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Evoluzione dei concetti di conservazione e di tutela delle Antichit e degli Oggetti darte in et

moderna nello Stato Pontificio


Oddone Colonna, il papa eletto al concilio di Costanza che pose fine allo scisma dOccidente
col nome di Martino V, il 30 ottobre 1420 riportando definitivamente a Roma la sede pontificia, si
propose fondamentalmente un programma di restauri e di risanamento materiale della citt come
testimoniano le medaglie che fece coniare col motto Dirutas ac labantes urbis restauravit
ecclesias1. Egli non commission nuove costruzioni ma mise in opera un piano di recupero degli
edifici gi esistenti, tra i quali la Basilica dei Santi Apostoli con la vicina dimora della famiglia
Colonna a cui egli stesso apparteneva. Purtroppo di tali restauri non resta traccia.
Con la bolla Etsi de cuntarum2 del 9 marzo 1425 Martino V eman quegli statuti edilizi con i
quali si proponeva di regolamentare lanarchia delle costruzioni private che con ballatoi, portici e
sporgenze invadevano i piani stradali, ostacolando la tendenza rinascimentale alla razionalizzazione
urbanistica. Allo stesso scopo fu ripristinata lantica magistratura dei Magistri aedificiorum viarum
col compito appunto di regolamentare la vita della citt, lordine, la manutenzione e ligiene degli
edifici privati e degli spazi pubblici. Magistri aedificiorum viarum furono nominati i cittadini
romani Nicola Porcari e Stefano Capodiferro. Nella bolla vengono definite sacrileghe le
devastazioni degli antichi edifici pubblici e privati, imposta la demolizione delle fabbriche
abusivamente addossate ai monumenti.
Tommaso Parentuccelli, papa dal 1447 al 1455 col nome di Niccolo V, ci fornisce un esempio
sulle motivazioni per la tutela e la conservazione dei monumenti nellallocuzione ai cardinali in
punto di morte, dove afferma che il popolo non era in grado di capire la grandezza della Chiesa, la
cui immagine doveva essere affidata ai monumenti, innalzati per rendere gloria a Dio.
Pio II, lumanista Enea Silvio Piccolomini, eman il 28 aprile 1462 la bolla Cum alma
nostram urbem3 a tutela dei monumenti e dei ruderi antichi e si preoccup del restauro, per ragioni
prettamente difensive, delle antiche mura. Per impedire la distruzione degli antichi marmi,
sbriciolati per ricavarne calce, ordin che Nequisaliquod aedificium pubblicum antiquum, seu
aedificii antiqui reliquias supra terram in dicta Urbe, vel eius districtu existens, seu exsistentes,
etiam si in eorum praediis rusticis vel urbanis fuerint, demoliri, destruere, seu in calcem convertere
quoquo modo praesumant4.
Il 9 agosto 1471 fu eletto dal conclave Francesco Della Rovere che prese il nome di Sisto IV.
Il restauro della citt di Roma, sia materialmente che moralmente, era al centro della politica sistina;
i punti fondamentali di tale progetto erano il ripristino dei luoghi sacri e dellassetto viario, la
sistemazione delle strutture pubbliche e una normativa che regolasse edilizia e urbanistica.
Lo strumento che utilizz per attuare questo programma fu il giubileo; il 26 aprile 1472
eman la bolla Salvator Noster5 che confermava la precedente voluta da Paolo II (19 aprile 1470),
la quale istituiva il giubileo e ne fissava la scadenza ogni venticinque anni.
Il Della Rovere intraprese lavori nelle basiliche e in molte chiese stazionali. Nella basilica di
San Giovanni in Laterano fu eseguito il restauro delle navate, del tetto, del campanile e della
cappella del Sancta Sanctorum. Il 10 giugno 1475 Sisto IV emana la bolla Quanvis de cunctis6 per
affermare la supremazia delle basilica e istituire la Reverenda fabbrica che provvedesse alla cura
delledificio.

AA.VV. Roma, lUrbe nei secoli dalle origini al 2000, casa editrice Bonechi, 1998, p.148.

L. Parpagliolo, Codice delle antichit e degli oggetti darte, vol. 1, La libreria dello Stato, Roma, 1913, p.19.
Op. cit. p. 21.
4
Op. cit. p.21.
3

AA.VV. Roma, lUrbe nei secoli dalle origini al 2000, casa editrice Bonechi, 1998, p.162.

Op. cit., p.148.

