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Aedes.PCM
PROGETTAZIONE DI COSTRUZIONI IN MURATURA
Analisi strutturale di costruzioni in muratura secondo la Normativa Tecnica vigente

Manuale d'uso
Ultima revisione di questo documento: 01.03.2014
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INDICE del Manuale duso


1. AMBIENTE OPERATIVO
1.1. INTERFACCIA GRAFICA
1.2. FASI OPERATIVE: SCHEDE DELLA BARRA MULTIFUNZIONE
1.2.1. IL MENU 'FILE'
2. MODELLO: MODELLAZIONE ARCHITETTONICA
2.1. PROGETTO
2.2. MATERIALI
2.3. SEZIONI
2.4. RIFERIMENTI
2.5. COSTRUZIONE
2.5.1. MURO
2.5.2. APERTURA
2.5.3. COLONNA
2.5.4. TRAVE
2.5.5. SOLAIO
2.6. STRUMENTI
2.6.1. SEZIONE
2.6.2. COPIA AL PIANO
2.7. PIANI
2.8. STRUTTURA
2.9. VISTA
2.10. FINESTRA
3. STRUTTURA: MODELLAZIONE STRUTTURALE
3.1. CREAZIONE MODELLO STRUTTURALE
3.2. LIVELLI
3.3. MODELLO
3.3.1. NODI
3.3.2. ASTE
3.3.3. CONSIDERAZIONI SULLE STRISCE
3.4. INSERISCI
3.5. STRUMENTI
3.6. FILTRA
3.7. CARICHI
3.7.1. ORGANIZZAZIONE DEI CARICHI
3.8. VINCOLI
3.8.1. UBICAZIONE DEI VINCOLI INTERNI
3.8.2. COLLEGAMENTI D'ANGOLO
3.9. IMPOSTAZIONI: AZIONE SISMICA
3.9.1. STRUTTURA
3.9.2. PERICOLOSITA'

3.9.3. STATI LIMITE


3.9.4. SUOLO
3.9.5. COMPONENTI
3.9.6. SPETTRI DI RISPOSTA
3.10. IMPOSTAZIONI: PARAMETRI DI CALCOLO
3.10.1. GENERALE
3.10.1.1. CONDIZIONI DI APPLICABILIT DEI DIVERSI TIPI DI ANALISI SISMICA
3.10.2. SISMICA
3.10.2.1. DIREZIONI DI ANALISI E COMBINAZIONE DELLE COMPONENTI
3.10.2.2. OPZIONI DI ANALISI
3.10.2.3. PER ANALISI SISMICA STATICA LINEARE
3.10.2.3.1. CRITERI DI REGOLARIT; VERIFICHE ALLE TENSIONI AMMISSIBILI
3.10.3. MODALE
3.10.4. MURATURA
3.10.4.1. TIPO DI EDIFICIO E LIVELLO DI CONOSCENZA
3.10.4.1.1. RESISTENZE DI PROGETTO; COEFF.PARZ. SICUREZZA SUI MATERIALI
3.10.4.1.2. TIPOLOGIE DI MURATURA NUOVA
3.10.4.1.3. TIPOLOGIE DI MURATURA ESISTENTE
3.10.4.2. COMPORTAMENTO
3.10.5. ANALISI
3.10.5.1. PER MASCHI MURARI
3.10.5.2. ANALISI SISMICA: VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA
3.10.5.3. ANALISI SISMICA: VARIE
3.10.6. VERIFICHE
3.10.6.1. PER MASCHI MURARI
3.10.6.2. PRESSOFLESSIONE COMPLANARE
3.10.6.3. TAGLIO PER SCORRIMENTO
3.10.6.4. TAGLIO PER FESSURAZIONE DIAGONALE
3.10.6.5. PRESSOFLESSIONE ORTOGONALE
3.10.7. PUSHOVER
3.10.7.1. DISTRIBUZIONI DI FORZE
3.10.7.2. FATTORE DI PARTECIPAZIONE MODALE
3.10.7.3. INCREMENTI DI TAGLIO, DIREZIONI DI ANALISI, PUNTO DI CONTROLLO
3.10.7.4. COMPORTAMENTO DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI
3.10.7.5. MODALITA' DI CALCOLO
3.10.7.6. CONTROLLI DI ESECUZIONE SU TEMPI E ARCHIVIAZIONI
3.10.7.7. ALGORITMO DI ANALISI PUSHOVER
3.10.8. MURATURA ARMATA
3.10.8.1. ACCIAIO
3.10.8.2. OPZIONI PER VERIFICHE DI RESISTENZA
3.10.9. CALCESTRUZZO ARMATO
3.10.9.1. ACCIAIO
3.10.9.2. CALCESTRUZZO
3.10.9.3. VARIE
3.10.10. INTERVENTI
3.10.10.1. RINFORZI A TAGLIO
3.10.10.2. FRP
3.10.10.3. CAM

3.10.10.4. RETICOLATUS
3.11. ELABORAZIONI
3.11.1. DOMINI DI RESISTENZA; STRUTTURE ARMATE
3.11.1.1. STRUTTURE MISTE
3.11.1.2. MODELLI DI COMPORTAMENTO PER IL C.A.
3.11.1.3. MODALIT OPERATIVE PER ELEMENTI ARMATI
3.11.1.4. MURATURA ORDINARIA E MURATURA CONSOLIDATA CON IL SISTEMA CAM
3.11.2. CHECK-UP DATI
4. CINEMATISMI
4.1. STRUMENTI PER IL TAGLIO
4.2. DEFINIZIONE DEI CINEMATISMI
4.2.1. PUNTI MATERIALI
4.2.2. RINFORZI
4.3. CINEMATISMI DISPONIBILI
4.3.1. RIBALTAMENTO SEMPLICE
4.3.2. FLESSIONE DI PARETE VINCOLATA AI BORDI
4.3.3. RIBALTAMENTO DI PARETE A DOPPIA CORTINA
4.3.4. FLESSIONE SU CERNIERE OBLIQUE
4.3.5. MECCANISMO NEL PIANO
4.4. MODALITA' DI GENERAZIONE DEI CARICHI NEL MODELLO CINEMATICO
5. STRUMENTI
5.1. DISEGNO E MODIFICA
5.2. VISTA
5.3. SUPPORTO
6. ANALISI E RISULTATI
6.1. ESECUZIONE ANALISI
6.1.1. ELABORAZIONE DI CALCOLO
6.1.2. SOLUTORE AD ELEMENTI FINITI
6.1.3. ASSEMBLAGGIO DELLE MATRICI DELLE RIGIDEZZE E DELLE MASSE
6.2. TIPI DI ANALISI
6.3. ANALISI MODALE
6.3.1. MODI DI VIBRARE
6.3.2. MASSE
6.4. ANALISI STATICA NON SISMICA
6.4.1. CONDIZIONI DI CARICO
6.4.2. RISULTATI
6.4.3. VERIFICHE
6.4.4. COEFFICIENTI DI SICUREZZA
6.5. ANALISI SISMICHE LINEARI
6.5.1. STATI LIMITE
6.5.2. RISULTATI
6.5.3. SOLLECITAZIONI
6.6. ANALISI STATICA NON LINEARE
6.7. ANALISI CINEMATICA
6.7.1. CONSULTAZIONE RISULTATI

6.7.2. MODALITA' OPERATIVE IN ESP


6.8. ANALISI SEMPLIFICATE
6.9. ANALISI DI VULNERABILITA': SCHEDE DI SINTESI
6.9.1. EDIFICIO ESISTENTE: ADEGUAMENTO
6.9.2. EDIFICIO ESISTENTE: MIGLIORAMENTO
6.9.3. EDIFICIO NUOVO
6.10. DOMINI DI RESISTENZA
6.10.1. SELEZIONE ASTA
6.10.2. SELEZIONE DOMINIO
6.10.3. STRUMENTI
6.11. CURVE DI CAPACITA'
6.11.1. CURVE
6.11.2. GRAFICO 2D
6.11.3. GRAFICO 3D
6.12. DESCRIZIONI PER LA RELAZIONE DI CALCOLO
6.12.1. Convenzioni
6.12.2. Risultati dell'elaborazione
6.12.3. Verifica statica a pressoflessione nel piano
6.12.4. Verifica sismica a pressoflessione nel piano
6.12.5. Verifica statica a taglio per scorrimento
6.12.6. Verifica sismica a taglio per scorrimento
6.12.7. Verifica statica a taglio per fessurazione diagonale
6.12.8. Verifica sismica a taglio per fessurazione diagonale
6.12.9. Verifica statica a pressoflessione ortogonale
6.12.10. Verifica sismica a pressoflessione ortogonale
6.12.11. Verifica statica a stato limite di tipo geotecnico
6.12.12. Verifica sismica a stato limite di tipo geotecnico
6.12.13. Verifica di compatibilit degli spostamenti (pushover)
6.12.14. Analisi sismica lineare: Ridistribuzione del taglio
6.12.15. Verifica sismica per palazzi e ville
6.12.16. Valutazione semplificata della resistenza convenzionale alle forze sismiche orizzontali
6.12.17 Controllo di non linearit geometrica
6.13. NOTE INTEGRATIVE
6.13.1. VERIFICHE PER CARICHI CONCENTRATI

1. AMBIENTE OPERATIVO

Con Aedes.PCM possibile condurre una progettazione strutturale molto innovativa e funzionale alle
esigenze dell'Utente. Attraverso comandi all'avanguardia, derivanti da una progettazione CAD di tipo
evoluto, possibile creare e modificare molto agevolmente le entit strutturali che saranno inserite.

1.1. INTERFACCIA GRAFICA


La nuova interfaccia grafica pensata per essere il pi possibile lineare e chiara, delineando in modo preciso
e funzionale ogni comando, che posto proprio nella posizione in cui realmente necessario; segue quindi
il percorso progettuale migliore che guider l'Utente attraverso una piena comprensione delle diverse fasi
specifiche di progettazione.

1.2. FASI OPERATIVE: SCHEDE DELLA BARRA MULTIFUNZIONE


L'interfaccia composta da quattro pannelli principali:
- la Barra Multifunzione:
rappresenta la porta di accesso principale ai diversi comandi, relativi sia alla parte grafica, che alla parte
strutturale e di consultazione dei risultati vera e propria; tale barra posta in orizzontale, in alto:

- il 'Navigatore':
il Navigatore costituisce una finestra interattiva, posta sul lato sinistro dell'Interfaccia Grafica, che viene
aggiornata contestualmente in dipendenza del contenuto delle cinque finestre sottostanti, che sono:
- la finestra 'Progetto';
- la finestra 'Materiali';
- la finestra 'Sezioni';
- la finestra 'CCE' (Condizioni di Carico Elementari);
- la finestra 'CCC' (Combinazione delle Condizioni di Carico elementari).

- l'area di disegno:
l'area di disegno occupa la zona centrale dell'Interfaccia Grafica. E' costituita da uno sfondo in bianco, con
una griglia-guida di riferimento; sul lato inferiore presenta la barra dei Comandi, in cui di volta in volta, in
base al comando richiamato, verranno richieste le diverse specifiche (in modo analogo ad altri software
CAD); sull'angolo in basso a destra presenta infine alcuni comandi per la gestione grafica:
- Zoom Finestra, Zoom Estensioni
- Misura di distanze nel modello

;
;

- Comando per 'Scattare un'immagine Istantanea'


successivamente altrove.

, salvata automaticamente negli Appunti, per copiarla

N.B. Il comando di Orbita 3D si attiva premendo in contemporanea il tasto 'Alt' da tastiera ed il tasto
sinistro del mouse, e muovendo il mouse per ruotare la struttura (l'elenco dei tasti rapidi inoltre
visualizzabile premendo il pulsante 'F1' da tastiera).
- la finestra delle propriet:
la porzione destra dell'Interfaccia Grafica occupata della 'Finestra delle Propriet', che contestuale ai vari
oggetti selezionati; in base quindi a quale tipologia di oggetto selezionata, si aggiorna con le propriet ad
esso correlate.
I vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo
possono essere compresse oppure espanse secondo le preferenze di visualizzazione, facendo clic sui
simboli
'Nome' (

posti a lato del titolo; inoltre, possibile classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (
)) .

) o per

Altri Pulsanti permettono di accedere, in fase di Modellazione Strutturale, alla progettazione di 'Interventi'
(

) e alla consultazione dei 'Risultati' (

), aggiornati anche in base ai singoli elementi selezionati:

La barra Multifunzione pensata per seguire le diverse fasi logiche di costruzione del progetto; stata
quindi suddivisa in 'Schede':
- la scheda 'Modello': in quest'ambito sono presenti i principali comandi per l'inserimento degli oggetti che
costituiranno il Modello Architettonico;

- la scheda 'Struttura': questa sezione composta da tutti i comandi per la visualizzazione e la modifica delle
entit strutturali (aste, nodi e solai), generate secondo la teoria del ''Telaio equivalente'', a partire dal
Modello Architettonico creato e definito nella fase precedente;

- la scheda 'Analisi': tale scheda contiene l'accesso ai risultati di tutte le Analisi previste, quindi anche la
consultazione di Sollecitazioni, Spostamenti, Deformate e Verifiche; se sono state condotte l'Analisi non
Lineare e/o la verifica di elementi armati (o la generazione dei domini di resistenza), verranno attivate anche
le schede opzionali con il titolo 'Elaborazioni': Domini di Resistenza' e 'Curve di Capacit';

- la scheda 'Cinematismi: in questa sezione possibile definire i meccanismi di collasso che si vogliono
analizzare nella struttura in oggetto, scegliendo fra diversi comandi che permettono di personalizzare in
modo molto preciso, attraverso anche linee e piani di taglio tridimensionali, quali cinematismi possano
instaurarsi per la propria struttura;

- il gruppo di schede denominato 'Strumenti': tale gruppo riunisce al suo interno a sua volta tre schede, che,
essendo comuni a tutte le fasi progettuali, possono essere richiamate in qualsiasi momento,
indipendentemente dalla fase di progettazione in cui ci si trova in quel determinato momento
(modellazione architettonica, modellazione strutturale o consultazione dei risultati).
Al suo interno, si trovano quindi le seguenti schede:
- 'Disegno e Modifica': contiene tutti i comandi per poter inserire e modificare gli oggetti architettonici;
alcuni comandi sono validi solo per entit architettoniche bidimensionali di riferimento tipiche di un
ambiente CAD come linee o testi; mentre altri comandi sono dedicati anche alle entit architettoniche che
poi diverranno aste e nodi nella fase strutturale:

- 'Vista': tale scheda raccoglie tutti i comandi legati alla visualizzazione del modello, per ottenere ad
esempio delle viste tramite punti di vista coordinati, nonch per condurre dei Box di visualizzazione tramite
sezioni parallele ai piani coordinati XY, YZ ed XZ, oppure per condurre una 'passeggiata' virtuale attraverso il
modello (funzione di 'Walkthrough'), misurare distanze, o attivare le legende delle visualizzazioni al
momento attive:

- 'Supporto': al suo interno, sono presenti vari comandi per richiamare alcune 'Utility', un pulsante di
accesso rapido alle altre Applicazioni Aedes, vari documenti, pubblicazioni, le Normative di riferimento, la
Manualistica d'Uso del software, nonch alcuni link al sito e al canale YouTube della Aedes Software, e a
social network su cui seguire le ultime novit riguardo al software.

1.2.1. Menu FILE


Il menu 'File', al quale possibile accedere dall'angolo in alto a sinistra di PCM, contiene i principali comandi
per la gestione dei progetti creati, e risulta sempre accessibile, indipendentemente dalla scheda di lavoro
dove ci si trova in quel momento:

quindi, dalla finestra a tendina che si apre, sar possibile:


- Creare un nuovo progetto, tramite il comando 'Nuovo':

- Aprire un progetto gi salvato in precedenza, tramite il comando 'Apri':

Il comando apre la finestra di dialogo che permette di scegliere il progetto da aprire; per default, viene
aperta la cartella 'Progetti', posizionata nel percorso C:\Aedes2014\Pcm\Progetti: infatti, al fine di evitare
confusione, necessario che i progetti vengano sempre salvati in questo percorso, in modo da evitare
qualsiasi perdita di dati che avverrebbe qualora si volesse selezionare una diversa destinazione.
- Salvare un progetto: tramite il comando 'Salva', possibile accedere a due distinte opzioni, ovvero 'Salva'
e 'Salva una copia':

Il semplice comando 'Salva' provvede a salvare sullo stesso file le informazioni al momento inserite; invece,
il comando 'Salva una copia' provvede a creare una copia di questo stesso file, applicandogli un altro nome:
per default, una volta confermato il comando 'Salva una copia', il programma rimane sullo stesso file di
origine, e non si sposta sul 'nuovo file copiato'; questo nell'ottica di poter gestire un file salvato con nome
per fare ad esempio delle modifiche. Quindi, per poter accedere al 'nuovo file copiato', bisogner
selezionare nuovamente il comando 'Apri', oppure possibile trovare il nome del 'nuovo file copiato' tra
l'elenco dei files 'Recenti', che appare appena si passa col mouse sopra il comando 'Nuovo', nella finestra di
fianco (ad esempio, nell'immagine seguente il progetto 'ESEMPIOPROVA.vdml' pu essere stato creato
tramite il comando 'Salva una copia' del progetto 'EDIFICIO_B.vdml'; si ricorda che l'estensione dei progetti
sempre del tipo *.vdml):

N.B. Nella cartella dei 'Progetti', assieme al file con estensione *.vdml, PCM crea anche un file di backup, che
possiede alla fine del nome l'estensione *.bak; qualora accada qualche imprevisto durante le operazioni di
salvataggio del file (ad esempio perch sia intervenuto contemporaneamente qualche altro programma o
comando che non abbia reso possibile il salvataggio corretto del file), e non si riesca a riaprire lo stesso
file salvato in precedenza (per es. aprendolo compare una schermata 'bianca' ed il file sembra vuoto),
possibile rinominare il file di backup, rimuovendo l'estensione .bak, e quindi riaprire questo nuovo file, che
si riferisce al penultimo salvataggio condotto per la struttura in oggetto.
- Esportare il progetto verso il software PC.E 2012, esportare delle Immagini o dei file in formato di disegno
(*.dxf), archiviare un progetto in formato compresso, tramite il comando 'Esporta':

E' quindi possibile esportare la modellazione attualmente condotta in PCM verso il precedente ambiente
Aedes PC.E, se vi fossero delle esigenze particolari.
Oppure, possibile ottenere l'esportazione in un file specifico di immagine che riporter quanto mostrato al

momento nell'area di disegno principale; sempre da questa finestra, possibile salvare inoltre la schermata
attiva in un file *.dxf, che possibile aprire con un programma compatibile per l'ambiente CAD: in questo
file, la struttura esportata sar comunque tridimensionale, e si potranno ottenere le diverse viste cambiando
il punto di vista nel Cad.
Il comando 'Esporta file compresso' procede a comprimere il file *.vdml tramite 'Winzip': tale procedura
orientata ad un duplice scopo:
- archiviare i progetti gi conclusi ed analizzati: in particolare, se questo il fine, possibile richiedere il
comando una volta condotte le analisi, dare un nome a questo file, e rispondere 'Si' all'apposito messaggio
che domander all'Utente se, nel nuovo file (*zip) che verr creato, desidera mantenere anche i 'Risultati'
oppure no, in modo da non dover rieseguire le analisi una volta che il file verr riaperto (il file *.zip pu
essere salvato anche in una cartella diversa dalla cartella 'Progetti', ma al momento di essere riaperto
necessario ricordarsi di ricopiare il contenuto nuovamente nella cartella 'Progetti' stessa);
- inviare il modello all'assistenza tecnica tramite e-mail: se questo il file, una volta dato il nome a questo
nuovo file, si consiglia di rispondere 'No' per inviare via e-mail solo il modello, e non appesantire la
dimensione del file da inviare.
- Creare e stampare la 'Relazione di Calcolo', attraverso il comando 'Crea Relazione': tramite tale funzione, si
aprir una finestra di dialogo che conterr le diverse opzioni che si vogliono selezionare per stampare la
'Relazione di Calcolo' ed i tabulati delle analisi.
Come mostrato nell'immagine seguente, sono possibili diverse opzioni, al fine di poter stampare solo
quanto desiderato al momento:

La finestra di dialogo 'Elaborazione Relazione di calcolo' consente la specifica delle impostazioni in base
alle quali verr generata la Relazione di calcolo. Alcune opzioni possono presentarsi in luminosit ridotta se
le corrispondenti analisi non sono state eseguite.
E' possibile includere diverse opzioni: iniziando dall'lato a sinistra, possibile includere:
- Le normative di riferimento utilizzate nel calcolo;
- Le descrizioni dei metodi, delle convenzioni e delle simbologie adottate (opzione che si consiglia sempre
di attivare, in quanto consente l'immediato riscontro dei valori numerici con il loro significato).
Dopo queste due opzioni, si trova un gruppo di opzioni relative ai 'Dati' specifici del progetto,
comprendenti: i dati progetto, i dati dei piani, i parametri di calcolo adoperati e i valori dell'azione sismica
scelti; quindi l'elenco dei dati relativi ai nodi, alle aste, ai materiali, ai solai presenti, ed infine le varie CCE
(condizioni di carico elementari) e CCC (combinazione delle condizioni di carico elementari) utilizzate nelle
analisi.
Questi dati possono essere stampati tutti assieme (attivando il check 'Dati', 'Tutti i dati'), oppure possono
essere selezionate anche diverse opzioni singolarmente.
Andando avanti, possibile selezionare il check per stampare tutti i 'Risultati' delle analisi, comprendenti
quindi tutti i valori di spostamenti, reazioni vincolari, in formato tabulato, corrispondenti chiaramente al tipo
di analisi selezionata subito sotto: possibile stampare le informazioni relative ad una sola analisi per volta;
quindi, anche qualora siano state condotte pi analisi, bisogner ripetere la stampa tante volte per quante
sono le analisi condotte, cambiandone di volta in volta le opzioni desiderate.
La parte della finestra di dialogo relativa alla scelta di quali verifiche stampare; mentre, pi in basso,
sempre sulla destra, si trovano altre opzioni di stampa: ad esempio, quali informazioni stampare, potendo
scegliere fra i diversi stati limite, come anche se evitare la stampa degli spostamenti nodali o delle
deformazioni nelle aste; nello Stato Limite di Danno possono essere evitate le stampe delle sollecitazioni
nelle aste e delle reazioni vincolari (si ricorda che SLD funzionale al calcolo di spostamenti, mentre SLV
viene esaminato per le verifiche di resistenza); inoltre possibile, per i modi di vibrare, eseguire stampe
ridotte ai parametri principali.
E' inoltre possibile richiedere di stampare, per l'Analisi Statica Non Sismica e per la Sismica Lineare (o
dinamica modale), le massime sollecitazioni agenti sulle aste (o su una loro determinata selezione), in
formato *.csv, che un formato compatibile con Excel: in analisi statica non sismica si riporta il set di
sollecitazioni relativo a ognuna delle condizioni massime fra tutte le CCC.
I files Soll_Stat.csv e Soll_Sism.csv sono scritti in C:\Aedes2014\Pcm\Progetti\NomeProgetto\Output
(NomeProgetto = nome del progetto corrente).
Il file csv pu essere aperto con Excel, eseguendo poi i comandi: selezionare la colonna A, Dati, Testo in
colonne, Dati delimitati (con campi separati da virgole o tabulazioni), Virgola: i dati vengono cos presentati
nella corretta suddivisione in colonne.
E' possibile limitare la stampa delle sollecitazioni alle sole aste selezionate (in modo analogo alla
creazione della relazione di calcolo, selezionando l'apposita opzione dalla finestra di dialogo): cos
possibile ottenere le sollecitazioni solo per gli elementi che interessano, ad esempio per una verifica esterna
a PCM qualora si tratti di elementi non in muratura.
La conferma con 'OK' chiede il nome del file su cui stampare la 'Relazione'; la successiva conferma di stampa
non comporta automaticamente la visualizzazione della Relazione: essa sar consultabile aprendo la scheda
'Report', o direttamente aprendo, tramite 'Esplora Risorse', la cartella di 'Output' del progetto, dove aprire il
file in formato *.rtf:

2. MODELLO: MODELLAZIONE ARCHITETTONICA

La scheda Modello contiene i comandi per la modellazione architettonica.


Attraverso il pulsante 'Generalit', dall'icona predisposta nella scheda 'Modello, viene aperta una finestra per
inserire un Commento sul progetto, riportante ad esempio diverse annotazioni di varie modifiche che
possono esser state condotte in tempi diversi, in modo da avere un riferimento scritto con funzione di
promemoria. In questa stessa finestra si pu specificare se l'edificio si trovi ad una quota sul livello del mare
(s.l.m.) maggiore o minore di 1000m: la scelta influenza i coefficienti di combinazione previsti per la CCE
Neve, che verranno automaticamente aggiornati in base al valore inserito. La finestra che appare ha il
seguente aspetto (da notare anche, in basso a sinistra, un'etichetta informativa che riporta la versione del
file che si sta esaminando; questa fa riferimento all'ultimo salvataggio condotto):

Le impostazioni specifiche relative al Progetto, ai Materiali e alle Sezioni, sono accessibili dai relativi
comandi posti nell'angolo in basso a sinistra di PCM, direttamente sotto al Navigatore:

2.1. PROGETTO

La finestra 'Progetto' dedicata alle informazioni principali riguardanti il modello inserito; possibile
richiamare la finestra 'Progetto' dall'apposito pulsante posto sotto il 'Navigatore', che presenta un menu ad
albero, dal quale possibile espandere o comprimere i sottoinsiemi contenuti:

- gruppo 'Piante': aprendo il menu a discesa, otteniamo informazioni sui piani presenti nel modello.
Per default, sono sempre presenti:
- il piano di 'Fondazione';
- il piano 1;
- gruppo 'Viste 3D': tramite un doppio clic su 'Prospettiva' su 'Assonometria', possibile modificare la
visualizzazione tridimensionale della struttura, passando quindi da una visione prospettica (in cui non si
possono tuttavia condurre modifiche) ad una assonometrica, in cui possibile operare anche modifiche
selezionando direttamente gli elementi del modello;
- gruppo 'Sezioni': contiene l'elenco delle eventuali 'Sezioni' condotte nel modello architettonico;
- gruppo 'Disegni': qui sono riuniti tutti i riferimenti 'dxf' importati per il progetto, ai diversi piani; per
eliminare un riferimento 'dxf', sufficiente selezionare il nome del dxf da rimuovere, cliccarci sopra col tasto
destro del mouse, e selezionare 'Elimina', cfr. figura seguente:

- gruppo 'Cinematismi': contiene l'elenco di tutti i cinematismi Sismici e Statici definiti e analizzati nella
scheda 'Cinematismi'; attraverso un clic col tasto destro del mouse, ogni cinematismo pu essere eliminato,
rinominato o duplicato;
- gruppo 'Struttura': contiene l'elenco di tutti i 'Livelli' presenti (questo in modo da poter visualizzare le
propriet dei singoli 'Livelli' anche dalla fase architettonica); e contiene inoltre l'elenco degli eventuali
'Gruppi di Selezione', che anche in questo caso posso essere rimossi o rinominati tramite clic col tasto
destro del mouse.
Per personalizzare il proprio 'Progetto', la prima cosa da fare quindi modificare il numero di piani presenti,
inserendone le diverse caratteristiche (attraverso il comando 'Gestione piani', presente in fondo alla scheda
'Progetto'): verr aperta un apposita finestra di dialogo, denominata 'Piani', dove inserirne le diverse
specifiche:

Come detto sopra, possibile inserire o rimuovere i piani tramite i comandi 'Aggiungi' e 'Rimuovi'.
PROPRIETA' DELL'OGGETTO:
Gruppo Caratteristiche:
Nome: possibile modificare il nome per una migliore identificazione del Piano;
Colore: dal controllo a discesa
possibile cambiare la colorazione del solaio indicato (solo per la
finestra 2D; la finestra 3D assume sempre il colore del Materiale), che sar visualizzata qualora, nel
modello strutturale, si attivi la Modalit di Visualizzazione 'per Piani'; possibile accedere alle
seguenti schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico);
Elementi: riassume gli oggetti che appartengono a quel piano; qualora si voglia approfondire sulle
caratteristiche dei singoli oggetti, possibile aprire un apposita finestra di dialogo tramite il pulsante
.
Riferimento: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che il piano in oggetto
viene visualizzato come sfondo di riferimento nelle piante degli altri piani; quando posta uguale a
No, il piano non viene visualizzato come sfondo in nessun altro piano.
Tale propriet particolarmente utile quando ad esempio si vogliano creare delle travi di
fondazione: settando quindi al piano superiore (piano terra, ad esempio) la propriet Riferimento=Si,
quando ci si posizioner al piano Fondazione, sullo sfondo si visualizzeranno in trasparenza gli
oggetti presenti al piano superiore, in modo da avere una traccia utile per il disegno delle travi di
fondazione stesse.

La visualizzazione in trasparenza degli oggetti ad un piano diverso pu essere utile anche per poter
ricalcare un piano superiore sulla base delle pareti provenienti dal piano inferiore: in questa ottica, il
disegno in trasparenza del piano sottostante ottimizzato tramite la creazione di retini di
riempimento per gli oggetti 'Muro' o 'Colonna', mentre appaiono col solo contorno gli oggetti
'Trave', in modo da evitare che ad esempio si ricalchi al piano attivo una trave, cfr. immagine
seguente:

Gruppo Elevazione:
Quota: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato il piano di riferimento dal
'Navigatore', ci fornisce per l'indicazione della sua quota rispetto allo spiccato di fondazione;
Altezza: valore da assegnare in Input, indica l'altezza relativa di quel determinato piano.
Gruppo 'Pressione del vento':
Pressione X: valore della pressione del Vento in direzione X, calcolato separatamente, da inserire
qualora si voglia considerare anche il calcolo del vento;
Depressione X: valore della depressione del Vento in direzione X, calcolato separatamente, da inserire
qualora si voglia considerare anche il calcolo del vento;
Pressione Y: valore della pressione del Vento in direzione Y, calcolato separatamente, da inserire
qualora si voglia considerare anche il calcolo del vento;
Depressione Y: valore della depressione del Vento in direzione X, calcolato separatamente, da inserire
qualora si voglia considerare anche il calcolo del vento;
Vento X: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che, per il piano in
oggetto, viene considerata nei calcoli anche l'azione del vento in pressione lungo X; quando posta
uguale a No, si ignorano gli effetti prodotti da tale azione;
Vento -X: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che, per il piano in
oggetto, viene considerata nei calcoli anche l'azione del vento in depressione lungo X; quando posta
uguale a No, si ignorano gli effetti prodotti da tale azione;
Vento Y: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che, per il piano in
oggetto, viene considerata nei calcoli anche l'azione del vento in pressione lungo Y; quando posta
uguale a No, si ignorano gli effetti prodotti da tale azione;
Vento -Y: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che, per il piano in
oggetto, viene considerata nei calcoli anche l'azione del vento in depressione lungo Y; quando posta
uguale a No, si ignorano gli effetti prodotti da tale azione.

2.2. MATERIALI

La finestra 'Materiali' dedicata alle informazioni principali riguardanti i materiali presenti nel Progetto;
possibile richiamare la finestra 'Materiali' dall'apposito pulsante posto sotto il 'Navigatore', il quale, una
volta premuto il comando 'Materiali', assume il seguente aspetto:

Presenta quindi un menu ad albero, dal quale possibile richiamare i sottoinsiemi contenuti, attivando il
simbolo
: selezionando il Materiale scelto, sulla destra avremo elencate le sue 'Propriet', richiamabili
anche attraverso il comando 'Gestione materiali', presente in fondo alla scheda 'Materiali' del 'Navigatore':
ad esempio, per il Materiale 'Muratura Esistente', possiamo accedere alla seguente finestra, denominata
'Materiali':

PROPRIETA' DELLA FINESTRA:


Gruppo Caratteristiche:
Nome: possibile modificare il nome del Materiale in questione per una sua migliore identificazione;
Tipologia: dal controllo a discesa
possibile selezionare la tipologia di Materiale esistente,
scegliendo fra quelle previste dalla Circ.617/2009; i valori dei 'Parametri Meccanici' verranno
automaticamente impostati, secondo i valori medi.
Livello di Conoscenza: tale etichetta in sola lettura, e rappresenta il valore del 'Livello di
Conoscenza' attualmente impostato nei 'Parametri di Calcolo', scheda 'Muratura'; questo serve ad
informare l'Utente su quali parametri meccanici scegliere, in base al Livello di Conoscenza adottato.
Gruppo 'Moduli Elastici':
in questo Gruppo, sono riuniti i valori dei Moduli Elastici selezionati:
Valori: dall'apposita tendina, l'Utente pu decidere di adottare , per quel determinato materiale, e
sulla base del Livello di Conoscenza impostato, i valori Minimi, Medi, Massimi o Personali (definiti
liberamente in Input dall'Utente, ad esempio sulla base di valori sperimentali), cfr. immagine
seguente:

E: Modulo di Elasticit Normale, in N/mm2;


G: Modulo di Elasticit Tangenziale, in N/mm2.

Gruppo 'Resistenze':

in questo Gruppo, sono riuniti i valori delle Resistenze selezionati:


Valori: dall'apposita tendina, l'Utente pu decidere di adottare , per quel determinato materiale, e
sulla base del Livello di Conoscenza impostato, i valori Minimi, Medi, Massimi o Personali (definiti
liberamente in Input dall'Utente, ad esempio sulla base di valori sperimentali), cfr. immagine
precedente:
f,m: Resistenza Media a compressione, in N/mm2;
f,tm: Resistenza Media a trazione, in N/mm2;
,0: Resistenza Media a taglio, in N/mm2;
f,hm: Resistenza Media a Compressione in direzione orizzontale, in N/mm2.
Gruppo 'Altre Propriet Meccaniche':
w: peso specifico, in kN/m3;
: Coefficiente di dilatazione termica, in ^(-1);
Coefficienti correttivi: dall'apposita finestra a discesa, possibile visualizzare i diversi coefficienti
correttivi per le propriet meccaniche di quel materiale. I parametri, preimpostati sui valori presenti
nella Circ. 617/2009, sono liberamente modificabili secondo le necessit dell'Utente:

Attenzione: in questa finestra 'Materiali' si possono impostare i coefficienti correttivi, se


eventualmente si volessero considerare diversi rispetto a quelli presenti (coincidenti in origine con
quanto previsto dalla Circolare del 2009 per i diversi materiali). Si osservi che nella finestra non
vengono automaticamente incrementate le caratteristiche dei materiali, perch la loro 'attivazione'
un intervento locale sulle aste della struttura (potrebbero non essere tutte quelle su cui si vuole
applicare la propriet voluta). Per attivare gli effetti di tali coefficienti sulle caratteristiche meccaniche
si deve quindi generare il modello strutturale, selezionare le aste su cui si desidera rendere attive tali
caratteristiche, e dalla finestra delle propriet porre le relative propriet desiderate su 'Si', nel
Gruppo 'Caratteristiche Costruttive'; alcuni altre caratteristiche (Iniezioni, Diatoni artificiali ed
Intonaco Armato) sono invece riportate negli 'Interventi'.
Restando nella finestra Materiali, comunque possibile utilizzare il comando 'Anteprima propriet di
calcolo' per visualizzare in anteprima le modifiche sui parametri meccanici conseguenti alla scelta di
uno o pi coefficienti correttivi:

Si tratta di una finestra di utility che non comporta alcuna modifica sulla definizione dei materiali per
i vari elementi strutturali; semplicemente fornisce informazioni sulle modifiche dei parametri
meccanici a seguito di scelte effettuate sulle caratteristiche costruttive.
Gruppo 'Propriet Grafiche':
Colore 2D: dal controllo a discesa
possibile cambiare la colorazione del materiale selezionato,
valido per la finestra 2D; possibile accedere alle seguenti schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico);
Colore 3D: dal controllo a discesa
possibile cambiare la colorazione del materiale selezionato,
valido per la finestra 3D; possibile accedere alle seguenti schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico);
Texture: dal controllo a discesa
possibile cambiare l'immagine realistica del Materiale
selezionato, valida per la finestra 3D, quando attivata la modalit di visualizzazione 'Render';
possibile scegliere fra un campione di immagini precaricate, con una nomenclatura che riporta
schematicamente la tipologia del materiale.
Gruppo 'Requisiti geometrici maschi murari':
in tale gruppo di propriet, vengono indicati i valori di riferimento 'limite' previsti dalla normativa
(DM 14/01/2008, Tab. 7.8.II), in base ai quali una determinata parete viene classificata come sismo-

reagente oppure no (quando non li rispetta, la parete sar 'declassata' a biella, ovvero con vincolo di
'cerniera-cerniera'):

Spessore minimo: espresso in (m), indica lo spessore minimo che previsto dalla normativa per
quella determinata tipologia muraria per poter considerare una parete come sismo-resistente;
Snellezza complanare limite: valore limite per la snellezza complanare; tale dato pu essere
confrontato con la propriet 'Snellezza Complanare' di una determinata asta nella finestra delle
propriet, in modo da avere conferma che la parete sia pi o meno snella, nel piano complanare,
rispetto a quanto previsto dalla normativa per quella determinata tipologia di materiale;
Snellezza ortogonale limite: valore limite per la snellezza ortogonale; tale dato pu essere
confrontato con la propriet 'Snellezza Ortogonale' di una determinata asta nella finestra delle
propriet, in modo da avere conferma che la parete sia pi o meno snella, nel piano ortogonale,
rispetto a quanto previsto dalla normativa per quella determinata tipologia di materiale.
Approfondimento sulle murature nuove: per la tipologia di muratura nuova, la finestra di dialogo
assume un aspetto diverso, simile al seguente:

In particolare, trattandosi di una muratura nuova, in genere sar l'Utente ad essere in possesso dei
valori delle diverse resistenze, sulla base degli elementi riportati sulla scheda tecnica del materiale.
Tuttavia, anche a livello normativo (11.10.3 del DM08), possibile ricavare i valori di resistenza della
muratura a partire dai valori di resistenza del singolo blocco e della tipologia della malta costituente

la muratura nel complesso: il punto della normativa sopra citato in realt leggermente carente
(rispetto per esempio alle conclusioni presenti nell'EuroCodice 6), in quanto lega la resistenza a
taglio anche alla resistenza a compressione dei blocchi, quando invece dovrebbe avere prevalenza la
resistenza della malta.
Ad ogni modo, nella finestrella sopra riportata, possibile adottare le procedure previste nel DM08:
prima si imposteranno quindi le caratteristiche meccaniche dei blocchi e della malta, secondo lo
schema seguente:

dove:
f,bk= resistenza caratteristica del singolo blocco;
f',bk= resistenza caratteristica a compressione in direzione orizzontale;
fm,m= resistenza media a compressione della malta.
Dopo aver impostato tali caratteristiche, premendo l'apposita funzione di trasformazione,
automaticamente saranno adeguati i valori della resistenza per quella muratura:
La formulazione sopra indicata lega la resistenza caratteristica dei blocchi e della malta alla
resistenza a compressione e taglio della muratura complessiva, tenendo conto delle limitazioni
prevista dalla normativa al punto sopra citato:

Per concludere la definizione della muratura, l'Utente dovr manualmente modificare i valori dei
moduli elastici: si possono seguire le indicazioni fornite dalla normativa appena sopra riportare,
quindi qualificando E= 1000*fk, e G= 0.4*E.
In pratica, la variazione della resistenza a compressione della muratura rispetto a quella tipica dei
blocchi costituenti segue una legge di variazione come quella mostrata nell'immagine seguente:

2.3. SEZIONI

La finestra 'Sezioni' contiene le informazioni principali sulle tipologie di sezioni presenti nel Progetto;
possibile richiamare la finestra 'Sezioni' dall'apposito pulsante posto sotto il 'Navigatore', il quale, una volta
premuto il comando 'Sezioni', assume il seguente aspetto:

Presenta quindi un menu ad albero, dal quale possibile richiamare i sottoinsiemi contenuti, attivando il
simbolo
: selezionando la sezione scelta, sulla destra avremo elencate le sue 'Propriet', richiamabili
anche attraverso il comando 'Gestione sezioni', presente in fondo alla scheda 'Sezioni' del 'Navigatore':
ad esempio, per la sezione di tipo 'Rettangolare', possiamo accedere alla seguente finestra, denominata
'Sezioni':

Come detto sopra, possibile inserire o rimuovere le sezioni tramite i comandi 'Aggiungi' e 'Rimuovi'.
PROPRIETA' DELLA FINESTRA:
Gruppo Geometria:
Altezza: rappresenta l'altezza della sezione, in mm;
Base: rappresenta la base della sezione, in mm.
Gruppo Caratteristiche:
in questo Gruppo, vengono riassunte tutte le propriet meccaniche della sezione, calcolate
automaticamente, quali l'area ed i Momenti d'Inerzia (significativi soprattutto in presenza di sezioni di
profilati di acciaio).
E' possibile anche inserire sezioni metalliche appartenenti a profili comuni, quali ad esempio HE ed IPE;
scegliendo di aggiungere quindi una sezione appartenente alla tipologia 'Profilati', la finestra 'Sezioni'
assume il seguente aspetto:

Come mostrato dall'immagine soprastante, possibile, dal Menu a tendina relativo alla descrizione,
scegliere un profilo tra quelli preimpostati: automaticamente, verranno aggiornate tutte le propriet
sottostanti della sezione, sia geometriche che inerziali.

Con riferimento alle sezioni in acciaio, altre due importanti propriet che possibile modificare in Input
riguardano il loro possibile accoppiamento lungo gli assi locali: quando le propriet 'Accoppiamento y', o
'Accoppiamento z', sono poste su 'Si', automaticamente le caratteristiche geometriche ed inerziali saranno
aggiornate, in modo da poter considerare la sezione come effettivamente 'raddoppiata'; questo pu
risultare utile quando si devono inserire dei telai di cerchiatura, che a volte possono anche risultare
composti da profili accoppiati; la visione in anteprima della sezione confermer la correttezza dei dati
inseriti, cfr. ad es. Immagini seguenti:

Un'ulteriore tipologia di sezioni riguarda le sezioni con 'Sagoma a T' oppure con 'Sagoma ad L', che spesso
possono trovarsi nelle fondazioni. In questo caso, la finestra 'Sezioni' si aggiorner come mostrato di
seguito:

Il 'Gruppo Geometria' costituisce una serie di valori da inserire in Input, per dimensionare fisicamente la
sezione; una volta inseriti tali valori, automaticamente verranno aggiornate tutte le propriet sottostanti
della sezione, sia geometriche che inerziali.
E' importante sottolineare che questo tipo di sezioni (a T oppure ad L) influenzato dall'orientamento nello
spazio dell'oggetto avente questa sezione; pertanto, dalla propriet 'Tipo Sezione', aprendo la finestra a
tendina, si avr la possibilit di scegliere che orientamento avr la sezione:
- nel caso di sezione a T, si potr decidere se avere una sezione a T, oppure a T rovescia, cfr. immagine
seguente:

- nel caso di sezione ad L, si potr scegliere fra quattro opzioni, ognuna in base al lato in cui l'anima si dirige
(a destra o sinistra), ed anche la stessa situazione con la forma ad 'L' ruotata, cfr. immagine seguente:

E' importante ricordare che nelle sezioni ad L, per via dei loro assi principali d'inerzia di fatto 'ruotati'
rispetto ai normali assi cartesiani ortogonali, le sollecitazioni calcolate nelle analisi vengono riportate

'ruotate' dell'angolo pari alla differenza con gli assi principali ortogonali, in quanto appunto sono riferite al
sistema principale locale della sezione (ruotato nel caso di sezioni ad 'L'); una volta inseriti i dati geometrici
della sezione, in fase di creazione del modello strutturale tale angolo di rotazione viene calcolato ed
assegnato automaticamente dal software.

2.4. RIFERIMENTI

Il gruppo 'Riferimenti' contiene al suo interno due comandi, tramite i quali possibile importare alcuni
oggetti validi come riferimento per la creazione degli oggetti strutturali:
- immagine: con questo comando, si aprir una finestra di dialogo per ricercare nel computer un'immagine
da importare nello spazio grafico come riferimento per tracciare i vari oggetti;
- Disegno: con questo comando, si aprir una finestra di dialogo per ricercare nel computer il disegno da
importare nello spazio grafico: il disegno deve essere in formato dxf (in qualsiasi versione di creazione); ai
fini di una pi agevole modellazione, rimangono validi i consigli di semplificare i disegni progettuali su CAD
originari ai fini dell'importazione in PCM, eliminando cio annotazioni particolari quali scritte e arredi, che
non hanno funzioni strutturali, riducendo le entit agli elementi fondamentali. Selezionato il file dxf da
importare, confermando vedremo che questo sar stato posizionato nell'ambiente grafico:

Per preimpostazione, il disegno viene posizionato rispetto all'origine degli assi cartesiani (quindi per una
migliore lettura e precisione nella gestione dei disegni di riferimento, consigliabile mantenere sempre la
pianta di riferimento nel CAD originario posizionata in vicinanza dell'origine degli assi). Qualora per qualche

motivo il disegno non sia stato posto nell'origine degli assi, come gli altri oggetti possibile spostarlo
tramite appositi comandi di modifica.
E' importante sottolineare che il disegno dxf va importato ad ogni piano (in precedenza gi impostato dalla
finestra 'Progetto', 'Gestione Piani'); non bisogna quindi condurre nessuna sovrapposizione in ambiente
CAD tra le piante dei diversi piani, ma invece consigliabile creare un file dxf per ogni piano, in modo da
facilitarne la rintracciabilit e l'inserimento.
Il disegno appena inserito ha delle propriet, che sono visualizzabili sempre sulla finestra delle propriet
sulla destra, una volta selezionato il dxf dal 'Navigatore' oppure direttamente facendo clic sopra in modo
grafico:

PROPRIETA' DEL RIFERIMENTO:


Gruppo Generale:
Layers: dal comando , possibile accedere ad una finestra specifica, contenente tutti i layers
presenti nel dxf, analogamente ad altri ambienti CAD: potranno quindi essere modificate le propriet
di visualizzazione, colore, ecc
Fattore di scala: possibile inserire un fattore di scala per modificare l'unit di misura del riferimento
dxf inserito;
Visibile: questa propriet permette di scegliere la visualizzazione del riferimento:
- No: significa che il disegno di riferimento non verr visualizzato (rimane comunque inserito nel
modello);
- solo in 2D: permette la visualizzazione del riferimento solo nella finestra grafica 2D;
- anche in 3D: consente la visualizzazione del riferimento sia nella finestra 2D che nella finestra 3D
(ad esempio un'utile propriet per controllare che i vari piani siano stati inseriti correttamente
allineati in altezza).
Gruppo Posizione:
Blocca Spostamento: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che la
posizione del disegno di riferimento non modificabile; quando posta uguale a No, il disegno pu
essere spostato;

Punto di Inserimento: riporta le coordinate (X,Y,Z) del punto di inserimento del dxf (per convenzione,
riferito sempre all'angolo in basso a sinistra); per eventuali necessit, i valori sono comunque
modificabili.

Gruppo Aspetto:
Unifica: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che il disegno viene
importato ignorando le caratteristiche specifiche dei layers impostati nel dxf; quando posta uguale a
No, ogni layer verr riportato con le proprie caratteristiche, ad esempio di colore, impostate nel dxf;
una nota particolare riguarda la modifica dei colori, che, nel nuovo ambiente, attuabile solo
qualora ogni elemento nel dxf abbia il colore posto sul valore 'da Layer'.
Colore: dal controllo a discesa
possibile cambiare la colorazione del materiale selezionato,
valido per la finestra 3D; possibile accedere alle seguenti schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico).

2.5. COSTRUZIONE
Il gruppo Costruzione contiene i comandi principali della modellazione architettonica, dedicati
all'inserimento delle entit strutturali.
2.5.1. MURO

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Disegno di un Muro generico, gestito con Propriet Grafiche e Parametriche;

Disegno di un Muro Rapido (accedendo al comando a discesa 'Muro Rapido'), riconosciuto


automaticamente tracciando una linea che intersechi due linee parallele, sulla base di un disegno dxf
di riferimento o di un'immagine:

N.B. Conclusione del comando: ESC , ripetizione rapida del comando: INVIO.
Per quanto riguarda la modellazione dei muri con spessore variabile, la procedura di riconoscimento
automatico dei muri (comando 'Muro Rapido') prevista solo per muri con linee perfettamente parallele
(d'altra parte anche la norma prevede la verifica solo di elementi con sezione rettangolare); nei casi di muri
con spessori variabili, bisogner creare diversi muri contigui con diverso spessore: sar quindi l'Utente a
decidere dove e come dividere i diversi muri, e quali spessori utilizzare (pu impostare lo spessore sia
digitandolo nella relativa propriet 'Spessore', sia misurandolo dal dxf (sempre facendo clic col mouse sulla
stessa propriet, e premendo il pulsante col simbolo dei tre puntini, cfr. immagine seguente)):

PROPRIETA' DELL'OGGETTO:
(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Caratteristiche:
Allineamento: (Sinistra, Centro, Destra).
La propriet modifica la posizione del Muro rispetto ai due nodi di definizione iniziale e finale.
Materiale: dal controllo a discesa
si seleziona il Materiale da applicare per la parete in oggetto.
Una volta selezionato, l'opzione rimane attiva per i successivi elementi.
E' possibile inserire, come materiale, anche il materiale 'Cemento Armato', con le caratteristiche
impostare nella finestra 'Materiali': automaticamente, in fase di creazione del modello strutturale,
un'asta avente materiale in c.a. sar considerata come setto in c.a., per il quale sar possibile definire
sia le armature 'longitudinali' che di 'staffe'. Per la loro gestione in PCM, si rimanda all'apposito
paragrafo specifico.
Spessore: possibile modificare lo spessore sia digitandolo da tastiera, sia misurandolo dal disegno
tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto finale.
Gruppo Elevazione:
Quota: la propriet indica il valore della distanza a cui porre il muro in elevazione (ad esempio da
utilizzare nei casi di piani sfalsati). E' possibile modificare la Quota sia digitandola da tastiera, sia
misurandola dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto finale. Non
possibile inserire un valore della quota superiore all'altezza di piano definita nella finestra 'Progetto'.
In tal caso, il muro va definito direttamente al piano superiore.
h iniziale: modifica l'altezza del nodo iniziale del muro; : possibile modificare il h sia digitandolo
da tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore.
h finale: modifica l'altezza del nodo finale del muro; possibile modificare h sia digitandolo da
tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore.
Gruppo Posizione:
Punto iniziale: riassume le coordinate (X,Y,Z) del punto iniziale del Muro; per eventuali necessit, i
valori sono comunque modificabili.
Punto finale: riassume le coordinate (X,Y,Z) del punto finale del Muro; per eventuali necessit, i valori
sono comunque modificabili.

Gruppo Varie:
Paramento: indica la denominazione del Paramento; il dato relativo all'identificazione del
Paramento ai fini delle verifiche a Ribaltamento eseguite per l'analisi cinematica condotta attraverso
le schede di calcolo del modulo 'ESP': tale modulo pu essere richiamato dal comando 'Applicazioni'
della scheda 'Supporto' (a partire dalla versione 2014, la scheda Cinematismi di PCM risolve l'Analisi
Cinematica in modo visuale e contestuale al modello 3D; le schede di calcolo sono tuttavia
mantenute per compatibilit con l'utilizzo delle versioni precedenti di PCM).
Zone rigide: indica il metodo seguito per la definizione delle zone rigide da applicare alle aste che
saranno generate, nel modello strutturale, a partire dal muro in oggetto. In particolare, possibile
scegliere fra tre opzioni:
- Nessuna: non sar applicata nessuna zona rigida alle estremit delle aste rappresentanti i maschi
murari;
- Intersezione: le zone rigide assegnate saranno pari esattamente alle dimensioni geometriche delle
intersezioni con le strisce ed i sottofinestra;
- Limite H/3: scegliendo questa opzione, le eventuali zone rigide che sarebbero presenti, e derivanti
dall'intersezione geometrica con le strisce ed i sottofinestra, saranno limitate al massimo ad una
dimensione pari ad H/3, dove H l'altezza geometrica della parete, cos come definita in Input
nella fase architettonica, nella finestra 'Gestione Piani';
- Diffusione 30: la definizione delle zone rigide seguir una legge di diffusione a 30, secondo il
metodo elaborato dal prof. Dolce. In particolare, si seguir l'impostazione descritta nella figura
seguente:

Con riferimento all'esempio qui sopra descritto, secondo il 'metodo Dolce', supponendo che il piano
sia alto 3.50 m, l'altezza dell'apertura pari a 2.00m, e che questa sia distante D=1.00m dal bordo,
l'altezza deformabile del maschio adiacente all'apertura pari a:
h'= hAPE + (D/2)*tg(30) = 2000 + 1000 * tg(30)= 2577 mm
Il metodo sopra illustrato applicabile in quanto:
D*tg(30) <= (h-hAPE) (2000 * tg(30)) = 1154 <= 1500 mm
Se questa relazione non fosse soddisfatta, si dovrebbe considerare non la direzione a 30 dallo
spigolo dell'apertura, ma il segmento che unisce lo spigolo dell'apertura allo spigolo superiore della
parete.
La luce deformabile del maschio murario dunque pari a:
Heff= 2577 + (1/3)*2000*(3500-2577) / 2577 = 2816 mm
e quindi la zona rigida pari a: ZR= 3500 2816 = 684 mm
Per default, le zone rigide sono sempre impostate sulla 'Diffusione a 30'.
La scelta delle zone rigide comunque importante ai fini della risposta della struttura. Quindi si
consiglia di compiere tale scelta quando si realmente sicuri della modellazione architettonica

compiuta. In particolare, di aiuto pensare gi ad una possibile ripartizione delle rigidezze, e quindi
anche al posizionamento del centro delle rigidezze stesso.
Potrebbero infatti capitare casi in cui per esempio vi siano forti disquilibri fra parti diverse della
struttura (ad esempio in quanto su un lato si presentano pareti molto forate, rispetto ai lati opposti,
dove ci siano solo pareti piene); con l'adozione di zone rigide corrispondenti all'intersezione
geometrica con strisce e sottofinestra, i tratti rigidi delle aste del paramento forato potrebbero
essere predominanti rispetto alla parete piena, di fatto priva di rigidit iniziali e finali; pertanto, in
questi casi, avere delle zone rigide minori sulla parte forata (ad esempio zone rigide derivanti dalla
diffusione a 30) pu tradurre una maggiore rispondenza della rigidezza complessiva della struttura,
dando per cos dire 'meno peso' alla parete forata rispetto a quella piena, con beneficio anche nel
posizionamento del centro della rigidezza.
Ad ogni modo, se eventualmente, nel corso dell'approfondimento dello studio della struttura
(ovvero anche a modello strutturale generato), si volesse cambiare l'ipotesi riguardo le zone rigide
(ad esempio perch si vuole cambiare da 'Intersezioni' a 'Diffusione a 30', o viceversa) per tutti gli
oggetti 'Muro' presenti o solo per alcuni, importante osservare che i comandi per cambiare le zone
rigide vengono resi disponibili anche quando il modello strutturale stato generato.
IMMAGINI DEL COMANDO e METODI DI CREAZIONE:
Disegno di un Muro generico, gestito con Propriet Grafiche e Parametriche:

L'oggetto Muro pu essere inserito direttamente in modo grafico, facendo clic su un punto iniziale e su uno
finale nell'ambiente grafico; sulla destra sono visibili contemporaneamente le sue propriet, editabili sia
prima della sua creazione, che dopo (ad oggetto selezionato). In questo caso, il muro ha Allineamento sulla
sinistra dei nodi di definizione.
Disegno di un Muro Rapido (accedendo al comando a discesa 'Muro Rapido'), riconosciuto
automaticamente tracciando una linea che intersechi due linee parallele, sulla base di un disegno dxf di
riferimento o di un'immagine:

Dopo la creazione del Muro, nella finestra 2D l'oggetto grafico avr sfondo grigio, con indicazione della
linea mediana (in stile 'Tratto-punto'); il bordo in rosso, che compare anche solo passandoci sopra con il
puntatore, rappresenta l'Anteprima dell'oggetto che verr selezionato qualora facessimo clic col mouse.
Nella finestra 3D, contestualmente si visualizza il solido del muro. Il suo aspetto modificabile in base a
diverse modalit di Visualizzazione (cfr. Scheda 'Vista' della Barra Multifunzione, scheda 'Modello').

Quando il Muro risulta selezionato, appare in colorazione verde, ed una freccia alla base del muro indica il
verso di definizione, in modo da individuare subito il Nodo Iniziale ed il Nodo Finale.

Eventuali modifiche sulla variazione di lunghezza possono essere condotte anche graficamente, dalla
finestra 2D o dalla finestra 3D, spostando i 'grip' dei nodi iniziali e finali del muro stesso nei punti desiderati;
opportuni snap aiuteranno nel corretto posizionamento, analogamente ad altri ambienti CAD.

In caso di falde inclinate, una volta creati gli oggetti 'Falde', con la loro pendenza, possibile adeguare
graficamente l'altezza dei muri a timpano, selezionando l'apposito comando dalle propriet 'h iniziale' o
'h finale' (dipende dal verso, indicato dalla freccia alla base del muro), facendo clic in sequenza su punto
iniziale (il pi basso) e punto finale (il pi alto).

Un'osservazione importante riguarda la modifica delle dimensioni dell'oggetto 'Muro' condotte tramite
'spostamento dei suoi Grip', iniziale e/o finale. Quando in un muro sono state gi disegnate delle 'Aperture',
e successivamente si modifichi la lunghezza del Muro agendo appunto sui Grip, pu capitare che l'oggetto
'Apertura' non rimanga dov' stato definito, ma che lo 'spostamento' del Grip venga applicato anche al
nodo iniziale di definizione dell'apertura: questa caratteristica dovuta al legame dell'oggetto 'Apertura'
rispetto al punto 'Iniziale' dell'oggetto 'Muro'; in pratica se si sposta o modifica un oggetto 'Muro', in cui la
'zona' di interesse delle modifica la parte corrispondente al punto di definizione 'Iniziale', allora si sposter
anche l'apertura; se invece la modifica interessa la zona 'Finale' della parete, non si avranno modifiche
dell'apertura rispetto ai nodi in cui stata definita.
Se si seleziona l'oggetto 'Muro' si visualizza anche una freccia che indica il verso di definizione della parete,
cfr. ad es. immagine seguente:

Nell'immagine sopra allegata, i due muri sono al momento scollegati; se si 'stirasse' la parete con l'apertura,
spostando il nodo iniziale, l'apertura seguirebbe rigidamente tutta la parete, in modo da mantenere
invariata la distanza dal bordo; lo stesso accadrebbe con il comando 'Estendi'. Con il comando 'Raccorda'
invece questo non accade.
Quindi qualora si debba spostare o modificare le dimensioni di un muro nell'ambiente architettonico,
necessario sempre controllare il verso di queste; se la modifica interessa la parte iniziale del muro, in realt
l'apertura andr reintrodotta.
Ogni oggetto 'Apertura' nasce con un legame di questo tipo rispetto all'origine (punto iniziale) del Muro,
infatti non possibile utilizzare per esempio il comando 'Copia' per copiare un'apertura gi esistente, ma la
nuova apertura andr reinserita per poterla appunto 'legare' in modo corretto al bordo iniziale.
Muri Fittizi:
in alcuni casi pu capitare che vi siano sia solai di sottotetto, che solai di falda inclinati, e che, relativamente
a questi ultimi, invece che terminare su un muro avente una determinata altezza, arrivino direttamente alla
quota '0' di gronda.
Si faccia per esempio riferimento alla seguente struttura semplice a due livelli: attualmente inserito il
solaio di interpiano; al di sopra, si vuole inserire un unico solaio inclinato che arriva alla quota di gronda:

Per inserire il solaio, ci si deve posizionare in pianta, al Livello 2: si nota come 'mancherebbe' un terzo
elemento di chiusura per poter inserire il solaio:

La procedura migliore per poter inserire anche il solaio inclinato regolarmente, e far si che la trasmissione
dei carichi avvenga correttamente, creare un 'Muro Fittizio', ovvero un muro avente praticamente altezza
nulla: in questo caso, si inserisce un muro avente 'DeltaH Iniziale='DeltaH Finale=-1.20m', ovvero lo stesso
valore dell'altezza del piano 2:

Cos facendo possibile adesso inserire il solaio in pianta:

Il vantaggio di questa modalit di inserimento sta nel fatto che, nel modello strutturale, in corrispondenza di
questa zona della quota di gronda il 'maschio' fittizio di fatto non esiste (altezza nulla infatti), mentre sono
creati solamente i due link rigidi che servono a trasmettere il carico:

Essendo comunque un elemento architettonico 'Muro', che verr comunque trasformato in elemento
strutturale (anche se solo per i link), sempre consigliabile valutare per il muro fittizio la stessa suddivisione
in pi elementi qualora la sua lunghezza sia notevole, o comunque considerando come sono suddivisi gli
altri elementi soprastanti e sottostanti.
Pareti molto lunghe:
consigliabile non ottenere, anche a seguito dell'inserimento delle varie aperture, pareti molto lunghe
rispetto alla propria altezza.
In genere, quando la lunghezza di una parete supera due volte, due volte e mezzo la propria altezza,
opportuno suddividerla in pi parti, al fine di schematizzare correttamente la trasmissione dei carichi anche
in base alle pareti sovrastanti o sottostanti.
Ad esempio, sempre con riferimento al semplice modello di cui sopra, la parete cieca retrostante risulta
abbastanza lunga: possibile utilizzare, dalla scheda 'Strumenti', 'Disegno e Modifica', il comando 'Spezza',
selezionando col mouse il punto dove si vuol spezzare la parete, e successivamente facendo clic col tasto
destro del mouse per chiudere il comando:

I risultato quindi quello di ottenere due pareti maggiormente proporzionate, in grado di comportarsi in
modo migliore rispetto all'unica grande parete:

2.5.2. APERTURA

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Disegno di un'Apertura generica, gestita con Propriet Grafiche e Parametriche, oppure tracciata
sulla base di un disegno dxf di riferimento o di un'immagine:

N.B. Conclusione del comando: ESC , ripetizione rapida del comando: INVIO.
PROPRIETA' DELL'OGGETTO:

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

PROPRIETA' DELL'OGGETTO:
Gruppo Geometria:
Larghezza: indica la larghezza dell'apertura;
Distanza da Base: rappresenta la distanza dalla base del piano:
- nel caso di una Porta:
il valore pari a zero '0';

- nel caso di una Finestra:


il valore pari all'altezza del Sottofinestra.
Altezza: rappresenta l'altezza dell'apertura:
- nel caso di una Porta:
il valore pari all'altezza della porta;
- nel caso di una Finestra:
il valore pari all'altezza del foro condotto.

Gruppo Dimensioni Effettive:


Larghezza: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato l'oggetto apertura, ci
fornisce per l'indicazione della sua larghezza effettiva, ovvero depurata dalla presenza di
un'eventuale telaio di cerchiatura (quindi alla larghezza geometrica del foro si sottraggono le
dimensioni degli eventuali montanti della cerchiatura);
Altezza: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato l'oggetto apertura, ci
fornisce per l'indicazione della sua altezza effettiva, ovvero depurata dalla presenza di un'eventuale
telaio di cerchiatura (quindi all'altezza geometrica del foro si sottrare la dimensione dell'eventuale
profilo dell'architrave).
Gruppo Rinforzo: (attenzione: possibile inserire gli elementi presenti in questa scheda e considerarli
anche nel calcolo solo se si dispone parallelamente anche di una licenza di ACM aggiornata alla versione
corrente di PCM) :
Elementi: in questa propriet possibile specificare se l'apertura selezionata oggetto di rinforzi
strutturali, oppure no; in particolare, possibile scegliere fra le seguenti opzioni:
Nessuno: il foro una semplice apertura (porta o finestra), senza nessun rinforzo;
Architrave: l'apertura sar dotata solo di un elemento di rinforzo orizzontale superiore, ovvero
un'architrave: per tale oggetto, nella successiva propriet 'Architrave', aprendo la finestrella a
tendina sar possibile specificare il materiale, la sezione e l'inerzia considerata nel calcolo (se
massima o minima, rispetto alla direzione prevalente della parete):

Quando l'architrave in cemento armato, in fase strutturale potr essere definita anche l'armatura
presente, in modo da poterne condurre la verifica.
Architrave e Montanti: l'apertura sar dotata sia di montanti che di architrave; anche per i
montanti, prevista una finestrella a tendina in cui scegliere il materiale, la sezione e l'inerzia
considerata nel calcolo (se massima o minima, rispetto alla direzione prevalente della parete):

Quando i montanti sono in cemento armato, in fase strutturale potr essere definita anche
l'armatura presente, in modo da poterne condurre la verifica.
Le ultime due propriet sopra elencate si riferiscono alla possibilit di inserire, in una determinata
apertura, un montante intermedio, posizionato anche in modo non simmetrico rispetto alla
geometria di definizione dell'apertura stessa, cfr. ad esempio l'apertura seguente:

Cerchiatura completa: si considera la cerchiatura completa, ovvero il foro del tutto racchiuso
da elementi di rinforzo; in quest'ultimo caso, si considera quindi anche un profilo per il traverso
inferiore:

N.B. Sia per le cerchiature complete, che per sole architravi, gli unici due materiali previsti sono l'acciaio e il
cemento armato. Non sono ammessi altri elementi di rinforzo in muratura.
Inoltre, l'inserimento di un'architrave non equivale al considerare questa nell'ambito della verifica della
striscia come vera e propria 'Trave di accoppiamento in muratura'; per poter ad esempio soddisfare la
verifica a pressoflessione delle strisce, solitamente possibile considerare la presenza di architravi e cordoli
come area di armature, valori da inserire in fase strutturale, nelle propriet 'Armatura' delle strisce murarie.
Nel caso di presenza di sola architrave, a rigore si potrebbe escludere dalla verifica la striscia muraria,
assumendo in pratica che la connessione tra i maschi sia sufficientemente garantito dall'architrave.
METODOLOGIA DI ANALISI DELLE CERCHIATURE
In PCM la cerchiatura viene considerata nella procedura dell'analisi globale assieme a tutte le altre aste
dell'edificio, in particolare considerata anche ai fini dell'analisi non lineare con le eventuali plasticizzazioni
dei montanti. Non prevista l'esportazione della cerchiatura da PCM verso ACM. I due ambienti sono infatti
distinti: se lo scopo considerare una cerchiatura ai fini di un intervento nel complesso dell'edificio,
miglioramento o adeguamento, allora opportuno inserirla nel modello globale di PCM (qui sono gi
condotte le singole verifiche di resistenza ad SLU per montanti ed architravi, sia per le analisi lineari che
come detto per le non lineari, con le eventuali plasticizzazioni dei montanti); se invece si tratta di un

intervento localizzato a quella parete, sufficiente andare a modificare i dati direttamente in ACM, che
orientato allo studio della parete isolata, in modo che variazioni di rigidezza, forza ultima e capacit di
spostamento rientrino nell'Intervento Locale.
Inoltre, ACM rimane come ambiente separato in cui possibile completare le altre verifiche di tipo locale,
ove non espressamente condotte nel modello globale (come ad es. un predimensionamento dei profili, la
verifica di deformabilit dell'architrave (freccia), oppure le verifiche sulle saldature), per le quali si modeller
in ACM il telaio di cerchiatura previsto; gli aspetti invece dell'analisi della cerchiatura nel complesso
'Cerchiatura-Parete', come detto, sono implementati gi nell'analisi globale di PCM.
Il momento di plasticizzazione dei giunti alla base ed in sommit pu inoltre essere specificato
diversamente dall'Utente; questo per tener conto di possibili momenti di giunto diversi, derivanti per
esempio da piastre alla base e/o da collegamenti bullonati in sommit (collegamenti che in realt non
corrispondono ad una connessione a completo ripristino di resistenza, come per esempio solitamente una
saldatura, ma costituiscono un grado di trasmissione del momento resistente in genere minore). Tali
momenti sono propriet delle aste con tipologia 'Montante', in fase strutturale.
IMMAGINI DEL COMANDO e METODI DI CREAZIONE:

Disegno di un'Apertura generica, gestito con Propriet Grafiche e Parametriche, oppure inserita sulla
base di un dxf di riferimento:

L'oggetto Apertura pu essere inserito direttamente in modo grafico, facendo clic su un punto iniziale e
uno finale nell'ambiente grafico; sulla destra si trovano le sue propriet, editabili sia prima della sua
creazione, che dopo (ad oggetto selezionato). In questo caso, stata inserita una Porta con altezza pari
a 2.00 m.

Dopo la creazione dell'Apertura, nella finestra 2D l'oggetto grafico avr campitura in bianco; il bordo in
rosso, che compare anche solo passandoci sopra con il puntatore, rappresenta l'Anteprima dell'oggetto che
verr selezionato qualora facessimo clic col mouse. Nella finestra 3D, contestualmente si visualizza il vuoto
creato.

Eventuali modifiche sulla variazione di lunghezza possono essere condotte anche graficamente, dalla
finestra 2D o dalla finestra 3D, spostando i 'grip' dei nodi iniziali e finali dell'Apertura stessa nei punti
desiderati; opportuni snap aiuteranno nel corretto posizionamento, analogamente ad altri ambienti CAD.

2.5.3. COLONNA

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Disegno di una Colonna, gestita con Propriet Grafiche e Parametriche, da inserire in posizione libera
o oppure sulla base di un punto individuato su disegno dxf di riferimento o di un'immagine (il punto
base dell'oggetto colonna il punto centrale, incrocio delle diagonali della sezione prevista):

N.B. Conclusione del comando: ESC , ripetizione rapida del comando: INVIO.
PROPRIETA' DELL'OGGETTO:

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Caratteristiche:
Materiale: dal controllo a discesa
si seleziona il Materiale da applicare per la colonna in oggetto.
Una volta selezionato, l'opzione rimane attiva per i successivi elementi. E' possibile quindi adottare il
materiale 'Cemento Armato' (l'oggetto sar quindi un Pilastro'); oppure il materiale 'Muratura'
(l'oggetto sar quindi una 'Colonna in Muratura');

Sezione: rappresenta la sezione della colonna; dal controllo a discesa


possibile scegliere fra
alcune sezioni preimpostate. Per cambiarne i valori geometrici, necessario prima aprire la finestra
'Sezioni', aggiungendo e/o modificando le propriet delle Sezioni presenti; e successivamente
selezionare la colonna e modificarne la sezione.

Gruppo Elevazione:
Quota la propriet indica il valore della distanza a cui porre la colonna in elevazione (ad esempio da
utilizzare nei casi di piani sfalsati). E' possibile modificare la Quota sia digitandola da tastiera, sia
misurandola dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto finale.
h: modifica l'altezza dell'intera colonna: possibile modificare il h sia digitandolo da tastiera, sia
misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto finale. E' un
dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore.
Gruppo Posizione:
Punto di Inserimento: riassume le coordinate (X,Y,Z) del punto di inserimento della Colonna; per
eventuali necessit, i valori sono comunque modificabili.
Rotazione: rappresenta l'angolo di rotazione in gradi della sezione (positivo se antiorario, negativo se
orario).
Gruppo Varie:
Paramento: indica la denominazione del Paramento; il dato relativo all'identificazione del
Paramento ai fini delle verifiche a Ribaltamento eseguite per l'analisi cinematica condotta attraverso
le schede di calcolo del modulo 'ESP': tale modulo pu essere richiamato dal comando 'Applicazioni'
della scheda 'Supporto' (a partire dalla versione 2014, la scheda Cinematismi di PCM risolve l'Analisi
Cinematica in modo visuale e contestuale al modello 3D; le schede di calcolo sono tuttavia
mantenute per compatibilit con l'utilizzo delle versioni precedenti di PCM).
IMMAGINI DEL COMANDO e METODI DI CREAZIONE:

L'oggetto Colonna pu essere inserito direttamente in modo grafico, facendo clic su un punto iniziale e uno
finale nell'ambiente grafico; sulla destra si trovano le sue propriet, editabili sia prima della sua creazione,
che dopo (ad oggetto selezionato). In questo caso, stato inserito un Pilastro in c.a. con sezione pari a 50
cm x 50 cm.

Eventuali modifiche possono essere condotte anche graficamente, dalla finestra 2D o dalla finestra 3D,
spostando i 'Grip' del nodo di riferimento: in questo caso, tuttavia, non si conduce una modifica sulla
sezione della Colonna, ma l'effetto di modifica del Grip equivale al comando 'Sposta' ; opportuni Snap
aiuteranno nel corretto posizionamento, analogamente ad altri ambienti CAD.
2.5.4. TRAVE

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Disegno di una Trave, gestita con Propriet Grafiche e Parametriche, da inserire in posizione libera o
oppure sulla base di un punto iniziale ed uno finale individuati su disegno dxf di riferimento o di
un'immagine:

N.B. Conclusione del comando: ESC , ripetizione rapida del comando: INVIO.
PROPRIETA' DELL'OGGETTO:
(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Caratteristiche:
Posizione: variabile che indica se la trave in oggetto una trave di fondazione (propriet='In
fondazione'), oppure se una normale trave di piano (propriet='In elevazione'.
Il parametro in oggetto serve anche qualora si vogliano definire delle fondazioni su livelli sfalsati: in
questi casi, bisogna posizionarsi al piano della quota sfalsata, creare le travi ( consigliabile attivare
come riferimento, in visibilit ridotta, il piano soprastante), ed impostare manualmente la propriet
su 'in fondazione';
Materiale: dal controllo a discesa
si seleziona il Materiale da applicare per la trave in oggetto. Una
volta selezionato, l'opzione rimane attiva per i successivi elementi. Non possibile applicare il
materiale 'Muratura' per questa Tipologia;
Sezione: rappresenta la sezione della trave; dal controllo a discesa
possibile scegliere fra alcune
sezioni preimpostate. Per cambiarne i valori geometrici, necessario prima aprire la finestra 'Sezioni',
aggiungendo e/o modificando le propriet delle Sezioni presenti, e successivamente selezionare la
trave e modificarne la sezione;
Rotazione: rappresenta la rotazione della trave nel piano orizzontale.
Gruppo Elevazione:
h iniziale: modifica l'altezza del nodo iniziale della trave: possibile modificare il h sia digitandolo
da tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore.
h finale: modifica l'altezza del nodo finale della trave: possibile modificare h sia digitandolo da
tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore.
Inclinazione: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato l'oggetto trave, ci
fornisce per l'indicazione della sua inclinazione in altezza.
Gruppo Posizione:
Posizione Iniziale: riassume le coordinate (X,Y,Z) del punto di inserimento iniziale della Trave; per
eventuali necessit, i valori sono comunque modificabili.
Posizione Finale: riassume le coordinate (X,Y,Z) del punto di inserimento finale della Trave; per
eventuali necessit, i valori sono comunque modificabili.

Gruppo Varie:
Paramento: indica la denominazione del Paramento; il dato relativo all'identificazione del
Paramento ai fini delle verifiche a Ribaltamento eseguite per l'analisi cinematica condotta attraverso
le schede di calcolo del modulo 'ESP': tale modulo pu essere richiamato dal comando 'Applicazioni'
della scheda 'Supporto' (a partire dalla versione 2014, la scheda Cinematismi di PCM risolve l'Analisi
Cinematica in modo visuale e contestuale al modello 3D; le schede di calcolo sono tuttavia
mantenute per compatibilit con l'utilizzo delle versioni precedenti di PCM).

L'oggetto Trave pu essere inserito direttamente in modo grafico, facendo clic su un punto iniziale e
uno finale nell'ambiente grafico; per impostazione di default l'inserimento avviene lungo l'asse mediano;
sulla destra si trovano le sue propriet, editabili sia prima della sua creazione, che dopo (ad oggetto
selezionato). In questo caso, stato inserita una trave in c.a. con sezione pari a 43cm x 50cm. E'
opportuno che Muri e Travi si intersechino sempre nella loro linea mediana; anche quando vi sono
pilastri intermedi, le travi non vanno interrotte in corrispondenza dei pilastri, ma vanno definite continue
fino ad intersecare i muri perimetrali.

Eventuali modifiche possono essere condotte anche graficamente, dalla finestra 2D o dalla finestra 3D,
spostando i 'Grip' del nodo di riferimento; la modifica interesser la lunghezza dell'elemento; opportuni
Snap aiuteranno nel corretto posizionamento, analogamente ad altri ambienti CAD.
DISEGNO DELLE TRAVI DI FONDAZIONE
Per il disegno delle travi di fondazione, la strada corretta da percorrere la seguente:
- Posizionarsi sul piano di fondazione, avendo attivato per il piano immediatamente superiore la propriet
'Riferimento'='Si', in modo da vedere al piano di fondazione stesso la traccia delle pareti presenti sopra;

- Creare le travi di fondazione dal comando 'Trave', selezionando i punti medi dei diversi maschi murari;
automaticamente, se create al piano di fondazione, queste aste presenteranno correttamente la propriet
'Posizione= in fondazione';
- Se invece vi sono dei livelli di fondazione sfalsati, la procedura per le fondazioni a quota pi bassa la
stessa indicata sopra; per quelle a quota sfalsata, andranno create delle travi al piano di riferimento (quindi
al piano sfalsato, non pi allo stesso piano di fondazione), impostando manualmente la propriet
'Posizione=in fondazione'; inoltre, si consiglia di non collegare le travi di fondazione sfalsate alle pareti
provenienti dalla sottostruttura per non condizionare il comportamento dinamico della struttura stessa (cfr.
collegamenti fra piani diversi).
Tra un modello in cui in precedenza si sia considerato di considerare tutti i nodi incastrati alla base, ed uno
'successivo', in cui invece inserire le travi di fondazione, al momento della generazione del modello
strutturale di quest'ultimo, necessario rispondere 'No' all'avviso sul recupero delle precedenti propriet:
questo perch, altrimenti, i nodi di fondazione erediterebbero la precedente propriet di 'Incastro' rispetto
invece alla nuova situazione di nodi su suolo elastico (per via delle fondazioni).
N.B. Platea di Fondazione: nei casi in cui si preveda di inserire al piano di fondazione una 'Platea' continua
in c.a., coerente considerare un reticolo di travi di fondazione da definire per 'pi larghe' rispetto alle
dimensioni usuali, in quanto comunque le zone pi sollecitate saranno proprio queste nervature sotto le
pareti.
2.5.5. SOLAIO

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Inserimento di un solaio, tramite il clic del mouse in un punto interno alla maglia che si desidera
inserire; necessario la maglia sia totalmente chiusa da Muri e/o Travi e che sia completamente
visibile nell'area di disegno:

N.B. Conclusione del comando: ESC , ripetizione rapida del comando: INVIO.

PROPRIETA' DELL'OGGETTO:

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Caratteristiche:
Tipologia: dal controllo a discesa
si seleziona la tipologia del Solaio che si desidera inserire:
possibile scegliere fra quattro tipologie:
- Solaio Piano: rappresenta un comune solaio di piano orizzontale;
- Falda: rappresenta un solaio inclinato, tipico per esempio dei tetti a falda; la procedura di
inserimento la stessa di un solaio piano, vengono per aggiunte alcune propriet. Una volta creato,
su un lato viene localizzata la linea di gronda, che rappresenta l'intersezione orizzontale tra la falda
inclinata e il piano orizzontale alla quota di imposta. Tale linea va posizionata correttamente sulla
quota di gronda (spostando gli appositi 'Grip' dei punti iniziale e finale; per il posizionamento, viene
indicato graficamente anche un 'segmento' nel punto medio di tale linea; tale segmento rappresenta
il verso di salita della falda, quindi deve risultare sempre rivolto verso l'interno della maglia di solaio
stessa); per concludere correttamente l'inserimento della falda, necessario assegnargli la pendenza,
nella casella relativa (p. es. 30%);

in figura, un esempio di rappresentazione della linea di gronda.


La falda potr poi essere qualificata come 'Spingente' o 'Non Spingente', attraverso le successive
propriet presenti nel gruppo 'Falda'.

- Volta a Botte: tipologia di struttura volta, che, dal punto di vista del carico verticale, equivalente al
solaio monodirezionale; ma genera anche spinte sui maschi su cui si imposta, ad una quota definita
nella casella relativa 'Altezza Volta'; le modalit di generazione della spinta sono descritte in questo
documento nel paragrafo dedicato ai Carichi;
- Volta a Padiglione: altra tipologia di struttura volta, che, dal punto di vista del carico verticale,
equivalente al solaio a lastra; ma genera anche spinte sui maschi su cui si imposta, ad una quota
definita nella casella relativa 'Altezza Volta', secondo i criteri descritti nel paragrafo di questo
documento dedicato ai Carichi;
Colore: dal controllo a discesa
possibile cambiare la colorazione del solaio indicato (solo per la
finestra 2D; la finestra 3D assume sempre il colore del Materiale); possibile accedere alle seguenti
schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico);
Materiale: dal controllo a discesa
si seleziona il Materiale da applicare per il solaio in oggetto.
Una volta selezionato, l'opzione rimane attiva per i successivi elementi. Si tratta solo di
un'indicazione valida ai fini della rappresentazione grafica (ad esempio per poter assegnare delle
texture, o cambiare colori ai materiali); non entra in gioco a livello di calcoli;
Infinitamente Rigido: variabile del tipo logico (Si/No); nell'ambito di 'Piani Deformabili', serve a
qualificare i campi di solaio selezionati come 'Rigidi' (ovvero, quando posta uguale a Si, indica che
i campi selezionati sono non deformabili, e l'indicazione grafica rappresentata da un contorno pi
spesso per le maglie selezionate; quando posta uguale a No, le maglie non subiscono modifiche e
l'Impalcato avr tutti i campi di solaio deformabili; tuttavia, la rigidit degli impalcati si gestisce nella
scheda 'Struttura', comando 'Livelli', definendo i piani come Deformabili o Rigidi (Rigidezza X=
Rigidezza Y= Si, oppure No); l'ipotesi di impostare la propriet 'Infinitamente rigido' dei solai su 'Si'
fa riferimento al caso di impalcati deformabili (definiti come tali nel comando 'Livelli'), in cui si
vogliano rendere rigide determinate aree di solaio).

Gruppo Geometria:
Area Orizzontale: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato l'oggetto solaio,
ci fornisce l'indicazione della sua area in pianta, ovvero l'area misurata in proiezione (nel caso per
esempio di solai inclinati).
Spessore: rappresenta lo spessore del solaio: possibile modificare lo spessore sia digitandolo da
tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore. Lo spessore
relativo solo alla rappresentazione grafica e all'Analisi Cinematica; non interviene quindi nella
definizione dei carichi del modello strutturale e nelle verifiche del modello globale, ma assume
importanza nell'ambiente di Analisi Cinematica in quanto definisce l'altezza di applicazione del
carico di solaio per quella determinata parete.
h: modifica la quota in altezza di definizione del solaio: possibile modificare il h sia digitandolo
da tastiera, sia misurandolo dal disegno tramite il comando , facendo clic su punto iniziale e punto
finale. E' un dato positivo; pertanto il nodo iniziale quello posto all'altezza minore. Si tratta di un
valore valido ai fini della rappresentazione grafica, non utilizzato nei calcoli.
Altezza volta: indica la quota d'Imposta della volta, nei casi di strutture voltate (tipologia 'Volta a
botte' e Volta a Padiglione'). Influisce sulla determinazione dei carichi di spinta.

Gruppo Falda:
Area Inclinata: non una propriet editabile; in sola lettura, una volta selezionato l'oggetto solaio, ci
fornisce l'indicazione della sua area effettiva, ovvero l'area occupata nella sua posizione inclinata (per
via della pendenza tale area sar quindi sempre maggiore dell'area orizzontale).
Pendenza: indica la pendenza dei solai inclinati (tipologia 'Falde'), espressa in percentuale (%);
Spingente: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a 'Si', indica che la falda in oggetto
spingente, cio produce azioni orizzontali sugli elementi di vincolo; quando posta uguale a 'No',
non sono aggiunti carichi derivanti da spinte, la ripartizione dei carichi simile ai solai piani,
considerando per nei calcoli le diverse aree (orizzontale ed inclinata) per la corretta ripartizione tra
carichi permanenti e variabili.
Ulteriori approfondimenti sulla gestione e ripartizione dei carichi sono riportate nell'esempio
predisposto nel documento 'Esempi Applicativi', accessibile dalla scheda 'Supporto' di PCM.
Gruppo Carico:
Carichi: il valore numerico che appare indica quante tipologie di carico sono presenti ed attive per il
solaio selezionato; facendo clic a lato sul pulsante
, viene aperta la seguente finestra, denominata
'Carichi':

In base alla finestra precedente, nella colonna di sinistra vengono elencati i Carichi Presenti; per
preimpostazione PCM propone 3 Condizioni di Carico Elementari per i carichi da Solai:
- Permanente;
- Permanente non strutturale;
- Variabile.
Nella schermata centrale, dal titolo 'Generale', vengono riportate le seguenti informazioni:

- Condizione di Carico Elementare: riporta la descrizione della condizione di carico elementare


selezionata sulla sinistra (nel caso in esempio, quella corrispondente a Carico1, che riguarda i pesi
Permanenti);
- Carico: riporta il valore del carico relativo da considerare; un dato in Input, che l'Utente deve
inserire solaio per solaio, in base ad una precedente Analisi dei Carichi Elementari; l'unit di misura
il kiloNewton (kN); non importa in questo ambito il rispetto della convenzione dei segni adottata in
generale, ovvero identificare il carico diretto lungo l'asse Z verso il basso; per i solai, il carico pu
essere anche inserito come positivo, sar comunque interpretato carico diretto lungo l'asse Z (verso
il basso);
- Solaio: indica la descrizione di riferimento univoca di quel solaio.

Notazioni: le descrizioni delle condizioni di carico elementari relative ai Pesi Permanenti e ai


Permanenti Non Strutturali non sono editabili da parte dell'Utente (appaiono infatti in luminosit
ridotta nella relativa etichetta: questo perch si ritengono sempre presenti; per non considerarne
l'influenza, sufficiente attribuire carichi nulli). Resta comunque la libert per l'Utente di modificare i
carichi agenti, tramite i comandi 'Aggiungi' e/o 'Rimuovi' della stessa finestra.
Carico 1, 2, 3: queste tre propriet rappresentano i campi di Input in cui inserire i carichi dei solai
derivanti dall'Analisi dei carichi elementare. E' consigliabile inserire i valori in queste tre etichette
esplicite, piuttosto che attraverso la precedente finestra 'Carichi', in quanto cos facendo sar
possibile selezionare un gruppo di solai, ed assegnare a questi lo stesso carico una sola volta.
Carico 3 (CCE): aprendo la finestra a tendina, da questa propriet sar possibile selezionare la
Condizione di Carico Elementare da assegnare al carico variabile; secondo la tab.2.5.I del DM08,
questa componente di carico pu essere classificata in uno dei seguenti modi:

Direzione principale: indica la direzione principale di tessitura del solaio, espressa in gradi;
Distribuzione trasversale: indica la percentuale di distribuzione del carico sulle pareti non
direttamente caricate dall'orditura principale; di fatto, crea un solaio bidirezionale, con una % di
carico sulle pareti parallele all'orditura del solaio.
Comportamento a piastra: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a 'Si', indica che il
solaio in oggetto distribuisce a tutte le aste di contorno lo stesso carico, indipendentemente dalla
direzione di orditura; quando posta uguale a 'No', i carichi vengono distribuiti seguendo la
ripartizione normale, in base alle proiezioni sulla retta ortogonale all'orditura impostata.

Gruppo Struttura:
Aste di contorno: indica i numeri di aste orizzontali intercettate durante l'inserimento del solaio:
qualora si voglia approfondire sulle caratteristiche delle singole aste della maglia di solaio,
possibile aprire un'apposita finestra di dialogo tramite il pulsante : si aprir una finestra di dialogo,
dalla quale potranno eventualmente essere rimosse alcune aste, ad esempio perch non si vuole che
prendano del carico da solaio:
tipico il caso in cui si debbano inserire travi intermedie per sostenere eventuali maschi murari in
falso: se tali travi si trovano di fatto in mezzo alla campata, ma realmente non ci sono, possibile
escludere che gli venga assegnato del carico di competenza, in modo da ripartire correttamente i
carichi:

Eventualmente, attraverso il pulsante in alto 'Ripristina aste di contorno', sar possibile in ogni momento
tornare alla distribuzione dei carichi precedente, in cui rientrano anche le aste cancellate nella distribuzione
dei carichi.
Comando 'Aggiorna Contorno':
Al momento dell'inserimento di un solaio, in basso alla finestra delle propriet presente un comando con
etichetta in blu, denominato 'Aggiorna Contorno': tale comando orientato ad aggiornare la forma del
solaio, nel caso si sia proceduto ad uno spostamento dei muri di definizione di quella determinata maglia.
Se ad esempio nel caso seguente la maglia passasse dalla situazione (a) alla situazione (b), la forma del
solaio non sarebbe rigenerata automaticamente:

Per adeguare la forma del solaio alla nuova situazione, sufficiente selezionare il solaio, e premere il
comando 'Aggiorna contorno':

Il risultato quindi coerente con lo spostamento dei muri condotto:

DETERMINAZIONE DELLA MAGLIA DEL SOLAIO IN FASE STRUTTURALE


Grazie alle pi recenti funzionalit, i solai in fase strutturale non vengono generati seguendo l'area
determinata degli incroci delle linee medie dei muri, ma la loro 'forma', e quindi la loro Area, quella
effettiva data dal contorno interno alla maglia individuata (uguale quindi al solaio che si vede in ambiente
architettonico).
Ad esempio, nel caso della seguente maglia irregolare, in ambiente architettonico si osserva la seguente
situazione:

In ambiente 'Strutturale', visualizzando solo le aste (o le superfici) il contorno del solaio sar disegnato come
'rientrato' rispetto agli assi baricentrici delle aste, proprio per considerarne l'area effettiva:

Se invece si visualizzano le aste con il loro ingombro solido, la vista ritorna a coincidere esattamente col
modello architettonico:

Nell'attuale versione di PCM, il contorno dei solai nel modello strutturale quindi coerente con il relativo
modello architettonico. Aprendo un file, il cui modello strutturale sia stato creato con versioni precedenti, si
noter che i solai seguono il nuovo contorno e presentano delle aree leggermente ridotte. Tuttavia, a meno
di eventuali modifiche alle propriet del solaio, i relativi carichi distribuiti sulle aste di contorno restano
invariati.
Qualora l'Utente decida di rigenerare il modello strutturale, i carichi dei solai saranno distribuiti alle aste di
contorno coerentemente con la nuova area dei solai.

2.6. STRUMENTI
Il gruppo Strumenti contiene il potente comando di PCM per la generazione delle Sezioni, e la funzione di
Copia al piano, particolarmente utile per edifici con struttura in elevazione regolare fra i vari piani.
2.6.1. SEZIONE

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Disegno di una sezione del modello:

si traccia una sezione in pianta, come se si disegnasse sul foglio da disegno. Viene creato un apposito
oggetto 'Sezione' (S-01 nell'esempio seguente), che visibile nella finestra del 'Navigatore' sulla sinistra:

PROPRIETA' DELL'OGGETTO:

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Generale:
Attiva: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, la sezione in oggetto attiva
anche nella visualizzazione 3D, e la struttura sar sezionata anche in questa vista; quando posta
uguale a No, nella finestra 3D verr visualizzata invece l'intera struttura.
Visibile: questa propriet permette di scegliere la visualizzazione del riferimento:
- No: significa che il disegno di riferimento non verr visualizzato (rimane comunque inserito nel
modello);
- solo in 2D: permette la visualizzazione del riferimento solo nella finestra grafica 2D;
- anche in 3D: consente la visualizzazione del riferimento sia nella finestra 2D che nella finestra 3D
(ad esempio un'utile propriet per controllare che i vari piani siano stati inseriti correttamente
allineati in altezza);
Nello spazio della finestra delle propriet, in basso, presente un'etichetta di comando con testo in
blu, essa rappresenta il comando seguente:

Inverti: attivando e/o rifacendo clic sul comando stesso, possibile visualizzare ed interpretare la
sezione in oggetto 'guardando' il verso scelto ed indicato dalle linee di estensione laterali in pianta,
o in 3D. Ogni clic sul comando ha quindi influenza sia sulla finestra 2D, che nella 3D.

ESEMPIO DEL COMANDO:

L'oggetto Sezione pu essere attivato direttamente in modo grafico, facendo doppio clic sul nome della
sezione relativa nella finestra del 'Navigatore' sulla sinistra.
Il nome dell'oggetto 'Sezione' pu essere modificato facendo clic col tasto destro del mouse sulla sezione
che appare nel 'Navigatore'; ugualmente, sempre attraverso il tasto destro del mouse questa pu essere
cancellata.

