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DIZIONARIO ENGIGLOPEDICO

DELLA TEOLOGIA

DIZIONARIO ENCICLOPEDICO

DELLA TEOLOGIA
,

DELLA STORIA DELLA CHIESA,


DEGLI AUTORI CHE HANNO SCRITTO INTORNO ALLA RELIGIONE,
DEI CONCILII, ERESIE, ORDINI RELIGIOSI, Ec. EC.

DELI. ABBATE

NICOLA. SILVESTRO BERGIER


NUOVAMENTE TRADOTTO SULUULTIMA EDIZIONE FRANCESE
CORRETTA ED ACCRESCIUTA

PRIMA EDIzIoNE MILANEsE

VOLUME VI.

MILANO
PRESSO CARLO TURATI TIPOGRAFO-LIBRAIO
Corso Francesco, n. 621

E25

TABERNACOLI (FESTA DE). Una delle


tre grandi solennit degli Ebrei. lddio avea
ordinato la celebrassero in memoria del
Pavere i padri toro dimorato pel corso
di quaranPanni sotto tende nel deserto.
Levil. xxm, 54, 45. Scopo delle feste giu
daiche era in generale di rammentare a
quel popoto i principali fatti della sua sto
ria e la protezione e i benezii a lui da
Dio in ogni tempo largiti.
La festa de tabernacoli avea principio

della festa ad attinger acqua alla fontana


di Sittoe per farne libazioni, ec. E pare che
quesfuttima usanza fosse gi introdotta
al tempo di G. C. e ch egli vi attudesse
altorch, trovandosi quel giorno in Geru
salemme, disse ad alta voce a Giudei: Chi
ha sete venga a, me e beva. A chi crede

scaturiranno (come dice la Scriltura)


dal seno di lui umidi acqua viva. Io.vn,
57, 58. V. Osanna. Reland, Antiq. sacr.
vett. Hebr., pari. iv, c. u; Lami, lntrud.

it di quindicesimo del settimo mese, detto Ptude de PEcrilurc sainte, c. 12.


tisri, it qual giorno corrisponde alP ulti
TABERNACOLO. Padiglione o tempio
mo di settembre, dopo it ricolto defrutti mobite nel quale gli lsraeliti , mentre di
della terra; e durava sette giorni: nel qual moravan nel deserto, facevano tor atti di
tempo gli Ebrei soggiornavano sotto ca religione, offerivan sacrilizii e adoravano
panne iormale di rami d alberi; e perch it Signore. Quesfeditizio si poteva met
era tor commandato di passartto in alle tere insieme, disfare, trasportare ove pia
gria, banchettavano lietamente colle pro cesse.
prie famiglie, convitando i leviti, i fore
Era composto di assi, pelli e veli; lungo
stieri, le vedove e gli orfani, secondo che trenta cubiti,alto dieci, largo altretanti. Di
era prescritto dalla legge.
videvasi in due parti. Quella in cui entra
NelPEvangelio la festa detabernacoli vasi prima sappellava it santo; e quivi
appellata scenopegia, da due voci greche stavano it candeliere doro, la mensa coi
signiticanti costruir tende. ll di primo e pani di proposizione o dofferta e Paltare
Pultimo erano i pi solenni, e non era su cui siardevano i profumio incensi. Que
lecito it darsi a nessun lavoro. Gli Ebrei sta prima parte era separata mediante un
doveano presentarsi al tempio, larvi ot veto dalla seconda, chiamata it santuario
ferte, ringraziare lddio de ricevuti favo- o it santo de santi, nella quale trovavasi
ri. Dal farsi questo immediatamente dopo Parca delPalleanza o del patto. L0 spazio
la vendemmia, i pagani, al veder tali ceri intorno al tabernacoto era detto Patrio;
monie, delle quali non conoscevano to sco in questo, rimpetto atPingresso del taber
po, ne trasser motivo di dire che gli Ebrei nacoto medesimo, era P altare degli oto
causti, sul quale bruciavasi la carne delle
prestasser culto aBacco.
Col tratto successivo altre cerimonie si vittime, ed un gran bacino pien dacqua,
aggiunser dagli Ebrei alle prescritte dalla chiamato it mare di bronzo , dove lava
legge, come portar palme nelle mani gri vansi i sacerdoti prima di far le funzioni
dando Osanna, andare P ultimo giorno del tor ministero. Questo spazio, che con.
Bsncnm. Vol. VI.

Av

TA

TA

tava cento cubiti di lunghezza sopra ciu


quanta di larghezza era chiuso alPintorno
da un cortinaggio sorretto da cotonne di
legno vestite di lamine d argento con
capitelto delto stesso metalto e base di
bronzo. ll tabernacoto era tutto coperto
di stoffe preziose, sopravi altre fatte di
peli di capra per difenderte dalle piogge
e dalP ingiurie delParia. Reland, Antiq.
sacrw vett. Hebr., part. 1, c. 5 e segg.;

lsraeliti in mezzo a un deserto, dove man


cavan di vestimenta e delle cose neces
sarie alla vita, avesser tanta ricchezza da
concorrere alla costruttura dun magnico
padiglione e di mobiti preziosi quali son
quelli descritti da Mos; e ne inferisce es
sere stato it tabernacoto ordinato e pro
gettato nel deserto, ma eseguito soltanto
dopo la conquista della Palestina.

c. lo; Walton, Proleg., c. 5, ec.


Gli Ebrei riguardavano it tabernacoto co
me Pabitazione del Dio iHsracle, perch
quivi dava egli contrasegni sensibiti di
sua presenza: quivi porger gli si doveano
le orazioni, i voti, le offerte del popoto e

chi delle spoglie de toro ospiti e che que


sti avean dato toro quanto possedean di

Al nostro critico non risovvenne pi


Lami, Jntrod. Ptude de liEcril. sainie, che gli lsraeliti eran usciti dEgitto cari

pi pregevole. Exod. xn, so. Oltrech me


ramente arbitrario ed errato it vatore
chegli d de metalli, ignorandosi quanto
valesse precisamente it talento a que tem

i sacrizii; e Dio avea interdetto it fartto pi e avendo questo variato presso i di


altrove. Per questa ragione it tabernacoto versi popoli.
Lo stesso scrittore asserisce non avere
fu coltocato in mezzo al campo , circon
dato dalle tende de leviti e pi tontano gli Israeliti prestato verun culto a Dio nel
da quelle delle diverse trib, secondo Por deserto; onde se costrussero un taberna
coto, fu non per lui ma per qualche falsa
dine toro segnato.
ll tabernacoto fu cominciato a inalzare divinit. E pretende provartto colle parole
a pi del monte Sinai, it giorno primo del del profeta Amos, v, 25: Mi o/feriste voi
primo mese del secondo anno dalPuscita forse per quaranfanni ostie e sacrizii
dgittogz514del mondo. Feceesso le veci nel deserto, o casa dsraelc? E voi por
di tempio per gli lsraeliti nch Satomo lavate il labernacolo del vostro Motoc
ne non n"ebbe edicato una che divenne e le gure de vostri idoli e la stella del
it centro del culto divino e che fu costrut vostro Dio, cose fatte da voi.
Linterrogazione , rispondiamo, nel le
to sntPegual disegno del tabernacoto. V.
Tenno. Nella volgata vien questo appel sto ebraico val tatora negazione, e biso
lato labernaculum testimonii, la tenda gna tradurre: Non mi o/feriste voi for
della testimonianza; ma la voce ebraica se, ec. Del qual modo parecchi esempi si
indica piuttosto tenda delvadunanza, potrebbero addurre. Tanto dicasi delPin
signicato che meglio si addice alla de terrogativo p.91 nei Settanta e negli scrit
stinazione di quelPedizio. Dopo la con tori greci. Quel che precede e quel che
quista della Palestina Parca delPalleanza vien dopo esigono assolutamente un tal
non sempre si tenne chiusa nel taberna senso. Iddio dice agli Ebrei cifegli sapeva
coto, essendone stata pi volte tratta fuori le toro iniquit e quindi non accetterebbe
e deposta altrove; n si vede che Dio punto tor sacrizii; paragona it proce
facesse di ci rimprovero agli Ebrei. Re der toro a quel de tor padri, i quali nel
deserto mischiarono it suo culto a quelto
land, ibid.
Lo Spencero, De lcg. Hebr. rilual, degli iddit bugiardi, mischianza abomine
l. nni, pari. n, c. 5, avvis che it taberna vole, da Dio detestala. Traducendo altri
coto fosse stato costrutto da Mos ad imi menti si farebbe sragionare it profeta. Mo
tazione de popoli ondera attorniato: con s non tacque cotesta idolatria degli Israe
gettura priva di fondamento; non ci es liti nel deserto, posciach rinfaccia toro
sendo prova positiva che, alPepoca onde daver sacricato ai demonii, a nuove di
partiamo, gli Egizii, i Cananei e le nazioni vintt che i padri toro non avean cono
poste a levante della Palestina avessero sciute. Deut. xxx", le et seqq.
TABERNACOLO. Chiamasi con questo
tempii portatiti per adorarvi tor dei; aven
do essi gi sede ferma e citt eabitazioni nome nelle nostre chiese un piccoto ar
sse: fu anzi una delle principali cure madio ove suol chiudersi la ss. Eucaristia
di Mos quella di fuggire qualunque somi e donde si trae per esporta alPadorazio
glianza tra it culto del vero Iddio e quelto ne del popoto o recarti agli infermi. V.
Cmoiuo.
delle false divinit.
TABORITI. V. Ussm.
Un increduto denostri giorni che si oc

TACODRUGITI o TASCODRUGITI. V.
cup a far raccolta dobie1.ioni contro la
storia sacra vuol fosse impossibite che gli MoNTANIsTI.

TA
TALHUD. Voceebraica che val dottri

TA

secoto XIl, fece un estratto di colesto Tal


na. Cosi chiamasi dagli Ebrei moderni mudde, in cui, lasciando da un lato le con
unenorme raccolta delle tradizioni de tor tese e le ridicolaggini, porge soltanto le
dottori compresa in 19. volumi in fol. Que decisioni de oasi de quali vi si tratta.
sto lavoro gode daltissima autorit appo Diede a quesPopera it titoto di Iad Ha
toro: la credono la legge orale data da Dio chazacha, mano forte. , dicesi, un dige
a Mos e la dichiarazione della legge scrit sto di leggi compiuto se altro mai, pre
ta; che Mos Pabbia fatta apprendere a giabite non per la sostanza ma per la chia
memoria dai seniori, e sia essa venuta da rezza delto stite, it metodo e Pordine delle
toro per tradizione d et in et pel corso materie. Prideaux, Hist. dea Iuifs, l. v.
di circa mitle seicento anni insino al rab
TANCHELINO o TANCHELMO. Eretico
bino Giuda Haccadosch o it santo, che che men gran romore nel Brabante, nelle
nalmente la commise alto scritto, regnan Fiandre e sopratutto in Anversa al prin
do Hmperador Adriano, Pa. nso alto iu cipio del secoto XII. insegnava i sacra
circa di G. C. V. Lacca oRALE.
menti della chiesa cattolica essere abomi
Due parti contiene it Talmudde, cio la nazioni; isacerdoti, i vescovi, it papa non
Mischna o seconda legge, che it testo, esser nulla pi de laici; non doversi toro
e la Gemara o compimento, che forma it le decime; la Chiesa esser composta de
commentario. Ma due Talmuddi ci sono: suoi discepoli soltanto. Seduceva le donne
quelto di Gerusalemme, del quale or ora e abusavane a sodisfacimentto della pro
dicemmo, e in cui it testo di Giuda Hac pria libidine, ed estorse di molto danaro
cadosch, it commentario di varii rabbini a cotoro che aveva affascinali. Superbo
di vedersi capo di grosso partito e daver
che venner dopo.
Non fu questo condotto a termine che communicato it suo fanatismo a una mol
"elm1. 500 di nostro Signore ed compreso titudine ignorante, affelt Pesteriore e la
in un tomo in fol. La sua somma oscurit magnicenza dun sovrano; non comparve

cagione che gli Ebrei ne usino pochis pi in publico fuorch scortato da guar
simo; nondimeno, essendo stato composto die e soldati armati; e spinse Pempiet
ne secoli vicini al tempo di Cristo e scritto
nel linguaggio altora tuttavia partato nella
Giudea, Ligliort, dotto inglese, esercitatis
simo nellPidioma ebraico, ne trasse di mol
te osservazioni che ponno servire alPin

telligenza del nuovo Testamento.


il secondo Talmud quelto di Babitto
nia, compitato circa ducento anni dopo
Pantecedente, verso it nire del secoto V

0 alPentrante del VI, per opera di pi rab


bini, i quali, dopo la dispersione degli
Ebrei, sotto it regno dAdriano, si ritira
rono nella Babittonia e vi tennero scuole
per alcuni secoli, verisimitmente no alle
incursioni e conquiste de maomettani. E

questo it Talmudde di cui gli Ebrei fanno


grandissimo conto e che studiano colla

maggior sollecitudine ed hanno pel manco


in egual riverenza che i Libri Santi.
Non esso per altro che un ammasso
di favole, sogni e pueritit sotto it quale

gli Ebrei han soffocato la legge e i profeti

insino a pretendere che a quella guisa che

G. C. adorato qual Dio perch ebbe to


Spirito Santo, cosi alui si dovesse pre
stare to stesso culto per aver egli pure
ricevuto la pienezza del Santo Spirito. Ci
scrisse it clero dUtrecht alParcivescovo
di Cotonia, che avea tatto arrestare quel
pazzo imposttore. Ma Tanchelmo, fuggito
dal carcere, ricominci le sue empie e se
diziose predicazioni; nalmente,in un di
que tumulti chera solito suscitare, venne
ucciso da un prete Pa. l : le. La sua setta,
che gli sopravisse, fu dispersa merc le
istruzioni e gli esempi di s. Norberto e de
suoi canonici regolari. Hist. de Vgl. gul
lic., l. xx, a. una.
Siccome, a giudizio de protestanti, un
eretico it qual gridi contro del clero non
pu mai aver torto, it lltosemio dice che
se i delitti imputati a Tanchelino eran ve
ri, sarebbe egli stato un mostro iPimpo
stura o un pazzo da catena; ma ch essi

e che i Giudei caraiti tengono in sommo sono incredibiti e perci falsi, e che vi
dispregio. , per dirta col dottor Pri tutta ragion di credere avergli it clero im
deaux, it Corano degli Ebrei; quivi attin putato bestemmie per vendicarsi di lui.
gono essi tutto tor sapere, credenza e re Hist. eccles., sec. XIi, pari. n, c. 5, S o.
Nol avvisiamo ci sia ogni ragione di cre
ligione. Come Puno zeppo dimposture
da Maometto spacciata per cose venute dal der Popposto. l." Egli pi ovvio it cre
cieto, cos nelPaltro si contengono mitle dere che un setiario ignorante e fanatico,
sciocchezze a cui assegnano gli Ebrei uno ebro de suoi felici successi, sia divenuto
empio ed insensato, che giudicar senza
rigine sovrumana.

lllaimonide, dolto giudeo spagnuoto del prova che it clero tutto della citt di

TA

TA

Utrecht fossc una massa di calunniatori.


2." Gli scrittori della vita di s.l\orberto,te
stimoni contemporanei, attestarono la stes
sa cosa che Panzidetto clero. 5 ." l tanti
impostori della stessa specie che sorsero
nel secoto XIl, come i catari, detti anche
patareni e albanesi, specie di manichei ,
Pietro ed Enrico di Bruis, Arnaldo da Bre
scia, Pietro Valdo e i valdesi suol disce
poli, i passaginiani o circoncisi, i capucia
ti, gli apostolici, Eone, ec., de quali it Ilto
semio riferi gli errori e le empiezze, quan
tunque ne abbia taciute non poche, fan
prova pur troppo che in quel secoto di

sero nella Mesopotamia e nella Persia e si


stendessero dalla parte doriente; come ,
nel VI, recassero la propria dottrina agli
Indiani sulle coste del Malabar, sulle rive
del mar caspio e in una porzione della
gran Tartaria; come, nel VII, penetrassero
nella Cina e vi ottenesser vantaggi. Quan
tunque non si sappia precisamente no
a qual punto si spingessero nel nord della

corre tutte le vitlanie e frasi da bisca, i


tratti di pazzia sparsi ne libri di Lutero
scritti in tedesco, verrebbe voglia di dire
ch egli si meritava per to meno desser
chiuso in un manicomio quanto di venire
condannato siccome eretico. Ma le non si

to IV partarono del cristianesimo stabitito


presso i Seri, che sono o i Cinesi o i Tar
tari orientali; ma non si sa positivamente
da chi n in qual modo fossero stati con
vertiti. Nel secoto VIl gli Arabi maomet
tani sinsignorirono della Persia e vi po
sero stanza; dopo questo mutamento i ne
storiani furono spesso sturbati nelPeser
cizio di tor religione e nelle missioni toro
e maltrattati da quenemicidel nome cri
stiano.
Da una Storia ecclesiastica de Tar
lari, dettata sotto gli occhi del dotto Mo
semio da un suo allievo e stampata in
Helmstadt nel l741,veniamo a sapere che,
sul cader del secoto VIll e al principiare
del IX, Pimoteo patriarca de nestoriani,
che dimorava nel monastero di Beth-Aba
nelPAssiria, mand successivamente pa
recchi de suoi monaci a predicare it Van
geto pressoiTartari vicini al mar caspio,
che furono ascoltati e fondarono parecchie
chiese non pur in quella contrada nra nel
Catai, nella Cina e nelP india. Ne reca in
prova documenti tratti dalla Biblioteca
orienlale delPAssemani, t. lll e IV.

Partaria, dimostrato da catatoghi avere i


nestoriani eretto -vescovadi soggetti al tor
patriarca ed esservene parecchi posti nel
la Tartaria.

Egli certo che, prima di quelPepoca,


vertigine nulla incredibite per parte de in quella parte del mondo ci erano gi stati
falsi itluminati. 4. Se si avessero a rac de cristiani, perocch scrittori del seco

sanno; nessuno pi le legge, n tampoco


i luterani: e ci vale a salvar la riputa
zione del patriarca della riforma. Ne se
gue egli forse che non sieno opera sua e
che le abbia inventate it clero cattolico
per ira delle declamazioni di lui?
TARGUDI. V. PABAFRAsI CALDAICHE.
TARTABI. Partiamo di questi popoli

soto per esporre i varii tentativi fatti per


convertirti e condurti al conoscimento del
la religion cristiana.
Erranti sempre, sempre ladri e saccar
di, i Tartari eran conosciuti dagli antichi
sotto it nome generale di Sciti, e fa due
mitle anni ci vengon dipinti a un dipresso
quali sono ancor di presente. Nessunattra
nazione occupa una s ampia estensione
di territorio sul gtobo: la gran Tartaria

conna al nord colla Siberia, al mezzodi


con Plndia e la Persia, a levante col mare
del Kamischatka e colla Cina, a ponente

Al principiare del secoto XI, son per


col ume Volga e col mar caspio; pel tutta Europa it grido della conversione al
manco it doppio delPEuropa. I costumi de cristianesimo d un celebre personaggio

suoi abitanti sono i pi in opposizione col detto it Pretegianni, senza che si sapesse
cristianesimo; P avversione alla vita se
dentaria, alla fatica, alPagricoltura, Pamor
del saccheggiare, la crudelt, le libidini
contro natura son vizii antichi quanUessi.
Se non che G. C., commandando di pre
dicar PI-lvangelio alle nazioni tutte quante,

positivamente in qual parte del mondo si


trovasse. E dimostrato chera un principe
tartaro che signoreggiava la parte orien

tale della Tartaria pi presso alla China e


chiamata oggi it regno di Tanguth. E ve
risimite ancora che it nome di Pretegianni

non eccettu questa; e se difcitissima fosse dato ad altri kan o principi tartari
impresa it condurta ad abbracciar quella che aveano abbracciato it cristianesimo,

dottrina, it fatto chiari pi duna volta che giacch se ne fa ricordo alla met ancora
non impossibite.
Facendo la storia del nestorianismo, ab
biamo osservato come i partigiani di quel
Peresia, posti al bando dagli imperatori
di Costantinopoli nel secoto V, si ritiras

del secoto XIl. Lultimo di tali principi,


per nome Ung-kan fu vinto e spogliato
del trono da Gengis o Zengis-kan Pa. 1205.
Vuolsi che papa Alessandro lll gli scri
vesse Pa. 1i77 per indurtto a unirsi alla

TA

TA

chiesa romana e che la posterit di que


sP ultimo Pretegianni sussistesse lunga
pezza ancora dopo di lui e continuasse a
mantenere la fede cristiana.
Gengis-kan, devastatore delPAsia, che

Halack, un de suoi generali, con poderoso


esercitoa n di sottrarre la Persia al giogo
de maomettani. Halack li sconsse, prese

Bagdad e simpadroni della Persia: tratt


i cristiani con dolcezza e rese toro la li

mori Pa. 1226, non fu mai cristiano, non bert di professare e predicare la propria
si sa tampoco se avesse religione; ma si
ha per cosa certa che Zagatai, uno de suoi
gliuoli che tenne it regno di Samarcanda,
professava it cristianesimo. La. i241 e i
susseguenti uno sciame di Tartari gitttossi
a desolar PUngheria, la Potonia e la Rus
sia e penetr n nella Slesia. Il che in
dusse papa Innocenzo IV a mandare nel
m45 missionarii in Tartaria per procac
ciar dammansare la ferocia di que popo
li; e scelse a tal opera domenicani e fran
cescani. Lo storico che trascriviamo vuole
che i primi, per difetto di prudenza, sor
tissero cattivo esito, i secondi fosser me

glio accolti, ma non facessero gran frutto.


C per ragion di credere it contrario ,

giacch, nel 1246, Gajuch-kan ed altri

religione. Nel i2so i Tartari, guidati da


un altro capo, irruppero di nuovo nella Un
gheria, Potonia e Russia, intanto che Ha
lack continuava a inseguire i Saraceni nel
la Mesopotamia e nella Siria. A questo ca
pitano dovuto to sterminio della nazione
degli assassini nel 1262 e del tor capo detto

it vecchio della 1nonlagna. QuelPorda di


malandrini aveasi recati in mano parecchi
castelli della Fenicia, donde colle ruberie
ed ammazzamenti faceva tremare tutti i
dintorni. Egli certo quindi che la spedi
zione di s. Luigi nella Palestina era con
certata coi Tartari, e chegli era sicuro
del toro sussidio, circostanza a che gli sto
rici non posero mente a bastanza.
Nel 1274, Abaka, successo ad Halack
nel governo della Persia , spedi un suo
ambascladore insieme con quelli del re
dArmenia a Gregorio X ed al concitio di
Lione a n di chiedere aiuto contro i Sa
racini. Ne mand altri, due anni dappoi,
a papa Giovanni XXI e ai re di Francia

capi de Tartari aveano abbracciato it cri


stianesimo e menate in mogli donne cri
stiane. Assemani, Biblioth. orient., t. IV.
In fatto, un di que domenicani, Andrea
di Lonjumel , tornando quelP anno stesso
dal suo viaggio, trov nelPisola di Cipro
it re s. Luigi in cammino per Terra San e dnghitterra per rinovare la stessa do
ta; it quale, udito quanto riferivano quel manda, accertando che Coplai gran kan di
religioso e un ambasciador tartaro giunto Tartaria avea abbracciato it cristianesimo
nel tempo medesimo, li rimand in Tar e chiedeva missionarii; it qual fatto non
laria con presenti pel gran kan. Se i do tuttavia si veric. Da quelPepoca insino
menicani fossero stati mal ricevuti in quel al i504 i cristiani nella Persia si trova
paese , non probabite che it Lonjumel rono ora tranquitli, or maltrattati, secondo
volesse tornarvi s presto; e se nulla ci che pi o meno vi poterono i maomet
fosse stato da sperare per la religione, tani. Ma i papi non cessarono di mandar
s. Luigi non avrebbe arrischiato quellPam vi a mano a mano missionarii, a quali
hasciata. Ma ai Tartari, altora nemici aper riusc spesse ale di riconcitiar de nesto
ti de Saraceni o maomettani, era nota e riani colla romana chiesa.
gradita la spedizione de principi crocest
Il Mosemio, Hist. eccles., sec. XIII e
gnati, e sapeano che it miglior mezzo dan XIV, parte I, c. i, S 2, confess che gli
dar di buona intelligenza con toro era di andati in Tartaria sul nir del secoto XIII
permettere in Tartaria la predicazion del e ,sul cominciare del XIV vi fecero gran
Vangeto.
dissimi progressi, convertirono alla fede
Il perch nelPa. 1249, Mangu-kan, po cristiana inniti Tartari, ricondussero nel
lente sovrano fraTartari, e un altro prin sen della Chiesa gran numero di nesto
cipe chiamato Sartack, ad istanza dun re riani ed eressero chiese in varie parti
dArmenia, si fecero cristiani. Saputosi ci della Tartaria e della China, della quale
da s. Luigi in Palestina, esort di bel nuo i Tartari mongoli seran fatti padroni. Un
vo Innocenzo IV a spedire missionarii in di que missionarii francescani, per nome
Tartaria e fece partir con toro Guglielmo Giovanni da Monte Corvino, esercit in
di Bubruquis, religioso francescano, che quel paese per quarantadue anni le fun
scrisse la relazione del suo viaggio. La zioni dapostoto. Percorse egli non pure
missione non riusc senza frutto; perocch la maggior parte della 'Iartaria, ma entr
Sartack-kan scrisse lettere ossequiose al nelle Indie e tradusse in lingua tartara it
papa ed al re di Francia colle quali pro nuovo Testamento e i salmi di Davide.
La. 1507 Clemente V eresse a favore di
fessavasi cristiano.

La. 1256, to stesso llIangu-kan mand lui un arcivescovado nella citt di Cam

40

TA

TA

balu,che credesi esser la stessa che Pechi

migliava quella degli apostoli e li rendeva


no. Finch la Cina fu in potere de Tartari venerabiti ai Tartari. Non adoperarono es
mongoli, la religion cristiana vi si man si n a procacciarsi dovizie n a recarsi
tenne in ore.
in mano autorit n ad allargare la podest
Ma Pa. i569 i Cinesi riuscirono a cac del pontece romano: la dignit episco
ciare i Tartari e a ripor sul trono un prin pale, onde assai d essi vennero rivestiti,
cipe di tor nazione: e altora la religion non indusse verun mutamento nel tor mo
cristiana fu sbandita dalla China con quelli do di vivere. Non si vede che attraver
che ve Paveano recata. A questa medesi sassero le fatiche denestoriani e che dis
ma epoca la Tartaria venne turbata da putasser contressi, e questi eran monaci
guerre intestine; i varii lian adoperarono non meno de cattolici. Pure, a riserva di
a spogliarsi vicendevolmente,e queste dis Giovanni da Monte Corvino,al quale i pro
cordie porsero facitit a Timurbec o Ta testanti non han potuto negar tode per
mertano di soggiogarti tutti. Sulcadere del aver voltato in lingua tartara it nuovo
secoto XIV quel feroce conquistatore mise Testamento, degli altri non disser verbo.

a ferro e fuoco presso che tutta PAsia;

Ma it lavoro di quel francescano un

devast la Persia, PArmenia, la Georgia acerbo rimproccio alla negligenza de ne


e PAsia minore, e Pa. i592 rec in suo po storiani: pel corso di settecenP anni che
tere Bagdad: da lui ebbe principio it re questi predicarono nella Tartaria, nes
gno de Turcomanni o Turchi; egli fond sun di toro pens a tradurre la Bibbia;
da per tutto Pistamismo sulle rovine della un cattolico e un frate fu quegli che do
religion cristiana.
vette addossarsi questa fatica. Ci ne sem
Dopo quesP epoca funesta non fu pos bra dimostrare che i nestoriani non cre
sibite ristabitirta pi nella gran Tartaria; deano, al pari de protestanti, essere la
cionondimeno it zeto de missionarit, spe Scrittura Punica regola di nostra fede, e
cialmente de capuccini, punto non si raf non esser vero cristiano chi non legge
fredd; non risteltero si pu dir mai la Bibbia. Altorch denestoriani vennero
dal tentar di rientrare in quella vasta re al seno della chiesa romana, non si esiget
gione: nel i708 due di que religiosi fe te da toro che abiurassero la propria cre
cer prova ancora di penetrarvi dalla parte denza su nessuno de punti di dottrina
della China, altri vi andarono dalla banda dibattuti trai protestanti e noi; it qual
della Persia;non pare per che i toro sfor fatto ne sembra provare che i nestoriani
zi sortissero esito felice. Oltreci, la sco non ebber mai la medesima fede che i pro
perta delPAmerica avvenuta al tinire del testanti.
secoto XV e la navigazione degli Europei
Volendo guardar le cose anche sol dal
alle Indie fecer volgere ad altra parte le lato politico e in quanto al vantaggio tem
corse apostoliche. Al presente la Tartaria porale delPumanit, P estinzione del cri
partita in due false religioni: i Tartari stianesimo nella Tartaria grandissima
occidentali, presso al mar caspio e alla sventura.
Da queste fatali contrade sbucarono la
Persia, seguono it maomettismo: quelli
che connan colla Cina e stendonsi verso pi parte delle orde barbariche che de
it nord sono idolatri; i tor sacerdoti, detti solarono PEuropa e PAsia: Unni, Alani ,
lama, han per capo supremo it dalai-la Vandali, gli eserciti di Gengis-kan , Mau
ma, da tutti i Tartari onorato qual dio. gu-kan , Tamertano, ec. Se la nostra reli
Quando si pon mente alla perseveranza gione avesse piantato le radici in quella
onde per pi dun secoto i missionarit cat parte del mondo, vavrebbe senza dubio
tolici si travagliarono per la conversione prodotti i medesimi effetti che presso gli
de Tartari, alle fatiche da tor tolerate, alle altri barbari settentrionali, conducendoli
crudelt cui furono esposti, alla moltitu a civitt, a vita stabite, laboriosa, ragio
dine di cotoro che vi morirono, non si pu nevole.Quando i papi altra intenzione non
non lodarne altamente it coraggio. l pro avessero avuto nel mandar missionarit
testanti per ne partano con freddezza , presso i Tartari, si dovrebbe tuttavia be
non si sa se Papprovino o sgradiscauo; nedire it tor zeto e riconoscere per que
ne vitipendono i successi per vantar quelli sto rispetto Putitit della toro giurisdizio
de nestoriani. Nondimeno ai missionarit ne. Ma quando si discorre di papiedi chie
cattolici, sopratutto ai capuccini, non si pu sa romana,i protestanti non intendono pi
movere nessuna delle accuse che i prote ragione. V. MIssioNI
TAUMATURGO. Operator di miracoli:
stanti e tor copiatori han fatto alla mag
gior parte degli altri missionarii. La vita dalle voci greche Sana, meraviglia, ed
povera o stentata di que religiosi rasso Zpyov, opera. Cosi vennero denominati

TA

TA

t4

nella Chiesa pi santi che salirono in fama ed erudizione. Avea egli piena cognizione
per numero e splendor di prodigii. Tali dalPantichit pagana. Le molte opere da
furono s. Gregorio di Neocesarea nel prin lui composte andarono pressoch tutte per
cipio del secoto lll , s. Leone di Catania dute: non ci rimane che un Discorso con

che comparve nelPVIlI, i ss. Francesco tro i pagani, (adversus Grwcos), scritto
di Paola, Francesco Saverio, ec.

senzordine n metodo, ditffuso e di fre

Si obiett soventi volte a protestanti quente oscuro, ma ricco derudizione pro


che se la chiesa di G. C. fosse caduta in gra
vi errori contro la fede n dal lll o dal IV
secoto, come vuolsi da toro , lddio non
avrebbe in essa conservato it dono de mi
racoli; che, attesa Pimpressione che fanno
su tutti gli uomini tali maraviglie sopra
natura, avrebbe con ci teso a fedeli un
laccio a trarti in errore. Come infatti farsi
capace che un uomo it quale opera pro
digii insegni una falsa dottrina, mentre ld
dio di questo mezzo principalmente si gio
v per convertire i popoli alla fede cri

fana. Dimostra in esso Pautore come i Gre


ci non sieno altrimenti gli inventori delle
scienze, come non poco togliessero dagli
Ebrei e ne abusassero. E sparso di ries

sioni saliriche sulla ridicola teotogia paga


nesca, sui tor dommi contradittorii, sulle
infamie de ior dei, sulla scostumatezza de
toso. NelPedizione maurina quesPopera
tien dietro a quelle di s. Giustino. Se ne
fece altresi una bellissima edizione a 0x
ford nel l 700, in e.", con note, per cura di
Worth arcidiacono di Worcester.

stiana? I protestanti sappigliarono al par

Taziano avea pur composto una con

tito di negare quanti sono miracoli e as


serire non essercene nessuno vero e a suf

cordia o armonia dequattro evangetii in

titolata Diatessaron, cio secondo i quat


cienza provato; n a torti gi da tal tro: quesPopera, chiamataovente Evan

pertinacia vale it far toro vedere che i getio di Taziano o degli encratili e con
mezzi onde impugnano i miracoli servon altri nomi ancora, fu posta nel novero de
pure agli increduli per combattere la ve vangeli apocri. Non si accagiona per
rit di quelli di G. C. V. MIRACoLI.
Pautore daver in essa citato e trascritto
TAVOLA DELLA LEGGE. V. Lecca.
falsi evangelii; onde piacque agli ortodos
TAZIANO. Scrittore ecclesiastico del Il si del pari che agli eretici. Teodoreto, che
secoto, dorigine assiro e nato in Mesopo ne avea trovato pi di dugento esemplari
tamia. Ebbe a maestro s. Giustino, alla cui nella sua diocesi, li tolse di mano ai fe
scuola apprese in Roma per parecchi anni deli e vi sostitu i quattro evangelii, per
la dottrina di Cristo. Morto quel santo mar ch Taziano vi avea soppresso tutti i te
tire, torn in patria e , privo della sua sti comprovanti che it Figliuoto di Dio
guida, adott una parte degli errori de nato di Davide secondo la carne. Fu cre
valentiniani, degli altri gnostici e de mar dutolunga pezza che quesPopera non sus

cioniti. accusato da padri della Chiesa sistesse pi; quella inserta nella Biblio
d avere insegnato, come lllarcione, es
servi due principii di tutte le cose, Puno
sommamente buono, Paltro, ch creator
del mondo, cagione di tutti i mali. Que
sto diceva essere stato autore del vecchio
Testamento, it nuovo esser lavoro del Dio
buono. Condannava Puso del matrimonio
della carne e del vino, perocch aveali
per produzioni del principio malvagio. As
seriva, come i doceti, avere it Figliuol di
Dio assunto solamente le apparenze della
carne; negava la futura risurrezione e
che Adamo fosse salvo. Voleva si facesse
aspro governo del corpo e si passasse la
vita in perfetta continenza. Questa rigida
morale sedusse non pochi: i suoi disce
poli ebbero it nome di encratili o conti
nenti, idroparasti o acquariani perch so
lamente acqua offerivano ne santi miste
ri; lazianisti dal tor capo, apostolici,
apolattici, ec. V. tutte queste voci.
Tutti gli antichi consentono in dire Ta
ziano fornito di assai ingegno, etoquenza

teca de padri sotto it nome di Taziano


lavoro dautor latino posteriore dassai al
secoto ll, ma Perudito Assemani scoperse
in oriente una traduzione araba del Dia
tessaron e la port a Roma, Biblioth.
orient., t. I, in ne. Si potrebbe vericare

se it libro consuoni a ci che gli antichi


dissero di quel di Taziano.
Fino ad ora da pi valenti critici era
stato creduto che it suo Discorso conlro
i pagani fosse stato scritto verso Pa. 168
e prima chegli cadesse nelP eresia; non
ci vedean traccia degli errori sia degli
encratiti , sia de gnostici , ma piuttosto
la contraria dottrina. ll Le Clerc, che
Pesamin con occhio critico, Hist. ec

cles., a. i72, S 1; Peditore di Oxford,


che ne ponder ogni espressione; ibene
dettini, che ne fecero Panalisi; Bulto, Bos
suet, it p. Le Nourry, ec., ne recarono
egual giudizio. llla it Bruchero nella sua

Storia crilica della losoa, t. lll, so


stiene che tutti presero abbaglio; che esso

TA

TA

discorso contiene tutto it veleno della fitto

srici, abbiam fatto vedere che quegli ere


tici ammettevano nonPemanazione, ma si

42

soa orientale, egiziana e cabalistica, ou


de Taziano era imbevuto; che insegna in
esso palesemente it sistema delle emana
zioni, base e chiave di tutta quella to
soa; che gli apotogisti di questo scrittore
gittarono tor fatica tentando dare alle
espressioni di lui un senso ortodosso.
Per far contro a uomini cui non si pu
negare it titoto di dotti, ci vogliono ga
gliardi argomenti: vediamo un po se ce
ne abbia.
1." Taziano, dice it Bruchero, fa sapere
aver s rinunziato alla tosoa dei Greci
per abbracciar quella de barbari, la quale
era evidentemente la tosoa degli orien
tali.
Se it Bruchero non avesse cominciato

col supporre ci che in questione,avreb

Peternit della materia. (Iredean essi, per


fermo, che i due primi eoni o spiriti fos
sero usciti dalla natura divina per ema
nazione: ma Pun0 era maschio, Paltro fe
mina, e dal tor matrimonio discesa la
famiglia degli eoni. Falso adunque che Pi
potesi delle emanazioni sia la chiave di

tutto il sistema teotogico de guostici e de


gli orientali.
Ma mestieri udir partareTaziauo me
desimo e vederci luoghi abusati dal Bru
chero e da tanPaltri. Deus noster, cosi egli,
non esse cwpil in tempore, cum, solus si
ne principio, ipse omnium sil princi
pium. Spirilns Deus, non lamen mate
riam permcans spirilus, sed materia
lium spiriluum et gurarum quw in

be veduto che per la tosoa de barbari materia sunt opifex (amanziroior); et


Taziano intendeva la tosoa di Mos e visu et lactu indeprehensus, quippe cum
decristiani, conciossiach i Greci dicesser
barbaro tutto ci che non era greco. Spie
gossi su questo punto chiaramente. Hwc
cum vidissem, ac prwterea, mysterio
rum particeps factus, varias nbique re

ligioncs, quw quidem ab effemiriatis et


androgynisprocurantur explorassemm.
cumque animum per optima qdwque
versarem, forte in quosdam barbaricos
tibros incidi, antiquiores quam ut cum
Grwcorum disciplinis, diviniores quam

ut cum corum erroribus conferri pos


sint. Usu mihi evenil ut his dem ha
berem propter dicendi genus minime
arrogans, scriptorum ingenium arti
cii expers, universi crcationis (emerso)

explicationem captu facilennfuturorum


prwcognilionem,prwceplorum excellen
tiam ac singularem universorum prin
cipatum.... Nunc autem convenire ar
bilror nt philosophiam nostram Grw
cornm disciptinis antiqniorem esse de
monstrem. Piglia per termini di paragone

ipse sensibilium et invisibiliuln eieti


teril parens.... Apertius autem nostra
exponam. Deus erat in principio; prin
cipium autem Verbi potentiam esse ac
cepimus. Universornm enim Dominus,
quatenus quidem mundus nondum erat
creatus , solus erat; quatenus autem
ipse polentia omnis et eornm quw vi
dentur et non videntur hyposlasis si
ve sustenlatio eral, omnia cum eo per
rationalem potentiam sustenlabat ipsum
etiam iltud Verbum quod erat in eo.
Votunlate autem simplicilatis eius pro
silil Verbum : Verbum autem non in va
cuum progressum /il opus primogeni
tum Patris. Hoc scimus esse mundiprin
cipium. Natum est antcm per communi
cationem, non per abscissionem. Nam
quod abscissum est, a primo separatur :
quod autem per communicationem pro
gredilur , volunlariam administratio
nem suscipiensjdeum non imminuil ex
quo desumptum est. Quemadmodum

Mos ed Omero, e prova colla storia pro enim ex una face multi ignes accendun
fana che it primo precedette di lunga et tur, nec lamen prima: facis, ob plnres
it secondo. Chi ravvisar pu a cotali tratti accensas faces, lux imminuilunsic Ver
la tosoa degli orientali e de gnostici? bum cx Patris potentia prodiens genilo
2. Taziano, prosegue it Bruchero, in rem Verbi expertem non fecil. Nam et
segn it sistema delle emanazioni, val dire ego loquor, et vos audilis, nec propter
esser la materia e gli spiriti usciti da Dio transmissionem scrmonis ego qui alto
per emanazione e non per creazione; dom quor sermone vacuus o , sed, vocem
meam proferens, lnateriam in vobis inor
ma favorito degli orientali.
Si ha la prova del contrario nella profes nalam ornare instiluo. Et quemadmo
sion di fede fatta dalPautore, dicendo egli dum Verbum in principio genilnm vi
daver creduto ai libri barbari per la chia cissim mundum nostrum genuil, cum
rezza colla quale spiegano Porigine del ipsum sibi matcriam prodnxisset, sic ego
Puniverso: or gli scrittori sacri non in quoque, ad imilationem Verbi regene
segnano altrimenti le emanazioni, bens la ratus et verilatis illustratus cognilio
creazione; v. questa v. Pi, alPart. Gno ne, lnalcriw mihi cognalw confusionem

TA

TA

mendo. Non enim caret inilio materia,


quemadmodum Deus; nec Dea, ut prin
cipii expers, parem Ilabet poteslatem,
verum creala est ncc ab alio factmsed
a solo universorum apice producla....
Verbum iltud cwteste, Spirilus a Patre
genilus, et Verbu m ecc rutionati potentia,
ad imilattonem Patria, a quo genilum
est, imagiuem tmmorlatilatis Iwminem
fecil, ut quemadmodum immorlalilas
est apud Dcum, sic homo, Dei portioni
particeps factus, immortatilatem etiam

se non rivestiti duna specie di corpo sot

l3

titto. Questo errore non n stolto n pe


ricolcso. Ma Pipotesi delle emanazioni
dessa compatibite colla nozion di spirito
puro, di natura semptice, da Taziano at

tribuita a Dio? V. AnozLo, Srnmo, ec.

4. Se nel suo testo si discorre dune


manazione, quella del Verbo prima della
creazione del mondo o piuttosto mediante
la creazione del mondo. Dicegli di fatto
essere it Verbo elnanato, uscilo , nato,
provenuto dal Padre. Ma fu provato le
habeal. Verbum quidem ante homines cento volte contro gli ariani ci sociniani
creatoa angelorum t opifex.
che, nelto stite degli antichi dottori della
Osserviam prima di ogni altra cosa che Chiesa, partandosi del diviu Verbo, ema
Taziano non d ci che dice del Verbo e nare, uscire, nascere, procedere e simiti
delle operazioni di lui come unopinion non altro signillcano che prodursi al di
tosoca, ma come dottrina appresa per luori, mostrarsi, rendersi sensibite merc
rivelazione: Principium Verbi poten le opere della creazione.
tiam esse aacepimusm. Hoc scimus esse
Che che ne dica it Bruchero cotoro che
mundi principimn. chiaro chegli avea asserirono aver Taziano insegnato P eter
dinanzi alla mente i primi versetti delPe nit e la divinit del Verbo, non sogan
vangelio di s. Giovanni e si giova delle narono certo. E valga it vero, Tazlano di
stesse espressioni.

ce che lddio non aveva principio , che


5. Dii-assi che in tutto quel brano quan it Verbo. prima di emanare da lui per
P lungo non si scontra vocaboto it quale creare it mondo, era in lui e con lui, non
indichi propriamente e rigorosamente la in potenza, come it mondo che ancor non
creazione; ma neppure in s. Giovanni esisteva, ma-con potenza sua propria,
se ne trova, perocch la lingua greca, quindi sussistente in persona. Dice it Ver
al par delle altre, non avea parola che bo esser emanato da Dio per partecipa
presentasse quelPidea. V. CREAzioNE. Nes zione: a che partecip egli se non alla
suno tuttavia savvisi di credere che quel potenza ed agli attributi di Dio? Dice che,
Pevangelista ammellesse le emanazioni. uscendo dal Padre, non se ne separ pun
Cotoro che le ammisero non dissero mai to, perocch lddio non ha potuto esser
aver la materia un principio, essere stata mai senza it suo Verbo, senza la sua ra
fatta o prodotta, esser Popera di lui che gione ossia la sua intelligenza eterna. Se
ha tatto le cose tutte, come sesprime Ta questo linguaggio non esprime la divinit
ziano. l gnostici, ripetiamoto, supposero, del Verbo, nessuna profession di lede
come Platone, la materia eterna. A far che tale che basti; ma ben diverso da quel
questa fosse venuta da Dio per via dema de tittosoti orientali, dei gnostici, dei ca
nazione, sarebbe stato forza chella si tosse balistici , degli ariani.
trovata in Dio ab eterno: ma Taziano ne
a. it Le Clere,Hist. eccles., a.,t72i, dice
avverte che Iddio non fu mai commisto alla tutta questa dottrina di Taziano oscuris
materia. insegna egli che la produzione sima; che i pagani non potean dedurne
della materia fu un atto-della potenza del altro se non che i cristiani ammettessero
Verbo; giusta la sentenza de tittoso, le due dei, uno superiore e per eccellenza,
emanazioni avvenivano per necessit di Paltro generato da lui e chiamato it Ver
natura, avvisando essi che lddio non fosse bo, creatore di tutte cose; che miglior
esistito mai senza nulla produrre. Taziano consiglio sarebbe stato attenersi alle pa
insegna il contrario. V. EMANAzioNE.
role degli apostoli e non tentar di spie
Dice esser it Verbo quegli che ha tatto gare cose inesplicabiti.
o prodotto gli angeli e Panime umane, e
Ci sarebbe stato ben fatto, se i pagani
questo ancora fu atto di potenza; tali es avesservoluto accontentarsene; ma essi
seri adunque non sono usciti da lui per non cessavan di ripetere che la dottrina
via demanazione. L accusa it Bruchero de cristiani era un ammasso di favole ,
daver chiamati materiali cotesti spiriti; di storielle da vecchia, buone tutlal pi
in che senso? Taziano ed altri padri cre a divertire fanciulli. Taziano voiea mo
detiero lddio soto essere puro spirito, strar toro chessa era una dottrina pro
sempre separato da qualsiasi materia, lad fonda e ragionata, una tosoa pi vera c
dove gli spiriti creati non sussister mai salda che tutti i sogni depretesi sapienti

BERGIBB. Vol. VI.

114

TE

TA

del paganesimo.La maniera ondegli spone


Yemanazion del Verbo al momento della
creazione non somiglia per nulla alle ri
dicole geneatogie degli dei ammesse dagli
etnici n alle emanazioni degli eoni in
ventate dai gnostici.
6. Origene e Clemente alessandrino ac
cusan Taziano daver detto che le parole

della Genesi - Sia la luce - esprimono


un desiderio anzi che un commando, e
daver partato da ateo, supponendo che
lddio fosse nelle tenebre. Questo, dice
Bruchero, era un domma della tosoa
orientale, egiziana e cabalistica.
Taziano non part di tal guisa nel Dis
corso contro i gentili; e poco a noi cale
it sapere ci che egli abbia sognato altor

ch divenne eretico ed adott la pi parte


dei delirii de gnostici.
7. Non dinterteniamo a provare che
in questo discorso non fu da Taziano in

segnala n la materialit n la mortalit


delPanima. Su questo punto venne scol
pato dagli editori di s. Giustino, Prefaz.,
pari. nni, c. u, n. s. Se non altro, ei di
chiar P anima umana essere immortale

per grazia; e ci ne basta.


e." Vuolsi dalP editore di Oxford che
Taziano abbia nel pi volte citato discorso
condannate le nozze,dicendo: Quid cau
sa, esi cur mulierem trigin-la pueros
enixam, proptcr Periclymem1m, veluti
admirandum quidpiam, intuear et con
(cmpler? Nam cum muitw intemperan
liw fructus tulisset, prwclarum erat il
lud deleslari. Ma altro condannar Puso
moderato del matrimonio, altro biasimar
fintemperanza nel detto uso.

spiegazioni che d. Alla v. GNosTIGI ab


biam fatto vedere come it piano della fitto
soa orientale inventato da critici prote
stanti non che un sistema puramente
congetturale a n di travisare la dottrina
de padri della Chiesa. V. FILos0FIA, PLA
ToNIsMo.
TAZZA. Vaso da bere usato ne conviti
e nesacrifizii. Nelto stit scritturale, la laz
za o coppa di benedizione quella che
benedicevasi nei banchetti di cerimonia
e mandavasi in giro per bere. Bere ad
una medesima tazza era segno di fratel
lanza.
La tazza della salute era quella che si
beveva benedicendo it Signore pe ricevuti
favori. Cos nel terzo de Maccabei detto
avere fatto gli Ebrei rPEgittto dopo la tor
liberazione.
Vale anche la parte o porzione che ri
cade ad alcuno. V. CALICE.
Nelle dispute de cattolici co protestanti
la tazza signica la communione sotto la
specie del vino. V. CoMMUNioNE sono LE DUE
sPECIE.

TEANDRICO. Voce usata dateotogi gre


ci a qualicare le operazioni divine ed
umane di G. C. uomo-Dio, e dal latini tra
dotta per deiviriie. V. iNCARNAzioNE. Igno
rasi chi fosse it primo tra padri della Chie
sa a servirsi di questa parola.
in appresso gli eutichiani o monositi,
che in G. C. ammettevano una sola na

tura composta della divinit e delPum-a


nit, asserirono ancora esservi in lui una
sola operazione e la dissero teandrica,
annettendo a questo termine it senso con

forme alPerror toro. Ma, a partare esat


9." AlPultimo, vuole it Bruchero che tamente, giusta la toro opinione, la natura

Taziano abbia derivato da Zoroastro e da


gli orientali it sistema delle emanazioni e
Popinione che la carne sia per s stessa
cattiva. Pur noi riteviamo dal Zend-Ave
sta non aver Zoroastro insegnato n Puna
n Paltra cosa; non si conosce nessun al
tro tosofo orientale di cui si possan pro
vare le sentenze per via degli scritti.

Inutite sarebbe it difender pi oltre it


discorso di Taziano: non vogliam gi dire
che sia assolutamente irreprensibite, ma
la ingiustizia it ricercarvi errori che in
esso non sono. ll Bruchero cominci a sup
por senza prova, anzi malgrado ogni pro
va, che quelto scrittore fosse gi a quel
tempo imbevuto delle opinioni della tito
soa orientale; poi part da tal falsa sup
posizione per ispiegarne tutte le frasi nel
senso de gnostici. Se non che, peccando

it suo principio di falsit, itlusorie sono

di G. C. non era pi la natura divina n


Pumana, bens una terza natura composta
o mista delPuna e delPaltra. Per la me
desima ragione Poperazion sua non era n
divina n umana, e solamente in senso
abusivo ed erroneo poteva esser detta
ieandrica.
Ma non in tal senso aveano intesa la
bisogna i padri della Chiesa. S. Atanasio,
a tin di dare una nozion giusta delle azioni
del Salvatore, citava ad esempio la gua
rigione del cieco nato e la risurrezione di

Lazaro; to stropicciare che fe G. C. colla


propria saliva gli occhi del cieco era uno
perazione umana; it miracoto del render
gli la vista operazione divina: alto stesso
modo, risuscitando Lazaro, chiamolto ad
alta voce siccome uomo, e come Dio lo

restitui alla vita.

ll nome e it domma delle operazioni


tutte le conseguenze che ne deduce cle teandriche furono accuratamente esamina

TE

TE

ti dal concitio lateranese Pa. G49 a propo


sito delPerrore de monoteliti. Papa lllar
tino I, che vi presiedette, spieg chiara
mente in che senso i padri greci avesser
adoperato la voce leandrico, senso assai
diverso da quelto che vi appltcavano i
monositi ei monoteliti; it perch Perror
di questi ultimi venne condannato. Labuso

delPuomo al tutto diversa. Onde ne siegue


che quando la Scrittura ne dice avere Id
dio fatto Puomo a sua imagine, vuol farci
intendere avergli lddio largite facolt in
tal qual modo anatoghe alle perfezioni che
egli da s stesso possiede in grado innito.
V. ANTRoPoLoGIA, ANTIIoPoPATIA.

pedire a teotogi di giovarsene quando sia


suscettivo dun signicato ortodosso.
TEANTROPIA. Error di cotoro che at
tribuiscono a Dio qualit umane; era quel
tode pagani.Non soto parecchi avvisavano
che gli dei altro non fossero che i primi
uomini vissuti gi sulla terra e le cui ani
me erano state trasferite in cieto, ma
quelli stessi che li pigliavano per ispiriti,
per genii duna natura superiore alPuma
na, non lasciavano di attribuir toro tutti
ibisogni, le passioni e i vizii delPumanit.
A ragione i dottori cristiani rinfacciarono
ad essi che i tor dei eran gente pi vi
ziosa e spregevole degli uomini e che Pla

dato a noi di creare a bella posta un lin


guaggio per designar tutte le perfezioni
divine,siamo costretti di valerci deglistes
si vocaboli per esprimere e denominare

45

Siccome per la nostra mente limitata


per fatto di un vocaboto non dovette im non pu nulla concepir d innito, n

le qualit delPuomo: non ci ha in ci pi


pericoto derrore, data che da noi siasi di
Dio Pidea di Ente necessario, idea subli
me che to caratterizza e distingue emi
nentemente da tutte le creature.
Questo non basta, replicano gli incre
duli: i pagani han potuto giovarsi delto
stesso spediente per iscusar le turpitudini
che attribuivano a tor numi. Se it popoto
non fu sagace a tal punto , i sapienti al

meno e i tittoso non andarono in ci er


tone si meritava altari a pi buon dritto rati, rigettato avendo le favole create dai

che Giove.
A n di screditare ogni specie di reli
gione e di nozione della Divinit, gli in
creduli ne accusano quali imitatori delle
ridicolaggini de pagani. Dicono che sup
porre in Dio intelletto, cognizioni, vo
tont, disegni. attribuirgli la sapienza, la

bont, la giustizia, ec., un rivestirtto di


facolt umane e fare di Dio un uomo al
quanto pi perfetto di noi. Oltreci i Li
bri Santi gli danno le passioni proprie del
Pumanit, Pamore, Podio, la collera, la
vendetta, Pinvidia,la dimenticanza, il pen
timento: qual differenza ci ha tra queste

poeti e credute dal popoto. llla presso gli

Ebrei ed i cristiani it popoto non men


zotico n meno stupido che presso i pa
gani; ei prese sempre letteralmente it lin
guaggio desuoi libri, non mai riusc a for
marsi della divinit una nozione spiritua
le, metasica, differente da quella che ha
della sua propria natura: Ferrore quin
di it medesimo da per tutto.
Mere ciance son queste. l. Provochia
mo gli increduli a citare un sol tosofo it
quale abbia designato lddio sotto la no
zione dente necessario, esistente da s,
e non abbiano dedotto le conseguenze che
evidentemente ne derivano: ci far non
poteano, posciach supponevano la materia

idee e quelle de pagani?


La diferenza c tutta e palpabite. Noi
cominciamo a dimostrare che Dio PEnte eterna al par di Dio: nessuno perci ri

necessario, esistente da s , che non ha conobbe in Dio la potenza creatrice; ld

causa n principio, giacch egli stesso dio credettero soggetto alle leggi del de
principio e causa degli esseri tutti, che stino e circoscritto nelle sue operazioni
non pu adunque esser circoscritto in ve dai difetti irretormabiti della materia. Han
runo de suoi attributi, perocch nessuno quindi attribuito a Dio soltanto una poten
ha conni senza una causa. Egli perci za limitatissima e no l credettero n li
eterno, immenso, innito, sommamente bero n independente; it qual errore ne
beato e perfetto in tutti i sensi e rispetti, trasse seco altri senza ne. V. CREAzioNE.
2." Nessun tosofo riconobbe espressa
esente da bisogni e debolezze, molto pi
da vizii e passioni. Duomo, per contrario, mente in Dio la prescienza o cognizione
ente creato, dipendente, che non ha nulla de futuri contingenti: non compreser tam
di suo, giacch ogni cosa ha ricevuto da poco chella potesse concitiarsi colla li
Dio, non possiede che qualit e facolt bert delle creature. Per la medesima ra
imperfettissime , perch fu in arbitrio di gione gli ebber negata la previdenza;
Dio il dargliele in quel grado che a lui lungi dal pensare che lddio soccupi a
piacque. Manifesto impertanto esser Dio governare it mondo, giudicarono che non
non pure un ente in innito superiore al si sia neppur preso la briga di fartto qual .
Puomo, ma duna natura altres da quella Giusta it pensar toro, questa doppia cura

46

TE

avrebbe turbato la sua quiete e felicit:


ci ne commise quindi P incarico a spiriti

inferiori usciti da lui: it perch i difetti


delPuniverso son venuti sia dalle imper
fezioni della materia, sia dalPimpotenza o
dalPincapacitt di quegli inettiartetiei.Ecco
la teantropia. Ma, come ben fu osservato
da Cicerone, un Dio senza providenza

nulto ed per noi come se non fosse. Per


ci gli etnici non conobbero per dei clie
tali genii secondarii, facitori e reggitori
del mondo. E come si sarebbe potuto at

TE
Appo i pagani non ci ebbero mai altri
catechismi clie le favole o i miti; presso
gli adoratori del vero lddio la storia san
ta, o scritta o tramandata a viva voce, fu
la lezione elementare di tutte le genera
zioni che voller darvi orecchio. Far dun
que non potea in verun modo che cades
sero nella teantropia de pagani quando
non avesser voluto deliberatamente acce
carsi.
ll dir che fanno i nostri avversarii es
sere it popoto presso gli Ebrei e i cristia
ni tuttavia rozzo e stupido qual presso gli

tribuir toro altre qualit e facolt che


quelle delPuomo?
etnici, la pretta malignit. ll pi zotieo
s." Quando pure i fittoso avessero avu

cristiano apprese insin dalle fasce esser


Dio puro spirito, esser da per tutto, tutto
bero elleno state di nessun utite pel po conoscere e aver fatto dal nulla le cose
poto; que pretesi saggi eran di parere la tutte quante.
TEATINE. Ordine di religiose dirette
verit non esser fatta per esso, incapace
di comprenderta e affezionarvisi; favole da teatini. Formano due congregazioni
volersi per soggiogartto e tenertto nel do chebbero a fondatrice la ven. Orsola Be
vere. Perci senteuziarono non doversi nincasa,mortain odore di santit nel 1tH8.
por mano alla religion popolare, stabitita Le religiose spettanti alla prima fauno sol
chella sia dalle leggi. Cos, riutando le tanto voli semplici; furono istituitea Na
favole per s stessi, le sancirono inviola poli nel l5a/i e chiamansi tealine della
bitmente pel popoto, siccome avvisava Pa congregazione. Le altre, delle teatine del
cademico Cotta, riferito da Cicerone, De romilaggio, fan voti solenni, dedicansi a
una vita austera, a continua solitudine ,
nat. deoi, l. m, n. 4.
Tale non fu la dottrina de depositarii alla preghiera e ad altri esercizii della vita
della rivelazione: la prima verit profes religiosa. I beni toro vengono amministrati
sata da Mos al principio de suoi libri e dalle religiose della prima congregazione;
che Dio ha creato it cieto e la terra, che onde le tor case sono attigue e commu
gli opera col soto potere, che tutto ha fatto nican tra esse per via duna sala interme
con una parola, con sapienzauintelligenza dia. Le costituzioni ne furon dettate dalla
e libert suprema. Non soto cinsegna che istitutrice e confermate da Gregorio XV.
Dio Punico autore delPordin sico della Helyot, Hist. des ordr. monast.
natura e it mantiene qual , ma che vi de
TEATINI. Ordine religioso o congrega
roga quando glipiace,come fece col dituvio zione di preti regolari instituita a Roma
universale. Ci fa avvertire la previdenza nel i524. Lor principale fondatore fu Gio.
divina uelPordine morale, narrando it mo Pietro Caraffa arcivescovo di Teate, ora
do onde lddio castig la colpa dAdamo , (lhieti, nel regno di Napoli, che sali poscia
it misfattto di Caino, le dissolutezze de al sommo ponticato col nome di Paoto IV.
primi uomini, e ricompens Enos, No, l-u in quesPopera secondato da Gaetano
Abramo: tutta la storia difpatriarchi Tiene gentituomo vicentino, che per le sue
virt venne posto nel novero de santi,
unattestazione di questa gran verit.
Questa dottrina non n un segreto n da Paoto Consigliari e Bonifacio Colle, no
un mistero chiuso nel recinto duua scuola biti mitanesi.
e riserbato a discepoli dati; lltos parta
Le prime tor costituzioni furono stese
pel popoto del pari che pei sacerdoti, in dalto stesso Caraffa, primo superior gene
dirige i suoi ammonimenti alPintera na rale di essa congregazione, poscia accre
zion sua: Ascolla, o Israele. lddio stesso sciute dai capitoli generali e approvate
dalla vetta del Sinai promulga le sue leggi nel i608 da Clemente VIll.
Fu scritto da parecchi autori che i tea
a tutti gli Ebrei in uno raccolti con tale
apparato da inspirar toro rispetto e som tini faccan voto di non possedere n terre
messione. Come i patriarchi furono fedeli n entrate, nemmeno in commune, di non
a trasmettere alle tor famiglie le verit es mendicare ma vivere unicamente delle
senziali della rivelazione primitiva, cosi largizioui delle persone pie: fatto sta che,
lddio commanda agli lsracliti dmpprender nel primo secoto della toro istituzione, non
sollecitamente a proprii gliuoli ci che ebbero possesso alcuno; ma le tor costi
tuzioni dicono essersi ci fatto votontaria
hanno appreso eglino stessi.

to idee pi sane della Divinitinnon sareb

TE

TE

mente e senza contrarre obllgo alcuno in


tal proposito, ed dimostro pei fatti che
colesti religiosi diedero prova di gran dis
interesse dovunque si sono stabititi. Ve
stono sottana e mantelto nero con calze
bianche , chera Pabito consueto degli ec

sioni bollenti, che spesse nate spengono in

clesiastici atempi che principi it toro


ordine.
Si proposero essi distruire it popoto ,
assistere gli infermi, combatter gli errori
contro la fede, eccitare i laici alla divo
zione, ravvivar nel clero col proprio esem
pio to spirito di disinteresse e di fervore,
to studio della religione e it rispetto per
le cose sante: e tutto ci adoperarono con
costanza e coraggio. Il perch diedero alla
Chiesa buon numero di vescovi, parecchi
cardinali e non pochi personaggi commen
devoti per santit del pari che per talenti.

Gi nel secondo secoto di toro istituzione


cbbero missionarii nelPArmenia, lllingre
lia, Georgia, Persia ed Arabia, nellPisole
di Borneo e di Sumatra ed altrove. lliotti
sacerdoti indiani, ricevuti a professare tra
teatini di Goa, formarono una congregazio
ne di missionarii. Helyot, Hist. des ordr.
monast., t. IV; Vies des pres etdes
mart., t. VIl.

TEISMO. Sistema di cotoro che ammet


tono Fesistenza di Dio: it contrario del
Pateismo. Come noi chiamiamo deisti co
toro che dichlaran dammettere un Dio e
una pretesa religion naturale, rigettando

qualunque rivelazione,eddimostrato che


it tor sistema guida direttamente alPatei
smo, eglino amaron meglio prendere it

nome di teisti, da essi reputato pi ono


revole perch vegnente dal greco. Alla
v. DEIsIo ne abbiamo smascherata Pipo
crisia.
Non gran fatto malagevole it provare
che it teimo da anteporsi per ogni ri
spetto alPateismo; che torna a maggior
utite della societ, de principi e de pri
vati it credere un Dio che it non ammet
terne veruno: sol chi spinga Postinazione

e Pempiet alPcstremo pu negare una si


patente verit.
l." Bagionatori si fatti, che ridisser le
cento volte it detlame della ragione, it de
siderio della gtoria e duna buona fama, it
timor delle pene initte dalle leggi civiti
esser tre motivi sufcienti a reprimer le
cupidigie, regolare la publica costumatez
za, mantener Pordine e la pace della so
ciet intesero a ingannare solennemente.
AlPart. TEIsMD abbiam fatto vedere Pin
sufcienza o piuttosto la nullit di questi
motivi rispetto alla maggior parte degli
uomini. il pi di questi nacquero con pas-

47

toro it lume della ragione; altri non fan


caso veruno delPestimazionc de toro si
miti, e tal estimazione non pu tatora con
seguirsi che a dispendio della virt; le
leggi civiti non posson punire che i de
litti publici , e ci ha spesso de scelerati
valenti a coprir le proprie nequizie dun
veto impenetrabite. La sperienza vien qui
in conferma della teoria: non fu veduta mai
n vedrassi una societ composta di atei.
In tutto Puniverso e ne secoli tutti Pordi
ne sociale ebbe sempre per base la creden

za duna Divinit; nessun legistatore pot


daltra guisa giugnere al suo scopo: che
provano esse mai le osservazioni e le con
getture contro un fatto antico ed esteso
al pari delPuman genere? Quandanche si
potesse citar Pesempio di alcuni atei ri
conosciuti per buoni cittadini, niente pro
verebbe: costoro sarebber vissuti in mez
zo duna societ assodata dalla religione,
costretti a seguirne i costumi e le leggi e
a conttradir perpetuamente colla tor vita
i proprii principii.
Quator fosse vero che la tema dun Dio
punitore e it freno della religione non sie
no assolutamente neccssarii per tener gli
uomini stretti alla regola de costumi, non
pu negarsi almeno che un tal vincoto non
torni vantaggioso e non sia it pi gagliardo
sul maggior numero degli individui: per
ci sarebbe ancor demenza it volere spez
zartto. Invece di trre alcuno de motivi ca
paci dindurre Puomo alla virt, conver
rebbe, se possibit fosse, imaginarne di
nuovi.

2. A principi c capi della societ im


porta pi che a chiunque altro di mau
tenere fraproprii sudditi la credenza du
na Divinit suprema che detta leggi, vuol
Pordinc sociale, premia la virt, punisce
it delitto: gli atei medesimi sono di tal
verit s convinti che questa credenza di
cono opera de politici, i quali vollero con
essa render sacra Pobedienza dovuta ai
principi; che i re strinsero lega co preti
perch tornava a reciproco tor vantaggio
it mettere i popoli sotto it giogo della re
ligione per renderti pi pieghevoli e obe
dienti, ec.
Ma la cosa evidente non importar me
no ai popoli Pavere per capi e sovrani
uomini religiosi e timorati di Dio; senza
questo freno salutare, i regnanti vorrebber
dominare colla forza unicamente e, per
esser pi assoluti, adoprerebbero assidua
mente a rendere schiavi i popoli, terreb
berti qual greggia di bruti da essere gui
dati sol col timore.

48

TE

TE

si parti in scttlantadue sette. 5." I teisti


non furono mai daccordo tra toro; gli uni
ammisero uu Dio soltanto per la fabrica
del mondo e liberarontto dal pensiero di
governartto; gli altri to supposero gover
natore , legistatore, rimuneratore e pu
nitore. Di questi, quali ammisero la vita
futura, altri la negarono. Da molti si volle
vero che patisce e manca di soccorso , fosse prestato a Dio un dato culto par
Puom virtuoso calunniato e perseguitato ticolare, altri lasciarono un tal culto alla
dagli iniqui, it buon cittadino punito per discrezione di ciascun individuo. A forza
non aver voluto tradire it proprio dove di ragionare sulla natura di Dio, fu duo
re? Non altro rimarrebbe toro che una tri po soscrivere poco a poco a tutti i sogni
sta disperazione. La morte, istante terri de teotogi. Riusci pertanto impossibit cosa
bite cui la natura riguarda soto con ispa it fermare un preciso conne tra it teismo
vento, per Puom giusto e religioso it e la superstizione. 4. Egli manifesto che
principio della felicit e insieme insieme la it teismo dewesser soggetto a scismi ed
ne delle sue pene. Quale speranza ha egli eresie del pari che qualunque altra reli
un ateo in quel punto? quella dun assoluto gione e inspirare le stesse passioni e la
annichitamento; ma ei non ne certo, e stessa intoleranza. Ad esempio de prote
it soto dubio altora la pi straziante an stanti, che, rigettando la religion romana,
goscia. Se si ingannato, qual pro gliene non trovavano punto sso al quale arre
torna? Nessuno, poich it passato non starsi, non ebber formato che un tessuto
pi; non gli riman pel futuro che una su dincoerenze, han veduto moltiplicarsi le
prema infelicit. Ove it giusto andasse de sette e son divenuti intoleranti, i deisti
luso nella sua speranza, niente ha perdu colla tor pretesa religion naturale non san
to, perocch non istette in sua mano Pes no quel che debbano credere o no. Onde,
ser felice. Ci ne fa capaci che se Patei in fatto di religione, tutto o niente, se
smo it retaggio di qualche felici insen vuolsi esser consentaneo a s in ragiona
sati, it teismo o la religione debb esser re. lyst. de la nat., t. ll, c. 7.
quella del maggior numero degli uomini,
Toccherebbe a deisti far risposta a que
poich tale maggior numero non pu fruire ste obiezioni, ma essi son pi periti agli
felicit nella vita presente. V. Ramcions. attacchi che non alle difese: nessuno di
Se non che lada uom di senno it vo toro si pigli la briga di confutar gli atei
ler stare al puro teismo? Altra questione. perch, in generale, sono eglino assai meno
A sentir gli atei, impossibit cosa, e ne avversi alPateismo che alla religione.
recan le prove. l.iSiccome la Divinit, di
Quanto a noi, gli argomenti degli atei
cono, non esiste se non nelPimaginazione non ci dan guari impaccio. Perocch t . pro
dun teista, quesP idea piglier di neces vano essi it nostro assorto, cio che non
s. N meno evidente si che Puomo,
esposto a tanti mali e palimenti in questo
mondo, ha bisogno di consolazione, e che
per la maggior parte non avvene altra fuor
la credenza dun Dio giusto, rimuneratore
della pazienza e della virt. Senza la spe
ranza duna vita futura e dun avvenir
migliore, a che mai si ridurrebbero it po

sit la tinta delPindole di lui; Iddio gli fuvvi mai n pot esservi sulla terra re
parr buono o cattivo, giusto o ingiusto, ligion vera fuor della rivelata; che, senza
sapiente o capriccioso, secondo che sar rivelazione, nessun uomo avrebbe avuto
egli stesso allegro o melanconico, felice di Dio una vera e giusta idea; che, ove
od infelice, assennato o fanatico; la pre chiudansi gli occhi a questa luce, ciascun
tesa sua religione dee perci ben presto popoto, ciascun particolare formerassi in
tralignare in fanatismo e superstizione. fallibitmente della Divinit una nozione
2. ll teismo non pu a men di guastarsi; conforme al suo proprio carattere, a suoi
quinci provennero le pazze sette onde s costumi, alle passioni sue. Verit la que
infettato it genere umano. La religione dA sta confermata pur troppo dalla esperien
bramo era it puro teismo e fu corrotta da za; a riserva de patriarchi e degli Ebrei
Mos; Socrate fu teista, Platone suo di tor discendenti, le nazioni tutte della terra
scepoto mischi alle idee delmaestro quel furono politeiste edidolatre, e attribuirono
le degli Egizii e de Caldei, e i nuovi pla a toro dei i vizii delPumanitt. Ad anti
tonici furono veri fanatici. Da non pochi venire un tal traviamento, crasi lddio ma
fu G. C. tenuto qual semplice teista, mai nifestato a nostri genitori, avea tor fatto
dottori cristiani aggiunsero alla sua dot conoscere quel che , che avea fatto, che
trina le superstizioni giudaiche e it pla richiedeva da essi, it culto che prestar gli
tonismo. Maometto, combattendo it poli doveano. Se queste nozioni si cancellaro
teismo degli Arabi, volle ricondurti al tei no appo le pi delle antiche popolazioni,
smo dAbramo e dlsmaele; e Pistamismo non colpa di Dio, s degli uomini, i quali

TE

TE

49

furon tratti fuor del cammino dalle proprie


4." Noi pure diciamo ai protestanti ed
passioni. V. PAGANEsIMo, RivELAzioNE, ec. agli altri eretici: in fatto di religione ri

2." Falso perci che la religione dA


bramo sia stata it puro teismo: le idee
chegli ebbe di Dio e del culto da tribu
targlisi non gli venner da natura, bens
da espressa rivelazione. E credette a Dio,
dice s. Paoto, e fagli impulato a giusti

zia. Falso del pari che Mos abbia guasto


it teismo dAbramo; ch non altro Dio fa
egli conoscere agli Ebrei fuor quelto de
padri toro. Ma Iddio ammaestrolto a viva
voce; gli dett le leggi che bisognava pre
scrivere a quella nazione; la religione che
gli diede era pura, sapiente, conforme al
Pindole di quel popoto, al tempo, al luogo,
alla condizione di cose in cui trovavasi,
come dimostrammo sotto la v. GIUDAIsMo.
Certa cosa che e Socrate e Platone fu
rono politeisti; Puno e P altro adorarono
gli dei dAtene e sentenziarono doversi

velata, o tutto o niente; o tuttoci che


Dio ha insegnato, sia per iscritto, sia altri
menti, o incredulit assoluta: non ci ha
veruna via di mezzo, chi non voglia sra
gionara Questo assioma provato non
pure dalla moltitudine delle pazze sette
originate dal protestantismo, ma dal nu
mero eziaudio di cotoro che, partendo da
Iali principii, caddero nel deismo e nella
irreligione. V. Eauoau, PRoTEsTANTIsIo.

TEMPERANZA. Virt morale e cristia


na che consiste nelPastenersi da piaceri
soverchii, vietati o pericotosi. Fu essa en

comiata e raccouimandala da pi sapienti


toso pagani al pari che dagli autori sa

cri. Malamente per vuolsi da censori del


la morale cristiana chessa tutti ne inter
dica senza eccezione i piaceri. Provasi ne
cessariamente piacere nel satisfare ai bi

stare alla religione stabitita dalle leggi. sogni del corpo ed esercitare le facolt
un abuso di termini confondere it teismo
col politeismo. Abuso ancor maggiore chia
mar teismo la religione di G. (L, divin
maestro che, inviateci dal cieto per inse
gnare it culto di Dio in ispirito e verit,

delPanima: volle Iddio con tale attrattiva


obligar Puomo a conservarsi e a riguar
dare la vita siccome un benecio; it per

ch non gliePappone a colpa. Ma Pespe


rienza chiarisce come Puso smoderato de

ci fe conoscere nella Divinit it Padre it piaceri cagioni la nostra distruzione e ce


Figliuoto e to Spirito Santo, it mistero del li renda bentosto insipidi, e come Pabuso
Pincarnazione e della redenzione delPu de piaceri innocenti ne conduca in trac
man genere, ec. Si vanterebber forse gli cia di quelli colpevoli.
atei di conoscer meglio degli apostoli la
Ottrech, la cosa si ovvia alPuomo it
dottrina di G. C.? Per ultimo, ben altro che cercar it piacere per s stesso ed abusar
vero teista fu Maometto: non ebbe egli di ne, era Pepicureismo al tempo di G. C. si
Dio che idee al sommo materiali e false, generalmente diffuso nel mondo, parec
e queste pure tolte dagli Ebrei e da alcu chi titoso aveano insegnato massime s
ni eretici. V. MAoMETTlsMo.
scandatose e dato si tristi esempi che it
5. In quanto alla diversit di sentenze divin maestro non poteva mostrarsi trop
che rcgnarono sempre e regnan tuttora po severo a voler riformare le idee degli
fradeisti, agli scismi,alPeresie,alle dispu uomini e it ritassamento decostumi.
te, alPintoleranza onde ponno essere ac
Quinci le austere massime delPEvan
cagionati, spetta a toro it giusticarsi. Noi gelio: Beati i poveri di spirilo... beati co
per confessiamo che possono usar di re loro che piangono; beati quei che sof
criminazione contro gli atei. Non si vede frono persecuzione per amore della giu
infatti fra costoro un concerto gran che stizia. Matth. v. Se alcuno vuote tener
pi perfetto che presso i deisti: gli uni mi dietro, rineghi s stesso e prenda di
credono it mondo eterno, gli altri it dicono per di la sua croce. Luc. ix, 25. Quei

formato a caso; alcuni avvisano la materia che sono di Cristo hanno crocissa la
esser omogenea, altri la vogliono etero loro carne co vizii e colle concupisecn
genea; in fatto di leggi, usanze, costumi ze. Gal. v, 24. Tal sorte aspettar si do
da questi si condanna ci che da quelli si veano, in mezzo a un mondo trascinato
approva. Il tiele, la malignit, la violen dalto sfrenato amor de piaceri, i discepoli
za, Podio che traspira datoro scritti dan dun Dio crocisso. Ma come non ascol
prova in toro di non molta toleranza: al lare un maestro che conferm le sue istru
torch arrivano a tanto di demenza da dire zioni col proprio esempio, ctie promisea
doversi a qualunque costo bandire dalPu discepoli dociti it sussidio della sua gra
niverso la funesta nozione di Dio ne fan zia e accertolli d un guiderdone eterno?
capire che cosa avremmo a temer da toro Con si fatti incoraggiamenti un Dio ha di
se fossero numerosi al segno di poterci ritto desiger dalPuomo virtudi che sem
dar legge.
brin vincere le forze delPumanit. Che in

20

TE

TE

ci non diasi eccesso, n prova Pavertto


praticato e praticartto tuttavia i santi, i
quali, ben lungi dal reputarsi infelici, so
gliono dir colPApostoto: u C01. vn, 4,
Son ripieno di consolazione, sono inon
dato datVaHegreZZa in mezzo a tutte le
nostre iriboluzioni.
Ove questa morale avesse mestieri da
potogia, la troverebbe nel quadro de no
stri costumi: e basta osservare ci che
accade fra noi e vedere gli sconci prodotti
in tutti gli ordini della societ dalPecces
sivo amor depiaceri. Le pazze profusioni
de grandi che dan fondo alle proprie so
stanze, un ambizione insatollabite, i pro
dotti de due emisferi chiamati a sodisfare
la tor sensualit, la negligenza depi essen
ziali doveri per parte di cotoro che occu
pano i primi posti, la rapacit de ricchi,
la smania daccumulare mediante le vie

aggiunsero un quarto con cui obligavan


si a difendere i pellegrini e a tener libere
le strade per cotoro che faceano it viag
gio di Terra Santa. Solamente nel ila8
per aggregarono a s altri compagni. Si
tenne altora un concitio a 'Proyes nella
Sciampagna, presieduto dal cardinal llIat
teo vescovo dAlba e legato di papa Ono
rio ll. Ugo de Pagani, ch era venuto in
Francia con sei cavalieri per imptorare
aiuto a favore di Terra Santa, presentossi
a quel concitio cosuoi fratelli chiedendo
una regola, e fu commesso a s. Bernardo

Pincarico di stenderta: fu ordinato vestis


ser bianco, ed Eugenio lll Pa. u46 vag

giunse una croce sul mantelto.


Principali articoli di tor regola erano
Pobligo dassister tutti i giorni alPufcio
divino, supplendovi con un dato numero
di paternostri ogni qualvolta ne fossero
pi basse e inoneste per tinir poi con do impediti dal servizio mititare; di mangiar
tosi fallimenti, i talenti frivoli onorati e di magro quattro giorni la settimana ,
arricchiti a dispendio delle arti utiti, la esclusi nel venerdi le ova e i latticlnii;
neghittosit e it fasto introdotti in tutte le ciascun cavaliere potrebbe avere tre ca
condizioni, la buona fede sbandita da ogni valli e uno scudiero; era toro vietata qua
stato, Pimpudenza del libertinaggio eret lunque caccia.
tain virt, la giovent pervertita insin
ln picciol tempo moltiplicossi quesPor
dalPinfanzia, ec., ec., son questi ifunesti dine non poco e fe prodigii di vatore in
effetti duno sfrenato amore alla volutt. servigio della religione c della Terra San
Non quindi a stupire che con tal guasto ta. Caduto it regno di Gerusalemme nel
di mente e di cuore torni insoffribite la Pa. use, la mitizia de templari si sparse
morale del Vangeto e che gli antichi to per tutti gli stati d Europa, crebbe in
so partigiani delto sttoicismo vengan te modo straordinario e venne in gran do
nuti per ipocondriaci visionarii. V. ilto vizia merc le largizioni de sovrani e
naLe GRlsTlANA, MoRTlFICIlzIoNE, PIACERE, ec. degrandi. Ne accerta Matteo Paris che
TEMPIERE. Cavaliere della mitizia del nel i512, epoca delP estinzione di quel
tempio. Fu questo it primo di tutti gli or Pordine, quindi in meno di dugento anni,
dini mititari e religiosi, ed ebbe suo co i tempieri contavano in Europa da nove
minciamento verso Pa. u lo in Gerusalem mita conventi o signorie.
me. Fondatori ne furono Ugo de Pagani e
Tanta ricchezza non poteva non esser
Goffredo di santAdemaro, i quali si uni fonte di corruttela: cominciarono i cava
rono con sei o sette altri uomini darme lieri a vivere col fasto delropulenza e ad
per la difesa del santo sepolcro contro gli abbandonarsi a tutti i piaceriche suol farsi
infedeli e per proteggere i pellegrini che leciti la gente da guerra quando non la trat
vi accorrevano dogni parte. Baldovino ll, tenga it freno della religione.ltelta Pale
re di Gerusalemme, prest toro una casa stina pi uon vollero viver soggetti ai pa
situata presso la chiesa che credeasi fa triarchi di Gerusalemme ch erano stati i
bricata sul luogo stesso ove sorgeva it tor padri; usurparono i beni delle chiese,
tempio di Satomone: di qui pigliarono it si collegarono con gli infedeli a danno de
nome di tempieri o templari; di qui pur principi cristiani ed esercitarono le ladro
venne la denominazione di tempio data in naie contro quemedesimi cui erano inca
appresso a tutte le toro case. Da principio ricati di difendere. ln Francia a cagione del
furon detti eziandio i poveri della cilt toro insolentc e sedizioso procedere cad
sanla: e perch viveano di sole elemosi dero in disgrazia di Fitippo it Belto e ven
ne,it re diGerusalemme,i prelati e i gran nero accusati avesser ammutinato it po
di fecero a gara in donar toro di beni con poto e fornito denaro aBonifacio VIlI men
trera in contesa con quel re. ll perch
siderevoli.
l primi otto o nove cavalieri fecero nel determin questi di distruggerti e ci ven
le mani del patriarca di Gerusalemme l ne a capo, di concerto con papa Clemen
tre voti solenni di religione, ai quali ne te V, che teneva sua sede iti Francia.

TE

TE

21

Chi amasse vedere la serie e i partico

presso della carcerazione de tempieri, it


lari del processo istituito contro i tem re fece adunare Il clero di Parigi, e it n1
pieri pu consultare la Storia della chiesa convocare it popoto, c fu reso conto in
gallicana, t. Xll, Lxxxiv, sotto ta. ISH, pnblico delle accuse formate contro que
dove tutto riferito con fedelt e accom cavalieri. La passione non suol condursi
pagnato dalPestratto degli atti originali e, con tanta regolarit.
per quanto pare , colla maggior impar
Erano accusati 1." di rinegar G. C. alPat
zialit.
to che venivano ammessi nelPordine e di
Il pi famoso miscredente de tempi no sputar sulla croce. 2. di commetter tra
stri, che tent giusticare i tempieri, non toro abominevoli laidezze. s." dadorare
adoper con eguale cautela, contentandosi ne tor capitoli generali un idoto col capo
di copiare it orentino Vitlani, aperto ne dorato e con quattro piedi. 4. di pralicar
mico di ClementeV e di tutti i papi fran la magia. a. che si ohligassero a secreto
cesi e non meno adirato con Fitippo it impenetrabite co pi tremendi giuramenti.
Belto per le sue discordie con Bonifa Gli storici ne accertano che i primi due
zio VIll. Cominci egli quindi dal fare la punti furono confessati da cento quaranta
pi trista pittura che mai di quel regnan accusati, a riserva di tre, iquali uegaro
te, chiamandoto vendicativo , superbo, no ogni cosa.
avaro, dissipatore e che usava ogni mez
Perocch Clemente V in tutta questa bi
zo per estorcer denaro, tratto quindi da sogna oper di concerto con Fitippo, it
vendetta e da brama di riporre nel suo difensor de tempieri fa osservare che quel
tesoro parte delle ricchezze de templari. papa era creatura del detto re, e ci
Fatto sta che Fitippo non trasse veruu vero: nondimeno it pontece si oppose da
protto dalle toro spoglie, come farem ve principio alle ricerche istituite contro que
dere con testimonianze irrefragabiti: la religiosi mititari e scrisse al re lettere
lentezza e le cautele usate nel processare energiche in tale argomento, n consent
quecavalieri dimostrano che quel re non alla eontinuazion de processi se non dopo
oper altrimenti per passione. Lapoto avere interrogato ei medesimo a Poitiers
gista de tempieri vorrebbe far credere seltantadue cavalieri accusati, e sol dopo
che i toro accusatori fossero stati antici la tor confessione rimase convinto della

patamente disposti; falso, giacch it caso verit de fatti. llla falso che contendesse
unicamente li ebbe presentati.
Due rei sostenuti nel carcere, Pun dei
quali almeno era un tempiero apostata ,
furono i primi delatori, sperando d otte

ner grazia: falso per che su quelPunica

al re, come dice Papotogista, it diritto di

punirei suoi sudditi. Lasci it giudizio e


it castigo de privati a commissarii e ri
servossi di stabitire della sorte delPordine
intero, perch era questo un diritto della
santa sede. Fin qui non troviam nulla dir
regolare.
Vennero quindi nominati commissarii e
assunte informazioni non pure a Parigi, ma
a Troyes, a Bayeux, a Caen, a Roano , a
Pont-de-Parche,a Carcassona, a Cabors, ec.,
e furono uditi oltre a dugento testimoni

accusa it re abbia dato Pordine segreto


darrestare i tempieri ln tutto it suo re
gno: narra un autor contemporaneo che
Fitippo fece da prima sostenere e interro
gare parecchi tempieri, i quali conferma
rono la deposizione degli anzidetti due ac
cusatori, e che consult poi alcuni teotogi.
lintenzion sua non era pi occulta, giac di diversi stati. Le bolle ponticie furono
ch prima del 24 agosto del i507 it gran spedite ai varii sovrani dEuropa per esor
maestro e non pochi de principalicavalieri tarti a far neproprii dominii quel che fa
ne avean fatto lamento col papa e chiesto cevasi in Francia.
Prima desaminar le ragioni allegate dal
che fossero processati ne modi regolari.
Uordine di arrestare tutti i tempieri ven campion de templari a farsi qualche con
ne posto ad effetto solamente it 15 del siderazione.
i. impossibite che le tante persone
Pottobre susseguente. Agevol cosa gli
to snaturare tutti i fatti col sopprimere chebber parte in quelPoffare, cardinali,
circostanze essenziali e falsicare le date. vescovi, inquisitori, offlciall del re, magi
Il re non poteva dispensarsi dalPusare strati, dottori, testimoni, ec., fossero tutte
quella precauzione; cli i tempieri avreb gente scelerata e viti stromentt delle pas
ber potuto suscitare una sedizione, i pi sioni di Fitippo: quando bene ci avesse

colpevoli si sarebber sottratil,n sarchbon


si conosciuti i veri motivi che lnducevano
it re a distruggere unordine non pi sot
tomesso al sovrano n religioso. Il di ap
BERGIER. Vol. Vi.

potuto accadere in Francia , un si fatto


spirito di vertigine non pot darsi' egual
mente in Inghitterra, in lspagna, in Sici
lia ed altrove. 2." Sembra che it maggior
5

22

TE

TE

numero de tempieri rei delle abominazio


nt ondcrano accagionati si trovasse in
Francia e segnatamente a Parigi, citt che
fu sempre it centro della corruttela del
regno; nessuno stupore perci che it mag

quel fatto detestabite: ch gli oltraggi con

gran maestro e i principali cavalieri po


terono non aver parte alcuna al disordi
ne, ignorare anzi n a che eccesso fosse
spinto: e questa poteva essere una ragio
ne dusar toro de riguardi, ma non Pera
di conservare un ordine radicalmente gua
sto e che non serviva pi a nulla, giacch
non tornava dalcun utite fuori della Terra
Santa. 4. l tempieri appartenevano alle
pi cospicue famiglie del regno: se si pro
cedeva ingiustamente contr essi , come
mai it corpo della nobitt, cui doveva star
sommamente a cuore la conservazione di
quelPordine, non fece verun richiamo? La

avesser mostrato tator del disprezzo per


gli abusi duna religione tanto disonorata
in Asia e in Europae partatone troppo li
beramente un trascorso giovanite di cui
per certo P ordine non mattevadore. n
Si che to era, perocch i capi avean la
potest di punire i cavalieri. Lupotogista
avrebbe ragionato ben diversamente ove
si fosse trattato di qualunque altro ordine
religioso. inoltre i tempieri non luron gi
condannati per discorsi contro la religio

tro G. C. e le taidezze furono i fatti pi


generalmente ammessi e comprovati.
u Per terzo: che molti tra di toro, te

stimoni e complici de disordini de prin


gior numero fosse ivi giustiziato. S." ll cipi e degli ecclesiastici di quel tempo,

ne, bens per fatti abominevoli. Per ulti

mo, non si conveniva acomplici del dis


ordine it biasimartto; si sarebbe potuto dir
cosa inconcepibite.
toro: Castigat turpia turpis. Ognun vede
Concede Papotogista che i supplizii sotto come alPapotogista premeva di scusare
cui nirono tanti cittadini per altro ri qualunque specie di trascorrimento con
spettabiti, la quantit de testimonii a tor tro la religione.
u In quarto luogo: la testa dorata che
carico, le confessioni di non pochi accu
sati (bisognava aggiugnere una serie di vuolsi adorassero e che conservavasi a
processi continuata per sei interi anni in Marsiglia dovea esser toro presentata; non
diverse parti e avanti diversi commissa si pens tampoco a cercarta.n Non altro
rii) sembrano argomenti comprovanti la segue da ci se non che quelPaccusa non
tor reit e la giustizia del toro castigo. pare bastantemente provata e che non si
Ma quante ragioni, dic egli, ci ha pure cercava di moltiplicare i delitti imputati
a tor favore! Veggiamole.
ai tempieri.
u Per quinto: la maniera infame onde
u in primo luog : it pi de testimoni
che depongono contro itempieri si ridu accagionavansi fosser ricevuti nclPordine
to non
pudubito
esser passata
punto che
in legge
parecchi
appo toro
giova
cono a vaghe accuse. n Ci pu darsi ri non
spetto a molti che non erano mai stati
in condizione di saper con certezza quel ni tempieri si lasciassero andare ad ec
che succedeva in quelPordine. Mait pro cessi consueti dogni tempo alla giovent,
cesso non fondavasi altrimenti su tali va vizii passeggeri ch meglio ignorar che
ghe imputazioui, bens sulla confessione punire. n Qui Pautore confonde malamen
formale di centoquaranta cavalieri, inter te due specie di recezione. E a presume
rogati prima a Parigi dalriuquisitore alla re che quella fatta in publico dal gran
presenza di parecchi gentituomini; con maestro o da altri fosse decente; ma
fessione ripetuta da settantadue di toro a un altra ce ne aveva imaginata dai liber
Poitiers al cospetto del papa. Le deposi tini delPordine, alla quale assoggettav ano
ziont degli altri testimoni, comech vaghe, l nuovi cavalieri e in cui commettevansi
le accennate abominazioni e profanazioni:
potean servire di conferma.
a Secondariamente: pochissimi son quel cosa tanto pi verisimite perch molti di
li i quali dicono chei templari negassero essi dichiararono d esservi stati costretti
G. C. Qual pro, infatti, ne sarebbe tor ve colla prigione e co tormenti. E noto pur
nuto dal maledire una religione che li man troppo essere ambizione de scelerati aver
teneva e per la quale combattevano? n Si de complici della propria nequizia. Dicasi
potrebbe dimandar del pari che vantag to stesso degli statuti segreti fatti per obli
gio traggan gli empii dal bestemiar Cristo gare i colpevoli al sitenzio. La maggior
e la religione nella quale furou cresciuti. parte de giustiziati non eran giovani; i
Nondimeno-it fanno, e Papotogista it do tor disordini non erano pi quindi vizii
vea saper meglio daltri. t tempieri poi passaggeri. Rimane poi a sapere se torni
a quel tempo non combattevano pi per meglio ignorare che punire un misfatto
la religione, almeno in Francia. E falso detestabite quando grandissimo it nu
che pochissimi sieno stati i testimonii di mero de rei.

TE

TE

23

u Sesto: se tanti furono i testimoni che Vienna che quanto prima dovea convo
deposero contro i tempieri, vebbe anco carsi. Qual conseguenza viene da tale d
non pochi testimoni stranieri in favor del fesa? Non altra se non che que settanta

iI

Pordine. n Abbiam gi notato che proba quattro templari erano innocenti, giacch
bitmente Pordine non era dapertuttto al
P egual maniera corrotto; ma le attesta

zioni a favore defcavallert stranieri non


potean valere a giusticazione di que di
Francia.

u Settimo: se gli accusati, vinti dai tor


menti, i quai fan dire tanto la menzogna
come la verit, eonfessarono tanti delitti,
forse tali confessioni tornano a egual ver
gogna degiudici che de cavalieri. Si pro
metteva di far toro grazia per estorcerne
la confessione. n Ai tutto calunniosamente
si asserisce che cotoro i quali confessa
rono delitti vi furono costretti per via di
tormenti. l centoquaranta cavalieri interrogaii a Parigi dalPinquisitore in presenza
di alcuni gentituomini non furon gi posti
alia tortura come n manco i settantadue
iuchiesti da Clemente V a Poitiers. Non si
ha prova che sia stata a tutti promessa
grazia per indurti a confessare, come nep
pure che sia stato mandato alPestremo
supplizio verun di cotoro a cui si era pro
messo grazia.
'
a Ottavo: cinquantanove bruciati vivi
chiamavano Dio in testimonio della pro
pria innocenza e ricusarono la vita che
toro offrivasi a patto si confessassero col

non erano stati accusati, aveano n altora


ignorato le sceleraggini commesse da tor
confratelli e mal sinduceano a crederte;
ma era quella una Prova meramente ne
gativa: Pignoranza non fa prova di sorta,
n essi arrecarono alcun fatto positivo che
valesse a distruggere la confessione degli
accusati.

u Decimo: aittorch si lesse al gran mae

stro Giacomo di Molay la sua confessione,


stesa al cospetto di tre cardinali, it vec
chio guerriero, che non sapea n leggere
n scrivere, grid che Paveano ingannato,
che si era scritta una deposizione lullfal
tra dalla sua, che i cardinali, ministri di
I quella perdia, meritavano desser casti
gati come si costumava dai Franchi i falsa
rii, col fender toro in due la testa e la per

sona. n Anche qui che ne consguita? Che


it gran maestro era malissimo informato
di quel che avveniva nel suo ordine; che
quando fu interrogato a Chinon in Tu
rena, it lo e 2o agosto 1508, dai tre car
dinali commissarii nominati dal papa, ri
mase maravigliato e stordito dalla depo
sizione di tanti cavalieri che avean con

fessato tor misfatti a Parigi ed a Poitiers,


e non os negare tal prova. ll processo

pevoli. Qual pi alla prova pu darsi, non verbale riferisce chegli confess formal
che dinnocenza, donoref n Non questa mente it primo articoto delle accuse, cio
altrimenti una prova; ch fur veduti pi it rtnegamento di G. C. interrogato di bel
d una volta rei a tutta evidenza convinti nuovo a Parigi i120 dicembre i500 e al
persistere in negare tor delitti no alla cuni giorni appresso, ritratt quella con

morte: una tale caparbiet non dee far fessione e accus i commissarii di falsi
maraviglia in persone empie ed incredule
dichiarate.
u Nono: settantaquattro tempieri non
accusati tentarono pigliar la difesa del
Vordine e non furono ascoltati. n Faisit

manifesta. Pietro Dupuys nella sua Sto

cazione, non disse a difesa del proprio or

dine che cose vaghe e impertinential fatto,


e dimand desser giudicato dal papa.
Da qual lato dobbiam noi sospettare sia

la falsit? da quel de tre cardinali commis


sarii o da quelto del gran maestro? I pri

ria de tcmpieri, citata altrove dalPapo mi non poteano aver motivo di sorta; non
togista, riferisce che gli anzidetti difensori era intenzion del papa che si usasse su
delPordine furono uditi daeommissarii perchieria, nelle sue bolle di commissio
la prima volta it sabbato 14 marzo 15l0 ne raccommanda egli Pequit e Posser
e deputarono quattro di toro che partas vanza delle forme; n tampoco era inten
sero a nome di tutti. N solamente ven zione del re, eonciossiach consult egli it
nero ascoltati ma presentarono eziandio clero di Parigi, le universit, i partamenti
ricorsi e memoriali in iscritto, e si com e si condusse con tutte le possibiti precau
pitarono esattamente processi verbali di zioni: vedremo comegli non avesse duo

quanto dissero; Pautore della Storia della po di falsicazioni n di supplizii per ot


chiesa gallicana. ne trasse copia. Dichiara tener Pestinzione delPordine de templari.
rono essi false le confessioni fatte dagli Due di que cardinali gli reser conto per
accusati, le dissero, come Papotogista, lettera delPesito di tor commissione; gli
estorte con promesse o minacce od opera signicarono come avesser conceduto al
di ribaldi, dissero aver domandato des Molay e ad altri cinque cavalieri ravve
ser giudicati dal papa e dal concitio di duti Passoluzione dalle censure; suppli

24

TE

TE

carono it re a trattartl con riguardo. Non

Lapotoglstaaggiugne che it papa sop


son questi gi segni di perdia. ll gran presse Pordine di sua autorit unicamen
maestro poi non it soto colpevole che te, in un concistoro secreto , durante il
abbia variato negli interrogatorii e ritrat concitio di Vienna. Altra falsit. La bolla
tato le antecedenti confessioni.
fu stesa it 2a marzo 15i2 in un concisto
u Uudecimo: si sarebbe fatto grazia ro segreto, ma venne promulgata in ple
della vita al detto gran maestro e a Guido no concitio it 5 aprite in presenza di Fi
fratelto del delno dAlvernia quando aves lippo e de suoi tre gli: it papa dichiar
ser voluto dichiararsi colpevoli publica in esso, sacro approbante concilio, pro
mente; n per altro furon bruciati se non scritto ed abolito Pistituto de tempieri e
perch, chiamati al cospetto del popoto sur riserv alla santa sede la destinazione del
un palco perch contessassero i delitti del le persone e de beni. in secondo luogo,
proprio ordine, giurarono questo essere da quel tempo in poi vurii istituti reli
innocente. Una tal dichiarazione, che mos giosi venner soppressi con un semplice
se a sdegno it re, trasse su di toro Pestre breve del sommo pontece, n alcuno mai
mo supplizio, a cui soggiacquero invocan vi fe opposizione o pretese che a tal ef
do inutitmente la vendetta del cieto con fetto si richiedesse un decreto concitiare.
tro i tor persecutori. Abbiam gi fatto
Altra impostura del medesimo critico
osservare come una tal dichiarazione non Passerire essersi Fitippo fatto dare du
provi altro se non che que due capi del gentomita lire, e Luigi gliuoto di lui al
P0rdine aveano insino altora ignorato le tre sessantamita sui beni detempieri: di.
sceleraggini che vi si commetteano e non questo fatto non arreca autorit o docu
potean persuadersene: temerarii eran mento, e ci son prove in contrario. Fin
quindi tor giuramenti siccome di cosa che dalPa. i507, it re avea dichiarato al papa
non sapeano. Tali pretesti, torniamo a in una lettera del 24 dicembre come aves
dire, non eran valenti a distruggere le se posto le mani sui beni de templari e
prove positive dedotte dalla confession de li facesse custodire per esser adoperati to
colpevoli e dalla deposizione de testi talmente a pro di Terra Santa, al che
erano stati originariamente destinati. Tal
monii.
Pi: it papa avea riserbato a s it giu dichiarazione venne da lui rinovata in al
dizio de mentovati due personaggi e di tralettera di maggio i511, nella quale pre
due altri capi delPordine; solamente dopo gava it papa a far che tali beni venissero
it concitio viennese e la promulgazione trasferiti a un altro ordine mititare de
della bolla di soppression de templari no stinato per Terra Santa, promettendo di
min egli nuovi comlnissarii per terminar far porre ad effetto quanto si sarebbe or

neit processo. Queicommissarii furono tre dinato su tal particolare; non si oppose
cardinali, Parcivescovo di Sens, parecchi egli punto alla bolla colla quale it papa
vescovi e dottori, alla presenza de quali riservava a s it disporne. Quinci it Du
it gran maestro, it fratelto del Delno puys e it Baluzio deducono con ragione che
dAlvernia e gli altri due confessarono di gli storici che apposero a quel re Paver
bei nuovo i delitti onderano accusati; it tentato dappropriarsi i beni delempieri
perch, it i8 marzo i514, furono condan sono calunniatori. AlPultimo, Pautore stes
nati a perpetuo carcere. Fu rizzato un so costretto confessare che que beni fu
palco dinanzi alPatrio di Nostra Donna, ac ron dati ai cavalieri di Rodi, oggi cava
ciocch facessero tor confession publica, lieri di ltlalta,i quali aveano la medesima
e quiviidue primi la rittrattarono. Sapu destinazione de tempieri.
u lgnoro, prosegue egli, che vantaggio
tosi ci immantinenti dal re , raccolse it
suo consiglio, che condannolli ad essere ne venisse al papa... Non mi venne fatto
arsi vivi, e la sentenza venne eseguita la mai di sapere che cosa gli toccasse di quel
to spoglio. n La verit che non gli tocc
sera medesima.
in quella congiuntura, Fitippo it belto nulla e che nessuno scrittore degno di fede
non poteva operare per vendetta od al gli mosse accusa su questo punto. Le spese
tra passione: P ordine de templari era de processi tatti in cinque e sei anni in
stato soppresso e distrutto nel concitio diverse parti del regno contro i templari
generale di Vienna due anni prima; it re furono senza dubio immense; n potea av

era quindi sodisfatto, n it supplizio del venir altrimenti.


