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meltemi.

edu
15

Edizione originale:
N de la Terre
E
ditions du Seuil, 1996
antropologia/epistemologia/psicoterapia

EE
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vietata la riproduzione, anche parziale,
con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia,
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Pietro Barbetta, Michele Capararo,


Telmo Pievani

Sotto il velo
della normalit
Per una teoria alternativa dei sistemi
di cura della mente

MELTEMI

Indice

p.

Prefazione
Pietro Barbetta, Michele Capararo, Telmo Pievani

13

Capitolo primo
Exaptation: la biologia dellimprevedibile.
Un approccio costruttivista allidea di adattamento
Telmo Pievani

143

Capitolo secondo
Bricolage e degenerazioni, un saggio di antropologia
clinica
Pietro Barbetta

195

Capitolo terzo
La personalit e i suoi disturbi
Pietro Barbetta

223

Capitolo quarto
Storie umane di (neuro)scienza e sistemi di cura
Michele Capararo

267

Bibliografia

Catron, 6 marso 1954


Tema: Una gita
Domenica siamo ndati
a lamadona demonteberico
a chiedere la grassia
par miasorela che
maridata da cinque ani
e no a gnanca tosatei.
Siamo ndati, poi siamo
pregati, poi siamo mangiati,
poi siamo venuti casa.
O che siamo pregati male
o che no si siamo capiti
co la Madona, fatost
che rimasta insinta
laltra sorella che no
gnanca maridata
www.tatare.it/Naltra/Tema_1.htm

Prefazione
Pietro Barbetta, Michele Capararo, Telmo Pievani

Il volume che proponiamo intende analizzare dal punto


di vista teorico e clinico le connessioni tra le teorie biologiche a orientamento sistemico, alcune delle pi significative
teorie antropologiche sulle relazioni mente/cervello e i sistemi clinici e terapeutici.
In generale lappello alla natura, in campo psichiatrico e psicologico, rinvia a un insieme di teorie biologiche
di stampo riduzionista che vanno dalle ipotesi sociobiologiche corroborate da incauti riferimenti alletologia
fino alle teorie che ipotizzano una relazione bi-univoca e
fissa tra i principali neurotrasmettitori e i comportamenti
umani.
Questo libro presenta un primo tentativo di confronto
tra le scienze evolutive a orientamento costruttivista e le
pratiche cliniche sistemiche e costruzioniste.
Il libro il frutto di un insieme di seminari, conversazioni pubbliche e private tra noi tre.
La domanda dalla quale siamo partiti : possibile pensare alla nozione di exaptation come a qualcosa di fecondo
per lo sguardo clinico? Lo sguardo clinico che si orienta in
tale direzione pu vedere risorse e processi evolutivi ove lo
sguardo clinico (neurologico, psichiatrico e psicologico)
orientato a modelli riduzionisti vede malformazioni, regressioni e disturbi?
Siamo partiti dunque dallidea di avere un chiarimento
su quale fosse il significato del termine exaptation. Termine
che abbiamo deciso di non tradurre in italiano per non
creare un inutile neologismo.

P. BARBETTA, M. CAPARARO, T. PIEVANI

Il saggio di Telmo Pievani ha precisamente un tale scopo chiarificatore.


Una volta comprese le molteplici valenze in cui questo
termine viene usato dagli studiosi delle teorie evoluzioniste, abbiamo sondato alcune sue possibili declinazioni nellambito dellantropologia clinica, della psicoterapia e dei
sistemi di cura.
Il primo capitolo di Telmo Pievani, intitolato Exaptation: la biologia dellimprevedibile illustra, fino ai pi recenti
sviluppi teorico-concettuali, la storia del movimento scientifico che ha portato allipotesi exattativa. Il suo lavoro insieme un quadro storico e concettuale e ha il ruolo di tornare a Darwin per reperire l, in alcuni aspetti essenziali del
suo pensiero, le origini di questa ipotesi. Nello stesso tempo
Pievani spiega quante diverse possibilit di pensare allevoluzione siano aperte e quanti materiali scientifici si stiano
ancora raccogliendo per continuare una ricerca appena iniziata intorno allidea di bricolage evolutivo.
Il primo dei due saggi di Pietro Barbetta, Bricolage e degenerazioni, un saggio di antropologia clinica, si sviluppa riprendendo proprio la metafora del bricolage. Cos come
Pievani ritorna a Darwin per reperire aspetti tralasciati del
suo pensiero, Barbetta ripercorre alcuni snodi del pensiero
di Bateson allo stesso scopo: cercare quanto trascurato
del suo pensiero. Ovvero le ragioni antropologiche di un
pensiero sulla psicoterapia che possa fare a meno dellidea
di potere, che non riduca la terapia a un gioco strategico,
bens la liberi trasformandola in un insieme di giochi narrativi imprevedibili. Il secondo saggio dello stesso autore
invece (La personalit e i suoi disturbi) nellosservare lingenuit epistemologica e la ristrettezza metodologica di gran
parte degli studi sui disturbi della personalit in campo
psichiatrico e psicologico, propone una sorta di linguistic
turn della psicologia. possibile che, in qualche modo, i
disturbi della personalit possano essere considerati come
disturbi del linguaggio? Lincapacit immaginativa del linguaggio normale, della razionalit moderna, non forse
una fonte privilegiata dei disturbi della personalit?

PREFAZIONE

Infine il saggio di Michele Capararo, Storie umane di


(neuro)scienza e sistemi di cura, ci propone una sorta di riflessione eretica sulle neuroscienze a partire da unanalisi
linguistica del guarire/guardare, del de-lirare e del lirico per
portare il lettore a una riflessione critica intorno a una concezione antropomorfa del sistema nervoso, largamente in
uso nei sistemi di cura, mostrando come luomo indaghi le
strutture e i processi neuronali attraverso linguaggi metaforici coerenti con i diversi paradigmi dominanti in un determinato periodo storico.
Dallepoca di Kraepelin in poi, la salute mentale stata
in gran parte concepita come una sorta di competenza
adattativa. Si teorizzava cos che coloro che presentavano
sistematiche incapacit adattative fossero i degenerati. I paranoici di Kraepelin, i criminali di Lombroso, gli ebefrenici
di Bleuler, le isteriche di Charcot, le omosessuali di Caprio.
Ma pi recentemente i borderline, i depressi, i bambini iperattivi e disattenti, le ragazze anoressiche.
Uninterpretazione riduttiva del darwinismo, un adattazionismo fondamentalista, ha prodotto in neurologia, psichiatria e psicologia unidea del medico e dello psicologo
come di meccanici che aggiustano il cervello e la mente
(lhardware e il software) di una macchina banale, luomo.
Con questo libro cerchiamo di mettere assieme i frammenti di una teoria alternativa dei sistemi di cura, a partire
da un approccio bio-psico-sociale non riduzionista.
Lesergo del libro dice tutto questo meglio di noi in poche parole1.
Mentre scrivevamo questo libro, sono improvvisamente
e prematuramente scomparsi Marco Della Lena e Gianfranco Cecchin. Marco la persona che ci ha proposto di
scrivere il libro, iniziato con lui e grazie a lui. Gianfranco
stato per ognuno di noi un punto di riferimento e un maestro. A loro dedichiamo queste pagine.

Ringraziamo Francesca Barile per averci mostrato il testo dellesergo.

Capitolo primo
Exaptation: la biologia dellimprevedibile.
Un approccio costruttivista allidea di adattamento
Telmo Pievani
Parafrasando il sig. Huxley in un famoso contesto, io sono disposto ad andare al rogo per
lexaptation, poich questo nuovo termine si trova in notevole contrasto con adaptation, definendo in tal modo una distinzione che si colloca al
cuore della teoria dellevoluzione e colmando
anche un vuoto imbarazzante nel nostro precedente lessico relativo ai processi fondamentali
nella storia della vita (Gould 2002b, p. 1.540).

Ladattamento: soluzione o problema?


In una vicenda esemplare della storia naturale, la sopravvivenza e lestinzione improvvisa della cosiddetta alce
irlandese (erroneamente considerata unalce, perch si
trattava in realt di un cervo di grandi dimensioni), troviamo un messaggio importante sul ruolo effettivo della selezione naturale nella costruzione delle forme organiche
(Gould 1977a, pp. 75-85; ma la prima descrizione dellanimale riportata da Molyneux nel 1697). La caratteristica
peculiare di questo cervo delle terre subartiche erano le
corna ramificate di dimensioni eccezionali: la loro apertura
raggiungeva i 3,65 metri ed erano sostituite ogni anno. Per
molto tempo la si ritenne una piccola specie confinata allIrlanda, poi si scoprirono esemplari provenienti da unarea assai estesa: dalla Siberia allAfrica settentrionale. Probabilmente si estinse prima nelle altre zone del pianeta e
pi tardi, circa 11.000 anni fa, in Irlanda. Lenigma evolutivo dellalce irlandese duplice. In primo luogo, perch si
svilupparono corna cos ingombranti e pesanti? Che valore
adattativo potevano avere le corna gigantesche di un cervo? Il secondo interrogativo speculare: se le corna aveva-

TELMO PIEVANI

no un senso adattativo, perch lalce irlandese si estinse cos velocemente?


Una domanda analoga riguarda, nelle scienze evoluzionistiche contemporanee, anche altri episodi cruciali della
storia naturale. Perch lUomo di Neanderthal, con il suo
cervello di 1600 cc, la sua efficiente organizzazione sociale,
le sue discrete tecnologie musteriane, il suo ottimo adattamento ai climi rigidi dellEuropa glaciale, si estinto lasciando il posto a Homo sapiens? Una competizione fra
specie? possibile, ma allora perch in tempi abbastanza
rapidi, qualche decina di milioni di anni prima, le lucertole terribili e con esse intere famiglie di esseri viventi, ben
adattati ai loro ambienti di terra e di mare, si sono estinte
lasciando in eredit il pianeta a piccoli roditori a sangue
caldo che daranno ben presto origine alla diversit di forme attuali dei mammiferi? Una competizione di specie?
Possibile, ma allora perch Homo neanderthalensis prima
di lasciarsi estinguere convive con il suo nemico mortale
per decine di migliaia di anni? Perch il Tirannosaurus rex,
fiero dominatore delle praterie del Giurassico e ora icona
dei musei di storia naturale di ogni parte del mondo, non si
lascia per nulla intimorire, non per poco ma per decine di
milioni di anni, dai minuscoli ratti del Mesozoico? Per
neanderthal e per i dinosauri vale quanto afferma Jack Nicholson in Lonore dei Prizzi: Se era cos maledettamente
in gamba, com che cos irrimediabilmente morto?
(Darnton 1996).
Molti scienziati creazionisti dei secoli XVII e XVIII sostenevano che lestinzione di una specie sarebbe stata in contrasto con la bont e la perfezione di Dio e cercarono invano esemplari viventi corrispondenti ai resti fossili. Nel
1812 George Cuvier utilizz proprio lalce irlandese per dimostrare la realt delle estinzioni.
La prima questione, il valore adattativo di strutture ingombranti, ricevette una risposta chiara e coerente da parte di Darwin: i cambiamenti evolutivi riscontrabili in un
organismo sono frutto della selezione naturale che premia,
attraverso il successo differenziale delle varianti pi favo-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

revoli, gli individui meglio adattati allambiente. Le trasformazioni organiche sono (quasi) sempre, e in modi diversi, utili per la sopravvivenza dellorganismo. Le corna
dellalce irlandese devono aver senzaltro offerto allanimale un vantaggio riproduttivo sostanziale, nella competizione fra maschi per laccoppiamento o nella scelta sessuale stessa da parte delle femmine, tale da mettere in secondo piano la scomodit di sobbarcarsi un palco di corna
cos impegnativo.
Tuttavia, la spiegazione non convinse lintera comunit
scientifica e nei primi cinquantanni dalla pubblicazione de
Lorigine delle specie si organizz una forte opposizione antidarwiniana che sul tema specifico del ruolo delladattamento ader a una teoria della genesi degli organi del tutto
differente: la teoria dellortogenesi.
La teoria della selezione naturale di Darwin implicava il fatto
che i cambiamenti evolutivi fossero adattativi, cio risultassero utili agli organismi. Perci gli antidarwiniani cercarono nei
fossili casi in cui lanimale in questione non poteva aver tratto
alcun giovamento dalla sua evoluzione (Gould 1977a, p. 79).

I paleontologi antidarwiniani (Lull 1924), nella ricerca


di episodi evolutivi in cui ladattamento non potesse essere
considerato il principio causale determinante, ipotizzarono
che levoluzione procedesse in linea retta, lungo direzioni
prestabilite quasi indipendenti dallinfluenza della selezione. Questi sentieri obbligati dei processi di sviluppo e di
trasformazione, in taluni casi, potevano anche condurre irreversibilmente allestinzione della specie: le tigri dai denti a
sciabola si sarebbero soffocate e infilzate da sole; i mammut
si sarebbero estinti per la crescita eccessiva delle zanne; le
alci irlandesi perch immobilizzate fra i rami da corna ingovernabili. Come si pu facilmente arguire, non si trattava di
una teoria esplicativa dei fenomeni di non-adattamento,
ma di una teoria esclusivamente descrittiva: si ricostruiva
a posteriori un percorso di estinzione interpretandolo come
la sequenza evolutiva di un suicidio pre-ordinato.

TELMO PIEVANI

Queste ricostruzioni ortogenetiche non durarono a


lungo e furono smentite dalla teoria dellallometria elaborata da Julian Huxley negli anni Trenta (Huxley 1932).
Secondo Huxley, e secondo la biologia animale attuale,
laumento delle dimensioni degli organi di un animale
procede secondo tassi di crescita differenziali interrelati.
Alla crescita delle dimensioni corporee corrisponde un
certo tasso di crescita (maggiore) delle corna, anche per
un cervo particolarmente grande come lalce irlandese. Le
relazioni allometriche in questione furono confermate da
ricerche successive: lincremento delle dimensioni possiede alcuni effetti collaterali, fra cui laumento corrispondente delle corna.
Il punto per rimane un altro: lutilit adattativa port
primariamente allaumento delle dimensioni del corpo (e
per relazione allometrica secondaria di quelle delle corna)
o, viceversa, laumento delle dimensioni delle corna precedette quelle corporee? Nella spiegazione allometrica restava infatti un residuo ortogenetico, per cui lallargamento
delle corna doveva essere una conseguenza derivata e necessaria di un processo evolutivo principale. Alcuni moderni studi sul comportamento sociale delle alci irlandesi hanno rivelato per che, come per molte altre specie, le strutture maschili considerate di solito come armi da battaglia o
ornamenti per ammansire le femmine (nellottica della selezione naturale centrata sulla sola lotta per la sopravvivenza) erano usate invece per i combattimenti ritualizzati fra
maschi. Erano simboli di potere e di forza che, fissando
preventivamente una gerarchia nel gruppo, rendevano superflue le battaglie fisiche fra i pi forti. Questo utilizzo, in
quanto manifestazione di predominio, rappresenta un valore adattativo molto preciso, nel senso della selezione
sessuale introdotta da Darwin ne Lorigine delluomo, che
sembrerebbe smentire anche linterpretazione di Huxley.
Le corna ramificate erano in un certo senso lo status symbol di questi cervi, un ottimo espediente per accrescere il
proprio successo riproduttivo attirando il maggior numero
possibile di femmine.

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

La vicenda dellalce irlandese assume nuovi connotati:


non si estinse a causa delle grandi corna, ma nonostante le
grandi corna. La fine della glaciazione comport una serie
di rapidi mutamenti climatici, dannosi per la sua sopravvivenza: solo allora le corna, cos utili in precedenza, divennero un impaccio a causa del cambiamento delle circostanze ambientali. Anche se a prima vista questo slittamento interpretativo rafforza largomento adattativo per lorgano in
questione rispetto a spiegazioni ortogenetiche, in realt
lattenzione si spostata da un asse esplicativo adattamento-disadattamento (che sovrappone il concetto di estinzione a quello di inadeguatezza adattativa) a una considerazione storica su cambiamenti contingenti delle regole ambientali di sopravvivenza. Come not il paleontologo di
Harvard Stephen J. Gould (1977a, p. 85):
Lestinzione il destino della gran parte delle specie, generalmente a causa della loro incapacit di adattarsi abbastanza rapidamente ai cambiamenti climatici o alla competizione. Levoluzione darwiniana esclude che un animale possa sviluppare attivamente una struttura dannosa, ma non pu garantire
che strutture utili continuino ad essere vantaggiose in circostanze ambientali mutate. Probabilmente lalce irlandese fu
vittima del suo stesso precedente successo.

In realt, dietro ricostruzioni evolutive come questa si


annida un preconcetto a proposito della perfezione naturale. La perfezione adattativa di un organo o di un animale (il suo grado ottimale di fitness) misurata in relazione
al contesto ecologico specifico un concetto facilmente
adottabile da un creazionista ortodosso: nella natura sarebbe inscritto un progetto divino, un disegno supremo di ingegneria naturale; del tutto prevedibile che gli organismi
siano perfettamente equipaggiati e ben inseriti nellambiente insieme al quale sono stati creati.
Nel 1802 larcidiacono Paley decide di rendere gloria a Dio
illustrando gli straordinari adattamenti degli organismi ai ruoli cui erano stati assegnati. La perfezione meccanica delloc-

TELMO PIEVANI

chio dei vertebrati gli ispir un estatico discorso sulla perfezione divina; persino la fantastica somiglianza di certi insetti a
pezzi di sterco suscit la sua ammirazione, perch Dio sembrava proteggere tutte le sue creature, grandi e piccole. La
teoria dellevoluzione fin per distruggere il grande disegno
dellarcidiacono, ma qualche brandello della sua teologia naturale sopravvive ancora oggi (p. 100).

Darwin comprese molto acutamente la centralit di


questo concetto forte del creazionismo (rimanendone in un
primo tempo anche affascinato) e concentr il suo impegno teorico sui particolari curiosi e su quelle strutture evolutesi in modo non lineare da forme ancestrali differenti,
come nel caso delle orchidee (Darwin 18772). Egli intu, in
un certo senso, che il nocciolo della controversia fra evoluzionismo e fissismo si dovesse giocare sulle stranezze
della natura, e non sui percorsi evolutivi standard.
Oggi sappiamo che i fenomeni adattativi si presentano
come strategie complesse e non-banali di sopravvivenza differenziale. Una prima acquisizione in questo senso, intorno
alla met degli anni Sessanta, venuta dalle ricerche sulla
biogeografia delle isole dellecologo teorico R. H. MacArthur e di Edward O. Wilson (1967), in cui furono illustrate le cosiddette strategie vitali. Si scopr allora che gli
organismi si adattano al contesto ecologico non solo modificando le proprie dimensioni e forme, ma anche regolando la
durata delle diverse fasi della vita e differenziando lapporto
di energia alle diverse attivit nel corso del tempo. Queste
strategie di adattamento non morfologico sono significative
sia per la comprensione del funzionamento del sistema genetico attraverso riorganizzazioni e canali di crescita in correlazione, sia per la comprensione, fatta propria dallecologia
teorica contemporanea, dellirriducibile eterogeneit delle
nicchie ecologiche potenziali. Molte di queste richiedono
agli organismi forme di adattamento articolate sui ritmi di
sviluppo, non solo adeguamenti morfologici meccanici come se ladattamento fosse un processo di sintonizzazione
dellanimale a un ambiente uniforme e ripetitivo.

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Le due strategie vitali individuate in particolare da Wilson e MacArthur sono la strategia riproduttiva-r (o r-selezione), per cui lorganismo si adatta ad ambienti molto instabili massimizzando lincremento riproduttivo, e la strategia vitale K (o k-selezione), per cui lorganismo si adatta
ad ambienti stabili minimizzando la prole e massimizzando
ladattamento morfologico. Potremmo intendere la r-selezione come una strategia di sopravvivenza basata sulla
quantit (adottata per esempio da molte specie di insetti),
la k-selezione una strategia basata sulla qualit adattativa
del discendente (come nel caso dei primati). Altre soluzioni possono essere miscele elaborate e sofisticate delle due
soluzioni adattative principali, rivolte alla sopravvivenza in
ambienti speciali attraverso la manipolazione dei propri
schemi riproduttivi: il caso, studiato da tempo, di alcune
cicale periodiche (Lloyd, Dybus 1966) o di alcuni vegetali come il bamb (Jenzen 1976), che regolano gli sbalzi
riproduttivi in base al ciclo vitale dei predatori. Se lesistenza una lotta, non detto che le armi usate debbano
essere sempre le stesse:
Noi uomini, con il nostro sviluppo cos lento, la nostra lunga
gestazione e le figliate ridotte al minimo, siamo dei consumati
esperti in strategie K e guardiamo con perplessit alle strategie degli altri organismi, ma certo che gli insetti dei funghi
hanno trovato una giusta soluzione per poter vivere nel loro
mondo r-selettivo (Gould 1977a, p. 92).

Ladattamento contempla una molteplicit di soluzioni


egualmente plausibili. Eppure la scomoda questione della
perfezione organica non pu essere aggirata con il solo argomento della diversificazione. Lesistenza di organi molto
complicati e tuttavia estremamente perfetti, come locchio dei vertebrati, angusti a lungo lo stesso Darwin.
Comera possibile che ingranaggi cos sofisticati e delicati
potessero essere stati costruiti, passo dopo passo, dalla selezione naturale? Il problema diametralmente opposto al
precedente, e complementare. L Darwin doveva giustifi-

TELMO PIEVANI

care forme di vita e comportamenti bizzarri apparentemente incomprensibili in unottica adattazionista, risolvendo la difficolt attraverso lipotesi di una proliferazione di
strategie adattative vitali. Qui si trattava di spiegare lorigine selettiva di forme organiche il cui senso e pregio adattativo fin troppo evidente, talvolta addirittura sorprendente per ingegnosit e funzionalit.
La soluzione darwiniana del pre-adattamento
Ladattamento la maggiore evidenza empirica della
biologia evolutiva, la caratteristica principale delle strutture naturali, il segreto della sopravvivenza di ogni essere vivente: nei casi di mimetismo animale, per esempio, la natura tocca i suoi picchi di ingegnosit e di creativit. Ladattamento ci che qualsiasi teoria evoluzionistica deve spiegare e nella visione darwiniana esso diviene lespressione
del cambiamento organico che ogni essere vivente deve
produrre in risposta alle modificazioni e alle pressioni dellambiente circostante. Ladattamento in costante evoluzione ed il risultato dellazione incessante della selezione
naturale che agisce sulle mutazioni genetiche individuali.
Eppure, lidea di adattamento si rivelata ingombrante
per le teorie evoluzionistiche. Essa richiese lonere della
prova fin dallinizio, perch era ben radicata anche nella
precedente visione creazionista del sapiente disegno divino
e della perfetta armonia del creato. In tal senso, ladattamento era inteso come il giusto accomodamento di ogni
organismo agli equilibri inscritti da sempre nel creato. In
unottica evoluzionistica ladattamento doveva essere invece spiegato come qualcosa di non immutabile, come una
trasformazione incessante delle forme naturali. In questo
senso, Darwin cap che ladattamento doveva essere sempre parziale, in fieri, e non una soluzione perfetta data una
volta per tutte.
Come spiegare dunque levoluzione di organi cos elaborati e perfetti come un occhio, unala duccello o come i

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

mimetismi stupefacenti di molte specie animali? Levoluzione sapeva fin dallinizio di voler costruire quella particolare struttura, come se nel processo evolutivo vi fossero in
azione cause finali dirette a un costante progresso e miglioramento, oppure deve essere successo qualcosa di diverso?
Una struttura cos perfetta avr ancora unevoluzione o
giunta al suo apice evolutivo, al suo culmine adattativo?
Nel capitolo sesto delledizione del 1872 de Lorigine
delle specie, intitolato Difficolt della teoria, Darwin inserisce un intero paragrafo sugli organi di estrema perfezione e complessit, nel quale ammette apertamente il problema:
Supporre che locchio con tutti i suoi inimitabili congegni per
laggiustamento del fuoco a differenti distanze, per il passaggio di diverse quantit di luce, e per la correzione della aberrazione sferica e cromatica, possa essersi formato per selezione naturale, sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo (Darwin 1859, p. 239).

In una visione classicamente darwiniana, ladattamento


procede nella costruzione dellorgano attraverso una lunga
serie di trasformazioni continue e molti stadi intermedi di
evoluzione:
La ragione mi dice che se si pu dimostrare lesistenza di numerose gradazioni da un occhio semplice e imperfetto a uno
complesso e perfetto, essendo ogni grado utile per chi lo possiede, come certamente il caso; che se inoltre locchio varia
sempre e le variazioni sono ereditarie, fatto altrettanto vero, e
che se queste variazioni sono utili a un animale in condizioni
mutevoli di vita, allora la difficolt di ammettere che un occhio perfetto e complesso si formi per selezione naturale, sebben insuperabile per la nostra immaginazione, non deve essere considerata come sovvertitrice della nostra teoria (ib.).

Tuttavia, la difficolt di un ragionamento selezionista


sta proprio nel giustificare il valore adattativo delle strutture intermedie. Fra gradualismo e funzionalismo si apre una

TELMO PIEVANI

contraddizione esplicativa: come tenerli insieme? Le prime


critiche alla teoria darwiniana centrate su tale difficolt
nello spiegare le strutture incipienti provennero da Edwin
D. Cope, nel 1887, e da George Mivart, nel 1871, cui
Darwin rispose lungamente proprio nella sesta edizione
dellOrigine. A cosa pu servire un abbozzo di occhio, si
chiesero polemicamente Cope e Mivart? Il risultato finale
del processo ha un chiaro significato per la sopravvivenza,
ma un embrione di occhio non pu servire per vedere. Il
5% di unala non basta per volare, come il 5% di una mimetizzazione non serve certo a nascondere una preda al
suo predatore.
Secondo Mivart, il problema del 5% di unala era un
falso problema, perch il 5% di unala semplicemente non
mai esistito: le modificazioni in una specie si manifestano repentinamente, tutte in una volta, a causa di una forza
interna e seguendo certi piani strutturali prefissati. Ma
Darwin non poteva in alcun modo accettare una simile
spiegazione saltazionista, che negava lefficacia della selezione naturale di tipo gradualista. La risposta a questa
difficolt venne allora dallipotesi del pre-adattamento, che
introdusse unidea di grande rilievo nella teoria dellevoluzione. Un abbozzo di occhio non serve per vedere, not
Darwin: non esiste un dispiegamento teleologico dellorganismo verso la costruzione di una forma la cui utilit sia
solo nel futuro. Ci che conta che vi sia una continuit
nel successo riproduttivo differenziale, cio nellazione
della selezione naturale, e non tanto una continuit nella
funzione assunta dal singolo organo. Pu sembrare unacquisizione banale ma non cos, poich si tratta di scindere lutilit attuale di un carattere dalla sua origine storica.
Gli stadi incipienti di una struttura devono aver recato un
vantaggio riproduttivo ai loro possessori, vantaggio che
poi stato convertito in un beneficio differente al mutare delle condizioni.
Questa soluzione viene seguita, nellargomentazione
darwiniana, da un corollario non meno importante: se le
funzioni cambiano, significa che nellevoluzione non be-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

ne che vi sia una stabile corrispondenza uno a uno fra


una struttura e una funzione. Gli organi possono funzionare in pi modi, possiedono cio una capacit intrinseca
ridondante. Una singola funzione potr essere assolta da
pi organi, di modo che, alloccorrenza, uno di questi possa essere cooptato per nuovi utilizzi senza che la salute
complessiva dellorganismo ne risenta (primo principio di
ridondanza). Viceversa, un singolo organo potr espletare
pi funzioni, alcune delle quali operative, altre soltanto potenziali, pronte per essere reclutate alloccasione (secondo principio di ridondanza).
Nellevoluzione vi saranno allora, di norma, funzioni
primarie (pre-adattamenti) disgiunte dalle funzioni derivate attuali (adattamenti). Dobbiamo cio accettare il fatto
che che gli stadi intermedi di strutture attuali non avevano
la funzione che poi assumeranno. Ammettiamo allora che
vi sia un cambiamento funzionale nellambito di una continuit strutturale. Parti dellorganismo selezionate per una
certa funzione ancestrale (per esempio gli ossicini necessari
nei pesci al sostegno dellarco branchiale) vengono riadattate a funzioni nuove (per esempio andando a sostenere la
mascella e consentendo la masticazione):
I primi pesci erano privi di mascelle, come possibile che un
congegno cos complicato composto di diverse ossa interconnesse, si sia evoluto dal nulla? Quel dal nulla si dimostra in
realt solo un modo di dire. Le ossa erano presenti gi nei
predecessori, ma servivano ad altro, sostenevano un arco
branchiale situato subito dietro la bocca. Erano ben disegnate
per il loro ruolo respiratorio, erano state selezionate solo per
questo e non sapevano nulla di una qualsiasi funzione futura. Col senno di poi, si pu dire che le ossa erano ammirevolmente pre-adattate a divenire mascelle. La complicata struttura cera gi, ma veniva usata per la respirazione anzich per
la masticazione (Gould 1977a, p. 104).

La funzione pu variare anche radicalmente, senza che


la forma dellorgano cambi considerevolmente. La pinna
dotata di un resistente asse centrale, sviluppata da alcuni

TELMO PIEVANI

pesci di fondale dacqua dolce, era un ottimo pre-adattamento per il movimento sulla terraferma:
Questa struttura era ammirevolmente pre-adattata a divenire
una zampa terrestre, ma si era evoluta semplicemente per i
suoi scopi nellambiente acquatico, probabilmente per consentire allanimale di correre sul fondo con rapidi movimenti
dellasse centrale (ib.).

Il passaggio pu non essere una soglia brusca di discontinuit: si pu ipotizzare che la funzione ancestrale continui a
essere soddisfatta anche quando la nuova funzione sta subentrando e prevalendo. Mentre la struttura primordiale assolve degnamente al compito per cui stata selezionata originariamente, una pressione adattativa concomitante ma eterogenea preme per unevoluzione della tecnologia dellorgano in unaltra direzione, fino al punto in cui la funzione originaria soppressa. I lembi del mantello del Lampsilis potrebbero essere stati implementati per una funzione mimetica gradualmente, mentre assolvevano ad altre funzioni.
Lintuizione, gi di Darwin ma poi passata a lungo in
secondo piano, che alla continuit di una trasformazione
morfologica per selezione non necessariamente corrisponda una continuit progressiva della funzione. In un certo
senso la funzione unentit discreta, che non pu essere
costruita per adattamenti successivi, ma emerge dalla ridondanza morfologica dellorganismo in evoluzione. Se
non si fosse ammesso questo, intu Darwin, sarebbero rimaste soltanto due strade: negare che gli stadi intermedi
avessero una qualsiasi funzione primaria (e quindi che fossero stati fissati per selezione); oppure postulare una creazione improvvisa della forma perfetta finale. Due posizioni egualmente inaccettabili dal suo punto di vista. Cos
Darwin, per salvare il gradualismo, fu costretto a offrire
allevoluzione una notevole flessibilit funzionale:
Ma dobbiamo essere estremamente cauti prima di concludere
che un organo non pu essersi formato attraverso gradazioni
transitorie. (...) la selezione naturale potrebbe specializzare

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

per una sola funzione, se qualche vantaggio fosse in tal modo


acquistato, un organo o una parte di organo che in precedenza esplicava due funzioni, cos da modificare considerevolmente la sua natura attraverso gradi insensibili. (...) Inoltre
due organi distinti, o lo stesso organo in due forme molto diverse, possono compiere contemporaneamente la stessa funzione nello stesso individuo, e questo un modo molto importante di transizione. (...) uno dei due organi potrebbe facilmente modificarsi e perfezionarsi in modo da compiere tutto il lavoro, essendo aiutato durante il processo di modificazione dallaltro organo; poi questaltro organo potrebbe modificarsi per un altro scopo del tutto differente, oppure scomparire completamente (Darwin 1859, p. 243).

Il problema della perfezione naturale divenne allora


quello di spiegare come fosse possibile passare per selezione naturale da strutture incipienti, non adattabili a una certa funzione, allorgano completo, perfetto, che si vede alla
conclusione del processo. Un 5% di ala non pu servire
per volare, ma pur vero che la struttura alare non comparsa allimprovviso pronta alluso n stata costruita in
vista dellutilit futura. La soluzione darwiniana quella
di rompere la continuit funzionale e ci introdurr un
lungo ragionamento sulla separazione sempre pi accentuata fra funzione e struttura nella scienza dei sistemi
viventi.
Il mutamento funzionale nella continuit strutturale (o
pre-adattamento) suggerisce di non considerare quel 5%
di ala come unala provvisoria in senso funzionale. Un 5%
di ala un altro organo, con una configurazione, unutilit
e una storia del tutto incommensurabili rispetto al suo destino futuro. Le ipotesi, poi, sulla funzione originaria possono divergere: il 5% di ala forse serviva per sostenere
lapparato respiratorio (teoria del passaggio dalla respirazione al volo di Darwin), o forse (ipotesi consolidatasi sulla
base degli studi sul primo paleo-volatile, lArchaeopteryx)
serviva come organo termoregolatore, sostenendo lapparato di penne e piume e accrescendo la superficie esposta al
sole (Kingsolver, Koehl 1985). Il cambiamento funzionale

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consistito allora, probabilmente, in una transizione dalla


termoregolazione al volo.
Alcuni studiosi hanno individuato, attraverso elaborazioni grafiche (ottenute comparando lutilit aerodinamica,
lutilit termodinamica e le dimensioni alari in insetti e in
uccelli), le zone di transizione funzionale, fasi cruciali in
cui lorgano passa da uno sviluppo orientato verso una certa funzione (quella termodinamica) a una crescita orientata
verso unaltra funzione (aerodinamica). I vantaggi derivanti
dal primo adattamento a un certo punto diventano minoritari rispetto ai vantaggi derivanti dal secondo adattamento. Il punto di transizione, nel caso delle ali degli insetti, dipende dalle dimensioni corporee di partenza: tanto
pi grande linsetto tanto prima raggiunge il punto di
transizione tra la funzione termodinamica e la funzione aerodinamica. In questo caso, una soglia quantitativa innesca
una variazione qualitativa che rivoluziona sia la morfologia sia il comportamento, uno spunto che Stephen J.
Gould accost provocatoriamente (ma non troppo) alla seconda legge della dialettica della natura di Engels.
Le due argomentazioni sulla non-banalit del meccanismo di adattamento funzionale si completano a vicenda.
Nel primo caso c una diversificazione spaziale (o in
orizzontale) delle soluzioni adattative, una proliferazione
potenziale dei cammini di sopravvivenza, una ramificazione delle linee adattative (la pi macroscopica delle quali
senzaltro il parallelismo adattativo fra mammiferi marsupiali e mammiferi placentati, con gradi di fitness comparabili). Nel secondo caso vi una diversificazione temporale (o in verticale), uno slittamento funzionale e adattativo
non accompagnato necessariamente da trasformazioni della struttura organica: non a caso citiamo un primo e un
secondo adattamento.
Tuttavia, il contenuto della seconda diversificazione
della nozione di adattamento pi forte, perch esclude
che la semplice esistenza di una struttura ben funzionante
oggi sia la prova di un adattamento finalizzato esteso al
passato. Un concetto tradizionale di adattamento implica

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lo sviluppo attivo verso un fine, determinato in un processo di selezione naturale. Ma il modello esplicativo classico
basato sulla reciprocit fra problema ambientale e soluzione individuale non regge quando eliminiamo dalla nostra
argomentazione sulladattamento ogni implicazione finalistica. In discussione allora un concetto di adattamento
appiattito sul presente che si riduce, nellabitudine argomentativa, a vuota tautologia: lorgano esiste perch
adatto a un certo tipo di vita (se non fosse adatto, non
esisterebbe).
Il problema di fondo che la discussione critica sul
concetto di adattamento non una riflessione marginale
sui meccanismi evolutivi: essa riguarda profondamente il
nostro modo di pensare la storicit della natura. Un primo passo nella direzione di una migliore comprensione di
questa storicit quello di capire che nei nostri modi di
concepire levoluzione si instaura un conflitto fra una concezione adattazionista di tipo funzionale che, appiattendo
lidea di adattamento sul presente e retrodatandola finalisticamente al passato, nega di fatto la possibilit della storia e una concezione non-adattazionista che, introducendo
la trasformazione funzionale in itinere, accetta integralmente la costruzione storica contingente delle strutture
presenti.
Di questa stretta implicazione fra il cambiamento funzionale non teleologico (ribattezzato quirky functional
shift da Gould 2002b) e il ruolo della contingenza nella
storia naturale Darwin fu pienamente consapevole. In almeno due sensi fondamentali. Gli organismi si adattano ad
ambienti locali in mutamento, cio a condizioni ecologiche
per definizione contingenti: anche se il meccanismo selettivo pu rendere ragione, deterministicamente, dellutilit di
ogni struttura in ogni contesto, il percorso generale di vita
di una specie non deterministico. Inoltre, il cambiamento
funzionale bizzarro separa origine storica da utilit attuale, aggiungendo un ulteriore grado di contingenza al
processo poich ciascuna struttura porta con s unampia
gamma di riadattamenti possibili.

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La nozione di exaptation, ovvero cooptazione funzionale


Alle spalle di questa visione molto possibilista di
Darwin vi una concezione della selezione naturale di tipo
debole, che permette una molteplicit di strategie evolutive
possibili: la selezione naturale il filtro che vaglia, di volta
in volta, le forme dimostratesi pi efficienti nella lotta per la
sopravvivenza (indipendentemente dai fattori che producono questo successo evolutivo) e favorisce per esse la trasmissione genetica di generazione in generazione. La selezione naturale, in sostanza, un puro meccanismo materiale che produce effetti (la sopravvivenza differenziale dei
portatori di mutazioni vantaggiose), e non rappresenta
unintenzione progettuale inscritta nella natura. In molte
teorizzazioni successive, a partire dai testi fondamentali del
programma neodarwinista (la cosiddetta Sintesi Moderna), il ruolo della selezione naturale sub invece un sostanziale indurimento, trasformandosi in principio progressivo
di sviluppo delle strutture organiche: in questo senso forte, lobiettivo di ogni individuo biologico la competizione riproduttiva, cio la lotta per la massima trasmissione
possibile dei propri geni alla discendenza, e la selezione naturale il risultato diretto di questa competizione attiva.
Ogni genere di attivit degli organismi (sia essa di tipo economico o riproduttivo; o, nella nostra specie, di tipo culturale, psicologico, sociale) diviene dunque uno strumento
per vincere la competizione genetica. Ladattamento diviene
in tal senso la struttura scelta attivamente dalla selezione naturale per massimizzare la trasmissione genetica, espediente per facilitare la diffusione dellinformazione genetica di
un organismo, processo che reca vantaggio allorganismo
stesso (Eldredge 1995, p. 43). Cos, la confusione terminologica fra adattamento come processo (il meccanismo selettivo che filtra le varianti migliori per un contesto) e adattamento come prodotto (il risultato finale espresso in un organo o in un comportamento) gener molti fraintendimenti.
Se la selezione modella direttamente gli adattamenti,
ogni caratteristica biologica sar funzionale alla competi-

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zione genetica: in natura ogni cosa avrebbe dunque uno


scopo, una finalit che ne giustificherebbe lesistenza, e gli
organismi sarebbero semplicemente i veicoli per la massimizzazione della trasmissione genetica. Tuttavia, non tard
a emergere nel dibattito evoluzionistico, intorno agli anni
Settanta, una profonda insoddisfazione per queste narrazioni adattazionistiche circa lutilit di ogni struttura organica e lonnipervasivit della selezione genica.
In effetti, il termine pre-adattamento non aveva giovato alloriginaria intuizione darwiniana: esso mantiene lambivalenza di un approccio teleologico alladattamento, giacch la specie non ha ovviamente pre-veggenza dellapplicazione futura di un organo che si chiamer occhio o
ala. Il prefisso implica infatti unaccentuazione troppo
forte dellutilit potenziale futura del carattere in questione:
la piuma come pre-adattamento (termoregolativo) per
il volo. In realt, le due funzioni (termoregolazione e volo)
sono completamente indipendenti luna dallaltra. George
Williams, uno dei padri della Sintesi, nel suo classico Adaptation and Natural Selection del 1966, propose opportunamente di attribuire il termine adaptation soltanto a quei caratteri plasmati dalla selezione naturale per la funzione che
svolgono effettivamente oggi, riservando a tutti gli altri casi
di conversione funzionale in itinere il termine di effect (effetto). Come aveva gi scritto Darwin nel 1859, le suture del
cranio nei piccoli di mammifero sono utilissime, quasi indispensabili, al momento del parto, ma chiaramente non sono
un adaptation per il parto poich suture identiche sono presenti anche nei rettili e negli uccelli, che non ne hanno alcun bisogno. Nei mammiferi, le suture sono un carattere
che ha un ottimo effetto nel parto, ma che non esistono in
funzione del parto.
I paleontologi Stephen J. Gould ed Elisabeth Vrba, in un
saggio del 1982 dal titolo Exaptation, a Missing Term in the
Science of Form, scelsero un altro termine, pi preciso, da attribuire ai caratteri sorti per una ragione indipendente dalla
loro utilit attuale. Essi circoscrissero linsieme generale dei
caratteri definibili come aptations, cio tutte le caratteristiche

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biologiche in qualche modo utili (aptus) per il benessere degli


organismi e delle specie, identificando due sottoinsiemi: il
sottoinsieme dei caratteri plasmati dalla selezione per la funzione che ricoprono attualmente (adaptations); e il sottoinsieme dei caratteri formatisi per una determinata ragione, o anche per nessuna ragione funzionale specifica, e poi resisi disponibili alla selezione per il reclutamento attuale. Lipotesi
fu cio quella di non considerare come ad-aptations (utili per,
ad, la funzione attuale) tutti i casi in cui vi fosse un cambiamento sostanziale di funzione a parit di struttura: si parl
dunque di ex-aptations in tutti i casi in cui vi fosse una cooptazione, in vista di nuove funzioni, di strutture impiegate in passato per funzioni diverse o per nessuna funzione. Il secondo
sottoinsieme divenne dunque quello degli exaptations (in italiano suonerebbe exattamenti), cio strutture resesi utili
(aptations) in conseguenza della loro struttura o forma (ex).
Detto secondo la terminologia di Williams, gli adaptations assolvono a funzioni, gli exaptations producono effetti.
Qualora la funzione originaria non sia nota o comunque non si conoscano i cambiamenti funzionali subiti da
un carattere, la proposta fu quella di mantenere il termine
generale aptations. Da ci si evince chiaramente, a dispetto
di talune interpretazioni successive, che il concetto di exaptation non assolutamente sostitutivo dellidea di adattamento. Gli exaptations stanno alla base della teoria dellevoluzione, fin dalla sua prima formulazione, come una sottocategoria di tutti caratteri che contribuiscono alla sopravvivenza. Alcuni di questi sono modellamenti diretti
della selezione naturale, altri sono cooptazioni funzionali.
Come gi aveva notato Darwin (1859, p. 243):
Lesempio della vescica natatoria nei pesci particolarmente
appropriato, perch dimostra chiaramente un fatto molto importante: che un organo originariamente costruito per uno
scopo, cio la funzione idrostatica, pu trasformarsi in un organo capace di una funzione completamente diversa, cio la
respirazione. La vescica natatoria in certi pesci si trasformata anche in un accessorio dellorgano delludito.

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La tassonomia dei caratteri evolutivi diventa (Gould


2002b, p. 1.539):
Processo
La selezione naturale modella
il carattere per un uso attuale
adattamento
Un carattere, precedentemente modellato dalla selezione
naturale per una particolare
funzione (un adattamento),
cooptato per un nuovo uso
cooptazione
Un carattere, la cui origine
non pu essere ascritta allazione diretta della selezione
naturale (un non-adattamento), cooptato per un uso attuale cooptazione

Carattere

Uso

Adaptation

Funzione

Exaptation

Effetto

Exaptation

Effetto

Con questa nuova cornice teorica, che si oppone alladattazionismo (cio allequivalenza generale fra origine storica e utilit attuale) tipico di alcune elaborazioni interne
alla Sintesi Moderna, si opera una scissione fra la forma e
la funzione di un organo: la funzione non precede sempre
la forma, determinandola; le funzioni possono variare a parit di forma e di struttura. In tal modo, levoluzione non
appare pi come il regno della necessit e di unottimalit
adattativa di tipo finalistico, ma come il risultato polimorfo
e imprevedibile di percorsi contingenti, di adattamenti secondari e sub-ottimali, di bricolage imprevedibili. Limpiego adattativo attuale (pi o meno soddisfacente) di una
struttura non implica che questa sia stata costruita gradualmente e selettivamente per quellimpiego: lutilit attuale e
lorigine storica di un carattere devono essere distinte, una
tesi che Gould fa risalire addirittura a Friedrich Nietzsche
(pp. 1.516-1.521). In effetti, ne La genealogia della morale,
Nietzsche critica aspramente le ricostruzioni genealogiche
che giustificano un comportamento, un carattere o unisti-

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tuzione presente (per esempio, i sistemi di punizione nelle


societ contemporanee) deducendo la loro origine storica
dalla funzione che svolgono attualmente. Una corretta metodologia storica deve scindere la genesi di una struttura
dal suo fine attuale:
Per bene che sia compresa lutilit di un qualsiasi organo fisiologico (o anche di unistituzione giuridica, di un costume
sociale, di un uso politico, di una determinata forma nelle
arti o nel culto religioso), non per ci stesso ancora compreso nulla relativamente alla sua origine: comunque ci
possa suonare molesto o sgradevole. Da tempo immemorabile, infatti, si creduto di comprendere nello scopo comprovabile, nellutilit di una cosa, di una forma, di unistituzione, anche il suo fondamento di origine, e cos locchio sarebbe stato fatto per vedere, la mano per afferrare. Cos ci si
figurata la pena come fosse stata inventata per castigare
(Nietzsche 1887, p. 66).

Lairone nero africano utilizza le ali (a loro volta un


exaptation!) per creare in acqua un cono dombra nel quale attira i pesci: non un adattamento diretto dunque, ma
un doppio effetto collaterale (Gould, Vrba 1982; Eldredge
1995). Di certo, le ali non servono per fare ombra nellacqua, ma un loro effetto secondario utile pu anche essere quello. Linsieme dei caratteri definibili come aptations viene cos ulteriormente circoscritto dalla definizione
di un sottoinsieme che specifichi la possibilit di un cambiamento funzionale in una continuit strutturale almeno
parziale:
Noi abbiamo coniato il termine exaptation per quei tratti
formatisi per una certa ragione, e poi resisi fortunosamente
disponibili e cooptati dalla selezione per unaltra ragione
(Gould, Vrba 1982). Le correlazioni forma-funzione possono
essere onnipresenti in natura, e possono esprimere il buon disegno degli organismi e delle altre entit, ma non necessariamente esse discendono direttamente per adaptation (nel
senso di Williams 1966), cio per selezione diretta in vista
dellutilit attuale (Vrba, Gould 1986, p. 225).

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Il termine ex-aptation deriva dunque dalla sostituzione


del prefisso ad di ad-aptation, indicante una sintonizzazione graduale dellorganismo alle esigenze ambientali, con
il prefisso ex, indicante una trasformazione funzionale
a partire da strutture gi disponibili. Letimologia ci consente di associare in un certo senso il termine exaptation
con bricolage evolutivo. Se lorgano cooptato svolger
una funzione diversa da quella per cui stato selezionato,
potremo in molti casi definirlo un carattere sub-ottimale,
evidenziando in tal modo lintuizione darwiniana circa
limportanza della parziale imperfezione in natura: limpiego attuale, pi o meno soddisfacente, di una struttura non
implica che questa sia stata costruita gradualmente e selettivamente per quellimpiego.
Ladattazionismo teleologico del programma neodarwiniano lo sfondo critico di questa proposta teorica:
non possiamo sostenere che esista una sola forza, in senso
funzionale, di trazione del processo evolutivo. Non esiste una direzione univoca del processo, determinata dallavvicinamento progressivo a unottimalit funzionale. La
teoria degli exaptations (usato spesso al plurale dagli autori, che cos intendono per exaptation il singolo carattere),
specialmente nella sua versione allargata a tutte le relazioni
evolutive gerarchiche
(...) contiene unimportante lezione per la nostra attitudine di
base verso la storia. Le ipotesi sulla ottimalit adattativa rappresentano il grado massimo della nostra sottovalutazione
della storia e illustrano la forma e lecologia come un problema di equilibrio naturale in un mondo senza tempo. Exaptation accoglie invece tutta la bizzarria della contingenza
storica. (...) La gerarchia e lo status exattativo (exaptive
status) della causazione fra i livelli evolutivi ci insegnano che
abitiamo in un mondo di enorme flessibilit e contingenza,
un mondo costruito da una storia irreversibile (p. 226).

Come scrive Gould in un saggio del 1987, la nozione di


exaptation ha tre radici teoriche principali, risalenti alle ricerche della prima met degli anni Settanta:

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La prima deriv dai sette anni di lavoro al libro Ontogeny and


Phylogeny (1977) e dal mio crescente rispetto per la grande
letteratura strutturalistica europea sulle leggi della forma (risalenti a pensatori cos fondamentali come Goethe e Geoffroy Saint-Hilaire). La seconda si svilupp da una serie di articoli tecnici da me scritti fra il 1973 e il 1977 in collaborazione con David Raup, Tom Schopf, Dan Simberloff e Jack
Sepkoski su strutture ordinate nella filogenesi che hanno origine allinterno di sistemi puramente casuali (ma che in precedenza erano state attribuite senza discussione alladattamento darwiniano). La terza radice mi fu fornita dalla sociobiologia, mentre mi sforzavo di capire che cosa ci fosse di
sbagliato in una letteratura speculativa che raggiungeva conclusioni sulle persone cos in disaccordo con i miei concetti
della realt (Gould 1987a, p. 41).

In questa archeologia dellexaptation possiamo dunque rintracciare una radice filosofica dellexaptation, ovvero il debito di Gould per la tradizione strutturalista in biologia, inaugurata da Goethe e Geoffroy de Saint-Hilaire, e
quindi rinvigorita dalla scienza della forma di DArcy
Thompson, il cui classico paradigmatico Crescita e forma
(1917-42) rappresent per lui il manifesto dellanti-funzionalismo; una radice sperimentale connessa, ovvero la presenza di omologie strutturali nelle discendenze filogenetiche, oggi attribuite ai vincoli dello sviluppo determinati
dallazione dei geni regolatori; e una radice politica, ovvero
la condanna delle interpretazioni sociobiologiche, fortemente riduzionistiche, della natura umana e dei comportamenti individuali e collettivi. In un passo dello stesso libro
Gould sintetizza in questo modo il suo percorso di ricerca:
Lerrore consistente nellinferire unorigine storica dallutilit
attuale si evidenzia nel modo migliore notando che molte, se
non tutte, le strutture biologiche sono cooptate da usi precedenti diversi, non progettati in vista di funzionamenti attuali.
Gli arti erano pinne; gli ossicini dellorecchio erano ossa della
mascella, e le ossa della mascella erano ossa dellarco branchiale; ali incipienti non potevano permettere il volo, ma potrebbero essere servite per la termoregolazione. Lo stesso er-

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rore mina la tesi centrale della sociobiologia popolare. Il cervello umano divenne grande per opera della selezione naturale (chiss perch, ma probabilmente per una buona causa).
Eppure senza dubbio la maggior parte delle cose che oggi
fa il nostro cervello, e che sono essenziali sia per la nostra cultura sia per la nostra sopravvivenza, sono epifenomeni della
capacit di elaborazione dellinformazione propria di questa
macchina, e non entit darwiniane con una base genetica
create specificamente dalla selezione naturale in vista della loro funzione attuale. La sociobiologia popolare deve accampare la pretesa di svelare le origini e il significato del pensiero e
del comportamento umani. Se per la maggior parte dei comportamenti sono epifenomeni cooptati e non entit selezionate, le spiegazioni sociobiologiche nel senso delladattazionismo non possono riguardarli (Gould 1987a, p. 49).

Quello che per Gould lerrore centrale delladattazionismo sociobiologico (da lui definito il darwinismo stereotipato di Edward O. Wilson Wilson 1971; 1975)
oggi pi forte che mai nei programmi di ricerca della psicologia evoluzionistica e della genetica comportamentale.
Viceversa, sul versante etologico, la nozione di exaptation
suggerisce che i comportamenti siano valutabili come epifenomeni cooptati rispetto alla funzione adattativa attuale. La definizione di exaptation sopra riportata reca con s
almeno tre conseguenze epistemologiche fondamentali. La
prima una conferma ulteriore della grande asimmetria
che regna nella storia dellevoluzione. infatti evidente,
dallidea di exaptation, che la selezione naturale opera efficacemente laddove si tratti di distruggere o comunque far
regredire le varianti sfavorevoli (gli organismi poco adatti),
mentre molto meno efficiente quando si tratta di plasmare in positivo o di costruire dal nulla (e in modo univoco)
le strutture utili alla sopravvivenza:
Una grande asimmetria (...) pervade le storie dellevoluzione.
Io sono disposto ad ammettere che le strutture dannose saranno eliminate dalla selezione naturale se causano abbastanza disagio. Ma laltra faccia dellargomentazione non simmetrica: non vero che la selezione naturale sia in grado di

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costruire strutture utili: molte forme e molti comportamenti


hanno successo per altre ragioni (Gould 1987a, p. 50).

Possiamo addirittura estendere laffermazione osservando che se frequentemente lopera distruttiva della selezione
mostra i suoi frutti, raramente assistiamo alla creazione di
nuove forme in vista di un fine selettivo preordinato. Sullo
sfondo di questa argomentazione sullasimmetria dellazione della selezione vi una divaricazione concettuale fra lidea di successo in natura (successo riproduttivo, successo per supremazia, per superiorit adattativa) e lidea di
progetto in natura: lexaptation recide il legame fra il
successo nella lotta per la sopravvivenza e il presunto progetto evolutivo dellindividuo.
In secondo luogo, lexaptation mostra, per un verso,
che in genere arduo ricostruire una sequenza graduale e
continua di piccoli passi impercettibili, dal nulla adattativo al soddisfacimento ottimale della funzione. Levoluzione assomiglia piuttosto a un percorso accidentato, ricco
di biforcazioni e di svolte imprevedibili da uno scenario di
vita a un altro quasi inimmaginabile. Mostra, per altro verso, che levoluzione non in genere riconducibile alla fissazione selettiva di singole parti autonome ottimali in vista
della realizzazione di un disegno complessivo: il tracciato
accidentato dellevoluzione percorso da sistemi di sviluppo integrati e gerarchicamente interconnessi, non da
automi adattativi (morfologici e comportamentali) programmati per un perfezionamento progressivo. In questo
modo, lidea si riconnette a una visione antideterminista
del potenzialismo biologico, per cui alla base dei processi evolutivi vi principalmente la disponibilit di una
riserva di mutamenti potenziali largamente ridondante:
levoluzione deriva da un principio di flessibilit potenziale e non da derivazioni deterministiche riguardanti ogni
singolo atomo evolutivo.
Infine, quella di exaptation una teoria post-darwiniana
che integra e arricchisce, in un terzo significato, la teoria
originaria successivamente irrigiditasi nel programma adat-

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tazionista e funzionalista della Sintesi Moderna. Getta una


nuova luce sulla possibilit di riabilitare una biologia
morfologico-strutturale che reinterpreti levoluzione come
interazione di forze interne (regole strutturali, vincoli genetici) e forze esterne (nicchie ecologiche, cambiamenti di regole ambientali):
Il darwinismo stereotipato (...) una teoria di puro funzionalismo che nega la storia e che considera la struttura organica
come neutra dinanzi a un ambiente attivamente plasmante.
una teoria riduzionistica a senso unico sullinnesto di informazione dallambiente nellorganismo attraverso la selezione
naturale di buone soluzioni. Noi abbiamo bisogno di una
teoria pi ricca, di una biologia strutturale, che consideri levoluzione come uninterazione di esterno e interno, dellambiente e delle regole strutturali, per larchitettura genetica e
ontogenetica: regole fissate dalle contingenze della storia e
leggi fisico-chimiche della materia stessa. La caduta della sociobiologia popolare segner un beneficio, per quanto piccolo, per questa teoria pi ricca; la soddisfazione principale
verr da una nozione pi profonda dellintegrazione: ambiente e organismo; funzione e struttura; funzionamento attuale e storia passata; il mondo esterno che passa attraverso
un confine (sia esso la pelle di un organismo o la frontiera
geografica di una specie) nella vitalit organica al suo interno
(Gould 1987a, p. 51).

Levoluzione come trasformazione del possibile: la prima accezione di exaptation


In un saggio sulla teoria ortogenetica antidarwiniana di
Charles Otis Whitman (Gould 1993, pp. 407-424), applicata alla selezione dei colori del piumaggio dei colombi,
Gould prende provocatoriamente le difese del biologo antiselezionista americano di fine Ottocento, sostenendo che
lortogenesi sugger una soluzione interessante del rapporto fra variazioni casuali e canali dello sviluppo. La monografia sul piumaggio dei piccioni di Whitman fu presen-

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tata nel 1904, durante un congresso collaterale allEsposizione Internazionale di Saint Louis. La scelta dei piccioni
fu fatta da Whitman in aperto contrasto con Darwin, che
apr Lorigine delle specie proprio con una dissertazione
sulla selezione artificiale dei piccioni. Se non prendiamo alla lettera le tesi ortogenetiste sullinflessibilit delle tendenze evolutive privilegiate, laccento posto sullesistenza di
direzioni dello sviluppo offre uno spunto interessante per
fissare la prima accezione del concetto di exaptation. Con
accezione intendiamo una gamma di meccanismi naturali che pu fornire il contesto opportuno per il verificarsi di
una dinamica evolutiva per exaptation.
Il primo di questi meccanismi consiste, propriamente,
nellintreccio evolutivo fra caratteri portati dai canali di
sviluppo, in particolare i canali del processo di accrescimento dellindividuo o canali ontogenetici, e caratteri
determinati dalla normale selezione naturale. Lo studio
dellontogenesi, evidenziando linfluenza della prima radice teorica di exaptation, ha condotto Gould allidea che
esistano direzioni vincolate dello sviluppo individuale,
coordinate da geni regolatori e da articolate interconnessioni genetiche. Queste non sono naturalmente vie a senso unico, cio tendenze intrinseche di matrice genetica
non influenzabili da alcun processo selettivo come nella
teoria ortogenetica antidarwiniana, ma forti tendenze
nella direzione della variazione disponibile al mutamento
evolutivo:
Se la selezione naturale controllasse completamente levoluzione, non esisterebbero tali limiti e vie prefissati, e gli organismi sarebbero come palle da biliardo, capaci di muoversi in
qualsiasi direzione e soggetti a qualsiasi mutamento di posizione indotto dalla stecca da biliardo della selezione naturale.
Ma, per prendere in prestito unantica metafora da Francis
Galton, supponiamo che gli organismi, anzich palle da biliardo, siano poliedri, e che possano muoversi solo spostandosi da una faccia (...) verso unaltra adiacente. Per muoversi,
possono avere bisogno di una spinta dalla selezione naturale,
ma sono limitazioni e possibilit interne a fissare la direzione

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del mutamento possibile. Se le facce del poliedro di Galton


vengono costruite sulla base di programmi genetici e ontogenetici ereditari, devono esistere forti costrizioni interne al mutamento evolutivo, e lintuizione di Whitman corretta purch trasformiamo la sua via a senso unico in un canale, ossia
in una forte tendenza nella direzione della variazione disponibile al mutamento evolutivo (Gould 1993, p. 422).

Riconoscere un potenziale limite significa pensare a


strumenti che consentano di trascenderlo. La libert, come
disse Spinoza, il riconoscimento della necessit (p. 424).
Questa prima accezione di exaptation, sottolineando il ruolo evolutivo dei vincoli genetici e ontogenetici (i lati produttivi del poliedro di Galton), pone allora un chiaro limite alla presunta onnipervasivit e progressivit della selezione naturale, intesa dai panselezionisti avversari di Whitman
nei primi anni del Novecento come una macchina a moto
perpetuo indirizzata al miglior adattamento possibile, alla
soluzione ottimale per ciascun problema ambientale:
Il pi grave fra i fraintendimenti maggiormente diffusi considera levoluzione come una macchina inesorabile, la quale lavora a produrre adattamenti ottimali come le migliori soluzioni a problemi posti da ambienti locali, soluzioni non vincolate
dalle bizzarrie e dalle storie passate di organismi (p. 422).

Fenomeni biologici come lallometria (mutamenti di


forma associati a variazioni di volume), la simmetria bilaterale, lassenza di strutture motorie circolari, lo stile cognitivo animale di decisione s-no fondato su stimoli evocatori
semplici, la predilezione per arti superiori con cinque dita
dimostrano lincidenza di canali primari dello sviluppo architettonico individuale: canali che poi si mescolano e si
integrano in forme contingenti con le variazioni indotte
dalla particolare storia della specie e dellindividuo. Le vie
ontogenetiche sono leredit ancestrale, le tracce della storia profonda che si mescolano e si ibridano con le tracce di
storie locali. Richard Owen, massimo anatomista dei vertebrati ottocentesco, ne parl gi a suo tempo, riferendosi

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alla costanza del modello attuale delle cinque dita, in quanto riduzione progressiva da un modello archetipo ridondante di otto dita, come a uno degli archetipi o modelli
primordiali delle anatomie animali. Per analoghe ragioni,
le ruote funzionano molto bene ma gli animali non possono costruirle a causa di vincoli strutturali e fisici. Ladattamento, in sostanza, non ha i poteri di un ingegnere, ma
quelli di un bricoleur che opera con le parti di cui dispone,
generando da poche strutture originarie una grande variet
di forme. Come scrive ancora Gould (p. 423):
Se fosse valida la visione puramente adattazionista, potremmo avere il conforto di vedere noi stessi, e tutte le altre creature, essenzialmente giusti, ossia perfettamente adattati, almeno in relazione agli ambienti locali in cui si esercita la selezione naturale. Levoluzione per la scienza della storia e
della sua influenza. Nasciamo nel nostro ambiente locale portandoci appresso un bagaglio di miliardi di anni; non siamo
macchine costruite recentemente, in vista delle nostre realt
correnti. Questi bagagli storici si esprimono nei termini dei
canali genetici e ontogenetici che condussero Whitman troppo lontano. Ma questi stessi canali, correttamente interpretati
come tendenze fortemente definite nella variazione, piuttosto
che come vie di mutamento a senso unico, ci darebbero una
visione molto pi ricca dellevoluzione come sottile equilibrio
tra costrizioni della storia e modificazioni imposte dalla selezione naturale.