2.6.2. COPIA AL PIANO


MODALITA' DI APPLICAZIONE:
Copia le entit selezionate al piano direttamente superiore:
si preme il pulsante indicato; ci viene chiesto di selezionare le entit da copiare al piano superiore (leggere
sempre la riga dei comandi in basso a sinistra):

Confermando con il tasto destro del mouse, o con 'Invio' da tastiera, appare un messaggio che informer
l'Utente di quanti oggetti saranno copiati al piano superiore, cfr. immagine seguente:

Confermando con 'OK', e spostandosi al piano superiore, si avr conferma che gli oggetti selezionati sono
stati copiati al piano superiore, cfr. immagine seguente:

N.B. Nella fase di 'Copia' al piano superiore, non vengono mantenuti gli eventuali raccordi presenti fra i
muri; sar quindi l'Utente a dover ricreare i corretti collegamenti, sempre tramite il comando 'Raccorda'
della scheda 'Strumenti', 'Disegno'.
2.7. PIANI

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Il gruppo 'Piani' riunisce al suo interno alcune Modalit di Visualizzazione: pi in dettaglio, in questo
gruppo di comandi possibile visualizzare 'singoli piani', e passare alternativamente da un piano
all'altro:

tramite il comando 'Solo corrente': attivando questa visualizzazione, sar possibile visualizzare solo
le entit presenti al piano attualmente attivo nel 'Navigatore', cfr. Immagini seguenti:
Edificio con due piani, comando 'Solo corrente' non richiesto; si vedono interamente i due piani:

Stesso edificio con due piani, comando 'Isola piano attivo' richiesto (pulsante con sfondo in giallo); si
visualizza solo il piano attualmente attivo (in grassetto) nel 'Navigatore' sulla sinistra, e quindi solo
gli elementi presenti a tale piano:

N.B. Se ci si trova interamente nella Vista 3D, ed il comando 'Solo corrente' richiesto, e ci si vuole
spostare da un piano all'altro (dal Navigatore), automaticamente la modalit di visualizzazione passa
in modalit 'Dividi', in questo modo mantenendo la coerenza fra quanto si visualizza nel 2D e la
finestra 3D; se poi per esigenze di visualizzazione si vuole solo la finestra 3D, sufficiente fare clic
sull'apposito comando.
Se, invece, ci si trova interamente nella finestra 3D, e si vuole passare al piano superiore, non
perdendo l'intera visualizzazione tridimensionale, possibile adoperare i comandi 'Superiore' ed
'Inferiore', per aggiornare la grafica senza passare attraverso la visualizzazione in 'Dividi' con la
finestra 2D:

2.8. STRUTTURA

Il gruppo 'Struttura' contiene al suo interno due comandi:


- 'Anteprima': un pulsante che pu essere attivato o disattivo, e permette di visionare in anteprima
quale sar la suddivisione delle Aste rappresentative del 'Telaio equivalente' nel Modello Strutturale:

'Zone rigide': attraverso questo comando, sar possibile scegliere, aprendo la relativa finestra a
tendina, di applicare (o non applicare), in fase di generazione del modello strutturale, le zone rigide
alle estremit dei maschi murari, e secondo quale opzione, seguendo le tre opzioni sotto mostrate;
la modifica proposta da tale comando ha effetto su tutti gli oggetti 'Muro' presenti nel modello;
inoltre, se il pulsante 'Anteprima' attivo, l'anteprima delle zone rigide verr modificata di volta in
volta in tempo reale:

Zone rigide: possibile scegliere fra tre opzioni:


- Nessuna: non sar applicata nessuna zona rigida alle estremit delle aste rappresentanti i maschi
murari;
- Intersezione: le zone rigide assegnate saranno pari esattamente alle dimensioni geometriche delle
intersezioni con le strisce ed i sottofinestra;

- Limite H/3: scegliendo questa opzione, le eventuali zone rigide che sarebbero presenti, e derivanti
dall'intersezione geometrica con le strisce ed i sottofinestra, saranno limitate al massimo ad una
dimensione pari ad H/3, dove H l'altezza geometrica della parete, cos come definita in Input
nella fase architettonica, nella finestra 'Gestione Piani';
- Diffusione 30: la definizione delle zone rigide seguir una legge di diffusione a 30, secondo il
metodo elaborato dal prof. Dolce. In particolare, si seguir l'impostazione descritta nella figura
seguente:

Con riferimento all'esempio qui sopra descritto, secondo il 'metodo Dolce', supponendo che il piano
sia alto 3.50 m, l'altezza dell'apertura pari a 2.00m, e che questa sia distante D=1.00m dal bordo,
l'altezza deformabile del maschio adiacente all'apertura pari a:
h'= hAPE + (D/2)*tg(30) = 2000 + 1000 * tg(30)= 2577 mm
Il metodo sopra illustrato applicabile in quanto:
D*tg(30) <= (h-hAPE) (2000 * tg(30)) = 1154 <= 1500 mm
Se questa relazione non fosse soddisfatta, si dovrebbe considerare non la direzione a 30 dallo
spigolo dell'apertura, ma il segmento che unisce lo spigolo dell'apertura allo spigolo superiore della
parete.
La luce deformabile del maschio murario dunque pari a:
Heff= 2577 + (1/3)*2000*(3500-2577) / 2577 = 2816 mm
e quindi la zona rigida pari a: ZR= 3500 2816 = 684 mm
Per default, le zone rigide sono sempre impostate sulla 'Diffusione a 30'.
La scelta delle zone rigide comunque importante ai fini della risposta della struttura. Quindi si
consiglia di compiere tale scelta quando si realmente sicuri della modellazione architettonica
compiuta. In particolare, di aiuto pensare gi ad una possibile ripartizione delle rigidezze, e quindi
anche al posizionamento del centro delle rigidezze stesso.
Potrebbero infatti capitare casi in cui per esempio vi siano forti disquilibri fra parti diverse della
struttura (ad esempio in quanto su un lato si presentano pareti molto forate, rispetto ai lati opposti,
dove ci siano solo pareti piene); con l'adozione di zone rigide corrispondenti all'intersezione
geometrica con strisce e sottofinestra, i tratti rigidi delle aste del paramento forato potrebbero
essere predominanti rispetto alla parete piena, di fatto priva di rigidit iniziali e finali; pertanto, in
questi casi, avere delle zone rigide minori sulla parte forata (ad esempio zone rigide derivanti dalla
diffusione a 30) pu tradurre una maggiore rispondenza della rigidezza complessiva della struttura,
dando per cos dire 'meno peso' alla parete forata rispetto a quella piena, con beneficio anche nel
posizionamento del centro della rigidezza.
Ad ogni modo, se eventualmente, nel corso dell'approfondimento dello studio della struttura
(ovvero anche a modello strutturale generato), si volesse cambiare l'ipotesi riguardo le zone rigide
(ad esempio perch si vuole cambiare da 'Intersezioni' a 'Diffusione a 30', o viceversa), per tutti gli

oggetti 'Muro' presenti, o solo per alcuni, i comandi per cambiare le zone rigide vengono resi
disponibili anche quando il modello strutturale stato gi generato.

2.9. VISTA

MODALITA' DI APPLICAZIONE:

Il gruppo 'Vista' riunisce al suo interno altre Modalit di Visualizzazione: pi in dettaglio, in questo
gruppo di comandi possibile:

1) Visualizzare o Non Visualizzare i 'Solai', tramite il comando 'Solai': quando il pulsante attivo
(sfondo in giallo), i solai sono regolarmente visualizzati; quando invece il pulsante non attivo, i
Solai sono temporaneamente Non visualizzati, finch quindi non si procede a riattivarne la
visualizzazione tramite lo stesso comando.
N.B. Grazie a un controllo di sicurezza, la vista dei solai viene riattivata automaticamente qualora
l'Utente faccia clic su Solai per il loro inserimento, in modo da evitare un errato reinserimento
dovuto alla visualizzazione assente.
2) Dall'apposita finestra a tendina

possibile scegliere fra quattro 'Tipologie di visualizzazioni':

- WireFrame: attiva la visualizzazione degli oggetti tridimensionali senza alcun colore o texture di
riempimento; in questa modalit, saranno quindi visibili anche gli spigoli e le parti nascoste;
- Hidden Lines: attiva la visualizzazione degli oggetti tridimensionali con unico riempimento in bianco,
quindi le parti nascoste non saranno visibili;
- Shading: attiva la visualizzazione degli oggetti tridimensionali con il colore di riempimento scelto per i
materiali che li costituiscono (l'Utente pu comunque modificare il colore del Materiale dall'apposita
finestra 'Materiali');
- Render: agli oggetti tridimensionali viene applicata una texture, in base alla tipologia del materiale. Anche
in questo caso, l'Utente pu personalizzare ogni Materiale assegnandogli una texture, da scegliere (nella
finestra 'Materiali') in base ad alcune immagini precaricate.

Le due Modalit di Visualizzazioni 'Shading' e 'Render' costituiscono di fatto un riempimento degli oggetti
tridimensionali con una colorazione, in un caso costituita da un colore uniforme, nell'altro da una texture;
tramite la TrackBar sottostante possibile regolare la 'Trasparenza' da applicare agli oggetti:

Questa possibilit di Visualizzazione resa disponibile sia per un controllo di zone eventualmente nascoste,
ma anche per visionare in anteprima la suddivisione delle Aste rappresentative del 'Telaio equivalente'.
ESEMPI DI VISUALIZZAZIONE:
- Wireframe:

- Hidden Lines (Linee Nascoste):

- Shading (Colore Uniforme in Base al Materiale):

- Render (Texture Realistica in Base al Materiale):

- Visualizzazione in Shading, con trasparenza impostata per visionare l'anteprima del 'Telaio equivalente':

2.10. FINESTRA

MODALITA' DI APPLICAZIONE:
Il gruppo 'Finestra' raggruppa al suo interno le tre Modalit di Visualizzazione previste per lo spazio grafico
centrale:
- 'Pianta': tramite questo comando, l'intero spazio grafico centrale ospiter la visualizzazione in 'Pianta' del
Modello Architettonico;
- 'Vista 3D': tramite questo comando, l'intero spazio grafico centrale ospiter la visualizzazione
tridimensionale del Modello Architettonico, potendo scegliere a sua volta la rappresentazione in
'Assonometria' oppure in 'Prospettiva' dalle etichette del 'Navigatore';
- 'Dividi': l'ultimo comando di questo gruppo, divide in verticale lo spazio grafico in due parti: a sinistra, si
visualizza il modello architettonico visto in pianta (ovviamente alla quota del piano che si desidera
visualizzare); a destra, invece, viene contemporaneamente mostrato il modello architettonico
tridimensionale, in 'Assonometria' oppure in 'Prospettiva'.
Il passaggio tra le tre diverse Modalit di Visualizzazione avviene anche rapidamente tramite il tasto
F3 da tastiera.
ESEMPI DI VISUALIZZAZIONE:

3. STRUTTURA: MODELLAZIONE STRUTTURALE


La scheda Struttura presenta tutti i comandi per la creazione e la gestione del modello strutturale.
I gruppi di comandi: Modello, Vista, Filtra, Carichi e Vincoli consentono un'agevole gestione di tutte le
opzioni di modellazione, mentre nel gruppo Impostazioni si definisce l'Azione sismica e si selezionano i
Parametri di Calcolo.

3.1. CREAZIONE MODELLO STRUTTURALE

Una volta conclusa la modellazione architettonica, dalla scheda Modello si passa alla scheda Struttura: per
generare il modello a 'Telaio equivalente' sufficiente selezionare il comando: Crea modello strutturale;
PCM genera automaticamente Aste e Nodi e con le relative Propriet, visualizzando la struttura in modalit
Tipologia, che distingue graficamente i diversi elementi strutturali:
giallo: Maschi Murari, rosso: Soprafinestra, marrone: Sottofinestra, azzurro: Solai.

In figura: modello strutturale, visualizzazione per Tipologia.


Le aste verticali del telaio equivalente sono sempre baricentriche, ovvero coincidenti con l'asse baricentrico
della parete; le aste orizzontali invece, rappresentative di strisce e sottofinestra, sono collocate alla stessa
quota di definizione dell'impalcato; potrebbe quindi capitare di ritrovare elementi sovrapponibili, come una
striscia ed un sottofinestra definiti ai vari piani nell'ambito della stessa apertura geometrica: quando la
visualizzazione delle superfici delle aste (o dei solidi) attiva, facile selezionarle in modo univoco; quando

invece si visualizza solo la rappresentazione delle aste, la selezione pu diventare non semplice: per
questo motivo che, una volta generato il telaio equivalente, in vicinanza delle aste orizzontali viene
disegnata una linea parallela molto sottile, che facilita la seleziona dell'asta desiderata tra le due
'sovrapponibili': questa solo una linea grafica, chiaramente non un ulteriore oggetto strutturale che
viene sovrapposto agli altri, cfr. ad es. immagine seguente:

Si osservi che nella barra degli strumenti i comandi relativi ai 'Parametri di Calcolo' e alla definizione
dell''Azione Sismica' sono sempre disponibili, anche prima di aver creato il modello strutturale; passando
alla scheda 'Struttura' infatti possibile subito richiamare i due comandi, ed impostare le relative opzioni
necessarie:

3.2. LIVELLI

Dal comando Livelli, presente nella scheda Struttura, possibile gestire la Rigidezza dei diversi Livelli
(Impalcati). Aperta la finestra Livelli si seleziona il piano che si intende modificare; sulla destra vengono
visualizzate le propriet del Livello.

Propriet Livelli
Per preimpostazione il Livello definito come Rigido (Rigidezza X e Rigidezza Y settata su Si).
Per definire il Livello Non Rigido (deformabile) , occorre scegliere (dalla finestra a tendina relativa alla
propriet oppure con il doppio clic) per la Rigidezza X e la Rigidezza Y l'opzione No.
Questa opzione modifica automaticamente il vincolamento dei nodi.

Le propriet relative alle eccentricit accidentali sono calcolate dal software: infatti, in presenza di piano
rigido, nelle analisi si possono considerare anche gli effetti dell'eccentricit accidentale, valore che la norma
fissa pari al 5% della dimensione del lato opposto alla direzione di azione sismica. PCM calcola il valore
corretto in base alla direzione X ed Y; l'Utente ha comunque la possibilit di modificarne il valore come
desideri qualora lo ritenga opportuno.
- Se si vuole considerare anche l'effetto dell'eccentricit accidentale, si terr quindi conto del valore definito
nel comando 'Livelli', in corrispondenza delle voci relative alle eccentricit.
- Qualora comunque non si voglia considerare l'effetto dell'eccentricit accidentale, occorre selezionare dai
'Parametri di Calcolo', scheda' Sismica' (per le analisi lineari) e 'Pushover(1)' per le non lineari, le opzioni per
non tenere conto anche di tali effetti (nel caso di analisi lineari, attivando l'opzione 'Ignora gli effetti dei
momenti torcenti dovuti all'eccentricit accidentale'; nel caso della Pushover, non selezionando anche
l'opzione 'Considerare gli effetti dell'eccentricit accidentale').
Sempre nella finestra dei vari 'Livelli', si trovano ulteriori informazioni, raccolte nei 'Gruppi': 'Pesi di Piano',
'Forze Sismiche', 'Rigidezza', 'Baricentro e Centro delle Rigidezze'; tali propriet sono in sola lettura (non
modificabili), e verranno popolate una volta condotta l'analisi sismica, in quanto contengono tutte le
informazioni sul piano, ricavate in base all'analisi.
Propriet Livelli
Irrigidimento singole aree di Solaio:
in PCM inoltre possibile, una volta definito il Livello come Non rigido, irrigidire singole campate di solaio.
Questa modifica si esegue nelle Propriet dei Solai: dopo aver selezionato i Solai che si intende modificare,
si sceglie per la caratteristica Rigido l'opzione Si; con questa opzione il programma crea una perimetro
rigido in modo che tutti i nodi sul perimetro del solaio si spostino rigidamente mantenendo la forma
originaria dell'area di solaio.

Propriet Solai
Definizione di Masse Locali:
nell'ambito degli impalcati Rigidi possibile definire dei nodi come sede di massa locale, in questo modo
le masse nodali si considerano vibranti localmente, quindi non riferite al vincolamento master-slave del
piano rigido.
Questa modifica si applica selezionando nel Gruppo Vincoli la propriet Sempre massa locale: SI; la
modifica viene applicata a tutti i nodi selezionati.
Il 'Livello 0' contiene anche la propriet 'Angolo d'attrito terreno-fondazione', quindi per cambiare il valore
di tale parametro, ad esempio perch derivante dalla relazione geologica, si deve aver generato il modello
strutturale, in modo da poter accedere alla finestra 'Livelli':

La propriet 'Quota' sempre riferita all'estradosso del solaio; l'altezza di ogni interpiano va quindi
dall'estradosso del piano inferiore all'estradosso del solaio al piano superiore.
Informazioni sul Recupero delle propriet di aste e nodi:
Le diverse propriet assegnate alle aste e nodi in fase strutturale possono essere recuperate durante il
processo di annullamento e rigenerazione del modello strutturale stesso. Capita molte volte infatti che tra i
due ambienti (architettonico e strutturale) si comunichi conducendo delle prove, per vedere magari cosa

succede modellando una situazione piuttosto che un'altra; e quindi capita di dover recuperare dei dati
inseriti durante una creazione del modello strutturale (come ad esempio le armature degli elementi in c.a.,
ma questo vale per qualunque propriet che riguardi Nodi o Aste). Al momento di rigenerare un modello
strutturale in precedenza annullato, un apposito messaggio informer l'Utente domandando se si vogliono
recuperare le propriet in precedenza attribuite, cfr. ad es. immagine seguente:

Rispondendo 'No', tutte le propriet saranno perse e non recuperate: questo equivale quindi a
generare il modello strutturale come se fosse la prima volta.
Rispondendo 'Si', tutte le propriet di aste e nodi saranno recuperate (cos come le propriet dei
'Livelli', e dei 'Carichi aggiunti'). Un messaggio successivo informer su quanti elementi invece (per
modifiche architettoniche) non hanno potuto ereditare le stesse propriet del modello precedente, e
chieder se si voglia 'metterli in risalto' nella visualizzazione successiva, in modo da rendersene visivamente
conto:

N.B. Accade a volte di voler approntare due diverse schematizzazioni, inizialmente partendo dai nodi di
fondazione ad esempio incastrati, e poi, in una seconda modellazione, considerando invece le fondazioni
presenti nella struttura. Una volta annullato il primo modello strutturale, per poter disegnare le travi di
fondazione, bisogna NON recuperare le propriet del modello precedente, per poter far si che i nodi siano
considerati regolarmente come 'Nodi su suolo elastico', e non ereditino le propriet del vincolo di incastro,
come invece era nel modello primordiale.

3.3. MODELLO

Visualizzazione Modello Strutturale


Nella scheda struttura, nel gruppo di comandi Modello sono presenti le diverse opzioni per
attivare/disattivare la visualizzazione dei Nodi, delle Aste, dei Solai e dei Pannelli; la colorazione dello
sfondo arancione indica l'opzione attiva. E' possibile attivare e disattivare i singoli elementi al fine di
ottenere la visualizzazione desiderata.

Pi in dettaglio, all'interno del comando 'Nodi' troviamo la possibilit di visualizzarne graficamente l'ID
rappresentativo:

All'interno del comando 'Aste' possibile visualizzare/disattivare gli assi baricentrici dei pannelli, tramite il
comando 'Assi'; visualizzare/disattivare (in contemporanea o meno con gli assi) i pannelli stessi, tramite il
comando 'Superfici'; oppure visualizzare/disattivare (in alternativa alle superfici, ed in contemporanea o
meno con gli assi), l'ingombro solido delle pareti, tramite il comando 'Solidi'; visualizzare o meno le zone
rigide complanari oppure ortogonali (le due visualizzazioni sono alternative, ed una esclude l'altra (per
default sempre attiva la visualizzazione delle 'Zone rigide complanari')); infine, anche in questo caso
possibile visualizzare o meno gli ID rappresentativi delle aste:

Uguali procedimenti valgono per il comando 'Solai', al cui interno possiamo scegliere se visualizzarli tramite
'Superfici' o col loro ingombro 'Solido':

N.B. E' possibile attivare/disattivare la visualizzazione dei pannelli o dei solai anche tramite tasti
rapidi da tastiera, rispettivamente premendo 'F10' (per i pannelli) ed 'F9' (per i solai).
Nell'immagine seguente viene mostrata una visualizzazione in cui per nodi e aste stato attivato il check
per la visualizzazione del Numero Identificativo, cos da individuare chiaramente i diversi elementi:

Nella parte pi a destra del gruppo di comandi Modello della Scheda Struttura presente il controllo a
discesa da cui possibile scegliere le diverse modalit di visualizzazione: il modello pu essere
rappresentato per Tipologia, Materiale, Piano o Oggetto:

Per le prime tre rappresentazioni, le colorazioni saranno assegnate automaticamente in base alle
caratteristiche degli elementi, mentre per l'ultima tipologia, per Oggetto, si pu scegliere una colorazione
personalizzata, assegnando un Colore personalizzato nelle propriet delle aste: la modifica pu essere
applicata ad una o pi aste dopo averle selezionate; questa opzione di visualizzazione pu essere utile per
individuare velocemente alcune aste.

Infine per tutte le visualizzazioni possibile regolare il livello di trasparenza agendo sulla barra di
regolazione spostandola verso + o verso a seconda del grado di trasparenza che si intende ottenere.

3.3.1. NODI
Quando si crea il Modello Strutturale, PCM genera automaticamente i Nodi e la Aste e definisce le relative
propriet dei diversi elementi in base alle caratteristiche assegnate nel corso della modellazione
architettonica.
Le propriet sono suddivise in 'Gruppi', il cui titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono
essere compresse oppure espanse secondo le preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli ,
posti a lato del titolo; inoltre, possibile classificare le 'Propriet' per 'Categoria' ( ) o per 'Nome' ( )) .
Altri Pulsanti permettono di accedere, in fase di Modellazione Strutturale, alla progettazione di 'Interventi'
(
) e alla consultazione dei 'Risultati' ( ).
Le propriet dei Nodi sono suddivise in tre Gruppi:
Generale, dove riportato il Livello di appartenenza e il numero delle Aste connesse al nodo;
Posizione: riporta la posizione del nodo mediante le coordinate XYZ;
Vincoli: contiene la possibilit di definire un nodo come massa locale, i Vincoli Esterni del Nodo
con l'opzione Libera/Bloccata per le Traslazione e le Rotazioni, oppure scegliere dalla propriet
'Tipo', attraverso dei vincolamenti notevoli, se il nodo libero, su suolo elastico, oppure
incastrato; i Vincoli Elastici, nonch conoscere (in sola lettura) l'effettivo vincolo esterno
considerato nel calcolo (ad esempio quando presente la relazione master-slave tipica di un piano
rigido):

Le propriet dei Nodi sono differenziate con opzioni riportate in grassetto e opzioni in luminosit ridotta: le
opzioni in grassetto sono modificabili nell'ambito della modellazione strutturale, mentre quelle in luminosit
ridotta non sono modificabili perch derivano dal modello architettonico.
Attenzione: quando stata eseguita l'Analisi della struttura, non possibile modificare le propriet dei
Nodi. Per procedere con le modifiche occorre annullare l'analisi con l'apposito comando presente nella
scheda Analisi.
I Nodi provenienti dal modello architettonico non possono essere eliminati, in quanto essi sono stati definiti
automaticamente attraverso la creazione del modello strutturale generato a partire dal modello
architettonico inserito in input nella scheda 'Modello'. Qualora ve ne fosse l'esigenza, si possono tuttavia

creare nuovi Nodi: a tal fine predisposto il comando 'Nodi', del successivo gruppo 'Inserisci', gruppo
approfondito nel prossimo paragrafo.
Se si ritiene che la parte di schematizzazione ottenuta nel modello strutturale, a partire dal modello
architettonico, non rappresenti adeguatamente la struttura portante, occorre annullare il modello strutturale
e successivamente modificare il modello architettonico tornando alla scheda Modello, per rigenerare in una
fase successiva il nuovo modello strutturale. Se il modello strutturale stato gi creato e non viene
annullato, nella scheda Modello le propriet degli oggetti architettonici risultano in sola lettura.
Un'osservazione importante riguarda i Nodi di fondazione, da riferire sempre al Livello 0 anche se posti a
quote superiori alla quota Z=0 di progetto (come avviene nel caso dei piani sfalsati).
I nuovi nodi eventualmente aggiunti non ereditano automaticamente le propriet corrette: per esempio,
anche qualora ci si sia posizionati tramite un Box al piano (XY) a livello 2, e si inserisca un nuovo nodo a tale
quota, il nuovo nodo creato NON appartiene al livello 2, e NON ha il vincolamento coerente in base al
piano (rigido o deformabile): questo aspetto importante in quanto, specialmente in casi di piani rigidi,
occorre che il livello sia correttamente impostato affinch la relativa massa di quel nodo venga aggiunta a
quelle gi presenti nel nodo master; ed anche nei confronti del vincolamento, occorre che questo rispecchi
la situazione coerente (ovvero se esiste o no una relazione di tipo master-slave).
3.3.2. ASTE
Analogamente ai Nodi, le Aste sono create automaticamente attraverso la generazione del modello
strutturale. Le propriet delle Aste sono suddivise in 'Gruppi', il cui titolo in grassetto; le propriet del
singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le preferenze di visualizzazione,
facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile classificare le 'Propriet' per
'Categoria' ( ) o per 'Nome' ( )) .
Altri Pulsanti permettono di accedere, in fase di Modellazione Strutturale, alla progettazione di 'Interventi'
(

) e alla consultazione dei 'Risultati' (

).

Le propriet delle Aste sono differenziate con opzioni riportate in grassetto e opzioni in luminosit ridotta:
le opzioni in grassetto sono modificabili nell'ambito della modellazione strutturale, mentre quelle in
luminosit ridotta non sono modificabili perch derivano dal modello architettonico.
Attenzione: quando stata eseguita l'Analisi della struttura, non possibile modificare nessuna propriet
delle Aste. Per procedere con le modifiche occorre annullare l'analisi con l'apposito comando presente nella
scheda Analisi.
Alcune propriet sono specifiche di particolari tipologie strutturali, e quindi vengono proposte solo per
tali tipologie: ad esempio, il Comportamento ad arco una propriet tipica delle sole strisce.
Qui di seguito sono elencate e spiegate le singole propriet delle aste: alcune propriet sono relative solo a
determinate tipologie di aste, pertanto, accanto alla nomenclatura della propriet, si indicher tra parentesi
a quali tipologie si riferisca quella determinata propriet.

Propriet 'Aste':
Si precisa che le propriet che appaiono con sfondo in grigio sono 'in sola lettura', non modificabili, perch
derivano o sono strettamente legate dal modello architettonico.
Gruppo 'Caratteristiche':
Piano:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
indica il piano in cui l'asta stata creata.
Tipologia:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
indica la tipologia dell'asta rappresentativa dell'oggetto architettonico.
Lunghezza:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
per i maschi murari e le colonne, indica l'altezza 'geometrica' (non comprensiva delle eventuali zone
rigide), ovvero l'altezza di interpiano utilizzata per definire il piano di riferimento. Per le altre
tipologie di aste orizzontali (come strisce, travi e sottofinestre), sempre riferita ad una luce
deformabile, in quanto le loro zone rigide di fatto sono dei veri e propri link rigidi, dotati anche loro
di una lunghezza.
Sezione:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
la propriet riporta la dimensione della sezione resistente dell'asta rappresentativa dell'oggetto
architettonico; per le tipologie previste, questa riportata (in mm) come 'b x h', dove b= spessore
(dimensione pi corta), h=lunghezza nel piano di sviluppo (dimensione maggiore). La sezione
chiaramente non indicata per il link rigido, che assume solo ruolo di elemento rigido di
connessione.
Colore:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
tramite la modifica di questa propriet possibile assegnare un colore diverso e/o personalizzato
all'asta selezionata; per visualizzare tale colore, occorre selezionare, dalla scheda 'Struttura', la
tipologia di visualizzazione per 'Oggetto':

Dal controllo a discesa


possibile cambiare la colorazione dell'asta indicata; possibile accedere
alle seguenti schede:
- Personalizzato (contenente alcuni dei colori base maggiormente usati);
- Web (contenente una collection di colori particolareggiati, ognuno con un nome relativo);
- Sistema (tavolozza con i colori usati anche in ambiente informatico);
Angolo di rotazione:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
riporta l'angolo di rotazione della sezione dell'asta rispetto all'orientamento degli assi cartesiani
globali nel piano 'XY'.
Materiale:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)

dal controllo a discesa


possibile modificare il Materiale da applicare all'asta selezionata. Questa
modifica agisce in fase di analisi, potrebbe infatti capitare di voler cambiare materiale per
determinati maschi murari, anzich su tutti quelli componenti l'oggetto architettonico 'Muro'
complessivo (modifica che sarebbe apportata qualora il materiale venisse cambiato in fase
architettonica).
Rigidezza fessurata:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
in questa propriet possibile considerare una variazione della percentuale di riduzione (o di
aumento) della rigidezza dell'elemento; la propriet esprime infatti in percentuale la quota parte di
rigidezza da considerare per l'elemento: quando posta uguale a 100, all'elemento non si applica
nessuna variazione rispetto alla sua rigidezza; diversamente, si applica la riduzione (o l'aumento, in
%) specificato. Tale propriet cambia le caratteristiche di valutazione della rigidezza dell'elemento:
per necessario valutare anche le opzioni presenti nei 'Parametri di Calcolo', in dipendenza del tipo
di analisi, per poterla regolarmente considerare o tralasciare (considerandola per intero); tale
propriet ad esempio sempre considerata attiva nelle Analisi Sismiche Lineari (Statica e Dinamica
Modale), indipendenti da questo punto di vista dalle scelte dei parametri di calcolo.
Infinitamente rigida:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che l'asta in oggetto
infinitamente rigida; quando posta uguale a No, l'asta regolarmente analizzata con la sua
deformabilit, e le proprie zone rigide.
Comportamento ad arco:
(Striscia)
variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica per la striscia muraria in oggetto la
trasmissione dei carichi da solai avviene seguendo l'effetto ad arco', ovvero i carichi sono interpretati
come carichi concentrati posti in corrispondenza degli estremi geometrici della striscia; quando
posta uguale a No, per quella determinata striscia non viene considerato agente l'effetto di scarico
ad arco, ed il carico da solaio considerato come uniformemente distribuito su tutta la luce
deformabile della striscia.
Paramento:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
questa propriet orientata alla definizione di un nome identificativo (stringa alfanumerica, va bene
anche un dato numerico) per identificare l'asta come appartenente al paramento indicato nei
confronti dell'Analisi Cinematica. E' consentita la modifica e/o l'inserimento di tale propriet nel
modello strutturale, per le sole aste aventi tipologia trave e colonna: per le aste aventi tipologia
muraria, questa propriet in sola lettura, ed ereditata dalla fase architettonica: infatti la procedura
consigliata di definire questa stringa in fase architettonica, in modo tale che, automaticamente,
durante la creazione di tutte le aste del modello strutturale, tale propriet venga correttamente
assegnata a tutte le aste componenti quel paramento (maschi, link, strisce, travi, colonne); potrebbe
infatti capitare che, nell'assegnare questa propriet nella fase strutturale, anzich in quella
architettonica, ci si dimentichi di selezionare alcune aste appartenenti al paramento: questo
impedisce che si possa regolarmente proseguire con l'esportazione dei paramenti nell'ambiente di
Analisi Cinematica.
Assemblaggio:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
in questa propriet possibile definire la sigla identificativa (stringa alfanumerica, va bene anche un
dato numerico) per identificare che l'asta da considerarsi ai fini dell'assemblaggio della rigidezza

flessionale con altre aste direttamente contigue, per le quali viene inserita la stessa nomenclatura
della propriet.
Caratteristiche costruttive:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra)
dal controllo a discesa
possibile attivare alcuni interventi che comportino amplificazioni delle
caratteristiche meccaniche del materiale costituente l'asta selezionata. In particolare, aprendo il
relativo gruppo, possibile scegliere fra le seguenti caratteristiche:

Le singole propriet sono variabili del tipo logico (Si/No); quando poste uguale a Si, indicano che,
alle caratteristiche meccaniche del materiale costituente l'asta in oggetto, saranno applicati
opportuni coefficienti amplificativi, in base al tipo di materiale; quando posta uguale a No, l'asta
regolarmente analizzata con il proprio materiale, senza nessuna amplificazione.
I coefficienti amplificativi adottati sono posti per default pari a quelli indicati dalla 'Circolare n617'
del 2/2/2009, al punto C8A.2 (qualora vi fosse l'esigenza, comunque possibile modificarli aprendo
la finestra 'Materiali'). In particolare, le singole caratteristiche comportano le seguenti modifiche:
- Connessioni trasversali: il coefficiente amplificativo previsto si applica solo alle resistenze a
compressione e a taglio (fm e 0):
Esempio:
supponendo di avere una parete in muratura di 'Mattoni pieni e malta di calce' (con valori medi, sia
per le resistenze, che per i moduli elastici), si avrebbe:
fm= 3.20 N/mm2
0 = 0.08 N/mm2
E= 1500 N/mm2
G = 500 N/mm2
Applicando la propriet 'Connessioni trasversali', per la singola parete, ai fini della resistenza,
verranno adottati i seguenti parametri:
fm= 3.20 x (1.30) = 4.16 N/mm2
0 = 0.08 x (1.30) = 0.104 N/mm2
E= 1500 N/mm2
G = 500 N/mm2
- Giunti sottili: il coefficiente amplificativo previsto si applica sia alle resistenze a compressione e a
taglio (fm e 0), che ai moduli elastici (E e G):
Esempio:
supponendo di avere una parete in muratura di 'Mattoni pieni e malta di calce' (con valori medi, sia
per le resistenze, che per i moduli elastici), si avrebbe:
fm= 3.20 N/mm2
0 = 0.08 N/mm2
E= 1500 N/mm2
G = 500 N/mm2
Applicando la propriet 'Giunti Sottili', per la singola parete, ai fini della resistenza, verranno adottati
i seguenti parametri:

fm= 3.20 x (1.50) = 4.80 N/mm2


0 = 0.08 x (1.25) = 0.120 N/mm2 (il coefficiente 1.25 in quanto, come riportato nella Circolare, nel
caso della resistenza a taglio l'incremento percentuale da considerarsi met rispetto a quanto
considerato per la resistenza a compressione; pertanto, poich l'incremento (1.50) in percentuale
da intendersi come +50%, si deve adottare un incremento pari a +25%, quindi 1.25);
E= 1500 x (1.50) = 2250 N/mm2
G = 500 x (1.50) = 750 N/mm2
- Malta buona: il coefficiente amplificativo previsto si applica sia alle resistenze a compressione e a
taglio (fm e 0), che ai moduli elastici (E e G):
Esempio:
supponendo di avere una parete in muratura di 'Mattoni pieni e malta di calce' (con valori medi, sia
per le resistenze, che per i moduli elastici), si avrebbe:
fm= 3.20 N/mm2
0 = 0.08 N/mm2
E= 1500 N/mm2
G = 500 N/mm2
Applicando la propriet 'Malta buona', per la singola parete, ai fini della resistenza, verranno adottati
i seguenti parametri:
fm= 3.20 x (1.50) = 4.80 N/mm2
0 = 0.08 x (1.50) = 0.120 N/mm2
E= 1500 x (1.50) = 2250 N/mm2
G = 500 x (1.50) = 750 N/mm2
- Nucleo Scadente: il coefficiente previsto in questo caso peggiorativo, e si applica sia alle
resistenze a compressione e a taglio (fm e 0), che ai moduli elastici (E e G):
Esempio:
supponendo di avere una parete in muratura di 'Conci Sbozzati' (con valori medi, sia per le
resistenze, che per i moduli elastici), si avrebbe:
fm= 2.50 N/mm2
0 = 0.04 N/mm2
E= 1230 N/mm2
G = 410 N/mm2
Applicando la propriet 'Nucleo Scadente', per la singola parete, ai fini della resistenza, verranno
adottati i seguenti parametri:
fm= 2.50 x (0.80) = 2.00 N/mm2
0 = 0.043 x (0.80) = 0.034 N/mm2
E= 1230 x (0.80) = 984 N/mm2
G = 410 x (0.80) = 328 N/mm2
- Ricorsi: il coefficiente amplificativo previsto si applica si applica solo alle resistenze a compressione
e a taglio (fm e 0):
Esempio:
supponendo di avere una parete in muratura di 'Conci Sbozzati' (con valori medi, sia per le
resistenze, che per i moduli elastici), si avrebbe:
fm= 2.50 N/mm2
0 = 0.04 N/mm2
E= 1230 N/mm2

G = 410 N/mm2
Applicando la propriet 'Nucleo Scadente', per la singola parete, ai fini della resistenza, verranno
adottati i seguenti parametri:
fm= 2.50 x (1.20) = 3.00 N/mm2
0 = 0.043 x (1.20) = 0.0516 N/mm2
E= 1230 N/mm2
G = 410 N/mm2
Tutto quanto sopra descritto riguarda l'applicazione della singola caratteristica costruttiva. Quando
invece si prevede l'applicazione di pi caratteristiche costruttive contemporaneamente, a favore di
sicurezza si ritiene preferibile che la correzione corrispondente ad ogni singolo intervento o aspetto
costitutivo riguardante la parete sia sempre applicata al valore base.
Pertanto, l'applicazione contemporanea di pi coefficienti la somma della modifica determinata
dalle singole correzioni (e non la moltiplicazione progressiva dei valori raggiunti, che porterebbe a
valori diversi, spesso eccessivi).
Ad esempio, si consideri una 'muratura in pietrame disordinato', con malta buona, ricorsi e nucleo
scadente.
I valori medi base (da C8A.2) sono:
fm= 1.40 N/mm2
0 = 0.026 N/mm2
E= 870 N/mm2
G = 290 N/mm2
Malta buona: il coefficiente 1.5 indica +50% rispetto al valore base;
Ricorsi: il coefficiente 1.3 indica +30% rispetto al valore base;
Nucleo scadente: il coefficiente 0.9 indica -10% rispetto al valore base.
Complessivamente, dalla somma di ottiene un incremento di +70%. Quindi, i valori corretti sono:
fm= 1.40 x (1.70) = 2.38 N/mm2
0 = 0.026 x (1.70) = 0.0442 N/mm2
E= 870 x (0.40) = 1218 N/mm2
G = 290 x (0.40) = 493 N/mm2
(in queste due ultime espressioni, si utilizza un incremento pari solamente a 40% in quanto la
caratteristica costruttiva 'Ricorsi' non prevede modifiche sui moduli elastici, ma solo sulle resistenze).
A conferma dei valori di resistenza e moduli elastici adoperati nelle verifiche per quelle determinate
pareti, predisposto, in fondo alla finestra delle propriet, un apposito comando denominato
'Propriet meccaniche dell'asta':
Una volta cliccato su quest'etichetta, si aprir un'apposita finestra informativa che riporter i valori
utilizzati ai fini delle verifiche, tenendo conto quindi di tutte le eventuali amplificazioni e
combinazioni descritte sopra, cfr. ad es. immagine seguente: il vantaggio di avere questo comando
sempre a disposizione che si pu subito controllare quale sia il valore modificato dopo
l'applicazione di eventuali interventi:

Gruppo 'Carico':
Carichi:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
nell'etichetta della propriet, viene rappresentato il numero di carichi agenti al momento sull'asta
selezionata; tramite il comando , sar possibile aprire l'apposita finestra di dialogo 'Carichi', per
poter indagare e conoscere quali siano i singoli carichi agenti, oppure per inserire o cancellare nuovi
carichi, tramite i pulsanti 'Aggiungi' e 'Rimuovi':
Ad esempio, per il maschio selezionato per l'esempio attuale, agiscono tre carichi:

Accedendo alla finestra informativa (pulsante

), possibile approfondire quali siano questi carichi:

In base a quanto sopra, agiscono i carichi relativi:


- Al peso proprio;
- Al carico da vento, denominati:
Carico da Vento 1:

Carico da Vento 2:

Come si vede dalle Immagini precedenti, in questo caso, il maschio murario orientato lungo la direzione X,
pertanto sollecitato dal vento agente nelle direzioni '+Y' e '-Y': in tal caso, poich appartiene ad un
prospetto di un edificio a pianta rettangolare, per la direzione +Y sar esposto ad un carico di Sottovento
(depressione), mentre per la direzione Y sar esposto ad un carico di Sopravento (Pressione).
Potrebbe capitare che un determinato maschio sia esposto 'totalmente', ovvero che le sue 'facce' risultino
libere da ogni direzione Y (tipicamente nei casi di aste poste in porticati): in questi casi, i carichi da vento
risulterebbero non pi due, ma quattro, in quanto per entrambe le due direzioni precedenti (+Y e Y)
verrebbe applicato sia il carico di Sopravento (in pressione) che quello di Sottovento (in depressione).
Inoltre, un'altra situazione che potrebbe capitare riguarda le pareti 'interne', che risultino esposte: non di
fatto possibile distinguere i casi di pareti interne (o di spina) qualora risultino 'esposte': potrebbe ad
esempio capitare un caso simile a quello mostrato nell'immagine seguente:

L'edificio presenta una pianta rettangolare, con due aperture sui lati corti, ottenute per creando due
maschi murari distinti, collegati da una trave in c.a..
La parete centrale di spina in teoria interna, ma, poich le due aperture sono ottenute come inserimento
di una trave tra due maschi distinti, il software non pu distinguere se questa parete sia realmente interna, e
non ad esempio 'esposta' al carico da vento; quando infatti le aperture sono create tramite inserimento di
travi, questo equivale a considerare in tale prospetto un porticato aperto; pertanto, anche la parete centrale
sarebbe 'esposta' al carico di pressione e depressione del vento in direzione +X e X:

Per poter 'non considerare' che su tale parete sia applicato il carico del vento, possibile aprire la finestra
'Carichi' dalla relativa propriet, ed impostare, per il carico da vento che si vuole 'non considerare' nel
calcolo, la propriet 'Attivo'='No', cfr. immagine seguente:

Confermando con 'OK', si potr notare come in effetti la parete non sia adesso pi soggetta a quei carichi
da vento:

Per le tipologie di aste orizzontali, all'interno dello stesso gruppo possibile inserire carichi lineari sulle aste
una volta sola, avendole tutte selezionate in precedenza: sono infatti predisposte tre propriet per inserire
tre tipologie di carico, in modo da coprire le pi comuni condizioni di carico elementare, come Peso
Permanente, Permanente Non Strutturale e Variabile, cfr. ad es. immagine seguente:

Gruppo 'Fondazione:
(Trave, Trave di Fondazione)
Fondazione: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica la trave in oggetto
una trave di fondazione; quando posta uguale a No, l'asta in oggetto rappresenta una normale trave
di piano.
KWinkler: valore della costante di Winkler, in N/mm3.
Appoggio sul terreno: valore che rappresenta la reale base di appoggio della trave di fondazione; per
default, pari almeno alla base dell'oggetto geometrico trave; se si volesse comunque considerare
un allargamento della base da considerare nelle verifiche, si pu aumentare questo valore.
Q limite: rappresenta il dato numerico del carico limite da considerare nella verifica sulla capacit
portante; il valore dipende sia dalle caratteristiche del terreno, che dalle caratteristiche geometriche
della fondazione. Questo dato va inserito come 'intero', ovvero non ancora diviso per il coefficiente
di sicurezza R=2.3, in quanto il software a condurre tale divisione per determinare la resistenza
definitiva Rd con cui confrontare le tensioni sollecitanti.
Gruppo 'Nodi':
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
Nodo iniziale: indica il nodo iniziale del maschio murario: per definizione, coincide sempre col nodo
inferiore.

Nodo finale: indica il nodo finale del maschio murario: per definizione, coincide sempre col nodo
superiore.

Gruppo 'Momento Resistente':


(Montante, Architrave)
Giunto iniziale: indica il valore del Momento resistente (kNm) del giunto al nodo Iniziale (sezione di
base per il montante): questo valore potrebbe infatti derivare dalla presenza di un'opportuna piastra
di base di ancoraggio; durante l'analisi, il contributo dei montanti nella plasticizzazione pu tener
conto di un valore esplicito;

Giunto finale: indica il valore del Momento resistente (kNm) del giunto al nodo Finale (sezione di
sommit per il montante quindi): anche questo valore pu essere esplicitato, ad esempio per tener
conto di un possibile collegamento bullonato tra 'montante ed architrave', che di fatto non
costituisce una connessione a completo ripristino di resistenza, tipico invece di una saldatura.

Gruppo 'Vincoli':
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Link Rigido, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
Tipo: dal controllo a discesa
possibile attivare alcuni vincoli notevoli maggiormente utilizzati; il
vincolamento dell'asta sar modificato automaticamente:

Vincolo Iniziale: riporta il codice di vincolo del nodo iniziale dell'asta; con zero '0' si indica una
componente di spostamento 'Bloccata'; con '1' si indica invece una componente di spostamento
libera. Il codice riportato di sei cifre, corrispondenti rispettivamente alle componenti di
spostamento (prime tre cifre) e di rotazione (ultime tre cifre). Ogni componente di spostamento
sempre riferita all'asse locale dell'asta. Per modificare il vincolo, dal controllo a discesa

possibile attivare o bloccare le componenti di spostamento desiderate:

Vincolo Finale: riporta il codice di vincolo del nodo finale dell'asta; con zero '0' si indica una
componente di spostamento 'Bloccata'; con '1' si indica invece una componente di spostamento
libera. Il codice riportato di sei cifre, corrispondenti rispettivamente alle componenti di
spostamento (prime tre cifre) e di rotazione (ultime tre cifre). Ogni componente di spostamento
sempre riferita all'asse locale dell'asta. Per modificare il vincolo, dal controllo a discesa

possibile attivare o bloccare le componenti di spostamento desiderate:

Suggerimento: pu capitare che in alcuni casi, a valle o durante l'analisi stessa, vengano segnalate
delle 'Aste in trazione'.
La trazione uno stato di sollecitazione assiale che di fatto risulta rappresentativo di elementi che,
per i vincolamenti della aste, restano fisicamente 'appesi' ad altre aste: da qui la sollecitazione in
oggetto. Pu essere dovuta alla dissimmetria delle aste della struttura nel loro sviluppo in altezza, o
spesso pu essere anche dovuta alla presenza di maschi murari 'in falso', ovvero maschi che
insistono direttamente su elementi orizzontali come 'strisce' o 'travi': in quest'ultimo caso, la
conseguenza fisica di questa schematizzazione che il nodo inferiore del maschio si sposta di una
quantit diversa rispetto al nodo superiore, causando quindi la sollecitazione di trazione in oggetto.
Solitamente, per risolvere le trazioni si pu intervenire nei seguenti modi (che rappresentano alcune
metodologie di interventi efficaci per poter consentire un uguale spostamento tra nodo di base e di
sommit dell'asta stessa):

- svincolando a dilatazione gli elementi in trazione modificando il vincolo interno del nodo in
sommit, attivando la prima componente di spostamento (lungo l'asse 'x' locale): 100000, nelle
propriet del Vincolo Finale; questa opzione di fatto per annulla il carico da eventuali solai,
pertanto potrebbe si risolvere la trazione, ma portare di contro a situazioni di parete molto scarica;
in questi casi, opportuno valutare se considerare o meno la verifica della parete anche nella
sezione di sommit (opzione modificabile nei 'Parametri di Calcolo', scheda 'Verifiche');
- oppure svincolando a traslazione verticale uno dei collegamenti rigidi in sommit ponendo nel
vincolo interno 001000, sempre nella finestra delle propriet; tale svincolamento consente un
determinato grado di movimento dell'asta verticale (pu inoltre aiutare eseguire automaticamente
gli svincolamenti a traslazione verticale dei link rigidi d'angolo e delle intersezioni ortogonali, anche
ai fini di una corretta distribuzione dei carichi tra zone direttamente caricate e zone invece scariche,
perch parallele all'orditura dei solai; l'opzione prevista nella scheda 'Struttura', comando 'Aste',
'Link: libera traslazione verticale'); tuttavia, pu capitare che, in fase d'analisi, l'inserimento di un
determinato svincolamento a traslazione verticale possa essere ignorato, di fatto riportando quel link
ad un vincolamento di incastro-incastro, questo per prevenire eventuali fenomeni di labilit che
insorgerebbero se il link fosse mantenuto svincolato. Per tali motivi, a volte si preferisce utilizzare il
metodo spiegato al punto successivo, in grado di mantenere un diverso regime di spostamenti, che
possano non causare labilit;
- vincolando come cerniera-cerniera sempre l'asta rigida in sommit, questo soprattutto quando il
collegamento rigido unisce maschi murari senza aperture intermedie: il codice di vincolo corretto
del tipo 000111 - 000011.
Inoltre, in presenza di aste inclinate, dove questo non conduca a labilit, consigliabile adottare lo
svincolamento a traslazione x,y,z per i collegamenti inclinati, il cui codice di vincolo corretto del
tipo 111000.
Grado d'incastro iniziale e finale: in questa propriet possibile definire un semincastro interno al
vertice iniziale e/o finale, nel piano xy e/o nel piano xz, sempre con riferimento alla luce deformabile
del piano del semincastro. Il semincastro equivale alla rigidezza di una molla di torsione posta
nell'estremo. Non tuttavia consigliabile modificare questa propriet in Input, ad esempio per
considerare un diverso grado di connessione; queste propriet infatti si riferiscono all'esecuzione

delle successive sotto-curve in Analisi Non Lineare, che presentano semincastri in tutte le aste che
hanno manifestato la formazione di una cerniera plastica (alla base o in sommit) per
pressoflessione, ma non sono collassate al termine della sotto-curva precedente (la curva
terminata per il collasso di altri elementi), e quindi devono ripartire, all'inizio della sotto-curva
successiva, con una configurazione degradata, rappresentata appunto dal vertice ancora
internamente incastrato ma con rigidezza ridotta. Per modificare i gradi di connessione di una
determinata asta, consigliabile piuttosto agire modificando i 'Vincoli Interni'.
Interasse di Irrigidimento:
(Maschio)
in questa propriet, possibile inserire un valore per l'interasse di irrigidimento, valore che
rappresenta la distanza fra muri trasversali per la specchiatura entro cui si trova confinata la parete;
tale valore, quando > 0, orientato a considerare un comportamento a piastra (parete ben
ammorsata nei muri trasversali), e quindi ridurre il momento flettente dovuto a tale effetto: se infatti
tale interasse non nullo e minore di 6.00 m. possibile supporre il muro incernierato non solo al
livello dei piani ma anche in corrispondenza dei muri trasversali (occorre che fra i muri ortogonali di
irrigidimento non siano presenti aperture, che ovviamente annullerebbero l'effetto di vincolamento
fra parete e muro ad essa ortogonale). Per le formulazioni specifiche riguardanti il calcolo e
l'influenza di tale parametro, si rinvia alle descrizioni particolareggiate delle verifiche a
pressoflessione ortogonale.
Scegliendo dalla finestra a tendina un apposito vincolamento notevole, automaticamente verranno
adeguati correttamente i vincoli dei nodi iniziale e finale pi sotto elencati.

Gruppo 'Snellezza':
(Maschio)
Complanare: indica il valore della snellezza della parete nel piano complanare, dato dal rapporto tra
l'altezza deformabile nel piano complanare e la lunghezza di base.
Ortogonale: indica il valore della snellezza della parete nel piano ortogonale, dato dal rapporto tra
l'altezza deformabile nel piano ortogonale e lo spessore della parete.
Gruppo 'Zone Rigide':
(Maschio)
Complanare Iniziale: valore della zona rigida del maschio nel piano complanare, in corrispondenza
del nodo iniziale (il nodo iniziale il nodo di base).
Complanare Finale: valore della zona rigida del maschio nel piano complanare, in corrispondenza del
nodo finale (il nodo finale il nodo di sommit).
Ortogonale Iniziale: valore della zona rigida del maschio nel piano ortogonale, in corrispondenza del
nodo iniziale (il nodo iniziale il nodo di base).
Ortogonale Finale: valore della zona rigida del maschio nel piano ortogonale, in corrispondenza del
nodo finale (il nodo finale il nodo di sommit).
Gruppo 'Resistenza e Capacit:
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
Drift Pressoflessione: valore della zona rigida dell'asta nel piano complanare, in corrispondenza del
nodo iniziale (nel caso di maschio murario, il nodo iniziale il nodo di base).
Drift Taglio: valore della zona rigida dell'asta nel piano complanare, in corrispondenza del nodo
finale (nel caso di maschio murario, il nodo finale il nodo di sommit).
Taglio Ultimo PC, Taglio Ultimo TS, Taglio Ultimo TF: in queste propriet sar possibile specificare un
determinato valore del taglio ultimo da imporre per le verifiche rispettivamente a pressoflessione,

taglio per scorrimento e taglio per fessurazione diagonale. Le propriet saranno attivate nei futuri
aggiornamenti.
Gruppo 'Armatura':
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
As xy: area di armatura longitudinale (in mm2) nel piano locale xy. Per le tipologie di aste verticali
('Maschi' e 'Colonne'), indica sempre il piano ortogonale; nel caso di Travi, Strisce e Sottofinestre,
tale campo sostituito da As estr: corrispondente all'area di armatura in estradosso (lato alto);
As, xz: area di armatura longitudinale (in mm2) nel piano locale xz. Per le tipologie di aste verticali
('Maschi' e 'Colonne'), indica sempre il piano complanare; nel caso di Travi, Strisce e Sottofinestre,
tale campo sostituito da As intr: corrispondente all'area di armatura in intradosso (lato basso);
Copriferro xy: valore del copriferro (in mm) nel piano locale xy.
Copriferro xz: valore del copriferro (in mm) nel piano locale xz.
Staffe Asw, xy: area di armatura orizzontale (in mm2) nel piano locale xy. Indica il valore dell'armatura
di staffe intercettata conducendo una sezione dell'area resistente dell'elemento tramite un piano
parallelo al piano XY locale (tipicamente, rappresenta il numero di bracci incontrati da questa
sezione; per una staffatura unica, si incontrano due bracci, quindi si inserisce l'area di due tondini;
per doppie staffe, si incontrano quattro bracci, quindi l'area considerata relativa a quattro tondini).
Staffe Asw, xz: area di armatura orizzontale (in mm2) nel piano locale xz. Indica il valore dell'armatura
di staffe intercettata conducendo una sezione dell'area resistente dell'elemento tramite un piano
parallelo al piano XZ locale (tipicamente, rappresenta il numero di bracci incontrati da questa
sezione; per una staffatura unica, si incontrano due bracci, quindi si inserisce l'area di due tondini;
per doppie staffe, si incontrano quattro bracci, quindi l'area considerata relativa a quattro tondini).
Passo staffe: indica il passo in verticale, ovvero la distanza tra due staffe successive.
Gruppo 'Verifiche':
(Maschio, Striscia, Sottofinestra, Trave, Trave di Fondazione, Colonna)
Verifica: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che l'asta in oggetto
soggetta a tutte le verifiche specificate nelle propriet successive; quando posta uguale a No, l'asta
non verr sottoposta ad alcuna verifica.
Pressoflessione Complanare, Taglio per Scorrimento, Taglio per Fessurazione Diagonale, Sforzo
Normale di Trazione, Pressoflessione Ortogonale: variabili del tipo logico (Si/No); quando poste
uguale a Si, indicano che per l'asta soggetta a quella determinata verifica; quando posta uguale a
No, l'asta non verr sottoposta alla verifica in oggetto.
In merito alla propriet 'Sezione', presente nel modello strutturale: le sezioni non sono modificabili nella
griglia delle propriet (lo sono invece nel Modello Architettonico, nella scheda 'Modello'), ma solo nella
finestra 'Gestione Sezioni', che rende coerenti sempre l'architettonico e lo strutturale, provvedendo anche
all'aggiornamento del peso proprio. I pulsanti 'Aggiungi' e 'Rimuovi' della finestra 'Gestione Sezioni' sono
bloccati quando il modello strutturale generato (sono ancora disponibili solo nel caso che sia ancora da
(ri)creare). Ovviamente, cambiare una sezione significa cambiare tutti gli elementi che da essa sono definiti.
Se invece interessa cambiare la sezione di un elemento specifico senza influire su tutti gli altri che hanno la
medesima sezione, se ne dovr definire una nuova in ambito 'Modello' e assegnarla all'elemento che varia,
lasciando inalterati gli altri (poi, rigenerando il modello strutturale, erediter le propriet degli elementi
invariati).
Procedendo secondo questi criteri, l'aspetto importante che viene sempre garantita la coerenza fra il
modello architettonico e la struttura, cio l'architettonico dal punto di vista dimensionale corrisponde
sempre alle dimensioni delle sezioni strutturali.

Per le Propriet delle Aste sono presenti schede specifiche per la gestione degli Interventi e la
consultazione dei Risultati. Negli Interventi possibile applicare, per una o pi Aste selezionate, tutti gli
interventi previsti:

Propriet Aste: Interventi


L'intervento di 'Rinforzo a taglio': possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura trasversale posta
nei giunti orizzontali (per es. tralicci in acciaio). La rigidezza degli elementi portanti e la resistenza a
pressoflessione vengono determinate come per gli elementi in muratura ordinaria; per la resistenza a taglio
Vt, invece possibile considerare un incremento rispetto alla muratura ordinaria (qualora nei 'Parametri di
Calcolo', sia stata selezionata, nei Dati per Muratura Armata, la corrispondente opzione):
Vt= VtM (contributo muratura) + Vts (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s, con la limitazione, nel
caso di muratura con armature verticali: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove:
d= distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t= spessore della parete;
s= distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw= area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel
singolo corso orizzontale;
fyd= resistenza di calcolo dell'acciaio, pari ad fyk/s (analisi lineare) (s=1.15);
fd= resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd/M (analisi lineare).
Intonaco Armato: l'applicazione di questo intervento comporta solo una modifica relativa all'amplificazione
dei parametri meccanici della muratura, secondo i coefficienti amplificativi previsti nella finestra dei
'Materiali'. La normativa non entra nel merito dell'eventuale considerazione dell'aumento anche della massa
applicata sulla parete, per via della porzione di malta applicata; si ritiene quindi che il coefficiente proposto
dalla normativa sia gi determinato tenendone conto, quindi non si conduce nessun aumento del peso
agente sulla parete stessa.
Iniezioni di miscele e Diatoni artificiali: anche in questi casi, il considerare queste propriet si traduce nel
tenere conto di amplificazioni sulle propriet meccaniche dei materiali, secondo quanto riportato dalla
normativa e dalla circolare. Quanto alla loro applicabilit, si rimanda a testi autorevoli presenti in letteratura,
che, in funzione del tipo di tessitura muraria, specificano le modalit esecutive; per i diatoni, ad esempio,
indicano il numero di diatoni da considerare e la loro eventuale massima distanza per non perdere di
efficacia.

Precompressione (orizzontale e/o verticale): possibile tramite questo intervento applicare alle aste una
determinata forza di precompressione orizzontale e/o verticale in grado di aiutare nelle verifiche. L'effetto
della precompressione consiste nell'incrementare lo sforzo normale di compressione della parete e quindi
nello stabilizzarne il comportamento sia a pressoflessione (riducendo l'eccentricit dovuta al momento) sia a
taglio (incrementando la resistenza, che dipende dalla tensione normale)
FRP: tramite questa metodologia, possibile applicare sulla parete appositi nastri in materiale
fibrorinforzato, per migliorare nelle verifiche a pressoflessione e taglio. La pressoflessione viene trattata in
termini di domini di resistenza, in cui le fibre assumono un ruolo prevalente per fronteggiare le componenti
di sforzo normale di trazione; sar possibile specificare anche se per tali fibre si dovr tener conto di una
deformazione di distacco dal supporto, o invece si far affidamento alla deformazione di rottura,
solitamente avente valore molto pi elevato, tale quindi da 'ampliare' il dominio rispetto alla situazione con
rottura a delaminazione dal supporto.
CAM: indica se l'asta in oggetto rinforzata mediante l'utilizzo del sistema brevettato 'CAM', 'Cuciture
attive per la muratura'. E' un intervento di tipo attivo, che si traduce nell'applicazione di nastri in acciaio, i
quali vengono adeguatamente pretensionati con una forza determinata, e sono quindi in grado di creare un
effetto di confinamento, aiutando di fatto la muratura nelle verifiche soprattutto a pressoflessione e taglio.
Attivando questa opzione sono richiesti i parametri geometrici di progetto del sistema di rinforzo, come
quindi i passi dei nastri (orizzontale/verticale; ed i valori della pretensione da inserire).
Reticolatus: rappresenta un intervento innovativo, in cui sulle facce della parete viene applicato un sistema
di trefoli in acciaio a maglia regolare, che possono seguire anche i giunti di malta, e che comportano
sicuramente un miglioramento nei confronti delle verifiche a pressoflessione (sempre come domini di
resistenza) e taglio in quanto in grado di instaurare un benefico effetto di confinamento nella muratura.
Reti GFRP e altro: contiene una serie di parametri meccanici disposti per poter considerare un materiale
'equivalente' a quello reale, adeguando opportunamente i valori delle resistenze e dei moduli elastici in
modo che chiaramente risultino maggiori di quelli 'base' per il materiale della parete. Questo il caso ad
esempio dei rinforzi con fibra di vetro (GFRP), particolarmente valutati negli ultimi tempi in alternativa al
classico rinforzo con betoncino armato, in quanto comportano maggiori risultati in termini di duttilit e
minor influenza in termini di rigidezza (basso spessore della malta di applicazione).
Per ulteriori approfondimenti sugli utilizzi dei singoli interventi si rimanda ad un apposito documento
redatto separatamente, ed accessibile da PCM, scheda 'Supporto', gruppo Manuali: 'Guida Interventi'.
Per quanto riguarda le propriet relative ai Risultati (cui si riferisce l'immagine seguente): si possono
consultare per le singole Aste: Sollecitazioni, Coefficiente di sicurezza, Stato di Verifica: soddisfatta oppure
no.

Propriet Aste: Risultati


Attenzione: analogamente ai Nodi, le Aste presenti nel modello strutturale provenienti dalla porzione di
struttura modellata in fase architettonica non possono essere eliminate, in quanto esse sono state definite
automaticamente attraverso la creazione del modello strutturale generato a partire dal modello
architettonico inserito in input nella scheda Modello. Qualora ve ne fosse l'esigenza, si possono creare
nuove Aste, attraverso il relativo comando 'Aste' presente nel successivo gruppo 'Inserisci', approfondito nei
successivi paragrafi.
Se si ritiene che la schematizzazione ottenuta nel modello strutturale, per la parte comune anche
nell'ambiente architettonico, non rappresenti adeguatamente la struttura portante, occorre annullare il

modello strutturale e successivamente modificare il modello architettonico tornando alla scheda Modello,
per rigenerare in una fase successiva il nuovo modello strutturale. Se il modello strutturale stato gi creato
e non viene annullato, nella scheda Modello le propriet degli oggetti architettonici risultano in sola lettura.
3.3.3. CONSIDERAZIONI SULLE STRISCE
Per quanto riguarda la modellazione delle fasce nello schema a 'Telaio equivalente', e la conseguente
analisi, possibile che per la verifica di sicurezza svolta in Analisi Statica NON Sismica vi sia un esito
negativo.
Questo deriva dal considerare per la fascia un comportamento a 'trave', svolgendo staticamente verifiche
analoghe alle sismiche definite in 7.8.2.2.4.
Sotto l'azione del carico distribuito dovuto al solaio e al peso proprio, la fascia soggetta a Taglio e a
Momento, generalmente in assenza di sforzo normale, ed possibile che le verifiche a PressoFlessione e a
Taglio non siano soddisfatte.
Dal punto di vista sismico, la conseguenza notevole: in analisi lineare, si ottengono coefficienti di
sicurezza praticamente nulli (gi solo sotto carichi verticali la verifica della striscia risulta non soddisfatta, e
quindi essa non in grado di sostenere ulteriori sollecitazioni prodotte dalle azioni sismiche); in analisi
pushover, le fasce vengono 'degradate' fin dal passo iniziale e l'accoppiamento fra i maschi si indebolisce,
con successive possibili premature labilit.
Si pu osservare che le formulazioni della Normativa (7.8.2.2.4) si riferiscono propriamente ai
meccanismi che si generano all'interno della fascia per effetto delle forze sismiche; queste formulazioni non
sembrano invece adatte a descrivere il comportamento delle fasce per effetto dei soli carichi verticali.
Sotto l'azione dei carichi verticali, le forze sono riportate ai maschi murari o attraverso un comportamento
ad arco se prive di piattabande o attraverso l'azione della piattabanda in acciaio o in c.a. se presente.
Questa osservazione stata resa ufficiale dal documento "Alcune considerazioni sull'utilizzo del software
tecnico nella Ricostruzione dell'Abruzzo", di: Di Ludovico M., Fico R., Cordasco E.A., Prota A., Verderame G.M.,
Manfredi G., a cura dell'Universit di Napoli Federico II e del Consorzio ReLUIS. Da tale documento
estratta l'immagine seguente, descrittiva del problema.

Come affermato nel documento citato, una possibile soluzione a questo problema di modellazione
consiste nel considerare i carichi verticali agenti sulla fascia come due forze concentrate applicate
all'estremit della stessa.
In PCM possibile selezionare per ogni singola fascia la propriet "Comportamento ad arco": in tal caso,

la fascia, la cui lunghezza coincide con la luce deformabile, non partecipa alla ripartizione del carico di
solaio. In tal modo, i carichi agiscono solo sui link rigidi che collegano le estremit della fascia ai maschi
adiacenti, trasferendosi quindi direttamente sui maschi. Questo comportamento non interessa le travi, per le
quali, ovviamente, il comportamento tagliante e flessionale a trave viene regolarmente considerato
applicando il carico distribuito lungo la luce della trave stessa.
La propriet "Comportamento ad arco" ha quindi in PCM il significato di:
modalit di applicazione dei carichi verticali sulle strisce (e sui link orizzontali).
Grazie a questa opzione, possibile ovviare al problema di fasce per le quali non si riesce a soddisfare la
verifica statica, aderendo maggiormente alla realt fisica dell'edificio.

N.B. Si deve comunque tenere presente che in ogni caso la fascia appartiene ad uno schema intelaiato:
specialmente in edifici multipiano, gli effetti di deformazioni differenziali dei maschi di appoggio possono
indurre azioni taglianti e flessionali di tipo statico sulla fascia anche se questa non direttamente caricata
lungo la sua luce, con possibile permanente difficolt di verifica in analisi statica non sismica.

Per le strisce murarie possibile considerare diverse ipotesi, fra le quali la scelta ricade essenzialmente nei
due casi sotto indicati:
- le strisce sono elementi 'deboli' (pendoli), poich non sono dotate di armatura resistente a trazione: in
questo caso, per una modellazione coerente si dovrebbero vincolare come bielle, e da questa scelta deriva
la loro possibilit di esclusione dalle verifiche (la norma dice che le fasce sono da sottoporre a verifica
quando siano in grado di comportarsi come 'vere e proprie travi di accoppiamento in muratura', 4.5.6 del
DM08); da cui si deduce che se accade il contrario, plausibile escluderle dalle verifiche (avendole
considerate con vincolamento 'cerniera-cerniera');

- le strisce sono elementi adeguatamente resistenti: in questo caso, la modellazione coerente prevede un
loro mantenimento con vincolo effettivo di incastro-incastro, e l'inserimento, nella finestra delle propriet
del modello strutturale, delle aree di armatura, rappresentative di cordolo (As,estr) ed architravi (As,intr), e
relativi copriferri; le armature vanno inserite entrambe per poter equiparare la striscia ad una vera e propria
'trave di accoppiamento in muratura', quindi per sottoporla a verifica in termini di domini di resistenza.
Spesso pu essere sufficiente anche un minimo di armatura per arrivare ad una verifica soddisfatta; tale
procedura pu adottarsi anche quando non vi sia in realt uno dei due elementi (per es. in mancanza di
cordolo, inserendo un minimo di armatura, per es. 2 10, per considerare comunque l'effetto di
ingranamento della muratura).

3.4. INSERISCI

All'interno del gruppo 'Inserisci', sono presenti due comandi: il comando 'Nodi', ed il comando 'Aste'. La
loro icona grafica indica gi che tramite questi pulsanti possibile aggiungere dei Nodi o delle Aste al
modello strutturale gi generato a partire dagli oggetti architettonici della scheda Modello.
NODI
Per quanto riguarda il comando 'Nodi', facendo clic sul relativo pulsante viene unicamente chiesta la
posizione dove inserire il nodo; questa pu essere inserita in due modi:
- Graficamente: facendo clic col tasto sinistro del mouse sul punto desiderato, all'interno dell'area grafica;
- Tramite digitazione di coordinate da tastiera. Le coordinate possono essere 'globali' o 'relative':
- se le coordinate da inserire sono globali, queste vanno digitate nella forma (x,y,z), dove x, y e z sono le
coordinate del nuovo nodo, riferite alla terna del sistema di riferimento cartesiano 'Globale corrente'
(sempre attivabile tramite il pulsante rapido 'F4' da tastiera);
- se le coordinate da inserire sono relative, queste vanno digitate nella forma (@x,y,z), dove x, y e z sono le
coordinate del nuovo nodo, che, precedute dal simbolo @, si intendono 'parziali', ovvero come differenza di
coordinate rispetto all'attuale posizione del puntatore del mouse.
Esempio:
sempre consigliabile inserire nuovi nodi posizionandosi in una visuale 2D (in pianta, tramite ad esempio
un Box XY, oppure in prospetti se ve ne sia l'esigenza (Box YZ o XZ)). Si supponga di avere una semplice
cella rettangolare, di dimensioni 5.00m x 8.00m; e di voler inserire (in fase strutturale) alcuni nodi (e
successivamente anche alcune aste), ad esempio per voler considerare la presenza di un portico.

La pianta della struttura sia la seguente:

L'origine degli assi posta sullo spigolo in basso a sinistra della struttura; avendo un Box XY attivo, il
sistema di riferimento globale (UCS) corrente ruotato, in modo da vedere frontalmente il piano XY. Si
supponga di volere inserire un portico sul lato destro. Si pu operare in diversi modi; certamente avendo un
file di riferimento dxf, molto semplice andare ad individuare i punti di interesse. Se invece si volesse
partire da una situazione simile, senza disegni di riferimento, avendo gi impostato il BOX XY l'altezza del
nodo gi correttamente impostata (quota Z del piano XY a cui ci si trova); non resta che definire le
coordinate X ed Y del nodo. Clicchiamo quindi sul comando in oggetto, e digitiamo sulla barra dei comandi
la terna (10,0,0): verr creato un nodo posto a distanza 10m dall'origine del sistema di riferimento corrente,
cfr. immagine seguente:

Per inserire il nodo sul lato superiore, si utilizzi invece la seconda strada, ovvero l'inserimento del nodo
tramite coordinate relative (precedute da @): posizionando quindi il mouse in corrispondenza del nodo 10,
una volta premuto il pulsante per l'inserimento del nodo, si digiti @2,0,0, ottenendo quindi quanto
mostrato qui di seguito:

Ritornando alla visualizzazione nello spazio, questi nodi saranno alla quota giusta:

Oltre a creare questi due nodi anche al livello di fondazione, l'ultimo passo consister nell'adeguare Il livello
di assegnazione di questi nodi (che per default sono sempre creati come appartenenti al livello 0): se questi
sono in fondazione, va bene mantenere il livello come tale; altrimenti, necessario selezionare il livello
corretto (in questo caso, il Livello 1: assegnando tale propriet, automaticamente si adeguer il
vincolamento esterno corretto, che legher il nodo in oggetto al nodo master, sia come spostamenti, che
come assegnazione delle masse di pertinenza):

La creazione di nuovi nodi non interviene direttamente sullo schema strutturale proveniente dal modello
architettonico: in altre parole, questi nodi 'aggiuntivi' non dividono o spezzano le aste gi presenti, ma
servono solo per creare altre aste prima non disegnate, che possono essere rappresentative appunto di
piccoli balconi, portici, controventi, diagonali. Per collegare queste nuove aste al precedente modello
strutturale, derivato dagli oggetti architettonici in precedenza disegnati, occorrer quindi fare riferimento ai
nodi strutturali gi presenti. Quando lo schema strutturale derivante dalle connessioni diventi troppo
complicato dal punto di vista della gestione (necessit di nodi intermedi di divisione, oppure geometrie pi
complesse), consigliabile annullare il modello strutturale, e condurre tali modifiche in ambiente
architettonico, rieseguendo successivamente la creazione del nuovo modello strutturale.
ASTE
Tramite il comando 'Aste', dalla finestra a tendina sottostante possibile scegliere fra le seguenti tipologie
di aste da inserire: (trave, colonna, link rigido, asta generica):

'Trave': per inserire tale elemento, vengono richiesti un punto iniziale, ed un punto finale; le sezioni di
estremit di tale asta sono sempre verticali;
'Colonna': viene richiesto inizialmente il punto base pi basso (si ricorda che il riferimento sempre il
centro della sezione, incrocio tra le diagonali); successivamente, viene richiesta l'altezza della colonna, che
pu essere digitata da tastiera, oppure selezionabile facendo clic col mouse su un nodo posto alla stessa
altezza desiderata.
'Link rigido': come per la trave, sono richiesti unicamente un punto iniziale, ed un punto finale.

'Asta generica': anche in questo caso, si richiedono solo i due punti estremi di definizione; l'Utente potr
poi qualificare il materiale dell'asta, e le altre propriet che ritenga necessarie. In questo caso, trattandosi di
una tipologia generale, le sezioni di estremit sono sempre ortogonali all'asse dell'asta stessa (quindi anche
quando obliqua, le sezioni di estremit risentiranno della rotazione dell'asse, per poter essere ad esso
ortogonale).

N.B. I nodi e le aste aggiunte sono visibili anche in fase architettonica (come ingombro solido ma anche
come propriet strutturali, questo ne facilita eventualmente l'individuazione, in quanto 'oggetti'
architettonici che presentino propriet strutturali vuol dire che sono stati aggiunti successivamente);
tuttavia, sono elementi che non possono essere recuperati una volta annullato il modello strutturale, e
ricreato; questo dovuto proprio al fatto che non sono legate ad un modello architettonico, ma sono solo
qualcosa di aggiunto dopo.
Infine, per le nuove aste aggiunte, ai fini di una corretta assegnazione delle masse agenti, bisogna sempre
definire il piano di appartenenza, che non viene modificato automaticamente sulla base della posizione di
inserimento. Per poter modificare il piano, necessario selezionare l'asta e modificarne la relativa propriet
'Piano', cfr. ad es. immagine seguente:

3.5. STRUMENTI

Il gruppo 'Strumenti' caratterizzato dai comandi 'Copia propriet' e 'Copia carichi', creati per poter
copiare, rispettivamente, tutte le propriet oppure solo i carichi personali aggiunti manualmente dall'Utente
sulle aste, da un solo elemento sorgente ad un elemento (o una selezione di elementi) di destinazione.
Prima di richiedere il comando, necessario selezionare l'elemento sorgente, dal quale adottare le propriet
oppure i carichi; se erroneamente venissero selezionate pi aste sorgente, al momento di richiedere il
comando apparir un messaggio come il seguente:

Per richiedere quindi l'effetto del comando, selezionare una sola asta e quindi premere nuovamente il
comando.
Selezionata l'unica asta di origine, e richiesto il comando, il pulsante diventa in sfondo giallo, e sulla barra
dei comandi inferiore appare l'etichetta che ci chiede di selezionare le aste a cui vogliamo applicare le
propriet o i carichi.
Per concludere il comando digitare 'Invio' da tastiera, oppure fare clic sul 'tasto destro del mouse'.
Il comando agisce chiaramente solo su elementi aventi la stessa tipologia.

3.6. FILTRA

Nel gruppo Filtra sono presenti quattro comandi: Trova, Risalta, Isola e Crea gruppo.
Risalta e Isola agiscono graficamente sul modello, evidenziando gli elementi selezionati.
Il comando Risalta evidenzia gli elementi selezionati e lascia in trasparenza il resto della struttura, mentre
attivando il comando Isola vengono visualizzati solo gli elementi selezionati.
Per ritornare al modello completo occorre disattivare i comandi di filtro; nel pulsante di comando, la
colorazione arancio dello sfondo indica che il comando attivo.
Attivando il comando Trova si apre una Tabella che riporta tutte le Aste presenti nel Modello.

Le aste sono riportate nelle righe mentre nelle colonne sono riportate alcune delle propriet.
Questo comando permette di effettuare filtri di ricerca (query), in base alle caratteristiche tipologiche o
dimensionali, selezionando una o pi opzioni tra quelle presenti nelle finestre a scomparsa, attivabili dalla
cella di Intestazione delle diverse colonne; inoltre facendo clic sull'intestazione delle diverse colonne
possibile ordinare i diversi elementi.
N.B. La finestra 'Trova' non una finestra di modifica dei Dati, serve ad evidenziare gli elementi con
determinate caratteristiche, che abbiano o meno dei filtri impostati; se si intendono modificare i parametri
qui tabellati, prima bisogna selezionare l'asta (o le aste interessate), e poi modificare il dato nella relativa
propriet desiderata, presente nella finestra delle propriet sulla destra (che appare appena selezioniamo le
aste o i nodi interessati nella finestra 'Trova').
Ad esempio, se si seleziona l'intestazione della colonna Tipologia, viene visualizzata la finestra con le opzioni
di ricerca possibili; per default sono selezionati tutti gli elementi. E' possibile deselezionare le singole
opzioni in modo da avere la combinazione di ricerca richiesta; nel caso illustrato in figura seguente,
lasciamo selezionati soltanto i Maschi.

A questo punto nella tabella saranno riportati soltanto i maschi, ai quali si possono applicare ulteriori filtri;
ad esempio, dalla colonna piano selezioniamo l'opzione Piano 1. E' inoltre possibile applicare Filtri di testo
dal comando in basso a destra:

Terminata l'applicazione dei i filtri di ricerca, possibile selezionare le aste presenti in tabella agendo sulla
prima colonna a sinistra mediante il triangolo di selezione; per selezionare pi aste si pu premere il tasto
SHIFT da tastiera, oppure adoperare il comando 'Seleziona tutto', per selezionare tutti gli elementi rimasti in
tabella.
E' possibile inoltre 'invertire la selezione' (ovvero selezionare gli elementi opposti a quelli attualmente
selezionati), tramite il pulsante 'Inverti selezione'.
Il pulsante 'Annulla filtri, azzera tutti i filtri al momento attivati. Infine, il comando 'Seleziona nodi' agisce
selezionando i nodi che sono collegati alle aste selezionate.

La aste selezionate nella tabella risulteranno selezionate anche sul modello strutturale, quindi sar possibile
operare tutte le modifiche nella finestra Propriet, oppure visualizzarle graficamente mediante i comandi
Risalta e Isola descritti in precedenza.
Dallo stesso comando 'Trova', cambiando la relativa etichetta nella finestra a discesa, possibile orientare la
tabella 'Trova' sull'elenco dei Nodi, invece che delle aste, presenti nel modello strutturale. Cambiando
etichetta, nelle colonne si aggiorneranno le propriet dei nodi, ed in modo analogo alle aste potranno
essere applicati diversi filtri di selezione, quindi sar possibile selezionare tutti i nodi rimasti nella tabella
(oppure annullare i filtri), oppure ancora selezionare questa volta le aste connesse ai nodi selezionati:

Infine, il comando 'Crea Gruppo' orientato alla creazione di Gruppi di selezione di alcune aste. Il comando
agisce sulla stessa linea dei pulsanti presenti nel gruppo 'Strumenti', ovvero:
anzitutto, si procede selezionando le aste che si vogliono 'raggruppare' in un determinato insieme (ad es.
perch a fine analisi si vogliono evidenziare assieme, per applicare uno stesso intervento, o perch debbano
avere alcune medesime caratteristiche); ad esempio, per il modello sotto indicato si selezionano le seguenti
aste:

- Una volta selezionate le aste di interesse, si attiva il comando 'Crea Gruppo'; nel 'Navigatore' sulla sinistra
viene creato il gruppo di selezione, che possibile eventualmente rinominare:

- Dopo aver creato il gruppo, successivamente sar possibile quindi mettere in risalto o isolare solo queste
aste selezionate, attivando il gruppo tramite un doppio clic sul nome:

3.7. CARICHI

Dai comandi del gruppo carichi possibile attivare sul modello strutturale la visualizzazione dei diversi
carichi presenti nel modello strutturale. Dal comando Carichi si attiva o disattiva la visualizzazione dei
carichi sul modello. Dalla finestra a tendina possibile scegliere una delle condizioni di carico elementari da
visualizzare per la rappresentazione grafica sul modello strutturale. Agendo sulla barra di regolazione
possibile modificare la scala di rappresentazione dei carichi.
Inoltre, attraverso gli appositi check posti in fondo alla finestra a tendina, possibile separare la
visualizzazione tra i 'Pesi Propri', i 'Carichi da Solaio' ed i 'Carichi aggiuntivi', consentendo quindi di
visualizzarli separatamente o contemporaneamente:

Vi infatti anche la possibilit di inserire carichi lineari sulle aste una volta sola, avendole tutte selezionate in
precedenza: nella finestra delle 'Propriet' della fase strutturale si trovano infatti tre propriet per inserire tre
tipologie di carico, in quanto queste possono corrispondere infatti alle tre pi comuni condizioni di carico
elementare, come Peso Permanente, Permanente Non Strutturale e Variabile, cfr. ad es. immagine seguente:

I carichi aggiuntivi da inserire sono uniformi, ed espressi in KN/m; se diretti verso il basso, come tipicamente
si ha per un carico gravitazionale, devono essere inseriti preceduti dal segno meno (-).
Per visualizzare i valori dei carichi agenti su una determinata asta, sufficiente passarci sopra col mouse,
oppure selezionare l'asta stessa, in tal modo potr essere visionata l'entit del carico agente per quella
determinata condizione (ad esempio, nell'immagine seguente messo in risalto il carico lineare (7.42 KN/m
agente su un link):

Per visualizzare graficamente invece l'entit di eventuali carichi concentrati aggiunti, necessario passarci
sopra col mouse: il valore riportato infatti non segue la visualizzazione fissa, tipica di un'asta selezionata, ma
rappresentato solo dinamicamente, al passarci sopra del mouse (ad esempio, nella figura seguente, sullo
stesso link rigido stata inserita una forza concentrata P(z), pari a -3.00 KN, a 50cm dal nodo iniziale, e
passando sopra il link col mouse si pu ritrovare il valore inserito):

Modalit operative per la considerazione della presenza di edifici contigui


Nell'ambito di edifici esistenti, spesso pu capitare di dover analizzare delle singole strutture, che per sono
inserite nell'ambito di un tessuto edilizio pi ampio, detto comunemente 'aggregato'. All'interno di questi
edifici, possibile individuare le unit Strutturale (U.S.) oggetto di indagine tramite opportuni criteri
geometrici e distributivi, evidenziati ad esempio nella 'Circolare del 02/02/2009' al punto C8A.3 'Aggregati
Edilizi'. La presenza dell'edificio adiacente pu essere tenuta in conto considerando le masse e /o i carichi in
comune.
Tipicamente, per considerarne l'interazione, in genere possono essere seguite due strade:
- se i due edifici sono dotati di pareti in comune, sulle quali gravano entrambi i solai delle strutture
(perch ad esempio l'orditura la stessa tra le due campate), allora l'interazione consiste nell'aggiungere,
sulle aste orizzontali, i carichi lineari uniformemente distribuiti derivanti dalla campata di solaio dell'edificio
adiacente, valutati in base alle aree di influenza (si pu quindi seguire la procedura indicata ai paragrafi
precedenti per i carichi lineari);
- se invece i solai non fossero orditi allo stesso modo, allora possibile considerarne l'interazione
aggiungendo delle 'Masse aggiuntive sui Nodi' presenti nell'allineamento in comune, per entrambe le
direzioni X ed Y: anche queste andranno calcolate in base alle aree di influenza, dividendo poi i carichi
ottenuti per l'accelerazione di gravit per averli in termini di masse.
Un esempio applicativo di applicazione di masse nodali di seguito indicato: supponiamo che l'edificio di
sinistra sia l'unit strutturale da analizzare:

Sulla parete in comune, dovranno essere inserite le masse nodali competenti (per area di influenza) alla
porzione di edificio attiguo; isolando il prospetto in comune, vengono evidenziate le zone di competenza di
ogni nodo strutturale per quanto riguarda l'influenza delle masse dei solai e pareti dell'edificio attiguo
all'edificio in muratura oggetto dell'analisi.
I valori riportati in figura sono le lunghezze fra i nodi e, in grassetto, le lunghezze di competenza dei nodi;
queste devono essere moltiplicate per la lunghezza nel piano ortogonale al prospetto competente a met
luce del solaio del corpo attiguo (5.20/2 m), per ottenere l'area di influenza corrispondente ai singoli nodi.

Moltiplicando tale area per i carichi permanenti (G1, G2) e variabili (Q) competenti al corpo attiguo, si
ottiene il peso totale (kN) e quindi, dividendo per l'accelerazione di gravit g, la massa locale da attribuire al
nodo (espressa in k*kgm) (per la conversione in masse il valore di g viene approssimato a 10 m/s2).
Ad esempio, per il nodo 19:
l1 = [(2.42/2)+ [(1.15 /2)]= 1.785 m, l2 = 5.20/2 = 2.60 m => Ainfl = 4.64 m2
Carichi competenti al solaio su piano terra: G1=2.20 kN/m2, G2=2.30 kN/m2, Q=2.00 kN/m2, da cui:
mG1=(4.64*2.20)/10= 1.02 k*kgm
Si ricorda che: una massa di 10 kgm (S.I.) pesa 10 kgf (S.T.):

infatti: P = mg = 10 kgm * 10 m/s^2 = 100 N = 10 kgf


essendo 1 kgm = 1 N / (m/s^2) = 1 N s^2 / m
L'unit di misura da utilizzare per l'input delle masse in PCM il Megagrammo massa (Mgm).
Quindi, con riferimento per esempio al nodo precedente, si ottiene un peso di 10.208 kN = 10208 N, cui corrisponde
a una massa di 1020.8 N* (s^2/m) = 1020.8 kgm = 1.028 Mg.
Questo valore va inserito nella voce dei 'Carichi', all'interno della finestra delle propriet del nodo
selezionato:

3.7.1. ORGANIZZAZIONE DEI CARICHI


Questo paragrafo descrive l'organizzazione dei carichi in PCM: il significato e le modalit di generazione di
Condizioni di Carico elementare (CCE) e di Combinazioni delle Condizioni di Carico (CCC); i criteri di
generazione automatica dei carichi da solai, sia verticali sia orizzontali prodotti da spinte di volte; le
modalit con cui possibile considerare un'eccentricit di appoggio dei solai.
CONDIZIONI DI CARICO ELEMENTARI (CCE)
Ogni Condizione di Carico elementare (CCE) descrive un gruppo di dati omogenei, che possono essere cio
trattati con i medesimi coefficienti moltiplicativi sia nelle Combinazioni delle Condizioni di Carico (CCC)
definite per analisi lineari statiche non sismiche (2.3), sia nella combinazione sismica (3.2.4).
I carichi strutturali da applicare all'edificio oggetto della modellazione si dividono in diverse categorie.
Solitamente le strutture presentano infatti le seguenti tipologie di carico:
- Pesi propri degli elementi strutturali;
- Carichi derivanti dai solai;
- Carichi aggiuntivi (sulle aste o sui nodi, generati in fase di modellazione strutturale).
- Carichi derivanti dal Vento.
La normativa attuale approfondisce questa tematica al paragrafo 2.5 'Azioni sulle costruzioni', e prevede
diverse tipologie di 'Condizioni di Carico Elementari' (in seguito chiamate per semplicit CCE), a cui tali
carichi vanno assegnati.
Ogni CCE dotata di coefficienti specifici, che servono per poter considerare la contemporanea presenza di
pi tipologie di carico; al fine quindi di considerare tutti i possibili casi che possono capitare, sono previste
le 'Combinazioni delle Condizioni di Carico Elementari' (in seguito chiamate per semplicit CCC).
Lo spirito della normativa anche quello di considerare che ragionevolmente non tutti i carichi possono

presentarsi sempre, contemporaneamente e tutti alla stessa intensit. E' per questo che ogni CCE dotata di
tre 'Coefficienti di combinazione': 0, 1, e 2. Questi tre coefficienti servono a combinare fra loro le diverse
Condizioni Elementari, ed esaurire tutte le categorie di Combinazioni previste dalla norma (2.5.3), in base
anche alla tipologia di analisi condotta, e agli Stati Limite da considerare. Di seguito riportato l'elenco
delle tipologie di combinazioni previste dalla norma al paragrafo citato:

Nell'immagine seguente si riportano invece i singoli coefficienti di combinazione, in questo modo si


evidenziano anche le singole tipologie di Condizioni Elementari previste dalla normativa:

Le CCE corrispondono quindi ai Tipi di Azioni previste dalla Normativa vigente (2.5.3).

In esse confluiscono:
- i carichi automaticamente attribuiti alle aste in base all'analisi dei pesi propri, dei carichi dei solai (verticali
e ed eventualmente orizzontali in caso di solai a volta) e dell'azione del vento, durante la creazione del
modello strutturale a partire dal modello architettonico;
- i carichi manualmente attribuiti a singoli elementi (nodi od aste) nella fase di modellazione strutturale.
In entrambi le fasi architettonica e strutturale, modifiche riguardanti i materiali e le sezioni (per i pesi propri)
e l'azione del vento (per i carichi orizzontali) determinano l'aggiornamento automatico dei corrispondenti
carichi generati sulle aste.
Le CCE come anticipato sono tutte quelle previste dal DM08 al 2.5.3. Queste sono fisse: in altre parole, non
possibile aggiungere o rimuovere determinate condizioni di carico elementari. Sono elencate tutte nella
finestra delle CCE (pulsante

):

Ogni CCE presenta le seguenti propriet:


Gruppo 'Generale':
Aste di riferimento, Nodi di riferimento e Solai di riferimento: indica rispettivamente quante aste, nodi
e solai presentano un carico con quella determinata CCE associata; sar possibile inoltre aprire una
finestra di approfondimento contenente l'insieme di queste aste, nodi e solai:

Ad esempio per la propriet 'Solai di riferimento', risultano 4 solai con la CCE permanente assegnata.
Moltiplicatore masse: indica se il carico in oggetto sar considerato per la generazione delle masse
relative associate nella direzione considerata: solitamente il codice 110001, ovvero i carichi
intervengono soprattutto per la fase sismica sia per la direzione X, Y, che per il moto torsionale; se si
volesse includere anche l'effetto del sisma verticale, si dovrebbe attivare anche la terza componente
lungo Z (111001).
Gruppo 'Coefficienti di combinazione':
Coefficienti di combinazione 0, 1, e 2: sono i coefficienti di combinazione previsti per i diversi stati
limite, e per le diverse combinazioni; i loro valori sono modificabili.

Per il carico da neve, la relativa CCE prevista dalla normativa assume due possibili forme, che prevedono
coefficienti di combinazione diversi:
- Neve (a quota <= 1000 m s.l.m.);
- Neve (a quota >= 1000 m s.l.m.).
La scelta di questa quota condiziona l'adozione della CCE interessata; l'Utente pu definire l'altezza esatta
del sito dove sorge la costruzione s.l.m. nel comando 'Generalit' della scheda 'Modello', in quanto una
caratteristica intrinseca della struttura. Automaticamente, in base alla scelta condotta in questa finestra, la
CCE relativa si aggiorner con i coefficienti di combinazione corretti per la quota inserita.
COMBINAZIONI DI CONDIZIONI DI CARICO (CCC)
Le CCC vengono generate automaticamente in base alle CCE realmente presenti, cio popolate
dall'avvenuta definizione dei carichi. La generazione automatica delle CCC avviene in base alla scelta sugli
stati limite da considerare (SLU e/o SLE).
Considerando tutte le possibili combinazioni, sono stati preventivamente attribuiti numeri identificativi alle
possibili CCC; in input ogni combinazione quindi contrassegnata da un proprio ID. Selezionando una data
combinazione, dalle sue propriet viene evidenziata l'azione dominante ai fini delle verifiche in analisi statica
non sismica.
CCC generiche possono essere manualmente inserite definendo opportuni moltiplicatori Q per le CCE (il
valore di default pari a 1.00).
Le CCC che l'Utente voglia modificare manualmente sono raggruppate nella categoria 'Personali', cfr.
immagine seguente:

Nell'apposito form per la gestione delle 'CCC', l'Utente potr decidere il 'Tipo di combinazione' (fra
'Generica', Fondamentale', 'Frequente' e 'Quasi Permanente'), l'azione 'Dominante', nonch inserire un
apposito 'Commento' identificativo.
Una volta assegnati tutti i carichi, sia da solai, che eventualmente aggiuntivi, ed una volta assegnato, ad ogni
carico, la rispettiva CCE di appartenenza, in fase di analisi saranno considerate le Combinazioni di carico di
riferimento. In particolare, principalmente si distingue tra la combinazione fondamentale allo SLU (utilizzata
per l'analisi statica non sismica), e quella sismica:
- nella statica, si applicano i coefficienti amplificativi a tutti i carichi (compresi i carichi permanenti e
permanenti non strutturali), e, per i carichi aventi una CCE con tipologia 'Variabile' si applicheranno
anche i coefficienti di combinazione di tipo 0 per le azioni 'non dominanti':

nella sismica, non si applicano i coefficienti amplificativi a nessun carichi (permanente o variabile), e,
per i carichi aventi una CCE con tipologia 'Variabile', si applicheranno i coefficienti di combinazione
di tipo 2.

