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Le istituzioni della contraddizione

Ota de Leonardis, Thomas Emmenegger

Riassunto : attraverso la deistituzionalizzazione degli ospedali psichiatrici e


linvenzione di nuove istituzioni completamente sostitutive, la contraddizione della
follia stata portata alla visibilit pubblica e resa socialmente sopportabile
facendone cos un campo di apprendimento alla convivenza democratica. Il quesito
principale sul quale lavora questo articolo se e come questo patrimonio della
psichiatria italiana allopera nelle trasformazioni del welfare, e nelle politiche
sanitarie e sociali in cui oggi essa integrata. Analizzando tre casi nei quali questo
patrimonio viene investito nel costruire sistemi di opportunit nei contesti locali,
vengono messe in luce le condizioni e le modalit in cui le pratiche della salute
mentale siano in grado di rendere le differenze un fattore di crescita per la vita
democratica.

Parole chiave: deistituzionalizzazione, salute mentale, sistemi di welfare, fattori di


conversione, impresa sociale.

Institution, Contradiction, and Democracy


Abstract: through the deinstitutionalisation of mental hospitals and the invention of
new institutions completely substituting them, the contradiction of madness has been
put in the public sphere, made socially visible and bearable, thus spreading its
potential for democracy. This historical legacy of the Italian psychiatry is brought
into focus in order to explore whether and how it is still working today in the mental
health field and in its integration in the present welfare and health policies. By
analysing three cases in which this legacy is invested in building systems of
opportunity for peoples wellbeing and agency at the local level, this article
highlights conditions and ways how mental health practices are able to transform
differences in a factor of development of the democratic life.
Key words: deinstitutionalisation, mental health, welfare systems, conrersion
factors, social enterprise

Portare alla visibilit pubblica la contraddizione della follia, l esperienza


abnorme che mette in questione la normalit; renderla socialmente
sopportabile senza tornare a rimuoverla, a chiudere gli occhi; istituirla
anche con una legge come un campo di tensioni legittimo e regolato, come
1

un campo di riflessivit della convivenza civile (e in quanto voglia essere


civile): questo ci che ha significato la trasformazione del campo
psichiatrico, la deistituzionalizzazione e linvenzione di nuove istituzioni.
Grazie a queste diventato possibile, bench sempre incerto, non rinchiudere
in una ulteriore oggettivazione lesperienza abnorme, conservandola legata e
strettamente connessa alla storia individuale e sociale [1]. In questo articolo
ci domandiamo se e come questo patrimonio della psichiatria italiana stato
da essa investito nei processi di trasformazione del welfare, nelle politiche
sanitarie e sociali; e analizziamo tre casi nei quali, in condizioni
completamente diverse, questo patrimonio appare ancora vitale, anzi del tutto
attuale, confermando il ruolo che la psichiatria, in ragione del suo statuto
speciale, pu svolgere nella costruzione di istituzioni democratiche.

La contraddizione portata allo scoperto


Per tornare a riflettere sul rapporto della psichiatria in quanto pratica
terapeutica con le istituzioni, anzitutto con i suoi stessi poteri di istituzione,
dobbiamo ripercorrere la storia delle trasformazioni del campo psichiatrico
culminate in Italia con la legge 180, e del movimento che ne stato il
principale artefice. Ne ricaveremo alcune chiavi di lettura sulle condizioni
attuali di esercizio di questi poteri, nel quadro pi ampio del nuovo assetto dei
sistemi di welfare.
La qualificazione diffusa di quel movimento come antiistituzionale, o
addirittura antipsichiatrico, del tutto parziale se non proprio scorretta.
noto a tutti che si trattato di un movimento di critica del manicomio e degli
istituti di internamento in manicomio, emblema delle istituzioni totali in cui il
sistema dei diritti e delle garanzie universalistiche dello Stato di diritto era
sospeso e smentito. Ed noto che esso era come tale parte ed espressione
della critica sociale (e artistica) degli anni 60/70 contro lautoritarismo e per
la presa di parola dei soggetti tacitati [2]. Ma di questa storia occorre ricordare
qualche punto qualificante che riguarda la specificit della psichiatria e ci
che dalla tematizzazione di tale specificit ha avuto origine in termini di
smontaggio e di ricostruzione di istituzioni. Brevemente.
Primo, si trattato soprattutto di un movimento di tecnici, di addetti al
settore. Certo, esso ha attratto e coinvolto molte altre figure ed istanze
critiche, e accolto diversi tipi di impegno politico e sociale. Ma al centro della
storia c un mandato istituzionale un potere espresso da un sapere tecnico
certificato, una delega statuale al lavoro su altri [3], uno statuto pubblico dei
luoghi e delle forme del suo esercizio su cui i protagonisti di questa storia, a
2

tutti i livelli, hanno investito per portarne alla luce la natura politica, per
trasformarlo. Non si sono tolti il camice per dedicarsi alla lotta politica; ma
in unepoca nella quale era politico il vocabolario del cambiamento sociale
hanno fatto politica, politica delle istituzioni si potrebbe dire, in nome e per
conto del loro mandato istituzionale [4]. Si trattato di prenderne sul serio le
promesse di finalizzare davvero quel lavoro su altri alla individuazione e
alla socializzazione delle persone1: promesse difficili da onorare, per la
psichiatria, se non decisamente incongrue con il suo statuto speciale
costitutivamente collocato sullintreccio di cura e controllo, dedicato alla
normalizzazione dellabnorme, dove lesperienza soggettiva, esprimendo al
suo massimo lirriducibilit della differenza individuale, resiste alla
socializzazione. Va ricordato, perch decisivo, che questa sfida quel
movimento lha affrontata costruendo e ricostruendo nella quotidianit delle
pratiche le condizioni perch gli internati, e i cosiddetti malati in genere,
potessero esprimere e vedersi riconosciuta la loro soggettivit piena,
dallautonomia della volont al diritto di parola pubblica. Si parlava di
protagonismo degli utenti, e lo si coltivava come la leva cruciale per
contrastare e trasformare il proprio di tecnici potere di oggettivazione.
Secondo, la critica al manicomio praticata da questo movimento ha
superato ben presto lorizzonte della sua necessaria modernizzazione: nel 68
lesperienza di Gorizia gi conclusa, il percorso di umanizzazione del
manicomio ha toccato i suoi limiti. Ricordiamo che, diversamente dai processi
di riforma della psichiatria in altri paesi industriali, e in altri sistemi di
welfare, lesperienza italiana ha maturato la necessit di superare non
soltanto limitare i dispositivi dinternamento, costruendo servizi ad esso
totalmente sostitutivi: come noto la legge 180 rimasta a lungo lunica nella
quale questo obiettivo dichiarato e perseguito. In questione era (ed ) la
possibilit stessa di una psichiatria capace di affrontare e curare la
sofferenza mentale, la follia, senza manicomio, senza internamento, senza
luoghi e dispositivi di separazione e contenimento. E perci la possibilit per
1

Cos Dubet qualifica il mandato istituzionale facendo riferimento alle istituzioni che
in diversi ambiti (scuola, salute, assistenza, lavoro) assolvono al programma
istituzionale di promuovere le individualit rendendole riconoscibili e riconosciute
socialmente, attraverso appunto il lavoro su altri (travail sur autrui) che i loro
addetti a tutti i livelli sono chiamati a svolgere. Sta evidentemente parlando dello
sviluppo di quelli che Castel [5] a sua volta qualifica come i sistemi di protezione
sociale che funzionano da supporti allindividuazione, parlando in particolare della
societ salariale e del welfare. Ma le istituzioni, e il loro mandato, hanno i tempi
della lunga durata, e perci vale ricordare anche che Foucault ne ha messo in luce la
genealogia lavorando ancora una volta sul nesso tra individuazione e disciplinamento
(basti ricordare la coscienza inquieta del prigioniero del panopticon).
3

