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Maurizio Trifone Aaa O RN co oe aE Oe Maurizio Trifone Antonella Filippone Andreina Sgaglione RAO MALO ORR CREE n cms CC LE MONNIER resentazione Affresco italiano ® un corso per l'insegnamento della lingua italiana allestero e in Italia. Il corso si articola in sei livelli, secondo le indicazioni del Quadro co- mune europeo di riferimento per le lingue, ed & pensato pet utenti di qualsiasi provenienza linguistica (anche per quelli che parlano lingue tipologicamente di stanti dalPitaliano). * Ilsesto volume @ indirizzato a studenti di livello C2, cio’ ad apprendenti avan- zati che sono in grado di comprendere praticamente tutto cid che leggono e ascoltano, di scrivere testi coerenti in cui compaiono argomentazioni e infor- mazioni tratte da varie fonti, di esprimersi in modo coerente, scorrevole e pre~ ciso, distinguendo le sfumature di significato in situazioni complesse. Alla fi- ne del corso gli studenti dovranno essere in grado di capire, analizzare e rie- laborare testi teorici concertualmente e linguisticamente articolati (quali ma- nuali, articoli specialistici, opere letterarie, saggi professionali) e dovranno rag- sgiungere un grado di competenza linguistica e interculturale appropriato pet uno straniero che voglia insegnare l'italiano, fare il traduttore, operare come professionista usando la lingua italiana. * Umanuale pud essere utilizzato in corsi che hanno lo scopo di approfondire to studio della lingua italiana oltre il livello C1, in corsi di aggiormamento pro- fessionale rivolti a docenti stranieri d'taliano, in corsi di formazione per fu~ ‘uri docenti di italiano come lingua straniera. Il volume, utile sia allinsegnan- te che allo studente, stimola la riflessione da un lato sulle differenze fra la nor- ma e ['uso della lingua italiana di oggi e, dall’altro, sul modello di lingua da proporre in contesto didattico. * Il libro é strutturato in cingue unitd incentrate su temi linguistici e culturali che riguardano le varieta della lingua, le caratteristiche dellitaliano standard € del neostandard, i dubbi linguistici e gli errori prodotti da parlanti italiani e stranieri, le tipologie testuali, la lingua della poesia. La scelta di tali temi & legata allesigenza di fornire un quadro complessivo delle competenze linguistiche imprescindibili per coloro che opereranno pro- fessionalmente nel campo della lingua italiana: gli apprendenti potranno in seguito approfondire autonomamente il percorso di studio tracciato. * Le unit’ presentano una serie di testi, costituiti da materiale autentico, cor- redati da varie attivita di analisi e di ampliamento, All’interno di ogni unit sono previste soltanto due rubriche, Lettura e Activita: i brani di letcura in- teoducono gli argomenti che saranno poi oggetto di esercizi di approfondi- mento in un flusso didattico continuo. Le attivita servono ad esaminare a fondo i contenuti dei testi e ad allargare le tematiche proposte secondo diversi punti di vista: si chiede agli apprenden- i di esercitarsi nella comprensione e rielaborazione testuale, di prestare at- tenzione al lessico attraverso la spiegazione di parole o espressioni, di pata~ frasare brani piuttosto complessi, di reperire informazioni e di esporle oral- mente in maniera ampia e ordinata, di riconoscere e anal re i fenomeni lin- guistici, di trasformare i testi dal codice orale a quello scritto, di esercitarsi nella produzione scritta su temi specifici, di analizzare testi letterati e di in- dividuarne le caratteristiche principali. Le attivita si concludono generalmen- te con la lettura di un brano su cui gli seudenti dovranno provare a costruire degli esercizi da wtlizzare in un eventuale contesto didattico: quest’ultima pro- ‘va, particolarmente impegnativa, induce gli student a riflettere in manicra pro- uttiva e in un’ottica applicativa su quanto studiato. ‘Al termine di ogni unita una sezione dal titolo Riepiloghiamo elenca gli ar- ‘gomenti principali affrontati, entre la successiva sezione Approfondiamo offre una bibliografia per sviluppare ulteriormente i singoli temi trattatie, inol- tre, suggerisce una serie di opere (letterarie, musicali, cinematografiche) per ampliare le proprie conoscenze in quel particolare ambito. Dopo le cinque unita il volume presenta altrettante Verifiche, una per ciascu- na unit. Ogni verifica si compone di quattro attivita e assegna complessiva- mente quaranta punti: lo studente deve svolgere esercizi specific sui fenome- ni linguistici etestuali analizzati nelP'unita, controllando, in modo autonomo 0 sotto la guida dall’insegnante, i propri progressi. Il volume si chiude con la sezione Dubbi linguistici, che prosegue il percor- so iniziato nel livello C1: la rubrica affronta alcuni punti critici delPitaliano e chiarisce molti interrogativi sull’uso della preposizione e del verbo, dopo che nel livello C1 ci siera soffermati sui problemi relativi all'uso dell'articolo, del nome, dell’aggettivo, del pronome e dell’avyerbio. La parte dei dubbi lingui- stici da vita a un percorso autonomo, che affianca e integra gli argomenti lin- guistici csaminati nel manuale, sollecitando una riflessione attiva su diversi aspetti del sistema linguistico italiano. Nelle pagine dei sei volumi del corso abbiamo cercato di dipingere un affre- sco della variegata e complessa realta linguistica delP’Icalia e degli italiani di oggi. Da questo affresco traspare immagine di un Paese di grande cultura, diforte richiamo turistico e di notevole rilevanza economica: un Paese nel qua- le Pitaliano ha modificato i suoi connotati di lingua elitaria e si & aperto a nuove prospettive di utilizzazione collegate al mondo del lavoro nell’ambito internazionale. Sillabo C2 eee] | fenoment linguistic Unita Ell Litaliano: una lingua, molte lingue j2 + Le vastomasin ela sasione Ingustea tana nla second et cet Nowa + Lewin cel ing tian in ‘else dt tempo (ret acon), alo stato soci epi (cries desyeiche) ala suaione cornicing (rtd dafsche) al cle comnicatio (sari demesne) afore georatea proveverza dl pararte (ants Gone) + Le carteitche dee vara dase, ilsice edarascre + Le varied regina tala: alana regorale ssteonde, cere (caro ‘ermediro)e meidorde alone regione sto + Le dere ra dato e ing + Suggermen biog ac Unita EA Vitaliano standard e neostandard peas + W covet dl talane sand + | dab sutessera dn taro Sanda + Le cattersichedearo neosancaré les duerse derominason * Ndveso gato 6 acca de Tenor: dean reosancad + Vorine nama frcne rarete de ‘rsttiend dala Fase + Lprincpal carbiarers nl stoma pronerile + process semplfcaione rl legume ta Fs + I prnpal caribarent nlstema de {emo € de mod verbal + Le caraterstone de aia uo rag 8 + Sigermert bbicgatc + Le tefamazon lo stains gut sola gh li een pag. 3 + leteres cetoiro, pag tt + Ape dle ene ict sche € iovescie, pa 2 + Levene dzpche pag IS + Uator eget setter, pag 16 + Lion egal cent varie sana pe 6 + Litions mona cont set mcr, pag? + [alan gnc meronae pag. 17 + Lalas goodie sor, pag 18 + Holo ela nga pag. 19 + Utley 28 + Urals oer pag. 30 * Wrest uo gaz ts posse preset, e30 + Lone dela patente fs pag 32 + Dsazne asin, pag 22 + Dios o ese, pag 33 Fs sa. pag 33 + nce preserve pag 34 » I siema porate pag 38 16 oe sre sage ag 38 + aglycone ia so, pag 38 cocoa? es, pa. 39 sie + ae pg 35 + Ale tender ston prorat, pag 40 * Teategnero fe pag Ab + acs poe pag 4 + Le congurten sora, pg 2 + La eg SUS pag 80 + Dtisine cettaiano pao + Riduzoe nel so del dese stuppo ettaian regorie + Prosnza di mate ware rel reper Ingust se parte alr + Tam gsttaiana separ + Motepert ¢ gets emvess + Fa dele some + Tat ed parts + Tras liana eponae setersionle Tras cen anes tec Tra cel varies macone + Trai deltalno regorse merdonae + Trai celtaano reponse sardo * talazrcone de det oops penetcione severe cal ngs talara rel dale + Disease a sia + Dsoeione a dena + Fre sis + Uso cect presenti! + Used bia aon fomzone& soa + Uso ig con slr: eee? + Use cao come proncmneiterrogatho in oreo con che © ce + Uso dain rire conerbo nee + Uso del che polite + Presere indetiva con lore & tro + Paso posi a ungo dl ato remota + Inperenoinceatio net pesado poteica mace congo (rela pros) de! conciacale ) + Inperetelacoe mperete onto + impertto natn neler core + Inperena per esprmere ies re pasta al pos del condzorae pasaro + Intatio a posto del congo in lane Proposer supctinate + Condon isaciadore econdhionae + sare gino + sae+ 9+ iiote + Intasone coral ra eur attroia de ressagei Unita El Mi @ sorto un dubbio... ps + Wconatio 6 arbre ings ei rapport we norma e uso + Canesone él erore in cerse cipine sudo + La Sterercatra heron & prendmert gerard proauzone + Gherro nese dllccerto + Gi error nese dalle conscratscenpie edeppe + Gi ero neva da eter! + Gi err nelen doraponroo + Lacie defi eon + Le pnp eficot incon dag Stewie abo suc dela ing fare + Lesrategeinpinire ado cag) siden seas + Gierot pil comuni prodet dah Sane d'verse wee ingusice + Suggermert biogas Unita E& Lettura... + Le carcharseh ondamert te + La coasore testile + | mer pr grates a copsone teste: Tagcordo garmatiale| coe ¢ comet + Le pani Sploge testa testo esertivo to rare testo eosin I teto agomeniana e Ito regoitio + Alen ese cel vert ite + Suggest big Unita El Amor, ch’a + Le cnaretche endemertal ites pee + Le orem ra poe prosa + Lame ema verso. a + Gischer dele rmeina bac, sera nove neo + La sro Sten tana. quart set otaa + LeSgueetriche * Lana comma ol Dart Agi + Sugesment singe Verifiche pei Dubbi linguistici pay 155 + Gener ings pag 54 + Lower pe 56 + Voxcero ante « poe pag 6 + osc reel pag 58 + Le conn serpe € cops pag, 60 © ete pa 64 + Celsere ev zamena pag 69 + Cis. a 68 + Hvoreanert pg. 71 * Come reset pag. 73 + Qual rote ccd ce name momenta fel sudo dle gu tlre? pg 76 + Alan 2 spe sit per prepa oe Ings pag. 78 che passione! ,e + Cha cot un tes pg. 2 a cresoe ese ae 84 = Lessa permmotet, pg. 84 + Tees azo sexta pa. + Iecmer pag 85 + Le firma de comer pag 86 Top epg 8 ese coe, pag 89 + feo nro pag 91 + Nes epi pa 95 + Tee cgomertte pag 98 + Hex gave pag 1 + Ghecast I poe pag 108 + Alan cotensok el gmap arts pag. 109 fer, pg 108 | + rma pag 112 + Lesage 4 + (cemented pos, pag. 115 Le igre oe pag 19 + la "Diina Conmed Dome pie‘ cent pg 29 = fr con pag 17 + Device lana linge + Sezione deferore nego + one soprencimeno + Brot d prsuzene * Uso claccerta saz edelfacerto gave + Uso oct ret monoslabe ne parle comes con morose + Unocal concnart serge copie + Ponzi dl corsa dopie come tru neta seterionie + Pronuncla dl coneona ten coma Pease nelle cemremenaorde + Uso cela leer + Hance coispondanz a gafa eprom + hone cbbiguorie facta) + Toncarert (tblgteroe fcstato) + Use ealscavoto + Parte relpprendinew del nga alana a pare deg srarer + Us ings inprcp pares sani (Serr aes ingusiche + Coleganert tale part un testa + Struma dele coesone teste + Accordo gamma concord di genre + Com fpetaione deenecederte sstuzone & uneerertocon pronom, agettvia prem posaio srorims paren corgererah. ae Farce epreson lis + Conner trie tt * Carmtes de tee secre © Carmen de tenon + Carmen de to espstio + Career del teto argonertatio + Carmen ol te repatvo nullo amato amar perdona... pz.108 + Sigticare esipifene + Sigieao denotzva svicto connatatio + Alegora + Arlee + Arties + Ejanberrent + erate + Lote = Meio + Netoninia + Osea + Sitre * Snedcoche + Sremesa \enene Un pag 14 =Verehe Unk 2. pag. 143 «Vere Uist 3p. 7 = enone Una § pag 149 -Vertche Uni 5, pag 152 Lapepossione pg ISS verbo pag 16 mracea 1 | Litaliano: PME RC com ir LE TRASFORMAZIONI DELLA SITUAZIONE LINGUISTICA ITALIANA NEGLI ULTIMI DECENNI 10 0 20 35 Nella seconda meta del Novecento la societi italiana ha vissuto, tra le altre, una trasformazione linguistica profonda, di portata storiea. In termini un po’ retori- iy si pud dire che la lingua italiana & diventata cid che Ugo Foscolo, sul finire del Seitecento, ¢ Alessandro Manzoni, mezzo secolo dopo, sognavano che un gior- no sarebbe diventata: una lingua realmente parlata da tutti oltre che scritta e letta da pochi; una lingua, diceva il Manzoni, “viva e vera”, In termini un po’ pili neuti, si pud dire che la trasformazione avvenuta in poco pi di trent/anni ha fatto della lingua italiana una lingua come le altre europe: una lingua non soltanto ufficiale dello Stato ¢ dell’amministrazione, non soltanto scritta e letta (beninteso da quanti - non molti, purtroppo ~ sapessero e sappiano ben leggere e serivere), ma largamente parlata dalla generalit’ degli abitanti del Paese sia in ogni occasione della vita pubblica sia nella vita quotidiana e nelle occasioni an- che pit intime o spicciole e trite. ‘Non era cosi a inizio degli anni Cinquanta, quando un linguista fiorentino, Emilio Peruzzi, definiva l'ialiano una lingua adatta a sonetti¢ trartati, ma non. 2 parlare delle cose di ogni giomno; e quando un benemerito linguista svizzero, Robert Rilegg, doveva constatare che la maggioranza degli informatori della sua bella e fino ad oggi insostituita indagine sulla Umgangssprache' italiana gli di- chiaravano (ed erano in prevalenza persone di buona istruzione, in grado comun- ‘que di leggere e scrivere) di parlare abitualmente soltanto il loro dialerto nativo, solo in casi eccerionali Vitaliano. ‘Come si sa, non dappertutto era cost in Italia. A Firenze e nelle citta ed aree to- scane contermini V'taliano non era solo scritto e letto, ma parlato: qui Ptaliano era nato, perché qui Dante, Boccaccio e Petrarca avevano fissato nei loro capola- vori letterari gli essenziali rari della loro parlata nativa e ne avevano fatto la pri sma testimonianza di quella lingua che si doveva poi chiamare dal Cinguecento “ita- liana”. E per quanto tra il Cinquecento e il Novecento Vitaliano si fosse arri to di prestiticolti di latinismi, di calchi da altre lingue europee, di tecnicismi, di apport colloquiali da alse regioni, ¢ per quanto 2 Firenze il parlaro popolare fos- se a sua volta andato assumendo modi e forme non note al fiorentino scritto del ‘Trecento codificato nel Cinquecento, qui tuttavia rispetto a ogni altra area italia- na, sussisteva una continuita e contiguita tra gli usi parlati e gli usi scritti della lin- qua sconosciuti a ogni altra regione, con Veccezione della citta di Roma. Per un complesso di ragioni linguistiche e storiche, a partire dal tardo Quat- trocento e poi pitt marcatamente nel secolo seguente, Roma fu l'unico centro ita- liano non toscano in cui la scelta del fiorentino come lingua nazionale non sia restata confinata nell’ambito dell’amministrazione, della vita pubblica pitt for- |. Umgangssprache: lingua comune, popolare ey eu 5 5 x < 5 = ‘e 2 z = 8 = aR = 6 Litaliano: una lingua, molte lingue 2. punching bal: palla di cuoio appesa aun supporto che il pusilecolpisce durante Pallenamenro; mecaoricamence, Roma @ vista 4“ 50 5s oo 6 7 1s ale ¢ delle seritrure dei ceti colti, ma sia stata condivisa da strati sempre piti larghi di popolazione e, infine, sorretta da una larga adesione effettiva e quoti- diana della maggioranza dei parlanti, mentre i residui delPantico dialetto anda- vano dileguando e il nuovo, influenzaro fino alle radici dal roscano e, poi, dal- italiano, di generazione in generazione andava a sua volta riducendosi a poco pitt che una patina fonetica municipale, divergente dallitaliano colto pit o me- no tanto quanto ne diverge il vernacolo fiorentino pid’ accentuatamente munici- pale. Roma fu un‘eccezione, cui non sapremmo trovare attendibili eguali nel- Vealia dellepoca. Ma, fuori di queste due aree e diversemente dalle altre maggior' lingue nazio- nali europee, litaliano ha vissuto fin oltre la meta del secolo scorso in una con- dizione singolare, di lingua piuttosto scritta e letta che non parlata. Fuori dell’a- rea fiorentina e della citta di Roma, le lingue “vive e vere” erano i dialetti, ete- rogenei e distanti tra loro e rispetto alltaliano. Vivi e veri certamente, i dialet- ti, ma soggetti a pesanti limitazioni nelP'uso, confinati cio’ negli usi parlati e, nei centri di maggior prestigio e tradizione, come Palermo o Venezia, Milano o Na- poli, impiegati anche nelle scritture creative del teatro ¢ della poesia soprattutto lirica: troppo poco perché poressero contendere il ruolo di lingua di cultura e na- ionale alf’italiano, ma troppo perché per la generalita della popolazione Vitalia- no vivesse come le altre lingue nazionali europee la vita di una lingua comune- ‘mente usata sia scrivendo o leggendo, sia, soprattutto, parlando. Questa situazione singolare ? durata per secoli, fino ad anni recenti. La pat- tuglia di coloro che usavano Fitaliano sia scrivendo e leggendo sia parlandolo di abitudine, era percentualmente esigua al momento dell unificazione politica del 1861: il 2,5% 0, secondo una valutazione pit larga, circa I'8-10%. Essa si era accresciuta poi per i processi stessi di formazione dello Stato e della societa uni- tari, ed cra diventata, per restare nella metafora, una schiera: ma una schiera che @ met anni Cinquanta anzitutto era ancora inferiore a un quinto della popola- zione, era inoltre in gran parte concentrata a Firenze e Roma ¢, infine, se aveva dalla sua a parole le ideologie dominanti, che affertavano disprezzo per la “ma- lerba dialettale”, non aveva dalla sua le azioni e i fatti reali. Sopratturto, come gif la pattuglia degli italofoni al momento dell unificazione, non aveva Pappog- gio dei due grandi fattori che altrove, in Europa, avevano unificato vaste aree nazionali e statuali ciascuna intorno a una lingua: la presenza di una capitale ege- ‘mone, soverchiante ogni altro centro nel conformare a sé nei fatt il costume, la vita produttiva, economia ¢ la vita intellettuale, come Londra o Parigi o Ma- drid nei risperivi Paesis ¢ Tazione di un sistema scolastico efficiente e di una dif- fusa conseguente pratica del leggere e scrivere. Nel’Italia prima e dopo Funificazione politica cosi come in quella degli anni Cinquanta e, del resto, nell'attuale, domina invece un accentuato policentrismo, B una terra ricca di capitali,ciascuna delle quali primeggia per qualche aspetto. Come gia il Manzoni aveva paventato, la capitale linguistica, Firenze, non & sta- ta (tranne pochi anni) ¢ non é la capitale politica. E la capitale politica, Roma, 2 stata a pitt riprese ed & in questi anni il punching bal? nazionale e popolare, legittimo no che cid sia, di diffuse avversioni contro le malefatte dell’ammini- come bers su cui scaricare le protete ele critiche contro gi aspetinegatv’dellamministrazione pubblica, 70 % 105 uo us 120 130 strazione centrale dello Stato, nelPoggettvita dei farci@ stata soverchiata a lun- go da Firenze (ogei affiancata anche da Milano) per prestigio linguistico, da Na- poli per peso demografico, da Milano, Torino e Genova per peso economico, fi nanziatio e produttivo, da Milano e Napoli, ¢ dalla stessa Firenze, come centro editoriale ¢ di vita intellertale, pur continuando a contendere a ciascuna delle altre capitali il primato, in ragione della sua concentrazione demografica di ita- Tani doani regione e dellindorto del suo essere a un tempo pitt largamente ita- lofona di ogni altro centro (tranne Firenze, naturalmente) e pit rica di agenzie i diffusione nazionale di massa e capillare dello standard italiano. Sieché, in que- sta mancanza di un costante e unico riferimento unitario, anche altri centri rag- ‘guardevoli, spesso anch’essi altrsi antiche capitali degli Staci preunitari, hanno potuto conservare una loro autonoma ¢ specifica maniera di vita, da Palermo a Venezia, da Ferrara e Parma e Bologna a Cosenza, Catania, Cagliari. E poiché ciascuno di questi centri fungeva anche da capitale dialettale, centro di una tradizione fiorente, spesso nobile e raffinata, comunque socialmente ben insediata e viva, il policentrismo ha pesato con la prepotenza delle cose nel cam- ‘mino verso Pestensione e diffusione di un uso compattamente unitario della lin- gua nazionale fuori delParea fiorentina e romana. |. ‘Tre grandi fattori hanno determinato il cambiamento della situazione lingui stica degli anni Cinguanta: le grandi migrazioni interne; la crescita dei liveli di istruzione delle classi pit giovani e, quindi, dell'intera popolazione; Pavvento Ja fortuna delle trasmissioni televisive. ‘A mano a mano che esi hanno agito, si sono venuti costituendo gruppi sem- pre pit folt di abituali italofoni, che hanno potuto usare T'taliano in occasioni sempre pit varie, sioché negli anni a noi pitt vicini si @ ora venuto creando un ‘quarto fattore di unificazione linguistica: la presenza di un uso parlato quotidia- no, che nelle famigli per i bambini, e nella vita di relazione, funge da stimolo e modello dellitalofonia, ovviamente con unefficacia assai maggiore della televi- sione, povera di inreractivita.[...] ‘Le grandi migrazioni interne degli anni Cinquanta e Sessanta, legate alle cat- tive condizioné di vita nelle campagne specie del Sud al bisogno di manodope- ra nei grandi centri urbani industriali del Nord-Ovest, hanno portato milioni e milioni di persone a spostarsi dal Sud, dal Veneto e dalle zone montane verso le citta maggiori e le aree industrializzate del Paese. Al censimento del 1971 pit tre milion’ di residenti nel Nord risultavano nativi del Sud del Paese. Negli anni ‘Ottanta i nativi delle regioni meridionali residenti nel Nord del Paese sono leg- germente diminuiti, ma continuano a rappresentare una quota imponente: oltre due milioni ¢ duecentomila su una popolazione di circa 25 milioni, quasi un de- ‘cimo. Si impongono aleune cifre: 583milasiciliani, 530mila puglesi, 42Smila cam- pani, 408mila calabresi, 159mila sardi, 80mila abruzzesi e 30mila molisani. [...] Lo spostamento dal Sud e dal Veneto verso il Nord-Ovest ha avuro un dop- pio effetio linguistico: ha costretto gli immigrati a mettere progressivamente da parte i loro dialer nativi per potere intendere e farsi intendere dai gia residentis ‘ma anche questi sono stati sospinti a cercare oltre i propri dialetti un terreno di intesa linguistica con i nuovi arrivati. 1 contatti hanno contribuito a indebolire progressivamente Pabitudine all’uso esclusivo del dialetto. ‘Mentre cid cominciava ad avvenire, ha avuto inizio la tendenza a cercare li- velli pit alti di istruzione per le giovani generazioni con la speranza di un mi- Bun :ouvles!,7 an8ul| eau “endu Litaliano: una lingua, molte lingue 135 Mas 130 ss 160 165 170 us sliore inserimento nel mondo del lavoro. Allinizio degli anni Sessanta, la rifo ma della scuola postelementare fu un momento importante per ereare le condi zioni di un accesso alPistruzione per otto anni, cosi come la Costituzione chie- deva fin dal 1948. Nonostante la forte spina sociale il processo & assai lent Ancora nell'anno 1970 per piit della meta le leve scolastiche giovani non riusci vano a ottenere la licenza media inferiore e, quindi, a completare 'obbligo sco- lastico. Soltanto a partire dai primi anni Orcanta ci si @ avvicinati albobiettivo della piena scolarita obbligatoria: ma ancora negli anni Novanta del secolo scor- $0, circa Fotto per cento delle ragazze e dei ragazzi non riesce a terminare l'ob- bligo, con percentuali molto elevate nel Sud, specie nei centri urbani maggiori. Inoltre una parte consistente dei giovani che ortengono la licenza media inferio- re, circa il 25%, lascia la scuola senza una buona capacita di controllo dell'uso scritto della lingua. Tuttavia il progresso rispetto agli anni Cinquanta ¢ enorme e sia pure lentamente si sedimentato nella complessiva sociera adulta. I feno- meno del no schooling?, negli anni Cinquanta esteso a due terzi della popolazio- ne di oltre 15 anni, sié ristretto a meno di un quarto [..]. Oltre il quaranta per ccento degli adulti é in possesso della licenza elementaze ed @ dunque capace di un disereto uso ricettivo della lingua, specie nel parlato. Un terzo della popolazione ha la licenza media obbligatoria o titoli superiori ha cio’ alle spalle abbastanza scuola postelementare per avere accesso a un uso relativamente sicuro della lingua, indipendentemente dal luogo di origine e del dialetto nativo. Mentre avvenivano Ie grandi migrazioni e cominciava la corsa a liveli pit al- 1i di istruzione, entrato in gioco il terzo fattore: avvento ¢ la rapida generaliz- zazione dell'ascolto televisivo. Con la varietd e il diffuso interesse dei suoi pro- grammi, con la stretta connessione di immagini e di parlato (che era mancata € manca alla radiofonia), infine con il costo assai pili basso di altte forme di co- municazione di massa (cinema, stampa) Ia televisione ha potuto portare masse enormi di popolazione a contatto con Puso parlato della lingua in molte sue va- rieti. Le schiere di italofoni che migrazioni e scuole andavano creando hanno tro- vato nella televisione una formidabile scuola di lingua, che ha permesso loro di acquisire con maggiore rapidit2 'uso quotidiano dell'taliano: in fatto di compe- tenza linguistica Pascolto abituale della televisione equivale (come poté calcolar- si negli anni Sessanta) a cinque anni di scuola in pitt rispetto ai livelli di scolarita formale gia raggiunti. Infine, per valutare meglio la portata linguistica che han- no avuto e ancora hanno le trasmissioni televisive, si consideri che gli altri due ‘grandi fattori di italianizzazione (migrazioni interne e scuola) hanno agito in mi- sura e con modalita diverse dall'una allaltra area demografico-dialettologica del Paese, ¢ anzi all'interno di ciascuna area: la scolarizzazione elementare ha proce- duto assai pili speditamente nelle regioni centro-settentrionali e ha invece incon- ‘trato vere € propre resistenze nel Sud cosi come ha potuto ottenere risultati mi- sliori nelle aree pitt intensamente urbanizzate e assai minori nelle zone agricole montuose; le migrazioni interne, mentre hanno agito nel senso anzidetto di spin- ta alla italofonia nelle grandi citta d’arrivo del Nozd-Ovest, cosi come per seco- Tiera gia avvenuto a Roma, nelle zone di fuga migratoria dal Veneto ai centri mi- nori e alle arce agricole del Sud hanno avuto come efferto una relativa maggiore 3.no schooling: mancanva di scolarizazione 6 198 200 205 1 Quale I. Tltesto ricostruisce l’evoluzione della lingua italiana, soffermandosi soprattutto sulle par- ticol 2. Tltesto illustra la trasformazione linguistica profonda che ha subito Fraliano negli ultimi decenni, indicando quali sono stati i fattori che hanno contribuito all'unificazione lingui- concentrazione di popolazione dialettofona. In sostanza, questi due fattori di uni- ficazione linguistica hanno agito in misura diversa nelle varie aree e il comples- so processo di tnificazione ha avuto diffrazioni differenziate nelle singole regio~ ni e subregioni. Di contro le trasmissioni televisive, in virtd delle loro caratteri stiche strutturali gia accennate, dopo il decollo a meta anni Cinguanca, assai ra pidamente hanno raggiunto in modo percentualmente omogeneo tutte le regioni ce subregioni: sfondando il muro dei bassi reddit, si sono offerte all'accesso i tut- ‘te le classi socialis infine, facilitando l'integrazione della parola con le immagini, e grazie a singole trasmissioni particolarmente facili e accattivanti, hanno sfon- dato anche le muraglie della bassa scolariti e hanno offerto una vera e propria scuola di italiano a tutti, in specie a quei due teczi di popolazione che negli anni ‘Cinquanta erano bloceati nella condizione del no schooling. Sondaggi di linguisti ed indagini demoscopiche hanno confermato che di an- no in anno si é venuta restringendo la percentuale di coloro che dichiarano di non usare mai Ptaliano, nemmeno nelle relazioni con estranei ¢ in pubblico. Es- sa oggi é ristretta a una percentuale che i sondaggi pi recenti stimano intorno al 12-13% della popolazione, e si concentra soprattutto nelle regioni del Nord- Est e del Sud estremo. All'opposto, supera ormai il 30% la percentuale di colo- ro che dichiarano di usare abitualmente solo Pitaliano, concentrata soprattutto, oltre che in Toscana e a Roma, nelle maggiori citta del Paese, specialmente a Mi- Jano. Una percentuale cospicua, di poco inferiore al 60%, dichiara di usare a se- conda delle circostanze Italiano (soprattatto fuori di casa, con estranei, e anche in casa parlando a bambini) o il dialetto (soprattutto in casa e parlando ad an- ziani). [...] Si deve assumere per certo che uso dell’italiano parlato non é pitt minorita- rio. Insomma, italiano non @ pitt una lingua di minoranza, ma ¢ Ja lingua abi- tuale sia scritta sia parlata di oltre venti milioni di persone ed é la lingua scritta e publica di almeno altrettanti: nessun altro dialetto e nessuno dei tredici ne- lett idiomi di minoranza pud vantare una base sociale altretcanto consistente. ‘Non ancora per tutti, ma per un gruppo estesamente maggioritario, l'italiano & finalmente una lingua “viva e vera” [...