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Dipartimento di Beni Culturali Storico-Archeologici Socio-Antropologici e Geografici Universita degli Studi di Palermo LA CRISTIANIZZAZIONE IN ITALIA TRA TARDOANTICO ED ALTOMEDIOEVO ATTI DEL IX CONGRESSO NAZIONALE DIARCHEOLOGIA CRISTIANA AGRIGENTO 20-25 NOVEMBRE 2008 - acura di Rosa Maria Bonacasa Carra - Emma Vitale - volume I - Carlo Saladino Editore s.r.1. 2007 CARLO SALADINO EDITORE S.R.L. ‘Via XX settembre 53 - 90141 Palermo tel. 091.329590 - fax 091.6112670 carlosaladinoeditore@libero.it ‘Copyright © 2007 - Tutt i dirt sono riservati per tuti i Paesi I Edizione San Luca evangelista dall’Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie Lorenzo Bianchi* Al fine di stabilire quale sia l’effettiva veridicita della tradizione medievale che vuole le spoglie di San Luca evangelista traslate a Padova da Costantinopoli fra tardoantico altomedioevo (e pid precisamente all’epoca di Giuliano I’ Apostata oppure durante il periodo iconoclasta), il 17 settembre del 1998 & avvenuta lapertura dell'arca marmorea, collocata nel transetto sinistro della basilica di Santa Giustina, contenente la cassa plumbea con le reliquie rinvenuta nell’ area necropolare presso la basilica nel 1177. I dati forniti dalle indagini (che hanno riguardato, oltre alle analisi dei reperti, anche lo studio della tradizione lucana nei suoi vari aspetti), in parte presentati durante il Congresso internazionale di Padova dell’ ottobre 2000, sono stati di recente pubblicati in tre volumi di Atti’. Nonostante questa voluminosa pubblicazione, e anche dopo la rideposizione della cassa plumbea, con tutto il suo contenuto, avvenuta nel maggio del 2001, le ricerche sull’ argomento non possono certo dirsi concluse ¢ tuttora continuano’. Anticipando parte di quanto pid oltre illustrato analiticamente, dird subito che i ientifici delle analisi materiali compiute su cassa, reliquie e oggetti vari ad esse associati, eseguite con le metodologie proprie delle varie discipline, hanno fornito vari elementi validi per chiarirne la storia, e sembrano indicare che ci troviamo di fronte ad un reperto fuori contesto — intendo cio’ dire un reperto non originario della zona in cui & stato trovato -, la cui provenienza sarebbe oricntale’, se non anche specificamente greca. Per quello che riguarda le competenze di chi scrive, le indagini* hanno riguardato in particolare la documentazione e lo studio analitico della cassa ‘Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per le Tecnologie applicate ai beni cultural. 1 Ai San Luca 1 2002, Anti San Luca TI 2003, Arti San Luca Il 2004. 2 Per quanto riguarda in particolare gli aspetti archeologici e pi latamente storici, esse sono tuttora in corso ad ‘opera del CNR (Istituto per le Tecnologie applicate ai beni culturali), !' Universita di Padova (in particolare ill Dipartimento di Mincralogia ¢ petrologia) ¢ I'Universita di Roma “La Sapienza” (in particolare gli insegnamenti di Archeologia cristiana e CivillA bizantina). Maggiori ¢ forse decisivi passi in avanti potranno aversi con una ‘nuova analitica e sistematica disamina delle fonti (comprese quelle relative alle altre reliquie di santi che la ttadizione afforma custodite insieme a quelle di Luca nell’Apostoleion di Costantinopoli) e con indagini archeologiche mirate. 3 Simile annotazione anche in Cuscito 2004, p. 529. 4 Svolte dal novembre 2000 al maggio 2001, insieme a Margherita Cecchelli e all’arch. Paolo Salonia, su incarico che ricevetti diretamente dal vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo nei giomi del sopra citato Congreso internazionale su San Luca evangelista. 136 __Atti del IX Congreso Nazionale di Archeologia Cristiana plumbea e del segno a rilievo (raffigurante una specie di asterisco o stella ad otto bracci) presente sulla faccia esterna di uno dei suoi lati corti. Su questo dunque mi dilungherd pid in dettaglio, non prima di avere perd proposto in sintesi i principali dati emersi dagli studi degli altri componenti la commissione scientifica di indagine, ¢ questo perché & proprio I’insieme dei dati forniti dalle singole discipline che, mai come in questo caso, concorre a formare un quadro interpretativo significativo. I quale quadro mostra — con tutte la cautele del caso ¢ tenendo sempre ben presente il problematico silenzio delle fonti sull’argomento — la compatibilita (di carattere cronologico, geografico e ambientale) con la tradizione che vuole la traslazione delle reliquie di Luca dall’Oriente a Padova prima del