Che un prolestante,comera it Mosemio,
gran maestro n quel di Guido potean re
cargli alcun nuovo vantaggio: ma to mosse abbia dipinto Clemente V qual pontece
a sdegno it tor procedere, e fu questa la avaro, vendicativo, turbolento; che abbia
causa per cui fe condannarti e punirti.
detto aver Fitippo it belto rappresentata

TE

TE

25

quella sanguinosa tragedia per appagare 7, a, ritevasi che Abramo eressc altari at
Pavarizia e it risentimento suo, Hist. eccl., Signore; to stesso avea fatto No alPuscir

sec. XIV, part. n, c. 5,8 lo, non reca delParca dopo it dituvio, vm, 2o: ci non
punto maraviglia; sibbene che un tosofo,
it quale dovea mostrarsi superiore ai pre
gindizii volgari, non abbia fatto altro che
trascrivere autori avversi e darsi per di
scepoto de protestanti. Ammise cgli stesso
che i tempieri viveano fastosamente come
sogliono i doviziosi e in mezzo alle sfre
nate lascivie consuete ai mititari; che Fi
lippo ebbe motivo di credere gli mancas
sero di fedelt e fomentassero sedizion
fra it popoto: non bastava questo ad au
torizzare quel regnante a chiedere e pro
cacciare fosse spento quelPordine, senza
che ci entrassero ragioni di vendetta e da

prova per che inalzassero edizii per con

tinuarvi Pesercizio del culto religioso.


detto, xxv, 22, che Rebecca , sposa d I
sacco, and a consultar it Signore; non
sappiamo dove n in che modo. ll costei
gliuoto Giacobbe denomin Bethel, casa
di Dio, it luogo ovebbe un sogno prote
tico e consacr una pietra con certa un
zione, xxvm, l7, e2. Al suo ritorno. dalla

Mesopotamia, inalz un altare e vi offerse


un sacritizio insieme con tutta la sua fa
miglia e chiam di bel nuovo quel luogo
casa o piuttosto soggiorno del Signore,
xxxv, o, 7. Ma un altare non un tempio.

varizia ?

Lo stesso pratic dovunque fece sosta, e


TEMPIO. Edizio nel quale gli uomini continu a menar vita nomade e da pa
sogliono raccorsi per tributare toro omag store tinch and a unirsi con Giuseppe in

gi alla Divinit. La censura fatta di que

Egitto.

sta costumanza dagli increduli ed altri cri


Egli par certo adunque che inanzi Pan
tici temerarii ci porge occasione di esa data di Giacobbe e della famiglia sua in
minare parecchie questioni. l." Se ci sieno quel regno non ci fosse stato ancora tem
stati templi appo i pagani prima che ne pio consacrato al Signore da patriarchi.
sorgesse alcuno destinato al culto del vero Ma non si pu provare che gli Egizii ne
Dio; 2." se Puso detempii sia riprovevole avesser gi a quel tempo n che gli lsrae
o pericotoso; 5." se Dio abbia permesso liti ne abbian avuto mentre vi dimora,
agli Ebrei dinalzargliene uno per conde rono. Avvi perci ragione di credere che
scendenza soltanto alla sensualit e roz it tabernacoto costrutto da Mos nel de
zezza toro; a." se la sontuosit in si fatti serto sia stato non pur it primo tempio sa
cro al vero Dio, ma anco it primo edizio
edizii sia abuso.
l. Se i pagani abbian costrutto templi di questa specie del quale siasi mai udito
prima degli adoratori del vero Dio. lnan partare. Nelle prime et la voce tempio
ziPerezione del tabernacoto fatta da Mos, non altro sonava che recinto o terreno
la storia sacra non fa menzione di verun consecrato.
Di quest opinione non fu to Spencero:
edizio destinato al culto del Signore. Gli
chiaro che le prime popolazioni non pen it quale adoper ogni sforzo per far cre
sarono a fabricar templi n tanto che fu dere che, prima delPerezione dettP an
rono erranti e date soto alla vita pasto zidetto tabernacoto, gli Egizii, i Cananei
reccia; non ne siegue per che non nab e gli altri popoli vicini alla Palestina aves
biano avuti dappoich ebbero posto fer ser gia templi destinati al culto di tor falsi
ma stanza. I critici che si lasciarono an iddii e che Mos li prendesse a modelto.
dare alle congetture imaginarono avere i De legib. Hebr. riluat., l. m, dissert. c,
popoli voluto un si fatto commodo pel c. l. Per porre in sodo un fatto s ritevan
culto religioso come prima ebbero abitato te, a malgrado delPassoluto e costante si
case solide e fabricato citt; per verisi lenzio degli scrittori sacri, ci vorrebber di
mite nondimeno che sia una tale opinio buoni argomenti positivi; to Spencero ne
ne, ne pare venga distrutta dal racconto adduce sol di tali che non han nerbo, e
noi ci afdiamo di potergliene contrapor
de Libri Santi.

Nel c. iv del Genesi detto che Caino re di migliori, cosa gi fatta da altri dotti
primogenito dAdamo fabric una citt; prima di noi. Mm. (le Pacad. des in
poco dopo il dituvio partasi di Babittonia script., t. LXX, in i2..
Per prima prova reca egli in mezzo un
e dArach, dAchad, di Chalana, di Ninive
come di citt gi esistenti o non molto passo del Levitico, xxvi, 27 et seqq., nel
appresso fondate, x, 4o , u. Vi erano quale Iddio dice agli tsraeliti: Chc :8....

citt nella Palestina altorch vi giunse farete a me guerra... io sterminer gli


Abramo verso Pa. 2100 del mondo; ma eccelsi luoghi vostri.., desoler i vostri
non partavasi per anco di luoghi chiusi e santuarii. - Resta a sapere, diciam noi,
coperti destinati al culto di Dio. Dal c. xn, se tai luoghi eccclsi e santuarii fossero

26

TE

TE

tempii. Oltrech, una minaccia la questa come dii le anime degli eroi, culto che non
di cosa che sarebbe avvenuta in processo antichissimo, e a rappresentarte con sta
di tempo, non un rimprovero di quel che tue che bisognava sottrarre agli insulti det

gi facevasi altora. Dicesi ivi stesso: Ri Paria. Mm. de Vacad. des lnscript.
Abbiam veduto sotto la v. TABERNACoLo
durr in soliludine le vostre cilt; ne
segue egli forse che gli Ebrei nei deserto come it profeta Amos rinfacciasse agli
Ebrei daver fatto nel deserto un taber
abitassero delle citt.
Per seconda prova dice che nel Deute nacoto ossia una tenda a Motoc dio degli
ronomio, xxxiiv, e, si fa menzione di Beth Ammoniti e de Moabiti; ma it tabernacoto
Peor o Beth-Phogor, la casa o it tempio consecrato al culto del vero Dio era gi
di Phogor. - Ma quando Giacobbe chiam costrutto. Non ci son prove che que due
Bethel o casa di Dio ii luogo dove avea popoli avessero altora tende simiti o tem
consecrato una pietra trattavasi egli dun pii per pratiearvi toro idolatria. La pre

tempio? Vero che nel i de Re, v, 2, varicazione degli lsraeliti poteva perci
pariasi del tempio di Dagone; ma erano consistere nelto aver fabricato per Motoc
altora trascorsi gi oltre quattrocenPanni
dalla costruzione dei tabernacoto. Nel me
desimo libro, i, 7 et e, it tabernacoto, che
ra un semplice padiglione,'e chiamato esso
pure la casa o it tempio del Signore.
La terza prova Passer1,ione degli scrit
tori profani che gli Egizii sieno stati i primi

un padiglione simite a quelto inalzato da

Mos al vero lddio.


N questa gi una congettura arri
schiata al par de sogni delto Spencero :
abbiamo dal canto nostro prove positive.

l. Nel Deuteronomio, iv, 7, 8 , Mos

dice agli lsraeliti: Non v ha certo altra.


a fabricar tempii. - Sgraziatamente per nazione, per grande ch'ella sia, la quale
cotesti scrittori son troppo moderni e co lanto vicini a s abbia i suoi dei come
noscon troppo poco gli Ebrei per aver po il Dio nostro presente a tulle le no
tuto sapere che cosa si facesse al tempo stre preghiere. Impcrocch qual altra
onde iaveliiamo: it pi antico di tutti nazione e ha egli colanto illustre che
Erodoto, che visse dieci secoli dopo Mos. abbia e cerimonie c regole di giustizia
Delle antichit dEgitto sapeva soto quel e tutla la legge, quale quella che io
tanto che gliene avean detto i sacerdoti, esporr oggi dinanzi agli occhi vostri?
e la costoro testimonianza non era gran Sarebbe Mos stato imprudente al segno
fatto degna di fede, perocch pretendea di fare un tale confronto, se gli Egizii, i
no che gli Egizii fossero stati i primi ad Cananei, i Madianiti, ec., avessero altora
inalzare agli deiallari,simolacrie tem avuto tende o tempii ove eredessero abi
pli, fatto contradetto dalla Scrittura, dalla tare tor divinit e praticato per esse le
quale sappiamo che No, uscito appena medesime cerimonie che Mos prescriveva
dalParca dopo it dituvio, eresse un altare agli lsraeliti?
2. Nelto stesso libro, xn, 5o, 51: Guar
al Signore.
Quando pur fosse provato che gli ido dati, dice ancora Mos al suo popoto ,
Iatri ebbero tabernacoli o tempii presso a gurdali dalPimilarte (le altre nazioni),
poco al medesimo tempo che gli lsraeliti, dopo che alla tua venula saranno slate
rimarrebbe ancora a sapere quali di essi distrutte, c dallo andare investigando le
abbian servito di modelto agli altri. Ci ha loro cerimonie dicendo: Io pure prati
pel manco tanta probabitit dasserire ave cher quella maniera di culto colla qua
re i Cananei e gli altri popoli vicini imi le hanno onorato i toro dii queste genli.
iato gli Ebrei quanto di credere che Mos Non renderai simii culto al Signore Dio
abbia ritratto dalle costumanze di quelle tuo. Ove Mos non avesse falto che imi
nazioni idoiatre. In tutte cose la religion tare nelle sue leggi cerimoniaii ci che co
vera and inanzi alle bugiarda. Falsa con stumavasi appo le nazioni idolatre, con
gettura e nulla pi si quella degli scrit che faccia si sarebbe ardito di fare un tale
tori che avvisarono essere i tempii antichi divieto? Gli lsraeliti, popoto lndocite sem
quanto Pidoiatria. E valga it vero, egli pre e ribelle, non si sarebbe tenuto dal
certo che la pi vetusta idolatria fu it culto movergliene accusa.
degli astri (v. questa v.). Ora non venne
a!- Ivi stesso, 15, 14, proibisce ai po
per fermo in pensiero agli uomini che it poto doiferire suoi sacritizli,gli incensi, le
sole e la luna da essi scorte nel cieto ne primize in qual sia luogo indistintamente
potesser scendere per porsi a dimorare in ma vuole it faccia in quelto soltanto desti
un tempio. La cosa probabitissima che i nato dal Signore, quindi nel tabernacolo.
pagani non abbian cominciato a fabricarne Era dunque costume degli idolatri di fare
che altorquando si volsero ad adorare sic tor sacriiizit, otierte e cerimonie ovunque

TE

TE

27

loro piacesse e non in un tempio destinato colla Scrittura. Questa maniera donorartto
al culto dei tor numi. Lo Spencero stesso torn accetta a Dio perch anatoga alla
fu costretto ad ammettere che moltissime vita errante e pastoreccia che menavasl

delle leggi cerimoniali di Mos avean per da que santi uomini. Ma se tal maniera
iscopo d interdire agli Ebrei le pratiche fosse stata la migliore e la pi conforme
usate appo i popoli adoratori degli idoli.
Nel mentre andava con tanta ditigenza in
vestigando neLibri Santi i luoghi che
sembrano favorire it suo sistema, ragion
volea che non intralasciasse quelli che gli

alle idee del vero culto, noi sosteniamo


che lddio non avrebbe consentito giam

mai a suoi adoratori di mutarta, n agli

lsraeliti iPinalzargli prima un tabernacoto


e poscia un tempio. lddio, sapienza inti
danno alla radice. Ci noto esso sistema nita e verit per essenza, non pu trar
essere stato adottato da autoristintif-in Duomo in errore.

2. fatto innegabite e provato da non


una questione di fatto per non alle cou
getture stare si debba, ma alle autorit. Or pochi dotti la pi antica idolatria essere
nessuna autorit pu andare inanzi a quel stato it culto degli astri: Mos divietolla
la d uno storico cosi bene informato co agli lsraeliti, Deut. iv, 19, ed la sola di
mera Mos. Per frugare che si faccia nel cui si faccia ricordo nel libro di Giobbe,
Pantichit tutta quanta, non verr fatto mai xxxi, es. Per questa ragione la fu una
di provare esservi stati tabernacoli pi delle pi vetuste superstizioni it praticare
antichi di quelto eretto dal condottiero del it culto religioso in sulle montagne, dette
popoto ebreo o templi solidi anteriori a nelle Sacre Carte luoghi eccelsi: creden
no con ci i pagani di accostarsi al cieto
quelto di Satomone.
ll. Luso dei lempii egli per s peri 0d alla dimora degli iddii. Num. xxn, ,

coloso e riprendevole? Cos vuote to Spen xxm, I et scqq., etc. Mm. de Vacad. Cre
cero; ed una delle ragioni che adduce derem noi che lddio volesse approvare
per provare che lddio non avea permesso una si fatta superstizione altorch com
gliene fosse eretto uno se non per indul mand ad Abramo di sacriticargli it tiglio
genza verso gli Ebrei, popoto tutto sensi. Isacco sur un monte e quando favell agli
La turba demoderni increduli gli le plau lsraeliti dalla vetta del Sinai? No certa
so e disse con lui che Puso di erger tem mente. Scelse lddio que luoghi di prefe
pi viene da uno stolto errore e aiuta ad renza perch non si potea vedere come in
alimentartto. u Gli uomini, dice un dei campagna aperta ci che vi accadeva. Ma
sta, hanno sbandito la Divinit din tra Mos proibi espressamente una tal prati
toro, ritegandola in un santuario: la vista ca agli lsraeliti, Levil.,xxvi, 5o, e ordin
della medesima circoscritta dalle pareti toro disttruggessero tutte quelle alture de
dun tempio, oltre it quale essa non esi gli idolatri, Num. xxxmi, 52; Deut. xn,
ste. lnsensati! distruggete cotesti recinti 2, etc. E quando in appresso gli Ebrei si
che impiccioliscono le vostre idee; allar fecer rei di quelPabnso ne furono biasi

gate lddio, vedeteto per tutto ovegli , mati dagli scrittori sacri. nn Reg. m, e, a,
ovvero dite che non . n Un altro vuole xn, 51, etc.
che it culto semplice che si presti a Dio
La pertanto cosa probabitissima che
iu faccia al cieto, sulPalto dun colle, riu una delle ragioni per le quali volle lddio si
scirebbe pi solenne che non entro un costruisse it tabernacoto fosse di convince
tempio, dove la possanza e grandezza sua re quel popoto non esser necessario anda
sembran chiuse fra quattro cotonne. Veg re in sulle montagne per avvicinarsi a Dio,
giamo quanta solidit si trovi in colali su e lui stesso degnarsi di venir vicino al suo
blimi pensieri.
popoto, rendendo la propria presenza sen
1." Cosa al sommo strana sarebbe che sibite nel tempio portatite eretto a suo
i popoli barbari i quali praticavano it cul onore. Onde quel che si piglia per sor
to divino sulle montagne o nelle pianure, gente derrore erane appunto un preser
al cospetto del cieto, avessero dato prova vativo. Falso adunque che gli uomini, fa
di pi senno che le nazioni incivitite, e bricando templi, abbian cacciato dal mez
che Pumana generazione si fosse mostrata zo di toro la Divinit; perocch, al con
fornita di pi sapere e tosoa nella sua trario, furon davviso fosse quelto un mez
infanzia che nelPet matura. Cotoro che zo dhvvicinarsete.

ammettono un si fatto fenomeno ce l sa


prebbero, in grazia, spiegare? Ben. sap
piamo noi avere i patriarchi prestato in
questa guisa tor culto al vero Dio nelle pri
me et del mondo, e Fabbiam dimostro

5. Con quale intenzione infatti furono


edicati i tempii? Primieramente davere
pi commodit di adempiere i doveri del
divin culto; ci si conveniva agli lsraeliti
raccolthin un sul campo, nel mezzo del

28

TE

TE

quale fu posto it tabernacoto. in secondo prevaricazioni tutte de padri toro, segna


luogo, dassembrare in un soto recinto i
simboli della presenza di Dio per far pi
profonda impressione nella fantasia degli
uomini. N Puna n Paltra di queste due

tamente la smania d imitare le supersti


zioni delPEgitto; ma promette toro di pu ricarti e preservarneli come prima tor
nati li abbia nella terra di promissione.

intenzioni biasimevole,c perci lddio de

Ve li riconduce di fatto e li esorta in altora

gn darvi mano, ed amendue ebbero tor


compimento colla costruzione del tabema
coto e del tempio di Satomone. Contenevasi
in questi Parca del patto, nella quale eran
le tavole della legge; sul coperchio di essa
arca o propiziatorio stavau due cherubini
che colPali tese formavano una specie di
trono, simboto della maest divina. Eravi
un vaso pieno della manna onde lddio ave
va prodigiosamente alimentati gli Ebrei
pei corso di quarantanni, la verga dA

per bocca desuoi profeti a rifabricare it


tempio. Ove questo fosse stato per s stes
so pietra di scandato ed occasione derro

re, Pavrebbe egli lddio fatto riedtticare


dopo la cattivit? Predice che i popoli tut
ti verranno in esso ad adorar Dio, lo. Lvii,
7; Ierem. xxx, n. Direm noi che stasi
proposto dindurre in errore i popoli tutti

quanti?
Pi: s. Paoto," 001'. vi, le, dice afe
deli che sono it tempio di Dio, ed applica

ronne, Paitare de profumi, le mense de toro quel che del tabernacoto e del tempio
pani di proposizione, Paltare su cui bru
ciavasi la carne delle vittime, nalmente
it candeliere doro, oggetti tutti che ram
mentavano agli Ebrei i miracoli e beneti
cii con che lddio avea favorito i padri to
ro; e le cerimonie del culto tendeano alto
stesso scopo: non poteva it popoto aver

fu detto. Direm noi per questo che lddio


sta soto nelPanima dun fedele e non al

trove e che non presente dapertutto?

o." Un culto che si prestasse a Dio al


cospetto del cieto sulPalto dun colle po
trebbe per avventura aver pi maest agli
occhi dun titosoio saputo, avvezzo a con
sotto gli occhi troppo di sovente si fatti templare Ie bellezze della natura; ma tal
simboli commemorativi, e soto in un tem non parrebbe agli occhi del popoto, abi
pio poteano questi venire raccolti.
tuato alto spettacoto delP universo: que
4. Falso che una tale condotta abbia sto vede egli senza punto commoversi, ma
dato motivo agli uomini di credere che la un tempio decentemente e riccamente
Divinit stia chiusa tra le mura dun editi adorno to riempie di maraviglia. Ma non
zio e non esista fuori di questa. Se ci av it piacer de iittosoti quel che dee servir
visarono gli etnici quando si formarono id di regola ai culto divino. Non dee darsi
dii simiglianti a s, nulla ne siegue contro retta a cotesti capricciosi censori quando

gli adoratori del vero lddio. Mos, dopo pigliano a gridare contro ci che it com
fatto it tabernacoto, prosegue a dire agli
lsraeliti: Conosci..... e ripensa in cuor
tuo che il Signore medesimo egli Dio
lass in cielo e quaggi in terra, e non
ve n ha alcun altro. Deul. iv, 59. E Sa
tomone, terminato chebbe P edizio del
tempio, volse a Dio tra Paltre queste pa
role: E egli credibile che Dio abili vera

mun senso suol dettare a qualunque de


gli uomini. Chi vieta toro dadorar Dio sot
to la volta del cieto dopo avergli reso toro
omaggi netempii? Se non che nessuno
omaggio gli tributan costoro; vorrebber
tolto qualunque publico esercizio di reli
gione, ben savvedendo che senza culto
religioso, ella andrebbe a terra.
mente sopra la terra ? Perocch se il cie
lll. Se sol per condescendere alla roz
lo e glialtissimicieli non posson capirti, zezza del suo popolo abbia lddio per

quanto meno quesla casa edicala da mc! messo si edicassero templi. Altra opi
m Reg. vni, 27. Noi sappiam benissimo nione delto Spencero questa. Quando si
che, non ostante si fatte lezioni, gli Ebrei, fosse ristretto a dire che lddio ha voluto
dalisi alPidolatria, pensarono soventi vol gli si ergessero templi a tin di provedere
te come i pagani e ne furon ripresi da ai bisogni degli uomini in generale, risve
Isaia, Lxvii, t, ma non ne consguita altri gliare e mantenere in toro sentimenti di
menti che tali false idee venisser toro sug religione ed anco rendere a medesimi pi
gerite dalP usare del tempio. Posciach gli agevole it suo culto, saremmo del suo pa
Ebrei, ignoranti non men depagani, abu rere. Ma che i tempii sien toro necessarii
savano egualmente del culto prestato a sol per la rozzezza e ignoranza toro in
Dio sulle montagne e di quelto tributato materia del vero culto, e sia quelto un ca
gli nel tempio, quale,domandiamo,di que priccio derivato dagli idolatri, non am
sti due culti tornava meglio eleggere?
melteremo giammai, perch cosa manife
s." lddio in Ezechiele cd altrove rim stamente falsa.
provera agli Ebrei schiavi in Babittonia le
Non ignoriamo che lddio non ha me

TE

TE

stieri de nostri omaggi esteriori; noi per


abbiam bisogno di renderglieli non pure
in cuor nostro ma in publico altresi e in
commune, perocch la religione un vin

a dire che it nostro critico non stasi preso


la briga di leggere la Scrittura. Mi fabri

coto di societ, e senza di essa i popoli ca


drebber ben presto nelPabbrulimento. Po

29

cheranno (gli lsraeliti), dice Dio a Mos.


un santuario, ed io abiler in mezzo ad

essi. Eicod. xxv, 8. E gli prescrive it di


segno delPeditizio e partitumente che che

sciach lddio quegli che cre Puomo con dee contenere, gliene addita it modelto
questo bisogno, s addiceva alla sapienza sul monte e gli commauda di conformarsi
e bont sua it provedervi dun modo con ad esso, ibid., ix, 4o. questa una mera
sentaneo alle diverse condizioni in cui tro permissione? Gli un commando for
vossi it genere umano. Ecco perch degni) male, ove pur non voglia dirsi quel rac
egli prescrivere pei patriarchi un culto do conto esser tutta invenzione di iltos. Sa
mestico e non sso a verun luogo; per gli iomone nella preghiera che volse a Dio
tsraeliti un culto nazionale e uniforme; nella dedicazione del tempio cosi sespri
pei cristiani, meglio istruiti, un culto uni me: 1l Signore disse a Davidde mio pa
versale e a popoli tutti commune. La , dre: Quando tu pensasti in cuor tuo di
senza dubio, una condeseeuiieuza per par edicare una. casa, al mio nome, ben fa.

te di Dio, ma non rozzezza n prova di


gnoranza u tendenza altidolatria dal can
to degli uomini. lllesciiiuissimi argomenti
addusse quindi to Spencero a sosteutare
quel suo paradosso.
Suppone egli l.- che i popoli abbian
cominciato a fabricar lempii quando era
no tuttora in istato di rozzezza e stupidi

cesti lu formando -nella tua mente lal


disegno. Tu per non edicherai a me
quesla casa, ma si il tuo gliuolo gene

rato da le, egli edicher1 una casa al


nome mio. Il Signore ha condotla ad
e/felto la parola che avea pronunziala.
nn Reg- viu, le, 2o. lddio, di fatto, appar

sogli,cosi gli favell: lo ho esaudita la tua


t. Noi abbiam fatto vedere it contrario orazione e le suppliche che tu hai falle
nel S i; la sarebbe demenza it voler so dinanzi a me; ho sanlieala quesla casa
stenere che i templi sieno stati pi fre edicala da le, af/lnch ella porti in sem
quenti appo le nazioni barbare e i selvag

pilerno il mio nome, e gli occhi miei e

gi che presso le nazioni ridotte a coltura il mio cuore saran ssi su questo luogo
oche i primi ne fabricasserc per toro com in ogni tempo, ix, s. Abbiam qui non una
modit pria davere mediante la spcrien permissioue,ma unapprovuzion manifesta
za conosciuto i comniodi della vita. A far se altra inni. Quando Satomone dice al Si
puntelto a un sogno cos incredibite , ci gnore: E egli adunque credibile che Dio
vorrebber prove dimostrative , e non ce abili veracemenle sopra la terra? gli
nha lampoeo di apparenti.
chiaro esser questa Pespressione dun sen
2." lfidea di fabricar lempii, di1-Degli, timento dammirazione, non una negazione

venne dalPessersi gli uomini con ci av di quella verit.


visati di accostarsi alla Divinit ed aver
4." S ostina to Spencero sostenere it
un pi facite accesso aior dii; error ma tabernacoto e it tempio essere stati fatti
dornale se altro mai vi ebbe. Noi per di a imitazione di quedegli Egizii. Due cose
ciamo, in primo luogo , che una si fatta
idea, ben intesa che sia, non errore, e
che Dio stesso P ha institlata negli uomini,
come vedrem poco stante; in secondo luo
go, che questi vollero moltiplicare intorno

importantissime egli dimentica: la prima,


che Dio stesso area tracciato it piano e
dato it modeitto del tabernacoto: che bi
sogno avea di copiar dagli Egizii? La se
conda, di provare che gli lsraeliti avesser
a s i simboli della presenza divina e sde veduto templi in Egitto; it sitenzio asso
bitarsi in pi commoda guisa del culto, luto degli scrittori sacri su questo punto
due motivi che non han nulla di ripren per to meno una prova negativa, ma
sibite, come abbiam gi notato. Non son gagiiardissima, del contrario, e ne abbiam
da confondere, ripetiamo, le idee assurde di positive anche negli scrittori profani.
degli etnici con quelle degli adoratori del Mm. de Pacad. des inscript. , t. cit.
La stoltezza it contraporre Pautorit di
vero Dio.
s." lddio, continua to Spencero, non avea Diodoro sicuto, che visse sotto Augusto ,
gi commandato, ma solamente permesso i5oo anni dopo Perezione del tabernacoto.
ti. Zenone , Seneca , Luciano ed altri
agli lsraeliti dinalzargli un tempio. Se
detto frequentemente che it tempio la disapprovarono Pusanza di fabricar templi
casa di Dio e che lddio vi fa sua stanza, agli dei. Sappiam da Erodoto che i Per
detto altresi che lddio non abita sulla siani e gli Sciti non ue avean punto. S. Pao
terra. ui Rag. vin, 27; Is. Lxvii, l. - E to e gli apotoglsti del cristianesimo misero
BERGIER. Voi. Vi.

30

TE

TE

I
I

in ridicoto i pagani che avvisavansi rin onde suol tributarsi ai re ed ai grandi della
chiudere la divina maest nel recinto dun terra. llcommun senso impertanto fu quel
edizio, quasi volessero sottrarta alle ln
giurie dellalmosfera o far credere chessa
non fosse dapertutto- Abbiamo gi rispo
sto che le pazze idee paganesche non han
uo a far nulla colla credenza degli Ebrei,
e che quindi la censura mossa ai primi
non pu ricader sui secondi. Se P error
de pagani fosse stato una conseguenza 1le
cessaria delPerezione de templi, lddio non
avrebbe commandato mai n permesso di
fabricarglienc uno. Daltro lato, se un tal
uso fosse prevenuto dalla ignoranza e roz

to che inspir alle nazioni la vaghezza della


sontuosit nel culto religioso. La si chia
mi tal vaghezza una debolezza, una gros
solanit, vien ella dalPessere noi composti
dun corpo e dunanima e dal dipender
che questa fa non poco nelle sue opera
zioni dagli organi corporei. Vorrassi egli
far di noi tanti puri spiriti studiandosi di

spegnere le nostre naturali tendenze?


lndarno alcuni toso per vanit sire
putano esenti da cotale debolezza; spesse

ate son pi uomini che non gli altri. Tal

zezza degli uomini, gli Sciti, o Tartari che non vorrebbe ornamenti netempii
doggidi, avrebber dovuto avere maggior
copia di templi che veruna altra nazione.
Lo stesso dicasi de Germani e degli altri
popoli erranti.
6. Allegasi dalto Spencero un passo di
s. Gio. Crisostomo, nel quale it santo dice
avere lddio accordato un tempio agli Israe

liti percli eran abituati ad averne in Egit


to. ltispondiamo che una semplice conget

tura dun autore tnttoch rispettabite non


pu prevalere alle provc per noi date del

contrario; pot egli essere stato indotto in


errore dalPautoriti dErodoto e di Diodo
ro di Sicitia, come fu to Spencero stesso.
Davide certamente non era un uom roz
zo; noto con quale entusiasmo parti ne
suoi salmi del tabernacoto, del santuario,
della casa del Signore, del santo monte su
cui ella sorge, ec. Quante volte sallegra
seco medesimo di poter ivi tributare a Dio
i suoi omaggi e invita alto stesso etieltoi
popoli tutti quanti della terra! Come con
citiare questa devozione dun re profeta
colle idee delto Spencero e di chi pensa

come lui?

n pompa nelle cerimonie religiose, trova


ottimo consiglio che se ne profonda negli
spettacoli profani, nelle publiche feste, ne
convegni di passatempo; onde davviso
tornar meglio it versare a piene mani le
ricchezze per guastar gli uomini che non

per indurti alla virt, per farne degli epi

curei che non per renderti religiosi.


Se non che a un protestante qual lo
Spencero altri argomenti abbiamo in pron
to da contraporre.
1. lddio stesso prescrive gli ornamenti
e la magnicenza del tabernacoto. Ecco,
dicegli a Mos ed a sacerdoti, ecco quali
cose dovete accetlare: oro e argento e ra
me, iacinto e porpora e cocco tinto due
volle e bisso , ec. Era quanto conosce
vasi a que tempi di pi prezioso. Diremo
noi che con tal procedere lddio fomen

tasse nel suo popoto la sensualit, la pas


sion del lusso , P amore alle ricchezze?
2. G. (L, disceso quaggi per appren

derci ad adorare lddio in ispirito e verit,


non disapprov mai la magnicenza del
tempio n Papparato delle cerimonie; ap

Amore ostinato di sistema trae questo pell it tempio, come gli Ebrei, la casa
critico a volgere in prova della sua opi di Dio. il luogo santo; dice Poro e gli al
nione la sontuosit del tabernacoto e del tri doni venir santicati dal tempio nel
tempio. A delta sua, era un abuso, n pu quale sono oferti, Mattth. xxiu, i7; non
imaginarsi altra ragione che it chiedesse condannava adunque la ricchezza di quel
dalPuso in fuori degli altri popoli e della Pedizio.
rozzezza degli Ebrei. E cosi la sentono i
s." Il divin maestro trov opportuna co
protestanti tutti, daccordo in questo co sa daccogliere gli stessi onori che rende
tosoti miscredenti: it che ne rimane ad vansi alle persone di pi ordine. Altorch
esaminare.
lllaria sorella di Lazaro versgli sul capo
V. Se la. magnicenza de templi sia un prezioso unguento, vebbe trasuoi di
un abuso. Sol Pirreligioso pu pensar di scepoli chi biasim quella profusione, di
tal guisa. Alla v. (Indro, abbiamo osser cendo meglio sarebbe stato it dispensare
vato che Puomo generalmente vuol essere it prezzo di quelPessenza a poveretti; ma
preso per la via de sensi , disposizione G. C. ne to sgrid, tod Patito di Maria ed
commune ai dotti e agli ignoranti, ai po afferm aver essa fatto unopera buona.
poli colti ed a selvaggi. Non si giugner Malth. xxvi, 7; Io. xu, 5. La impru
mai ad inspirare ul popoto un alto con denza it ripetere la poco ponderata cen
cetto della maest divina, ovei non vegga sura de discepoli del Salvatore, it biasimar
-; prestare omaggio a Dio con quella pompa quelliche usan di toro ricchezze in ador

TE

TE

namento de templi nequali lddio degna


abitar personalmente. Forsech si merita
egli meno dessere onorato che non fosse
in sua vita mortale? Non ci reca stupore
che i protestanti, i quali non credono pun
to alla presenza reale di Cristo nelPEuca
ristia argomentino fondandosi sul toro er
rore: la magnicenza per delle chiese
cristiane, antica quanto it cristianesimo, fa
prova contro di essi.
4." Infatti nelPApocalisse, dove la litur
gia cristiana vien rappresentata sotto Pi
magine della gtoria eterna, partasi di can
delieri e cinture e corone e incensieri de
ro, ec. A questo modelto tracciato da un
apostoto si conformarono i primi fedeli
nel culto religioso.

fatto opposto, qual quelto che piacque a


protestanti dimaginare. In terzo luogo, la
cosa singolare che cotesti riformatori si
tengano pi sapienti di Dio: a parer toro,
per guarire gli Ebrei dalla smania per Pi
dolatria, Iddio trov opportuno far simi

lt. Altorch Costantino , abbracciata la


religion cristiana, fece edicar delle chie
se, sarebbe egli stata cosa conveniente
che avesse risparmiata la spesa delle ca
panne nel mentre abitava un palagio? Non

v ha dubio chegli non dicesse, come gi


Davide, u Reg. vn,2: lo abilo in una casa
di cedro; e Varca di Dio collocala sotto

le pelli? E ragionava giusto.


6. Lo Spencero svel egli stesso it mo
tiro di tal sua opinione: non per altro

studiasi di esagerare la sensualit degli


Ebrei e paragonare it tor eultoa quel de

pagani che per sempre pi vitipendere


quel decattolici. Odasi come conchiuda la
sua dissertazione sulPorigine de templi:
a Quanto ho detto chiarisce evidentemen
te come imprudente, per non dire pagana,
sia la divozion de papisti, i quali, a n
di abbellire i templi,segnalamente quelli
desanti, sprecano oro, argento, pietre pre
ziose, donativi dogni maniera, a n di al
lucinare il popoto. n Quando gli si obiet
ta la sontuosit del tabernacoto e del tem
pio di Satomone, ei risponde con Ospi
niano che lddio avea cos ordinato per la
tendenza degli Ebrei alPidolatria e per im
petlir gli effetti delPammirazione susci
tata in toro dal pomposa culto degli idoli
0nderano stati spettatori in Egitto; che,
cessata quella causa, non dovea pi darsi
Pefletto.

Ma se falso it suo sistema, in che ri


solvesrla conclusione che ne trae? Pri
mieramente mala fede it supporre che
noi consacriam templi ai santi; a Dio noi
li dedichiamo sotto Yinvocazione desau

3/1

tasse it culto idolatrico; ma quando fu


duopo condurre al cristianesimo gli Ebrei
e de pagani avvezzi a un culto pomposo,
la chiesa cristiana adoper non saviamente
usando magnicenza nel proprio culto. A
n di distruggere questo nuovo pagane
simo, l riformatori avvisarono dover fare
man bassa su tutto quelPapparato: profa
nar chiese ed altari, incendiarte, conver
tirte in stalle danimali, ec. Per quarto ,
it provochiamo a provare che gli Ebrei
avesser visto in Egitto le stesse cose isti
tuite da Mos. Per istabitire un tal fatto,
fu forza contradire la storia sacra, con
fonder le epoche, arrischiar congetture:
su questi sogni fece fondamento to Spen
cero a ragionare contro di noi.
El fu nondimeno costretto confessare do
versi in questa materia osservare una stra
da di mezzo, ch non si converrebbe che
le chiese de cristiani rendessero imagine
della stalla in cui nacque G. C. Questa via
di mezzo Phanno essi trovatai protestanti?
Un d essi confessa non essere agevol co
sa. Gli anglicani si lusingano d esservi
giunti, condannando del pari la splendi

dezza delle chiese cattoliche e la nudit


de templi de calvinisti. Replican questi
che le chiese degli anglicani di troppo ri
traggono da quelle de cattolici, che gli

Inglesi sono tuttavia per met papisti, che


s. Paoto di Londra fu fabricato per emu
lare s. Paoto di Roma. Prima di assaltr
noi, comincino ad accordarsi tra toro. Pon
no rallegrarsi quanto tor piace davere in
ventata la religione degli angeli; noi ci
accontentiamo daver ricevuto da Cristo e
dagli apostoli la religion degli uomini.

E si voleva tanto pi confutare to Spen


cero perch Popera sua ripulala classica

da protestanti, e perch gli increduli si


valsero della maggior parte degli argo
menti di lui per svituperare it culto in

generale. Venne egli confutato da Natale

Alessandro nelle sue dissertazioni sulla


storia ecclesiastica, t. l.
TEMPIO DE CRISTIANI. V. BAsILICA ,
CHIEsA.
ti, ben gli noto. In secondo luogo, Pimi
TEMPIO DE PAGANI. Solto la v. Tsu
tare per gli Ebrei it culto de pagani sa rio in generale abbiam fatto vedere che
rebbe stato it pi sicuro spediente di au i pagani soto altora cominciarono a fabri
torizzare ed alimentare la toro inclinazio car templi stabiti e coperti quando piglia
ne alfidolatria: sarebbe stato mestieri rono a rappresentare tor dei per via di

piuttosto it prescriver toro un culto af

simolacri od idoli. l pi di questi essendo

32

TE

TE

fatti di terra, gesso o legno, fu duopo, a

Quando successe la conversione degli


tin di conservarti, si sottraessero alle in Angto-Sassoni. s. Gregorio it grande scris
giurie delParin. Couciossiach poi i pa se al re Etelberto esortandoto a distrug
gani andassero persnasi che si fatte sta gere i tempii degli idoli. L. xi, ep. c6.
tue fossero animate dal dio per esse rap Mn in una lettera che scrisse dappoi a
presentato, it quale entrasse ad abitarvi s. Mellito permise si cangiassero in chiese.
come prima fosser consecrate, gli apotogisti Gi 1in dal 607 papa Bonifacio IV avea
cristiani e i padri della Chiesa ebbcr ra fatto purilieare in Roma it Panteon e de
gione di dire ai pagani che i tor dei ab dicatoto sotto P invocazione della Vergi
bisognavauo di casa e coperchio per ischer ne ss. e di tutti i martiri; ed anco di
mirsi dalle intemperie delle stagioni. * V. presente un de pi sontuosi edizii di
le note agli art. lnoLnaul, PAGANEsIMo. * quella metropoli. Lo stesso avvenne de
Questi tempii, lungi dalPesser acconci a templi di Minerva, della Fortuna virite e
inspirare la virt, la divozione, it rispetto di alcuni altri.
verso la Divinit, non ad altro parean de
Correndo i tre primi secoli della Chiesa,
stinali che ad istigar Puomo alla colpa. Il i pagani opposero spesso a cristiani che

pi degli idoli esibivano nudit scandato

non avesser n tempii n altari n sacri

se; gli dei eran rappresentati coi simboli


delle avventure e de vizii toro attribuiti
dalle favole de poeti: Giove colPaquita
rapitrieediGanitnede; Giunone col pavone
tipo della superbia; Venere con tutte le

itzii n feste: i nostri apoiogisti rispondean


toro che tutte cotali cose materiali non

attrattive della lubricit; Mercurio colla


borsa che facea gola ai ladri, c via discor
rendo. Sappiam da Ateneo come gli artisti
greci, a ritrar le dee, pigliassero i linea

menti delle pi famose meretrici. In pa


recchi templi praticavansi in onor degli dei
la prostituzione e la libidine contro natu
ra; vi si esercitavano le varie maniere di
divinazione, vi si offerivauo spesso cru
deli ed abominandi sacriiizii. Fatti tutti at

testati, non che dagli scrittori sacri e da


padri della Chiesa, anco dagli autori pro
fani. Mem. de Vacad. des inscripl.,t. LXX,
in ia.", V. Mlsreai ne rscsm, PAGANEslIo,
SACRIFIzn , ec.
Costantino imperatore,convertito al cri
stianesimo,fece abbattere i principali lem
pii ne quali commettevansi tali uequizie

e lasci sussister gli altri. Teodosio it gio


vine, pervenuto alPimpero Pa. 408, li fece
demolir tutti nelP oriente: Onorio suo zio

si content di farti chiudere in occidente,


avvisando tornasse bene conservarti qual
monumenti della romana magnicenza. in

pi luoghi si fatti edizii furono puriticati


e convertiti in chiese; e al culto impuro
degli idoli vi fu surrogato it culto del vero

eran degne della divina maest; che it


verotempio della Divinit era Pauima dun
uomo cristianamente virtuoso; che i eri
stiani olferivano dogni tempo e in tutti i
luoghi sacrizii di tode sugli altari de pro
prii cuori ardenti del fuoco della carit;
che i veri cristiani erano sempre in festa
per la pace che godeano della buona co
scienza e per la gioia diiinsa in toro dalla
speranza della gtoria celeste. Clemente
alessandrino. Slrom, l. vn, c. a e 7.
Non dee quinci dedursi che i cristiani
non avesser per anco chiese o luoghi das
sembramento, ma tali chiese per nulla so
migliavano ai tempii paganeschi: aveano
altari, faveltandone s. Paoto, che li chiama

anche mensa dei Signore; offerivano un


sacrilizio, val dire Ptlucaristia; celebra
vano feste, quella segnatamente della Pa
squa, tutte le domeniche e it giorno della
morte de martiri. Ma it discendere a co
testi particolari co pagani, che nulla ne
avrebber compreso, sarebbe stata opera
inutite ed imprudente: soto nel secoto lV
si le palese appieno ogni cosa, altorch
Costantino ebbe data la pace alla Chiesa
e autorizzata la prolession publica del cri
stianesimo. V. ALTARE, Cmass, EUCAIHsTIA,
Fas-ra, ec.
TEMPIO DI SALOMONE o Dl GERUSA

Dio. Cos fecero Teodosio it grandecol tem

LEMME. Abbiam veduto pi sopra nel

pio di Eliopoli Pa. 57a; Valente, verso to


stesso tempo, con quelto dnn isola i cui
abitanti seran tutti convertiti. La. 59a,
sotto Pimpcro d0uorio, Aurelio vescovo
di Cartagine rivolse alto stesso uso it tem
pio dUrania, e nel 408 it medesimo im
peratore prolbi si distruggessero i templi
nelle citt perch servir poteano a pu

Part. TEMPio come lddio approvasse la co


struzione di questi ediiizii alla stessa guisa
che avea ordinato quella del tabernacoto.
Davide ne adnn i materiali, e Satomone
suo iigliuoto fece fabricartto in sul monte

di Sion, chera it luogo pi eminente della

citt di Gerusalemme, a n che potesse es


ser veduto da lungi, e it condusse a ter
blici usi. Bi ngham, Orig. ccclea, l. vm, mine in due anni con prodigioso dispendio.
c. a, S 4.
Tutto quelPeditizio, compresovi soltanto

TE

TE

ll tempio propriamente detto, che chiama


vasi il santo, ed it santuario, appellato it
sanlo de santi o it luogo santo per ec
cellenza, contava cencinquanta piedi di
lunghezza ed altrettanti di larghezza, spa
zio minore di quelto di parecchie chiese
moderne. Non si capisce come un edizio
di tal mole, certo non ampia, tenesse oc
cupati per due anni centosessantamita ope
rai, secondo che narrasi da alcuni auto
ri: egli si convien badare per che i due
cortiti o atrii che giravano attorno al tem
pio n erano considerati come parte; che
it cortite esteriore, nel quale era compreso
it tutto, era un quadrato di 17150 piedi da
ciascun lato; che nelP interno di esso cor
reva un portico sorretto da tre ordini di
cotonne in tre bande e da quattro nella
quarta, e quivi erano le stanze destinate
per Paltoggio desacerdoti e deleviti nel
tempo che esercitavano toro utlicii e per
riporvi i vasi, gli arredi e le provisioni
necessarie al culto.
Lo scrittore de Paralipomeni, l. i, c. m,
riferisce come la sola spesa delle decora
zioni del santuario, che occupava trenta
piedi ln quadrato sopra trenta daltezza,
sommasse a seicento talenti doro. Ma e
si dee por mente discorrersi qui del ta
lento di calcoto , non di peso: it perch
tutti i computi fatti per valutare le in
genti ricchezze raccolte da Davide cim
piegate da Satomone per la fabrica del
tempio ponno andar soggetti a grossi er
rori. Gli increduli, i quali ne inferirono
non si poter credere n dare una tanta
ricchezza, ragtonarono sur un falso sup
posto. Soltanto dalla Scrittura riteviamo
che Poro era versato in quel tempio a
mani piene.
ll santo de santi occupava la parte
orientale del tempio propriamente detto:
nel mezzo di esso stava Paiica del patto
o delPalleanza, sopra della quale posava
no due cherubini di quindici piedi dal
tetia, che colPali tese tenevano tutto it
luogo del santuario. Dicendosi di frequen

per to stupore, non ardivano porvi piede.


Era stato desiderio di Satomone che quel
tempio non avesse Peguale in tutto it mon
do: bettto oltre misura in detto da assai
scrittori profani,i quali per altro non avean
veduto che it secondo tempio, labricato

te nella Scrittura che lddio siede sul che

38

dopo la schiavit babittonese, che, quan


tunque ricostruito sulle stesse fondamenta,
non pareggiava in magnicenza quelto di
Satomone.
Varii scrittori si volsero a descriverci
questo famoso edizio: it Reland, Anliq.
sacr. oett. Hebricorz, part. I, c. c e 7;
Prideaux, Hist. dea Juifs, t. l, a. 85s

avanti G. CI, it p. Lumi, Introd. Veta


de de Vcrit. sainte; it Calmet, Disscrt.
sui tempii degli antichi, nel t. 1v della
Bibbia dAvignone: ma sopra tutto Vitlal
pando nel suo Commenlario su Ezechie
le, opera inserta per estratto nei Prolego
meni della poliglotla di Walton; e que

sti servi di scorta agli altri. A quel che ne


dissero i rabbini, essendo tratto dal Tal
mud, che fu composto lunga pezza dopo
la rovina del tempio, non si pu prestar
lede. Non , del resto, a far maraviglia che
i mentovati diversi scrittori non saccor
dino su tutti i particolari, essendovi assai

cose non potute indovinare che per via


di congettura.

Questa superba mole per, da che venne


fondata, fu segno a molti disastri. Sesac re

dEgitto saccheggi it tempio sotto it regno


di Roboamo tiglio di Satomone: Pempio
Acaz re di Giuda it fece chiudere; it costui
gliuoto Manasse to converse in luogo di
dolatria; linalmente, P a. 598 av. G. 0.,
regnando Sedecia, Nabucodonosor re di
Babittonia, presa Gerusalemme, distrusse
interamente it tempio satomonico e ue

port scco tutti i tesori. Questa distru


zione era stata predetta agli Ebrei da Ge
remia; ma quel popoto insensato avvisa
va che lddio mai non consentirebbe aves
se a cadere un edizio sacro al suo culto,
e a quante minacce faceansi da profeti al
tra risposta non dava se non se: Il lem
pio di Dio, il tempio del Signore, Ie
rcm. vn, A, quasi quel tempio sottrar to
dovesse a qualunque castigo.
Giacque esso tempio sepolto sotto le sue
rovine per cinquantadue anni, intiuo at
Panno primo del regno di Ciro in Babitto
nia, che nel 5so avanti Cristo permise
agli Ebrei captivi ne suoi stati di tornar

rubini, si presume formasser questi una


specie di trono; se non che Pebreo che
rubino non signica in ogni caso i che
rubini delParca. V. Caaaumm.
Abbiam detto nettPart. Termo che cosa
si contenesse nel santo ossia nel restante
spazio del tempio interiore. Lo scrittor
de Paralipomeni, ad esprimere to splen sene a Gerusalemme erifabricare it tem
dore e la sontuosit di quelPedizio, dice pio, e fe render toro i tolti tesori. La
che la maest del Signore riempiva il ricostruzione fu cominciata da Zorobabele,
suo tempio e che alPatto.della dedicazio poscia sospesa; it tempio cionondimeno

ne di esso i sacerdoti medesimi, fuor di s fu compiuto e se ne le la dedicazione

34

TE

TE

Pa. 5i8 prima di nostro Signore, settimo


Giuliano medesimo contessa it fatto in
del regno di Dario tigliuoto dlstaspe. Que un frammento dun suo discorso, raccolto
sto secondo tempio venne, Pa. u1 prima dalto Spanemio,dove Pimperatore cosi se
delPera nostra, posto a sacco e profanato sprime discorrendo degli Ebrei: u Che di
da Antioco re di Siria, che ne port via ranno eglino del tor tempio, it quale, dopo
per iaoo talenti doro: tre anni appresso essere stato tre volte distrutto, non fu re
Giuda Maccabeo puriiicolto e vi ristabiti staurato ancora? to non vo per altro far
it divin culto. Pompeo, essendosi recata ne toro accusa; perocch io stesso ho ten
in mano Gerusalemme 65 anni innanzi la tato rifabriear quel tempio, da si lunga
nascita di G. C., entr nel tempio, ne vide et abbattuto, in onore del Dio che vi si
tutte le ricchezze, ma ben si guard dal invocava. n Non far certo maraviglia it
porvi mano. Nove anni dappoi, Crasso, men sitenzio di Giuliano sulPavvenimento on
religioso, spogliolto per cinquanta mitioni de in attraversato quel suo disegno.
Gli Ebrei to confessarono pi aperta
di nostra moneta. Erode, divenuto re della
Giudea, ripar quelPeditizio che da cin mente. it Wagenseit, Tela ignea Salame,
que secoli avea patito non poco, sia per riferisce la testimonianza di due famosi
le depredazioni de nemici, sia per le in rabbini. Luno David Ganz-Zemach, che
giurie del tempo. AlPultimo fu ridotto in dice: u L imperator Giuliano ordin si ri
cenere e raso al suoto nella presa di Ge tacesse it tempio santo con magnicenza
rusalemme fatta da Tito. Per tal maniera. e ne procacciava le spese. Ma un ostacoto
si adempi la predizione di G. C., che non celeste fe cessare it lavoro, essendo quel
rimarrebbe pietra sopra pietra, Mail/t. cesare morto nella guerra contro i Per
xxviu, 58, e quella di Daniele, ix, a7.
siani. n QuesP Ebreo non fa parola del
Gli Ebrei tentarono riediticartto sotto it miracoto, ma un altro, Gedaliab-Schalsche
regno di Adriano Pa. 154 di (L; ma quel let-I-lakkabala, si mostr di pi buona fe
Pimperatore si oppose e viet toro dav de. u Sotto it rabbino Chanan e suoi col
vicinarsi a Gerusalemme e alla Giudea. leghi, cos egli, verso Pa. 4357 del mon
Avendo rimesso mano alP opera verso do, riferiscono i nostri annali come av
Pa. 250, sotto Costantino, questi fe tagliar venne un gran terremoto it qual ieca
toro le orecchie e segnarti del marchio dere it tempio che gli Ebrei avean fabrica
di ribelli, e rinov contressi la legge dA to con gran dispendio a Gerusalemme per
driano. Per ultimo, vi furono eccitati dat commando di Giuliano apostata imperato
Pimperator Giuliano Pa. 565, ma costretti re.Venne in copia fuoco dal cieto, che fuse
a desistere dalP impresa da gtobi di fuoco it ferrame di quelPediiizio ed arse non
usciti di sotterra che guastavano ogni tor pochi Ebrei. n Narrazione che consuona
lavoro; it qual prodigio vien riferito del a quella di Ammiano sopra riferita. ll
tenor seguente da Ammiano Marcellino, p. lliorino delP0ratorio , Exercil. bibt.,
uiiiziale nelle mitizie di Giuliano stesso, reca un terzo passo degli Ebrei, tratto dal
contemporaneo al fatto e non cristiano, it Beresith rabba o gran commentario sul
cui racconto perci non pu essere per Genesi.
veruna guisa sospetto.u Desiderando(Giu
Tre padri della Chiesa contemporanei
liano) di propagar la memoria del proprio delPimperator Giuliano narrano quel mi
imperio con grandi ediiizii, meditava di racoto avvenuto iu Gerusalemme come
riiabricare con immenso dispendio it gran fatto publico, noto a tutti e indubitato.
dioso tempio di Gerusalemme, che appena S. Gio. Crisostomo nelle sue Omelie contro
dopo molti e mortali combattimenti, nel gli Ebrei, da lui recitate in Antiochia
Passedio fatto da Vespasiano e poscia da Pa. 287, ventiquattresimo dopo Pavveni
Tito, sera potuto espugnare; e delPadem mento, chiama in testimonio della verit i
pimento di questo consiglio aveva inca suoi uditori e invita chi volesse dubitarne
ricato Alipio antiochesc, che una volta a trasferirsi avederne le vestigia sul luogo
avea governata la Britannia in qualit di medesimo. Non era possibite fosse ignoto
viceprefetto. Mentre pertanto costui for in Antiochia un fatto accaduto 24 anni pri
temente attendeva alPimpresa, e la favo ma a Gerusalemme. S. Ambrogio, nel 588
riva anche it governatore della provincia, to rammenta a Pimperador Teodosio a n
spaventevoli gtobi di amme, tratto tratto che sastenesse dalPobligare i cristiani a
erompendo dalle fondamenta, fecero inac rifabricare un tempio de pagani. Epist. xL.
cessibite quel luogo agli operai, de quali S. Gregorio di Nazianzo, Oral. iv, fa la
alcuni rimasero abbruciati: e cosi quel narrativa del detto prodigio con tutte le
Pimpresa cess, impedita ostinatamente sue circostanze: egli viveva in oriente e
dal fuoco. Hist., i. xxin.
avea potuto saperte da testimonii di ve

TE

TE

35

duta; e it suo sermone su quesPargomento te. importava a Dio si vericassero esse


pu essere stato scritto prima di quelli del
Crisostomo. Runo , Socrate , Sozomeno,
Teodoreto, che vissero nel secoto appres
so, ne discorrono come dun fatto non mai
da veruno messo in forse: altri storici sen
za numero pi recenti non hanno fatto
che trascrivere gli antichi.
Tra i moderni, parecchi si occuparono a
provare it detto miracoto e far vedere che
la testimonianza deeontemporanei da noi
citati non ha a temere i dardi della cri

tica; nessuno per it fece con tanta esat

appieno, si confondessero gli sforzi dun


regnante apostata che voleva smentirte, si
confermasse per talmauiera lafede decri
stiani e si frustrassero le pazze speranze
degli Ebrei. Narra Socrate, Hist. ecct.,
l. m, c. 20, che s. Ciritto vescovo di Ge
rusalemme, veggendo por mano a quelPim
presa, accertasse i cristiani sulla parola
di Daniele profeta che ilprogetto sarebbe
caduto a vuoto, e la predizione del santo

il

si avver la notte susseguente.

Ob. 2. Ammiano lllarcellino era un sol


tezza e maestria come it Warburthon nella dato di poco sapere e creduto al sommo:
sua Disserlazione sui terremoti e sulle altri fatti assai narra egli manifestamente

eruzioni di fuoco per le quali and fat

tilo il divisamer1to di Giuliano di rifa


bricare il tempio di Gerusalemme. Lau
tore esamina partitamente ciascuna delle

autorit per noi allegate e risponde alle


obiezioni del Basnagio, che tent sparger
dubii su quesPimportante avvenimento.

Egli avrebbe con egual facitit sciolte


quelle mosse ultimamente sulto stesso su
bietto dal dottor Lardner.
Non dee recar stupore che un tal fatto
sia stato da nostri increduli impugnato;
non opposero per altro che congetture e
dubiezze. Se mai facesse maraviglia che

que due protestanti abbian prte toro si


deboli armi, da por mente che it mira

favotosi; inoltre ci che disse del mira


coto di Gerusalemme potrebbessere unin
terpolazione de cristiani.
Risp. Non ci volea gran cognizioni per
riferir un fatto strepitoso, publico, sensi
bite, palmare come quelto: le favole nar
rate dal medesimo storico non apparten
gono a questa specie n son tatti cosi age
voli a dimostrare. Se i cristiani hanno inter
polato it racconto di Ammiano, forza ab
bian alterato anche it frammento di Giu
liano, la narrazion di Libanio e quella de
due scrittori ebrei, e che s. Gio. Crisosto
mo avesse perduto ogni pudore per ardir
iPassumere i suoi uditori a testimoni del
fatto e dinvitar cotoro che ne dubitassero
a vederne le vestigia.
Ob. 5.- S. Girolamo, Prudenzio, to sto
rico Orosio non ne fan motto; a quel tem
po ci ebber terremoti in altri luoghi e non
eran miracoli.

coto accaduto sotto Giuliano riesce del pa


ri molesto agli uni che agli altri. infatti,
se fosse vero che nel secoto lV it cristiane
simo avesse non poco tralignato,che i suc
cessori degli apostoli ne avessero alterata
la dottrina e it culto, che questo fosse gi
Risp. Il sitenzio di tre scrittori non fa
infetto Pidolatria per gli onori prestati ai prova contro la testimonianza positiva di
santi, alle imagini ed alle reliquie, come altri dieci o dodici ben informati, ad as
vuolsi da protestanti, avrebbegli lddio sai de quali importava it tacerne, come
fatto un miracoto strepitoso in favore di|Giuliano e i rabbini citati. Giusta la re
lal religione cos guasta, miracoto che raf lazione dismmiano, gli altri terremoti ac
lermava i cristiani nella credenza dalla caddero soltanto quindici o diciotto mesi
Chiesa a quel tempo professata? Non com dopo quelto di Gerusalemme, non furono
prendiamo come gli scrittori protestanti accompagnati da amme scoppiate dal sen
che asserirono la realt di quel prodigio della terra n da altre circostanze che si
non abbian fatta veruna riessione sulle notano in questo, e provano che quelto
non fu altrimenti fatto naturale n caso
conseguenze di esso.
Non ci fermerem guari a confutar le op fortuito.
Ob. 4.i E verisimite che Giuliano, it qua
posizioni de miscredenti e de cavitlatori,
ch le pi non meritano vi si badi.
le avea bisogno di denaro per far la guer
Ob. l.- La Scrittura non dice che it ra ai Persiani, ne ricevesse dagli Ebrei a
tempio non sarebbe pi riedicato; G. C. n di permetter toro di rifabricare it tem
no l viet: che importava a Dio che ve pio, e promettesse amedesimi di farvi la
vorare dopo it suo ritorno da quella spe
nisse o no rifabricato?
Bisp. G. C. avea predetto che non ne dizione, quel progetto dovea naturalmen
rimarrebbe pietra sopra pietra, e Daniele te cadere con lui; onde non fu a ci me
ch la desolazione o la rovina di quel san stieri dun miracoto: questo poi non giov
tuario durcrebbe insino alla ne: queste a nulla, perocch non converti n gli Ebrei
due predizioni non debbono andar disgiun n i pagani.

86

TE

TE

Itisp. Un fatto cessa desser verisimite leno conosciute nelle tenebre te tue mara
ove sia contradetto dalPautorit di pi viglie? dice Davide al Signore, ps. Lxxxvu,
scrittori ben informati e tra quali non pot l5. - s. Lignoranza: Gli uomini ama
aver luogo collusione. Gli Ebrei non aspet
tarono gi Pesito della guerra persiana per
metter mano ai lavori, e Giuliano non ne
avea fatta toro semplice promessa,giacch
avea incaricato Aiipio di badare a quelPim
presa, e it miracoto, come fu notato da Li
banio, avvenne prima che si sapesse la
morte di Giuliano. Non spetta a noi it giu
dicare in quali casi debba o no iddio iar

ron meglio le tenebre che la luce. lo. iu,


lo. - 4." S. Paoto chiama l peccati opere
delle tenebre, sia perch le tante volte
commessi per ignoranza , sia percii in
commetterti si cerca ove ceiarsi. Onde lo

mentare i progressi delcristtanesimo dopo


la morte di Giuliano.
inutitmente si va dicendo averi cri
stiani inzeppato quei fatto di circostanze
favotose. ll Warburthon ha dimostrato che
le circostanze riferite dagli scrittori eccle
siastici erano etietti ordinarii della caduta
del fulmine e deitPeruzione di fuochi sot
terranei.

che iddio luce e che in lui tenebre non


sono, perch da lui procede ogni nostro

stesso apostoto d it nome di tenebre alPi


dolatria, in opposizione alla luce del cri
stianesimo e del Vangeto, Eph. v, s: Una

volla eravate tenebre, ma adesso luce


miracoli, n vero sieno inutiti perch nel Signore. s." Vale secreto. Mailh. x,
non giovano a convertire increduli osti 27: Quod dico vobis in tenebris, dicle
nati. Gli certo che questo serv ad au in lamine. 7. S. Giovanni,i ep. i, 5, dice

sapere n mal egli causa deitPignoranza,


degli errori e delPaccecamento degli uo
mini. G. C. dice di s, Io. vui, I2 : 1o sono
la luce del mondo; chi mi segue non

cam miner al buio (in tenebris) ma avr

luce di vila. 7." Come vien gurata la bea


titudine eterna sotto Pimagine dun con
TEMPO. Questo vocaboto signica di vito che tassi in una sala ben rischiarata,
via ordinaria nelle Sacre Pagine durata cos la dannazione detta tenebre este
da un termine alPaltro; pigliasi per in riori ove regna pianto e stridore di den
altri sensi ancora. l. Per le stagioni: ti, segni di rammarico e disperazione.
detto nel Genesi, i, 14, che lddio cre
S fatte metafore o trastazioni non sono
gli astri perchsegnassero i tempi, i gior ignote a profani scrittori, sopratutto a
ni e gli anni. 2. Pel corso dun anno: poeti. Nella Teogonia d Esiodo, le par
Daniele, vu, s5, predice che i santi sa che, it destino, la morte, le sciagure, gli
ranno perseguitati per un tempo, due tem atianni, i dotori, i delitti son gli della
pi e la met ifun tempo; sono i tre an notte e delle tenebre. Nella notte o men
ni e mezzo della persecuzione dAntioco. tre regnan le tenebre, pi crudeli si sen

.',. Per la venuta dalcuno: Prope est ut ton le angosce, pi acuti i cordogli, pi
veniat tempus eius; cosi in Isaia. xiv, l.
4." Per la congiuntura ossia it momento
favorevole di fare alcuna cosa. Fino che
abbiam tempo, facciamo dei benea tutti.
Gai. vi, lo. - s." Guadagnar tempo, iu
Daniele, u, a, chieder ditazione, ma in

tristi le idee; onde la notte dovette esser


riguardata tortamente e designar ci che

Ezechiele, xxn, 5, verr il suo tempo va

Cosi volgarmente chiamato it matutino

vha di pi orribite.i manietiei, che am

metteano un doppio principio delle cose


tutte, un buono, Paltro malvagio, colto
cavano it primo nella regione della luce,
s. Paoto, Eph. v, le, pazientare aspet nella sede delle tenebre it secondo.
tando tempo od occasione migliore. 6." In
TENEBRE DELLA SETTIMANA SANTA.

le it momento del suo castigo. 1. LApo del giovedi, venerdi e sabbato della setti
stoto chiama i tempi de seeoti andati que mana santa,-it quale suol cantarsi la vigitia
che precedettero la venuta di G. C.,Til. i, 2, di questi tre giorni sulla sera.
i quali son detti altresi da lui tempi di
TENEBRE IN MORTE Di G. C. V. Ec

gnoranza. Act. xvu, so. V. GioRNo.

cLIsse.

TEDIPORALE DE BENEFIZII. V. BENE

TENTAZIONE. Prova. Quando nella


Scrittura detto che Dio tenla gli uomini,
questa parola non signica gi cifei li se
TEMPORALE DEi RE. V. Re.
TENEBRE. Varia di molto presso gli duca e tenda tor lacci per farti cadere in
scrittori sacri la signicanza di questo peccato, ch un tal senso non ha la voce

rizu.

vocaboto. l." A quella guisa che la luce tenlare nei libri del vecchio Testamento;
suole spesso indicare prosperit, le tene ma vuoi dire che egli mette tor virt alla
bre servono ad esprimere avversit ed ai
izione. Esth. vm, lo, xi, 8. - 2. Si

gravi traversie. Tenlare Iddio non gi

gnica la morte e it sepolcro- Saramfet

voler indurtto al male ma porre alla prova

prova, sia con precetti difciti, sia con

TE

TE

37

la sua onnipotenza e bont, aspettando da cose male, ed ei non tenla nessuno, ma


lui un miracoto senza bisogno od espo ciascuno tenlato dalla propria concu
nendosi lemerariamenie a un pericoto da piscenza, che lo tragge e lo allctla.
cui non si possa uscire senza soccorso
Tra padri della Chiesa e i pelagiani agi
miracotoso, che lddio non deve n ha tossi la questione se Puomo possa tener
promesso a veruno. Cotal pazza presun forte contro alle tentazioni senza it sussi
zione fu da lui severamente interdetta, dio della grazia divina; quegli eretici as
Deut. vi, t8: Non tenterai il Signore serivan che si, e Perror toro venne dalla
Chiesa ad una voce condannato, ultima
Dio tuo.
Il perch altorquando detto, GGVLxxini, mente anche dal Tridentino, sess. vi De
iusticat.,
neiseguenti termini : Si quis di
l, che lddio tent Abramo, sintende che
mise alla prova Pobedienza di lui ordinan xeril ad hoc solum divinam gratiam per
dog-li di sacriticargli it proprio gliuoto. Christum Iesum dari ut facilius homo
S. Paoto, Hebr. xii, l8, dice che Abramo iuste vivere ac vilam wternam prome
obedi perch credette che lddio potente reri possil,quasi per liberum arbilrium
a ridonar la vita a un estinto: non era sine gratla utrumque, sed wgre lameri
quelto del patriarca un tentar Dio, poscia et difculter, ziossil, anathema sil. Si
ch aveagli it Signore formalmente pro quis hominem.... dimcril passe, in tola
messo che Isacco sarebbe it ceppo di sua vila, peccato omnimeliam venialia, vila
discendenza, Gen. xx:, i2, come osserva re, nisi ex speciali Dei privilegio, quem
PApostoto nel luogo medesimo. Perch tu admodum de b. Virgine tenct Eccle
eri caro u Dio, disse Pangeto a Tobia, fu sia, anathema sii. Con. e et es. Con tutto
necessario che la tenlazione ti provasse. ci it Basnagio non si rimase dal calun
Lo scritttor sacro, partando della cecit so niare su questo punto i teotogi cattolici.
pragiunta a quel giusto, cos sesprime: Hist. de PEgl., I. xii, c. e, Se. Vuol egli
Il Signore permise che quesla tenlazio che questi dividansi in cinque di\ erse sen
ne gli venisse, afnch avessero iposteri lenze. l." a Gli uni dissero potersi senza
un esempio di pazienza simile a quello la grazia schivare tutte le tentazioni con
del santo Giobbe. Tob. xn, i5, n, l2. Ve trarie aldritto naturale ed osservare Pin
ro che Iddio non ha mestieri di esperi tera legge di natura non pure per alcun
mentarci per sapere quel che faremo, ch tempo ma pel corso intero della vita. ,
bene it sa; ma noi siamo quelli che abbiam Essendo questo it pretto pelagianesimo,
bisogno desser messi alla prova l. per formalmente condannato dal Tridentino ,
apprendere mediante la sperienza di che it Basnagio, per Ponor suo, avrebbe do
siamocapaei; efacciocch porgiamo esem vuto citare almeno un teotogo cattolico
pio di virt eroiche, esempio troppo ne it quale abbia insegnata siatta dottrina;
cessario al mondo; 5. a n dincorag e noi diciam francamente non essercene
girci per la nostra fedelt a Dio o umi veruno.
2." u Gli altri, continua it Basnagio,av
liarci per le nostre cadute e farci sen
tire it bisogno della grazia. Perci lddio visarono potersi vincere qualche tenla
ebbe premiato in maniera lumiosa la fede zione particolore e schivare alcune col

dAbramo, la sommession di Tobia, la pa


zienza di Giobbe.
Nel nuovo Testamento tentare signica
tatora eccitare o spingere al male; ma ten
tazione vale ancor prova, come nel vec

I
|
I

pe, ma non potersi superar tutte, n tutti


osservare i precetti senza it sussidio della
grazia. 5. Ci ebbe di quelli che accorda
rono alP uomo la grazia solamente di su
perar alcune lievi tentazioni, ma non quel
la di resistere alle gagliarde e dosservare

chio, perch ogniqualvolta noi siamo ec


citati o spinti a peccare uno sperimento i precetti difciti. n
che fassi della nostra virt. il pregar che
La cosa ridicola, per primo, it distin
facciamo a Dio nelPorazion dominicale a guer queste due opinioni, perocch una
non cindurre in tentazione non un dir entra nelPaltra: i partigiani della prima
gli che non ci tenda alcun laccio per farci
cadere in peccato, giacch soggiugniam to
sto che ci liberi dal male; ma un chie
dergli di non mettere la acchezza no
stra a troppo gagliarde prove e di darci
la grazia necessaria per preservarci dal
male. Nessuno, dice s. Giacomo, i, 15, 14,

non sostennero mai che senza la grazia


P uomo potesse vincere qualche tenla
zion particolare gagliarda od osservare al
cun commandamento difcite. Era da no

tare eziandio che n gli uni n gli altri in

segnarono giammai che la resistenza a una


tentazione qualunque e Posservanza dal
quanif tenlato, dica che tenlato da cun precetto praticati: senza la grazia pos
Dio; imperocch Dio non tentatore di sano contribuire alla salute n meritare
5
BERGIEIL Vol. VI.

TE

TE

la grazia, nel che si discostarono dal pe


lagianesimo.
4. a Si potrebbe fare una lunga enu

al patimenti, alla crocltissttone. Volle egli


insegnarci non esser la tentazione per s

38

medesima una colpa; it tener fermo con

merazione degli scolastici che credettero tro di essa tornare a maggior vantaggio e
potersi fare unopera moralmente buona merito della virt. Volle rassecurare le
senza la grazia, con un semplice concorso anime timide e scrupotose, che si credon
di Dio che d it movimento e Pazione alle ree perch tentate e si smarriscono dico
creature. n Anche questa sentenza non raggio nel cammino della virt,emostrare
veggiamo in che differenzisi dalle due pre con che armi si faccia fronte al tentatore,
cedenti; giacch non fu mai opinione de colP orazione cio, col digiuno, col medi
gli scolastici che un azione moralmente tare la parola di Dio. Egli (G. C.) dovette,
buona, fatta in tal modo, possa giovare dice s. Paoto, essere tolalmente simile ai
fratelli, afnch pontece divenisse mi
alla salute.
5. u Ce nha di quelli che hanno as sericordioso e fedele presso Dio, afnch
serito la necessit della grazia, vuoi per espiassc i peccati del popolo. Imperoceh
vincere le tentazioni tutte quante, vuoi dalVaver egli patila ed essere slato len
per evitare it peccato, vuoi per fare it lato egli pu altresi porger soccorso a
bene. , La lealt voleva si aggiugnesse coloro che sono tenlati... Non abbiam
esser questa la sentenza pi commune e noi un pontece it quale non possa aver
pressoch universale tra teotogi cattolici. compassione delle nostre inferinila, ma
Chiaro impertantto tutte queste opi similmente tenlato in tutto, tolto il pec

nioni risolversi in due, cio Pultima, che cato. Aecostiamoci adunque con ducia
quasi generale, e Paltra, adottata da al al trono di grazia, afn di ottenere mi
cuni scolastici, i quali credettero poter
Puomo colle sole sue forze naturali e con
certo aiuto di Dio, che riguardano sicco
me naturale, schivare alcune lievi tenta
zioni, osservare alcuni precetti faciti della
legge naturale, far qualche opere moral
mente buone ma che non ponno contri

sericordia, e grazia trovare per oppor


tuno sovvenimento. Hebr. n, iv. l censori
delPEvangelio imaginarono che it demonio

trasportasse G. C. sulla sommit del tem


pio, quindi sur unalla montagna, Matth.

iv, s, e; ma it greco 7rapalapovai e it la

tino assumsil non signicano sempre tra,s


buire alla salute n meritare la grazia, e porlare, valgono frequentemente pren
cui pu lddio ci non ostante rimunerare der seco, condurre. Leggiamo, xm, 1, che
con qualche favor temporale. Opinione del G. C. prese con s (assumsil) tre de suoi
tutto indifferente alla dottrina del Tri discepoli e li condusse su d un monte;
dentino, e non pelagianesimo, che che ne xx, i7, fe to stesso co suoi dodici apo
dicano it Basnagio ed altri; ma opinione stoli (assumsil) per andare a Gerusalem
al tutto superua, perocch lddio agli in me. ll trasferirsi dalcuno a qualche luogo
fedeli ed agli uomini tutti largisce grazie non richiede gi che si faccia per aria.
per far it bene, come abbiam provato al
Aggiugnc Pevangelista che dalla vetta
Part. iNFEDELI. Questo e tanPaltri esempi dalto monte it demonio mostr a G. C.
ne chiariscono quanto poco sia da darsi tutti i regni del mondo e la gtoria toro,
iv, a; ma it mostrarti non gi porti ma
delle asserzioni de protestanti.
Non si mostr pi equo it Basnagio ver terialmente sotto gli occhi, bens indicarne
so i padri della Chiesa; perciocch vuol la postura, Pestensione, le dovizie, ec.,
che variassero su questa controversia ap al qual ellettto non bisogno di vedere
punto come i teotogi. Chi consulti it Pe tutta la supercie del gtobo. Chi avvis la
tavio, De incarnat., l. lx, c. 2 e 5, potr tentazione di Cristo nel deserto non esser
convincersi del contrario: Puniforme toro avvenuta realmente, ma soltanto in sogno
linguaggio dimostra chebber tutti le mede o visione, si pose in brutto impaccio; ch
sime idee del libero arbitrio e delle forze it racconto evangelico non ammette una
o, direm meglio, della acchezza di esso. si fatta spiegazione.
TENTAZIONE Dl G. C. lliove a scandato
TEOCATAGNOSTI. Cos furon denomi
gli increduli Paver it Salvatore permesso nati da s. Gio. damasceno certi eretici o
al demonio di tentartto: fu questo, dicono, piuttosto bestemiatori che biasimavano pa
un dare al nemico della salute un potere role o azioni di Dio e varie cose riferite
ingiurioso alla dignit di Figliuoto di Dio. I nella Scrittura. E voce greca da sg,Dio,
padri della Chiesa risposero come non era e xa-rayivdiaxsiv, giudicare, condannare.
punto pi sconvenevole al Redentor del
Alcuni autori ascrissero cotesti miscre
mondo Pesser tentato che it vestir le debo denti al secoto VIl: ma it citato santo, che

lezze delPumanit, soggettarsi alle ingiurie, it soto che ne abbia partato, non fa

TE

TE

cenno del tempo in cui si mostrarono. Ol

39

troppo distratti dalla cura delle cose po


litiche e da quella di amministrare essi
ma egli di frequente eretici degli uomini medesimi giustizia ai popoli, si disgrava
empii e perversi, quali se ne videro dogni rono di quesPultimo uicio sopra de ma
et e che non formarono mai setta.
gistrati. Vorremo noi credere che questi
TEOCRAZIA. Governo in cui Dio soto sien giunti a pigliar parte in tal guisa al
sovrano e legistatore.
Pautorit sovrana per ambizione, per via
Si volle da alcuni scrittori che, in ori dartizii, per impostura, seducendo e in
gine, tutte le nazioni che si volsero a ci gannando ipopoli ed i re? Ove consul
vitt sieno state sotto it governo teocra tar si voglia it buon senso e non la pas
tico; che appo gli Egizii, i Siri, i Caldei, sione, scorgerassi come la necessit, Pu
i Persiani, gli Indiani, i Giaponesi, i Gre tiie, it commodo, it publico interesse be
ci e i Romani siasi principiato con un tale ne o mate inteso fossero i motivi di qua
governo, perch presso quevarii popoli si tutte le instituzioni sociali. Ma a quella
i sacerdoti ebbero gran parte alPautorit; guisa che sarebbe partare abusivo it dir
ma a noi pare che questi scrittori non ab governo aristocratico quelto nel quale un
biano scorto la vera ragione di questo fe corpo di magistrati esercita una parte del
nomeno, e confuso insieme cose che an Pautorit del principe, abuso di termini
davan distinte.
pur sarebbe it credere teocratico qualun
ll regime paterno , a non dubitarne, que regime in cui i sacerdoti godono di
it pi antico: qual altra podest esser ci molto credito e potere negli affari.
potea quando le famiglie erano ancora iso
Pongasi adunque per principio, la vera
late ed erranti? Ed essendo it padre tut teocrazia essere quel governo nel quale ld
P insieme it ministro della religione, it sa dio d egli stesso immediatamente le leggi
cerdozio e la podest civite si trovarono civiti e politiche non meno che le religiose,
naturalmente riuniti. Altorch pi famiglie e degnasi aitresi reggere una nazione nel
si raccolsero in una citt o in un medesi caso in cui le leggi non abbian provedu
mo distretto e si collegarono tra toro per to. Giusta un tale concetto, non si pu ne
farsi pi forti, ebbero esse bisogno d un gare che it governo degli lsraeliti fosse
capo, e it poter di questo fu ordinato sul teocratico.
tipo di quelto che avean prima esercitato
Lo Spencero, De legib. Hebr. riluat.,
ipadri di famiglia: onde la podest civite l. i, dett una dissertazione per provartto;
e la religiosa continuarono ad esser nelle ma e sembra non aver posto mente alla
mani del medesimo capo. Tali ci vengono ragion principale, che la legistazione mo
gurati nelle Scritture Melchisedecco e saica cio veniva immediatamente da Dio,
e tetro, Anio da Virgitio, ei primi re ed esser andato oltre it segno nel para
da Diodoro di Sicitia. Il crescere d una gone che fece tra la condotta di Dio ri
nazione moitiplic le funzionidella dignit spetto agli lsraeliti e quella che suol te
regale e del sacerdozio, e si conobbe es nere un re verso i proprii sudditi.
ser necessario di separarte. Principale in
l. Osserva egli al tutto acconciamente
carico del re fu Pamministrare la giusti come lddio governasse gli Ebrei non so
zia civite e porsi alla testa degli eserciti, lamente colle sue leggi, ma con gli ora
quelto del sacerdote di presedere al di coii eziandio onde aprivasi al gran sa
vin culto. Ma perocch di consueto sce cerdote e coi giudici da lui medesimo sta
glievansi a sacerdoti gli uomini di mag bititi; doveasi aggiugnere e coi profeti
gior sapere e probit della nazione, di che, giusta la sua promessa, veniva duno
vennero essi i consiglieri dere ed ebber in altro tempo suscitando. Deut. xvm, s.
sempre gran parte nel governo. Per ima lddio detto re d Israele, ma n chia
ginar le ragioni di questi diversi stati di mato altresi padre, pastore, redentore,
cose, la stoltezza attribuirte alPambi salvatore; i quai titoli tutti saddicevano
zione e allimpostura de sacerdoti, alto egualmente a Dio: it perch tornava inu
studio toro di far intervenire da per tutto tite ii notare che la sua qualit di re ri
Pautorit divina: siccome i re non eserci spetto agli lsraeliti era stata formata e san
tavano alla prima le funzioni del culto re cita per via dun trattato solenne pel quale
ligioso in virt della toro podest civite, serano obligati a mantenersi obedienti e
cosi i sacerdoti non furono messi a parte fedeli a lui: quando non ci fosse stato
de civiti incarichi in qualit di ministri verun trattato, quel popoto non avrebbe
della religione, sibbene per un riguardo avuto meno obligo dessere obediente e
alla toro personale capacit.
sommesso: un tal trattato non era stato
ColPandar de secoli i re, trovandosi di per anco fermato altorch lddio gli in

treci nel suo Tratlato delle eresie chia

i
I

40

TE

TE

tim le sue leggi. N tampoco siam noi ci delto Spencero sulla teocrazia degli
davviso che lddio in questo abbia avuto
riguardo alPuso degli altri popoli i quali
tenevano tor dei siccome re e adoravano
quai numi i proprii re trapassati: nessuno
di cotesti pretesi iddii era stato legistatore
della nazione che tributavagli omaggi n
avea fatto per essa quel che lddio a pro

degli lsracliti. Le pazze fantasie degli ido


latri non erano un modelto a cui confor
marsi.
5." Facciam plauso alto Spencero altor

ch dice che un tal paterno reggimento


di Dio era mite, pacico, vantaggioso per
ogni rispetto agli Ebrei, e che ne varii
casi in cui si trovarono, segnatamente
nel deserto, sarebbe stata impossibit cosa
ad un uomo it governarti, perocch sol
per prodigio potevan sussistere. it per
ch vissero eglino in prospera condizione
sol nch stettero soggetti a quel governo
soprumano; ogniqualvolta mancarono di

fedelt a Dio ne pagarono it o con ila


gelli; e quando entr toro in capo di avere
un re come Paltre nazioni, ebber ben pre
sto cagion di pentirsene, e tal funesto can
- giamentto, osserva to Spencero, fu la sor
gente delle sciagure che incolser toro, anzi
della totale toro rovina. Non veggiamo
per su che fondamento egli avvisi che,
aitPelezione che si fece dun re, cessasse
per quel popoto it governo teocratico, pe

Ebrei, comech dia prova di dottrina e

d ingegno, non sopra tutti i punti giu


diziosa.

Un denostri moderni tittosoii, che part


di tutto a caso e pazzamente, skirgoment
di far vedere esser la teocrazia un tristo
governo, per avere gli Ebrei sotto un tal
regime commesso innite sceleraggini e
provato una serie presso che continua di
sventure. llia che strana maniera dinferire
la tristizia delle leggi dalPesser queste mal
osservate e dalla costante punizione de
violatori? lddio non avea nascosto agli
Ebrei le disgrazie onde sarebbero stati
certamente percossi tuttavolta che fos
sero infedeli a Dio. Mos le avea tor pre
dette con tutti i particolari, Deul. xxviu,
n5 el seqq., e le predizioni sue ebber pie
no effetto. A dimostrare che it governo
teocratico era per s vizioso, bisognava
far vedere che gli Ebrei fossero stati in
felici anche altora che obedivano alle pro
prio leggi; al che it nostro ragionatore ben

si guard dal provarsi. E perch gli co


stume del tosofo irreligioso to sragiona
re, termina costui la sua diatriba dicendo
che la teocrazia dovrebbe trovarsi daper
tutto, perocch ogni uomo,di qual che siasi

condizione, tenuto obedire alle leggi na

turali ed eterne da Dio impostegli: or si


fatte leggi eterne e naturali son le prime
rocch continu egli a seguire it codice che Dio aveva intimate agli Ebrei; tro
di leggi datogli da Dio. A nessuno desuoi vansi esse nel codice di Mos in capo a
re, ch pur molti nebbe di viziosi ed tutte Paltre, e Paltre tutte tendeano a pro
empii, si appone daver tentato abrogartto. cacciar Pesatta osservanza di quelle: non
lnfransero non di rado gli statuti religiosi, potea quindi un tal codice esser cattivo.
dandosi alPidolatria e trascinandovi i po V. Eunei.
poli, ma le leggi civiti e politiche si man
TEODORETO. Vescovo di Ciro nella
tennero in tutto it vigore, e si le une che provincia delPEufrate, nato in Antiochia,
gli altri furono rimessi in osservanza dopo secondo alcuni nel 58a, secondo altri nel
595, e morto nel 458. Fu un depi dotti
la schiavit babittonica.
ingegnoso, ma poco esatto paragone e famosi padri della Ctiiesa,che alla cogni
quelto delto Spencero che ravvisa nel ta zione delle lingue greca, ebraica e siriaca
bernacoto la reggia del monarca dlsraele, accoppiava ampia supellettite di sacra e
ne sacerdoti gli ufziali, ne sacrizii la profana erudizione e molta etoquenza.
mensa, nelP arca it trono, ec., ec. lddio
La stima e Pamicizia che legavantto a
non si rimase dal regger gli lsraeliti quan Nestorio feebe per lungo tempo ripu
do fu distrutto it tempio da Nabucodono gnasse a credertto colpevole deresia; av
sor e interrotti i sacrizii. Dice che sotto vis fosse di pi retto pensare che non
esso governo teocratico P idolatria dovea mostrasse in parole, ed esortolto pi vol
punirsi di morte, siccome delitto di lesa te a spiegarsi, ma senza frutto. Essendo
maest. llla, lasciando stare la legge po gli inoltre entrata certa animosit contro
sitiva, Pidolatria era un attentato contro s. Ciritto alessandrino, antagonista di Ne
la legge naturale: di quantaltro scelerag storio, parvegli intravedere nelle opere di
gini fosse sorgente, troppo noto; it per quel padre gli errori dtpollinare e quindi

ch meritava essa per s la pi grave pu

dett contro di lui scritti assai risentiti;

nizione. La violazione del sabbato era an


chessa punita colla morte, pur non era de
litto di lesa maest. La dissertazione per

ma, tolto poscia derrore, riconcitiossi col


santo e ne riconobbe per cattolica la dot

trina. Assalito egli pure dagli eutichiani

TE

TE

qual partigiano di Nestorio e chiamato al


concitio generale di Calcedonia ,- present
nella sessione vn, tenutasi it 2o ottobre
del 45i, una domanda che fossero esami
nati i suoi scritti e la sua fede: gli fu ri
sposto che bastava dicesse anatema a Ne
storio; it che avendo fatto, sinceramente
fuor di dubio,venne dichiarato ortodosso.
Ma gli scritti di Teodoreto contro s. Cl
ritto sussistevan tuttavia ,ed egli, in dettan
doli, nel primo cator della disputa non si
era sempre espresso con molta esattezza.
Il perch Pa. i555, quantunque-fosse morto
nella pace della Chiesa ed assolto dal con
citio di Calcedonia, furono quegli scritti
chiamati a rigoroso esame nel secondo con
citio di Costantinopoli e condannati in uno
con quelli dlba e di Teodoro mopsueste

essere state interpolate, e scontrarvist ab


hagli indegni dun uomo del sapere di
Teodoreto e fatti che non si concitian pun
to con ci che riferisce nella sua Storia
ecclesiastica. Ma questi critici avrebber
dovuto por mente che a un dotto laborio
sissimo e che scrivea molto pot accadere
di scordarsi nelle ultime sue opere cose
dette nelle prime e di correggere errori
sfuggitigli- senza darsi la briga di emen
darti negli scritti precedenti. Per giudi
carne con certezza, e si vorrebbe sapere
esattamente i tempi in che Teodoreto scris
se le diverse sue opere e anche aver quel
le che ci mancano; senza di che si pu
sempre andar errati colle congetture.

44

Ne Discorsi sulla previdenza d a ve

der questo padre una cognizione di sica


no; e son questi i cos detti tre capitoli. e storia naturale assai pi estesa che non
V. CosTANTINoPoLI.
sembrasse comportare it secoto a cui ap
Oltre la Storia ecclesiastica, che fa se parteneva. Dopo aver mostrato la sapien
guito a quella dEusebio, si hanno di lui za e le cure della providenza nelPordine
de Commenlarii sulla. sacra Scriltura, si della natura che della societ, fa ve
la Storia delle eresie, le Vile di trenla dere la stessa sapienza nelPordine della
solilarii, la Terapeutica in dodici discor grazia e porge la pi alla idea del bene
si,ordinati a sanare i prcgiudiziidepagani ticio della redenzione. La Terapeutica
contro it cristianesimo, dieci sermoni o uneccellente apotogia del cristianesimo ed
discorsi sulla providenza, alcuni diatogi una compiuta dimostrazione degli errori,
contro gli eutichiaui , poche lettere, ec. assurdi e disordini che regnavano nel pa
Tutte queste opere furono date in luce ganesimo: scorgesi in essi che Teodoreto
dal p. Sirmond a Parigi nel i642 in quat era appieno istruito desistemi tutti della
tro volumi in foglio. Il p. Garnier ne ag tosoa pagana, e pare mirasse a confu
giunse un quinto nel i684. it nuovo edi tare le calunnie e i sosmi delPimperador
tore nelle sue dissertazioni tratt con ec Giuliano.
cessiva severit Teodoreto, imputandogli
Nel render ragione di questo lavoro, it
errori dei quali agevole scolpartto. Glu Lardner, dopo aver tributato di ampie to
gne insino a sospettare, senza fondamento, di ai talenti e alPetoquenza delrautore, si
che Teodoreto abbia scritto la sua Storia dichiara scontento delPapotogia che fa, nel
delle eresie per avere it destro di gittar libro vm, del culto prestato ai martiri e
dubii sulla fede di s. Ciritto e degli orto Paccusa daver detto a pagani che lddio
dossi, facendo Papotogia della propria cre ebbe sostituiti i martiri alle toro divinit.
denza e di quella di Nestorio. Condannan La Scrittura, dice it Lardner, non cinse
dosi da Teodoreto, nel I. iv, c. i1, assolu gn mai un tal culto; i martiri de primi
tamente il nestorianismo, it p. Garnier so tempi della Chiesa mai non ambivano un
spetta altresi che quel capitoto sia unag si fatto onore, conciossiach abbian eglino
giunta daltra mano: ma gli questo un detestata ogni maniera didolatriu e dato
andar oltre ogni segno. I pp. Sirmond e it sangue piuttosto che tributar le proprie
Natale Alessandro, it Titlemont, Plttigio, adorazioni ad altri che a Dio e al suo
it Graveson ed altri critici si mostrarono Cristo.
pi giusti e giusticarono Teodoreto.
QuesPaccusa didolatria, tante volte da
Nella Biblioteca germanica, t. XLVIII, protestanti rifritta, abbiamo dimostrato in
trovasi una dissertazione del signor Bara giusta sotto Part. PAGANEsIMo. Qui diciam
tier,dotto prematuramente rapito da morte l." esser falso che Teodoreto dica che i
che non contava ancora venPanni. nella martiri sieno stati surrogati ai numi pa
quale prese a provare i Dialoghi contro ganeschi: dice anzi apertamente non es
gli eutichiani e le Vile de solilarii non sere i martiri n genii n dmoni, quali
esser lavoro di Teodoreto. il Lardner gli etnici reputavano tor dei; e fa vedere
davviso che i Dialoghi sullncarnazione in che diterisca it culto prestato dacri
sieno realmente supposti; quanto alle vite stiani ai martiri da quelto che tributavano
desolitarii, intitolate Filotemcrede possan i pagani a toro eroi. 2. a presumere

TE

TE

che Teodoreto, versatissimo nette Sacre


Carte e nella storia de primi tempi della
Chiesa, fosse in grado pel manco al pari
dun protestante del secoto XVIII di giu
dicare se un culto savesse a dire o no
idolatrico e fosse stato o no praticato n
da primordii del cristianesimo.
li Barbeiracio, Tratte de la morale des

amorevoli esortazioni delPamico, rinunzi

aver approvato it riuto che fece un ve


scovo di Persia di rifabricare un tempio
dedicato al fuoco, da lui arso, e averne
addotto per ragione che in quelPincontro
it riediticare un tempio al iuoco sarebbe
stato delitto eguale a quel dadorartto, co
me costumavasi da Persiani. Hist. eccles.,
l. v, c. se. Alla v. MARTIRE fu da noi gi
mostrato non aver Teodoreto riferito esat
tamente it fatto in discorso. LAssemani,
Biblioth. orient., t. ili, ha provato colla
testimonianza degli autori siriani come a
quel tempio non fosse stato altrimenti po
sto fuoco da quel vescovo, ma da un prete
del costui clero. Teodoreto, dopo aver dis
approvato quella dimostranza di falso ze

spinto di sovente quel suo zeto oltre i con


ni ed usato tatora della violenza contro
gli eterodossi.
Ma non seppe preservare s stesso dal
vizio che intendeva a reprimere in altrui.
imbevuto della dottrina di Diodoro di Tar
so suo maestro, la mise in sapore a Ne
storio e sparse i primi semi del pelagia
nesimo. Viene infatti accusato insegnasse
esser due Persone in G. C., tra la Persona
divina e Pumana trovarsi solamente unu
nione morale; asserisse to Spirito Santo
proceder dal Padre e non dal Figliuoto;
negasse, come Pelagio, la trasfusione e le
conseguenze dei peccato dorigine in tutti
gli uomini. il dotto litigio. Dissert. vii,

42

di bel nuovo alla vita secolaresca, venne


poscia promosso al sacerdozio in Antio
chia e per ultimo al vescovado di lliop

suestia nella Citicia. Non gli si pu ne


gare assai ingegno, grauderudizione e ze
to operoso se altro mai contro gli eretici;

ch scrisse contro gli ariani, gli apolli


pres, c. i7, S a, condanna Teodoreto per naristi e gli eunomiani: vuolsianco abbia

to, pot perci approvare la negativa dei S i5, dimostr come it pelagianesimo di
vescovo: l." perch era ingiusta cosa it Teodoro mopsuesteno sia manifesto, spe
fartto mallevadore deitPazione dun altro; cialmente nelPopera che dett contro un
2. perch i cristiani avrebber potuto ri certo Aram od Aramus, e che sotto un
manere scandalizati veggendoto rifar un tal nome, che signica siro, volesse in
tempio distrutto non per colpa sua, e dicar s. Girolamo, per aver questo padre

perch i nemici del cristianesimo ne avreb passato it pi di sua vita nella Palestina
ber menato trionfo. Una circostanza di pi e scritto tre diatogi contro Pelagio. Inol
o di meno basta a mutare onninamente la
natura dun fatto. A torto perci it Bayie
e la ciurma de miscredenti fecero tanto
scalpore su questo per far vedere a che
eccessi giugner soglia to zeto di religione
e per provare che i cristiani furono non
di rado gente sediziosa, degna di castigo,
e che i padri della Chiesa diedero talvol
ta di cattive lezioni di morale. Gli que

sto quasi Punico esempio di falso zeto che


sia tor venuto fatto di allegare in tutta
Pantichit ecclesiastica.

TEODORO Di MOPSUESTIA. Scrittor fa


moso vissuto sul nire del secoto IV della
Chiesa e al cominciare del V. Da giovine

tre PAssemani, Biblioth. orient., t. IV,

c. 7, S a, appone a Teodoro daver ne


gata Paternit delle pene delP inferno ,
espuntto dal canone parecchi Libri Sacri
e dettato un nuovo simboto e una litur
gia di cui inestoriani si servono tuttora.
lmpugn Teodoro la penna contro Ori
gene e contro tutti cotoro che, come que
sti, spiegavano ia Scrittura santa in senso
allegorico. Ebediesu nel suo Calalogo de
gli scriltori nestoriani gli attribuisce
unopera in cinque libri Contra. allego
ricos. Ne suoi Commenlarii sulla. Scril
tura, da lui spiegata, dicesi, per intero,
sattenne costantemente al soto senso let

era stato condiscepoto ed amico di s. Gio. terale. Su ci ebbe di molte todi dal illo
Crisostomo e avea come lui abbracciata semio, Hist. eccles., sec. V, part. u, c. 5,
la vita monastica. Venutagli a uggia alcun S 5 e s, it quale d altretanto biasimo ai
tempo appresso, ripigli la cura degli af padri della Chiesa che si comportarono
fari del secoto e divis di accasarsi. il Cri diversamente. V. LLEGoRIA. Ma se della
sostomo, afitto di tale volubitit, gli scris bont dun metodo dee farsi giudizio dal
se due lettere commoventissime a lin di Pesito, quelto di Teodoro e degli imitatori
ricondurtto alla vita primiera. Son esse in suoi non fu sempre felice, perocch non
titolate Ad Theodorum lapsum e trovansi gli tolse di cadere in errori. Diede una
in principio del primo tomo delle opere del spiegazione del Cantico decantici al tutto

santo dottore. Non riuscirono infruttuose; profana, la quale scandaliz non poco i
ch Teodoro, arrendendosi alle calde ed suoi contemporanei; e interpretando i pro

TE

TE

43

feti, torse it senso di parecchi testi che n geto, colui che avr bestemmiato contro
daltora erano stati applicati a G. C. e fa il gliuolo delfuolno otterr perdono;

voreggi P incredulit degli Ebrei. Tra i os, di pi, aggiugnere che avea rinegato
moderni fu mossa la stessa accusa al Gro
zio , e i sociniani in generale pur troppo
se la meritarono. ll dottor Lardner, che
diede una lista piuttosto lunga delle opere
di Teodoro mopsuesteno, ne riferisce un

Ii

un uomo e non un Dio, che in G. C. non


era al disopra degli altri mortali che una
nascita miracotosinpi copiosi doni di gra

zie e virt pi perfette. Teodoto fu con


dannato e scommunicato da papa Vittore,

brano cavato dal costui Commenlario sul che, giusta i cronotogisti, tenne la sede ro
vangelo di s. Giovanni, brano non punto
favorevole alla divinit di G. C.: onde i
nesttoriani ammettevano questo domma sol
tanto in un senso al tutto improprio. V.NE
srom/misuo.

mana dal i8s al 197.


Circa to stesso tempo anche un certo
Artemao Artemone dissemin in ltoma una
simite dottrina e trov pur discepoli, che
furon detti artemonili. Diceva che G. C.
Sciocchissima nzione la importante solamente al suo nascere avea ricevuta la
quella de protestanti, di dubitare se Teo divinit. Per divinit, come scorgesi, in
doro abbia veracemente insegnato Perror tendeva costui qualit divine, e a parer
di Nestorio, se non sia stato calunniato suo non poteva G. C. esser appellato Dio
dagli allegoristi, contro i quali avea scrit che in senso improprio. difcite it sa
to. Non occorre altra prova della eresia pere con precisione in che concordasse o
di Teodoro che la riverenza serbata per I discordasse la dottrina di questi due ere
la memoria di lui damestoriani; i quali tici, non additandoceto con sufciente chia
Phanno per un de tor principali dottori, rezza gli antichi. Egli solamente proba
Ponorano qual santo, ne tengono in altis bite che i partigiani dentrambi si unis
simo concetto gli scritti, ne celebrano la sero e formassero una setta sola che non
liturgia. Vero che questo vescovo mori fu gran fatto numerosa n dur a lungo.
Infatti un autore antico, credesi fosse
nella communion della Chiesa senza es
sere stato colpito da veruna censura, ma Caio prete di Roma, it quale avea scritto
it concitio costantinopolitano, nel 555, con contro Artemone e di cui Eusebio riferi le
dann Popere di lui siccome infette di ne parole, Htst. ecclcs., l. v, c. 27, sembra
storianismo.
confondere in uno i teodoziani e gli ar
Le pi di esse andarono perdute e ne temoniti, giacch fa toro le stesse accuse.
rimangono soltanto de frammenti in Gro Asseriscono, dicegli, questi setiarii la dot
zio e altrove; ma si crede che buona par trina toro non esser nuova, ma insegnata
te de suoi commentarii sulla Scrittura si dagli apostoli e stata seguita nella Chiesa
trovino tuttora fra le mani denestoriani. insino al ponticato di Vittore e di Ze
Aggiugnesi che it suo Commenlario sui rino suo successore, a quel tempo per es
dodici profeti minori si conserva nella sersi alterala la verit: se non che vengon
biblioteca imperiale, e monsignor duca costoro confutati non pur colle Sacre Carte
d0rtans, morto a S. Genovefa nel i752, alla mano ma con gli scritti ben anco de
dimostr in una dotta dissertazione che it nostri fratelli che vissero prima di Vitto
commentario sui salmi it quale nella Ca re, con gli inni e i cantici de primi fe
tena del p. Cordier porta it nome di Teo deli, che attribuiscono a G. C. la divinit,
doro dK-lntiochia lavoro di Teodoro mop nalmente colla condanna da Vittore con
suesteno.
tro Teodoto fulminata. Lo stesso autore
TEODOZIANI. Seguaci di Teodoto di Bi appon toro che non solamente pervertis
sanzio, sopranomato dal suo mestiere cuo sero it senso delle Scritture con togiche
iaio o conciapelli, eretico che fe partito sottigliezze ma ne guastassero eziandio it
sul nire del ll secoto. Gli scrittori eccle testo (e prova Passerzion sua merc it
siastici che ne partarono saccordano nel confronto delle copie toro con gli esem
riferire che, durante la persecuzione patita plari ad essi anteriori e la diversit di tor
da cristiani sotto M. Aurelio, Teodoto, ar pretese correzioni) e rigettassero altresi
restato con altri assai,non ebbe it coraggio la legge e i profeti sotto pretesto che ba

d incontrare it martirio e rineg G. C. per stava toro la grazia delPEvangelio.


sottrarsi al supplizio. Savvis egli di fug

Se fosse certo che gli estratti di Teo


doto che trovansi in calce alle opere di
vandosi a Roma, ma vi fu riconosciuto Clemente alessandrino sien lavoro di Teo
e avuto in odio da cristiani quanto nella doto it cuoiaio, bisognerebbe addossargli
sua patria. A n di palliare la vite sua altri errori: ma vi ebbe un altro Teodoto
prevaricazione, disse che, secondo it Van sopranominato it cambiatore o banchie

gir la vergogna per tal fatto incorsa, sal

TE

TE

re, discepoto delP antecedente e che fu


capo della setta de melchisedechiani; e
se ne conosce un terzo delto stesso nome,
chera discepoto di Valentino. Ora, P au
tore di quegli estratti insegna che it Fi
gliuoto di Dio, gli angeli,le anime umane e
i demonii sono esseri corporei, che tra gli
angeli vha differenza di sesso, che G. C.
avea mestieri desser redento e ci ot
tenne altorch, dopo battezzato, scese so

mente apparizione o manifeslazione di


Dio. V. EPIFANIA.
Correva tra pagani la persuasione che
i toro iddii si mostrassero o in sogno o
nel celebrarsi i misteri; e questo favore
appellavano teopsia o vista degli dei.
Vebbe de dotti i quali credettero che i
Greci e gli Egizii ammettessero teofanie
in altro senso; che un detoro dei mag
giori, Giove p. e., si fosse in tal qual mo
do incarnato in uu re di Creta, che assun
se quel nome, volle averne tutti gli onori
e dalla credulit de popoli li consegu.
Per via di s fatta superstizione si con
eitiano senza difcolt le azioni di Giove
re di Creta con quelle di Giove dio. Su
questo argomento trovansi due dotte me
morie nella raccolta delPAcad. des in
script., t. LXVI, in t2.". Se tale opinione
abbia o no buon fondamento, non da noi
it giudicare, essendo questione estranea

44

pra lui una cotomba; che lddio Padre avea


patito in G. C. ed aveva due anime, ma
teriale Puna, Paltra spirituale e divina, la
quale separossi da lui prima chei patisse;
che le cose di questo mondo ed anche le
azioni umane son determinate dal corso
degli astri, ec. Sogni tutti che sembran
consonare agli errori de valentiniani me
glio che non a quelli de seguaci di Teo
doto.
Che che ne sia, su queste antiche ere
sie si ponno fare dimportanti considera
zioni. l." Teodoto, tratto dal proprio si
stema ad avvitir G. C., ammetteva non
dimeno la nascita miracotosae Palla san

affatto alla teotogia. Ne sorge per in ani

mentale del cristianesimo; ove ci non


fosse, Papostasia non sarebbe stata consi

mo la tema non, contro Pintendimento


delPautore, gli increduli ne traggano appi
glio per dire uulPaltro esser P incarnazio
ne del Figliuoto di Dio che unantica fan
tasia degli etnici. Daltra banda, se i paga
ni ebber creduto realmente alle teofanie,
fu questa per avventura una delle ragioni
per le quali lddio sastenne dal rivelare
formalmente e in chiara guisa agli antichi
Ebrei it mistero della futura incarnazione.

derata per delitto si enorme. 5. Si teneva

TEOFILO (S.) Un de pi dotti padri del

tit di lui; onde teneva per irrefragabite


la narrazione de vangelisti. 2. Ne siegue

che nel secoto ll la divinit di G. C. era


un domma universalmente creduto nella

Chiesa e riguardato quale articoto fonda

per certo che un tal domma fosse chiara


mente insegnato nella Scrittura, nelle pro
fezie ancora: davasi perci altora a queste
il medesimo signicato che da noi; peroe
ch, a n di sostenere i proprii errori,i teo
doziani eran costretti alterar Puna e ripu
diar le altre. 4. Si andava persuaso, come
attualmente, che s. Giustino, Taziano, Mit
ziade, s. Ireneo, Clemente dAlessandria,
Melitone,ec., avessero professata formal

secoto ll. Tenne la sede episcopale dAn


tiochia dalPa. i8a no alla morte sua, av
venuta verso it i8o. Non altro ci rimane
di lui che i Tre libri ad Autolico,i quali
contengono unapotogia della religion cri
stiana e una eonfutazione del paganesimo.
In essi Pautore si giova assai de poeti e
defittoso pagani e mette in chiaro la stol
tezza di tor dottrina e la verit, sapienza
e santit di quella delPEvaugelio. Trovasi
mente la divinit di G. C.; posciach con quesPopera nelPedizion maurina in se
tro chi negavala adducevasi la toro testi guito a quelle di s. Giustino. Altri scritti
monianza: oseran forse i sociniani asse parecchi aveva dettato s. Teofitto, de quali
rire Popposto? 6. Chi confutava gli ere non ci restano che pochi frammenti, e si
tici, non si stava pago a citar toro la sola ha ragione di lamentarne la perdita. Egli
Scrittura, ma allegava eziandio la tradi fu it primo a servirsi del vocaboto Tri
zione, la dottrina de padri, i cantici della nil per indicare le tre Persone divine.
Chiesa, la predicazion publica e generale, A torto gli si appose d aver adoperate
come fassi tuttavia da noi. Pensino gli ete espressioni favorevoli alParianesimo: it
rodossi quali conseguenze abbiam noi ra Bulto, it Nourry , it Marand editore di
gione di trarre contro di toro ila tutti que s. Giustino ed altri han fatto vedere che
sti fatti. V. Tillemont, t. lll ; Pluquet, Dici. la dottrina sua ortodossa se altra mai.
des hra, ec.
V. Titlem., t. lll, Ceitlier, t. ll, Vies dcs
TEODOZlONE. V. SETTANTA, Veusions. pres, etc., t. Xl.