|: non ha pid cio un insediamento do- minantemente toseano 0 romano e fuori di qui non é pits appannaggio di ristret- te minoranze colte di alcune cit maggiori. Insomma, non é pit una bugia dovuta a retorica nazionalistica 0 a superficia- lita dire che in generale in Italia si parla italiano. {adattato da T, De Mauro, F, Mancini, M. Vedovell, M. Voghera, Lessico di frequenza dell italiano parlato, Etasibtiy Milano, 1993) delle due frasi riassume meglio il testo precedente? larita dei dialecti e sugli usi che caratterizzano la realta linguistica dell’Italia di oggi. stica dellitaliano e delineando alcuni aspetti della lingua atruale. re B eS 5 2 © 5 3 5 a 5 3 es 8 no: una lingua, molte lingue 2 Rispondete alle seguenti domande. |. Fino alla meta dell'Ortocento Fitaliano & stato pili una lingua scritta o pitt una lingua par- lata? 2. In quali zone d'Italia c’era una maggiore vicinanza tra lingua parlata e lingua scritta? 3. In citta come Venezia 0 Napoli i dialetti erano destinati solo agli usi parlati o erano im- piegati anche nelle opere scritte di teatro e di poesia? 4. Nel 1861, quando "Italia raggiunse !'Unita, la percentuale delle persone che usavano I’ taliano sia scrivendo sia parlando era superiore o inferiore al 10%? 5. In Italia c% stata una capitale in grado di imporsi sugli altri centri del Paese e di fungere a elemento unificatore anche sul piano linguistico, com’é accaduto per esempio in Spa- gna con Madrid e in Francia con Parigi? 6 A quali altrecitta italiane Roma contende il primato in fatto di prestigio linguistico, di ri levanza demografica, di importanza economico-finanziaria? 7. Quali fattori sociali e culturali hanno determinato nella seconda meta del Novecento il cam- biamento della situazione linguistica italian: 8 Quali ragioni hanno causato le migrazioni interne degli anni Cinquanta e Sessanta del No- vecento? Da quali zone e verso quali aree avveniva lo spostamento di masse di italiani? 9. Quali effetti linguistici hanno avuto le migrazioni da una regione dell'talia a un’altra? 10. Negli anni Settanta del Novecento la maggior parte dei giovani italiani riusciva a conseguire Ja licenza media inferiore e a completare cosi Pobbligo scolastico degli otto anni d'struzione? 11. Come fattore di italianizzazione che cosa distingue la televisione dalle migrazione interne e dalla scuola? 12, Secondo i sondaggi pitt recenti la percentuale di coloro che dichiarano di non usare mai Vitaliano, nemmeno nelle relazioni con estranei in pubblico, @ del 12-13%. In quali zo- ne d’ltalia si concentra questa percentuale? 13.La percentuale di coloro che dichiarano di usare abitualmente solo Vitaliano supera ormai i1 30%. In quali zone d'Italia si concentra questa percentuale? |4,La percentuale di coloro che dichiarano di usare a seconda delle circostanze Vitaliano e il dialecto @ di poco inferiore al 60%. In quali circostanze queste persone usano Vitaliano ¢ in quali il dialeeco? Suddividete in paragrafi il testo sulla situazione linguistica italiana e date un titolo a ogni pa- ragrafo; poi scrivete un riassunto generale di tutto il testo (circa 300 parole). Parafrasate le seguenti parti di testo ¢ in particolare riscrivete con parole vostre le espres- sioni sottolineate. |. In termini un po” retorici, si pud dire che la lingua italiana 2 diventata cid che Ugo Fosco- 1o, sul finire del Settecento, ¢ Alessandro Manzoni, mezzo secolo dopo, sognavano che un giorno sarebbe diventata: una lingua realmente parlata da tutti, oltre che scritta e letta da Pochi: una lingua, diceva il Manzoni, “viva e vera. (righe 2-6} 2, [a trasformazione avvenuta in poco pit di trent’anni ha fatto della lingua italiana wna lin- gua come le altre europee: una lingua non soltanto ufficiale dello Stato e dell'amministra- zione, non soltanto scritta e letta |...), ma largamente parlata dalla generalita degli abi- tanti del Paese sia in ogni oceasione della vita pubblica sia nella vita quotidiana e nelle oc- casioni anche pit intime o spicciole e trite, (righe 7-13) A Firenze e nelle citta ed aree toscane contermini italiano non era solo scritto e letto, ma parlato: qui Vitaliano era nato, perché qui Dante, Boccaccio e Petrarca avevano fissato nei loro capolavori letterari gli essenziali tratti della loro parlata nativa e ne avevano fatto la prima testimonianza di quella lingua che si doveva poi chiamare dal Cinquecento “italia- na”. [...] qui [..] rispetto a ogni altra area italiana, sussisteva una continuiti e contiguita tra gli usi parlati e gli usi scritti della lingua sconosciuti a ogni altra regione, con l'ecce- aione della citta di Roma. (righe 22-33) Roma fit Punico centro italiano non toscano in cui la scelta del fiorentino come lingua na- zionale non sia restata confinata nell'ambito dell amministrazione, della vita pubblica pint formale e delle scritture dei ceti colti, ma sia stata condivisa da strati sempre piit larghi di popolazione|...], mentre ivesidui dell'antico dialetto andavano dileguando e il nuovo, in- fluenzato fino alle radici dal toscano e, poi, dallitaliano, di generazione in generazione andava a sua volta riducendosi a poco pitt che una patina fonetica municipale, divergen- te dalf italiano colto pitt 0 meno tanto quanto ne diverge iLveracolo fiorentino piit ac- centuatamente municipale. (righe 35-45) La pattuglia di coloro che usavano Vitaliano sia scrivendo e leggendo sia parlandolo di abitudine, era percentualmente esigua al momento dell'unificazione politica del 1861 [ Essa si ena accresciuta poi per i processi stessi di formazione dello Stato e della societa uni- tari, ed era diventata, per restare nella metafora, una schiera: ma una schiera che a meta anni Cinquanta anaitutto era ancora inferiore a un quinto della popolazione, era inoltre in gran parte concentrata a Firenze e Roma e, infine, se qveva dalla sua a parole le ideo- logie dominanti, che affettavano disprezzo per la “malerba dialettale”, non aveva dalla sua le azioni ei fatti reali. (righe 59-68) Nelf'Italia prima e dopo l'unificazione politica cosi come in quella degli anni Cinquanta @, del resto, nell'attuale, domina [...] un accentuato policentrismo. E una terra ricca di ca- pitali, ciascuna delle quali primeggia per qualche aspetto. Come gid il Manzoni quava ba- ventato, la capitale lingnistica, Firenze, non é stata (tranne pochi anni) e non é la capita- le politica. E la capitale politica, Roma, |...) 2 stata soverchiata a lungo da Firenze (oggi affiancata anche da Milano) per prestigio linguistic, da Napoli per peso demografico, da Milano, Torino e Genova per peso economico, finanziario e produttivo, da Milano e Na- poli, e dalla stessa Firenze, come centro editoriale e di vita intellettuale, pur continuando a contendere a ciascuna delle altre capital il primato, in ragione della sua concentrazione demografica di italiani d’ogni regione e dell’indotto del suo essere a un tempo pit larga- mente italofona di ogni altro centro (trante Firenze, naturalmente) e pitt ricca di agenzie di diffusione nazionale di massa e capillare dello standard italiano. (righe 76-91) per valutare meglio la portata linguistica che hanno avuto e ancora hanno le trasmissioni televisive, si consideri che gli altri due grandi fattori di italianizeazione (migrazioni inter- nee seuola) hanno agito in misura ...| diversa nelle varie aree ¢ il complesso processo di unificazione ha avuto diffrazioni differenziate nelle singole regioni e subregioni. Di con- to le trasmissioni televisive, [...] dopo il decollo a meta anni Cinquanta, assai rapidamen- te hanno raggiunto in modo percentualmente omogeneo tutte le regioni e subregioni: sfon- dando il muro dei bassi redditi, si sono offerte all-accesso di tutte le classi sociali; infine, facilitando Vintegrazione della parola con le immagini, e grazie a singole trasmissioni par- ticolarmente facili e accattivanti, hanno sfondato anche le muraglie della bassa scolarita e hanno offerto una vera e propria scuola di italiano a tutti, {...] (righe 165-187) Bun :OURI ed | onguy| jou “ens Litaliano: una lingua, molte lingue 8 italiano non @ pitt una lingua di minoranza, ma é la lingua abituale sia scritta sia parla- ta di oltre venti milioni di persone ed @ la lingua seritta e pubblica di almeno altrettanti: nessun altro dialetto e nessuno dei tredici negletti idiomi di minoranza pud vantare una base sociale altrettanto consistente. Non ancora per tutti, ma per un gruppo estesamente maggioritario, Vitaliano é finalmente una lingua “viva e vera” L i cioe un in- sediamento dominantemente toscano 0 romano e fuori di qui non @ pits appannaggio di ristrette minoranze colte di aleune cittt maggiori. (righe 202-209) Abbinate le parole alle definizioni benemerito (riga 16) a trasposizione di model lessicalie sintantci da una lingua a un‘altra. 1 2. contermine (riga 23) b. funzionare, servire. 3. calco (riga 28) ¢. anteriore all'Unita d'Italia. 4. residuo (riga 40) ¢._trascurato, abbandonato, dimenticato. 5. statuale (riga 71) __e. che si distinto per meriti particolari. 6 soverchiante (riga 72) f. marcato, evidente. 7. accentuato (riga 77) g. confinante, contiguo. 8. ragguardevole (riga 92) h. cid che resta, che avanza. 9. preunitario (riga 93) i, dello Stato. 10. fungere (riga 109) |. degno di riguardo, di stima, di considerazione. I .megletto (riga 204) che domina, che supera. Leggete le frasi, soffermatevi sulle parole e sulle espressioni sottolineate e spiegate il ficato che esse hanno nel contesto in cui compaiono. |. La pattuglia di color che usavano V'italiano... (righe 59-60) 2. ma una schiera che a meta anni Cinquantta anzitutto era ancora inferiore a un quinto del- la popolazione, ... (righe 64-66) 3. Tre grandi fattori hanno determinato il cambiamento della situazione linguistica degli an- ni Cinguanta: le grandi migrazioni interne; la crescita dei livelli di istruzione delle classi iit giovani e, quindi, dellintera popolazione; Vavvento e la fortuna delle trasmissioni te- levisive. (righe 101-104) 4. per valutare meglio la portata linguistica che hanno avuto e ancora hanno la trasmissioni televisive, ... (righe 165-166) 5. le migrazioni interne, mentre hanno agito nel senso anzidetto di spinta alla italofonia nel- Te grandi citta d'arrivo del Nord-Ovest, ... (righe 173-174) Parlate della situazione linguistica del vostro Paese: tracciatene brevemente la storia, descri- vete alcune differenze d'uso fra la lingua del passato e quella del presente, indicate quali so- no le aree in cul sono maggiormente diffusi i dialetti, Dividetevi poi in piccoli gruppi e di- scutete le vostre riflessioni. LE VARIETA DELL’ITALIANO I repertorio linguistico @ I'insieme dei potenziali strumenti che una comunit’ linguisti- 7 ca ha a disposizione per svolgere i suoi compiti comunicativi. I parlanti scelgono I'u- na o Paltea delle varietA del repertorio a seconda del contesto in cui avviene 'atto co- municativo e dello scopo che si vuole perseguire. La comunita linguistica @ linsieme degli individui che non solo condividono il repertorio, ma anche le sue regole di utiliz- zarione: non basta sapere la lingua (competenza linguistica), ma bisogna sapere quale lingua usare, quando, dove e con chi (competenza comunicativa). Sulla base di queste considerazioni, viene messo in discussione il modello di un’unica possibilita espressi- vva: entra in crisi, dungue, la norma. Un parlante italiano, infarti, comunica in manie- +a differente a seconda del contesto, della sua collocazione sociale, della sua cultura e delle sue origini geografiche. AlPinterno della complessa situazione linguistica italiana, distinguiamo cinque ti- pi principali di variet’: le varieta nel tempo (varieta diacroniche): Vitaliano del presente ¢ del passato, i dialetti del presente ¢ del passato. Il fattore che determina la variazione é il tempos = le varieta nella societa (varieta diastratiche): italiano popolare, i gerghi. Il fat- tore che determina la variazione @ la societ’s = le varieta nel contesto comunicativo (varieta diafasiche): la lingua utilizzata se- condo differenti scopi funzionali e diversi contesti, i registri formali e informali, le lingue speciali. Il fartore che determina la variazione é il contesto; = le varieta in base al canale comunicativo (varieta diamesiche): lo scritto, il parlato, il trasmesso (radio, tv). II facrore che determina la variazione é il canale comunicativos, = Ie varieta nello spazio geografico (varieta diatopiche): gli italiani regionali, i dia- letti, le lingue delle minoranze emolinguistiche, Ptaliano fuori d'Italia. Il fartore che determina la variazione é lo spazio. anZuly ajou “ensul In queste distinzioni c’@ un riferimento a un modello standard! di lingua: almeno nelle intenzioni, infarti, @ questa la lingua che si insegna nelle scuole, a studenti italiani ¢ stranieri, che si usa nelle comunicazioni pubbliche, nei mass met nei documenti ufficiali, ecc.: le varieta, guindi, nascono come una divergenza ri- spetto al modello standard. E importan- retenere sempre presente che le variet non sono nettamente distinte tra loro, ma si in- tersceano continuamente. Per esempio, le va- rita diastratiche sono determinate dal grup- po sociale dei parlanti, ma sono quasi sem- pre pit o meno legate al fattore di variazio- nie geografico: cid significa che un testo mar- |. Per un approfondimento della aozione di standard e neostandard vedi unit 2 ano: una lingua, molte lingue Lies cato dal punto di vista diastratico, cio’ prodotto da parlanti che appartengono a un basso livello sociale, conterra inevitabilmente tratti marcati dal punto di vista diatopi- €o, cio® dialettalismi e regionalismi. D’altra parte la variazione geografica pud essere connessa non soltanto a quella sociale, ma anche a quella situazionale: in alcuni casi, infatti, i dialetalismi e i regionalismi sono interpretabili non come marca d’inferioriea socioculturale, ma come segnale di familiar’, di affettiviea, dironia. (adattato da L. Cover A. Benueci, B Diadori, Le variet® dell’zaliano. Manuale di socilinguistica italiana, Bonacci, Roma, 2003) Aspetti delle varieta diastratiche, diafasiche e diamesiche Allineerno delle varieta diastratiche riconosciamo: italiano colto, usato da parlanti di livello socioculturale medio-alto e alto; i gerghi, che earatterizeano l'appartenenza aun gruppo sociale specifico (girovaghi, artigiani, militari, seudenti carverati tossicodipen- denti, malavitosi, emarginat); Ptaliano popolare. Quest ultimo pud essere definito, in maniera generale, come il modo di esprimersi di una persona non istruita che per comu- nicare utiliza la lingua nazionale. E dunque un italiano che, a causa del suo stretto con- tarto con il dialeto, si allontana molto dalltaliano standard e che presenta aleuni tat 1i, sopramatto morfosintattcic testuali,riconosciili indipendentemente dalla provenien- za del parlante. Ecco alcuni clementi morfosintattci caratteristci dell taliano popolare: = concordanza a senso: la gente dormivano; ~ ridondanza pronominale: é proprio suo di loros ~ semplificazioni verbali: noi potiamo; voi dicetes — semplificazioni nominali: moglias camiones scambi di preposizione: vengo a pomeriggio; & brava di scriveres = estensione degli articoli um, il, i davanti a ze s preconsonantica: vuoi il eucche- 102; sono stato su i scogli. Le varieta diafasiche, invece, dipendono dalla situazione, dall'argomento ¢ dalle fanzioni della comanicazione. La situazione comunicativa, infatti, pud essere pid 0 meno formale: il grado di conoscenza fra i partecipanti e le norme sociali che rego- Jano Minterazione determinano differenti modi di esprimersi. Queste modalit’ di uti- lizzazione delle diverse possibilita espressive offerte dal sistema linguistico in rappor- t0 a una data situazione comunicativa si chiamano registri il registro pud essere au- lico, formale, informale, colloquiale, familiare, ecc. Un altro fattore importante é Par- gomento della conversazione, che pud essere relativo alla vita quotidiana o a un te- ma specialistico. Infine, lo scopo della conversazione, cio’ la funzione per cui si ha la comunicazione, influenza il messaggio a seconda che si abbia il fine di informare, convincere, descrivere Le varieta diamesiche riguardano il cambiamento della lingua in base al mezzo che viene utilizzato per la comunicazione ¢ cio’ la adizionale distinzione fra uso scritto (gra- fico) e uso parlato (orale), a cui negli ultimi decenni @ stato ageiunto un terzo tipo, il “trasmesso” (con i mezzi tecnici). La variazione diamesica, tuttavia, non dipende sol- tanto dal mezzo, ma & determinata anche da altri farrori: fatori sociali (ad esempio il livello di istruzione dei parlanti) situazionali (ad esempio il contesto specifico in cui si ‘comunica), ambientali e eemporali. All’interno della dstinzione tra scritto e parlato, che ha agli estremi testi formali scritt e testi informali oral, si collocano testi con differen- ti gradi di formalitiinformalita, cosioché si trovano da una parte sriti pio meno infor- ‘mali (come diari,leteere private, scritt in genere non destinati alla pubblicazione), dal- Faltra testi parlati pit o meno formali (interviste rilasciate ai giornali,dichiarazioni, ec.) La comunicazione nello scritto, in genere, & molto pid ricea e articolata; vediamo alcu- ni fenomeni linguistici che ricorrono con maggiore frequenza nello scritvo: = forme verbali complesse (permanenza del passato remoto, del congiuntivo, del condizionale); uso della subordinaziones soggetto sottinteso; impiego normativo di pronomi relativis articoli e preposizioni usati secondo le regoles maggiore variazione e precisione nella scelta delle parole. Tra le caratteristiche di un testo orale, quella pid evidente @ la frammentarieta sin- tattica e semantica, che si realizza attraverso frasi brevi, incomplete e attraverso P'u- so di segnali discorsivi (diciamo, cioé, ecco, insommia, si, bene, eb, per esempio) che bilanciano la seruttura disorganica e scarsamente coesa del parlaro. Inoltre, si riscon- tra il ripetuto cambiamento della progettazione, le continue esitazioni, le false par- tenze, le ipetizioni, le parole generiche (cosa, cos0), i segnali conclusivi ¢ riepiloga- ‘ivi (insomma introduce e conclude riformulazioni). Non mancano nei testi orali for- me verbali come guardi, senti, ascolta, che consentono di avviare la comunicazione, di regolare Palternanza dei turn di controllare il procedere della comunicazione. So- no particolarmente frequenti — i diminutivi: pensierino, attimino, cosinas — i superlativi enfatici: sono calma calmissima; = le espressioni intensificate da: un sacco, bello, fortes = le esclamazioni: accidenti, perbacco, caspita, cavolo. (adattato da A.A. Sobrero, A. ietta, Imroducione alla linguistica italiana, ‘Laterza, Rome-Bari, 2006) & Rispondete alle seguenti domande. 1. Quale delle seguenti variazioni contraddistingue le varieta diafa: La variazione relativa allo spazio geogratico. [Bl La variazione relativa al canale comunicativo, ]La variazione relativa alla situazione comunicativa. . In quale dimensione di variazione rientra Vitaliano popolare? In quale dimensione di variazione si inserisce Ptaliano collog) Che cos'é il registro? |. Quali dei seguenti tratti caratterizzano la morfosintassi dei testi scritti? waen {alll congiuntivo in dipendenza da verbi di opinione. [B] Le forme dialettali. uso di una sintassi semplice, non elaborata. n8ury eajow “enduy bun :oue||ea Lialiano: una lingua, molte lingue I seguente testo é un esempio di italiano popolare:sitratta di una lettera scritea da un soldato nel settembre del 1943 durante fa seconda guerra mongiale;il soldato proveniva dalla provincia di F- renze e aveva frequentato i primi quattro anni della scuola elementare, Leggete il testo e riscrive- telo in italiano standard poi analizzate e descrivete gi usi che non rientrano nella lingua standard, Cara Emilia In questo momento ho ricevuto il tuo desiderato espresso che da lunghi otto/giomi attendevo tue notizie, quindi sono contento nel leggere che vi trovate tutti in ottima salute, come ti assi- quro il simile di me. Occompreso che i Bambini sono Bravi, questo mi fa molto piacere, sento che Angelo mi sta rammentando spesso, gia mi sento la nostalgia di rivedervi tutti ma con tut- to cio facciamoci coraggio, dobbiamo pensare che non siamo soli a sofrire ma ingenerale sia- ‘mo tutti, quindi Emilia non resta che aspettare il giomo della fine di questo gastigo. Cara Emi- | lia sento mi domandi cosa faccio, come ti ho spiegato nell'altra lettera, come lavoro e pochissi- ‘mo, guasi niente facciamo, ma dobbiamo considerare che sono provvisorio, da un giorno a lal- tro mi possono passare ad un altro gruppo allora tutto eambia qui da quando mi anno vestiro sono montato due volte caporale di giornata, poi celapassiamo in camerata ad aspettare lora del raccio ripeto fino che sto qui, quando mi trasferiscano non so’ quello che faremo, tutte le sere sono escto allinfori di quando sono stato di giomata, andiamo acomprare un po di frutta mangiamo qualche poco, ma non troviamo niente e se qualche cosa troviamo, e troppo cara, la cosa pili preoqupante perme e che non basta il pane, questo non lo troviamo neppure il ra cio e buono ¢ lo con sumo tutto allinfori che il riso che celodanno una vola alla settimana in- somma mi arangero, con della fruta, in quanto che sia molto cara pure questo pensa le pesche le paghiamo lire orto il chilo e lava dieci il chilo quindi immaginati quanto e cara. (tratto da L. Coveri, A. Benucci, P. Diadori, Le varietd dellitaliano, ‘Manuale di sociolinguistica italiana, Bonacci, Roma, 2003) 10 Abbinate le frasi alle varieta a cul appartengono. u italiano burocratico italiano standard formale |. La informo che non potremo venire. 2. Vogliate prendere atto dellimpossibilita della venuta dei sottoseritti. 3. Sa, nom possiamo ventre. c. italiano popolare 4. Ci dico che non potiamo venire, 4. italiano parlato colloquiale oP UI seguente testo @ un esempio di italiano parlato: leggetelo, individuate i tratti tipici del parlato e trasformatelo poi in un testo scritto. Nel tuo tempo libero, cosa fai? ~ Eh, io sto in un gruppo... che... siamo studenti nelle... piti che altro studenti nel liceo ma anche... universitari... che facciamo assistenza... assistenza sociale, insomma... nei quartieri popolari pitt che altro, nelle borgate di Roma o anche a Trastevere, cos... con degli anziani, on persone anziane che hanno problemi... degli anziani poveri insomma... e con... cerchia- mo di fare... delle scuole popolari anche con... con dei bambini che hanno pit problemi sco- lastici cosi, anche problemi familiari... genitori analfabeti e cose di... cos, di questo genere. (adattato da G. Berruto, Varietd diamesiche,diestratiche, diafssiche, in Introducione alltaliano conemporaneo. Vol. T: La variazione¢ gli us, a cura di A.A. Sobrero, Latera, Roma-Bati, 2008) LE VARIETA DIATOPICHE italiano, specialmente Pitaliano parlato, si articola in pi varieta regionali: le va- rietA regionali sono individuabili principalmente per i tratti fonetici e intonativi (ri- calcati sul dialetto dell’area), per quelli sintattice, infine, per quelli lessicali e morfo- logici. ‘Lessico e morfologia, infatti, risentono in misura minore delVinterferenza dialet- tale soprattutto perché sono soggetti a una consapevole autocensura da parte del par- ante: chi vuole parlare un italiano standard cerca di eliminare, per esempio, le for- ‘me lessicali le forme verbali dialettali, perché a questi livelli si percepisce maggior~ mente una netta differenza fra lingua e dialetto. Osgni varieta regionale caratterizzata, quindi, da alcuni tratti, ma non tutti sono presenti nelle produzioni linguistiche della stessa area: il grado di “regionalita” di una produzione in lingua italiana & legato, infatti, ad alcuni fattori extralinguistici, al grado di formalita della situazione comunicativa e a livello di scolarizzazione del parlante. Le varieta regionali di italiano possono essere classificate in tre gruppi “maggio- ri”, all'interno dei quali sono presenti altre sottovariet’ importanti: | bun :ouR!eI 7 on8ury oajou “end ~ settentrionale (piemontese, ligure, lombarda, veneta-friulana, emiliano-roma- gnola)s = centrale (toscana, mediana: laziale, umbra, marchigiana); ~ meridionale (abruzzese, molisana, campana, pugliese, lucana, calabrese, sici- liana). Limporcanza di una varieta d'italiano & legata al prestigio di cui gode. In genera- le, la varieta pitt accertata sembra oggi quella settentrionale, di base milanese, per- ché viene giudicata da alcuni come la pitt vicina a un ipotetico italiano standard. Que- sta considerazione @ legata, soprattutto, all"importanza fondamentale che ha la pro- duzione economica dell’Italia settentrionale. La varieta toscana, di base fiorentina, ha perso in parte il suo prestigio ed & as- sociata all’uso dellitaliano normative insegnato nelle scuole. Le sue caratteristi- che, soprattutto fonetiche, oggi sono spesso valutate come dialettali. Le variet® to- scana e mediana, comunque, hanno un’importanza particolare, perché hanno co- ‘me centri irradiatori Firenze e Roma, due citci fondamentali per la storia lingui- stica italiana. La varieta romana ha attraversato un periodo di grande prestigio dagli anni Ven- ti del secolo scorso fino all’affermazione della TV; poi, dagli anni Sessanta-Settan- ta, la forza espansiva dell'ialiano di Roma sié attenuata, perché, fra altro, la pro- duzione cinematografica non si @ identificata pid solo con Cinecitta e, inoltre, la presenza di personaggi che parlano l’italiano di Roma in TV é diventata meno ri- levanee. La varieta sarda, infine, ha una diffusione limitata, ma 8 forremente caratteriz~ zata sul piano fonetico e morfosintattico ¢ non & facilmente assimilabile alle va- rieta meridionali. no: una lingua, molte lingue Litaliano regionale settentrionale Alcune caratteristiche fonetiche sono: = le consonanti doppie tendono a diventare scempie: > M'pakols = las intervocalica 2 sempre sonora: casa > /kaza/ (nello stan- dard Mkasa/ ~ Popposizione fra la e chiusa /e/e ae aperta /e/e fra la o chiu- sa /o/ ¢ la o aperta /o/ & realizzata in modo diverso rispetto allo standard; si verificano, quindi, delle inversion‘ di pronuncia rispet- to allitaliano normativo: parole con ¢ chiusa, come bicicletta Ibi- {i'klettal o perché /per'kel, sono pronunciate con e aperta /bifik- letta/, /per'ke/s parole con ¢ aperta, come bene/bene/ o stupendo (stu'- Bergamo endo’, sono pronunciate con ¢ chiusa /'bene/, /stu'pendo/s — non c® il