Molti templi furono trasformati in aule basilicali di modello paleocristiano e per la vastit del
programma sistino si impose la creazione di un Curator ecclesiarum urbem che regolasse
landamento delle diverse fabbriche. Fu scelto Giorgio Della Rovere, il cui compito fu facilitato
dalla bolla Cum provida sanctorum patrum decreta7 (7 aprile 1474), in cui si vietava di profanare i
luoghi sacri e lalienazione di opere darte esistenti in essi, pena la scomunica.
Dal 1472 si dette via alla sistemazione della rete stradale: in tal senso il 30 giugno 1480 fu
emanata la bolla Etsi universis8 per favorire una rete viaria che permettesse di transitare
agevolmente per la citt senza che si frapponessero ostacoli quali balconi, sporti o portici.
Nel Cinquecento non cess tuttavia, malgrado le disposizioni precedenti, il riutilizzo di
materiale antico per la costruzione di nuovi edifici, tanto che Leone X (Giovanni de Medici, 151321) ordin che, per la costruzione della Basilica di S. Pietro, si vigilasse affinch gli scalpellini non
utilizzassero marmi contenenti iscrizioni. A tale scopo nomin, dopo la morte di Bramante, prefetto
della Fabbrica di S. Pietro Raffaello Sanzio. Prova di questa nuova corrente didee sulla tutela e
sulla conservazione delle Antichit la lettera scritta da Raffaello al pontefice e riportata dal
Castiglione: Quanti Pontefici, Padre Santo, quali havevano il medesimo officio che Vostra Santit,
ma non gi il medesimo sapere n il medesimo valore et grandezza di animo; quanti, dico, Pontefici
hanno permesso le ruine et disfacimento delli Archi et altri edifici, gloria delli loro fondatori?
Quanti hanno comportato che, solamentare per pigliare terra pozzolana, si siano scavati
fondamenti: onde in poco tempo poi gli edifici sono venuti a terra? Quanta calcina si fatta di
statue et daltri ornamenti antichi? Che ardirei dire, che tutta questa nova Roma, che hor si vede,
quanto grande che ella vi sia, quanto bella, quanto ornata di palazzi, di chiese et di altri edifici, sia
fabbricata di calcina fatta di marmi antichi9.
Raffaello fu anche nominato, sempre da Leone X, per la sua competenza tecnica Ispettore
Generale delle Belle Arti.
Lorribile sacco, effettuato dai lanzichenecchi di Carlo V nel 1527, impose purtroppo una
brusca battuta di arresto a quei processi di tutela e conservazione dei beni artistici e culturali.
Ma il clima di interesse per gli scavi e i ritrovamenti archeologici non si interrompe. Il 28
novembre 1534 Paolo III Farnese nomina, mediante un editto, Commissario delle Antichit
lerudito Latino Giovenale Mannetti con responsabilit sulla custodia dei monumenti, testimonianza
concreta del reale interesse che il nuovo papa aveva per le arti e per il loro significato storico. In
questo editto sono presenti, oltre alla tipologia dei monumenti distrutti, anche le misure da adottare
per la conservazione: Vel monimentorum comprehendi potest, quantum fieri poterit conserventur
atque a vepribus, virgultis, arboribus, praecipue hederis ed caprificis omnino liberentur; neve his
novae domus, aut parietes applicentur, neu ipsa diruantur, comminuantur, confrigantur, in calcem
coquantur, ant exstra Urbem asportentur10.
In vista delle celebrazioni per lAnno Santo del 1575, Gregorio XIII eman, il primo
dicembre 1574, la costituzione Quae pubblicae utilia11, probabilmente il primo organico
regolamento edilizio dei tempi moderni. Uno dei punti fondamentali della normativa era la
proposizione del principio generale della prevalenza del decoro pubblico sulle esigenze private:
Quae pubblicae utilia, et decora esse huic almae urbi ratio ipsa, atque usus docuit, ea privatis
cupiditatibus et commodis praeferenda censemus12.
Negli scrittori darte del Cinquecento si cominciano ad incontrare osservazioni relative alla
conservazione delle opere darte. Il collezionista e scrittore darte veneziano Marcantonio Michiel

Op. cit. p. 162.


Op. cit., p.165.
9
M. Chiarini, Nascita e sviluppo della legislazione di tutela, in Paragone, anno XVIII, n. 203, gennaio, pp. 57-67.
10
L. Parpagliolo, Codice delle antichit e degli oggetti darte, vol. 1, La libreria dello Stato, Roma, 1913, p.22.
11
Op. cit., p.20.
12
Op. cit., pp. 20-21.
8