il diretto interessato il cosiddetto malato per il suo ambiente sociale e


per la societ nel suo insieme, di vivere lesperienza di questa sofferenza
lirriducibile soggettivit dell esperienza abnorme rendendola
sopportabile senza nasconderla, senza oggettivarla, senza scartarla come
residuo della modernit, uno di quegli scarti , come dice Bauman [6], da
rimuovere in qualche discarica.
Terzo, occorso un intenso e contrastato lavoro per portare alla luce nelle
tecniche terapeutiche stesse, anche quando aggiornate, il nodo del mandato
istituzionale di controllo, di separazione, di gestione degli scarti sociali, di
oggettivazione attribuito alla psichiatria, che intrinseco al suo statuto
speciale e costitutivamente contraddittorio con le sue promesse terapeutiche.
Si trattato da un lato di far leva sulle competenze professionali, e sul potere
normativo ad esse intrinseco, per valorizzarle come risorse-ponte di
rapporto con il mondo per le persone, e dallaltro di riconoscervi il potenziale,
altrettanto intrinseco, di negazione e di invalidazione, il loro essere anche
risorse-barriera di separazione dal mondo2 anche fuori dal manicomio,
anche nel servizio territoriale o nella visita domiciliare, anche quando la
violenza dellinvalidazione non evidente3. bene ricordare che lopera di
decostruzione compiuta sui saperi specialistici e sulle tecniche in cui si
traducono, non ha comportato deprofessionalizzazione, banalizzazione, anzi
ha enormemente arricchito in termini di apprendimento le competenze
professionali della psichiatria e degli operatori psichiatrici. Si imparato ad
imparare dallesperienza, ad attingere dallo sforzo di comprensione di soggetti
reali in situazioni reali, a contatto con altri saperi, altre competenze, altre
esperienze; con effetti importanti di conoscenza per lesercizio di tutti i tipi di
competenze professionali, ivi compresa quella specialistica. Avendone rotto
questo s la separatezza, la pretesa autosufficienza di un sapere che gi
sa4.
Potremmo dunque dire, in sintesi, che diversamente da altri movimenti di
contestazione di quegli anni, e dalle pressioni che essi esercitavano anche nel
campo psichiatrico, la critica dellistituzione si messa alla prova delle
pratiche di deistituzionalizzazione di smontaggio e trasformazione
2

Sulla differenza tra bridging e bounding nella letteratura sul capitale sociale v.
Putnam [7].
3
Si ricordino in proposito le discussioni sulluso dei farmaci, nelle quali viene
evidenziato il pericolo di costruire una promessa di cura con farmaci che tende a
semplificare e banalizzare le opportunit di intervento nel rapporto tra medico e
paziente (v. Tognoni [8]).
4
bene ricordarlo oggi che il crescente ricorso anche in questo campo al
volontariato, e alle virt della buona volont, suscita tra gli operatori dei servizi
reazioni difensive e timori di svilimento del proprio mestiere.
4

dellistituito e si fatta processo istituente. La deistituzionalizzazione ha


utilizzato la critica del diritto, in quanto parziale e incompleto, per
rivendicarne la promessa universalistica e la restituzione dei diritti, anzitutto
quelli civili, agli internati. Diritti da mettere in pratica: essa ha smontato
dispositivi amministrativi, procedure tecniche, luoghi e saperi istituiti per
inventare, prima e dopo la legge 180, nuove istituzioni, completamente
sostitutive dellinternamento [9]. Per esempio: i centri di salute mentale aperti
24 ore, servizi forti in grado di moltiplicare nei territori luoghi, attori e
forme di intervento; il servizio di diagnosi e cura negli ospedali generali, che
desse un posto circoscritto nel tempo e nelle motivazioni al trattamento in
regime di ricovero; il trattamento sanitario obbligatorio, che istituisse un
obbligo dellautorit sanitaria di rispettare i diritti di libert dei pazienti; le
cooperative sociali, che costruissero opportunit di moltiplicare gli scambi
sociali attorno allo statuto lavorativo e alla creazione di reddito. Questo
processo istituente passato anche al vaglio della promulgazione di una legge
che, ricordiamolo, stata fortemente voluta, anzitutto da Franco Basaglia,
contro i radicali che non volevano leggi il neo liberalismo dello Stato
minimo era gi montante ed stata elaborata con questo profilo
istituzionale, contro i riformisti prudenti che si sarebbero accontentati di un
ammodernamento delle tecniche paternalistiche e oggettivanti.
Questo processo istituente stato (ed tuttora) aperto, denso di conflitti,
diversificato negli esiti. Si pensi ai famigliari dei pazienti e alle associazioni
dei famigliari: lesperienza della contraddizione portata allo scoperto stata
per loro dura, ma anche imprescindibile, densa di conflitti ma anche fonte di
straordinari apprendimenti [10]. In molti casi questo processo stato ridotto a
pratica amministrativa di riduzione di posti letto e ospedalizzazioni e di
creazione di servizi ambulatoriali aggiuntivi, non sostitutivi: non si
inventato nulla, e si appreso ben poco, quanto a possibilit di rendere
linternamento non pi necessario. L dove invece questo processo istituente
si incardinato sulla deistituzionalizzazione esso ha liberato molte energie, e
queste energie hanno potuto essere impiegate per continuare a inventare nuovi
luoghi e a imparare nuovi modi di fare psichiatria, in uno scenario mutato
come ora vedremo.
Del resto tensioni, conflitti, resistenze e sfide sono elementi intrinseci alla
ragione di questo processo: le culture e le pratiche della
deistituzionalizzazione, smontando la presunzione di dominare quello che
per definizione non dominabile [11], hanno istituito il teatro di una
contraddizione insanabile, la contraddizione della follia che interroga la
normalit, lhanno portata allo scoperto al tempo stesso rendendola
sopportabile, al malato stesso, al suo ambiente sociale e alla societ nel suo
insieme. L esperienza abnorme: diventato pi difficile giustificarne la
5

rimozione in un altrove sociale, chiudere gli occhi, come direbbe Boltanski


[12]; ed diventato invece possibile rendere relativa la follia, metterla in
circolo come unopportunit di apprendimento di singoli e collettivit sulle
condizioni per convivere con differenze inconciliabili, per onorare diritti
soggettivi, per investire su capacit [11]. Lo statuto speciale della psichiatria,
messo a frutto dalla deistituzionalizzazione, ha acquisito la dignit di un
contributo fondamentale per la democrazia5. La consistenza di questa
contraddizione, le ragioni e i modi per portarla allo scoperto, per renderla
sopportabile ma non rimuovibile, costituiscono perci un patrimonio decisivo
di questa storia. di questo patrimonio che vogliamo verificare leredit
attuale, se e come stato coltivato e messo a frutto, se e come la psichiatria
continua a lavorare sul suo statuto speciale anche dopo essere stata assorbita
dentro lo sviluppo del welfare, la sua crisi e le sue trasformazioni.

Salute mentale e welfare mix


Il processo di trasformazione del campo psichiatrico, di cui abbiamo
appena richiamato i punti salienti, parte integrante dello sviluppo del welfare
state nel quale la generalizzazione dei diritti civili si accompagna
allistituzione dei diritti sociali: la legge 180 viene assorbita nella legge 833
istitutiva del Servizio sanitario nazionale, con ci sancendo lintegrazione
della psichiatria nel sistema sanitario pubblico e il passaggio dal trattamento
della malattia mentale materia ibrida al confine con lordine pubblico alle
politiche della salute (mentale). Questa nuova configurazione istituzionale,
che costituisce anche in un certo senso il momento culminante dello sviluppo
del welfare state in Italia coincide in pratica con lavvio della crisi di
questultimo, della sua messa in discussione. Gli argomenti in termini di
giustizia sociale contro lomologazione e il paternalismo di servizi e
interventi burocratizzati si coniugano con argomenti di compatibilit
economica che richiedono pi efficienza e pi responsabilit di spesa. E
insieme avviano quella profonda revisione del sistema di welfare che pu
essere riassunto nel passaggio dal welfare state ai welfare mix: superamento
del monopolio dello Stato nella erogazione dei servizi alla persona, delega alle
5

V. Giannichedda, [13]. Si potrebbero esplorare alcune analogie con il processo che


ha portato alla legalizzazione dellaborto (a cominciare dalla messa in visibilit di una
contraddizione sociale: v. Boltanski [12]). Ricordiamo qui che Basaglia preferiva
sottolineare le analogie con la legge Merlin che ha chiuso le case chiuse.