raddoppiamento fonosintattico: a casa > /akaza/ (nello standard /ak’ kas). Alcune caratteristiche morfosintattiche sono: ~ uso diffuso del passato prossimo al posto del passato remotos ~ Fuso delfarticolo determinativo davanti ai nomi di persona: la Giovanna, il Marcos ~ Faso particolare di costrutti (ricalcati sul dialetto) per rendere la negazione: non fa mica caldos = Paso dei pronomi personali complemento me, te anche come soggetto (tratto comune alla varieta toscana): te vai al cinema? Esempi di parole settentrionali di larga citcolazione in Italia sono: anguria (cocomero), sherla (schiafio). Hanno pit forte connotazione regionale vocaboli come: ghisa (vigile urbano}, malmostoso (scontroso, scorbutico), michetta (panino), ra- vanare (rovistare), pirla (persona sciocca). aliano regionale centrale: la varieta toscana In Toscana il repertorio linguistico & sostanzialmente monolingue: il parlante dispone di una varietd “alta” e di una “basa” di italiano e quindi percepisce la parlata della propria zona di origine come una variante locale della lingua. Nonostante il prestigio letterario, storico e culturale delliraliano di base toscana, oggi i suoi tratti caratteristi- ci sono sentiti come regionali oppure, dato il loro impiego nel passato nelle opere let- terarie, come letterari, aulici 0 arcaici. Alcune caratteristiche fonetiche sono: ~il vocalismo tonico a sett vocali(tratto dellzaliano standard); = la gorgia, ovvero la pronuncia aspirata delle occlusive sor- de intervocaliche, in particolare della velare /k/: Luca > /uha/ (nello standard /"Iuka/), —'aggiunta di una vocale in parole che finiscono in conso- ante: fram > 'srammels = |a pronuncia fricativa delle affricate palatal: bacio > ba- Jol (nello standard /batfo)). ‘Aleune caratteristiche morfosintattiche sono: = Puso di tre forme di dimostrativis questo, codesto, quello. Codesto indica un og- ino allascoltatore ed scomparso dallitaliano comune (oltre che in Toscana, sopravvive solo nel linguaggio burocratico}; ~ T'uso dei pronomi personali complemenso me e te in funzione di soggerto (trat- to comune alla varieta settentrionale): te sei bravo; lo dici tes — Puso della costruzione 10i si + il verbo alla terza persona singolare, invece del- Ia prima persona plurale: noi si esce (noi usciamo); oi si va (noi andiamo); = T'uso di alcune forme verbali non corrette come il congiuntivo imperferto stassi {al posto di stessi) 0 il passato remoto dast (al posto di desti). Esempi di parole regionali toscane sono: balocco (giocattolo), cencio (straccio), grullo (ingenuo), sciocco (poco salato). Litaliano regionale centrale: la varieta mediana Con la denominazione “varieta mediana” si indica la varieta di italiano parlata nel- Pitalia centrale, a esclusione della Toscana: comprende il Lazio, !' Umbria, le Marche ¢ ha come centro principale Roma. Fra le caratteristiche fonetiche, ne ricordiamo alcune: — Ia pronuncia scempia della vibrante doppia: brea > biral, terra > Iterals ~ Ja pronuncia affricata della sibilante dopo 1, ,r: penso > 'pentso!, borsa > bortsah, ~ iraddoppiamento delle consonant be g fra due vocal: roba > Prabbal; agile > Padgsile! ‘Aloune caratteristiche morfosintattiche sono: = Puso del che enfatico nelle frasiinterrogative: che mi presti dieci euro?s = T'uso della preposizione da dopo il verbo dovere: mi deve da dare en sacco di soldis = 'aso dell'aggertivo possessivo dopo il nome a eui si riferisce: la par- ra mia, il quaderno suo; — Paggiunta della preposizione a davanti al complemento oggerto (trat- to comune alle variet& meridionali): harmo chiamato a tua sorella; bo vi- sto a tua cuginas = Taccentuazione dell'aspetto durativo del verbo con costruzioni parti- colari, come stare + a + infinito: stai ancora a scrivere?: = Puso della costruzione che + verbo + a fare nelle interrogative, al po- sto di perché: che ridi a fare? invece di perché ridi? Esempi di parole romane sono: Ascoli Picono borgataro (abitante di una borgata, cio? di un quartiere di periferia), caciara (con- fusione), caciarone (confusionario, pasticcione), capoccia (testa), pizzardone (vigile ‘urbano), penichella (sonnellino, pisolino), sgariassone (schiaffo, pugno). Litaliano regionale meridionale Litaliano regionale meridionale ha come centri pid importanti Napoli, sul versante tir- renico, e Bari su quello adriatico. Comprende anche la sottovarieti meridionale estre- ma (Paglia meridionale o Salento, Calabria centromeridionale e Sicilia), che ha una ba- se dialettale diversa. anBurp oajour “endury Gun FOUR| ea] ° $ 50} = 2 ° E s Bo] Ss € = 3 5 Alcune caratteristiche fonetiche son ~ Passimilazione dei nessi -nd-, mm. {teatto an- ~ il passaggio pl > kz pitt > "kis = la realizzarione lunga dir iniziales rana > rranal (special- mente in Sicilia); = il frequente passaggio delle vocali atone finali [e] ¢ [o] a vor cale indistintas pane > f'pane/. . Alcune caratteristiche morfosintatriche sono: ~ Fuso dei verbi transitivi con la preposizione « per rafforzare il complemento og- getto (cratto comune alla varieta mediana): ho chiamato lui > bo chiamato a luts ~ Fuso del passato temoto al posto del passato prossimo (specialmente in Sicilia); ~ cial posto di gli (a lui) ele (a lei): io gli / le dissi di stare attento > io ci dissi di stare attentos = tenere al posto di avere: ho fame > tengo fame; — stare al posto di essere: qui non c'8 niente da fare > qui non ci sta niente da fare; — voi come forma di cortesia al posto di Lei: scusi signora, ma é proprio sicura? > scusate signora, ma siete proprio sicura?; ~ il roncamento dell'infinito, dei nomi propri e degli appellativi (tratto anche ro- manesco): andare > anda’; Giovanni > Giova’s signore > signo’. Esempi di parole meridionali entrate nell’uso comune sono calzone (involucro di pasta da pizza, ripieno di mozzarella, prosciutto o altri ingredien- 8), coppola (berretto), ciccio (asino), 07 2 cosa (adesso non si pud), pastetta {imbro- lio), pittare (dipingere), sfizio (divertimento), sfogliatlla (dolce di pasta sfoglia). Litaliano regionale sardo ‘Tra le varieta “minori” di italiano regionale quella sarda presen- ta caratteristiche peculiar’ alivello fonetico e morfosintattico che non consentono di assimilarla a nessuna delle variet’ maggiori. Alcuni fra i caratteri fonerici distintivi sono soprattutto gli al- lungamenti consonantici, che riguardano: ~ le consonanti occlusive sorde dopo vocale tonica: amico > Ja'mikkol, colpito > /kol'pittols = le fricative labiodentali fe v in posizione intervocali va > lav'vewval, afoso > /af'fozol. var Sul piano morfosintattico si riscontrano in particolare due caratteristiche: ~ i verbi occupano la posizione finale della frase, soprarrutto nelle frasi interroga- tive (questo tratto é diffuso anche in Sicilia): hai visto la mamma® > la mamma hai visto? sei pronto > pronto sei?s — il gerundio, quando esprime un aspetto durativo, non si costruisce con stare ma con essere: sto mangiando > sono mangiando. Pochissimi sono i termini, atcribuibili all'italiano regionale sardo, entrati nell’uso comune, come per esempio muraghe (costruzione preistorica a tronco di cono). (adattato da A.A. Sobrero, A. Miglieta, Introduzione alla Hingustica italiana Laterza, Roma-Bari, 2006) Atti 12 IL DIALETTO E LA LINGUA Le differenze fra dialetto ¢ lingua sono meno numerose e meno importanti di quanto comunemente si crede. Entrambi derivati dal latino, entrambi sistemi linguistici com- plessi ¢ variamente articolat, la lingua italiana e uno dei tanti dialetti parlati in Ilia sono egualmente legittimi per nascita e per sviluppo ed egualmente funzionali nel lo- 101030, Come Italiano, i nostri dialets riflettono tradizioni e culture nobilis possiedo- no un lessico e una grammatica: sono a tutti gli effeti delle “lingue”. Vi sono, in ogni ‘modo, delle differenze. In genere il dialerto 2 usato in un’area pit circoscritta rispetio. alla lingua, la quale invece appare diffusa in un’area pit vasta. La diversa espansione di una parlata su un’area geografica comporta in genere differenze di sviluppo al livel- lo del lessico: la lingua estende e perfeziona il vocabolario intellettuale (scrttori e scien- ‘ati scrivono di solito in lingua), il dialetto arricchisce soprattutto le terminologie che siriferiscono al mondo rurale. Altre distinzioni di carattere generale sono: = Ia lingua subisce una codificazione, la quale manea al dialetto o perlomeno non avviene nella stessa misura; ~ Ia lingua possiede un uso seritto, che manca per lo pid ai dialetts = la lingua gode di un prestigio sociale superiore a quello dei dialevtis = Ja lingua ha acquistato una dignita culturale superiore a quella dei dialetti. Queste distinzioni non sono sempre e ovunque presenti. Cid & vero tanto pitt per Vitalia, dove troviamo dialetti, quali per esempio il veneto e il napoletano, che han- no subito una codificazione, possiedono un uso scritto ¢ hanno una grande dignita culturale. Percid Punico criterio sicuro per distinguere la lingua dal dialetto é la mi- nore estensione geografica del dialetto rispetto alla lingua. Nei secoli passati i dia- lett italiani si conservavano maggiormente nel tempo, cambiavano con grande len- tezza perché mancavano occasioni di scambio fra gli abitanti delle diverse regioni d’I- talia. Oggi, invece, assistiamo a un arretramento dei dialetti: i dialetti puri tendono a essere sostiruiti da dialetti regionali, cio’ da forme miste, a meta strada fra il dia- letto e la lingua. La penetrazione di elementi della lingua italiana nei dialetti si defi- nisce italianizzazione dei dialetti (adattaro da M. Dardano, P. Trfone, la Nuova Granmmatica della lingua italiana, Zanichell, Bologna, 1997) Completate le seguent frasi. 1. Le varieta regionali sono individuabili principalmente per 3. La varieta pitt accettata sembra oggi 4. La varieta toscana, di base fiorentina, anuj o3jou “enduy) bun Ou una lingua, molte lingue italiano: 5. Alcune caratteristiche fonetiche dell’italiano regionale settentrionale sono: 6 Alcune caratteristiche morfosintattiche della varietd toscana sono: 13 Rispondete alle seguenti domande. |. A quale varieta di italiano regionale appartengono i seguenti tratti morfosintatt a. Luso del passato remoto al posto del passato prossimo b. Luso di te come soggetto c. La negazione con mica .. 2. A quale variet3 di italiano regionale appartengono i seguenti vocaboli? 2. pennichella ©. capoccia b. pittare f. sfizio «. pirla a michetta uw 4. balocco h. borgataro 3. Conoscete qualche parola che nella varieta regionale toscana ¢ pronunciata con la gorgia? 4. In quale varieta regionale le consonanti doppie tendono a essere pronunciate scempie? 5. Da quali tratti linguistici & possibile capire la provenienza geografica di una persona che parla una varieta regionale di italiano? 6. A quale variet3 di italiano regionale appartengono le seguenti lue frasi? a. Finii di mangiare ora ora... : b. Stasera esco con la Luisa. 14 Le parole della prima colonna appartengono a differenti varieta regionali, quelle della secon- da sono proprie delfitaliano standard. A quale vocabolo dell'italiano standard corrisponde ciascuna delle parole dellitaliano regionale? |. balera (settentrionale) 2. vergogna 2. acquaio (toscano} b, cassetto 3. babbo (toscano) & locale da ballo 4. pedalino (centrale) 4. insipido 5. fregnaccia (centrale) e. lavandino 6. scorno (meridionale) f ragazzo 7. bischero (toscano) & papa 8. tiretto (settentrionale) h. calzino 9. sciapo (centrale) 1. scioechezza 10,scugnizzo (napoletano) j. stupido 15 Leggete il seguente brano tratto dalla commedia Questi fantasmil di Eduardo De Filippo. 2 Sottolineate nel testo le parti in dialetto e riscrivetele usando parole dell'italiano standard, QUEST! FANTASMI Questi fantasmit # una commedia in tre atti di Eduardo de Filippo (1900-1984), scrtta nel 1945 ¢ interpretata dallo stesso Eduardo il 7 gennaio 1946 al Teatro Eliseo di Roma. Il protagoni- sta, Pasquale Lojacono, si trasferisce con la giovane moglie Maria in un enorme appartamen- to di un palazzo seicentesco. All'insaputa di Maria, Pasquale ha un accordo con il proprieta- rio: in cambio dell’alloggio, dovra sfatare le dicerie sull’esistenza di fantasmi nella casa. Sug- gestionato dai racconti del portiere Raffaele, Pasquale incomincia a credere all’esistenza degli spirtis cos, quando si imbatte in Alfredo, amante della moglie, lo scambia per un fantasma... ATTO PRIMO; castone E-adesso, quest’appartamento qua, "ha preso in fitto! Pa squale Lojacono... E quanto paga al mese? RAFFAELE Questo non ve lo so dire. GASTONE Gia, quanto page paga, che conta? (Riferendosi a un ti- 5 zioea un caso che evidentemente gli sta a cuore) E una volta ce Pho detto%, a quella stupida! “Lo perdi Lo perdi”... Fa buo- r no... se spassa?... (A Raffaele come un avvertimento) *O mati- to nun se scoccia*! Dice, ma ’e figlie? E che ffiglict I figli devo- = no andare per la loro strada. Pensasse a essa! "O wi? Dicior- Bos 10 to camere...’o palazzo antico... Basta, tu comme te chiame*? RAFFAELE Raffle, a servirv. GASTONE Rafe’, queste sono cinquecento lire: io agei’ ‘a parla? con la moglie di questo Loja ‘cono, quann’isso nun ce sta, Mo’ me ne vado. Ripasserd oggi, domani, dopodomani... Tu mi dici a signora sta sopra, ¢ io salgo. 1s narracte (intascando il denaro) Va bene. Gastone Statte buono". (Parlando ira sé e avviandosi) Diciotto camere... palazzo anti- con. € 0 70 ddicevo: “Lo perdit Lo perdi!” (Esce per la comune). PRIMO FACCHINO (come per dire: “sbrighiamoci”) Don Rafe’... Rartaeve °O ssaccio... nu poco e pacienzia"... (Gira un po’ per la scena, si sofferma a 20 rovistare in un cesto, ne tira fuori dei fazzoletti colorati e delle cravatte. Osservando il tutto) Chesta ® rrobba bbona"... (Curando di non farsi scorgere dai facchini, intasca qualche cravatta e dei fazzoletti. Poi disinvolto) Vedimmo si vene qualcheduno!! (Si af- faccia al balcone a sinistra) Aspettammo". (Scorge e saluta rispeitosamtente, verso il pub- blico, il professore Santanna, che abita un appartamento del palazzo di fronte) { miei 25 rispetti, professore. (Rimane in ascolto di quello che gli sta dicendo il professore) Co- me no, opgi prende possesso dell’appartamento. E, secondo me, domani se ne va. Non ci potra resistere. (Rimane in ascolto) Stanotte? Una luce? Dove, fuori a!5 questo bal- cone qua? Quell’altro? (Indica quello di destra) E pure sul terrazzo? Quando lo dite voi, 1. fit: afi, 8, quann’ isso nun cesta: quando Tui non € 2.ce Pho deo: gliePho devo. Il pronome cicon ilvalore di 9. Mor ora, adesso. ‘a ui le, a loro popolaree dialettale 10, State buono: Start bene. 3. Fa buono... # spasa: Fa ben... s diver. 120 ssaceio... poco 'e pacienzia: Lo so, un po’ di pa- 14.70 marto nun se scocdie: Il marco non si scoesia, noa si zien. 12. Chesta & rrobba bbona: Questa & robs buona. 410 vi? Che pens ale! Lo vedi? 13, Vedimmosivene qualchedano: Veiamo se viene qualeuno. 6. comme te chiame?: come ti chiar? 14, Asperammo: Aspetiamo, 7.io agai 'a parl: io devo palace. 15, fuori a fuori di (0 fuori da) 2 rea onSuip oajou “enduy) wun sou gua, molte lingue italiano: una Ii 2 chi lo pud mettere in dubbio. E la testa di elefante, da quanto tempo non la vedete? Da venti giorni? E il fumo? leri sera? Con le scintille? E il guerriero, non si fatto piti ve- dere, il guerriero? (Ascolta per concludere) lo per me gli faccio la consegna dell'appar- tamento, gli faccio tutte le raccomandazioni che mi ha detto di fargli il padrone di ca- sa, e me ne scendo!s, Ll rasquate Dunque, Rafe’, io ti devo parlare seriamente. RAFFAELE Dite. PASQUALE Siedi. (E siede a sua volta) narrac.e Grazie '0 scellenza”, signo’. (Gli siede di fronte) pasquate (dopo una piccola pausa, durante la quale ha fissato negli occhi Raffaele) Rax fe’, io non sono un pazzo! RAFFAELE Signo’, e chi ha detto questo? Pasquate Lasciami parlare. Se sono venuto ad abitare qua, ho le mie ragioni. E si invece “e'* diciotto cammere, fossero state trentasei, settantadue, ci venivo lo stesso. RAFFAELE E vuie site ’o padrone"®. 45 PASQUALE Rafe’, io conosco il mistero di questa casa, o meglio la leggenda che da secoli ha creato la fantasia popolare... “..."E fantasme... ’e spirete™... ’elluce... °e rummore... "e ccatene...” RAFFAELE (seriamente, convinto, non nasconde la gravita del caso) ...’0 fummo... 0 guer- tiero... ’2 capa® d'elefante.. 59 PASQUALE Si, insomma, tutt’’e fesserie che diceno ‘a ggente™, Tu sei un uomo, ¢ sice met timmo d’accordo™, per 'avvenire te faccio guadagna” belli sorde’S. Nella vita ho tenta- to tutto, i mestieri pid umili: aggio* fatto pure Pimpresario teatrale... Tutto: non mi riuscito niente, Sono ammogliato ¢ aggi’ ’a da’ a mangii a mugligrema” e pure a me. °A vita @ tosta e nisciuno ti aiuta™, o meglio ce sta chi aiuta ma una vota® sola, pe” 55 puré di’: “'aggio aiurato™... Poi te saluta e nun se ne parla pit. Percid & meglio con- tare sulle proprie forze. Il proprietario, questa casa, me I’ha ceduta gratis per accredi- tarla'. Me Pha ceduta per cinque anni. Evidentemente avra fatto le capriole per affit- 30 35 ry tarla ma non cié riuscito, (da E. De Filippo, If teatro di Eduardo, Cantata dei giorni dispari. Questo fantasmil, 16, me ne scendor sccndo git, 17.°o selienza: 0 excellenrs. 18. Ei invece ese invoce di 19. E vue ste “o padrone:E voi sie il padrone (co’, pore- te fare quello che vole). 20. fantasme.'e spree: fancsm. gli spt 21.0 fummo: i fun. 22. a capa: la testa. 23, tae fessrieche diceno’a agente: le scioccherze che di- cela gente, Caratteristico della lingua paclata & Fuso del ver~ boal plurale (dceno ‘icono’) con un soggetzo castcito da tunnomecolletivo a singolare (gente). Questo tipo dicostra- ‘one si chiama concordanza a senso ed 2 frequente soprat- ‘tuto quando i nome colleivoeseguito dad + un nome pl Finaui, Torino, 1971) tale: sma malttudine di bambind correvana nel prat (anzic chi: seta moltzudine di bambini correva nei rat) 24, sie mettimmo d'accordo: se ci mertiamo Paccordo, 25. 1c faccioguadagna’ belli sore: 1ifacio guadagnare mol- iso 26. sggir bo. 27. agg ’a da’ a mangii a muglitrcma: devo dare da man- fiarea mia mogie (devo prorvedere a mia moqli) 28.A vita tostae nisciumo ti aiuta: La vita& dura enessu- 29. vot volta. 30. pe pute’ di’: “taggio aiutato”: per poter die: “ti ho 31. acereditarla valorizzacla, 4G Fate una ricerca su Eduardo De Filippo e, sulla base delle informazioni trovate, scrivete la sua biografia. V7 Leggete qualche brano di altre opere teatrali di Eduardo de Filippo, analizzatene al +i (la trama,i personaggi,le caratteristiche linguistiche) e presentate alla class la vostra analisi 48 Leggete il seguente brano tratto dal romanzo Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini. Sotto! neate nel testo le parti in dialetto e riscrivetele usando parole dell'italiano standard. lcuni aspet- i risultati del- RAGAZZI DIVITA Ragazzi di vita ® un romanzo di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), pubblicato nel 1955 ¢ am- bientaro nella periferia di Roma tra la fine della seconda guetra mondiale e Vinizio degli an- ni Cinquanta del Novecento: i protagonisti sono degli adolescenti di basso ceto sociale che vivono alla giornata, di espedienti, di furti, di truffe. Il romanzo racconta le giornate che que~ sto gruppo di ragazzi emarginati trascorre alla ricerca di soldi ¢ passatempi. NOTTATA A VILLA BORGHESE Sul cavalcavia della stazione Tiburtina, due ra- gazzi spingevano un carretto con sopra del- Te poltrone. Era mattina, e sul ponte i vecchi autobus, quello per Monte Sacro, ‘quello per Tiburtino Il, quello per Sectecamini il 409 che voltava su ito sotto il ponte, git per Casal Bertone e 'Acqua Bullicante, ver- so Porta Furba, cambiavano mar- cia raschiando in mezzo alla folla, fra i triciclie i carretti degli strac- ciaroli, le biciclette dei pischelli?e i bitroccioni rossi dei burini# che se ne tomnavano calmi calmi dai mercati verso gli ort della periferia. Anche i marciapiedi scro- stati ai laci del ponte, erano tutti pieni di gente: colonne di operai, di sfaccendati, di madri di famiglia scese dal tram al Portonaccio, proprio sotto i muraglioni del Verano e che trascina- -vano le borse piene di carciofoli* e coriche”, verso le casupole della via Tiburtina, 0 verso qual- che gratracielo, costruito da poco, trai rortami, in mezzo ai cantieri, ai deposit di ferrivecchi e di legname, alle grosse fabbriche di Fiorentini o della Romana Compensati. Proprio in cima al ponte, tra la marea di machine e di pedoni i due ragazzi che trascinavano il carretto a strap- acciarli: venditor di straci, stracivendoli. Jana, maleducaa(sinonimisvillano, cafone, buzauro,bifolo). ischels raga 5. Verano; € i cmitero comunale ¢ monumentale di Roma jeroccion: carr da trasporto a due ruore, barroce, __simato nel quartieze Tiburino ‘contadini, campagnai, Ogg la prola burino &usa- 6, carcifol: carcof in senso sprepativo per indcare una persona roza, posso- 7. cotiche: cotenae ci maiale paAype anZuij oajou “ensul) un su gua, molte pi, senza badare agli zompi" che faceva sulle buche del selciato, ¢ andandosene pit adagio che otevano, si fermarono, e si misero a sedere sui bordi del carretto. Uno tird fuori dal fondo di tuna saccoccia'® una cicea'" ¢ 'accese. L’altro appoggiato al bracciale di una poltrona, a sti scioni rossi e bianchi, aspertd il suo tuo per tirare tuna boccata, e per il caldo si tolse di sor- 35 to icalzoni la maglierea nera. Ma Paltro continuava a fumare senza badargli. “Adh"” fece al- Tora, “me ’a voi da! sta cica?” “Tie", basta che te" stai zitto,” disse Valtro passandoglicla. ‘Tanto era il via vai del ponte che le loro voci si sentivano appena.[...] Fumandosi la cicca che ill compagno gli aveva appena passato, quello con la maglietta nera si iss" sopra una delle due poltrone che stavano sopra il carretto,¢ vi si distese quant'era lungo, con le game larghe 30 e la testa tutta riccioletti appoggiata sulla spalliera.[...] Anche altro sali sul carretto, ¢ si distese sulla seconda poltrona, con le mani sulla fessa'™ dei calzoni. “Mannaggia'®,” disse, “mel? sto a mmori® de® debolezza, & da ieri matina2® che ‘nun magno®.” Ma nella caciara™ si distinsero in fondo al ponte due lunghi fischi. I due sbra- gati® sulle poltrone, riconoscendoli, si rigirarono di sguincio¥, e difatti alla curva del tram in 35 fondo al piazzale del Portonaccio, svincolando allegramente tra le macchine e gli autobus che sboccavano a file sul ponte, videro due altri malviventi come loro che se ne venivano in st spingendo tutti sudati un carrettino. [...] Erano tutti laceri e sporchi, con due dita di polvere ¢ sudore sulla faccia, ma coi capelli tutti ben pettinati, come uscissero allora allora da qual- che parrucchiere. Uno era un giovinottello bruno e snello, bello anche conciato a quel modo, 40 con gli occhi neri come il carbone e le guance belle rotonde di una tintarella tra Pulivo e il ro. sa; Faltro un mezzo roscio* con la facia bolsa® piena di cigolini®®. “Che, te sei fatto pecora- 0%, a cuggi?” chiese al primo quello della maglierza nera, senza spostarsi d'un centimetro da come si trovava sbragato sulla poltrona con le mani sulla pancia ela cieca incollata al lab- bro inferiore. “Vaffan..., a Rice,” gli rispose quello. I Riccetto — era proprio lui quel fijo de 48 na mignotta® sulla poltrona ~ corrugd astutamente la fronte, e appannd lo sguardo, calean- do il mento contro la gola, con aria di saperla lunga. Il Caciorta, Valtro che stava col Riccet- to sdraiato sulla poltrona, si lz e curioso come un ragazzino andd a guardare nel carretto dei due compari che cosa cera. Fece una smorfia di disprezo e sbottd in una risata forzata, [...] Gli altri lo guardavano aspettando che smettesse, prendendo anche loro un’espressione 59 quasi ridente. “Si ce fare™ ventisei lire me lasso taja¥ Iosso der collo,” disse alla fine il Ca- siotta, Quello che il Riccetto aveva chiamato cugino, visto ch'era a questa sparata che voleva arrivare il Caciotra, facendo schioccare la lingua gli diede una spintarella e senza dir niente Prese per le stanghe il carre:tino e fece per andarsene. altro, il mezzo roscio, che si chiama- strappi: interval 'U. clcea sigareta (propsiamente, mazaicone di igre. 12, Adhs cxclamazione che seve a richiamare Pattensione 13.'a voi da Ia wot dare 14. Ti Geni, pend Bed 16.si isd: sal sf sinemd, 17 fessa: apertura, para, 18, Mannaggi:esclamazione che espeime contri dsap> punto 19, me: mi 20. sto a mmori sto morendo (leteralmente: so 4 more) 21. de di. 22, matin: martina 23. mun magno: non mango. 2 24, cacara:confusione rumoros, ciass0, accano, cagna- fs, gazearra 25, sbragati:sedut in modo scomposto,sguaiato. 26. di sguintio: di sbieco dar. 27. sboccavano: andavano a five, 28. roscio:roso di cape 29. bolsa: gonfia. 30. cigoins lr 31. ese fatto pecoraro: sei diventato un pecoraio (com t= ferimento al fatto che era sporco e con i vest rovinat) [32 a cuggl cugino, pico del romanesco ¢ Fuso di ivolger- sia qualeuno premectendo al nome le preposzione a: vedi sche nel brano 2 Riceé, a Caci, 33 fjo de na mignotta(rolgare- fo oi purtan, fig di buona donna (cio, persona spregevoe, catia) 34, Si ce fate: sec fae, sec icavae, se ci guadagnate. 35, me lasso tj mi asco taglare. va Begalone, gli tenne dietro, guardando con la coda dell’occhio che gli rideva il Caciotta an- ss cora seduto per terra trai piedi dei passanti. “A ventisei lire," gli disse, “se vedemo” stase~ ra a chi cha pit grana?®’n saccoccia.” “Pif, pf, pff,” scoppid il Caciotta. Il Begalone si fermd ‘col suo testone di saraceno scolorito, e fece serio pesando le parole: “A morto de fame, voi veri che ti offrimo da bevet®?” “Daje*,” accettd pronto il Riccezto che s'era stato a guardare la scena senza dir niente dallalto della sua poltrona. [...] si fermarono davanti a un’osteria so col pergolato, tra due o tre catapecchie, sotto un grattacielo. Entrarono tutti quattro ¢ si bev- vero illitro di vino bianco, assetati com’erano per aver spinto tutta la mattina il carretto. [,.,] Dopo ch’ebbero ingollato® le prime sorsate erano gia tutti attoppati®. “Annamise a vende %e poltrone, a Rice,” fece il Caciotta appioppato* contro il banco con le gambe in croce, “e mannamo tutto a ffa 'n...” “E addd Pannamo a venne®,” fece con aria competente il Ric- 4s certo. “Ma li mortacci tua,” disse il Begalone, “annate'® a Porta Portese*, no!” Il Riccetto sbadiglid, ¢ poi guard il Caciotta con gli cocchi assonnati: “Namo'', a Cacid?” fece. Lialtro scold il bicchiere di vino tutto d'un fiato, fini di ubbriacarsi e uscendo frettoloso dall’osteria, ¢gridd alzando una mano: “Ve saluto,a cosi bratti®,” Il Riccetto fini pure lui di bere bagnan- dosi tutta la magliera nera ¢ tossendo e segui il Caciotta. (da BP, Pasolini, Ragazzi di vita, cap. Il, Garzanti, Milano, 1999) 36. A ventise lire: i Begalone si svolge al Caciosta chia ‘mandolo polemicamente “vents ire", cot eon la cif che Secondo ques? ultima due ragazeiavrebbero ottenuto dal Ta vendica dela soba che avevano nel cazreto, 37. se vedemo: ci vediamo, 38, grana: denaro, soldi. 39, Amor de fame reson sri ni ear 40, vi ven chet offimo da beve: vuoi venire che i offria- ro da bere? Dale: da, forza, va bene. 42. ingollaot mandato git avidamente in fre, 43, atoppati: ubrachi 44, Annamise a vende: andiamo a vendere 45. appioppato: appoggiato. 446. mannamo tito a ffa'n. (volgare): manclamo tuo al iavolo, mandiamo tutto a quel psese(eceralmente: man- diamo tuo a fare in culo). 47, addo Pannamo a venne: dove Vandiamo a vender, 48. Fi moreacc ta (volgarel:imprecarione conto i defuni lz (mortacel €propeiamente peggiorativo di orto). 