parla di un ritratto eseguito da Giovanni Bellini: Il ritratto di esso M. Leonico, giovane, ora tutto
cascato, ingiallito ed offuscato13.
Il Vasari ben consapevole dei pericoli a cui sono sottoposte le opere di disegno: Essendo
anco i marmi e lopere egregie degluomini eccellenti sottoposte alla fortuna14, come i danni
subiti dalla Deposizione di Perin Del Vaga, la quale sarebbe stata, sempre secondo Vasari: De le
pregiate cose che avesse Roma, se non fosse stata danneggiata dallesondazione del fiume Tevere
nel 1527: Lacqua rintener di maniera il gesso e fece gonfiare il legname di sorte, che tanto
quanto se ne bagn da pi si scorteccito in modo che se ne gode poco: anzi fa compassione il
guardalla e grandissimo dispiacere15.
Il Vasari, comunque, giustifica il sacrificio di opere darte nella necessit di eseguirne di
nuove, fatto abituale per lepoca: Non da lamentarsi quando unopera di maggior disegno viene
a sostituirsi ad una meno importante perch di maniera antica o pi scadente 16. Per lautore de Le
vite la buona tecnica che favorisce la conservazione e, tra le tecniche, la migliore quella ad olio.
I nuovi espedienti con cui i pittori cercano di trovare una durata ottimale delle loro opere non gli
ispirano fiducia, come la scelta della tecnica a tempera fatta dal Beccafumi nella pala delloratorio
di San Bernardino a Siena o i dipinti su pietra di Sebastiano Del Piombo dei quali fa notare il peso
eccessivo.
Per conservare la memoria delle opere darte il Vasari suggerisce anche le copie che possono
essere utili per capire loriginale, come nel caso della copia eseguita da Fra Girolamo Buonsignori
del Cenacolo di Leonardo, opera della quale nel 1566 rimaneva soltanto: Una macchia
abbagliata17. Lui stesso ricorda di aver commissionato una riproduzione ad olio del cartone della
Battaglia di Cascina di Michelangelo ad Aristide Da Sangallo: Atteso che le carte agevolmente
vanno male18.
Un altro modo per tramandare la memoria delle opere darte , sempre per Vasari, la loro
descrizione. Egli non vede di buon grado gli interventi di rifacimento pittorici delle opere, tanto che,
parlando di un putto rovinato dallumidit rifatto dal Sodoma sulla Circoncisione di Luca Signorelli
a Volterra, osserva: Fu rifatto molto men bello che erasarebbe meglio tenersi alcuna volta le
cose fatte da uomini eccellenti pi tosto mezze guaste, che ritoccate da chi sa meno19. Non siamo
per giunti ai concetti attuali di conservazione tanto che lo stesso artista, nellimpegno di divulgare
la Buona maniera nelle arti del disegno, non esita a giustificare la distruzione di opere anche
storicamente importanti, al fine di sostituirle con dipinti e sculture di maniera moderna, come del
resto, avevano fatto Raffaello nelle Stanze e Michelangelo che, per il Giudizio Universale, distrusse
tre affreschi del Perugino.
Talvolta per Vasari opportuno cancellare seguendo buone cagioni opere troppo
danneggiate, secondo una pratica che sar raccomandata durante la Controriforma quando le
immagini sacre non siano pi fruibili come oggetti devozionali.
Lo stesso autore de Le vite, ricordando stacchi e trasporti di affreschi su tavola, ci orienta in
maniera abbastanza significativa su ci che si riteneva valesse la pena essere conservato. Il caso pi
ovvio appunto quello dettato da un interesse devozionale come nel caso di un affresco di Spinello
Aretino, pittore vissuto nella seconda met del trecento, dal titolo Nostra Donna che porge a Cristo
fanciullino una rosa che commenta Vasari: Figura bellissima e devota, in tanta venerazione
appresso glAretini, che senza guardare a niuna difficolt o spesa, quando fu gettata per terra la
chiesa di Santo Stefano, tagliarono intorno a essa il muro, et allacciatolo ingegnosamente, la

13

A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere darte, Biblioteca Electa, Milano, 1988, p.38.
Op. cit., p.38
15
Op. cit., p. 38.
16
Op. cit., p. 39.
17
Op. cit., p. 39.
18
Op. cit., p. 39.
19
G. Vasari, Le vite dei pi eccellenti pittori, scultori e architetti, Newton Compton editori, Roma, 1997, p. 548.
14