Quanto sopra riportato nella finestra delle CCC (pulsante

):

Le CCC vengono generate da PCM sulla base delle CCE scelte per i carichi inseriti: quindi, eventuali CCC non
necessarie non sono presenti. In altre parole, viene intercettata (tra modello architettonico e modello
strutturale) ogni modifica dell'assegnazione di CCE per determinati carichi inseriti, e la modellazione
automaticamente aggiornata.
Bisogna solo scegliere quali combinazioni adottare, facendo clic o deselezionando i pulsanti sotto indicati
(se solo SLU, oppure SLU ed SLE, oppure nessuna delle precedenti, ed adottare solo 'Combinazioni
personali', che possibile modificare secondo le proprie esigenze):

Come si pu notare dall'immagine sopra allegata, selezionando ogni CCC possibile conoscere le sue
propriet; in particolare, sono riportate le seguenti propriet:

Gruppo 'Generale':
Tipo di combinazione: indica la tipologia della Combinazione; una propriet in sola lettura, non
modificabile;
Azione dominante: indica qual l'azione dominante (valida in pratica per le combinazioni
fondamentali SLU e frequente all'SLE; per le fondamentali all'SLU indica a quale azione non verr
applicato il coefficiente di combinazione 0, da cui =1; per la frequente all'SLE, indica a quale
azione sar applicato il coefficiente 1, da cui = 1, in dipendenza del tipo di azione).
Gruppo 'Condizioni elementari:
Aprendo la finestra a tendina relativa ad ogni singola CCE, sono riportati i seguenti valori:
Q: coefficiente amplificativo (per SLU, variabile in base alle diverse CCE; per SLE Q=1);
: coefficiente di combinazione (per SLU, = 0, e =1 per la CCE fondamentale ; per SLE, per
combinazione frequente =1 per la CCE fondamentale, =2 per tutte le altre; per SLE, per
combinazione quasi permanente =2 per tutte le CCE);
Moltiplicatore: valore dato dal prodotto di Q* ; il valore totale per cui verr moltiplicato il carico
relativo.
Poich importa pi conoscere il valore finale di moltiplicazione, la prima propriet presente quando si apre la
finestra delle CCC (anche solo selezionandola dal Navigatore) proprio il Moltiplicatore, cfr. immagine
seguente:

I numeri invece che seguono la descrizione della singola CCC sono derivanti dal database interno, servono
solo come identificativo sequenziale per 'trovare' quella determinata situazione tra tutti i casi possibili:

In alto a sinistra di questo form, stato inoltre predisposto un apposito check per generare anche le
combinazioni aggiuntive per considerare l'eccentricit massima, che si ha quando il carico da vento
dominante, in contemporanea con i carichi verticali (permanenti e permanenti non strutturali minimi):

Come ogni altro parametro strutturale, possibile modificare i carichi soltanto se l'analisi non risulta
eseguita, altrimenti i valori dei carichi possono comunque essere visualizzati.
CRITERI DI GENERAZIONE DEI CARICHI DAI SOLAI
Si consideri anzitutto il caso di una maglia di solaio monodirezionale (percentuale di distribuzione del
carico in direzione trasversale: 0%). Il metodo per l'attribuzione dei carichi alle aste della maglia di solaio il
seguente.
1. Si definisce la retta passante per il baricentro del solaio e ortogonale all'orditura (indicata con: R).
2. Per ogni lato della maglia di solaio che definisce un'asta (cio due vertici consecutivi che definiscono
un'asta nel piano del solaio), si determina la proiezione del lato stesso sulla retta R.
3. Infine, la quota parte di carico totale di solaio che sar attribuita al lato sar data dai coefficienti di
ripartizione calcolati dal rapporto tra la lunghezza di proiezione del lato stesso e la somma delle proiezioni.
Con questo metodo, le aste parallele all'orditura del solaio non ricevono alcun carico (come deve essere per
lo schema monodirezionale). Le aste (link rigidi, strisce e travi) trasmettono i carichi agli elementi verticali
(maschi, colonne) attraverso la schematizzazione strutturale a telaio.
Gli elementi striscia con comportamento ad arco non partecipano alla ripartizione del carico, che verr
quindi attribuito ai link laterali alla striscia e da questi direttamente ricondotto ai maschi sottostanti.
Gli elementi di sottofinestra non ricevono carico: la parte di fascia di piano caricata dai solai si identifica con
la striscia (zona sottostante al solaio, su cui quindi il solaio si imposta). In caso di coincidenza fisica con la
striscia, l'asta di sottofinestra non crea problemi alla generazione automatica dei carichi, in quanto viene
automaticamente scartata dal gruppo di aste alle quali viene attribuito il carico di solaio.
Per poter considerare le spinte da una volta a botte, occorre specificare la corrispondente tipologia di
solaio. I medesimi coefficienti di ripartizione utilizzati nel caso dello schema Monodirezionale, vengono

applicati per la definizione della spinta orizzontale dovuta alla volta a botte a partire dal valore della spinta
complessiva.
Nel caso del solaio bidirezionale (con percentuale di carico in direzione trasversale non nulla, ad esempio:
20%), la procedura descritta per il monodirezionale viene ripetuta nelle due direzioni di orditura,
considerando per ognuna delle due la percentuale di carico corrispondente. Similmente, il solaio con
comportamento a piastra opera considerando il carico distribuito ugualmente su tutti i lati.
Per la volta a padiglione la procedura relativa al carico verticale coincide con quella dello schema statico
bidirezionale, ed il calcolo della spinta analogo allo schema a botte ma eseguito anch'esso due volte nelle
due direzioni di orditura. Per i solai a volta la modalit con cui si calcola la spinta complessiva (da ripartire
secondo i criteri descritti) la seguente.
La distribuzione del carico verticale sulle pareti murarie sottostanti avviene: per volta a botte, come per un
solaio monodirezionale; per volta a padiglione, come per un solaio a lastra. I due tipi di volta generano
spinte diverse all'imposta.
La spinta della volta agisce in direzione ortogonale alla parete su cui si imposta, e ad una quota definita
dall'altezza di imposta della maglia di solaio corrispondente.
La volta a padiglione (fig. (A)) equiparata ad una cupola sferica che copre la stessa superficie. Secondo la
Teoria della Membrana, la reazione al bordo della volta ha direzione tangente alla superficie; la componente
verticale equilibra i pesi, quella orizzontale fornisce la spinta. Il raggio della proiezione sul piano di solaio
della cupola sferica equivalente (A = Lx * Ly):
* r2 = A , da cui: r = (A/)
Se H l'altezza di imposta della volta (altezza della cupola sferica), il raggio della sfera :
(R - H)2 + r2 = R2 , da cui: R = (H2 + r2) / (2 H)
La tangente alla superficie della volta in corrispondenza dell'imposta :
tg = (R - H) / r
La spinta orizzontale S dunque data da:
S = N * tg
dove N il carico verticale. Se q il carico di superficie: N = q*A.
Anche per la volte a botte (fig. (B)) vale l'ipotesi di reazione tangente alla superficie cilindrica della volta in
corrispondenza del bordo. Supponendo, per fissare le idee, che la volta si imposti sui lati X, cio con
orditura parallela a Y, il raggio della volta cilindrica : r = Ly / 2 Applicando le relazioni gi illustrate per la
volta a padiglione, si determinano i carichi verticale N e orizzontale S agenti sui lati di imposta della volta
(non su tutto il perimetro come per la volta a padiglione, ma solo sui due lati X).

Spinta da solai a volta

A parte il caso di maglie di solaio rettangolari (i solai di strutture voltate hanno in genere geometria
rettangolare o quadrilatera), pi in generale si possono definire lati 'equivalenti' in modo da condurre
comunque il calcolo delle spinte.
Ad esempio, per la volta a botte, la somma delle proiezioni sulla retta R (=retta ortogonale all'orditura),
divisa per 2, viene assunta come dimensione 'media' del solaio in direzione ortogonale all'orditura; la met
di tale dimensione il parametro 'r' utilizzato per il calcolo della spinta, in analogia a quanto rappresentato
nella figura precedente, caso (B).
E' evidente che il metodo costituisce una semplificazione del problema, che tuttavia pu essere accettabile
considerando che:
a) qualora si voglia indagare pi in dettaglio sugli effetti ribaltanti delle spinte, sar comunque possibile
descrivere modelli locali (ad es. per condurre verifiche per cinematismi), magari utilizzando software dedicati
(come SAV-SVM AEDES);
b) in ogni caso, ovviamente possibile introdurre azioni direttamente nei dati dei carichi. In tal caso, per
non considerare in alcun modo spinte generate automaticamente dai Solai, andranno evitati gli schemi di
volte a botte e a padiglione, ma si dovr pensare a solai mono o bidirezionali.
Ulteriori approfondimenti sono riportati nella sezione 'Modalit di trasmissione dei carichi', allegata alla
manualistica.
ECCENTRICITA' DI APPOGGIO DEI SOLAI
Nei confronti delle azioni locali prodotte dai carichi di solaio sulle pareti, possibile in PCM definire nel
gruppo dei carichi coppie aggiuntive in grado di rappresentare l'effetto ribaltante prodotto dall'eccentricit
di appoggio del solaio. Queste coppie influiscono sui momenti ortogonali al piano della parete e quindi in
definitiva sulle verifiche di resistenza a pressoflessione ortogonale.

L'azione andr inserita aprendo la propriet 'Carichi' dell'asta orizzontale relativa, ed aggiungendo un carico
di momento, cfr. immagine seguente:

Nei confronti delle verifiche a pressoflessione ortogonale, i momenti trasversali dovuti al disassamento di
maschi sovrastanti sono invece gi inclusi nello schema statico considerato, dal momento che gli assi di

calcolo delle aste coincidono con la posizione baricentrica delle pareti: l'eventuale loro disassamento nel
passaggio da un piano al superiore gestito attraverso un link rigido che collega la sommit del maschio
sottostante alla base del maschio sovrastante; nello schema intelaiato, tale link trasmette quindi le azioni
che generano i momenti flettenti ortogonali.

3.8. VINCOLI

Dal gruppo di comandi Vincoli si possono attivare opzioni di visualizzazione o operare delle modifiche del
vincolamento di Nodi e Aste.
Per default, tutte le aste presentano un vincolamento interno di incastro-incastro (quindi, anche qualora si
attivasse il comando 'Vincoli Interni', e non sia stato modificato nessun vincolo interno per nessuna asta,
non si vedrebbero differenze nella visualizzazione).
Inserendo invece gli svincolamenti (variamente possibili, come ad esempio traslazioni verticali, o
vincolamenti cerniera-cerniera), si potranno vedere in corrispondenza della luce deformabile delle aste i
simboli descritti nel seguito, che rappresenteranno la modifica condotta.
Inoltre, ogni asta che svincolata in qualunque modo, se il pulsante 'Vincoli Interni' attivo, viene
visualizzata in giallo oppure arancione (in dipendenza dalla tipologia, se sia un'asta orizzontale oppure
verticale), al fine di poter visualizzare facilmente che stata svincolata.
All'interno del gruppo 'Vincoli' sono presenti due comandi, uno che agisce sul vincolamento esterno dei
nodi (denominato appunto 'Nodi'), e l'altro che agisce sul vincolamento interno delle aste ( possibile
scegliere fra diverse opzioni dalla finestra a tendina del comando 'Aste').
Comando 'Nodi':

Dal menu a tendina di tale comando possibile attivare per la struttura il comportamento di tipo 'Shear
Type', ovvero bloccare entrambe le rotazioni (Phi,X e Phi,Y). Appena tale comando richiesto, appare un
check di fianco, indicando che il comando attivo (in tale situazione, non sono possibili modifiche locali da
parte dell'Utente sul vincolamento delle rotazioni nei nodi):

Qualora invece si voglia considerare un comportamento 'Non Shear Type (rotazioni entrambe libere),
oppure qualora l'Utente voglia diversamente vincolare alcuni nodi per quanto riguarda le loro rotazioni,
sufficiente disattivare tale opzione, rimuovendo quindi il check.
Si osservi che il comportamento 'non Shear Type' consigliabile quando vi sono pareti molto snelle e molti
piani fuoriterra; una struttura abbastanza tozza e compatta giustifica invece il comportamento di tipo 'Shear
Type' (rotazioni bloccate).
La modellazione Shear Type adottata in PCM deriva dal noto metodo POR, in cui per ipotesi non si

considerava la variazione di sforzo normale; tale ipotesi si ritiene coerente per le murature, in quanto
appunto tipicamente le pareti sono costituiscono un solido bidimensionale tozzo, in cui in realt non vi
una 'rotazione' rigida del traverso orizzontale.
Quindi, qualora si considerino impedite le rotazioni, l'impalcato pu solo traslare; dalla risoluzione del
sistema elastico di questa configurazione, ne deriva che sui piedritti non vi una variazione di sforzo
normale. La componente di momento 'disequilibrata' si traduce in momenti reattivi 'esterni' applicati nei
nodi, i quali quindi impediscono la mutua rotazione dei nodi.
Come sopra anticipato, in alternativa al considerare l'ipotesi Shear Type, in cui quindi, in coerenza col
metodo POR, non vi una variazione di sforzo normale, possibile liberare entrambe le rotazioni
(comportamento 'Non Shear Type), in questo modo tutte le sollecitazioni saranno in equilibrio diretto fra
loro.
Il riferimento per la teoria 'Shear Type' implementata riportato anche nel Manuale di Validazione,
documento accessibile dalla scheda 'Supporto'.
Comando 'Aste:
Attraverso tale comando possibile scegliere fra diverse opzioni per:
-

applicare i requisiti geometrici Tab. 7.8 II, che limitano gli elementi verticali murari reagenti al
sisma al gruppo di maschi che rispettano specifiche condizioni sulla snellezza, oppure considerare
indifferentemente tutte le aste come elementi di controvento (tramite gli appositi comandi 'Maschi:
Applica requisiti geometrici', oppure 'Maschi: Tutti di controvento' (per riportarli ad esempio tutti ad
un vincolamento reagente di incastro-incastro):

liberare la traslazione verticale nei link rigidi d'angolo e d'incrocio ortogonale, per considerare
una ripartizione dei carichi pi aderente alla direzione di orditura dei solai, impedendo in questo
modo che i carichi possano migrare dalle zone effettivamente caricate e quelle pareti invece
scariche, perch parallele all'orditura del solaio (tramite gli appositi comandi 'Link: Libera traslazione
verticale', oppure 'Link: Blocca traslazione verticale' (per riportare ad esempio tutti i link ad un
vincolamento di incastro-incastro):

Premendo direttamente il pulsante 'Aste', possibile visualizzare graficamente sul modello le Traslazioni
e la Rotazioni xyz libere.

Attenzione: i vincoli interni delle aste sono definiti rispetto agli assi locali xyz e sono sempre riferiti agli
estremi della luce deformabile. I vincoli esterni dei nodi sono invece definiti rispetto agli assi globali XYZ.
Le traslazioni xyz, sono rappresentate con due segmenti paralleli orientate secondo gli assi locali dell'asta;
anche la colorazione segue la convenzione degli assi: l'asse x rappresentato con il colore Rosso, l'asse y
Verde e l'asse z Blu. Nell'immagine seguente le tre coppie di segmenti paralleli rappresentano l'asta con
vincoli interni liberi per le traslazioni xyz.

Le rotazioni xyz sono rappresentate con un cerchio, uno per ogni rotazione libera; anche in questo caso la
colorazione segue la convenzione degli assi: la rotazione intorno all'asse x con il colore Rosso, la rotazione
intorno a y Verde e quella intorno a Z Blu. Nell'immagine seguente i tre cerchi rappresentano l'asta con le
rotazioni xyz libere (questo vincolo rappresenta una cerniera sferica).

3.8.1. UBICAZIONE DEI VINCOLI INTERNI


I vincolamenti interni si riferiscono agli estremi della luce deformabile. Questo aspetto
molto importante nel caso degli edifici in muratura, perch molte aste (pareti, fasce) hanno zone rigide ai
tratti iniziale e finale, e quindi la luce deformabile non coincide con la lunghezza completa dell'asta.
In generale, per le aste si possono definire 4 punti notevoli:
- il nodo i = nodo iniziale dell'asta: il nodo nel campo Nodi, nodo iniziale i delle propriet delle Aste;
- il nodo i' = nodo di inizio della luce deformabile. Da i a i' si ha il tratto rigido iniziale. Ad i' viene applicato
il vincolamento interno Vincolo interno i' indicato nelle propriet delle Aste;
- il nodo j' = nodo di fine della luce deformabile A j' viene applicato il vincolamento interno Vincolo
interno j' indicato nelle propriet delle Aste;
- il nodo j = nodo finale dell'asta: il nodo nel campo Nodi, nodo finale j delle propriet delle Aste. Da j' a
j si ha il tratto rigido finale.
i' e j' sono definiti dalle zone rigide specificate nei corrispondenti campi delle propriet delle Aste (Rigidit
i,xy j,xy i,xz j,xz), e possono quindi essere diversi nei due piani locali di flessione (xy e xz) per la medesima
asta. Questo avviene ad esempio per le pareti murarie che presentano zone rigide nel piano complanare al
piano della parete, ma non nel piano ortogonale.
Per le aste che non hanno zona rigida iniziale, i e i' sono coincidenti; analogamente, per le aste che non
hanno zona rigida finale j e j' sono coincidenti.
In considerazione del fatto che i vincolamenti interni si applicano alla luce deformabile, un'asta definita
come biella e avente zone rigide non nulle ha cerniere interne non in corrispondenza dei nodi di vertice ma
in corrispondenza dei suoi estremi di luce deformabile.
3.8.2. COLLEGAMENTI D'ANGOLO
In figura seguente, si evidenzia un collegamento rigido d'angolo fra i maschi murari 1 e 2 (o meglio, fra i
maschi murari i cui nodi di sommit sono i nodi 1 e 2, ipotizzando una vista in pianta [piano XY] alla quota
di sommit dei maschi stessi).

Questo tipo di collegamenti viene generato automaticamente con la creazione del modello strutturale a
partire dal modello architettonico.
Nello schema a 'Telaio equivalente', il maschio lungo X e quello lungo Y sono rappresentati ognuno dalla
propria asta verticale baricentrica. Nella realt, i due maschi sono ammorsati nell'angolo: per modellare
questa situazione, vengono appunto definiti i link rigidi fra i due nodi di sommit.

A tal fine stato generato il nodo i e le due aste rigide, la i-2 e la i-1.
In alcuni schemi (p. es. shear-type, dove i nodi dei maschi non ruotano, ed in presenza di piano rigido, dove
esiste un nodo master cui sono vincolati rigidamente gli spostamenti degli altri nodi di piano), i
collegamenti d'angolo potrebbero essere considerati superflui; essi tuttavia svolgono un ruolo
fondamentale, assicurando la continuit della struttura, in presenza di rotazioni dei nodi nei piani verticali
ed in assenza di impalcato rigido; i link sono inoltre indispensabili per la generazione dei carichi a partire
dalle maglie di solaio. Infatti, l'analisi automatica dei carichi gravanti sulle strutture murarie su cui il solaio si
appoggia avviene attraverso le 'travi' perimetrali della maglia, che possono essere: strisce, o travi reali, o
elementi rigidi di collegamento; in ogni caso, necessario che la maglia sia 'chiusa' con aste che ne
collegano i vari nodi.
Relativamente ai carichi verticali, in generale preferibile evitare l'interferenza fra elementi distinti (ad
esempio, nel caso delle due pareti d'angolo, si ipotizza in genere che il carico da solaio sia applicato solo sul
maschio su cui il solaio, ipotizzato ad esempio monodirezionale, si appoggia): nello schema ad aste, ci si
realizza attribuendo all'asta di collegamento i-1 una condizione di vincolamento interno [001000 - 000000]
tale da liberare lo spostamento lungo z (asse locale; per le aste nel piano orizzontale coincide con l'asse Z
globale) e quindi evitare la trasmissione del taglio lungo l'asta rigida (cio dello sforzo normale per i
maschi).
Per default, una volta creato il modello strutturale, tale svincolamento a traslazione verticale non creato
automaticamente da PCM: tuttavia possibile intervenire direttamente nei vincolamenti presenti nella
finestra delle propriet del modello strutturale, oppure richiedere l'applicazione degli svincolamenti dei link
negli angoli tramite l'apposito comando presente nella scheda 'Struttura', comando 'Aste'.
Applicando questo svincolamento, la ripartizione dei carichi effettuata da un solaio monodirezionale
rispetta l'analisi dei carichi condotta con metodi manuali tradizionali (per aree di influenza), provocando
sforzo normale da carico di solaio solo nei maschi dove il solaio si appoggia.
In uno schema tridimensionale dove i maschi sono ammorsati, tuttavia, ritenere che il maschio X si deformi
sotto carico di solaio indipendentemente dal maschio Y pu essere inappropriato: i link rigidi d'angolo
rappresentano in effetti la connessione, cio l'ammorsamento fra i due muri ortogonali e tale
ammorsamento genera necessariamente un contributo di resistenza anche da parte del maschio non
direttamente caricato.
In considerazione di ci, PCM non propone svincolamenti a traslazione verticale automatici: l'Utente potr
inserirli nel modo illustrato. Inoltre, si tenga presente che l'introduzione di gradi di libert interni deve
essere gestita con attenzione perch pu produrre labilit: esse in ogni caso verranno rilevate dai check-up
eseguiti prima dell'elaborazione di calcolo.
Un altro aspetto riguarda la deformazione nel piano: se si desidera consentire la chiusura o l'apertura
dell'angolo retto, possibile inserirvi una cerniera. Ad un estremo di una sola delle due aste (non di
entrambe: si genererebbero labilit), in corrispondenza del nodo i, si liberano le rotazioni definendo una
cerniera sferica; p. es. la i-1 pu avere vincolamento: 000111-000000. Quindi, in generale, agendo sul
vincolamento interno possibile creare un modello conforme alla situazione reale (p. es. la cerniera
potrebbe rappresentare un ammorsamento dubbio, a causa del quale non si in grado di assicurare la
rigidit dell'angolo e la sua permanenza a 90 durante la deformazione sismica).
Al fine di guidare l'Utente anche nella scelta corretta del tipo di vincolo da inserire, nella griglia delle
propriet delle 'Aste', nel gruppo 'Vincoli', stata inserita una specifica propriet che raccoglie al suo
interno tutti i vincoli notevoli maggiormente utilizzati, cfr. immagine seguente:

Scegliendo dalla finestra a tendina un apposito vincolamento notevole, verranno adeguati correttamente i
vincoli dei nodi iniziale e finale pi sotto elencati.

3.9. IMPOSTAZIONI: AZIONE SISMICA

Il gruppo Impostazioni consente l'apertura di due finestre di dialogo fondamentali per l'analisi strutturale: la
definizione dei parametri sismici (Azione sismica) e dei Parametri di Calcolo, ossia delle opzioni scelte per
eseguire l'elaborazione.
La finestra di dialogo Azione Sismica consente la specifica di tutti i parametri necessari per la definizione
delle azioni sismiche di progetto; sono inoltre visualizzabili graficamente gli spettri di risposta, sia normativi
sia gli eventuali spettri personalizzati.
3.9.1. STRUTTURA
Vita Nominale (anni) (2.4.1) Numero di anni nel quale la struttura, purch soggetta alla manutenzione
ordinaria, deve poter essere usata per lo scopo al quale destinata.
Classe d'uso (1=I,2=II,3=III,4=IV) 2.4.2 Utilizzando i valori della 'Vita Nominale' e del 'Coefficiente d'uso'
corrispondente alla Classe d'uso, viene determinato il periodo di riferimento per l'azione sismica VR (2.4.3).
3.9.2. PERICOLOSIT
Individuazione del sito: Longitudine e Latitudine ED50 (gradi sessadecimali)
Tipo di interpolazione
- media ponderata All.A,[3]
- superficie rigata CA
Tab.2, All.B
- localit non in Tab.2,All.B
- isola (localit posta in Tab.2,All.B), con la seguente convenzione:
1=Arcipelago Toscano, 2=Isole Egadi, 3=Pantelleria, 4=Sardegna, 5=Lampedusa, 6=Linosa, 7=Ponza,
8=Palmarola, 9=Zannone, 10=Ventotene, 11=Santo Stefano, 12=Ustica, 13=Tremiti, 14=Alicudi, 15=Filicudi,
16=Panarea, 17=Stromboli, 18=Lipari, 19=Vulcano, 20=Salina

Valori dei parametri ag (*g), Fo, TC*(sec) per i periodi di ritorno di riferimento:
NTC08, All.B: Tabelle dei parametri che definiscono l'azione sismica
Per il sito di ubicazione della struttura, vengono specificati i valori di ag, Fo, TC* per i periodi di riferimento:
(30, 50, 72, 101, 140, 201, 475, 975, 2475 anni).
In pratica, questa tabella corrisponde alla riga del reticolo allegato alla Norma, riferita al sito di ubicazione
della struttura, individuato attraverso le coordinate geografiche. Poich la tabella si riferisce a un reticolo,
per un qualunque punto del territorio non ricadente nei nodi del reticolo i parametri ag, Fo e TC* devono
essere valutati tramite interpolazione, secondo il tipo di interpolazione scelto.

3.9.3. STATI LIMITE


P,VR (%) Probabilit di superamento nel periodo di riferimento VR 3.2.1
Per ognuno dei 4 stati limite di riferimento (SLO, SLD, SLV, SLC) le azioni sismiche dipendono dalla
corrispondente probabilit P di superamento nel periodo di riferimento VR.
Le probabilit normalmente utilizzate sono quelle definite nella tabella 3.2.I (3.2.1): SLO: 81%; SLD: 63%;
SLV: 10%; SLC: 5%.
Possono tuttavia utilizzati valori di probabilit pi cautelativi rispetto a quelli indicati in tab. 3.2.I, ossia
ridotti, se si desidera raggiungere un grado maggiore di protezione sismica.
Valori dei parametri ag, Fo, TC* e altri parametri di spettro per i periodi di ritorno TR associati a
ciascuno Stato Limite 3.2
Per ognuno dei 4 stati limite di riferimento (SLO, SLD, SLV, SLC) la tabella specifica i parametri utilizzati per
la definizione dello Spettro di Risposta, e quindi delle azioni sismiche. Questi parametri dipendono
direttamente:
- dai valori dei corrispondenti parametri associati ai periodi di ritorno di riferimento,
- e dalle probabilit di superamento specificate per il periodo di riferimento per l'azione sismica VR.
I parametri in essa riportati sono definiti nel rispetto delle relazioni riportate in Normativa in 3.2.
Per fissare le idee, si faccia riferimento a SLV. Si sia definita la probabilit di superamento per SLV (relativa a
VR) (p. es. P,VR=10%).
Utilizzando tale valore, si calcola il periodo di ritorno TR associato a SLV, mediante la relazione fornita dalla
Normativa (All. A a NTC08: espressione [1]):
T,R = - V,R / [1 - ln(1 - P,VR)]
(p. es. TR = 475 anni).
Dalla tabella derivata dal reticolo sismico di Normativa, si ricavano i valori di ag, Fo e TC* corrispondenti a
TR. Se TR non coincide con uno dei valori di riferimento presenti nel reticolo, una procedura di
interpolazione permette la definizione dei parametri ag, Fo e TC*.
Per quanto riguarda gli altri parametri:
SS funzione di ag e Fo e della categoria di sottosuolo (Tab. 3.2.V, 3.2.3.1: Amplificazione stratigrafica).
CC funzione di TC* e della categoria di sottosuolo (Tab. 3.2.V, 3.2.3.1: Amplificazione stratigrafica).
S dato dal prodotto SS ST (espressione (3.2.5) in 3.2.3.2.1), dove ST il coefficiente di amplificazione
topografica (tab. 3.2.VI, 3.2.3.1) definito attraverso la categoria topografica e l'ubicazione dell'opera,
considerando una variazione spaziale definita da un decremento lineare con l'altezza del pendio e
rappresentata dal dato in input sul rapporto h/H (h= quota sito, H=altezza rilievo topografico) (0 h/H 1).
Per quanto riguarda i periodi di spettro:
TB il periodo corrispondente all'inizio del tratto dello spettro ad accelerazione costante, ed definito in
funzione di TC: TB = TC / 3;
TC il periodo corrispondente all'inizio del tratto a velocit costante dello spettro, espresso in funzione di

CC e di TC*: TC = CC TC*;
TD il periodo corrispondente all'inizio del tratto a spostamento costante dello spettro, espresso in secondi
in funzione di ag dalla relazione: TD = 4.0 ag/g + 1.6.
Fv il fattore che quantifica l'amplificazione spettrale massima, in termini di accelerazione orizzontale
massima del terreno ag su sito di riferimento rigido orizzontale, ed funzione di ag e Fo secondo
l'espressione (3.2.11) riportata in 3.2.3.2.2.
Rispetto alle normative sismiche precedenti, il D.M.14.1.2008 ha introdotto modifiche sostanziali nella
valutazione dell'azione sismica da considerare per ogni edificio, in base alle caratteristiche d'uso e alla
localit di ubicazione.
OPCM 3274/2003 e s.m.i. (normativa in base alla quale sono state condotte in Italia varie analisi di
vulnerabilit sismica di edifici esistenti), fornisce una formulazione dello spettro di risposta pi semplice
rispetto a NTC08.
Come immediatamente rilevabile dalle espressioni riportate in tale norma (OPCM 3431/2005, 3.2), si pu
osservare che i vari parametri in gioco non sono definiti attraverso un periodo di ritorno TR:
ag dipende direttamente dalla Zona Sismica;
Fo sempre posto pari a 2.5, ed Fv pari a 3.0;
S, TB, TC, TD sono definiti soltanto in base alla categoria del suolo.
Per confrontare tra loro le verifiche sismiche corrispondenti alle due distinte normative (NTC08 e OPCM),
PCM consente la modifica di alcuni parametri della tabella per il calcolo dello spettro, per poter cos
intervenire direttamente sull'entit delle azioni sismiche. Mentre: TR, SS, CC, Fv restano univocamente
definiti e non sono modificabili, invece: ag, Fo, TC*, S, TB, TC, TD sono modificabili: se il valore corrente non
corrisponde a quello definibile per via normativa, il fondo del dato rappresentato in colore giallo (il giallo
indica: parametri dipendenti [=nel senso che dipendono da altri parametri, attraverso le formulazioni
normative] che sono stati modificati); diversamente, il fondo del dato in colore verde.
Reimpostazione dei parametri di spettro dipendenti
Il pulsante Reimposta posto nella barra degli strumenti consente la reimpostazione automatica dei
parametri di spettro dipendenti.
I parametri di pericolosit sismica e gli altri dati in input per la definizione dello Spettro di Risposta sono
legati fra loro da relazioni che rendono alcuni parametri dipendenti dal valore di altri.
I dati in input possono essere modificati a piacere dall'Utente, ad esempio: si pu cambiare il valore di a,g
corrispondente a SLV, facendogli forzatamente assumere un valore diverso da quello corrispondente al
periodo di ritorno TR per SLV secondo i dati di pericolosit sismica. Le verifiche sismiche a SLV verranno
eseguite utilizzando il valore modificato di a,g.
L'elaborazione degli Indicatori di Rischio, se richiesta, opera con una procedura iterativa che individua il
periodo di ritorno sostenibile per un certo stato limite e la corrispondente PGA (=a,g). Affinch il calcolo
risulti coerente con i parametri in input, necessario che tutti i parametri dipendenti da altri abbiano valori
coincidenti con quelli forniti dalle relazioni che li legano ad altri parametri. Per tale motivo, il calcolo degli
Indicatori di Rischio deve essere svolto dopo aver reimpostato i parametri dipendenti (ci si ottiene
applicando appunto il comando di 'Reimpostazione dei parametri di spettro dipendenti', comando
ovviamente non necessario se gi i parametri dipendenti sono tutti in colore verde, cio conformi alle
relazioni che li legano ad altri parametri).
Per le analisi sismiche lineari, il calcolo degli Indicatori di Rischio non viene condotto quando nei 'Parametri
di Calcolo', scheda 'Generale', si scelto di eseguire l'analisi con l'opzione della 'Ridistribuzione del Taglio';
questo poich la procedura di Ridistribuzione prevede gi essa stessa una serie di cicli iterativi per
individuare una soluzione congruente ed equilibrata, quindi potrebbe risultare oneroso in termini

computazionali eseguire oltre a questi cicli anche le altre iterazioni previste dal calcolo degli indicatori di
rischio sismico.

A lato del comando Reimposta, un pulsante che pu avere lo stato premuto o meno, indica la
Reimpostazione automatica: mantenendo selezionata questa opzione, qualsiasi modifica introdotta nei
dati sui parametri sismici viene considerata ai fini della variazione di eventuali dati da essa dipendenti. Per
esempio, modificando il valore di P,VR per SLV, si modificano conseguentemente TR, ag, Fo, TC* e gli altri
parametri di spettro.
Un'osservazione sul fattore di struttura q: potrebbe essere considerato come un parametro dipendente, in
quanto definibile dalle condizioni di regolarit e dal rapporto u/1.
Tale parametro, tuttavia, non condiziona la coerenza dei risultati delle procedure iterative per il calcolo degli
Indicatori di Rischio, in quanto assunto come dato invariante rappresentativo dell'edificio nel suo insieme.
L'Utente quindi libero di scegliere per q un valore 'predefinito' secondo le indicazioni normative (il valore
proposto dalla Normativa evidenziato nella scheda Componenti), oppure altri valori (ad esempio, quello
derivante dall'analisi pushover), senza che esso venga comunque in alcun caso automaticamente
reimpostato.
All'uscita della finestra di dialogo 'Azione Sismica', qualora i parametri sismici non siano coerenti con quanto
previsto dalla normativa per quel sito, apparir un messaggio che informer l'Utente sulla diversit di questi
parametri rispetto a quanto previsto dalla norma:

Confermando con 'Si', verranno mantenuti i parametri cos come modificati dall'Utente; rispondendo con
'no', sar possibile rientrare nella finestra 'Azione Sismica', e modificare i parametri ad esempio usando il
comando 'Reimposta' della barra degli strumenti.
3.9.4. SUOLO
Categoria di sottosuolo (1=A,2=B,3=C,4=D,5=E) 3.2.2
Categoria topografica (1=T1,2=T2,3=T3,4=T4) 3.2.2
Rapporto quota sito / altezza rilievo topografico 3.2.2
Coefficiente di amplificazione topografica ST 3.2.3.2.1
Fattore di suolo da microzonazione sismica
selezionando l'opzione relativa alla microzonazione sismica, il campo del coefficiente di amplificazione
stratigrafica S,S della tabella dei Parametri di Spettro nella scheda Stati Limite, per SLV diviene editabile.
Confermandone un certo valore (dato appunto dagli studi di microzonazione), tutti i valori di S,S relativi ai 4
stati limite di riferimento si aggiornano a tale valore. Di conseguenza, viene aggiornato il parametro S, a sua
volta dipendente anche da S,T (quest'ultimo tuttavia non ha relazione con lo stato limite considerato n con
i parametri di spettro, ma un dato fisso per l'edificio in esame).
In tal modo, i dati di microzonazione assumono priorit rispetto ai valori del fattore di suolo definiti dalla
norma nazionale (D.M. 14.1.2008).
In particolare, questa procedura segnalata da un documento della Regione Molise, elaborato dalla
Commissione Microzonazione Sismica in data 11.10.2010.
Definizione di PGA: la PGA (accelerazione orizzontale di picco al suolo), finalizzata a definire l'accelerazione
sismica sostenibile dalla costruzione, pu essere riferita al suolo rigido (roccia) oppure tenere conto degli
effetti locali del sito attraverso il fattore di suolo S. Nel primo caso assume lo stesso significato del
parametro a,g tabulato nel D.M. 14.1.2008 nell'ambito del reticolo sismico; nel secondo caso, PGA
corrisponde al prodotto a,g*S (S=SS *ST).
3.9.5. COMPONENTI
SLE: Smorzamento viscoso (csi) (%)3.2.3.2.1
SLU: Rapporto alfa,u/alfa,1 7.8.1.3
Regolarit in altezza (-1=s, 0=no) 7.3.1
SLU: Fattore di struttura Valore del fattore di struttura per la componente orizzontale del sisma. Per la
componente verticale, si considera sempre q=1.5. Per la muratura ordinaria: edifici nuovi: 7.8.1.3, edifici
esistenti: C8.7.1.2

3.9.6. SPETTRI DI RISPOSTA


PCM consente anche la restituzione grafica delle tre componenti orizzontali (X,Y) e verticale (Z) degli Spettri
di Risposta, suddivisi in Spettro Elastico Se e di Progetto Sd, per i vari Stati Limite (SLO, SLD, SLV, SLC).
Questo tipo di disegno si ottiene direttamente attraverso il comando

della barra strumenti superiore.

Lo spettro di risposta elastico permette di definire l'accelerazione strutturale in funzione del periodo di
oscillazione, sotto le ipotesi di comportamento elastico.
Come gi illustrato, lo spettro dipende da vari fattori (ag = massima accelerazione sismica su suolo roccioso;
S = coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche; = fattore
che altera lo spettro per coefficienti di smorzamento viscoso convenzionali diversi dal 5%; Fo = fattore che
quantifica l'amplificazione spettrale massima; periodi TB,TC,TD) [3.2.3.2.1].
Le strutture nella realt hanno capacit di dissipazione di energia; operano quindi in campo non lineare e
sono sottoposte a forze minori rispetto a quelle valutate con un comportamento indefinitamente elastico.
Per tenere conto di questo fatto, si introduce il fattore di struttura q, con lo scopo di evitare il ricorso ad
analisi non lineari, e si definisce lo spettro di progetto.
In poche parole: con un'analisi lineare, sotto lo spettro di risposta di progetto, si ottengono sollecitazioni e
spostamenti negli elementi strutturali, da utilizzare per le verifiche di sicurezza.
In figura seguente si riporta la Tabella 7.8.I (7.8.1.3) per edifici in muratura nuovi, e le indicazioni presenti in
C8.7.1.2 per gli edifici in muratura esistenti. Vengono anche indicati i massimi valori raggiungibili dal
fattore di struttura, nel caso di edifici regolari in altezza (per i quali, in caso di edifici nuovi, si applica il
coefficiente KR=1) e di edifici non regolari in altezza (KR=0.8 per edifici nuovi), distinguendo fra il caso di
non disponibilit di risultati di un'analisi non lineare (e il rapporto u/1 fornito dalla norma) e il caso
invece di esecuzione di analisi non lineare con calcolo del reale rapporto u/1 (per i valori numerici si
fatto riferimento al massimo rapporto u/1 applicabile, pari a 2.5).

Come noto, lo spettro di risposta dipende dallo Stato Limite considerato, in quanto per ogni Stato Limite
notevole vengono definiti i valori dei parametri che determinano la risposta (ag, Fo, TC* e altri).
La verifica allo stato limite di danno finalizzata a limitare gli spostamenti per sismi di minore entit,
salvaguardando l'agibilit delle strutture: essa si risolve in verifiche di deformabilit; la verifica allo stato
limite ultimo (salvaguardia della vita: SLV) ha invece lo scopo di evitare il crollo dell'edificio sotto i sismi di
maggiore entit, e consiste in verifiche di resistenza.
Spettri di risposta personalizzati
E' possibile eseguire analisi sismiche utilizzando spettri di risposta elastici personalizzati, definibili
dall'Utente attraverso un file di testo contenente le coppie di coordinate: periodo (sec), spettro di risposta in
termini di accelerazione - in forma adimensionale (Sa/g) oppure assoluta (Sa in m/sec2). Il file di testo pu
essere creato con un qualunque editor, ad es. Blocco Note (NotePad) (per le specifiche di creazione del file,
vd. pi avanti).

Gli spettri possono essere distinti nelle tre direzioni sismiche di riferimento X,Y (orizzontali) e Z
(verticale), e vengono definiti per periodo compresi fra 0.000 e 4.000 sec (punti corrispondenti a periodi
superiori vengono ignorati). E' possibile specificare un numero di punti a piacere. Il grafico dello spettro
composto da una linea spezzata che unisce i punti specificati nel file.
Le direzioni X e Y coincidono con le direzioni (alfa) e (alfa+90) specificate nei dati in input (finestra
Parametri di Calcolo, scheda Sismica 2, Direzioni di analisi 3D).
L'orientamento della struttura e la definizione delle direzioni dovranno quindi essere coerenti con la
definizione degli spettri.

I valori dello spettro specificati dall'Utente vengono identificati con l'accelerazione spettrale effettiva
(comprendente cio effetti di suolo, smorzamento, ecc.), e quindi i vari parametri sismici specificati in input
(corrispondenti alle coordinate geografiche del sito di riferimento) vengono di fatto ignorati, tranne - in
caso di analisi pushover - il periodo TC, cio il periodo corrispondente all'inizio del tratto a velocit costante
dello spettro, o equivalentemente al termine del tratto ad accelerazione costante; TC viene infatti utilizzato
nel calcolo della domanda (C7.3.4.1).
Si possono pertanto svolgere analisi indipendenti dalla definizione normativa dell'azione sismica per
il territorio Italiano: nei dati del progetto, le coordinate geografiche e i parametri da esse dipendenti
potranno essere mantenuti su valori qualsiasi (ad es. i valori di default), in quanto lo spettro personalizzato
sostituir lo spettro italiano secondo Normativa che sarebbe calcolato automaticamente a partire da tali
parametri.
Come gi osservato, in caso di analisi pushover, necessario che nella tabella dell'azione sismica sia
specificato il corretto valore del periodo TC. TC definibile in modo esatto nel caso di spettro con profilo
che presenta un tratto a velocit costante (in pratica, uno spettro definito analiticamente, con profilo simile
a quello della Norma Italiana); nel caso di spettro personalizzato con diverso profilo, TC sar
adeguatamente stimato.
Gli spettri personalizzati definiti dall'Utente si riferiscono sempre a Spettri elastici, e ad uno o pi stati
limite (fra Operativit: SLO, Danno: SLD, salvaguardia della Vita: SLV, Collasso: SLC) e alla
componente orizzontale e/o verticale. Gli spettri di progetto personalizzati, utilizzati ad esempio per il
calcolo delle forze sismiche in analisi dinamica modale, sono ottenuti dagli spettri elastici personalizzati
dividendo per il fattore di struttura specificato in input (ci comporta una lieve differenza operativa rispetto
alla formulazione analitica degli Spettri nel caso di T minore di TB, cfr. 3.2.3.2.1).
Il riferimento ad ognuno degli Stati Limite si intende al periodo di ritorno corrispondente, cos come
specificato nei dati sismici dei Parametri di Calcolo. Ad esempio, definire uno spettro personalizzato per SLV
significa fare riferimento ad uno spettro elastico valutato per un periodo di ritorno corrispondente a SLV
(spesso assunto pari a 475 anni).
Qualora si faccia riferimento ad uno spettro di risposta ricavato da uno o pi accelerogrammi senza
riferimento ad un'elaborazione statistica relativa ad un certo periodo di ritorno, la verifica di resistenza
della struttura in PCM pu essere condotta attribuendo tale spettro allo stato limite SLV (anche se, appunto,
non vi una relazione diretta col corrispondente periodo di ritorno specificato come parametro sismico in
input nei Parametri di Calcolo); ci dipende dal fatto che le verifiche di resistenza vengono effettuate da
PCM nell'ambito dello stato limite SLV (che uno stato limite ultimo). Questo ambito operativo
particolarmente interessante per i test sperimentali: un prototipo strutturale viene sollecitato da un'azione
sismica simulata attraverso un accelerogramma da cui stato ricavato lo spettro di risposta personalizzato.
Per questo tipo di applicazioni, si evidenziano i seguenti aspetti dipendenti dall'analisi scelta.
i) Analisi sismica dinamica modale (analisi di tipo lineare): le forze sismiche - sotto la cui azione viene
risolta la struttura - dipendono dallo spettro di progetto, ricavato dallo spettro elastico personalizzato
tramite la riduzione col fattore di struttura 'q'. Questa verifica sismica, pertanto, richiede - oltre allo spettro
elastico - la definizione di 'q'.
La metodologia pu essere utilizzata per calibrare 'q', ricercandone il valore che porta ad un risultato
analitico coerente con le risultanze sperimentali. Utilizzando q=1 si applicano al modello le forze elastiche
corrispondenti allo spettro personalizzato.
Si tenga presente che in ogni caso un'analisi lineare non pu considerare la ridistribuzione delle azioni che

segue alla plasticizzazione o al collasso di singoli elementi pi deboli, e quindi - a meno di strutture regolari,
composte cio da maschi murari con capacit tutti comparabili tra loro (aventi quindi simili snellezza,
materiale, carichi, vincolamenti) - questo tipo di metodologia pu non rivelarsi pienamente soddisfacente
nel caso di azioni che comportino fessurazioni significative e collassi.
ii) Analisi sismica statica non lineare (pushover). Con l'analisi pushover, si costruisce anzitutto la curva di
capacit: essa una caratteristica della struttura indipendente dall'input sismico.
Costruita la curva, si passa alla metodologia di determinazione della domanda in termini di spostamento: in
questa fase si tiene conto dello spettro di risposta (e, quindi, dello spettro personalizzato definito
dall'Utente). Come gi osservato, ai fini del calcolo della domanda necessario fare riferimento ad un valore
di TC (C7.3.4.1). In corrispondenza della domanda di spostamento si evidenzia sulla curva di capacit del
sistema MGDL (MDOF) il punto di funzionamento della struttura. Tale punto coincide con un particolare
passo dell'analisi incrementale, e ad esso corrisponde una specifica configurazione di deformazione e di
sollecitazione, incluse le fessurazioni che si sono manifestate fino a tale passo.
E' quindi possibile confrontare direttamente la prestazione teorica della struttura con le risultanze
sperimentali.
Seguendo la formulazione attualmente utilizzata per le analisi pushover, a parit di direzione sismica (X o Y)
sar necessario elaborare pi curve pushover per tener conto del diverso profilo di forze (considerando
almeno la distribuzione proporzionale al modo principale [B, nei Parametri di Calcolo di PCM, scheda
Pushover(1)] e quella proporzionale alle masse [E]); le eventuali dissimmetrie renderanno necessarie anche
curve nei due versi (ad es.+/- X); si valuter inoltre l'opportunit di considerare il contributo dei momenti
torcenti aggiuntivi.
Ogni curva fornisce, secondo il metodo illustrato, una configurazione di deformazione, sollecitazione ed
eventuale danno della struttura; il confronto con le risultanze sperimentali dovr quindi tenere conto delle
varie curve interessate (p. es. per un'analisi secondo X si dovranno tener presenti i risultati delle 4 analisi +/X con i due profili di forze).
Il calcolo iterativo che PCM esegue per determinare la PGA (o equivalentemente il periodo di ritorno TR)
sostenibile, secondo la definizione dell'azione sismica fornita dalla Normativa Italiana, verr ignorato nel
caso di utilizzo di spettri personalizzati.
Per il progetto 'NomeProgetto' ogni Spettro elastico personalizzato viene definito nel file:
C:\Aedes2014\Pcm\Progetti\NomeProgetto\Spettri_Custom.csv
strutturato ad esempio nel modo seguente:
SLO indica lo stato limite cui si riferiscono i valori di seguito elencati
"X",0,0 per la direzione X il primo 0 indica il numero dei punti di spettro definiti (in questo caso,
nessuno), il secondo 0 indica se lo spettro adimensionale (0=no, 1=s): se non adimensionale, i valori
sono espressi in m/sec^2, altrimenti sono in frazioni di g (accelerazione di gravit = 9.80665 m/sec^2)
"Y",0,0
"Z",0,0
SLD
"X",0,0
"Y",0,0
"Z",0,0
SLV
"X",201,0 201 punti definiscono lo spettro X per SLV, in unit m/sec^2 (non adimensionale). il periodo
deve essere compreso fra 0 e 4 sec.; con un passo di 0.01 sec. si hanno 201 punti
0,4.37660427

0.02,4.700599646
0.04,5.024595022
0.06,6.019017722
0.08,6.598388915
0.1,8.470394928
0.12,7.854680249
(...)
3.9,0.308041927
3.92,0.307983487
3.94,0.307190118
3.96,0.305673813
3.98,0.303560884
4,0.300939605
"Y",201,0 spettro Y analogo allo spettro X
0,5.37660427
0.02,5.700599646
0.04,6.024595022
0.06,7.019017722
(...)
3.88,0.307401805
3.9,0.308041927
3.92,0.307983487
3.94,0.307190118
3.96,0.305673813
3.98,0.303560884
4,0.300939605
"Z",0,0
SLC
"X",0,0
"Y",0,0
"Z",0,0
Quando PCM trova nella cartella del progetto il file degli spettri personalizzati, li utilizza automaticamente
per impostare gli Spettri di risposta elastici sui valori ivi specificati. Per gli spettri mancanti, vengono
automaticamente utilizzate le forme spettrali definite dalla Norma Italiana (D.M.14.1.2008).
Un eventuale errore nella compilazione dei files preparati dall'Utente genera l'annullamento di tutti gli
spettri personalizzati, e l'automatica definizione degli spettri secondo la Norma Italiana. Quando si
utilizzano spettri personalizzati quindi opportuno consultarne la forma negli appositi disegni disponibili in
PCM, in modo da verificarne la corrispondenza ai dati originari e la corretta acquisizione da parte del
software. Negli elaborati grafici di PCM l'accelerazione negli spettri di risposta rappresentata in formato
adimensionale (Sa/g).

3.10. IMPOSTAZIONI: PARAMETRI DI CALCOLO

Il gruppo Impostazioni consente l'apertura di due finestre di dialogo fondamentali per l'analisi strutturale: la
definizione dei parametri sismici (Azione sismica) e dei parametri di calcolo, ossia delle opzioni scelte per
eseguire l'elaborazione.
Nell'interfaccia di PCM, nella finestra Parametri di Calcolo: il colore in azzurro evidenzia le opzioni correnti; il
simbolo indica i Parametri di Calcolo strettamente corrispondenti alle indicazioni della Normativa vigente
(D.M. 14.1.2008).
E' possibile inoltre 'importare' i parametri di calcolo, ad esempio da un file in precedenza studiato, o da un
apposito file orientato alla definizione di parametri standard da utilizzare per ogni progetto.
La procedura soprattutto orientata a poter ricaricare gli stessi parametri di calcolo tra un file di 'Stato
Attuale' e uno di 'Stato di Progetto.

Un'osservazione importante riguarda la modifica di alcuni 'Parametri di Calcolo' DOPO aver eseguito
l'analisi; se infatti gi stata condotta l'analisi, aprendo i 'Parametri di Calcolo' apparir il seguente avviso:

L'avviso informa quindi che possibile modificare solo le schede indicate dei 'Parametri di Calcolo', e che
per mantenere la coerenza con i risultati disponibili NON bisogna condurre modifiche.
Se invece si decidesse di eseguire qualche modifica (tra quelle schede sopra consentite), per le Analisi
Lineari andranno rieseguite le verifiche; per l'analisi Pushover andr ricondotto l'intero calcolo.
All'uscita della finestra, un'ulteriore conferma di quanto appena indicato si ha appena si conferma il
pulsante 'OK', in quanto appare il seguente diverso messaggio:

3.10.1. GENERALE
Gestione del modello:
Analisi 3D o 2D di un singolo paramento:
le strutture possono essere studiate attraverso una modellazione spaziale tridimensionale, oppure
attraverso l'analisi di singoli paramenti 2D; in particolare la normativa prevede la possibilit di gestire
strutture scomposte dai loro singoli paramenti nel caso di piani tutti deformabili. In PCM per studiare una
struttura 'per paramenti 2D', necessario creare un file per ogni singolo paramento: ognuno di questi
conterr quindi un solo paramento, tipicamente orientato o secondo X o secondo Y.
Si noti che la singola sotto-struttura in questi casi non sar spaziale, ma piana. Pertanto, sar necessario
adeguare correttamente il vincolamento.
Le strade possibili sono due, diverse a seconda della direzione di sviluppo X oppure Y:

Paramento orientato lungo X:


trattandosi di un paramento orientato lungo l'asse X, si deve impedire la traslazione lungo la direzione
ortogonale (Y), la rotazione ortogonale relativa (PhiX) e la torsionale (PhiZ); per modificare il vincolo come
proposto, sono possibili due strade:
- si definisce l'impalcato come 'Rigido' solo nella direzione X considerata (quindi, nella scheda 'Livelli', per
tutti gli impalcati, si imposta 'Rigidezza X=Si', 'Rigidezza Y=No'); si selezionano poi tutti i nodi in elevazione
(non quelli eventualmente di fondazione, che rimangono con vincolo sempre 001110 se su suolo elastico,
oppure incastrati alla base) e si modificano le propriet dei loro vincoli come suggerito, praticamente
bloccando lo spostamento in Y e le rotazioni PhiX e PhiZ (101010);
- si definiscono tutti gli impalcati come 'Deformabili' nella scheda 'Livelli' (entrambe le propriet 'Rigidezza
X = Y =No'), e si modificano solo le propriet di tutti i nodi in elevazione (come sopra, in 101010).
Paramento orientato lungo Y:
nel caso di un paramento orientato lungo l'asse Y, si deve impedire la traslazione lungo la direzione
ortogonale (X), la rotazione ortogonale relativa (PhiY) e la torsionale (PhiZ); per modificare il vincolo come
proposto, sono possibili due strade:
- si definisce l'impalcato come 'Rigido' solo nella direzione Y considerata (quindi, nella scheda 'Livelli', per
tutti gli impalcati, si imposta 'Rigidezza X=No', 'Rigidezza Y=Si'); si selezionano poi tutti i nodi in elevazione
(non quelli eventualmente di fondazione, che rimangono con vincolo sempre 001110 se su suolo elastico,
oppure incastrati alla base) e si modificano le propriet dei loro vincoli come suggerito, praticamente
bloccando lo spostamento in X e le rotazioni PhiY e PhiZ (011100);
- si definiscono tutti gli impalcati come 'Deformabili' nella scheda 'Livelli' (entrambe le propriet 'Rigidezza
X = Y =No'), e si modificano solo le propriet di tutti i nodi in elevazione (come sopra, in 011100).
Da notare che non prevista la modellazione di pi paramenti nello stesso file, anche se diretti lungo la
stessa direzione.
I risultati finali andranno poi confrontati ed esaminati manualmente fra tutti i paramenti calcolati, ad
esempio per trovare le minime condizioni di verifica della struttura.
Analisi richieste:
Analisi Modale. Non viene condotta l'analisi sismica della struttura. L'analisi si limita alla determinazione
delle caratteristiche dinamiche, ossia al calcolo dei modi di vibrare della struttura, senza condurre ulteriori
analisi di sollecitazioni e deformazioni. E' nell'Analisi Sismica Dinamica Modale che i risultati dell'analisi
modale sono utilizzati per la generazione delle forze spettrali equivalenti ai vari modi di vibrare; nell'Analisi
Sismica Statica Lineare le forze spettrali sono invece direttamente generate da un'approssimazione del
primo modo di vibrare (per tale motivo questa analisi sismica statica definita anche si dinamica
semplificata, e coincide concettualmente con la tradizionale analisi sismica condotta con carichi
staticamente equivalenti calcolati senza necessit di valutazione dei modi di vibrare).
Le masse considerate in Analisi Modale corrispondono alle masse sismicamente attive, cio associate ai
carichi gravitazionali secondo la (3.2.17), 3.2.4: G,1 + G,2 + (2,j * Qk,j)
Analisi Statica Lineare NON Sismica. Calcolo di sollecitazioni e spostamenti, in dipendenza da carichi
generici, cedimenti anelastici e variazioni termiche. Sono processate le combinazioni delle condizioni di
carico elementari (CCC), cos come specificate nei dati.
- con rigidezze elastiche: se il parametro selezionato, si utilizzano in Analisi Statica Lineare NON Sismica
rigidezze elastiche (non fessurate) [Rigidezza fessurata=100%, ignorando eventuali diversi valori specificati
in input nei Dati Aste nella propriet "Rigidezza fessurata" (%K,elast)].

Questo parametro ininfluente sulle Analisi Sismiche Lineari (Statica e Dinamica Modale), nelle quali si
utilizzano in ogni caso le rigidezze fessurate in input ("Rigidezza fessurata" definita nei Dati Aste).
In Analisi Pushover, le rigidezze dipendono dall'opzione scelta per il comportamento dei maschi murari (cfr.
Parametri di Calcolo: Pushover, comportamento meccanico maschi)
Analisi Sismiche Lineari:
Analisi Sismica Statica Lineare (7.3.3.2) In EC8 denominata: analisi sismica modale semplificata con
spettro di risposta; essa infatti equivale ad una analisi sismica dinamica limitata al primo modo di vibrare.
Analisi Sismica Dinamica Modale (7.3.3.1) In EC8 denominata: Analisi sismica multimodale con spettro
di risposta.
Nelle analisi sismiche lineari, la struttura viene risolta staticamente sotto l'azione delle forze sismiche, per
due direzioni: e +90 [vedi Angolo di ingresso del sisma]. Alle sollecitazioni determinate per effetto
sismico, si "sommano" (in doppio segno, come sar evidenziato nel seguito) le sollecitazioni corrispondenti
alla somma delle condizioni di carico elementari sismicamente attive.
- per edifici in muratura, in analisi sismica lineare: ridistribuzione taglio base pareti (7.8.1.5.2) Per
Analisi Sismica Lineare (Statica o Dinamica Modale) di Edifici in Muratura: in caso di Verifica (per azioni
complanari) NON soddisfatta, possibile applicare la Ridistribuzione del Taglio fra i maschi murari (richiede
l'ipotesi di Piani Rigidi). La Ridistribuzione non agisce sulle fasce di piano e non aiuta quindi a soddisfarne la
verifica.
Seguendo 7.8.1.5.2, in caso di solai rigidi, la distribuzione del taglio nei diversi pannelli di uno stesso piano
risultante dall'analisi lineare pu essere modificata, a condizione che l'equilibrio globale di piano sia
rispettato (il modulo e la posizione della forza risultante di piano restino invariati) e a condizione che il
valore assoluto della variazione del taglio in ciascun pannello, V, soddisfi la relazione V<=max{0.25|V|,
0.1|Vpiano|}, dove V il taglio nel pannello e Vpiano il taglio totale al piano nella direzione parallela al
pannello.
Le verifiche secondo NTC08 possono essere particolarmente impegnative rispetto a quanto fatto in passato
con metodi tipo Por, in quanto, oltre alla fessurazione diagonale, coinvolgono obbligatoriamente i
meccanismi di flessione e di taglio per scorrimento.
Nel caso che la verifica non sia soddisfatta, e che i piani siano rigidi, possibile utilizzare un metodo che
simula l'effetto non lineare corrispondente alla fessurazione progressiva dei maschi murari pi deboli.
Questo fenomeno (ben noto dal metodo Por) significa che sotto azioni di notevole entit alcune pareti
possono fessurarsi, con diminuzione della propria rigidezza; ci comporta una ridistribuzione del taglio: la
quota non pi sostenibile dalle pareti in crisi viene portata da altri elementi di controvento pi resistenti.
Questa 'ridistribuzione' pu quindi condurre ad una soluzione verificata anche se nella soluzione iniziale la
verifica non soddisfatta.
La conseguenza dell'applicazione della metodologia riguarda specificamente le verifiche a pressoflessione
complanare e a taglio.
La ridistribuzione deve tuttavia essere tale da far s che in nessuna parete si verifichi una variazione (in
diminuzione o aumento) di pi del massimo fra il 25% della forza di taglio e il 10% del taglio di piano.
Entro questo campo di oscillazione, possibile ricercare l'esistenza di una soluzione verificata.
I limiti adottati dalla Normativa sono abbastanza ristretti: per esempio, EC8 indica un intervallo pi ampio
(diminuzione entro il 30% e aumento entro il 50%); pu quindi darsi che non sia comunque possibile
soddisfare tutte le verifiche a pressoflessione complanare e a taglio.
Analisi Sismica Statica NON Lineare Pushover (7.8.1.5.4)
Per una descrizione dettagliata dell'analisi sismica statica non lineare (o pushover) applicata agli edifici in

muratura, si rinvia alla documentazione teorica (Teoria). PCM consente la modifica di tutti i parametri di
calcolo coinvolti nell'analisi pushover, fornendo quindi un controllo completo sul modello e sulle possibili
varianti riguardanti la schematizzazione.
L'analisi pushover, come tutte le analisi non lineari, sensibile alle variazioni sui dati; per tale
motivo molto importante dominare le varie fasi di modellazione e analisi, in modo da acquisire la piena
consapevolezza dei risultati.
L'analisi pushover ha fatto il suo esordio con OPCM3274/2003, anche se il Metodo Por, antenato della
pushover per gli edifici in muratura, stato conosciuto e applicato fin dalla fine degli anni '70 ed anche
nella recente ricostruzione antisismica in Umbria e Marche. Prendendo atto delle modifiche normative
intervenute in Italia a partire dal 2003, la pushover stata via via ricalibrata nella procedura, mentre anche i
parametri di resistenza delle murature hanno subito modifiche legate alle maggiori conoscenze di origine
sperimentale (dai parametri introdotti insieme al metodo Por con la Circ.21745 del 30/07/1981, alla
revisione dell'OPCM3431/2005, fino ai pi recenti valori proposti dalla Circolare al D.M.14.1.2008).
Ne sono conseguite variazioni anche significative sui risultati ottenibili dalla pushover su un medesimo
edificio; anche per questo motivo si tratta di un'analisi da considerare con cautela, specie negli organismi
spaziali, tuttora oggetto di numerosi studi nell'ambito della Ricerca Scientifica.
Ai parametri dell'analisi pushover sono dedicate due schede dei Parametri di Calcolo, illustrate nel seguito.

3.10.1.1. CONDIZIONI DI APPLICABILIT DEI DIVERSI TIPI DI ANALISI SISMICA


Riferimento: D.M. 14.1.2008 e relative Istruzioni applicative (Circ. 2.2.2009, n.617)
ANALISI STATICA LINEARE (7.3.3.1, 7.8.1.5.3)
L'analisi sismica statica lineare applicabile solo nei seguenti casi:
1) la risposta sismica della costruzione, in ogni direzione principale, non dipende significativamente dai
modi di vibrare superiori (7.3.2).
E' quindi necessaria l'esecuzione dell'analisi modale per accertare tale condizione.
2) il modo di vibrare principale nella direzione in esame T1 non supera 2,5 TC o TD (7.3.3.2).
T1 pu essere stimato con la relazione approssimata: T1=C1*H3/4.
Se comunque si eseguita l'analisi modale, si conosce il valore effettivo di T1 in entrambe le direzioni di
riferimento. Le : T1<= (2.5 TC) e T1<=TD devono essere soddisfatte per tutti gli stati limite considerati (SLD,
SLV): ogni stato limite ha infatti i propri valori di TC e TD [Parametri di Calcolo, scheda "Sismica (1)"]
3) la costruzione regolare in altezza (7.3.3.2). Per gli edifici in muratura, l'analisi consentita anche
nel caso di costruzioni irregolari in altezza (7.8.1.5.2), purch nella valutazione delle forze sismiche
(7.3.3.2) si applichi il coefficiente =1.0.
Devono essere accertate le condizioni di regolarit in altezza. Per consultare il comando: "Condizioni di
Regolarit per Edifici in Muratura", bisogna eseguire un'analisi sismica lineare, quindi aprire il 'Report',
selezionando dall'apposita tendina la voce 'Condizioni di Regolarit per Analisi Sismica secondo 7.2.2', cfr.
immagine seguente:

ANALISI DINAMICA MODALE (7.3.3.2, 7.8.1.5.2)


L'analisi sismica dinamica modale applicabile in tutti i casi.
ANALISI STATICA NON LINEARE (Pushover) (7.3.4.1, 7.8.1.5.4)
L'analisi sismica statica non lineare (pushover) applicabile solo nel caso in cui ricorrono le condizioni
richieste dalle distribuzioni di forze del "Gruppo 1" (7.3.4.1):
1) il modo di vibrare fondamentale nella direzione considerata deve avere massa partecipante non
inferiore al 75%: in tal caso, sono applicabili la prima o la seconda distribuzione del Gruppo 1 (7.3.4.1).
E' quindi necessaria l'esecuzione dell'analisi modale per accertare tale condizione.
2) Il "Gruppo 1" prevede anche il caso di una distribuzione multimodale, da applicarsi nei casi in cui la
risposta sismica dipenda significativamente anche dai modi superiori (e quindi la massa partecipante dei
modo fondamentale sia anche inferiore al 75%), ma solo a condizione che T1 sia superiore a TC (7.3.4.1).
Per la muratura, le condizioni del "Gruppo 1" subiscono alcune modifiche:
- per gli edifici nuovi, la massa partecipante, anzich >=75%, deve essere >60% (7.8.1.5.4)
- per gli edifici esistenti, l'analisi statica non lineare sempre applicabile, indipendentemente dalla
percentuale di massa partecipante del primo modo, assegnando come distribuzione principale e secondaria
rispettivamente la prima del Gruppo 1 e la prima del Gruppo 2 (C8.7.1.4).
MODELLAZIONE SPAZIALE (3D) O PIANA (2D) DI EDIFICI IN MURATURA
Per la modalit di modellazione, valgono le seguenti considerazioni.
EDIFICI NUOVI IN MURATURA ORDINARIA
Gli edifici nuovi devono essere dotati di sistemi strutturali che garantiscano rigidezza e resistenza nei
confronti delle due componenti ortogonali orizzontali delle azioni sismiche. Gli orizzontamenti devono

essere dotati di rigidezza e resistenza tali da metterli in grado di trasmettere le forze scambiate tra i diversi
sistemi resistenti a sviluppo verticale (7.2.1).
- Il modello della struttura deve essere tridimensionale (3D) e rappresentare in modo adeguato le
effettive distribuzioni spaziali di massa, rigidezza e resistenza (7.2.6).
- Gli orizzontamenti possono essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano, a condizione che siano
realizzati in cemento armato, oppure in latero-cemento con soletta in c.a. di almeno 40 mm di spessore, o in
struttura mista con soletta in cemento armato di almeno 50 mm di spessore collegata da connettori a taglio
opportunamente dimensionati agli elementi strutturali in acciaio o in legno e purch le aperture presenti
non ne riducano significativamente la rigidezza (7.2.6).
In sintesi, l'edificio nuovo in muratura va progettato con solai in c.a., laterocemento o misti in legnocalcestruzzo. Nei modelli, in generale gli impalcati saranno considerati infinitamente rigidi, con modello
spaziale (3D).
Considerazioni sul metodo di analisi.
- Se, per entrambe le direzioni sismiche di riferimento, la massa partecipante del primo modo >60%, si
applica l'analisi statica non lineare (pushover).
- Negli altri casi, comunque applicabile l'analisi lineare dinamica modale, eventualmente estesa alla tecnica
di redistribuzione del taglio (7.8.1.5.2) (tale tecnica una sorta di "analisi non lineare" semplificata, dove la
redistribuzione delle forze avviene in base ad un criterio stabilito a priori, e non seguendo il reale
comportamento non lineare dell'organismo resistente).
Suggerimento: evitare i casi in cui la massa partecipante del primo modo non sia superiore al 60% (se
ci accade, riprogettare lo schema resistente), e applicare l'analisi statica non lineare (pushover).
EDIFICI NUOVI IN MURATURA ARMATA
Valgono le considerazioni svolte per gli edifici in muratura ordinaria. L'analisi lineare dinamica modale pu
tuttavia essere pi appropriata, potendo affidare la resistenza anche alle armature (non solo alla geometria
della muratura), e disponendo di fattori di struttura pi elevati e quindi pi favorevoli (7.8.1.3, Tab. 7.8.I).
EDIFICI NUOVI IN STRUTTURA MISTA
Se le parti in c.a. si limitano al piano (semi)-interrato o ad un piano in sommit, valgono le considerazioni di
cui al 7.8.4. E' questo il frequente caso di nuovi edifici con muratura in elevazione e piano seminterrato in
c.a.
Se invece le strutture in c.a. sono presenti allo stesso piano della muratura (p. es. struttura portante mista
con perimetro murario e telai interni in c.a.):
- possibile considerare sismicamente resistenti le sole pareti in muratura: in tal caso, si rientra nelle
prescrizioni degli edifici in muratura;
- considerando resistenti sia le strutture in muratura, sia quelle in c.a. (o acciaio), occorre usare l'analisi non
lineare: si rientra quindi nella necessit di assicurare una massa partecipante per il primo modo superiore al
60%. Secondo C7.8.4, tuttavia, oltre che con analisi non lineare, il caso di collaborazione muratura-c.a. pu
essere affrontato con analisi dinamica modale (e ci permette di affrontare casi di massa partecipante del
primo modo inferiore al 60%).
Considerazioni sugli edifici nuovi.
In sostanza, gli edifici nuovi vengono analizzati con modelli 3D.
L'analisi lineare dinamica modale il metodo di applicazione generale.
Per le murature, tuttavia, senz'altro preferibile l'analisi statica non lineare, o in alternativa la tecnica di
redistribuzione del taglio applicata all'analisi dinamica modale.

EDIFICI ESISTENTI
L'analisi statica non lineare sempre applicabile, indipendentemente dalla percentuale di massa
partecipante del primo modo, assegnando come distribuzione principale e secondaria rispettivamente la
prima del Gruppo 1 e la prima del Gruppo 2 (C8.7.1.4).
L'analisi sismica globale deve considerare, per quanto possibile, il sistema strutturale reale della costruzione,
con particolare attenzione alla rigidezza e resistenza dei solai, e all'efficacia dei collegamenti degli elementi
strutturali.
Qualora i solai dell'edificio siano flessibili si potr procedere all'analisi delle singole pareti o dei sistemi di
pareti complanari (modellazione 2D), ciascuna parete essendo soggetta ai carichi verticali di competenza
ed alle corrispondenti azioni del sisma nella direzione parallela alla parete (8.7.1).
Infatti, quando la costruzione non manifesta un chiaro comportamento d'insieme, ma piuttosto tende a
reagire al sisma come un insieme di sottosistemi (meccanismi locali), la verifica su un modello globale non
ha rispondenza rispetto al suo effettivo comportamento sismico.
In tali casi, la verifica globale pu essere effettuata attraverso un insieme esaustivo di verifiche locali, purch
la totalit delle forze sismiche sia coerentemente ripartita sui meccanismi locali considerati e si tenga
correttamente conto delle forze scambiate tra i sottosistemi strutturali considerati (C8.7.1.1).
Ovviamente, in caso di impalcati rigidi la modellazione sar spaziale (3D).
Opzioni Avanzate:
All'interno di questo gruppo di opzioni, possibile impostare alcune preferenze che influiscono o meno sul
calcolo e ne modificano l'aspetto ed i risultati; in particolare, sono presenti le seguenti categorie di comandi:
Soglia di labilit per spostamenti nodali (mm): indica il limite di spostamento oltre il quale la
deformazione inaccettabile, di fatto equiparabile alla labilit. Questo parametro talvolta importante, in
particolare in analisi incrementale (pushover) in quanto in alcuni casi la fattorizzazione della matrice di
rigidezza della struttura risulta ancora possibile ma gli spostamenti ottenuti sono eccessivi, il che
corrisponde fisicamente ad una labilit di fatto. Calibrando la soglia di labilit si possono cos evitare campi
di spostamenti eccessivi.
L'aumento della soglia di labilit pu aiutare ad individuare locali grandi spostamenti, non identificati come
labilit rilevate dall'algoritmo numerico poich la matrice delle rigidezze risulta fattorizzabile. Aumentando
quindi la soglia, alla successiva riesecuzione dell'analisi si possono osservare gli spostamenti ottenuti, ed
possibile individuare facilmente le zone di eccessiva deformazione. Si sottolinea come la modifica tuttavia
deve essere 'temporanea', quindi, una volta individuate le zone in cui intervenire, si consiglia di riportare il
valore alla soglia ad un valore congruente come limite di accettabilit per le strutture ordinarie
Minima lunghezza per aste in fondazione infinitamente rigide (m): la generazione del telaio equivalente
pu condurre alla creazione di aste in fondazione di piccola lunghezza: questo parametro permette di
ignorare l'attribuzione di infinita rigidezza a tali elementi, a favore della stabilit numerica della soluzione
Minima forza da considerare (kN): costituisce il valore limite inferiore per eventuali forze aggiuntive nel
modello, ed in fase di analisi
Minima forza da considerare (kN): precisione numerica delle forze. Lo stesso valore numerico (in unit
kNm) applicato alla precisione numerica dei momenti
- Passo di discretizzazione per sollecitazioni e deformazioni (m): determina la generazione dei
diagrammi di stato e delle deformazioni delle aste
Modifiche automatiche per vincolamento aste: prima dell'esecuzione dell'analisi, si controlla che le aste
definite tra due nodi liberi (cio non collegati a maschi, pilastri o elementi verticali) non presentino
svincolamento a traslazione verticale, causa di labilit locale. Per queste aste, se il check 'Modifiche
automatiche per vincolamento aste' selezionato, il sistema controlla inoltre che tutte le aste che
convergono nei nodi iniziale e finale non siano svincolate a traslazione verticale: a tale situazione
corrisponderebbero altre labilit.

3.10.2. SISMICA
Nella scheda Sismica si definiscono le direzioni di analisi, le modalit di combinazione delle componenti,
oltre a varie opzioni di calcolo.

3.10.2.1. DIREZIONI DI ANALISI E COMBINAZIONE DELLE COMPONENTI


Angolo di ingresso del sisma
Angolo (in gradi ) che la direzione sismica di riferimento forma con l'asse X (+: corrisponde alla rotazione
antioraria di X verso Y). Eseguita l'analisi modale, il calcolo dei coefficienti di partecipazione e quindi delle
forze spettrali viene eseguito nella direzione specificata e nella direzione ortogonale (frequentemente: a 0 e
a 90, cio lungo l'asse X e lungo l'asse Y [le due direzioni orizzontali globali]).
Il sisma avente direzione obliqua in pianta, definita da un angolo di ingresso dell'azione sismica diverso da
0, applicabile sia in analisi pushover, sia in analisi lineare.
Criterio di combinazione delle componenti orizzontali (per le analisi lineari statica, dinamica)
Con riferimento a 7.3.5, per un dato effetto (spostamento o sollecitazione) le componenti orizzontali
dell'azione sismica devono essere considerate simultaneamente. La combinazione delle componenti
dell'azione sismica non viene eseguita in Analisi Sismica Statica Non Lineare (Pushover). In Analisi Sismica
Lineare (Statica o Dinamica Modale), possibile combinare gli effetti dell'analisi condotta in ciascuna delle
due direzioni tra loro ortogonali di riferimento, secondo una delle seguenti modalit:
- Combinazione non eseguita: si valutano solo risultati in direzione a (ignorare cio i risultati in direzione
(a+90)).
In caso di a=0, ci significa considerare gli effetti del solo sisma X.
Per quanto riguarda le analisi nelle sole direzioni X o Y, anche se la normativa prevede una combinazione
degli effetti fra le due direzioni, comunque interessante osservare, in un modello spaziale, gli effetti di un
sisma monodirezionale; ci permette di comprendere meglio il comportamento del modello e quindi di
garantirne la corretta definizione prima di passare ad analisi con risultati pi complessi.
In PCM non possibile eseguire contemporaneamente un'analisi monodirezionale X ed una Y: se si desidera
analizzare entrambe le direzioni, si possono creare due modelli identici, uno sottoposto al solo sisma X,
l'altro al solo sisma Y.
- Combinazione non eseguita: si valutano solo risultati in direzione (a+90) (ignorare cio i risultati in
direzione a).
In caso di a=0, ci significa considerare gli effetti del solo sisma Y
- Combinazione eseguita, calcolando la radice quadrata della somma dei quadrati: E = (E2 + E(+90)2)
- Combinazione eseguita, sommando ai massimi ottenuti per l'azione applicata in una direzione, il 30% dei
massimi ottenuti per l'azione applicata nell'altra direzione: Max [(E + 0.30 E(+90));(0.30 E + E(+90))] (
l'unica modalit indicata in 7.3.5)
Ignorare effetti eccentricit accidentale
Con questo parametro possibile ignorare gli effetti dei momenti torcenti aggiuntivi dovuti all'eccentricit
accidentale (pari a +/-5% della dimensione dell'edificio perpendicolare alla direzione sismica) (7.2.6)
In PCM l'effetto torsionale dovuto all'eccentricit accidentale rappresentato dall'inserimento di un
momento torcente aggiuntivo. I momenti torcenti aggiuntivi sono presenti in casi di piani rigidi: in un piano
rigido, infatti, in base alla posizione del centro di massa rispetto al centro delle rigidezze si producono

effetti torsionali (particolarmente temuti); se il centro di massa viene spostato, in base ad un'eccentricit
accidentale, gli effetti torsionali si modificano.
In altre parole, le eccentricit accidentali producono effetti di tipo torsionale che per manifestarsi richiedono
la presenza di un piano rigido.
D'altra parte, gli edifici con impalcati deformabili possono essere studiati tramite sottostrutture
bidimensionali, cio possono essere scomposti in singoli paramenti murari, per i quali non si vede quale
possa essere l'effetto di eccentricit accidentali. Per tali motivazioni, PCM ignora gli effetti torcenti
aggiuntivi nei piani deformabili.
Nel caso di un piano non completamente rigido (piano rigido, quindi con nodo master, ma caratterizzato da
alcune masse locali non riferite al master), i momenti torcenti aggiuntivi vengono normalmente applicati ma
con riferimento alla parte rigida del piano (sono cio generati dalla forza corrispondente alla massa
applicata nel nodo master, ignorando le masse locali appartenenti allo stesso piano).
Negli edifici in muratura appare inappropriato trattare le eccentricit accidentali come incertezza nel
posizionamento delle masse: la quasi totalit della massa in gioco dipende dal peso proprio delle strutture;
le uniche incertezze riguarderebbero i carichi variabili, la cui influenza sulla prestazione complessiva di
fatto marginale.
Le incertezze che conducono a momenti torcenti aggiuntivi possono invece trovare giustificazione anzich
nella localizzazione delle masse, nella difficolt di schematizzazione dei vincoli interni e quindi di
valutazione della rigidezza degli elementi resistenti.
Pertanto: basandosi sull'incertezza del posizionamento delle masse, i momenti torcenti potrebbero essere
ridotti alla sola componente di massa variabile; ma ritenendo che negli edifici in muratura l'incertezza nel
modello riguardi in modo significativo le rigidezze, molto pi che le masse, PCM opera comunque
applicando un momento torcente prodotto dalla totalit della forza sismica (includendo, a favore di
sicurezza, anche i pesi propri delle strutture).

3.10.2.2. OPZIONI DI ANALISI


Progettazione semplificata per zone a bassa sismicit
Sd(T1) (g) il valore semplificato dello spettro di risposta
Per analisi sismiche lineari:
- Quota Z di inizio degli effetti sismici (m)
Quota di riferimento Z per il calcolo delle forze sismiche (7.3.3.2), rispetto alla coordinata Z=0.000 assunta
nei Dati. Con Z<0 si pu tenere conto dell'altezza delle fondazioni; con Z>0 si attribuisce alla
corrispondente zona inferiore dell'edificio un moto rigido insieme al terreno (p. es. in caso di piani interrati
o di scantinati in c.a. di edifici in muratura considerati come 'strutture di fondazione').
In Analisi Sismica Dinamica Modale le masse ubicate al di sotto della quota di inizio degli effetti sismici sono
considerate inattive.
- Amplificazione spostamenti sismici: ignorare ai fini del calcolo delle tensioni sul terreno
Il fattore moltiplicativo sismico per gli spostamenti: d (7.3.3.3 per SLV, C.7.3.7 per SLO e SLD) pu essere
considerato solo ai fini degli spostamenti della sovrastruttura e non dei nodi di fondazione. Lo spostamento
dei nodi di fondazione determina la tensione sul terreno, attraverso il coefficiente di Winkler. Pertanto,
senza l'amplificazione sismica allo spostamento verticale dei nodi di fondazione si evita una sovrastima delle
tensioni sul terreno

- Eseguire analisi per SLO, SLD


Non selezionando queste due opzioni, possibile limitare l'esecuzione delle analisi sismiche lineari a SLV

3.10.2.3. PER ANALISI SISMICA STATICA LINEARE


Altezza H dal piano di fondazione (m)
Periodo principale T1 (sec) in direzione X e in direzione Y
Calcolo di T1 con relazione T1 = C1 H^(3/4) 7.3.3.2
- C1 per il calcolo di T1 = 0.05
=1.00 nella definizione delle forze in Sismica Lineare
Secondo 7.8.1.5.2, l'Analisi Sismica Statica Lineare per edifici in muratura applicabile anche nel caso di
edifici irregolari in altezza, purch si ponga =1.00 (7.3.3.2)

3.10.2.3.1. CRITERI DI REGOLARIT; VERIFICHE ALLE TENSIONI AMMISSIBILI


Riferimento: D.M. 14.1.2008 e relative Istruzioni applicative (Circ. 2.2.2009, n.617)
I criteri di regolarit descritti in 7.2.2 sono generali, e riguardano quindi anche gli edifici in muratura.
REGOLARITA' IN PIANTA (7.2.2)
Una costruzione regolare in pianta se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
a) la configurazione in pianta compatta e approssimativamente simmetrica rispetto a due direzioni
ortogonali, in relazione alla distribuzione di masse e rigidezze;
b) il rapporto tra i lati di un rettangolo in cui la costruzione risulta inscritta inferiore a 4;
c) nessuna dimensione di eventuali rientri o sporgenze supera il 25 % della dimensione totale della
costruzione nella corrispondente direzione;
d) gli orizzontamenti possono essere considerati infinitamente rigidi nel loro piano rispetto agli elementi
verticali e sufficientemente resistenti.
REGOLARITA' IN ALTEZZA (7.2.2)
Una costruzione regolare in altezza se tutte le seguenti condizioni sono rispettate:
e) tutti i sistemi resistenti verticali (quali telai e pareti) si estendono per tutta l'altezza della
costruzione;
f) massa e rigidezza rimangono costanti o variano gradualmente, senza bruschi cambiamenti, dalla base
alla sommit della costruzione (le variazioni di massa da un orizzontamento all'altro non superano il 25 %, la
rigidezza non si riduce da un orizzontamento a quello sovrastante pi del 30% e non aumenta pi del 10%);
ai fini della rigidezza si possono considerare regolari in altezza strutture dotate di pareti o nuclei in c.a. o
pareti e nuclei in muratura di sezione costante sull'altezza o di telai controventati in acciaio, ai quali sia
affidato almeno il 50% dell'azione sismica alla base;
g) nelle strutture intelaiate progettate in CD B il rapporto tra resistenza effettiva(*) e resistenza richiesta
dal calcolo non significativamente diverso per orizzontamenti diversi (il rapporto fra la resistenza effettiva
e quella richiesta, calcolata ad un generico orizzontamento, non deve differire pi del 20% dall'analogo

rapporto determinato per un l'orizzontamento adiacente (C7.2.2)); pu fare eccezione l'ultimo


orizzontamento di strutture intelaiate di almeno tre orizzontamenti;
(*) La resistenza effettiva la somma dei tagli nelle colonne e nelle pareti compatibili con la resistenza a
presso flessione e a taglio dei medesimi elementi.
h) eventuali restringimenti della sezione orizzontale della costruzione avvengono in modo graduale da
un orizzontamento al successivo, rispettando i seguenti limiti: ad ogni orizzontamento il rientro non supera
il 30% della dimensione corrispondente al primo orizzontamento, n il 20% della dimensione
corrispondente all' orizzontamento immediatamente sottostante. Fa eccezione l'ultimo orizzontamento di
costruzioni di almeno quattro piani per il quale non sono previste limitazioni di restringimento.

VERIFICHE ALLE TENSIONI AMMISSIBILI (Costruzioni in muratura "semplici")


ANALISI STATICA (NON SISMICA) (4.5.6.4)
Per edifici semplici consentito eseguire le verifiche, in via semplificativa, con il metodo delle tensioni
ammissibili, adottando le azioni previste nelle Norme Tecniche D.M.14.1.2008, con resistenza del materiale
di cui a (4.5.6.1), ponendo il coefficiente: M = 4.2, ed utilizzando il dimensionamento semplificato di
seguito riportato con le corrispondenti limitazioni:
a) le pareti strutturali della costruzione siano continue dalle fondazioni alla sommit;
b) nessuna altezza interpiano sia superiore a 3,5 ;
c) il numero di piani non sia superiore a 3 (entro e fuori terra) per costruzioni in muratura ordinaria ed a 4
per costruzioni in muratura armata;
d) la planimetria dell'edificio sia inscrivibile in un rettangolo con rapporti fra lato minore e lato maggiore
non inferiore a 1/3;
e) la snellezza della muratura non sia in nessun caso superiore a 12:
= h0 / t <= 12
(4.5.4, espressione (4.5.1))
dove h0 la lunghezza libera di inflessione della parete valutata in base alle condizioni di vincolo ai bordi
(h0 = h (4.5.6.2)) e t lo spessore della parete.
f) il carico variabile per i solai non sia superiore a 3,00 kN/m2.
La verifica si intende soddisfatta se risulta:
= N/( 0,65 A) fk / M

(4.5.6.4, espressione (4.5.13))

in cui N il carico verticale totale alla base di ciascun piano dell'edificio corrispondente alla somma dei
carichi permanenti e variabili (valutati ponendo G=Q=1) della combinazione caratteristica e A l'area
totale dei muri portanti allo stesso piano.

Secondo C4.5.6.4, implicitamente inteso che debbano essere rispettate le aree minime di pareti
resistenti in ciascuna direzione ortogonale specificate nella Tabella 7.8.III.
ANALISI SISMICA (7.8.1.9)
Per le costruzioni semplici ricadenti in zona sismica 2, 3, 4 non obbligatorio effettuare alcuna analisi e
verifica di sicurezza. L'edificio "sismicamente semplice" se, oltre alle condizioni di semplicit statiche sopra
elencate, mostra i seguenti requisiti:
in ciascuna delle due direzioni siano previsti almeno due sistemi di pareti di lunghezza complessiva, al
netto delle aperture, ciascuno non inferiore al 50% della dimensione della costruzione nella medesima
direzione. Nel conteggio della lunghezza complessiva possono essere inclusi solamente setti murari che
rispettano i requisiti geometrici della Tab. 7.8.II.
La distanza tra questi due sistemi di pareti in direzione ortogonale al loro sviluppo longitudinale in pianta
sia non inferiore al 75 % della dimensione della costruzione nella medesima direzione (ortogonale alle
pareti).
Almeno il 75 % dei carichi verticali sia portato da pareti che facciano parte del sistema resistente alle
azioni orizzontali;
in ciascuna delle due direzioni siano presenti pareti resistenti alle azioni orizzontali con
interasse non superiore a 7 m, elevabili a 9 m per costruzioni in muratura armata;
per ciascun piano il rapporto tra area della sezione resistente delle pareti e superficie lorda del
piano non sia inferiore ai valori indicati nella tabella 7.8.III, in funzione del numero di piani
della costruzione e della sismicit del sito, per ciascuna delle due direzioni ortogonali:

implicitamente inteso che per le costruzioni semplici il numero di piani non pu essere superiore a 3
per le costruzioni in muratura ordinaria e a 4 per costruzioni in muratura armata (questa infatti la
condizione c) degli edifici staticamente "semplici" (4.5.6.4))
Deve inoltre risultare, per ogni piano:
= N/A 0.25 fk /M

(7.8.1.9, espressione (7.8.1))

in cui N il carico verticale totale alla base di ciascun piano dell'edificio corrispondente alla somma dei
carichi permanenti e variabili (valutati ponendo G = Q = 1), A l'area totale dei muri portanti allo stesso
piano e fk la resistenza caratteristica a compressione in direzione verticale della muratura.
La condizione di edificio "sismicamente semplice" richiede inoltre il rispetto dei seguenti requisiti
(Regole di dettaglio (7.8.5)):

- Per muratura ordinaria (7.8.5.1):


Ad ogni piano deve essere realizzato un cordolo continuo all'intersezione tra solai e pareti.
I cordoli debbono avere altezza minima pari all'altezza del solaio e larghezza almeno pari a quella
del muro; consentito un arretramento massimo di 6 cm dal filo esterno. L'armatura corrente non
deve essere inferiore a 8 cm2, le staffe debbono avere diametro non inferiore a 6 mm ed interasse
non superiore a 25 cm. Travi metalliche o prefabbricate costituenti i solai debbono essere
prolungate nel cordolo per almeno la met della sua larghezza e comunque per non meno di 12 cm
ed adeguatamente ancorate ad esso.
In corrispondenza di incroci d'angolo tra due pareti perimetrali sono prescritte, su entrambe le
pareti, zone di parete muraria di lunghezza non inferiore a 1 m, compreso lo spessore del muro
trasversale.
Al di sopra di ogni apertura deve essere realizzato un architrave resistente a flessione efficacemente
ammorsato alla muratura.
- Per muratura armata (7.8.5.2):
Gli architravi soprastanti le aperture possono essere realizzati in muratura armata.
Le barre di armatura debbono essere esclusivamente del tipo ad aderenza migliorata e debbono
essere ancorate in modo adeguato alle estremit mediante piegature attorno alle barre verticali. In
alternativa possono essere utilizzate, per le armature orizzontali, armature a traliccio o conformate
in modo da garantire adeguata aderenza ed ancoraggio.
La percentuale di armatura orizzontale, calcolata rispetto all'area lorda della muratura, non pu
essere inferiore allo 0,04 %, n superiore allo 0,5%.
Parapetti ed elementi di collegamento tra pareti diverse debbono essere ben collegati alle pareti
adiacenti, garantendo la continuit dell'armatura orizzontale e, ove possibile, di quella verticale.
Agli incroci delle pareti perimetrali possibile derogare dal requisito di avere su entrambe le pareti
zone di parete muraria di lunghezza non inferiore a 1 m.

3.10.3. MODALE
Metodo di calcolo per Analisi Modale: Lanczos
Metodo di normalizzazione degli autovettori
Possibili opzioni:
- rispetto alle masse
- rispetto allo spostamento massimo
Nelle analisi modali viene generalmente utilizzata la normalizzazione rispetto alle masse. Cambiando
modalit, cambiano i valori dei coefficienti di partecipazione, ma non i risultati dell'analisi modale (in
particolare, non cambiano le masse modali efficaci o masse partecipanti). La normalizzazione rispetto allo
spostamento massimo (che diviene unitario) pu essere utilizzata in analogia al metodo di calcolo del
"fattore di partecipazione modale" utilizzato in analisi statica non lineare per associare al sistema strutturale
reale (a pi gradi di libert) il sistema strutturale equivalente ad un grado di libert (oscillatore
monodimensionale) (C7.3.4.1)
Criterio modi: da calcolare
Possibili opzioni:
- tutti i modi corrispondenti agli ND gradi di libert dinamici del sistema (ND non un dato in input, ma

dipende dalle caratteristiche della struttura e viene definito nel corso dell'analisi)
- numero di modi specificato in input (NC), con limite superiore ND
Criterio e numero di modi da considerare
Possibili opzioni:
- tutti i modi calcolati
- numero di modi specificato in input, con limite superiore pari a NC
- tutti i modi, fra quelli calcolati, con massa partecipante superiore al 5% (occorre aver calcolato tutti i modi)
- un numero di modi la cui massa partecipante totale sia superiore all'85%. Il numero di modi calcolati
potrebbe non essere sufficiente a soddisfare questa condizione: in tal caso, i modi considerati saranno tutti
gli NC calcolati, e nei risultati dell'analisi modale si potr osservare che la massa partecipante non supera
l'85%
- tutti i modi con massa partecipante superiore al 5% e comunque un numero di modi la cui massa
partecipante totale sia superiore all'85% (7.3.3.1)
Metodo di combinazione dei modi
La modalit di combinazione dei modi al fine di calcolare sollecitazioni e spostamenti complessivi, pu
essere una delle due seguenti:
- SRSS (square root of sum of squares, radice quadrata della somma dei quadrati). Questo metodo viene
applicato solo se ciascun modo differisce di almeno il 10% da tutti gli altri, come indicato in OPCM
3274/2003. SRSS non previsto da NTC 08
- CQC (complete quadratic combination, combinazione quadratica completa) (7.3.3.1)

3.10.4. MURATURA
Nella scheda Muratura si definiscono la tipologia dell'edificio, il livello di conoscenza per edifici esistenti, il
fattore di confidenza ed i coefficienti parziali di sicurezza dei materiali, le leggi di comportamento della
muratura.

3.10.4.1. TIPO DI EDIFICIO E LIVELLO DI CONOSCENZA


Muratura (si distingue in: ordinaria; armata; armata con gerarchia delle resistenze)
- tipologia (si distingue in: edificio nuovo, oppure esistente con Livello di Conoscenza LC1, LC2 o LCE3
(C8A.1.4)
- per edificio nuovo: verifica di robustezza secondo 3.1.1
In caso affermativo, per l'analisi statica (non sismica) di un edificio nuovo vengono imposte azioni nominali
convenzionali, in aggiunta alle altre azioni esplicite (non sismiche e da vento) da applicarsi secondo due
direzioni ortogonali e consistenti in una frazione dei carichi pari all'1%. PCM traduce questa prescrizione
nelle verifiche di resistenza incrementando direttamente momento flettente e taglio di una quota pari all'1%
dello sforzo normale
- fattore di confidenza per muratura esistente
Il Fattore di Confidenza FC viene normalmente definito in relazione al livello di conoscenza (C8A.1.4), ed
assume valore pari a 1.00, 1.20 o 1.35; in alcuni casi pu assumere valori diversi: in particolare, per gli edifici

monumentali la Normativa specifica (Dirett.PCM 9.2.2011) definisce la modalit di calcolo di FC in 4.2


Coefficienti parziali di sicurezza:
- M in Analisi Statica
Il valore di riferimento del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali definito in Tab. 4.5.II, 4.5.6.1
- M in Analisi Sismica
Il valore di riferimento del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali per azioni sismiche definito in
7.8.1.1
I coefficienti parziali di sicurezza M ed i fattori di confidenza FC corrispondenti ai diversi livelli di
conoscenza, consentono la calibrazione delle resistenze di progetto.
Negli edifici esistenti, il fattore di confidenza moltiplica il valore di M, per ottenere dalle resistenze medie i
valori effettivi (resistenze di calcolo) da utilizzare nel progetto.
Per la muratura esistente, per esempio per la resistenza a compressione, si parla di 'resistenza
media' fm e non di 'resistenza caratteristica' fk; la resistenza media pu oscillare tra un valore minimo e un
valore massimo, con un valore medio che pu essere utilizzato p. es. in caso di livello di conoscenza LC2. Va
osservato che 'resistenza media' non coincide quindi col 'valore medio' del parametro riportato in tab.
C8A.2.1.
I coefficienti parziali di sicurezza differiscono fra analisi statica e analisi sismica. Per la Statica, 4.5.6.1
propone valori variabili da 2.0 a 3.0; per la Sismica, 7.8.1.1 indica un unico valore da adottare, pari a 2.0.
Dal punto di vista delle verifiche di sicurezza in analisi sismica, i coefficienti parziali di sicurezza vengono
differenziati tra analisi lineare e analisi non lineare. In analisi non lineare, diversamente dalla lineare, si
prescinde da M, e quindi possibile fare riferimento direttamente alle resistenze medie (non alla loro met,
come si ha applicando M=2.0), seppur divise per il fattore di confidenza (pari a 1.00 nel caso di LC3:
pertanto, per LC3, le resistenze di calcolo coincidono con i valori medi - e di fatto ci in passato
avveniva implicitamente, quando ad esempio a k non si applicava, nelle analisi Por, alcun coefficiente
riduttivo).

3.10.4.1.1. RESISTENZE DI PROGETTO; COEFFICIENTE PARZIALE DI SICUREZZA SUI MATERIALI


Diamo un quadro riassuntivo delle resistenze di progetto e dei coefficienti parziali di sicurezza sui materiali,
con riferimento al D.M. 14.1.2008 e relative Istruzioni applicative (Circ. 2.2.2009, n.617).
Simbologia:
fm = valore medio della resistenza a compressione, fk = resistenza caratteristica a compressione,
fd = resistenza di progetto a compressione;
fvm = valore medio della resistenza a taglio, fvk = resistenza caratteristica a taglio,
fvm0 = valore medio della resistenza a taglio in assenza di carichi verticali,
fvk0 = resistenza caratteristica a taglio in assenza di carichi verticali,
fvd = resistenza di progetto a taglio.
Muratura nuova: i produttori forniscono generalmente fk e fvk0; anche fm dovrebbe essere nota: in caso
contrario, in via approssimata, seguendo le relazioni che legano i valori medi ai caratteristici, si pu porre
fm=fk/0.7, analogamente a quanto proposto in 11.10.3.2.1 e 7.8.2.2.2 per la resistenza a taglio: fvm0=fvk0/0.7.

Muratura esistente: la resistenza viene sempre riferita ai valori medi (cfr. Tab.C8A.2.1 in C8A.2).
I valori di progetto della resistenza fd, fvd dipendono dal tipo di analisi in cui si calcolano le sollecitazioni di
progetto (cfr. 7.8.2.2) e dallo stato limite per il quale si eseguono le verifiche di resistenza.
Nelle formulazioni seguenti, si fa riferimento per semplicit alla sola resistenza a compressione.
Verifiche di resistenza negli Stati Limite Ultimi (SLV)
ANALISI SISMICA LINEARE (Statica o Dinamica modale)
Il coefficiente parziale di sicurezza dei materiali : M = 2.0 (7.8.1.1).
Muratura nuova: fd = fk / M (7.8.2.2.1).
Muratura esistente: fd = fm / M / FC (C8.7.1.5). N.B.: si osservi che fm il valore medio della resistenza, ed
in base al livello di conoscenza LC coincider con i valori minimo, medio o massimo dell'intervallo riportato
in Tab.C8A.2.1 (alla quale si fa riferimento in assenza di determinazione sperimentale della resistenza):
quindi 'resistenza media' non coincide col 'valore medio' del parametro riportato in tabella.
ANALISI SISMICA STATICA NON LINEARE (Pushover)
In analisi non lineare si prescinde da M (non viene quindi operata alcuna riduzione delle resistenze medie).
Muratura nuova: fd = fm (7.8.2.2.1).
Muratura esistente: fd = fm / FC (C8.7.1.5)
ANALISI STATICA LINEARE NON SISMICA
Il coefficiente parziale di sicurezza dei materiali M assume valori compresi fra 2.0 e 3.0 (volendo svolgere
verifiche in condizioni di massima sicurezza, si potr quindi utilizzare il valore maggiore: M=3.0, in
particolare per gli edifici esistenti, dal momento che in tal caso non sar possibile, in generale, applicare i
criteri di valutazione descritti in 4.5.6.1 per la muratura nuova. D'altra parte, scegliendo - per gli edifici
esistenti - M=3.0 si rischia di sopravvalutare le verifiche statiche, rispetto alle sismiche, anche in
considerazione del fatto che l'impostazione delle verifiche statiche degli edifici in muratura (4.5.6)
chiaramente riferita agli edifici nuovi).
Muratura nuova: fd = fk / M (4.5.6.1).
Muratura esistente: fd = fm / M / FC (8.5.4, C8.5.4).
Verifiche di resistenza negli Stati Limite di Esercizio (SLD)
Le verifiche di resistenza in SLD per edifici in muratura vengono condotte in Analisi Sismica per costruzioni
di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1). La resistenza di progetto
viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare, pertanto, il coefficiente
M assunto pari a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata
alcuna riduzione delle resistenze caratteristiche [muratura nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le
sollecitazioni di progetto sono ottenute dall'analisi strutturale combinando gli effetti statici con effetti
sismici valutati assumendo =2/3 (7.3.7.1).