Lo sviluppo simile al poliedro di Galton in cui ci si


pu muovere soltanto in un numero limitato di direzioni definite. Queste costrizioni, in quanto principi di organizzazione strutturale delle anatomie animali, non immobilizzano
levoluzione, ingessandola entro schemi direzionali immutabili come avviene per lortogenesi e per taluni suoi sbandamenti teorici verso leugenetica (di cui proprio Francis Galton, eccentrico cugino di Darwin, fu il fondatore). Questi
limiti al potere del lento scrutinio della selezione naturale
si traducono in opportunit di cambiamento inedite quando
interagiscono con lambiente. Vincoli e limiti non han-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

no necessariamente unaccezione negativa. Levoluzione appare piuttosto come uninterazione di forze interne di canalizzazione dellontogenesi e forze esterne di rimodellamento
funzionale. I vincoli sono dunque co-generatori di fitness,
sono il contributo interno che gli organismi offrono al loro
futuro evolutivo:
Le direzioni reali del mutamento evolutivo registrano uninterazione dinamica tra spinte esterne e costrizioni interne. Le costrizioni non sono solo limiti negativi a possibilit panglossiane,
bens partecipano in modo attivo al mutamento evoluzionistico. (...) Dobbiamo modificare la nostra immagine dellevoluzione, rappresentandocela come uninterazione di esterno (selezione) e di interno (costrizioni), e non come una traiettoria libera verso un maggiore adattamento (p. 441, corsivi nostri).

Le costrizioni ontogenetiche non frenano levoluzione


ma la vincolano creativamente, sono anzi una fonte di variazione potenziale pressoch inesauribile, un deposito primario del cambiamento evolutivo. I limiti ontogenetici sono la ricchezza funzionale del passato (una sorta di repertorio delle funzioni storiche) che si mescola alla ricchezza adattativa del presente (lutilit attuale).
La prima gamma potenziale di exaptations sar definita
allora dallinterazione complessa fra eredit e ambiente, o
meglio fra vincoli interni e possibilit esterne quale motore
del cambiamento evolutivo (exaptation 1).
Potremmo vedere questi temi in una luce pessimistica, come
un freno imposto al potere della selezione di costruire con tutta la libert di uno scultore umano. Ma suggerisco una lettura
pi positiva. Le costrizioni che si esercitano sullo sviluppo incarnano i due temi gemelli e non poi cos contraddittori dei limiti e delle opportunit. Le costrizioni precludono certi risultati fantastici, ma forniscono anche un pool enorme di potenzialit disponibile per futuri mutamenti (p. 451, corsivi nostri).

Nella tensione essenziale tra fattori interni e fattori


esterni si perde ogni possibilit di armonizzazione li-

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neare fra organismo e ambiente, deviando la visione evolutiva del pensiero naturale classico fondato sulle speranze di un adattamento ottimale lamarckiano (per ereditariet dei caratteri acquisiti) o darwiniano (per selezione dei migliori):
Ciascun comportamento individuale pu essere un adattamento meraviglioso, ma deve essere plasmato allinterno di
una costrizione dominante. Che cos pi importante: la bellezza delladattamento o il vincolo che lo limita a un ambito
permissibile? Noi non possiamo scegliere, e non abbiamo necessit di scegliere, poich entrambi i fattori definiscono una
tensione essenziale che regola lintera evoluzione (Gould
1983, p. 54).

In un passo successivo dello stesso saggio del 1983 troviamo una prima classificazione estesa dei caratteri adattativi, che sar ripresa da Lewontin e da Vrba negli anni seguenti:
Le fonti della forma organica e del comportamento sono
molteplici e comprendono almeno tre categorie primarie. Ne
abbiamo appena esaminato due: adattamenti diretti plasmati
dalla selezione naturale (sfruttamento da parte di fratelli
maggiori dello stile intellettuale dei loro genitori, con facile
eliminazione dei compagni di nido); e conseguenze potenzialmente adattative di modelli strutturali fondamentali
agenti come vincoli sui tipi di adattamento possibili (lo stile
intellettuale di decisioni s-no fondato su stimoli evocatori
semplici). In una terza categoria troviamo adattamenti ancestrali ben definiti che vengono usati oggi in modi diversi dai
discendenti (p. 54).

I caratteri acquisiti da un organismo che vive con discreto successo in un ambiente non sono prevedibili n deducibili dalle caratteristiche dellambiente stesso, come
hanno dimostrato molti studi (fra cui quello anticipatore
dellortogenetista John T. Gulick sulle forme imprevedibili
delle conchiglie delle chiocciole hawaiane, del 1905; le tesi
di Gulick furono confermate dalle ricerche sistematiche di

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Henry Edward Crampton, che dedic ben cinquantanni


allanalisi delle conchiglie su isole oceaniche, convenendo
alla fine sulla natura non adattativa della maggior parte
delle differenze su piccola scala di forma e di colore fra
chiocciole di valli adiacenti) su specie animali adattate ad
ambienti e climi identici che pure mostrano caratteri
morfologici sostanzialmente eterogenei.
Non sempre una classe di stimoli ambientali uniformi
produce soluzioni morfologiche identiche. O la conoscenza del rapporto organismo-ambiente cos superficiale da
non aver ancora individuato la differenza fra un sistema
di sviluppo e laltro, e se cos non resta che attendere la
scoperta delladattamento ottimale che non si era individuato (come tent di dimostrare Wallace reagendo alla tesi
di Gulick; e come lo stesso Gould, definitosi un incrollabile adattazionista in et giovanile, tent di fare nella sua
tesi di dottorato insieme a David Woodruff, conclusa nel
1969), oppure la fonte del mutamento creativo degli organismi non solo la selezione naturale. Se in un contesto
ecologico possono trovarsi ben adattate molte anatomie
possibili di una stessa forma animale, forse lincidenza di
fattori congeniti (ereditari, strutturali, o anche solo dovuti
a vincoli fisici) non irrilevante.
La produzione di stranezze che hanno un senso evolutivo dimostra la sorprendente flessibilit evoluzionistica
derivante da conseguenze di un disegno ereditato:
Il materiale organico non plasmabile senza limiti e la selezione naturale non onnipotente. Ogni piano organico pregnante di possibilit evoluzionistiche, ma limitato nelle direzioni di mutamento potenziale che pu seguire (p. 157).

Exaptation 1 anche il compimento di un altro tema


importante del lavoro di Gould: la sovrapposizione del
tempo lineare e del tempo ciclico in natura. Lesempio dellittiosauro senza dubbio il pi chiaro. In questo pescelucertola ancestrale troviamo una mescolanza originale di
elementi indotti dal suo adeguamento a unecologia marina

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(per cui si registra una serie di convergenze evolutive,


cio lo sviluppo di caratteri simili a partire da strutture iniziali diverse, con i pesci) e caratteri ereditati dalla sua diretta discendenza dalla famiglia dei rettili. Anche se nel
1836 lanatomista William Buckland, proseguendo gli studi
pionieristici di Richard Owen sugli ittiosauri in una prospettiva adattazionista, invoc la precisa convergenza fra ittiosauro e pesce come prova della bont di Dio, vi chiaramente una coevoluzione di caratteri analogici (determinati da fattori esterni) e caratteri omologici (determinati
da strutture interne ereditate). Genealogia e funzionalit
interagiscono nel formare un organismo peculiare che nella
sua storicit rappresenta la coimplicazione fra la freccia
del tempo (modificazioni cumulative, irreversibili, di tipo
funzionale) e il ciclo del tempo (il continuo ritorno di
vincoli omologici sedimentati, Gould 1987b).
Da qui il merito storico di scienziati non ortodossi, come il russo Nikolaj I. Vavilov (oppositore sfortunato del
potente stalinista e genetista lamarckiano Trofim D. Lysenko nel 1936), che in disaccordo con il darwinismo selezionista insistettero sullimportanza delle omologie di sviluppo. Vavilov introdusse il principio delle serie omologhe, interpretando in chiave ortogenetica le serie parallele
di variet morfologica negli animali come risposte identiche degli stessi sistemi genetici (Vavilov 1922):
Una teoria completa dellevoluzione deve riconoscere un
equilibrio fra forze ambientali esterne che impongono
una selezione per conseguire un adattamento alle condizioni
locali e forze interne che rappresentano vincoli imposti
dalleredit e dallo sviluppo. Vavilov insistette in misura eccessiva sui vincoli interni e sottovalut il potere della selezione. I darwiniani occidentali hanno per sbagliato in egual
misura ignorando praticamente (pur riconoscendoli in teoria) i limiti imposti alla selezione dalla struttura e dallo sviluppo: quelli che Vavilov e i biologi del passato chiamavano
leggi della forma. C bisogno, in due parole, di una vera
dialettica fra i fattori esterni e interni dellevoluzione
(Gould 1983, p. 144).

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Il disegno anatomico rettiliano ereditato impedisce di


considerare littiosauro un pesce nonostante le evidenti
analogie formali e comportamentali: se infatti esaminiano
attentamente le principali convergenze dellanimale notiamo alcune differenze strutturali dovute al persistere di
forme ancestrali irriducibili e non plasmabili dalladattamento. Il piano corporeo, o se vogliamo la forma ancestrale, oppone dialetticamente una resistenza evolutiva alladattamento. Gli organi da pesce dellittiosauro, come
intu il paleontologo belga Louis Dollo nel 1892, sono
sub-ottimali rispetto allambiente marino (Dollo 1892).
Exaptation 1 illustra quindi un concetto dialettico di
indistruttibilit del passato che Dollo present nel
1893 come fondamento del suo principio di irreversibilit dellevoluzione. La legge di Dollo unacquisizione importante del pensiero evolutivo contemporaneo.
Lintreccio fra condizionamenti interni e modificazioni indotte dallesterno fa s che le trasformazioni evolutive siano cos complesse da rendere di unimprobabilit astronomica la ripetizione identica di due percorsi evolutivi.
Nella coevoluzione fra forme e funzioni, il film della vita non si ripete mai due volte: levoluzione, in quanto
storia irreversibile ed espressione di percorsi unici, si rivela come un concatenamento di improbabilit. Exaptation era il termine che mancava nella scienza della forma (Gould, Vrba 1982).
Exaptation di secondo tipo: lasimmetria fra utilit attuale e origine storica
La seconda gamma potenziale di exaptations si differenzia dalla prima nella considerazione del primo dei due poli,
quello ereditario o interno. Non sempre, infatti, la funzione ancestrale un tributo dato dallorganismo alleredit
ontogenetica. Pu anche essere che la funzione primaria
sia stata a sua volta selezionata per unutilit passata, del
tutto indifferente allutilit attuale. Con questa seconda let-

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tura del meccanismo exattativo rientramo nel caso specifico del pre-adattamento darwiniano e consideriamo come
meccanismo quello di un passaggio fortuito da una funzione primaria (per esempio la termoregolazione) a una funzione secondaria (il volo): un riorientamento funzionale
della struttura organica.
Una componente casuale interviene non solo nel fornire
la mutazione favorevole iniziale (la materia prima), ma
anche nel permettere il passaggio da una pre-funzionalit soddisfacente della struttura (lorigine storica) a una
funzione adattativa che incommensurabile alla sua antecedente (lutilit attuale). C insomma una pre-funzionalit, ma non un pre-condizionamento adattativo nel processo di transizione.
Un caso di pre-funzionalit, incommensurabile al suo
futuro adattativo, quello dei precondizionamenti sensoriali in un contesto genealogico, cio propensioni sensoriali e cognitive degli animali che nel contesto di una
dinamica di selezione sessuale inducono a sviluppare talune strutture o taluni comportamenti fortuiti rispetto a
utilizzazioni successive. Nel caso del comportamento delle quaglie studiate dalletologo Patrick Bateson (1982), ad
esempio, una preferenza estetica ancestrale le porta a evitare rapporti incestuosi svantaggiosi sul piano selettivo.
Le pre-funzioni che, a posteriori, potevano risultare utili
per quelladattamento specifico erano naturalmente infinite. Al cuore di questa spiegazione del cambiamento troviamo allora un principio di ridondanza funzionale.
Ogni carattere complesso racchiude in s un ampio margine di potenzialit funzionale, una gamma estesa di utilizzazioni possibili:
Qui leredit storica unampia regola cognitiva ricca di potenzialit che potrebbero realizzarsi in mille modi possibili:
preferisci maschi pi grossi o preferisci maschi di familiarit
intermedia. Un adattamento precisa poi la regola scegliendo
una manifestazione: una spada, uno schiocco o un cugino primo (Gould 1993, p. 437).

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Appurata la buona sorte iniziale, levoluzione si incanala poi in una traiettoria fra tutte le possibili. In tal modo
essa rivela unulteriore dualit: appare sempre come lintreccio fra una bizzarria (in un senso tecnico e non solo
evocativo, cio il perdurare di una funzione passata, ereditaria o selettiva a sua volta, nel presente) e un aggiustamento ragionevole (ladattamento per selezione successivo). A volte lambiguit fra utilit attuale e origine storica tale da consentire autentiche inversioni della causalit
naturale: si scambia leffetto dellemergenza di una struttura con la causa della sua comparsa. il caso della aplodiploidia, un particolare sistema di determinazione del
sesso di alcuni insetti, per cui uova non fecondate danno
maschi e uova fecondate danno femmine. Laplodiploidia
causa dellorganizzazione sociale delle specie che la praticano e non effetto delle (o adattamento alle) organizzazioni sociali medesime:
un chiaro errore, anche se deplorevolmente comune, supporre che lutilit corrente di un carattere consenta di formulare uninferenza sulle ragioni della sua origine evolutiva. Lutilit corrente e lorigine storica sono cose ben diverse. Ogni
carattere, indipendentemente dal come o dal perch si sia
evoluto in origine, diviene disponibile per la cooptazione ad
altri ruoli, spesso sorprendentemente diversi. I caratteri complessi sono ricchissimi di potenzialit: il loro uso concepibile
non limitato alla loro funzione originaria (io confesso di
avere usato una carta di credito per forzare una porta). E
questi mutamenti evolutivi di funzione possono essere tanto
strani e imprevedibili quanto sono grandi i potenziali di complessit. un fenomeno ricorrente, a cui si deve il carattere
mirabilmente indefinito dellevoluzione (Gould 1983, p. 63).

Gli esempi di cooptazione funzionale sono i pi disparati:


Le pinne equilibratrici dei pesci si trasformarono negli arti
propulsivi dei vertebrati terrestri, mentre la coda, che aveva
nei pesci una funzione propulsiva, divenne un organo che
spesso contribuisce allequilibrio. Losso che sospendeva al

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cranio la mascella superiore di un pesce ancestrale divenne


losso che trasmette i suoni nelle orecchie dei rettili. Due
ossa che articolavano le mascelle di quel rettile divennero
poi gli altri due ossi che trasmettono i suoni nellorecchio
medio dei mammiferi. Quando vediamo con quanta perfezione il martello, lincudine e la staffa funzionino nelludito, chi potrebbe immaginare che un tempo uno di questi
ossicini sospendeva la mascella al cranio, mentre gli altri
due articolavano le mascelle? (...) E un modo di determinazione del sesso che potrebbe essere stato in origine daiuto
a una colonizzatrice solitaria divenne evidentemente la base
di sistemi sociali con cui solo il nostro pu rivaleggiare in
complessit (p. 64).

Questa tessitura fra bizzarria storica e miglioramento


adattativo la seconda gamma potenziale di exaptations,
che potremmo definire propriamente come lasimmetria, o
lincommensurabilit, fra utilit attuale e origine storica
(exaptation 2).
La sopravvivenza del pi flessibile: exaptation del terzo tipo
Se operiamo adesso una specificazione ulteriore di
exaptation 2, approfondendo le cause ecologiche che possono innescare la transizione funzionale, oltre a una dilatazione temporale del meccanismo exattativo, troviamo la
forma pi caratteristica di exaptation che intenderemo qui
come sua terza accezione.
Il sorriso del fenicottero (Gould 1985) deriva da un
capovolgimento up-down del becco dellanimale, causato
da un ribaltamento nella postura di alimentazione. Lanimale ha sviluppato un comportamento anomalo (mangiare
con la testa capovolta, filtrando il cibo) e ci ha comportato uninversione delle forme e delle dimensioni dei due rami del becco (da cui deriva la linea rovesciata a sorriso
del becco). Lesempio degli organismi che vivono capovolti
(ve ne sono molti altri, fra cui una particolare medusa, Cassiopea, che ha sviluppato articolate modalit di adattamen-

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to alla vita capovolta) offre lo spunto per una terza formulazione di exaptation, questa volta orientata al cambiamento delle regole comportamentali.
Il sorriso del fenicottero dato da una sequenza di
eventi evolutivi:
- alcuni esemplari sviluppano un cambiamento radicale
nel modo di vita: lanimale si alimenta, o addirittura vive,
alla rovescia;
- per adattarsi al nuovo stile di vita lanimale riprogetta
integralmente, secondo modalit del tutto inedite, la sua
struttura anatomica, invertendo le funzioni delle parti; il
piano costruttivo dellorganismo stravolto a seguito della
fissazione per selezione naturale del nuovo comportamento
(una pressione adattativa modifica la struttura nel suo
complesso);
- la selezione tuttavia non pu modificare a piacimento
forma, disposizione e dimensioni degli organi; essa riutilizza per funzioni nuove il materiale disponibile, cio le parti
del piano costruttivo e funzionale precedente.
Il risultato di questo bricolage evolutivo ancora una
volta una condizione di adattamento sub-ottimale:
Ladattamento ha una sorprendente capacit di alterare un
piano costruttivo anatomico, diffuso e stabile in migliaia di
specie, per le esigenze di un bizzarro stile di vita alla rovescia,
adottato da una sola o da poche forme aberranti. Non si dovrebbe per concludere da questo che ladattamento darwiniano alle condizioni ambientali locali abbia una capacit illimitata di elaborare forme teoricamente ottimali per ogni situazione. La selezione naturale, come processo storico, pu
funzionare solo con materiale gi disponibile: in questi casi, i
piani costruttivi convenzionali, sviluppati per uno stile di vita
comune. Le risultanti imperfezioni e soluzioni bizzarre, messe
insieme alla meglio, partendo da ci che a portata di mano,
documentano un processo che si svolge nel tempo a partire
da antecedenti non idonei, non lopera di un architetto perfetto che crea dal nulla. Cassiopea coopta un gruppo di muscoli, generalmente utilizzati per nuotare, e forma un bordo
rilevato per attaccarsi al substrato. I fenicotteri incurvano il

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becco in una curiosa gobba, come unica soluzione topologica


a una nuova orientazione (Gould 1985, p. 27).

La forma pi caratteristica di exaptation dunque illustrata dalle imperfezioni di un adattamento che pu contare su risorse organiche limitate dal piano costruttivo precedente. Limperfezione allora lautentico segno della storia
e il meccanismo di exaptation illustra meglio di ogni altro
la natura della storia naturale. Uno stimolo comportamentale stravolge la struttura precedente e obbliga lorganismo
a un riorientamento complessivo: il risultato un bricolage
adattativo a partire dai materiali disponibili. In questo senso possiamo immaginare il meccanismo di exaptation come
uno sfruttamento delle risorse fortuitamente disponibili
momento per momento, mentre il meccanismo di adattamento come una reazione a problemi ambientali emergenti, unespressione di progettualit evolutiva.
Questo meccanismo biologico di bricolage adattativo e
di sub-ottimalit a seguito di un cambiamento comportamentale rappresenta una sorta di exaptation per cambiamento delle regole del gioco (in questo caso etologiche) e
sar definito come la terza gamma potenziale di exaptations
(modello etologico di exaptation 3, o exaptation 3a). In
particolare, exaptation 3a consiste in un modello evolutivo
contingente di cambiamento delle regole interne di sopravvivenza (cio regole di comportamento).
Un altro esempio interessante di bricolage adattativo
innescato da un cambiamento di regole comportamentali
il pollice del panda, un dito opponibile del tutto atipico per mammiferi carnivori specializzati nella corsa come
orsi e procioni, con i quali il panda imparentato. Come
riportano le migliori monografie sui panda giganti (la
principale dellanatomista D. Dwight Davis, del Field
Museum of Natural History di Chicago, 1964), il cosiddetto pollice non in realt un dito ma una deformazione adattativa di un osso del polso, il sesamoide radiale,
sviluppata per facilitare al panda la manipolazione dei
bamb di cui si ciba per gran parte della giornata. Questo

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sesto dito aggiuntivo una parte anatomica completa (con


muscoli e cuscinetti) sviluppatasi a seguito di una rivoluzione alimentare subentrata nella vita di un ex-carnivoro.
Lipertrofia del sesamoide radiale deve essersi fissata
quando il panda, abbandonando le vecchie abitudini, cominci a cibarsi esclusivamente di bamb e fu spinto a
monopolizzare il suo tempo in funzione dellalimentazione
(il contenuto energetico del bamb, molto pi basso di
quello della carne, obbliga lanimale ad assumerne in
quantit massiccia e in continuazione).
La soluzione adattativa del panda illuminante per due
motivi. In primo luogo perch dimostra che di fronte a necessit nuove e a different rules di comportamento lorganismo non inizia a plasmare gradualmente nuove strutture,
ma utilizza al meglio ci che gi possiede. Un polso ingrandito fino a formare una specie di pollice una bizzarria ingegnosa ed efficace, degna del miglior bricoleur naturale,
per affrontare unemergenza vitale. Se non fosse un termine con una connotazione negativa in italiano, si potrebbe
dire che si tratta di un ottimo esempio di opportunismo
evolutivo.
In secondo luogo, si notato che anche losso corrispondente del piede del panda, il sesamoide della tibia, si
ingrandito senza tuttavia essere utilizzato dallanimale. Ci
mostra che la chiave della comprensione di queste trasformazioni sta in mutazioni genetiche al livello del coordinamento della crescita delle varie parti dellorganismo: lanimale una rete intrecciata di correlazioni genetiche di sviluppo (cio di correlazioni ontogenetiche).
Come not il biologo Michael Ghiselin, la scoperta della
straordinaria ingegnosit della natura nel riciclare i materiali organici disponibili risale proprio a Darwin, che nel suo
studio analitico sulle orchidee del 1862 elenc unincredibile variet di espedienti elaborati da questi vegetali per attirare su di s gli insetti e garantire le fecondazioni incrociate.
Una frase come la seguente pu, meglio di ogni altra argomentazione, mostrare come la nozione di exaptation non solo non possa definirsi antidarwiniana ma costituisca un

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approfondimento, un arricchimento e unestensione coerente della teoria originaria di Darwin. Alla conclusione
della sua monografia sulle orchidee Darwin scrive:
Anche se un organo pu non essersi formato in principio per
uno scopo particolare, se oggi viene utilizzato efficacemente
per quello scopo, possiamo giustamente dire che particolarmente adatto ad esso... In tutta la natura quasi ogni parte di
ciascun essere vivente probabilmente servita, con poche
modifiche, ad altri scopi e ha funzionato come parte della
macchina vivente di molte e diverse forme antiche (Darwin,
cit. in Gould 1980, p. 19).

Le strutture delle orchidee offrono un prezioso compendio dei possibili espedienti di exaptation:
Le orchidee costruiscono i loro complessi congegni con i
componenti normali dei fiori comuni, con parti che vengono
in genere utilizzate per scopi differenti. Se Dio avesse voluto
costruire una splendida macchina che riflettesse la sua saggezza e il suo potere, non avrebbe certo usato dei pezzi modellati per altri scopi. Ma le orchidee non sono state costruite
da un ingegnere ideale, esse sono il risultato dellassemblaggio di una serie limitata di componenti disponibili (p. 14).

A questo proposito bene precisare che lintroduzione


di exaptation come possibile fonte della forma organica e
del comportamento non esclude in alcun modo che si realizzino normalmente adattamenti diretti, plasmati linearmente dalla selezione naturale. La sfida che unepistemologia dellevoluzione di tipo costruttivista lancia quella di
moltiplicare le sorgenti del cambiamento e i meccanismi di
origine della funzionalit organica.
Una versione pi generale del modello delle different
rules illustra una seconda variante di exaptation 3. Molti
paleontologi hanno opportunamente insistito sui falsi stereotipi presenti nella ricostruzione storica del rapporto
evolutivo fra dinosauri e mammiferi e sulla indebita equivalenza fissata fra estinzione e inadeguatezza adattativa.

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Anche se vittime di unestinzione di massa i dinosauri non


erano affatto animali disadattati. Oggi sappiamo che i dinosauri sono stati i precursori degli uccelli (Ostrom 1979);
che il loro sangue era probabilmente tiepido (Bakker
1975); che svilupparono complessi comportamenti sociali
(Bakker, Galton 1974); che tutto sommato (fatta eccezione
per i grossi erbivori) godevano di una relazione soddisfacente fra dimensioni del corpo e dimensioni cerebrali (Hopson 1977).
La loro efficienza adattativa dimostrata palesemente
dal periodo complessivo di sopravvivenza: pi di cento milioni di anni. Viceversa, sappiamo oggi che i mammiferi del
Mesozoico erano prevalentemente piccoli roditori notturni, a sangue caldo, pelosi, dai movimenti scattanti e dalla
vita piuttosto breve: animali ben adattati ma di nicchia ristretta.
Il fatto notevole riguardo ai dinosauri non la loro estinzione, ma la durata del periodo in cui hanno dominato la Terra.
I dinosauri furono padroni del campo per cento milioni di
anni durante i quali i mammiferi erano minuscole creature
che occupavano gli interstizi del loro mondo. Dopo essere
stati sulla breccia per settanta milioni di anni, noi mammiferi
possiamo nutrire qualche speranza di vita futura, ma dobbiamo dimostrare la capacit di resistenza dei dinosauri (Gould
1980, p. 259).

Ci che accadde durante e dopo lestinzione in massa


K-T fu sorprendente ed il racconto dellexaptation storico forse pi affascinante. Le caratteristiche di nicchia dei
mammiferi si rovesciarono in vantaggi adattativi straordinari. Le propriet dei dinosauri, autentici dominatori del
pianeta, si trasformarono al contrario in trappole mortali.
Uno sconvolgimento delle regole ambientali rovesci i rapporti di forza adattativa fra mammiferi e dinosauri. In un
pianeta reso probabilmente freddo e oscurato dallimpatto
di un asteroide, il piccolo roditore peloso e a sangue caldo
sopravvisse come in una notte particolarmente lunga: lalba
seguente sar linizio di una delle pi spettacolari radiazio-

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ni adattative della storia naturale. Possiamo considerare


questo rovesciamento adattativo contingente come un modello questa volta ecologico di exaptation 3 (o exaptation
3b). Le modificazioni ambientali improvvise, innescando
periodi di estinzione di massa e di successiva radiazione
adattativa, cio immensi turnover pulses (impulsi di avvicendamento) di specie (Vrba 1983; 1984), rappresentano
dunque episodi exattativi su larga scala: essi generano
exaptations potenziali trasversalmente a specie e popolazioni (ci che per una specie era un adattamento pu diventare un exaptation fortunato, o viceversa un pericoloso disadattamento).
Per questo, in termini statistici generali, la nozione di
exaptation, cogliendo il nesso fra potenzialit morfologica e
produzione della novit funzionale attraverso una sorta di
assemblaggio opportunista, introduce nella concezione
della storia un importante principio di ridondanza come
fondamento della creativit (Gould 1993, p. 131). Levoluzione un processo straripante di ridondanza (ib.) e
ladattamento pi che unottimizzazione diretta un effetto collaterale. La flessibilit funzionale direttamente proporzionale alla capacit degli organismi di reagire creativamente ai cambiamenti di regole ambientali e, dato che il
cambiamento di regole la norma in un processo contingente di trasformazione, la flessibilit direttamente proporzionale alla possibilit di sopravvivenza: gli organismi
complessi esistono grazie allimperfezione, alla molteplicit
duso e alla ridondanza (p. 111).
Effetti collaterali di struttura: exaptation del quarto tipo
Una quarta accezione di exaptation sposta ulteriormente il peso dellorigine della funzionalit primaria sul carattere capriccioso e, insieme, intrinsecamente strutturale del
cambiamento evolutivo. La riflessione riguarda in questo
caso uno degli enigmi adattativi che pi misero in difficolt Darwin: la spiegazione evolutiva del cannibalismo

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

sessuale. Perch mai le femmine di vedova nera o di mantide religiosa dovrebbero cibarsi del maschio dopo laccoppiamento? Mentre per altre conformazioni insolite (gli
ornamenti del pavone) lipotesi darwiniana della selezione
sessuale riusciva a compensare le insufficienze della selezione naturale (giacch non possono avere valore adattativo diretto strutture ingombranti e obiettivamente svantaggiose), nel caso del cannibalismo sessuale anche la selezione sessuale vacillava.
A dispetto delle teorie convenzionali sul vantaggio riproduttivo del cannibalismo, si era probabilmente di fronte a un fenomeno che esulava da meccanismi selettivi. Le
femmine potrebbero aver sviluppato una rapacit incontrollabile nellatto dellaccoppiamento come conseguenza
correlata di un qualche altro adattamento funzionale. Un
cambiamento adattativo, per il principio strutturale dello
sviluppo integrato, potrebbe influenzare derivatamente un
altro carattere morfologico o comportamentale, determinando conseguenze del tutto imprevedibili e sganciate da
qualsiasi funzionalit organica:
Ogni cambiamento adattativo porta nella sua scia una grande
quantit di conseguenze, alcune felicemente cooptate per un
vantaggio futuro, altre no. Alcune grosse femmine sviluppano
una indiscriminata rapacit per ragioni loro e alcuni maschi
ne soffrono le conseguenze, malgrado la loro corsa, dettata
dallevoluzione, a fuggire. Progetti sviluppatisi per una ragione (o per nessuna ragione) hanno altre conseguenze, alcune
fortuitamente utili. I maschi delle mantidi possono diventare
portenti senza testa; i maschi delle vedove nere possono rimanere sulla tela della femmina. Entrambi i comportamenti possono essere utili, ma non abbiamo alcuna prova che o luno o
laltro siano sorti per selezione attiva allo scopo di sacrificare
il maschio (Gould 1985, p. 42).

In virt dellintegrazione sistemica di ogni organismo e


delle correlazioni di crescita, come furono definite gi da
Darwin, un cambiamento in senso adattativo pu propagare conseguenze non adattative in altre parti dellorganismo.

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Il segno contingente della storia dunque rappresentato,


in questa quarta accezione, dalleffetto del cambiamento
evolutivo strutturale, che pu estendere la propria influenza fino a innescare effetti del tutto indipendenti dalla funzione adattativa iniziale (exaptation 4).
Conclude Gould (ib.):
(...) un altro potente principio evolutivo, che pure viene spesso dimenticato, interviene e impedisce qualsiasi corrispondenza ottimale tra un organismo e il suo ambiente immediato:
sono le curiose, tortuose e coercitive vie della Storia. Gli organismi non sono come creta di fronte a un ambiente che li
va modellando o come palle da biliardo di fronte alla stecca
della selezione naturale. Le loro forme e i loro comportamenti ereditati li frenano e li spingono indietro; non possono rapidamente trasfomarsi in qualcosa di nuovo e di ottimale ogni
qualvolta lambiente si modifica.

E poco dopo troviamo unespressione particolarmente


sintetica dellidea di exaptation:
Il mondo in cui viviamo non un luogo ottimale, ben sintonizzato dalle forze onnipotenti dellevoluzione. invece una
bizzarra massa di imperfezioni, che malgrado ci funzionano
bene (spesso in modo ammirevole); una serie, messa insieme
alla belle meglio, di adattamenti fatti di parti insolite fornite
da storie passate in differenti contesti. Darwin, che era un
acuto studioso di Storia, non soltanto un patito della selezione, intese questo principio come la prova principale dellevoluzione stessa. Un mondo adattato in modo ottimale alle condizioni ambientali del presente un mondo senza Storia e un
mondo senza Storia potrebbe essere stato creato cos come
noi lo troviamo. Invece, la Storia che interessa ed la Storia
che scompiglia la perfezione e dimostra che la vita del presente ha trasformato il proprio passato (p. 43).

La contrapposizione fra unidea dellevoluzione come


rincorsa alladattamento (o come sintonizzazione progressiva dellorganismo allambiente che cambia) e unidea della storia naturale come creatrice di una bizzarra

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

massa di imperfezioni non pu essere pi radicale. Riferendosi al vincolo strutturale della conformazione pentadattila nei vertebrati (Coates, Clack 1990), Gould (1993,
pp. 80-82) scrive:
Perch dunque cinque? Fra i due tipi di risposta principali a
questo interrogativo, la strategia convenzionale darwiniana, o
adattazionista, cerca di discernere nel numero cinque un
grande vantaggio, o addirittua uninevitabilit, nei termini
della sua utilit in relazione allhabitat di un organismo (un
vantaggio in grado di promuovere questa configurazione per
selezione naturale). (...) Il secondo approccio importante (...)
sostiene che il cinque non stato progettato in vista di un fine, me semplicemente il risultato di unevoluzione in cui sono intervenuti elementi di casualit. Anche altre configurazioni avrebbero funzionato e si sarebbero potute evolvere, ma
ci non avvenne, e il cinque funziona abbastanza bene.

La casistica dei fenomeni di exaptation oggi molto


estesa (Coddington 1988). Per gli exaptations di primo tipo, possiamo citare: le capacit linguistiche del cervello
umano, le uova del kiwi, la conformazione mescolata
dellittiosauro. Sono esempi di exaptation del secondo tipo: il piumaggio degli uccelli, il mimetismo cromatico e
sensoriale, laplodiploidia negli insetti, il rituale di corteggiamento delle sule. Sono esempi di exaptation del terzo
tipo: la radiazione adattativa dei mammiferi, lutilizzo sulla terraferma della pinna ossea centrale dei pesci di fondale, gli ossicini della mascella dei pesci, il pollice del
panda, il sorriso del fenicottero. Sono esempi di exaptation del quarto tipo: i petali deformati delle orchidee, il
cannibalismo sessuale, il batrace che alleva i girini nello
stomaco.
Dodici anni dopo la sua formulazione, limportanza
operativa del concetto di exaptation fu oggetto di un lungo
e importante saggio del biologo teorico E. N. Arnold
(1994), i cui risultati rafforzarono notevolmente la consapevolezza dellestensione e del valore empirico del fenomeno. A esso seguirono molte ricerche applicative, che hanno

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portato negli ultimi dieci anni alladozione della terminologia proposta da Gould e Vrba in ampi settori delle discipline evoluzionistiche (Almada, Santos 1995; Ketterson, Nolan 1999). Secondo Arnold, possibile in molti casi distinguere lo statuto exattativo o adattativo di un carattere analizzando la sequenza degli eventi evolutivi con tecniche cladistiche. Le quattro aree di exaptations individuate delineano i contorni di una strategia pluralista di diversificazione
dei fattori di evoluzione. Una considerazione estensiva dei
fenomeni che contribuiscono alla fitness indica che la selezione naturale non il principio esclusivo della trasformazione naturale. Nel 1983 (pp. 156-157), in un divertente
saggio sulla formazione non adattativa dei genitali femminili peniformi delle iene, Gould scrive di miti e realt della iena:
Noi non viviamo in un mondo perfetto in cui la selezione naturale vaglia spietatamente tutte le strutture organiche plasmandole in vista di unutilit ottimale. Gli organismi ereditano una forma corporea e uno stile di sviluppo embrionale,
i quali impongono costrizioni su mutamento e adattamento
futuri. In molti casi, le vie evolutive riflettono modelli ereditati pi che richieste ambientali correnti. Queste eredit impongono vincoli, ma forniscono anche opportunit. Un mutamento genetico potenzialmente secondario in questo caso un aumento del livello degli androgeni comporta una serie di conseguenze complesse, non aventi alcun significato di
adattamento. La flessibilit primaria dellevoluzione potrebbe derivare da prodotti secondari non adattativi che di tanto
in tanto permettono a taluni organismi di imboccare direzioni nuove e imprevedibili. Quale gioco avrebbe levoluzione se ciascuna struttura fosse costruita in vista di uno scopo
ristretto e non potesse essere usata per alcunaltra cosa? In
che modo gli esseri umani potrebbero imparare a scrivere se
il nostro cervello si fosse evoluto per la caccia, per la coesione sociale o per qualunque altra cosa, e non potesse trascendere i confini adattativi del suo fine originario? (...) Peter
Medawar ha descritto la scienza come larte del solubile.
Levoluzione potrebbe essere etichettata come la trasformazione del possibile.

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Se uno stile evoluzionista di matrice pluralista si affermasse nella scienza biologica, immagina Gould, in alternativa al funzionalismo che nega la storia si assisterebbe
alla rinascita della tradizione morfologico-strutturale che
intende i soggetti storici (e pertanto imperfetti prodotti della contingenza) come intrinsecamente molteplici e
interconnessi, come sistemi integrati in evoluzione. Non
sempre, a dire il vero, lapplicazione del concetto di exaptation ha mantenuto fede a questa sua radice strutturalista
e sistemica: pi generalmente, e in discipline oggi diversissime, si usa il termine exaptation per definire qualsiasi
cambiamento funzionale bizzarro, qualsiasi riutilizzo ingegnoso di caratteri e strutture formatesi per tuttaltre ragioni. Il termine, ormai, non compare soltanto nei dizionari
di teoria dellevoluzione o addirittura di lingua inglese generale, ma diventato di uso comune in zoologia (Montgomery, McFall-Ngai 1992, sui batteri fosforescenti usati
dal calamaro Euprymna scolopes come fonte di luce sprigionantesi dal ventre; Jablonski, Chaplin 1999; Roy, 1996),
in paleoantropologia (Chatterjee 1997), in biologia molecolare (Weiner, Maizels 1999; Smit 1999; per un classico
dellexaptation in campo molecolare si veda la sintesi di
Gould sulle scoperte di Piatigorsky e Wistow sullevoluzione delle cristalline delle lenti oculari di vertebrati e invertebrati, in Gould 2002b, pp. 1.551-1.555), in linguistica
(Markey 1997), nelle scienze cognitive (Skoyles 1999), in
sociologia (Catton 1998).
Andare al rogo per lexaptation
Gould si proclama pronto ad andare al rogo per difendere lidea di exaptation. Ma per rischiare davvero il rogo dellinquisizione evoluzionistica neodarwinista dobbiamo cogliere fino in fondo le implicazioni del primo e
del quarto tipo di exaptation qui descritto. Nel caso della
seconda e della terza tipologia, tutto sommato, la continuit dellazione selettiva garantita: una funzione, qua-

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lunque essa sia, pi o meno provvisoria, sempre insediata per darci una misura dellutilit di un organo. Vi uno
spostamento contingente di funzioni, ma pur sempre di
funzioni e di utilit si discute. Limitatamente a ciascuna
sequenza, vi sempre una condizione minimale di fitness
che giustifica la presenza di un carattere. Che sia un preadattamento, una trasformazione di vincoli strutturali, un
riutilizzo creativo a seguito di cambiamenti di regole di
sopravvivenza, il governo della selezione naturale non
mai sospeso.
Ma che dire di una struttura, poi cooptata per unutilit attuale, che originariamente non aveva alcuna funzione? Significa forse che in natura non tutto serve sempre a
qualcosa? Che la presa della selezione naturale non controlla lintera panoplia dei caratteri emergenti? In effetti,
questo il risvolto pi radicale del concetto di exaptation,
quello per il quale si rischia davvero qualche serio capo di
imputazione da parte della tavola alta della scienza evoluzionistica. Esistono infatti, per Gould e Vrba, due sottoinsiemi diversi di fenomeni exattativi: quelli derivanti
da caratteri che originariamente avevano una funzione
adattativa riconoscibile (cooptazioni o cambiamenti funzionali bizzarri di vario tipo); quelli derivanti da caratteri
aventi unorigine non adattativa, cio che non avevano alcuna funzione precedente.
Per non adattativi si possono intendere naturalmente
due tipi di caratteri: quelli che recano con s svantaggi per
lorganismo che li possiede (e non questo il caso, perch
si presuppone che verranno subito eliminati dalla selezione naturale) e quelli che non recano n svantaggi n vantaggi, sono cio neutri rispetto alla selezione, la quale in
molti casi potrebbe semplicemente ignorarli e lasciarli esistere finch non si rivelino dannosi o finch non vengano
cooptati per diventare exaptations. Gi Darwin aveva notato che molte correlazioni di crescita negli organismi,
pur non avendo alcuna utilit specifica, erano tollerate
dalla selezione, che sembrava non vederle proprio. Fra
questi caratteri invisibili alla selezione, secondo Gould,

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possiamo annoverare moltissimi sottoprodotti architettonici o strutturali degli organismi, vere e proprie riserve di
exaptations potenziali.
Il significato di questo tipo di exaptations pi radicale, perch non soltanto lutilit attuale non pu essere inferita dallorigine storica, ma la stessa origine storica non
pu essere attribuita allazione della selezione naturale.
Non un caso che le reazioni provenienti dal versante
adattazionista si siano concentrate su una duplice strategia: considerare il primo tipo di exaptation come banale e
completamente riconducibile alla tradizione neodarwinista; bocciare il secondo tipo di exaptation come inammissibile o, nella peggiore delle ipotesi, del tutto marginale
(Dawkins 1986; Ridley 1993; Dennett 1995). Nella prospettiva pan-selezionista tradizionale si ritiene infatti che
un carattere non adattativo, per poter sopravvivere, debba essere o pressoch irrilevante, o molto marginale nella
fisiologia dellorganismo, o comunque dipendente passivamente da altri caratteri adattativi.
La casistica dei fenomeni exattativi di primo e quarto tipo sembra invece indicare la rilevanza evoluzionistica dei
caratteri non adattativi nei sistemi biologici. Ancora una
volta, sono considerazioni di tipo strutturalista e sistemico
a spingere in questa direzione. Se gli organismi sono entit
integrate, la frequenza di correlazioni e di conseguenze collaterali, generatrici di caratteri non adattativi, sar molto
alta: non solo il bianco delle ossa, il rosso del sangue e le
mammelle maschili (Gould 2002b, p. 1.572), ma anche gli
spazi di riempimento nella costruzione delle chiocciole, la
gobba dellalce irlandese, lanimale da cui siamo partiti
(che ha trasformato lattaccatura dei muscoli che sorreggono le pesanti corna in una concrescenza colorata, per una
funzione connessa alla selezione sessuale), i genitali a imitazione maschile delle iene maculate, lorgasmo clitorideo
(exaptation femminile di un adattamento maschile), e molti
altri esempi. Pi la complessit dellorgano aumenter, pi
sar alta la probabilit di propagare caratteri non adattativi
dotati di utilit potenziale futura. Nulla pi delle utilizza-

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zioni attuali del cervello umano eccede sicuramente i motivi funzionali della sua origine.
Ma vi unaltra ragione per confidare nella grande diffusione di caratteri non adattativi in natura, una ragione messa
in luce da Gould e Vrba in un saggio del 1986 e poi ripresa
da Gould insieme allepistemologa Elisabeth Lloyd (Gould,
Lloyd 1999). Se le unit di selezione non sono soltanto gli
organismi singoli, ma si dispongono su una struttura gerarchica, come prevede la teoria omonima proposta da Gould
insieme a Niles Eldredge a partire dalla met degli anni Ottanta (sullinterpretazione della quale, tuttavia, i due si separeranno nelle fasi successive di elaborazione), allora potranno sorgere caratteristiche adattative al livello gerarchico dorigine, ma non adattative se considerate dal punto di vista
degli altri livelli. Uninnovazione emersa a un livello microevolutivo per ragioni selettive pu tradursi in un carattere
non adattativo a livello di organismi o di specie, e viceversa.
Questa logica plurale di evoluzione su pi livelli moltiplica
le occasioni di insorgenza di caratteri imprevedibili fra livelli, detti cross-level spandrels (dal termine spandrels, ovvero
pennacchio architettonico, che introdurremo fra poco).
In effetti, Gould e Vrba hanno dato due definizioni diverse di exaptation. Nel lavoro del 1982 essi diedero una
prima definizione ristretta di exaptation, limitandolo ai caratteri che a uno stesso livello della gerarchia evolutiva fossero stati cooptati da una funzione originaria a una funzione differente. Nel 1986 allargarono il campo di exaptation
secondo le modalit di reciproca influenza causale fra i livelli allinterno del loro modello gerarchico:
Lobiettivo di exaptation diventa molto pi esteso in una prospettiva gerarchica, perch tutte le causazioni allins o allingi che producono nuovi caratteri possono portare a exaptation. Le mutazioni insorgono per proprie ragioni e al proprio
livello. Se per esse influenzano i fenotipi, in un modo tale
che la selezione su organismi li favorisca, allora questi fenotipi mutanti sono exaptations al livello degli organismi (Vrba,
Gould 1986, p. 225).

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Ci vale in entrambi i sensi dellazione causale gerarchica:


Possiamo cogliere chiaramente questo fatto per la causazione
upward, senzaltro ereditabile, in cui la novit emergente che
diventa soggetta a selezione pu essere descritta come exaptation. Ma il principio vale anche per la causazione downward.
Le estinzioni di massa, per esempio, possono generare una ristrutturazione complessiva della diversit della vita. Le nuove
proporzioni e i nuovi tipi di creature disponibili per il modellamento adattativo negli ambienti ordinari, rinnovati radicalmente dopo un evento tanto straordinario, formano un pool,
largamente fortuito, di potenziale exattativo (exaptive potential) (ib.).

Gould, nella sua ultima opera (2002b), d una grande


importanza a questo concetto di exaptation gerarchico, ritenendolo la sua acquisizione decisiva per una revisione ed
estensione della teoria dellevoluzione darwiniana. Per
esempio, la duplicazione di elementi genici, prodotta dalla
selezione a livello micro, pu propagarsi o iniettarsi a livello degli organismi. In linea teorica tutte le mutazioni genetiche dette comunemente casuali, lo sono in quanto
non adattative rispetto ai livelli gerarchici superiori
(Eble 1999): le perturbazioni che generano mutazioni genetiche (siano esse riconducibili ai raggi cosmici o allinquinamento ambientale) sono sempre exattative rispetto
ai loro effetti al livello degli organismi. Detto in altri termini, lintera letteratura evoluzionistica rubricata sotto il titolo di caso (complementare alla necessit della selezione naturale) diventerebbe un sottoinsieme dei fenomeni
exattativi, rendendo assai difficile per definizione
unestrapolazione lineare e deterministica delle tendenze
macroevolutive dallaccumulo di modificazioni adattative
ai livelli inferiori.
Questo per quanto concerne il passaggio dal livello micro al livello intermedio degli organismi. Ma anche gli
exaptations trasversali fra il livello degli organismi e il livello macroevolutivo delle specie hanno conseguenze di vasta
portata. Essi sarebbero infatti il presupposto per fondare e

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comprendere un aspetto dellevoluzione rimasto finora abbastanza inesplorato nella tradizione neodarwinista, cio
levolvibilit delle specie, il loro grado di capacit evolutiva futura. Alcuni aspetti (la flessibilit genetica, la ridondanza funzionale, la diversit interna) sembrano infatti favorire una lunga sopravvivenza delle specie, a differenza di
altre caratteristiche che sono molto utili come adattamenti
locali e specializzati a livello di singoli organismi ma deleterie a livello di specie. Un problema della teoria darwiniana
infatti quello di spiegare il motivo per cui unaccentuata
specializzazione favorisca gli organismi in un dato contesto, ma vada a discapito delle probabilit di sopravvivenza
a lungo termine della specie (al primo mutar di condizioni
ecologiche, gli specializzati corrono seri rischi rispetto ai
generalisti).
La soluzione al problema pu venire, secondo Gould,
da una rideclinazione dei fenomeni exattativi allinterno di
una teoria gerarchica delle unit selettive. Anche le specie,
innanzitutto, possono avere meccanismi di cernita e di vaglio differenziale (se non proprio di selezione vera e propria, non essendoci un meccanismo di fissazione delle varianti fra popolazioni di specie o cladi) sulla base di caratteristiche come la propensione a speciare (cio a riprodursi) e la resistenza allestinzione (tasso di mortalit
basso). Per gli stessi motivi potrebbero esistere meccanismi
di sopravvivenza differenziale fra interi cladi: alcuni sono
pi resistenti e prolifici, altri meno. Rimane un problema:
levolvibilit si misura su caratteristiche potenziali, cio attualizzabili in futuro, e non su caratteristiche effettive sulle
quali possa agire la selezione. Ma la difficolt potrebbe essere aggirata proprio grazie al concetto di cross-level spandrels: levolvibilit potrebbe essere favorita proprio dalla
capacit delle specie (intese come individui darwiniani
ricchi ma diversi, Gould 2002b, p. 1.615) di far tesoro degli exaptations provenienti dal livello degli organismi, mitigando cos i loro pericolosi eccessi di specializzazione. Levolvibilit sarebbe cio direttamente proporzionale alla riserva exattativa disponibile, o pool exattativo.

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Lexaptation sarebbe allora cruciale per la fitness, per


lidoneit delle specie nella macroevoluzione. La resistenza
allestinzione, per esempio, potrebbe dipendere proprio
dal grado di flessibilit fornita dal pool exattativo. Come le
mutazioni genetiche casuali sono cross-level spandrels
per gli organismi, allo stesso modo le modificazioni degli
organismi sono cross-level spandrels per le specie: quelle
che sanno exattarne il pi possibile hanno maggiori probabilit di sopravvivere. La base strutturale dellevolvibilit
sarebbe dunque il pool exattativo, la riserva di utilit potenziali, il potenziale concesso per futuri episodi di selezione a tutti i livelli, che Gould cos decide di ridefinire ne La
struttura della teoria dellevoluzione (p. 1.598):
Tassonomia del pool exattativo
A. Potenziali inerenti (cio capacit intrinseche, funzioni potenziali interne alternative a quelle attuali, gi presenti in un
carattere ed exattabili): la categoria che riassume in s il
concetto di pre-adattamento darwiniano e tutte le modificazioni, conversioni, cooptazioni di funzioni gi presenti in potenza nei caratteri. Nel passaggio da potenziale inerente a
exaptation, la selezione naturale non mai sospesa.
B. Cose a disposizione (cio caratteri, strutture, materiali biologici gi presenti, senza un utilizzo corrente, non adattativi):
la categoria che riassume in s tutte le tipologie di pennacchi non adattativi. La selezione ha un ruolo nella fissazione
dellexaptation successivo, ma non nellorigine del carattere.
Questa categoria si suddivide in materiali a disposizione non
adattativi generati come conseguenze strutturali e materiali
non adattativi frutto di una sequenza storica.
B1. Conseguenze architettoniche (origine strutturale):
pennacchi (spandrels), a loro volta suddivisi in:
i) Pennacchi a un solo livello gerarchico, generati come
effetti collaterali meccanici, automatici (quelli descritti in
Gould, Lewontin 1979)
ii) Pennacchi trasversali (cross-level spandrels), generati
mediante iniezione da un livello gerarchico a un altro
(Gould, Vrba 1986; Gould 2002b).

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B2. Dismissioni o manomissioni (origine storica) (atavismi, vestigia: caratteri che hanno perso unutilit originale, totalmente o parzialmente, senza acquisirne una
nuova)
B3. Introduzioni invisibili o insinuazioni (origine storica) (caratteri neutrali rispetto alla selezione, introdotti a
seguito di derive genetiche o effetti del fondatore).

La scelta di questultima tassonomia rispecchia evidentemente la volont di Gould di dare un peso sempre maggiore ai caratteri genuinamente non adattativi: una sfida
vera e propria allesclusivit del meccanismo adattazionista
(...) il miglior strumento tassonomico per lesplorazione del
ruolo del non adattamento e del vincolo strutturale nel
pool exattativo dellevolvibilit (2002b, p. 1.606). Se il paradigma neodarwinista fosse dogmatico quanto un apparato inquisitorio (fortunatamente non lo , se non in rari casi), questa in effetti sarebbe una sfida degna di un simbolico rogo.
Occhio di talpa: un esperimento sulla trasformazione funzionale per exaptation
Ma negli ultimi anni levidenza empirica sembra giungere in soccorso di Gould. In una serie di ricerche sperimentali compiute a partire dalla fine degli anni Ottanta, si
va profilando un nuovo indirizzo di studio che potrebbe
contribuire alla crisi della tendenza adattazionista di marca
neodarwiniana e a confermare anche su un versante rigorosamente quantitativo lesistenza di una polifunzionalit
ridondante alla base di processi evolutivi per exaptation. In
un articolo del 1987 i genetisti W. Hendriks, J. Leunissen,
E. Nevo, H. Bloemendal e W. W. de Jong hanno mostrato
come i modelli casuali di misurazione genetica dei ritmi di
sviluppo, ispirati a una versione moderata della teoria neutralistica (moderata nel senso che non accantona la selezione naturale come epifenomeno marginale) possano esse-

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re efficaci, plausibili e relativamente pi semplici dei modelli deterministici.


Lo studio riguarda gli occhi completamente ciechi di
una particolare talpa nord-americana, lo Spalax ehrenbergi,
che ancora si formano al di sotto di uno spesso strato di
pelle e di pelo. Abbiamo di fronte un caso di exaptation
potenziale di grande interesse: una struttura morfologica,
vestigia del piano strutturale ancestrale del piccolo mammifero, giace inutilizzata e atrofizzata dove un tempo cerano occhi regolarmente funzionanti. Per la situazione evolutiva presente i casi sono tre:
1) gli occhi della talpa sono definitivamente fuori uso e
in via di graduale riassorbimento;
2) servono ancora a qualcosa (hanno cio una nuova
funzione per exaptation), ma ancora non abbiamo scoperto
in che modo;
3) sono momentaneamente inutilizzati, ma stabilizzati
dallontogenesi in attesa di possibili riconversioni future.
Il principio neutralista attesta che la velocit di sostituzione delle proteine indirettamente proporzionale alla funzionalit selezionata (Kimura 1983) e permette di
dare una risposta credibile al quesito su quale delle tre
ipotesi evolutive sia quella esatta: nel primo caso il ritmo
di sostituzione neutrale rispetto alla selezione sarebbe
massimo; nel secondo caso sarebbe minimo; nel terzo caso avrebbe valori intermedi. Baster a tal fine comparare
i valori del ritmo evolutivo registrati per la talpa con
quelli dellocchio normalmente funzionante di un roditore genealogicamente simile.
Loperazione riuscita grazie alla definizione della sequenza del gene che codifica la proteina del rudimentale
cristallino che ancora si forma nellocchio della Spalax.
Lesito stato dei pi intriganti: il ritmo di sostituzione
molto alto (circa il quadruplo rispetto al valore tipico per
occhi funzionanti, quindi lipotesi seconda scartata),
per non sufficientemente basso da indicare una neutralit pura (il cui valore medio di comparazione quello

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della velocit di sostituzione di pseudogeni). Su una scala


da 0% a 100% di neutralit, il cristallino d valori
dell80%: lo Spalax usa ancora i suoi occhi quel tanto che
basta per abbassare di un 20% il ritmo di sostituzione
neutrale del cristallino. Esiste dunque una pressione selettiva residuale o derivata, che abbassa il ritmo del mutamento casuale.
I modelli casuali semplici di derivazione neutralistica
sono in grado quindi di fissare una norma sperimentale
di misurazione indiretta della funzionalit organica. un
risultato di grande interesse. Le ipotesi funzionali sul cristallino dello Spalax si sono concentrate pertanto sul possibile utilizzo degli occhi ancestrali come organi di ricezione mediata della luce (attraverso la produzione di melatonina dalla retina), da cui lanimale dedurrebbe la
temperatura esterna e adatterebbe la sua fisiologia al clima (attivando la crescita del pelo e altre trasformazioni
stagionali). Si tratterebbe in sostanza di un exaptation
appartenente alla categoria B2 della tassonomia del pool
exattativo di Gould del 2002 (atavismi o dismissioni, di
tipo parziale).
Nevo e colleghi alla met degli anni Ottanta avevano gi
sperimentato che lo Spalax sensibile alla luce ambientale
diffusa, ma non alla temperatura circostante. Il cristallino
sarebbe una struttura derivata, senza finalit adattative, che
lanimale ricostruisce ancora durante lembriogenesi per
obbedienza al piano ancestrale di strutturazione dellocchio. Avrebbe in altri termini una funzionalit potenziale
nel percorso di sviluppo che conduce alla formazione correlata della retina, e non unutilit diretta. Probabilmente senza la costruzione di una vescicola del cristallino non sarebbe possibile neppure la formazione della retina: da qui labbassamento, seppur modesto, del ritmo di sostituzione neutrale nei geni di codifica delle proteine del cristallino.
Linteresse di questi studi duplice. In un primo senso,
essi dimostrano ancora una volta che il processo evolutivo
si gioca nello spazio potenziale di intersezione e interconnessione di vincoli interni ontogenetici (che tendono a

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

conservare i programmi di sviluppo) e di accomodamenti


ambientali (che tendono alla trasformazione funzionale).
Un cambiamento evolutivo importante difficilmente si afferma se non c stata una modificazione, anche impercettibile, nei sistemi di coordinamento dei tassi e delle localizzazioni della crescita.
In un secondo senso, riallacciandosi alla seconda radice
storica dellexaptation, le ricerche statistiche sui cladi stocastici nella filogenesi di Gould, Raup, Sepkoski, Schopf e
Simberloff (1977), la misurazione quantitativa del ritmo di
mutamento un primo passo, decisivo, verso una comprensione sottile dei mutamenti funzionali (corrispondenti o meno a mutamenti strutturali) nello sviluppo. Il risultato per il
cristallino dello Spalax stato prossimo al valore intermedio
(con tendenza verso lalto): questo significa che la struttura
ha perso definitivamente lutilit diretta per cui si era consolidata nellorganismo (la vista in un roditore ancestrale, abituato a vivere in superficie), ma che non comunque del
tutto disattivata nel quadro delle funzioni organiche attuali.
A questo punto siamo autorizzati a prevedere una funzione
correlata alla crescita dellocchio nel suo complesso. Le ricerche sullutilizzo della retina come recettore di fotoni, in
vista delladattamento al mutare delle stagioni, confermano
la previsione. Il cristallino probabilmente uno stadio preliminare e interconnesso nello sviluppo embriologico che porta alla costruzione di una struttura completa (locchio cieco
dotato di retina) avente una funzione attuale precisa e selezionata. Si sta delineando, in buona sostanza, la possibilit
sperimentale di una valutazione quantitativa e predittiva della trasformazione funzionale. I modelli neutralisti di misurazione del ritmo di sostituzione casuale permettono cio un
approccio sperimentale al meccanismo di exaptation.
Bricolage molecolari
I fenomeni exattativi sembrano essere particolarmente
diffusi, secondo molti studiosi, a livello molecolare. La

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scoperta di un elevato grado di ridondanza funzionale


(luso multiplo di molti prodotti genetici) e di ridondanza
strutturale (duplicazioni geniche e ripetizioni) offre lopportunit di applicare la categoria dellexaptation, secondo
Gould, in modo pressoch ubiquo (Gould 2002b, p.
1.550). Qui, infatti, i due principi di ridondanza darwiniani assumono oggi unimportanza cruciale: un singolo gene
pu espletare diverse funzioni; una stessa funzione nella
gran parte dei casi espletata da pool genici estremamente
complessi e articolati. Le possibilit di spostamenti funzionali sono dunque molto alte.
Tale considerazione pu valere sia in termini di evoluzione filetica sui tempi lunghi della storia naturale, sia in
termini di emergenza di singoli caratteri in una specie.
Alcuni biologi molecolari hanno ipotizzato, per esempio,
che una delle cause della misteriosa esplosione del
Cambriano, la comparsa improvvisa di tutti i pi importanti piani anatomici pluricellulari il cui carattere discontinuo aveva gi preoccupato Darwin, possa risiedere
in una particolare flessibilit genetica trasversale, come presupposto per la costruzione rapida di una molteplicit di architetture organiche differenti. Agli inizi del
Cambriano nascono infatti tutti i phyla fondamentali della natura vivente attuale, e molti altri oggi estinti (Gould
1989). Il picco di diversit di phyla (disparit) di quel periodo non verr mai pi raggiunto nella storia. Come
possibile?
La distinzione cladistica fra caratteri condivisi primitivi e caratteri condivisi derivati risolve alcune ambiguit
tassonomiche dellinterpretazione tradizionale, senza
per aiutarci del tutto nella attribuzione delle morfologie
cambriane a uno schema classificatorio ben definito.
Sembra che il grado di complessit delle forme e della
disparit anatomica di quel periodo sia irriducibile anche
ad approcci tassonomici pi aperti e flessibili: sfugge ai
tentativi anche pi sottili di ricostruzione delle linee genealogiche. In particolare si registrano somiglianze molto
forti e ben focalizzate in organismi diversissimi, senza

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

che queste possano essere considerate come analogie


funzionali: si tratta di omologie genetiche distribuite trasversalmente e localizzate nei modi pi differenti. Derek
Briggs, in una monografia del 1983, avanza unipotesi di
grande interesse, su cui Gould si sofferma nel testo del
1989, La vita meravigliosa.
Lanalisi delle bizzarre e variegate soluzioni anatomiche di Burgess Shale, il pi importante ritrovamento di
fossili con parti molli di organismi del primo Cambriano,
in particolare degli appartenenti al phylum degli artropodi (nelle quattro famiglie moderne e nelle venti indipendenti), rivela lesistenza di una sorta di riserva di caratteri comuni trasversale, cui gli animali delle varie famiglie attingerebbero liberamente. Lipotesi di Briggs che
i caratteri comuni condivisi e primitivi di Burgess non
identifichino mai linee genealogiche definite, ma siano
un patrimonio genetico comune a tutte le famiglie. Solo
in questo modo possiamo giustificare la ripetizione, e il
riutilizzo creativo, di strutture identiche in anatomie
diversissime di Burgess. Il primo Cambriano sembra essere unepoca di sperimentazione evolutiva e di flessibilit genetica potenziale: lintervallo di tempo corrispondente alla spinta estrema della radiazione adattativa potrebbe essere stata una fase di sperimentazione funzionale a partire dalla disponibilit di una riserva exattativa di
tipo genetico.
Supponiamo che in questa prima fase di sperimentazione e
labilit genetica senza pari tali tratti potessero sorgere ripetutamente in ogni nuova linea genealogica di artropodi,
non per una evoluzione lenta e separata in relazione a una
funzione comune (giacch i tratti rappresenterebbero in
questo caso analogie classiche), ma come potenziali latenti
nel sistema genetico di tutti gli artropodi primitivi, reclutabili separatamente per trovare espressione aperta in ogni linea genealogica. In tal caso tratti come la forma corporea
dei meristomoidi e il carapace bivalve potrebbero emergere
ripetutamente in tutto lalbero genealogico evolutivo
(Gould 1989, p. 220).

