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VIOLENZE IN FAMIGLIA

1) LA VIOLENZA PROVOCATA DALLE DONNE


Come ai tempi dell’aborto, ci stanno martellando di messaggi sul dramma della violenza subita
delle donne, ipotizzando una percentuale addirittura di “una donna su tre”, e quel che è peggio,
dentro la propria famiglia. Sono cifre iperboliche buttate là senza prove sicure, tanto chi controlla?
I Soci del Centro Culturale “Nicolò Stenone” hanno voluto fare dei piccoli sondaggi
interpellando oltre un centinaio di donne fra parenti, amiche, figlie di amiche di tutte le età ecc.
Ebbene, nessuna di queste donne interpellate è stata mai violentata, e neppure indotta alla
violenza, semmai qualcuna ha timidamente confidato di essere stata compiacente in certe
avventure, quando non le ha addirittura provocate per attrattiva verso il “maschio”, sposato o meno
che sia. Ci si domanda allora se è vero che sono sempre e solo le donne a subire violenza
passando per vittime dell’uomo e della società, o se invece non si tratta, in molti casi, di un effetto
“boomerang” dovuto alla violenza provocata dalla donna stessa che si ritorce poi, contro di lei.
Quante volte la violenza fisica, esterna, ben visibile che esplode nel marito esasperato non è
riconducibile a una violenza morale più sottile, silenziosa, lunga, logorante, ma non meno terribile
provocata dalla donna contro il coniuge?
1. Sfidare con arroganza gli uomini a forza di ostentare il proprio corpo seminudo in
tutti gli ambienti, scuola, ufficio, ecc. per poi urlare e denunciare chi osa allungare la mano
su tanta “merce appetibile” offerta in modo così provocatorio non è fare violenza?
2. Invitare con tanta faciloneria a casa propria uno o più amici per passare qualche ora
della notte a bere e a parlare di stupidità, non significa cacciarsi volutamente nei guai? Se
poi queste notti sono all’insegna di riti esoterici, dei quali i mass-media non parlano mai, è
molto facile che ci caschi la “vittima” perché è risaputo che tali riti comprendono orge,
sesso, alcool, tanto che in qualche caso sfociano anche in sacrifici umani.
3. Chiedere la separazione spesso per motivi pretestuosi, e portarsi via figli, casa, buona
parte dello stipendio del marito che deve trovare rifugio presso i genitori o al dormitorio
pubblico, non è fare violenza? Si può obiettare che ciò succede anche da parte dell’uomo.
E’ vero. Però è assodato che la separazione è chiesta per lo più dalle donne nella misura
dell’85% circa rispetto all’uomo con pretese da parte di queste sempre più alte perché la
legge è contro la famiglia e favorisce, anzi premia, quelle donne che la vogliono rovinare.
Mario Palmaro, docente di filosofia del diritto, descrive con molta efficacia questa mentalità
imperante dell’usa e getta: “La mentalità moderna ha spazzato via il concetto della cura per
ciò che appartiene all’uomo: prima gli oggetti materiali, e poi per quelle realtà intimamente
legate all’uomo, come i sentimenti, le convinzioni, i valori. Più facile buttare via che riparare
un guasto, e dunque si butta via il matrimonio, in attesa di “comprarne” un altro” 1
4. Che dire poi dell’aborto? Una madre che uccide il bambino che porta in grembo non fa
forse violenza? E’ la massima violenza che esiste al mondo, prima e assoluta causa di
tutte le altre, anche della pedofilia, perché l’aborto legalizzato, oltre ad essere un delitto,
crea una mentalità perversa che tende a considerare il bambino solo come “oggetto” da
usare o buttare a piacere, in qualunque fase della sua esistenza.
Allora smettiamola di far passare per povere vittime della violenza tutte quelle donne che la
violenza se la vanno a cercare o la provocano con il loro comportamento, e smettiamola
anche di demonizzare la famiglia naturale, prima responsabile, secondo quelle statistiche, di
violenza, quando ormai la famiglia, purtroppo, ha poco di naturale perché il marito ha lasciato il
posto al “compagno o compagna” e i figli non sono quelli del vero padre o madre, ma quelli del
“compagno di turno” in una sorta di promiscuità che ha delle gravissime conseguenze, proprio sul
piano della convivenza, oltre che su quello morale.2
Il risultato che si vuole ottenere, infatti, con queste sconvolgenti dichiarazioni camuffate,
come sempre, da nobili ideali di protezione verso le fasce più deboli, potrebbe essere questo: dare
un’ulteriore picconata alla famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una
donna facendo vedere che è proprio dentro quelle mura da sempre considerate “sacre e
inviolabili” che si consumano i peggiori misfatti. Mettere le mani sulla famiglia voluta da Dio
sin dalla creazione equivale a distruggere l’uomo, perché si distrugge il suo “habitat” naturale
senza il quale egli non può assolutamente vivere. E' inutile che inventino nuovi modelli di false
1
Mario Palmaro, “Matrimonio e famiglia”, I quaderni del Timone, pag. 50
2
Ugo Borghello, Le crisi dell’amore, Prevenire e curare i disagi familiari, ed. Ares. pag. 45
famiglie come rimedio ai mali della vera famiglia, tutte ipocrisie e inganni! Bisogna risanare l'unica,
vera famiglia, quella secondo natura, solo così si risanerà l'uomo.