3.10.4.1.2. TIPOLOGIE DI MURATURA NUOVA


TIPOLOGIE DI MURATURA NUOVA (D.M. 14.1.2008, 4.5.2)
Muratura costituita da elementi resistenti artificiali
Gli elementi resistenti artificiali hanno generalmente forma parallelepipeda, sono posti in opera in strati
regolari di spessore costante e legati tra di loro tramite malta. Possono essere in: laterizio, silicato di calcio,
calcestruzzo vibrocompresso (aggregati pesanti e leggeri), calcestruzzo aerato autoclavato. Possono essere
dotati di fori in direzione normale al piano di posa (foratura verticale) oppure in direzione parallela (foratura
orizzontale). Si distinguono le seguenti categorie in base alla percentuale di foratura ed all'area media
della sezione normale di un foro f:
Elementi pieni: 15%, f 9 cm2
Elementi semipieni: 15% < 45%, f 12 cm2
Elementi forati: 45% < 55%, f 15 cmq
La percentuale di foratura espressa dalla formula seguente: = 100 f/A in cui: f = area complessiva dei fori
passanti e profondi non passanti; A = area lorda della faccia dell'elemento di muratura delimitata dal suo
perimetro.
Tipi di elementi resistenti artificiali

Muratura costituita da elementi resistenti naturali

La muratura costituita da elementi in pietra legati tra di loro tramite malta. Questi sono previsti lavorati
grossolanamente oppure squadrati in forme pressoch parallelepipede; gli strati della muratura devono
essere il pi possibile regolari.
Le murature formate da elementi resistenti naturali si distinguono nei seguenti tipi:
1) muratura di pietra non squadrata: composta con pietrame di cava grossolanamente lavorato, posto in
opera in strati pressoch regolari;
2) muratura listata: muratura di pietra non squadrata intercalata, ad interasse non superiore a 1.6 m e per
tutta la lunghezza e lo spessore del muro, da fasce di calcestruzzo semplice o armato oppure da ricorsi
orizzontali costituiti da almeno due filari di laterizio pieno;
3) muratura di pietra squadrata: composta con pietre di geometria pressoch parallelepipeda poste in
opera in strati regolari.
Tipi di muratura in elementi resistenti naturali

Fonte: MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE, Decreto 14 Gennaio 2008: APPROVAZIONE DELLE NUOVE
NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI (G.U. 4.1.2008, n. 29 Supplemento).
Le illustrazioni, non presenti nel testo della norma, sono tratte da: Legislazione tecnica, a cura di Biagio
Furiozzi, Bollettino Ingegneri Firenze, n.3, 1988, pp. 19-27; originariamente elaborate per commentare il
D.M. 20.11.1987, sono conformi anche al D.M. 14.1.2008.

3.10.4.1.3. TIPOLOGIE DI MURATURA ESISTENTE


Muratura irregolare, in pietrame disordinata (ciottoli, pietre erratiche e irregolari)
Costituita prevalentemente da elementi con superficie liscia e forma arrotondata, o da ciottoli di fiume di
piccoli e medie dimensioni; si presenta tanto con tessitura disordinata quanto ordinata.
Senza ricorsi

1.

2.

Ciottoli con tessitura disordinata [Senise (PZ)]

3.

4.

Ciottoli di varia natura con tessitura ordinata [Assisi]


Con ricorsi

5.

6.

Ciottoli e mattoni [Sassuolo (MO)]

7.

8.

Muratura di pietrame con ricorsi laterizi [Benevento]

Muratura irregolare, in pietra grezza o pietrame: scapoli di cava, scaglie, pietre di pezzatura varia
Costituita prevalentemente da pietra grezza generalmente non lavorata o di difficile lavorazione: elementi di
forma irregolare di varie dimensioni come scapoli di cava e spezzoni di pietre.
Senza ricorsi

9.

10.

Pietrame con tessitura disordinata [San Biase (CB)]

11.

12.

Pietrame a tessitura piuttosto ordinata [Benevento]


Con ricorsi

13.

14.

Muratura disordinata con embrici e calcare [Alia (PA)]

15.

16.

Muratura di pietrame con ricorsi laterizi [Benevento]

Muratura sbozzata, in pietra lastriforme ("pietra a soletti")


Costituita generalmente da elementi semilavorati, lastriformi ("pietra a soletti") ottenuti da rocce di scarsa
potenza che tendono a sfaldarsi lungo il loro piano orizzontale. La forma regolare degli elementi esclude
quasi sempre la tessitura disordinata.
Senza ricorsi

17.

18.

[Nocera Umbra (PG)]


Con ricorsi

19.

20.

[San Leo (PS)]


Muratura sbozzata, in pietra pseudo-regolare (elementi pseudo regolari sommariamente lavorati)
Costituita da pietra semilavorata quasi regolare e di dimensioni maggiori rispetto alla pietra lastriforme. La
pseudo-regolarit degli elementi esclude la tessitura disordinata.
Senza ricorsi

21.

22.

Pietra calcarea semilavorata [Cerchiara (CS)]

23.

Muratura regolare, in pietra naturale squadrata (tufo, calcare, arenaria, ecc.)


Costituita da pietre squadrate di forme prestabilite. La regolarit degli elementi esclude la tessitura
disordinata.
Senza ricorsi

24.

25.

26.
[25: Benevento: tufo vulcanico; 26: Favignana (TP)]
Con ricorsi

27.

28.

Tufo vulcanico e mattoni [Napoli]


Muratura regolare, in pietra artificiale (mattoni)
Costituita da elementi laterizi che per la loro regolarit escludono la tessitura disordinata.

29.

30.

[Nocera Umbra]
Fonte: Manuale per la compilazione della scheda di 1 livello di rilevamento danno, pronto intervento e
agibilit per edifici ordinari nell'emergenza post-sismica, Servizio Sismico Nazionale, GNDT-INGV,
http://gndt.ingv.it

3.10.4.2. COMPORTAMENTO MURATURA


Diagramma di calcolo tensione-deformazione
Definisce il diagramma di comportamento della muratura secondo una delle due seguenti modalit:
- Stress-block, con: Mu=(l2 t o/2) [1 - (o/ 0.85 fd)] (7.8.2.2.1), o equivalentemente: M'=N'/2*(1-N'),
M'=M/(Nu l), N'=N/Nu, dove: Nu=0.85 fd lt
- Parabola-rettangolo, con Mu da domino di resistenza N-M. Questa opzione automaticamente utilizzata
per sezioni di muratura armata o consolidate con FRP / CAM / Reticolatus. Con questa opzione possibile
definire con esattezza la zona reagente, ai fini della verifica a Taglio per Scorrimento, assicurando coerenza
fra Taglio e PressoFlessione (N,M e T agiscono contemporaneamente sulla sezione trasversale)
Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature esistenti rinforzate con
armature), e per fasce con elementi resistenti a trazione, viene sempre utilizzato il diagramma parabolarettangolo.
Muratura: m2, mu (per mille)
Per il modello parabolico-rettangolare, vengono specificate la deformazione di inizio tratto plastico (m2) e
la deformazione ultima (mu)
3.10.5. ANALISI
Nella scheda Analisi si definiscono alcune opzioni relative al comportamento dei maschi murari, le modalit
di valutazione della sicurezza ed altre opzioni.
3.10.5.1. PER MASCHI MURARI
Contributo rigidezza trasversale
In caso non affermativo, viene trascurata la rigidezza trasversale di una parete attribuendo alla sua asta
rappresentativa il vincolamento a biella in direzione ortogonale al piano della parete stessa. Il parametro ha
effetto durante l'elaborazione, e non comporta variazioni dirette nei vincolamenti delle propriet delle Aste.
Assemblaggio rigidezza flessionale (EJ) per elementi contigui
In caso affermativo, valuta per ogni asta l'eventuale incremento di rigidezza flessionale (EJ complanare)
dovuto all'assemblaggio di pareti contigue. L'assemblaggio riguarda gli elementi che rispettano i seguenti
requisiti: sono elementi murari verticali (maschi in muratura ordinaria o armata) con la medesima tipologia;
appartengono allo stesso piano; hanno identica sigla alfanumerica identificativa del gruppo di
assemblaggio; hanno identico Vincolo flessionale complanare (con la condizione aggiuntiva che non
devono essere bielle: l'assemblaggio viene effettuato solo su elementi di controvento).
Per l'assemblaggio di un gruppo di pareti, si definisce un'ideale parete assemblata, la cui geometria cos
determinata: la base (dimensione maggiore della sezione trasversale) pari alla somma delle basi di tutte le
pareti appartenenti al gruppo, mentre lo spessore si assume tale che l'area complessiva in pianta resti la
stessa. Si calcola cos il momento d'inerzia della parete ideale, e dividendolo per la somma dei momenti
d'inerzia delle singole pareti si ottiene il coefficiente moltiplicativo da applicare all'EJ di ogni singola parete
del gruppo. Il correttivo viene applicato in sede di generazione della matrice di rigidezza di ogni asta
interessata.

3.10.5.2. ANALISI SISMICA: VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA


Tipo di valutazione sicurezza sismica
E' possibile identificare la struttura corrente come Stato di Progetto di un Intervento di Miglioramento.
In tal caso, si possono indicare tre nomi di files, corrispondenti ad altrettanti progetti di PCM, che
consentono il confronto fra Stato di Progetto e Stato Attuale (precedentemente elaborato), distinguendo
anche la possibilit di fare riferimento a files diversi per l'analisi strutturale globale (lineare e/o pushover) e
per l'analisi cinematica.
Le due tipologie di analisi, fra loro nettamente distinte, infatti possono essere state eseguite in sessioni
indipendenti, pur a partire dal medesimo modello architettonico, ad esempio perch si voluto anzitutto
progettare il consolidamento nei confronti dei meccanismi di collasso, e solo in una seconda fase si
esaminato il comportamento globale della struttura.
L'esecuzione dell'analisi per la struttura corrente, intesa come Stato di Progetto, produrr nei report dei
risultati il confronto con i files di riferimento, in particolare per la redazione delle schede di sintesi sulla
vulnerabilit ante e post consolidamento.
L'aumento del valore dell'Indicatore di rischio sismico il pi efficace indicatore di
miglioramento sismico. In Analisi Lineare pu accadere che esso resti invariato tra Stato Attuale e Stato di
Progetto, ad esempio perch non si pu intervenire su alcuni elementi che condizionano il risultato. Tale
situazione in altri termini evidenziata anche dall'invarianza del minimo coefficiente di sicurezza espresso
come rapporto fra resistenza e sollecitazione. Un'efficace via per dimostrare il miglioramento pu essere
quella di evidenziare che comunque gli elementi complessivamente soddisfatti sono in numero maggiore
allo Stato di Progetto rispetto allo Stato Attuale. Questo risultato viene espresso negli output dei coefficienti
di sicurezza di PCM, dove accanto al coefficiente di sicurezza competente ad ogni verifica viene riportata la
percentuale di elementi con verifica soddisfatta.
Per edifici esistenti: valutare la sicurezza con riferimento al solo SLV (8.3)
Per gli edifici in muratura esistenti, possibile identificare la valutazione della sicurezza della costruzione
con le sole verifiche a stato limite ultimo SLV (verifiche di resistenza)

3.10.5.3. ANALISI SISMICA: VARIE


Eseguire il calcolo degli Indicatori di Rischio Sismico
In analisi sismica lineare (statica o dinamica modale) possibile effettuare iterativamente il calcolo della
capacit in termini di PGA (e del corrispondente periodo di ritorno TR) agli Stati Limite considerati (SLO,
SLD, SLV), ai fini della determinazione dell'indicatore di rischio sismico, inteso come rapporto fra PGA e a,g
in input (o analogamente in termini di TR)
Un parametro molto importante, richiesto nelle analisi di vulnerabilit sismica di edifici
esistenti, l'accelerazione sostenibile dalla struttura ad un certo stato limite, cio la sua capacit in termini
di PGA:
PGA,CLV l'accelerazione al suolo a,g sostenibile allo stato limite ultimo di salvaguardia della vita;
PGA,CLD l'analoga accelerazione relativa allo stato limite di danno.
In caso di analisi lineare, la verifica a stato limite ultimo (SLV) sotto i parametri sismici di progetto conduce
a un coefficiente di sicurezza identificabile con il rapporto tra forza resistente e azione sollecitante relativo

all'elemento pi debole; l'azione sollecitante di origine sismica ed determinata dalle forze statiche
definite tramite gli spettri di risposta (sia in analisi sismica statica, sia in analisi sismica dinamica modale).
Se la verifica non soddisfatta possibile modificare progressivamente la probabilit di superamento PVR
relativa a SLV (aumentandola) fino a 'centrare' la configurazione in cui tutti gli elementi hanno verifica di
resistenza soddisfatta: a tale valore di PVR corrispondono univocamente un periodo di ritorno TR e
un'accelerazione al suolo a,g (PGA) che possono essere definiti come i valori sostenibili dalla struttura.
Trattandosi di stato limite ultimo, PGA si identifica con PGA,CLV, e tale valore sar ovviamente minore del
valore di a,g di progetto.
Variando P,VR, il corrispondente valore di TR pu non coincidere con uno dei valori di riferimento presenti
in tabella 1.: in tal caso, una procedura di interpolazione (definita dall'espressione [2], All.A a NTC08)
permette la definizione dei parametri ag, Fo e TC* e dei parametri sismici conseguenti; PCM esegue questa
operazione automaticamente (purch sia selezionata l'opzione 'Reimpostazione automatica dei parametri
dipendenti', cfr. fig. 3.4.9).
PGA,CLV viene rapportata a PGA,DLV = domanda in termini di accelerazione, coincidente con a,g secondo
Normativa (ag*S nel caso che PGA tenga conto degli effetti di suolo), definendo cos l'Indicatore di Rischio
in termini di accelerazione al suolo.
La procedura iterativa di modifica di PVR per centrare la configurazione di verifica soddisfatta pu
essere automatizzata: sufficiente selezionare nei Parametri di Calcolo l'esecuzione automatica del
calcolo degli Indicatori di Rischio Sismico.
Occorre tenere presente che il D.M. 14.1.2008 pone in relazione a,g (parallelamente a Fo e TC*, e di
conseguenza gli altri parametri che definiscono lo spettro di risposta) con il periodo di ritorno TR e con la
probabilit PVR: infatti, scelto uno stato limite (p. es. SLV):
P,VR risulta definita nei dati in input (generalmente per SLV pari al 10%);
TR dipende direttamente da P,VR (e da VR, periodo di riferimento univocamente definito per l'edificio in
esame);
a,g, Fo, TC* e gli altri parametri di spettro dipendono da TR attraverso il legame espresso dalle relazioni
tabellate nel reticolo di riferimento (All.B a NTC08). In pratica, ad a,g corrisponde un preciso TR.
Definire quindi una PGA sostenibile equivalente a definire un TR sostenibile, e, con riferimento a VR, una
probabilit PVR sostenibile (fissata VR, PVR in corrispondenza biunivoca con TR).
In altre parole: siano PGA,CLV la ag sostenibile, e TR,CLV e PVR,CLV i corrispondenti valori del periodo di
ritorno e della probabilit di superamento.
I risultati ottenuti significano questo: allo stato limite di riferimento (p. es. SLV), l'accelerazione sostenibile
dall'edificio PGA,CLV, corrispondente, per il sito di ubicazione, al periodo di ritorno TR,CLV. Tale
accelerazione ha una probabilit di essere superata pari a PVR,CLV% nel periodo di riferimento VR.
N.B. Prima del calcolo degli Indicatori di rischio sismico sempre consigliabile analizzare la struttura sotto
le azioni previste, statiche e sismiche. Se su alcuni elementi si ottengono coefficienti di sicurezza nulli,
opportuno approfondirne le cause prima di eseguire il calcolo con gli Indicatori di Rischio sismico: si ricordi
inoltre che nelle analisi lineari sono le aste meno verificate a condizionare il risultato finale. Per eseguire in
modo significativo il Calcolo degli Indicatori, consigliabile avere un valore minimo del coefficiente di
sicurezza con valore reale e diverso da zero.

Riagganciandosi al discorso appena introdotto: in PCM stata introdotta la possibilit di ottenere dei valori
per gli Indicatori di Rischio Sismico anche quando risulti TR<30 anni (andando quindi oltre la possibilit
strettamente consentita dalla Normativa vigente, che limita inferiormente i valori del tempo di ritorno TR
proprio a 30 anni).
Se quindi vi sono alcune aste con coefficiente di sicurezza nullo, anche l'indicatore finale per coerenza sar
nullo, e si otterr ad esempio una sintesi dei risultati del tipo in figura seguente:

Per il caso adottato sopra come esempio, gli elementi non verificati erano strisce e sottofinestra, che, non
presentando armature resistenti a trazione, andavano in crisi, con coefficienti nulli.
Ad esempio gi disattivando le verifiche in tali elementi (o comunque, se vi fossero altri casi di mancata
verifica con coefficiente nullo, di determinate pareti, risolvendo tali casi, in base alle diverse verifiche), e non
considerando la verifica a taglio per scorrimento, si riesce ad ottenere un valore dell'Indicatore di Rischio
anche sotto a TR= 30 anni:

In analisi non lineare, costruita la curva di capacit, le caratteristiche dinamiche dell'oscillatore


monodimensionale equivalente consentono, attraverso relazioni di conversione dal sistema
monodimensionale (1-GDL) a quello reale a pi gradi di libert (M-GDL), la determinazione dello
spostamento atteso allo stato limite di riferimento: confrontando tale spostamento con quello di cui la
struttura capace a tale stato limite si conduce la verifica di sicurezza, soddisfatta quando la capacit
maggiore della domanda. Si pu definire un coefficiente di sicurezza pari al rapporto fra capacit e
domanda ( 1 per verifica soddisfatta).
Nei casi in cui la verifica non soddisfatta, anche in analisi non lineare si pu determinare l'accelerazione al
suolo sostenibile. E' possibile infatti innescare un procedimento iterativo, per esempio col metodo di
bisezione, per individuare quale sia il valore di ag cui corrisponde un coefficiente di sicurezza unitario, cio
una capacit uguale alla domanda: a,g che segna quindi il confine fra accelerazioni sostenibili (valori
inferiori) e non (valori superiori).
Data la suddetta corrispondenza fra TR e ag, il procedimento iterativo suddetto pu condursi direttamente
sul periodo di ritorno, variandolo progressivamente finch si trova il valore di TR cui corrispondono
parametri di spettro (ag, Fo, TC* ecc.) che determinano infine uno spostamento richiesto pari alla capacit
della struttura (cio allo spostamento rilevato per il sistema M-GDL sul diagramma pushover). Quando nel
corso delle iterazioni TR non coincide con un valore di riferimento, tramite le note formule di interpolazione
possibile associare i corretti valori di ag, Fo, TC* e degli altri conseguenti parametri sismici.
Un'osservazione importante: il procedimento iterativo di calcolo della PGA sostenibile si basa sulle
relazioni che legano secondo normativa i vari parametri in gioco. Pertanto, esso appare applicabile con
correttezza qualora il quadro dei parametri sismici in input sia composto da valori che rispettano tutti le
relazioni normative, ovvero che non siano stati modificati volutamente dall'Utente (dati con fondo verde).
Indipendentemente dal calcolo iterativo che determina la PGA sostenibile, la verifica in s della struttura
(cio il confronto fra domanda e capacit) pu essere ovviamente condotto in piena correttezza con
qualunque insieme di valori dei parametri sismici definito dall'Utente.
Eseguire le verifiche di sicurezza anche per combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/Mmin)
In Analisi Lineare, il parametro indica se considerare o meno anche le combinazioni (N min, T/M max), (N
max, T/M min), che in molti casi possono essere poco realistiche ed eccessivamente penalizzanti
Ridistribuzione del taglio (7.8.1.5.2-3)
- max riduzione taglio base pareti (%), - max aumento taglio base pareti (%) Per l'applicazione della
tecnica di Ridistribuzione del Taglio (7.8.1.5.2) , NTC08 indica i limiti -25% / +25% (unitamente al confronto
con il 10% del taglio di piano). Queste limitazioni erano state precedentemente introdotte, nelle Norme
Italiane, da OPCM 3431/2005. Altri valori di riferimento presenti in altri testi normativi sono i seguenti: -25%
/ +33% (OPCM 3274/2003) e -30% / +50% (EC8, 5.4.(6))
- confronto con 0.1 * Vpiano Secondo NTC08, deve aversi che il valore assoluto della variazione di taglio
in ciascuna parete V non sia superiore a: V <= max {0.25|V|, 0.1|Vpiano|}, dove V il taglio nella parete e
Vpiano il taglio totale al piano nella direzione parallela alla parete. Questo parametro lasciato opzionale
in PCM per poter eseguire la redistribuzione del taglio con il solo riferimento alle variazioni percentuali del
taglio nella parete (ad es., EC8 non prevede la condizione sul taglio globale di piano)
Come anticipato nel paragrafo 3.8.3, quando selezionata l'opzione per eseguire l'analisi con anche
l'opzione della 'Ridistribuzione del Taglio' non possibile procedere anche al calcolo degli indicatori di
rischio sismico.

Inoltre, la tecnica delle Ridistribuzione del Taglio consigliata nei casi in cui vi siano poche pareti non
verificate e coefficienti di sicurezza comunque non bassi; quindi consigliabile approfondire le situazioni in
cui vi siano eventualmente aste con coefficienti di sicurezza nulli, e per quali tipologie si riscontrino (se per
maschi in trazione, o strisce non verificate in quanto senza armature resistenti a trazione, o altro), e tentare
di risolvere queste verifiche 'nulle' prima di proseguire eventualmente tentando l'analisi con la
redistribuzione.
Infine sono presenti alcune opzioni di calcolo avanzate, per poter tarare meglio il procedimento di
convergenza della ridistribuzione.
Algoritmo di ridistribuzione del taglio adottato da PCM
Nel caso in cui l'analisi sismica lineare (statica o dinamica modale) non conduce a verifica soddisfatta, si ha
che per una o pi pareti, e per ciascuna di queste pareti: per una o pi combinazioni (stat.+/-sism., base e
sommit), il taglio di calcolo V maggiore del taglio resistente Vt, con corrispondente coefficiente di
sicurezza < 1. Le verifiche considerate sono quelle per azioni complanari (pressoflessione, taglio per
scorrimento e taglio per fessurazione diagonale). Si ha quindi: V > Vt.
Secondo NTC08 (7.8.1.5.2), nel caso di piani rigidi, la distribuzione del taglio nei diversi pannelli (maschi
murari) risultanti dall'analisi lineare pu essere modificata, a condizione che l'equilibrio globale di piano sia
rispettato e a condizione che il valore assoluto della variazione del taglio in ciascun pannello non sia
superiore al massimo fra 25% del taglio iniziale e 10% del taglio globale di piano agente nella direzione
parallela al pannello.
Per garantire che la soluzione ricercata sia equilibrata, il procedimento adottato da PCM prevede la
riduzione della rigidezza delle pareti non verificate secondo il rapporto k' = Vt / V , con k' tale da rispettare i
limiti di max diminuzione e max aumento, originariamente riferiti ai tagli e qui ricondotti alle rigidezze.
Eseguita tale variazione, si ripete il calcolo, ottenendo sollecitazioni (e quindi tagli nei pannelli) aggiornate.
Si osservi che il calcolo condotto nuovamente su tutta la struttura nel suo complesso, rispettandone
quindi pienamente le caratteristiche geometriche e meccaniche, e le condizioni al contorno sui vincoli e sui
carichi. Le uniche variazioni riguardano l'alterazione delle rigidezze di uno o pi elementi.
A verifiche eseguite, si deve accertare che per ogni parete la variazione del taglio di calcolo rispetto al taglio
originario effettivamente non sia superiore alla max diminuzione ed al max aumento consentiti.
Qualora ancora alcune pareti siano non verificate, si ripete la procedura iterativamente, finch si raggiunge
la condizione di verifica soddisfatta o la condizione di termine per raggiungimento del massimo numero di
cicli. Il procedimento pu anche terminare in presenza di soluzione oscillante, con alcune pareti che
precedentemente giunte a verifica, tornano ad essere non verificate.
Se il procedimento ha termine con successo, per ogni parete le verifiche ad azioni complanari
evidenzieranno verifiche tutte soddisfatte, ed i risultati (sollecitazioni e verifiche) saranno riferiti alla
distribuzione di tagli finale corrispondente all'ultimo ciclo di ridistribuzione effettuato.
PCM consente una specifica di distinti valori per la max diminuzione ed il max aumento; tali valori risultano
coincidenti in NTC08 (e sono pari al 25%) ma sono diversi in EC8: max diminuzione: 30%, max aumento:
50%. E' inoltre possibile considerare o meno l'opzione (non a favore di sicurezza) di fare riferimento al
valore pi grande fra i limiti detti e il 10% del taglio globale di piano.

3.10.6. VERIFICHE
Nella scheda Verifiche possibile selezionare le verifiche da eseguire e i vari parametri di calcolo ad esse
associati.

3.10.6.1. PER MASCHI MURARI


Sezioni di verifica per Azioni Complanari
Le Verifiche vengono eseguite obbligatoriamente nelle sezioni di Base. Per quanto riguarda le sezioni di
Sommit, le verifiche (in Analisi Statica e in Analisi Sismica) possono essere eseguite secondo una delle tre
seguenti modalit:
in nessun caso; a tutti i piani, tranne l'ultimo; in tutti i casi

3.10.6.2. PRESSOFLESSIONE COMPLANARE


Eseguire le Verifiche a PressoFlessione Complanare (7.8.2.2.1)
Considerare la Flessione solo nei maschi snelli
possibile limitare le verifiche a pressoflessione complanare ai soli maschi snelli. La snellezza della parete
definita dal rapporto (h/l) fra altezza e lunghezza di base della parete; l'altezza h definita dalla luce
deformabile (al netto quindi delle eventuali zone rigide di estremit)
- snellezza di riferimento
In caso di limitazione alle pareti snelle, il valore di riferimento del rapporto (h/l): solo le pareti aventi
snellezza superiore a tale valore vengono sottoposte a verifica a pressoflessione complanare

3.10.6.3. TAGLIO PER SCORRIMENTO


Eseguire le Verifiche a Taglio per Scorrimento (7.8.2.2.2)
Modalit di calcolo della zona reagente
Possibili opzioni:
- la zona reagente viene determinata mediante una distribuzione triangolare delle tensioni [EC6, 4.5.3.(6)]
- la zona reagente a taglio coincide con la zona reagente a pressoflessione. Questa opzione possibile nel
caso in cui il diagramma di comportamento della muratura sia "parabola-rettangolo"
Maschi in muratura ordinaria: prescindere in ogni caso da parzializzazione
In caso affermativo, il taglio per scorrimento viene valutato sull'intera sezione, altrimenti solo sulla zona
reagente.

3.10.6.4. TAGLIO PER FESSURAZIONE DIAGONALE


Eseguire le Verifiche a Taglio per Fessurazione diagonale (C8.7.1.5)
Per muratura nuova, in Analisi lineare: o = fvmo

per la resistenza a taglio per fessurazione diagonale in analisi lineare, per la muratura nuova (in assenza di
specifiche normative) possibile assumere, in analogia con la muratura esistente, il valore medio fvmo
anzich il valore caratteristico fvko
Coefficiente di forma b in dipendenza dalla snellezza
Sono possibili tre opzioni:
- b=1.5, indipendente dalla snellezza =(h/l) (criterio di Turnsek-Cacovic, formulazione originaria del
metodo Por)
- b=(h/l), con: 1.0<=b<=1.5 (C8.7.1.5) (criterio di Benedetti e Tomazevic)
- b=1+0.5 (h/l), con: b <=1.5 (criterio proposto da Betti, Galano, Petracchi, Vignoli)
Come affermano gli studiosi del settore, la verifica a taglio per scorrimento descrive una
rottura per scorrimento nelle sezioni pi parzializzate, cio quelle alla testa e al piede, e non al centro del
pannello con fessurazione diagonale, come invece mostrato dalle prove sperimentali.
La verifica a taglio per scorrimento deve quindi essere considerata in aggiunta alla valutazione della
resistenza a taglio espressa dal noto criterio di Turnsek-Cacovic (relazione utilizzata nei metodi Por),
secondo la quale la rottura per taglio con fessurazione diagonale avviene quando lo sforzo principale
(macroscopico) di trazione raggiunge un valore limite, assunto come resistenza a trazione convenzionale
della muratura.
Peraltro, alcuni lavori scientifici condotti sulla muratura di mattoni hanno evidenziato come effettivamente
lo scorrimento e la fessurazione diagonale al centro del pannello siano due meccanismi alternativi di rottura
per taglio, ai quali possibile associare due criteri di resistenza distinti.
Integrando le indicazioni normative, che prevedono di considerare il meccanismo per scorrimento nella
muratura nuova (e, ove necessario, nella esistente) e quello per fessurazione diagonale solo nella muratura
esistente, PCM propone entrambe le verifiche, sia per edifici nuovi (dove entrambe avranno in generale
sempre significato fisico), sia per edifici esistenti (dove lo scorrimento perde significato in casi di muratura in
pietrame irregolare, dove non sono distinguibili letti orizzontali di malta).

3.10.6.5. PRESSOFLESSIONE ORTOGONALE


Analisi Statica (4.5.6.2)
- Con azioni da modello di calcolo 3D
In caso affermativo, vengono eseguite verifiche per azioni ortogonali con sollecitazioni di pressoflessione
ortogonale derivanti dall'analisi spaziale del modello 3D dell'edificio. Questo parametro ininfluente per
modellazioni piane (4.5.5)
- Eccentricit minima (h/200) anche per verifiche con azioni da modello di calcolo 3D
E' possibile considerare un'eccentricit minima (h/200) [(4.5.9) in 4.5.6.2] anche per verifiche con azioni da
modello di calcolo (3D)
- Metodo semplificato (ipotesi di parete incernierata a livello dei piani) (4.5.5,4.5.6.2)
In caso affermativo, per la valutazione degli effetti delle azioni fuori piano si considera il modello
semplificato basato sullo schema dell'articolazione completa (cerniere) alle estremit degli elementi
strutturali (cerniere ai nodi iniziale e finale, indipendentemente dalle eventuali zone rigide); la presenza di
eventuali zone rigide in direzione ortogonale riduce la luce deformabile della parete, che diventa pari alla
lunghezza totale meno le zone rigide: la luce deformabile viene utilizzata per il calcolo della snellezza e

dell'eccentricit accidentale
- Eseguire le verifiche (sia da modello 3D, sia con metodo semplificato) solo in mezzeria
E' possibile limitare le verifiche a pressoflessione ortogonale alle sole sezioni di mezzeria delle pareti
Analisi Sismica (7.8.2.2.3)
- Con azioni da modello di calcolo 3D
In caso affermativo, vengono eseguite verifiche per azioni ortogonali con sollecitazioni di pressoflessione
ortogonale derivanti dall'analisi sismica spaziale del modello 3D dell'edificio. Questo parametro, ininfluente
per modellazioni piane, pu essere attivo sia in analisi lineare sia in analisi non lineare
- Con azioni convenzionali
In caso affermativo, vengono eseguite verifiche per azioni ortogonali convenzionali condotte secondo
quanto prescritto da 7.2.3 (forze equivalenti, per elementi non strutturali; a tale punto riconduce 7.8.1.5.2).
Queste verifiche possono essere eseguite sia per modelli spaziali che piani, ma limitatamente all'analisi
lineare. In caso di analisi globale dell'edificio condotta con il metodo statico non lineare, eventuali richieste
sulla capacit delle pareti per azioni ortogonali convenzionali richiedono necessariamente anche
l'esecuzione dell'analisi lineare (il cui interesse sui risultati si focalizzer ovviamente sulla sola
pressoflessione ortogonale convenzionale)
- Assumere Ta=0 per tutte le pareti che rispettano i requisiti della Tab.7.8.II, per muratura sia nuova
che esistente
Secondo 7.8.1.5.2, per le pareti murarie che rispettano i requisiti dimensionali riportati in tab.7.8.II, si
assume Ta=0. Se questo parametro attivato, tale prescrizione estesa anche alle pareti in muratura
esistente
Con riferimento alla pressoflessione ortogonale, la Normativa indica la possibilit di applicare
le forze equivalenti definite in 7.2.3 per gli elementi strutturali "secondari" e per gli elementi non strutturali.
In effetti, risolvendo modelli bidimensionali (paramenti murari 2D), questo l'unico modo di valutazione
degli effetti ortogonali.
Quando il modello dell'edificio spaziale, tuttavia, vi anche la possibilit di fare riferimento alle vere e
proprie sollecitazioni ortogonali (taglio, momento fuori piano) che derivano dall'analisi sismica. Il fatto che
vadano utilizzate tali azioni evidenziato in 7.8.1.5.3 (analisi dinamica modale sugli edifici in muratura):
[L'analisi dinamica modale] applicabile in tutti i casi, con le limitazioni di cui al 7.3.3.1. Quanto indicato
per modellazione e possibilit di ridistribuzione nel caso di analisi statica lineare vale anche in questo caso.
Le verifiche fuori piano potranno essere effettuate separatamente, adottando le forze equivalenti indicate al
punto precedente [che rinvia a 7.2.3, ndr] per l'analisi statica lineare.
Se ne deduce che quando si utilizza un modello spaziale, le verifiche fuori piano possono fare riferimento
alle azioni derivate dal calcolo. PCM consente l'attivazione di entrambi i percorsi di verifica: il metodo a
forze equivalenti sempre possibile; il metodo con le azioni di calcolo da modello 3D richiede ovviamente
l'analisi spaziale.
3.10.7. PUSHOVER
Nelle schede Pushover(1) e (2) si definiscono i parametri caratteristici dell'Analisi Pushover per edifici in
muratura (7.3.4.1, 7.8.1.5.4)

3.10.7.1. DISTRIBUZIONI DI FORZE


Le distribuzioni di forze sono suddivise nel modo seguente:
Gruppo 1: distribuzioni principali
Fisse (rapporti tra forze fissi nel corso del processo incrementale)
(A) Lineare: forze proporzionali a quelle da utilizzarsi per l'analisi statica lineare
(B) Uni-modale: forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente al
primo modo di vibrazione
(C) Dinamica: forze corrispondenti alla distribuzione delle forze modali calcolate con analisi dinamica
lineare, tenendo conto di tutti i modi considerati
(D) Multi-modale: forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente ad
una forma modale equivalente, tenendo conto di tutti i modi considerati
Gruppo 2: distribuzioni secondarie
(E) Uniforme: forze proporzionali alle masse
Adattive (la distribuzione di forze viene aggiornata ad ogni evoluzione di rigidezza, previa riesecuzione
dell'analisi modale):
(F) Uni-modale
(G) Dinamica
(H) Multi-modale
Le distribuzioni (A)(B)(C) del Gruppo 1 e (E)(F)(G) del Gruppo 2 sono espressamente citate in 7.3.4.1. Le
distribuzioni (D)(H) possono essere considerate distribuzioni multi-modali, alternative o complementari alle
(C)(G).
Per edifici in muratura nuovi, con impalcati rigidi, si considereranno almeno una distribuzione del Gruppo 1
e almeno una del Gruppo 2, con le limitazioni previste: (A) e (B) sono applicabili solo se il modo di vibrare
fondamentale nella direzione considerata ha massa partecipante non inferiore al 60% (7.8.1.5.4); (C) solo se
il periodo fondamentale superiore a TC.
Per edifici in muratura esistenti, potranno essere utilizzate le distribuzioni (A)(E) indipendentemente dalla
massa partecipante del primo modo (C8.7.1.4).
Le distribuzioni (C)(G) dipendono dalle forze spettrali: pertanto, poich a SLD (di danno) e SLV (ultimo)
corrispondono due distinti spettri di risposta, l'analisi pushover si differenzia fra i due stati limite; ognuna
delle due verifiche a SLD e SLV si effettua nel corrispondente diagramma. Per tutte le altre distribuzioni, il
diagramma pushover SLD e SLV coincidente, ed in esso sono eseguite entrambe le verifiche.
Dal punto di vista operativo, si osservi che pi distribuzioni possono essere scelte contemporaneamente:
ovviamente, il numero di curve di capacit globali che dovranno essere elaborate aumenta
corrispondentemente.

3.10.7.2. FATTORE DI PARTECIPAZIONE MODALE


Masse per fattore part.modale
Metodo di valutazione delle masse per il calcolo del Fattore di partecipazione modale, che consente la
trasformazione da M-GDL a 1-GDL: sono possibili le due seguenti opzioni:
1) matrice di massa del sistema reale (con masse traslazionali mX mY e inerzie torsionali JZ),

2) solo masse traslazionali nella direzione di analisi (solo per analisi secondo X o Y: a=0).
La riformulazione dell'analisi statica non lineare effettuata dal D.M.14.1.2008 (unitamente alla Circolare
applicativa) ha prodotto variazioni significative rispetto al testo normativo che in precedenza aveva
introdotto in Italia l'analisi pushover (OPCM 3274 e s.m.i.).
Fra le modifiche pi importanti c' la modalit di calcolo del "fattore di partecipazione modale " utilizzato
in analisi statica non lineare per associare al sistema strutturale reale (a pi gradi di libert: M-GDL) il
sistema strutturale equivalente ad un grado di libert (oscillatore monodimensionale: 1-GDL) (metodologia
descritta in C7.3.4.1).
La nuova formulazione, corrispondente all'opzione 1, la seguente:
Massa m* = t[M][]
Fattore di partecipazione modale = t[M][] / t[M][]
L'espressione del fattore di partecipazione modale quindi effettivamente identica alla definizione dei
coefficienti di partecipazione nota dalla teoria dell'analisi modale.
Sviluppandone l'espressione (con riferimento al modo di vibrare fondamentale) si ha:

= (m1 x1 cos + ... + mj xj cos + ... + mn xn cos + m1 y1 sen + ... + mj yj sen + .... + mn yn sen)
/ (m1 x12 + ... + mj xj2 + ... + mn xn2 + m1 y12 + ... + mj yj2 + .... + mn yn2 + J1 12 + ... + Jj j2 + ... + Jr r2)
dove: cos e sin corrispondono al vettore di trascinamento , dipendente dalla direzione di analisi (il
vettore di trascinamento ha componenti nulle in corrispondenza delle rotazioni); n sono le masse
traslazionali, r le inerzie torsionali.
Per sisma X (=0):

= (m1 x1 + ... + mj xj + ... + mn xn)


/ (m1 x12 + ... + mj xj2 + ... + mn xn2 + m1 y12 + ... + mj yj2 + .... + mn yn2 + J1 12 + ... + Jj j2 + ... + Jr r2)
Le componenti degli autovettori (x, y, ) devono essere state normalizzate: ai fini dell'analisi statica non
lineare, la normalizzazione si esegue rispetto allo spostamento massimo (che quindi diviene pari a 1) (e non
rispetto alla matrice delle masse; le diverse modalit di normalizzazione, quando si esegue l'analisi modale,
comportano valori differenti per i coefficienti di partecipazione ma non ovviamente per i risultati dell'analisi
quali periodi e masse modali efficaci o masse partecipanti).
Nell'espressione di , al numeratore compaiono in sommatoria esclusivamente i prodotti delle masse
traslazionali per lo spostamento nella direzione sismica (con =0 compaiono solo i termini in x; con =90
solo i termini in y). La quantit al denominatore, invece, indipendente dalla direzione sismica, comprende
anche le inerzie torsionali.
E' possibile che il denominatore sia numericamente maggiore del numeratore, cio che risulti: 1 (il che
significa che il diagramma pushover del sistema 1-GDL 'sta sopra' al diagramma M-GDL, cio
caratterizzato da forze e spostamenti maggiori).
Questo non pu avvenire nella formulazione corrispondente all'opzione 2, dove si considerano
esclusivamente le masse traslazionali nella direzione di analisi, anche al denominatore. In OPCM 3274 e
s.m.i. infatti (4.5.4.3 in OPCM3431/2005) l'espressione (4.6):
= (mi i ) / (mi i2 )
fornisce, per sisma X:

= (m1 x1 + ... + mj xj + ... + mn xn) / (m1 x12 + ... + mj xj2 + ... + mn xn2)
Con questa formulazione, risulta 1, ossia il diagramma pushover 1-GDL 'sta sotto' al diagramma M-GDL
(o al pi coincidente), cio caratterizzato da forze e spostamenti minori.
La scelta fra le due opzioni pu comportare differenze rilevanti per la verifica in analisi pushover:
opportuno constatare che l'opzione 1 corrisponde all'interpretazione 'letterale' del testo riportato in C7.3.5,
ma l'opzione 2 risulta in generale a favore di sicurezza, in quanto fornisce coefficienti di sicurezza minori
(corrispondenti a minore capacit di spostamento per l'oscillatore monodimensionale equivalente).
Al di l del testo normativo, opportuno considerare che l'analisi pushover su modelli spaziali (quelli ove
presente l'inerzia torsionale) non sembra ancora sufficientemente indagata dalla Ricerca: la quasi totalit
degli esempi applicativi attualmente diffusi nelle pubblicazioni scientifiche si basa su modelli 2D (oltretutto,
di telai in cemento armato). Ne consegue che un valore di significativamente minore di 1 potrebbe essere
un 'segnalatore' di non idoneit del modello ad essere sottoposto all'analisi pushover nei termini
correntemente formulati (analisi di spinta in una direzione, senza prevedere alcuna modalit di
combinazione dei risultati ottenuti per le due direzioni tra loro ortogonali di riferimento).
Sul valore di anche possibile un'altra considerazione, riguardante la distribuzione uniforme (E), cui in
PCM corrisponde il parametro di calcolo:
Fattore di partecipazione modale = 1.00 in distribuz. uniforme (E)
Per la distribuzione uniforme (E) possibile adottare il valore unitario per il fattore di partecipazione
modale, il che equivale a considerare coincidenti i due sistemi M-GDL e 1-GDL (un esempio di valore 1.000
per la distribuzione uniforme riportato in: "The N2 method for simplified non-linear seismic analysis overview and recent developments", P.Fajfar and M.Dolsek, in: L'Ingegneria Sismica in Italia, XI Convegno
ANIDIS (Relazioni ad invito), 2004).
Peraltro, fisicamente, questo pu essere interpretato con il fatto che forze uniformi ai piani in elevazione
corrispondono ad un campo di spostamenti uniforme, tipico della formazione del piano di collasso a piano
terra: ed in effetti, questo sistema M-GDL si comporta come un sistema ad 1 grado di libert, dato dal solo
spostamento del piano terra.

3.10.7.3. INCREMENTI DI TAGLIO, DIREZIONI DI ANALISI, PUNTO DI CONTROLLO


Incremento di taglio alla base (kN)
- iniziale (fino al taglio di prima plasticizzazione): incremento progressivo di taglio alla base dell'edificio,
durante la fase iniziale (elastica) dell'analisi, prima del raggiungimento della prima plasticizzazione
- dopo il taglio di prima plasticizzazione: incremento progressivo di taglio alla base dell'edificio, dopo il
raggiungimento della prima plasticizzazione (un valore inferiore all'incremento iniziale permette di cogliere
con maggiore precisione il comportamento nel campo oltre la fase elastica)
PCM considera un intervallo ottimale per l'incremento di taglio dopo la prima plasticizzazione, calibrato su
semplici valutazioni del taglio massimo resistente (intervallo compreso fra 1/50 e 1/10 del taglio massimo).
Qualora l'incremento corrente sia fuori intervallo, viene richiesto se proseguire o meno l'analisi utilizzando
tale incremento.

Il valore scelto per l'incremento di taglio sar in genere maggiore quando si affronta una prima fase di
studio della struttura; per cogliere il risultato con maggiore precisione, si potr diminuirlo, rieseguendo le
analisi. Si osservi che un valore pi basso determina un aumento dei tempi di esecuzione.
La distinzione fra incremento iniziale (corrispondente alla fase elastica) e incremento dopo il taglio di
prima plasticizzazione consente un raffinamento della soluzione, con risultati pi corretti qualora si adotti
per la fase post-elastica un incremento ridotto rispetto a quello iniziale. Infatti, nel campo post-elastico della
struttura (dove alcuni elementi resistenti sono in campo plastico), a parit di incrementi di taglio
corrispondono incrementi di spostamento maggiori rispetto alla fase elastica. Diminuendo quindi
l'incremento di taglio dopo la prima plasticizzazione, possibile cogliere con maggior esattezza il
raggiungimento di spostamenti di collasso (p. es. il superamento del drift di piano consentito ai maschi
murari).
Confrontando la prima fase (elastica) e la seconda (dopo la prima plasticizzazione), la prima pu essere
caratterizzata da un incremento di taglio anche nettamente maggiore rispetto alla seconda. Infatti,
un'apposita procedura autocorrettiva - automaticamente applicata nel calcolo - provvede a individuare, con
un procedimento iterativo basato sul metodo di bisezione, il punto corrispondente alla prima
plasticizzazione: il metodo consente l'individuazione di questo punto con buona precisione anche nel caso
di incrementi di taglio iniziale elevati.
Direzione e verso di analisi
+ (+X per =0), - (-X per =0), +(+90) (+Y per =0), -(+90) (-Y per =0)
- Considerare gli effetti dell'eccentricit accidentale
In caso affermativo, per analisi 3D si considerano anche i momenti torcenti aggiuntivi dovuti all'eccentricit
accidentale (7.2.6), determinando quindi, nel caso pi generale, 12 analisi: +X, +X+/-Mt, -X, -X+/-Mt, +Y,
+Y+/-Mt, -Y, -Y+/-Mt
Punto di controllo
Posizione del punto di controllo, di cui viene rilevato lo spostamento orizzontale nel corso dell'analisi
pushover. Sono possibili le due opzioni seguenti:
1) baricentro del piano indicato. 7.3.4.1 indica il baricentro dell'ultimo piano (escluso eventuali torrini).
Per rispettare alla lettera la prescrizione normativa, occorrer quindi aver specificato l'ultimo piano come
piano di controllo in pushover. La specifica di un piano sottostante all'ultimo pu essere indicata nei casi in
cui l'ultimo piano sia costituito ad esempio da una sola torretta o comunque da una porzione in elevazione
limitata rispetto all'edificio sottostante, magari in posizione eccentrica: evidente che collocare il punto di
controllo nel baricentro della copertura della torretta pu non essere rappresentativo del comportamento
dell'edificio sottostante;
2) baricentro del piano con spostamento maggiore nel modo di vibrare fondamentale secondo la
direzione di analisi. Il piano considerato verr indicato, per ogni curva, nella relazione di calcolo.
Questa opzione attiva solo se il fattore di partecipazione modale calcolato con le sole masse traslazionali
nella direzione di analisi. La sua utilit risiede nel fatto che in edifici aventi irregolarit in elevazione,
l'autovettore rappresentativo del modo di vibrare fondamentale nella direzione di analisi pu non essere
caratterizzato da spostamento maggiore in corrispondenza del baricentro dell'ultimo piano ed inoltre il
piano con spostamento baricentrico maggiore pu non essere lo stesso per curve diverse. Con questa
opzione, viene eseguita la ricerca automatica del piano di controllo in base allo spostamento maggiore,
indipendentemente dalla specifica fornita in input nei Dati Piani; tale ricerca pu appunto condurre a
valutazioni diverse per le diverse curve: ad esempio, in analisi X il piano di controllo potrebbe risultare
diverso dall'analisi Y.

L'importanza dell'opzione 2 per la scelta del Punto di controllo risiede nella corretta
trasformazione da sistema M-GDL (a pi gradi di libert) a 1-GDL (oscillatore monodimensionale).
Tale trasformazione, come gi in precedenza illustrato, si basa sul coefficiente (fattore di partecipazione
modale).
Facendo riferimento alla formulazione di in base alle sole masse traslazionali, dalla sua stessa espressione:
= (mi i ) / (mi i2 )
si comprende che se alcuni spostamenti i (componenti dell'autovettore normalizzate rispetto allo
spostamento maggiore) sono maggiori di 1, possibile che risulti <1, con curva 1-GDL 'sovrastante' alla
curva M-GDL nel diagramma pushover.
(Si tratta di una situazione analoga a quanto gi illustrato per la scelta della modalit di calcolo di : se con
matrice di massa reale, possibile che sia minore di 1, ed questa considerazione che conferma la validit
dell'altra scelta, cio di considerare le sole masse traslazionali nella direzione di analisi).
Occorre quindi identificare il punto di controllo con la sede della massa baricentrica che effettivamente
presenta, secondo l'autovettore del modo fondamentale, lo spostamento maggiore. E questo pu non
essere all'ultimo piano, e pu non essere allo stesso piano fra curve (p. es. fra direzioni) diverse; per tale
motivo stata resa disponibile l'opzione che permette di attribuire automaticamente il punto di controllo al
piano con maggior spostamento baricentrico; la localizzazione del punto di controllo viene poi riportata nel
dettaglio dei risultati dell'analisi pushover.
Un aspetto fondamentale per la piena comprensione della procedura di calcolo in analisi
pushover riguarda la modalit di calcolo del coefficiente (fattore di partecipazione modale) in relazione
agli spostamenti baricentrici dei piani ed al fatto che i piani possono essere rigidi o deformabili.
Per un qualsiasi piano di un edificio, si presenta una delle 3 seguenti configurazioni.
1. Nei Dati Piani, il piano definito Rigido, ed esiste un Nodo Master. A tale piano appartengono tutte
masse collegate rigidamente al nodo master: il piano si pu definire 'completamente rigido'. Il baricentro
corrisponde al nodo master. Per il calcolo della massa dell'oscillatore monodimensionale equivalente: m* =
(mi i ), e del fattore di partecipazione modale: = (mi i ) / (mi i2 ), lo spostamento del centro di
massa i l'effettivo spostamento del nodo master (=baricentro) nell'autovettore del modo fondamentale.
2. Nei Dati Piani, il piano NON definito Rigido, cio un piano deformabile (o flessibile). Tutte le masse
riferite al piano vibrano localmente, e non esiste un nodo master. A partire dalle componenti di
spostamento i dell'autovettore relative alle varie masse del piano tuttavia possibile definire lo
spostamento del baricentro, semplicemente come differenza fra il baricentro delle masse spostate e il
baricentro delle masse nella configurazione originaria.
Siano mi le masse locali del piano e i i corrispondenti spostamenti.
La massa di piano, da considerarsi concentrata nel baricentro, : m = mi
La posizione iniziale del baricentro xGi (a struttura indeformata) (con riferimento alla coordinata X) data da:
xGi = (mi xi) / mi
mentre la posizione del baricentro delle masse spostate xGf (secondo l'autovettore) la seguente:
xGf = [mi (xi + i)] / mi
Lo spostamento baricentrico resta quindi definito da:
xGf - xGi = G = [mi (xi + i)] / mi - (mi xi) / mi = (mi i) / mi
E' quindi possibile considerare la massa di piano complessiva ( mi) associata allo spostamento del
baricentro: tale spostamento quello considerato nel calcolo di m* e di . Questa tecnica consente per i
piani deformabili un calcolo di m* e di del tutto analogo ai piani rigidi.

Un'alternativa potrebbe consistere nel calcolare m* e utilizzando tutte le masse locali mi riferite al piano,
con i propri spostamenti di autovettore normalizzati rispetto allo spostamento del baricentro G. Questa
operazione per non esclude che alcune masse locali abbiano uno spostamento normalizzato > 1: lo
spostamento baricentrico infatti una media degli spostamenti e quindi possono esserci spostamenti locali
maggiori. La presenza di valori di spostamento i normalizzati maggiori di 1 pu condurre a un valore di
inferiore ad 1: si ottiene quindi l'effetto indesiderato di diagramma 1-GDL 'superiore' a quello di 'M-GDL'.
D'altra parte, la formulazione consueta dell'analisi statica non lineare fornita per piani rigidi, con unica
massa rappresentativa del piano concentrata nel nodo master.
In base a queste considerazioni, PCM segue, per i piani deformabili, il calcolo di condotto attraverso la
concentrazione della massa di piano nel baricentro (corrispondente ad un nodo virtuale, non presente fra i
nodi che definiscono il sistema strutturale).
3. Nei Dati Piani, il piano definito Rigido, ed esiste un Nodo Master. A tale piano per appartengono non
solo masse collegate rigidamente al master, ma anche masse locali che vibrano indipendentemente nella
propria posizione (nella realt un caso di questo tipo pu aversi in un impalcato rigido interrotto da un
vuoto, p. es. da un doppio volume). Tale piano NON 'completamente rigido': il nodo master, quindi,
non baricentrico. Nella matrice delle masse, oltre alla massa relativa al nodo master compaiono le masse
locali. La trattazione analitica di questo caso si riconduce al caso 2.

3.10.7.4. COMPORTAMENTO DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI


Questi parametri di calcolo determinano le modalit di esecuzione di alcune verifiche riguardanti maschi
murari, fasce di piano, fondazioni.
Verifiche di sicurezza in corso di analisi: le opzioni indicate possono essere o meno selezionate.
Maschi murari
- non eseguire verifiche a sforzo normale di trazione
La trascurabilit delle verifiche a Sforzo Normale di Trazione per gli elementi verticali murari pu essere
giustificata dai criteri approssimati con cui si schematizzano pareti che insistono su strisce sottostanti, senza
un'adeguata corrispondenza fra le parti 'piene' (maschi) tra i piani. In pratica, questa situazione pu
generare maschi murari 'appesi' al piano superiore che manifestano una dilatazione (allontanamento
reciproco dei nodi di estremit inferiore e superiore). Questo fenomeno pu essere ritenuto teorico: se
considerato in fase di analisi non lineare, comporta lo svincolamento della parete a sforzo normale, flessione
e taglio con possibile insorgenza di labilit locali, alla quale consegue una fine prematura della costruzione
della curva di capacit.
Fermi restando i consigli sulla schematizzazione dei maschi in caso di disposizione irregolare delle aperture
fra i vari piani, la selezione di questo controllo finalizzata a cogliere la risposta complessiva dell'edificio
trascurando fenomeni locali fisicamente mal interpretati dal modello a 'Telaio equivalente'.
Nella realt, l'effetto arco provvede a ridistribuire gli sforzi provenienti dalle pareti sovrastanti a quelle
sottostanti evitando l'applicazione diretta del carico alla fascia di piano. PCM, nella generazione del modello
strutturale, interpreta questo comportamento evitando l'incidenza diretta dell'asta di un maschio murario
sovrastante sulla luce deformabile di una striscia: opportuni link rigidi collegano la base del maschio agli
estremi della luce deformabile della striscia.
N.B. La trazione che pu corrispondere ad alcuni maschi nel modello considerato comunque rilevata dal

Check-Up in fase di esecuzione dell'analisi statica non sismica, analisi che sempre consigliabile eseguire
prima della pushover. Sar cos possibile eventualmente intervenire sul modello, e comunque l'Utente resta
in ogni caso consapevole dell'esistenza di anomalie locali legate alla schematizzazione effettuata.
Come per le altre propriet corrispondenti a Verifiche, un metodo alternativo per evitare l'esecuzione delle
verifiche a sforzo normale di trazione consiste nel porre falsa la corrispondente propriet nei Dati Aste per
tutti i maschi murari (o, ancora pi drasticamente, per tutte le aste). E' tuttavia consigliabile mantenere i dati
Aste correnti, ed agire direttamente sul corrispondente controllo complessivo dei Parametri di Calcolo, in
quanto, semplicemente selezionando o deselezionando questo controllo possibile studiare l'influenza di
queste anomalie locali sui risultati dell'analisi pushover.
- non eseguire verifiche a pressoflessione ortogonale:
durante l'analisi pushover vengono eseguite verifiche a taglio in direzione ortogonale, per scorrimento e/o
per fessurazione diagonale a seconda delle scelte effettuate nei Parametri di Calcolo
Attenzione: la scelta sull'esecuzione o meno delle verifiche in direzione ortogonale condiziona i risultati
dell'Analisi Pushover. Nei modelli globali 3D, PCM esegue una vera e propria analisi spaziale, e non un
semplice assemblaggio di pareti 2D: pertanto, il comportamento ortogonale pu assumere valore
significativo.
Peraltro, nelle opere bibliografiche di riferimento, si accenna alla necessit di prendere in considerazione
verifiche ortogonali condotte in modo simile alle complanari.
Per fissare le idee, consideriamo tre seguenti possibilit offerte da PCM.
Ipotesi a). Non si eseguono verifiche in direzione ortogonale. La rigidezza trasversale delle pareti
normalmente considerata.
Conseguenze: possibile che il risultato mostri capacit elevate della struttura, in quanto la pushover
chiama in causa il solo comportamento complanare delle pareti, supponendo che ogni presidio sia stato gi
messo in atto nei confronti dei collassi ortogonali.
Giudizio operativo: questa procedura pu essere considerata valida, a patto che siano state eseguite
verifiche in direzione ortogonale condotte con:
i) analisi cinematica (meccanismi di collasso) (fondamentale, per edifici esistenti);
ii) analisi lineari (per azioni da modello di calcolo 3D o convenzionali secondo 7.2.3).
Se la capacit da pushover era troppo elevata, sar l'analisi ortogonale che ridimensiona la PGA sostenibile.
In pratica, il problema complanare - ortogonale stato disaccoppiato.
Ipotesi b). Non si eseguono verifiche in direzione ortogonale. La rigidezza trasversale delle pareti
considerata trascurabile, e quindi le pareti sono non reagenti a sollecitazioni flessionali e taglianti in
direzione ortogonale.
Conseguenze: il risultato agisce a favore di sicurezza, ma potrebbe sottostimare troppo le capacit della
struttura, in quanto gli svincolamenti interni automaticamente considerati in direzione ortogonale possono
influire su una labilit complessiva prematura.
Giudizio operativo: questa procedura pu essere considerata valida, tranne i casi dove la stima pi precisa
della capacit suggerisca l'adozione di un modello resistente anche in direzione ortogonale.
La risposta in questo caso pi vicina al caso (c) esposto successivamente (forza massima 'maggiormente
controllata', e capacit in genere sempre pi bassa rispetto al caso (a)); tuttavia la differenza risiede nel fatto
che, stavolta, i maschi murari sono considerati come bielle non reagenti per le azioni ortogonali fin
dall'inizio della curva (passo 0); tale ipotesi pu risultare ugualmente condivisibile con la (c), potrebbero
per capitare situazioni in cui la struttura, a causa di questi 'svincolamenti' iniziali, sia immediatamente

labile, quindi che la curva non possa essere proprio calcolata.


In ogni caso, vanno comunque svolte le verifiche cinematiche e/o lineari in direzione ortogonale.
Ipotesi c). Si eseguono verifiche in direzione ortogonale, in modo simile alle complanari (generalmente
prescindendo dai rami duttili, in quanto la direzione ortogonale corrisponde a comportamenti fragili).
Ovviamente in tal caso la rigidezza trasversale delle pareti viene normalmente considerata.
Conseguenze: il risultato corretto. L'analisi, tuttavia, si pu complicare notevolmente a causa dei collassi
ortogonali che durante la procedura incrementale possono generare molte sottocurve (curve intermedie)
successive, con un allungamento significativo dei tempi di calcolo.
Giudizio operativo: questa procedura pu essere considerata sempre valida.
Il risultato fornisce una risposta in genere pi bassa rispetto al caso precedente, proprio perch sono adesso
le verifiche in direzione ortogonale ad 'abbassare' la capacit; la struttura parte inizialmente sempre con
maschi murari internamente incastrati-incastrati, e tali aste diverranno bielle (nei confronti delle azioni
ortogonali) solo quando la verifica ortogonale relativa non sar pi soddisfatta. In questo secondo caso
inoltre la curva fornisce valori di Forza Massima pi bassi, quindi evita una 'sovrastima' della resistenza della
struttura anche nei confronti della massima forza registrata.
Per considerare attive anche le Verifiche in direzione ortogonale, oltre a disattivare la relativa opzione
presente in tale scheda 'Pushover(2)' dei 'Parametri di Calcolo', necessario mantenere attiva l'opzione per
eseguire le verifiche 'con azioni da modello 3D' nella scheda 'Verifiche' dei 'Parametri di Calcolo'.
In ogni caso, vanno comunque svolte le verifiche cinematiche e/o lineari in direzione ortogonale.
Fasce di piano (Strisce, Sottofinestra)
- non eseguire verifiche a pressoflessione
- non eseguire verifiche a taglio
La trascurabilit delle verifiche a Taglio per Scorrimento nel caso delle strisce pu essere giustificata dalla
giacitura dei letti di malta degli elementi murari, che si trova orientata ortogonalmente al taglio e quindi di
fatto lo scorrimento non pu avvenire (la fessura dovrebbe attraversare gli elementi lapidei o i mattoni).
La trascurabilit delle verifiche a PressoFlessione Complanare nel caso delle strisce pu essere giustificata
dall'incerta schematizzazione di tale comportamento. La PressoFlessione richiede necessariamente
l'esistenza di una parte in grado di resistere a trazione, che pu essere costituita da un cordolo, da
un'architravatura dell'apertura sottostante la striscia, o da un rivestimento in FRP. Questo tipo di verifica
per non sembra facilmente interpretabile nel caso di aperture con architravi aventi funzionamento ad arco
(p. es. piattabande o archi veri e propri), situazione peraltro molto frequente negli edifici esistenti: manca il
tirante necessario per l'equilibrio a flessione, ed appare quindi pi logico limitarsi, in tali casi, alla verifica a
taglio per fessurazione diagonale.
Per verifiche a Taglio e PressoFlessione: non eseguire verifiche di resistenza in fase plastica:
in caso affermativo, le pareti per le quali avvenuta la plasticizzazione per Taglio non sono pi sottoposte a
verifica per PressoFlessione, e viceversa.
Fondazioni
- ignorare aste su suolo elastico in Analisi Pushover
N.B. L'analisi pushover una procedura piuttosto delicata, per calibrare la quale possono essere necessarie
pi schematizzazioni, cambiando parametri di calcolo sul modello di riferimento.
Se il modello contiene travi di fondazione su suolo elastico, la deformabilit delle fondazioni pu interferire
anche significativamente sul comportamento non-lineare della sovrastruttura, rendendo quest'ultimo
difficilmente comprensibile.

Si quindi prevista la possibilit, tramite un opportuno parametro di calcolo definito nella scheda Generali
della finestra Parametri di Calcolo, di trascurare l'eventuale presenza di fondazioni su suolo elastico in analisi
pushover. Il modello verr invece rigorosamente risolto, con l'effetto delle travi su suolo alla Winkler, in
analisi lineare (statica o sismica). L'applicazione dell'analisi sismica statica lineare dopo la pushover (la
pushover permette di conoscere il vero valore del fattore di struttura q), pu essere considerata un valido
metodo per la valutazione delle tensioni sul terreno. In altre parole, anche se le fondazioni non sono
considerate durante la fase non lineare, esse possono essere adeguatamente studiate in una fase lineare
successiva.
Curve caratteristiche: comportamento
- Maschi murari
Il comportamento meccanico maschi a pressoflessione pu essere schematizzato secondo due modalit:
- Diagramma Bilineare: Elastico lineare - Plastico. Rigidezza iniziale: elastica (si ignora la rigidezza fessurata
definita nei Dati Aste)
- Diagramma Bilineare: Elastico lineare - Plastico. Rigidezza iniziale: fessurata (pari alla rigidezza fessurata
definita nei Dati Aste)
A PressoFlessione, il comportamento plastico si attiva al raggiungimento del Momento ultimo (M=Mu). Se
l'asta raggiunge il limite di resistenza a PressoFlessione (M = Mu) prima che per Taglio (Scorrimento o
Fess.Diag.), il tratto plastico terminer al massimo spostamento per PressoFlessione (determinato dal drift a
pressoflessione). Se l'asta raggiunge il limite di resistenza per Taglio (Scorrimento o Fess.Diag.) prima che
per PressoFlessione, il tratto plastico terminer al massimo spostamento per Taglio (determinato dal drift a
taglio)
- Fasce di piano (Strisce, Sottofinestra)
Sono possibili due modalit: elasto-fragile, o: elasto plastico. In caso elasto-fragile, raggiunto il limite di
resistenza a taglio, la fascia collassa immediatamente. In caso elasto-plastico, raggiunto il limite di resistenza
a taglio, la fascia continua a sostenere il taglio (tratto plastico) fino al collasso successivo di maschi murari.
- Dopo il collasso, la fascia non vincola pi gli spostamenti orizzontali dei nodi dei maschi tra i quali
definita:
oltre alla trasformazione in biella, la fascia viene svincolata a traslazione orizzontale nel suo estremo iniziale
Si osservi che nel caso elasto-fragile, la striscia che raggiunge il limite di resistenza a taglio e che pertanto
collassa immediatamente rende necessaria (secondo l'algoritmo adottato da PCM) la costruzione di una
nuova curva intermedia; per tale motivo, l'esecuzione dell'analisi pu impiegare pi tempo. Nel caso elastoplastico, la striscia si considera in grado di sostenere il taglio resistente fino a che viene costruita la curva
intermedia corrente, ossia fino a che non si verificano collassi di uno o pi maschi murari: la nuova curva
intermedia che verr generata vedr la striscia collassata (quindi caratterizzata da un taglio limitato al solo
valore statico, senza pi componente sismica).

3.10.7.5. MODALIT DI CALCOLO


Spostamento ultimo
- Drift ultimo (deformazione angolare)
In caso affermativo, durante l'analisi pushover la singola parete raggiunge lo stato limite ultimo (punto di
collasso) per uno spostamento orizzontale determinato dal drift. Secondo Normativa: 0.8% H per muratura

nuova (7.8.2.2.1) e 0.6% H per muratura esistente (C8.7.1.4) nel caso di resistenza ultima per
PressoFlessione Complanare, oppure: 0.4% H (7.8.2.2.2, C8.7.1.4) nel caso di resistenza ultima per Taglio.
Per l'esattezza, nel calcolo vengono utilizzati i valori dei drift specificati in input, che possono assumere
valori diversi rispetto a quelli indicati in Normativa
- Controllo di duttilita' (multiplo dello spostamento al limite elastico)
In caso affermativo, durante l'analisi pushover la singola parete raggiunge lo stato limite ultimo (punto di
collasso) per uno spostamento orizzontale pari allo spostamento registrato al limite elastico (in
corrispondenza del punto di raggiungimento di crisi a pressoflessione o a taglio) moltiplicato per la duttilit
del materiale costitutivo della parete, in analogia con i metodi Por. Qualora i controlli di spostamento
secondo NTC e secondo duttilit siano entrambi attivi, viene considerato il valore minore.
Affinch questo approccio sia comparabile con quello a drift secondo NTC, occorre considerare che le
duttilit originariamente definite per il metodo Por (1.5 per pareti non consolidate, 2 per muratura
consolidata o nuova) si riferivano a spostamenti elastici calcolati con moduli di elasticit 'ridotti' rispetto al
valore elastico, considerando in pratica pannelli gi fessurati. Attribuendo ad es. alla rigidezza fessurata un
valore pari al 50% della rigidezza elastica originaria, i valori di duttilit possono essere raddoppiati qualora si
faccia riferimento ai moduli elastici non ridotti (come normalmente avviene nell'applicazione del D.M.
14.1.2008).
In PCM quindi possibile scegliere quale metodo di controllo deve essere applicato durante
l'analisi per individuare lo spostamento ultimo dei maschi murari. Sono disponibili due opzioni, selezionabili
separatamente o insieme, una riferita direttamente alle disposizioni di NTC08 basata sul drift di piano, l'altra
riferita al controllo in duttilit tradizionalmente utilizzato nei metodi Por. Una delle due opzioni sar
comunque necessariamente selezionata. Se le opzioni sono scelte entrambe, viene considerato il limite di
collasso minore tra i due.
Il controllo secondo il drift di piano tende a creare un diagramma non a scalini, con spostamento ultimo pi
elevato: i maschi di uno stesso piano tendono a collassare assieme (lo spostamento di collasso differisce
solo in caso di diverse zone rigide alle estremit delle aste che rappresentano i maschi); il controllo secondo
la duttilit, tende invece a differenziare in modo pi netto i punti di collasso dei singoli maschi, che vengono
a dipendere dallo spostamento a cui viene raggiunta la forza massima: si creano gli scalini, con livelli di
spostamento in genere inferiori rispetto al controllo del drift di piano.
Sistema bilineare equivalente
Modalit di determinazione del sistema bi-lineare equivalente (basata sull'uguaglianza delle aree sottese
dalla curva di capacit 1-GDL e dal diagramma bi-lineare equivalente):
- massima riduzione R di resistenza in corrispondenza di SLU (%)
secondo Normativa, tale valore pari: 15% in generale [C7.3.4.1], 20% per la muratura [C7.8.1.5.4]
tratto elastico passante per il punto con Taglio (k Tmax), dove k definito in input:
definizione della rigidezza: il tratto elastico passa per il punto (x Fbu) della curva di capacit del sistema
equivalente (secondo Normativa: x=0.6 in generale [C7.3.4.1], 0.7 per la muratura [7.8.1.6])
Ulteriori condizioni per il raggiungimento di SLU
Vengono date alcune possibilit di controllo sui massimi spostamenti previsti in analisi pushover.
Soprattutto nel caso di edifici in muratura esistenti e di materiale con bassi valori dei moduli d'elasticit, gli
spostamenti nel corso dell'analisi possono giungere a livelli assai elevati: attivando le opzioni di controllo
sugli spostamenti possibile "controllare" i valori massimi di deformazione, onde evitare zone di diagrammi
fisicamente poco significative. E' altres possibile controllare i valori massimi di forza.
Spostamenti non superiori ad H/k, con: H altezza dell'edificio, dove k definito in input

In caso affermativo, l'elaborazione della curva verr conclusa quando al passo successivo vi uno
spostamento maggiore di H/x.
Taglio alla base (kN) non superiore al valore definito in input
In caso affermativo, l'elaborazione della curva verr conclusa quando al passo successivo viene raggiunto un
taglio globale superiore al limite specificato
Massima diminuzione di rigidezza fra due passi consecutivi
In caso affermativo, l'elaborazione della curva verr conclusa quando al passo successivo vi una
diminuzione di rigidezza maggiore del limite specificato
Riduzione del Taglio non superiore a R% del massimo
Per la definizione del punto corrispondente allo Stato Limite Ultimo sulla curva di capacit, occorre fare
riferimento a quanto indicato in 7.8.1.5.4: lo Stato Limite Ultimo definito dallo spostamento
corrispondente ad una riduzione della forza non superiore a R% (R=20 secondo Normativa) del massimo. A
causa degli eventuali collassi parziali di alcuni elementi (in corrispondenza di tali collassi si determinano
'gradini' nella curva di capacit), la prescrizione pu avere tre diverse interpretazioni, cui corrispondono i
valori del parametro di calcolo in PCM:
- prima riduzione pari a R% rispetto ad un massimo relativo
- prima riduzione pari a R% rispetto al massimo assoluto
- ultima configurazione equilibrata corrispondente ad una riduzione non superiore a R% del massimo
assoluto.
La rappresentazione grafica delle opzioni riportata in figura seguente.

- SLU: ultimo punto effettivamente calcolato prima della riduzione del Taglio pari a R% rispetto al
massimo
indica che lo SLU verr identificato con l'ultimo punto effettivamente calcolato prima della riduzione della
forza pari a R% del valore massimo
Opzioni varie
- Ignorare tratti plastici orizzontali a taglio ultimo costante in caso di collasso completo di un piano
In caso affermativo, vengono ignorati tratti plastici orizzontali a taglio ultimo costante in caso di collasso
completo gi avvenuto per un piano dell'edificio (formazione di piano soffice). Lo stato ultimo pu infatti
essere raggiunto a causa del contemporaneo collasso, ad un certo piano dell'edificio, di tutte le pareti
sismicamente resistenti orientate nella direzione di analisi: in tal caso si ha la formazione del 'piano soffice'.
Riserve plastiche sarebbero ancora possibili se ad esempio il punto di controllo in copertura, ma il piano
soffice si formato a un piano inferiore: se queste riserve vengono considerate, producono uno
spostamento del punto controllo maggiore (con un tratto orizzontale a taglio ultimo costante) nel
diagramma pushover, con possibile incremento dei coefficienti di sicurezza. Selezionando quindi questa
opzione, tali riserve plastiche non vengono considerate
- Incremento di taglio autocorrettivo per individuare i punti di collasso dei singoli elementi
strutturali
opzione del metodo numerico implementato in PCM per l'individuazione pi precisa del punto di collasso
delle singole pareti Questa scelta comporta generalmente un incremento dei tempi di calcolo, che potrebbe
anche essere rilevante. Soprattutto se si utilizza un adeguato incremento di taglio (con un valore che
appartiene al campo consigliato: fra 1/50 e 1/10 del taglio massimo alla base stimato), questa opzione pu
non essere attivata.
Una maggior precisione nel risultato dell'analisi non lineare si pu conseguire, senza ricorrere
all'autocorrezione dell'incremento, utilizzando un incremento di taglio ridotto in campo ultra-elastico:
infatti possibile definire un incremento di taglio dopo la prima plasticizzazione inferiore all'incremento di
taglio iniziale, applicato prima della prima plasticizzazione e cio in fase elastica.

3.10.7.6. CONTROLLI DI ESECUZIONE SU TEMPI E ARCHIVIAZIONI


Archiviazione i risultati delle verifiche di sicurezza in corso di analisi
parametro ad uso interno di PCM da cui dipende la possibilit di visualizzare in forma estesa i risultati di
ogni passo dell'analisi pushover
Controllo dei tempi di esecuzione; tempo massimo di esecuzione (')
In caso affermativo, l'analisi verr forzatamente conclusa dopo che trascorso un tempo pari a quello
specificato
Messaggio di pausa prima della generazione di ogni curva
In caso affermativo, viene effettuata una pausa prima della generazione di ogni curva
Limitare la costruzione della curva ad un numero specificato di curve intermedie
In caso affermativo, la costruzione della curva viene limitata ad un numero di sottocurve (curve intermedie),
pari al numero specificato

3.10.7.7. ALGORITMO DI ANALISI PUSHOVER


Riferimento: D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.3.4.1, 7.8.1.5.4, C8.7.1.4.
Da 7.8.1.6: (...) Nel caso di analisi statica non lineare, la verifica di sicurezza consiste nel confronto tra la
capacit di spostamento ultimo della costruzione e la domanda di spostamento ottenute applicando il
procedimento illustrato al 7.3.4.1. In ogni caso, per le costruzioni edifici in muratura ordinaria e per le
costruzioni in muratura armata in cui non si sia applicato il criterio di gerarchia delle resistenze, nelle quali il
rapporto tra il taglio totale agente sulla base del sistema equivalente ad un grado di libert calcolato dallo
spettro di risposta elastico e il taglio alla base resistente del sistema equivalente ad un grado di libert
ottenuto dall'analisi non lineare [C.7.3.8: tale rapporto definito come: q* = Se(T*) m* / Fy*] ecceda il
valore 3.0, la verifica di sicurezza dovr ritenersi non soddisfatta. La rigidezza elastica del sistema bilineare
equivalente si individua tracciando la secante alla curva di capacit nel punto corrispondente ad un taglio
alla base pari a 0.7 volte il valore massimo (taglio massimo alla base). Il tratto orizzontale della curva
bilineare si individua tramite l'uguaglianza delle aree sottese dalle curve tracciate fino allo spostamento
ultimo del sistema.
In PCM, conformemente a 7.8.1.5.4, nello schema della muratura a 'Telaio equivalente', i pannelli murari
vengono caratterizzati da un comportamento bilineare elastico perfettamente plastico, con resistenza al
limite elastico definita per mezzo della risposta flessionale o a taglio di cui ai punti 7.8.2.2 e 7.8.3.2. Il
modello, ove non sia applicata l'ipotesi shear-type, tiene conto degli effetti connessi alla variazione delle
forze verticali dovuta all'azione sismica e garantisce gli equilibri locali e globali. Qui di seguito si fornisce
una descrizione dettagliata del procedimento di analisi statica non lineare.
Criteri generali:
Il concetto alla base dell'analisi sismica statica non lineare che la capacit complessiva della struttura di
sostenere le azioni sismiche pu essere descritta dal comportamento della stessa sottoposta ad un sistema
di forze statiche equivalenti incrementate fino a raggiungere il collasso, inteso come incapacit di
continuare a sostenere i carichi verticali. 'Analisi pushover' significa 'analisi di spinta', intendendo appunto
per 'spinta' l'applicazione delle forze orizzontali progressivamente incrementate.
Il sistema di forze in questione deve simulare in modo il pi possibile realistico gli effetti di inerzia prodotti
dal sisma nel piano orizzontale; essi, a loro volta, dipendono dalla risposta stessa della struttura, per cui il
sistema di forze dovrebbe cambiare durante l'analisi: ci corrisponde ad un adattamento della distribuzione
delle forze al livello di danneggiamento (pushover adattivo).
La procedura pu essere svolta attraverso una serie di analisi elastiche sequenziali sovrapposte dove il
modello matematico della struttura (pi precisamente la matrice di rigidezza), viene continuamente
aggiornato, per tener conto della riduzione di rigidezza degli elementi che entrano in campo plastico.
La capacit di una struttura pertanto rappresentata mediante una curva che ha come grandezze di
riferimento il taglio alla base e lo spostamento di un punto di controllo dell'edificio (ad esempio: punto in
copertura, generalmente coincidente con il baricentro, o a 2/3 dell'altezza).
Attraverso l'equivalenza dinamica tra sistema a pi gradi di libert (M-GDL) e sistema a 1 grado di libert (1GDL), la curva di capacit cos ottenuta viene ricondotta ad un legame tipico di un oscillatore non lineare ad
un grado di libert, rendendo possibile un diretto confronto con la domanda sismica rappresentata in
termini di spettro di risposta.
Sinteticamente, quindi, il metodo pushover basato su un processo incrementale che simula la spinta
orizzontale di forze statiche, equivalenti al sisma, su una struttura. Dopo ogni incremento del sistema di

forze applicate, si verificano le condizioni dei componenti della struttura e si effettuano gli opportuni
aggiornamenti del modello. L'analisi si arresta quando vengono raggiunte particolari condizioni limite.
Il metodo numerico implementato in PCM un algoritmo di calcolo dedicato, secondo una traccia
metodologica derivata dall'opera:
G. C. Beolchini, G. Di Pasquale, L. Gizzarelli: La valutazione delle prestazioni sismiche di strutture esistenti in
cemento armato: indicazioni dalle Linee Guida NEHRP, Roma, Dicembre 2002 (volume in download da:
http://ssn.protezionecivile.it/RT/rtindex.html) e definita dal documento 'ATC 40'. In tale ambito, seguendo
NTC08, agli elementi murari viene attribuito comportamento bilineare elastico-perfettamente plastico,
quindi con rigidezza costante nella fase elastica, e nulla nella fase plastica.
Distribuzione di Forze:
L'analisi statica non lineare (analisi pushover) caratterizzata da un sistema di forze statiche orizzontali
applicate a livello dei solai, crescenti proporzionalmente: nel caso di distribuzione fissa, in modo tale da
mantenere costante il rapporto fra le forze ai diversi piani; in caso di distribuzione adattiva, il rapporto fra le
forze viene modificato in base all'aggiornamento dell'analisi modale.
L'analisi statica non lineare viene eseguita con una delle seguenti distribuzioni di forze:
Gruppo 1 (distribuzioni principali)
FISSE: i rapporti fra le forze orizzontali restano fissi nel corso del processo incrementale:
(A) ("triangolare") Forze proporzionali a quelle da utilizzarsi per l'analisi statica lineare
(B) (uni-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente al
primo modo di vibrazione.
La forma modale sar in generale diversa nella direzione X e nella direzione Y: quindi quando si parla di
primo modo [sia per la distribuzione C) sia per la E)], si deve intendere il primo modo secondo X, per
l'analisi X; il primo modo secondo Y, per l'analisi Y.
Questo importante nelle analisi 3D (mentre nelle 2D la questione ininfluente, perch il primo modo si
riferir all'unica direzione orizzontale del piano verticale 2D considerato).
Per riconoscere se il modo secondo X o secondo Y si controlla se la massa modale efficace secondo X >
o < di quella secondo Y.
(C) (multi-modale) Forze corrispondenti alla distribuzione delle forze modali calcolate con analisi dinamica
lineare, tenendo conto di tutti i modi considerati
(D) (multi-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente ad
una forma modale equivalente, tenendo conto di tutti i modi considerati
Gruppo 2 (distribuzioni secondarie)
(E) (uniforme) Forze proporzionali alle masse
ADATTIVE: la distribuzione di forze viene aggiornata ad ogni evoluzione di rigidezza, previa riesecuzione
dell'analisi modale:
(F) (uni-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente al
primo modo di vibrazione
(G) (multi-modale) Forze corrispondenti alla distribuzione delle forze modali calcolate con analisi dinamica
lineare, tenendo conto di tutti i modi considerati
(H) (multi-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente ad
una forma modale equivalente, tenendo conto di tutti i modi considerati
Le distribuzioni (A)(B)(C) del Gruppo 1 e (E)(F)(G) del Gruppo 2 sono espressamente citate in 7.3.4.1. Le
distribuzioni (D)(H) possono essere considerate distribuzioni multi-modali, alternative o complementari alle
(C)(G).

Per edifici in muratura nuovi, con impalcati rigidi, si considereranno almeno una distribuzione del Gruppo 1
e almeno una del Gruppo 2, con le limitazioni previste: (A) e (B) sono applicabili solo se il modo di vibrare
fondamentale nella direzione considerata ha massa partecipante non inferiore al 60% (7.8.1.5.4); (C) solo se
il periodo fondamentale superiore a TC.
Per edifici in muratura esistenti, potranno essere utilizzate le distribuzioni (A)(E) indipendentemente dalla
massa partecipante del primo modo (C8.7.1.4).
Le distribuzioni (C)(G) dipendono dalle forze spettrali: pertanto, poich a SLD (di danno) e SLV (ultimo)
corrispondono due distinti spettri di risposta, l'analisi pushover si differenzia fra i due stati limite; ognuna
delle due verifiche a SLD e SLV si effettua nel corrispondente diagramma. Per tutte le altre distribuzioni, il
diagramma pushover SLD e SLV coincidente, ed in esso sono eseguite
Direzioni di analisi:
L'analisi deve essere condotta nelle due direzioni ortogonali di riferimento (X e Y).
- ANALISI PIANE (2D): gli edifici vengono scomposti in singoli telai, p. es. un telaio rappresentativo in
direzione X (analisi statica non lineare in direzione X), ed un telaio rappresentativo in direzione Y (analisi
statica non lineare in direzione Y).
- ANALISI SPAZIALI (3D): considerando il modello nel suo complesso (modello tridimensionale
dell'edificio) l'analisi condotta separatamente prima secondo X, e poi secondo Y.
In generale le strutture non sono simmetriche, per cui le analisi dovranno essere condotte anche secondo -X
e secondo -Y.
In modelli 3D, dove si eseguono analisi X e analisi Y, la combinazione degli effetti nelle due direzioni
orizzontali non deve essere applicata (7.3.5).
Algoritmo di calcolo implementato in PCM
ANALISI STATICA NON SISMICA (ANALISI DI GRAVITA')
0. Analisi statica non sismica, con Combinazione di tipo sismico dei carichi verticali.
Secondo 3.2.4, gli effetti statici da sommare agli effetti sismici sono forniti dalla seguente combinazione:
G,1 + G,2 + P + (2,j * Qk,j)
ANALISI SISMICA INCREMENTALE
Per ogni DISTRIBUZIONE DI FORZE da processare:
esecuzione di una serie di analisi statiche non lineari. Vengono svolte:
3D) al massimo 4 analisi: +X, -X, +Y, -Y; per simmetria in dir.X non c' -X; per simmetria in dir.Y non c' -Y
2D) al massimo 2 analisi: +X, -X; per simmetria in dir.X non c' -X
Per le distribuzioni (C) e (G), dipendenti dalle forze spettrali, devono essere eseguite distintamente le due
analisi SLV e SLD, ed ognuno dei due stati limite generer un diagramma forza-spostamento; alle altre
distribuzioni compete un unico diagramma sul quale vengono considerati sia SLV che SLD.
- Una data analisi si articola nei seguenti passi:
Inizio Loop (=Ciclo incrementale) con incremento progressivo del Taglio alla Base
1. Determinazione delle forze (secondo la distribuzione corrente) dovute all'incremento di taglio alla base
2. Analisi sismica statica equivalente, nella sola direzione corrente (X o Y), con forze orizzontali correnti
3. Noti gli incrementi di spostamento e di azioni interne, si calcolano i valori complessivi, sommandoli ai
valori complessivi del passo precedente
4. Archiviazione punto della curva di capacit (Spostamento punto di controllo - Taglio globale alla base)
5. Verifiche della muratura. [La procedura esegue sempre automaticamente l'individuazione autocorrettiva
del limite elastico. Se con l'incremento del ciclo corrente si oltrepassa il punto di crisi di un elemento,

possibile diminuire l'incremento e tornare all'inizio del ciclo corrente. Questa procedura viene seguita solo
se si scelto l'incremento di taglio autocorrettivo nei Parametri di Calcolo.]
6. Se richiesto dai Parametri di Calcolo, si archivia tutta la configurazione strutturale (con le verifiche
murarie)
7. Se il modello deve essere aggiornato (alcuni elementi sono passati da verifica soddisfatta a non):
7.1. Aggiornamento matrice rigidezze
7.2. Fattorizzazione della matrice delle rigidezze aggiornata
7.3. Se la matrice singolare (non pi invertibile): struttura labile, esce dal Loop
7.4. In caso di forma modale: riesecuzione Analisi Modale con aggiornamento distribuzione forze
8. Se uno o pi elementi collassano, occorre ripartire dal punto 0. costruendo una nuova curva di capacit
(sottocurva) dell'analisi corrente,
che tenga conto fin dall'inizio degli elementi collassati e della
diminuzione di rigidezza degli elementi plasticizzati anche se non ancora collassati. Si riesegue quindi
l'Analisi di Gravit, seguita di nuovo dal Loop. La costruzione delle sottocurve successive termina quando
sopraggiunge la condizione di labilit che fa uscire dal Loop
Termine Loop
9. Esame della curva di capacit; definizione di punti notevoli
10. Verifica di sicurezza con oscillatore elastoplastico equivalente
Risultati dell'elaborazione per l'analisi pushover
Le curve di capacit della struttura reale analizzata (sistema a pi gradi di libert: M-GDL) vengono
rappresentate in diagrammi che riportano in ascisse lo Spostamento del punto di controllo, ed in ordinate il
Taglio globale alla base. Per ogni curva, attraverso le relazioni di equivalenza dinamica, riportate al punto
C7.3.4.1, viene definita la corrispondente curva del sistema ad 1 grado di libert equivalente 1-GDL, e
successivamente il diagramma bilineare, attraverso il quale possibile definire la domanda sismica
(=spostamento richiesto secondo lo spettro di risposta) del sistema 1-GDL, ricondotta infine alla domanda
per il sistema M-GDL.
Le verifiche di compatibilit degli spostamenti per il sistema reale M-GDL consistono nel confronto tra la
domanda sismica e la capacit deformativa della struttura.
Per il calcolo della domanda sismica, l'espressione degli spettri di risposta elastico Se(T) e degli spettri di
progetto per SLV e SLD fornita in 3.2.3.
Lo spettro di risposta elastico in termini di spostamento dato da: SDe(Ts) = Se(Ts) * (T / 2)^2 (3.2.3.2.3).
Sulla curva pushover (diagramma forza-spostamento), lo Stato Limite di Danno SLD identificato con il
punto caratterizzato dallo spostamento minore tra quello corrispondente al raggiungimento della massima
forza e quello per il quale lo spostamento relativo fra due punti sulla stessa verticale appartenenti a piani
consecutivi eccede i valori riportati in 7.3.7.2 (per muratura ordinaria: 3 per mille dell'altezza di piano); lo
Stato Limite Ultimo SLV coincide con il punto caratterizzato dallo spostamento corrispondente ad una
riduzione della forza non superiore al 20% del massimo (C7.8.1.5.4).
Per ogni diagramma pushover ed ogni stato limite analizzato, il risultato della verifica esprimibile sotto
forma di un Coefficiente di Sicurezza, dato dal rapporto fra capacit e domanda. La verifica soddisfatta
quando il coefficiente di sicurezza >= 1 (la struttura in grado di sostenere lo spostamento richiesto
dall'evento sismico).
Per gli edifici in muratura, generalmente molto rigidi, la verifica di resistenza (stato limite ultimo) pi
impegnativa rispetto alla verifica di deformabilit (stato limite di danno); per tale motivo, in generale la
verifica allo stato limite ultimo fornisce coefficienti di sicurezza minori rispetto allo stato limite di danno.

I risultati di PCM riportano inoltre la capacit della struttura in termini di PGA: PGA,CLV e PGA,DLV, valori
di massima accelerazione al suolo consentita dall'edificio, definita dal valore in corrispondenza del quale
vengono raggiunti, rispettivamente, lo stato limite ultimo SLV e lo stato limite di danno SLD. Unitamente al
valore PGA, sono forniti il corrispondente periodo di ritorno TR e la probabilit di superamento P,VR relativa
al periodo di riferimento VR. Il calcolo della capacit della struttura viene effettuato tramite un ciclo iterativo
condotto sul periodo di ritorno TR: si varia il valore di TR fra gli estremi 30 e 2475 anni (estremi previsti dalla
Normativa), ricercando il periodo di ritorno cui corrisponde la massima accelerazione a,g tale da soddisfare
la verifica di sicurezza. Per soddisfare la verifica di sicurezza vengono considerate due condizioni
contemporanee:
1) la domanda di spostamento (dipendente dallo spettro, e quindi dai valori di TR, ag e altri parametri
correlati) deve essere <= della capacit di spostamento definita dalla curva pushover;
2) il valore di q* = Se(T*) m* / Fy* deve essere <= 3.0.
Qualora la verifica di sicurezza sia soddisfatta per TR=2475 anni, la capacit della struttura viene qualificata
con TR>=2475 anni (il D.M. 14.1.2008, nell'Allegato A dispone che nell'analisi siano considerati solo valori di
TR compresi fra 30 e 2475 anni). Analogamente, se la verifica di sicurezza non soddisfatta per TR=30 anni,
la capacit della struttura viene qualificata con TR<=30 anni; i limiti assunti per PGA corrispondono ai limiti
minimo e massimo di TR, secondo le corrispondenze definite dal reticolo di riferimento (Tab. 1, All.A al D.M.
14.1.2008).
Si osservi che a,g indica l'accelerazione al suolo su suolo rigido, mentre PGA pu essere stata definita - nei
Parametri di Calcolo - come a,g oppure come accelerazione al suolo tenendo conto degli effetti di suolo: il
risultato in termini di PGA dipende quindi dal significato attribuito a PGA.
L'analisi statica non lineare eseguita da PCM fornisce inoltre il valore del fattore di struttura q (7.8.1.3),
attraverso il calcolo del rapporto u/1 dove:
1 = moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale, mantenendo costanti le altre azioni, il primo
pannello murario raggiunge la sua resistenza ultima (a taglio o a pressoflessione);
u = 90% del moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale, mantenendo costanti le altre azioni,
l'edificio raggiunge la massima forza resistente.
I valori del fattore di struttura sono i seguenti:
- per edifici nuovi: q = q0 KR (7.3.1), dove:
per costruzioni in muratura ordinaria: q0 = 2.0 u/1; per costruzioni in muratura armata: q0 = 2.5 u/1;
per costruzioni in muratura armata progettati secondo il criterio di Gerarchia delle Resistenze: q0 = 3.0
u/1. KR=1 per edifici regolari in altezza; 0.8 altrimenti.
In ogni caso, u/1 non pu essere assunto maggiore di 2.5.
3.10.8. MURATURA ARMATA
Nella scheda 'Muratura armata' si definiscono i parametri di calcolo su acciaio ed altre opzioni relative alle
strutture in muratura armata. Per le fasce di piano le armature possono riferirsi anche a edifici in muratura
ordinaria.

3.10.8.1. ACCIAIO
Acciaio: fyk - fyd (N/mm2), ud (per mille), Es (N/mm2), yd (per mille)
Parametri caratteristici dell'acciaio. Per l'acciaio si considera un diagramma di calcolo tensionedeformazione [4.1.2.1.2.3] elastico-perfettamente plastico. Al tipo di acciaio scelto (ad es. B450C) [11.3.2.1]
corrispondono: fyk (ad es. >= 450 N/mm2); la tensione di snervamento [4.1.2.1.1.3]: fyd = fyk / S (ad es. 450 /

1.15 = 391 N/mm2); ud: limite per la deformazione ultima (ad es. 10 per mille); Es: modulo di elasticit; yd:
deformazione di snervamento (secondo 4.1.2.1.2.3: yd = fyd / Es)
Armatura:
verticale: min barre: 5 mm.;
orizzontale (nei giunti): tipo di traliccio:
Indica il tipo di traliccio utilizzato per il rinforzo dei giunti orizzontali con armatura:
- 2 4 (filo rotondo per giunti di malta) (sezione: 25 mm^2)
- 2 5 (filo rotondo per giunti di malta) (sezione: 39 mm^2)
- 8x1.5 (filo piatto per giunti incollati) (sezione: 24 mm^2)
- generica (sezione specificata nei dati).
- sezione totale del traliccio Asw (mm2)
Sezione dell'armatura orizzontale effettivamente utilizzata nel calcolo
- distanza verticale tra livelli di armatura (mm)
Passo dell'armatura orizzontale (<= 600 mm. secondo 4.5.7)
- fyd perl 'armatura orizzontale (N/mm2) : tensione di snervamento dell'acciaio

3.10.8.2. OPZIONI PER VERIFICHE DI RESISTENZA


Pressoflessione: contributo dell'armatura compressa
Taglio: Sono possibili due opzioni per il contributo dell'armatura orizzontale alla resistenza a taglio:
- ignorare il contributo
- contributo secondo 7.8.3.2.2
3.10.9. CALCESTRUZZO ARMATO
Nella scheda 'Calcestruzzo armato' si definiscono i parametri di calcolo sulle strutture in calcestruzzo
armato, che possono riferirsi sia ad edifici nuovi, sia a strutture presenti in edifici esistenti.