TEOFAN IA. Cosi fu chiamata anticamen

TEOLOGALI (VIRTW). Quelle che haii

le PEpifania o festa dei re; la dissero an


che Teopsia: i qual nomi signicano egual

per oggetto lddio e per motivo alcuna delle

perfezioni di lui. La fede , mediante la

TE

TE

quale crediamo a Dio colle sue parole, per


esser lui la stessa verit, incapace d in
gaunarsi o dindur noi in errore; la spe
ranza, per la quale condiamo nelle sue
promesse siccome quegli ch fedele ad
attenerte; la carit, colla quale amiamo ld
dio a cagione della sua bont innita, son

feti, itlustrati dalla accola della rivela


zione, furono di lunga migliori teotogi che
tutti i saggi e toso del paganesimo.
Avendo noi a discorrere unicamente
della teotogia cristiana , intendiam sotto
questo nome la scienza o cognizione di Dio
e delle cose divine dalaci da G. C. , da
suoi apostoli, dai profeti e dagli altri per
sonaggi da Dio incaricati della nostra istru
zione. E dessa quindi una scienza che
avendo per sua base verit rivelate, ne trae
delle conclusioni intorno a Dio, alla na
tura, agli attributi, voleri e disegni di lui,
a tutto ci che a Dio si riferisce. Donde
consguita che la teotogia accoppia nel suo
andamento Puso della ragione alla certez
za della rivelazione e fondasi in parte sui
lumi della fede, in parte su quelli della
natura e della tosoa.

le tre virt teotogali. A suo luogo abbiam


fatto parola di ciascuna in particolare. Del

le virt teotogali nessuna idea ebbero i


pagani, siccome quelle che presuppongono
la rivelazione e una cognizione sovrana

turale degli attributi di Dio. V. VIRT.


Di molta precisione mestieri per ca

45

pire che la religione una virt morale


e non teotogale. Stando Patto essenziale
della religione nelPadorazione interiore,
che ha per oggetto lddio e la suprema sua
grandezza per motivo,sembra a tutta pri
ma non passar differenza veruna tra que
Vebbe de critici di si poco senno da
sta virt e le altre amidette. Ma dalbiasimare questo mescolamento. ln ma
por mente che la religione pu essere una teria di religione, dicon costoro, star do
virt naturale, comech imperfettissima vrebbesi precisamente alle verit rivelate,
e sempre abusiva ove non abbia per ac quali ci vengono palesate nella parola di
cola e guida la rivelazioneaddove la fede, Dio; it voler ragionarne apre una fonte
la speranza e la carit suppongono di ne inesauribite di falsi sistemi, contese e dis
cessit una eognizion sopranatnrale diDio. cordie. Questa smania de teotogi non val
TEOLOGIA. La scienzache tratta di Dio se ad altro che a disgurare la dottrina di
e delle cose divine; quindi la pi neces G. C. e degli apostoli, a far nascere sci
smi ed eresie, a mettere in guerra tutte
saria tra tutte le cognizioni.
Si suol dividerte in teotogia naturale e le sette cristiane, cc.
sopranaturale: e intendesi per la prima
Bellissimo progetto speculativamente
la cognizione della Divinit quale conse to stare alla pura parola di Dio; it punto

guir si pu col soli lumi della ragione. che sia possibite.

Tal distinzione sembra aver suo fonda


l. l tittoso pagani assalirono it cristia
mento sulle parole di s. Paoto, Rom. i, nesimo n da suoi primordii: bastava egli
2o, al: Le invisibili cose di lui, dopo forse Popporre it testo de Libri Santi ad
crealo il mondo, per le cose falle com avversariiche non li riconoscevan punto
prendendosi, si veggono; anche la eter per divini, che la dottrina dessi libri di
na potenza e il divino essere di lui: on cevano opposta al commun senso e ai pi
dc siano inescusabili (gli uomini), per puri lumi della ragione? 0 doveasi lasciar
ch avendo conosciuto Dio, no l glori li dommatizzar liberamente, sedurre i fe
ftcarono came Dio. Cl avverte per it me deli, distruggere inne it cristianesimo ,
desimo apostoto, l Cor. n, u, che come ovver correva obligo di dimostrar loro
tra gli uomini non altri conosce le cose che la dottrina de medesimi libri era pi
delfuomo fuorch lo spirilo delPuomo ragionevole che non la toro: era perci
c/V in lui, cosi mire le cose di Dio niuna forza assolutamente usare contro di essi
le conosce fuor che to spirilo di Dio. Per del raziocinio e della tosoa. Che gli apo
lo spirilo di Dio intende di fermo s. Paoto stoli , i quali provavano la verit di tor
la luce sopranaturale acquistata per via di predicazione per via di miracoli, non ab
rivelazione. Colche ne fa comprendere che bisognassero d altri argomenti, ben si
la cognizione di Dio e de disegni suoi ve comprende; ma lddio non avea gi pro
gnente dai soli lumi naturali sempre al messa la stessa aita a tor successori: per
sommo circoscritta e difettosa. Della qual ci furon questi costretti a battere i to
verit siamo convinti dai gravi errori in so colle toro stesse armi, it che fu fatto
che caddero circa questamateria gli et da nostri antichi apotogisti.
2." l primi eretici tennero la stessa
nici toso, che pur erano le migliori le
ste delPantichit. it perch da primi dot via defittoso: tutti cotoro che presero it
tori cristiani fu asserito contro i pagani nome di gnostici impugnavano i nostri
che gli scrittori ebrei, segnatamente i pro misteri con tosoci argomenti; dichiara
Benoisn. Vol. VI.

46

TE

TE

vano di saperne pi degli apostoli e di dentemente scorta tra la rivelazione e la


tutti gli scrittori sacri. E bisognava im conseguente conclusion teotogica it mo
pertanto provare per mezzo di raziocinii tivo che ne fa accogliere quesUultima. Di
Passurdit de tor principii, la tor dottri qui facite inferire l. una verit di fede
na contradittoria, Popposizion di toro sen esser pi certa che non sia una con
tenze a quelle demigli0ri toso, e far ve clusion teotogica; conciossiach la prima
dere aver questi insegnato di molte verit abbia per fondamento la rivelazione im
confermate dalla rivelazione. lmarcioniti mediata di Dio e Piufallibitit della Chiesa
e i manichei ammettevano due principii, che cc Pattesta, dove la seconda reggesi
Puno del bene, Paltro del male; rigetta sur un legame conosciuto per via del lu
vano Pantico Testamentoe la storia della me naturale, it quale non infallibite al
creazione: nulla perci giovava Paddurta pari della veracit di Dio e del testimonio
contro toro; confutar non si poteano se della Chiesa.
non se per argomenti dimostranti Punit
s. Le conclusioni teotogiche aver cer
di Dio e la sapienza del Creatore.
tezza maggiore che quelle delPaltre scien
s." Lo stesso accadde in tutti i secoli, ze in generale, per esser queste di spesso
e noi ci troviamo al presente nelto stesso fondate su semplici congetture e non ave
stessissimo caso de dottori cristiani de re la connession toro coi primi principii
primi due secoli. Non solamente gli incre tanta evidenza quanta la connessione delle
duli vengon ripetendo tutte le obiezioni conclusioni teotogiche colta immediata ri
degli antichi eretici e sostengono che la velazione di Dio.
dottrina de nostri Libri Santi combatte di
s." Per asserzione di non pochi antichi
fronte i lumi della ragione, ma i prote teotogi,queste medesime conclusioni esser
stanti impugnano it mistero della Eucari pi certe che i primi principii delle n0
stia con argomenti tratti dalla tosoa; i stre cognizioni, perch questi non sono
sociniant, sulPesempio degli ariani, gio intfallibiti al par della rivelazione di Dio.
vansi delle stesse armi per far contro al Il pi de moderni per son di contrario
domma della Trinit e agli altri misteri avviso: e recano per prima ragione che
tutti quanti. Se tor si contraponga it testo noi ci arrendiamo con egual prontezza e
delle Scritture, ne eludono con arbitrarie fermezza ai seguenti assiomi: a il tutto
interpretazioni qualunque itlazione. l del maggiore della parte; due cose eguali a
sti negano ammettere qual si sia rivela una terza sono eguali fra toro, ec. n che
zione. Come mandar vinti tutti questi mis a questo: u lddio la stessa verit. n
credenti senza ragionare con essi e mi Dicono, per secondo, che lddio autore
schiar la tosoa alla teotogia? Queglino egualmente della ragione e della rivela
stessi che condannano questo metodo son zione, e che quella ci necessaria per
costretti a giovarsene.
conoscere le verit naturali quanto Paltra
Diranno per avventura chesso, per dir per la cognizione delle sopranaturali. Per
vero, assolutamente necessario, ma che terzo, che la ragione quella che ciscorge
dee esser contenuto entro giusti conni : alla fede: noi crediamo fermamente le ve
nol neghiam punto; riman soto a sapere rit rivelate perch la ragion ne insegna
chi porr cotali giusti connioltre cui non che lddio non pu n errare egli stesso
a lecito andare. V. FILosoFIA e Msrsrisi n trar noi nelP errore altorch si degna
ca. Questionasi communemente fra teo favellarci; noi siam fatti certi chegli ne
togi a qual grado di certezza giungano le ha partato dai motivi di credibititonde ha
conclusioni teologiche. Vengono cosi ap rivestito la sua parola ossia la rivelazio
pellate le conseguenze evidentemente de ne, e spetta pure alla ragione ponderar il
dotte da due premesse entrambe rivelate vatore di tali motivi. Dunque , dicono,
o Puna rivelata e Paltra chiaramente co impossibite che it giudizio pel quale noi
nosciuta per via del lume naturale; e di vi assentiamo sia pi infallibite di quelto
mandasi l. se s fatte conclusioni sien pel quale ci rimettiamo ai primi principii
certe quanto le proposizioni di fede; 2.se del raziocinio. Holden, De resolut. dei,
avanzino o no in certezza le conclusioni l. i, c. 5.
delPaltre scienze; 5! se in certezza pa
Le verit che la teotogia propensi de
reggino i principii di geometria, di toso saminare essendo tutte 0 speculative 0v
ver pratiche, dividesi ella per questo ri
a, ec.
Si ammette generalmente la rivelazio spetto in teotogia speculativa e in teolo
ne immediata di Dio proposta dalla Chiesa gia morale. Oggetto della prima la spo
essere it motivo che ne induce a credere sizione e la dimostrazione de dommi da
alle verit della fede, e la connessione evi credersi, e la difesa toro contro chi li im

TE

TE

pugni. Tra questi dommi gli antichi pa


dri greci appellavano specialmente teo
togia quelli che riguardano Dio in s stes
so, la natura sua, i suoi attributi; onde
alPevangetista s. Giovanni davano it nome
di teologo per eccellenza, siccome quegli
che avea insegnata la divinit del Verbo
pi chiaramente che non gli altri apostoli
e da questa prese le mosse del suo van
geto. Per la stessa ragione s. Gregorio na
zianzeno fu detto egli pure it teotogo per

dizione, non pretermisero di far uso den


trambe e si giovarono delle umane lettere
e delle scienze profaue a difesa delle nostre

47

sante verit.

Al presente i nemici della chiesa cat


tolica non si mostrau meno periti atravi
sar la dottrina de padri che a torcere it
senso della Scrittura: onde che i teotogi
si veggon costretti a riutracciar egualmen
te in queste due sorgenti la vera intelli
genza dedommi rivelati. Dopo diciotto
aver difeso gagliardamente la divinit del secoli di battaglie contro avversarii d0
Verbo contro gli ariani. in questo sensoi gni maniera, deesi comprendere quanto
Greci distinguevano la teotogia da quella immensamente estesa sia la carriera che
che chiamarono economia, cio la parte forza percorrere a quelli che si dedicano
della cristiana dottrina che tratta del mi alto studio della teotogia.
l documenti della rivelazione sono scrit
stero delP incarnazione, della redenzione
ti in due lingue, P una delle quali cess
del mondo, ec., ec.
La teotogia morale o pratica quella desser viva gi da oltrc duemita cinque
che si occupa in determinare i doveri im cento anni, Paltra non fu mai generale nelle
postici da Dio e in mostrare it vero senso nostre contrade. ln tutte le controversie gli
deprecetti delPEvangelio,tratta delle vir eterodossi, posti sovente in impaecio dalle
t e de vizii, addita quel che giusto o versioni, appellano agli originali, e noi
ingiusto, lecito o vietato, ammaestra i fe ci troviamo obligati a consultarti; n ci
deli intorno gli oblighi devarii toro stati, lagneremmo se stesser contenti ad esigere
ufcii o condizioni. l teotogi morali ap cotesta precauzione. Ma altorch, per tor
pellansi anche casisti. V. questa v.
cere ad altro senso un passo ed eluderne
Alcuni nemici della religione non ver le conseguenze, ricorrono a sottigliezze di
gognarono datiermare aver la teotogia grammatica e di critica, a caugiamenti di
snaturate le scienze e ritardatone i pro punteggiatura, alle varianti de manoscrit
gressi. Agli art. LETTERE e SCiENlE UMANE ti,alPambiguit duna voce greca od ebrai
ca, alla differenza delle antiche versio
abbiam fatto vedere it contrario.
Riguardo alla maniera di trattaria, dis ni, ec., dan prova pur troppo di non vo
tinguesi la teotogia in posiliva, scolastica ter mai mostrarsi convinti: sarebbe per
e mistica. Gli bene it dir di ciascuna in vergogna ad un teotogo it non esser adde
strato a difendere la verit quanto son essi
particolare.

Teologia posiliva. E it metodo di pro a patrocinar Perrore.


Da circa un secoto un nuovo genere di
vare la verit della religione per via della
Scrittura sacra e della tradizione: sup lavoro ci si apprestato. Per impugnare
pone quindi si conosca la maniera onde la verit della storia sacra, gli increduli
idommi rivelati vennero impugnati dagli sono andati frugando negli annali di ogni
eretici e difesi dai padri della Chiesa; n popoto e negli scritti di tutti gli autori
si pu possederta perfettamente senza es profani: fu quindi duopo vericare tutte
ser versato nella storia ecclesiastica, aver coteste autorit, pouderarne it vatore, pa
qualche idea delle varie eresie che man ragonarte a quelle degli scrittori sacri; e
mano insorsero, essersi fatti famigliari gli cotoro che se nc preser la briga vi trova
scritti de padri. Posciach la dottrina cri rono spesso vantaggi che punto non sa
stiana dottrina rivelata da Dio, la teoto spettavano. A n di gettare a terra la cro
gia non scienza inventata, ma di tradi notogia della Scrittura, si ebbe ricorso ai
zione: onde la sola vera teotogia la po calcoli astronomici; ma questo nuovo ten
sitiva. Cosi la trattarono i padri, nostri tativo non riusc agli increduli meglio del
maestri dopo gli scrittori sacri. Non si ri precedente. Si tent di giustilicare tutte le
strinsero eglino a provare colla Scrittura false religioni a spese della nostra: con
sacra i dommi combattuti, ma it vero sen ingiurioso paragone ci si contraposero i
so di quella fondarono sul modo ond era libri de Cinesi, it Zend-Avesta di Zoroa
stata intesa nella Chiesa dal tempo degli stro, i Schasters degli indiani, it Corano

apostoli insino a toro e spiegata dagli apo di Maometto: it perch i difensori del cri
stoli toro antecessori. Perch poi la pi stianesimo furono obligati entrare in tutte
parte di que santi uomini erau commen

devoli per etoquenza del pari che per eru

queste discussioni, n nora pare sieno


rimasti al di sotto nella prova.

TE

TE

Al presente si chiama in aiuto la sica,


la storia naturale , la cosmograa: dopo
avere interrogati i cieli, si discende nelle
viscere della terra, nel fondo de mari, ne
crateri dei vulcani per rinvenirvi prove

stando alle sue dissertazioni, e bisognereb


be che un teotogo fosse un angeto esente
da qualunque umano difetto. Se di si fatti
nebbe mai fra luterani, del che ci pi
che lecito dubitare, non dovean somigliar
molto a fondatori della riforma. Non una
volta sola fu costretto it Mosemio di con
venire degli eccessi in cui diedero, e i
difetti da lui additati pur troppo giusta
mente si debbon toro apporre. Sembra
egli non per altro aver composto it suo
discorso sulPobligo dimitar G. C., unico
perfetto teotogo, se non per provare che
non shan punto a imitare i padri. G. C.
per fermo non gli porse n tul lezione n
tale esempio: onde non mostra che la pre
ghiera colla quale gli chiede la grazia di
lnitartto sia stata esaudita.

48

delPantichit del mondo e della falsit


della cosmograa deLibri Santi. Sin\en
tarono in quesPargomento sistemi e con
getture dogni fatta: per buona ventura

sici dotati di pi senno c valentia che


non gli increduli gittarono a terra tutti
colesti frivoti editizii e iccer vedere che
tinora it racconto degli scrittori sacri sta
tuttavia inconcusso. Per tal modo, la per
tinacia degli increduli fece s, che nessuna
scienza oramai rimane estrania ai teotogi,
i quali, senzobligo di gratitudine, ebbero

da toro avversarii medesimi arme per

Non ella disdicevol cosa e ridicola il


Da che la teotogia andata si oltre, pu predicare a teotogi la mansuetudine, la

mandarti scontti.

esser lecito it proporre, senza pretensio


ne, un piano per avventura pi acconcio e
pi regolare di quelto nora seguito, per
formare un corso compiuto di teotogia. Es
sendo Punico oggetto di questa scienza ld
dio e gli attributi, i disegni e le operazioni
sue nelPordine della natura e della grazia,
sarebbe a desiderare che it nome di Dio si
trovasse in capo a tutti i trattati teotogici.

moderazione , la pazienza , la pacatezza


nel disputare mentre si cerca di attizzarne
P indignazione con impostare, calunnie,
atroci sarcasmi? Ci fanno quotidianamen
te i protestanti, seguiti retigiosamente da
gli increduli.
Teologia scolastica. Metodo dinsegnar

la teotogia o di trattar le materie di reti


gione introdottosi nella Chiesa correndo i

Onde tratterebbesi l." di Dio in s stesso secoli Xl e Xll. Consisteva esso l. nel ri
e de suoi attributi, sia assoluti, sia rela

durre in un sol corpo Pintera teotogia, nel

tivi; 2. di Dio creatore e conservatore, distribuir per ordine le questioni dimodo


quindi delle sue diverse opere; 5. di Dio che Puna potesse contribuire a schiarir
legistatore, rimuneratore e vendicatore Paltra, nel far cosi del tutto un sistema
delle varie sue leggi, vuoi naturali, vuoi connesso, ordinato e compiuto; 2." nelPos
positive; 4." di Dio redentore e salvato servar ragionando le regole della togica ,
re, nel qual titoto si comprenderebbe la giovarsi delle idee della metasica e con
missione di G. C., i divini contrasegni di citiar per tal guisa, quanP possibite, la
essa e Peconomia generale del cristiane fede colta ragione e la religione colla to
simo; 5." di Dio santiticatore e dei mezzi sotia. Fin qui cotesta maniera di proce
usati dalla bont sua nel compiere questa dere non ha niente di riprensibite, n si
grandopera; 6." di Dio ne ultimo di tutte pu dire che nel secoto XI tali due me
le cose. Pare a noi si potrebbero agevol todi tossero assolutamente nuovi.
mente ridurre sotto questi varii titoli tutti
Infatti, nel secoto VIl,stando a quel che
gli oggetti di cui i teotogi sogliouo occu dice it Mosemio, Tayo di Saragozza ave
va tentato di ridurre la teotogia in un sol
parsi.
in una raccolta di dissertazioni teoto corpo: s. Gio. damasceno riusc meglio
giche data in luce dal Mosemio nel i755 alla prova nelPVIll cosuoi quattro libri
leggonsene tre De theologo non conten De de orthodoma, giovandosi, nelto spie
tioso, con un discorso De Iesu Christo gare i nostri dommi, della tosoa aristo
unica theologo imilando. Scontranvisi di telica. Lunga pezza inanzi di lui i nostri
buone considerazioni e di savissimi av antichi apotogisti seran vlti a far vede
vertimenti, ma che Pautore non segui ei re che parecchie verit rivelate erano sta
medesimo esattamente. Svela ei quivi tutti te almeno ineonfuso intravedute daio
ipregiudizii di sua setta, rimette in cam so di maggior grido.
po accuse contro i teotogi cattolici chia
Siccome per un tal esempio non era
rite ingiuste le cento volle, lascia traspa stato seguito dateotogi latini, s. Anselmo
rire unavversione insanabite contro i pa arcivescovo di Cantorbery, che cess di

dri della Chiesa e volge in beffa it rispet vivere Pa. uon, tenuto it primo che
to che per essi noi abbiamo. insomma, abbia dato un sistema compiuto di teoto

TE

TE

49

gia. ll suo maestro Lanfranco, nelle con

l-in dal secoto XIl, varii teotogi di som


mo giudizio, quali un s. Bernardo, un Pie
tro Cantore, Gualtiero da s. Vittore e qual
che altri sopposero dogni tor possa ai
progressi del nuovo metodo c rupper
guerra ai teotogi toso; ma non valsero
a far argine al torrente. Nel secoto susse
guentei seguaci di Pier Lombardo aveano
avuto it sopravento: que che aderivano
alla Scrittura e alla tradizione furon detti
dottori biblici, gli altri assunsero it no
primi autori caduti in veruno de difetti me di dottori senlenzia,rii; questi godea
onde furono giustamente aceagionati quel no di tutta la rinomanza e trassero a s la
li che venner dopo di toro. Provarono essi moltitudine, laddove i primi videro di fre
le verit della fede con passi tratti dalla quente le proprie sruole deserte. ll disor
Scrittura e dai padri della Chiesa, e alle dine giunse a tale che ai sommi ponteci
obiezioni che mover si poteano contro le ne prese spavento: Gregorio IX scrisse
verit stesse risposero con argomenti fon su ci amari rimprocci a dottori delP u
dati sulla ragione sulla tosoa. Hist. ec niversit parigina e command toro se
cles., sec. Xl, parti. n, c. 5, S 5 e e.
veramente tornassero al metodo degli an
Sventuratamente quesP esempio non lichi. Du Bolay, Hist. acad. paris.,t. lll.
venne seguito. Pietro Lombardo, dottor
Non ci dee pertanto recar maraviglia it
di Parigi e vescovo quivistesso, che mori gridare che si fece contro iteotogi scola
Pa. u64, compose egli pure un corpo di stici non pure da protestanti, che ingran
teoiogia, nel quale distribui le questioni dirono manifestamente it male, ma da pa
con metodo e raccolse sopra ciascuna sen recchi scrittori cattolici eziandio. lliolti
tenze o passi di Scrittura e de padri; confusero malamente i vizii, i difetti, le
onde fu sopranomato it Maestro delle sen bizzarrie particolari di alcuni teotogi col
tenze. Se vero che abbia copiato it la metodo stesso, che era suscettivo demen
troversie che ebbe con Berengario intor
no alPEucaristia, avea additato it metodo
di concitiare i nostri misteri coprincipii
della tosoavuols che it lavoro di s. An
selmo sia stato vinto da quelto dlldeber
to arcivescovo di Tonrs, morto Pa. u52,
it quale, sul nire del secoto Xl, diede
un corpo completo ed universale di teo
togia.
Contessa it Mosemio non esser questi

voro dldeberto, non mostr egual cri

dazione. perocch fu eifettivamente emen

terio. Viene accusato davere trattato mol


te questioni inutiti e tratasciatone di es
senziali, fondato i proprii raztocinii sopra
sensi gurati o allegorici della Scrittura,
che non fanno prova di sorta, e mischia
tovi senza necessit una tosoa al tutto
cattiva. La sua raccolta dividesi in quat

dato. Non concederemo per mai a pro


testanti un si fatto mutamento essere stato
opera toro;ch avea esso cominciato lunga
pezza inanzi al nascere della pretesa ri

forma. Nel secoto XIIV, Nicol di Lira, it

card. Pietro Daitly,Gregorio di ltimini,ec.,


nel XV Gersone, Tostato, it card. Bessa
tro libri, e ciascun libro in pi paragra. rione ed altri non rassomigliavano pi agli
Essendo le scuole teotogiche di Parigi tra scolastici del XIll. Dove seran essi for
le pi famose, le Sentenze di Pier Lom matt Viclefo e Lutero,che ci vengono van
bardo divennero un libro classico e fecero tati siccome uomini dalto merito e dotti
andare in dimenticanza Popera dlldeber di primo ordine, se non nelle scuote teo
to. Per lungo tempo i teotogi non fecero togiclie quali erano al tor tempo? Lulti
altro che commentare it Maesttrodellesen mo trov antagonisti che ne sapeano pel
lenze; per to che fu riguardato siccome manco quanto lul e che poteano contender
seco in ogni maniera derudizione.
it padre della teotogia scolastica.
Perci parecchi scrittori, valentissimi a
Vero pur troppo che, colPandar del
tempo, i discepoli di Lombardo aggiunsero darne giudizio, fecero Papotogia della sco
non poco ai difetti del maestro. Non pur lastica teotogia. u Negli scolastici e in
si perdeltero in quistioni frivole e spesso s. Tomaso, dice Bossuet, a considerare
ridicole, ma spinsero oltre ogni conne le o la sostanza o it metodo. La sostanza, che
togiche e metasiche sottigliezze, e ama sono i decreti, i dommi, le massime co
ron meglio provare i domini della fede stanti della scuola, non altro sono che la
colle massime dAristotele che mediante la quintessenza, per cos partare, della tra
Scrittura e la tradizione: inventarono ter dizione de padri; it metodo, che sta nella
mini barbari e inintelligiblli ad esprimer maniera contenziosa e dialettica di trattar
le proprie idee; molti si occuparono a ren le questioni, avr la propria utitit, pur
der problematiche le questioni tutte quan ch si porga non come scopo della scienza
te, a sostenere it pro e il contro per far ma come mezzo per progredirvi i princi
pianti: questo pure it divisamento di
mostra d acutezza tfingegno, ec., ec.

TE

TE

s. Tomaso n dal cominciamento della sua


Somma e devesser quelto di chiunque se
gue it metodo di lui. Anco la esperienza ne
fa accorti che cotoro i quali non presero le
mosse di t e si diedertutti alla critica van
no sottoposti a traviare non leggermente
altorch si gittano sulle materie teotogiche.

50

ma mentre da un lato condannano gli scrit

tori ecclesiastici perch difettano dordine,

di metodo, di precisione, censuran dalPal


tro gli scolastici perch ne han di troppo
a tor grado; ll accusano daver negletta la
Scrittura e la tradizione; e quando noi op
poniam toro Puna e Paltra, torcono ad al
I padri greci e latini, lungi dalPaver dis tri sensi la prima, della seconda non vo
prezzata la dialettica, si gtovarono spesso glion saperne. Che fare per mandarti pa
e con pro delle sue denizioni, divisioni, ghi? ln questo caso un po di togica scola
sittogismi, a dirtutto in una parola del suo stica nou farebbe male.
metodo, ch in sostanza non altro che la
Nondimanco, ove si voglia giudicare del
scolastica. nDfense de la tradilion et des merito dun discorso o dun trattato scritto

sainis pres, I, nni, c. 2o. Se questo fatto con arte in uno stite splendidoe seducente,
avesse duop0 di prova, potretitiesi confer
martto colPesempio di s. Gio. damasceno, it
quale compose un trattato di togica a n di
scaltrire i teotogi a discernere i soitsmi de

bisogna di necessit farne Panalisi; e que


stanalisi si risolve lu sostanza nella for
ma scolastica. Se, inanzl comporti, lautore
non ne abbia steso it disegno, pu senzal

gli eretici e colPopinione del Barbeiracio, tro presumerst non aver fatto nulla pi
it qual fa s. Agostino padre della scolastica. che accozzar frasi. Se it lavoro impor

ll Leibnilz, protestante pi moderato che tante, noi richiediamo o unesatta analisi


gli altri, non si lasci trarre nella stessa de libri e capitoli o una tavola ragionata
preoccupazione contro gli scolastici. Odasi
come ue parti: u Ardisco dire che i pi
antichi scolastici vincono di gran lunga al
cuni moderni in acume, solidit e mode
stia, e trattano assai meno questioni inu
titi. n Adduce per esempio la setta de

nominali. a Gli scolastici si studiarono da

delle materie che ci metta in istato di


scorgerne a prima vista it contenuto; an
che questo un ridurtto alla forma scola
stica. Dicasi, se piace, esser questo it puro
scheletro delPopera,e quindi che la sco
lastica non altro era che Possatura della
teotogia; potrem concedertto,ma senza, di
rem cosi, quellkirmatura, it complesso non

doperar con vantaggio a pro del cristia


nesimo quel che ci avea di tolerabite nella pu avere n corpo n solidit.
A Paoto Sarpi, protestante in cocolla,
tosoa de pagani. Ho detto pi volte nel
fango della barbarie scolastica star nasco e al suo commentatore, apostata anches
sto delPoro, e bramerei che qualche va so, parve mai fatto che it concitio di Tren
lentuomo versato in tal tosoa avesse va to, prima degli eretici, non abbia condan
ghezza e capacit di trarne quel che vi nato gli scolastici, che avean messo per
ha di buono; son certo che troverebbe un fondamento della religion cristiana la to
compenso alla propria fatica nelto scopri soa dAristtotite, neglettto la Scrittura, mes
mento di belle e importanti verit. h so ogni cosa in problema, no a chiamar
Espril de Leibnilz, t. ll.
in dubio se stavi un Dio e a quistionar
Ove riesca di giudicarne spassiouala del pari pel pro e pel contro. Storia del
mente, non pu negarsi averci la scola conc. di Trento, l. n, S ut, n. 98. La
stica prestato grandissimo serviglo: ad es questa una pretta calunnia. E basta aprire
sa siam uoi debitori delPordine e delme la Somma di s. Tomaso per vedere che,
todo che regnano nelle nostre moderne altorquando trattasi dun domma, it santo
composizioni e che non ci viene falto di dottore, prima di usar raziocinii tosoci,
scontrar nelle antiche. Denire e spiegare nou lascia mai di addurre in prova testi di
i termini, porre deprincipii intorno a Scrittura e di padri. Ora, noto quale sia
quali tutti saccordano a trarne le conse stata sempre Pautorit di un tanto teotogo
guenze, provare una proposizione, scio appo gli scolastici, dal pi dequali venne
glier le obiezioni, it proceder de geome seguito siccome tor maestro e modelto.
Altorch proposeroatrattare se slavi un
tri, proceder lento ma sicuro: se ammor
tisce it catore della fantasia, ne antiviene Dio, no l fecero gi perch ne dubitassero
anco gli aberramenti; spiacer ad un fer n per volgere cotesta questione iu proble
vido ingegno, ma satista a una mente ag ma, ma si per provarta e sciorre le obie
giustata. Gli eretici c gli increduli Pab zioni degli alei; e it riportare si fatte obie
borrono perch intento toro sragionar zioni non lu altrimenti un disputar pro e
senza freno, sedurre e nou persuadere.
contro. Questo metodo seguito anche al
Fossero almeno daccordo con s stessi; presente nelle scuole, e it biasimartto de
ch si potrebbe scusare Pavversion toro: menza del pari che malignit. Se nella tur

TE

TE

54

ba degli scolastici vebbe qualcuni che


spinsero oltre it segno la smania per Ari
stotite e per la sua dialettica, come Abe
lardo e i suoi discepoli, furono essi con

stanza nellmccuparsi di lui unicamente,


sollevar non le possa a quesPalto grado di
contemplazione e non abbia di fatto lar
gita una tal grazia a non pochi santi. Ma
dannati. Abbiam veduto come un si fatto a confessare eziandito che la disposizione
disordine fosse censurato da Gregorio IX del temperamento, it catore delPimagiua
nel XIII secoto; esso per non regnava zione, un segreto movimento di superbia,
pi a tempi del concitio di Trento: it per anco certe infermit, han potuto far cre
ch non cera motivo di nuovamente pro dere erroneamente a molli desser giunti
scrivertto. Quella sacra adunanza non Pau a tale sublime stato, e che i pi valenti
torit dAristotite ma la Scrittura e la tra direttori di spirito pouno tatora essere su
dizione poneva a fondamento delle proprie ci tratti in inganno. V. CoNTEMPLAzioNE,
denizioni.
EsTAsi, OIIAzioNE MENTALE.
Pel corso di pi secoli diedesi it nome
Lasciam dunque dalPun delati le ope
di scolastico a un dottore, a chi era in razioni maravigliose della grazia, concios
caricato delP istruzione: quesP incarico siach sieno esse superiori a acchi nostri
nella maggior parte de capitoli pass al concetti; e limitiamoci a giusticare la vi
teotogo.
ta contemplativa in s stessa, la condotta
Teologia mistica. Cotoro che trattarono di quelli che ad essa si danno, i priucipii
della teotogia mistica la dicono non una e le massime toro, it tor linguaggio, che
bitudine o una scienza acquistata, come la la teotogia mistica: it che ben pu farsi
teotogia speculativa, ma una cognizione senza porger motivo a verun errore ed
sperimentale, una vaghezza che si ha di abuso.
Dio la quale non si conseguisce n si pu
Ognuno di leggieri s avvede che cotesta
ottener per s stessa ma vien da Dio com teotogia non pu andare a verso ai pro
municata a unanima nelPorazione e nella testanti. importando toro it far credere che
contemplazione. Egli , dicono, uno stato la dottrina di G. C. o it vero cristianesimo
sopranaturale di preghiera passiva, nella cominci a tralignare n dal secoto II e
quale unanima che abbia spento in s che it male and sempre peggiorando in
qualunque affetto terreno,si sia sciolta dal sino al sorgere della riformazione da essi
le cose visibiti e ausata a conversare nel operata , avvisarono rinvenire una delle
cieto, vien da Dio sollevata di maniera cause di tal corruttela ne sogni della mi
che le sue potenze son sse sopra di lui stica teotogia e si sfrenarono a porta in
senza chetta ragioni punto n abbia di ridicoto. Il Mosemio in particolare, nella
nanzi a s imagini corporee presentate sua Storia cristiana e nelPecclesiastica,
niente ebbe ommesso per riuscire in que
dalla fantasia.
In questo stato, mediante un orazione stPintento.Non ci ha quasi secoto nel quale
quieta ma fervida se mai e una vista in non abbia inveito contro la vita de con
teriore delto spirito,riguarda ellalddio sic templativi; le d i nomi di melanconia,
come una luce immensa, eterna; e, rapita demenza, fanatismo, stravaganza, deli
in estasi, ne contempla la bont innita, rio delfimaginazione, ec. Quasi quasi
Pimmenso amore e Paltre adorabiti per verrebbe voglia di dubitare non forse sia
fezioni. La merc di quesP operazione, stato clto egli stesso dalla malattia onde
tutti gli afetti e le potenze sue sembran sargoment guarire gli altri.
trasformate in Dio dalPamor puro: o Pa
Prima di chiamar ad esame la mordace
nima si ferma tranquitlamente nella pre storia da lui presentatane, veggiamo se i
ghiera della fede o adoperasi cosuoi affetti principii e i motivigiusta i quali si condus
a produrre ardenti atti di laude, dadora sero i contemplativi sieno chiuierici e mal
fondati, come da lui si pretende. Noi cre
zione, ec.

Tal descrizione ne fa accorti non es

diamo rinvenirti nella Scrittura; e poich

ser questo uno stato facite da comprendere i protestanti riutano ogni altra prova, ci
e volersi averne fatto sperienza per for troviamo avere di che appagarti.
l.i G. C. dice nel Vangeto doversi con
marsene una giusta idea. Aggiugnesi non
doversi esso n cercare n desiderare n tinuamente pregare n stancarsene mai ,
compiacervisi, ch s fatta disposizione Luc. xvm, l. QuesPammonimento confer
condurrebbe a superbia e getterebbe nel m egli col proprio esempio, leggendosi
che passava le intere notti in orazione ,
Pitlusione.
Noi non dubitiam punto che lddio, per vi , l2. Quando dimor quaranta giorni e
rieompensare la virt e it fervore d cer quaranta notti nel deserto, presumiamo
te anime, la fedelt nel servirtto e la co impiegasse quel tempo principalmente nel

52

TE

TE

la preghiera e nella contemplazione. Nella

Non chiederemo se i protestanti trove

notte antecedente alla sua passione, si ranno spiegazioni e sutterfugi per torcere
ritrasse, giusta suo costume, nelPorto e
sul monte degli ulivi, ricominciovvi insino
a tre volte la sua preghiera, sgrid gli
apostoli perch non potessero vegliar pur
un ora a pregare con lui. Matth. xxvi,
44; Luc. xxn, es. S. Paoto ripete ai fe
deli le lezioni del divin maestro, li esorta
a pregar dogni tempo, a moltiplicar toro
orazioni e dimande,a vegliare ed orare se
gnatamente con lo spirilo, Iiph. vi, 48, a
pregar senza intermissione, i Thess. v, t 7;
Rom. xn, H; ad aggiugnere atiPorazioni
le veglie e i ringraziamenti, Coloss. iv, a;
a, pregar giorno e notte, I Tim. v, s. E
quanto imponeva altrui praticava egli stes
so,i Thess. m, lo. N daltro modo favella
s. Pietro, l ep. iv, 7.
2. Quanto al modo di pregare, G. C.
ne insegna cercar la solitudine; a fartto ri
traevasi egli ne luoghi deserti,l.uc. v, lo,
andavasene sui monti, vi, ia,ix, 26; pre

ad altro senso tutti gli addotti testi ed elu


derne le conseguenzewh non ne hanno mai
peuuriato: bens chiederemo se i cristiani
del Il e lll secoto, che non erano saputi
al par di toro, atorto abbiun preso la Scrit
tura alla lettera ed inferitone l." che una
vita per gran parte consecrata alrerazione
torni accetta a Dio; 2." che la miglior pre
ghiera la mentale, la meditazione o con
templazione; 5." che, essendo presso che
impossibite Pattendervi assiduamente nel

mondo, miglior partito it ritirarsi nella


solitudine a n di darvi opera pi libera
mente; l. che alPorazione duopo ac
coppiare una vita austera e mortiticata.
Ove si sien male apposti, da G. C. e dagli
altri scrittori sacri furono indotti in erro
re, come sostengono gli increduli. Se eb
ber ragione, la empiet it gridare senza
ritegno contro asceti, anacoreti, claustrali
e dogni maniera contemplativi.

gava nel sitenzio della notte. Quando fai

ll Leibnilz, pi giudizioso che non la

orazione, egli dice, entra nella tua ca


mera. e, chiusa la porla , preqa in se
greto il liio Padre. Matth. vi, 6.
s." Ne fa intendere la miglior preghiera
esser Pinterna e fatta colla mente: Non
vogliate nelle vostre orazioni usare mol
te parole. Anche s. Paoto ci d to stesso
ammaestramento. Con ogni sorla di pre
ghiere e di suppliche orando continua

turba de protestanti, non biasima punto

xiv, i8.
4-" AlPorazione, secondo le Sacre Carte,
debbe andar compagno it digiuno; avver
timento del santo vecchio Tobia, xu, 8.
NelPEvangellio todasi Anna profetessa che
non usciva mai dal tempio e sesercitava

gersi al ridicoto, agli scherzi, asarcasmi,


e opporre sognati inconvenienti. Se tutti,

la teotogia mistica: a Fa questa, cosi egli,


alla teotogia ordinaria presso a poco ci
che la poesia alP etoquenza, cio com
move vivamente; ma ei vuolsi un conne
e moderazione in tutto. n Espril de Leib
nilz, t. ll. Quanto agli altri che temettero
senza dubio una soverchia commozione dal

linguaggio della piet e delPamor di Dio,


mente ln ispirilo, Eph. vi, I8. Orer non portarono tanPoltre le proprie consi
colto spirilo, orer colla. mente. l Cor. derazioni e trovarono pi facit opra it vol

cosi eglino, abbracciassero la vita solitaria


e contemplaliva, che sarebbe della socie

t? - Abbiam gi risposto e non una vol

nella preghiera e nel digiuno it di e la not


te, Luc. n, 57. Non ridarem qui i molti te

sti gi da noi allegati sotto Part. Monriri


CAzioNE, ne quali G. C. e gli apostoli fanno
Petogio della vita ritirata, austera , peni
lente, morticata.

e. Se fosse mestieri consultar di bel


nuovo it vecchio Testamento, vedremmo
nesalmi di Davide ogni tratto esortarsi
alla preghiera, non alla vocale soltanto ma
alla mentale, alla preghiera delto spirito e
del cnore,alla meditazione ed alla contem
plazione; vedremmo questi divini ammae
strameuti avvatorati dalPesempio di Da
vide stesso, di Tobia, di Giuditta, di Da
niele e degli altri profeti, come pur di
s. Giovanni Battista, di Anna profetessa,
degli apostoli nel cenacoto, di Cornelio
centurione, ec.

la, che la previdenza ci ha pensato; lddio


ha per tal modo variati i talenti, le incli
nazioni, le vocazioni degli uomini da non
lasciar temere che da troppi si abbracci
un genere di vita straordinario.
Ma it punto sta sempre nel sapere se
lddio non abbia potuto dare a un certo
numero di persone tendenza e attrattiva
per la vita di contemplazione, u premiar
con grazie particolari chi ebbe seguito fe
delmente cotesta divina vocazione e si
occupato costantemente in meditare le per

fezioni di lui, a eccitare in s it fuoco del


suo amore, a soffocar tutti gli affetti che
avrebber potuto afevolire questo sublime
sentimento, cotanto encomiato dalPapo
sttoto delle genti. Sdiamo i nostri avver
sarii a recarne le prove.
Posti questi preliminari, possiamo esa
minare con securt i sogni del Mosemio.

TE

TE

Riferisce egli Porigine della teotogia mi


stica al secoto Il ed ai principii della fitto
soa dAmmonio, che sono i medesimi con
que di Pitagora e Platone. Essendo que
sti vissuti lunga pezza inanzi G. C. , ne

dentur aspicere,discutialapud se qui le


gil diligentius et pertractet: a nobis la,
men non pulenlur velut dogmala esse
prolata, sed traclandi more ac requiren
di esse discussa. La stessa cosa ripete, al
n. seg. 2. Origene ammise apertamente
it peccato originale, hom. vm in Levit.,
n. 4; hom. xu, u. 4; Contra Cels., l. iv,
n. 4o; hom. xiv in Levit.; Comment. in
ep. ad Bom., l- v. Ei fu davviso it detto
peccato colla sua pena esser passato in
tutti gli uomini perch le anime tutte eran
contenute in quella dAdamo; opinione in
compatibite con quella di Platone. 5." Sta

risulta gi che la teotogia in discorso


pi antica del cristianesimo. Perci it ilto

53

semio suppone che gli esseni e i terapeuti


ne fosser gi imbevuti e che Fittone ebreo
contribuisse non liewmente a diffonderta.
Affacevasi essa inoltre, dicegli, al clima
delP Egitto,ove Paria cocente e secca incli
na naturalmente alla melanconia, alPamor
della solitudine, alla scioperaggine, alla
quiete e alla contemplazione. Deptoru le bitisce la necessit di mortiiicar la carne
perniciose conseguenze prodotte da questa non sulla ragione che ne arrecarono i pla
disposizion danimo nella religion cristia tonici, ma su quella addotta da s. Paoto,

na. Hist. christ., sec. ILS 55; Hist. eccles., cio che le tendenze della carne ci trasci
sec. Il, part. n, c. i, S i2. Tutte queste nano al peccato, e cita in tal proposito pi
imaginazioni abbiam confutato agli art.
ANAGoRETi, AsCETI, MoNACo, lltoaririe1ziouu,
PLAToNIsIIo, ec. Ridicoto assai it supporre
che it commun decristiani del ll e lll se
coto fossero dotti e toso imbevuti de
principii di Platone,dAmmonio e di Fittone,
e seguito abbian quelli a preferenza della
Scrittura: non rimaneva pi al Mosemio
che dire, come alcuni increduli, che G. C.
medesimo e it Battista suo precursore erano
preoccupati degli stessi errori e non avean
fatto altro che imitar gli esseni e i tera
peuti. Correndo it lll secoto vuoi che Ori
gene adottasse Popinione di quetoso
e la tenesse come la chiave di tutte le
verit rivelate e vi indagasse le ragioni
dogni dottrina; che imagiuasse, come Pla
tone, esser le anime state prodotte e aver
prevaricato prima dessere unite acorpi;
tale congiunzione essere stata per esse un
castigo; per farte ritornare e unirte a Dio,
volersi staccarte dalla carne e dalle incli

nazioni di essa, purtllcarte con austerit,


col sitenzio, colla preghiera e colla con
templazione. Su questa falsa ipotesi it illo
semio fa Origene autore dun piano di teo
togia da lui stesso inventato e assurdo se
altro mai. Hist. christ., sec. llbSao; Hist.

eccles, sec. Ill, part. u, c. 5i, S l. Se essa

testi del detto apostoto, Comment. in ep.


ad Rom, l. vi, n. l. - 4." E in vita e dopo
morte ebbe Origene partigiani ed avver
sarii, accusatori ed apotogisti, ma n gli
uni n gli altri to tennero mai per autore
e propagatore della teotogia mistica; forse
che it Mosemio to sa meglio di cotoro?
t1." Altri critici ne fecero inventore Cle
mente alessandrino, senza attribuirgli per
altro tutti i sogni che it Mosemio vuol met
tere a conto a Origene. Falso perci sotto
ogni aspetto it preteso piano di teotogia
da lui apposto a questo padre. V. Omessa.

e. Finalmente ei si confuta da s stesso,


dicendo che gli esseni e i terapeuti avean
attinto tor principii nella tosoa orien
tale e che i solitarii ed i monaci non le
cero che imitarti. Hist. christ., proleg. ,

c. 2, S 15.
Nel secoto IV, stando alPopiniou sua ,
i fittoso eclettici o nuovi ptatonici della
scuola alessandrina coltivarono la teotogia
mistica sotto la denominazione di scienze
seerele. Un fanatico impostore, che prese
it nome di s. Dionigi areopagita, la ri
dusse in sistema e ne prescrisse le rego
le. Deptora qui it nostro critico nuovamen
te gli errori, le superstizioni, gli abusi che
questa pretesa scienza introdusse nel cri
stianesimo. Hist. eccl. , sec. IV, part. u,

fosse veramente lavoro d0rigene, con


verrebbe riguardartto non pure qual pazzo c. e, S i2.
visionario, ma quale apostata dal cristia
Noi rispondiamo che la scienza secreta
nesimo.
degli eclettici, fondata sopra un paganesimo
- Per buona sorte la bisogna non sta cos. tutto sensuale, non avea a far nulla colla
E falso che Origene abbia riguardato it si teotogia mistica de dottori cristiani, se non
stema di Platone come la chiave di tutte per certe voci od espressioni che i primi
le verit rivelate. Dopo aver proposta Po pigliarono dal cristianesimo per far gabbo
pinione di questo tosofo sulla preesisten agli ignoranti. A quelPepoca la religion
za delle anime, De princip, l. n, c. a , cristiana era stabitita non solamente presso
n. 4, Quod diximus (prosegue) mentem in gli Arabi, i Siri, gli Armeni e i Persi, ma
animam verti, vet si qua alia in hoc vi in Italia ancora, in lspagna, sulle coste
Bencisn. Voi. VI.
7

54

TE

TE

dAfrica, nelle Gallie e in Inghitterra. Ci per anco stati sedotti dalle itlusorio attrat

si vorr forse dar ad intendere che i piu


tonici dhtlessandria mandassero emissarii
in quelle diverse regioni, delle quali igno
ravan la lingua, per diffondervi toro prin
cipii e tor segreta scienza, per inttrodurvi
le superstizioni e gli abusi de quali it

tive della divozion mistica, ma che ci ac

cadde toro quando, nel su, Pimperator


greco Michele balbo mand a Lodovico it
pio una copia delle opere diDionigi Pare0

pagita. tuttavia indubitato che ne se

coli VI e VIl i monaci delle Gallie e dIn


Mosemio pretende sia stata sorgente? Ci ghitterra occupavansi nella vita contem
si far credere che Lattanzio, Giulio Fir plativa per to meno quanto quelli dei se
mico lllaterno, Eusebio ed Arnobio, che in coli lX e X.
Uno degli abusi fatti osservare dallav
esso secoto scrissero contro i toso paga
ni, ne combatterono i principii e le con versario ne teotogi del secoto XII la
seguenze, ne chiarirono gli assurdi, le su smania che aveano dindagar nella Scrit
perstizioni, gli abusi a cui la dottrina di tura sensi mistici ed alterare per tal guisa
que visionarii avea prto motivo, e non la semplicit della parola di Dio. Ma le
trattarono meglio Platone che gli altri, ab lettere di s. Barnaba e di s. Clemente son
bian veduto con tutta indifferenza intro esse pure tutte piene di spiegazioni mi
durre nel cristianesimo questi stessi abusi, stiche ed allegoriche della Scrittura, cosa
senza mostrarne rammarico n stupore di dal lltosemio stesso toro apposta a difetto,
sorta? Un si fatto pazzo fenomeno tenta cd csortano i fedeli alla meditazione ed alla
rono di provare i protestanti. Alla v. ECLET- morticazione. Eran essi forse platonici ?
TIsMo e PLAToNlsMo ne abbiam gi dimo Confessa che i mistici di quelto stesso se
strato la falsit, e confutato la dotta dis coto insegnavan la morale meglio degli
sertazione del Mosemio sulle pretese tur scolastici; che tenero persuasivo, commo
be suscitate nella Chiesa dai nuovi pla vente era it discorrer toro; che han so
tonici.
vente di belli e sublimi sentimenti, ma
cosa molto incerta se le opere del falso scrivevan senza metodo e mischiavano di
Dionigi areopagita sieno state dettate nel frequente colle celesti verit la feccia del
secoto IV, perocch sol ducento anni dap platonismo. Accusa non vera. Un eccel
poi se nebbe cognizione. A quelto scrittore lente maestro di teotogia mistica nel se
non si pu appor taccia dimpostura,quan coto XIl fu innegabitmente s. Bernardo;
do non abbia preso egli stesso it soprano ma nella Scrittura attingeva le sue istru
me dareopagita e non siasi spacciato di zioni e non in Platone: questo tosofo era
scepoto immediato di s. Paoto. Vuolsi Pab altora ito al tutto in dimenticanza, e gli
bia fatto in una lettera che trovasi di se scolastici stessi non conoscevan che Ari
guito asuoi trattati sulla teotogia misti stotele.
ca; ma cotesta lettera potrebbessere sup
Nel secoto XIII it nostro storico diviene
posta o interpolata. Non delP interesse un po pi benigno verso i mistici: aven
de protestanti it tener quesPautore per do detto assai male degli scolastici, seppe
molto antico, giacch ne suoi libri De hie buon grado a primi daver dichiarato toro
rarchia ecclesiastica esibisce la disciplina la guerra, faticato ad inspirare al popoto
e le usanze della Chiesa presso a poco una divozion sensibite e affettuosa,desser'
giunti a piacer talmente da indurre gli sco
quali sono al presente.
Il lltosemio rinova, al secoto V, part. n, lastici a far pace con toro. Ma s. Tomaso

c. 5, S H , le sue lamentele e invettive dAquino non si trov mai in s fatto ca


contro la moltitudine de religiosi contem
plativi che fuggivano la compagnia degli
uomini ed estenuavansi it corpo con ismo
date macerazioni: cotal peste, dic egli,
si diffuse per tutto. Cagionc di questo con
tagio non era dunque pi Parta cocente
iPEgitto: era esso gi penetrato presso i

so: per tutta sua vita seppe accoppiare a

un continuo studio la pi pura e tenera


divozione e possed nel pi alto grado Pa

e professor di retorica ad Artes, scrisse


un trattato De vila, contempliztiva; e ben
presto s introdusse ne paesi del setten
trione. V. MoITIFICAzioNE, STlLlTA.
Per certo non rammentavasi it nostro

bitit dinspirarta altrui. it Mosemio par


la a un dipresso nelPegual modo de mi
stici al secoto XIV; sembra conceder toro
la palma nel XV e al principio del susse
guente, perch altora la barbarie e it to
sosmo degli scolastici eran scemati di
molto, come abbiam notato partando di lo
ro; ma it maligno censore non tralascia
mai di vibrar contro i primi alcun tratto
davversione e disprezzo.

rigido censore questi fatti altorch ebbe a

A quesP epoca, nalmente, spunt la

latini, perocch Giuliano Pomerio, abbate

dire che nel secoto tX i latini non erano splendida luce della riforma, e ognun sa

TE

TE

55

gli effetti chella produsse, spegnendo la navano un genere di vita particolare: ri


piet insino alle radici con to screditare nunziando costoro agli averi, alla famiglia,
tutte le pratiche atte ad alimentarta,coi a qdalsia negozio temporale, viveano nella
Poccupar tutte le menti di controversie solitudine, ciascuno in separata abitazione,
teotogiche, colPallumar in tutti i cuori le a qualche distanza Puno datiPaltro; la qual
amme delPodio c della contesa. A tutti solitudine appellavano semnea o mona
venne vaghezza di leggere la Scrittura, non stero.
per attingervi lezioni di morale e di virt,
Quivi, prosiegue Fittone, davansi total
ma per trovarvi armi da mover guerra mente alPesercizio della preghiera, della
alla chiesa cattolica e mezzo di sostenere contemplazione, del tenersi alla presenza
ogni guisa derrori. lndarno, dopo tutte di Dio; facevan toro oraztoni in commune
queste procelle, alcuni protestanti, vergo sera e mattina; pigliavano cibo solamente
gnando fosse appo toro distrutta ogni di dopo it tramontar del sole, alcuni anche
vozione, tentarono ristorarta; furono co se nasteneano per pi giorni, n daltro
stretti far schiera a parte: ma,adoperando .si cibavano che di pane e sale, conditi ta
senza norma veruna e navigando senza iora dun po dissopo. Leggevano nelle
bussola, dieder tutti nel fanatismo; cos tor semnee i libri di Mos, de profeti de
avvenne a quacheri, ai pietisti, ai meto salmi, nei quali cercavano sensi mistici ed
disti, agli ernuti, ec., gente tutta avuta allegorici, persuasi che le Sacre Pagine
dagli altri protestanti siccome dissennata. I sotto la scorza della lettera ascondessero
Affettan credere, assolutamente contro occulti e profondi sensi. Aveanoaltresi
it vero, essersi i solitarii, iclaustr-ali de qualche libro de toro antichi, compone
gni sesso dati unicamente alla contempla vano inni e cantici per eccitarsi a todar
zione, ad una vita tutta ozio e disntitit. Dio: uomini e donne serbavan la conti
Egli certo per che gli antichi solitarii, nenza; tutti i sabbati si congrcgavano per
tranne ben pochi, accoppiavano alla pre conferire insieme e attendere agli eser
ghiera e alla meditazione it lavoro delle cizii di religione, ec.
mani: s occupavano in coltivar lande e
Il racconto di Fittone porse ampia ma
uscivano dal proprio ritiro ogniqualvolta teria alle congetture e controversie de
it chiedessero i bisogni e la salute del pros dotti: fu domandato se i terapeuti fosser
simo. Sadoperavano alla conversione delle cristiani o ebrei; quando cristiani, se re
nazioni barbare, e cosi ridussero a uma ligiosi ov-ver laici; quatora ebrei, se un
nit e coltura i popoli del settentrione. ramo degli esseni o una setta diversa.
Ne secoli dgnoranza collivarono le let
l." Eusebio, Hist. ecelesz, l. n, c. i7,
tere e le scienze, e ad essi dovuto se s. Girolamo, Sozomeno, Cassiano, Niceforo
elleno si conservarono in Europa. Tutti fra gli antichi, fra moderni it Baronio, it
gli instituli eretti da cinque secoli in qua Petavio, it Godean, it p. lltonfaucon, Na
ebbero per principale scopo it bene del tale Alessandro, Helyot, ec., alcuni autori
prossimo; ma i fondatori compresero che anglicani eziandio credettero essere i te
ra impossibit cosa it mantenere la costan rapeuti ebrei convertiti al cristianesimo
za, it coraggio, le virt necessarie per non da s. Marco o da altri predicatori del Van
venir mai meno a penosi e spesso nausean geto. Fozio, al contrario, it Valesio nelle
ti doveri, senza occuparsi assai di Dio e note ad Eusebio, it presidente Boubier, it
ottenerne grazie colla preghiera, colla me p. Orsi domenicano, it Calmet e la turba
ditazione, col frequente riettere sopra s de critici protestanti sostengono che i te
medesimo, ec. Si proposero quindi di riu rapeuti fossero ebrei e non gi cristiani.
nirta vita contemplativa a una vita quanto Recherem qui le principali ragioni da toro
si potesse attiva e laboriosa. Il farti scopo contraposte a quelle addotte da Eusebio
a biasimo, a calunnie, a beffe, torniamo a in prova della sua opinione.
dirtto, vera demenza. V. Monaco, ec.
Primieramente, se iterapeuti fossero
TEOPASCHITI. V. PATRIPAssIANI.
stati i primi cristiani della chiesa dAles
TERAPEUTI (dal gr. Sspimuziv, gua sandria, sarebbe strana cosa che nessun
rire ed anche servire). Cosi venner deno autore ecclesiastico ne avesse partato pri
minati cotoro che adoperavano a guarir s ma del secoto IV e che Eusebio li avesse
stessi dalle malattie delPanima e it cui conosciuti solamente pel racconto di Fi
esempio servire poteva a guarire altrui.Fi Ione. Origene e Clemente d Alessandria ,
Ione, nel suo primo libro Della vila con che avean passato parte di tor vita nelle
lcmplaiiva, narra come nelriigitto, segna scuole di quella citt avrebber dovuto
tamente ne dintorni dutlessandria, ci fos averne contezza; e dal secondo sarebbero
sero moltissimi uomini e donne che me stati posti indubitalamentc nel novero di

TE

TE

cotoro che appella veri gnostici. Forse pa


recchi di essi nbbracciarono it cristiane
simo sul nire del primo secoto; ma non
ci ha veruna prova positiva.
ln secondo luogo, raccogllest da Fittone
che questa setta era gi antica ed avea
libri de suoi fondatori; chera sparsa per
tutto, quantunque it maggior numero fos

56

ne delPEucaristia, come davasi a credere


Eusebio; consisteva esso in cibarsi di pa
ne, sale ed issopo, ed era seguito da una
danza, in cui entravano persone dambi i
sessi: nelle adunanze de primi cristiani

se in Egitto, it che non pu intendersi


duna setta cristiana. La. 40 di G. (L,

altorch Fittone fu spedito in ambasciata


a Roma, la chiesa di questa citt non era

niente facevasi di tutto questo. N giusto


pertanto n esatto it confronto voluto
fare da Eusebio tra questi e i terapeuti.
2." Assai meno pu sostenersi che que
sti fossero monaci. La vita solitaria e mo
nastica ebbe principio in Egitto solamente
Pa. ano, sotto la persecuzione di Decio, al
torch s. Paoto primo eremita si ritir nel
deserto della Tebaide: la vita cenobitica

per anco fondata; nessun altro libro an


cora correva in publico, fuor Pevangelio
di s. lllatteo: la londazion della chiesa fu introdotta da s. Pacomio pi dun mezzo
dhtlessandria non pu assegnarsi prima secoto dopo; era gi gran pezza che non

delPa. so, e forse ebbe luogo assai pi tar


di. Ove Fittone fosse vissuto ancor quaran
Panni dopo la sua ambasciata, non potea
dtre che i terapeuti cristiani fossero una
setta antica n che avessero libri de toro
antichi.

si partava pi n di esseni n di terapeuti.

Questi contavan tra toro delle femine, i


monaci non ne ebbero mai; i primi non
osservavano tutti la continenza, gli altri
la serbarono tutti costantemente: la voce
monastero, usata da Fittone, nulla prova,
certo oltreci che it cristianesimo, it signicando meramente dimora solilaria.
quale avea avuto principio in Gerusalem
Affatto privo perci di fondamento it
me, sidiffuse da prima nella Giudea e nella sogno de protestanti, da monaci princi
Siria, in Antiochia e nedintorni; quivi e palmente essere stata accreditata Popinione
non nelPEgitto trovavansi in maggior nu del cristianesimo e monachismo de tera
mero i cristiani. Si moltiplicarono essi nel peuti, e ci per interesse, a ne cio din
PAsia minore, nella Grecia, nella Mace durre la persuasione delPalla antichit del
donia e in Italia, merc le fatiche di s. Pie toro statoaEusebio, s. Girolamo, it Buro
tro e di s. Paoto; in nessun luogo del nuo nio, gli anglicani non erano monaci, n,
vo Testamento troviam fatta menzione de dicendo che i terapeuti eran cristiani, ce
cristiani dEgitto.
li diedero per gente che menasser vita mo
Lamore della solitudine, la vita auste nastica. Nessuno impugn pi gagliarda
ra, it distacco da tutte cose, la contempla mente quelPopinione che it domenicano
zione, la continenza stessa de terapeuti Orsi e it Calmet benedettino. I pp. Mont
non sono prove infallibiti che fosser cri faucon e Natale Alessandro poi eran uomini
stiani: gli esseni della Giudea praticavano di troppo sapere perch importasse toro
quasi la stessa maniera di vita, pur nes delPantichit del proprio stato, n ebber
suno li tien per cristiani. E assai verisi bisogno di supposizioni false o dubiose per
mite che la tondazion della nostra religione provarne la santit e vendicarta dalle ca
abbia conferito non poco alPestinzione di lunnie de protestanti.
quelle due sette dl--.brei.
N meglio sappser questi dicendo che
Daltra parte, i terapeuti aveano alcune i cenobiti ebbero imitato la vita che me
osservanze gludaiche dalle quali i cristiani navasi dagli esseni nella Palestina, e che
dovettero astenersi: faceano it sabbato , gli anacoreti corsero sutPesempio de te
non usavan vino n carni, celebravano le rapeuti. Gi da lunga pezza, it ripetiamo,
feste giudaiche, particolarmente la pente queste due sette giudaiche erano andate
coste, praticavano frequenti abluzioni..ec. in oblivione altorch comparvero s. Paoto
l cristiani, per to contrario, n da prin e s. Pacomio: si potrebbe metter pegno
cipio osservarono la domenica; s. Paoto cento contro uno che nessun di toro ne
ordinava toro di mangiare indistintamente avea mai udito partare n letto mai le
che che sia,e riprende severamente i Ga opere di Giuseppe o di Fittone. Abbiam
lati perch voleano giudaizare; gli apo fatto vedere altrove che la lettura sola del
stoli avean condannato un tal procedere PEvangelio bast toro perch concepissero
nel concitio di Gerusalemme, non quindi alta stima della vita che abbracciarono. V.
probabite che s. Marco volesse tolerartto TEoLoGIA (Teologia mistica).
nella chiesa dAlessandria.
5." Non meno varie furono le opinioni
Finalmente, it convito religioso dete decritici sulla questione se i terapeuti fos
rapeoti non era altrimenti la celebrazio sero un ramo degli esseniovvero tuWaltra

TE

TE

57

setta, conciossiach su questo punto siam


Pi ale ci accadde di far notare la sma
ridotti a nulla pi che congetture. il Pri nia del Mosemio e del Bruchero di tutto
deaux, che riferi e confront quanto disse riferire al tor preditetto sistema circa it
Giuseppe degli esseni della Palestina con
quel che ne scrisse Fittone e che narra de
terapeuti dEgitto, fa vedere come que
due autori sien daccordo circa le opinio
ni, i costumi, it modo di vivere degli es
seni, vuoi nella Giudea, vuoi nelPEgitto,
dove pur se ne trovava; come i terapeuti
soto ne differissero perch rinunziavano ad
ogni cosa per dedicarsi alla contemplazio
ne. Onde a primi d it nome desseni pra
tici,agli altri desseni contemplativi. Hist.

des Juifs, I. xmi, a. 107.


Ci pi che bastante per confutare al
cuni pochi autori i quali avvisarono i te
rapeuti fossero pagani giudaizanti, ed it
Jabtonski, che li disse sacerdoti eglzii che
attendevano alla medicina del par che le

tor mogli. Lopinioncommune perci de


critici che i terapeuti sieno un ramo del
la setta degli esseni.
4. In che tempo sorse cotesta setta e
donde aveva essa attinto sua dottrina ei

motivi del suo modo di vivere? Nuova


materia di congetture. Il Bruchero, Hist.
cril. de la philosophie, t. ll, crede che,
circa treceuPanni inanzi G. C., parecchi
Ebrei, per sottrarsi ai torbidi e ai disastri
della propria patria, si ritirassero quali nei
luoghi remoti della Giudea, quali nellE
gitto, ed abbracciasser, ciascuno per parte
sua, un genere particolare di vita, adottas
ser quivi le opinioni de toso pitagorici,
ctferano altora maestri in quelle contrade,
e attignessero in quella tosoa Pamore
della solitudine, del distacco da tutte le
cose, delle austerit, della contemplazione
e delle spiegazioni allegoriche della Scrit
tura. Aggiugne , t. Vi, che quegli Ebrei
adottavano le opinioni decabalistici e de
loso orientali, anatoghe a quelle di Pi
tagora. Della stessa sentenza it Mosemio,
Hist. christ., proleg., c. a, S i5 e segg.
Tuttavia nella sua Storia ecclesiastica,

miscuglio, operatosi nella scuola alessan


drina, della tosoa di Pitagora e di Pla
tone con quella degli orientali e con la ca
bala degli Ebrei; sistema col quale si lu
singarouo di tutto chiarire e dar la chiave

di tutti i toro errori. Noi per abbiam di


mostrato come un tal sistema, non che
puramente congelturate e nudo dogni pro
va, sia assolutamente falso e con fonda tut
te le epoche e, in luogo di recar luce, non
faccia che tutto ingarbugliare. V. CABALA,
EMANAzioNE, FiLosoris oRIENTALE, ec.
Sulla questione poi particolarmente di
che trattiamo fa contro ogni verisimiglian
za. E cosa assai incerta se, alPepoca del
ritirarsi degliesseni nelPEgitto, fosser qui
vi pitagorici, se vi tenessero scuola e vi
diffondessero la propria dottrina. (lisi vor
r per avventura far credere che sotto gli
indegni successori di Totomeo Fitadelfo,
principe per dissolutezza , rapacit, bar
barie, tirannia famigerato, le scienze fos
sero molto coltivate nelPEgitto e si avesse

la commoditt di dedicarsi alla fittosoa?


Solamente sotto it governo de Romani si

ricominci a darvi opera. La scuola dA


lessandria non vide rinascere la sua ri
putazione che al tempo dammonio e, al

pi presto, sul nire del il secoto, cen


anni pel manco dopo Fittone: dalPessere
questi stato tosofo non ne siegue che ci
avesse altora scuole publiche di tosoa;
nessunaltra tosoa mai conobbe Fittone
che quella de Greci.
Ci si vorr anco far credere che, ne tre
cenPanni che precedeltero la nascita di
G. C., gli Ebrei di Palestina, successiva
mente spogliati e vessati dagli eserciti de
re dEgitto o di Siria, poscia dai llomani

e dagli Erodi, abbiano avuto la libert di


vacare alto studio della tosoa, sia degli

orientali, sia deGreci? nota Pavversio


ne che avean concetta pei pagani in tutto

sec. I, part. i, c. 2, S i0, dice non trovar quel periodo e quanto rituttassero ad udir
nulla sia nella narrazion di Fittone sia nella
vita de terapeuti che vaglia indurtto a repu
tarti un ramo degli esseni,e poter eglino es
sere una setta particolare di Ebrei i pocon
driaci ed entusiasti. E probabite che non

ne gli ammaestramenti. In secondo luogo,


it Bruchero ammette che gli Ebrei che si
ritrassero o nei deserti della Giudea o nel

PEgitto erano di famiglie volgari, del che


prova it coltivare la terra, P esercitar

abbia raffrontato ci che dice Fittone nel arti mecaniche e mestieri che facevasi
suo primo libro De vila contemplativa dagli esseni della Giudea, come attestano
con quanto scrisse nelPaltra sua opera che Fittone e Giuseppe; e it primo aggiugne
ha per titoto: Omnia probus liber; se che gli esseni, in generale, disdegnavauo
no, ci avrebbe visto come Pautore distin la tosoa, la togica, la sica e la meta
gua chiaramente gli esseni in due branche, sica, soltanto di Dio si occupavano e del
Puna di esseni pratici, Paltra desseni con Porigine di tutte le cose: ora la trovavan
templativi, chiamati terapeuti.
essi in Mos meglio che in qualsiasi altro

58

TE

luogo. Dice nalmente che gli esseni fa


cevano toro studio la morale unicamente;
donde ne viene che i sensi mistici ed al
legorici da essi indagati nelle Scritture
eran lezioni di morale.
Per ultimo, abbiam fatto vedere che, a
concepire stima ed amore per la vita so
litaria, povera,austera, contemplativa, ba
sta conoscere le istruzioni c gli esempi de
profeti e de giusti delPantica legge; che
i tor libri su questo argomento spiegansi
non men chiaro che quelli della nuova,e
che s. Paoto li ha proposti per modelto
ai cristiani. Non fu quindi mestieri che i
terapeuti consnttassero toso pagani per
abbracciare quel tor genere di vita. Ab

biamo pertanto pi che non bisogna per


conchiudere che Popinion del Mosemio, del

Bruchero e degli altri protestanti non


che un sogno di sistema senza prove n sal
dezza di sorta. V. EsssNi.

lERltlINlS'Pl. Cos furono denominati


certi calvinisti che impongon termine o
conne alla misericordia di Dio. Insegna"
costoro l." esservi non pochi nella Chiesa
e fuori di questa ai quali lddio ha pre
scritto un dato termine prima di tor mor
te dopo it quale non vuol pi salvarti per
lungamente che seguan tuttavia a vivere
sulla terra; 2." avere egli cosi risoluto con
imperscrutabite ed irrevocabit decreto;
s. nito un tal termine, lddio non dar toro

pi i mezzi di pentirsi e andar salvi, to

TE
tatori della terra, Gen. vi, ii; - 4. un
paese o una contrada in particolare, p. e.
Bettemme terra di Giuda; s. leggesi nel
PEsodo che le cavallette in Egitto divora
vano la terra, e si vuol dire i frulti,i pro
dotti di essa; o. it sepolcro, Iob x, 22;
- 7." la terra de viventi vale tatora la
Giudea, tal altra la sede o mansione de
beati; s. tutto la terra indica alcune vol
te la sola Giudea, come Luc. n, I, o it ro
mano impero unicamente, Act. xi, 28. Per
non aver posto mente a tali diverse signi
canze, i censori della Scrittura uscirono
spesso contro pi testi in obiezioni degne
di riso.
TERRA PROMESSA o SANTA. La Pa
lestina. Questo paese mut sovente di no
me, e Pestensione di esso vari in diversi
tempi secondo le rivoluzioni che vi ac
caddero. Venne da prima appellato terra.
o paese di Canaan per avervi posto toro
stanza i discendenti di quel nipote di No;
terra promessa o di promiasione, perch
lddio promise ad Abramo di darta alla di
scendenza di lui; terra dIsraele quando
fu posseduta dagli lsraeliti gliuoli di Gia
cobbe; terra sanla, perch Dio soto iu essa
adoravasi. Quando gli lsraeliti, dopo tor
nati dalla cattivit di Babittonia, presero it
nome di Giudei, Giudea fu chiamato it tor
paese. E sembra che it nome di Palestina
sia stato dato da Romani a questa contrada
per esser meno montuosa della Siria, di
cui reputavasi far parte. A buon dritto

glier lui anco alla sua parola ogni potere


di condurti a ravvedimento; 4. in questo per venne dacristiani denominata terra
numero doversi porre Faraone, Saulle, sanla, posciach fu essa santicato dalla
Giuda, i pi degli Ebrei, moltissimi gen nascita di G. C. e damisteri di nostra re
titt; ti." lddio tolerare anche al presente denzione.
assai riprovati di questa specie; e se av
Mos, favetiando di questo paese agli
venga che toro conceda ancor qualche gra lsraeliti nel deserto, ne fa una pomposa
zia dopo it termine da s presso, non es pittura, Deut. vm, 7, dicendole terra buo
ser altrimenti colPintento d indurti a re na, terra di rivi e di laghi e fonlane,
sipiscenza.
dove e ne piani e ne colli zampitlano
Gli altri protestanti, i luterani sopra sorgenti perenni; terra da grano, da.

tutto, rigettano con ragione si fatti senti

orzo e da vili, dove nascono c chi e me

menti, i quali son tante conseguenze de


decreti assoluti di predestinazione assertti
da Calvino e da gomaristi: a dir giusto, son
essi bestemie oltraggiose alPinnita bont
di Dio e alla grazia della redenzione, di
struggenti la speranza cristiana, formal
mente contrarie alla sacra Scrittura. V. lu
DURAMENTo, Riruovszioua, SALUTE, ec.
TERRA. ln varii sensi assumesi nelle
Sacre Carte questo vocaboto. Signica l. it
gtobo tuttora informe e commisto alPacque,
qual fu creato alla prima, Gen. i, 1; 2. questo gtobo medesimo qual venne or
dinato in appresso con tutto che in esso

ligranati e uliveti; terra di olio e di


miele, dove senza risparmio mangereb
bero il lor paiie e godrebbero abondanza
dogni bene; terra dl cui le pietre son
E va ripetendo continuamente esser quelto
un paese dove scorrono latte e miele. Al
to stesso modo {esprimono gli altri scrit
tori sacri.
Parecchi increduli trattarono da menzo
gna un si vantaggioso quadro. Non eravi ra
gione, dicono, di vantar cotanto quel pae
se e promettertto cosi enfaticamente alla di
scendenza dAbramo: un paese di venticin

si contiene, ps. xxinn, i; - s. gli abi

que leghe al pi destensione, arido, sas

ferro, e da. mont1 si scavan melalli, ec.

TE

TE

59

soso, sterite in ispecie nelle circostanze di fa degli orti : ma ella terra di nwntI
Gerusalemme; le son tavole i rivi di latte e di piani ed aspetla dal cielo Ie piogge;
c miele promessi agli Ebrei. Oltre ci nol e ilSignore Dio tuo la visila sempre, egli
possedettero essi mai per intero, secondo occhi di lui sono a lei rivolti dal prin

i conni assegnaligli ne libri di Mos. Un cipio dellanno sino alla ne. Se adun
famoso miscredente inglese contrapone al
racconto degli autori sacri quelto di Stra
bone, it qual dice, Geogr., l. xvi, nulla
trovarsi in quella regione che ad eccitar
valga Pambizione o Pinvidia, regione tutta
a sassi e dirupi, arida tutta quanta e sgra
devole; testimonianza che, secondo- lui,
dee prevalere a che che ne dicono gli
scrittori ebrei. Si aggiugne quella di s. Gi

que voi obedirete a miei commandameri

ti, ch'io oggi Vintimo, e amerete il Si


gnore Dio vostro e to serrirete con tutto
il cuor vostro e con tutla Vanima vo

stra, dara egli alla vostra terra le pri


me piogge e le ultime, afnch abbiate
raccolla di frumento e di vino e di olio,
ed erba ne campi per nudrirei bestia

mi, afnch abbiate voi da mangiare e

rolamo, che vi abit e la percorse; scri

da satollarvi. Badate che, per disgrazia,


vendo egli a Dardano parta in modo svan non sia sedotto il cuor vostro, e vi al
taggioso che nulla pi della Palestina e la lonlaniale dal Signore e serviate agli dei
riduce a ben angusti conni. Finalmente, stranieri e li adoriate: af/lnch irato il
la Scrittura medesima attesta come quel Signore non chiuda il cielo, onde non
paese fosse di sovente alitto dalla scar cadan le piogge, e non produca la terra
i suoi germi, ec. Deut. xii, 10-1 1. ll segui
sezza de viveri e dalla carestia.
Tutto questo merita desser esaminato. to della storia attesta come tali promesse
l." Secondo la topograa di Mos, la terra e minacce ebbero tor pieno compimento.
promessa doveva avere per conni ad
5." A cogliere ll vero senso del passo
oriente PEufrate, a occidente it mediter di s. Girolamo, necessario rilerirtto per
raneo, a settentrione it monte Libano, a intero. Voleva egli provare che le pom
mezzodi it torrente dEgitt0 o di Binoco pose todi date alla terra promessa altro
ruro, it che costituisce un estensione di non erano che Pemblema della eterna bea
ottanta teglie di lunghezza su trentacinque titudine promessa ai cristiani, ed ecco di
di larghezza, come riterasi dalle carte. qual tenore si esprime. Respondeant mihi
Ora, pel u libro de Ile, c. s, pel m,c. 4, qui hanc terram... possessam pulant a
e pel n de Paralipoment , c. 8 e 9 , di populo Iudworum postquam reversus
mostrato che questo paese fu da Davide est ex Egypto, quantum possederil; uti
e da Satomone per intero posseduto. Non que a Dan usque Bersabee, quw vix cen
era punto necessario chegli lsraeliti ne tum sexaginla millium in tongum spa
avesser la signoria pi presto, non es tio tendilur.... Pudet dicere latiludinem
sendo per anco bastantemente moltiplicati lerrw repromissionis, ne ethnicis occa
sionem blasphemandi dedisse videamur.
per occopartto.
2. Al parere di Strabone potremmo op Ab Ioppe usque ad viculum nostrum
porre quelto degli autori greci e romani, Bethleem quadraginla sex millia sunt,
come dun Ecateo, dnn Diodoro sicuto, cui succedil vastissima soliludo, plena
dun Plinio, dun Solino, dun Tacito, dun ferocium barbarorum (i Saraceni, oggidi
Ammiano lllarcellino; ma non vi ha neces Arabi beduini)... Quod si obieceris ter
sit. ll citato geograio non avea veduto it ram repromissianis dici quw in Nume

paese onde parta, e d in contradizione, rorum volumine continetur (c. xx1v)...,


et ego fatebor /ure tibi repramissa, non
gala, svdpov. Dice che la 'Praconitide, tradila: si obseroasses mandala Dei et in
chera la parte pi sassosa e piena di roc prwceplis illius ambulasses, si non pro
ce, talch ne avea tratto it nome, contava omnipolente Deo coluisses Beelphegor et
giacch chiama quella contrada ben irri

tuttavia di pingui e fertiti montagne. E


noto oltreci come andassero famosi appo
gli antichi i vini di Gaza e di Sarepla.
Che la Giudea fosse irrigala naturalmen
teoper via delParte, torna alto stesso; Mo
s non avea nascosto agli lsraeliti che it
paese abbisognava di assidua cultura. La
terra di cui tu- entrerai al possesso non
come la terra dEgilto,donde tu se usci

Baatim et Chamos; quos quia prwtulisti

Deo, omnia quw tibi promissa fuerant


perdidisti.... Lege librum Iosue et ludi
cum, et quantis possessionum angustiis
sis coarclatus intelliges.... Nec hoc dico
in sugillationem lerrw Iudmw, ut tue
retieus sycophanla mentilur, aut quo

auferam historiw verilatem, quw fu-nda


mentum est iiitclligentiw spirilalis, sed

to, nella. quale getlato che il seme, si ut decutiam supercilium Iudworam. Ep.
conducono acque ad inafarta, come si ad Dardanum.

60

TE

TE

Notiam, per primo, che s. Girolamo di quistatori dtnstgnorttrsene. Strabone, it


scorre del possedimento degli Ebrei qual quale scriveva imperando Augusto, accen

era sotto Giosu ed i giudici; e altora di na come la Giudea gemesse a quel tempo
fatto non estendevasi se non se da Dan no oppressa da tiranni; eran questi, a non
a Bersabea: eranvi per al di t del Gior dubitarne, i tetrarchi: non maravigliare
dano le trib di Ruben e di Gad e la met che in tul condizione la reputasse poco de
della trib di Manasse, n altora stavan ri gna deccitare ambiziose voglie.
cinte intorno dagli Arabi o Saraceni. Non
s." -l-utPaltro che frequenti furono le
essendo intento suo dimpugnare la verit carestie rammentate dalla Scrittura; di
della storia,non pretende it santo di negare cinque sole si ha notizia: la prima accad
che Davide e Satomone portassero tor con de sotto Abramo; la seconda cento sedici
quiste insino alPEufrate,oltre it mar morto anni dappoi, a tempi d Isacco; la terza
ed al torrente delPEgitto. La citt di Pal passati anni novantasei, nella vecchiaia di
mira, fabricala da Satomone a poca distan Giacobbe; la quarta pi di venticinque
za dalPEufrate, nera un documento tuttor anni appresso, sotto i giudici, della quale si
vivo. Il perch quando dice che non fu data fa ricordo nel libro di Rut; la quinta nal
agli Ebrei quelPestension di paese intende mente regnando Davide, scorso uno spazio
che questo non fu toro concesso alla prima di circa cento anni. Riducousi a cinque an
e che non to tennero lunga pezza, peroc ni di penuria in un decorso di oltre otto
ch it possesso dur sessanPanni soli; e cento anni. In qual paese del mondo non
cagione delPesserne eglino stati sposses se ne pali davantaggio in si lungo inter
sati fu Pidolatria toro e de tor re.
valto di tempo?
4. ll punto capitale sta nel sapere se la
o. A n di rispondere alPobiezion de
Giudea fosse buono o cattivo paese. Odasi gli increduli, in tor fatto presente non do
come ne parti it citato s. Girolamo nel suo versi giudicare delPantica fecondit della
Commenlario sopra Isaia, lib. n, c. e: Palestina dalto stato di steritezza e deso
Nihil terra repromissionis pinguius, si lazione in cui trovasi attualmente. Non pu
non monlana quwque atque deserla, sed un paese esser convenientemente coltivato
omnem illius latiludinem consideres a ove gli abitanti non fruiscano di libert, non
riva Egypti usque ad umen magnum sieno protetti da mite e savio governo e
Euphratem contra orienlem; et ad se sicuri di non venir privati del frutto di
plentrionalem plagam usque ad Tau tor fatiche: i popoli della Palestina non

rum montem et Zephyrium Ciliciw, godono per isventura pi nessuno di que


quod mari imminet. E nel c. xxxvi , sti vantaggi, oppressi come sono dal giogo
Transferam vos (fa dire dal re dAssiria de musulmani.
agli Ebrei) in terram quw similis est
l. Anche senza quesfosservazione chia
terrw vestrw, frumenti, vini et otearum. rtssima,i viaggiatori moderni attestano co
Nec dicil nomen regionis (prosegne),quiu me la Palestina mostri ancora le prove
wqualem terne repromissionis inveiiire delPantica sua fertitit. Non addurremo
non poterat; sed simililuilinem pollice quelli che scrissero prima del nostro se
tur. E nel Commenlario sopraEzechiele, coto, come it Titlelnont, Pietro della Valle,
l. vi, sul c. xx: Iuxla lilteram vero, in Eugenio Rogero, it monaco Brocardo, San
clylam esse terram Iudww el cunctis dis, Maundrell, Thvenot, Shaw, lltorison,
terris fertiliorem dubilare non poteril Gemelli-Carreri, Pocock, Hasselquist, ec.;
qui a Itinocorura usque ad Taurum ci ristringeremo alPautorit di quelli che
montem el Euphratem uvium cunclam scrissero pi recentemente. ll Niebubr,che
consideraveril terram, etc. 0r la pi fe viaggi PIgitto e PArabia negli a. usa-e5,
race non era altrimenti la parte pi vicina pone tra le pi ubertose contrade delPo
al monte Tauro e alPEufrate, giacch vi riente i dintorni dAlessandria in Egitto ,
sorgono le pi alle montagne del Libano. una parte delPYemen nelPArabia, parec
Egli da osservare eziandio che s. Gi chi distretti della Palestina , le terre vi
rolamo scriveva alPentrare del secoto V: cine al monte Libano e quelle della Me
ma inanzi quel tempo la Giudea era stata sopotamia. u Eppure, dice, in Egitto, a
successivamente devastata dagli Assirii, Babittonia, nella Mesopotamia, nella Siria
dai re- di Siria, da Romani sotto Pompeo, e nella Palestina non si attende gran fatto
datetrarchi da esso stabititivi, dagli eser alPagricoltura; s scarsa la popolazione
citi di Tito e d Adriano. Un paese men in quelle provincie che molle buone terre
buono non avrebbe potuto sussistere dopo rimangono inculte. Gli attrezzi da lavoro
tanti disastri; ed ove fosse stato cattivo, sono col al tutto rozzi come nelPArabia
non sarebbe venuta vaghezza a tanti con e nelle Indie. n Egli aggiugne che in quelle

TE

TE

61

regioni it dar-m, specie di miglio onde si a confronto Pun clima colPaltro. La ferti
fa pane, rende almeno it cento per uno; lit delPEgltto passa ogni segno altorch
onde allorch, Gsn. xxvii, 1-1, si narra che Pinondamento del Nito succede intino al
isaccomiet it centtnpto, probabite avesse punto necessario; la coltivazione altora ri
seminato del durre. u Descripl. de VA ducesi a smovere un po it fango o limo
raiL, c. se, art. 4.
n
formato dal ume a n di gcttarvi le se
li Pags, che termin i suoi viaggi nel menti, e it popoto se ne sta lnoperoso ed
i778, dice che, dpo aver visitato quasi indolente: ma a qual pericoto trovasi espo
tutti i climtdelPuniverso, non rinvenne sta Plntera nazione se avvenga che per

postura pi favorevole di quella del sud qualche. anni consecutivi (e non cosa ra
della Siria, ch proprio la stessa della Pa ra) it Nitto o straripi soverchiamente o non
testina. Nella Siria, per detto suo, si trova
no i prodotti de climi caldi e quelli de
climi freddi; it frumento, Porzo, it cotone,
la vite, i chi, i gelsi, it pomo e gli altri
alberi dEuropa vi allignano communemen
te al par del giuggiole, del co dAdamo,
de melaranci, delimoni e delle canne di
zucchero. Vi si scontrano pure le produ
zioni communi ai due climi proprie de
giardini. Uindustria degli abitanti ha ren
dnto fertite it terreno delle montagne e
ne ha fatto un giardino se altro mai de

cresca a sufcienza! Uinondazionc di quel


ume,tantto necessaria alPEgitto, per que

sto una scaturigine di morbi pestitenziali se

accada che Pacque stagnino in terreni bas


si. Quindi quel nembo dinsetti che tor
menta senza posa di e notte e uomini e
bestie. La sabbia stessa carena deposta dal
Nitto e messa poi in moto dal vento di
levante abbrucia gli occhi e li spegne;
nessun paese della terra abouda di ciechi

al par delPEgitto. La delta sabbia infetta


gli alimenti , per qualunque cura si ado

lizioso. Voyagc aulour du monde, t. l. peri a porti in serbo, e turba perno i son
Gli abitanti sono principalmente i Drusi e
iilfaroniti, i quali hanno scosso it giogo
de Turchi: non quindi maraviglia che
gli Ebrei abbian fatto anticamente to stes

ni la notte, perocch, nonostante ogni pre


cauzione, si caccia essa n nelle camere e
ne letti. LEgitto non produce vini, e le
ulivesono dassai inferiori a quelle di Si

so, perocch appo i Drusi si ravvisano ria. Nellialto Egitto it caldo nella state
tuttavia gli antichi costumie le usanze di intolerabite.
cui favellano le Scritture.
- La Palestina non va soggetta a questi in
it barone di Tott, che costeggi la Pa commodi; abonda di parecchi prodotti on
lestina quasi al tempo stesso, dice che to de PEgitto difetta onninamente. Una prova
spazio tra it mare e Gerusalemme un della diierenza di que climi la statura
paese piano di circa sei leghe di larghezza vantaggiosa de lliaroniti, a fronte dequali

gli Egiziani sono nulla pi che brutti pl


e al sommo ferace. Mm., t. IV.
Volney,che esamin con particolare stu gmei. Tacito chiama que degli Ebrei cor
dio quel paese dal i7as al i785, confer pora salubria et fereniia laborum. Ad
ma quanto dice it Pagse va persuaso che, onta delle pompose descrizioni che del
se non fosse it governo tirannico e insen PEgitto si fanno da alcuni moderni scrit
8Il0 de Turchi, la Siria sarebbe la pi de tori, unicamente per contradire a coloro
liziosa stanza del mondo. Voyage en Sy che scrissero prima, it Volney, scrittore
di maggior senno, dipinge quel paese sic
ric et cn gypte, t. l.
Se, in onta a tanti ostacoli che sattra come lnsalubre, spiacevole, incommodo
versano al suo coltivamento, la Terra pro sotto ogni aspetto, nel quale i viaggiatori
messa serba tuttavia delle tracce del non per altro alnan penetrare che per vi
Pantica sua fecondit, che sar ella stata sitarne le rovine.
TERTULLIANO. Prete diCartagine e ce
quando abitava la Giudea un popoto in
numerevole, libero e laborioso? Doveanvi lebre dottor della Chiesa. Credesi commu
per fermo scorrere it latte e it miele, giu nemente nascesse verso Pa. I60 e cessasse
sta Pespressione delle Sacre Pagine, atte di vivere verso it ne: le quali date come
so le numerose greggie, le tante api e la ch non sieno assolutamente certe , tutti
moltitudine delle piante odoritere ondera per convengono aver egli scritto in sul
Puscire del il secoto e alPentrare del lll.
coperta.
l miscredenti, che ragionan soto a ca Lasci moltissime opere: Pedizion pi ac
saccio e senza aver esaminato mai nulla, curata di esse quella dal itigaud fatta im

domandano perch mai lddio non desse al primere a Parigi nel lo e lo4a in lol.
suo popoto le ricche ed ubertose contrade Aspro ed oscuro in generale to stite di
delPEgitto anzi che la Palestina. A volerne Tertulliano, ed duopo esserci avvezzo
conoscere la ragione, non si ha che a porre per giugnere a capirtto; ei s fatto, per dir
Baucina. Vol. VI.

69

TE

TE

cos, un linguaggio suo particolare: onde m. Ingenio vero nonne lam gravi ac ve
in calce alle opere fu posto un dizionario hementi excelluil ut aibi nihil pene ad
delle parole che trovansi presso di lui so expugnandum proposuerilquod non aut
lamente o da lui prese in un signicato acuminc irruperil aut pondere eliseril?
insolito. Ne fa sapere egli stesso come lam porro orationts suw laudes quia ex
fosse nato e cresciuto nel paganesimo, e aequi valeat? quw lanla nescio qua ra
contessa i difetti e i vizii a cui era an tionum necessilate conserla est utad con
dato soggetto prima di convertirsi. De semum sui quoa suadere non potucrit
pamiL, c. 4 e i2. ltta abbracci la religion impellat; cuius quot pene verba tot sen
cristiana con piena cognizione di causa; tentilz sunt, quot sensus tot victoriw.
e, a render ragione delPessersi mutato, Sciunt hoc lllarciones, Apelles, Praxeie,
compose it suo Apologetica in difesa del Hermogenes, Iudwi, gentiles, gnostici
cristianesimo contro i rimproveri e le bu ceterique,quorum ille blasphemias mul
giarde accuse de pagani, e to indirizz tis ac magnis voluminum morum moli
ai magistrati di Cartagine e ai governatori bua velut quibusdam futminibus evertit.
delle provincie: present in appresso una Et lamen hic quoque, post hwc omnia,
memoria a Scapula governatore di quella hic , nquam , Tertuliianus, catholici
citt sulto stesso argomento. Trovasi Por dogmalis, idest universalis ac cctasta:
ditura e, per cosi dire, to sbozzo primo dei, parum tenax ac disertiur mut
di questi due scritti in quelto intitolato Adl to quam felicior , mulala deinoeps sen
nationes. LApologetica e it trattato della tentia, fccil ad extrcmum quod de eu
Prescrizione contro gli eretici son le beatus confessor [Iilarius quodam loco
principali e le pi reputate fra le sue scribil: Scquenti, inqail, errori detruxit
opererne abbiam tenuto discorso al ri scriptis prnhabitibus auctoritalem.
speltivo articoto.
ll perch Pertulliano ebbe acerbi cen
Uomo dindole naturalmente aspra ed sori tra i padri della Chiesa e tra gli autori
austera,si lasci sedurre sul u di sua vita moderni, presso i cattolici non meno che
dalle massime di severa morale e dalPe presso gli eretici e i miscredenti: lascian
sterior virtuoso che atiettavasi da mon do stare gli errori della setta da lui ab
tanisti; ne adott i sogni e gli errori: tri

bracciata, gliene furono imputati di gra

sto esempio delle stranezze in cui pu dare vissimi in fatto si di domma che di mora
un grande ingegno quando non vuol pi le. Ma, se ci permesso dire it parer no
a sua guida le istruzioni della Chiesa e stro , ne sembra che spesso sia stato
troppo safda nel proprio sapere. Gli giudicato con eccessiva severit e non si
scritti da tui dettati dopo la sua caduta sia posto cura bastante a crre it vero
non sono eguali in autorit ai precedenti, senso del particolare linguaggio ch egli
e si riconoscono al fare eccessivamente se savea creato. Vero che non si pu scol
vero che in essi campeggia: ci non toglie partto su tutti i punti; ma non pochi as
pen a questo padre un seggio distinto fra sennati e moderati scrittori riuscirono a
testimonii della tradizione circatutti i dom dissipare in parte le accuse addossategli,
mi che non han relazione co suoi errori. e noi vorremmo essere di questo numero.
Di nessuno scrittore ecclesiastico fu Perch savr a pigliare in torto senso
detto tanto male e tanto bene come di lui, espressioni suscettive di signiticazione al
e si pot fartto senza offendere assoluta tutto ortodossa, segnatamente altorch uu
mente it giusto e it vero. S. Cipriano, che autore siasi altrove e non una volta sola
visse non guari dopo di lui,ne faceva tal pi chiaramente spiegato?
conto da chiamartto suo maestro. Nel se
l. Si appone a Tertulliano daver in
coto V Vincenzo di Lcrins nel suo Com segnato che Dio, gli angeli e Panime uma
mormorio ne fa it pi grande etogio. Sic ne sieno esseri corporei. it passo pi ga
ul Origenes apud Grwcus, ecco le sue gliardo che si obietta tolto dal suo libro
parole, ila Tertullianus apud Latinoa no Contro Prassea, it qual volea non essere
strorum omnium facile princeps iudi in Dio che una sola persona, cio it Pa
candus est. Quid enim hoc viro doctius, dre; questi aver preso carne e patito per
quid in divinis atquc humanis rebus noi, ed essere stato appellata Ges Cri
exercilatius I Nempe omnem philoso sto; onde fu autore delPeresia de patri
phiam et cunclas philosophorum seclas, passiani. V. questa v. Perci diceva it di
auctores, adsertoresque seclarum, amne vin Verbo nella Scrittura signicar pura
sque eorum dlsciplinas, omnem [listo mente la parola di Dio, non essere n so
riarum ac studiorum vurielatem mira stanza n persona punto pi che la parola
quodam mentis cupuuitale complessi/fa umana, la quale un mero suono ossia una

TE

TE

ripercussitme delParia. Odasi come Ter


tulliano argomenti contro it detto ere
tico, c. 7: Ego nihil dico de Deo ina
ne et vacuum predire poiuisse ut non
de inani et vacuo prolatum; nec ca
rere subslanlia quod de lanla subslan
tia processil et lanlas substantias fecil,

dinario subslanlia volea dir tuttaltro che

63

un ente sussistente, essendo questo vo


caboto metaforico. Quando noi diciamo it
corpo d un pensiero per distinguere it

principale dalPaccessorio non intendiam

gi dire che un pensiero sia corporeo ov


ver materiale.
fecil enim et ipse quw facla sunt per il
Tertulliano sostenne contro Ermogene
lum. Quale est ul nihil sil ipse sine quo avere lddio creato la materia e i corpi :

nihil faclum est?.... Vacua ci inanis res dunque impossibite abbia creduto lddio
est sermo Dci qui Filius dictus est, qui
ipse Deus cognominatus est: Et sermo
erat apud Deum, et Deus erat sermo?....
Quis enim negabil Deum corpus esse, et
si Deus spirilus est. Spirttus enim cor

pus sui generis in sua efgie. Sed et in


cisibilia illa, quaecumque sunt, habenl
apud Deum et suum corpus et suam for
mam, per qua, soli Deo visibilia, sunt:
quanto magia quod cx ipsius subslantia
missum est sine subslanlia non eril?

Qtuecumquc ergo subslantia sermonis


fail, illam dico personam,el illi nomen
Filii vin1lico; et dum Filium agnosco,

secundum a Patre defendo.


Ne par chiaro aver Tertulliano confuso
it vocaboto corpo con quelto di soslanza,

poich oppone Puno e Paltro al vuoto e


al nulla; e per forma, ef/igie intendersi

un ente corporeo. Net libro stesso Contro


Prassea, c. 5 , dice: Ipse (Deus) sibi et

mundus et locus et omnia. Come conci


liare un idea cotanto sublime colPopinione

dun Dio corporeo?


Finalmente, nel secoto IV, s. Febado ve
scovo dAgeni, uomo di dottrina ben nota,
chiam egli pure corpo, come Tertulliano.

tutto ci che sussiste. V. Hi:t. lillcr. de


France, t. i, part. n.
Di queste medesime osservazioni valere
ci potremmo a giustiticar quanto dice de
gli angeli e delPanima umana; ma la sa
rebbe troppo lunga discussione. A noi pa
re aver lui solamente creduto uno spirito
creato esser rivestito sempre dun corpo
sottite a n di potere operare esterior
mente: opinione che non intacca per nulla
affatto la fede. Da ci non segue gi che
Tertulliano non avesse nessuna nozione

da lui non altro che it modo di essere de


gli spiriti. Di questo avviso non it dotto della perfetta spiritualit.
Uezio, il qual dice che Tertulliano non
2. Vuolsi non sentisse da ortodosso in
era n si ignaro di latinit n si povero torno al mistero della ss. Trinit: ma su
di parole da non saper esprimere un ente questo particolare venne discagionato dal
sussistente se non colla voce corpo. Ori Bultoedal Bossuet. Nel libro Conlro Pras
gen. quwxt., l. n, qu. 1,5 8. Di quesPos sea, c. a , trovasi una profession di fede
servazione si giovarono it Beausobre ed su questo mistero la quale sembra a noi
altri.
e
irreprensibite, comech concetta in modi
Salva la riverenza dovuta a un uomo al presente fuorduso: noto come gli

di tal sapere, P osservazione tutPaltro scolastici, a n di spiegarta con pi esat


che giusta. Tertulliano partava it latino tezza, furono obligati servirsi di voci bar
bare, ignote agli antichi autori latini.
garsi aver lui dato a innite dizioni latine
5. Gli errori pi gravi imputati a Ter
un signicato diversissimo da quelto degli tulliano son quelli che versano sulla mo
scrittori del secoto augusto. Anche Cice rale. ll Barbeiracio, Tratte de la. ma
rone, pel bisogno desprimere nella pro rale des pres, c. o, to accusa davere con
pria lingua materie tosoche trattate in dannato senzaltro to stato di mitizia e la
sino altora solamente in greca favella fu profession di soldato," far sentinella da
costretto giovarsi di termini greci o dare vanti a un tempio didoli, it costume di
a latini "ocaboli una signicanza diierente accender lampade e accole in giorno di
al tutto da quella che avean nelPuso com esultanza, Puso delle corone, P ufcio di
mune. Tertulliano si trov nel medesimo giudice e di magistrato, la frequenza agli
caso al suo tempo riguardo alle materie spettacoli, segnatamente alla comedia , la
teologiche: nessuno prima di lui le avea dignit dlmperaiore, le seconde nozze, la
trattate neIPldioma del Lazio; ondech fuga nelle persecuzioni, la giusta difesa di
it linguaggio da lui usato non pot riuscir s stesso, ec., ec.
In varii articoli di questo Dizionario fu
cosi esatto e netto come fu in appresso.
Oltreci PUezio non ignorava che Lu per noi fatta vedere Pingiustizia della mag
crezio avea detto corpus aquw per la gior parte di tali imputazioni. Tertulliano
soslanza deWacqua, perch nelP uso or consider it mestier delle armi siccome

dtfrica, non quelto di Roma; n pu ne

TE

TE

interdetto a un cristiano a cagion non sola


mente delle ladronaie a cui si gittaronoi
soldati romani nette sedizioni scoppiate
sotto Nigro ed Albino, ma eziandio del
giuramento mititare che difsoldati pre
stavasi dinanzi alle insegne cariche di ial
si dei e pel culto idolatrico che a queste

64

dopo Tertulliano, it quale parlava cos


unicamente per far creder formidabite it

soleasi prestare. Egli si spieg su questo


punto chiaramente nel suo Apoiogetico ed
altrove. Leccessiva superstizione che al
tora dominava rendea impossibite it far
sentinella dinanzi a un tempio didoli
senza in tal qual guisa prender parte al
culto che vi si praticava. Lo stesso di
casi delle corone che distribuivansi ai

soldati. Le feste e i di d esultanza veni


van celebrati in onore delle divinit pa,
ganesche: si conveniva egli a un cristiano
it parteciparvi? Tertulliano dubit se gli
imperatori potessero esser cristiani o se
un cristiano potesse essere imperatore in
un tempo nel quale era un de punti prin
cipali della politica romana perseguitare
it cristianesimo: t-u del medesimo avviso
sulla magistratura quando a giudici e a
magistrati tutti quanti era forza giornal
mente condannar cristiani alPestremo sup
plizio: non avea egli ragione? E Pavea
pur anco di condannar gli spettacoli quan
do la scena veniva insanguinata pe com
battimenti de gladiatori e spesso per la
uccisione de cristiani, e nelle comedie

suo partito.
:
ll nostro solenne critico ignorava di
certo-che sotto gli Antonini e Marco Au
relio, immediatamente dopo la nascita di
Tertulliano, it tatto da questo asserito era
gi noto e innegabite. Teneasi per cosa in
dubitata essere avvenuto sotto M. Aurelio
it prodigio della legion fulminante, com
posta principalmente di soldati cristiani;
prodigio da tcrtulliano affermato per cer
to. V. Laeluu PULIINANTE. Attesta egli che
nessun di toro ebbe mai parte nella sedi
zione avvenuta sotto Albino, Nigro e Cas
sio, ibid., s5; Ad Scap., c. u; non te
meva quindi dessere smentito. verisi
mite che que soldati avesser prestato giu
ramento senza essere stati obligati altecon
suete cerimonie; e non avean commesso
verun atto didolatria, perocch sotto i suc
cessivi imperatori non pochi preferirono
morir martiri al tarsi rei di tale prevari
cazione.