VI secolo: cosa che imporrebbe quanto meno di riconsiderare ulteriori prospettive nello studio della primitiva comunita cristiana di Padova, ed in particolare dei suoi rapporti con Oriente, in un periodo per il quale fonti e notizie certe sulla Chiesa padovana senza dubbio scarseggiano. Vinvenzione del corpo attribuito a San Luca all’interno di una cassa di piombo nel cimitero di Santa Giustina a Padova é datata, secondo la tradizione padovana, al 14 aprile del 1177. Nel racconto che descrive il momento del ritrovamento, scritto probabilmente qualche anno dopo’, si legge che il riconoscimento del corpo come quello dell’evangelista avvenne sulla base del disegno di tre vituli ¢ di una doppia croce impressi all’esterno del contenitore, e per la presenza, all’interno di esso, di un’iscrizione che recava il nome del santo. Una tradizione posteriore all’invenzione, che sembrerebbe emergere dopo la seconda meta del XIII secolo, narra la traslazione del corpo di San Luca (e delle reliquie dell’ apostolo San Mattia) da Costantinopoli a Padova, via nave, ad opera del sacerdote Urio, custode dell’Apostoleion, all’epoca dell’imperatore Giuliano I’ Apostata (361-363), per sottrarlo al pericolo di distruzione*. Ancora un’altra tradizione, pid tardiva, sposta la traslazione, sempre ad opera di Urio, al tempo della persecuzione iconoclasta di Costantino V Copronimo (741-775)'. La cassa di piombo contenente il corpo, nel frattempo, era stata deposta nel 1316 in Santa Giustina in un’arca marmorea appositamente scolpita per volonta dell’abate Gualpertino Mussato. Le fonti ci attestano un’apertura avvenuta il 9 novembre 1354, quando il capo dello scheletro venne prelevato e donato all’imperatore Carlo IV, che lo portd nella cattedrale di San Vito a Praga, sua citta d'origine. Una vera e propria ricognizione venne effettuata nel 1463, nel corso di un processo per stabilire se l’autentico corpo di San Luca fosse quello custodito a Padova, oppure un altro custodito a Venezia. Di questo processo, conclusosi a 5 Si rimanda a Tilatti 2004, 6 Historia de translatione beatorum Luce evangeliste ac Mathie apostoli de Constantinopoti ad urbem Pataviumt; { riferimenti in Tiatti 2004, pp. 285-290, dove si propone un datazione tra il 1260 e il 1280. 7 Cft. Cuscito 2004, p. 529; Trolese 2004, pp. 306-307. San Luca evangelista dall’Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 137 Lorenzo Bianchi favore di Padova, abbiamo gli atti*. Un’ulteriore ricognizione, anch’essa testimoniataci con certezza, avvenne nel 1562, quando, essendo gia a buon punto la costruzione dell’attuale Basilica, l’arca venne rimodellata e fu spostata nel transetto di sinistra, dove ancora oggi si trova’. A fronte della tradizione medievale della traslazione di San Luca da Costantinopoli a Padova, radicatasi a tal punto che un sintetico cenno allo spostamento venne introdotto anche nel Martirologio Romano", non ci soccorrono affatto, sull’argomento, le fonti antiche"'. Esse ci parlano di Luca come di un «antiocheno di Siria, medico per professione, discepolo degli apostoli», scrittore del terzo Vangelo e degli Atti degli apostoli, probabilmente di origine pagana’’, discepolo di Paolo, vissuto nel I secolo e forse fino ai primi decenni del II. La tradizione sulla sua morte ¢ sepoltura non appare, ad una prima considerazione, completamente univoca. La tesi pid accreditata parla della sua morte all’et di ottantaquattro anni, in Beozia, e pid specificamente a Tebe, dove fu anche sepolto. La é conservato un sarcofago pagano riutilizzato, all’incirca della fine del IT secolo, di imitazione attica, in pietra locale, che la tradizione orientale considera il luogo della prima sepoltura dell’evangelista (Fig. 1)". I dati storici qui sopra esposti hanno come loro fonte prima un prologo al Vangelo di Luca, redatto in greco da un anonimo copista della fine del II secolo, il cosiddetto Prologo antimarcionita, giuntoci anche in versione latina. Detto testo fu perd rivisto, e non sappiamo se integrato nella parte che ci interessa, all’inizio del IV secolo. La versione latina del testo porta, nella maggioranza dei suoi esemplari, invece della lezione Beozia, quella di Bitinia’*. Da San Girolamo sappiamo poi che nella seconda meta del IV secolo, e precisamente nell’anno 357, I’imperatore Costanzo II portd i corpi di San Luca e Sant’ Andrea" a Costantinopoli, nuova capitale dell’Impero”. La notizia sembra 8 Cfr. Trolese 2004, pp. 300-320. Si veda anche Morini 2004. 9 Ancora Trolese 2004, pp. 321-328. 