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GIOVANNI

BATTISTA
TESTIMONE
DELLAGNELLO

GIOVANNI BATTISTA
TESTIMONE DELLAGNELLO

Jean Danilou

GIOVANNI BATTISTA
TESTIMONE DELLAGNELLO

MORCELLIANA
3

Titolo originale dellopera:


Jean Baptiste tmoin de lAgneau,
by ditions du Seuil 1964
Trad. di Velleda Minelli Meneghetti

PREFAZIONE
I manoscritti del Mar Morto hanno portato un
rinnovato interesse sulla figura di Giovanni, chiamato il Battista. In questa prospettiva Jean Steinman ha consacrato al Precursore un volumetto ed il
professor Flusser gli ha dedicato recentemente una
opera notevole. Ma Giovanni Battista si pone anche
nella prospettiva della Storia sacra e ne rappresenta
un momento culminante. quanta ha dimostrato
Sergej Bulgakov nellAmi de lpoux ed su questa
linea che anche noi ci collochiamo.
Queste due dimensioni sono ugualmente legitti5

me ed ugualmente rigorose. La Storia contemporaneamente Storia scientifica, alla quale si accede


attraverso i documenti, e Storia sacra, in cui penetra la sguardo profetico. Limportante di muoversi su entrambi i toni, senza separarne gli oggetti
ma rispettandone i metodi. Si tratta di livelli differenti allinterno di una realt che una. Sono modi
di procedere complementari, che si giustificano lun
laltro, ben lungi dal contraddirsi.
Dunque, in questo libro, si tratta essenzialmente
di teologia della Storia. Ho tentata gi altrove di reinquadrare Giovanni nel suo contesto di Storia delle
civilt. Questa teologia della Storia si propone come
oggetto le grandi opere di Dio nei diversi momenti
della Storia della salvezza. Storia della salvezza che
inizia con la creazione del cosmo, come ci insegna
santAgostino nel De catechizandis rudibus. Segue il
periodo pi lungo che va da Adamo ad Abramo e
che ci viene riassunto dai capitoli della Genesi compresi fra il III e lXI. Ne ho spiegato il contenuto
specifico ne Les Saints paens de lancien Testament.
Let successiva quella che va da Abramo a Giovanni Battista.
Giovanni Battista rappresenta da solo una et del
mondo. Ecco perch era opportuno consacrargli un
libro. Di breve durata nel tempo, questa et non per
questo manca di un suo particolare contenuto ed
6

soprattutto tale contenuto che ho tentato di mettere in luce. Riprendo cos, sviluppandoli, i temi di un
capitolo del Mystre de lAvent. Il presente volume
viene in tal modo ad inserirsi in quella prospettiva
di teologia della Storia che si sta elaborando.
Jean Danilou

CAPITOLO PRIMO

LA VOCAZIONE
Ogni vocazione si definisce in rapporto al disegno di Dio e costituisce una cooperazione allopera
di salvezza. Ogni vocazione ha, in questo senso, un
significato storico e presente, qualche cosa di unico,
un compito personale, insostituibile da realizzare.
Generalmente, per, questi compiti personali rientrano nella trama comune della Storia della salvezza. Essi sono linserimento, in un dato tempo e luogo, di una missione collettiva. Tuttavia, a determinati momenti decisivi, a determinate articolazioni
della Storia, Dio fa sorgere degli uomini che devono
inaugurare unepoca nuova. La vocazione assume
allora un carattere esemplare. Tale fu la vocazione
di Abramo che Dio chiama dal mondo pagano per
essere lorigine assoluta di un popolo nuovo che Egli
si costituisce. Tale fu la vocazione di Mos al quale
Dio si rivela nel Roveto Ardente sotto un nome
nuovo che segna una nuova tappa della Rivelazione.
Viene alla mente il testo di Pascal: Le sei et; i sei
padri delle sei et; le sei meraviglie allinizio delle
sei et; i sei orienti allinizio delle sei et.1
1

Ed. Lafuma, n. 283 (ed. Brunschvicg, n. 655).

La vocazione come missione.


Giovanni Battista si colloca in questa linea. E non
soltanto si colloca su questa linea ma insieme colui con il quale essa culmina e nel quale essa raggiunge il suo compimento. Nella sua persona sono
ricapitolate tutte le tappe della preparazione della
fine dei tempi che erano state segnate dal succedersi delle vocazioni dei patriarchi e dei profeti; ma
egli lultimo, secondo la parola stessa del Cristo:
tutti i profeti e la Legge hanno profetato fino a
Giovanni (Mt. 11, 13).2 In effetti, da questo momento ha inizio un mondo nuovo che non si aggiunge pi alla successione dei profeti, come credeva Maometto, ma che il compimento stesso di
quanto i profeti avevano annunciato, la venuta della gloria di Dio che rimane corporalmente fra gli
uomini, il Verbo che si fatto carne. Il gesto del
Verbo di Dio che introduce il primo Adamo nel
Paradiso pu trovare il suo parallelo, non pi nelle
vocazioni profetiche, bens nel gesto del Verbo di
Dio che riafferra Adamo per reintrodurlo irrevocabilmente nel Paradiso.
Quindi la vocazione di Giovanni non si pone ad
2

La traduzione italiana dei testi del Vecchio e del Nuovo Testamento


tratta da La Sacra Bibbia a cura di Fulvio Nardoni, Libreria Editrice
Fiorentina, Firenze 1960.

un punto di congiunzione dellAntico Testamento,


come quella dei suoi predecessori, essa si pone al
cardine stesso fra lAntico Testamento ed il Nuovo.
Questo appare in modo evidente nel Vangelo di
san Luca. Quando Zaccaria, padre di Giovanni, sacerdote della classe di Aba, si trovava nellHekal, il
Santo, al momento della preghiera per offrirvi lincenso langelo del Signore gli apparve in piedi alla
destra dellaltare dellincenso (Lc. 1,11).
Lannuncio della vocazione di Giovanni si pone
dunque nel quadro della liturgia del Tempio, di quel
Tempio in cui abitava il Dio vivente ma che prefigurava un altro Tempio. Ma con Cristo si inaugurer il
Tempio nuovo ed il Tempio prefigurativo sar abbandonato dalla Presenza. Langelo che lo custodiva
lo lascer, come dice santIlario;3 ed nel Tempio
cleste che offrir non pi lincenso figurativo ma
lincenso vero: la preghiera dei Santi (Apoc. 8, 3).
Ancora pi esplicita la parola dellangelo: Giovanni camminer davanti al Signore con lo spirito e
la potenza di Elia (Lc. 1, 17). Nella tradizione giudaica Elia era considerato il profeta per eccellenza,
colui che aveva predicato la conversione allinfedele
Israele per prepararlo al giudizio di Dio, sempre imminente. Ma era egli stesso la prefigurazione del3

Vedi JEAN DANILOU, Les Anges et leur Mission, Chevetogne, 2 ed., pp. 1819.

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lultimo dei profeti, colui la cui venuta avrebbe immediatamente preceduto il Giudizio. Gli Ebrei, alla
vigilia del Vangelo, erano stati misteriosamente
preavvertiti dellimminenza dellavvenimento escatologico, come confermano i manoscritti del Mar
Morto. a questo momento che Dio fa sorgere Giovanni Battista, come il nuovo ed ultimo Elia, colui
nel quale si compie e si esaurisce la lunga discendenza del profetismo. Questo non era che preparazione alla venuta di Dio. Ora Dio visiter il suo
popolo come un sole che sorge dagli abissi, come
il settimo oriente alla fine delle sei et, oriens ex alto
(Lc. 1, 78).
proprio quello che Zaccaria, non pi incredulo
come alla prima visita dellangelo, ma illuminato
dallo Spirito Santo (Lc. 1, 67) e ripieno dello spirito
di profezia - cio penetrante i segreti del disegno
divino che si compie sotto i suoi occhi - riconoscer
in questo figlio, uscito dalla sua carne, del quale
contempla con stupore la missione nello spirito: e
tu, bambino, sarai chiamato profeta dellAltissimo
(Lc. 1, 76). In virt dello sguardo profetico che penetra, oltre le apparenze sensibili, nel contenuto
divino della Storia sacra, Zaccaria vede nel bambino
quel profeta per eccellenza - non soltanto profeta
ma pi di un profeta (Mt. 11, 9) - che camminer davanti al volto di Dio cio che preceder il
11

manifestarsi di Dio per preparare le vie di questa


manifestazione mediante la remissione dei peccati. E questa manifestazione non sar il giudizio terribile portato su di unumanit schiava della morte
e del peccato, ma lespressione della tenera misericordia che si alzer come unaurora dalla profondit degli abissi, come una luce in sperata nel cuore
delle ineluttabili tenebre.
Si vede dunque quanto la vocazione di Giovanni
si definisca innanzi tutto in rapporto al disegno di
Dio. Egli sta allestremo limite della discendenza dei
profeti, alla soglia della fine dei tempi, di fronte allimminenza dellavvenimento decisivo. In questa
prospettiva si comprende lurgenza dellappello che
egli lancer, il modo con il quale scuoter formalismi e connivenze. Egli pronto a cogliere i segni
annunciati dalla Parusia: il sole che si oscura, la luna che non riflette pi la luce, gli astri che cadono
dal cielo, le potenze celesti che si scuotono (cfr. Mt.
24, 29). E tuttavia, gi nella prima testimonianza
che gli data, quando ancora vagisce in una culla,
qualche cosa risplende sul suo viso: lalba del sole
che sta per apparire allorizzonte e che oscurer
quello della prima creazione, qualche cosa che gi
un primo riflesso del Vangelo e che lascia presagire
che lavvenimento annunciato non sar il trionfo
del leone di Giuda sopra i nemici di Dio, ma il sa12

crificio dellAgnello che toglie i peccati del mondo.

La vocazione come elezione.


La vocazione di Giovanni ci appare cos esemplare di ogni vocazione, in quanto ogni vocazione
una missione. Ci appare inoltre esemplare di ogni
vocazione in quanto ogni vocazione elezione. Ci
spiega innanzi tutto il carattere assolutamente gratuito della vocazione. Dio sceglie come e quando
vuole, senza essere condizionato da nulla, in piena e
sovrana libert. Libert, tuttavia, che non arbitrio;
se la libert divina non. condizionata da nulla di
esterno, essa per lespressione dei misteriosi
consigli della Saggezza e dellAmore. Questo appare
eminentemente in Giovanni. Egli scelto da Dio per
una missione che Dio stesso gli destina, non in virt
di qualche merito precedente ma fin da prima che
nascesse. Egli sar ripieno di Spirito Santo fin dal
seno di sua madre dice Zaccaria allangelo (Lc. 1,
15). La Chiesa non esiter ad applicargli, nellintroito della sua Messa, le parole con le quali il profeta
Isaia designa leletto per eccellenza, il servo di Jahv: Jahv mi ha chiamato fin dal seno materno,
fin dalle viscere di mia madre ha pronunciato il mio
13

nome (49, 1). Anche qui Giovanni Battista appare


nella successione di tutti coloro che Dio aveva eletto
nel corso della Storia Sacra per fame i propri strumenti. Poich lelezione sempre in funzione di una
missione. Cos, Dio sceglie Giacobbe e lascia da parte
Esa; cos, fra i sette figli di Jesse il pi giovane,
colui al quale nessuno pensava e che stava pascolando il gregge quegli che Dio si era riservato per
fame il suo servo Davide e che Samuele design e
segn con lunzione (1 Sam. 16, 10-13). Cos, nonostante le proteste che gli oppone, Dio chiama Geremia. E quando questi dichiara di non saper parlare,
Dio gli risponde: Metter le mie parole sulla tua
bocca (1, 10). Non solo lelezione non condizionata da meriti precedenti ma neppure ostacolata da
limiti umani. Perci essa sempre al di sopra delle
forze umane. la grazia di colui che chiama che d
anche la possibilit di compiere ci che egli chiede:
lo mi glorifico della mia miseria dir san Paolo.
Lelezione appare cos uno di quegli aspetti dei
mores divini che si manifestano attraverso la Storia
sacra e che sono loggetto della contemplazione
profetica. Come Maria ammirer nellIncarnazione
del Verbo la manifestazione della suprema potenza
di Dio, cos gi Zaccaria ammira nellelezione di
Giovanni una meraviglia compiuta da Dio solo. Il
Benedictus quasi una profezia del Magnificat. Per14

ci tutto questo esordio del Vangelo si svolge come


una liturgia in cui i misteri si susseguono ai misteri,
riempiendo di stupore gli angeli e gli uomini.
Lelezione opera prettamente divina poich crea
qualche cosa senza bisogno di preparazione o condizionamento alcuno. Ora, tale la caratteristica
delle opere di Dio. Questo si verifica per la creazione nellordine della natura; Dio crea dal nulla
questo cosmo del quale noi non riusciamo a raggiungere i limiti. Questo si verifica nellordine della
Storia: lelezione un cominciamento totale. Per
questa la Bibbia usa un unica termine bara per designare queste opere propriamente divine nella
natura e nella Storia.
Ma tali scelte di Dio non sono forse lespressione
dellarbitrio? Qui noi ci accostiamo ai misteri pi
profondi del disegno di Dio. Appunto a proposito di
Giacobbe ed Esa san Paola, nellEpistola ai Romani,
ribadisce la libert delle elezioni divine: no erano
ancor nati i figli e non avevano ancora fatto n bene
n male, affinch il disegno elettivo di Dio rimanesse fermo, scelto con libera elezione senza riguardo alle opere, ma per voler di Colui che chiama, le
fu detto: (a Rebecca) il maggiore sar soggetto al pi
giovane (Rom. 9, 11-12).
Questo arbitrio pu scandalizzare e Paolo pone a
se stesso lobiezione: Che diremo allora? C in15

giustizia in Dio? (Rom. 9, 14). No, poich non si


tratta del destino eterno delluomo ma delle circostanze della sua vita temporale. In questo campo
Dio non ammette che gli si chiedano dei rendiconti
che vorrebbero limitargli la libert del suo amore
con calcoli di una saggezza meschina. Lessenziale
non di avere una maggiore a minor quantit di talenti ma di farli fruttare. Vi diversit di carismi,
ma ci che vale soltanto la carit.
Espressione della gratuit della vocazione, lelezione pure espressione del suo carattere personale. E senza dubbio questo che le conferisce il suo
aspetto specifico. Essa un appello fatta da un Dio
personale a una persona umana ed esprime, in questo senso, quel carattere essenziale della visione cristiana delle cose, che quella di un universo dominato dalla realt e dal valore della persona. Valore che ha le sue radici in Dio stesso, rivelatosi
esistente in tre Persone unite dallamore. E la creazione essenzialmente quella di persone che Dio
chiama a condividere beni che sono suoi ed a trovare in essi la gioia infinita e la beatitudine. Resta
fermo tuttavia che nel rapporto fra creatura e Dio vi
sono aspetti che hanno carattere di generalit.
una medesima legge divina che esprime per tutti gli
uomini la volont di Dio, una medesima Alleanza
nella quale essi sono chiamati a partecipare dei beni
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divini.
La vocazione invece ha un carattere assolutamente personale. Essa non ci che fa di un uomo
un uomo, assoggettato alle leggi generali della
natura umana; essa fa si che un uomo porti un nome particolare, unico, che esprime la particolare
chiamata di cui stato oggetto. In questo senso,
limposizione del nome da parte di Dio, lespressione della vocazione. Cos Jahv cambia il nome di
Abramo in Abraham, cos Simone si chiamer dora
innanzi Pietro.
Vi anche un mistero nel nome di Giovanni:
Nellottavo giorno poi, vennero a circoncidere il
bambino e stavano per chiamarlo Zaccaria, col nome cio di suo padre. Allora sua madre Elisabetta
prese la parola e disse: No, avr nome Giovanni,
Ed essi le fecero osservare: Non vi alcuno della
tua parentela che porti quel nome! Fecero quindi
cenno al padre per sapere come volesse chiamarlo.
Ed egli, chiesta una tavoletta, vi scrisse: Il suo nome
Giovanni! E tutti ne restarono meravigliati. (Lc. 1,
59-63).
Perch levangelista ritenesse di mettere in luce
questo episodio bisognava che fosse ricco di significato. Ed effettivamente sottolinea bene il carattere
personale dellelezione. Giovanni non porter soltanto il nome patronimico, che esprimerebbe sem17

plicemente la sua appartenenza ad una famiglia; Dio


gli assegna un nome personale che lespressione
della sua vocazione unica. Ed mediante quel nome
che Dio lo designa. Mi ha chiamato con il mio nome (Is. 49, 1). Questo nome esprime una realt unica, insostituibile, non confusa nellanonimato della
stirpe ma amata di un amore personale. Il nome esprime cos quellelemento unico che Dio ha voluto
in ogni creatura umana, quel risultato spirituale che
in essa Egli persegue. Questo nome il simbolo di
ci che vi di pi interiore, di quel segreto in-timo
che solo Dio conosce e che solo Dio rivela. Gli dar
una pietra bianca e su questa pietra sta scritto un
nome nuovo che nessuno conosce allinfuori di chi
lo riceve (Apoc. 2, 17).
Ma tale relazione con Dio di ogni animo umano
si esprime su due piani distinti. Essa prima di
tutto costitutiva dellesistenza stessa. lo esisto in
quanto Dio mi chiama, mi suscita ad ogni istante allesistenza, mi dona a me stesso. Questa relazione
personale con Dio non rappresenta un momento
successivo, ma fa parte essenziale del mio essere.
Ad ogni istante io mi ricevo tutto intero da Lui.
Riconoscere questo dono, rispondere alla grazia
mediante azione di grazie, riferire a Dio in ogni
momento non soltanto tutto quanto mi appartiene
ma tutto quello che sono, questo lespressione
18

stessa della religione. Ed in tal senso, essere religioso una dimensione essenziale del mio essere.
Se per me, esistere significa essere in relazione con
Dio, riconoscere questa relazione significa semplicemente avere coscienza di quello che io sono. Significa, fuori di me e dentro di me, espandermi o
raccogliermi in Colui che vive in me e nel quale io
vivo.
Ma vi una seconda relazione con Dio, relazione
che non pi soltanto al livello dellessere ma al
livello dellagire. Ed propriamente questa la vocazione. Il mio nome esprime non soltanto quello che
sono ma anche quello che devo compiere. Forse
un altro nome; Dio ne aggiunge allora al primo un
secondo che esprima la vocazione. Ma per Giovanni
i due nomi sono imposti contemporaneamente. Giovanni non ha necessit di cambiare nome perch la
sua vocazione lo coglie ancor prima di nascere, non
viene a cercarlo nel cuore di una vita, che dapprima
si sarebbe svolta prescindendo da essa. Ed anche da
questo punto di vista la sua vocazione esemplare.
Dio non mi chiama soltanto allesistenza, mi chiama
anche al servizio della sua opera. Per questo mi recluta. Ed allo stesso modo che il mio essere un essere unico, cos unica la mia vocazione alla quale
Dio mi chiama personalmente ed alla quale personalmente io rispondo.
19

In tal modo, la vocazione rappresenta una nuova


forma di intimit con Dio. Dio non si fa conoscere
soltanto come sorgente di ogni esistenza. Egli introduce nel segreto del suo disegno redentore, spalanca le porte dellanima oltre se stessa verso la salvezza del mondo. Dio cerca quindi dei cuori liberi,
che si affidino a lui per poterli rendere partecipi dei
suoi consigli e delle sue decisioni.
Ci sommamente vero di Giovanni. Egli colui
che deve preparare le vie del Signore, istruire i
popoli a riconoscere la salvezza (Lc. 1, 76). dunque prima di tutto colui che deve apprendere egli
stesso le vie del Signore per poter riconoscere lui
medesimo la salvezza. Lintimit dellanima con il
suo Dio si manifesta qui ad un nuovo livello. Ed il
nome assume il valore di un appello, talvolta di un
rimprovero, ma rimane sempre lespressione di un
legame ineffabile. Maria riconosce che il suo Signore vive quando Ges risorto la chiama con il suo
nome.

Vocazione e comunione.
Noteremo che per due volte la vocazione di
Giovanni presentata in rapporto con il popolo di
Dio. Sua missione sar di ricondurre i figli dIsraele
20

al Signore loro Dio e di preparare al Signore un popolo ben disposto (cfr. Lc. 1, 16-17). Sullo sfondo
della missione di Giovanni, appare qui il mistero
centrale dellAlleanza. Non soltanto con individui
che Dio ha stretto alleanza. un popolo che Dio ha
scelto e con il quale ha stretto alleanza. Tutto lAntico Testamento ci descrive Israele come questo popolo prescelto da Dio. E la funzione degli inviati da
Dio, a cominciare da Mos fino ad Elia e a Giovanni,
sempre quella di ricondurre al suo Signore questo
popolo che se n allontanato e di prepararlo a ricevere le visite del suo Dio.
Pi avanti Zaccaria, a proposito di Giovanni, profetizza che egli insegner al popolo di Dio a riconoscere la salvezza. (1, 77). Anche qui la sollecitudine
di Dio si rivolge innanzitutto al suo popolo. E per aiutare il suo popolo Dio chiama Giovanni. Nelle parole
di Zaccaria si ritrova leco degli antichi profeti che
avevano annunciato il giorno in cui il popolo di Dio
avrebbe riconosciuto il suo Signore, in cui cio sarebbe entrato con lui in unAlleanza nuova e definitiva. Ma questo sar il patto che io stringer con la
casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore, porr la mia legge dentro di loro e la scriver nei loro
cuori. Io sar il loro Dio e loro saranno il mio popolo. E tutti mi riconosceranno, dal pi piccolo al pi
grande (Ger. 31, 33-34). Abramo, Mos, Elia, erano
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stati gli strumenti con i quali Jahv aveva sigillato


una prima alleanza con Israele. In tal modo, un popolo di Dio si era costituito.
Ma essi avevano annunziato che Dio, alla fine dei
tempi, avrebbe formato una nuova alleanza, che
cio avrebbe chiamato il suo popolo ad una pi perfetta comunione di vita con Lui. Questa nuova alleanza ora vicinissima ed essa sar quella perfetta
poich vi saranno chiamate a partecipare tutte le
nazioni, coloro che vivevano nelle tenebre e allombra della morte. Alleanza che non distrugger
ma completer quella antica. Questa, in effetti, era
interamente preordinata a quellaccrescimento nel
quale tutti i popoli sarebbero stati chiamati a condividere ci che da principio era stato soltanto il
privilegio di Israele, nel quale i rami selvatici sarebbero stati innestati sullulivo buono, nel quale il
fratello maggiore avrebbe visto rientrare al focolare
domestico il fratello smarrito in una terra senza acqua e senza sentieri, nel quale il gregge perduto si
sarebbe ricongiunto al gregge, nuovamente completo, del pastore celeste.
Giovanni chiamato a preparare il popolo antico
a questa misteriosa crescita del Regno. Perch i
cuori possano dilatarsi fino ai confini dellumanit,
necessario che rinuncino alla loro meschinit ed
alla loro sufficienza. La Storia, nel suo insieme, la
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Storia di questo popolo di Dio in cammino verso la


Gerusalemme celeste e che ad ogni tappa accoglie
popoli nuovi fino a che il Regno non raggiunger i
pi lontani confini del mondo. Il momento che Giovanni rappresenta particolarmente importante in
questa crescita. Egli ne indica la principale articolazione. Deve preparare il popolo antico a questo
ampliamento decisivo. Cos Giovanni ci appare impegnata nel pi profondo della vita del suo popolo.
Egli ne prolunga le ispirazioni. Gi il Maestro di Giustizia aveva annunciato che gli ultimi tempi erano
cominciati. Il popolo di Israele era diviso in molteplici correnti; tutti si aspettavano grandi eventi,
non tutti li immaginavano nel medesimo modo. Stava per sorgere Giovanni, per orientare questa attesa
del popolo secondo le vie e i disegni di Dio.
Cos, sotto questultimo aspetto, la sua vocazione
ci appare un servizio, una funzione in rapporto al
popolo. il popolo che Giovanni vuole strappare alla sua apatia, alla sua illusione per aprirlo ai disegni
di Dio. Ed al di l di Israele, questo popolo che si
sta preparando e del quale egli il precursore. Se
non lui stesso il missionario delle nazioni, egli ha
la missione di preparare coloro che, giunta lora di
Dio, saranno i missionari delle nazioni. Ed in quel
giorno, proprio i suoi discepoli, avendo riconosciuto
la luce salita dalla profondit degli abissi, ne saran23

no i testimoni fino ai confini della terra.


Giovanni occupa, nella Storia del popolo di Dio,
un posto incomparabile. Si colloca nella lunga ascendenza che, da Abramo a Ges, costituisce lasse
della Storia e che, dopo Ges, proseguir da Pietro
alla Chiesa doggi, dal Concilio di Gerusalemme al
Concilio Vaticano.
Anche per questo la vocazione di Giovanni ci
appare esemplare. Essa si inserisce nella comunit
per svolgervi una funzione insostituibile. Ora, anche questa una caratteristica della vocazione. Essa
ci per cui unesistenza realizza la sua necessit, si
scopre cio necessaria agli altri, corrispondente ad
unesigenza vitale. Una vita infelice una vita che
non serve a nulla, che si sente isolata, vagante ed
in bala dei venti, dir san Paolo, leggera di quella
spaventosa leggerezza di ci che non trasportato
dal peso dellamore verso il suo posto, verso il posto
assegnatogli da Dio. La felicit di una vita invece
laver trovato la propria sede, la sede in cui Dio la
vuole, qualunque essa sia. Certuni non la troveranno mai - o piuttosto crederanno di non averla mai
trovata, perch vi si trovavano senza saperlo, se almeno erano trascinati dal peso dellamore - poich
lamore non trova sempre dove posarsi prima di aver trovato il riposo del cielo.
Poich la vocazione di Giovanni non ha molto in
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comune con la necessit che muove la ruota di un


ingranaggio in una societ bene organizzata o con il
compimento di una funzione allinterno del corpo
sociale. Essa esprime, invece, la libert di Dio e si
pone in un mondo in piena crisi. Essa appare in opposizione, appunto, con un Israele che vorrebbe sottrarsi allirruzione dello Spirito e si rifiuta di essere
messo in questione. Da questo essa ci fa scoprire il
popolo di Dio non simile ad una societ chiusa, in
mezzo ad altre societ chiuse, come lo erano le sette
giudaiche, ma come un popolo in cammino, aperto a
tutti gli sviluppi e che non conosce altri limiti allinfuori della creazione stessa di Dio. E proprio perch
comunione con lintero popolo di Dio nel movimento che lo trasporta verso la Citt eterna, ogni
vocazione autentica porta in s la propria certezza
splendente e si ricongiunge alla totalit attraverso
la particolarit stessa del suo servizio.
Nella Sacra Scrittura si troverebbero pochi personaggi come Giovanni Battista nei quali la vita e la
missione siano cos strettamente legate. in questo
che egli ci offre un esempio altissimo di ogni vocazione. Ma anche vero che la sua vocazione appare
quasi determinata, in quanto presenta alcune caratteristiche proprie. Sono queste caratteristiche proprie che interessano in particolare modo, nella misura in cui tentiamo di mettere in luce una spiri25

tualit del Battista. Ed ora dobbiamo cercare di approfondire in modo pi complet la natura di tali
caratteristiche.

26

CAPITOLO SECONDO

LA SANTIFICAZIONE
Fino ad ora abbiamo cercato di collocare Giovanni Battista nel suo ordine proprio, a questa soglia
misteriosa che separa ed unisce i due Testamenti, in
questo momento unico della storia della salvezza.
Abbiamo detto come il significato di tale vocazione
personale era di essere la preparazione ultima allavvenimento escatologico, definitivo, della venuta
del Verbo di Dio. LAntico Testamento designava
spesso questo avvenimento escatologico con il termine di visita del Signore. Giovanni deve predisporre i cuori ad accogliere tale visita, dopo essere stato a sua volta visitato da Colui che egli deve
preparare. Per uno scambio misterioso, Colui di
cui prepara la venuta che lo prepara a compiere
questa missione.

La visita.
La storia di Giovanni Battista non soltanto una
preparazione alle meraviglie che Dio deve compiere
27

in Ges; essa stessa fa parte delle meraviglie di Dio,


cio delle grandi opere che Dio compie e che costituiscono la Storia sacra. Giovanni appartiene a questa Storia che sinizia colla creazione del mondo e
delluomo. un medesimo disegno che svolgono
davanti a noi lAntico ed il Nuovo Testamento; un
medesimo Verbo di Dio che ha creato luomo allinizio e che lha introdotto nel Paradiso, il che significa alla partecipazione della vita divina e che
verr a prenderlo alla fine dei tempi per reinsediarlo definitivamente nel Paradiso che gli era stato
precluso dal suo stesso peccato.
Lepisodio della Visitazione ci colloca nel movimento stesso di questa Storia sacra. Come gi abbiamo notato a proposito dellannunciazione a Zaccaria nel Tempio, le circostanze stesse della vita di
Giovanni segnano contemporaneamente la continuit con lAntico Testamento ed il suo orientamento
verso il Nuovo. Ora, anche lepisodio della Visitazione ci manifesta questa continuit, e sempre in relazione con il Tempio. Gli esegeti hanno notato che
Luca, narrandoci lepisodio della visita di Maria a
Elisabetta, si ispirato ad un testo dellAntico Testamento che ci descrive il cammino dellarca dellalleanza verso il Tempio di Gerusalemme (2 Sam.
6, 1-13). Larca in cui abita Jahv trasportata alla
volta di Gerusalemme. Davide, al suo passaggio,
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danza e salta di gioia. Prima che larca giunga da


Obed-Edom nelle montagne della Palestina, Davide
esclama: Com possibile che larca del Signore
venga verso di me?.
Il raffronto con la scena della Visitazione sorprendente. Le parole sono le stesse. Qui, come l, si
parla delle montagne della Palestina. Come Davide
salta (skirtai) davanti allarca, Giovanni salta (skirtai) davanti a Maria; e le parole di saluto che Elisabetta rivolge a Maria sono le stesse con le quali Davide saluta larca. facile scorgere la profondit
teologale che questo collegamento fatto da Luca fra
i due episodi, conferisce alla Visitazione. Quello che
era larca nellAntica Alleanza, il luogo dove Jahv
abitava in mezzo al suo popolo, lo Maria nella Nuova Alleanza poich in Lei ha preso dimora il Verbo.
Lepisodio della Visitazione cos quasi sottratto allaneddoto ed acquista la sua dimensione divina.
Questo stesso movimento della Storia sacra continua. Lo stesso Dio in cammino attraverso la Storia
operando meraviglie e suscitando la gioia messianica.
Ma se vi in tal modo unanalogia fra lAntico ed
il Nuovo Testamento, fra la presenza di Dio nel tabernacolo e la presenza di Dio in Maria, essa non
deve nasconderci labisso che separa i due momenti.
La presenza nellarca appartiene ancora allordine
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dei simboli. La presenza in Maria gi nellordine


del compimento. Ed qui che appare il carattere
unico dellordine di Giovanni poich pur vero che
egli appartiene ancora allAntica Alleanza ed al
tempo delle preparazioni e delle prefigurazioni. E
tuttavia, quando Maria visita Elisabetta, le promesse sono state adempiute e Dio ha visitato il suo
popolo. gi il Verbo incarnato che, presente Maria, fa balzare di gioia Giovanni come un novello Davide, nel seno di sua madre. La Visitazione e la santificazione di Giovanni sono le prime manifestazioni
dellIncarnazione. gi opera del Verbo; sono gi le
prime manifestazioni della Grazia.
Giovanni, che un giorno sar il prima testimone
della Trinit nella teofania del battesimo, introdotto nella vita trinitaria fin dalla soglia della sua
esistenza. La Presenza del Figlio di Dio inviato dal
Padre, la fa esultare di gioia, di quella gioia data soltanto dalla presenza dello Sposo, come egli dir un
giorno. Segnato fin dal principia da questa gioia,
non vorr mai conoscerne altre. Lo Spirito Santo,
mandato dal Padre e comunicato dal Figlio, riempie
Elisabetta e santifica Giovanni, inaugurando cos le
sue opere meravigliose e preludendo a quelleffusione dello Spirito che, il giorno della Pentecoste,
ricolmer lintero universo. Ma queste opere della
Spirito sono innanzi tutto compiute nel silenzio e
30

nel segreto dove vengono introdotte soltanto le


anime nascoste.
Cos, lo Spirito comunicato gi attraverso Maria nella quale abita il Verbo, come sar un giorno
comunicato attraverso la Chiesa, dove abita il Verbo. Poich appartiene al modo di Dio di servirsi degli strumenti che Egli si sceglie per farne i dispensatori dei suoi doni. Cos, lo Spirito comunicato a
Giovanni proprio attraversa Maria, inaugurando un
procedimento che non cesser pi poich gli atti di
Dio sono irreversibili. Ed in questo episodio si vede
effettivamente come Dio, dopo la preparazione dellAntico Testamento; prepari il Nuovo, facendo di
quella parte del Nuovo che precede la Nativit - e
bench il Verbo di Dio sia gi venuto - un Avvento,
come appunto bene indica la liturgia.