3.10.9.1. ACCIAIO
Acciaio: fyk - fyd (N/mm2), ud (per mille), Es (N/mm^2), yd (per mille)
Parametri caratteristici dell'acciaio. Per l'acciaio si considera un diagramma di calcolo tensionedeformazione [4.1.2.1.2.3] elastico-perfettamente plastico. Al tipo di acciaio scelto (ad es. B450C) [11.3.2.1]
corrispondono: fyk (ad es. >= 450 N/mm2); la tensione di snervamento [4.1.2.1.1.3]: fyd = fyk / S (ad es. 450 /
1.15 = 391 N/mm2); ud: limite per la deformazione ultima (ad es. 10 per mille); Es: modulo di elasticit; yd:
deformazione di snervamento (secondo 4.1.2.1.2.3: yd = fyd / Es)

3.10.9.2. CALCESTRUZZO
Diagramma di calcolo tensione-deformazione
Per il calcestruzzo viene adottato il diagramma di calcolo tensione-deformazione parabolico-rettangolare
[4.1.2.1.2.2], definito dalla deformazione di inizio tratto plastico c2 e dalla deformazione ultima cu

3.10.9.3. VARIE
Verifiche a PressoFlessione
Nelle strutture in c.a. si considera sempre il contributo dell'armatura compressa
Fattore di confidenza per strutture in c.a.
Fattore di Confidenza FC da applicare alla verifica degli elementi in c.a. inseriti in una struttura esistente
mista muratura/c.a.
FC viene normalmente definito in relazione al livello di conoscenza (C8A.1.2).
Per edifici nuovi in sistema misto muratura-c.a. si considera convenzionalmente FC=1.00 (in modo che tale
parametro sia ininfluente).
3.10.10. INTERVENTI
La scheda 'Interventi' propone i parametri di calcolo relativi a interventi di rinforzo, distinguendo in quattro
gruppi: Rinforzi a Taglio, FRP, CAM, Reticolatus. Approfondimenti sui vari tipi di intervento sono trattati in
un apposito documento accessibile dalla scheda Supporto della barra degli strumenti di PCM, gruppo
'Manuali': Guida Interventi.
3.10.10.1. RINFORZI A TAGLIO
Armatura orizzontale (nei giunti):
Asw (mm2), fyd (N/mm2): parametri caratteristici delle barre in acciaio utilizzate.
Per quanto riguarda il passo delle armature orizzontali, questa una propriet delle singole aste.
Per pareti in muratura ordinaria nuova o esistente, possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura
trasversale posta nei giunti orizzontali (per es. tralicci in acciaio). Rispetto alla muratura ordinaria, rigidezza e
resistenza a pressoflessione restano invariate, mentre per la resistenza a taglio Vt si considera un
incremento rispetto alla muratura ordinaria:
Vt= VtM (contributo muratura) + Vts (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s,
con la limitazione: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove:
d= distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t= spessore della parete;
s= distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw= area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel
singolo corso orizzontale;
fyd= resistenza di calcolo dell'acciaio, pari ad fyk/s (analisi lineare) (s=1.15);
fd= resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd/ M (analisi lineare).

3.10.10.2. FRP
I parametri descrittivi del rinforzo con FRP sono illustrati nei documenti normativi specifici: in particolare:
CNR DT200 R1/2012: Istruzioni per la Progettazione, l'Esecuzione ed il Controllo di Interventi di
Consolidamento Statico mediante l'utilizzo di Compositi Fibrorinforzati;

Linee Guida per la Progettazione, l'Esecuzione ed il Collaudo di Interventi di Rinforzo di strutture di c.a.,
c.a.p. e murarie mediante FRP, documento approvato il 24 luglio 2009 dall'assemblea Generale Consiglio
Superiore LL.PP.
Comportamento: per il composito FRP viene adottato il modello elastico-lineare fino a rottura.
Tipo di applicazione (LG 2009,2.4.1): A o B
Coefficienti parziali (DT200,3.4.1): SLU del materiale FRP: f - distacco dal supporto: fd
Modulo di elasticit normale nella direzione delle fibre Ef
Deformazione caratteristica a rottura per trazione fk
Fattore conversione ambientale a (DT200,3.5.1)
Deformazione di calcolo a rottura per trazione: (a fk / f)
Sezione del singolo nastro (mm): spessore, larghezza
Angolo d'attrito dei corsi di malta (DT200,5.4.1.2.2) ()
Vediamo in dettaglio i vari parametri.
Tipo di Applicazione (Interventi di tipo A o B) LG2009, 2.4.1:
In base al paragrafo normativo citato, vengono distinte le applicazioni di tipo A, in cui nei sistemi di
rinforzo risultino certificati sia i materiali che il sistema completo applicato ad un substrato definito,
dalle applicazioni di tipo B, in cui sono invece certificati solo i materiali.
La scelta di tale tipo di applicazione comporta il dover inserire diversamente i successivi coefficienti
parziali del materiale FRP, da distinguere in base alla diversa modalit di collasso del sistema:
f e fd:
f= coefficiente parziale corrispondente alla Rottura (1.10 per Applicazioni di tipo A; 1.25 per Applicazioni di
tipo B);
fd= coefficiente parziale corrispondente al Distacco dal Supporto (1.20 per Applicazioni di tipo A; 1.50 per
Applicazioni di tipo B);
Ef, Modulo di Elasticit normale nella direzione delle fibre;
fk, Deformazione caratteristica a rottura per trazione:
secondo alcune formulazioni presenti in letteratura, si esprime fk= Ef/ (ff * ffk), dove:
ff= un coefficiente riduttivo della resistenza, dovuto ai sistemi di rinforzo 'impregnati in situ' LG2009,
5.3;
ffk= resistenza caratteristica del rinforzo di FRP.
a, fattore di conversione ambientale DT200, 3.5.1:
secondo il riferimento normativo, le propriet meccaniche (per esempio la resistenza a trazione, la
deformazione ultima ed il modulo di elasticit normale) di alcuni materiali FRP degradano in determinate
situazioni ambientali quali: ambiente alcalino, umidit elevata (acqua e soluzioni saline), temperature
estreme, cicli termici, ci-cli di gelo e disgelo, radiazioni ultraviolette (UV).
Si definisce quindi un fattore di conversione , in grado di ridimensionare l'entit della deformazione
possibile e adottata nel calcolo.

fd, Deformazione di calcolo a rottura per trazione: espressa come: fd= (a * fk) / (f)
tf, bf: spessore (tf) e larghezza (bf) del singolo nastro.
, Angolo d'attrito dei corsi di malta, DT200, 5.4.1.2.2:
influisce sul valore del Taglio resistente del composito (VRd,f): se infatti <45, secondo il riferimento
normativo bisogna moltiplicare VRd,f per un coefficiente riduttivo pari a ctg(90- ).
Si osservi che nei Parametri di Calcolo proposti da PCM non indicata la resistenza a trazione di calcolo del
composito: tale valore considerato come un dato singolo e variabile per ogni asta (lo si trova infatti nella
finestra delle propriet, in una propriet presente all'interno dell'intervento in FRP). Si potr infatti scegliere
sia il tipo di meccanismo che deve essere considerato nella verifica per il rinforzo di una data parete
(scegliendo tra 'Delaminazione' (distacco dal supporto) o 'Rottura' a trazione del composito), sia - in caso di
delaminazione - l'entit della deformazione di distacco.
Il paragrafo normativo DT200, 10.3 approfondisce in dettaglio come ricavare il valore di deformazione fdd
nel caso di distacco dal supporto: in particolare, il ragionamento proposto parte da riflessioni sulla forza
massima che bisogna applicare al rinforzo per 'staccarlo' dal supporto; tale forza legata alla cosiddetta
'Energia specifica di frattura', cos espressa:

nella quale:
- kb= coefficiente correttivo adimensionale, di tipo geometrico, fornito dalla relazione:

dove:
b= larghezza dell'elemento rinforzato: secondo DT200, 5.3.2, b ottenuta dalla somma tra la larghezza
del rinforzo (bf), e la quantit bd, che rappresenta la zona di diffusione delle tensioni di aderenza (in genere
posta al diametro medio delle pietre, secondo quanto indicato nella figura seguente:

Nel caso di muratura regolare, la dimensione bd pu porsi pari alla dimensione del blocco costituente il
supporto in direzione ortogonale all'asse del rinforzo:

- kG un ulteriore coefficiente correttivo di natura sperimentale, avente le dimensioni di una lunghezza,


determinato su basi sperimentali, in relazione ad alcune tipologie di materiali abbastanza comuni. La norma
stessa, al paragrafo citato, indica alcuni valori ricavati dalla campagna delle indagini sperimentali:

Utilizzando i valori medi e caratteristici del coefficiente kG, si determinano i corrispettivi valori medi e
caratteristici dell'energia di frattura Fk
Poich vale la seguente relazione (DT200, 10.2.1):

possibile calcolare il valore di progetto della tensione di distacco del rinforzo, ffdd, mediante la
seguente relazione:

Aver ottenuto in definitiva questa tensione ffdd importante per stimare coerentemente la deformazione di

distacco fdd, che a favore di sicurezza si pu ritenere coincidente con l'espressione fornita in (DT200,
10.3.4):

Con il coefficiente che desume questi valori anche dal confronto con il calcestruzzo, in quanto non si
hanno al momento sufficienti dati sperimentali per quanto riguarda la muratura.
Esempio di determinazione della deformazione di distacco:
Si supponga ad esempio di utilizzare un materiale di rinforzo con le seguenti caratteristiche:
Ef= 230000 MPa
fk= 17.50
ffk= 3000 MPa
a=0.95
da applicare su una muratura in Mattoni Pieni e malta di calce, con nastri di larghezza 10 cm, e spessore
0.165 mm, per cui:
fm= 2.4 MPa
fmtm=0.24 MPa
FC=1.35
Se si prevede un rinforzo a pressoflessione, i nastri saranno verticali; per il taglio, si disporranno invece
parallelamente ai letti di malta: considerando una larghezza tipica di un mattone di circa 25 cm, ed
un'altezza di circa 5 cm, si ottiene, seguendo lo schema seguente, il valore di Kb:

da cui:
kb

3 100 / 250
2.6

1.36 (per i rinforzi a pressoflessione);


1 100 / 250
1.4

kb

3 100 / 110
2.1

1.11 (per i rinforzi a taglio);


1 100 / 110
1.9

Trattandosi di muratura in laterizio, vale KG0.093mm.


L'energia di frattura nei due casi vale:
F 1.36 0.093 2.4 0.24 0.095

(Fd=0.095/FC=0.095/1.35=0.0703)

F 1.11 0.093 2.4 0.24 0.078

(Fd=0.095/FC=0.078/1.35=0.0577)

Quindi, possibile ricavare le massime forze sopportabili (oltre le quali si ha il distacco):

f fdd

1
2 230000 0.0703

368.92 MPa
1.2
0.165

f fdd

1
2 230000 0.0577

334.22 MPa
1.2
0.165

La deformazione che ne segue vale quindi (supponendo a favore di sicurezza =1):

1 368.92
0.00160
230000
1 334.22

0.00145
230000

fdd

fdd

Se si riprende il valore originario della deformazione di rottura, si pu effettivamente notare che fk un


valore molto pi grande (fk=0.0175, ovvero gi un ordine di grandezza superiore); questo conferma che il
comportamento della realt, dove in effetti il composito per arrivare 'a rottura' subisce una deformazione
pi grande rispetto a quella che si ha invece per il distacco dal supporto; ne consegue quindi anche che la
forza per staccare il composito dal supporto minore della massima forza che porterebbe le fibre a rottura.
Inoltre, coerentemente con quanto ci si aspetta la deformazione di distacco per taglio (meccanismo fragile)
minore di quella per pressoflessione.
In genere quando sono presenti meccanismi di ancoraggio (ad es. fiocchi di fibre, o barre passanti tra le due
facce della parete rinforzata), si pu ritenere che il meccanismo di collasso sia per 'rottura a trazione' del
rinforzo; mentre se non sono presenti dispositivi di ancoraggio (o in modo equivalente non possibile
disporre di un'adeguata lunghezza di ancoraggio), coerente considerare che il rinforzo vada al collasso per
'delaminazione dal supporto', ed in questo caso si utilizzer la deformazione di 'distacco', come sopra
espressa.
Il paragrafo 10.3.2 delle norme DT200 fornisce indicazioni anche sulla 'Lunghezza di ancoraggio ottimale'
da dover rispettare se si dovessero prevedere dei sistemi di ancoraggio. Tale dimensione espressa sulla
base di un legame b s rigido softening, ed indica la lunghezza led:

dove:

Per l'esempio indicato, si avrebbe:


2 0.0703
0.351 MPa (considerando l'Energia di frattura nel caso di Pressoflessione);
0.40
2 0.0577

0.288 MPa (considerando l'Energia di frattura nel caso di Taglio).


0.40

f bd

f bd

da cui segue che:

led

1
2 230000 0.165 0.0703

217.78 mm (per i nastri a pressoflessione)


1.5 0.351
2

led

1
2 230000 0.165 0.0577

240.52 mm (per i nastri a taglio)


1.5 0.288
2

3.10.10.3. CAM
I parametri descrittivi del sistema di rinforzo CAM sono illustrati nella documentazione originale EdilCAM.
Acciaio: modello elastico-perfettamente plastico
Per i nastri, si considerano tre possibili tipologie:
- standard: unica tipologia di nastro sia orizzontale che vetrticale con possibilit di modulare in maniera
diversificata il numero di nastri in sovrapposizione ed il passo della maglia tra nastri orizzontali e verticali
- migliorato duttile: per la sostituzione dei nastri orizzontali convenzionali con una tipologia a maggiori
prestazioni (rinforzo a taglio)
- ad alte prestazioni di resistenza elastico: utilizzato come nastro verticale per il rafforzamento
concentrato agli spigoli
Per ognuna delle tre tipologie sono forniti i seguenti parametri:
fyk, fyd, ud, yd, sezione singolo nastro (mm): spessore, larghezza, raggio curvatura spigoli
Per maschi murari rinforzati con sistema CAM:
possibile considerare per effetto del confinamento l'incremento di deformazione ultima e/o l'incremento
di resistenza ultima.
In genere la scelta migliore mantenere attivi entrambi i check, in quanto in tal modo si considerer che,
per effetto proprio del confinamento, l'intervento migliori sia la resistenza ultima, che la deformazione
ultima della Muratura.

3.10.10.4. RETICOLATUS
Il sistema Reticolatus prevede l'utilizzo di trefoli in acciaio ad alta resistenza.
Il corrispondente modello elastico-lineare fino a rottura.
I parametri descrittivi del sistema sono i seguenti:
fyd (N/mm2), tensione di calcolo per trazione;
Es= modulo di elasticit del materiale di rinforzo;
Sezione del trefolo, in (mm2).

3.11. ELABORAZIONI

Il gruppo Elaborazioni della scheda Struttura consente l'elaborazione dei Domini di Resistenza,
indipentemente dall'esecuzione dell'analisi, e il controllo dei dati (Check-up).

3.11.1. DOMINI DI RESISTENZA; STRUTTURE ARMATE


In questo paragrafo vengono illustrate le procedure operative di PCM per la generazione dei Domini di
Resistenza, per strutture armate e in muratura ordinaria con comportamento parabola-rettangolo.
Nell'ambito delle strutture armate viene inserita la casistica delle strutture miste muratura-c.a., dove
elementi in conglomerato cementizio armato affiancano pareti in muratura ordinaria.

3.11.1.1. STRUTTURE MISTE


Le Strutture Miste (7.8.4) possono essere classificate in due gruppi distinti:
(1) la struttura di diversa tecnologia, ad es. c.a., utilizzata nella sopraelevazione, mentre ai piani inferiori la
struttura di tipo murario;
(2) le strutture in muratura ed in c.a. sono contemporaneamente presenti almeno in un dato piano
dell'edificio.
Nel caso (1), in 7.8.4 la Normativa consente l'utilizzo dell'analisi lineare dinamica modale, svolgendo le
verifiche caratteristiche delle singole tecnologie.
Il caso (2) deve essere oggetto di maggior approfondimento, in quanto 7.8.4 vieta l'analisi lineare nel caso
che le strutture di diversa tecnologia siano considerate collaboranti ai fini della capacit antisismica
dell'edificio.
Si possono quindi evidenziare i seguenti percorsi operativi.
(2.a) NON si considera la collaborazione del c.a.:
la resistenza sismica viene affidata alla sola muratura
Controllo a priori (preliminare).
Questa scelta presuppone che l'effetto degli elementi in c.a. sulla struttura sia favorevole al comportamento
sismico (C8.7.3): ad esempio, si eseguir un'analisi modale con elementi in c.a. internamente incastrati (e
quindi con rigidezze che collaborano con quelle murarie) e con elementi in c.a. 'svincolati' a biella in modo
da constatare che non vi sono variazioni significative nei modi di vibrare (p. es. un pilastro in c.a. robusto ed
eccentrico che induce torsioni significative). Se i modi di vibrare sono simili, i pilastri 'aiuteranno' di fatto le
murature.
(2.a.1) ANALISI NON LINEARE
I pilastri in c.a. sono schematizzati come 'bielle'. Le azioni flessionali e taglianti vengono cos escluse a
priori. Nei pilastri esiste comunque lo sforzo normale N: ai passi della pushover sarebbe opportuno
verificare che N sia inferiore a Nu.
(2.a.2) ANALISI LINEARE
Analogo alla non lineare.
Le analisi seguono di fatto lo stesso percorso degli edifici in sola muratura.

(2.b) SI CONSIDERA LA COLLABORAZIONE DEL C.A.


ma non si eseguono verifiche specifiche per c.a. ai passi dell'analisi pushover
Pilastri e travi sono schematizzati normalmente come aste internamente incastrate: in generale, negli
elementi in c.a. saranno quindi presenti tutte le caratteristiche di sollecitazione.
(2.b.1) ANALISI NON LINEARE
Ai passi della pushover non si esegue alcun controllo sugli elementi in c.a.: n di resistenza (momento e
taglio in pilastri e travi, nodi), n di deformazione (rotazione cerniera plastica dopo il raggiungimento della
resistenza a momento). Affinch i controlli non siano eseguiti, in PCM sufficiente che non sia attivata la
propriet 'Verifica' relativa ad ogni elemento in c.a.
Controllo a posteriori: in corrispondenza del 'taglio globale' massimo (punto che non sempre coincide con
SLV: non coincide quando SLV si manifesta con un degrado del diagramma) si deve accertare che in nessun
caso sia stata superata la resistenza a momento (M <= Msnerv) e a taglio nei pilastri e nelle travi, e la
resistenza nei nodi. Solo in tal modo si accerta che l'analisi senza controlli negli elementi in c.a. stata
corretta.
(i) Se il controllo soddisfatto: l'analisi corretta.
(ii) Se non soddisfatto: a favore di sicurezza, si potr porre come limite massimo la forza corrisponde al
passo dove si manifesta la prima crisi di resistenza. Successivamente, si riesegue l'analisi con controllo di
forza massima, ed eseguita l'analisi si dovr constatare che il controllo a posteriori ora soddisfatto.
Eseguito il controllo a posteriori, si arriva quindi ad una curva pienamente accettabile (anche se nel corso
dei passi non sono state effettuati controlli di verifica sugli elementi in c.a.).
Durante quest'analisi non lineare, non necessaria alcuna valutazione sulla duttilit degli elementi in c.a. In
altre parole, non si prende in considerazione la formazione delle cerniere plastiche, che avviene
necessariamente DOPO il raggiungimento della resistenza a (presso)flessione, e nel controllo a posteriori si
dovuto assicurare che tale resistenza non sia raggiunta.
(2.b.2) ANALISI LINEARE
Dal punto di vista dell'analisi globale, essa vietata dalla Normativa (7.8.4, C8.7.3). Non potr quindi
essere seguita come metodo con cui verificare a pressoflessione e a taglio gli elementi portanti murari e in
c.a.
L'analisi lineare per necessaria, dopo l'analisi non lineare, per le verifiche murarie ortogonali e per le
fondazioni, cio ai fini delle verifiche che non vengono eseguite in pushover.
Dal punto di vista operativo, tutta analoga a quanto illustrato per la non lineare; per le sollecitazioni si far
riferimento a quelle corrispondenti a SLV.
Il limite della procedura (b) consiste nel dover eseguire un controllo a posteriori che pu essere oneroso,
specie in presenza di molti elementi portanti in c.a.; inoltre, si comunque costretti a considerare curve
pushover limitate agli stati di sollecitazione che non producono plasticizzazioni negli elementi in c.a.
Considerando la verifica degli elementi in c.a. attraverso i domini di resistenza, PCM supera questa
limitazione.

(2.c) SI CONSIDERA LA COLLABORAZIONE DEL C.A. E SI ESEGUONO VERIFICHE


C.A. ai passi dell'analisi pushover

SPECIFICHE PER

(2.c.1) ANALISI NON LINEARE


Pilastri e travi sono schematizzati normalmente come aste internamente incastrate: in generale, negli
elementi in c.a. saranno quindi presenti tutte le caratteristiche di sollecitazione.
Ai passi della pushover si eseguono i controlli sugli elementi in c.a., relativi alla resistenza a: momento (per
pressoflessione deviata, pressoflessione o flessione semplice, a seconda dei casi) e taglio nei pilastri e nelle
travi.
La crisi a pressoflessione della sezione in c.a. pu avvenire a lato armatura (crisi con snervamento
dell'acciaio) o a lato calcestruzzo (crisi per compressione). Quando si verifica il superamento del momento
di snervamento senza crisi a compressione (Msnerv < Mu), si ha una crisi duttile: insorge la cerniera plastica,
e in PCM, similmente alla muratura, si predispone lo svincolamento a cerniera dell'elemento interessato. Ad
ogni passo, vengono registrate le rotazioni elastica (al momento dello snervamento) e plastica (rotazione
complessiva dopo lo snervamento, al netto della rotazione elastica), con controllo del superamento della
rotazione massima consentita per la cerniera. Se la sottocurva corrente termina per tale superamento,
l'analisi riparte dall'inizio con la sottocurva successiva, con tale elemento completamente svincolato (biella);
se invece la sottocurva corrente termina a causa di altri elementi (p. es. collassi murari), la sottocurva
successiva inizier con l'asta (trave o pilastro) parzialmente degradata, definendo una molla di torsione la
cui costante determinata dal momento registrato al termine della sottocurva e dalla corrispondente
rotazione plastica; questa procedura del tutto analoga al comportamento delle pareti murarie
pressoinflesse.
Se la sezione in c.a. manifesta invece crisi per calcestruzzo (ci pu accadere con sforzi normali elevati), la
crisi fragile: l'asta diventa subito una biella, ed necessario interrompere la sottocurva corrente per
ripartire con la sottocurva successiva dove l'asta fin dall'inizio degradata a biella.
Analogamente, il superamento del taglio resistente genera una crisi fragile: anche in questo caso, l'asta
diventa una biella e si riparte con la sottocurva successiva.
Le aste in c.a. che hanno subito un collasso a pressoflessione di tipo fragile vengono svincolate anche per
dilatazione assiale, in modo che nelle sottocurve successive non possano in alcun caso sostenere sforzi
normali. Questo comporter, in generale, l'insorgenza di labilit locali che provocheranno la fine della curva
pushover, come del resto deve essere in corrispondenza della fragilizzazione di un pilastro in c.a.
Se invece l'elemento in c.a. ha crisi duttile, si suppone che possa sostenere ancora lo sforzo normale, anche
quando degradato a biella.
L'analisi non lineare viene quindi svolta nel completo rispetto di 7.8.4, dove si afferma che "nel caso in cui
si ritenesse necessario considerare la collaborazione delle pareti in muratura e dei sistemi di diversa
tecnologia nella resistenza al sisma, quest'ultima [cio la struttura di diversa tecnologia] deve essere
verificata utilizzando i metodo di analisi non lineare".
Per quanto riguarda le verifiche di resistenza dei Nodi non confinati, secondo 7.4.4.3 e C8.7.2.5, devono
essere eseguite solo per CD "A". L'edificio in muratura misto in generale viene rivisto come struttura a basse
duttilit ("CD B") e pertanto tali verifiche possono essere considerate superflue (non lo sarebbero
certamente in un edificio esistente interamente in c.a.). Nell'ipotesi che le verifiche di resistenza dei Nodi

non confinati vadano eseguite, esse possono essere eseguite non ai passi della pushover, ma come
controllo a posteriori. PCM non esegue automaticamente verifiche di resistenza dei nodi non confinati. Per
tenerne conto in un controllo a posteriori, in corrispondenza del 'taglio globale' massimo (punto che non
sempre coincide con SLV: non coincide quando SLV si manifesta con un degrado del diagramma) si deve
accertare che in nessun caso sia stata superata la resistenza dei Nodi non confinati, per convalidare l'analisi
effettuata.
(i) Se il controllo soddisfatto: l'analisi corretta.
(ii) Se non soddisfatto: si pone come limite massimo di 'taglio globale' un taglio inferiore al taglio
massimo gi registrato. L'analisi viene rieseguita, e la curva ottenuta viene definitivamente 'accettata'.
Per quanto riguarda la verifica complessiva di sicurezza dell'edificio, SLD e SLV globali seguono
normalmente la definizione corrispondente all'edificio in muratura (=vengono cio calcolati a posteriori
sulla curva complessiva), dal momento che l'ipotesi di lavoro una struttura mista muratura-c.a.
(2.c.2) ANALISI LINEARE
Analogo al caso (2.b.2).

3.11.1.2. MODELLI DI COMPORTAMENTO PER IL C.A.


AEDES ha commissionato al Prof. Spacone e all'Ing. Camata, Universit di Chieti-Pescara, una Ricerca
finalizzata alla definizione dei corretti criteri di modellazione delle cerniere plastiche per l'implementazione
nel software PCM.
La Ricerca descritta nella documentazione accessibile dalla scheda Supporto, Ricerca; in questo
documento sono riportati tutti i dettagli della procedura utilizzata come riferimento per PCM.
I contenuti di tali ricerca sono confluiti negli algoritmi di PCM relativi alle strutture in c.a., unitamente alla
modalit di generazione e gestione dei domini di resistenza N-M secondo i risultati di un'apposita ricerca
svolta da AEDES. Quest'ultima stata finalizzata a ricavare, dallo studio dei domini di resistenza, il maggior
numero di informazioni: ad esempio, per ogni stato di sollecitazione viene determinato dello stato di
tensione e di deformazione della sezione, nonch la zona reagente; vengono inoltre compiutamente
definite la frontiera ultima, la frontiera di snervamento e quella di parzializzazione.
Rispetto ai contenuti della Ricerca sulle cerniere plastiche, gli algoritmi implementati in PCM hanno
apportato le seguenti varianti di dettaglio.
1. Si ipotizza che la cerniera plastica a pressoflessione, con rottura duttile, si comporti in modo
elastoplastico, evitando cos l'incrudimento (in pratica, si pone il momento ultimo Mu uguale a al momento
di snervamento Msnerv), ottenendo cos una completa analogia con la plasticizzazione a pressoflessione
delle pareti murarie.
2. Il momento di snervamento viene calcolato in modo 'esatto' come momento ultimo di una sezione in cui
la deformazione massima dell'armatura posta uguale alla deformazione di snervamento; la curva di
snervamento viene rappresentata nel dominio di resistenza insieme alla curva del momento ultimo.
3. Per considerare la pressoflessione deviata, si utilizza il criterio di resistenza di Bresler, cos come indicato
nella Ricerca, integrato dal controllo che l'esponente sia sempre <=1.5 (tale valore permette di considerare
anche sforzi normali di trazione).

3.11.1.3. MODALIT OPERATIVE PER ELEMENTI ARMATI


La verifica a pressoflessione degli elementi in c.a. viene svolta seguendo i punti 4.1.2.1, 7.4.4 del D.M.
14.1.2008.
La legge di comportamento del calcestruzzo assunta di tipo parabolico-rettangolare (4.1.2.1.2.2, Fig.
4.1.1(a)), mentre per l'acciaio si adotta la legge elastica-perfettamente plastica (4.1.2.1.2.3, Fig. 4.1.2(b)). La
deformazione ultima dell'acciaio, teoricamente indefinita, viene fissata dal valore scelto in input: la
deformazione uk dell'acciaio di classe C vale 0.075 (75 per mille); seguendo quanto indicato in EC2
(3.2.7(2)), la massima deformazione di progetto dell'acciaio pu essere assunta pari a: ud = 0.9 uk = 0.0675
(67.5 per mille) (le verifiche a stato limite ultimo del c.a. vengono spesso eseguite adottando come
deformazione ultima 10 per mille; i momenti resistenti, tuttavia, non si modificano significativamente in
dipendenza dalla deformazione ultima scelta). I valori di resistenza dell'acciaio e del calcestruzzo sono
specificati nei Parametri di Calcolo. Il fattore parziale di sicurezza per l'acciaio S assunto pari a 1.15.
Per gli elementi verticali (pareti e pilastri) viene eseguita la verifica a pressoflessione deviata, tenendo
conto delle sollecitazioni flessionali in entrambi i piani locali xy e xz. La sezione armata secondo i dati
specificati in input. Nel caso di strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di armatura stimati o rilevati;
nel caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi in c.a. il rispetto delle armature
minime di regolamento e delle eventuali condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le indicazioni
normative, deve essere assicurato a priori. PCM esegue le verifiche di sicurezza utilizzando le armature in
input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo, indipendentemente dai controlli sulla conformit alla
Normativa delle armature adottate.
La verifica a pressoflessione deviata viene svolta costruendo separatamente i domini di resistenza nei due
piani di flessione tra loro ortogonali xy (cui corrisponde il momento Mz) e xz (cui corrisponde My), e
calcolando in ognuno dei due casi il momento resistente MRd in base allo sforzo normale N. Nel caso in cui
la sezione giunga a rottura per dilatazione dell'acciaio, il momento resistente viene identificato con il
momento di snervamento (generalmente di poco inferiore al momento ultimo), momento a cui corrisponde
la prima plasticizzazione dell'armatura; negli altri campi di comportamento (rottura per compressione del
calcestruzzo) il momento resistente coincide con il momento ultimo.
Calcolati MRyd e MRzd, la verifica di sicurezza della sezione viene condotta con la formulazione (4.1.10)
(4.1.2.1.2.4):
(My / MRyd) + (My / MRyd) <= 1
adottando il criterio di resistenza di Bresler. Secondo tale criterio: =log(0.5)/log, dove risulta funzione
dello sforzo normale, della percentuale di armatura della sezione e delle caratteristiche meccaniche dei
materiali. Definita la percentuale meccanica delle armature della sezione e lo sforzo assiale normalizzato
come:
= As,tot * fyd / (b h fcd), = P / (0.85 b h fcd)
il valore di viene calcolato mediante la seguente relazione:
(,) = max { 0.5 + 0.5/(1+) * |-0.4|; 0.5 + 0.05*(1.4-)}
da cui si ricava infine . Seguendo le indicazioni di Bresler (secondo cui deve essere compreso fra 1.15 e
1.55) e di altri Autori (Ghersi, che propone un valore invariante: =1.5, sia per sforzi normali di
compressione che di trazione), PCM controlla in ogni caso che sia >=1 (valore cautelativo indicato anche
in 4.1.2.1.2.4) e non superiore a 1.5.

La quantit [ (My / MRyd) + (My / MRyd) ] assume valori <= 1 quando la verifica soddisfatta: il reciproco
pu essere rivisto come coefficiente di sicurezza nella forma tradizionale (verifica soddisfatta quando il
coefficiente >=1).
Per gli elementi orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a pressoflessione
semplice (M=My) nel piano locale xz, costruendo il dominio di resistenza N-M in base ai dati specificati in
input. Le verifiche vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce deformabile (per eseguire verifiche
di resistenza in mezzeria o in altre sezioni intermedie poste lungo la luce della trave, necessario che in fase
di modellazione l'elemento sia stato suddiviso in pi tratti inserendo nodi aggiuntivi in corrispondenza delle
sezioni intermedie considerate; in tal modo tutte le verifiche sono comunque ricondotte alle estremit di
ogni singolo tratto di trave). Il coefficiente di sicurezza direttamente esprimibile dalla relazione: (MRd / M).
Per le travi di fondazione, la sollecitazione di progetto viene amplificata con il coefficiente Rd=1.1 (7.2.5);
viene fatto riferimento alla classe di duttilit B (CD "B"), in quanto le strutture in muratura sono
generalmente molto rigide e limitatamente dissipative, e di conseguenza inducono a dover progettare le
parti in calcestruzzo armato in CD "B".
Ancora per le travi di fondazione, necessario che esse permangano in fase elastica (7.2.5). Per ogni
sollecitazione di progetto, PCM identifica il corrispondente punto nel dominio di resistenza (generalmente,
per le travi di fondazione lo sforzo normale nullo e la verifica viene quindi svolta a flessione semplice; il
punto di sollecitazione si trova in tal caso lungo l'asse N=0 nel dominio N-M); per tale sollecitazione
vengono calcolate le massime deformazioni del calcestruzzo (C) e dell'acciaio (S). Affinch la trave resti in
campo elastico, deve quindi essere: C<=C2, S<=Sy (in tal modo, il materiale non entra nel tratto
orizzontale corrispondente al campo perfettamente plastico). E' quindi possibile definire i due
corrispondenti coefficienti di sicurezza: (C2/C) e (Sy/S); il minimo fra i due assunto come coefficiente di
sicurezza della trave di fondazione. In corrispondenza di SLV, la verifica di sicurezza delle travi di fondazione
soddisfa la richiesta di verifica a SLU di tipo strutturale (STR) (6.4.2.1).
Un ulteriore coefficiente di sicurezza per gli elementi pressoinflessi dato dalla limitazione dello sforzo
normale di compressione (7.4.4.2.2.1). Considerando la classe di duttilit "B", la limitazione da applicare alla
sollecitazione di sforzo normale pari al 65% della resistenza massima a compressione della sezione di solo
calcestruzzo.
Per quanto riguarda la verifica a taglio, per gli elementi verticali (pareti e pilastri) essa viene eseguita
considerando separatamente i due piani locali di sollecitazione xy (taglio Vy) e xz (taglio Vz). Per gli elementi
orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a taglio nel piano locale xz (Vz).
Le verifiche a taglio vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce deformabile.
La staffatura supposta uguale nelle due sezioni di estremit (in caso di differenza, si sar fatto riferimento
alla staffatura minore). Nel caso di strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di armatura stimati o
rilevati; nel caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi in c.a. il rispetto delle
armature minime di regolamento e delle eventuali condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le
indicazioni normative, deve essere assicurato a priori. PCM esegue le verifiche di sicurezza utilizzando le
armature in input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo, indipendentemente dai controlli sulla conformit
alla Normativa delle armature adottate.
La resistenza a taglio viene espressa sulla base della schematizzazione a traliccio (4.1.2.1.3.2); gli elementi
resistenti dell'ideale traliccio sono: le armature trasversali (di area ASw ,interasse 's' fra due armature
trasversali consecutive, e inclinazione rispetto all'asse della trave; nel caso delle staffe: =90), le armature
longitudinali, il corrente compresso di calcestruzzo, e i puntoni d'anima inclinati (caratterizzati

dall'inclinazione rispetto all'asse della trave). L'inclinazione deve rispettare i seguenti limiti: 1 cotg
2.5.
Per la verifica di resistenza si pu adottare il criterio di uguaglianza della resistenza di calcolo a "taglio
trazione" con quella a "taglio compressione", corrispondente a ipotizzare il cedimento simultaneo delle
bielle di calcestruzzo e dell'armatura a taglio: si uguagliano i secondi membri delle espressioni VRSd (4.1.18) e
VRCd (4.1.19):
0.9 d (ASw/s) fyd * (cotg + cotg ) * sin = 0.9 d bw c f'cd * (cotg + cotg ) / (1 + cotg2)
da cui, essendo sin = 1 (per le staffe) e [1/(1 + cotg2 )] = sin2, si ottiene:
(Asw fyd) / (bw s c f'cd) = sin2
relazione da cui si ottiene ; segue il controllo su cotg . A questo punto il taglio resistente si pu calcolare
equivalentemente con l'espressione di VRSd o di VRCd; si ha:
VRd = VRSd = 0.9 d (ASw/s) fyd * cotg . La verifica di resistenza soddisfatta quando risulta VEd < VRd.
I domini di resistenza N-M.
I domini di resistenza N-M prodotti da PCM possono essere utilizzati per le verifiche lineari e non lineari. In
caso di analisi lineare, nel dominio di una data sezione vengono riportati i punti di sollecitazione relativi agli
stati esaminati per tale sezione nell'ambito dell'analisi. Con riferimento ad un elemento strutturale, p. es. un
pilastro, gli stati di sollecitazione si riferiscono alla sezione di base e a quella di sommit.
In caso di analisi non lineare, i punti di sollecitazione rappresentano i successivi stati esaminati durante
l'analisi incrementale. E' quindi particolarmente interessante vedere, ad esempio, come il punto di
sollecitazione a partire da una posizione interna iniziale si avvicina progressivamente alla frontiera: ci
corrisponde all'aumento progressivo del momento flettente (corrispondente all'aumento del taglio sismico).
Dalla visualizzazione dei punti si evince anche la variazione (eventuale) dello sforzo normale agente durante
l'analisi incrementale.
Il dominio suddiviso per colorazione nei campi di comportamento individuati da sforzi normali notevoli,
calcolati in base alle caratteristiche dell'acciaio e del calcestruzzo. Tali sforzi normali si indicano con i
simboli: N1, N2A, N2B, N3, N4A, N4B, N5, Nmax, come descritto nelle immagini alle pagine seguenti (per la
muratura ordinaria: N1=0, N5, Nmax).
PCM consente la generazione dei domini di resistenza indipendentemente dall'analisi attraverso il comando
apposito della scheda Struttura (gruppo Elaborazioni); all'inizio di ogni esecuzione dell'analisi, i domini
vengono comunque rigenerati in modo da assicurare coerenza con i dati eventualmente modificati.
I domini vengono generati per i seguenti elementi:
- pareti in muratura ordinaria (maschi murari): se si scelta la legge di comportamento a pressoflessione
parabolico-rettangolare invece di stress-block (cfr. Parametri di Calcolo),
oppure se la parete consolidata con sistema CAM;
- fasce in muratura (strisce / sottofinestra) appartenenti ad un edificio in muratura armata:
se sono non nulle entrambe le armature As,xy (estradosso) e As,xz (intradosso);
- fasce in muratura ordinaria (strisce / sottofinestra):
se si scelta la legge di comportamento a pressoflessione parabolico-rettangolare invece di stress-block,
oppure se la fascia consolidata con sistema CAM;
oppure se si specificata un'armatura in grado di assicurare resistenza a trazione in intradosso (As,xz) e/o in
estradosso (As,xy). In presenza di elementi resistenti a trazione, le relazioni presenti in 7.8.5 vengono
sostituite dall'elaborazione del dominio di resistenza;

Alle fasce in muratura si applica la limitazione in 7.8.2.2.4 sul massimo della trazione, che deve essere pari a
(0.4 fhd ht) (tale limitazione non viene considerata in caso di rinforzo CAM). Poich fhd assume valori diversi a
seconda dell'analisi (dal tipo di analisi dipende il coefficiente parziale di sicurezza M che condiziona la
resistenza di progetto), per ottenere comunque un correttivo sempre valido per la sezione, si fa riferimento
al valore di fhd pi sfavorevole. Nel caso che la limitazione non sia soddisfatta, l'armatura viene
adeguatamente ridefinita;
- pareti in muratura armata:
se stata definita l'armatura almeno nel piano di flessione complanare;
- elementi verticali in c.a.:
se stata definita l'armatura in entrambi i piani di flessione locali xy e xz; la verifica per elementi verticali in
c.a. condotta in pressoflessione deviata e richiede quindi l'analisi della sezione nei due piani di
sollecitazione (per le pareti in muratura, invece, le verifiche a pressoflessione complanare e a pressoflessione
ortogonale sono disaccoppiate, cio vengono eseguite separatamente);
- elementi orizzontali in c.a. (travi in elevazione e di fondazione):
se stata definita l'armatura nel piano di flessione principale (complanare = xz).
Nel caso che nessun elemento si trovi in una di queste condizioni, la generazione dei domini non viene
effettuata.
Nella versione corrente di PCM il dominio N-M viene generato solo per elementi aventi sezione
rettangolare.
Noto il dominio di resistenza della sezione di un dato elemento strutturale, la verifica di resistenza (in analisi
lineare o non lineare) per una coppia di sollecitazione (Nsd, Msd) viene condotta determinando anzitutto in
quale campo ricade Nsd; quindi, utilizzando la relazione non lineare campo, si trova la posizione dell'asse
neutro corrispondente alla configurazione di rottura; noto , si calcola il momento ultimo (momento
resistente) Mrd corrispondente: a questo punto, si confronta Msd con Mrd (verifica di sicurezza).
Se la verifica soddisfatta (Msd<=Mrd): in caso di analisi lineare, la verifica definitivamente soddisfatta; in
caso di analisi non lineare (pushover), la verifica soddisfatta al passo corrente. Al passo incrementale
successivo verr nuovamente eseguita.
Se la verifica non soddisfatta (Msd>Mrd): in caso di analisi lineare, la verifica definitivamente non
soddisfatta; in caso di analisi non lineare (pushover), nell'elemento beam (rappresentativo dell'elemento
strutturale) del 'Telaio equivalente' si forma la cerniera plastica a pressoflessione; l'analisi proseguir e ai
passi successivi tenendo conto del degrado di rigidezza, con diverso comportamento a seconda del tipo di
rottura duttile (per armatura) o fragile (per calcestruzzo) (ovviamente, oltre alla pressoflessione, il
comportamento ad un generico passo dell'analisi non lineare condizionato anche dalla verifica a taglio).
Oltre a Mrd, l'algoritmo implementato in PCM calcola il momento di snervamento, che nel caso di rottura
duttile (lato armature) l'effettivo momento resistente utilizzato nella verifica (in analisi non lineare, il
momento di snervamento segna la formazione della cerniera plastica). Vengono inoltre determinati il
momento di parzializzazione corrispondente a Nsd, nonch le deformazioni e la zona reagente determinate
dalla coppia di sollecitazione Nsd,Msd: la posizione dell'asse neutro corrispondente a Msd definisce la zona
reagente (nel caso di elementi murari con legge parabolico-rettangolare, cos possibile condurre la verifica
a taglio per scorrimento sulla reale zona reagente corrispondente alla pressoflessione applicata sulla
sezione insieme al taglio). Le deformazioni corrispondenti a (Nsd,Msd) consentono anche il controllo del
mantenimento della sezione in campo 'elastico', richiesto dalla verifica delle travi di fondazione.
Come vengono definite le armature in PCM.

I campi della finestra delle propriet dedicati alle armature sono i seguenti:
Per elementi verticali:
As,xz/intr., Copriferro,xz: armatura nel piano di flessione locale xz, che per gli elementi verticali sempre il
piano complanare, e corrispondente copriferro. L'armatura simmetrica (identica ai due estremi della
parete); il valore specificato corrisponde a uno dei due lati estremi.
As,xy/estr., Copriferro,xy: armatura nel piano di flessione locale xy, che per gli elementi verticali sempre
il piano ortogonale, e corrispondente copriferro. L'armatura simmetrica (identica ai due estremi della
parete); il valore specificato corrisponde a uno dei due lati estremi.

Esempio:
Pilastro in c.a. di dimensioni 30x80: si supponga che questo elemento sia armato con 3 12 sui lati corti
(quelli da 30cm), e 5 12 sui lati lunghi (80cm), cfr. immagine seguente:

Come anticipato sopra, il piano XZ sempre il piano complanare (corrispondente ai lati di maggiore
sviluppo dell'elemento), mentre il piano XY sempre quello ortogonale (corrispondente ai lati di minore
sviluppo). Visionando gli assi locali (pulsante F4 da tastiera), si pu quindi avere conferma del fatto che in
corrispondenza dell'armatura As xz bisogna inserire l'area dei 5 ferri Fi 12 (ovvero 565 mm2; bisogna inserire
l'area di un solo lato lungo, per simmetria la stessa area si considera presente anche sull'altro lato lungo
parallelo), mentre in corrispondenza dell'armatura As xy bisogna inserire l'area dei 3 ferri 12 (ovvero 339
mm2; bisogna inserire l'area di un solo lato corto, per simmetria la stessa area si considera presente anche
sull'altro lato corto parallelo).

Per elementi orizzontali (fasce, travi):


As,estr., Copriferro estr.: armatura in estradosso, e corrispondente copriferro. Nel caso delle fasce, la
geometria della fascia pu comprendere l'architrave impostata sulla sottostante apertura ed il cordolo di
piano; l'armatura As,xy pu quindi avere il significato delle barre del cordolo, ed il copriferro si riferisce al
baricentro di tale barre.
Nel caso delle travi, rappresenta l'armatura del lato superiore.
As,intr., Copriferro intr.: armatura in intradosso, e corrispondente copriferro. Nel caso delle fasce, la
geometria della fascia pu comprendere l'architrave impostata sulla sottostante apertura ed il cordolo di
piano; l'armatura As,xz pu quindi avere il significato delle barre dell'architrave, ed il copriferro si riferisce al
baricentro di tale barre. In caso di architrave di diverso tipo (p. es. metallica), l'armatura inserita deve
'simulare' l'elemento resistente a trazione: dovr quindi essere specificata un'armatura fittizia in grado di
rappresentare (moltiplicata per la tensione di snervamento definita in input nei Parametri di Calcolo) la
trazione sostenibile; il copriferro in tal caso pu riferirsi al baricentro dell'elemento resistente a trazione.
Si ricorda che l'inserimento di resistenza a trazione in fasce murarie ordinarie svolge un ruolo fondamentale
ai fini della verifica a pressoflessione delle fasce stesse (dal momento che la muratura in s non ha
resistenza a trazione, e le fasce sono frequentemente soggette a sforzo normale nullo).
Nel caso delle travi, rappresenta l'armatura del lato inferiore.
Armature a taglio, staffe:
Per quanto riguarda le staffe, appositi campi (Asw,xy - Asw,xz, s) consentono la specifica dell'armatura nei
due piani di flessione ed il passo. La distinzione fra Asw,xy e Asw,xz permette di specificare, per elementi
verticali, l'effettiva armatura reagente a taglio (il numero dei bracci pu essere diverso nei due piani di
flessione, specialmente in caso di pilastri a sezione rettangolare allungata, dove possono essere presenti
doppie staffe). L'armatura specificata per Asw,xy o Asw,xz si riferisce al numero dei bracci delle staffe: p. es.
per staffe #8/2 br., si ha: 101 mm2. Il passo 's' relativo alla zona di estremit dell'elemento in c.a. (zona di
appoggio, per le travi); non previsto un campo specifico per un diverso passo nella zona centrale
dell'elemento.
Esempio:
Pilastro in c.a. di dimensioni 30x80: si supponga che questo elemento sia armato con una doppia staffa di
8, cfr. immagine seguente:

Anche per le staffe valgono considerazioni analoghe all'armatura longitudinale, legate stavolta all'area di
staffe che si incontrerebbe conducendo sezioni attraverso piani paralleli ad XZ ed XY (assi locali): nel caso

(come questo) si abbia una doppia staffa, in un piano si inserir l'area di bue bracci incontrati, nel piano
opposto l'area di quattro bracci:
supponendo di avere per questo pilastro staffe con tondini 8, in corrispondenza della propriet 'Staffe Asw
xy' si dovranno porre due bracci (quindi 0.5 mm2 (area di un 8) * 2 = 100 mm2); ugualmente, in
corrispondenza della propriet 'Staffe Asw xz' si dovranno porre quattro bracci (quindi 0.5 mm2 (area di un
8) * 4 = 200 mm2), e ovviamente modificare il passo delle staffe come desiderato:

Oltre ai parametri differenziati per ogni singolo elemento, in presenza di elementi armati vengono inseriti
nei Parametri di Calcolo parametri generali (cfr. schede Muratura Armata, Calcestruzzo Armato).
Numero di domini generato per un dato elemento strutturale
Per un pilastro in c.a., il dominio viene costruito sia per il piano locale xz che per l'xy, ossia per i piani
'complanare' e 'ortogonale', come indicato nel titolo della figura del dominio stesso. Pertanto, per il pilastro
sono disponibili 2 domini, ognuno nel proprio piano: per scorrere i domini disponibili, si utilizzano i pulsanti
freccia della scheda Domini di Resistenza della barra multifunzione.
Nel caso di elementi in muratura ordinaria, i domini costruiti per la sezione di un dato elemento sono in
numero maggiore, legati al fatto che M varia a seconda dell'analisi di riferimento (lineare o non lineare,
statica o sismica) condizionando il valore di calcolo della resistenza a compressione fd. Per una data analisi,
ovviamente il dominio significativo corrisponde a quello coerente con le impostazioni dell'analisi stessa (la
non coerenza viene eventualmente evidenziata da un'apposita etichetta posta nella finestra dove
rappresentato il dominio).
La colorazione dei domini di resistenza rispetta la convenzione illustrata in figura seguente.

Poich per il pilastro viene eseguita una verifica a pressoflessione deviata, componendo i due momenti nei
due piani di flessione xy e xz, possibile che un punto di sollecitazione sia rappresentato in rosso anche se
interno al dominio correntemente visualizzato: l'effetto della verifica dovrebbe infatti essere rivisto in un
diagramma spaziale; quella che si visualizza quindi la proiezione del punto nel piano del dominio, per cui il
colore rosso della crocetta rappresentativa dello stato di sollecitazione indica che il punto fuori dal
dominio spaziale, mentre il colore verde che interno al dominio spaziale.

Si osservi che il dominio simmetrico, come per tutti gli elementi verticali (pareti, pilastri); per gli elementi
orizzontali pu invece non esserlo. Ad esempio, le travi di solaio sono armate diversamente fra intradosso
ed estradosso.
Nei domini non simmetrici importante visualizzare anche gli sforzi normali corrispondenti alle intersezioni
con l'asse N: fuori da tali valori (indicati con rette in colore rosso scuro) un punto interno al dominio pu
ancora significare verifica soddisfatta; tuttavia in analisi non lineare l'andamento crescente dei momenti
potrebbe corrispondere, in alcuni passi, a punti esterni al dominio [a parit di sforzo normale]: PCM esegue
il controllo che N non sia esterno a tali limiti (in caso contrario, la verifica non soddisfatta).
Se nel dominio i punti di sollecitazione sono allineati sulla retta verticale N=0, l'elemento strutturale (p. es.
una trave) soggetto a flessione semplice (sforzo normale nullo).
Per quanto riguarda la visualizzazione dei risultati nello schema delle pareti, la verifica a pressoflessione
degli elementi in c.a. rappresentata nell'ambito della PressoFlessione Complanare, mentre la verifica a
taglio nell'ambito del Taglio per Scorrimento.

3.11.1.4. MURATURA ORDINARIA E MURATURA CONSOLIDATA CON SISTEMA CAM


PCM consente l'esecuzione delle verifiche di sicurezza per elementi in muratura ordinaria consolidati con il
sistema CAM EdilCAM, particolarmente interessante ai fini del miglioramento strutturale delle pareti e
delle fasce nei confronti sia della resistenza a pressoflessione e a taglio, sia della deformabilit. Poich i
nastri che rivestono la muratura costituiscono armature vere e proprie, le pareti consolidate con CAM sono
sottoposte ad analisi analoga agli elementi in c.a., attraverso lo studio dei domini di resistenza a
pressoflessione. Dato il pretensionamento eseguito sui nastri metallici, i domini di resistenza devono
prevedere la possibilit che la sezione muraria sia precompressa.
Tutte le relazioni che definiscono gli sforzi normali notevoli (che suddividono i vari campi di comportamento
della sezione) e, all'interno di ogni campo, la posizione dell'asse neutro e la conseguente valutazione del
momento resistente, sono state implementate nel software tenendo conto della precompressione.
In PCM, nei domini gli sforzi normali dei punti di sollecitazione sono quelli prodotti dai carichi, senza
precompressione: quest'ultima avr determinato la traslazione verso sinistra del diagramma del dominio.
Per quanto riguarda il taglio, la precompressione consente un miglioramento della resistenza sia a
scorrimento, sia a fessurazione diagonale; il miglioramento rilevabile direttamente dai risultati delle
verifiche di sicurezza, come sar mostrato nei paragrafi seguenti.
Dal punto di vista teorico, le funzionalit di PCM dedicate al sistema CAM sono state messe a punto e
controllate insieme ai tecnici di EdilCAM.
La documentazione sul sistema CAM utilizzata come riferimento da AEDES accessibile dalla scheda
Supporto, Pubblicazioni. I contenuti di tali linee guida sono confluiti negli algoritmi di PCM, con alcune
varianti determinate dalle funzionalit che AEDES ha implementato in PCM. In particolare, il dominio della
parete rinforzata con CAM viene calcolato in PCM con la legge di comportamento parabola-rettangolo per
la muratura e elastica perfettamente plastica per l'acciaio, considerando i nastri nella loro reale posizione
geometrica.
Poich in PCM possibile gestire la definizione dei parametri mu e fmd, si potr tener conto (utilizzando le
corrispondenti formulazioni) dell'effetto di confinamento della muratura esercitato dal CAM, nei confronti
sia della deformazione sia della resistenza ultima.

Con riferimento alle propriet delle Aste, per ogni elemento rinforzato con il sistema CAM possibile
specificare: passo dei nastri, numero di avvolgimenti, pretensionamento: i tre parametri sono tutti distinti fra
nastri orizzontali e nastri verticali.
I parametri generali del sistema, relativi alle caratteristiche meccaniche dell'acciaio, alla sezione dei nastri, e
all'eventuale considerazione degli effetti di confinamento sono disponibili nella scheda dei Parametri di
Calcolo 'Muratura Armata'; parametri d'uso corrente per il sistema CAM sono i seguenti:
tensione caratteristica di snervamento del nastro (in acciaio inox): 240 N/mm2
tensione di calcolo: fyd = 228.6 N/mm2 (applicando un coefficiente S=1.05)
(si noti come la pretensione del nastro, a 200 N/mm2, come specificato nelle propriet delle Aste per tutti gli
elementi consolidati con CAM, raggiunge quasi lo snervamento);
deformazione di snervamento: sy = fyd / Es.
Da notare, nella scheda Muratura Armata dei Parametri di Calcolo, il check che consente di non considerare
il contributo dell'armatura compressa: tale la scelta normalmente effettuata con il sistema CAM, mentre
nel caso della muratura armata spesso si considera l'effetto dell'armatura compressa (nel caso del cemento
armato, invece, PCM considera per default l'armatura compressa sempre reagente).
In ogni dominio di parete rinforzata con CAM PCM mostra anche (in grigio) il corrispondente dominio della
parete non rinforzata. Ci consente un immediato confronto; anche prima di eseguire l'analisi possibile
valutare complessivamente come il CAM modifica il comportamento della parete.
I domini N-M descrivono compiutamente il comportamento a pressoflessione. Ma gli effetti del
consolidamento CAM si manifestano anche nella resistenza a taglio.
Il confronto fra i tagli resistenti a scorrimento e fessurazione diagonale per la parete rinforzata con CAM e la
parete originaria non rinforzata non sono graficizzati, in quanto vengono direttamente consultati attraverso
i risultati. Richiedendo ad esempio i risultati a fessurazione diagonale per la struttura prima e dopo il
consolidamento, si possono confrontare i tagli resistenti e le corrispondenti verifiche di sicurezza.
Ricapitolando, il consolidamento tramite CAM in PCM procede secondo i seguenti passi:
- si definiscono le caratteristiche generali del sistema CAM utilizzato (tipo di acciaio, sezioni dei nastri,
tensione di pretensionamento, ecc.);
- per ogni pannello oggetto di intervento si definisce la posizione dei nastri, attraverso il passo nelle
direzioni orizzontale e verticale, e verificando la configurazione corrispondente nel disegno dei particolari
della parete;
- attraverso i parametri generali, possibile considerare l'effetto del confinamento del muratura in termini
di mu e/o di fmd;
- ai fini della pressoflessione (complanare e ortogonale):
- per il singolo pannello, si costruisce il dominio di resistenza in assenza e in presenza di consolidamento;
nell'ambito di una data analisi, si entra nel dominio con il valore di progetto dello sforzo normale Nsd e si
determina il momento resistente, eseguendo la verifica a pressoflessione. Il risultato della verifica viene
quindi utilizzato ai fini dell'analisi globale condotta (lineare o non lineare);
- ai fini del taglio: le formulazioni contenenti gli effetti del CAM (precompressione e presenza di armatura)
determinano i tagli resistenti e quindi le corrispondenti verifiche di sicurezza.

3.11.2. CHECK-UP DATI


Le operazioni di controllo dei dati consentono l'individuazione dei principali errori di modellazione.
Le anomalie risultanti dal controllo vengono mostrate in un messaggio; possibile effettuare la selezione
degli elementi a cui corrispondono i rilevamenti effettuati. I gruppi di anomalie sono selezionabili
indipendentemente l'uno dall'altro. In questo modo, possibile focalizzare l'attenzione su specifici insiemi
di nodi e/o aste che generano anomalie.
Le segnalazioni rilevate dal Check-Up sono definite tali in quanto non necessariamente corrispondono ad
errori; un esempio, il caso della segnalazione:
Aste coincidenti con altre
a cui possono appartenere una striscia e il corrispondente sottofinestra, consistenti in due aste sovrapposte
in quanto definite tra gli stessi nodi. Non si tratta, appunto, di un errore poich le due aste sono realmente
definite dai medesimi vertici.
Le segnalazioni contrassegnate da (*) non impediscono l'analisi: non vengono infatti rilevate durante il
controllo automatico di Check-Up che viene eseguito nel corso della prima fase dell'elaborazione.
Le anomalie vengono ordinate anzitutto per tipi, e poi per elemento: in tal modo, possibile controllare
sia i gruppi di anomalie omogenee, sia i singoli elementi: nell'elenco per elemento, per ogni singolo nodo o
asta vengono indicati tutti i tipi di anomalia per esso rilevati.
Check-up Dati:
il check-up Dati costituisce un'utile funzionalit per verificare eventuali caratteristiche del modello
strutturale che potrebbero necessitare di particolari attenzioni. Nello specifico, tramite tale comando
possibile visualizzare un elenco di 'segnalazioni' caratteristiche del modello: importante sottolineare che
molte di queste sono spesso trascurabili (risultano infatti precedute da (*)), e non influiscono ne
impediscono l'esecuzione delle future analisi; altre segnalazioni, invece, sono pi 'gravi', e quindi
impediscono l'analisi, obbligando a rivedere necessariamente lo schema adottato.
Di seguito riportato un estratto delle principali segnalazioni:
-> Segnalazioni del Check-Up: elenco ordinato per tipi
[ (*) = segnalazioni che non impediscono l'analisi ]
(*) Nodi quasi coincidenti con altri:

Questa segnalazione deriva dai nodi creati nel telaio equivalente in base alla diversa suddivisione delle
pareti in fase architettonica; pu quindi capitare che, in base alla diversa suddivisione delle pareti, le 'aste'
baricentriche rappresentative siano discostate in verticale, a volte anche di poco: quando i nodi che
definiscono queste aste sono inferiori ad una distanza di 5cm, appare il messaggio indicato. E' solo una
segnalazione, che non influisce sull'analisi. Ad ogni modo, qualora l'Utente voglia creare un telaio pi
lineare, senza questi scostamenti, e quindi risolvere anche questa segnalazione del check-up dati, in fase
architettonica ha sempre a disposizione, nel gruppo 'Vista', il comando 'Struttura', cfr. ad es. immagine
seguente:

Come si pu notare dall'immagine precedente, attivando il comando struttura si pu vedere l'anteprima del
telaio che sar generato in fase strutturale, con le diverse interruzioni relative alla creazione dei link rigidi;
quindi, regolando la trasparenza/opacit degli oggetti architettonici tramite l'apposita barra di regolazione,
si pu controllare gi in ogni parte la sua struttura, e decidere quindi di variare, spostare, modificare le
pareti per poter arrivare ad un telaio diverso, pi vicino alla 'linearit' (siamo infatti ancora in fase
architettonica, ed l'anteprima del telaio contestuale alle modifiche che si desidera condurre).
(*) Aste coincidenti con altre:

Tale segnalazione pu essere relativa ad elementi strisce e sottofinestra 'coincidenti', ovvero per esempio
quando definite nell'ambito della stessa geometria deformabile dell'apertura; inevitabile quindi che tali
elementi siano 'coincidenti', se si vogliono mantenere entrambe le tipologie di elementi nell'ambito della
stessa luce deformabile (ovvero non c' altra soluzione in questi casi, tranne che si decida ad esempio di
non considerare e modellare i sottofinestra, e allora in questo caso si avrebbe solo una delle due e solo due
collegamenti con link rigidi). Dal punto di vista della matrice delle rigidezza non succede nulla perch, che
siano uno o due i link rigidi che collegano due nodi, la situazione invariata.
(*) Nodi con quota Z diversa da quella del Master cui sono riferiti:

La segnalazione di cui sopra solitamente relativa alla presenza delle falde inclinate, i cui nodi delle pareti
chiaramente sono a quota diversa dal nodo master (posizionato, in presenza di piani rigidi, in
corrispondenza dell'altezza del piano definita nella finestra 'Gestione Piani'). E' chiaro che tale altezza
stabilita dall'Utente, e va rapportata alla forma ed alla dimensione del piano con falde inclinate. Solitamente
si consiglia di inserire la quota di gronda pi alta fra le diverse altezze dei muri per considerarne un'altezza
abbastanza rapportata all'intero piano. Oppure, a favore di sicurezza, inserendo la quota massima di colmo,
e gestendo le variazioni in altezza dei maschi murari non come 'DeltaH' positivi rispetto ad una quota pi
bassa del piano, ma come 'DeltaH' negativi rispetto alla quota di colmo.
Il considerare i piani inclinati come rigidi una modellazione che in genere non conduce a grosse
approssimazioni, ma che a volte pu condurre a variazioni di cui non si pu trascurare la presenza
(specialmente in presenza di travi e puntoni inclinati); motivo per cui, in alternativa all'adozione del piano
rigido, possibile considerare il piano come deformabile, ed attivare la propriet 'Infinitamente Rigido'='Si'

per i solai inclinati: in questo modo, i singoli solai verranno irrigiditi al loro contorno con aste rigide
(quest'ultima strada di modellazione anzi una metodologia pi precisa).
(*) Aste sovrapposte con altre:

Tale segnalazione pu capitare quanto ad esempio sopra una striscia muraria insista un maschio 'in falso';
per migliorare la rappresentazione del telaio equivalente, e quindi ridurre al pi possibile il suo discostarsi
dalla struttura muraria reale, l'asta in falso non interrompe la striscia muraria in due tratti distinti, ma viene
ricollegata direttamente ai due nodi di estremit della striscia sottostante attraverso due link rigidi, che
pertanto risultano sovrapponibili alla striscia stessa. La striscia muraria infatti a tutti gli effetti riporta il carico
ai due estremi, quindi tale metodologia di modellazione corretta, in quanto il carico del maschio in falso
riportato ai lati dell'elemento striscia (rispettando l'effetto ad arco che si crea nel maschio sovrastante); la
striscia potrebbe quindi essere caricata solo dai carichi del solaio intermedio (oltre che chiaramente dal
peso proprio): tipicamente l'effetto ad arco si presenta per anche sul carico da solaio, quindi per questo
che per default stato scelto di considerarlo attivo per le strisce murarie.
(*) Maschi murari senza Zona Rigida complanare (xz) superiore:

La segnalazione di cui sopra, informa sulla presenza di maschi murari non aventi zona rigida complanare in
quanto non presentano aperture contigue, quindi elementi striscia e/o sottofinestra in corrispondenza dei
quali si creerebbero naturalmente le zone rigide complanari. Anche in questo caso, questa una
segnalazione, e deriva dalla modellazione architettonica. L'Utente ha comunque libert di poter selezionare
tali aste, ed inserire dei tratti rigidi complanari nelle propriet dell'asta del modello strutturale; in alcuni casi
infatti pu capitare di dover 'aggiustare' la modellazione intervenendo sui tratti rigidi per voler modificare il
centro delle rigidezze, che in alcuni casi potrebbe essere spostato rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare
considerando l'insieme delle pareti e delle bucature presenti.
(*) Elementi verticali infinitamente rigidi:

Solitamente si tratta di link rigidi che ricollegano le aste di piano definite a quota sfalsata: infatti, elementi
architettonici (muri o travi), variamente disposti in altezza, ed inseriti allo stesso piano, devono
necessariamente essere ricollegati, ed a questo servono i link rigidi creati; quindi in generale una
segnalazione che si pu trascurare, ad ogni modo l'Utente ha sempre la libert di poter variamente
svincolare le aste rigide come ritiene pi opportuno.
Nodi con spost. w (sZ) libero e collegato solo superiormente:

La segnalazione di cui sopra invece una segnalazione che impedisce la prosecuzione dell'analisi, quindi
necessario individuare i nodi interessati, e poi agire modificando il modello architettonico per risolvere la
problematica.
Solitamente tale segnalazione riferita ai nodi di base di aste che non presentano continuit strutturale
sottostante, ovvero a degli elementi 'in falso', ad esempio perch poggianti solo sul solaio sottostante. In
questi casi, il nodo inferiore libero di muoversi, e non ricollegato alle altre aste perimetrali. In tal caso, la
soluzione creare una 'trave' sottostante all'asta in falso, eventualmente anche solo dello stesso spessore
del solaio, per poter considerare il nodo collegato correttamente alle altre aste.
Si prenda ad esempio l'esempio seguente, in cui, al piano 2, vi un muro poggiante solo sul solaio:

Questo paramento, in fase strutturale, genera due maschi, i cui nodi di base sono al momento 'sospesi':

Un modo pi agevole per evidenziare i nodi interessati dalla segnalazione il seguente:


Direttamente dal check-Up Dati, si possono evidenziare i nodi segnalati, cfr. ad es. immagine seguente:

Successivamente, si possono attivare sia gli 'ID' dei nodi, sia il pulsante 'Risalta', in modo da evidenziare solo
quelli selezionati, cfr. immagine seguente (ci si potr poi aiutare con i diversi 'Box'):

Anche se le operazioni di Check-Up non possono ovviamente rilevare tutte le possibili cause d'errore,
certamente aiutano l'Utente nella corretta modellazione della struttura. Non sono previste correzioni
automatiche: l'Utente che vorr correggere le anomalie dovr intervenire opportunamente sui dati, secondo
le indicazioni del Check-Up.
(*) Collegamenti rigidi fra piani diversi:

Tale segnalazione, pur essendo preceduta da (*), da approfondire in quanto potrebbe influire sul
comportamento dinamico della struttura.
Una situazione in cui potrebbe essere generata tale segnalazione quella delle fondazioni su livelli sfalsati:
come consigliato anche nel paragrafo 2.5.4, dedicato alle travi, in tutti i casi di fondazioni sfalsate
consigliabile 'staccare' le travi di fondazione a quota sfalsata, in modo che non intersechino le travi di
fondazione n sulle linee medie dei muri che provengono dalla sotto struttura, n che li tocchino sul
contorno.
Ad esempio, nella la struttura riportata sotto, sono presenti due livelli fuoriterra, di cui una porzione del
Livello 2 fondata ad una quota 'sfalsata' di un metro rispetto all'impalcato intermedio: si nota la
generazione dei link verticali che collegano le quote 'sfalsate' (piano di fondazione e piano 1), in quanto le
travi di fondazione a quota sfalsata sono estese fino alla linea media dei muri:

La modellazione corretta quindi per evitare tali situazioni la seguente:

4. CINEMATISMI
La scheda ''Cinematismi' dedicata alla creazione e all'analisi dei cinematismi (o: meccanismi di collasso), ed
indipendente dalle schede 'Struttura' e 'Analisi'; in modo del tutto analogo alla scheda 'Struttura', rende
disponibili i comandi per accedere alle finestre di 'Azione Sismica' e 'Parametri di Calcolo' (cfr. figura
seguente): i parametri relativi a queste finestre sono costanti in tutto l'ambiente di progettazione di PCM,
sia per le analisi lineari e pushover, sia per l'analisi cinematica.
Analogamente al modello strutturale, creato a partire dal modello architettonico da un apposito comando
nella scheda 'Struttura', anche ai fini dell'analisi cinematica si deve creare il modello cinematico a partire dal
modello architettonico. In altri termini:
- l'edificio reale rappresentato dal modello architettonico 3D;
- a partire da questo si seguono due strade tra loro indipendenti:
i) la generazione del modello strutturale, ai fini delle analisi modale, lineari e pushover;
ii) la generazione del modello cinematico, ai fini dell'analisi dei meccanismi di collasso.
Il primo passo da compiere nella scheda 'Cinematismi' quindi la creazione del modello cinematico,
attraverso l'apposito pulsante 'Crea modello cinematico':

La struttura modellata in ambiente architettonico adesso pronta per essere analizzata attraverso i
cinematismi che si desidera considerare, e tutti i comandi di gestione dei cinematismi diventano attivi nella
barra dei comandi.

I cinematismi costituiscono appositi oggetti del Progetto, e vengono aggiunti anche nel 'Navigatore' a
sinistra della schermata:

I cinematismi vengono distinti in due categorie principali: 'Sismici' e 'Statici':


- i cinematismi sismici sono i veri e propri meccanismi di collasso sottoposti ad azioni orizzontali di origine
sismica e oggetto di verifica di sicurezza attraverso la definizione degli indicatori di rischio sismico;
- i cinematismi statici costituiscono semplici verifiche di stabilit di corpi murari: in un cinematismo statico
viene infatti studiato il valore instabilizzante di una forza orizzontale. Come applicazione particolare, i
cinematismi statici sono funzionali al calcolo di forze legate alla stabilizzazione di meccanismi di collasso
sismici, in particolare per i meccanismi di flessione orizzontale che richiedono la valutazione del contrasto
offerto da pareti ortogonali (queste ultime parallele all'azione sismica).

Per creare dei nuovi cinematismi, bisogna fare clic sul comando 'Crea cinematismo': dal menu a tendina
possibile scegliere la categoria (Sismico o Statico) cui dovr appartenere il nuovo cinematismo; nel
'Navigatore' verr aggiunta quindi una nuova voce, che utile 'rinominare' subito per identificare meglio il
cinematismo. Nel 'Navigatore' facendo clic col tasto destro su ogni cinematismo presente, possibile
rinominarlo, per individuarlo in modo chiaro tra tutti quelli presenti, e contemporaneamente, sulla destra,
compaiono tutte le propriet del cinematismo selezionato. Per rendere 'attivo' il cinematismo, e quindi
visualizzarlo anche nell'area grafica occorre fare doppio clic, sempre nel Navigatore.
Attraverso lo stesso comando (clic sul tasto destro) sono possibili anche la rimozione, e molto importante
- la duplicazione del cinematismo, utile per generare rapidamente un nuovo cinematismo a partire dai
dati di un altro gi definito. Questa operazione rende agevole anche il confronto fra pi ipotesi (ad esempio,
per un ribaltamento semplice: il confronto fra resistenza a compressione infinita, con asse di rotazione sullo
spigolo esterno, e arretramento dell'asse considerando una resistenza finita).
Il calcolo del meccanismo selezionato interattivo: ogni modifica delle propriet produce in tempo reale
l'aggiornamento dei risultati. Nel caso in cui siano stati modellati numerosi cinematismi, il calcolo pu
richiedere alcuni istanti (un indicatore progressivo nella barra degli strumenti segnala l'elaborazione in
corso); comunque sempre possibile disattivare temporaneamente l'esecuzione interattiva del calcolo, e
riattivarla successivamente (appena riattivata, il calcolo viene nuovamente eseguito): sufficiente
deselezionare il pulsante 'Esegui calcolo' posto sulla destra nella barra degli strumenti.

Si esaminano anzitutto le propriet dei cinematismi statici, ovvero dei meccanismi non determinati da azioni
sismiche, ma interessati da un'azione ribaltante generica.
- Cinematismi Statici: un meccanismo definito come statico quando ha lo scopo di calcolare la forza
ribaltante che attiva il meccanismo stesso; in tale configurazione, non entrano in gioco le forze inerziali
sismiche, in quanto tutte le forze sono di natura statica. L'unica tipologia di cinematismo statico il
Ribaltamento Semplice.

PROPRIETA' DEL CINEMATISMO STATICO:

Gruppo 'Generale':
Tipologia: una propriet in sola lettura, e riporta la tipologia del cinematismo statico che si scelto;
per tale categoria possibile solo definire un Ribaltamento Semplice attorno ad un asse orizzontale;
Volume: una propriet in sola lettura, ed indica il Volume dei Corpi Partecipanti coinvolti nel
Ribaltamento Semplice.
Gruppo 'Forza Ribaltante':
Altezza: rappresenta la quota di applicazione della Forza Ribaltante, misurata a partire dalla quota
dell'asse di rotazione;
Valore: in sola lettura, viene indicato il Risultato del Cinematismo, ovvero l'entit della Forza
necessaria a portare i Corpi Partecipanti al ribaltamento.
N.B. In presenza di alcuni solai voltati (con tipologia Volta a Botte o Volta a Padiglione) possibile
che il valore della forza ribaltante ottenuto risulti 'nullo': questo non un errore, ma significa che
non necessaria nessun altra forza per portare la struttura al ribaltamento.
Nella figura seguente si riporta un esempio di un Cinematismo Statico, consistente nel Ribaltamento
Semplice di un paramento murario per il prospetto Est di un edificio: da notare a livello grafico che l'altezza

della Forza Ribaltante, inserita nella finestra delle propriet del Cinematismo, rappresentata dalla 'freccia';
in alto a sinistra possibile confrontare quindi lo stesso valore numerico della Forza Ribaltante ottenuta
mostrata in alto a sinistra, nell'area grafica. Questa etichetta, che associa al disegno il nome del cinematismo
ed i risultati dell'elaborazione, attivata dal comando Legenda (presente nella scheda 'Vista') o
direttamente premendo F11 (comando che alterna la visualizzazione o meno della legenda).
- Cinematismi Sismico: un meccanismo invece definito come sismico quando ha lo scopo di calcolare il
moltiplicatore di collasso (0), che il fattore per il quale vengono moltiplicate le forze sismiche inerziali tale
da attivare il meccanismo; inoltre nel cinematismo sismico viene svolto il calcolo degli indicatori di rischio
sismico in termini di PGA e TR, sia per SLV che eventualmente, se richiesto, per SLD, con corrispondente
verifica di sicurezza.
PROPRIETA' DEL CINEMATISMO SISMICO:

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Generale:
Tipologia: una propriet in sola lettura, e riporta la tipologia del cinematismo statico che si scelto;
Volume: una propriet in sola lettura, ed indica il volume dei Corpi Partecipanti coinvolti
cinematismo in oggetto;
Direzione sismica: in questa propriet, solo per determinati cinematismi, possibile inserire in input
la direzione (in gradi ) dell'azione sismica agente, rispetto alla terna di riferimento degli assi XYZ
globali; per i cinematismi di Ribaltamento e flessione, la direzione sismica sempre individuata in
modo che agisca ortogonalmente al piano di sviluppo dei corpo partecipanti;
N: indica il numero di piani della struttura; ha influenza sul calcolo dell'accelerazione sismica, in
particolare tale propriet pu essere modificata per adeguare correttamente il numero di piani per la
parte di struttura che coinvolge il cinematismo in oggetto: ad esempio, se la struttura costituita da
porzioni a quote sfalsate (ad es. un blocco a 4 piani, ed uno attiguo a 3 piani perch a quota sfalsata
di un piano), possibile indicare che per i cinematismi della parte sfalsata la struttura nel complesso
sia composta da soli 3 piani anzich 4;
H: indica l'altezza della struttura rispetto al piano di fondazione: anche in questo caso, facendo
riferimento ad eventuali porzioni di struttura a quote sfalsate, possibile inserire la reale altezza
totale di questa parte di costruzione dalla trave di fondazione a quota 'sfalsata';
Z: quota del baricentro delle linee di vincolo tra i blocchi interessati dal meccanismo ed il resto della
costruzione.
Nel caso di ribaltamenti semplici, questo valore si traduce nell'altezza alla quale stato disegnato
l'asse; nel caso di meccanismi pi complessi, da indicare come appunto il baricentro degli 'assi' di
rotazione definiti. Un esempio mostrato nelle immagini seguenti:

T1: primo periodo di vibrazione della struttura, in sec.; indica il periodo di vibrazione del primo modo
di vibrare nella direzione ortogonale ai corpi partecipanti; una propriet in input che pu essere
modificata se si in possesso di indicazioni pi specifiche (ad esempio se derivante da analisi modali
svolte nella fase strutturale); oppure, possibile sfruttare la relazione semplificata proposta anche in
normativa: T= 0.05*H3/4, dove H la precedente 'altezza totale' della costruzione, e 0.05 un
coefficiente fisso che pu essere utilizzato per gli edifici in muratura.
E' possibile ottenere automaticamente tale risultato, ed aggiornare di conseguenza tale propriet,
facendo clic sull'apposita funzione posta in fondo a tale finestra delle propriet:

: coefficiente di partecipazione modale; una propriet in input che pu essere modificata se si in


possesso di indicazioni pi specifiche (ad esempio se derivante da analisi modali svolte nella fase
strutturale); oppure, possibile sfruttare la relazione semplificata proposta anche in normativa:
= 3N / (2N + 1), dove N rappresenta il numero di piani, per come definito in precedenza.
E' possibile ottenere automaticamente tale risultato, ed aggiornare di conseguenza tale propriet,
facendo clic sull'apposita funzione posta in fondo a tale finestra delle propriet:

FC: in questa propriet possibile specificare il fattore di confidenza desiderato; non una propriet
che viene ereditata dal precedente modello strutturale (o da quanto impostato nei Parametri di
Calcolo), quindi necessario controllare manualmente che il suo valore sia quello coerente al
progetto;
Verifica SLD: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che per il cinematismo
in oggetto saranno condotte le verifiche anche allo Stato Limite di Danno (SLD); quando posta
uguale a No, verranno invece condotte le sole verifiche a Stato Limite Ultimo (SLV), in genere
sufficienti per le categorie pi comuni delle strutture;
Sempre e*=1: variabile del tipo logico (Si/No); quando posta uguale a Si, indica che per la frazione di
massa partecipante (e*) si adotta nei calcoli sempre il valore unitario (1); quando posta uguale a Si,
indica che per la frazione di massa partecipante (e*) si adotta il valore risultante dall'applicazione
della formula (C8A.4.2.2):

Tale quantit presente al denominatore nella successiva espressione per il calcolo


dell'accelerazione di attivazione del meccanismo:

Adottando quindi il valore unitario si agisce 'a favore di sicurezza', in quanto si otterrebbe
un'accelerazione di attivazione del meccanismo pi piccola, questo equivale a dire che il
cinematismo si attiverebbe 'prima' (accelerazione minore); con valori invece pi precisi di e*,
derivanti dalla formulazione sopra esposta, l'accelerazione di attivazione del meccanismo
leggermente pi grande, quindi un'ipotesi un po' meno cautelativa.
Gruppo Risultati (propriet in sola lettura):
0: riporta il valore del Moltiplicatore di Collasso, ovvero il coefficiente per il quale vengono
moltiplicate le forze sismiche inerziali tale da attivare il meccanismo cinematico in oggetto; come
anche espresso in normativa (C8A.4.1), questo dato ottenuto applicando il 'Principio dei Lavori
Virtuali', in termini di spostamenti, rendendo uguali il Lavoro delle forze esterne e quello delle forze
esterne, in corrispondenza di un atto di moto virtuale (spostamento infinitesimo):

dove:
Pi= generica forza peso applicata;
Pj= traduzione delle forze peso in Forze Inerziali;
Fh=generica forza esterna;
= spostamenti virtuali delle corrispettive forze applicate;
M*: viene indicato il valore della Massa Partecipante coinvolta nel meccanismo, espressa in Kg,
valutata come in (C8A.4.3):

e*: valore della frazione della massa partecipante, in funzione della precedente scelta di calcolo;
a0*: accelerazione di attivazione del meccanismo, definita come in (C8A.4.2.2):

Gruppo 'SLD' ed 'SLV' (propriet in sola lettura; le propriet sono le medesime, cambia ovviamente il
riferimento all'accelerazione da normativa, che in un caso legata a SLD, nell'altro a SLV):
a1*: accelerazione spettrale richiesta su sistema rigido (g), C8A.4.2.3, formula C8A.4.7;
a2*: accelerazione spettrale richiesta su sistema deformabile (g), C8A.4.2.3, formula C8A.4.8;
a*: massima accelerazione spettrale richiesta (g):

PGA,CLV: capacit in termini di PGA;


TR,CLV: capacit in termini di periodo di ritorno TR;
VN,CLV: capacit in termini di vita nominale VN;

IRS,PGA: indicatore di rischio sismico in termini di PGA;


IRS,TR: indicatore di rischio sismico in termini di tempo di ritorno TR.

Modalit di Calcolo delle accelerazioni spettrali, delle PGA, e degli Indicatori di Rischio Sismico:
in base anche a quanto indicato in C8A.4.2.3, l'accelerazione spettrale di attivazione del meccanismo
(a0*) deve essere confrontata quella richiesta allo Stato limite scelto (a*, per SLD o per SLV).
Il termine a* deve essere calcolato in due possibili modi:
1) Considerando il corpo rigido (corpi partecipanti) direttamente vincolato al terreno o con un corpo
rigidamente collegato ad esso (a*,Rig=a1*);
2) Considerando il copro rigido in questione collegato al terreno tramite corpi deformabili (a*,Def=a2*).
Pertanto si ottiene che:
dove:
- a*,Rig= (ag(PVR) * S) /q , in cui [ag(PVR) * S] praticamente l'accelerazione al suolo che tiene conto
delle caratteristiche del sito (S), divisa per il fattore di struttura q (che si pone pari a 2);
- a*,Def= (Se(T1) * (z) * ) / q , in cui:
- l'accelerazione spettrale Se viene calcolata in base al periodo T1, secondo le espressioni del DM08,
3.2.3.2.1;
- (z)= Z / H, dove: Z la quota del baricentro delle linee di vincolo tra i blocchi interessati dal
meccanismo ed il resto della costruzione; H= altezza totale della costruzione a partire dalla
fondazione;
- = 3N / (2N + 1) (o altro valore se impostato diversamente nella relativa propriet);
- q=2.
Nella ricerca della PGA, ovvero dell'accelerazione sostenibile, oltre la quale si innesca il cinematismo, si
procede considerando quindi l'uguaglianza a0*=a*; tale relazione per di tipo non lineare. Infatti, sia
ag che i parametri di spettro F0 e Tc* sono tabulati in funzione del periodo di ritorno, nel reticolo
sismico fornito dal DM08. Da essi dipendono inoltre i valori dei parametri S, TB, TC, TD. Pertanto, l'unico
modo esatto con cui procedere per determinare PGA,CLV seguire una procedura iterativa, fondata sul
periodo di ritorno. Applicando il metodo di bisezione, ad ogni passo TR viene fatto variare fra i valori
ammissibili (per norma, sono compresi tra 30 e 2475 anni; in PCM inoltre implementata la procedura
per calcolare la risposta anche nei casi in cui TR risulti minore di 30 anni); a TR corrispondono
unicamente i valori degli altri parametri, e si controlla se l'equazione a0*=a* soddisfatta: quando ci
accade, la ag corrispondente la PGA,CLV cercata, cui corrispondono univocamente anche i valori di
TR,CLV e PVR,CLV.
La capacit PGA,CLV viene confrontata con l'accelerazione in input sismica al suolo relativa al sito in
esame PGA,DLV, definendo l'Indicatore di Rischio Sismico,
IRS,PGA= PGA,CLV / PGA,DLV
E' possibile definire l'indicatore di rischio anche in termini di periodo di ritorno TR (IRS,TR) come
rapporto tra TR,CLV e TR,DLV. Poich il legame tra TR e PGA, pur biunivoco, non lineare, il valore di
IRS,TR non coincide col valore IRS,PGA (per sono entrambi >1 o <1, e quando uno dei due vale 1,
anche l'altro vale 1).

4.1. STRUMENTI PER IL TAGLIO

All'interno del gruppo di comandi 'Taglio' possibile operare dei veri e propri tagli degli oggetti
tridimensionali (corpi) presenti nella modellazione. In questo modo molto agevole considerare ad
esempio che i solidi murari possano essere suddivisi secondo il quadro fessurativo realmente rilevato o
ipotizzato per l'edificio oggetto di studio. Sono previste due possibilit:
- Taglio tramite definizione di una 'Polilinea' (oggetto 2D posto sul piano verticale della parete che si vuole
tagliare);
- Taglio tramite un 'Piano Qualsiasi'.
N.B. Durante l'utilizzo dei comandi, si consiglia di seguire sempre le indicazioni richieste dal programma
riportate nella barra dei comandi in basso
1) Polilinea
Facendo clic sul comando 'Polilinea', viene richiesto prima di tutto di selezionare i 'Corpi da Tagliare':

Immaginiamo che i corpi interessati dal taglio riguardino, per questa struttura di esempio, la parete sud,
sulla quale allineata l'origine degli assi: si selezionano quindi le pareti interessate, e per confermare si
preme 'Invio' o il tasto destro del mouse:

Viene richiesto successivamente quindi di definire il profilo del taglio (si nota come cambia anche la 'forma'
del cursore del mouse, che diventa a croce):

Immaginando ad esempio di seguire un'ipotetica linea di fessurazione, si pu disegnare sul prospetto tale
polilinea, quindi confermare con 'Invio' (o tasto destro del mouse) per passare alla fase successiva:

Dopo aver confermato, nella finestra grafica il profilo di taglio diviene maggiormente chiaro, ed in basso la
barra dei comandi richiede o una conferma del profilo creato (digitando 'Si' da tastiera, o col tasto destro
del mouse per confermare positivamente), oppure un 'rifiuto' del profilo creato (digitando 'no' da tastiera,
se ad esempio stato commesso qualche errore):

Se si conferma il comando ('Si' o tasto destro del mouse), il comando si chiude e l'effetto quello
desiderato, si notano i corpi in effetti 'tagliati' secondo come impostato:

Se si rifiuta con 'No', il comando si chiude semplicemente, senza eseguire modifiche.


La modellazione tridimensionale, pertanto gli 'Snap' che consentono di fare clic su un qualsiasi punto dei
corpi presenti nel modello possono 'agganciare' anche punti non di fatto appartenenti alla superficie giusta,
per esempio perch appartenenti ad altre pareti che realmente 'stanno dietro' nella visuale assonometrica;
quindi importante che l'Utente operi con tali comandi adottando un livello di zoom e trasparenze idoneo
per selezionare i punti corretti. In questo modo si evita un taglio 'sbagliato' determinato dalla selezione di
zone non relative al paramento indicato; a tal fine, risultano inoltre utili i comandi di BOX: la polilinea creata
infatti disegnata in funzione del sistema di riferimento 'UCS' al momento attivo (sempre l'XY).
Supponendo di seguire un'ipotetica 'lesione' su un determinato paramento, che quindi potrebbe 'non
agganciare' dei punti espressamente presenti sui solidi (anche attraverso lo snap 'Vicino'), conveniente
come prima cosa 'disattivare' gli Snap (tasto 'F7' da tastiera), ed agire utilizzando un BOX con un piano
parallelo alla parete oggetto del taglio:
se infatti non si attivassero n gli Snap, n il Box, il disegno della Polilinea avverrebbe sul piano XY 'Globale',
di fatto comportando un taglio sbagliato dei solidi, cfr. immagine seguente:

N.B. Non possibile utilizzare il comando 'Annulla' presente nel Menu orizzontale in alto della schermata,
n la combinazione di tasti 'Ctrl'+'Z', per annullare la modifica del taglio condotto. Per eliminare il taglio
creato, bisogna rimuovere direttamente il cinematismo cui tale taglio si riferisce.
2) Piano qualsiasi
Facendo clic sul comando 'Piano Qualsiasi', possibile tagliare determinati corpi selezionati tramite un
'Piano', definito per 3 punti nello Spazio; al pari del comando precedente, viene richiesto prima di tutto di
selezionare i 'Corpi da tagliare':

Successivamente, si richiede di definire il piano che interseca i solidi interessati: per far questo, necessario
selezionare tre punti nello spazio; attenzione: poich si tratta di un piano tridimensionale, i tre punti da
selezionare non devono risultare tutti e tre allineati, altrimenti di fatto si definirebbe un piano nullo.
Con riferimento alla struttura di esempio, supponiamo di voler definire il ribaltamento di un cantonale degli
ultimi due livelli: si selezionano quindi i corpi da tagliare, e successivamente si preme 'Invio' da tastiera (o il
tasto destro del mouse):

Vengono richiesti adesso i tre punti per definire il piano di taglio, ad esempio supponiamo siano i tre punti
di spigolo evidenziati sotto:

Confermando con 'Invio' (o tasto destro del mouse), si nota che il piano di taglio stato creato (triangolo in
rosso), e ci viene chiesta la conferma dell'esatto inserimento, cui possibile rispondere di 'Si' o 'No', per
confermare e chiudere il comando, e visionare i corpi tagliati, oppure per chiudere il comando 'senza'
tagliare i corpi, rispondendo di 'No':

4.1. DEFINIZIONE DEI CINEMATISMI


Il passo successivo qualificare il Cinematismo appena creato. Per far questo, una volta selezionato il
cinematismo di interesse nel 'Navigatore', necessario spostarsi al gruppo di comandi per la sua
'definizione': sono presenti due comandi: 'Seleziona Corpi' e 'Definizione'.
Il pulsante 'Seleziona Corpi' serve a definire i 'Corpi Partecipanti' al cinematismo; per 'Corpo Partecipante'
si intende un oggetto tridimensionale coinvolto nel meccanismo che si intende verificare. Il corpo
partecipante pu essere un solido intero (parete) oppure una porzione derivante da un Taglio dei Muri
condotto in precedenza attraverso l'ausilio di linee poligonali o piani di taglio tridimensionali, come gi
visto nel paragrafo precedente.
I corpi partecipanti si selezionano con un clic del mouse, e diventano in colore 'giallo'; per effettuare una
'deselezione' di un determinato 'corpo partecipante', sufficiente farci clic nuovamente con il mouse, e
questo torner di color 'grigio'.
Per default, i Corpi Partecipanti sono definiti con un colore 'giallo', mentre i corpi che NON sono
partecipanti sono di colore grigio. L'Utente tuttavia pu personalizzare tale suddivisione, scegliendo dei
colori diversi, accedendo alle due propriet 'Corpi Partecipanti' ed 'Altri Corpi' presenti nel successivo
gruppo 'Colorazione':

Inoltre, la colorazione dei corpi partecipanti pu indicare direttamente in modo visivo la Verifica soddisfatta
o meno del Cinematismo: attraverso il pulsante 'Verifiche', i Corpi Partecipanti saranno colorati in una scala
di gradazione di Verde se il cinematismo verificato, in Rosso altrimenti:

Il comando 'Definizione' un controllo dal quale, attraverso un Menu a tendina a discesa, possibile
scegliere il tipo di Cinematismo; sono proposte cinque categorie di Cinematismi:

Le due operazioni sopra dette, riguardanti la selezione dei corpi partecipanti e la definizione della tipologia
del cinematismo, sono entrambe sempre necessarie per qualificare un nuovo cinematismo; indifferente
tuttavia l'ordine col quale si proceda (cio, possibile sia selezionare prima i corpi partecipanti che poi
definire il cinematismo, sia definire prima il cinematismo e successivamente selezionare i corpi partecipanti).
N.B. Come regola generale, si consiglia tuttavia di selezionare i corpi partecipanti, procedere agli eventuali
tagli dei corpi, e successivamente definire quale cinematismo studiare.

4.2. ELEMENTI

All'interno di questo gruppo di comandi, possibile aggiungere al modello cinematico alcuni 'Elementi' che
potranno influire nel calcolo del Cinematismo in oggetto.
Per tutti gli elementi del gruppo (Punti, Rinforzi, Solai, Carichi), attiva la funzionalit di visualizzazione
grafica, ed inoltre per gli elementi 'Punti' e 'Catene' fornita la possibilit di inserimento in input.
4.2.1. PUNTI MATERIALI
Per 'Punto Materiale' si intende un punto in cui possibile inserire una forza concentrata: in altre parole,
il punto di applicazione del vettore della forza. In questo modo possibile tener conto di carichi concentrati
generici, ad esempio una forza derivante da un puntone di copertura inclinato.
Dal pulsante 'Punti', si sceglie quindi l'opzione 'Inserisci Punto':

L'icona del comando 'Punti' costituisce anche il comando per attivarne o disattivarne la loro visualizzazione
(con sfondo in giallo il comando attivo).
Selezionato il comando, nella barra dei comandi viene richiesta la posizione in cui si desidera inserire il
'Punto Materiale':

Una volta richiesto il comando di Inserimento di un Punto Materiale, viene attivata la visualizzazione di tutti
i punti materiali presenti nel modello, fra i quali i baricentri degli oggetti 'Muro': si tratta in questo caso dei
punti dove sono applicate le forze peso. Per visualizzare oltre ai punti materiali anche le forze, occorre
premere il pulsante 'Carichi': nei baricentri viene rappresentato il carico del corrispondente solido murario.
Per selezionare un corpo, si faccia clic su di esso o sul suo baricentro.

PROPRIETA' del 'CORPO':

(La finestra delle propriet contestuale all'oggetto attivo: i vari parametri sono suddivisi in 'Gruppi', il cui
titolo in grassetto; le propriet del singolo Gruppo possono essere compresse oppure espanse secondo le
preferenze di visualizzazione, facendo clic sui simboli , posti a lato del titolo; inoltre, possibile
classificare le 'Propriet' per 'Categoria' (

) o per 'Nome' (

)) .

Gruppo Generale:
Volume: riporta il volume del corpo selezionato (m3); una propriet in sola lettura, non
modificabile;
Baricentro: vengono indicate le coordinate del baricentro del corpo, quindi del punto materiale che
si vede attualmente selezionato; sono informazioni in sola lettura, non modificabili;
Materiale: indica la denominazione del Materiale applicato al corpo selezionato; una propriet in
sola lettura, non modificabile; per ottenere ulteriori informazioni sul Materiale che viene indicato,
comunque possibile aprire dal 'Navigatore' a sinistra la finestra 'Materiali.

Effetti: dal controllo a discesa


, possibile scegliere se il corpo abbia Effetti Statici e/o Sismici. In
questo modo possibile tenere conto di varie configurazioni. Un esempio il caso di parete a
doppia cortina: la cortina interna pu avere effetto anche stabilizzante oltre che ribaltante (Effetti
statici e sismici), oppure pu avere effetto solo ribaltante (Effetti solo sismici).