organizzazioni del cosiddetto terzo settore delle prestazioni e dei servizi e


creazione di mercati sociali, aziendalizzazione delle strutture pubbliche di
gestione e di finanziamento [4]. La riorganizzazione del sistema di welfare, su
cui a partire dalla met degli anni 90 si fa sentire linfluenza dellEuropa con
direttive, programmi e finanziamenti che avviano politiche sociali di nuova
generazione, coinvolge in pieno anche le politiche di salute mentale. Il punto
critico di questa riorganizzazione e che interroga specificamente la
psichiatria, per ci che essa ha imparato nel frattempo costituito dal
moltiplicarsi di scarti, di gruppi sociali e individui superflui, che
limperativo della flessibilit del nuovo spirito del capitalismo tende a
produrre ([2],[14]): quali alternative alle discariche? E anche: quali alternative
alla riproduzione di persone superflue?
Dicevamo che lintegrazione della salute mentale, e della psichiatria, nel
sistema di welfare e nelle sue trasformazioni avviene attraverso il sistema dei
servizi e delle politiche sanitarie. Questa via ha innescato due percorsi diversi,
o pi propriamente divergenti, di rielaborazione della materia, dei vocabolari
e delle pratiche di salute mentale, che hanno dato luogo a notevoli differenze
tra servizi e tra situazioni locali, e a logiche di azione tra loro tendenzialmente
incomunicanti: esse affrontano diversamente la contraddizione portata allo
scoperto con la chiusura dei manicomi e la civilizzazione della psichiatria.
Da un lato si seguito un riallineamento alla sanit e alla logica clinico
ospedaliera, via specializzazione, che offre lillusione di rimuovere lo statuto
speciale della psichiatria finalmente una specialit medica come le altre: con
ci di nuovo destinando la psichiatria a misurarsi in pratiche di oggettivazione
e di separazione del proprio oggetto incongruo, il folle, ivi compreso il
riemergere di forme sanitarizzate di contenzione [15]. Va rilevato che
limperativo dellaziendalizzazione in questo settore a bassa intensit
tecnologica si tradotto in razionamento delle risorse umane ( una lamentela
corrente, portata a giustificazione della contenzione) e in forme di
taylorizzazione delle prestazioni specialistiche. Poich peraltro linternamento
in manicomio escluso per legge diventa progressivamente ingiustificabile
anche sotto il profilo delle compatibilit finanziarie, fino al decreto Bindi di
chiusura degli ospedali psichiatrici nel 1998, soccorre in questo senso il
nuovo regime di welfare mix che giustifica e organizza, con il sistema del
contracting out e i relativi dispositivi di convenzionamento e poi di
accreditamento, il ricorso allospedalizzazione in case di cura private, pi o
meno non profit, e alla privatizzazione dellinternamento. Per questa via si
torna a interpretare la psichiatria come programma istituzionale di rimozione
della contraddizione, che immancabilmente continua a produrre contenitori,
ancora discariche degli scarti della clinica fuori dalla visibilit pubblica, che
dispiegano al proprio interno la logica manicomiale [16].
7

Laltra via di entrata della psichiatria nel sistema di welfare attraverso la


sanit quella di perseguire la trasformazione di questultima, nella direzione
cio di trasformarne il mandato dalla cura della malattia alla produzione di
salute ([17],[18],[19]). Gi Basaglia aveva indicato la sfida della
deistituzionalizzazione della medicina e della sanit. Vediamone le
espressioni pi significative.
Si trattato di proseguire la strategia di superamento della logica del
ricovero e dei contenitori nella sanit in generale, anche di altre categorie non
psichiatriche. Questa strategia fa leva sulle ragioni e le pratiche apprese in
campo psichiatrico per riconoscere anche nella sanit pi in generale il nesso
tra lesercizio classificatorio della diagnosi e la logica della separazione che si
compie nel ricovero ospedaliero; e per destrutturare questo nesso investendo
sulla istituzione di servizi extraospedalieri, radicati nei territori e a contatto
con i modi e i momenti dei problemi di salute emergenti servizi come tali
anchessi quanto pi possibile sostitutivi dellospedalizzazione. Da notare
peraltro che questa strategia ha anche fatto tesoro dellaziendalizzazione per
introdurre criteri di responsabilizzazione pubblica nei confronti della spesa
sanitaria, e per riconvertirla: limperativo del risparmio sui costi viene
declinato come investimento su programmi dintervento che incidano sulle
fonti di questi costi spostando la spesa dallospedale al territorio, dal sanitario
al sociale, costruendo sul fronte dellofferta le condizioni per trasformare la
domanda sanitaria, arricchendola di altre ragioni e di altri vocabolari per
esprimerle6.
Con questo obiettivo della riconversione della spesa si puntato anche
sulla integrazione tra sanitario e sociale: al livello dei servizi e delle pratiche
anzitutto, con interventi che affrontino insieme quelle ragioni della domanda
sanitaria, che spesso non sono circoscrivibili nel vocabolario della malattia;
6

V. Rotelli [20], a proposito degli usi impropri degli interventi sanitari che fanno
lievitare la spesa a livelli di crescente insostenibilit, e a proposito delle ragioni e dei
modi per riconvertire tale spesa: Non c dubbio alcuno che il segnale grave offerto
dallistituzionalizzazione di 10.000 anziani in questa Regione [Friuli], cos come la
crescita esponenziale della spesa farmaceutica, degli esami di laboratorio, delle visite
specialistiche e quindi delle liste di attesa, configurino spesso una dipendenza
perversa dal sistema dei servizi, cos come un consumismo sanitario soverchiante,
cos come una delega passivizzante, mentre scarsi e scarni sono i segnali di
responsabilizzazione intelligente dei cittadini, pi consapevoli. (A volte tuttavia vene
da sorridere o da rattristarsi quando scopriamo che per molti anziani andare dal
medico o in farmacia, o mettersi in fila al CUP altro non in fondo che raccontarsi un
dialogo, lultimo con la vita, lunico modo di socializzare qualcosa, non pi il lavoro,
losteria, il gioco, ma appunto lunico bene di cui si dispone, la malattia vera o
presunta non ha importanza alcuna.).
8

ma anche al livello della gestione e a quello del governo delle politiche7. Si


valorizzato in questo senso il patrimonio di esperienza e di competenza della
psichiatria nel riconoscimento e nel trattamento del disagio sociale diffuso,
anzitutto nel riconoscimento del suo carattere complesso, non trattabile con
operazioni di riduzionismo classificatorio di stampo clinico, non trattabile per
sottrazione.
Ci si impegnati in questo modo a partecipare al lavoro di produzione di
salute (non soltanto mentale) costruendo strategie di coinvolgimento e di
valorizzazione di contesti e risorse non dedicate, moltiplicando gli ambiti, i
reticoli organizzativi, le figure, gli interessi e le competenze, rilevanti e
pertinenti quando si tratti di produrre salute (non soltanto di curare malattie).
In questo senso la formula dei welfare mix che combinano risorse e
competenze dei servizi pubblici con quelle del terzo settore stata messa in
opera come unopportunit per arricchire lintervento sanitario, professionale
e specialistico con dotazioni di capitale sociale di salute. Quando si tratta di
produrre salute, altre risorse e altri soggetti oltre alloperatore sanitario
entrano in gioco, a cominciare da ci che vi porta lo stesso paziente: ormai
consapevolezza acquisita che, a partire dalla stessa relazione tra il medico e il
paziente, questultimo costituisce un agente attivo decisivo del suo percorso di
salute ([21], [22], e la letteratura ivi citata). La salute un progetto, non un
prodotto; e questo non delegabile [23]. La spinta dei programmi europei
verso lintegrazione tra le politiche sulle diverse materie sociali, e dunque tra i
diversi soggetti che vi sono impegnati, per istituire un intervento strategico
congiunto sui territori a livello locale viene valorizzata come unopportunit
in questo senso 8.
Lesperienza in campo psichiatrico aiuta a capire come si fa, partendo
dalla specificit del proprio registro di azione, a combinarsi con,
riconoscendoli e valorizzandoli, altri registri di azione, quando ci si confronta
7

A livello istituzionale lintegrazione incontra come noto parecchie difficolt: si


pensi soltanto al problema dei rapporti tra Comuni e Aziende sanitarie. Da una
ricerca in proposito ancora in corso (una ricerca dinteresse nazionale del MIUR)
sembra di poter dire che la legislazione sociosanitaria della Regione Friuli Venezia
Giulia sia quella che prevede i dispositivi pi stringenti in materia dintegrazione, e la
legge regionale per lapplicazione della legge 328, ancora in corso di elaborazione, vi
rappresenta un ulteriore passaggio. Non possiamo qui entrare nel merito; ricordiamo
soltanto che i distretti socio-sanitari rappresentano in questo contesto una leva
importante per integrare le materie attraverso la territorializzazione dei servizi.
8
Beninteso, si tratta di unopportunit: i programmi europei possono essere piegati in
direzioni diverse: per esempio diffusa, viceversa, la declinazione dellintegrazione
come spartizione delle risorse.