La consacrazione.
Le infanzie di Giovanni e di Ges sono un tesoro
regale e nascosto. Per molti resta inaccessibile. Altri, si accontentano di vederne alcuni episodi commoventi e si inteneriscono su questi bambini come
ci si deve intenerire su ogni altro bambino. Ma in
tal modo, ci si ferma al livella dellapparenza umana
31

delle cose. Al di l di questa apparenza, la fede deve


introdurci entro il contenuto divino che vi nascosto, entro le opere compiute da Dio. A Natale,
non si tratta di un bambino avvolto nella paglia, si
tratta di un bambino che Figlio di Dio e Verbo
creatore. Al tempo della Visitazione, non si tratta
soltanto di una giovane donna che porta in seno il
suo bimbo e che va a visitare una cugina che si trova nelle sue stesse condizioni; si tratta, dietro questa visitazione umana, di una Visitazione divina, il
Verbo che, visita il suo precursore.
Altri, mettendo esclusivamente laccento, fra gli
avvenimenti della storia di Ges, su ci che costituiva loggetto della prima predicazione ai pagani,
finiscono col trascurare tutto quanto nel Vangelo,
esula da questa predicazione. Ed vero, in effetti,
che annunciando al mondo il Vangelo laccento va
posto principalmente sugli avvenimenti fondamentali, Incarnazione e Resurrezione. Ma significherebbe ridurre stranamente la storia della, salvezza che
si svolge attraverso lintera vita del Cristo, se non si
desse limportanza, dovuta a tutti i misteri che sono
riferiti, negli Evangeli. Questi sono il tesoro della
comunit cristiana. Del resto possibile che essi siano stati scritti per essere letti allassemblea domenicale. La preoccupazione di andare direttamente
allessenziale, quando si deve, presentare il Vangelo
32

ai non credenti, non deve impedire al credente di


usare della pienezza delle ricchezze che la Scrittura
gli trasmette intorno alla vita del Signore.
Certuni, infine, si accostano con una specie di timore a questa parte del Vangelo, come se essa non
presentasse le stesse garanzie di storicit di quella
parte che riguarda: la vita, pubblica e la Passione di
Ges. Male utilizzando o male intendendo gli studi
letterari fatti dagli esegeti contemporanei, essi ne
traggono limpressione che, per il fatto stesso che il
modo di scrivere la storia degli Evangelisti non
uguale a quello che userebbe, uno studioso del nostro tempo, la verit dei fatti riportati ne risulti altrettanto sospetta. Ci significa dimenticare che per
gli Evangelisti, e prima di loro per coloro che hanno
annunciato il Vangelo, il vero problema non era
quello di soddisfare la curiosit con precisazioni aneddotiche, poich i fatti della vita del Cristo erano
conosciuti, ma di mostrare di tali avvenimenti il
contenuto divino. Il fatto che Luca descriva la Visitazione rifacendosi a delle espressioni di 2 Sam. ,
in questo senso, tipico. Egli ricava il significato teologale dallepisodio storico.
Cos, la Visitazione un episodio storico ed
unopera divina. Qual il suo contenuto teologale?
Quanto abbiamo detto finora ci permette di metterlo in evidenza. Giovanni si colloca nel prolunga33

mento degli uomini dellAntico Testamento di cui


Dio si servito per farne i suoi strumenti. Questi uomini erano degli unti, profeti, sacerdoti o re che
Jahv ritirava dallesistenza profana per riservarli e
consacrarli a s. Giovanni appartiene alla loro discendenza, ma vi appartiene in modo eminente.
Come la sua missione superiore alla loro, cos pure
lo la sua consacrazione. Egli, non scelto ad un
dato momento, della vita e richiamato da una vita
profana precedente, come abitualmente avviene.
Ma fin dallorigine della sua esistenza che egli
tolto dalla vita profana e fin dallora Dio lo consacra
a s. Tale consacrazione la compie il Verbo stesso
riempiendolo dello Spirito. Egli consacrato dalla
Trinit ed consacrato alla Trinit.
NellAntico Testamento la santit indica lordine
propriamente divino, in quanto esso radicalmente
distinto da tutto quanto non lui. Essa il termine
biblico e concreto di ci che i Greci chiameranno
trascendenza. Se si parla di bont, di verit, di bellezza, si esprime qualche cosa che comune a Dio e
alluomo, che Dio possiede in sommo grado e luomo per partecipazione.
Ma la santit designa ci che proprio soltanto
di Dio. Lo stesso nome ebraico, kodesh, sembra
derivare da una radice che indica la separazione.
Dio colui che separato, da tutto ci che non
34

Lui, da un abisso insuperabile; il Dio tre volte


santo che adorano i serafini. Di conseguenza, si
diranno santi quegli oggetti o quelle persone che
Dio separa a sua volta dalla vita profana per farli
suoi, per consacrarli al suo uso o per impiegarli al
suo servizio. Vi cos nellAntico Testamento un
codice di santit che tratta di tutto ci che
appartiene al culto di Jahv. Nel popolo dIsraele,
unintera trib, quella di Levi, era riservata al servizio di Jahv. Cos la santit prima di tutto una
determinazione oggettiva. San Paolo chiamer
santi tutti i cristiani; ed in effetti, grazie al loro
battesimo, essi sono un popolo sacerdotale che Dio
si riservato. Questa determinazione, si noti, non
un elemento puramente esteriore. Essa comunica
allessere consacrato una precisa qualit, lo abilita a
compiere funzioni sante: lo santifica.
Cos il mistero della Visitazione quello della
consacrazione di Giovanni Battista. Per mezzo dello
Spirito che gli comunicano, il Padre ed il Figlio lo
separano dal mondo profano, lo rendono un essere
santo, consacrato a Dio. Tale consacrazione esprime
innanzitutto una appartenenza a Dio ed essa fin
dallinizio totale, senza riserve. Giovanni come
collocato in una sfera di grazia, introdotto nel santuario dove Dio dimora. Ed in questa sfera di grazia
a poco a poco le sue facolt sbocceranno. Questo
35

Spirito che consacra uno Spirito attivo, esso suscita la vita, quella dello Spirito, che introduce alla
conoscenza e allamore delle cose divine.
Cos, lo stesso Spirito che compie la Storia sacra
attraverso i profeti d anche a questi profeti la comprensione del contenuto di tale Storia. Esso crea
cuori e spiriti nuovi, capaci di gustare le cose divine. Coloro infatti che sono secondo la carne, pensano cose della carne, coloro che sono secondo lo
spirito pensano quelle dello Spirito (Rom. 8, 5).
Anche i profeti dellAntico Testamento avevano
ricevuto il dono dello Spirito, ma in una forma imperfetta; gli Apostoli lo riceveranno a Pentecoste in
forma perfetta; anche in questo, Giovanni rappresenta un ordine a parte: introdotto alla vita dello
Spirito dal Verbo incarnato pi di quanto lo fossero
i profeti, e tuttavia non ancora partecipe della pienezza del dono che il Cristo risorto e seduto alla
destra: del Padre, effonder sopra i suoi.
Soltanto lo Spirito pu darci lintelligenza delle
opere dello Spirito, soltanto lo Spirito pu far vibrare i nostri cuori e far loro conoscere le meraviglie di
Dio. Solo lo Spirito ci fa scoprire, attraverso lepisodio oscuro del villaggio sperduto della Palestina,
qualche cosa che pi importante di tutti i pi
grandi avvenimenti della storia di quei tempi. Solo
lo Spirito ci mostra il disegno mirabile che, fra i
36

profeti dellAntico Testamento e gli Apostoli del


Nuovo, pone Giovanni come un anello di congiunzione unico ed insostituibile, e fa della visita di Ges
che effonde sopra di lui lo Spirito, la continuazione
delle visite di Dio al suo popolo eletto e la preparazione delle visite del Verbo ai santi della Nuova
Alleanza.

La gioia dei poveri.


Fra i misteri nascosti nessuno pi nascosto
della santificazione di Giovanni Battista da parte del
Verbo incarnato. E tuttavia, questa unopera mirabile della potenza divina. Essa fa parte dei magnalia Dei, di quella serie di gesta divine che costituiscono la Storia sacra. Lo stesso racconto di Luca ce
lo conferma. Infatti, proprio in occasione di questo
avvenimento, Maria, presa dammirazione davanti
alle grandi cose compiute, e di cui Ella testimone,
esclama: Magnificat, che significa: Com grande ci
che Dio compie!. Illuminata dallo Spirito Santo,
essa vede svolgersi davanti ai suoi occhi le prime
manifestazioni dellazione del Verbo incarnato. Ed
il suo animo esulta di quella gioia che i profeti avevano annunciato per i tempi della Visita, che ormai
37

compiuta, e manifesta i suoi effetti.


Ma qui noi proviamo un senso di stupore. Come
si spiega che avvenimenti cos grandi, pi grandi di
tutto ci che avveniva nel mondo in quel momento,
siano a tal punto nascosti? Gli uomini sono portati a
gridare come un tempo fecero i cugini di Ges: Se
tu sei il Figlio di Dio, dimostralo. ancora quanto
vorrebbero gli uomini del nostro tempo. Vorrebbero, per credere alla presenza del Verbo nel mondo,
nella Chiesa, nellEucaristia, che questa presenza
prorompesse in manifestazioni prodigiose. Ora, il
problema lo stesso per gli avvenimenti della vita
nascosta e per i primissimi esordi dellazione del
Verbo incarnato. Essi sono stati compiuti in un
profondo silenzio. Le sole testimoni della santificazione del Battista sono state Maria ed Elisabetta.
Ora, il Magnificat risponde proprio a questo interrogativo. Ci che riempie Maria di ammirazione
e di stupore insieme la grandezza dellavvenimento che si compie ed il fatto che si sia manifestato
proprio a lei. E Maria ne spiega la ragione: che Dio
esalta i poveri. Ci che straordinario, questo capovolgimento dei valori apparenti, che mostra la
nullit delle false grandezze e svela le grandezze
autentiche. Dio si manifestato non ai grandi della
terra, non ai principi dellImpero o ai principi della
Sapienza e neppure agli angeli. Persino agli angeli
38

sono nascosti questi misteri. Ma sono i poveri e gli


umili ad esserne testimoni: Ti rendo lode, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto
queste cose ai dotti ed ai sapienti e le hai rivelate ai
piccoli (Mt. 11, 25).
Il Vangelo dellinfanzia il Vangelo dei poveri. I
poveri, per la Bibbia, sono coloro che non ripongono le loro speranze nei beni di questa terra, che non
si aspettano denaro, successo o piaceri, ma coloro
che ripongono la loro speranza nel Signore. I poveri
erano coloro che attendevano la Visita. Simone era
un povero e i suoi occhi hanno visto la salvezza
(Lc. 2, 30); Zaccaria pure era un povero ed ha capito
che il Signore aveva visitato il suo popolo come la
stella del mattino che si alza dagli abissi. Tutto
linizio del Vangelo di Luca il Vangelo dei poveri,
ci descrive i misteri ai quali soltanto i poveri sono
stati ammessi. Origene diceva che per capire il Vangelo di Giovanni si doveva aver riposato sul petto di
Ges ed aver avuto in madre Maria. Ugualmente si
potrebbe dire che per capire il Vangelo di Luca bisogna aver ricevuto lo Spirito di Ges ed aver sposato la povert.
I dotti si burlano dei semplici ed i potenti disprezzano gli umili. Ma se Ges denuncia i dotti e se
Maria denuncia i potenti, non perch Ges disprezzi quellintelligenza che una sua creazione
39

meravigliosa, e Maria quelle grandezze che sono


creazione di Dio. che lintelligenza, la quale non
sia quella dei poveri, lintelligenza che si fonda solo
su se stessa, non pi intelligenza, ma follia. che
la potenza accecata dal proprio prestigio, non pi
potenza, ma debolezza. La sapienza vera quella
che lo Spirito dona ai poveri e che permette loro di
conoscere le realt autentiche. La vera potenza
quella di Dio che compie grandi meraviglie e che fa
s che i poveri si glorifichino della loro debolezza
perch allora prorompe in loro la forza di Dio.
Cos, venendo in questo mondo, il Verbo di Dio,
Lui che era la potenza e la sapienza del Padre, si
avvolto doscurit come di un mantello. Si sottratto agli sguardi dei sapienti e dei potenti della terra
per dimostrare che n la sapienza n la potenza
terrena avevano ingresso alle vere grandezze e ai
veri misteri. Ma Egli ha introdotto i poveri e i piccoli nel segreto dei suoi impenetrabili disegni facendo di essi i testimoni ammirati e gioiosi di quanto di pi grande al mondo stava compiendosi. Egli
ha rivelato i misteri nascosti alle anime nascoste. Ed
attraverso la, testimonianza di queste anime che
noi entriamo tremanti nella conoscenza di tali meraviglie, nella misura in cui sappiamo: entrare, sulla
loro scia, nella povert disfacendoci, non delle nostre intelligenze e delle loro esigenze, ma delle false
40

pretese di esse. Cos Francesco dAssisi e Charles de


Foucauld fanno parte di questi poveri introdotti ai
misteri nascosti dellinfanzia di Ges e di Giovanni.
Il mistero della Visitazione un mistero nascosto, uno di quei misteri di cui santIgnazio di Antiochia diceva che erano misteri splendenti di luce
compiuti nel silenzio di Dio. Ed esso ci invita al silenzio. Compiuto nel silenzio, viene capito nel silenzio. Quando si acquetano tutti i frastuoni del mondo, quando trova pace il tumulto del cuore,allora
soltanto lanima comincia ad entrare nei misteri nascosti. Essa scopre la loro immensit, presa dallammirazione, sussulta di gioia. Le stesse parole
che sono sgorgate dalle labbra di Maria, sgorgano
dallanima il mistero di Giovanni Battista si fa immensamente reale ed afferra il cuore. La contemplazione questo.

41

CAPITOLO TERZO

LE CRESCITE

Tutto ci che il Vangelo ci riferisce della vita di


Giovanni Battista, nel periodo che va dalla sua nascita alla sua missione, contenuto in un versetto di
san Luca: Intanto il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito ed abitava nel deserto fino al
giorno della sua manifestazione (1, 80). Di questo
versetto considereremo per ora laffermazione della
crescita di Giovanni.
Affermazione di una tale genericit che a prima
vista sembrerebbe non potersene ricavare nulla. Di
quale fanciullo non si potrebbe dire la stessa cosa?
Ma precisamente questa crescita non una crescita
qualsiasi. la crescita di un bambino ebreo che viveva in un tempo in cui lebraismo presentava una
situazione unica.
Perch, se il Vangelo non contiene che una frase
sullinfanzia di Giovanni, non ne contiene di pi neppure sullinfanzia di Ges: vi sono due versetti che
ne parlano e poi vi lepisodio del bambino perduto
e ritrovato al Tempio. Questa carenza di notizie non
42

ha impedito Robert Aron che uno storico, di scrivere un intero libro, un libro di storia, sopra Gli anni
oscuri di Ges. Infatti, pur non conoscendo che un
solo episodio di questi anni oscuri, noi conosciamo
tuttavia con certezza qual era lesistenza di ogni
bambino ebreo di quel tempo, e perci quella che
certamente stata anche linfanzia di Ges. Ci che
vero di Ges, lo per uguale ragione di Giovanni.
Possiamo quindi seguire le crescite successive attraverso le quali avvenuta la formazione della sua
intelligenza, a cui si riferisce il nostro testo nellespressione: si fortificava nello spirito.

La comunit tradizionale
Giovanni nato in una famiglia di grande fervore religioso. Accanto a sua madre, Elisabetta, cugina di Maria, stato istruito alla fede e alle speranze del suo popolo ed stato iniziato alla sua preghiera. Poi, ancora fanciullo, ha frequentato la Sinagoga. La Sinagoga non luogo di culto. Esiste in
Israele un solo luogo di culto che il Tempio. La Sinagoga luogo di insegnamento e di preghiera. Giovanni ha cos ascoltato la lettura dei testi della Sacra Scrittura di cui la sua fede si nutrita. Ha ascol43

tato quei testi di Isaia dei quali capir un giorno il


riferimento alla sua persona. Forse ha amato il Cantico dei Cantici, la cui eco risuoner nelle sue parole
quando egli stesso si paragoner allamico dello
Sposo. Senza dubbio, a dodici o tredici anni, come
Ges a Gerusalemme, sar stato interrogato dai dottori prima di essere ammesso alla comunit degli
adulti.
Infine, Giovanni ha partecipato, in una sfera pi
ampia, alla vita dellintera comunit ebraica frequentando il Tempio di Gerusalemme. Non dimentichiamo che suo padre, Zaccaria, era sacerdote del
Tempio. Questo ha dovuto incidere profondamente
sul suo spirito e sul suo cuore. Noi conosciamo che
cosa era lo splendore del culto di questi tempi dalle
descrizioni che ci sono pervenute. La pi nota
quella di un ebreo dEgitto, Aristea, che ha descritto
quanto ha visto in una celebre lettera4: Vi un silenzio assoluto, tanto da credere che non vi sia nessuno, mentre gli officianti sono circa settecento...
Chiunque assister a questo spettacolo, sar colpito
da unammirazione indicibile, commosso intimamente per quanto di sacro si sprigiona nellordinamento
di ogni particolare (96-100).
Il Tempio era il centro della vita dIsraele. Era il
4

Lettre dAriste Philocrate, Introduction, texte critique et notes par A.


Pelletier, s. j., Le Cerf, Paris, 1962 (Sources chrtiennes, 89).

44

centro della sua vita religiosa perch nel Santuario,


il Santo dei Santi, il Dio che aveva stretto alleanza
con Abramo era sempre misteriosamente presente
in mezzo al suo popolo. Nella geografia mistica, che
era quella dei popoli antichi, Gerusalemme figurava
cos come il centro della terra. Il midrash riferiva
che il Golgota, il luogo del teschio, era il luogo di
sepoltura di Adamo. I Padri della Chiesa lo ricorderanno quando spiegheranno che in questo medesimo luogo risuscitato il Nuovo Adamo.
Il Tempio era inoltre il centro della vita cultuale
e politica di Israele. Sotto i suoi portici i dottori insegnavano e tenevano discussioni. Il gran sacerdote
presiedeva il Sinedrio, il senato di questo stato teocratico, la costituzione del quale era la stessa Tora.
Soprattutto in occasione delle feste, Gerusalemme ed il Tempio diventavano il centro della vita dIsraele. Gli Ebrei vi affluivano da ogni parte del mondo e qui rivivevano insieme le grandi tappe del loro
passato. La Pasqua ricordava loro come Jahv li avesse liberati dalla tirannia egiziana; la Pentecoste,
come fosse stata data loro la Legge sul monte Sinai;
i Tabernacoli, come essi avessero attraversato il deserto dormendo sotto la tenda, prima di giungere
alla terra promessa. Ma queste feste, mentre ricordavano il passato, suscitavano anche la speranza.
Speranze politiche, spesso; la rivolta ribolliva nella
45

folla contro la dominazione romana, quando si ricordava come ci si fosse liberati dal giogo della dominazione egiziana. Ma negli animi pi profondi,
nellanima di Giovanni, sorgeva una pi elevata e
pi santa speranza: quella di veder sorgere il re
messianico che avrebbe costituito il regno di Dio,
quella di vedere Dio stesso venire a giudicare il
mondo e a glorificare il suo popolo.

Gli Esseni.
Questultima riflessione ci porta ad un quesito:
se cio Giovanni, nella complessit che propria del
giudaismo di questepoca, si ricolleghi, con le sue
origini, ad un ambiente particolare. Infatti noi fino
ad ora abbiamo parlato soltanto di giudaismo in
generale, di ci che era comune ad ogni bambino ebreo. Ma daltro lato noi sappiamo che ai tempi dellinfanzia di Giovanni il giudaismo era diviso in
partiti differenti ed attraversato da correnti molteplici. Il Vangelo ci parla dei Farisei, dei Sadducei,
degli Zeloti, degli Erodiani, dei Samaritani. Difensori fanatici dellosservanza della legge, i primi; politici conservatori i secondi; patrioti nazionalisti, i
terzi; partigiani di un giudaismo ellenizzato, i quar46

ti; ed infine gli ultimi, scismatici tanto politici che


religiosi.
Nulla ci autorizza ad affiliare Giovanni a qualcuno di tali gruppi, mentre sappiamo che Paolo era
fariseo e Simone zelota. Esisteva invece unaltra corrente nellIsraele di quel tempo, con la quale incontestabile che quanto noi conosciamo di Giovanni
presenta delle analogie. Questa corrente quella
degli Esseni. Era formata da famiglie sacerdotali che
si erano separate dal sacerdozio ufficiale al quale
esse rimproveravano le sue compromissioni. Il loro
centro principale si trovava a Qumrn, sulle sponde
del Mar Morto, nei pressi della foce del Giordano
dove abbiamo ritrovato la loro sala di riunione, le
loro piscine sacre, i loro libri santi nascosti nelle anfrattuosit della scogliera. Ma essi erano anche disseminati nei villaggi della Giudea. Costituivano un
ambiente particolarmente fervente, ispirato alla venuta imminente del giudizio di Dio. Essi si preparavano nella penitenza a questa venuta e con numerose opere rendevano partecipi di questa speranza i
loro contemporanei.
Ora, molti elementi ci autorizzano a pensare che
Giovanni, adolescente, sia vissuto in questo ambiente animato da un profondo fervore mistico e messianico. Gi la sua appartenenza ad una famiglia sacerdotale rende la cosa possibile. Ma crea anche una
47

difficolt, poich sappiamo che le famiglie sacerdotali che si erano riunite a Qumrn erano in rotta
con il sacerdozio ufficiale, mentre Zaccaria, padre
di Giovanni, faceva proprio parte di questo sacerdozio perch officiava nel Tempio. Ma non dobbiamo irrigidire i confini di questi diversi ambienti
alquanto simili a sette. verosimile che Zaccaria
non facesse parte degli Esseni propriamente detti,
ma poteva simpatizzare con essi e condividerne gli
ideali.
comunque significativo che il cantico che Luca
gli pone sulle labbra (1, 68-69) appare ripieno dello
spirito degli Esseni. A diverse riprese si allude alla
visita del Signore. Questa attesa dellimminenza
della visita lelemento pi caratteristico che distingue gli Esseni dagli altri gruppi. Egli descrive lideale di santit e di giustizia che proprio quello
della fervente comunit di Qumrn. Parla della luce
che sorger per illuminare coloro che sono nelle
tenebre. Il riferimento ai Numeri 24, 27: Una stella
sorger in Giacobbe ci ricorda che questo testo era
caro a tutti nellambiente degli Esseni. Cos Zaccaria
ci appare vicinissimo allo spirito dei sacerdoti di
Qumrn, molto lontano, invece, dallalto sacerdozio
politico dei Sadducei.
Giovanni ha dunque gi incontrato, nel suo ambiente familiare, questo fervore spirituale, questo
48

ideale di santit, questa ardente speranza. Ma sembra che egli stesso, durante gli anni della sua formazione, sia stato in contatto diretto con i devoti
Esseni. Il versetto di Luca 1, 80 che stiamo interpretando, dice appunto che Giovanni abitava nel deserto. Ora noi sappiamo che il centro della comunit essena era situato vicino al Mar Morto, in un
luogo che gli Esseni indicavano con il nome de il
deserto. il medesimo deserto, nel quale pi
tardi Ges stesso sar tentato. Si tratta di una regione precisa, che confina con la parte nord del Mar
Morto. quindi assai verosimile che Giovanni sia
vissuto in questa regione, partecipando direttamente alla vita degli Esseni o, quantomeno, tenendosi in
contatto con loro.
Sembra daltronde che questa regione eserciter
sulla sua vita una specie di fascino. Il fulcro della
sua vita non sono la Galilea e le sponde del suo lago,
non sono Gerusalemme e la sua collina sacra: questa regione nei pressi di Gerico che comprende il
basso corso del Giordano e linizio del Mar Morto
con le sue aride sponde. l che egli vivr da adolescente in un intenso fervore religioso. l che ritorner, quando Dio gli far sentire il suo appello
definitivo, per battezzare nel Giordano. Lo stesso rito del battesimo, la cui origine tanto misteriosa,
questa immersione nel fiume sacro, non senza ri49

ferimento a quei bagni sacri che tanto posto occupavano nella vita degli Esseni, ansiosi di purezza.
Infine l, sulle rive del Mar Morto, di fronte a
Qumrn che egli verr a morire quando Erode lo far decapitare nel suo palazzo di Macheronte.
Cos, come ci consentito di ispirarci a ci che
era il giudaismo in generale per immaginare linfanzia di Giovanni, cos ci consentito di ispirarci a
quanto sappiamo della vita degli Esseni per intravedere quella che stata la sua ardente adolescenza.
Gi misteriosamente animato dal fervore di Jahv,
di quello spirito di Elia che il Vangelo ci dir che il
suo, sconvolto al pari di Elia, nel suo amore per Jahv, nel vedere linfedelt del popolo dIsraele, egli
si sentiva a suo agio in questo ambiente innamorato
di assoluto, senza compromessi. E qualche cosa della violenza dei monaci di Qumrn contro i sacerdoti
prevaricatori risuoner nelle sue invettive, quando
dir ai Sadducei, ai sacerdoti di Gerusalemme che
gli venivano incontro: Razza di vipere, chi vi ha
insegnato a salvarvi dallira che sta per venire?
(Mt. 3, 7).
Egli abbraccer con ardore anche la vita santa ed
austera dei sacerdoti di Qumrn. Filone e Giuseppe
ci hanno descritto la semplicit dei loro pasti. Il
Documento di Damasco accenna persino alle locuste
che erano uno dei cibi della loro mensa. Quando
50

vediamo Giovanni, alle soglie della sua vita pubblica, sorgere dal deserto per iniziare la sua missione,
egli appare proprio in questa vita ascetica con una
veste di peli di cammello ed una cintura di cuoio sui
fianchi (Mt. 3, 4).
Vicinissima a Qumrn era Gerico, la citt delle
rose, dove i ricchi di Gerusalemme venivano a divertirsi. L Erode conduceva una vita sfarzosa. Fra
questi due mondi esiste quella opposizione totale
che trover la sua suprema espressione ed epilogo
nel contrasto di Erodiade che danza nelle sale delle
feste mentre Giovanni viene decapitato nel suo carcere.
Ma ci che sopratutto Giovanni ha acquisito nel
suo contatto con i penitenti dIsraele, come si
chiamavano gli stessi Esseni, quella certezza dellimminenza del giudizio di cui sar penetrata tutta
la sua predicazione. E questa affinit cos straordinaria, cos particolare, da costituire una rivelazione. La pi grande personalit religiosa, infatti, il
Maestro di Giustizia, secondo un commento al profeta Abacuc aveva dichiarato che Dio gli aveva fatto
conoscere non nuove profezie, ma limminenza del
compimento stesso delle profezie. Con la formazione della comunit dei penitenti, gi erano cominciati gli ultimi tempi, quelli che precedevano
immediatamente la venuta della gloria di Dio nel
51

deserto, come diceva il testo dIsaia caro al gruppo.


E la comunit stessa si era recata nel deserto per
preparare la venuta del Signore.
Dato che questi stessi temi si ritrovano testualmente nella predicazione di Giovanni, sarebbe impensabile che egli non li avesse ricevuti, direttamente o indirettamente, dai devoti Israeliti di Qumrn. La sua adolescenza si entusiasmata dellattesa
dellavvenimento escatologico, della venuta del
Messia dAronne e dIsraele e della visita di Jahv che
veniva a giudicare le nazioni e lIsraele del pec-cato.
Egli era conscio di appartenere alla piccola comunit di coloro che vivevano unicamente dellattesa di questo avvenimento e che erano andati nel
deserto per prepararsi ad esso.
Quando, esattamente, ha capito che egli avrebbe
avuto una parte eminente in questa preparazione
dellavvenimento escatologico, che era stato eletto
ed era chiamato per predicare a tutto Israele la penitenza, perch lavvenimento escatologico era imminente? Luca ci dice che lanno quindicesimo del
regno di Tiberio Cesare... la parola di Dio fu rivolta
Giovanni... nel deserto (3, 1-2).
Cos, grazie a questa straordinaria scoperta dei
manoscritti di Qumrn, possiamo dare una base storica e sicura a quanto soltanto intuivamo e cio che
tutta ladolescenza di Giovanni era stata penetrata
52

da questo spirito dAvvento, interamente protesa


verso la venuta della gloria di Dio. Noi possiamo ricostruire, dietro il breve accenno che il Vangelo ci
d della crescita del suo spirito e del suo soggiorno
nel deserto, tutto un contesto che ci permette di intravedere ci che stata questa crescita nel deserto.
Possiamo cos collocare linfanzia di Giovanni non
soltanto nel contesto storico di ogni bambino ebreo
di quel tempo, ma anche nel contesto particolare di
questo preciso momento della storia dIsraele e della corrente spirituale che lattraversava. In tal modo
linfanzia di Giovanni assume ai nostri occhi una
concreta, intensa realt.

Il deserto
Abbiamo situato nel suo quadro storico, geografico, spirituale, la partenza di Giovanni per il deserto. Ma ora ci resta da illuminarne il significato.
Si potrebbe interpretare il deserto nel senso di
un appello alla solitudine. E questo senso valido
ma non contiene nulla di specificamente ebreo o cristiano. LIndia ha avuto degli eremiti che sono andati a cercare nella solitudine le condizioni del raccoglimento lontano dallagitazione delle citt. Ma si
53

tratterebbe pur sempre di una ricerca di se stessi.


Ad un livello pi alto, si potrebbe andare nel deserto per cercare Dio.
Si detto, il deserto monoteista. Questo non riguarderebbe pi il deserto indiano ma quello arabo.
Ma non ancora il deserto biblico. C infatti un deserto biblico. Il tema del deserto, come il tema del
Tempio, o il tema della Citt, si incontra ad ogni
tappa della Storia sacra e ne ispira qualcuna tra le
pagine pi straordinarie. Vi il deserto del Sinai,
dove il popolo di Dio, uscito dallEgitto, resta quarantanni prima di attraversare il Giordano ed entrare nella terra promessa. Vi il deserto dove si
sprofonda Elia, disperando del popolo dIsraele e
dove poi ristorato da un angelo. Vi il deserto in
cui lo sposo del Libro di Osea attira la sposa infedele
e pentita per parlare al suo cuore. Vi il deserto in
cui Ges tentato per quaranta giorni e quaranta
notti. Vi il deserto nel quale fugge la Donna dellApocalisse per essere nutrita da Dio duecentosessanta giorni. Vi il deserto in cui lesempio di Antonio attirer eremiti e cenobiti.
Tutta la storia del salvezza come costellata di
partenze per il deserto.
Che significato hanno queste partenze? Esse sono sempre la espressione di una rottura. Precisiamo
meglio: esse corrispondono sempre ad una incom54

patibilit fra le vie di Dio e le vie degli uomini che si


concretizza con la impossibilit, da parte di chi vuol
vivere secondo le vie del Signore, di appartenere ad
un mondo che vive secondo le vie degli uomini. Gi
Abramo, forse, era partito da Ur di Caldea perseguitato da un popolo idolatra. Almeno cos spiega il
Corano la sua partenza. Ed il fatto che non si sappia
se egli se ne va spontaneamente o se cacciato, sottolinea che ci che importa qui lincompatibilit
stessa, come di un oggetto espulso da un luogo dove
non ha posto.
La grande partenza per il deserto sar quella di
Mos. Anche in questo caso, il popolo di Dio vive in
seno ad un mondo idolatra che gli impedisce di
realizzare il disegno che Dio ha sopra di lui. Mos lo
libera dalla schiavit e lo conduce, oltre il Mar
Rosso, nel deserto, dove Jahv gli dar la sua Legge
e gli indicher il cammino restando in mezzo a lui.
Dal momento della sua partenza, egli pu veramente diventare lo strumento del disegno di Dio e realizzare la sua vocazione. E quando Elia partir a sua
volta per il deserto, nel popolo di Dio ridiventato
prigioniero degli idoli cananei, non si troveranno
quasi pi adoratori del vero Dio. Ed alla fine del
suo lungo cammino, durato quaranta giorni e quaranta notti, nellarrivare a Horeb, che egli sente la
voce di Dio. Di qui ancora fugge via, perseguitato da
55

Gezabele, tanto respinto dal suo popolo quanto volontariamente in rotta con esso. Sar una rottura
analoga a provocare la partenza per Qumrn di un
gruppo di sacerdoti sadochiti che Giovanni quivi
incontrer.
Il caso lampante: Israele si lasciato ancora
mondanizzare. Durante loccupazione dei Seleucidi,
i costumi greci si erano introdotti, lalto clero gerosolimitano veniva a patti con i Romani. questo che
non poterono sopportare i sadochiti. LIsraele ufficiale aveva tradito. Bisognava andare nel deserto
per inaugurare una nuova Alleanza, per vivere secondo le esigenze integrali della Legge, per ritrovare lo spirito dellIsraele del deserto, per preparare nel deserto il cammino di Jahv che ben presto
sarebbe venuto per giudicare, per discernere la paglia dal grano buono.
La partenza di Ges per il deserto, commemorata
nella prima domenica di Quaresima, cos chiaramente collegata con il soggiorno dIsraele nel deserto dellEsodo che quasi non v il bisogno di sottolineare ci. Come il popolo aveva trascorso quarantanni nel deserto, cos Ges vi passa quaranta
giorni e quaranta notti; come il popolo aveva avuto
fame ed ed aveva dubitato di Dio, cos Ges, novello
Israele, sente fame ma rifiuta di trasformare le pietre in pane perch ha fede nella parola di Dio. Come
56

Israele era inciampato nella roccia, divenuta pietra


di scandalo, cos Ges era stato preservato dagli
angeli dal precipitare dallalto del Tempio. Come
Israele aveva adorato il vitello doro al Sinai, cos
Ges rifiuta di adorare Satana in cima alla montagna. E la partenza di Ges per il deserto dopo il suo
battesimo linaugurazione della sua missione, linizio di un mondo nuovo e la frattura con il vecchio.
E quando nellepoca cristiana i monaci di Egitto
si rifugeranno nel deserto, non sar per dare inizio,
nel cristianesimo, alla vita ascetica. Questa esistita
fin dalle origini. La loro fuga avr di nuovo un significato storico. Significato storico che sempre il
medesimo. Esso in corrispondenza con un momento in cui, dopo lavvento di Costantino, il cristianesimo rischia di perdere il suo vigore ed il suo
sapore evangelico.
La partenza per il deserto significa la rottura con
questo tipo di mondo cristiano nel quale non sembra pi possibile la vita evangelica, per realizzare le
condizioni della vita cristiana autentica. Basilio non
volle mai fondare un ordine religioso; era lintero
cristianesimo che pensava di ricondurre al suo spirito pi vero, quando si ritirava nella solitudine di
Annesi in Cappadocia cercando senza successo di
portarvi anche il suo amico Gregorio Nazianzeno.
57

La partenza di Giovanni rappresenta proprio un


anello di questa catena. Come Abramo, anche lui
lascia la sua famiglia, la sua patria, la casa di suo
padre. Anche lui ha come gi udito lappello che,
dalle labbra di Ges, riechegger fino alla fine dei
tempi. Se qualcuno non lascia il proprio padre, la
propria madre, i fratelli, la sposa, le sorelle, la
propria casa.... Nel caso di Giovanni, come in molti
altri, non si tratta che la sua famiglia sia infedele a
Dio; ma la realizzazione dellappello di Dio su di lui,
che far di lui il principio di qualche cosa di nuovo,
esige che egli non rimanga semplicemente nella
continuit della sua famiglia e della sua patria.
Questo distacco aveva avuto inizio quando, illuminato dallo Spirito, suo padre gli aveva imposto il
nome di Giovanni fra lo stupore dei vicini i quali
dicevano: Nessuno della tua parentela porta questo nome. Da allora, Giovanni non sar pi semplicemente il continuatore delle tradizioni familiari.
La grazia di Dio lha scelto per inaugurare una nuova via. E la sua partenza per il deserto lespressione di questa vocazione straordinaria.