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Non da escludere, quindi, che la riduzione successiva della disparit nei tempi e nei modi di unestinzione di
massa non selettiva si sia verificata contemporaneamente
alla riduzione del potenziale genetico originario. Ci confermerebbe, a parere di Gould, il modello pi recente
delle estinzioni non selettive, per cui levento catastrofico
potrebbe anche inserirsi e sovrapporsi a una situazione di
crisi adattativa preesistente, senza che questo pregiudichi il carattere, trasversale e non selettivo dellestinzione.
Lo scenario della biosfera dopo la catastrofe sarebbe
dunque, come prevedibile e come verificabile nella documentazione successiva, quello di una minore disparit, di
una maggiore diversit interna ai phyla rimasti, di una
coerenza genetica e strutturale pi forte fra i gruppi residui e di un divario morfologico pi marcato fra i phyla
sopravvissuti.
Le linee genealogiche persero il loro potenziale genetico originario di reclutamento di ogni parte importante da molte
possibilit latenti e, in secondo luogo, leliminazione della
maggior parte delle linee genealogiche lasci solo poche linee
superstiti, con grandi lacune fra luna e laltra. La radiazione
di queste poche linee superstiti (in una grande variet di specie, con una disparit ristretta di forme complessive) produsse i gruppi distinti che noi conosciamo oggi come phyla e
classi (ib.).

Il modello della riserva exattativa, chiamato in questo


caso da Gould modello del sacco di caratteri alla rinfusa,
potrebbe addirittura interessare trasversalmente tutti i phyla di Burgess e non solo la divisione degli artropodi cambriani. In questo caso la riduzione di disparit e labbassamento della soglia di disponibilit di strutture latenti dei
periodi successivi comporterebbero una cristallizzazione
dei confini genetici e una canalizzazione genetica delle linee genealogiche macroevolutive superstiti. Si tratterebbe,
in altri termini, di una modulazione del grado di evolvibilit trasversale fra cladi, il primo Cambriano sarebbe un
periodo di picco di evolvibilit:

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Forse al sacco di caratteri di Burgess potevano attingere addirittura phyla diversi. Forse strutture articolate con una fondazione genetica comune non erano limitate agli artropodi.
La loro presenza limitata altrove non implicherebbe uno
stretto rapporto genealogico con gli artropodi, ma solo una
vasta gamma di strutture latenti e reclutabili che non rispettavano ancora i posteriori confini invalicabili fra i phyla moderni (p. 221).

La appendici boccali di Anomalocaris e le mandibole


di Wiwaxia non sono riducibili al reclutamento di caratteri tipici del phylum degli artropodi: potrebbe trattarsi di caratteri disponibili in un contenitore pi vasto, tale da trascendere le demarcazioni poi fissatesi fra i
gruppi maggiori. Questa fluidit genetica rappresenterebbe, in altre parole, un contesto evolutivo antico caratterizzato da unazione combinatoria molto pi libera e
ricca che nelle epoche seguenti. I vincoli strutturali della
trasformazione morfologica (regole di costruzione, di ordine, di sviluppo embriologico...) potevano probabilmente operare su un range di possibilit genetiche pi
largo: la gamma di percorsi evolutivi e funzionali possibili era sensibilmente maggiore, levolvibilit massima.
Erano garantite soluzioni alternative ridondanti, cos da
rendere praticabile una diversificazione delle strutture
funzionali a parit di sollecitazione ambientale, o viceversa il delinearsi di percorsi evolutivi paralleli in organismi diversissimi.
La ricostruzione delle connessioni genealogiche degli
organismi di Burgess, persino con le pi raffinate tecniche
cladistiche nella seconda met degli anni Ottanta, si rivela
dunque estremamente difficoltosa:
Sono stati compiuti vari sforzi per costruire un cladogramma
per gli artropodi di Burgess. Finora questi sforzi hanno avuto
assai poco successo, poich le diverse possibilit non convergono in modo soddisfacente. Se il modello del sacco miscellaneo corretto, e ogni carattere principale di ogni nuova linea
genealogica deriva separatamente da una serie di possibilit

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latenti comuni a tutti gli artropodi, allora la connettivit genealogica dei fenotipi spezzata, e il problema pu risultare
insolubile con i comuni metodi cladistici (ib., nota 20).

La definizione di bricolage, usata per illustrare intuitivamente il meccanismo di exaptation o di eterogenesi


della funzione biologica, potrebbe allora essere estesa ai
tre livelli gerarchici delle unit evolutive. Il modello del
sacco di caratteri latenti, come caratteristica della fase
creativa della discontinuit evolutiva cambriana, con livelli altissimi di evolvibilit fra i phyla, si integra pertanto
ad altri due nodi concettuali della interpretazione dellevoluzione come bricolage a partire da strutture e tratti gi
esistenti.
I) Bricolage macroevolutivo. In alcune fasi critiche della
storia naturale (i cosiddetti spartiacque evolutivi, le
grandi soglie di discontinuit), generalmente caratterizzabili da unalternanza estrema fra una fase di diversificazione esplosiva delle forme viventi e una fase di restrizione
non selettiva dei piani anatomici risultanti, la differenziazione delle strutture funzionali potrebbe avvenire per reclutamento di caratteri disponibili nel corredo genetico,
fino al raggiungimento di un culmine di disparit anatomica. Si verificherebbe, in altri termini, un bricolage macroevolutivo di diversificazione dei piani anatomici fondamentali, a partire da un potenziale genetico reso pi libero
nelle fasi di radiazione adattativa. quanto appena descritto per la diversificazione esponenziale delle forme di
Burgess.
II) Bricolage mesoevolutivo. La trasformazione funzionale in continuit di struttura, o meglio la cooptazione di un
carattere per una funzione indipendente dalla sua origine
evolutiva, rappresenta una forma di bricolage evolutivo a
livello di selezione darwiniana normale fra singoli organismi allinterno di una specie.
Ecco come presenta questa idea dellevoluzione-bricolage il medico e fisiologo parigino Franois Jacob, in una
conferenza del 1977 a Berkeley:

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Spesso senza progetti a lungo termine, il bricoleur d ai suoi


materiali funzioni non previste per la produzione di un nuovo
oggetto. Da una vecchia ruota di bicicletta costruisce una carrucola, da una seggiola rotta ottiene la scatola per la radio.
Allo stesso modo, levoluzione costruisce unala da una zampa, o un pezzo di orecchio con un frammento di mascella.
Naturalmente ci vuole tempo. Levoluzione si comporta come
un bricoleur che nel corso di milioni e milioni di anni rimaneggiasse lentamente la sua opera, ritoccandola continuamente, tagliando da una parte, allungando da unaltra, cogliendo
tutte le occasioni per modificare le vecchie strutture in vista
delle nuove funzioni (Jacob 1978, p. 18).

Un esempio molto interessante di bricolage, nello stesso


passo, riferito a una ricerca che gi nel 1964 Ernst Mayr
aveva ultimato a proposito dellorigine dei polmoni nei
vertebrati terrestri (un caso nel quale si era cimentato anche Darwin, giungendo a una conclusione erronea):
Lo sviluppo del polmone iniziato in certi pesci dacqua dolce che vivevano in acque stagnanti, e quindi povere di ossigeno. Questi pesci presero labitudine di inghiottire aria e di assorbire lossigeno attraverso le pareti del loro esofago. In tali
condizioni qualunque allargamento delle pareti si traduceva
in un vantaggio selettivo. Si formarono cos dei diverticoli
dellesofago, che sotto leffetto di una spinta selettiva continua poco a poco si ingrandirono per trasformarsi finalmente
in polmoni. Levoluzione ulteriore dei polmoni fu solo una
elaborazione sul tema con laccrescimento della superficie
utilizzata per il passaggio dellossigeno e con la vascolarizzazione. Fabbricare un polmone con un pezzo di esofago assomiglia molto alla pratica del bricoleur (p. 19).

Un secondo esempio, molto noto nella formulazione


datagli da Jacob ma ben presente anche nella riflessione di
Gould, quello della formazione del cervello umano:
Il cervello umano si formato grazie allaccumulazione di
nuove strutture sulle vecchie. Al vecchio rinencefalo dei
mammiferi inferiori si aggiunta una neocorteccia che ha as-

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sunto rapidamente, forse troppo rapidamente, il ruolo principale nella sequenza evolutiva che porta alluomo. (...) Formazione di una neocorteccia dominante, conservazione di un antico sistema nervoso e ormonale, in parte rimasto autonomo,
in parte posto sotto la tutela della neocorteccia: questo processo evolutivo assomiglia molto al bricolage (p. 31).
III) Bricolage microevolutivo. Come ebbe a suggerire lo
stesso Jacob nel 1977, anche a livello genetico si pu assistere a una forma generalizzata di bricolage evolutivo. Il
funzionamento del genoma, nella sua integrazione gerarchica e autoregolativa (la cui scoperta regal a Jacob, insieme a Jacques Monod, il premio Nobel per la medicina e la
fisiologia nel 1965), paragonabile in qualche modo allutilizzo in chiave combinatoria di una serie non illimitata di
varianti possibili. Come scrive il fisiologo parigino:

forse a livello molecolare che si manifesta pi chiaramente il


carattere di bricolage della selezione naturale. Ci che caratterizza il mondo vivente sono la sua diversit e, insieme, la sua
unit di fondo. Esso comprende batteri e balene, virus ed elefanti, organismi che vivono a -20 C nelle regioni polari e altri
a 70 C nelle sorgenti calde. Tutti questi oggetti presentano
tuttavia unimportante unit di struttura e di funzioni: gli stessi polimeri, acidi nucleici e proteine, composti dagli stessi elementi, le quattro basi e i venti acidi amminici, svolgono sempre gli stessi ruoli. Il codice genetico lo stesso e lapparato di
traduzione non cambia affatto. Gli stessi coenzimi intervengono in reazioni simili. Dal batterio alluomo, numerose tappe
del metabolismo restano sostanzialmente le stesse (p. 21).

Naturalmente levoluzione necessita di una costante


produzione di variet e di una molteplicit di componenti
genetiche disponibili. Non detto, tuttavia, che la diversificazione di base debba crearsi di volta in volta come novit assoluta (cio come una trasformazione chimica che
conduca a sequenze nucleotidiche inedite):
(...) Ma una volta iniziata la vita sotto la forma di qualche organismo primitivo capace di riprodursi, levoluzione sarebbe

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

proseguita soprattutto con il rimaneggiamento dei composti


esistenti. Funzioni nuove si sono sviluppate con la comparsa
di nuove proteine. Queste erano per soltanto delle variazioni su temi noti (p. 21).

Analogamente a quanto riscontrato nei fenotipi cambriani, anche a livello di sequenze nucleotidiche di organismi moderni si registrano le due disobbedienze alla genealogia e alla discendenza ereditaria: forti somiglianze in
animali diversissimi fra le sequenze di proteine che svolgono la stessa funzione; e, viceversa, somiglianze focalizzate
fra proteine con funzioni diverse. Ci sembra essere pi in
accordo con una concezione della trasformazione genetica
in cui le strutture molecolari non si presentano ex novo, ma
per alterazione e ricombinazione delle strutture preesistenti. In particolare, converge su questa interpretazione lipotesi neutralistica di S. Ohno, secondo cui la derivazione di
nuove sequenze pu avvenire per duplicazione libera e ricombinazione neutra di geni che a un certo punto della loro replicazione possono presentare strutture proteiche modificate visibili alla selezione e in quanto tali rinforzate.
Si tratterebbe anche in questo caso di un exaptation a partire da elementi non adattativi di livello inferiore (cross-level spandrels), perch la duplicazione e lamplificazione di
elementi genetici per selezione genica (ipotesi del Dna
egoista di Orgel, Crick 1980, proposta indipendentemente anche da Doolittle, Sapienza 1980) forniscono materiale
genico ridondante che rende pi flessibili gli organismi.
Ci che abbiamo spregiativamente definito Dna spazzatura (junk Dna) potrebbe essere in realt Dna ridondante,
momentaneamente inutile e neutrale rispetto alla selezione,
ma anche preziosa riserva potenziale per levolvibilit futura. Conclude Jacob (p. 23):
Ci pu anche portare a una perturbazione nellinterazione
con altre proteine e favorire alla fine delle modificazioni di
queste proteine. Un largo settore dei genomi degli organismi
complessi potrebbe di fatto derivare da pochi geni ancestrali.
(...) Le poche grandi tappe dellevoluzione esigevano lacqui-

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sizione di nuova informazione. La specializzazione e la diversificazione hanno richiesto, per, solo una diversa utilizzazione della stessa informazione strutturale.

Linsistenza sul ruolo centrale e gerarchico dei geni regolatori e dei geni predisposti alla conduzione dello sviluppo embrionale conferma, da una seconda angolazione, la
natura di bricolage della trasformazione genetica:
una questione di regolazione pi che di struttura. (...) Si pu
dire che la diversificazione e la specializzazione dei mammiferi
siano il risultato di mutazioni riguardanti i circuiti regolatori
pi che le strutture chimiche. Sono sufficienti piccoli cambiamenti che ridistribuiscono le stesse strutture nel tempo e nello
spazio, per modificare profondamente la forma, il funzionamento e il comportamento del prodotto finale, cio lanimale
adulto. Si tratta sempre di utilizzare gli stessi elementi, di modificarli, ritagliando di qui o di l, di disporli in combinazioni
differenti, per produrre nuovi oggetti di complessit crescente. Si tratta sempre di fare del bricolage (p. 25).

Secondo le suggestioni teoriche di Jacob, lottimizzazione funzionale si rivela come un autentico paradosso, una
pretesa esplicativa senza riscontri effettivi. Interni a una
prospettiva di progressione funzionalistica e di specializzazione focalizzata, non riusciremmo a spiegare linsorgenza
della novit biologica: sfuggirebbe, in altri termini, la
possibilit di ricostruire il processo di emergenza di una
struttura fra le molte possibili. Affidandosi, viceversa, a
una teoria della sub-ottimalit evolutiva possiamo afferrare
il significato evoluzionistico della creativit, per cui dalla
imperfezione, dalla bizzarria e dalla molteplicit funzionale
si delinea una sorta di principio evolutivo di ridondanza.
In un saggio recente sulla formazione delludito a partire
dalla sensazione tattile ancestrale tipica dei pesci, Gould
(1989, p. 107) scrive:
Spesso le opere sulla natura scritte con toni lirici esaltano levidente perfezione e lottimalit del disegno organico. Eppure

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

una tale posizione precipita la natura in un paradosso paralizzante, storicamente parlando. Se una tale perfezione esistesse
normalmente, voi potreste rallegrarvi ed esultare, a parte il
piccolo problema che la natura non esisterebbe (almeno nella
forma di organismi complessi) se i suoi prodotti godessero
sempre di una tale ottimalit.

Tra perfezione del disegno organico e creazione di novit sussisterebbe dunque una proporzione inversa. La lusinga dellottimalit rischia di mascherare il carattere di
stallo evolutivo rappresentato dalla configurazione perfetta di un organo: Un mondo adattato in modo ottimale
alle condizioni ambientali del presente un mondo senza
storia (Gould 1985, p. 43). Il bricolage molecolare mostra
insomma che in numerose occasioni la novit emerge dalle
conseguenze accidentali, e spesso non adattative, di strutture molecolari evolutesi per altri motivi.
Variazioni sulluniverso di Pangloss
La diversificazione dei fattori di evoluzione e la limitazione del potere della selezione naturale costituiscono il fronte
di un programma di revisione ed estensione, e non di negazione o confutazione, della teoria darwiniana. Se lortogenesi,
cimentandosi con il problema dellevoluzione convergente,
sfocia in ipotesi interniste antidarwiniane come quelle avanzate da Arthur Koestler (1979), in polemica con la visione di
Jacques Monod dellevoluzione per caso e necessit, si corre il rischio di commettere un errore di prospettiva. La legge
di Dollo sullirreversibilit dei percorsi evolutivi unottima
sintesi della questione: ci sono corsi privilegiati dellevoluzione, ma nessuna traiettoria uguale a unaltra perch ciascuna si ibrida in modo imprevedibile con fattori esterni; viceversa, esistono convergenze adattative molto pronunciate,
ma i segni del passato vengono inevitabilmente conservati.
interessante a questo punto notare che entrambe le
radicalizzazioni, quella esternalista (panselezionismo di

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Wallace) e quella internalista (ortogenesi), conducono a


una riduzione della diversit naturale, fino a sottovalutarne
sistematicamente lesistenza nei dati empirici. Possiamo allora ipotizzare che lexaptation, inteso come una sorta di
eterogenesi della funzione biologica, sia una traduzione fedele del principio della massima variet possibile in natura.
Lunicit dei percorsi funzionali, data da quello che Gould
chiama il principio della utilizzazione delle parti disponibili, produce una molteplicit potenzialmente infinita di
storie naturali e una tendenza intrinseca alla massima diversificazione e ramificazione dei cammini evolutivi. In
questo senso Gould si appella alla presenza ologrammatica
di tutto il senso della storia in piccole bizzarrie apparentemente insignificanti, esiti incerti e imprevisti di bricolage
adattativi, imperfezioni e stranezze da cui possiamo trarre
la ricchezza della contingenza evolutiva.
La formulazione dellexaptation, nelle quattro accezioni, ribadisce la sua connessione con la teoria morfologica
di DArcy Thompson, la cui sostanza strutturalistica (se
sfrondata da ipotesi troppo vincolanti, e neoplatoniche,
sul potere dei vincoli fisici nel formare gli individui indipendentemente dalla storia) sembra significativamente attuale: le forme complesse sono generate da sistemi elementari di regolazione superiore, sono cio correlazioni di crescita ontogenetiche sulle quali la selezione pu agire soltanto in negativo, come filtro, sulla base del loro valore
adattativo derivato (per nulla escluso, nemmeno nella formulazione originaria di DArcy Thompson). Linterferenza
data da una piccola modificazione in un fattore della crescita pu allora scatenare effetti imprevedibili. Uno studio
della met degli anni Settanta di David Raup (Raup, Gould
1974) ha ribadito che i gradienti di crescita che producono
lo sviluppo morfologico sono abbastanza elementari:
Le forme complesse sono spesso generate da un sistema di
forze molto pi semplice (spesso estremamente semplice). Le
varie parti vengono tra loro connesse in modi intricati attraverso la crescita, e la trasformazione di una sola di queste par-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

ti pu avere un effetto risonante sullintero organismo e modificarlo in molteplici e insospettabili modi. David Raup del
Field Museum of Natural History di Chicago ha creato un
programma di calcolatore sulla base dellipotesi di DArcy
Thompson e ha dimostrato che possibile produrre le forme
di base delle varie conchiglie (nautili, bivalve e chiocciole) variando solo tre semplici gradienti di crescita. (...) In sistemi
complessi, la regolarit di entrata pu tradursi in un cambiamento episodico in uscita (Gould 1980, p. 36).

Esistono pertanto correlazioni di crescita molto articolate, dipendenti da pochi fattori di regolazione, un principio utilizzato in modo fecondo da Davis per la ricostruzione della derivazione dei panda dalla famiglia degli orsi comuni: pochissimi meccanismi genetici, forse non pi di una
mezza dozzina, vennero coinvolti nella primitiva transizione dallUrsus allAiluropoda (panda) (Davis 1964). Tali correlazioni sistemiche costituiscono al contempo i limiti e la
flessibilit potenziale su cui poggiano le dinamiche di trasformazione funzionale. Il tema della variet irriducibile
della vita bilanciato e intrecciato al tema dellunit e della
modularit delle forme ripetute, suggerito da DArcy
Thompson nei termini, oggi datati, delle forme fisiche fondamentali inscritte nella natura (come le strutture ad alveare, le onduloidi, le molteplici combinazioni superfici/volumi, i moduli a bolla). Lidea di exaptation ci riporta a
considerare il sistema di sviluppo come uninestricabile e irriducibile totalit integrata. solo attraverso questa totalit
integrata di elementi interpenetrati, intesa per come
soggetto evolutivo, che si riesce a comprendere la creativit
della storia e la capacit degli organismi di cambiare direzione al loro sviluppo (Oyama 2000b).
La domanda iniziale dellevoluzionismo neodarwiniano a che cosa serve? si ora trasformata in: come
funziona?. Si cio passati da uninterrogazione sulla finalit adattativa della parte esaminata (con successiva
estrapolazione funzionalistica al passato) a uninterrogazione sulla struttura integrata e sulla rete di correlazioni
gerarchiche in cui si sviluppata la singola parte. Nei ter-

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mini classici della tipologia causale aristotelica, vi una


prevalenza delle cause efficienti che contribuiscono alla
costruzione dei caratteri, i quali potranno poi avere (o
non avere) una causa finale di tipo funzionale. Questultima sar una conseguenza derivata della costruzione, non
la sua ragione costitutiva.
Sul piano epistemologico, lavversario allora pi
onesto di questa prospettiva resta il panselezionismo
di derivazione wallaciana, lerede intellettuale del migliore dei mondi possibili leibniziano, oggetto del sarcasmo di Voltaire nel Candide. Il mondo naturale di Wallace luniverso del dottor Pangloss, in cui utilit attuale e
origine storica sono costantemente collegati. Tutto va per
il meglio, perch ogni struttura presente frutto di un
sapiente e onnipervasivo processo di adattamento in vista della funzione attuale. Ogni individuo ha un posto
giusto e appropriato nella natura: una nota nella
sinfonia complessiva.
In un certo senso, essi avevano quasi reintrodotto la concezione creazionista dellarmonia naturale sostituendo alla divinit benevola lonnipotente forza della selezione naturale.
Darwin, invece, aveva sempre mantenuto un atteggiamento
pluralista nei confronti di un universo che gli appariva confuso (Gould 1980, p. 44).

Questa tautologia della perfezione naturale lantidoto


della storia: cos la natura non ha storia ed espulsa arbitrariamente dal suo quadro esplicativo la nozione di tempo. I meriti della corrente morfologico-strutturale del
pensiero biologico nello svelare questo pregiudizio adattazionista e nello smascherare le false speranze indotte dagli
occhiali di Pangloss sono forse sottovalutati. Si inscrive
in questo tentativo di salvare la storia il provocatorio tributo gouldiano al padre dello strutturalismo biologico
Geoffroy Saint-Hilaire:
La discussione sulladattamento non uninsignificante sottigliezza astratta della vita accademica. Essa include i nostri

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

atteggiamenti fondamentali verso la storia. La biologia evoluzionistica la scienza primaria della storia; un adattazionismo rigoroso, per una curiosa ironia, degrada la storia allinsignificanza, considerando il rapporto dellorganismo allambiente un problema isolato di ottimalit corrente. (...)
Scrivendo molto brillantemente sul condizionamento esercitato dalla teoria sulla nostra capacit di osservare, Geoffroy Saint-Hilaire afferm nel 1827: Dapprima inutili,
questi fatti dovettero restare non percepiti sino al momento
in cui i bisogni e i progressi della scienza ci sollecitarono a
scoprirli. venuto il momento di salvare la storia dal potere sovversivo degli occhiali del dottor Pangloss (Gould
1987a, p. 25).

Eppure, le due versioni pi accreditate ed estreme di


panglossismo contemporaneo, autentiche teorie dellutilit universale, hanno avuto unampia divulgazione e suscitato un vivace dibattito negli ultimi ventanni. La prima,
rappresentata dalla sociobiologia, una forma di adattazionismo classico, espresso con chiarezza programmatica ed
epistemologica. Inveterati pregiudizi sono ora confessabili,
senza paura di ritorsioni, grazie alla sanzione scientifica
darwinista, il cui meccanismo funzionalista e individualista
di spiegazione applicato questa volta alle manifestazioni
della cultura umana e alle abitudini della specie Homo sapiens. La sociobiologia compendia in modo mirabile lo
schema interpretativo del determinismo, mescolando il riduzionismo genetico atomistico allottimismo panglossiano
entro un mondo di organismi e comportamenti perfetti per
le circostanze:
Il principale punto debole della sociobiologia una conseguenza dellassunto darwiniano che i comportamenti che la
teoria pretende di spiegare devono essere interpretati come
adattamenti di organismi. In un periodo in cui, allinterno
della teoria dellevoluzione, queste nozioni sono fatte segno a
frequenti critiche, le rivoluzioni fondate sullortodossia della
selezione sembrano curiosamente anacronistiche. (...) Ladattazionismo rigoroso ha incespicato malamente, in quanto una
migliore comprensione dellarchitettura genetica e ontogene-

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tica ci costringe a considerare le parti dellorganismo come


integrate in sistemi sottoposti a vincoli dalla storia e da regole
di struttura, e non come un insieme di strumenti, ciascuno
adattato individualmente a beneficiare organismi nelle loro
ecologie immediate (p. 32).

La seconda invece quella che Gould defin unestensione cosmologica del panglossismo unita a unesplosione
parossistica di presunzione antropocentrica: si tratta del cosiddetto principio antropico, sostenuto da autorevoli fisici e
cosmologi (Barrow, Tipler 1986). In questo caso lequivalenza fra utilit attuale e origine storica estesa al destino cosmico dellumanit: luomo perfettamente adattato alle leggi naturali delluniverso, come da evidenze empiriche; ci
era molto improbabile che accadesse, dato che una minima
variazione delle costanti fisiche fondamentali avrebbe irrimediabilmente compromesso lavvento della vita; quindi, le
leggi universali devono essere sorte in vista della posteriore
comparsa dellintelligenza umana. La causalit rovesciata
in uninferenza che cerca di ricostruire la storia sulla base
della situazione presente: luniverso tale in quanto appropriato alla nostra esistenza, il migliore universo possibile.
La versione forte di questo principio dice, allincirca, che poich la vita umana adattata in un modo cos complesso in un
universo governato da leggi naturali (utilit attuale), queste
leggi devono essere sorte con la nostra posteriore apparizione
al livello della mente (origine storica) (p. 49).

Come scrisse lautorevole fisico dellInstitute for Advanced Study di Princeton, Freeman Dyson (1979, p. 289),
fra i maggiori sostenitori del principio antropico:
quanto pi esamino luniverso e studio i particolari della sua
architettura, tanto pi numerose sono le prove che luniverso,
in un certo senso, doveva gi sapere che saremmo arrivati.

Luniverso si sarebbe evoluto per alcuni miliardi di anni


per costruirci la migliore dimora possibile. Se anche una

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

sola delle costanti fisiche cosmologiche fosse infinitesimamente diversa dai valori reali, la vita non sarebbe stata
possibile: la speranza che vi sia un senso in questa
coincidenza favorevole. Diversamente, il fascino della contingenza risiede nel constatare, con autentica meraviglia,
lesito imprevedibile di questa concatenazione vertiginosa
di improbabilit che ha portato allesistenza di esseri intelligenti. In questo consiste la ricchezza del caso e della storia: poter misurare sulla propria improbabilit la preziosa eredit che ci tocca.
Eppure, lattrazione verso linevitabilit del destino di
noi esseri umani, attesi al centro della scena delluniverso, cos forte da condizionare impianti teorici pur di matrice spiccatamente strutturalista (e in aperta antitesi rispetto al funzionalismo selezionista) come quello proposto
dal biologo teorico Stuart Kauffman per la spiegazione delle origini della vita e dellemergenza di strutture ordinate
nei sistemi viventi. In questo caso le leggi di autorganizzazione spontanea e di morfogenesi interna della vita, imponendosi direttamente sulla materia organica e limitando
drasticamente il ruolo della selezione naturale, producono
una tendenza inevitabile allaumento di complessit, che
culmina nella comparsa di esseri autocoscienti (Kauffman
1995; Goodwin 1994). Ci stavano proprio aspettando alla
scintillante reception dellHotel Universo.
1978, Royal Society di Londra...
Il concetto di exaptation ha una genesi abbastanza peculiare, che forse utile richiamare per poterlo poi inserire
nel contesto pi ampio, e appropriato, di una ridefinizione
in senso sistemico e costruttivista dellidea di adattamento.
Nel 1978 Richard Lewontin fu invitato a un convegno della Royal Society di Londra per sostenere la posizione critica espressa dopo luscita del testo programmatico di Wilson sulla sociobiologia nel 1975. Al genetista statunitense
fu offerto lintervento conclusivo dellintera manifestazio-

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ne. Lewontin fu tuttavia costretto a rifiutare linvito e propose in sua sostituzione il collega Stephen J. Gould. I due
concordarono per il prestigioso appuntamento londinese
un intervento che fece scalpore, suscitando non poche reazioni polemiche nellestablishment accademico britannico.
In quelloccasione inizi il lungo scambio polemico a distanza fra Gould e il biologo inglese Richard Dawkins, che
aveva pubblicato due anni prima il suo libro di maggior
successo, intitolato Il gene egoista (1976).
Il soggetto dellintervento di Gould e Lewontin, dal titolo The Spandrels of San Marco and the Panglossian Paradigm: A Critique of the Adaptationist Programme (1979),
segn una tappa decisiva per la teorizzazione del concetto
di exaptation. Gould, come abbiamo visto, aveva condotto
in quegli anni con Raup, Schopf e Simberloff i primi studi
sui modelli stocastici nella filogenesi e alcune ricerche teoriche sulla tradizione biologica strutturalista dellEuropa
continentale (contrapposta alla tradizione selezionista inglese). Era inoltre motivato da un impegno critico molto
accentuato verso le teorie sociobiologiche panselezioniste
allora diffusamente propagandate sulla stampa statunitense
ed europea.
Il lavoro di Lewontin in genetica, daltra parte, puntava
alla delineazione di un pensiero biologico non adattazionista, cio di una concezione del processo evolutivo che,
senza negare la plausibilit e la frequenza relativa dei fenomeni di adattamento, non assegnasse un campo di validit
onnicomprensivo al meccanismo adattativo nella spiegazione del cambiamento. Lallocuzione di fronte ai maggiori
teorici del programma adattazionista anglosassone sintetizz quindi una molteplicit di filoni di studio e raccolse
le idee di un gruppo di scienziati impegnati nel tentativo di
ridimensionare il potere della selezione naturale nellevoluzione e di diversificare i fattori e i meccanismi di cambiamento delle forme e dei comportamenti biologici.
Larticolo sui pennacchi di San Marco rilanci inoltre
una tesi cui Gould lavorava da alcuni anni e che abbiamo
cercato di affrontare nel primo capitolo del presente lavo-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

ro: laffermazione di un programma di ricerca pan-adattazionista non pu essere imputata a Charles Darwin che, come gi si detto, in pi di una occasione rifiut la confusione fra la sua teoria e le pi radicali forme di pan-selezionismo escogitate negli anni successivi alla prima edizione
de Lorigine delle specie. La cristallizzazione della teoria
evolutiva attorno a una nozione forte e onnipervasiva della
selezione naturale risale agli ultimi anni dellOttocento,
quando A. R. Wallace e A. Weissmann accreditarono alladattamento immediato lorigine della quasi totalit delle
strutture morfologiche degli organismi e identificarono il
meccanismo di selezione del pi adatto con il criterio stesso di evoluzione dei viventi.
Lintervento di Gould fu apprezzato onestamente dallo
stesso Maynard Smith come evento culminante dellincontro e fu pronunciato in uno stile a tratti felicemente divulgativo e a tratti rigorosamente accademico, tanto da
essere citato dal maggior agente letterario americano, John
Brockman, come esempio migliore della nuova divulgazione scientifica dautore ai confini delle due culture
(Brockman 1995). Alcuni anni dopo, fra i molti dibattiti e
le polemiche sulla rilevanza dei pennacchi trascinate per
anni (Dennett 1995; Queller 1995; Houston 1997), questo
episodio di storia dellevoluzionismo fu addirittura scelto
da alcuni storici della scienza e della letteratura come emblema delle capacit narrative e retoriche degli scienziati,
divenendo una specie di caso letterario studiato nei corsi
universitari (Selzer, a cura, 1993).
Gould in quelloccasione sostenne che il programma
adattazionista si presenta come una forma di fedelt quasi
inconsapevole a unabitudine profondamente radicata
fra gli studiosi dellevoluzione. Questa particolare posizione teorica e questo stile interpretativo dei processi naturali
sono riassumibili in alcune proposizioni di base. Lintento
di presentare, subito dopo, quella che Gould chiama
una tipologia parziale delle alternative possibili alla spiegazione di forme, funzioni e comportamenti naturali secondo il concetto di adattamento ottimale e immediato,

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una tipologia estesa che rappresenta lo sfondo e la visione


pi comprensiva entro cui collocare i meccanismi di exaptation descritti precedentemente.
Come viene definito da Gould e Lewontin nel saggio, il
paradigma di Pangloss ruota attorno ad alcune assunzioni teoriche principali:
1) la selezione naturale la causa primaria e prevalente
nella costruzione del progetto organico; lazione di vincoli
strutturali che limitano o comunque deviano il corso dello
sviluppo per selezione sottovalutata e accantonata come
fenomeno marginale;
2) lorganismo analizzato atomizzato nei suoi tratti
organici singoli, ciascuno dei quali poi interpretato e
spiegato come struttura ottimale forgiata dalla selezione
naturale per la sua funzione attuale; la spiegazione del
cambiamento evolutivo non contempla la considerazione
dellorganismo come totalit integrata non riducibile alla
somma o alla giustapposizione delle sue parti, loggetto
dello studio evolutivo a sua volta una collezione di oggetti discreti presi singolarmente;
3) questa idea di ottimizzazione part by part si affianca a una concezione delle interazioni fra le parti organiche
centrata sulla nozione di compromesso o meglio di
equilibrio: la sub-ottimalit funzionale di una parte interpretata come contributo al miglior disegno possibile
dellorganismo intero; viceversa, lottimizzazione funzionale di una parte avr un costo evolutivo su altre parti: la
selezione agisce attraverso un equilibrio di forze e un bilanciamento funzionale che garantisce costantemente lottimalit dellorganismo intero;
4) fenomeni di formazione di nuove strutture per via di
meccanismi non adattativi non sono negati per principio
(non si possono escludere dallo studio del cambiamento
eventi come le derive genetiche o le correlazioni di crescita
allometriche), cos come un programma non adattazionista
non potr negare la frequenza e limportanza dei processi
di adattamento funzionale; non questione, dunque, di visioni teoriche e sperimentali incommensurabili, come spes-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

so la reciproca caricaturizzazione delle posizioni potrebbe


suggerire: il nocciolo della contrapposizione sta nella definizione del dominio di azione dei diversi principi esplicativi; nel programma adattazionista ortodosso larea di spiegazione adattativa largamente preponderante su ogni altra ipotesi esplicativa, lalternativa non funzionalista considerata non essenziale o comunque minoritaria;
5) la procedura di ricostruzione del processo evolutivo si
configura come un riavvolgimento temporale a partire
dallutilit attuale: a) a cosa serve?, la prima interrogazione cui rispondere, b) come ci si arrivati?, la seconda.
Questo modo particolare di concepire le leggi e le cause
della variazione evolutiva corrisponde anche a una modalit peculiare di raccontare le storie naturali. Le tecniche
argomentative adattazioniste sono cos sintetizzate da
Gould: a) se un argomento adattativo fallisce, cercane subito un altro, anzich vagliare storie alternative; b) se un
argomento adattativo fallisce, deve per forza esisterne un
altro (il paradigma legittima la propria esposizione a ipotesi non verificate, pur di non cedere alla proliferazione di
storie alternative); c) in assenza di un buon argomento
adattativo al momento, attribuisci le difficolt allimperfetta conoscenza di dove un organismo vive e di cosa fa
(strategia epistemologica delle testimonianze imperfette,
cui rest vittima per molti decenni la paleontologia); d)
enfatizza lutilit immediata ed escludi altri attributi della
forma organica (trasforma cio una caratteristica secondaria, lutilit attuale, nel criterio essenziale di spiegazione
dellorigine e dellintero processo).
Lo stile interpretativo si manifesta nella scelta di una
certa gamma di storie plausibili, a partire dal principio
della selezione naturale. Anzich scegliere fra un set di
possibili percorsi evolutivi per ogni risultato attuale, si concentra lattenzione su una sola ed esclusiva modalit di
spiegazione. Ci vale estesamente per la divulgazione
scientifica, ma coinvolge anche una larga parte della letteratura specialistica. Le deboli, minute e atrofizzate gambe

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anteriori del Tyrannosaurus Rex saranno pur servite a


qualcosa, spiega la scritta esplicativa del museo di Boston
citata da Gould: non certo per cibarsi, forse per aiutare
lanimale a rialzarsi dalla posizione di riposo sdraiato.
Quasi implicitamente siamo portati ad accogliere un ragionamento rovesciato:
Noi non dubitiamo che il Tyrannosaurus abbia usato le sua
piccole gambe anteriori per qualcosa. Se esse si fossero presentate ex novo, noi incoraggeremmo la ricerca di qualche ragione adattativa immediata. Ma esse sono, dopo tutto, il prodotto residuale di omologhi ancestrali normalmente funzionali
(le gambe pi robuste dellAllosaurus, ad esempio). In quanto
tali, non abbiamo pi bisogno di una spiegazione adattativa
esplicita per la loro riduzione successiva. Si tratta probabilmente di una correlazione dello sviluppo dei campi allometrici
preposti alla crescita differenziale delle dimensioni degli arti.
Questa ipotesi non-adattativa pu essere verificata attraverso i
metodi convenzionali dellallometria e ci sembra molto pi interessante e feconda di una speculazione inverificabile basata
sullutilit secondaria nel migliore dei mondi possibili. Non bisogna confondere il fatto che una struttura usata in un certo
modo con la ragione evolutiva primaria della sua esistenza e
conformazione (Gould, Lewontin 1979, p. 153).

A cosa serve il mento umano?, recita lesempio favorito di Lewontin (1978) per illustrare il fraintendimento
adattazionista:
Se consideriamo il mento come una cosa anzich come un
prodotto dellinterazione tra due campi di crescita (alveolare
e mandibolare), siamo inevitabilmente condotti a uninterpretazione della sua origine evolutiva (ricapitolatoria) esattamente opposta a quella ora generalmente accettata (neotenica)
(Gould, Lewontin 1979, p. 151).

Lesperimento che Gould decide di usare come esempio di ragionamento aprioristico adattazionista quello di
David P. Barash sugli schemi di aggressione dei pettirossi
di montagna (1977). In esso letologo tent di ricostruire

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

una presunta strategia adattativa anti adulterio degli


esemplari maschi di ritorno al nido nel periodo di deposizione delle uova (per mezzo di modelli artificiali di femmine e maschi antagonisti, posti nelle vicinanze della covata).
La storia plausibile di Barash entra in crisi non appena la
banale modificazione di una variabile sperimentale apre
lesperimento a una molteplicit di altre storie plausibili, di
altri percorsi evolutivi ed esplicativi possibili.
Spesso gli evoluzionisti usano il concetto di consistenza
con la selezione naturale come unico criterio e considerano
il loro lavoro compiuto solo quando hanno escogitato una
storia plausibile in tal senso. Ma storie plausibili possono
sempre essere raccontate. La chiave della ricerca storica sta
nellindividuare i criteri per identificare le spiegazioni accettabili allinterno di un set sostanziale di percorsi evolutivi
possibili verso qualsiasi risultato attuale (Gould, Lewontin
1979, p. 154).

Se la scienza si accosta allo stile della ricerca storica,


come dovrebbe senza invidie epistemologiche verso le
scienze fisico-matematiche sostengono in pi occasioni
gli autori , non possono esistere storie a senso unico, ricostruzioni aprioristiche a partire da criteri esplicativi assolutizzanti. Nello spirito autentico del pluralismo darwiniano,
al cui interno non v mai stato posto per una omogeneizzazione dei meccanismi evolutivi sotto il criterio della selezione del pi adatto (come sottoline per la prima volta
George J. Romanes nel 1900 in AA.VV. 1900), possiamo a
questo punto tracciare una tipologia estesa delle alternative
alla spiegazione selezionista ortodossa del cambiamento
morfologico e funzionale.
Perch gli alberi non crescono fino in cielo
La classe generale degli episodi di cambiamento evolutivo riconoscibili pu comprendere al proprio interno, oltre agli eventi di normale adattamento primario, anche:

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1) trasformazioni (morfologiche, funzionali o comportamentali) il cui meccanismo di consolidamento non registra n un adattamento n gli effetti della selezione naturale;
il caso delle variazioni dovute a fattori puramente casuali,
come nel caso delle derive genetiche, in cui si verifica un
processo stocastico di cambiamento nelle frequenze geniche; tali variazioni non presentano alcuna direzionalit
adattativa e rispetto alla selezione possono aversi:
- per fissazione di differenze e diversificazioni in assenza
di pressione selettiva,
- per fissazione e diversificazione a dispetto della pressione selettiva in atto,
- per rimozione di frequenze geniche favorevoli, fissatesi
in precedenza per selezione naturale;
2) trasformazioni in cui non vi n adattamento n selezione naturale nella parte in questione: la forma della parte considerata una conseguenza correlata e concomitante
degli effetti della selezione naturale su altre parti; il caso
delle correlazioni di crescita, dellallometria, della pleiotropia genica, dei fenomeni di compensazione evolutiva,
delle correlazioni meccaniche di sviluppo; come gi suggerito embrionalmente nella teoria delle coordinate di trasformazione di DArcy Thompson, le correlazioni di sviluppo di un organismo, inteso come totalit integrata e
non come ingranaggio di parti discrete ben disegnate dalla
selezione, sono molto fitte per ragioni fisiche e rientrano
in due categorie principali:
- correlazioni di crescita relativa delle dimensioni corporee (allometria), i cui effetti possono assumere un ruolo
adattativo secondario, ma i cui tassi effettivi di sviluppo
non sono sotto controllo adattativo diretto;
- alterazioni dei tempi di maturazione biologica dellindividuo (come le strategie r-selettive e la neotenia), non
aventi un valore adattativo primario ab initio;
3) trasformazioni in cui vi un disaccoppiamento fra
adattamento e selezione; nei due sensi:

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- selezione senza adattamento, come avviene in presenza


di pressioni selettive multiple e divergenti (il cui studio
merito dello stesso Richard Lewontin) che si intrecciano fino al raggiungimento di un grado di stabilit senza necessariamente la guida di adattamenti primari; il caso pi
noto forse quello della sovrapposizione fra una pressione
selettiva da predatore (la prole di una specie minacciata da un potente predatore) e una pressione selettiva contraria da scarsit di risorse (la fecondit della specie raddoppia per reazione alla decimazione operata dai predatori, la prole aumenta fino a esaurire le risorse alimentari disponibili);
- adattamento senza selezione, come nei casi di plasticit fenotipica: un cambiamento geografico o climatico
induce una trasformazione fenotipica di carattere prettamente adattativo senza che vi sia stata una pressione selettiva di lunga durata e continuativa (lesempio citato sovente la modificazione fenotipica delle spugne e dei coralli
per adattarsi ai mutevoli regimi di flusso e correnti delle
acque; per una sistematizzazione recente dellargomento,
Pigliucci 2001);
4) trasformazioni per adattamento e selezione, senza tuttavia una base selettiva per le differenze fra i vari tipi di
adattamento; organismi simili possono sviluppare diverse
strategie adattative come soluzione alle medesime sollecitazioni ambientali, si parla in questo caso di picchi adattativi multipli; non sempre la selezione un criterio sufficiente per la loro valutazione e comparazione: si tratta spesso
di ingegnose soluzioni scelte fra molte altre altrettanto
plausibili, la morfologia risultante (il picco adattativo pi
o meno funzionale) sar il prodotto di una storia contingente e non di un progetto ottimale preordinato dalla selezione; rientra in questa tipologia lo studio specialistico dello stesso Gould sulla lumaca Cerion delle isole Bahamas, le
cui diversificazioni fenotipiche rappresentano picchi adattativi non giustificabili da pressioni selettive proporzionali
ma da percorsi evolutivi ramificatisi in modo contingente;

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5) trasformazioni per adattamento con selezione, in cui


ladattamento unutilizzazione secondaria di parti formatesi per ragioni non selettive di architettura organica, di sviluppo o di variazione esogena contingente: la tipologia specifica indicata tecnicamente con il termine di exaptation.
La trattazione di Gould e Lewontin sulle tipologie di
azione della selezione naturale non implica n una sottovalutazione del ruolo e della frequenza dei fenomeni adattativi n lappello vago ad altre cause che caratterizza alcune
forme europee di antiriduzionismo forte di marca internalista. Le trasformazioni non primariamente adattative o
comunque non dettate dalla causazione lineare della selezione non sono equiparate a fenomeni non ancora ben conosciuti allinterno degli organismi, n si assume che il
non-adattamento equivalga alla non-intellegibilit dellorigine e dellevoluzione di un carattere biologico. Gould
molto esplicito nel rifiuto di queste forme misticheggianti di opposizione al riduzionismo adattazionista. Opta
preferibilmente per una forma coerente e rigorosa di antiriduzionismo debole, centrato su unidea portante (la
forma debole ma lefficacia esplicativa paradossalmente pi forte, nota Gould): lopera della selezione naturale interagisce costantemente, a tutti i livelli gerarchici,
con i vincoli imposti dalla struttura organica individuale.
Levoluzione scaturisce, o per meglio dire emerge, da
questa interazione fra spinte selettive e resistenze strutturali. Levoluzione lemergenza di una struttura utile a partire dalla interazione contingente fra vincoli di crescita e
pressioni selettive.
Come scrive lo zoologo austriaco Rupert Riedl nel
1978, questo stile organicista del pensiero biologico, la
cui ricca tradizione attraversa lopera di Goethe, di Geoffroy de Saint-Hilaire fino a DArcy Thompson e Conrad
Waddington, si trova oggi in netta minoranza fra i maggiori teorici dellevoluzione: non stato pi neppure insegnato in molte universit americane. Ma non si tratta, in
definitiva, di negare lazione delladattamento, bens di in-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

debolire la riconduzione unilaterale di ogni schema strutturale, divergente in qualche tratto rispetto ai simili e agli
ascendenti, a una funzionalit adattativa primaria additata
automaticamente come causa della divergenza stessa. Lorigine evolutiva invece spesso il prodotto di una storia contingente influenzata da vincoli architettonici e da possibilit adattative eterogenee.
I vincoli che cambiano in modo cos profondo il nostro
approccio allevoluzione in un senso non adattazionista (e
tuttavia non antiadattazionista) e che giustificano quindi
unoperazione epistemologica di reinterpretazione dei principi del cambiamento naturale non sterilmente oppositiva
(come di chi vorrebbe negare la validit della spiegazione
precedente o marginalizzarla) bens estensiva, sono fondamentalmente riconducibili a quattro categorie principali:
a) vincoli filetici residuali: resistenze al cambiamento
dovute allinerzia evolutiva filetica sedimentatasi nel passato (Homo sapiens ha ancora, per esempio, una qualche resistenza ancestrale alla postura eretta); si tratta dei residui di comportamenti o morfologie superate;
b) vincoli filetici di tipo fisico: i limiti fisiologici che le
leggi della fisica impongono al cambiamento degli individui (i molluschi non volano, gli insetti non sono grandi come elefanti e gli alberi non crescono fino in cielo Gould,
1996);
c) vincoli filetici dello sviluppo: restrizioni alle trasformazioni evolutive possibili dovute ai canali di sviluppo
ontogenetici refrattari al cambiamento e alla manipolazione (filone di studio spesso ricordato da Gould che, come
abbiamo visto, nel suo Ontogeny and Phylogeny si rivolge a
Von Baer e a Haeckel per i loro studi su embriologia e ontogenesi, oltre che a Waddington per la teorizzazione dei
vincoli ontogenetici);
d) vincoli ontogenetici strutturali o architetturali: teorizzati e descritti perfettamente, secondo Gould senza il riscontro dovuto presso la comunit scientifica, dal paleontologo tedesco A. Seilacher nel 1970 (che si occup nello
specifico delle strutture corporee divergenti dei molluschi

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e dei brachiopodi); si tratta delle restrizioni al campo dei


cambiamenti evolutivi potenziali da attribuire alla struttura
corporea e materiale degli organismi, cio alla particolare
costruzione e interconnessione dei componenti del Bauplan organico, forme di base divergenti (senza alcuna
funzionalit manifesta e probabilmente non adattative, se
non secondariamente) che condizionano levoluzione e lesito delle interazioni fra strutture organiche e derive evolutive per selezione naturale.
Su questi quattro tipi di vincoli evolutivi Gould esprime alcune considerazioni interessanti:
Se lo sviluppo riguarda pacchetti integrati, e non pu essere condotto pezzo per pezzo nellevoluzione, allora il programma adattazionista non pu spiegare lalterazione dei programmi di sviluppo che sottendono intimamente ogni cambiamento del Bauplan... Gli schemi divergenti sono un vincolo architetturale fondamentale. Occasionalmente, dopo la loro comparsa, possono essere utilizzati per un effetto benefico
(Gould, Lewontin 1979, p. 162).

Dopo aver citato il poliedro di Galton, che abbiamo visto essere la metafora forse pi trasparente della nozione di
coevoluzione fra vincoli strutturali e spinte selettive, gli autori
concludono il loro intervento con linvito a un approccio pluralista verso gli agenti, i modi e i principi dellevoluzione:
Noi siamo convinti che la ricompensa potenziale per labbandono di una visione esclusiva come quella del programma
adattazionista potrebbe essere davvero grande. Non diamo il
consiglio di rinunciare per sempre alla comprensione, come
spesso ci accusano di fare gli adattazionisti. Per non-adattativo non intendiamo non-intellegibile. Accogliamo la ricchezza che un approccio pluralistico, cos vicino allo spirito
autentico di Darwin, pu procurarci. Sotto il programma
adattazionista i grandi temi storici dello sviluppo morfologico
e del Bauplan sarebbero largamente abbandonati, perch se la
selezione pu rompere ogni correlazione e ottimizzare le singole parti separatamente allora lintegrazione di un organismo

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

non conta pi nulla. Spesso quindi il programma adattazionista ci ha dato una biologia evolutiva fondata su parti singole e
su geni, ma non su organismi. Ha assunto aprioristicamente
che ogni transizione possa avvenire passo passo e ha sottovalutato limportanza dei blocchi integrati di sviluppo e dei
vincoli pervasivi della storia e dellarchitettura. Una visione
pluralistica potrebbe riportare gli organismi, con tutta la loro
recalcitrante, e pure intellegibile, complessit, nel cuore della
teoria evolutiva (p. 163).

Da un punto di vista epistemologico, interessante notare labitudine argomentativa di fondo del programma
adattazionista, messa abilmente in discussione da Gould e
Lewontin nel 1978. Potremmo definire questo habitus paradigmatico del programma come una inversione della logica esplicativa: leffetto risultante del processo evolutivo
(il prodotto) viene inteso coma causa del processo stesso. Nel celebre esordio del saggio fin qui esaminato gli autori presentano tre situazioni esemplificative di questa inversione logica, traendole da discipline non attigue alla
biologia evolutiva.
I pennacchi di San Marco
Se la costruzione della cattedrale di San Marco prevede
la sovrapposizione di una cupola circolare, divisa in quattro quadranti, su un corpo quadrato la cui sommit costituita da quattro archi sui lati, necessariamente si otterranno ai quattro angoli degli spazi triangolari, affusolati verso
il basso. Questi pennacchi (spandrels se bidimensionali;
pi precisamente pendentives se tridimensionali) saranno
delimitati dagli archi di sostegno e dal bordo inferiore del
quadrante della cupola. Ciascun pennacchio contiene un
mosaico perfettamente adattato allo spazio disponibile: un
evangelista seduto nella parte superiore, affiancato dalle
citt celesti, mentre al di sotto un uomo simboleggiante i
fiumi biblici versa acqua da una brocca nello spazio che si
restringe fino a chiudersi ai suoi piedi. Il disegno cos

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armonioso ed elaborato che siamo tentati di vederlo come


il punto iniziale di qualsiasi analisi, come la causa di tutta
larchitettura circostante.
Restando nella metafora, largomentazione adattazionista suonerebbe cos: il disegno attuale ottimamente adattato allo spazio dei pennacchi, quindi i pennacchi sono stati concepiti e progettati per garantire la rappresentazione
degli evangelisti e della profusione dellacqua dai quattro
estremi della costruzione allegorica. Una scansione logica
non-adattazionista riporta invece la causa come effetto della struttura preesistente: le regole architettoniche di costruzione della cattedrale impongono dei vincoli alla ripartizione dello spazio allinterno delledificio; si formano necessariamente degli spazi interstiziali, secondari, fra le componenti maggiori della costruzione; questi spazi vengono riutilizzati con ingegno e creativit dai mosaicisti che trasformano la regolarit dei quattro pennacchi in una composizione allegorica; questa regolarit in base quattro, di tipo
exattativo, ricade poi sullintera struttura perch, per simmetria compositiva, altri mosaici e altre rappresentazioni
dovranno essere organizzate dagli artisti in base quattro; da
qui limpressione funzionalistica, fallace, che tutto limpianto espositivo sia stato studiato appositamente in questo modo fin dallinizio e quindi che i pennacchi stiano l
proprio per ospitare i quattro evangelisti.
I pennacchi sono una conseguenza collaterale di unarchitettura complessiva, strutture non adattative poi
cooptate per alloggiare opere darte allapparenza perfette
per quegli spazi. In altri casi (Gould cita, in 2002b, p.
1.569, la chiesa di San Fedele a Milano), lexaptation artistico non sembra altrettanto ben riuscito, svelando la sua
sub-ottimalit di fondo. Attraverso lo stesso principio di
coevoluzione fra i vincoli della costruzione e le possibilit
creative di decorazione, lintersezione delle volte a ventaglio del soffitto della cappella del Kings College di Cambridge produce uno spazio centrale romboidale che gli artisti hanno utilizzato per introdurre delle borchie con allinterno alternativamente la rosa dei Tudor e la saracine-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

sca araldica. La struttura non esiste a causa dellalternanza fra i due stemmi:
Il disegno, in un certo senso, rappresenta un adattamento,
ma il limite architettonico chiaramente primario. Gli spazi
aperti sorgono come un prodotto collaterale della volta a ventaglio: il loro uso appropriato un effetto secondario (Gould,
Lewontin 1979, p. 149).

Un terzo esempio, particolarmente illuminante, interessa invece direttamente il bersaglio polemico preferito dagli
autori che, come gi abbiamo detto, concepirono questo
intervento in terra inglese nel pieno della discussione attorno alle teorie sociobiologiche. Uno studio dellantropologo Michael Arnet del 1977 propose di interpretare la
pratica del sacrificio umano presso gli Aztechi come una
soluzione adattativa alla mancanza di carne: si scopr infatti
che gli arti delle vittime erano frequentemente consumati
dai nobili. E. O. Wilson, lanno successivo, estese largomentazione di Arnet come illustrazione di una predisposizione primaria adattativa, di tipo genetico, per il cannibalismo negli umani.
In questo caso il rovesciamento argomentativo pu essere condotto in due sensi diversi: a) per prima cosa non
detto che una pratica religiosa e culturale come il sacrificio
umano dovesse servire al rifornimento di carne (sia per la
quantit di carne ricavata effettivamente che per le modalit della pratica stessa); essa rientrava infatti in un sistema
culturale e cosmologico elaborato ed esprimeva probabilmente anche esigenze di amministrazione del potere sociale e politico; b) non necessariamente unusanza ereditata e
consolidata per trasmissione culturale deve avere un significato adattativo primario. In questo caso in discussione
non solo linversione logica fra causa evolutiva ed effetti
presenti (come in una gamma vastissima di altri esempi ricavabili dalla sociobiologia), ma anche la linearit e unidirezionalit del ragionamento funzionalista applicato allo
studio del comportamento. Non necessariamente deve esi-

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stere un solo significato adattativo e, in presenza di limiti


strutturali primari, questo pu essere comunque un epifenomeno evolutivo rispetto alla struttura.
Sostenere che qualcosa nasce come effetto secondario in un contesto gi organizzato non implica n una
sottovalutazione di principio delleffetto stesso n una rinuncia alla sua intellegibilit. In unaltra occasione Gould
scrive:
Torniamo ora al cervello umano: probabilmente, attraverso
la selezione naturale, esso si ingrandito per assolvere a un
numero limitato di funzioni legate alla sopravvivenza delluomo nella savana africana. Ma come conseguenza di questi adattamenti, si sono creati alcuni pennacchi, cio spazi
cerebrali liberi utilizzati per migliaia di nuove funzioni non
previste dal progetto evolutivo di partenza (Gould, in
Brockman 1995, p. 47).

La confusione fra processo e risultato dunque risolvibile solo applicando ai principi dellevoluzione un approccio pluralista che limiti il campo di azione delladattamento
primario e diversifichi le tipologie delle cause di trasformazione morfologica e comportamentale. Nello stesso breve
intervento del 1995 Gould riconduce la teoria dei pennacchi a una definizione estesa (pi comprensiva di quella
tecnica vista al punto quinto della classificazione sulle alternative alladattamento) della nozione di exaptation:
La teoria dei pennacchi permette di spiegare lesistenza di
una struttura ben funzionante in modo indipendente dalla selezione. Oggi definisco queste strutture exaptations, un termine che ho coniato insieme ai paleontologi Elisabeth Vrba e
Niles Eldredge. Gli exaptations, a differenza degli
adaptations, sono strutture utili perch cooptate. Sono ex-apted: atte a qualcosa pur non essendo progettate per esserlo
dalla selezione naturale. I darwinisti non possono negare la
loro esistenza, anche se si affrettano ad aggiungere che si tratta di eventi molto rari e insignificanti. Tuttavia lesempio dei
pennacchi dimostra che il fatto di essere conseguenza di qualcosaltro non li rende necessariamente insignificanti (p. 49).

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Abbiamo cercato di descrivere la critica al programma


adattazionista sottolineando il senso complessivo delloperazione epistemologica: non in gioco il destino scientifico
e lesistenza teorica delladattamento in quanto tale, piuttosto una sua interpretazione totalizzante e unilaterale. bene approfondire questo concetto anche in unaltra direzione. Spesso la controversia su questo principio dellevoluzione si concentra sulla spinosa questione del ruolo pi o
meno ampio da riconoscere al caso nel processo del cambiamento biologico macroevolutivo e microevolutivo. In
questo senso per il rischio quello di cadere in unestremizzazione teorica della controversia, fino ai tentativi di
mettere in caricatura reciprocamente la posizione dellavversario: casualisti irresponsabili e pseudoscientifici contro
deterministi scientisti. Si potrebbe obiettare che il paragone con il dottor Pangloss sia gi una caricatura artificiosa
di un serio programma di ricerca sperimentale. Non meno
forzate sono per le caricature che gli avversari, a cominciare da Richard Dawkins e Daniel Dennett, riservano allapproccio pluralista dellevoluzionismo.
In occasione della stesura del testo collettaneo di
Brockman citato poco fa, il grande biologo evoluzionista
della New York State University George C. Williams, a tutti gli effetti uno dei padri nobili del programma adattazionista e tuttavia fra i pi aperti e meno dogmatici sostenitori
della visione tradizionale, comment lintervento di Gould
sul concetto di exaptation con unobiezione particolarmente arguta e interessante:
Lesempio dellala delluccello quello che Gould chiama
exaptation e succede continuamente in natura. Ma quando
chiamiamo ala lala dellairone, subentra anche un problema
semantico. Originariamente quella struttura era infatti una
pinna, e solo casualmente si dimostrata utile per camminare,
e ancora accidentalmente si trasformata in unappendice utile al volo. Pertanto occorre sempre specificare prima la prospettiva funzionale. Unala pu essere definita alternativamente un adattamento o un exaptation a seconda che la si riferisca
al volo o alla precedente capacit di camminare (p. 59).

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Il ragionamento di Williams molto sottile e si sottrae


ai due soliti argomenti svalutativi dellapproccio postdarwiniano, cos come presentati e sostenuti da John Maynard Smith:
a) sottovalutazione sperimentale: i fenomeni di exaptation sarebbero insignificanti sul piano dei dati empirici,
poco frequenti sul piano statistico e in quelle poche occorrenze marginali sul piano evolutivo;
b) sottovalutazione della novit: non c nulla di rivoluzionario nella teoria dellexaptation, i migliori sostenitori
del programma adattazionista non si sono mai sognati di
sostenere il contrario.
Williams invece accetta che gli eventi di exaptation siano la norma in natura. Ritiene tuttavia che non sia necessario sostituire il termine adaptation: sufficiente concepire
exaptation come il susseguirsi, contingente, di pi adattamenti funzionali. Il problema semantico sollevato da Williams pu essere accolto favorevolmente da un non-adattazionista: possiamo anche definire exaptation un adattamento secondario o derivato. Anzi, il fatto che Williams
accetti questa idea rafforza la proposta teorica di Gould e
Lewontin. Il concetto di exaptation non in contrapposizione alla teoria della selezione naturale: anzi, la presuppone. La differenza unaltra e consiste propriamente in
quella inversione logica argomentativa descritta pocanzi, su cui Williams non si sofferma. Accettare lidea che
possa verificarsi un cambiamento funzionale a parit di
struttura morfologica significa negare (e Williams implicitamente lo fa) la legittimit di ogni estrapolazione dallutilit attuale allorigine evolutiva. E qui sta la critica, sostanziale, al programma adattazionista classico.
Il pollice del panda stato regolarmente fissato dalla selezione naturale: possiamo immaginare che i panda con il
sesamoide radiale ipersviluppato siano stati per qualche
motivo avvantaggiati nella competizione per le risorse, che
a un certo punto quel sesamoide radiale sia diventato la base per un sesto dito opponibile, che si sia quindi diffuso a

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

tutto la specie, e cos via. Il meccanismo della sopravvivenza differenziale in un contesto di lotta per la sopravvivenza
non affatto messo in discussione. Ma un conto dire che
la selezione naturale ha prodotto il pollice del panda, un
altro affermare che il sesamoide radiale del panda era l
proprio per costruire un pollice opponibile. Pi precisamente, secondo la terminologia proposta da Gould, diremo che il sesamoide radiale in s exattativo rispetto al
pollice opponibile, mentre le modifiche ipetrofiche del sesamoide sono adattative rispetto allutilit del pollice opponibile. La fase di cooptazione iniziale infatti distinta
dalla fase di ritenzione successiva attraverso il normale funzionamento della selezione naturale.
Anche nei casi in cui lexaptation sia una cooptazione di
strutture originatesi per nessuna funzione, la selezione,
bench non agisca nel rendere disponibile tali strutture di
partenza (in quanto pennacchi), agisce comunque nel
fissare lexaptation. Il concetto espresso da Williams, semmai, ci obbliga a un approfondimento della nozione di
adaptation alla luce di un approccio pluralista applicato alle cause potenziali di trasformazione morfologica e funzionale. Una volta introdotto il concetto di exaptation e una
volta mostrato che non si tratta di una rimozione della teoria classica, ma di una sua coerente estensione, come potr
essere ridefinita in senso costruttivista lidea di adattamento biologico?
Serpenti erbivori e batteri marziani: i sentieri della coevoluzione
Il concetto di adattamento trova nella prospettiva di
ricerca post-darwiniana una rideclinazione interessante.
Procediamo per generalit decrescente: ci accorgeremo che
questa riformulazione consiste principalmente in una limitazione dellarea di influenza dei fenomeni di adaptation
(ma non per questo in una loro marginalizzazione) operante a due livelli diversi.