2) LA VIOLENZA SUI BAMBINI


Lo stesso Centro Culturale “Nicolò Stenone” chiamato a dare nelle scuole medie lezioni
complementari sulle varie manifestazioni del disagio giovanile che sfociano per lo più in
aggressività, violenza, bullismo o, al contrario, depressione e apatia, ha potuto raccogliere dati
molti significativi in merito alla sofferenza terribile che i bambini e gli adolescenti sono costretti a
subire spesso portandosela dentro in silenzio, quando sono travolti dall’esasperante processo di
“separazione” dei loro genitori al quale devono assistere impotenti.
Interpellati gli alunni di 24 sezioni di alcune scuole medie per un totale di circa 500 alunni,
sulle cause di questi loro disagi, di questo loro “mal di vivere” riconducibili a mancanza di affetto, di
sicurezza e di serenità, tutti all’unanimità hanno dichiarato che prima responsabile in assoluto di
questi traumi è la famiglia, cioè sono i genitori, vale a dire i genitori che non ci sono più, in quanto
separati o divorziati o comunque assenti anche se presenti perché non hanno tempo per i figli.
Infatti secondo il ministero della Giustizia nello scorso anno un matrimonio su tre è finito
con una separazione, e di conseguenza ogni anno centomila minori si aggiungono alla schiera dei
figli di separati per un totale in Italia di un milione e mezzo. Sono figli che soffrono la separazione
dei genitori come un dramma, anzi come un’autentica tragedia, subendo una lacerazione interiore
profonda, autentica violenza silenziosa. Sono figli confusi e infelici a tal punto che la depressione
tra gli adolescenti ha raggiunto una percentuale del 10 per cento in continuo aumento e la loro
salute mentale peggiora sempre di più fino a sfociare in droghe, alcol, bullismo e spesso anche in
manifestazioni sessuali perverse.3
Molti obiettano che la vecchia famiglia era piena di ipocrisia mentre adesso, in nome
di chiarezza e libertà, si è più autentici! I dati dimostrano invece che il vecchio modello di
famiglia, vale a dire quella prima del divorzio, pur con i difetti di sempre, era piena d’amore, anche
quando si doveva discutere e forse litigare, a tal punto che la madre rinunciava a sé stessa per
amore dei figli, con risultati comunque consolanti perché fino a qualche decennio fa i minori erano
spensierati, felici e amati, e lo si vedeva anche dalla gioia con cui giocavano, con ripercussioni
positive anche sul benessere dei coniugi. In questi ultimi decenni, invece, la madre ha invertito la
rotta al punto da non farsi più impietosire nemmeno dalla sofferenza dei figli, ritenuta inevitabile
pur di raggiungere il suo desiderio di “libertà”, libertà senza felicità perché la rottura del vincolo
matrimoniale è sempre causa di nevrosi, come minimo. Infatti, come afferma Ugo Borghello,
esperto di pastorale familiare: “Se si è chiamati a costruire una famiglia, solo la verità divina della
famiglia garantisce il futuro e offre quella serena felicità che senza famiglia non potrà mai esserci.
Soddisfazioni personali di orgoglio, successi professionali, pretese rispetto agli uomini, sono tutte
magre soddisfazioni, che non evitano il vuoto futuro e la conseguente disperazione.” 4
Bisogna riscoprire la gioia di essere padri e madri con la chiara distinzione e
complementarietà dei due ruoli, soprattutto come educatori all’interno di una famiglia, la
quale è per sua natura una “comunità educante” sia bel bene che nel male, in quanto non
esaurisce il suo compito solo privatamente, all’interno di sé stessa, delle sue mura domestiche, ma
riveste anche un carattere pubblico e sociale. Infatti tutto quello che dentro la famiglia si compie,
tutto quello che un bambino, un ragazzo, un giovanetto assimila dai genitori come educazione,
rispetto, rapporto umano, dovere, amore, responsabilità, uso della libertà, giustizia, studio ecc. non
solo va a costituire l’ossatura portante della sua personalità, ma tutto questo bagaglio lo riverserà
poi nel tessuto sociale e religioso che lo circonda, creando una società sana, o malata o perversa
a seconda di ciò che nelle mura domestiche ha potuto assimilare di buono o di cattivo fin dai primi
anni della sua vita. Sono mete molto impegnative che al giorno d’oggi rischiano di spaventare i
coniugi in vista di diventare genitori, però si raggiungono se si è animati da retta intenzione e dal
desiderio di ricorrere all’aiuto di Dio nella preghiera perché “ad amare si impara” giorno dopo
giorno, anche sbagliando, anche cadendo. Infatti se la famiglia è in agonia è perché l’uomo non sa
più amare, perché sta sparendo l’amore dalla terra, e l’amore sta sparendo perché non si cerca più
la Fonte dell’Amore che è Dio.
Patrizia.stella@alice.it

3
Francesco Agnoli, Attacco alla famiglia, Ed. Fede e Cultura.
4
Ugo Borghello, op. citata, pag. 82