58

CAPITOLO QUARTO

LAVVENTO
Abbiamo spiegato nel primo capitolo che la
vocazione di Giovanni Battista rappresenta il tipo
stesso della vocazione, nel senso biblico della parola. Resta ora da chiederci quale sia il contenuto di
essa. La liturgia della seconda domenica di Avvento
ci mostra Giovanni nel tempo che precede immediatamente Natale. Gi il Vangelo fa, della sua storia,
quasi una introduzione a quella del Cristo. La vocazione di Giovanni legata intimamente alla venuta
del Verbo, al suo avvento. Essa interamente destinata a preannunciare, a precedere, a preparare tale
venuta del Verbo. E se questa si rinnova continuamente nel tempo della Chiesa, se il Verbo sempre
Colui che viene, si capisce come la vocazione di
Giovanni resti sempre una vocazione attuale.

Il profeta.
Dio chiama Giovanni in primo luogo per annunciare la sua venuta. Egli sar chiamato profeta del59

lAltissimo (Lc. 1, 76). In tal modo si colloca nella


successione dei profeti che erano stati chiamati da
Dio prima di lui. E sotto un dato aspetto, il suo
messaggio non diverso dal loro. La profezia,
infatti, contiene sempre lannunzio della venuta del
Signore. LAntico Testamento pieno di profezie. Il
profeta Malachia parla proprio di questo giorno
della venuta, Dies adventus (Mal. 3, 1), quello nel
quale il Signore visiter gli uomini, li chiamer al
suo tribunale, liberer il suo popolo e creer Gerusalemme per la gioia. Tutto lAntico Testamento
come trasportato da questa grande corrente della
profezia ed ci che lo distingue da tutti i libri sacri
dei popoli e che gli conferisce quel suo carattere unico. il libro delle promesse di Dio, non quello delle nostalgie degli uomini. I profeti sono coloro che
Dio ha inviato per annunciare queste promesse.
Ma fra i profeti, Giovanni tuttavia unico. pi
di un profeta, dir di lui Ges (Lc. 7, 26) ed aggiunger: Fra i nati da donna non vi nessuno pi
grande di Giovanni (Lc. 7, 28). Infatti, egli non
soltanto un profeta ma gi fa parte degli avvenimenti escatologici che i profeti avevano annunziato. Questi avevano predetto che la venuta di Dio sarebbe stata preparata da un Inviato. Isaia aveva parlato di una voce che grida: Nel deserto appianate le
strade del Signore (40, 3). In Malachia Jahv dice:
60

Ecco, io mander il mio messaggero a preparare le


vie davanti a me (3, 1).
Questi due testi sono ripresi nel Nuovo Testamento a proposito di Giovanni Battista. Giovanni si
applica il primo egli stesso (Giov. 1, 23); Cristo gli
applica il secondo con una considerevole modifica:
Ecco ti mando il mio messaggero davanti alla tua
faccia, per preparare la tua via dinanzi a te (Lc. 7,
27). Qui il Padre che parla e che annuncia al Figlio
di inviare un messaggero davanti a lui per preparare le vie. Questo un esempio notevole di quelle interpretazioni dellAntico Testamento fatte dal
Nuovo, che costituiscono una delle forme pi primitive di letteratura cristiana.
Il carattere eccezionale della figura di Giovanni
era apparso anche agli stessi Ebrei, tanto che essi si
sono chiesti se egli non fosse il Messia in persona.
Ed effettivamente noi vediamo alcuni sacerdoti e leviti interrogarlo e domandargli se egli sia il Cristo o
il Profeta (Giov. 1, 20). Lequivoco era del tutto possibile per gli Ebrei che non potevano immaginare che
la venuta di Dio e quella del Messia costituissero un
unico avvenimento, essendo il Verbo di Dio ed il
Messia uniti in una sola persona, e che vedevano nel
Messia o nel Profeta il precursore della visita escatologica di Dio.
Ci che conferisce a Giovanni questo carattere
61

unico la sua prossimit con il Nuovo Testamento.


Da solo, egli rappresenta unet se vero che le
epoche della storia della salvezza non si misurano
secondo la loro durata nel tempo, ma secondo il valore particolare dei loro contenuti. Egli interamente riferito al Cristo, vive nella sua luce, e non
vive che di questa luce. gi la grazia di Cristo che
vive in Maria, che lo santifica nel seno di sua madre
il giorno della Visitazione, anticipando i tempi e
disponendo dessi in assoluta sovranit. Cos egli
situato nel suo ordine particolare, unico, infinitamente superiore a tutto quanto lha preceduto, ma
nello stesso tempo indegno di slegare la calzatura di
Colui che viene dopo di lui, perch questi il Dio
che viene.
La differenza fra Giovanni e gli antichi profeti - e
la sua vicinanza con Ges - appariva anche nel contenuto della sua profezia. Nei profeti, il Giorno di
Jahv, quello della sua venuta sulla terra, appariva
innanzi tutto come la manifestazione della sua collera sul mondo peccatore. Certo, la misericordia di
Dio, sempre pronta al perdono, non era assente, ma
la conciliazione di queste due esigenze non si vedeva: essa esister solo nella passione di Cristo. Perci
vediamo che negli Ebrei contemporanei al Cristo,
come lautore di IV Esdra, la paura e la disperazione
avranno il sopravvento di fronte alle esigenze della
62

giustizia di Dio.
Ora, il contenuto del messaggio di Giovanni di
far conoscere la salvezza e la remissione dei peccati
a coloro che giacciono nelle tenebre e nellombra
della morte (Lc. 1, 79). Isaia aveva annunciato che
una luce sarebbe sorta per coloro che dimorano
nella terra tenebrosa (9, 1). Il messaggio di Giovanni si rivolge ad un mondo prigioniero del peccato e
della morte ed impotente a liberarsene, ad un mondo votato alla morte ed incapace di giustizia, ad un
mondo senza speranza. E la sua santa e luminosa
vocazione di annunziare a tutti che i vincoli saranno spezzati, che lamore vincer. Questo gi il
messaggio della grazia.

Il precursore
Ma dire che Giovanni annuncia limminenza della grazia non sufficiente. Essa inaugurata gi con
lui. In questo senso egli il precursore, colui che
cammina davanti ma che fa gi parte del corteo. Egli camminer davanti a Lui con lo spirito e la fortezza di Elia (Lc. 1, 17). Difatti, se prendiamo il
Vangelo di Luca, vediamo che gli avvenimenti della
nascita di Giovanni sono quasi un abbozzo di quelli
63

della nascita di Ges. Il parallelismo straordinario.


Come la nascita di Ges sar annunciata a Maria, la
nascita di Giovanni annunciata a Zaccaria - e negli
stessi identici termini. In tutti e due i casi, appare
langelo Gabriele, langelo degli annunci. Zaccaria
turbato e preso da timore come lo sar Maria. Nel
medesimo modo, langelo rassicura Zaccaria dicendo: Non temere. Ancor pi notevole il parallelismo fra la nascita di Giovanni e quella di Ges. La
nascita di Giovanni opera della potenza di Dio.
Elisabetta, sua madre, era sterile ma la preghiera di
Zaccaria fu esaudita. E proprio a proposito della nascita di Giovanni, Gabriele dir a Maria: perch
nulla impossibile davanti a Dio (Lc. 1, 37).
Certamente, la nascita di Ges sar unopera
della potenza divina infinitamente pi grande. Il
Verbo creatore che aveva formato Adamo dalla terra vergine del Paradiso, verr mediante una vergine
a riprendere la razza di Adamo per introdurla definitivamente nel Paradiso. Ci nondimeno, la nascita
di Giovanni resta unopera della potenza di Dio, essa
inaugura i mirabilia Dei, di cui armai sar piena la
storia della salvezza.
Il significato di questa preparazione ci dato
dallo stesso Vangelo. Per dare sostegno allatto di
fede esso domanda a Maria che langelo le annunci
ci che Dio ha gi compiuto in Elisabetta. Cos quan64

to in lei si campir non senza precedenti. La storia


di Giovanni predispone i cuori alla storia di Ges abituandoli ai costumi di Dio. Giovanni prepara Ges
non soltanto attraverso le sue parale, come profeta,
ma soprattutto con la sua stessa vita, come precursore. Egli appartiene allo stesso ordine di realt,
quello dellazione di Dio nella storia, ed abitua gli
uomini a riconoscerla.
LAvvento ci appare cos una pedagogia della fede. La fede non consiste nel credere che Dia esiste,
ma che Dio interviene nella storia. Ed questo che
sembra inverosimile alluomo. Che nel cuore della
tessitura degli avvenimenti consueti, nel mezzo dei
determinismi dei fatti fisici e del concatenamento
dei fatti sociologici, vi siano delle irruzioni di Dio,
degli atti propriamente divini, con i quali Dio crea,
visita, salva, ecco ci che gli uomini non possano
ammettere. Ed vero che nessuna religione in
grado di giustificarlo. Ma tuttavia in questo modo
che si svela il Dio vivente, colui che viene, che entra
in rapporto personale con noi - e che respinge lontana il Dio astratto dei deisti - colui che la sola ragione raggiungerebbe.
Loggetto stesso della fede che il Verbo che si
fatto carne, il Verbo, per il quale ogni cosa stata
creata e dal quale tutto dipende, in ogni istante, sia
nato da una donna ed abbia preso dimora in mezzo
65

a noi. il credo cristiano in tutto il suo paradosso.


Affinch gli uomini possano aderirvi come alla certezza pi incrollabile, Dio dispone i loro cuori dimostrando loro che questa azione decisiva non isolata, ma rappresenta il culmine di tutta una storia sacra che la precede e nella quale il Verbo gi venuto fra i suoi.
Non soltanto attraverso la parola di Giovanni,
Dio si manifesta, ma attraverso tutta la sua vita. Egli
testimonia la luce poich quanto in lui compiuto
non proviene da lui ma da qualche cosa che sta sopra di lui, in modo che, vedendolo, gli uomini rendano gloria a Dio. Quando la potenza di Dio che aveva punito Zaccaria del suo dubbio, rendendolo muto, gli restituisce la parola, Zaccaria benedice Dio e
gli abitanti del vicinato furono presi da timore
(Lc. 1, 65). E tutti coloro che sentono parlare dellavvenimento pensano: che cosa dunque diventer
questo fanciullo? Infatti la mano del Signore era con
lui (Lc. 1, 66).
Cos, la potenza del Signore si manifesta in Giovanni - e questo fin dalla sua nascita; essa non
quindi la risposta a qualche cosa di precedente: al
contrario, suscita gli avvenimenti. Come egli concepito da una donna sterile per mezzo della potenza
di Dio, cos egli santificato fin da quando si trovava nel seno di sua madre, dalla potenza del Verbo
66

presente in Maria. In questo fanciullo sembra agire


soltanto la potenza di Dio. E Zaccaria esprime il suo
stupore davanti a ci che Dio ha operato in questo
figlio della sua carne, rendendo ogni gloria a Dio:
Benedetto il Signore Dio dIsraele perch ha visitato il suo popolo e ne ha effettuato il riscatto (Lc. 1,
68).
Con Giovanni - ed senza dubbio la nota pi stupefacente - si manifesta gi la gioia, non quella umana, ma la gioia messianica, quella che Simone
chiamava: la consolazione dIsraele. Langelo dice
a Zaccaria: Egli sar di gioia e dallegrezza per te, e
molti gioiranno per la sua nascita (Lc. 1, 14). Ed egli
stesso ripieno di questa gioia che a sua volta doner. Al momento della Visitazione di Maria, Giovanni ripieno dello spirito ed esulta nel seno di
sua madre. la vicinanza di Ges a suscitare in lui
la gioia, quella gioia che solo il Verbo sa dare, quando Egli tocca il cuore degli uomini al di l delle cose
create e fa loro sentire la beatitudine che Lui stesso e che Egli stesso comunica.
Ancora, la gioia di Giovanni non una conseguenza secondaria ma la sostanza stessa del suo essere, toccato dalla gioia divina, testimone di questa
gioia, nascosto in questa gioia. Egli gi esulta per
lavvenimento che deve venire. Poich Colui che
viene e la cui venuta egli prepara, Colui che done67

r ai suoi quella gioia che il mondo incapace di


dare e che va al di l di ogni sentimento. Come predisponeva i cuori allatto eroico della fede, cos li
predispone anche a portare il peso quasi troppo
greve della gioia, abitua i cuori, assuefatti alla disperazione, a schiudersi alla felicit che Dio ci dona.
E non senza ragione la preghiera della sua festa ci
far chiedere la gioia spirituale.
Questa gioia prorompe innanzi tutto nella sua
nativit. Essa simile ad unaurora. In seguito, rester quasi nascosta quando egli si ritirer nellombra nel timore che il suo splendore inibisca i cuori e
li trattenga dallaprirsi a Colui che solo apporta la
gioia e dal quale lha egli stesso ricevuta come per
un dono anticipato. Anche questa una testimonianza chegli rende a Colui che viene, senza nulla
attribuire a s che non la luce ma colui che fa
fede della luce. Ma egli fa fede della luce solo nella
misura in cui egli stesso ne illuminato ed esultante di salutarla al suo sorgere.

Il predicatore
Profeta, precursore, Giovanni compie infine la
sua missione: preparare le vie alla gloria di Colui
68

che viene nel deserto. Lavvenimento escatologico


prossimo. Il Verbo di Dio sta per giungere di fronte
alluomo sua creatura. il Verbo onnipotente: Ecco che i popoli sono come goccia che cade nel secchio (Is. 40, 15). Verr come un pastore per
pascolare il suo gregge, radunare le pecore, tenendo
in braccio gli agnelli (Is. 40, 11). Egli viene a visitare
i suoi. E questa ora decisiva della Storia, il Kairos per
eccellenza, ormai imminente. Giovanni inviato
per predisporre i cuori ad accogliere il Signore.
Il suo messaggio sar messaggio di conversione:
Egli camminer davanti al Signore... per ricondurre i cuori dei padri verso i figli ed i ribelli ai sentimenti dei giusti (Lc. 1, 17). Poich gli uomini si sono allontanati da Dio. Lantico peccato di Adamo
continua a riprodursi in essi. Il peccato di Adamo
era la presunzione delluomo di essere autosufficiente: Noi non abbiamo bisogno di Dio. Era la
presunzione dellumanit di essere artefice del proprio destino e garante della propria salvezza. Ma, in
tal modo, luomo si autodistruggeva poich egli non
esiste e non agisce che in relazione alla sorgente divina dalla quale prende vita ed alla quale si riferisce.
in questo mondo peccatore che Dio viene. Questo mondo, Giovanni, non pu salvarlo. Persino lui,
il maggiore dei profeti, conosce la vanit di qualsia69

si predicazione. Egli non sar lapportatore di una


vita di saggezza, ma lannunciatore di un avvenimento. A questo mondo peccatore sta per essere offerta una salvezza. La liberazione prossima. Il Verbo di Dio redimer Adamo e lo riporter al Padre. In
Lui verr restaurata la comunicazione tra Dio e luomo. Il regno di Dio prossimo. Dio regner sovranamente, anzitutto nellumanit di Ges Cristo, tutta quanta riferita a Lui; in ogni uomo poi, che potr
partecipare a questa salvezza realizzata in Ges Cristo.
Ma necessario per accogliere questa salvezza.
Giovanni non chiede al peccatore di non esserlo,
poich stato concepito nelliniquit. Ci che gli
chiede di riconoscersi peccatore, di detestare il
suo peccato e di desiderare ardentemente di esserne liberato. Ecco la prima conversione che apre il
cuore e lo mette in una buona disposizione. Certo,
questa conversione gi una grazia ed, in questo
senso, Giovanni strumento di grazia. Ma questa
prima grazia condiziona il ricevimento della grazia.
Bisogna che essa tocchi i cuori per disporli a ricevere il Signore della grazia. Ma il cuore degli uomini
duro; essi sono tutti presi dai loro odii e dalle loro
cupidigie. Abituati come sono alle loro miserie non
pensano che vi possa essere dellaltro. Hanno persino paura di essere disturbati, rifuggono le esigenze
70

dellamore. Sinfossano nelle loro tane come Adamo


si nascondeva sotto gli alberi quando vedeva giungere la gloria di Dio. Preferiscono le tenebre alla
luce.
Giovanni deve scuotere questa apatia. questo il
lato tragico della sua missione. Egli tutto proteso
verso Colui che deve venire ma deve sollevare limmenso manto dindifferenza che lo circonda. Il testimone della luce si trova alle prese con le tenebre.
Il Vangelo di Giovanni tutto costruito intorno a questo tema, e comincia con Giovanni il Battista. Colui
che testimonia la luce insopportabile agli uomini
delle tenebre perch crea in essi un disturbo. Essi
sono cos soddisfatti di questo mondo di peccato
che non amano affatto di essere disturbati. Qui Giovanni spietato, spietato perch parla in nome delle esigenze dellamore, spietato perch non si rassegna allillusione nella quale il mondo vive imprigionato e nella quale lo tiene imprigionato il Principe di questo mondo, come in una magica prigione.
Cos bisogna abbassare le colline, colmare gli avvallamenti. Bisogna ravvivare quella piccola speranza che sopravvive ancora forse nel cuore pi indurito. Bisogna abbattere gli ostacoli, ma risvegliare
le attese. Labitudine al male non tale da lasciare il
cuore indenne dalla ferita di un disperato amore
per il bene. Ma a forza di non potervi arrivare, si
71

come rivolto contro di lui. Ecco che questo bene,


questa salvezza, questa gioia, cos lungamente amati, cos a lungo inseguiti, ci sono ara offerti come un
dono regale da Colui che li possiede nella loro pienezza e che, per comunicarli, non chieder che la
fede nella sua potenza e nel suo amore.
Dopo questo lungo letargo, dopo questo lungo
inverno, questo torpore, ecco si ode il canto della
colomba che annuncia la primavera. I fiori ricompaiono e la speranza rinasce nel cuore degli uomini.
Ormai tempo di destarsi. Limpostura degli uomini di suscitare speranze alle quali essi non possono rispondere. Ed ogni uomo mentitore. Ma Giovanni sa bene che egli ha il diritto di risvegliare la
speranza perch consapevole che la speranza non
sar delusa. ci che gli d questa straordinaria sicurezza. Egli ha il diritto di annunciare la salvezza.
Se il Cristo - dir san Paolo - non risorto, noi siamo dei mentitori. Giovanni sa che la speranza che
egli suscita non sar delusa.

72

CAPITOLO QUINTO

IL BATTISTA

La vocazione e la preparazione di Giovanni Battista costituiscono un primo periodo della sua vita :
quello della vita nascosta. Il secondo periodo rappresentato dal compimento della sua missione. Non
durer che pochi mesi, ma quello al quale era ordinato tutto quanto avveniva in precedenza. Come
gi abbiamo detto, nessun uomo si mai tanto identificato alla sua missione quanto Giovanni. A tale missione egli stato chiamato fin da prima della
sua nascita. Per essa stato preparato durante la
sua infanzia e la sua adolescenza. Ad essa si dar interamente nel breve periodo che ricopre il suo messaggio: il periodo della preparazione immediata della venuta del Signore. In seguito, si immerge nuovamente nel silenzio, dopo aver compiuto lannunzio della parola che gli era stata affidata.

73

La predicazione
La predicazione di Giovanni appare, nei quattro
Vangeli, come un avvenimento della massima importanza nella storia della salvezza. Essa , prima
dellavvenimento escatologico del Cristo, lultimo
grande intervento di Dio. Innanzitutto essa si colloca nel prolungamento della missione dei grandi
profeti. Nel corso dellAntico Testamento i profeti
sono stati gli eletti da Dio, e da Dio inviati al suo popolo per trasmettergli il suo messaggio. La loro missione ha un carattere ufficiale. Essa non frutto dellispirazione personale. Si rivolge allintero popolo
di Dio nella persona dei suoi rappresentanti autorizzati.
Tale ci appare, in modo eminente, la missione di
Giovanni. Egli inviato da Dio e non predica per sua
propria ispirazione. Luca il pi esplicito su questo
punto: la parola di Dio fu sopra Giovanni, figlio di
Zaccaria, nel deserto (3, 2). Allo stesso modo, la parola di Dio era stata sopra Isaia ed Ezechiele, impadronendosi di loro per farne i suoi strumenti. Allo
stesso modo, si impadronisce di Giovanni nel cuore
del deserto per affidargli una missione presso il
popolo di Dio. A sua volta, il Vangelo di Giovanni ci
dice del Battista che inviato da Dio (1, 6).
74

Questo carattere ufficiale della missione di Giovanni viene sottolineato dal fatto che Giovanni si
rivolge allintero popolo dIsraele: Allora gli abitanti di Gerusalemme, di tutta la Giudea e di tutto il
paese intorno al Giordano, accorrevano a lui (Mt. 3,
5). In un capitolo precedente, abbiamo notato che
Giovanni presentava delle affinit con i pii Esseni,
ritirati nel deserto del Mar Morto. Ma questo faceva
parte del tempo delle sue preparazioni. Con la sua
missione, scaturisce qualche cosa di totalmente nuovo, un atto divino che viene a prelevarlo nel suo
deserto, nel suo ambiente, per una missione unica e
personale, attraverso la quale incaricato da Dio di
trasmettere un messaggio - lultimo dei messaggi
profetici - ad Israele. Come tali messaggi profetici
erano sempre stati messaggi di conversione in preparazione del Giudizio che sarebbe un giorno venuto,cos il messaggio di Giovanni un ultimo messaggio di conversione in preparazione del Giudizio ormai imminente.
Ma bench la predicazione di Giovanni si ponga
nella continuazione del profetismo di Israele, bench ne presenti i medesimi caratteri essenziali, essa
anche qualche cosa di unico, e costituisce in s
stessa un proprio universo. Ed questo significato
che gli evangelisti mettono in luce quando indicano,
nella predicazione di Giovanni, il compimento di un
75

avvenimento annunciato dagli stessi profeti. In tal


modo, la missione di Giovanni si presenta come un
momento particolare della storia della salvezza. Il
primo testo quello di Isaia che annuncia la venuta
di colui che avr la missione di preparare il cammino del Signore nel deserto: Ogni valle sar innalzata ed ogni monte ed ogni collina saranno abbassati... ed ogni carne vedr la salvezza di Dio (Is.
40, 4).
Un secondo testo profetico pure applicato a
Giovanni sia da Marco (1, 2) sia da Luca (7, 27). il
testo di Malachia: Ecco, io mander un messaggero
a preparare le vie davanti a me (3, 1). Abbiamo gi
spiegato precedentemente come il testo di Malachia
venga adattato dalla tradizione apostolica alla rivelazione cristiana in modo che si presenti come un
dialogo del Padre e del Figlio. Qui si tratta direttamente della venuta del Signore: Chi sosterr il Giorno della sua venuta? Chi resister al suo apparire?
(Mal. 3, 2). Ora, questa venuta sar preparata da un
messaggero che predisporr la via. Linvio del messaggero, dellaraldo, che annunci limminenza della
venuta, che la preceda immediatamente, che ad essa predisponga i cuori, costituisce un momento degli avvenimenti escatologici il cui annuncio lessenza della profezia. Gli evangelisti designano Giovanni come colui nel quale compiuto questo as76

petto degli avvenimenti escatologici.


Cos, la predicazione di Giovanni appartiene agli
avvenimenti escatologici annunziati dai profeti, alla
Storia sacra in quanto svolgimento del disegno di
Dio; ma essa si inserisce anche nella trama della
Storia profana, in un contesto politico determinato.
Luca, in questo senso, tiene a datarla con una precisione da storiografo: Lanno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare, quando Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca dellIturea e
del territorio della Traconitide e Lisania tetrarca
dellAbilene, sotto i sommi sacerdoti Caifa e Anna,
la parola di Dio fu rivolta a Giovanni (Lc. 3, 1). Personaggi, questi, che ci sono tutti assai noti. Svetonio
e Tacito ci hanno descritto il regno di Tiberio; Ponzio Pilato un funzionario romano sul quale ci documenta Tacito; Erode e Filippo appartengono alla
dinastia degli Erodi che a questepoca hanno una
parte considerevole nel Vicino Oriente.
strano, tuttavia, che noi abbiamo limpressione
di passare da un universo allaltro. Giovanni appariva, nel contesto della profezia, il precursore dellavvenimento escatologico, dellintervento decisivo di
Dio; ci appare nel contesto della storiografia, il contemporaneo del successore dAugusto e del predecessore di Caligola, il suddito di un piccolo principe
orientale sottomesso allegemonia romana. Impor77

tante precisamente che appartenga contemporaneamente a questi due universi, poich in tal modo
testimonia che questi due universi non sono estranei luno allaltro. Il che significa che la Storia sacra
non estranea alla Storia profana, ma che essa ne
la dimensione ultima, quella che fa s che non esista
storia puramente profana, ma che tutti i personaggi
i quali si alternano sulla scena della storia politica,
imperatori e governanti, re e sacerdoti, sono alla fine gli attori di un dramma divino.
Ci appare allora nella sua pienezza limportanza
del testo di Luca. Egli conferisce alla predicazione di
Giovanni la sua dimensione totale. Ci che Giovanni
annunzia il sorgere in seno alla storia dellavvenimento a cui, alla fine, ogni storia si riferisce. A questo avvenimento, che il Giudizio di Dio, saranno
dunque un giorno tutti chiamati a confronto. Tiberio e Pilato, Erode e Caifa, attori apparenti degli avvenimenti politici e religiosi che gravitano intorno
alla predicazione di Giovanni, sono in realt, alla fine, tutti interessati a questa predicazione. Anche se,
nella sua risonanza storica immediata, essa non oltrepassa i confini della Palestina, in realt essa raggiunge, per il suo significato, i limiti estremi delluniverso, riecheggia presso gli uomini e presso gli
angeli, introduce una nuova et. Sotto lapparente
continuit del succedersi degli avvenimenti storici,
78

essa annunciatrice di un mutamento essenziale


della Storia, il passaggio dallattesa alla presenza
della Gloria di Dio fra gli uomini.

Limminenza della Parusia


Gi si pu intravedere qual loggetto proprio
della predicazione di Giovanni. Il suo contenuto
uguale a quello della predicazione di tutti i profeti e
cio il Giudizio di Dio che deve venire. Ma ci che
segna questo contenuto di un carattere proprio
limminenza di tale Giudizio. Non si tratta pi di
una preparazione lontana. Lavvenimento per il quale stato costituito Israele, al fine di esserne testimone fra le nazioni, questo avvenimento a cui tutte
le genti sono interessate, ormai vicinissimo. Per
Israele dunque, non pi tempo di annunziarlo, ma
di prepararvisi. In realt il suo compito terminato
in quanto non era stato eletto che in funzione di
questa ora. Bisogna quindi che sia presente e pronto
quando questa ora, che gli spettava soltanto di preparare, sar giunta.
Giovanni descrive lavvenimento con un succedersi di espressioni di una forza stupenda, che danno al suo messaggio unimpronta in cui si scorge in79

sieme alla forza profetica, la sua propria personalit. Si noter la prima forma di tale annuncio: Il
regno dei cieli vicino (Mt. 3, 2). Lespressione regno dei cieli non deve indurci ad una prospettiva
celeste. Cieli qui un ebraismo che sostituisce
il nome stesso di Dio. il regno di Dio che prossimo. E Giovanni concepisce tale regno come laffermazione da parte di Dio del proprio potere, inaugurato da un intervento decisivo con il quale vincer i suoi nemici e costituir un mondo nel quale
Dio sar conosciuto e servito dai suoi.
Dunque, il messaggio di cui Giovanni depositario, innanzi tutto, un messaggio di speranza.
Poich, come dir Luca, egli annuncia la Buona Novella, il Vangelo (3, 18). Il Vangelo lannuncio ufficiale dellinizio di unera di misericordia e di pace.
Ma questa manifestazione di Dio pure manifestazione di gloria e di santit. Il Dio che viene il Dio
santo. La sua venuta un giudizio sul mondo peccatore. La predicazione di Giovanni pone laccento
principalmente su questo punto; ogni creatura sar
chiamata davanti al tribunale di Dio e dovr rispondere della sua intenzione profonda. Non pi tempo
di apparenze di giustizia, di false sicurezze. Ci che
conta soltanto il fondo del cuore delluomo. La predicazione di Giovanni pone di fronte ad ogni creatura questa verit del giudizio di Dio, davanti al
80

quale non possibile alcuna finzione.