con persone in carne ed ossa nei loro concreti e quotidiani contesti di vita; e
come si fa a rendere persone e contesti in grado di sopportare e di supportare
differenze, disgrazie, conflitti e per tornare al punto contraddizioni. Con
queste strategie che proseguono la deistituzionalizzazione e larricchiscono di
nuovi contenuti e nuove opportunit, la contraddizione della follia,
dellesperienza abnorme di cui la psichiatria depositaria viene mantenuta
aperta, se ne continua a perseguire la socializzazione. Si rompe lisolamento
della persona che sta nel vortice della contraddizione (bench non ne sia
lepicentro), facendo intervenire legami sociali in cui poterla condividere,
anzitutto introducendo figure terze nella consueta relazione duale tra
operatore e utente (o anche: tra servizio e utente), per contrastarne la
vocazione alla separatezza; e si socializza la contraddizione, rendendola
riconoscibile nel disagio diffuso, e trattabile con strategie che costruiscono
attivit, contesti e soggetti in modo da arricchire lesperienza e le risorse di
esperienza di chi vi coinvolto (operatori compresi).
questa la direzione in cui si muovono alcune esperienze locali in cui il
patrimonio della deistituzionalizzazione messo allopera: vi possiamo capire
meglio possibilit, metodologie, problemi ed esiti di queste strategie9.
Un primo caso quello del programma chiamato microaree della
Regione Friuli, avviato dallassessorato alla salute e alla protezione sociale in
accordo con altri assessorati (Direzione Lavoro e Formazione, Direzione
Istruzione e Cultura, Direzione per le Relazioni Internazionali, Comunitarie e
Autonomie Locali) nel quadro di un Laboratorio di per lo sviluppo locale
WIN istituito a questo scopo in base anche ad un protocollo dintesa con
LOrganizzazione Mondiale della Sanit (WHO-WMC) [24]. Va detto che
questo programma, avviato nel 2004, prosegue e generalizza, mettendole in
rete, le esperienze dintervento territoriale nei quartieri degradati gi
sviluppate con il progetto Habitat, salute e sviluppo della comunit
attraverso un accordo tra lASL Triestina, il Comune e Lazienda provinciale
per ledilizia pubblica (ATER). Lobiettivo costruire un welfare municipale
o di comunit attraverso lintegrazione almeno delle politiche sanitarie con
quelle per linclusione sociale e con () le politiche attive del lavoro e della
casa. Lintervento integrato attuato su territori circoscritti identificati a
partire dalla presenza di agglomerati di edilizia pubblica luoghi degradati ,
ed gestito dal distretto socio-sanitario competente. Lidea che intorno
allabitare, e agli abitanti, e con il mandato che proprio all organismo socio
9

Attingiamo in proposito alle ricerche e alle occasioni di scambio scientifico svoltesi


nellambito del Laboratorio Sui Generis. Sociologia dellazione pubblica del
Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dllUniversit di Milano Bicocca; e
ringraziamo i partecipanti al Laboratorio per i numerosi spunti che lo scambio con
loro ci ha fornito.
10

sanitario delegato a produrre salute come componente essenziale del


benessere (wellbeing) della popolazione di propria competenza lazienda
sanitaria e i suoi distretti si attivino e si impieghino in modo congiunto tutte
le risorse, professionali e volontarie, pubbliche o meno, che a vario titolo e
con diversi vocabolari, strumenti e competenze, possono contribuire a
rispondere a quel mandato. La gestione del programma finalizzata a
produrre e monitorare il cambiamento in termini di condizioni di salute, anche
sotto il profilo della riconversione della spesa (si tratta in questo senso anche,
esplicitamente, di una ricerca/intervento). In prospettiva essa dovrebbe
assumere la forma di un budget di comunit. Vi sono coinvolti lazienda
pubblica proprietaria degli stabili (in questo caso Ater), il Comune e i servizi
di assistenza, i vari servizi per anziani, minori, tossicodipendenti e disabili, le
cooperative sociali di tipo A e quelle di tipo B che intervengono nellarea, le
associazioni di volontariato, la parrocchia, il comitato inquilini (o qualunque
altro organismo che li rappresenti), il centro giovanile, eccetera. Si interviene
coniugando insieme le politiche abitative e gli interventi su spazi e artefatti
fisici per contrastarne il degrado, con a) la dislocazione negli stabili di servizi
e prestazioni sociali e sanitarie puntando soprattutto sulle visite a domicilio,
b) linvestimento sui luoghi per costruirvi organizzazioni finalizzate a fare
cose insieme, ivi compresa la creazione di opportunit di lavoro, e c) in
genere lalimentazione della rete minuta degli scambi, degli incontri e dei
conflitti che in tal modo si infittisce.
Il secondo caso a cui vogliamo attingere quello dellesperienza di Olinda,
lorganizzazione costituita da una cooperativa sociale di tipo B e da una
associazione di volontariato, che ha dato impulso alla chiusura dellospedale
psichiatrico Paolo Pini di Milano (uno degli ultimi, nel 98) ed cresciuta
sulla
sua
riconversione.
Raccogliendo
il
testimone
della
deistituzionalizzazione Olinda ha lavorato congiuntamente sulla
trasformazione del contesto e sulla trasformazione della vita delle persone. Da
un lato, ha valorizzato la sua radice nel luogo e nella memoria del luogo per
riconvertire il parco e gli edifici manicomiali in piazza pubblica: spazio di
servizi commerciali, iniziative culturali, incontri, divertimenti, appuntamenti
politici, feste, tornei di calcio e momenti di riflessione collettiva, frequentati
dalla gente dei quartieri intorno e dellintera area metropolitana. La rassegna
culturale estiva al Paolo Pini, per esempio, alla sua nona edizione, dura un
mese e mezzo e vi circolano ogni anno 25 mila persone10. Si noti che lintera
area di competenza (e in buona parte anche propriet) delle istituzioni

10

il pi importante evento culturale estivo di Milano (), sosteneva il quotidiano


La Repubblica.
11

sanitarie in particolare dellAzienda Ospedaliera11: questo dato non in


alcun modo irrilevante se, come in questo caso, si persegue lobiettivo di
costruire questa piazza pubblica integrata nella citt, che cio diventi
qualcosa per la citt nel suo insieme [25]. Dallaltro, facendo leva soprattutto
sugli strumenti dellinserimento lavorativo e sui programmi europei
pertinenti, Olinda ha dato centralit allobiettivo della validazione delle
persone vecchi internati e nuovi utenti, in carico ai servizi psichiatrici
costruendo con loro condizioni per agire, scegliere, vivere e riconoscersi in
tutte le attivit che si svolgono dentro e intorno a questa piazza, e nel lavoro
per organizzarla e animarla. A proposito di ci che vi , o vi diventa pubblico
in questo modo di operare e nelle sue concretizzazioni la piazza, dicevamo
bisogna precisare che qui non si tratta soltanto della fruizione, di quanto
pubblica, generalizzata ed inclusiva sia la frequentazione del luogo e delle
attivit che vi si svolgono, e della vita sociale che vi si dispiega volta a volta.
Bisogna guardare soprattutto al fatto che a rendere possibile questa fruizione,
piacevolmente frequentabile il luogo, e cos via sono anche i matti. La
fruizione pubblica anche nel senso che resta visibile, continuamente
rappresentato e pubblicamente argomentato, il fatto che a organizzare questa
fruizione, a produrre beni e servizi in questione, siano per cos dire gli stessi
che prima, quando ancora esisteva il manicomio, sarebbero stati internati in
questo luogo, consegnati alla morte civile. C la contraddizione portata allo
scoperto e resa sopportabile.
Sulla base di questo impianto, la vocazione sanitaria del contesto e delle
attivit viene declinata in termini di produzione di salute (non solo mentale) e
viene misurata sulla capacit di incidere sul disagio sociale diffuso nei
quartieri dellarea, sulle condizioni dello star bene, o star meglio delle persone
(sane e malate): creando legami sociali, organizzazione, progetti da
condividere; producendo risorse economiche che sono fonte di reddito,
appartenenze che sono fonte di riconoscimento, e risultati materiali e
simbolici che alimentano il rispetto [26]. Qui sono decisive quelle figure
terze che, come dicevamo, spezzano la separatezza della relazione terapeutica,
che portano iniezioni di normalit: artisti, urbanisti, designer, tecnici,
professionisti e volontari delle diverse iniziative contribuiscono a svolgere il
lavoro terapeutico cos ridefinito, incalzando amministratori, servizi e
operatori sanitari.
Un terzo esempio quello dei budget di cura progetti terapeutico
riabilitativi individualizzati, un dispositivo messo a punto e ora a regime
nellAzienda Socio-sanitaria di Palmanova, e nel frattempo adottato in altri
11