portarono nella citt, collocandola in una chiesetta per onorarla, come fanno, con la medesima
devozione che prima facevano20.
Opere da conservare erano quelle dei cosiddetti primitivi, cio di artisti del Trecento e del
Quattrocento ritenuti i padri della maniera moderna quali Giotto e Masaccio. Nella parte dedicata
alla Vita di Perino del Vaga pittor fiorentino Masaccio preso come un valido termine di confronto
per dimostrare che anche a Roma si sapeva paragonare quella maniera che i fiorentini pensavano
che nessuno avesse superato, ed ancora, lo stesso Perin protagonista del salvataggio di un affresco
di Giotto raffigurante una Madonna nellantica basilica di S. Pietro a Roma: Rovinandosi le mura
vecchie di quella chiesa, per rifar le nuove della fabbrica , pervennero i muratori a una pariete
dove era una Nostra Donna, et altre pitture di man di Giotto: il che veduto Perino, che era in
compagnia di messer Niccol Acciaiuli dottor fiorentino e suo amicissimo: mosso luno e laltro a
piet di quella pittura, non la lasciarono rovinare, anzi, fatto tagliare intorno il muro, la fecero
allacciare con ferri, e travi e collocarla sotto lorgano di S. Pietro21. Questo passo de Le vite
mette a fuoco due elementi destinati a divenire tipici per la conservazione nel Cinquecento, cio
linteresse storico di unopera e una sorta di pietas civile e campanilistica per gli artisti compatrioti.
La testimonianza storica che si preferiva tramandare era quella degli uomini illustri. Il Vasari
ricorda effigi tratte da affreschi che si dovevano abbattere e copie di teste prese dalla cappella
dipinta dal Beato Angelico, distrutta sotto Paolo III; anche Raffaello ne aveva fatte eseguire dagli
affreschi di Piero Della Francesca e del Bramantino nelle Stanze Vaticane prima di abbatterli.
Si conservano soprattutto documenti meno ingombranti di un affresco come i cassoni e i
mobili; il Vasari stesso consiglia: Perch di queste cose vecchie ben fatto serbare qualche
memoria22.
Nella seconda met del Cinquecento si cominciano a sentire quei problemi legati alla tutela ed
alla conservazione delle opere e si incontrano atti legati alla manutenzione di cui hanno bisogno
anche i grandi modelli della maniera moderna. Paolo III affida a Francesco Amadori, gi domestico
di Michelangelo, lincarico, vita natural durante, di mantenere le pulcherrimas picturas, che
figuravano nella Cappella Sistina, libere: a polveribus et aliis immunditiis etiam ex fumo
luminarium quae in celebrazione divinorum in utraque capella fient23. Interessante sapere come
avvenivano questi interventi di pulitura; un passo di un manoscritto seicentesco del Mancini ci
fornisce un esempio del tipo di tecniche adottate: Sotto papa Urbano VIII furono rinettate le
pitture della cappella di palazzo detta di Sisto, e lordine che si tenne fu questo, che spolverata
figura per figura con un panno di lino se gli levava la polvere con fette di pane a baiocco o altro
pi vile stropicciandolo diligentemente, e tal volta, dove la polvere era pi tenace, bagnavano un
poco detto pane e cos ritornarono alla loro primitiva bellezza senza ricevere danno alcuno. Questa
manifattura fece mastro Simone Laghi, indoratore di palazzo, e fu cominciata di gennaio
162524. Con gli interventi iniziano anche le critiche: il pittore Gaspare Celio (1571-1640) critica
questa pulitura osservando che le pitture quattrocentesche della Sistina: Col volerle rinfrescare
non sono pi quelle25.
Famosa la critica fatta da Tiziano al rifacimento eseguito da Sebastiano Del Piombo nelle
Stanze di Raffaello danneggiate dal fuoco acceso dai soldati durante il Sacco di Roma del 1527 e
raccontato dallo scrittore veneziano Dolce: Acceso con poco rispetto il fuoco per uso loro in una
delle camere dipinte da Raffaello, avvenne che l fumo e la mano deglistessi guast alcune teste. E
partiti i soldati e ritornandovi il papa Clemente, dispiacendogli che cos belle teste rimanessero
guaste, le fece rifare da Bastiano. Tiziano visitando le Stanze proprio con Sebastino Del Piombo:
Fiso col pensiero e con gli occhi in riguardar le pitture di Raffaello, che da lui non erano state pi
20

Op. cit., pp. 41-47.


Op. cit., pp. 889-909.
22
A. Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere darte, Biblioteca Electa, Milano, 1988, p.46.
23
Op. cit., p. 46.
24
Op. cit., p. 46.
25
Op. cit., p.46.
21

