Sei sulla pagina 1di 2

Le catene miofasciali

Quando l'organismo si trova ad affrontare una situazione di disagio fisico, il suo unico scopo
quello di recuperare, se possibile, una tendenza all'omeostasi corporea (capacit di un organismo
di mantenere costanti le condizioni chimico-fisiche interne anche al variare delle condizioni esterne)
che riduca la percezione del dolore. In sostanza, cerca di autocorreggere il disagio reagendo e
organizzandosi, compiendo a nostra insaputa un grande lavoro di autoguarigione. Questo vuol dire
che finch il disagio rientra nella soglia di risposta asintomatica, noi continuiamo beatamente a non
accorgerci di ci che sta avvenendo nelle nostre strutture, siano esse articolari che muscolari,
proseguendo magari nella ripetitivit del gesto scorretto. Questo porta, con il passare del tempo, a
un persistere della tensione tessutale residua che il corpo non riesce pi a gestire in un lasso di
tempo breve. Ci implica che partendo dal trauma 1, il trauma 2 non partir evidentemente da una
soglia asintomatica 0 come il trauma 1 bens gi da una soglia 1. In tempi pi o meno brevi con il
persistere del gesto scorretto o semplicemente con il persistere di abitudini scorrette, il trauma
superer la soglia di risposta asintomatica. Tutto ci render la risoluzione del problema un pochino
pi complessa al nostro operatore, che in prima battuta partir dall'ubicazione del dolore stesso per
poi seguire le catene miofasciali (formate da un gruppo di muscoli in tensione che si condizionano
in maniera diretta tra loro), infine trovare l'origine del problema scatenante la sintomatologia
dolorosa. La localizzazione di questi sintomi varia quanto a situazione e intensit. L'intera
organizzazione della catena di reazione al disagio strettamente sotto il controllo del sistema
nervoso, il quale aumenta la tensione della catena miofasciale quando si trova difronte a un
problema di tipo meccanico. Lo troviamo molto frequentemente nella patologia dello sportivo o
semplicemente in chi, con una certa intensit, frequenta le palestre.
TENSIONE E CATENE
Il nostro corpo in grado di autocorreggersi a livello posturale durante un trauma (recente o
pregresso) e di conseguenza assumere posture di compenso per evitare e "sfuggire" al dolore stesso.
Ci sono altri fattori che influenzano la tensione delle catene di autocorrezione miofasciali, i pi
comuni sono:
Fattori di tipo emotivo
noi tutti sappiamo che se la nostra mente lavora con cognizione, la risposta fisica migliore. Mi
viene in mente la postura di una persona triste con le spalle anteposte e il capo chino o di una
persona che perennemente vive stati di rabbia con mascelle serrate e conseguente muscolo angolare
in forte contrapposizione agonista di tensione. Sentimenti come la tristezza, la rabbia, la gioia e la
paura giocano un ruolo da protagonisti nella nostra postura e quindi nelle nostre catene miofasciali
di autocorrezione.
Fattori di tipo tossinico
una concentrazione elevata di tossine come ad esempio il fumo o l'alcol o il semplice smog causano
grandi disagi al nostro corpo. Muscoli come gli scaleni o muscoli importantissimi per la postura
come lo psoas sono fortemente influenzati dalla concentrazione di tossine. Uno psoas in contrazione
continua da intossicazione tossinica porta inevitabilmente a uno spasmo lombare per degenerare in
patologie pi gravi e complesse.
Fattori di tipo viscerali
a domanda semplice: dove sono allocati e come sono interfacciati i visceri con la nostra struttura
ossea portante? La locazione evidente e risaputa, ma non tutti forse si rendono conto che organi e
visceri non sono sospesi miracolosamente dentro di noi, ma sono saldamente tenuti e trattenuti da
fasce e legamenti. Questo ci porta a dire che se un organo vive una realt di disagio, per via riflessa,
aumenta la sua tensione sulle strutture portanti e ben lo manifesta al nostro sistema di reazione.
Provate a immaginare quanta tensione crea sul nostro tratto lombare e addominale una colica renale.

Fattori di tipo psicologico


Godelieve Struyf (Les chanes muscolaires. Vedere Dudal, Planches sur les chanes muscolaires te
articulaires, d. Frison-Roche, Parigi, 1995) ha codificato i rapporti esistenti tra alcuni tipi
psicologici e le varie catene muscolari. Come lui anche W.H. Sheldon ha codificato i criteri
psicologici del somatotipo impiegando ben 60 tratti per caratterizzare le tre categorie di quello che
egli defin "temperamento" (Osteopatia. Modelli di diagnosi, trattamento e pratica, Jon ParsonNicholas Marcer, ed. Marrapese, Roma):
* viscerotonia (tipo fondamentale di comportamento descritto da Sheldon, caratterizzato da
"generale amore per le comodit, socievolezza, ghiottoneria, piacere della compagnia, bisogno di
affetto. Ha atteggiamenti rilassati, reazioni lente, umore stabile, tolleranza nelle relazioni con gli
altri, ed generalmente una persona con cui si tratta facilmente").
* somatotonia (anche questo un tipo fondamentale di comportamento descritto da Sheldon,
caratterizzato "da amore per l'avventura fisica e per il rischio, e da un bisogno imperioso di attivit
fisica e muscolare. L'individuo aggressivo, insensibile ai sentimenti degli altri, dimostra pi della
sua et, rumoroso, coraggioso e portato alla claustrofobia. Per lui sono molto importanti l'azione,
il potere e il dominio").
* cerebrotonia (sempre secondo la tipologia di Sheldon, il tipo cerebrotonico un individuo in cui
domina la razionalit e sono caratteristiche l'introversione e la tendenza a vivere in solitudine. Si
fonda sullo sviluppo del foglietto embrionale ectodermico).
Arrivati a questo punto c' da chiedersi: s, ma quando metto in moto una catena di autocorrezione
miofasciale? Quando supero quella famosa soglia asintomatica? La risposta anche qui semplice:
quando il corpo saturo e basta una goccia per farlo traboccare. Proviamo a pensare a un bicchiere
colmo di acqua: quando colmo fino all'orlo quanto basta per farlo traboccare? Una goccia, una
semplice goccia...
Marco Ciervo
(Responsabile Formazione Scuola Osteopatia dello Sport Torino www.marcociervo.it)