PROPRIETA' di un 'PUNTO MATERIALE' generico, aggiunto dall'Utente:


come gi accennato, possibile inserire anche pi Punti materiali, ad ognuno dei quali assegnare un carico
concentrato, e qualificare anche in questo caso se tale carico debba o meno essere considerato solo ai fini
degli Effetti Statici e/o anche ai fini degli Effetti Sismici:

Gruppo 'Generale':
Posizione: vengono indicate le coordinate del punto materiale selezionato; tali coordinate sono
editabili, modificando il valore di una o pi coordinate il punto materiale verr spostato nella nuova
posizione;
Validit: assume valore Globale o Locale, ed indica rispettivamente se il punto ha validit generale o
viene considerato solo per il cinematismo corrente. Un esempio applicativo di questa propriet
riguarda il caso dei meccanismi di flessione orizzontale analizzati con assi di rotazione verticali

(rientrano nel gruppo di 'flessione di parete vincolata ai bordi') dove assume importanza
fondamentale la forza stabilizzante orizzontale prodotta dai muri ortogonali; essa rappresenta una
'forza di scambio' che deve essere considerata solo nel cinematismo di flessione orizzontale:
attribuendole validit Locale si ottiene questo comportamento. Un punto materiale che ha validit
Locale viene visualizzato soltanto quando il cinematismo corrente (rappresentato in grassetto nel
Navigatore e a cui si riferisce il disegno) quello cui il punto appartiene, cio il cinematismo nel
quale il punto stato definito attribuendogli validit Locale;
Effetti: dal controllo a discesa
, possibile scegliere se il punto materiale, e quindi nello specifico
se il carico in esso inserito, abbia Effetti Statici e/o Sismici, sempre sulla base di una sua
considerazione ai fini dei contributi stabilizzanti e/o instabilizzanti.

Gruppo 'Carico Permanente':


in questo gruppo, possibile sfruttare le tre propriet 'X', 'Y' e 'Z', per inserire un carico concentrato
nella posizione del punto materiale, con categoria 'Carico Permanente', orientato lungo gli assi globali
XYZ; il carico rappresentato da un vettore genericamente orientato nello spazio, quindi qualora la sua
direzione fosse generica necessario inserire il valore delle sue singole componenti divise in X, Y e Z.
Ai fini del calcolo, poich nei cinematismi si adotta l'unica 'Combinazione Sismica' (2.5.3, 3.2.4
DM.08), i carichi di tipo 'Permanente' non vengono amplificati per nessun coefficiente amplificativo (ci
equivale a considerare: G=1, =1);
Gruppo 'Carico Variabile:
in questo gruppo, possibile sfruttare le tre propriet 'X', 'Y' e 'Z', per inserire un carico concentrato
nella posizione del punto materiale, con categoria 'Carico Variabile', orientato lungo gli assi globali XYZ;
il carico rappresentato da un vettore genericamente orientato nello spazio, quindi qualora la sua
direzione fosse generica necessario inserire il valore delle sue singole componenti divise in X, Y e Z.
Ai fini del calcolo, poich nei cinematismi si adotta l'unica 'Combinazione Sismica' (2.5.3, 3.2.4
DM.08), ai carichi di tipo ''Variabile' non viene applicato nessun coefficiente amplificativo (Q=1), ma
solo il coefficiente di combinazione (= 2, cfr. tab.2.5.I); tale coefficiente pu essere specificato
dall'Utente nella relativa propriet ''.
4.2.2. RINFORZI
Per aiutare nei meccanismi soprattutto di ribaltamento fuori piano, possibile inserire sistemi in grado di
contrastarne l'attivazione come le 'Catene' ed eventuali 'Nastri in acciaio o in FRP'.
Per inserire tali elementi, dal pulsante 'Rinforzi', si sceglie quindi l'opzione 'Inserisci Catena':

L'icona del comando 'Rinforzi' costituisce anche il comando per attivarne o disattivarne la loro
visualizzazione (con sfondo in giallo il comando attivo).

Una volta selezionato il comando, nella barra dei comandi viene richiesto di selezionare prima un 'Punto
Iniziale' e poi un 'Punto Finale':

PROPRIETA' della 'CATENA':


Gruppo 'Tirante':
A: riporta l'area del tirante inserito, in mm2; una propriet in sola lettura, non modificabile, ed
funzione del dato in input successivo (diametro); l'oggetto Catena previsto solo come un tirante a

sezione circolare (quindi A= *d2/4, con d= diametro del tirante), poich tipicamente tali presidi
sono costituiti infatti da funi o tondini in acciaio aventi tale sezione. Qualora il presidio presente nel
modello non abbia tale sezione, va assimilato ad una sezione circolare equivalente;
d: indica il diametro del tirante da inserire, in mm;
fyd: indica la tensione di snervamento di calcolo per l'acciaio del tirante inserito, in N/mm2.

Gruppo 'Piastre':
In questo gruppo, sono indicate le dimensioni della piastra di ancoraggio da inserire (si intendono
presenti ovviamente ad entrambe le estremit del tirante). Le tre propriet a, b ed s, in mm, si
riferiscono alle dimensioni come indicato nella legenda nell'immagine seguente:

Gruppo 'Muro Iniziale' e 'Muro Finale':


In questo gruppo, sono indicate le propriet meccaniche dei Muri Iniziale e Finale collegati dalla
Catena; in dettaglio, sono riportati i seguenti valori (* indica parametro in sola lettura; le tensioni sono
espresse in N/mm2):

- Spessore*
- Resistenza media a compressione fm;
- Resistenza media a taglio puro 0;
- Tensione verticale all'altezza dell'ancoraggio n;
- Resistenza media a taglio *;
- Resistenza di progetto a compressione fd* = fm/M/FC;
- Resistenza di progetto a taglio fvd* = /M/FC;
La tensione verticale all'altezza dell'ancoraggio n entra in gioco nella determinazione della resistenza a
taglio con cui scegliere la trazione da considerare per il tirante (infatti: = 0 + 0.4 * n).
Gruppo 'Trazioni':
In questo gruppo, vengono riportate in sola lettura quattro propriet che rappresentano le forze di
trazione che corrispondono alla crisi del collegamento per diversi meccanismi di rottura.
Il progettista potr poi scegliere, in base a tali valori, quello da inserire in Input nella successiva
propriet 'Valore di Calcolo': solitamente la massima trazione nel singolo tirante determinata dal
minimo tra tutti i meccanismi di rottura considerati. In figura seguente vengono rappresentati i
meccanismi di rottura dell'ancoraggio e le corrispondenti formulazioni.

- 'Snervamento': viene riportata la trazione corrispondente allo snervamento puro del tirante,
semplicemente ottenuta da:
A*fyd,
dove A= Area del tirante ed fyd= tensione di snervamento di calcolo, dati in precedenza definiti;
- Punzonamento: forza per la quale si ottiene la rottura del collegamento dovuta al punzonamento sulla
zona di muratura a contatto con la piastra; la forza ottenuta come:
dove:
- 0 =Resistenza media a taglio puro (N/mm2);
- n = Tensione di compressione verticale in corrispondenza dell'ancoraggio;

- b = dimensione orizzontale della piastra;


- a = dimensione verticale della piastra;
- t = spessore della muratura;
- Penetrazione: forza per la quale si ottiene la rottura del collegamento dovuta ad eccessiva pressione
sulla muratura; la forza ottenuta come:
T= fd*a*b
dove:
- fd= Resistenza di progetto a compressione fd= fm/M/FC;
- b= dimensione orizzontale della piastra;
- a= dimensione verticale della piastra;
- Flessione: forza per la quale si ottiene la rottura per flessione del capochiave; la forza espressa come:
dove:
- a= dimensione verticale della piastra;
- b= dimensione orizzontale della piastra;
- s= spessore della piastra;
- fyd= tensione di snervamento di calcolo.

4.3. CINEMATISMI DISPONIBILI


Sono disponibili i seguenti cinematismi:
- Ribaltamento semplice
- Flessione di parete vincolata ai bordi
- Ribaltamento di parete a doppia cortina
- Flessione su cerniere oblique
- Meccanismo nel piano
Per ognuna di queste tipologie vengono fornite, nei paragrafi seguenti, le caratteristiche operative
principali; si rimanda alla video-guida sull'Analisi Cinematica, disponibile come playlist nel canale Aedes di
YouTube, per esemplificazioni e approfondimenti.
4.3.1. RIBALTAMENTO SEMPLICE
Teoria del Meccanismo: il cinematismo in oggetto considera una possibile rotazione di uno o pi corpi
partecipanti attorno ad un asse (in genere orizzontale), definito dall'Utente in una determinata posizione.
Il ribaltamento del tutto generale, definito come 'semplice' perch si vincolano alcuni corpi a ruotare
attorno ad un unico asse, ma si pu impostare il ribaltamento sia di porzioni 'Monopiano' che 'Pluripiano';
definendo opportuni tagli, e raggruppando fra loro i corpi partecipanti, possibile anche considerare nel
ribaltamento porzioni di cuneo variabili lungo l'altezza della struttura. L'asse di rotazione non
necessariamente complanare alla parete ribaltante; rientra quindi in questo gruppo anche il ribaltamento
del cantonale. In figura seguente sono rappresentati alcuni tipici cinematismi compresi in questa tipologia.

Da sinistra a destra: ribaltamento di parete monolitica ad un piano semplice (sopra) e composto con cuneo
diagonale (sotto); ribaltamento di parete pluripiano semplice e composto con cuneo diagonale;
ribaltamento del cantonale.
Cosa serve definire:
- I Corpi Partecipanti;
- l'Asse di rotazione.
Come definirli:
- I Corpi Partecipanti si definiscono tramite un clic sulle pareti o sulle porzioni di Corpi 'Tagliati' che si
desidera ribaltino attorno ad un determinato asse;
- l'Asse di rotazione si definisce facendo clic dapprima su un punto iniziale, e successivamente su un punto
finale. E' importante il verso di definizione: immaginando che l'Utente sia posto davanti al video, i punti
iniziale e finale da Sinistra verso Destra, il verso di ribaltamento sar coerente e 'verso l'esterno' del
fabbricato; facendo clic sui punti nel modo opposto (da destra verso sinistra) il verso di rotazione sar verso
l'interno. Nel disegno, una freccia rappresenter la direzione ed il verso del ribaltamento.
Per la struttura seguente, si supponga di voler studiare il ribaltamento fuori piano degli ultimi due livelli del
prospetto est:

Attraverso l'apposita barra di regolazione, possibile visionare l'anteprima del cinematismo per verificare
che l'inserimento sia corretto:

L'amplificazione del cinematismo conferma che stato correttamente inserito (anche la direzione
dell'azione sismica, ortogonale al paramento, conferma che gestito in modo regolare); questo perch
l'asse stato definito da sinistra a destra; se per errore si fosse definito l'asse al contrario, da destra a
sinistra, il ribaltamento avverrebbe verso l'interno, come conferma sia la direzione dell'azione sismica, che

l'anteprima del cinematismo. E' possibile in questi casi rimediare anche utilizzando l'apposita funzione
'Inverti selezione', posta in fondo alla finestra delle propriet, in modo che il cinematismo torni ad essere
corretto:

A questo punto il cinematismo compiutamente definito, e, selezionando il relativo nome dal Navigatore, si
possono consultare i risultati nella finestra delle propriet o nel 'Report'; il calcolo interattivo, e a video
possibile vedere subito se il cinematismo soddisfatto o meno, visionando la legenda (pulsante 'F11' da
tastiera), che riporta il Moltiplicatore di collasso, e l'indicatore di rischio:

PROPRIETA' DELL'ASSE DI ROTAZIONE:


l'asse di rotazione costituisce di fatto una 'cerniera' continua attorno cui i corpi partecipanti ruotano. La
posizione della cerniera spesso coincidente con lo spigolo esterno della sezione di base della parete: ci
corrisponde all'ipotesi che la muratura possieda infinita resistenza a compressione; qualora invece si voglia
considerare nel calcolo una resistenza a compressione 'finita', e coincidente con un determinato valore,
necessario provvedere ad un 'arretramento' della cerniera.
E' per questo motivo che l'asse di rotazione possiede alcune propriet, riguardanti proprio il suo possibile
'Arretramento':

Per i meccanismi che lo prevedono, possibile arretrare entrambe le cerniere; per i ribaltamenti,
sufficiente agire sulla sola propriet 'Prima Cerniera': possibile inserire in input un valore specifico
dell'Utente, oppure, facendo clic sul pulsante con i 'tre puntini', si aprir un'apposita finestra di dialogo in
cui poter scegliere fra cinque possibili configurazioni di arretramento della cerniera, rispetto allo spessore
ed all'estensione in lunghezza della parete:

FC un parametro non modificabile e corrisponde al fattore di confidenza utilizzato per la struttura, definito
nei 'Parametri di Calcolo', scheda 'Muratura' (qui applicato alla tensione di compressione); il fattore di
confidenza modificabile presente invece all'interno delle propriet del cinematismo ha influenza sul calcolo
della frazione di massa partecipante.
La presenza di eventuali 'Cunei di distacco' nei cinematismi di ribaltamento, ovvero di 'porzioni' di pareti
ortogonali, coinvolte ugualmente nel meccanismo, viene determinata direttamente per via grafica,
aggiungendo ai precedenti corpi gi selezionati le altre porzioni di corpi partecipanti derivanti dai tagli
'inclinati' delle pareti ortogonali:

Per ulteriori approfondimenti sui cinematismi di ribaltamento semplice, si rimanda alla video-guida
sull'Analisi Cinematica, disponibile come playlist nel canale Aedes di YouTube.
4.3.2. FLESSIONE DI PARETE VINCOLATA AI BORDI
Teoria del Meccanismo: il cinematismo in oggetto considera un possibile 'spanciamento' (flessione) di pi
corpi partecipanti attorno ad un asse intermedio. In figura seguente sono rappresentati alcuni tipici
cinematismi compresi in questa tipologia.

Da sinistra verso destra: flessione verticale di parete monolitica ad un piano e a pi piani; flessione
orizzontale di parete monolitica non efficacemente confinata da murature ortogonali e soggetta ad azioni
ortogonali al proprio piano. La flessione orizzontale rientra in questa tipologia quando si considerano assi di
rotazione verticali: ci costituisce una semplificazione del comportamento fisico, in quanto la flessione
orizzontale si manifesta in realt con rotazione intorno a cerniere oblique (cfr. par. 4.3.4: flessione su
cerniere oblique; si rimanda alla bibliografia per ulteriori approfondimenti).
Cosa serve definire:
- I Corpi Partecipanti;
- la posizione delle Cerniere: ovvero gli assi rotazione attorno cui le pareti devono ruotare: viene richiesta:
- una cerniera Inferiore (denominata con 'A');
- una cerniera Superiore (denominata con 'B');
- la posizione di un vincolo di 'Carrello'.
Come definirli:
- I Corpi Partecipanti si definiscono tramite un clic sulle pareti o sulle porzioni di Corpi 'Tagliati' che si
desidera che ribaltino attorno ad un determinato asse; poich necessario stabilire quali siano i corpi

partecipanti che ruotano attorno alla cerniera 'A', e quali attorno alla cerniera 'B', per passare da 'A' a 'B' si
far un doppio clic sui relativi corpi;
- gli assi di rotazione si definiscono sempre facendo clic dapprima su un punto iniziale, e successivamente
su un punto finale. Anche in questi casi, al fine di individuare correttamente il verso di definizione,
immaginando sempre che l'Utente sia posto davanti al video e guardi il prospetto di fronte, si consiglia di
selezionare i punti iniziale e finale da Sinistra verso Destra.
Si supponga di voler esaminare una flessione che riguardi ad esempio il prospetto ovest dell'edificio in
figura seguente. Come primo passo si selezionano come sempre i corpi partecipanti (che appariranno
quindi in giallo):

Successivamente, si dovranno definire gli assi, seguendo l'ordine indicato all'inizio della descrizione di tale
cinematismo: anzitutto, si definiscono il punto iniziale e il punto finale della cerniera inferiore, ossia l'asse di
rotazione inferiore.

Successivamente viene quindi richiesta la posizione della seconda cerniera: supponendo ad esempio che la
flessione in tale prospetto avvenga al livello 2, si definisce la seconda cerniera a tale quota:

E' sufficiente un clic, poich l'asse corrispondente alla seconda cerniera assunto parallelo all'asse di
rotazione della cerniera inferiore. Infine, per completare la definizione, richiesta la posizione del 'Carrello'
superiore: il vincolo un carrello, quindi il clic in un punto individua un allineamento verticale a cui
rimarranno vincolati tutti i punti appartenenti al piano verticale parallelo passante per quel punto:

Una volta definite tutte le cerniere, ed il carrello superiore, il cinematismo assume la seguente
configurazione: vengono indicate le cerniere A, B ed il carrello C; inoltre, in corrispondenza del baricentro di
ogni corpo partecipante viene indicata la cerniera attorno alla quale ruoter nel cinematismo: in prima
istanza, tutti i corpi partecipanti ruoterebbero attorno ad 'A'; per l'inserimento corretto, occorre quindi
impostare invece che le pareti superiori possano ruotare attorno a 'B': per far questo, sufficiente fare clic
sui corpi a piano 3 e 4, passando di fatto la rotazione attorno alla cerniera 'B':

Come ultimo controllo, si amplifica quindi la scala del cinematismo per verificare che la definizione del
cinematismo sia corretta:

Anche in questo caso, possibile visionare i risultati del cinematismo sia a video (tramite 'F11'), sia nella
finestra delle propriet e/o nel 'Report':

PROPRIETA' DEGLI ASSI DI ROTAZIONE:


l'asse di rotazione costituisce di fatto una 'cerniera' cilindrica continua attorno cui i corpi partecipanti
ruotano. La posizione della cerniera pu essere coincidente con lo spigolo esterno della sezione della
parete, e ci corrisponde all'ipotesi che la muratura possieda infinita resistenza a compressione; qualora

invece si voglia invece considerare una resistenza a compressione 'finita', possibile arretrare la cerniera, e
tale operazione possibile indipendentemente per l'asse di rotazione inferiore o per quello intermedio.
A tal fine, gli assi di rotazione possiedono alcune propriet, inerenti proprio il loro possibile 'Arretramento'
(in questo caso, diversamente dal ribaltamento semplice dove si fa riferimento ad un unico asse di
rotazione, editabile anche la propriet relativa alla 'Seconda Cerniera', cio all'asse di rotazione
intermedio):

E' possibile inserire in input un valore specifico dell'Utente, oppure, facendo clic sul pulsante con i 'tre
puntini', si aprir un'apposita finestra di dialogo in cui poter scegliere fra cinque possibili configurazioni di
arretramento della cerniera, rispetto allo spessore ed all'estensione in lunghezza della parete:

Per l'esempio sopra riportato, si ipotizzi di considerare un arretramento corrispondente alla quinta
configurazione di arretramento, in questo caso in base alla resistenza del materiale ed alla lunghezza della
parete si ottiene un arretramento di 0.086 m e 0.034 m (gli arretramenti, a parit di materiale e lunghezza di
estensione delle pareti, sono differenti poich cambia il carico N applicato alle diverse quote), che si pu
notare anche a video conducendo uno zoom sull'asse:

Dal punto di vista fisico, l'arretramento rappresenta proprio la rottura per eccessiva compressione nella
sezione di contatto; se ad esempio di conduce una sezione della struttura che tagli anche le pareti oggetto
del meccanismo, e ci si posiziona con un BOX di selezione sul piano XZ in corrispondenza del piano di
sezione, conducendo uno zoom sulle zone vicine agli assi di rotazione, si pu notare in effetti come la
sezione si lesioni per 'schiacciamento':

Per ulteriori approfondimenti sui cinematismi di flessione di parete vincolata ai bordi, fra cui la descrizione
dettagliata del meccanismo di flessione orizzontale con assi di rotazione verticali, si rimanda alla videoguida sull'Analisi Cinematica, disponibile come playlist nel canale Aedes di YouTube.
4.3.3. RIBALTAMENTO DI PARETE A DOPPIA CORTINA
Teoria del Meccanismo: il meccanismo si riferisce alla risposta di una parete costituita da una tessitura
cosiddetta a doppia cortina. Sotto l'azione sismica pu quindi verificarsi un comportamento in parallelo
dei due paramenti che costituiscono il muro, i quali non reagiscono pi all'azione orizzontale come un
corpo unico, ma come due pannelli indipendenti che ruotano ognuno attorno alla propria cerniera di base
(si considera esclusivamente la congruenza degli spostamenti orizzontali tra i due paramenti).
Con PCM possibile distinguere due casi:
i) nel primo caso il paramento interno fornisce contributi esclusivamente al momento ribaltante (come una
massa aggiuntiva che grava su quello esterno); nelle propriet dei corpi corrispondenti al paramento interno
si considereranno 'Effetti solo sismici';
ii) nel secondo si considera anche il contributo fornito dal paramento interno al momento stabilizzante di
quello esterno (computando per i bracci rispetto alla propria cerniera di base); nelle propriet del
paramento interno si considereranno 'Effetti statici e sismici'
(cfr.: Linee guida per il rilievo, l'analisi ed il progetto di interventi di riparazione e consolidamento sismico di
edifici in muratura in aggregato, Dipartimento Protezione Civile, ReLUIS, Ottobre 2010, B.2.3: Ribaltamento
di parete a doppia cortina, documento disponibile dalla scheda Supporto, Pubblicazioni, Reluis).

Cosa serve definire:


- I Corpi Partecipanti;
- la posizione delle Cerniere: ovvero gli assi rotazione attorno cui le pareti devono ruotare: anche in questo
caso il cinematismo richiede di definire due 'cerniere':
- una cerniera 'Esterna' (denominata con 'A');
- una cerniera 'Interna' (denominata con 'B').
Come definirli:
- I Corpi Partecipanti si definiscono tramite un clic sulle pareti o sulle porzioni di Corpi 'Tagliati' che si
desidera che ribaltino attorno ad un determinato asse; poich necessario stabilire quali siano i corpi

partecipanti che ruotano attorno alla cerniera 'A', e quali attorno alla cerniera 'B', per passare da 'A' a 'B' si
far un doppio clic sui relativi corpi.
Poich inoltre necessario avere di fatto 2 pareti affiancate, utile adoperare il comando di taglio
attraverso un 'Piano Qualsiasi', in modo da 'spezzare' fisicamente la parete monolitica in 'due met', che
possono assumere chiaramente anche diverso spessore, in base all'impostazione che si decide di dare al
piano di taglio;
- gli assi di rotazione si definiscono sempre facendo clic dapprima su un punto iniziale, e successivamente
su un punto finale. Anche in questi casi, al fine di individuare correttamente il verso di definizione,
immaginando sempre che l'Utente sia posto davanti al video e guardi il prospetto di fronte, si consiglia di
selezionare i punti iniziale e finale da Sinistra verso Destra.
Per la struttura di esempio, si immagini di voler studiare il ribaltamento di pareti a doppia cortina del
paramento 'Nord': come visto per gli altri cinematismi, inizialmente occorre selezionare i corpi partecipanti.
In generale, le pareti semplicemente accostate non 'provengono' dalla modellazione architettonica, dove
appartengono ad un unico 'muro', ma vengono generate in questa fase cinematica, dividendo l'unica parete
in due met (anche di diverso spessore); a tal fine, prima di definire i corpi partecipanti, si adopera quindi lo
strumento di Taglio per un Piano Qualsiasi; richiamando tale comando, vengono chiesti i tre punti di
definizione del piano di taglio: in questo caso, utile condurre un Box XZ, in corrispondenza della parete
oggetto di studio, in modo da agevolarne la suddivisione:

La parete originaria spessa 30cm: si ipotizzi ad esempio che sia composta da due paramenti affiancati, uno
con spessore 10 cm (esterno) e l'altro (interno) 20 cm: si traccia quindi una linea di riferimento in modo da
individuare agevolmente lo spessore in verticale, e poi si procede all'utilizzo del taglio con 'Piano qualsiasi':

Una volta condotto il taglio della parete, possibile qualificare i corpi partecipanti, tramite il comando
'Seleziona Corpi':

Il passo successivo la qualifica del cinematismo, che porter di conseguenza alla definizione dei due assi di
ribaltamento:

Come nel caso precedente, in prima istanza tutti i corpi partecipanti sono predisposti per 'ruotare' attorno
alla cerniera 'A'; la fase successiva quindi differenziare la rotazione dei corpi partecipanti, in modo che
quelli del 'Paramento Esterno' ruotino attorno alla cerniera 'A', mentre quelli del 'Paramento Interno' ruotino
attorno a B:

Per far questo, sufficiente richiamare il comando 'Seleziona Corpi', e fare clic solo sui corpi partecipanti dal
lato 'Interno' del paramento, cui verr assegnata correttamente la rotazione attorno alla cerniera 'B':

Per visualizzare se il cinematismo correttamente inserito, si disattiva quindi il Box in precedenza impostato,
e si amplifica la scala di visualizzazione:

PROPRIETA' DEGLI ASSI DI ROTAZIONE:


l'asse di rotazione costituisce di fatto una 'cerniera' cilindrica continua attorno cui i corpi partecipanti
ruotano. La posizione della cerniera pu essere coincidente con lo spigolo esterno della sezione di base
della parete (infinita resistenza a compressione); per considerare nel calcolo una resistenza a compressione
'finita', possibile condurre un 'arretramento' della cerniera. In questo caso possibile specificare un
arretramento per uno o entrambi gli assi di rotazione, corrispondenti alla cerniera di base di ognuno dei
due 'paramenti', interni ed esterni.
E' per questo motivo che gli assi di rotazione possiedono alcune propriet, inerenti proprio il loro possibile
'Arretramento' (in questo caso, editabile anche la propriet relativa alla 'Seconda Cerniera'):

E' possibile inserire in Input un valore specifico dell'Utente, oppure, facendo clic sul pulsante con i 'tre
puntini', si aprir un'apposita finestra di dialogo in cui poter scegliere fra cinque possibili configurazioni di
arretramento della cerniera, rispetto allo spessore ed all'estensione in lunghezza della parete:

Per l'esempio sopra riportato, si ipotizzi di considerare un arretramento corrispondente alla terza ed alla
quinta configurazione di arretramento, in questo caso in base alla resistenza del materiale ed alla lunghezza
della parete si ottiene un arretramento di 0.047 m e 0.091 m (gli arretramenti, a parit di lunghezza di
estensione delle pareti, sono differenti poich cambia il carico N applicato alle diverse quote, e pu
cambiare, come in questo caso, anche la Resistenza a compressione per via della possibile diversit di
materiale tra i due paramenti):

Come nel caso precedente di flessione verticale, anche in questo caso utile osservare cosa accade alle
pareti coinvolte nel cinematismo osservando l'anteprima del meccanismo in una sezione che interessi
questa zona della struttura: in questo caso, oltre allo 'schiacciamento' di una parte della sezione, la
conseguenza una 'compenetrazione' tra i due diversi paramenti:

Per ulteriori approfondimenti sui cinematismi di ribaltamento di pareti a doppia cortina, si rimanda alla
video-guida sull'Analisi Cinematica, disponibile come playlist nel canale Aedes di YouTube.
4.3.4. FLESSIONE SU CERNIERE OBLIQUE
Teoria del Meccanismo: il cinematismo in oggetto tipico dei meccanismi di flessione orizzontali; in questo
caso, si hanno due assi di rotazione obliqui, appartenenti ad un medesimo piano verticale, attorno ai quali
ruotano i corpi partecipanti. Alcuni esempi tipici sono rappresentati in figura seguente.

Da sinistra verso destra: flessione orizzontale di parete monolitica; flessione orizzontale di parete non
confinata; sfondamento della parete del timpano.

Cosa serve definire:


- I Corpi Partecipanti;
- la posizione delle cerniere: ovvero gli assi rotazione attorno cui le pareti devono ruotare: il cinematismo
richiede di definire due 'cerniere':
- una prima cerniera (denominata con 'A');
- una seconda cerniera (denominata con 'B');
- un punto di contatto (denominato con 'C').
Come definirli:
- I Corpi Partecipanti si definiscono tramite un clic sulle pareti o sulle porzioni di Corpi 'Tagliati' che
ribaltano attorno ad un determinato asse; poich necessario stabilire quali siano i corpi partecipanti che
ruotano attorno alla cerniera 'A', e quali attorno alla cerniera 'B', per passare da 'A' a 'B' si far un doppio
clic sui relativi corpi;
- gli assi di rotazione si definiscono sempre facendo clic dapprima su un punto iniziale, e successivamente
su un punto finale. Anche in questi casi, al fine di individuare correttamente il verso di definizione,
immaginando sempre che l'Utente sia posto davanti al video e guardi il prospetto di fronte, si consiglia di
selezionare i punti iniziale e finale da Sinistra verso Destra.
Il punto di contatto quel punto in cui si impone che, durante l'attivazione del meccanismo, i due corpi
restino 'a contatto': da inserire quindi sul piano di 'intersezione', come illustrato in un'immagine
esemplificativa in seguito.
Si prenda come esempio la struttura in figura seguente, immaginando che possieda una copertura a
'Capanna' a due falde, con un colmo in legno: si voglia quindi approfondire lo sfondamento di un timpano
nel prospetto Est:

Il primo passo quindi sempre definire i Corpi Partecipanti. Per far questo, si conducono due operazioni di
Taglio: una che interessa il 'Muro' a sinistra del timpano, l'altra che interessa invece il 'muro' a destra del
timpano.
Supponiamo sia assente un solaio intermedio; si ipotizza quindi che la fessurazione possa interessare anche
una zona sottostante la sola 'porzione di muratura' a timpano, in cui possono eventualmente essere prese

come riferimento eventuali lesioni che partano dagli spigoli delle aperture sottostanti:

Successivamente, si conduce una prima definizione dei Corpi Partecipanti:

A questo punto, possibile definire il cinematismo in oggetto, inserendo gli assi che lo rappresentano:

Come evidenziato sopra, il punto di Contatto 'C' un vincolo che lega i due corpi partecipanti, in modo che
durante il meccanismo questi risultino sempre a contatto in questo punto. In genere si sceglie come punto
di contatto lo spigolo interno in basso, ma pu essere scelto un qualsiasi altro punto leggermente diverso in
quota, purch appartenente al piano di intersezione sopra indicato.
Confermato l'inserimento degli assi, come negli altri casi, in prima istanza a tutti i corpi partecipanti
attribuita la rotazione attorno alla cerniera 'A'; la fase successiva consiste nel differenziare la rotazione dei
corpi partecipanti, in modo che la parte sinistra ruoti attorno ad 'A', mentre la destra ruoti attorno a 'B':

Per far questo, sufficiente richiamare il comando 'Seleziona Corpi', e fare clic solo sui corpi partecipanti cui
assegnare correttamente la rotazione attorno alla cerniera 'B':

Per visualizzare se il cinematismo correttamente inserito, si amplifica quindi la scala di visualizzazione:

Come nei casi precedenti, la fase finale consiste nella consultazione dei risultati, che possibile sia a video
(tramite 'F11'), sia nella finestra delle propriet e/o nel 'Report':

Infine, si ricorda che anche in questo cinematismo possibile disporre delle propriet per 'arretrare' le due
cerniere, inserendo una resistenza finita a compressione.
Per ulteriori approfondimenti sui cinematismi di flessione intorno a cerniere oblique, si rimanda alla video-

guida sull'Analisi Cinematica, disponibile come playlist nel canale Aedes di YouTube.
4.3.5. MECCANISMO NEL PIANO
Teoria del Meccanismo: i meccanismi esaminati nei paragrafi precedenti trattano il comportamento 'fuori
piano' delle pareti, secondo varie modalit. Sotto l'azione sismica, oltre ai moti fuori dal piano, sono
possibili anche cinematismi complanari. Lesioni diagonali nei maschi murari possono comportare il distacco
di porzioni di muratura che si muovono nel piano complanare stesso della parete interagendo con le
strutture sovrastanti.
Questi meccanismi sono detti 'di secondo modo' rispetto ai ribaltamenti fuori piano (detti: di primo modo)
in quanto si manifestano solo qualora l'edificio sia resistente nei confronti dei meccanismi fuori piano.
Generalmente vengono esaminati chiamando in causa le leggi costitutive del materiale, cio i parametri
meccanici e le resistenze (cfr. analisi pushover); tuttavia anche un approccio cinematico pu adeguatamente
descrivere il comportamento sismico della struttura muraria.
Cosa serve definire:
- I Corpi Partecipanti;
- la posizione delle cerniere, ovvero gli assi rotazione attorno cui le pareti devono ruotare: il cinematismo
richiede di definire due 'cerniere':
- una prima cerniera (denominata con 'A');
- una seconda cerniera (denominata con 'B'): questa seconda cerniera sempre parallela al primo asse in
precedenza definito.
Come definirli:
- I Corpi Partecipanti si definiscono tramite un clic sulle pareti o sulle porzioni di Corpi 'Tagliati' che si
desidera che ribaltino attorno ad un determinato asse; poich necessario stabilire quali siano i corpi
partecipanti che ruotano attorno alla cerniera 'A', e quali attorno alla cerniera 'B', per passare da 'A' a 'B' si
far un doppio clic sui relativi corpi;
- gli assi di rotazione si definiscono sempre facendo clic dapprima su un punto iniziale, e successivamente
su un punto finale. Anche in questi casi, al fine di individuare correttamente il verso di definizione,
immaginando sempre che l'Utente sia posto davanti al video e guardi il prospetto di fronte, si consiglia di
selezionare i punti iniziale e finale da Sinistra verso Destra.
Con riferimento alla figura seguente, si supponga che una parete dell'ultimo piano non sia ben collegata
alle murature perimetrali (assenza di cunei di distacco), e che sotto un'azione sismica complanare alla parete
si instauri una lesione inclinata tipica di una rottura per taglio:

Per considerarne la lesione, bisogna quindi prima definire un taglio dell'elemento: possibile utilizzare il
comando di taglio con il comando 'Polilinea', immaginando che la lesione segua un percorso determinato
anche dagli spigoli dell'apertura presente:

Si conduce quindi una prima definizione dei due corpi partecipanti, attraverso il comando 'Seleziona Corpi':

Si procede qualificando il 'Meccanismo di Piano' dal comando di definizione:

Anche in quest'ultimo caso, in prima istanza tutti i corpi partecipanti sono predisposti per 'ruotare' attorno
alla cerniera 'A'; la fase successiva consiste quindi nel differenziare la rotazione dei corpi partecipanti, in
modo che quelli del 'Paramento Esterno' ruotino attorno alla cerniera 'A', mentre quelli del 'Paramento
Interno' ruotino attorno a B:

Per far questo, sufficiente richiamare il comando 'Seleziona Corpi', e fare clic solo sui corpi partecipanti dal
lato 'Interno' del paramento, cui verr assegnata correttamente la rotazione attorno alla cerniera 'B' (in
figura seguente viene indicato in modo schematico il verso di rotazione dei singoli blocchi):

A conferma del corretto inserimento del il cinematismo, si amplifica la scala di visualizzazione:

Si pu quindi concludere con la consultazione dei risultati, che possibile sia a video (tramite 'F11'), sia nella
finestra delle propriet e/o nel 'Report':

Per ulteriori approfondimenti sul meccanismo nel piano, si rimanda alla video-guida sull'Analisi Cinematica,
disponibile come playlist nel canale Aedes di YouTube.

4.4. MODALIT DI GENERAZIONE DEI CARICHI NEL MODELLO CINEMATICO


Nel modello cinematico, vengono automaticamente ereditati i carichi da solai presenti nel modello
strutturale, ed applicati sulle aste.
Nella scheda 'Cinematismi', se si attiva il pulsante di visualizzazione dei Carichi, possibile notare che i
Corpi interessati 'direttamente' dalla linea di orditura di un determinato solaio ricevono da questo il carico
di competenza: questo viene applicato su oggetti detti 'Linee di Carico'; si prenda come esempio l'edificio
seguente, di cui per semplicit si visualizza un Box XY dell'ultimo piano, e si focalizza l'attenzione sul solaio
indicato con A cfr. immagine seguente:

Nel modello strutturale, il solaio A possiede le seguenti propriet:

Quindi, secondo anche quanto indicato nel documento apposito accessibile dalla scheda 'Supporto',
'Esempi Applicativi', 4, dedicato alle modalit di generazione dei carichi da solai, si osserva che, sui lati
direttamente interessati dall'orditura del solaio (lunghi 4.30m; nell'esempio si faccia riferimento al lato pi
'in alto', in quanto quello pi in basso possiede pi carico per via della presenza di un solaio contiguo),
vengono applicati i seguenti carichi:
I carichi di superficie valgono:
G1k= 2.42 kN/m2; G2k= 0.37 kN/m2; GQ= 0.50 kN/m2.
Dalla finestra delle propriet possibile conoscere l'area della maglia di solaio evidenziata:
A= 24.400 m2
Il carico totale (Risultante), distinto per le diverse condizioni elementari, vale quindi:
G1k= 24.400 m2 x 2.42 kN/m2= 59.048 kN
G2k= 24.400 m2 x 0.37 kN/m2= 9.028 kN
GQ= 24.400 m2 x 0.50 kN/m2= 12.200 kN
Tale carico complessivo, e, per considerarlo come distribuito, va diviso per la somma dei lati sui quali in
effetti viene attribuito il carico. In questo caso come detto si ha che:
Somma dei lati = (4.30+4.30) = 8.60 m
Carico al metro lineare:
G1k= 59.048 kN/ 8.60 m= 6.87 kN/m
G2k= 9.028 kN/ 8.60 m= 1.05 kN/m
GQ= 12.200 kN/ 8.60 m= 1.42 kN/m
I valori sopra calcolati coincidono quindi esattamente con quanto si visualizza nel Modello Strutturale.
Se si passa invece al modello cinematico, per visualizzare i carichi necessario 'interrogare' le propriet
delle Linee di Carico: per far questo, necessario prima 'selezionarle'. La selezione a primo colpo potrebbe
risultare 'difficile', in quanto nel modello cinematico si in presenza di oggetti come i 'Corpi': per
selezionare per in genere oggetti in qualche modo 'sovrapposti' o 'sovrapponibili' si pu puntare il mouse
sopra l'oggetto che si vuole selezionare, ed utilizzare i 'tasti freccia' dalla tastiera, per scorrere e selezionare
man mano i diversi oggetti sovrapposti, cfr. immagine seguente:

Come si nota dall'immagine precedente, dalle propriet della 'Linea di Carico', corrispondente di fatto al
singolo lato caricato dal solaio preso come esempio, risultano applicati i seguenti carichi:
Carico Permanente (considerato come somma di 'Permanente' + 'Permanente Non Strutturale'):
Gk= 8.51 kN/m
Carico Variabile: Qk= 1.525 kN/m
I due valori sopra riportati 'non coinciderebbero' perfettamente con i carichi lineari applicati invece sulle
aste del modello strutturale. Questo deriva per dal metodo di ripartizione del carico ai fini dell'Analisi
cinematica: il lato effettivo considerato in tale ambiente, infatti, non considerato pi 'misurato' sugli assi
delle pareti (che comporterebbe una Lunghezza pari a 4.30m), ma considerato 'al netto' degli spessori
delle pareti: infatti, anche attraverso la finestra delle propriet, per la Linea di Carico si legge che:
Lunghezza= 4.00 m (lato netto):

Questo comporta una redistribuzione del carico diversa rispetto al modello strutturale, ma tarata in modo
tale che la Risultante del Carico sulla parete sia la stessa.
Procedendo nuovamente al calcolo:
G1k= 2.42 kN/m2; G2k= 0.37 kN/m2; GQ= 0.50 kN/m2.
A= 24.400 m2 (l'area del solaio non cambia tra modello strutturale e modello cinematico)
Il carico totale (Risultante), non cambia neanche:
G1k= 24.400 m2 x 2.42 kN/m2= 59.048 kN
G2k= 24.400 m2 x 0.37 kN/m2= 9.028 kN
GQ= 24.400 m2 x 0.50 kN/m2= 12.200 kN
Ci che cambia, il carico a metro lineare, in quanto adesso risulta che:
Somma dei lati = (4.00+4.00) = 8.00 m
da cui:
Carico al metro lineare:
G1k= 59.048 kN/ 8.00 m= 7.382 kN/m
G2k= 9.028 kN/ 8.00 m= 1.128 kN/m

GQ= 12.200 kN/ 8.00 m= 1.525 kN/m


Quindi si riottengono i valori complessivi prima visti:
Carico Permanente (considerato come somma di 'Permanente' + 'Permanente Non Strutturale'):
Gk= 8.51 kN/m
Carico Variabile:
Qk= 1.525 kN/m
Come detto per la procedura coerente, in quanto le risultanti sui singoli lati alla fine sono le stesse:
- nel modello strutturale, la risultante totale del carico su tutto il lato interessato dall'orditura (4.30), vale,
suddivisa nelle diverse componenti:
G1k= 6.87 kN/m * 4.30m= 29.54 kN
G2k= 1.05 kN/m * 4.30m= 4.51 kN
GQ= 1.42 kN/m * 4.30m= 6.10 kN
- nel modello cinematico, la risultante totale del carico su tutto il lato interessato dall'orditura (4.00), vale
ugualmente:
G1k + G2k = 8.51 kN/m * 4.00m= 34.04 kN
GQ= 1.525 kN/m * 4.00m= 6.10 kN
La stessa procedura vale ovviamente anche per i carichi derivanti dalle Spinte delle Volte, i quali saranno
inoltre posizionati all'altezza dell'Imposta della Volta, per come definita nella finestra delle Propriet.
N.B. I carichi lineari aggiuntivi sulle aste del modello strutturale non sono esportati e considerati in modo
automatico sulle corrispondenti linee di carico del modello cinematico; eventuali carichi aggiuntivi vanno
quindi Reinseriti nuovamente sulle linee di carico in ambiente cinematico.
L'inserimento dei carichi aggiuntivi previsto inserendo dei nuovi 'Punti Materiali': occorre prestare
attenzione che in un punto materiale possono essere definiti dei Carichi solo 'puntuali': se ad esempio si
prevede di inserire dei carichi lineari aggiuntivi per es. da gronda o cordoli, necessario calcolare la
risultante di tale carico, ed inserirla nelle propriet del carico del punto materiale, distinguendo se si tratta
ovviamente di un carico permanente o variabile.
Ad esempio, per il solaio visto prima, il progetto prevedeva alcuni carichi lineari aggiuntivi nell'ambiente
strutturale, evidenziati nell'immagine seguente (i carichi rappresentano un solaio di copertura a falde non
modellato, ed espresso solo come carichi aggiuntivi):

Nel modello strutturale, la risultante totale del carico su tutto il lato interessato dall'orditura (4.30), vale,
suddivisa nelle diverse componenti:
G1k= 7.15 kN/m * 4.30m= 30.745 kN
G2k= 2.87 kN/m * 4.30m= 12.341 kN
GQ= 1.39 kN/m * 4.30m= 5.977 kN
Si aggiunger quindi, nel Modello Cinematico, un 'Punto Materiale', in cui le propriet di Carico
presenteranno proprio tali valori: la posizione del Punto Materiale sar indicata dall'Utente; in genere, la
posizione del Punto Materiale 'lungo' l'asse di rotazione, ininfluente, mentre importante stabilire
eventualmente il disallineamento rispetto alla direzione 'ortogonale' all'asse di rotazione definito, questo
perch infatti il carico appena inserito causerebbe un 'braccio' e quindi un momento da dover considerare
nel cinematismo; se ad esempio si volesse studiare il ribaltamento proprio della facciata all'ultimo piano
presa in esame, si osserverebbe la seguente situazione:

L'oggetto 'Linea di Carico' possiede un'altra importante propriet, che la propriet 'Scostamento': tale
funzionalit consente di disallineare il carico presente su quella muratura, ad esempio per considerare un
diverso appoggio del solaio rispetto allo spessore della parete. Tale propriet ovviamente disponibile solo
per quelle linee di carico che presentino un valore del carico (non si trova in fatti per le linee di carico
parallele all'orditura dei solai).
L'effetto grafico che ne consegue una visualizzazione del carico spostato della quantit inserita (si ricorda
che hanno importanza gli assi di riferimento globali, quindi lo scostamento pu essere positivo o negativo
in dipendenza del verso positivo o negativo degli assi globali X o Y):

In ultimo, utile notare come le linee di carico rimangano collegate al corpo partecipante durante il
cinematismo, 'abbandonando' la posizione originaria; questo fornisce ulteriore conferma dei carichi che
sono stati considerati per il cinematismo creato, e quindi di quelli effettivamente considerati nel calcolo:

5. STRUMENTI
La finestra 'Strumenti' divisa in tre schede distinte, che sono sempre contestuali alla fase di progettazione
in cui ci si trova. Le tre schede sono: Disegno e Modifica, Vista, Supporto.

5.1. DISEGNO E MODIFICA


Nella scheda 'Disegno e Modifica' si trovano i principali comandi per la gestione Grafica della fase
architettonica. In particolare, la scheda in oggetto ha il seguente aspetto:

Attraverso il comando 'Layers' possibile assegnare un layer specifico agli oggetti 2D di ausilio per il
disegno, in modo da poter gestire agevolmente la loro visualizzazione grafica. Attivando il pulsante,
viene infatti aperta la seguente finestra di dialogo, dove possibile assegnare un nome ai nuovi
layer, un colore ed uno stile di linea specifico, nonch selezionarli e congelarli/scongelarli dalle
visualizzazioni, al pari di un comune ambiente CAD:

Gruppo Disegno:
Il gruppo 'Disegno' composto da una serie di pulsanti per creare oggetti grafici 2D, per creare
riferimenti di ausilio nella costruzione del modello, o per inserire particolari Annotazioni:
pi in dettaglio, composto dai seguenti comandi:
- Punto: disegno di un punto;
- Linea: disegno di una Linea;
- Linea Infinita: disegno di una linea senza limiti di estensione nello spazio del modello;
- Polilinea: creazione di una forma poligonale chiusa;
- Rettangolo: disegno di un quadrilatero;

- Cerchio: disegno di un cerchio;


- Arco: disegno di arco di un cerchio;
- Spline: disegno di una curva a mano libera;
- Sketch: disegno di una serie di tratti a mano libera, aventi una determinata lunghezza, e direzione
data dalla direzione del cursore;
- immagine: possibile inserire tramite questo pulsante un'immagine posta sul piano di riferimento
locale (quindi possibile inserire un'immagine 2D anche se si in un prospetto). Dal meni a tendina,
inoltre possibile adoperare il comando 'Ritaglia immagine', per consentire il ritaglio di
un'immagine, secondo un nuovo poligono diverso.
Gruppo 'Annotazione':
- Testo: inserimento di stringhe di Testo;
- Quota: inserimento di quote lineari, del tipo Orizzontale, Verticale oppure Angolare.
Gruppo Modifica:
Il gruppo 'Modifica' composto da una serie di comandi per modificare gli oggetti grafici presenti
nel modello: pi in dettaglio, composto dai seguenti comandi, alcuni dei quali (come l'offset per
esempio) sono per specifici solo per oggetti 2D di ausilio:
- Sposta: sposta gli oggetti selezionati, da un punto base ad un altro da selezionare;
- Copia: duplica gli elementi selezionati, da un punto base ad un altro da selezionare;
- Ruota: ruota gli elementi selezionati, attorno ad un polo base, inserendo da tastiera l'angolo di
rotazione, oppure specificandolo graficamente;
- Specchia: ribalta specularmente gli oggetti selezionati, avendo definito per due punti un asse
speculare;
- Serie: tramite questo comando possibile copiare in serie un oggetto: anche aprendo la relativa
finestra a tendina, possibile copiare un oggetto in serie rettangolare o polare (rispetto ad un centro
fisso);
- Offset: duplica un oggetto ad una distanza specifica e parallelamente all'oggetto d'origine;
- Estendi: consente di estendere un oggetto (muro) fino ad un altro; il riferimento in questo comando
la linea media degli oggetti. E' richiesto inizialmente di selezionare l'elemento fino al quale
estendere l'entit; premendo 'Invio' da tastiera, oppure confermando con il tasto destro del mouse,
si seleziona infine l'elemento da estendere;
- Taglia: consente di modificare e ridurre la lunghezza tra elementi che si intersechino; il riferimento
in questo comando la linea media degli oggetti. E' richiesto inizialmente di selezionare l'elemento
oltre il quale rimuovere la porzione in esubero; premendo 'Invio' da tastiera, oppure confermando
con il tasto destro del mouse, si seleziona la porzione di elemento da cancellare;
- Dividi;
- Raccorda: consente di raccordare due oggetti (muri); richiesto di selezionare prima un muro, poi,
premendo 'Invio' da tastiera, oppure confermando con il tasto destro del mouse, selezionare l'altro
muro. La conferma grafica dell'avvenuta modifica resa evidente dalla creazione di uno sguincio
inclinato.
- Spezza: divide un oggetto in due parti: richiesto un punto iniziale ed un punto finale; per dividere
un oggetto a met, ad esempio perch in un muro si vogliano creare i due timpani di una capanna,
sufficiente fare clic due volte sul punto medio.
- Scala: aumenta o riduce le dimensioni degli oggetti selezionati, mantenendone inalterate le
proporzioni relative; in sequenza al comando Scala:
- Stira: modifica le dimensioni degli oggetti selezionati;

5.2. VISTA
Nella scheda 'Vista' si trovano i principali comandi per la visualizzazione della struttura nelle diverse fasi,
architettonica e strutturale.

Gruppo Viste:

Il gruppo 'Viste' composto da una serie di comandi per richiamare i pi comuni punti di vista dello
spazio tridimensionale in cui la struttura creata: dai quattro punti di vista cardinali
dell'assonometria, alle varie viste bidimensionali.

Gruppo Box:
Il gruppo 'Box' racchiude tutti i comandi per condurre operazioni di 'sezione' della struttura,
attraverso piano paralleli ai piani XY, XZ ed YZ, oppure condurre una sezione attraverso un piano
passante per due punti qualsiasi (2P).
N.B. I comandi di Box non sono attivabili quando la vista di tipo 'prospettico; quindi, per poter usufruire
dei diversi comandi di Box, necessario attivare sempre la vista 'Assonometria' (dal 'Navigatore' sulla
sinistra).
Per definire la sezione si sceglie il piano che si intende tagliare e si imposta l'altezza del box,
successivamente si seleziona un punto sul modello in cui si desidera far passare la sezione; nella finestra
grafica apparir la sezione piana scelta.
E' possibile ruotare la sezione effettuata, quindi visualizzare il box di sezione in 3D, ruotando il modello,
muovendo il mouse tenendo premuto il pulsante sinistro contemporaneamente al tasto ALT.
La sezione pu essere visualizzata anche per il modello architettonico passando nella vista 3D della scheda
'Modello'. Per ritornare al modello completo, eliminando quindi la sezione, bisogna deselezionare il
comando relativo al Box condotto ed attivato (con sfondo in giallo):

E' importante sottolineare che, una volta attivato il Box, il sistema di riferimento (UCS) diventa 'Locale',
ovvero viene ruotato, in modo che il piano XY sia sempre frontale rispetto all'osservatore.
Ad esempio, si consideri la seguente struttura, e si attivino gli assi globali (pulsante 'F4' da tastiera'):

Come si vede, il piano XY orizzontale, e gli altri sono posizionati di conseguenza seguendo la terna degli
assi cartesiani.
Supponiamo adesso di condurre un BOX sul primo prospetto a sinistra, tramite il comando 'BOX YZ',
facendo clic sul nodo indicato:

Apparir quindi la seguente visualizzazione:

Come si vede, adesso l'UCS ruotato, in modo appunto che il piano XY sia frontale, ed posizionato (come
origine) nel punto selezionato per condurre il Box. L'origine quindi 'locale', da non confondere con
l'origine 'globale' con cui stato creato il modello. Il dover ruotare gli assi di riferimento utile ad esempio
per voler posizionare delle Immagini (oggetti 2D) ad esempio anche sullo stesso piano del prospetto sopra
indicato.
Gruppo Navigazione:
Il gruppo 'Navigazione' composto da due comandi: 'Walkthrough' e 'Prospettiva': il primo serve a
'navigare' attraverso la struttura, il secondo serve per passare dalla modalit di visualizzazione 'in
prospettiva' all''assonometria', o viceversa.

Il comando Walkthrough utile per esplorare il modello inserito, proprio come se ci si stesse
camminando dentro; attivando tale comando, una apposita finestra 'Informativa' riassumer i
comandi necessari ad utilizzare questa funzione:

Gruppo Zoom:
Il gruppo 'Zoom' comprende i pulsanti per:
- condurre uno Zoom (ingrandimento) di una particolare finestra di selezione;
- tornare alla visuale precedente;
- racchiudere tutti gli oggetti presenti nel modello nel monitor, in modo centrato (zoom
estensione)..
Gruppo Strumenti:
Con il gruppo 'Strumenti' di conclude questa scheda: qui sono previsti i pulsanti per la
visualizzazione:
- degli assi (globali e locali); il comando pu essere richiamato anche dal tasto rapido F4 da tastiera;
- della legenda (per le simbologie adoperate, soprattutto in fase di consultazione dei risultati delle
analisi); il comando pu essere richiamato anche dal tasto rapido F11 da tastiera;
e i pulsanti per:
- misurare una distanza sul modello;
- salvare una screenshot (copia immagine in memoria) della visualizzazione grafica corrente.

5.3. SUPPORTO
Nella scheda 'Supporto' sono presenti vari comandi per richiamare alcune 'Utility', un pulsante di accesso
rapido alle altre Applicazioni Aedes, vari documenti, pubblicazioni, le Normative di riferimento, la
Manualistica d'Uso del software, nonch alcuni link al sito e al canale YouTube della Aedes Software, e a
social network su cui seguire le ultime novit riguardo al software.

6. ANALISI E RISULTATI
Dopo aver impostato l'Azione sismica e i Parametri di Calcolo nella scheda Struttura si passa alla scheda
Analisi; se i calcoli non sono stati eseguiti, i comandi relativi alle diverse analisi sono visualizzati in
luminosit ridotta.

6.1. ESECUZIONE ANALISI


L'esecuzione delle Analisi desiderate avviene attivando il comando 'Esegui Analisi', attivabile solo dopo aver
creato il modello strutturale:

Per sicurezza, necessario salvare il file (come richiesto dal messaggio che compare) prima dell'esecuzione
dell'Analisi stessa:

scegliendo Si il calcolo procede eseguendo tutte le analisi scelte; una finestra mostrer le diverse fasi e
l'avanzamento dei calcoli. In alcuni casi saranno visualizzati dei messaggi, ad esempio se ci sono gi risultati
disponibili, oppure segnalazioni che prevedono impostazioni di calcolo diverse: rispondendo
opportunamente, possibile proseguire il calcolo oppure interrompere l'esecuzione dell'analisi e ritornare al
modello strutturale.

6.1.1. ELABORAZIONE DI CALCOLO


Le fasi progressive dell'elaborazione sono organizzate secondo i seguenti punti.
In una medesima sessione di calcolo possono essere eseguiti contemporaneamente pi tipi di analisi:
nella scheda 'Generali' dei 'Parametri di Calcolo' saranno state infatti selezionate le analisi desiderate, che
vengono ora eseguite in sequenza una dopo l'altra.
Per ognuna di esse, vengono rilevati eventuali risultati gi presenti: un messaggio segnala la possibilit di
evitare la ripetizione di un'analisi gi in precedenza effettuata. Questo consente maggior rapidit per la
riesecuzione successiva di altre analisi in aggiunta ad alcune in precedenza gi effettuate. Ad esempio,
supponendo di aver gi eseguito la sola analisi pushover (spesso impegnativa nei tempi di calcolo), se in
una seconda istanza si decide di eseguire anche l'analisi dinamica modale, la pushover pu non essere
ripetuta. Ovviamente, la ripetizione di un'analisi pu essere evitata a condizione che non siano state
eseguite modifiche dopo la precedente analisi.
Nel caso dell'analisi pushover, inoltre possibile evitare la riesecuzione dei casi gi elaborati: questa
opzione utile quando ad esempio si decide di seguire solo una distribuzione di forze, e successivamente
se ne vogliono eseguire altre (oppure, prima si esamina il comportamento secondo X e poi si studier
quello secondo Y).
Nel caso di analisi sismica statica lineare, vengono eseguiti controlli sul rispetto di due condizioni.
1) Il primo periodo di vibrazione della struttura T,1 deve risultare <= 2.5 TC e <=TD [7.3.3.2], sia per SLD
che per SLV. In caso di mancato rispetto della condizione, un messaggio consiglia di controllare i Parametri
di Calcolo, dove T,1 pu essere calcolato in modo semplificato o direttamente specificato in input, dopo
aver eseguito l'analisi modale (per modelli 3D, specificare il periodo fondamentale pi elevato fra le due
direzioni sismiche tra loro ortogonali di riferimento).
2) I piani (cio gli impalcati) devono essere rigidi. Se la schematizzazione di piano rigido effettuata con il
metodo
master / slave, i piani rigidi insieme ai corrispondenti nodi master sono definiti nei Dati Piani. I piani rigidi
possono tuttavia essere definiti intrinsecamente, ad esempio attraverso opportune controventature di
solaio: in tal caso, le masse non vengono ricondotte a nodi master; in quest'ultimo caso, la segnalazione
dell'anomalia sar da ignorare.
A questo punto, PCM esegue il Check-Up automatico della struttura, secondo la medesima procedura del
Check-Up Dati ma evitando la segnalazione di anomalie che per loro stessa natura non impediscono

l'esecuzione dell'analisi (sono le anomalie che il Check-Up Dati eseguito separatamente dall'analisi segnala
con il simbolo (*) [12.1]).
Altri controlli potranno intervenire in dipendenza delle analisi in corso di esecuzione (ad esempio, nel caso
che sia stata richiesta la Ridistribuzione del Taglio in analisi sismica lineare, verr controllata la rigidit di
tutti i piani, condizione indispensabile per effettuare la ridistribuzione).
Messaggi specifici, alcuni standard e altri dipendenti dal particolare edificio esaminato, intervengono
durante l'esecuzione dell'analisi pushover; i principali riguardano i seguenti aspetti:
- Per un edificio a un solo piano, con piano rigido, tutte le distribuzioni di forze in analisi pushover si
equivalgono. L'analisi pi quindi limitarsi alla prima distribuzione (la (A)), indipendentemente dalle
distribuzioni richieste dall'Utente nei Parametri di Calcolo.
- Si evidenzia la possibilit di eseguire analisi non lineari per edifici caratterizzati da piani tutti flessibili su
sottomodelli 2D corrispondenti ai singoli paramenti murari. Tale procedura operativa pu essere preferibile
rispetto al modello spaziale: i modelli 2D hanno comportamento pi facilmente comprensibile; per contro, i
modelli a cui fare riferimento diventano tanti quanti sono i paramenti murari da esaminare. Pu esserci
inoltre difficolt di definizione dei singoli paramenti murari in edifici fortemente irregolari con pareti che
poco si corrispondono fra piani diversi: in tali casi, l'analisi del modello spaziale appare praticamente
inevitabile.
N.B. Per gli edifici esistenti, si ricorda la necessit di svolgere analisi cinematiche (per meccanismi di
collasso) soprattutto in caso di impalcati mal collegati alle murature o spingenti. Vari tipi di interventi di
consolidamento possono e devono essere dimensionati in analisi cinematica, e comunque la prevenzione
nei confronti dei meccanismi di collasso dovrebbe sempre precedere la valutazione del comportamento
strutturale con analisi globali quali la pushover. L'analisi globale di qualunque tipo (lineare o non) richiede
infatti, di per s, un comportamento d'insieme (preferibilmente 'scatolare') delle strutture portanti.
- Viene proposto un riepilogo del totale di elaborazioni che saranno eseguite, indicando la prima che sar
affrontata. Terminata l'esecuzione della prima elaborazione pushover, stato possibile valutare il tempo
necessario e quindi un nuovo messaggio contiene una stima del tempo che sar impiegato per completare
tutte le elaborazioni (cio tutte le curve di capacit globali) richieste. Se si ritiene ad esempio che il tempo
sia eccessivo, possibile arrestare la procedura: come avverte un messaggio conseguente, comunque
stata elaborata la prima curva, i cui risultati saranno normalmente consultabili.
- Un altro messaggio indica l'opportunit di eseguire alcuni tipi di distribuzione specifici, in dipendenza
della massa partecipante del modo di vibrare fondamentale nella direzione di analisi. Per esempio, per un
edificio nuovo:
Per un Edificio Nuovo in muratura, se la massa partecipante
del modo principale <= 60%, le distribuzioni (A) e (B)
del Gruppo 1 non sono appropriate [7.3.4.1, 7.8.1.5.4]:
per il Gruppo 1 sono adatte distribuzioni multimodali, come (C);
per il Gruppo 2, distribuzioni adattive, come (F)(G).
Nel caso di (C)(G) va accertato che il periodo principale sia > TC.

- Viene segnalata la possibilit che il valore dell'incremento di taglio utilizzato nell'analisi pushover dopo il
taglio di prima plasticizzazione (cio in fase post-elastica), sia inappropriato perch troppo elevato; viene
segnalato anche il caso di incremento molto piccolo, data la dilatazione dei tempi di esecuzione che ne
consegue. L'intervallo di riferimento scelto compreso fra 1/50 e 1/10 del taglio resistente stimato, valutato
nella prima fase di elaborazione dell'analisi pushover (e appartenente ai calcoli semplici di controllo).
Per quanto riguarda la scelta dei valori degli incrementi di taglio per la costruzione della
curva di capacit, confrontando la prima fase (elastica) e la seconda (dopo la prima plasticizzazione), la
prima pu essere caratterizzata da un incremento di taglio anche nettamente maggiore rispetto alla
seconda. Infatti, un'apposita procedura autocorrettiva - automaticamente applicata nel calcolo - provvede a
individuare, con un procedimento iterativo basato sul metodo di bisezione, il punto corrispondente alla
prima plasticizzazione: il metodo consente l'individuazione di questo punto con buona precisione anche nel
caso di incrementi di taglio iniziale elevati.
Un ulteriore messaggio il seguente:
Si scelto di considerare gli effetti dell'eccentricit accidentale,
valutati attraverso l'applicazione del momento torcente aggiuntivo Mt.
Per ogni distribuzione ci sono quindi 8 curve (+/- X,Y con +/- Mt).
E' consigliabile considerare anche le 4 curve (+/- X,Y) in assenza di Mt,
poich non noto a priori se la minima capacit della struttura
si ottiene in presenza o in assenza degli effetti torcenti aggiuntivi.
Tuttavia, per ridurre i tempi di elaborazione si pu rimandare
l'esecuzione delle curve in assenza di Mt ad una sessione successiva.
Si desidera limitare le analisi ai soli casi con +/-Mt ?

Se nei 'Parametri di Calcolo', scheda 'Pushover(1)', viene attivata l'opzione di considerare anche gli effetti dei
momenti torcenti, tramite questo messaggio viene segnalata la possibilit di eseguire le analisi
considerando solo i casi con +/-Mt, oppure considerando anche i casi in assenza degli effetti torcenti
aggiuntivi. Tale messaggio orientato a snellire l'analisi, infatti l'esecuzione di tutti i casi (con e senza gli
effetti torcenti) richiede maggiori tempi di elaborazione; l'Utente pu quindi scegliere di 'abbreviare' i tempi
di calcolo, limitandosi alla sola esecuzione delle analisi 'con i momenti torcenti': bisogna per precisare che
anche la normativa, quando parla di aggiunta degli effetti torcenti, non esclude la possibilit di analizzare i
casi in cui questi non vi siano; anzi, potrebbe benissimo capitare che la condizione peggiore sia proprio
quella in cui questi effetti torcenti non ci sono; pertanto, in definitiva l'Utente che ha piena libert di scelta
su quale strada adottare.
- Un messaggio finale indica il totale del tempo impiegato. Poich l'analisi pushover pu essere
particolarmente impegnativa dal punto di vista dei tempi di esecuzione, queste informazioni possono essere
preziose per decidere la riesecuzione di altre analisi sulla stessa macchina.
6.1.2. SOLUTORE AD ELEMENTI FINITI
Il solutore di PCM si compone di due parti.
La prima parte, sviluppata da AEDES e integrata in PCM, provvede alla creazione della matrice di rigidezza
del sistema. E' cos possibile tenere conto di aspetti tipici degli edifici in muratura spesso non gestiti da
solutori destinati ad altro utilizzo (ad esempio: deformabilit a taglio, indispensabile per strutture 'tozze'
quali i maschi murari; rigidezze fessurate (percentuali delle rigidezze elastiche); zone rigide agli estremi

dell'asta distinte nei due piani di flessione; gradi d'incastro interno, per schematizzare aste semi-incastrate;
aste infinitamente rigide; assemblaggi di rigidezze per pareti geometricamente 'spezzate' per le quali si
voglia comunque considerare la continuit strutturale). Nella costruzione delle matrici di rigidezza, PCM
segue algoritmi ampiamente testati, analoghi alle procedure SAP (Berkeley, California) reperibili anche in
open-source su Internet.
La seconda parte costituita dal solutore numerico vero e proprio, ed dedicata alla risoluzione dei sistemi
lineari e dei problemi agli autovalori legati alle analisi modali. Al fine di garantire la massima robustezza di
calcolo, e rispettare i requisiti di qualit richiesti al software, AEDES integra un solutore di livello
internazionale, di ampio spettro applicativo e con estesa e dettagliata documentazione di validazione:
FEMTools Dynamic Design Solutions. Nell'ambito del software PCM, FEMTools esegue le analisi agli
autovalori con il metodo di Lanczos e la risoluzione dei sistemi lineari con la tecnica delle matrici sparse.
6.1.3. ASSEMBLAGGIO DELLE MATRICI DELLE RIGIDEZZE E DELLE MASSE
Si descrive la costruzione della matrice di rigidezza K della struttura, definendo anzitutto la matrice di
rigidezza locale di una singola asta:

In figura illustrata la matrice di rigidezza k dell'asta spaziale 3D di tipo 'beam', cio un elemento
monodimensionale con rigidezza flessionale e torsionale. La matrice di rigidezza k simmetrica:
kij = kji, i,j=1,...,12.
Nelle espressioni dei coefficienti della matrice, sono utilizzati i termini y e z che tengono conto della
deformabilit a taglio:
y = (12 E Jz ) / (G ATy 2 )

z = (12 E Jy ) / (G ATz 2 )
Per gli edifici in muratura ed in generale per tutti gli elementi di tipo 'parete' ha fondamentale importanza
tenere conto dell'influenza della deformabilit a taglio, automaticamente considerata da PCM.
L'elemento 'beam' collegato agli altri elementi della struttura tramite vincoli di continuit (incastri interni)
e costituisce il classico elemento 'trave' delle strutture intelaiate. Le caratteristiche di sollecitazione sono
riferite ad una terna destrorsa (assi locali) con l'asse x coincidente con l'asse geometrico (baricentrico)
dell'elemento e gli assi y e z coincidenti con gli assi principali d'inerzia della sezione trasversale.
La matrice di rigidezza illustrata in figura si riferisce al tratto deformabile dell'asta, cio la luce interna
dell'asta depurata dalle zone rigide di estremit. Si noti che per gli schemi a ''Telaio equivalente'' ha
fondamentale importanza considerare aste a comportamento misto rigido-deformabile.
Le aste in muratura, come noto, possono essere caratterizzate da zone rigide distinte nei due piani di
flessione: un maschio murario, ad esempio, trova l'irrigidimento in sommit a causa della fascia di piano:
questo irrigidimento interessa il piano complanare della parete; ma lo stesso maschio non presenta
normalmente irrigidimenti significativi nel piano ortogonale.
In generale, si dovranno considerare lunghezze di deformazione diverse nei due piani di flessione.
I coefficienti della matrice di rigidezza devono quindi essere corretti in base a tale aspetto.
Pi in dettaglio, ci significa:
- sostituire con xz (lunghezza di deformazione nel piano locale xz) nei termini flessionali contenenti EJy;
- sostituire con xy (lunghezza di deformazione nel piano locale xy) nei termini flessionali contenenti EJz;
- per i termini assiale e torsionale possibile fare riferimento ad una lunghezza deformabile media fra le
due diverse lunghezze deformabili nei due piani di flessione: viene sostituito da (xy+xz)/2 nei termini in
EA e GJx.
Per un'asta infinitamente rigida, i moduli di elasticit E e G vengono adeguatamente amplificati.
I coefficienti della matrice di rigidezza subiscono ulteriori modifiche qualora l'asta sia affetta da una
riduzione della rigidezza elastica (rigidezza fessurata, o rigidezza secante per pareti che hanno superato
il limite elastico ma non sono ancora collassate nel corso delle analisi non lineari; queste rigidezze sono
inferiori alla rigidezza iniziale di tipo elastico. PCM consente l'applicazione di rigidezze ridotte anche ad
analisi statiche lineari non sismiche).
Per aste aventi tipologie di pareti (inclusi i maschi murari), fasce (strisce e sottofinestra) e travi, i fattori
riduttivi delle rigidezze vengono applicati ai termini flessionale EJ e tagliante GA complanari. La fessurazione
dell'elemento pu essere infatti riferita essenzialmente al comportamento nel piano dell'elemento
(comportamento elasto-plastico delle pareti murarie).
Per le bielle di controvento (elementi a tipologia X), che possono superare il limite elastico durante l'analisi
non lineare, la riduzione viene applicata al termine assiale.
Nessuna riduzione di rigidezza prevista per fondazioni e collegamenti rigidi.
La riduzione della rigidezza nella costruzione della matrice dipende dal valore specificato in input nella
propriet Rigidezza fessurata nelle propriet delle Aste, e dalla fase di analisi in cui tale valore viene
effettivamente applicato. Ci dipende: in Analisi Non Lineare, dalle scelte sul comportamento dei maschi
murari.
Un altro aspetto che determina modifiche sui coefficienti della matrice di rigidezza determinato dai Gradi
d'incastro specificati nei nelle propriet delle Aste. E' infatti possibile definire un semincastro interno al
vertice iniziale e/o al vertice finale, nel piano xy e/o nel piano xz, sempre con riferimento alla luce
deformabile del piano del semincastro. Il semincastro equivale alla rigidezza di una molla di torsione posta
nell'estremo. Al di l delle specifiche fornite in input nelle propriet delle Aste, nell'esecuzione delle

successive sotto-curve in Analisi Non Lineare, presentano semincastri tutte le aste che hanno manifestato la
formazione di una cerniera plastica (alla base o in sommit) per pressoflessione, ma non sono collassate al
termine della sotto-curva precedente (la curva terminata per il collasso di altri elementi), e quindi devono
ripartire, all'inizio della sotto-curva successiva, con una configurazione degradata, rappresentata appunto
dal vertice ancora internamente incastrato ma con rigidezza ridotta.
Nella costruzione della matrice di rigidezza, particolari relazioni devono inoltre essere applicate alle travi su
suolo elastico alla Winkler.
Nel caso di aste non internamente incastrate ma caratterizzate da svincolamenti interni, cio da una o pi
componenti di spostamento libere agli estremi (un esempio la 'biella', elemento incernierato agli estremi),
la matrice K viene ridotta alle sole componenti vincolate, tramite metodi di condensazione statica.
Successivamente, interviene una trasformazione per tenere conto delle zone rigide di estremit,
riconducendo la matrice - inizialmente costruita sulla luce deformabile - all'asta completa. La matrice di
trasformazione t costruita a partire dalla matrice identit I:
tij = 1 per i=j, tij = 0 per ij
con le seguenti modifiche:
t(5,3) = -ZRixz
t(6,2) = ZRixy
t(11,9) = ZRjxz
t(12,8) = -ZRjxy
dove i termini ZRixy ZRixz ZRjxy ZRjxz coincidono con le zone rigide definite nelle propriet delle Aste per il
tratto iniziale (i) e il tratto finale (j) nei due piani di flessione xy e xz. La relazione di trasformazione la
seguente:
k' = t k tt
K' la matrice di rigidezza locale ricondotta all'asta a comportamento misto rigido-deformabile.
La matrice di rigidezza viene infine ricondotta dal riferimento locale al globale tramite la matrice di
rotazione :
kglob = t k'
La matrice di rigidezza dell'asta nel riferimento globale deve subire inoltre un'altra trasformazione di
rigidit nel caso che i nodi di vertice dell'asta abbiano componenti di spostamento rigidamente vincolate al
nodo master (schematizzazione master-slave).
A questo punto avviene l'assemblaggio delle singole matrici di rigidezza delle aste nella matrice di
rigidezza K della struttura.
La matrice delle masse M, utilizzata per l'analisi modale, viene costruita con le masse nodali ed pertanto
una matrice diagonale. Ai gradi di libert dinamici corrispondono generalmente masse traslazionali mX mY
e inerzie torsionali IZ.
Le masse considerate sono quelle appartenenti a CCE sismicamente attive, riconosciute da un coefficiente
2 non nullo.
Anzitutto, vengono processate le masse concentrate inserite direttamente nei nodi; in caso di relazione
master-slave, le eventuali masse specificate su nodi slave vengono normalmente ricondotte al nodo master,
rispetto al quale generano anche inerzia torsionale.
Successivamente, sono esaminati i carichi concentrati sui nodi ed i carichi concentrati e distribuiti sulle aste
(esclusi eventuali carichi applicati su aste su suolo elastico), agenti in direzione Z globale (carichi
gravitazionali): tali carichi vengono automaticamente trasformati in masse nodali (riconducendo i pesi a
masse tramite la divisione per l'accelerazione di gravit).

Inerzie rotazionali IX e IY non nulle sono inconsuete, e non vengono gestite nella generazione automatica.
Eventuali inerzie IX e IY che si vogliano considerare nella struttura, devono essere definite direttamente
come masse nodali concentrate. Nel caso di schematizzazione master-slave, l'inerzia rotazionale IZ viene
invece normalmente definita, insieme alle masse traslazionali mX e mY (ed eventualmente mZ). Per un dato
carico agente su un'asta, IZ formata dall'inerzia rotazionale del carico pi il momento di trasporto verso il
nodo di concentrazione della massa.
La definizione delle masse tiene conto dei moltiplicatori per la generazione delle masse [10.1]: se ad
esempio il moltiplicatore traslazionale Y nullo, vengono generate solo masse traslazionali secondo X.
Durante il calcolo, viene determinata anche la posizione del baricentro (centro delle masse) per ogni piano.
In caso di piano rigido, se il nodo master non coincide con un nodo della struttura (cio non collegato ad
alcuna asta), la sua posizione viene automaticamente ricalibrata facendola coincidere con il baricentro.

6.2. TIPI DI ANALISI


E' possibile condurre cinque tipologie di Analisi:
- Analisi Modale: per default, sempre attiva, non disattivabile; quindi, verr sempre eseguita per ogni
progetto;
- Analisi Statica Non Sismica;
- Analisi Sismica Statica Lineare ( o Analisi Statica Equivalente);
- Analisi Sismica lineare Dinamica Modale;
- Analisi Statica Non Lineare (Pushover).
Oltre a tali analisi, PCM provvede sempre all'elaborazione delle analisi semplificate.
Quando i calcoli sono stati eseguiti nella scheda Analisi risulteranno attivi i comandi relativi alle analisi
calcolate, per visualizzare i risultati si seleziona una analisi e nella scheda appariranno tutti i comandi
contestuali all'analisi selezionata. In figura seguente riportato l'aspetto della scheda Analisi nella barra
multifunzione quando selezionata l'Analisi Modale.

6.3. ANALISI MODALE


L'analisi modale viene sempre eseguita (come si visto in precedenza, non possibile disattivarla nei
Parametri di Calcolo), in quanto l'esame dei risultati dell'Analisi Modale un buon indice della correttezza di
schematizzazione del modello. Si consiglia quindi il controllo del comportamento dinamico della struttura
visualizzando i modi di vibrare e i periodi propri per individuare eventuali anomalie.
I suoi risultati sono attivabili tramite l'apposito comando:

6.3.1. MODI DI VIBRARE


I modi di vibrare sono consultabili dal Gruppo 'Modi di vibrare'; possibile leggerne i relativi risultati in
termini di: periodo proprio di vibrazione; massa partecipante.

Attivando il comando 'Deformata', possibile attivare nella finestra di disegno la deformata strutturale per il
modo esaminato.
Tramite gli opportuni pulsanti di scorrimento (frecce), possibile passare in rassegna tutti i modi calcolati e
considerati; i comandi 'X' ed 'Y', invece, consentono la consultazione diretta dei modi principali
rispettivamente in direzione X ed Y.
Nel gruppo, sono riportati i valori relativi al periodo T della deformata che si sta visualizzando e le
percentuali di masse movimentate; i modi principali per le direzioni X e Y sono evidenziati in grassetto con
lo stesso colore.

Nel caso di 'Impalcati rigidi', viene visualizzato anche il 'Nodo Master' di riferimento per quel piano (in rosso
scuro, in posizione baricentrica): tale nodo pu essere selezionato, ad esempio per controllarne la
correttezza del vincolamento, o la posizione geometrica; tuttavia un nodo di riferimento, per coerenza con

gli altri nodi non lo si vedr spostare aumentando la scala di visualizzazione dello spostamento della
deformata, che relativa alle sole aste e non anche ai nodi.
E' possibile visualizzare le deformate sia sul modello strutturale 3D sia nel piano XY attivando il box di
sezione dalla scheda struttura.

Visualizzazione deformata modale 3D

Visualizzazione deformata Piano XY


La scala grafica della deformata visualizzata modificabile attraverso la Barra di regolazione presente nel
Gruppo Scala:

Per ulteriori approfondimenti e studi sulla struttura, anche disponibile la visualizzazione dei risultati
dell'Analisi Modale condotta ai vari passi della 'Pushover' (selezionando l'apposita opzione 'al passo
pushover' dalla finestra a tendina relativa): chiaramente, se la distribuzione scelta non di tipo adattivo, le
diverse analisi modali non cambieranno durante i passi della pushover, ma solo allo 'step iniziale' della
pushover stessa: si ricorda infatti che lo schema statico pu variare tra l'analisi lineare e quella non lineare
(ad esempio per via delle strisce murarie gi degradate a biella (cerniera-cerniera) in fase statica), pertanto i
risultati tra l'analisi modale condotta in ambito 'elastico' e quella condotta 'al passo pushover' (in specifico
gi al primo passo) potrebbero gi essere differenti, e a volte condurre quindi alle differenze sulla massa
partecipante che, per edifici nuovi, richiesto che sia >60% per poter applicare l'analisi pushover stessa.

6.3.2. MASSE
Infine attivando il comando Masse possibile visualizzare sul modello strutturale sia le masse Generate
(sedi degli effettivi gradi di libert dinamici) che le masse Generatrici (masse prodotte dai carichi agenti sulla
struttura e localizzate in corrispondenza dei nodi). Le masse sono rappresentate con delle sfere colorate a
seconda della direzione considerata (seguendo la legenda dei colori delle direzioni globali, in direzione 'X',
in rosso; in direzione 'Y', in verde) e proporzionali alle masse.
La scelta delle masse da visualizzare si effettua dalla finestra a tendina dei comandi del gruppo Masse, infine
dalla barra di regolazione possibile gestire la scala degli spostamenti e delle masse.

6.4. ANALISI STATICA NON SISMICA

Per l'analisi statica lineare non sismica possibile visualizzare gli spostamenti, le sollecitazioni e le reazioni
vincolari per tutte le Condizioni di Carico Elementare (CCE) e tutte le Combinazioni delle Condizioni di
Carico (CCC), che come si visto in precedenza vengono definite automaticamente dal programma.
6.4.1. CONDIZIONI DI CARICO
E' possibile scorrere le diverse condizioni mediante le frecce, oppure visualizzare i risultati relativi
all'inviluppo delle CCC con l'apposito comando:
La scelta del comando CCC attiva la possibilit di visualizzare le diverse verifiche eseguite.
6.4.2. RISULTATI
E' possibile visualizzare i risultati dalle Elaborazioni di calcolo riportate nella finestra Report, alla quale si
accede dall'apposito comando presente in basso alla finestra Propriet:

6.4.3. VERIFICHE
E' possibile visualizzare graficamente le diverse verifiche eseguite per l'Analisi statica lineare non sismica
verifica, la scelta della verifica da visualizzare si esegue dalla finestra a tendina posizionata a destra del
comando Verifiche:

La legenda per la colorazione dello stato di verifica illustrata in figura seguente:

Per la verifica soddisfatta, la colorazione verde pi intensa indica coefficienti di sicurezza pi elevati, mentre
il verde molto chiaro indica un coefficiente di sicurezza prossimo a 1.000.
Per la verifica non soddisfatta, la colorazione rossa pi intensa indica coefficienti di sicurezza pi bassi, fino
a 0.000 (limite minimo). Un colore rosso molto chiaro indica un coefficiente di sicurezza prossimo a 1.000
(ma inferiore).
Verifica non soddisfatta per azioni nulle = significa che l'elemento scarico e quindi non stato sottoposto
ad alcuna sollecitazione.
Verifica non soddisfatta per azioni non consentite = riguarda la casistica di sollecitazioni non consentite per
l'elemento strutturale: ad esempio, per un maschio murario non armato n consolidato: un momento
flettente in assenza di sforzo normale.
Inoltre, sempre nel gruppo di comandi Verifiche della scheda Analisi possibile selezionare i check per
visualizzare le lesioni. La colorazione verde rappresenta gli elementi verificati mentre in rosso sono
rappresentati gli elementi non verificati.

6.4.4. COEFFICIENTI DI SICUREZZA


Infine, con l'ultimo comando presente nella scheda analisi si possono visualizzare i Coefficienti di Sicurezza
per l'analisi selezionata, sia per le singole CCC, che per l'inviluppo delle CCC. Per tutte le verifiche riportato
il coefficiente di sicurezza minimo e la percentuale di pareti verificate.

Coefficienti di sicurezza
6.5. ANALISI SISMICHE LINEARI

Con l'esecuzione dell'analisi sismica lineare vengono considerati tutti gli Stati Limite previsti dalla
Normativa, significativi per gli edifici in muratura: SLO (operativit), SLD (danno), SLV (salvaguardia della
vita). Se invece, nei 'Parametri di Calcolo', scheda 'Sismica', stato richiesto di eseguire il calcolo solo con
riferimento allo SLV, oppure SLV con SLD (senza SLO), nel gruppo di comandi 'Stati Limite' appariranno solo
gli Stati Limite richiesti, mentre quelli non attivi saranno in trasparenza, non attivabili.
6.5.1. STATI LIMITE
E' possibile visualizzare i risultati relativi ad ogni Stato Limite selezionandolo dal gruppo di comandi Stati
Limite della scheda Analisi. Sempre dallo stesso gruppo di comandi possibile attivare i check relativi agli
Effetti Statici, agli Effetti sismici (-) e agli Effetti Sismici (+).I due pulsanti sono riferiti agli effetti
(sollecitazioni, spostamenti, reazioni) del sisma agente in un verso o nell'altro, e sono denominati infatti (+)
e (-), in dipendenza del fatto che le loro 'quantit' sono di fatto 'senza segno', in quanto nelle analisi
sismiche lineari globali 3D si perde di fatto il segno dell'entit, quindi hanno verso concorde (e si sommano)
oppure opposto (e si sottraggono) agli effetti statici (calcolati sempre in base all'unica combinazione
sismica).

Negli 'Effetti Sismici' sono gi considerate tutte le impostazioni decise (nei 'Parametri di Calcolo') per
generare la combinazione sismica da considerare nel calcolo: se infatti si decidesse di considerare per il
Sisma entrambe le direzioni X ed Y, con la regola della combinazione del 30% del massimi effetti ottenuti
nella direzione opposta, e con anche l'eventuale applicazione dei momenti torcenti, le combinazioni
teoriche da considerare sarebbero 32.
Tuttavia, il numero di 32 combinazioni una conseguenza dell'impostazione normativa vigente. In PCM per
'Combinazione di Carico in Analisi Sismica' si intende l'espressione comprensiva di tutti i contributi e
corrispondente alla formulazione contenuta in 2.5.3 nel D.M.14.1.2008, identicamente riportata come
(3.2.16) in3.2.4. La combinazione sismica univoca, e gli effetti sismici finali si indicano con E.
E' per calcolare tali effetti E che si generano tutte le 'combinazioni' sismiche citate sopra.
Per maggiori approfondimenti, si rimanda alla descrizione di come viene condotta l'analisi sismica in PCM,
riportata pi avanti in questo capitolo.
6.5.2. RISULTATI
La consultazione dei risultati avviene in modo analogo all'analisi statica lineare non sismica illustrato in
precedenza nei paragrafi precedenti.

Visualizzazione verifiche a Taglio per fessurazione diagonale SLV


La legenda per la colorazione dello stato di verifica illustrata in figura seguente:

Per la verifica soddisfatta, la colorazione verde pi intensa indica coefficienti di sicurezza pi elevati, mentre
il verde molto chiaro indica un coefficiente di sicurezza prossimo a 1.000.
Per la verifica non soddisfatta, la colorazione rossa pi intensa indica coefficienti di sicurezza pi bassi, fino
a 0.000 (limite minimo). Un colore rosso molto chiaro indica un coefficiente di sicurezza prossimo a 1.000
(ma inferiore).
Verifica non soddisfatta per azioni nulle = significa che l'elemento scarico e quindi non stato sottoposto
ad alcuna sollecitazione.
Verifica non soddisfatta per azioni non consentite = riguarda la casistica di sollecitazioni non consentite per
l'elemento strutturale: ad esempio, per un maschio murario non armato n consolidato: un momento

flettente in assenza di sforzo normale.

Coefficienti di Sicurezza in Analisi sismica lineare dinamica modale


6.5.3 SOLLECITAZIONI
Una importante funzionalit, in comune a tutte le analisi lineari in precedenza esaminate, riguarda la
possibilit di visualizzare tutte le sollecitazioni: per l'analisi statica non sismica, sia per singole CCE, che per
singole CCC, che nel loro inviluppo; per l'analisi sismica lineare (o dinamica modale), sia relative ai soli
'effetti statici', che ai soli 'effetti sismici' (+) o (-), che alla loro combinazione.
Le sollecitazioni vengono attivate premendo il pulsante 'Diagrammi di Stato', posto nella scheda 'Analisi':

Come mostrato nell'immagine precedente, attivato il pulsante 'Diagrammi di Stato', aprendo la relativa
finestra a tendina, possibile scegliere quale sollecitazione visualizzare, scegliendo fra due gruppi: 'Forze e

Momenti', e 'Tensioni'; in fondo alla finestra, il gruppo 'Opzioni' contiene alcuni check che possibile
attivare per visualizzare diversamente le sollecitazioni.
In particolare, questi hanno il seguente significato:
- 'Scala di Colori':
se attivo, la visualizzazione delle sollecitazioni seguir una gradazione di colorazione, variabile dal 'magenta'
al 'rosso', che rappresenta in maniera pi intuitiva la variazione dei valori, dai pi bassi ai pi alti (ad
esempio come mostrato nell'immagine seguente):

se non attivo, le sollecitazioni saranno rappresentate con un colore uniforme, e quindi anche la legenda non
avr altre sottocategorie, ma rappresenter il valore dal minimo al massimo:

Quest'ultimo tipo di rappresentazione (ovvero l'opzione 'Scala di Colori' non attiva) risulta utile quando si
vogliano ad esempio visualizzare le tensioni sul terreno, in modo da evidenziare subito le zone dove la
verifica di capacit portante non risulti soddisfatta, cfr. ad es. immagine seguente, dove in verde sono
evidenziati i 'tratti' di fondazione verificati, mentre in rosso quelli in cui la tensione supera quella limite:

- 'Diagramma solido':
Con tale opzione attiva, i diagrammi visti in precedenza, oltre alla campitura con tratteggio, assumono una
colorazione di tipo 'solido' e continuo, cfr. ad es. Immagini seguenti:

- 'Aste rigide':
Attraverso l'attivazione di tale opzione possibile visualizzare anche le sollecitazioni nelle 'aste rigide',
ovvero i link rigidi; tale opzione ha in genere effetto per i diagrammi ad esempio del taglio, dove con o
senza l'applicazione di questa opzione possibile visualizzare il diagramma come continuo, su tutte le aste
(link compresi), oppure solo sulle aste come maschi, travi e colonne:
opzione 'Aste rigide' non attiva:

opzione 'Aste rigide' attiva:

Tale opzione risulta sempre attiva quando si visualizzano le tensioni sul terreno, in modo da poter avere
sempre una visione completa della pressione che la struttura comporta sul terreno.