10 Le sue ossa poi in seguito furono portate a Costantinopoli ¢ di la trasferite a Padova; il primo di questi spostamenti, segnato al 9 maggio, venne menzionato anche in altri Martirologi. "1 Bibliografia ulteriore, oltre quella sommaria segnalata nelle note qui di seguito, in Cecchelli 2003, pp. 729-732. 12 Bus, Hist. Eccl. 3, 4, 4-6. 13 Off, ten., Adv. Haer. 3, 1, 2; Tent, Adv. Marcion. 4-5; Orig. in Eus., Hist. Eccl. 3, 6, 25; ¢ anche indirettamente Col. 4, 10-14. Ipotesi di modemi sulla base dell’esegesi e della critica testuale delle sue opere ne vorrebbero fare tun ebreo della diaspora, ¢ addiritura di stipe levtica:cft. Principe 1999, Rigato 2002. 14 Rimando, per I'illustrazione di questo monumento, a quanto segnalato in Cecchelli 2003, pp. 733-734, ed ivi bibliografia, 15 Bibliografia: Regul 1969 (edizione critica dei Prologhi); Billanovich 2000 (morte di Luca in Bitinia); Bottecchia Dehd 2004 (sepoltura di Luca in Beozia). B discusso se l'originale — per quanto riguarda il prologo a Luca — fosse la versione greca o quella latina. 16 Quest’ ultimo da Patrasso. 17 Hier., De vir ill. 3, 7, 6: «Sepultus est Constantinopoli, ad quam urbem vigesimo Constantii anno ossa eius cum reliquits Andreae apostoli translata sunt» 138 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana certa, ma evidentemente non siamo nella condizione di poter giurare sull’autenticita delle reliquie giunte realmente a Costantinopoli. Questa notizia & ripetuta dal Chronicon Paschale della prima meta del VII secolo, che testimonia anche, nell’anno precedente e cioé nel 356, la traslazione di San Timoteo da Efeso a Costantinopoli. I corpi dei tre santi furono collocati nell’ Apostoleion, la Basilica degli Apostoli; e quando, verso il 527, Giustiniano riedificd la Basilica, furono viste, stando alla testimonianza di Procopio di Cesarea, le casse di legno che si era certi contenessero i corpi di Andrea, Luca e Timoteo, e furono riposte, con gran cerimoniale, sotto I'altare della nuova chiesa'*. Infine, c’é notizia che nel 586, ad opera di Gregorio Magno, all’epoca apocrisario del papa Pelagio II presso T'imperatore Maurizio Tiberio, giunse a Roma, prelevata dall’ Apostoleion, la testa di San Luca, ora conservata in Vaticano”. Numerose sono quindi le questioni imposte dallo studio della tradizione antica su Luca, relative alle pid varie discipline (filologia, critica dei testi, agiografia, archeologia) e ancora non pienamente risolte, che @ dunque necessario continuare ad indagare. # infatti evidente che, in assenza di un termine di paragone sufficientemente solido, l’utilizzazione dei dati delle scienze sperimentali risulterebbe assai problematica; & perd di contro altrettanto evidente che una serie internamente coerente di dati scientifici e tale da fornire indicazioni oggettive, sia pure nel rispetto della loro natura sostanzialmente statistica e probabilistica, pud senz’ altro permettere di indirizzarc la critica ad una migliore valutazione delle diverse problematiche storiche ed a prospettarne la soluzione, soprattutto per un argomento che impone di tener presente un cosi ampio spettro di indirizzi di indagine ¢ richiede, a chi voglia trattarne correttamente, di valutare ogni dato senza ipotesi pregiudiziali. Detto questo, ribadita ancora una volta l’assenza di una tradizione della traslazione a Padova attestata in antico, e sottolineato infine che le manipolazioni dei reperti probabilmente avvenute nelle varie aperture e ricognizioni del passato hanno certamente reso pid difficoltosa l’interpretazione di alcuni dati, prima di concludere con qualche analitica considerazione sul segno a rilievo sulla cassa di piombo, riassumo brevemente quanto i vari specialisti hanno concluso a seguito delle proprie analisi scientifiche: = lo scheletro attribuito a San Luca, privo del capo, risulta maschile, appartenente ad un uomo anziano, di statura di circa cm 163”; - le analisi del radiocarbonio “C, condotte scparatamente in due diversi laboratori (Tucson e Oxford), forniscono per lo scheletro una datazione probabile 18 Proc., De aedif. 1, 4, 18-23. 19 Questa tradizione & attestata negli atti del processo canonico del 1463: cfr. Trolese 2004, p. 317. Si confonde probabilmente con quella della trasiazione di un braccio di San Luca, menzionata nella Cronaca del monastero di Sant’ Andrea ad clivum Scauri gia nel XII secolo, per la quale cft. Godding 2004, pp. 149-150. 