vedute, giunto a quella parte dove avea rifatte le teste Bastiano, gli domand chi era stato quel
presontuoso et ignorante che aveva imbrattati quei volti, non sapendo per che Bastiano gli avesse
riformati, ma veggendo solamente la sconcia differenza che era dallaltre teste a quelle26. Le
alterazioni subite dalle parti rifatte mettevano in risalto le differenze stilistiche e tecniche dei due
pittori e mal si accordano a quella tradizione pi colta e legata agli artisti, che preferiva mantenere il
danno visibile che interferisce limitatamente sullintegrit dellopera anzich intervenire su di essa.
La Chiesa toccata dalla Riforma Luterana cerca nel Concilio di Trento, conclusosi nel
dicembre 1563, una sua riorganizzazione strutturale e dottrinale. Per quanto riguarda le vicende
relative alla conservazione delle opere darte, si emanano normative attinenti al nitore in cui deve
essere tenuto un luogo di culto ed i suoi arredi, sulla correttezza ed efficacia devozionale delle
immagini e sugli interventi correttivi necessari quando queste non risultassero tali. Un esempio ci
fornito dal trattato De Historia Sanctarum Imaginum et Picturarum pro vero eorum usu contra
abusus di Giovanni Molano apparso nel 1594 nei Paesi Bassi; dove scritto che va evitato che nelle
immagini figuri alcunch di non onesto, come accade quando per trascuratezza vi compaiono lacune
o sudicio. Gli interventi di conservazione e restauro devono mirare a riportare lopera pi vicina
allaspetto originario in cui lha fermato il suo artista e creatore, non diversamente dalluomo
sostiene ancora il Molano che tanto sar migliore quanto sar riportato pi vicino al suo stato di
grazia anteriore al peccato originale.
Linteresse devozionale si volge, principalmente, alliconografia che caratterizza il culto delle
immagini che vanno considerate non come cose ma, precisa il Cardinal Paleotti: Come segni di
cose, onde pigliano la sua condizione da quello che rappresentano27. Non vanno conservati il
dipinto o la scultura ma limmagine che rappresentano; poco importano lorigine, la storia e lautore
dellopera, quello che conta la leggibilit iconografica. Molte opere subiscono un restauro
devozionale in cui viene manomesso il loro messaggio figurativo: nellAnnunciazione di Tintoretto
nella chiesa di S. Mattia a Bologna viene eliminato il Bambino che si dirigeva verso la madre. Si
tagliano, ridipingono e riadattano opere di maestri del Trecento e del Quattrocento per inserirli in
cornici e stucchi barocchi. Vengono risparmiati quei dipinti a cui si riconosce piena dignit di opera
darte o perch eseguiti da grandi artisti come lincompleta Adorazione dei Magi di Leonardo.
Dal Seicento si succedono numerosi editti per favorire la tutela e la conservazione dei beni
artistici e culturali. Tali leggi hanno un fondo comune di disposizioni, con le quali si vieta: di
distruggere o deteriorare i monumenti e i resti delle antichit; di procedere agli scavi anche per
evitare che vadano in rovina gli edifici; di appropriarsi dei materiali; di vendere gli oggetti scavati
su cui lo Stato ha un diritto di prelazione; di esportare fuori Roma e dallo Stato qualunque oggetto
darte senza espressa licenza. Si notano per fra queste leggi delle differenze che spesso
costituiscono la ragione determinante delleditto; proprio su queste differenze che si vuole
indagare per capire levoluzione dei concetti di conservazione e tutela nello Stato Pontificio.
Leditto del 5 ottobre 1624: Prohibitione sopra lestrattione di statue di marmo o di metallo,
figure, antichita e simili; firmato dal Cardinale Ippolito Aldobrandini, proibisce lesportazione e la
vendita degli oggetti antichi: Ancorch per diversi Editti, e prohibizioni fatte in diversi tempi da
altri Cardinali Camerlenghi nostri Antecessori sia stato prohibito lestrarre da questa citt di
Roma e dallo Stato Ecclesiastico Figure, Statue, Antichit, Ornamenti, e lavori di marmo, metallo,
e daltre pietre senza loro e Nostra licenzaordiniamo, e comandiamo, che nessuna persona di
qualsiasi stato, grado, dignit, ordine, e conditione si sia ardischi e presumi estrahere da detta citt
di Roma, e suo territorio, per li luoghi dello Stato Ecclesiastico, ne da qualsivoglia luogo di detto
Stato, per fuori di esso Stato, per Fiume, Mare, o per terra Figure, Statue, antichit, Ornamenti, o
lavori sia antichi come moderni, di marmo, metallo, o daltre pietre di qualsivoglia sorte, etiam in
pezzi, senza Nostra licenza, sotto pena della perdita di esse e di scudi cinquecento, dapplicarsi per
la met alla R.C.A., un quarto allaccusatore, e laltro allessecutore, ed altre pene etiam corporali
26
27

Op. cit., p. 47.


Op. cit., p. 51.