In Lombardia la psichiatria fa capo alle aziende ospedaliere, non a quelle


territoriali.
12

territori12. Lorigine una evidente eredit della de-istituzionalizzazione,


sfidata sul suo stesso terreno dagli imperativi di efficienza economica che
devono responsabilmente (e saggiamente) guidare lamministrazione della
spesa sanitaria: si tratta di riconvertire la spesa per le rette dei ricoveri in
istituti di contenimento (case di cura psichiatriche, ma a questo punto anche
istituti per minori, residenze pi o meno sanitarie per anziani, eccetera) in
risorse da investire in percorsi di riabilitazione che conducano gli interessati,
non pi internati, ad abitare nel proprio appartamento in citt, a condurre una
vita attiva e possibilmente avere un lavoro remunerato, a coltivare una rete di
legami affettivi, continuando beninteso ad essere pienamente assistiti,
bench in modo molto diverso. Casa, lavoro e socialit sono per lappunto i
tre assi su cui il progetto terapeutico riabilitativo individualizzato si deve
realizzare. Questo passaggio dellassistenza da alta a bassa intensit sanitaria,
che riguarda la spesa, riguarda anche evidentemente i tipi di attivit, e di
competenze, che vi sono chiamati in causa; siamo comunque nel campo della
produzione di salute. La retta ospedaliera viene riconvertita in una sorta di
credito a disposizione della persona interessata, lutente, chiamato appunto
budget di cura, e questo credito gli attribuito a titolo di diritto,
attraverso un atto pubblico diciamo un contratto sottoscritto anche
dallautorit pubblica competente, e di cui lutente stesso contraente. A
leggere gli atti amministrativi che istituiscono e regolano questo punto del
dispositivo si pu restare sconcertati. Pu sembrare un inutile dettaglio, un
macchiavello da legulei oltretutto finto, del tutto incongruo rispetto alle
condizioni di deprivazione delle persone cui si applica. Ma se si pensa alla
diffusione delle formule contrattuali nellerogazione di beni e servizi e se si
pensa in particolare al modello dei voucher (anchessi hanno veste di buoni,
crediti appunto) si pu cogliere una differenza importante: il contratto
disegnato in modo tale da impegnare i contraenti ad accrescere la capacit
contrattuale dellinteressato. La contrattualit della persona non soltanto un
presupposto del contratto come nel caso dei voucher ma precisamente
ci che va costruito attraverso il progetto individuale stabilito con un contratto
e a cui i contraenti sono vincolati. importante poi considerare come
sinserisce nel quadro il terzo contraente, quelli che gli atti definiscono le
compagini sociali, cio il terzo settore, e in particolare le cooperative A e B
(o in questo caso spesso miste). Attraverso un sistema di accreditamento esse
partecipano a un bando per la gestione dei progetti individuali e dei relativi
budget. Il bando, su ci che esse devono riuscire a fare relativamente ai tre
assi che dicevamo, preciso. E poi vi sono scadenze, per la realizzazione
12

Il dispositivo stato introdotto inoltre a Treviso, Aversa e Messina. V. Monteleone


[27], Bifulco, Vitale [28].
13

degli obiettivi fissati nel contratto di sottoscrizione del progetto, verifiche e


valutazioni periodiche da cui dipende la possibilit di continuare a gestire il
budget. Lutente pu cambiare il servizio, pu rivolgersi ad unaltra
organizzazione. Linverso escluso. Si noti che dalla compagine sociale il
budget soltanto amministrato, auspicabilmente bene, per conto dellutente,
sotto la sorveglianza stringente del servizio pubblico competente. Parleremo
pi avanti delle realizzazioni di questo dispositivo.

Fattori di conversione
Individuiamo un cardine di queste esperienze nella posizione che vi
assumono i destinatari. Va detto anzitutto che in essa riconoscibile londa
lunga del protagonismo degli utenti. Grazie anche a certe buone pratiche di
self-help e allassociazionismo degli utenti13. Ora questo protagonismo
entrato in risonanza con le indicazioni provenienti dai programmi europei i
quali, nel campo delle politiche del lavoro, della lotta allesclusione sociale,
del sostegno al reddito, della rigenerazione urbana, promuovono politiche
attive o meglio di attivazione dei diretti interessati: da destinatari passivi
questi ultimi sono diventati agenti coinvolti attivamente negli interventi che li
riguardano. Va ricordato che queste indicazioni possono essere e sono
declinate in misure e pratiche molto diverse, se non opposte, sotto il profilo
dei principi di giustizia ad esse sottesi [29]. Da un lato pesa linfluenza della
versione dell empowerment come responsabilizzazione proveniente dai
modelli di welfare-to-work, soprattutto l dove le culture e le pratiche dei
servizi e degli interventi terapeutici sono gi improntate allidea di mettere
alla prova la meritevolezza dei beneficiari e a operare la relativa selezione. La
giustizia come giudizio morale sulla persona esprime lattuale tendenza
moralizzante dei meccanismi noti di oggettivazione. Conosciamo gi, dalla
psichiatria, il destino di chi pone domande incoerenti, di chi non ce la fa, di
chi non sa o non vuol aderire al programma di normalizzazione; conosciamo
la meccanica della produzione degli scarti. Invece, proprio dalla vicenda
psichiatrica il patrimonio, dicevamo proviene una opposta declinazione in
termini di giustizia dellimperativo dellattivazione. Lesperienza della
conquista e della costruzione pratica dei diritti civili e sociali degli internati,
13

Come per esempio nei casi noti di Massa, Prato e Trento. Che cosa il protagonismo
abbia potuto costruire lo si intravisto nelle voci degli utenti (e non nei portavoce)
che sono intervenuti allincontro sulla salute mentale alla Fabbrica del Programma di
Romano Prodi (8 luglio 2005).
14

dei folli, dei non normalizzabili, ha insegnato il rovesciamento dello sguardo


che sposta il giudizio dai beneficiari degli interventi agli interventi stessi e
richiede di valutare questi ultimi sul parametro della loro capacit di
validare le persone, di perseguire e costruire il pieno dispiegarsi della loro
soggettivit14. Questo spostamento pratico dalla logica del trattamento delle
persone in ragione delle loro inabilit, handicap e carenze, alla logica del
riconoscimento e della promozione delle loro capacit fa riferimento a ci che
si intende con empowerment inteso come aumento delle possibilit e delle
capacit di scelta e di azione delle persone. Ma bene evitare lequivoco che
associato a questa nozione di empowerment spesso interpretato nell ambito
dei servizi come strumento pedagogico per responsabilizzare i propri
destinatari ad adeguarsi a ci che i servizi stessi ritengono sia necessario fare.
Il concetto di empowerment invita a non guardare solo se gli interventi di
welfare comunitario hanno prodotto tanti e buoni servizi, ma anche quanto
questi interventi alimentano e allargano le capacit di scelta e di azione delle
persone. Questo approccio cambia radicalmente la posizione delloperatore e
il suo stare in un percorso personalizzato.
Linizio di un percorso non di rado caratterizzato da una doppia
emarginazione o da una doppia mancanza di fiducia, sia della persona in se
stessa, sia nel contesto. Non c fiducia in se stesso, ma non c neanche
fiducia tra le persone. Il primo passo o il primo investimento allora
caratterizzato dal dare credito alle persone, sospendendo il giudizio, perch
c bisogno di un investimento iniziale per applicarsi e imparare cose nuove,
fare pratica concreta per rendere visibili le proprie capacit. Questo
apprendimento radicale (imparare cose nuove e non solo perfezionare quello
che gi si sa) possibile solo se si investe sulla persona. Questo investimento
sulla persona presuppone da un lato un atteggiamento prospettico, capace di
prevedere dei cambiamenti in positivo, ma anche contesti pratici nelle quali la
persona si pu sperimentare e pu esplorare essa stessa cosa significa un suo
investimento in un percorso. Questo apprendere cose nuove per
accompagnato da un lavoro di ricostruzione approfondita della biografia
personale, non considerandola come unoperazione classificatoria (o come
meccanica compilazione di una scheda personalizzata), ma come esercizio
fondamentale per ridare valore alla persona e ripristinare la sua fiducia in se
stessa.
Questo stare nel particolare della persona non significa per non introdurre
dallinizio le dimensioni collettive del contesto e del progetto con i suoi

14

Vedi il passaggio da una epidemiologia delle performances a una epidemiologia dei


diritti [30].
15

obiettivi e ambizioni generalizzabili e le sue funzioni articolate. Franca


Basaglia ha affermato:
Ho visto cosa vuol dire e cosa produce per persone veramente sofferenti, essere
parte di un progetto, di una speranza comune di vita, coinvolti in unazione comune
dove ti senti preso in un intreccio pratico, intellettuale, affettivo, in cui seriet ed
allegria si mescolano e i problemi tuoi si sciolgono e fanno parte anche dei problemi
di altri con cui li condividi. E allora anche salute e malattia possono mescolarsi con
una qualit della vita che sia umana, con legami, rapporti, riconoscimento di s e
dellaltro, complicit nel progetto comune che potrebbe unirci anzich dividere e
isolare.