20 Capitanio 2003; Terribile Wiel Marin 2003; Scapinelli-Capasso 2003. San Luca evangelista dall’ Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 139 Lorenzo Bianchi tra la seconda meta del I secolo 4.C e Vinizio del V secolo 4.C., con la massima probabilita tra il Ie il IV secolo*; — il cranio trasportato nel 1354 nella chiesa di San Vito a Praga e ora li conservato corrisponde senza alcun dubbio allo scheletro di Padova, vista la perfetta articolazione con T’atlante®; al contrario, il cranio che la tradizione vuole portato a Roma da Gregorio Magno verso la fine del VI secolo non ha alcuna relazione con il corpo di Padova ed & stato datato dalle analisi del radiocarbonio “C al V-VI secolo ace; ~ il corpo al quale apparteneva lo scheletro di Padova si 2 decomposto rapidamente nella cassa di piombo in cui @ stato trovato, che @ stata evidentemente destinata ad accoglierlo fin dal momento della morte o da un momento non molto successivo ad essa; lo dimostrano sia la presenza di pupe di ditteri necrofagi fossilizzati in cerussite™, sia i rapporti isotopici del piombo della cassa ¢ delle incrostazioni presenti sulle ossa del bacino®, sia, ad abundantiam, Vintegrita e la completezza dello scheletro anche per quello che riguarda le ossa pid piccole*; —lo studio del Dna mitocondriale estratto da due denti permette di escludere che il corpo sia appartenuto a un individuo di origine greca, mentre ’appartenenza a un individuo di origine siriana, anche se non l'unica ad essere possibile, tuttavia risulta essere la maggiormente probabile”; — la cassa parallelepipeda di piombo contenente le reliquie attribuite a San Luca evangelista ha le dimensioni di circa cm 180x48, alta circa cm 40° (Figg. 2-5). Questi dati metrici sono compatibili con quelli del sarcofago marmoreo di Tebe, che Ia tradizione indicherebbe come il luogo della prima sepoltura. La cassa é forata sul fondo in tre diversi punti (di questi fori si ha gia notizia al tempo della ricognizione del 1463) (Fig. 6). La composizione isotopica del piombo della cassa non & riconducibile, allo stato attuale delle conoscenze, alla produzione di specifici 21 Motin-Salviulo-Guerriero 2003. 22 Vitek 2003. 23 Molin-Salviulo-Guerriero 2003, pp. 331-333. Questo permette una prima considerazione a carattere storico: se infat si d& credito alla tradizione della trastazione del capo (e sempre che esso sia stato prelevato dal corpo di Luca enon sia stato invece dato a Gregorio un cranio di diversa provenienza), ne consegue: a) che il corpo di Padova non & quello che alla fine del VI secolo (¢ presumibilmente anche all’epoca in cui serive Procopio) era sepolto a Costantinopali; b) che quello di Costantinopoli nel VI secolo non era il vero corpo di San Luca, perché la datazione risulta molto pit tarda dell’epoca della morte di Luca: c) che dunque. se mai il corpo portato a Costantinopoli da Costanzo II era quello dell’autentico San Luca (cosa che per®, nonostante le fonti, potrebbe essere anch’essa messa in dubbio), nel VI secolo ne era gid avvenuta la traslazione 24 Zangheri-Fontana 2003. 25 Molin-Pinarelli-Salviulo-Chiaradia 2003, p. 473; Molin-Salviulo 2003c, p. 522. 26 Capitanio 2003, 27 Barbujani et alii 2003. 28 Bianchi 2003. Per il rilevamento fotogrammetrico, cfr. Salonia 2003. 140 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana giacimenti antichi, e pud essere interpretabile come effetto del riciclaggio di varie miniere dell’area mediterranea, procedimento molto diffuso in epoca imperiale®; — il coperchio che chiude la cassa (Fig. 7), a spioventi con due timpani triangolari alle estremita (uno dei quali staccatosi in epoca rinascimentale), non & quello originario. Risulta infatti avere, rispetto alla cassa stessa, uno stato di diversa e nettamente migliore conservazione, chiarissimo indice di permanenza in migliori condizioni ambientali. [1 dato, intuibile perfino ad un sommario esame autoptico, emerge chiaramente dagli esami mineralogici®. La non omogeneit& tra cassa e coperchio & confermata dalle analisi geochimiche-isotopiche del carbonato di piombo delle incrostazioni dello scheletro, del piombo della cassa e di quello del coperchio. Esse attestano che i campioni delle incrostazioni e della cassa sono uguali fra loro, e nettamente diversi dai campioni del coperchio. Il coperchio & stato dunque realizzato, con assoluta certezza, in un momento diverso e presumibilmente molto posteriore alla cassa”'; si tratterebbe quindi di un manufatto realizzato in sostituzione di quello originario, probabilmente danneggiatosi all’epoca dell’invenzione stessa. Tende verso questa ipotesi anche un notevole indizio esterno: I’analisi di una