4." Parecchi protestanti asserirono che


Tertulliano nessuna autorit attribuisse al
vescovo di Roma e non credesse la pre
senza reale di G. C. nelP Eucaristia: onde,
per riconoscenza pariarono di questo pa
dre con pi moderazione che non gli al

tri. inutitmente per si lusingarono del


voto di lui; ch nel suo trattato Dette

sfoggiavasi di via ordinaria la pi alta prescrizioni contro gli eretici, Latuil,


domanda, aliquid Petrum wdica1zdw Ec
Biastm la difesa di s per causa di re clesiw petram dictum, claves regni coe

licenza.

tigione in casi ne quali bisognava andare lorum consecutum et sotvendi et alli


al martirio, e le seconde nozze,ache per gcmdi in cwlis et in lerris potcslatemH-lal
to pi passavasi merc dun divorzio che c. 56: Si Ilalia- adiaces, Imbes Romam, un
i cristiani non avrebber dovuto mai ap de riobis quoqueauclorilas prwstto est. Ista
provare. A voler sapere se certe lezioni quam fettx ecclesia! cui tolam doctri
di morale sien vere o false, giuste o ri nam apostoli cum sanguina suo profu
prendevoli, bisogna da prima conoscere derunt.... Videamus quid didiceril, quid
Pandazzo decostumi e gli abusi daltora: docueril, cum africanis quoque ecclesiis
questa cautela non usarono giammai i pro conIesserariL... Si hwc ila se habent, ut ve
testanti inanzi di farsi a biasimare i padri. rilos nobis adiudicetur, quicumque in ca
Riguardo alla fuga nelle persecuzioni, requla incedimus quom Ecctesia ab apo
G. C. Pha chiaramente permessa, Matth. stotis, apostoli a Christo, Christus a Deo
x, 25; e Tertulliano la condann solamen tradidil, conslat ratio proposili nostri,
te dopo essersi lasciato allucinare dalla denientis non esse admiltendos hwreli
troppo rigida morale de montanisti. ll suo cos ad ineundam de Scripturis provo
libro De fuga in persecutione una delle cationem, quos sine Scripluris proba
ultime opere che scrisse.
mus ad Suripturas non pertinere. Pen
Se non che avvi una difcolt circa to sino e partino i protestanti come Tertul
stato mititare; Tertulliano sembra assolu liano, attribuiscano alla sola chiesa apo
tamente condannartto, De idotolat., c. le: stolica che sussiste presentemente la stes
e nondimeno egli dice nel suo Apologeti sa podest che quel padre atttribuivagli,
co, c. 57 e u che i romani eserciti ri e sarem paghi appieno. Ma essi tevarono
boccavano di cristiani. Giusta Popinione la voce contro quel trattato, e noi abbia
dun increduto moderno,ci avverossi sol mo risposto alle toro lagnanze. V. Pmcnl
tanto sotto Costanzo Ctoro, sessanP anni zioNI.

TE

TE

65

AlPart. Eucunsrm fu da noi fatto vedere pudendum est. Et mortuus est Dei Fi
come Tertulliano abbia chiarissimamente
insegnata la presenza reale di G. C. in quel
sacramento, e che i protestanti male in
terpretano it senso de passi di questo pa
dre che sembran provare Popposto.
t1. Da alcuni increduli fugli apposto
aver ragionato stoltamente nel suo libro
De carne Christi, c. u, ove contro Mar
cione, che negava credere aver it Figliuol
di Dio preso vera carne e realmente pa
tito, argomenta di questo tenore: Crucif
xus est Dei Filius: non pudet, quia
pudendum est. Et mortuus est Dei Fi
tius : prorsus credibile est,quia ineptum
est. Et seputtus resurrexil: certum est,
quia impossibile est. Non si pu, dicono i
nostri censori, sragionar pi stranamente.
Per giudicarne sensatamente, non biso
gnava sopprimere ci che sta prima. Chiede
Tertulliano a Marcione: Tu hwc erube
scenda ilti facis quw redemil, et in
digna quw, nisi dilexisset , non rede

misset? Nativilatem reformat a morte,


regeneratione cwlesti carnem ab omni
vexatione restiluil, leprosam emaculat,
ctecam pertumiriat, paralyticam redin
legrat, dwmoniacam caplat, mortuam
resuscilat; et nasci in illa erubescil?....
Turpe hoc Deo, et indignum hoc Dei
Fiiio et stultum: propterea quia ila
credat. Sil piane stultum, de nostro
sensu iudicemus Deum. Sed circumspi
ce, Marcion, si lamen non delisti: Stul
la mundi elegit Deusut confundat sapien

tius: prorsus credibile est, quia ineptum

est. Et sepultus resurrexil: certum est,


quia impossibile est. Impossibite secondo
Marcione e it mondo, non gi secondo t
lumi della fede. Ognun vede che it ragio
nardi Tertulliano altro non che un com

mentario delle parole di s. Paoto: Qua,


stulla sunl mundi elegil Deus ut con
fundat sapientes, etc. l Cor. i, 27; it per
ch gli increduli ne.fecero un capo iPac
cusa a s. Paoto non meno che a Tertul
liano.
"i
o. Un di tali critici malaccorti dice che

questo padre nel suo libro De patlio spac


cia una morale che dispensavato dai do

veri della societ, e che questo era to spi


rito del cristianesimo. Un altro si scanda
lizza in leggendo it seguente squarcio :
Est et alia maior necessilaa nobis oran
di pro imperatoribus, etiam pro omni
slata imperii, rebusque romanis , qui
vim maximum universo orbi imminen
tem, ipsamqae clausulam swculi, acer
bilates horrendas comminantem, roma
ni imperii commeatu scimus relardari.
Dalle quali parole deduce it censore che
i cristiani non avrebber pregato pei pro
prii dominatori ove non fosse stata la tema
del nimondo.

Cosi ragionasi da chi punto non riette.


Rispondeva Tertulliano nel libro De pallio
a cotoro che it melteano in ridicoto per

ch aftettasse di portare it mantelto de


toso invece delPabito commune: non

tia. Quwnam hwc stutla sunt? Corwersio trattavasi adunque de doveri della socie
hominis ad cultu-m veri Dei? reiectio t, ma della moda, delle costumanze, de
erroris? disciplina iustitiw, pudiciliw , gli usi inditierenti. Tertulliano si difende
patienliw , misericordia: , innocentiw? col riversare ei pure le beffe sulla mag
Omnia hwc quidem stulla non sunt. gior parte di cotali usanze: la quella una
Quwre ergo de quibus dimeril.... Quid satira pungente se altra mai, piena di spi
indignius Deo, quid mogis erubeseen rito e dun sale alquanto caustico. Nessuno
dam, nasci an mori? carnem gestare an quasi de nostri toso ci che non abbia
crucem ? circumcidi an suf/gi? educari fatto altretanto sopra i costumi ed usi no
an sepeliri? in prwsepe-deponi au in stri; e quando la censura parve ingegnosa
monumento recondi? Sapienlior eris si giov a rallegrare, e ne fu tor saputo gra
nee ista credideris. Sed non eris sapiens, do. Rispetto ai doveri della societ civi
nisi stultus in swculo fueris, Dei stulla le, Tertulliano attesta nellH-tpologetico che
credendo.... Falso ergo slatuil inter nos adempivansi questi da cristiani con tutta
scire Pauluslantum lesum crucixum... esattezza, e sdava i tor nemici a menoma
Parce unica, spei totius orbis: quid de mente appnntarti in questa materia.
struis neeessarium dedecus dei? Quod
Nel cap. 51 aveva citato le parole di
cumque Dea indignum est, mihi expe s. Paoto, it quale commando di pregare pei

dil. Satvus sum si non confundar de Do


mino meo. Qui mei, inquil, confusus fue
rit, confundar et ego eius. Alias non in

oenio materias confusionis quw me per


contemptum ruboris probent bene im
prudentem et feticiler stultum. Cruci
xlts est Dei Filiu-s: non pudet , quia

re, pei principi, pei grandi, afnch la


societ sia tranquitla e pacica. Cum con
cutilur imperium, concussis etiam cie
teris membris eius, utique et nos, ti
cet extranei a turbis, in aliquo loco ca
sus invenimur. Nel c. 5a aggiugne it pas
so rimprovcratogli da nostri avversarii

66

TE

TE

ma non si discorre ivi altrimenti della ne abbiam fatto vedere esser possibite che i
del mondo, bens duna rivoluzione spa
ventosa che antivedeasi e che avvenne
di fatto nel principiare del secoto V per
Pirruzione de barbari nelPimpero. Gi in
sin dal lll, per le continue guerre civiti,
le frequenti uccisioni degli imperatori, le
discordie de grandi , P indisciplinatezza
della mitizia, si prevedeva che i barbari,
pronti sempre a gittarsi sulPimpero e mi
naccianti d ogni lato, sarebber venuti a
capo di rovesciartto; temevansi le sciagure
che avrebber di necessit tenuto dietro a
questa catastrofe; e que tristi presenti
menti sortirono pur troppo it toro effetto.
Non a torto quindi e Tertulliano ed altri
padri tennero un simit linguaggio; e ma
lamente si appon toro avere annunziata la

gnostici derivassero it tor sistema dalla


tosoa di Platone del pari che da quella
degli orientali, e che su nessuna base si
regge la preoccupazione de critici prote
stanti in favore di quesP ultima.

una guarentigia contro it tinimondo?

che non esprime. Non modelto da se

Noi non pretendiamo gi, ne giova ridir


to, giusticare tutto che cadde dalla pen
na di Tertulliano: ci ha degli errori nel

P opere sue; assai meno per di quel v0

gliasi da certi critici passionati e cavittost


che si copiano Pun Paltro a occhi chiusi.
Duriam nelPavviso che venne egli spesse
volte giudicato e condannato con sover
chio rigore da tali che non si pigliaron la
pena di studiarne to stite riciso, sentenzio
so, pieno delissi e reticenze, e la maniera
di ragionare subitanea, impetuosa che tra
ne del mondo. Come mai la prosperit passa rapidamente duno in altro pensiero
del romano impero avrebbe potuto essere e lascia al lettore la cura di supplire a ci
7. Tra i protestanti taluno dice che Ter guire, gli vero, ma scritttor tale che
tulliano e s. Giustino non poteano uscir ad d molto a pensare e merita desser letto
onore nella controversia che aveano cogli pi duna ala.
Ebrei perch ne ignoravano la lingua, la
TERZA. V. Ons GANoNICBE.
storia, la letteratura, e scrivevano con ine
TERZELINO, A. V. FBANCIsCANo, A.
TERZIARlO. Persona, delPuno e delPat
scusabite supercialit e inesattezza; tal
altro, che it primo err sconciamente,ascri tro sesso, appartenente a un terzordine di
vendo le eresie tutte quante alla tosoa religiosi. Perocch la pi parte degli ordini
de Greci, e che non conobbe punto it si monastici subirono riforma, i riformati ven
stema delle emanazioni e la tosoa degli nero reputati altri dagli antichi. Furon poi
orientali,donde i gnostici derivato aveano detti terz ordine quelli che in appresso
per alcuna nuova ragione costituirono una
ogni toro errore.
Non sarebber anzi eglinoi nostri critici terza congregazione. Si diede nondimeno
un po troppo superciali? Non richiede la stessa denominazione a un aggregamen
vasi cognizione delPebraico per disputare to di devoti laici o di coniugati che con
contro Giudei ellenisti, i quali neppur essi traggono con alcun ordine religioso una
pi it capivano e leggevano la Scrittura sol specie di afgliazione per partecipare alle
nelle versioni greche de Settanta o di preghiere ed alle opere buone solite farsi
Aquita. Nel secoto IX soltanto ripigliarono in esso ordine e imitarne le pratiche di
gli Ebrei Puso generale di non pi leggere piet per quanto toro it posson consen
nelle torsinagoghe la Bibbia che in ebraico tire le proprie occupazioni e gli oblighi

e in caldeo; fatto indubitato. Non cono delto stato in cui si trovano. Non fanno
scevano la propria istoria fuor ch per le voti; soltanto seguono una norma di vita
opere di Giuseppe, Fittone e Giusto di Ti prescritta toro da proprii direttori spiri
beriade, tutte dettate in greco. Forse che tuali, norma acconcia a promovere e man
i nostri dotti da poi che appreser Pebreo tenere in essi la divozione e la morige
convertirono pi Giudei che non i padri ratezza.
deprimi secoli? Due grandi vantaggi avean
La maggior parte degli ordini religiosi
questi: la memoria de fatti freschisstma e ebbero terzo ordine. Conciossiach tutti
i doni miracotosi che sussistevano tuttavia avesser cominciato col fervore e con una
nella Chiesa; vantaggi che non avvisiamo vita esemplare, a non pochi laici, edicati
trovino un compenso in una profonda co dalle toro virt, nacque vaghezza dimi
gnizione delPebraico idioma.
tarti e aggregarsi in tal qual guisa al toro
Non vero che Tertulliano non avesse consorzio. I pi conosciuti e famosi sono
notizia delle emanazioni; giacch nel suo i frati e le suore del terzordine di s. Fran
libro Contro Prassea, c. e, distingue la cesco. Quando parte de religiosi di quel
generazione del Figliuoto di Dio dalle ema Pordine ebber, ne secoli XItt e XIV, fatto
nazioni devalentiniani e ne addita la dif scissura da proprii fratelli sotto cotore di
lerenza. Negli art. EMANAzIoNE e Pmromsno voler darsi a una pi stretta osservanza

TE

TE

67

della regola del tor fondatore, si ribella parecchiando la tempesta che scoppi ad
rono a qualunque podest, negarono obe essi in sul capo di l a pochi anni.
dienza perno alla santa sede e caddero
I protestanti, fatti ciechi datP odio con
in errori e disordini: furono chiamati fra tro la chiesa romana, credettero in questa
ticelli. I terziarii laici che seran messi predizion delPApostoto ravvisare la ca
sotto tor guida fecer lega con essi e pro duta del romano impero , la dominazione
ruppero a medesimi eccessi; venner de de papi eretta sulle rovine di esso, Pan
nominati begardi o beghini. Fu forza pro ticristianesimo o Pidolatria cattolica fon
ceder contro gli uni e gli altri e distrug data su prestigii o falsi miracoli operati
gerti. V. BEGARDi, FRATlCE-LLI.
per Pintercessione e le reliquie desan
TESSALONICESI. Stando alla commune ti, ec., ec. Questa fantasia, sbucata da
opinione,alla quale nessuna opposizion so qualche teste fanatiche, trov, anco fra
lida si pu fare, le due lettere di s. Paoto a dotti, chi Papprovasse: it Beausobre non
que di Tessatonica sono le prime da lui in vergogn di aderirvi, non troppo palese
diritte a fedeli che avea convertiti. Si pon mente per, nelle sue Remarquel sur la
gono sotto gli anni se e sa delPera volga n pilre aux Thessaloniciens, c. n, il a.
re, i quali sembra PApostoto aver vissuti
A ritevarne la stoltezza, e basta notare
continuatamente a Corinto. Hanno esse per per t." che la caduta delllmperio romano
iscopo di confermare que novelli cristiani avvenne in occidente sol quattrocento an
nella fede, nella pratica delle opere buo ni dopo it se delPera nostra; 2. che, se
ne, nella pazienza fra le persecuzioni alle condo s. Paoto, il 5, dovea ad esa pre
quali trovavansi esposti. Nella seconda, cedere una ribellione (anca-roiaia, disces
c. n, si leggon pi cose relative alla se sio), e cosi Pintende it Beausobre stesso;
conda venuta di G. C.: in essa PApostolo ma essa caduta fu efetto non duna ribel
parta dun uomo del peccato,dun gliuo lione, bens delPinondazione de barbari.
lo di perdizione, il quale si oppone e si 5. il forte delPautorit de papi e it tor
nalza sopra tutto quello che dicesi Dio poter temporale ebbe principio solamente
e si adora, lalmente che aeder egli nel molti secoli dopo un tale rivolgimento di
tempio di Dio, spacciandosi per Dio; in cose. 4. S. Paoto dice a Tessatonicesi,
di prosegue: Egli gi lavora il mistero il c: Voi sapete che sia quello che lo rat

diniquil...,e sar, manifeslato quel tiene, afnch sia. manifeslato a suo tem
niquo, cui il Signore Ges uccider col po. Quando io era tutlavia presso di voi
ato della sua bocca e annichiler con vi diceva lali cose. Strana carit sarebbe
lo splendore di sua venula. Questo capo
diede a fare non poco a commentatori, e
ciascuno Pintese conformemente a proprii
pregiudizii. Molti credettero ravvisarvi
Panticristo, che dee venire alla ne del
mondo.
-

stata questa delPApostoto davvertirti dun


avvenimento onde non poteano essere
spettatori e di non dare verun segnale che
valesse a premunire cotoro che dovean
esserne testimoni e lasciarsi trarre in er

rore. s.- S. Paoto aggiugtie, il, to, che


Da cotoro che non vanno in traccia di gli mander toro Poperazione delPerrore

misteri senza bisogno fu osservato che in


tutto quel capitoto , anzi in tutta quanta
la lettera non si tratta per niente della
ne del mondo, bens del cessare della re
ligione e della republica degli Ebrei; che
per Puomo del peccato, gliuolo di per
dizione, ec., intende PApostoto gli Ebrei
increduli, nemici giurati del cristianesimo,
ostinati in perseguitare i fedeli e da cui
i Tessatonicesi avean patito oltraggi non
pochi. La qual semplice spiegazione acqui
sta it maggior grado di probabitit quan

ain che credano alla menzogna, per aver

negato dar fede alla verit: i fedeli del se


coto V eran forse pertinaci i quali ricu
sasser credere in G. (L? Il mistero dini

quit gi si operava, i 7: forza dunque


che Pidolatria della romana chiesa,it culto
de santi, delle lmagini, delle reliquie ab
bian cominciato al tempo di s. Paoto; ma

questo non si vuole da protestanti. 7." A

compier la pittura, dovea it Beausobre ap


prenderci in che tempo dee arrivar G. C.
per uccider quelPiniquo col ato della sua
do si raffronti it mistero tfiniquil che bocca e annichitartto con to splendore di
gi operavasi, giusta s. Paoto, con ci che sua venuta; altora avremmo posta la sua
avveniva di quel tempo nella Giudea, nella profezia a mazzo con quella di Giuseppe
quale varii impostori spacciavansi pel mes Medo, del Sanchio, del Jurieu e defana
sia, sedncevano it popoto con prestigii e tici delle Cevenne. V. Au-ricaisro.
nivano colP esser distruttihinsteme co
manifesto che le parole- Iddio man
toro aderenti, e gli Ebrei con quel toro der ad essi Foperazion delPerrore,ec.
spirito torbido e sedizioso andavano ap non signicano altrimenti che lddio ingan

68

TE

TE

ncr gli increduli, li accecher, ti indu

S. Paoto, Hcbr. ix, 15 et leqtL, d al


rer positivamente nelP errore, ma che Puno e alPaltro it nome di testamento nel

lascer s mgannino e accechino da s pi stretto signicato e li presenta sicco


stessi: predizione che pur troppo sorti it me atti dultima votont. G. (L. cosi egli,
pieno suo diletto per riguardo agli Ebrei, mediatore del nuovo teslamento; af/in
perocch nrla rovina di tor citt e del ch, interposla la morte (di lui), la. re
tempio n la stragee dispersione della denzione di quelle prevaricazioni che
tor nazione xalscro a far che aprissero gli sussistevano sottto il primo teslamento, ri
cevano i chiamati la promessa delPeter
occhi.
Nella I-Iist. de Vacad. des inscript., na eredil. Imperocch dove teslamento
t. XVIII, in ta.", trovasi una succinta ma la morte fa duopo che intervenga del
curiosa storia di -Pessatonica, in cui partasi teslatore. Perocch il teslamento pemla
della fondazione della chiesa di essa citt morte raticato; ch del resto non e
fatta da s. Paoto, de suoi mutamenti, de ancora, valido mentre vive chi ha tesla
granduomini che la-ressero o vi sortirono to. Per la qual cosa neppure il prima
fu celebrato senza sangue. G. C. nelto
i natali.
instituire PEucaristia disse pure: Questo
TESTA. V. Caro.
TESTAMENTO. In latino e in altre lin il sangue mio del nuovo teslamento, il
gue questa voce signica propriamente quale sar sparso per molti per la re
Patto con cui un uomo vicino a morte di missione de peccati. Matth. xxvi, a8. E
chiara Pultima sua votont: gli scrittori it citato Apostoto sera gi espresso del te
ebrei per non [adoperano in tal senso. nore seguente net c. vm, il o delPanzidetta
Lunico esempio che scontrasi presso de epistola: G. C. miglior ministero ha avu
patriarchi dun testamento propriamente to in sorte,quanto di migliore alleanza
detto quelto di Giacobbe che, stando per mediatore, la quale su migliori pro

morire, dichiar a proprii gliuoti le ul

messe fu slabilila. Imperocch se quella

time sue intenzioni: ma era piuttosto un prima non fosse slala manchevole, non
vaticinio di quel che dovea toro accadere si cercherebbe luogo ad una seconda.
e che Dio avea stabitito a rispetto di essi
Dssi egli forse iuferire da queste pa
che non una libera ed arbitraria disposi role che Pantico testamento fosse unal
zione di quel sanPuomo. Alle estreme pa leanza difettosa, imperfetta,agli Ebrei pre
role dette da Giuseppe, Mos, Giosu, Da giudizievole, un agelto anzi che un bene
vidde non pu darsi it nome di testamento cio? Un si fatto errore sostennero Simon
mago co suoi discepoli, e i marcioniti ci
fuor. che in un senso molto improprio.
Icorrispondenti vocaboli berilh in ebrai manichei, e dopo di essi i moderni miscre
co e diaLfixn in greco, valgono in generale denti. A confutare tor sosmi, fummo co
disposizione, instiluzione, tratlato, or stretti leitante volte far osservare che
dinan-iento, patto o atleanza, come anco buono, cattivo, bene, male, perfetto, im
dichiarazione dultima votont: onde i tra perfetto, ec., son vocaboli puramente re
duttori latini voltarono communemente lativi e veri sol per confronto. Lantica
que due termini con quelto di teslamen alleanza era , non ha dubfo, per ogni ri
to, quantunque indichino piuttosto alla let guardo meno perfetta e vantaggiosa della
tera immlleanza, un trattato solenne col nuova, e inquesto senso era difettosa; ma
quale lddio manifesta agli uomini i suoi tale difetto addicevasi al genio, atPindote,
voleri, le condizioni sotto le quali fa toro alle abitudini degli Ebrei, alla situazione
promesse e vuole concedere i suoi favori. e condizioii di cose in cui si trovavano.
Sotto la v. ALLEANzA fu per noi osser E detto di s. Paoto medesimo, Rom. nni, a.
vato come lddio siasi pi volte degnato chela rivelazione ad essi stata fatta era non
stringere di simiti trattati con gli uomini; picciol favore; ix, 4, che lddio avea toro
fece egli alleanza con Adamo, con No at largito it titoto di tigliuoli adottivi, la gto
Puscir dalParca, con Abramo: a tali atti ria, Palteanza, leggi, ordinamenti, promes
solenni per non dassi it nome di testa se; xi, es, che sono tuttavia cari a Dio
mento; questo riserbato alle due allean per cagione de padri toro, ec. lddio non
ze fatte dappoi, a quella cio stipulata con fa cosa per s men che retta; le sue am
gli Ebrei pel ministerio di Mos e alPaltra munizioni, le sue leggi, le impromesse sue,
conchiusa per la mediazione di G. C. colle i suoi castighi eziandio son sempre favori,
nazioni tutte quante della terra. La prima ma non li debbfegli conceder sempre agli
appellata alleanza antica o antico te uomini nella stessa misura; spesse ate
slamento; nuova alleanza o teslamento son essi incapaci di riceverti e trarne frut
to; con sapienza ei li dispensa, e la ri
nuovo la seconda.

TE

TE

69

serva che vi appone non deroga per nulla sulla che bene e male son vocaboli pura
alla sua bont.
mente relativi, e che nelle opere del Crea
Daltro lato gli Ebrei caddero nelPec tore bene o male assoluto non si d. Con
cesso contrario, sostenendo che non po tra Cels., l. Iv, n. 7o. il secondo che i
teva lddio dare agli uomini una legge pi bisogni delPuomo, i quali si considerano
santa, un culto pi puro, una pi perfetta siccome mali, sono per lui fonte d indu
religione di quella che prescritto aveva a stria e di sapere e, per dir cosi, la mi
tor padri. Aveva egli forse lddio esaurito sura del suo intelletto; riessione da lul
in pro toro i tesori tutti quanti di sna po confermata con un testo delPEcclesiastico,
tenza e bont? V. Glunlusno.
xxxix, 2i, 2o. 1bid., n. 76. ll terzo prin
Il Beausobre, Hist. da manicln, l. l, cipio, che concerne le istruzioni, le leggi
c. 5 e 4, dopo riierite per sommi capi le it culto prescritto agli Israeliti, che a
obiezioni che moveansi da manichei con quella guisa che un accorto agricoltore
tro Fantico Testamento. vuoi che i padri ditfferenzia la coltura secondo it variar de

della Chiesa abbianvi fatta molto disac


concia risposta e siensi salvati con alle
gorie, delle quali quegli eretici non do
vean fare verun conto; adduce in esem
pio Origene e s. Agostino, e saltida di ri

spondere ad esse difficolt meglio che tatto


non abbiano gli anzidetti padri. Non im
pugneremo le sue risposte, quantunque
taluna di esse abbia mestieri di corretti
v0; bens piglieremo la difesa de padri:
e diciamo senzaltro essere assolutamente
falso che sfensi ristretti a spiegazioni al
iegoriche a n di rispondere alle accuse
de manichei.
S. Agostino, it quale ne avea fatto gran
duso nel suo libro De Genesi contra ma
nicha:os, e ben sera accorto che non ba
stava, ne scrisse un altro De Genesi ad
lilleram, nel quale sattenne principal
mente al senso letterale. Partando del ma

nichesmo, S c, abbiam fatto vedere aver

terreni e delle stagioni, cos lddio diede


agli uomini gli ammaestramenti e le leggi
che, nediversi secoli, meglio skiiiacevano
al ben generale delPuniverso, ibid., 69.
Questi tre principii, adottati da s. Ago
stino, e che non sono per fermo allegorie,
bastano da s a risolvere buona parte del
le obiezioni de manichei. Ma veniamo al
particolare.
l. Dicevasi da manichei i libri del vec- chio Testamento porgere idee false della
Divinit, attribuendole membra corporee
e passioni umane, come la colera, Pinvi
dia, ec. ll Beausobre risponde che gli scrit
tori sacri usano dun linguaggio popolare,
e cos far doveano, ch le idee metasiche

della divinit avanzano la capacit del po


poto: altorquando essi scrittori attribuisco
no a Dio passioni umane, non attribuirglie
ne in sostanza che i legitimi effetti. Or la
questa appuntino la risposta data a Celso
da Origene stesso, l. IV, n. 71 e 72. Cum
pueros parvulos alloquimur, nostram
dicendi vim non adhibemus, sed dammi
mus nos ad inrmum illorum captum,

quel padre clto aggiustatamente che nulla


pi i principii che risolvono la gran que
stione deirorigine del male, e ne sarebbe
agevole it mostrare come in diversi luoghi
abbia egli dato a manichei le medesime ri dicenles facientesque quad ad illos eru
sposte che it Beausobre; ma troppo lungi diendos ememlandosque conducero vide

ne condurrebbe una si fatta discussione. tur. .. Quod igilur Scriptura lnore ho


Pi necessario ne sembra it giustilicar minum loquilur, ea re hominum utili
Origene, conciossiach dicasi dal nostro lati consulil. Neque enim in rem vulgi
fuissel, si quw ilti dicendo erant Deus
stino che porre it piede nelPorme di quel pro sua maiestale dixisset... Iram Dei
Fantico dottore. Veggiamo se sia vero che nominamus quidem, sed eam illius af
Origene abbia mai difeso it vecchio Te fectum esse non dicimulLEst potius aspe
stamento e non disciolte le difcolt fuor rior quwdam agendi ratio qua Deus ad
erudiendos lantorum, laliumque crimi
che collaiuto di allegorie.
Celso avea fatto controi libri degli Ebrei num reos homines utilur. Di queste con
presso a poco le stesse obiezioni che fu siderazioni reca egli in prova testi scrit
ron poscia ripetute dai marcioniti,dai gno turali.
2. Obietiavasi da manichei che i pre
stici, da manichei. Origene, per rispon
dervi, stabitisce tre principii che non si cetti morali eran gi prima di Mos e chei
denno perder di vista giammai. .Il primo li avea disgurati con altre leggi e con
, che nelle opere della creazione quel promesse e minacce seonvenienti al vero
che un male per gli individui pu tor lddio; che la vita di non pochi patriarchi
nar utite al ben generale delPuniverso: era scandatosa e fonte di mato esempio.
ci ammetteva Celso medesimo; onde ri Nola it Beausobre, e a buon dritto, che

dotto critico non altro aver fattto s. Ago

BERGIER. Vol. VI.

'70

TE

TE

quantunque la legge morale sia antica a." perch era opportuno che i premii del
quanto it mondo, fu forza che lddio la fa Paltra vita fosser proposti sotto una spe
cesse scrivere nel decatogo e munissela e, cic di veto, per rtserbare al Messia la cu
siccome legistatore,del sigitto di sua autori ra di pi chiaramente spiegarti; 4. per
t; che la storia sacra, nel riferire le colpe ch, essendo le leggi cerimoniali un peso
de patriarchi,non li riprova altrtmeuti,ec. gravissimo, era giusto Paffezionarvi gli
Origene, dal canto suo, conviene esser la Ebrei colPesca de beni temporali; s." per
legge morale scritta nel cuore di tutti gli ch, facendo lddio le funzioni di legistator
uomini, giusta Pespressione di s. Paoto , temporale, addicevasi alla sua sapienza
Bom- u, lo; nondimeno lddio averne dato imitare it procedere degli altri legistatori.
i precetti per iscritto a Mos. Contra, Cela, De leg. Hebr. riluat., I. i, c. s.
l. i, c. 4. Cosi rispondeva a Celso, it quale
Queste ragioni non parrchbero nitri
opponea nuova non essere la morale de menti denitive e senza replica a un in
cristiani e degli Ebrei e da tutti i fittoso creduto e ad un manicheo. ll perchaggiu
gne it Beausobre avere i giusti delPantica
conosciuta.
Circa le leggi di Mos, dice che parec legge sperato di certo una ricompensa
chie di esse, per verit, non poteano ai eterna di toro virt, e ne reca in prova
farsi agli altri popoli, ma cherano neces itl- detto di s. Paoto, Hebr. xi.
sarie agli Ebrei nel caso in cui si trova
Senza discendereatanti particolari, Ori
vano, e che, senza si fatte leggi, la repu gene si rtstrigne a sostenere che i beni
blica toro non avrebbe potuto durare , temporali promessi per Pantica legge non
l. vu, n. se. Asserisce e prova che, me eran di fatto che un ombra, una 1lgura,
diante esse leggi, Mos costitu una repu una scorza, sotto cui bisogna di necessit

blica pi saviamente governata che non intendere i beni spirituali ed eterni fattici
quelle fondate da toso, quella ben anco sperare da G. C. ll che dimostra egli i . per
imaginata da Platone; che questi n un ch parecchie delle promesse di lttos non
soto seguace ebbe di sue leggi, laddove
Mos si trasse dietro un popoto intero,
l. v, n. 42. Aggiugne che varii precetti
di Mos, intesi materialmente alla maniera
degli Ebrei, ponno parere assurdi e che
Ezechielto it dichiara, dicendo da parte di
Dio comegli avesse dato toro de precetti
non buoni, xx, 25, ma che quella legi
stazione, ben intesa che sia, santa, giu

poteano vericarsi alla lettera, e ne d

esempio: 2. perch it pi de giusti del


Pantico Testamento, anzi che avere spe
rimentato verun effetto di tali promes
se, furon segno alle traversie ed alle per
secuzioni, come vien fatto notare delPApo
sttoto: 8. perch quegiusti medesimi non
fecero verun caso de beni temporali e an

teposer toro it futuro guiderdone della


sta e buona, come insegna P Apostoto, virt; it che fa vedere Urigene con varii
Rom. n, t2.

passi di Davide e Satomone, segnatamente

Riguardo alle azioni riprensibiti depa


triarchi, come Pincesto di Lot colle pro

col salmo xxxvi. Se cosi non fosse, qual

prie iigliuole, ec., osserva, al pari del


Beausobre, non venir elleno punto ap
provate dagli scrittori sacri, l. iv, n. 4a.
5. l manichei erano scandalizati per
ch Mos nelP antica legge facesse agli
Ebrei soltanto promesse temporali, con
dotta opposta a quella di G. C., it quale
non altro che beni eterni impromette

ai giusti. QuesPobiezione non era sfuggita


a Celso. Per ginstitcare le promesse tem
porali della legge mosaica, it Beausobre
ci manda alto Spencero, it quale dimo

stra con salde ragioni che lddio cos do

tentazione non sarebbe stata per gli Ebrei


ad abbandonare la propria legge it veder

cadere indarno le sue promesse? 4. Per


ch s. Paoto dice chiaramente che la legge
era Pombra de beni avvenire, che i fedeli
sono i veri gliuoll dE-tbramo, eredi delle
promesse fatte a quel patriarca, Gal. m,
a9. Sarebbe ci vero se tali promesse si
fosser ristrette a soli beni temporali ? Que
ste ragiont, fondate sopra fatti e sulPau
torit delle Sacre Lettere, ben paregglano,
per nostro avviso, le dotte congetture del
Beausobre e delto Spencero.
4. ll culto cerimoniale prescritto agli
Ebrei rassembrava a manichei materiale,
stolto, indegno di Dio: biasimavan essi in
ispecle I sacrtlizii cruenti e la circonci
sione. Il Beausobre fa toro osservare sulla
scorta di s. Agostino come si fatti sacritizii
fossero stati da Dio commandati non qual

vea condursi l. per la carnalitt o sen


sualit degli Ebrei, i quali si lasciarono
andar sovente al culto delle divinit false
colla speranza dottenerne abondanza di
beni temporali; 2. perch non si conve
niva annettere una ricompensa eterna al
Posservanza della legge cerimoniale del culto di per s a lui accetto, bens a tin
pari che a quella della legge morale; dimpedire non gli Ebrei, a un tal culto av

TE

TE

7t

vezzi, sacricassero a falsi numi. Rispetto umano, ove non sia , secondo to sciocco
alla circoncisione, se vero chessa venis sistema de fanatici, la produzione degli

se praticata presso gli Egiziani, pot lddio uomini. Hiat. da manie/L, l. i, c. 5, S 7.


averta prescritta agli Ebrei affinch agli Dovea rammentarsi che la parte del corpo
Egiziani meno sgradissero.
Che replicherebbe egli it Beausobre se
gli additassimo amendue queste risposte
verbo a verbo in Origene? Trovansi esse
non nedetti libri Contro Celso, ma ne

suoi estratti dei Levitico, c. i, il c. Quo


niam sacriciis deleclabantur Iudwi, ut

ove praticavasi la circoncisione indicata


neLibri Santi colle voci verenda, pu
denda, turpiludo.
s." La storia della creazione e della suc
cessiva caduta delPnomo porgeva a ma
nichei ampia materia di critica: diceano

trsi da lltos a Dio la prescienza, suppo

pote iis in Egypto assueti..., hwc sibi of nendo avere lui fatto alPuomo un comman

ferri permisil Deus ut eorum ad plures damento che non lard guart ad essere
deos colendos inordinate proclives ani

mos refrenaret et a sacricando dwmo


niis averterel. E aggiugne sul cap. vi,
il l8: Dicimus sacricio sacerdotibus ma

gis fuisse alimentorum materiam et um


bram pielatis. Duplex orilur lucrum
e sacri/iciis: primum, quod inde Deus

honoretur; secundum, quod, quw guis


piam immolaril, ea non facile adorabil

neque Deum esse pulabil.


Sulla circoncisione, da Celso non ap
provata, Origene rimanda a quel che na
veva detto nel suo Commenlario sulPe
pistola a Romani; nel n libro del quale
risponde ai marcioniti, agli altri eretici
ed afittoso, i quali reputavano la circon
cisione siccome un rito sconcio e vergo
gnoso, che in Egitto era segno donore, e
non solamente da sacerdoti riceveasi ma
da chiunque professasse scienza. Origene
dovea sapertto,avendo studiato e insegnato
nella scuola dAlessandrio. Aggiugne come
quel rito fosse praticato egualmente appo
gli Arabi, gli Etiopi, iFenicii; onde nulla
di turpe n dindecente per s conteneva.
Dice agli eretici che, prima che fosse spar
so it sangue di G. C. per nostra reden
zione, era giusto che ogni uomo che na
sce sozzo di peccato, versasse nel venire
al mondo qualche gocce di sangue per es
serne mandato e ricevere una specie di
presagio della futura redenzione. Si quis
melius, aggiugne, et rationabilius disce
ril, illa magis quam hwc nostra tenean

trasgredito; avere chiamato Adamo nel pa


radiso e poscia cacciatoto per timore non
mangiasse del frutto delPalbero della vita.
ll Beausobre risponde dover it legistatore
ordinar quel che giusto altora eziandio
che prevede sar violato it suo ordine;
soto potersi a lui richiedere che nulla cem
mandi d ingiusto e d impossibite. Osserva
che lddio chiama Adamo per fartto avver
tito come indarno si nascondesse e per
inigergli it meritato castigo; non esser

possibite che Mos, it quale part in si


degna guisa della maest divina, gli at
tribuisse due s basse passioni qualila
tema e Pinvidia.
Celso avea mosso quasi le stesse accuse
che i manichei. Contra Cela, I. iv, n. 56.
Origene vi risponde soto alla sfuggita, ri
mandando al commentario da s composto
sui primi capi della Genesi, opera di cui
dobbiam piangere la perdita. Chegli non
si fosse contentato di pure spiegazioni atte
goriche, n prova it farsi da lui la stessa
riessione che dal Beausobre sulla con
dotta del legistatore, n. 4o; dice la caduta

delPuom primo essere stato un fatto rea.


le se altro mai, ma it peccato suo esser.
passato e trasmettersi a tutta la discen

denza di lui; e fe notare di frequente, al


pari del Beausobre, la dignit, Fenergia,
i modi sublimi onde Mos dipinge la gran

dezza di Dio.
e." Asserivano i manichei non iscon
trarsi neprofeti ebrei nessun vaticinio che
tur. Aveva egli gi confutato gli Ebrei, i riguardi propriamente e direttamente G. C.;
quali voteano che i cristiani dovesser sot la sua qualit di Figliuoto di Dio essere
toporsi alla circoncisione, e opposto toro la a sufcienza dimostrata da suoi miracoli
lettera formale de Libri Santi, che ad essa e dalla testimonianza formale del Padre
i soli discendenti dAbramo obligavano. suo: e, giusta it metodo degli Ebrei, tor
Qua. idcirco interim absque ullius al ceano ad altro it senso delle profezie. il
legoriw adieclione discussimus, nequa, Beausobre non si occup a confutar le co
al solet, his qui sunt ex circumcisione storo spiegazioni e si content di dire che
obstrependi adeersum verilatem reside i padri, colla toro smania di tutto volgere
ad allegorie, favorivano immensamente le
ret occasio.
Mostr adunque Origene maggior pru pretensioni de manichei.
denza del Beausobre, it quale ardi scrive
Ma, avendo egli citato Pestratto delPo
re, nulla di vergognoso essere nel corpo pera d0rigene che ha per titoto Philo

72

TE

TE

catia, pot avvedersi come quel padre so si ricorra quando la lettera nulla presenta
stenga it senso letterale di assai profezie dassurdo, impossibite, indegno di Dio. Se
che risguardano direttamente G. C. e delle condariamente, vuole si sponga alla prima
quali gli Ebrei sadoperavano a dar false al pi semplici la lettera della Scrittura,
che n come a dire la corteccia , c ri
spiegazioni.
lnanzi censurare con tanta acerbit it serbisi la cognizione del senso pi pro
soverchio amor d0rigene perle allegorie, fondo ai meglio intendenti; e fondast su
sarebbe stato almen necessario esaminar Pautorit e P esempio delPApostoto. Per
le ragioni chegli adduce in prova della ne terzo, esige che qualunque spiegazione al
cessit di aver frequente ricorso al senso legorica torni a editicazion de costumi.
gurato. E tali ragioni sono: l. Pesempio Poste queste tre cautele, niente ci ha da
degli autori del nuovo Testamento; 2. Pa riprendere nel metodo d0rigene.
Ma it Beausobre mirava a condannartio
ver usato di tal metodo tutti gli antichi
sapienti e i toso; 5. Pavere Iddio vo a qualunque patto: to accusa dignoranza
luto lasciare a G. C. it pensiero di spie e presunzione per aver detto non trovarsi
gare che che trovavasi di nascosto e mi in natura i due animali appellati grypse
sterioso nella legge; 4. perch non sola tragelaphos. Quanto pu inferirsene che
mente nelPantico Testamento ma nel nuo di colesti animali non si avesse contezza a
vo eziandio avvi precetti ed espressioni tempi d0rigene, e che it Bochart, it quale
che non si ponno pigliare letteralmente ti conobbe, era pi valente naturalista di
senza dare in madornali assurdi; s." per lui. La scoperta delPAmerica, i viaggi al
ch , attenendosi di troppo al signicato nord, alle terre australi, alle indie, alla
grammaticale, gli Ebrei svolgono le conse Cina ci procacciarono la cognizione din
guenze di qualunque profezia, e gli eretici niti oggetti de quali gli antichi non po
vi trovano di che far puntelto a tutti i teano avere nessuna idea: ma non move
toro errori.Nessuna di queste ragioni pare egli giustamente a sdegno it vedere scrit
a noi assolutamente falsa od assurda.
tori moderni tassar dignoranti gli antichi
A ci si obietta l. che la licenza delto perch han su questi it vantaggio desser
allegorizare rende ancor pi agevole agli venuti al mondo quindici o diciotto secoli
Ebrei ed agli eretici it pervertire it senso pi tardi? Se i marcioniti e i manichei ,
delle Scritture. - Dlasi per ora; che ne se dice it Beausobre, avessero avuto a fare
gue egli? Che bisogna tener saviamente una co nostri dotti moderni, le eresie toro non
via di mezzo: ma chi la sser, se la Chie sarebbero ite tanPoltre, e Mos e i pro

sa su tal proposito non ha podest di sor feti avrebber trovato pi valenti difenso
la, come vuoisi da protestanti? 2." Che ri. Presunzionc e non altro la questa.
gli scrittori del nuovo Testamento avean
diritto di dare spiegazioni allegoriche, pe
rocch erano inspirati da Dio, it che non
accadeva de padri. - ll punto sta in sape
re se i padri avesser bisogno duna inspi

raztone per giudicare che ci fosse tor le


cito, che anzi meritasse tode Pimitare it
modo distruire degli apostoli e de van
gelisti: dimostrisi da protestanti un tale

bisogno. 5. Che col sussidio di forzate al


legorie veniva fatto atoso di dare un
signicato ragionevole a qualunque pi as
surda favola. A quesPobiezione diede Ori
gene una soda risposta, facendo vedere che
le favole paganesche, anco volte in allego
rie, non cessavan desser lezioni scanda
tose e pregiudizievoli al costume, laddove
le allegorie trattedalla Scrittura son sem
pre editicanti e dirette a condurre Puomo

a virt. Contra Cela l. iv, n. 48. Egli


medesimo non ne fece mai se non di que
sta specie.
Origene fu ben lungi dalP approvare

giammai la soverchia libert in materia


iPallegorie. in primo luogo, non vuole vi

l nostri moderni han essi per avventura

convertito pi eretici che i padri della


Chiesa? Un uomo da sistema, un eretico
ignorante, un cavitlatore ostinato non ce
dono in faccia a ragione di sorta, non von
no esser disingannati n convinti; ne ab
biam Pesempio ne protestanti.
Vllipendano pure costoro quantotor pia
ce i padri della Chiesa: le opere di que
sti sommi inspireranno sempre a un gin
dizioso e spassionato leggitore ammira
zione pe tor talenti, gratitudine pei ser
vigi che prestarono alla religione e ve
nerazione per le virt onderan forniti.

Conciossiach ne disegni di Dio Pantico


Testamento fosse un preliminare e un pre
parattvo al nuovo, fu cosa convenientis
sima che lddio ne facesse porre in iscritto
le disposizioni, le condizioni, le promesse,
e ci venissero trasmesse da Mos stesso
e dagli altri uomini da lui trascelti per an
nunziare i suoi voleri. lddio to fece, e a
quarantacinque sommano i libri toro, val
dire: quelli dagli Ebrei appellati la legge,
e sono la Genesi, PEaod0, it Levilico, i

TE

TE

73

Numeri, it Deuleronomio, dequali au


TESTAMENTO (NUOVO). Cosi chiamasi
tore Ilios, come dimostrammo alPart. PEN it nuovo ordine di cose che piacque a Dio
rAri-i1ico; i libri storici: Giosu,i Giudici, di stabitire per mezzo di G. C. suo Figliuo
Rut, i quattro libri de Re, i due de Pa
ralipomeni, que di Esdra, Tobia, Giu
dilla, Ester, e idue de Maccabei; i ti
bri morali o sapienziali, GiobbeJSalmi,
i Proverbii, PEcclesiaste, it Cantico de
cantici, la Sapienza, PEcclesiastico; i
quattro profeti maggiori: Isaia, Geremia
con Barue, Ezechiele, Daniele, e i dodici
minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Gio
na, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia,
Aggeo, Zaccaria e Malachia. Di ciascuna
di queste opere abbiam discorso sotto i
rispettivi nomi.
Gli Ebrei ammettono siccome autentiche
e tengono per parola di Dio quelle sole
che scritte furono iu ebraico; pregiudizio
privo alatto di fondamento, perocch ld
dio pot indubitalamentc inspirare chi scri
vesse in greco o in qualunque altra favel

la. Essendo che per gli Ebrei anco di pre


sente avvisano avere Iddio partato a toro
e per toro unicamente, vogliou ricevere
per libri sacri qucsoli che dettati furono
nella lingua de padri toro. Se tale stata
fosse Pintenzione di Dio, avrebbe egli per
termo conservata essa lingua sempre viva

e in uso fra toro; ma la cosa and altri


menti: era stato predetto dai profeti che
le nazioni tutte sarebbero condotte alla co
noseenza del Dio vero merc gli ammae
sttramenti del Messia, ma non fu toro ii1i
posto mai dapparare Pebreo.
Ci reca tanto pi stupore it veder con
fermato da protestanti quel pregiudizio
degli Ebrei perch, quando trattasi di sa
pere di qual guisa, a che tempo e da chi
sia stato compitato it canone o catatogo de
libri ricevuti dagli Ebrei siccome divini,
non si trova nulla dassolulameute certo.
V. Canone.
.
Essendo che nelibri del vecchio Testa
mento si contengono le sole vere origini
del genere umano e innite particolarit

storiche sulle prime et del mondo, inte

to, ossia la nuova alleanza che contrar vol


le con gli uomini per la mediazione di esso

divin Salvatore. Nuovo non tal Testa


mento nel senso che lddio nabbia formato
di fresco it disegno senzavertto aununziato
ne secoli addietro, n avvertita prima e
ad esso preparata Pumana generazione:
abbam dimostrato it contrario in pi ar
ticoli di quesPopera, e it couvaliderem
pocostantecolPautoritt degli apostoli. Quel
Testamento era nuovo nel senso che lddio

ci diede pel ministero di G. C. lezioni pi


chiare, leggi pi perfette, pi vantaggiose
promesse, una pi salda speranza, mo
tivi damore pi teneri, maggior copia di
grazie che non agli Ebrei; ed esige da noi

virt pi sublimi.

:!

E valga it vero, questa nuova alleanza


viene da s. Paoto chiamata Pevangelio o
la buona nuova, da Dio promessa gi pri
ma per bocca desuoi profeti nelle Scrit
ture, Rom. i, 5; dice esser la rivelazione
del mistero della sapienza di Dio tenuta
nascosta ma predestinata inauzi i secoli
tutti per nostra gtoria,i Cor. n, 7; che
nella pienezza detempi lddio fece noto
it mistero della sua votont, che aveva
egli seco stabitito di riunire nelPordinata
pienezza detempi in Cristo tutte le cose,
e quelle che sono ne cieli e quelle che
sono in terra, Ephes. i, o, lo; che i fedeli
sono i veri ligliuoli dAbramo e gli eredi
delle promesse a lui fatte, Gal. ui, 2o.
Non altrimenti sesprime s. Pietro,iep. i,
lo, 20. LAposttoto aggiugne che la legge
o it vecchio Testamento fu it nostro peda

gogo per condurci a Cristo, afnch fos


simo giusticati per la fede, Gal. iu, 24.
Di qual modo ci avvenne? Primamente

perch le profezie designanti G. C. ci dis


poneano a credere inlui, scorgendo noi
nel medesimo realmente i caratteri sotto

cui era stato aimunziato; poi perch ci

additava negli antichi giusti un modelto


della fede onde esser debbo animata ogni
nostra azione. Hebr. xi, xu.
Quindi ci si fa manifesto it vero senso
della dottrina di s. Paoto altorch mette a
confronto i due Testamenti e Puno alPat
tro contrapone, Gal. iv, 22 et seqq. Dice
che noi ne veggiam la gura ne due iigliuo
li dAbramo, P un de quali era nato di
gue, i diversi stati della societ civite e schiava, Paltro di donna libera; che it pri
delle umane scienze, ec. Fuor dessi non mo era nato secondo la carne, it secondo
sincontra che buio, favole, frivoli sistemi, iu virt duna promessa. Dice che it Te
tanto faciti a distruggersi come fu a fa stamento dato sul monte Sinai generava,
siccome Agar, degli schiavi; che it nuovo,
hiigliairti. V. SToRIA sACRA.
ressano essi capitalmente i popoli tutti
quanti. Ove si volesse anco dimenticare
esser detti libri i soli che ci fan conoscere
con certezza, la nascita, i progressi, i varii
periodi della vera religione, sarebbe tut
tavia forza leggerti per risalire alPori
gine delle antiche nazioni, conoscerne i
costumi, le usanze, la derivazion delle lin

74

TE

TE

bandito in Gerusalemme, d la vitaa ligliuo

nostra. AlPart. Gnmuslo fu da noi dimo


li liberi ed eredi delle divine promesse; strato che s. Agostino non di toro [esem
che noi non siamo pi schiavi da che fum pio dun tal modo di procedere.
mo da G. C. liberati, ec. Ove tutte queste
Posciach lddio avea fatto stendere in
espressioni prender vogliansi lelteralmen- iscritto la storia, le promesse, le condizio
te e in senso assoluto, si fa lbtpostoto con ni,i privitegi del vecchio Testamento, an
tradicente alle Scritture ed a s stesso. cor pi saddiceva che cosi si facesse per

In fatti, lsacco, comech tiglio a libera rispetto al nuovo, conciossiach alla ve


moglie, era nato dhlbramo secondo la car
ne al par dlsmaele, e questi era venuto
al mondo in vigore d una promessa non
men che quegli. lnanzi uscisse alla luce it
primo, aveva lddio detto ad Abramo che
it farebbe padre di un gran popoto, che
le nazioni tutte sarebbero in lui benedetta,

nuta di G. C. le lettere e le cognizioni


umane avean progredito di lunga pi che

nel secoto di Mos. Nondimeno itdivin mae

petiamo questa riessione perch , non


ostante Pevidenza della cosa, avvi tutta

stro niente scrisse ei medesimo, e lasci


di questo la cura a suoi apostoli e disce
poli; non vegglam tampoco chegli abbia
commandato toro di nulla scrivere. ll per
ch questi messi del Salvatore non ci la
sciarono tante opere quante gli scrittori
delPantico Testamento. A ventisette som
mano le opere dichiarate canoniche dal
Tridentino, cio: i quattro evangelii de
ss. Matteo, lllarco, Luca e Giovanni; gli
Atti degli apostoli; quattordici epistole o
lettere di s. Paoto, indiritte una ai Roma
ni, due a Corintii, una ai Galali, agli Efe
sini, ai Fitippesi, ai Cotossesi, due a que
di Tessatonica, due a Timoteo, una a Tito,
a Fitemone, agli Ebrei; le epistole dette
canoniche, val dire una di s. Giacopo, due
di s. Pietro, tre di s. Giovanni ed una di
s. Giuda o Tadeo; per ultimo PApocalisse
di s. Giovanni. Di ciascuno di questi scritti
abbiam partato particolarmente; sotto le
v. Arocinro ed, EvauoeLIo abbiam toccato
de libri si delPantico che del nuovo Te
stamentto non canonici ossia dalla Chiesa
non riconosciuti per sacri.
,
TESTAMENTO DE DODICI PATRIA
Cttl. Opera apocrifa, dettata in greco da
un ebreo convertito alla religion cristiana
sul. nire del l od al principio del Il se
coto della Chiesa. Lautore introduce in
esso a partare successivamente i dodici
gli di Giacobbe, ngendo che, ad esempio del padre toro, volgcssero alla pro
pria tigliuolanza i vaticinii e gli ammae
stramenti che riferisce. Nulla di condan
nevole in questa nzione, n ci ha ra
gion di credere che to scrittore intendesse
di persuadere alettort che i dodici pa
triarchi abbian realmente tenuto i dis
corsi chegli mette toro in bocca. Altri
scrittori ci diedero di simiti lavori, m-;

via de teotogi e decommentatori che so

alcuno fu tratto in errore n fu tentato

stinano a vilipendere Pantico Testamento


a n di dar risalto a vantaggi del nuovo,
quasi non fosse lddio autore delP uno
al par,che delPaltro, e G. C. it grande
scopo dentrambi , quasi che it secondo
avesse bisogno di venire a contrasto col

daccagionar iHmpostura chi li ebbe com


posti.

Gen. xinn 2 et 15. E digli di fatto, per


mezzo dlsmaele, una discendenza nume
rosa e che non fu schiava giammai ma si

it pi indipendente di quanti v ebbe po


poli. Vero che la seconda parte della
promessa non riferivasi ad Ismaele , ch
non da lui, si ben da Isacco dovea discen
dere it Messia, autor delle benedizioni che
lddio destinava alle nazioni tutte. S. Paoto
medesimo dice, Rom. ix, 4, aver gli Ebrei

ricevuto Pedazione de gltuoli ossia it


titoto di gliuoli adottivi. Terrem noi per
ischiavi Mos, Giosu, Gedeone , Baruc ,
Sansone, leffe, David, Samuele e i profeti,
i quali per la fede debellarono i regni,
operarono la giustizia, conseguirono le
promesse, turarono le gole ai leoni, ec.?
Hebr. xi, 55. Afferma s. Paoto nel luogo
citato aver costoro conseguito le promesse,

e pi sotto, 59, non averte conseguite:


la forse questa una contradizione? Non

gi: le conseguirono perch vi credettero,


ne sperarono e bramarono Padempimen
to; non ne conseguirono per interamente

gli efetti, ch sotto PEvangelio soltanto


doveauo appieno vericarsi.
Chiaro impertanto non doversi pi
gliare a rigor di termini quanto dice s. Pao
to a discapito del vecchio Testamento e
doversi ragguagliare con ci che dice al
trove a favore di questa medesima allean
za, tra le grazie cio della nuova e quelle
delPantica non esservi, a partar giusto,di.f

ferenza che dal pi al meno, procedendo


si Pune che Paltre dai meriti di G. C. Ri

DelPantichit del Testamento dedodici


patriarchi non si pu dubitare: Origene

nella sua prima omelia sul libro di Gio


su dichiara daver veduta quelPopera e

primo per eccitare la fede e gratitudine trovatala giudiziosa: anche it Grabedav

TE

TE

75

viso fosse nota a Tertulliano; congettura rimente un cumuto di pietre in forma dal
anzi che s. Paoto ne citasse qualche pa tare per attestato che intendono mante
rola, ma il sospetto suo ha lieve fonda nere Puntt di religione e di culto colle
mento. Questo libro rimase lunga pezza trib poste alPoccidente. Ios. xxn, lo.

ignoto ai dotti dEuropa e no ai Greci;


ci fu esso procurato dagli inglesi. Roberto
Grossa-Testa, vescovo di Lincoln, avutone
contezza per opera di Gio. di Basingesta
kes arcidiacono di Lgies,che era stato agli
studii in Atene, ne fece venire un esem
plare in Inghitterra e to tradusse in latino

colPaiuto di Nicol, greco dorigine e scrit


tore delrabbate di s. Albano, P a. i252.
Fu poscia publicato in greco insiem colla
traduzione da Grabe nel suo Spicilegio
de padri, Pa. lese, poi da Fabricio ne
suoi Apocripha veteris Teslamenii.
Lauiore del libro in discorso riferisce
varie particolarit intorno alla vita e alla
morte de patriarchi da lui introdotti a
partare, delle quali per non poteva avere
certezza; parta delPeccidio di Gerusalem
me, delPavvenimento del Messia, di varii

fatti di lui, della divinit e della morte


del medesimo, delPoiierta delPEucaristia,
della punizione degli Ebrei, degli scritti
de vangelisti in modo sol conveniente a
cristiano. Ci ha tre o quattro luoghi ne
quali non sesprime con bastante aggiusta
tezza circa la nascita e la morte del Mes

sia e sulla voce uditasi dal cieto altorch


fu battezzato; a noi paiono tuttavia su
scettivi di senso ortodosso. Non pu ne
garsi per fosse per anco imbevuto delle
opinioni e de pregiudizii che regnavano
al suo tempo fra gli Ebrei ellenisti. V. Spi
cilegium patrum l swcuti.
Molti altri testamenti apocri ci ha, ci
tati dagli orientali, come quelto de tre
patriarchi, quelli dAdamo, No, Abramo,
Giobbe, Mos, Satomone, composti per la
maggior parte da eretici a ne di diilon
dere i proprii errori.

TESTIMONI (TRE). V. Gio. EvANGELI


m (s.).

2." indica la legge del Signore; peroc


ch lddio colla sua legge attesta o dichiara
agli uomini it suo volere.
s. in origine testtomentoe testimonian
za son voci sinonimo, essendo it testa
mento dun mortale la testimonianza del

P ultima sua votont; val cosi anche in


ebraico: e perch urfalleanza si stringe
sempre la merc di testimonianze esteriori

di reciproca fedelt,Parca nella quale con


teneansi le tavole della legge detta in
differentemente Varca. del teslamento ,
del testimonio,delValteanza. il taberna

coto appellato pur esso la tenda della


testimonianza per esser quelto it luogo
ove di consueto manifestava lddio i suoi

voleri a Mos ed al popoto.


4. Per la stessa ragione signica tatora
una profezia. Bipiega la testimonianza,
dice Dio ad lsaia,vui, l e.acuiavea inspira
ta una predizione da annunziare agliEbrei.
TESTIMONIO. Questa parola non ha me
stieri di spiegazione. La legge mosaica
proibiva itcondannar veruno a morte sulla
deposizione duna sola persona; ma it de
litio teneasi per provato dallattestazione
di due o tre. Deut. xvu, e. Altorch un
uomo era condannato a morte, i testimo
nii dovean essere i primi a colpirtto, e,
sera lapidato, a gettargli contro la prima
pietra.
Nella Scritturatestimonio appellasi que
gli pure che publica una verit. In questo
senso dice G. C. agli apostoli, Aci. i, 8:

Voi sarete a me testimoni, perch la tor


predicazione stava nel render testimo
nianza di quanto avean veduto e udito.
Eglino stessi offronsi per testimonidel ri
sorgimento di Cristo, Act. n, s2. E detto
che s. Gio. Battista avea reso anchegli te
stimonianza al Salvatore, conciossiach
avea visto discendere su lui to Spirito
Santo nelPatto delP esser battezzato. 10. i,
ns, la, 52. NelPegual signicato martiri
o testlmonii venner chiamati cotoro che
diedero la vita per attestare la verit di
nostra religione.

TESTIMONIANZA. Questo vocaboto si


gnica in senso proprio Pattestare che fa
un uomo in giudizio cosa veduta o udita;
onde solamente quando trattisi di fatti ha
esso luogo. Ma nella Scrittura ha altri sensi.
l. Vale monumento: Labanoe Giacobbe,
Posciach la dottrina di G. C. cominci
giuratasi reciprocamente amicizia, ergono
a monumento di tale alleanza un mucchio ad essere annunziato per via di testimo
di pietre qual muto testimonio di tor giu ni, ne deduciamo aver esso dovuto tras
ramento; da Labano detto it monticetio mettersi nelPegual maniera alle posterio
del testimone (tumulus testis), da Gia ri generazioni: n daltra guisa pu o deb
cobbe it monlicetto della lestimonianza be perpetuarsi una dottrina rivelata da

(a,cervum testimoni). Dopo la partizione Dio. Il che danostri controversisti fu det


della Terra promessa, le trib dlsraele to: Probatio dei per testes. Wallembourg,
poste a levante del Giordano inalzano pa

Tract. v.

76

TE

TE

E valga it vero, a quel modo che gli


apostoli furon capaci di far testimonianza
certa e irrefragabite di quel che aveano
udito dal labro di G. C. e vedutoto ope
rare, alto stesso modo i discepoli imme
(liali degli apostoli, che ricevettero da tor
la missione o Pincarico dnseguare a fe
iteli, furono atti essi pure a testicar cou
certezza quel che udirono dire e videro
farsi dagli apostoli. Ove questi non ne li
avessero giudicati capaci, si sarebber ri
masi dal commetter toro una si ritevante
funzione. Questi secondi testimonii per
tanto meritan fede altorch attestano da
ver ricevuto dagli apostoli la dottrina
chessi stessi apprendono a fedeli. Con
ciossiach parecchi di questi avessero
udito predicare gli apostoli, non fu possi
bite a tor pastori ingannare intorno a tal
fatto publico e solenne.
Nulla gioverebbe it dire aver gli apo
stoli ricevuto la pienezza de doni del San

meno si afferma senza darne prova, e noi


alla v. TRADIzioNE facciamo vedere it con
trario. 5. La maggior parte degli apo
stoli niente scrissero, o almeno non si
conobbero mai toro scritti; e nondimonco
tutti fondarono chiese e lasciaron dopo di
s pastori che ammaestrassero i fedeli.
4. Gli apostoli dettarono toro scritti in un
soto idioma, che usavasi soto nelPimperiO
romano,estabitirono it cristianesimo pres
so popoli che punto non to intendevano:
non troviamo gi chessi abbian toro in
giunto dapparartto o fatto tradurre i pro
prii scritti in tutte le lingue: avvisarono

non concesso. Dagli scritti stessi degli apo


stoli noi siamo fatti certi chegliuo confe
rivano to Spirito Santo mediante Pimpo
sizion delle mani, cerimonia che da noi

sorsero e tutti gli errori che pullularono

quindi che la dottrina da s insegnata si


potesse conoscere, professare e conser
vare iPaltra guisa. s." Parecchi popoli si
mantennero lunga pezza cristiani senza
avere nella lingua propria una versione
de Libri Santi; e quando Pavessero avu
ta, non avrebbe! dovuto riposarvi sopra.

quando non fossero stati certi della fedelt


to Spirito, favore a tor discepoli punto di essa. 6." Tutte le controversie che in
in materia di fede versano sul senso di
questi stessi libri: pi e pi sette diverse
sepper trovarvi appuntino qualunque er

chiamasi Ordinazione: ci dicono essi che rata opinione piacque toro adottare.
i pastori da tor preposti al regime della
E fu pertanto sempre mestieri duna
Chiesa furono messi dalto Spirito Santo; scorta, duna guarentigia, duna regola a
che G. C. stesso quegli che diede alla n di cogliere con certezza it vero senso
sua chiesa pastori e dottori, come apo di colai libri; n altra ve nebbe mai dalla
stoli e vangelisti, a n di serbare Punit testimonianza, dal magistero, dalla tradi
della fede; che fu da lui mandato to Spi zion de pastori. Come gli apostoli conse
rito Santo in perpetuo, ec. Il perchpa gnarono a pastori del primo secoto i pro
stori eletti dagli apostoli hanno essi pure prii scritti e it senso nel quale si denno
ricevuto to Spirito Santo per adempiere intendere, que pastori trasmisero e Puna
come si conviene it ministero a medesimi cosa e Paltra a que del terzo, e cosi via
imposto.
via no a noi. Gli un assurdo consen
Arrogi che, se fosse stato necessario, a tire per necessit a ricevere mediante tale
n di mantenere Punit della fede, cheltestimonianza la cognizione degli scritti
a pastori si conferisse to Spirito Santo autentici degli apostoli e negar di ricevere
colla medesima pienezza che agli aposto per la medesima via it senso che tor dee
li, G. C. non avrebbe per fermo lasciato darsi. Se i pastori della Chiesa si meritan
di fartto; perocch alla n ne non ebbe fede altorch attestano i tali e tali scritti
egli gi fondata la sua chiesa perch fosse esser veramente degli apostoli, perch

non guari dopo sgurata dalP errore, n non se la meritan pi quando dichiarano
rec la verit sulla terra per lasciarta to
sto spegnere da umani divisamenti; pro
mise per contrario ad essa chiesa Passi
stenza sua insino alla consummazione de
secoli.
N pi si vantaggerebbe dicendo avere
gli apostoli commessa alto scritto la dot
trina di Cristo, ne libri toro doversi ella

quindi cercare. Perocch l. i libri a nulla


servono per gli idioti, e le verit della
fede son fatte per tutto it mondo. 2. Non
vero che gli apostoli abbian posto tutta
quanta in iscritto la dottrina di G.C;al

avere gli apostoli insegnato toro ad appli

carvi un dato senso? E vano il cercare ne


libri de nostri avversarii una soda rispo
sta a questo raziocinio.
TESTIMONlO FALSO. Peccato condan
nato non pure dal secondo precetto del
decatogo, pel quale si proibisce di assu
mere it nome di Dio iuvano, ma dal nono
eziandio ne seguenti termini: Non dire
il falso testimonio contro il tuo prossi
mo. La legge condannava it falso testimo
nio alla pena del taglione, ossia alla pena
che sarebbesi initta alPaccusato ove Pim

TE

TE

77

putazione fosse stata vera. Deut. xix, lo. prove in contrario. N punto meglio fon
Delitto gli questo, ognun vede, contra data Popinione di cotoro che avvisarono
rio alla legge naturale.
La falsa testimonianza venne dalle leg

gi civiti sempre condannata. N men rigo


rose furono per questo rispetto le leggi
ecclesiastiche: dal canone 74 del concitio
dElvira al convinto di testimonio falso ove
non si trattasse di causa di morte era in
terdetta per cinque anni la communione;
nel caso contrario veniva reputato omici
da e come tale privato della communione
insino a morte. l concitii dAgde nel soo,
e di Vannes nel 4on, to sottopongono alla

Pepistola agli Ebrei essere stata a questi


indiritta nella toro favella e lApocalisse
di s. Giovanni composta in siriaco. Il p. Ar

dnino, che asseri la lingua originale del


nuovo Testamento esser la latina, e it gre

co mera versione, non trov seguaci.


Non possibite disconoscere un sin
golar tratto della divina providenza nella
conservazione del testo ebreo delPantico
Testamento, non ostante i terribiti rivol
gimenti avvenuti appo gli Ebrei. Dappoi

che furono divisi in due regni, molti de


stessa pena n che non abbia satisfatto al tor re, datisi alPidolatria , parea avesser

prossimo con la penitenza; disciplina con


fermata dal primo e secondo concitio are
latense, P ultimo de quali nondimeno la
scia la durata dessa penitenza alParbitrio
del vescovo. Bingham, Orig.eccles., l. xvi,

congiurato alla rovina della propria reli


gione; pur nessun dessi venne imputato
davertentato distruggerne i libri: gli ado
ratori del vero Dio e i profeti che vissero

<5 i, t. Vii.

pre fedelmente custoditi e fattone regola

TESTO DELLA SACRA SCRITTURA. In


varii sensi pigliasi questa denominazione.
l.i Per la lingua in cui vennero dettati i
Libri Santi, in opposizione alle tor tradu
zioni o versioni. Cosi it testo ebraico del
Pantico Testamento e it testo greco del

di tor vita. Nabucodonosor incendi it tem


pio e la citt di Gerusalemme; ma i Li
bri Santi furono da Geremia conservati

nuovo son gli originali su cui furon con

Dopo ripatriati gli Ebrei, ire di Siria fer

sotto Puno o Paltro dominio li ebber sem

nella Giudea e trasportati seco dai santi

uomini condotti in ischiavit; Ezechiele


e Daniele non li perdettero mai di vista.

dotte le versioni che ne abbiamo, e a quelle marono dabolire it giudaismo: i Libri San
fonti bisogna ricorrere per vedere se sieno ti per andarono salvi da costoro attenta
0 no fedeli. 2." Per la Scrittura stessa ori ti; ch un secoto prima erano stati tra
ginale, a ditfferenza delle chiose o spiega dotti in greco e deposti nella biblioteca
zioni fattene in qualsiasi lingua.
dAlessandria.
ll testo originale di tutti i libri del vec
Il maggior pericoto che corsero fu nella
chio Testamento compresi nel canone o cattivit di Babittonia: onde da alcuni Ebrei

catatogo degli Ebrei P ebraico; ma la male informati si volle fossero periti del
chiesa cristiana accoglie altresi come ca tutto. Lautore del quarto libro di Esdra,
nonici parecchi libri desso antico Testa opera apocrifa e favotosa, dice, c. xiv, ii 2
mento che si credono scritti in greco o
dequali Poriginale ebraico pi non sus
siste; come sono i libri della Sapienza,
delPEcclesiastico, di Tobia, di Giuditta ,
de Maccabei, parte del c. ui di Daniele

dal il 24 al 91, i cc. xm e xiv delto stesso


profeta e le aggiunte in ne del libro di

Ester. E par certo che i libri di Tobia e


Giuditta, flcelesiastico e it primo de Mac
cabei fossero scritti originariamente nel
Pebraico idioma quale partavasi altora fra

gli Ebrei, non cosi it libro della Sapienza


e it secondo de Maccabei. Veggansi i ri
spettivi articoli.

e segg., che i Libri Santi erano stati con


sunti dal fuoco e che Esdra li ebbe scritti
di bel nuovo per inspirazione di Dio; so
gno assurdo, da noi confutato alPart. Pian
msuco. E nondimeno si accagionano i pa
dri della Chiesa dessersi lasciati trarre in
inganno da quel Giudeo visionario , d a
vere aggiunto fede alle cose dette da lui
e ripetutele: it Prideaux cita a questo pro
posito s. treneo , Clemente alessandrino,
Tertulliano, i ss. Basitio, Giangrisostomo,
Girolamo ed Agostino. Veggiamo se sia

vero.
Troviamo in s. treneo, Adv. hwr., l. ni,

Quanto ai libri del Testamento nuovo, c. 2i, n. a, che essendo state guaste (61.0!
sono essi dettati originariamente in greco:

qaoapeiaov) le Scritture, lddio, sotto it re

comech sia fuor di dubio che s. Matteo gno dArtaserse, inspir ad Esdra di ri
scrivesse it suo vangeto in ebraico, questo staurare, (avazraaiwaaz) i libri-de profeti
non Pabbiamo pi in essa lingua. Fu da e restituire al popoto la legge di Mos. Cletaluni creduto che it vangeto di s. Marco mente dhtlessandria sembra su questo
e la lettera di s. Paoto ai Romani fossero punto non aver fatto che trascrivere s. Ire
in origine latinamente scritti; ma ci ha neo: dicegli, Strom., I. i, che Esdra, tor
Beaoisn. Vol. VI.

10

78

TE

TE

nato in patria, ristabiti it popoto, fe la re- a che fonte abbia egli attinto ci che dice

censione o ricognizione, (awavyvopia-pog) e de lavori di Esdra sulla Scrittura. Vuol


it restauramento delle Scritture divina egli che quesEbreo raccogliesse it pi
mente inspirate; che essendo state guaste che gli venne fatto de Libri Sacri, li col
(Biaqaaapsia-av) le Scritture nel tempo lazionasse, ne emendasse gli errori, li po
della cattivit, furono da Esdra, sacerdote nesse in ordine, ne compitasse it canone
e levita, per iuspirazion rinovate. illa li e ne desse unedizion correttissima. Cos
bri guasti per abbagli di amanuensi o dal gli Ebrei come i cristiani gli dau di cou
tro modo son tutt altro che libri arsi o di certto questa tode. Or questi cristiani, di
strutti; per ripristinarti, duopo correg ciam noi, non ponno esser che i padri te
gerti, non rifarti di nuovo. Ove fossero sta st rammemorati, ed egli ne ha guasta
ti annichitali, non era pi luogo a veriti Pautoritt; riman quella degli Ebrei sola
cazione o ricognizione di sorta.
mente, della quale altro fondamento non
S. Basitio,ep. xLn ad Chilonemm. s, Hic adduce ,che it quarto libro di Esdra, do
campus, dice, in quem cum Esdras re gui autorit destituito. Tornava meglio
cessisset, omnes libros divinilus inspira perci confessare non sapersi da noi quel
tos, Deo iubenle,eruclavil (EwipeuEafro). che Esdra abbia o 110 fatto, conciossiach
ll qual vocaboto, comech energico, po per nessun autentico documento possia
trebbe pur signicare trar dalla polvere mo averne contezza: nulla ne dice egli
o dalPoscurit. Una parola sola non basta stesso nel suo libro, come n pure Giu

a farci conoscere Popinione dun padre seppe ebreo, che to cop.


della Chiesa.
Aggiugne it Prideaux che ammettere it
"Crisostomo, hom. vm, in ep. ad Hebr., miracoto supposto dai padri gli un mezzo
n. 4, sesprime del modo che segue: 1n conducente se altro mai a pregiudicar la
gruil bellum; omnes sustulerunt, con fede; ch i pirrontsti non mancherebber
sciderunt; exusti fuerunt libri: alium di dire che Esdra, preteso inspirato, non
rursus virum inspiravil (Deus) admi fu altro che un imposttore it quale diede
rabilem, ut illos exponeret , Esdram , agli Ebrei come divini de libri da s in
inquam, et fecil ut componerentur ex ventati. il dicono gi di fatto: ma domanda
reliquiis. Cosi favellarono i padri greci. no ancora qual certezza pu aversi del
Tertulliano, De cultu femm, l. i, c. 5, Pinspiramento di Esdra a sceverare i libri
narra come, dopo caduta Gerusalemme che dovettero esser posti nel canone da
per opera de Babittonesi , Esdra ristaur quelli che non era dritto ventrassero,
i documenti tutti della letteratura degli a scerre tra le varianti delle copie quelle
Ebrei. Odasi s. Girolamo, Contra Helviii: che meritavan preferenza e attestare agli
Sive Moysen diccre volueris auctorem Ebrei che tai libri e non altri eran parola
Penlaleuchi, sive Ezram eiusdem inslau di Dio. A questa difcolt it Prideaux non
ratorem uperis, non recuso.
risponde.
il Prideaux doveva astenersi dal citare
Porge egli inoltre armi agli increduli,
it libro De mirabilibus sacrw Scripturw, supponendo che sotto it regno di Giosia
dove detto che, essendo stati arsi iLi rimanesse it soto esemplare de libri di
bri Santi, venner rifatti da Esdra con to Mos custodito nel tempio e non visto mai
stesso spirito onderano stati scritti; pe n dal re n dal sommo sacerdote Elcia.
rocch i dotti edittori delle opere di s. Ago Questa falsa ipotesi abbiam coufutata sot
stino dimostrarono non esser quel libro to Part. Pswmsuco.
uscito dalla penna di s. Agostino , bens
Pi ovvio ne sembra it credere che i
dun Inglese od irtandese che scrisse nel Libri Santi non sieno mai stati dimenti
secoto VIl.
cati n trascurati fra gli Ebrei, siccome
Tutto ci non ne par che basti a pro quelli che racchiudevano la storia, le leg
vare che i padri siensi lasciati trarre in gi, i documenti di possesso, le geneatogie,
errore dal quarto libro di Esdra e vab non meno che la credenza e la religione
biano aggiunto fede: nessun dessi Palleg della nazion tutta quanta; che i sudditi del
mai,e nessuno per avventura Pavea letto; regno disraele tradotti in ischiavit da
ne sembra pi simite al vero che si sien Salmanasare ne avesser recati seco esem
copiati Pun P altro ed abbian partato in plari nelPAssiria, come fecero que del re
conformit alPopinione degli Ebrei.
gno di Giuda tramutati in Babittonia da
llla suppongasi pure ci che vuole it Nabucodonosore. I primi non rivennero
Prtdeaux: ne consguita che, sul fatto in nella Giudea sotto Ciro , conservarono al
discorso, la testimonianza de padri non fa di t delPEufrate gli stabitimenti che avean
prova; e in questo caso gli domandiamo formato, e, per attestato di Giuseppe, An

TE
tiq. iud., l. xi, c. s, vi si trovavan tutta
via al suo tempo. Questi Ebrei della Ba
bittonia e della Media continuarono a se
guir la propria religione e legge, manten
nero corrispondenza con que della Giu

dea, n vebbe mai tra toro motivo di


nimist. Dopo la presa di Gerusalemme
sottoVespasiano e la dispersione degli
Ebrei sotto Adriano, queche si ritirarono
nella Persia ben sapeano come non andas
sero in paese ignoto ed eran certi di tro

varvi i toro fratelli. Se ci permesso ar


rischiare alcuna congettura, quegli Ebrei
divenuti caldei furono i primi ad adottare
i caratteri caldaici, a communicarti a que
venuti di fresco e poco a poco alP intera
nazion giudaica. Ma i moderni Ebrei si
ostinarono ad attribuire ad Esdra che che

fu fatto appo toro dalla cattivit in poi;


e la maggior parte de toro sogni furono
adottati da protestanti.
Altra questione si se, dopo la venuta
di G. C., gli Ebrei abbian guasto per ma
lizia it testo ebreo delPantico Testamento,
a n di sottrarsi alle prove che i dottori
cristiani ne cavavano contro di toro. Al
cuni de padri antichi, s. Giustino p. e.,
Tertulliano, Origene, s. Gio. Crisostomo,
mosser toro una si fatta accusa, ma it so
spetto non fu provato mai. Que padri, che
la sola versione de Settanta conoscevano
per autentica e credeanta inspirata, ima
ginarono che tutti i luoghi del testo ebreo
non conformi alla detta versione fossero

stati alterati; nella quale opinione eran


condotti dalle false spiegazioni date dagli
Ebrei alle profezie, spiegazioni che questi
preiendeano fondare sul testo. Ma,un tale

errore venne dissipato altorchs.Girolamo,


avendo appreso Pebraico, fece vedere che
i Settanta non sempre avean dato it vero
senso del testo. Giuseppe Flavio, Contra
Appion, l. i, dichiara come nessun Ebreo
sia stato mai temerario a segno di por ma
no menomamente nella lettera de Libri
Santi, per esser tutti persuasi insin dalle
fasce esser quelli parola di Dio. S. Gi
rolamo imputolli sovente che traviassero

TE

'79

titolato PAnlichif de tempi ripristina,


la, nel quale sostenne che,dopo Peccidio
di Gerusalemme, gli Ebrei accorciarono a
belto studio la cronotogia del testo ebraico
doltre i8oo anni a n di difendersi con
tro de cristiani, i quali provavan toro con
la Scrittura e le tradizioni giudaiche do
vere Il Messia venire nel sesto mitlenario
del mondo ed esser di fatto in essa epoca
venuto. u A distrigarsi da questo argo
mento, dice it Pezron,gli Ebrei abbrevia
rono le date del testo ebraico e diedero
al mondo quasi due mita anni di meno che
i Settanta, per poter asserire che it Mes
sia non era per anco venuto, giacch si
era appena nito it quarto mitlenario sol
tanto dalla creazione. n Quinci inferiva
quesPautore esser da seguire la cronoto
gia deSeltanta, non quella del testo ebreo,

ch pur la stessa della Volgala; e addu


cevane prove che fecer colpo in parecchi

dotti. Una delle principali si che con tal


mezzo la cronotogia della Scrittura s ac
corda di leggieri con quella de popoli

orientali, de Caldei, degli Egiziani, de


Cinesi.
L opera del Pezron fu impugnata dal
benedettino Martianay e dal p. Le Quien
domenicano, i quali difesero Pintegrit del
testo ebraico e Pesattezza della cronoto
gia di esso. Ci ebbe repliche da una parte
e dalP altra, e la controversia venne so
stenuta con gran corredo derudizione. A
giudicar dal falto, rimase essa pendente.
Si continu dappoi a seguire la cronoto
gia delP ebreo e della Volgata, come per
addietro, quantunque ci sien tuttavia de
dotti che preferiscono quella de Settanta.
AlPart. CRoNoLoGIA abbiam fatto vedere
che si fatta contesa non intacca per niente

la verit della storia, quindi non interessa


punto la fede o la religione.

Rimane per ultimo a sapere se it testo


ebreo, qual Pabbiamo al presente, sia aba
stanza puro da potervi far sopra fonda
mento, oppur considerabitmente alterato
dagli abbagli decopisti. Chi vegga le di
chiarazioni dei rabbini, le frequenti emen
it signicato delle profezie, non mai per dazioni cercate farvi dal p. Houbigant
che abbian tocco it testo. La osservazio delP0raforio e le dissertazioni publicate
ne di s. Agostino, De civ. Dei, l. xvm , su questo argomento del dottor Kennicott
c. 4e, avere lddio dispersogli Ebrei a n negli anni i757 e so tentato a cre
che rendessero dapertutto testimonianza der esso testo assai assai errato. Perci
delPautenticit delle profezie, la cui lettera it Kennicott anzidetto diede poscia in due
tor condanna e valse pi duna volta a volumi in fol. Pedizione del testo ebraico
convertirti; per to che it santo dottore li pi corretta che pof, con tutte le varianti
suppon fedeli in conservarta.
che gli riusc di trovare nella farragine
Questa controversia ridestossi tra dotti de mss. collazionati.
del secoto XVII. ll famoso Pezron, ber
Che ne avvenne? quel medesimo che

nardino, di fuori net 1087 un libro in

accadde sul principiare delto scorso secoto

80

TE

TE

altorch it dottor Mitl annunzi una nuova

TESTUARll. V. CAnAlTl.
edizione del testo greco del nuovo Testa
TETllADITl. Nome dato a parecchie set
mento con tutte le varianti, che somma te eretiche pel rispetto che affettavano al
vano, per suo detto, a trenta migliaia. Fu numero quattro, in greco r-rpa.
creduto alla prima che da quel punto it
Cos erano appeitati i sabbatarii dal ce
senso del testo sarebbe divenuto incerto lebrar che facevano la pasqua it di quat
n si sarebbe saputo omai pi a qual le tordicesimo della luna di marzo e digiu
zione attenersi. ll fatto ne ha convinti che nare it mercoledi, quarto giorno della set
quelPenorme quantit di varianti minu timana; i manichei ed altri che ammet
ziose non gitt dubio tampoco sur un sol tevano in Dio quattro persone in vece di
passo dimportanza. Noi siam gi fatti ac tre; per ultimo, i settatori di Pietro it Ful
corti come la bisogna vada alla medesima tone perch aggiugnevano al trisagio al
guisa circa le varianti del testo ebraico. cune parole colle quali facean credere non
Ci ha degli abbagli, non dubio, ne una sola delle Persone della ss. Trinit ,
manoscritti e quindi nelle edizioni ad essi ma la intera Divinit aver patito per noi.
conformi, far non potendo che libri si an V. Pnmmssnm, TRisAGio, ec.
tichi e di cui si moltiplicaron tanto le co
TETRAGBAMMATON. V. IBHovAB.
pie nelle varie parti del mondo ne andas
TETBAODION. Inno composto di
sero al tutto esenti; non sono per in gran quattro parti che cantasi da greci nel
dissimo numero n di molto ritievo e non sabbato.
toccano la sostanza delle cose. Trattasi di
TETRAPLI. V. EsAPLI.
qualche data, dalcuni nomi proprii di
TEURGIA. Arte di procacciarsi cogni
persone o di citt alterati o mutati, dal zioni sopranaturali ed operare prodigii col
cune congiunzioni aggiunte o soppresse, soccorso degli spiriti o genii, chiamati dei
di pronomi posti Pun per Paltro, di po dagli etnici e demonii da padri della
che mende grammaticali vere od apparen Chiesa.
Venne quesParte imaginaria investigata
ti, dalcuna diversit di pronunzia o dor
sempree praticata da buon numero di lo
tograa, ec., ec.
Simiglianti difetti slncontrano in qua so, ma ne furono in particolar modo in
lunque libro, ed facite emendarti col fatuati que del lll e IV secoto che pre
confronto de manoscritti e delle antiche sero it nome di eclettici o nuovi platoni
versioni. Se ci lecito dire liberamente it ci, come Porrio, Giuliano, Giamblico,
parer nostro, la pi parte degli errori che lllassimo, ec. Davausi costoro a credere
si creduto notare nel testo ebreo sono che, mediante certe formole dinvocazio
imaginarii. Traduttori, commentatori, cri ne e certe pratiche, si potesse giugnere a
tici, totogi han supposto errori come han trattar famitiarmente con gli spiriti, averti
creato ebraismi per non aver compreso i presti a proprii cenni, conoscere ed ope
diversi signicati dun vocaboto o la va rare colPaita toro cose superiori alle forze
ria pronunzia di esso, inventato regole ca della natura.
pricciose di grammatica, creduto che la lin
in sostanza non era altro che la magia:
gua ebraica fosse rimasa inalterabite perldue specie per ne distinguevano queto
pi di due mita anni, non ostante le di- so: la nera cio e maleca, che chiama
verse migrazioni degli Ebrei e le relazioni vano goetin e gli effetti della quale ascri
che ebbero co varii popoli. lnanzi pre- vevanio ai genii o demonii malvagi; e la
star fede a un tale miracoto si dovea re- beneca, da toro appellata teurgia, val
carne le prove. V. EBRAlsMo e Popera Ei- dire operazione divina, colla quale sin
mena primiiifs des langues, dissert. vi. vocavanoi genii buoni. Tale, e it dicem

Delle pi antiche copie e reputate edi


zioni del testo greco, come pure delle Bib

bie greche, sidiscorre agli afLBlBBlEEBBAl


cae a GBECEE.

mo gi alPart. MAGIA , tale Pitlusione e


Pempiet di quesParte detestabite da non
poter essere dimostrata.
l." Lesistenza desognati genti, motori
della natura, che le parti tutte ne anima

Testo chiamasi pure nelle scuole teo


togiche un passo scritturale qualunque re vano, era un errore; non ci avea sodo ra
cato vuoi a dimostrazione dun domma o ziocinio n fatto certo che la dimostrasse;
dunopinione, vuoi a sciogliere una dif la era una preita fantasia, procedente dal
Pignoranza delle cause siche e del meca
colt.
l sermonntori appeitan testo egualmen nismo della natura: era questo nondimeno
te le parole di Scrittura donde traggono tutto it fondamento del politeismo e delP i

Pargomentodel tor favellare e cui sogliono dolatria. V. PAGANEsIMo. it cieco volgo attri
premettere al discorso.

buiva falsamente a particolari intelligenze,

TE
a spiriti sparsi dapertutto i fenomeni ope
rati da Dio, soto autore e reggittore deitPu

TE

84

cristianesimo: miravano con ossa i pagani


fittoso a distruggere Pimpressione fatta
niverso, o da s stesso o merc le leggi sugli animi tutti da miracoli di G. C., de
generali del moto da lui stabitite e con gli apostoli e de primi cristiani.
s." Non poche pratiche de teurgisti eran
servate; e sclaguratamente i toso un tal
pregiudizio, in vece di combattertto, eb delitti; i sacrizli, per addurne un esem
bero adottato e reso pi incurabite. Ma pio, di sangue umano: n pu dubitarsi
come sapeasi da toro non essere it Crea che que visionarii ne offerissero, facen
tore del mondo quegli che to governa ed done fede la storia e la confessione per
averne lui lasciata la cura a spiriti infe no de moderni increduli. Molti di essi
riori? Una s fatta opinione deroga mani ebber la temerit di consultare i fantastici
festamente alla potenza, sapienza , bont tor numi intorno la vita e i destini degli
di Dio. Que che avean pi senno conve imperatori; curiosit riguardato a buon
nivano avere lddio fatto it mondo per len dritto qual delitto di stato, tale da susci
denza a ben fare; e davano in contradi tar sommosse ne popoli e alterarne la fe
zione supponendo ne avesse commesso it delt versoi principi: it perch alcuni.
regime a spiriti che sapeva capacisstmi di colpevoli di tale attentato, furon puniti nel
far male o per impotenza o per cattiva capo. La teurgia era in generale un de
votont. Di qui provenne it prestar che litto, siccome atto didolatria e politeismo;
si fece a tali spiriti it culto supremo, it pazzi impertantto erano ad un tempo e im
culto dadorazione e ducia che a Dio uni postori e ribaldi cotoro che vi si dedica
camente tribular si dovea; abuso rasso vano.
dato ancor pi da toso col sentenziare
Non trovando modo di giusticarti, al
che di nessun culto si dovesse onorare it cuni increduli moderni dissero it pi delle
Dio supremo, si solamente gli spiriti. Por cerimonie cristiane non differire nella so
rio, De abstin, l. n, n. e4. Celso non ri stanza dalla teurgia; mediante i sacramen
iina di tassar dempii i cristiani perch ne ti, le benedizioni, gli esorcismi, ec., un sa
gavano adorare i genii dispensatori de be cerdote poter commandarc alla Divinit,
come i teurgisti davansi a credere di com
nezii della natura.
Di qual modo sapevasi che certe parole mandare agli spiriti. Primi a spacciare
o pratiche avesser virt di soggiogare e questa calunnia furono i protestanti: it Mo
rendere obedienti colali pretesi spiriti? l semio e it Bruchero asserirono moltissime
teurgisti supponevano avere questi mede tra le cerimonie della chiesa cattolica aver
simi spiriti rivelato agli uomini un tal se avuto origine dalle idee platoniche adot
greto: ma che prova aveasi di questa ni tate dagli eclettici; it Beausobre ci accusa
velazione? Alcuni ciurmadort, cui parve siccome quelli che attribuiamo una specie
bene it credertto, furono anche arditi daf di virt soprumana a cerimonie e a certi
fermartto per darsi importanza e procac composti, quali, ad esempio, it crisma. Il
ciarsi rispetto; allucinarono gli idioti con La Croze vuole che it myron de greci e
aggiramenti o gherminelle o con secreti it crisma de latini sieno una imitazione
naturali che parvero prodigiosi; si prest e non altro del Kyphi di cui facevan uso
toro fede senzaltro, e Perrore si perpetu i Caldei e gli Egizii nelle iniziazioni a tor
per via di tradizione. Si pot sapere che misteri.
certuni avean operato miracoli, ma ope
Ove la malignit non avesse tolto affatto
rali ti aveano con Vinvocazione e Paita di it senno a cotesti critici, avrebber vedu
Dio, non per intramessa de genii. Non si to come porgevano appiglio ad un incre
ebbe alcun dubio che G. C. mentre vivea duto di rinfacciar toro che it Battesimo e
quaggi facesse miracoli, e ne operasser la Cena, che ammettono come due sacra
pure isuoi discepoli; gli Ebrei per, fatti menti, e it segno della croce e le formole
ciechi dalPodio, i pagani, affascinati dalle di preghiera da essi conservate sien ceri
proprie credenze, avvisarono tali prodigii monie di teurgia: ma, purch trovino onde
operarsi colPintervenio degli spiriti. Celso sfogar Podio ondardono contro la chiesa ro
apponeva a cristiani ne facessero merc mana, poco ad essi cale delle conseguenze.
Plnvocazion de demonii; e, contradicen Risponderem dunque noi agli increduli.

dosi manifestamente, giudic che s fatti


spiriti, buoni o tristi, obedisscro a gente
che negava toro ogni culto e faceva ogni
possa per distornei pagani. Nessuno stu
pore pertanto dee farci it vedere la teur
gia diiiusa cotanto dopo la fondazione del

l. Colle cerimonie cristiane un sacer


dote non si volge n agli spiriti n ad al
tri enti imaginarii: lddio soto invoca, e

lui soto crede egli operare: or, lddio


padrone per fermo di legar le sue grazie

e i suoi doni spirituali a que riti e formo

89

TE

le che gli aggradano. Conciossiach Puo

TI
indicare, far conoscere con un segno qua
lunque. Cotoro i quali affermarono essere
i leraphim uniuvenzione degli Egizii e
gure del dio Serapide, adorato in Egitto,
non possono recarne prova nessuna: La
bauo, che viveva nella Caldea, non era
per fermo itto a cercare i suoi teraphim

mo abbia bisogno di segni esteriori per


eccitare la sua attenzione , esprimere i
sentimenti delPanima sua e trasfonderti in
altrui, addicevasi alla sapienza e bont di
vina it prescrivere le cerimonie che po
tean gradirte a n di preservartto dagli
abusi, dalle assurdit , dalle profanazioni in quel paese. N con pi fondamento av
nelle quali caddero tutti cotoro che non visossi da altri che questo vocaboto sia
ebbero a scorta gli ammaestramenti della identico a quelto di seraphim, serpenti
rivelazione. ll perch lddio insin da pri alati, e questi fossero talismani, quali it

mordii del mondo degn prescrivere itcul serpente di bronzo fatto per ordine di Mo
to esteriore che gli sarebbe accetto. V. s. Per ultimo, it Jurien, it quale senten
zi che i teraphim di Labano fossero gli
CIIIIoNIE.
2. lddio stesso fu quegli che prescrisse
le cerimonie cristiane pel ministero di
G. C. , degli apostoli, della Chiesa, alla
quale G. C. promise it suo spirito, Paita e
Passistenza sua: ed essa Chiesa, ben lungi
dalPaver pensato mai ad imitare i pagani,
intese, per contrario, a stornare e guaren
tire i suoi gliuoli dagli abusi e dalle su
perstizioni paganesche. Un sacerdote per
ci nelle sue funzioni non pretende altri
menti commandare a Dio, bens obedirgli:
niente vlintramette del suo, si conforma
esattamente a quanto gli prescritto da
parte di Dio, ed convinto esser tale Por
dine di Dio da tutte le prove dimostranti

dei penali e le imagini degli antenati di


quel patriarca, si piacque indovinare alla
ventura. Al tempo di Labano Pidolatria
nasceva appena presso i Caldei n giu
gneva ancora al segno di divinizzare per
sone trapassate.

it perch torna meglio confessare la no

stra ignoranza che non perderci in frivole


congetture: it nome generico d idoli ba
sta per intendere qualunque testo in cui
scontrasi la voce in discorso.
TIIARA. Ornamento del capo de sacer
doti ebrei. Era una specie di diadema fatto
di tela di bisso o lino ne. Exod. xxvm,
4o, xxxix, se. ll gran sacerdote o ponte
ce usavane altra diversa, di giacinto cio,
la divinit del cristianesimo.
s." Nessuna cerimonia cristiana de con triplice corona doro e una lamina pur
litto o profanazione o indecenza: da tutte doro sul davanti nella quale era scolpito
spira divozione, riverenza, ducia in Dio; it nome di Dio.
Anche it sommo pontece o gerarca
per chi sa coglierne to spirito e compren
derne la signicanza son tutte ammaestra della chiesa cristiana ornasi it capo della

menti di morale e di virt. Non corre punto tiara iu segno della sua dignit. un alto
pi di somiglianza tra i riti e la teurgia di berretto avente alPintorno tre corone do
quella ve nabbia tra Pidolatria e it culto ro, sulla sommit un picciol gtobo con la
del Dio vero. Ben ponno it falso giudizio, croce, e atiPestremit posteriore due tenie
la malignit, Pempiet volgerti in deriso: simiti a quelle che pendono dalla mitra epi
non si pu egli far to stesso delle consue scopale. La tiara fu prima ricinta da una
tudini, delle formole e cerimonie pi ri sola corona; Bonifacio VIII ne aggiunse
spettabiti della vita civite? Lo scherzo e unaltra, una terza Benedetto XIi. Chiama
la satira non sono ragioni; piaceranno agli si anche triregno.
TIMORE. Dice it Salmista,ps. xvui, lo,
sciocchi, ma fan compassione a chi ha
it timor di Dio esser cosa santa,ps. cx, lo,
senno.
TERAPHIM. Voce ebraica che nelle principio di sapienza. Nel salmo cxvm ,
versioni scritturali vien tradotta per ido il, iao, prega it Signore a traggergli it
li, slatue, sculture, ma di cui diicite cuore colla tema desuoi giudizii. Lo stes
conoscere la vera signicazione gramma so ripete it Savio ne Proverbii, i, 7; ix,
ticale. Da quel che ne dice to Spencero, lo, etc. Torna in acconcio osservare come
De legib. Hebrwor. rilual. , l. nn , dis nel vecchio Testamento it timore di Dio
sert. 7, c. 5, poco possiamo imparare. i signichi una riverente sommessione a
rabbini, che pretendono fossero statue par Dio; mancando gli Ebrei di vocaboto adat
lanti e predicenti Pavvenire e insegnaro to ad esprimere ci che noi appelliamo
no it come ci accadesse, non si meritano rispetto. S. Paoto, u Cor. vn, I, esorta i
la pi picciola fede; non tutti gli idoli fedeli a condurre a ne la propria santi
consultati dai pagani per conoscer Pavve cazione nel timore di Dio.
nire perci favellavano: in ebreo, come in
it medesimo apostoto per ne insegna
altre lingue, {partare signica spesse volte che to spirito del cristianesimo non ,

TI

TI

come sotto Pantica legge, il timore, clf


it marchio degli schiavi, sibbene Pamore,
che il conttrasegno de tigliuoli di Dio.
Rom. viu, i6. Giusta it detto di s. Giovan
ni, I ep. iv, lo, la perfetta carit esclude it
timore, it quale sentimento penoso. Dassi
impertanto un timore utite e degno di to
de, ed uno vizioso e riprovevole.

fetto di ffacchezza che di malizia. Per un

83

testo delle Sacre Pagine capace di spaven


tarci ne ha dieci destinati ad eccitarci a
condare nella bont di Dio, a sperare
nella sua misericordia, ad amare un padre
che appunto ne minaccia perch desidera
di non venire acastighi.
Tante e tante anime virtuose, ma timi
Distinguesi perci dai teotogi it timor de, vennero turbate, scoraggiate, tratte
lervilmenle servile, pel quale Puomo fug a disperanza dalla lettura di libri i cui au-
ge esteriormente it peccato a cagion del tori ipocondriaci non altro che materia di
castigo annessovi, colla tendenza tuttavia spavento additavano nella religione; onde
nel cuor suo a commeltertto ove al castigo forza sovente il vietar si fatte letture a
sottrar si potesse; it timorpuramenleser persone di fantasia viva. Ma non si potr
vile, che caccia it peccato e qualunque af citare esempio di chi abbia rinunziato alla
fetto ad esso, per ischivarne la pena; it virt per soverchio condare nella mise
timor gliale, che fa si ci guardiam dal ricordia e bont di Dio. V. Fmucu IN Dio.
Alla v. ReLicioua dimostriam falsa Pas
peccato per amor verso lddio. Quel che
chiamano timor riverenziale non altro serzione degli atei e dematerialisti, i quali
che it rispetto per la maest divina.
vogliono la nozion di Dio e la religione,
Vizioso it primo timore, perocch non in generale, avere avuto origine dal ti
toglie dal cuore Fanelto alla colpa. Di que more.
sto favella s. Paoto altorch dice ch esso
TIMOTEO. Discepoto e compagno di
it marchio degli schiavi; e dominava viaggio di s. Paoto, particolarmente caro
presso gli Ebrei,i pi de quali sastenean a questo apostoto, dal quale fu consacrato
dal peccare unicamente per cagion de vescovo e posto al governo della chiesa
temporali castighi annessi alla violazion d Efeso prima che Pevangelista s. Gio
della legge. Utite e todevole it secondo: vanni avesse in quella citt fermato sua
per denizione del concitio di Trento, it stanza. Le due lettere di s. Paoto a Ti
timor che esclude la votont di peccare moteo son prezioso monumento delto spi
congiunto colla speranza del perdono non rito apostolico, contenendo in brevi pa

solamente non fa P uomo ipocrita e pi role i doveri dun pastore , le virt on


reo, come asseriva Lutero, ma un dono desser deefornito, i difetti da cui ha da
di Dio e un movimento del Santo Spirito
che dispone it peccatore alla giustica
zione. Sess. xiv, c. 4 et can. s. V. Ar
TRIzioNE. it terzo inseparabite dalPamore
di Dio. Molto male ragionarono cotoro che

guardarsi, gli ammaestramenti ctf tenuto


dare a fedeli ne.varii stati della vita. Pa
re sieno state scritte negli anni 64 e su,
poco inanzi it martirio delPApostoto, it
quale si riferisce communemente alPa. ce.
queste differenti specie di timori confu l padri della Chiesa raccommandano ad
ogni ministro delPaltare la lettura assidua
sero insieme.
A buon dritto perci venner condannati di queste due lettere non men che di quel
queteotogi iquali insegnarono, senza re la a Tito.
strizione n distinzione di sorta, it timore
NelPApocalisse, n, l, commandato a
esser freno solamente della mano, ma la s. Giovanni di scrivere al vescovo dEfe
sciar nel cuore Paltacco al peccato, non so, todarne le fatiche, la pazienza, it zeto
valer altro che a far disperare, ec., ec.; contro i cattivi, la vigitanza a scoprire
dottrina apertamente contraria a quella i falsi apostoli, it coraggio a patire pel
del Tridentino. La cosa ben singolare che nome di Cristo, ma davvertirtto essersi in

cotoro i quali gridarono pi alto contro lui raffreddata Pantica carit. Se Pammont
it timore, in generale siensi adoperati a zione era indiritta a Timoteo (it che in
tutP uomo per lnspirarceto, dipingendoci certo), questi ne fece suo pro certamente,
perpetuamente lddio qual padrone assai essendoci prove chegli sofferse it mar
pi tremendo che degno damore.
tirio. Titlemont, t. ll; Vies des pres et
Vantaggiosa, a non dubitarne, la tema dea martyrs, t. l.
per iscuotere peccatori sconoscenti e iu
TIMOTIANI. Cosi furon detti nel seco
durati, perocch lddio adopera di frequen to V que che parteggiavano per Timoteo
tele minacce ad atterrirti; dordinario per Eluro patriarca dbtlessandria, it quale in
i motivi di gratitudine e di ducia son pi uno scritto indirizzato aIPimperator Leone
atti a far impressione sulla maggior parte avea sostenuto Perrore degli eutichiaui o
degli uomini, i quali peccano piu per cf monolisili.