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Gi nel saggio del 1979, Gould e Lewontin propongono una tripartizione gerarchica della nozione di adaptation,
notando che solo in un caso pienamente legittimo utilizzare le categorie interpretative delladattamento darwiniano classico. Una prima limitazione, molto generale (e metodologica), allora quella di provare a non considerare
come darwiniano, o in altri termini come prodotto della
selezione naturale intesa quale principio causale deterministico, ci che per abitudine si definisce adattamento anche a livello fenotipico e a livello di evoluzione culturale. Si
distingue allora:
1) un adaptation fenotipico, cio la manifestazione di
una buona adeguazione fra organismo e ambiente circostante per via della plasticit fenotipica individuale; la
morfologia modificata durante lontogenesi in funzione
di un migliore adattamento alle circostanze esterne (per
esempio ladattamento delluomo e di altri mammiferi alle
forti altitudini): tale manifestazione di adaptation in s non
ereditabile, lo invece la capacit genetica dellorganismo di sviluppare la plasticit fenotipica da cui deriva;
2) un adaptation culturale, cio una forma ereditabile
di adattamento non biologico; lereditariet data naturalmente dalla possibilit di trasmettere le conoscenze attraverso linsegnamento e lapprendimento;
3) un adaptation genotipico, cio la forma convenzionale di adattamento derivante dallazione della selezione
naturale sulla variazione genetica potenziale.
Molti dei fraintendimenti sociobiologici derivano dalla
confusione fra adaptation culturale e adaptation genotipico:
solo ladattamento basato con sicurezza sulla variazione genetica come materia prima e sulla selezione come criterio costruttivo pu essere considerato darwiniano, non
ogni forma di buona disposizione verso lambiente indipendentemente dal meccanismo della sua fissazione. Per lo
stesso motivo non pu essere considerato darwiniano ladaptation fenotipico a carattere esclusivamente fisiologico.
Scrivono Gould e Lewontin (1979, p. 158):

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Adaptation, il buon adattamento degli organismi al loro ambiente, pu verificarsi a tre differenti livelli gerarchici con
cause diverse. una sfortuna che il nostro linguaggio si sia
focalizzato sul risultato pi comune e abbia chiamato tutti e
tre i fenomeni adaptation: le differenze nel processo sono state oscurate e gli evoluzionisti hanno spesso frainteso le origini
di questa eterogeneit estendendo la modalit darwiniana agli
altri due livelli.

Poco oltre si aggiunge, riassumendo il senso di questa


limitazione gerarchica della nozione darwiniana di adaptation:
La mera esistenza di un buon adattamento fra organismo e
ambiente unevidenza insufficiente per dedurre lazione della selezione naturale (p. 159).

La gerarchia dei tre significati evolutivi della nozione


estesa di adattamento richiede dunque una prima limitazione generale dellapplicazione pedissequa di uninterpretazione darwiniana (selezione naturale su variazione genetica) ai meccanismi adattativi nel loro complesso. Da questo
punto di vista, la critica al programma della sociobiologia
umana riguarda solo laspetto metodologico e di impostazione generale di una ridefinizione in senso pluralista dei
principi evolutivi.
Ci che pi conta affrontare una seconda limitazione
attinente al livello gerarchico stesso delladaptation darwiniano tradizionale. Quello che abbiamo definito nel paragrafo precedente il disaccoppiamento fra adattamento e
selezione naturale concerne infatti anche lambito strettamente fenotipico dei meccanismi adattativi. Approfondendo il principio appena citato, potremmo dire che neppure
la mera esistenza di un adattamento genotipico fra organismo e ambiente unevidenza sufficiente per dedurre lazione della selezione naturale.
La riconcettualizzazione dellidea di adattamento biologico trova la sua massima espressione teorica, pochi anni dopo, in una serie di saggi illuminanti di Richard

TELMO PIEVANI

Lewontin. Nel 1978 il genetista di Harvard affronta, in


un saggio intitolato Adaptation (1978), la questione della
necessit di un nuovo approccio a questa categoria del
pensiero biologico. Lautore esamina in primo luogo le
origini storiche dellidea di adattamento darwiniano. In
gioco, agli albori della teoria evolutiva moderna, era la
connessione logica fra due aspetti apparentemente contrastanti della storia naturale: la diversit irriducibile delle forme viventi e lottima idoneit degli organismi medesimi allambiente circostante. Molto schematicamente potremmo sintetizzare il nodo concettuale della spiegazione
darwiniana in questo modo:
a) la variabilit morfologica pu essere spiegata con
lidea di una fissazione delle piccole mutazioni degli organismi attraverso lereditabilit delle variazioni stesse e la
riproduzione differenziale allinterno della specie madre:
le forme di vita si diversificano e divergono in ambienti
diversi;
b) le forme di vita sono anche ottimamente adattate allambiente che le ospita, nei modi pi semplici per organismi elementari fino a strutture complicatissime e meravigliose come locchio: ci fa pensare che vi sia un criterio
per la riproduzione differenziale identificabile con la prevalenza a medio termine delle forme pi idonee al loro
habitat, il tutto mosso e diretto dalla selezione naturale e
dalla lotta per la sopravvivenza.
Non fu difficile per i darwinisti, alcuni decenni dopo,
confondere la perfezione risultante dal processo evolutivo
con lopera di una selezione naturale sempre pi commisurata alle caratteristiche del divino artefice. In realt la
perfezione naturale poneva al darwinismo una questione
cruciale, risolta temporaneamente con la teoria del preadattamento, che abbiamo visto essere lantecedente logico
delle ricerche sullexaptation. Lanalisi di Lewontin muove
per da unaltra angolatura, altrettanto decisiva: quella del
rapporto logico, implicito in questa storia dellidea di adattamento, fra organismo e ambiente:

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

La moderna visione delladattamento stabilisce che il mondo


esterno pone certi problemi che gli organismi devono risolvere e che levoluzione mediante selezione naturale il
meccanismo che crea queste soluzioni. Ladattamento il
cambiamento evolutivo attraverso il quale lorganismo fornisce una soluzione via via migliore al problema: il risultato
finale la condizione di essere adattato (fitness) (Lewontin
1978, p. 3).

E poco oltre (ib.):


Il concetto di adattamento implica un mondo preesistente
che ponga un problema la cui soluzione consista appunto nelladattarvisi. Una chiave viene adattata alla serratura tagliandola e limandola.

Un altro modo per esprimere lo stile di ragionamento


adattazionista quello di dire che la natura garantisce la
disponibilit di forme ideali cui le cose, attraverso il dispiegamento di mezzi della selezione naturale, si conformano e si approssimano. Lanalisi adattazionista proceder
allora a ritroso: a cosa servono le placche dorsali dello Stegosaurus, essendo senzaltro la soluzione ottimale a un
problema specifico? ...e di seguito un elenco di funzioni
alternative: per difesa, per il corteggiamento, per autoregolazione termica. Esiste in sostanza uno spazio definito
(un paesaggio) di funzioni adattative, che attraggono gli
organismi sui loro picchi.
Nel testo della voce Adattamento scritto da Lewontin
per lEnciclopedia Einaudi troviamo:
(...) limpiego stesso della nozione di adattamento introduce
inevitabilmente nella biologia moderna la concezione teologica di un mondo fisico preformato cui gli organismi sono stati
adattati (Lewontin 1977, p. 200).

Nel porre in questi termini la questione ci riavviciniamo


allobiezione di Williams illustrata nel paragrafo precedente: siamo di fronte a un susseguirsi di adattamenti, compa-

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tibile in via teorica con lidea di exaptation (per esempio


nella sequenza evolutiva rettile - uccello - pinguino). In
realt largomentazione diversa, pi problematica, e riguarda appunto le due assunzioni del meccanismo problema-soluzione e del rapporto fra mondo preesistente in evoluzione e organismo in perenne rincorsa adattativa:
se levoluzione viene descritta come processo di adattamento
degli organismi alle loro nicchie, allora queste devono esistere
prima delle specie che vi si adattano, cio devono esservi nicchie vuote in attesa di essere occupate in seguito allevoluzione di nuove specie (Lewontin 1978, p. 5).

Potremo parlare di nicchia vuota solo astraendo dalle


caratteristiche degli altri organismi che gi vi abitano. Ma
questa operazione arbitraria: sempre possibile immaginare nicchie vuote relativamente a qualche caratteristica
biologica, basta prendere un parametro reale e modificarlo
in modo tale da prefigurare una nicchia ancora non occupata. Lewontin immagina ad esempio la nicchia fantastica dei serpenti che si nutrono di erba o degli animali a
sangue caldo che depongono uova. Il problema della definizione teorica di una nicchia ecologica vuota, senza riferimenti agli organismi che la potrebbero abitare, ha segnato
le immense difficolt di valutazione delle possibilit di esistenza di forme di vita non terrestri.
Lewontin ama citare le diatribe su come verificare la presenza di vita su Marte (progetto life detector) che animarono le riunioni della commissione scientifica del governo
statunitense cui fu invitato a partecipare alla met degli anni
Settanta: come si poteva cercare la vita in un ambiente dove effettivamente non era possibile considerare fattori ecologici relativi alla presenza di organismi (che era ci che si doveva per lappunto verificare)? Lesobiologia incappa in un
autentico paradosso: se la nicchia anche costruita dai suoi
abitanti e gli abitanti sono costruiti dalla nicchia in un rapporto di cospecificazione e di reciproco bricolage evolutivo,
come si possono fissare per via ipotetica i parametri per rile-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

vare la presenza di organismi viventi su Marte partendo dai


valori e dalle propriet della vita sulla Terra?
Si tent di verificare la presenza di batteri immergendo
un campione di terriccio marziano in una zuppa radioattiva sensibile alle forme di vita terrestri (qui sta il nocciolo
del paradosso). La radioattivit aument esponenzialmente
nei primi secondi, per poi azzerarsi completamente. Se ne
dedusse che non cerano batteri (o meglio, non cerano
batteri il cui metabolismo fosse analogo a quello terrestre)
e che la violenta reazione era stata scatenata dallargilla
marziana (Lewontin 1995).
Un altro problema, ancor pi profondo, riguarda il fatto che organismi e nicchie sembrano cos compenetrati e
cos vicendevolmente definiti da rendere virtualmente impossibile la distinzione fra propriet degli uni e delle altre:
Gli organismi non sperimentano passivamente gli ambienti,
ma creano e definiscono lambiente in cui vivono. (...) C
una costante interazione tra organismo e ambiente, per cui
anche se la selezione naturale pu fare adattare lorganismo a
una particolare serie di circostanze ambientali, levoluzione
dellorganismo modifica a sua volta quelle circostanze. Gli organismi stessi determinano, infine, con le loro attivit quali
fattori esterni devono far parte della loro nicchia. Costruendo
un nido, la pavoncella rende la disponibilit del fieno, necessario per costruirlo, una componente importante della propria nicchia e rende, al tempo stesso, il nido unaltra componente di quella stessa nicchia (ib.).

Riguardo dunque alla nozione di adattamento il passaggio concettuale sottile:


Se le nicchie ecologiche possono essere specificate soltanto
dagli organismi che le occupano, levoluzione non pu pi essere descritta come un processo di adattamento perch tutti
gli organismi risultano gi adattati (ib.).

Cosa successo, in sostanza? Cadute le due assunzioni


adattazioniste (modello problema-soluzione e postulato del

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mondo preesistente indipendente), si sgretola la concezione classica di ad-aptation come corrispondenza. Ladattamento un processo costruttivo:
Dobbiamo sostituire la concezione adattazionistica della vita
con una concezione costruttivistica. Non che gli organismi
trovano gli ambienti e vi si adattano o muoiono: essi costruiscono effettivamente il loro ambiente a partire da pezzi e pezzetti (Lewontin 1991, p. 82).

Organismi e nicchie si fanno e disfano a vicenda: ogni


organismo contemporaneamente produce e distrugge le
condizioni della propria esistenza (p. 85).
Una radicale unicit dei percorsi di sviluppo
Lipotesi che a parit di tutte le condizioni (genetiche
e ambientali), il processo di adattamento possa condurre
comunque su sentieri epigenetici molto eterogenei e sostanzialmente imprevedibili: su di essi agisce infatti una
molteplicit di fattori e di perturbazioni (come ipotizzato
dalla teoria del rumore di fondo genetico) in grado di
deviare la trasformazione su traiettorie diverse. Lintreccio
ineludibile e la coevoluzione fra vincoli genetici e possibilit ambientali, uniti alla conoscenza ancora parziale dellembriogenesi, sono tali da scongiurare il rischio di una
perfettibilit indefinita e omogeneizzante del genoma e
del piano organico: la storicit della natura e la sua capacit di cambiamento e di adattamento si fondano sulla variabilit, sulla imperfezione e sulla subottimalit delle
strutture organiche.
In altri termini, gli influssi ambientali e quelli genetici
interagiscono fra loro in forme cos diverse e passano attraverso perturbazioni casuali cos sottili che il risultato del
processo coevolutivo fra geni, ambienti e organismi sempre un individuo unico e irripetibile (Lewontin 1998, pp. 333), allo stesso modo in cui il processo di sviluppo del cer-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

vello appare caratterizzato, secondo alcune importanti teorie neurologiche (basti pensare a quella della selezione dei
gruppi neuronali di Gerald Edelman), da una intrinseca
unicit evolutiva e da differenze fra individuo e individuo
non imputabili n allambiente n alla genetica (Edelman,
Tononi 2000).
Nel flusso di reciproca specificazione fra organismo e
ambiente, in cui entrambi a tutti gli effetti sono soggetti
evolutivi, levoluzione assume contorni inediti: per adattamento intenderemo la pre-condizione, e non pi la finalit, dello sviluppo. Con ci non si nega la realt evolutiva
degli eventi di adaptation, ma si nega che essi possano diventare discriminanti a posteriori per una ricostruzione del
processo evolutivo stesso come accade nelle retrospezioni
funzionalistiche delladattazionismo darwinista.
Una prova a favore di questa interpretazione costruttivista dellintreccio evolutivo fra organismi e ambiente
proviene da un dato sperimentale che ha fatto molto discutere i paleontologi: il valore costante della probabilit media di estinzione di una specie biologica. La possibilit che
una specie si estingua, stato notato, non dipende n dalla
collocazione geografica, n dallet della specie, n da altri
fattori legati al tempo e alla storia della specie stessa. Il tasso di estinguibilit deriva dalle caratteristiche del gruppo
a cui la specie appartiene e non in alcun modo inversamente proporzionale allet della specie come una lettura
progressionista dovrebbe supporre. Lopera della selezione naturale non accresce, n a medio n a lungo termine, le capacit di sopravvivenza medie degli organismi di
una specie. Anche dallo studio della condizioni di estinguibilit sembra avere conferma lidea che la stabilit, e non
un processo di incessante adattamento progressivo, sia la
situazione pi frequente dellevoluzione. Non c, insomma, unazione evidente di miglioramento progressivo dei
piani morfologici e comportamentali.
Una spiegazione di questo dato interessante stata fornita, nella seconda met degli anni Settanta, dal biologo evoluzionista dellUniversit di Chicago Leigh Van Valen, che co-

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ni al proposito la cosiddetta ipotesi della Regina Rossa


(dal nome di un personaggio di Lewis Carroll che, nella favola intitolata Attraverso lo specchio, costretto a correre allinfinito e sempre pi velocemente per poter restare allo
stesso posto). Il suggerimento di Van Valen semplice: la selezione naturale non determina un accumulo di esperienza
adattativa positiva perch gli ambienti cambiano senza una
direzione prevedibile e cos velocemente da obbligare gli organismi a una rincorsa adattativa potenzialmente infinita.
Come la Regina Rossa, la selezione trasforma incessantemente gli organismi per tenerli al passo con levoluzione
ambientale. Se ci riesce abbiamo una situazione di adattamento, che quindi a maggior ragione una pre-condizione
di esistenza e non un obiettivo, se non ci riesce il differenziale fra velocit evolutiva ambientale e velocit evolutiva
individuale cresce al punto di determinare lestinzione della
specie. Per essere pi precisi, la prima eventualit non mai
soddisfatta del tutto. Gli organismi, secondo Van Valen, sono sempre un po disadattati, un po arretrati rispetto alla nicchia ambientale, e quindi mai in una situazione di fitness ottimale (le due velocit evolutive avrebbero in tal caso
differenziale uguale a zero).
Vogliamo far notare che lipotesi della Regina Rossa
in accordo con quanto detto finora in almeno due punti
essenziali:
1) essa conferma che lopera della selezione prevalentemente e sostanzialmente unazione stabilizzatrice: essa
mantiene lo status quo antea evolutivo pi che introdurre forme innovative;
2) ribadisce che non c corrispondenza fra estinzione e
inadeguatezza organica: la rincorsa adattativa, sospinta dalla selezione naturale, anche nei casi migliori non garantisce
da cambiamenti ambientali irreparabilmente incompatibili
con le propriet e le esigenze degli individui di una specie.
Lipotesi conferma, poi, che il rapporto fra possibilit di
sviluppo (inversamente proporzionali al tasso di estinguibilit) e variabilit potenziale decisivo. In questo passaggio concettuale lintuizione darwiniana sulla ricchezza ine-

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stimabile della diversit biologica pienamente confermata: il combustibile per la rincorsa adattativa sta nella disponibilit ridondante di variazione genetica. Quanto pi
vasta larea di variabilit genetica potenziale, tanto pi alte
sono le possibilit di proseguire nel cammino evolutivo.
I punti deboli della teoria di Van Valen, dal punto di vista che stiamo descrivendo, sono principalmente tre: a) essa sembra convalidare un approccio gradualista allevoluzione accoppiata organismi-ambiente (tanto che abbiamo
precisato che il cambiamento ambientale trascende talvolta
le possibilit evolutive della specie): la gradualit adattativa
degli organismi, secondo Van Valen, rafforza ricorsivamente nel sistema di sviluppo la gradualit delle trasformazioni delle nicchie e viceversa; b) favorisce uninterpretazione a lungo andare esternalista del processo evolutivo,
con gli organismi in affannosa ricerca del minor disadattamento possibile; c) non spiega completamente le diversificazioni evolutive seguite a episodi di estinzioni di massa (le
cosiddette radiazioni adattative): in queste occasioni
limpostazione di Van Valen andrebbe rovesciata perch si
ha una vastissima nicchia ecologica indulgente e tanti organismi che scelgono altrettante strategie adattative pi
che soddisfacenti (le specie sono qui in vantaggio, nella
metafora della Regina Rossa, rispetto allambiente).
Lipotesi di Van Valen risulta poi inefficace nella descrizione dellevoluzione umana e delle conseguenze delle tecnologie di trasformazione e sfruttamento delle risorse, con
le quali la nozione di adattamento fra organismi e ambiente
si letteralmente rovesciata:
linvenzione culturale sostituisce la mutazione genetica come
sorgente effettiva di variazione e il pensiero cosciente rende
in pratica possibili lanalisi e lintervento deliberato. Ne deriva che ladattamento dellambiente allorganismo divenuta
la forma dominante (Lewontin 1977, p. 201).

In generale, come ha notato recentemente Niles Eldredge, ci che manca in queste ricostruzioni neodarwini-

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ste del processo evolutivo, centrate esclusivamente su popolazioni e geni, la considerazione del reale contesto del
cambiamento adattativo in tutta la sua complessit: un contesto nel quale occorre spiegare il cambiamento e la stasi
delle specie nel loro insieme (e non solo di individui o di
popolazioni); un contesto nel quale necessario capire in
quali circostanze e con quali modalit opera la selezione
naturale; un contesto nel quale non si pu prescindere dalla considerazione dei diversi livelli gerarchici, ecologici,
economici e genealogici che si intrecciano durante il processo evolutivo (Eldredge 1999).
Biologia ingegnerista e biologia costruttivista
Una tattica pi efficace per cogliere nel segno la critica
al programma adattazionista consiste anche nellapprofondire non solo la dimensione esteriore del rapporto organismo-ambiente, svelando in tal modo le ambiguit della nozione di adattamento in relazione alla nostra idea di nicchia, ma anche le modalit di analisi del processo adattativo allinterno della stessa struttura organica individuale.
a questo punto che Lewontin introduce una seconda metafora, dopo quella della coevoluzione costruttiva del sistema di sviluppo, altrettanto decisiva:
Il procedimento seguito attualmente per giudicare ladattamento dei caratteri unanalisi ingegneristica dellorganismo
e dellambiente in cui vive. Il biologo nella posizione di un
archeologo che scopre una macchina senza alcuna indicazione scritta e tenta di ricostruirne non solo il funzionamento ma
anche la finalit (Lewontin 1978, p. 9).

Il fondamento epistemologico del programma adattazionista, secondo Lewontin, quello di un neo-meccanicismo evolutivo: lorganismo, si detto, scomposto in
parti discrete ciascuna delle quali trover una funzione
adattativa ottimale in corrispondenza della sua comparsa.

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

La buona realizzazione di una funzione specifica, come appunto per una macchina, confusa indistintamente con la
finalit di costruzione dellingranaggio. Ladattazionismo
una forma di analisi ingegneristica. Lewontin sembra
privilegiare come bersaglio delle proprie argomentazioni
non tanto il riduzionismo, quanto laltro aspetto epistemologico caratteristico del determinismo scientifico convenzionale, vale a dire lo stile analitico di marca meccanicista.
Questa seconda dimensione del programma adattazionista non presenta meno problemi e ambiguit teoriche e
terminologiche della prima. Molte delle questioni pi delicate riconducibili a questa dissezione per unit ottimali sono gi state affrontate nel paragrafo precedente, seguendo le suggestioni dellintervento del 1978. Nei saggi
successivi Lewontin individua una serie di nuove aporie
implicite nellapproccio tradizionale e le riordina nel quadro di una nuova (e pi precisa) tipologia estesa dei meccanismi di aptation.
Lanalisi ingegneristica delladattamento incontra alcune difficolt metodologiche generali. La prima che non
del tutto scontato, al momento della ricerca sperimentale
vera e propria, in che modo si debba (o si possa) dividere
un organismo nelle sue componenti discrete (ammesso che
ne esistano). Si pu decidere di partire, nellanalisi, dal
problema specifico per poi individuare il carattere adattativo corrispondente, o viceversa analizzare prima i caratteri
rinvenibili e poi le funzioni soddisfatte volta per volta. In
entrambi i casi la domanda quella cruciale indicata da
Gould a cosa serve? e si d per appurato che vi sia una
certa divisione in unit costitutive. Ma la decisione su
come calibrare questa divisione in parti del continuum organico del tutto arbitraria: dovremo considerare unit
discreta funzionale alladattamento larto nel suo complesso, il piede, il dito, il singolo costituente osseo o muscolare? Il rischio evidente quello di una crescente astrattezza e incoerenza dellanalisi funzionale stessa, sempre pi
cieca di fronte alle connessioni e correlazioni fra le parti a
qualsiasi livello di divisione ci si soffermi. Senza contare

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(ed la seconda difficolt metodologica) che alcune parti non possono da nessun punto di vista essere considerate unit funzionali, come nel caso gi citato del mento
umano (zona residuale di origine neotenica, generata dalla
intersezione fra la contrazione della struttura ossea della
mandibola e la contrazione, pi rapida, della zona alveolare su cui poggiano i denti). Non sempre possibile pertanto lindividuazione di una corrispondenza lineare e univoca, per adattamento specifico, fra parte singola e singola funzione.
Una seconda aporia teorica dellanalisi ingegneristica
interessa invece la topologia della ripartizione. Dove sono
collocate le varie unit funzionali e in che modo si pu visualizzare la loro indipendenza dal resto? Ci vale soprattutto per lanalisi di organi particolarmente complessi,
primo fra tutti il cervello (Lewontin ama citare a questo
proposito le obiezioni alla presunta localizzazione cerebrale di funzioni specifiche come la memoria), e lanalisi dei
comportamenti, spesso viziata da compartimentazioni
arbitrarie in categorie rigide e antropocentriche come aggressivit, divisione del lavoro, cooperazione. Il riferimento in questo senso proprio Sociobiology: the New
Synthesis che Wilson pubblic nel 1975. In essa il comportamento animale e umano sezionato in organi di comportamento, a ciascuno dei quali corrisponderebbe una
spiegazione adattativa lineare.
Unaltra difficolt concerne, viceversa, lindividuazione
delle varie funzioni distribuite fra le unit adattative. Spesso anche la decisione su quale problema specifico ogni carattere di un organismo sia preposto a risolvere arbitraria. A parere di Lewontin la condizione adattativa di un
carattere o di un organo frequentemente rappresentata
da una pluralit di funzioni e non da una sola. La specializzazione non sarebbe cio una caratteristica diffusa in natura. Di fronte abbiamo spesso intrecci di cause e non determinazioni lineari da causa singola a effetto singolo: le
parti ci sembrano distinte, ma la distinzione sta talvolta nel
nostro modo di concepire le domande sperimentali. Ci

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vale a maggior ragione per i tentativi di operare un calcolo delle cause, come nel caso della ormai classica ripartizione fra 80% di cause genetiche e 20% di cause ambientali tipica di talune semplificazioni interazioniste. Come
ha scritto lepistemologa Susan Oyama, linterazionismo rischia di essere una risposta insufficiente, perch sterilmente demarcazionista, allideologia dominante del determinismo genetico e al suo opposto determinismo ambientale
(Oyama 2000b). Se i sistemi di sviluppo sono reticoli di
interagenti in trasformazione, a suo avviso non quasi mai
possibile, se non molto astrattamente, individuare una causa specifica o causa ultima di un fenomeno. Ci che conduce alleffetto pi spesso una concomitanza e una correlazione complessa di interagenti diversi.
I molti esempi di non-adattamenti (dalle corna dellalce irlandese da cui siamo partiti alle natatoie delle testuggini) dimostrano ampiamente la sopravvivenza di caratteri
controproducenti, non sempre giustificabile attraverso i
vantaggi riproduttivi richiesti dalla selezione sessuale. Il
nocciolo delle difficolt appena descritte, e in particolare
dellultima, sta, per Lewontin, in una particolare assunzione metodologica del programma adattazionista:
Lassunto fondamentale di tutte le analisi ingegneristiche
quello dei ceteris paribus, cio della parit di tutte le altre
condizioni. Per poter sostenere che un carattere una soluzione ottimale di un particolare problema, devessere possibile osservare quel carattere e il suo problema isolati dal resto, a
parit appunto di tutte le altre condizioni. Se le altre condizioni non sono tutte uguali, cio se un cambiamento che si
verifica in un carattere come soluzione di un problema modifica il rapporto che lorganismo ha con altri problemi dellambiente, diventa impossibile effettuare lanalisi pezzo per pezzo e si rimane nella posizione senza sbocco in cui lintero organismo appare come se fosse adattato solo allambiente nel
suo complesso (Lewontin 1978, p. 9).

Lautore fa riferimento in questo brano alla teoria della


pluralit di spinte selettive che coinvolgerebbero incessan-

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temente lesistenza di tutti gli organismi. La moltiplicazione e sovrapposizione delle funzioni adattative, inintellegibile in unottica meccanicistica deriverebbe in definitiva
dalla compresenza nella nicchia ecologica di una serie di
pressioni selettive divergenti che obbligano lindividuo a
trovare un compromesso o un equilibrio temporaneo
nella propria disposizione adattativa.
Lassunto evoluzionista dei ceteris paribus racchiude in
s le caratteristiche paradigmatiche dellapproccio riduzionista e meccanicista, incontrando una prima limitazione di
principio nel tentativo di definire la morfologia ideale per
una determinata funzione. Lanalisi ingegneristica non pu
cogliere la ricchezza e la diversit delle forze e delle unit
evolutive costantemente in gioco nei processi di trasformazione. Esiste tuttavia un secondo motivo di insoddisfazione
nei confronti di un approccio adattazionista tradizionale,
che interessa questa volta il nocciolo stesso della teorizzazione darwiniana originale, laddove sancisce un legame diretto e biunivoco fra selezione naturale come azione causale e adattamento come criterio risolutivo.
I tre principi fondamentali dellanalisi darwiniana,
principio di variazione, principio di ereditariet e principio di riproduzione differenziale a opera della selezione
naturale, si integrano solo in un secondo tempo (e per una
serie di influenze teoriche eterogenee) con il principio delladattamento e con lidea di una lotta per la sopravvivenza come normale situazione di scrematura dei pi adatti. Abbiamo gi definito anche la differenza fra adaptation
inteso come fatto reale (lesistenza di piani organici obiettivamente pi idonei al proprio ambiente) e adaptation inteso come criterio risolutore e previsionale della buona
evoluzione. In unanalisi ingegneristica che utilizzi la metafora della macchina, lorganismo un progetto evolutivo
in costante perfezionamento, bisognoso di manutenzione
e di aggiornamenti progressivi. Esistono tuttavia due classi
di dati osservativi in contraddizione con questa visione del
progetto autoperfezionantesi: a) il tasso di estinguibilit
indipendente dal tempo, b) un grande numero di scel-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

te morfologiche non presenta un valore adattativo primario e talvolta non presenta alcun valore adattativo in s.
Lewontin ritiene che si possa spiegare questa contraddizione solo immaginando che il campo di potenzialit e di
variazione della selezione naturale sia un sovrainsieme del
campo di variabilit delladattamento in senso stretto. Si
tratta della critica pi profonda al programma adattazionista perch punta al nocciolo della costellazione teorica
neodarwiniana.
Potremmo dire che ladattamento, in un approccio post-darwiniano, non solo la precondizione (e non pi la finalit) del processo evolutivo, ma anche un meccanismo
interminato e interminabile nella sua realizzazione. Questo non tanto e non solo per la rincorsa adattativa perenne
tipo Regina Rossa, quanto piuttosto per il fatto che il
campo di variabilit della selezione comunque pi ampio
di quello adattativo. Si guadagna in questo modo una sorta
di rottura di simmetria fra selezione e adattamento. Non esiste un rapporto biunivoco di congruenza fra le due dimensioni, pena lo scivolamento nella tautologia della sopravvivenza (che poi unaltra forma per esprimere la retrospezione funzionalistica): il pi adatto sopravvissuto perch
era il pi adatto.
La nozione di adaptation si trova pertanto connotata
entro tre aree semantiche: adattamento senza unorigine
univoca (precondizione di ci che gi da prima riesce
a sopravvivere in una nicchia); adattamento senza un
compimento definito (interminato); e infine adattamento
relativo: se la selezione naturale pu sempre qualcosa in
pi rispetto alladattamento, questultimo non sar mai
assoluto (come dire, nuovamente, che la condizione di
specializzazione funzionale assoluta lanticamera dellestinzione).
Quando si considera ladattamento come il risultato della selezione naturale sotto la pressione della lotta per la sopravvivenza, si vede che esso una condizione relativa e non assoluta. Anche se una specie potesse sopravvivere ed essere nume-

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rosa, e quindi essere adattata in senso assoluto, potrebbe


comparire di essa una nuova forma con un maggior tasso di
riproduzione, anche se con le stesse risorse, e ci provocherebbe lestinzione della forma precedente. Il concetto di adattamento relativo rimuove levidente tautologia della teoria
della selezione naturale. Senza di esso, questa teoria stabilisce
che gli individui pi idonei hanno un maggior numero di discendenti e quindi definisce i pi idonei come coloro che lasciano una prole pi numerosa. Ma, poich alcuni individui
avranno sempre per puro caso pi discendenti di altri, nulla
viene spiegato (p. 10).

Lespressione per puro caso non deve confondere:


con essa si intende che il raggio dazione della selezione naturale e di altri fattori evolutivi pi esteso di quello dei fenomeni di adaptation funzionale. Lenunciazione della
asimmetria fra selezione e adattamento bene espressa da
Lewontin poco dopo nel saggio del 1978:
La relazione tra adattamento e selezione naturale non procede in ambedue i sensi. Mentre un maggior adattamento relativo conduce alla selezione, la selezione naturale non conduce
necessariamente a un maggior adattamento (p. 11).

In altri termini, levoluzione non sembra procedere per


vie maestre predefinite in senso funzionale o ingegneristico. Al contrario essa sembra diramarsi in una pluralit
di cammini evolutivi alternativi e incommensurabili sul
piano della valutazione adattativa:
a) In condizioni di pressioni selettive similari, gli stessi
organismi possono sviluppare morfologie differenti, ossia
percorsi evolutivi alternativi, senza che sia possibile discriminare fra di essi il pi efficiente in senso adattativo.
b) In condizioni di pressioni selettive similari, una popolazione pu privilegiare la propria idoneit a una pressione selettiva (per esempio aumentando la fecondit),
unaltra potr rispondere meglio alla pressione selettiva per
un miglior utilizzo delle risorse alimentari. I picchi adattativi corrispondenti possono anche essere incommensura-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

bili: non lecito decidere quale delle due vie sia pi idonea
in generale.
c) Una trasformazione funzionale, originatasi in risposta
a una certa pressione selettiva, produce sempre un ventaglio di trasformazioni collaterali, il cui consolidamento pu
sempre condurre a nuove diramazioni evolutive imprevedibili.
La ridefinizione del concetto di adaptation nella prospettiva del pluralismo evolutivo ha condotto alla formulazione della nozione di adattamento come sottoinsieme del cambiamento evolutivo: non tutto il cambiamento
evolutivo pu essere compreso in termini di adattamento.
Da una visione onnicomprensiva centrata sullidea di un
adeguamento passivo fra ambienti e organismi, lattenzione si spostata verso una concezione estesa del cambiamento inteso come costruzione di percorsi evolutivi alternativi fra organismi e ambienti che si codeterminano reciprocamente.
Siamo approdati quindi a una nuova classificazione
estesa del cambiamento evolutivo che Lewontin propone
alcuni mesi dopo la lettura dellallocuzione anti-adattazionista alla Royal Society londinese. In essa Lewontin chiarisce meglio le diverse aree del cambiamento evolutivo, introducendo come ultima la tipologia di adaptation funzionale vera e propria, senza cui, precisa lautore, non vi sarebbe evoluzione. Le tipologie del cambiamento evolutivo
nella classificazione di Lewontin diventano sei.
1) Cambiamento evolutivo, di natura non adattativa,
guidato direttamente dalla selezione naturale ( il punto
b precedente: picchi adattativi separati, senza un significato adattativo generale per la comparazione).
2) Cambiamento evolutivo, di natura non adattativa (almeno primariamente), determinato dallinfluenza indiretta
di cambiamenti differenziali nella crescita e di fenomeni allometrici.
3) Cambiamento evolutivo, di natura non adattativa,
determinato da fenomeni di pleiotropia genetica: la selezio-

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ne favorisce la moltiplicazione di un gene in virt di un suo


effetto fisiologico, ma il gene stesso ha una molteplicit di
altri effetti collaterali (pleiotropici).
4) Cambiamento evolutivo, di natura adattativa, dovuto
a soluzioni alternative (egualmente funzionali) alla medesima sollecitazione ambientale: la scelta di una via adattativa e il raggiungimento di un picco adattativo alternativo
non decifrabile, a sua volta, in senso funzionale. La
biforcazione ha ragioni contingenti e tuttavia determinanti (come per le condizioni iniziali in un sistema fisico
non in equilibrio) e non vi pu essere misurazione o gradazione dei picchi adattativi (misurazione di fitness).
5) Cambiamento evolutivo, di natura non adattativa,
dovuto a fenomeni del tutto casuali: deriva genetica, fissazione di mutazioni casuali in piccole popolazioni, effetti
hitchiking per cui un gene selezionato trascina con s un
gene cui legato nel genoma.
6) Cambiamento evolutivo, di natura adattativa, determinato dalla selezione naturale per lassolvimento di una
funzione specifica, come in tutti i casi di convergenza funzionale (quando animali diversissimi sviluppano le stesse
strutture per adattarsi a un certo ambiente) e nei casi in cui
si verifica effettivamente un cambiamento adattativo graduale (cambiamento continuo) e indipendente da effetti
collaterali (cambiamento focalizzato).
Ladattamento, in conclusione, non pu essere considerato in tale prospettiva una diretta e univoca conseguenza
della selezione naturale, ma consiste in una molteplicit di
strategie evolutive eterogenee, creative, flessibili, ridondanti, spesso imprevedibili a priori. Questo slittamento
teorico porta con s feconde implicazioni filosofiche ed
epistemologiche riguardo al nostro modo comune di intendere il cambiamento e la relazione fra gli organismi (fra
cui noi stessi) e lambiente; permette di superare le aporie
iniziali della teoria evoluzionistica riguardo allidea di
adattamento, gi intuite da Charles Darwin; e, non ultimo,
apre uno squarcio di comprensione e di rinnovato stupore

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

sulla fantasia, sulla diversit e sullingegnosit con le quali


la vita esplora ogni volta nuovi sentieri di sopravvivenza e
di sviluppo.
Homo sapiens, una specie exattativa
Facendo tesoro di questa tassonomia estesa proposta
dal collega e amico Lewontin, Gould, in alcuni scritti dei
primi anni Novanta, ipotizz che il principio di ridondanza
e flessibilit potesse avere unestensione epistemologica,
come nuova metafora del cambiamento e schema euristico
di ricerca, allinsieme dei sistemi evolutivi e alle propriet
dellorganizzazione in generale (naturale o socio-culturale).
In particolare, egli fu affascinato dallidea che anche il progresso tecnologico, che pure presenta caratteristiche lamarckiane estranee allevoluzione biologica, fosse soggetto
a meccanismi di exaptation funzionale e a un principio generale di flessibilit creativa.
Come pare dimostrato dalla prevalenza del tutto subottimale della tastiera QWERTY nelle macchine da scrivere
e nelle tastiere per computer, la contingenza (contingency)
e loccupazione di una posizione dominante (incumbency)
appaiono come regolarit che governano la natura delle
connessioni temporali sia in natura sia nella produzione
tecnologica e culturale. Uno studio particolarmente brillante sul consolidamento di prodotti tecnologici indipendentemente dalla loro efficienza quello delleconomista
teorico William Brian Arthur che, nel contesto di una riflessione generale sul sistema economico come sistema
auto-organizzato in cui si assiste a unevoluzione contingente di configurazioni o propriet emergenti, avanz al
proposito la teoria dei rendimenti crescenti e dei fenomeni di lock-in (Anderson, Arrow, Pines, a cura, 1987).
Designiamo un evento storico lavvento dei mammiferi o il successo della QWERTY contingente quando si
verifica come il risultato casuale di una lunga sequenza di
antecedenti imprevedibili, anzich come lesito necessario

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di leggi di natura (Gould 1991a, p. 68). Lexaptation funzionale (ribattezzato principio del Panda) potrebbe dunque essere, secondo Gould, una caratteristica dei sistemi
storici ed evolutivi in generale.
Il concetto di sistema adattativo non ottimizzato
stato fecondamente applicato anche in altre discipline, fra
cui leconomia teorica. Secondo John Holland (1992), economista dellUniversit del Michigan, il sistema economico
va considerato a tutti gli effetti come un sistema complesso adattativo, in grado di apprendere dalla propria evoluzione e incapace, pena lestinzione, di stabilizzarsi in una
situazione di equilibrio ottimale. Questa idea del non-equilibrio adattativo e della produzione di novit come condizione di sopravvivenza (come in un gioco dazzardo fra
lorganismo, che deve produrre nuovi modelli per interpretare e prevedere la realt, e lambiente, ridefinito come
spazio delle possibilit) si riconnette esplicitamente alla
concezione di un adattamento relativo e interminato e
allidea di una danza coevolutiva fra organismi e ambiente suggeriti da Lewontin.
In una prospettiva ancora pi generale, le nuove metafore del cambiamento suggerite dal pluralismo evolutivo
potrebbero rivelarsi illuminanti per la comprensione dei
meccanismi evolutivi e creativi di un particolare campo
di exaptation, il cervello umano, su un terreno disciplinare in cui il concetto di adattamento neodarwinista ha ancora un ruolo soverchiante. Non solo la psicologia evoluzionista, ma anche la storia della scienza e lepistemologia
risentono oggi di una generale obbedienza alla visione
adattazionista, eppure:
I pennacchi a cascata del cervello umano non dovranno forse
essere pi influenti dei presunti adattamenti primari degli antenati africani cacciatori-raccoglitori per fissare i contorni di
ci che chiamiamo natura umana? (Gould 2002b, p. 1.566).

Molti comportamenti umani e molte propriet del cervello umano potrebbero non essere adattamenti diretti, ma

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

conseguenze collaterali, riadattamenti, cooptazioni funzionali, bricolage evolutivi, in altri termini exaptations. Fra essi, Gould menziona attivit della massima importanza come le capacit linguistiche, la lettura, la scrittura, la produzione artistica, lelaborazione religiosa (Gould 1991a, b). Si
potrebbero studiare in una luce nuova, in particolare, i
processi cognitivi di invenzione, di scoperta, di creazione
di alternative inesplorate per la soluzione di un problema,
di immaginazione e di innovazione.
Alcuni neurobiologi e scienziati della cognizione hanno
accolto in questi anni linvito di Gould a unapplicazione
dellexaptation allevoluzione cognitiva e neurale, con risultati incoraggianti. La capacit dei circuiti neurali di acquisire con estrema flessibilit e rapidit funzioni per le quali
non erano stati programmati nel corso dellevoluzione,
caratteristica che John Robert Skoyles e altri neuroscienziati hanno definito plasticit neurale, potrebbe essere da
un lato un ottimo adattamento (la plasticit neurale, cos
come la plasticit di altri tessuti, garantirebbe una buona
coordinazione dello sviluppo neurale, in sostanza la possibilit di espandere adattativamente alcune aree a scapito di
altre nel corso dello sviluppo), dallaltro unutilissima riserva di exaptations possibili: nel corso dellevoluzione circuiti
inizialmente dedicati a determinate funzioni adattative (per
esempio, di natura senso-motoria) vengono cooptati per
funzioni differenti (utilizzo di strumenti, comunicazione,
comprensione simbolica) al mutare del contesto. Migrazioni neurali, compensazioni, ristrutturazioni, inaspettate
conversioni (cortecce uditive che diventano visive, e viceversa) ci restituiscono limmagine di un cervello polivalente, le cui componenti, anche se momentaneamente focalizzate su un compito, possono assumere funzioni completamente diverse da quelle per le quali sembrano essersi evolute. Da queste ricerche sembra dunque emergere unimmagine dellevoluzione della psicologia umana intesa come
continua apertura di possibilit nuove, non iscritte in un
programma innato fissato adattativamente per selezione
naturale (Skoyles 2002; Deacon 1997, pp. 338-341): il cer-

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vello, come il genoma, sembra essere insomma un organo


di potenzialit inespresse, un organo che costruisce nicchie
ecologiche che poi retroagiscono sulla co-costruzione della
sua fisiologia, un organo specializzato nel non avere specializzazioni.
Come ha notato Nicholas Humphrey, questi studi presuppongono la disponibilit ad affrontare il sistema neurale come sistema evolutivo, frutto di una storia intesa come esplorazione di possibilit, e non pi soltanto a partire da un modello astratto di ci che il cervello sembra fare nel qui e ora. In tal senso, sorprendente notare la similitudine fra ci che vanno scoprendo questi primi paleo-neurologi e ci che da qualche tempo i paleoantropologi hanno scoperto a proposito dei modi e dei tempi
dellevoluzione dellintelligenza umana. Il cervello, pi
che un organo adattato, sembra una congerie di riorganizzazioni, un organo versatile pieno di ri-adattamenti,
con aree e mappe nuove costruite sulle vecchie, convertite a nuove funzioni, ristrutturate. La comparsa degli indizi tipici di unintelligenza simbolica e cosciente sembra
avvenire rapidamente nella storia evolutiva della nostra
specie, nellepoca che chiamiamo Paleolitico superiore
(intorno a 45.000-40.000 anni fa), nel punto terminale di
un lunghissimo processo di espansione graduale del cervello iniziato quasi due milioni di anni prima. Come ha
fatto notare il paleoantropologo Ian Tattersall, lintelligenza capace di produrre opere darte e sepolture rituali
sembra emergere improvvisamente, dopo una lunga storia
di trasformazioni anatomiche che non avevano dato conseguenze di rilievo in termini cognitivi. Anche se esistono
evidenze sporadiche di comportamenti moderni anche
in tempi pi antichi (pare fino a 150.000 anni fa con i primi sapiens africani), come se lintelligenza fosse a un
certo punto decollata, come se avesse improvvisamente
acquisito la portanza necessaria per sollevarsi dopo una
lunga rincorsa a terra.
Nel cespuglio ramificato delle forme ominidi, portatrici
senzaltro di molteplici forme di intelligenza a noi scono-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

sciute, compare un nuovo modello, un nuovo modo di essere umani. Scrive Tattersall (1998, p. 170) nel capitolo finale di Becoming Human:
Ci che stato concisamente definito capacit umana non
derivato per semplice estrapolazione dalle pi antiche tendenze della nostra linea evolutiva che gli studi paleoantropologici
hanno il compito di chiarire. Si tratta di qualcosa di pi simile
a una propriet emergente, per mezzo della quale una nuova combinazione di caratteristiche produce casualmente un risultato del tutto inatteso. () certamente la natura emergente del nostro organo di controllo e delle capacit da esso
derivate a spingere oggi luomo a riflettere su se stesso.

Secondo Tattersall, in sostanza, lintelligenza cosciente


non estrapolabile da una lunga tendenza progressiva
precedente, qualcosa di diverso: una propriet emergente, una riorganizzazione a partire dal materiale gi a disposizione. Eppure, si tratta chiaramente di uninvenzione assai potente dal punto di vista adattativo. Come scrive
Humphrey in The Uses of Consciousness, la storia naturale
della coscienza implica una ragione funzionale e adattativa
molto forte e, pertanto, la coscienza deve emergere per rispondere a unesigenza ambientale imposta dalla selezione
naturale. La coscienza un adattamento formidabile e nasce come tale.
Ma come spiegare allora la discontinuit dellemergenza
della coscienza? Come spiegare il decollo che interrompe un lungo periodo di crescita graduale e lenta dellanatomia cerebrale? Se era cos utile fin dallinizio, perch abbiamo aspettato tanto? Ancora una volta, le storie proprio
cos delladattazionismo funzionalista non riescono a rispondere. Tattersall propone uninterpretazione diversa:
La coscienza un prodotto del nostro cervello, il quale a sua
volta un prodotto dellevoluzione. Ma le propriet del cervello umano sono emergenti, sono il risultato di una serie di
acquisizioni casuali (naturalmente basate sulleccezionale risultato di una lunga storia evolutiva) le quali possono essere

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state favorite dalla selezione naturale solo dopo che il cervello


si fu formato (p. 171).

In quel solo dopo sta il nocciolo di una prospettiva


evoluzionistica non adattazionista. La selezione naturale,
nella maggior parte dei casi (e sicuramente nei casi pi interessanti), interviene dopo lemergenza della forma, assegnando a essa una funzione, e non prima. Il cervello
umano non si sarebbe evoluto perch indispensabile a una
qualche funzione biologica specifica (che neppure
Humphrey identifica chiaramente, se non riferendosi genericamente a una certa capacit di comprensione intersoggettiva utile per un comportamento sociale elaborato), ma
per una riorganizzazione contingente a partire da una
struttura anatomica ridondante (che Skoyles, insieme a
molti altri, identifica nella corteccia prefrontale) prodotta
da una lunga storia evolutiva.
Lespansione del cervello a partire dalle prime forme
del genere Homo in Africa orientale e meridionale, generata probabilmente da una mutazione dei geni regolatori dello sviluppo (alterazione definita neotenia, cio ritenzione
dei caratteri giovanili), non si sarebbe sviluppata in vista
delle sue utilizzazioni future. Se davvero le capacit introspettive garantivano un grande vantaggio riproduttivo conferito dalla selezione naturale, perch solo una delle linee
di discendenza dei primati le ha sviluppate? Se davvero levoluzione della coscienza e della soggettivit stata costruita passo dopo passo dalla selezione naturale operante
sul corredo genetico, amplificando gradualmente i piccoli
vantaggi comportamentali derivanti dallesperienza cosciente, perch gli indizi della presenza di unintelligenza
simbolica e concettuale appaiono cos tardivamente?
Nella storia naturale della coscienza vi gradualit
(anatomica) e discontinuit (funzionale): questi due tracciati evolutivi sono indipendenti dal punto di vista funzionale. Il primo, linnesco neotenico, un effetto collaterale
di una mutazione genetica, fissata poi dalla selezione naturale in virt della sua plasticit adattativa e probabilmente

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

accentuata dalla competizione per le risorse fra le specie


ominidi (exaptation del quarto tipo). Il secondo unemergenza evolutiva repentina, una riorganizzazione funzionale
a partire dal riutilizzo creativo di strutture gi formate
(exaptation del primo e secondo tipo). Anzich essere macchine per geni plasmate dalla selezione naturale o dalla selezione di parentela (seducente metafora alla base del recente successo della psicologia evoluzionistica), gli organismi manifestano spesso la capacit di riorganizzare opportunisticamente i propri vincoli strutturali interni e di trascendere se stessi trasformando il possibile: la natura
unesperta dellarte del riciclaggio (Skoyles 2002, p. 126).
La storia naturale della mente forse una storia di exaptations ben riusciti, una storia di possibilit sempre nuove
piuttosto che di adattamenti necessari:
Levoluzione del cervello non proceduta per semplice aggiunta di qualche nuova connessione qua e l, fino a diventare, dopo eoni, una grande macchina perfettamente oliata.
Levoluzione opportunistica ha arruolato, in maniera alquanto disordinata, vecchie parti del cervello per svolgere nuove
funzioni e sono state aggiunte nuove strutture, mentre alcune delle vecchie sono state ampliate in modo piuttosto casuale (p. 174).

Plasticit neurale pi corteccia prefrontale pi mente


antropomorfa: uguale mente umana, sintetizza Skoyles
(2002, p. 129). Bricolage evolutivo, selezione naturale, speciazione ramificante e contingenza evolutiva contribuiscono, in una visione pluralista e antiriduzionista, alla storia
naturale dellintelligenza nella nostra specie:
A partire da un precursore che possedeva la gamma di exaptations necessari comparve il cervello delluomo moderno allinterno di unantica popolazione locale e per mezzo di modificazioni che ancora non comprendiamo. In seguito la selezione
naturale oper allinterno di quella popolazione fissando la variante come norma. Poi intervenne la speciazione che stabil
lidentit storica della nuova entit. Infine, la nuova specie vin-

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se la competizione con le altre a essa imparentate, in un processo che forse per al prima volta poco dopo la comparsa
dellominide ancestrale, fin per lasciare sulla scena ununica
specie ominide: lHomo sapiens. Vista in questo modo, la piena coscienza umana solo uno dei risultati di quel processo
routinario e casuale di comparsa e affermazione delle innovazioni che si verifica nellevoluzione di tutte le linee (ib.).

Levoluzione delle capacit di introspezione, di astrazione simbolica e di comprensione delle menti altrui deve
aver poi conferito alla nostra specie uno straordinario
vantaggio riproduttivo, ovviamente, ma questo sembra essere pi leffetto che non la causa del processo. Come ha
sottolineato molto bene Niles Eldredge, levoluzione
una rete complessa di relazioni che si struttura su pi livelli gerarchici (dal livello macroevolutivo delle specie al
livello microevolutivo dei geni) e le trasformazioni avvengono solo in parte per finalit riproduttive (adattarsi per
trasmettere geni egoisti di generazione in generazione):
ben pi frequentemente le strategie degli esseri viventi
sono dettate da finalit economiche, da esigenze di reperimento delle risorse, dalla colonizzazione di nuovi habitat, dalla reazione a cambiamenti climatici, dalla competizione fra intere specie.
Oggi molti scienziati, fra i quali principalmente Ian Tattersall e Jeffrey Lieberman (Lieberman 1991; Falk 1992;
Tattersall 2002), stanno lavorando allipotesi che linnesco
cruciale dellintelligenza simbolica sia in qualche modo
connesso allemergenza del linguaggio articolato, a sua volta un exaptation legato alla morfologia allungata della gola
(peraltro assente nel ramo parallelo dei neanderthaliani). Il
grande balzo in avanti delluomo anatomicamente moderno, nel Paleolitico superiore, sarebbe dunque un effetto
collaterale congiunto delladattamento della gola a climi
secchi e della riorganizzazione cerebrale conseguente allacquisizione del linguaggio articolato:
Quasi certamente, dunque, la discesa della laringe e la riorganizzazione delle strutture sopralaringee necessarie per larti-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

colazione delle parole avvennero in un pi generale contesto


respiratorio. Da ci consegue che il tratto sopralaringeo di
morfologia moderna un exaptation per il linguaggio: una
condizione preesistente che rese possibile questa notevole innovazione una volta acquisiti i necessari collegamenti cerebrali (p. 204).

Alcuni recenti ritrovamenti sembrano indicare che la


forma di intelligenza dei neanderthaliani non prevedeva, probabilmente, questo exaptation per la formazione
delle corde vocali e la loro deriva evolutiva ha preso unaltra direzione: dunque, non unintelligenza per qualche
motivo inferiore, ma unintelligenza altra, un altro
modo di essere ominidi. Diversamente, intorno a 40.000
anni fa, il cervello della specie Homo sapiens era ben
exattato per il linguaggio e il ragionamento simbolico.
Mancava soltanto uno stimolo, un innesco, probabilmente
di tipo culturale e sociale. Cos tutto avvenne in un batter
di ciglia evolutivo:
Dopo un paio di milioni di anni di irregolare espansione cerebrale e di altre acquisizioni avvenute nella linea umana, dovevano essere presenti gli exaptations necessari per permettere il
completamento dellintero edificio attraverso una mutazione
che in termini genetici era presumibilmente di minore entit.
Nello stesso modo in cui la chiave di volta di un arco solo
una piccola parte dellintera struttura, ma vitale per la sua
integrit, un cambiamento della struttura neurale relativamente modesto deve avere avuto questo notevole effetto
emergente nel nostro cervello. E questa innovazione neurale
deve essere stata acquisita nellambito di unesigua popolazione nostra progenitrice quando tutte le strutture periferiche
essenziali lapparato vocale, per esempio erano gi disponibili per permetterne lespressione (p. 206).

La velocit di diffusione del nuovo comportamento


cos alta che difficilmente linnesco pu essere stato di tipo
anatomico, perch ci presupporrebbe una sostituzione di
popolazioni. molto pi probabile uno stimolo di tipo
culturale o sociale, nato allinterno di una popolazione e

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poi trasmesso rapidamente a tutta la specie per diffusione


(Gamble 1994). Quando le potenzialit exattative dellapparato vocale e neurale furono al completo, bast forse una
sperimentazione casuale, magari promossa per gioco in
gruppi di bambini (Tattersall 2002), a innescare la rivoluzione della semantica: luomo, copiando i suoi cuccioli, cominci ad associare parole a oggetti. Da questo exaptation,
nelle fasi successive, emergeranno i legami sintattici e larticolazione in frasi.
Gli exaptations sono stati dunque fondamentali nellevoluzione umana, e non solo per quanto riguarda le facolt superiori della mente e del linguaggio. Per esempio, una proposta avanzata alla fine degli anni Ottanta dal
paleoantropologo e fisiologo inglese Peter Wheeler ha
permesso di interpretare in modo nuovo lemergenza del
bipedismo nella famiglia degli ominidi (Wheeler 1988;
Tattersall 1993, pp. 79-80), cio levento originario da
cui ebbe inizio tutta la nostra storia funzionale. Se la postura eretta comparsa nel contesto di una speciazione
avvenuta in Africa orientale prima di quattro milioni di
anni fa, possibile che il bipedismo sia stata una caratteristica fissata nel patrimonio genetico della nuova specie
per motivi indipendenti dai pur formidabili adattamenti
che ne sono poi derivati.
Nelle fasi di esplorazione delle radure aperte e senza
ombra un grande problema adattativo quello di mantenere nei limiti fisiologici la temperatura del corpo, esposto
direttamente al sole, e in particolare della testa. I quadrupedi adattati alla savana hanno sviluppato alcune opportune contromisure, che mancano negli ominidi. La soluzione escogitata dalla nostra famiglia potrebbe essere stata
diversa e, accidentalmente, foriera di grandi novit adattative impreviste. La postura eretta diminuisce infatti drasticamente la superficie esposta al sole e garantisce un controllo efficace della temperatura corporea. Congiuntamente, gli ominidi potrebbero aver perso gradualmente la pelliccia, aver sviluppato le ghiandole sudoripare e aver scurito la pelle.

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

Con questo ritrovato evoluzionistico inedito, gli ominidi poterono colonizzare gli spazi aperti e la savana. Un
problema di dispersione del calore provoc dunque una ristrutturazione complessiva del loro piano organico. Ma pare che non fossero cos impazienti di farlo, se vero che
per molto tempo rimasero ai margini della foresta per proteggersi. Certo, la scoperta del bipedismo diede loro unintera cascata di ricadute adattative straordinarie, dalla locomozione alla liberazione degli arti superiori e forse alla crescita dellencefalo. Ma si tratta di effetti collaterali: il bipedismo nato come exaptation rispetto alla vita nella savana
(Tattersall 1998). Si affermato originariamente per funzioni termoregolative in un habitat misto ed stato riutilizzato opportunisticamente per una serie di altri adattamenti
secondari che hanno permesso agli ominidi di sopravvivere
negli spazi aperti e di sfruttarne le risorse. La dispersione
del calore corporeo potrebbe essere stato ladattamento
primario acquisito dalla prima scimmia bipede, mentre tutti gli altri vantaggi, comprese le modificazioni della fisiologia femminile e le ipotetiche trasformazioni sociali che ne
sono conseguite, sarebbero il frutto dei suoi potenti exaptations. In altre parole, la rivoluzione biologica che diede il
via al processo di ominizzazione fu una rivoluzione di flessibilit, non di specializzazione. Gli ominidi impararono ad
avere una molteplicit di comportamenti alternativi che li
rese pi plastici e adattabili a un habitat mutevole.
Lalta frequenza dei fenomeni di exaptation, anche nellevoluzione umana, altera profondamente lidea di un progetto o programma inscritto nella natura. Levoluzione
diventa il regno del possibile. Le strutture della locomozione
e dellintelligenza umane sarebbero, in questo senso, il frutto
di una deriva evolutiva singolare, lesito di una sequenza di
eventi contingenti e irreversibili, unemergenza tardiva e improvvisa innescata da un piccolo cambiamento. Ripetendo
due volte lo stesso processo evolutivo noi otterremmo due
forme di intelligenza (cio due forme di vita) molto diverse. Si pu allora comprendere meglio il limite di incommensurabilit che divide la nostra forma di intelligenza dalle

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eventuali intelligenze animali: se il processo evolutivo


una deriva irreversibile, il limite di incommensurabilit un
limite di contingenza evolutiva. Fra due forme di intelligenza contigue vi saranno certamente elementi comuni derivanti da analoghi vincoli ambientali e da pressioni selettive convergenti, ma sapere che cosa si prova a essere un pipistrello (Nagel 1974), o che cosa si proverebbe a essere un
neanderthal, rimarr un compito assai difficile.
Levoluzione produce dunque una grande variet di forme di vita e di intelligenza che, come i mondi cromatici non
sovrapponibili indagati da Francisco Varela (Thompson, Palacios, Varela 1992), rappresentano ciascuno una traiettoria
singolare di coevoluzione fra organismi e ambienti, una deriva naturale. Questo aspetto di unicit della morfogenesi
rende peraltro impossibile, per ragioni evoluzionistiche e
non logiche, una simulazione artificiale dellintelligenza
umana. Le soglie di contingenza e di riadattamento attraversate dalla nostra forma di intelligenza sono cos numerose e
radicali da rendere una tale simulazione tanto improbabile
quanto la riscrittura della Divina Commedia dal battere casuale di una scimmia sulla tastiera di un computer. Potremmo allora intendere il fenomeno di exaptation, cio la disgiunzione fra lorigine storica di una struttura e la sua funzione attuale, come la chiave di volta di un teorema di impossibilit evoluzionistica dellintelligenza artificiale in senso
forte: se le propriet di un sistema biologico non sono deducibili dalle loro funzioni attuali, come pu un progetto artificiale (che per sua definizione deve stabilire a tavolino una
corrispondenza tra forma e funzione) ricreare fedelmente tali propriet? La sola cosa che possiamo fare creare le condizioni favorevoli per linnesco di un processo evoluzionistico, che dopo il primo passo non sar pi sotto il nostro controllo e il cui esito sar divergente rispetto a qualsiasi direzione progettuale aprioristica.
Risulta ancor pi evidente, in questo frangente, che il
concetto di exaptation e la scissione fra origine storica e
utilit attuale introducono nella storia una componente
ineludibile di contingenza e di imprevedibilit: diventa

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

molto difficile intendere levoluzione passata di un organo


come un progresso verso la funzione attuale e altrettanto
difficile sar prevedere il prossimo utilizzo a partire dalla
configurazione corrente. Il messaggio della contingenza
evolutiva accomuna inaspettatamente Darwin e Nietzsche:
Lintera storia di una cosa, di un organo, di un uso pu essere
unininterrotta catena di segni che accenna a sempre nuove interpretazioni e riassestamenti, le cui cause non hanno neppure
bisogno di essere in connessione fra loro, anzi talvolta si susseguono e si alternano in guisa meramente casuale. Evoluzione
di una cosa, di un uso, di un organo, quindi, tuttaltro che il
suo progressus verso una meta, e ancor meno un progressus logico e di brevissima durata, raggiunto con un minimo dispendio
di forza e di beni bens il susseguirsi di processi di assoggettamento pretesi su tale cosa, pi o meno spinti in profondit, pi
o meno indipendenti uno dallaltro (Nietzsche 1887, p. 67).

