudio Amadio


Dipartimento di ingegneria civile e
ambientale dellUniversit degli Studi
di Trieste
Dr. Ing. Enrico Prataviera
Sviluppatore di software FEM
info@enricoprataviera.eu

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Nota: articolo pervenuto il 30 ottobre 2007

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CM3

2008

COSTRUZIONI METALLICHE