a nostro arbitrio, secondo la qualit dei casi 28. Risulta poco preciso, per, nello specificare la
tipologia dei beni.
A questa carenza supplir leditto del 29 gennaio 1646: Editto sopra lestrattioni, e cavi di
statue, figure, intagli, medaglie. Inscrittioni di marmo, di mischio, metallo. Oro, argento, gioie, e
cose simili antiche e moderne, emanato per volont del Cardinale Sforza, che elenca in maniera pi
dettagliata, ampliando la allora vigente normativa, gli oggetti di cui si vuole impedire la fuoriuscita:
Di pi ordiniamo e comandiamo, che per lavvenire non si possa da persona alcuna tanto
Ecclesiastica come Secolare,vendere, n estrahere fuora di Roma, n dello Stato Ecclesiastico
fuori desso alcuna sorte di statue, figure, bassirilievi, colonne, vasi, alabastri, agate, diaspri,
amatisti, o altri marmi, gioie, e pietre lavorate, e non lavorate, torsi, teste, fragmenti, pili,
piedistalli, iscrittioni, o altri ornamenti, fregi, medaglie, camei, o intagli di qualsivoglia pietra,
ovvero metallo, oro, argento di qualsivoglia materia antica, o moderna , n meno figure, o pitture
antiche, o altre opere in qualsivoglia cosa sculpite, depinte, intagliate, commesse, lavorate, o in
altro modo fatte29.
Leditto, oltre ad elevare le pene, coinvolge anche chi, in qualche modo, favorisce questo
commercio come, ad esempio, chi fa le casse per il trasporto, chi le trasporta e chi riutilizza il
materiale come gli scultori e gli orefici. I controlli sono affidati ad un Commissario straordinario
sopra le cave et antichit. Si stabilisce un tetto massimo sopra il quale qualsiasi compravendita di
cose antiche abbisogna dellautorizzazione del Commissario: Nissuno quelle (cose antiche)
comprare che passino il valore di uno scudo30.
La Prohibizione sopra lestrattione di statue di marmo o metallo, figure, antichit e simili31,
datata 5 febbraio 1686 e firmata dal cardinale Altieri, conferma il divieto di esportazione degli
oggetti degli ordinamenti precedenti e ordina che la licenza per gli scavi sia concessa solamente con
uno speciale chirografo, documento scritto a mano, del Papa.
Il 30 settembre 1704 entra in vigore leditto ad opera del Cardinale Giovanni Battista Spinola:
Editto sopra le pitture, stucchi, mosaici, et altre antichit, che si trovano nelle cave, inscrizioni
antiche, scritture, e libri manoscritti. In questultimo, oltre a confermare gli ordinamenti precedenti,
si aggiungono agli oggetti di scavo: gli stucchi, i pavimenti, figure o altri lavori di mosaico,
Monumenti, o siano Sepolcri di qualsivoglia sorte che se rinvenuti si debbano subito
denunziare al nostro Commissario per le antichit, o sia antiquario, che ora Francesco Bartoli,
n possano guastarsi, e demolirsi senza licenza, chegli dar gratis a nome Nostro, doppo daver
fatto il disegno di quelle cose, che non si potranno conservare 32. importate osservare che per la
prima volta compare nella normativa sulla conservazione un riferimento ai beni di natura cartacea,
di cui si tratter nel prossimo paragrafo. Un nuovo elemento giustificatore delle leggi tendenti alla
conservazione del patrimonio artistico ed archeologico viene introdotto in questo editto ed legato
a motivazioni che potremmo, ai giorni doggi, definire di promozione turistica: Premendo
sommatamente alla paterna carit, e zelo di N. Sig. che si conservino, quanto pi si pu, le antiche
memorie, et ornamenti di questAlma citt di Roma, quali conferiscono a promuovere la stima della
sua magnificenza, e splendore appresso le nazioni straniere; come pure vagliano mirabilmente a
confermare ed illustrare le notizie appartenenti allIstoria cos sagra come profana33.
La Proibizione sopra lestrazione di statue di marmo, o metallo, figure, antichit e simili,
promulgata il 3 aprile 1717 e firmata sempre dal Cardinale Spinola; fa presente che, malgrado le
disposizioni vigenti, continuano: Giornalmente frodi, et inganni tra compratori e venditori 34; le
norme delleditto inaspriscono le pene per coloro che non danno pubblicit alla normativa.
28

A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani 15711860, Nuova Alfa Editoriale, 1986, pp. 55-56.
29
Op. cit., pp.56-61.
30
Op. cit., p. 58.
31
Op. cit., pp. 61-66.
32
Op. cit., pp.66-69.
33
Op. cit., pp. 66-67.
34
Op. cit., p.69.