449. annate ana 50. Porta Portese @ il mescato pit grande e pi famoso di Roma 51. Namo: andiamo. s2 Ve. 153 a cos! brut: brut ce 419 Trovate nel testo alcuni tratti fonetici e morfosintattici caratteristici dell'italiano regionale dell'area romana. 20 Rileggete il testo e immaginate di doverlo utilizzare in una classe di apprendenti stranieri dilivello avanzato. Costruite delle attiviea: — di comprensione (domande aperte o domande a scelea multipla 0 verolfalso); = di analisi grammaticale (soffermatevi sui modi e tempi verbs sonali, sulle preposizioni, sulle congiunzioni, ecc.); — di approfondimento lessicale (potete proporre abbinamenti di parole con i loro signifi ni analisi degli usi delle parole, ecc.). cati, spiegazioni di espres Ognuno di voi presentera poi alla classe il lavoro, iscutendo e motivando le proprie scelte. , sul uso dei pronomi per- Sajow enduy tun couRle angus no: una lingua, molte lingue 26 RIEPILOGHIAMO In questa unita abbiamo studiato: * le trasformazioni della situazione linguistica italiana nella seconda meta del Novecento: * Ie variazioni della lingua italiana in relazione al tempo (varieta diacroniche), allo strato sociale del parlante (varieta diastratiche), alla situazione comunicativa (varieta iafesiche), al canale comunicativo (varieth dlamesiche), allarea geografica di provenienza del parlante (varieta diatopiche); * le caratreristiche delle varieta diastratiche, diafasiche, diamesiche, le varieta regionali di italiano: ltaiano regionale settentrionale, centrale (toscano € mediano), meridionale;ltaliano regionale sardo; le differenze tra dialetto e lingua. APPROFONDIAMO Se volete approfondire questi argomenti vi suggeriamo: * G.Berruto, Sociolinguistica delitaliano contemporaneo, Carocci, Roma, 2003 (I+ ediz. 1987). * L.Coveri, A. Benuccl, P Diadori, Le vorietd delfitaliano. Monuale di sociolinguistica fnaliana, Bonacci, Roma, 2003 (I* ediz. 1998). * M.Dardano, P. Trifone, la Nuova Grammatica della lingua italiana, Zanichelli, Bologna, 1997. *T. De Mauro, Storia linguistica deltaia unita, Laterza, Roma-Bari, 2008 (I* ediz. 1963). *T. De Mauro, F Mancini, M.Vedovelli, M. voghera, Lessico di frequenza delltaliane parlato, Etaslibri, Milano, 1993. * L Lorenzett, Litaliano contemporaneo, Carocci, Roma, 2002. * C. Marcato, Dialetto, dialetie italiano, il Mulino, Bologna, 2007. * AA Sobrero (a cura di), Introduzione alfitaiano contemporaneo.Vol. Il: La variazione e gli usi, Lterza, Roma-Bari, 2008 (I* ediz. 1993). AA Sobrero, A. Miglieta, Introduzione alla linguistica fraliana, Laterza, Roma-Bari, 2006, * RTrifone, Storia linguistica del tala disunita, il Mulino, Bologna, 2010. Per approfondire lo studio delle varieta regionali attraverso il cinema, vi suggeriamo la visione film: ‘© Roma cittd aperta (1945), con la partecipazione di Anna Magnani e la regia di Roberto Rossellini: * Sciuscid (1946), con la regia di Vittorio De Sica; * Ladri di biciclette (1948), con la regia di Vittorio De Sica; © Rocco e i sucifratel (1960), con la partecipazione di Alain Delon, Claudia Cardinale, Renato Salvatori e la regia di Luchino Visconti; «= Amarcord (1974), con la regia di Federico Fellini '* Non ci resta che piangere (1984), con la partecipazione e la regia di Roberto Benigni e Massimo Troisis “© Mery per sempre (1989), con la partecipazione di Michele Placido e la regia di Marco Ri + Viaggi di nozze (1995), con la partecipazione e la regia di Carlo Verdones + I cento possi (2000), con la partecipazione di Luigi Lo Cascio e la regia di Marco Tullio Giordana. Per approfondire la conoscenza delle varieta regionali da un punto di vista musicale, vi suggeriamo Pascolto dei brani di alcuni cantanti famosi: '* Fabrizio De André (genovese) ‘Teresa De Sio (napoletano) + Tazenda (sardo) + 99Posse (napoletano). Per un approfondimento delle varieta regionali nella letteratura, vi suggeriamo Ia lettura di alcune opere di autori contemporanel: = Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925),con i romanzi Il gioco della ‘mosca, La gita a Tindari, Gli arancini di Montalbano, La pensione Eva. +» Carlo Emilio Gadda (Milano 1893 - Roma 1973),con il romanzo Quer pesticciaccio brutto de via Merulana (1947). «* Franco Loi (Genova 1930, ma scrive in dialetto milanese), con le raccolte poetiche | cart (1973) € Strolegh (1975). «Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, Treviso, 1921), con le raccolte poetiche IX Ecloghe (1962) e La Betta (1968). an8uij sjom “enduy) Cun TOUR EAL | Per approfondire la conoscenza delle commedi suggeriamo la lettura di alcune sue opere teatrali ‘© Napoli milionaria! (1945) ‘© Quest fantasmi! (1946) '* Filumena Marturano (1946) «© Mia famigia (1953) «Bene mio, core mio (1956) ‘© De Pretore Vincenzo (1957) + Sabato, domenica e lunedi (1959). Eduardo De Filippo, Per approfondire la conoscenza delle opere di Pier Paolo Pasolini, vi suggeriamo la lettura o la visione di alcune sue opere famose: « per la narrativa: Una vita violenta (1959), Teorema (1968); ‘per la poesia: La meglio gioventi (1954), Le ceneri di Gramsci (1957), Poesia in forma Giulia, Paolo la ama. Ilcomplemento oggetto Giulia & collocato allinizio della frase e viene poi ripreso mediante il pronome atono la. La dislocazione a sinistra ha la funzione di sottoli- neare enfaticamente un elemento diverso dal soggetto, mettendo in rilievo che quel costituente @ il tema della frase, cio’ I'argomento principale della frase, elemento noto su cui si fonda la frase, La dislocazione a sinistta pud riguardare: — un complemento ogge Ho comprato il vestito in un negozio del centro. -> Il vestito Pho comprato in un negozio del centro. — un complemento indiretto: Ho prestato un libro a Luigi. > A Luigi gli ho prestato un libro. Ho molta stima di Gianni. > Di Gianni ne ho molta stima. Vado d'accordo con Alberto. -> Con Alberto ci vado d'accordo. ~un'intera proposizione subordinata, esplicita o implici Non capisco perché continuiate a litigare. > Perché continuiate a litigare non lo capisco. Non ho ancora deciso se accettare o rifiutare. -> Se accettare o riftutare non Vho ancora deciso. Con i complementi indiretti la ripresa pronominale @ facoltativa: possiamo dire Con Alberto ci vado d'accordo (specialmente nel parlato) o Con Alberto vado d'ac- cordo (specialmente nello scritto). La ripresa pronominale é obbligatoria quando si antepone un complemento oggetto o un complemento partitivo: Ho tanti amici. > Di amici ne ho tanti. Ho mangiato un cbilo di ciliegie. > Di ciliegie ne bo mangiate un chilo. In questi casi non possiamo dire *Di amici ho tanti o “Di ciliegie ho mangiato un chilo. Dislocazione a destra a dislocazione a destra consiste nella collocazione in fondo alla frase del complemen- to oggetto, di un complemento indiretto o di un’intera proposizione, che vengono an- ticipati da un pronome atono: Vuoi un cioccolatino? -* Lo vuoi un cioccolatino? Ho dato un euro al lavavetri. -> Gli bo dato un euro al lavaveiri. Esco volentieri con tuo fratello. > Gi esco volentieri con tuo fratello. So che sei una persona onesta. -> Lo so che sei una persona onesta. La dislocazione a destra mira a mettere in rilievo elemento nuovo della frase (chia- ‘mato rema), costituito dal predicato verbal, e nello stesso tempo a mettere in secondo piano il tema della frase, collocato alla fine dell’enunciato, Abbiamo quindi a che fare con una strategia discorsiva opposta a quella attuata con la dislocazione a sinistra. La dislocazione a destra pud anche avere origine da un ripensamento del parlan- te, come nella frase: Ne ho letti tanti, di libri. Inizialmente il parlante si limita a dire ne ho leiti tanti; ma poi, rendendosi conto che la sua asserzione potrebbe essere non sufficientemente chiara per I'interlocutore, ‘completa Penunciato con Paggiunta del tema libri. Notate che tra Pelemento disloca- toa destra ¢ il resto della frase c’8 una pausa, segnalata nella grafia dalla virgola: que- sta pausa indica il ripensamento compiuto dal parlante, la sua volonta di correggersi Frase scissa ‘Consideriamo le seguenti tre frasi: 1. Ho regalato un anello a Maria. 2.E a Maria che ho regalato un anello. 3. un anello che bo regalato a Maria. La prima frase rappresenta una frase normale, non marcata, in cui nessuno degli clementi assume un particolare rilievo. Nella seconda frase viene messo in rlievo (0, come si dice con termine tecnico, viene focalizzato) il complemento di termine. Nel- la terza frase viene messo in rilievo o focalizzato il complemento oggetto. La secon- da ela terza frase sono duc esempi di frase scissa, Nella frase scissa si suddivide V'infor- ‘mazione in due segmenti frasali distinti: il primo formato dalla copula essere e dal- elemento focalizzato, il secondo dall’introduttore che (con funzioni intermedie tra ‘quelle del pronome relativo e quelle della congiunzione subordinante) e dal resto del- Ja frase. La frase scissa ha quindi la seguente strurmura: @ + elemento focalizzato + che + verbo di modo finito 3 paepuvasoou © paepueas OuRl|eD!,] Litaliano standard e neostandard II primo segmento frasale (¢ + elemento focalizzato) ? la proposizione principale, il secondo segmento frasale (che + verbo di modo finito) Ia proposizione subordi- nnata. La frase scissa ha la funzione di mettere in rilievo elemento nuovo della fra- se (il rema), staccandolo dal resto dell’enunciato, spesso con valore contrastivo: Ea Maria [non a Giulia] che ho regalato lanello, Eun anello [non un quadro] che ho regalato a Maria. Le nostre due frasi potrebbero essere usate come replica alle affermazioni: No capisco perché hai regalato Vanello a Giulia. ! Non capisco perché hai regalato un quadro a Maria. Lo stesso valore contrastivo si pud otteneze con una particolare intonazione del- la voce: A Maria ho regalato Panello. | Un anello ho regalato a Maria. Liclemento collocato in principio di frase viene pronunciato con una forte intensita di accento per sottolineare un contrasto rispetto a un’affermazione precedente, che si vuole smen- tire o rettificare. Notate che mentre la dislocazione a sinistra serve a evidenziare il tema della frase, elemento noto, la frase scissa serve a evidenziare il rema, 'elemento nuovo. La proposizione subordinata che forma il secondo segmento della frase scissa pud avere anche forma implicita: Carlo mi ha detto questo. > B stato Carlo a dirmi questo. La polizia ha catturato il ladro. > E stata la polizia a catturare il ladro. In questo caso la frase scissa presenta la seguente struttura: 2+ elemento focalizzato + @ + verbo all'infinito La subordinata implicita pud essere usata solo quando elemento da focalizzare (nei nostri esempi Carlo, la polizia) svolge la funzione di soggetto. c’é presentativo ‘Una costruzione simile alla frase scissa 2 quella che prende il nome di “c’® presentativo”: Un signore vuole parlarti. > ©’ un signore che vuole parlarti. Si ricorre a questo costrutto quando l'enunciato di partenza presenta due blocchi di informazione nuovi: un signore + vuole parlarti. Con il “c’® presentativo” si sud- divide ’enunciato di partenza in due segmenti distinti, evitando cosi di concentrare troppa informazione in un’unica proposizione e favorendo in tal modo la ricezione del messaggio. Inoltze si mette in particolare rilievo il primo elemento, isolandolo dal resto della frase e inserendolo nella struttura c’8 ... che. 7 Le frasi seguenti presentano una dislocazione a sinistra. Individuate per ciascuna frase il co- stituente dislocato a sinistra,la sua funzione sintattica (complemento oggetto,complemento iretto, proposizione subordinata),il pronome atono con cul Il costituente viene ripreso; 4 poi riscrivete la frase senza dislocazione. Esempio: Che cosa voglia Gianni proprio non lo so. Costrrurnte pisLocaro: Che cosa voglia Gianni. FUNZIONE SINTATTICA DEL. COSTITUENTE: proposi RIPRESA PRONOMINALE: lo, FRASE SENZA DISLOCAZIONE: Non so proprio che cosa voglia Gianni. yne subordinata terrogativa indiretta). 1. A Stefano non gli racconterd pitt niente. 2. Che fosse cosi egoista non lo avrei mai immaginato. 3. L’esame lo sosterremo a giugno. 4. A Roberta che cosa le rimane da fare? 5, Allospedale ce I’ha mandato Ini. 6 Una vacanza cosi dispendiosa non ce la possiamo permettere. 7. Con Guido mi ci trovo bene. 8. Che cosa Carla abbia in mente non te lo so dire. 9. Del suo passato non ne parla con piacere. 10. Quello che ti dico lo capisci o no? ‘Trasformate le frasi seguenti senza dislocazione in frasi con dislocazione a sinistra. Esempio: Leggo il giornale ogni mattina. -> Il giornale lo leggo ogni mattina. |. Thintendi di motori? 2. Hai gia restituito i libri alla biblioteca? 3. Mi piacerebbe abitare a Roma. 4. Ho comprato due chili di arance. 5. Non dire niente a Francesca. 6, Ho sentito raccontare tante storie su di lui. 7. Hai mai mangiato gli gnocchi al pesto? 8. Non andrd mai pid in vacanza con Riccardo. 9. Giulio non parla mai di politica. 10. Oggi il professore ha riconsegnato i compiti in classe. Le frasi seguenti presentano una dislocazione a destra. Individuate per ciascuna frase il co- stituente dislocato a destra,la sua funzione sintattica (complemento oggetto, complemento indiretto, proposizione subordinata), il pronome atono da cui il costituente viene anticipato; pol riscrivete la frase senza dislocazione. Esempio: Lo bevi il caffe? CostrrveNte prstocaro: il caffe. FUNZIONE SINTATTICA DEL COSTITUENTE: complemento oggetto. ANTICIPAZIONE PRONOMINALE: Lo. FRASE SENZA DISLOCAZIONE: Bevi il caffe? 36 puvpueisoou © pavpueas OURIER 7 ino standard e neostandard 10 "1 36 Lo immaginavo che non saresti partito con questo brutto tempo. ‘La mangi la pizza? Scusi, lo sa quanto costa questa borsa? Le ho regalato un libro a Giorgia. Ci parlo spesso con Sergio. Ne ho visti tanti di film d’azione. . Gli ho dato un bacio ai bambini. 8. Le ho incontrate ieri Paola e Daniela. 9. Lo supponevo che avresti fatto tardi. aye ~ 10. Prendine ancora un po’ di dolce. Leggete le frasi seguenti individuate le frasi scisse esplicite (E) e le frasi scisse implicite (I); oi trasformate le implicite in esplicite e, quando possibile, le esplicite in implicite; nfine tra- sformate le frasi scisse (esplicite e implicite) in frasi non marcate. Esempio: E Marco che dice sempre bugie. (E) -» E Marco a dire sempre bugie. - Marco di- ce sempre bugie. E Giulio a dover chiedere scusa ad Alessio. E stato Peccesso di velocita a provocare Pincidente. E.a Francesca che abbiamo detto tutto. E sempre lui a complicare le cose. 3. In questa casa & Maria che decide ogni cosa. . E da Veronica che mi aspetto i risultati migliori 1. E staro Mario ad aver fatto la spia. Sei tu che organizzi la festa? 10. E Giorgio ad arrivare tardi agli appuntamenti. I £ 3. 4 5. Bate che ho chiesto questo favore. 6. 7. 8. 9. Le frasi seguenti presentano un ordine marcato dei costituenti,Individuate quale fenomeno linguistico @ presente in ciascuna frase e riscrivete pol le frasi in modo che i loro elementi abbiano un ordine normale. Esemplo: Di questi argomenti preferirei parlame dopo. FENOMENO LINGUISTICO: dislocazione a sinistra. FRASE NON MaRCATA: Preferirei parlare dopo di questi argomenti. I. C’8 un tuo amico che vuole parlarti. 2. Perché si comporti cosi non lo capisco. 3. E stato il padre che lo ha tirato fuori dai guai. 4. Lo vuoi un gelato? E Fabio ad aver vinto il torneo di tennis. L’ho gia visto questo film. C% un ladro che sta fuggendo. 12 13 8 Le vacanze le abbiamo trascorse al mare. 9. Glicla presti a Domenico la tua macchina? 10, Ve lo avevo promesso che vi avrei aiutato. Le frasi seguenti presentano un ordine normale dei costituenti. Riscrivetele in modo che i loro elementi abbiano un ordine marcato. Esempio: Ho portato la machina dal meccanico. -> La machina 'ho portata dal meccani- co./ L’ho portata dal meccanico la machina. / E. dal meccanico che ho portato la machina. 1. Che cosa rimane da fare a Margherita? 2. Una signora chiede di te. 3. Guardo spesso i film di aventura. 4, Non ci possiamo permettere una crociera. 5. Vuole un caffe? 6. Un cane gioca nel cortile. 7. Ho gia letto il giornale. 8 dell'accaduto. 9. Una persona ti cerca. 10, Mauro ha il mal di denti. . Ta sei responsal Le fasi seguenti presentano un ordine marcato dei costituenti. Indicate: a. quale fenomeno linguistico & presente in ciascuna frase; b. qual é il costituente focalizzato, cio messo in rilievo; . se il costituente focalizzato rappresenta lelemento noto (tema) o l’elemento nuovo (rema) della frase. Esempio: Le chiavi della macchina le ho dimenticate a casa. FENOMENO LINGUISTICO: dislocazione a sinistra. (CosTITUENTE FOCALIZZATO: Ie chiavi (tema). Me lo aspettavo che avresti fatto tardi. Del professor Rossi ne ho grande stima. La domanda del concorso non I’ho ancora spedita. ‘C8 un ragazzo che vuole conoscerti. Non dirle niente a Patrizia. Maurizio I’ha vinto il romeo di tennis? Sono stato io a sobbarcarmi tutte le spese. Sono vegetariano: la carne non la mangio. lL 2. 3 4 5; 6. Siete voi che non avete detto la verit’. 7 8 9. 10. Sei tu che dirigi l'azienda? 7 Pavpuvasoou o paepuers ou! Litaliano standard e neostandard 38 IL SISTEMA PRONOMINALE II sistema dei pronomi in italiano & molto complesso: per questo, specialmente nel par- lato, i pronomi hanno subito nel tempo un processo di semplificazione e di regolariz~ zazione. lui / lei / loro in funzione di soggetto I pronomi soggerto egli / ella ed essi / esse sono stati pressoché sostituitirispettivamente da lui /leie da loro. Nel parlato la coppia egli/ ella @ ormai sistematicamente rimpiaz- zata dalla coppia lui / lei: dai dati desumibili dal LIP (Lessico di frequenza dell'italiano parlato, a cura di Tullio De Mauro e altri, 1993) si ricava che il rapporto egl fla @ me- diamente di 1 a 20 (nel parlato informale eglé del tutto assente); ella risulta definitiva- ‘mente scomparso tanto nel parlaco formale quanto in quello informale. Accanto a lei ed ella esiste anche il pronome soggetto essa, ma il suo uso con riferimento a persona & li mitato al linguaggio letterario o allitaliano regionale. Nei giomali la preferenza per lui / lei ogui schiacciante, a differenza di quanto avveniva agli nizi del Novecento, in cui P'u- so di lui / ei era limitato a pochi casi con valore enfatico. Oggi, invece, la sieuazione ap- pare capovolta: i quotidiani presentano una netta prevalenza di fui, anche se egli 2 ben lontano dall’essere scomparso, e non mostrano tracce di ella. | pronomi li / lei sono usa- fi con riferimento non soltanto a una persona, ma anche a un animale e talora perfino a tuna cosa al posto di esso / essa, che comungue continuano a risultare molto diffusi per effetto della prescrizione scolastica e grammaticale. Significativo @ inoltre il fatto che hei ¢ lei siano le uniche forme di sopgetto proposte come norma nei manuiali per Pinsegna- ‘mento delf'taliano agli stranieri. Va infine precisato che Puso di lui e lei in funzione di soggetto non pud essere considerato ur’innovazione recente, non soltanto perché é atte- stato fin da epoca molto antica, ma anche perché rappresenta una tendenza del parlato che gia all’inizio dell’Ottocento aveva cominciato ad affermarsi nello scritto: il Manzoni nell edizione definitiva dei Promessi Sposi elimin’ gran parte dei pronomi egh ella usa- ti in precedenza; in alcuni casi li sostitui con fui, lei, in altri casi si limitd a sopprimerli, anticipando la tendenza moderna a un limitato impiego dei pronomi soggetto. La ten~ denza alla mancata esplicitazione del soggetto, che rappresenta un altro tratto tipico del- italiano contemporaneo, era quindi gid presente nella lingua del Manzoni e addiriteara era stata inaugurata precedentemente dal Foscolo nelle sue correzioni alle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Come vedete, molti fenomeni apparentemente innovativi sono in realta gi esistenti nella lingua letteraria del passato, gli con i valori di ‘a loro’ e‘a le I pronomi atoni dativi di terza persona gli “a lui”, Ie “a lei® € loro “a loro” tendono a ridursiall'unica forma gli; ma mentre gli per loro appare ogei in progressiva espansio- ne, glial posto di le & relegato al parlato colloquiale e non @ accettabile nello scritto: Se incontro Carlo e Maria, gli dico tutto (piti comune di ria, dico loro tutto). Se incontro Maria, gli dico tutto (nello setitto: Se incontro Maria, le dico tutto). {2 incontro Carlo e Ma- La forma pronominale gli con i valori di “a lui”, “a lei, “a loro” @ largamente attestata in tutti secoli di storia della lingua italiana. Oggi gli con il valore di “a lo- 10” é la forma pressoché esclusiva nell'uso parlato, anche delle persone colte, ¢ con- tinua a guadagnare terreno anche nello scritto, Tuttavia loro rimane ancora ben sal- do nella scrittura giormnalistica: un’indagine compiuta sui giornali italiani delPinizio degli anni Novanta del secolo scorso rileva che le forme gli e loro si alternano in mi- sura quasi paritaria. Il pronome atono loro & presente anche nello scritto informale, sia pure in misura minoritaria risperto a gli: da uno studio condotto su 100 lettere di argomento privato, scritte da altrettanti adolescenti originari di varie regioni d’l- talia, si ricava che il rapporto di frequenza tra gli e loro & di 2 a 1. La maggior par- te dei grammatici giudica accettabile uso di gli per loro in base a ragioni di ordine diverso: una di queste ragioni é che gli ha dalla sua, oltre alla forza trainante dell'u- so pit spontaneo, anche una maggiore coerenza col sistema degli altri pronomi ato- ni (mi, #, si, i, v4), una serie di forme turte monosillabiche (loro invece @ bisillabi- co) e tutte proclitiche, cio anteposte al verbo (loro invece @ posposto). Insomma, Pimpiego di gli per loro & oggi attestato con maggiore frequenza rispetto al passato enon é censurato dalla maggioranza dei grammatici. Nettamente pi forte & invece la resistenza che la forma pronominale le con jl va~ lore di “a lei” oppone alla pressione esercitaca dalla forma indifferenziata gli. Il pro- ‘nome atono le risulta esclusivo nella scrittura giornalistica: nei giornali la forma gli per le é del tutto assente. Inoltre le @ decisamente maggioritario anche nello scritto informale: nelle lettere degli adolescenti Ia forma gli per le & piuttosto rara. Si tenga anche presente che tutve le grammatiche condannano Puso di gli come complemen- to di termine femminile. Il tratto gli per le appare ancora fortemente stigmatizzato dalla coscienza linguistica collettiva, nonostante sia molto diffuso nel parlato e ab- bia precedent illustri nella storia della letteratura italiana, dal Boccaccio a Machia- velli, da Carducci a Verga. cosa? | che cosa? | che? Il pronome interrogativo cosa, di provenienza settentrionale, & oggi le forma pitt co- ‘mune in cuttilivelli dello scritto e del parlato, anche se non ha scalzato dall'uso le for- me concotrenti che, di provenienza meridionale, e che cosa: Cosa vuoi? | Che cosa vuoi? | Che vuoi? La forma ellittica cosa non rappresenta comunque un tratto innovativo dellitalia~ no: basti pensare che questa forma fu osteggiata dai puristi dell’Ottocento, favore- voli a che cosa, ma si diffuse ampiamente grazie al largo impiego fattone dal Man- zoni nell’edizione definitiva dei Promessi Sposi. ci_+ avere I costrutto “ci + avere” & tipico del parlato e compare talvolta anche nella stam- pa e nella narrativa che mira all'imitazione del parlato: Gi hai freddo? Gi ho fame. puvpueisoau 0 piepueis ou ce & $ € g 3 $ a ° z & = $ ° 2 = Ss ‘Tattavia il costrutto @ ancora oggi poco comune nello scritvo, anche per le diffi- colta di resa grafica: non @ facile infatti rendere con la grafia normale la pronuncia palatale della cisolata, tanto pit che questa @ seguita dall’b grafica del verbo. La gra- fia chai derermina la pronuncia kai, la grafia ei hai determina la promuncia Mi ‘ail, mentre la realta fonetica & /'fai/; per questo alcuni propongono la grafia ¢ hai, in cui la iod sarebbe un semplice segno per conferire il suono palatale alla c. Altre tendenze del sistema pronominale = Luso del pronome ne con valore pleonastico ha avuto un forte incremento, special- mente con le dislocazioni a sinistra e a destra: Di questo argomento ne abbiamo gia discusso. Non ne voglio piit sentire parlare di lu. = dimostrativi questo / codesto / quello sono stati ridotti a questo / quello; codesto sopravvive solo in Toscana (per indicare una persona o una cosa vicina alla persona a cui si parla: Questo omibrello & mio, il tuo & codesto) e nell'uso burocratico (per indi- care Pufficio o Pente a cui ci sirivolge: I! sottoscritto fa domanda a codesto Ministe- 10). 1 dimostrativi questo e quello vengono spesso rafforzati da qui, qua e [i [az Voglio questo qui, non quello I. = Il pronome cid tende a essere sostituito da questo / quello: Tutto cid & ingiusto. -> Tutto questo 2 ingiusto. 14 Complerate le seguenti frasi. 40 |. Nel parlato il pronome soggetto egli 2 Nei quotidiani il pronome soggetto egli 3. Nel parlato ¢ nello scritto il pronome soggetto ella 4. Ipronomi lui e lei vengono usati con funzione di soggerto anche con riferimento a .. I pronomi essi /esse tendono oggi a essere sostituiti da Luso del pronome gli per loro Luso del pronome gli per Ie ... Tcostrutto “ci + avere” Il pronome dimostrativo codesto .. 10.1 pronome cio .. COKE IL COLLEGAMENTO TRA LE FRASI Per unire una frase principale e una subordinata Vtaliano prevede una gamma molto ampia di congiunzioni, preposizioni, pronomi, locuzioni (mentre, quando, perché, sic- come, che, per, da, ecx.), che si applicano secondo regole piuttosto complesse. Nell :- taliano neostandard sono in arto processi di semplificazione che operano in due dire- zion: da un lato si riduce il numero delle congiunzioni, dall’altro si semplificano le re- gole d’uso. che polivalente Oggi il che, pronome relativo ¢ congiunzione, assume molte funzioni (per questo si par~ la di che polivalente). In particolare, che pud introdurre: ~ frasi relative con valore temporale: Ti ricordi il giorno in cui ci siamo incontratit > Ti ricordi il giorno che ci siamo incontrati? parputisoou © paepueas OURI|eI 7 ~ frasi temporalis E arrivato quando era troppo tardi. -> E arrivato che era troppo tardi. E pin di un anno da quando é partito. > E. pitt di un anno che é partito. ~ frasi causal: Sbrigati, perché @ tardi. -> Sbrigati, che & tardi. = frasi finali: Parla a voce alta perché tutti possano sentire. -> Parla a voce alta, che tutti pos- sano sentire. ‘Accanto a questi usi del che, presenti anche nello scritto, ce ne sono altri che sono propri della lingua parlata e che non sono accettabili nella lingua scritta e formale: Paolo & uno di cui ci si pud fidare. > Paolo @ uno che ci si pud fidare. Londra @ una citta in cui piove spesso. -> Londra ® una citta che ci piove spesso. Quello @ il ragazzo a cui hanno rubato la moto. -> Quello & il ragazzo che gli han- no rubato la moto. questi usi il che @ un semplice indicatore di subordinazione relativa; in altri ter- mini, il pronome relativo riprende l'antecedente, cio’ l’elemento a cui si tiferisce (uno, ittd, ragazzo), senza che ne venga analizzata la funzione grammaticale. Norate che nelP’ultimo esempio (Quello 2 il ragazzo che gli hanno rubato la moto) la funzione grammaticale (complemento di termine) e Paccordo con V'antecedente ragazzo (ma- schile singolare) vengono espressi dal pronome atono gli. La ripresa pronominale ha quindi la funzione di compensare Pindeterminatezza morfosintattica della forma re- lativa indeclinata e di garantire la coesione con l’antecedente; infatti il ponome ato- 10 gli serve sia a indicare il valore grammaticale del che (che gli = a cui) sia a colle- ‘gatsi con I'antecedente ragazzo. Una cosa analoga avviene anche nel penultimo esem- 4l iano standard e neostandard pio (Londra 2 una cittit che ci piove spesso), dove Vavverbio di luogo ci serve a pre- cisare quale sia il valore da attribuire al che relativo (che ci = in cui). Le congiunzioni subordinanti I quadro delle congiunzioni subordinanti @ molto complesso in italiano; oggi assistia- ‘mo a numerosi fenomeni di semplificazione, fra i qualis = I'introduzione delle proposizioni finali con per e perché (al posto di affinché): Gli bo detto di risparmiare per comprarsi la casa. Gli bo dato dieci euro perché andasse al cinema. ~ lintroduzione delle proposizioni causali con siccome, dato che, visto che (al po- sto di poiché, giacché): Siccome fa freddo, mi metto il cappotto pesante. 