Per visualizzare graficamente i valori delle sollecitazioni, sufficiente (una volta selezionata la sollecitazione
desiderata) passare col mouse sopra l'asta, oppure selezionarla: in base al piano di giacenza, verranno
riportati i suoi valori significativi, cfr. ad es. nell'immagine seguente, nei confronti dello sforzo normale:

Come mostrato nell'immagine soprastante, vengono riportati tutti i valori della sollecitazione calcolati ad
ogni sezione rilevante, ovvero sia agli estremi della luce geometrica, che agli estremi della luce deformabile.
Se si apre in contemporanea anche la scheda dei 'Risultati', si potr notare la corrispondenza con quanto
visualizzato graficamente, e quanto riportato numericamente alle diverse sezioni esaminate, cfr. immagine
seguente:

Le varie sollecitazioni si aggiorneranno automaticamente (sia graficamente, che numericamente) se si


decide di visualizzare ad esempio diversamente gli 'Effetti sismici' (+) o (-).
La visualizzazione delle sezioni notevoli riguarda anche gli elementi orizzontali come le travi, per le
possibile conoscere anche il valore delle sollecitazioni in mezzeria, come ad esempio il momento flettente:

6.6. ANALISI STATICA NON LINEARE

L'analisi statica non lineare consente la visualizzazione dello stato di verifica di ogni elemento strutturale,
passo per passo, per ogni curva pushover.
E' inoltre disponibile una finestra dedicata che riporta in dettaglio tutte le curve elaborate. I risultati
dell'analisi, sotto forma di Report, possono essere visualizzati nel pannello apposito, normalmente posto
sulla destra della schermata di PCM, e sono distinti nei seguenti elaborati:
- Storia evolutiva: riporta la descrizione dettagliata dell'analisi, e contiene anche le verifiche di resistenza,
dove le aste vengono elencate per ordine di plasticizzazione. E' cos possibile sapere per ogni singola asta
plasticizzata qual il passo a cui avvenuto il superamento della resistenza di progetto. Un esempio il
seguente (per semplicit si omette l'elenco delle verifiche di resistenza):
Analisi Pushover VAPX_ :
Stati limite SLV, SLO e SLD - Distr.Forze (A) - Direzione: +X
percorso di archiviazione risultati:
C:\Aedes2014\Pcm\Progetti\Esempio\SNL\VAPX_
Causa del termine di costruzione della curva di capacit:
Al piano 1 tutte le pareti sismicamente resistenti e sottoposte ad azioni complanari
sono collassate

Configurazione strutturale al termine di costruzione della curva di capacit:


(la costruzione della curva ha richiesto l'elaborazione di n curve intermedie)
Aste che divengono (o sono gi divenute) non reagenti per deformazione assiale
(trazione per muratura, compressione per controventi):
(elenco)
Aste che raggiungono (o hanno gi raggiunto) lo spostamento ultimo (complanare):
(elenco)
Aste che raggiungono (o hanno gi raggiunto) lo spostamento ultimo (ortogonale):
(elenco)
Aste non ancora collassate, con svincolamenti interni per verifiche non soddisfatte:
(elenco)
Configurazione strutturale progressiva,
nel corso del processo incrementale di costruzione della curva di capacit:

()
- Verifiche di sicurezza: riporta in dettaglio la verifica condotta con riferimento all'oscillatore
monodimensionale equivalente, fino alla definizione degli Indicatori di rischio sismico. Un esempio il
seguente:
DISTR.FORZE (A) - DIREZIONE: +X
Parametri sismici:
Valori dei parametri ag, Fo, TC* per i periodi di ritorno TR di riferimento
(dagli Studi di pericolosit sismica del sito di ubicazione dell'edificio [cfr.Tab.1 All.B al
D.M.14.1.2008]):
| TR | a,g |
Fo | TC* |
|(anni)| (*g) |
| (sec) |
|------------------------------|
|
30 | 0.044 | 2.549 | 0.240 |
|
50 | 0.054 | 2.560 | 0.254 |
|
72 | 0.062 | 2.570 | 0.260 |
| 101 | 0.072 | 2.546 | 0.265 |
| 140 | 0.081 | 2.542 | 0.269 |
| 201 | 0.093 | 2.532 | 0.275 |
| 475 | 0.126 | 2.527 | 0.285 |
| 975 | 0.164 | 2.472 | 0.285 |
| 2475 | 0.213 | 2.505 | 0.296 |
-------------------------------Vita Nominale, Classi d'uso e Periodo di riferimento (2.4)
Vita Nominale V,N (anni) = 50
Classe d'uso = II
Coefficiente d'uso C,U = 1.0
Periodo di riferimento per l'azione sismica (anni): V,R = V,N * C,U = 50
Categorie di sottosuolo e condizioni topografiche (3.2.2):
Categoria di sottosuolo = A
Categoria topografica = T1
h/H (h= quota sito, H=altezza rilievo topografico) = 0.000
Coefficiente di amplificazione topografica ST = 1.0
-------------------------------------------------------------------------------SLU DI SALVAGUARDIA DELLA VITA (SLV) - DISTR.FORZE (A) - DIREZIONE: +X
Sistema reale M-GDL (a pi gradi di libert):
Rigidezza iniziale (elastica) (kN/m) = 189322.20
Resistenza massima (taglio alla base): F,Max,M-GDL (kN) = 135.94
Resistenza a SLV (Stato limite ultimo): F,SLV,M-GDL (kN) = 108.75
Punto di controllo ubicato al 1 piano. Spostamento orizzontale: dc (mm):
- iniziale = 0.00
- al limite ultimo: dc,SLV,M-GDL = 12.01, di cui dovuto alle forze orizzontali = 12.01
Sistema equivalente 1-GDL (a 1 grado di libert):
Calcolo della Massa m* e del Fattore di partecipazione modale (C7.3.4.1):
stato scelto il calcolo con le sole masse traslazionali nella direzione di analisi;
per ogni piano, risultano i seguenti parametri (elencati nel seguito):
- completamente rigido: tale un piano rigido (quindi con relazione master-slave)

al quale non appartenga nessuna massa non riferita al nodo master. In tal caso,
la massa di piano coincide con la massa concentrata nel nodo master
e lo spostamento di piano esattamente lo spostamento del nodo master;
masse di piano m,i traslazionali;
corrispondenti spostamenti modali ,i secondo il modo principale
nella direzione di analisi (X): dall'analisi modale, il modo principale il modo 2
con massa modale efficace (in direzione X) pari a: 87.2%
(i risultati dell'analisi modale sono riferiti alle rigidezze utilizzate in analisi pushover,
che possono differire dalle rigidezze considerate in analisi modale. In Analisi Modale
le rigidezze considerate corrispondono al parametro %K,elast dei dati Aste e tengono quindi
conto dell'eventuale rigidezza fessurata (%K,elast < 100%); in Analisi Pushover al tipo di
comportamento scelto per i maschi murari corrispondono rigidezze iniziali elastiche,
ignorando quindi le rigidezze fessurate cio assumendo %K,elast=100% per tutte le aste);
piano del Punto di Controllo (scelto a priori)
spostamenti normalizzati rispetto allo spostamento del punto di controllo
(nel caso di piano deformabile, la massa di piano coincide con la somma delle masse di piano
e lo spostamento del baricentro dato dalla distanza fra il baricentro delle masse spostate
-secondo la forma modale- ed il baricentro delle masse nella configurazione indeformata):

|Piano|Compl.|
Massa
| Spostamento |Punto di controllo| Spostamento |
|
|rigido|
(k*kgm)
|
(mm)
|
| normalizzato |
|---------------------------------------------------------------------------------|
| 1 | X
|
12.63
|
262.70
|
X
|
1.000
|
----------------------------------------------------------------------------------Dai parametri precedenti risulta:
Massa m* = (m,i*,i) (k*kgm) = 13.00
Coefficiente di partecipazione = (m,i*,i)/(m,i*,i^2) = 1.000
Resistenza massima (taglio alla base): F,Max,1-GDL = (F,Max,M-GDL / ) (kN) = 135.94
Resistenza a SLV (Stato limite ultimo): F,SLV,1-GDL = (F,SLV,M-GDL / ) (kN) = 108.75
Spostamento a SLV (Stato limite ultimo): d,SLV,1-GDL = (d,SLV,M-GDL / ) (mm) = 12.01
Sistema bi-lineare equivalente 1-GDL (a 1 grado di libert):
70% della Resistenza massima del sistema 1-GDL = 70% F,Max,1-GDL (kN) = 95.16
Rigidezza elastica: k* (kN/m) = 136826.90 (=72.272% della rigidezza elastica del sistema M-GDL)
Periodo elastico: T* = 2(m*/k*) (sec) = 0.060
Punto di snervamento: spostamento dy* (mm) = 0.81
forza
Fy* (kN) = 110.64
Stato Limite SLV e relativa probabilit di superamento (3.2.1):
PVR: Probabilit di superamento nel periodo di riferimento V,R = 10 %
Da PVR e V,R, per SLV risulta definito il valore di T,R ( All. A)
attraverso la relazione: T,R = - V,R / [1 - ln(1 - PVR)]
Valori dei parametri ag, Fo, TC* per i periodi di ritorno TR associati allo Stato Limite SLV
e: SS, CC, S, TB, TC, TD, Fv [3.2.3], dove:
ag = accelerazione orizzontale massima al sito,
Fo = valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale,
TC* = periodo di inizio del tratto a velocit costante dello spettro in accelerazione orizzontale,
SS = coefficiente di sottosuolo;
CC = coefficiente per TC dipendente dal sottosuolo;
S = coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche;
TB, TC, TD = periodi di spettro;
Fv = fattore di amplificazione spettrale massima per spettro in accelerazione verticale:
|Stato Limite| TR | a,g |
Fo | TC* |
SS |
CC |
S
|
TB |
TC |
TD |
Fv |
|
|(anni)| (*g) |
| (sec) |
|
|
| (sec) | (sec) | (sec) |
|
|---------------------------------------------------------------------------------------------------|
| SLU - SLV | 475 | 0.126 | 2.527 | 0.285 | 1.000 | 1.000 | 1.000 | 0.095 | 0.285 | 2.104 | 1.211 |
----------------------------------------------------------------------------------------------------Risposta massima in spostamento del sistema equivalente:
Risposta del sistema elastico di pari periodo:
- in accelerazione: S,e(T*) = 0.248 g
- in spostamento: d*,e,max = S,De(T*) (mm) = 0.22
- forza di risposta elastica = S,e(T*) m* (kN) = 31.65
(taglio totale agente sulla base del sistema equivalente 1-GDL calcolato dallo spettro di risposta
elastico);
- forza di snervamento Fy* (kN) = 110.64
(taglio alla base resistente del sistema equivalente 1-GDL ottenuto dall'analisi non lineare)
Rapporto tra forza di risposta elastica e forza di snervamento: q* = 0.278
Controllo su q* secondo 7.8.1.6:
risulta: q* <= 3: la verifica di sicurezza pu essere eseguita.
q* <= 1, e quindi: d*,max = d*,e,max
Risposta in spostamento del sistema anelastico: d*,max (mm) = 0.22

Conversione della risposta equivalente in quella effettiva dell'edificio:


Spostamento effettivo di risposta del punto di controllo: d*,max (mm) = 0.22
Verifica di sicurezza (7.3.4.1 - 7.8.1.5.4 - C7.3.4.1 - C7.8.1.5.4):
Domanda sismica in spostamento: (mm) = 0.22
Capacit di spostamento a SLV: (mm) = 12.01
Rapporto: Capacit/Domanda = 53.45: Capacit > Domanda
Verifiche per edifici strategici o importanti:
Accelerazione sostenibile (Capacit) per SLV (PGA,CLV) >= 0.213 g
corrispondente, per il sito di ubicazione dell'edificio, al periodo di ritorno TR = 2475 anni.
Tale accelerazione, nel periodo di riferimento VR = 50 anni,
ha la probabilit di essere superata pari a: PVR = 2 %
(rispetto ai valori di progetto per SLV - sopra riportati - deve risultare:
in caso di verifica di sicurezza non soddisfatta, PGA sostenibile ed il corrispondente TR minori,
e la corrispondente PVR maggiore; per verifica soddisfatta, PGA sost.e TR maggiori, e PVR minore).
Riepilogo per SLV
|
|
TR
|
PGA
| PVR
|
|
| (anni) |
(*g) |
(%) |
|---------------------------------------|
| Dati
|
475 | 0.126 | 10.0 |
| Risultati | 2475 | 0.213 |
2.0 |
----------------------------------------Verifiche di vulnerabilit - Indicatore di rischio:
- secondo PGA: ,V = PGA,CLV / PGA,DLV(=PGA in input per SLV) = 0.213/0.126 = 1.690
- secondo TR: ,V = TR,CLV / TR,DLV(=TR in input per SLV) = 2475/475 = 5.211
Indicatore di rischio: Rapporto fra Capacit e Domanda in termini di PGA:
- ,V = PGA,CLV / PGA,DLV(=PGA in input per SLV) = 0.213/0.126 = 1.690
- periodi di ritorno: TR,CLV = 2475; TR,DLV = 475
(i risultati dell'analisi statica non lineare forniscono il valore dell'indicatore di rischio
per la Resistenza e la Deformazione nel piano; per le altre verifiche di sicurezza:
- Resistenza fuori piano e Capacit limite del terreno: occorre eseguire un'analisi lineare
dove si pu utilizzare il fattore di struttura 'q' calcolato in pushover; in essa si prenderanno
in considerazione le verifiche a pressoflessione ortogonale e gli stati limite ultimi di tipo geotecnico;
- Cinematismo: occorre studiare i meccanismi di collasso (Analisi Cinematica), cfr. C8A.4).
Calcolo del Fattore di Struttura 'q' (7.8.1.3 - C8.7.1.2):
Taglio di prima plasticizzazione (kN) = 85.94
90% del Taglio massimo (kN) = 122.34
Rapporto ,u/,1 = 1.424
Edificio regolare in altezza: q = 2.847
-------------------------------------------------------------------------------SLE DI DANNO (SLD) - DISTR.FORZE (A) - DIREZIONE: +X
La curva di capacit a SLD coincide con la curva a SLV: il sistema bilineare equivalente gi stato sopra
definito.
I risultati a SLD consistono quindi direttamente nella verifica di compatibilit degli spostamenti.
Sistema reale M-GDL (a pi gradi di libert):
Resistenza a SLD: F,SLD,M-GDL (kN) = 135.94
Punto di controllo ubicato al 1 piano. Spostamento orizzontale: dc (mm):
- iniziale = 0.00
- al limite di danno: dc,SLD,M-GDL = 1.76, di cui dovuto alle forze orizzontali = 1.76
Stato Limite SLD e relativa probabilit di superamento (3.2.1):
PVR: Probabilit di superamento nel periodo di riferimento V,R = 63 %
Da PVR e V,R, per SLD risulta definito il valore di T,R ( All. A)
attraverso la relazione: T,R = - V,R / [1 - ln(1 - PVR)]
Valori dei parametri ag, Fo, TC* per i periodi di ritorno TR associati allo Stato Limite SLD
e: SS, CC, S, TB, TC, TD, Fv [3.2.3], dove:
ag = accelerazione orizzontale massima al sito,
Fo = valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale,
TC* = periodo di inizio del tratto a velocit costante dello spettro in accelerazione orizzontale,
SS = coefficiente di sottosuolo;
CC = coefficiente per TC dipendente dal sottosuolo;
S = coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche;
TB, TC, TD = periodi di spettro;

Fv = fattore di amplificazione spettrale massima per spettro in accelerazione verticale:


|Stato Limite| TR | a,g |
Fo | TC* |
SS |
CC |
S
|
TB |
TC |
TD |
Fv |
|
|(anni)| (*g) |
| (sec) |
|
|
| (sec) | (sec) | (sec) |
|
|---------------------------------------------------------------------------------------------------|
| SLE - SLD |
50 | 0.054 | 2.560 | 0.254 | 1.000 | 1.000 | 1.000 | 0.085 | 0.254 | 1.816 | 0.803 |
----------------------------------------------------------------------------------------------------Risposta massima in spostamento del sistema equivalente:
Risposta del sistema elastico di pari periodo:
- in accelerazione: S,e(T*) = 0.114 g
- in spostamento: d*,e,max = S,De(T*) (mm) = 0.10
- forza di risposta elastica = S,e(T*) m* (kN) = 14.51
(taglio totale agente sulla base del sistema equivalente 1-GDL calcolato dallo spettro di risposta
elastico);
- forza di snervamento Fy* (kN) = 110.64
(taglio alla base resistente del sistema equivalente 1-GDL ottenuto dall'analisi non lineare)
Rapporto tra forza di risposta elastica e forza di snervamento: q* = 0.127
Controllo su q* secondo 7.8.1.6:
risulta: q* <= 3: la verifica di sicurezza pu essere eseguita.
q* <= 1, e quindi: d*,max = d*,e,max
Risposta in spostamento del sistema anelastico: d*,max (mm) = 0.10
Conversione della risposta equivalente in quella effettiva dell'edificio:
Spostamento effettivo di risposta del punto di controllo: d*,max (mm) = 0.10
Verifica di sicurezza (7.3.4.1 - 7.8.1.5.4 - C7.3.4.1 - C7.8.1.5.4):
Domanda sismica in spostamento (mm) = 0.10
Capacit di spostamento a SLD (mm) = 1.76
Rapporto: Capacit / Domanda = 17.122: Capacit > Domanda
Verifiche per edifici strategici o importanti:
Accelerazione sostenibile (Capacit) per SLD (PGA,CLD) >= 0.213 g
corrispondente, per il sito di ubicazione dell'edificio, al periodo di ritorno TR = 2475
Tale accelerazione, nel periodo di riferimento VR = 50 anni,
ha la probabilit di essere superata pari a: PVR = 2 %
(rispetto ai valori di progetto per SLD - sopra riportati - deve risultare:
in caso di verifica di sicurezza non soddisfatta, PGA sostenibile ed il corrispondente TR minori,
e la corrispondente PVR maggiore; per verifica soddisfatta, PGA sost.e TR maggiori, e PVR minore).
Riepilogo per SLD
|
|
TR
|
PGA
| PVR
|
|
| (anni) |
(*g) |
(%) |
|---------------------------------------|
| Dati
|
50 | 0.054 | 63.0 |
| Risultati | 2475 | 0.213 |
2.0 |
----------------------------------------Indicatore di rischio:
- secondo PGA: ,D = PGA,CLD / PGA,DLD(=PGA in input per SLD) = 0.213/0.054 = 3.944
- secondo TR: ,D = TR,CLD / TR,DLD(=TR in input per SLD) = 2475/50 = 49.500
--------------------------------------------------------------------------------

- Indicatori di rischio sismico: contiene la scheda di sintesi (cfr. questo manuale al p. 4.9).

6.7. ANALISI CINEMATICA


L'analisi cinematica pu essere condotta attraverso due modalit:
1) Direttamente all'interno di PCM, operando nella scheda 'Cinematismi';
2) In ambiente 'ESP'.
6.7.1. CONSULTAZIONE RISULTATI
Qualora si definiscano i cinematismi direttamente nel modello tridimensionale di PCM, operando in modo
personalizzato attraverso i vari tagli, il calcolo rimane sempre interattivo ed i risultati della verifica
cinematica sono disponibili direttamente all'interno dell'ambiente grafico di PCM, dal 'Report'.

- Attraverso il 'Report' appena evidenziato, possibile accedere ai seguenti approfondimenti e risultati:


- Azione Sismica:
(estratto dell'Azione Sismica per l'esempio del cinematismo sopra indicato):
in questa sezione sono elencati i dati relativi all'azione sismica prevista per il cinematismo selezionato ed
attivo sia nel 'Navigatore' che a video; i dati qui riportati sono coincidenti con quelli del comando 'Azione
Sismica' della scheda 'Struttura' o in modo equivalente della scheda 'Cinematismi':
Azione Sismica
Struttura:
Vita Nominale VN (anni) = 50
Classe d'uso: II
Coefficiente d'uso CU = 1
Periodo di riferimento per l'azione sismica VR=VN*CU (anni) =
Pericolosita':
Ubicazione del sito:
Longitudine ED50 (gradi sessadecimali) = 13.00421
- Latitudine ED50 (gradi sessadecimali) = 43.24755

50

Tipo di interpolazione: superficie rigata [CA]


Valori dei parametri ag, Fo, TC* per i periodi di ritorno TR di riferimento
(dagli Studi di pericolosit sismica del sito di ubicazione dell'edificio [cfr.Tab.1 All.B al D.M.14.1.2008]):
| TR | a,g |
Fo | TC* |
|(anni)| (*g) |
| (sec) |
|------------------------------|
|
30 | 0.062 | 2.447 | 0.280 |
|
50 | 0.078 | 2.451 | 0.290 |
|
72 | 0.090 | 2.446 | 0.299 |
| 101 | 0.103 | 2.455 | 0.309 |
| 140 | 0.117 | 2.461 | 0.310 |
| 201 | 0.134 | 2.469 | 0.319 |
| 475 | 0.182 | 2.517 | 0.329 |
| 975 | 0.233 | 2.556 | 0.339 |
| 2475 | 0.314 | 2.587 | 0.350 |
-------------------------------Per periodi di ritorno TR<30 anni [cfr. DPC-Reluis, CNR-ITC]:
ag(TR) = k * TR^, dove:
k = 0.014614512, = 0.425786005
Stati Limite:
PVR (%) Probabilita' di superamento nel periodo di riferimento VR per ciascun Stato Limite (Tab.3.2.I)
SLE: SLO
81
SLE: SLD
63
SLU: SLV
10
SLU: SLC
5
ag(g) Fo Tc*(sec) e altri parametri di spettro per i periodi di ritorno TR associati a ciascun Stato Limite [3.2.3]
| Stato | TR | a,g |
Fo | TC* |
S
| TB
| TC
| TD
|
| limite |(anni)| (*g) |
| (sec) |
| (sec) | (sec) | (sec) |
|-----------------------------------------------------------------------|
| SLO
|
30 | 0.062 | 2.447 | 0.280 | 1.200 | 0.132 | 0.397 | 1.848 |
| SLD
|
50 | 0.078 | 2.451 | 0.290 | 1.200 | 0.136 | 0.409 | 1.912 |
| SLV
| 475 | 0.182 | 2.517 | 0.329 | 1.200 | 0.151 | 0.452 | 2.328 |
| SLC
| 975 | 0.233 | 2.556 | 0.339 | 1.162 | 0.154 | 0.463 | 2.532 |
------------------------------------------------------------------------Suolo:
Categoria di sottosuolo e Condizioni topografiche:
Categoria di sottosuolo: B
Categoria topografica: T1
Rapporto quota sito / altezza rilievo topografico = 0
Coefficiente di amplificazione topografica ST = 1
PGA:
Definizione di PGA: Accelerazione su roccia (analoga ad ag)
Microzonazione:
Fattore di suolo SS da microzonazione sismica: no
Componenti:
Spettro di risposta (componente orizzontale):
SLE: Smorzamento viscoso () (%) = 5
=[10/(5+)]= 1
SLU: Fattore di struttura q per Analisi Cinematica = 2.0 [C8A.4.2.3]

- Elaborazione cinematismi:
(estratto dell'Elaborazione Cinematismi per i meccanismi presenti nella struttura di esempio):
questa sezione contiene la stampa vera e proria dei Risultati dell'Analisi Cinematica, da allegare come
Relazione, per tutti i meccanismi che sono stati previsti per la struttura in esame. Di seguito si riporta un
estratto di tale report per una struttura di esempio (il numero 1) indica il primo cinematismo, se specificato
nel 'Navigatore' accanto sar presente la nomenclatura assegnata a tale cinematismo; e cos via per gli altri
eventualmente presenti):
1) Cinematismo Parete Nord
Ribaltamento semplice
Il cinematismo presenta un asse di rotazione
Dati generali [1) Cinematismo]
|
V
|
H
|
Z
|
T1 |

| FC
| SLD |
| (m^3) |
(m) | (m)
| (sec) |
|
|
|
|---------------------------------------------------------|
|
9.195 | 14.000 | 0.000 | 0.362 | 1.333 | 1.350 |
|
----------------------------------------------------------V
= volume dei corpi partecipanti al meccanismo
H
= altezza della struttura rispetto alla fondazione
Z
= altezza rispetto alla fondazione del baricentro delle linee di vincolo
tra i corpi del meccanismo ed il resto della struttura
T1 = primo periodo di vibrazione

= Coefficiente di partecipazione modale


FC = fattore di confidenza
SLD = X indica che richiesta la verifica di sicurezza per SLD
Asse di rotazione [1) Cinematismo]
| Coord. punto iniziale (m)| Coord. punto finale (m) | Arretr.| k |
N
|
fd
|
a
|
|
X
|
Y
|
Z
|
X
|
Y
|
Z
|
(m) |
| (kN) | (N/mm^2)| (m) |
|-----------------------------------------------------------------------------------------------|
| 15.150| 13.200| 10.500|
4.450| 13.200| 10.500|
0.000|0.000| 208.60|
0.000 | 10.700|
------------------------------------------------------------------------------------------------n. = numero consecutivo dell'asse di rotazione
X,Y,Z
= coordinate dei punti iniziale e finale dell'asse di rotazione (considerando l'eventuale arretramento)
Arretr. = arretramento dell'asse di rotazione rispetto alla posizione definita in input
(frequentemente pari alla distanza della cerniera rispetto allo spigolo della parete).
Le seguenti propriet (k,N,fd,a) sono presenti solo se l'arretramento stato calcolato in funzione
del polo di rotazione scelto; altrimenti, l'arretramento stato definito direttamente dal Progettista:
k = coefficiente che assume un valore compreso fra 0 e 2 in funzione del tipo di polo di rotazione scelto
N = carico verticale in corrispondenza della sezione della parete dove posizionato l'asse di rotazione
fd = resistenza di calcolo della muratura: fd = fm / FC / M, dove: M=2.0
a = dimensione della linea di ribaltamento.
Es.: nel caso di una ribaltamento semplice, 'a' la larghezza della base della parete
Carichi [1) Cinematismo]
|n.| tipologia | Punto di applicazione (m)| Carico permanente G (kN) | Carico variabile Q (kN) | 2 |
| |
|
X
|
Y
|
Z
|
GX
| GY
| GZ
|
QX
| QY
| QZ
|
|
|-------------------------------------------------------------------------------------------------------|
| 1|peso proprio|
9.762| 13.053| 12.203|
0.00|
0.00| -165.51|
0.00|
0.00|
0.00| 0.30 |
| 2| generico | 12.850| 12.900| 14.000|
0.00|
0.00| -43.09|
0.00|
0.00|
-5.98| 0.30 |
| 3| da solaio | 12.850| 13.050| 13.500|
0.00|
0.00| -34.04|
0.00|
0.00|
-6.10| 0.30 |
| 4| da solaio |
7.650| 12.900| 13.900|
0.00|
0.00| -20.23|
0.00|
0.00|
-3.63| 0.30 |
--------------------------------------------------------------------------------------------------------n. = numero consecutivo del carico
tip. = tipologia: 1=peso proprio; 2=da solaio; 3=catena; 4=generico
X,Y,Z = coordinate del punto di applicazione del carico nel sistema di riferimento globale XYZ
GX,GY,GZ, QX,QY,QZ = componenti del carico nel sistema XYZ
2 = coefficiente di combinazione per il carico variabile (Tab.2.5.I), il valore di 2
(per carichi da solaio con pi variabili aventi diversi coefficienti di combinazione,
mostrato in tabella pari alla media pesata: P=G+y2*Q, con G e Q carichi totali del solaio)
Forze, spostamenti, lavoro [1) Cinematismo]
|n.| Carico totale G+y2*Q (kN)| Forza inerziale(kN) | Spostamenti virtuali (mm)|Lavoro virtuale (kN*mm)|
| |
PX
| PY
| PZ
|
EX
|
EY
|
X
|
Y
|
Z
|
L1
|
L2
|
|------------------------------------------------------------------------------------------------------|
| 1|
0.00|
0.00|
1.00|
0.00 |
0.00 |
0.000|
1.703|
0.146|
0.000|
0.000|
| 2|
0.00|
0.00|
1.00|
0.00 |
0.00 |
0.000|
3.500|
0.298|
0.000|
0.000|
| 3|
0.00|
0.00|
1.00|
0.00 |
0.00 |
0.000|
3.000|
0.148|
0.000|
0.000|
| 4|
0.00|
0.00|
1.00|
0.00 |
0.00 |
0.000|
3.400|
0.298|
0.000|
0.000|
-------------------------------------------------------------------------------------------------------n. = numero consecutivo del carico
PX,PY,PZ = componenti del carico totale G+y2*Q nel sistema XYZ
EX,EY
= componenti orizzontali della forza inerziale corrispondente al carico
X,Y,Z = spostamenti virtuali del punto di applicazione del carico nel sistema XYZ
L1 = lavoro virtuale delle forze statiche. Da (C8A.4.1): L1='f2 (1,...,n)[Pi*Yi]+S(1,...,o)[Fh*h]
L2 = lavoro virtuale delle forze inerziali (sismiche). Da (C8A.4.1): L2='f2 (1,...,n)[Pi*Xi]+S(n+1,...,n+m)[Pj*Xj]

Moltiplicatore di collasso, Massa partecipante, Accelerazione di attivazione del meccanismo [1) Cinematismo]
|
0
|
M*
|
e* | a0* |
|
|
(kgm) |
| (g) |
|------------------------------------|
|
0.079 | 24277128| 0.896 | 0.074 |
-------------------------------------0 = moltiplicatore di collasso
M* = massa partecipante (C.8A.4.3)
e* = frazione di massa partecipante
a0* = accelerazione spettrale di attivazione del meccanismo (C8A.4.4)
SLV: Verifiche di sicurezza [1) Cinematismo]
|
a1* |
a2* |
a* | PGA | TR
| VN
| PGA,CLV | TR,CLV |
|
(g) |
(g) | (g) | CLV | CLV | CLV | /PGA,DLV | /TR,DLV |
|------------------------------------------------------------------|
| 0.109 | 0.000 | 0.109 | 0.123 | 162 |
17 |
0.676 |
0.341 |
-------------------------------------------------------------------a1* = accelerazione spettrale richiesta su sistema rigido (C8A.4.9)
a2* = accelerazione spettrale richiesta su sistema deformabile (C8A.4.10)
PGA,CLV = capacit in termini di PGA per SLV
TR,CLV = capacit in termini di periodo di ritorno TR per SLV
VN,CLV = capacit in termini di Vita Nominale per SLV
PGA,CLV / PGA,DLV = I.R.S.PGA = indicatore di Rischio Sismico in termini di PGA per SLV
TR,CLV / TR,DLV
= I.R.S. TR = indicatore di Rischio Sismico in termini di periodo di ritorno TR per SLV
--------------------------------------------------------------------------------

- Sintesi Risultati:
(estratto della Sintesi Risultati per i meccanismi presenti nella struttura di esempio):
per tutti i cinematismi presenti, in formato tabellare si traduce la verifica soddisfatta o meno in termini di
Indicatori di Rischio:
Sintesi risultati Analisi Cinematica Lineare
Livello di sicurezza inferiore all'Adeguamento sismico
Risultati dei cinematismi analizzati:

| n. | 0
|PGA,CLD | TR,CLD |(TR,CLD
|PGA,CLV | TR,CLV |(TR,CLV
|
|
|
|/PGA,DLD| /TR,DLD| /TR,DLD)^0.41|/PGA,DLV| /TR,DLV| /TR,DLV)^0.41|
|------------------------------------------------------------------------------|
| 1 | 0.079 | 0.795 | 0.580 |
0.800
| 0.676 | 0.341 |
0.643
|
| 2 | 0.775 | 4.026 | 49.500 |
4.952
| 1.725 | 5.211 |
1.968
|
-------------------------------------------------------------------------------n. = numero consecutivo del cinematismo
0 = moltiplicatore di collasso
PGA,CLD / PGA,DLD
= I.R.S.PGA = indicatore di Rischio Sismico in termini di
TR,CLD / TR,DLD
= I.R.S. TR = indicatore di Rischio Sismico in termini di
(TR,CLD/TR,DLD)^0.41 = indicatore di Rischio Sismico in termini di TR per SLD,
PGA,CLV / PGA,DLV
= I.R.S.PGA = indicatore di Rischio Sismico in termini di
TR,CLV / TR,DLV
= I.R.S. TR = indicatore di Rischio Sismico in termini di
(TR,CLV/TR,DLV)^0.41 = indicatore di Rischio Sismico in termini di TR per SLV,

PGA per SLD


periodo di ritorno
su scala comparata
PGA per SLV
periodo di ritorno
su scala comparata

TR per SLD
a PGA
TR per SLV
a PGA

Secondo All.A al D.M.14.1.2008, si considerano valori di TR compresi nell'intervallo [30,2475] anni.


Se TR>2475 si pone TR=2475. Se TR<30, con riferimento al Programma di ricerca DPC-ReLUIS (Unit di Ricerca CNR-ITC)
si adotta un'estrapolazione mediante una regressione sui tre valori di hazard ag(30), ag(50) e ag(75),
effettuata con la funzione di potenza: ag(TR)=k*TR^.
Per il sito in esame risulta: k = 0.014614512, = 0.425786005
Per l'Indicatore di Rischio Sismico in termini di TR si ha quindi un limite massimo pari a:
SLD: (2475/TR,DLD)=49.500
SLV: (2475/TR,DLV)=5.211

6.7.2. ANALISI CINEMATICA IN AMBIENTE ESP


L'ambiente operativo 'ESP' propone l'analisi dei cinematismi condotta attraverso schede di calcolo. Questo
modulo costituisce un ambiente separato a cui accedere per verificare i cinematismi desiderati, modificando
i dati necessari in apposite 'schede' predisposte. Dalla scheda 'Supporto' di PCM, comando 'Applicazioni',

possibile scegliere 'ESP' (Elementi Strutturali Predefiniti) per passare all'apposito modulo per il calcolo dei
diversi meccanismi cinematici.

E' possibile esportare da PCM i paramenti murari che si desidera verificare, limitatamente ai meccanismi di
ribaltamento. Per tutti gli altri tipi di cinematismi previsti (flessione verticale, orizzontale, o altri meccanismi
particolari), andranno ricostruite le pareti direttamente in ESP, seguendo la legenda grafica ed i dati previsti
per quel determinato cinematismo.
Ai fini dei meccanismi di ribaltamento fuoripiano, i paramenti si definiscono nella scheda 'Modello',
selezionando il gruppo di oggetti 'Muro' appartenenti al paramento che si intende definire e assegnando
per la Propriet Paramento un nome identificativo (stringa alfanumerica, va bene anche un dato numerico).
E' possibile definire pi paramenti per lo stesso modello.
La propriet 'Paramento' (in fase strutturale) viene ereditata dall'oggetto 'Muro' del modello
architettonico che ha originato le diverse aste componenti quell'allineamento; vengono infatti assegnate le
stesse propriet 'Paramento' ai maschi, link, strisce, sottofinestra generati attraverso la creazione del
modello strutturale: la definizione dei Paramenti pu cos essere agevolmente effettuata direttamente nella
modellazione architettonica.

Come si nota dall'immagine soprastante, la propriet 'Paramento' in ambiente strutturale in sola lettura
per gli elementi provenienti dal modello architettonico; mentre pu essere modificata dalla scheda
'Struttura' solo per le aste aggiunte al modello strutturale gi creato.
Una volta definiti i Paramenti, lanciando l'ambiente ESP verr chiesto se si vuole generare automaticamente
i meccanismi per i paramenti provenienti da PCM, e successivamente sar possibile visualizzarne i risultati
direttamente in ESP:

Nell' immagine seguente riportata la visualizzazione del paramento esportato nel modulo per l'analisi
cinematica.

Per ulteriori approfondimenti sull'utilizzo di ESP, si rimanda alla consultazione dell'apposito 'Manuale di
Analisi Cinematica', accessibile dal Menu 'Manuali' di ESP, oppure da 'F1' da tastiera quando si in ESP.

6.7.2.1. MODALITA' OPERATIVE IN ESP


Esaminiamo pi in dettaglio come viene gestita l'Analisi Cinematica nell'ambiente separato ESP.
Questo modulo, in linea di principio utilizzabile anche separatamente da PCM, viene generalmente lanciato
direttamente da PCM, da cui importa i dati sismici relativi al sito in esame.
L'ambiente cinematico (denominato ESP = Elementi Strutturali Predefiniti) pu essere utilizzato per due
diversi scopi.
1. La prima modalit di utilizzo di ESP l'analisi dei meccanismi di collasso di ribaltamento di paramenti
definiti nel modello di PCM. Il nome del file di PCM viene predisposto con lo stesso nome per il file di ESP;
l'operazione di passaggio all'ambiente ESP produce la generazione automatica dei meccanismi di
ribaltamento dei paramenti definiti in PCM.
Oltre alla geometria, per ogni asta viene impostato il carico statico corrispondente alla combinazione
sismica G+2Q: tale carico deriva dal considerare i carichi applicati per 'aree di influenza'; questo significa
quindi che le pareti direttamente caricate dall'orditura dei solai riceveranno correttamente il carico da
solaio, mentre quelle parallele all'orditura dei solai avranno un carico nullo. La determinazione dei carichi da
solai potrebbe essere anche ottenuta come differenza dallo sforzo normale agente in sommit alle pareti,

depurandolo dai pesi propri. Tale metodo tuttavia potrebbe generare valori ibridi dovuti alle differenze di
modellazione tra solido elasto-plastico (usato nell'analisi globale, dove si calcolano gli sforzi normali) e
solido rigido-fragile (usato in analisi cinematica). Quindi, per maggior coerenza con la modellazione rigida
tipica dell'analisi cinematica, si esportano direttamente i carichi applicati dai solai, senza legami con gli sforzi
normali calcolati nell'analisi.
Questa caratteristica permette quindi di poter accedere alla funzione 'Analisi Cinematica' anche senza aver
condotto l'analisi del modello globale.
E' prevista anche la gestione automatica della spinta di eventuali volte, posizionata all'effettiva quota in
altezza specificata nel modello globale (pari allo spessore del solaio + l'altezza interna di imposta della
volta, quest'ultima pari alla distanza tra imposta e intradosso della chiave). Questo carico sar
eventualmente inserito nell'apposita etichetta 'Spinta Sismica'.
Il carico da solaio (o la spinta derivante dalla volta) comprensivo gi dei contributi di G e Q, e viene
interpretato come permanente (impostando Q nullo e ignorando 2 nei dati del meccanismo cinematico, in
quanto il carico gi di per s pari a G+2Q).
Se sono risultati di analisi modale, noto con esattezza il primo periodo di vibrazione dell'intera struttura
nella direzione considerata (cio ortogonale al piano della parete oggetto di studio).
Il coefficiente di partecipazione modale (C8.A.4.2.3), inoltre, noto con esattezza qualora nei Parametri di
Calcolo di PCM sia stata assunta la modalit di normalizzazione degli autovettori rispetto allo spostamento
massimo (e non alla matrice delle masse).
In tutti gli altri casi, si fa riferimento al primo periodo definito nei Parametri di Calcolo e al coefficiente
gamma approssimato dalla formula semplificata fornita in C8A.4.2.3.
2. La seconda modalit di utilizzo di ESP l'analisi di altri cinematismi (ad es. ribaltamenti con cunei, di
cantonali, ecc.). Nel caso di un edificio generico di cui si vogliano esaminare cinematismi locali in modo
comunque separato dal modello 3D, comunque possibile creare un nuovo progetto di PCM, inserire dati
simbolici per tale edificio (p. es. i muri perimetrali, o anche nessuna parete), definire l'Azione Sismica nella
scheda 'Struttura': tali parametri sismici verranno assunti in ESP per lo studio dei cinematismi desiderati.

6.8. ANALISI SEMPLIFICATE


Le analisi semplificate sono eseguite automaticamente ad ogni elaborazione di calcolo; i risultati possono
essere consultati nel pannello del Report, normalmente posto sulla parte destra della schermata di PCM.

6.9. ANALISI DI VULNERABILIT: SCHEDE DI SINTESI


Dal pannello Report, normalmente posto sulla destra della schermata di PCM, possibile accedere ai
risultati delle elaborazioni in termini di Indicatori di rischio sismico: si apre in tal modo la sintesi della verifica
sismica, contenente le capacit in termini di PGA e di TR confrontate con la domanda.
Le schede di sintesi possono essere prodotte nelle analisi sismiche lineari e nella pushover; se sono presenti
risultati di analisi cinematica, i corrispondenti parametri vengono letti e inseriti nelle schede, e
contribuiscono alla definizione dell'indicatore di rischio sismico complessivo dell'edificio, identificato col
minimo valore fra tutte le verifiche eseguite.
Per quanto riguarda l'intervallo di calcolo dei periodi di ritorno: il D.M. 14.1.2008 definisce un periodo di
ritorno compreso tra 30 e 2475 anni. Se dal calcolo risulta una capacit in termini di TR superiore a 2475
anni, si pone TR=2475 come limite superiore. Per quanto riguarda il limite inferiore, possibile considerare
valori di TR minori di 30 anni con riferimento al Programma di ricerca DPC-ReLUIS (Unit di Ricerca CNRITC): viene adottata un'estrapolazione mediante una regressione sui tre valori di hazard ag(30), ag(50) e
ag(75), effettuata con la funzione di potenza: ag(TR)=k*TR^. L'intervallo di calcolo di TR quindi [1,2475];
ne consegue che la capacit in termini di PGA pi assumere anche valori minori di quello corrispondente a
TR=30 anni.
Riportiamo qui di seguito i tre esempi di schede di sintesi, relativi ai casi di: edificio esistente: adeguamento;
edificio esistente: miglioramento; edificio nuovo.
Nei seguenti facsimili di scheda di sintesi, i valori numerici risultanti dall'elaborazione di un particolare
progetto sono sostituiti da un codice numerico preceduto dal simbolo # che identifica univocamente ogni
parametro: ognuno di tali codici viene sostituito dal corrispondente valore; ove un risultato non risulti
disponibile, il codice viene sostituito dal simbolo 'n.d.' (=non disponibile).
6.9.1. EDIFICIO ESISTENTE: ADEGUAMENTO
Verifica di sicurezza sismica: confronto della Capacit dell'edificio con la Domanda
L'edificio risulta 'adeguato' qualora l'indicatore di rischio sia >= 1.000
(data di creazione della presente scheda: #S04)

Nome del file corrispondente:


per Analisi globale: #S01
per Analisi cinematica: #S10
Classe d'uso della costruzione (2.4.2): #S02

Domanda: valori di riferimento delle accelerazioni e dei periodi di ritorno dell'azione sismica
Stato limite

Accelerazione (g)

Stato Limite di
Operativit (SLO)

PGADLO=#001

TRDLO=#002

Stato Limite di
Danno (SLD)

PGADLD=#003

TRDLD=#004

Stato Limite di
salvaguardia

TRD (anni)

della Vita (SLV)

PGADLV=#005

TRDLV=#006

#S03

Tipo di analisi strutturale: *1


#007

Capacit: accelerazione orizzontale di picco al suolo e periodo di ritorno sostenibili dalla costruzione
#S06
2

VERIFICHE DI DEFORMAZIONE (SPOSTAMENTI)* :


Stato Limite di Operativit (SLO):
VERIFICA DI: Deformazione
di danno
PGACLO (g)
#110
O,PGA
#114
TRCLO (anni)

#118

O,TR

#122

Stato Limite di Danno (SLD):


VERIFICA DI: Deformazione
di danno
PGACLD (g)
#310
D,PGA
#314
TRCLD (anni)

#318

D,TR

#322
3

VERIFICHE DI RESISTENZA* :
Stato Limite di Danno (SLD):
VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLD (g)
#510
#511
#510
#512

Cinematismo*

#514

#515

#514

#516

#517

TRCLD (anni)

#518
#522

#519
#523

#518
#522

#520
#524

#521
#525

Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV):


VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLV (g)
#710
#711
#710
#712
V,PGA
#714
#715
#714
#716
TRCLV (anni)

V,TR

#718
#722

#719
#723

#718
#722

#720
#724

Indicatori di rischio*5: Rapporto fra capacit e domanda:


- in termini di PGA
O = #901 = (PGACLO / PGADLO)
D = #902 = (PGACLD / PGADLD)
V = #903 = (PGACLV / PGADLV)
- in termini di TR: (TRC / TRD)
> con a=1:

Capacit
limite
del terreno

#513

D,PGA
D,TR

Cinematismo
#713
#717
#721
#725

Capacit
limite
del terreno

O = #904 = (TRCLO / TRDLO)


D = #905 = (TRCLD / TRDLD)
V = #906 = (TRCLV / TRDLV)
> con a=0.41:

O = #907 = (TRCLO / TRDLO)


D = #908 = (TRCLD / TRDLD)

0.41

0.41

V = #909 = (TRCLV / TRDLV)

0.41

Capacit della struttura in termini di Vita Nominale*6:


Coefficiente d'uso della costruzione (2.4.2, 2.4.3) C U: #1100
Dati in input (domanda): Vita Nominale VN (2.4.1): #1101 anni - Vita di Riferimento (2.4.3) VR = VR * CU: #1102 anni
PVR per SLV (definita in input): #1103 %
Dai risultati dell'analisi: capacit in termini di periodo di ritorno TR CLV = #1104 anni
Dalla relazione: TR = -VR / ln(1-PVR), ponendo TR=TRCLV e assumendo PVR per SLV definita in input, seguono la
capacit della struttura in termini di Vita di Riferimento (VRC) e quindi di Vita Nominale (VNC):
VRC = #1105 anni, VNC = #1106 anni
NOTE sull'applicazione del software PCM AEDES
n.d. = parametro non disponibile: non sono stati rilevati risultati.
1

* Le analisi lineari (statica o dinamica, che allo stato limite ultimo vengono eseguite con fattore di struttura q, derivante da analisi
pushover o da formulazioni di Normativa), possono cogliere contemporaneamente tutti i tipi di comportamento: Resistenza e
Deformazione nel piano del pannello (che assumono valori uguali: i due aspetti non sono scindibili ai fini dei risultati dell'analisi,
derivanti dalle verifiche a PressoFlessione Complanare e a Taglio per scorrimento e/o per fessurazione diagonale), Resistenza fuori
piano (da verifiche a PressoFlessione Ortogonale) e Capacit limite del terreno (SL di tipo geotecnico).
L'analisi pushover finalizzata a cogliere il comportamento nel piano dell'edificio:
- allo stato limite ultimo SLV: Resistenza e Deformazione nel piano del pannello; i due risultati assumono valori uguali in quanto i
due aspetti non sono scindibili: essi derivano dall'elaborazione della curva di capacit, che riassume il comportamento 'globale' della
struttura, trasformata in oscillatore monodimensionale bilineare (elastoplastico) equivalente, utilizzato ai fini della definizione della
domanda e del confronto con la capacit allo stato limite ultimo;
- agli stati limite di esercizio (SLO e SLD): Deformazione di danno, utilizzato ai fini della definizione della domanda e del confronto
con la capacit allo stato limite di esercizio (SLO o SLD).
Per gli altri aspetti: Resistenza fuori piano e Capacit limite del terreno si fa riferimento all'analisi dinamica modale o (se non
disponibile) all'analisi statica lineare, con fattore q che dovr essere stato assunto coincidente con il fattore di struttura determinato
in analisi pushover. Se un'analisi lineare con fattore di struttura q avente il valore calcolato in analisi pushover non stata eseguita,
questi risultati non sono disponibili.
L'analisi pushover elabora una serie di curve, determinata dalle direzioni X e Y, dai versi + -, dalla presenza del momento torcente, e
dal tipo di distribuzione di forze in elevazione, secondo le opzioni scelte nei Parametri di Calcolo. Fra tutte le curve elaborate, i
risultati dell'analisi pushover (capacit in termini di PGA e TR, e corrispondente fattore di struttura q) sono riferiti alla curva con
risultati pi sfavorevoli.
I parametri completi relativi al modello dell'edificio sono riportati nella descrizione dei dati.
2

* Le Verifiche di Deformazione (verifiche degli Spostamenti), secondo 7.3.7.2, devono essere eseguite: in SLD: per tutte le
costruzioni; in SLO: per le costruzioni di Classe d'uso III e IV. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche
degli spostamenti per SLO possono essere ignorati.
Per gli edifici esistenti, seguendo 8.3, possibile che la valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi possano
essere eseguiti con riferimento ai soli stati limite ultimi (per la muratura: SLV); nel caso in cui, invece, si effettui la verifica anche nei
confronti degli stati limite di esercizio (SLO e SLD), i relativi livelli di prestazione potranno essere stabiliti dal Progettista di concerto
con il Committente. In altre parole, possibile che le verifiche di deformazione a SLO e SLD siano ignorate.
In ogni caso, PCM svolge le verifiche di deformazione a SLO e SLD per edifici esistenti adottando i medesimi criteri relativi ai nuovi
edifici (specificati in 7.3.7.2).
3

* Le Verifiche di Resistenza devono essere eseguite: in SLV: per tutte le costruzioni [per gli edifici in muratura, si assume che la
verifica a SLV implichi anche la verifica allo stato limite ultimo SLC (Stato Limite di Collasso SLC, C8.7.1.1)]; in SLD: per le
costruzioni di Classe d'uso III e IV, secondo 7.3.7.1. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche di
resistenza per SLD possono essere ignorati.

Per gli edifici esistenti, seguendo 8.3, possibile che le verifiche di resistenza a SLD (stato limite di esercizio) siano ignorate.
In ogni caso, PCM svolge le verifiche di resistenza a SLD per edifici esistenti adottando i medesimi criteri relativi ai nuovi edifici
(specificati in 7.3.7.1).
4

* Per il Cinematismo (la cui valutazione riguarda solo gli Edifici Esistenti), viene fatto riferimento all'Analisi Cinematica (studio dei
meccanismi di collasso [C8A.4]). Le verifiche di resistenza riguardanti i Cinematismi vengono svolte sia per SLD che per SLV;
tuttavia possibile che i risultati si riferiscano al solo SLV, seguendo quanto indicato in C8A.4.2.3, dove si afferma che nel caso di
edifici esistenti in muratura la verifica allo Stato Limite di Danno dei meccanismi locali non richiesta.
5

* L'Indicatore di rischio, consistente nel rapporto tra Capacit e Domanda, costituisce il risultato in sintesi dell'analisi sismica
dell'edificio. Per tutti gli stati limite di riferimento (SLO, SLD e SLV), esso pu essere espresso sia in termini di PGA che di TR; i due
valori non sono uguali data la non linearit del legame fra PGA e TR, ma in ogni caso sono contemporaneamente maggiori o minori
di 1. Per gli indicatori di rischio in termini di TR pu essere richiesta (ad. es.: Regione Toscana, Istruzioni tecniche per edifici pubblici
strategici e rilevanti) l'espressione con elevamento a potenza al coefficiente a=0.41 (derivato dall'analisi statistica delle curve di
pericolosit a livello nazionale) al fine di ottenere una scala analoga a quella degli indicatori in PGA.
Il risultato coincide con il minimo indicatore di rischio fra tutte le verifiche eseguite per lo Stato Limite considerato. In particolare:
Per SLO, le verifiche sono solo per spostamenti ed il risultato pu non essere considerato per costruzioni di Classe I e II.
Per SLD: per costruzioni di Classe III e IV, il valore minimo dell'indicatore valutato sulle verifiche sia per spostamenti sia per
resistenza, mentre per le altre costruzioni (Classe I e II) valutato solo sulle verifiche per spostamenti, ignorando i risultati delle
verifiche a SLD per resistenza. In ogni caso, quindi, il valore dell'indicatore D dovr essere sempre considerato.
Per SLV, le verifiche sono solo per resistenza ed il risultato dovr essere sempre considerato, qualunque sia la Classe della
costruzione.
Per un Edificio Esistente sottoposto ad Adeguamento, l'Indicatore di rischio deve essere >=1.000: in tal caso infatti la struttura ha il
livello di sicurezza previsto dal D.M.14.1.2008. Per un Edificio Esistente sottoposto ad un'analisi di vulnerabilit sismica nel suo Stato
Attuale (oppure, per un edificio esistente danneggiato di cui si sta esaminando lo Stato prima dell'intervento, inteso come Stato
Pre-sisma), l'Indicatore di rischio (che pu essere < 1.000) caratterizza la sua capacit antisismica.
La completezza dei risultati assicurata nei seguenti casi:
a) Analisi lineare (statica o dinamica): si eseguita l'analisi; il fattore q pu essere tratto dalla Normativa (senza quindi la necessit di
un'analisi pushover); si sono inoltre calcolati i cinematismi.
b) Analisi pushover: si eseguita l'analisi; si quindi eseguita un'analisi lineare (statica o dinamica) utilizzando, per le verifiche allo
stato limite ultimo, il fattore q calcolato in analisi pushover; si sono inoltre calcolati i cinematismi.
Per quanto riguarda l'intervallo di calcolo dei periodi di ritorno: il D.M. 14.1.2008 definisce un periodo di ritorno compreso tra 30
e 2475 anni. Se dal calcolo risulta una capacit in termini di TR superiore a 2475 anni, si pone TR=2475 come limite superiore. Per
quanto riguarda il limite inferiore, possibile considerare valori di TR minori di 30 anni con riferimento al Programma di ricerca
DPC-ReLUIS (Unit di Ricerca CNR-ITC): viene adottata un'estrapolazione mediante una regressione sui tre valori di hazard ag(30),

ag(50) e ag(75), effettuata con la funzione di potenza: ag(TR)=k*TR . L'intervallo di calcolo di TR quindi [1,2475]; ne consegue che
la capacit in termini di PGA pu assumere anche valori minori di quello corrispondente a TR=30 anni.
6

* La capacit della struttura in termini di Vita Nominale (VNC) si identifica con la Vita Nominale che possibile assegnare alla
struttura, in conseguenza del periodo di ritorno sostenibile TR CLV, mantenendo nel corrispondente periodo di riferimento VRC (=VNC *
CU) la probabilit di superamento PVR definita in input per lo Stato Limite ultimo SLV. Per una valutazione del valore ottenuto per
VNC relativa a beni monumentali, si tenga presente che valori della vita nominale maggiori di 20 anni possono considerarsi
ammissibili per un manufatto tutelato (2.4 Direttiva P.C.M 9.2.2011). Se risulta: TRCLV>=2475 anni, si potr considerare un valore
della vita nominale >= del limite VNC riportato nella scheda (corrispondente a TR=2475 anni: VNC >= 2475 * -ln(1-PVR) / CU).
Compilazione di schede tecniche per Edifici Esistenti.
Le Schede di sintesi della verifica sismica per gli edifici strategici ai fini della Protezione Civile o rilevanti in caso di collasso a
seguito di evento sismico, predisposte dalle Regioni (Regione Emilia-Romagna, ed altre), richiedono risultati relativi ai diversi SL
(SLO, SLD e SLV), e l'indicatore di rischio pu essere espresso in termini sia di PGA che di TR.
In ogni caso, dal quadro di sintesi di PCM (sopra riportato) possibile trarre i valori richiesti per la compilazione.
Per quanto riguarda la simbologia utilizzata in PCM, si fatto in generale riferimento ai documenti pi recenti del settore
(attuazione OPCM 3790/2009), adottando un criterio coerente fra i diversi SL. Alcune equivalenze significative fra diverse espressioni
delle stesse grandezze (ove non coincidenti con la simbologia adottata da PCM) sono le seguenti:
TR,SLV TRCLV (capacit in termini di periodo di ritorno allo stato limite SLV)
TR,SLV,RIF TRDLV (domanda in termini di periodo di ritorno allo stato limite SLV TR di riferimento)
e analogamente per SLO e SLD.

6.9.2. EDIFICIO ESISTENTE: MIGLIORAMENTO


Determinazione dell'entit del miglioramento sismico complessivo dell'edificio *1
L'edificio risulta 'migliorato' qualora il valore dell'indicatore di rischio allo Stato dopo l'intervento sia maggiore rispetto
allo Stato prima dell'intervento.
(data di creazione della presente scheda: #S04)

Stato di Progetto (dopo l'intervento):


Nome del file corrispondente:
per Analisi globale: #S01
per Analisi cinematica: #S11
Classe d'uso della costruzione (2.4.2): #S02
Domanda: valori di riferimento delle accelerazioni e dei periodi di ritorno dell'azione sismica
Stato limite
Accelerazione (g)
T RD (anni)
Stato Limite di
Operativit (SLO)
PGADLO=#001
TRDLO=#002
Stato Limite di
Danno (SLD)
PGADLD=#003
TRDLD=#004
Stato Limite di
salvaguardia
della Vita (SLV)
PGADLV=#005
TRDLV=#006
Tipo di analisi strutturale: *
#007

Stato Attuale (prima dell'intervento):


Nome del file corrispondente:
per Analisi globale: #S00
per Analisi cinematica: #S10
Classe d'uso della costruzione: #S05
Domanda: valori di riferimento delle accelerazioni e dei periodi di ritorno dell'azione sismica
Stato limite
Accelerazione (g)
T RD (anni)
Stato Limite di
Operativit (SLO)
PGADLO=#A01
TRDLO=#A02
Stato Limite di
Danno (SLD)
PGADLD=#A03
TRDLD=#A04
Stato Limite di
salvaguardia
della Vita (SLV)
PGADLV=#A05
TRDLV=#A06
Tipo di analisi strutturale:
#A07
#S03

Capacit: accelerazione orizzontale di picco al suolo (PGA) e periodo di ritorno (TR)


#S06
3

VERIFICHE DI DEFORMAZIONE (SPOSTAMENTI)* :


Stato Limite di Operativit (SLO):
VERIFICA DI: Deformazione

PGACLO (g)

O,PGA
TRCLO (anni)

O,TR

di danno
#010
Prima
#014
dell'intervento
#018
#022

O,PGA

#110
#114

TRCLO (anni)

#118

O,TR

#122

PGACLO (g)

Dopo
l'intervento

Stato Limite di Danno (SLD):


VERIFICA DI: Deformazione
di danno
PGACLD (g)
#210
Prima
D,PGA
#214
dell'intervento
TRCLD (anni)

#218

D,TR

#222

PGACLD (g)

#310

Dopo

D,PGA

#314

l'intervento

TRCLD (anni)

#318

D,TR

#322
4

VERIFICHE DI RESISTENZA* :
Stato Limite di Danno (SLD):
VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLD (g)
#410
#411
#410
#412

Cinematismo*

Capacit
limite
del terreno

#413

Prima

D,PGA

#414

#415

#414

#416

#417

dell'intervento

TRCLD (anni)

D,TR

#418
#422

#419
#423

#418
#422

#420
#424

#421
#425

PGACLD (g)

#510

#511

#510

#512

#513

Dopo

D,PGA

#514

#515

#514

#516

#517

l'intervento

TRCLD (anni)

#518
#522

#519
#523

#518
#522

#520
#524

#521
#525

D,TR

Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV):


VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLV (g)
#610
#611
#610
#612
V,PGA
#614
#615
#614
#616
TRCLV (anni)

V,TR
PGACLV (g)

V,PGA
TRCLV (anni)

V,TR

Cinematismo
#613
#617

#618
#622

#619
#623

#618
#622

#620
#624

#621
#625

#710
#714

#711
#715

#710
#714

#712
#716

#713
#717

#718
#722

#719
#723

#718
#722

#720
#724

#721
#725

Capacit
limite
del terreno
Prima
dell'intervento

Dopo
l'intervento

Indicatori di rischio*6: Rapporto fra capacit e domanda:


Prima dell'intervento:
- in termini di PGA
O = #801 = (PGACLO / PGADLO) - D = #802 = (PGACLD / PGADLD) - V = #803 = (PGACLV / PGADLV)
- in termini di TR: (TRC / TRD)

> con a=1:

O = #804 = (TRCLO / TRDLO) - D = #805 = (TRCLD / TRDLD) - V = #806 = (TRCLV / TRDLV)


> con a=0.41:

O = #807 = (TRCLO / TRDLO)

0.41

0.41

- D = #808 = (TRCLD / TRDLD)

- V = #809 = (TRCLV / TRDLV)

0.41

Dopo l'intervento:
- in termini di PGA
O = #901 = (PGACLO / PGADLO) - D = #902 = (PGACLD / PGADLD) - V = #903 = (PGACLV / PGADLV)
- in termini di TR: (TRC / TRD)

> con a=1:

O = #904 = (TRCLO / TRDLO) - D = #905 = (TRCLD / TRDLD) - V = #906 = (TRCLV / TRDLV)


> con a=0.41:

O = #907 = (TRCLO / TRDLO)

0.41

0.41

- D = #908 = (TRCLD / TRDLD)

- V = #909 = (TRCLV / TRDLV)

0.41

Entit del Miglioramento Sismico *7: Rapporto fra Indicatori di rischio prima e dopo l'intervento,
e Variazione dell'Indicatore di rischio nel passaggio dallo Stato Attuale allo Stato di Progetto:
- in termini di PGA:
Stato Limite
(O dopo /O prima) (O dopo - O prima)
SLO
#1001
#1011
SLD
#1002
#1012
SLV
#1003
#1013
- in termini di TR
Stato Limite
(O dopo /O prima) (O dopo - O prima)
SLO
#1004
#1014
SLD
#1005
#1015
SLV
#1006
#1016

Capacit della struttura in termini di Vita Nominale*8:


Prima dell'intervento:
Coefficiente d'uso della costruzione (2.4.2, 2.4.3) C U: #1200
Dati in input (domanda): Vita Nominale VN (2.4.1): #1201 anni - Vita di Riferimento (2.4.3) VR = VR * CU: #1202 anni
PVR per SLV (definita in input): #1203 %
Dai risultati dell'analisi: capacit in termini di periodo di ritorno TR CLV = #1204 anni
Dalla relazione: TR = -VR / ln(1-PVR), ponendo TR=TRCLV e assumendo PVR per SLV definita in input, seguono la
capacit della struttura in termini di Vita di Riferimento (VRC) e quindi di Vita Nominale (VNC):
VRC = #1205 anni, VNC = #1206 anni
Dopo l'intervento:
Coefficiente d'uso della costruzione (2.4.2, 2.4.3) C U: #1100
Dati in input (domanda): Vita Nominale VN (2.4.1): #1101 anni - Vita di Riferimento (2.4.3) VR = VR * CU: #1102 anni
PVR per SLV (definita in input): #1103 %
Dai risultati dell'analisi: capacit in termini di periodo di ritorno TR CLV = #1104 anni
Dalla relazione: TR = -VR / ln(1-PVR), ponendo TR=TRCLV e assumendo PVR per SLV definita in input, seguono la
capacit della struttura in termini di Vita di Riferimento (VRC) e quindi di Vita Nominale (VNC):
VRC = #1105 anni, VNC = #1106 anni
NOTE sull'applicazione del software PCM AEDES

n.d. = parametro non disponibile: i risultati dell'analisi non sono stati rilevati.
1

* Per l'intervento di Miglioramento Sismico, il confronto dei risultati fra 'prima dell'intervento' (Stato Attuale, o in caso di
edificio danneggiato: Stato Pre-sisma) e 'dopo l'intervento' (edificio allo Stato di Progetto) possibile solo se nei Parametri di
Calcolo il file corrente di PCM qualificato come Stato di Progetto ed inoltre specificato il nome del file di riferimento per l'edificio
allo Stato Attuale: in assenza di tale specifica, i risultati allo Stato Attuale non sono disponibili. Se il file corrente uno Stato Attuale,
i risultati allo Stato di Progetto non sono disponibili. I modelli allo Stato Attuale e allo Stato di Progetto devono essere caratterizzati
da identici parametri sismici relativi alla pericolosit del sito di ubicazione dell'edificio e alla modalit di calcolo di PGA (tenendo
conto o meno degli effetti di sito, attraverso il coefficiente S). E' invece possibile che gli Stati Attuale e di Progetto siano
caratterizzati da diversa Classe d'Uso, con conseguenti differenti valori delle accelerazioni e dei periodi di ritorno dell'azione sismica
corrispondenti agli stati limite di riferimento.
I parametri completi relativi ai modelli Attuale e di Progetto dell'edificio sono riportati nella descrizione dei dati.
Come specificato all'inizio di questo documento, l'edificio risulta 'migliorato' qualora il valore dell'indicatore di rischio allo Stato
dopo l'intervento sia maggiore rispetto allo Stato prima dell'intervento. Alcune Norme richiedono un controllo sull'entit del
miglioramento: ad es. secondo OPCM 4007/2012 l'Indicatore di rischio sismico allo Stato di Progetto deve aumentare di almeno 0.2
(+20%) rispetto allo Stato Attuale. Per tale motivo, l'entit del miglioramento sismico riportata in questa scheda di sintesi mostra
sia il rapporto fra indicatori di rischio (Progetto / Attuale), sia la variazione (Progetto - Attuale).
2

* Le analisi lineari (statica o dinamica, che allo stato limite ultimo vengono eseguite con fattore di struttura q, derivante da analisi
pushover o da formulazioni di Normativa), possono cogliere contemporaneamente tutti i tipi di comportamento: Resistenza e
Deformazione nel piano del pannello (che assumono valori uguali: i due aspetti non sono scindibili ai fini dei risultati dell'analisi,
derivanti dalle verifiche a PressoFlessione Complanare e a Taglio per scorrimento e/o per fessurazione diagonale), Resistenza fuori
piano (da verifiche a PressoFlessione Ortogonale) e Capacit limite del terreno (SL di tipo geotecnico).
L'analisi pushover finalizzata a cogliere il comportamento nel piano dell'edificio:
- allo stato limite ultimo SLV: Resistenza e Deformazione nel piano del pannello; i due risultati assumono valori uguali in quanto i
due aspetti non sono scindibili: essi derivano dall'elaborazione della curva di capacit, che riassume il comportamento 'globale' della
struttura, trasformata in oscillatore monodimensionale bilineare (elastoplastico) equivalente, utilizzato ai fini della definizione della
domanda e del confronto con la capacit allo stato limite ultimo;
- agli stati limite di esercizio (SLO e SLD): Deformazione di danno, utilizzato ai fini della definizione della domanda e del confronto
con la capacit allo stato limite di esercizio (SLO o SLD).
Per gli altri aspetti: Resistenza fuori piano e Capacit limite del terreno si fa riferimento all'analisi dinamica modale o (se non
disponibile) all'analisi statica lineare, con fattore q che dovr essere stato assunto coincidente con il fattore di struttura determinato
in analisi pushover. Se un'analisi lineare con fattore di struttura q avente il valore calcolato in analisi pushover non stata eseguita,
questi risultati non sono disponibili.
L'analisi pushover elabora una serie di curve, determinata dalle direzioni X e Y, dai versi + -, dalla presenza del momento torcente, e
dal tipo di distribuzione di forze in elevazione, secondo le opzioni scelte nei Parametri di Calcolo. Fra tutte le curve elaborate, i
risultati dell'analisi pushover (capacit in termini di PGA e TR, e corrispondente fattore di struttura q) sono riferiti alla curva con
risultati pi sfavorevoli.
3

* Le Verifiche di Deformazione (verifiche degli Spostamenti), secondo 7.3.7.2, devono essere eseguite: in SLD: per tutte le
costruzioni; in SLO: per le costruzioni di Classe d'uso III e IV. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche
degli spostamenti per SLO possono essere ignorati.
Per gli edifici esistenti, seguendo 8.3, possibile che la valutazione della sicurezza e la progettazione degli interventi possano
essere eseguiti con riferimento ai soli stati limite ultimi (per la muratura: SLV); nel caso in cui, invece, si effettui la verifica anche nei
confronti degli stati limite di esercizio (SLO e SLD), i relativi livelli di prestazione potranno essere stabiliti dal Progettista di concerto
con il Committente. In altre parole, possibile che le verifiche di deformazione a SLO e SLD siano ignorate.
In ogni caso, PCM svolge le verifiche di deformazione a SLO e SLD per edifici esistenti adottando i medesimi criteri relativi ai nuovi
edifici (specificati in 7.3.7.2).
4

* Le Verifiche di Resistenza devono essere eseguite: in SLV: per tutte le costruzioni [per gli edifici in muratura, si assume che la
verifica a SLV implichi anche la verifica allo stato limite ultimo SLC (Stato Limite di Collasso SLC, C8.7.1.1)]; in SLD: per le
costruzioni di Classe d'uso III e IV, secondo 7.3.7.1. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche di
resistenza per SLD possono essere ignorati.
Per gli edifici esistenti, seguendo 8.3, possibile che le verifiche di resistenza a SLD (stato limite di esercizio) siano ignorate.
In ogni caso, PCM svolge le verifiche di resistenza a SLD per edifici esistenti adottando i medesimi criteri relativi ai nuovi edifici
(specificati in 7.3.7.1).
5

* Per il Cinematismo (la cui valutazione riguarda solo gli Edifici Esistenti), viene fatto riferimento all'Analisi Cinematica (studio dei
meccanismi di collasso [C8A.4]). Le verifiche di resistenza riguardanti i Cinematismi vengono svolte sia per SLD che per SLV;
tuttavia possibile che i risultati si riferiscano al solo SLV, seguendo quanto indicato in C8A.4.2.3, dove si afferma che nel caso di
edifici esistenti in muratura la verifica allo Stato Limite di Danno dei meccanismi locali non richiesta.

* L'Indicatore di rischio, consistente nel rapporto tra Capacit e Domanda, costituisce il risultato in sintesi dell'analisi sismica
dell'edificio. Per tutti gli stati limite di riferimento (SLO, SLD e SLV), esso pu essere espresso sia in termini di PGA che di TR; i due
valori non sono uguali data la non linearit del legame fra PGA e TR, ma in ogni caso sono contemporaneamente maggiori o minori
di 1. Per gli indicatori di rischio in termini di TR pu essere richiesta (ad. es.: Regione Toscana, Istruzioni tecniche per edifici pubblici
strategici e rilevanti) l'espressione con elevamento a potenza al coefficiente a=0.41 (derivato dall'analisi statistica delle curve di
pericolosit a livello nazionale) al fine di ottenere una scala analoga a quella degli indicatori in PGA.
Il risultato coincide con il minimo indicatore di rischio fra tutte le verifiche eseguite per lo Stato Limite considerato. In particolare:
Per SLO, le verifiche sono solo per spostamenti ed il risultato pu non essere considerato per costruzioni di Classe I e II.
Per SLD: per costruzioni di Classe III e IV, il valore minimo dell'indicatore valutato sulle verifiche sia per spostamenti sia per
resistenza, mentre per le altre costruzioni (Classe I e II) valutato solo sulle verifiche per spostamenti, ignorando i risultati delle
verifiche a SLD per resistenza. In ogni caso, quindi, il valore dell'indicatore D dovr essere sempre considerato.
Per SLV, le verifiche sono solo per resistenza ed il risultato dovr essere sempre considerato, qualunque sia la Classe della
costruzione.
Per un Edificio Esistente sottoposto a Miglioramento, l'Indicatore di rischio allo Stato dopo l'intervento deve essere maggiore del
corrispondente valore allo Stato prima dell'intervento. Negli interventi di Miglioramento, l'indicatore di rischio allo Stato dopo
l'intervento pu essere < 1.000: comunque necessario che sia maggiore corrispondente valore allo Stato prima dell'intervento.
7

* = l'Entit del Miglioramento Sismico, espressa come percentuale, come rapporto tra l'Indicatore di rischio dopo l'intervento e
quello prima dell'intervento, sia come variazione (differenza fra Indicatore allo Stato di Progetto e Indicatore allo Stato Attuale). Per
definizione, il Miglioramento sismico richiede che il rapporto tra l'Indicatore di rischio allo Stato di Progetto e quello allo Stato
Attuale sia > 1. L'Ordinanza 4007 del 29.2.2012 ha inoltre introdotto una quantificazione del miglioramento: secondo tale Norma, il
Miglioramento sismico richiede che l'Indicatore di rischio allo Stato di Progetto sia >= 0.6 (60%) e che l'aumento della capacit non
sia inferiore al 20% di quella del livello corrispondente all'adeguamento sismico: in altri termini, la variazione tra Indicatore di rischio
allo Stato di Progetto e Indicatore di rischio allo Stato Attuale deve essere >=0.2.
La completezza dei risultati assicurata nei seguenti casi:
a) Analisi lineare (statica o dinamica): si eseguita l'analisi sia allo Stato Attuale (o Pre-sisma), sia allo Stato di Progetto (per un
confronto attendibile, l'analisi deve essere la stessa in entrambi gli Stati); il fattore q pu essere tratto dalla Normativa (senza quindi
la necessit di un'analisi pushover); si sono inoltre calcolati i cinematismi sia allo Stato Attuale sia allo Stato di Progetto.
b) Analisi pushover: si eseguita l'analisi sia allo Stato Attuale, sia allo Stato di Progetto; si quindi eseguita un'analisi lineare
(statica o dinamica) nei due Stati (per un confronto attendibile, l'analisi deve essere la stessa in entrambi gli Stati) utilizzando, per le
verifiche allo stato limite ultimo, il fattore q calcolato in analisi pushover; si sono inoltre calcolati i cinematismi sia allo Stato Attuale
sia allo Stato di Progetto.
Per quanto riguarda l'intervallo di calcolo dei periodi di ritorno: il D.M. 14.1.2008 definisce un periodo di ritorno compreso tra 30
e 2475 anni. Se dal calcolo risulta una capacit in termini di TR superiore a 2475 anni, si pone TR=2475 come limite superiore. Per
quanto riguarda il limite inferiore, possibile considerare valori di TR minori di 30 anni con riferimento al Programma di ricerca
DPC-ReLUIS (Unit di Ricerca CNR-ITC): viene adottata un'estrapolazione mediante una regressione sui tre valori di hazard ag(30),

ag(50) e ag(75), effettuata con la funzione di potenza: ag(TR)=k*TR . L'intervallo di calcolo di TR quindi [1,2475]; ne consegue che
la capacit in termini di PGA pu assumere anche valori minori di quello corrispondente a TR=30 anni.
8

* La capacit della struttura in termini di Vita Nominale (VNC) si identifica con la Vita Nominale che possibile assegnare alla
struttura, in conseguenza del periodo di ritorno sostenibile TR CLV, mantenendo nel corrispondente periodo di riferimento VRC (=VNC *
CU) la probabilit di superamento PVR definita in input per lo Stato Limite ultimo SLV. Per una valutazione del valore ottenuto per
VNC relativa a beni monumentali, si tenga presente che valori della vita nominale maggiori di 20 anni possono considerarsi
ammissibili per un manufatto tutelato (2.4 Direttiva P.C.M 9.2.2011). Se risulta: TRCLV>=2475 anni, si potr considerare un valore
della vita nominale >= del limite VNC riportato nella scheda (corrispondente a TR=2475 anni: VNC >= 2475 * -ln(1-PVR) / CU).
Compilazione di schede tecniche per Interventi di Miglioramento.
Gli Indirizzi per l'esecuzione degli interventi di cui in OPCM 3790/2009 (Riparazione con miglioramento sismico di edifici
danneggiati), relativi agli eventi sismici de L'Aquila del 6 aprile 2009, prevedono, al punto H), la compilazione della scheda tecnica di
"Determinazione dell'entit del miglioramento sismico complessivo dell'edificio". I parametri richiesti per i risultati dell'analisi
si riferiscono allo stato limite ultimo (SLV) e considerano l'indicatore di rischio in termini di PGA.
Per quanto riguarda la simbologia utilizzata in PCM, si fatto in generale riferimento ai documenti pi recenti del settore
(attuazione OPCM 3790/2009), adottando un criterio coerente fra i diversi SL. Alcune equivalenze significative fra diverse espressioni
delle stesse grandezze (ove non coincidenti con la simbologia adottata da PCM) sono le seguenti:
TR,SLV TRCLV (capacit in termini di periodo di ritorno allo stato limite SLV)
TR,SLV,RIF TRDLV (domanda in termini di periodo di ritorno allo stato limite SLV TR di riferimento)
e analogamente per SLO e SLD.

6.9.3. EDIFICIO NUOVO


Verifica di sicurezza sismica: confronto della Capacit dell'edificio con la Domanda
La verifica di sicurezza soddisfatta qualora l'indicatore di rischio sia >= 1.000
(data di creazione della presente scheda: #S04)

Nome del file: #S01


Classe d'uso della costruzione (2.4.2): #S02

Domanda: valori di riferimento delle accelerazioni e dei periodi di ritorno dell'azione sismica
Stato limite

Accelerazione (g)

T RD (anni)

Stato Limite di
Operativit (SLO)

PGADLO=#001

TRDLO=#002

Stato Limite di
Danno (SLD)

PGADLD=#003

TRDLD=#004

Stato Limite di
salvaguardia
della Vita (SLV)

PGADLV=#005

TRDLV=#006

Tipo di analisi strutturale: *1


#007

Capacit: accelerazione orizzontale di picco al suolo e periodo di ritorno


#S06
2

VERIFICHE DI DEFORMAZIONE (SPOSTAMENTI)* :


Stato Limite di Operativit (SLO):
VERIFICA DI: Deformazione
di danno
PGACLO (g)
#110

O,PGA

#114

TRCLO (anni)

#118
#122

O,TR

Stato Limite di Danno (SLD):


VERIFICA DI: Deformazione
di danno
PGACLD (g)
#310

D,PGA

#314

TRCLD (anni)

#318
#322

D,TR

VERIFICHE DI RESISTENZA* :
Stato Limite di Danno (SLD):
VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLD (g)
#510
#511
#510
#513

D,PGA

#514

#515

#514

#517

TRCLD (anni)

#518
#522

#519
#523

#518
#522

#521
#525

D,TR

Capacit
limite
del terreno

Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV):


VERIFICA DI: Resistenza
Resistenza
Deformazione
nel piano
fuori piano
nel piano
del pannello del pannello del pannello
PGACLV (g)
#710
#711
#710
#713

V,PGA

#714

#715

#714

#717

TRCLV (anni)

#718
#722

#719
#723

#718
#722

#721
#725

V,TR

Capacit
limite
del terreno

Indicatori di rischio*4: Rapporto fra capacit e domanda:


- in termini di PGA
O = #901 = (PGACLO / PGADLO)
D = #902 = (PGACLD / PGADLD)
V = #903 = (PGACLV / PGADLV)
- in termini di TR: (TRC / TRD)

> con a=1:

O = #904 = (TRCLO / TRDLO)


D = #905 = (TRCLD / TRDLD)
V = #906 = (TRCLV / TRDLV)
> con a=0.41:

O = #907 = (TRCLO / TRDLO)


D = #908 = (TRCLD / TRDLD)

0.41

0.41

V = #909 = (TRCLV / TRDLV)

0.41

Capacit della struttura in termini di Vita Nominale*5:


Coefficiente d'uso della costruzione (2.4.2, 2.4.3) C U: #1100
Dati in input (domanda): Vita Nominale VN (2.4.1): #1101 anni - Vita di Riferimento (2.4.3) VR = VR * CU: #1102 anni
PVR per SLV (definita in input): #1103 %
Dai risultati dell'analisi: capacit in termini di periodo di ritorno TR CLV = #1104 anni
Dalla relazione: TR = -VR / ln(1-PVR), ponendo TR=TRCLV e assumendo PVR per SLV definita in input, seguono la
capacit della struttura in termini di Vita di Riferimento (VRC) e quindi di Vita Nominale (VNC):
VRC = #1105 anni, VNC = #1106 anni
NOTE sull'applicazione del software PCM AEDES
n.d. = parametro non disponibile: non sono stati rilevati risultati.
1

* Le analisi lineari (statica o dinamica, che allo stato limite ultimo vengono eseguite con fattore di struttura q, derivante da analisi
pushover o da formulazioni di Normativa), possono cogliere contemporaneamente tutti i tipi di comportamento: Resistenza e
Deformazione nel piano del pannello (che assumono valori uguali: i due aspetti non sono scindibili ai fini dei risultati dell'analisi,
derivanti dalle verifiche a PressoFlessione Complanare e a Taglio per scorrimento e/o per fessurazione diagonale), Resistenza fuori
piano (da verifiche a PressoFlessione Ortogonale) e Capacit limite del terreno (SL di tipo geotecnico).
L'analisi pushover finalizzata a cogliere il comportamento nel piano dell'edificio:
- allo stato limite ultimo SLV: Resistenza e Deformazione nel piano del pannello; i due risultati assumono valori uguali in quanto i
due aspetti non sono scindibili: essi derivano dall'elaborazione della curva di capacit, che riassume il comportamento 'globale' della
struttura, trasformata in oscillatore monodimensionale bilineare (elastoplastico) equivalente, utilizzato ai fini della definizione della
domanda e del confronto con la capacit allo stato limite ultimo;
- agli stati limite di esercizio (SLO e SLD): Deformazione di danno, utilizzato ai fini della definizione della domanda e del confronto
con la capacit allo stato limite di esercizio (SLO o SLD).
Per gli altri aspetti: Resistenza fuori piano e Capacit limite del terreno si fa riferimento all'analisi dinamica modale o (se non
disponibile) all'analisi statica lineare, con fattore q che dovr essere stato assunto coincidente con il fattore di struttura determinato
in analisi pushover. Se un'analisi lineare con fattore di struttura q avente il valore calcolato in analisi pushover non stata eseguita,
questi risultati non sono disponibili.
L'analisi pushover elabora una serie di curve, determinata dalle direzioni X e Y, dai versi + -, dalla presenza del momento torcente, e
dal tipo di distribuzione di forze in elevazione, secondo le opzioni scelte nei Parametri di Calcolo. Fra tutte le curve elaborate, i

risultati dell'analisi pushover (capacit in termini di PGA e TR, e corrispondente fattore di struttura q) sono riferiti alla curva con
risultati pi sfavorevoli.
I parametri completi relativi al modello dell'edificio sono riportati nella descrizione dei dati.
2

* Le Verifiche di Deformazione (verifiche degli Spostamenti), secondo 7.3.7.2, devono essere eseguite: in SLD: per tutte le
costruzioni; in SLO: per le costruzioni di Classe d'uso III e IV. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche
degli spostamenti per SLO possono essere ignorati.
3

* Le Verifiche di Resistenza devono essere eseguite: in SLV: per tutte le costruzioni [per gli edifici in muratura, si assume che la
verifica a SLV implichi anche la verifica allo stato limite ultimo SLC (Stato Limite di Collasso SLC, C8.7.1.1)]; in SLD: per le
costruzioni di Classe d'uso III e IV, secondo 7.3.7.1. Pertanto, per costruzioni di Classe d'uso I e II, i risultati delle verifiche di
resistenza per SLD possono essere ignorati.
4

* L'Indicatore di rischio, consistente nel rapporto tra Capacit e Domanda, costituisce il risultato in sintesi dell'analisi sismica
dell'edificio. Per tutti gli stati limite di riferimento (SLO, SLD e SLV), esso pu essere espresso sia in termini di PGA che di TR; i due
valori non sono uguali data la non linearit del legame fra PGA e TR, ma in ogni caso sono contemporaneamente maggiori o minori
di 1. Per gli indicatori di rischio in termini di TR pu essere richiesta (ad. es.: Regione Toscana, Istruzioni tecniche per edifici pubblici
strategici e rilevanti) l'espressione con elevamento a potenza al coefficiente a=0.41 (derivato dall'analisi statistica delle curve di
pericolosit a livello nazionale) al fine di ottenere una scala analoga a quella degli indicatori in PGA.
Il risultato coincide con il minimo indicatore di rischio fra tutte le verifiche eseguite per lo Stato Limite considerato. In particolare:
Per SLO, le verifiche sono solo per spostamenti ed il risultato pu non essere considerato per costruzioni di Classe I e II.
Per SLD: per costruzioni di Classe III e IV, il valore minimo dell'indicatore valutato sulle verifiche sia per spostamenti sia per
resistenza, mentre per le altre costruzioni (Classe I e II) valutato solo sulle verifiche per spostamenti, ignorando i risultati delle
verifiche a SLD per resistenza. In ogni caso, quindi, il valore dell'indicatore D dovr essere sempre considerato.
Per SLV, le verifiche sono solo per resistenza ed il risultato dovr essere sempre considerato, qualunque sia la Classe della
costruzione.
Per un Edificio Nuovo, l'Indicatore di rischio deve essere >=1.000: in tal caso infatti la struttura ha il livello di sicurezza previsto
dal D.M.14.1.2008.
La completezza dei risultati assicurata nei seguenti casi:
a) Analisi lineare (statica o dinamica): si eseguita l'analisi; il fattore q pu essere tratto dalla Normativa (senza quindi la necessit di
un'analisi pushover).
b) Analisi pushover: si eseguita l'analisi; si quindi eseguita un'analisi lineare (statica o dinamica) utilizzando, per le verifiche allo
stato limite ultimo, il fattore q calcolato in analisi pushover.
Per quanto riguarda l'intervallo di calcolo dei periodi di ritorno: il D.M. 14.1.2008 definisce un periodo di ritorno compreso tra 30
e 2475 anni. Se dal calcolo risulta una capacit in termini di TR superiore a 2475 anni, si pone TR=2475 come limite superiore. Per
quanto riguarda il limite inferiore, possibile considerare valori di TR minori di 30 anni con riferimento al Programma di ricerca
DPC-ReLUIS (Unit di Ricerca CNR-ITC): viene adottata un'estrapolazione mediante una regressione sui tre valori di hazard ag(30),

ag(50) e ag(75), effettuata con la funzione di potenza: ag(TR)=k*TR . L'intervallo di calcolo di TR quindi [1,2475]; ne consegue che
la capacit in termini di PGA pu assumere anche valori minori di quello corrispondente a TR=30 anni.
5

* La capacit della struttura in termini di Vita Nominale (VNC) si identifica con la Vita Nominale che possibile assegnare alla
struttura, in conseguenza del periodo di ritorno sostenibile TR CLV, mantenendo nel corrispondente periodo di riferimento VRC (=VNC *
CU) la probabilit di superamento PVR definita in input per lo Stato Limite ultimo SLV. Se risulta: TRCLV>=2475 anni, si potr
considerare un valore della vita nominale >= del limite VNC riportato nella scheda (corrispondente a TR=2475 anni: VNC >= 2475 * ln(1-PVR) / CU).

6.10. DOMINI DI RESISTENZA


Le verifiche a pressoflessione vengono condotte in termini di 'Domini di Resistenza' per i seguenti elementi
strutturali:
- in muratura ordinaria con comportamento a parabola-rettangolo;
- in muratura armata o in conglomerato cementizio armato;
- consolidati con elementi reagenti a trazione (ad esempio con la tecnica CAM: Cucitura attive per la
Muratura).
La scheda dedicata ai Domini di Resistenza si attiva dal gruppo 'Elaborazioni', e si caratterizza come in figura

seguente:

All'interno del dominio, sono riconoscibili i punti rappresentativi delle coppie (M,N) caratterizzanti la
verifica: in questo esempio, si visualizza una serie di punti, corrispondenti alle verifiche condotte per ogni
passo dell'Analisi Non Lineare.
6.10.1. SELEZIONE ASTA
Il gruppo selezione Asta, tramite una casella a discesa, permette di selezionare il numero identificativo
dell'Asta di cui si vuole visualizzare il dominio di resistenza:

6.10.2. SELEZIONE DOMINIO


I comandi presenti nel gruppo 'Selezione Dominio' servono a cambiare la tipologia del dominio per l'Asta
selezionata in precedenza come Corrente: si pu quindi passare agevolmente dal dominio nel piano

complanare, a quello nel Piano Ortogonale; nonch dal dominio senza armatura, al dominio con armatura
(per elementi in muratura armata o rinforzati con armature):

6.10.3. STRUMENTI
All'interno del Gruppo 'Strumenti' si trovano alcuni comandi per gestire la visualizzazione stessa del
Dominio, quindi ad esempio nascondere le linee di riferimento, nascondere e/o riattivare i Punti di
Sollecitazione, Copiare il Domini negli 'Appunti' per incollarlo in un file di testo o altro:

6.11. CURVE DI CAPACIT


Le curve di capacit costituiscono la rappresentazione grafica del processo di spinta tipico dell'Analisi Non
Lineare (Pushover): la loro consultazione permette di comprendere, passo dopo passo, come la struttura
risponde al progressivo aumento del Taglio.

6.11.1. CURVE
Sono possibili due modalit di consultazione delle curve di Capacit:
- nell'ambito della scheda 'Analisi' della barra Multifunzione;
- nell'ambito della scheda 'Elaborazioni', 'Curve di capacit'.
Con riferimento alla prima modalit di visualizzazione, eseguita l'analisi necessario attivare la scheda
'Analisi', ed il comando ' Statica Non Lineare': contestualmente, nella finestra delle 'Propriet' si selezioni la
sottoscheda 'Curva di Capacit':

Come mostrato nell'immagine precedente, tramite questa modalit possibile visionare, passo per passo, il
comportamento della struttura al crescere del Taglio alla base. Infatti, attivando dalla finestra delle
'Propriet' la scheda 'Curva di Capacit' (evidenziata in figura), la curva selezionata viene riportata
nell'angolo in basso a destra. In alto a tale finestra, presente un controllo a discesa da cui possibile
selezionare la curva desiderata: immediatamente sotto, possibile scorrere il punto rappresentativo nella
curva. E' utile al contempo visualizzare quindi le 'Verifiche', in modo da capire il comportamento delle varie
aste:

La legenda per la colorazione dello stato di verifica illustrata in figura seguente:

Per la verifica soddisfatta (asta in fase elastica), la colorazione verde pi intensa indica coefficienti di
sicurezza pi elevati, mentre il verde molto chiaro indica un coefficiente di sicurezza prossimo a 1.000; la
colorazione ovviamente subisce modifiche nel corso dei passi dell'analisi pushover ( interessante osservare
tale comportamento attivando l'animazione delle verifiche).
Le aste parzialmente plasticizzate sono aste che subiscono un degrado vincolare a cerniera (dovuto al
superamento della resistenza a pressoflessione complanare) solo in una sezione di estremit, mentre l'altra
sezione estrema ancora in fase elastica.
Un'asta collassata quando, dopo la fase plastica, ha raggiunto la deformazione ultima.
Aste in trazione vengono evidenziate con una particolare colorazione, per indicare uno stato di verifica
generalmente presente gi dai primi passi (fase elastica della struttura), dovuto al vincolamento interno di
maschi disallineati o di altezza troppo bassa e quindi molto rigidi (come accade p. es. nei sottotetti).
Per quanto riguarda le lesioni, la convenzione grafica illustrata in figura seguente:

6.11.2. GRAFICO 2D
Con riferimento alla seconda modalit di visualizzazione, eseguita l'analisi possibile attivare dalla scheda
'Elaborazioni', che compare in etichetta con sfondo 'giallo', la scheda 'Curve di Capacit', che si riferisce ad
una visualizzazione 2D maggiormente dettagliata:

Dal gruppo 'Curve', in alto a sinistra, tramite il comando


, possibile aprire la seguente finestra di
dialogo, in base alla quale selezionare quali curve visualizzare nello spazio grafico centrale:

Una delle novit anche il fatto che risulta possibile selezionare e visualizzare contemporaneamente sia le
Curve in direzione di spinta Positiva, sia quelle in direzione Negativa, in modo da avere un'idea
maggiormente vicina al reale comportamento dei cicli isteretici a cui viene sottoposta una struttura in fase
sismica.
Sempre nella barra multifunzione in alto, si trovano vari altri comandi per gestire la visualizzazione della
singola Curva Corrente in quel Momento, con le sue sottocurve (con la possibilit di
nascondere/visualizzare la Curva ad 1GDL, Curva a pi GDL (MGDL), Bilineare, nascondere le rette di
'Riferimento'):

Contestualmente, la finestra delle 'Propriet' laterale a destra pu spostarsi sulla consultazione di risultati
tabellati maggiormente precisi, come anche indicato dalla finestra a discesa, selezionando la scheda

'Report':

6.11.3. GRAFICO 3D
Un importante strumento innovativo costituito dal Grafico della Curva Pushover visto nello spazio
tridimensionale: possibile attivarlo contemporaneamente alla visualizzazione 2D tramite il comando

L'ambiente tridimensionale in cui sono rappresentate le curve ( possibile visualizzare contemporaneamente


sia quelle in direzione X, che Y, e sia Positive, che Negative) fornisce un'idea di quanto il punto di controllo,
durante la fase di carico, si sposti nel Piano Ortogonale alla direzione di Spinta.
Questa informazione utile per convalidare l'effettiva bont ed accuratezza dell'analisi, in quanto una
struttura che presenti forti componenti di spostamento del punto di controllo nel piano ortogonale si
allontana dal comportamento di un'Analisi di Spinta piana, essendo fortemente influenzata da componenti
torcenti.
Si tratta di un'informazione complementare allo studio dei modi torsionali in Analisi Modale, ma mentre
l'analisi modale si riferisce al campo elastico, la deflessione ortogonale della curva pushover fotografa il
comportamento fuori piano durante tutta la fase ultra-elastica.
Il grafico tridimensionale pu anche essere consultato conducendo delle sezioni parallele agli assi principali,
tramite i seguenti comandi:

In base a quanto sopra:


- visualizzando una sezione parallela al Piano XZ, verranno mostrate per intero le curve in direzione +/- X
(aventi colore rosso, in linea con la colorazione dell'asse globale X), mentre delle curve in direzione +/- Y si
osserver solo la traccia;
- visualizzando una sezione parallela al Piano YZ, verranno mostrate per intero le curve in direzione +/- X
(aventi colore verde, in linea con la colorazione dell'asse globale Y), mentre delle curve in direzione +/- Y si
osserver solo la traccia;

- visualizzando una sezione parallela al piano XY, verranno invece viste tutte le curve dall'alto; ed proprio
in questa modalit che facilmente apprezzabile l'eventuale scostamento della Curva dal suo stesso Piano
Complanare:

Il pulsante 'Box' ci aiuta ad evidenziare l'area grafica dello Scostamento registrato; mentre, l'etichetta sopra
il grafico, relativa alla Curva selezionata come 'Corrente' in quel Momento, ci indica il valore numerico dello
scostamento registrato (nel caso dell'esempio soprastante, si nota uno scostamento abbastanza evidente
del 13%, per la curva in direzione X; in questo specifico caso, per, non una situazione particolarmente
preoccupante, in quanto tale scostamento avviene in una fase molto avanzata dell'analisi, dove cio gran
parte degli elementi sono oramai plasticizzati, e quindi plausibile che si registrino delle componenti di
spostamento anche significative nel piano ortogonale).

6.12. DESCRIZIONI PER LA RELAZIONE DI CALCOLO


Nei paragrafi seguenti sono riportate le descrizioni a corredo delle verifiche, cos come prodotte dalla
Relazione di Calcolo. La consultazione delle descrizioni illustra vari aspetti operativi di PCM, e contiene le
legende delle tabelle dei risultati.
6.12.1. Convenzioni
Convenzioni su: Sistemi di riferimento, Carichi, Sollecitazioni (forze e momenti), Spostamenti (traslazioni e rotazioni), Pareti in Muratura.

1) Sistemi di riferimento utilizzati da PCM.


- Sistema di riferimento globale X Y Z, con origine in O (punto di coordinate nulle). E' una terna destrorsa, rappresentata in fig. (a). Il piano XY
orizzontale; i piani XZ e YZ sono verticali.
- Sistema di riferimento locale x y z per le aste: una terna cartesiana destrorsa cos definita: - origine nel nodo iniziale i dell'asta; - asse x
coincidente con l'asse dell'asta e con verso dal nodo iniziale i al nodo finale j. La terna locale xyz si pu immaginare derivante dalla globale XYZ
dopo una serie di trasformazioni:
- una rotazione intorno all'asse Z che porti l'asse X a coincidere con la proiezione dell'asta sul piano orizzontale;
- una traslazione lungo il nuovo asse X cos definito in modo da portare l'origine a coincidere con la proiezione del nodo iniziale dell'asta sul piano
orizzontale;
- una traslazione lungo l'asse Z che porti l'origine a coincidere con il nodo iniziale dell'asta;
- una rotazione intorno all'asse Y cos definito che porti l'asse X a coincidere con l'asse dell'asta;
- una rotazione intorno all'asse X cos definito pari all'Angolo di Rotazione dell'asta, definito nei Dati Aste.
In pratica, con riferimento alla tipologia degli edifici (elementi orizzontali = travi, elementi verticali = pilastri):
- le travi con Angolo di Rotazione nullo hanno sempre l'asse z rivolto verso l'alto e l'asse y nel piano del solaio (piano orizzontale);
- i pilastri con Angolo di Rotazione nullo hanno l'asse y parallelo all'asse Y globale e l'asse z parallelo ma controverso all'asse X globale.
In fig. (b) rappresentato il caso di una trave appartenente ad un telaio orientato secondo X (posto cio nel piano XZ): l'asse x l'asse baricentrico
dell'asta, con verso congiungente il nodo iniziale i con il nodo finale j; l'asse z verticale, e l'asse y parallelo all'asse Y globale (per l'osservatore:
entrante nel piano xz).
- Sistema di riferimento locale principale x , che a causa di alcune tipologie di sezione non simmetriche o di rotazioni delle aste (per esempio, per

pilastri aventi sezione rettangolare ma obliqui in pianta), pu non coincidere con x y z : fig. (c). In tal caso, l'angolo rappresenta la rotazione degli
assi principali per fare in modo che il riferimento locale principale x si sovrapponga al riferimento locale x y z (parallelo alla terna globale nel caso
delle travi). L'angolo positivo se orario, visto dall'asta (osservatore che da +x guarda il nodo iniziale i ). Le caratteristiche di sollecitazione sono
calcolate nel sistema di riferimento locale principale (in generale, quindi, il momento My da intendersi come M, mentre Mz come M). Gli assi
principali vengono definiti in modo tale che siano sovrapponibili per rotazione agli assi yz.
In PCM, per semplicit, gli assi locali yz sono considerati coincidenti con gli assi principali . Definendo ad esempio un pilastro con sezione a L e
angolo nullo, in pianta la sua sezione risulter 'ruotata' rispetto ad assi di riferimento globali XY paralleli all'anima e all'ala della sezione a L; per
riportare la sezione in posizione parallela agli assi globali sufficiente ruotare l'asta cui appartiene di un angolo pari all'angolo principale (mostrato
nei Dati Sezioni).
2) Forze e Spostamenti.
PCM adotta una convenzione univoca sia per le azioni esterne (carichi e cedimenti applicati ai nodi, carichi e sulle aste), sia per le azioni interne
(caratteristiche di sollecitazione e di deformazione).
Forze e spostamenti sono positivi se equiversi agli assi; coppie e rotazioni sono positive se antiorarie (x->y, y->z, z->x).
Per le azioni interne sull'asta i-j, la convenzione invariata sia al nodo i iniziale, sia al nodo j finale.
2.1) Carichi.
Nodi. Possono essere applicati i seguenti carichi:
- Carichi Concentrati: PX PY PZ, MX MY MZ (forze e coppie)
- Cedimenti Vincolari: dX dY dZ, dphiX dphiY dphiZ (cedimenti traslazionali e rotazionali)
- Masse Concentrate: mX mY mZ, IX IY IZ (masse traslazionali e inerzie rotazionali)
Le forze concentrate ed i cedimenti vincolari traslazionali sono positivi se equiversi agli assi globali X Y Z; le coppie concentrate ed i cedimenti
vincolari rotazionali sono positivi se antiorari (si tratta delle medesime convenzioni adottate in ogni parte di PCM, per esempio anche per gli
spostamenti incogniti e per le reazioni vincolari).
Aste. Le tipologie di carico consentite sono le seguenti (fig. (f)):
- Carico Distribuito Uniforme: QduX, QduY, QduZ
- Carico Distribuito Lineare (max al vertice iniziale 'i'): QdliX, QdliY, QdliZ
- Carico Distribuito Lineare (max al vertice finale 'j'): QdljX, QdljY, QdljZ
- Carico Concentrato : Px, Py, Pz, Mx, My, Mz, DPi [P,M =intensit delle componenti del carico concentrato: forze e coppie; DPi = distanza del carico
concentrato dal vertice iniziale i]
- Carico Termico (nel piano locale xy): DeltaTsup, DeltaTinf.
I Carichi agenti sulle aste (distribuiti e concentrati) sono forniti in coordinate globali (le componenti X, Y, Z sono parallele alle corrispondenti
direzioni globali).
Nel sistema di riferimento locale, le componenti di carico hanno il seguente significato: x: carico lungo l'asse dell'asta; y: carico ortogonale all'asta nel
piano xy; z: carico ortogonale all'asta nel piano xz.
I carichi (distribuiti e concentrati) sono positivi se equiversi agli assi globali o locali, a seconda del sistema di riferimento; le coppie sono positive se
antiorarie.
Con questa convenzione, ad esempio per le travi di un impalcato, i carichi dovuti ai pesi sono di tipo Z, con segno negativo.
2.2) Caratteristiche di Sollecitazione.
In fig. (e) sono rappresentate le azioni interne.
Relazioni fra PCM e le consuete convenzioni ingegneristiche (Ing).
Le caratteristiche di sollecitazione (azioni interne derivanti dal calcolo) hanno segno concorde con gli assi locali, e la convenzione invariata sia per il
nodo iniziale i sia per il nodo finale j. Ci pu comportare alcune discordanze con i segni attribuiti dalla consueta convenzione ingegneristica.
Nel seguito, vengono specificate le convenzioni sulle singole caratteristiche di sollecitazione, indicando con (Ing) la convenzione ingegneristica (che
in PCM determina il tracciamento dei diagrammi), e con (PCM) la convenzione adottata da PCM.
Momento Flettente My (piano locale di sollecitazione: xz):

(Ing) Il diagramma del Momento My viene rappresentato sempre dalla parte delle fibre tese. Si attribuisce
segno + (fig. (g)) al Momento My rappresentato nel semipiano z<0. Pertanto, My + tende le fibre a z<0.
(PCM) My + se porta z su x. Pertanto: My + al nodo i indica fibre tese per z<0; My + al nodo j indica fibre tese per z>0.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) concorde con (Ing).
Nodo j (PCM) discorde con (Ing).
Taglio Tz (piano locale di sollecitazione: xz):
(Ing) Il Taglio Tz + tende a far ruotare il concio elementare in senso orario. Il Taglio Tz + rappresentato nello stesso semipiano di My +, cio nel
semipiano z<0.
(PCM) Tz + se orientato lungo +z.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) concorde con (Ing).
Nodo j (PCM) discorde con (Ing).
Sforzo Normale N:
(Ing) Lo Sforzo Normale + se genera trazione, - se compressione. In un'asta tesa, N sempre +.
Il diagramma di N si rappresenta convenzionalmente nel piano di sollecitazione xz, con N + posto nello stesso semipiano di My +, cio nel
semipiano z<0.
(PCM) N + se equiverso all'asse locale x. N + al nodo i indica compressione; N + al nodo j indica trazione. Pertanto, un'asta tesa ha N - al nodo i e +

al nodo j.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) discorde con (Ing).
Nodo j (PCM) concorde con (Ing).
Momento Flettente Mz (piano locale di sollecitazione: xy):

(Ing) Il diagramma del Momento Mz viene rappresentato sempre dalla parte delle fibre tese. Si attribuisce
segno + (fig. (h)) al Momento Mz rappresentato nel semipiano y>0. Pertanto, Mz + tende le fibre a y>0.
(PCM) Mz + se porta x su y. Pertanto: Mz + al nodo i indica fibre tese per y>0; Mz + al nodo j indica fibre tese per y<0.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) concorde con (Ing).
Nodo j (PCM) discorde con (Ing).
Taglio Ty (piano locale di sollecitazione: xy):
(Ing) Il Taglio Ty + tende a far ruotare il concio elementare in senso orario. Il Taglio Ty + rappresentato nello stesso semipiano di Mz +, cio nel
semipiano y>0.
(PCM) Ty + se orientato lungo +y.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) discorde con (Ing).
Nodo j (PCM) concorde con (Ing).
Momento Torcente Mx:
(Ing) + se genera rotazione torsionale positiva sulla faccia sinistra del concio elementare. In un'asta soggetta a coppia torcente positiva a sinistra e
negativa a destra, Mx sempre +.
Il diagramma di Mx si rappresenta convenzionalmente nel piano di sollecitazione xz, con Mx + posto nello stesso semipiano di My +, cio nel
semipiano z<0.
(PCM) + se porta y su z.
Concordanza dei segni:
Nodo i (PCM) concorde con (Ing).
Nodo j (PCM) discorde con (Ing).
2.3) Caratteristiche di Deformazione.
In fig. (d) sono rappresentate le 6 componenti di spostamento spaziale (traslazioni e rotazioni) di un nodo della struttura.
In PCM tutti gli spostamenti sono riferiti al sistema di assi globale, ed hanno segno positivo se equiversi agli assi; le rotazioni sono positive se
antiorarie.
3) Pareti in Muratura.
In figura seguente sono rappresentati due maschi murari, uno orientato secondo X, l'altro secondo Y. L'orientamento viene definito dall'angolo in
pianta, positivo se antiorario, misurato a partire dall'asse globale X. Il piano locale complanare sempre il piano xz; il piano locale ortogonale
sempre il piano xy.