Per Nietzsche una volont di potenza formativa fa


presa sulla storia, influenzando ogni uso o riadattamento
secondario successivo. In una concezione strutturalista, invece, a far presa sulla storia sono i vincoli di sviluppo, i canali morfogenetici che si trascinano di utilizzo in utilizzo,
coevolvendo con le funzioni assunte di volta in volta, in
una danza fra ordine strutturale e ordine funzionale che
guida il sistema su traiettorie imprevedibili.
Exaptation, ordine e prevedibilit: la parabola exattativa di Kauffman
In tal senso, unapplicazione sistemica pi attenta e
conseguente del concetto di exaptation potr essere utile a
comprendere le dinamiche di autoproduzione di ordine
nelle fasi di discontinuit evolutiva che caratterizzano molti
sistemi. Le modellizzazioni di sistemi complessi autorganizzati che fanno affidamento su unacritica utilizzazione
della nozione classica di adattamento (inteso come sinonimo di apprendimento tout court dallambiente) si rivela-

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no talvolta unilaterali ed esageratamente semplificanti. Il


motore che porta il sistema evolutivo verso la transizione
di fase, come ha sostenuto opportunamente Stuart Kauffman, non il semplice adattamento (una sorta di adeguazione o corrispondenza rappresentantiva organismo-ambiente), ma la coevoluzione fra tutti gli agenti dellecosistema e lecosistema stesso, nel quadro di unorganizzazione
gerarchica e integrata delle unit evolutive. Un importante
indirizzo di ricerca dei prossimi anni sar proprio quello di
integrare la nozione di exaptation nei modelli dei sistemi
complessi adattativi (Gell-Mann 1995) e nelle simulazioni
di vita artificiale.
La relazione fra lopera di Gould e quella di Kauffman
svela per alcuni ulteriori elementi di interesse attorno al
concetto di exaptation. Le prime ricerche di Kauffman,
biologo teorico amico e collega di Gould, nonch co-fondatore del Santa Fe Institute for the Study of Complex Systems, indirizzato allo studio dei sistemi viventi dallopera
dei maestri francesi Franois Jacob e Jacques Monod sui
geni regolatori, avevano riguardato lo sviluppo delle cellule
embrionali. Egli aveva ipotizzato (1993) che le cellule dellembrione fossero strutturate come una rete coesiva (sistemi in cui ciascun componente interagisce con gli altri
creando una catena a sostentamento reciproco), funzionante grazie al fitto scambio di messaggeri chimici fra le superfici delle cellule che cos si attivano vicendevolmente. Il sistema, evolvendosi, si autorganizza e produce una serie di
configurazioni ordinate a partire da contesti caotici: lordine si produce ai margini del caos. La tesi di Kauffman
che questo ordine autoprodotto (per autocatalisi) sia
gratuito, cio spontaneo, naturale, in qualche modo inscritto nella struttura del sistema e nelle sue innate propriet auto-organizzatrici (sia esso una rete casuale di geni
o una rete neurale).
Pur nella condivisione della critica al funzionalismo di
matrice neodarwiniana, fra lapproccio storico di Gould e
le ricerche sulle leggi naturali dei sistemi complessi ispirate a una forma pi forte di strutturalismo biologico e

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

centrate sullidea guida di auto-organizzazione, come quelle


di Stuart Kauffman a Santa Fe e quelle di Brian Goodwin
in Inghilterra, si consumato negli anni Novanta un dibattito, su posizioni diverse, di estremo interesse. In Gould,
una lunga traccia intellettuale, passata attraverso lo spartiacque principale di una ridefinizione pluralista e non pi
funzionalistica del concetto di adattamento, riaffiora nella
delineazione di una concezione della storicit naturale come processo contingente di elaborazione di improbabili e
complesse forme viventi. In Kauffman, la spiegazione della
natura profonda dei sistemi complessi data invece dallapplicazione estensiva delle propriet emergenti in un sistema autoorganizzato, come integrazione al principio della
selezione naturale darwiniana. Il connubio fra autorganizzazione e selezione, attraverso linterpretazione dellevoluzione come di unincessante emergenza di configurazioni ordinate ai margini del caos, sposta laccento sul concetto di
produzione di ordine (che Kauffman chiama anche anticaos) e sullidea di una creativit interna (una sorta di
legalit) dei sistemi viventi che li sottragga sia al determinismo della selezione sia al bricolage fine a se stesso.
Tuttavia, nella definizione di questi arrangiamenti della natura (thinkering) Kauffman ha sempre riunito sotto letichetta di contingenza storica, senza distinzioni, sia loperato della selezione naturale nel produrre strutture adattate sia il riutilizzo creativo di materiali gi esistenti. Selezione, storia, contingenza, exaptation, arrangiamenti sono sempre caduti, per lui, sotto la stessa area semantica, rifiutando cos la tassonomia di Gould. Questultimo, dal canto suo, ha sempre interpretato la prospettiva di
Kauffman, probabilmente in modo erroneo, come uno
strutturalismo dissidente (Gould 2002b, pp. 1.473-1.515)
al pari di quello di DArcy Thompson: leresia consisterebbe nel fatto che Kauffman, Goodwin e il loro illustre predecessore hanno concepito una versione dello strutturalismo
in cui le cause fisiche vengono imposte ai sistemi organici
dallesterno, e non dallinterno come nella corrente strutturalista ortodossa. A nostro avviso ci pu essere corretto

TELMO PIEVANI

per la teoria delle forme di DArcy Thompson, mentre lintroduzione della nozione di propriet emergente in Kauffman e Goodwin rappresenta una novit: le leggi di autoproduzione di ordine sono s universali e astoriche, ma emergono dallinterno dei sistemi complessi, non sono imposte dallesterno. Anche se in effetti tali leggi pre-esistono alla vita,
esse sono consustanziali al fenomeno vivente.
Lordine strutturale spontaneo di Kauffman non in alternativa allordine funzionale costruito dalla selezione naturale. Questultima ha infatti un duplice ruolo nella sua
teoria delle origini della complessit organica: a livello di
individui, filtrare, conservare e perfezionare le differenti
varianti che scaturiscono dai processi di autorganizzazione; a livello di specie, produrre un trend generale verso sistemi che abbiano caratteristiche di flessibilit, di diversit
interna e di connettivit che li renda massimamente creativi e adattativi (avvicinandosi a un valore limite di fitness
ai margini del caos). Dunque non esisterebbe soltanto levoluzione delle forme viventi, ma anche unevoluzione di
secondo livello, la stessa evolvibilit di cui parla Gould,
una sorta di evoluzione delle condizioni di evoluzione.
Il problema, almeno nelle formulazioni fino al 1995,
che laccentuazione del potere della generalit strutturale
sottostante alle specificit funzionali (autocatalisi, attrattori
dellontogenesi, modelli a cespuglio, curve di riempimento
dei picchi adattativi, e cos via) giunge fino al punto di negare un qualsiasi ruolo alla dimensione storica irreversibile.
Esistono, secondo Kauffman, percorsi storici contingenti,
ma a lungo andare essi vengono riassorbiti da un ordine
statistico riconoscibile. Dipende solo dalla scala temporale
considerata. Di deriva in deriva, a lungo andare emerge
nuovamente una regolarit. Ci significa, allora, che la storia non ha il potere di intaccare la prevedibilit di tali schemi generali: ripetendo il film della vita infinite volte, in
qualche modo dovremo ritrovare ogni volta gli stessi modelli e unanaloga tendenza verso la complessit autorganizzata. Lorigine della vita non un miracolo di improbabilit, ma una conseguenza necessaria, date certe condizio-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

ni iniziali astratte (il supporto non conta), delle leggi universali della complessit. Allo stesso modo, noi esseri umani non siamo lultimo capitolo di una lunga sequenza di
biforcazioni storiche contingenti e fortunate, ma lesito
prevedibile di tali leggi: eravamo previsti nella logica dellevoluzione; siamo a casa nelluniverso.
Possiamo dunque ipotizzare lesistenza di un algoritmo
universale, fondato sulla chimica senza tempo della complessit emergente, che includa per intero la teoria dellevoluzione, rendendo la storia un processo pi o meno prevedibile? Nelle fasi pi recenti della sua riflessione (2000),
Kauffman sembra essersi allontanato dalle posizioni pi
estreme assunte al riguardo da colleghi come Chris Langton: la storia, comunque sia, conta. Ebbene, in tale riconsiderazione dellarea di influenza rispettiva delle leggi universali e degli eventi singolari, la nozione di exaptation ha avuto per Kauffman un ruolo fondamentale. Forse la definizione di sistema complesso ha bisogno di una terza gamba: i
sistemi complessi sono sistemi auto-organizzati (ordine gratuito ai margini del caos); sistemi etero-organizzati (selezione naturale e coevoluzione con il contesto); ma anche sistemi ri-organizzati (per sequenze di exaptations).
In primo luogo, i fenomeni exattativi sono stati separati
dalle costruzioni funzionali per selezione naturale. Qui si
tratta di strutture gi formate, con o senza una funzione,
che diventano effetti collaterali, adottando una nuova funzione, che si tradurr potenzialmente in altri effetti, e cos
via. Funzioni ed effetti si propagano esponenzialmente: la
funzione di una parte di un organismo un sottoinsieme
delle sue conseguenze causali (p. 130). Tali conseguenze
causali a cascata dipendono da ciascun contesto in cui la
parte viene a trovarsi. Pertanto, ciascun accidente congelato (una struttura attuale funzionante) rappresenta un
punto di potenziale propagazione di effetti, alcuni dei quali
diventeranno a loro volta accidenti congelati nella dinamica coevolutiva di accoppiamento fra sistemi in evoluzione. La domanda circa la prevedibilit del processo storico
ottiene allora una risposta ben diversa:

TELMO PIEVANI

Pensate di poter stabilire, avanti nel tempo, tutte le possibili


conseguenze causali di parti e pezzi di organismi che potrebbero, in una qualche strana circostanza come in unaltra, trasformarsi in exaptations, essere quindi selezionati e fare il loro
ingresso nella biosfera? Detto ancor pi francamente, pensate
di poter pre-stabilire con certezza tutte le conseguenze causali, dipendenti dal contesto, delle componenti di tutti i possibili organismi che potrebbero diventare exaptations, essere
selezionati ed entrare nella biosfera? Io credo, e questa una
faccenda di centrale importanza se sono nel giusto, che la risposta sia no (p. 131).

Il tentativo di Kauffman ora quello di provare in qualche modo questa impossibilit. Sulla base di elementari valutazioni combinatorie, linsieme di tutte le funzioni biologiche possibili non definibile una volta per tutte, men che
meno lo sar linsieme di tutti gli effetti potenziali dipendenti dal contesto. Il loro numero non infinito, ma transfinito, cio cos immensamente grande da non poter essere processato da alcun sistema computazionale nelluniverso (infinito procedurale). Dunque, lemergenza di una
struttura exattata rappresenta unesplorazione nello spazio
delle funzioni possibili che non estrapolabile o derivabile
algoritmicamente dalla configurazione precedente. Tale
exaptation potrebbe benissimo rappresentare un aumento
di complessit nel sistema, ma tale aumento non sarebbe
derivabile dagli stadi precedenti. Secondo Kauffman, questo il motivo per cui i pi sofisticati modelli di simulazione della complessit, come Alchemy di Walter Fontana o
Tierra di Tom Ray, hanno grosse difficolt nel predire le direzioni dei possibili salti di complessit nei loro sistemi. Tale difficolt sarebbe intrinseca, non dovuta a difetto di conoscenza: se anche conoscessimo perfettamente la configurazione precedente, lo spazio delle possibili configurazioni
derivabili non sarebbe dominabile. Le modalit per exattare una struttura non sono algoritmicamente comprimibili. Lunica procedura per computarle sarebbe quella di
un algoritmo lungo tanto quanto lintera sequenza delle
possibilit attualizzate. Ma un algoritmo di questo tipo, as-

EXAPTATION: LA BIOLOGIA DELL IMPREVEDIBILE

solutamente inutile per i suoi scopi, non sarebbe altro che


una descrizione del sistema, o se preferiamo, non sarebbe
niente altro che la storia di quel sistema e dei suoi exaptations effettivamente realizzati.
Se questa argomentazione corretta possiamo allora dire
che il fenomeno dellexaptation rappresenta un teorema di
limitazione di principio della possibilit di comprimere algoritmicamente qualsiasi sistema in trasformazione. Levoluzione procede attraverso la selezione naturale, ma levolvibilit dipende dal grado di flessibilit exattativa, in un costante accoppiamento fra contingenza e potenzialit strutturale. Il margine del caos sarebbe dunque una regione di bilanciamento fra esigenze funzionali di sopravvivenza al qui e
ora ed esigenze di evolvibilit potenziale, da non far mai abbassare al di sotto di una certa soglia. Il motore che mantiene
la fitness ai margini del caos potrebbe essere proprio il
meccanismo exattativo (la disponibilit al reclutamento per
funzioni indipendenti dalle precedenti), il quale per, proprio nel momento in cui garantisce levolvibilit, pregiudica
la possibilit di circoscrivere completamente lo spazio delle
configurazioni potenziali. una sorta di teorema di Godel
per la modellizzazione algoritmica di sistemi complessi:
In breve, noi non deduciamo le nostre vite, le viviamo. Le storie sono il nostro modo di dare un senso alle azioni, dipendenti
dal contesto, di noi come agenti autonomi. (...) La biosfera si
propaga exattativamente, vive la sua vita e sembra proprio che
noi abbiamo bisogno assolutamente di storie per spiegare come
lei riesca a fare questo. Noi infatti facciamo lo stesso. Che strano. Snow scrisse delle due culture, quella scientifica e quella
umanistica, che non si incontrano mai. La nostra incapacit di
pre-stabilire lo spazio delle configurazioni di una biosfera
preannuncia un approfondimento della scienza: una ricerca
della storia e della contingenza storica, e pur tuttavia ancora un
luogo dove trovare leggi naturali (Kauffman 2000, p. 135).

Non unammissione da poco per chi aveva sempre


cercato le leggi atemporali della complessit. Ma la scienza
piena di questi exaptations.

Capitolo secondo
Bricolage e degenerazioni, un saggio di antropologia
clinica
Pietro Barbetta

Prima parte: Bricolage e degenerazioni


Bricolage: giocare senza teoria
Anche il bricolage globalizzato. Oggi, per chi volesse
fare bricolage, ci sono i supermercati del bricolage, dove
ognuno pu trovare ci che cerca. Mio nonno il bricolage
lo faceva raccogliendo oggetti da terra, utilizzando parti di
oggetti rotti, ammassando stracci, soprattutto mettendo da
parte cose inutili, che non avevano pi, o che non avevano
mai avuto alcuna funzione.
Tutta quella massa di oggetti inutili, tutta quella spazzatura, veniva poi riutilizzata. In parte per fare cose utili, come uno straccio, in parte per fare cose inutili: una bambola
di pezza, un triciclo per i nipotini, una decorazione. In
epoche pi antiche, unicona, un idolo, un simbolo che definiva la propria identit.
Il bricoleur capace di eseguire un gran numero di compiti
differenziati, ma, diversamente dallingegnere, egli non li subordina al possesso di materie prime e di arnesi, concepiti e
procurati espressamente per la realizzazione del suo progetto:
il suo universo strumentale chiuso, e, per lui, la regola del
gioco consiste nelladattarsi sempre allequipaggiamento di
cui dispone, cio a un insieme via via finito di arnesi e di
materiali, peraltro eterocliti, dato che la composizione di questo insieme non in rapporto col progetto del momento, n
daltronde con nessun progetto particolare, ma il risultato
contingente di tutte le occasioni che si sono presentate di rinnovare o di arricchire lo stock o di conservarlo con i residui di
costruzioni e di distruzioni antecedenti.

PIETRO BARBETTA

A questa magistrale descrizione di Claude Lvi-Strauss


(1962, p. 30) mi pare possano essere fatti solo due appunti:
non detto che luniverso strumentale del bricoleur sia chiuso
e, di conseguenza, non detto che lattivit del bricoleur consista sempre nelladattarsi allequipaggiamento di cui dispone.
Poteremmo dire che luniverso dellingegnere chiuso
e infinito, mentre quello del bricoleur aperto e finito.
Si tratta di ci che distingue luniversale dal locale: lingegnere possiede, in linea di principio, un controllo generale di tutti i materiali e di tutte le forme. Il suo progetto
gli permette di costruire, con il materiale funzionalmente
ottimale, la forma funzionalmente ottimale. Ci che pensa
viene realizzato precisamente nel modo in cui stato pensato. Come, per esempio, la diga del Vajont, vanto e onore
dellingegneria civile italiana.
Il bricoleur invece, non solo ha un numero limitato di
materiali e di forme a disposizione. Spesso gli arnesi e i materiali li mette in luoghi tra loro eterogenei, li ammassa, in
modo che gli uni coprano e nascondano gli altri, li sposta
di volta in volta e, soprattutto, il bricoleur si sposta, migra,
poi rientra, o magari se ne va per sempre e si stabilisce in
nuovo posto, dove deve raccogliere nuovi materiali, diversi
da quelli che gi possedeva. Poi, quando deve costruire
qualcosa, il bricoleur cerca i materiali e gli arnesi. Li cerca
guardando qua e l, indagando nella propria memoria e
andando a scovare quel che cerca, spesso senza successo. Il
materiale che cercava ieri, per costruire un oggetto ormai
finito, lo trova oggi, ma dovrebbe smontare ci che ha costruito, e spesso questo impossibile.
Il bricoleur pu mettere in quel punto della sua costruzione un certo numero di oggetti che svolgono pi o meno
la stessa funzione. Non tutti allo stesso modo e certamente
il suo prodotto sar meno affidabile di quello dellingegnere, tuttavia potrebbe essere pi flessibile. Ma, soprattutto,
il bricoleur non pretende di avere tutto sotto controllo, ,
in ogni momento, consapevole che qualcosa pu sfuggirgli
di mano; per questo si affida agli dei e mantiene aperto il
principio di speranza.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Un concetto analogo a questo mi pare si possa trovare


nel termine degenerazione cos come viene utilizzato da
Gerald Edelman (1987, p. 65):
Lipotesi della degenerazione implica lesistenza di elementi
isofunzionali nel repertorio, nonostante siano funzionalmente
molto diversi; cio, una certa struttura pu realizzare pi duna funzione e una certa funzione pu essere svolta da pi di
una struttura. Mentre in una certa fase un gruppo pu realizzare una funzione, pu realizzarne unaltra in un momento
diverso.

Anche questa limpida descrizione crea tuttavia una certa insoddisfazione. Che cosa intende infatti Edelman per
funzionale e isofunzionale? Questi due termini rinviano a
unidea di perfezione. Un guanto di cotone ripara dal freddo una mano, come un guanto di lana o uno straccio di lana. Se la temperatura scende sotto lo zero, il guanto di lana
pi funzionale a riparare la mano dal freddo, ma se non
ho un guanto di lana a disposizione, devo scegliere tra un
guanto di cotone, che mi ripara la mano in modo parzialmente funzionale e mi permette di utilizzare lopposizione
del pollice e uno straccio di lana che pi funzionale dal
punto di vista del freddo, ma meno funzionale dal punto di
vista del movimento della mano. In generale noi, come i bricoleur, abbiamo a che fare con mezzi parzialmente disfunzionali. I sistemi parzialmente degenerati sono sistemi parzialmente disfunzionali.
In altri termini si tratta di ci che Gilles Deleuze e Flix
Guattari (1972, pp. 8-9) hanno descritto nei termini di
macchine desideranti.
Quando definisce il bricolage, Lvi-Strauss propone un insieme di caratteri ben legati tra loro: il possesso di uno stock o
di un codice multiplo, eteroclito e purtuttavia limitato; la capacit di far entrare i frammenti in frammentazioni sempre
nuove, donde deriva unindifferenza del produrre e del prodotto, dellinsieme strumentale e dellinsieme da realizzare.
La soddisfazione del bricoleur quando innesta qualcosa su

PIETRO BARBETTA

una conduttura elettrica, quando devia una conduttura dacqua, si spiegherebbe assai male con un gioco di pap-mamma o con un piacere di trasgressione. La regola di produrre
sempre del produrre, di innestare del produrre sul prodotto,
il carattere delle macchine desideranti o della produzione
primaria: produzione di produzione.

Deleuze e Guattari ci parlano di una sorta di indifferenza tra latto del produrre e loggetto prodotto, di modo che
loggetto prodotto, ci che rende funzionale latto del produrre, nulla, e tutto diventa lazione produttiva: il produrre del produrre.
A che pro?
Per il desiderio.
Questo i bambini lo capiscono molto chiaramente e anche gli adulti lo possono intuire, ogni volta che si tratta di
convincere un bambino a scendere dalla giostra. evidente che qui si parla del desiderio in una maniera molto diversa da come ce ne parla la tradizione tecnologica prevalente nei sistemi sanitari moderni.
Per questo mi servir di William Shakespeare, ove per
un cavallo Riccardo III darebbe il suo regno. Per il desiderio, che in quel caso continuare a combattere.
Prendiamo il Re Lear (Shakespeare 1603-06, 434-446)
verso la fine del secondo atto le due figlie Regana e Gonerilla decidono di levare al padre i servitori al suo seguito, ultimo gesto di una progressiva spoliazione di tutti i
suoi beni.
Gonerilla: Datemi ascolto, mio signore: che bisogno avete
mai voi dei venticinque o dei dieci o dei cinque uomini al vostro seguito in una casa dove ne trovate due volte tanti comandati e pronti a servirvi?
Regana: Ma anche duno solo, che bisogno avete?
Lear: Non ragioniamo di bisogno. I nostri mendicanti, i pi
squallidi, hanno un superfluo di cose miserrime. Non date alla natura pi del minimo che alla natura occorre, e la vita delluomo varr al pi quanto quella della bestia. Tu, che sei una
dama: se le tue vesti solo per farti caldo le portassi cos sfar-

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

zose, la natura non saprebbe che farsi dello sfarzo, che non
quello certo a tener caldo ().

Ci che il pensiero sanitario moderno, nella sua versione filosofica essenzialista, sembra non avere tematizzato
abbastanza proprio la natura del superfluo.
Il superfluo si presenta nei due modi della spazzatura e
dellopulenza. Di ci che viene gettato e di ci che viene
mostrato. Si tratta di qualcosa che ha a che fare con gli
aspetti mimetici della nostra esistenza, con il bisogno di
senso.
Daltro canto la moderna tecnologia riuscita a ridurre
persino la mimesi a una funzione: la preda, la usa per non
essere percepita.
Il maschio perdente del branco mostra segni di sottomissione per interrompere il combattimento e non ricevere
ulteriori danni fisici. Tuttavia, stato osservato (Selvini Palazzoli, Boscolo, Cecchin, Prata 2003, pp. 19 sgg.) come
negli esseri umani tali segni di sottomissione possano, a loro volta, essere mimetici e nascondere invece il dominio
del gioco. Nietzsche aveva gi colto pienamente come il
ressentement non fosse altro che una manifestazione della
volont di potenza nellepoca del nichilismo.
Tuttavia non si riesce, neppure qui, a uscire dalla metafora strategica, persino la mimesi appare funzionale a un
sistema strategico. Il carnevale (Bachtin 1965) come periodo di insania a-finalizzata (semel in anno licet insanire), come licenza dalle relazioni di potere e di autorit,
come rilivellamento o ridefinizione temporanea delle relazioni umane viene rinchiuso tra parentesi, cos come il
giullare di Lear, che pu dire ci che vuole senza venire
punito proprio perch si autodefinito giullare, cio folle.
La domanda che emerge la seguente: perch le persone stanno insieme, con-vivono? Perch esistono comunit
familiari, tribali, sociali, istituzionali e via dicendo?
In uno scritto del 1961, Jay Haley (Sluzki, Ransom
1976, pp. 116-117) riporta i termini delle discussioni avute
allinterno di un gruppo di ricerca organizzato da Gregory

PIETRO BARBETTA

Bateson, in cui, oltre a Bateson e allo stesso Haley, cerano


John Weakland e William Fry. Il gruppo di ricerca, inizialmente finanziato dalla Fondazione Rockefeller, ebbe da discutere a lungo sul perch una famiglia convive: [Bateson] si oppose allidea che la famiglia dovesse essere descritta in termini di membri che stanno tentando di controllare il comportamento luno dellaltro.
Lopposizione di cui scrive Haley era tra lui e Bateson.
Si tratta di unopposizione decisiva e Bateson, commentando lo scritto di Haley, protesta vivamente su quanto poco
questa divergenza fosse stata sottolineata dallautore del
rapporto di ricerca (p. 135).
Oltre a non prestare sufficiente considerazione al nostro lavoro in comune, Haley sorvola troppo leggermente su differenze epistemologiche molto importanti tra me e lui. Secondo
me, egli credeva nella validit della metafora del potere nelle relazioni umane. Io allora credevo e ancor di pi lo credo
oggi che il mito del potere corrompe sempre ().

Il mito del potere fu adottato per un lunghissimo periodo dai terapeuti familiari e queste brevi considerazioni di
Bateson, sebbene riprese nella texture di tutta la sua opera
successiva, furono poco considerate. La terapia familiare
strategica, a partire da Haley, attraverso Minuchin e Selvini
Palazzoli, divenne il cardine di una concezione strategica
delle relazioni familiari e umane e, ben presto, le teorie sociologiche dellattore, che sono una variante sociologica
della teoria dei giochi di von Neumann, presero il posto
delle teorie dei sistemi complessi. In un certo senso si disse: i sistemi sono semplici, come vuole von Neumann, non
complessi come ipotizza Bateson.
A mio avviso, la differenza tra il concetto di ridondanza e quello di degenerazione pu fornire una spiegazione
di questa deriva teorica. Inizierei enunciando la mia impressione che ridondanza sia un termine che si accompagna con gerarchia, mentre degenerazione si accompagna
con rizoma.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Il termine ridondanza deriva dal prefisso red-, che indica una ripetizione, un ritorno su se stesso del termine che
segue, e -unda (Carassiti 1997, p. 321).
Il termine, utilizzato dalla teoria dellinformazione, indica la presenza di variazioni sistematiche in un processo
che, a prima vista, pu mostrare variazioni casuali.
Si dice che una catena di eventi mostra di comportarsi a
caso (randomness) se ogni elemento ha uneguale probabilit di verificarsi in qualunque momento. Per cui non si
pu trarne alcuna conclusione, come non si pu predire
nulla sulla sua sequenza futura. Che un altro modo per
dire che non reca informazione.
Il modello statistico in grado di determinare quantitativamente e di misurare la sistematicit di una catena di
eventi lanalisi della varianza. Utilizzando i modelli matematici dellanalisi della varianza si in grado, ad esempio,
di dire se la varianza tra diverse catene di eventi sia tale da
informarci sulla diversit di ognuna delle catene di eventi
oppure no.
Prendiamo lesempio di due automobili di due diverse
marche, ma con caratteristiche simili. Vogliamo sapere se
effettivamente le due auto abbiano la medesima velocit.
Prendiamo un medesimo percorso e lanciamo a velocit
massima le due auto ognuna per cinque volte. A seconda
dei risultati ottenuti in ciascuna prova per ciascuna automobile, noi potremo misurare se la varianza dei risultati
interna (within) alla singola auto oppure tra (between)
unauto e laltra. Risparmio al lettore la concettualizzazione matematica di questo ragionamento perch richiederebbe lo studio dei primi dieci capitoli di un manuale di
statistica. Lanalisi della varianza ci permette di trarre una
conclusione sulla maggiore velocit di unauto rispetto allaltra (varianza between), oppure sulla casualit di una
singola prestazione.
In altri termini, se un valore di un certo tipo si ripete in
una catena di eventi, tale valore pu costituire una regola.
Dunque, secondo le teorie statistiche di regressione lineare, un processo pu essere casuale, oppure sistematico.

PIETRO BARBETTA

Secondo la teoria cibernetica, invece, possibile produrre unazione che trasformi i processi casuali in processi
sistematici. Se una catena di eventi casuali viene sottoposta
a un meccanismo operatorio si produce un processo stocastico che crea una legittimazione interna a una catena di
eventi. Lomeostato di Ashby considerato uno dei primi
meccanismi operatori che genera il controllo di eventi casuali producendo unautoregolazione interna agli eventi e
rendendoli dunque, nel trascorrere del tempo, sistematici.
Trasferiamo questa concettualizzazione alle relazioni
umane. Unit di osservazione estremamente significative a
cui applicare questo modello sono le famiglie, le aziende, le
squadre sportive, i team di lavoro, i partiti politici, ecc.
Il gruppo umano, in questa lettura, viene considerato
come un meccanismo omeostatico che trasforma eventi casuali in catene sistematiche di eventi. Il gruppo umano si
cos trasformato in un meccanismo autoregolatore e i singoli componenti del gruppo si sono trasformati in vincoli
che esercitano il controllo sulle azioni degli altri componenti in maniera reciproca e sistematica.
Di fronte a questa concettualizzazione si potrebbero assumere due posizioni: la prima che sostiene che i sistemi
sono quello che sono, cio che non ci si pu fare niente.
Come non ammessa la manipolazione genetica, cos non
dovrebbe essere ammessa neppure quella relazionale.
Altri sostengono invece che, a fin di bene, si possono ammettere interventi. Per esempio, una squadra perde le partite,
unazienda perde profitti, un partito politico perde consensi.
A questo punto entra in scena il consulente. Il consulente tale perch un esperto di funzionamento dei sistemi umani. Il suo compito dunque di analizzare i meccanismi omeostatici di un gruppo umano per vedere se le operazioni che vengono compiute da tale gruppo vanno nella
direzione delle finalit corrette. Se cio producono le gerarchie che ci si aspetta, oppure no.
Ma una famiglia che perde? Si dice allora che, a differenza di unazienda o di una squadra, una famiglia un sistema a-finalizzato in modo esplicito.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

A partire dal secondo dopoguerra, le famiglie sono state oggetto di riflessione nelle scienze sociali sulla base delle
teorie del sociologo americano Parsons (1951). Sul modello americano dellepoca, la famiglia moderna viene definita
come un sistema funzionalmente differenziato.
Si tratta di unidea orientata secondo due metafore
principali:
1. La metafora biologica che vede nellevoluzione della
specie un cammino da una minore a una maggiore differenziazione funzionale degli organismi viventi. Una tale
metafora pu essere rappresentata dallidea che gli organismi biologici, nella loro filogenesi, aumentano la complessit sistemica del loro funzionamento e, pur conservando le
caratteristiche precedenti, le inglobano e le integrano in
modelli di funzionamento sempre pi differenziati e complessi. In questottica la patologia si manifesterebbe come
una sorta di regressione verso modelli di funzionamento
precedenti nella catena evolutiva;
2. La metafora organizzativa che fa riferimento ai sistemi orientati a uno scopo, come le aziende produttive. In
questo secondo caso, la differenziazione gerarchico/funzionale viene pensata come condizione indispensabile allorganizzazione razionale della macchina produttiva e la patologia come confusione o sovrapposizione di posizioni in linea gerarchica o sul piano funzionale.
cos che Parsons pensa alla famiglia come a un sistema differenziato con un uomo che riveste il ruolo di professional breadwinner colui che si guadagna il pane in modo
professionale e una donna che assume la parte di professional homemaker casalinga di professione (Dizard, Gadlin 1990).
Gi negli anni Sessanta, e per pi di una ragione, questa
immagine monolitica e compatta della famiglia incomincia
a entrare in crisi. Nel 1963, Betty Friedan (1963) scriveva
un libro dal titolo The Femminine Mistique. Friedan aveva
intervistato un certo numero di donne appartenenti alle famiglie americane della middle class: le professional homemaker di Parsons. Queste donne godevano di una serie di

PIETRO BARBETTA

vantaggi e privilegi che andavano dal possesso degli elettrodomestici allavere una bella casa con camere funzionalmente differenziate, unauto propria, due bei figli, un reddito di una certa consistenza. Insomma, tutti quei vantaggi
che, siamo agli inizi degli anni Sessanta, fanno di una famiglia una famiglia confortevole e felice, nel senso moderno
del termine.
Eppure queste donne, in gran parte, passavano il pomeriggio sedute sul sof del loro living room a piangere. Il
male di cui soffrivano, racconta Friedan, era un male che
non aveva nome: infatti queste donne raccontavano che
neppure loro comprendevano le ragioni di questo pianto
quotidiano, in fondo non mancava loro nulla. Di qui la definizione di mistica della femminilit data dallautrice a
questo stato danimo diffuso.
Non ci volle molto perch la Psichiatria ufficiale trasformasse questa condizione diffusa in depressione. Si disse che negli Stati Uniti la nevrosi femminile pi diffusa non
era pi listeria, che stava lasciando il campo alla diffusione
della depressione. A pochi, oltre Friedan, venne in mente
che questo disagio costituiva la cifra di una crisi della famiglia funzionalmente differenziata che descriveva e, in qualche modo, prescriveva Parsons.
N possiamo pensare che il disagio della famiglia moderna riguardasse solo le donne americane. Morte di un
commesso viaggiatore, scritto da Arthur Miller nel 1949,
gi un preciso ritratto del disagio della famiglia di classe
media americana, basato su mutui e ratei, relazioni extraconiugali nascoste dietro lapparenza di una vita moralmente irreprensibile e sogni di una vita altra, allombra dei
quali uno dei figli sviluppa una sindrome disadattiva che i
nostri manuali diagnostici classificherebbero nei termini di
disturbo borderline di personalit.
La crisi di questa idea di famiglia si accompagna, negli
anni Sessanta, con la crisi dei sistemi istituzionali di salute
mentale.
Nel caso della terapia familiare, dove questo modello
stato a lungo e ampiamente praticato, la teoria di Haley del

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

triangolo perverso, la teoria strutturale di Minuchin, la


teoria dei giochi psicotici di Mara Selvini Palazzoli sono
altrettanti esempi delle applicazioni di questa teoria.
Nel modello parsonsiano, il terapeuta sa come una famiglia sana si organizza e interviene, in un modo o nellaltro, per cambiare i meccanismi omeostatici degenerati
della famiglia patologica.
La prima critica a questa impostazione che si tratta
di unimpostazione meccanicistica che legge i processi dei
sistemi sociali fondamentalmente in maniera isomorfa.
Come ho detto sopra, tale impostazione pu essere usata
per famiglie, gruppi aziendali, partiti politici, squadre
sportive, ecc.
Per parafrasare la critica di Hegel allassoluto di Schelling: La notte in cui tutte le vacche sono nere.
Si tratta di un meccanicismo che pu fare a meno di
due aspetti centrali: la storia e letica. Oppure che non li
mette in questione, considerandoli etica e storia caeteris
paribus.
Per sintetizzare le mie considerazioni sul termine ridondanza, si tratta di un termine che rimanda a un modello di
ricerca quantitativo e lineare di tipo meccanicistico, utile
quando si ragiona in chiave unicamente tecnologica. Tale
concetto, utilizzato, insieme al concetto di omeostasi, come
strumento per produrre controllo nei gruppi umani, discende direttamente dallidea di Haley che gli esseri umani
stiano insieme per ragioni strategiche, di controllo e di potere. Idea che Bateson aveva rifiutato per lo meno fin dalla
fine degli anni Cinquanta.
Unidea per alcuni aspetti simile a questa fu quella che
mosse la grandiosa ricerca sulla storia dei sistemi di pensiero di Foucault, almeno fino a una certa fase del suo pensiero. Tuttavia la teoria di Foucault presenta pi di una differenza. In primo luogo, Foucault si pone come un osservatore esterno al fenomeno. Non pretende, in altri termini, di
metterlo, a sua volta, sotto controllo. Egli, semplicemente,
studia i meccanismi attraverso i quali gli esseri umani si autorganizzano in sistemi di controllo sempre meno fisici e

PIETRO BARBETTA

sempre pi culturali, sempre meno centrali e sempre pi


decentrati. Inoltre, Foucault non nasconde una certa ammirazione per i meccanismi degenerativi e perturbatori,
che di volta in volta mettono in scacco le strutture del sapere/potere, costringendole a rinnovarsi e a produrre sempre nuove forme del dominio. In altri termini, Foucault
analizza la questione proprio da un punto di vista storico,
focalizzando lattenzione, anzich sullomeostasi, sui meccanismi del cambiamento.
In questo modo, per Foucault, i sistemi di pensiero e i
sistemi sociali a questi collegati non sono pi affatto la
notte in cui tutte le vacche sono grigie. Lorganizzazione
storica del sistema manicomiale, di quello carcerario, del
regime della sessualit e delle perversioni, della cura di s,
sono altrettante costellazioni complesse che si articolano in
un processo storico che presenta fasi di stabilit e periodi
di cambiamento nei sistemi di significato. Le omeostasi
temporanee per usare un linguaggio che Foucault probabilmente avrebbe scansato sono sistemi di significato che
hanno precise implicazioni sociali. Come per esempio lomeostasi diagnostico/manicomiale, che nasce dalla separazione della follia dalla sragione, operata a partire dalla seconda met del XVIII secolo da Pinel e da Tuke, attraverso
lopera filantropica della costituzione di asili per la cura dei
malati di mente, e terminata nella seconda met del XX secolo con la chiusura dei manicomi, conseguente a un movimento del pensiero che, a partire da Freud, delegittima lesercizio delle pratiche mediche a carattere coercitivo a favore di meccanismi di controllo sociale pi sofisticati.
Tuttavia, anche Foucault prescinde dal terreno delletica. Lo fa gi negli anni Cinquanta, quando decide di non
proseguire il suo internato in psicologia al SantAnne per
dedicarsi allo studio dei sistemi sociali dal punto di vista
storico genealogico.
Per riassumere in modo del tutto riduttivo lopera di
Foucault, potremmo dire che egli analizza le relazioni e i
conflitti tra ridondanza, intesa come la continua ricostruzione storica degli strumenti del potere, e degenerazione,

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

intesa come la produzione dei saperi che decostruiscono i


modelli dominanti del sapere/potere.
Ermeneutica della degenerazione
Il termine degenerazione ha unetimologia che si fatta
sempre pi interessante a partire dalla grande ricerca di
Foucault. Si tratta del prefisso de-, che pu avere un valore
sottrattivo, negativo, conclusivo, intensivo o estrattivo, al
quale si aggiunge il termine genus. Nei Topici, Aristotele
definisce il genere in questo modo: Genere ci che si
predica secondo lessenza di molti che differiscono specificamente (Aristotele, Topici, 102a, 31 sgg.).
Dunque il termine genere, nella tradizione filosofica
classica, comporta la presenza di un qualcosa che fa s che,
per quanto due elementi possano essere tra loro differenti,
se essi appartengono allo stesso genere, devono avere
unessenza in comune. Cos, nellesempio aristotelico, luomo e il bue appartengono allo stesso genere animale, condividono cio la medesima essenza, sebbene la differenza
specifica che distingue luomo come animale sia la razionalit. Il termine genere indica dunque la presenza di unessenza non ulteriormente discutibile, a meno di non trasformare tale termine in de-genere.
Tuttavia il prefisso de- rende il concetto di degenerazione terribilmente polisemico.
Il suo valore pu essere sottrattivo, in questo caso significa al di sotto del genere, sub-genere, come per esempio
nelle classificazioni razziali proposte nel 1795 da Blumenbach (1830).
Blumenbach, come noto, ide un sistema di classificazione razziale che vedeva coma razza originaria e superiore la
razza bianca caucasica e altre quattro razze che costituivano
successive degenerazioni della razza caucasica. Da un parte
la razza detta malese, degenerazione della razza caucasica, e
la razza africana, degenerazione della razza malese. Dallaltra
la razza amerindia, secondo tipo di degenerazione della razza
caucasica, cui segue, per successiva degenerazione, la razza
orientale. In questo caso il degenerato un sub-caucasico.

PIETRO BARBETTA

Il valore del prefisso de- pu essere invece negativo, come nel caso di un figlio che nega, o cui negata lappartenenza a una famiglia, o di una persona cui negata lappartenenza a una comunit. Il caso di Antigone, che cerca di
seppellire il cadavere del fratello Polinice in territorio tebano, un esempio di duplice degenerazione. Polinice, degenerato in quanto nemico di Tebe, la sua stessa patria, e avversario di suo fratello Eteocle, viene seppellito da Antigone entro le mura della citt. Antigone, in questo modo,
presenta una seconda forma di degenerazione pretendendo
che il fratello gi degenerato venga reintegrato. Antigone
ottiene da questatto, a sua volta, la propria degenerazione.
Il valore di de- pu essere conclusivo, come nel caso in
cui si parli di degenerazione di un sistema che va esaurendo progressivamente le sue funzioni. il caso del concetto
di degenerazione in neuropatologia e, in alcuni casi, in psicopatologia. Si pensi per esempio allidea, ancora in parte
diffusa, della schizofrenia come progressiva degenerazione
delle funzioni psichiche individuali. un argomento che
riprenderemo verso la fine di questo saggio. Oppure dellAlzheimer come progressiva degenerazione delle funzioni
neurologiche superiori.
Quando invece il prefisso de- ha valore estrattivo, il
concetto di degenerazione si riferisce a qualcosa che si toglie dal genere, o che esterno al genere. Per esempio, nei
regimi totalitari si parla di arte degenerata, intendendo riferirsi a forme darte che, venendo percepite come antagoniste rispetto al pensiero totalitario, vengono escluse. Si dice allora che queste forme sono fuori dal canone artistico,
sono degenerazioni dellarte, che conducono larte verso la
propria fine, ecc.
Un altro esempio, in questo senso, quello relativo al
genere come identit sessuale. In questo caso, la persona
che non si sente appartenere al genere a cui dovrebbe appartenere per essenza pu venire considerata degenerata.
In entrambi questi casi, i regimi totalitari, cos come i regimi familiari pi rigorosi, possono trasformare lestrazione
in negazione.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Infine il prefisso de- pu avere un valore intensivo.


questo il caso che pi ci interessa. Negli esempi precedenti
abbiamo visto dei concetti limite: possiamo ben immaginare come, nel linguaggio quotidiano, i valori negativo, sottrattivo, conclusivo ed estrattivo si colleghino lun laltro in
una struttura di rinvii semantici difficilmente districabili.
In ognuno di questi sensi forniti al termine degenerazione
c una connotazione negativa.
C invece un ultimo senso da attribuire al prefisso deche indica un approfondimento, unintensificazione. Come
nel termine decaduto, depravato, deputato e chiss se
un caso che ho messo insieme proprio questi tre termini
il prefisso de- indica un approfondimento, unintensificazione dei termini cadere, pravus (che significa storto, perverso) e putare (che significa valutare).
In questo senso il termine de-genere indica una prospettiva antiessenzialista e antifunzionalista.
I pennacchi di San Marco, dei quali ci parla Stephen
Jay Gould, menzionati da Telmo Pievani in questo libro,
sono un esempio di questa accezione del termine degenerazione.
Ritorniamo alla definizione di Edelman (1987, p.
385). Nel glossario della sua opera Darwinismo neurale,
egli ci d una definizione ancora pi chiara e sintetica
del termine:
degenerazione (degeneration). Termine, mutuato dalla teoria
dellinformazione, che in biologia indica la presenza di pi alternative per svolgere la stessa funzione. Per esempio, il codice genetico degenerato perch vi sono 64 codoni per specificare 20 aminoacidi.

Ora, ci che ci interessa cercare di risalire da qui allidea, pi generale e pi letteraria, che ci di cui necessitiamo non sia affatto lessenziale bens, come vuole Shakespeare, il superfluo. Si tratta certamente di una dichiarazione paradossale, la quale per presuppone labbandono dellidea tradizionale di gerarchia.

PIETRO BARBETTA

Gerarchia infatti un termine aristotelico legato allidea


che il genere sia linsieme di tutti gli elementi che condividono unessenza. Il genere sta dunque sopra gli elementi
che gli appartengono, loro sovraordinato.
A questa regolazione universale, la cibernetica, attraverso il concetto di ridondanza, ha sostituito la ricerca e lapplicazione di modelli di autoregolazione dinamica in cui le
essenze, anzich elementi dati, si costituiscono nel processo omeostatico, unidea che gi in parte si pu ritrovare
nello stesso Aristotele.
solo attraverso lidea di una sovrabbondanza inutile e
non funzionale che emerge il processo creativo che porta
allexaptation. Si tratta di un processo rizomatico localizzato, un po come nel bricolage. Vediamo allora i caratteri
approssimativi del rizoma cos come sono esposti da Gilles
Deleuze e Felix Guattari (1980, pp. 20 sgg.).
I primi due principi, enunciati insieme, sono quello di
connessione e quello di eterogeneit: qualsiasi punto di un
rizoma pu essere connesso a qualsiasi altro e deve esserlo.
Secondo questi due criteri il rizoma non ha un punto
che fissa la tassonomia degli elementi. Loggetto polemico
fondamentale di questi primi due assunti la linguistica
generativa di Chomsky, con il suo albero linguistico che fissa, in sommit, un punto S dal quale segue un ordinamento ad albero.
Il terzo principio del rizoma il principio di molteplicit. Si tratta di una molteplicit che non presuppone alcuna unit che faccia da perno:
Nel rizoma non ci sono punti o posizioni come ne troviamo
in una struttura, un albero, una radice. Non ci sono che linee.
Quando Glenn Gould accelera lesecuzione di un pezzo, non
agisce semplicemente da virtuoso, trasforma i punti musicali
in linee, fa proliferare linsieme. Il numero ha smesso di essere un concetto universale che misura gli elementi secondo il
loro posto in una dimensione qualsiasi, per divenire esso stesso una molteplicit variabile che segue le dimensioni considerate (primato del campo su di un complesso di numeri fissato
a questo campo) (p. 22).

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Il quarto principio, definito di rottura asignificante, indica che un rizoma pu essere rotto in qualsiasi punto senza che smetta di ricostituire se stesso e che le sue linee si
muovono in modo imprevedibile comprendendo sia un
principio di territorializzazione che un principio di deterritorializzazione.
Infine, il quinto e sesto principio, enunciati insieme, come il primo e il secondo, sono il principio di cartografia e il
principio di decalcomania. Essi indicano che il rizoma non
segue alcuna regola strutturale o generativa: dunque
estraneo a ogni asse cos come a ogni struttura profonda.
In questo senso il rizoma comprende una dimensione radicalmente antiomeostatica, e rifiuta ogni dimensione evolutiva predeterminata.
Dopo avere enunciato i sei principi rizomatici, Deleuze
e Guattari (1980, pp. 43-44) menzionano le ricerche di
Gregory Bateson su Bali.
Come noto, Bateson si rec a Bali pensando di potere
applicare alla cultura balinese uno schema interpretativo
costruito a partire da una ricerca, pubblicata nel 1936 con
il titolo di Naven (Bateson 1958) sulla popolazione degli
iatmul. In quella circostanza, in particolare osservando la
struttura degli scambi tra le famiglie iatmul, emergevano
temi ricorrenti, che avevano portato Bateson (1972, p. 138)
a formulare la teoria della schismogenesi.
Si era visto che il funzionamento della societ Iatmul comprendeva tra laltro due classi di circoli rigenerativi o viziosi. Ambedue erano sequenza dinterazione sociale in cui le
azioni di A erano stimoli per le azioni di B, che a loro volta
diventavano stimoli per unazione pi intensa da parte di A, e
cos via; A e B erano persone agenti o come individui o come
membri di un gruppo.

Da queste osservazioni, Bateson ricav un modello,


preso poi a prestito e trasformato in una specie di dogma
secondo il quale le relazioni umane erano riducibili a due
tipi essenziali: le simmetriche e le complementari, con il

PIETRO BARBETTA

rischio di una relativa schismogenesi. Creando nel primo


caso competizione e rivalit, nel secondo caso autoritsottomissione, assistenza-dipendenza, esibizionismo-ammirazione.
Per una serie di circostanze, Bateson non pot applicare lo schema di Naven alle interazioni tra i balinesi. Non
solo, egli che allepoca si occupava della psicogenesi delle relazioni nellinterazione adulto-bambino fu costretto
allosservazione di un particolare tipo di interazione asimmetrica, quella appunto madre-figlio durante i primi anni
di vita.
Fu cos che Bateson si accorse che nellinterazione madre-bambino tra i balinesi non si prospettava alcun tipo
dinterazione riconducibile al modello di Naven.
In particolare Bateson (1972, p. 142) focalizza la sua attenzione sui giochi erotici madre-bambino.
Spesso la madre inizia col bambino uninterazione scherzosa
titillandogli il pene e stimolandolo altrimenti a unattivit interpersonale; questo ecciter il bambino, e per breve tempo
avr luogo uninterazione cumulativa. Poi, proprio quando il
bambino, avvicinandosi a questa piccola acme, getta le braccia al collo della madre, questultima si distrae; a questo punto il bambino inizia unaltra interazione cumulativa, cominciando un capriccio. La madre o star a guardare, divertendosi alle escandescenze del bambino, o, se questi laggredisce,
respinger il suo attacco non mostrandosi affatto adirata.

Data questa descrizione, la conclusione di Bateson sembra essere che si crei una sorta di regione continua a intensit costante, che evita di orientarsi su un punto culminante. Questo tipo di interazione, a differenza dellinterazione
schismogenetica, sembra del tutto a-finalizzata. O quantomeno sembra del tutto indifferente a orientarsi rispetto a
un fine esterno.
Si tratterebbe di un tratto difficile da prendere in considerazione da parte della cultura occidentale perch nella
cultura occidentale egemone il principio della finalizzazione esterna delle azioni.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

In apertura di un noto saggio sul deutero-apprendimento, Bateson (1972, pp. 195-196) torna di nuovo sulla
questione della finalit esterna citando le ricerche di Margaret Mead. Egli parla della ricerca come di un processo di
investigazione interno alle direzioni e ai valori del fenomeno che viene indagato.
A partire dallindagine su Bali, Bateson formula una
critica radicale alla teoria dei giochi di von Neuman,
orientata allidea che le organizzazioni sociali si costituiscano essenzialmente in forma di coalizione. Di qui il suo
rifiuto polemico nei confronti delle posizioni di Haley e di
qualsiasi approccio strategico. Il rifiuto del modello strategico presuppone il rifiuto di una visione essenzialista e generativa, cos come di una struttura gerarchica ad albero.
Il potere, la gerarchia, lappartenenza a un genere un
mondo possibile, storicamente determinato, certamente
egemonico nellOccidente moderno, ma neppure qui generalizzabile. Una famiglia non riducibile a un partito
politico, unistituzione giuridica non ha la stessa forma di
una squadra di calcio. La cibernetica senza lapporto di
Gregory Bateson , nel migliore dei casi, la notte in cui
tutte le vacche sono nere.
Me se gli esseri umani non stabiliscono relazioni tra loro per il potere, allora come mai stanno insieme?
La proposta rizomatica non ci fornisce alcuna risposta
generalizzabile. Tuttavia non un caso, a mio avviso, che
Bateson riveda il modello schismogenetico e critichi radicalmente la teoria dei giochi dopo avere cominciato a usare
strumenti osservativi di carattere psicogenetico.
Bateson si avvicina qui alla concezione di Hannah
Arendt (1929; Kristeva 2001). Noi nasciamo in un mondo
che gi sempre l. E questo mondo rivestito culturalmente da un linguaggio del quale siamo parte. Il nostro
orizzonte dunque sempre localizzato e il nostro corpo
sempre gi al centro di un sistema di significati pre-costruiti. Questa visione della mente ci permette di scorgere
la sua circolarit bio noi nasciamo e abbiamo un corpo
proprio psico chi nasce un individuo unico e irripe-

PIETRO BARBETTA

tibile sociale siamo gi sempre in un orizzonte di senso pre-costruito.


Godere di(s)piacere
Le metafore strategiche sono uno strumento che produce egemonia. Legemonia si produce raramente attraverso
discorsi che si fondano unicamente su dimostrazioni logiche o modelli di eloquenza retorica; raramente avviene che
una persona, seppure convinta da un discorso razionale, ne
tragga conseguenze per le sue condotte quotidiane, sia sul
piano delle propria vita privata, che su quello delle proprie
pratiche professionali. Legemonia si mostra, direbbe
Wittgenstein, attraverso le parole chiave che vengono utilizzate nel linguaggio quotidiano.
Termini come imbroglio, resistenza, coalizione,
neutralit, confini, ecc. hanno un effetto immediato
sulla terapia. Infatti agiscono immediatamente sulle pratiche terapeutiche, trasformando il consulente in un attore
razionale che ha il compito di ristrutturare le relazioni familiari patologiche perch soggiogate a strategie degenerate in relazioni sane. La premessa semplicistica che le relazioni umane possano essere soltanto simmetriche o complementari, e il susseguente assunto che entrambe queste
relazioni abbiano una struttura schismogenetica, cio che
tendano allescalation, rende il lavoro del terapeuta una
sorta di tecnologia dellintervento strategico. Ma questo
gi parte del discorso razionale. Ho visto molti terapeuti
che condividono la critica al discorso razionale utilizzare
nelle pratiche terapeutiche le medesime metafore di coalizione, gioco, imbroglio, ecc. Io stesso le ho usate e
qualche volta le uso ancora. Come mai?
Per anni la terapia sistemica vissuta nel terrore di non
ricadere nelle pratiche psicoanalitiche, come se questo fosse un punto donore, una questione di distinzione. Quando
lo stesso Bateson aveva ipotizzato un modello non strategico, in polemica con Haley, Haley (Sluzki, Ransom 1976, p.
118) stesso liquid la faccenda in poche righe: In generale, Bateson opt per lipotesi, tradizionalmente sostenuta,

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

che gli individui sono motivati da sentimenti di paura, di


odio e di amore, da minacce di punizione e dal desiderio di
evitare la sofferenza.
Naturalmente Bateson (p. 134) non permise che le sue
considerazioni venissero liquidate cos rapidamente:
Nel 1961, quando Jay Haley mi mostr questo manoscritto
[dal quale tratta la citazione appena sopra] in quanto capo
del gruppo di ricerca, io lo criticai e lo dissuasi dal pubblicarlo. Oggi sono contento di vederlo pubblicato. Questa testimonianza dei nostri furori e tormenti potrebbe ispirare divertimento, o anche perseveranza, forse addirittura saggezza, nel
lavoro di altri e pi recenti gruppi di ricerca.

Certamente Bateson, con il suo lavoro, non aveva dato


un contributo al behaviorismo per fare fuori la psicoanalisi
e in generale le teorie definite volgarmente come introspettive in psicologia. Questa non era, mi pare, in alcun
modo la sua intenzione. Dunque Bateson non criticava una
metanarrativa, quella psicoanalitica, a vantaggio di una
nuova metanarrativa, quella strategico-behaviourista.
A quarantanni di distanza da quella polemica, possiamo
dire che, nonostante Bateson sia stato enormemente pi citato e ufficialmente riconosciuto di Haley, le idee di Haley
hanno prodotto egemonia in terapia familiare per almeno
venti-venticinque anni. Solo intorno alla met degli anni
Ottanta, dopo che una parte del gruppo di Milano adott
unottica costruttivista, e successivamente con lavvento delle teorie post-moderne e delle pratiche conversazionali e socio-costruzioniste, riemerse linfluenza di Gregory Bateson.
Daltro canto, c una ragione storica che ha permesso
alle teorie strategiche di avere una tale influenza nel campo
della psicoterapia. Invero la psicoterapia sempre stata, a
sua volta, egemonizzata dal linguaggio medico, mentre il
linguaggio filosofico e letterario sempre stato considerato, in qualche modo, materiale di rincalzo1.
In campo medico le metafore di guerra sono dominanti
(Capararo 2003) sia in immunologia, che in epidemiologia,

PIETRO BARBETTA

farmacologia, neurologia, ecc. La medicina, nel suo complesso, si presenta come un insieme di tecnologie volte a
combattere la malattia. In ogni paese moderno, le spese per
la difesa della salute sono sempre insieme alle spese per la
difesa della nazione, e le armi per questo tipo di difesa sono i farmaci (Pakman 2003).
La psicoterapia stata sempre pi ricondotta a questo
ordine del discorso e oggi si trova a competere con i farmaci e a dimostrare che, nellordine psicologico, la sua potenza , caeteris paribus, pi efficace dei farmaci. Non pu
quindi che produrre un linguaggio strategico.
A partire dal Settecento, che Foucault definisce come
lepoca della nascita della clinica, il linguaggio medico diviene sempre pi descrittivo e visivo, uno sguardo che subordina la storia del sintomo alla filosofia della sindrome,
ma che si connette a questa sotto lo sguardo medico.
Si tratta di una concezione che parte da una premessa
indiscutibile: il dolore porta di dis-piacere. Una premessa
condivisa ampiamente dalla filosofia utilitarista dellepoca,
che riprendeva il grande dibattito dellIlluminismo e lo
riassumeva in alcuni concetti chiave quali lidea che il piacere e il dolore fossero i due principi antagonisti sotto i
quali la natura avrebbe posto lumanit. Di qui il modello
etico e pratico che imponeva la ricerca del piacere e il rifiuto del dolore, fondamentale per il paradigma medico.
Si tratta tuttavia di unepoca in cui di fronte a una
fondazione nuova del discorso medico, si assiste anche a
una sua decostruzione radicale a partire dalla letteratura
e dalle pratiche libertine che hanno in de Sade uno dei
suoi maggiori esponenti. Scrive David Morris (1990, p.
292):
La medicina in Sade cos completamente trasvalutata da costituire una sorta di fondazione instabile di un mondo, quello
libertino, daltro canto senza fondamenti. Dove la ragione
conduce sempre allirrazionale, dove le idee chiare e le verit
comprensibili si sviluppano in modo indistinto e instabile incontrando il potere oscuro, corrosivo e liberante del deside-

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

rio. Il dolore, per Sade, molto pi di un argomento medico


(quale noi tendiamo a considerarlo), e dopo Sade, il dolore
non sar mai pi lo stesso.

In questa prospettiva, la trasvalutazione del discorso


medico-naturalistico, che si fonda su una prospettiva bioetica di tipo utilitaristico, si presenta nella forma del paradosso dellequazione sado-masochista del dolore come piacere. Solo cos si assiste a un rivolgimento completo del discorso sul potere, perch chi ha il potere di togliere il dolore, nella relazione sadomasochista, colui che, nellinterrompere la schismogenesi dellinterazione simmetrica o
complementare, blocca il desiderio.
La stessa indicazione viene fornita, sebbene in altri termini e con altro linguaggio, nella dialettica servo-padrone,
dalla Fenomenologia dello Spirito di Hegel. In entrambi i
casi, il potere viene dislocato al di fuori del suo detentore
ufficiale. Si tratta di un sapere/potere che solo a prima vista riguarda il padrone o il carnefice e che invece, a uno
sguardo pi attento, riguarda, ed detenuto, dal servo e
dalla vittima2.
Lacan (1991, pp. 27 sgg.), in Il rovescio della psicoanalisi del 1969, paragona la relazione psichiatra/isterica alla
dialettica hegeliana padrone/servo e Foucault scrive, nel
1954, una cosa ancor pi importante allorch sostiene che
mai la psicologia potr spiegare la follia, perch nella follia che risiede la verit della psicologia.
Che cosa pu significare ci se non che il senso della
psicologia e della medicina non pu essere che riposto nelloggetto che le costituisce?
Allora potremo dire che i poteri del medico, quelli dello psicoterapeuta, sono, in un certo senso, illusori perch
esercitano il loro dominio su ci che non possono conoscere intimamente e che possono dominare solo attraverso il
discorso tecnico.
Si tratta di quanto Bateson sostiene quando parla del
dominio di un modello di ricerca orientato a finalit esterne ai valori e agli effetti del fenomeno osservato, una ricer-

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ca orientata dai valori e dalle finalit della cultura dellosservatore. Nello studio foucaultiano sulla nascita della clinica, per esempio, si tratta dellocchio del medico nella
cultura dello sguardo clinico.
La trasformazione post-moderna se possiamo definirla con questa facile formula della bioetica, lidea che i saperi sono molteplici e che il sapere sul dolore appartiene in
primo luogo al corpo che lo contiene e, di l, alla persona
che quel corpo, ha conseguenze ampie non solo sulla relazione tra il punto di vista esterno della terza persona,
dellesperto, del medico, dello psicologo e quello interno
della prima persona ma anche sullo sguardo della terza
persona.
Infatti, se la terza persona il detentore unico del sapere/potere, il suo sguardo non pu che essere uno sguardo
strategico. La clinica nasce come unimpresa di sottomissione strategica dei corpi feriti, doloranti, menomati, claudicanti al dominio anamnestico, diagnostico e prognostico
della nosologia medica. La psicoterapia, nella sua versione
di psicologia del profondo, diventa un movimento di riscatto del povero io, servitore di tre padroni, verso una posizione di controllo; e la psicoterapia della relazione non
pu che mostrare la propria competenza nel cambiamento
dei meccanismi di potere interni alle relazioni familiari,
nella capacit di trasformare le omeostasi sistemiche.
Tra i tanti cambiamenti e rivolgimenti del pensiero psicoanalitico, ancora assai poco stato scritto, a mio avviso,
sul caso del presidente Schreber. Freud lo definisce come un
caso eccezionale, poich non si tratta di un caso di nevrosi,
bens di psicosi paranoica. Un caso non indicato per il trattamento analitico, tant vero che linterpretazione di Freud
si basa sulla lettura dellautobiografia di Schreber e sullopera di Jung Psicologia della demenza praecox, del 1907.
Ma ci che sembra in parte sconvolgere le categorie
analitiche la considerazione di Schreber che la beatitudine, () anche se non esclusivamente, purtuttavia, almeno nello stesso tempo, un sentimento di volutt estremamente intenso.