15 Sostituite nelle frasi seguenti il che polivalente con un altro mezzo di collega- mento. |. Esco di casa per andare al lavoro che @ ancora notte fonda. Togliti il cappotto che fa caldo. Ormai @ un anno che ci conosciamo. Dillo chiaramente che tutti capiscano. Vieni subito che & tardi, Mangia qualcosa che sei digiuno! Saranno tre mesi che non lo vedo. PN eM awp Sono arrivato a casa che era mezzanotte. 1G Leggete le seguenti frasi e distinguete gli usi del che polivalente propri della 2 lingua parlata (P) da quelli accettabili anche nello scritto (S); poi sostituite il che polivalente con un altro mezzo di collegamento. Tl giomo che ci siamo visti era lunedi. (...) Questo 2 un argomento che ne discutiamo spesso. |...) Roma é una citta che ci si vive bene. (...) Antonio & uno che gli puoi chiedere un favore. ( Questa é la signora che ti parlavo ieri. (...) Lestate che partii per New York avevo appena compiuto sedici anni. Questo 2 un libro che me ne hanno parlato molto bene. (...) Non passa giomo che non lo incontri. (...) PARE Rem IL SISTEMA VERBALE Tempi verbali NelVitaliano neostandard alcuni tempi dell'indicativo sono in espansione, altri invece hanno una riduzione d’uso. I cambiamenti riguardano la redistribuzione delle funzio- ni ¢ dei significari. Oltre che con il suo valore consueto e con quello di presente storico, il presente @ usa- to molto spesso con valore di futuro, soprattutto nel parlato e quando ci si riferisce a tun futuro imminente o a fatti che avverranno certamente: Domani andro al cinema. > Domani vado al cinema. Le prossime Olimpiadi si faranno in Europa. ~> Le prossime Olimpiadi si fanno in Europa. puepueasoou © paepueas OUrIER.] Il passato prossimo IL passato prossimo @ in grande espansione, perché, oltre a indicare un’azione compiu- ta da poco e i cui effetti perdurano ancora nel momento dell'enunciazione, 2 molto usa- to anche per indicare azioni molto lontane dal momento dell’emunciazione, per le qua- lilo standard prevede I'uso del passato remoto: Incontrai Luisa dieci anni fa a casa di Mario. > Ho incontrato Luisa dieci anni faa casa di Mario. Il passato prossimo & frequente soprattutto nelle variet’ regionali settentrionali Nel parlato informale pud assumere anche il valore di futuro: Appera avrai finito, ci vedremo. > Appena hai finito, ci vediamo. II passato remoto Il passato remoto tende a ridursi progressivamente, soprattutto nello scritto informa- le enella conversazione spontaneas viene usato per® da parlanti di livello culeurale ele- vato in contesti formali in relazione a fatti lontani nel tempo. Limperfetto Limperfetto indica un’azione iniziata nel passato e poi continuata e ripetura ma senza che se ne precisi I'nizio e la fine: Il sabato sera andavo sempre a ballare. Serve anche per creare lo sfondo dell’azione indicata nella frase principale: Andavo a fare la spesa, quando incontrai Manuela, NelPitaliano contemporanco, oltre a questi, si registrano altri usi dell’imperfetto: =nel periodo ipotetico delVirrealta la norma richiede il congiuntivo trapassato nel- a frase-condizione (protasi) ¢ il condizionale passato nella frase-conseguenza (apo- dosi); ma oggi é comune, soprattutto nell’italiano parlato e colloquiale, l'uso dell’im- perfetto indicativo in entrambe le proposizioni o anche soltanto nella prima: Se me lo avessi detto prima, ti avrei aiutato. -> Se me lo dicevi prima, ti aiutavo. 1'Se me lo dicevi prima, ti avrei aiutato. 8 ino standard e neostandard ali Li In questo caso Pimperfetto esprime una modalita particolare, ? controfattuale, cod non si riferisce a una realt3 di fatto, ma appunto alPipotesi di una realta che non si é verificata; ~ in aler usi controfattuali tipico il cosiddetto imperfetto ludico, che usano i bam- bini quando inventano storie fantastiche per i loro giochi: To ero la regina e tu il cavaliere. Facciamo che eravamo in wn'isola deserta. Serve a sottolineare un distacco dalla realt anche Pimperfetto ontirico, che si usa nei racconti dei sogni: Ero in una grotta bua ~ in usi atrenuativi si adopera limperfetto quando si vuole fare una sichiesta cor- tese (per esempio negli acquisti) al posto dellindicativo presente: Voglio un chilo di pane. -» Volevo un chilo di pane. Collocando Pazione nel passato la richiesca appare meno brusce rispetto a quella formulata con l'indicativo presentes ® come se si dicesse: “Poco fa volevo un chilo di pane, ma se ora non pud darmelo, non fa niente”. La stessa sfumatura attenuativa si ottiene con il condizionale presente, che appartiene a un registro pit formale: Vor- rei un chilo di pane. Il trapassato remoto I trapassato remoto @ poco usato: @ presente in testi molto accurati, con un alto gra- do di formalita (relazioni ufficiali, testi storici, professionali, ecc.). futuro Il fururo & sostituito sempre piti spesso dal presente indicativo: Pespressione dell’a- zione futura, mancando l'indicazione verbale, viene affidata a un altro elemento les- sicale o al contesto della frase: Domani comincerd un nuovo lavoro. -* Domani comincio ur nuovo lavoro. A giugno mi sposerd. > A giugno mi sposo (la successione dei mesi, rispetto al momento dell’enunciazione, fa capire "idea di futuro espressa nella frase). Il futuro, inoltre, pud acquistare altre funzioni di tipo modale: ~ futuro epistemsico: esprime una congettura o uninferenza, te (futuro semplice) che risperto al passato (Futuro anteriore ia rispetto al presen- E vero che Luigi parte? > Sari vero che Luigi parte? Ho sentito bussare, sari stato il postino. — futuro deontico: esprime un obbligo, una necessita, una concessione sancita per legge: MWhambino sara affidato alla madre. Chi desidera andare negli USA dovrit munirsi di regolare visto. Mo Il fenomeno della semplificazione che caratterizza Ptaliano neostandard & evidente anche nel settore dei modi verbali, dove si assiste al regresso di alcuni usi eall’espansione di altri. verbali Il congiuntivo I congiuntivo @ sostituito netPitaliano neostandard dallindicativo in varie proposizio- ni subordinate. Per esempio: ~ in dipendenza da verbi di opinione quali credere, pensare, ritenere, ecc.: Penso che tu abbia fatto la cosa giusta. -> Penso che hai fatto la cosa giusta, ~ quando il parlante sente evento non come ipotetico o incerto (che sono le mo- dalita del congiuntivo) ma come reale: Mi semsbra che tu abbia torto. > Mi sembra che bai torto. Ltuso delPindicativo al posto del congiuntivo oggi si verifiea: = molto di pitt nell'Italia centro-meridionale che al Nord (anche per influsso dei dialetti sottostanti: nelle parlate meridionali non & molto presente il congiuntivo)s pid in testi informali (conversazioni tra amici, bigliettini, SMS, chat) e meno in testi formali (document e discorsi ufficiali, testi giuridici, ecc.); — frequentemente nel parlato, ma poche volte nello scritto; — pit presso parlanti incolti che presso parlanti colt. Le sorti del congiuntivo sono legate anche al fatto che la coniugazione di questo modo verbale spesso presenta delle difficoltas cosi, per esempio, !a persona incolta che si trovi a maneggiare un congiuntivo in circostanze per lui impegnative (Ia scrit- ‘tura, una situazione formale) cerca di evitarlo, e se lo usa, commette degli errori, che consistono per lo pitt nella regolarizzazione di forme irregolari: sono ormai prover- biali gli errori del tipo vadi, vadino (in luogo di vada, vadano) 0 venghi, venghino (al posto di venga, vengano). Altre irregolaritA ciguardano le reggenze: il fatto che alcune congiunzioni si costruiscano con Pindicativo ¢ altre con il congiuntivo com- porta spesso uso delf'indicativo anche quando ci vorrebbe un congiuntivo: Sebbene tu sia il mio migliore amico, non mi credi. -> *Sebbene tu sei il mio mi- sliore amico, nom mi credi. Simili sostituzioni si trovano non soltanto presso gli incolti; le realizzano spesso gli studenti, e ricorrono persino in testi scritti formali: sul retro dei bollettini di con- to corrente e in istruzioni per il versamento delle imposte. Tl condizionale @ nell’uso comune pit vitale del congiuntivo, ma in certe forme com- plesse tende a essere sostituito dall'imperfetto indicativo. Cid accade per esempio quan- do il condizionale passato @ usato nelle subordinate per esprimere V'idea di futuro nel passato: Non pensavo che sarebbero venuti. -> Non pensavo che venivano. Inoltre, sta acquisendo funzioni particolari, come: = negli articoli di giornale, quando si citano notizie di cui non si @ certi o da cui 4s 5 B 5 5 3 8 5 a a ° 2 3 8 a s a Vitaliano standard e neostandard si intende prendere le distanze (condizionale di dissociazione): I presidente avrebbe incontrato il primo ministro ieri. — nelle richieste pit cortesi (condizionale di cortesia): Scusi, potrebbe dirmi dov'® una farmacia? infinito Linfinito @ in espansiones in particolare, @ usato: ~ nelle istruzioniz Tenere lontano dalla portata dei bambini. =nelle costruzioni in cui si vuole evidenziare V’azione 0 Vevento espressi dal verbo: Piacere, mi piace per’ = nelle conversazioni con stranieri che non padroneggiano ancora bene la lingua: Andare dritto, poi girare a destra. Perifrasi_verbali Nel neostandard # molto diffuso I'uso di perifrasi verbali per esprimere un particolare aspetto del verbo: ~ stare + gerundio, per esprimere lo svolgimento di un’azione nel suo aspetto pro- gressivo: Ci sto pensando, = stare + a + infinito, per esprimere Vaspetto durativo, cio’ la continuita e la du- rata di un’azione: E inutile stare a discutere con te. Icostrutto stare a + infinito ricorre con particolare frequenza nell'Ttalia centrale. (adattato da A. A. Sobrero, A. Miplieta, Introducione alla linguistica italiana, Laterza, Roma-Bari, 2006) Atti 7 Analizzate le frasi seguenti: individuate e descrivete gli usi verbali tipici dell'italiano neostan- dard. Riscrivete pot le frasi in un italiano formale. Esempio: Ritengo che hai sbagliato ad accettare la sua proposta. Uso dellindicativo al posto del congiuntivo in una proposizione subordinata oggettiva in di- pendenza da un verbo di opinione. ~> Ritengo che tu abbia sbagllato ad accettare la sua proposta. I. Selo sapevo che ti interessava, ti avvisavo, 2. Penso che fai bene. 3. Stavo a mangiare quando mi hai telefonato. 46 4. Credo che dici la verita. 5. Se potevo, lavrei fatto. 6, Fra una settimana vado a Parigi per vedere una mostra di pittura. 7. Mi sembra che hai ragione. 8, Non immaginavo che partivate anche voi. 48 Analizzate le frasi seguenti: individuate e descrivete i tratti dell'italiano neostandard. Giovanni @ il classico tipo che non gli devi dire cosa deve fare. Loro stasera vanno a teatro: andiamo anche noi che tanto domani si pud dormire fino a tardi. Glielo dai tu a Mario il suo regalo? CC’ qualcuno che mi chiama sempre all'ora di cena. Lei ha incontrato Claudia e Giulia ¢ gli ha detto di venire a cena questo venerdi qui. Parigi @ una citta che ci vado sempre volentieri. ve soa Luca non Pho sentito. & Mi sembra che hai capito male. 9. Se me lo dicevi prima, non venivo. 10.E per te che faccio questo. puvpueisoou @ paepuas OUR!eI 7 19 Leggete i seguenti brani tratti dalla commedia Il giuoco delle parti di Luigi Pirandello e para- frasate il testo sottolineato. IL GIUOCO DELLE PARTI Il giuoco delle parti @ una commedia in tre atti di Luigi Pirandel- lo (1867-1936) scritta nel 1918, Llopera é tratta da una novella del- Io stesso Pirandello dal titolo Quando si 8 capito il giuoco. Un de- | litco d’onore compiuto per interposta persora: cos! si potrebbe si tetizzare la trama del dramma. ATTO PRIMO - SCENA PRIMA El siLia (dopo una lunga pausa, con un sospiro, come se parlasse tanto lontana da sé) Lo vede- ‘vo cosi bene! Guipo Che cosa? 5 sitia Forse Iho letto... Ma cosi preciso... tutto... Con quel sorriso per niente... cuipo Chi? sitia Mentre faceva... non so... le mani non gliele vedevo... Ma & un mestiere che fanno fi le donne, mentre gli uomini pescano. Vicino l'Islanda, «i... certe isolette. ~~ Islanda? i... vado cost! a7 no standard e neostandard 20 20 as 4s so 55 Muove le dita, per significare, in aria, con la fantasia. Pausa ~ poi di nuovo smaniosamente: Deve finiret deve finire! Quasi aggressiva: Capisci che cost non pud pit durare? cuipo Dici per me? sitia Dico per me! cuioo Gia, ma... per te vuol dire per me? SiLIA (con fastidio) Oh Dio! Tu vedi sempre pi cola. La-a persona Tin balla Torro se coscritto, definito. Per te, scommetto, la geografia ¢ ancora il libro su cui da tagazzo la studiavi. suibo (stordito) La geografia? sia Nomi da imparare a memoria, si, per la lezione che il pro- fessore tassegnaval cui Ah gia, che supplizio! SILIA Ma fiumi, montagne, paesi, isole, continenti, ci sono davve- ro, sai cuipo Eh... grazie... siia Mentre noi siamo qua, in questa stanza ~ ci sono, e ci si vive! [. uivo (lento, staccato) Come questa sera. sitia Il gusto, d’esser donna, non P’ho provato mai suipo Neanche per far soffrire un uomo? siti Ah, forse per questo si, spesso. uipo (cs.) Come questa sera. Pausa. SiLiA (dopo essere rimasta un po" assorta, con angoscia esasperata) Ma la propria vita. quclla ‘che nessuno confida, neanche a se stesso! cute Come dici? sii None’ te in u senza peta che la ua tesa immagine crib gual earn ete iha e mncerta, ti guasta tutto, richiamandori a rialzay apel- ine re r 2 | upo Ebene? siia Qu cchio, che sono gl cali altri. ei tes | 1 a ci, come ci conviene viv ic vere.x Io non ne posso pitt! Lal cuine Tho aspettata ogni giorno! Non ti fai pid vedere... siuia Ma che vuoi vedere! Non vedi come sono? suiwo Perché non sai tu stessa quello che vuoi... € invochi, cosi, senza saper quale, una spe- ranza che t'apra uno spiraglio nell’avvenire. SILA Gia, perché, secondo te, dovrei andarci con ut Je dita, Pavvenire, a prender le misure: tanto posso volerio, e di pit: no: come per i mobili, quando si va in una casa nuova euipo Se ti fa piacere credermi un pedante. SILA Ma si, caro! Mi sembra uno shadiglio tutto quello che mi dici. suiwo Grazie, tl | ATTO PRIMO - SCENA TERZA [ol LEONE Ma si, inevitabilmente. 60 Spiandolo negli occhi: Credi di non farmi nessun male tu? GuiDo (gmorenda) Mab... ch’io sappi Leone (per rinfrancarlo) Oh, anche senza saperlo, mio caro! Tu mangi carne, a tavola. Chi te la da? Un pollo, o un vitello. Non ci pensi nemmeno. Ce lo facciamo tutti il male, a vicen- 6s da; eciascuno a se stesso, poi... Per forza! E Ja vita. Bisogna vuotarsene. ATTO SECONDO - SCENA TERZA (1 SiLiA (rinfrancandosi subito, aggressiva) E che volevi, che mi difendesse lui? Doveva difender- mi Iui? Quando mio marito aveva allora allora voltato le spale, lasciandomi esposta allag- gressione di quattro giovinastri, che, se ui si fosse fatto avanti — 30 GuIDo (interrompendo) — io ero di I2, capisci? ~ ‘siia (precisando) - nel salotto da pranzo - Leone (placidissinto) ~ bevevi qualche altro bicchierino? | stun (seattando con fiuria) Ma se me lo dissero, se me lo dissero: “Se ci hai di la qualche si- | ‘gnore, fai pure con comodo, sai?”. Non ci mancava altro, per finire di compromestermi, che 75 Ini si mostrasse! Guaj, guaj!, se lo avesse fatto! Per fortuna, lo comprese! bel ATTO TERZO - SCENA TERZA t [1 Leone A lui, a lui. ‘Stappressa a Guido, rimasto allibito, con le mani sul volto, e gliene stacca una per guardar- slo negli occhi. Etu lo sai! A Barelli: Egli lo sat To, marito, ho sfidato, perché non poteva Iui per mia moglie. Ma quanto a bat- | | termi, no. Quanto a battermi, scusa, 8 4 Guido, piano, scrollandogli un’al oe bis 11 ogni parola tt lo sai bene, 2 vero? che io non c’entro, perché via, non mi batto io, ti barti tu! euivo (trema, suda freddo, si passa le mani convulse sulle tempie) BARELLI Questo é enorme! Leone No, normalissimo, caro; perfettamente secondo il giuoco del- 90 le-parti. lo, la mia: lui, la sua. Dal mio pemio io non mi muovo. E ‘come me ragiona anche il suo avversario: lo hai detto tu stesso, Ba- relli, che ce ha con lui difatt, il suo avversario, non ce Pha mica con me. Perché tutti lo sanno, e tu meglio di tutti, che cosa si voleva fa~ fed mesh. blevate davaerb postarmi bf mscrilo? 95 cuIvo (protestando con forza) Io, no! io, no! LEONE Ma va’ li che ta te e mia moglie qua, er, pareva che faceste all'a- de io nel mezzo a niead a junto. |. gus: grafia amtca per gua. La letra era usata in passato per indicare la finale ne plural dei nomi in +o (guaio gua) oppure per rappresentare la # semiconsonantica (come in jeri alle riche 96 © 99). 9 puepueisoou 0 puepuras OUEI|eI,7 ino standard e neostandard Ah! avete creduto di giocarvi me, la mia vita’ cutpo No! Tu mi sei testimonio che io, jeri ete falito il colpo, cari miei! Io ho giocato voi. e fin da principio... 100 LEONE Ah, si, tu hai cercato di essere prudente. Molto prudente. cute Come lo dici? Che intendi dire? tone Eh, caro; ma prudente fino all ultimo, no, non sei stato, devi riconoscerlo! A un certo Punto, per ragioni che io intendo benissimo, bada (e ti compiangol), la prudenza & venuta a mancarti, ¢ ora, mi dispiace, ne piangerai le conseguenze. (dL. Pirandello, Maschere nude, a cura di A. d’Amico, val. l, Arnoldo Mondadori aitore, Milano, 1993) snomeni tipici delfitaliano neostandard sono presenti nei brani che avete 21 Descrivete il profilo psicologico di Silla e Guido: analizzate il loro rapporto, la loro persona- lita, i contenuti de i loro dialoghi. 22 Rileggete i brani proposti e scrivetene una sintesi. 23 Leggete il seguente testo sulla lingua dei messaggini trasmessi con il cellulare, discutete il con- tenuto dell’articolo e dite com’é la situazione nel vostro Paese a praposito del fenomeno de- ali SMS. LA LINGUA DEGLI SMS Negli ultimi anni, con la diffusione dei cellulari e grazie all’utilizzo degli SMS, la scriteura & tornata in modo del tutto inaspettato al centro della comunicazione di massa: l’informazione ® trasmessa in tempi vicini a quelli del parlato, i contenuti sono spesso effimeri, la lingua ten- dea ricalcare le movenze delloralita e a deformarsi. Questo tipo di comunicazione, legata for- temente alle caratteristiche tecniche del cellulare stesso, sta rivoluzionando il modo di scrive- re soprattutto dei giovani. Leggiamo sull’argomento Varticolo di un noto linguista, Michele Cortelazzo. <6 proprio 3mendo»: dalla lettera ai messaggini in codice Oraliti, concisione, assenza di sintassi: le caratteristiche di una scrittura “allegra” Ogni giorno in Italia vengono scambiati oltre dieci milioni di SMS (Short Message Service), i messaggini che vengono trasmessi attraverso i te- lefonini e vengono visualizzati nel display del cellulare. Un fenomeno comunicativo imponente, nonostante i diminu- tivi che ho dovuto usare per descriverlo; e tanto imponen- te quanto volatile: dei milioni di messaggini non resta al- cuna traccia durevole. I maggiori usilizzatori degli SMS ri- sultano essere i giovani sotto i 25 anni, quelli che, si dice, hon sanno, 0 non amano, scrivere. A prima vista la diffusione dei messaggini parrebbe sancire la rivincita di Theuth, il dio egizio inventore della seriteara. 20 8 Fe 4s 50 ss Dopo che per anni la parola scritta sembrava destinata a un futuro sempre pitt marginale, sop- piantata dalla comunicazione audiovisiva a distanza, ecco che lo sviluppo tecnologico (prima il fax, poi e-mail, adesso gli SMS) ridanno valore alla scrittura. Ma alcuni aspetti tecnici de- sli SMS ci devono spingere alla cautela. I messaggini non possono superare i 160 caratteris gitare un messaggio dalla tastiera di un telefonino & molto pid lento e faticoso di quanto non Jo sia dalla tastiera di un computer. Ecco allora che gli SMS sono per loro natura brevi, bra- chilogici, poco strureurati. In positivo possono essere una provvidenziale scuola di sintesi ¢ un’oc- casione per sviluppare la creativita, escogitando ogni mezzo possibile per dire di pit nel mi- nor spazioy in negativo, possono essere il luogo in cui domina la fatuita, la comunicazione ra- ieee ee roto che si @ costituita una forma codificata di scritenra abbreviata, che utilizaa, oltre agli scorciamenti delle parole e alle sigle, numeri, segni grafici e piccole immagini costruite con i segni della tastiera. Tanto per fare un esempio, tra i pit semplici che si possono costruire: «C 6 scem8? :-) Xch€ non vuoi venire + alla festa? :( Quando T C metti 6 proprio 3mendo. Man- dami 1 msg, dimmi qcosa. Mi sento xsa. TVTB». Che vuol dire 135 caratteri contro 222: «Ci sei, scemotto? (Lo dico bonariamente) Perché non vuoi venire pit alla festa? (Questo mi ren- de triste) Quando ti ci metti sei proprio tremendo. Mandami un messaggio, dimmi qualcosa. ‘Mi sento persa. Ti voglio tanto bene». La grafia corrente ha cercato, insomma, di fare i con- ti con la brevitae, utilizzando tecniche analoghe a quelle degli amanuensi che dovevano scri- vere fogli e fogli di manoscritt, @ stata creata una forma di scrittura compendiata, le cui re- gole sono condivise dai partecipanti alla comunicazione. Dal punto di vista materiale siamo davvero di fronte 2 un recupero della serittura; ma da un punto di vista pitt profondo la rivincita della scrittura & sicuramente limitata. La scrittura dei ‘messaggini mima prepotentemente Voralita, sia per quel che riguarda le caratteristiche lingui- stiche, sia per quel che riguarda gli scopi comunicativi per cui viene usata. Gli accorciamenti nella realizzazione delle parole, la elementarita della sintassi, 'ampia pre~ senza di contenuti implicit, considerati scontati dagli interlocutori, sono tratti dell’orale pitt che dello scritto. La trascuratezza di grafia e punteggiatura e la velocita di scambio degli SMS non fanino che riproporre le caratteristiche di trascuratezza e di “allegro” tipiche dei dialoghi parlat, in primo luogo quelli giovanili. La mimesi dell’oraliti & esemplarmente evidenziata dal- Puso di icone come >) per ‘felice” o ++ per ‘triste’, che indicano Vatteggiamento, lo stato d'a- nimo con cui si emettono i messaggi: esattamente quello che nell’oralita si realizza con la ge- stualita e la mimica (e non per nulla le icone sopra riportate, ruotate di 90 gradi, rappresen- tano, in forma stilizzata, un viso felice o triste). E anche la funzione comunicativa dei messag~ gini é la stessa di molti scambi orali: una comunicazione fatica (una comunicazione che serve soprattutto a dire «ci sono, ti penso, mi sento legato a te, sono come te») pitt che una comu- nicazione informativa (quale c'é, comunque, in una parte dei messaggi, quelli del tipo «ci ve- diamo alle 3 al solito posto») La valenza fatica di molti messaggini @ estremizzata in un’altra abinudine invalsa negli adolescen- ti utilizzatori dei cellular: quella dello squillo. Si chiama il cellulare di un amico e poi si spegne dopo il primo squillo. In questo modo resta comunque memorizzato nel cellulare del ricevente il numero del chiamante: segnale silente, ma inequivocabile, e gratuito, di un legame tra perso- ne amiche, anche se lontane. Un grado zero della comunicazione, ma un modo di esprimere vi- cinanza affettiva molto significativo per i partecipanti a questo nuovo gioco comunicativo. Le caratteristiche linguistiche e comunicative dei messaggini ci fanno capire bene perché la nuo- va tecnologia ha attecchito soprarcurto tra i giovani: perché permette loro di riprodurre, an- che a distanza, le caratteristiche di fondo del loro parlato: un parlato che vuole essere prima i tutto uno strumento per tenere legato il gruppo, e per legarsi, o tenersi legati, ad esso; un puepuvasoou © piepuers CURIE] 2 2g s 3 2 8 8 e ° 2 S s § ° ie a « 6 7 ws patlato ricco di smozzicamenti sintattci controbilanciati da un'alta velocita di cloquio, con uuna forte significativita della componente gestuale; un parlato che utiizza da tempo tratti “eco- nomici”, come lo scorciamento delle parole lunghe (dai classici «profs e «rinco», ai nomi pro- pri di persona «Vale», « Stefi» e via andando, ea quelli di luogo, «Pity> per Pitigliano 0 «Co- ne» per Conegliano, ai vari «raga» per ragazzi, «palla» per pallacanestro e cost via). La riproposizione di queste caratteristiche del parlato giovanile aveva gia trovato accoglienza in alcuni tipi di testi scriti, nelle lettere e soprattutto nelle cartoline tra amici e, ancor pit, nei bigliectini che gli scudenti (@ inutile negarlo, di rutii tempi) si scambiano pid! © meno di sop- piatto tra i banchi di scuola. Ecco: i messaggini del cellulare sono lespressione, tecnologicamente evoluta, proprio di que- sta forma testuale. I contenut trasmessi sono pit o meno gli stessi, le forme linguistiche an- che, le dimensioni pure. I giovani possedevano da tempo le tecniche per scambiarsi messaggi rapidi, fatici pit che informativi,simili a battute di dialogo. Avevano solo bisogno di uno stru- ‘mento pet nobilitare e moltiplicare questa consolidata capacita. II telefonino gliePha fornito. Tl povero Theuth non pud quindi festeggiare la propria rivincita, se non sul piano quantitati- vo: per quanto graforroici possano essere stati, nei banchi (anzi nei sotto-banchi) di scuola, i giovani studenti italiani, & difficile ipotizzare che si scambiassero dieci milioni di bigliettini al giorno. (Ga M.A. Corelazz0, Corriere della Sera 19-8-2000) eA 24 Comunicate in italiano mediante e-mail, chat, cellulari,ecc.? Portate degli esempi di questi te- stie riflettete sulle loro caratteristiche linguistiche. 25 Rileggete l'articolo sulla lingua degli SMS ¢ immaginate di doverlo utilizzare in una classe di 52 apprendenti stranieri dilivello avanzato. Costruite delle attivita: ~ di comprensione (domande aperte o domande a scelta multipla 0 vero/falso); ~di analisi grammaticale (soffermatevi sui modi e tempi verbali,sull'uso dei pronomi perso- nai, sulle preposizioni, sulle congiunzioni, ecc.); approfondimento lessicale (potete proporre abbinamenti di parole con i loro significati, spiegazioni di espressioni, analisi degli usi delle parole, ecc.). ‘Ognuno di voi presentera poi alla classe il lavoro, discutendo e motivando le proprie scelte. RIEPILOGHIAMO In questa unita abbiamo studiato: * le caratteristiche delftaliano standard e dellitaliano neostanda © Tordine marcato dei costituenti della frase: le dislocazioni a sinistra e a destra, la frase scissa, il c® presentativos © i principali cambiamenti nel sistema pronominal; ui, lei, lor in funzione di soggetto; gli con i valori di ‘a loro’ (uso accettabile anche nello scritto) e dia lei’ (uso comune nel parlato, ma non accettabile nello scritto); cosa come pronome interrogativo in concorrenza con le forme che e che cosa; il co- strutto “d + avere”; + il che polivalente e i processi di semplifcazione nel collegamento tra le frasi; * i principali cambiamenti nel sistema dei tempi e dei modi verbali:il presente con valore di futuro; i ppassato prossimo in luogo del passato remoto; Iimperfetto indicative nel periodo ipotetico invece del congiuntivo (nella protasi) e del condizionale (nell'apodosi);indicativo al posto del congluntivo in alcune proposizioni subordinates ‘+ le caratteristiche dellitaliano utilizzato negli SMS. APPROFONDIAMO Se volete approfondire questi argomenti vi suggeriamo: * G Berruto, Sociolingustica delfitaliane contemporaneo, Caroccl, Roma, 2003 (I* ediz. 1987.) * L.Coveri,A. Benucci, P Diadori, Le varietd delftaliane, Manuale di sociolinguistica italiana, Bonacci, Ro- ‘ma, 2003 (|* ediz. 1998). L Lorenzetti,Litaliano contemporaneo, Carocci, Roma, 2002. E Pistolesi,Il parla spedito. Litaliano di chat, exnail, SMS, Esedra, Padova, 2004. L Serianni, G. Antonelli, Stilt, Storia ipertestuole della lingua italiana, B. Mondadori, Milano, 2002. AA Sobrero (a cura di), Introduzione alftaliano contemporaneo. vol. I: La variazione € ‘gi usi, Laterza, Roma-Bari, 2008 (* ediz. 1993) ‘= AA Sobrero, A.Miglett, ntroduzione alla inguistca italiana, Laterza, Roma-Bari, 2006. ‘= P. Trifone, Molalingua.Litaliano scorretto da Dante « ogg, il Mulino, Bologna, 2007. puepueasoou 9 paepueas OUR||E21,7 aan tamore? Vi suggeriamo la visione di alcun! film: sear ‘© Amici miei (1975), con la partecipazione di Ugo Tognazzi e la regia di Mario Moni- l cell. * ultimo bacio (2001), con la partecipazione di Stefano Accorsi e la regia di Gabriele Muccino. ‘+ La meglio gioventh (2003), con la partecipazione di Luigh Lo Cascio e la regia di Marco Tullio Giordana. * Manuale damore 2 (2007), con la partecipazione di CarloVerdone e Monica Bellucci / e la regia di Sandro Veronesi. ‘Vi suggeriamo la lettura di alcuni test * S.Barcezzaghl, Lessico & Nuvole, rubrica presente in ilVenerdi di Repubblica. + S.Bartezzaghi, Vorizzonte verticale, Einaudi, Torino, 2007. ‘* F Moccia, Ho vogia di te, Feltrinell, Milano, 2006. * B,Severgnini,Uitaiana. Lezioni semiserie, Rizzo, Milano, 2007. + La Crusca per voi — Foglio dell’ Accademia della Crusca dedicato alle scuole e agli amatori della lingua (periodico semestrale). 