Ora, proprio a tali finzioni che si attaccano ancora gli uomini ai quali si rivolge Giovanni. Ci che
egli denuncia non sono tanto i loro peccati, bens le
illusioni di cui essi si circondano per evitare di riconoscersi peccatori e di aprirsi alla conversione: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire la collera
che vi sovrasta? (Lc. 3, 7). La collera di Dio non
principalmente la sua incompatibilit con il male.
Essa prima di tutto lintensit stessa della sua presenza, quando si manifesta e ricorda alluomo, facile
alloblio, che nulla pi reale di Dio. Ma essa pure
lintensit del suo valore, questa radicale incompatibilit con il male, grazie al quale la santit di Dio
la garanzia ed il fondamento di ogni valore. a questo spietato confronto che il Fariseo tenta di sottrarsi con miserabili garanzie.
Cos, il messaggio di Giovanni viene innanzitutto
a far saltare il mondo dei pretesti e delle scuse, delle agevolazioni e dei conformismi, delle garanzie e
delle sicurezze. La grande tentazione per Israele sarebbe di riposarsi sulla elezione di Abramo e sulla
sicurezza di essere, quale discendente di Abramo,
lerede delle promesse. Non ha forse diritto di valersi di questa sua discendenza per pretendere al regno? proprio questa pretesa che Giovanni denuncia: Non cominciate a dire dentro di voi: noi abbia81

mo Abramo come padre! perch io vi dico che Dio


pu suscitare degli figli ad Abramo anche da queste
pietre (Lc. 3, 8). Il discendere da Abramo non ha
nessuna importanza se il fondo del cuore corrotto.
Paolo condanna ancor pi spietatamente questa pretesa nella sua Lettera ai Romani: Tutti hanno peccato e sono privi della Gloria di Dio (Rom. 3, 23).
Forse, affermando di avere Abramo come padre,
i Giudei pensavano al testo di Isaia: Volgete lo sguardo verso la roccia dalla quale foste tagliati... volgete
lo sguardo verso Abramo, vostro padre (Is. 51, 1). A
questo risponde Giovanni affermando che il Dio che
ha fatto sorgere da Abramo non soltanto la generazione carnale dIsraele, ma anche la sua filiazione in
virt della fede, pu far sorgere questa filiazione
della fede anche al di fuori della stirpe carnale di
Abramo.
Ed precisamente quello che accade. Un nuovo
popolo sta per nascere o piuttosto sta per sorgere il
vero popolo di Dio. Il tempo di Israele terminato.
Con la venuta del Regno sta per sorgere la realt. E
per entrare nel Regno non servono pi i privilegi
della stirpe o della tradizione, la sola cosa che vale
la conversione dei cuori. la medesima conversione
che Abramo aveva compiuto ad unaltra tappa della
Storia sacra, quando aveva lasciato Ur di Caldea per
incamminarsi nella sola fede. Oggi, proprio questa
82

fede di Abramo che viene chiesta ai figli di Abramo:


Noi siamo la progenie di Abramo (Giov. 8, 33) dicono i Giudei a Ges, e Ges risponder loro: Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo (Giov. 8,
33).
Ma ora gi la scure messa alla radice degli alberi; ogni albero, dunque che non produce buon
frutto, sar tagliato e gettato nel fuoco (Lc. 3, 9). Il
diaframma fra Dio e luomo, non soltanto la cattiva volont individuale. fatto anche di quella specie di sedimentazione sociologica formata da un insieme di abitudini e di compromessi, e che tanto
pi difficile da scalzare in quanto ha un carattere
collettivo. E questa fa s che ogni societ, per quanto ispirata passa essere stata nella sua primissima origine ha sempre bisogno di riforme. Giovanni denuncia un insieme di abitudini: inuguale ripartizione di beni, contraria allAlleanza ma cos ben assimilata nelle abitudini che nessuna se ne accorge se
non coloro che ne sono le vittime; piccole disonest,
ma divenute cos consuete che fanno persino parte
dei costumi; abusi di potere, ma che risultano addirittura inseparabili dal potere stesso.
La venuta della Gloria di Dio verr a denunciare
questo peccato collettivo riconducendo i cuori alla fedelt totale verso lAlleanza. Una volta di pi, il profeta un riformatore. Ma questa volta la riforma
83

deve essere totale,: Colui che ha due tuniche, ne


dia una a chi non ne ha... che il Pubblicano non esiga nulla di pi di quanto stato fissato... che i soldati non facciano violenza a nessuna n calunnino...
(Lc. 3, 11-14); la denuncia di Giovanni diretta
contro unintera societ che si mediocrizzata ed
per questo che i suoi rimproveri la colpiscono pi
profondamente. Ci che il profeta pone in discussione, tutto un ordine falso che in realt, secondo lespressione di Mounier, un disordine legalizzato.
Anche a questo proposito appare, limportanza
ed il valore della parola di Giovanni. Essa mette a
confronto, brutalmente, lesistenza comune, consueta, che sembra continuare senza fine, con le sue piccole vigliaccherie e le sue piccole generosit, allirruzione terribile della Gloria splendente di Dio i cui
raggi penetrano fin negli abissi dei cuori, il cui fuoco divorante consuma la paglia a cui, resiste soltanto
ci che stato trasfigurato nella sostanza incorruttibile dellamore. questo fuoco bruciante che presente. Spirito Santo fuoco nel quale tutto sar
battezzato, cio immerso. Brucer la paglia ad un
fuoco che mai si spegner ed ammasser il frumento nel granaio (cfr. Lc. 3, 16, 17). Giovanni lancia un
appello che riecheggia come un grido dallarme alla
vista di questa immensa folla ignara che si trascina,
84

in unesistenza mediocre proprio alla vigilia della


visione abbagliante, estasiante, della Gloria.

Il battesimo di Giovanni
Resta infine unultima questione. La missione di
Giovanni non consistita soltanto nel predicare ma
anche, nel battezzare. Ed tanto importante questo
aspetto della sua missione che ad esso si riferisce il
nome che propriamente, lo definisce: Giovanni il
Battista. Infatti, ai suoi contemporanei apparso soprattutto come colui che battezza e venne a predicare il battesimo di penitenza per la remissione dei
peccati (Lc. 3, 3). E le folle accorrevano per farsi
battezzare. Essenziale quindi il capire a che cosa
corrisponda questo battesimo, che significato abbia
nella missione di Giovanni e nella preparazione della Parusia. Allora soltanto la missione di Giovanni ci
apparir nella sua totalit.
Il Battesimo, cio il rito religioso dellimmersione in unacqua corrente, non stato inventato da
Giovanni. Come la maggior parte dei riti, anche questo fa gi parte della religione naturale e si trova in
una gran parte delle religioni con significati diversi,
dei quali il pi comune quello della purificazione.
85

In particolare, il battesimo sembra legato alla tradizione dei popoli che abitavano le rive del Giordano. Non era un rito ebraico. Inoltre il Giordano
non occupa molta parte nella Bibbia.
Tuttavia esiste un episodio significativo. Sappiamo che il generale siriano Naaman, per ordine di
Eliseo, si immerge tre volte nel fiume ed guarito
dalla lebbra. Lesistenza di battesimi nel fiume Giordano al tempo di Giovanni confermata dal fatto
che questo rito viene praticato in numerose sette. J.
Thomas stato in grado di scrivere un importante
libro sul movimento battista al tempo di Cristo in
Galilea e in Giudea.
Ci che importa, quindi, non tanto il rito dellimmersione nel Giordano, ma il significato che ad
esso attribuisce Giovanni.
Ora, assai evidente il suo legame alla conversione, alla penitenza. Giovanni predica un battesimo di penitenza. Limmersione nel Giordano esprime ed insieme ratifica tale conversione. Essa vuol
significare la volont di rottura con lesistenza passata e la nascita ad unesistenza nuova. In questo
senso, il significato del battesimo giovanneo, anticipa quello del battesimo cristiano. Del resto, evidente che il battesimo cristiano si colloca nel prolungamento del battesimo di Giovanni e non in quello
di altri riti quali il battesimo dei proseliti ebrei o le
86

abluzioni dei monaci esseni.


Tuttavia vi ancora un abisso fra il battesimo di
Giovanni ed il battesimo cristiano. Lo dichiara lo
stesso Giovanni quando dice: Io vi ho battezzati
nellacqua ma Egli vi battezzer nello Spirito Santo
(Mc. 1, 8). Il battesimo cristiano far seguito alla Parusia, alla venuta della Gloria del Signore, alleffusione dello Spirito alla Pentecoste. Appartiene al
mondo della nuova creazione, gi realizzato nella
Gloria del Cristo risorto. Sar il segno visibile ed efficace, il sacramento della partecipazione alla vita
del Cristo risorto. Questo fiume dacqua viva che sgorga dal trono di Dio e dellAgnello e che lo Spirito
Santo medesimo effuso sopra gli uomini con il battesimo, trasforma questi uomini in creature nuove,
il nuovo Paradiso fatto di alberi vivi, il nuovo Tempio fatto di pietre vive.
Non cos il battesimo di Giovanni. Egli non pu donare lo Spirito, perch lo Spirito non ancora stato
donato. Ma predispone al dono di esso. Appartiene
allordine delle preparazioni e tuttavia segna un
percorso decisivo. Sancisce la conversione dei cuori
attraverso un procedimento visibile, costituito una
rottura con il passato. Attesta linsufficienza di appartenere allantico Israele. Aggrega ad una comunit nuova, la comunit di coloro che si predispongono alla venuta del Signore. E questo cos vero
87

che anche dopo la venuta della Gloria di Dio nel Cristo i discepoli di Giovanni continueranno a formare
un gruppo a s. Li incontriamo nel Vangelo dove
vediamo che Giovanni li orienta verso il Cristo, ma
li incontriamo anche negli Atti degli Apostoli che riferiscono che ad Efeso vi sono uomini che conoscono soltanto il battesimo di Giovanni (19, 3). E Paolo
dice loro: Giovanni ha battezzato con il battesimo
di penitenza dicendo al popolo di credere in Colui
che sarebbe venuto dopo di lui, cio Ges (19, 4).
Il ruolo di Giovanni nella storia assume qui una
consistenza nuova. Egli non soltanto predicatore
di un messaggio, ma creatore di una comunit. Bench lo spazio che occupa tale comunit sia molto ristretto, ci nondimeno essa costituisce un passaggio
intermedio fra il popolo dellAntico Testamento e la
Chiesa della Nuova Alleanza. I discepoli di Giovanni
non sono pi semplicemente i figli di Abramo, sono
la comunit di coloro che si sono convertiti negli
ultimi tempi, sono coloro che si preparano al compimento delle promesse profetiche; essi appartengono ancora ai tempi della preparazione, non sono
ancora la Chiesa dei risorti. Tuttavia, quale fondatore di una comunit, il ruolo di Precursore di Giovanni ci appare sotto una luce nuova. Egli non prepara soltanto il Cristo ma anche abbozza gi la
88

struttura5 della Chiesa come comunit e del battesimo come rito di aggregazione a questa comunit.
La predicazione della conversione in vista del Giudizio che viene dunque il contenuto essenziale
della missione di Giovanni, rimarr una parte essenziale della missione della Chiesa, ed era gi stata
in precedenza una parte essenziale della missione
dei profeti. Sono queste le stesse realt fondamentali che incontriamo via via nelle diverse epoche della Storia sacra. Le loro modificazioni dipendono dallessere situate a tappe diverse di tale Storia. Altro
la tappa profetica, altro la tappa giovannea, altro
quella della Chiesa. Ma poich gli atteggiamenti sono pur sempre i medesimi, quanto appartiene ad
unet resta valido anche per le altre.
Cos per il messaggio di Giovanni. Anche se,
storicamente, corrisponde al periodo che precede la
prima Parusia, questo messaggio di conversione del
cuore in vista della venuta del Signore, resta vivo e
valido durante tutto il tempo della Chiesa, nel quale
la Chiesa tutta intera ufficialmente inviata dalla
Trinit a predicare allumanit la conversione del
cuore in vista della seconda Parusia, la venuta definitiva della Gloria.
5

Giovanni insegnava pure ai suoi discepoli una forma di preghiera,


come ci riferisce Lc. 11, 1.

89

CAPITOLO SESTO

GES BATTEZZATO DA GIOVANNI

La missione di Giovanni, la sua funzione particolare nella storia della salvezza, comprende innanzitutto due momenti importanti.
Da un lato, egli annunzia limminenza della Parusia e la costituzione, attraverso il battesimo, della
comunit di coloro che vi si preparano; dallaltro,
egli testimonia che la Parusia gi arrivata, designando in Ges colui sul quale lo Spirito disceso
nel Giordano. Questo duplice aspetto della sua missione dimostra che egli appartiene al con tempo al
mondo che precede ed a quello che segue la Parusia,
quale anello di congiunzione di due tappe vitali della storia della salvezza.
Fra questi due momenti dei quali abbiamo studiato il primo nel capitolo precedente e vedremo il
secondo pi avanti, ve n un terzo, particolarmente
difficile da capire, tanto difficile che neppure Giovanni lo ha capito agevolmente e che alcuni cristiani lhanno ignorato ritenendolo quasi imbarazzan90

te. riportato dai tre sinottici, ma non dal Vangelo


giovanneo. Si tratta del battesimo di Ges da parte
di Giovanni. Ed tanto pi importante il capirne il
significato quanto pi esso appare ad un primo momento misterioso. Saremmo tutti, portati a condividere lo stupore di Giovanni Battista quando dice:
Sono io che devo essere battezzato da te, e tu vieni
invece da me? (Mt. 3, 14).
anche importante considerare lepisodio in se
stesso perch rappresenta, da solo, un momento
della storia della salvezza, un mistero. Ed ogni mistero una fonte inesauribile di contemplazione.

Il compimento della giustizia


Il fatto che Ges chieda a Giovanni di battezzarlo
sembra ad un primo momento, innegabilmente, un
paradosso. Si pu capire come abbia scandalizzato.
Bisogna tuttavia scartare delle interpretazioni che
in realt sarebbero assurde.
Per noi il battesimo resta, indissolubilmente legato al concetto della remissione dei peccati e di conseguenza la richiesta di Ges di essere battezzato ci
sembra scandalosa. Infatti, se senza peccato, non
ha bisogno di esserne liberato. Oppure il suo gesto
91

appare privo di senso il che ugualmente inaccettabile. Ma noi diamo al battesimo di Giovanni un significato troppo limitato. Come abbiamo detto, esso
innanzi tutto in relazione con lattesa, della venuta del Giudizio ed introduce nella comunit di coloro che vivono, nellattesa di tale venuta. Raccoglie
coloro che sono entrati in questultima tappa della
storia della salvezza, rappresentata dalla preparazione immediata della Parusia.
Ma lo scartare le interpretazioni errate non elimina lesistenza del problema, ci facilita soltanto la
sua reale identificazione. E il mistero questo. Il battesimo di Giovanni appartiene allordine delle preparazioni. Precisamente, esso prepara quanto gi
stato sostanzialmente compiuto ma che sta per essere manifestato visibilmente in Ges. Allora non
un sovvertimento dellordine delle cose il vedere Ges che chiede di ricevere un battesimo il cui unico
scopo quello di disporre a ricevere lui stesso? Giovanni laveva, gi detto: Io vi battezzo con acqua
per indurvi, al pentimento; ma Colui che viene dopo
di me, pi potente di me, ed io non son degno di
portare i suoi sandali; Egli vi battezzer nello Spirito Santo e nel fuoco (Mt. 3, 11). Qui tutto chiaro:
il battesimo di Giovanni semplicemente un battesimo di penitenza; il vero battesimo quello che sar dato, da Ges.
92

quindi comprensibile la reazione di Giovanni


alla richiesta di Ges di avere il battesimo. La sua
risposta tocca il fondo della questione e sottolinea
innanzitutto lapparente rovesciamento delle parti:
Sono io che devo essere battezzato da te e tu invece vieni da me? (Mt. 3, 14). Ci che stupisce Giovanni, che Ges domandi di essere introdotto nellordine delle preparazioni, quando gi appartiene a
quello del compimento. Quando egli dice di essere
lui ad aver bisogno del battesimo, non vuol contrapporre il suo stato di peccatore alla santit di Ges,
ma vuol paragonare limperfezione del suo battesimo con la perfezione del battesimo che potr dare
Ges. La sua stessa fede messa alla prova. Se Ges
domanda il battesimo, non significa forse che Ges
non colui che deve venire ad istituire il vero battesimo? Sei tu colui che deve venire a ne dobbiamo
attendere un altro? (Mt. 11, 3) dir pi tardi. Questo interrogativo nasce quindi gi nel suo animo.
Forse mai sentiamo tanto la realt della fede come nei momenti in cui essa sembra posta in questione. O piuttosto posto in questione il nostro modo di pensare che viene sconcertato dai modi dagire di Dio. Ed in questi frangenti che, superando la
smentita delle apparenze, noi ci inoltriamo nella fede pura. Cos fu per Abramo al quale Dio aveva promesso di essere padre di una grande stirpe ed al
93

quale questo stesso Dio domanda il sacrificio dellunico figlio dal quale soltanto poteva attendersi la
realizzazione della promessa. Cos fu per Maria, alla
quale langelo annuncia che sar madre del re messianico, quando ella vergine consacrata a Dio. Cos
per Giovanni che si sente chiedere da Ges di essere
introdotto nella comunit di coloro che si preparano alla venuta della Gloria di Dio quando sa bene
che in Ges questa venuta gi compiuta.
C quasi un senso di disperazione nella protesta
di Giovanni: Che bisogno hai del mio battesimo quando sono io che avrei tanto bisogno del tuo?. Non vi
quasi una derisione nel chiedere qualche cosa di
cui non si ha bisogno? Perch venire a mendicare il
pane dei poveri, quando si hanno a disposizione le
ricchezze di Dio? A che scopo farti infelice con noi,
condividere la nostra miseria, invece di rendere noi
felici con te, partecipi della tua gloria?
Una tale protesta traspare lunga tutto il Vangelo. I suoi fratelli rimproverano a Ges di non manifestarsi agli Ebrei. I figli di Zebedeo gli chiederanno di colpire con il fulmine gli increduli. Ancora sul
Calvario, i Sadducei la provocheranno a scendere
dalla croce, se veramente il Figlio di Dio. Perch mai
il Figlio di Dio ha voluto assumere fino a tal punto la
condizione miserabile delluomo?
A queste domande risponde Ges con una frase
94

al suo precursore, frase che convince questultimo:


Lascia fare, per ora, poich conviene che adempiamo cos ogni giustizia (Mt. 3, 15).
Per capire il significata della risposta di Ges, bisogna rifarci al concetto di giustizia nellAntico e nel
Nuovo Testamento. La parola esprime sempre relazione e conformit ad una norma. Nel linguaggio
profano, giusto ci che conforme ai diritti di una
persona. Ma per la Bibbia, la norma che rende unazione giusta, non la sua conformit al diritto delluomo ma al disegno di Dio. Giusto colui che adegua la sua condotta alla legge di Dio. Avere fame e
sete di giustizia significa avere fame e sete che sia
fatta la volont di Dio. Cercare il regno di Dio e la
sua giustizia significa fare della volont di Dio la
norma della propria esistenza ed operare affinch
ogni esistenza si adegui alla volont divina.
Il motivo indiscutibile, quindi, al quale ricorre
Ges per decidere Giovanni a battezzarlo, che questa lespressione di una misteriosa volont divina.
Da questo momento le obiezioni di Giovanni cadono. Aveva avuto ragione di porle poich fare la volont di Dio non significa, rinunciare ad esercitare
quella ragione che dono di Dio. Ma resta ben fermo che le ragioni di Dio oltrepassano infinitamente
la ragione delluomo. Le mie vie non sono le vostre.
E quando luomo ha esposto le sue ragioni, deve an95

cora fidarsi di questa saggezza divina di cui non pu


scorgere lintima giustificazione ma alla quale sa di
potersi affidare senza riserve poich le sue vie sono
vie di misericordia.

La successione dei tempi


Possiamo noi intravedere qualche cosa di questa
giustizia, di questo disegno di Dio? Corrisponde questo battesimo di Ges, ad opera di Giovanni, a qualche cosa che abbia un senso intelligibile? Vi una
parola, nella risposta di Ges, che pu metterci sulla
buona strada. Lascia fare, per ora (arti). Il battesimo di Ges per opera di Giovanni corrisponde dunque ad una data situazione. Non ha valore definitivo. Anche il battesimo che dava era, per Giovanni
stesso, soltanto una tappa provvisoria. Cos , ancor
pi particolarmente, del battesimo che gli domanda
Ges. Tale battesimo corrisponde alla volont di Dio,
in questo momento preciso della vita di Ges. Fa parte delleconomia del disegno divino. Ed in funzione di tale prospettiva che noi possiamo scoprirne il
significato.
Un aspetto essenziale del disegno di Dio che le
cose abbiano un loro tempo e che ogni cosa avvenga
96

a suo tempo. E la giustizia, la giustezza, precisamente di non essere n in ritardo n in anticipo sul
tempo, ma di compiere ci che Dio vuole nel momento che Egli vuole. Poich i tempi sono stabiliti
da Dio, e da Dio solo conosciuti : Non sta voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato
in suo potere (Atti 1, 7). Questo scrupolo di compiere ogni cosa al suo tempo evidente nella vita di
Ges. Egli sa, al momento di Cana, che la sua ora, il
tempo stabilito dal Padre per la sua Passione e la
sua Resurrezione, non ancora giunto.
Dio procede, in effetti, a tappe. Dispone ogni cosa con forza e saggezza, senza far violenza alle circostanze. Entra nel tempo e ne rispetta le leggi. Non
forse anche il tempo una sua opera e non fa parte
della sua creazione? Il tempo non soltanto una misura dellesistenza che si ripete incessantemente.
Esso la realt positiva di una crescita, nella quale
ogni cosa ha un inizio, uno sviluppo ed un completamento. Esso , nellordine delluomo, quello di una
educazione in cui la libert progressivamente si risveglia, si cimenta, si consolida. Esso , nellordine
della storia umana, quella pedagogia descritta da
santIreneo, in cui lumanit doveva essere progressivamente abituata alla vita dello Spirito, esercitata
alla libert prima di poter ricevere totalmente il
dono dello Spirito e di poter disporre pienamente
97

della propria libert.


Allora potremo capire perch lessere battezzato
da Giovanni, significava per Ges compiere la giustizia. In effetti voleva dire corrispondere ad un momento eminente del disegno di Dio. Il battesimo di
Giovanni definisce unet del mondo, una sfera desistenza. Introduce un periodo della Storia sacra la
cui brevit non ne esclude limportanza. In questo
senso, Giovanni si pone sullo stesso piano di No e
di Abramo, ad uno dei nodi pi importanti della Storia sacra. Egli forma un nuovo popolo di Dio che
non pi soltanto il popolo dIsraele ma che non
ancora il popolo della Chiesa. La comunit che egli
istituisce avr una vita breve. Continuer dopo il
battesimo di Ges, ma allo stesso modo che la scorza vuota pende ancora dallalbero quando il frutto
maturo gi caduto.
Questa et del mondo ha la sua caratteristica
particolare: quella che precede immediatamente
la Parusia, quella in cui sta per sorgere la Parusia. In
essa, il battesimo di Ges da parte di Giovanni assume il suo significato esemplare. Poich esso rappresenta, al con tempo, e la conferma e la condanna
del battesimo di Giovanni. Lo ratifica riconoscendolo una tappa del disegno di Dio, conforme alla giustizia. E con questo sconfessa la posizione ebraica
che non riconosce il messaggio di Giovanni. Fra
98

lantico Israele ed il nuovo, lalleanza giovannea ricopre uno spazio che il Vangelo sancir mentre la
Legge continua ad ignorarlo. Il battesimo che Ges
gli chiede dunque per Giovanni la suprema conferma alla sua missione. Egli introduce la comunit
che ha fondato, nella storia del popolo di Dio del
quale essa costituisce un momento autentico. Come
Giovanni porta a termine lAntico Testamento, Ges
porta a compimento la missione di Giovanni. Si situa nel suo prolungamento, o meglio egli la riconosce come la preparazione alla sua venuta.
Ma contemporaneamente il battesimo di Ges da
parte di Giovanni la condanna del battesimo di
Giovanni, poich facendosi da lui battezzare, Ges
pone un termine alla missione di Giovanni. Fedele
in effetti alla giustizia, cio alla successione dei tempi stabiliti dal Padre, Ges ha compiuto questi tempi. Egli entrato nel disegno del Padre percorrendone le tappe successive. San Luca, nella sua genealogia, le enumera: figlio di Adamo, figlio di Abramo,
figlio di Davide; egli il continuatore di Elia, il compimento di Giona, lo Sposo del Cantico. Dopo di che
non resta che una tappa da percorrere, lultima,
quella rappresentata da Giovanni. Dopo che egli
battezzato da Giovanni, anche questultima tappa
conclusa. per questo che, subito dopo il battesimo,
non appena egli sar uscito dalle acque del Giorda99

no, lo Spirito si poser sopra di Lui e risuoner la


voce del Padre. I tempi messianici saranno cos inaugurati.

Ci che muore e ci che nasce


Il battesimo di Ges da parte di Giovanni appare
cos un cardine della storia della salvezza. Esso segna la fine della vita nascosta, il termine di quella
parte di vita di Ges che aveva avuto inizio con lAnnunciazione e sulla quale vegliano due grandi precursori che, nelliconostasi bizantina, affiancano
sempre la presenza della Gloria: Giovanni e Maria.
Fino al battesimo, Ges appartiene soprattutto a
Maria, in seguito, a Giovanni. Dopo il battesimo non
ha pi per madre o per fratello, se non colui che fa
la volont del Padre.
Il battesimo di Ges da parte di Giovanni rientra
cos nellordine degli abbassamenti di Ges. Esso
uno dei modi di comportamento del Figlio che annienta se stesso, spogliandosi della gloria dovuta alla sua umanit. Per un momento egli figura come
discepolo di Giovanni, Lui che il Signore di Giovanni. Ed ci che riempie di stupore Giovanni. Egli
adora con gli angeli il mistero degli abbassamenti
100

del Verbo.
Ma allabbassamento del Figlio, che si fa obbediente ad ogni giustizia, corrisponder subito unesaltazione da parte del Padre. Il battesimo segner il
termine della sua vita nascosta e sar immediatamente seguito dallinaugurazione della vita pubblica. Di colui che si tanto umiliato fino a farsi battezzare da chi non degno neppure di sfilare i suoi
sandali, la voce del Padre proclamer che il Figlio
amatissimo nel quale il Padre ripone tutte le sue
compiacenze. E lo Spirito inaugurer in Lui, nello
stesso Giordano, il nuovo battesimo; il battesimo nello Spirito di cui Ges il principio e che succede al
battesimo di Giovanni. Di questo dittico non abbiamo considerato che un aspetto, quello che ci rappresenta il suo abbassamento. Ci rester ora da vedere la seconda parte.
Ma gi siamo in grado dintuire perch lepisodio
del battesimo assume un tale significato. Esso rappresenta un primo delinearsi, in questo momento
vitale della vita di Ges, del mistero della morte e
della resurrezione. E se il battesimo cristiano sar,
secondo linsegnamento di Paolo, la configurazione
alla morte ed alla resurrezione del Cristo dopo il
loro compimento, il battesimo di Ges da parte di
Giovanni e la manifestazione che ne segue, appaiono
la prefigurazione di questa morte e di questa resur101

rezione. Che il battesimo di Giovanni avesse avuto


un simbolismo di morte, cosa possibile, anche se
non certa. Ma che il ricevere questo battesimo sia
stato per Ges lespressione della pi misteriosa delle sue umiliazioni, questo appare con evidenza.
Di tale mistero, Giovanni lo strumento. Qui egli
appare non pi soltanto nellordine della preparazione, ma in quello del compimento stesso. lo strumento della realizzazione della giustizia di Dio.
Perci Ges gli dice: Non dobbiamo noi compiere
ogni giustizia?. Non soltanto Ges che compie la
giustizia, anche Giovanni accomunato al suo compimento. Egli introdotto nelle vie del Signore e ne
rappresenta il docile strumento. il servo totalmente obbediente, che agisce secondo la sola volont
divina e che proprio per questo ha ingresso, oltre le
vie della saggezza umana, nei consigli e nelle opere
divini. Da allora il suo gesto battesimale comincia
ad essere introdotto in un ordine nuovo, quello di
prefigurare e di anticipare il gesto sacramentale con
il quale i catecumeni saranno iniziati agli atti di abbassamento di Ges prima di essere partecipi della
sua esaltazione.
Giovanni diviene cos il testimone della verit dellumanit di Ges. Poich il battesimo che Ges riceve da Giovanni porta in s il segno di una verit
incontestabile. Il gesto sconcertante con il quale Ge102

s sembra abdicare alla sua sovranit facendosi aggregare alle file della comunit di Giovanni, cos
contrario a quanto gli apostoli avrebbero voluto affermare, che non pu essere stato in alcun modo inventato da loro. in contraddizione con tutta la loro apologetica e si capisce come essi non vi abbiano
insistito. Ma il ricordo di esso perdura irriducibilmente come uno dei dati della vita di Ges in cui noi
urtiamo maggiormente contro la roccia, contro il
fondo pi solido della sua verit storica.
Il momento del battesimo di Ges per Giovanni
il pi solenne di tutta la sua vita. In esso egli ufficialmente riconosciuto da Ges come il suo precursore, ricevendo in tal modo la conferma dellautenticit della sua missione. Prima ancora che Giovanni
renda testimonianza a Ges, Ges che la rende a
Giovanni. Lo conferma in quel ruolo unico che il
suo e lo colloca anche in rapporto alla sua missione.
E la grandezza del Battista ci appare in questa
fedelt alla sua missione personale, qualunque sia
loscurit delle sue vie, in qusto rispetto dei tempi
prestabiliti dal Padre, in cui ogni cosa deve accadere
nel momento desiderato, in questa totale adesione
alla volont di Dio, che fa di lui lo strumento fedele
del disegno dellAmore.

103

CAPITOLO SETTIMO

LA TRINIT

Il gesto con il quale Giovanni battezza Ges nel


Giordano segna il momento supremo della sua missione di precursore. Facendosi battezzare da Giovanni, Ges gli rende testimonianza e riconosce il
carattere divino della sua missione. Ma questo gesto
segna anche il termine di tale missione: in effetti,
esso seguito immediatamente dalla teofania, in cui
la voce del Padre e la discesa dello Spirito designeranno in Ges, colui del quale Giovanni era precursore. Da questo istante, Giovanni non ha pi da annunziare colui che deve venire, ma da testimoniare
colui che venuto. Da profeta diviene testimone.

Precursore e testimone
Questo nuovo mistero significa per Giovanni una
tappa ed una promozione decisive. Lepisodio del
Giordano il fulcro della storia della salvezza e lo
pure della vita di Giovanni. Come fulcro della storia
104

della salvezza, se ne rileva limportanza dal fatto


che costituisce lesordio del Vangelo di Marco e di
Giovanni. Con esso ha inizio la manifestazione dellavvenimento decisivo compiuto in Ges, cio lEvangelo, la manifestazione pubblica. Tutto quanto
precede questo episodio appartiene alla vita nascosta. il fulcro della vita di Giovanni, perch il rapporto fra questi e Ges si capovolge. Fino ad ora, il
ruolo principale appartiene a Giovanni, da ora in
poi questo ruolo passa a Ges ed Giovanni che
entra nella vita nascosta. Egli era la voce (phon) ed
ora risuona la parola (Logos); era il lume ed ora brilla il sole. Per quanto splendente sia la gloria del pi
grande dei figli di donna, secondo lespressione di
Ges stesso, questa gloria oscurata dalla gloria infinitamente pi splendente del Figlio di Dio. Poich
Giovanni non era la luce, ma colui che testimonia
la luce (Giov. 1, 8).
Giovanni appartiene cos a due ordini, ed in essi
egli unico. Da principio, la sua missione stata di
annunziare limminenza dellavvenimento escatologico. Egli si colloca qui. nella linea dellattesa; egli
lultimo dei profeti. Ma anche pi grande dei profeti, come attesta Ges (Mt. 11, 9). I profeti avevano
annunziato la venuta del Verbo e leffusione dello
Spirito. Il Maestro di Giustizia aveva testimoniato
linaugurazione della fine dei tempi. Ma Giovanni
105

precede immediatamente lavvenimento decisivo.


Rappresenta quella parte dellAntico Testamento
cos contigua al Nuovo che essa vi quasi incorporata, come la sua introduzione, come lanello che
le congiunge.
Ma Giovanni anche colui che, dopo aver sentito
la voce del Padre, ed avere contemplato la discesa
dello Spirito, testimonia che lavvenimento escatologico giunto. Si pone nella linea del compimento,
il primo degli Evangelisti. Anche in questo egli
unico e forma un ordine proprio. Infatti, come apostolo, pi piccolo degli Apostoli: non appartiene al
loro ordine. Contempla la discesa dello Spirito sopra
Ges ma non riceve leffusione dello Spirito alla
Pentecoste. Come dir Ges: Il pi piccolo nel Regno dei Cieli pi grande di lui (Mt. 11, 11). Ma
lessere pi piccolo del pi piccolo del Regno dei
Cieli, tuttavia essere molto pi grande del maggiore dei profeti. Giovanni pi grande quando scompare davanti a Ges di quando Ges scompariva davanti a lui chiedendo il suo battesimo.
per questo, che il nuovo aspetto della missione
di Giovanni che ora affrontiamo, pi importante
di tutto quanto abbiamo detto finora. Il ruolo unico
di Giovanni quello di essere stato eletto fra tutti
quale primo testimone di quanto esiste di pi grande al mondo, di ci grazie a cui il mondo realizza il
106

fine che il Padre aveva stabilito nei suoi disegni


eterni. Come il compimento pi importante della
preparazione, cos la funzione di Giovanni che designa Ges come lAgnello di Dio pi essenziale dellessere stato la voce che grida nel deserto: preparate le vie del Signore.
Noi vedremo prima il significato vero e proprio
dellavvenimento, del quale Giovanni testimone,
poi, il carattere della sua testimonianza.