Tutti e tre i casi presentati investono su questo patrimonio di esperienze e


competenze per rispondere allimperativo della attivazione dei destinatari
costruendo un sistema di opportunit nel quale le loro capacit possano
esprimersi e crescere con luso, ed essi siano su di esse riconosciuti. A
proposito di servizi e interventi deputati a costruire questo sistema di
opportunit, la letteratura europea che applica alle politiche sulle materie
sociali lapproccio delle capacit li qualifica come fattori di conversione
dei diritti in capacit, della titolarit a benefici sociali in libert di scegliere e
di agire effettivamente esercitate 15. Si noti che i benefici in questione, misure
e prestazioni, funzionano da fattori di conversione in quanto siano i
beneficiari nelle condizioni di trasformarli in capacit effettivamente
esercitate, in libert agite: sono essi gli attori di tale conversione. Detto
altrimenti le capacit non sono materia trattabile con il vocabolario del dare e
ricevere beni e prestazioni, poich esse sono tali in quanto agite, in quanto
linteressato ne sia lattore, che con esse si esprime, si riconosce e si fa
riconoscere. I processi instaurati nei tre casi in esame, in quanto a vario titolo
e in diverse forme costruiscono sistemi di opportunit, funzionano appunto da
fattori di conversione: servizi e interventi diversi che, come nelle microaree,
investono insieme su un territorio per trasformare con le persone i contesti di
vita, che sono i loro, che sono la loro vita; limpresa sociale di Olinda che
cura la salute delle persone promuovendo le loro capacit nel produrre culture
ed economie, per s e per gli altri; i budget socio-sanitari che sono investiti
sulla riappropriazione delle capacit delle persone di abitare, lavorare e
coltivare legami affettivi.
Riassumendo dunque potremmo dire che i processi in questione, a) fanno leva
sullintegrazione tra politiche, servizi, interventi e attori per costruire, b)
sistemi di opportunit nei quali, c) ciascun attore coinvolto le persone pi
15

V. J.M.Bonvin, N.Farvaque, [31]. Sullapproccio delle capacit v. A. Sen [32], e, in


particolare sui fattori di conversione,ancora A. Sen [33].
16

deboli socialmente, anzitutto possa esprimere e sviluppare le sue capacit.


Queste ultime a loro volta funzionano da energie che alimentano e orientano
lintegrazione stessa, costruendola e rendendola riconoscibile come campo di
azione comune, nei suoi processi e nei suoi risultati.
CAPACITA SOGGETTIVE

SISTEMA DELLE OPPORTUNITA

POLITICHE INTEGRATE
Figura 1 Fattori di conversione

Sul rendere pubblica la contraddizione


Sosteniamo che servizi e interventi, imprese e progetti che operino come
fattori di conversione nel senso indicato svolgono una funzione pubblica:
producono contesti atti a promuovere soggettivit, supportandone e
sopportandone il dispiegarsi anche quando irriducibilmente differenti; in
questo senso assolvono ci che Dubet [3] definisce un programma
istituzionale, in particolare quel programma di individuazione e
socializzazione, insieme, che aveva guidato e giustificato lo sviluppo del
welfare. Ma sulla qualificazione di ci che fanno in termini di funzione
pubblica bene intendersi.
Intanto, essi sollevano, trattano, elaborano, tengono comunque aperta, una
questione pubblica. Lo sviluppo delle formule di welfare mix con
lattivazione nelle politiche sanitarie e sociali di attori privati ha rotto
lidentificazione di pubblico con statuale, e la qualificazione pubblica degli
attori del campo gli operatori, anzitutto, comunque collocati non va pi da
s. Essi sono chiamati a interrogarsi su quel che fanno, se e in che termini,
nella cornice di politiche comunque pubbliche, essi contribuiscano ad
assolvere un programma istituzionale, a produrre benefici per le collettivit in
cui operano, beni dinteresse generale, ovvero beni comuni. In particolare
sono chiamati a porsi questi interrogativi gli attori diversi che popolano il
campo psichiatrico in quanto si trovano a maneggiare una contraddizione del
vivere collettivo, e sono portatori di un patrimonio di esperienze e di
competenze su quel che vuol dire, come si fa e che cosa avviene se essa
assume i caratteri di una questione pubblica. Essa portata alla visibilit
17

pubblica e riconosciuta come questione condivisa. Da vicino nessuno


normale, il nome della ormai tradizionale rassegna culturale estiva al Paolo
Pini organizzata da Olinda rappresenta bene la sua messa a tema. Da un lato:
non sappiamo pi distinguere i normali dai matti; ma dallaltro: ci sono
frizioni continue tra i tempi veloci richiesti dallefficienza del servizio
pubblico per la collettivit che forniamo in quanto impresa e i tempi lunghi
delle persone che in questa impresa fanno fatica a starci. Se queste frizioni
sono rese sopportabili, anzitutto perch accettate e affrontate da tutti come
ci che in-comune la contraddizione resta aperta, ma intorno ad essa
qualcosa di condiviso si sta producendo, e riproducendo ogni giorno.
questa la chiave della funzione pubblica che dicevamo, assolta da tutti gli
attori coinvolti, privati e pubblici, compresi gli stessi utenti. Ma vediamo di
esplorare meglio in che cosa consista.
Secondo una parola dordine delle politiche europee sulle materie sociali essa
consisterebbe nella produzione di coesione sociale: cio non soltanto
integrazione degli individui in contesti normali (come nelle vecchie politiche
del welfare state) ma costruzione di contesti sociali integranti, che possano
reggere situazioni incoerenti, tensioni, conflitti; che sappiano contrastare le
spinte alla disgregazione sociale. Si tratta di una indicazione importante per
riconoscere ci che politiche e servizi sono chiamati a fare, ma la nozione di
coesione sociale ancora troppo evocativa [34]. Vediamo meglio.
Dallosservazione sul campo sembra di poter dire che essa attenga al fatto che
vi si sta producendo quello che nel linguaggio sociologico viene chiamato
organizzazione sociale[35] oppure il sociale come associazione[36]. Per
capire in che cosa questo consista e come si produca occorre mettere a fuoco
un dettaglio del modo di operare, per differenza rispetto alla formula corrente
della rete. A valle delle trasformazioni del welfare, richiamate nel secondo
paragrafo, i servizi non pi autosufficienti tendono a lavorare in rete. Di
questo si parlato molto e non vogliamo entrare nel merito, ma solo
sottolineare un nodo centrale. Dalla prospettiva dei servizi ci si accorda su
un minimo comun denominatore rispetto a cui ciascuno fa la sua parte,
risponde per ci che spetta alla sua competenza pi o meno specialistica. Ma
dalla prospettiva dellutente, lo sappiamo, spetta a lui il compito di passare da
un nodo allaltro della rete il centro diurno della cooperativa sociale di
assistenza, il diagnosi e cura dellospedale, il laboratorio protetto della
cooperativa B, il colloquio psicoterapico, il gruppo di autoaiuto
dellassociazione famigliari, eccetera. lutente a fare rete, a connettere tra
loro i diversi frammenti del quadro, se ce la fa con le risorse personali di cui
eventualmente dispone. In ogni caso le due prospettive quella del servizio e
quella dellutente restano separate.
18