4 SEVERGN! Lizxjoni_ iserie 3 mrs 3 | Mi é sorto un dubbio... GLI ERRORI LINGUISTICI Una testimonianza interessante sul concetto di errore linguistico ci viene dal lontano sato. Una fonte di cui ci serviamo per ricostruire le caratteristiche del latino volgare, ci del latino parlato che & alla base delPtaliano e delle altrelingue romanze, costituita dal- le notizie che ricaviamo dai grammatici dell’antichit’ quando trattano di forme da evi- tare e segnalano gli errori comuni nell’uso quotidiano: proprio quelle forme considerate allora shagliare sono diventate in molt casi le parole della lingua di oggi. Particolarmen- te significativa é la cosiddetta Appendix Probi (= Appendice di Probo), un documento cos! chiamato perché trovato in fondo a un manoscritto di un grammatico di nome Pro- bo. Il documento, scritto intorno al II-TV secolo dopo Cristo da un anonimo maestro ro- ‘mano, contiene una lista di oltre 200 parole del lacino volgare da evitare con le corri- spondenti in latino corretto, Lo schema & “A non B”, dove A ® la forma latina corretia Bla forma volgare errata: per es. speculum non speclum, vetulus non veclus, coluenna non colomina, auris non oridla, oculus non ockis, viridis non virdis. Proprio le forme av- vertite come errori dallinsegnance sono quelle che si sono successivamente imposte e han- no dato origine alle attuali forme italiane specchio, vecchio, colonm, orecchia, acchio, verde. Chiunque insegni la lingua tende, anche inconsapevolmente, ad assumere il ruolo di censore syolto dal maestro romano dell’ Appendix Probi. Occorre perd riflerere su un fatto: Ferrore 2 seny’altro una deviazione rispetto alla norma codifcata dalla comunita linguistica, una violazione di un comune sentimento della lingua paragonabile all'infra- ione di una legge o alloffesa di quel comune senso del pudore che @ tutelato dal eodice penale; ma @ anche vero che nelPerrore si possono manifestare tendenze innovative im- pportantissime per la successiva evoluzione della lingua. Il caso dell’ Appendix: Probi di- ‘mostra come il futuro della lingua non sia in mano ai grammatici e alle persone colte, ma dipenda dall'uso. Anzi i grammaticie le persone colte esercitano una funzione di fre- no, in quanto si rifanno a modelli conservativi. Finché questi modelli reggono, Verrore rimane in una posizione marginale. Ma quando si generalizza, Perrore stesso finisce per diventare norma per tutti parlanti. Naturalmente non si pud sape- re in anticipo quali errori abbiano in sé le porenzialita per impor- sie diventare norma, ¢ quali inveve siano espressione di tenden- ze secondarie e siano quindi destinati a perdersi e a cadere. Il fat- to certo & che la lingua 2 governata da una sorza di “censura col- lertiva”: Ie innovazioni che superano questa censura possono esse~ re accolte, le altre vengono respinte senza entrare a far parte del si- scema. Per chi studia la storia di una lingua lerrore & quindi una delle cause fondamentali del processo di cambiamento linguistico: il/passaggio dal latino allitaliano @ stato caratterizzato da una serie di fenomeni fonedi- i, morfologici,sintattcie lesicali che, giudicati dalle persone colte di allora secondo il ‘modello del latino classico, porevano apparire aberranti e percid configurarsi come erto- ri, ma che turtavia rappresentavano i prodromi della successiva evoluzione della lingua. ‘Occorre tener presente che la nozione di errore assume significati diversi a secon- da delle diverse discipline. In glottodidattica si attribuisce un grande rilievo agli er- rori di apprendimento, che si hanno quando il parlante utilizza una certa forma lin- guistica ritenendola corretta in quel determinato contesto € non @ in grado di ren- dersi conto autonomamente che la forma in questione & sbagliara e dovrebbe essere sostituita con un’altra. In sostanza, gli errori di apprendimento sono, per chi li pro- duce, una normale e corretta produzione verbale. Questo tipo di errori consente di comprendere i processi di apprendimento di una lingua e i meccanismi di interferen- za tra due lingue possedute a un diverso livello di competenza. Per il glottodidarta Verrore non 2 un fenomeno patologico da censurare e reprimere, ma un passaggio normale, obbligato di ogni processo di apprendimento linguistico: Perrore é il risul- tato di un'ipotesi sbagliara che l'apprendente fa sulla forma della lingua che sta im- parando; lerrore rappresenta la spia pi evidente del lavoro di analisi che Iallievo compie sulla lingua. Il tipo di errori commessi costituisce una fonte di informazioni importantissima per capire come procede l’acquisizione, attraverso quali tappe si evol- ve, con quali difficolta si scontra, L'analisi degli errori compiuti da un singolo ap- prendente o da un gruppo omogeneo di apprendenti & molto utile sia per mettere a punto piani di intervento mirati che aiutino gli studenti nella loro marcia di avvici- ‘namento verso una completa padronanza delia lingua sia per individuare le forme e le stratture che risultano in generale pit diffcili da apprendere. Distinti dagli errori di apprendimento sono gli errori di produzione, detti anche lapsus, che si hanno quando il parlante utilizza non intenzionalmente una forma lin- guistica scorretta, ma conosce la forma linguistica corretta; in questo caso il parlan- fe non soltanto @ in grado di scoprire da sé che la sua produzione verbale @ errata, ma @ in grado anche di correggere in modo autonomo errore realizzato involonta- riamente sostituendolo con la forma corretta: forma che infatti egli pronuncia subi- toe che magari fa precedere da espressioni correttive esplicite come “scusa, volevo dire...” oppure “no, mi sono sbagliato...”. Gli errori di produzione forniscono infor- mavioni essenziali sui processi cognitivi sottostanti alla produzione linguistica. ‘Nelle pagine seguenti rifletteremo su alcuni degli errori linguistic pitt comuni per cereare di capire le cause che li determinano. (adattato da M. Dardano, 2 Tifone, la Nuowt Grarmatiea della lingua italiana, Zanicheli, Bologna, 1997) 1 3. Quando lerrore diventa la “norma”, cio’ un uso normale della lingua? 4, Che cosa sono gli errori di apprendimento? 5, Che cosa sono gli errori di produzione? ispondete alle seguenti domande. . Gli sviluppi della lingua dipendono dagli esperti di grammatica e di linguistica 0 dall'uso della gente comune? domani la regola per tutti parlanti? Il concetto di errore cambia nel tempo? Cid che oggi @ considerato errore pud diventare olgqnp UN 02108 2 IW i € sorto un dubbio.. 56 LACCENTO ccento acuto e grave Fino al secolo scorso l’accento finale di parola era sempre grave (’. La stampa moder- 1g ha introdotto, opportunamente, per le due vocali e ¢ 0, che possono essere pronun- ciate chiuse o aperte, la distinzione fra accento acuto (perché, viceré) e accento grave (caffe, ports); le alee vocali mantengono Paccento grave tradizionale: ‘corretto L shagliato & cioe éciog ei caffe, t8 [café te a [ng sé nb, sé perché, benché, affinché | perchd;benche, affinch® poté, dové pote, dove Spesso all’origine degli errori c’ il fenomeno dell’analogia: per es., si commetie Perro- re di scrivere *é, *cioé con 'accento acuto anziché grave per analogia con la grafia di forme come 76, sé; allo stesso modo si scrive erroneamente *n2, "sé con Paccento gra- ve anziché acuto per analogia con la grafia di forme come @, ciog. La non corretta in- dicazione dellaccento acuto e delaccento grave dipende anche dal fatto che in Italia la distinzione tra vocale chiusa e vocale aperta non @ applicata uniformemente nelle varie regioni: un parlante milanese che scriva *perch® con accento grave non fa altro che riprodurre nella grafia la sua pronuncia regionale con e aperta finale /per'ke/. Laccento nei monosillabi Gi sono dei monosillabi su cui I'accento grafico non deve essere mai indicato: corretto ‘shagliato ai fa i i fun anno fa uh anno fa iui sa 7 ui sta 7 lui va Z [ui fu ino. 00 io do io do_7 \ io so ios 7 \ io sto io st \ (re, tre 6, 6 \_| [bys «a, st \ qua, qui [qua, qui \ Anche in questi casi gli errori nascono da fenomeni di analogia: per es., si compie Perrore di mertere I'accento su "fa, *sti, *va per analogia con la grafia della forma verbale da; ma su fa, sta, va Paccento non si segna perché non esiste la possibilita di confusione con omografi, cio’ con parole scritte nello stesso modo, mentre da ver- bo potrebbe confondersi con da preposizione. Cosi si fa Perrore di indicare l'accen- to su *ré, *tré per analogia con la grafia di monosillabi come né, sé, sui quali l'ac- cento si segna perché altrimenti cali monosillabi rischierebbero di confondersi con ‘omografi: questo rischio, invece, non sussiste per re, tre. Ancora si commette l’erro- re di scrivere con l'accento *hlii,*si per analogia con la grafia di monosillabi come gir, pit. Infine si compie Perrore di segnare Paccento sugli avwerbi di luogo "qua, * qui per analogia con la grafia dei contrari la, fi. ‘Attenzione! Alcuni monosillabi vanno accentati quando si trovano in unione con altre parole: corretto a lui rifa, risa, rst riva_[[oirifa risa, rista, riva~ iui rift. Tui rif sennd ‘senna io #id8, #156, Fist jo ido, ris, Fist viceré, ventitré vicerey ventitre rossobla, lassit rossobla, lassu In questi casi si commette lerrare di non segnare Paccento su *vicere, *ventitre, *rossobli, “lass, ecc, per analogia con la grafia dei monosillabi re, tre, blu, su, ec. di cui queste parole risultano composte. Ci sono dei monosillabi il cui significato cambia a seconda della presenza o dellassen- za dell’accento grafico: ‘monosillabi con accento ‘monosillabi senza acento 'da (verbo): Marco da un bacio a Giovanna. da (preposizione): Marco viene da Milano. B (verbo): Stefano 2 italiano. (congiunzione): Stefarto e Lica sono fra-| [tell 3 (pronome tonico): Lid pensava tra sé e|se (pronome atono): Non se la sente. |sé di non andare alla festa. se (congiunzione): Se fa freddo rimango a casa. Si (avverbio): View anche tu - S2. si (particella pronominale): Il gatto si lec- ca spesso. (Gi = giomno (nome): Non #i vedo da quel| di (preposizione): Sono giorni di festa. ai. La parola sé, usata come pronome, perde l’accento davanti a stesso: se stesso. Ma 2 corretto anche scrivere sé stesso con Paccento: Federica & troppo sicura di sé. Quel ragazzo fa del male a se stesso. / Quel ragazzo fa del male a sé stesso. “olgqnp UN O2105 2 IW 7 Mi @ sorto un dubbio... 58 2 Mettete laccento grafico sulle parole che lo richiedono. |. Si dice che domani ci sar& uno sciopero dei mezzi fino alle venticre. 2. Se domani mi telefoni, te ne parlo con calma, senno ci sentiamo un altro giorno. 3. Pensa solo ai figli e non compra mai nulla per se. 4. Bevo solo un caffe, non prendo ne la fruzta ne il dolce, 5. Seti va, tido una mano a fare i compit 6 Qui tutto ok, ¢ li? 7. Guarda, lassu c’8 una splendida luna che illumina il cielo blu. 8. A forza di fare su e giu ti verra il mal di testa. 9. Si, si, sto arrivando, 10. Come sta il nonno? ~ Purtroppo rista male: adesso rfa la cura che aveva fatto qualche me- se fa. Completate le frasi inserendo al posto dei puntini le parole mancanti. I. Questa ragazza non & ancora 2. Chifada 3. Non so ...... viene anche Claudio in gita con noi; l'ho sentito pochi giorni detto che aveva molto ...... fare. + CAINE vesees PESCE. fa per tre. emi ha Mia nomna ha settancadue anni: il mese prossimo ne compira . Non dire sempre di no, per una volta dimmi di . . Ho fatto un giro per la cicta: sono andato un po’ di 4. ce 6 7. Carlo va sempre al cinema: ieri ci 8 andato e oggi ci 8 9. un po’ di la. Franco @ abitudinario: fa e ...... ogni giorno le stesse cose. A fine mese ti ...... i soldi che mi hai prestato. 10.1 boccone mi é rimasto in gola e non mi va né Nei seguenti testi sono stati inseriti alcuni error € correggeteli; poi spiegate le cause che sono all'origine di questi errori uardanti acento grafico: in FILASTROCCA IMPERTINENTE di Gianni Rodari Filastrocca impertinente, chi sti zitto non dice niente, chi sta fermo non cammina, chi va Jontano non s'avvicina, chi si siede non sta ritto, chi va storto non va dritto, e chi non parte, in verita, in nessun posto arrivera. LA PIOGGIA di Roberto Piumini No, non é una sola goccia, sono tante, sono pioggia: scende sciolta, lava, bagna, da da bere a ogni campagna, riempie buchi nelle strade, | fruscia fresca mentre cade, fa la doceia al mondo secco, da una goccia ad ogni becco. \ ees ee ( DOPO LA PIOGGIA | Perd lo si vede ~ questo @ il male -| 5 Fate una ricerca sulle poesie di Gianni Rodari e Roberto Piumi risultati della ricerca e confrontate poi i due autori italiani con autori dello stesso genere del vostro Paese. “Olqqnp UN 03.105 2 IW di Gianni Rodari Dopo la pioggia viene il sereno, bulla in cielo Parcobaleno: 2 come un ponte imbandierato e'il sole vi passa, festeggiato. E bello guardare a naso in sit Ie sue bandiere rosse e bli. soltanto dopo il temporale. ‘Non sarebbe pid conveniente il temporale non farlo per niente? Un arcobaleno senza tempesta, questa si che sarebbe una festa. Sarebbe una festa per tutta la terra | fare la pace prima della guerra ‘esponete in classe i 59 = 5 3 S 3 eS 2 8 o = LE CONSONANTI SCEMPIE E DOPPIE Allinterno di una parola molte consonanti delltaliano possono avere una pronuncia ‘enue (la durata del suono @ pid breve) o una pronuncia intensa (la durata del suono @ pit lunga). Nella scrittura rappresentiamo la pronuncia tenue con una sola lettera (consonante scempia o semplice) e la pronuncia intensa con la stessa lettera riperuta due volte (consonante doppia). Le consonanti doppie si trovano: ~ tra due vocali: ferro, gatto; — tra una vocale ¢ le consonanti Le r: applauso, apprendere. Le parole possono cambiare completamente significato a seconda che siano scrit- te con la consonante semplice o doppia: ala (delPuccello} / alla (preposizione articolata) aprendo (gerundio del verbo aprire) / apprendo (presente del verbo apprendere) bara (cassa da morto) / barra (spranga, asta) calo (diminuzione) / callo (indurimento della pelle) asa (abitazione) / cassa (contenitore) copia (riproduzione) / coppia (insieme di due elementi) dita (plurale di dito) { ditta (azienda, impresa) fichi (plurale di fico) / ficebi (éal verbo ficcare) fumo (di un incendio) / furnmo (passato remoto del verbo essere) ‘gramo (misero) / grammio (unita di misura di peso) ‘nono (numero ordinale) / onno (il padre del padre) pala (strumento per scavare) / palla (oggetto per giocare a calcio) Papa (pontefice) | pappa (cibo) pena (sofferenza) | perma (strumento per scrivere) oro (della pelle) / porro (ortaggio) sano (in buona salute) / sano (dal verbo sapere) seno (petto) / senno (ragione) sono (presente del verbo essere) / sonno (dormita; sonnolenza) speso (participio passato del verbo spendere} I spesso (molte volte) tuta (indumento) / tutta (femminile di tutio) vano (stanza, camera) / vanno (dal verbo andare) Nell'taliano delle regioni settentrionali e in quello delle regioni centromeridiona- li'si hanno due fenomeni opposti. Gili italiani del Nord tendono a pronunciare come tenui le consonant intense tra due vocali. Perci® nell'Italia settentrionale si tende a dire belo, quelo anziché bello, quello. Gii italiani del Centro e del Sud, invece, tendono a pronunciare come intense la b e 1a gpalatale fra due vocali, anche quando queste consonant sono tenui. Quindi in mol- te zone dell'Ialia centromeridionale si tende a dire abbile, aggile anziché abile, agile. A parte le pronunce regionali, si ha spesso incertezza nell'uso delle consonant scem- pie o doppie. Ecco alcuni degli ertori pid frequenti: accelerare Jaccellerare i aneddotico atedortico favallo (garanzia) _|avvallo bitichino biriechino colluttazione collutaziong” | collutorio colfuttoriey _| jeccezionale leccezzionale, esterrefatto esterefatto ‘Machiavelli Magthiavelli pressoché préssocché scorrazzare sorazzare ‘AlPorigine di questi errori ci sono ragioni diverse. Nel caso di *eccezzionale Ver- ore deriva dal fatto che la pronuncia della parola é con una z intensa: chi scrive *ec- cezzionale non fa quindi che riprodurre la realta fonetica. In italiano non ¢’é una cor- rispondenza perfetta tra i suoni e le letcere che li rappresentano: la z tra due vocali hha sempre una pronuncia intensa, ma a yolte questo suono intenso é rappresentato nella scritrura da una sola z (azione, grazia, ecc.) anziché da due z (come accade in autorizeare, azzurro, ecc.). La maneata corrispondenza fra la grafia ¢ la pronuncia della z fra due vocali 8 causa di molti dubbit la z tra due vocali si pronuncia sempre doppia, ma si scrive spesso scempia, “Talvolta Perrore & causato dall’accostamento di uta forma ad altre forme: ad esem- pio, il raddoppiamento della v in *avvallo & dovuto all’accostamento con sostantivi come avvallamento (a- + valle) 0 verbi come avvalorare (a- + valore), avvampare (a- + vamipa), nei quali il prefisso a- determina il rafforzamento della consonante inizia- Te della parola con cui si unisce (avallo deriva invece dal francese aval}; il raddoppia~ mento della c velare in *biricebino avviene per analogia con forme come arlecchino, baldacchino, orecchino; il raddoppiamento della c velare in * Maccbiavelli avviene per accostamento al sostantivo macchia; il raddoppiamento della c velare in *pressocché ‘avviene per analogia con forme come cosicché, macché, nelle quali cosi ¢ ma produ- ccono il raddoppiamento fonosintattico, cio’ il rafforzamento della consonante inizia- Ie della parola con cui si uniscono (a differenza di presso, che non determina il feno- ‘meno del raddoppiamento fonosintattico}; lo scempiamento della r in *scorazzare av- viene per accostamento al sostantivo corazea (ma scorrazzare deriva da correre). G Completate le parole inserendo al posto dei puntini una consonante semplice o doppia. 1. Oggi que! giocatore non & in buone condi....ioni fisiche. 2. Fai un po’ di ordine, ci sono troppi o....etti su quel comodino. 3, Allla fine ha sempre ra....ione li 4, A mezzo....iorno il sole @ alto nel cielo. 5, Ti ammali sempre, non immaginavo che fossi cost de....ole. 6! =oiqqnp UN O210S 2 IW Mi @ sorto un dubbio. 6. Il locale era talmente a....ollato che non si respirava. 7. Moltiplicare per dieci vuol dire a....iungere uno zero. 8. Riccardo ha una guida nervosa: a.......era e frena in continua....ione. 9. Alla manifesta....ione di ieri @ sco....iata una c one tra i dimostranti e le for- ze dell'ordine. 10.11 paesa....io delle Dolomiti é di una be. 11.Un gru....0 di raga... sco. 12. Mi ha lasciato este....efa.... tiva, jormentare con una ni....a na....a che diceva: “Dormi dormi mio biri...hino, dormi dormi mio pi....ino” 14,Per una corre....2 i...iene orale & consiglia.. 15.La biografia di Ma....hiavelli ri....a di particolari ane....0....ici molto intere. ile fare sciacqui con il ¢ nti. 7 Tra le parole seguenti sottolineate quelle che, raddoppiando una consonante, possono trasformarsi in altre parole di senso compiuto; spiegate poi il diverso significato che le due parole hanno a seconda che siano scritte con la consonante semplice o doppia 1. cane 6 note 2. faro 7. moto 3. vino & luce 4. dadi 9. caro 5. camino 10. fato 8 Nel seguente brano,tratto dal romanzo La coscienza di Zeno (1923) di lralo Svevo, sono stati inseriti alcuni errori nell'uso delle doppie: individuateli e correggeteli. LA STORIA DEL MIO MATRIMONIO. Venne finalmente il giorno del mio matrimonio e proprio quel giorno ebbi un’ultima esitaz- zione. Avrei dovuto essere dalla sposa alle otto del matino, ¢ invece alle sette ¢ tre quarti mi trovavo ancora a lerto fumando rabiosamente e guardando ia mia finestra su cui brillava, iri dendo, il primo sole che durante quel'inverno fosse apparso. Meditavo di abbandonare Au- gusta! Diveniva evidente Fassurdita del mio matrimonio ora che non mimportava pit di re- star ataccato ad Ada. Non sarebbero mica avvenute di grandi cose se io non mi fossi presen- tato all’appuntamenco! Eppoi: Augusta era stata una sposa! amabile, ma non si poteva mica sapere come si sarebbe comportata la dimane® delle nozze. E se subbito m'avesse dato della bestia perché m’ero lasciato prendere a que! modo? 40 Per fortuna venne Guido, ed io, nonché resistere, mi scusai del mio ritardo aserendo di aver ere- Auto che fosse stata stabbilita un’altra ora per le nozze. Invece di rimproverarmi, Guido si mi- 1. sposa:idanzeta, 2. dimane:variane leeeraria di domani (la mane delle nozze = il giomo delle nozze). a2 2» 3 30 3s so se a racontare di sé ¢ delle tante volte ch’egli, per distrazzione, aveva mancato a degli appunta- ‘menti. Anche in fatto di distrazzione egli voleva essere superiore a me e dovetti non dargii altro ascolto per arivare a uscir di casa. Cosi avvenne che andai al matrimonio a passo di corsa. Arivai tuttavia molto tardi, Nessuno mi rimproverd e tutti meno la sposa s’acontentarono di certe spiegazzioni che Guido diede in vece mia. Augusta era tanto pallida che persino le sue labbra erano livvide. Se anche non potevo dire di amarla, pure @ certo che non avrei voluto farle del male. Tentai di riparare ¢ comisi la bestialita d’artribbuire al mio ritardo ben tre cau- se. Erano troppe e racontavano con tanta chiarezza quello ch’io avevo meditato 18 nel mio letto, guardando il sole invernale, che si dovette ritardare la nostra partenza per la chiesa on- de dar tempo ad Augusta di rimertersi ‘AllPaltare dissi di si distrartamente perché nella mia viva compasione per Augusta stavo esco- gitando una quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte, Tavece, quando uscimmo dalla chiesa, m’accorsi che Augusta aveva ricuperati tutti i suoi co- lori. Ne ebi una certa stiza perché quel mio si non avrebbe mica dovuto bastare a rasicurar- la del mio amore. E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa tanto da darmi della bestia perché m’ero lasciato prendere a quel modo. Invece, a casa sua, aprofittd di un momento in cui ci lasciarono soli, per dirmi piangendo: Non dimenticherd mai che, pur non amandomi, mi sposasti.” To non protestai perché la cosa era stata tanto evidente che non si poteva. Ma, pieno di com- pasione, labbracia, Poi di tutto questo non si parld pitt fra me ed Augusta perché il matrimonio & una cosa ben pid semplice del fidanzamento. Una volta sposati non si discute pitt d'amore e, quando si sen- te il bisogno di dine, Panimalita interviene presto a riffare il silenzio. Ora tale animalita pud essere divenuta tanto umana da complicarsi e falsificarsi ed aviene che, chinandosi su una ca- pigliarura fermminile, si faccia anche lo sforzo di evocarvi una luce che non c’. Si chiudono gli och e la donna diventa un‘altra per ridivenire lei quando la si abbandona. A lei s'indiriza tut- ta la gratitudine e maggiore ancora se lo sforzo riusci. E per questo che se io avessi da nasce- re un’altra volta (madre natura é capace di tutto!) acerterei di sposare Augusta, ma mai di pro- ‘mettermi con lei. ‘Alla stazzione Ada mi porse la guancia al bacio fraterno. To la vidi solo allora, frastornato ‘com’ero dalla tanta gente ch’era venuta ad acompagnarci e subbito pensai: “Sei proprio tu che mi cacciasti in questi pannil”. Avicinai le mie labbra alla sua guancia velutata badando di non sfiorarla neppure. Fu la prima soddisfazzione di quel giorno, perché per un istante sen- tii quale vantagio mi derivasse dal mio matrimonio: m’ero vendicato riffutando d’aprofictare dell’unica ocasione che m’era stata offerta di baciare Ada! Poi, mentre il treno correva, sedu- to accanto ad Augusta, dubbitai di non aver fatto bene. Temevo ne fosse compromessa la mia amicizzia con Guido. Per® soffrivo di pit. quando pensavo che forse Ada non s’era nepure ac- corta che non avevo baciata a guancia che mi aveva offerta. Essa se ne era accorta, ma io non lo seppi che quando, a sua volta, molti mesi dopo, parti con Guido da quella stessa stazzione. Tutti essa bacid. A me solo offerse con grande cordia- lita Ja mano. Io gliela strinsi freddamente. La sua vendetta arrivava proprio in ritardo perché Ie circostanze erano del tutto mutate. Dal ritorno dal mio viaggio di nozze avevamo avuti dei rapporti fraterni e non si poteva spiegare perché mi avesse escluso dal bacio. (adattato da I. Svevo, La coscienza di Zeno, Mondadori, Milano, 1985) 3 “olqqnp un 0208 2 IW Mi @ sorto un dubbio... LA LETTERA | Molti errori ortografici riguardano l'inserzione 0 Peliminazione di una # all'interno di una parola. A volte & normale avere delle incertezze sul modo di scrivere una pa- rola: nel caso di parole poco comuni anche gli insegnanti possono avere dei dubbi ¢ devono consultareil dizionario per risolverli. Ad esempio non & ovvio sapere che dob- biamo scrivere con la i parole come braciere e paciere, anche perché in altri casi si- mili (come per la parola pasticciere) il dizionario registra come ugualmente giuste sia la forma con i sia quella senza i, Consideriamo un fatto importante: qualche vol- ta in italiano a una stessa pronuncia corrispondono scriteure diverse. Nella parola Piacere e nella parola socievole pronunciamo -ce- ¢ -cie- allo stesso modo: il suono @ uguale; ma in un caso scriviamo la parola senza i, nell’altro con la i. Lo stesso suc- cede con -ge- ¢ -gie- (tangente senza i, igiene con la i) ¢ con -sce- ¢ -scie- (scena sen- zai, scienza con la i). Gli errori ortografici, dunque, non derivano soltanto da igno- tanza, ma dipendono spesso dal fatto che nella lingua italiana non c’® sempre una corrispondenza perfetta tra i fonemi (i suoni) e i grafemi (le lettere). Vediamo aleu- ni degli errori pid frequenti sull’uso della #: corretto sbagliato leoscienza jeqscenza Z cosciente [coScente Z deficiente deficente deficienza deficenza 7 eficiente efficenta efficienza efficenza \ sufficiente sufficente \ 7 sufficienza ‘sufficenza_/ [conoscenza [conoscienZa Ficonoscenza feonosplena —\, ‘scienza, scienziato scenzay, scenziato scientific seentifico X ingegnere lingegniere accompagniamo ‘aécompagnamo Vv In italiano Ia