84

Ti

Tl

PIPASA. Citt dAfrica venuta in rino

teresse a impugnarti, e basta che un soto


manza nella storia ecclesiastica a causa dun increduto abbia mosso alcun dubio o dif
miracoto avvenutovi Pa. 484. Unerieo re colt perch tutti gli altri credano aver
de Vandali, ariano dichiarato, tiranno se ragion di negarti. Vha egli criterio in si
altro mai crudele, e signore a quel tempo fatto procedere?
l. Se sei testimoni informati e pel gra
delle coste dAfrica, mosse unatroce per
secuzione a cattolici che non voleano abiu do toro rispettabiti non bastano a dar per
rare la propria fede e giunse a tanto di certo un fatto storico, quanti ce ne vorr
barbarie da far tagliarla lingua a non po a vincere it pirronismo de nostri avver

chi perch perseveravano in confessare sarii? in quelli da noi allegati non vi pot
esser concertamento o collusione di sorta;
perocch quali di toro scrissero in Africa,
toch mutitati a quel modo, continuarono quali in Costantinopoli, quali altrove; n
a favellare chiaro e sciolto al pari di pri veruno pot giugnere a tanto dimpudenza
ma e si ritirarono a Costantinopoli, dove da addurre un tatto favotoso o malcerto
Pimperador Zenone e tutta la sua corte siccome publico e noto alPintera citt di
furono testimoni di quel prodigio. Di esso Costantinopoli e, siam per dire, a tutto
fan fede Vittore vescovo di Vita, nella sua Pimpero. Lautore della summentovata dis
Storia della persecuzione de Vandali, sertazione esamin partitamente ciascuna
l. v; Pimperator Giustiniano, terzo suc delle autorit da s riferite, e fece crc
cessor di Zenone, nel suo Codice, I. i, dere non ci essere argomento di critica
c. 27; Enea di Gaza nel diatogo intitolato che valga a scemarne it peso; esser tutte
Teofrasto; Procopio nella Storia della uniformi intorno la sostanza del fatto, quan
guerra vandalica, l. i, c. 8; it conte ltlar tunque variino alcun poco nelle circostan
cellino e Vittore vescovo di Tunona nelle ze; it modo semplice e positivo onde ses
toro cronache. Quattro di questi si dicono primono quegli scrittori non lasciar du
testimonii oculari e attestano quanto han bio di sorta sulla schiettezza toro e sul
veduto; le testimonianze toro son ripor Patienzione posta in esaminare it fatto in
tate in una dissertazione uscita su que discorso.
2." Quattro di questi testimoni, partico
sPargomento a Parigi nel i7eo.
A malgrado della ripugnanza de prote larmente Pimpcrator Giustiniano, aler
stanti a prestar fede a miracoli operati mano essersi eglino accertati delPavveni
nella chiesa cattolica, PAbadie, it Dodvel mento co tor medesimi occhi,avendo fatto
to, it traduttor del Mosemio e due altri in aprir la bocca a que martirizzati e veduto
glesi da questi citati hanno it presente sic tor la lingua strappata insino alla radice.
come incoutrastabite. Fu esso per impu Onde non si pu in questo caso sospettare
gnato da alcuni increduli dlnghitterra. Di che quella barbara operazione sia stata
questi taluni posero in dubio Pautentiei mal eseguita e che rimanesse toro ancor
t della testimonianza di chi to riferisce, parte delPorgano della parola.
e dissero che verisimitmente non fu strap
5. I due esempi tratti dalle Memorie
pata per intero la lingua a quepretesi delfacademia delle scienze e qualche al
iconfessori ma ne rimase toro tanto che ha tro che potrebbe recarsi non tolgono che
stasse a poter favellare. Addussero due it fatto chesaminiamo fosse sopranatura
esempi tratti dalle Memorie delVacade le. Fu vericato che in bocca a cotoro che
mio delle scienze di Parigi, dove fatta partavan senza lingua rimaneva almauco
menzione di due persone che quantunque una picciola porzione di questa o s era
prive di lingua non lasciarono tuttavia di formato unescrescenza che ne facea le ve
partare. Altri asserirono che it domma ci; e si dichiara come it favellar toro non
Jlegato dagli ariani non era di tale impor fosse distinto e libero al par di quelto di
tania che lddio avesse a confermartto per chi ha lingua, esol dopo lunghi sforzi fosse
via di miracoli, e che, a sapere it vero, ad essi riuscito di poter articolare de suo
bastava consultar la Scrittura. Obiezioni ni. i martiri tipaseni, alPopposto, inconta
frivole, le quali ci non ostante parvero al nente dopo sradicata tor crudelmente la
Mosemio di tal nerbo da iuferirne esser lingua proseguirono a partar come prima.
arduo it decidere se quel fatto sia stato Queste circostanze costituiscono it fatto a
naturale ovver prodigioso. Hist. eccles., chiare note miracotoso, n verun natura
la divinit di G. C. Sei autori contempo
ranei riferiscono che que confessori, tut

sec. V, part. n, c. s,

4, nota (h).

lista che abbia senno oserebbe disconve

Ma non altro da ci risulta se non che, nirue.


trattandosi di miracoli, nessuna prova
4." N a nostri avversarii n a noi
valevole a convincere chi ha qualche io spetta it decidere in qual caso e per quali

TI
ragioni debba o no lddio operar miraco

TI

85

ra del nuovo; che l fatti, le leggi, le ce

li: a lui soto sta it giudicarne, ed stol

rimonie, le profezie avessero per iscopo


tezza it pretendere che abbia dovuto farne di rappresentare anticipatamente imiste
solamente per convertire Ebrei o pagani ri di G. C. e della sua chiesa. Alla v. Fi
e non per raffermar la fede de credenti cuna fu per noi dimostrata la poca soli
o confondere Pincredulit degli eretici. dit e gli sconcl di questo sistema. I so
Falso poi che it domma impugnato da stenitori di esso vollero farsi forti delPe
gli ariani non fosse di tal ritievo da me sempio degli apostoli e de vangetisti, i
ritare d esser da Dio confermato con un quali applicarono spesso ai fatti del nuovo
atto sopranaturale di sua possanza. Agli Testamento profezie che pareauo aver per
art. Amaursnio e Tamrra abbiam dimo obietto avvenimenti e personaggi del vec
strato che questa verit Particoto fon chio. Savissime osservazioni ci diede su
damentale del cristianesimo e che i soci questo argomento it dotto Maldonato. Al
niani, per aver negato ammettertto, furono torch gli apostoli, egli dice, notano che
costretti, con una serie d inevitabiti con una profezia delP antico Testamento tro
seguenze, a ridurre tor religione a un puro. vasi adempiuta in un fatto da essi riferito,
deismo. Stoltezza altres it dire che, per non Vintendono essi sempre della stessa
conoscere la verit o la falsit di questo maniera. in quattro differenti sensi pu
domma, bisogna ristringersi a consultar le pigliarsi quesP espressione. l." Signica
Sacre Carte, perocch appunto sul senso spesso che una cosa si avvera esattamente
di queste si contendeva e tuttavia si con alla lettera secondo la predizion fattane.
tende dagli ariani e da sociniani contro i Per esempio, quando s. ltlatteo osserva,
cattolici: trattavasi dunque di sapere qual i, 22, 25, che it vaticinio dlsaia, vn, 14:
de due partiti ne porgesse la vera spie Una vergine concepir e partorir un
gazione. I protestanti, che sostengono es gliuolo, ec., si compi in Maria Vergine,
ser la Scrittura unica regola di nostra fede deesi ci intendere dun compimento let
e partarsi in essa chiaramente su tutti gli terale, perocch quella predizione appli
articoli fondamentali del cristianesimo, care non si pu a verunaltra persona.
debbon sentir ripugnanza a convenire che V. EumnusLa.
lddio abbia fatto miracoli a conferma delle
2. Vuoi dir tatora che una predizione
spiegazioni dei cattolici e a confusion di gi avveratast in alcuno ha un pi esatto
quelle degli ariani; ma la caparbiet de compimento rispetto ad un altro di cui it
protestanti in difendere un falso sistema primo era tipo o gura. Le parole, n Beg.
non fa prova contro fatti inconcussamente vn, 7.: 1o xarogli padre, ed ci sarammi
gliuolo, che riferivansi direttamente a
dimostrati.
s. Si rimetter forse in campo la so Satomone, vengono da s. Paoto applicate
lita obiezione degli increduli contro tutti a G. C., Hebr. I, e, perch si vericano
imiracolLche, cio, se quel diTipasa fosse pi perfettamente in lui che in quel re,
stato innegabile, avrebbe per fermo con tipo o gura del Messia. E s. Giovanni,
vertiti quanti vera ariani, s che neppur c. xix, nota non essere state spezzate le
uno in Africa ne sarebbe rimasto. Pregiu gambe a Cristo in sulla croce, a n che si

dizio senza fondamento-Non ci ha prova, adempisse ci che era stato detto delPa
ragione, prodigio che possa sopra eretici gnelto pasquale, Exod. xn: Non rompa

feroci e brutali quali erano i Vandali. Dap rete nessuno delle sue ossa.
poich abbiamo udito i toso de nostri
ll terzo senso dassi altorch si applica
giorni dichiarar formalmente che la vista una profezia a quel che non ne n Pog
dun miracoto punto non li convertirebbe getto immediato n it tipo, ma, al quale si

e che pi che de toro occhi si tiderebber adatta cosi bene come se fosse stato fatto
del proprio giudizimuon vha eccesso din

per esso. Isaia, p. e., c. xxix, sembra cir

credulitt che pi ne debba recar stupore. coscrivere it rimprovero che lddio fu agli
TIPO. Segno, simboto, gura, rappre Ebrei che Ponorano sol colle labra a que
sentazione duna cosa. Nella Scrittura st del suo tempo; ma G. C. to volge a cotoro
gnica tatora imagine, idoto, taP altra un cui favellava, perch ipocriti al pari de

avvenimento futuro. Vale anche modelto padri toro, Malth. xv, 7, 8.


La quarta maniera onde si avvera una
o esempio che dee servire a nostro am
maestramento, per da non imitarsi; in profezia quando un avvenimento pre
quesP ultimo senso it troviamo presso detto, succeduto gi in parte, viene ad ave
re P intero suo compimento. In questo sen
s. Paoto, 1 Cor. x, a, u.
Vuolsi da alcuni autori che Pontico Te so G. C. , dopo aver letto nella sinagoga di
stamento fosse tutto quanto tipo o gu Nazaret le seguenti parole d1saia,1.xi, l :
BERGIEB. Vol. VI.

Il

86

TI

T0

Lo spirilo del Signore sopra di me; per t. m, c. e. E pare che si volgano al gu


la qual cosa mi ha unto per evangeli rismo per dimostrare che quel novatore
zarc lfpoveri, ec., dice a queche Pascol avea ragione.
lavano: Oggi di quesla scriltura avete
TIPO. Editto di Costante imperatore a
udilo voi Vadempimento,Luc. iv; perch proposito de monoteliti. V. MoNoTELIsMo.
it profeta soltanto in parte avea adempito
TITO. Discepoto di s. Paoto e suo com
to scopo della sua missione, laddove it Sal pagno in una parte de viaggi apostolici.
vatore era venuto per darte it pieno e per Avendo PApostoto dimorato sol di passag
felto compimento. V. it llialdonato in gio in Creta e sparsovi l semi della fede,
vi lasci Tito, da lui ordinato vescovo di
Malth. n, 15.
Degli accennati quattro diversi sensi sol quella chiesa nascente, acciocch la tor
tanto it primo fa prova a rigore contro gli masse del tutto, e gli raccommand creas
Ebrei, i pagani e gli increduli, perch non se pastori nelle citt, additandogli le doti
riconoscono Pautorit n di G. C. n de onde esser dovean torniti. Queste istru
gli apostoli: ma gli altri tre giovano a raf zioni si contengono nella lettera a lui da
fermare la fede de cristiani, i quali son s. Paoto scritta Pa. 64, simite in tutto alle
convinti per altre ragioni che it divin altre dal medesimo indirizzate a Timoteo
Salvatore e i discepoli suoi erano inviati ed egualmente prottevole.
ed inspirati da Dio al par deprofeti. Era
TNETOPSICHICI. Eretici che sosteneano
altresi un argomento, come dicono, ad Iw Panima esser mortale. V. ARANCI.
minem contro gli Ebrei, accostumali a si
TOBIA. Ebreo della trib di Neffali tra
fatte applicazioni della Scrittura: que dotto in servit con gli altri lsraeliti da
doggidi a tortto pur to rigettano, poscia Salmanasare re dAssttria settecento anni
ch fu esso it metodo usato da toro anti e pi avanti G. C. ll libro che porta il no
chi dottori, a quali prestan fede, tuttoch me di questo sanPuomo fu dichiarato ca
nabbian questi pi volte abusato. Non ci nonico dal concitio di Trento, ma reputato
ha quasi spiegazione delle profezie dateci apocrifo da protestanti per non esser com
nelPEvangelio la quale non sia approvata preso nel catatogo o canone degli Ebrei.
dagli antichi rabbint. V. Galatino, De ar Fu esso scritto In caldeo; s. Girolamo ne

canis cathol. verilalis.

fece la version latina che entra nella no

Al tntto perci contro it vero pretesero


alcuni increduli non avere it cristianesi
mo per s altra prova che spiegazioni ar
bitrarie o sensi tipici, gurati, allegorici,
e profezie delPantico Testamento. AlPar
ticoto Pnorezls abbiam fatto vedere mol
tissime di queste predizioni riguardar di
rettamente , letteralmente ed in modo
esclusivo G. C., tal che a nessun altro si

stra volgata. Avvene per una traduzion


greca assai pi antica, della quale si ser
virono i padri n dal il secoto. Loriginale
caldaico non sussiste pi ; le versioni ebrai
che che se ne fecero sono moderne; la tra

duzion siriaca condotta sul greco. Quella


latina differisce in parecchi punti dalla
greca: la quale vien preferita dai dotti

per aver s. Girolamo confessato comegli


possono adattare senza far forza ad ogni avesse condotto a termine la sua in bre
parola. N meno a torto daprotestanti si vissimo tempo colP aiuto d un Ebreo e
va continuamente dando carico ai padri mentre non possedeva ancor perfettamen

della Chiesa daver abusato delP esempio te la lingua caldea. Dagli Ebrei e da cri

di G. C., degli apostoli e de vangelisti, e stiani it libro di Tobia liensi generalmente


recato oltre ogni conne la vaghezza delle
allegorie e spiegazioni gurate della Scrit
tura: li abbiam giusticati alPart. ALLEGoRIA.
Ma i tiguristi moderni, i quali preten

dono esser questa la maniera pi acconcia

siccome storia vera; ma i protestanti af

fermano trovarvisi varii incidenti favotosi


e cose non potute deltarsi da uno scrittore
supernamente inspirato. Certo Raynold,
teologo di Oxford, autore di due grossi vo
lumi contro i libri apocri del vecchio Te
stamento in confutazione del Beltarmino,
accozz cinque o sei obiezioni contro quel
to di Tobia.
l." Osserva esser detto nel c. m, i 7,
che Sara, glia di Raguele, abitava in Ra
ges citt della Media, e nel lx, il 5, che To
bia it giovine, dopo fattala sua sposa, manda

di spiegar cotesti libri divini, nessun van


taggio trar possono da tale esempio, con
ciossiach la maggior parte de motivi che
aveano i padri di cos fare pi non sussi
sta. Oltre gli inconvenienti che trae seco,
it tor sistema divenuto sospetto al som
mo da poi che Giansenio ebbe la temerit
di dire esser cosa evidente che Pantico
Testamento non fu che una gran comedia, a Bages citt della Media presso Cabe
rappresentata men per s che pel Testa to Pangeto sua scorta da cui condotto

mento nuovo. Dc grat. Christi salvaL, alle nozze desse Tobia; nel qual viaggio

T0

T0

si consumarono parecchi giorni. - La co


sa, rispondiamo, non ci pare impossibite
a concitiare. Pu darsi che Sara e it padre
suo fossero in Rages altorch avvenne ci
che si narra nel c. m, e che poscia siensi
trasferiti ad abitare in altra citt presso it
Tigri dove furono trovati da Tobia, c. ix.

s. Clemente alessandrino, da Origene, da


ss. Cipriano, Basitio, Ambrogio, Ilario, Gi
rolamo, Agostino, ec. E nel secoto IV un
concitio d Ippona e it terzo cartagincse
Pannoverarono tra i Libri Sacri.
TOLEMAITI. Settatori dicerto Totomeo,
un de capi dei gnostici, it quale alla co
storo dottrina avea aggiunto altre bizzar
rie. Distingueva nella legge mosaica alcune
cose di tre specie; altre delle quali,secondo
lui, venivan da Dio, altre da Mos, altre
riduceansi a mere tradizioni degli antichi
dottori. S. Epifanio, Hwr. xxxiu.
TOLERANZA a INTOLERANZA IN MA
TERIA DI RELIGIONE. Da oltre un secoto
non ci ha vocaboli di cui si sia fatto tanto

2. vangeto scontrato da Puno e da Pai


tro Tobia dice toro comegli fosse israelita,
di nome Azaria, gliuoto del grande Ana

nia, v, 7, lo. La questa una menzogna.


- No, perocch P angeto avea preso la
gura di quel giovine. Oltreci, P errore
de due Tobia, che lddio volea rivolgere

a tor vantaggio, non dur a lungo, e Pan

87

geto scoperse la verit, xn, 6.


5.- Nel c. vi, Vangeto attribuisce alle in abuso come di questi o che abbian prto
teriora dun pesce una virt medicinale e occasione a pi acerbe declamazioni. E
prodigiosa, dicendo che it fumo del cuore duopo pertanto inanzi tratto fermarne, se

di esso mette in fuga ogni specie di de

si pu, it vario signicato.

monii, e che it fegato fa cadere le scaglie


dagli occhi: cosa impossibite. - Non al
tro ne segue, diciamo noi, se non che
piacque a Dio (Pannettere a que due se
gni esteriori i due miracoli che voleva
operare in pro delPuno e delPaltro Tobia.
to stesso caso daltora che G. C. giovossi
del fango per restituir la vista a un cieco.

l." In uno stato ove domina una reli


gione che sia reputata far parte delle leggi,
chiamasi toleranza civile e polilica la per
missione che it governo accorda ai seguaci
duna religione diversa desercitarta pi
o men publicamente, avere adunanze pri
vate e pastori per reggerti, fare ordina
menti disciplinari, senza incorrere pena

4. Nel c. xn, il i2, to stesso angeto dice di sorta. Una s fatta toleranza, gli chia
al vecchio Tobia: Quando tu facevi ora ro, pu essere pi o meno estesa, giusta
zione con lagrime e sepelivi i morti...
io presenlai al Signore la tua orazione.
Ecco un eresia, a detta de protestanti;
a G. C. soto, dicon essi, appartenendo it
presentare le nostre preghiere a Dio. Alla

icasi, secondo chessa par pi o meno


compatibite colP ordine publico, con la
quiete e prosperit delto stato c Pinteresse
generale de sudditi. Asserire che presso

una nazione incivitita debba essere indi


v. ANGELO abbiam dimostrato it contrario stintamente permessa qualsisia religione,
nessuna predominare o aver favore pi
con altri testi, oltre it qui allegato.
6." Net c. xiv, il 7, Tobia it padre pre dunaltra, ad ogni privato darsi balia da

nunzia che it tempio del Signore, consunto verne qualcuna o non averne punto, la

dalle amme, verr di bel nuovo edi

uxfassurdit che si ardi sostenere a di

cato: ma a quel tempo it tempio di Ge nostri e che verr da noi pi inanzi con
rusalemme non era ancora stato arso da fulata.
Caldei; it fatto avvenne qualche anni dopo
2. Tra le diverse communioni cristia
morto Tobia. - Ci vero ove stiasi a ne chiamasi toleranza ecclesiastica , reli
calcoli communi, ma noto che la crono giosa o teologica it professare che fa una
togia di quetempi non assolutamente setta di credere che i membri dunaltra
senza errori, che gli argomenti appoggiati ponno salvarsi senza rinunziare alla pro
a tal sorta di calcoli non sono dimostra pria credenza, che si pu senza pericoto
tivi, e che i cronotogisti ben di rado van atiratellarsi con toro e ammetterti alla me

tfaccordo tra toro. Di s fatte difcolt se desima religione. I calvinisti p. e. offer


ne incontrano in varii altri libri scrittura
li, n perci questi si espongono dal ca
none. Del resto, la version greca parta del
Parsione del tempio puramente come dun

avvenimento futuro.
Non senza ragione n gratuitamente it
Tridentino ebbe inserto tra libri canonici
la storia di Tobia. Venne questa citata sic
come Scrittura sacra da s. Policarpo, che
fu tra padri apostolici, da s. treneo, da

sero pi duna volta la toleranza teotogi

ca ai luterani, da quali per non fu ac


cettata: e gli uni e gli altri la negarono
sempre a sociniani, con cui non vollero
entrar mai in communione. Da alcuni pro
testanti moderati fu ammesso potersi nella
religion cattolica operar la propria salute;
la maggior parte sostiene it contrario. Fu
tor dimostrato non aver essi principio sso
n ragion solida per alermare o negare

88

T0

T0

la possibitit di salvarsi piuttosto in una sadoperano con tal mezzo a disunire la


che in altra communion cristiana, che ra
gionan su ci secondo it grado di preoc
cupazione ed avversione concepita contro
questa o quella communion particolare e
secondo Pinteresse del momento, poscia
ch non ebbero mai su questo punto lin
guaggio n condotta uniformi.

societ civile. Che che se ne dica, questi

diversi obllghi son tutt altro che incom

patibiti; i principi veramente cristiani li


seppero ottimamente fra tor concitiare.
Nelto stite degli increduli la toleranza
Pindifferenza per qualunque religione.
Senza pigliarsi la briga di sapere se tutte
5." Per toleranza in generale sintende sieno egualmente vere oppnr false, se Pu

spesso la carit fraterna e Pumanit che na torni pi vantaggiosa delPaltra alla so


regnar debbono fra gli uomini tutti quanti, ciet- civite, dicono aversi a reputare tut
in ispecie fra tutti i cristiani, a qualunque Pal pi quai mere leggi nazionali, obli
nazione o communione appartengano. Co ganti sol tinch piaccia al governo di pro
testa toleranza to spirito medesimo del teggerie ed a sudditi di starvi sommessi;
cristianesimo; nessunattra religione com it miglior partito essere it non lasciarne
manda con tanto rigore la pace, la scam dominare nessuna e ridurte tutte a per
bievole sopportazione,la carit universa fetta eguaglianza. Altri, pi arditi, asse
le. G. C. la predic agli Ebrei rispetto a rirono che nessuna necessaria; che tutte
Samaritani, n rispetto a gentiti o paga son false e pregiudizievoli; che, a far fe
ni, e nc porse toro Pesempio. Ordin egli lice e perfetta la societ, duopo sban
a suoi discepoli di sopportar paziente dire qualunque specie di culto e qualun
mente la persecuzione e non esercitarta que idea della divinit; che, nel caso si
contro chi che sia. Questi ammaestramenti permetta al popoto di credere ed adorare
furono dagli apostoli ripetuti, e da primi un Dio, bisogna almeno che i governanti
cristiani messi in pratica fedelmente, cosa ben si guardino dal favorire un culto a
confessata da toro stessi nemici: a forza danno delP altro; che ad ogni individuo

di mansuetudine, pazienza e carit giun

dee lasciarsi la facolt davere una reli

sero quelli nalmente a vincere i proprii


persecutori.
Ma dalPessere un tal procedere stretta
mente ingiunto a privati non stegue gi
che sia fatto to stesso commando a capi
delle communioni, a pastori, a magistrati,
ai sovrani, a tutti cotoro i quali son rive
stiti di civite ed ecclesiastica podest. A
principi e toro ofciali corre obligo per
diritto naturale di mantener P ordine, la
tranquitlit,Punione, la pace,la subordina
zione fra proprii sudditi; di altontanare,
reprimere, castigare chiunque, sotto cotor

gione o non averne punto.

Perci, nel chiedere ad alle grida la


toleranza per s, fu toro intenzione dave

re la libert di declamare e scrivere con


tro qualsiasi religione, di professare alla
mente it deismo, Pateismo, it materialismo,
to scetticismo, secondo che toro talenta,
daffastellar impostare, calunnie, viti in
giurie a n di crear odio al cristianesimo,
a chi to professa, a chi it difende o pro
tegge. Per dimostrare come un tal privi
legio appartenga toro per natural legge,
presero senzaltro ad arrogarseto e non

di religione, tenti perturbare la societ. ebbero un riguardo n a clero n a magi


G. C. impose a pastori di vegliare sul strati n a ministri n a regnanti. AlPulti
proprio gregge, di tenerne lungi i lupi e mo (vedi colmo di senno !),sostennero con
i falsi profeti, di conservar Punioue nella
fede, non lasciare che si mischii la zizania
col buon frumento, ec., ec. Gli apostoli
seguirono appuntino gli ordini del toro

tutta seriet che chiunque venga da toro

assalito in dovere per diritto divino di


sotirirti, e persecutori dissero tutti-cotoro

che si opposero a toro attentati. Se ci si


movesse accusa di caricar troppo le tinte
portar le ingiurie fatte alla toro persona, di questo quadro, siamo pronti a farne ve
la violenza, gli oltraggi e i supplizii onde der le pennellate tutte quante netor li
si procedeva contressi per publlca auto bri, segnatamente nella vecchia Enciclo
rit, altrettanto stetter sulPavviso a sma pedia, alle v. Intoleranza, Per-secrezione,
scherarei falsi dottori, ad escluderti dalla Toleranza, ec.

societ de fedeli, a impedir qualunque


Di tal guisa progredirono iprincipii, le
communicazione religiosa con essi. Nessu conseguenze, i raziociuii de predicatori
na massima o principio o regola statui della toleranzafi protestanti li ebber pian.
rono da cui si possa dedurre che i prin tati, i miscredenti non fecer altro che ri
cipi, abbracciando it cristianesimo, si sien peterti e seguinneii to, onde furon con
tolto it diritto di frenare e punire i sedi dotti alPeccesso che veggiamo. it Bayle ii
ziosi, che, turbando la pace della Chiesa, spacci con molParte nel suo Commen

divin maestro: quanto fur pazienti in sop

T0

TO

89

torio losoco sulle parole del Vangeto: toposta a un frmulario di dottrina e di


Compelie intrare. ll Barbeiracio ne fe culto, la religione vogliam dire depatriar
una disgraziata compitazione nelsuo Trot

chi: e tutti cotoro che sefne discostarono

laio della morate de padri, c. i2, S i; caddero nelPeguale stato de selvaggi. Do


e segg. I nostri tittosoli plagiarii li trascris vean essi i fondatori della societ ricac
ciarvela?
2. Chiunque di questi sapienti, ben con
ciarti: tutti si diedero it vanto d aver vinto della necessit duna religion partico
chiuso per sempre t bocca agli inttole lare, e valente a formarne it piano e intro
ranti.
durtto, sarebbe stato un pazzo o un malvagio
Prima desaminare se it costoro trionfo quando non avesse scelto it formolartto a
sia reale ovvero imaginario, son da porre giudizio suo pi vero, pi ragionevole, pi
alcune verit e da risolvere certe que adatto a procurar la pace, Pordtne, it bene
stioni.

della societ; non preso ogni cautela per


l . Agli art. Auroiurs, LEGGE (Legge mo rendere inviolabite una religione si fatta;
mle), RELIGioNE, Socierii, ec., abbiam di non statuito pene contro chiunque sat
mostrato esser la religione assolutamente tentasse assalirta. Stolto consiglio sarebbe
necessaria per dare una base alla societ stato non scegliere la miglior religione
civite, n ci potersi far d altro modo. che si potesse quanto it non preferir le
Questa verit confermata dal fatto; pe leggi pi acconce, e non renderta sacra
sero dalPuno o dalPaltro; Pautor del Trul

lato sulla toleranza non fece che ristac

rocch non ci ebbe mai per tutto it mon

al pari di queste. Il perch la necessit

do popoto alcuno unito in societ senza d una religione particolare, dominante,


una religione, o vera o falsa chella si sostenuta dal governo, ingiunta sotto certe
fosse. Disse Plutarco esser pi, facite ,it pene, non altro che una natural conse
fabricare una citt nelParia che una repu guenza della necessit duna religione in
blica senza religione. Cos fu concorde generale.
mente sentito-da quanti vebbe legistatori,
V ebbe de miscredenti dissennati al
sapienti, toso, toltone gli epicurei; it punto dasserire qualunque particolar re
perch nessun di questi trovossi in grado ligione essere indifferente; it paganesimo,
di dettar leggi. Se non che i popoli non it giudaismo, it maomettismo, it cristiane
aspettarono le istruzioni della tosoa per simo vaier del pari a far la societ tran
avere una religione, perocch una reli quitla, orente, felice. A cessare per tale
gione hanno essi pure i selvaggi. Non al inganno, e basta un confronto tra to stato
tro perci rimase a fare a fondatori o pri delle nazioni seguaci delPena o delPaltra

mi capi della societ che confermar la re


ligione colle leggi o piuttosto porta alla

di dette religioni.
5. Ove un sovrano trovi nel suo im

testa delle leggi tutte: nessuno traiasci pero una religione antica la quale gli paia
di fartto.

bugiarda e dannosa, fonte di disordini e


Si dir senza dubio che, per istabllire sventure per to stato, e unaltra ne vegga
la societ, per vero necessaria una reli che sembrigli aver tutti i caratteri di ve
gione in generale, cio la credenza dun rit, santit, divinit che bramare si pos
Dio, della sua providenza, della sua glu sano-, non dev egli lasciare a tutti i suoi
stizia retributrice di premio alla virt e sudditi la libert trabbracctarta, non po
di pena al malfare, ma non si richiede al
trimenti una religion particolare, assog
gettata a undato formulario di dottrina e
di culto; che a ciascun cittadino deve ia

sciarsi facolt di ordinartto a suo talento,


che in ci anzi sia la toleranza. Una re
ligione di tal conio rispondim 1iotnon'ad
altro ridursi che a una vera in-eligtone
La nozione dun Dio abbandonata per tal
modo ai capriccio degli uomini degener

tr forse adottarta ei medesimoe favorir


ne it propagamento, purch rispetto a se
guaci delPanticaosservi tutti i doveri di

giustizia, umanit e moderazione dal di


ritto naturale prescritti? negar ci gli
quanto dire che,quator gli accada di trovar
vecchie leggi abusive e perniciose, non gli
sia lecito usare dei poter suo per abrogar

ie esostituirne di pi sagge.
4." Altorch inun regno siano in vigore

in politeismo e iddlatritndivenrremncaos varie rllgioni,dovr egli it principe, se


derrori, di superstizioni,
disordini i vogiiagovernar savfamente, non profes
pi opposti al bene delP umanit eper sarne veruna e viver quindi nelPateismo e
certi rispetti peggiore delPatelsmo. Ad an nellit-rellgtone, ovvero non antepor quel
tivenire una tanta sciagura, avevalddio, la che gli lsembrila pi vera? Segua quel
insin difprimordii del mondo-, datouna la che pi gli aggrada, ditrannosenza du
rivelazione, una religion determinata, sot bto i-predicatori della toleranza, purch

90

T0

T0

non le dia favore a spese delle altre; la

vano sola religion delto stato la cattolica


e proscrivean qualunque altra; leggi por
tate, accettate e giurate nelle generali as
semblee della nazione e sancite da una con
suetudine di otto o nove secoli pel man
co; e stanno esse tuttavia necapitolari di
delt, capacit dimpieghi importanti, do que re. Enrico IV ha potuto ci nondimeno
vr egli a questi preferire i meno idonei? legitimamente derogarvi con un editto che
Quatora fossegli ateo e miscredente, ci accordava it publico esercizio duna reli
sarebbe egual pericoto nel suo non predi gion nuova, perch it ben generale delto
ligere que del suo stesso pensare sopra stato pareva Pcsigesse. E cenP anni dopo
cotoro i quali credessero in Dio.
non pot Luigi XIV legitimamente rivo
u." Fingasi vi sia in uno stato una reli car quelPeditto e rimetter le cose nelPan
gion sola antica che fa parte delle leggi, ttco stato, comech gli sembrasse volersi
sotto la quale la monarchia vive da pa ci dal ben generale del regno, perch la
recchi secoli e della cui verit e santit parola de re debbesser sacra e intangi
tutti vanno intimamente persuasi: se in biti itoro editti? lndarno cerchiam la ra
sorgan predicanti colla mira di fondarne gione per la quale dovesse la legge dEn
un altra che abbia viso di falsa, perni rico IV esser pi sacra che quelle di Cartto
ciosa, capace di metter sossopra gli ani magno o di Lodovico it pio.
mi e ribellarti a qualunque autorit, dac
llla forse ci verr fatto di rinvenirta ne
cender le faci della guerra tra i varii gli argomenti de nostri avversarii. E bi
membri delto stato, e che non possa sta sogna chiamarti ad esame.
bitirsi fuorch sulle rovine delPantica, a
l. La libert di pensare, dicono, cosa
qual partito avr da applgliarsi it princi di natural dritto; in materia di religione,
pe? Dovr egli lasciare a novelli dottori come in altra cosa qualsiasi, nessuna uma
la libert di far proseliti, esporre i proprii na autorit pu obligarmi a credere ci
sudditi al pericoto desser sedotti, rischiare che punto non credo n a volere quel che
egli medesimo di ricever quando che sia la non voglio; diritto alcuno essa non ha sulla
legge da settarii, desser condotto ad eleg mia coscienza: a Dio soto spettando it pre
gere tra la perdita del trono e Papostasia? scriverci una religione, a lui soto ne dob
Nessuno degli apostoli della toleranza s biam noi render ragione.
per anco pigliata la briga desaminare e
Risp. Se la libert di pensare e quella
prescrivere it miglior partito da seguire di partare, insegnare, scrivere ed operare
in si fatto caso. Agevol cosa riusc toro it fosser tutPuno, niente avremmo noi a re
disapprovare che che fu fatto: era da sug plicare a si fatta dottrina: ma come si
ponno in buona fede confonder due cose
gerire ci che far si dovea.
6." Per ultimo, quatora un partito di tanto diverse? Finch un cittadino pensi
settarii sia venuto a tanto di potere da ot bene o male intorno le leggi, e nel suo s
tenere armata mano la libert di coscien le approvi ovver le condanni, non pu far
za, cio a dire Pesercizio publico d una danno a veruno: ma segli facciasi a le
nuova religione,e al governo sia stato forza var la voce, se scriva, se operi contra le
cedere alla necessit, se poi. venga un so leggi, merita certamente castigo. Tanto va
vrano pi potente de suoi predecessori ler dee della religione, legge essa pure
it quale abbia cotesti settarii per sudditi e la pi necessaria di tutte. La religione
pericotosi, presti sempre a ribellarsi e ri prescrittaci da Dio non sta puramente
novare le antiche turbolenze, sar egli ne pensieri ma vuol esser manifestata per
si fattamente legato dalle concessioni tor via di atti: or, la podest umana ha un
fatte che non possa legitimamente rivo diritto incontrastabite sulle nostre azioni,
sci a tutti i sudditi suoi piena libert di
coscienza; non mostri maggiore affetto a
suol correligionarii che agli altri. llia se
avvenga che i seguaci della sua religione
gli paian migliori per sommessione, fe

carte? Non gli sar permesso it ritornar massima ch forza ammettano i nostri
le cose nel pristino stato? No, rispondon stessi avversarii, dicendo che ogni per
tutti ad una voce i nostri avversarii: se
la parola di chi regna non sacra, se in
violabiti non sono le leggi e gli editti, nes
sun cittadino pu mai esser sicuro della
propria condizione.
Una ben strana giurisprudenza la que

turbatore della publica quiete merita pu


nizione, qualunque sia la sua coscienza,
come vedrem poco stante.

2. Ciascun uomo getoso della propria

libert e delle proprie opinioni, in materia


specialmente di religione: la unatroce in
sta: dove trovarne i fondamenti? Inn giustizia it punir gli errori come fosser de

da primordii della monarchia francese o litti: Pintoleranza ancor pi stolta ove


in quel torno ci eran leggi che dichiara trattasi di religione che in fatto di scienze.

T0

T0

Hisp. Ci ha, verissimo, tanti e tanti a


cotal punto getosi di tor libert da voler
essere impunemente deisti, atei, materia
listi, increduli; che, mai paghi di pensare
per s medesimi, voglion professare pu
blicamente, insegnare, diffondere toro opi
nioni e farte adottare altrui. Forse che ld

salisce. Verit onde, suo malgrado, sav


vide it Barbeiracio; esigendo egli che la

94

podest civite lasci a ciascuno la libert,


aggiugne: quando ci non torni a pregiu

dizio della publica quiete. Tratte de la

mar. des pres, c. xn, S 27. Dice non do


versi in una societ tolerare errori fon
dio ha tor concesso una si fatta libert? damentali, S 22; merilar castigo cotoro
Appunto per porre un freno a tal funesta i quali oltraggiano i seguaci duna religio
libert o, direm meglio, licenza di mente, ne diversa, S s2. Ha egli veduto le conse
di cuore e di condotta, ha lddio prescritto guenze che ituiscono da queste restrizioni?
it Bayle conviene egli pure che i prin
una religione e posto la spada in mano alla

podest secolare. Altro punir P errore, cipi ponno per polilica far leggi coattive
altro punir la professione e Pinsegnamen
to di esso: nch un uomo tiene in s
stesso i proprii errori non fa danno a per
sona; quando li produce al di fuori, altora
interessano la societ, ed egli colpevole
e degno di castigo a misura de tristi ef

in fatto di religione, Comment. philos.,


part. i, c. 6; che i faziosi van tenuti a fre
no, part. u, c. 6; che sha a punire chiun
que turbi la publica quiete, con qualsiasi

coscienza it faccia, c. 8. Con ci vanno

da s medesime a terra le stupende mas


fetti che la sua temerit pu causare. Ove sime de partigiani della toleranza.
dal professar errori in fatto di scienza na
Per venire alto scopo che si han pro
scer potesse tanto male quanto dal profes posto, oseranno essi forse asserire i tor
sarne in materia di religione, correrebbe predicanti non essere stati faziosi,non aver
obligo di venir parimente acastighi.
insultato i seguaci delPantica religione,
Se ci si replichi gran differenza passa re non turbato la publica tranquitlit? l toro

tra la profession publica dateismo o din

storici medesimi fan fede del contrario.

creduiit e la professione duna religion


cristiana diversa dalla cattolica, noi affer
miamo che non se ne darebbe nessuna ove
fosser vere le massime generali denostri

Daltro lato, segli vero che alla pode


st civite non sappartien punto Pingerirsi
nella religione, la pretesa riforma venne
operata contro ogni ragione e giustizia;
avversarii, cio che la libert di pensare perocch dapertutto fu essa stabitita coi
sia di legge naturale, che nessuna podest Pautorit della podest civite o con Par
umana abbia dritto di vincolare le opi mi, fatto innegabite anche questo. I pro
nioni, ec., ec. Non colpa nostra se, per testanti per non si fecer mai carico di
provare la necessit di tolerare una setta verun principio; quando si tratt di pian
cristiana, si fan forti sugli stessi assiomi tarsi, diedero ai principi e magistrati in
adoperati dagli atei a dimostrare la ne materia di religione poter dispotico; come

cessit di tolerare Pincredulit e Pirreli

si sentirono forti a segno di potere far fron

gione. Per to che vedrem quanto primai te, disser toro apertamente la religione non
nostri ragionatori costretti a ritrattarsi e esser affare da entrarci essi.
4. La persecuzione in fatto di religio
contradire a s stessi.
5. Gli uomini, dice it Barbeiracio, non ne non itlumina punto le menti, altro non
sono uniti in societ per professare una re fa che ribellarte; isettarii crescono in
ligione, sibbene a n di procacciarsi it ben ostinazione e aderiscono alla religion pro
essere temporale; it soto scopo questo fessata in proporzione di quanto per essa
della podest civite, la quale non entra sopportano: la violenza desta compassione
perci in quel che religione n ha diritto verso i perseguitati ed odio contro chi
di vincolarta e lasciar dee a ciascheduno perseguita; non ad altro riesce fuor che
la libert di credere e professare quel che a produrre conversioni bugiarde, a molti
plicare i mentitori e gli ipocriti.
in materia di religione gli appar vero.
Risp. Diasi tutto questo per vero. Se
Risp. Fu da noi dimostrato non poter
gli uomini essere uniti in societ ove non un branco di sediziosi e malfattori sosti
abbiano qualche religione, e determinata, nino in tor ribellione e vieppi imperver

soggetta a un formolario di dottrina e di sino rimpeito a castighi e a supplizii, ds


culto: dunque cotesta religione assolu si egli lasciarti fare e rimaner dal punir
tamente necessaria al ben temporale della ti? Lostinazionesempre vizio, e un vizio

societ; e la podest civite, cui spetta it di pi non d diritto alPimpunit. La com


procurarne esso ben temporale, di na passione che si prova per que che in si
tura sua obligata a protegger la religione, mit caso si veggon patire un moto ma

, difenderta, frenar gli attentati di chi Pas

chinale che nulla prova; anche it pi

92

T0

T0

solenne ribaldo che patisca pu produrre ligione stessa attingono le massime di pa


quella sensazione negli spettatori. Si usa ce, sommessione, obedienza alle vostre
della forza non a ne di far persuase le leggi, fedelt inviolabite: non fosse altro,
menti, bens per frenarne Paudacia, im Putit vostro dovrebbe consigliarvi a pro
pedir che disseminino tor dottrine , che teggerci. Se noi mauchamo contro P or
si riscaldino reciprocamente e trasfondan dine publico, castigateciima poich sia
si Puna colPaltra it fanatismo. Se it sup mo i pi quieti e innocenti tra vostri sud

plizio nulla giova a colui che n colpito, diti, perch perseguitarci? Cos favella
giova a incuter timore a chi fosse tentato
di seguir Pesempio di lui: in generale pe
r falso che la forza non produca affatto
conversioni sincere; la storia ne porge
mitle prove del contrario.
i1." Non importa, replican gli avversa

vano un s. Giustino, un Clemente dAles


saiudria, un Tertulliano, un Minuzio Fe
lice, ec.

valere tanto a stabitir Perrore quanto a far


trionfare la verit. Essendo che ciascuno si
crede ortodosso,ciascuno sarroga it diritto
di perseguitare; onde sar in facolt dun
sovrano di costringer colla forza ad ab
bracciare una religion falsa cosi come una

noso alla societ che il paganesimo non

Vero che qualche increduli ebber Pau


dacia di pareggiare gli apostoli e tor suc

cessori a predicanti del protestantismo e


rii; gli questo un mezzo odioso, che pu sostenere che it cristianesimo pi dan
fosse, ec. Ma noi presumiamo che it Bayle
e it Barbeiracio, i quali professavano la
religion cristiana, non sieno giunti a tal se
gno di demenza. Che che ne sia, nessuno

ebbe pi interesse in tal questione n fu pi


vera. Con ci verr giusticato it proce in grado di giudicarne che Costantino: non
dere degli imperadori pagani verso del essendo egli n preoccupato n cieco n

cristianesimo, e it supplizio demartiri non superstizioso, ben comprese come il cri


sar pi delitto. Qui la religion vera non stianesimo fosse pi vantaggioso al sovra
ha verun privitegio sulle false; i diritti no ed asudditiche it paganesimo, e quindi
della coscienza erronea sono gli stessi che Pabbracci e it protesse. Gli increduli stes
si, cui spiace la sua conversione, to tac
que della retta.
Risp. Secondo questa bella dottrina, ciano si comportasse in ci per politica
non savrebbe ad usar delle ragioni, de anzi che per ispirito di religione.
Gli impertanto assolutamente falso che
gli ammaestramenti, delPesortazioni, per
insegnare agli uomini la verit; perocch| la religion vera non sia punto pi pri

questi stessi mezzi vengono del pari postilvitegiata che le false; perocch una re
in opera per condurti atPerrore: bisogne
rebbe sopprimer le leggi, perch ve n'eb
be spesso di quelle che, invece di giovare
alla societ, le nocquero non poco; abolir
la pena di morte perch serve a toglier
dal mondo degli innocenti egualmente che
de colpevoli: bisognerebbe insomma di
struggere ogni sociale istituzione di cui

ligion falsa non torner mai tanto utite


al ben temporale della societ quanto la
religion vera. Quatora s avesse a fare il
confronto tra la religione cattolica e it pro
testantismo, non ci troveremmo guari im
pacciati. Francesco I, uomo tuttattro che
superstizioso, non fu tardo a conoscere co

a trre qualunque religione, perch ,da1ta


religione si porse frequentemente it de
stro di commetter delitti. , ,
Se it cristianesimo fosse stato da s ca

mostrarono pur troppo ch egli ben sap


poneva. il Bayle particolarmente fe tor
vedere che sol per via di ribellioni e ci
viti guerre si stabitirono c che in meno di

me i settarii fosser nemici dichiarati do


possa farsi abuso. Da ci gli increduli de gni autorit temporale non meno che spi
dussero per vittoriosa conclusione, aversi rituale. ll dichiar altamente, e i fatti

due secoli gittarono dal trono pi reiche

pace di turbar la quiete della societ o di


nuocere atemporali interessi di questa;
se cotoro che it promulgavano adoperato
avessero i mezzi stessi che i predicanti
della pretesa riforma, potremmo concedere
che i pagani imperatori ebber ragione din
crudelire contro i primi. Ma i nostri apoto
gisti non andarono gi dire a queprincipi:
Voi non ci entrate per nulla a badare alla
religione de vostri sudditi, la libert di

non ne abbiano scommunicato i papi, ec.


Rponsetfun nouveau converti, et Avis

una; rfugis.
inutitmente ci si obielterebbe essere gli
stati protestanti, pel mutamento di reti
gioue,,vennti a maggior lloridezza di pri

ma. Lasciando desaminar le cause di un


tale rivolgimento, egli certo chei regni
che perseverarono nel cattolicismo son

coscienza un diritto naturale; bens essi pure salitia un grado di potenza di


disser toro: A torto voi tormentate per gran mano superiore a quelto inlcui trova
causa di religione sudditi che nella tor re vansi nel secoto XVl.

T0

T0
Falso, nalmente, che i dritti
scienza erronea sieno i medesimi
ti della retta: questa massima,
cemente sostenuta dal Bayle e

della co
che quel
pertina
adottata

93

corti che quanto credeano vedere nella


Scrittura non vi sta molto chiaro, peroc
ch in quindici secoli nessuno ve P avea
visto prima di toro; che, accusando d e

senz altro dal Barbeiracio , S 55, tende resta e didolatria la chiesa romana, eran
niente meno che a giusticare tutti i fa forse eglino stessi in errore; che Dio non
natici che commisero delitti sotto prete avea toro impartito n autorit n infalli
sto desservi dalla coscienza obligati; noi bitit per sentenziare dispoticamente in
Pabbiam confutata altrove. V. CosCIENzA e tante controversie, ec., ec. Forse avrebber
toro inspirato la toleranza, una maggior
Liaaivra m CosCIENzA.
6. Uintoleranza, dice Barbeiracio, non riserbatezza; P Europa non sarebbe stata
la diversit della religione, la causa per tutto funestata da rumori, da sedizio
delle turbolenze; la libert di coscienza,
anzi che moltiplicare le sette, impedisce
le nuove divisioni; nei paesi ov stabi
lita la toleranza non si veggon gi pi sette
che altrove.
Risp. Abbiamo la prova del contrario
nelPesempio delPlnghitterra e delP0lan
da: non ci ha paese del mondo ove sien

ni, da sventure. Ne reca stupore che i no


stri due sapienti predicatori non abbian
fatto meglio pro di tor propria morale: so
stinano essi a condannare la romana chiesa
colla medesima alterigia di Lutero e Cal

tante sette; non soto vi si ricover la pi

S. Paoto dice si esser necessario che

vino: forza quindi abbia lddio largita


toro la podest e Pinfallibitit che quedue
autori della riforma non aveano.

parte de miscredenti delPEuropa intera ci abbiano eresie, ma aggiugne altres che


ma it fanatismo vi prese ogni forma fra un eretico riman condannato per suo pro
nativi del paese. Ci non accadde punto prio giudizio; e ne abbiam la prova sotto
in lscozia; dove it calvinismo predominan gli occhi, giacch i nostri avversarii pro
te esercita unintoleranza dispotica pi nunziano essi medesimi la propria con
che qualsiasi altra delle sette cristiane. danna. G. C. avea detto parimente esser
Egli noto, del resto, a qual prezzo si sia duopo ci sieno scandali, ma aveva anche
stabitita la toleranza nelle due contrade soggiunto: Guai a colui per cui lo scan
onde ci si vien vantando it orido stato; dalo avviene!

a prezzo di sangue cio e di tiumi di san

E forza impertanto ci sieno eresie, co

gue: i varii partiti,stanchi di scannarsi fra me forza ci sieno delitti, perch tra gli
toro, sacquetarono nalmente e consenti uomini ci ha inniti pazzi e malvagi; non
rono a sopportarsi Pun Paltro per non es ne consguita tuttavia che si convenga per
ser potuti riuscire a sterminarsi.
donare a tutti. lddio da queste due specie
7." Almeno tutte le sette cristiane do di mali sa trarre it bene; non lascer per
vrebber tolerarsi; perocch tutte profes di darne agli autori it meritato castigo.
Da ci pure inferiamo avere lddio sta
sau di credere alla Scrittura come a pa
rola di Dio. Dispulandto esse tra toro in bitito un tribunale e un giudice in materia
torno a parecchi punti di dottrina, v di fede da lui rivestiti dautoritt e infalli
ragion di presumere che sien questi stati bitit per condannar Peresie, a quella gui
rivelati dun modo oscuro e che Puno o sa che ha stabitito una podest civite con
Paltro partito possa esser del pari nelPer suprema autorit per punire i delitti. Que
rore. lddio, per certo, non volle che in sto giudice e tribunale , per dichiarazio
tali quistioni fosser le sentenze uniformi, ne di Dio, la Chiesa. indarno sarebber le
non essendosi spiegato pi chiaro. Per leggi, se ogni cittadino avesse diritto din
detto di s. Paoto, gli forza ci sieno ere terpretarte e applicarte a seconda depro
sie: se un male inevitabite, perch non prii interessi; indarno pure lddio avrebbe
sopportartto? Oltreci, i pregiudizii e le dato una rivelazione scritta onon scritta,
passioni sinsinuan per tutto: onde temer sea ciascun privato fosse libero intenderta
si dee sempre di perseguitare la verit ed e spiegarta come gli aggrada.
Falso che lddio non abbia voluto Puni
operar per falso zeto. lddio non ha stabi

lito n tribunale n giudice visibite, ri formit de sentimenti tra fedeli. S. Paoto


vestito dautorit assoluta e dinfallibitit, dice, alllopposto, avere lddio costituiti
per dar denitiva sentenza in ogni con
tesa e porre daccordo i disputanti.
Risp. Peccato che it Bayle, it Barbeira
cio e tor copiatori non si sien trovati nel
Popportunit di dar quesPavvertimento a

apostoli, profeti, evangelisti,pastori e dot


tori, a tin che tutti ci riuniamo per Punit

pretesi riformatori! Li avrebber fatti ac

gli aposttoli, de vangelisti, fu voler di Dio

BsuciuR. Vol. VI.

della fede n siam portati qua e f da ogni


vento di dottrina, Ephes. iv. Onde, se ci

ha cosc oscure negli scritti de profeti, de


12

94

T0

che si fatta oscurit venisse diraitata pel


magistero perenne de pastori e dottori.
Se non che, in questa come in ogni al
tra controversta,i prolestantidicono e dis
dcono giusta Pinteresse del momento. Al
torch voglion provare che it magistero
della Chiesa non necessario, affermano
la Scrittura esser chiara, lucida, senza dif
colt di sorta su tutti quanti i dommi

della fede; quando trattisi di sostenere


che vengon condannati senza ragione,
mettono in campo che molte cose ci hanno
soto oscuramente rivelate. Se dispulan
contro di noi, la Scrittura sempre chiara
per essi; se ci hau liti fra toro, le nascono
dal non esser quella a bastanza chiara: e
con questo sulterfugio non si trovan mai
impacciati.

e." Veggasi unaltra prova detPatto sen


no de nostri avversarii.Ci van predicando
la toleranza e nel medesimo tempo ci fanno

capire ctfessa impossibite, che non avr


luogo giammai tra le varie sette cristiane.
Confessano non essere i protestanti punto

pi toleranti che i cattolici, e it Bayle di


mostr come siano assai meno. Conven
gono che le ditIerenti tor sette non sac
cordan guari meglio tra toro che con noi,
che Pantipatia e Podio sono a un dipresso
eguali da tutte le parti. Ma sostengono

meritare i protestanti pi scusa che noi


perch Pintoleranza in toro contraria a
tutti i principii, laddove appo noi una

T0
sibite autorit alla quale si debba piegar
la fronte in materia di religione; che uni

ca regola della fede la Scrittura santa,


intesa giusta it grado di cognizione e ca
pacit di ciascun individuo. Domanda toro
con che ragione osino condannare un uo
mo it qual giura e protesta di pigliare la
Scrittura nel senso che pargli pi vero:

e non gli seppero mai dar risposta.


o. Ma it Barbeiracio non vuol dare ad

dietro: nessuna societ, a udir lui, ha


meno diritto di perseguitar le altre sette
che quella dei cattolici, giacch non per al
tro questi le condannano se non perch
niegano di rinunziare alla Scrittura per
attenersi a pretese tradizioni.

Iisp. Qui P assurdit va a paro colla


calunnia. Noi non abbiam detto mai alle
sette eterodosse di rinunziare alla sacra
Scrittura, ma s alle spiegazioni erronee,
abusive, capricciose chesse danno a que
libri divini. Noi pure prendiamo al par di
toro per regola di nostra fede la Scrittura,
la opponiam toro alla stessa guisa che
glino Fadducono contro di noi ; ma quando
la torcono ad altro senso dal vero, dichia
riamo che n it toro n it nostro giudizio
dee dar sentenza, ma s quelto della chie
sa o de pastori clrebbero da Dio mandato
distruire. Ove la Scrittura si tace sur una
questione o non mostra spiegarsi troppo
chiaro, diciamo essere stoltezza Popporci
un tale sitenzio siccome regola 0 legge;
che Dio in nessun luogo ci ha inibito di
credere qualcosa di pi di ci che sia
scritto; al contrario ci ha commandato da
scoltare la chiesa, alla quale ha promesso
to Spirito Santo per maestro dogni veri
t, ec., ec. V. CHIEsA, SCRITTURA sacca
TRADIzioNE, ec.

conseguenza necessaria del cattolicismo.


Laonde, a voler dar retta a toro, non si do
vrebbe tolerarci in nessun luogo, perch
da noi non si pu sperar mai la stessa
condescendenza.
Bisp. Se questi autorevoli maestri ne
dicessero almeno: Siate toleranti verso di
noi, e noi vi renderem la pariglia, potrem
Noi andiam pi oltre: rechiamo i testi
mo adattarvici; ma, a quella vece, vengo scritturali che cimpongono di tener qual
no a dirci con burbanza: - Sopportateci, etnico e publicano chiunque non ascolti la
ch questo dover di coscienza; ma non Chiesa, Mattth. xvi", 17; di scuoter la
sperate che noi vabbiamo a sopportare polvere da nostri piedi a condanna dico
giammai. La nostra tolerauzamerita scusa, toro che negano dar retta agli inviati di Cri
perch, esercitandolamoi facciam contro a sto, Luc. x, 16; di dire anatema a chi ci
tutte le nostre massime; la vostra non annunzii un tultaltro vangeto, Gal. i, lo;
perdonabite, per essere una conseguenza di schivare i falsi dottori, l Tim. m; di
necessaria del vostro sistema e perch su fuggire un eretico dopo una o due aln
ci vi mostrate consentanei in ragionare. monizioni, Til. m, 10; di stare in guar
- Non si pu andar pi in t colto spi dia contro i falsi profeti e i seduttori,
rito di vertigine. Come riusciremmo noi n Petr. m, 5, i7; di non accogliere n
ad accordarci con settarii i quali non pos tampoco salutare chi non stia fermo nella
sono andar daccordo n tra toro n seco dottrina di G. C., n Io. ix, 10. Ma a che
stessi? Perci un famoso deista rinfacci serve allegare la Scrittura ifprotestanti?
toro acerbamente questa perenne contra A forza di sottigliezze e chiose e interpre
dizione tra it tor procedere intolerante e tazioni arbitrarie riescono a volgerne it
la massima fondamentale della riforma, senso in favor toro, e confermano per si
cio che non ci ha sulla terra nessuna vi fatta maniera la necessit assoluta di aver

T0

T0

95

ricorso al magistero della Chiesa ed alla it volerta inspirare colla violenza, ec. Non
tradizione per ispiegare la sacra Scrittura. furon essi per consentanei a quanto in
1o. Altro , dicono, escludere da una segnavano; perch imptorarono it braccio
societ chi tiene questa o quella opinione, secolare contro gli eretici. fecer plauso
altro it perseguitartto per astringerio ad alle leggi degli imperadori che ii puni
abbandonaria o per impedirgli che la pro vano, trovarono ben fatto si usasser mezzi
fessi. Se toierar non si debbono in una coattivi per ritornare gli sviali nel seno.
societ gli errori fondamentali, bisogna della Chiesa.
pur anche compassionare cotoro che li so
Risp. Caiunnia ancor questa. i padri
stengono e non trattar Perror toro come hanno costantemente insegnato quel che
fosse delitto. Barb., S al e 22.
sinsegna da noi tuttavia, non doversi per
Iisp. Bisogna compassionarii senza du seguitare, inacerbire, inquietar gli eretici
bio altorquando stian quieti e rispettino aittorch son tranquitli n turban la publica
le podest stabitite da Dio e non turbino quiete; doversi ammaestrarii con dolcezza
Paitrui tranquitlit. Ma gli forse questo e carit e procacciar di rimetterti sul buon
it contegno in cui si presentarono i pre sentiero colla persuasione soltanto. Que
tesi riformatori? Dipinsero eglino la re sta stessa ragione induceva i padri a la
ligion cattolica come unabominanda ido mentare,la persecuzione che da pagani
latria, la Chiesa quasi fosse la meretrice di moveasi a cristiani, tanto pi iniqua per
Babittonia, i pastori di essa quai lupi ra esser questi i sudditi pi obedienti ditutto
paci; esortarono i popoli a perseguitarti Pimpero e pi solleciti a rispettar Pordine
col ferro e col fuoco, a ribellarsi contro publico. ltfa aggiunsero, e noi pur conioro,le podest che tentassero sostenerii,ec.,ec. che nel caso che gli eretici movan turbe
Cotesti atti furiosi stan tuttora registrati e sedizioni e si gittino a violenze, debbon
neioro scritti,e ii appresero aproprii pro esser frenati dal braccio secolare; se no
seiiti, e questi, dovunque venne tor fatto, la societ andrebbe tutta in iscompigiio.
ne seguirono Pimpulso. V. CaLvitusno, Lu Perci commendarono gli imperatori che
rstmusno, ec. Poierarti era un porsi nella promulgarono leggi punitive contro gli
necessit dapostatare, cosa confessata da ariani e i donatisti , perch que settarti
non pochi de toro scrittori medesimi.
ricorrevano alla violenza per far adottare
Pi indulgenza meriterebbero idiscen i proprii errori. Ne cittno, se basta tor
denti ,toro se non fossero pi animati Panimo, i nostri avversarii un padre soto
dal medesimo spirito: ma essi ci dichia della Chiesa it quale abbia approvato, con
rano ampiamente che non saranno mai per sigliato o dimandato si usasse la forza con
softrirci; gli quanto dirci che ci stermi tro gli eretici che non porgesser motivo
nerebbero se navesser facolt. Il Bayle dinquietudine al governo, o una legge
rinfacciava ioro una si fatta frenesia ne sola fatta dagli imperadori ad istanza del
gli anni lese e i690; n la punto ces clero contro miscredenti di si fatta indole.
sata. Parecchi de tor catechismi ribocca lnn dai il secoto prescrivevasi da s. ire
no di calunnie a carico nostro. alto scopo neo questa regola contro gli eretici. Eos
di trasfondere sin dalla culla neitPanima (haareticos) quidem, ecco le sue parole,
de tor tigiiuoli Podio che han giurato alla qui sunt miliores eorum et humaniorcs
chiesa romana; veggasi particolarmente it avertes et confundes, ut non blasphement
calechismo dl--.idelberga, che fu tradotto suum condilorem et factorem et nutri
in tutte le lingue dEuropa e corre fra le torem et Dominum....: feroces autem et
mani della maggior parte de calvinisti. horribiles et irrationabiles c/ugabis a
N punto pi di moderazione si scontra le tonge, ne amplius sustineas verbosi
neiibri deior pi recenti scrittori; vi lates eorum. Adv. hwr., l. n, c. 5i, n. l.
troviam ripetute le accuse confutate fa
Il Le Clerc nelle sue osservazioni sulle
due secoli: come potrebbe non esserne opere di s. Agostino tent di provare che

zeppa la mente de protestanti? E ci si punissero in Africa i donatisti unica


mente pei loro errori e non pei delitti

quanto essi pretendono dovremmo permet


ter toro di professare appo noi. Forse che
noi spingiamo inno a questo segno Pan
tipatia, Pavversione, Pinttoleranza rispetto

che commetteano. Alla v. Dorums Pab


biam confutato e fatto vedere it contrario

cos colle leggi degli imperatori come per

gli scritti di s. Agostino e de testimonii


di veduta. AlPart. Emme: si trover que
vata qualunque persecuzione per motivo sto medesimo fatto vericato mediante un
di religione, e detto che libera e voton cenno particolareggiato di tutte le eresie

ad essi?
l l." Da padri della Chiesa fu disappro

taria debifesser la fede e che empiet proscritte dalle leggi.

96

T0

T0

l2." Finalmente, si ha it coraggio di dire con giuramento seguirebbero la religione


che gli antichi popoli erano toleranti, non della tor patria e diienderebbonta a rischio
impiegavan leggi penali n persecuzioni della vita stessa. La condanna di Socrate
n guerre n supplizii per far ricevere o accusato dempiet, it pericoto corso da
mantenere la propria religione, e che in Anassagora e Stipone per aver detto it
ci mostrarono pi senno e umanit de sole e Minerva non esser dei, it decreto
di morte fatto contro Alcibiade che avea
cristiani.
Risp. Cotoro che ciasserirono a dire nelto stato debriei bestemiato i misteri
credessero che i tor lettori non avessero di Cerere, it supplizio di parecchi giovani
la menoma cognizione di storia: mettiamo che avean mutitato le statue di Mercurio,
ai nudo la toro temerit. E facciamoci dal la testa di Diagora messa a taglia per atei
testimonio degli scrittori sacri. Al c. xxx, smo, Teodoro dannato a morte dalPareo
il lo, 15, dlizechiele, lddio predice che pago per la stessa cagione, Protagora co
Nabucodonosor soggiogher P Egitto e vi stretto a fuggire per sottrarsi alPegual de
distrugger gli idoli e i simulacri; e ci stino son prove manifeste che gli Ateniesi
avverossi. Quel monarca, Don. m, 22, te non erano in materia di religione gran che
gettare in unardente fornace tre giovanet toleranti. Aspasia accusata fit-religione
li ebrei perch riutavansi dadorare la dovette la sua salvezza alle preghiere e
statua doro da lui fatta inalzare. Sotto alle lagrime di Pericle. Fu sentenziata nel
Dario it medo, ibid., vii, le, Daniele fu capo una sacerdotessa imputata daver ono
messo nel lago de leoni per aver, giusta rato di culto lddii stranieri. La stessa pena
it suo costume, fatto orazione a Dio. Nel minacciavasi a chiunque avesse tentato in
c. Indi Giuditta, Nabucodonosor commanda trodurre alcuna nuova credenza. La guer
al generale de suoi eserciti desterminare ra sacra, intrapresa in vendetta duna pro
tutti gli dei delle nazioni a n di farsi ado fanazione,dur ben dieci anni e cagioni
rare egli stesso da tutti i suoi sudditi qual disastri tutti delle guerre civiti.
E presso i Romani troviam noi maggior
soto iddio. Zoroastro, per fondar la pro
pria religione, corse la Persia e P India toleranza? Una legge delle dodici tavole
alla testa dun esercito e inaf di torrenti vietava Pintroduzione di numi o riti fore
di sangue quelto chei chiamava albero stieri senza la permissione de magistrati.
della. legge. Cambise e Dario Oco, che disa Un egual divieto fa Cicerone in certo suo
sttrarono PEgittto, demolirono i tempii e di progetto di legge; tiene per delitto capi
strussero quanti veran monumenti, it fa tale it disobedire ai decreti dei ponteci

ceano per zeto della religione di Zoroastro. e degli auguri, disciplina da lui riferita si
Pi ale i Persiani corsero PAsia minore no a tempi di Numa. Nella sua orazione
e la Grecia bruciando i templi e facendo
in pezzi le statue degli dei per to stesso
motivo: i Greci lasciaron sussistere quelle
rovine per mantener vivo neproprii di
scendenti to sdegno contro quebarbari;
Alessandro se ne ricord in perseguitare i
magi. Gli Antiochi tentarono distruggere la
religion gudaica per meglio riuscire a far
toro sudditi gli Ebrei, ed noto quanto
sangue altor si versasse.
Non meno ardente fu to zeto di religione
appo i Greci. Caronda nelle sue leggi pone

a favor di Sestio novera la religione, le


cerimonie, gli auspizii, le antiche usanze
tra le cose da mantener in vigore ed os
servanza anche sotto pena capitale. In
Dtone Cassio, Mecenate consiglia Augusto
a reprimere qualunque innovazione in ma
teria religiosa non solamente per riveren
za verso gli dei, ma pel rischio che una
tale lemerit possa esser fonte di torbidi
e sedizioni nel regno.
E queste massime eran sostenute colla
pratica. Parecchi consoli venner puniti,

tra i pi gravi misfatti to sprezzo degli altri messi a morte per avere spregiati gli
auspizii e gli augurii; n la vittoria riportata

dei e vuole se ne denunzino i rei ama


gistrati. Zaleuco nel protogo delle sue esi
ge che ciascun cittadino onori gli dei giu
sta it ritto di sua patria, e tali riti ha
pei migliori. Platone, nel x libro delle sue
Leggi, dice esser dovere delle leggi e de
magistrati it punire chi niega credere, se

valeva a scamparti dal supplizio. La. 626


di Roma fu agli editi commesso di vegliare
perch non si onorassero altri dei fuor gli
antichi n alcun nuovo rito sintroducesse;

decreto fatto rinovare nel ma dal console


Postumia. Nel con furono abbattuti item

condo le leggi, alle divinit; in una citt pli dlside e di Serapide, divinit egizia
ben governata non doversi tolerare che
nessuno bestemii contro gli dei. Inanzi ve
nire ammessi alla classe de cittadini, a
giovaniateniesi era ingiunto di promettere

ne, cominciando Popera un console di sua


mano; e si cacciarono dalla citt cotoro

che voleano introdurvi it culto di Giove


Sabazio. Con egual rigore si procedette

T0

T0

nel 70l. Sotto Tiberio vennero sbaudeg


giati dalPltalia gli Ebrei, condannati a la
sciar la propria religione o darsi schiavi,
e sinterdissero i riti egiziani. Gli editti
emanati contro de cristiani sotto Nerone
e i successori di lui erano una continua
zione delle antiche leggi e delPuso costan
temente osservato in Roma : noto quanto
sangue fu versato dagli imperatori nel cor
so di trecenUanni a ne desterminar it
cristianesimo. La stessa politica fu cagione
si distruggesse nelle Gallie la religione de
druidi.
Dopo scorsi dieci secoli Pantica intole
ranza de Persi era ancor quella: impe
rando Eraclio, it toro re Cosroe Il giur di
perseguitare i Romani insino a che li aves
se forzati a rinunziare a G. C. e adorare
it sole: irrompendo nella Palestina, sfog
it suo furore contro tutti i monumenti di
nostra religione. Sotto it regno de costui
predecessori a migliaia erano stati marti
rizzati i cristiani nella Persia. E i mao
mettani che percorsero le tre parti del
mondo altor conosciuto con la scimitarra
nelPuna mano e it Corano nelPaltra non
eran forse invasati dal fanatismo di reli

contro gli ussiti, n trattandosi decalvi

gione?
Le prove de fatti per noi asseriti si
ponno rinvenire in parecchie opere mo

derne. Hist. de Vacad. dea inscripl. ,

97

nisti medesimi, ogni qualvolta questi con


sentirono a starsene in pace; che noi non
abbiam mai spinto contr essi Podio e la
crudelt quanPeglino a nostro danno; che
di presente eziandio ci dorrebbe al som
mo di nutrire verso toro que sentimenti

dastio ed ira di cui essi fanno mostra con


tro di noi in ogni occorrenze. Il Bayle di
mostr vittoriosamente che le leggi por
tate contro i cattolici nella maggior parte
de paesi protestanti superano in durezza
e rigore qualunque legge promulgata da
principi cattolici contro de protestanti.

Avis aux rfugis, ec.


in terzo luogo, egli certo i ministri
della religion cattolica non avere mai cre
duto fosse tor permesso di odiare o per
seguitare chi trovasi nelPerrore: la ma

lignit it chiamar odio e persecuzione gli


spedienti a cui sappigliarono per premu
nirsi contro gli attentati degli eretici. Ma
poich vien essa spinta al segno di deni
grare i motivi della toro carit e zeto per
la conversione de barbari e degli infede
li, si pu ben fare altretanto della toro in
tenzione quando sforzinsi di far to stesso
inverso i miscredenti ribelli alla Chiesa.
Non punto dicevole a gente dominata
sempre da passione it predicar la toleran
zn: it mezzo migliore dinspirarta agli altri
sarebbe precedere colP esempio; ma n
adesso non mostra che i nostri avversarii
abbian compreso una tal verit; al modo

t. XVI , in 12."; Letttres de quelques


Juifs, eta, t. I, lett. 5; Tratte histtor. et
dogmat. de la vraie relig., t. IV e X, ec.
Che giudicare impertantto della perti onde si contengono si direbbe che han pi
nacia de nostri avversarii? N lealt n voglia di provocarci che di farci persuasi.
senno troviamo ne toro scritti. L intole V. Paasscuroaa.
Pongono essi per massima, empio essere
ranza dicono essere una passion feroce
che trae ad odiare e perseguitar chi si ogni mezzo che ecciti odio, indignazione,
crede viver nelPerrore; questa passione disprezzo: se ci vero, empii sono egli
vogliou sia pi violenta presso icristiani|no stessi, siccome quelli che fan di tutto
che non appo i pagani, nei cattolici che a n dinspirare a noi tali passioni c0ntr0

in cotoro cui si d it nome d eretici, di toro; ma la una falsit. Ben sovente


appo i ministri della religione che presso dalto zeto pi puro, dalla pi benigna ca
rit un eretico furioso e violento trasse
i laici.
Noi dimostriamo, alPopposto, che una1cagione d animosit e corruccio; i pi
si fatta passione fu in tutte quante le iPessi sadontano tin del bene che toro si
nazioni pagane, che queste si perseguita cerca fare. Empio appellano ogni mezzo
rono vicendevolmente non per altro mo che allenta i legami della natural bene
tivo che per diversit di religione; che la volenza, che aliena i padri da tigliuoli,
nostra invece ne impone di stare in pace separa i fratelli da fratelli, che mette la
con tutti gli uomini, Malth. v, e, Bomnm, discordia tra le famiglie. Falsit anche
m, Hebr. xn, l8; difar del bene a cotoro questa. G. C. predisse che it suo vangeto
che ci odiano, Malth. v, 44, etc; n verr produrrebbe un tale funesto effetto non
lnai fatto di provare che una nazion cri per s ma per la pervicacia degli incre
stiana abbiane assalita unaltra per titoto duli, e di fatto si avver; ne segue forse
che it predicar it Vangeto sia atto empio!
unicamente di religione.
in secondo luogo, possiam far vedere La empiet, prosieguono, it castigar Per
chei cattolici non usarono rappresaglia rore quasi fosse delitto; e noi torniam

n verso gli ariani n verso i donatisti n toro a rispondere che ci non avvenne

98

T0

mai, n ponno addurne un soto esempio


per parte de cattolici. Empio dicono chiun
que vuol sentenziare della salute o della
dannazione da1cuno; e noi replichiamo

non essere empiet it ripetere it detto di


G. C., Mare. xvi, le, che chiunque non

creder al Vangeto sar condannato.


Non faremmo mai ne se avessimo a
confutar parte a parte ogni tor falso prin
cipio: abbiam fatto vedere comessi ad
altro non riescano che ad autorizzare la
publica professione delPateismo e della

irreligione; e ci fu da altri prima di noi


dimostrato. Fu fatto vedere che i predica
tori della toleranza non han massima cer
ta n regola di sorta per determinare it n
dove essa debba giugnere; che la toleran
za, ove non sia generale ed assoluta,
unincongruenza, chessa si debbe atutti
senza eccezione i miscredenti ovvero a
nessuna persona. Se ci ha obligo di usarta
a tutti cotoro che pigliano la Scrittura per
norma della fede, ingiustizia it non to
lerare i sociniani, che professano datte
nervisi. Se si dice non aversi a tolerare
chi nega articoli fondamentali, i sociniani
sostengono che nessuno degli articoli da

T0
protestanti argomento veruuo it quale chia

risca ingiusta una si fatta ritorsione. Non


ci reca quindi maraviglia it tanto vantare
che han fatto i nostri increduli le diatribe
del Bayle e del Barbeyrac sulla toleranza,
perocch vi rinvennero la propria apotogia.
llla it primo convenne altrove non esser
ci questione che fornisca tante ragioni pel
pro e pel contro: ben savvedeva egli che
le sue uon eran punto decisive, e confessa
che, a voler mantenere i popoli nella re
ligione, ci vuol altro che ragioni; una po
dest quindi, leggi coallive e pene. Diclion.
crit., Lubieniciski, note E e G. l nostri
avversarii, anzi che averci, come si van
tano, chiusa la bocca, ci han prte nuove
armi per confutare tutti i toro sotismi. V.
Aurouira ECGLEslAsTlCA, RELIGioNE, Scou
MUNlCA.

TOMASO APOSTOLO (S.). Sappiam dal


Vangeto come quesPapostoto, sopranomi
nato anche Didimo, amasse con singolar

tenerezza it suo divin maestro. Altorch

gli altri apostoli, temendo non venisse uc


ciso dagli Ebrei, cercavan ritrar G. C. dal
Pandare in Betania a risuscitar Lazaro ,
s. Tomaso, Andiamo anche noi, disse, e
essi rigettati tale e che non si pu di muoiamo con lu1. 10. xi, lo. NelPullima
mostrar toro it contrario colla Scrittura. cena, avendo detto it Salvatore chei facea
ll perch a moltissimi de protestanti par ritorno al Padre suo, quesP apostoto gli
vero si sode queste ragioni che son dive fece la seguente domanda: Signore, non
sappiamo dove tu vada, e come possiamo
nuti essi pure sociniani.
Accordala che siasi la toleranza a so saper la via? E Ges gli rispose: lo sono
ciniani, con che dritto ne escluderemo i via, veril e vila; nessuno va al Padre
deisti? I pi di questi dichiaransi pronti se non per me, xiv, s, a. Non essendosi

ad ammettere di buon grado la Scrittura, trovato insieme cogli altri apostoli quando
Cristo apparve toro la prima volta dopo ri
sorto,Tomaso non volle prestar fede alPat
lestazione di quelli edisse non avrebbe cre
duto se non quando avesse veduto e tocco

purch sia toro permesso dintenderta con


formemente al dettame della ragione, co
me fassi dasociniani, e non si astringano
a scorgervi entro misteri che alla ragione
contrastano: aggiungono che, paghi a cre
dere quanto capiscono, lasceranno da un
lato ci che non capiscon punto; ch tale iu

le piaghe del divin maestro. Il Salvatore fu


s condescendente di contentar Pincredu
to, it quale, convinto, selam: Mio Signo
re e mio Dio! xx, no. Notevole profes

sostanza it sistema di moltissimi fra pro


testanti. Gli atei sostengono pur essi non
poler lddio punir cotoro i quali seguono
la scorta della retta ragione; perocch,
secondo la massima de toro avversarii
stessi, Perrore non va punito come colpa.
Giusta unaltra massima, non dee vietarsi
a chi che sia it professar ci che tiene per
vero: ed eccoci ridotti a tolerare la pro
fession delPateismo, a non osar tampoco
di sentenziare se possa Pateo o no andar
salvo, per tema di farci rei dempiet.
Per tal maniera i deisti e gli atei han
ritorto contro de protestanti le ragioni
tutte per le quali esigon questi la tole
ranza per s senza volerta concedere al

sion di fede. S. Pietro in altra occorrenze


avea detto semplicemente: Tu sei il Cri

sto gliuolo di Dio vivo, Mattth. xvi, le;

ma G. C. volle che la sua Divinit fosse


da s. Tomaso apertissimamente dichiarata.
Onde ebbe a dire s. Gregorio magno ,

hom. xxvi in evang, essere stati n0i me


glio assodati nella fede dal dubilar di T0
maso che non dal pronto credere degli
altri apostoli.
Delle fatiche apostoliche di s. Tomaso

it pi certo documento che abbiasi la

testimonianza d0rigene, it quale scrive,


nel l. iu del suo Commenlario sul Ge
nesi, esser quelPapostoto passato a pre
trui; u ci venne trovato negli scritti de dicare it Vangeto presso i Parti; testimo

T0
nianza conservataci da Eusebio, Hist. ec
cles., l. iu, c. 1 , e confermata dalla tra
dizione del Ill e IV secoto, giusta la quale
it corpo di lui riposava nella citttdEdessa
in Mesopotamia. E noto come, a tempi
d0rigene, i Parti possedessero la Persia
e i vicini paesi conterminanti alP Indie;
dal che sinferi che s. Tomaso avesse fon
dato PEvangelio in tutte quelle contrade.

T0

99

tol. Contiene essa i." le opere tosoche


del santo dottore, nelle quali si commenta
tutta la tosoa dAristotite; e? commen
tarii sui quattro libri del Maestro delle
Sentenze; s." un volume delle questioni

controverse in teotogia; 4. la Somma


contro i gentili, divisa in quattro libri;
e. la Somma teologica, che vuolsi da
lui composta nelto spazio di tre anni;

Ci tanto pi verisimite per esservi stati e." spiegazioni o commentarii di pi libri


in quelle bande delPAsia ben presto de
cristiani, i quali altra origine non cono
sceano di tor religione che la predicazione
di s. Tomaso o de suoi discepoli.
Vero essere invalsa una tradizion pi
recente, la quale atierma aver quelPapo
stoto stesa la sua missione insino alla pe
nisola delle Indie al di qua del Gange e

sofferto it martirio nella citt di Calami


na, detta poi s. Tomaso ed oggidi Melia

del vecchio e del nuovo Testamento; 7." un


volume dopuscoli e miscellanee di vario
argomento, in numero di 75, alcuni de

quali per, a giudizio de critici, potreb


bero esser luvoro daltra mano.
Lo scrittore meglio informato della vita
di s. Tomaso e che avea vissuto con esso
lui dice a ragione non potersi compren
dere come, in uno spazio di venPanni che
corsero dal punto che it santo dottore co

pour, e quivi trovarsi it suo sepolcro. Tal minci ad insegnare lnno alla morte di
credenza per non sembra aver fondamen lui, sia riuscito a compier tanti lavori e su

to si saldo da porta inanzi alPopinione materie s svariate. E maggiore si fa la


de primi secoli. Le cotonie di cristiani tro
vate da Portoghesi sulla costa del Mala
bar al ioro giugner nelle Indie verso Pan
no 1soo e chiamate cristiani di s. To
maso, eranvi state fondate damestoriani,
dequali aveano abbracciato gli errori. V.

maraviglia ove si ponga mente che la met


quasi del suo tempo dovette essere assor
bita dalla orazione e meditazione, dal pre

dicare la parola di Dio, dagli affari com


messigli, da viaggi che fece. Perci soleva

dire pi che ne libri aver s imparato

NEsToBIANIsMo. Titlemont, 1lIm., t. l; Vies a piedi del crocisso.


des pres, elc., t. XIl.
TOMASO DUAQUINO
Celebre dottor
della Chiesa e religioso delPordine di s.l)o
menico, nato Pa. 1226 e morto nel i274. E
sventura che vivesse soli quarantotto anni

un uomo itlustre per virt non meno che


per talenti e la cui vita intera fu dedicata
alto studio e a servigi della Chiesa. Gli si

d it nome di dottore angelico o dlmgclo


delle scuole per aver tutti vinto in trat

tar con chiarezza, ordine c solidit la teo


togia.

ll perch nessun altro sali in fama al

Da che fu negletto to studio della sco


tastica per volgersi precipuamente alla teo
togia positiva, le opere di s. Tomaso tro
vano assai meno lettori che pel passato:
a un teotogo per it quale ami procacciarsi
un solido sapere non increscer mai del
tempo da s speso in consultare la Somma
teotogica: trover egli in questa sopra
ogni quistione le prove e le risposte a
qualunque obiezione che cavare si ponno
dal raziocinio.
I protestanti, che dispregiano altamente
gli scolastici e ne disser quanto male po
teano,non ebbero pi riverenza per s. To
maso che per gli altri: gli dan tode,
vero, di pi ingegno e acume di mente,ma
dicono che, invece dadoperarsi a correg
gere it cattivo metodo e it rispetto super
stizioso verso Aristotite che rcgnavano al
suo tempo nelle scuole, rendette pi incu
rabite un si fatto abuso colPammir-azione

par di lui, sia in vita, sia dopo morte: un


granduomo sarebbegli stato in qualsia se
coto gli fosse accaduto di vivere. i detrat
tori stessi del merito e della gtoria di lui
furon costretti confessare che, quatora
avesse potuto accoppiare alPampiezza ed
acume delPingegno i sussidii che abbiamo
presentemente per erudirci, sarebbe riu
scito uom superiore ad ogni etogio. La sua da s destata nel suo secoto; e che molto
Somma teologica, che it compendio del ci ha da diffalcare dagli etogi tributati a
le opere da lui composte in tal materia, talenti di lui. Alcuni taccianQ le sue deli
vien reputato ancora oggidi giustamente nizioni siccome vaghe non di rado ed oscu
qual capolavoro di metodo e di raziocinio. re; ne disegni e nelle denizioni trovano
Altre non poche per n ebbe dettate, grand arte ma difetto sovente di chia
che furono tutte raccolte e date alla pu rezza e aggiustatezza; it suo metodo di
hlica luce: Pedizion pi stimata quella cono non giovar di frequente che a gittar
fattane in Roma la. i87o in i7 volumi in buio anzi che luce nelle controversie. Al

4 00

T0

T0

tri studiaronsi rimettere in campo le ac


cuse gi mosse contro it santo dottore da
nemici invidiosi nelle discordie onde fu
agitata Puniversit di Parigi. Nessuna fede
aggiungono a quanto si narra da suoi bio

stretto a rifuggirsi in Francia, fu quivi ac


colto dal re Luigi e da papa Alessandro Itt,
che trovavasi altora in quel regno. Dopo
varii tentativi e lunghi negoziati, it mo
narca francese e it pontece vennero a
grati intorno alle virt ed amiracolidi lui. capo di rappattumartto col proprio re e ri
Gli questo un decasi in cui Pavver tornartto sulla sua sede. Ma it continuare
sion de protestanti si palesa nel maggior che faceva nelPopporsi adominanti abusi e
grado. Con che ragione si pu egli dar in domandare fosser restituiti i beni tolti
colpa a s. Tomaso per non avere tentato alla sua chiesa ridest la colera del re; a
di cangiare affatto it metodo adottato al cui quattro cortigiani credettero far cosa
suo tempo in tutte le scuole della cri accetta assassinando it virtuoso prelato a
stianit? Confessano i nostri avversarii pi degli altari. Tre anni dopo la sua morte
che cotoro i quali si atteneano principal fu ascritto nel novero de santi.
mente alla Scrittura sacra colla tradizio
Prima che Plnghitterra facesse scisma
ne, chiamati perci dottori biblici, non dalla chiesa cattolica e vi s introducesse
godeano verun credito e vedean deserte it protestantismo, s. Tomaso Becquet era
le proprie scuole: qualunque assennato da tutti gli inglesi onorato di culto reli
istruttore era quindi costretto adattarsi al gioso e tenuto siccome uno de grandi uo
costume generale e dominante. S. Tomaso mini di tor nazione. Ma, col mutar reli
per non trascur to studio della Scrittu gione, mutarono anco idee, e molti de
ra; perocch ne spieg e comment pa toro scrittori si lasciarono andare ad in
recchi libri, e giovossi pi che niun altro vettive contro di lui. Giudicando del pro
della tradizione. Chi non sia ben versato cedere del santo prelato come se al seco
nel linguaggio scolastico altora in uso non to Xti it tor re si fosse gi dichiarato capo
maraviglia che trovi oscure le pi delle supremo della chiesa anglicana, altro pi
denizioni di questo gran teotogo; ma e non iscorgono nel primo che un fanatico
basta soto dare unocchiata alPindice de ambizioso, un mestatore, un sedizioso, un
libri e de capitoli della sua Somma per pazzo caparbio, ribelle al proprio re e
convincersi delPordine strettissimo che vi benefattore. Tale ci dipinto dal tradut
regna nella distribuzione delle materie: tore inglese della Storia ecclesiastica del
non se ne trova tanto per fermo nella mag tllosemio, sec. XIl, part. n, c. a , S 12 ,
gior parte deteotogi protestanti. Ben sac nota, it qual ne avea partato in termini
crsero costoro come la precisione onde urbani e moderati. Vebbe degli increduli
questo dotto scolastico tratta le controver francesi che sorpassarono nelle ingiurie it
sie nelle quali dissentono da noi sia per traduttore anzidetto.
toro unanticipata condanna. Lincredulit
A giudicare delPinnocenza o reit det
toro poi circa le virt eroiche ed i mi Parcivescoiro cantuariense e segli sime
racoti del santo non prevarr giammai al riti tode ovver biasimo, mestieri cono
Pattestazione de testimonii oculari di sua scere parecchi fatti storici riferiti da scrit
vita e alle informazioni giuridiche che ne tori contemporanei e su cui non cade dubio
furono assunte.
di sorta.
TOMASO BECQUET (S.) Arcivescovo di
l. Enrico Il era un re non pur dispo
Cantorbery o Cantuaria. Nacque Pa. tu7 tico al maggior segno ma violento ezian

e venne ucciso nel u70, sotto it regno dio che nulla pi, soggetto a frequenti im
dEnrico Il dnghitterra. Comech questo peti dira, ne quali non sapea pi padro
santo non contisi fra gli scrittori ecclesia ueggiarsi di s, dimenticava le pi sacre
stici, reputiam ci non ostante rdevi it obligazioni n altra legge conosceva pi che
confutar le calunnie oggidi suscitate cou
tro la sua memoria,le quali vengono a ri

it proprio volere. Avvezzo a disporre di


qualsia benezio ecclesiastico contro it di
cadere sulla chiesa cattolica, che it giudic ritto commune universalmente, ricevuto,
appropriavasene le rendite quanderan va
degno desser coltocato fra santi.
lnalzato prima alla carica di cancelliere canti n per gran pezza pigliavasi cura di
dlnghitterra,rendelte al re ed alla nazione nominar successori, a n di goderte pi a
i pi ritevanti servigi; poi, fatto arcive lungo: ad esempio di lui, i signori inva
scovo di Cantorbery Pa. ueo,incorse la deano ibeni ecclesiastici e collegavansi
disgrazia del proprio sovrano e de grandi a spogliare it clero; disordine che avea
del regno per la sua fermezza in difendere regnato per varii secoli anche in Francia.
i dritti della Chiesa contro gli attentati e
2. Quando Enricovolle porre Tomaso
le usurpazioni delPuno e degli altri. Co sulla catedra episcopale di Cantorbery,

T0

T0

questi dichiar come, rivestito che fosse


di quella dignit, non avrebbe potuto pi
tolerare s fatta angheria, che it dover suo
costringerebbeto ad opporvisi, per to che
sarebbe immancabitmente venuto in dis
grazia del re: onde suppiicavato it dispen
sasse daiPaccettare tal carica. ltta Enrico

narono ad onore. Nella calma dellanimo


prometteva egli e concedeva che che gli
veniva richiesto, ma ne primi moti delPira

404

ritrattava ogni cosa e non voleva udir pi


ragione. Non una volta fu l li per venir
colla Chiesa alto scisma consummato po
scia nel 1558 da Enrico VIll.

insistette: it perch a torto poscia si ma


e. Gli apotogisti di costui vogliono it
ravigli della resistenza delParcivescovo, re di Francia Luigi VIl favorisse it Becquet
la quale ben dovea aspettarsi.
s." Gli abusi a cui opponevasi Tomaso
non erano leggi; it re medesimo chiamava
le usanze o consuetudini. Le fe ridurre
a leggi in uifadunanza tenuta a Clarendon
Pa. u64, e diessi a credere per tal modo
di spogliar it clero, non che de beni, della
giurisdizione eziandio. La maggior parte
dei vescovi obedirono: P arcivescovo di
Cantorbery, per non concitarsi odio, con
sent a soscrivere con gli altri; ma, dopo

sol per odio contro Enrico il, nemico suo,


padrone altora delle provincie occidentali
della FranciaMa un fatto innegabite dimo
stra falso un tal sospetto,ed Pessersi Luigi
dichiarato aperto e fermo protettore dei
Parcivescovo di Cantuaria soltanto dopo
un lungo coltoquio con Enrico, presso
llionlmirail nel Perche, Pa. ues, e dopo
udite le accuse di questo re e le risposte
del prelato, chera stato dal monarca fran
cese condotto seco per rimetterglieto in

pi mature considerazioni, se ne penti, grazia. E si fu dopo tornato che it re di


chiese perdono al papa e ne ottenne as
soluzione: donde it nuovo scontento del
re e Porigine della rottura.
4." Le dette costituzioni di Clarendon
vennero esaminate in Francia dal ponte

ce in unadunanza tenuta a Sens od al


trove: di sedici articoli in esse contenuti,
sette soli si giudic potersene toierare, gli
altri tutti esser conttrarii al diritto general
mente ricevuto nella Chiesa e a decreti

de concitii, e si biasim la debolezza mo

Francia diede a un inviato di quel din

ghitterra la seguente famosa risposta:


u Dite al signor vostro chio non voglio

rinunziare alPantico diritto di mia corona;


la Francia stata dogni tempo padrona
di proteggere gli innocenti oppressi e dar
ricovero a chiunque sia sbandito per la
causa della giustizia. n Prima di lasciar
tornare Tomaso Becquet in Inghitterra,
Enrico il non volle da lui promessa che ri
nunzierebbe alla difesa delle ragioni della

strata da principio dallfarcivescovo can propria chiesa e dignit.


tuariense e dagli altri vescovi inglesi nel
7. Noi non accusiam gi questo re sic
sottoscriverie. Gli anglicani rispondono come consenziente alPassassinio delParci
che n it papa n la Chiesa aveano alcuna vescovo. Preso da terrore e dotore al pri

ispezione sulle leggi civiti dlnghitterra e mo udire quelPempio fatto, giur e pro
che al re soto spettava it farte ad arbitrio
suo. Lasciando dentrare nella sostanza di
un tal diritto, ci contentiam d osservare
essere stoltezza it dar giudizio duna que
stione del secoto XIi coi principii del XV
odel XVill e non con quelli universal
mente a quel tempo ammessi e seguiti, e

test come nessuna parte ci avesse egli


avuto; che, lagnandosi imprudentemente
non si trovasse veruno che it iiberasse da
queiPuomo, non aveva avuto mai inten
zione dinspirare agli uccisori di lui it di

segno dattentarne alla vita. Fece del falto


suo penitenza esemplare, senza aspettare

pretendere che it Becquet si credesse in che gliela imponesse it papa, come data
obligo di soggettarsi alle capricciose vo

luni si crede. Pochi anni appresso, pro

glie dEnrico il anzi che al giudizio del steso al sepolcro dei santo, pianse, ne im
sommo pontece e delPintera Chiesa. Che ptor la protezione ed alla intercessione
it diritto del secoto XIi non fosse assurdo di lui si tenne debitore duna vittoria che
quanto si spaccia, ne son prova it godersi riport a quel tempo sul re di Scozia. ll
tuttora dalParcivescovo di Cantorbery, a traduttor del Mosemio non cred ben fatto
malgrado della pretesa riforma,la maggior it riferir questa circostanza. Anche gli as
parte de privitegi reciamati da s. Tomaso sassini, divenuti segno alla publica ese
e it sussistere per anco in Inghitterra Pim orazione, si ravvidero e morirono peni
munit de cherici sotto it nome di bene tenti.
l tesori accumulati pel corso di quattro
zio di chericheria.
i1." In tutte le ambasciate e trattative secoli al sepolcro di s. Tomaso furon messi
chebber luogo a tal proposito in Francia a ruba dagli emissarit d Enrico Vlll e le

e a Roma, Enrico proced con tale inco


stanza, doppiezza e stealt che non gli tor
BERGlER. Voi. Vi.

ossa del santo bruciate. Ilist. de Ve'gl.


yalt., t. lX,l. xxvn,a. ue; e segg.; Viea
L5

4 02

T0

T0

des pres et dea mart., t. XIl, dove si tro

fu antecedente alla previsione de meriti.

vano le citazioni degli autori originali.


TOMASO DA VILLANOVA
Le ospi

Per conseguente, accadde to stesso della


riprovazion negativa ossia della non ele

taiiere di s. Tomaso di Vitlanova ebbero zione alla gtoria; la quale dalla votont
a fondatore in Bretagna nel i680 it p. An di Dio unicamente preceduta. Alcuni to
geto Le Proust, agostiniano riformato; e misti nondimeno avvisano causa della ri
la fondazione venne confermata con let provazion negativa essere it peccato du
tere patenti Panno appresso. Fanno voti
semplici, seguon la regola di s. Agostino
e si occupano non sol della cura de ma
iatt ma delP istruzione altres della gio

rigine. Quanto alla positiva o alla destina


zione alle pene eterne, fu essa posteriore
alla previsione del futuro demerito de ri
provati.
vent. AlPatto della professione vengono
4." Peccando it nostro progenitore, pec

abbracciate da una povera, che mette toro c in lui tutta la sua discendenza; onde
in dito un annelto dicendo: u Bicordivi, tutto Puman genere divenne una massa
cara sorella, che diventate la serva de di perdizione. Avrebbe lddio potuto sen
poveri. n noto come s. Tomaso di Vit za veruna ingiustizia abbandonario tutto
lanova, arcivescovo di Valenza in lspagna, quanto, come fe degli angeli prevarica

che mori P a. nna, si rend in ispecial tori; ma per un decreto antecedente e


modo commendevole per la sua carit ver gratuito gli piacque riscaltartto. Conseguen
temente G. C. morto per tutti gli uomini,
so i miserabiti.
TOMISMO, 'l0MIS'Pl. Tomismo appel e in virt della morte di lui Iddio ha ap
last la dottrina di s. Tomaso dAquino in
torno la grazia e la predestinazione, e to

di tutti e a tutti, in maggior o minor co

misti i seguaci di essa dottrina, partico

pia ne impartisce.

larmente i domentcani. Sogliono esporta


di questo tenore:
Causa prima, dicono, primo motore
di ogni sua creatura Dio: siccome causa
prima, dee inuire sulle azioni tutte quan

te, non saddicendo alla sua dignit Pa


spettare la determinazione della causa se
conda ossia della creatura. Come primo
motore, dee imprimere it moto alle facolt
o potenze tutte che ne son suscettive. Da
questa base di tutto it sistema i tomisti
traggono le seguenti itlazioni.
I." in qual sia stato suppongasi Puomo,
vuoi prima o dopo it peccato originale, e
per qualunque azione necessaria la pre
mozione di Dio. Tal premozione da essi

parecchiato grazie sufcienti per la salute

s." Con nuovo tratto dantecedente e


gratuita misericordia Iddio ha elettoe pre

destinato efcacemente alla gtoria eterna


un certo numero danime e a preferenza
di tutto it rimanente: una tal scelta
da tomisti appellata decreto tfinlenzione,
in conseguenza. del quale concede lddio

agli eletti grazie efcaci, it dono della


perseveranza e la gtoria nel tempo, lad
dove agli altri tutti d soltanto grazie suf

cienti a n di operare it bene e perse


verare in esso.

6. Nelto stato di natura caduta, la gra

zia efcace necessaria ad ogni creatura


ragionevole per due motivi: a titoto pri
mieramente didipendenza, per esser crea
chiamata predelerm inazione sica rispet tura; poi, attesa la liacchezza di lei. Come
to alle azioni naturali, e grazia per s ch la grazia sufciente guarisca la voton
efcace ove trattisi di opere sopranatu t e la risani, Puomo ci nullameno prova
rali ed utiti alPeterna salvezza. Onde , una somma difcolt a far it bene sopra
proseguono, della grazia per s efcace nalurale; e avvegnach abbia con questa
ebber duopo gli angeli e i nostri proge grazia un poter vero, prossimo e compiuto
nitori a n di far opere sopranaturali e di operartto, non gli verr mai fatto senza
perseverar nelto stato dinnocenza. In que una grazia efcace.
sto punto i tomisti sentono oppostamente
7." Da tutto ci che precede consguita
agli agostiniani.
che la prescienza delle buone opere del

2." La grazia efcace fu negata ad Ada

Puomo fondasi sur un decreto efcace ,

mo ed agli angeli scaduti dal toro stato , assoluto e antecedente di targirgli la gra
zia efcace, e che la prescienza del pec
ma fu colpa toro se ne venner privati.
5." Anche nelto stato dinnocenza biso cato ha del pari a suo fondamento un de
gna ammettere in Dio decreti assoluti, ef creto di permissione col quale lddio ha
caci e antecedenti a qualunque libera de fermato di non concedergli cotesta mede
terminazione delle votont create, essen sima grazia necessaria a schivare it pec
do questi soli decreti it fondamento della cato.
prescienza di Dio. il perch, in questo
o. lddio vede, ne suoi decreti, chi per

stato, la predestinazione alla gtoria eterna severer nel bene e chi , per contrario, ni

T0

T0

403

r nel male: perci accorda a primi la glo; pria ipotesi; parecchie ve nha che non si
ria eterna per guiderdone, gli altri condan

na asupplizii delPinferno; e questo appel


lano i tomisti decreto d'esecuzione.
Quando si appon toro che questo si
stema non ben si concitia colPumana li

bert, sostengono it contrario, dicendo


t. colla premozione non ledersi da Dio

nessuna delle facolt delPuomo, concios


siach ei voglia che Puomo operi libera
mente; la premozione, anzi che un osta
coto alPelezione od alPazione, essere un
compimento richiesto per operare: 2." non
ci essendo oggetto creato it quale offra al
Puomo unattrattiva insuperabite,ia ragio

ponno cavare dalle espressioni del santo


dottore se non se mediante itlazioni ton

tane e per avventura forzate.


2. Giusta it principio su cui fan fonda
mento, ne vocaboli causa prima, primo
motore, aspellar la determinazione delle
cause seconde, imprimere il moto ci ha
equivocanza e pigliansi essi da tomisti in
senso alPintutto diverso che dagli altri
teotogi: lddio non dee imprimere it moto
ad esseri essenzialmente attivi n a fa
colt attive quasi fosser cose meramente
passive.