La colomba ed il tuono
Qual il significato di questo episodio? Esaminiamone gli elementi: il primo la discesa dello Spirito sopra Ges nelle sembianze di una colomba. Leffusione dello Spirito annunziata dai profeti come
la realizzazione delle promesse. Cos Ezechiele: Porr il mio spirito dentro di voi (36, 27; cfr. anche Is.
44, 3-4). Giovanni stesso aveva annunziato questa
venuta dello Spirito. Ma Egli vi battezzer nello Spirito Santo (Mc. 1, 8). Secondo la analogia dei mores
di Dio, questa effusione dello Spirito la ripresa, in
modo pi perfetto, di quanto gi era avvenuto nellAntico Testamento. Feuillet ha giustamente ricordato che in Isaia, Dio descritto nellatto di porre il
107

suo Spirito in mezzo al suo popolo, al tempo dellEsodo, per guidarlo fino al luogo del riposo (63, 1114). Il testo continua: O se tu fendessi i cieli e
scendessi! (63, 19). Ora, proprio questa discesa
dello Spirito attraverso i cieli squarciati che descrive il nostro episodio, sembrando indicare linaugurazione del nuovo Esodo. Lo Spirito discende sopra Ges perch Ges il nuovo Israele.
Ma perch mai lo Spirito discende sotto forma di
colomba? Molti accostamenti sono stati suggeriti; il
pi probabile che sia questa unallusione al racconto della creazione del mondo. Sta scritto, infatti,
che lo Spirito di Dio volava sulle acque. Lespressione richiama il paragone dello Spirito ad un uccello che agiti le ali per incitare i suoi piccoli ad uscire
dal nido, secondo la descrizione del Deuteronomio
(32, 11). Come lo Spirito di Dio ha suscitato la prima
creazione dalle acque primordiali, cos suscita la seconda creazione nelle acque del Giordano. Nuovo Esodo, lavvenimento che ci viene descritto anche
la nuova creazione.
Giovanni aggiunge che lo Spirito discende e si
ferma su Ges (1, 33). Ci cos suggerito un altro
tema biblico, quello della permanenza di Dio in
mezzo al suo popolo. Ges come il nuovo Tempio
nel quale ormai dimora lo Spirito. Non da escludere, infine, che la colomba contenga un richiamo
108

simbolico allepisodio del diluvio, poich soltanto


in questo testo che lo Spirito si manifesta in questo
simbolo.
Cos la discesa dello Spirito nelle sembianze di
una colomba esprime la realizzazione dellavvenimento escatologico. Nel passato, Dio aveva creato il
mondo per mezzo della potenza dello Spirito, aveva
giudicato il mondo con linvio dello Spirito, aveva
liberato il suo popolo con la forza dello Spirito, era
rimasto in mezzo al suo popolo mediante la presenza dello Spirito. I profeti avevano annunziato che
Dio avrebbe compiuto alla fine dei tempi, opere ancor pi straordinarie. Non ricordatevi pi delle cose antiche, alle cose passate non ponete mente. Ecco
che io faccio una cosa nuova (Is. 43, 18-19). Questa
nuova meraviglia che insieme creazione, giudizio,
redenzione, presenza, inaugurata con leffusione
dello Spirito al Giordano.
A questa discesa dello Spirito si aggiunge unaltra manifestazione: la voce del Padre che viene dal
cielo dicendo: Tu sei il mio figlio diletto (Lc. 3, 22).
Anche nellAntico Testamento, lespressione associata alle grandi manifestazioni della potenza divina. In particolare il Salmo 29 laccomuna al diluvio:
La voce del Signore sopra le acque. Iddio di maest tuona, il Signore sopra limmensit delle acque (29, 3). La voce di Jahv ha cos per simbolo il
109

tuono. Si ricorder un altro passaggio del Nuovo


Testamento in cui risuona la voce del Padre, e che
va collegato allepisodio del Giordano. alla vigilia
della Passione, in un momento nuovamente decisivo: Padre, dice Ges, glorifica il tuo Nome!. Allora
dal cielo venne una voce: Lho glorificato e di nuovo
lo glorificher. La folla che era presente e che aveva
udito, diceva che era stato un tuono (Giov. 12, 2829). E Ges continuer dicendo: Ora si fa il giudizio
di questo mondo (12, 31). Cos lavvenimento del
Giordano soprattutto una teofania, la teofania per
eccellenza, la manifestazione di Dio in potenza alla
fine dei tempi.

Trinit e incarnazione
Ma la caratteristica di questa manifestazione di
Dio di avere per oggetto Ges. sopra Ges che
discende lo Spirito, a Lui che si rivolge la voce del
Padre. Alcuni eretici dei primi secoli hanno visto in
questo episodio il dono dello Spirito che trasforma
Ges - che sarebbe stato soltanto un uomo - in profeta. Ma allora si tratterebbe di una effusione dello
Spirito del tutto simile a quella di cui i profeti sarebbero stati oggetto gi nel passato. Leffusione
110

dello Spirito sopra Ges contiene tuttaltro significato. Prima di tutto dimostra che lo Spirito appartiene a Ges in quanto Figlio eterno del Padre;
inoltre sottolinea che lo Spirito procede eternamente da Lui e dal Padre. In questo senso, essa attesta la
divinit di Ges, alla quale fa fede anche la voce del
Padre. Certo, nellantico Testamento, lantico Israele chiamato figlio di Dio, e Ges potrebbe essere
chiamato da Dio con il nome di Figlio in quanto egli
il nuovo Israele. Ma la voce che risuona indicata
non come la voce di Dio ma del Padre, e la stessa espressione: Tu sei il mio Figlio diletto cio figlio
unico, ben dimostra che si tratta qui di una testimonianza resa dal Padre a colui che eternamente generato da lui.
La discesa dello Spirito e la voce del Padre fanno
della scena del Giordano, come lha giustamente capita la tradizione liturgica orientale, una teofania
della Trinit. cos che la intender anche Giovanni. Illuminato dallo Spirito, egli riconosce, nella discesa dello Spirito e nella voce del Padre, i segni
della divinit del Cristo: Ora, io ho veduto ed ho
attestato che egli il Figlio di Dio (Giov. 1, 34). In
tal modo Giovanni introdotto nel segreto della
vita eterna di Dio. Il cielo che si squarcia rappresenta il velo che nascondeva alla ragione umana gli abissi dellEssere. Squarciandosi, lascia apparire il mi111

stero nascosto. Esso rivela che il fondo dellEssere


amore, poich lAssoluto sussiste in tre Persone.
Giovanni il primo ad essere partecipe di tali segreti. Si pu considerare il primo dei contemplativi
ed il primo dei missionari perch per primo ha visto
loggetto di ogni contemplazione e di ogni missione,
e per primo ne ha reso testimonianza.
La discesa dello Spirito sopra Ges non soltanto
la manifestazione dellunit del Figlio e dello Spirito, manifesta anche che lo Spirito diffuso sopra
lumanit di Ges. In effetti, lumanit di Ges non
ripiena di Spirito Santo soltanto sulle rive del Giordano, essa lo fin dallincarnazione perch, a partire da quellistante, lha avvolta nella sua ombra. Fin
dallorigine, lumanit di Ges in quanto umanit
del Figlio eterno, ripiena dello Spirito che procede
dal Figlio, totalmente consacrata e santificata. Essa
il Paradiso pieno delle energie dello Spirito, il Tempio in cui abita lo Spirito, la terra promessa sulla
quale egli inviato. in essa che, fin dallorigine e
nella maturit, le promesse di Dio alla razza di Adamo ed a quella di Abramo, sono compiute.
Ci che Giovanni comprende, quindi, in secondo
luogo - e ci fa esultare il suo animo - che le promesse fatte ai Padri sono realizzate. Il tempo di potare gi venuto, e il tubar della tortora si sente
nella nostra terra (Cant. 2, 12). Dopo il lungo fidan112

zamento dellantica Alleanza, le nozze sono ormai


celebrate. Lo Sposo si unito a questa natura umana, alla quale egli vuole comunicare tutti i suoi doni. Ora, questo mistero gi compiuto. Lo Sposo
gi venuto. Le nozze sono state celebrate al momento dellincarnazione. La liturgia dellEpifania che unisce la triplice manifestazione della venuta dei Magi,
della discesa della colomba, delle nozze di Cana,
densa di questo tema nuziale: Hodie coelesti Sponso
juncta est Ecclesia, canta lantifona del Benedictus.6
Perci, lamico dello Sposo si rallegra: ma lamico
dello Sposo, che gli sta vicino e lascolta, si riempie
di gioia alla voce dello Sposo. Questo gaudio, dunque, che il mio, si compiuto (Giov. 3, 29).
Cos pure Giovanni esulta contemplando queste
nozze eterne. La voce del Padre assume anche per
lui un significato nuovo. Poich non soltanto nel
Figlio che il Padre pone le sue compiacenze: anche, ormai, nellumanit alla quale il Figlio si unito. In questa umanit ripiena dello Spirito, totalmente santa, che gli rende pienamente gloria, il Padre pu finalmente compiacersi. Il diaframma del
peccato caduto. Anche qui il velo si squarciato,
la terra ed il cielo sono comunicanti: O admirabile
commercium, canteremo alla vigilia dellEpifania. Fra
6

Cfr. O. CASEL, Le Bain nuptial de lglise, Dieu Vivant n. 4, 1945, pp.


44-49

113

la terra ed il cielo gli angeli saggirano nuovamente


diffondendo sopra lumanit di Ges, quali primizie
di ogni umanit riscattata, le benedizioni del Padre,
portando in offerta al Padre la lode perfetta che la
natura umana gli rende attraverso lumanit di Ges. Luca ci dice che Ges stava pregando (3,21) quando, dopo essere stato battezzato da Giovanni, la voce del Padre gli rese testimonianza confermando in
tal modo che la preghiera era gi esaudita.

Linaugurazione della missione


Infine, vi un terzo aspetto nella discesa dello
Spirito sopra Ges: non pi manifestazione di quello
che gi Ges ma nuovo dono offerto alla sua umanit. In effetti, lo Spirito, mediante lumanit di Ges, compie quelle opere divine per realizzare le quali il Figlio unico ha assunto la natura umana e si
unito ad essa. Cos lo Spirito, presente in Ges, ha
compiuto tramite suo la santificazione di Giovanni
Battista, al momento della visita di Maria ad Elisabetta. Cos, lo Spirito condurr Ges nel deserto perch quivi sia tentato. Cos lo Spirito sar comunicato dal Padre allumanit di Ges, esaltata alla sua
destra, per essere diffuso sopra ogni carne.
114

Considerata sotto questo aspetto, la discesa dello


Spirito sopra Ges sulle rive del Giordano, assume
un significato nuovo. Essa costituisce lunzione dellumanit di Ges, per opera dello Spirito in funzione della sua missione profetica. Essa inaugura cos
quellet della storia sacra che comprende la vita
pubblica di Ges, durante la quale Ges insegner
quelle dottrine ed inaugurer quelle istituzioni alle
quali la sua morte e la sua risurrezione apporteranno il loro contenuto salvifico.
Ognuna delle effusioni dello Spirito ha i suoi
testimoni. Maria testimone delle sue prime
origini, della venuta dello Spirito che suscita il nuovo Adamo come il Verbo e lo Spirito avevano modellato il primo Adamo. Gli Apostoli saranno testimoni delle consumazioni che attestano le grandi
opere compiute dallo Spirito nella risurrezione del
Cristo. Ma vi unopera dello Spirito in Ges della
quale Giovanni testimone ed alla quale resta associato. Essa rappresenta la sua parte privilegiata
ed quella per la quale era stato chiamato: essere il
testimone dellinaugurazione della vita terrena di
Ges. Come gli Apostoli saranno i testimoni della
sua gloria celeste, egli il testimone della sua vita
terrestre. Come Maria sta alla soglia dei Vangeli dellinfanzia, come gli Apostoli stanno alla soglia della
vita della Chiesa, Giovanni sta alla soglia della vita
115

pubblica, egli pure teste fedele, sia della realt dellumanit di Cristo, sia dellavvenimento divino che
con essa si compie. Per questo, quella di Giovanni,
una delle testimonianze sulle quali poggia la nostra
fede.
Da questo momento appare quale sia, per Giovanni, limportanza della discesa dello Spirito e della voce del Padre. cos che egli ha potuto riconoscere che in Ges si erano realizzati gli avvenimenti
escatologici, che latto dellamore divino, di venire a
compiere la salvezza del mondo, era inaugurato. Fino a quellistante, secondo le sue stesse affermazioni, egli non conosceva Ges, cio non lo conosceva
per quello che Egli era (Giov. 1, 33). Ma chi minvi
a battezzare nellacqua, disse: Colui sul quale vedrai
scendere e fermarsi lo Spirito, quello che battezza
nello Spirito Santo (Giov. 1, 33). La discesa dello Spirito gli dimostra quindi che il dono dello Spirito
ormai compiuto proprio mediante Ges. Ora sa che
Ges il Figlio di Dio. La sua missione sar di rendere testimonianza di ci che ha visto.

Battesimo di acqua e battesimo di spirito


Resta da fare unultima osservazione. Noi abbia116

mo ben distinto il battesimo di Ges per opera di


Giovanni e leffusione dello Spirito sopra Ges. Si
tratta, infatti, di due atti con significati totalmente
diversi. Il passaggio dalluno allaltro, indica il passaggio da unepoca allaltra. Tuttavia, certo che
queste due azioni non sono senza rapporto. La liturgia le unisce quando vede nel battesimo di Ges,
seguito dalleffusione dello Spirito, listituzione del
Battesimo cristiano. Grazie alleffusione dello Spirito, il battesimo giovanneo, che era soltanto un rito
di preparazione alleffusione dello Spirito, diviene il
battesimo cristiano che comunica la vita dello Spirito. Visione questa che pone dei problemi. Nellepisodio che abbiamo descritto, non sopra il Giordano, ma sopra Cristo che lo Spirito viene effuso. Quale legame possiamo scorgervi con il battesimo cristiano?
evidente che il Nuovo Testamento stabilisce un
rapporto fra lepisodio del battesimo di Ges nellacqua e quello della discesa dello Spirito in Ges. E
questo legame risale proprio al Battista. Secondo
Matteo lui che dichiara: Io poi vi battezzo nellacqua per indurvi al pentimento; ma colui che viene dopo di me... vi battezzer nello Spirito Santo
(3, 11). Marco riprende la medesima formula, ma per
parlare soltanto del battesimo nello Spirito Santo
(1, 8). La stessa contrapposizione si trova in Giovan117

ni: Chi minvi a battezzare nellacqua mi disse:


Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito,
quello che battezza nello Spirito Santo (1, 33).
Cos Giovanni pensa il suo rapporto a Ges come il
rapporto dei due battesimi; egli d il battesimo di
acqua per la penitenza; Ges dar quello di Spirito
per donare la vita.
Precisiamo, per, il senso di questo paragone.
Esso non rappresenta un parallelismo fra il battesimo dacqua giovanneo ed il battesimo dacqua cristiano. La parola battesimo che significa per gli Ebrei ellenizzati immersione rituale, sembra usata da
Giovanni, nel senso materiale, quando lapplica al
battesimo dato da lui, e nel senso spirituale quando
si riferisce al battesimo dato da Ges. In realt il
battesimo dato da Ges designato come battesimo
nello Spirito Santo. Vuol significare che Ges infonder lo Spirito come una specie di elemento vitale
che bagner colui che lo ricever.
Il Vangelo contiene altri esempi di uso metaforico della parola battesimo. Cos quando, parlando della sua morte, Ges esprimer il desiderio di essere
battezzato con un battesimo (Lc. 12, 50), lespressione qui, sembra riferirsi ad un altro pensiero ed
alludere alle acque della morte. Daltra parte da
notare che sia in Matteo che in Luca, lelemento che
associato al battesimo di Ges non lacqua ma il
118

fuoco.7 E si pensa preferibilmente alla Pentecoste in


cui lo Spirito discende sopra gli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco.
chiaro, dunque, che Giovanni ha voluto contrapporre il battesimo dacqua, che fa parte della
preparazione allavvenimento escatologico, al battesimo dello Spirito che lavvenimento escatologico
stesso. Non vuol riferirsi al battesimo sacramentale
cristiano. Ci che vede, che lo Spirito sar donato
per mezzo di Ges. Dono dello Spirito che sar fatto
dal Cristo risorto allorch, ricevuto lo Spirito dal
Padre, lo sparger sopra gli Apostoli riuniti attorno
a Maria alla Pentecoste. Gli Atti degli Apostoli saranno pervasi di questa azione dello Spirito. Esso sar
diffuso sopra il centurione Cornelio (10, 44). La sua
effusione indica che sono iniziati i tempi messianici.
Pietro mostrer nella Pentecoste il compimento della Profezia di Gioele: E dopo questo, avverr che io
diffonder il mio spirito sopra ogni carne (3, 1).
Questa effusione dello Spirito avr un carattere
sacramentale. Gli Apostoli lo comunicheranno con
limposizione delle mani. Cos i Samaritani: perch
lo Spirito Santo ancora non era disceso su nessuno
di loro; ma erano stati soltanto battezzati nel nome
del Signore Ges. Allora Pietro e Giovanni imposero
7

Vedi su questo argomento: J. YSEBAERT, Greek Baptismal Terminology,


Nijmegen, 1963, pp. 40-64.

119

loro le mani e ricevettero lo Spirito Santo (Att. 8,


16-17). Questa comunicazione sacramentale dello
Spirito sopravviver nel cristianesimo e sar effettuata sia con limposizione delle mani che con lunzione. Essa costituisce il sacramento di conferma
che conferisce propriamente il dono dello Spirito e i
doni dello Spirito Santo. Si pu constatare la straordinaria importanza che ha assunto nel cristianesimo primitivo dalle esagerazioni stesse di cui stato
oggetto. Tertulliano vedeva nel battesimo dacqua
soltanto la remissione dei peccati; gli gnostici vi vedevano il sacramento dei principianti e, nellunzione, il sacramento dei perfetti.
Ma queste osservazioni non spiegano un altro
fatto evangelico ugualmente certo e che ricostituisce un anello di congiunzione che fino ad ora mancava. Ges ha stabilito che la nuova nascita che Egli
comunica a coloro che hanno fede in Lui, facendoli
partecipi della gloria della sua risurrezione, si sarebbe fatta con il segno di un battesimo di acqua:
Chi non rinascer per acqua e Spirito Santo, non
entrer nel Regno di Dio (Giov. 3, 5). Ed egli mander i suoi Apostoli a battezzare tutte le genti con
un battesimo di acqua. Ci significa che prima che
discenda il dono dello Spirito ad operare la conferma, vi unazione dello Spirito che distrugge luomo peccatore e compie la risurrezione delluomo
120

nuovo. Lo Spirito - come dice santIreneo - ci d al


Verbo ed a sua volta il Verbo ci distribuisce lo
Spirito (Adv. Haer. 4, 27). Cos luomo sale di gloria
in gloria.
Una relazione sicura appare dunque fra il battesimo di Giovanni ed il Battesimo sacramentale cristiano. In effetti, il segno con il quale lo Spirito ci d
al Verbo, comunicandoci la vita del Figlio unico
(ma avete ricevuto uno Spirito di figli adottivi per
cui gridiamo: Abba, Padre [Rom. 8, 15]), un battesimo dacqua. Ora, lorigine di questo rito certamente il battesimo di Giovanni. Ges lha preso da
Giovanni e gli ha infuso un contenuto nuovo rendendolo apportatore dello Spirito.
Il battesimo di Ges infinitamente superiore al
battesimo di Giovanni, ma il battesimo di Giovanni
che diventa il simbolo delleffusione dello Spirito. Il
Cristo venuto non a distruggere ma a perfezionare; come ha ripreso le realt dellantica Alleanza per
conferire loro un valore nuovo, cos ha ripreso il battesimo di Giovanni per farne il segno della comunicazione della sua vita confermando con tale atto che
questi veniva proprio da Dio. Cos leffusione dello
Spirito sopra Ges, dopo il suo battesimo nel Giordano, manifesta chiaramente una relazione fra i due
avvenimenti; ponendo fine al ruolo del precursore,
Ges sottolinea per la sua continuit con lui ri121

prendendo, quale segno del compimento, il medesimo segno con il quale Giovanni laveva preparato.

122

CAPITOLO OTTAVO

LA TESTIMONIANZA

Il battesimo di Ges e la teofania che lo segue sono il fulcro della vita di Giovanni e nello stesso tempo segnano linizio di una nuova epoca della storia
della salvezza. Fino a quel momento, Giovanni
stato il profeta di colui che doveva venire. Era il
precursore. Ora, il testimone di colui che venuto.
Egli stesso, rendendo testimonianza a Ges, esprimer questo misterioso mutamento in un testo molto significativo: Lui era quello del quale io dicevo:
Colui che viene dopo di me stato anteposto a me,
perch era prima di me (Giov. 1, 15). Avremo
occasione pi avanti di ritornare sullultima parte
di questa frase, prima dobbiamo precisare questo
nuovo aspetto della missione di Giovanni.

La testimonianza di Giovanni nellEvangelo giovanneo


un fatto significativo che gli evangeli sinottici
ci parlino di Giovanni come precursore. LEvangelo
123

giovanneo lunico a mostrarcelo come testimone.


Ci dipende da un lato dal fatto che Giovanni lEvangelista, discepolo del Battista, ha completato e non
ripetuto, su questo punto come su molti altri, la tradizione sinottica. Dallaltro lato, dal fatto che, come
diremo poi, la dottrina delle testimonianze (martyrion) uno dei tratti pi caratteristici del Vangelo di
Giovanni. Con questo studio della testimonianza di
Giovanni Battista noi affrontiamo un ordine nuovo
di testi del Nuovo Testamento che sono tra i pi importanti.
Citiamo questi testi cominciando dal primo: il
Prologo: Ci fu un uomo mandato da Dio il cui nome
era Giovanni. Egli venne, come testimone, per rendere testimonianza alla luce affinch tutti vedessero
per mezzo di lui. Non era la luce, ma il testimone della luce (Giov. 1, 6-8).
Noteremo qui che per levangelista la missione di
Giovanni Battista, ci per cui stato mandato, non
di preparare Ges ma di rendergli testimonianza.
Pi avanti, il Prologo ritorna sulla testimonianza di
Giovanni: Giovanni gli ha reso testimonianza e grid
dicendo: Lui era quello del quale io vi dicevo: Colui
che viene dopo di me, stato anteposto a me, perch era prima di me (1, 15). Si noter che queste
parole sono state pronunziate da Giovanni prima
del battesimo di Ges ed appartengono al suo miste124

ro di precursore, come lo conferma Matteo (3, 11).


Ma, dopo il battesimo, la sua testimonianza consiste
precisamente nel designare Ges come colui per il
quale egli aveva pronunziato queste parole, senza averlo ancora riconosciuto.
Il contenuto della testimonianza di Giovanni
infatti di dichiarare che lavvenimento precedentemente annunziato come prossimo gi presente. Ed
quanto appare nel testo fondamentale di cui il
Prologo soltanto una ripresa: Il giorno dopo, Giovanni vide Ges venire verso di lui ed esclam: Ecco lAgnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato
del mondo! Egli colui del quale ho detto: Dopo di
me, viene uno che stato anteposto a me, perch era prima di me. Ed io non lo conoscevo, ma, affinch
egli sia manifestato ad Israele, io venni a battezzare
nellacqua. E Giovanni rese la sua testimonianza dicendo: Ho veduto lo Spirito che scendeva dal cielo a
guisa di colomba, e posarsi su di lui. Ed io non lo conoscevo, ma chi mi invi a battezzare nellacqua mi
disse: Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo
Spirito quello che battezza nello Spirito Santo. Ora, io ho veduto ed ho attestato che egli il Figlio di
Dio (Giov. 1, 29-34).

125

La teologia della testimonianza


Questo testo ci mostra Giovanni Battista come
uno dei testimoni per eccellenza, uno di coloro sulla
testimonianza dei quali poggia la nostra fede. Noi
avvertiamo qui di accostarci a qualche cosa di eccezionalmente grave, poich in gioco il problema
stesso della fede.
Il campo della fede, quello cio che riguarda lintervento di Dio nella nostra esistenza, ed in particolare quellintervento eminente che il gesto del
Figlio di Dio che viene a prendere luomo per ricondurlo al Padre, un campo nel quale n la ragione
n lesperienza sono in grado di introdurci. follia
per la sapienza dei filosofi, scandalo per la giustizia dei Farisei. Loggetto della fede appare inverosimile, ed normale che la nostra ragione lo rifiuti.
Direi che bene che la nostra ragione lo rifiuti perch questo ci obbliga a non fare della nostra fede
una questione di sentimento o di tradizione. Ci costringe a scoprirne il fondamento, a cercare se un
fondamento esiste. Forse essa ci fa sentire crudelmente che non vi fondamento e che quindi, noi in
fondo non crediamo, o che per noi la fede soltanto
una scommessa, vale a dire una possibilit, forse
anche una probabilit, non una certezza assoluta
126

nella quale la nostra intelligenza sia impegnata totalmente, senza riserve e sulla quale noi giochiamo
scopertamente la totalit del nostro destino.
In questo senso, la maggior parte dei cristiani
doggi non hanno la fede. Per questo, il loro cristianesimo tanto fragile. Non appena esso non
pi sostenuto dal conformismo di un ambiente, non
appena si scontra con il conformismo di un ambiente diverso, esso crolla.
Allora, la fede, non sarebbe altro che un rifiuto a
separarci da Ges Cristo, rifiuto scaturito da un istinto segreto che porta in s una segreta evidenza?
Essa questo, in parte. Kierkegaard ha mirabilmente dimostrato che essa , in questo senso, una passione, non nel senso di un atteggiamento affettivo,
ma nel senso della convinzione appassionata che tutti i ragionamenti dei filosofi, tutte le dimostrazioni
della scienza non sarebbero in grado di vincere su
di lei. Sotto questo aspetto essa qualche cosa di
magnifico, la denunzia da parte degli umili e dei
piccoli della pretesa dei sapienti e dei dotti di farsi
giudici di una parola dalla quale essi stessi verranno
giudicati.
Ma essa costituirebbe allora qualche cosa di incomunicabile e non avrebbe altro fondamento che
se stessa. Sarebbe un grido di disperazione, o forse
di speranza, ma non sarebbe quella vittoria sul
127

mondo, di cui parla la prima lettera di Giovanni (5,


4). Ora, tale fondamento della fede esiste. Vi una
roccia incrollabile sopra cui essa si fonda. Questa
roccia la testimonianza, in particolare quella di
Giovanni il Battista.
Nel Vangelo giovanneo, la testimonianza di Giovanni fa parte di tutto un complesso di testimonianze. Ha gi un valore straordinario, considerata
lautorit del testimone. E tuttavia Ges dir: Voi
avete mandato ad interrogare Giovanni ed egli ha
reso testimonianza alla verit. Io per non ricevo
testimonianza da un uomo; ma vi dico questo per la
vostra salvezza. Egli era la lampada che arde ed illumina, ma voi avete potuto godere per poco della sua
luce. Ora, io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni. Perch le opere che il Padre mi ha
dato da compiere; quelle stesse opere, che io faccio,
attestano di me che il Padre mi ha mandato (Giov.
5, 33-36). Ges riconosce in Giovanni un testimone
autentico della verit e ciononostante dichiara che
vi sono, della sua divinit, testimonianze ancor pi
qualificate.
Ma prima di arrivare a queste supreme affermazioni, va considerata unaltra testimonianza che
presenta il Vangelo di Giovanni, quella dellevangelista stesso: lui il discepolo che attesta queste cose e le ha scritte e sappiamo che la sua testimonian128

za verace (Giov. 20, 31; 21, 24). E riprende questa


affermazione allinizio della sua prima Epistola: Quel
che abbiamo veduto, quel che abbiamo udito, quel
che abbiamo veduto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato, e le nostre mani hanno toccato
a riguardo della Parola della vita; la vita si manifestata e noi abbiamo veduto e rendiamo testimonianza (1 Giov. 1, 1-2). Giovanni lEvangelista
forse un mentitore?
Ma allora anche Paolo mente? Egli stesso ci suggerisce la domanda: Ora, se il Cristo non risuscitato, vana dunque la nostra predicazione e vana
pure la nostra fede. Anzi, noi risultiamo falsi testimoni dIddio, perch abbiamo testimoniato per Iddio che Egli ha risuscitato il Cristo, mentre non lo avrebbe risuscitato (1 Cor. 15, 14-15). Bisogna essere
logici: se la testimonianza di Paolo non vera egli
un falso testimone. Giovanni Battista un falso testimone. Giovanni lEvangelista un falso testimone. E falsi testimoni sono pure Agostino e Tommaso,
Francesco e Domenico, il curato dArs e Padre de
Foucauld, essi, che hanno impegnato tutta la loro autorit di uomini a rendere testimonianza alla risurrezione di Ges, sarebbero degli impostori. Se essi
sono degli impostori, non vi sono che impostori; se
essi sono dei falsi testimoni, non esistono testimoni
veri. E nulla al mondo merita rispetto. Infatti, non
129

credere alla loro parola significa tacciarli di falsa


testimonianza.
E tuttavia, questa non la testimonianza massima. Lo ha detto Ges: Ora io ho una testimonianza
maggiore di quella di Giovanni (Giov. 5, 36). Tale testimonianza innanzitutto quella che il Padre rende al Figlio mediante le opere compiute dal Figlio.
La testimonianza della verit di Ges, prima di
tutto Ges stesso nelle opere che compie, opere di
potenza e di amore, opere di saggezza e di santit
che superano le possibilit umane. con tali opere
che il Padre rende fede a Ges, lo indica cio alla
nostra fiducia. E se noi gli rifiutiamo questa fiducia
ne consegue che mettiamo in discussione la testimonianza stessa del Padre e che lo stesso Dio ci inganna. San Giovanni non ha esitato a portare al limite questa conseguenza: Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza dIddio
maggiore, poich questa la testimonianza dIddio:
laver Egli reso testimonianza al Figlio suo. Colui che
crede al Figlio di Dio, ha questa testimonianza in s.
Colui che non crede a Dio, lo fa bugiardo, perch
non crede alla testimonianza che Iddio ha reso al
proprio Figlio (1 Giov. 5, 9-10).
Questa testimonianza anche quella che il Cristo
rende a Se stesso. Testimonia con le sue parole e rivendica con il suo comportamento unautorit divi130

na (Giov. 8, 14).8 Questo potrebbe essere lespressione di un folle orgoglio, di una enorme impostura, di
una pazzia delirante - ma tutti gli uomini riconoscono che Ges quantomeno una delle pi alte figure
religiose dellumanit. Ora, quando un uomo la cui
statura morale incontestata, impegna tutta la sua
autorit in una testimonianza, questa testimonianza deve essere presa sul serio. E se Ges preso sul
serio, deve esserlo fino in fondo. Non vi sono dunque alternative. O Egli un mentitore, oppure noi
dobbiamo credergli quando si manifesta come Figlio
di Dio. Non vi sono scappatoie.
Ed infine, vi la testimonianza dello Spirito.
lo Spirito che rende testimonianza perch lo Spirito
la verit (1 Giov. 5, 6). Lo Spirito rende testimonianza anche con le opere che realizza in noi, nei nostri
fratelli, nella Chiesa. Perch, quando noi che siamo
fatti di carne e di sangue, sentiamo in noi stessi la
presenza di un amore che non viene dalla carne e
dal sangue, di una speranza che va oltre la smentita
delle speranze, di una fede che affronta limpossibile, queste opere che non provengono da noi sono la
testimonianza che rende lo Spirito a colui nel quale
noi abbiamo creduto, e grazie al quale unicamente
noi possiamo accedere alla fede, alla speranza, alla
carit. Per questo Giovanni dice che sono tre a ren8

Cfr. J. DANILOU, Approches du Christ, ed. Grasset, 1960.

131

dere testimonianza: lo Spirito, lacqua ed il sangue, e


i tre sono per lunit (1 Giov. 5, 7).
Cos, nel corso dellintera sua opera, Giovanni
levangelista cita tutti i testimoni. Alcuni fanno fede
sulla terra: la testimonianza delle Scritture (Giov. 5,
39), del Battista, degli Apostoli, la testimonianza di
Maria. Altri testimoniano in cielo: la testimonianza
del Padre, quella del Figlio e dello Spirito. Si pu respingere tutto questo? Ecco la grave domanda che si
pone a noi. E bisognava porla in tutta la sua estensione.
Fra tutte queste testimonianze quella di Giovanni la pi umile ma essa ci particolarmente cara
ed per questo che ora ne riparleremo. Attraverso
lui raggiungeremo ci che forma la sostanza della
testimonianza ed esamineremo cos ci che ne costituisce loggetto proprio.