tavoletta di piombo iscritta inserita nella cassetta delle reliquie attribuite a San Mattia, rinvenute anch’esse presso Santa Giustina, nel 1173, mostra che, sebbene l’iscrizione sia attribuibile alla ricognizione del 1562, il piombo ha lo stesso rapporto isotopico di quello della cassa di San Luca. Questo significa che potremmo essere di fronte ad un frammento riutilizzato del danneggiato originario coperchio della cassa. Ammesso il dato della non omogeneita tra cassa e coperchio, ne discende con tutta evidenza che nessun significato pud avere allo scopo delle indagini sulla provenienza e sulla datazione della cassa, e dunque della identificazione delle reliquie ivi contenute, lo studio archeologico-tipologico della forma del coperchio”; — il ritrovamento di numerosi scheletri di colubridi (serpenti) tipici dell’area padana, datati dalle analisi del radiocarbonio “C al periodo tra il 410 e il 545 4.C., 29 Molin-Pinarelli-Salviulo-Chiaradia 2003, p. 480. 30 Molin-Salviulo 20038 31 Motin-Pinarelli-Salviulo-Chiaradia 2003, 32 Molin-Pinarelli-Salviulo-Chiaradia 2003, pp. 473-474. 33 Lunia originaria di coperchio e cassa (unitamente alla panicolare lettura del segno presente su uno dei lati corti i essa, per il quale si veda in dettaglio pid avanti) & invece uno dei postulati sui quali si basano le indagini tipologiche condotte da Girolamo Zampierie illustrate in un suo recente volume (Zampieri 2003), pubblicato in ‘concomitanza con il secondo volume degli ati del convegno contenenti i risultai delle indagini sciemtifiche (Arti San Luca U1 2003). La tesi della disomogeneita tra cassa e coperchio in base ai rapport isotopici del piombo gli sembra «ancora meno convincente, benché 10 studioso [Molin], da scrupoloso cristallografo qual &, snoccioli tutta una serie di dati di cui mi & davvero difficile capire il significato» (Zampieri 2003, p. 255, in riferimento a Molin- Pinareli-Salviulo-Chiaradia 2003), mentre 1o stesso Zampicri non ha difficollA a far suoi,sullo stesso argomento, i dati favorevoli alla sua tesi proposti in un altro forse non cos significativo contributo degli atti (Galiazz0 2003). Segnalo comunque anche che la tipologia di cassa con coperchio a spioventi, quale risulterebbe dallidea di ‘Zampieri, appare priva di confront in altri simili monument. San Luca evangelista dall’Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 141 Lorenzo Bianchi all’ interno della cassa di piombo, probabilmente entrativi attraverso i tre fori presenti sul fondo e li morti affogati durante il periodo di letargo (la cassa mostra i segni di almeno tre livelli di allagamento*), da la certezza che verso il V-VI secolo la cassa medesima con le reliquie all’interno si trovava a Padova”. Queste tisultanze permettono, a mio avviso, di escludere come veritiera la tradizione (che gid nelle fonti @ comunque seriore rispetto a quella relativa al IV secolo) della traslazione di San Luca a Padova durante il periodo iconoclasta (VIII secolo); — le analisi palinologiche dei reperti rinvenuti all’esterno della cassa di piombo evidenziano una palinoflora rappresentata da piante indigene del Padovano, ovvero da piante esotiche storicamente introdotte nel Padovano; al contrario, le analisi dei reperti rinvenuti all’interno della cassa di piombo evidenziano anche la presenza di specie tipiche dell’area del bacino del Mediterraneo, ma assenti nel Padovano. In particolare, la presenza di foglie e di polline di abete greco, il cui areale circoscritto alla sola Grecia, sembra indicare chiaramente il luogo di provenienza delle reliquie ¢ dunque molto probabilmente della cassa. La natura dei reperti dell’abete greco rinvenuti esclude inoltre (come qualcuno ha invece voluto supporre) che la loro presenza possa essere dovuta a una contaminazione occasional e successiva alla deposizione™; — nella cassa di piombo é stata accertata la presenza di alcuni residui di graminacee e di larve di insetti che si nutrono di granaglie. Questo potrebbe anche fare ipotizzare, tra le varie possibilita, una temporanea collocazione della cassa in un ambiente utilizzato per la conservazione 0 il trasporto del grano, come ad esempio una nave oneraria”; — nella cassa, insieme ad altri oggetti (tra cui due moncte romane*) sono state rinvenute anche due tavolette di piombo incise che attribuiscono le ossa a “Luca evangelista”; una di esse, in particolare, riporta la scritta OSTA TOU LOUKA EUAGGELHSTOU, e sebbene I’analisi isotopica del piombo su cui é incisa la situi in epoca probabilmente rinascimentale”, per alcuni dati paleografici e per la terminologia utilizzata fa pensare ad un originale anteriore al VI secolo®, ricopiato in occasione di una delle ricognizioni delle reliquie. Lunico segno distintivo presente sulla cassa di piombo 8 il rilievo sull’esterno di uno dei lati corti, raffigurante una specie di asterisco o stella ad otto bracci 34 Fomaciari-Vergerio 2003. Ritengo (come altri) che i fori siano stati con buona probabili provocati da un processo di naturale corrosione del piombo. 