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Come noto, Schreber ebbe il secondo attacco di follia


subito dopo essere stato nominato presidente della Corte
dAppello di Dresda, nel 1893. Gli capit, tra il sonno e la
veglia, di pensare che dovesse essere davvero bello essere
una donna che soggiace a una copula. Di l in poi il ricovero psichiatrico durato quasi dieci anni.
Schreber fu dimesso nel 1902 e gli furono reintegrati i
diritti civili, grazie alla sua personale battaglia per liberarsi
dalla psichiatrizzazione. Fu cos che gli fu data la possibilit di pubblicare il suo delirio: egli si stava trasformando
in donna in virt di una relazione speciale con Dio. Il suo
rapporto con Dio viene descritto come un rapporto di odio
e amore, di tipo carnale e, a tratti, di prostituzione.
Lo scandalo di Schreber consiste nel dissolvere, nel suo
delirio, la distinzione, posta da Agostino, tra lamore divino, come caritas, e lamore fisico, come concupiscentia.
Di lui Deleuze e Guattari scrivono: Il presidente Schreber ha i raggi del cielo nel culo. Ano solare. E state certi
che funziona; il presidente Schreber sente qualcosa, produce qualcosa, e pu farne la teoria.
Ci che si impara dal discorso schizofrenico, la saggezza contenuta nel delirio, indica che il dolore non il contrario del piacere, lamore non opposto alla concupiscenza: il controllo dellio sui meccanismi inconsci non pi
cos indispensabile e le omeostasi che trasformano le famiglie in servomeccanismi si dissolvono. Lo sguardo clinico si
trasforma in uno sguardo antropologico. La cultura, la letteratura, la filosofia, larte ritornano al centro dellattenzione clinica.
Visti da un altro mondo si potrebbe dire: gli esseri umani si incontrano, interagiscono, entrano in relazione, comunicano, soffrono e forse muoiono come muoiono senza una
ragione, ma tutto ci sembra dare un senso alla loro vita
dal loro punto di vista. Per questo motivo, questi strani
animali hanno sviluppato capacit ex-attive enormi, che
tuttavia non vengono tenute da loro in particolare a partire degli ultimi trecento anni nella dovuta considerazione. Essi non credono pi che uno di loro, allontanandosi

PIETRO BARBETTA

dagli altri per andare su un monte, riceva le tavole della


Legge, n che recandosi in una particolare citt lOracolo
indichi il loro destino; essi non usano pi il delirio, o meglio, lo usano ancora, ma, in media, solo mezzora prima di
addormentarsi.
Seconda parte: studio di tre casi cinici
Dia-lexia
Ci sono per eccezioni. Una di queste riguarda una
donna, attualmente laureata in filosofia, che da bambina
era stata dislessica. Questa donna mi aveva raccontato di
avere superato ogni difficolt nella lettoscrittura intorno
ai dodici anni, allorch aveva cominciato a prendere lezioni di danza classica. Invero, quando lo ascoltai per la
prima volta, un tale resoconto mi sembr del tutto improbabile. A quel tempo, una quindicina danni or sono, non
avevo una grande esperienza clinica. Tuttavia, in questi
quindici anni ho avuto modo di osservare numerose situazioni in cui un bambino con difficolt di apprendimento, con difficolt di ordine motorio ad esempio di
motricit fine o con disturbi dellattenzione cambiasse
in modo discontinuo grazie a un cambiamento del corpo
proprio. In molti casi la difficolt si dissolve con lo sviluppo, basta che una bambina o un bambino diventi adolescente.
A lungo ho pensato ai possibili meccanismi evolutivi
connessi con il racconto di questa donna, come pi in generale a questi cambiamenti discontinui. Ho cercato tuttavia di comprendere il fenomeno in modo differente rispetto alle spiegazioni dominanti in psicologia evolutiva. La dislessia venne descritta in Inghilterra per la prima volta a fine Ottocento e incominci a diffondersi nella prima met
del Novecento. Attualmente le teorie eziologiche sulla dislessia sono molteplici: un disturbo allarea corticale preposta allelaborazione fonologica, un disturbo nella rapidit a elaborare linformazione uditiva, eventuali disturbi

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

dellequilibrio legati a un danneggiamento pregresso allorecchio medio, condizioni di svantaggio socioculturale che
hanno effetti sullarea degli apprendimenti, ecc.
Ci che ognuna di queste ipotesi spesso antagoniste e
tra loro in contrasto ha prodotto fondamentalmente la
diffusione, soprattutto negli Stati Uniti, di metodi infallibili per la guarigione dalla dislessia. In generale si tratta di
approcci basati su forme di adattamento.
Il metodo di addestramento fonologico , in questo
senso, paradigmatico, poich, partendo dallipotesi che il
cattivo funzionamento di unarea corticale limiti le competenze spontanee al riconoscimento dei fonemi, prevede
uno specifico addestramento fonetico, in modo da produrre un controllo consapevole di alcune competenze che non
vengono attivate spontaneamente.
Non credo vi siano motivi per dubitare che in alcuni casi questo metodo di addestramento abbia avuto una certa
efficacia, tuttavia il ragionamento istruzionista che lo sorregge consiste nellagire sulle supposte cause di un disturbo cercando un meccanismo per metterle sotto controllo.
Inoltre, nellindividuare unarea corticale come dis-funzionale, si costituisce una sorta di protesi mentale atta a
svolgere la medesima funzione, a risolvere il problema della dis-funzionalit.
Il tentativo da me percorso per comprendere la dissolvenza prodotta dalla danza sulla dislessia, nel racconto presentato sopra, va in tuttaltra direzione. Ho cercato una ragione
nel campo dellermeneutica e dellanalisi del linguaggio.
Che cosa significa essere dis-lessica? Il termine deriva
dal prefisso dys-, che significa una mancanza, un male, cui
si aggiunge il termine lxis (discorso, parola, locuzione) derivato dal verbo lego, tra i cui molteplici significati vi anche quello di leggere ad alta voce.
Come interpretare allora il resoconto della donna dislessica il cui disturbo si dissolve in concomitanza con il
suo apprendimento della danza classica?
Platone, nel Fedro, racconta il mito di Theut, una divinit minore dellantico Egitto, che aveva grandi capacit

PIETRO BARBETTA

inventive: i numeri, il calcolo, la geometrie, lastronomia, il


gioco dei dadi, ecc. Theut, un giorno present a Thamus, il
re dellintero paese, un sistema che chiamava scrittura.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Thamus
non accolse con grande entusiasmo la scoperta. La scrittura non utile alluomo per ricordare (mnmes), ma per richiamare alla mente (hypmnesis). Infatti, dice Thamus a
Theut, gli esseri umani, fidandosi di ci che scrivono: richiameranno le cose alla mente non pi allinterno di se
stessi, ma al di fuori, attraverso segni estranei (Platone, Fedro, 275a, corsivo mio).
Secondo Walter Ong (1977) la differenza tra oralit e
scrittura si presenta come una differenza culturale che
coinvolge lintera struttura psicologica degli individui.
Nel mondo a oralit primaria si assiste a unindifferenziazione tra laspetto noetico e laspetto noematico della
comunicazione. Laspetto noetico della comunicazione pu
essere considerato come il gesto del comunicare, mentre
laspetto noematico consisterebbe nel contenuto della comunicazione. Il primo da considerare come un flusso vivente, il secondo come ci che rimane depositato al termine di questo flusso. Nelle culture a oralit primaria la distinzione tra questi due elementi praticamente inesistente. Essa si manifesta attraverso luso di tecniche linguistiche ripetitive e ritmiche, come formule, metriche, melodiche, di clich, di giochi di parole e rebus che mantengono
una certa riproducibilit del discorso. In generale, il detentore di queste conoscenze noematiche rappresentato dallo sciamano, che conosce i rituali che ripetono il discorso
importante, quello che va ricordato. Al di fuori di queste
tecniche mnemoniche, il tipo psicologico della persona
nella cultura a oralit primaria non possiede alcuna tecnica
di esternalizzazione del significante dal corpo proprio, se si
esclude luso del graffito.
La tecnica della scrittura produce un radicale mutamento della psicologia individuale, difficile da immaginare
per noi che siamo gi sempre interni alla civilt della scrittura. Si tratterebbe di un vero e proprio meccanismo di

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

scissione tra laspetto noetico, il gesto del comunicare, e


laspetto noematico, il suo contenuto. Non solo, il gesto
della comunicazione si scompone in una quantit di modi
possibili rendendo la comunicazione differita molto pi
importante della comunicazione faccia a faccia e rendendo
a sua volta la comunicazione faccia a faccia come una sorta
di variante della comunicazione differita.
Il processo di apprendimento della lettoscrittura sembra consistere dunque in una profonda trasformazione psicologica della persona, che non coinvolge soltanto i processi cognitivi, lasciando invariate tutte le altre dimensioni.
Si tratta, in primo luogo, di una profonda trasformazione
del corpo proprio, che deve venire addestrato ad assumere
le posture indispensabili, le tecniche di motricit fine, la
docilit nel rimanere fermo per tempi lunghi, le coordinazioni fisica, oculomotoria, visiva ad hoc per questo tipo di
operazioni.
necessario allora rileggere le connessioni mente-corpo. La grande ragione del corpo dis-lessico che viene tradizionalmente curata con la piccola ragione di un addestramento radicato in una spiegazione semplicistica si presenta, a uno sguardo curioso, come un rigoglioso cespuglio
irriducibile alla sola area corticale che non elabora linformazione, come se il resto del corpo tutto ci che eccede
larea di Broca, sia nel cervello che al di fuori di esso non
avesse alcuna rilevanza.
Frances Yates (1966, p. 29), in quella meravigliosa opera che Larte della memoria, menziona un frammento databile introno al 400 a.C., dal curioso titolo di Dialexeis, in
cui vengono date indicazioni estremamente interessanti a
proposito delle tecniche di memoria che rinviano al tema
dellexaptation: () ci che odi, riponilo in ci che conosci. Per esempio: devi ricordare Krysippos (Crisippo); lo
collochiamo su kryss (oro) e hppos (cavallo).
Il gioco di parole, lanagramma, linvenzione di strategie nascoste, il rebus pu essere naturalmente reso talmente complesso e oscuro da richiedere pi di un esercizio di
ermeneutica.

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Come nel caso delle profezie oracolari, si tratta di modi


per nascondere/dischiudere i segreti riposti nella mente.
Come non ricordare, a proposito del termine kryss, linizio dellUlisse di Joyce, ove lautore svela e nasconde un
aspetto autobiografico attraverso la parola Crisostomo riposta tra due punti?
Crisostomo, che lunione di kryss (oro) e stma (bocca), indica in greco si direbbe semainei contemporaneamente due segreti: limmagine delle schegge doro che
brillavano qua e l nella bocca di Buck Mulligan (Joyce
1937, p. 6) e il dato autobiografico della temporanea coabitazione in una torre a Sandycove dello stesso Joyce con
lo scrittore Oliver Saint John Gogarty.
Come nel romanzo Stephen Dedalus coabita con lusurpatore Buck Mulligan appunto Crisostomo per via dei
denti doro cos Joyce aveva coabitato con Oliver Saint
John Gogarty, che porta (Saint John) lo stesso nome di san
Giovanni Crisostomo.
LUlisse, daltro canto, non viene qui citato per caso.
Potrebbe servire, a chi soltanto ne leggesse alcune pagine,
a provare, lungo le pagine della sua lettura, il sentimento
della dislessia.
La sottovalutazione del corpo, o meglio, la considerazione del corpo come un peso totalmente dipendente dalle
aree del controllo nella corteccia, ce lo presenta come un
qualcosa di completamente manipolabile e riducibile a un
insieme di meccanismi di funzionamento.
Si tratta di una sorta di collo di bottiglia evolutivo in
cui, partendo dalle aree pi evolute, via via si regredisce in
modo lineare alle aree pi primitive, come lamigdala o
lippocampo, per ritrovare la nostra natura di animali sempre pi primitivi in una sorta di archeologia della degenerazione.
Le tecnologie sanitarie faticano enormemente a uscire
da questa ipotesi del collo di bottiglia adattazionista.
Per riprendere una distinzione di Bachtin, la terapia,
dopo aver attraversato una fase tecnologica e mono-logica,
si sta addentrando nella fase di pluridiscorsivit. La cura si

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

trasforma in tempo congiuntivo, nel duplice senso di tempo per lincontro tra persone e di apertura disposizionale a
mondi possibili. Bachtin (1979, p. 274) critica in modo efficace le teorie strutturaliste:
Nella linguistica trovano tuttora cittadinanza finzioni come
lascoltante e il comprendente (). Nei corsi di linguistica generale () spesso si raffigurano con uno schema didattico i due partner della comunicazione verbale: il parlante e lascoltante () si schematizzano cio i processi attivi del discorso (). Non si pu dire che questi schemi siano erronei ()
ma, quando vengono fatti passare per la reale totalit della comunicazione verbale, essi diventano una finzione scientifica.
In effetti, lascoltante, percependo e comprendendo il significato (linguistico) dun discorso, contemporaneamente assume
nei riguardi di esso una posizione responsiva attiva: in accordo o in disaccordo (del tutto o in parte), lo integra, lo applica,
si prepara ad eseguirlo, ecc., e questa posizione responsiva
dellascoltante si forma nel corso di tutto il processo dellascolto e della comprensione, fin dal suo inizio ().

La critica di Bachtin rivolta ai modelli strutturalisti della linguistica, ma ha un valore anche riguardo i sistemi di cura, purch essi non vengano ridotti ai sistemi di aggiustaggio
implicati nel concetto adattazionista di guarigione.
Il racconto della donna che dissolve la dislessia grazie
alla danza non il racconto di una malattia che guarisce
grazie a un intervento tecnologico mirato: il racconto di
una contaminazione culturale che permette alla persona di
trovare una congiunzione imprevista, un po come nelle
descrizioni proposte da Telmo Pievani nel saggio precedente a proposito dellevoluzione biologica.
Falsa memoria e referenzialit
Il secondo caso clinico riguarda Paul, un giovane paziente neuroleso che rimane impigliato nel gioco referenziale.
Il triangolo semiotico notoriamente controverso.
Ognuno, su quei tre vertici, ci ha messo un po del suo.
Diciamo che, per pacificarsi le coscienze e per facilitarsi

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la vita, i pi ci hanno messo la triade segno-significatoreferente.


Non v alcun dubbio che una tale soluzione, oltre a essere ovvia, ci permette di costruire un sistema logico formale con referenzialit binaria: vero/falso.
Nello stesso tempo questa soluzione ci permette di mettere sotto controllo la realt, perch il linguaggio diventa
uno strumento di verifica: c del formaggio nel frigorifero, basta andare a controllare.
- Cera del formaggio nel frigorifero, ce lavevo messo io, ora
non c pi. Qualcuno lha preso?
- S, lho mangiato io stanotte.

Tutto a posto. Mi posso arrabbiare perch con quel formaggio dovevo farci qualcosa, per esempio mi serviva come maquillage. Ma il principio di realt, fin qui, salvo.
- Come stanotte! Io quel formaggio lho comprato stamattina
alle 10.
- Oh vero, lho mangiato a pranzo.
- Ma se dobbiamo ancora pranzare!
- Ehm, volevo dire a colazione.
- Se abbiamo fatto colazione assieme alle 9 e poi io sono sceso
ad acquistare il formaggio, mentre tu eri gi uscito di casa.
- [silenzio]

Pian piano la conversazione si trasforma in un interrogatorio.


Il referente si trasforma da un comodo e utile espediente per risolvere i problemi posti dal triangolo semiotico in
un maledetto meccanismo morale, un meccanismo di controllo e di emarginazione.
il caso di Paul.
La famiglia di Paul chiede un intervento di riabilitazione post-traumatica allunit ospedaliera.
Paul fu trovato morente dopo essere caduto da un ponte. Non dato sapere con certezza se si sia trattato di tentato suicidio oppure di tentato omicidio, la Magistratura

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chiude rapidamente le indagini. Paul viene salvato e, dopo


un periodo di degenza ospedaliera, viene dimesso.
Presenta disturbi neurologici post-traumatici e inizia un
percorso di valutazione diagnostica a cui segue una riabilitazione dellarea del linguaggio.
Secondo la valutazione pre-trattamento, Paul presentava competenze adeguate nellarea linguistica e difficolt
nellarea della memoria a lungo termine e nelle abilit pratico-manipolative.
Presso lunit di riabilitazione Paul veniva sottoposto,
come di routine in questi casi, a una batteria di test e prove
dalle quali emergevano punteggi patologici in quasi tutte le
prove di memoria a lungo termine e lievemente patologici
nelle prassie costruttive. I risultati del test dintelligenza
(test di Wechsler per adulti), pur nella norma, fornivano
una notevole differenza tra punteggio verbale sopra la media e di performance ai limiti inferiori della media, e altre
prove di intelligenza logica che davano punteggi superiori
alla media.
Le conclusioni dellindagine neuropsicologica evidenziavano un grave disturbo della memoria anterograda.
Conservate apparivano la memoria procedurale e semantica mentre apparivano compromesse sia la memoria episodica che prospettica. Era inoltre presente un marcato disorientamento temporale. I test dellattenzione selettiva risultavano nei limiti inferiori della norma e non si rilevavano
deficit a carico dellattenzione spaziale.
Lindagine ecologica effettuata attraverso questionari
sullefficienza e lautonomia mnesica, lefficienza comportamentale, la consapevolezza di s e le attivit della vita
quotidiana confermavano i deficit sopra descritti.
Paul presentava una discreta consapevolezza dei suoi
deficit.
Fin qui, la relazione tecnica riferisce di quanto discrepanti fossero, rispetto al principio del triangolo semiotico
segno-significato-referente, le performance del Paul posttraumatico. Riconosce la relazione segno-significato (memoria semantica) e, in una certa misura, il rapporto signifi-

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cato-referente (memoria procedurale), ma se si tratta di


mettere in relazione i tre elementi, casca il referente. Se il
referente non esistesse, o meglio, se il referente, anzich
chiamarsi referente, si chiamasse possibilit, oppure
senso, i problemi di Paul sarebbero notevolmente ridotti. Poi vedremo perch.
Ora introduciamo uno scoop, che nessuna unit di riabilitazione in grado di mettere sotto controllo. La relazione neuropsicologica recitava: Durante la valutazione il paziente si mostrato collaborante ma presenta disturbi comportamentali da disinibizione (ipersessualit ) che spesso
sono elemento di distrazione. Paul degenerato.
Nel corso dei primi due mesi di trattamento Paul aveva
gi ottenuto discreti miglioramenti nelle abilit mnesiche e
nellorientamento temporale.
Tuttavia, quel che succede alle riabilitatrici il forte imbarazzo connesso con i pesanti e continui apprezzamenti
sessuali che Paul fa nei loro confronti. Naturalmente ci
succede anche al di fuori dellarea sanitaria, in particolare
con le amiche della sorella di Paul che chiameremo Mary.
Tanto che la famiglia viene inviata in terapia familiare.
Chi era Paul prima dellincidente? Paul era un brillante
studente di fisica teorica che stava terminando la laurea
con i voti pi alti del suo corso. Viveva fuori casa e solo di
tanto in tanto tornava a trovare i propri familiari. La sorella studiava antropologia e viveva in famiglia. Di Paul la famiglia pensa avesse una relazione clandestina con una donna sposata, ma si dice anche che avesse numerose altre relazioni sessuali. Lipotesi dellomicidio viene avanzata dalla
madre di Paul in connessione alla vita affettiva e sessuale
alquanto travagliata del giovane. Naturalmente Paul non
ricorda nulla dellepisodio tragico, n delle circostanze
concomitanti.
Sta di fatto che Paul, da anni fuori casa e del tutto indipendente, con la sua vita privata quasi sconosciuta ai
familiari, tutto a un tratto, dopo lincidente, ripiomba in
casa, in condizione di massima dipendenza e con una disinibizione sul piano degli approcci sessuali verso qual-

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siasi giovane donna si trovi a incontrare, conosciuta o


sconosciuta.
Durante il primo incontro di terapia familiare si recano al Centro di psicoterapia Paul e i due genitori. passato un anno dallincidente. Parla quasi sempre la madre
che descrive soprattutto la sofferenza di Mary in conseguenza dei comportamenti cos pesantemente disinibiti di
Paul nei confronti delle amiche (e anche di Mary? Di ci
non si parla). Inoltre, sembra che Paul abbia stabilito un
rapporto di dipendenza da Mary, la quale non ha pi alcuno spazio per studiare in casa, perch Paul continua a
disturbarla. Anche durante la notte, Paul la sveglia per
parlarle.
Balena lidea che possa anche proporle sesso, sebbene
ci non venga dichiarato.
Paul cerca di difendersi e di sdrammatizzare. Dice che
questi comportamenti sono la conseguenza della gioia di
vivere di una persona che sente che Dio gli ha dato una
sorta di seconda vita. Anche Paul, come il presidente Schreber, sembra fondere caritas e concupiscentia.
A un secondo incontro vengono invitati solo Paul e
Mary, quindici giorni dopo.
Lincontro viene fatto in unaltra stanza del medesimo
Centro, per permettere alla riabilitatrice di Paul di assistere
dietro uno specchio unidirezionale alla conversazione, come concordato con Paul.
Riporto qui alcune sequenze di conversazione tra me
(T), Paul (P) e Mary (M).
T. - Paul le ha detto qualcosa dellincontro dellaltra volta?
M. - S, qualcosa, ma abbastanza dura portarlo perch non
vuole venire.
T. - Allora, Paul, lei si ricorda un pochino quello di cui abbiamo parlato laltra volta?
P. - No, questo il punto, no. E quindi perch mi serve, tanto
qua dopo cinque minuti non me ne ricordo pi!
T. - Dopo cinque minuti?
P. - Pi o meno [fa segno con la mano].
T. - Questo per da vedere lei non ricorda proprio niente?

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P - No, non cos. Tipo, una stupidata la sua faccia la ricordo benissimo.
T. - Perfetto, gi qualcosa qualche altro ricordo?
P. - [indica vari oggetti] Lufficio, le sedie, i giochi, i giocattoli, il tappeto, lo specchio, le telecamere, benissimo, i quadri di
Kandinskij benissimo

Nessuno dei ricordi di Paul pu essere vero dal punto


di vista referenziale, noi laltra volta eravamo in unaltra
stanza dove niente di quanto ricordato da Paul, a parte me,
era presente.
Di qui in poi si dipana una conversazione a doppio codice. Un codice adattivo e un codice exattivo. Ho numerato
le sequenze conversazionali a seconda che appartengano al
codice adattivo (numeri dispari) oppure al codice exattivo
(numeri pari). Il lettore potr scegliere di leggere le sequenze in ordine di numerazione (1, 2, 3, ecc.) passando da un
codice allaltro e osservandone limbricazione, oppure di
leggere le sequenze cos come le ho disposte, separando le
parti adattive da quelle exattive. Gli effetti della lettura di
questa conversazione appariranno assolutamente diversi.
Codice adattativo
1
T. - Secondo lei [rivolto a Mary], Paul che difficolt ha a livello di memoria?
M. - Allora, primo non vuole ricordarsi tante cose e secondo
me mente spudoratamente, perch si ricorda solo quello che
vuole lui Ho notato anche in casa, nelle cose in cui viene ripreso, magari abbiamo una discussione e chiss perch dopo
cinque minuti si dimentica. Quindi secondo me si ricorda solo quello che vuole lui. Capisco che certi problemi effettivi di
memoria li ha, per per tante cose fa finta.
3
M. - Anche quando dice che si ricorda.
T. - Per esempio?
M. - [Guardando Paul negli occhi] Per esempio, s, magari fa
finta di qualcosa Gli chiedo una cosa non so, adesso, ad
esempio, sta facendo delle cose con il computer, un piccolo
lavoretto e gli chiedo Lhai fatto?; S s ricordo benissimo,

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ho fatto questo e quello e questaltro. No, assolutamente, la


maggior parte delle volte non vero, ha fatto la met di quello che dovrebbe fare e lo dice solo perch cos poi a posto.
5
M. - S, per in quel caso l, secondo me, proprio una situazione di comodo, perch non gli costerebbe niente dire non
mi ricordo, oppure vado a controllare sul computer due
minuti che cosa ho fatto, ma non lo fa perch cos a posto
e non gli dice niente nessuno.
T. - Invece se dicesse non mi ricordo, cosa succederebbe?
P. - Diciamo la cosa che voglio, io voglio essere tranquillo.
M. - S infatti lo ripete sempre che vuole essere tranquillo
per Paul [scuotendo la testa e guardandolo] boh.
T. - Cio, se lui non si ricordasse, in che senso non sarebbe
tranquillo? Chi che non lo lascerebbe tranquillo?
P. - No, no.
M. - No, ma perch noi cerchiamo sempre di fargli ricordare le cose. Magari gli dico Va be non ti ricordi, allora glielo
dico io, e vedo se dicendoglielo lui ricorda.
P. - S ma io non sono un bam
M. - E invece lui non si ricorda.
7
T. - Per esempio, Mary, quali sono secondo lei le cose che lui
ha ricordato effettivamente e su quali invece si sbagliato rispetto allincontro precedente? Se dovesse fare unipotesiprovi a pensarci
M. - Assolutamente si dimenticato, tra virgolette, il discorso
che avete fatto con mia mamma mi ha detto mia madre che
le ha spiegato che era abbastanza arrabbiata con lui quello,
chiss perch, se l dimenticato invece si ricordava il posto
dove eravate venuti, si ricordava lei, mi ha descritto lei, la
stanza e tutto quanto
9
T. - dice le bugie, in un certo senso.
M. - Alcune volte va beh lo capisco, altre volte mi sembra
proprio che menta proprio spudoratamente non so perch.
11
M. - Per me adesso si rende conto abbastanza tanto, per me
s. Infatti, mi sembra proprio che non si sposta da questo sistema qua, proprio per una situazione di comodo, soprattutto
adesso che ha pi responsabilit rispetto a solo sei mesi fa.

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T. - Cio lei ipotizza, in pratica, che lui adesso normale,


per fa finta
M. - No, non proprio cos. Io mi rendo conto che ha ancora
tante difficolt a ricordarsi, infatti non che gli sto addosso
proprio, tante volte lascio passare
P. - Pi o meno
M. - [ride] per insomma, certe volte
T. - Bisogna capire bene se ci sono delle ragioni, o se ci sono
sempre delle ragioni, di comodo perch lei [rivolto a Mary]
d un po questa spiegazione
M. - S, secondo me il settanta per cento delle volte s, adesso
per me s. Infatti, appena glielo faccio notare, mi salta addosso subito, sembra proprio un atteggiamento abbastanza difensivo.
T. - Cio lei dice: se lui si dimenticato qualcosa dellincontro dellaltra volta perch gli fa comodo.
P. - No, no.
M. - S, secondo me s, perch vuole dimenticarsi certe cose.
Come quando appunto ha dei compiti a casa da fare. O ti dice che li ha gi fatti, senza controllare, o inventa scuse su scuse pur di non farli Proprio queste responsabilit che ha
adesso lui, niente, le vorrebbe cancellare.
13
M. - Pertante volte ho proprio questa sensazione.
Codice exattativo
2
T. - Secondo lei [rivolto a Mary] Paul, come dire lei ha usato la parola mente, soltanto quando dice che si dimentica o
anche quando dice che si ricorda?
[Paul e Mary si guardano, Paul ride]
4
P. - Oppure un quarto, ma io riempio le cose che non mi vengono secondo la mia logica [indicandosi la testa].
T. - Riempie le cose che non si ricorda secondo la sua logica
M. - S, s
T. - Cio. Lei dice, Io, per esempio, a un certo punto devo
darmi delle spiegazioni di quello che succede
P. - S, s
T. - Io so che sono stato qui, per esempio

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P. - S, ma non sono delle spiegazioni che rimangono sempre, sono solo temporanee, dopo un attimo, unora, cambiano
T. - S, s
6
P. - Non sono un bambino, ormai una certa psicologia di base
lho sviluppata.
T. - Certo
P. - E uso quella.
T. - Certo, l il contrasto, sul fatto che lei, da una parte una
certa psicologia di base lha sviluppata, per dallaltra ha molti problemi di memoria ogni tanto riempie
P. - S, manca capisco benissimo che il mio discorso un
po strano, un po pieno di parole grosse, per al massimo
lo correggo.
8
T. - Quale stanza?
M. - Questa non so se era questa, boh? [guardando Paul], mi
ha descritto tutto un po e poi mia mamma mi ha detto di
s
P. - La stanza dellaltra volta questa.
M. - mi ha detto che era tutto vero, adesso non mi ricordo
bene, per si ricordava piccole cose piuttosto superficiali,
mentre invece quella cosa l ad esempio, quando lha detta
mia mamma, lui subito non mi ricordo e basta, chiuso.
T. - Quello che a me colpisce che Paul dice una cosa interessante, dice: In un certo senso io devo dare delle spiegazioni. E siccome dal punto di vista logico funziono abbastanza bene, do delle spiegazioni provvisorie. In che senso provvisorie nel senso che, siccome dal punto di vista della memoria non mi ricordo, allora devo riempire, ha usato questa parola, riempire, di contenuti. E quindi do delle spiegazioni
provvisorie. E questo a lei sembra che
P. - Dico la
10
P. - Dico la tranne in certi casi per di solito dico la
cosa pi plausibile.
M. - Per secondo me lui si rende conto che mente, perch
tante volte non riesce neppure a finire le frasi che scoppia a
ridere [Paul ride e si copre il volto con le mani] vero

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P. - No non cos, tante volte mi rendo conto che proseguo


T. - Certe volte si rende conto che sta dando delle spiegazioni
P. - S, assurde
T. - Assurde, quindi le viene da ridere.
M. - Spesso perch poi amplia le cose in modo abbastanza
[ride] cio si capisce insomma che sta mentendo
T. - Secondo lei [rivolto a Mary] fino a che punto si rende
conto/non si rende conto? Adesso lei usa questa parola,
mentire, no?
M. - S.
T. - Per lui ha usato un termine diverso che dare delle
spiegazioni provvisorie Fino a che punto si rende
conto/non si rende conto di questo?
P. - S.
T. - Riempire con delle spiegazioni provvisorie Fino a
che punto si rende conto/non si rende conto di questo?
12
T. - Sentiamo Paul. Delle cose che mi ha detto lei mi ha
detto prima Mi ricordo una serie di cose della seduta precedente, quali sono le cose che si inventato?
P. - Niente!
T. - Niente.
P. - Ho detto quello che mi ricordo
T. - Mmh... che cosa si ricorda?
P. - La sua faccia, la stanza, i quadri, i giocattoli
T. - E poi?
P. - E poi basta
T. - Lei mi ha detto anche il microfono e la telecamera
P. - S, la telecamera, esatto
T. - Allora quale ragione ci sarebbe per cui lei mi dice che si
ricorda i quadri, i giochi, questa stanza, la telecamera se noi
lincontro, laltra volta, labbiamo fatto di l, nello studio della mia collega?
M. - [ride]
P. - S!? Non ho mai visto questo!? [ridendo]
T. - Non ha mai visto questo Mary, qual il comodo?
M. - No, magari in questo caso non so.
T. - Come lo spiega? [rivolto a Mary]
M. - Io ammetto che tante volte
P. - Eh!
M. - Non lo spiego...

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T. - Cio, c dietro qualcosa di comodo?


M. - No, in questo caso credo proprio di no. Poi anche per
me, tante volte penso proprio di sbagliarmi e infatti sono abbastanza aggressiva nei suoi confronti

Ho definito il codice delle sequenze numerate con cifre


dispari come adattativo perch il tentativo di recupero alla
normalit avviene attraverso un meccanismo istruttivo.
Certamente questo meccanismo ha a che fare con il concetto stesso di ri-abilitazione. La ri-abilitazione nelle pratiche
odierne egemonizzata da modelli cognitivo-comportamentali di tipo rieducativo. Consiste, in gran parte, di esercizi ripetitivi che assegnano compiti da svolgere e di valutazioni lineari sui compiti eseguiti.
Si tratta di un modello che ha risvolti nella relazione tra
la riabilitazione e la famiglia. Si assegnano compiti al paziente attraverso il controllo familiare. I familiari vengono
impegnati in pratiche, spesso faticose, di supervisione degli
esercizi che il paziente deve fare a casa, al fine di poter
progredire verso un ritorno alla normalit.
Il codice delle sequenze numerate con le cifre pari, che
ho definito exattativo, si fonda invece sulla curiosit riguardo ai modelli creativi che il paziente mette spontaneamente
in atto per cercare di trovare una propria equilibrazione intorno a nuove modalit di relazionarsi con il mondo.
Non detto che, in questi tentativi creativi, il paziente
ottenga immediatamente risultati apprezzabili. Spesso si
tratta di annaspamenti, tentativi, prove basate sulle competenze e sulle risorse che il paziente sente di mettere in atto,
che sono i suoi punti di forza, per recuperare i deficit neurologici.
Il primo approccio corrisponde alla scomposizione degli esercizi in termini di corrispondenza tra area cerebrale
danneggiata e insieme di competenze perdute o deficitarie.
Un modello analitico e tecnologico che risponde allidea
dellintervento mirato alla guarigione.
Il secondo approccio ha invece a che fare con il concetto di scienza romantica (Capararo 2003); il paziente non

PIETRO BARBETTA

viene ridotto allarea cerebrale danneggiata, ma una persona intera, che vive una vita in un contesto familiare, in
unecologia esistenziale, con un passato, un presente e un
futuro.
La conversazione mostra il contrasto tra questi due approcci.
Il codice adattativo, quantitativamente prevalente nella
prima parte del dialogo, cede, pian piano, il posto al codice
exattativo. Questultimo permette di mobilitare nuove risorse nel momento in cui la sorella di Paul rimette in questione le proprie emozioni. Mary non pi solo listruttore
perfetto di un Paul deficitario, diventa una persona in carne e ossa, che soffre nel vedere il proprio fratello ferito gravemente.
A questo punto della conversazione, Mary racconta dellimbarazzo verso le sue amiche per i comportamenti del
fratello e del dolore che prova nel vedere come il fratello si
sia trasformato.
Durante il colloquio, Paul presenta una situazione di
falsa memoria. Ricorda la stanza, i quadri appesi, il vetro
unidirezionale e la telecamera. Tutto ci viene elencato da
Paul, senza che sia necessario fare domande specifiche.
Presenta, in altri termini, una narrazione del tutto convincente e coerente.
Semplicemente lui non poteva avere visto n la telecamera, n quella stanza (la stanza del primo incontro era notevolmente pi grande), n i due quadri. Questo per
Mary non poteva saperlo. Dunque, mentre Paul parlava,
Mary raccoglieva conferme della propria convinzione che
Paul aveva recuperato gran parte delle sue competenze
mnestiche e che le nascondeva solo quando gli faceva comodo. Almeno fino al momento in cui il terapeuta rivela la
falsa memoria.
Daltro canto Paul non aveva ricevuto alcun danno al
senso dellironia, n tanto meno alla capacit di configurare un intrigo narrativo.
Grazie a questa competenza Paul compie la stessa operazione descritta da Nadine Gordimer (1995, p. 16) a pro-

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posito della narrativa di finzione: sebbene non colga linsieme degli elementi che costituiscono gli eventi realmente accaduti, coglie il campo di trasformazioni, il gioco
delle congetture.
In altri termini, Paul non aveva perso la sua competenza
narrativa, e il fatto di non raccontare cose corrispondenti ai
fatti realmente accaduti non sembrava turbarlo molto.
Al triangolo semiotico segno-significato-referente, Paul
era stato costretto a sostituire un triangolo pi tollerante,
segno-significato-mondi possibili.
La cosa era per fonte di grande turbamento per la sorella, per il resto della sua famiglia, per gli amici, per il
mondo reale, che si vedeva quotidianamente negato da un
mondo di fiction.
Mary ascriveva questa condotta alle pratiche di perdita
di dignit e considerava ancor pi doloroso il fatto che
Paul non se ne facesse in alcun modo un problema. Il
mondo reale fa della referenzialit una questione morale,
non pu accettare descrizioni troppo distorte, troppo degenerative, non pu capire.
Paul ripeteva spesso: Per me essere qui adesso gi una
gran cosa, come se Dio mi avesse permesso di resuscitare,
come se mi avesse dato ancora una possibilit dopo la fine.
In unopera di Frank Kermode (1967, pp. 36-37), The
sense of an ending, lautore si riferisce al poeta Wallace Stevens, scrivendo:
() la credenza finale deve essere in una finzione. Questo
poeta () vide che pensare in questo modo era posporre la
fine per sempre: quando si pu dire che la finzione corrisponda alla realt. Fare di ci una finzione, un momento immaginario dove al termine il mondo dei fatti e il mundo della
finzione saranno uno solo () una tale finzione della fine
come linfinito pi uno e i numeri immaginari in matematica,
qualcosa che noi sappiamo non esistere, ma che ci aiuta a dar
senso al mondo e a muoverci in esso.

Quando si parla della coincidenza tra finzione narrativa


e realt fattuale in connessione con alcune invenzioni ma-

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tematiche, come ad esempio i numeri immaginari, si costruisce un gioco linguistico allinterno del quale una persona come Paul, bench profondamente trasformata da
una violenta discontinuit, tuttavia conserva una traccia di
continuit. Un po come quando, nel film Il pianeta delle
scimmie, il personaggio interpretato da Charlton Eston, in
fuga dalle scimmie che dominano il pianeta sul quale rovinata la sua nave spaziale, si accorge quando scopre, semisepolto dalla sabbia, un grosso frammento della statua
della libert che quel pianeta non altro che la Terra.
In questo senso, il problema della riabilitazione di Paul
, direbbe Wittgenstein (1953), un problema etico. Si avventa contro i limiti del linguaggio; il suo rientro nel consorzio umano avviene avendo perduto la competenza sociale a segmentare la realt (Whorf 1956) secondo i giochi
linguistici della sua comunit.
La vita quotidiana non pu accettare con facilit la presenza di differenti forme di segmentazione della realt; in
questo senso, la riabilitazione di una persona neurolesa
pu essere paragonata al rientro a casa di una persona migrata allestero per molto tempo. Il suo rientro lo porr in
una condizione ormai a disagio.
La trance e la scrittura, il delirio come gioco linguistico
ermetico
Tuttavia la discontinuit non ha sempre un carattere
materiale e traumatico, pu essere anche un evento immateriale. Qualcosa di misterioso unidea, una suggestione
si impadronisce della persona e la trasforma. Lidea del
presidente Schreber presidente della Corte dAppello di
Dresda nel 1893 fu come dovesse essere bello essere una
donna che si fa fottere. Una ben strana idea per un presidente di Corte dAppello tedesco a fine Ottocento.
Si sa che la psicoanalisi, ai suoi esordi, considerava le
psicosi come patologie inguaribili. Il presidente Schreber
infatti oggetto di analisi indiretta.
Si tratta dellanalisi dellautobiografia che Schreber
pubblic (Schreber 1955).

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

Schreber era convinto che Dio lo stesse trasformando


in donna, per una missione salvifica nei confronti dellumanit intera. La follia di Schreber potrebbe essere letta come
una contestazione del concetto di amore in Agostino. Egli
afferma infatti che la beatitudine , almeno parzialmente,
un sentimento di volutt estremamente intenso. Secondo
Freud (1943, pp. 237 sgg.) si tratterebbe di una sorprendente sessualizzazione della beatitudine celeste legata alla
condensazione di due significati del termine tedesco Selig:
defunto e sessualmente felice. La qual cosa richiama
alla mente di Freud il duetto L ci darem la mano del
Don Giovanni di Mozart.
Nel caso di Schreber, il delirio connesso con una
grandiosa visione mistica e cosmica del creato scandalosamente inaccettabile da parte dei credenti.
Non sempre, ovviamente, il delirio si esprime in termini
cos grandiosi. Nella maggior parte dei casi si tratta di teorie che coinvolgono soltanto la persona che esprime il delirio ed eventualmente la cerchia delle persone intime o con
le quali entra in contatto.
Daltro canto, la teoria di Schreber rappresenta il
punto di arrivo di un processo incominciato anni prima.
Lesordio di questo processo, in termini psichiatrici, viene definito con il termine di scompenso. Lo scompenso, o esordio psicotico, lepisodio discontinuo che viene individuato come una sorta di conversione. Ha, nella
descrizione che viene spesso fatta, tutta una serie di caratteristiche che lo accomunano alle grandi conversioni
religiose.
Valga per tutte la conversione di san Paolo.
In questo senso, lo scompenso/conversione necessita di
una doppia descrizione in cui i verbi e gli aggettivi chiave
sono lelemento differenziale. Nei colloqui con le persone
psichiatrizzate, il momento dello scompenso/conversione
viene spesso descritto con estrema lucidit, come nel caso
di Giacobbe Liberati3.
Dodici anni dopo quellevento, Giacobbe paziente
psichiatrico con diagnosi di schizofrenia paranoide/interes-

PIETRO BARBETTA

sato allermeneutica biblica ci raccont che, nel suo caso,


lo scompenso/conversione avvenne nella palestra del liceo
che allora frequentava.
Si stava allacciando le scarpe da ginnastica e pensava
che di l a poco sarebbe andato in bagno a masturbarsi,
quando alz la testa e vide un suo compagno che lo guardava con disapprovazione.
Improvvisamente si convinse/si accorse che il compagno
stava leggendo il suo pensiero e pens/cap che, da quel momento, chiunque avrebbe potuto leggere il suo pensiero.
Giacobbe era rimasto impigliato nel suo delirio in modo da non riuscire pi a disincagliarsene; io e i miei colleghi di quellquipe di psicoterapia, dopo tre anni di lavoro,
fummo costretti ad abbandonare il campo. Fu solo alcuni
anni dopo che venni a sapere, attraverso la lettura di un
saggio di Gilles Deleuze, di come una persona simile a
Giacobbe Liberati, il newyorkese Louis Wolfson, fosse riuscita a scrivere il suo delirio in due romanzi: Le schizo et les
langues e Mia madre musicista morta.
Wolfson, che si definiva jeune homme schizofrenique, o
tudiant de langues schizofrenique, viveva nel cuore di New
York rifiutandosi di parlare linglese e persino di ascoltare
chiunque parlasse inglese; di qui i suoi due romanzi scritti in
francese. Allo scopo di evitare di sentir parlare inglese, Wolfson si era munito di una radiolina sintonizzata su trasmissioni
in lingue straniere e collegata in qualche modo con uno stetoscopio. Deleuze (1993, p. 24) parla a questo proposito di
Wolfson come di colui che aveva inventato il walkman.
Se esatto che mette a punto questo dispositivo fin dal 1976,
molto prima della comparsa del walkman, si pu ritenere, come lui afferma, che ne sia stato il vero inventore e che, per la
prima volta nella storia, un bricolage schizofrenico sia allorfigine di un apparecchio che si diffonder nel mondo intero e
render a sua volta schizofrenici popoli e generazioni.

I giochi linguistici di Wolfson vengono in parte esplicitati da lui stesso durante unintervista rilasciata dopo la

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

pubblicazione della sua seconda opera Mia madre musicista morta a Anne Leguil-Duquenne (Wolfson 1984,
pp. 201 sgg.).
Il titolo di questo libro mette in evidenza la straordinaria possibilit dallitterazione sulle circostanze della sua [di mia madre] morte. In base ai miei calcoli, questa allitterazione aveva
una sola possibilit su molti milioni di verificarsi, come si ha
una sola possibilit di vincere alla lotteria. Come se si trattasse di qualcosa di divino: infatti mia madre, che era musicista,
morta tutte queste parole cominciano per m a Manhattan
ancora m a met maggio, a mezzanotte, tra marted e mercoled e si diceva che avesse un mesotelioma, e si muore di
cancro per metastasi mesotelioma metastatizzante per di
pi allospedale Memorial di New York.

Deleuze nel saggio Schizologie, che funge da introduzione a Le schizo et les langues prende in considerazione
altri giochi linguistici costruiti sulluso di una pluralit di lingue (francese, tedesco, ebraico, a volte russo, oppure yddish) al fine di trasformare linglese in qualcosa di accessibile
al giovane uomo schizofrenico; come la trasformazione di
dont trip over the wire non inciampare sul filo in tunicht
trbucher eber th h Zwirn. Frase in cui si alternano parti
di frasi in tedesco (tunicht), francese (trbucher), di nuovo
tedesco (eber), ebraico (th h) e ancora tedesco (Zwirn).
Gli studi sulla lingua schizofrenica sembrano riprodurre, come in una sorta di ologramma, il dibattito BatesonHaley a cui ci si riferisce nella prima parte di questo stesso
saggio.
Haley, infatti, nel 1959 probabilmente nel pieno della
polemica con Bateson descrive in termini strategici il linguaggio schizofrenico. Secondo Haley, dietro lapparente
incongruenza dellinsalata di parole schizofrenica c una
strategia relazionale che caratterizza la schizofrenia come
malattia mentale. Si tratterebbe di portare fino in fondo la
strategia di evitare di definire la propria relazione con
unaltra persona. Haley (1959, p. 327) descrive questa strategia nel seguente modo:

PIETRO BARBETTA

Dal momento che tutto ci che egli dice o non dice definisce
la sua relazione, [lo schizofrenico] dovrebbe qualificare con
una negazione o un diniego qualsiasi cosa dica o non dica. Allo scopo dillustrare i modi con cui egli potrebbe negare i
suoi messaggi, possiamo scomporre le caratteristiche formali
di qualunque messaggio inviato da una persona a unaltra in
questi quattro elementi:
1) Io
2) sto dicendo qualcosa
3) a te
4) in questa situazione
Una persona pu evitare di definire la propria relazione negando uno qualsiasi o tutti e quattro questi elementi.

Si tratta, come si pu ben vedere, di una riduzione scarna ed essenziale. Secondo Haley, lo schizofrenese sarebbe
interamente riducibile a una strategia di radicale diniego
della relazione.
Mi pare invece che linterpretazione di Deleuze si
orienti verso un modello di spiegazione locale, che non
pu fare a meno della storia di vita della persona, del
suo stile di scrittura e di comunicazione, degli episodi
presi in considerazione, degli atti linguistici che, volta
per volta, vengono proferiti. Deleuze si orienta dunque
verso unermeneutica basata sulla molteplicit e limprevedibilt dei giochi linguistici, unermeneutica della
poiesis.
Jakobson (1976, p. 57), nellanalisi del linguaggio
poetico di Hlderlin, si orienta nella medesima direzione
di Deleuze. Nel capitolo Tecnica verbale e linguistica della schizofrenia del saggio Hlderlin. Larte della parola,
Jakobson osserva la dicotomia, presente nellultimo Hlderlin, tra la grave perdita della capacit di prendere
parte ai colloqui con altri uomini e il gusto nonch la
capacit stranamente intatti, anzi accresciuti per
unimprovvisazione poetica agile.
Che cosa c dunque, secondo Deleuze e Jakobson, dietro il linguaggio schizofrenico? Leggendo i testi di questi
due autori ci si sente come trasportati dentro il meccani-

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

smo del disvelamento di un rebus. Il buon giocatore, nei


rebus, colui che sa connettere, come il bricoleur, elementi
disparati per giungere alla soluzione. Il rebus ci trasporta
in unatmosfera strana, in cui oggetti del tutto incongrui
convivono in ununica immagine. Oggetti a cui sono, in
certi casi, sovrapposte lettere dellalfabeto. La frase che si
disvela agli occhi dellesperto giocatore non ha nulla a che
vedere, a sua volta, con gli oggetti o le circostanze che vengono presentate nella vignetta.
Lesperto giocatore di rebus utilizza i medesimi strumenti che, nella tradizione ermetica dal Corpus Hermeticum a Giordano Bruno hanno dato vita a un modo di
pensare legato alla complessit e allirriducibilit di ci che
si mostra, direbbe Wittgenstein, agli schemi logici precostruiti.
Un modo di pensare e di agire antagonista rispetto al
pensiero classico occidentale moderno. Quel modo di pensare che, attraverso il Rinascimento italiano (in particolare
nella figura di Bruno) ha profondamente influenzato il teatro di Shakespeare, o lopera di Goethe.
Di fronte a questarte della memoria e dellimmaginazione, la scarna riduzione allessenza del linguaggio schizofrenico proposta da Haley si trasforma in un nuovo criterio diagnostico per individuare le basi relazionali della
psicosi. Rimette lo psichiatra in cattedra e gli rid il potere/sapere di decidere intorno alla malattia mentale.
Lultima storia che mi piace raccontare in questo saggio
quella di Rosa.
Di come fu che Rosa, a un certo punto della sua vita, si
fosse trovata di fronte a una suggestione misteriosa, non
voglio qui narrare. Al lettore basti sapere che ebbe pi di
una buona ragione.
Sta di fatto che un certo giorno, a una certa ora, incontrando una persona che non aveva mai visto, ma che sapeva qualcosa di banale rispetto al suo passato Rosa incominci a perdere lorientamento, a confondersi, a non capire pi che cosa stesse accadendo a lei e intorno a lei:
Come pu costui sapere questo di me?.

PIETRO BARBETTA

E poich Rosa una persona assai discreta, anzich irritarsi apertamente, ne rimase sconcertata e, in un certo senso, sconvolta.
Di l alla consultazione psichiatrica il passo fu breve.
Rosa incontra un buon psichiatra, che le prescrive, vero, un farmaco neurolettico, ma che lascolta e laccoglie
ogni volta che lei pensa sia utile fare con lui una conversazione. Una persona, prima che uno psichiatra, che forse rimane affascinato da lei.
Nel frattempo Rosa intraprende un percorso psicoterapeutico in due fasi: nella prima fase, con una psicologa che
la rinforza e la protegge, le d il coraggio di essere assertiva
e di poter affrontare questa nuova fase della vita la sua vita dopo il misterioso evento di confusione con dignit e
con grinta. Poi con uno psicologo che si limita a riconoscere e ad accettare il suo cambiamento e le sue nuove emozioni. Con questultimo, Rosa sperimenta un nuovo modo
di gestire le sue invisibili suggestioni: scopre da sola, lo
psicologo le fa solo da specchio, riconoscendo la validit
dei suoi tentativi che quando ha queste suggestioni invisibili pu scrivere.
Sperimenta la scrittura in trance, ma non la usa per evocare spiriti scomparsi, bens per cimentarsi in un divertente
gioco di parole strane e sconosciute. come se si trovasse
in uno stato di ipnosi.
Il suo materiale in gran parte tratto dal linguaggio dei
suoi consulenti, ma non usato pi in funzione referenziale, cio nello stesso modo in cui i suoi consulenti ritengono
di usarlo, ma in funzione ludica.
In quel che scrive Rosa non vuol dirci qualcosa sulla
realt scientifica, medica o psicologica che sta l fuori. Al
contrario, gioca gioiosamente con questo linguaggio, dandogli connotazioni a volte esilaranti in terapia si paragona a Bergonzoni a volte misteriose si ispira ad Alda Merini a volte curiose, oppure evocative.
Rimasi talmente colpito dallars poetica di Rosa da invitarla a provare a pubblicare alcune parti del suo fantastico delirio poetico, pur sapendo che una donna che

BRICOLAGE E DEGENERAZIONI

scrive difficilmente viene compresa. Emily Dickinson insegni.


Nulla pu ormai pi togliere valore allars poetica di Rosa, non certo il mancato riconoscimento di qualche agente
letterario.
Non intendo rubare a Rosa lautorship del suo lavoro e
spero vivamente che, in un tempo non lontano, il lettore
possa recarsi in qualche libreria a comprare un suo libro.
Tuttavia non posso fare a meno di dare al lettore unidea
della sua scrittura in stato di trance.
Le spirali hanno movimenti di evoluzione e involuzione. Lattrito o il cambio di vibrazione scuotono le molecole di tutto il
sistema linfatico, maggiormente localizzato nella parte superiore del corpo. Questa contrazione provoca un abbassamento di adrenalina e il sistema simpatico per un attimo si altera.
Ma una volta invertito il movimento la vibrazione aumenta e
il livello del sangue torna alla norma.
In qualsivoglia situazione pragmatica o involutiva laccenno a
una sintomatologia di una condizione precoce di instabilit
racchiude nel suo potenziale unattrattiva alquanto plausibile
di unenunciazione patologica di accaparramento di dati statistici illusori. Landirivieni di fenomeni soggioganti altera la
corteccia cerebrale in un susseguirsi di immagini illusorie e
non reali.

Sulla follia e sui rapporti tra follia e arte/letteratura


sono state scritte pagine e pagine da parte di numerosi
autori, dallepoca antica bastino le lettere sulla follia di
Democrito scritte da Ippocrate, oppure il Problema 30,1
sulla melanconia di Aristotele fino ai giorni nostri. Queste considerazioni, che costituiscono un enorme patrimonio culturale dellumanit, sono state sistematicamente
ignorate e marginalizzate dalla psichiatria ufficiale.
La ragione principale di questa marginalizzazione consiste a mio avviso nellatto di fede che la psichiatria ufficiale ha, anche recentemente, rinnovato nei confronti di una
biologia riduzionista e lineare. Lunica che pu ancora giustificare la scotomizzazione delle componenti del nostro

PIETRO BARBETTA

funzionamento mentale e dunque considerare lazione chimica sui neurotrasmettitori come elemento risolutivo della
cosiddetta malattia mentale.
In particolare i farmaci pi in voga nelle psicosi, i cosiddetti neurolettici, sembrano avere come principale effetto
quello di ridurre il delirio. La paura di de-lirare, di uscire
dal seminato, sembra essere una delle caratteristiche dominanti del pensiero tecnologico moderno.
Come ha invece osservato Sass (1992), attraverso unampia documentazione, la caratteristica del delirio rappresentata da una sorta di iper-riflessivit. Una sorta di scomposizione di ci che, in generale viene dato-per-scontato.
Larte moderna, secondo Sass, presenta precisamente le medesime caratteristiche della schizofrenia. Non si tratterebbe
dunque di un degrado, o di una regressione delle funzioni
mentali dellindividuo; al contrario, di una sorta di frenetico
sovrafunzionamento del pensiero e della riflessione. Un tale
sovrafunzionamento ci che ci impedisce di stare fermi
con il pensiero, che ci sollecita continuamente a rimettere in
questione le immagini, i concetti, le parole. Si tratta di una
continua arte della scomposizione e della ricomposizione,
di una continua pratica di costruzione dellassurdo, di qualcosa che, attraverso limmaginario e il pensiero disposizionale ci permette di creare continuamente mondi possibili.
Non credo che questo saggio possa rappresentare
unarte cos complessa. Se cos fosse, anche lo scrivente potrebbe, in qualche modo, uscire dalla sua Normalit per
avere lonore di entrare, seppure temporaneamente, nel
mondo schizofrenico.

1
Anche Haley era uno psichiatra, mentre Bateson era un antropologo.
Inoltre lo stesso Freud, in pi di una circostanza, sostiene che il suo linguaggio mitologico e filosofico sarebbe rimasto valido fino a quando non fossero
state fatte le scoperte biologiche necessarie al suo superamento.
2
Si veda anche la splendida opera di Elaine Scarry (1985) The body in
Pain. The Making and Un-making of the World.
3
Si tratta di un caso da me descritto in un altro saggio (Barbetta 1998).

Capitolo terzo
La personalit e i suoi disturbi
Pietro Barbetta

Sollevare il velo
Gran parte dei ricercatori che si sono occupati dei disturbi di personalit hanno concluso che gli individui che
si trovano in queste condizioni raramente vengono a contatto con i servizi psichiatrici e ancor pi raramente si recano dallo psicologo per chiedere una psicoterapia. Si dice che i disturbi della personalit stiano, in generale, sotto il velo della normalit e che si mostrino solo in circostanze particolari, ma solo quando le condotte conseguenti a tali disturbi diventano eclatanti: nei tribunali,
nelle carceri, nei servizi per le tossicodipendenze, tra le
bande giovanili violente.
Questi almeno sono i luoghi, soprattutto carceri e servizi per le tossicodipendenze, dove i ricercatori fanno ricerca. A volte, tuttavia, si scopre che un grande imprenditore ha truffato per anni, e per decine di miliardi, i propri
creditori; che uno stimato professionista gestiva un traffico di cocaina oppure una rete di pedofilia; che un integerrimo uomo politico aveva rapporti con la delinquenza
organizzata.
Oppure: che famiglie apparentemente del tutto normali sono affiliate alla mafia e in famiglia si pratica lomicidio organizzato in modo professionale; che in altre famiglie labuso sessuale una pratica di vita condivisa;
che nelle famiglie dei pi noti criminali nazisti vigeva un
clima sereno.

PIETRO BARBETTA

O ancora: che ci sono persone che fanno la guerra e la


considerano unattivit professionale, che addirittura ci
provano gusto e passione; persone che fanno il torturatore
con la medesima ottica.
Tutte queste persone non le troviamo ospiti dei servizi
psichiatrici, n vanno dallo psicologo. Sono normali.
Daltro canto, questi fenomeni interessano solo marginalmente gli studiosi dei disturbi di personalit i quali, in
generale, si occupano di popolazioni cliniche o carcerarie.
Continuano, cio, a ricercare i disturbi della personalit in
ambiti nei quali la ricerca diventa una tautologia. Se il disturbo di personalit antisociale lo cerco in carcere, lo individuer nell80% dei carcerati.
Gli altri fenomeni che ho elencato, normalmente gli
studiosi dei disturbi di personalit li considerano affari
che riguardano i sociologi, i politologi, gli economisti.
Ci accade in primo luogo perch questi studi vengono
svolti con metodi quantitativi, di taglio epidemiologico,
che necessitano di popolazioni numerose, attraverso lutilizzo di reattivi diagnostici che se vengono somministrati a un carcerato sta bene, ma se vengono somministrati a un imprenditore o a un uomo politico non sta
bene.
Vi per unaltra ragione, pi ampia, che riguarda il
velo della normalit. Il velo della normalit non pu essere
sollevato con la somministrazione di un reattivo diagnostico, necessario invece uno sguardo critico-interpretativo.
Nel saggio Il discorso filosofico della diagnosi (Barbetta,
a cura, 2003) ho tentato di discutere le teorie dominanti
nel campo delle emozioni e della personalit. Tali teorie sono sperimentate e largamente condivise dagli etologi (EiblEibesfeldt 1970), dagli psicologi generali (Ekman, Friesen
1975), dagli psicologi dello sviluppo (Ainsworth 1967;
Bowlby 1988; Sroufe 2000), dagli psichiatri sociali (Paris
1996; Eysenk 1977) e da un certo numero di terapeuti familiari (Doane, Diamond 1994). Tutti questi studiosi hanno portato evidenze e dati a favore dellidea che le emozioni espresse hanno uninfluenza diretta o indiretta riguar-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

do la psicopatologia individuale, soprattutto in rapporto


alla personalit e ai suoi disturbi. A questi dati si oppongono gli psichiatri a orientamento organicista. Coloro
che, in sostanza, attribuiscono ogni causa delle condotte
umane a variazioni biochimiche. Il disaccordo tra i contendenti riguarda le cause, non lesistenza oggettiva, dei
tratti e dei disturbi della personalit.
Lo spazio per una riflessione culturale e storica su tali
argomenti dopo la grande esperienza di uno studioso come Foucault (1972; 1954) a partire dagli anni Sessanta
sembra limitato a pochi ambiti di carattere perlopi filosofico o antropologico (Boughali 1988; Ehremberg 1998).
Ambiti che poco interessano il mondo degli studi clinici e
che raramente si trovano in quelle bibliografie.
La contesa dunque in gran parte ridotta alla discussione sulle cause dei disturbi, tra organicisti e ambientalisti.
Un dibattito tra due forme di essenzialismo.
Le mie contestazioni alle teorie relazionali delle emozioni e dei tratti di personalit non vanno affatto nella direzione di avvalorare le teorie organiciste. Quel che accomuna i
due contendenti il medesimo modello epistemologico lineare e universalista.
Lineare perch, per quanto ci si sforzi di argomentare
riguardo alla circolarit dei fenomeni causali, tale circolarit sempre interna alle dinamiche relazionali interindividuali e non mette in questione, se non marginalmente, le categorie diagnostiche. Facciamo lesempio pi noto in psichiatria: si discute se la schizofrenia sia generata da un cattivo funzionamento dei neurotrasmettitori,
oppure dalla presenza di modelli comunicativi patogeni
nella famiglia. Ma, se si escludono poche eccezioni (Saas
1992; Boyle 1991; Barbetta 1998), non si discutono i paradigmi che conducono la comunit degli psichiatri e degli
psicologi clinici a definire la schizofrenia.
Come spiegare il declino della categoria di schizofrenia ebefrenica oggi definita con il termine disorganizzata pi o meno parallelo alla crescita delle diagnosi di
schizofrenia paranoide?

PIETRO BARBETTA

Il termine ebefrenico stato utilizzato per indicare quel


tipo di condotte caratterizzate da apparente incoerenza sia
nellambito della conversazione che in quello dellespressione delle emozioni accompagnate da manierismi e da
stranezze nel comportamento. Il manuale diagnostico pi
in uso descrive laconicamente questo disturbo in tre punti:
linguaggio disorganizzato, comportamento disorganizzato,
piattezza o inappropriatezza affettiva.
Quali erano gli elementi sociali che organizzavano queste condotte quando la categoria di ebefrenia era pi diffusa? Tra le altre ragioni, ce n sicuramente una largamente
trascurata: la categoria di ebefrenia, e anche quella catatonica, possono essere considerate costruzioni manicomiali,
nel senso che si sviluppavano e trovavano un senso compiuto nelluniverso concentrazionario manicomiale.
Invero le schizofrenie ebefreniche, almeno nella descrizione di Bleuler (1950), altro non erano che manifestazioni autistiche. Ora, ipotizzabile che almeno talune di
queste manifestazioni autistiche, che si mostravano nellambito manicomiale, altro non fossero se non la conseguenza della vita quotidiana nel manicomio ed probabile
che ci riguardi pure le schizofrenie catatoniche, anchesse
in netta diminuzione dopo la chiusura dellistituzione manicomiale.
Situazioni del medesimo tipo, infatti, vengono descritte
nel dettaglio da autori come Primo Levi (1957) nellambito
della vita quotidiana nei campi nazisti.
Di converso, oggi prevalgono le schizofrenie paranoiche. Non escluso che questa prevalenza abbia a che vedere con la riorganizzazione dei servizi psichiatrici. La fine
dellistituzione manicomiale ha dato alle famiglie un peso
decisivo nella cura della schizofrenia. In questo caso si assiste a una dislocazione del tutto differente delle emozioni
nellambito delle relazioni familiari.
Mentre dentro listituzione manicomiale la persona veniva schiacciata da un potere medico e concentrazionario
sovrastante, in famiglia si costruiscono giochi negoziali
meno poderosi, che danno al paziente la possibilit di co-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

struire un delirio meno frammentato e autistico. La persona trova lenergia di formulare ipotesi deliranti con una
coerenza narrativa. Nascono allora fantastiche idee di
complotti internazionali, oppure di voci diaboliche, di letture del pensiero, ecc. che assumono un carattere narrativo tanto affascinante quanto inquietante. Tali ipotesi hanno evidentemente un effetto sugli altri componenti della
famiglia che, per evitare al paziente di ingigantire il delirio, tendono a non dargli informazioni che, pur apparendo banali per una persona normale, assumono invece, agli
occhi del paziente schizofrenico, un significato nella costruzione del proprio delirio. Il paradosso consiste per
nel fatto che lomissione di tali informazioni non riesce
mai a essere ermetica, lascia sempre trasparire qualcosa.
Cos come il segreto tale perch si mostra come segreto.
Tutto ci, anzich ridurre i temi deliranti, ovviamente li
amplifica perch il paziente pensa che se gli altri non vogliono che lui sappia qualcosa che lo riguarda, o che riguarda la propria famiglia, perch c effettivamente un
complotto contro di lui.
Lesempio qui proposto intende mostrare come le pratiche sociali che conseguono al dominio teorico di un paradigma psichiatrico tendano a confermare il paradigma dominante. Se le diagnosi di schizofrenia ebefrenica si riducono a partire dalla fine dellistituzione manicomiale, mentre aumentano le diagnosi di schizofrenia paranoide, ci
potrebbe avere a che fare con il fatto che paradigmi psichiatrici diversi costruiscono pratiche sociali che tendono a
confermare i paradigmi di riferimento.
Tutto ci per non avviene in un solo colpo, bens in linea di tendenza, non senza porosit. Quando le pratiche
sociali cambiano entrano in crisi parti dei paradigmi, altre
parti rimangono in piedi, ma si ristrutturano, cos come allinverso, quando cambiano i paradigmi tendono a cambiare le pratiche sociali, ma non in modo completo. La
forma : questa malattia mentale scomparsa o va scomparendo, questaltra va aumentando ma le ragioni rimangono misteriose se non si considerano le pratiche sociali

PIETRO BARBETTA

come parte dei paradigmi che costruiscono la malattia


mentale. ovvio, dunque, che scompaiano lebefrenia e la
catatonia (sistemi concentrazionari) e aumenti la paranoia
(sistemi di comunicazione familiari).
Questo non significa negare lesistenza dei neurotrasmettitori, ma i neurotrasmettitori costruiscono un senso
allesistenza umana dentro quadri relazionali, culturali e
sociali specifici.
Il modello epistemologico prevalente e condiviso da
organicisti e ambientalisti in psicoterapia , oltre che lineare, universalista perch, in questa mancanza di pensiero intorno al paradigma diagnostico, non si discute la
cultura occidentale moderna come un modello possibile,
e storicamente determinato, di costruzione dei discorsi
sulle condotte umane, bens come il modello scientifico
necessario al fine di scoprire le forme patologiche di tali
condotte.
Si dice cos, ad esempio, che la schizofrenia culture
free perch una malattia diagnosticata nella stessa percentuale in tutto il mondo, ma non si dice che, in tutto il
mondo, chi diagnostica la schizofrenia uno psichiatra,
ovvero una persona che aderisce ai paradigmi del discorso
psichiatrico.
In questo approccio epistemologico, lappendice culturale dei manuali diagnostici registra solamente categorie residuali, non ancora completamente colonizzate e si presenta come un residuo folclorico di scarsa importanza. Diverso sarebbe se venissero seguite le raccomandazioni che il
gruppo incaricato alla parte culturale del DSM (Lewis-Fernandez, Kleinman 1995) ha indicato e che sono state del
tutto disattese dalla task force che ha redatto la quarta edizione del DSM1.
Al contrario di ci, nei modelli esplicativi dominanti si
procede per strategie della bonifica (Ceruti 1986), che si
basano sullidea che la scienza occidentale, procedendo in
modo lineare di scoperta in scoperta, bonifichi i territori
della non conoscenza, trasformandoli in territori conosciuti. Si pensa, in altri termini, che le malattie mentali sia-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

no dei territori da scoprire. Le medesime strategie sono


usate dal colonialismo per bonificare i territori selvaggi e
primitivi.
Avere, per esempio, la prova terapeutica (Ehremberg
1998) che i farmaci inibitori selettivi di alcuni neurotrasmettitori riducono la condizione depressiva di molte persone che vivono in Europa o negli Stati Uniti significherebbe saperne di pi su quellinsieme di condotte umane che
vengono connotate come depressive di quanto Aristotele,
circa 2500 anni or sono, non sapesse di quellinsieme di
condotte che descriveva come manifestazioni della malinconia. O, per fare un altro esempio, lavere scoperto che
lespressione delle emozioni dei componenti di una famiglia occidentale correlato con le recidive psichiatriche di
uno dei suoi membri significherebbe saperne di pi sulle
psicosi dellarea schizofrenica di quanto nel mondo islamico non si sappia a proposito dei differenti stati di possessione in cui pu cadere una persona che entra in contatto
con un jiin2.
Nel primo capitolo del libro Le radici culturali della diagnosi (Barbetta 2003) sostengo una critica a quel tipo di
teorie relazionali che definisco naturaliste. La premessa
di tali teorie risiede nellidea che lattaccamento umano sia
fondato su basi biologiche e che gli aspetti culturali siano
solamente una sorta di sovrastruttura di comportamenti
universali. In parte, tale posizione pu essere ricondotta alla filosofia del buon selvaggio.
Tuttavia, se guardiamo alla personalit come a una costruzione di senso, assumiamo unottica differente, come
afferma Vivien Burr (1995, p. 19):
Non potremo mai provare lesistenza dei tratti della personalit, n dimostrare il contrario. Allo stesso modo non possiamo dimostrare la verit del punto di vista socio-costruzionista con un richiamo allevidenza. Alla fine il nostro obiettivo potrebbe essere di decidere quale punto di vista offra il
modo migliore per comprendere noi stessi e gli altri e per guidare le nostre ricerche e le nostre azioni.