5. Sembra toro che poco si comenga


ne additargli diversi oggetti tra quali pu it dire, nelto stato iPinnocenza parte degli
far scelta, e ci bastare per esser libero. angeli e Puom primo essere stati privati

Egli forza convenire inanzi tratto non della grazia efcace per colpa loro. Oltre
contenersi in questo sistema verun er to sconcio dammettere una colpa nelto
rore n essere stato mai colpito da cen stato d innocenza, tal colpa o era grave
sura: iaonde al tutto lecito it sostenertto ovver leggiera: nel primo caso per essa
ed piuttosto commune nelle scuole teo and perduta P innocenza prima di cade
togiche. Cotoro i quali it voller confondere re; nel secondo non meritava un castigo
con quelto di Giansenio troppo male sap si tremendo qual la privazione della gra
posero o vollero far gabbo altrui. l tomi zia efcace a perseverar necessaria.
sti affermano esser G. C. morto per la sal
4. Non si comprende di qual modo un
vezza degli uomini tutti, e perci a tutti decreto antecedente e assoluto di ripro
darsi da lui grazie interne; resister Puo vazion negativa concitiar si possa col de
mo bene spesso a tali grazie, comech creto antecedente ed assoluto di saivar gli
gli conferiscano un vero potere di fare it uomini tutti e redimerti per opera di G. C.
bene; altorquando fa it male, non gli acca Tali due decreti paiono contradirsi. Lo
der ci per difetto di grazia ma per la re stesso dicasi della predestinazione assoluta
sistenza da lui fattavi; la grazia efcace dun piccol numero di anime dopo la pre
non imporgli veruna necessit doperare, varicazione dAdamo e in onta alla ge
perocch s fatta necessit sarebbe colla neral redenzione nel mentre che lddio la

libert incompatibite. Verit tutte diame


tralmente contrarie agli errori condannati

scia da una banda i pi.


s." Ancor meno si riesce a capire co

in Giansenio, i quali tanto ingiusta cosa me la grazia sufciente corregga e risani


attribuir toro quanto dar carico di semi
pelagianesimo. a congruisti.

la votont e insiem insieme le lasci una


gran difcolt ad operare it bene; tale dif

Quando si obietta a tomisti che la tor colt ha faccia duna grave malattia. Sup
grazia pretesa sufciente tale soltanto di porre che Puomo con si fatta grazia abbia
nome, poich con essa Puomo non opera un poter reale, prossimo, pieno di fare
mai it bene, rispondono avvenir ci per it bene, e che tuttavia uol far mai senza

colpa di lui non della grazia, conciossiach Paiuto duna grazia efcace, gli ammet
gli conferisca essa tutto it poter necessario tere un potere senza prova di sorta e per
per operare; lddio nella grazia sufciente pretta necessit di sistema.
o." Un decreto di permissione col quale
oiIerirgli una grazia eicace, e se lddio
questa non gli impartisce, ci essere a lddio ha risoluto di non conceder la gra
motivo delPobice postovi da lui colla sua zia partare inintelligibite. Permettere
resistenza. Dottrina di s. Tomaso, in a, vale semplicemente non impedire: non
dist. 2a, qu. l, art. 4, l. nni, Contra gent., quindi un decreto positivo; Pintendertto
altrimenti gli un supporre che Dio vo
c. i68.
Non asseriscono tuttavia i tomisti it tor glia positivamente it peccato.

sistema andar esente affatto da difcolt;

Non da noi it denir questa contro

ch non poche tor ne oppongono cotoro versia che dura gi da pi secoli e che
probabitmente durer ancor buona pezza:
cui esso non garba.
l. Secondo Popinion toro, difcit opra nulla ce ne cale; vorremmo soltanto che,
sarebbe rinvenire in s. Tomaso tutte le trattandosi di sistemi arbitrarii su d un
parti onde i tomisti compongono la pro mistero incomprensibite qual si quelto

404

T0

T0

della predestinazione, non si ponesse tan za, non a cagione della tonsura. Orig. ec
to fuoco e si facesse di meno delle parole cles., t. ll, l. vi, c. 4, s lo. .
aspre e delle temerarie accuse; un teotogo
ll Bingham avrebbe dovuto badare
volger a miglior pro it suo tempo e Pin l. che portar una tonsura non aver la
gegno e la fatica usandone a difender le testa rasa per intero n assolutamente
verit di nostra fede contro cotoro che le calva, sola maniera disapprovata da s. Gi
rolamo. 2." Questo padre vuole che i che
combattono.
TONSURA. Corona chericale che si fa rici sien distinti dai barbari, da soldati e
agli ecclesiastici nella parte posteriore del da laici leziosi nella capigliatura e nel ve
capo, radendoue i capelli in forma circo stire; disciplina da cui i protestanti si son
lare. ll vescovo, cui spetta it far questa dispensati. 5." Attesta che i ministri degli
cerimonia, taglia colle forbici un po di altari non indossavano nelle funzioni toro
capelli a colui che si presenta per essere i medesimi abiti che nella vita commune,
ammesso alto stato ecclesiastico; e que ma avean ornamenti particolari; altra ri
sti intanto recita le parole del salmo xv , spettabite costumanza ripudiata da prote

il s: Dominus pars hwredilatis mew et stanti. 4." La voce coronati diciam noi al
calicis mei; tu es qui restilues hwredi
latem meam mihi. Quindi it vescovo iu
dossa la cotta al tonsurato, pregando ld
dio a rivestirtto delPuomo nuovo. La ton
sura non un ordine, sibbene una prepa
razione agli ordini; uniniziativa al che
ricato, conferisce al soggetto la capacit
di possedere un benetizio semplice e to
assoggetta alle leggi risguardanti gli eccle
siastici.
Difcite assunto sarebbe indicare Pori

ludere a quel che narrasi nelPApocalisse,


iv, 4, de ventiquattro sentori o sacerdoti
che stavano intorno a un pontece e cin
geano al capo corone doro. Abbiam no
tato altrove che s. Giovanni in quel ca
pitoto e negli appresso descrive it modo
onde celebravasi altora la liturgia cristia
na. V. LITURGIA. Nessuna maraviglia per
ci che ne secoli susseguenti siasi trovato
opportuno it rappresentar talicorone colla
tonsura.
gin prima della tonsura. E noto come, innn
Che che ne sia, s. Girolamo ce ne ad
zi la fondazion del cristianesimo, i Greci dita a un dipresso Porigine, dicendo che
e i Romani nsassero la capigliatura cor i cherici hanno adiffereuziarsi da barba
tissima: a questo costume alludea s. Paoto ri. noto infatti come i barbari del set
altorch scriveva a que di Corinto esser tentrione, che al principiare del secoto V
cosa vituperevole in un uomo it portar si sparsero per tutto Poccidente, avesser
lunga chioma; era Pornamento delle don lunga chioma e vesti corte alla mititare,
ne. Ne primi tre secoli della Chiesa, i che i Romani imece portassero abito lungo e
rici non avean distintivo da laici n nel corti capelli. 1 cherici, cresciuti sotto la
vestire n nella capellatnra per non su dominazione romana, conservarono tor an
scitar contro s le persecuzioni. Nel quarto tica usanza e trovarousi per tal modo dis
non si vede per auco un mutamento ben tinti dai barbari. Quando taluno di questi
determinato nelPesteriore.0sserva itFleu veniva ammesso fracherici gli si taglia
ry nella sua Istiluzione al dirilto eccle vano i capelli e vestiva lunga veste: a
siastico, che pur nel secoto V , Pa. 428, quel tempo verisimitmente fu introdotta
papa s. Celestino attestava che i vescovi la tonsura.
-

alPabitto per nulla ditfferenziavansi dal po


poto; fatto che sembra confermato da s. Gi
rolamo nella sua lettera a Nepoziano. V.
Vssri ECCLEsIAsTICHE.

ll citato padre, in Ezcch, l. xin, e, 44,


non vuole clie i cherici si radano it capo
come nsavasi da sacerdoti e dagli adora

tori dlside e di Serapide, s bene che ab

E vaglia it vero, Gregorio di Tours ed


altri scrittori del VI secoto partano di co
testo uso come gi in vigore nelV. ll quar
to concitio toletano, Va. osa, ordina, c. 41,
che ogni eherico e sacerdote abbia a portar
rasa la parte superiore della testa, lascian
rtovi soto un giro di capelli simigliante a
corona- V. le note del p. lllnard al Sa
cramentario di s. Gregorio. Dal camxxxin
del concitio trullano,tenuto Pa. 690 o 692,
consta che si fatto uso era gi tin daltora
invalso nella chiesa greca. Ma gli scrittori
di quel secoto e degli appresso che vol
lero riferir Porigine della chierica o ton
sura inno alPapostoto s. Pietro o ad un
decreto di papa Aniceto delPa. 198, nes

biano i capelli corti, per non rassomigliare


ai laici fastosi, ai barbari ed a soldati, i
quali portavan lunga capellatura. Da ci
trasse motivo it Bingham di biasimare it
niodo onde gli ecclesiastici della chiesa ro
mana sono tonsurati, siccome contrario al
Pantico costume e vanamente fondato so
pra ragioni mistiche; e aggiugne che i
cherici chiamavansi coronati per onoran suna prova si ebbero di tal toro opinione.

T0

TR

In materia di disciplina ecclesiastica non


punto da biasimare unusanza nuova ove
sia fondata su buone ragioni, rispondenti
a costumi, alle circostanze, a bisogni del
tempo nel quale viene introdotta,e si corre
sempre pericoto in sopprimerta quator la
riforma non valgaa produrre utite alcuno.
Il concitio di Trento, sess. xxiu de re

tentati di dissetarsi nel cavo della mano,


e rimandasse tutti cotoro che serano but
tati a terra o ginocchioni per bere con

405

pi agio. ll salmista rappresenta it Salva


tore siccome un di que soldati animosi che
bevvero soto in passando e quindi con fron
te alta e intrepidi marciarono alla pugua.
Biconduci, o Signore, i nostri dalla

form., c. 4, esige che it tonsurando abbia cattivil, quasi torrente al sofo delVau
ricevuto it sacramento della Cresima, sia stra, dicono gli Ebrei reduci dalla servit

istrutto delle principali verit della fede babittonese. lntendcano essi probabitmente
cristiana, sappia leggere e scrivere e dia
argomento di credere scegliersi da lui
quelto stato nella risoluzion ferma di ser
vire in esso fedelmente lddio. Parecchi
concitii posteriori condannarono la teme
rit de parenti che tan tonsurare i pro
prii gliuoli per la cupdigla unicamente
di alcun benetizio ecclesiastico,senza scan
dagliare se abbian vocazione e le doti ne
cessarie per adempiere i doveri delto stato
a cui vengono iniziati, tatora anche per

ch son difettosi della persona e dsadatti


a far buona riuscita nel mondo. Altri con

citii stabitirono Pet nella quale pu ri


ceversi la tonsura; nelle diocesi ben go
vernale non suol essa conferirs prima de
quattordici anni.
TORRENTE. Un sol ume trovasi nella

Palestina, it Giordano; ma ci ha di molti


torrenti che versano copia dacque nelle
valli dopo le piogge e to scioglimento delle
nevi del Libano e che nel caldo della sta
te inaridiscono. Gli scrittori sacri ne par
lan frequentemente e sostituiscono tatora
la voce di torrente a quella di valle.

Nel xxvi, il i7, del Genesi detto che


Isacco venne al torrente di Gerara, cio

partare del Cedron,torrente che scorre a


mezzodi di Gerusalemme e tornando verso
oriente si scarica nel mar morto.

TRADITORI. Cos nei secoli lll e IV


della Chiesa venner denominati i cristiani
che, nella persecuzione di Diocleziano,
avean consegnato a pagani le sacre Scrit
ture da ardere, a n di sottrarsi per tal
modo ai tormenti e alla morte 0nd eran
minacciati.
Non era quella la prima volta che i pa
gani avean fatto ogni tentativo per anni
chitare i Libri Santi. Nella feroce perse
cuzione suscitata contro i Giudei da An
tioco, si fe ricerca de libri della tor fede
e furono lacerati e dati alle amme, e que
che negarono darti vennero messi a mor
te, come leggesi nel: deMaccabei, i, so.
Diocleziano rinov la stessa empiet con
un editto che fe promulgare in Nicome
dia Pa. 505, col quale ordinava che tutti
i libri de cristiani si abbruciassero, se ne
distruggessero le chiese, ed essi venissero
privati dogni diritto o impiego. Molti cri
stiani per debolezza, anche qualche ve
scovi e sacerdoti,cedendo al timor desup
plizii, abbandonarono a persecutori i Ll

nella valle in cui scorre esso torrente. La bri Santi: i pi fermi li tennero quai vi
Scrittura d questo nome anco al Nitto e gliacchi e apposer toro la vergognosa ap
alPEufrate, tuttoch sien umi. Couciossia pellazione di traditori.
ch i torrenti della Palestina sien soggetti
Da questa sciagura unaltra ben presto
a spesso gonarsi, questo vocaboto serve ne nacque: non pochi vescovi della Nu
lalvolta a indicare abondanza, come nel midia ricusarono qualunque communica
salmo xxxv, torrente di delizie, in Isaia, zione con gPimputati di quella colpa; non
xxx, torrente di solfa; e perch altora son voller riconoscere per vescovo di Carta
cagione di disastri, pigliansi per simboto gine Cecitiano, sotto cotore che Felice ve
di sciagure, afizione, persecuzione. Tor scovo dAptonga, un de consacratori di
rentes Belial , cio torrenti di gente iui Cecitiano, era del numero de traditori;
qua, troviamo nel n de Re, c. xxu, il, e, accusa che non venne provata mai. Capo
dove Davide inalza a Dio un cantico di di questo partito era Donato vescovo delle
ringraziamento per avertto liberato da tutti Case Nere; donde ll nome di donatistia
tutti quegli scismatici. ll concitio dArtes,
i suoi nemici.
detto del Messia nel salmo cix che nel tenuto nel 514 per ordine di Costantino
suo viaggio ber al torrente; per questo a n di esaminare quella bisogna, senten
atzer la tesla: le quali parole sembrano zi che tutti cotoro che si trovassero ve
alludere al commando fatto da Dio a Ge ramente rei daver consegnato ai perse
deone, Iudic. vu, a, che non conducesse in cutori libri o vasi sacri sarebber degra
battaglia se non se quelli tra suoi soldati dati e deposti quatora fosser convinti per
i quali, vicino dun ruscelto, seran con atti publici, e non denunziati semplice

TR

TR

mente a voce. Per tal modo venner da essol


concitio condannati i donatisti che non po
tean metter fuori nessuna prova del de
litto onde imputavano Felice dE.iptonga e
alcuni altri.
TRADIZIONE. Nel signicato teotogico
documento pel quale ci viene attestata

l06

turgia, per la testimonianza medesima di


alcuni autori profani e degli eretici.
cessit della tradizione, rimangono queste
provate colle stesse ragioni onde abbiam
dimostrato non poter la Scrittura esser
Punica norma di nostra fede. V. Canisa,

la verit dalcun fatto o domma o usanza.

DEPosITo, DoTTRINA CRIsTIANA, PADRi, SCRIT

Posto un tale concetto delPautorit e ne

Se la testimonianza diasi a viva voce che ruiu1 sACRA, ec. Conciossiach per sia que
trasmettasi da padri a tigliuoli e da que sto it punto capitale per cui dierenziansi
sti a tor discendenti, dicesi tradizione i cattolici dalle sette eterodosse c in par
orale; scrilla, se trovisi registrata nella ticolare da protestanti, importa it ripetere
storia o in altro libro: questa, general le principali tra esse prove, mostrarne it
mente partando, la pi sicura; ma non nesso e le conseguenze, aggiugnerne altre

pu inferirsi per che la prima sia sem

e risolvere alcune difcolt alle quali non

pre incerta ed erronea, perocch, oltre i fu da noi per anche risposto.


l.a Prova. La Scrittura. Slate coslanti,
libri, altri documenti ci ha coi quali tra
mandare alla posterit la memoria defatti scrive s. Paoto a fedeli di Tessatonica,
e rilenete le tradizioni che avete appa
andati.
Rispetto alPorigine, pu la tradizione ve rate o per le nostre parole o per la no
nire da Dio ovvero dagli uomini: in que stra lettera. n Thess. n, la. A que di
sPultimo caso viene essa o dagli apostoli Corinto: Vi do lode... perch in ogni co
o da pastori della Chiesa: onde la diffe sa. vi ricordate di me c, quali ve li ho
renza tra le tradizioni divine, le aposto dati, rilenete i mici documenti, I Cor. ix,
liche e le ecclesiastiche. Le seconde ponno a; dove it greco, in luogo di documenti
a buon dritto chiamarsi divine esse pure, (prwcepla), ha tradizioni. A Timoteo ,
per non avere gli apostoli insegnato altro i ep. vi, 2o: Custodisci il deposilo, aven
da quanto avean appreso da G. C. stesso do in avversione le profana novil di pa
0 per inspirazione delto Spirito Santo; e role, ec.; u ep. i, 15: Tieni la forma
tradizioni apostoliche si denno dir quelle delle sane parole che hai udite da. me...
trasmesseci dai discepoli immediati degli Custodisci il buon deposilo per mezzo
apostoli, perch eglino pure dichiarano s dello Spirilo Santo; u, 2: Le cose che
non insegnare che quelto avean ricevuto hai udile da mc con molti testimoni con
da tor maestri. Le tradizioni meramente date ad uomini fedeli, iquali saranno
umane son quelle che han per autori uo idonei ad insegnartc anche ad altri.
mini senza mandato n carattere di sorta. E agli Ebrei, vi, 1 , dice com egli inter
Quanto alP oggetto, una tradizione ri metta di discorrer toro della penitenza ,
guarda o la dottrina o la disciplinao fatti delle opere morte, della fede in Dio,delle
storici: tal divario per, come farem ve varie specie di Battesimo, delPimposizion
dere, non ne induce nessuno nel tor gra delle mani, della risurrezione demorti e
del giudizio eterno, ma to far, se pur Dio
do di certezza.
La gran controversia agitata fra prote to permetta.

stanti e i cattolici se si dian tradizioni


divine o apostoliche circa it domma non
comprese nella Scrittura e costituenti cio
nultostante regola di fede. Stanno i pro
testanti per la negativa, per Paffermativa

Non veggiam punto che s. Paoto abbia


trattato tutte queste materie nelle sue let

tere: dunque ne ha istruito i fedeli a vo


ce. Ora, egli pareggia le verit da s inse
gnate ne suoi discorsi a quelle che ha po

noi. ll perch diciamo esser la tradizione ste in iscritto: le une congiunte colPaltre
la parola di Dio non scritta, averta gli apo
stoli ricevuta dalla bocca di Cristo e tras
messala di viva voce a proprii discepoli o
successori, esser quindi giunta a noi pel
magistero de pastori, i primi dequali fu
rono dagli apostoli ammaestrati; in altri
termini esser ella it magistero costante e
perpetuo della Chiesa universale,conosciu
to per la voce uniforme depastori, da essa
denominati padri, per le denizioni de
concitii, per le pratiche del culto publico,

per le cerimonie e le preghiere della li

costituivano it deposito che afdava a Ti


moteo, ordinandogli di trasmettertto a chi
sarebbe in grado d insegnare altrui. Se
avesse voluto partar solamente delle ve
rit scritte, detto avrebbe a Timoteo rac
cogliesse le sue lettere e ne desse copia

a chi tosse idoneo ad insegnare. S. Paoto


non appell mai la Scrittura una forma di
veril. Rispondesi da protestanti che gli
apostoli metteano in iscritto le stesse co
se che predicavano. Certamente che non
iscrissero it contrario di ci che insegna

TR

TR

407

vano a voce; it punto sta a provare che sto. Ci son sette apostoli de quali non si
abbian raccommandato alto scritto tutte hanno scritti n prova che ne abbian la
senza eccezione le verit che predicarono. sciato: eppur fondarono chiese le quali
S. Paoto dichiara che la bisogna non co sussistettero dopo di essi e conservarono
si: impossibite che PApostoto abbia com tor fede lunga pezza inanzi potessero ave
preso in quattordici lettere quanto ebbe re la Scrittura nella propria lingua. Sul
insegnato pei corso di trentatr anni.
nire del il secoto s. Ireneo attestava esserci
2.- Prova. lddio conserv per to spazio appo i barbari chiese che non avean per
di duemita quattrocento anni la religione anco Scrittura, ma conservavano la dot
de patriarchi colla tradizion sola e per trina della salute scritta netor cuori dalto
mitle cinquecento quella degli Ebrei me Spirito Santo e custodivano getosamente
diante la tradizione non meno che la Scrit Pantica tradizione. Contra hwres., l. ni,
tura: perch avrebbegli mutato proce c. 4, n. 2. Nessuna versione fu fatta da
dere rispetto alla religion cristiana? Mos, gli apostoli n al tempo toro; la vantata
stando per morire, dice al suo popoto, antichit. della versione siriaca unas
Deut. xxxn, 7: Ricordati de giorni an serzion gratuita de protestanti.
tichi; rammenla ad una ad una le et;
Per commodo del proprio sistema, sup
interroga il padre tuo, e te ne dar no

pongono essi ed aiiermano essere stata la

vella; i tuoi avi, e le! diranno; non gi: Scrittura tradotta insin dal tempo degli
Leggi i miei libri, consulta la storia delle
prime et del mondo da me scritta e che a te
lascio. Dovevan gli Ebrei fartto indubitata
mente; ma senza it sussidio dellatradizione
de padri toro non sarebbero giunti a pie
namente intender que libri. Mos non era
stato pago di scrivere i prodigi da Dio ope
rati a pro del suo popoto, ne avea stabititi
monumenti, riti eommemorativi a,richia

apostoli nelle lingue di tutti i popoli che

aveano abbracciato it cristianesimo: nol


possiam negartto francamente. A riserva

della version greca de Settanta, di nes


sunaltra delle antiche ci nola P epoca
precisa. l protestanti non cessan di ripe
tere quella de Settanta riboccar di errori,
esser la cagione del pi degli abbagli da
toro imputati a padri della Chiesa; non

marne la ricordanza, e commandato agli dimeno su di essa furon condotte le pi


Ebrei ne spiegassero it senso aproprii delPaltre versioni. Dicono che it greco era
gliuoli a fin di scolpirti toro nella memoria, inteso dapertutto: Non vero; ch nel
Deut. vi, 2o. A che queste cautele, se ba la maggior parte delle provincie romane
it popoto si conosceva di greco punto pi
stava ia Scrittura?
Dir cose rccondile de primi tempi, di quel si conosca di latino appo noi, e

cosi Davide nel salmo Lxxvini, le quali fu

fuor de conni delPimpero esso idioma a

rono da noi udile e intese , e a noi te niente serviva. Ci ebbe nazioni cristiane
narrarono i padri nostri... Le quali cose nella cui favella non furono mai voltate

commando egli (Dio) a padri che facesse le Scritture. E noto oltreci come poco
ro sapere a loro gliuoli, affinch la se coltivate fosser le lettere presso it pi de
guente generazione te sappia. E i gliuoli popoli al tempo onde discorriamo.
Vero dirsi da Teodoreto, Therapeut,
che nasceranno e verranno alla luce le
racconteranno a proprii gliuoli, afn I. v, che al suo tempo i libri degli Ebrei
ch questi in Diopongano la loro speran eran tradotti nelle lingue deltomani, de
zae non si scordino delle opere di Dio e gli Egizii, de Persiani, degli indiani , de
custodiscono i suoi commandamenti. A gli Armeni, degli Sciti e de Sarmati, bre
qual pro cotesti ammaestramenti de pa vemente in tutti gli idiomi che partavansi
dri se bastava it leggere i Libri Santi? altora dalle diverse nazioni. Se questo
inanzi it ritorno dalla cattivit non veg passo di Teodoreto impacciasse i prote
giamo istituite presso gli Ebrei publiche stanti, chiederebbero come abbia potuto
letture, ed eran gi a quelPepoca trascorsi egli aver tal notizia; un fatto arrischiato di
mitle anni dalla morte di Mos. N questo rebbero esser questo e certamente esagge
legistatore n alcun de profeti ebbe in rato; la Scrittura non contar traduzioni n
giunto agli Ebrei che apprendessero a in lingua punica partata a Malta e sulle co
ste dAfrica, n neliantico spaguuoto n in
leggere.

5.- Prova. il cristianesimo fu da Dio celtico n in bretone, comech questi po


fondato principalmente col mezzo della poli fosser gi cristiani. Noi non dnbitiamo
predicazione, delle istruzioni fatte a voce, che nel secoto V ci fosser qualche libri

non colla lettura de Libri Santi. La fede ebraici tradotti nelle varie lingue mento
dalPudilo, scriveva s. Paoto a Romani, vate da Teodoreto; non si prover per
x, 17, Vudilo poi per la parola di Cri mai che savesse la traduzione di tutti, e

4 08

TR

it citato padre poi non dice nulla del Te

TR
chei tor discepoli avrebbero scritto; po

stamento nuovo. ,0ltreci facevano altora tean quindi lasciar toro tal cura cosi co
quasi quattrocento anni che era stato pre me quella dammaestrare i fedeli: or ci
dicato it cristianesimo; it secoto IV era che essi discepoli posero in iscritto non
stato tempo di cognizioni, di fatiche apo pi commesso alla sola memoria degli uo
stoliche, di scritti dogni maniera, lavoro mini, quantunque non sia nella Scrittura
de padri della Chiesa, laddove i tre pri sacra.
mi erano corsi tra patimenti e persecu
4. Prova. Se fosse stato volere di G. C.e
degli apostoli che la cristiana dottrina ve
zioni.
Ad onta di questi fatti, i nostri avver nisse sparsa e conservata mediante la sola
sarii asseriscono con tutta seriet che G. C. Scrittura, non sarebbe stato mestieri in
e gli apostoli non si sarebber comportati stituire una succession di pastori e dot
assennatamente se avesser commesso i tori a n di renderne perenne P insegna
dommi della fede alla labite e malsicura mento: gli apostoli sarebbersi acconten
memoria degli uomini, alPincertezza degli tati a porre in mano a fedeli la Scrittura e
avvenimenti, alle continue vicissitudini raccommandar toro la Ieggessero assidua
de secoli, e non raccommandato alto scrit mente. Ma essi fecer tutto alPopposto. Per
to tali divine verit sotto gli occhi degli detto di s. Paoto, Eph. iv, xn, L5, G. C.
uomini. Mosemio, Hist. ehrist., part. n, fu che altri costilu apostoli, altri pra
sez. m, c. 5, S 5. Cotesti temerarii critici feti, altri evangelisti, altripastori e dot
non savveggon punto come in realt ap tori, per lo perfezionamento de santi ,
pongan difetto di senno a G. C. e agli apo pel lavorio del ministero, per la edif
stoli. Perocch, nalmente, son fatti po cazione del corpo di Cristo, no a lanfo
sitivi, a distruggere i quali ci vuol altro che ci riuniamo tutti per Vunil della.
che presunzioni, non avere G. C. nulla fedee della cognizione del Figliuolo di
scritto n ingiunto agli apostoli di scrive Dio. Dichiara PApostoto nessuno dover
re; sette di questi nessuno scritto aver la predicare senza missione, Rom. x, n5. E
sciato; gli altri sol di qualche libro della questa si ha forse dal popoto? Non gi ,
Scrittura aver dato la versione; it pi sibbene dalto Spirito Santo, che ha posto
delle traduzioni esser lavoro di lunga po i vescovi a governo della chiesa di Dio ,
steriore ad essi, fatto man mano che crebbe Aci. xx, es. E la missione vien conferita
it numero delle chiese nelle diverse con mediante Pimposizion delle mani,i Timnv,
trade del mondo. La cosa singolare che 14; e un pastore, ricevuta che Pabbia, pu
cavitlatori i quali voglion tutto si provi darta ad altri, v, 22. Non a semplici fe
da noi per via di scritti inventino si di leg deli, ma a un pastore raccommanda PApo
gieri i fatti che ponno servir di puntelto stoto it leggere la Scrittura santa per es
al toro sistema. Gli un voler darta ad ser questa utile a, insegnare, a, redar
intendere troppo impudentemente Passe guire, a correggere, a formare alla giu
rire come fanno che i dommi della fede, stizia; afnch perfetto sia Duomo di
predicati publicalnente e ogni di insegnati Dio o it sacro ministro. n Tim. Iu, 16.
al commun de fedeli insin dalPinfanzia , Non dice chessa giova a tutti i fedeli per
esposti agli occhi delPuniversale merc le apprendere la propria religione. S. Pietro
pratiche del culto, ripetuti e inculcati colle li avverte, al contrario , che non a tutti
preghiere della liturgia, sieno afdati alla saddice Pinterpretarta , che gli ignoranti
malsiciira memoria degli uomini. l no e i poco stabiti la stravolgono per toro
stri costumi ed usi, i diritti nostri, i no perdizione, n ep. i, 20, m, l6. Ma dai pro
stri pi importanti doveri son raccomman testanti, meglio per certo itluminati dagli
dati alto stesso deposito, n avvene altro apostoli, pretendesi che ciascun fedele sia
pi incorruttibite. Fu egli dunque difetto tenuto leggere la Scrittura santa per ap
di sapienza in Dio Paver trascurato di far prendervi quanto dee credere e che tut
commettere alto scritto prima di Mos i ti son capaci iPintendertai
dommi da s insegnati a primi uomini
Lungi dal convenire che i pastori e dot
ventiquattro secoli avanti? assolutamen tori si travagliarono al perfezionamento
te necessario saper leggere per esser ca de santi ed al vantaggio della fede, sosten
pace di far atti di fede e conseguir Peterna gono esser eglino quelli che la guastarono

salute?
Si videro idioti, donne, schiavi operai

e che a ci attesero dalla morte degli apo

stoli inn al secoto XVI. Eppur G. C. avea


promesso di esser co suoi apostoli insino
alla conslnumazione de secoli, Malih
tito it mondo. Oltreei sapevan gli apostoli xxvm, 2o; di mandar toro to Spirito d

conversioni. Illerc delle virt e de mi


racoli, non co libri soli, lddio ha conver

TR
verit che rimarrebbe sempre con essi,
Io. xiiv, IB; ma, se diam retta a prote
stanti, non attenne la parola. Aveva ezian
dio fatto promessa di concedere if fedeli
it dono de miracoli, Maro. xvi, i7; e i
nostri avversarii convengono averta egli
attenula aimanco ne tre primi secoli della
Chiesa: la prima promessa, che non era
men necessaria, rimase senza effetto; la
sola grazia da G. C. fatta alla sua chiesa
fu di conservar le Scritture intatte fra
le mani di depositarii sommamente so
spetti.
Ma,ove stata non fosse Passistenza delto
Spirito Santo,a che pot essa giovare que

sta grazia? Gli sul senso della Scrittura


che accaddero nella Chiesa le pi delle
dispute, de scismi, delPeresie. Se G. C.

ha in essa mantenuto to spirito di verit

TR

409

na certezza del fatto su cui depongono.


Maggior fede poi si meritano quando sien
persone rivestite del carattere voluto a
render testimonianza del fatto onde trat
tasi e ben persuase non essere tor lecito
it travisartto o Pingannare intorno ad esso
e di non potertto fare senza esporsi a ve
nire smentiti, svergognati, halzati di tor
grado. Or bene, i pastori della Chiesa sono
appunto altretanti testimonii rivestiti di
tutte le accennate condizioni per far le
stimonianza di quel che venne insegnato
dagli apostoli, creduto, professato e pre
dicato publicamente in tutte le chiese da
essi fondate.
Se ci ha nella Chiesa un punto essen
ziale, quelto si di sapere quali sieno i
libri che denno da noi riguardarsi come
Scrittura sacra e parola di Dio: i prote
stanti son forzati confessare non poter noi
averne contezza fuor che per la testimo
nianza degli antichi padri, pastori della
Chiesa, depositarii ed organi della tradi
zione. Ma se questi padri furon gente idio
ta, credula, tratta sovente in errore da li
bri apocri, quale ce la dipingono i pro
testanti, che certezza mai derivar ne pu
dalla tor testimonianza? A dar fondamento
alla nostra fede, duopo aver la certezza
che essi libri siano stati conservati nella
toro integrit e non alterati e falsicati:

a n di determinare e fermare esso sen


so, ogni contesa nita, conseguitandone
aver ia Chiesa conservato nella sua pu
rezza la dottrina del suo divin maestro e
condannato con ragione gli eretici. ln caso
contrario, la Scrittura it pomo della dis
cordia che ha diviso gli animi; per di
fetto di consuitarta o intenderta a dovere,
i pastori della Chiesa corruppero la dot
trina di Cristo, gli eretici ben fecero a
sprezzar gli anatemi di essa, un egual
presunzione mitita a favor della toro dot
trina che a pro di quella della Chiesa. Pur chi ne far certi di ci, se i padri furon
G. C. ha distrutto le tante eresie e serbata capaci di usar pie frodi? Si dir che non
la Chiesa: dov Pequit o la sapienza di era tor possibite Palterare i Libri Santi,
cotesto divino legistatore? Lasceremo a perocch di questi facevasi publica e quo
protestanti to spiegarci questo fenomeno. tidiana lettura nelle adunanze de fedeli, e
s.- Prova. Per universal consentimento it confronto degli esemplari avrebbe sco
la certezza morale, fondata sul testimonio perta la frode. it concediamo; ma gli altri
degli uomini , la base della societ ci articoli della cristiana dottrina non eran
vite, e io pure. per rispetto a una reli forse del pari pubiicamente e assiduamen
gion rivelata, avendo questa suo fonda te predicati? Ove in alcuna parte si fosse
mento sul fatto della rivelazione; nel qual data alterazione, it raffronto di tale dot
falto generale inniti altri son compresi, trina con quelle dalPaltre chiese prodotto
tutti provali per via di testimonianze, e avrebbe it medesimo effetto che la colla
dimostrasi a deisti che la certezza che ne zione delle diverse copie de Libri Santi.
risulta escluder debbe qualunque dubio
Fu ci compreso da un famoso prote
ragionevole e prevalere a qualsisia specu stante,avverso se altro mai alla tradizione.
lativo argomento. E valga it vero, aliorch Il Beausobre, nel suo Discorso sui- libri
un fatto sensibite venga attestato da una apocri, Hst. du manie/L, t. I, dice che,
moltitudine di testimoni che non possi a discernere se un libro fosse apocrifo ov
bite operassero per collusione,diversi de veramente autentico, i padri ne raggua
t , di paese, di lingua, dindole, dinteres gliarono la dottrina a quella degli apostoli
si, di passioni, di pregiudizii, far non pu predicata in tutte le chiese e che trova
assolutamente che Pattestazion toro con vasi uniforme. Confessa egli adunque che
corde su un fatto vada soggetta ad errore. la tradizione di tali chiese costituiva una
N serve it dire che ciascun testimonio in testimonianza irrefragabite e chei padri
particolare pot ingannarsi o voler trarre Phan potuta porgere senza pericoto iPer
in inganno altrui, che nessuno infalli rore. u La tradizione, son sue parole, os
bite: la cosa del pari evidente che Pu sia la testimonianza della Chiesa, quando
niformit della toro attestazione ci d pie sia ben avverata, salda prova della cer
Bencizn. Vol. VI.

14

M0

TR

TR

tezza cosi de fatti che della dottrina. "Con di giudicar da noi stessi se un domma sia
fessione notevole. E aggiugne, in secondo
luogo, avere i padri potuto saper con cer
tezza qual fossero i libri consegnati alle
chiese dagli apostoli e dagli uomini apo
stolici intin da principio per esservi stata

nella Chiesa una successione non interrot


ta di vescovi, sacerdoti, scrittori ecclesia
stici, i quali, dopo gli apostoli, ammaestru
rono le chiese, e la cui testimonianza ri
ulare non poteasi. Dice per ultimo che
i padri ebber messo a confronto i libri ve
nuti certamente dagli apostoli con gli altri
a u di sapere se questi fosser simiti ai
primi; regola e massima di tutti icritici.
Ecco impertanto gli antichi padri rico
nosciuti idonei a puragonar la dottrina
delle chiese con quella de Libri Santi, a
render testimonianza irrecusabite sulla
conformit delPuna colPaltra,ad usar della
critica per confrontar la maniera, to stite,
it fnr degli scritti incontrastabitmente apo
stolici colla maniera di quelli la cui au
tenticit non era per anco universalmente
riconosciuta. Se it Beausobre e gli altri
protestanti fossero stati sempre cosi giu
sti copadri della Chiesa, noi ne saprem
mo toro obligo. llla posciach i padri si
meritan fede altorch dicono: - Son que
sti i libri lasciatici dagli apostoli siccome
divini -, non se la meritan meno quan

vero o falso , conforme o contrario alla


ragione, utite o pernicioso, non pi it
caso di consultar testimonii; ma altorch
si tratta unicamente di sapere se questo
o quel domma sia stato a fedeli imparato
dagli apostoli,se predicato e professato co
stantemente nelle chiese, siamo a un fatto
sensibite, publico,strepitoso, del quale sol

tanto per testimonianze si pu far fede.


Ora, quator sia certo essere stato dagli apo
stoli insegnato, ogni altra questione torna
superua.

Ne tribunali de magistrati sinterrogauo


egualmente i testimonii su quanto han vi

sto e udito, e la deposizion toro fa fede


sulPun punto e sulPaltro. Di questo me
todo ci diedero Pesempio gli apostoli stes
si. Non possiam non parlare di quelle
cose che abbiamo vedute e udile, dico
no s. Pietro e s. Giovanni, Act. iv, 2o.

Quello che udimmo, cos it secondo,


iep. i, i , s, quello che vedemmo cogli
occhi nostri e conlemplammo e colle no
stre mani patpammo di quel Verbo di
vila... e attestiamo e annunziamo a voi.
immediatamente dopo la morte degli apo
stoli, Cerinto, Ebione, Saturnino, Basitide

ed altri negarono la creazione, la divinit


di G. C., la realt della sua carne, della

morte e risurrezion sua e it domma del


futuro risorgimento. E che cosa conttrapo
gli apostoli alle nostre chiese insegnata e ser toro i ss. Barnaba, Clemente, Policar
tale it senso da essi dato a questo o quel po, Ignazio? La predicazion degli apostoli,
stati toro maestri. Alto scopo di preser
passo. ll perch, altorquando Pa. su, nel con vare i fedeli dalPerrore , raccommandan
citio di Nicea, pi di trecento vescovi, ivi toro di attenersi alla tradizione degli apo
concorsi non pur dalle varie parti delPim stoli ed alla dottrina ad essi insegnata da
perio romano ma da altre contrade ezian proprii pastori; ne recheremo pi inanzi
dio, atlestarono uniformemente che it dom le parole. Perci nel secoto ll e lll, sopra
ma della divinit del Verbo era stato in venuti essendo altri eretici, i padri dovet
segnato dagli apostoli e sempre creduto e tero far toro la stessa risposta: La vostra
professato nelle chiese onde tali vescovi dottrina non quella appresaci da sUOeran pastori, che per le parole delPEvan eessori immediati degli apostoli. S. treueo,
gelio - lo e il Padre siamo una cosa presso Eusebio, Hist. ecctee, l. v, c. 20
sola-erasi sempre inteso essere it Fi
Se si pretende che questa prova abbia
gliuoto consostanziale al Padre, che man perduto di nerbo pel succedersi de le!!!
cava egli a s fatta attestazione per dare pi, converr sostenere eziandio esserne
una piena e compiuta morale certezza di scemala per rispetto agli altri falli su cui
que fatti? Ove la stessa testimonianza fos sappoggia it cristianesimo , e particolar
se stata prta dal vescovi sparsi per le mente circa it punto quali sieno i libri da
toro sedi e registrata ne toro scritti, non tici dagli apostoli per Scrittura sacra.
sarebbe stata di minor peso n meno irre
6.- Prova. Dalle considerazioni per noi
fragabite. Nessuna risposta a questo argo fatte ne consguita gi a quesPora chela
mento ci venne nora veduta nelle opere Scrittura sola non seria potuta essere un
de nostri avversarii.
mezzo sufciente a difIondere e conservare
Se per avventura dicessero in fatto di la dottrina di Cristo, se non ci fosse stato
dommi e dottrina la prova di testimonii un ministero, un mandato, un insegna
non essere ammissibite, non ci verrebbero mento publico per attestare a fedeli Pau
inanzi che con un equivoco. Quando trattasi tenticit, Pintegrit, la divinit deLibri

do affermano: - Tale la dottrina de

TR

TR

Santi, per farne toro la spiegazione e porgerne it senso vero. Se non che questa
verit per altre ragioni posta in sodo.
1." Neprimi secoli della (iiiesa pochi
avean pratica di lettere, e Pignoranza si fe
ancor pi generale dopo Pinondamento de
popoli barbari. inanzi sinventassc la stam
pa, una Bibbia era libro costosissimo e ben
radi ne giravano gli esemplari. Gli chia

, puntelto; abuso nato col cristianesimo e

ro che, pel corso di quattordici secoli, I tre


quarti e mezzo decristiant eran ridotti a
contentarsi delle sole istruzioni de pasto
ri; non crediamo per che per tal motivo
it salvarsi fosse toro pi malagevole di

quelto sia a noi. lddio, fa notare Mos agli


Ebrei, Deut. xxx, u , non leg la salvezza
a mezzi rari, dispenditosi, presso che im
praticabiti; e non ci ha ragion di credere
che siasi comportato con minore bont

verso de cristiani. Noi abbiam fatto ve


dere in altro luogo come nella cattolica
chiesa la fede de semplici e degli igno
ranti, fondata su la mission de pastori tor
maestri e su la tradizione, sia ragionevole
e salda se altra mai. Esaminerem poco ap
presso se pi certa e meglio fondata sia
quella del commune de protestanti.

2." Moltissime verit della fede, quali


la ss. Trinit, Pincarnazione, la redenzio
ne del mondo, la risurrezione futura, la
natura della beatitudine eterna, le pene
delPinferno, la trasfusione del peccato do
rigine, Petettto de sacramenti, quelto in
ispecie delPEucaristia, la predestinazione,
Pefcacia della grazia, ec., ec.,sono misteri
incomprensibiti. Di qualunque guisa sien
registrati per iscritto, ci rimarran sempre
de dubii circa it senso delle parole, non

potendocene Pumano linguaggio fornir di

444

vivo tuttavia. Ci avr egli Dio, qual unico


mezzo dapprendere ci che creder dob
biamo, prta la pietra dinciampo contro

la quale urtarono gli scredenti tutti?


Ma queste riessioni, per evidenti che
sieno, a protestanti le paiono tante beste
mie: ci accusano essi che vitipendiamo la
parola di Dio, che la dipingiamo qual li
bro inutite e pericotoso a leggersi, che la
tradizione, la quale parola puramente
degli uomini, mettiamo aldisopra di quella
di Dio, quasi che lddio non sapesse partar
meglio degli uomini, e via discorrendo.
Prette calunnie, le cento volte confutate.

Non altrimenti un vitiiicar la Scrittura


it rappresentarta quale ci fu data da Dio:
dettandola a uomini inspirati, non ha egli
gi mutato la natura del linguaggio uma
no n Pessenza delle cose. Si ammette da
protestanti medesimi che, per intenderta,
necessaria Passistenza delto Spirito San
to e dicono non negarsi questa da Dio a
un fedele docite che vada sinceramente in
traccia della verit, Noi dal canto nostro
asseriamo non avere lddio promesso una
si fatta assistenza a ciascun fedele,sibbene
alla sua chiesa, agli apostoli, a successori
di questi, ai pastori incaricati d insegnare;
chiunque ricusa ascoltarti non esser pi fe

dele n docite n sincero, perocch fa con


tro al commando di Dio e con pazza su
perbia si reputa meglio inspirato delPin
tera Chiesa; fanatismo essere it chiamar
parola diDio it senso che a ciascun privato
piaccia di dare alla Scrittura col pretesto
che Dio sia quegli che glieto fa aperto.
Ben lungi dal rigettare la Scrittura,noi la
mettiam sempre per prima in ogni nostra
dimostrazion teotogica; e quando gli etero
dossi la torcono ad altri signicati, quando
van dicendo che i testi da noi recati sono
oscurie che ne caviamo conseguenze false,
replichiam toro non spettare n ad essi n a
noi it sentenziar denitivamente in que

adeguatamente chiare. Loblivione della


lingua originale, la variet delle versio
ni, Pinesattezza delle copie, le voci equi
voche, it mutamento decostumi e delle
usanze, la bizzarria degli intelletti, le
grammaticali sottigliezze,i sosmi degli
eretici lasceran sempre delP incertezza sta lite, bens alla Chiesa, al capo de pa
nella generalit de lettori. Quando ci fos stori, a quali lddio ha conferito mandato
ser molti capaci di superare tutti questi e autorit dinsegnare, quindi di spiegare
ostacoli, se privi sieno di carattere, di it vero senso della Scrittura. Noi aggiu
mandato, dautorit proveniente dalPalto, gniamo che, ove la Scrittura si taccia on
con che ragione potremo noi toro aggiu ninamente sur un punto di dottrina e non
dimeno venga esso insegnato dalla Chiesa
star fede?
a) I protestanti han bel ripetere chiara ossia dal corpo de pastori, ci corre obligo
esser la Scrittura su tutti gli articoli es di creder toro, perch professarono essi
senziali del cristianesimo; non ne ha pur sempre dinsegnare sol quelto che avean
uno che stato non sia colla Scrittura stessa ricevuto per tradizione dagli apostoli e
dagli eretici impugnato. Non troverete due perch la parola di questi, che quella
sette fra toro opposte che non abbian rin di Dio, non degna di minor riverenza

venuto ciascuna testi a s favorevoli, non quando non scritta che quando alto
assurdit a cui con essi non si sia fatto scritto raccommandata. ll perch questa

H2

TR

TR

divina parola da noi rispettata pi sin

sola. - Nessun errore, rispondiamo, pu


nascere fra noi nch ogni teotogo sat
tenga del pari alla Scrittura e alla tradi
zione: chi si scosta dalPuna o dalPaltra

ceramente che non da protestanti.


A concitarne odio, ci accusano essi co
me favoreggiatori del deismo e del pirro
nismo. l delsti, infatti, di tal guisa ragio
narono: dalPun de lati i cattolici provano
che la Scrittura sola non vale a porgere
a cristiani un intera certezza di toro cre
denza; dalPaltro i protestanti sostengono
assai meno potersi produrre un tale ef
fetto dalla tradizione: nessuna prova han
no adunque i cristiani di tor fede.
.,Si potrebbe di leggieri voltar Pargo
mento e dire: Da una parte i cattolici
provano darsi ftoro dalla tradizione una
piena certezza della vera dottrina di G. G.;
dalPaltra i protestanti asseriscono che la
Scrittura sola atta ad operar quesPef
fetto: dunque la Scrittura e la tradizione

insiem congiunte porgono una ancor pi


compiuta certezza. Che risposta potrebber
dare i deisti? invece di confutarti a que
sta maniera, i protestanti giurarono tornar
meglio it far cadere quel sosma su di noi
soli. Noi dimostriamo ad evidenza, dicon

essi, chela tradizione spesso falsa ed

cadr certo nelPerrore, ma sar colpa sua


e non della regola. Quanto alle controver
sie de teotogi cattolici, non intaccano que

ste n la fede n i costumi: tutti accol


gono la stessa profession di credenza n
ci ha tra essi scissura. Tra gli eretici, per
contrario, non ostante tor apparente ri
spetto alla Scrittura, non pochi se ne rin
vennero i quali ncgarono articoli sostan
ziali del cristianesimo e, raccolto che seb
bero intorno un certo numero di partigia
ni , fecero schiera da s. Vuoti sempre
andarono i varii tor tentativi per compi
lare una confessione di fede che mettesse
daccordo almeno due sette.
Ci si addimander per avventura se la
necessit della tradizione, da noi riguar
data quale articoto fondamentale, trovisi
registrata nel simboto. _ Si, nelle parole:
Credo la sanla chiesa cattolica; it quale
articoto, sotto le v. CATTDLICIsIo e Carro
LIco abbiam dimostro valere quanto: lo
credo la santa e vera chiesa esser quella
che prende a regola della fede la cattolici

erronea; dunque se voi riuscite a far ve


dere che la Scrittura non basta, venite a
trre ogni fondamento alle verit della a, cio la tradizione, la credenza, it ma
fede e con ci date vinta la causa agli in gistero costante ed uniforme di tutte le
creduli.
- chiese ond composta. Al bisogno trove
Lasciando stare esser ridicoto per part remmo to stesso signicato anche nelle pa
toro Parrogarsi la vittoria mentre dura role: Credo la communion desunti. Tra
tuttavia it combattimento, noi dimandiam sette non aventi la stessa credenza non
toro: se la certezza di nostra fede poggia dassi pi communione.
u Le parole: - Credo lo chiesa catto
su due, prove, la Scrittura cio e la tra
dizione, qual de due partiti le reca mag lica -, dice Bossuet, non siguican sol
gior detrimento? quelto che vuole si con tanto: credo cirella , ma eziandio: credo
giungano insieme e si faccia sostegno del chella crede; altrimenti non pi credere
Puna allaltra, ovver quelto che ripudia al chella sia, perocch la sostanza del suo
tutto Puna delle due? I nostri avversarii essere sta nella sua fede, da essa dichia
pertidiano a suppor sempre che da noi ri rata a tutto P universo. n V. Espril de
gettisi la Scrittura come da essi-la tradi Leibnilz, t. il.
7.i Prova. Di qual guisa acquistar si
zione; falsit manifesta. La Scrittura sa
cra , it ripetiamo, dichiarata e sussidiala convengae mantenere la fede nessuno Pha
dalla tradizione, regola sicura, divina. potuto meglio conoscere di cotoro che eb
infallibite, alla quale ogni cristiano te ber dagli apostoli Pincarico dinsegnarta.
nuto obedire senza esitanza; ma scompa Or bene essi raccommandano Pattenersi
gnata dalla tradizione e lasciata alla inter alla tradizione e non to studiar la Scrit
pretazione arbitraria di ciascun privato tura.
sorgente immancabite derrore: non la
Non separalim debelis seducere eos
Scrittura per s quindi rigettiam noi, sib-. lamquam iusticatialice s. Barnaba a fe
bene it metodo protestante di servirsi di deli, ep., n. s, sed, in umim co1wenienles,
essa.
inquirile quod eommuniler dilectis can
Ad onta delPefcacia, insistono, ad-onta veniat et prosit. Dicil enim Scriptura:
delPefcacia da voi attribuita alla vostra Vaa itlis qui sibi solis intelligunt et apud
doppia regola,,non tolse questa che tra voi se docli videnturl il Le Clerc in una
insorgessero errori e si eontinuasser dis notaa questo passo pensa che P autore

pute; perci non avete voi punto pi alluda alla superbia de farisei; maegli
prottato con due regole che noi con una condanna ancor pi palesemente quella

TR

TR

443

degli eretici, i quali credono avanzare in tar la Scrittura per conoscere la vera fe
perspicacia e in sapere la chiesa univer
sale da cui han fatto scisma.
S. Clemente papa nella sua prima let
tera a que di Corinto li sgrida per le dis
cordie che ardon fra toro e per la poca
riverenza in che tengono it clero. Pon toro
sotfocchio, n. 42, esser gli apostoli que
che, guidati dalto spirito di Dio, hanno
stabitito i vescovi e i ministri inferiori e
regolatone le funzioni, tra le quali trovasi
certamente quella dinsegnure. Li esorta,
n. 57, a star sommessi a sacerdoti, a
guardarsi dalla superbia e dalParroganza.
Non avvisava quel santo pontece che un
laico, con la Bibbia in mano, avesse au

torit di dar lezione a proprii pastori.

de? Nel medesimo secoto leggevansi nelle


adunanze cristiane le lettere dei santi ve
scovi non meno che quelle degli apostoli,

ibid. n. s5; cosa al tutto inutite, stando


alPopinione de nostri avversarii.
S. Giustino nella sua lettera a Diogneto,

n. u, dice che it Figliuoto di Dio largo


di lumi a cotoro che gliene dimandano

e non oltrepassano i conni della fede n


quelli posti dai padri; pel qual modo fu
fondato Ptvangelio, vien custodita la tra
dizione degli apostoli e la Chiesa ricolma
di grazie.
* u Lo stesso santo riferisce it precetto
di celebrar la domenica , raccogliendost
nella chiesa, a una tradizione lasciata da

Nota Eusebio, Hist. eccles., l. m, c. 58, G. C. aproprii apostoli. e discepoli in una


come s. Ignazio esortasse i fedeli in tutte delle sue apparizioni. Apolog. l, c. 67.
le citt per le quali passavaa porsi in guar Direm noi che it santo ignorasse la cosa
dia contro gli errori degli eretici e atte di che partava? che G. C. non avesse dato
nersi strettamente alle tradizioni degli apo in realt quel commandamento? ch esso
stoli; ed era questa la morale insegnata fa parte della tradizione scritta? Di que
dal santo martire in tutte le sue lettere. ste asserzioni stolte eleggano i nostri av
Scrivendo a quedi Magnesia, li consiglia a versarii quella che tor meglio piace. n star concordi, sommessi al proprio vesco I)e la Luzerne, Dissert.sur les glises ca
vo, che tiene it luogo di Dio, ai sacerdoti, llwl. et protest., t. ll. *
che rappresentano it senato apostolico,
Da s. Teoto vescovo dAntiocliia , Ad
ai diaconi , incaricati del ministero di Aulot., I. ni, n. 14, sassimigliano le sante
G. (L; a serbar daccordo con toro una dot chiese nelle qualiconservasi la dottrina de
trina inviolabite. Lo stesso ripete ai Tral gli apostoli a de porti ne quali i naviganti
liani, aggiugnendo comesenza di quelli stanno al sicuro, gli eretici a pirati, i toro
non ci ha Chiesa. Ai Fitadeltiesi dice, n. 2 errori a scogli contro de quali le navi van
e 5: Filii lucis et verilalis fugile divi no a rompere. Se diam retta a protestanti,
sionea et pravas doctrinas. Ubi aulem soto altora sono in securt i fedeli quando
pasttor est, eodem et oves sequamini. Mul han ricorso alle Scritture.
ti enim lupi, de digni habili, eos qui
Ma altramente da toro pensava s. tre
in sladio Dei currunl, perniciosis volu neo: Non oportet qumrere, cosi egli, Con
plalibus illectos, caplivos ducunt... Quot tra hwr., l. ni,c. 4,n. l,apud alias verila
quot Dei et Iesu Christisunt, hi sunt cum lem quam facile est ab Ecclesia sumere,
episcopom. Si quis schisma focientem se-l cum apostoli, quasi in deposilorium di
clatur, regni Dei hwredilalem non con vesmlenissime in eam contulerinl omnia
sequilur. Si quis in aliena sentenlia um quw sin! verilatis, uti omnis quicumque
bulat, iste passioni non consenlil.
veltt sumat ex ea potum vilw. Hwc est
S. Policarpo nella sua nFitippesi, n. lo, enim vilw introilus; omnes autem reli
li esorta ad esser fermi e costanti nella qui fures sunt et latrones. Propter quod
fede, nelPamor paterno, nella pace, nella oportel lievilare quidem illos; quw au
professione delle medesime verit. Questo lem sunt Ecclesioc cum summadiligentia
non pu avvenire altorquando ciascun pri diligere, et apprehendere verilatis tradi
rato vuol foggiar da s la propria fede e tionem. Quid enim? Et si de aliqua mo
intender la Scrittura come gli garba; e n dica quwstione disceplatio esset, non ne
prova P esempio delle sette eterodosse. oporteret in onliquissitnas recurrere ec
Tal fu Pavviso dediscepoli immediati de clesias, in quibus apostoli conversali sunt
gli apostoli.
et ab eis da prwsenti quwstione sumere
Nel secoto ll, Egesippo, a quanto narra quod certum et re liquidum est? Quid
Eusebio, I. iv, c. 2a, trasferitosi a Roma autem si neque apostoli quidem scriptu
e consultati moltissimi vescovi, in tut ras reliquissenl nobili? Nonne oportebat
tele chiese delle citt per le quali passava ordinem sequi tradilionis quam tradide
gli venne trovata la stessa fede e dottrina. runt iis quibus commillebant ccclesias?
A che questo indagini, se bastava consul La qual necessit viene dal santo mostrata

H4

TR

TR

colPesempio delle chiese fondate pressoi chiese. Soto in mancanza delle Scritture
barbari, che non aveano per anco Scrit
tura sacra,ma sattenevano religiosamente
alla tradizione. In una lettera riferita da
Eusebio, l. v, c. 2o, palesa Pattenzione con
che ascoltava le istruzioni di s. Policarpo,

discepoto immediato delPapostoto s. Gio


vanni.

Hu in pi luoghi it citato santo vescovo


pone in saldo Pautorit della tradizione.
Per non addurne che uno, Cum, dice
egli nel c. 2 del lll libro, op. cit., ad eam
ilerum tradilionem quw est ab apostolis,

quw per successinnes presbyterorum in

afferma doversi ricorrere alla tradizio


ne. Basnagio, Hist. de FgL, l. ix, c. 5
e segg.
Ma che anatogia ci ha egli tra le pre
tese tradizioni occulte degli eretici, delle
quali non si avea testimoni, e Pinsegna
mento publico, costante, uniforme de pa
stori a cui gli apostoli avean commesso le
chiese, insegnamento chiamato da s. Ire
neo tradizione? A questa regola vuol egli
si debba ricorrere in caso di disputa sulla
pi plcciola questione: ma quando la Scrit
tura si tace non forse tutPuno che non
aver Scrittura per conoscere quel che ci
ha di vero e di certo? Con ragione as

ecclesiis custtodilur, provocamus eos, ad


versantur tradilioni... Tradilionem ila
que apostotorum, in toto munda manife serisce che se ci fossero state verit oc
slalam, in omni ecclesia adest respicere culte, le avrebber gli apostoli insegnate di

omnibus qui vera velint videre.... eam preferenza a pastori, siccome ai pi ca


quam habel ab apostolis tradilionem et paci tra fedeli di comprendere e custodire

annuntialam omnibus dem per succes si fatte verit. Non questo per it con
siones-episcoporum pervenienlem usque
ad nos, iudicanles oonfundimus eos qui
quoquomodo prmterquam quod oportet
colligunt.... IIuc ordinationc et succes

sione ea quw est ab apostolis in Ecclesia


tradilio et verilatis prwconizatio perve

nil usque ad nos. Et est plenissima hwc


ostensio unam et erindem vivicatricem

dem esse qua? in ecclesiis ab apostolis


usque nunc sil canservala et tradila in
veri/ate. Contra hwn, I. ni, c. 2. Due cose
abbiam qui che son fuor di dubio: la pri
ma, che s. treneo combatte gli eretici per
via della tradizione e la d siccome rego
la di fede; la seconda, che la tradizione di

cui parta la orale e non la registrata


nella Scrittura sacra; la tradizione che
vien dagli apostoli mediante la successio
ne de vescovi, quella val dire trasmes
sasi di bocca in bocca e per tal guisa con
servatasi nelle varie sedi. Ove avesse avu
to di mira la Scrittura, it santo sarebbesi
espresso daltra maniera e Pavrebbe chia
ramente indicato. n- De la Luzerne,ivi.**
Ad onta di ci, un famoso protestante
vuol che questo padre non facesse verun
conto della tradizione. A sua detta, Car
pocrate, Valentino, i gnostici, i marcioniti
su pretese tradizioni fondavano i proprii
errori, diceano G. C. non aver bandito pu
blicamente tutta la sua dottrina ma con

cetto che l protestanti ci porgono di que


gli uomini apostolici: ce li ritraggono quai
uomini semplici, igiforanti, corrivi a cre
dere, senza discernimento n capacit.
lliguardo amarcioniti it caso era al tut
to diverso: come questi asserivano it vec
chio Testamento e it nuovo non esser ope
ra del medesimo lddio, s. treneo, per pr0
vare it contrario, Legile, dice toro, dili
gentius id quod ab apostolis est Evan
gelium nobis datum, et legile diligentius
prophelas; et invenictis universam aclia
nem et omnem doctrinam etomnem pas
sionem Domini nostri priediclam in
ipsis, l. iv, c. 54, n. l. Ne segue forse che,
in ogni question dottrinale, basti, come in
quella, confrontar gli evangelisti copro

feti? Il santo vuol che su ci stiasi alla tra


dizione.
Nel secoto lll erano in vigore le stesse
massime. Tertulliano, De prwscript.,c. n;
e segg., non volea si ammettesser gli ere

tici a disputare giovandosi della Scrittura,

dicendoto uninulite e mal tocata conde


scendenza, per essere la Scrittura stata
data non agli eretici, ma si alla Chiesa e a
pro di lei solamente, perch quelli ne ripu
diavano ci che tor non andava a versi, ne
troncavano e guastavano i testi, ne travol
geano it senso. Ordo rerum desiderabal
illud potius proponi quod nunc solum
dato parecchie verit a lalun de suoi dispulandum est: quibus compclat des
discepoli a condizione che a que soli le ipsa; cuius sint Scripturw; a quo et per
rivelerebbero i quali fosser capaci d in quos et quando et quibus sil tradila. disci
tenderte e farne conserva. A buon dritto plina qua unt christiani: ubi cnim ap
rigetta s. treneo si fatte tradizioni; dice parueril esse dei verilatem, illic eril ve
che se gli apostoli appreso avesser da Cri rilas Scripturarum et exposilionum,
sto verit occulte, le avrebber trasmesse et omnium tradilionum christianarum,
acotoro che preponevano al governo delle c. l o. Perci vuol si dimostrino per via della

TR
tradizione non pur Pautenticit e Plntegrit
della Scrittura. ma it signicato eziaudio e
le spiegazioni di essa; e ne cc. 52 e se ri
manda gli eretici alla tradizione delle chie
se apostoliche; sostiene che quelle che si
vengon formando quotidianamente non son

meno apostoliche delle pi antiche, perch


serbano la stessa dottrina e son tra toro
in communione.
*** Quod autem prwdicaverivit aposto
li, id est quod illis Christus ravelaveril,
et hic prwscribam non aliler probari de
bere nisi per easdem ecclesias quas ipsi
apostoli condtderunt, ipsi eis prwdican
do lam vira quod aiunt voce quam per
epistolas postea. Si hwc ila sunt, conslat
proinde omnem doctrinam quw cum il
lis eccicsiis matricibus et originalibus
dei conspiret verilati depulandam esse.
- De la Luzerne, ivi. c. 21. ***
Pure i nostri avversarii ci obiettan Ter
tulliano. Vuol egli, De resurrect. carnis,
c. a, che si tolgano agli eretici le opinioni
paganesche, che provin le toro colle Scrit
ture sole; altora,dice, non potran pi so
stenersi. Aggiugne per che Pamlnaestra
mento divino non consiste nella supercie
ma nel midollo e chesso pare talvolta

opporsi alP evidenza. E it ripete nel c. o


De prwscript.: Hic expedil sensu cerlare
cum interprelalionis gubernaculo. Nul

la vox divina ila, dissolula est et iii/fusa

ut verbo lantum defendantur, et ratio


verborum non constiluatur. Nel l. Adv.
Hermog.,c. 22,dopo citate le parole -1n
principio creavil Deus cmlum et terrom,
soggiunge: Adoro Scripturw pieniludi

nem, qua mihi et factorem manifesla! et

facto... An autem de aliqua subiacenti


materia facto sint omnia, nusquam ad
huc legi. Scriptum esse doceat Hermo

genis of/cina. Si non est scriptum, ti


meat va, illud adiicientibusaut detrahen

tibus destinatum. Gli chiaro che Tertnt


liano disputava contro gli eretici, altri de
quali negavan la creazione, altri la risur
rezion della carne, e opponevano a quedue

dommi i raziocinii e Pautorit de tittosoti


pagani. Ei vuole che abbiano a rinunziare
a tali principii del paganesimo e a dimo
strare le proprie sentenze per via della
Scrittura, ma, per cavarne it midolto e co
glierne it vero senso, vuoi che abbiansi a
guida una inlerprelazion sicura. E que
sta dove trovarta fuor che nella Chiesa o
nella tradizione? Nelle massime di questo

padre non ci ha n oscurit n contra


dizione.
Clemente alessandrino, Strom., I. vn,
c. ts, rinfaccia agli eretici to stesso abuso

TR

445

della Scrittura: dichiara, l. i, c. 1, come


i maestri da quali era stato istruito cu
stodivano fedelmente la dottrina ricevuta
dagli apostoli per tradizione, e la pone in
iscritto a ne di conservarne la memoria.
A conoscere se una dottrina sia vera op
pur falsa,ortodossa od eretica, vuole se ne
faccia giudizio col sussidio non solamente
della Scrittura ma della tradizion della
Chiesa-altres. Fa vedere, I. vn.c. l7, esser
la chiesa cattolica anteriore alPeresie tutte
quante, una nella dottrina e fededa lei
professate e chessa trae dal Testamen
to che a lei sola appartiene; come la dot
trina degli apostoli fu una, una pur essere
la tradizione da essi lasciata. li Potter e
it Beausobre sadoperarono a travisare il
senso della parola tradizione in questo
passo e in quel di s. Paoto, n Thess. li, il,
ma non vi riuscirono.
**** sc Dopo aver discorso di varii perso

naggi da s visti che eran tenuti in alla


stima e considerazione, specialmente duno

da s rintracciato in Egitto e chiamato vera


ape sicitiana suggente i tiori del prato pro
fetico e apostolico, aggiugne: Hi veram
beatw doctrinw servabant tradilionem
slatim o Petra et Iacobo et Ioanne et
Paulo aanctis apostolis, ila. ut lius ac
ciperet a patrem. ad nos quoque, Deo vo
lente pervenerunl, illa a maioribus dala
et apostolica deposiluri semina. Strom.,
l. i, c. l. Non pu aver luogo adubio che
it santo dottore favelli qui della tradizione
non scritta, come riievasi dal contesto del
discorso, dal chiamarta chei fa tradizione
passata come da padre a glio e venuta
dagli apostoli, parecchi de quali nessuno
scritto lasciarono che fosse registrato fra
libri canonici. n--De la Luzerne, ivi. H
La stessa regola prescrive Origene nella
prefazione de suoi libri De principiis,
n. 2. Cum multi sint qui se pulant sen
tire quo; Christi sunt, et nonnulli eo
rum diversa a prioribus sentiant, ser
vetur vero ecclesiastica prwdicutio per
succcssionis ordinem ab apostolis tradila
et usque ad prwsens in ecclesiis perma
nens, ilia sola, credendo est verilos qua:
in nullo ab ecclesiastica et apostolica dis
cordat tradilione. Questa profession di
fede talmente chiara da render inutite
ogni altra citazione.
l ss. Atanasio e Basitio citano Dionisio
alessandrino che era della stessa opinione
del suo maestro Origene.
Nei secoto lll in occasione della contro
versia agitatasi intorno la validit del bat
tesimo conferito dagli eretici,it papas. Ste
fano oppose a vescovi dAfrica non altro

TR

TR

che queste parole: Nihil innovetur, ntsi


quod tradilum est. S. Cipriano non ne
gava gi questa massima esser salda, ma
credeva che la tradizione a s opposta dal
pontece non fosse n certa u antica n
universale e facesse contro alla Scrittura;
nel che ingannavasi. Onde la tradizione
prevalse a tutti gli argomenti messi in
campo da quel padre.
A tutte queste autorit rtspoudesi da
protestanti che si potea con sicurezza se
guire la tradizione deprimi tre secoli per
chessa era tuttora recente n avea avuto
per anche tempo dllterarsi, e la credenza
cristiana ristriugevasi a pochi dommi, ma

446

Rispetto al secoto IV, abbian gi veduto


che cosa pensasse Eusebio a proposito di
s. Ignazio martire e ddlgesippo; ed mira
bite nella sua Storia ecclesiastica Pesat
tezza onde riferisce i sentimenti de padri
de tre secoli precedenti e trascrive le
tor medesime parole. Nelle contese che
sopravennero tra gli ariani e i cattolici si
contrapose costantemente ai primi la tra
dizione, it sentimento de dottori vissuti
dopo gli apostoli. Era questo Pargomento
che adducevan contro Ario e i fautori di lui
it vescovo Alessandro e que del patriar
cato da lui convocati per giudicare que
gli eretici, accusandoli si reputasser pi
saputi di quanti dottori della Chiesa eran
venuti prima di toro. Teodoreto, Hist. ec
clea, l. i, c. 4. Alla stessa guisa fu proce
duto nel concitio niceno, come pure da
vescovi di quel di Rimini, sia prima sia
dopo essere stati sedoiti dagli ariani. Veg
gansi i Frammenti di s. Ilario di Poi

che la bisogna non and alPeguai modo

ne secoli susseguenti, per essersi poco a


poco alterata la tradizione e moitiplicatii
dommi. Aggiungono che gli antichi parta
vano di tradizione in materia di consue
tudini o pratiche, non di dommi e inse
gnamento.
Risposta falsa per ogni rispetto. l. E liers. Vero che gli ariani stessi tenta
basta leggere l passi da noi recati per co rono coprirsi del manto della tradizione
noscere trattarvisi di tradizione in mate per ripudiare, partando dei Figliuoto di
ria di dottrina e non di usi. 2. Altorch Dio, le voci soslanza e consostanziale
noi proviamo colla pratica del Il secoto it delle quali pretendeano non si fosse mai
culto prestato ai martiri e alle toro reli fatto uso inno altora. Per tal modo chia
quie, ia gerarchia, la presenza reale di mavano essi tradizione it sitenzio de se
G. C. nella Eucaristia, ec., i nostri avver coli precedenti, laddove i cattolici inten
sarii non fan pi conto di questa tradi dean per essa la testimonianza formale e
zione che di quelle de secoli posteriori. positiva de dottori della Chiesa: it qual
Dicono anzi la dottrina di Cristo aver co sosma vien tratto in campo ancor di pre
minciato a guastarsi immediatamente dopo sente dai protestanti.
la morte degli apostoli. A quel tempo me
La. 505 nel quinto concitio di Costan
desimo riferiscono le cause depretesi er tinopoli gli ariani ricusarono di bel nuovo
rori da toro attribuiti a padri della Chiesa, desser giudicati col sentimento de padri
ci sono Pignoranza, it difetto di critica, antichi. Socrate, Hist. ecclea, t. v, c. lo.
Peccessiva ducia nella version de Set
S. Atanasio li rimandava continuamente
tanta, ta soverchia condescendenza verso a si fatta tradizione, sempre venerata e
gli Ebrei e i pagani per trarti alla fede, seguita nella Chiesa. Orat. m contra
it troppo attaccamento alla tosoa paga ariara, n. le; epist. l ad Serap, n. es,
na, ec., ec. 5. falso che, in que primi 55; De synodis, n. s; ep. ad Ima, n. e, ec.
tempi, la credenza cristiana si riducesse a S. Basitio se ne vale contro i mentovati
pochi dommi; ch non crebbe essa n smi eretici e i macedoniani o pneumatomachi,
noi giammai: proverem pi inanzi come De Spirilo Sancto, c. 8 e a, rinfacciando
non solamente nessun nuovo articoto vi toro Paffeltar che faceano di ricorrere alla
venne introdotto ma eziandio che fu im Scrittura, quasi che i padri de tre secoli
possibite introdurvene. 4. Abbam gi fat precedenti non Pavessero consultata quan
to vedere che, supponendo possa la tra to essi: prova con s. Paoto la necessit
dizione colPandare de secoli perder vi daderire alla tradizione, e asserisce che,
gore, si combatte la certezza de fatti fon senza questa salvaguardia, andrebbe tosto
damentali dei cristianesimo. Finalmente , sossopra tutta quanta la cristiana dottrina,
la necessit e Pautorit della tradizione zbid., c. lo.
in materia di fede ola una verit od un
Potremmo citare s. Gregorio nazianzeno,
errore: nel primo caso it protestantismo s. Ambrogio, s. Giangrisostomo, s. Girola

rovesciato insin dalle fondamenta; nei mo e s. Agostino, comech i tre ultimi ab


Paltro Perrore verrebbe dai discepoli im bian cessato di vivere soltanto ai princi
mediati degli apostoli, e dalPesempio toro pio dei secoto V; ma i protestanti fan poco
sarebbero stati traviati i secoli appresso. caso del parere di questi padri, lagnandosi

TR

TB

447

che da quelPepoca in poi i commentatori curo di conoscerne it vero lenso e del


della Scrittura non altro abbian fatto che Punica via daccertarsl essere it Vangeto
compitar le spiegazioni de padri, e che opera veramente de sacri scrittori onde
alla testimonianza toro si stesse per pro porta it nome.
Chiarissime sono in questo proposito
vare i dommi della lede, e dicendo nel
secoto IV principalmente essersi latte le le parole di s. Epifania, Hwr. un, c. o:
pretese innovazioni onde movon lamento. Sed cl tradilione quoque opus est. Ne
Vediamo se ci sia possibite.
que enim ex Scripturis peti possunt
***** Odasi come s. Basitio metta in omnia. Ideo olio scripta, alia tradilione
sodo coi pi positivi argomenti P auto sanctissimi apostoli reliquerunt. Quod

rit della tradizione. Quod a maiori

ilo Poutus ofrmat: Quemadmodum tra

bus nostris dictum est nos dicimus.... didi vobis. Item: ila doceo et ila tradidi

Dogmoto et instiluto quo in ecclesiis in Ecclesia. Necessario iltud facere Ec


prwdicantur quwdom rursus 81 traditio clesiam dico, quw tradilum sibi rilum a
ne opostoloru1u, in mysterio, idelt in oc
culto, tradila occcpimus. Quorum utra
que porem vim habentud pietatem; nec
his quisquam contradicil, quisquis sane
vel tenuiler expertus est quw sunt iure
ecclesiastica. Nam si consuetudines quo:
scripta prodilw non sunt , lamquam
houd multum habentes momenti, conamur reiicere, imprudentes gravissimum

maioribus acceperil. Polest vero quie


quam malernom sanctionem out legem

patris evertcre? Quemadmodum a Sa


lomone scriptum est: Audi, li, sermo
nes patris tui, et ne dimillas legem matris
tuaa.
Apertamente ne parta pure s. Girolamo
in pi luoghi. Rispondendo alle dimande

iattegli, d per avviso generale doversi le


Evangelio detriment1im inferimus: imo tradizioni ecclesiastiche, quelle sopratutto

potius ipsam deiprwdicationem ad nu

che non recan pregiudizio alla lede, os

dum nomen contrahimus... Deciet ma servare alla maniera onde furono dagli an
dies si Ecclesial: mysteria cilro scriptum
tradila pergam recensere.
Quod si
gloricandi modum veluti scriptis non
tradilum reiiciunt, proferont nobis et
dei professionem et cwtcrorum quw
commemorovimus prwlationem e Scripturis... Sane contra id quod dicunt glo

tichi trasmesse, e la consuetudine duu


paese non perder sua forza per P usanza
I contraria dattro paese. in una lettera dice
it digiuno quaresimale e daltri giorni pel
corso delPanno praticarsi da noi secondo
la tradizione degli apostoli. Ai luciferiani
risponde che, quando pur non cl fosse Pau
ricationem cum Spirilu carere testi torit della Scrittura, it consenso del mon
monio nec in Scripturis extore, illud do intero avrebbe lorza di precetto: pe
dicimus: si nihil aliud receptum est rocchassaicose che osservansinellechle

absque Scripturis, mio hwc quidem re


cipiatur. Sin plurimo arcano cilra
Scripturam recepto sunt nobis , cum
oliis pluribus et hoc recipiamus. Arbi
tror oulem apostolicum esse etiam non
wriplis trodilionibus inhwrere. Luudo
enim, inquil, vos quod omnia mea me
ministis et, quemadmodum tradidi vobis,
fraditionem tenetis. Et illud: Tenete tra
ditiones quas aecepistis sive per sermo
nem sive per epistolam; quorum uno est
Iuec de qua agimus, quom qui ab inilio
prwscripserunt tradideruntqite posteris,
usu semper cum tempore progrediente,
ipsa longo consuetudine in ecclesiis ra

dicarunt. De Spir. S., c. 7. Potrebbe pa

se per tradizione acquistarono autorit di


legge scritta.

N con minor nerbo degli antecedenti

padri sesprime it Crisostomo. Non modo


per lilteras, cosi egli, sed ctiom verbis

discipulo quw esseni agenda dectorovil:


quod plurimis et otiis in locis osten
dil, dicens: Sive per verbum, sive per
epistolam, quasi per nos missam. Hoc et
hwc multo mogis fecil. Ne igilur minus

aliquid doctrinam habere putemushnlu


rima illi absque scripta trodidil; quw
ilti modo ad memoriam revocans, dicil:
Formam habe sanorum verborum quw a
me audisti. Holn. nn in n Tim., n. t.

spiegando in altra omelia it testo del

rere strano Pudire it santo dottore dir che, Fepistola a Tessatonicesi, Ilaque, fra
rigettando la tradizione non scritta, sire tres, slate et tenete tradiliones, etc., ses
ca pregiudizio alto stesso Vangeto. Ma egli prime di questo tenore: Hinc cst per
da por mente che la tradizione inanzi spicuum quod non omnia tradiderunt
tratto la pi fedele interprete delPEvan per epistolom, sed multo eliom sine
gelio e poscia la sola Inallevadrice del. scriptis; et ea. sunt quoque de digno.
Paulenticit di esso, e quindi che it riget Quomobrem Ecclesiw quoque tradilio

tarta gli un privarsi del mezzo pi si


BIIGIEB. Vol VI.

ncm censeomus esse de dignam. Est


Il;

TR

TR

trodilio ,- riihil quwros amplius. Hom. iv


in n Thess., n. 2.
Troppo lungo sarebbe Paddur tutto quel
che si legge nellc opere di s. Agostino sul

transmillenda. Tract.xxxvn in 1o. In pi


luoghi svolge it santo dottore le massime
sulPorigine delle tradizioni non scritte, su
Pobligo dosservare come provegnenti da
gli apostoli quelle che sono universalmen
te ricevute, sulla convenienza di praticare
le usanze vigenti nel paese ove ci troviamo.
Un sol passo ne recheremo che fa ai no
stro scopo. Itla quw non scripla sed tra
dila custodimus, quw quidem toto ter
rarum orbe servanlur, danlur inlelligi
vel ab ipsis apostotis vet plenariis con
ciliis, quorum est in Ecclesia saluber
rima auctorilas, commendala alque sta
lula relineri. Ep. Liv ad inquis. Ianuarn,
l. i, c. t, n. l.
Se ipsam facite corriget, odasi s. Ci

M8

Pautorit della tradizione non scritta. Op


pone egli a Giuliano pelagiano P autorit
de padri che scrissero prima del suo tem

po e le d per fondamento gli stessi mo


tivi che noi: Quod invenerunt in Eccle
sia lenuerunt; quod didicerunt docue
runt; quod o patribus acceperunt, hoc
liis tradiderunt. Contra Iulian., l. n,
c. 54. Nella stessa opera, discorrendo del
peccato doriginc, Sed etsi, dice, nulla
ralione indugctu r, nullo scrmone expii
cetur, verum lamen est quod anliquilus

veraci de catholica prwdicalur et cre

dunt per tolum ecclesiam. L. v, c. 5. ritto alessandrino, si labores scrulala fuc


Traltando delPunita del Battesimo , Hoc ril sanctorum patrum qui ab omnibus
facimus, dice, hoc a maioribus tradilum de rectiludine et certiludine dogmalum
accepimus, hoc in catholica ecclesia, quw celebrantur, tum suam recle dem ca:
toto orbe di/fundilur, contra omnes fat plica,bil. Omnes enim quibus inlegrum
silatis nebulas custodimus. De ienil. Bapl. cor est iltorum sentenlias sequi conten
contra Petil., c. 9. Notilc mihi auctori dunt; quia cl ipsi apostolica et evange
tatem obiicere Cypriani ad Baptismi re lica tradilione suam mentem cum im
petilionem, sed tenete nobiscum erem plevissent et ex sacria Scripturis sermo
plum Cypriaui ad unilatis conservatio nem dei recte et cilra reprehensionem
nem. Nondum enim erat diligenter illa traclassent, mundi fuere luminarie,
Baplismi quicstio pertraclala, sed la sermonem vilw continentes, sicut scri
men saluberrimam consueludinem le ptum est. Adv. orient., sive Liber apolo
nebat Ecctcsia ut in ipsis quoque schis get., anath. vm.
malicis cl hrcrclicis corrigere quod pro
Vincenzo di Lrins dimostra nel modo
vum est, non ilcrare quod datum est, pi formale la necessit daccoppiare Pau
sanare quod vulneratum est, non cu torit della tradizione a quella della Scrit
rare quod sanum est. Quam consuetu tura, se conoscer vogliasi la vera fede.
dinem credo ecc apostolica tradilione Swpe magno studio et summa altenlio
venienlem; sicut multo quw non in nc perquirens a quamplurimis sancit
oeniuiitur in litleris eorum neque in late et doctrina prwslantibus viris quo
conciliis posteriorum, et lumen, quia nam modo passim certo quadam et qua
per universam custodiuntur Ecctesiam, si generati ac rcgulari via cathoticw
non nisi ab ipsis tradila et commendata, dei verilalem ab hwreticw pravilalis
credunlur. De Baptismo contra. donat., faisilate discernere, huiusmodi scmper
l. n, c. l. E sul battesimo de bambini: responsum ab omnibus fere relu li, quod
Consueludo matris Ecclesiw in bapti sive ego, sive quis alius vellel ezcsurgen
zandis parvulis nequaquam spernenda tiuin hwrelicorum fraudes deprehende
est neque utlo modo superua depulan re, laqueosque vilarc et in de sana sa
da; nec omnino credendo, nisi apostoli nus atque integer permanere, duplici
ca esset tradilio. De Gen. ad lill., l. x, modo munire dem suam Domino adiu
c. 25, n. 59. Hunc doctisstmum virnm cante deberet: primum scilicet divinae
(HieronymunUsi facile interrogare pos tegis auctorilale, tum deinde ecclesiw
semus, quam multos iitriusque linguw cr1tholicw tradilione. Hic forsilan re
divinarum Scripluraru-m traclatorcs et quirat aliquis: Cum sil perfectiis Scri
christianarum dispulationum scripta pturarum canon, sibiquc ad omnia sa
res commemororet qui non aliud a ma tis superque suf/ciat , quid opus est ut
ioribus acceperunl, non aliud posteris ei ecclesiastica, intettigentiw iungalur

rctiquerunt. De peccat. merilis ct re

auctorilas? Quia, videlicet Scripturam

miss., I. m, c. 6. Nos, dice altrove, idest sacram pro ipsa sua. altiludine non uno
cathotica des, veniens de doctrina apo eodemque sensu universi accipiunl, sed
stolorum, pianlala in nobis, per scriem eiusdem eloquia aliler atque atiler alius
successionis acccpto, sana ad posteros atque atius interprelati"; ul penequal

TR

TR

homines sunl, tot illinc sententiw erui


posse videanturz Aliler namqueillam No
vatianus, aliler Photinus, aliler Sabet
lius.aliler bonatusexponilatiler/lrius,
Eunomtus, Macedonius; aliler Apolli
naris, Priscilliatius, aliler lovinianus
Pelagius, Cwlestius; atiler postremo Ne
storius. Atque idcirco multum necesse
est, propter lantos lam varii erroris an
fractus, ut propheticw et apostolicw in
terprelationis linea secundum ecclesi
stici et catholici sensus normam diriga
tur. ln ipsa ilem catholica ecclesia ma
gnopere curandum est ut id teneamus

ila debes diligentia tua ad profectum

449

dei exhorlari ut nihil te novum docere


demonstres, sed ea omnium insinuare
pectoribus quw venerandw memoriw pa
tres consona prwdicatione docueruntj
cum quibus in omnibus nostra consonat
epistola His autem non solum tuis ver
bis, sed et ipsa prwcedentium exposilio
ne et recitatione monstrandum est, ut
plebs Dei noveril ea sibi prwsenti do
ctrina insinuari quw patres et accepe
runt a prwcedentibus et posteris tradi
derunl. Unde, tectis primiliis prwdicto
rum sacerdotum asscrtionibusi tum de
quod ubique, quod semper, quod ab omni- mum mea scripla recilenturz ut aures
bus credilum est. Hoc est etenim vere delium probant non aliud nos quam
propriaque catholicam quod ipsa vis no quod a maioribus accepimus prwdica
minis ratioque declarat , quw omnia re.... Per omnia igilur et in dei regula
fere universaliler comprehendit. Sed hoc et disciplinw observantia vetuslatis nor
ila demum et, si sequamur universi ma servetur.
Successorea divinorum apostolorum ,
latem, antiquilatem, consensionem. Se
quemur autem universilatem hoc mo ascoltisi Teodoreto, viri hi /uerunhquo
do, si hanc unam dem veram esse fa rum aliqui sacram illorum vocem au
teamur quam tola per orbem terrarum dierunt et admirabili eorum consuetu
con/iletur Ecclesia. Antiquilalem vero dine usi sunt. Plurimi etiam martyrii
ila, si ab his sensibus nullatenus rece coronis ornati sunt. Fas ne ergo tibi vi
damus quos sanctos maiores ac patres detur blasphemam contra eos linguam

nostros celebrasse manifestum est. Con

movereP Diat. l lmmulabilis.Abbiam qui

sensionem quoque ilidemz si, in ipsa ve una langa serie di santi dottori deprimi e
tuslatei omnium vel certe pene omnium pi orenti secoli del cristianesimo e de
sacerdotum pariler et magistrorum de tempi ne quali i nostri avversarii confes
niliones sententiasque sectemur. Com sono fosse pura la nostra fede, che statui
scono in modo chiaro e decisivo Pautorit
monit., c. 1-5.
Nel concitiaboto volgarmente chiamato sacra della tradizione. Ove avessero anti
it latrocinio efesino, Dioscoro, capo delPe veduto Perrore de protestanti su questa
resia eutichiana, invoc a favor della sua materia, non avrebber potuto combatterta

causa Pautorit de santi padri. Tutto it con pi nerbo. - La Luzerne, ivi. miH
a.- Prova. l padri affermarono costan
concitio e i vescovi cattolici al par degli
altri riconobbero tale autorit,dissero ana temente non esser permesso a veruno it
tema a chiunque volesse fare innovazio discostarsi dalla tradizione o dalPinsegna
ne e dichiararono di conservare la fede mento publico e costante della Chiesa:
de santi padri. Era pertanto massima uni dunque n it fecero n potean fartto senza
versalmente confessata cosi dagli eretici suscitar contra s to sdegno de fedeli e
come dai cattolici esser la tradizione una sopratutto de proprii colleghi. A udire i
nostri avversarii, sembra che i padri della
regola di fede.
S. Leone riconosce e pone in sodo con Chiesa sieno stati maestri isolati e senza
molta etoquenza P autorit de ss. padri, relazione di sorta, che potessero imagi
dagli eretici soli contradetta. Ut pielas nare , scrivere , insegnare impunemente
tua, cos egli nella sua lettera cui a Pro quanto toro andava a grado, ovver furbi
terio vescovo dAlessandria, c. 2 e 5, ut che contradicessero ne tor libri ci che
pielas tua cum venerabilium patrum in publico predicavano. Eccesso gli que
prwdicationibus nos concordare cogno sto di preoccupazione e malignit.
u- Eran essi quasi tutti pastori, mae
scat aliquanlas eorum sententias huic
credidi subiiciendas esse sermoni; qui stri duna numerosa greggia: i primi fa.
bus si digneris attendere recensilis, non vellavano ad adunanze di fedeli che avea
aliud nos prwdicare reperies quam quod no avuto per istruttori gli apostoli stessi;
sancti patres nostri toto orbe docuerunt, itor successori eran circondati da un clero
nec quemquam ab illis. nisi solos im e da uomini provetti che avean daiP in
pios hwreticos. discrepare Plebem au fanzia apparato la dottrina cristiana e pa
lem et clerum omnemquc fraternilatem recchi de quali leggeano indubitatamentc

420

TR

la Scrittura. Crederemo noi che nessun di


costoro, alPudir proporsi dal proprio ve
scovo una nuova dottrina, contraria a
quella degli apostoli, si sarebbe levato a
reclamare? Vedremo quanto prima prove
del contrario.
2. Molti tra essi padri combattevano
eretici e opponevan toro la tradizione: se
fosse stata tor favorevole, Pavrebber que
sti pure invocata. Ma nol fecero punto,
e dagli scritti de padri ben veggiamo in
qual maniera que caparbii si difendesse
ro: gli uni dichiaravano di tener gli apo
stoli per idioti, gli altri pretendeano che
i padri ne intendessero tortamente la dot

TR
1. Abuso di termini chtamar fatto
posilivo, prova posiliva it preteso siten

zio de tre primi secoli; la meramente


una prova negativa donde nulla si pu
dedurre. Pochissimi monumenti ci riman
gono di que tempi; non la decima parte
sussiste degli scritti dettati dagli autori
cristiani per quanto durarono le persecu
zioni, come ne fa fede it catatogo degli
scrittori ecclesiastici edelle opere toro. Chi

avrebbe faccia dasserire che in tal mol


titudine di libri ora perduti non siasi mai
fatto ricordo de dommi e degli usi cre

duti e praticati nel IV secoto? Una prova

positiva che se ne partasse Pabbiamo nella


protesta fatta dai padri di quel secoto, i
vanta e traevan fuori libri apocri; quasi quali avean tali scritti fra mano, che non
tutti fondavanoi proprii errori su toso era tor lecito it dipartirsi da ci chera
ci raziocinii. Con tanti nemici alPint0rno, stato insegnato netre secoli addietro. A
sarebbe egli stata agevol cosa Pintrodur petto di tal testimonianza universale e
uniforme qual nerbo pu aver mai una
nuovi dommi insino altora sconosciuti?
s." noto che cosa avvenisse qualun prova meramente negativa?

trina; i pi allegando la Scrittura falsa

que volta alcun vescovo ebbe una si fatta


temerit; non ostante i suoi talenti, it suo
credito, it grado che tenea nella Chiesa,
venne condannato e cacciato dalla propria
sede. Se mai ci ebbe uomini capaci di
mutar la credenza communemente rice
vuta, furon essi un Paoto samosateno, un

2. Nel secoto IV vi eran chiese gi fon


date non pure in tutte le provincie del
Pimpero romano, ma fuori eziandio dei
conni di esso, in Africa lungi dalle coste,
nelPinterno delPArabia, nella Mesopota
mia e nella Persia, presso gli Iberi e gli
Sciti della picciola Tartaria, appo i Goti

Teodoro di Mopsuesta vescovo dH-tntiochia, ed i Sarmati. Ci attestato dagli scrittori


un Nestorio patriarca di Costantinopoli, di quel secoto e dai vescovi di quasi tutte
uomini valenti se altri mai per sapere, per quelle contrade convenuti al concitio di
rtputazione, per autorit; pur, quando sat Nicea nel 525. Or, quelle chiese eran srte
tentarono di dommatizzare, vennero senza ne due secoli precedenti, ed alcune per
un riguardo al mondo condannati. Paoto opera degli apostoli medesimi. Potea forse
fu accusato dal proprio gregge, Nestorio aver luogo collusione tra vescovi di sedi
dal suo clero medesimo; Teodoro avreb cos Pune dalPaltre tontane e diversi co
be incontrata la stessa sorte se non avesse tanto di costumi e di lingua? Qual com
saputo mascherare le proprie opinioni. mune interesse potea indurti ad accogliere
Ove si fossero attenuti fedelmente alla tra dommi opposti a quelli appresi toro da
dizione, si conterebbero forse tra padri fondatori di esse? Ci si dir senza dubio
della Chiesa. Come mai questi, con gli oc esser ci avvenuto insensibitmente e senza
chi sempre de fedeli, de tor colleghi, de addarsene. Ma, oltre che sarebbe assurdo
gli eretici sopra di s, avrebber potuto al it supporre un assonnar generale dal
Pun capo alPaltro del mondo, un muta
terare Pantica credenza?
Lhan fatto, dicono i protestanti, dun mento positivo avvenuto nella dottrina
que it poteano fare; di qual guisa , non predicata publicamente dovea esser sen
monta. Nel secoto IV noi troviam dom sibite, maravigliare le menti, destar Pat
mi universalmente creduti de quali ne tenzione. Dove ebbegli principio? Dove
tre secoli anteriori non sera fatto motto, ne sono i testimonii? ll fatto positivo e
anzi sera insegnato it contrario. Contro certo che qualunque innovazione fece ru
un tal fatto positivo e dimostrato stol more, eccit riclami e censure. Sogno per
tezza allegare di sognate impossibitit. _ ci e stoltezza it fatto contrario dai pro
Quando noi chiediam toro quai sieno co testanti asserito.
testi dommi, ne citano alcuni a caso, senza
5. Tra tuttii secoli non ce nha veruno
accordarsi mai su Pepoca in cui compar in cui pi difcitmente accader potesse un
vero. E posciach, partando di ciascuno di cambiamento nella credenza che nel IV.
tali dommi voluti nuovi, ne abbiam chia Da poi che nel 5l5 fu data la pace alla

rita a suo luogo Pantichit, ci starem qui Chiesa, pi libera e frequente divenne la
paghi di riessioni generali.
communicazione tra le diverse societ cri

TR

TR

stiane disperse; e altora pi agevole riu

deprimi quattro secoli,e ne abbian voltate


parecchie opere in tor lingua. l nestoria
ni rigettano it concitio efesino per essere
stati da esso condannati e sotto pretesto
che it detto concitio introducesse un domma
nuovo quando Nestorio sosteneva Pantica
dottrina; hanno in gran riverenza i libri
di Teodoro mopsuesteno, di Diodoro di
Tarso e di Teodoreto, e questi tre perso
naggi siccome i pi santi padri della Chiesa.
l giacobiti, per contrario, ricevono it con
citio dEfeso e ripudian quelto di Calce
donia, pretendendo aver questo fatto con
tro la dottrina del precedente,eaderiscono

sci it sapere che cosa in quelle differenti


chiese sinsegnasse, e pi manifestamente

si mostr la tradizione. Non mai altres la


cristiana fede ebbe un maggior numero di
nemici che in quei tempo: marcioniti, ma
nichei, novaziani , donatisti , ariani di tre
maniere, montanisti, ec.; i quali nulla per
donavano ai cattolici in fatto sia di dom
mi, sia di culto, sia di disciplina. Era forse
quelto il momento dintrodurre impune

mente alcun che di nuovo? La cosa ol

421

treci ridicola it credere che un domma al


tora solamente abbia avuto principio quan
do ci furono eretici che Pimpugnarono. Ma fortemente agli scritti di s. Ciritto alessan
ci ha un fatto singolare, ed che in nes drino. lfaggravio principale che fanno i
sun tempo si fatic con pi zeto che nese greci scismalici alla chiesa latina si Pa
coli lll e IV a tradurre i Libri Santi, a ver essa aggiunto al concitio di Costanti
ridurti alla intelligenza de fedeli, a spie nopoli la parola Fitioque senza esservi
garti; n mai ci ebbe un maggior numero stata autorizzata da altro concitio genera
derrori: fenomeno rinovatosi, grazie a le. Tutte queste sette orientali hanno rac
protestanti, nel secoto XVI.
colte di canoni de primi concitii intorno
4. ll cominciare dun secoto non can la disciplina e li seguono; la credenza e
cella la memoria del precedente: it IV era pratica toro nulla ritraggono da quelle de
composto duna gran parte della genera protestanti. Perpt. de la foi, t. V, I. vu,
zione srta nel volgere del lll. Veran cos c. z e 2.
tra vescovi come tra fedeli de vecchi i
10.- Prova. Lesempio di questi bastar
quali Pavean visto trapassare pi della potrebbe a dimostrare che la dottrina non
met , assistito a parecchi concitii,n quin pu perpetuarsi in una communione qual
di ignorar potevano ci che insino altora siasi senza it sussidio della tradizione.
era stato insegnato. Molti di toro avean
l. Dicevasi da luterant nella Confes
confessato G. C. nella persecuzione di Dio sione auguslana, art. 21:u Noi non dis
cleziano: avrebber essi tolerato si mutasse prezziamo it consenso della chiesa catto
la dottrina per la quale serano esposti al lica; non abbiamo intenzione dintrodurre
martirio? l vescovi del IV eran toro di in essa santa chiesa verun domma nuovo
scepoli, ed facite it giudicare quanto es e sconosciuto n di sostenere Pempie e se
ser dovesse Paltaccamento di questi alle diziose sentenze dalla cattolica chiesa con
istruzioni di cotanto venerabiti maestri. dannate. n E noto quanto abbian durato in

A dir giusto, perci, era it lll secoto che si fatto linguaggio.


partava, insegnava e scriveva al IV, e cosi
2. Sebben gli anglicani nellatoro con
via via. La demenza it separare la tra fession di fede, c. 2o e 21, rigettino for
dizione di que due secoli. ll magistero malmente la tradizione o P autorit della
della Chiesa un ume maestoso che scor
se e va scorrendo senza interruzione da

Chiesa e dichiarino non poter essa denire

se non ci che insegnasi nella Scrittura ,

gli apostoli insino a noi; ei trapass da un nel piano tuttavia di tor religione, steso
secoto alPaltro senza che le sue acque sin
torbidassero; e se qualche insensati ten
tarono porvi obice, o li trascin nel suo
corso o to svolse per iscorrere altrove.
e.- Prova. l nostri avversarii avrebber
voluto far credere esseritrispelto perlatra

dizione un pregiudizio particolare alla chie


sa romana; dalle sette dewristiant orienta
li , da greci scismatici, da copti, da siri
giacobiti o eutichiani e danestoriani altra
regola di fede non riconoscersi fuor la

Scrittura. una-falsit. Fu dimostrato co


me tutte coteste sette ammettano i decreti

de primi tre concitii ecumenici e profes

Pa. i719, part. i, c. l, professano di rice


ver siccome autentici ossia facenti autorit
i quattro primi concitii e le sentenze de
padri de cinque primi secoli. Gli facite
it trovar la causa di si fatta contradizione.
Nel l5ce, altorch venne compitata la tor
confession di fede, non era stato per anco
predicato it socinianismo in Inghitterra,
ma nel "lo ed anche nel secoto antece
dente vi avea fatto non lieve progresso.
l teotogi anglicani, nelle tor controversie
con que settarii, aveano sperimentato es
sere impossibite it convincerti colla Scrit
tura; conobbero quindi la necessit di ri

sino di seguire la dottrina depadri greci correre alla tradizione per cogliere it vero

422

TR

TR

senso de Libri Santi,quindi si giovarono la prima volta la Scrittura, non pu non


moltissimo delPautorit de padri a spie trovare in ciascun lesto it senso applicatovi
gare i testi onde abusavano i sociniani.
Noi dimandiam toro per che cagione icon
citii e i padri posteriori al secoto V non
sieno pi egualmente autorevoli che i pre
cedenti e perch non ammettansi da toro
tutti i dommi e le consuetudini provate
dalla tradizione de cinque primi secoli.
Onde i lulerani e caivinisti non lasciano di
buttare in viso agli anglicani cotesta in

coerenza, chiamando la religion di questi


ultimi semtpapismo.