Il testimone della luce


Giovanni attesta quanto ha veduto: E io ho visto
e ho reso testimonianza (1, 34). E questa , in effetti, la caratteristica della testimonianza: lattestazione della realt di un fatto. gi vero anche nel
senso profano: per esempio per i testi di un proces132

so. Ma lavvenimento del quale Giovanni testimone non soltanto un fatto materiale. un avvenimento della Storia della salvezza. Qui vedere non significa soltanto vedere con gli occhi della carne. Molti hanno visto, ma non avendo creduto, non hanno
reso testimonianza. Molti hanno conosciuto il Cristo secondo la carne e tuttavia non ne sono i testimoni perch si sono fermati alle apparenze della
carne.
A Giovanni, invece, stata concessa questa grazia, di essere il primo a vedere Ges, a riconoscere
cio, in Lui, attraverso i segni con i quali si manifestava, la realt divina della sua persona. Egli soprattutto il testimone della luce (Giov. 1, 7-8); questa
luce forse la stessa che ha brillato sopra il Giordano. Gli evangelisti non ne parlano, ma una tradizione, che deve essere autentica, raccolta nel Vangelo degli Ebioniti, ci dice che dopo la discesa dello
Spirito una grande luce si irradi tutto intorno.
Questa espressione si trova nel Diatessaron di Taziano. Ed molto probabile che il testo di Giovanni alluda a questa tradizione. Anche nel racconto della
Trasfigurazione si trova lassociazione della voce e
della luce ma questa luce non che lirradiazione
visibile della gloria invisibile della divinit di Ges.
Ogni testimone un testimone della gloria, testimonia cio il carattere divino di quello che viene
133

compiuto nellumanit di Ges. quanto, a sua


volta, dir Giovanni: Abbiamo visto la sua gloria
(1, 14). Vedere significa qui aprirsi, al di l di ogni
apparenza, alla realt divina. Ci che attesta Giovanni la divinit di Ges: Ora, io ho veduto e ho
attestato che egli il Figlio di Dio (1, 34). Certo egli
ha visto anche con gli occhi lavvenimento di cui fa
fede, ma non soltanto la sua realt esteriore che
egli testimonia. Lo stesso Spirito che discendeva e si
fermava sopra Ges, ha illuminato gli occhi del suo
spirito per fargli contemplare in Ges la persona del
Figlio di Dio. La medesima voce che rendeva testimonianza a Ges, ha reso testimonianza anche al
suo spirito suscitando in lui la conoscenza di quanto
essa annunziava.
Proprio grazie alla testimonianza del Padre ed a
quella dello Spirito, Giovanni pu, a sua volta, rendere testimonianza al Figlio. Il cielo si squarcia. La
Trinit intera misteriosamente resa presente ed in
questa vita della Trinit introdotto Giovanni. Poich la luce la Trinit stessa, Giovanni non era che
la lampada, Ges la luce. Ma Giovanni viene illuminato da questa luce e la Trinit opera in lui. Cosicch la duplice testimonianza di cui parlavamo
pi sopra, - quella nel cielo e quella sulla terra - non
in realt una duplice testimonianza. Perch vi
un unico testimone che lo Spirito. Questo Spirito
134

rende testimonianza al nostro spirito. Giovanni render dunque testimonianza non in virt della sua
autorit ma in virt dellautorit dello Spirito, come
pure ogni autorit, nella Chiesa, esprimer la presenza dello Spirito.
Che il Battista sia il testimone della luce, ce lo dice il Vangelo di Giovanni. La testimonianza vera e
propria di Giovanni sulla divinit di Ges viene espressa in unaltra forma, con una formula che certamente originaria perch essa ritorna come un leitmotiv, con qualche piccola variante, in tutti i testi
che parlano della sua testimonianza. In Matteo si presenta cos: ma Colui che viene dopo di me pi
forte di me (3, 11). Negli Atti si legge: Io non sono
quello che voi credete; ma ecco, dopo di me viene
colui del quale io non son degno di sciogliere i sandali dei piedi (13, 25). Infine, in Giovanni, la formula ritorna tre volte: Prima, in una forma quasi
identica a quella degli Atti: Questi colui che verr
dopo di me, a cui io non son degno di sciogliere
neppure il laccio dei calzari (1, 27). Infine, a due riprese, nella forma pi completa: Lui era quello del
quale io dicevo: colui che viene dopo di me stato
anteposto a me, perch era prima di me (1, 15; 1,
30).
Limportanza di questa frase consiste nel fatto
che essa rende testimonianza a Ges nella sua rela135

zione con Giovanni Battista. Con essa, Giovanni designa innanzitutto Ges come colui che viene dopo
di lui, cio come colui del quale egli era il precursore. Ora, ci di cui Giovanni era precursore, labbiamo detto, la gloria di Dio che viene nel deserto.
Indicare Ges come colui che viene dopo di lui
dunque indicare Ges come la gloria di Dio venuta
nel deserto, come quella presenza escatologica della
gloria di Dio che egli aveva il compito di preparare.
Per questo, colui che viene dopo di lui passato davanti a lui; la sua venuta ha posto fine alla missione
di precursore di Giovanni ed ha fatto ormai di lui il
testimone della realizzazione delle promesse.
Tutta limportanza della testimonianza di Giovanni sta nella parola: Ecco cio nellaffermazione
della presenza dellavvenimento che aveva precedentemente annunziato. Ma Se colui che viene dopo
di lui passato davanti a lui, perch esisteva prima di lui. E qui la testimonianza di Giovanni acquista tutta la sua importanza. Poich, egli avrebbe potuto essere il precursore di un altro che, pur essendo pi grande di lui non fosse prima di lui, che fosse
cio pi grande ma dello stesso ordine di grandezza.
Ma affermare che colui che viene dopo di lui era
gi prima di lui, vuol dire affermare che questi lo
stesso che lha inviato, che il solo che esista prima
di lui, che dunque quel Verbo di Dio mediante il
136

quale tutto stato fatto e che viene in mezzo ai


suoi. Vuol dire indicare in Ges colui che esisteva
prima dei tempi e che venuto alla fine dei tempi,
che insieme lalfa e lomega, il primo e lultimo; il
primo perch il Figlio eterno di Dio, lultimo perch la venuta escatologica del Figlio eterno nel
tempo e nel mondo, per ritrovare ci che era perduto.
Precisamente questultimo aspetto, riguarda, nella testimonianza di Giovanni, non soltanto la divinit di Ges ma anche la sua azione redentrice, espressa nellultima forma della sua testimonianza, fra
tutte eminente: Ecco lagnello di Dio (Giov. 1, 36).
Questa formula del Battista rester per sempre come la testimonianza resa a Ges. Sempre con essa, il
sacerdote, nella liturgia della messa, rinnovando il
gesto di Giovanni, indica Ges, presente nellEucarestia, alla fede dei credenti. Come Agnello di Dio,
Giovanni indica Ges sulla croce quando gli applica
le parole dello Esodo sullAgnello Pasquale: Non gli
si spezzer nessun osso (Giov. 19, 36). Ed ancora
nella figura dellAgnello di Dio che tutta la Apocalisse mostra Ges che ci svela e ci scioglie il mistero
del destino delluomo, spezzando i sigilli che lo racchiudevano. E questo tanto vero, che le parole con
le quali il Battista ha designato Ges al futuro evangelista, sono rimaste per questultimo lespressione
137

privilegiata di ci che Ges rappresenta.


Designando Ges come lagnello che prende su di
s il peccato del mondo, Giovanni si riferiva evidentemente allagnello immolato al tempo delluscita
dallEgitto. Lira di Dio avrebbe dovuto colpire tutta
lumanit peccatrice, perch Dio il Dio santo. Ma
poich Dio il Dio damore, il Figlio suo prende il
posto delluomo peccatore per portare sopra di s il
peso dellira; in tal modo, tutti coloro che avranno
fede in lui e saranno segnati con il suo sangue al battesimo, verranno risparmiati. cos che lAgnello di
Dio prende su di s il peccato del mondo. cos che
la passione di Ges riunisce e concilia misteriosamente questi due aspetti di Dio, senza i quali Dio
non sarebbe Dio: la sua infinita santit e la sua infinita misericordia. cos che lAgnello di Dio rivela
e risolve il mistero delluomo nella sua duplice dimensione: di miseria e di grandezza.

La testimonianza della vita


Questo ci che Giovanni ha visto e riconosciuto, istruito dalla voce del Padre, dalla luce del Figlio,
dallunzione dello Spirito. La importanza della sua
testimonianza evidente. Essa contiene gi tutto
138

quello a cui noi crediamo, sulla testimonianza di lui


e di coloro che lo seguiranno; cio che Dio eternamente amore nella Trinit delle Persone, che Dio
temporalmente amore nella Missione delle Persone.
Il testimone della verit colui che ha visto, visto
con uno sguardo illuminato dalla luce, che penetra
la realt nella sua totalit, oltre le apparenze esterne, fino alle sue profondit pi riposte. Perch vedere proprio questo: penetrare la realt nella sua
dimensione totale. Egli ha visto ci che gli altri non
vedevano non perch non vi fosse nulla da vedere,
ma perch, come dir san Paolo, un velo era steso
sul loro cuore (2 Cor. 3, 15). E quello che ha visto,
ha testimoniato.
Il mondo della testimonianza non soltanto quello della conoscenza della realt ma anche della sua
manifestazione. Tutto, nel mistero della testimonianza di Giovanni, manifestazione di Ges: uno dei
tre misteri dellEpifania. Fino a quel momento, la
gloria di Dio perfettamente presente in Ges, ma
nascosta; ma ora essa si manifesta esternamente, si
irradia nella persona divina di Ges sopra la sua umanit visibile, come alla Trasfigurazione. Cos, la divinit di Ges manifestata a Giovanni. E a sua volta,
Giovanni manifesta, rende pubblico ci che gli stato manifestato.
Qui la missione di Giovanni dunque di suscitare
139

la fede. E nuovamente comprendiamo di toccare un


problema assai grave. Infatti, se ci gi talvolta difficile il credere, ci ancor pi difficile il suscitare la
fede. Anche qui lesempio di Giovanni essenziale
per noi. Poich egli aggiunge alla dimensione contemplativa la dimensione missionaria. Dopo averci
fatto comprendere che cosa sia contemplare, ci insegna che cos annunciare. O meglio ancora, egli ci
fa vedere il legame fra la contemplazione e la missione poich il carattere proprio del testimone
precisamente di unire questi due momenti. Egli
colui che annunzia soltanto e proprio perch colui
che ha contemplato.
Tale testimonianza si esprime innanzi tutto nella
testimonianza esterna della parola; la parola in ci
che essa contiene di pi serio, la parola nella quale
un uomo si d nella sua totalit, il solo mezzo che
luomo possiede per darsi in ci che ha di essenziale, la parola data, in modo che rifiutare questa
parola sia un po come rifiutare chi per essa si impegna totalmente. Non si pu separare luomo dalla
sua testimonianza, e la testimonianza ha lo stesso
peso del teste che la pronunzia. Giovanni getta tutto
il peso di ci che egli in ci che egli dice. In un mondo diventato quello delle parole senza senso, che non
impegnano su nulla, egli ci ricorda quale sia la densit di una parola nella quale luomo impegni tutto
140

se stesso.
Ma la testimonianza di Giovanni non soltanto
la testimonianza esterna della parola. Il testimone
della Trinit colui che introduce gli altri in un
nuovo ordine di realt alla quale non si accede n
per la carne n per il sangue. Ora, non pu introdurre gli altri se non nella misura in cui egli stesso
vi entrato. Giovanni pu darci ingresso alla vita
della Trinit nella misura in cui egli stato precedentemente introdotto presso il Padre dal Figlio e
dallo Spirito, nella misura in cui egli stesso stato
conquistato dalla vita della Trinit. Perch nessuno
pu invocare Dio Padre se non nello Spirito Santo
(cfr. Rom. 8, 15). Giovanni rende cos testimonianza
alla Trinit non solo con il valore delle sue parole
ma perch la Trinit si manifesta nella sua persona
attraverso le opere che essa compie in lui e che permettono agli uomini di riconoscere in lui la presenza della Trinit. questo che conferisce alla sua testimonianza la vera dimensione. Perch, a questo livello, non pi soltanto colui che rende testimonianza a Ges, egli diventa lo strumento con il quale
lo Spirito rende testimonianza al Figlio. La testimonianza di Giovanni non ha soltanto limmenso valore della sua testimonianza duomo, essa ha il valore
infinito dellautorit di Dio.
Cos la testimonianza di Giovanni ci insegna an141

che che cosa la testimonianza e quello che deve


essere la nostra. Ci fa innanzitutto capire che quanto pi la nostra fede totale, quanto pi cio la nostra intelligenza, la nostra volont, e tutta la nostra
persona sono totalmente impegnate sulla parola di
Dio, tanto pi avviene che la nostra parola pesi quanto la nostra stessa persona. Ci insegna inoltre che
ci che fa s che la nostra vita testimoni della verit
di Ges che, quando essa consacrata senza riserva a Ges, Ges si manifesta attraverso le opere che
compie in noi.
Tutto si riconduce dunque alla fede. E nella misura in cui noi sappiamo vivere nel mondo della fede, risvegliamo anche gli altri al mondo della fede.
Esseri pieni di imperfezioni e di difetti ma che vivono di fede, possono risvegliare altri esseri alluniverso della fede. La sua luce splendente brilla gi sul
cimitero delle nostre decisioni. Quanto pi brilla in
chi gi stato conquistato e trasformato dallo Spirito.

142

CAPITOLO NONO

LAMICO DELLO SPOSO

Nel capitolo precedente, abbiamo visto Giovanni


Battista riconoscere in Ges la venuta di Dio, venuta
che era stata annunziata dai profeti e che egli aveva
il compito di preparare. Parrebbe che da questo momento, tutto dovesse cambiare. Ci si aspettava di vedere Giovanni Battista sospendere la sua missione
di preparazione e divenire discepolo di Ges. Ma
non quanto accade.
LEvangelo di Giovanni, il solo che ci parli del periodo della vita del Battista immediatamente successivo alla teofania del Giordano, ce lo mostra invece nel pieno svolgimento del suo ministero, come
se nulla fosse cambiato: Giovanni pure stava a battezzare ad Enon, vicino a Salim, perch, essendo in
quel luogo abbondanti le acque, molti andavano l e
si facevano battezzare (Giov. 3, 23). Non solo Giovanni non interrompe il suo ministero, ma si sposta
da Betania ad Enon per trovarvi pi acqua.
Peraltro, a quel tempo Ges ha iniziato il proprio
ministero: Dopo questo, Ges con i suoi discepoli,
143

and nel paese della Giudea, dove si trattenne insieme a loro, e battezzava (3, 22). Il ministero di Giovanni e quello di Ges si sovrappongono, dunque, e
per di pi nella stessa regione: le rive del Giordano.
Questo fatto esprime una di quelle transizioni che talvolta incontriamo nella storia della salvezza. Cos,
gli Apostoli continueranno ad adorare nel Tempio di
Gerusalemme quando gi esiste il Tempio della Nuova Alleanza, la comunit cristiana.
Nella storia della salvezza, let precedente si
prolunga ancora quando gi let seguente iniziata. comprensibile tuttavia che tale situazione abbia posto dei problemi. E noi lo constatiamo nel testo che segue, in cui i discepoli di Giovanni vengono
dal maestro e gli dicono: Maestro, colui che era
con te lungo il Giordano, al quale tu rendesti testimonianza, ecco che egli battezza, e tutti vanno da
lui (3, 26). La risposta di Giovanni, uno dei testi pi
belli della teologia del Battista, ci far capire il profondo significato di questa nuova epoca della sua
esistenza, in cui egli a poco a poco si ritira scomparendo nelloscurit a misura che la luce di Ges
aumenta lintensit del suo splendore.
Innanzitutto dobbiamo soffermarci un istante ad
un particolare che a prima vista pu sembrare strano: Ges ci viene presentato come colui che battezza. Qual il significato di questo battesimo dato in
144

questo momento da Ges e qual la sua relazione


con il battesimo di Giovanni? Dopo aver risposto a
tale quesito esamineremo il comportamento di Giovanni nei riguardi dellatteggiamento di Ges.

Gli stati del Verbo incarnato.


Abbiamo visto che il battesimo di Giovanni era
semplicemente un battesimo di penitenza - destinato cio a preparare gli animi alla venuta dello Spirito - e che il battesimo cristiano comunicava invece
la vita stessa dello Spirito. Qual , allora, il significato del battesimo che d Ges? In Giovanni leggiamo: Quando il Signore venne a sapere che ai Farisei era noto che egli attirava pi seguaci e battezzava pi di Giovanni, - quantunque Ges di persona
non battezzasse mai i suoi discepoli - lasci la Giudea ed and di nuovo in Galilea (4, 1). Leggendo
questo brano, si ha limpressione che la questione
dei battesimi dati da Ges abbia creato dei problemi
alla comunit cristiana primitiva; queste espressioni un po imbarazzate lo dimostrano.
In realt, chiaro che questo battesimo non pu
essere il battesimo cristiano; il quale una partecipazione alla vita del Cristo morto e risorto, mediante una comunicazione della vita dello Spirito; inve145

ce, come dice san Giovanni, in quel momento lo


Spirito Santo non era stato ancora dato (7, 39). Il
Cristo, durante la sua vita terrena, ha istituito i sacramenti, i quali tuttavia non hanno potuto essere
effettivi che dopo la Pentecoste, poich i sacramenti
sono la partecipazione al dono dello Spirito diffuso
alla Pentecoste. Problema questo, che aveva preoccupato i primi cristiani. Ben fermi sul concetto che
per salvarsi bisogna essere battezzati, essi erano inquieti e si domandavano se la Santa Vergine e gli
Apostoli fossero stati battezzati. Tertulliano, ad
esempio, afferma che san Pietro stato battezzato
quando le acque del lago in tempesta si sono calmate... Ci che vero se il termine battezzato viene inteso nel suo senso materiale - cio interamente
immerso nellacqua - ma falso se ci si riferisce ad
un battesimo sacramentale.
Ma se il battesimo dato da Ges, ed ancor pi dai
suoi discepoli, non il battesimo cristiano, che cosa
? Notiamo subito che nellEvangelo vediamo Ges
battezzare soltanto in questo momento. Vi un periodo della vita del Cristo che segue immediatamente il suo battesimo, e di cui Giovanni lunico, a parlarci, durante il quale Ges continua a vivere in Giudea, in particolare nella regione del Giordano, prima di recarsi in Galilea. Durante questo periodo, Ges sembra proseguire un ministero analogo a quello
146

del Battista, un ministero di preparazione. Il battesimo dato da Ges e dai suoi discepoli ancora un
battesimo di preparazione, destinato cio a predisporre gli animi a ricevere lavvenimento della manifestazione. Come ha scritto Dodd, in questo caso,
Ges il precursore di se stesso.9
La vita di Ges comprende delle tappe, ognuna
delle quali ha un contenuto proprio e che rientrano
nel disegno di Dio. Il Padre stesso ne dispone i tempi ed i momenti. E poich il Cristo obbedisce al Padre, coincide can ognuno di questi tempi e ne rispetta le scadenze. Ecco perch risponde agli Apostoli impazienti di vederlo anticipare la sua manifestazione: La mia ora non giunta (Giov. 2, 4). Vi
unora, un tempo opportuno per ogni cosa. Vi
stato il tempo della vita nascosta, vi sar, dopo il
battesimo, la vita pubblica che rappresenta unet
nuova. In quel tempo Ges ha disposto in modo sovrano tutte le istituzioni e gli insegnamenti che diventeranno effettivi soltanto dopo la venuta dello
Spirito. Durante il periodo della sua vita pubblica, ha
svolto la missione che doveva svolgere durante tale
periodo. Non ne ha svolta unaltra; non ha confuso i
tempi. Dopo aver disposto ogni cosa dir al Padre
nella sua preghiera sacerdotale: La mia ora giun9

Cfr. Historical Tradition in the Fourth Gospel, Cambridge, 1963, pp. 292293.

147

ta, ed ora, Padre, glorifica me nel tuo cospetto con


quella gloria che io avevo presso di te prima che il
mondo fosse (Giov. 17, 1-6). Ora giunto il kairos, il
kairos della passione e della risurrezione, lavvenimento decisivo ed ultimo. Dopo il quale, lumanit
del Verbo, esaltata eternamente dalla gloria del Padre ed introdotta nelle profondit di Dia, diverr la
sorgente perenne della vita dello Spirito diffusa nella Chiesa.
Capire il contenuto proprio di ogni et una
delle grazie della contemplazione, poich, come dice il Brulle, ci fa vivere gli stati del Verbo incarnato. Egli il Verbo incarnato nel seno del Padre, il
fanciullo di Betlemme ed il falegname di Nazareth.
Egli ha vissuto lo stato della vita pubblica, lo stato
della passione, quello della morte, - poich anche la
morte uno stato - quella della discesa agli inferi.
Ha vissuto lo stato della risurrezione, dei quaranta
giorni in mezzo ai suoi discepoli. Ed ora siede alla
destra del Padre, aspettando - ce lo dice la Prima
Lettera ai Corinti - dopo aver compiuto la sua opera
nella Chiesa, il suo ritorno alla Parusia e la riconsegna al Padre di tutte le cose per entrare allora in un
ultimo stato (cfr. 1 Cor. 15, 24-28).
Ogni anno la liturgia ci fa rivivere questa contemplazione del Verbo incarnato. Innanzitutto durante lAvvento, in cui essa ce la presenta mentre
148

prepara la sua stessa venuta in seno al popolo dellAntica Alleanza; nei misteri nascosti di Betlemme
e di Nazareth, nella sua vita pubblica. La settimana
santa ci fa vivere il suo stato di umiliazione nella
passione, di annientamento nella morte. Infine, lo
vediamo nello stato della risurrezione e lo contempliamo, alla fine dellanno liturgico, alla festa dei
Santi, nel suo glorioso ritorno, nella piena manifestazione del suo regno eterno.
Di queste tappe, nulla ci indifferente, nulla
senza valore in ci che riguarda il Verbo. Qui, come
dice Thomas Merton, anche le briciole sono nutrimento di contemplazione. Per questo molto importante per noi il constatare che fra il momento in
cui Ges stato riconosciuto da Giovanni - alla discesa dello Spirito - ed il momento in cui, qualche
settimana pi tardi, comincer a manifestarsi in
Galilea nella sua missione propria, corre questo periodo giudeano, giordaniano, che in certo senso
ancora una preparazione allinterno della realizzazione iniziata. In esso il battesimo di Ges in qualche modo la continuazione del battesimo di Giovanni, che vuol predisporre i cuori non a riconoscere
un altro, ma a riconoscere lui stesso. Quasi fosse
una grazia prima della grazia.
Il Cristo continua ad agire cos in mezzo a noi.
Prima che un pagano riconosca il Cristo e di conse149

guenza sia riempito della vita dello Spirito, il Verbo


stesso, operando in ogni uomo, realizza nel suo animo misteriose preparazioni. Per questo, quando ad
un pagano parliamo del Cristo, noi non gli parliamo
di qualche cosa che gli estraneo, ma facciamo eco
a ci che gi esiste in lui: quel Verbo di Dio che nellintimo dellanimo lo sollecita, lo dispone anche a
ricevere la parola. Come ha mirabilmente intuito
santAgostino, la buona volont gi opera dello
Spirito Santo. Quando si dice che il Verbo viene per
gli uomini di buona volont vuol dire che il Verbo
viene per coloro nei quali gi venuto rendendo
buona la loro volont, rendendola cio capace di
aprirsi alla pienezza quando questa pienezza viene
loro offerta.

Lannientamento di Giovanni davanti a Ges.


Durante questo periodo giordaniano, Ges inaugura il suo ministero. E contemporaneamente, Giovanni prosegue il suo. Vi un momento in cui Ges
e Giovanni sembrano in concorrenza, in cui i loro
due ministeri coesistono. Tuttavia, comincia a verificarsi, gradatamente, un rovesciamento a favore di
Ges. Questo periodo, come nota Dodd, porta il segno di unautenticit storica particolarmente incon150

testabile. Si avverte una specie di conflitto latente


fra i discepoli di Giovanni e quelli di Ges, conflitto
che lEvangelista sembra voler dissimulare quanto
pi possibile.
Deve esservi dunque stata a questo momento una crisi estremamente penosa. I discepoli di Giovanni che erano a lui profondamente legati, dovevano
essere disperati nel vedere il loro maestro abbandonato dalle folle che andavano verso un altro. Certamente essi sospettavano che Ges tradisse Giovanni. Mentre questi si era mostrato cos accogliente
verso Ges, ecco che ora Ges attirava tutti a s e
Giovanni cadeva progressivamente nelloblio.
Leco di questo conflitto si avverte nel testo di
Matteo. I discepoli di Giovanni vanno da Ges e gli
chiedono: Per quale motivo noi e i Farisei digiuniamo mentre i tuoi discepoli non digiunano? (Mt. 9,
14). Non dimentichiamo che san Paolo verso la met
del primo secolo incontrer ad Efeso alcune persone
che gli diranno: Noi conosciamo soltanto il battesimo di Giovanni. Vi quindi tutta una storia dei rapporti fra la comunit giovannea e la comunit cristiana. Noi conosciamo una sola versione dei fatti,
quella dei discepoli di Ges; sfortunatamente, infatti, non possediamo alcun documento della comunit giovannea che avrebbe potuto darci laltra versione, quella dei discepoli del Battista. Tuttavia, si
151

comprende come in quel momento si sia verificata


una situazione drammatica. Ed in questa occasione che sentiamo la grandezza di Giovanni, nel suo
accettare di essere spogliato, in questo mistero di
annientamento che riempir lultima parte della
sua vita e lo porter alle vette pi alte.
Egli ha accettato di lasciarsi spogliare, di essere
cio soltanto e nulla di pi che un precursore. Ha
dimostrato quella abnegazione cos rara nei precursori - che lo ha portato a cancellarsi quando colui che
egli era stato chiamato a preparare, giunto; mentre nella maggior parte dei casi, i precursori vogliono sopravvivere alla loro missione. Nulla riesce pi
difficile ad un uomo che il sapersi ritirare nellombra quando la sua missione terminata.
Ho spesso citato la frase che Guardini ha scritto a
proposito di Buddha: stato forse uno dei pi grandi precursori, e sar sicuramente lultimo nemico.
Il precursore, quando rifiuta di eclissarsi, diventa
un nemico. Questo anche il solo mistero del popolo ebreo, non ve ne sono altri. Il giudaismo stato la
verit, il giudaismo non pi la verit, non sul piano teorico ma su un piano cronologico. Il peccato
degli Ebrei non stato di credere in ci che credevano - essi avevano ragione di credere perch il
contenuto della loro fede era la Parola stessa di Dio
il loro peccato stato di voler trattenere il passato
152

quando il futuro era gi in atto. Non hanno accettato quella morte che, in realt, era una risurrezione.
Perch sempre, attraverso la morte, si va alla vita.
E questo, invece, avviene in Giovanni Battista. Egli rinascer ad una vita pi piena, nella misura in
cui accetta, a quel momento, di lasciarsi spogliare
dal Padre e di entrare in un periodo nuovo che sar
per lui, dopo il tempo della manifestazione, un tempo di oscurit. La sua evoluzione inversa a quella
del Cristo: Ges venuto dalloscurit ed ora si
manifestato, Giovanni ha iniziato nella manifestazione ma ora rientra nelloscurit. E tutto questo
avviene secondo quanto il Padre ha sovranamente
disposto.
Laccettazione di questo spogliamento permette
a Giovanni di entrare in unesperienza damore, in
una scoperta del mistero del Cristo ed in una gioia
mistica il cui accento non pu ingannarci: Lamico
dello Sposo che gli sta vicino e lo ascolta, si riempie
di gioia alla voce dello Sposo. Questo gaudio, dunque, che il mio, si compiuto (Giov. 3, 29). In queste parole si ritrova tutto il Cantico dei Cantici. Questo gaudio che il mio, questo gaudio, la Chara, la
gioia divina, la gioia dellanima toccata dalla vita
divina e che esulta di una gioia che trascende ogni
gioia della carne. Ecco il gaudio che fa esultare Giovanni. Quella stessa morte che i suoi discepoli, fer153

mandosi alle apparenze esteriori, considerano semplicemente come un fallimento, Giovanni la vive dal
di dentro, nelle profondit di Dio; e lamore si dilata
allora tanto nel suo animo, da non potervi pi essere un paragone con ci che fino ad ora era stato.
Quello che sul piano esteriore pu apparire un
annientamento, corrisponde, sul piano interiore, ad
una straordinaria crescita nella vita dellamore.
Bisogna rileggere lintero testo: Ora, nacque una
disputa fra i discepoli di Giovanni i quali, presentatisi a lui, dissero: Maestro, colui che era con te
lungo il Giordano, al quale tu rendesti testimonianza, ecco, egli battezza e tutti vanno da lui. Ecco la
loro reazione istintiva. Giovanni rispose: Luomo
non pu ricevere nulla se non gli dato dal cielo
(Giov. 3, 25-27).
Tale lespressione mirabile della totale dipendenza verso lazione del Padre. Il Figlio non ha nulla da s, dice Ges (5,19). Ognuno di noi non ha nullaltro se non quello che gli viene dato dal cielo.
Giovanni, come Ges, compie ci che il cielo gli ha
assegnato. Per Giovanni la cosa importante di essere fedele al dono che gli stato fatto, non di ambirne uno diverso. Ognuno possiede soltanto il dono
datogli dal cielo, e questo dono sempre meraviglioso. E ognuno deve essere fedele a questo dono,
rispondendo alla vocazione spirituale che gli pro154

pria, realizzando quanto gli dato di realizzare e


non altro. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma sono stato mandato
davanti a lui.
Giovanni sempre stato fedele a questa missione
e vuole spiegare ai suoi discepoli che essi non devono stupirsi se si verifica quanto aveva sempre
detto loro. Noi uomini abbiamo molta difficolt a riconoscere le cose, anche quando ne siamo stati preavvertiti da tempo. NellEvangelo, il Cristo cerca di
far capire ai suoi apostoli fino alla fine, che egli deve dare la sua vita per il mondo; ma fino alla fine, e
ancora nel pieno dramma della passione, essi si ostineranno a non capire. Non volevano capire perch la realt era contro i loro desideri. Allo stesso
modo, i discepoli del Battista non avevano mai pienamente valutato che cosa significasse essere soltanto i discepoli di un precursore: quando la realt
viene, essi la rifiutano perch non lavevano mai
accettata.

La gioia spirituale.
Colui che ha la Sposa lo Sposo. Ma Giovanni,
nella sua intelligenza illuminata dallo Spirito Santo,
penetra oltre le apparenze. Si ha limpressione che,
155

in questo momento, egli abbia una visione, come al


tempo del battesimo. Per mezzo dello Spirito profetico che lintelligenza della storia sacra, dei mirabilia Dei, - contempla la meraviglia che si sta compiendo. E questa meraviglia la presenza dello Sposo, il Verbo di Dio venuto a prendere la natura umana che aveva modellato fin dal principio e che, dopo
il lungo fidanzamento dellAntico Testamento, ora
unisce a s, facendosi carne, con ununione ormai
eterna. Inaugurata dallIncarnazione, questa unione
si prolungher nella Chiesa, che lautore dellApocalisse ci mostra vestita come una promessa per il
suo sposo.
Essa si realizza anche in ogni anima chiamata a
vivere questo mistero nuziale e ad essere colmata
dei doni dello Sposo. La prima ad essere introdotta
in questo mistero nuziale lanima di Giovanni, per
il quale, contemplare lunione del Verbo con la natura umana, significa gi essere introdotto in questa
unione.
Cos una stessa realt - il fatto che coloro che lo
seguivano seguono ora Ges - riempie di tristezza i
suoi discepoli perch non sanno vedere oltre le sue
apparenze esteriori, e fa esultare di gioia lanimo di
Giovanni, perch egli ne sa penetrare il contenuto
spirituale. Quanto allamico dello Sposo, che l in
ascolto, tutto rapito di gioia sentendo la voce dello
156

Sposo. Giovanni guardando i suoi discepoli che lo


abbandonano per seguire Ges, contempla il compimento del mistero delle nozze. Essi vanno da Ges
perch sono lumanit che va ad unirsi allo Sposo. E
questo inebria lanimo di Giovanni di una gioia cos
grande, cos divina, che egli non pu nutrire il minimo risentimento e pensare che le anime che raggiungono Cristo sono i suoi discepoli che lo abbandonano. Che cosa pu importare questo quando egli
rapito dalla meraviglia che si sta compiendo davanti ai suoi occhi? Egli gioisce sentendo la voce
dello Sposo, la parola stessa del Cristo, che non solo
tocca le sue orecchie, ma risuona nelle profondit
del suo cuore. E questa gioia che la mia nella
sua pienezza.
Non dimentichiamo che nellorazione della festa
di san Giovanni Battista, domandiamo la grazia delle gioie spirituali. Giovanni essenzialmente luomo
della gioia divina proprio in mezzo agli spogliamenti umani. Ed il fatto che tale gioia sia ora al suo colmo dimostra che lepisodio rappresenta una crescita nuova in ci che pu sembrare una diminuzione.
A misura che egli si vuota di se stesso, Ges lo riempie: necessario che egli cresca e che io diminuisca.
Una cosa rimane tuttavia strana: Giovanni prosegue il suo ministero quando gi cominciato quello di Ges. Ci si aspetterebbe che dal momento in
157

cui riconosce in Ges colui che doveva annunziare,


Giovanni diventi il primo dei suoi discepoli. Invece,
continua a svolgere come sempre il suo ministero. A
questo proposito vi un testo che pu stupirci enormemente. Ci dice che i discepoli di Giovanni, e
Giovanni stesso, continuavano a praticare il digiuno
come gli Ebrei. Interrogato da alcuni discepoli di
Giovanni per sapere come mai i suoi non facevano
altrettanto, Ges risponde loro: Come possibile
che gli amici dello sposo siano afflitti mentre lo sposo con loro? (Mt. 9, 15). Sembra quasi un paradosso. Giovanni sa che lo Sposo presente; esulta
nel suo intimo perch ne ode la voce. E ciononostante, continua a digiunare come se lo Sposo non ci
fosse.
Ma la risposta a tale domanda sta nelle parole pronunziate dallo stesso Giovanni: Luomo non pu ricevere nulla se non gli dato dal cielo. Certo, sul
piano della fede e della grazia, Giovanni vive gi il
mistero dello Sposo e della Sposa. Ma sul piano del
ministero egli resta fedele alla propria vocazione che
di essere lamico dello Sposo, che di condurre la
Sposa verso lo Sposo predisponendo i cuori a riceverlo. Il suo ministero appartiene sempre allordine
delle preparazioni. La sua grandezza appare in questa stessa fedelt alla missione che gli stata affidata, fedelt che la pi alta espressione del suo amore.
158

CAPITOLO DECIMO

LA PROVA DELLAMORE

Nellultimo periodo della sua vita, Giovanni Battista rientra progressivamente nelloscurit e si
cancella davanti al Cristo: lo Sposo chi ha la Sposa; ma lamico dello Sposo che gli sta vicino e lascolta, si riempie di gioia alla voce dello Sposo... Bisogna che egli cresca ed io diminuisca. A proposito
di questo passo mirabile, abbiamo gi detto che sentivamo leco di unesperienza spirituale quasi mistica. Nellistante in cui la sua influenza svanisce sul
piano apparente, Giovanni Battista misteriosamente ed intimamente introdotto in ununione damore
incomparabile con il Cristo. Ci che tocca il suo animo, ci che colma il suo cuore di gioia il vedere
compiuto quanto aveva avuto in missione di preparare: le nozze del Verbo e dellumanit.
Chi ha lo Sposo la Sposa. Giovanni Battista non
aspirava che a quello. Ed ora ne vede il compimento
poich gli uomini vanno verso Ges. Loblio, del quale si sente circondato, non nulla se paragonato allesultanza del suo animo che contempla il compi159

mento del mistero.