lettera i pud avere quattro diversi valori: — pud indicare la é vocale in parole come pino, vino, sassis ~ pud indicare la é semiconsonante in parole come deri, piano, piede. La i semi- consonante @ una i non accentata che precede una vocale accentata: siamo, pidve, fitme. La pronuncia della i semiconsonante & leggermente diversa da quella della / vocale: la / semiconsonante ha una durata pid breve in quanto larticolazione passa quasi subito alla vocale seguente. La grafia italiana non fa differenza fra i vocale e i semiconsonante e rappresenta entrambe con la lettera jj ma in alcuni nomi propri la i semiconsonante & rappresentata dal grafema j: per es., nei cognomi Jacobini, Ojet- ti, Jovine o nci nomi di luogo Jesi, Mar Jonio; ~ pud indicare la pronuncia palatale di determinati grafemi in parole come ciao, gioca, prosciutto, famiglia, biglietto. In queste parole la i non si pronuncia: sul pia- ‘no fonetico & come se non esistesse; & un semplice mezzo a cui siricorre nella scrit- tura per segnalare il suono palatale di c, g, sc davanti alle vocali a, 0, w e di gl da- vanti alle vocali a, ¢, 0, 1. In questi casi la # prende il nome di segno diacritico. Un altro segno diacritico @ in italiano la lettera h, che serve a indicare il suono guttu- rale o velare di ce g davanti alle vocali e e ‘in parole come parcheggio, chilo, spa- ghetti, aghis ‘pud essere un segno puramente grafico in parole come deficiemte, deficienza, ef- ficiente, efficienza, sufficiente, sufficienca, igiene, igienico, scienza, scientifico, coscien- za, cosciente, usciere. Nella grafia di queste parole tra c, gsc ed e viene inserita una i che non si pronuncia: si scrive efficiente e non “efficente, igienico e non *igenico, co- Scienza e non *coscenea, anche se non '? nessuna differenza di promuncia tra cie e ce, glee ge, scie c sce. In questi casi la non ha un valore fonetico, cio® non corrisponde a nessun suono, né ha un valore diacritico, cio® non serve a segnalare una particolare pronuncia. Questa inon dovrebbe esserci davanti ae, perché questa vocale garantisce da sola il suono palatale della consonante precedente: & percid una i “sovrabbondan- te”, priva sia di funzione fonetica sia di funzione diacritica. La i “sovrabbondante” & talvolta un’eredita della seritrura latina: per es. si scrive efficienea, sufficienza, sclen- ‘2a, coscienca in omaggio al latino EFFICIENTIA, SUFFICIENTIA, SCIENTIA, CONSCIENTIA. Al- ‘tre volte la i@ richiesta dalla tradizione ortografica; per es. i nomi che al singolare ter- ‘minano in -cfa e -gia hanno il plurale in -cie e -gie se prima della ~ce della ge una vocale: camicia > camiicie, valigia > valigie. Infine si usa la é per distinguere grafica- ‘mente una parola da un’altra che ha lo stesso suono, ma diverso significato: cieco = persona che non vede / ceco = abitante della Repubblica Cecas cielo = lo spazio dove sono le stelle / celo = nascondo (prima persona singola- ze del presente del verbo celare). ‘Anche camicie e cantice hanno un diverso significato, ma le due parole differisco- no per il suono: camicie {accento sulla prima i, camicie) = plurale di camicia camice (acento sulla a, cimice) = indumento dei medici Un altro dubbio pud riguardare il phurale dei nomi in -io% si scrive vizi 0 vizii? I nomi in ~io (senza Paccento sulla i) hanno al plurale una sola -i binario — binari occhio ~> occhi vizio vii Questi nomi perdono al plurale la / semiconsonantica del tema e conservano sol- tanto la vocale é della desinenza. ‘Anche i nomi in -cio, -gio, -glio hanno al plurale una sola -it bacio > baci viaggio — viaggi Figlio > fig Ma in bacio, viaggio, figlio la 72 solo un segno diacritico, vale a dire un espedien- te grafico per indicare il suono palatale di c, g e gl: al plurale il segno diacritico non 65 “O1gqnp UN O2105 2 IW Mi @ sorto un dubbi 66 ® pit necessario perché la desinenza -i 2 sufficiente a rappresentare il suono palata- le; quindi i nomi in -cio, -gio, -glio escono al plurale regolarmente con una sola -i. Tnomi in ~io (con Paccento sulla i) hanno al plurale due ~ii fruscio = fruscii ‘mormorio > mormorii pendio — pendii rinvio > rinvii zio — zit Questi nomi aggiungono regolarmente la vocale i della desinenza alla vocale i del tema. In alcuni casi lo stesso plurale in -i pud riguardare due nomi diversi. Per esempio, arbitré pub essere il plurale di arbitrio (prepotenza) e arbitro (direttore di gara); omi- cidi pud essere il plurale di omticidio (assassinio, uecisione) e omicida (assassino, uc- cisore); osservatori pud essere il plurale di osservatorio (luogo di osservazione) ¢ os- servatore (chi osserva); principi pud essere il plurale di principio (inizio; concetto, norma) e principe (titolo nobiliare). Per evitare confusioni si pud scrivere il plurale dei nomi in -io con una doppia j finale oppure si pud mertere laccento sulla vocale tonica: arbitrio — arbitrit, arbitri; osservatorio — osservatorii, osservatori, princi- pio ~ principii, principi. Nell'uso attuale, perd, si tende a scrivere sempre il plura- le con una sola -i, in quanto il senso complessivo della frase consente generalmente di risolvere ogni possibile dubbio di interpretazione. A questo punto appare chiaro il motivo per cui si commettono certi erroris chi scri- ve “conoscienza inserisce erroneamente una i per analogia con forme come coscien- 42a, scienza, in cui la isi mantiene per influsso della grafia latina. Chi scrive *coscen- 2a elimina erroneamente una i per analogia con forme come conoscestea, riconoscert- 2a, che sono regolarmente senza i sul modello delle corrispondenti parole latine. In italiano, quindi, usiamo spesso due lettere (digrammi) o tre letvere (trigrammi) per indicare un unico suono. I digrammi sono sette: ci Ml, gi Ids/, ch Iki, gh Iki, sc Mi, gn Inf, gl /6!. 1 trigrammi sono due: sci /f/, gli /Al. Chi scrive *ingegniere rappresenta erroneamente la nasale palatale con il trigram- ma gai, inesistente in italiano; I'inserimento della 4 avviene per analogia con forme come scienza, biglietto, che contengono i trigrammi sci e gli, normali in italiano. Si scrive gm + 7+ vocale nella prima persona plurale dell’indicativo e del congiuntivo presente dei verbi in -gnare (accompagniamo) e nella seconda persona plurale del con- giuntivo presente degli stessi verbi (accomspagniate): in queste forme verbali la i fa parte delle desinenze -iamo ¢ -iate. Nella seconda persona plurale la é distingue il con- giuntivo accompagniate dall’indicativo accompagnate. Chi scrive erroneamente *vizii non fa altro che sostituire Ia -o finale del singola- recon la -i, secondo la regola di formazione del plurale, come accade in parole co- ‘me zii, che al singolare escono in -1o (con é accentata) e hanno regolarmente il plu- rale in -iis invece visio termina in -fo (con é non accentata) e al plurale presenta una sola -i. Individuate e correggete gli errori nell'uso della lettera i presenti nella seguente e-mail; spiegate poi le cause che sono all’origine di questi error Cara Franciesca, sono appena arrivata a Lecce. Posso scriverti solo poche righe perché devo ancora disfare le valige © tra un po! mi chiameranno per la ciena, 5 Mia cugina Cristina mi ha fatto unfaccoglienza festosa Vedessi che sciena... Appena mi ha visto mi ha siettato le braccia al colle, Anche gli zi sono stati geri con me. Mio zio @ ingegniere, mentre mia Za | insegne in un liceo scentifice. Mi hanno detto che domani mi lascleranno andare in giro per la citta in- sieme 2 Cristi, Lei ha solo otto anni e di solto non escie mai senza di loro. Speriamo bene... E tu che fa? Che cosa succiede @ Roma in mia assenza? to Baci bacini baciett sa oIqqnp UN O20S 2 IW ) 10 Nella seguente fiaba di Italo Calvino sono stati inseriti alcuni errori nell’uso della lettera i: individuateli e correggeteli. IL PRINCIPE CHE SPOSO UNA RANA Cera una volta un Re che aveva tre figii in eta da prender mogle. Perché non songessero ri- valita sulla scielta delle tre spose, disse: ~ Tirate con la frombola! pitt lontano che potete: do- ve cadr’ la pietra la prenderete mogle. I tre figi presero le frombole e tirarono. Il pit grande tird ¢ la pietra arrivd sul retto d'un for- nos ed egli ebbe la fornaia. Il secondo tird e la pietra arrivd alla casa di una tessitricie. Al pid piccino la pietra cascé in un fosso. ‘Appena tirato, ogniuno correva a portare Panello alla fidanzata. Il pit grande trovd una gio vinotta bella sofficie come una focaccia, il mezzano? una paliidina, fina come un filo, eil pid piccino guarda guarda in quel fosso, non ci trovd che una rana 10 Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate. — Ora, ~ disse il Re, ~ chi ha la sposa migliore cereditera il regno. Facciamo le prove ~. E diede a ogniuno della canapa perché gliela ripor- tassero di la tre giorni filata dalle fidanzate, a vedere chi filava meglio. T fight andarono dalle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntinos el pit piccolo, tut- to mortificaro, con quella canapa in mano, se ne andd sul ciglo del fosso e si mise a chiamare: 1s — Rana, ranal = Chi mi chiama? —L'amor tuo che poco ama. Se non m’ama, m’amera quando bella mi vedra, E la rana saltd fuori dall'acqua su una foglia Il fglio del Re le diede la canapa e disse che sa- 20 rebbe ripassaro a prenderla filata dopo tre giorni. 1. frombola (leterario}:fionda, amese per lancare sass 2. mezzanor i Figo di eh intermedia tail maggioze cil minore, a Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia ¢ dalla tessitricie a ritira- re la canapa. La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice ~ era il suo mestiere ~ 'a- veva filata che pareva seta. Fil pit piccino? And® al fosso: ~ Rana, rana! ~ Chi mi chiama? ~ amor tuo che poco t'ama. = Se non m’ama, m’amer’ quando bella mi vedra. Saltd su una foglia e aveva in bocca una nocie. Lui si vergognava un po’ di andare dal pa- dre con una nocie mentre i fratelli avevano portato la canapa filata; ma si fece coraggio ¢ soando. Il Re che aveva gia guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitricie, aperse? la noce del pit piccino, ¢ intanto i fratelli ehigniazzavano. Aperta la no- | cie ne venne fuori una tela cosi fina che pareva tela di ragno, e tira tira, spiega spiega’, non finiva mai, e tutta la sala del trono ne era invasa. ~Ma questa tela non finisce mail ~ dis- | __seil Re, e appena dette queste parole la tela fin. [...] 35 Furono stabilite le nozze, rutti e tre i Fratelli lo stesso giorno. I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate tirate da quattro cavalli ele spose salirono tutte ca- riche di piume e di gioielli Il pit piccino ando al fosso, ¢ la rana aspettava in una carrozza fatra una foglia di fico ti- rata da quattro lumache. Presero ad andare: lui andava avanti, le lumache lo seguivano ti-_ | 49 rando la foglia con la rana. Ogni tanto si fermava ad aspertarle, e una volta si addormentd. Quando si svegli®, glis'era fermata davanti una carrozza d’oro, imbottita di velluto, con due cavalli bianchi e dentro ’era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo, ~ Chi siete? — disse il figlio minore. ~ Sono la rana, ~e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrignio dove c’e- 4 ra la foglia di fico, la pelle della rana ¢ quattro guscii di lumaca, - Ero una Principessa tra- sformata in rana, ¢ solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi senza sapere che ero bel- Ja avrei ripreso la forma umana. TI Re fu tutto contento ¢ ai figlii maggiori che si rodevano d'invidia disse che chi non era neanche capace di sceglere la mogle non meritava la Corona. Re e regina diventarono il pitt 5 piccino e la sua sposa. 2 Mi @ sorto un dubbio.. (adattato da I. Calvino, Fiabe italiane, Mondadori, Milano, 1993) 3. aperse(leeeratio): aps 4 spiega:distend, send, 11 Per ciascuna delle forme seguenti indicate, barrando la relativa lettera, se lai & a) una vocale; b) una semiconsonante; c) un segno diacritico; d) un puro segno grafico. |. piano B @ &@ w@ cost B &@ & @ 3.scialle 2 8 &@ @ 4.chiaro B 8 o& @ S.mania @ bb @ 6.coscienza Gl 8 & w@ Tpiede fl ® & @ 8, mogie (= avvilite) fa) Bo w@ 9. moglie &@ {aj 10. ciao GB 8 @ @W@ 6 LELISIONE E IL TRONCAMENTO ‘Molto frequenti sono gli errori riguardanti Pindicazione dell’apostrofo. Quando la vo- cale finale di una parola cade davantia una parola che comincia per vocale si pud ave- te il dubbio se si debba mettere Papostrofo o no. Si scrive buon anno 0 buon’ano, buoridea 0 buon idea, qual 2.0 qual’, nessun altro 0 nessun’altro, qualeun’alira 0 qualeun altra, pover'omo 0 pover tomo? Il problema nasce dal fatto che si confon- dono spesso i due fenomeni dellelisione e del troncamento. corretto sbagliato_ [buon anno’ bbuon’anno ‘buon’idea buon idea | | ‘qual 8 qual’®\ | nessun alto nessun'aigeo 7 qualeun’altea fqualeun altra 7 ventun anni ventun’anni, [pover'uomo Sonera lun artista (uomo) ‘un’artista (uomo)\ jun’artista (donna) un apéista (donna) \, jun po” uno a mo’ di (= come) amé di Lelisione ‘Quando una parola che termina per vocale (per es. Particolo Jo) @ seguita da una parola che inizia per voeale (per es. il nome nm), si verifica il fenomeno dell’elisione: la voca- Te finale della prima parola cade e al suo posto si mette Papostrofo: lo anio -> Faxino. Lelisione quindi la caduta della vocale finale di una parola davanti a una paro- la che inizia per vocale. L’apostrofo ® il segno grafico che indica la presenza di que~ sto fenomeno. Liclisione serve a evitare 'incontro tra due vocali, cosi da render flusso delle parole pit scorrevole. Quando I’elisione @ obbligatoria ‘Non @ detto che, quando si trovano di seguito una parola che finisce per vocale e una che comincia per vocale, si debba sempre fare 'elisione: ad esempio, si pud scrivere sia quella attrice sia quell’attrice. Ma in certi casi non abbiamo possibilita di sceltas dobbiamo scrivere quell'attore enon quello attore, bell’uomo e non bello womo, sull’oceano e non sullo ocean. Lelisione @ obbligatori = con Varticolo determinativo maschile singolare lo e con le relative preposizioni art- colate allo, dallo, dello, nello, sullo: Porso, all angolo, delfinglese; non si pud né dire né scrivere “10 ors0, “allo angolo, *dello ingle. L'elisione non permessa davanti a i semi- consonante: lo ‘odio e non *Tiodio, sullo lonio e non *sll'lonio. Al plurale elisione pud avvenire davanti a una parola che comincia per la vocale i, ma oggi& rara: gli italiani (ra- +0 glitaliani); davanti alle alte vocal elsione non si fa mai: gli amici e non *el"amicis @ = o 6 6 © § a s = = 3S Mi @ sorto un dubbio... 70 ~ con l'aggettivo dimostrativo maschile singolare quello: quell'arbitros —con laggettivo qualificativo maschile singolare bello: bell'aspettos ~con laggettivo qualificativo femminile singolare buona: buon 'amica, 1 maschile buono si tronca in buon: buon amico © non *buon'amico. Al plurale buoni e buone non si elidono: buomi amici e non *buon'amici, buone amiche e non *buon'amiches =con il pronome indefinito femminile qualcuna davanti ad altra: qualcun altra; —con santo ¢ santa davanti a un nome proprio che comincia per vocale: sanz’Anto- nio, sant'Anna; = con ef davanti al verbo essere e nel verbo entrarci (= avere a che vedere con qual- cosa): ¢'8, cera, c’eravamto, questo non c'entra niente enon *ci é, “ci era, "ci erava- mo, "questo nov ci entra niemtes ~in una serie di espressioni fisse: a quattr’occhi, d'accordo, d’alira parte, d'altron- de, d’ora in poi, Faltr'anno, mez2’ora, nient’altro, senz’altro, sott'occhio, tuttaltro, tutt'al pin, tutt'e due. Quando ’elisione é facoltativa Lelisione é facoltativa: ~ con Varticolo determinativo femminile singolare la e con le relative preposizio- ai articolate alla, dalla, della, nella, sulla: Visola o la isola, nell'immagine o nella immagine, ma sono preferibili le forme con elisione. Al plurale ’elisione non si fa mais le amiche e non *Famiche; -con Varticolo indeterminativo femminile una: un'invenzione o una invenzione, un'e- Poca 0 una epocas ¢ consigliabile, comunque, usare la forma con elisione, che in cer- ti casi é unica comretta: a'altra e non *una altra, wn’ora enon *una ora. Non si eli de mai larticolo indeterminativo maschile uno, che pud iavece subire il troncamen- to in uns un anno e non *un'anno, Attenzione: Papostrofo dopo wn indica il femmi- nile una! Percid: w‘artista (donna) / un artista (uomo); ~con l'aggettivo indefinito femminile nessuna: nessun'impiegata o nessuna impie- gata, nessunaltra 0 nessuna altras —con gli aggettivi dimostrativi singolari questo, questa, quella: quest’uomo 0 qute- Sto uomo, quest'unita o questa unita; quell’idea o quella idea. Lelisione & da evita- recom le forme plurali: questi uomini e non “quest'uomini, queste unita e non *que- st'unitas quelle idee e non *quellidee, ~ con Faggettivo femminile singolare bella: bell'attrice o bella attrice. Uelisione & a evitare al plurale: belle immagini e non *bell'immaginis = con i pronomi atoni /o, la, mi, ti, si, vi, ne: lo incontrai o Vincontrai; mi é dif- ficile 0 m'e difficile, i ho detto 0 tho detto, si 8 rotto o s'@ rotto, v'8 sembrato 0 vi 2 sembrato, se n’andd o se ne ando. Con le forme plurali lie le Velisione non & pos- sibile: li incontrai, le incontrai e non *l'incontrai; ~ con ci davanti alla vocale é: cinsegna o ci insegna. Lelisione non & consentita davanti alle altre vocali: ci andiamo e non *c’andiamos ci urld e non *c'srld; ~con la congiunzione anche: anch’io anche ios ~con la preposizione di: d’acciaio o di acciaio, d'amore o di amore. Lelisione non @ ammessa con la preposizione da (tranne che in espressioni fisse come d'altronde, d'ora in poi, fin d’allora): da Udine e non *d’Udine, da oggi e non “d’ogehs ~ con conie, dove ¢ quando davanti alle voci verbo essere: com's bello! 0 come & bellot; dov'era? o dove era’; quand’? arrivato? 0 quando ® arrivato?; ma: come ave- te fatto? enon *com'avete fatto?; dove abiti? e non *dov'abiti®; uscire quando avre finito e non *uscird quand avré finito. Quando si lide inoltre nelle locuzioni quand'an- che (accanto a quandanche in grafia unita) e guand’ecco: quand'anche fosse cosi, non potrei farci niente; stavo per uscire, quand ecco squilla il telefonos con cosa in alcune espressioni: cos’é 0 cosa 8, cos’era 0 cosa era, cos'altro 0 co- sa altro; ma: cosa avete detto? e non *cos’avete detto? Il fenomeno dellelisione 2 oggi meno frequente che in passato: per esempio, & ormai del tutto disusata Pelisione di che (ch'era, ch'io), molto comune nella lingua antica e letteraria. Il troncamento Diverso dall’elisione @ il fenomeno del troncamento (detto anche apocope), che consi- ste nella caduta di una vocale (buono ~ buon, siguore -> signor) o di una sillaba (gran- de gran, santo ~ san) alla fine di una parola. In generale il troncamento riguarda Te vocali e non le sillabe: grande e santo sono tra le poche parole italiane che subisco- no il troncamento di una sillaba. Per segnalare il troncamento non si usa apostrofo (che @ il segno dellelisione), tranne che in rari casi: negli imperativi dei verbi andare, dare, dire, fare, stare: vai -> va’, dai -> da’, di- i> di’; fai - fa’ stai > sta’. Alla seconda persona singolare dell'imperativo que- sti verbi presentano un’alternanza di forme: va’ / vai f va; da’ dai | das di’ | dis fa" J fai | fa; sta’ / stai ! sta: Va" | Vai | Va a prendere le chiavit Da’ | Dai! Dé qua! Di’ / Di qualcosa! Fa’ | Fai | Fa come credit Sta’ / Stai f Sta fermo! = nell’espressione un po’ (= un poco): Questa gonna & un po" lunga. Mangio un po’ di verdura. Un errore frequente @ quello di scrivere “17 po con Faccento anziché con I'apo- strofo un po’. Attenzione: il sistema di scrittura veloce del telefono cellulare sugge- risce la forma scorretta con l’accento. = nell'espressione poco comune a mo’ di (= a modo di, come}: Ve lo dico a mo’ d’esempio. Il troncamento é possibile solo sez =Ia vocale finale della parola & preceduta da 1, m, 1, un fil di ferro, rendere pan per focaccia (= vendicarsi), un bicchier d’acqua. Nel caso di m il troncamento @ ra- ro: andiam via; =a parola non @ al plurale: si pud dire amor mio ma non *amor mieis buon an- no ma non *buon anni; 7 O1gqnp UN 02108 2 IW Mi @ sorto un dubbio. —la parola non @ alla fine di una frase: si pud dire Milano & una gran citta, ma non *Milano 2 una cittd gran. Infatti una parola subisce troncamento in quanto @ seguita da un’altra parola che inizia per vocale o per consonante; ~la vocale finale della parola diversa da a, tranne che nell’avverbio ora e in suo- +a seguito da un nome proprio: or ora, suor Maria, suor Anna. Quando il troncamento @ obbligatorio I troncamento ¢ obbligatorio con: ~ santo davanti a un nome che inizia per consonante: san Giuseppe, san Paolo (davanti a vocale si ha invece Velisione: sant’Antonio, sant’Elena). Il troncamento non avviene se il nome inizia per consonanti che richiederebhero gli articoli lo o uno: Santo Stefano. Tattavia, i nomi che cominciano per Z vogliono sav: san Zenobio e non *santo Zenobio; —con bello e quello davanti a parole che iniziano per consonante: sn bel tipo, quel ragazzo (davanti a vocale si ha invece I’elisione sia al femminile che al maschile: bel- idea, bell'amico, quell impiegata, quell operaio). Il troncamento non avviene davan- tia una parola che richiederebbe gli articoli Jo 0 uno: bello scherzo; ~con buono davanti a parole che iniziano sia per vocale sia per consonante: buon anno, buon compleanno (la forma femminile buona, invece, si elide davanti a voca- ee richiede percid I'uso dell’apostrofo: buon'amica)s —con bene in posizione proclitica, cio quando si appoggia nella pronuncia alla parola seguente: ben arrivato, ben detto, ben fatto; con swora davanti a un nome di persona che inizia sia per vocale sia per conso- nante: suor Angela, suor Teresa; ~ con signore con nomi che indicano professioni quando sono seguiti da un nome di persona o da un cognome: signor Mario, dottor Rossi, ingegner Bianchi, professor Renzi =con uno ¢ con i suoi composti al maschile (alcuno, ciascuno, qualcuno, nessu- no): un telefono, alcun problema, ciascun allievo, qualcun altro, nessun motivo. Tut- tavia, il troncamento non avviene se 1110 ¢ i suoi composti, invece di essere riferiti a determinate parole, vengono usati autonomamente: c’é nessuso? ¢ non *c’e nessun?, nessuno di voi ¢ non *nessun di voi. Il troncamento non avviene nemmeno nei nume- rali composti con soto (ventuno, trentuno, ecc.) quando si tcovano dopo il soscantivo 4 cui sirferiscono: unr ragazzo di anni ventuno;il troncamento é invece possibile quan- do il numerale precede il sostantivo: un ragazzo di ventun anni o di ventuno anni. I troncamento avviene generalmente anche davanti al sostantivo pneumatico (ut pneu ‘matico), anche se dal punto di vista grammaticale sarebbe piti corretta la forma senza il troncamento (uno pneumatico); Con un infinito seguito da un pronome atono: dire + lo -> dirlo, amare + ti-> amartis ~in alcune espressioni fisse: amnor proprio, in particolar modo, in fie di vita in fin dei conti alla fir fine, mal di denti, mal di stomaco, mal di testa. Quando il troncamento é facoltativo In molte parole italiane il rroncamento é possibile, ma non & obbligatorio: possiamo dire voler bene e volere bene, bicchier d'acqua e bicchiere d'acqua, fil di ferro e filo di ferro. ‘Mentre nell'italiano dei secoli scorsi il troncamento era molto frequente, oggi vie~ ne usato pili raramente: per es., alla fine di un pranzo non si direbbe ho ancor fame ma ho ancora fame. Nell italiano contemporaneo il troncamento é pitt diffuso in To- scana e nelf'talia Settentrionale. Numerosi troncamenti troviamo nella lingua delle canzoni, delle poesie, delle fi- lastrocche: Amor, cha mullo amato amar perdona (Dante Alighieri); Ninna nanna mio ben, riposa seren, un angiol dal ciel ti veglia fedel (Ninna nan- na di Brahms). Il troncamento é facoltativo: ~con tale e quale: Qual buon vento ti porta? | Quale onore averti qui con noit = con grande: un gran baccano | un grande baccano; un gran bugiardo | un gran- de bugiardo; —con poco: un po” di sale | un poco di sales —con frate davanti a un nome proprio che frate Simone; ~con gli infiniti verbali: andar via | andare via, aver sonno | avere sonno, voler parlare | volere parlare. ia per consonante: fra Cristoforo / Come risolvere i dubbi Per capire se una parola @ elisa o tronca e quindi se se si debba mertere apostrofo © no, dobhiamo considerare che I’elisione si pub avere soltanto davanti a parola che co- mincia per vocale, mentre il troncamento avviene anche davanti a parola che comin- cia per consonante. Di conseguenza una parola priva della vocale finale & una forma tronca e quindi non richiede Papostrofo se pud essere usata davanti a un’altra parola dello stesso genere che inizia per consonante: si scrive percid buon anno, buon ono- mastico, buon appetito senza apostrofo dal momento che possiamo usare buon anche davanti a parola maschile che inizia per consonante, come in buomt complearino, buon ranzo. Al contrario Paggettivo femminile buona si elide davanti a parola femminile che comincia per vocale: buon'amica, buon'ideas in questo caso buon ? una forma eli sa e quindi richiede Papostrofo, tant’ vero che non si pud usare davanti a parola fem- minile che comincia per consonante: non possiamo dire *buom dona, “buon maestra, ma dobbiamo dire buona dona, buona maestra. Un errore frequentissimo @ quello di scrivere *qual’é con Papostrofos bisogna invece scrivere qual 2 senza apostrofo sia se la parola successiva ¢ maschile sia se é femminile: Qual é il problema? Qual é la strada? Qual non ® una forma elisa, ma ® una forma tronca, che non richiede Papostrofos infatti, possiamo usare qual anche davanti a consonante: Qual buon vento ti porta! Scriveremo invece pover'uomo con Papostrofo perché si tratta di un’elisione: non possiamo dire *pover figlio, cio® non possiamo usare pover davanti a una parola ma- schile che comineia per consonante. Infine scriviamo sn artista o un atleta senza apostrofo se si tratta di un uomo, tenar- tista o un'aileta con Vapostrofo (= wna artista, una atleta) se si tratta di una donna: nel primo caso Particolo un & una forma tronca, che non richiede l’apostrofo (infat- ti pud essere usato anche davanti a parola maschile che comincia per consonante: ut cane, un gatto); nel secondo caso Varticolo un @ una forma elisa, che richiede l'apo- strofo (infatti non pud essere usato davanti a parola femminile che comincia per con- sonante: non possiamo dire *un donna, ma dobbiamo dire una donna). “O1Gqnp UN OIJOS 2 IW Mi @ sorto un dubbio. Att BH 12 Individuate nelle seguenti frasi le parole che possono essere apostrofate. |. Questa estate mia sorella @ stata sullo Tonio con una amica, 2. Una influenza cos fastidiosa non mi era mai venuta. 3.Non ti ho detto che ci sard anche io alla inaugurazione della mostra? 4. Daniela si fatta male a un piede: ci vuole qualcuno che la accompagni a casa, 5.Li hai fatti i compiti? Te lo ho ripetuto cento volte che prima di uscire dovevi finirl 6.La tua é una buona idea, anzi una ottima idea! Nessun altro avra una idea migliore. 7. Le accerti le mie scuse? Ti assicuro che una cosa del genere non accadra mai 8.Ci andiamo in vacanza sulla neve questo inverno? 