5. Se non che n essi pure han potuto

communemente nella sua setta; le opinio


ni onde fu precedentemente imbevuto ten
gono in lui vece deitPinspiraztone delto
Spirito Santo. Ove gli accadesse dinten
derta altramente e di sostenere la pro
pria privata interpretazione, verrebbe egli
scommunicato , proscritto , trattato qua
le eretico. a Cotoro che ci consigliano a
fare indagini, dicea Tertulliano, mirano a
trarci al toro partito. Quando ci sia tor
venuto fatto, erigono in domma e ci pre
scrivono superbamente di credere ci che
alla prima avean nto di sottoporre al
nostro esame. n Direbbesi aver questo pa
dre inteso ritrarre i predicanti della rifor
ma tredici secoli prima che sorgessero.
Unaltra prova della credenza meramente
tradizionale deprotestanti it ripeter che
fanno pur al presente gli argomenti, le
impostare, le calunnie de pretesi riforma

cansarsi da un si fatto impaccio: ogni qual


volta si trovarono alle prese cosociniani,
conobbero come niente si vantaggiassero
col citare la Scrittura a proprii avversa
rii, a cui aveano imparata Parte di beffarsi
di qualunque siasi testo. Quando vollero
allegare it signicato datovi dai padri nel
disputar con gli ariani, fu dimandato toro
se, dopo aver riutato la tradizione, piglia tori, comech le cento volte confutate, e
vanta di bel nuovo per regola di tor fede. Paggiustarvi fede come fosser Vangeto.
u.- Prova. Ammettono al par di noi
Socino istesso conveniva che, sera du0po
consultar la tradizione, bisognava dar vin esser tenuto un ignorante far atti di fede,
ta la causa a cattolici. Ep. ad Radecium. un fanciulto esso pure, tocco che abbia gli
perci dimostrato che, senza cotesta sal anni della ragione: i sociniani non confe
vaguardia, gli eretici abbatterebber ben riscono it battesimo prima di tale et, te
tosto i pi essenziali articoli del cristia nendo essi la fede attuale qual disposizion
nesimo. u Confessiamo, dice it Bayle, non necessaria a quel sacramento. Or, noi non
averci lddio fornito mezzi infallibiti a far sappiamo farci capaci come mai Puno e
nite le controversie che insorgono.... E Paltro fermar possa la sua fede sulla Scrit
forza, secondo il detto di s. Paoto, ci sieno tura. La legga egli o ascolti leggere, ode
eresie, e per la stessa ragione bisogna che sempre una versione, non mai la lingua
tali eresie sussistano. n Hist. de PEgl. , propria degli scrittori sacri: come sa egli
che una tal versione sia esatta? Nessutfal
l. xxn, c. s, S i7.
4." A por ne alle contese srte in Olan tra prova ne ha dalla testimonianza in
da tra gli arminiani e i gomaristi, venne fuori della sua setta; la sempre la tra
da calvinisti convocato nel i8le un sino dizione, ma non quella della chiesa uni
do a Dordrecht, composto di tutte le chiese versale, anzi -la contraria ad essa. Gli
riformate, alto scopo di denire a pluralit questo it caso nondimeno in cui si sono
di voci qual dottrina si avesse a seguire trovati i sette ottavi di cotoro che abbrac
e che senso dare ai testi scritturali che da ciarono da principio it protestantismo;
ciascun partito adduceansi a proprio fa erano una turba dignoranti condotti alla
vore: fu questo un aperto confessare la cieca da predicanti della riforma.
il Bossuet nella sua conferenza col mi
necessit della tradizione per ben inten
nistro Claudio dimostr che un protestante
dere la sacra Scrittura.
5. Per tal maniera, dopo avere alta non intende pur s stesso altorch dice re
mente spregiata la tradizione della chiesa citando it simboto: Credo la. sanla chiesa
universale, i protestanti si posero sotto it cattolica. Se intende per essa la setta par
giogo della tradizion particolare di tor set ticolare in cui nato, errae vi crede senza
ta; a partar propriamente, la questa Pu motivo ragionevole. Se, come la maggior
nica toro scorta. Infatti, prima di leggere parte, intende Punione di tutti cotoro che
la Scrittura, un protestante, vuoi luterano credono in Dio e in G. C., si contradice al
o anglicano o calvinista, ha gi la propria torquando proferisce le parole: Credo la
credenza belPe formata dal catechismo po communione de santi, perciocch, it ri
stogli in mano da fanciulto, dalle istruzioni peliamo, non pu darsi communione tra
de proprii genitori e ministri, dai discorsi cotoro che la medesima credenza non han

che gli vengon di continuo uditi. Aprendo no. Aitart. Fama, analizzando la fede dun

TR

TR

423

cattolico idiota o bambino, abbiam fatto ve di quella degli apostoli, della lnspiraztone
dere comabbia egli motivo saldissimo di de Libri Santi, fuor che per via della ra
credere alla chiesa cattolica.
gione: ad essa dunque pur spetta it gin
12. Prova. La serie degli errori pro dicare se vera sia o falsa la dottrina da
dotti dal metodo de protestanti to chia essi libri insegnata: non punto pi ar
risce falso; per esso non pur sorsero le dua impresa it dar questo giudizio che il
tante sette in cui son divisi, ma si va in vedere se divina oppure umana sia tor
via dritta al deismo e alla incredulit. E missione, se i detti libri sieno o no inspi
vaglia it vero, a ne di scemar credito alla rati. Il perch i deisti ebbero impugnato
tradizione, i protestanti si gittarono a ca la Scrittura sacra in generale con gli stessi
lunniare it peggio che tor venne fatto i argomenti fatti da protestanti contro al
padri della Chiesa, ne impugnarono la ca cuni libri che espunsero dal canone.
pacit, it sapere, la buona fede. Pure i
Alla voce Ennons abbiam fatto vedere
pi antichi depadri eran discepoli imme quanti ne sieno scaturiti Pun dalPaltro su
diati degli apostoli: come avere in alto ciascuna delle controversie dibattute trai
concetto maestri che formarono allievi di protestanti e noi: e tutti vennero dalla
tal fatta e se li elessero a successori? pertinacia in rigettar la tradizione. Da poi
Laonde i protestanti partarono degli uni che i protestanti ebber posto per princi
a un dipresso come degli altri. Se gli apo pio doversi da noi quelto soltanto credere
stoli stessi, dicono, andaron soggetti ad che troviamo espressamente e formalmen
errori e debolezze, che maraviglia ne po te rivelato nella Scrittura, e alla ragione
tessero avere i tor pi zelanti discepoli? spettare it determinarne it vero senso, l
Barbeyrae, Tratte de la morale des p sociniani tosto ne trassero questa itlazio
res, c. a, S so; Chitlingworth, La reli ne: - Dunque non dobbiam tenere per

gion prateslante, voie assure du sa rivelato se non ci che conforme alla


lut, ec. egli oltreci credibite che G. C. ragione -; ei deisti : -- Dunque basta la
abbia vegliato sulla propria chiesa mentre ragione per conoscere la verit, n ci bi
lasciolla cadere in man di pastori tali da sogno di rivelazione. l nostri avversarii ci risponderan senza
traviarta?
Ognun vede quali armi abbian dato in dubio non ci esser principio si inconcusso
di cui non si possa abusare e cavar false
conseguenze. Sia: doveasi adunque comin
ciare dalPesaminare se it principio toro era
inconcusso: ma eglino Pebber posto senza
n and guari che osarono assalirne G. C. prevedere ove li condurrebbe. Or, noi ab
medesimo. Altorch domandavano se sia biam dimostrato comesso sia non pur sog
possibite che uomini quai furono Lutero, getto pi che mai a disputazione ma as
Calvino ed altri si fatti, trascinati dalle solutamente falso e distruttivo del cristia
pi violente passioni e usciti in errori on nesimo.
de i tor seguaci al presente arrossiscono,
Nediversi articoli relativi alla presente
fossero suscitati da Dio a riformare la Chie questione abbiam risposto alle principali
sa, i protestanti, anzi che starsene muti, difcolt mosse dai protestanti; la maniera
risposero gli stessi fondatori e propaga per con che si contennero per iscredi
tori del cristianesimo non essere andati tare i testimonii della tradizione degna
di esser particolarmente esaminata.
esenti da errori e debolezze.
Il Le Clere, Hist. eccles., sec. ll, a. 10i,
Quando noi diciamo dovere un fedele
usar della propria ragione a conoscere qual comincia dalPosservare che alPepoca della
sia la vera chiesa e ponderar le prove del morte degli apostoli si entra in tempi ne
Pinfallibitit di essa, ma, conosciuta che quali non si pu tutto approvare quel che
Pabbia, sottomettersi a quelPautorit, stol fu detto e fatto; che ci nonostante lddio
to procedere rispondono esser questo, e ha vegliato sulla sua Chiesa e impedito ve
arrogarci noi it diritto dinsegnare ogni nisse mutata la sostanza del cristianesimo.
maniera derrori senza che ci sia permesso Gli apostoli, dicegli, a tre sorgenti avea
Pesaminare se ammetter si debbano ovver no attinto tor cognizioni: nelibri originali
rigettare; non esser pi malagevole alla delPantico Testamento, nelle istruzioni di
ragione it giudicare qual sia la vera dot G. C., in rivelazioni immediate: to Spirito
trina che it discernere qual sia la vera Santo era ad essi maestro dogni verit,
chiesa. Altro argomento di trionfo pei dei e i doni miracotosi di lui ne eran la pro
sti; Stando a voi, dissero questi, non pos va; vantaggi che non ebberoi tor suc
siam noi giudicare della missione di G. C., cessori. Questi erano Giudei ellenisti o
mano ai deisti cotalitemerarie accuse; non
omisero questi di volgere a danno degli apo
stoli le obiezioni stesse daprotestanti mos
se contro la persona e gli scritti depadri,

4 24

TR

TR

2.i Posclach i miracoli operati dagli


spesso in abbagli. Credettero che i Settan apostoli chiarivanti inspirati dalto Spirito
ta fossero stati inspirati da Dio e non co Santo, dimandiamo perch i miracoli fatti

Greci: nonintendendo Yebralco, diedero

nobbero che quegli interpreti malissimo


sovente tradussero it sacro testo. Non per
altro gli apostoli citarono quella versione
se non per adattarsial bisogno de Giudei
ellenisti, i quali ignoravano Pebraica lin
gua. Dal che ritevasi i padri greci essere
stati cattivi interpreti della Scrittura, e
pi i latini, i quali non aveano che una

nel Il e lll secoto da alcuni fedeli e dai


pastori non provassero esser eglino pure
pieni del Santo Spirito, quantunque non
Pavessero ricevuto colla stessa pienezza
che gli apostoli. G. C. non avea promesso

a questi to Spirilo di veril per tor soli


n per un dato tempo, ma per sempre.
lo. xiv, IB, i7, 25. Io ho eletto voi, avea

cattiva versione, fatta su quella de Set detto toro, xv, le , e vi ho destinati che
andiate e facciate frutto, e il frutto vostro
tanta.
Altra scaturigine derrori furono certe
tradizioni ricevute a voce dagli apostoli,
come la credenza che G. C. sia vissuto ol
tre agli anni quaranta, it suo futuro regno
di mitle anni, it tempo della celebrazion
della pasqua, ec.
Affezionati comerano alla tosoa pla
tonica, tentavano di concitiarne i dommi

sia. durevole. Questo frutto per, a parer


del nostro ragionatore, fu sol passaggero,
prese tosto a venir meno dopo la morte
degli apostoli.

5. Se quanto egli dice vero, vero non


altrimenti che lddio abbia mantenuto sana
e salva la sostanza del cristianesimo. Non
ammettendosi dal Le Clere, sociniano ma

con quelli del cristianesimo: perci adat scherato, n la creazione n la Trinit n


tarono la Trinit cristiana a quella di Pla
tone, credettero lddio e gli angioli aves
ser corpo. lgnari della dialettica e delParte
critica, uscirono spesso in falsi raziocinii,
ammisero per veri parecchi scritti suppo
sti. Per la smania di condurre i pagani alla
fede cristiana, saccostarono non di rado
alle opinioni del volgo, pigliarono nel sen

Pincarnazione ne. la redenzione nel senso


proprio n la trasmissione del peccato ori

ginale n Peternit delle pene delPinfer

no, ec., a niente quasi si riduce la so


stanza del suo cristianesimo: Punit di Dio,
Pimmortalit delPanima, la futura beati
tudine de giusti, la missione di G. C., la
sufcienza della Scrittura interpretata a
so pi commune vocaboli che negli scritti modo suo, ecco tutto it suo simboto. Ora,
degli apostoli avean senso al tutto diver lddio non ne ha serbati puri tutti gli ar
so, come quelto di misteri partando de ticoli nel secoto ll; perocch si cominci
sacramenti e quelto Po/feriti od ablazio in esso ad insegnare la trinit delle Per
ne per indicare PEucaristia.
sone in Dio, la necessit della tradizione,
Di qui molti e molti dommi che non son it culto de martiri, ec., ec., errori tutti
nel nuovo Testamento: ma perch le eran distruttivi del cristianesimo sociniano.
Non contenderemo noi gi alPipercrilico
sottigliezze dal popoto non intese, ci ebber
costumi pi puri e una religion pi sana aver gli apostoli ricevuto in un col dono
che non eran quelli di cotoro chavean delle lingue la facolt di capire e partare
P incarico dinsegnarta.
Pantico ebraico. Una tal cognizione era tor
Chiude it Le Clero questa perda spo necessaria a n di convincere l dottori
sizione, tra sociniana e calvinistica, di ebrei, i quali avrebbero potuto contrapor
cendo che la sincerit voluta nelto storico toro gli oracoli della Scrittura secondo il
it costringe a s latte dichiarazioni. Ma tale testo originale. Se non che in tal caso gli

sincerit non altro che una maliziosa apostoli apparivan pi colpevoli agli oc
ipocrisia che si convien smascherare.
1. Questo ritratto de padri del ll se
coto ben diverso da quelto delineatoci
dal Beausobre col porre in giusta luce Pin
telligenza, Pabitit, la savia critica onde
procedettero essi padri a n di sceverare
dagli apocri i libri autentici della Scrit
tura sacra. V. pi sopra la s.- prova. Non
pose mente it Le Clero che, vitipendendo
le qualit e it carattere personale di que
sti testimonii, veniva a tor nerbo alla cer
tezza del giudizio toro sul canone de Libri
Santi. Ma it miscredente non ha quasi mai
altra guida che P interesse del momento.

chi del Le Clerc e suoi pari. Convinti della

necessit di conoscer Pidioma ebraico, gli


apostoli non ingiunsero a nessuno iTimpa
rartto; e sapendo quanto imperfetta fosse
la version de Settanta, non commisero a

persona it farne una migliore; col giovarsi


di essa vennero a concitiarte una rive
renza che altramente non le si sarebbe
avuto. Se han fatto bene ad acconciarsi in

tal guisa al bisogno degli ellenisti, perch


mai i discepoli degli apostoli fecero male
nel secoto il a seguir Pesempio di questi?
4. Ci si adducono enfaticamente le se
guenti parole dalPapostoto s. Paoto a Timo

TR

TR

425

teo, n ep. m, 1n, I 7: Attienti a quello che tre i quoranPanni , e appoggiava questa
hai apparato e a quello che ti slato af/i sua opinione sul Vangeto, Io. viII, 57; i
dato, sapendo da chi tu abbi imparato, mitlenarti iondavan la toro su PApocalisse,
e che dalla fanciullezza apprendesti le e i quartodecimani potean valersi del del
sacre lettere, le quali possono istruirti to di G. G., Luc. xxn, lo: Di quesla pa
a salute, mediante la fede che in Cri squa non ne manger pi /ino a lanto
sto Ges. Tutla la Scriltura divinamen civetla sia adempila nel regno di Dio.
le inspirala utile a insegnare, a re Ei Pav'ea mangiata it di quattordicesimo
darguire, a correggere, a formare alla della luna di marzo. Quando un protestan

giustizia, afnch perfetto sia Vuomo di te ci viene a dire: Or date fede alle tra
Dio, disposto ad ogni opera buona. Ma dizioni, un deista pu dir egualmente: Or
non si bada che Timoteo, nato in Licao datevi della Scrittura, della quale si
nia da padre gentite, allevato da madre e fatto sostegno a quanti dar si ponno errori.
da avola ebree, non avea potuto leggere la
7. Se i padri del Il secoto erano in
Scrittura se non se nella versione de Set generale ignoranti, creduli, cattivi ragio
tanta: pur ci bastava, secondo s. Paoto, natort, incapaci dintendere e interpretar
per procacciargli la scienza della salute , la Scrittura, ben malamente vennero in
per mettertto in grado dinsegnare, per iar spirati gli apostoli a scegiier uomini tali
di lui un pastore perfetto: e come ci non per tor successori: non ce navea forse

era pi bastevole ai padri del Il secoto? di meglio atti alPuopo? Ben altra idea
Altro mistero

ce ne porge s. Ireneo, Contra han, l. m,

Diciamoto francamente: se altora fosse c. 5, n. 1, che dovea pur conoscerti, aven


uscita una nuova version greca del vec do fatto vita con essi. Conviene per it
chio Testamento, i Giudei ellenisti Pavreb
ber rigettata per la riputazione in che te
neano quella de Settanta e per essere av
vezzi a legger questa; sarebbe stata so
spetta amedesimi gentiti convertiti quan
do avesser saputo esservene altra pi an
tica. Ci appunto avvenne nel secoto IV,

Le Clere, n. aa, avere it cristianesimo pro


gredito non poco in quel secoto per pro
digii tuttora operati da discepoli degli apo

stoli, per la confutazione degli errori pa


ganeschi, per la fermezza de martiri, per

la vita itlibata de cristiani. Ma come? Si


giov lddio di tali mezzi sovrumani a ne

altorch s. Girolamo saccinse a dare una di propagare una dottrina che gi sandava
nuova version latina condotta sulPebraico.
s.i Almeno i padri greci del li e del lll
secoto intendeano it testo greco del nuovo
Testamento, ed a presumere che di que
sto iacesser lettura pi che delPantico.
Come mai tal lettura non li ebbe scaltriti
su gli errori che attingeano nellatraduzion
fatta dai Settanta? Da parecchi protestanti
fu detto che, quando ci rimanesse non pi
che Pevangelio di s. Matteo, basterebbe
esso a fondamento di nostra fede: la ben
maraviglia che Pintero nuovo Testamento
non sia valso a preservar da ogni errore
i discepoli degli apostoli e tor successori.
6." Se stiamo a protestanti, s. Paoto ha

commesso altresi grave errore col raccom


mandare a fedeli di custodir la tradizio
ne; dovea per opposto proibir toro di far
ne conto per essere stata una fonte ine

sauribite derrori. Quale per delle false


tradizioni accennate dal Le Clerc pass in
dottrina della Chiesa e venne generalmen

teadottata? Perocch qui sta it punto della


questione.
tradizione
due padri
mento dei

Non si credette mai dappeitar


Popiuion particolare duno o
della Chiesa, sibbene it senti
pi, confermato e reso perenne

guastando e i cui errori sarebbersi au

mentati pel corso di quindici interi secoli?


Stolta del pari che empia supposizione.
Finalmente ci dica di grazia it Le Clerc
dove i fedeli del secoto Il, ammaestrati
da pastori di quel tempo, avessero attinto
costumi pi puri e una religione pi santa
che que di cotoro cherano incaricati dii
struirti: forse nel testo ebraico della Scrit

tura? Staremmo per credere che it Le Clerc


delirasse quando scriveva si fatte inezie.

N di pi senno diede segno it lliosemio as


serendo che i cristiani fossero imbevuli di
non pochi errori, provegnenti altri dagli
Ebrei, altri da pagani; dal che inferisee
non doversi credere che unopinione ap
partenga alla dottrina cristiana per aver
dominato insin dal primo secoto e al tem
po degli apostoli. Novera egli tra gli er
rori giudaici la credenza della prossima
ne del mondo. A pagani attribuisce ci
che credeasi intorno ai genti buoni o cat
tivi, agli spettri e fantasmi, alto stato de
gli estinti, alPefitcacia del digiuno per al
tontanare gli spiriti maligni, al numero
de cieli, ec., ec. Di tutte queste cose, di
cegli, non ci ha verbo negli scritti degli

pel magistero della Chiesa. S. Ireneo fu it apostoli; prova della necessit iPaitenerci
soto a credere che G. C. fosse vissuto ol
Bsaelen. Vol. VI.

alla Scrittura anzi che alle istruzioni di


16

426

TR

TR

qualche dottore, per antico che sia. Instil. quella che sentenzi tra le diverse inter
pretazioni quali fosser le vere, quali le
hist. christ., c. 5, S i7.
Avea egli it nostro critico fatta ries false. Studiansi di far gabbo dicendo dat
sione inanz scrivere? l. S egli intende tenersi alla Scrittura: la Scrittura, tornia
dir puramente che tra primitivi cristiani mo a dire, e Pinterprelazione di essa non
vebbe de privati che tennero delle opi son tutPuno.
nioni giudaiche o paganesche non opposte
s. Il Mosemio stesso, confutando it sl
a verun domma del cristianesimomon con stema erroneo dun autor moderno sul mi
trasterem punto: nulla ne cale di sapere stero della ss. Trinit, gli oppone il si
come la pensasse ciascun individuo con lenzio delVantichil. Dissert. in hist.
vertito dagli apostoli o dator successori. eccles., t. Il. Se la testimonianza degli an
Se vuole che tali opinioni indifferenti sie tichi non fa autorit, tanto meno it tor si
no state diffuse a segno di formar tradi lenzio. Ci ha di pi: questo critico, nel
zione ira dottori cristiani, neghiamo asso confutare Popera del Tolando intitolata
Nazarenus, condanna in generale la mala
lutamente it supposto.
2." Quando questo fosse vero e gli apo fede di cotoro i quali, a n di liberarsi del
stoli non si fosser applicati a confutar tali la testimonianza de padri, cominciano col
errori, ne sarebbero essi risponsabiti, a Pimputar toro errori, infedelt, ignoran
lor dovrebbesi darne colpa. Onde gli in za, ec.; dice che, seguendo un s fatto me
creduli ascrissero agli apostoli stessi gli todo, nulla pi rimane di certo nella"sto
errori tutti di cui it Mosemio vuol fare ag ria, ed appunto quelto da lui adottato in
gravio a primitivi cristiani, e pretesero tutte le sue opere. Vindiciw anliquw
trovarti negli scritti del Testamento nuo christianorum disciplinn}, elc., sez. i,
vo. Aflermarono la prossima ne del mon c. 5, S s.
do essere insegnata da G. C. Matth. xxiv,
4. Non si pu perdonare alto stesso cri
54, da s. Paoto I Thess. iv, l4, da s. Pie tico Pimpugnare che fa su di semplici pro
tro u ep. ui, o et seqqu- la venuta e it babitit quel che leggiam negli antichi in
regno delPanticristo predetti n Thess. n, torno alPinnocenza e itlibata vita de pri
s, i 10. u, I8; it regno mitlenario pro mitivi cristiani: la cosa confessata da
messo, Apoc. xx, 6 et seqq. , n Petr. ui, non pochi autori pagani, e it Le Clero la
15. Del fuoco puricante, part s. Pao pone tra le cause che concorsero alPallar
to, l Cor. Ini, H5, e s. Pietro," ep. iu, 7, gamento del cristianesimo nel secoto II.
1o. La distinzione tra i buoni e i cattivi Il Mosemio dice che, prestandovi fede, ci
angeli chiaramente insegnata ne libri esponiamo alle beffe demiscredenti. Egli
tanto dellhmtico che del nuovo Testamen si che fa segno la nostra religione a sar
to; delle tendenze degli angeli cattivi si fe casmi de nemici di essa, tentando mostra
giudizio per quel che se ne dice nel libro re che inn dalPorigine la fu un caos der
di Tobia, iv, 6, vi, a, etc. Si fa menzione rori derivati dagli Ebrei e da pagani.

de fantasmi in s. Matteo, xiv, 2a, e in


Di poca sincerit diede egli prova par
5. Luca, xxiv, 57. Si ragion sulla storia lando della regola di fede della romana
detrapassati per la parabola del ricco
malvagio, Luc. xvi, 22, per un passo di
s. Pietro, i ep. ui, lo, e per quel che dice
s. Paoto della risurrezione avvenire. Lef

chiesa. I dottori di questa, dic egli , pre


tendono unanimemente trovarsi essa nella
parola di Dio scritta e non scritta o, in
altri termini, nella Scrittura e nella tra
acia del digiuno fondata sulPesempio dizione; ma non saccordan tra toro per
di G. C., del Battista, degli apostoli e de sapere chi abbia dritto dinterpretare Pun
profeti; del terzo cieto fatto parola nella oracoto e Paltro. Chi pretende spetti al
u a Corintii, xu, a, 4.
papa, chi al concitio generale; intanto i

Comech in queste opinioni ce nabbia vescovi e i dottori hanno facolt di consul


di vere, di false e dubie, sdiamo i pro
testanti a confutarte colla Scrittura sola.
Laverte gli antichi padri, che seguirono
queste o quelle, attinte alla Scrittura e
non altrove n prova it citar che fanno
questa e non altri libri. La smania che

tare le sacre sorgenti della Scrittura e della


tradizione e trarne regole di fede e costu
mi per s e pel proprio gregge. Siccome

per non verr forse mai un giudice che

concitii le due sentenze, sperar non pos


siamo di conoscere al vero le dottrine della
hanno i nostri avversarii si dattribuire chiesa romana n di veder quella religione
tutti gli errori alle false tradizioni; noi pigliare una forma stabite e permanente.
sosteniamo che, quando ve nebbe, pro Hist. eccles., sec. XVI, sez. m , part. i ,
vennero essi dalle false interpretazioni c. t, S 22. Theses de oalid. ordinat. an

della Scrittura e che la sola tradizione fu glic., c. 5, S 5 e segg.

TR
Cl si svela qui apertissimamente la scal
trezza delPeresia.

TR

427

costumi delta quale possa sorger dubio se

sia stata o no accettata?

I . Nessun cattolico neg mai che la de

u Noi piuttosto siam ridotti ormai a


nizione dun concitio generale circa it non sapere qual sia la credenza di ciascu
senso della Scrittura e della tradizione in na setta protestante: ogni privato in esse
fatto di dottrina e costume sia una regola ha dritto diutenderc la Scrittura come gli
di fede inviolabite: it perch le denizio aggrada; purch non meni rumore, nes
ni tutte quante del Tridentino su questi suno tenuto conformarsi alla confession
due capi son ricevute senza contrasto da di fede della propria setta; tutte cangia
ogni cattolico , e chiunque osasse impu rono pi duna ata di confessione e pos
gnarte incorrerebbe condanna deretico. Su sono pur cangiare tultavia.i\oi perci pos
tutti questi punti adunque possono i pro siamo a ragione affermare che la religion
testanti andar certi di conoscere al vero toro non avr mai forma stabite e per
la dottrina della chiesa romana. V. Pesaro manente: elleno sussistono unicamente per
(CoNCILIo m). Nel simboto che trovasi inan la rivalit che regna fra toro e per Podio
zi a quel sinodo, qual domma ci ha egli che tutte quante han giurato alla chiesa
sul quale un protestante possa ignorare romana. Stabite e permanente dagli apo

quelto che noi crediamo? Bossuet, Bpon stoli in poi la forma della nostra: i va
se un mmcire de Leibnilz touclumt rii concitii tenuti ne diversi secoli sol
le concile de Trenta; Espril de Leib

quelto denirono che gi prima si crede


va; non istabitirono nuovi dommi, giacch
a) Ogni teotogo cattolico confessa che tutti professano di starsene alla tradizio
una denizione del sommo pontece in fat ne, regola invariabite che assecura la per
to di fede e di costume, indiritta alPintera petuit e stabitit della nostra religione
Chiesa, ricevuta da tutti i vescovi o dai insino alla consummazione de secoli.
pi, sia per accettazion formale, sia con
ll Basnagio nella sua Storia della Chie
assoluto sitenzio, ha la stessa autorit che sa, l. ix, c. 5-7, fe una specie di trattato
se fosse recata in un concitio generale; diffuso e intralciato al sommo contro Fau
perch it consenso de pastori della Chiesa torit della tradizione; pretende egli che
sparsi nelle tor sedi non ha men forza che la Chiesa ammettesse tradizioni soltanto
se fossero in un congregati e costituisce in materia di fatti, consuetudini e prati
del pari tradizione, n altra differenza ci che: noi abbiam provato it contrario e
passa se non che nel primo caso un tale fatto vedere che anco in materia di dot
consenso men solenne e men pronta trina la tradizione si riduce a un fatto sen
mente conosciuto che nel secondo. in vir sibite, strepitoso e publico.
t del suo carattere e del giuramento da
Ci viene opponendo non pochi padri
s fatto dlnsegnare e difender la fede cat della Chiesa, particolarmente s. Ireneo e
tolica, ogni vescovo obligato in solido Tertulliano; noi abbiam dimostrato come
riclamare contro una denizion ponticia gli non nabbia clto it senso. Ne allega al
che gli paresse erronea. Semiprotestanti tri i quali dicono, come s. Ciritto gerosoli
furono que teotogi che negarono questi mitano, Catech. iv, partando delto Spirito
principii e vengono dalla Chiesa riguar Santo, nulla doversi spiegare circa i nostri
dati siccome eretici. Ci compresero si divini misteri senza provartto colPautorit
bene i protestanti che, dopo le ultime de della Scrittura. Quel padre diceva anzi
nizioni de papi sulle materie della gra non volersi creder tampoco quel che di
zia, non cessarono di dire che la chiesa ceva egli stesso ove nol provasse colle
nilz, t. Il.

romana professa altamente il pelagianesi

Scritture alla mano; ci diceva a ragione,

mo: pur quelle denizioni non furono al


trimenti date in un concitio generale.
s. Nulla monta it sapere se ci sian dot

e noi pure siam dei suo avviso. Favellan


do egli a fedeli dociti, era certo che non
avrebbero impugnato it senso da s dato
alle parole scritturali. Ma aveva avuto a
uditori de seguaci di Macedonia, che ne
gavano la divinit delto Spirito Santo, i
quali avrebber quistionato sul senso di
tutti i passi, gliene avrebbero opposti de
gli altri, cc.; e come navrebbe chiarito it
vero senso fuor che colla tradizione? Egli
stesso raccommanda ai fedeli di custodir
getosamente la dottrina ricevuta per tra
dizione; li avverte che quatora sentan de

tori cattolici che portin pi oltre la po


dest del pontece e sostengano la deni
zion sua aver forza di legge, ancorch non
accettata: cotesti dottori sono egualmente
sommessi a una decisione accettata e a
quella dun concitio generale, non van me
no persuasi della necessit di consultar la
Scrittura e la tradizione de secoli andati.

Vha egli al presente denizione alcuna


de papi in materia vuoi di fede vuoi. di

TR

-1 28
TB
dubli, verran di leggiert sedotfi dagli ere

dizione supplito sempre al sitenzio o al

tici. Catech. v.

Poscurit della Scrittura.

Lattanzio, Divin. instiL, I. vi, c. 21 ,


argomenta contro i pagani che non facean
verun conto delle nostre Scritture perch
non vi trovavano Parte e Petoquenza de
tor poeti ed oratori. Num igitur Deus,
eccone le parole, et menti; et vocia et

Piglia a confutare la regola data da Vin


cenzo Iirinese, doversi cio tener per vero
quelto che fu sempre creduto dapertutto;
esser duopo consultare Pantichlt, Puni

lingua artifex, diserle loqui non po


test? Imo vero summa providentia ca
rere fuco voluil ea quw divina sunl, u!
omnes intelligerent qum ipse omnibus

loquebalur. l protestanti menan trionfo


di questo passo. Ma la semplicit delto
stit scritturale rende ella intelligibiti a

chi che sia le verit nelle Sacre Pagine


insegnate? Se ci vero, a che tanto

versalit e it consentimento di tutti i dot


tori: Quod ubique, quod semper, quod
ab omnibus credilum est.m Sequamur
universilalem, antiquilatem, consensio
nem. Commonit., c. 2. Il Basnagio vi op
pone l. che se shanno a noverar fradot
tori gli apostoli e i toro discepoli, bisogna
inn tornare a consultarne gli scritti. Chi
ne dubita? il punto sta se, quando taciono
o non si spiegano bastuntemente chiaro,
non sabbia a seguire it sentimento dico
toro che ad essi son succeduti e non altro
dichiarano dnsegnare da quelto che han
no appreso da que primi fondatori del
cristianesimo. Noi con Vincenzo Iirinese

contendere sui passi anche pi chiari? A


che tauti commentarii e note e spiegazio
ni presso i protestanti stessi? Il primo ver
setto del Genesi porse materia esso soto
a interi volumi; eppure i sociniani ne im asseriamo che si, e Pabbiam dimostrato.
2. Dice non potersi mai conoscere il
pugnano tuttavia it senso. Queste poche

parole di G. C. - Questo il mio corpo, sentimento delP universalit de dottori ;


questo il mio sangue - vengono intesa perocch quelli che scrissero non son la
da protestanti in tre signicati diversi. mitlesima parte di que che avrebber po
Lattanzio non dovea far altro che giusti tuto scrivere e i quali signora come la
care la semplicit delto stit scritturale; sentissero. Rispondiamo in primo luogo
non entr nella questione se tutti potes che, quando un concitio generale ha par
sero saper Pebraico, accertarsi dalla fe lato, non pu pi aversi dubio che la cre
delt della versione, cogliere it vero sen denza non sia universale. In secondo luo
so di tutti l passi sostanziali senza correr go, che cotoro i quali non iscrissero pen
rischio derrare. lndarno ci si verr ripe savano come quelli che lasciarono scritti,

tendo: Non pu forse lddio partare? Pu certamente, perocch ha partato; ma,


torniamo a dire, non ha egli cangiato n
Pindole del linguaggio umano n la capric
ciosit della mente delP uomo: agli uni
part in ebraico, agli altri in greco; dun
que ha voluto ci fossero interpreti pei po

giacch non fecer riclamo di sorta. Ogni


qual volta un vescovo o un dottore si fu
scostato dalla sentenza generale de pro
prit colleghi venne accusato e condannato
o tuttor vivo o dopo morte: la storia ec
clesiastica ne somministra esempi a cen
tinaia.

poli che non intendono n Puno n Paltro

s. obietta, tra cotoro i quali scrissero,

idioma. Soto interprete infallibite la Chie


sa, qualunque altro sospetto e sottopo
sto ad errare.
Osserva it Basnagio che i padri valeansi
contro gli eretici delPargomento negativo
e apponevan toro it sitenzio della Scrittu
ra nelle dispute, ma che questi ritorce
vanto contro i padri. Pone da nove o dieci
regole per discernere i casi ne quali it
detto argomento fa forza oppure nulto.
Non servendo cotali pretese regole fuor
che a imbrogliar la questione, ci conten
tiam di osservare che esso argomento avea

due o tre soli spesso esserci stati che ab


bian trattato una questione,ed averne par
lato eziandio in modi oscuri; ove avesser

fatto autorit, gli eretici ne avrebber p0

tuto citare essi pure; alla n ne que


pochi esser possibite siensi ingannati. Re
plichiamo che, quando tre o quattro dot
tori accreditati, tontani tatora le centinaia
di miglia Pun datPaltro, si sieno espressi
identicamente intorno a un domma senza
destar riclami da nessun lato, si ha la
certezza che gli altri tutti consentisser con
toro. Ciascun vescovo, ciascun pastore si
forza contro gli eretici i quali appellavan tenne sempre solidamente obligato a ve
sempre alla Scrittura, come fanno tutta gliare sul deposito della fede, a levar la
via i protestanti, n potean citare nessuna voce contro chiunque sattentasse porvi
tradizione certa in favor toro, ma non fa mano, ad altontanar dal proprio gregge
prova di sorta contro i padri n contro i qualsia pericoto d errore; di ci avean
cattolici, per aver presso di questi la tra espresso commando dagli apostoli ed esem

TR

TR

429

pio. 1 protestanti oggidi reputan toro a Che it Basnagio e suoi pari dian taccia di
colpa un si fatto zeto attento e preveg semipelagianesimo a Vincenzo di Lrins
gente; dicono che i padri eran uomini in non ci fa maraviglia; non trover questi
quieti, sospettosi, getosi, accattabrighe, mai appo toro perdono delPavere con sin
presti sempre a lassar deretieo chiunque golare chiarezza,nerbo e sagacia dimostra
dissentisse da toro. Tanto meglio, possiamo ta Pautorit della tradizione: ben reca stu
risponder toro: ci fa viepi certa la tradi pore e non lieve che teotogi i quali si van
zione, non avendo potuto insorger nessun tan cattolici rincalzino cotale accusa e non
ne scorgano le conseguenze. ll tin qui det
errore impunemente.
Quindi pure consguita non aver gli ere to ne par basti a chiarire come i nostri
tici potuto mai citar dottori i quali pen avversarii, impugnando la tradizione, non
sasser comessi senza che eccitasser ru abbian tampoco compreso it vero stato
more e venissero notati. Laver ciascun de della questione.
TRADUCIANI. Cosi da petagiani veni
dottori cattolici potuto cadere in inganno
non fa nulla alla questione; che non vi vano per beffa denominati i cattolici per
sien caduti ne accerta it non esser eglino [asserire che questi iaceano che it peccato
stati disapprovati e censurati. Qual tra"originale trapassa e si communica dapa

dottori meritava pi riguardo di Origene? dri agliuoli, traducilur, e perch molti,


Pur, non che passargli verun errore, neppure de suoi dubii gli venne fatto grazia,
Chiunque di toro perci avesse partato in
termini oscuri sarebbe stato costretto a
spiegarsi.
Falsissimo che s. Agostino,come ne vien
dicendo it Basnagio, desse la stessa rispo
sta che lui a semipelagiani che adduceano

a n di capire di qual modo avvenisse co


tale communicazione, aveano creduto che
Panima dun iigliuoto emani da quella del
padre e nasca cx traduce. S. Agostino

pend lungo tempo per s fatta opinione,


come quella che pareagli la pi commoda
a spiegare la trasmissione o trasfusione

della colpa dorigine; non Pabbracci per


in proprio favore it sentimento de padri mai positivamente, sembra anzi averta ab
antichi. Il santo dottore dichiar costan bandonata nella sua ultima opera contro

temente comegli seguisse la dottrina de i pelagiani.


Ognun vede come atorto esigessero que
padri che Pavean preceduto e to prova
citandone le opere. Altorch s. Prospero sti eretici si spiegasse it modo onde ci

gliene oppose P autorit sul punto della avviene: posciach un domma aperta
predestinazione, rispose da prima che que mente rivelato per via della Scrittura e
santi uomini non avean avuto bisogno di della tradizione, la stoltezza Pesaminare
trattar quella questione, laddove a lui era se possa egli o no da noi esser compreso;
stato forza Pentrarvi per confutare i pe gli un supporre che lddio non valga a
lagiani, De priedest. sanctmx, c. 14, n. 27. tare pi di quelto a che giugne it nostro

Ma, ponderata meglio la cosa, diuostr concetto, e che la nostra mente, cosi circo
avere i padri antichi a suilicienza soste
nuto la predestinazion gratuita, insegnan
do gratuita essere qualunque grazia di Dio.
De dono perselz, c. 19 e 2o, n. 48-51. Da
ci stesso riteviamo di qual predestinazio
ne si trattasse. Per to che s. Agostino era

scritta qual , sia la misura della potenza,


sapienza e giustizia di lui. Non son per
altro da biasimare i padri della Chiesa del
Paver tentato spiegare sinoa un certo pun
to i nostri misteri e concitiarti colle nozio
ni della tosoa per rispondere alle accuse
ben lungi dal sentir altramente da toro; e ed alle obiezioni degli eretici e de miserequando pur se ne fosse scostato nel modo denti. V. PELAGIANi, Pscca-ro oRIGINALE.
wesprimersi, avremmo tuttavia ragione
Quantunque la Scrittura non insegni po
di asserire aver lui sentito comessi. Con sitivamente crearsi da Dio le anime man
tra Iulian, l. n, n. 54. V. PREDEsTINAzioNE mano che si formano nuovi corpi, gli
questa tuttavia Popinion pi probabite.
SEHIPELAGIANEslMo.
Altorch certi teotogi dichiarano datte Non ci ha intatti ragione alcuna di credere
uersi alla sentenza del soto s. Agostino nel che lddio al prodursi del mondo abbia po
la materia della grazia e della predestina sta in alto tutta quanta la sua potenza crea
zione meriterebber si domandasse toro se trice e stabitito di non pi farne uso. Nes
sien salariati da protestanti per annien suna maraviglia perci che Popinione in
tare la tradizione de primi quattro secoli discorso sia divenuta credenza generale
della Chiesa e per far credere che it santo della Chiesa. Assai tortamente ragion il
dottore ne abbia creata una nuova la quale Beausobre quando disse che Pipotesi della
abbia sottomesso la Chiesa tutta quanta: preesistenza delPanime fa onore a Dio,
era quel che voleasi da Lutero e lalvino. perocch suppone la divina potenza e bon

l 30

TR

TR

t non essersi rimasta giammai dalPope

cora. La pace, la serenit, la dolcezza, la

rare e dal communicarsi alle sue creature.


Hm. du maniclL, l. vi, c. i , S i8. Ap
punto per questo ci ha ragion di credere
che lddio continui ad operare dando Pes
sere a nuove anime.
TRADUZIONE. V. Vsusions.
TRANSOSTANZIAZIONE V. EUCARIsTIA.
TRAPPA. Famosa abbazia della stretta
osservanza di Cistercio, posta nel Perche
sui contini della Normandia,a quattro le

carit che regnano fra que cenobiti non


sono altrimenti segni dipocondria odin
dole non trattabite.
Son gente, seguono a dire, che hanno
di Dio idee spaventevoli, se Pimaginan
vago di veder patire le sue creature, non
pensano alla sua misericordia e sembran
difdare de meriti di G. C. -- Quando
avesser si fatte idee, rispondiamo, si da
rebbero alla disperazione come i malfat
tori. Appunto anzi perch contano su la
misericordia di Dio e sui meriti di G. C.,
abbracciano una vita penitente; giacch
senza tali meriti a nulla essa gioverebbe:
ma eglino hanno in mente che, per parte
cipare alla sua gtoria, bisogna patire con
lui, Rom. vm, i7; Il Cor. i, 7; Phitipp. nn,
lo; l Petr. iv, i5 etc. Hanno un gran con
cetto della misericordia di Dio; posciach
Pimptorano non per s solamente, ma pei
peccatori tutti, e pregano per cotoro ezian
dio che li oltraggiano e calunniano. Tro
van nelle pratiche dana continua morti
cazione e solitudine la pace che goder

ghe da Mortagne, verso settentrione. Fu


essa fondata Pa. u40, sedendo pontece
Innocenzo Il, da Rotrudo conte del Perche

e appartenne da principio alPordine di


Savigny. La. u48, ad istanza di s. Ber
nardo, quesPordine si un a quelto di Ci
stercio. Quella casa divenne tostojllustre
per la santit de suoi religiosi: quantun

que sia essa stata pi volte saccheggiata


dagli Inglesi nelle guerre chebbero altora
colla Francia, que monaci ebbero it corag
gio di dimorarvi ancora per alcun tempo;

ma Passiduit del pericoto a cui erano


esposti li ebbe poi astrelti ad abbando
narta. Cessata la guerra vi tornarono tut
ti; ma avean avuto tempo di ritassarsi nel
mondo e perdere it primiero fervore.
Nel 1526 la Trappa ebbe abbati commen
datarii: nel ieoa Pabbate Armando Gio

non possono fra it tumulto e i piaceri del


mondo.
Si appon per ultimo ai trappiti it pra

ticare austerit tali che accorcian la vita

e fanno ingiuria alla Divinit. Pur in que


"anni Le Bouthitlier de Ranc, che nera chiostri ci ha vecchi non pochi, meno ma
investito, ne imprese la riforma e la ri lati che altrove; e in proporzione ne muor
dusse ad effetto: vi ripristin la stretta os meno tra essi per P eccessive austerit
servanza della regola di s. Bernardo, che che nel secoto per Pintemperanza, gli
abbracci egli pure, e da quel punto in stravizii e un regime assurdo e contrario
poi essa vi si mantenne costantemente. Nel alla natura. Non gi la penitenza quella
t. lll delle Vile d1fpadri e de martiri, che fa ingiuria a Dio, giacch essa it tien
in quella di s. Roberto abbate di Molesme per misericordioso; gli piuttosto P epi
trovasi una compendiosa ed edicantis cureismo speculativo e pratico de toso,
sima relazione della vita che menasi da i quali si avvisano che lddio non badi ne
punto n poco alla vita delle sue creature
trappiti.
La somma austerit della costor regola e miri degual occhio it vizio e la virtu.
indusse gliepicurei del nostro secoto, cam Intanto che costoro si adoperano a gua
minanti sulPorme de protestanti, a fare star tutto it mondo, gli bene ci sieno an
ogni tor possa per denigrare i motivi di cor degli asiti ove Pumana fragitit possa
essa e suscitar de timori sugli effetti. Dis trovar ricovero e uomini i quali chiari
sero la Trappa essere it ritiro degrandi scano col proprio esempio che la natura
scelerati, straziati dai rimorsi o tormentati di poco si appaga e chele virt degli an
da vapori melanconici e religiosi. Quando tichi solitarii non le son fole.
Bisogna che questo genere di vita non
ci fosse vero,se ne dovrebbe toro dar tode
tuttavia: non egli miglior partito espiare sia poi si terribite come vien dipinto; giac
le colpe che it durarvi pertinacemente? ch i monasteri della Trappa e di Sette
chi fu vittima de pericoli del mondo ben fonti contan sempre buon numero dindi
fa ad altontanarsene; non necessario vidui, e vi son pur delle donzelle che han
che i melanconici rattristino la societ. Se no it coraggio di abbracciare la medesima
non che la una pretta calunnia. il pi regola, come scorgesi nelle religiose de
di cotoro che ritiransi alla Trappa son uo Claretti, le quali vivono sotto la direzione
mini che condussero nel mondo vita pi dellPabbate della Trappa.
TRASFIGURAZIONE DI G. C. Leggest
che regolare e che si sentono chiamati da
Dio ad abbracciarne una pi perfetta an in s. Matteo, c. xvn, in s. Marco, c. ix, e in

TR
s. Luca, c ix, che it Salvatore condusse i
suoi tre discepoli Pietro, Giacomo e Gio
vanni sur un alto monte, dove orando, it
volto di lui divenne raggiante al par del
sole e le vestimenta bianchissime; che ap

TR

434

t. VIll; Thomassin, Trail des ftes, i. n,


(Llthsilent.
.

diletto, ascollatelo; che a quella vista


s. Pietro sclam: Signore, buona cosa

TRASLAZIONE DELLE RELiQUlE. Lu


so di trasferire duno ad altro luogo le re
liquie dun martire o daltro santo di cui
si avea cara la memoria venne da un sen
timento naturalissimo e al tutto religio
so. Quatora un vescovo fosse morto per
G. C. in luogo tontano dalla propria sede,
non maraviglia che le sue pecorelle de
siderassero di possederne le spoglie mor
tali e chiedessero venisser portate dal tuo

per noi lo slar qui: facciamo tre padi

go dei martirio alla sua chiesa. Perci

glioni, uno per le, uno per Mos, uno


per Elia,non sapendo quel che si dicesse;
che i tre discepoli. atterriti, caddero boc
coni a terra; che G. C., rialzatitl e rasse

Pa. tor, gli avanzi delle ossa di s. igna


zio, martirizzato a Roma, furono traspor
tate nella citt episcopale dhtntiochia e

parvero Mos ed Elia e sintertennerocon


versando con lui di ci che patito avrebbe

in Gerusalemme; che furono avvolti da


una nuvola risplendente, donde usc una

voce che disse: Questi c il mio Figliuolo

accolte da fedeli qual tesoro inestimabi


curatiti, viei toro facesser motto di quei le, come dicesi negli atti del suo martirim

prodigio prima della sua risurrezioneCon


getturasi avvenisse ci due anni circa inan
zi la sua morte.
Per porre in dubio it fatto, fu detto da
alcuni increduli che i tre discepoli dor
mivano, s. Luca anzi to nota apertamente,
e che quindi fu quelto un sogno. Ma tre
uomini non fanno to stesso sogno; quando
i tre discepoli caddero al suoto e G. C. li

Ora a quelPepoca vera certamente an

cora in quella chiesa buon numero di cri


stiani cherano stati ammaestrati nella fe
de degli apostoli stessi. Ove un laico aves
se ottenuto la stessa corona, it rispetto e
Pamore suscitavano P egual sollecitudine
ne suoi concittadini; e che che possa dir
sene, un effetto naturale della venera

zione inspirala dalla virt.

rialz e favell toro nelto scender dal mon

Questo zeto si fe maggiore al vedere


te non sognavan punto. Perch vietar toro operarsi de prodigi a sepolcri de marti
di far noto altora quel che avean visto se ri: le tor reliquie venner riguardate qual
avesse voluto tenerti nelPingannof Da pegno sicuro decelesti favori, e ogni chie
tutte le circostanze si chiarisce che G. C. sa fu sollecita di procacciarsene. Nel pro
non cercava la sua gtoria n Pinganno de cesso de tempi, altorch i barbari nelle
proprii discepoli; che volea con prodigii toro scorrerie bruciavan le chiese e le re
dogni maniera tarti appien convinti della liquie de santi, fu posto cura a sottrarre
sua missione e premunirti contro to scan al tor furore quepreziost depositi, e por
dato de suoi patimenti e della sua morte. tarti ove si credeva que saccardi non po
Che gli apostoli non pensasser punto a tesser giugnere, specialmente ne mona
moltiplicare i miracoli del tor divin mae steri. Alcuni poi furono riportati alle pri
stro n prova it non aver s. Giovanni, mitive sedi.
che pur nera stato testimone, fatto parola
Ove si esamini spassionatamente que
di questo; e s. Pietro it rammenta appena, sPuso, nulla vi si scorge che non sia lo
n ep. i, 17.
devole: per tale per no i riguardarono
Antica nella Chiesa la festa della tras iprotestanbi. Ostinati in tenere it culto
gurazione, perocch s. Leone nel seco delle reliquie de santi qual superstizione
to V recit un sermone su questo argo derivata da pagani, reputarono bella im
mento. S. Ildefonso, vescovo spagnuoto presa, quandebber Parmi in mano, Pimi
nel 845, ne parta come duna delle grandi tare i barbari frugando ne sepolcri de
solennit delPanno: it Baronio ne ha tro santi, rubandone gli ornamenti, profanan
vato fatta menzione in un martirotogio done,gittandone al fuoco le reliquie: i toro
del oso. Onde male informato era Potone -scrittori poi lfecer pompa d etoquenza e
sacerdote di Prum quando Pa. 1152 tene a giusticare si fatti eccessi e a spargere
vala qual festa nuova, introdotta da mo it ridicoto su tutte le pratiche decattolici
naci.Nel i457 papa Calisto ilI ordin fosse in tal materia.
celebrata con officiatura propria e colle
il Basnagio, Hist. de Pgt., l. xvm ,
medesime indulgenze che quella del ss. Sa c. 14, si diffuse assai su questo argomento

eramento; it che prova chessa non era al

e fe ogni sforzo a tin di provare che ne

tora solennizzata da per tutto, non gi che tre primi secoli non sera mai creduto di
fosse da lui istituita,come da taluno venne dover por mano alle tombe de martiri,
creduto, V. Vies dea pres et dea mart., trarne le ossa, coltocarte nelle chiese o su

4 32

TR

TR

gli altari; che un si fatto abuso soltanto ticolare dalcuni toro fittoso: ci ristrin
verso it cadere del IV secoto venne intro
dotto, per opera segnatamente degli aria
ni. Tal ridicola fantasia fu da noi confu
tata alla v. Sauro; e agli art. MARTIRI e Ite
LIQIJIB abbiam fatto vedere essere it culto
toro,antico quanto it cristianesimo e insin
da principio di questo una specie di pro

giamo ad esaminare se essa sia potuta


venir tratta da qualche verit contenuta
nella rivelazione e concorrere alcun che ad

fession di fede della risurrezione avveni

sto argomento si fu it Beausobrc. Hist. du

alterare la purezza della fede nella chie


sa cristiana, come da alcuni critici si pre
tende.

Il pi temerario fra protestanti su que

re. Se ne secoli dignoranza vi sintro manie/L, l. vn, c. 5, S s. Sostiene egli


dusser degli abusi, non furon questi mai l. aver Origene creduta la metempsicosi
n si gravi n si frequenti come si vuole e dubitato soltanto se le anime depecca

da protestanti, e maggior fu it bene che tori passino dal corpo dun uomo in quelto
non it male che ne provenne. Tanti e tan dun animale. Ne adduce in prova la te
ti peccatori furon tratti a compunzione per stimonianza dun anonimo in I-ozio, che
aver visitato i sepolcri desanti; Iddio ha accusa Origene daver credutoPanilna del
quivi sovente premiato la fede di chi vac Salvatore fosse quella dAdamo; e la te
correva, alleviandone i mali; it furore stimonianza anche di s. Girolamo, ep. xciv
stesso de barbari rispett pi volte que ad Avilum.
gli asiti della divozione. Che che se ne
Rispetto al primotestimonio,la uniui
dica, gli bene che i gliuoli della Chiesa postura del Beausobrc: Panonimo mento
conservino questi oggetti di consolazione vato da Fozio, Cod. cxvn, era un apotogi
e ducia, de quali i nemici di essa si sono sta, non gi un accusator d Origene, e
aveva assunto a purgartto da quindici capi
votontariamente privati.
TRASMIGRAZIONE DELLE ANIME. Mol daccusa, it quarto de quali era daver as
ti degli antichi tittoso, come Empedocle, serito che Panime d alcuni passino dopo
Pitagora e Platone, aveano imaginato che morte nel corpo delle bestie, e it sesto
le anime, dopo morte, passassero dal cor che Panima di G. C. fosse quella dAda
po onde uscivano in un altro a tin di pu mo. Che quelPautore sia o no riuscito a
riticarvisi, inanzi giugnere alto stato di giusticar Origene non fa nulla al caso,
beatitudine. Alcuni avvisavano un tale soltanto ne risulta che gli antichi nemici
passaggio avvenire soltanto da un corpo di questo padre non intralasciarono ca
umano in un altro della medesima specie, lunnia per denigrartto.
S. Girolamo non accusa altrimenti Ori
altri asserivano che certe anime entras
sero nel corpo di qualche bruto ovvero in gene daver afermato che Panima de pec
quel duna pianta. Questo trapassamento catori in generale pu passare nel corpo
appellavasi da Greci metempsicosi e me de bruti, si bene d aver detto che alla
tensomatosi. Gli questo anche al pre ne del mondo un angeto, un anima, un
sente un de principali articoli della cre demonio pu tramutarsi in bruto e deside
rarlo in mezzo alla violenza de tormenti
denza degli Indiani.
Nessuna vaghezza ci muove ad indagar e delle amme che it divorano. Trattasi

Porigine di questo sogno n it come sia perci qui dun dannato e non dun altro
esso venuto in mente a tosofi; le con
getture degli eruditi su questo punto non
si accordano: ma ci troviamo obligati a far
vedere un tale errore non aver suo fon
damento su verun principio certo n su
verun domma della fede cristiana; esser

peccatore, ed a credersi che Origene


avesse detto soltanto che un dannato pn0
invidiar la sorte dun bruto e non che pos
sa ottenerta. E noto come s. Girolamo non
sempre si pigliasse la pena di veriticarei

passi citati dai nemici di Origene. Oltrech


falso che parecchi dottori cristiani Pabbia confessa che da Origene aggiugnevasi le

no adottato e che sia pi ragionevole che delle cose tutte non esser dommi, ma du
non it sentimento della chiesa cattolica bii e congetture arrischiate per non tacer
intorno al purgatorio o la puricazion nulla. Il Beausobrc conviene che i detti
delle anime dopo la morte. chiaro per passi addotti da s. Girolamo non si rin
ch alcuni protestanti abbian creduto ben vengono pi in Origene: su che fonda
mento adunque osa egli asserire esser cosa
fatto Passerire tutti questi paradossi.
, Poco eziandio ne cale it sapere se fra cerla e fuor dogni dubio che questo pa
gli Ebrei fosse da farisei creduta la tras dre ha ammessa la trasmigrazione delle

migrazione delle anime, se sia esso tut


tavia un dedommi decabalisti, se fu opi
nion commune degli Egizii o solamente par

anime?
Ben certo it contrario, n pu perdo
narsi al Beausobrc davertto taciuto. in ot

TR

TR

433

to o dieci luoghi, infatti, delle sue opere per porre in sodo Pimmortalit deIPanima.

Origene ha formalmente confutato non pu

- Falsit anche questa; ch nessuno depa

re i toso iquali pretendeano che Pani


ma dun uomo possa trapassare nel corpo
duna bestia, ma quelli ancora che suppo
neano possa entrar nel corpo dun altruo
mo. QuesPultima opinione dice esser con
traria alla fede della Chiesa, non inse
gnata dagli apostoli n rivelata nelle Scrit
ture, anzi trovarsi in opposizione con pa
recchi testi del Vangeto, i quali vengono
da lui citati,in Malth., n. l; ne vedremo
alcuni fra poco. Falso impertanto che Ori
gene non abbia creduto che it domma della
metempsicosi non guastasse per verun
modo i fondamenti della fede, come piace
daffermare al Beausobre, it quale copian
do dalPUezio quanto questi dice in pre
giudizio di questo padre,lasci da un canto
quel che serve a giusticartto. Origeniun"
l. ni, q. 6, n. 19 e 20.
ingiusta del pari la stessa accusa in
tentata contro Sinesio. Tu aulem illustra,

dri ebbe riconosciuto una tale necessit.

o rex, (animam) ad supra cwlos lumina


annue, pater, corpore u! elapsa, non
post ac mergatur in terrw nome, dice
questo vescovo in un suo inno. ll Beau
sobre, per mutarne it senso, volta come
fosse scritto: ileruln mergatur.

Convinti delPimmortalit delPanima col


mezzo della rivelazionemon ebber uopo n
di due errori n duna falsa togica a sostegno
di questo domma. Apprendendoci la Scrit
tura avere lddio creata Panima immortale,
che importa se abbiale dato Pessere inan
zi formare it corpo o contemporaneamente
ad esso, se dopo la separazion sua dal cor
po passi in altro corpo oppur vada incon
tanente a ricevere it premio o it castigo
meritato? Ove un tosofo negasse tutPin
sieme Pimmortalit, la preesistenza e la
trasmigrazione delPanima, noi amcremmo
sapere qual di questi tre punti si conver
rebbe provar prima per iuferirne gli al
tri due.
4. il Beausobre aggiugne la necessit
della puriticazion delle anime prima di
venire accolte nel cieto essere opinione
che non fa disonore alla ragione, esser pa
ruta conforme alle Sacre Carte, abbracciata
da parecchi padri, ma aver prto prete
sto alla superstizione dhnventare it pur
gatorio.
La cosa ben singolare vedere un caldo
protestante confessar la giustezza e soli

Finalmente cita Calcidio: ma noto dit del principio su cui fondasi it domma
chera costui un fittosofo eclettico del se del purgatorio nel mentre che i suoi pari
coto IV, infatuato del sistema di Platone, dettaron de libri per dimostrare essere uu
e it quale diede assai pi prova dattacca tal principio falso e contrario alla Scrit
mento al paganesimo che alla religione tura. Per non mostrarsi per infedele alla
cristiana: non degno perci desser posto propria setta, sostiene che it purgatorio
tra toso cristiani di gran merito ed ec de toso, it qual consisteva nella trasmi
celsa virt che, a detta del Bcausobre, eb grazion delle anime, la vince alPintinitto
bero insegnato it domma della trasmigra su quelto della chiesa romana e dal lato
zione. Abbiam gi qui tre o quattro infe della ragione e per Pantichit e per la piu
delt le quali non fanno onore alPaccusa ralit de suffragi, ch migliore per ogni
rispetto e non poteva produrre gli stessi
tor de padri.
2. A palliarne la turpitudine, vuole it abusi.
Beausobre che i principii su cui fondavasi
A tutti questi assurdi noi cominciamo
bopinione della metempsicosi non fosser a rispondere che in materia di dottrine ri
gran fatto irragionevoli; trasse ella Pori velate la ragione non ci ha a far nulla, non
gin sua dalPipotesi della preesistenza del speltando ad essa it giudicare se vere sie
le anime, come fu provato da monsignor no oppur false: tuttoci che chiaramen
te rivelato certamente vero, tutto quel
Uezio.
Che PUezio Pabbia detto verissimo , che in opposizion colla rivelazione per
neghiamo per che Pabbia provato e sdia necessit falso; it volerne giudicare con
tuo it suo copiatore a mostrarci la meno altro metodo gli stabitire it deismo. V.
ma connessione tra questi due errori; i pa Esami. Ora, it purgatorio cattolico inse
dri della Chiesa non ve ne scrsero mai. gnato nella Scrittura, Pabbiam dimostra a
Quando infatti fosse vero che Panima sia suo luogo, e la trasmigrazion delPanime
esistita prima del corpo, ne conseguitereb vi contradetta. Leggiamo in s. Luca, xvi,

be soltanto ch ella pu senza di esso esi

se, che it mendico Lazaro mori e fu por

stere dopo la morte , non gi che debba


entrare in un altro corpo.
E Puna e Paltra di queste opinioni, pro
segue it nostro critico, parvero necessarie

tato dagli angeli nei seno dE-tbramo, che


it ricco malvagio fu dopo morte sepolto
nelto inferno, luogo di tormenti; queste

Bzneum. Voi VI.

due anime non passarono in altri corpi.


Q7

434

Tll

TR

Su questo fecero fondamento i decreti del

Se chieggasi con che mira it Beausobrc


abbia ammassate tante impostare e assur

secondo concitio di Lione e di quel di Fi


renze, pei quali denito la ricompensa
de giusti e it castigo deriprovati non ve
nir ritardato insino al giudizio nale. Li
polesi della trasmigrazione fa controa quel
che dicesi e nelPantico Testamento e nel
nuovo intorno alle rtsurrezioni miracoto
se; ch, per rtsuscitar un uomo, sarebbe
stato necessario farne morire un altro. Ne
conseguiterebbe ancora che nessun pecca

dit, ei to di a bastanza a conoscere, e


fu di giusticare, a spese de padri della
Chiesa e de cattolici, i manichei e gli al
tri eretici che insegnavano la trasmigra
zione delle anime.

Gli falso che gli Ebrei abbian fatto

della trasmigrazion delle anime la base


di tor religione, come alcuni semitoso
malissimo informati dissero alla ventura
tore andrebbe dannato, perciocch tutti nelle ultime relazioni, discorrendo degli
sarebber puniti colle trasmigrazioni; ma Indiani.
G. C. dice che i malvagi andranno nesup
TRATTO DELLA MESSA. Serie di pi
plizii eterni e i giusti saliranno alPeterna versetti che si cantano nella messa e ven
vita. Matth. xxv, 4o. Questa conseguenza gon dopo it graduale. ln antico essi ver
setti si cantavano ora senza interruzione,
la vide benissimo Origene.
In secondo luogo, P antichit non val traclim,da un soto cantore,ed ora da molli
punto a dar credito alPerrorc, ben con alternativamente. Perch un salmo avea
citia maggior riverenza alla verit: or la qualcosa di pi melanconico ove fosse con
fede de patriarchi che desideravano e spe tinuato da un soto che non alternato da
ravano dormire co padri toro, Gen. xLvii, pi cantori, sintrodusse Puso netempidi
5o, di lunga mano pi antica de sogni penitenza o in memoria della passione del
de fittoso trapiantatori delle anime. Dopo Salvatore e nelle messe pedefunti, di iar
molte trasmigrazioni niente di meglio ri cantare i versetti in tratto da un s010 0
maneva a sperare a questi che di venire due cantori, senza che it coro vi rispon
assorti nelPessenza divina, dove non sen da. Ne giorni di festa, sacri alla gioia, l"
vece del tratto cantasi Palleluia, che vien
tirebber pi nulla.
Ancor meno fa prova la pluralit de ripetuto dal coro. Le Brun, Explicat.des
suffragii ed qui falsamente supposta: la cerem. dc la, messe, t. l.
TREGUA DI DIO. Correndo it secoto Xi,
mctempsicosi ha per s i suffragii unica
mente de toso etnici e degli indiani, it mentre i signori guerreggiavausi di conti
purgatorio conta quelto degli scrittori sa nuo tra toro n altra via conoscevano dal
cri, degli Ebrei, de padri e delP intera Parmi in fuori per vendicare le otiese 0
vere o imaginarie, fu da vescovi tentati)
chiesa cattolica.
Falso, per ultimo, che questo domma uno spediente per frenare un disordine
sia stato cagione di tanti cattivi effetti che rendeva i popoli infelici. Venne perclll
quanto it precedente errore. La trasmigra ordinato in parecchi concitii, sotto pene dl
zione delle anime, ammessa dagli Indiani, scommunica, a tutti i signori e cavalle
fa che considerino i mali di questa vita it cessar qualunque atto ostite dal merco
non qual prova utite alla virt, ma come ledi sera di ciascuna settimana insino al
castigo demisfatti commessi in altro cor lunedi appresso e per tutto Pavvento e la
po; e non serbandoveruna memoria di tali quaresima. Per tal maniera fu ottenuto al
misfatti, la credenza toro non giova per cun tempo di quiete e securt pei DoPOnulla a far che se ne guardino. Condanna li. Questa istituzione pu riferirsi per Pe
essa le vedove a perpetuo celibato; inspi poca pi rimota alPa. i052 o i054. Venne
ra orrore per la casta de paria, perocch essa man mano adottata in Francia 9 In
son creduti uomini fattisi rei di gravi sce Inghitterra, non senza resistenza pero da
leraggini nella vita precedente; rende gli parte de Normanni, e confermata da P3Pa
Egiziani pi caritatevoli verso gli anima Urbano ll al concitio di ClermontPa.10o5
li, anche nocevoli, che non verso gli uo I motivi di religione operarono Per tal
mini, e invincibitmente avversi agli Euro modo sopra animi feroci Petfetto che pro'
pei perch ammazzano le bestie e ne man dur doveva la ragione e le massime della
gian la carne. La moltitudine delle trasmi giustizia.
Sappartiene agli storici it ricordare le
grazioni opera altres che si reputi it
premio della virt cos tontano da smar epoche di questa istituzione in questa?
rire it coraggio di meritarseto, ec. AlPar quella contrada, le variazioni introdqltevf
tic. Puacnoaio abbiam fatto vedere che da le violazioni fattene, ec. Quanto pi" 151
questo domma non derivarono mai i tristi gnori cercavano di ristringerta, tanto Plu

effetti che i protestanti gli attribuiscono. travagliavasi it clero alPallargamento ed

TR

TR

435

aumento di essa. l molti concitii raunati re in discredito il procedere e le decisioni


a questo proposito nellAquitania, nelle
Callie, in Germania, Spagna ed Inghitterra
a n di confermare tal salutevole insti
tuzione fan prova degravi mait onderano
afitti i popoli e degli ostacoli chesaveano
a superare per introdurre in Europa una
specie diremmo di polizia. l pi zelanti
banditori della tregua di Dio furono s. Odi
ione abbate di Cluny e it b. Ricardo ab
bate di Vannes, coi quali si unirono i pi
santi personaggi di quel tempo, sia delete
ro sia de laici; e Passiduit con che pa
recchi virtuosi principi soccuparono in
questa buonopera contribu non poco a
procacciar toro un culto dopo morti. Le
crociate imprese sul nire delto stesso se
coto concorsero ancor pi eicacemente a
spegnere it fuoco delle guerre private.
V. Ducange alla v. Treva Dei.

TRENTO (CONCILIO Dl). Il concitio ce


lebrato in questa citt dltalia it diciot
tesimo ed ultimo degli ecumenici o gene
rali: ebbe principio Pa. IlHiS sotto it pon
ticato di Paoto lll , continuossi sotto

Giulio Il e Paoto IV, e fu chiuso, sedendo


papa Pio iV, Pa. 1se5.
Non mai venne congregato concitio per
motivo pi ritevante: trattavasi non sola
mente di condannare una o due eresie ma
di proscrivere eziandio i tanti errori disse
minati da protestanti in gran parte del
PEuropa, di dichiarar la credenza della
chiesa cattolica sui varii punti di dottrina
combattuti, di giustiearne it culto, dagli
eretici trattato qual superstizione ed ido
latria, nalmente di riformare gli abusi
introdottisi nella disciplina neseeoli pre
cedenti. Il perch nessunaltra ecclesia
stica adunanza fu di questa pi celebre,
alla quale intervennero. oltre a ducento
cinquanta vescovi o prelati delle varie na

zioni cattoliche, i pi dotti teotogi, i pi


valenti giureconsulti e gli ambasciadori di
diversi principi.
Ove si osservino spassionatamente i de

creti di questo concitio, si vedr come sie


no stati dettati con tutta la chiarezza, pre
cisione e saviezza, dopo le discussioni e

i pi serupotosi esami praticati da teotogi


e canonisti. l decreti spettanti al domma

dun concitio da cui vennero condannati:


ma P operar toro in questa parte svela

apertamente to spirito onde furon sempre


guidati. Quando Lutero fu nel tuo per
cosso dalle censure di Leon X,appeltossi
da questa sentenza al concitio generale.
Nel 1550 i principi luterani di Germania
presentarono alla dieta dtugusta tor con
fessione di fede, nella quale appellavansi
di bel nuovo alla decision del concitio, e
continuarono no al nno gridando con

tro it pontece perch non sarettava co


me doveasi a convocartto. Ma non prima

usci nel 1542 la bolla d indizione, che


Lutero mise fuori diversi scritti per dar
ne avviso a suoi partigiani e farti anticipa
tamente avversi ache che potrebbe in esso
venir deciso. Nel is47, dopo le prime set
te sessioni, Calvino compose it suo Anti
doto contro il concilio tridentina, nel
quale grid con tutta Pimpetuosit e in
decenza che avrebbe potuto usar Lutero
se fosse stato ancor vivo. Due anni ap
presso , in una seconda dieta tenuta in
Augusta, essendo stato dimandato ai prin
cipi luterani se si sottometterebbero a
decreti del concitio, Maurizio elettor di
Sassonia promise dobedire sotto tre con
dizioni soltanto, cio 1. che si tornasse a

discutere i punti di dottrina gi deniti;


2. che i teotogi luterani fossero ammessi
a quelPadunanza, vi avesser voce delibe
rativa e i tor voti si contassero con que
de vescovi; 5. che it papa non vi presie

desse pi n in persona n pesuoi le


gati. Questa risposta fu interpretata a ra
gione per un aperto riliuto.
Infatti, Pa. 1560, quando Pio IV ebbe
data fuori la bolla con che veniva ordinato
si ripigliassero e proseguissero le sessioni
del concitio, i principi luterani di Germa
nia publicarono i toro reclami contro i de
creti del concitio stesso e le ragioni per le
qualiit rigettavano. Trovansi queste rac
colte in unopera uscita altora In Germa
nia e tradotta poi latinamente col titoto:
Concilii tridentini opposila gravamina.
Da quel tempo in poi cotali riclami stessi
furono rigettati da non pochi autori prote
stanti e dai toro pedissequi, Heidegger,

han tor fondamento sulla Scrittura e sulla Anatome concilii tridentini; dal Basna
tradizione, sul sentimento de padri, sulle
decisioni de precedenti concitii, sulla co
stante e universale credenza della Chie
sa. Gli ordinamenti disciplinari eccitarono
da prima qualche riclami, poi vennero per

gio. Hist. de Vgt., I. vn, c. e; dal Mo

facite imaginarsi che i protestanti

E noto che fra Paoto, servita, protestan


te nel cuore e nemico personale della cor

semio, Hist. eccles., sec. XVI, sez. mi,


part. i, c. 1, S 23; dal traduttore di questo
e da altri inglesi; da fra Paoto Sarpi nella

sua Storia del concilio di Trento e nelle


la pi parte adottati dai principi cattolici. note ad essa fatte dal Le Courayer, ec.
niente ebber tralasciato che valesse a por

436

TR

TR

te di Itoma, sfogando la propria bite con che penetrarono in Inghitterra e in Olan


tro it concitio di Trento, savvis di far la da. Ove Pimperatorc avesse convocato un
corte al senato veneziano, in discordia al
tora con Paoto V. Terminata la contesa per
mediazione dEnrtco IV, Pautore non osan
do far stampare it suo libro in Italia, man
dolto a Marco Antonio De Dominis, altro
apostata, it quale to fe imprimere in In
ghitterra. A confutar questa Istoria, unal

concitio in Germania, come si sarebbe p0


tuto indurre i vescovi e i teotogi delPal
tre contrade dEuropa ad assistervi? I prin

cipi vi si sarebbero con ragione opposti.

Leone X avea fatto it dover suo condan


nando e scommunicando Lutero con tutti
gli aderenti di lui; Lutero stesso erasi ap
tra ne fu dettata dal card. Pallavicino pi pellato da quel giudizio, e la Chiesa tutta
sincera e giusticata con gli atti originali quanta avea fatto plauso alla sentenza del
del concitio, la quale usci verso it ieoe. pontece: ma i protestanti, gi superbi
II Le Courayer, gi canonico regolare di del numero e delle forze toro, credeano
a. Genovefa,rtparatosi egli pure in Inghit aver ragione di tener fronte alla cattolica
terra, fe ristampare in idioma francese la chiesa.
storia del Sarpi con note poco ortodosse
e. Il tridentina non fu concitio gene
al pari del testo; era egli gi noto per al rale od ecumenico, essendo stato sempre
tri lavori che gli avean tratto addosso con composto dun picciol numero di vescovi
danna per parte del clero di Francia. Cos soltanio,quast tutti italiani e devoti al pa
la storia come le note vennero confutate pa; i protestanti non vi furono ascoltati,
in unopera intitolata: Lonore della chic anzi non potean tampoco andarvi con si
sa cattolica e del sommo pontece difeso curezza , non ostante i salvocondotti toro
contro lo storia del concilio tridentina concessi, per essere denito nella chiesa
scrilla da fra Paolo e le note del p. Le romana che non corre obligo di mantener
Courayezye vol. in iefgstampataalancy la parola agli eretici.
nel 1742 e attribuita a Gervaise antico ab
ltisp. Quel concitio fu veramente ecu
bate della Trappa. Pi apprezzato sareb menico per essere state le bolle dindizio
be questo libro se fosse scritto in istit mi ne e continuazione indiritte a tutti i ve
gliore, con meno dira e pi precisione; scovi, a tutti i principi, in una parola,
la sostanza per buona. Una parte delle alPintera Chiesa. I pi de vescovi avean
querele de protestanti venne pur confu procura de tor confratelli, perocch non
tata nella Storia della chiesdgallicana, trattavasi di creare una nuova dottrina,
I. LIn e Liv, a. i545 e segg. E a dolersi si solamente di attestare ci che gi si
che questa storia non sia stata condotta credevae professava nelle chiese delle va
no al termine del concitio.
rie nazioni. Chi oser dire che it cardinal
Che che ne sia, ecco i gravami allegati di Lorena, it cardinal Poto, i pi celebri
da protestanti, quali abbiam potuto rac vescovi spagnuoli, ec., non fossero capaci
corti dai libri or ora menttovati.
dattesiare quel che veniva creduto, pre
l. Che it papa non ha diritto alcuno di dicato e professato in Francia, in Inghit
convocare i concitii n di presiedervi; chei terra c in Ispagna inanzi che nascesse Lu
sera renduto sospetto condannando anti tero? Quando non Favesser saputo, non
cipatamente i protestanti; che sapparte Pignoravano almeno i pi valenti teotogi
neva alPimperatore Passembrare it conci che avean condotti seco. A conoscer le
lio di cui savea bisogno; chesso dovea te opinioni, le prove, le obiezioni deprote
nersi in Germania, dove principalmente stanti, non cera pi bisogno di udirti;
ardeano le controversie.
ch se navean sotPocchio i libri, de quali
Risp. Sotto la v. CoNCILio abbiam fatto aveano lnondata PEuropa tutta, e da pa
vedere che, dopo la fondazion dei cristia recchi principi di Germania era stata
nestmo appo diverse nazioni e regni, it mandata al concitio la propria professione
papa, siccome capo e pastore della chiesa di fede, stesa da tor teotogi. Non si fece
universale, pu legitimamente e convene giudizio sulla persona n di Lutero n di
volmente convocare un concitio ecumeni Zuinglio n di Calvino n daltro settario
co; diritto inutitmente contesogli dapro qualsiasi; si preferi sentenza sugli errori
iestanti, posciach gliel concede la chiesa contenuti nelle toro opere, i quali vi si
cattolica, e che nessun sovrano pu arro Ieggon tuttora: cotesti titoli sussistono pur
garsi. La causa de protestanti riguarda di presente e giusticano la condanna
va non la sola Germania ma la Chiesa tutta fulminala dal concitio; se dopo daltora i
quanta; i toro errori suscitavano di gran protestanti mutarono credenza, i padri di
rumori in Francia; avean tentato intro Trento non erano gi obligati prevederio.
durti in Ispagna ed in Italia, n and guari Standojalla tor pretensione, sarebbe.stato

TR
duopo sentire non pure i luterani, ma gli
anabattisti eziandio, i zuingliani, i melan
toniani, i calvinisti, e via discorrendo,
lasciati gli anglicani, la cui religione non
era per anco srta. Che cosa si sarebbe
potuto denire in mezzo a quella turba di
cavitlatori che non riuscirono mai a inten
dersi n accordarsi quando si furon rac
colti insieme per confrontare tor dottrina?
it Tridentino nonne fond una nuova; soto
ebbe attestato ci che gi credeasi nella
Chiesa cattolica inanzi quelPepoca; e que

sta fede ancora la stessa n a mai che


si cangi. Alla v. UssITI confutiamo la ca
lunnia de protestanti a proposito de sal
vocondotti e della parola data agli ere
tici. Dopo aver dichiarato le cento volte
in faccia a tutta Europa non ci esser altra
regola di fede che la Scrittura , nessun
concitio aver dritto di decidere intorno la
dottrina, a nessuno correr obligo di sot
iomeltersi a decreti di esso; dopo aver
protestato anticipatamente contro tutti

quelli che si farebbero a Trento, i nostri


avversarii han forse ragione di lagnarsi

TR

437

zioni in cui trattavasi di formar le deni


zioni, i vescovi non osasser dire ci che
pensavano, che fossero frenati dal timore

di spiacere al papa o a legati di lui,


supposizione, non che falsa, assurda. Che

importava egli alla podest del ponte


ce che un domma qualunque venisse
denito in tale piuttosto che in tal altra
guisa? it papa, i legati, i vescovi eran
tutti cattolici indnbitatamente: avean dun
que tutti la medesima premura o, a dir
meglio, Pegual obligazione di vegliare ac
ciocch la credenza cattolica non fosse
dun menomo punto alterata, e it domma
venisse conservato ed espresso nelPesser
suo. Perci, se Pinteresse del pontece era
capace d indur timidezza ne vescovi, non
potea ci avvenire che sulle materie di
sciplinari, nelle quali it papa volea man
tenere to stesso grado dautorit onde avea
goduto insino altora, it potere di dispor de
benetizii,di circoscrivere la giurisdizione
de vescovi, di dispensare dai canoni, ec.
E nondimeno consta, sia dagli atti del con
citio, sia dalle relazioni degli ambascia

perch non sieno stati n chiamati n dori, sia dalla confessione di fra Paoto e
del suo commentatore, che i vescovi di
ascoltati nei concitio?
Francia e Spagna opinarono sovente suille
s." Lopinare non era libero in quel con
citio, dove it papa dominava da despota
per mezzo desuoiilegati, c gli Italiani, ligi
al papa, soggiogavano gli altri: i vescovi
eran di solito ridotti a dire it proprio av
viso con un placet.Fu quelto, a partar giu
sto, un concitio del papa, non unadunan
za della Chiesa. Le dispute vi giunsero
spesse iiate alPindecenza e alla violenza;
era unaccozzaglia di gente nella quale non
cera verso a intendersi Pun Paltro.
Risp. La contradizione tra queste due
accuse si palesa da s: se tatora ci ebbe
troppo fuoco nelle controversie, ne con

sguita che a tutti era libero dire it pro


prio parere; ma i protestanti e tor fau
tori, che tutto vollero imbrogliare, han
confuso insieme le discussioni nelle quali
si udiva it parere de teotogi e si permet
leva toro di disputare, le congregazioni
dove i legati raccoglievano i suffragi de
vescovi e dove si compitavano i decreti a

delle materie con tal fermezza che dovea


sgradire non poco alla corte romana ed

agli oltramontani. Quando fossero stati pi


condescendenti o pi timidi su questo pun
to, it papa non ci avrebbe nulla guada

gnato; giacch gli ordinamenti disciplinari


che parvero troppo favorevoli alPautorit
di lui non furono ricevuti in Francia e in
qualche altri regni, come vedrem poco
stante.
Nelle sessioni in cui i legati chiedevan
lavviso de padri colle parole placetnc

vobis? non trattavasi n di domma n di


disciplina, ma si di stabitire it giorno della
session ventura, dlnterrompere o conti
nuar le sessioni, ec. Ne additino, se pon
no, i detrattori del concitio un soto arti
coto di dottrina intorno al quale i vescovi
abbiano opinato sur un semplice placet,
o i teotogi abbian proseguito a disputare

dopo che fosse stato esaminato , denito


pluralit di voci, e le sessioni in cui essi a pluralit di voci, steso per iscritto e pro
mulgato mediante una sessione.
4. La massima parte de vescovi erano
non pur ignoranti ma viziosi, rei di si
monia, dabuso nel possesso e nelPammi
nistrazione de beneiizii, di tasse ed esa
manifest anche troppo frequentemente zioni verso i fedeli e daliri disordini, pei
nelle dispute non pur de cattolici ma de quali seran fatti odiosi. l teotogi onderan

decreti venivan letti e promulgati. Che


spesso per parte di certi teotogi ci sia sta
to soverchio fuoco nel modo di sostenere
la propria sentenza, la cosa pi che ve
risimite: gli questo un difetto it qual si

protestanti eziandio; ondech male tor guidati erano nulla pi che meschini sco
saddice il farne aggravio a que del con lastici, ignoranti di Scrittura, di tradizione,
citio di Trento. Ma che, nelle congrega di morale cristiana.

438

TR

TR

Risp. La usanza de litiganti condan


nati da un tribunale qualsiasi dicalunniare
i proprii giudici. Non ci ha dubio che mol
tissimi de padri del Tridentino fosser uo
mini per ingegno, virt,abitit nelle scien
ze ecclesiastiche commendevoli. il cardi
nal Poto, arcivescovo di Cantorbery, it
cardinal Osio, vescovo di Varmia in Po
tonia, Antonio Agostino, vescovo di Leri
da, poi arcivescovo di Tarragona, Barto
tomeo De Martiri arcivescovo di Praga ,
Bartotomeo' Carranza arcivescovo di To
ledo, Tomaso Campeggio vescovo di Fel
tre, Luigi Lippomano vescovo di Verona,
Gio. Francesco Commendone vescovo dei
Zante, poi cardinale, ec., son uomini che
fecero onore al proprio secoto e lascia
rono opere testimoni del tor merito. l pre
lati francesi intervenuti a Trento non era

damento nella Scrittura medesima e se


guirsi da protestanti nel mentre stesso che

affettano di condannartto. Rispetto alla di


sciplina, non potea questa meglio ordi.
narsi che giusta gli antichi canoni; ma
menzogna che it concitio siasi menoma
mente giovato delle false decretali.

o." Vennero prte come articoli di fede


parecchie opinioni scolastiche, sulle qua
li erasi insino altora disputato libera
mente; ecco nuovi dommi, per addietro
ignoti, a proposito dequali it concitio con
tro ogni giustizia fe scialacquo danatemi.
Daltro lato si omise la denizione di non
pochi punti che pur son creduti e profes
sati nella romana chiesa.
ul:
Risp. I nostri avversarii dunque fan la

mento che it concitio abbia denito troppi


e nel tempo stesso troppo pochi articoli di

no n ignoranti n viziosi, e i legati in pi fede: ma e Puna e Paltra accusa manca


occasioni dimostrarono qual conto faces

egualmente di fondamento. Nessun teotogo


prima d altora avea esaminato con tanta
Dei centocinquanta teotogi che si tro accuratezza e attenzione la Scritturaela
varono successivamente al concitio pochi tradizione con quanta fu fatto nel Triden
ne ha che non godessero altora grandissi tino; a nessuno era mai riuscito cosi age
mo nome e che non abbian dettato dotte vole di confrontare it sentir de dottori
opere; molti di essi avean avuto dispute delle varie scuole cattoliche e delle diver
co protestanti, i quali non n erano usciti se nazioni e numerarne le voci; nessuno
vittoriosi.
avea potuto antivedere le false conseguen
s. Nel Tridentino le questioni contro ze che gli eretici avrebber tratte da que
verse non vennero denite colla Scrittura, sta o quella spiegazione della Scrittura,
ma piuttosto contro it testo chiarissimo di da tale o tal altra opinione in apparenza
questo libro divino: vescovi e teotogi non innocente: era stata dunque lasciata fa
altro fondamento posarono che pretese colt insino altora di disputare su questo
tradizioni, i canoni e spesso le false de per difetto di sufciente cognizione. Ma
nel concitio ogni cosa fu posta pienamente
cretali de papi.
Bisp. E basta leggerei decreti del con in chiaro: si discusse, si esamin, si con
citio per rimanere chiariti del contrario. frontarono tutte le ragioni, i pareri tutti,
Ne capitoli che vanno inanzi ai canoni o si vide da qual cauto fosse la tradizione

sero della dottrina e capacit toro.

regole dottrinali n pur un domma si tro

pi costante, si scrsero le conseguenze

va ii quale non sia appoggiato a chiari e per la moltitudine stessa degli errori de
precisi testi di Scrittura: tatora ne furono protestanti e per la temerit onde adotta
citati non pi duno o due, perch decisivi vano le sentenze men probabiti di alcuni
e irrefragabiti; non imitandosi Puso de troppo arditi teotogi. Fu pertanto sentita
protestanti di affastellar testi nulla prova la necessit dimpor ne ad esse dispute
no e spesso totalmente estranei alla que con una formale decisione. Alto stesso mo

stione. Il non avere per it concitio ad do si era fatto in tutti i precedenti con
essi dato it senso falso ed erroneo che vi citii, da quel di Nicea insino al orentino,
applicano iprotestantifa dire a questi ches chera Pultimo. Furon dunque essi i pro
so part in contrario alle Sacre Pagine. Al testanti la cagione de tanti decreti ed ana
torch queste si taciono intorno a un dom temi che ardiscono rinfacciare alla sinodo
ma o ad una consuetudine costantemente tridentina.
Questa non fece altrimenti parola degli
osservata nella Chiesa, o non si esprimono
con sufciente chiarezza, it concitio sen altri articoli di fede da noi creduti sia in
tenzi doversi cosi Puno che Paltra con forza de testi chiari e formali della Scrit

servare in virt della tradizione, cio del tura, sia perch deniti ne concitii ante
magistero perpetuo e generale di quella cedenti: a che proposito si sarebbe trat
santa communione. Alla v. Tu1mzione fu tato dei punti di dottrina altora non con
per noi dimostrato non potersi ci fare dal troversi? Ridicola querela si questa al
tra guisa, e un tal metodo aver suo fon par di quella de sociniani e de deisti, l

TR
quali se la pigliano col concitio niceno per

TR

439

que sinceramente cattolico sarebbe pron

ch non avesse denito la divinit e la to a rinunziare alla propria sentenza ove


intervenisse una decision della Chiesa che
la condannasse. Appo i primi, alPopposito,
ci ha scisma e separazione assoluta tra le
diverse sette, non avendo elleno n la
stessa credenza su gli articoli che pur ten
gono per necessarii n to stesso culto
esteriore n la disciplina stessa, e ognun
sa come covino tanP odio le une contro
rit di esso, ma perch eran creduti gi Paltre quanto contro la cattolica chiesa.

processione delto Spirito Santo, che furo


no impugnate soltanttosessanPanni dappoi.
Apponendo a quel di Trento daver in
ventato articoli di fede nuovi e insino al
tora sconosciuti, procaccian di scolpartto
e stabitire it fatto contrario, perocch di
cono credersi da noi i dommi deniti da
quel concitio non per riverenza alPauto

prima. V. it discorso di Le Courayer sulla

Non vi sarebbe stato mestieri di bolle

recezione del concitio tridentino, e uno ponticie intorno le ultime contese sulla
scritto di Leibnilz di cui iarem parola fra grazia se cotoro che le suscitarono fossero
poco. Non possiam capire in che senso stati sinceramente sottomessi a decreti del

dommi gi creduti si possan dir nuovi ed Tridentino; ma noto come ne abbian tal
ignoti.
volta partato con non pi rispetto che i
7. [pi dedecreti di quel concitio sono protestanti, come sui passi scritturali e su
oscuri ed ambigui, suscettivi di sensi di que di s. Agostino i quali sembran favo
versi: tale oscurit pare anzi soventi vol rirti adottato abbiano it senso e le spie
te studiata per esimersi dal condannare gazioni de protestanti, e come accusinci di
certe opinioni deteotogi. Il quale sconcio semipelagianesimo a quel modo che ipro
fu si bene avvertito che it papa institui testanti ne accagionan it Tridentino. Assai
una congregazione di cardinali e dottori fuor di ragione perci si van gtoriando
per interpretare le denizioni del Tri questi ultimi di quel fermento di prote
dentino. Per tal guisa, anzi che termi stantismo che it concitio non riusc ad
nar le controversie, i suol decreti ne han estirpare; ove Pavesse potuto prevedere,
fatte nascere altre nuove, e, per supplire Pavrebbe anticipatamente proscritto.
alla insufcienza di quelli, i papi furono
u. Parecchi di s fatti decreti, concepiti
costretti a metter fuori parecchie bolle a in termini studiatissimi e che, presi alla
n di decidere ci che non era per anco lettera, son giudiziosi anzi che no, han
deciso, segnatamente sulle materia della tuttaltro senso nella pratica; tali sono
grazia, ec.
quelli risguardanti it purgatorio, Pinvoca
Risp. Se it concitio avesse condannate zione de santi, it culto delle imagini e
tutte le opinionidubie e disputabitl,e ver delle reliquie: i teotogi Ii piglian per av
rebbe ancor pi aspramente tacciato di se ventura nel senso del concitio, ma it po
vero. Che necessit vera egli dicondannar poto, in seguendoli, si abbandona manife
opinioni che non toccan la sostanza del dom stamente alP idolatria.
ma e i cui difensori professan di credere
Bisp. Troppo disdoro gli it ripetere
che che trovasi chiaramente denito? Esi una calunnia le cento volte confutata. l
gere che un concitio abbia a far cessare catechismi destinati ad ammaestrare it po
ogni controversia sarebbe volere da esso poto corron tra le mani di tutti; ci mo
un miracoto non operato dalla Scrittura strino i nostri avversarii in essi qualcosa

in diciotto secoli. Per chiaro che possa es


sere un libro o una decisione, si troveran
sempre ingegni sottiti e bizzarri, i quali
per via d interpretazioni forzate giugne
lanno ad oscurarne il senso e a cansarne

di pi o di meno di quel che nel con


citio di Trento. Il popoto perci appo

noi istruito alto stesso modo e ne mede


simi termini che i teotogi. ll concitio in
giunse espressamente ai vescovi di ve
le conseguenze. La questa la risposta gliarea n che non sinsinui nelle pratiche
che ci danno essi stessi i protestanti quan onde partiamo verun abuso o supersti

do obiettiam toro Pinsuicienza della Scrit zione o divozion falsa; e i vescovi it fan
tura a termlnar le contese in materia di
fede. Ma e corre grandissimo divario dal
le dispute che regnan fra toro rispetto a
diversi sensi della Scrittura e quelle che
si agitano fra teotogi cattolici sui punti di
dottrina non deniti. Questi non li fan dis
crepare intorno alla fede, non son cagione
di scismi tra toro, non di tenersi Pun PaI
tro quali eretici degni danatema: chiun

realmente, perocch son essi che danno i


catechismi ai proprii diocesani. Se, a mal
grado di queste precauzioni, it popoto, per

stupidit, ostinazione, indocitit verso i


pastori, cadesse nella colpa che i prole
stanti non cessan di apporci, chi si p0

trebbe accagionarne? Ardirebber essi ri


sponderci che it popoto pressotoro intende

cosi sottitmente come i tor teotogi le dot

TR

trine della fede giustieante, delPlnamis


sibitit della giustizia, della nullit deme

4 40

privitegio di tener sinodi, fecero delle leggi


disciplinari: avrebber fronte di dire che

riti e delle buone opere, della predesti


nazione assoluta, ec., e che non ne trae
mai di false itlazioni? Ove fosser tanto te
merarii, li manderemmo confusi colle di
chiarazioni de tor medesimi dottori.
Posciach i decreti del concitio intorno
le pratiche in discorso sembran toro anzi
che no giudiziosi, li adottino dunque e
insegnino quali stanno, condannando gli

nessuna di esse sia stata mai trasgredita?


lo. il concitio di Trento non fu rice

vuto n in Francia n in Ungheria; in


lspagna ne Paesi Bassi con restrizioni sol
tanto: Pautorit di esso venne perci re
putata per nulla da cattolici medesimi.
Risp. Non vi fu ricevuto in quanto alla

disciplina per le ragioni test addotte: ma


rispetto a decreti dottrinali e alle deni

abusi nch tor piace: non domandiam zioni di fede non ci ha paese cattolico in
cui si tenga lecito insegnare it contrario,
toro di pi.
o. Per quel che concerne la disciplina,
i legati del papa sopposero alla riforma
di molti abusi; que medesimi che furono
condannati continuarono come prima, e
non pochi durano tuttavia.

e chi ardisse fartto verrebbe reputato ere


tico. Di ci fu costretto convenire it Cou
rayer nel suo Discorso su la recezione
del concilio di Trento, particolarmente
in Francia, che vien dopo la sua storia

Ilisp. Egli da por mente che in ma di esso concitio, S27. Osserva eglgS ii,
teria di disciplina non era facite to sten
dere ordinamenti i quali potesser conci
liarsi colle leggi de varii principi e col
gius canonico seguito appo le diverse na

che quando it nunzio di Gregorio Xitldi

mand al re Enrico lii la publicazion del

concitio,quei monarca rispose non esserbi


sogno di publicazione per quelto che spet
zioni. Se i toro ambasciadori stavano at tava alle fede, cosa custodila nelsuo re
tentissimi a protestare contro che che po gno; che per riguardo ad alcuni altri ar
tesse intaccarte,n0n a far maraviglia che ticoli particolari avrebbe fatto eseguire per
i legati si riutassero al restringere i di via di suoi ordinamenti ci cheingiuuge

ritti di cui it sommo pontece godeva da vasi dalconcitio; e cos fece nelPordinan
tempo immemorabite. Sotto la v. PAPA ab za di Btois, promulgata Pa. i579. Altor
biam dimostrato come si fatti diritti non ch Padunanza del clero tenuta quelPanno
fossero n abusivi n pregiudizievoli al stesso a lllelun replic Pistanza, venne ri

ben generale della Chiesa al segno che sposto dal re che, rispetto alla riforma che
vuolsi da protestanti. Agevoie impresa volean trar dal concitio, non la reputava

levar la voce contro gli abusi: la difcolt cosa tanto necessaria quanto dicevasi,es
sta nel vedere se it rimedio che vi sin
tende porre non ne far nascere altri. Le
umane cupidigie, sole cagioni di tutti i
disordini, sanno spesso volgere a proprio

utite it freno stesso onde si cerc imbri


gliarte. Non pu negarsi che i regolamenti
fatti dal Tridentino non sieno stati savis
simi e non abbian tolto di mezzo di molti
abusi; gli altri si sarebbero meglio segui
ti, ove non ci fossero stati uomini po
tenti cui premeva impedirne Pesecuzione.

sendo stato avvertito esserci in altri con

eitii di molti canoni e decreti a quali po-I


ter conformarsi e donde erano stati liresl
gli statuti stessi del concitio. ivi, S i2
Nei ventitr articoli trovati dai giurecon
sulti in opposizione alle massime ed alle

libert della chiesa gallicana n Pur no

se ne conta che riferiscasi al domma, S 2B


Male a proposito perci it Courayer ln-

siste sul preamboto delPeditto di Patlqcazione da Enrico lii accordato a calvinlj

La stoltezza it sostenere daitPun canto sti Pa. tu. nel quale dichiar comlesll
che la Chiesa non ha verun dritto di far

it desse fuori n tanto che fosse iliacul"o

leggi, ch questo unusurpazione delPau

a Dio di fargli la grazia, mediante un btl0-

torit de principi,e dalPaltro riufacciarte no , libero e legitimo concitio, di riwme


che non abbia il potere di farte eseguire. tutti i suoi sudditi alla cattolica chiesa;

Scuotendo it giogo delPautorit della Chie

e ne inferisce che it concitio tridentnnl)

sa,i protestanti fecer vista di porsi sotto non era considerato per tale in quel requella della potenza de principi; ma qua gno. noto che in quei tempo it goverlunque volta tor parve di troppo molesta no, smarrite al tutto le forze e ridott0
le si ribellarono. A sentir toro, non regna a tutto temere per parte degli USoPopi fra essi abuso di sorta: ma qual pi ti, era costretto ad usar toro di molti ri

grave abuso che la libert di dommatizza

guardi pel motivo in ispecie che avea"?

re e far scisma qualunque volta un predi alla testa Enrico iV. Poteva ella effettuarsl
cante trovi it segreto di raccorsi intorno la riunion toro alla chiesa cattolica senza

partito? Quando in Francia ottennero it accettar la dottrina del Pridentinot Le

TB
reiterate istanze del clero perch si ac
cettassero eziandio gli ordinamenti disci
plinari non altro provano se non che de
siderava la riforma di tutti gli abusi.

Tit

l 44

llbite delle sue denizioni in materia di


fede; sul qual punto non meno in Fran
cia che altrove nessun dubio ci ebbe mai.
E conchiude che it porre in questione se

N vale it dire quanto alla dottrina, es smbblu a ricevere o no un tal concitio


sere stata questa ricevuta lacilamente e un voler porre in deliberazione se si vo
implicilamente soltanto, e non solenne glia esser cattolico ovvero eretico. V.
mente e nelle consuete forme. ll nostro cri Espril de Leibnilz, t. II.
tico si confuta da s stesso, confessando che
Poste queste verit innegabiti , poco
in tutte le dispute srte in Francia furon monta it saper la maniera onde itconcitio
sempre pigliate per norma le denizioni fu accolto negli altri paesi cattolici. Si con
del Tridentino; che la profession di fede tessa danosttri avversarii esser desso stato
di Pio IV vi iu adottata da tutti i vescovi; accolto senza riserva in Italia, Germania
che i prelati di quel regno, sia netor con e Potonia, negli stati del re di Spagna
citii provinciali o diocesani, sia nelle as senza, pregiudizio de dirilti e delle pre
semblee del clero dichiararon dogni tempo rogative di quel monarca : ma tra diritti
di sottomettersi alla dottrina di esso conci di S. lll. Cattolica non trovasi per fermo
lio,e che nelle opposizioni stesse fatte dagli quelto di rigettar le definizionidi fede dun
stati o partamenti del regno alPaccettazio concitio generale. noto come it clero un
ne del concitio disser sempre apertamente gherese tenga i medesimi principii e segua
che abbracciavdn la fede contenuta ne le stesse massime che quel diFrancia: nes
decreti del medesimo. Ivi, S 27. La que suna maraviglia quindi che abbia usato Pe
sta forse unaccettazion tacita? Ameremmo guai procedere. Da tutto ci risulta nessun
sapere qual sia la forma ordinaria con la concitio generale essere stato pi auten
quale vennero accettati gli articoli di fede ticamente e pi solennemente accettato,
deniti negli altri concitii ecumenici cele quanto alla dottrina, in tutta la cattolica
brati dopo la fondazione della monarchia chiesa che it Trtdentino; nessuna obiezio
e sebber duopo di lettere patenti del re, ne mossero i protestanti rispetto ad esso
che non si possa volgere contro qualun
registrate nelle corti sovrane.
Dancor pi grande tcmerit d prova que altro concitii. Quando nel mlo gli
it Courayer quando aggiugne che it con arminiani le misero in campo contro it si
citio avea per avventura egual bisogno di nodo di Dordrecht che ll avea condanna
modicazione rispetto alla dottrina che ai ti, i calvinisti non ne fecero caso e trat
decreti disciplinari. Egli partava da pro tarono quelI settarii da ribelli.
testante, e perci fu it suo discorso citato
TRIBU. Famiglia. Gli lsraeliti forma
con tode dal Mosemio e dal costui tradutto rono tra toro dodici trib,quanti erano ap
re, Hist. eccles., sec. XVI, sez. m, pari. i, punto i gliuoli di Giacobbe; ma avendo
c. I, S 25: e generalmente da protestanti questo patriarca nelPatto di morire adot
si vorrebbe far credere non essere stato lato i due iigliuoli di Giuseppe, cio Efrai
it Tridentino ricevuto in Francia n ri mo e lllanasse, ci furon quindi tredici capi

spetto al domma n in ci che concerne di trib, val dire: RubemSimeone, Levi,


la disciplina.