Non di questo si tratta, nei casi sotto esame: si tratta di costruire


aggregazioni (Olinda), comunit (Budget di cura), reti sociali
(microaree). Bench abbiamo comunque a che fare con una pluralit di
servizi, di attori, di organizzazioni, di competenze e ambiti di azione diversi,
qui non si tratta di lavorare in rete bens di costruire e alimentare legami
sociali, e non si tratta di gestire strutture, bens di attivare e guidare processi.
Processi che connettono, addensano il tessuto degli scambi (compresi quelli di
mercato), organizzano appartenenze, coinvolgono in progetti e obiettivi
condivisi, e che perci costruiscono cose riconosciute come condivise, da
punti di vista diversi, in quanto risultato comune: e lutente non ne
oggetto, o beneficiario, ma di nuovo protagonista insieme ad altri. Sta
qui, in questo aggregare, associare, organizzare, un requisito di fondo della
funzione pubblica che stiamo cercando di mettere a fuoco, nel fatto che
vengano a sintesi che non somma, sequenza o appunto rete gli spezzoni
sparsi ed eterogenei delle attivit di molteplici attori, di interessi ed esperienze
diverse; una sintesi riconoscibile come una realt costruita in comune e perci
condivisa. Con riferimento a ci che vi accade agli attori coinvolti, nel
corrente linguaggio moraleggiante si potrebbe parlare di corresponsabilit; nel
linguaggio libertario che la storia della vicenda psichiatrica ci ha consegnato
sarebbe forse meglio parlare di individuazione, sapendo che essa si dispiega l
dove vi siano sistemi di opportunit, supporti allindividuazione, come li
qualifica Robert Castel [5]. Supporti via appartenenza ad aggregati nel senso
detto, a collettivi come ancora Castel li definisce: non legami di
assoggettamento che i servizi psichiatrici conoscono bene, e troppo spesso
praticano; e nemmeno beni da consumare privatamente come nelle formule
correnti del welfare del consumatore. La prospettiva dellassociare o
organizzare di cui parliamo richiede di lavorare sullo stampo della
individualizzazione che oggi si diffonde nelle politiche e nei servizi sociali,
ma per trasformare riprendendo limmagine di Castel collezioni di
individui in collettivi. E questi appunto sono pubblici, in quanto sono
qualcosa che viene prodotto e riprodotto in comune. Ma ribadiamo che essi
sono processi organizzativi, non strutture. E aggiungiamo che la posizione che
vi acquisiscono gli utenti i diretti interessati in ci che si fa insieme, fa
la differenza: come nella piazza del Paolo Pini rispetto a cui laggettivo
pubblico si riferisce alla sua produzione almeno tanto quanto alla sua
fruizione, e al posto che occupano su questa scena i soggetti svantaggiati, a
cominciare da quelli che stanno peggio.
Lesperienza, anzitutto lesperienza dei casi sotto osservazione, insegna
che attivare e guidare processi di aggregazione di questo tipo non sia un
mestiere facile, e non solo perch come dicevamo occorre contrastare la forza
della segmentazione che nei servizi opera attraverso il modello della rete. Si
19

tratta di fare delle combinazioni tra realt, oggetti e persone, e principi


organizzativi, tra di loro non omogenei, e spesso incongruenti, in modo da
riuscire a lavorare insieme su un progetto comune, su un obiettivo comune di
interesse generale, anche se ognuna delle organizzazioni e delle persone
coinvolte mantiene una propria ragion dessere specifica. Perci queste
combinazioni dispiegano, perch vi siano affrontate, delle aree di turbolenza,
delle tensioni: in esse si esprime la contraddizione della follia, ora spostata dal
soggetto che non ne pi lepicentro, socializzata, trasformata in campo di
visibilit di contraddizioni sociali.
Per esempio si vogliono combinare insieme persone e realt che hanno
riferimenti tra loro incongrui rispetto a ci che loro proprio: c chi ha la
propria competenza, chi il proprio budget, la propria privacy, il proprio utente,
il proprio progetto, e perfino chi ha il proprio prossimo. Per combinare
occorre sormontare la logica della propriet, in cui il campo di azione e ci
che vi si costruisce diventano esclusivi, ed escludenti, senza buttar via anzi
competenze, budget, privacy, progetti, prossimit e soprattutto utenti.
Bisogna far s che i progetti siano sentiti come propri da chi vi partecipa,
essendone tuttavia la propriet comune, una propriet sociale nel senso di
Castel. C da mettere a frutto per lappunto un patrimonio di esperienza e
competenza nel campo psichiatrico su queste combinazioni, e su questo modo
di possedere 16.
La cornice di queste combinazioni il piccolo schema sui fattori di
conversione tracciato pi sopra, in cui interagiscono a) le politiche orientate
ad integrarsi tra loro e a costruire sistemi integrati di cambiamento, b) il
tessuto integrato di organizzazioni, progetti e interventi che li convertono in
sistemi di opportunit, c) i singoli che vi impiegano e dispiegano le loro
capacit. Anche in questo schema si combinano registri dazione tra loro
eterogenei, e di solito tenuti separati: il registro delle politiche, che pertiene ai
livelli politico-amministrativi, l dove pubblico coincide con statuale, che
agiscono con la logica autoritativa di norme e dispositivi top down non
automaticamente traducibili in pratiche coerenti con le intenzioni, anche
quando esse seguano lobiettivo di integrarsi e integrare; il sistema di servizi,
di varia natura, che erogano o costruiscono supporti, da soli spesso incapaci di
sfuggire alla logica paternalistica dellassoggettamento, del disciplinamento,
anche quando vogliano offrire opportunit; le persone singole, di solito
isolate, e pertanto esposte a situazioni di messa alla prova delle loro
16

Su questo nodo della ownership dei progetti si dovrebbe parlare soprattutto con
riferimento allidea dellimpresa sociale [37]. Che la ownership dei progetti sia un
requisito decisivo perch essi funzionino anche una indicazione chiara ricavabile
dalla letteratura sullo sviluppo locale sostenibile [38].
20

incapacit. La combinazione tra questi diversi registri dazione assume, nei tre
casi sotto esame, forme e dinamiche diverse, agisce su diversi punti di forza.
Cominciamo con il dispositivo dei budget di cura. Esso appunto un
dispositivo politico amministrativo con delibere, un bando, delle
competenze e responsabilit istituzionali fissate, degli standard cui gli attori
convocati devono corrispondere, dei finanziamenti pubblici cui devono
corrispondere dei risultati, delle antenne di controllo e valutazione, eccetera.
Un dispositivo molto dettagliato e governato in modo stringente. Esso ncora
lintegrazione delle politiche al lavoro di valorizzazione delle capacit delle
persone: il budget di cui queste ultime sono titolari un credito, nel senso
detto sopra, un credito pubblico richiede che si integrino tra loro
competenze e interventi sia sanitari che sociali, e le relative politiche,
competenze e interventi sia pubblici che delle compagini sociali, le
cooperative sociali anzitutto. Va detto che per motivi diversi nei diversi
contesti locali non facile far confluire i diversi attori dentro le coordinate del
progetto individualizzato di investimento del budget: i Comuni, gelosi della
loro autonomia anzitutto rispetto alla sanit, e attenti alle logiche politiche; i
servizi pubblici diversi, sanitari e sociali, tendenti alla separazione del loro
oggetto e alla serialit degli interventi; le cooperative sociali, che gli
imperativi della sopravvivenza sul mercato, pi o meno politicamente
protetto, spingono allautoreferenzialit. Come queste diverse abitudini e
culture dellautosufficienza possano essere rotte e dinamizzate, come si
costruisca integrazione e cooperazione tra questi diversi attori, e conflitti e
apprendimento, sarebbe materia di analisi a parte. Comunque accade, e
questa combinazione incanalata a costruire con le persone opportunit per
labitare, il lavorare e lavere una viva relazionale densa e significativa,
dunque a moltiplicare ambiti di azione, di scambio, di incontro e di
esperienza. Come nel caso dellOsteria alla Posta ad Aiello del Friuli, nella
quale si intrecciano interessi diversi: del Comune per la rivitalizzazione
dellunica osteria del paese, dei cittadini per un luogo di socialit, della
cooperativa per un progetto sostenibile, dellASL di Palmanova per i benefici
di inclusione lavorativa e abitativa. Ma resta il vincolo del progetto
individualizzato, della centralit del riferimento alla persona singola, che
rende fragile e sempre incompiuto il lavoro di costruzione di collettivi, di
appartenenze larghe e variegate in cui quella persona si possa sentire cittadino
a pieno titolo, di culture condivise perch fatte insieme. A Palmanova, non per
caso, linsistito riferimento ad un modello di welfare comunitario segnala la
direzione di ci che ancora non compiuto.
Nel caso di Olinda, invece, si tratta di unimpresa sociale che in questo
caso si configura come una forma reticolare di organizzazioni diverse su
progetti condivisi in cui riconoscersi, che fa perno sulla valorizzazione delle
21