Leditto sopra li scarpellini, segatori di marmi, cavatori, ed altri; del 21 ottobre 1726 e curato
dal Cardinale Albani, ribadisce la necessit della licenza per iniziare uno scavo e ne regola i modi:
Proibiamo a qualsiasi Persona, ancorch avesse la nostra licenza per cavare, di farlo vicino
aglEdifici, e Muraglie antiche, acci non ne restino danneggiate ed ancora proibiamo il
guastare qualunque Edificio, o Fabbrica, o altra opera antica sopra terra, ancorch lesa dal
tempo, o rovinosa, senza nostra espressa licenza, e senza la precedente visita, ed ispezione del
suddetto nostro Commissario35.
Nella Proibizione dellestrazione delle statue di marmo, o metallo, pitture, antichit e simili
del 10 settembre 1733 ad opera del Cardinale Annibale si allarga la proibizione anche alle opere
pittoriche contemporanee. Pitture, mosaici, e Quadri, e altre simili Opere tanto antiche quanto
moderne. Nelle motivazioni per la conservazione delle sculture e pitture compare un interesse
didattico: Sapendosi tuttavia, che pi duno ardisce trasgredire glOrdini suddetti in grave
pregiudizio del pubblico decoro di questAlma Citt, a cui sommamente importa il conservarsi in
essa le Opere illustri di Scoltura, e Pittura, e specialmente quelle, che si rendono pi stimabili, e
rare per la loro antichit, la conservazione dei quali non solo conferisce molto allerudizione si
sagra, che profana, ma ancora porge incitamento ai forastieri di portarsi alla medesima Citt per
vederle ed ammirarle, e d norma sicura di Studio a quelli, che applicano allesercizio di queste
nobili Arti, con gran vantaggio del pubblico, e del privato bene36. Vi sono anche delle norme a
tutela dellaccusatore, a cui va un compenso pari ad un terzo della pena inflitta, al quale garantito
lanonimato. Evidentemente il commercio delle Antichit aveva raggiunto una domanda tale da
giustificare quello parallelo dei falsari se leditto comprende norme contro di loro: Le cose
suddettecon discredito del pubblico commercio alterate, e falsificate, e poi dai Mezzani, e Sensali
vendute a Forastieri per prezzi esorbitanti, contravvenendoalla buona fede, che corrono i
medesimi Forastieri; Perci espressamente dichiariamo, cheverr ad incorrere nelle pene
qualsivoglia Personache, con glinganni suddetti in qualunque modo alla mancanza della detta
buona fede, o al discredito del pubblico commercio37.
Nella Proibizione della estrazione delle statue di marmo, o metalo, pitture, antichit e simili
resa pubblica il 5 gennaio 1750 ad opera del Cardinale Silvio Valenti, si fa presente che: Abbiamo
perci destinato, come effettivamente destinato tre altre persone col titolo di Assessori del
sopradetto Commissario, assegnando a cadauna delle medesime la sua particolare incombenza, la
quale sar della Pittura ad uno, allaltro della Scoltura, ed al terzo degli Camei, Medaglie,
Incisioni, ed ogni altra sorte di Antichit38. Questa norma, gi prevista dalleditto del 1726, non
era stata ancora applicata. Gli oggetti sequestrati si ordina entreranno a far parte dei musei:
Dichiariamo inoltre, che le robe, le quali cadessero in commissum, saranno di Scolture, Statue,
Marmi, Bronzi, Quadri, Pitture, Intagli, ed altra simile materia,ordiniamo, che in quanto alle
Statue, Marmi, e Bronzi sintendano adesso per allora applicati alla Galleria di Campidoglio per le
Statue, e riguardo a i Quadri, ed altre Pitture, allaltra Galleria ultimamente eretta nello stesso
Campidoglioe custodite con laltre a pubblico comodo39. La proibizione valida anche per i
forestieri che dimorino nello Stato Pontificio per pi di quindici giorni, e non un mese, come per le
precedenti.
Il 10 febbraio 1798 le truppe francesi del generale Berthier entrano in Roma e il 15
proclamano la Repubblica Romana; Pio VI fu condotto in Francia dove mor lanno successivo.
Con il pontefice numerose opere darte presero la via di Parigi. A seguito dellintervento austriaco il
nuovo papa PioVII, eletto nel marzo 1800 a Venezia, pot rioccupare la citt, ma dovette dopo
pochi anni anche lui abbandonarla quando Napoleone, abolito il potere temporale, incorpor Roma
nellImpero.
35

Op. cit., pp. 70-71.


Op. cit., p. 72.
37
Op. cit. p. 73.
38
Op. cit., p. 77.
39
Op. cit., p. 82.
36

Per rimediare al saccheggio avvenuto negli anni a cavallo fra la fine del Settecento e gli inizi
dellOttocento, il Pontefice PioVII scrive un chirografo: Nel vortice delle passate vicende,
innumerevoli sono stati li danni, che questa nostra dilettissima Citt ha sofferti nella perdita dei pi
gravi monumenti e delle pi illustri opere dellantichit. Lungi per dallillanguidirsi per questo si
assai maggiormente impegnata la Paterna nostra sollecitudine a procurare tutti i mezzi, sia per
impedire che alle perdite sofferte nuove se ne aggiungano, sia per riparare con il discoprimento di
nuovi monumenti alla mancanza di quelli, che si sono perduti40.
Questo manoscritto papale pubblicato insieme con lEditto del 2 ottobre 1802, ad opera del
Cardinale Doria, in cui viene nominato lo scultore Canova Ispettore delle Belle Arti: A Lui durante
la sua vita abbiamo conferitele pi estese, e superiori facolt per invigilare sopra tutto quello,
che pu influire al mantenimento, ed alla felice propagazione delle Arti del Disegno e di quelli, che
le professano41.
Leditto amplia maggiormente linsieme degli oggetti da conservare specificando ad esempio:
Vasi detti Etruschi, Vetri, ed altre opere colorate,Piombi,Urne, Cippi, Candelabri, Lampadi,
Sarcofagi, Olle Cinerarie42.
La stessa generale proibizione di estrarre, vogliamo che si estenda puntualizza la
normativa anche alle pitture in Tavola, o in Tela, le quali sieno opere di Autori Classici, che
hanno fiorito dopo il risorgimento delle Arti, o interessino le Arti stesse, le Scuole, la erudizione, o
in fine per altre ragioni siansi rese celebri 43. Il divieto esteso anche a tutti gli stranieri, senza pi
limite minimo di permanenza; le pene diventano pi severe (fino a cinque anni di reclusione per i
reati pi gravi). concesso il commercio di Antichit ed oggetti di Arti a cui fa riferimento leditto,
previa licenza, allinterno dello Stato della Chiesa; le opere di autori viventi, o comunque non di
pregio, invece possono essere esportate al fine di: animare maggiormente le Arti, ed i loro
Cultori.
Si ordina anche ai privati possessori di oggetti indicati nelleditto di denunciarne il possesso
entro un mese dallentrata in vigore dello stesso.
Lultima parte del regolamento dedicata a lacquisto di oggetti preziosi, viste le perdite
sofferte dai musei a causa dei saccheggi operati dai francesi, e ritenuti ormai una ricchezza per i
popoli e lo Stato: Abbiamo destinata la somma annua di Piastre diecimila per lacquisto delle
cose interessanti in aumento dei Nostri Musei; sicuri che la spesa diretta al fine di promuovere le
Belle Arti, largamente compensata daglImmensi vantaggi, che ne ritraggono i Sudditi, e lo Stato
la di cui causa non pu essere da quella dellerario disgiunta.
Conclusasi lesperienza napoleonica e rientrato il papa a Roma nel 1814, il Duca di
Wellington che rappresentava lInghilterra nelle trattative per la seconda pace di Parigi, riesce ad
imporre la restituzione dei Beni trafugati ai Paesi a cui appartenevano, come testimonia la
Notificazione trasmessa l11 novembre 1815 dal Visconte Castlereagh ai Ministri delle potenze
alleate, che definisce gli oggetti darte: inseparabili dal paese cui essi appartenevano 44.
LEditto, promulgato dal Cardinale Pacca il 7 aprile 1820, ritenuto il pi completo ed
organico fra quelli fino ad allora pubblicati. Rappresenta il punto di arrivo della ricerca essendo il
prodotto selezionato della legislazione pontificia in materia di tutela monumentale in et moderna.
Viene imitato dagli Stati italiani ed esportato anche allestero; per il Pariset nel suo trattato
Monuments historiques, Parigi 1891: Cette legislation exstremement logique et compltepeut
servir de modle a tout ce que lon cherchera tablir lavenir45; ed ancora, secondo il giurista
Saredo nel 1892: vivo, legittimo il voto di una legge che regoli tutta la materia dei monumenti
e degli oggetti darte, come la regolava lantica legislazione pontificia, la quale, se per indole
40