9. Alla festa per i miei ventun anni vorrei invitare gli amici della universit’ e anche qualcun altro, 10. Tra mezz’ora sari Capodanno: un altro anno @ volato via. Buon anno a tut 13 Nel seguente racconto di Raffaele La Capria sono stati inseriti alcuni errori riguardanti Velisione e il troncamento: individuateli e correggeteli; poi indicate quando Ielisione e il ‘troncamento sono obbligatori e quando, invece, sono facoleativi LA BELLA GIORNATA I raggio di sole che era riuscito a infilarsi atraverso Pimposte nel buio della stanza e oscilla- va sul muro come un geroglifico luminoso, gl’annuncid quando lui apr gl'occhi che fuori era bello. Una giornata meravigliosa, gli ripeté a madre che s’era gia alzata da un pezzo, e con- veniva sbrigarsi. Col cuore pieno di allegrezza Tonino scese dal letto, si mise il costume da 5 bagno, apri la finestra. Il mare era intatto e liscio come una tavola, ¢ lontano il profilo azzur- 10 del Vesuvio si distingueva appena dallo azzurro del cielo. “Andiamo alla Gaiola! Andiamo alla Gaiola!” “Non gridare cosi,” gli disse la madre. Stava in cucina a preparare il cestino con la colazio- ne da portare in barca. Avrebbero mangiato sugli scogli e sarebbero tientrati al tramonto, ¢ 10 neppure un minuto di quella bella giornata sarebbe stato sprecato. “Va a lavarti, tra poco si va’.” In fretta e furia silavd quel tanto che bastava ad accontentare la madre, poi corse a raccoglie- re la sua roba, il coppo per i gamberi, canna e lenza ¢ lo spiedo. Alla Gaiola, ¢ vicino, nellin- senatura di Trentaremi, ci erano pesci di scoglio, e granchi grossi cosi, € polpi se eri fortunato. 's Lui non era come quelle sceme che pensavano a starsene sdraiate al sole con lo olio con la crema. Quelle sceme erano Claudia, la cugina pit grande di qualch’anno che si dava Marie da quan- do portava il costume a due pezzi, ¢ le sue amiche Orietta e Stefania, gemelle biondissime che quasi non si distinguevano, ma lui perd le distingueva eccome!, perché Orietta gli piaceva e 20 Stefania no. Erano state invitate anche loro alla gita, Claudia era gia andata a chiamarle. [...] La madre aveva sistemati i panini nel cesto, e Tonino pensd al pane ¢ al salame L..-]. Cierano nel cesto anche l'uova sode. Tonino prese un’uovo, lo tenne tra lo indice ¢ il pollice e lo os- servd. Era bello un’uovo, davvero bello, possibile che non se ne era mai accorto prima? E pitt 74 lo guardava pil era attratto da quella forma cost semplice ma di una perfezione indicibile 2s “Mamma, un’uovo pud essere bellissimo, non trovi?” “Perché no?” “Jo lo trovo stupendo,” disse con molta serieta [...] “[...] Lo sai perché si dice che uno cerca il pelo nello uovo? Perché un pelo nello uovo non i pud essere! Un'uovo & perfetto, ecco perché!” (adateato da Racconti italiani del Novecento, Mondadori, Milano, 2001) 14 Nelle seguenti frasi compaiono errori nell'uso delle consonanti scempie e doppie, del- acento, dellapostrofo, della lettera i Individuateli e correggeteli 1. Roberto non era pit disponibbile ad avvallare le idee della sorella, tanto pit che i loro rapporti erano un pé tesi. 2. E mai possibile che in questa casa prima o poi si rompa tutto? Il tostapane si é bruciato e il frigorifero non st funzionando. 3, La risposta @ insoddisfaciente: il candidato non ha conoscienze aprofondite ¢ fin'ora non ha dimostrato padronanza nella materia. 4, Di’ ai tuoi amici che quel signiore gioca a tennis meglio di loro. 5. Ho visto Pavwoccato in tribbunale. 6. Vorrei che tu dessi il tuo indirizo ai ragazzi. 15 Leggete il testo e correggete gli errori. Lo anno scorso abbiamo organizato le vacan- ze a maggio: siamo andati in un aggenzia di viaggii, abbiamo visto vari tipi di cataloghie abbiamo scelto una vacanza all’insegna del- aventura e del divertimento, Abbiamo pre- notato un viaggio safari in Africa: ® stara una vacanza veramente emozzionante, abbiamo visitato tante oasi naturali, abbiamo organi- zato delle ge speciali per andare a fotogra- fare qualch’animale che vive nelle riserve, ab- biamo trascorso alcune notti in una spece di acampamento insieme a bravissime gui- de che la sera, sotto il celo stellato, ci han- no racontato storie meravigliose sugli usi ¢ costumi delle ribbi locali. Siamo ritornati entusiastie richi di tan- ti bei ricordi. 1G Quali sono gli errori piti comuni nella vostra lingua? Fate degli esempi e spiegateli alla classe. GQnp un 02108 2 IW oj 2 3 3 < 5 2 8 76 QUALI SONO LE DIFFICOLTA CHE SI INCONTRANO MAGGIORMENTE NELLO STUDIO DELLA LINGUA ITALIANA? La consapevolezza delle difficolta che presenta la lingua italiana di solito & molto alta in tutti gli studenti stranieri. Fra i tratti morfosintattici pitt critici, indicati dagli appren- denti, spesso compaiono: — la posizione e Pimpiego dei pronomi personalis —Puso delle preposizioni semplici e articolate; ~ il sistema verbale ¢ uso dei tempi passatis —Vimpiego del congiuntivos — Ia forma impersonales = il discorso diretto e indirettos 1a posizione dei vari costituenti nelle frasis =e forme verbali implicites ~ i processi di nominalizzazione. Lo studente, durante il suo processo di apprendimento, specialmente nei livell ini- usa delle strategie linguistiche per capire e produrre testi in italiano il pitt pos sibile corretti: per questo spesso generalizza l'uso di una regola grammaticale (per esempio: *finisciamo invece di finiamo); semplifica la strurtura della frase o di un suo componente (per esempio: la casa era *bello}; regolarizza le eccezioni della lin- gua (per esempio: */ miei diti al posto di le mie dita); usa parole chiave, o espressio~ ni fisse, che lo aiutano nella comunicazione (per esempio: come va?); ricorre alla pro- pria lingua quando non riesce a trovare parole o strutture conosciute in italiano che indichino quello che vuole comunicare (per esempio: un parlante spagnolo che non conosce ancora bene uso dei pronomi indiretti potrebbe pronunciare o scrivere una frase come il professore *me ha parlato anziché il professore mi ha parlato). Gli errori, quindi, possono riguardare: = Ia fonetica e Portografia: lo studente deve apprendere fonemi nuovi, deve impa- rare la corretta pronuncia e scrittura dei fonemi dellitaliano che potrebbero essere presenti anche nella sua linguas la morfologia: lo studente deve imparare la flessione dei nomi, il sistema verba- Ie, il sistema degli articolie delle preposizioni; — la sintassi: Io seadente deve imparare l’ordine degli clementi della frase, la reg- genza dei verbi, la funzione delle preposizioni; = il lessico: lo studente deve imparare ’uso di una parola al posto di un’altra, de- ve evitare di inventare parole inesistenti, deve saper unire le parole. 17 lindividuate gli errori presenti nella lettera e correggeteli. L’AMORE, CHE PAZIENZA... Gent. Signora Cinri, sono una ragazza orientale e voglio chiederle una cosa: la prima prioriti della vita per gli uomini italiani i soldi o 'amore? Io sono trasferita dal mio paese per il mio ragazzo ¢ il nostro rapporto continua pit di 7 anni, ma lui non vuole sposarsi anche se ha com- piuto 35 anni. Mi dice: che cosa pud fare senza soldi? Lavora tanto, ma preoccupa del futuro 5 perché non & sicuro quanto tempo pud lavorare cosi e poi non potra avere una pensione do- po il lungo tempo di precari. Ci vuole una grande pazienza innamorarsi di un italiano? (da la Repubblica, 2-3-2008) 18 Trovate gli errori presenti nel testo e cercate di catalogarli nella tabella, scrivendo accanto a ogni forma sbagliata la corrispondente forma corretta. Adesso, qui io visto tanti persone, tanti studenti stragnieri; tutti provanno a scrivere una sto- ria con lingua italiana, Penso, tutti fanno abastanza errori, perche noi siamo qui per studia- re lingua, Io vedo dal finestra una bellissima giornata, il sole. fo voglio fare una passegia- ta dopo questo lezione. 5 Cosa penso adesso? Penso, per mia felicita mi mancano miei genitori e miei amici, perche lo- ro abitano lontano da me, in Russia. Anche penso adesso cosa fa mio figlio piccolo, perche sta mattina ho portato in asilo nido. Voglio incontrarci con mio bimbo pitt presto. (Natalia, Russia) [Errori che riguardano Portografia Esempio: stragrieri > stranieci [Errori che riguardano la morfologia _ | Esemipioz la sintassi \tanti persone > tante persone [Error che riguardano il lessico [Esempio: ite presto > prima (adattato da A. Cattana, M. T. Nesci, Analisi e correzione degli errori, Paravia, Torino, 2000) olqqnp un o3/05 @ IW Mi é sorto un dubbio ALCUNI ERRORITIPICI SUDDIVISI PER PRINCIPALI AREE LINGUISTICHE Inglese ~ Errori di accordo: Per strada ci sono molti persone. > Per strada ci sono molte persone. = Scambio tra passato prossimo e imperfetto: Da bambino bo avuto i capelli biondi. > Da bambino avevo i capelli biondi. = Uso di inal posto di fra: Ln un mese tornerd. > Fra un mese tornerd. Francese — Uso di in dipendenza da sostantivi o aggettivi per introdurre una implicita con valore finale: Ho ancora tante cose a imparare. > Ho ancora tante cose da imparare. ~ Difficolta a pronunciare il suono ¢ palatale /f/, come la ¢ di facile. ~ Uso di qualche + plurale: Qualche persone non & d'accordo con te. > Qualche persona non @ d'accordo con te. Tedesco ~ Difficolta a pronunciare il suono g palatale /d5/, come la g di mangia. — Scambio fra imperferto e passato prossimo: Nelle strade tutti hanno cammtinato. > Nelle strade tutti camminavano. — Omissione delParticolo davanti al possessivo: Siamo andati con sua auto. > Siamo andati con la sua auto. Spagnolo = Scambio fra be v: parlaba > parlaya. — Tendenza a mettere la vocale e davanti a parole che iniziano per s + consonante: estudio > studio. — Uso delPausiliare avere al posto di essere: "Non so cosa gli ha sucesso. > Non so cosa gli 2 successo. 78 Lingue slave (russo, ucraino, bielorusso; ceco, slovacco, serbocroato, bulgaro, macedone) — Incertezza nell’uso delle vocali aloe ile. — Incertezze nell’uso dell’articolo: *Desidero studiare lingua italiana. > Desidero studiare la lingua italiana, — Omissione al presente del verbo essere: *Oggi una giornata meravigliosa. < Oggi 2 una giornata meravigliosa. Arabo — Scambio nell'uso di b ep: baesi > paesi. ~ Tendenza a promunciare ¢ scrivere f invece di e: chi > che; inveci> invece. ~ Uso del che polivalente: Quello che bo parlato & Mario. > Quello a.euti ho parlato 8 Mario. Cinese — Scambio fra J ed r: allivare > arvivare. ~ II singolare al posto del plurale: Giocavamo a carta cinese, > Giocavamo a carte cinesi. — Uso di forme verbali con valori di sostantivi: Ascolto che suono di auto. > Ascolto un’auto che suona, Giapponese = Scambio fra I ed r: Penso di andare in Itaria. > Penso di andare in ltalia. Olmai non impalo quasi niente. > Ormai non imparo quasi niente. = Tendenza a disgiungere due consonanti vicine ¢ a inserire una vocale: Vuoi scurivermi? > Vuoi scrivermi? ~ Difficolta nell'uso e nella discriminazione degli articoi In Giappone vita era pesante. > In Giappone la vita era pesante. (adattato da A. Cattana, M. T. Nesci, Analisi e correzione degli error, Paravia, Torino, 2000) ““Olqqnp UN C3108 2 IW, Mi @ sorto un dubbio.. 19 Provate ad aggiungere a questo elenco altri errori tipici relativi a una delle aree linguistiche esaminate. 20 Scrivete com’é stata la vostra formazione linguistica in italiano, spiegando quali sono i settori della lingua (ortografia, morfosintassi lessico) in cui avete avuto maggiori difficolta. 21 A coppie: dite quali sono gli errori che ancora fate in italiano e quali sono i dubbi pit ricorrenti che avete. Provate poi a risclverli con [aiuto dell'insegnante 0 utllizzando strumenti come la grammatica, il dizionario, ecc. ay) 0\ ay 2) ayy N wv = Immaginate di presentare a una classe di apprendenti stranieri di livello avanzato i principali errori ortografici (uso delle doppie, dell'apostrofo, dell’accento, ecc.) che si Possono commettere in italiano. Costruite delle attivita per stimolare la riffessione degli studenti sui diversi tipi di errori. Le attivita possono per esempio consistere in: - frasi contenenti parole scritte in modo errato che gli student! devono individuare e cor- reggere; + testi autentici al cui interno avete inserito parole scritte in una doppia forma, una glusta e laltra sbagliata: gli studenti devono individuare e sottolineare la forma giusta; - cloze in cui mancano parole che gli studenti devono scrivere correttamente; + testi in cui compaiono errori tipici di un’area linguistica specifica: gli studenti devono ca- dddddd pire di quale area si tratta e correggere gli errori. 80 RIEPILOGHIAMO. In questa unita abbiamo studiato: ® il concetto di errore linguistico e il rapporto tra norma e uso; « la diferenza tra gli errori di apprendimento e gli errori di produzione; © glierrori nell'uso del'accento: * gli errori nell'uso delle consonanti scempie ¢ doppies * gli errori nell'uso della lettera is * glierrori nell'uso dell'apostrofo: © le cause degli errori; * le principal dfficolta incontrate dagl stranieri nelio studio della lingua italiana: * alcuni errori tipici prodotti daglistranieri di diverse aree linguistiche. “O1qqnp UN O310S 2 IW APPROFONDIAMO Se volete approfondire questi argomenti vi suggeriamo: * G.Berruto, Socilinguistca delitaliano contemporaneo, Carocci, Roma, 2003 (I*ediz. 1987). + A Cattana, M.T. Nesci, Anais e correzione degii error, Paravia, Torino, 2000. + L’Coveri,A. Benucci, P Diadori, Le varieté dellitaiano. Manuale i sociolingustica italiana, Bonacci, Roma, 2003 (I* ediz. 1998). ‘= M.Dardano, P Trifone, la Nuova Grammatica della ingua italiana, Zanicheli, Bologna, 1997. * G.Pallotti,La seconda lingua, Bompiani, Milano, 2001 (I* ediz. 1998). > G.Patota, Grammatica di riferimento delftaliano contemporaneo, Gar- anti Linguistica, Novara, 2006. * AA Sobrero (a cura di), Introduzione alfitaliano contemporaneo.Vol II.La variazione e gi us, Laterza, Roma-Bari, 2008 (I* ediz. 1993). © P Trifone, Malalingua. Litaliano scorretto da Dante a oggi,il Mulino, Bologna, 2007. * PTrifone, M. Palermo, Grammatica italiana di base, Zanichelli, Bologna, 2007 (I* ediz. 2000). = AA Sobrero, A. Migietta, Introduzione alla linguistica italiona, Laterza, Roma-Bari, 2006, Vi suggeriamo la visione di alcuni film: * Tot, Peppino e la maiafemmina (1956), con la partecipazione di Tot® e Peppino De ] po € a regia di Camillo Mastrocinque. a ‘Amici miei (1975), con la parzecipazione di Ugo Tognazzie la regia di Mario Moricell © Io speriamo che me la cavo (1992),con la partecipazione di PaoloVillaggio elare- — = gia di Lina Wertmiiller. _— * La sconoscivta (2007), di Giuseppe Tornatore. Vi suggeriamo la lettura di alcuni testi: * GL Beccaria, Tra le pieghe delle parole, Einaudi, Torino, 2008, * A.De Benedetti, Vol pid la pratica, Laterza, Roma-Bari, 2009. + La Crusca per voi — Foglio dell’Accademia della Crusca dedicato alle scuole e agli amatori della lingua (periodico semestrale) ed 4 | Lettura... che passione! CHE COS’E UN TESTO? Il testo & un messaggio linguistico creato da un emittente con lo scopo di comunicare qualcosa a un destinatario. Un messaggio linguistico & “testo” quando presenta carat- teri di unitarieti e completezza. Un testo non si pud semplicemente riconoscere dalla sua lunghezza. Ci sono testi molto Iunghi, per esempio la Divina Commedia, ¢ testi brevi o brevissimi, come il cartello che avverte Attenzione: uscita autocarri, oppure il messaggio registrato che dice: “II numero selezionato é inesistente”. Gli uni e gli altri, perd, sono organizzati in modo unitario e sono complet: riescono a comunicare al destinatario tutto cid che devono. In un testo sono presenti sei caratteristiche fondamentali - Vintenzionalita: Vemittente produce un testo con uno scopo e con l'inten- zione di farsi capire; percid dovra preoccuparsi di mettere il destinatario nelle condizioni di comprenderlo, senza tralasciare elementi essenziali e senza pre- supporre conoscenze che l’altro non has ~ Pinformativit’: un testo deve comunicare qualeosa di nuovo, non pud es- sere interamente prevedibile; ~ la situazionalita: un testo nasce e viene interpretato in un contesto, che in molti casi ne precisa o ne determina il significato; = la coerenza: le varie parti di un testo devono essere legate tra loro in mo- do logico e chiaro, senza ambiguit’ di senso; «la coesione: le varie parti di un testo devono essere ben collegate tra loro dal punto di vista grammatical e lessiale. Un testo coeso rispetta i legami morfo- logici, sintattici e lessicalis - Tintertestualita: un testo rimanda a molei altri testi presenti nel- Ja memoria del lettore. Certe sue caratteristiche (di contenuto, di for- ‘ma, linguistiche) permettono al destinatario di riconoscere subito di che tipo di testo si cratta, e quindi di leggerlo in una certa prospettiva. {edateato da A. Cristofor, B. Gavazri, 1. Rosato, MIT ie quatiro ~ Comusicasione e teste Modul di italiano, B. Mondadori, Torino, 2001) 1 Fra i seguenti periodi indicate quali sono i testi ben formati e quali no. 1. B vietato calpestare le aiuole. 2. Chi ti ha detto di uscire? - Me ha raccontato Guido. 3. Non sappiamo nulla: 'amico di Matteo sta male, voi siete in casa sua, mia madre verra stasera, cosa c’é in tv? Gi siamo incontrati due sere fa al bar, ci siamo detti tutto e ora siamo di nuovo amici. Oggi il tempo @ bello: prendi 'ombrello! Tarte le mattine devo sgridare i bambini perché non si vuole lavare. Se ne gia sono andats il loro treno non @ ancora partito. Larticolo 1 della Costituzione italiana dice: “Ltalia @ una repubblica democratica, fon- data sul lavoro”. ergs jouoissed ays ~"eINIOy 2 Date un titolo a ciascun capoverso dell'articolo; poi date un titolo al testo nel suo complesso. Purtroppo & vietato l’accesso, II tesoro archeologico di Milano @ nascosto in due luoghi pro- tetti alla periferia della citta. E un patrimonio di capitelli, fregi, colonne, epigrafi, anfore, sta~ tue, bronzi, mosaici (una decina) ¢ ceramiche, oltre settemila reperti emersi dai cantieri in citta | erisalenti a un periodo che va dal V secolo a.C. fino alPalto Medicevo: un millennio d’arte catalogato, ar- chiviato, messo sotto chiave, coperto dai cellophane, disposto su scaffali d’alluminio. “Le opere pitt significative sono esposte in museo”, spiega e rassicura la dizettrice dell’Archeologico di cor- 10 so Magenta, Donatella Caporusso. Le altre, la mag- gior parte, sono in magazzino. Fuori, in mostra, po- trebbero raccontare i fasti della capitale imperiale e aiurare a intuirne la geografia archiettonica civile e religiosa, Dimenticate, al momento, possono solo aspet- 15 tare il raddoppio del museo: nella primavera del 2011. In ogni caso, suggeriscono una riflessione: “I milane- non immaginano la ricchezza delle testimonianze te~ stituite dai cantieri edili e dagli scavi per i parcheggi ‘Non hanno resistito i templi e i palazzi, demoliti e riciclati, come quasi turto a Milano, ma 20 qualche traccia di tanto in tanto emerge. Dalle cantine di via Manzoni. Nelle cucine degli ho- tel nei Bastion. Dai sottoscala dei condomini alzati sul tracciato delle mura. Pitt di duecento | cognomi di famiglie antiche ritornano con le iscrizioni dell’epoca, vedi i Novelli e i ‘Trebbio. Un cantiere in corso di Porta Romana ha spalato una necropoli ¢ riconsegnato vasi, col- lane, specchi d’oro e d’argento, tombe, resti cremati e inumati, tracce di riti pagani. I lavori 25 per il nuovo Policlinico hanno scoperto una domus signorile in un suburbio dell’antica Me- diolanum, oltre Pattuale via Francesco Sforza. [...] Nella mappa della Sopraintendenza, tut- to il centro é “a rischio archeologico”. E un enorme museo sepolto. { (adattato da 11 Corriere della sera, 21-08-2010) | 8 che passione! Lettura.. 4 LA COESIONE TESTUALE La coesione @ il correrto collegamento tra le diverse parti che costituiscono un testo. I mezzi di cui la lingua si serve per collegare i componenti di un testo possono essere ‘grammaticali o lessicali. In particolare, gli stramenti della coesione sono ’accordo gram- maticale, i coesivi (la ripetizione, la sostituzione, V’eliss) e i connetth Laccordo grammaticale Laccordo grammaticale consiste fondamentalmente nella concordanza di genere ¢ di numero: —un articolo, un aggettivo, un participio devono avere lo stesso genere e numero del nome a cui si riferiscono: Ho visto la mig cara zig. Tl nome regola anche il numero e il genere del pronome: Hai telefonato a Carla? — Si, le ho telefonato ieri. = il predicato deve concordare con il soggetto nel numero ¢ nella persona: Leagazzi giocano a pallone {e non *I ragazzi gioca a pallone). | coesivi: la ripetizione, la sostituzione, l’ellissi Per garantire la continuita del discorso & spesso necessario fare rimandi e stabilire col- legamenti con quanto detto in precedenza, Sono chiamati coesiva i vari modi attraver- s0 i quali possibile assicurare il collegamento e il richiamo tra le parti del testo. Il pri- ‘mo strumento coesivo é la ripetizione, che consiste semplicemente nel ripetere un ele- mento gia nominato, detto antecedente: Con la pace di Vienna del 1809 Napoleone raggiunse Vapice della sua potenza; ma la disastrosa campagna di Russia del 1812 segné la fine del dominio di Na- poleone sull’Europa. Sconfitto a Lipsia dagli alleati exropei nel 1813, Napoleo- ne abdicd nell'aprile del 1814 e fu esiliato all Isola Elba. Un secondo meccanismo di collegamento ? la sostituzione, cioé I'uso di un elemen- to al posto di un altro in modo da evitare una ripetizione, Importanti elementi di so- stituzione sono i pronomi c i possessivi: Con la pace di Vienna del 1809 Napoleone raggiunse Vapice della sua potenza; ima la disastrosa campagna di Russia del 1812 segné la fine del suo dominio sul- PEuropa. Sconfitto a Lipsia dagli alleati europei nel 1813, egli abdico nelP'apri- le del 1814 e fu esiliato all'Isola d'Elba, La ripresa senza ripetizione pud avvenire non soltanto mediante forme gramma- ticali, ma anche per mezzo di elementi Iessicali, cio® di parole o espressioni che si adoperano in iuogo di un elemento gid espresso precedentemente: Con la pace di Vienna del 1809 Napoleone raggiunse Vapice della sua potenzas ma la disastrosa campagna di Russia del 1812 segné la fine del dominio dell’im- eratore francese. Sconfitto a Lipsia dagli alleati europei nel 1813, il Bonapar- te abdicd nellaprile del 1814 e fu esiliato all Isola d'Elba. La sostituzione lessicale pud essere attuata anche mediante: ~sinonimi, cio? vocaboli che hanno un significato affine: Gli operai della fabbrica rischiano il posto di lavoro. Per difendere i diritti delle maestranze i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale. = iperonimi, cio? nomi che hanno un significato pitt ampio rispetto ad altri (detti iponins Gli opetai della fabbrica rischiano il posto di lavoro. Per difendere i diritti dei la- voratori i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale. nomi generali, cio? parole di significaro generico (come cosa, fatto, circastanza, ecc-) capaci di richiamare tutto cid che € stato detto in una porzione precedente di testo: Ladisoccupazione giovanile & in aumento. II fatto desta grande preoccupazione. Si pud considerare un mezzo di collegamento anche Vllissi, che consiste nel non riprendere un elemento gia nominato (in genere il soggetto) e si basa sul fatto che il contesto spesso sufficiente a eliminare ogni possibile dubbio. In alcuni casi Pellis- si obbligatoria, per esempio quando il soggetto di una frase coordinata é lo stesso della reggence: Paolo ha preso il motorino ed é andato a fare un giro. (no: *Paolo ha preso il mo- torino e lui ¢ andato a fare un giro. |*Paolo ha preso il motorino e iL ragazza & an- dato a fare un giro.) | connettivi Rientrano nella categoria dei connettivi tutte quelle parole o espressioni che hanno la funzione di collegare (connettere) le parti di un testo, chiarendo il tipo di relazione che sussiste tra una parte ¢ altra. Dal punto di vista grammaticale sono connertivi: = le preposizionis Esco per fare la spesa. ~ le congiunzioni: Marco non é arrivato perché ha perso il treno. ~ gli avverbi: Veramente le cose con stanno cosi. — le locuzioni avverbiali: Allimprovviso s'é alzato e se n'é andato. = espressioni complesse: Sarebbe opportuno che ci andasse wna persona non co- nosciuta. In altri termini devi andarci tu. Possiamo capire se un certo elemento linguistico @ un connettivo soltanto se ana~ lizziamo la funzione che esso svolge ne! discorso. Per esempio l'avwerbio veramente, in una frase come I! film @ veramente bello, non ® un connettivo, in quanto ha sem- plicemente la funzione di modificare un singolo elemento della frase (V'aggettivo bel- 0). Tnvece, nell’esempio riportato sopra (Veramente le cose non stanno cosi), lo stes- so avverbio un connettivo, poiché si ricollega a una frase precedente detta da altri ¢ introduce un punto di vista diverso (come a dire: ‘a mio parere le cose non stanno come hai deteo tu’): in questo caso veramerte equivale a espressioni quali ‘a dire la verita’, ‘se bisogna essere sinceri’, ‘se vogliamo dirla tutta’. Non sempre i connettivi sono presenti nel testo: il rapporto tra due parti di testo pud anche essere indicaro soltanto da un segno di punteggiatura. Per esempio: ‘Marco non 8 arrivato perch la perso il reno. -» Marco non éarrivato: ha perso il treno. Tn questo caso i due punti introducono la causa di un fatto e hanno la stessa fun- zione del connettivo perché. “Banga juoissed oy Lettura... che passione! Le funzioni_dei connettivi Degiungere una pane di eso a) vun'altra, e, anche, nore, ore acid, perdi Pi, si aggiomga che, né,nebpure, \nemmeno, neanche, ect. ‘Quel divano non é comodo e ha un bel colore. Inoltre costal troppo. stable un contrasto fra due parti dl per, ma, bens, al contrari, tata-|ADbiamo pocke probabil di far testo vi, invece, anc ex. cela, tutaviaterteremo, [escladere una dele due pant ditesto| 0, oppure, exe. Stasera Fiala casa oppure esit spiegare la parte di testo precedente| civ, oss, aire parole, inairiter-| Claudio @ un misono, co® ha wna mini, vale a dir, ec. [profonda avversione nei confront delle donne. Gimostrareaffermazioni contenute|infat, difath i effet, effertiva| ler sora evo strato. Infati50- nella parte di testo precedente |mente, ext. no addormentato prestssimo, stabilre un opposiione fra due par- ti ditest,indieando una causa da cu non deriva Peffero arteso ach, sebbone, quarter state, anche se, ec. Benché avessimo cammminato.per| ‘molte ore, non eravamo stanchi Tndicare un rapporio cronologico Fa de part di testo (quando, menive, prima che, dopo) che, prima, po, ntato, rl frat | po, quindi, dopo, exc. Dobbiama terwerie prima che sia sroppo tard. indica fing, fo sopo verso quale tende 'arioneespeesa in uaa pa rede eso er affinché,perché, al fine di, con intento di, ecc. "Tavis percha tu appa come re golart Tindicare un rapport di causa to fra due pati di testo [percé,poiché,glaccbé, dal momen-| to che sccome, ee. Ho fame perebé tamattna non bo) fatto colasione. indica la condizione che deve ve ifcarsi prima che accada quanto espresso in un’altra parte del testo se, qualor,purche acondone he el caso incu, ee. Domenica facclansa wa gta se sar bel tempo. eprimere fe conseguenza cas. he lato. che, dma ce tl punto che, talmente che, ec. Exo affaticat tl puto oe non regen in pedi. stable delle ecceioni, delle Geo stanze limitative rspetto a quant detco in unaltra parte di testo Irarme che, eccetto che, salvo ce, fuorché, a meno che nom, ec. (Damani andiamo al mare a meno che non piova. Tndicareil modo in cs svolge a to espresso in un’altra parte di tesco (come, nel modo che, secondo che, "Tonio urlava come se fosse baz: ito, clencaree stabilregerarchie per brima cosa, mn primo Tuogo, i ne, nanzito, x ultimo, perf rine, da wna parte. dalla, ee, Ts primo Tuogo bisogna studiare i ‘problema, in secondo luogo trova- re a solucione,infine verifcare che! la soluzione sia esatta, itrodure un argomento [per quant rand, relacaerde gar arto ood. Relatioamente alfesito delle elezo-| ni, non 8 possibile fae prevision. eoncudere Th conclusions, soma, dengue, indi perci, pertanto, alors, ect. T film 8 putiosto noiaso e wn po troppo lgo, Insomma non val la [pena vederlo. 86