PIETRO BARBETTA

Dunque, secondo Burr, gli argomenti a favore o contro tale scelta sono orientati dalla vita activa (Arendt
1958).
La vita activa della psicoterapia, il lavoro quotidiano di
psicoterapeuta sembrano confermare che una visione costruzionista della personalit utile a sviluppare, durante
la conversazione terapeutica, una decostruzione dei tratti
attribuiti alle persone e promuovere una visione fluida della persona. La persona, nella conversazione terapeutica, diventa una narrazione a finale aperto, una polifonia (Bachtin 1981; Chiaretti, Barbetta 2000).
Al contrario, a mio parere, le premesse epistemologiche
che muovono le teorie relazionali naturaliste rimangono
interne alle pratiche discorsive sanitarie e non tematizzano
gli aspetti culturali relativi alle loro stesse origini. Esse non
possono sfuggire a numerose obiezioni culturali e cliniche,
sebbene tali obiezioni siano obiezioni pragmatiche, cio
obiezioni che non cercano una dimostrazione teorica apodittica, ma che si orientano in relazione a questioni pratiche.
Nel seguito di questo saggio proporr solamente due di
queste obiezioni.
La prima contiene due argomenti che si intrecciano cos
fortemente nella mia esposizione da rendermi impossibile
separarli, largomento della triade e quello del paradosso.
Infatti le teorie dellattaccamento, che sono il punto di riferimento pi in voga tra i sostenitori del naturalismo relazionale, sottolineano fortemente come la diade madrebambino (o, come si dice oggi caregiver-bambino) sia essenzialmente in gioco nello sviluppo psicopatologico dei
tratti di personalit.
Prima obiezione: la triade e il paradosso
Gli studi sulla triade sono iniziati con lesame della situazione edipica in psicoanalisi e continuati nelle ricerche
sulla personalit autoritaria (Adorno et al., a cura, 1950;
Horkheimer 1999).

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

Possiamo tuttavia dire che la figura del padre , in un


certo senso, lentamente caduta nelloblio non solo tra gli
psicoanalisti; la prima formulazione della teoria sistemica
del doppio legame era fondamentalmente legata a un modello interpretativo diadico, tanto da far parlare gli psicoterapeuti di madre schizofrenogenica.
Lo stesso Bateson (1972), in pi di un saggio, sente il
bisogno di una riformulazione del doppio legame.
La sua prima formulazione pu essere riassunta in tre
punti:
- la madre produce il doppio legame, il padre marginale, il figlio (maschio) vittima;
- il doppio legame inevitabilmente patogeno, senza alcuna possibilit alternativa;
- il doppio legame una condizione patologica della comunicazione, alternativa a una condizione sana, quella coerente, gerarchica e lineare.
Vediamo una per una queste tre considerazioni incominciando dalla prima: la madre produce il doppio legame, il padre marginale, il figlio (maschio) vittima.
Questa considerazione pu essere contestata a partire
dalla stessa rilettura di un episodio clinico (Bateson
1972, p. 262) descritto nella prima formulazione della
teoria:
Lanalisi di un incidente accaduto tra un paziente schizofrenico e sua madre pu illustrare la situazione di doppio vincolo. Un giovanotto che si era abbastanza ben rimesso da un
accesso di schizofrenia ricevette in ospedale una visita di sua
madre. Contento di vederla le mise dimpulso il braccio sulle spalle, al che ella sirrigid. Egli ritrasse il braccio, e la madre gli domand: Non mi vuoi pi bene?. Il ragazzo arross, e la madre disse ancora: Caro, non devi provare cos
facilmente imbarazzo e paura dei tuoi sentimenti. Il paziente non pot stare con la madre che per pochi minuti ancora, e dopo la sua partenza aggred uninserviente e fu messo nel bagno freddo.

PIETRO BARBETTA

Si possono dare molteplici interpretazioni a questo resoconto, non ultima quella che vede le ragioni delle condotte di questo ragazzo come un effetto delle pratiche repressive il bagno freddo dellospedale.
Tuttavia, lidea che qui si intende trasmettere al lettore
che la schizofrenia di questo ragazzo sia la conseguenza del doppio legame comunicativo posto in essere dalla
madre in quellepisodio e, per induzione completa, negli
episodi che in generale caratterizzano le relazioni madre/figlio.
Senza discutere questa indebita generalizzazione, cerchiamo di analizzare lepisodio incriminato nel testo:
Dimpulso [il ragazzo] le mise il braccio sulle spalle, al
che ella sirrigid.
Che significa che ella sirrigid? Forse la madre si era
spaventata di quel gesto? Se cos fosse, come mai lo spavento? Se, per ipotesi, il figlio in passato avesse spaventato
la madre mettendole, per esempio, le mani addosso, lirrigidimento del corpo della madre non potrebbe avere un
senso differente?
Egli ritrasse il braccio, e la madre gli domand: Non
mi vuoi pi bene?. Come mai egli ritrasse il braccio?
Nel brano la punteggiatura sembra essere a causa dellirrigidirsi della madre. Se cos fosse, e se la madre si fosse
spaventata del braccio al collo, il figlio non potrebbe averlo tolto per rassicurarla?
Dopodich la madre gli domanda Non mi vuoi pi
bene?.
Come mai? Non potrebbe per esempio avere provato
dispiacere per aver avuto paura e dunque avere provato a
incoraggiare il figlio a rimetterle il braccio sul collo? Se
cos fosse, come mai la madre prova paura quando il figlio le si avvicina e prova dispiacere quando si allontana
da lei?
Nel liberarci da una descrizione comportamentista e
oggettivante di questa interazione, cerchiamo di uscire da
una visione lineare, per trovare un punto di vista ermeneutico. In questo caso, necessario lasciare il campo dellos-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

servazione comportamentista qui e ora e costruire una


narrazione.
La narrazione di un figlio che spaventa la madre quando le si avvicina, forse perch maschio, dunque potenzialmente violento, in senso sia fisico che sessuale. Daltro canto a questa madre dispiace di attribuire al figlio queste caratteristiche che la impauriscono, dunque lo richiama, in
modo forse maldestro, a una vicinanza.
Per cercare di comprendere questo fenomeno, e non limitarsi a descrivere uninterazione allo scopo di dimostrare
una teoria psichiatrica, dobbiamo introdurre un sistema di
significati ipotetico, un tertium nella diade.
Che ruolo svolge il terzo, il padre, nella costruzione del
sistema dei significati di questo gruppo familiare? Se fosse
marginale quale significato assumerebbe la sua marginalit?
La seconda considerazione (il doppio legame inevitabilmente patogeno, senza alcuna possibilit alternativa)
comporta che la comunicazione, per essere sana, debba
eliminare i doppi legami, i paradossi e i circuiti riflessivi.
Ben presto Bateson si accorse che il doppio legame un
fenomeno che caratterizza la comunicazione umana in generale e che pu essere fonte di creativit.
Infatti, perch si crei una condizione definita come
doppio legame sono necessari due elementi:
- un messaggio verbale e un messaggio non verbale tra
loro contrastanti, che si negano reciprocamente,
- limpossibilit di abbandonare il campo da parte di
chi riceve il messaggio.
Questi due elementi impediscono a chi riceve il messaggio di poter rispondere senza commettere un errore,
lo costringono perci a trovare una risposta creativa che
gli permetta di trasfigurare il contesto. Il de-lirio, se
prendiamo il termine in senso etimologico, non altro
che unuscita dal seminato (Deleuze 1993; Barbetta
1998).

PIETRO BARBETTA

Lo spiega Mauro Ceruti (1989, p. 81), uno dei pi importanti studiosi di Bateson nel nostro paese:
Il fatto che spesso la soluzione creativa di un problema si manifesti in maniera improvvisa, facendo parlare di insight,
non un indizio di una presunta preesistenza di tale soluzione, ma dipende proprio dal rapporto fra il processo creativo
da una parte e il risultato dallaltra, che riferibile al modello
specifico qui considerato.
Alla base di alcuni processi creativi si possono identificare
dunque delle vere e proprie sindromi transcontestuali.

Il terzo punto di contestazione riguardo alle prime formulazioni del doppio legame riguarda il rapporto tra patologia e circolarit. Secondo le prime formulazioni dellapproccio sistemico la patologia nella comunicazione
sembrerebbe consistere nella confusione dovuta alla circolarit tra i contesti. Un messaggio sempre composto da
due aspetti, il suo contenuto e la relazione tra coloro che
comunicano. Quando un messaggio mette in questione la
relazione, si rompe la gerarchia tra i contesti. Il contenuto
del messaggio non pi comunicato nel contesto della relazione e si crea una sorta di indecidibilit su quale dei
due aspetti contenuto e relazione facciano da contesto
luno dellaltro.
Studi successivi hanno mostrato che le questioni poste
in quegli anni avevano una maggiore complessit.
Le ricerche di un gruppo di studiosi di Comunicazione dellUniversit di Amherst sfociarono in una rielaborazione del pensiero di Gregory Bateson che mise a punto un modello di analisi dei contesti definito Coordinated
Management of Meaning, gestione coordinata dei significati.
Secondo questi ricercatori, nel linguaggio quotidiano
non esistono comunicazioni che non siano permeate da
un certo grado di circolarit. La circolarit data dallesistenza stessa della comunicazione, laggiunta di significato che sempre una comunicazione porta con s, ci

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

che Cronen (1991) e colleghi (Cronen, Johnson, Lannaman 1982) hanno chiamato forza implicativa di un messaggio.
Inoltre una comunicazione avviene sempre allinterno
di una molteplicit molto pi ampia di contesti che non il
contenuto e la relazione. Tra gli altri contesti, sembrano assumere notevole importanza le dimensioni della biografia e
del modello culturale, che rivestono ogni rapporto di comunicazione di significati esistenziali e antropologici
(Branham, Pearce 1985).
Infine, la comunicazione viene re-interpretata come
un processo sociale di tipo prospettico. In altri termini, i
significati vengono continuamente costruiti in un gioco di
interazioni che prevede tre componenti: il coordinamento, la coerenza e il mistero (Pearce 1993). Nel mio lavoro
pi recente ho posto lattenzione soprattutto sul terzo
aspetto, quello del mistero (Barbetta 2004).
Lungi dallessere patologica, la circolarit, dentro questa prospettiva, il motore della stessa comunicazione,
produce nuove occasioni dincontro e di relazione tra gli
esseri umani e permette a questi di raccontare sempre nuove storie della loro vita, delle loro relazioni e della loro cultura.
Che cosa allora pu essere definito come patologico? A
mio avviso, sembra esserci un ribaltamento della teoria del
doppio legame. Se il doppio legame in gran parte sorgente di cambiamenti creativi discontinui, ci che patologico
non necessariamente la loro presenza, bens la loro scarsit e la loro ripetitivit.
Una comunicazione fortemente gerarchizzata, in cui la
forza implicativa, cio la creazione di nuovi significati, viene negata, oppure una comunicazione in cui i circuiti riflessivi assumono lo strano aspetto di ritornare sempre al
punto di partenza, inceppa un gruppo umano.
Essere inceppati una metafora che indica lessere
prigionieri del presente, incapaci di uscire dal solco che ci
costringe a ripetere ogni giorno lo stesso atto della stessa
commedia.

PIETRO BARBETTA

Deleuze sceglierebbe probabilmente questa definizione


incapaci di de-lirare, di uscire dal solco.
Ma in questottica, ci che preoccupa di pi il terapeuta, non la differenza, la devianza, ma la normalit.
Seconda obiezione: il linguaggio dellAltro
La seconda obiezione al naturalismo relazionale
quella per usare una felice espressione di Greenblatt
(1991) del linguaggio rapito.
Il naturalismo relazionale sembra proporre lidea
che le emozioni siano lanello di congiunzione tra natura e
cultura.
Anche qui il dibattito appare spesso epistemologicamente ingenuo. Ci si chiede: le emozioni sono naturali o
culturali?
E ancora nessuno giunto a una conclusione convincente.
Secondo Morin (1973) il sentimento di attaccamento
genitori/figli la conseguenza del processo evolutivo di
ominizzazione, collegabile alla scoperta del fuoco, sia come
strumento di difesa dai predatori, sia come strumento attorno al quale gli ominidi pre-sapiens si riunivano per scaldarsi e, in questo modo, producevano vicinanza e socialit:
il focolare.
Secondo Stone (1977), invece, il sentimento di attaccamento genitori/figli la conseguenza di un processo storico: nasce con laffermazione della famiglia coniugale intima, in epoca moderna, a partire dallaffermazione della
medicina clinica e soprattutto in conseguenza della riduzione dei tassi di mortalit infantile e perinatale.
La prima versione connette lattaccamento con il processo di giovanilizzazione della specie, il prolungamento
dellinfanzia e la neotenia. Secondo laltra versione, lattaccamento la conseguenza storica della scoperta dellinfanzia come fase della vita caratteristica dellepoca
moderna.

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

Ma si parla dello stesso fenomeno? Come viene costruita unemozione? Si tratta di una questione biologica oppure di una questione storica?
Molti studiosi delluno o dellaltro campo pongono
questioni diadiche. Tali questioni parlano, in alcuni casi, di
emozioni primarie e secondarie.
Per esempio, Damasio (1994, p. 195) propone questa
distinzione:
Le emozioni primarie dipendono dai circuiti del sistema libico (). Ma il meccanismo delle emozioni primarie non descrive lintera gamma dei comportamenti emotivi. Esse costituiscono sicuramente il meccanismo di base; io credo che in
termini di sviluppo dellindividuo, esse siano seguite dai meccanismi delle emozioni secondarie, che si presentano una volta
che abbiamo cominciato a provare sentimenti e a formare
connessioni sistematiche tra categorie di oggetti e situazioni, da
un lato, ed emozioni primarie dallaltro [corsivo dellautore].

Nella stessa direzione si muovono gli argomenti di


Sroufe (1996, p. 69), sebbene la sua tematizzazione riguardi la fenomenologia dello sviluppo infantile anzich la
struttura del sistema nervoso:
() i bambini di sei mesi possiedono tutti i comportamenti
individuali che noi abbiamo descritto nelle reazioni dei bambini di dieci mesi (). Non sono le capacit in s () ma il
nuovo livello di complessit dellorganizzazione che meglio
descrive il cambiamento evolutivo tra i sei e i dieci mesi. Cos
i bambini di dieci mesi sono capaci di una partecipazione al
processo sociale che di gran lunga pi attiva [corsivo mio].

Per entrambi questi autori le emozioni primarie, precostruite o innate, sono una condizione di base, necessaria
ma non sufficiente, per spiegare le condotte umane. A queste si connettono, come una sorta di sovrastruttura organizzativa pi complessa, le emozioni secondarie, che sono
inscindibili dalla cognizione e dalla consapevolezza. Questo secondo aspetto delle emozioni il frutto di una co-

PIETRO BARBETTA

struzione interattiva e relazionale che, per Damasio, costruisce lesperienza personale: unica, che confeziona il
processo per ogni singolo individuo.
Come osserva ancora Sroufe (1996, p. 78):
Tutto ci, ovviamente, pu comportare dei problemi per chi
cerca di studiare le emozioni dei bambini, poich lo stesso
evento pu portare a reazioni diverse in bambini differenti o
anche nello stesso bambino in situazioni differenti. Gran parte di questa complessit dovuta alla sensibilit al contesto
che hanno i bambini pi grandi nellelaborare il significato
degli eventi.

Entrambe le analisi espongono il carattere di integrazione tra emozioni primarie e sviluppo cognitivo nella costruzione delle emozioni secondarie. Questo apporto evolutivo
e costruttivista, sia in campo filogenetico (Damasio 1994)
che ontogenetico (Sroufe 1996), certamente decisivo e
importante.
A mio avviso per, sia Damasio che Sroufe sottovalutano un terzo elemento: il carattere culturale connesso alla
costruzione dei significati.
Per Damasio (1994, pp. 189 sgg.)
Nella sua essenza () lemozione linsieme dei cambiamenti
dello stato corporeo che sono indotti in miriadi di organi dai
terminali delle cellule nervose, sotto il controllo di un apposito sistema del cervello che risponde al contenuto dei pensieri
relativi a una particolare entit, o evento.

Ma, se cos , dove finiscono i significati di questo evento? A mio avviso questa spiegazione sembra dibattersi tra
la Scilla delluniversalit e la Cariddi dellunicit delle emozioni.
Come spiega Damasio (1996, p. 199) allora che Le relazioni tra tipo di situazione ed emozione sono in larga misura simili per i diversi individui? [corsivo mio].
Se sono individuali sono assolutamente diverse, se sono
universali sono assolutamente identiche.

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

Non si esce da questo dilemma senza introdurre i concetti


culturali di comunit linguistica, campo linguistico e situazione linguistica (Hymes 1967), senza, in altri termini,
definire in che misura larga questa misura di similitudine.
Perch questo avvenga necessario pensare alle emozioni come a una costruzione sociale (Harr 1986).
Ugualmente Sroufe (1996, p. 39), nel definire questa
costruzione come un processo diadico che successivamente
diviene una capacit individuale, sostiene:
() la strutturazione e la qualit della regolazione diadica
precoce rappresentano lAnlage o il prototipo dellemergere
dellautoregolazione delle emozioni [corsivo dellautore].

In questa ipotesi, cos affascinante per molti psicologi,


si nasconde lidea che la diade sia una sorta di intercapedine tra il concetto di natura e quello di cultura. Tale intercapedine felicemente espressa dal termine inglese nurture
(Oyama 1985).
La diade un luogo protetto, confortevole, caldo e
morbido, come la scimmia di pezza di Harlow (1958), non
pu essere un luogo freddo e ostile, pena la sofferenza dellindividuo. Ma questa descrizione non gi parte di un sistema che osserva e descrive la diade? Nel raccontare questa narrazione dello sviluppo delle emozioni, non c gi
sempre un terzo che le racconta?
La mia tesi che, se questo luogo di protezione e di calore esiste e io penso, con Edgar Morin (1973), che esista come il frutto dellevoluzione bio-psico-sociale di homo sapiens/demens esso sta nel linguaggio, nella conversazione e nella possibilit, attraverso luso del linguaggio in
conversazione, di costruire quei momenti evanescenti che
Martin Buber (Anderson, Cissna 1997) chiama dialogo.
Quei momenti, a mio avviso, non possono che essere triadici e da quei momenti , a mio avviso, ineliminabile la dimensione culturale.
Le emozioni possono essere pensate come disposizioni, situazioni intenzionali (Harr 1986; Scarry 1985).

PIETRO BARBETTA

Ogni emozione in relazione con un suo oggetto intenzionale. La paura ci dispone alla fuga, la rabbia allaggressione, la tristezza al pianto e alla disperazione, il disgusto alla nausea e al vomito, la felicit al sorriso e alla
riconoscenza, la vergogna alla reticenza e allevitamento.
Tali azioni sarebbero la conseguenza di cambiamenti degli stati interni individuali dovuti a modificazioni neurovegetative, a loro volta, queste modificazioni neurovegetative sarebbero leffetto di episodi di perturbazione provenienti dallambiente, ma lambiente umano possiede, in
primo luogo, una foggia culturale. Queste perturbazioni
non hanno lo stesso effetto individuale su persone diverse, ma non hanno neppure lo stesso effetto sociale in culture diverse. Harr (1986), nel descrivere fenomenologicamente le emozioni in base a ci che chiama il loro oggetto intenzionale, pone laccento sullimportanza decisiva che ha il vincolo morale e sociale nella costruzione
delle emozioni.
Gli studi di Averill (1984) riguardo allacquisizione delle emozioni durante let adulta mostrano che in qualsiasi
momento, del corso della vita, un individuo pu apprendere nuove emozioni, in relazione ai vincoli e alle risorse costruiti dal contesto. Un esempio di questo tipo lo possiamo
ricavare dal disastro aereo di alcuni calciatori uruguaiani.
In quel caso la ridefinizione della loro necessit di sopravvivere, nutrendosi del corpo dei loro compagni di viaggio
deceduti attraverso il discorso sacro della comunione cristiana, permise loro di imparare a non provare disgusto e
orrore nei confronti delle pratiche antropofagiche che dovevano esercitare.
Gli studi di Heelas (1986) sulla definizione delle emozioni tra le culture analizzano invece la questione dal punto
di vista antropologico. Parlando del termine Liget utilizzato dagli ilongot, una popolazione asiatica, Heelas osserva la
maniera in cui, per differenza con la cultura occidentale,
unemozione si costruisce.
Liget significa un insieme di emozioni che nelle lingue
occidentali possono essere definite e scomposte in una se-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

rie di nomi, ma che, presso gli ilongot, vengono tutte raggruppate sotto un unico termine. Cos, per esempio, lemozione che provo durante una battuta di caccia Liget, come lemozione che provo quando vengo offeso, oppure
quando mi appresto a una relazione sessuale.
Il linguaggio rapito
Il pensiero occidentale si basa sulla logica formale, i cui
assunti, non ulteriormente discutibili, sono il principio di
identit, di non contraddizione e del terzo escluso.
I logici moderni, a partire da Bertrand Russell, hanno
tuttavia riscoperto paradossi gi posti nel V secolo a.C. dai
megarici a proposito del pensiero logico formale.
Tali paradossi giungono alla constatazione che in logica
non si pu parlare allo stesso livello di elementi e di classi
di elementi. Lesempio megarico illuminante. Epimenide
un abitante di Creta, un cretese. Ebbene, Epimenide dice
Tutti i cretesi mentono. La domanda che ci si pone se
Epimenide, nel fare questa affermazione, a sua volta menta
o sia sincero. In quanto cretese si direbbe che menta, ma se
mente, conferma ci che dice, dunque sincero, ma se
sincero, in quanto cretese, mente, ma se mente Cos di
seguito allinfinito.
Secondo Russell, un tale paradosso si determina perch
Epimenide, un membro della classe di cretesi, viene messo
sullo stesso piano della classe cui appartiene, i cretesi appunto. Ci in logica formale, secondo Russell, non dovrebbe essere fatto. Tuttavia nel linguaggio quotidiano ci avviene costantemente.
Prendiamo, per esempio, una relazione coniugale e
consideriamola come la classe di tutte le interazioni tra
quella moglie e quel marito. Poniamo ora di considerare
una di queste interazioni.
Moglie - Hai comprato una nuova auto senza neppure dirmelo!
possibile che io non conti proprio nulla in questa casa?

PIETRO BARBETTA

Marito - Basta! La nostra relazione non pu continuare! Tu


mi togli la libert!

evidente come questo elemento della classe questa


interazione si confonda con la classe delle interazioni, la
relazione coniugale.
In altri termini, nel linguaggio quotidiano, il divieto posto da Russell non pu essere rispettato.
Ma ci sono ulteriori complicazioni. Insieme alla scoperta del paradosso di Russell, Goedel aveva dimostrato che
un sistema di logica formale di una certa complessit intrinsecamente incompleto, ovvero contiene in s un teorema che dimostra la sua stessa incompletezza.
Gli studi di logica formale hanno tentato di inserire
correttivi e di porre rimedio ai paradossi, ai teoremi di indecidibilit e incompletezza.
Contemporaneamente, tuttavia, autori come Wittgenstein prendevano atto delle caratteristiche del linguaggio
umano. In primo luogo della sua natura non rappresentazionale e radicalmente costruttiva. Lasserzione che il significato di un termine si mostri nelluso che viene fatto del
termine stesso indica la natura sociale e autoriflessiva del
linguaggio, il quale non rappresenta una realt l fuori, ma
costruisce la realt della quale parla.
In particolare Wittgenstein considerava il suo stesso
tentativo di determinare la struttura logica del linguaggio, avvenuto con la stesura del Tractatus Logico-Philosophicus, unoperazione etica che tentava di definire i limiti del linguaggio stesso. Nel Tractatus Wittgenstein si
rendeva gi conto che questa operazione, loperazione
che lui stesso tentava, era intrinsecamente impossibile. In
un punto dellopera, Wittgenstein (1959, 5.631, p. 64)
sostiene:
Se io scrivessi un libro Il mondo come io lo trovai, vi si dovrebbe riferire anche del mio corpo e dire quali membra sottostiano alla mia volont, e quali no, etc., e questo un metodo disolare il soggetto, o piuttosto di mostrare che, in un

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

senso importante, soggetto non v: Desso soltanto infatti


non si potrebbe parlare in questo libro.
Il soggetto non appartiene al mondo, ma un limite del
mondo.

Una gran parte delle considerazioni teoriche relative alle emozioni, non tiene affatto conto di questo limite colto
da Wittgenstein e parla delle emozioni come se fossero dei
fenomeni extralinguistici. Tuttavia ne parla, ovvero usa il
linguaggio per definire fenomeni extralinguistici.
Gli studiosi di etologia umana, ai cui studi si riferiscono
le ricerche sullattaccamento, ritengono che losservazione
del comportamento umano attraverso lo stesso metodo utilizzato per losservazione del comportamento animale possa fornire spiegazioni altrettanto generalizzabili e definitive. sulla base di queste ricerche che Bowlby, e altri studiosi hanno tratto la conclusione, per loro definitiva, che il
comportamento di attaccamento sia altrettanto innato nelluomo quanto il comportamento di nutrizione.
Avanzer alcune obiezioni metodologiche a tali considerazioni partendo da un esempio tratto da uno studio di
etologia umana. Un esempio che sembra definire scientificamente le emozioni attraverso losservazione dei comportamenti.
Alle pagine 30 e 31 della mia edizione del volume di Eibl-Eibesfeldt (1970) Amore e odio, si trovano disegni di
volti di persone impegnate in ci che Eibl-Eibesfeldt definisce saluto oculare.
Cos scrive lautore a tale proposito: Nel saluto oculare
le sopracciglia vengono di colpo alzate per circa 1/6 di secondo.
I disegni rappresentano un balinese, un papua woitapmin, una donna francese e un indio waika: tutti sembrano
impegnati precisamente nella stessa attivit.
Com che Eibl-Eibesfeldt ritiene di poter affermare
che queste persone stiano facendo esattamente la stessa cosa? Ovvero, come pu lautore pensare che il loro gesto abbia il medesimo significato?

PIETRO BARBETTA

Prendiamo ora uninterpretazione diversa, che non riguarda la presunta universalit del saluto oculare, bens
un movimento affine, riguardante anchesso larea oculare:
la rapida contrazione della palpebra dellocchio destro.
A questo proposito, Geertz (1987, p. 153) propone di
confrontare il medesimo movimento in due ragazzi, e in
prima battuta non c neppure bisogno che questi appartengano a diverse comunit culturali:
I due movimenti, come tali, sono identici: unosservazione di
tipo meramente fotografico, fenomenico, non potrebbe dire quale sia un tic e quale un ammiccamento, e neanche se
entrambi o uno dei due siano tic o ammiccamenti. Tuttavia la
differenza tra un tic e un ammiccamento, per quanto non fotografabile, grande, come sa chiunque abbastanza sfortunato da avere scambiato luno per laltro.

Che cosa manca allosservazione delletologo? Egli d


per scontato il senso di quanto accade: vi un segno, linnalzamento delle sopracciglia, un significato, il saluto oculare, e un referente, qualcuno che viene salutato da qualcun altro in quel modo. E questo tutto. Fine della spiegazione.
In questo modo letologo studia i comportamenti umani come un geologo le epoche di stratificazione del territorio e un paleontologo le attribuzioni di un femore a un animale preistorico.
Non considera neppure la possibilit che luno, il salutante, sia in effetti una persona con un tic e laltro, il salutato, una persona che crede di venire effettivamente salutata.
Troppa complessit.
Invero, con buona pace per gli studi di Eibl-Eibesfeldt
(1970), il semplice innalzamento delle sopracciglia per un
istante sembra non avere esattamente il medesimo significato in differenti culture, anche tralasciando lesistenza dei
tic, degli ammiccamenti, dei turbamenti, degli esempi accademici a proposito dellinnalzamento delle sopracciglia, e
via dicendo.

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

Per esempio, tra i britannici, sembra avere un significato del tutto particolare in relazione alla loro identit
politica.
Cos scrive Elaine Scarry (1985, p. 110) a questo proposito: Lidentit politica del corpo viene spesso appresa inconsciamente, senza sforzo e molto precocemente. Si dice
che i bambini britannici imparino a tenere le sopracciglia
alzate sin dai primi mesi di vita.
Una tale abitudine non sembra connessa con qualsiasi
saluto, ma in primo luogo con il saluto alla bandiera. Addirittura, sembra che la posizione degli occhi sotto le sopracciglia alzate sia differente a seconda che la bandiera
sia la propria o unaltra. In questo secondo caso, gli occhi
assumerebbero una posizione che distoglie lo sguardo
(Scarry 1985).
Quale dunque il limite della spiegazione etologica di Eibl-Eibesfeldt? Egli propone di interpretare un gesto che ha
valore linguistico usando il linguaggio, ma non considera
lautoreferenzialit della sua operazione. Per lui il referente
di quanto avviene nel saluto oculare esterno al linguaggio, dunque non ulteriormente interpretabile. cos e basta, come laffermazione che la dimensione di un uovo di
struzzo maggiore di quella di un uovo di quaglia.
Le emozioni in questottica sono disposizioni che accadono agli esseri umani indipendentemente dal linguaggio e
solo un esperto pu, dallesterno, conoscere il significato di
quanto succede a un essere umano.
Il triangolo semiotico di questo discorso sulle emozioni
formato da un segno, un significato e un referente esterno al linguaggio. La conoscenza di tale referente fa dellesperto colui che pu scientificamente autorizzato a
spiegare il significato di quel segno.
Le posizioni epistemologiche di Geertz e Scarry necessitano invece di un triangolo semiotico formato da un segno (Zeichen), un significato (Bedeutung) e un senso (Sinn).
Se il segno viene significato, si assiste a una descrizione, ma
ancora non si compreso il senso di quanto accade. Si
semplicemente preso atto di quellaccadere.

PIETRO BARBETTA

Il terzo, nella relazione, lelemento che costruisce il


senso di quellaccadere. In una relazione semiotica statica,
il terzo viene definito come referente. Ci che sta nella
realt l fuori deve soltanto essere rappresentato dal linguaggio.
In una relazione dinamica, invece, il terzo non esterno
al linguaggio, ma ne la condizione differenziale. Esso costituisce perci lelemento che rende dinamica la relazione
tra i tre elementi.
Riferire queste considerazioni al tema delle emozioni e
della personalit, significa:
() precisamente che ci che diamo per scontato reso problematico da questo approccio. Riguardo alla nostra nozione
di persona, ci significa che lidea che la nostra vera esistenza
sia data in quanto individui distinti e separati, che le nostre
emozioni siano espressioni personali e spontanee di un s interno che potremmo chiamare personalit, sono poste radicalmente in dubbio (Burr 1995, p. 24, corsivo mio).

Si potr obiettare che le osservazioni presentate sopra


appaiono capziose e ci complicano enormemente la vita.
Non pi economico fermarci alle definizioni di EiblEibesfeldt?
La mia impressione che la questione sia, in un certo
senso, una questione storica e politica. La ricerca scientifica classica sulle emozioni ha, a mio parere, continuato
unoperazione di colonialismo culturale che ha origine nella modernit.
Secondo Greenblatt (1991, pp. 159-160) una tale operazione pu essere riscontrata, sul piano storico, nella prima grandiosa operazione coloniale dellepoca moderna: la
scoperta delle Americhe.
Il paradosso che il segno pieno di significato o, pi semplicemente, pieno vuoto, nel senso di cavo, trasparente:
una lente attraverso la quale Colombo cerca ci che si aspetta
di trovare o, pi precisamente, forse, una parola straniera che
egli si aspetta di costruire od incorporare nel proprio linguag-

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

gio. Nel tardo Cinquecento Richard Mulcaster chiam acutamente affrancamento (enfranchisement) questa incorporazione, il processo attraverso il quale le parole straniere prese
in prestito vengono legate alle regole della nostra scrittura. I segni che Colombo non in grado di affrancare,
quelli che risultano irriducibilmente strani od opachi, si avviano a perdere il loro status, appunto, di segni.

Gran parte delle ricerche psicologiche sulle emozioni


sembrano risentire dello stesso limite epistemologico: ricondurre il linguaggio delle emozioni dellaltro al sistema
interpretativo del ricercatore. I gesti, le espressioni facciali e le frasi reciprocamente incomprensibili nella relazione
tra il ricercatore, o il clinico, esperto, e laltro, fanno spazio oggi allofferta, da parte del ricercatore e del clinico, di
spiegazioni. Si pretende di apprendere la lingua dellaltro,
senza riconoscere preventivamente alcuna differenza linguistica. Il Requierimento3, strana miscela di rituale, cinismo, finzione legale e perverso idealismo, era imperniato
sulla convinzione che non esistesse alcuna seria barriera
linguistica tra indiani ed europei.
Potremmo interpretare il DSM-IV come una sorta di Requierimento contemporaneo. Dovremmo allora domandarci come liberarci dalla trappola che ci costringe a rapire il
linguaggio delle persone che si rivolgono al consulente, o
al clinico.
Nella diade non si costruiscono significati, si realizzano
invece pure identificazioni, per usare la metafora freudiana, la diade pu essere interpretata come un atto di reciproco cannibalismo: io so che cosa lei/lui prova in questo
momento.
A questo modello naturalistico, utilizzato da molti tra i
sostenitori della teoria dellattaccamento, io propongo, nel
primo capitolo del libro Le radici culturali della diagnosi,
un uso midarshico della conversazione clinica.
Lidea di usare cos liberamente e al di fuori del proprio
dominio specifico il termine ebraico midrash non affatto
nuova. La mia fonte di ispirazione principale unopera di

PIETRO BARBETTA

Kermode (1979) dal titolo The Genesis of Secrecy. Nella


mia lettura di questopera traggo lidea che non esista narrazione senza segreti, porosit e misteri. Nello stesso tempo ritengo che questi misteri siano, in qualche modo, la
fonte della curiosit e del fascino che permette alle persone
di continuare a raccontare storie. Il midrash uninterpretazione non esegetica, bens narrativa, delle scritture. In
quanto interpretazione narrativa ha tre caratteristiche importanti:
- sollecita la produzione di nuovi significati, interrogandosi costantemente sul senso della narrazione;
- usa il medesimo linguaggio della narrazione sulla quale esercita la propria ermeneutica, non usa, come nellesegesi, un linguaggio altro (colto, astratto, da esperto);
- emenda, con nuove narrazioni, il segreto e il mistero,
ma, poich esercita questa operazione in forma narrativa,
produce nuovi misteri e nuovi segreti.
Homo demens non pu uscire dal midrash nel quale si
trova gi sempre, dal momento della sua nascita (Arendt
1929; Kristeva 2001). Il lettore interessato a questa proposta trover in altri miei lavori (Barbetta, a cura, 2003) alcune indicazioni di approfondimento per lapplicazione di
questa metodologia clinica. Sul piano teorico ho affrontato
largomento del midrash in un saggio sui rapporti tra clinica e letteratura (Barbetta 2003).
Il midrash un bricolage narrativo: non me ne vogliano
gli esegeti biblici ortodossi e rigorosi, mi considerino pure
un eretico. Tutto ci ha un forte legame con il delirio del
quale scriver in modo pi diffuso Michele Capararo nel
prossimo saggio.

1
Nel saggio di Lewis-Fernandez e Kleinman (1995) si racconta di come
la task force (il gruppo di redazione) preposta alla revisione del Manuale
diagnostico psichiatrico dellAmerican Psychiatric Association (APA) avesse
creato una sottocommissione preposta a fornire indicazioni in relazione alle
questioni culturali e antropologiche della diagnosi. I due autori erano parte

LA PERSONALIT E I SUOI DISTURBI

di questa commissione che, dopo una serie si incontri, aveva formulato sette
raccomandazioni su come redigere il manuale (DSM) in modo da non sottovalutare le questioni culturali. Nel saggio i due autori raccontano di come
lAPA abbia del tutto disatteso queste raccomandazioni riproponendo una
visione della diagnosi basata sulla filosofia universalistica. Vero che pi recentemente, in occasione della redazione del DSM-IV-TR, lAPA ha pubblicato
un saggio sulla psichiatria culturale (APA 2002). Tuttavia le considerazioni
del saggio sono, a mio avviso, ancora lontane da una seria considerazione
del fenomeno culturale.
2
Con ci non intendo sostenere la maggior validit del punto di vista aristotelico, o di quello islamico, rispetto al punto di vista occidentale moderno,
semplicemente non vorrei dare per scontato il contrario.
3
Il Requierimento fu un documento, in spagnolo, che informava gli indiani
dei loro diritti e dei loro obblighi come vassalli del re e della regina di Spagna.

Capitolo quarto
Storie umane di (neuro)scienza e sistemi di cura
Michele Capararo

Premessa I: io sono una storia


C qualcuno in ascolto?
Premessa II: la cura
Morte
La morte non significa morire.
La morte morta.
Non cos del morire.
(Carmelo Bene, in Bene, Deleuze 2002, p. 121)
Resurrezione
Prevediamo un periodo in cui lumanit realizzer il controllo
completo sui processi biologici, compreso linvecchiamento.
Unera nella quale lintelligenza artificiale e la manipolazione
molecolare elimineranno la povert, la malattia e la durata fissa della vita come le conosciamo oggi. Unera in cui una lunga vita, una buona salute e un potenziale illimitato saranno
diritto di nascita di ogni essere umano. Purtroppo molti di
noi viventi sono nati troppo presto per vedere questa era. O
lo erano? (http://www.alcor.org)1
Paradosso
Tuttavia, se vero che anche questo illuminismo scientifico
come quello dellantichit incontra il suo limite ultimo nel carattere inconcepibile della morte, altrettanto vero che lorizzonte di indagine, entro il quale si muove il pensiero di fronte
a questo enigma, rimane circoscritto da [simili] dottrine della

MICHELE CAPARARO

salvezza e quindi, per noi, da quella cristiana con tutte le sue


variazioni di chiese e sette (Gadamer 1993, p. 78).

Premessa III: la scienza


questo spazio-tempo paradossale che costituisce i
confini entro i quali si muovono le scienze umane (ne conosciamo altre?).
La clo-Nazione
Se lordinamento di una societ cattivo (come il nostro lo ),
e un piccolo numero di persone ha il potere sopra la maggioranza e lopprime, ogni vittoria sulla Natura servir inevitabilmente soltanto a rafforzare quel potere e quella oppressione.
Questo ci che attualmente sta accadendo.
trascorso circa mezzo secolo da che Tolstoj scrisse queste
parole e ci che in quel tempo stava accadendo ha continuato
ad accadere. Scienza e tecnica hanno fatto notevoli progressi
negli anni intercorsi e altrettanto la centralizzazione del potere politico ed economico, e cos loligarchia e il dispotismo
(Huxley 1946, p. 23).

trascorso un altro mezzo secolo e pi da che Huxley,


al termine della seconda guerra mondiale, scrisse queste
parole e ci che in quel tempo stava accadendo ha continuato ad accadere.
Il progresso della scienza ha contribuito allassottigliamento delle libert personali, di pari passo a quello dei televisori. In questo contesto dobbiamo inserire ogni discussione che si identificava come vittoria sulla Natura riprendendo Tolstoj. A tuttoggi laccezione pi diffusa nellimmaginario comune della scienza divulgata e praticata in campo
sanitario vede i sistemi di cura come una strategia per combattere e riportare una vittoria delluomo2 sulla natura.
Ho gi descritto in un saggio precedente (Capararo
2003) le metafore mediche utilizzate per acquisire consen-

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

so generale sullinevitabilit delle guerre: dal virus del terrorismo agli effetti collaterali dei bombardamenti. Ma vero anche il contrario: i sistemi sanitari possono essere visti
come organizzazioni belliche che proteggono, prevengono,
combattono e spesso sconfiggono linvasione della natura
patogena che ci circonda, e dallinvenzione del microscopio abbiamo scoperto una massa enorme di nemici invisibili a occhio nudo che respiriamo, beviamo, mangiamo e
tocchiamo o, nella maggior parte dei casi, con i quali conviviamo. Ci affidiamo con fiducia alle cure mediche in caso
di bisogno e lo facciamo portando una storia di sofferenza
che percepiamo unica e personale, ma siamo spesso trattati
come un terreno biologico invaso da nemici sul quale la
tecnica medica combatte la battaglia per la salute. Siamo
osservatori, straniati, di un s corporeo che sembra non appartenerci.
Unamica che aveva un serio problema cardiaco mi ha
confidato di essere stata molto pi agitata (tanto da soffrire
di insonnia per settimane) dopo lintervento chirurgico microinvasivo al cuore (perfettamente riuscito) che nei mesi
precedenti loperazione. Quale pu essere il significato di
un atteggiamento apparentemente cos irrazionale? Che
cosa mancato al successo della terapia perch si attivasse
un processo di guarigione non solo efficace ma anche rassicurante? Forse aspettava con fiducia che delle persone che
fanno i medici si prendessero cura di una persona con una
malattia e non che il sistema sanitario accettasse in ospedale una cliente. Le stato guarito il muscolo cardiaco ma
non vi stata cura della persona. Non vi stata, mi raccontava, alcuna preparazione allintervento se non farmacologica: nessun colloquio, nessuna conoscenza del corpo nella
storia che lo accompagna, nessun interesse alla sua unicit
come individuo, qualcosa in pi di un sistema di organi in
interazione tra i quali quel cuore da riparare. Nessuna spiegazione chiara, nessun dialogo preparatorio al fatto che dopo lintervento avrebbe iniziato ad assumere un cocktail di
farmaci per molto tempo. Come se quei farmaci li assumesse il suo corpo e non lei nella sua identit, che nasce dal-

MICHELE CAPARARO

lintreccio irriducibile di corpo e storia. Storia con la esse


minuscola, storia minore, come lo sono tutte le storie davvero importanti: le storie di ognuno di noi.
Un intervento che solo pochi anni fa avrebbe richiesto
mesi di ospedalizzazione stato risolto in pochi giorni di
degenza: questo oggi il prevalente metro di valutazione
del progresso in medicina.
Questa la tendenza evolutiva dei sistemi dominanti di
cura nella cultura tecnologica nella quale le percentuali di
guarigione sono sempre in aumento e i tempi di guarigione
sono sempre in diminuzione, ma la cura, il prendersi cura?
importante distinguere i sistemi di guarigione dai sistemi di cura. Guarigione viene dal longobardo warjan che
significa tenere lontano. La ricerca e la clinica tecno-medica in questo campo hanno fatto davvero passi enormi negli
ultimi cinquantanni. Oggi siamo in grado di allontanare la
malattia dai corpi in tempi e modi sempre pi efficaci e veloci. Curare, invece, ha la stessa radice etimologica di curiosit: kwei. Prendersi cura implica essere curioso. Intrecciare la propria storia di curante con quella del paziente significa assumere un atteggiamento di curiosit, un atteggiamento ricettivo nei confronti dellaltro che presuppone rispetto per la diversit al fine di generare un sentimento
pervasivo di com-prensione. Curiosit intesa in senso cecchiniano che
conduce verso una esplorazione e invenzione di visioni alternative e le mosse alternative generano curiosit (Cecchin
1987, p. 406).

Il corpo che cura e il corpo che soffre costruiscono vicendevolmente identit salutari nella narrazione di una storia comune che predispone a una possibile guarigione, che
li comprende e li distingue nei ruoli. Riprendo un concetto
di Gadamer sulla relazione tra la persona malata che percepisce, proprio in questa condizione del corpo, la salute e il
guaritore consapevole delle proprie ferite. Nel nostro sistema di cura la curiosit del medico orientata, sin dai primi

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

studi universitari, verso la definizione di un corollario di


sintomi che devono successivamente essere sintetizzati in
una diagnosi. Un procedimento ana-mnestico che fa della
scomposizione analitica del deficit lo strumento principe
del curante. Esempio classico in neurologia la costruzione di una nosologia delle differenti sindromi fondata sulla
corrispondenza tra lesione dorgano e deficit funzionale.
Evincere il funzionamento neurobiologico della mente dalle sue menomazioni insindacabilmente utile da un punto
di vista rigorosamente scientifico e rappresenta una metodica che ha portato enormi risultati nel campo della terapia
medica non solo in campo neurologico. Ci che, tuttavia,
rimane troppo spesso sullo sfondo il processo straordinario che ogni paziente mette in atto per ripristinare funzioni
cerebrali deteriorate da una lesione organica. Lincredibile
caleidoscopio di interazioni tra riorganizzazione neuronale
e riadattamenti comportamentali di un individuo menomato raramente lobiettivo della curiosit medico-scientifica.
Una delle ragioni principali di questo atteggiamento risiede
nel fatto che per essere praticato necessario considerare
lindividuo malato come un soggetto con una propria storia personale che influenza e rende comprensibili le, spesso
bizzarre, strategie di autoguarigione: un caso clinico si trasforma in narrazione scientifica. Almeno fino a una decina
di anni or sono la sempre pi potente e raffinata tecnologia
diagnostica rinforzava il pregiudizio della separazione netta
tra Letteratura e Scienza in nome di un rigore scientifico
che, in verit, assomigliava pi a un delirio classificatorio.
Solo pochi fissati si immergevano in letture classiche di
Storia della neurologia affascinati dalla raffinatezza delle
descrizioni. Potremmo sintetizzare questo atteggiamento
generale con la domanda: perch leggere Charcot se abbiamo la Risonanza Magnetica Nucleare? Ricordo che nel periodo della mia formazione specialistica in neurologia venni casualmente a conoscenza del libro di Oliver Sacks intitolato Emicrania. Quando ne parlai con entusiasmo ai miei
colleghi del centro per lo studio e la cura delle cefalee ebbi
limpressione di aver introdotto un libro da spiaggia nel

MICHELE CAPARARO

tempio della scienza. Oggi, grazie alla rivoluzione epistemologica dello studio del vivente iniziata e portata avanti
in differenti campi del sapere da scienziati rigorosi ma poco ortodossi come Rose, Gould, e Lewontin, stiamo introducendo storie di scienza che descrivono eventi unici e irripetibili in ogni singola forma di vita. Forse possiamo iniziare con meno pudore a parlare di romanzo scientifico rileggendo con occhi nuovi le meravigliose narrazioni di un
neuroscienziato ante litteram come Lurjia, scritte letteralmente a due mani con i propri pazienti. La ricerca scientifica allinterno dei laboratori porta avanti un continuo lavoro che definisco mitolitico, ovvero di decostruzione di
verit storiche della scienza. Recenti ricerche sulla plasticit neurale propongono lidea che il complesso funzionamento cerebrale adotti i meccanismi exattivi (Skoyles
1999) descritti esaurientemente da Pievani nel saggio che
apre questo volume. Altri studi mettono in dubbio le funzioni vitali della ormai consolidata (in letteratura) struttura
colonnare delle aree cerebrali deputate alla visione riscontrando invece una enorme variabilit individuale nella
loro espressione di dominanza, definita nellarticolo capricciosa (Adams, Horton 2003). Quando il dato scientifico sfugge al paradigma di riferimento la scelta delle parole rivela le emozioni dei ricercatori: un certo disappunto
conseguente al fatto che i neuroni non si comportano come
dovrebbero, neuroni degenerati direbbe Edelman. Il procedimento scientifico nello studio degli esseri viventi, quando inserisce un sistema biologico in un contesto evolutivo,
ha un duplice e ricorsivo effetto: dal punto di vista ontogenetico (lo studio di quel particolare neurone, in quel particolare cervello di quel particolare animale) agisce in senso
prevalentemente mitolitico, generando peculiarit, dubbi,
eccezioni, degenerazioni e amputazioni; dal punto di vista
filogenetico, invece, agisce in senso prevalentemente mitopoietico, unificando le particolarit in una Storia coerente e
condivisa definita Teoria scientifica. La costante oscillazione tra i due poli di questa doppia descrizione, prendendo in
prestito un celebre concetto batesoniano, garantisce la fles-

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

sibilit del sistema scienza (e come vedremo successivamente del sistema di cura) senza rischiare di cadere nel cul de
sac dellirriducibilit ontogenetica e della rigidit filogenetica. Pi avanti vedremo anche come le metafore descrittive dellarchitettura e della fisiologia cerebrali siano figlie di
quelle sociali che vengono a loro volta influenzate dalle
prime in un processo di costruzione di senso circolare.
Riprendiamo, ora, il discorso sui sistemi di cura.
Se, con un certo gusto per liperbole, consideriamo la
guarigione come un epifenomeno desiderato allinterno di
una rete complessa di interazioni che definiamo sistema di
cura, allora notiamo come un epifenomeno sia nel corso
dei secoli divenuto lobiettivo in cui si esauriscono tutti i significati insiti nel termine cura. Le sempre maggiori scoperte medico-scientifiche rinforzano lidea di una teoria
medica certa, sicura delle sue applicazioni, ma a questa sicurezza non corrisponde certezza nella riuscita della terapia e quindi della guarigione (concetto istituzionalizzato in
quanto il medico nello svolgimento della sua professione
non ha lobbligo del risultato). Quindi la propaganda di
una scienza medica sicura ha almeno due conseguenze importanti: da una parte genera lillusione della certezza della
guarigione, dallaltra inaridisce latteggiamento di curiosit
verso la teoria medica (di cui viene rafforzata lipotesi dominante) e la mancanza del dubbio trasforma luomo in
corpo macchinico. Gadamer parla di dissoluzione della
persona in un corpo frammentato frutto delloggettivazione, da parte della metodologia medica, di tutti i dati disponibili che creano una molteplicit ricomposta attraverso
una visione analitica del corpo (1993).
Viene meno il privilegio del dubbio costitutivo di ogni
vera relazione di cura, aperta necessariamente allimprevedibile. Il guaritore consapevole che gioca continuamente
con i propri pregiudizi li considera elementi ineludibili ma
flessibili del proprio essere nel mondo e lascia che si confrontino con quelli della persona sofferente.
Lideologia della guarigione come unico obiettivo della
cura ha conseguenze spesso drammatiche nelle situazioni

MICHELE CAPARARO

in cui la patologia non d speranze in tal senso, come nei


malati cronici e nei malati terminali. In questo caso la medicina deve giocare a carte scoperte, dichiarare i propri limiti, e spesso i medici entrano nel panico con i propri pazienti. La societ intera non ne vuole parlare. Un malato
terminale, ancora vivo, lo svelamento della rimozione su
cui si fondano la tecnica e i suoi progressi, la rimozione
della vita attraverso la negazione della morte (ib.).
La relazione di cura comprende il processo lineare verso la guarigione dalla malattia ma non si esaurisce in esso.
Laccettazione del dolore altrui come proprio dolore possibile una fase naturale del processo di cura. Lartificio della classificazione diagnostica non dovrebbe mai nascondere
la naturale risposta al dolore altrui che Skoyles sottolinea
iniziare molto precocemente nei mammiferi sociali: le madri riconoscono il pianto del proprio figlio fra mille altri e
anche i neonati reagiscono al pianto di altri neonati (Skoyles, Sagan 2002).
Nellincontro con laltro, con il malato, la persona curante non deve temere la messa in discussione delle certezze della terapia, non deve rassicurare ma curare. dal
prendersi cura che pu nascere la rassicurazione e non viceversa. Latteggiamento di cura, abbiamo gi detto, sempre un atto di decostruzione nel quale la curiosit verso lesperienza dolorosa rivela laccettazione dellaltro, del malato, come unoccasione per
mantenere aperti quei varchi, quelle crepe che, interrompendo
la chiusura di ogni ordine stabilito, in primo luogo concettuale,
consentono allaltro di venire (Deleuze, in Resta 2003, p. 17).

La visione della cura come via pi breve alla guarigione (certa) ha assunto una valenza esclusivamente tecnologica e nasce da una visione locazionista della patologia che
ha origine nellalimentazione e nella guerra. Lanatomia ha
scoperto il corpo, lo ha tagliato e suddiviso in organi:
nasce lo sguardo anatomico. La preparazione di animali
nellarte culinaria e lesposizione dellinterno del corpo

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

nelle ferite di guerra, con il loro carattere di urgenza, possono essere considerati lorigine delle conoscenze anatomiche e del loro uso terapeutico (Parodi 2002). Lo sguardo anatomico che mette in luce un isomorfismo degli organi animali di specie differenti sempre stato terreno
privilegiato della ricerca scientifica in medicina. Il frontespizio di un volume di anatomia descrittiva e dissezione
della seconda met del XVIII secolo (Fort 1871) recita:
Manuale dellanfiteatro. Dissezione, preparazione dei
pezzi secchi pei musei, pei concorsi.
Si tratta dellapoteosi dello sguardo medico foucaultiano della Nascita della Clinica. Il palcoscenico sul quale si
fa a pezzi secchi il corpo, spettacolo dillusione nel quale la scienza scopre la morte e ne svela il mistero al pubblico. Questa tradizione del teatro anatomico, consolidatasi
con Andrea Vesalio nella prima met del XVI secolo, consisteva letteralmente nella dissezione di cadaveri in pubblico, in cui lattore principale della rappresentazione non
n il medico, n il corpo privo di vita sul tavolo operatorio, ma latto in s dello svelamento dellinvisibile, cio
di qualcosa che non sarebbe percepibile dai nostri sensi
naturali. forse lassunto fondamentale della scienza sin
dai suoi albori. Rendere visibile linvisibile gi realt misurabile, un passo verso la verit, ma come scrive MerleauPonty (1964, p. 41), La scienza presuppone la fede percettiva e non la illumina.
Il cervello, da quando il cerebrocentrismo di derivazione
ippocratica lo ha posto al vertice della gerarchia degli organi, lattore principale del teatro anatomico e gli ultimi
dieci anni del secolo scorso sono stati dichiarati Il decennio
del cervello dal mondo accademico. Lesplosione delle neuroscienze e la ripresa dello studio della coscienza, concetto
rientrato nel discorso scientifico dopo il lungo esilio impostogli a partire dal comportamentismo, coincidono con lo
sviluppo delle tecniche di visualizzazione dinamica (Dynamic Brain Imaging) che, sempre pi raffinate, evitano lin-

MICHELE CAPARARO

vasivit e permettono lanalisi in vivo di ci che accade nel


cervello. Il rischio pi evidente un ritorno acritico a un
neo-lombrosianesimo tecnologico in cui finalmente possibile misurare il cervello in vivo.
Quasi uninvasione nel sacro, nel mondo dellinvisibile
per eccellenza. Il cervello, organo percepito quasi incorporeo, massa insensibile in senso fisiologico, ovvero privo di
terminazioni sensitive. Il cervello non sente se stesso, non
ha recettori dolorifici o tattili: non sente dolore se lesionato, caratteristica unica nellorganismo animale. La scena
del dottor Lecter3 che degusta con un cucchiaino il cervello scoperto di un uomo tranquillamente seduto, una
metafora scientificamente plausibile. Il corpo sano lestensione concettuale del cervello insensibile, astratto, invisibile ai sensi naturali.
possibile, infatti, individuare due tendenze opposte
nel gestire il corpo nellattuale immaginario sociale.
Il corpo sano diviene etereo, svanisce allinterno delle
discussioni medico-scientifiche che si fanno astrazione fisiologica e filosofica. I sistemi di cura sono concentrati sulla malattia, ritenendo la conservazione della salute prioritariamente una responsabilit individuale. Esempio ne il
fatto che la ricerca medica, nella sua veste istituzionale,
persegue con tenacia gli studi su possibili sfuggenti retrovirus oncogeni come causa di neoplasie, ma lascia spesso soli
i comitati cittadini e le associazioni civili nel dimostrare e
denunciare limpatto ambientale dellinquinamento elettromagnetico, da monossido di carbonio, da agenti chimici di
scarto dellindustria, da scorie nucleari, ecc.
Il corpo malato, invece, che la massima espressione
di corpo vissuto nella sua inevitabile e irritante caducit,
viene analizzato, sezionato, riparato come se fosse estraneo allesperienza di s. La natura (maligna) che si ribella,
limprovvisa consapevolezza dellalterit della nostra carne, laltro in noi, il diverso che rientra immediatamente
nel paradigma socio-medico della guerra al male che
sempre altro da s: aggressione esterna, ingiustificata e
immeritata e quindi malvagia.

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

In effetti la malattia considerata meno malvagia, in


questo senso, se colpisce lomologo; la degenerazione che
colpisce il degenerato vissuta come plausibile conseguenza (o forse sarebbe meglio dire punizione) di una condotta
de-lirante: lomosessuale con lAIDS, la prostituta con un tumore uterino, lalcolista con la cirrosi epatica, luomo di
potere colpito da infarto.
Lorgano malato incarna lo strumento della giustizia trascendente che riporta lordine naturale di tutte le cose che
significa la sopravvivenza dei migliori.
Ogni anno nel mondo vengono uccisi circa trecento milioni di animali, quasi un milione ogni giorno, per la ricerca
scientifica, cosmetica e per scopi didattico-dimostrativi. I
primi dubbi sulla reale attendibilit scientifica di tali pratiche da parte degli stessi vivisettori sono sorti pi di quarantanni fa sino a diventare oggi un progetto critico e
scientificamente rigoroso, ricco di proposte alternative allutilizzo di esseri viventi (Barnard, Kaufman 1997). Prevale, comunque, un fortissimo interesse economico dietro
queste stragi, legato principalmente alla commercializzazione di farmaci e prodotti cosmetici, che ne impedisce
una seria discussione pubblica supportata adeguatamente
dai media. Ma il profitto non sarebbe sufficiente a spiegare
il largo disinteresse sociale per i milioni di morti ogni anno
per la vivisezione, sempre pi criticata dalle nuove generazioni. Insieme allidea dellassenza di alternative, vi anche, come abbiamo anticipato, la seduzione dello sguardo.
Siamo cos sovrastimolati dalle immagini da ergerle, senza
mediazione riflessiva, a principio di realt. Il linguaggio comune costellato dalla premessa dellimmagine come verit: si dice unimmagine vale mille parole, vedere per credere, lho visto coi miei occhi, e i testimoni sono considerati
pi attendibili se oculari. Vera limmagine della cartella
sulla vera scrivania del computer; fatichiamo a pensare che
si tratta di lunghe stringhe di zero e di uno che codificano
laccensione o lo spegnimento dei pixel su uno schermo.
Vero che se osservo le viscere di un cane assomigliano a
quelle di un uomo; fatichiamo a pensare che lisomorfismo

MICHELE CAPARARO

visivo sottenda differenze evolutive e biologiche spesso


scientificamente inconciliabili. Luomo occidentale accetta
la giustificazione dellisomorfismo perch perfettamente
in risonanza con il paradigma del vero ci che vedo. La ripresa televisiva di un evento ci appare pi vicina alla realt
di qualsiasi servizio radiofonico o giornalistico. Non un
caso che, in ogni regime contemporaneo, il popolo si conquisti attraverso i televisori e la censura inizi proprio dalle
trasmissioni televisive, mentre i canali radiofonici avvertono solo londa durto del colpo di mannaia.
Ma vi un altro motivo che porta allaccettazione di
questa massa di morti sempre crescente. Luomo combatte
la consapevolezza della propria caducit in due direzioni
opposte: la prima, gi descritta in precedenza, lallontanamento del pericolo, la guarigione; la seconda esattamente il suo opposto ovvero il gettarsi nel pericolo e sfidare la morte. Canetti (1960, pp. 274-275) esprime con parole dure questa tensione:
La forma pi bassa del sopravvivere consiste nelluccidere.
Cos come luomo ha ucciso lanimale di cui si nutre, che ha
trovato indifeso e pu farlo a pezzi e distribuirne i pezzi
quali parti della preda per s e per i suoi , cos luomo vuole
anche uccidere luomo che gli di ostacolo, che gli si contrappone quale nemico. () La sensazione di forza che scaturisce dal sopravvivere fondamentalmente pi forte di ogni
afflizione: la sensazione dessere eletti fra molti che hanno
un comune destino. Proprio perch si ancora vivi, ci si sente
in qualche modo i migliori.