35 Sala 2003. 36 Paganelli-Chiesa 2003. 37 Zangheri-Fontana 2003. 38 Un follis di Massimiano Erculeo del 299 ¢ un bronzo di Valente del 364-367: cfr. Gorini 2003, secondo il quale Je due monete sarebbero state inserite nella bara non oltre il TV secolo. 39 Molin-Salviulo 2003b. 40 Ghinatti 2003. 142 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Figg. 8-9). Il rilievo fotogrammetrico, e ancor pit specificamente un calco eseguito con pasta siliconica e infine la ripetizione sperimentale dell’incisione in laboratorio, hanno potuto chiarirne le modalita di esecuzione e permetterne un tentativo di interpretazione pid approfondito di quanto sia possibile attraverso la semplice impressione ottica, ancor pid fallace se basata su rappresentazioni fotografiche. Se ne @ ricavato quanto segue: a) il rilievo é stato realizzato contestualmente alla stessa lastra di piombo con la quale é stato fabbricato il sarcofago; b) il negativo, centrato sull’asse longitudinale della forma allestita per la fusione, stato preparato mediante semplice pressione, sul materiale della forma, di una piccola barra (della quale non é determinabile il materiale) delle dimensioni dicm 12 dilunghezza, cm 3 di larghezza e probabilmente cm 1 di altezza; c) Pesecutore lo ha composto con otto distinti movimenti di pressione. Nell’ordine, sono stati realizzati (Fig. 10): l’asta verticale (1), l’asta orizzontale (2), Pasta da destra in alto a sinistra in basso (3), I’asta da sinistra in alto a destra in basso (4), i ritocchi alle estremita delle aste 1 (5), 2 (6) e 3 (7), P'ulteriore ritocco all’estremitA dell’asta 1 (8). B accertata la successione relativa dei primi quattro movimenti, mentre ciascuno dei singoli segni da 5 a 7 potrebbe anche essere immediatamente successivo a quello al quale si sovrappone: il 5 all’ 1, il 6 al 2, il 7 al 3. Il segno 8 é invece sicuramente successivo al 5. d) i segni 1, 2, 3 e 4 sono stati realizzati non di taglio (come sarebbe stato pid logico per avere un rilievo pid netto), ma ponendo la barretta di piatto e premendola maggiormente su uno degli spigoli lunghi. Questo ha provocato una disparita nella profondit& di incisione; percid il segno sembra avere, ad una superficiale osservazione, le estremita ripiegate ad angolo, e anche essere decentrato, mentre in realt& le quattro aste si imperniano sul medesimo centro, che poi il centro geometrico della barra utilizzata (Fig. 11); e) i segni 5, 6 e 7 sono stati impressi premendo un’estremit& della barretta (probabilmente la stessa per tutti ¢ tre i segni) ancora di piatto; il segno 8 é stato invece impresso di taglio, Dall’analisi della modalita di composizione del rilievo risulta in modo inequivocabile che esso é stato realizzato al momento, in maniera estemporanea ed anche abbastanza rozza, con uno strumento certo non fabbricato appositamente allo scopo. Si deve pertanto senz'altro escludere I’ipotesi del marchio di fabbrica; questo, infatti, avrebbe dovuto essere impresso con una forma predeterminata, riutilizzabile in maniera ripetitiva anche per altri oggetti. In pid, la fattura semplice comune della cassa di piombo tende a fare escludere anche che il segno possa avere un semplice intento decorativo; al contrario, sembra evidente un richiamo ad un significato specifico, in relazione al defunto. E poi fondamentale tenere presente in particolare la modalita di incisione di piatto sul medesimo centro geometrico, cosa che permette ulteriori considerazioni. San Luca evangelista dall’Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 143 Lorenzo Bianchi Essa indica che l’esecutore intendeva sfruttare per il suo disegno tutta ’ampiezza della barretta, che dovette essere afferrata presumibilmente sui lati corti con due dita (forse il pollice ¢ il medio). La diversita di pressione si deve probabilmente al tentativo di evitare ’incisione anche dell’impronta delle dita, cosa riuscita perd solo per I’asta 4 (non a caso la meno incisa ¢ I’ultima nell’ ordine di incisione, come se l’esecutore avesse ormai per cosi dire “preso la mano” nel compiere Yoperazione). Infatti, nelle prime tre aste fu necessario intervenire nuovamente con i segni 5, 6 e 7, che si configurano molto banalmente come delle correzioni attribuibili alla necessit’ di cancellare dalla forma le impronte delle dita. Solo il segno 8, impresso di taglio e perpendicolare all’asta verticale 1, potrebbe avere un origine diversa, cio’ non essere un semplice ritocco e avere un valore in ordine al significato del rilievo; ma su questo non posso che lasciare il giudizio sospeso. Quanto appena detto, accertabile e ben comprensibile da chiunque con la ripetizione sperimentale dell’ operazione e con lo studio del negativo, porta alla conclusione che l’esecutore del segno ebbe lI’intenzione di disegnare semplicemente una doppia croce, quella che si pud anche indicare come croce a stella o come la combinazione di una croce greca con una croce decussata, e che, forse per inesperienza o forse perché si trattd di una decisione estemporanea scaturita nel momento in cui si stava procedendo alla colata del piombo, la realizzd abbastanza maldestramente. Ne risultd dunque al positivo un disegno dai contorni in parte confusi che, ad una superficiale osservazione ottica, potrebbe anche fare immaginare particolari che in realtd non ci sono”. 41 Pur se questo evidentemente non contribuisce ai fini della nostra indagine, @ perd utile segnalare che il segno fu interpretato come una doppia ctoce anche da chi, in epoca trecentesca, lo riprodusse su una delle figure a rlievo dell’arca marmorea che da allora accoglie la cassa nella basilica di Santa Giustina (Fig. 12). 42 Come ad esempio delle punte di freccia. Sul postulato delle “punte di freccia” basa le suc ricerche tipologiche il gia citato Zampieri, producendo nel suo studio una amplissima casistica di segni a rlievo su sarcofaghi plumbei, cristiani 0 pagani, raffiguranti fasci di dardi o di aste con punta di freccia o con altri tipi di punta, e interpretando tai segni come una simbologia pagana (che si riferirebbe alla figura di Hermes psicopompo). Premesso che, date le difference di datazione (tra Valtro quasi sempre non determinabile) ¢ luoghi di rinvenimento dei reperti (spesso fuori contesto), una simile indagine comparativa appare nel metodo assolutamente superficiale (e questo oltre che ‘cl campo dell'indagine archeologica anche ¢ soprattutto per quello che riguarda I'indagine storico-religiosa, dove ‘non ha senso comparazione senza storicizzazione), nel caso specifico devo anche segnalare che non uno degli esempi portati da Zampieri ¢ illustrati con fotografia e disegno (Zampieri 2003, pp. 273-312) mostra il medesimo processo compositivo del segno sulla cassa di Padova (sottolinco ancora che & proprio T'analisi del processo compositivo che fa comprendere quale disegno volesse realizzare I'esecutore). Con maggiore o minor cura tealizzat, tli segni hanmo tut le asteincise (con stramenti di vario tipo) in maniera ben definita; quando appaiono realizzati con una barretta (cio uno strumento simile a quello usato per il segno di Padova), questa stata uilizzata i tagtio e proprio I'intersezione dei tag (diversamente dal caso che si sta esaminando) &ilriferimento per il centro ‘geomettico del disegno, anche quando non preciso; infine le terminazioni a punta di freccia, incise di taglio o di spigolo col piato ¢ presenti su tutte Ie aste (diversamente dal caso di Padova dove eventualmente se ne potrebbero vedere solo tre, tra altro asimmettiche), sono realizzate con chiare2za in rapporto alla linea del taglio, ¢ appaiono i forma, anch’essa ben definita, chiaramente angolare 0 triangolare, in nessun modo assimilabili a quelle presunte del segno i Padova se non con una oggettiva forzatura. Mi sembra dunque che, prima ancora di discutere di metodologia comparativa, il problema principale resti quello di tentare di comprendere il pit! oggettivamente possibile la reat di cid che si vuole comparare, per non correre il rischio di impaludarsi nel porre come termine di paragone una propria interpretazione “a tutti i costi” 144 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana Quale poi sia il significato della doppia croce, @ questione aperta, che perd non esclude affatto una interpretazione in senso cristiano", Ed @ lecito dire che anche Panalisi archeologica della cassa di piombo, di per sé indatabile con precisione, non esclude affatto, al pari dalle altre analisi scientifiche, l’ipotesi di compatibilita con la tradizione che vuole le reliquie di Padova essere di San Luca ed