persone e delle loro capacit, sul lasco necessario (per tutti) per imparare,
scegliere cosa fare da grande, decidere, sbagliare, star male, ricominciare da
capo; dove il percorso di una singola persona non lineare e il tempo a
disposizione sufficientemente lungo, dove il progetto s individualizzato,
ma non isolato, bens integrato in un lavoro collettivo17. Linteresse pubblico
che vi si esprime combina questa valorizzazione con la costruzione di
attrattori che coinvolgono e intensificano la socialit, non solo nel contesto
locale.
Limpresa sociale esiste, e le persone ci sono, solo in quanto la costruzione
di organizzazione sia continuamente alimentata. Ma come tale questa
costruzione deve essere anche sostenibile, deve rispondere agli imperativi
imprenditoriali della redditivit, deve assicurare a ci che vi si costruisce
condizioni di sopravvivenza anzitutto economica. Questo vincolo espone
costantemente al rischio che il fare organizzazione si riduca ad un solo
linguaggio, quello del mercato, del prodotto, del rapporto costi-ricavi,
eccetera, che sacrifica il linguaggio delle opportunit, della valorizzazione
delle persone. Limpresa sociale lo sappiamo unintrapresa
costitutivamente contradditoria, o meglio che combina insieme due registri
dazione, due statuti delle persone, quello dellassistenza e quello della
condizione lavorativa, tra loro incongruenti [37]. Questo accade anche
nellesperienza di Olinda, nella quale la possibilit di sopportare questa
contraddittoriet affidata al far esistere spazi, cose da fare, situazioni o
eventi, altri da s, che cio siano altri dalla propria natura di impresa
economica [39]. Si noti in proposito che Olinda si regge su due gambe, una
cooperativa sociale e unassociazione di volontari; che alla stessa cooperativa
sociale, di tipo B, sono istituzionalmente affidati anche compiti di assistenza:
lostello che essa gestisce e che un esercizio pubblico anche residenza
assistita di 5 utenti che abitano in un contesto di accoglienza generalizzata;
che le attivit commerciali (il bar e il ristorante) e quelle culturali (per
esempio la rassegna culturale estiva) rivolte alla citt le voci principali del
bilancio dimpresa sono intensamente coltivate per coinvolgere altre
organizzazioni, per mettere in circolo al proprio interno altre ragioni per fare
cose insieme, e per costruire altri legami oltre a quelli economici (di
partecipazione culturale, o politica, per esempio). In questo senso, limpresa
sociale di Olinda produce degli ibridi, o dei semilavorati il cui processo
produttivo resta aperto, anche quando a fine serata si chiudono i conti della
cassa del ristorante (a volte 30, a volte 130 clienti). Si tratta sempre di
17

proprio la definizione di questo lavoro collettivo dellimpresa sociale, i suoi


obiettivi e la sua forma, che crea oggi a molte organizzazioni, che si occupano della
produzione di salute, notevoli difficolt, in particolare alle cooperative sociali [40].
22

semilavorati, e li si vuole come tali, perch la logica del prodotto con i


vincoli che essa impone non soffochi la logica del processo, o meglio la
logica dellesplorare, nel quale le persone lasciano la loro impronta sul
prodotto e vi si possono riconoscere, e perch laccesso al processo non si
chiuda e il futuro che cosa si potrebbe ancora, e daltro, fare non si
tronchi. In questo caso dunque il sistema delle opportunit che si costruisce
perch le persone continuino a coltivare le loro capacit (le capacit, diciamo
a questo punto, non soltanto delle persone da validare) ha il carattere
incompiuto di un investimento e di una trasformazione in corso dopera. Ci
che si costruisce attraverso questo processo l, denso e fruibile da molti, e in
molti modi anche, come dicevamo, perch una piazza pubblica. Ma la
matrice privata e volontaria di questa combinazione di opportunit e capacit
sconta un altro tipo di incompiutezza, rispetto al caso del dispositivo dei
budget di cura: incompiuta la sua traduzione nelle politiche, sempre incerto
il coinvolgimento del terzo polo del triangolo, quello politico-amministrativo,
e tuttaltro che scontato che vi maturi un disegno coerente a integrarsi e
integrare. Seguendo la logica e lesperienza della deistituzionalizzazione
bisogna che questo processo istituente si sedimenti in innovazione
istituzionale.
Quanto al progetto delle microaree, esso ha una matrice politicoamministrativa e si configura come una forma complessa di governo del
territorio, un governo orientato a produrvi cambiamento, a contrastare il
degrado delle cose e delle persone, a innescarvi dinamiche di sviluppo sociale.
La leva dellintegrazione delle politiche a tutti i livelli (istituzionale,
gestionale e operativo) si combina qui con linvestimento sulle capacit delle
persone, attraverso il loro coinvolgimento e la loro partecipazione al progetto.
A cominciare dal fatto che il riferimento privilegiato al territorio concreto e
concretamente abitato, un quartiere, porta a ridefinire e trattare i beneficiari
delle politiche come abitanti, cio cittadini a pieno titolo chiamati a
partecipare alle scelte e alle azioni che riguardano i loro contesti di vita: non
soltanto a fruire di prestazioni e servizi. La dislocazione fisica di questi ultimi
a cominciare da quelli sociosanitari l dove le persone vivono non ha
soltanto leffetto (e lintento) di renderli pi accessibili, ma di aprirli alla
voce, allesperienza, al contributo dei diretti interessati alla loro coproduzione, alla ridefinizione di ci che serve fare nel contesto e
allinvenzione di nuovi modi di farlo insieme. Sta in questa dinamizzazione, e
nella indeterminatezza, nel disordine, e nella conflittualit che vi si crea, il
motore della valorizzazione di tutte le forme di aggregazione e di
organizzazione presenti in quel territorio o della nascita di nuove, una
pluralit di collettivi che supportano le persone via appartenenza, nel senso
che dicevamo. La mossa di combinare micro e macro, la forza
23

dellintegrazione delle politiche esercitata da autorit e competenze


istituzionali con il potenziale di capacit da impiegare presente nei territori
concreti e circoscritti, e nella vita quotidiana delle persone, in altre parole
motore di costruzione di quello che abbiamo chiamato un sistema di
opportunit. Una costruzione incompiuta, e non soltanto perch il progetto
avviato da poco: essa sconta le difficolt e i tempi lunghi della riconversione.
Perch gli operatori dei servizi (pubblici o meno) hanno le loro competenze
specialistiche da esplicare, gli addetti alle attivit dimpresa delle cooperative
sociali hanno i loro vincoli di bilancio da rispettare, le associazioni di
quartiere hanno le loro identit idiosincratiche da salvaguardare, e cos via, e
tutte queste sono risorse preziose. Ma bisogna imparare ad appoggiarsi sul
proprio specifico per alzare lo sguardo, imparare per esempio che la propria
competenza sanitaria si esercita anche nellaver titolo a dire e pretendere
come deve essere costruita la piazza del quartiere in cui sinterviene. Ancora
si tratta di rompere separazioni, ancora prosegue la deistituzionalizzazione.
Essa ricorda che anche quando in gioco il potere di governo
dellamministrazione pubblica, i giochi non sono mai gi fatti in partenza, i
processi sono aperti e le situazioni che man mano si creano, impreviste e a
volte intrattabili, sono una opportunit imprescindibile di apprendimento.
In tutti e tre questi casi, combinando in modi diversi registri dazione tra
loro incongruenti si creano campi di contraddizioni sociali sui quali materie,
attori, poteri, azioni e strumenti per lazione, diventano pubblici. Ci che
pubblico non dato, ma risultato di un processo, come tale sempre in fieri
[41]. Nel caso delle microaree, come abbiamo visto, limpulso viene dal
livello politico amministrativo che spinge verso lintegrazione delle politiche,
dei servizi, degli interventi e degli attori, investendo su un territorio
identificato secondo le logiche della competenza amministrativa ad esso
proprie e agendo con i suoi strumenti normativi. Come tale esso istituisce uno
spazio pubblico di azione nel quale sinscrivono organizzazioni e servizi,
attori collettivi e individuali, chiamati ad animare questo spazio pubblico di
opportunit di scelta e di azione a cui le persone, come dicevamo, possano
attingere per impiegare e dispiegare le loro capacit. Viceversa, nel caso di
Olinda limpresa sociale la leva che, investendo sui singoli e sulle loro
capacit, crea lo spazio pubblico o meglio una pluralit di organizzazioni,
aggregazioni, progetti di cose da realizzare insieme tra diversi in cui
riconoscersi e riconoscere un mondo in comune, nel quale le politiche (i
servizi, gli interventi, gli attori) siano spinte ad integrarsi tra loro. Nel primo
caso il pubblico come corollario di statuale concretamente, i servizi pubblici
prova la via di tradursi in democrazia suscitando attori e organizzazioni
sociali [20]. Nel secondo caso lintrapresa di costruire organizzazione sociale
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come mondo in comune limpresa sociale prova la via di costruire


istituzioni che la riconoscano e vi siano a loro volta legittimate.
Concludendo brevemente. In queste dinamiche combinatorie, pur diverse,
ci che diventa pubblico tale in quanto attraversato da tensioni da affrontare,
incongruenze da rielaborare, conflitti da valorizzare ancora la
contraddizione portata allo scoperto e resa socialmente sopportabile; il
pubblico tale in quanto campo di apprendimento individuale e condiviso,
un processo costitutivamente incompiuto in cui si alimenta la riflessivit
sociale. La storica sigla di psichiatria democratica ha avuto questo senso
preciso di connettere psichiatria a democrazia, e se intesa come tale ha
ancora, pi che mai, un senso ([13],[20]). Ci che la psichiatria ha appreso e
costruito attraverso la deistituzionalizazione, l dove stato capitalizzato si
trasmette e si articola nell organizzazione che le politiche sociali
costruiscono.

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