Giuda, Issacar, Zabuton, Dan, NeftalLGad,

Cosi volea che fosse it Leibnilz in una Aser , Beniamino, Efraim e lllanasse. La
memoria da lni dettata sui mezzi atti a Palestina per fu scompartita soltanto fra
riunire i cattolici co protestanti: sarebbe dodici trib, non essendo nella partizione
stata sua intenzione che per preliminare stata compresa quella di Levi, siccome de
si riguardasse quel concitio siccome non dicata al servizio della religione; ma Mos
avvenuto. Il Bossuet confut la detta me avea proveduto alla sussistenza di essa,
moria col solito suo nerbo, ponendo inanzi assegnando alle diverse famiglie de leviti

tratto i principii fondamentali della cre


denza cattolica sntllnfallibititt della Chie
sa in materiadi fede e facendo vedere co
mella dichiari la propria fede per mezzo
de pastori e come.it toro unanime consenso
nella dottrina non abbia men peso altorch
sono sparsi che quando si trovano insie
me raecolti. Prova quindi che un tal con
sentimento de vescovi unanime in tutta
la cattolica chiesa intorno allaecumenicit

del tridentino concitio e alPautorit infal


BERGIEB. Vol VI.

la dimora nelle citt delPaltre dodici tri

b, con non piccola porzione di territorio,


e la decima de frutti , le primizie e le
oblazioni del popoto. Giacobbe, in moren

do, avea predetto a questa trib chella


sarebbe stata sparsa per Israele. Gen.
xLIx, 1. Onde la condizion sua non poteva
destar Pinvidia delPaltre.
Dopo la morte di Saule, tor primo re,

dieci trib rimasero fedeli al gliuoto di


lui lsbosettotDavtde, successore di Saul,
I8

TR

TR

regn da prima sulle sole due trib di Giu

fede stessa ne insegna che Punit di Dio


feconda; che la natura divina, senza ces
sare desser una, si communica pel Padre
al Figliuoto e per entrambi alto Spirito
Santo, senza veruna divisione o diminu
zione de suoi attributi o perfezioni. Onde
pel vocaboto Trinil vien signicata Pu
nit delle tre Persone divine in quanto
alla toro natura od essenza, e la reale dis
tinzione delle medesime rispetto alla per

442

da e Beniamino; ma, morto lsbosetto, si


riunirono tutte sotto Pobedienza di Davide.
Per quanto pu congetturarsi, causa di tal
prima separazione fu Pinvidia delPaltre

trib contro quella di Giuda, chera la pi


numerosa e a cui nel testamento di Gia
cobbe era stato promesso to scettro regale;
promessa che quelle tardarono a compiere

tinch fu tor possibite. Fu anche it prin


cipio della scissura avvenuta tra toro sotto
it regno di Roboamo glio di Satomone:
dieci trib in altora si ribellarono, crea
ronsi un re tor proprio e venner chiamate
it regno dsraele, che avea per sua ca

sonalit.
Gli questo, fuor di dubio, tale mistero

pitale Samaria; le due sole trib di Giuda

Nostro debito impertanto l. addurue

che vince ogni umano comprendimento,


ma it troviamo formalmente rivelato nelle
Sacre Pagine e nella tradizione.

e Beniamino tennero fede a Roboaino ed le prove; 2." veder le opposizioni degli


a successori di lui, e furono denominate it eretici; 5.0 giusticare it linguaggio de
regno di Giuda, it cui capoluogo era Ge padri e de teotogi.
l.i Prove del domma della se. Trinil.
rusalemme. Tra i re de due regni veb
ber discordie e guerre quasi continue: i I." Andate, disse G. C. a suoi apostoli,
re dlsraele caddero presso che tutti nel istruile tutte le genli,battezzandole nel
Pidolatria e vi trascinarono i proprii sud nome del Padre e del Figliuolo edelto
diti; que di Giuda mantennero per to pi Spirilo Santo. Matth. xxvui, lo. Non tu
i toronelPosservanza della legge del Sl mai per fermo intenzione del Salvator no
gnore. Questa divisione dur insino alla stro che venisser battezzati i fedeli in al
cattivit di Babittonia.
tro nome che in quelto di Dio n conse
Pare a noi che, ove si ragguardi al soto crati ad altri esseri che a Dio: e nondi
interesse politico, to scompartimento del meno veggiam qui tre persone in nome
Pintera nazione in diverse trib con pos delle quali vuol egli sia conferito it Bat
sedimenti separati e non formanti allean tesimo: forza dunque che ciascuno de
za di sorta fra toro produr dovesse otti tre sia veramente Dio, senza per ne con
mi etfetti. Con ci ciascheduna trib saf sguiti esservi tre dei, e quindi che Pes
fezionava al terreno toccogli in sorte, ed senza divina sia a tutte tre commune,
ogni capo di famiglia trovavasi nella ne senza divisione di sorta. ll perch dapa
cessit di mettere a protto la propria dri della Chiesa e dai teotogi osservasi
porzione e conservar per tal guisa it re aver G. C. detto nel nome, non ser
taggio de suoi maggiori. lmpedivasi anco vendosi del numero del pi, a n di ad
Pingrandimento delle famiglie ambiziose, ditare Punit della natura divina, e sog
quindi le usurpazioni a cui avrian potuto giunto del Padre e del Figliuoto e delto
lasciarsi andare, e mantenevasi Peguaglian Spirito Santo, ripetendo la copulativa per
za tra tutti i membri delto stato. N potea far sentire la perfetta eguaglianza di esse
nascervi to sconcio che suol recare fra gli tre Persone distinte.
Non son qui pertanto tre denominazioni
Indiani la distinzione delle caste: la se
parazione di queste avendo per base idee puramente,tre maniere di considerare una
false e una stolta credenza, cagiona Podio, sola e medesima persona, tre attributi re
it disprezzo, Pavversione delle caste su lativi alle differenti operazioni di essa, co
periori contro le altre: la distinzione, de me vuolsi da alcuni sociniani: che signi
gli Ebrei in ditierenti famiglie tra toro cherebbe egli it Battesimo conferito in no
eguali tutte quante rammentava ad essi me di tre attributi o di tre operazioni della
come tutti fosser usciti del sangue di Gia Divinit? E detto altrove chesso vien dato
cobbe e obligati a riguardarsi quai fratelli. in nome di G. C.: a dir dunque che it
TRINITA. ll mistero della ss. Trinit divin Salvatore sia una delle tre Persone
quesPesso: lddio sussistente in tre Per da essolui indicate, e Paltre due sieno es
sone, Padre, Figliuoto e Spirito Santo, Pun seri in realt sussistenti al pari di lui. V.
dalPaltro realmente distinti e aventi tutti Psnsoiu.
tre numericamente e individualmente la
Ci si obietta non darsi nella Scrittura it
medesima natura divina.
nome di persona n al Figliuoto n alto

Che ci sia un soto lddio verit fonda

Spirito Santo. - Ma n tampoco al Padre

mentale della fede cristiana: ma questa esso viene dato, e nondimeno verun ere

TB
tico neg mai essere it Padre una perso
na, un ente susdstente e intelligente. Ol

TR

443

setto precedente, in cielo. Le son conget


ture affatto temerarie.

treci, quando s. Paoto, Philipp. n, 6,


Quel che certo si che nel secoto lll,
dice di G. C.: Qui eum informo Dei es quasi cento anni prima del concitio di Ni
set, etc., noi sosteniamo doversi tradurre: cea, le parole del il 7.", hi tres unum sunl,
itquale essendo persona divina; perocch
quelle parole non ponno altrimenti signi
care chegli avesse la gura, Pesterno,
le apparenze della Divinit. E quando to
stesso apostoto dice, n Cor. n , so: Ego
quod donavi...., propter vos in persona
Chrisli, quesPespressione vale evidente

furono citate da Tertulliano nel libro Ad


versus Praxeam, c. 2, e da s. Cipriano
nel libro De unilate Ecelesiw. Manoscritti

cosi antichi non abbiamo. Ondoi pi va


lenti critici,vuoi cattolici,vuoi protestanti,
citati dal Calmet in una dissertazione su

questo argomento, nel t. XVI della Bibbia


mente da parte, per autoril di Cristo, dZ-tvignone, asseriscono quel testo essere
n
come suo rappresenlante; it che tut autentico.
Paltro che mera denominazione.
Ove ci si dimandi perch esso testo non
2. Leggiamo in s. Giovanni, l ep. v, fu addotto dai padri del IV secoto nelle
7, s: Tre sono che rendono testimonian
za in cielo: il Padre, il Verbo e lo Spi
rilo Santo,- e questi tre sono una sola
cosa. E tre sono che rendono testimo
nianza in terra: lo spirilo , Vacqua e

dispute che ebbero con gli ariani e nelor

trattati sulla Trinit, rispondiam l." con

s. Ilario che la fede decristiani trovavasi


bastantemente fondata sulla forma del Bat
tesimo, De Trinit., l. n, n. t; it qual pa
il sangue; e questi tre sono una sola eo dre aggiugne, l. vi, n. u , non doversi dar
Sa. Lo spirilo, Vacqua e il sangue sono colpa domissione ove ci ha copia da poter.
idoni miracotosi del Santo Spirito, del scegliere. 2. Contro gli ariani non tratta
Battesimo e del martirio. Se i tre testi vasi di provare la divinit delle tre Per
moni di cui nel il 7." fossero della stessa sone , ma soltanto quella del Figliuoto.
specie, non renderebber gi testimonian s. Questi eretici,sostici e cavittosi quan.
za in cieto, sibben sulla terra, come quelli to i moderni, confrontando it il 1. col
del versetto che segue. Or, nel tempo in Ps. navrebbero inferito che le tre Per
che favellava Papostoto, it Padre, it Verbo sone divine avean tra toro soltanto unu
e to Spirito Santo eran di certo nel cieto. nit di testimonianza, come to spirito,

Ci noto Pautenticit del il 7." venir im


pugnata non pur dasociniani ma da dotti
cattolici altresi, col dire non trovarsi nel
pi degli antichi mss., esser quindi ne
gli altri stato aggiunto da temerarii ama
nuensi. Ma leggesi esso in mss. non meno
antichi. La somiglianza tra le prime e le

Pacqua e it sangue. 4." Pu darsi che pa


recchi de padri avessero esemplari ne
quali esso i, 7. fosse stato omesso. Al pos
tutto poi, che obligo abbiam noi di render

ragione di che che fu detto o non detto

dai padri? Mai per nessumaltra questione


di critica meglio che per la presente fu
ultime parole del 7." e quelle delle" pot dimostrata la necessit di attenerci alla
di leggieri esser causa a copisti men che tradizione ossia al commune e costante in
attenti di saltare it settimo verso: ma chi segnamento della Chiesa intorno al nume
sarebbe stato cotanto ardito da inserire ro, alPantenticit, alP integrit delibrt
nel testo di s. Gio. un versetto che non scritturali e di qualunque parte di essi.

vera punto? Che la diversit demss. pro

5." Il domma della Trinit ha suo fon

venga da invotontaria omissione e non da damento su tutti i testi da noi citati in pro
infedelt premeditata, n prova it vedersi va della divinit del Flgliuoto di Dio e
in parecchi di essi aggiunto it il 7." in mar delto Spirito Santo. V; queste due voci.
gine di man propria dewamanuense. ln S. Paoto fa questo saluto ai fedeli, u
secondo luogo, avendo Vapostoto gi fatta Cor. xm, s: La grazia del Signor no

menzione nel il 8." delPacqua, del sangue stro G. C. e la caril di Dio- e la par
e delto spirito che rendono testimonianza tecipazione detlo Spirilo Santo sia con
a G. G., non verisimite che ripetcsse im tutti voi. S. Pietro, l ep. i, l, favella agli
mediatamente dopo nelPs. to stesso con eletti secondo la previsione di Dio Par
cetto. Ifordine e la chiarezza del discorso dre, alla santicazione della Spirilo, a
esigonoassolutamente che it 7." sia fra i due ubbidire a G. C. per essei aspersi col
coltocato. Per ultimo, cotoro che asseri sangue di lui. Operazioni son queste che
scono essere it 7. versetto un doppio, for soltanto a persone o ad esseri sussistenti
za sostengano che le parole delPs.", su si ponno attribuire.
la terra, sono esse pure state aggiunte al
Le spiegazioni forzate che i sociniani so
testo, pe1-ch rispondenti a quelle del ver glion dare a tutti questi passi e le sotti

Mll

TR

TR

gliezze onde cercan torccrti ad altro senso rono i sociniani da poi che Pehbrro im

chiariscono come vadano errati; ch in

pugnato, errori derivanti Pun dalPaltro.

tcrpretazioni cotanto strane non possi


bite corressero mai alla mente de primi
tivi fedeli. Ove gli apostoli avessero usato
it linguaggio di cotesti eretici, avrebber
tratto inevitabitmente in errore i toro pro
seliti. Pur se ci ha questione capitale pel
cristianesimo, quella di sapere se un Dio
soto vi sia oppur tre. Come mai si pu da

Da quel punto furono essi costretti negare


Pincarnazione del Verbo e la divinit di
G. C., la redenzione del mondo nel pro

un lato sostenere che la Scrittura chiara


e affatto intelligibite su tutti gli articoli
fondamentali o necessarii alla salute, e
dalPaltro attribuire agli scrittori sacri uno

stite tanto enigmatico?


4. La pratica costante della chiesa cri
stiana dagli apostoli insino a noi dimostra
con eguale evidenza che la Scrittura la

verit di sua credenza. Egli certo che


ne tre primi secoli, dagli apostoli in poi,

venne alle tre Persone della ss. Trinit ed


a ciascuna in particolare prestato it culto
idi latria , it culto supremo, Padorazione
presa in rigido senso: dunque fu creduto
essere ciascuna veramente Dio. Potremmo
ci dimostrare eollatestimonianza di s. Giu
stino, s. treneo, Atenagora, s. Teotito an
tiocheno, vissuti tutti nel secoto il; ma i
nostri avversarii anteporranno per avven
tura quella de nostri nemici. Or bene,
egli certo essere stati gli ortodossi da
Prassea e da Sabellio per si fatta adora
zione imputati di triteismo. Tertulliano,
Ade. Praxeam, c. e, 5 e 15. Uautore del
diatogo intitolato Phitopatris, scritto im
perando Traiano,al principio del II secoto,
mette in ridicoto i cristiani a proposito di
esso culto. u Giurami , eccone le parole,
pel Dio del cieto, eterno e supremo Si
gnore, pel Figliuoto del Padre, per to Spi
rito che dal Padre procede, uno in tre, e

tre in uno; egli it vero Giove e it Dio


vero. n E a dire che la credenza decri
stiani fosse gi ben nota, se un pagano
esprimevala in si fatta guisa. Cotesta fede
veniva inoltre attestata dalla forma del
Battesimo: dal canone cinquantesimo de
gli apostoli viene ordinato si amministri
facendo tre immersioni e con le parole di
G. (L; tradizione degli apostoli, secondo
i padri, e rito istituito per additare la dis
tinzione delle tre Persone divine. Veg
gansi le note del Beveridge sul citato ca
none. Si aggiunse in appresso la dossoto.
gia, it trisagio, it Kyrie ripetuto tre volte
in onore di ciascheduna Persona, ec., per
inculcar sempre la stessa verit.
s. Prova non meno solenne della ve
rit della dottrina cattolica circa questo

mistero it caos derrori in cui si gitta

prio signicato, i meriti inniti del divin


Salvatore, la sodisfazione da lui data alla
divina giustizia per li peccati di tutti gli
uomini; e parecchi di toro insegnarono
non doversi onorario di culto supremo o
delPadorazione propriamente della. Fu
forza negare it peccato dorigine o almeno
la sua trasfusione a tutti i gliuoli dbtda
mo, it bisogno per toro duna riparazione
e duna grazia santitcante a n desser
ripristinati nella giustizia , la validit del
Battesimo de bambini. Pefficacia de sa
cramenti, la necessit dun aiuto soprana
turale per far opere meritorie, ec., ec. Ag
giugnendo a tutti questi errori que de
protestanti, i sociniani ebber ridotto it tor
cristianesimo a un pretto deismo e molti
non si arrestarono a questo punto. V. So
CINlANIsRIo.

Dopo un tal progresso dempiet, dai


teotogi preveduto, hanno essi ragione gli
increduli di domandarci a che giovi it
domma inintelligihite e incomprensibite

della Trinit? Giova, ripondiamo, a man


tenere nella sua integrit it cristianesimo,
quale fu predicato da G. C. e dasuoi apo
stoli, e ad impedire la serie derrori po
co dianzi accennata; a sottomettere alla
parola di Dio la nostra ragione e P intel

letto, che it pi alto e schietto omaggio


che una creatura possa tributare al su
premo suo padrone; ad inspirarci gratitu
dine, amore, ducia per un Dio la cui es
senza , a cosi dire, tutta rivolta alla no
stra eterna salvezza. Giova per ultimo a
farci comprendere che la nostra religione
non altrimenti opera delPuomo: peroc
ch Pidea da essa prtaci della Divinit
non ha mai potuto toro presentarsi na
turalmente alPintelletto; nessun di essi
era capace di formare un sistema di cre

denza si ben connesso che non se ne pu


negare un soto articoto senza mandare sos
sopra gli altri tutti quanti, se pure andar
non si voglia in contradizione. La cosa
dimostrata che se it sistema de sociniani

fosse vero, it cristianesimo, qual viene da


noi professato, sarebbe una religione pi
falsa e pi stolta del maomettismo; che,a
giudicare dal fatto, la venuta di G. C. in

terra sarebbe stata cagione ad essa pi di


mal che di bene. V. Abadie, Tratte de la
divinile de J. C.
ll. Obiezioni degli elerodossi. Ci si di
manda se la ragione e it buon senso COn

TR

TR

445

sentano di credere ci che non si com


prende punto; e noi rispondiamo che si
mancherebbe delPuno e delPnttra, ove di
credere si ricusasse. Noi imitiamo it fan
ciulto, che, ammaestrato dal proprio pa
dre, crede agli insegnamenti di lui tutto
ch non giunga a capirti, peroccti ei ri
posa sul sapere, sulla rettitudine, sull,a
more del genitor suo: facciam come it
cieco dalla nascita, it qual presta fede a

tii nostri misferi. Le dispute e Peresie


eranperci cominciate lunga pezza inan
zi it ritrovamento del vocaboto trinil,
quelle che susseguirono di Prassea, Noeto,
Sabeitio, Paoto samosateno, Arto, ec., non
erano che una propagazione delle prime.
Oltreci s. Teoiitto non fa altro che espri
mere con una sola parola ci chera stato
detto da s. Giovanni nel famoso testo di
cui abbiam provato Pautenticit. Non fuci che gli vien detto intorno alla luce ed adunque it vocaboto che porse occasione
ai cotori, de quali non ha veruna idea, alle dispute e turb la quiete, ma si la so
perch sente che chi ha occhi non ha in stanza stessa del mistero, che pertinaci ca
teresse alcuno dingannartto e che non vitlatori non poterono mai risolversi a
possibite che tutti si accordino per trartto credere.
in errore: siam simiti a un viaggiatore che,
Altri dicono che, correndo i primi tre
costretto camminare in paese sconosciuto, secoli, nulla era stato prescritto alla fede
pigliasi una scorta e safda ad essa, per de cristiani circa questo mistero, almeno
suaso della sperienza e probit della-me sulla maniera onde it Padre, it l-igliuoto
desima, ec. Ci comportiam noi male cre e to Spirito Santo sono Pun dalPaltro dis
itendo alla parola di Dio mentre ad ogni tinti, n determinate le espressioni di cui

tratto ci forza rimetterci a quella degli si dovea far uso; che i dottori cristiani
uomini?
tenean su questa materia differenti senten
La cosa dotorosa che i protestanti ab ze. Mosemio, Hist. ecctes., sec. IV, part. n,
biano aperto la porta al socinianismo, i c. s, S o; Hist. christ., sec. Ilt, S 51.
Temerarie asserzioni son queste pure.
cui principii guidano a si spaventevoli
conseguenze. E noto che Lutero e Calvino insin dal tempo degli apostoli la tede de
partarono della Trinit in guisa ben poco cristiani,come fu iuotato da s. Ilario, era
riverente; e, per sciagura, i tor seguaci prescritta dalle parole di G. C. che servono
tengono di frequente quas.i to stesso lin di forma delBattesimo, nelle quali si-nomi
nano it Padre, it Figliuoto, to Spirito San
guaggio.
Dicono che it vocaboto trinil non to; ogni fedele sapeva che Puno non era
nella Scrittura; che it primo ad usartto fu Paltro, che ciascuno de tre Dio e pur
Teoto antiocheno; che la chiesa cristia non sono tre dei: e noi al presente non

na pochissimo gli debbe per s fatta in ne sappiam punto di pi.


Non prima vebbe de cavitlatori che voi
venzione; che Puso di questa parola e di
altre non poche, ignote agli scrittori sacri lero intender la cosa daltro modo, venner
0 a cui gli uomini non annettono veruna reputati eretici. I dottori cristiani perci
idea o soltanto falsa, ha nociuto alla ca eran tutti della medesima sentenza, anche
rit e alla pace senza renderti pi dotti quando le toro espressioni differenziavan
e porse occasione ad eresie dannosissime. si. il Mosemio stesso not che presso i
QuesPultimo fatto assolutamente tal padri antichi le voci soslanza, natura,

so. S. Teoto visse in sul cadere del se


coto Il; e, gi n dal primo e al tempo de

forma, cosa, persona, suonan tutP uno.

Dissert. in hist. eccles., t. il. Di presente


gli apostoli, Simon mago, Cerinto e i gno non accade pi it medesimo, per avere
stici avean dommatizzato contro it mistero gli equivoci e i soiismi degli eretici co
della Trinit, Pincarnazione, la divinit di stretto i padri a far distinzione tra esse
G. C., e furono confutati da s. Giovanni voci. ingiusta cosa pertanto it giudcar
tanto nelle sue lettere che nel suo vange di ci che sentissero sopra espressioni che
to: questi misteri non saccordavan punto non son pi conformi al linguaggio attuale
con gli eoni de valentiniani e colle tor della teotogia.
Ancor pi grave falto commise it Mose
geneatogie, di cui part s. Paoto: al prin
cipiar del il secoto gli ebioniti, i car mio, dicendo che i cristiani dEgitto pensa

pocraziani, i basitidiani, i menandriani, i vano come 0rigene,cio che it Figlio fosse


varii rami di gnostici non credevano la rispetto a Dio ci che la ragione nelPuo
Trinit e Pincarnazione punto pi detor mo, e che to Spirito Santo non altro fosse
predecessori: s. Ignazio, che cess di vi che la forza attivao Penergia divina. l. Sa
vere Pa. 107, li combatte nelle sue let rebbe stato necessario citare it passo in
tere; it costoro sistema, trovato nella scuo cui Origene si espresse di tal modo. Dagli
la duessandria, era incompatibite con tut editori delle sue opere fu dimostrato aver

446

TR

TR

lui asserito che le tre Persone son tre enti Punit d origine della seconda e della
sussistenti, realmente distinti, e non gi terza Persona; it terzo Punit dazione
tre azioni o tre denominazioni. Origenian., tra tutte tre; it quarto Pesistenza intima
c. 2, q. l, n. 4. - 2.i E falso che i cri o la circumincessione. Non dssi dunque
stiani dEgittto sieno stati nelPopinioiie attri rolnper la serie del raziociuio de padri
buita toro da questo critico; ei non ce ne per procurarsi la compiacenza iYaccusarti
ha dato nessuna prova. Confutando la fal derrore. Alla v. EIIANAzioNE abbiam chia
sa sentenza dun autor moderno, ammette rita la falsit delPaltre accuse mosse dal
in Dio una sola sostanza assoluta e tre Beausobre ai santi padri su questo stesso
sostanze relative: non questo Pordinario argomento.
linguaggio degli ortodossi; avrebbe egli
Parecchi censori affettarono d apporre
trovato ben fatto che it suo avversario to a padri nel voler spiegare questo mistero
tassasse deretico? Altre ingiustizie senza Puso di paragoni che, presi alla lettera, in
ne furon commesse rispetto ad Origene. segnano errori. llla quesanti maestri eb
ll Beausobre nella sua Storia del ma ber cura davvertire come nessuna compa
nicheismo, l. nni, c. s, S 2, dice che i pa razione tratta da cose create risponder po
dri, per confutare gli ariani, i quali accu tesse alla sublimit di questo mistero n
savano i cattolici dammelter tre dei, as porgerne una chiara idea: it pigliarti alla
serirono l. la natura divina essere una lettera gli dunque un andar contro Pin
nelle tre Persone come una la natura lenzion toro. ll llosemio cit a questo pro
umana in tre uomini, la quale unit una posito s. llario, s. Agostino, s. Ciritto dA
mera astrazione, ununit di specie o so lessandria, s. Gio. damasceno, Cosmo in
miglianza, non una vera unit; 2." si falla dicopleule; se ne potrebbe aggiugnere al
unit esser nondimeno perfetta, perch it tri. Nola al Cudvorzio. Nel che i padri
Padre soto senza principio, laddove gli altro non fecero che imitar gli apostoli.
altri due traggon toro origine dal Padre e S. Giovanni paragona lddio Figliuoto alla
ricevono da lui la communicazione di tutti parola e alla luce; s. Paoto it chiama to
gli attributi della natura divina. E adduce splendor della gtoria e la gura della so
in prova di questo falto it Petavio, De stanza del Padre, ec. Comparazioni le qua
Trinit., l. iv, c. 9, 10 e la, e it Cudvor li non ponno per certo porgerci unidea
zio, Syst. inlellect., c. 4, S 2a.
chiara della natura del Fgliuoto di Dio.
Se cotesti critici protestanti fossero stati
Altri nalmente restarono scandalizati
di buona lede , avrebber confessato quel dalle seguenti parole di s. Agostino, De
che venne dimostrato dal Petavio, ibid., Trinit., l. v, c. a: Non audemus dicere
c. la e segg., cio che gli stessi padri da imam essentiam, tres subslantias , sed
lui citati si spiegarono poscia pi corret unam essentiam vel subslantiam , tres
tamente ed ammisero nella natura divina autem personali, quemadmodum multi
Punit numerica, la singolaril e la per Latini isla traclantes et digni auctori
fetta semplicit; 2. che di essa unit re late dixerutit, cum atium modum aptio
carono altre due ragioni essenziali, val rem non invenireni quo enuntiarent
dire la singolaril dazione e la circumin verbis quod sine verbis inteltigebant. Re
cessione ossia esistenza intima delle tre vera enim cum Pater non sil Filius,et
Persone, Puna nelPaltra, giusta it detto di Filius non sil Pater, etSpirilus Sanctus
G. C. 1o. x, 57, 58: Se non fa le opere ille qui etiam donum Dei vocatur neo
del Padre, non mi credete. Ma se le fo, Pater sil nec Fitius, tres utiqae sunt.
quando non vogliate credere a me, cre Ideoque pluraliler dictum est: Ego et
dete alle opere: onde conosciute e cre Pater unum sumus. Non enim dixil,
diate che il Padre in me, e io netPadre. unum est, quod sabelliani dicuut, sed
Siccome gli ariani puri asserivano essere unum sumus. Tamen cum quwrilur quid
it Figliuoto di Dio una creatura,non con tres, magna prorsus inopia humanvtm
fessavano chegli partecipi a tutti gli at laborat eluquiam. Dictum est lamcn
tributi della Divinit, segnatamente alPe tres personw, non ut illud diceretur,
ternit del Padre. Bisognava perci sta scd ne laceretur. Gli increduli ne infe
bitire contro essi che it Figliuoto e loSpi rirono che, stando al santo dottore, quan

rito Santo partecipano cosi realmente a to si dice della Trinit non signica nulla.
tutti gli attributi della natura divina come
Che nulla signichi di chiaro, no l ne
tre uomini alle propriet tulle della na gbiam punto; esprime per qualcosa du
tura umana: ci facevano per prima cosa snuro, come i vocaboli luce, colore, spec
i padri, ma non questo, per cosi dire, chio, prospettiva, ec., in bocca a un nato

che it primo grado delPunit; it secondo cieco, al quale non si la colpa Fusarti. Se,

TR
tavellando della ss. Trinit, vogliasi far
concetto della natura e Persona divina co
me si la duna natura e persona umana ,
non si mancher iPinferirne come gli in
creduli che una sola natura numerica in
tre Persone distinte la una contradizio
ne: si ragioner per altro malamente, co
me un cieco dalla nascita it quale, para
gonando la sensazion della vista con quella
del tatto, asserisse che una supercie pia
na, qual si uno specchio e una prospet

TR

4 47

non sono altrimenti tre dci perocch han


no una sola e identica natura o essenza
numerica e posseggono tutti e tre indivi
samente tutti gli attributi esenziali alla di
vinit.
2. Appelliamo it Padre, it Figliuoto e
to Spirito Santo tre persone, val dire tre
esseri individuali, in s stessi realmente
sussistenti. Ci era necessario a confutar
chiunque e in antico e di presente ancora
pretende essere it Figliuoto e to Spirito

tiva, non vale a produrre una sensazione Santo nulla pi che nomi, operazioni, mo
di profondit. V. Misreao.
di di considerare la Divinit; a tali false
Tra tutti gli articoli di nostra lede nes spiegazioni determini scritturali fu neces
suno venne cos tosto impugnato o cotanto sario contraporne di pi vere. Presso gli
ostinatamente e da tanti settarii siccome autori profani persona val sovente aspet
quelto della Trinit , Pabbiam gi osser to, gura, apparenza esteriore: ma noi

vato. Le diverse maniere onde ci fu fatto, abbiam mostrato come s. Paoto dato abbia
Pabuso di tutte le voci scritturali e del a quelle voci un signicato totalmente di
linguaggio commune, i sosmi da essi ac verso, cui i padri e iteotogi luronoobli
cumulati obligarono i teotogi si antichi che gati dadoltare. V. Psasona.
moderni a dare spiegazioni, a fermare it
5." Dicono che it Figliuoto di Dio trae
signicato dogni parola, a determinar le sua origine dal Padre per via di genera
espressioni dalle quali non lecito scostar zione, voce consacrata nelle Scritture,
si. il Beausobre medesimo, comech tut nel c. vnni, il 55, degli Atti apostolici e in
Paltro che giusto verso di essi, contessa tutti i testi ne quali it Figliuol di Dio
non avere i padri potuto lar di meno delto appellato Unigenilo. Questa generazione,
spiegare in che senso G. C. sia Figliuolo aggiungono, o nascita non una creazio

di Dio. Hist. du manich.,l.1n, c. 0,51. ne, perocch se it Figliuol di Dio fosse


Nondimeno gli unitarii e chi parteggia creatura, non sarebbe Dio; n pure uno
per toro non rinano di chiedere perch manazione nel senso che intendevanta i
si voglia spiegare ci ch inesplicabite e fittoso, i quali, dicendo gli spiriti esser
inventar di nuovi vocaboli i quali non ci nati dal Padre di tutte le cose,supponeauo
porgono veruna idea chiara e soto servono tal produzione essere un atto libero della
a moltiplicar le contese; perch non stiasi votont del Padre, laddove lddio Padre
alle semplici e precise parole della Scrittu ebbe generato it Figliuol suo con un atto
ra. - Perch, rispondiamo, gli eretici non necessario della mente divina, ragione per
ristettero mai dalPabusarnc e ne abusan cui it Figliuoto coeterno al Padre. Oltre
tuttavia; perch alPombra delPespressioni ci da litoso concepivasi Pemanazion de
scritturali trovano to spediente di credere gli spiriti come un disgiungimento o una
e insegnare che che toro talenta. Ben stra divisione dalla natura divina: or gli ma
na cosa sarebbe che avessero it privitegio nifesto la natura od essenza di Dio, sicco
di spiegar la Scrittura a tor senno e che me di puro spirito,essere indivisibite. Per
alla chiesa cattolica non fosse fatta facolt ci se i padri della Chiesa, a tin di espri
di opporsi alle toro spiegazioni e darne di mere la generazione del i-igliuoto di Dio,
pi ortodosse. Veggiam pertanto se quelle si valsero de vocaboli emanazione, pro
de teotogi cattolici siano men solide che bole o prolazione, produzione, ec., non
le toro e non iondinsi meglio sulle Sacre vi legarono Pidentico signicato de tito
soti. V. EMANAzioNE
Lettere.

lll. Difendesi il linguaggio de padri

a notare che assai padri anteriori al

e de teologi. Noi diciamo per l. essere concitio niceno attribuirono a G. C. due


in Dio una sola natura od essenza, eterna, generazioni o nascite inanzi quella cheb
esistente da s, innita, ec.; perocch la be da Maria vergine: Puna eterna, in vir

Scrittura ne insegna, qual verit capitale, t della quale detto unigenilo e colla
esservi un Dio soto. Egli fu uopo espri
mersi di questa guisa contro i pagani, i
marcioniti e i manichei, i triteisti e tutti
cotoro che accusarono i cattolici siccome
adoratori di tre dei. Fu dimostrato toro

quale rimase nel seno del Padre, Paltra


temporale e precedente alla creazione.
Unito a unanima spirituale assai pi per

tetta di tutti gli altri spiriti, it Verbo usc


in tal qual modo dal seno del Padre e gli

che it Padre, it Figliuoto e to Spirito Santo serv di ministro e come d instrumento

4 48

TR

Tli

per creare it mondo. Gli sotto questa


forma che vien dalP Apostoto chiamato
primogenilo di tutte le creature, pel
quale sono slate fatte tutte le cose...., le
visibili e le invisibili. Coloss., xii, l5, lo.
Soltanto questa seconda nascita del Verbo
ammettean gli ariani e negavano la prima,

cessariamente e da tutta Peternit, produ


ce un termine dital cognizione, un ente
egualea s medesimo, come -iui sussistente

e cosi pur fassi da sociniani: ipadri per


asserivano si Puna che Pultra. Applicava
no alla seconda il- detto di s. Paoto, Hebr. i,

9, 5, che Dio pel Figliuoto cre anche i


secoli, laddove per la prima it Verbo

ed innito , perch un atto necessario e


coeterno alla divinit non pu essere
atto passeggero n circoscritto. Onde que
sPoggettto della cognizione del Padre
chiamato nella Scrittura it suo Verbo, il
Figliuol suo, la sua sapienza, Vimagi
ne della sua soslanza; i Libri Santi at
tribuiscono a questo le operazioni proprie
della Divinit, to nominan Dio, ec. Tutto

coeterno e consostanziale al Padre; ma ci indica non pure un atto della mente


avvisuvano aver s. Giovanni partato den divina, ma
trambe quando disse: Nel principio era ligente.
il, Vorbope il Verbo era appresso Dio,
it Padre
e il Verbo era Dio. Per non aver posto riguarda it
mente a ci, it Petavio ed altri credettero de ne vien

un essere sussistente e intel


vede it FigliuoPsuo, e questi
Padre come suo principio; on
che samino necessariamente:

veder ne padri anteriori al niceno passi or, Pamore un atto della votont e dee
non ortodossi. V. Bolto, Defens. dei m avere un termine reale quanto Patto dellacenw, sez. m, c. 5, th. 2. AlPart. Verbo mente; e questo termine to Spirito San

si mostrer perch, prima del mentovato to, it qual procede quindi dalPamorescam
concitio, i padri ebber favellato moltissimo
della seconda generazione del Verbo, e i
posteriori ad esso insistito principalmente
sulla prima.

bievole del Padreqe del Figliuoto. E que


sta la ragione per cui la Scrittura alto
Spirito Santo principalmente attribuisce

le effusioni delPamor divino; detto che


- A. Dottrina de padri e de teotogi che la caril di Dio slata. ili/fusa ne no
to Spirito Santo deriva dal Padre e dal stri cuori per mezzo dello Spirilo Santo
Figliuoto non per generazione, bens per il quale slato a noi dato. Rom. v, u.
processione, altra voce trattadalla Scrit Vi scongiuro... per la caril della Spi
tura, Io. xv, 26. Nelle dispute contro gli rilo Santo. v, 5o. Diportiamociw come
ariani trattavasi principalmente della Di ministri di Dio.... con lo Spirilo Santo,
vinit del Figliuoto di Dio, e poco fu dis con la caril non silnulatu, n Cor. iv,
corso delto Spirito Santo: ma, circa ses 4o, etc.

sanPanni dappoi, lllacedonio patriarca di


Di qui i termini di paternil, glia
Costantinopoli, avendo avuto.la temerit zione , spiruzione attiva e passiva, idee
di negare la divinit di questa terza Per e relazioni che servono a caratterizzare le
tre Persone e distinguer P una delPaltre.
Di qui it principio de teotogi, non darsi
distinzione tra le persone quando non si
zioni de macedoniani. Onde se que venera d opposizion di relazione; e perci che
biti personaggi suscitarono alcuna questio che concerne Pessenza, la natura, le per
ne, non fu per vana curiosit o per va iezioni divine essere alle medesime com
ghezza di contendere, ma per pura neces mune e parteciparvi -tutte e tre egualmen
sit e giusta Pattual bisogno della Chiesa. te. Onde sebbene nelle Sacre Carte asse
. s! A n di appagare i cavitlatori, met gnisi principalmente la potenza al Padre,
terne al nudo le sottigliezze, impedire al Figliuoto la sapienza, alto Spirito Santo
Pabuso e la confusion de vocaboli, fu ne la-bont, non consguita altrimenti che s
cessario porre una differenza tra la gene fatte perfezioni non spettino in pari modo
razione del Verbo e la processione delto alle. tre Persone, perocchnon son gi
Spirito Santo, e si avvis potertto fare in perfezioni relative. Di qui ,. nalmente,
sino a un certo segno, mediante un para Paltre principio, che le operazioni della

sona della Triade ss. , i padri furono co


stretti discutere tutti i testi scritturali con
cementi quel domma e confutar le obie

gone tratto da noi stessi. Si detto gene

Trinit ad extra son communi ed indivise,

rarsi dal Padre it Figliuoto suo con un concorrendolli le- tre Persone egualmente;
atto della mente o per via di cognizione; non cosi le operazioni ad intra, per es
to Spirito Santo -proceder dal Padre e-dal ser queste relative.
Figliuoto mediante Pamore delPuno per Altorch noi facciam- distinzione tra la
Paltre. ossia merc dun atto della voton prima, laseconda e la terza persona, non

t; e ci pure fu fatto appoggiandosi alla vogliam con, ci direche Puna sia pi an


Scrittura. lddio conoscendo s stesso ne tica o pi perfetta delPaltra n alPaltra

TR

TR

449

superiore, nia soto che s intende cosi da anticipatamente la divinit detto " Spirito
noi la loro origine. E niente di pi inte Santo, correndo la stessa ragione. I ma-
sero i padri quando ammisero tra esse una cedouiani non poteano opporre a questa
subordinazione e dissero esser it Padre se non se le stesse obiezioni allegate da
maggiore del Figtiuoto o ad esso superio gli ariani contro la prtmarperci i padri,
re, come fu dimostrato dal Butto, sez. iv, per confutarMacedonio, ebber costante
c. l e e. Usarono eziandio- le espressioni mente ricorso alla dottrina dal niceuo con
di 5. Paoto, it qualdice che lddio Figlluoto tro Ario professata.
sar soggetto al Padre Cor. xv, 2a, che
it Le Clerc, sociniano mascheratombiei
si fece obediente, Phitipp. 11,8 ec. Se vo ta equivoci esser tutti i termini usati dai
gliasi da ci dedurre che i padri andassero padri per dimostrare tor credenza circa
errati, forza accusar derrore anche PA la Trinitii, tali da iesprimereerrori net
letterale e commune signicato; quindi
postoto.

Lesperienza ebbe pur troppo chiarito colPintenzione di condannar delPeresie es


it pericoto delle equlvocazioni e it biso sersene create delPaltre. A sua detta, it vo
gno di usar la massima precisione ne vo caboto persona signica una sostanza aven
caboli partando di questo mistero. Ne se te unesistenza propria e individuale; it
coli lV e V assai fu conteso se savesse ad perch ammettere tre persone in Dio gli
ammettere in Dio tre ipostasi o una sola; ammettere tre esistenze individuali 0
e di tale controversia fu cagione P inten tre dei. Invece di correggertto, si conferma
dersi dagli uni per ipostasi la sostanza, Perrore dicendo esser le tre Personetra'
la natura, Pessenza , dagli altri la perso toro eguali; ch nulla eguale a s stesso,
na: i dispareri cessarono sol quando si Pidentit di natura escludendo qualunque
convenne di pigliare it vocaboto nel se comparazione. Non pi esattamente si
condo senso, e altora pi non si esit a con espresse it concitio niceno col denire it
fessare nella ss. Trinit una sola natura e Figliuoto di Dio esser Dio da Dio e con
soslanziale al Padre, voci non altro si
tre ipostasi. V. questa v.
6." Finalmente, ad esprimere con una gnilicanti fuor che esser egiino dueindi
sola parola it detto di G. C4 Io. x, 58: vidui della medesima specie. La cireum

Il Padre in me, ed io nel Padre, incessione delle tre Persone un altro


venne si fatta unione da padri denomi

euimma, salvo che con ci intendasi espri

nata vrspzxwprlaig, circumincessione, ed mere la scambievole toro coscienza.u Quan


vui-rapiig, inesistenza o esistenza inti
ma delle tre Persone Puna nellPaltra, ben

ch tra toro distinte. Ci troviamo espres

to a noi, didegli , riconosciamo una sola


essenza divina in cui ci son tre cose dis
tinte, senza poter dire in che consista co

so dal medesimo s. Giovanni in quelle pa tal distinzione. n Hist. cccles. proleg.,


role, i, la: LUnigenilo Figliuolo, che sez. m, c. 1, S u.
nel seno del Padre, egli ce Pha rive
Risp. lt Le Clerc doveva almen dire che
lato (Dio). Non dice che it Figliuoto slato sieno queste tre cose,se esseri reali ovver
ma che nel seno del Padre, a n di ap metasiche astrazioni. Ove fosse stato di
prenderci esser la sussistenza delP uno buona fede, avrebbe confessato dintender
inseparabite da quella delPaltro, it che fu per esse, al par de socintani, nulla pi che
espresso dal concitio di Nicea col voca tre denominazioni relative alle operazioni
boto di cososlanziale, a cui gli ariani vo di Dio. Appunto per antivenir questi er

lean sostituire quelto di opeiaiioieg che rori di Sabellio, fu denito essere ii Pa


dre, it Figliuoto e to Spirito Santo tre ipo
stasi, tre esseri realmente sussistenti, in
una parola tre persone. yerissimo che,
turali: ondei padri stettero fermi su quel partando di creature intelligenti, persona.
to di opooaiogcousostanziale, esprimente vate sostanza avente unesistenza propria
Punit numerica della sostanza del Padre e individuale, e quindi che tre persone
e del Figliuotowl identit della natura. umane sono tre uomini. Ma questo voca
boto non torna alto stesso altorch trattasi
V. CoNsosTANzIALE.
Gli chiaro che la voce surrogala da della ss. Trinit, insegnandoci la fede che
gli ariani esprimeva due sostanze ovvero tre Persone sussistono in unil o identil
due nature: donde seguiva o esserci due di natura; spiegazioneche toglie ogni
dei o it Figiiuoto non esser Dio: it perch equivocanza sul vocaboto generico di pe1
a buon dritto venne da padri rigettata. sona: tale pure Pidea della voce conso
Per tal maniera, it concitio niceno, col de slanziale: onde non ci ha pi pericoto
nire la divinit del Figliuoto, dimostrava dandar errato.
"-

signica eguale o simigliante nellasostan


za; vocaboto che, com chiaro, non por
geva per intero la forza delle parole scrit

BEBGIER. Vol. VI.

19

i 50

TR

TR

llla forse che it Le Clere, in voler cor


reggere it linguaggio della Chiesa, si me
glio espresso? Dicegli non poter la cir
cumincessione delle Persone divine altro
signicare che la scambievole toro coscien

questioni o dispute intorno le verit ri

za. llla segli vero che Pidenlil, di na


Iura esclude qualunque paragone, esclu
de essa del pari qualsiasi relazione scam
bievole, conciossiach questa voce importi

di necessit almeno due persone. Oltreci


la coscienza un sentimento personale,
incommunicabite da uno ad altro indivi
duo: onde reciproca coscienza non pu
darsi tra it Padre, it Figliuoto e to Spirito
Santo, se non son tre persone e se non
sussistono in identit di natura. Falsissi

mo, come fu dimostrato dal Butto, quel

velate;gli eretici bens ebbero questa smania inn dal tempo degli apostoli. Non pri
ma furono questi usciti di vita che sorser
ragionatori, i quali, armati di tosoche
sottigliezze,st diedero a pervertire it senso
delle Scritture. I dottori della Chiesa, in
caricati dagli apostoli medesimi di conser
vare intatto it sacro deposito della dot
trina di G. C., furon quindi costretti ad op
porre spiegazioni vere a false interpreta
zioni, espressioni chiare e precise a termini
equivoci o subdoli , saldi raziocinii a cap
ziosi argomenti. La demenza it porre a
carico toro le dispute, gli errori,gli scismi,
le pazzie degli eretici, cui non cessarono
mai di deptorare e combattere. Se nesecoli
bassi gli scolastici si occuparono di que
stioni inutiti e di mera curiosit,non imi

che dice it Le Clerc, che gli antichi per


tre persone intendessero tre soslanze di
vine eguali od ineguali; it dubitar che si tarono gi in ci i padri della Chiesa e
fece se tre ipostasi od una soltanto saves non savvisarono di voler erigere toro opi

se ad ammettere nella Trinit unaltra nioni in domma di fede: non si fa pi caso


prova in contrario: non furono gli antichi
mai cotanto stupidi da non vedere che tre
sostanze divine sarebbero tre dei: per
questo venner condannati i triteisti.
Verissimo eziandio che, disputando con

di toro speculazioni e dispute.


Ma di che modo mandar paghi censori
capricciosi come quelli con cui abbiamo a
fare? Gli uni condannano i padri quasi ab
bian tentato spiegare un mistero essenzial
tro gli eretici, solisti sempre di mala fe mente inesplicabite; gli altri accusan quelli
de, sia impossibite trovar termini di cui de tre primi secoli dessersi ristretti a con
non possano travolgere it signicato. ltta, dannar gli errori degli eretici, senza de
perch Pumano linguaggio di necessit nire quel che bisognava credere intorno
imperfetto, sha egli a tralasciar di par a Dio e G. C., senza preseriver le formole
lare di Dio e dinsegnare ci chei si de e Pespressioni colle quali enunziar do
gnato rivelarci? Da sabelliani, dagli ariani veasi it domma delle tre Persone in Dio.
c da sociniani fur renduti equivoci i no Con ci, dicono, lasciavasi dai padri a ca
mi di Padre, Figliuolo e Spirilo Santo vitlatori la libert dintendertto come tor
colPusarti soto in senso abusivo: neppure talentava, din\entare e spacciare di con
la parola Dio ebber rispettata;dicono G. C. tinuo nuove opinioni. Mosemio , Hist.
non esser Dio nel medesimo senso che it christ., sec. m,
2l. Ecco adunque tutti
Padre, poi ci vengon dicendo con tutta i padri dichiarati colpevoli,gli uni per non
seriet doversi stare ai termini scritturali, aver preveduto e confutato anticipatamen
perocch riserbansi it privitegio dinten te tutte le pazze fantasie degli eretici, gli
dcrti a tor senno: prova volersi Pauto altri per averte condannate o corrette
ritt della Chiesa per statuire it linguag quando pullularono. Noi presumiamo di
gio con cui esprimere gli articoli di nostra fatto che, se lddio impartito avesse to spi
fede e determinare it vero signicato de rito di profezia ai dottori della Chiesa,
vocaboli della Scrittura.
questi si sarebbero studiati dimpedir it
Ci si dice che la Chiesa adottandola voce male anzi che nascesse. ltla n manco ai
izoociog e riutando Paltra, poiouciog, riformatori fu egli largo di tale suo spi
ha messo sossopra it mondo per una pa rito, posciach i toro oracoli diedero oc
rola, anzi per una lettera pi o meno. - casione a venti sette diverse.
Non gi la parola che abbia fatto strepito,
Verso Pa. 520 nacque contesa se fosse
sibbene it domma espresso con quel vo o no ortodossa la seguente proposizione:
caboto perentorio; o, a dir meglio, fu la Unus de Trinilale passus est. I monaci
pertinacia degli eretici incapati a corrom di Seizia, altri dicon dEgitto, sosteneanta
pere it domma con termini equivoci, al contro inestoriani: negando questi che la
[ombra de quali avean securt di poter persona di G. C. fosse sostanzialmente unita
introdurre i proprii errori. Torniamo a alla Divinit, ben si guardavano dal con
dirtto, n i padri della Chiesa n i teotogi fessare esser G. C. una delle Persone della
non furono mai vaghi di suscitar nuove Triade santissima. Altri pretendeano chei

TR

TR

l54

teopaschiti o patripassiani potessero abu ci ha ragion di credere che it dottor Clarke


sare di questa proposizione per insegnare non si sia a sufcienza spiegato su questo

che la Divinit avea patito: onde i legati proposito; poich it clero dlnghitterra,as
del papa, ai quali i monaci di Scizia seran
vlti, reputarono cotal maniera di partare
siccome novit pericotosa. Sitrasferirono
i monaci a Roma per consultare to stesso

papa Ormisda; it quale per, avvertito da


un de suoi legati e da altri che aveanti
in conto di sediziosi e mestatori , poco
obedienti al concitio di Calcedonia e favo
reggiatori delPeutichianismo , non diede

sembratosi a tale scopo, non reput orto


dossa la dottrina di lui, esseudogli selu
brata nulla pi che un palliativo atto a

introdurre pi facitmente it socinianismo.


Ciononostante it traduttor del Mosemio
disapprova altamente un tal procedere e

la temerit di cotoro che impresero a con


futare it Clarke: vuole egli che, favel
lando della Trinit, si debba stare alla

toro decisione di sorta e determin di ri

semplicit del linguaggio scritturale anzi

metter la questione al patriarca di Costan


tinopoli. Ci non tolse al traduttor del ilio
semio di dire aver quel pontece condan
nata la proposizione de monacidi Scizia
e confermata Poplnione de toro avversa

che tentar iPesprimereun tale mistero co


termini improprii ed ambigui delPumano
linguaggio. Ma le espressioni scritturali
non son elleno linguaggio umano? Pur non

ce nha altro di cui siasi fatto maggiore


rii. Essendo stato da papa Giovanni il e abuso. Ove gli eretici di tutti i secoli aves
dal quinto concitio generale approvata la
proposizione de monaci, it detto tradut
tore aggiugne che una si fatta contradi
zione fe segno Poracoto ponticio alle risa
delle persone di senno. Hist. ecctes.,sec. Vi,

ser voluto attenervisi, nulla vi si sarebbe

aggiunto: i sociniani non stan contenti ad


esso soltanto, perocch pervertono cotale
sacra favella con assurdi commentarii. La

fede nel mistero della Trinit s talmente

part. n, c. 5, S l2.

svlgorita in Inghitterra che, nel i720, una

Ma onninamente falso che papa Or


misda abbia condannato la proposizione
de monaci; non volle tampoco esaminar la
qulstionc, e lnostrossi scontento non per

dama di col fond con testamento otto

la toro dottrina ma pel procedere che te


neano da uomini turbolenti In realt e se
diziosi. V. Fleury, Hist. ecclea, l. xxx: ,

S46 e 4o. Abbiamo a prova di questi tatti


le lettere cosi d0rmisda come de suoi
legati.
ln sulPentrare del secoto andato, dal
Pa. 1712 al i7510 si rinovarono con assai
catore le dispute sulla Trinit. V. Mose

mio, Hist. eccles., sec. XVitl, S a7. Un


Guglielmo Wiston, professore di matema

tiche, asseri avere it l-igliuoto di Dio co


minciato ad esistere in realt soltanto poco
prima della creazione del mondo; it Logoa
o la sapienza divina aver preso in lui it
luogo detPanima ragionevole; non altra

eternit essere stata dal concitio ntceno


a G. C. attribuita; nalmente, la dottrina
di Ario esser quella stessa del divin mae
stro, degli apostoli e de primi cristiani.
Non fu difcit cosa, ognun vede, it confutare
un tale sistema e provare che Pautor di

sermoni Panno per sostenerta. Ne giova


sperare che la chiesa cattolica non sar
mai per aver bisogno d una somigliante
fondazione.
Nel i729 un ministro della chiesa val
tona in Olanda insegn esser nel Figliuoto
e nelto Spirito Santo due nature, divina
e innita Puna, Paltra nita e dependente,
alla quale it Padre di Pessere inanzi la
creazione del mondo. ll Figliuoto e to Spi
rito Santo, a detta sua, considerati giusta
la tor natura divina, sono eguali al Padre;
ma ove si ragguardino come due intelli
genze nite, sono per questo rispetto in
feriori al Padre e da lui dipendenti. Lu
singavasi egli con questa ipotesi di satis
fare a tutte le difficolt. Vuolsi chella fosse
stata gi proposta in Inghitterra nei 1720
dal dottor Tomaso Burnet. Il lltosemio Pha
confutata in una delle sue dissertazioni sul
la storia ecclesiastica. Egli vi oppone l. che
le parole di G. (L, Matth. xxvin, lo, in no
me del Padre e del Figliuolo, ec., non
posson designare una natura innita e due
nature nite; che to stesso vale de tre
testimonii onde parta s. Gio., l ep. v, 7.

esso era un fanatico. Samuele Ctarke, pi


circospetto, insegn che it Padre, it Fi -- 2. Che it sistema in discorso non pu
gliuoto e to Spirito Santo son tutti e tre in
stretto senso increati ed eterni, che ognu
no de tre Dio, ma non sono per tre dei
per esserci tra toro una subordinazion di
natura e di derivazione. it punto sta in
sapere se questa derivazione non importi
uweguaglianza di natura e di perfezioni:

accordarsi col mistero della incarnazione.


s. Vi oppone, cosa notabite, it sitenzio
delPantichit. Se un tal sitenzio prova
qualcosa, tanto pi prova per fermo la

testimonianza positiva delPantichit, che


noi chiamiam tradizione. ll perchi pro
testanti, che non ritinano di gridare contro

452

TR

Tlt

la tradizione, son costretti ricorrervi per lennit delPanno son consecrate alPonore
sostenere gli articoli pi sostanziali della e al culto della ss. Trinit. Nondimeno it
fede cristiana. Vengano essi a dirci ancora concitio dArtes tenuto Pa. i260 istitu la
che la Scrittura chiara su tutti i punti festa in discorso per la sua provincia. Si cre
necessarii alla salute,che it vero senso di de che papa Giovanni XXIl sia stato quegli
essa aperto alPintelligenza depi idio che la fece adottare nella chiesa di Roma
ti, che non fa mestieri daltra regola per correndo it secoto XIV e che la ss alla pri
sapere quelto che dobbiam credere. Nulla ma domenica dopo la Pentecoste: it qual
val meglio a porre in chiaro la falsit di uso per non venne seguito da per tutto;
coteste massime fondamentali della ri stantech nel i405 it cardinal Pietro dAit
forma che un tal caos di controversie ed ly instistette presso Benedetto Xlll,ricono
errori ognor rinascenti da oltre diciassette sciuto altora in Francia per papa legitimo,
secoli circa it vero senso della forma del perch la facesse osservare , e Gersone
Battesimo prescritta da G. C., quindi sul dice che al suo tempo tale istituzione era
affatto nuova.
mistero della ss. Trinit.
Egli a notare come, correndo it se
TRINITA. Festa che suol celebrarsi
nella chiesa romana la prima domenica coto Xl e iseguenti, PEuropa fosse inte
dopo la Pentecoste in onor del mistero stata da pi sette eretiche le quali inse
gnavano errori sul mistero delta ss. Tri
della ss. Trinit.
A partar propriamente, it culto decri nit. l manichei, mascherati sotto diversi
stiani sta tutto quanto nelPadorazione dun nomi, no l riconoscevan punto o Violen
soto lddio in tre Persone, Padre, Figliuoto deano in affatto torta guisa: Roscelino era
e Spirito Santo. Non pur tutte le feste de triteista; n punto pi ortodossi erano
misteri a questo scopo si riferiscono, con Abelardo e Gitberto porrettano: la maggior
ciossiach le opere tutte della creazione, parte delle sette tanatiche srte nel seco
della redenzione e della santicazione de to XIV nulla avean di fermo in toro opi
gli uomini sien communi alle tre Persone nioni. Non parr quindi strano che in que
divine, ma le feste eziandio degli angeli sciagurati tempi, dai vescovi e da altri uo
e de santi sono istituite unicamente per mini santi siasi veduta la necessit di con
onorare in essi i doni e le operazioni della fermare i popoli nella fede della ss. Tria
divina grazia e render gtoria a Dio che li de: perch un tal bisogno non fu sentito
fece santi e beati su in cieto. Eil santi egualmente dapertuttto, vebbe chi temette
catore e isanticati, dice P Apostoto, pericoto nelPistituirne la festa: essa per
Hebr. n, 11,(son) tutti da una cosa. Con non fu mai cosi necessaria come dopo sr
venientissima cosa nondimeno si fu to isti to it socinianismo. Abbiam veduto altrove
tuire una festa e lnfofciatura particola che motivi simiglianti occasionarono Pi
re nella quale si raccolsero tutti i passi stituzione della solennit del ss. Sacra
scritturali e gli estratti de padri che pi mento. V. Baitlet, Hist. des fiites mobiles;
adatti fossero a raffermare la fede della Thomassin, Tratte des fctes, I. n , c. i8.
Chiesa circa questo mistero e a porre i l greci celebran Pofficiatura della ss. Tri
ministri della religione in grado dammae nitit lunedi susseguente alla solennit
strare con solidit i fedeli su questo es della Pentecoste: da che tempo ci venga
da tor praticato non si sa.
senziale articoto del cristianesimo.
TRINITA. Confraternita o divoto con
Avvegnach non sia questa, per dire it
vero, instituzioneantica, non si merita per sorzio instituito in Roma da s. Fitippo Neri
minor venerazione. Verso Pa. 920 Stefano Pa. 1548 per aver cura de pellegrini che
vescovo di Liegi fe compitare un ofcio da ogni parte del mondo vengono a visi
della Trinit, it quale sintrodusse poco a tar it sepolcro de santi Pietro e Paoto.
poco in varie chiese : se ne diceva la messa Avvi a tale scopo un ospizio o casa ove
ne giorni feriali non aventi ofciatura pro son ricevuti e altoggiati per tre di non
pria, e in qualche luoghi ne fu istituita una solamente i pellegrini ma anche i poveri
festa. Alessandro ll, che mori nel i075 , convalescenti, usciti troppo presto dagli
neg d approvartn; Alessandro llt sul spedali. Sorse da prima questo istituto
nire del secoto XIl dichiar egli pure nella chiesa del ss. Salvatore in campo,
comessa non fosse riconosciuta dalla ro eran quindici persone senza pi che ogni
mana chiesa. Potone, monaco di Prum ne prima domenica radunavansi in quella
combatt Puso, altri Pebber disapprovata chiesa per praticare gli esercizii di piet
anche nel secoto XlIl. Temeano non que prescritti da s. Fitippo Neri e udirne le
sta festa facesse dimenticare Posservazio esortazioni. Nel l5ca Paoto IV diede a
ne da noi test fatta, cio che tutte le so quella divota unione la chiesa di s. Bene

TR
detto, la quale fu da confratelli denomi
nata della ss. Trinit. in appresso venne
eretto a lato di detta chiesa un vastissimo
spedale per altoggiarvi i pellegrini e i
convalescenti. Questinstituto venne in alta

TR

453

Cudvorzio nel suo Sistema intellettuale,


c. 4, S se, si volse a provartto e giunse

a tanto di temerit di dire che que pla


tonici si spiegarono sulla Trinit in modo
pi ortodosso che non i padri del concitio

estimazione a causa della sua utitit: i pi niceno.


denobiti di Roma dambi i sessi recansi
Daltro canto i sociniani e non pochi
ad onore Pesservi ascritti.
protestanti dan carico ai padri di sover
Necessitando degli ecclesiastici pei ser chio affetto alla dottrina di Platone e de
vigio deiPospizio, per P istruzione di chi platonici, dessersene giovati con poco sen
vi dimora e per Famministrazione de sa no per ispiegar ci che ne viene insegnato
cramenti, fu istituita una congregazione dalPEvangelio intorno alle tre Persone di
di dodici sacerdoti che vi hanno stanza e vine e avere cosi svisato questo mistero,

fan vita commune siccome usasi nechio

tentando penetrare ci che a Dio non

stri.
TRINITA CBEATA.- Cosi venne chia
mata la santa famiglia, composta di s. Giu
seppe, della ss. Vergine e del fanciulto

piacque farci sapere: ad altro non riusci


rono i vani toro sforzi, dicono, che a far
nascere errori e dispute senza ne; la
Trinit quale vien creduta al presente
nella chiesa cristiana la un trovato di
Platone e de suoi discepoli, ciecamente
adottato dai padri e privo di qualunque
fondamento nelle Scritture.
Come venir a capo di sbrogliare questo
vituppo dopinioni e scoprire it vero in

Ges. La. leso, nella citt della itocceita,

alcune virtuose zitelle, raccoltesi in una


casa per occuparsi delPeducazione delle
orfanclle, non guari dopo s invogliarono
di darsi alla vita regolare e legarsi con
voti. Vennero stese per toro delle regole
e costituzioni, che si stamparono a Parigi mezzo a tante preoccupazioni?
nel 1664, sotto it titoto di Regole delle
l." Non provato che i pagani in ge
zitella della Trinil creala, dette reli nerale e gli antichi sapienti vantatici ab
giosc della congregazione di s. Giuseppe. bian avuto conoscenza veruna del mistero
TiINlTA PLATONICA. Non pochi dot della Trinit: alcuna leggiera anatogia che
ti, vuoi antichi, vuoi moderni, avvisarono si crede scorgere tra quel che eglino dis
che i pagani in generale, sopratutto i to sero e quel che ci viene insegnato dalla
so, abbiano avuto alcuna idea del mistero fede non bastano a porre in sodo un fatto
dellass. Trinit, e procurarono dimostrare di tanta ritevanza. Letto che siasi quanto
Popinion toro con grande apparato deru han raccolto Steuco Eugubino, De pe
dizione. Stando a toro, Zoroastro e i magi renni philosophia, it dotto Uezio, Quwst.
di Persia, i Caldei, gli Egizii, seguaci della aluet., l. n, c. 5, ed altri, si riman tut
dottrina d0rfeo; tra i fittoso greci, Pita laltro che convinti. il Mosemio nelle sue
gora e Parmenide insegnarono cotesto dom note sul Sistema intellettuale del Cud
ma, in guisa oscura se non altro. A n di vorzio, c. 4, S le, fa veder distesamente
spiegare un tal fenomeno , fu imaginato come cotoro i quali credettero trovare una
aver que fittoso probabitmente attinta trinit in Zoroastro e pressoi magi, nella
una tale notizia negli scritti di Mos o ri poesie d0rfeo, nella dottrina degli Egizii
cevutala da alcuni dottori ebrei. inanzi la e di Pitagora, diedero manifestamente in
sciarsi andare a si fatta congettura sareb abbaglio. Potean quindi risparmiarsi la fa
be stata acconcia cosa si additassero negli tica dindovinare per qual via una si fatta
scritti di Mos testi talmente chiari da po cognizione abbia potuto ditiondersi appo
ter porgere a pagani unidea qualsiasi del gli etnici; perocch la questa nulla pi
mistero della Trinit, o si facesse vedere che una fantasticheria. llBruchermHiet.
esser quelto un articoto della credenza philos., t. l, del medesimo avviso; e,
dopo aver ben esaminato it sistema di Pla
commune degli antichi Ebrei.
Ma nessuno, giusta questi stessi critici, tone,conchiude risolversi esso in un in
ebbe insegnato la trinit delle Persone in intelligibite ed assurda diceria. Vedrem pi
Dio in maniera pi formale e distinta di sotto com egli mai non si apponga.
2." A n di sapere quel che Platone
Platone; segli fosse vissuto pi tardi, sa
rebbesi creduto avesse letto it Vangeto. I volle dire, non vogliono gli anzidetti due
toso della scuola alessandrina, che fu critici che sabbia a stare a commentarii
rono suoi discepoli e commentatori, spie de platonici dAlessandria. Egli certo che
garono perfettamente la sua dottrina, la questi toso, i quali vissero dopo srto it
quale conformasi alPintulto a quella della cristianesimo e gli erano avversi e studia
Scrittura e de padri de primi secoli. ll vansi di sostenere it paganesimo crollan

TR

TIl

te, fecero ogni tor possa per mettere certa


somiglianza, almeno apparente, tra i dom
ml di Platone e quei del Vangeto e alet
tarono di usare le medesime espressioni
de dottori cristiani. Era toro intento di far
credere che G. C. e gli apostoli , i quali
pretendeasi essere stati mandati da Dio a

ha di somigliante nel re e negli altri di

454

cui ho detto. , A buon dritto Platone chia

m questa diceria un enimma; se non che


tra suoi interpreti gli uni presunsero che
pel re egli abbia inteso lddio, pel secondo
it mondo, pel terzo Panima del mondo:
quando cosi fosse, non ne sapremmo gran

tin iPammaestrare gli uomini, nulla pi fatto pi di prima. Altri vogliono essere
avessero insegnato che gli antichi toso, it secondo Pidea o Parchetipo del mondo;
che le istruzioni toro non fosser nuove, e , dicono , it Logos , produzione eterna
quindi che la verit fosse conosciuta nel della mente divina; it terzo it mondoI
paganesimo non meno che nella religion da Platone appeltato it Figliuoto unica
cristiana, onde non era punto necessario it di Dio, povoysvg: e questi lavorano sulto
rinunziare alP una per abbracciar Pattra. stesso fondamento de primi.
n30 si
VrEcLmlci. Ma non si accordavan tra
Non cintratteniamo a porre in chiaro
toro, e la dottrina da essi- professata non le assurdit e le incongruenze dei siste
pi quella di Platone: chi intende la ma di Platone , avendoto fatto altrove;
trinit dun modo, chi delPaltre. Questo cercheremo soltanto come vi si possa sco
fatto confessato anche dal Cudvorzio , prire una trinit che abbia alcuna somi
t. I, c. 4. ll perch, a n di dar aria dor glianza con quella da noi creduta.
todossa alla trinit platonica , s attenne
Noi ci veggiamo primamente tre cose

principalmente ai commentarii di Ptotino; eterne: lddio mente (aag),padre del mon


ma Porlirio, Giamblico, Numenio, Amelio,
Calcidio, ec., non seguivano la stessa sen
tenza, e quella delPuno demeutovati itto
so non vinceva di peso quella delPaltre.
Il Mosemio dimostra che la trinit di Pto

tino non ha a far pi niente con quella di


Platone o di Pitagora e molto meno con

quella de cristiani.
Per sapere a che attenersi, gli uopo
inanzi tratto rammentarsi Pestratto per
noi dato della dottrina di Platone alPar
tic. Pmrorusno: poscia esaminare se una

do; Pidea o Parchetipo giusta it quale ld

dio ha fatto it mondo e che da Platone

si fatta dottrina abbia alcuna somiglianza


con ci che ne insegna it Vangeto circa la
Trinit; da ci potrem giudicare se i pa
dri della Chiesa nabbian pigliato qualco
sa: in terzo luogo, investigare quel che
dissero di Platone e della sua pretesa tri
nit e se abbian seguito Pesempio o la|
dottrina de nuovi platonici.
t. Dottrina di Platone. Oltre Pestratto
da noi prtone alla v. PLAToNIsMo, che ab
biam tratto dal Timeo colla possibite le
delt, allegasi eziandio la seconda lettera

detto un ente animato ed eternoJ- la ma


teria informe, che, secondo lui, partecipa
duna maniera inesplicabite alla natura di
vina ed intelligente. In secondo luogo due
cose che non sono eterne, ma comincia
rono ad esistere, val dire Panima del mon
do, da Dio fatta prima del mondo , una
sostanza per detto suo mista di spirito e
di materia; alP ultimo , it mondo stesso.
Ora, in qualunque guisa si concepiscano
questecinque cose, non si potr mai cavar

ne una trinit che abbia anatogia col mi


stero da G. C. rivelato.

ww

l. La prima persona di cotesta trinit

platonica indubitalamente lddio: chia


mato Platone it padre del mondo, ma non
Pebbe egli detto mai padre del Logos n
delle idee eterne o delParchetipo ossia mo
delto primo del mondo, it padre della ma
teria. Giusta it Vangeto, per contrario, ld
dio itPadre del Verbo eterno, e per esso
Verbo ogni cosa fu fatta.
di Platone a Dionisio, nella quale leggiam
s! Piglierem noi per seconda persona
quanto segue: if Tu dici non averti io a Pidea archetipa del mondo? Platone la
sufcienza chiarito sulla prima natura (sul dice un ente eterno e dotato di anima:

primo Ente): gli dunque mestieri che io qui per son divise le opinioni. Da non
te ne parti per via denimmi, a n che se pochi platonici e padri della Chiesa vuolsi
questa lettera venisse mai alle mani dal avere it nostro tosofo imaginato le idee
cuno, nulla ne possa capire. Ecco la ve eterne delle cose siccome esseri da s sus
rit. Tutte le cose stanno intorno al re del sistenti e dalla mente divina distinti. ll
tutto, e tutto per lui, ed egli la ca Mosemio dice esser questa unassurdit
gione di tutto che belto: le seconde di cui era incapace un tanto genio qual
stanno attorno al secondo, e le terze al era Platone; tali idee essere enti pura
terzo. Sforzasi Pumana mente di compren mente metasici e intellettuali, le espres
dere come ci avvenga, considerando le sioni del tittosofo tigurate e melaforiche.
cose a s note, ma indarno; ch nulla ci Syst. intellect. de Cudworth, c. 4, S es,

TR

TB

455

n. a. Vero che Platone per Logos non tiene essa Il mezzo tra la sostanza indivi
pare aver inteso Pidea archetipa del mon

sibite e immutabite e quella soggetta a di

do, bens la ragione, la facolt di pensare, visione e mutamento, e partecipa delPuna


di ragionare, di ravvisare la differenza e delPaltra. QuesPanima non perci nata
delle cose ed esprimere i proprii concetti da Dio per via demanazione, ove dir non
per via della parola; cosi to spiega egli si voglia essere ad un tempo uscita da Dio
nel Teeteto. Nelto stite del tosofo voig e dalla natura.

la sostanza stessa della mente; loyog it


Si le gabbo daltrui adunque it Cudvor
complesso della facolt e delle operazioni zio altorch disse le tre ipostasi o persone
di essa sostanza; Pidea ne Poggelto o della trinit platonica eterne, increate, non

ci che si vede colla mente. N pure ha fatte, e tutte tre un Dio soto; queste due
detto che le idee sieno ipostasi, sostanze, temerarie asserzioni vennero dal Mosemio
enti reali, distinti dalla mente divina; gli sodamente confutate, c. 4 , S se. Se Pto
questo un sogno messogli a carico da tino compose di tal maniera la sua trini

nuovi platonici. Non chiam Figliuolo di t, non pi quella di Platone, ma una


Dio n it Logoa n P idea archetipa del bugiarda e maliziosa copia della Trinit

mondo n it mondo stesso; la voce uovo

cristiana.
A n di stabitire una somiglianza opi
unico, ma unica produzione. Non it Lo parente tra Panima del mondoe to Spi
gos, ma it mondo da lui detto ente ani rito Santo, ci si fa osservare che l padri
mato, imagine di Dio intelligente, se della Chiesa tennero questo divino Spirito
siccome Panima del mondo e gli attribuira
condo lddio, Dio generato.
Ben altrimenti favella s. Giovanni del no le medesime funzioni che i platonioi ad
Logos o Verbo divino. Nel principio, cosi essa anima imaginaria. Ma e si vuote por
egli, era il Verbo, e il Verbo era appres mente che nessuno de padri anteriori al
so Dio, e il Verbo era Dio... Per mezzo concitio niceno part di tal maniera; che
di lui furon fatte le cose tutte... In lui quelli che venner dopo esso concitio, nel
era la vila, e la. vila era la luce degli quale era stata formata la fede cristiana ri
uominim. Vi fu un uomo mandato da|spettto al mistero della ss. Trinit, non
Dio che nomavasi Giovanni. Questi ven correan pi pericoto dintaccartto usando
ne qual testimone a n di render testi quel linguaggio; volean correggere quel
monianza alla luce... Venne nella sua de platonici e non conformarvisi; to pi
propria casa, e i suoi nol ricevettero... gliarono dalla Scritturae non altrove,come
E il Verbo si fatto carne e abil tra vedrem fra poco.
di noi; e abbiamo veduto la sua gloria,
Se quel cumuto dassurdi che fu messo
gloria come delP Unigenlo del Padre, insieme da Platone merita it nome di si
pieno di grazia e di veril. Bisogna aver stema, basta confrontartto colla dottrina
le traveggole agli occhi per trovare una cristiana sulla Trinit per andar convinti
si fatta dottrina e linguaggio in Platone. della nessuna anatogia che passa tra Puno
5. Probabitmente non ci si vorr dare c Paltro, e come a padri, istruiti di questo
per seconda persona della trinit platonica mistero dalla Scrittura sacra, non potesse
la materia informe, che Platone sembra mai venir vaghezza di nulla pigliare da
confondere colla necessit, quantunque da quel buio fittosofo, che cercava a tentoni la
lui questa si personichi e dicasi parteci verit, mancando della necessaria face per
parla materia dun modoinesplicabite alla ritrovarta. Lesempio suo sgonar dovreb
natura divina ed intelligente. Sar ella per be la superbia degli increduli, i quali si
avventura it mondo composto di corpo e vantano di conoscere la natura divina e
danima? Non ostante i pomposi nomictie Porigine delle cose senza aver bisogno di
gli d, Platone confessa esser desso da Dio rivelazione.
creato nel tempo o in un col tempo, tal
Eppur Platone avea prottato delle me
che Peternit in verun senso gli si addice. ditazioni di Talete, dAnassagora, di Pita
4. Giusta la pi parte de platonici, Pa gora, di Parmenide,di Timeo, ec. Mal pago
nima del mondo la terza persona. Ma delle costoro ipotesi, si prov a foggiarne
Platone dice formalmente avere lddio fatta egli unaltra,ma con tal modestia e riserbo
quesfanima non dopo ma si prima del che gli tornano ad onore. D egli princi
corpo; sia colla sua nascila, sia colla sua pio al suo Timeo confessando la necessit
forza aver essa preceduto it corpo: non dunassistenza sovrumana a n di spiegare
aggiugne che sia stata fatta ab eterno; anzi Porigine delle cose,e si fa ad imptorarta:
dichiara Peternit non convenir per nes avverte i suoi uditori che non {aspettino
sun modo a un ente croato. Secondo lui, da lui cose certe, ma congetture solamente,

,ysvg onde to appella non val gi glio

TR

4 56

TR

probabiti quanto quelle degli altri fittoso; sto- tratto di luce sgombra tutte le tenebre.
savio cominciamento che avrebbe dovuto lddio non ebbe uopo n di meditazione n
tor gi i platonici dal troppo presumere. di deliberazione n di modelto: la crea
Che poteva egli idear di meglio di quelto zion della materia e quella degli spiriti fu

che ha detto? Non ammettendo, al par degli operata merc una sola parola. Giusta it
antichi,la creazione, gli era forza supporre Vangeto, questa parola onnipossente, que
o Peternit del mondo o Paternit della sto Verbo un essere che sussiste, una
materia e una mente eterna ordinatrice di persona coeterna e consostanziale al Pa
questa. Non consentivagll Paltissimo suo dre, era appresso Dio ed era Dio. Lo

ingegno di credere che un tale ordina Spirito Santo unaltra persona che non
mento fosse avvenuto per caso ovvero per solamente d anima e vita a tutta la na
necessit; onde ne giudic autore Iddio. tura, ma alla quale la Scrittura attribuisce
Non potendo per imaginarsi P operar tutte le operazioni della grazia. Dalla pa
di Dio altramente da quelto dun uomo,
suppose che lddio,inanzi operare, avesse
nella mente sua tracciato it disegno e it
modelto del suo lavoro e a questo si fosse
conformata nelPeseguirtto, che un tal mo
delto fosse stato sempre presente altamen
te deipartece e contenesse in idea tulle
le parti o la disposizion tutta quanta del

Puniverso. Animato e vivo era perci un


s fatto modelto, perocch tale it mondo,
alpensar di Platone, ma idealmente sol
tanto e secondo it nostro concetto: cer
tarnente Platone non ebbe sognato mai

che un idea formata dalPuomo nella pro


pria mente sia un ente reale o una so
stanza da essa mente distinta.
La maraviglia destata in questo tosofo
dal movimento misurato, regolare, costan
te che regna tra le parti tutte delPuni
verso fewomprendergii che non poteva
esso conservarsi quando non venisse retto
e sostenuto da una 0 pi intelligenze: ima
gin quindi una grandHlnima diffusa per
tuttala massa, da Dio poscia divisa in tutte
le partidi essa; e perchun puro spirito non
va soggetto a divisione di sorta, fu detto
da Platone essser quesPanima composta
della sostanza indivisibite o delto spirito
e di quella che pu farsi in parti o della
materia. Ove ha egli presa lddio quesPa
nima? Platone ebbe Pavvedutezza di non
decidertto: n manco disse ch essa sia
coeterna a Dio: suppone avere iddio ri
ettuto, deliberato e disposto it proprio

disegno inanzi nulla fare; imagin, tor


niamo a dire, Iddio operante alla maniera

dun uomo: gli attribuisce senza pi un


poter circoscritto, giacch dice aver lui
renduta Papera sua, per quanto gli slato
possibile, conforme al modelto.
ll. Dottrina de padri. Nessuna mente
ragionevole, istruita che fosse della cri
stiana dottrina, avrebbe potuto colla pro
pria credenza concitiare alcuna delle ipo
tesi di Platone. La Scrittura ne insegna
esser Dio creatura ed operare colla sola

votont: Ei disse, e il tutto fu fatto; que

rola dei Signore, dioe il Salmista, i cieli


ebbero sussistenza e dallo Spirilo della
sua bocca tulle le loro virtudi. Ps. xxxn, o.

E it Savio: Lo spirilo del Signore riem


pie il mondo tutto, e questo che il tutto

conliene ha cognizione n ifuna voce.


NelPart. Tamm furono per noi citati gli
altri testi delle Sacre Pagine che pongono
in sodo la fede di questo mistero. Questo
linguaggio han ripetuto i padri della Chiesa
n mai da esso si dipartirono, e non
quelto per fermo di Platone.
d1r.
Non si ebbe it coraggio di dire che i
padri si fosser dimentichi di queste lezio
ni divine per aderire unicamente a quelle
del tosofo greco; ma si detto che, im
bevuli del platonismo prima della tor con
versione, non vi rinunziaron punto facen
dosi cristiani; che, ad esempio de platonici
dAlessandria, raccostarono quanto fu tor
possibite la dottrina cristiana circa la Tri

nit a quella di Platone, a n di rendere


i pagani men repugnanti al credere un
tal mistero. in questa ipotesi trovasi dei
vero e del falso, e riteva to sceverar Puno
dalPaltro.
- anni
l. Ptotino, principale autore della tri
nit platonica, non pot inventarta che ver
so la met del secoto llI, avendo nel 245
impreso it viaggio nella Persia e nel

Plndie per nir distruirsi. I padri apo


stolici , poi s. Giustino, Taziauo, Ate
nagora, Ermia, s. treneo, s. Teoto an
tiocheno, s. Ippolito di Porto, Clemente
alessandrino, Origene, Tertulliano ed altri
di cui non abbiam pi le opere, aveano
scritto anteriormente a quelPepoca n po
terono aver contezza della dottrina di Pio
tino. Quando pur si supponesse che it co
stui maestro Ammonio avesse gi iabricato

una trinit platonica, fatto che non si pu


dimostrare, Clemente alessandrino ed Ori
gene sarebbero ancora i soli che avrtan
potuto conoscerta, ch nessun altro de
dottori della Chiesa frequent quella scuo
la e pot essersi imbevuto del nuovo pla
tonismo.

TR

TR

457

2." Non si nega che it motivo onde i


platonici dhslessandria furon condotti a
travestire la dottrina di Platone e racco
starta a quella de dottori cristiani fu la
getosia e Paffetto al paganesimo. Sbigot
titi de rapidi progressi che faceva it Van
geto, tentarono arrestarti facendo vedere
come G. 6., gli apostoli e i toro discepoli
non avessero insegnato niente pi di Pla
tone. 0ra,i principali banditori delPEvan
gelio per tutto it secoto Il erano stati i
padri medesimi pocanzi mentovati. La fe

sten tratte dalla Scrittura e non altronde;

prima che i ragionatori dAlessandria aves


ser tentato dacconciarvile opinioni di Pla

creatore,ma fabricatore degli dei; e fa sen


tire la differenza che passa tra queste due
cose. Conchlude da profeti doversi ap
prendere la verit, non da toso. Nella
prima Apologia, n. se e so, afferma di
bel nuovo aver Platone preso da lttos ci
che disse nel Timeo circa la formazione
del mondo e it divin Verbo come pure
quel che disse nella sua seconda lettera a
Dionigi a proposito del terzo o delto Spi
rito Santo, o non averlo compreso, lad

e bisogna avertto sempre presente.


S. Giustino nella sua Esorlazione ai
gentili, n. 4-6, si occupa a mostrare a
parte a parte che quanto di vero disse Pla
tone intorno alla natura divina non era
concetto suo e Pavea preso dalla dottrina

di Mos diffusa in Egitto, ma che Povea inte


sa male o non aveva ardito spiegarsi chia
ramente per tema di non incorrere la sor
te di Socrate. Aggiugne che Platone spesse

atesi contradice n sta fermo in veruna


de della Trinit era gi ben posta in sodo delle sue opinioni, che chiam Dio non

tone. I detti padri avean convertito Ebrei


e pagani con miracoli e virt senza aver
bisogno di tosoa, della quale usarono
soltanto contro chi nera infatuato.
5. A tin di riuscire nel toro intento, i
nuovi platonici adottarono le espressioni
degli scrittori sacri e de dottori della Chie
sa: prova che le avvisavan pi chiare e

pi corrette che Pinintelligibit gergo di


Platone. Non ebber perci distigurata la dove fra cristiani i pi idioti son capaci
Trinit cristiana con le iogge platoniche, dammaesttrarne gli altri. Nel suo Dialogo
ma emendarono la tor pretesa trinit sul con Trifone, n. 8, dichiara che , dopo
modelto di quella. lnfattt fecero soventi avere studiato assai assai in Platone, al
volle dire a Platone ci chegli non ebbe tra tosoa non gli venne trovata che sia
detto mai, cio Pidea archetipa del mon utite e sicura da quella di G. C. in fuori.
do esser persona, essere it Logos e it Fi Che s. Giustino siasi o no male apposto
gliuoto di Dio; questi essere uscito da credendo che quel tosofo abbia avuto co
Dio per emanazione o per generazione; gnizione della dottrina di Mos, non fa
Panima del mondo esser eterna, essere nulla alla questione; avendo egli detto che
to spirito di Dio, ec., ec. Di tutto questo Platone non ha inteso ovvero inteso male
non trovi ato in Platone, ma tutto vo quel che ha preso, ne risulta sempre non
leasi per inventare una trinit che valesse essere stato it santo tentato mai dadottar
a imporre agli ignoranti. Assai strano sa nessuna delle idee di quel fittosofo.
rebbe che i padri avesser fatto it contra
Taziano nel suo Discorso ai Greci, n. t1,
rio, che avesser voluto spiegare la Trinit espone la generazion del Verbo creatore di
cristiana con nozioni platoniche, mentre tutte cose, ma dichiara davere apparata
i platonici rubavano it linguaggio a cri questa dottrina in scritture pi antiche di
stiani per dissipar le tenebre del sistema tutte quante le scienze deGreci, e troppo
di Platone. Ma icensori de? padri, renduti al di sopra delPumano perch queste pos
ciechi dalla passione, li fan rei dun atten sano starvi a fronte co toro errori, n. so.
tato pi odioso che non sia quelto de ne
Atenagora nella sua Apotogia de cri
mici del cristianesimo sotto pretesto che stiani, n. 7, dice che i toso nulla sep
i primi Phan commesso con buona inten pero se non per via di congetture, per
non essere stati ammaestrati da Dio, lad
zione.
A chi per darem noi fede per sapere dovei cristiani dai profeti divinamente
che cosa abbian pensato i padri di Platone inspirati ricevettero la tor dottrina; n. lo,
e della pretesa sua trinit? Forse a certi spiega in maniera al tutto ortodossa ci
moderni critici che professan di sprezzare che da noi credesi intorno la Trinit. Seb
cotesti venerabiti personaggi oppure ai bene adduca egli alcune delle verit da
padri stessi? Ne pare non ci sia da esitar Platone solamente intravedule,ci in ispe
cie che disse nella sua seconda lettera a
sulla scelta.
lll. Come sentissero i padri circa la Dionisio, fa vedere la ridicolaggine diquel
dottrina di Platone. Gi dimostrammo fittosofo nel volere che, in quanto agenti
nelPart. Tninm come le espressioni usa o dei, savesse a stare alla testimonianza
le dai padri in partar di questo iuistero degli antichi, n. 25.
BIRGIER. Vol. Vl.
20

458

TR

TR

S. Teoto antioobeno, Ad AutoL, l. n, Grecia abbian fatto allusione senza inten


n. 4, biasima Platone e i platonici per non derti. Nel medesimo capo dice che Pla

avere ammesso la creazione della mate

tone in una sua lettera part chiaramente

ria; n. ti, dice soli i profeti inspirati da


Dio aver conosciuto la verit e posseduto
la sapienza; n. lo, eglino averci fatto co
noscere lddio e it suo Verbo creatore del
mondo; n. n1, i tre giorni che precessero
la creazione degli astri aver gurata la
Trinit, Dio, it suo Verbo, la sua sapien
za; n. 55 , nessuno de pretesi sapienti,
de poeti, degli storici aver potuto nulla
sapere sulPorigine delle cose, per esser
troppo moderni.
Ermia, nella sua satira contro de to
so, non la perdona a Platone punto pi
che agli altri, venendo a dire in conclu
sione non altro essere la tosoa che un
caos di questioni, errori e contradizioni.
S. Ireneo, Adv. hter., l. n, c. 1l, n. e
e s, disse che i gnostici han preso i toro
errori da tutti cotoro che non conoscono ld
dio e sono chiamati toso,da Platone par
ticolarmente, it quale ammette tre princi
pii delle cose: la materia, it tipo o model
to e Dio. Li confuta it santo vescovo non
pure per via di ragionamenti tosoci ma
colla Scrittura eziandio. Bulto, Le Nourry,
Marand nella sua terza dissertazione sulle
opere di questo padre dimostrarono esser
la fede di lui sulla ss. Trinit, se altra mai,
ortodossa; ed essa non ha nessuna anato
gia con gli errori di Platone.
Se a qualcuno de padri antichi si po
tesse dar taccia di platonismo, sarebber
questi, fuor di dubio, Clemente alessan
drino ed Origene, stati alla scuola dAm
monio, capo degli eclettici, it quale pre
feriva la dottrina di Platone a quella di
quanti ci avea toso. Anco non volendo
negare it fatto, diciamo esser cosa assai
strana che Clemente non nominLmai Am

del Padre e del Figliuoto, e tali notizie


ebbe cavate, non si sa come, dalle Scrit
ture ebraiche. Dopo recato quel che Pla
tone, nella sua lettera a Dionisio, disse in
torno al primo principio, al secondo, al

monio nelle sue opere n mostri la me


noma stima per un maestro di tanto gri
do. Non sembra n manco abbia adottato
Patto concetto che s aveano gli eclettici

del merito di Platone. Dice, gli vero ,


nel suo Pedagogo, l. n, c. 1, che Platone,
indagando la verit,fe splendere una scin

tilla della ebraica tosoa; e negli Stro

terzo , aggiugne s intender ci della


ss. Trinit e credere che il secondo it
Figliuoto di Dio, it quale ha fatto le cose
tutte merc la votont del Padre, e ii

terzo to Spirito Santo. E termina di


cendo non conoscersi daGreci n come
lddio sia Signore n come sia padre e
creatore, n Veconomia delValtre veril,
salvo che appreso non Pabbiano dalla ve

rit stessa.

a notarsi l." come non al soto Platone


attribuisca Clemente alessandrino cogni
gnizioni attinte presso gli Ebrei, ma a Pi
tagora eziandio, ad Eraclito, a Zenone, ec.,
ed anco a poeti. 2. Non pretende punto
che tutti queGreci abbian letto i libri de

gli Ebrei, ma si che abbian da questi ri


cevutn per tradizione parecchie verit sen
za inlenderte. s." Sostiene che, se voglia
si averne esatta conoscenza, bisogna ap
prenderte da G. C. o dalle persone da esso
ammaestrate. 4." Non dice molto de pla
tonici dAlessandria, cui avea veduto na
scere e aquali meglio a lui saddiceva es
ser maestro che discepoto. Scorgesi che
Clemente aveva di Platone la medesima

opinione di s. Giustino ma che n Pun n


Paltro pot esser tentato a pigliartto per
scorta nella spiegazione de passi scrittu
rali che avea uditi citare senza intenderti.
Ad onta di ci, it Mosemio non si tenne
dalPaffermare che que dottori cristiani
u spiegavano quel che dicesi da nostri
Sacri Libri del Padre,del Figliuoto e delto
Spirito Santo in guisa che saccordano
colle tre nature in Dio ovver colle tre ipo
stasi di Platone , Parmenide ed altri. n
Hist. ehrist., sec. Il, S 54. Perda ma,
niera desprimersi, siccome quella la qual
fa credere che i padri, a n di guadagnarsi
I toso, travestissero la dottrina de Li
bri Santi perch quadrasse a quella de
toso stessi. La una calunnia. i . Come
potean esser tentati a fartto, mentre con
fessavano che i toso avean alluso a pa
role scritturali senza capirte n conosce

mati, I. i, c. 1 , it chiama losofo slato


atlaseuola degli Ebrei: ma nel l. v,c. 15,
afferma esser necessario che tutti appren
dano la verit da G. C. ane dandar sal
vi, quandanche tutta conoscessero a fon re Veconomia di quelle veril? s." falso
do la tosoa de Greci. Nel c. 14 si-pro che sia Platone sia Parmenide abbian am
pone di far vedere le verit dai Greci at messo in Dio tre ipostasi o tre persone sus
tinte alla tittosoa de barbari, cio degli sistenti; e fu da noi dimostrato. s." Non
Ebrei. it perch reca varii testi della Scrit era necessario, it ripetiamo, per maravi
tura, a quali crede i tittoso e i poeti di gliare i pagani, di mostrar toro in Platone

TR

TR

459

la stessa dottrina, it sVHSO str-so, it me Asseriscc egli come le eresie tutte quante
desimo mistero che nella Scrittura; ba sien lavoro de fittoso, e it vien provando
stava por toro sotto gli occhi espressioni partitamente : non vuole cristianesimo

quasi somiglianti. Ondech it Mosemio sup stoico n platonica n dialettico. De pror


pone che i padri siensi fatti rei duna in
fedelt senza bisogno, disacconeia e a di
spetto de riclami della propria coscienza.
Gli questo un denigrar troppo sfronta
tamente quegli uomini santi.
Ancor men propenso mostrasi Origene
per la platonica dottrina. Omnes quidem,

cos egli, qui quoquo modo prooidentiam


esse sentiimi, Deum esse ingenilum, qui
universi: creavil atque disposuil , con
tentur, eumquc parenlem universilaiis

agnoscunt. Huic lamen esse tium non

script., c. 7; Adv. Marcio, l. l, c. lii ,


l. v, c. le, ec. S. Cipriano, che tenea Ter
tulliano per suo maestro, non la pensava
di certo altramente da lui.
Ecco quel che dissero -i padri de tre
primi secoli e precedenti al concitio nice
no: anzi che segni del platonismo aperto
che tor si appone, non ci veggiamo che
prove delPopposto. In quel concitio me
desimo e ne tempi posteriori venne accu
sato Ario davere attinto la sua eresia in
Platone, e vebbe chi disse questo fittosofo
meno erupio del prete dAlessandria, Syst.
intetl. de Cudworth, c. 4, 36. Che Pac
cusa fosse vera o no, poco riteva: ne
siegue sempre che i padri niceni e chiun
que senti con toro eran ben lungi dal cer

noa soti pronunciamus; quamvis satis


hoc et mirum et incredulum videatur iis
qui apud Grwcos et barbaros philoso
phari videntur, [amen a nonnullis etiam
ipsorum habila eius videlur opinio cum
verbo Dei vet ratione creala es:e omnia car in Platone le idee della ss. Trinit. La
con/itentur. Nos vero secundum dem fu quindi una calunnia quella del Cuuvor
doctrinw eiua, quam divinilax aspira zio it qual disse la toro dottrinae segua
lam pro certo habemus, eminentiorem lamente quella di s. Atanasio pi platonica
divinioremque rationem de Filio Dei, che quella di Ario: abbiam chiarita la fai
nullius atterius possibililatis esse cre sit di questo fatto col testo medesimo di
dimus exponere aiquc in hominum co Platone.
gnilionem proferreiisi eius sotius scri
Pi che leggiamo gli antichi e pi ne
pturw quo: a Spirilu Sonato inspirala reca stupore la temerit de sociniante de
est, idest evangelica alque apostolicw, tor fautori, i quali ardiscono movere ao
nec non legis ac prophelarum, sicut ipse cusa ai padri davere fabricato it mistero
Christus asseruil. De suosistentla vero della ss. Trinit sopra idee platoniche. Per
Spirilus Sancti ne suspicionem quidem far vedere che malamente da pagani e se
utiam habere quis potuti prwter eos qui gnatamente dai toso rigettavasi questo
in lege et prophetis versati sunt, vel eos domma siccome impossibite e assurdo,1no
qui se Christo credere con/ilentur, De strarono come Platone avesse detto qual
princip., l. 1 c. 5.
cosa di quasi simite: ne segue egli perci
Destan maraviglia queste ultime paro che abbian pigliato a modelto e per nor
le, quando si rammenta che Clemente ma le vaghe, oscure, inintelligibiti idee di
dbllessandria e i platonici avvisavansi di quel tosofo? Lo fecero forse interprete
vedere una Trinit nella lettera di Platone de passi della Scrittura nel mentre Paccu
a Dionisio; la una prova che Origene sano di non averti tampoco intesi pur
non era delto stesso parere e non conce quando vi allude? Gli questo un cre
deva a Platone pi sublimi cognizioni che derti mentecatti a un segno che non pu
agli altri fittoso pagani. Ne risulta ezian ammettersi.
dio che quel padre non avea contratto
Il Beausobre pretende ci fosser gi trac
nella scuola dhxmmonio la smania de nuo ce della Trinit nella teotogia orientale
vi platonici. Non si vede su che fonda e che Platone da questo avesse derivate
mento it dotto Uezio abbia potuto dire che le idee che se ne scontrano nella sua to
it platonismo prese si salde radici nella soa; e ne adduce per tutta prova it verso
mente dOrigeneda spegnervi i fruttidella degli oracoli di Zoroastro: u ln tutto it
cristiana dottrina. Origenian. , l. l, c. l, mondo risplende la trinil, che ha Punit
S s. Questo padre attesta egli medesimo per principio. n llla egli non poteva igno
che, prima di accostarsi alla tosoa, se rare essere quifpretesi oracoli invenzion
ra dato interamente alto studio de Libri de nuovi platonici n meritare verun con
to. Oltreci, la cosa chiara che nel ci
Santi.
Tertulliano, che vivea al tempo mede tato passo la voce rpiazg siguiiica it numero
simo, nessuna cognizione aveva di quel tre, non una trinit qual vuolsi ad ogni
che insegnavasi dalla scuola alessandrina. modo rinvenire in Platone.

460

TR

TR

a dolersi che i protestanti, nel con

sotto it ponticato dlnnocenzo lll,ed eb

fulare i sociniant , sieno concorsi a man


tenere la costoro preoccupazione,dichia
rando al tutto fuor di proposito avere i
padri pigliale di molte cose da Platone e
da platonici senza poter dire quali esse
sieno. ll Mosemio,che caddein questo scon
cio nelle sue note al Cudvorzio ed altro
ve, to condanna ei stesso quando si tratta
delle eresie e degli eretici. ia Non posso
approvare, son sue parole, it proceder di
toro che vanno troppo sottitmente inda
gando Porigine degli errori. Non appena
avvien toro di scorgere alcuna somiglianza

be a fondatori i ss. Giovanni di lllatha e


Felice di Vatois. Era it primo nativo di
Faucon in Provenza; it secondo probabit
mente originario della piccola provincia
di Vatois nella Brie, e non della famiglia
reale di Vatois, la quale ebbe principio
soltanto un secoto appresso. Gualtiero di
Chatitton di toro nelle sue terre un luogo
detto Cer-froid , nella Brie , diocesi di
Meaux, per fabricarvi un convento, che
divenne it capoluogo delPintero ordine.
Questa denominazione sembra una corru

zione delle parole celtiche sarla frela,


tra due opinioni, - Questa, son li tosto a terreno dissodato. V. it Dizionario del l)u
dire, questa tolta da Platone, quella da cange. Onorio lll conferm la tor regola,
Aristotite, quelPattra da Hobbes o da Car
tesio. -Non ella forse la mente delPuo
mo gi n troppo guasta e traviata a crear
errori mal ragionando, senza che abbia bi

sogno di maestri e modelli? n Se giusta


questa censura, non sono essi tanto pi
da condannarsi cotoro che sulla menoma
anatogia despressione appongono ai pa
dri daver presa una data cosa da Platone
o dai platonici, quando chiaro averta
essi attinta nella Scritturae nella tradizion

della Chiesa? V. EMANAzioNE, Fnosoris,


PLATONIsMo, ec.
TBINITARII. Diverse signicazioni ar
bitrarie ebbe questa voce. Valse assai vol
te ad indicare tutte le sette eretiche in
segnatrici derrori sul mistero della ss. Tri
nit, particolarmente isociniani; molto
meglio per sarebbe it chiamarti unilarif
come di presente si fa. Sogliono essi dare
it nome di trinilarii e lfalanasian ai
cattolici ed a protestanti che riconoscono
un Dio soto in tre Persone e professano
it simboto di s. Atanasio. V. Socmmu.
TRINITARII. Ordine religioso, istituito

ad onore della ss. Trinit pel riscatto de


cristiani schiavi presso gli infedeli. In
Francia li chiaman maturini, perch la
prima chiesa chebbero a Parigi,data toro
dal capitoto della catedrale, era dedicata
a s. ltlaturino. Vestono di bianco con sul
petto una croce distinta di rosso e cite
strioo. Nel professare si obligano dado
pararsi per la redenzion de fedeli tenuti
in servaggio nelle republiche dAlgeri ,
Tripoli, Tunisi, e ne regni di Fez e Ma
rocco: in questa sanPopera impiegano la
terza parte della rendita di tor case e le
elemosine che tor vien fatto di raccogliere
nelle varie provincie. Hanno una regola
tor particolare, quantunque da molti au
tori si sia creduto vivessero sotto quella
di s. Agostino.
Nacque quesPordine in Francia nel l ias,

che in origine era austerissima: era a que


religiosi vietato it mangiar carne e pesce,
tranne i giorni solenni; cibavansi dova,
latticinii, erbaggi conditi con olio; viag
giando, non era toro permesso usar caval
catura. Ma nel 1267 Clemente IV ben vide
esser mioralmente impossibite che religiosi
obligati a viaggiar di frequente e dimorare
in mezzo agli infedeli osservassero costan
temente una vita cotanto austera; onde
Pebbe temperata permettendo toro di ser
virsi di cavalcature e di mangiar pesce e
carne.
fufto
Negli anni nna e tuo, in due capitoli
generali tenuti altora, ebbervi de religiosi

di tanto fervore da desiderare si ripiglias


se Posservanza della regola in tutto itri

gor primitivo. Ne fu toro lasciata facolt


e assegnate case ove ridurre potessero ad
effetto it proprio intento: quella riforma
fu approvata da ponteci Gregorio Xlll e
Paoto V.
una
Un Girolamo Hallies, francese, la intro
dusse nel convento di Roma e tre anni
appresso in quelto dAix in Provenza. Alle
antiche austerit aggiunse la nudit de
piedi: quinci Porigine de trinitarii scalzi.
ll nuovo instituto fu introdotto in Ispa
gna nel 1594 dal p. Giovanni Battista della

Concezione, morto in odore di santit


Pa. 1615. La riforma sallarg poco a poco
in Italia, Francia, Germania e Potonia.
Nel i655, Urbano VIll, incaric, me
diante un breve, it cardinale de la Roche
foucauld a stabitire pi regolarit nelle
case de trinitarii ove era seguito ritassa
mento. Di fuori perci quel cardinale un
decreto col quale venne ordinata a reti
giosi Posservanza della regola primitiva
quaPera stata mitigata da Clemente IV.
ll che fu ridotto ad effetto nella maggior
parte deconventi, in particolare a Cer
froid, capoluogo delPordine. Quelli che vi
si confermano non portan camicia, dicon

TR
malutino a mezzanotte, mangian di grasso
la sola domenica, ec.
Non bisogna confondere co trinitarii i
padri della Mercede o della Redenzion de

prigionieri. V. Meacsna (oanms DELLA).


Un famoso miscredente del secol nostro
non pottenersidalPencomiare questo isti
tuto. Dopo discorso di parecchie congre
gazioni dedicate al servigio del prossimo,
viene a partare pur delPordine de trini
tarii, la cui destinazione chiama eroica.
Essai sur Vhist. gen., c. ma.
TRlNITARlE. S. Giovannidi Matha avea
da principio fondato in lspagna una con

gregazione di zitelle della ss. Trinit che


rano oblate solamente e non facean voti:
nel i201 , Pinfanta Costanza, gliuola di
Pietro ll re dAragona, te toro edicare
un monastero, le indusse col suo esempio
a farvi la profession religiosa e fu essa
ivi la prima superiora. Verso Pa. toia
Francesca di Romero, gliuola dun luogo
tenente generale degli eserciti di Spagna,
volendo consecrarsi a Dio, raccolse alcune
compagne; si posero esse sotto la guida del
p. Giambattista della Concezione, fondato
re de trinitarii scalzi, presero Pabito ed
abbracciarono P istituto di quelPordine.
Avendo i religiosi ricusato dincaricarsi
del regime di esse zitelle, si volsero que
ste alParcivescovo di Toledo, it quale per
mise toro di vivere secondo la regola che

avean scelta. Non ci detto a quale spe

Tlt

464

nedetto colui che viene nel nome del Si

gnore; Osanna nel pi alto decieli, son


tratte dal Vangeto, Matth. xxi, 8. Nelle
Costiluzioni apostoliche vi son sostituite
queste: Beuedetto per tuttiisecolLAmen.
ln questa maniera furon pi volte ripetute
da s. Gio. Crisostomo. S. Ciritto gerosoli
mitano, dopo recate le parole dlsaia, sog
giunge, Catech. myslag. , v: Propterea
tradilam nobis ab seraphinis hanc theo
logiam (seu. Dei celebrationem) recila
mus ut communi laudum modulatione
cum superioribus munda exercilibus
coniungamur. S. Ambrogio dice cantarsi
it trisagio in oriente e in occidente a n
donorare Punit e la trinit di Dio. De

Spir. 8., c. i2.


in appresso fu adoperata unaltra for
mola, cosi espressa: Santo Dio , santo

forte, santo immorlale, abbi piet di noi.


La chiesa latina se ne serve una sola volta

Panno, cio nel venerdi santo, prima del


Padorazion della croce, e la vien ripetuta
tre volle in greco e in latino; ma nella
chiesa greca se ne fa uso quotidianamente.
S. Giovanni damasceno, Cedreno, Balsa

mone, papa Felice lll , Niceforo ed altri


la dicono introdotta da s. Procto, patriarca
di Costantinopoli, Pa. 44a, sotto it regno
di Teodosio iuniore, in occasione d un
orribite terremoto. Aggiungono che it po

poto cant quel nuovo trisagio con tanto

maggior ardore peroh attribuiva quella


cie di opera buona si dedicassero.
calamit alle bestemie vomitate dalla det
Per ultimo, avvieziandio un terzordine la citt contro it Figliuoto di Dio, e che
incontanente dopo cess quel agelto. ll
di trinitarie.
TRISACRAMENTARII. Cos venner de concitio di Calcedonia, celebrato Pa. 4st,
nominati alcuni settarii fra protestanti per Padott. S. Gio. damasceno dice che gli
ch ainmettevano tre sacramenti: it Batte ortodossi se ne valevano per esprimere
simo, la Cena o PEucaristia e PAssoluzio tor fede rispetto alla ss. Trinit; che
ne, laddove gli altri soltanto i due primi Dio santo designava it Padre, Dio for
riconoscono. Da alcuni autori fu creduto te it Figliuoto, Dio immorlale to Spirito
che gli anglicani anche P0rdiuazione te Santo.
nessero qual sacramento; da altri la Con
Verso Pa. 48i, Pietro Gnafeo o Fultone,
fermazione: ma si Puno che Paltro fatto monaco usurpatore della sede dAntiochia,
son contradetti dalPartic. 5 della confes nemico dichiarato del concitio calcedonese
sione anglicana.

e protetto dalPimperador Zenone , com


TIUSAGIO. Vocegrecamomposta da rpg mand si aggiungessero al trisagio le pa
tre volte, e ciuy1og santo: una formota di role, che fosti crocisso per noi, a n di far
laude addirizzata a Dio : Santo, santo, san credere che tutta la Trinit avesse patito
to il Signore lddio degli esercili; tut in G. C., e fondar cos Peresia de teopa
la la terra piena della gloria di lui, schiti o patripassiani. V. questa v. La era
e vien ripetuta nelPApocalisse, iv, 8, do una conseguenza di quella dEutichete, it
ve veggiamo la liturgia cristiana rappre quale asseriva che in G. C. non ci avea pi
sentata sotto Pimagine della gtoria eterna. duna natura, e che P umanit in lui era
Perci fu essa conservata dalla Chiesa nel assorbita dalla Divinit, errore a cui Pie
santo sacrizio della messa e posta in ne tro aderiva ostinatamente. Il perch papa
del prefazio, immediatamente prima del ca Felice lll e gli ortodossi rigettarono quel
none. Vien essaindubitatamente dagli apo Paggiunta e, ad emendarue it senso, gli
stoli. Le parole che tengon dietro: Be uni opinarono si dicesse: a Dio santo, Dio

462

TR

TR

forte, Dio immortale, C. C. nostro re, che imaginavasi la Divinit come un tutto di
hai patito per noi, abbi di noi piet; n gli cui ciascuna persona era parte soltanto.
altri che si ritenesse Pantica formola, ag Ebbe nondimeno settatori, chiamati da

giugnendo soltanto: u Santa Trinit abbi mianisti.

piet di noi. n Tutti questi mutamenti fu


Gli ariani, che negavano la divinit del
ron cagione di turbazioni, di cui i prole
stanti non mancarono di riversare tutta
Podiosit sui cattolici, quasi a questi cor
resse obligo dabiurar la propria credenza
per impedire a forsennati eretici di ecci
tar sedizioni. V. Mosemio, Hist. ecclea,
AlPultimo, in onta a tutti gli sforzi di
Pietro Fultone e suoi aderenti, it trisagio
di s. Procto rimase senza aggiunta e tro
vasi ancor tale nelle lingue latina, greca,
etiopica, copia, siriaca, mozarabica, ec. V.
Bingham, Orig. eccles., t. Vi, l. 14, c. la,

Verbo, e i macedontani, che non ricono


scevan quella delto Spirito Santo, non
mancarono daccagionare di triteismo i
cattolici i quali asserivano Puna e Paltra.
Oggidi gli unitarii o sociniani ci movono
tuttavia la stessa accusa indebitamente ,
conciossiach da noi sostengasi Pidentit
numerica di natura od essenza nelle tre
Persone divine.
in una disputa avvenuta in Inghitterra
su questo argomento tra i dottori Sherttock
e South, vuoisi che questi cadesse nel sa
bellianismo sostenendo con soverchio ri

S a; e le note del p. Mnard al Sacramen

gore Punit della natura divina, e Paltro

tario di s. Gregorio. Di qui risulta essere


stato dogni tempo interesse della Chie
sa che le sue publiche preghiere fosser
Pespressione della sua fede.
TRITElSMO. Eresia che pone in Dio
non solamente tre Persone, ma tre essen
ze altres, tre sostanze divine, quindi
tre dei.
Que ragionatori che vollero spiegare it
mistero della ss. Trinit senza consultare
la tradizione e it magistero della Chiesa
dieder quasi sempre nelPuno o nelPaltro
dedue eccessi; gli uni, per non sembrare
credessero tre dei, caddero nel sabellia
nismo, asserendo esserci in Dio una sola
Persona, val dire it Padre, Paltre due non
esser che denominazioni o diversi aspetti

nel triteismo spiegando la trinit delle Per


sone dun modo troppo assoluto. Chi ser
bar voglia un giusto mezzo a schivar ogni
errore favetiando di questo incomprensi
bilmistero non ha che a star scrupotosa
mente al linguaggio ed alle espressioni ap
provate dalla Chiesa.
TROMBE (FES