essere provenienti dall’Oriente in un periodo anteriore al VI secolo. Altri chiarimenti potrebbero emergere, come ho scritto all’inizio, dalle ricerche ancora in corso. Nota bibliografica Atti San Luca 12002 Atti San Luca 1 2003 Arti San Luca TH 2004 Barbujani et alii 2003 Bianchi 2003 Billanovich 2000 San Luca evangelista testimone della fede che unisce. Atti del congresso internazionale - Padova, 16-21 ottobre 2000: vol. I: L'unita letteraria e teologica dell’opera di Luca (Vangelo ¢ Atti degli apostoli) (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica Padovana, XXVIII), a cura di G. Leonardi-F.G.B. Trolese, Padova, Istituto per la Storia Eeclesiastica Padovana, 2002 San Luca evangelista testimone delta fede che unisce. Ati del congresso internazionale, Padova, 16-21 ottobre 2000: vol. II: La ricognizione scientifica (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica Padovana, XXIX), a cura di FG.B. Trolese-V. Terribile Wiel Marin, Padova, I: ito per la Storia Ecclesiastica Padovana, 2003 San Luca evangelista testimone della fede che unisce. Atti del congresso internazionale, Padova, 16-21 ottobre 2000: vol. III: Ecumenismo, tradizioni storico-liturgiche, iconografia € spiritualita (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica Padovana, XXX), a cura di RG.B. Trolese, Padova, Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, 2004 C. Vernesi-G. Di Benedetto-D. Caramelli-E. Secchieri-E. Katti-G. Barbujani, Caratterizzazione genetica del corpo attribuito a San Luca, in Atti San Luca 11 2003, pp. 337-353 L. Bianchi, Descrizione analitica della cassa e del simbolo, in Atti San Luca 11 2003, pp. 701-712 MP Billanovich, Un'antica tradizione sul luogo della morte di ‘San Luca: Beozia o Bitinia?, in Italia medievale e umanistica XL, 2000, pp. 127-137 45 Per brevita, rimando a Cecchelli 2003, ed ivi bibliografia. San Luca evangelista dall’ Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 145 Lorenzo Bianchi Bottecchia Dehd 2004 Capitanio 2003, Cecchelli 2003, Cuscito 2004 Fornaciari-Vergerio 2003 Galiazzo 2003 Ghinatti 2003 Godding 2004 Gorini 2003 Salviulo-Chiaradia 2003 Molin-Salviulo 20032 MLE. 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Tilatti, San Luca nell’agiografia padovana medioevale, in Atti San Luca 11 2004, pp. 273-290 FG.B. Trolese, I! culto di San Luca evangelista nell'abbazia di Santa Giustina dal Trecento al Cinquecento e oltre, in Atti San Luca TI 2004, pp. 291-329 E, VEek, Studio antropologico del cranio attribuito a San Luca della Cattedrale di San Vito di Praga, in Atti San Luca 11 2003, pp. 201-254 G. Zampieri, La tomba di “San Luca Evangelista". La cassa di piombo e U'area funeraria della Basilica di Santa Giustina in Padova, Roma 2003 S. Zangheri-P. Fontana, Indagini sugli insetti rinvenuti nella bara attribuita a San Luca evangelista, in Atti San Luca Th 2003, pp. 669-678 148 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana Fig. 1 - Tebe (Beozia): arca marmorea ritenuta il sepolero di San Luca evangelista Fig. 2 - Padova, abbazia di Santa Giustina. Cassa plumbea attribuita a San Luca evangelista (foto L. Bianchi, novembre 2000) Fig. 3 - Il coperchio (foto Paolo Bellini, dicembre 2000) San Luca evangelista dall’ Oriente a Padova: recenti indagini sulle reliquie 149 Lorenzo Bianchi Fig. 4 - Padova, abbazia di Santa Giustina. Cassa plumbea attribuita a San Luca evangelista: fondo esterno (foto Paolo Bellini, dicembre 2000) Fig. 5 - Particolare dei fori sul fondo Fig. 6 - Particolare del lato ovest (foto Paolo Bellini, dicembre 2000) Fig. 7 - Particolare del lato est Fig. 8 - Restituzione del lato est (rilevamento (foto Paolo Bellini, dicembre 2000) fotogrammetrico FO.A.R.T., dicembre 2000) 150 Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana Fig. 9 - Particolare del segno a rilievo Fig. 10 - Restituzione del segno sul lato est. sul lato est (foto Paolo Bellini, dicembre 2000) fasi di lavorazione (rilevamento fotogrammetrico FO.A.R.T., dicembre 2000; elaborazione L. Bianchi) Fig.11 - Padova, abbazia di Santa Giustina. Cassa plumbea attribuita a San Luca ‘evangelista: restituzione del segno sul lato est e individuazione del centro degli assi (rilevamento fotogrammetrico FO.A.R.T., dicembre 2000; elaborazione L. Bianchi) Fig. 12 - Padova, abbazia di Santa Giustina. Arca marmorea contenente la cassa plumbea attribuita a San Luca evangelista: particolare dell’ angelo turiferario con il segno di croce a stella 0 doppia croce inciso sulla manica (foto Paolo Bellini, dicembre 2000)