Op. cit., p. 87.


Op. cit., p. 87.
42
Op. cit., pp. 87-88.
43
Op. cit., p. 88.
44
C. Mariotti, Legislazione delle belle arti, Roma, 1892, p.62.
45
L. Parpagliolo, Codice delle antichit e degli oggetti darte, vol. 1, La libreria dello Stato, Roma, 1913, p.39.
41

particolare sua, non potrebbe trasformarsi in diritto comune per tutto il regno, contiene per gli
elementi principali di una buona legge e merita di essere pi diligentemente studiata di quello che
non sia stata dagli autori dei diversi progetti ministeriali naufragati46 .
Leditto Pacca nasce dallesigenza di ristabilire lordine in materia di conservazione dei beni
artistici e culturali a seguito dellavventura napoleonica: Quelle passate vicende, che fecero
temporaneamente perdere a Roma molti e molto stimabili preziosi Capi dOpera per Arte, per
Antichit e per Erudizionefecero del pari obliare le medesime pi recenti prescrizioni sovrane 47.
Lossatura della normativa rimane quella delleditto del 1802: si ampliano quegli organi preposti
alla vigilanza sulle disposizioni di legge, lesiguit dei quali aveva vanificato le disposizioni
precedenti; si istituiscono, a tal fine, la Commissione di Belle Arti, che opera a livello centrale, le
Commissioni ausiliarie per le Province con compiti di vigilanza. Si stabilisce un dazio del 20% sul
valore degli oggetti che, previa licenza, possono essere esportati. Le pene sono mitigate (la
detenzione fino ad un anno prevista solo in situazioni di particolare gravit, nel caso venga
degradato un monumento pubblico). Si prevede un indennizzo per il proprietario del terreno su cui
si trova: Il Monumento meritevole di particolare riguardo 48.
Alleditto, un anno dopo, fa seguito, sempre ad opera del cardinale Pacca, il Regolamento per
le Commissioni Ausiliarie di Belle Arti istituite nelle Legazioni e Delegazioni dello Stato Pontificio.
Nel regolamento si possono leggere importanti ed opportune raccomandazioni rivolte alle
Commissioni Ausiliarie che possono aiutare per capire lo spirito del legislatore: Non sar fuori
proposito avvertire che circa le memorie si debbono anche valutare le popolari tradizioni,
ancorch alle volte fallaci; poich distruggendo quelle memorie si pu bene spesso incorrere nella
taccia di avere distrutto un monumento interessante, e che, se pur tale non era, richiamava alla
mente qualche punto di istoria patria; ed in ci si abbia riguardo specialmente, se il monumento
stato pubblicato con le stampe - ed ancora - Si vieta di avvicinare la mano alli monumenti, o per
ristaurarli, o per ritoccarli, prima che sieno stati riconosciuti nello stato chiamato Vergine dalla
Commissione. Questi ritocchi, o inopportuni ristauri, non accrescono giammai alle cose il minimo
pregio, anzi alternandone lantichit, ne diminuiscono il prezzo reale non poco 49.

46

Op. cit., p. 39.


A. Emiliani, Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani 15711860, Nuova Alfa Editoriale, 1986, p. 101.
48
Op. cit., p. 108.
49
Op. cit., pp. 101-105.
47