Ma questo periodo della vita di Giovanni Battista
anche un periodo di prova, nella quale la sua santit si approfondisce e si rafforza. Lamore, dice il
Cantico dei Cantici, forte come la morte, duro come linferno ma si consolida perfettamente soltanto dopo aver subto delle prove; soltanto allora esso
mette radici profonde. La prova dellamore di Giovanni Battista riferita in un testo che appare stupefacente sotto ogni aspetto. sconcertante per il
suo contenuto, enigmatico nella sua espressione.
Esso allude ad un complesso di cose difficili da capire e delle quali noi avvertiamo un retroscena incontestabile. Ecco il testo: Or, Giovanni, mentre era in
prigione, avendo inteso parlare delle opere del Cristo, mand a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: Sei
tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un
altro?. E Ges rispose loro: Andate e riferite a Giovanni quello che voi udite e vedete: i ciechi vedono,
gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri annunziata
la buona novella, e beato colui che non trover in
me occasione di scandalo. Mentre quelli se ne andavano, prese a dire alla folla riguardo a Giovanni:
Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una
canna agitata dal vento? Ma che siete andati a vedere, un uomo vestito di morbide vesti? Ecco, quelli
160

che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re.


A che scopo dunque siete andati? A vedere un profeta? S, vi dico, e pi che un profeta. Egli colui del
quale sta scritto: Ecco io mando innanzi a te il mio
nunzio, perch prepari l tua via dinnanzi a te. In
verit vi dico: fra tutti i nati di donna non mai sorto nessuno pi grande di Giovanni Battista! Tuttavia
il pi piccolo nel regno dei cieli pi grande di lui.
Dai giorni di Giovanni Battista fino ad oggi, il regno
dei cieli si acquista colla forza e sono i violenti che
se ne impadroniscono; perch tutti i profeti e la legge hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, lui quellElia che deve venire. Chi ha orecchi da intendere, intenda. Ma a chi paragoner io
questa generazione? simile a quei ragazzi seduti
sulle pubbliche piazze, e che, gridando ai loro compagni, dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non
avete ballato, vi abbiamo cantato lamenti e non vi
siete battuti il petto. venuto infatti Giovanni che
non mangia, n beve, e dicono: Ha un demonio.
venuto il Figlio delluomo, che mangia e che beve, e
dicono: Ecco un mangione ed un bevitore, amico
dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla Sapienza
stata resa giustizia dalle sue opere (Mt. 11, 2-19).
Gi abbiamo utilizzato degli elementi di questo
brano ed in particolare il parallelismo che Ges stabilisce fra s e Giovanni; e quindi non ne riparlere161

mo. Ma daltra parte, questo testo contiene tre cose


che possono stupire.
La prima la domanda di Giovanni con la quale
egli, dopo essere stato precursore e testimone, sembra voler rimettere tutto in questione: Sei tu colui
che deve venire?. Ci troviamo di fronte ad uno di
quei brani la cui autenticit storica appare incontestabile proprio perch a prima vista esso appare imbarazzante; sembra infatti far capire che Giovanni
attraversi una crisi di dubbio nei riguardi di Ges.
Segue poi la testimonianza straordinaria che Ges
rende a Giovanni. Senza entrare in particolare nel
parallelismo di cui gi abbiamo parlato, dovremo
mettere in luce il valore di questa testimonianza.
Infine, vedremo la parte finale a proposito dei fanciulli che cantano e i cui compagni non danzano, che
piangono ma i cui compagni non piangono, e che
giustificano la Sapienza. Passaggio misterioso, che ci
svela nuovamente aspetti importanti del significato
di Giovanni Battista.

La notte della fede


Nella prima parte troviamo Giovanni al colmo
della prova. La sua vita lopposto di una vita coro162

nata, al suo tramonto, da onori, da decorazioni, da


titoli accademici, da presidenze. La sua vita si conclude nellumiliazione. Padre de Foucauld aveva notato che, come la vita del Signore, quella dei suoi discepoli terminava cos. Giovanni, lungi dal ricevere
ricompense umane di quanto ha fatto, cade in una
totale povert, in una totale miseria. Che cosa gli d
allora, Dio? Le prove interiori, che danno limpressione che persino la sua fede sia scossa. Pensiamo a
Teresa di Lisieux che ha trascorso gli ultimi mesi
della sua vita nelle prove di fede pi tragiche, durante le quali essa aveva la consapevolezza di condividere tutte le sofferenze degli atei, pur senza acconsentire a tali tentazioni.
Nuovamente, la vita di Giovanni ci appare come
esemplare. In essa non troviamo soltanto una biografia del passato, ma determinati aspetti della vita
del Signore, del suo modo di guidare i suoi e di introdurli profondamente nella realt stessa della vita
spirituale.
Giovanni manda i suoi discepoli da Ges per dirgli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?. Testo difficile da capire perch pu
essere interpretato erratamente in ognuno dei due
sensi. Innanzitutto si pu minimizzarlo. Alcuni esegeti hanno pensato che Giovanni Battista mandi i
suoi discepoli a fare questa domanda a Ges, pur
163

essendo da parte sua perfettamente convinto della


risposta; li avrebbe mandati per far loro apprendere
dalla bocca dello stesso Ges che egli era proprio
colui che doveva venire. Questa interpretazione toglie alla questione ogni significato drammatico.
La seconda interpretazione, invece, tende a farci
credere che qui vi sia, da parte di Giovanni, un ripensamento su ci di cui qualche tempo prima era
stato convinto dalla teofania del Giordano: la divinit di Ges, che gli era apparsa in evidenza splendente rendendolo testimone perenne. Pensare che,
dopo qualche settimana o qualche mese, la fede di
Giovanni sia totalmente scossa, ci riesce assai difficile.
In verit, sembra proprio - il parere della Bibbia di Gerusalemme e di numerosi esegeti - che a questo momento vi sia per Giovanni una prova vera, non
un ripensamento totale, ma la prova stessa della fede. La fede di Giovanni non tanto scossa, quanto
provata, con quello che sempre mette alla prova la
fede: il modo in cui vanno le cose. La fede introduce
sempre in vie sconcertanti, in relazione alle esperienze precedenti e di conseguenza al modo in cui si
immaginavano le cose. Giovanni Battista si era immaginato le cose in un determinato modo che noi
conosciamo molto bene perch lo esponeva nella
sua predicazione, cio che la conversione era ur164

gente, perch Dio stava per manifestarsi in potenza


nel tuono e nel fuoco, per venire a giudicare il mondo, per condannare i peccatori e per salvare i giusti.
Giovanni Battista attendeva dunque una manifestazione messianica nel senso in cui lattendevano gli
Ebrei pi religiosi di quel tempo, come ad esempio i
santi monaci delle sponde del mar Morto, non simile ad una clamorosa vittoria politica, come la immaginavano gli zeloti, ma come la gloriosa venuta di
Dio nel deserto. Io sono la voce di colui che grida:
Preparate le vie del Signore.
Ma le cose non vanno assolutamente in questo
modo. Beato colui che non trover in me occasione
di scandalo (Mt. 11, 6), dice Ges. Ges sa che per
gran parte degli Ebrei sar ragione di scandalo, che
va preparando loro un trabocchetto nel vero senso
della parola. Per Ges che amava il suo popolo, questa una cosa tragica. Gli Ebrei vi inciamperanno
anzich riconoscerlo, perch essi saranno da lui totalmente delusi. Invece di quella manifestazione di
potenza con la quale essi si aspettavano che Jahv
manifestasse la sua gloria splendente agli occhi delle genti e testimoniasse che il Dio dIsraele era il
vero Dio, il Signore riveler le sue vie attraverso
loscurit, lumilt, la pazienza. comprensibile come anche Giovanni sia disorientato e venga a domandare a Ges una conferma. Egli non perde la
165

fede, ma si trova nella pi completa oscurit. E questo , in determinati momenti, la condizione stessa
della fede. Per esserne convinti non c che leggere
san Giovanni della Croce. Giovanni Battista testimonia qui quel momento della fede in cui chi crede
disorientato per il modo con il quale Dio conduce le
cose; allora non gli resta altro ricorso che la fede
allo stato assolutamente puro, il ricorso a colui che
la sorgente stessa della fede. E questo fa Giovanni
Battista; egli si rivolge a Ges stesso; gli presenta le
sue difficolt, rimettendosi interamente nelle sue
mani.
Dobbiamo precisare ci che disorienta Giovanni.
La caratteristica che in Dio gli sembra primaria la
sua totale assenza di complicit con il peccato. E
questo veramente primario perch ci che fa s
che Dio sia Dio. Giovanni Battista, come Elia, prima di tutto profeta della santit di Dio. Ora, in Ges
comincia a manifestarsi un altro volto. Esso ci appare nella risposta di Ges a Giovanni: Andate e
riferite a Giovanni quello che voi udite e vedete: i
ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono
mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri
annunziata la buona novella; ed beato colui che
non trover in me occasione di scandalo.
Ecco lo scandalo. Sia per Giovanni che per questi
Ebrei compenetrati dal senso della grandezza di
166

Dio, lo scandalo proprio leccesso di misericordia,


questa manifestazione nella quale Dio, invece di
presentarsi come colui che condanna il peccato, appare come colui che viene a salvare il peccatore. Ed
hanno ragione di essere disorientati perch, normalmente, al peccato dovrebbe rispondere la collera.
La misericordia assolutamente insperata, sconcertante, perch va al di sopra ed oltre la collera.
Essa pi misteriosa della collera perch questa risponde allordine naturale delle cose; ogni uomo che
si trovi nel peccato deve essere colpito come peccatore, lesperienza stessa che vive luomo peccatore: esso si sente lontano e separato da Dio, condannato da Lui. Credere alla misericordia molto pi difficile, essa infatti ci assicura che quando noi siamo
impuri, mentitori, orgogliosi, la potenza dello Spirito Santo capace di superare tutto e di renderci
nuovamente possibile lingresso vicino al Padre.
Viene immediato laccostamento di questo testo
riguardante Giovanni Battista, con il brano del Primo Libro dei Re (19, 9-13) nel quale Jahv converte
Elia a quella medesima verit alla quale Ges converte il Battista. L entr in una grotta e vi pass la
notte. Ed ecco la parola del Signore gli fu rivolta e
disse: Che cosa fai qui, Elia?. Ed egli rispose:
Sono agitato di zelo per il Signore, Iddio delle
Schiere, perch i figli dIsraele hanno abbandonato
167

il tuo patto, hanno distrutto i tuoi altari e hanno


trafitto di spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo e
cercano di togliermi la vita. Allora il Signore gli
disse: Esci fuori e fermati sul monte davanti al Signore. Ed ecco passare il Signore preceduto da un
forte vento che squarciava i monti e spezzava le
pietre; ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco; ma il Signore
non era nel fuoco. E dopo il fuoco un rumore daura
lieve. Quando Elia lo ud, si copr la faccia col mantello, e usc fuori e si ferm sullentrata della grotta. Con questa quadruplice manifestazione, Jahv
vuol far capire ad Elia che egli non soltanto nel
fuoco, nel terremoto, nel vento, come era lo Jahv
del Sinai, ma anche nel soffio leggero; ci che lascia intuire un messaggio pi interiore e misericordioso.
Giovanni ottiene dunque una risposta alla sua domanda. Riconosce ohe Ges proprio colui che doveva giungere a questa rivelazione della misericordia. Ma in questo mondo della misericordia egli non
ha ancora diritto di entrare. Deve rimanere alle soglie, deve continuare a svolgere il suo compito, che
quello della condanna, quando gi Ges comincia
il suo che quello del perdono. Giovanni, tuttavia,
non affatto schiavo del suo atteggiamento, sol168

tanto fedele alla sua missione. La rivelazione del tempo della misericordia per lui unesperienza spirituale incomparabile che lo inizia alla contemplazione di questo momento nuovo e supremo della storia
della salvezza: quello in cui il Figlio delluomo offre
la sua vita per il mondo peccatore. Egli gi lo aveva
capito allorch aveva designato Ges come lagnello
che prende su di s il peccato del mondo. ci che
aveva avuto in missione di preparare; e di ci il testimone ammirato, pur non avendo il diritto, proprio per fedelt, di interferire nella missione di un
altro. Giovanni non fa quello che soltanto Ges pu
e deve fare.

Ogni cosa ha il suo tempo


Ges esprime tale relazione che lo unisce al suo
precursore, nella seconda parte del nostro testo,
nella quale gli rende testimonianza. Ne citeremo queste poche righe: Dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli si acquista con la forza, e
sono i violenti che se ne impadroniscono, perch tutti i Profeti e la Legge hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, lui quellElia che
deve venire, chi ha orecchi per intendere mi inten169

da (Mt. 11, 12-15). Poco prima, Ges aveva detto


che se Giovanni Battista il pi grande fra i figli di
donna, il pi piccolo fra i figli del Regno dei cieli,
perch egli appartiene allet precedente. Ora iniziata una nuova et, nella quale il Regno di Dio oggetto di violenza.
Numerose sono le interpretazioni date a questo
passaggio, ed in buona parte contraddittorie. Alcuni
lo intendono in un senso peggiorativo: il Regno dei
cieli perseguitato, assoggettato alla violenza. Sarebbe questa unallusione alle opposizioni incontrate dal Cristo e lespressione della contraddizione
contro la quale viene ad urtare il Regno dei cieli.
Schrenk10 sostiene questa interpretazione. Tuttavia
essa non sembra accettabile. Vi poi uninterpretazione ascetica che si trova gi in Clemente dAlessandria: entreranno nel Regno dei cieli coloro che
faranno violenza a se stessi. Linterpretazione devota, sostanzialmente vera, ma letteralmente non
esatta. Non vi alcuna allusione allascesi in queste
parole. il tipico accomodamento omiletico, vero in
ci che esso dice, ma che d uninterpretazione falsata del testo di cui parla.
Qual allora il significato reale? Dopo Giovanni
Battista ha inizio qualche cosa di nuovo: la porta del
Regno dei cieli comincia ad essere sfondata. Mentre
10

Theol. Wrt. N. T., p. 160.

170

per il passato il Regno dei cieli era assolutamente impenetrabile, da questo momento possibile entrarvi. Per rappresentarci questo avvenimento, lo si pu
immaginare nel modo seguente: lumanit attendeva dal tempo di Adamo davanti a questa porta: premeva su di essa ma questa non voleva cedere. Bruscamente, la porta cede e limmensa marea umana
comincia ad entrare. Ecco lavvenimento che si sta
compiendo.
Ges aveva detto che il pi piccolo del Regno dei
cieli pi grande di Giovanni Battista. Dir in seguito che quanto avevano annunziato tutti i profeti
ormai giunto. In questo contesto, la nostra frase ha
un senso ben preciso: significa che let di Giovanni
non ancora quella in cui la porta aperta: Giovanni lultimo di coloro che premevano su di essa.
Ma dai giorni di Giovanni ora avviene una cosa
nuova e straordinaria: la porta ha ceduto - o pi
precisamente ha cominciato a cedere. Perch si comincer ad entrare soltanto alla Risurrezione. La
porta scricchiola, esattamente la situazione alla
quale corrisponde il ministero di Ges prima della
Risurrezione.
Notiamo daltra parte la strana affermazione che
Ges fa su Giovanni: lui lElia che deve venire.
Ricorderemo che in Luca 1, 17 langelo che appare a
Zaccaria nel tempio, dice gi ancor prima della na171

scita di Giovanni Battista, che questi verr in spiritu


Eliae, nello spirito di Elia. E pure ricorderemo che in
Giovanni 1, 21 i messaggeri dei Farisei domandano a
Giovanni Battista: Sei tu Elia, sei tu il profeta?. E
soprattutto in Matteo 17, 10-13, leggiamo questo: I
discepoli lo interrogarono dicendo: Perch dunque
gli scribi dicono che deve venire prima Elia? Egli
rispose loro: vero, Elia ha da venire e ristabilir
tutte le cose. Ma vi assicuro che Elia gi venuto e
non lhanno voluto riconoscere, ma gli hanno fatto
tutto quello che hanno voluto. Cos anche il Figlio
delluomo dovr soffrire da parte loro. Allora i discepoli compresero che aveva parlato loro di Giovanni Battista.
Questa relazione di Giovanni ed Elia esige un
chiarimento. Elia , insieme con Enoch, uno dei due
santi dellAntico Testamento dei quali si dice siano
stati trasportati in cielo da vivi. Gli Ebrei pensavano
che Elia sarebbe ritornato e che il suo ritorno avrebbe immediatamente preceduto gli ultimi avvenimenti. Ora Ges ci spiega che non Elia in carne ed
ossa a dover venire - Erode a proposito di Ges si
domandato se non fosse Elia redivivus (Lc. 9, 8) - ma
che il nuovo ed ultimo Elia proprio Giovanni. Profeta simile ad Elia ma di lui pi grande, inviato,
come un nuovo Elia, per essere lultimo di tutti i
profeti. Da questo punto di vista, Maometto non
172

un profeta e ci per una ragione non psicologica,


ma teologica. La profezia fa parte non della psicologia, ma della storia della salvezza. Maometto una
grande personalit religiosa, ma non pu essere un
profeta. La funzione del profeta di preparare lavvenimento ultimo. Dopo Giovanni Battista. ci non
pu pi accadere perch lavvenimento decisivo si
compiuto: la porta del Regno dei cieli aperta.
Ma se Ges sottolinea labisso che lo separa da
Giovanni, da ammirare il modo con il quale rende
testimonianza a Giovanni, allo stesso modo che Giovanni ha reso a Lui testimonianza. lopposto di una concorrenza. Vi stata concorrenza a livello di
discepoli: ci che gli uni guadagnavano, gli altri perdevano. Ma a livello di Giovanni Battista e di Ges,
la situazione diversa. Giovanni rende omaggio a
Ges e riconosce in lui colui che egli aveva in mis-sione di preparare. Ges rende omaggio a Giovanni
Battista riconoscendo in lui il pi grande dei figli di
donna, vale a dire quanto vi di pi grande al di
fuori del Regno di Dio vero e proprio.
Vi uno scambio di riconoscimenti, un reciproco
rispetto fra il precursore e colui che viene dopo di
lui. La gloria di Ges maggiore della gloria di Giovanni, ma ci non impedisce a questultima di essere ugualmente autentica. San Paolo dir pi tardi, a
proposito di Mos, che la gloria che risplende sul
173

volto di Ges oscura la gloria dIsraele, non perch


questultima non sia una gloria, ma perch le succede una gloria ancor pi grande (2 Cor. 3, 7-11). possibile affermare una superiorit senza implicare alcun concetto di svalutazione. Dire che qualche cosa
pi grande non significa che quanto gli sta al di
sotto non sia grande. Dire che il cristianesimo labbagliante manifestazione di Dio non significa che il
giudaismo e le altre religioni pagane non abbiano ognuna la loro gloria.
Noi non contrapporremo mai il cristianesimo alle altre religioni in termini di bene e di male. Diremo che nel cristianesimo brilla una gloria cos abbagliante della Trinit che la luminosit di tutto quanto non esso medesimo ne viene oscurata; allo stesso modo, il sole al suo levarsi, fa svanire il brillio delle stelle, non perch la luce delle stelle cessi di brillare ma perch noi, avvolti come siamo da questa luce suprema, non riusciamo pi a percepire le altre.
questo che gli Ebrei non capiscono. Ges lo
rimprovera loro ispirandosi allEcclesiaste dove sta
scritta: Vi un tempo per piangere ed un tempo
per danzare (3, 4). Essi vivono male interpretando
male i tempi. Vi sono momenti, sembra dire Ges,
in cui vi si invita a piangere e voi vi mettete a danzare; altri in cui vi si invita a danzare e voi vi mettete a piangere. Decidetevi a seguire la musica: non
174

impedite che si canti (Eccl. 32, 3).


Quando Giovanni Battista venuto, era tempo di
piangere; ma allora non avete fatto penitenza. Luca
7, 30, testo parallelo al nostro, ci dice che i Farisei
ed i dottori della legge non si fecero battezzare da
lui. Ora il Figlio delluomo venuto ed il tempo
della gioia; voi non siete capaci di gioia pi che di
penitenza. Voi siete sempre in ritardo. E qui ritroviamo il leitmotiv di questo studio su Giovanni Battista: il rispetto dei tempi, la fedelt nel coincidere
con ci che costituisce il momento presente della
storia della Salvezza.
Il testo continua a contrapporre Giovanni che in
penitenza si privava del cibo e delle bevande a Ges
che mangia e beve. Qui, il vino il simbolo della
gioia messianica, come ancora recentemente ha dimostrato la tesi di P. Lebeau. Il digiuno di Giovanni
corrispondeva al tempo dellattesa, ma ora noi siamo ammessi al convito regale.
La vera intelligenza di saper discernere i tempi.
Perch la Sapienza stata giustificata da tutti i
suoi figli (Lc. 7, 35).11 Questo testo lunico del Vangelo nel quale si parli della Sapienza di Dio, della
Sophia. Questa Sapienza, che dispone ogni cosa con
ordine e soavit la stessa di cui ci parlano i libri
sapienziali. Essa lespressione della misericordia e
11

Matteo dice: La Sapienza stata giustificata dalle sue opere.

175

dellintelligenza con la quale Dio compie i suoi disegni. Alla fine, gli avvenimenti renderanno giustizia
a questa Sapienza. E quelli tra i suoi figli che avranno saputo entrare nel disegno di Dio, le renderanno
testimonianza.
vero che agli occhi della nostra ragione questa
Sapienza non appare subito evidente. vero che il
mondo appare privo di sapienza e governato soltanto dal caso; e non manifesta lopera di un Dio intelligente e misericordioso. Questa lobiezione pi comune che incontriamo, la stessa che si pone Giovanni Battista, sconcertato come lo siamo tutti, come dobbiamo esserlo tutti dal modo con il quale avvengono le cose. Ma ci fino al momento in cui, penetrando maggiormente nella realt, e confidando
come Giovanni nella parola di Ges, scopriamo che,
attraverso queste apparenti tortuosit, si compie un
disegno la cui sapienza supera infinitamente la nostra, disegno nel quale siamo in diritto di avere totale fiducia. E ci sar attestato dai figli della Sapienza, che riconosceranno di aver avuto ragione, un
giorno, di confidare in questo disegno di Dio, di averne rispettato le scadenze, di essersi lasciati condurre da questa Sapienza anche quando erano disorientati dalle vie che essa seguiva.

176

CAPITOLO UNDICESIMO

LA MORTE

Abbiamo detto che Giovanni Battista era stato


precursore e poi testimone di Cristo. Unultima gloria gli appartiene: quella del martirio.
Lanno liturgico, per uno speciale privilegio, lo
ricorda due volte. Celebra la sua nativit il 24 giugno ed il suo martirio il 29 agosto. nominato nella
liturgia della messa, al momento del Nobis quoque
peccatoribus, in testa alla lista dei martiri, prima di
Stefano e di Ignazio, prima di Cecilia ed Agnese.
Linno di Lodi del 24 giugno gli attribuisce la triplice corona di profeta, di vergine, di martire. La
sua morte viene cos a suggellare, con un supremo
atto damore, la testimonianza dellintera sua vita.
In questo , essa stessa, la suprema testimonianza, il
martyrion.

Erode Antipa
Dobbiamo innanzitutto descriverne le circostanze. La morte uno degli episodi della vita di Gio177

vanni Battista la cui ricostruzione storica pi avvincente. Ne possediamo due racconti, luno appartiene al Nuovo Testamento e lo prendiamo da Marco, laltro ci tramandato dal grande storico ebreo
della corte degli Erodi, Giuseppe Flavio.
Marco ci racconta innanzitutto larresto di Giovanni: Infatti, Erode stesso aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo teneva incatenato in carcere a
causa di Erodiade, moglie di Filippo, suo fratello,
poich egli se lera presa per moglie. Giovanni, infatti, diceva ad Erode: Non ti permesso davere la
moglie di tuo fratello. Ma Erode ce laveva contro di
lui e voleva farlo uccidere; tuttavia non poteva, perch Erode sentiva rispetto per Giovanni, sapendo
che era uomo giusto e santo, anzi lo difendeva e,
udendolo, ne restava molto perplesso, pure lascoltava volentieri (6, 17-20).
Le prime righe di questo testo ci danno il punto
di partenza del dramma. Per capirle, bisogna sapere
chi sono e che cosa rappresentano Erode ed Erodiade. Ci troviamo nel mondo dei piccoli regni mediterranei sui quali si estendeva il protettorato romano.
Gli Erodi non erano ebrei ma transgiordani di
Idumea. Quattro di essi sano menzionati nel Nuovo
Testamento. Quando nacque Ges, Erode il Grande
regnava su tutta la Palestina. Si deve a lui il mas178

sacro dei Santi Innocenti. Erode Antipa, suo figlio,


era tetrarca di Galilea, poich alla morte di Erode il
regno era stato suddiviso fra quattro dei suoi figli.
Erode Agrippa I, nipote di Erode Antipa, restaur a
suo favore il regno di Palestina. Per ordine suo, fu
decapitato lapostolo san Giacomo (Att. 12, 2). Infine, Agrippa II, figlio del precedente e fratello di Berenice, amante di Tito, colui che giudic Paolo a
Cesarea (Att. 25, 13).
Quello che ora ci interessa Erode Antipa. Al pari di suo padre, Erode il Grande, egli appare un personaggio suscettibile. Il potere che detiene fragile.
Egli si trova alla merc del buon volere dei Romani,
da un lato, degli intrighi familiari dallaltro. Qualsiasi fermento popolare lo allarma. A questo punto,
ci interessa il racconto di Giuseppe perch proprio
in questa prospettiva che egli spiega larresto e lesecuzione di Giovanni. Giovanni - scrive Giuseppe era uomo buono che predicava agli Ebrei di praticare le virt, di essere giusti verso il prossimo, devoti verso Dio, e di farsi battezzare; poich, se questo rito del battesimo gli sembrava utile, non era
affatto per cancellare i peccati ma soltanto per garantire la purezza dei corpi, essendo lanimo gi
precedentemente purificato dalla giustizia. La folla
si radunava intorno a lui e tutti erano conquistati
dai suoi discorsi; Erode temette dunque che si vales179

se di tanto ascendente per trascinare il popolo a


qualche rivolta (Ant. Jud. VIII, 5, 2, 117).
di grande interesse questo ritratto di Giovanni
fatto da un Ebreo quasi contemporaneo. Giuseppe
conferma la testimonianza degli Evangelisti sul fatto che il popolo era favorevole a Giovanni e che questi attirava le folle al suo seguito. Ma si vede soprattutto che lautore, il quale sinteressa principalmente alla politica, attribuisce lostilit di Erode al timore che il successo di Giovanni gli faceva nutrire per
le sue ambizioni politiche.
Egli certo che Erode ambiva restaurare a suo
favore la sovranit di suo padre sopra lintera Palestina. Sappiamo che pi tardi andr a Roma per reclamare da Claudio questa sovranit e che tale imprudenza gli procurer lesilio nella Gallia. Ges mette in guardia i suoi discepoli contro il lievito di Erode, cio contro il messianismo terrestre (Mc. 8, 15).
Tuttavia, considerare Antipa soltanto un politico
ambizioso e suscettibile, come fa Giuseppe nel suo
racconto, ridurre il conflitto che lo pone di fronte
a Giovanni ad un puro conflitto politico - tendenza
questa comune agli storici di ogni epoca -, significa
disconoscerne il senso religioso. Ed anche disconoscere un altro aspetto del carattere di Antipa. Infatti costui sembra essere un uomo attratto ed insieme
turbato dalle personalit religiose, come dimostra180

no i suoi rapporti con Ges. Quando i Farisei tentano di far credere a Ges che Erode vuole ucciderlo,
certamente per le stesse ragioni per le quali Giuseppe ci dice che egli aveva fatto uccidere Giovanni Battista, Ges risponde loro queste strane parole: Andate a dire a quella volpe: ecco io caccio i demoni,
opero delle guarigioni, oggi e domani; e il terzo giorno avr terminato. Ma oggi, domani e domani laltro bisogna che io sia in cammino (Lc. 13, 32-33).
Ges sottolinea bene, con le sue parole, di sapere
che Erode poteva essere bens turbato per la sua
influenza, ma altrettanto era impressionato per il
potere soprannaturale che si manifestava in lui. Ci
che apparir pienamente quando Pilato gli proporr
di vedere Ges arrestato a Gerusalemme: dice Luca
(23, 8): Erode, quando vide Ges, ne fu molto contento perch da lungo tempo desiderava vederlo
per tutto quello che aveva sentito dire di lui e sperava che lo avrebbe veduto compiere qualche miracolo.
Questa attrazione che sentiva per Ges, Erode
laveva precedentemente sentita per Giovanni. Sembra persino che fosse rimasto colpito pi da Giovanni che da Ges. Quando per la prima volta sente parlare di Ges, la sua prima reazione di dire: Giovanni il Battista risuscitato dai morti, per questo
che le potenze dei miracoli operano in lui (Mc. 6,
181

14). Quando Ges tace davanti a lui, al momento


della Passione, si sente quasi rassicurato: lo disprezza.
Noi troviamo infatti questo atteggiamento inquieto nel testo che stiamo studiando: perch Erode sentiva rispetto per Giovanni, sapendo che era
uomo giusto e santo; anzi lo difendeva e, udendolo,
ne restava molto perplesso, pure lascoltava volentieri (Mc. 6, 20). Possiamo vedere da queste parole
la complessit del carattere di Erode. Da un lato, diffida di Giovanni che gli sembra pericoloso per le sue
ambizioni; dallaltro, non pu fare a meno di riconoscere in lui una presenza divina che lo turba.
In questa situazione si prova difficolt a capire
come ragioni puramente politiche, che non erano poi
cos evidenti, in un momento in cui linfluenza di
Giovanni declinava, avrebbero potuto decidere Erode ad ucciderlo. Bisogna che sia intervenuto un altro fattore e questo nuovo fattore Erodiade.

Giovanni ed Erodiade
Nella strana famiglia degli Erodi, gli intrighi damore avevano tanta importanza quanto le rivalit
di ambizioni. Erode Antipa aveva parecchi fratelli.
182

Uno di questi si chiamava Aristobulo, un terzo Giulio Erode. Fra questi tre fratelli figli di Erode il Grande, si svolge il destino di Erodiade. Essa figlia di
uno di essi, Aristobulo, sorella cos di Erode Agrippa e zia di Berenice. moglie dellaltro, Giulio Erode, suo zio. Ma lo ha abbandonato per sposare il terzo, Erode Antipa, pure suo zio.
Questultimo che era sposato ed aveva una figlia,
Salom, aveva dovuto ripudiare sua moglie, una principessa araba che era ritornata presso la sua famiglia. La chiave di questa vicenda lambizione di Erodiade. Essa aveva legato il suo destino a Giulio Erode, che era un personaggio insignificante. Antipa,
invece, vedeva aumentare la sua potenza. Stava per
partire per Roma dove avrebbe chiesto la corona di
re di Palestina; in tal modo Erodiade sarebbe diventata regina.
A questo momento interviene Giovanni Battista.
La condotta di Erode contravviene alla legge di Jahv: Non scoprire la nudit della moglie di tuo fratello (Lv. 18, 16). Erede dei Profeti dellAntico Testamento, la cui missione quella di richiamare la
Legge dellAlleanza a quanti la violano, viene a dire
a Erode: Non ti permesso di avere per moglie la
moglie di tuo fratello (Mc. 6, 18). Erodiade sa che
Erode ascoltava Giovanni volentieri (6, 20). Fino a
che Giovanni presente, essa pu temere che Erode
183

si ravveda e che tutti i suoi progetti personali cadano nel nulla. Lunica soluzione di trovare il modo
di sopprimere Giovanni (6, 19). Ma linfluenza di lui
sopra Erode tale che essa non pu nulla. Cos pare
fosse la situazione. Si comprende come Giuseppe,
molto legato a Berenice, nipote di Erodiade, si sia limitato a darci notizie generiche.
Giovanni appare qui sotto un nuovo aspetto,
quale erede del profetismo dellAntico Testamento lultimo dei profeti. Perch proprio dei profeti
lessere inviati da Dio per denunziare le violazioni
della Legge, della carta dellAlleanza. Essi non fanno
eccezione per alcuno. Anzi, sono inviati prima di tutto presso i principi di questa terra, la cui responsabilit pi grave. In tal modo essi testimoniano che
nessuna grandezza terrena pu sottrarsi al giudizio
di Dio. Si espongono cos a sfidare lira dei potenti,
dei quali contraddicono i progetti; e per questo sono sempre perseguitati. Stefano vedr nella persecuzione di Giovanni Battista da parte di Erode, la
continuazione delle persecuzioni dei profeti da parte dei re dIsraele: Quali dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero coloro che predicavano la venuta del Cristo, di cui voi in questi giorni siete stati traditori e omicidi (Att. 7, 52).
Giovanni ci appare qui fedele a se stesso, intransigente; ci che lo differenzia sotto questo aspetto
184

da Ges. Giovanni profeta dellira di Dio, Come dimostra la sua prima predicazione. Egli annunzia agli uomini la necessit di convertirsi, poich lira di
Dio vicina; penetrato dal concetto della santit di
Dio, egli denunzia implacabilmente le infedelt, i peccati, i tradimenti. Di fronte alla lussuria ed ai piaceri dellambiente di Erode, Giovanni rappresenta il
testimone di Dio che rifiuta ogni concessione allo
spirito mondano. Lesigenza, lintransigenza, saranno sempre uno degli aspetti del messaggio.
Noi rivolgiamo alla Chiesa rimproveri contraddittori. Le rimproveriamo talvolta di non condannare con sufficiente violenza determinate cose, le rimproveriamo, in altri momenti, di non essere abbastanza indulgente verso altre. Generalmente, le rimproveriamo di non essere sufficientemente severa
con ci che anche noi condanniamo, e le rimproveriamo di non essere sufficientemente indulgente
con ci che noi troppo facilmente assolviamo. Ad esempio, accusiamo violentemente la Chiesa di non
condannare la bomba atomica, ma troviamo poi che
troppo severa in ci che riguarda la morale coniugale. Ora, la Chiesa deve comprendere in s tutti e
due gli estremi: essere indulgente ed esigente. Deve
essere colei che non ammette mai la complicit con
il peccato, ma anche colei che accoglie misericordiosamente i peccatori.
185

Giovanni appare logico nella sua intransigenza.