I vivi, dunque, alimentano il sogno dellimmortalit sopravvivendo ai morti. Il rapporto tra pratiche vivisettorie e
pratiche di guerra molto pi profondo di quanto possa
apparire a unanalisi sommaria e prevedibile. Pi la massa
di morti accresce, pi accresce lhybris consolatoria dei vivi. Ancora una volta la guerra e la medicina intrecciano le
radici nello stesso terreno, terreno di battaglia, in cui il
guaritore solo guerriero. Mi viene in mente il quadro Il
trionfo della morte di Bruegel il Vecchio in cui nella massa

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

di persone assediate dalla morte durante una festa popolare si vede un sopravvivente che sta sguainando la spada.
Accanto vi una tavola imbandita sotto la quale si sta infilando un uomo, cercando protezione. Alle spalle del combattente ci sono due donne accovacciate, che si rivolgono
vicendevolmente uno sguardo estatico; una delle due suona uno strumento a corde. Riprendendo la citazione in epigrafe di Gadamer, penso alla Medicina che sguainando la
spada cerca di proteggere dalla morte il malato che si infila
sotto il tavolo della Scienza, mentre i sani suonano uno
strumento ignorando consapevolmente la tragedia in atto.
Se sappiamo guardare con disincanto weberiano (e consideriamo la razionalit come mezzo e non come fine assoluto), appare evidente che il progresso scientifico, dai laboratori di ricerca alle applicazioni mediche, fino alle profonde implicazioni filosofiche, ci dice molto di pi sulla scienza delluomo che sulla conoscenza delluomo.
Lindagine della scienza e in particolare del progresso
neuroscientifico, come eventi storici inseriti in un processo
evolutivo, di per s uno strumento epistemologico che trova nella ricorsivit un metodo paradossale e coerente. La
scienza emersa dal cervello studia il cervello emerso dalla
scienza. E se vogliamo chiederci con senso di responsabilit
come funziona il cervello abbiamo il dovere di chiederci
contemporaneamente come funziona la scienza oggi.
Da quando Russel e Whitehead, allinizio del secolo
scorso, con la Teoria dei Tipi Logici cercarono di mettere
fuori legge il paradosso in quel dominio cognitivo che
oscilla tra linguaggio e pensiero, il paradosso stesso si
sempre pi rivelato nel corso degli anni una delle chiavi di
riflessione pi interessanti sul pensare umano ma soprattutto del pensare sul pensare. E ci che questa sfuggente
astrazione, che ripiega su se stessa, invita a compiere un
ribaltamento epistemologico in cui ortodosso ed eterodosso ruotano attorno al perno del paradossale, segmenti inventati di uno stesso cerchio che latto della distinzione
crea allo stesso momento, necessari entrambi perch si
possano ri-conoscere.

MICHELE CAPARARO

La scienza non sfugge al paradosso, una teoria che


riesce a spiegare ci che accaduto in un esperimento, talvolta riesce a ripeterlo e allora si trasforma in tecnologia.
Ma soprattutto la scienza una teoria formidabile perch
maestra nello spiegare per quale ragione ci che doveva accadere non accaduto convalidandosi nella propria autogiustificazione. ricorsivamente perfetta, inattaccabile.
Forse in un futuro lontano si studier la Scienza come un
vecchio modello teorico, affascinante e approssimativo, ma
esempio ancora valido di creazione della verit attraverso
unefficace visione autoreferenziale della realt.
Ma la scienza un seme che germoglia fra gli uomini, sul terreno della politica e delleconomia. un seme
antico dal quale cresce una pianta che attraverso i suoi
differenti rami punta verso ununica direzione: limmortalit.
Gli studi, i progressi e le relative polemiche sulla manipolazione genetica e conseguentemente sulla clonazione a
scopo terapeutico rappresentano insieme alle neuroscienze
lo stato dellarte della ricerca scientifica incarnando il desiderio latente di ogni uomo di vivere per sempre sentendosi
necessario, magari, per ora, congelando il proprio corpo in
attesa dei progressi tecnologici che lo salveranno ripetutamente in eterno.
Due sono i differenti aspetti che comporta il tema della
manipolazione genetica.
Uno quello individuale: luomo singolo comune potr essere pi che uno e trino, potr essere uno e multiplo,
rigenerarsi, sostituirsi, ricambiarsi, insomma essere per
sempre.
Laltro quello sociale, legato allidea di clo-Nazione:
tutti saranno cos migliori a furia di rigenerarsi che genereranno discendenti sempre migliori fino a essere tutti simili
al meglio, insomma praticamente uguali. Una nazione formata da individui che non possono che pensarla allo stesso
modo, quello migliore. Questo il futuro che i nostri sistemi di cura costruiranno insieme a tutti i sani e i malati,
entrambi comunque destinati alla perfezione.

STORIE UMANE DI (NEURO)SCIENZA E SISTEMI DI CURA

Einstein, uno dei pi grandi visionari del ventesimo secolo, scriveva


un pregiudizio che i fatti possano e debbano tradursi in conoscenza scientifica di per s, senza libera costruzione concettuale. Un tale errore possibile solo perch difficile rendersi conto dellarbitrariet di tali concetti che, attraverso la
verifica ed il lungo uso, sembrano invece collegati con il materiale empirico (Schilpp, a cura, 1955, p. 26).

Einstein stesso ci mette in guardia dalla verit che sempre poggia sullabitudine, sul consueto, cos da dimenticare
che persino la fisica una libera costruzione del pensiero.
Un frullatore non utile perch vero ma vero perch
funziona ogni volta, o quasi, esattamente come ci aspettiamo che funzioni; cos come un bambino non ubbidiente
perch normale, ma normale perch reagisce ogni volta,
o quasi, come ci aspettiamo che reagisca. La ripetizione, un
altro fondamento unico di religione e scienza: la messa domenicale e il telegiornale danno il ritmo alla vita delluomo
che attende la verit, cos come lesperimento scientifico in
laboratorio d il ritmo alla vita delluomo che cerca la verit: i metronomi del nostro tempo, i rinforzi pavloviani
delle nostre credenze implicite.
Ci tuffiamo nel passato producendo pura linearit, riducendolo a fatto attraverso cui predire il futuro che ne
sar la ripetizione prevedibile. Questa manipolazione del
futuro che reitera il passato non viene certo dal determinismo scientifico, dalla ricerca di laboratorio, ma dalle sovrastrutture in cui lapproccio scientifico costantemente costretto. Politica, burocrazia, economia imbrigliano tutte le
scienze possibili.
La scienza potrebbe essere la maggiore opportunit di libert
che ci sia rimasta: il suo (presunto) scopo di predire il futuro
la principale scusa socialmente accettabile che ci permette
di perseguire i sogni pi assurdi e talvolta di realizzarli, di
farne il nostro presente (Bencivenga 1997, p. 64).

MICHELE CAPARARO

La scienza non pu essere che un viaggio programmato


nellimpossibile, un contenitore socialmente accettato di
storie de-liranti.
Dal de-lirio al lirismo
Il sogno dei logici, cio che gli uomini debbano comunicare
tra loro soltanto per mezzo di segnali discreti non ambigui,
non si avverato e probabilmente non si avverer (Bateson
1972, p. 422).

importante precisare che in questo saggio il sistema di


cura viene inteso come istituzione dinamica che pone laccento sulla sua natura processuale. Riprendendo le idee di
Castoriadis sullistituzione immaginaria della societ (1975)
si evita di intendere il sistema di cura come un quadro
strutturato e stabilizzato di attivit sociali, di norme, regole
e funzioni (produzione istituita). La definizione qui proposta si rif al concetto di produzione istituente, ovvero allevento di istituire un ordine, un paradigma, attraverso una
continua tensione processuale che definisce gli attori, i
quali, a loro volta, possono definirsi solo attraverso il paradigma costituito. Una societ consumistica produce persone consumiste che confermeranno la realt e inevitabilit
della societ consumistica. Ogni specifico sistema di cura
produce specifiche persone malate che confermano il sistema di cura. nella consapevolezza individuale di questa
tensione creatrice ricorsiva (autonomia) che risiedono le
maggiori capacit curative di ogni singolo corpo e di ogni
societ. Dice Castoriadis (1990, p. 56):
La societ crea il suo mondo, lo investe di senso, lo provvede di significato destinato a coprire in anticipo tutto quanto
potrebbe accadere. Il magma di significati immaginari socialmente istituiti riassorbe potenzialmente qualunque possibile evento e non pu, in linea di principio, essere sorpreso o preso alla sprovvista. () Ma anche il mondo, in quanto mondo pre-sociale, limite del pensiero, bench in se

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stesso non significhi nulla, sempre l come provvista inesauribile di alterit [corsivo mio], come rischio sempre imminente di lacerazione nel tessuto di significati di cui la societ lo ha rivestito.

Quale alterit pi lacerante di quella di un malato


cronico, di un malato terminale e di un malato psichico, di
un folle?
La paura di de-lirare, di uscire dal seminato (solco),
sembra essere una delle caratteristiche dominanti del pensiero moderno occidentale, sostiene Barbetta nel saggio
precedente.
Nella mia pratica di neurologo e psicoterapeuta, in effetti, capita non di rado di incontrare persone che hanno
paura di impazzire. Persone spesso angosciate da problemi
concreti, contingenti, direi consueti nel nostro stile di vita,
che passano sullo sfondo rispetto al terrore della pazzia.
Di quale pazzia parlano?
Quale pazzia intendete voi, adesso, mentre state leggendo queste righe?
Possiamo identificare questa angoscia profonda principalmente come paura dellincomunicabilit e paura dellirresponsabilit:
lincapacit di esprimere concetti comprensibili e di
comprendere i concetti dellaltro.
Lincapacit di controllare le proprie azioni/reazioni.
Limpossibilit, quindi, di rimanere nel solco del consentito, allinterno di paradigmi concettuali e comportamentali consueti e riconoscibili.
Ci che unisce queste paure, inoltre, lidea di reversibilit: a differenza della paura della morte, la paura della
pazzia sempre riferita alla possibilit di un ritorno alla
normalit: stato nel quale si suppone verr richiesta una
giustificazione sullo stato alterato precedente. Potremmo
dire che ci che ci spaventa maggiormente lincapacit di
unassunzione di responsabilit anche solo nellipotizzare
un rientro nel solco. Nella cultura moderna occidentale

MICHELE CAPARARO

ogni essere umano viene definito normale se in grado di


articolare consapevolmente una personale teoria esplicativa
che giustifichi entro paradigmi condivisi il proprio modo
di essere nel mondo: la normalit soggiacere allillusione
comune, alla menzogna condivisa che noi siamo necessari,
nati per un fine, si tratta solo di scoprire quale esso sia. Chi
agisce mettendo solo in dubbio tale teoria ansiolitica e antidepressiva rischia lesilio dal consorzio umano.
Uno studioso del vivente come Monod (1970, pp. 4344) prova a renderci pi consapevoli:
Nessuno rimprovererebbe a una teoria universale di non affermare e prevedere lesistenza di quella particolare configurazione atomica; basta che quelloggetto attuale, unico e reale,
sia compatibile con la teoria. Secondo questultima esso non
ha il dovere ma il diritto di esistere. Tale ragionamento ci soddisfa nel caso del sasso, ma non di noi stessi. Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dellinstancabile, eroico sforzo dellumanit che
nega disperatamente la propria contingenza.

Siamo socialmente costretti, il che significa anche autocostrizione, a dare al nostro concetto di necessit delluomo un consenso indiscutibile
Il consentito, pregiudizio condiviso di normalit, si rif
a un altro concetto fondante la modernit che Latouche,
rifacendosi a Leibniz, definisce Ordine Sociale Naturale
(2001, p. 41).
La tradizionale storia della scienza narra che Galileo,
de-scrivendo il libro della natura suddiviso in cerchi, triangoli e altre figure geometriche e identificando in esse lunico mezzo per raggiungere la verit, separasse definitivamente scienza e teologia e introducesse la modernit. La
scienza la nuova religione e la morale ordinata geometricamente.
Da questo punto in poi si susseguiranno liberi pensatori, filosofi illuministi e da qualche decade autorevoli accademici, accuratamente selezionati per la divulgazione

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scientifica, a dare il ritmo alla morale come metronomi non


pi super-partes, ma scientificamente extra-partes e
quindi capaci di uno sguardo obiettivo sul mondo, divulgatore di verit e di una precisa idea di cura che abbiamo
discusso nel capitolo precedente.
Secondo Latouche lOrdine Sociale Naturale costituisce
uno dei miti fondatori delle scienze sociali e partecipa allistituzione immaginaria della nostra societ (ib.).
Il presupposto fondamentale lunit del reale, quindi
lunit della scienza.
Questultima si fonda su unantropologia naturalista di
cui la figura perfetta lhomo oeconomicus. Lidea che
ci sia una natura umana, totalmente naturale, mossa da bisogni materiali. Latouche sostiene che questa antropologia
non sia alla base della sola economia politica ma, costituendo la fisica sociale, risulta il fondamento di tutte le
scienze sociali
Lindividuo equivalente delloggetto fisico il punto dincontro di forze opposte indipendenti dalla sua volont; e sono queste forze dattrazione e repulsione a comandare la gravitazione politica e sociale (p. 48).

Lindividuo delle scienze sociali quindi un ingranaggio


allinterno di un sistema universale naturale dominanto da
forze centripete e centrifughe. evidente il tentativo (riuscito) di portare sul piano delle relazioni sociali luniverso
meccanicistico della fisica newtoniana: lessere umano, atomo individuale, lotta in un universo mosso da forze contrastanti per aumentare il proprio piacere e diminuire il proprio dolore.
Il mito del controllo lastrazione del comportamento
naturale della fuga dal dolore, reazione di difesa/attacco.
Il profitto lastrazione del comportamento naturale
della ricerca del piacere, reazione di necessit ai bisogni primari delluomo. Si tratta della raffinata sublimazione della
legge della giungla elaborata dalla cultura occidentale che
genera una precisa gerarchia dei bisogni la cui prima di-

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stinzione tra primari e secondari, altro postulato di ogni


scienza sociale, formalizzato negli anni Settanta da
Abraham Maslow.
Ma la causalit tra bisogno primario e comportamento
finalizzato a soddisfarlo meno implicita di quanto si possa pensare. Roberto Contessi (2003, p. 127), in un interessante libro su Wittgenstein, porta un esempio suggerito dagli scritti del filosofo austriaco. Per la chiarezza dellesposizione voglio riportarlo per intero:
Avere una grande fame non produce unazione intenzionale, nel senso che agire sulla base dei crampi per fame non
specifica un fine da ottenere. Lazione di procacciarsi cibo
sulla base dello stimolo della fame realizzata appena laffamato ha placato i suoi stimoli e questo, tra laltro, non solo pu verificarsi procurandosi qualsiasi tipo di cibo, ma
addirittura ricevendo un colpo piuttosto forte allo stomaco.
In linea di principio, qualsiasi evento traumatico pu estinguere lo stimolo, e in questo senso seguire listinto della fame non provoca unazione intenzionale (Wittgenstein 1980,
pp. 23-24).

Ma lOrdine Sociale Naturale impone alluomo naturale


di seguire naturalmente precise linee ordinarie di condotta:
meglio non dire a una cena con uno psichiatra ho fame,
datemi un pugno allo stomaco (sebbene sia formalmente
corretto sia in senso linguistico che organico); e la paura di
impazzire rientra nellidea pi generale della paura di deviare (di ammalare), termostato di autoregolazione sociale
dellidea istituzionalizzata di normalit. Con linvenzione
del soggetto psicologico, attraverso la distinzione tra interno del corpo (che genera la causa) e esterno (lo spazio delleffetto), le scienze umane studiano il simulacro della persona, ovvero il suo concetto, entro un determinato periodo
storico (Contessi 2003). Viene, cio, a costituirsi, parallelamente a quello sociale, un Ordine Mentale Naturale che
noi viviamo come intrinseco al nostro proprio corpo fisico,
che deve inevitabilmente produrre ormoni, neurotrasmettitori, idee e comportamenti normali; ogni storia individuale

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deve essere compresa nella Storia istituita. Inevitabilmente,


per,
alluomo astratto che pensa per il piacere di pensare, si contrappone luomo organico, che pensa sotto leffetto di uno
squilibrio vitale, e che al di l della scienza e dellarte (Cioran 1934, p. 33).

e, aggiungo, della Storia. In questo al di l convergono lesperienza dellimpossibile di Derrida, lalterit di Castoriadis, linfinitudine del vivente di Jaspers e il paradosso della
medicina secondo Gadamer. Questo al di l profondamente immanente che affonda nella carne esprime le tensioni
contrapposte delluomo verso listituzione di societ con i
suoi simili che costruiscono il s, laltro e lambiente, e nello stesso tempo verso un lirismo che rappresenta, al contrario, un impulso a disperdere la soggettivit, fondendosi
nellaltro,
perch denota, nellindividuo, uneffervescenza insopprimibile che esige espressione. Essere lirici significa non poter restare chiusi in se stessi (p. 16).

il lasciar venire laltro senza calcolo e senza condizioni, accettando, seguendo Derrida, una certa esperienza
dellimpossibile (Resta 2003, p. 25). Un incontro con lAltro sofferente in cui il guaritore consapevole (che vive nel
mondo) affianca il guaritore guerriero (che guarda il mondo
creando oggetti). Dalla radice di warian deriva, infatti, anche guerra, guardare e guardiano. Forse nel corso dellevoluzione della nostra specie abbiamo imparato a stare in
guardia; attraverso levoluto organo della vista abbiamo imparato a guardarci da ci che ci circonda. Il nostro metodo
di guardiani della salute quello di riconoscere le ripetizioni e imparare a controllarle, a prevederle. Limpossibile, invece, si propone come compito di apertura di narrazioni
imprevedibili di cura che partono dalla traccia di procedure note del metodo scientifico (causale) verso decostruzioni

MICHELE CAPARARO

e ricostruzioni continue di senso che possano generare


contesti salutari (comprensione). Gi nel 1948 Jaspers, nel
suo trattato di psicopatologia generale, affronta il tema della ricorsivit tra pensiero causale e pensiero comprensivo
rifacendosi a Dilthey
La causalit unilaterale una categoria inevitabile nel nostro
modo di intendere causale, ma con ci la vita non pu essere
esaurita. Il processo vivente uninfinita azione-reazione in
circoli di questi processi che, morfologicamente, fisiologicamente e geneticamente sono totalit (Ganzheiten) o forme
permanenti (Gestalten). La vita si serve in verit dei meccanismi () ma i meccanismi sono essi stessi prodotti della vita,
sono condizionati da questa, sono variabili. Contrariamente
allautomatismo di una macchina, la vita una continua autoregolazione del macchinario, ma in modo tale che lultimo
punto centrale della regolazione possiamo incontrarlo solo
come idea generale dellinfinitudine del vivente, senza mai
raggiungerlo in lui stesso (p. 155).

Si tratta, dunque, parafrasando Fayerabend, di andare


oltre il metodo e non contro il metodo. Il guaritore guerriero
deve saper immergersi nel mondo inclassificabile della decostruzione trasformandosi temporaneamente in guaritore
consapevole. Il guaritore consapevole sospende il suo sapere scientifico per andare oltre, e come dice Caterina Resta
(2003, p. 17) interpretando Derrida
svela ci che muove, ci che mette in movimento ogni decostruzione: un desiderio in-finito di corrispondere a un appello
che, proprio perch giunge dallaltro, la precede e perci in
nessun modo pu essere soddisfatto.

La potenzialit curativa si alimenta, allora, proprio


nellabbandono delle (in)certezze della scienza medica,
che rimane importante paradigma di sfondo, verso
pouss liriche, essenza dellarte terapeutica, nelle quali
il filtro diagnostico delle verit e dei dogmi medici viene
temporaneamente a cadere permettendo lincontro tra il

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guaritore e il malato sul terreno comune dellinfinitudine


dellesistenza.
Nel caso della relazione medico-paziente questa infinitudine (limpossibile di Derrida) diviene duplice: vi (limpossibile) conoscenza dellaltro come unica invenzione
possibile di apertura allavvenire; e vi la promessa impossibile: la classica iconografia del medico che strappa il malato dalle mani ossute della morte fissa in una immagine
questa promessa.
Il lirismo appare dunque una tensione verso il mondo
pre-sociale e pre-linguistico di Castoriadis, un ritorno al
corpo, attraverso le vibrazioni delle corde di una lira in cui
il canto che le accompagna si sottrae alla sua valenza linguistica per divenire esperienza fisica, esigenza incontrollabile despressione, totalit dellessere, che faticosamente
traduciamo in parole.
In questo spazio temporale tra presenza e rappresentazione (linfinitudine di tutte le possibilit) abbiamo la possibilit di reinventarci e talvolta lo facciamo uscendo dal
seminato, delirando. Ma qual la sottile connessione tra
de-lirio e lirismo suggerita nel titolo del capitolo? Durante
le conversazioni con alcuni pazienti ho avuto la sensazione,
talvolta, di percepire qualcosa come una tempesta, un uragano che li avvolgeva: agitazione, parole sconnesse, frasi
veloci e troncate, un discontinuo fremito del corpo. Questa
immagine metaforica stata illuminata da queste parole di
un folle salvato dallarte e dalle amicizie
Scartando ora tutte le stupide definizioni e tutti i confusi verbalismi dei professori, io vi dichiaro che il lirismo la facolt
rarissima di inebbriarsi della vita e di inebbriarla di noi stessi:
la facolt di cambiare in vino lacqua torbida della vita che ci
avvolge e ci attraversa. La facolt di colorare il mondo coi colori specialissimi del nostro io mutevole.
Ora supponete che un amico vostro dotato di questa facolt
lirica si trovi in una zona di vita intensa (rivoluzione, guerra,
naufragio, terremoto ecc.) e venga, immediatamente dopo, a
narrarvi le impressioni avute. Sapete che cosa far istintivamente questo vostro amico lirico e commosso?...

MICHELE CAPARARO

Egli comincer col distruggere brutalmente la sintassi nel parlare. Non perder tempo a costruire i periodi. Sinfischier
della punteggiatura e dellaggettivazione. Disprezzer ogni
cesellatura e sfumatura di linguaggio, e in fretta vi getter affannosamente nei nervi le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, le sue fulminee riflessioni secondo la loro corrente incalzante. Lirruenza del vapore-emozione far saltare il tubo
del periodo, le valvole della punteggiatura e i bulloni regolari
dellaggettivazione. Manate di parole essenziali senza alcun
ordine convenzionale. Unica preoccupazione del narratore:
rendere tutte le vibrazioni del suo io.
Se questo narratore dotato di lirismo avr inoltre una mente
popolata di idee generali, involontariamente allaccer le sue
sensazioni colluniverso intero conosciuto o intuito da lui. E
per dare il valore esatto e le proporzioni della vita che ha
vissuta, lancier delle immense reti di analogie sul mondo
(Marinetti 1913).

Questo narratore dotato di lirismo non avrebbe difficolt a ricevere una diagnosi di schizofrenia nel de-lirante
tentativo di esprimere il valore esatto e le proporzioni della vita che ha vissuta.
Wittgenstein ha pi volte portato le sue riflessioni su
quello iato tra lesperienza vissuta e la sua descrizione linguistica. Ma proprio questo il nostro limite biologico.
Per un sistema vivente, nel proprio dominio fenomenico,
una storia solo una storia di perturbazioni alle quali reagisce (ma questa gi una distinzione linguistica di un osservatore), cercando di mantenere la propria organizzazione le specifiche relazioni di componenti che lo identificano variandone la struttura ovvero le componenti effettive. Il sistema nervoso un reticolo chiuso (nel senso che
le regole che lo governano sono autoreferenziali) di interazioni neuronali e organizza se stesso in modo da garantire
la conservazione dinamica dellequilibrio dellorganismo.
Ci significa che scopo, finalit, intenzione non hanno
nulla a che fare con un sistema vivente come sistema strutturalmente determinato. Lessere nel mondo di un corpo,
in questo senso, biologicamente afinalistico, in un gioco

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di contingenze e necessit. La sua flessibilit risiede nella


ridondanza (pi del necessario) e nella degenerazione (differente dal necessario) che apre campi di possibilit infiniti e contingenti. Lencefalo quindi un organo isolato ed
solo la condizione di possibilit (Maturana, Varela 1980)
per lemergere dei processi cognitivi nel cui dominio linguistico (e solo in esso) prima inventiamo noi stessi, laltro
e lambiente, poi possiamo tentare di comprenderli senza
mai conoscerli. Per questo cercare la coscienza nei neuroni come cercare lidentit nazionale nelle molecole che
compongono il tessuto della bandiera tricolore.
Questa visione relativamente recente frutto dellinterazione tra biologia, antropologia, anatomia cerebrale e teorie neurofisiologiche non riesce a far breccia nel nocciolo
duro della modernit. Le ragioni, potremmo dire, sono pi
politiche che culturali.
Quale visione delluomo e dei suoi sistemi organizzativi
emerge, infatti, da questo tipo di cervello biologicamente
afinalistico, imprevedibile, dis-ordinato e de-generato?
Sembra di ripercorrere una storia gi nota, quella della
narrazione antropologica secondo levoluzionismo classico
che propone una teleologia nella quale luomo al vertice
della piramide evolutiva, messa in crisi da Gould con lipotesi dellexaptation. Loscuramento di tale ipotesi dovuto al
successo politico del neodarwinismo inizia a vacillare e solo
ora cominciamo a comprenderne la portata rivoluzionaria.
Senza teleonomia e senza gradualismo filetico, i concetti di
predicibilit, necessit, controllo e sicurezza vengono minati alle loro fondamenta e chi trae pi privilegi sociali ed
economici dalla modernit reagisce con furore per difendere quelli che considera dati di fatto conquistati dalla scienza delluomo.
Ma sempre pi pensatori fuori dal solco iniziano a perseguire con forza lidea batesoniana che
lattuale maniera di essere uomini, (contro lambiente, contro
altri uomini in una promessa di controllo totale) non lunica,
concepibile che la si possa cambiare (Bateson 1972, p. 514).

MICHELE CAPARARO

I coni dombra e il peyote


Risalire linearmente a come si arrivati a tale risultato
che, senza apparenti soluzioni di continuit, muove da un
giusnaturalismo nato agli albori della nostra civilt occidentale, sarebbe una ricerca fine a se stessa e comunque
meno interessante del chiedersi quali biforcazioni epistemologiche si siano verificate durante questo percorso,
quali catastrofi (nellaccezione di Ren Thom) lo abbiano
accompagnato e quali forze contingenti e storicizzate
abbiano sospinto un Ordine Sociale Naturale fondante
tutte le scienze
Ancora pi interessante indagare quelli che Wu Ming4
chiama i coni dombra della Storia, prodotti (di scarto!)
ineliminabili dellinvestigazione razionale di un processo
storico che procede per catastrofi e discontinuit; ovvero i
prodotti dellintersezione tra storia e mitologia. Per Wu
Ming questi coni dombra rappresentano il momento in cui
la Storia ancora storie possibili e sarebbe potuta andare
in unaltra direzione. Credo che in questa visione risalti il
profondo valore conoscitivo in senso epistemologico della
biforcazione in s, in qualsiasi campo del sapere, pi ancora delle possibilit e delle conseguenze che ne sarebbero
potute derivare.
Cito ancora il metodo di indagine di Wu Ming che gioca con la Storia: dopo unestenuante ricerca di innumerevoli fonti, scritti, documenti, filmati, testimonianze, i partecipanti alla ricerca si lasciano andare a un brainstorming
durante il quale esperiscono una sorta di allucinazione
(Historical research is like peyote5 for us) che dura settimane, al termine delle quali cominciano a scrivere romanzi
storici (Snafu 2002, p. 4).
Sembra un vero e proprio delirio storiografico o meglio
una storia degenerata. Degenerazione nella quale prevale
per il valore intensivo di approfondimento (nel senso
spiegato da Barbetta nel saggio precedente) come condizione di possibilit, presenza di alternative in senso antifunzionalista e mitopoietico.

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Questo non-metodo si potrebbe definire una vera e propria indagine epistemologica riflessiva, consapevole dellinevitabile perturbazione che produce il gesto
conoscitivo/generativo ma soprattutto exattiva ovvero che
utilizza in maniera afinalistica gli oggetti concettuali che si
sprigionano casualmente da una ricerca (in questo caso
storica) de-lirante che illumina i coni dombra e compone un bricolage inatteso ma non inattendibile.
Questo modo di fare storia rientra in una tendenza attuale che coinvolge tutti i campi del sapere e che si struttura intorno al recupero della corporeit e del vissuto personale (storie minori) in senso fenomenologico. Questo ritorno alla narrazione come metodo dindagine del mondo e
delluomo nel mondo ripropone un modello in cui listituzione corporea della scienza fatta di edifici, strumenti, emicicli, aule, riviste e pubblicazioni torni, anche grazie ai
nuovi media, a permettere alle idee di confrontarsi in un
intreccio di ipotesi scientificamente de-liranti che amplifica
e autolimita tale produzione istituente sino a costruire una
narrazione scientifica libera, pubblicamente condivisa e socialmente utile. Oggi i grandi e meno grandi laboratori di
ricerca sono dotati di un ufficio brevetti, con una schiera di
consulenti legali, finanziari, economici ecc.
Le scoperte scientifiche si annunciano prima in conferenza stampa che nelle sedi accademiche dove rischierebbero di essere discusse. Un rischio reale, che muove equilibri di potere ed economici perch, come sostiene Mullis
(1998, p. 120), premio Nobel per la chimica,
probabilmente il progresso scientifico pi importante del XX
secolo il fatto che leconomia ha rimpiazzato la curiosit come forza motrice della ricerca scientifica.

Inoltre, la constatazione che lintervallo di tempo tra


una scoperta scientifica e la sua applicazione di mercato
sta sempre pi riducendosi in molti settori di ricerca (biotecnologie, chimica, fisica, farmacologia, genetica, ecc.)
porta a una secretazione, in nome della propriet intellet-

MICHELE CAPARARO

tuale (copyright), di tutto il processo retrostante di studi,


procedimenti, risultati e soprattutto dubbi e ambiguit
che impedisce letteralmente una discussione scientifica
critica evitando di ritardare limmissione di prodotti sul
mercato.
Mi sembra intuitivo che la scienza sia intrinsecamente
un processo aperto che deve costantemente mettere in discussione non solo i risultati delle proprie ricerche ma anche i fondamenti che le sottendono.
La scienza afferma Varela in modo forse pi lampante di
quanto si verifica in qualsiasi altro campo, una danza che
crea, nel senso che la propria visione di se stessa a plasmare
ci che costituisce gli oggetti e le spiegazioni valide (Ceruti
1989, p. 7).

Ogni societ tende a confermare e riprodurre se stessa


come un organismo autopoietico. Ogni deviazione dellimmaginario costituito ricondotta entro la struttura autoequilibrantesi. Sono le incursioni nellimmaginario costituente che perturbano tale equilibrio generando nuove
creazioni. Ci che produce creativit porta allautonomia, e
lautonomia fondata sulla creativit poggia le sue basi di responsabilit sulleffimero e non sulluniversale; per questo
pone le condizioni di unetica laica, attraverso una razionalit riflessiva in cui le regole generali vengono continuamente ridiscusse attraverso le regole personali.
indubbio che la ricerca scientifica si avvale di un metodo sperimentale che porta, attraverso loggettivazione
del mondo, ad applicazioni (tecnologia) la cui efficacia
palesemente insuperata.
Ma la Scienza, anche nella sua accezione religiosa, dovrebbe essere riconosciuta scienza delluomo per luomo,
ovvero scienza sociale: nel senso naturalistico-religioso lo
nelle sue finalit mentre la struttura portante di carattere metafisico; nel senso anti-naturalistico e storicizzato
lo anche nelle sue fondamenta mitopoietiche.
Le scienze sono, comunque, scienze sociali.

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Antropomorfismo neuronale
Bisogna ancora costruire nel nostro encefalo
unimmagine delluomo, unidea che sia come
un modello che possiamo contemplare e che si
addica al suo avvenire (Changeaux 1983, p.
330).

Le neuroscienze cercano di rispondere alla domanda:


che cosa ci facciamo noi nelluniverso?
Le neuroscienze si fondano su due assunti dominanti:
1. I circuiti e i programmi cerebrali sono la sede di tutti
i fenomeni cognitivi e rappresentano allinterno del cervello le informazioni provenienti dal mondo esterno.
2. Questi circuiti e programmi si sono evoluti come i
pi adatti rappresentanti del mondo abitato da esseri viventi (ovvero garantiscono al meglio possibile in termini
adattivi un isomorfismo tra realt e rappresentazione)
(Hayward, Varela, a cura, 1992).
Senza entrare nel merito di una discussione ontologica
sullesistenza o meno di una realt esterna da percepire, a
mio parere queste due premesse hanno una caratteristica
comune cruciale: sono causalmente unidirezionali.
La scienza cerca il senso dellesistenza delluomo e lorigine della coscienza dentro il cervello, ma non si accorge
che lisomorfismo applicato sempre ricorsivo.
Luomo indaga le strutture e i processi neuronali attraverso un linguaggio metaforico coerente con i diversi paradigmi dominanti in un determinato periodo storico: lidea
di Pneuma dellantica Grecia, poi le teorie umorali legate
ai movimenti dei fluidi e del loro equilibrio, lorganismo
come orologio nelluniverso newtoniano, il concetto di
azione/reazione con la scoperta dellarco riflesso del sistema nervoso, quindi il cervello come meccanismo elettrico a
flussi di energia e ancora limmagine della rete di neuroni
con le teorie dei sistemi e poi della complessit, fino alla
recente metafora musicale del cervello come orchestra con
le sue sintonie, sincronie e sinfonie.

MICHELE CAPARARO

Ogni epoca storica si ritrova in un cervello che la rispecchia dal punto di vista dei paradigmi scientifici vigenti
e dellordinamento sociale che le proprio.
I neuroni nascono, migrano, si riuniscono in gruppi,
lottano, competono, vincono, cooperano, scelgono, danzano, suonano, muoiono, si suicidano (apoptosi) proprio come gli esseri umani in una societ. Questo antropomorfismo neuronale la semiotica implicita e per lo pi inconsapevole delle neuroscienze.
Il primo evento regressivo accade in prossimit del momento
in cui i neuroni di ogni popolazione cominciano a formare
connessioni entro i propri rispettivi campi di proiezione: questa fase caratterizzata dalla morte selettiva di una significativa proporzione (circa il 50%) della popolazione iniziale di
cellule (Asbury, McKhan 1992, p. 8).

Il tono di questo enunciato, preso dallintroduzione di un


autorevole trattato di clinica neurobiologica, se ricontestualizzato ha un evidente respiro storico-sociale: vi sono popolazioni che migrano, si incontrano, si connettono e proiettano in
determinati campi e una percentuale elevata di esse muore.
La scienza, consapevole di non poter fare a meno di
metafore, le rende cos implicite da scordare talvolta la loro
natura parziale e ricombinatoria nel parlare di qualcosa attraverso qualcosaltro. Questo il senso attraverso il quale
io interpreto laffermazione di Changeaux in epigrafe. Abbiamo gi costruito nel nostro cervello unimmagine, non
delluomo ma di intere popolazioni (di neuroni) in evoluzione che convivono e interagiscono.
Cos come tutto il sapere occidentale ruota attorno alla
dottrina dellio (lindividuo come oggetto primo di studio),
le neuroscienze fondano la struttura di indagine del cervello sulla dottrina del neurone. In breve tale dottrina (riscontrabile in qualsiasi manuale di neurologia) sostiene che la
parte nobile del sistema nervoso sia costituita dai neuroni;
le altre cellule che lo costituiscono (cellule della glia soprattutto) offrono un supporto strutturale e metabolico,

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riempiendo tutto lo spazio non occupato dai neuroni, costituendo limpalcatura del parenchima. Questa visione aristocratica del tessuto cerebrale che distingue, in primis, tra
cellule nobili e cellule che occupano lo spazio rimanente,
costruisce di per s una precisa gerarchia di valori che mi
pare arduo attribuire alla natura della materia cerebrale.
Questo pregiudizio socio-scientifico ancora forte e quasi
sempre inconsapevole nonostante recenti ricerche di laboratorio evidenzino, per esempio, un ruolo fondamentale
delle cosiddette cellule di supporto (neuroglia) non solo
nella modulazione ma anche nella trasmissione stessa
(ephatic conduction) dellimpulso nervoso (Fields, Stevens-Graham 2002).
Nelle popolazioni occupanti lo spazio rimanente del
cervello (nove volte pi numerose dei neuroni) si cominciano a rilevare i primi segnali di insofferenza: a quando
una presa della Bastiglia nelle neuroscienze?
Nelle ricerche correnti in campo neuroscientifico al disegno divino si sostituito il pensiero populazionista, nel
quale popolazioni di neuroni sono sottoposte alla selezione
naturale, neo-divinit incontestabile. Ma Gould, ancora
una volta, ci mette in guardia da uninterpretazione di
Darwin che, certo, ora ammette lelemento aleatorio dellevoluzione, ma fatica ad accettare limplicazione pi sconvolgente che il concetto di exaptation mette in gioco (spesso dimenticata dai ricercatori che lo utilizzano nello studio
dellevoluzione del sistema nervoso) ovvero lassenza di
una progressione, di un processo costante di ottimizzazione. Lessere umano con il suo meraviglioso cervello non il
meglio di nulla, semplicemente . Le conseguenze in campo etico sarebbero incalcolabili se, come sostiene Ricoeur,
dovessimo accettare lidea di Gould che levoluzione non
solo aleatoria ma non presenta alcuna progressivit, nessuna ascesa, nessun processo migliorativo, significa la rovina dellidea stessa di discendenza, nel senso di venire da
progressivamente (Changeaux, Ricoeur 1998, p. 182).
Gould, quindi, non rimette in discussione solamente il
termine evoluzione ma scardina in profondit in maniera

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drammaticamente scientifica il Mito dellUomo che progredisce, nato dalla relazione corpo-cosmo, come scrive
Mircea Eliade, riportando unantica citazione:
Il Santissimo ha creato il mondo come embrione. Proprio come lembrione cresce a partire dallombelico, cos Dio ha iniziato a creare il mondo dallombelico e di l esso si espanso
in tutte le direzioni (Eliade 1949, p. 32).

e si tratta di un dio molto attuale, se accettiamo di riconoscerlo nel destino evolutivo delluomo verso la perfezione.
Quindi il nostro sguardo retrospettivo sulla Natura
che, in unesplosione di forme di vita, seleziona a posteriori
solo la linea di discendenza delluomo, definendo una tassonomia di forme generative e de-generative, che costruisce un senso e una norma al nostro esserci e al nostro divenire. Cosa potrebbe significare quindi una visione delluomo come essere aleatorio e contingente, per esempio nel
campo degli studi sulla manipolazione genetica animale e
vegetale o in quello della sperimentazione su animali vivi?
E allora Edelman (1987) dovrebbe ripensare la teoria
del darwinismo neurale attraverso questi nuovi paradigmi
entro i quali egli stesso, insieme alle sue popolazioni neuronali, non rappresenta pi leccellenza (come premio Nobel) entro la specie pi evoluta (come essere umano) che la
natura possa esprimere, ma soltanto una delle tante storie
dei vincitori: ancora oggi, ogni volta che usiamo il termine
adattamento, nelle accademie come nelle piazze, presupponiamo una lotta di potere che tende a trasformare la
competizione fra narrazioni in una narrazione della competizione (Bencivenga 1997, p. 33).
Se sappiamo guardare alla struttura organica pi raffinata e complessa nelluniverso conosciuto quale lencefalo, solo attraverso schemi di competizione e cooperazione,
di guerra e alleanze, allora implicito che la guerra porta
alla prevalenza del vincitore, del sopravvissuto, il migliore
al vertice della catena evolutiva.

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Nel cervello noi possiamo vedere solo distinzioni che


appartengono alle possibilit del nostro dominio linguistico perch il dominio biologico pleroma, per usare un termine junghiano ripreso da Bateson, che lo definisce il
mondo in cui gli eventi sono causati da forze e urti e nel
quale non vi sono distinzioni, o, come direi io, differenze(Bateson 1972, p. 473).
Ogni neuroscienziato dovrebbe considerare attentamente il proprio lavoro continuo di distinzione batesoniana dal pleroma, dovrebbe usare la filosofia come terapia
del linguaggio (Wittgenstein), in un continuo lavoro contrappuntistico che ne sveli ambiguit, limiti e implicazioni
(Contessi 2003).
Neuromorfismo tecnologico
Dissertare sullaffascinante questione del rapporto mente/corpo unattivit degna di una vita di studi. Ma se distolgo lo sguardo, anche solo per un attimo, dal monitor su
cui sto scrivendo e osservo intorno e fuori da me (fuori dalla mia riflessione) vedo esseri viventi e cose che interagiscono secondo un modello sociale e culturale in cui io stesso
sono inevitabilmente immerso. Ci che penso frutto della
mia storia e della storia delle mie relazioni con gli altri e con
lambiente. possibile esimersi dal prendere in considerazione il contesto attuale nel quale ogni riflessione avviene?
La nostra epoca forgiata sullidea che il progresso
implicitamente un concetto positivo. E che levoluzione sia
un processo di ottimizzazione (Lewontin 2000).
Lo sviluppo scientifico vede nel processo di aggiungere
conoscenza a conoscenza gi un valore in s che nasce dal
principio indiscutibile del maggiore = migliore.
Quale soluzione ci viene propagandata per migliorare la
vita di ogni individuo?
Per aumentare la conoscenza di noi stessi e del mondo
che ci circonda, secondo un ormai logoro concetto di benessere esclusivamente economico, dobbiamo incrementa-

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re la ricerca finalizzata alla produzione, al consumo, al profitto, con una logica giustificativa palesemente autoreferenziale. In tale ottica le teorie scientifiche sono principalmente, come ogni altra teoria proposta nellattuale civilt occidentale, un prodotto commerciale.
Ci che determina il successo dei prodotti scientifici non
tanto quanto sono utili, ma quanti utili possono garantire.
Quanti utili pu garantire una teoria tecno-scientifica
che ricerca nel gene la predicibilit assoluta e lineare di
eventi futuri?
Quanti utili pu garantire, al contrario, una teoria
scientifica che sostiene che lespressione fenotipica e quella
genotipica di ogni essere vivente si costituiscono in uninterazione, determinata da alcuni vincoli, ma caratterizzata
dalla unicit di ogni storia individuale e imprevedibile,
analizzabile solo in termini probabilistici?
Lunico campo di ricerca che esula nelle sue teorizzazioni da una mera questione di profitto quello militare. La
logica del controllo prevale su quella del profitto. Ma sono
due logiche che si alimentano luna dellaltra. La ricaduta
concettuale e pragmatica sulla societ civile dello sviluppo
strategico e tecnologico militare cos pervasiva da non essere ormai pi percepita come strutturante un modello sociale concepito come naturalmente ordinato: fondato sul
controllo e sul profitto. Noi combattiamo le nostre battaglie per farci una posizione cos come usiamo tranquillamente il forno a microonde 6.
Mentre chiara la logica che muove lapparato economico-militare, meno intuitivo che ci vale anche per lapparato medico-scientifico: entrambi adoratori del controllo.
Michel Foucault, in una conversazione con Michelle
Perrot che introduce il Panopticon di Bentham, sostiene
che alla fine del XVIII secolo sia nata ligiene sociale e in nome della pulizia e della salute siano stati effettuati continui
controlli sulla popolazione. Per Foucault i medici, a quel
tempo, erano degli specialisti dello spazio (clima, terreno,
densit di popolazione, reti idriche e fognarie, mattatoi, cimiteri, ecc.). Insieme ai militari sono stati i primi ammini-

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stratori dello spazio collettivo. In seguito, le mutazioni economiche iniziate in quel periodo storico,
hanno reso necessario fare circolare gli effetti del potere, attraverso dei canali sempre pi stretti, fino agli stessi individui,
fino ai loro corpi, ai loro gesti, a ciascuna delle loro azioni
quotidiane (Bentham 1838-43, p. 13).

In questepoca caratterizzata da surfisti concettuali sullonda del nuovo millennio, il ritorno alla narrazione, che
permea sempre pi ogni campo del sapere umano, va letto
come un recupero di una visione locale, contingente, irriducibile a una teoria universale, che sempre pratica di
potere: un ritorno al corpo, immerso nel suo contesto ambientale e relazionale, come creatore di senso. Nellepoca
del computer, creatura del novello Frankenstein, cui gridiamo, dopo aver dato corrente elettrica, Dai Vita! Dai
Vita alla mia creatura! (Brooks 1974), siamo arrivati a
pensare che la creazione di nuovi supporti di silicio per la
mente renda il corpo supporto troppo complesso e in fin
dei conti superato dalla macchina tecnologica come oggetto di studio. Longo (2000, pp. 111-112) definisce questo
processo come estroflessione cognitiva che
consiste nella rappresentazione esterna del cervello umano,
mediante supporti materiali modulati, di quelli che si chiamano variamente concetti, pensieri, idee, conoscenze, informazioni e via dicendo. Lestroflessione consente di percepire le
conoscenze come oggetti, su cui dunque possibile operare
con metodi e strumenti che non sono pi soltanto mentali
(interni). () Il calcolatore consente dunque di estroflettere
(almeno in parte) non solo le conoscenze ma anche le capacit di elaborazione delle conoscenze.

Laspetto interessante di questa rappresentazione computazionale del cervello, oltre le implicazioni legate allera
tecnologica per le quali rimando i lettori al testo dellautore, che lanalogia tra concetti, pensieri, idee che dir si voglia e gli oggetti anticipa di molto lintroduzione del com-

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puter ma appartiene alla struttura metaforica del nostro


stesso pensiero concettuale che trae elementi dallesperienza percettiva. Lakoff e Johnson (1980) sostengono che le
idee sono trattate come oggetti perch luomo cerca di cogliere le astrazioni attraverso ci che gli appare pi concreto. Le metafore attivamente costruiscono narrazioni coerenti attraverso un processo di simulazione di un evento fisico percepito attraverso una struttura corporea che ne determina i vincoli biologici. Noi vediamo nel nostro ambiente oggetti che si muovono, si accumulano, si dividono, si
frammentano, appaiono improvvisamente, contengono altri oggetti e ne sono contenuti e cos via. Il corpo vissuto
come un contenitore di fenomeni complessi che producono salute o malattia. E il cervello un contenitore che produce oggetti informazionali in tutti i modi possibili che
permette la dicotomia dentro/fuori. evidente che se consideriamo le idee come tali oggetti abbiamo costruito un sistema metaforico che ci permette di manipolarle. Il problema sorge quando estremizziamo questa analogia fino a sovrapporre due elementi divisi dal come se e reifichiamo le
idee. Se allora le idee diventano oggetti, cerchiamo qualche
altro oggetto, oltre al cervello, che le contenga e costruiamo un contenitore che mimi la loro elaborazione (computer). Dobbiamo per sempre tenere in considerazione che i
supporti interagiscono con il supportato e lo rendono peculiare; in questo senso per Macluhan il media il messaggio, come sottolinea Longo, e quindi la mente che possiamo supporre emergere da una rete di computer sar comunque irriducibile alla mente che emerge da un corpo
che nasce, si sviluppa e muore. Inoltre non possiamo tacere la ricorsivit a pi livelli di tale costruzione concettuale
in cui una metafora (unidea!) per manipolare le idee costruisce una visione del funzionamento cerebrale che genera unaltra metafora (computazionale) con la quale indaghiamo la prima.
Se prendiamo seriamente in considerazione questo continuo rimando ad altro, questa semiosi illimitata (Pierce),
che nasce dalla decostruzione dei codici di significato, ci si

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pone di fronte una delicata questione: se ogni segno rimanda ad altri segni possibili ogni narrazione lecita e priva di
ogni possibilit di stabilire dei criteri individuino la necessaria separazione tra le spiegazioni aberranti e le corrette
interpretazioni (Fabbri 1998, p. 14).
Paolo Fabbri propone una svolta semiotica con un ritorno a una razionalit tradizionale (ib.) consapevole del
suo impianto metaforico di continuo rimando di significazione a qualcosa di altro. In questo senso Fabbri critica lidea costruttivista e dice che non possibile, come si era
pensato, scomporre il linguaggio il mondo in unit
semiotiche minime, per poi ricomporle e attribuire il significato al testo di cui fanno parte (p. 20). La svolta semiotica, evita, nel campo della cura e della ricerca scientifica,
quella dissoluzione della persona (Gadamer 1993) in frammenti minimi da ricomporre analiticamente e costruisce
nella contingenza quei criteri di validazione necessari per
una corretta spiegazione (p. 21) ma sempre allinterno di
universi di senso particolari dentro cui ricostruire specifiche
organizzazioni di senso, di funzionamento di significato, senza con questo vantare la pretesa di ricostruire, almeno per
ora, generalizzazioni valide in ultima istanza (ib.).

Questa presa di coscienza accomuna le neuroscienze e


i sistemi di cura nellaccettazione dellaltro come unica
esperienza possibile di conoscenza e nello stesso tempo
proprio perch comprende laltro si rivela esperienza impossibile. questo continuo oscillare tra possibile e impossibile lunico spazio di scienza e di cura che genera
senso e tenta domande di possibilit alle risposte impossibili. Queste domande di possibilit vengono enunciate
come se io fossi laltro, come se fossi nel corpo dellinterlocutore. Nello stesso modo il nostro pensiero concettuale strutturato in modo che ogni concetto come se
fosse un altro concetto. Lo scarto che sempre esiste, lirriducibilit che differenzia me dallaltro e un concetto da un
altro lo spazio delletica. Spazio che contiene ancora tut-

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te le possibilit, tutte le ramificazioni pensabili e non, in


cui non c logica n determinismo in cui il tempo non ,
perch non si ancora prodotta lirreversibilit di ogni
scelta, non c ancora narrazione, c presenza, limmediato. La svolta semiotica quindi un faro che pu essere
puntato sui coni dombra della Scienza.
Purtroppo la visione scientista dominante conferma
una visione della Scienza come istituzione eteronoma,
che afferma di se stessa di non essere opera umana (Castoriadis 1990, p. 38), lasciando intendere unorigine extra-sociale e a-storica, quindi non mitica ma religiosa. Si
tratta, dunque, di unepifania, di un incessante parziale
disvelamento del Reale attraverso tecno-protesi percettive
sempre pi sofisticate. Un viaggio nellinvisibile del sempre pi piccolo e del sempre pi grande con lo sguardo
rivolto ossessivamente alle lenti del microscopio e del telescopio. Quindi lincontro del Mito con le storie che fanno la Storia, dal quale si generano coni dombra, escluso
a priori nel momento in cui produce il paradosso scientista: la Scienza Religione che mina, per la sua stessa tensione verso la verit, i valori di cui pretende di farsi fondatrice.
a questo livello di riflessione che dobbiamo chiederci
quale teoria rigorosamente scientifica e necessariamente relativa della cura e delle neuroscienze dobbiamo abbracciare e con quali finalit.
Una teoria scientifica sul funzionamento del sistema
nervoso una metafora fondamentale che influenza
profondamente le tendenze politiche e sociali attraverso
una specifica visione delluomo e quindi non possibile
evitare di porsi il problema della sua influenza sulla convivenza intraspecifica e interspecifica degli uomini e di tutti
gli esseri viventi.
Vorrei a questo punto tentare di specificare il mio
punto di vista su unannosa diatriba che poggia, a mio parere su un fraintendimento concettuale. Nozick, filosofo
analitico, nel capitolo Chi vuole il relativismo? del suo ultimo libro (Nozick 2001) spiega come la preferenza filo-

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sofica per lassolutismo o il relativismo sarebbe di natura


derivata. La visione di un fatto oggettivo viene vissuta come risorsa o come vincolo in relazione al fatto che losservatore ottenga o meno gli obiettivi desiderati secondo i
propri valori e le proprie credenze. Nozick, quindi, suggerisce che il relativista assuma una posizione politica nella quale esprime insoddisfazione per le cose come stanno. Questa idea sicuramente condivisibile se si precisa
che tale posizione, definita da Karl Mannheim (1936) circa settantanni prima utopica, poggia su fondamenta rigorosamente scientifiche e non su qualche vaga forma di
post-modernismo. Il sociologo ungherese, proprio per liberarsi dalle accuse di relativismo sterile che gli vennero
mosse da tutti i fronti della cultura istituzionalizzata, introdusse la distinzione tra relativismo e relazionismo. Se
col primo termine si intende lassenza di criteri controllabili di verifica in sede scientifica, allora questa tendenza
utopica non relativistica. Essa afferma, infatti, non gi
linesistenza di criteri invarianti, bens che essi non siano
assoluti in quanto si danno solo in rapporto (relazionismo) a determinati indici:
Come il fatto che ogni misura nello spazio dipende dalla natura della luce non significa che le nostre misure siano arbitrarie, quanto piuttosto che sono valide in relazione alla luce,
cos il relazionismo, e non gi il relativismo e larbitrariet in
esso implicita, che si applica alle nostre discussioni. Il relazionismo non significa che manchino criteri di unit nella discussione. Secondo esso, tuttavia, proprio della natura di
certe affermazioni il non poter venir formulate in assoluto,
ma solo in termini della prospettiva posta da una determinata
situazione (p. 81).

In questottica ogni persona che lavora con la scienza e


nella scienza ha la possibilit di scegliere, in ogni atto, se
perseguire i propri studi dentro il contesto di una scienza
della scoperta o dentro una scienza del dominio, perch gli
scopi sono diametralmente opposti e incidono in maniera
determinante sulla teoria e sulle scoperte stesse.

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Romeo amputato: ovvero del maggiore e del minore


Si pu parlare a una nazione intera in nome
del pubblico, eppure il pubblico meno di
ununica, per quanto umile persona reale
(Kierkegaard 1916, p. 22).

Immaginate una camera spoglia, una squallida pensione


in un posto qualunque. Un uomo a torso nudo si guarda
nello specchio. Febbricitante, fatica a reggersi in piedi, ma
prima di crollare esausto, per un attimo osserva la propria
mano seguire sul fianco una lunga ferita lineare con i lembi
gonfi e arrossati, rozzamente cucita con filo da sutura.
Qualche ora prima gli stato asportato un rene in cambio
di denaro e con s ha qualche migliaio di dollari e una confezione di antibiotici.
Che cosa pensa dei medici, della medicina, del progresso scientifico?
Che cosa pensa delle astrazioni simbolico-concettuali le
cui applicazioni tecnologiche hanno permesso che i suoi
organi divenissero merce con un prezzo di mercato?
In fondo egli rappresenta una delle conseguenze, una
sempre pi frequente storia minore, del progresso tecnologico della medicina e delle scienze biologiche. Un mediocre professionista, un ottimo antibiotico, non c nemmeno
bisogno di una sala chirurgica per effettuare lintervento,
basta una camera dalbergo.
Questuomo rappresenta lantitesi del pubblico che
Kierkegaard definiva, in tempi non sospetti di dominio radio-televisivo, un fantasma astratto e livellatore che tutti e
nessuno, frutto della congiunzione tra lastrazione della
stampa e lapatia riflessiva di unepoca. Ogni essere umano
appartiene al pubblico ogni qualvolta ci che non , ovvero quando manca di concrezione, di corporeit (Kierkegaard 1846). La malattia, il dolore, le ferite del corpo riconducono ogni individuo dal pubblico al s, rendendolo consapevole della lacerante astrazione in cui immerso nella sua
normalit a cui stato religiosamente educato o sottomesso.

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Ogni storia personale, storia minore, dunque, intrinsecamente costituente (de-generativa) rinegoziando in continuazione il nostro senso di identit con ci che siamo per
gli altri, che siamo stati educati a considerare appunto
astratta opinione pubblica.
La secretazione degli altri possibili s a favore di un s
unitario, dominante e socialmente accettabile il giogo del
potere della Storia costituita sullidea di identit.
Pakman (2003) in un bellissimo scritto si chiede
Che tipo di organismi siamo noi per i quali questo locus dellidentit cos importante? La risposta: noi siamo organismi
che hanno la possibilit di vivere nel presente e di costruire
rappresentazioni. Il s nato nello spazio tra presenza e rappresentazione.

Ed in questo spazio, che costituisce i coni dombra


delle storie minori, che ognuno di noi ha la possibilit di
reinventarsi attraverso storie di de-generazione, di bugie,
segreti, fraintendimenti e s molteplici e contraddittori.
Lincessante gioco di risonanze tra Storia mitopoietica
e storie mitolitiche un circolo ricorsivo di variazione
continua. Variazione che un caleidoscopio minoritario
del divenire (di ognuno) che continuamente esce dalla
rappresentazione del s maggioritario (di nessuno), prodotto istituzionale che impone coerenza e prevedibilit
per essere considerato autentico e congruente con il ri-conoscimento sociale. necessario alienare il nostro s maggiore a favore dei compositi s minori per ricomporre una
propria visione autonoma del mondo. Lo spazio della rappresentazione ormai completamente invaso dallimmaginario televisivo che detta regole, bisogni e comportamenti
adeguati: siamo oltre la societ dello spettacolo di Debord, siamo lo Spettacolo.
Quando Carmelo Bene ha messo in scena lo spettacolo
dello Spettacolo, con re balbuzienti e personaggi che si
(de)costruiscono nel tempo della presenza proprio perch
la rappresentazione morta, ha suscitato critiche e consen-

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si di spettatori gi morti che solo la malattia, la carne dolorante potrebbe risvegliare.


Un esempio straordinario di teatro costituente. Il teatro
di Bene un microcosmo in evoluzione in cui ci che prevale lalternativa, la variazione continua, del maggiore e
del minore. Sembra unespressione reale di ci che gli evoluzionisti oggi chiamano exaptation.
Deleuze definisce il teatro di Carmelo Bene, commentando il suo Romeo e Giulietta, un teatro per sottrazione,
per amputazione.
Ma lamputazione del potere risulta quasi sempre incomprensibile, sempre destabilizzante, folle addirittura. La
maggior parte delle persone passa la vita a ricercare o combattere il potere allinterno di paradigmi che lo confermano e che esse stesse contribuiscono ad alimentare. Cos chi
lo brama ne ricava unidea di potere entro un ordine naturale, chi lo combatte ne sente comunque lineluttabilit.
come se ci fossero due operazioni opposte. Da un lato si
eleva a maggiore: di un pensiero si fa una dottrina, di un
modo di vivere si fa una cultura, di un avvenimento si fa Storia. Si pretende cos di riconoscere e ammirare, ma, in effetti,
si normalizza. Succede lo stesso per i contadini delle Puglie,
secondo Carmelo Bene: si pu dar loro teatro, cinema e persino televisione. Non si tratta di rimpiangere il vecchio buon
tempo, ma di essere sgomenti di fronte alloperazione che subiscono, linnesto, il trapianto fatto alle loro spalle per normalizzarli. Sono divenuti maggiori. Allora, operazione per
operazione, chirurgia contro chirurgia, si pu concepire linverso: in che modo minorare (termine usato dai matematici), in che modo imporre un trattamento minore o di minorazione, per sprigionare dei divenire contro la Storia, delle vite
contro la cultura, dei pensieri contro la dottrina, delle grazie
o delle disgrazie contro il dogma? (Deleuze 1979, p. 91).

Che sia questo il paradosso finale?


Sar la minorazione, la malattia a salvare luomo?
O forse sar il riconoscimento della dignit delle storie
non umane a darci una speranza?

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Un ultimo pensiero di Bencivenga, le cui citazioni in


questo saggio provengono da un unico libro che considero
crudo, intenso e politicamente scorretto
Il significato del mettere storie al centro dellessere, la sfida
mostruosa evocata da questa mossa (mostruosa come la smorfia di uno scimpanz: il vostro stesso viso a essere distorto)
consiste al contrario precisamente nel porsi il compito (impossibile) di pensare storie non umane: storie che i primati
dicono con le mani e gli elettroni con lo spin. E consiste nel
ripensare le storie umane in modo che quel che hanno in comune con le storie non umane ne diventi il nucleo essenziale
(Bencivenga 1997, p. 73).

Voglio concludere questo saggio de-lirando sul pensiero


di Wittgenstein, sostenendo che ci che ho scritto non
quello che intendevo dire, perch ci che si vuole dire non
pu essere detto, ma ci che si detto diviene ci che si
voleva dire.

1
La Alcor un istituto di crionica che attualmente conserva in azoto liquido a -196 C 37 corpi di persone decedute nella certezza che in futuro i
progressi della scienza riusciranno in una vera e propria resurrezione. Negli
USA esiste un movimento crionico che fa riferimento a numerosi istituti del genere. La conservazione della sola testa costa 50.000 dollari, di tutto il corpo
125.000 dollari.
2
In questo saggio utilizzer spesso le parole uomo e essere umano in
senso intercambiabile. Questo perch sono figlio della mia cultura e lo sento
come un termine meno tecnicistico e pi diffuso nel linguaggio di tutti i giorni. Sono consapevole che tale termine deriva da una visione maschile che tende, con un certo senso del ridicolo, allermafroditismo quando parla di origini
delluomo. , invero, utopico pensare di utilizzare un solo termine al posto di
un altro per uscire da questo androcentrismo diffuso.
3
Dal film Hannibal di Ridley Scott, Dino De Laurentiis, USA 2001.
4
Wu Ming un laboratorio di design letterario, allopera su diversi media e per diverse committenze.
Il marchio Wu Ming gestito da un collettivo di agitatori della scrittura, costituitosi in impresa indipendente di servizi narrativi. Laccezione
che diamo al termine la pi vasta immaginabile, fino a coprire attivit di
raccordo tra letteratura e nuovi media. (da http://www.wumingfoundation.com/)

MICHELE CAPARARO

5
Fungo allucinogeno utilizzato a scopi rituali dalle popolazioni indigene
del Messico.
6
Il forno a micro-onde stato presentanto nel 1946 dalla Raytheon Co.,
azienda che ha strette relazioni con lapparato militare statunitense. Attualmente impegnata nel supporto tecnologico al progetto dello Scudo Stellare di
Bush & Co, la Raytheon Co. presente attivamente per quanto riguarda i sistemi radar e di rilevamento nella guerra in Afghanistan e in quella in Iraq.

Bibliografia

Nel testo, lanno che accompagna i rinvii bibliografici secondo il sistema autore-data sempre quello delledizione in lingua originale, mentre i rimandi
ai numeri di pagina si riferiscono alla traduzione italiana, qualora in bibliografia se ne faccia esplicito riferimento.

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Stampato per conto della casa editrice Meltemi


nel mese di aprile 2004
presso Arti Grafiche La Moderna, Roma
Impaginazione Studio Agostini