Bench con Ges la misericordia sia gi presente, egli continua a svolgere la sua missione di severit. E
Ges dar riconoscimento a Giovanni, pur chiarendo dessere venuto a portare dellaltro. Ci che ammirevole la fedelt di Giovanni, non tanto a se stesso, quanto alla sua vocazione: denunziare il peccato.
La vocazione di Ges sar di perdonare, ma essa ha
significato soltanto perch segue la vocazione di Giovanni. Perch, se il peccato non viene denunziato,
non ha bisogno di essere perdonato. La misericordia
non ha senso se non l dove esiste la consapevolezza del peccato. Diversamente, non si tratta di misericordia ma di complicit, che della misericordia
la caricatura pi terribile. La misericordia autentica
comprende in s il giudizio e la collera, ma li sa superare grazie allamore.
Il compito di Giovanni dunque necessario. Nella pedagogia di ogni uomo, questo momento giovanneo - la denunzia del male in tutte le sue espressioni - un momento che precede sempre quello della
misericordia. Giovanni incarna cos una missione
che continua nel tempo. Essa appare nel dramma
del suo arresto, durante il quale la sua intransigenza gli procura la prigione proprio per la sua fedelt
nel rifiutare ogni complicit con il male.
Anche qui, Giovanni appare procedere nello spi186

rito di Elia. Non c da stupirsi che gli Ebrei si siano


chiesti se non fosse proprio Elia tornato fra loro.
Infatti, Elia era andato da Achab, dopo che questi
aveva fatto trucidare Nabot per impossessarsi dei
suoi beni. Dio cos gli aveva detto: Parti e va incontro ad Achab, re dIsraele, che si trova in Samaria. Ecco, nella vigna di Nabot, dove sceso per
prenderne possesso. Gli parlerai dicendo: Cos dice
il Signore: Hai ucciso e per giunta tu usurpi. Poi gli
parlerai dicendo: Cos dice il Signore: in quel luogo
stesso in cui i cani hanno leccato il sangue di Nabot,
leccheranno anche il tuo!. Achab disse ad Elia: Tu
mi hai colto in fallo, o mio nemico! (1 Re 21, 18-20).
Presso Achab sta Gezabele; presso Erode, Erodiade.
Si ripete la medesima storia. Lultimo gesto di Giovanni Battista quello che pi rivela luomo dellAntico Testamento. Tutto ci sarebbe potuto avvenire quindici secoli prima.
Ma mai questo conflitto fra lo spirito del mondo
e la legge di Dio forse esploso con tanta forza quanto nel drammatico confronto fra Giovanni ed Erodiade. Costei incarna la pura volont di potenza. Decisa a portare a termine il suo disegno ambizioso, ella pronta a spezzare qualsiasi ostacolo. lespressione stessa dello spirito della citt terrestre, come
la definiva santAgostino: lamore di s fino al disprezzo di Dio. Ella pronta a calpestare le leggi pi
187

sante, se queste sono di ostacolo ai suoi piani. Ci


che le importa soltanto la riuscita della sua esistenza.
Di fronte a lei, Giovanni il testimone delle vie
del Signore. Aggrappato dal fondo del suo animo alla legge divina, non sopporta che questa sia violata
ed pronto a sfidare ogni collera per difenderla.
Egli sa che deve esserne il testimone, qualsiasi possano essere per lui le conseguenze. Egli incarna la
citt di Dio fondata sullamore di Dio fino al disprezzo di s. Egli stesso non ha vissuto che in funzione di questa legge. Essa lha fatto vivere ed ha
dato alla sua vita il vero significato. E non soltanto
esternamente che egli rende di essa testimonianza,
ma tutto il suo essere ne vive. Fra Erodiade e lui il
conflitto totale.
Erode invece, il vero esempio delluomo diviso;
incarna quello che gli Ebrei di quel tempo chiamavano dipsuchia, la duplicit dellintenzione. Condivide le ambizioni di Erodiade: geloso del suo potere
desidera estenderlo sempre pi. Ma potrebbe realizzare le sue ambizioni anche senza Erodiade e questo
essa lo avverte molto bene. Per questo Giovanni
per lei pi temibile di quanto non lo sia per Erode.
Inoltre, Erode attratto da Giovanni, gli piace ascoltarlo. Il Vangelo ci lascia capire che, persino dopo
averlo fatto incatenare in carcere, egli viene ad in188

trattenersi con lui. Il potere soprannaturale che emana il Battista, lo affascina e lo inquieta insieme.
Certamente, egli teme che, legandosi maggiormente
a lui, gli capiti qualche sventura. Strana cosa! Giuseppe ci dir che quando Erode fu mandato in esilio
da Tiberio molti Ebrei pensavano che lesercito di
Erode fosse stato colpito da Dio e che lui stesso fosse
stato molto giustamente punito di quanto aveva fatto a Giovanni, detto il Battista (Ant. Jud. XVII, 5, 2,
119).

Il martirio
Nel conflitto fra Giovanni ed Erodiade, vince Erodiade. Il Nuovo Testamento ci permette di stabilire
lordine degli avvenimenti. Dopo il battesimo di Ges, Giovanni prosegue il suo ministero per qualche
mese. Battezza ad Enon, nei pressi del lago di Genezareth. in questo periodo che i suoi discepoli si
inquietano per i progressi di Ges.
Il Vangelo di Giovanni precisa che a quel tempo
non era stato ancora messo in carcere (3, 24). Attorno a questepoca, dovette andare a Tiberiade, residenza abituale di Antipa, nei pressi di Enon, per
rimproverargli il suo adulterio. Erode, influenzato
189

da Erodiade, larresta e lo incatena in carcere (Mc. 6,


17). Questa permanenza in carcere dovette durare
alcuni mesi, durante i quali Erode pot intrattenersi
con Giovanni, cosa che si pu spiegare soltanto con
la presenza di Giovanni presso Erode. Non ci si immagina Erode che va a trovare Giovanni sulle rive
del Giordano.
Erodiade intanto aspettava loccasione di strappare ad Erode la testa di Giovanni. A tal fine, ordisce
una trama che ci viene raccontata da Marco e da
Matteo. Erode, per festeggiare il suo compleanno,
doveva offrire un banchetto ai suoi grandi, ai suoi
tribuni ed ai principali della Galilea (Mc. 6, 21).
Queste ultime parole sembrerebbero indicare che
lepisodio si svolga a Tiberiade. Tuttavia, Giuseppe
afferma che Giovanni fu decapitato nella fortezza di
Macheronte, sulla costa nord-est del mar Morto, di
fronte a Qumrn. Questa notizia non va dimenticata. Erode soggiornava dunque a Macheronte al momento delle celebrazioni del suo compleanno. Questa residenza era di sua propriet. Proprio l la sua
prima moglie, Cipros, si era ritirata, qualche mese
prima, dopo che era stata ripudiata; e di l era fuggita per raggiungere i suoi genitori a Petra.
Erodiade aveva fatto entrare nel suo gioco la figlia Salom. Marco non la nomina, ma noi sappiamo
il suo nome da Giuseppe: e la figlia della stessa Ero190

diade entr e ball e piacque ad Erode ed ai convitati. Allora il re disse alla fanciulla: Chiedimi quello che vuoi e io te lo dar. E le giur: tutto quello
che vuoi domandarmi, te lo dar, fosse pure la met
del mio regno! Essa, uscita, domand a sua madre:
Che cosa devo chiedere?. Quella rispose: La testa
di Giovanni Battista. Il re divenne triste, tuttavia a
motivo del giuramento e per riguardo ai convitati,
non volle contrariarla con un rifiuto. E, mandato
subito un servo, gli diede ordine di portare la testa
di Giovanni (Mc. 6, 22-27). Sono indicative le ultime
parole che rivelano molto bene che questa morte era stata voluta da Erodiade.
Come era stato nella vita, cos anche nella morte,
Giovanni Battista appare lultimo dei profeti ed il
maggiore di essi. Infatti riepiloga, nel momento in
cui essa si compie, la drammatica storia dei profeti
mandati incessantemente da Jahv e respinti dal popolo. Ges stesso ritraccia questa storia quando dice
rivolto agli Ebrei del suo tempo: Guai a voi, scribi e
Farisei ipocriti! che fabbricate sepolcri ai profeti ed
ornate le tombe ai giusti, e dice: Se fossimo vissuti
ai tempi dei nostri padri, non saremmo stati loro
complici nel versare il sangue dei profeti Cos, voi
attestate contro voi stessi di essere figli di coloro
che uccisero i profeti. E voi colmate la misura dei
vostri Padri (Mt. 23, 29-32). E Ges ricorda loro: Il
191

sangue innocente sparso sulla terra, dal sangue del


giusto Abele, fino a quello di Zaccaria, figlio di Barachia, che voi uccideste fra il Tempio e lAltare (23,
35). Stefano diceva la stessa cosa: Quali dei profeti
non perseguitarono i vostri padri? (Att. 7, 52).
La morte di Giovanni Battista appare, in questo
senso, lespressione suprema del peccato. Essa svela
il peccato del mondo. Laver ottenuto Erodiade la testa di Giovanni Battista, esprime la volont delluomo di bastare a s stesso, di autodefinirsi prescindendo da Dio. il trionfo degli abitanti della terra i
quali, come dice lApocalisse, si rallegrano della morte dei profeti perch erano diventati il tormento
degli abitanti della terra (Ap. 11, 10). lespressione di un mondo che grida vittoria dopo essersi liberato da Dio. Nulla viene ormai pi a disturbare la
sua pretesa di darsi da solo la propria legge. In ci,
la morte di Giovanni esemplare perch riassume,
in un momento storico decisivo, luniverso del peccato.
La morte di Giovanni Battista inoltre lespressione della suprema condanna del mondo. Il suo
sangue ricadr su questa generazione (Mt. 23, 36)
con tutto il sangue innocentemente versato. Completa cos la sua condanna; il giudizio del mondo,
attira sul mondo la coppa della collera di cui parla
lApocalisse. Manifesta il mistero diniquit, rivela
192

apertamente che lumanit prigioniera del peccato. Come Giovanni Battista segna la tappa suprema
della preparazione alla Parusia nella linea del profetismo, la sua morte segna la tappa suprema della
preparazione della Parusia nellordine del mistero
del peccato. Sembra allora che lincompatibilit fra
il Dio Santo ed Israele peccatore sia irrevocabile,
che la suprema possibilit dIsraele gli venga tolta,
che resti fino alla fine quel popolo duro di cervice,
incirconciso di cuore e di orecchi, sempre resistente
allo Spirito Santo (Att. 7, 51).
Ma la morte di Giovanni segna anche il termine
di questa storia della condanna. Perch, dopo il sangue di Giovanni, un altro sangue sar versato. Esso
non ricadr come una condanna sopra coloro che
lavranno versato, ma sar sparso per la redenzione
di molti. La morte di Giovanni la prefigurazione
della morte di Ges. E questo vuol dire innanzitutto
che la morte di Ges assomiglier alla sua: Ma vi
assicuro che Elia gi venuto, e non lhanno voluto
riconoscere ma gli hanno fatto tutto quello che
hanno voluto. Cos, il Figlio delluomo dovr soffrire
da parte loro. Allora i discepoli compresero che aveva parlato loro di Giovanni Battista (Mt. 17, 12-13). Il
rifiuto e la morte del Battista prefigurano il rifiuto e
la morte di Ges, e questa morte rappresenter veramente il massimo delliniquit. Sar Ges a realiz193

zare pienamente la figura del Servo di Jahv respinto dal mondo peccatore.
Ma Giovanni soltanto una prefigurazione di Ges, perch con Ges il sangue versato acquista un significato nuovo. Esso versato non pi in segno di
condanna, ma di redenzione. Il conflitto senza soluzione fra profeti e peccatori si risolve con il profeta
che prende su di s il peccato del mondo. Giovanni
aveva designato Ges come lagnello, egli sapeva di
appartenere ancora al mondo in cui doveva denunziare il peccato, non liberare da esso. Lo Spirito era
dato ai profeti, il sangue era versato dai peccatori.
Lo Spirito era effuso in benedizione, ma il sangue
era versato in maledizione. Il sangue di Giovanni
lultimo che appartenga a questo ordine. Dora in poi,
il sangue che sgorgher dal corpo di Ges, sar Spirito e vita.
Per Erodiade, come per tutti gli uomini della
terra, la morte unassurdit, totalmente spoglia
di significato e rende insignificante unambizione
che viene ad infrangersi alla fine su di essa. Ma per
Giovanni, la morte il vertice della sua vita, il momento che ne consacra il significato. Egli ha fondato
la sua vita sulla parola che gli stata rivolta, e su
questa parola fonda anche la sua morte. Nulla gli
tolto che non abbia gi donato. La morte non che
quel dono supremo in cambio del quale egli sa di
194

ricevere tutto. Lamore trasforma latto della morte


nel compimento supremo di tutta la sua vita. La
morte suggella, anzich smentire, tutto ci per il
quale egli ha vissuto. Ed essa completa il processo in
cui si precisata la sua posizione, dun significato
unico, fra i profeti dei quali egli il compimento ed
il Cristo nelle cui mani egli. rimette tutte le cose.

195

CAPITOLO DODICESIMO

PRESENZA DI GIOVANNI BATTISTA

Studier in questultimo capitolo la vita postuma


di Giovanni Battista, cio la presenza costante del
precursore nella vita spirituale dellumanit. Affronter tre tipi di argomenti. Prima, la persistenza del
messaggio di Giovanni Battista fuori dal Cristianesimo. Poi, la presenza della sua persona, poich, per
noi cristiani, per i quali lesistenza non si esaurisce
con lesistenza terrestre, Giovanni continua ad essere presente nel mistero della Chiesa. La Chiesa dOriente, in particolare, gli d un posto eccezionale;
sopra tutte le iconostasi, la vergine Maria e Giovanni Battista sono i due personaggi principali. Infine,
mostreremo come la missione di Giovanni si prolunghi nel tempo preparando le vie del Signore, al momento delle sue diverse venute.

Il ricordo
Giovanni Battista ha fondato un movimento. Qui
196

possiamo porci una prima domanda: sono diventati


tutti cristiani i suoi discepoli? Hanno riconosciuto il
Cristo? San Paolo incontra ad Efeso dei discepoli del
Battista che non avevano mai sentito parlare del battesimo cristiano (Att. 19, 2).
Il movimento nato da Giovanni ha dunque persistito nel tempo. Fra i suoi seguaci, alcuni hanno riconosciuto il Cristo e si sono uniti a Lui - in particolare il caso degli apostoli Giovanni e Pietro - altri sono rimasti discepoli del Battista. Non possibile, tuttavia, seguire per molto tempo la storia di
questo movimento. Attualmente non si pu dire se
qualche cosa di esso sia rimasto. Le sue ultime derivazioni si sono alla fine innestate nel cristianesimo,
o nello islamismo, o nel giudaismo.
Qual la posizione degli Ebrei nei riguardi di Giovanni Battista? Lo incontriamo nella loro tradizione
e vi nei suoi riguardi un atteggiamento positivo?
Qui la testimonianza di Giuseppe molto interessante; per lui Giovanni Battista un profeta ed un
giusto che si urtato con Erode perch questi vedeva in lui lespressione di una corrente messianica
che gli pareva sospetta. Per Giuseppe, Giovanni Battista una grande figura religiosa del giudaismo del
suo tempo. Al contrario, non fa che una brevissima
allusione al Cristo e non dimostra verso di Lui lo stesso atteggiamento positivo. Giovanni Battista dun197

que, per i suoi contemporanei Ebrei, un grande profeta. Daltra parte, nel Vangelo leggiamo che molti
Farisei e sadducei, vengono a farsi battezzare da lui.
Ma egli fu poi quasi completamente cancellato
dalla tradizione ebrea posteriore, a causa delle sue
relazioni con il Cristo. A partire dal secondo secolo,
vi stata una reazione anticristiana estremamente
violenta. Nelle tradizioni talmudiche, Ges viene presentato come il figlio di un soldato e di una cortigiana. Questa reazione caduta di rimbalzo sulla figura di Giovanni Battista che la tradizione talmudica
ha completamente ignorato. Il giudaismo moderno,
invece, vuole integrare tutte le ricchezze della propria tradizione - e questo soprattutto dopo la ricostituzione dello Stato dIsraele. In questa prospettiva, Giovanni Battista appare una grande figura ebrea e le moderne Vite di Ges sono caratterizzate
da un atteggiamento favorevole nei suoi riguardi. Ci
troviamo qui di fronte ad una pagina della storia ebraica che il giudaismo ha voluto ignorare per diciotto secoli e che sta ora riscoprendo.12
A mio parere questo confronto che i giovani Israeliani doggi, fanno con lintero passato della Palestina, costituisce un problema appassionante. Conside12

Vedi D. FLUSSER, Johannes der Tufer, Leyde, 1964. D. Flusser docente


di esegesi del Nuovo Testamento allUniversit ebraica di Gerusalemme.

198

rata la distensione che esiste fra cristiani ed ebrei,


considerato lo sforzo, nella Chiesa, di eliminare tutto quanto sussisteva di antisemitico, considerato che
anche lo Stato dIsraele libera gli Ebrei da un complesso di dispersione e permette loro di affrontare i
problemi con maggiore serenit, la questione dellatteggiamento di fronte agli avvenimenti narrati
dal Vangelo, modificata. Per gli studenti di teologia rabbinica di Gerusalemme, linsegnamento del
Vangelo fa parte di una cultura universitaria completa, essendo i Vangeli molto importanti per la conoscenza di tutto un periodo della storia della Palestina.
Il posto che Giovanni Battista occupa nel Corano
importante. Gli sono consacrate numerose sure e
lislamismo lo venera profondamente e riconosce in
lui un grandissimo profeta. questo un aspetto di
quanto noi scordiamo troppo spesso e cio la presenza, nellislamismo, di elementi che provengono
dal cristianesimo e la preoccupazione che ha avuto
Maometto di collocarsi nella linea di un profetismo
in cui Abramo, Giovanni Battista e Ges rappresentano le pietre miliari. In questo senso, lislamismo si
colloca nella prospettiva della religione giudeo-cristiana, ma riduce il messaggio biblico ad una testimonianza profetica resa al monoteismo.
Il Corano parla soltanto della nascita miracolosa
199

di Giovanni Battista, che chiama Yahya. La tradizione musulmana posteriore lo rappresenta come un
asceta. Egli si nutre di erbe e di foglie dalberi; soprattutto caratterizzato dal dono delle lacrime. Questo carisma legato in lui al costante pensiero del
Paradiso e dellInferno. Liconografia musulmana lo
rappresenta con la testa reclina e piangente, mentre Ges appare sorridente grazie alla sua fiducia in
Dio. Giovanni ha inoltre il dono della profezia e chiama gli uomini alladorazione di Allah. Cos, ci che
lislamismo ha conservato di Giovanni, soprattutto
il suo straordinario ascetismo e la sua eccezionale
santit. considerato un uomo che non ha mai peccato. Il racconto della sua morte ancora circondato da circostanze meravigliose.13 La Moschea degli
Omyyadi a Damasco, ritiene di possedere la tomba
di Giovanni Battista.
C un casa assai curiosa che bisogna ricordare:
quello di una religione che ancora esiste, della quale
Giovanni Battista il grande profeta. Religione molto misteriosa che oggi rappresentata soltanto da
qualche gruppo nellIraq. Essa stata oggetto di studi approfonditi da cinquantanni a questa parte, perch pone ogni genere di problemi riguardanti le origini cristiane. Si tratta del mandeismo. I mandei sono
13

Vedi i testi raccolti da MICHEL HAYEK, Le Christ et lIslam, Le Seuil, Paris, 1959, pp. 49-61.

200

trib battiste. Il loro rito principale il battesimo e


la loro iniziale residenza sono state le sponde del
Giordano. Nel mandeismo abbiamo dunque certamente la prosecuzione di un battesimo giordaniano,
cio leredit di trib arabe transgiordane, il cui rito
principale era il battesimo nel Giordano. E questo in
un tempo precedente a Giovanni Battista ed a Ges.
I riti battesimali di queste trib consistevano in bagni con immersione completa in un fiume o in un
corso dacqua. Il Giordano rappresentava per loro
una specie di fiume sacro. Abbiamo i libri sacri dei
Mandei, specialmente il Ginza. In essi, si trovano delle tradizioni antiche che risalgano certamente ad un
battesimo anteriore al Nuovo Testamento, ma ulteriormente arricchite da influenze cristiane e musulmane.
Il problema che interessa se Giovanni Battista
abbia avuto una funzione nelle origini di questa religione, che lo considera il grande profeta. In realt,
gli specialisti odierni, in particolare Kurt Rudalf nel
suo notevole volume intitolato Die Mander, pensano che Giovanni Battista non abbia niente a che
vedere con la fondazione di questa setta, ma che i
Mandei ne abbiano fatto il loro profeta fondatore a
causa del rito essenziale che egli compiva: il battesimo nel Giordano. Non sembra si possa affermare
che essi siano un ramo di discepoli del Battista
201

durato fino ad oggi. Tuttavia, la cosa molto interessante che vi sono nel mandeismo delle tradizioni
sul Battista provenienti dal Nuovo Testamento e testimonianti che il ricordo di Giovanni era rimasto
straordinariamente vivo sulle sponde del Giordana.

La gloria
In un secondo punto, studieremo la vita postuma
di Giovanni Battista, non pi nelle sue sopravvivenze storiche, ma nella sua realt presente. In effetti,
per noi, la vita - tanto quella del Cristo che quella
dei santi - non limitata allesistenza terrestre, ma
continua oltre la morte. Giovanni Battista interessa
quindi anche nella sua realt attuale.
Qui, noi passiamo dai dati storici alla riflessione
teologica. La chiesa cristiana nella quale Giovanni
Battista ha maggior importanza mistica, lortodossa. Lo studio del posto che Giovanni Battista occupa
nella Chiesa orientale, e principalmente nellOrtodossia, sarebbe assai interessante.
Ci vero innanzi tutto per liconografia. Si ritrova Giovanni Battista fra i personaggi delliconostasi. La dignit del precursore trova una conferma
diretta nel posto che questi occupa nella gerarchia
202

illustrata nelle iconostasi. Al centro sta il Salvatore.


Ai lati, la Madre divina, ed il precursore. Dunque, il
precursore sullo stesso piano di Maria. Poi vengono gli angeli e quindi, i santi. Questa composizione
rispecchia una visione teologica fondamentale. Non
si tratta di una concezione particolare, ma di una rappresentazione comune poich essa espressa nelliconostasi stessa, cio nella liturgia ufficiale. In tale
liturgia, che come la rappresentazione del cielo,
licona qualche cosa di completamente diverso dalle nostre statue: per noi le statue o i quadri sono ornamenti, mentre licona orientale una specie di
sacramento e fa parte della celebrazione liturgica.
Ecco perch si venerano le icone. Licona quasi una presenza ed aiuta a passare dal mondo sensibile
a quello invisibile: rende presente il Cielo nella liturgia. Vi si trova una visione contemplativa mirabile,
che uno dei motivi del fascino delle liturgie orientali, nelle quali tutti i segni introducono nel mondo
del mistero.
Il medesimo posto che Giovanni Battista occupa
nelliconologia orientale, lo occupa anche nella liturgia orientale. Da questo punto di vista, il maggior
libro su Giovanni Battista opera di Sergej Bulgakov, sintitola Lamico dello Sposo e fa parte di una
trilogia mirabile, non ancora tradotta in francese n
in italiano: La Scala di Giacobbe (angelologia), Il Rove203

to ardente (mariologia), Lamico dello Sposo (joannologia).14 Bulgakov avvicina, come fa liconologia, le
tre sfere del vertice della gerarchia. sicuramente
la riflessione teologica pi spinta che vi sia su Giovanni Battista.
Il primo di questi temi quello della santificazione di Giovanni Battista fin dal seno di sua madre,
ci che Bulgakov accosta allImmacolata Concezione. Egli ritiene che il Battista appartenga ad un ordine di grazia assolutamente differente da quello
dellumanit comune. E poich, daltra parte, gli ortodossi non credono allImmacolata Concezione, nel
senso che noi le attribuiamo, ma pensano soltanto
che la Vergine sia stata preservata dal commettere
peccato alcuno e che Ella Santissima, non vi dunque, per la teologia orientale, differenza di natura
fra il privilegio di Maria ed il privilegio di Giovanni.
Questo spiega come, nelliconologia, si possa porli
sullo stesso piano. In effetti, essi presentano, luno e
laltro, la caratteristica di essere stati santificati fin
dalla loro origine e di non essere mai stati sfiorati
dal peccato. Ma questo, per gli Orientali, non ha lo
stesso significato di ci che la teologia occidentale
ha chiamato esenzione dal peccato originale.
Una seconda caratteristica ci introduce in miste14

Questultima opera riassunta in un articolo di LON ZANDER, Le Prcurseur selon le P. Boulgakof, in Dieu vivant, 7 (1946), pp. 89-117.

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riose speculazioni. Si tratta della relazione fra Giovanni Battista ed il mondo degli angeli. Il Vangelo
applica a Giovanni la frase di Malachia: di lui che
stato detto: io invier il mio anghelos prima di me
(3, 23). Questo termine greco pu significare angelo
o messaggero. Molto presto, nella tradizione patristica, esistita lidea di una certa relazione fra Giovanni ed il mondo degli angeli. Origene si chiedeva
se Giovanni Battista non fosse un angelo e se non vi
fosse stata una incarnazione di Giovanni Battista
parallela allincarnazione del Verbo; se cio Giovanni Battista non fosse un angelo incarnato che precedeva il Verbo incarnato. Nei Padri vi sono lunghissime discussioni sullargomento. Bulgakov conserva
qualche cosa di questa misteriosa relazione di Giovanni Battista con il mondo degli angeli.
Ecco che cosa dice Zander: Nelliconologia orientale la caratteristica pi diffusa del precursore sono
le ali. Questa figurazione alata indica innanzi tutto
il modo angelico con il quale visse e grazie al quale
gli inni della Chiesa lo chiamano angelo. Tuttavia si
lodano anche i venerabili asceti, per aver vissuto una vita simile a quella degli angeli, ma non per questo vengono rappresentati con le ali. Perci, in Giovanni vi qualche cosa di pi. Al pari degli angeli
egli sta davanti alla luce eterna, come una luce riflessa. in lui e attraverso di lui che la natura ange205

lica , per cos dire, inclusa nellopera di Incarnazione. Lapostolo Paolo lo conferma: il Cristo, partecipando nella sua incarnazione al sangue ed alla
carne, ha sposato la causa non degli angeli ma della
discendenza di Abramo. Ma, nel precursore, la natura angelica e la natura umana si trovano congiunte
in virt della incarnazione di Dio: questa infatti, una volta realizzata in tutta la sua pienezza, accoglie
in s tutto ci che creato, in particolare il mondo
degli angeli. Tale il nuovo aspetto della partecipazione del precursore alla Incarnazione divina e non
soltanto come battista ma anche come angelo, a
causa dellunione che vi in lui della natura umana
e del mondo angelico.15
Questo non interamente convincente ma certo
vi , nella teologia orientale, una linea di riflessione
che sarebbe interessante approfondire. Che lintero
universo ed il cosmo dello spirito, in particolare, sia
integrato nel mistero di Cristo, mi pare infatti certo,
perch il mistero di Cristo un mistero cosmico,
non soltanto umano. Per mezzo dellIncarnazione, il
Verbo di Dio riprende tutte le cose per riportarle al
Padre. Ma qual il compito di Giovanni? In quale
misura si pu dire che per mezzo suo il mondo degli
angeli venga integrato nel mistero della salvezza?
Forse ci avviene perch Giovanni riunisce al Cristo
15

L. ZANDER, art. cit., pp. 113-114.

206

tutto ci che non visibilmente incorporato nella


Chiesa; egli viene, per cos dire, a raccogliere ci
che marginale.

Il ministero
Vi una persistenza di Giovanni Battista dal
punto di vista del suo carisma storico. Abbiamo visto or ora, daltra parte, il posto che Giovanni Battista occupa nella gerarchia della liturgia celeste. Da
ultimo, dobbiamo precisare la persistenza della sua
funzione nelledificazione del corpo mistico.
Infatti, una legge dellordine della grazia, che i
ministeri sono permanenti. Ed quanto costituisce,
vicino alla cristologia, quella che si pu chiamare mariologia, joannologia, josefologia, petrologia. Quello
che Maria, Giuseppe, Pietro sono stati nel Nuovo Testamento, deve proseguire in un modo o nellaltro,
nella Chiesa. Questa legge molto importante. Vi
dunque continuit nel ministero di Giovanni, questa
ministero della preparazione.16 Tre sono le grandi
preparazioni.
Prima di tutto Giovanni precede Ges nella sua
vita terrena e nel suo ministero pubblico. Questa
labbiamo visto. Secondo, Giovanni precede Ges a16

Vedi ORIGENE, Com. Joh., 11, 37; IPPOLITO, De Antichristo, 43-46.

207

gli inferi. Discende prima di lui nel mondo dei morti, il mondo nel quale Adamo, Enoch, Abramo, David, questo immenso mondo dellAvvento, attendevano la liberazione. Giovanni Battista discende nel
mondo dei morti poich il Paradiso non ancora aperto; ma discende da precursore, ed annunzia ai
santi dellAntico Testamento che lora della liberazione imminente.
Lo sguardo contemplativo scopre degli abissi l
dove i nostri sguardi limitati si fermano alla superficie. Luniverso delle anime di una ricchezza della
quale noi non sospettiamo quasi nulla, perch in
questo ordine la nostra cecit quasi totale. Certo,
non bisogna cedere ai trasporti dellimmaginazione,
ma tuttavia bisogna ammettere delle dimensioni
dellessere diverse da quelluniverso miseramente
angusto che finisce con il costruire certo positivismo moderno. Bisogna dare al cosmo le sue profondit spirituali. Se Giovanni ha avuto una missione in
quelluniverso dei morti, in quelluniverso di anime
che sommamente reale nel Corpo di Cristo, non vi
da stupirsene.17
Giovanni anche colui che prepara negli animi
le vie del Signore. Questo il suo aspetto missiona17

Vedi per es. SIRARPIE DER NERSESSIAN, A Homily on the Raising of Lazarus
and the Harrowing of Hell, in Biblical and Patristic Studies in Memory
of Robert Pierce Casey, Berlin, 1963 pp. 224-227.

208

rio, il suo aspetto dAvvento. Invero, lincontro con


il Cristo deve essere preparato. Bisogna che ogni collina venga abbassata, ogni avvallamento colmato,
che i vuoti di speranza siano colmati e le punte di
orgoglio abbassate. Disperazione ed orgoglio sono
infatti i due ostacoli fondamentali alla fede; vi sono
persone troppo piene di s, e questo chiude loro
lingresso del Cristo, ve ne sono altre che non hanno
sufficiente speranza e questo impedisce loro di raggiungere il Cristo. necessario dunque abbassare le
montagne, ed esaltare le valli, chiudere i vuoti e demolire i muri. quanto fa Giovanni Battista.
Giovanni prepara inoltre la Parusia. Qui ci si confonde un po fra Giovanni Battista ed Elia. Gli Ebrei
chiedevano se Giovanni Battista era ritornato - Ges
stesso aveva detto che Giovanni Battista era Elia -.
Fra Giovanni Battista ed Elia vi sono continue analogie. Tutta una spiritualit del deserto parte da Elia, passa attraverso Giovanni Battista, va in Egitto e
prosegue nel Carmelo. Il precursore dellultima Parusia dunque Elia o Giovanni Battista? Non lo si
pu dire con certezza. Saranno forse luno e laltro
insieme, ma certo che questultima venuta preparata anche da Giovanni Battista.
qui che noi scorgiamo la persistenza di un ministero misterioso di Giovanni Battista attraverso la
storia della Chiesa; in tal modo noi non ci limitiamo
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ad un ritorno nel passato, ma ci troviamo in contatto con uninfluenza viva.

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