6.12.2. Risultati dell'elaborazione


Per alcuni parametri utilizzati in analisi sismica, viene fatto diretto riferimento ai corrispondenti paragrafi del D.M.14.1.2008 e della Circ. 617 del
2.2.2009 (NTC08; riferimenti evidenziati in colore blu).
ANALISI STATICA LINEARE (NON sismica)
In analisi statica non sismica, per gli edifici in muratura viene analizzato il solo Stato Limite Ultimo (SLU) di salvaguardia della Vita (SLV) in base a
quanto espressamente indicato in 4.5.6.3: "Non generalmente necessario eseguire verifiche nei confronti di stati limite di esercizio di strutture in
muratura, quando siano soddisfatte le verifiche nei confronti degli stati limite ultimi".
Le Combinazioni di Carico per Analisi Statica non sismica sono le combinazioni di tipo fondamentale, impiegate per gli stati limite ultimi (2.5.1)
2.5.3, espresse dalla formulazione:
G1 * G,1 + G2 * G,2 + P * P + Q1 * Qk,1 + Q2 * 0,2 Qk,2 + Q3 * 0,3 Qk,3 + ...
La definizione delle azioni rispetta quanto formulato in 2.5.1.3 e 2.5.2; in particolare Qk,1 l'azione variabile dominante, mentre Qk,2, Qk,3, ..., sono
azioni variabili che possono agire contemporaneamente a quella dominante. Le azioni variabili Qk,j vengono combinate con i coefficienti di
combinazione i cui valori sono forniti in 2.5.3, Tab.2.5.I.
Per la struttura denominata Nome, vengono elaborati sottocartelle e files di risultati organizzati secondo lo schema seguente.
\STA\Nome.A0i, i=1,...,nCCE: Risultati della CCE i-esima
\STA\Nome.B0i, i=1,...,nCCC: Risultati della CCC (combinazione delle condizione di carico elementari) i-esima. Questi risultati si riferiscono alle CCC
direttamente specificate, senza relazione con l'analisi sismica.
Fra gli altri files prodotti dall'elaborazione di PCM:
\STA\Nome.E0i, .F0i, i=1,...,nCCE: Files di servizio per le caratteristiche di sollecitazione e di deformazione delle CCE
\STA\Nome.S0i, .T0i, i=1,...,nCCC: Files di servizio per le caratteristiche di sollecitazione e di deformazione delle CCC
ANALISI SISMICA LINEARE (STATICA e DINAMICA MODALE)
Dal punto di vista sismico, l'edificio pu essere schematizzato con un modello tridimensionale (modellazione 3D) oppure scomposto in pi modelli
piani (modellazione 2D) ognuno analizzato singolarmente. La scomposizione in modelli piani prevista nel caso di edifici esistenti in muratura con
impalcati flessibili (8.7.1).
Nella modellazione 3D, il sisma rappresentato da forze sismiche di nodo in coordinate globali: FX, FY, FZ, MX, MY, MZ [normalmente sono diverse
da zero solo le componenti: FX, FY (forze orizzontali), MZ (momento torcente intorno all'asse verticale)], che in caso di piano rigido in ipotesi
master/slave, sono applicate nel solo nodo master. Gli effetti torcenti sull'edificio vengono interpretati dai momenti torcenti MZ, determinati dal
prodotto forza orizzontale per l'eccentricit aggiuntiva. Essi sono presenti nel caso di piano rigido, dove assume significato il centro delle rigidezze e
quindi pu essere considerata una sua eccentricit rispetto al baricentro.
Nella modellazione 2D: la forza sismica viene in genere applicata al traverso orizzontale, spesso considerato rigido: in tal caso, l'unico grado di
libert dinamico per il traverso la traslazione orizzontale ed i modi di vibrare sono pari al numero di piani (=numero dei traversi); l'unica forza
sismica FX, dal momento che il telaio piano risiede nel piano XZ. Gli effetti torcenti sull'edificio vengono rappresentati tramite il coefficiente di
amplificazione da applicarsi direttamente alle forze sui traversi. Anche nella modellazione 2D si fa riferimento al nodo master di piano:
generalmente, viene fatto coincidere con il nodo estremo sinistro del traverso posto alla quota del piano (nodo dove si considera concentrata
l'azione sismica di origine modale).
Secondo Normativa, per gli edifici devono essere analizzati alcuni stati limite di riferimento. Per le costruzioni in muratura, questi sono:
- Stati Limite di Esercizio (SLE): Stato Limite di Operativit (SLO) e Stato Limite di Danno (SLD)
- Stati Limite Ultimi (SLU): Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV) e Stato Limite di Collasso (SLC).
Per tutti i nuovi edifici, si devono analizzare SLV (con verifiche di resistenza) e SLD (con verifiche degli spostamenti). Per gli edifici nuovi di
Classe III e IV, se si vogliono limitare i danneggiamenti strutturali, si devono eseguire verifiche di resistenza a SLD (ponendo =2/3 nel
corrispondente spettro di risposta, secondo 7.3.7.1) e verifiche degli spostamenti a SLO (7.3.7.2).
Per gli edifici esistenti possibile, se non diversamente richiesto, fare riferimento a 8.3: "la valutazione della sicurezza e la progettazione degli
interventi sulle costruzioni esistenti potranno essere eseguiti con riferimento ai soli SLU". In tal caso, quindi, si analizzer il solo SLV (con verifiche di
resistenza). Per interventi su edifici esistenti strategici o importanti (Classe III o IV) possibile che venga comunque richiesto il rispetto di requisiti
prestazionali relativi alle deformazioni, in modo analogo ai nuovi edifici: in tali casi si eseguiranno quindi anche verifiche a SLD e SLO.
Per ogni Stato Limite, la Normativa definisce lo Spettro di Risposta elastico. Per gli Stati Limite di esercizio lo spettro di progetto lo spettro elastico
corrispondente (3.2.3.4), mentre per gli Stati Limite ultimi lo spettro di progetto si ottiene dallo spettro elastico dividendo le ordinate per il fattore
di struttura q (3.2.3.5).
L'analisi sismica organizzata secondo la seguente procedura:
(A) generazione e risoluzione di apposite C.C. elementari sismiche;
(B) determinazione degli effetti sismici risultanti dalla simultaneit delle componenti orizzontali sismiche (per 'effetti' si intendono le caratteristiche
di sollecitazione e di deformazione);
(C) combinazione degli effetti sismici con gli effetti dovuti ad altre azioni non sismiche.
(A) Le Condizioni di Carico elementari sismiche vengono determinate in base alle seguenti considerazioni (il riferimento corrente alla
modellazione 3D; in rosso le caratteristiche della modellazione 2D. Nota bene: la modellazione 2D consentita per edifici regolari in pianta da

alcuni testi normativi (cfr. OPCM 3274/2003-3431/2005, 4.4), ma non dal D.M.14.1.2008 (cfr. 7.2.6): quest'ultimo prevede invece la possibilit di
modellazioni 2D per edifici esistenti in muratura (8.7.1) con impalcati flessibili):
- il sisma orizzontale considerato agente in due direzioni ortogonali (3.2.3), indicate con e +90;
(2D: una sola direzione, la X, nel piano del telaio, piano XZ);
- nel caso di piani rigidi, deve inoltre essere considerata un'eccentricit aggiuntiva (tratta dai Parametri generali dei Dati geometrici), il cui effetto
quello di generare un momento torcente aggiuntivo Mt,agg di piano (2D: viene considerato il Coefficiente Amplificativo definito in 7.3.3.2,
direttamente applicato alla forza orizzontale).
Pertanto, in direzione si avranno 2 C.C. elementari:
(1) + Mt,agg
(2) - Mt,agg
dove Mt,agg calcolato in base all'Eccentricit Aggiuntiva lungo +90 (definita in 7.2.6) (ad ogni piano, il valore di Mt,agg pu essere diverso,
anche se NTC08 prevede un'eccentricit costante su tutti gli orizzontamenti).
(2D: 1 C.C. elementare: )
e altrettante in direzione +90:
(3) ( +90) + Mt+90,agg
(4) ( +90) - Mt+90,agg
dove Mt+90,agg calcolato in base all'Eccentricit Aggiuntiva lungo (definita in 7.2.6) (ad ogni piano, il valore di Mt+90,agg pu essere diverso).
In caso di Analisi Sismica Statica Lineare, frequentemente i piani sono considerati rigidi (l'applicazione di questa analisi in genere lecita solo
quando sono soddisfatte le condizioni di regolarit) ed in tal caso le 4 (2D: 1; la modellazione 2D con piani rigidi consentita da alcune Norme: cfr.
OPCM 3274/2003-3431/2005) C.C. elementari sono tutte da risolvere.
Queste Condizioni di Carico elementari di tipo sismico vengono prodotte automaticamente dal software.
Nel caso di piani rigidi, ognuna di queste Condizioni di Carico elementari costituita da carichi concentrati nei nodi master (baricentri di piano), e
pi precisamente: forze orizzontali nelle direzioni globali X e Y, e momenti torcenti MZ dati dal prodotto forza orizzontale per l'eccentricit
aggiuntiva (2D: c' solo una forza orizzontale in direzione X, amplificata col coefficiente di amplificazione ).
Il sisma verticale non viene considerato in Analisi Sismica Statica Lineare (7.3.3.2), definita solo dal sistema di forze orizzontali distribuite lungo
l'altezza dell'edificio. In caso di effetti sismici verticali rilevanti, si eseguir l'Analisi Sismica Dinamica Modale; in alternativa, poich gli effetti del sisma
verticali possono essere limitati a modelli parziali comprendenti i soli elementi interessati (7.2.1; p. es. sbalzi, strutture spingenti), all'Analisi Sismica
Statica Lineare del modello globale per la valutazione degli effetti del sisma orizzontale, potranno essere associate valutazioni a parte riguardanti il
sisma verticale effettuate appunto solo sugli elementi interessati.
In caso di Analisi Sismica Dinamica Modale, si devono considerare gli effetti dei singoli modi, che vanno combinati tra loro. In analisi sismica
dinamica modale, pi frequentemente che in analisi sismica statica lineare, possibile che un impalcato sia non rigido e che quindi non esista un
nodo master, ma le masse siano considerate vibranti indipendentemente l'una dall'altra.
Pertanto:
- se vi almeno un piano rigido, sono da risolvere 4 (2D: 1; la modellazione 2D con piani rigidi consentita da alcune Norme: cfr. OPCM 3274/20033431/2005) C.C. elementari per ogni modo; Mt,agg sar applicato solo ai piani rigidi;
- se nessun piano rigido, le C.C. elementari si riducono a 2 per ogni modo: , +(+90) (2D: 1; la modellazione 2D con piani flessibili consentita,
per edifici esistenti in muratura (cfr. 8.7.1), dal D.M.14.1.2008).
Ognuna di queste Condizioni di Carico elementari costituita da carichi concentrati corrispondenti ai gradi di libert dinamici, applicati nei nodi sedi
di masse indipendenti (anche nell'analisi dinamica, in caso di piano rigido le forze agiscono nel nodo master, o baricentro di piano), e pi
precisamente: forze orizzontali nelle direzioni globali X e Y; in corrispondenza di un piano rigido, sar anche applicato - nel nodo master del piano il momento torcente MZ dato dal prodotto forza orizzontale per l'eccentricit aggiuntiva (2D: c' solo una forza orizzontale in direzione X,
amplificata col coefficiente di amplificazione ).
In caso di presenza di effetti di sisma verticale (ossia, qualora fra i gradi di libert dinamici vi sia la traslazione di masse in direzione verticale Z), deve
essere considerata una ulteriore Condizione di Carico elementare determinata da sisma Z. Pertanto: nel caso 3D: in presenza di almeno un piano rigido,
le C.C. elementari da risolvere per ogni modo sono 5; in assenza di piani rigidi, sono 3. Nel 2D: sono 2 (sisma orizzontale e sisma verticale).
Considerando i risultati di tutti gli N modi di vibrare, gli effetti delle C.C. elementari - tra loro corrispondenti (cio la (1) del 1 modo con la (1) del 2
modo, ecc.; la (2) del 1 modo con la (2) del 2 modo ecc. ecc. fino alla (4)) - vanno sovrapposti tra loro con la modalit di combinazione modi scelta
(generalmente la CQC).
Ne derivano cos gli effetti sismici complessivi competenti alle 4 (o alle 2) (2D: 1) C.C. elementari.
Questa procedura viene gestita automaticamente da PCM, che:
I) partendo dai risultati dell'analisi modale crea le Condizioni di Carico elementari con le forze spettrali di origine modale;
II) risolve le Condizioni di Carico elementari stesse,
III) combina con il metodo scelto (in genere: CQC) gli effetti dei singoli modi di vibrare.
(B) Ottenuti gli effetti sismici complessivi corrispondenti alle 4 (o 2) (2D: 1) Condizioni di Carico elementari sismiche, si devono ora determinare i
massimi effetti:
(b1) per sisma in direzione , i massimi effetti sono: per 4 Condizioni di Carico elementari sismiche, i valori massimi fra (1)(2); per 2 Condizioni di
Carico direttamente i valori di (1) (2D: direttamente i valori di (1));
(b2) per sisma in direzione ( +90), analogamente: i massimi fra (3)(4), o direttamente i valori di (3).
Nei modelli tridimensionali, le varie componenti orizzontali dell'azione sismica (+90 ed eventualmente verticale) devono essere considerate
agenti simultaneamente (7.3.5). Per le due componenti orizzontali ( e +90), i valori massimi (b1) e (b2) vengono combinati (a seconda della
scelta dell'Utente):
- o calcolando la radice quadrata della somma dei quadrati: E = (E2 + E(+90)2)

- o sommando ai massimi ottenuti per l'azione applicata in una direzione, il 30% dei massimi ottenuti per l'azione applicata nell'altra direzione: Max
[(E + 0.30 E(+90));(0.30 E + E(+90))] ((7.3.15), 7.3.5).
Per quanto riguarda gli effetti del sisma verticale, questo deve essere considerato ove necessario (7.2.1). Complessivamente, viene scelto il massimo
valore fra le seguenti combinazioni (regola fissa, quindi non c' un corrispondente parametro di impostazione scelto dall'Utente):
0.30 E + 0.30 E(+90) + Evert
E + 0.30 E(+90) + 0.30 Evert
0.30 E + E(+90) + 0.30 Evert
Una considerazione importante riguarda il segno + nelle combinazioni degli effetti nelle direzioni orizzontali e verticale. Il segno indica che deve
essere assunto + o -, al fine di ottenere il risultato pi sfavorevole.
In caso di analisi sismica dinamica modale 3D (e analogamente nel 2D), gli effetti sono per tutti privi di segno (derivano dalla sovrapposizione
modale) e quindi il + un + effettivo. L'effetto finale della combinazione ovviamente ancora privo di segno.
In caso di analisi sismica statica lineare 3D, gli effetti hanno invece un segno e quindi il + pu essere interpretato come + o -. Il risultato della
combinazione quindi con il segno, usando la formula del 30%; invece senza segno, se si utilizza la formula della radice quadrata della somma dei
quadrati.
Si osservi che nel D.M. 16.1.1996 non si prescriveva la simultaneit del sisma nelle due direzioni orizzontali (per esse si consentiva in generale
l'analisi sismica separata): pertanto, la perdita del segno poteva dipendere solo dalla sovrapposizione modale e interessava quindi la sola analisi
dinamica.
Nell'analisi sismica statica lineare 2D, gli effetti sono invece sempre con il segno (non si devono eseguire combinazioni fra direzioni, perch
l'orizzontale unica ed il verticale assente in quanto per considerarlo occorre necessariamente eseguire l'analisi sismica dinamica modale).
Nei confronti dei vari stati limite analizzati, gli effetti sismici Esism vengono valutati applicando, ove necessario, alcuni fattori correttivi, secondo il
seguente schema:
- le sollecitazioni in SLV sono direttamente i valori risultanti dall'analisi svolta applicando forze sismiche determinate attraverso lo spettro di
risposta di progetto allo stato limite SLV;
- gli spostamenti in SLV si ottengono amplificando i valori risultanti dall'analisi per il fattore d (7.3.3.3). Gli spostamenti in SLV vengono utilizzati
per particolari valutazioni, quali ad esempio la distanza tra costruzioni contigue (7.2.2), ma in SLV non sono previste verifiche specifiche agli
spostamenti alle quali corrispondano coefficienti di sicurezza caratteristici dell'edificio;
- per gli spostamenti in SLD e SLO: si conduce l'analisi applicando forze sismiche determinate attraverso gli spettri di risposta corrispondenti ad
ogni stato limite, caratterizzati quindi dal fattore di smorzamento ; i valori degli spostamenti utilizzati per le verifiche di cui in 7.3.7.2 devono per
essere calcolati assumendo =1, cio nell'ipotesi di struttura elastica (C7.3.7): ci significa moltiplicare i valori degli spostamenti risultanti dall'analisi
per il fattore 1/. Si osservi che spesso =1 (essendo x=5%) e quindi di fatto i valori degli spostamenti SLO e SLD utilizzati nelle verifiche coincidono
con quelli derivanti dall'analisi;
- per le sollecitazioni in SLD utilizzate per le verifiche di cui in 7.3.7.1: si conduce l'analisi applicando forze sismiche determinate attraverso lo
spettro di risposta SLD, caratterizzato dal fattore di smorzamento ; i valori delle sollecitazioni utilizzate per le verifiche di resistenza devono per
essere calcolati assumendo =(2/3) (7.3.7.1): ci significa moltiplicare i valori delle sollecitazioni risultanti dall'analisi per il fattore (2/3)/ (se =1 il
fattore moltiplicativo direttamente: 2/3).
(C) A questo punto, gli effetti sismici Esism si combinano con le altre azioni (3.2.4) per ottenere gli effetti finali da utilizzare nella verifica degli
elementi strutturali.
Gli effetti delle altre azioni sono riconducibili alla sommatoria delle Condizioni di Carico elementari (NON sismiche), ognuna delle quali contribuisce
con i coefficienti 2.
La Combinazione di Carico per Analisi Sismica esaminata quindi la seguente:
G,1 + G,2 + P + E + (2,j * Qk,j)
I risultati complessivi sono sempre espressi nella forma Estat +/- Esism, per ottenere l'effetto massimo e l'effetto minimo.
Se il segno non perduto (vedi casi precedenti), all'effetto statico viene prima sommato, quindi sottratto l'effetto sismico: in dipendenza dal segno
di questo, si formeranno corrispondentemente l'effetto complessivo massimo (con la somma) e minimo (con la sottrazione), o minimo con la somma
e massimo con la sottrazione (minimo e massimo si intendono in valore assoluto). La congruenza fra caratteristiche di sollecitazione diverse (ad
esempio, M e N per la pressoflessione, o M e T per lo scorrimento che interessa la zona reagente) viene tuttavia mantenuta solo qualora non siano
state effettuate le combinazioni con la formula del 30%, e pi esattamente nei seguenti casi: analisi sismica statica lineare in assenza di sisma
verticale, 2D o 3D in una sola direzione (X o Y). Negli altri casi, le caratteristiche di sollecitazione verranno accoppiate secondo le combinazioni
possibili; ad esempio, nelle verifiche a pressoflessione, si possono considerare Nmax,Mmax e Nmin,Mmin oppure anche Nmax,Mmin e Nmin,Mmax.
Se il segno perduto (analisi dinamiche modali), l'effetto complessivo massimo (sempre in valore assoluto) dato dalla somma dell'effetto statico e
dell'effetto sismico assunto con il segno dell'effetto statico; viceversa, per l'effetto complessivo minimo, si somma allo statico l'effetto sismico con il
segno opposto dello statico; a causa della perdita di segno, la congruenza fra caratteristiche di sollecitazione diverse viene perduta.
Per la struttura denominata Nome, vengono elaborati sottocartelle e files di risultati organizzati secondo lo schema seguente.
La sottocartella \Sxx significa: \Progetti\Nome\SSL per Analisi Sismica Statica Lineare, e \Progetti\Nome\SDM per Analisi Sismica Dinamica
Modale.
La sottocartella \SLx indica: SLO,SLD,SLV. Ognuna di esse contiene i risultati dell'analisi sismica, condotta distintamente per i diversi Stati Limite.
\SSL\SLx\Nome.SLi (i=1,...,k) = Condizioni di Carico elementari corrispondenti alle forze sismiche utilizzate per l'analisi sismica statica lineare. Le
forze sismiche per l'analisi statica lineare sono definite in 7.3.3.2.
k pu assumere i seguenti valori: k=1: analisi 2D; k=4: 3D con piani rigidi. Il sisma verticale sempre assente; qualora debba essere considerato,
occorre utilizzare l'analisi sismica dinamica modale.
\SSL\SLx\Nome.RSi (i=1,...,k) = Risultati corrispondenti alle Condizioni di Carico elementari .SLi.
\SSL\SLx\Nome.RSL = Risultati dell'analisi sismica statica lineare: contiene i massimi effetti sismici, calcolati a partire dai files .RSi.

\SDM\SLx\Nome.MOD = Risultati dell'analisi modale. Contiene autovalori, autovettori, e le informazioni sulle forze spettrali, che - in caso di analisi
sismica dinamica modale - vengono anche archiviate, con l'opportuna formattazione, negli appositi files .DMi.
\SDM\SLx\Modo_J\Nome.DMi (i=1,...,k) = C.C. elementari corrispondenti alle forze sismiche spettrali derivanti dal modo j-esimo (j=1,...,N modi da
considerare). Nell'espressione delle forze non compare il fattore d'importanza, ma solo lo spettro di progetto. I files sono posti nella sottocartella
creata appositamente per il modo j-esimo.
k pu assumere i seguenti valori:
k=1: analisi 2D, no sisma verticale; k=2: analisi 2D, s sisma verticale, o 3D no piani rigidi e no sisma verticale; k=3: 3D no piani rigidi, s sisma
verticale; k=4: 3D con almeno un piano rigido e no sisma verticale; k=5 con almeno un piano rigido e s sisma verticale.
\SDM\SLx\Modo_J\Nome.RMi (i=1,...,k) = Risultati corrispondenti alle Condizioni di Carico elementari .DMi.
\SDM\SLx\Nome.RDi (i=1,...,k) = Risultati corrispondenti alle Condizioni di Carico elementari .DMi combinate fra loro con il metodo di
sovrapposizione modale scelto (in genere: CQC).
\SDM\SLx\Nome.RDM = Risultati dell'analisi sismica dinamica modale: contiene i massimi effetti sismici calcolati a partire dai files .RDi.
\Sxx\SLx\Nome.RNS = Risultati della combinazione di Condizioni di Carico elementari non sismiche; questa combinazione destinata alla
successiva combinazione con gli effetti sismici contenuti nel file .RSL o .RDM. Pertanto, questa combinazione di Condizioni di Carico elementari,
basandosi sulla formulazione di 3.2.4, utilizzer i coefficienti ,2.
\SSL\SLx\Nome.RCS, \SDM\SLx\Nome.RCD = Risultati della combinazione di carico sismica, rispettivamente corrispondenti ad analisi sismica
statica e ad analisi sismica dinamica, contenenti:
gli effetti della combinazione di Condizioni di Carico elementari non sismiche (file .RNS), indicati con Estat;
gli effetti sismici, indicati con Esism, ottenuti rispettivamente da file .RSL (per .RCS) o .RDM (per .RCD), e corretti secondo gli appositi fattori
moltiplicativi (spostamenti SLV: d [7.3.3.3]; spostamenti SLO e SLD: 1/ [C7.3.7]; sollecitazioni SLO e SLD: (2/3)/ [7.3.7.1]).
I risultati sono espressi quindi nella forma: Estat Esism
Fra gli altri files prodotti dall'elaborazione di PCM:
\Sxx\SLx\Nome.SNS, .TNS: files di servizio per le caratteristiche di sollecitazione e di deformazione della combinazione di Condizioni di Carico
elementari non sismiche;
\Sxx\SLx\Nome.SSS, .TSS: files di servizio per le caratteristiche di sollecitazione e di deformazione di origine sismica.

6.12.3. Verifica statica a pressoflessione nel piano


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.5.6, 7.8.2.2.1, 7.8.2.2.4)
Secondo 4.5.6.2, in analisi statica la pressoflessione nel piano del muro e la flessione di travi di accoppiamento sono stati limite ultimi da verificare:
in PCM vengono trattati nell'ambito della pressoflessione complanare.
Le verifiche vanno condotte con riferimento a normative di comprovata validit, con l'ipotesi di conservazione delle sezioni piane e trascurando la
resistenza a trazione per flessione della muratura (4.5.6).
Nel rispetto delle prescrizioni normative, PCM svolge le verifiche suddette in analogia alle corrispondenti verifiche descritte in dettaglio nel
medesimo testo normativo per l'analisi sismica degli edifici in muratura. E' cos possibile condurre verifiche: per le pareti murarie: a pressoflessione
complanare (in analogia con 7.8.2.2.1); per le travi in muratura (=travi di accoppiamento, o fasce di piano: strisce, sottofinestra murari):
pressoflessione (in analogia con 7.8.2.2.4).
Le verifiche statiche, originariamente nate per edifici di nuova costruzione, possono essere svolte anche per gli edifici esistenti, provvedendo a
sostituire le resistenze caratteristiche fk, fvk con i valori medi divisi per il fattore di confidenza: fm/FC, e: fvmo + 0.4 n (C8.7.1.5) (fvmo = 0, cfr. Tab.
C8A.2.1).
Per gli edifici esistenti, in 8.2 si prescrive che le disposizioni di carattere generale contenute negli altri capitoli del D.M. 14.1.2008 costituiscono il riferimento anche per le
costruzioni esistenti: in particolare, quindi, le formulazioni dell'analisi statica relative agli edifici in muratura di nuova costruzione costituiscono il riferimento anche per gli
edifici esistenti. Peraltro, nel testo normativo (D.M. 14.1.2008 e Circolare) non si evidenzia chiaramente la possibilit di non effettuare le verifiche statiche in caso di
valutazione di sicurezza di edifici esistenti. Si deve per considerare che le verifiche statiche dipendenti dall'azione orizzontale del vento e caratterizzate da formulazioni
molto precise (legate alle eccentricit strutturali, 4.5.6.2), tipiche della muratura nuova la cui regolarit geometrica un dato intrinseco, potrebbero essere fuori luogo e
inappropriate per le murature esistenti. Per gli edifici esistenti, oltretutto, il soddisfacimento della verifica sismica di strutture spesso massicce e molto pesanti dovrebbe
garantire implicitamente la resistenza all'azione del vento: in altre parole, potrebbe essere ragionevole evitare l'esecuzione delle verifiche statiche.

Seguendo quindi l'impostazione proposta in 7.8.2.2.1, la verifica si articola nei seguenti punti.
Per i maschi murari, la verifica a pressoflessione di una sezione di un elemento strutturale si effettua confrontando il momento agente di calcolo
con il momento ultimo resistente calcolato assumendo la muratura non reagente a trazione ed una opportuna distribuzione non lineare delle
compressioni.
Nel caso di una sezione rettangolare tale momento ultimo pu essere calcolato come:
Mu = (l2 t o/2) (1 - o / 0.85*fd), dove:
Mu = momento corrispondente al collasso per pressoflessione;
l = larghezza complessiva della parete (inclusiva della zona tesa);
t = spessore della zona compressa della parete;
o = tensione normale media, riferita all'area totale della sezione ( = P / lt, con P forza assiale agente positiva se di compressione).
Se P di trazione, Mu = 0.
In alternativa, PCM prevede la possibilit di adottare per la muratura la legge di comportamento parabolico-rettangolare: il momento ultimo viene
quindi calcolato attraverso l'elaborazione del dominio di resistenza N-M. Attraverso questa opzione possibile definire con esattezza la zona
reagente, ai fini della verifica a Taglio per Scorrimento, assicurando coerenza fra Taglio e PressoFlessione (N,M e T agiscono contemporaneamente
sulla sezione trasversale). Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature esistenti rinforzate con armature), per fasce con

elementi resistenti a trazione, e per elementi consolidati con sistemi FRP / CAM / Reticolatus viene sempre utilizzato il diagramma parabolarettangolo. Oltre ai risultati riportati in tabella, specifiche rappresentazioni grafiche di PCM evidenziano il dominio di resistenza ed i punti
rappresentativi degli stati di sollecitazione sottoposti a verifica di sicurezza.
fd = fk / M la resistenza a compressione di calcolo della muratura nuova. Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la
resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere
moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo; normalmente: FC = 1.35, 1.20,
1.00 in corrispondenza dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per fm).
Per le verifiche statiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 4.5.6.1 (che assume valori compresi fra 2.0 e 3.0), il cui valore
specificato nei Parametri di Calcolo.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fd = fk / M.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Da C.8.7.1.5: fd = fm / M / FC.
Per le fasce murarie (elementi striscia, sottofinestra), qualificati in NTC08 come 'Travi in muratura' (7.8.2.2.4), la verifica a pressoflessione si esegue
in modo analogo ai pannelli verticali. Le fasce in muratura ordinaria possono essere dotate di resistenza a trazione in intradosso (per le strisce:
architrave sopra l'apertura sottostante la striscia) e/o estradosso (per le fasce: cordolo di piano). Tale resistenza a trazione viene definita nei dati
attraverso l'armatura ed il corrispondente copriferro. Una fascia dotata di elemento resistente a trazione viene sempre sottoposta a verifica a
pressoflessione tramite la costruzione del dominio di resistenza N-M ed il confronto fra momento sollecitante e momento resistente (ultimo).
Per le fasce murarie viene eseguito il controllo che l'armatura tesa (alternatamente, quella in intradosso e quella in estradosso) non abbia una
resistenza superiore a 0.4 fhd * ht (7.8.2.2.4), essendo: t = spessore, h = altezza, fhd = resistenza di calcolo a compressione della muratura in direzione
orizzontale (nel piano della parete): in analisi lineare, fhd = fhk / M.
NTC08 (7.8.2.2.4) riconduce la verifica a pressoflessione delle fasce ad un confronto sul taglio massimo resistente; in PCM, seguendo
un'impostazione equivalente pi generale, la verifica a pressoflessione viene ricondotta direttamente al confronto fra momento di calcolo e
momento ultimo. Nella verifica a pressoflessione della fascia assume particolare importanza il segno del momento flettente di calcolo: per M>0, le
fibre tese sono inferiori e la resistenza a trazione chiamata in causa corrisponde all'elemento teso in intradosso (p.es. architrave sopra porta o
finestra, nel caso di striscia); per M<0, le fibre tese sono superiori e la resistenza a trazione chiamata in causa corrisponde all'elemento teso in
estradosso (p.es. cordolo di piano, nel caso di striscia). La verifica a pressoflessione nella fascia di piano (composta, nel caso pi generale, da striscia
e sottofinestra) viene talvolta limitata all'elemento striscia; la resistenza a trazione indicata pu essere convenzionale, come nel caso di fasce di piano
senza elementi specifici resistenti a trazione, quali cordoli o architravi: un caso del genere si presenta negli edifici esistenti, p.es. in fasce impostate su
piattabande o archi murari (che definiscono le aperture sottostanti): in casi di tale tipo talvolta la verifica a pressoflessione viene omessa, limitando il
controllo alla verifica a taglio (sempre eseguibile anche in travi di sola muratura) ed eventualmente integrando l'analisi globale con verifiche locali di
stabilit specifiche per gli archi murari che definiscono l'apertura (utilizzando appropriati modelli di calcolo quali la teoria di Heyman).
Per quanto riguarda infine i valori di fhk, fhm di murature esistenti, se non noti possono essere assunti pari alla met dei corrispondenti valori fk, fm.
Nelle verifiche a pressoflessione eseguite da PCM verranno ovviamente assunti i valori specificati nei Dati Materiali corrispondenti agli elementi
murari analizzati.
Le verifiche statiche a pressoflessione nel piano, come le altre verifiche di resistenza statiche, sono condotte allo stato limite ultimo di salvaguardia
della vita (SLV); non infatti necessario eseguire verifiche statiche a stati limite di esercizio (4.5.6.3). Le sollecitazioni di progetto derivano
direttamente dall'analisi. Per i nuovi edifici possibile che sia richiesta la verifica di robustezza del progetto (3.1.1): in tal caso, le sollecitazioni di
progetto vengono determinate incrementando i valori del del taglio risultanti dall'analisi di una quota pari all'1% dello sforzo normale, evitando le
combinazioni di carico dove si considera l'azione del vento; i corrispondenti momenti di progetto vengono ottenuti, a favore di sicurezza,
incrementando i valori risultanti dall'analisi con l'incremento del taglio moltiplicato per l'altezza (=luce deformabile nel piano complanare)
dell'elemento per le verifiche alla base, e per met altezza per le verifiche in sommit.
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Statica Lineare Non Sismica, riferiti alle Combinazioni di Condizioni di Carico
fondamentali (secondo 2.5.3), per elementi in muratura:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. = indica la sezione di verifica (per i maschi: B=base, S=sommit; per le fasce; I=sezione iniziale, J=sezione finale; le sezioni sono in ogni caso
riferite alla luce deformabile nel piano complanare)
P = forza assiale positiva se di compressione
p = o = tensione normale media riferita all'intera sezione
f,k/f,m = per i maschi: resistenza a compressione: fk (caratteristica) per muratura nuova, o: fm (media) per muratura esistente. Per le fasce, il
parametro corrisponde a: fhk (fhm)
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali M (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M assume un valore
compreso fra 2.0 e 3.0; FC=1.00 per muratura nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a compressione. Per le fasce, corrisponde a fhd.
Nu = sforzo normale ultimo per compressione semplice: Nu = 0.85 fd * l * t . Per le fasce: l=h: l'altezza della sezione trasversale dell'elemento murario
infatti indicata in Normativa con: l per il maschio murario, e con: h per la fascia (per le fasce, l indica la luce dell'elemento)
Mu = momento di collasso per pressoflessione
M = momento di calcolo. Il momento pu essere posto convenzionalmente pari a 0 nel caso di parete tozza, qualora sia attiva la limitazione della
verifica a pressoflessione alle sole pareti snelle. In tal caso, la verifica si riconduce alla sola compressione.
Nel caso delle fasce, il momento riportato con il segno, che nei risultati di PCM corrisponde alla convenzione ingegneristica: M>0 se tende le fibre
inferiori, M<0 se tende le superiori
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Mu / M. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1

Per alcuni parametri utilizzati nelle verifiche [p.es.: Parametri di Calcolo: possibilit di limitare la verifica a pressoflessione alle pareti snelle], PCM
consente specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi normativi, al fine di descrivere adeguatamente materiali e/o modelli le
cui particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle verifiche a pressoflessione complanare si riferiscono quindi ai valori
correntemente utilizzati per il modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).
VERIFICHE STATICHE DEGLI ELEMENTI IN CEMENTO ARMATO: VERIFICA A PRESSOFLESSIONE
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.1.2.1)
In strutture miste, gli elementi in c.a. (pareti e/o travi) possono essere soggetti a verifica di resistenza, in particolare nel caso in cui siano considerati
collaboranti con gli elementi murari sotto azioni orizzontali. La legge di comportamento del calcestruzzo di tipo parabolico-rettangolare
(4.1.2.1.2.2, Fig. 4.1.1(a)), mentre per l'acciaio si adotta la legge elastica-perfettamente plastica (4.1.2.1.2.3, Fig. 4.1.2(b)). La deformazione ultima
dell'acciaio, teoricamente indefinita, viene fissata dal valore scelto in input: la deformazione uk dell'acciaio di classe C vale 0.075 (75 per mille);
seguendo quanto indicato in EC2 (3.2.7(2)), la massima deformazione di progetto dell'acciaio pu essere assunta pari a: ud = 0.9 uk = 0.0675 (67.5
per mille) (le verifiche a stato limite ultimo del c.a. vengono spesso eseguite adottando come deformazione ultima 10 per mille; i momenti resistenti,
tuttavia, non si modificano significativamente in dipendenza dalla deformazione ultima scelta). I valori di resistenza dell'acciaio e del calcestruzzo
sono specificati nei Parametri di Calcolo. Il fattore parziale di sicurezza per l'acciaio S assunto pari a 1.15.
Per gli elementi verticali (pareti e pilastri) viene eseguita la verifica a pressoflessione deviata, tenendo conto delle sollecitazioni flessionali in
entrambi i piani locali xy e xz. Le verifiche vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce deformabile.
La sezione armata secondo i dati specificati in input. Nel caso di strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di armatura stimati o rilevati; nel
caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi in c.a. il rispetto delle armature minime di regolamento e delle eventuali
condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le indicazioni normative, deve essere assicurato a priori. PCM esegue le verifiche di sicurezza
utilizzando le armature in input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo, indipendentemente dai controlli sulla conformit alla Normativa delle
armature adottate.
La verifica a pressoflessione deviata viene svolta costruendo separatamente i domini di resistenza nei due piani di flessione tra loro ortogonali xy (cui
corrisponde il momento Mz) e xz (cui corrisponde My), e calcolando in ognuno dei due casi il momento resistente MRd in base allo sforzo normale N.
Nel caso in cui la sezione giunga a rottura per dilatazione dell'acciaio, il momento resistente viene identificato con il momento di snervamento
(generalmente di poco inferiore al momento ultimo), momento a cui corrisponde la prima plasticizzazione dell'armatura; negli altri campi di
comportamento (rottura per compressione del calcestruzzo) il momento resistente coincide con il momento ultimo.
Calcolati MRyd e MRzd, la verifica di sicurezza della sezione viene condotta con la formulazione (4.1.10) (4.1.2.1.2.4):
(My / MRyd) + (My / MRyd) <= 1
adottando il criterio di resistenza di Bresler. Secondo tale criterio: =log(0.5)/log, dove risulta funzione dello sforzo normale, della percentuale di
armatura della sezione e delle caratteristiche meccaniche dei materiali. Definita la percentuale meccanica delle armature della sezione e lo sforzo
assiale normalizzato come:
= As,tot * fyd / (b h fcd), = P / (0.85 b h fcd)
il valore di viene calcolato mediante la seguente relazione:
(,) = max { 0.5 + 0.5/(1+) * |-0.4|; 0.5 + 0.05*(1.4-)}
da cui si ricava infine . Seguendo le indicazioni di Bresler (secondo cui deve essere compreso fra 1.15 e 1.55) e di altri Autori (Ghersi, che propone
un valore invariante: =1.5, sia per sforzi normali di compressione che di trazione), PCM controlla in ogni caso che sia >=1 (valore cautelativo
indicato anche in 4.1.2.1.2.4) e non superiore a 1.5.
La quantit [ (My / MRyd) + (My / MRyd) ] assume valori <= 1 quando la verifica soddisfatta: il reciproco pu essere rivisto come coefficiente di
sicurezza nella forma tradizionale (verifica soddisfatta quando il coefficiente >=1), e tale il valore riportato da PCM nella tabella dei risultati.
Per gli elementi orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a pressoflessione semplice (M=My) nel piano locale xz,
costruendo il dominio di resistenza N-M in base ai dati specificati in input. Le verifiche vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce
deformabile (per eseguire verifiche di resistenza in mezzeria o in altre sezioni intermedie poste lungo la luce della trave, necessario che in fase di
modellazione l'elemento sia stato suddiviso in pi tratti inserendo nodi aggiuntivi in corrispondenza delle sezioni intermedie considerate; in tal
modo tutte le verifiche sono comunque ricondotte alle estremit di ogni singolo tratto di trave). Il coefficiente di sicurezza direttamente esprimibile
dalla relazione: (MRd / M).
Per quanto riguarda le travi di fondazione, necessario che esse permangano in fase elastica (7.2.5). Per ogni sollecitazione di progetto, PCM
identifica il corrispondente punto nel dominio di resistenza (generalmente, per le travi di fondazione lo sforzo normale nullo e la verifica viene
quindi svolta a flessione semplice; il punto di sollecitazione si trova in tal caso lungo l'asse N=0 nel dominio N-M); per tale sollecitazione vengono
calcolate le massime deformazioni del calcestruzzo (C) e dell'acciaio (S). Affinch la trave resti in campo elastico, deve quindi essere: C<=C2,
S<=Sy (in tal modo, il materiale non entra nel tratto orizzontale corrispondente al campo perfettamente plastico). E' quindi possibile definire i due
corrispondenti coefficienti di sicurezza: (C2/C) e (Sy/S); il minimo fra i due assunto come coefficiente di sicurezza della trave di fondazione. In
corrispondenza di SLV, la verifica di sicurezza delle travi di fondazione soddisfa la richiesta di verifica a SLU di tipo strutturale (STR) (6.4.2.1).
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Statica Lineare Non Sismica, riferiti alle Combinazioni di Condizioni di Carico
fondamentali (secondo 2.5.3), per elementi in cemento armato:
N. = numero progressivo dell'elemento
Tip. = tipologia: parete (C), pilastro (R), trave in elevazione (T), trave di fondazione (Z)
fcd = resistenza a compressione di progetto = 0.85 * fck / 1.5 (4.1.2.1.1.1). Se nei Parametri di Calcolo stato specificato un fattore di confidenza FC
relativo al calcestruzzo maggiore di 1 (per strutture in c.a. esistenti), fcd viene ridotta dividendo per FC
P = forza assiale positiva se di compressione
Nu = sforzo normale ultimo per compressione semplice: Nu = fcd * l * t
Nlim, pfl= sforzo normale limite per sollecitazioni di presso-flessione: per verifiche statiche, Nlim = Nu
My = momento di calcolo per flessione nel piano locale xz (intorno all'asse y). Per elementi orizzontali, possibile che l'armatura non sia simmetrica,
ed il momento di calcolo riportato col segno, positivo o negativo secondo le convenzione di PCM. Nella sezione iniziale (i o i') il segno concorde

con la consueta convenzione ingegneristica (+ = tende le fibre inferiori); nella sezione finale il segno discorde (+ = tende le fibre superiori). Al
momento ultimo corrispondente viene attribuito stesso segno del momento di calcolo
Muy = momento resistente per pressoflessione semplice nel piano locale xz (intorno all'asse y)
Mz = momento di calcolo per flessione nel piano locale xy (intorno all'asse z); per il segno del momento valgono considerazioni analoghe a My
Muz = momento resistente per pressoflessione semplice nel piano locale xz (intorno all'asse y)
e,c, e,c2 = per travi di fondazione: deformazione massima (contrazione) del calcestruzzo e deformazione corrispondente all'inizio del tratto plastico
nel diagramma parabolico-rettangolare (Fig. 4.1.1(a))
e,s, e,sy = per travi di fondazione: deformazione massima (dilatazione) dell'acciaio e deformazione di snervamento, corrispondente all'inizio del
tratto plastico nel diagramma elastico-perfettamente plastico (Fig. 4.1.2(b))
C.Sic. = coefficiente di sicurezza. Per elementi verticali pari al reciproco della formula (4.1.10) di combinazione dei momenti nei due piani di
flessione; per travi in elevazione dato dal rapporto Mu / M; per travi di fondazione, dal valore minimo fra i due rapporti di deformazione C2/C) e
(Sy/S). Nel caso di elementi verticali soggetti a compressione semplice, il coefficiente di sicurezza dato dal rapporto (Nu/P)

6.12.4. Verifica sismica a pressoflessione nel piano


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.8.2.2.1, 7.8.2.2.4)
Per i maschi murari, la verifica a pressoflessione di una sezione di un elemento strutturale si effettua confrontando il momento agente di calcolo
con il momento ultimo resistente calcolato assumendo la muratura non reagente a trazione ed una opportuna distribuzione non lineare delle
compressioni. Nel caso di una sezione rettangolare tale momento ultimo pu essere calcolato come:
Mu = (l2 t o/2) (1 - o / 0.85*fd), dove:
Mu = momento corrispondente al collasso per pressoflessione;
l = larghezza complessiva della parete (inclusiva della zona tesa);
t = spessore della zona compressa della parete;
o = tensione normale media, riferita all'area totale della sezione ( = P / lt, con P forza assiale agente positiva se di compressione).
Se P di trazione, Mu = 0.
In alternativa, PCM prevede la possibilit di adottare per la muratura la legge di comportamento parabolico-rettangolare: il momento ultimo viene
quindi calcolato attraverso l'elaborazione del dominio di resistenza N-M. Attraverso questa opzione possibile definire con esattezza la zona
reagente, ai fini della verifica a Taglio per Scorrimento, assicurando coerenza fra Taglio e PressoFlessione (N,M e T agiscono contemporaneamente
sulla sezione trasversale). Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature esistenti rinforzate con armature), per fasce con
elementi resistenti a trazione, e per elementi consolidati con sistemi FRP / CAM / Reticolatus viene sempre utilizzato il diagramma parabolarettangolo. Oltre ai risultati riportati in tabella, specifiche rappresentazioni grafiche di PCM evidenziano il dominio di resistenza ed i punti
rappresentativi degli stati di sollecitazione sottoposti a verifica di sicurezza.
fd = fk / M la resistenza a compressione di calcolo della muratura.
Per le verifiche sismiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 7.8.1.1: M = 2.0.
In Analisi Non Lineare la resistenza di calcolo data da: fd = fm, dove fm il valore medio della resistenza a compressione della muratura (se fm non
nota, in via approssimata, seguendo le relazioni che legano i valori medi ai caratteristici, si pu porre: fm = fk / 0.7); inoltre, non si applica il
coefficiente M.
La formulazione riportata in 7.8.2.2.1 fa diretto riferimento a muratura nuova.
Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura
e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm
sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in
input nei Parametri di Calcolo; normalmente: FC = 1.35, 1.20, 1.00 in corrispondenza dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di
conoscenza dipende anche il valore adottato per fm).
In Analisi Non Lineare, non si applica M, e la resistenza di calcolo data da: fd = fm / FC.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd:
Muratura nuova: fk: certamente nota; fm: se non nota, si pone: fm = fk / 0.7.
Da 7.8.2.2.1: in Analisi Lineare: fd = fk / M; in Analisi Non Lineare: fd = fm.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza).
Da C.8.7.1.5: in Analisi Lineare: fd = fm / M / FC; in Analisi Non Lineare: fd = fm / FC.
Per le fasce murarie (elementi striscia, sottofinestra), qualificati in NTC08 come 'Travi in muratura' (7.8.2.2.4), la verifica a pressoflessione si esegue
in modo analogo ai pannelli verticali. Le fasce in muratura ordinaria possono essere dotate di resistenza a trazione in intradosso (per le strisce:
architrave sopra l'apertura sottostante la striscia) e/o estradosso (per le fasce: cordolo di piano). Tale resistenza a trazione viene definita nei dati
attraverso l'armatura ed il corrispondente copriferro. Una fascia dotata di elemento resistente a trazione viene sempre sottoposta a verifica a
pressoflessione tramite la costruzione del dominio di resistenza N-M ed il confronto fra momento sollecitante e momento resistente (ultimo).
Per le fasce murarie viene eseguito il controllo che l'armatura tesa (alternatamente, quella in intradosso e quella in estradosso) non abbia una
resistenza superiore a 0.4 fhd * ht (7.8.2.2.4), essendo: t = spessore, h = altezza, fhd = resistenza di calcolo a compressione della muratura in direzione
orizzontale (nel piano della parete): in analisi lineare, fhd = fhk / M.
NTC08 (7.8.2.2.4) riconduce la verifica a pressoflessione delle fasce ad un confronto sul taglio massimo resistente; in PCM, seguendo
un'impostazione equivalente pi generale, la verifica a pressoflessione viene ricondotta direttamente al confronto fra momento di calcolo e
momento ultimo. Nella verifica a pressoflessione della fascia assume particolare importanza il segno del momento flettente di calcolo: per M>0, le
fibre tese sono inferiori e la resistenza a trazione chiamata in causa corrisponde all'elemento teso in intradosso (p.es. architrave sopra porta o
finestra, nel caso di striscia); per M<0, le fibre tese sono superiori e la resistenza a trazione chiamata in causa corrisponde all'elemento teso in
estradosso (p.es. cordolo di piano, nel caso di striscia). La verifica a pressoflessione nella fascia di piano (composta, nel caso pi generale, da striscia

e sottofinestra) viene talvolta limitata all'elemento striscia; la resistenza a trazione indicata pu essere convenzionale, come nel caso di fasce di piano
senza elementi specifici resistenti a trazione, quali cordoli o architravi: un caso del genere si presenta negli edifici esistenti, p.es. in fasce impostate su
piattabande o archi murari (che definiscono le aperture sottostanti): in casi di tale tipo talvolta la verifica a pressoflessione viene omessa, limitando il
controllo alla verifica a taglio (sempre eseguibile anche in travi di sola muratura) ed eventualmente integrando l'analisi globale con verifiche locali di
stabilit specifiche per gli archi murari che definiscono l'apertura (utilizzando appropriati modelli di calcolo quali la teoria di Heyman).
Per quanto riguarda infine i valori di fhk, fhm di murature esistenti, se non noti possono essere assunti pari alla met dei corrispondenti valori fk, fm.
Nelle verifiche a pressoflessione eseguite da PCM verranno ovviamente assunti i valori specificati nei Dati Materiali corrispondenti agli elementi
murari analizzati.
Le verifiche sismiche a pressoflessione nel piano, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo stato limite
ultimo di salvaguardia della vita (SLV). Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza anche per stati limite di esercizio (in
particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1). In tal caso, la
resistenza di progetto viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare, pertanto, il coefficiente M assunto pari
a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata alcuna riduzione delle resistenze caratteristiche [muratura
nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le sollecitazioni di progetto sono ottenute dall'analisi strutturale combinando gli effetti statici con
effetti sismici valutati assumendo =2/3 (7.3.7.1).
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Lineare:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. / comb. = indica la sezione di verifica (per i maschi: B=base, S=sommit; per le fasce; I=sezione iniziale, J=sezione finale; le sezioni sono in ogni
caso riferite alla luce deformabile nel piano complanare), e la combinazione di azioni derivanti dall'analisi sismica. Pi in dettaglio, le combinazioni
eseguite nelle sezioni di verifica sono identificate, ad es. per i maschi, dalle seguenti sigle:
B.1 = sezione di base, combinazione N+, T/M+
B.2 = sezione di base, combinazione N+, T/MB.3 = sezione di base, combinazione N-, T/M+
B.4 = sezione di base, combinazione N-, T/Me analogamente per la sezione S di sommit.
Le combinazioni .2 e .3 (N+, T/M-) e (N-, T/M+), vengono eseguite solo se il corrispondente parametro di calcolo stato selezionato (finestra
Parametri di Calcolo: scheda: Edifici in Muratura: Per Analisi Lineare: Considerare anche le combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/Mmin)).
Le combinazioni che generano risultati identici non vengono riportate. Un esempio di questo tipo il caso di strutture con vincolamento shear-type,
quindi composte da pareti con sforzo normale costante: le verifiche per le diverse combinazioni sono identiche, in quanto varia solamente il segno
del momento e conseguentemente si inverte la zona reagente, ma i risultati sono invariati. In questo caso, nella tabella viene riportata, ad es. nella
sezione di base, la sola verifica B.1
P = forza assiale positiva se di compressione
p = o = tensione normale media riferita all'intera sezione
f,k/f,m = per i maschi: resistenza a compressione: fk (caratteristica) per muratura nuova, o: fm (media) per muratura esistente. Per le fasce, il
parametro corrisponde a: fhk (fhm).
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali M (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M =2.0 per SLV e 1.0 per
SLD; FC=1.00 per muratura nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a compressione. Per le fasce, corrisponde a fhd.
Nu = sforzo normale ultimo per compressione semplice: Nu = 0.85 fd * l * t . Per le fasce: l=h: l'altezza della sezione trasversale dell'elemento murario
infatti indicata in Normativa con: l per il maschio murario, e con: h per la fascia (per le fasce, l indica la luce dell'elemento).
Mu = momento di collasso per pressoflessione
M = momento di calcolo. Il momento pu essere posto convenzionalmente pari a 0 nel caso di parete tozza, qualora sia attiva la limitazione della
verifica a pressoflessione alle sole pareti snelle. In tal caso, la verifica si riconduce alla sola compressione.
Nel caso delle fasce, il momento riportato con il segno, che nei risultati di PCM corrisponde alla convenzione ingegneristica: M>0 se tende le fibre
inferiori, M<0 se tende le superiori
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Mu / M. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
In analisi non lineare, lo spostamento ultimo nel caso di rottura per pressoflessione assume normalmente un valore pari allo 0.8% dell'altezza h della
parete (con riferimento alla zona deformabile) per muratura ordinaria nuova, e allo 0.6% h, per muratura ordinaria esistente. Per alcuni parametri
utilizzati nelle verifiche [p.es.: Aste (pareti): spostamento ultimo u =x% h; Parametri di Calcolo: possibilit di limitare la verifica a pressoflessione alle
pareti snelle], PCM consente specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi normativi, al fine di descrivere adeguatamente
materiali e/o modelli le cui particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle verifiche a pressoflessione complanare si riferiscono
quindi ai valori correntemente utilizzati per il modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).
VERIFICHE SISMICHE DEGLI ELEMENTI IN CEMENTO ARMATO: VERIFICA A PRESSOFLESSIONE
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.1.2.1, 7.4.4)
In strutture miste, gli elementi in c.a. (pareti e/o travi) possono essere soggetti a verifica di resistenza, in particolare nel caso in cui siano considerati
collaboranti con gli elementi murari sotto azioni orizzontali. La legge di comportamento del calcestruzzo di tipo parabolico-rettangolare
(4.1.2.1.2.2, Fig. 4.1.1(a)), mentre per l'acciaio si adotta la legge elastica-perfettamente plastica (4.1.2.1.2.3, Fig. 4.1.2(b)). La deformazione ultima
dell'acciaio, teoricamente indefinita, viene fissata dal valore scelto in input: la deformazione uk dell'acciaio di classe C vale 0.075 (75 per mille);
seguendo quanto indicato in EC2 (3.2.7(2)), la massima deformazione di progetto dell'acciaio pu essere assunta pari a: ud = 0.9 uk = 0.0675 (67.5
per mille) (le verifiche a stato limite ultimo del c.a. vengono spesso eseguite adottando come deformazione ultima 10 per mille; i momenti resistenti,
tuttavia, non si modificano significativamente in dipendenza dalla deformazione ultima scelta). I valori di resistenza dell'acciaio e del calcestruzzo
sono specificati nei Parametri di Calcolo. Il fattore parziale di sicurezza per l'acciaio S assunto pari a 1.15.

Per gli elementi verticali (pareti e pilastri) viene eseguita la verifica a pressoflessione deviata, tenendo conto delle sollecitazioni flessionali in
entrambi i piani locali xy e xz. La sezione armata secondo i dati specificati in input. Nel caso di strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di
armatura stimati o rilevati; nel caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi in c.a. il rispetto delle armature minime di
regolamento e delle eventuali condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le indicazioni normative, deve essere assicurato a priori. PCM
esegue le verifiche di sicurezza utilizzando le armature in input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo, indipendentemente dai controlli sulla
conformit alla Normativa delle armature adottate.
La verifica a pressoflessione deviata viene svolta costruendo separatamente i domini di resistenza nei due piani di flessione tra loro ortogonali xy (cui
corrisponde il momento Mz) e xz (cui corrisponde My), e calcolando in ognuno dei due casi il momento resistente MRd in base allo sforzo normale N.
Nel caso in cui la sezione giunga a rottura per dilatazione dell'acciaio, il momento resistente viene identificato con il momento di snervamento
(generalmente di poco inferiore al momento ultimo), momento a cui corrisponde la prima plasticizzazione dell'armatura; negli altri campi di
comportamento (rottura per compressione del calcestruzzo) il momento resistente coincide con il momento ultimo.
Calcolati MRyd e MRzd, la verifica di sicurezza della sezione viene condotta con la formulazione (4.1.10) (4.1.2.1.2.4):
(My / MRyd) + (My / MRyd) <= 1
adottando il criterio di resistenza di Bresler. Secondo tale criterio: =log(0.5)/log, dove risulta funzione dello sforzo normale, della percentuale di
armatura della sezione e delle caratteristiche meccaniche dei materiali. Definita la percentuale meccanica delle armature della sezione e lo sforzo
assiale normalizzato come:
= As,tot * fyd / (b h fcd), = P / (0.85 b h fcd)
il valore di viene calcolato mediante la seguente relazione:
(,) = max { 0.5 + 0.5/(1+) * |-0.4|; 0.5 + 0.05*(1.4-)}
da cui si ricava infine . Seguendo le indicazioni di Bresler (secondo cui deve essere compreso fra 1.15 e 1.55) e di altri Autori (Ghersi, che propone
un valore invariante: =1.5, sia per sforzi normali di compressione che di trazione), PCM controlla in ogni caso che sia >=1 (valore cautelativo
indicato anche in 4.1.2.1.2.4) e non superiore a 1.5.
La quantit [ (My / MRyd) + (My / MRyd) ] assume valori <= 1 quando la verifica soddisfatta: il reciproco pu essere rivisto come coefficiente di
sicurezza nella forma tradizionale (verifica soddisfatta quando il coefficiente >=1).
Per gli elementi orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a pressoflessione semplice (M=My) nel piano locale xz,
costruendo il dominio di resistenza N-M in base ai dati specificati in input. Le verifiche vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce
deformabile (per eseguire verifiche di resistenza in mezzeria o in altre sezioni intermedie poste lungo la luce della trave, necessario che in fase di
modellazione l'elemento sia stato suddiviso in pi tratti inserendo nodi aggiuntivi in corrispondenza delle sezioni intermedie considerate; in tal
modo tutte le verifiche sono comunque ricondotte alle estremit di ogni singolo tratto di trave). Il coefficiente di sicurezza direttamente esprimibile
dalla relazione: (MRd / M).
Per le travi di fondazione, la sollecitazione di progetto viene amplificata con il coefficiente Rd=1.1 (7.2.5); viene fatto riferimento alla classe di
duttilit B (CD "B"), in quanto le strutture in muratura sono generalmente molto rigide e limitatamente dissipative, e di conseguenza inducono a
dover progettare le parti in calcestruzzo armato in CD "B".
Ancora per le travi di fondazione, necessario che esse permangano in fase elastica (7.2.5). Per ogni sollecitazione di progetto, PCM identifica il
corrispondente punto nel dominio di resistenza (generalmente, per le travi di fondazione lo sforzo normale nullo e la verifica viene quindi svolta a
flessione semplice; il punto di sollecitazione si trova in tal caso lungo l'asse N=0 nel dominio N-M); per tale sollecitazione vengono calcolate le
massime deformazioni del calcestruzzo (C) e dell'acciaio (S). Affinch la trave resti in campo elastico, deve quindi essere: C<=C2, S<=Sy (in tal
modo, il materiale non entra nel tratto orizzontale corrispondente al campo perfettamente plastico). E' quindi possibile definire i due corrispondenti
coefficienti di sicurezza: (C2/C) e (Sy/S); il minimo fra i due assunto come coefficiente di sicurezza della trave di fondazione. In corrispondenza di
SLV, la verifica di sicurezza delle travi di fondazione soddisfa la richiesta di verifica a SLU di tipo strutturale (STR) (6.4.2.1).
Un ulteriore coefficiente di sicurezza per gli elementi pressoinflessi dato dalla limitazione dello sforzo normale di compressione (7.4.4.2.2.1).
Considerando la classe di duttilit "B", la limitazione da applicare alla sollecitazione di sforzo normale pari al 65% della resistenza massima a
compressione della sezione di solo calcestruzzo.
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Lineare:
N. = numero progressivo dell'elemento
Tip. = tipologia: parete (C), pilastro (R), trave in elevazione (T), trave di fondazione (Z)
fcd = resistenza a compressione di progetto = 0.85 * fck / C, con C=1.5 (4.1.2.1.1.1). Se nei Parametri di Calcolo stato specificato un fattore di
confidenza FC relativo al calcestruzzo maggiore di 1 (per strutture in c.a. esistenti), fcd viene ridotta dividendo per FC
P = forza assiale positiva se di compressione
Nu = sforzo normale ultimo per compressione semplice: Nu = fcd * l * t
Nlim, pfl= sforzo normale limite per sollecitazioni di presso-flessione: Nlim = 0.65 * Nu (7.4.4.2.2.1, CD "B")
My = momento di calcolo per flessione nel piano locale xz (intorno all'asse y). Per elementi orizzontali, possibile che l'armatura non sia simmetrica,
ed il momento di calcolo riportato col segno, positivo o negativo secondo le convenzione di PCM. Nella sezione iniziale (i o i') il segno concorde
con la consueta convenzione ingegneristica (+ = tende le fibre inferiori); nella sezione finale il segno discorde (+ = tende le fibre superiori). Al
momento ultimo corrispondente viene attribuito stesso segno del momento di calcolo
Muy = momento resistente per pressoflessione semplice nel piano locale xz (intorno all'asse y)
Mz = momento di calcolo per flessione nel piano locale xy (intorno all'asse z); per il segno del momento valgono considerazioni analoghe a My
Muz = momento resistente per pressoflessione semplice nel piano locale xz (intorno all'asse y)
e,c, e,c2 = per travi di fondazione: deformazione massima (contrazione) del calcestruzzo e deformazione corrispondente all'inizio del tratto plastico
nel diagramma parabolico-rettangolare (Fig. 4.1.1(a))
e,s, e,sy = per travi di fondazione: deformazione massima (dilatazione) dell'acciaio e deformazione di snervamento, corrispondente all'inizio del
tratto plastico nel diagramma elastico-perfettamente plastico (Fig. 4.1.2(b))
C.Sic. = coefficiente di sicurezza. Per elementi verticali pari al reciproco della formula (4.1.10) di combinazione dei momenti nei due piani di
flessione; per travi in elevazione dato dal rapporto Mu / M; per travi di fondazione, dal valore minimo fra i due rapporti di deformazione (C2/C) e
(Sy/S). Nel caso di elementi verticali soggetti a compressione semplice, il coefficiente di sicurezza dato dal rapporto (Nu/P). Per elementi

pressoinflessi, il coefficiente di sicurezza viene annullato qualora lo sforzo normale di calcolo superi lo sforzo normale limite, pari al 65% di Nu
(secondo 7.4.4.2.2.1)

6.12.5. Verifica statica a taglio per scorrimento


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.5.6, 7.8.2.2.2)
Secondo 4.5.6.2, in analisi statica il taglio per azioni nel piano del muro e il taglio di travi di accoppiamento sono stati limite ultimi da verificare: in
PCM vengono trattati nell'ambito del taglio per scorrimento (oltre eventualmente al taglio per fessurazione diagonale).
Le verifiche vanno condotte con riferimento a normative di comprovata validit, con l'ipotesi di conservazione delle sezioni piane e trascurando la
resistenza a trazione per flessione della muratura (4.5.6).
Nel rispetto delle prescrizioni normative, PCM svolge le verifiche suddette in analogia alle corrispondenti verifiche descritte in dettaglio nel
medesimo testo normativo per l'analisi sismica degli edifici in muratura (7.8.2.2). E' cos possibile condurre verifiche: per le pareti murarie: a taglio
per scorrimento nel piano (in analogia con 7.8.2.2.2); per le travi in muratura (=travi di accoppiamento, o fasce di piano: strisce, sottofinestra
murari): taglio (in analogia con 7.8.2.2.4).
Le verifiche statiche, originariamente nate per edifici di nuova costruzione, possono essere svolte anche per gli edifici esistenti, provvedendo a
sostituire le resistenze caratteristiche fk, fvk con i valori medi divisi per il fattore di confidenza: fm/FC, e: fvmo + 0.4 n (C8.7.1.5) (fvmo = 0, cfr. Tab.
C8A.2.1).
Per gli edifici esistenti, in 8.2 si prescrive che le disposizioni di carattere generale contenute negli altri capitoli del D.M. 14.1.2008 costituiscono il riferimento anche per le
costruzioni esistenti: in particolare, quindi, le formulazioni dell'analisi statica relative agli edifici in muratura di nuova costruzione costituiscono il riferimento anche per gli
edifici esistenti. Peraltro, nel testo normativo (D.M. 14.1.2008 e Circolare) non si evidenzia chiaramente la possibilit di non effettuare le verifiche statiche in caso di
valutazione di sicurezza di edifici esistenti. Si deve per considerare che le verifiche statiche dipendenti dall'azione orizzontale del vento e caratterizzate da formulazioni
molto precise (legate alle eccentricit strutturali, 4.5.6.2), tipiche della muratura nuova la cui regolarit geometrica un dato intrinseco, potrebbero essere fuori luogo e
inappropriate per le murature esistenti. Per gli edifici esistenti, oltretutto, il soddisfacimento della verifica sismica di strutture spesso massicce e molto pesanti dovrebbe
garantire implicitamente la resistenza all'azione del vento: in altre parole, potrebbe essere ragionevole evitare l'esecuzione delle verifiche statiche.

La resistenza a taglio di ciascun elemento strutturale deve essere valutata per mezzo della relazione seguente:
Vt = l' t fvd, dove:
l' = lunghezza della parte compressa della parete;
t = spessore della parete;
fvd = fvk / M definito in 4.5.6.1: fvk = fvko + 0.4 n, calcolando la tensione normale media sulla parte compressa della sezione: n = P / ( l' * t).
Il valore di fvk non potr comunque essere maggiore di 1.4 f'bk, dove f'bk indica la resistenza caratteristica a compressione degli elementi nella
direzione di applicazione della forza, n maggiore di 1.5 MPa (e pertanto: fvd <= 1.5 MPa / M).
La formulazione riportata in 7.8.2.2.2 fa diretto riferimento a muratura nuova.
Secondo vari Autori (cfr. G.Magenes, Metodi semplificati per l'analisi sismica non lineare di edifici in muratura, GNDT), nella valutazione della
resistenza a taglio opportuno distinguere fra rottura per fessurazione diagonale e rottura per scorrimento. La resistenza a taglio per fessurazione
diagonale, alla quale corrisponde la formulazione accolta dalla Normativa al punto C8.7.1.5, infatti da considerarsi alternativa rispetto alla
resistenza a taglio per scorrimento. Pu essere quindi corretto considerare la possibilit di applicare la verifica a taglio per scorrimento anche alla
muratura esistente (analogamente all'applicazione della verifica a taglio per fessurazione diagonale alla muratura nuova) (come peraltro evidenziato
in C8.7.1.5).
Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del comportamento a taglio del materiale il valore medio o, definito in base alla tipologia della
muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2,
Tab.C8A.2.1). Pertanto, la formulazione del taglio resistente per scorrimento per la muratura esistente pu essere ottenuta definendo un valore
medio pari a: fvm = o + 0.4 n. Al valore medio della resistenza a taglio deve inoltre essere applicato il coefficiente parziale di sicurezza dei materiali
M (l'analisi statica un'analisi Lineare), ed il fattore di confidenza FC (C8.7.1.5).
Il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo, assume normalmente i valori 1.35, 1.20, 1.00 in
corrispondenza rispettivamente dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per o).
Per le verifiche statiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 4.5.6.1 (che assume valori compresi fra 2.0 e 3.0), il cui valore
specificato nei Parametri di Calcolo.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fvd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fvd = fvk / M = (fvko + 0.4 n) / M, con: fvd<=1.4 f'bk / M (equivalente a: fvk<=1.4 f'bk), e fvd<=1.5 MPa/M.
Muratura esistente: nota o (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Si ha: fvd = (o + 0.4 n) / M / FC, con fvd<=1.5 MPa/M.
Nelle espressioni del calcolo di fvd, si osservi che i coefficienti M e FC vengono applicati all'espressione completa della resistenza, cio sia al termine
di taglio puro sia a quello dovuto alla tensione normale. Infatti 0.4 il coefficiente di attrito del materiale murario: quindi un parametro
caratteristico del materiale, e pertanto anche ad esso vanno applicati i coefficienti di sicurezza M e FC.
Muratura rinforzata: nel caso di nuova muratura, possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura trasversale posta nei giunti orizzontali (p.es.
tralicci in acciaio). La rigidezza degli elementi portanti e la resistenza a pressoflessione vengono determinate come per gli elementi in muratura
ordinaria; per la resistenza a taglio Vt, invece, possibile considerare un incremento rispetto alla muratura ordinaria (qualora nei Parametri di Calcolo
sia stata selezionata, nei Dati per Muratura Armata, la corrispondente opzione):
Vt = VtM (contributo muratura) + VtS (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s,
con la limitazione, nel caso di muratura con armature verticali: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove: d = distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t = spessore della parete;
s = distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw = area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel singolo corso orizzontale;

fyd = resistenza di calcolo dell'acciaio, pari a: fyk / S (analisi lineare) (S = 1.15);


fd = resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd / M (analisi lineare).
Le verifiche statiche a taglio per scorrimento, come le altre verifiche di resistenza statiche, sono condotte allo stato limite ultimo di salvaguardia
della vita (SLV); non infatti necessario eseguire verifiche statiche a stati limite di esercizio (4.5.6.3). Le sollecitazioni di progetto derivano
direttamente dall'analisi. Per i nuovi edifici possibile che sia richiesta la verifica di robustezza del progetto (3.1.1): in tal caso, le sollecitazioni di
progetto vengono determinate incrementando i valori del del taglio risultanti dall'analisi di una quota pari all'1% dello sforzo normale, evitando le
combinazioni di carico dove si considera l'azione del vento; i corrispondenti momenti di progetto vengono ottenuti, a favore di sicurezza,
incrementando i valori risultanti dall'analisi con l'incremento del taglio moltiplicato per l'altezza (=luce deformabile nel piano complanare)
dell'elemento per le verifiche alla base, e per met altezza per le verifiche in sommit.
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Statica Lineare Non Sismica, riferiti alle Combinazioni di Condizioni di Carico
fondamentali (secondo 2.5.3), per elementi in muratura:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. = indica la sezione di verifica (per i maschi: B=base, S=sommit; per le fasce; I=sezione iniziale, J=sezione finale; le sezioni sono in ogni caso
riferite alla luce deformabile nel piano complanare)
P = forza assiale positiva se di compressione
M = momento di calcolo
Ecc = eccentricit (= M / P)
Beta = coefficiente di parzializzazione della sezione = l'/l, essendo l' la zona compressa.
Per muratura ordinaria: la zona reagente (parte della sezione soggetta a compressione) pu essere determinata ipotizzando la distribuzione
triangolare delle tensioni (EC6, 4.5.3.(6)), oppure (nell'ipotesi di comportamento della muratura parabolico-rettangolare) calcolando l'effettiva zona
reagente a pressoflessione attraverso lo studio del punto di sollecitazione contenuto nel dominio di resistenza. In caso di distribuzione triangolare:
Beta=1 se (Ecc/l)<=1/6, altrimenti: Beta=(3*(0.5-Ecc/l)) [Beta=0 se Ecc>=l / 2].
Per muratura armata o consolidata con FRP / CAM /Reticolatus, il dominio di resistenza sempre disponibile e quindi in tali casi sempre possibile
fare riferimento all'effettiva zona reagente a pressoflessione.
Si osservi che il riferimento all'effettiva zona reagente a pressoflessione garantisce la coerenza fra Taglio e PressoFlessione (N,M e T agiscono
contemporaneamente sulla sezione trasversale). Lo studio della sezione nel dominio di resistenza fornisce inoltre la risultante delle compressioni C
relativa alla zona reagente: tale risultante maggiore dello sforzo normale N di compressione agente sulla sezione quando sia presente un elemento
in grado di fornire resistenza a trazione T (C=N+T). Pi in dettaglio:
- per la muratura armata e per i sistemi CAM / Reticolatus, la zona resistente a taglio per scorrimento pari a d (cfr. 7.8.3.2.2) e quindi non
corrisponde in realt alla sola zona compressa. La tensione normale n ai fini della verifica a taglio per scorrimento fornita da: N/(dt), con
t=spessore della parete;
- per la muratura ordinaria non rinforzata non esiste un elemento reagente a trazione, e quindi C=N. n pari a N/(l't);
- per la muratura rinforzata con FRP, si fa riferimento all'effettiva zona compressa e alla tensione normale media prodotta dalla risultante degli sforzi
di compressione: n = C/(l't) (DT200 R1/2012,5.4.1.1.2).
C = risultante degli sforzi di compressione sulla zona reagente, calcolata in caso di comportamento meccanico della muratura secondo il modello
parabolico-rettangolare
s,n = n = tensione normale media riferita alla parte compressa della sezione
fvko/tauo = resistenza a taglio per fessurazione diagonale in assenza di compressione: fvko (caratteristica) per muratura nuova, o
(media) per muratura esistente
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M =2.0; FC=1.00 per muratura
nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fvd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a taglio per scorrimento
Vt = taglio resistente
V = taglio di calcolo. Per gli edifici nuovi in muratura armata progettata secondo la gerarchia delle resistenze (7.8.1.7), il taglio di calcolo viene
amplificato per il fattore (Mu/M), dove M il momento di calcolo corrispondente a V e Mu il momento resistente, in modo da ottenere l'azione di
taglio corrispondente alla resistenza a collasso per flessione; V inoltre amplificato per Rd=1.5
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Vt / V. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nel caso di muratura nuova rinforzata, compaiono inoltre i seguenti parametri:
% arm. tag. = percentuale di armatura a taglio (definita da: Asw / (s t) * 100). Con riferimento a 7.8.5.2, si adottano i limiti normativi validi per la
muratura armata: la percentuale non pu essere inferiore allo 0.04% n superiore allo 0.5%. I limiti possono comunque essere modificati secondo
quanto specificato nei dati sul materiale costituente la singola parete. Qualora l'armatura non sia inclusa nei limiti considerati, il dato viene posto in
evidenza (grassetto in colore blu)
VtM = contributo della muratura al taglio resistente
VtS = contributo dell'armatura orizzontale al taglio resistente
Vtlim = valore limite del taglio resistente, riferito ai casi di muratura con armature verticali (7.8.3.2.2)
Per alcuni parametri utilizzati nelle verifiche [p.es.: Materiali: coefficiente di attrito per la muratura - normalmente assunto pari a 0.4, armatura a
taglio: massimo passo, percentuale minima e massima; Parametri di Calcolo: possibilit di considerare o meno la sezione resistente a taglio
coincidente con la sola zona compressa], PCM consente specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi normativi, al fine di
descrivere adeguatamente materiali e/o modelli le cui particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle verifiche a taglio si
riferiscono quindi ai valori correntemente utilizzati per il modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).
VERIFICHE STATICHE DEGLI ELEMENTI IN CEMENTO ARMATO: VERIFICA A TAGLIO
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.1.2.1.3)

In strutture miste, gli elementi in c.a. (pareti e/o travi) possono essere soggetti a verifica di resistenza, in particolare nel caso in cui siano considerati
collaboranti con gli elementi murari sotto azioni orizzontali. La legge di comportamento del calcestruzzo di tipo parabolico-rettangolare
(4.1.2.1.2.2, Fig. 4.1.1(a)), mentre per l'acciaio si adotta la legge elastica-perfettamente plastica (4.1.2.1.2.3, Fig. 4.1.2(b)).
Per gli elementi verticali (pareti e pilastri) viene eseguita la verifica a taglio considerando separatamente i due piani locali di sollecitazione xy (taglio
Vy) e xz (taglio Vz). Per gli elementi orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a taglio nel piano locale xz (Vz). Le
verifiche a taglio vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce deformabile.
La staffatura supposta uguale nelle due sezioni di estremit (in caso di differenza, si sar fatto riferimento alla staffatura minore). Nel caso di
strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di armatura stimati o rilevati; nel caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi
in c.a. il rispetto delle armature minime di regolamento e delle eventuali condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le indicazioni normative,
deve essere assicurato a priori. PCM esegue le verifiche di sicurezza utilizzando le armature in input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo,
indipendentemente dai controlli sulla conformit alla Normativa delle armature adottate.
La resistenza a taglio viene espressa sulla base della schematizzazione a traliccio (4.1.2.1.3.2); gli elementi resistenti dell'ideale traliccio sono: le
armature trasversali (di area ASw ,interasse 's' fra due armature trasversali consecutive, e inclinazione rispetto all'asse della trave; nel caso delle
staffe: =90), le armature longitudinali, il corrente compresso di calcestruzzo, e i puntoni d'anima inclinati (caratterizzati dall'inclinazione rispetto
all'asse della trave). L'inclinazione deve rispettare i seguenti limiti: 1 cotg 2.5.
Per la verifica di resistenza si pu adottare il criterio di uguaglianza della resistenza di calcolo a "taglio trazione" con quella a "taglio compressione",
corrispondente a ipotizzare il cedimento simultaneo delle bielle di calcestruzzo e dell'armatura a taglio: si uguagliano i secondi membri delle
espressioni VRSd (4.1.18) e VRCd (4.1.19):
0.9 d (ASw/s) fyd * (cotg + cotg ) * sin = 0.9 d bw c f'cd * (cotg + cotg ) / (1 + cotg2)
da cui, essendo sin = 1 (per le staffe) e [1/(1 + cotg2 )] = sin2, si ottiene:
(Asw fyd) / (bw s c f'cd) = sin2
relazione da cui si ottiene ; segue il controllo su cotg . A questo punto il taglio resistente si pu calcolare equivalentemente con l'espressione di
VRSd o di VRCd; si ha:
VRd = VRSd = 0.9 d (ASw/s) fyd * cotg . La verifica di resistenza soddisfatta quando risulta VEd < VRd.
Simbologia utilizzata nel software PCM per i risultati dell'Analisi Statica Lineare Non Sismica, riferiti alle Combinazioni di Condizioni di Carico
fondamentali (secondo 2.5.3), per elementi in cemento armato:
N. = numero progressivo dell'elemento
Tip. = tipologia: parete (C), pilastro (R), trave in elevazione (T), trave di fondazione (Z)
fcd = resistenza a compressione di progetto = 0.85 * fck / 1.5 (4.1.2.1.1.1). Se nei Parametri di Calcolo stato specificato un fattore di confidenza FC
relativo al calcestruzzo maggiore di 1 (per strutture in c.a. esistenti), fcd viene ridotta dividendo per FC
f'cd = resistenza a compressione ridotta del calcestruzzo = 0.85 * fcd (4.1.2.1.3.2)
I seguenti parametri sono elencati per ognuno dei due piani di sollecitazione xy (taglio Vy) e xz (taglio Vz):
cotg.th = cotangente dell'angolo . Se non sono rispettati i limiti: 1 cotg 2.5, il coefficiente di sicurezza a taglio si annulla
Vu = taglio resistente (=VRd)
V = taglio di calcolo (=VEd)
C.Sic. = coefficiente di sicurezza, dato dal rapporto (Vu/V)
Infine si riporta il coefficiente di sicurezza C.Sic. pari al valore minimo fra i coefficienti relativi ai due piani di sollecitazione

6.12.6. Verifica sismica a taglio per scorrimento


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.8.2.2.2)
La resistenza a taglio di ciascun elemento strutturale deve essere valutata per mezzo della relazione seguente:
Vt = l' t fvd, dove:
l' = lunghezza della parte compressa della parete;
t = spessore della parete;
fvd = fvk / M definito in 4.5.6.1: fvk = fvko + 0.4 n, calcolando la tensione normale media sulla parte compressa della sezione: n = P / ( l' * t).
Il valore di fvk non potr comunque essere maggiore di 1.4 f'bk, dove f'bk indica la resistenza caratteristica a compressione degli elementi nella
direzione di applicazione della forza, n maggiore di 1.5 MPa (e pertanto: fvd <= 1.5 MPa / M).
In Analisi Non Lineare, la resistenza di calcolo data da: fvd = fvmo + 0.4 n, dove fvmo la resistenza media a taglio della muratura (se fvmo non nota,
si pone: fvmo = fvko / 0.7); inoltre, non si applica il coefficiente M.
Per le verifiche sismiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 7.8.1.1: M = 2.0.
La formulazione riportata in 7.8.2.2.2 fa diretto riferimento a muratura nuova.
Secondo vari Autori (cfr. G.Magenes, Metodi semplificati per l'analisi sismica non lineare di edifici in muratura, GNDT), nella valutazione della
resistenza a taglio opportuno distinguere fra rottura per fessurazione diagonale e rottura per scorrimento. La resistenza a taglio per fessurazione
diagonale, alla quale corrisponde la formulazione accolta dalla Normativa al punto C8.7.1.5, infatti da considerarsi alternativa rispetto alla
resistenza a taglio per scorrimento. Pu essere quindi corretto considerare la possibilit di applicare la verifica a taglio per scorrimento anche alla
muratura esistente (analogamente all'applicazione della verifica a taglio per fessurazione diagonale alla muratura nuova) (come peraltro evidenziato
in C8.7.1.5).
Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del comportamento a taglio del materiale il valore medio o, definito in base alla tipologia della
muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2,
Tab.C8A.2.1). Pertanto, la formulazione del taglio resistente per scorrimento per la muratura esistente pu essere ottenuta definendo un valore
medio pari a: fvm = o + 0.4 n. Al valore medio della resistenza a taglio deve inoltre essere applicato il coefficiente parziale di sicurezza dei materiali
M (solo per l'Analisi Lineare), ed il fattore di confidenza FC (sia in Lineare, che in Non Lineare) (C8.7.1.5).

Il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo, assume normalmente i valori 1.35, 1.20, 1.00 in
corrispondenza rispettivamente dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per o).
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fvd:
Muratura nuova: fvko: certamente nota; fvmo: se non nota, si pone: fvmo = fvko / 0.7.
Da 7.8.2.2.1: in Analisi Lineare: fvd = fvk / M = (fvko + 0.4 n) / M, con: fvd<=1.4 f'bk / M (equivalente a: fvk<=1.4 f'bk), e fvd<=1.5 MPa/M;
in Analisi Non Lineare: fvd = fvmo + 0.4 n, con: fvd<=2.0 f'bk, e fvd<=2.2 MPa.
Muratura esistente: nota o (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza).
In Analisi Lineare: fvd = (o + 0.4 n) / M / FC, con fvd<=1.5 MPa/M;
in Analisi Non Lineare: fvd = (o + 0.4 n) / FC, con fvd<=2.2 MPa.
Nelle espressioni del calcolo di fvd, si osservi che i coefficienti M e FC vengono applicati all'espressione completa della resistenza, cio sia al termine
di taglio puro sia a quello dovuto alla tensione normale. Infatti 0.4 il coefficiente di attrito del materiale murario: quindi un parametro
caratteristico del materiale, e pertanto anche ad esso vanno applicati i coefficienti di sicurezza M e FC.
Muratura rinforzata: nel caso di nuova muratura, possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura trasversale posta nei giunti orizzontali (p.es.
tralicci in acciaio). La rigidezza degli elementi portanti e la resistenza a pressoflessione vengono determinate come per gli elementi in muratura
ordinaria; per la resistenza a taglio Vt, invece, possibile considerare un incremento rispetto alla muratura ordinaria (qualora nei Parametri di Calcolo
sia stata selezionata, nei Dati per Muratura Armata, la corrispondente opzione):
Vt = VtM (contributo muratura) + VtS (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s,
con la limitazione, nel caso di muratura con armature verticali: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove: d = distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t = spessore della parete;
s = distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw = area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel singolo corso orizzontale;
fyd = resistenza di calcolo dell'acciaio, pari a: fyk / S, nel caso di analisi lineare (S = 1.15); fym nel caso di analisi non lineare;
fd = resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd / M nel caso di analisi lineare; fm nel caso di analisi non lineare.
Le verifiche sismiche a taglio per scorrimento, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo stato limite
ultimo di salvaguardia della vita (SLV). Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza anche per stati limite di esercizio (in
particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1). In tal caso, la
resistenza di progetto viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare, pertanto, il coefficiente M assunto pari
a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata alcuna riduzione delle resistenze caratteristiche [muratura
nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le sollecitazioni di progetto sono ottenute dall'analisi strutturale combinando gli effetti statici con
effetti sismici valutati assumendo =2/3 (7.3.7.1).
Simbologia utilizzata nel software PCM (risultati analisi lineare):
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. comb. = indica la sezione di verifica (B=base, S=sommit), e la combinazione di azioni derivanti dall'analisi sismica. Pi in dettaglio, le
combinazioni eseguite nelle sezioni di verifica sono identificate dalle seguenti sigle:
B.1 = sezione di base, combinazione N+, T/M+
B.2 = sezione di base, combinazione N+, T/MB.3 = sezione di base, combinazione N-, T/M+
B.4 = sezione di base, combinazione N-, T/Me analogamente per la sezione S di sommit.
Le combinazioni .2 e .3 (N+, T/M-) e (N-, T/M+), vengono eseguite solo se il corrispondente parametro di calcolo stato selezionato (finestra
Parametri di Calcolo: scheda: Edifici in Muratura: Per Analisi Lineare: Considerare anche le combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/Mmin)).
Le combinazioni che generano risultati identici non vengono riportate. Un esempio di questo tipo il caso di strutture con vincolamento shear-type,
quindi composte da pareti con sforzo normale costante: le verifiche per le diverse combinazioni sono identiche, in quanto varia solamente il segno
del momento e conseguentemente si inverte la zona reagente, ma i risultati sono invariati. In questo caso, nella tabella viene riportata, ad es. nella
sezione di base, la sola verifica B.1
P = forza assiale positiva se di compressione
M = momento di calcolo
Ecc = eccentricit (= M / P)
Beta = coefficiente di parzializzazione della sezione = l'/l, essendo l' la zona compressa.
Per muratura ordinaria: la zona reagente (parte della sezione soggetta a compressione) pu essere determinata ipotizzando la distribuzione
triangolare delle tensioni (EC6, 4.5.3.(6)), oppure (nell'ipotesi di comportamento della muratura parabolico-rettangolare) calcolando l'effettiva zona
reagente a pressoflessione attraverso lo studio del punto di sollecitazione contenuto nel dominio di resistenza. In caso di distribuzione triangolare:
Beta=1 se (Ecc/l)<=1/6, altrimenti: Beta=(3*(0.5-Ecc/l)) [Beta=0 se Ecc>=l / 2].
Per muratura armata o consolidata con FRP / CAM /Reticolatus, il dominio di resistenza sempre disponibile e quindi in tali casi sempre possibile
fare riferimento all'effettiva zona reagente a pressoflessione.
Si osservi che il riferimento all'effettiva zona reagente a pressoflessione garantisce la coerenza fra Taglio e PressoFlessione (N,M e T agiscono
contemporaneamente sulla sezione trasversale). Lo studio della sezione nel dominio di resistenza fornisce inoltre la risultante delle compressioni C
relativa alla zona reagente: tale risultante maggiore dello sforzo normale N di compressione agente sulla sezione quando sia presente un elemento
in grado di fornire resistenza a trazione T (C=N+T). Pi in dettaglio:
- per la muratura armata e per i sistemi CAM / Reticolatus, la zona resistente a taglio per scorrimento pari a d (cfr. 7.8.3.2.2) e quindi non
corrisponde in realt alla sola zona compressa. La tensione normale n ai fini della verifica a taglio per scorrimento fornita da: N/(dt), con
t=spessore della parete;

- per la muratura ordinaria non rinforzata non esiste un elemento reagente a trazione, e quindi C=N. n pari a N/(l't);
- per la muratura rinforzata con FRP, si fa riferimento all'effettiva zona compressa e alla tensione normale media prodotta dalla risultante degli sforzi
di compressione: n = C/(l't) (DT200 R1/2012,5.4.1.1.2).
C = risultante degli sforzi di compressione sulla zona reagente, calcolata in caso di comportamento meccanico della muratura secondo il modello
parabolico-rettangolare
s,n = n = tensione normale media riferita alla parte compressa della sezione
fvko/tauo = resistenza a taglio per fessurazione diagonale in assenza di compressione: fvko (caratteristica) per muratura nuova, o
(media) per muratura esistente
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M =2.0 per SLV e 1.0 per SLD;
FC=1.00 per muratura nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fvd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a taglio per scorrimento
Vt = taglio resistente
V = taglio di calcolo. Per gli edifici nuovi in muratura armata progettata secondo la gerarchia delle resistenze (7.8.1.7), il taglio di calcolo viene
amplificato per il fattore (Mu/M), dove M il momento di calcolo corrispondente a V e Mu il momento resistente, in modo da ottenere l'azione di
taglio corrispondente alla resistenza a collasso per flessione; V inoltre amplificato per Rd=1.5
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Vt / V. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nel caso di muratura nuova rinforzata, compaiono inoltre i seguenti parametri:
% arm. tag. = percentuale di armatura a taglio (definita da: Asw / (s t) * 100). Con riferimento a 7.8.5.2, si adottano i limiti normativi validi per la
muratura armata: la percentuale non pu essere inferiore allo 0.04% n superiore allo 0.5%. I limiti possono comunque essere modificati secondo
quanto specificato nei dati sul materiale costituente la singola parete. Qualora l'armatura non sia inclusa nei limiti considerati, il dato viene posto in
evidenza (grassetto in colore blu)
VtM = contributo della muratura al taglio resistente
VtS = contributo dell'armatura orizzontale al taglio resistente
Vtlim = valore limite del taglio resistente, riferito ai casi di muratura con armature verticali (7.8.3.2.2).
In analisi non lineare, lo spostamento ultimo nel caso di rottura per taglio viene assunto pari allo 0.4% dell'altezza h della parete (con riferimento alla
zona deformabile). Nel caso di muratura rinforzata, possibile assumere u=0.6% h (seguendo le indicazioni per la muratura armata). Per alcuni
parametri utilizzati nelle verifiche [p.es.: Aste (pareti): spostamento ultimo u =x% h; Materiali: coefficiente di attrito per la muratura - normalmente
assunto pari a 0.4, armatura a taglio: massimo passo, percentuale minima e massima; Parametri di Calcolo: possibilit di considerare o meno la
sezione resistente a taglio coincidente con la sola zona compressa], PCM consente specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi
normativi, al fine di descrivere adeguatamente materiali e/o modelli le cui particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle
verifiche a taglio si riferiscono quindi ai valori correntemente utilizzati per il modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).
VERIFICHE SISMICHE DEGLI ELEMENTI IN CEMENTO ARMATO: VERIFICA A TAGLIO
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.1.2.1.3)
In strutture miste, gli elementi in c.a. (pareti e/o travi) possono essere soggetti a verifica di resistenza, in particolare nel caso in cui siano considerati
collaboranti con gli elementi murari sotto azioni orizzontali. La legge di comportamento del calcestruzzo di tipo parabolico-rettangolare
(4.1.2.1.2.2, Fig. 4.1.1(a)), mentre per l'acciaio si adotta la legge elastica-perfettamente plastica (4.1.2.1.2.3, Fig. 4.1.2(b)).
Per gli elementi verticali (pareti e pilastri) viene eseguita la verifica a taglio considerando separatamente i due piani locali di sollecitazione xy (taglio
Vy) e xz (taglio Vz). Per gli elementi orizzontali (travi in elevazione e di fondazione) viene eseguita la verifica a taglio nel piano locale xz (Vz). Le
verifiche a taglio vengono eseguite nelle sezioni di estremit della luce deformabile.
La staffatura supposta uguale nelle due sezioni di estremit (in caso di differenza, si sar fatto riferimento alla staffatura minore). Nel caso di
strutture esistenti, saranno stati inseriti i valori di armatura stimati o rilevati; nel caso di strutture nuove, le armature progettate. Per i nuovi elementi
in c.a. il rispetto delle armature minime di regolamento e delle eventuali condizioni sulle gerarchie delle resistenze, secondo le indicazioni normative,
deve essere assicurato a priori. PCM esegue le verifiche di sicurezza utilizzando le armature in input e le sollecitazioni derivanti dal calcolo,
indipendentemente dai controlli sulla conformit alla Normativa delle armature adottate.
La resistenza a taglio viene espressa sulla base della schematizzazione a traliccio (4.1.2.1.3.2); gli elementi resistenti dell'ideale traliccio sono: le
armature trasversali (di area ASw ,interasse 's' fra due armature trasversali consecutive, e inclinazione rispetto all'asse della trave; nel caso delle
staffe: =90), le armature longitudinali, il corrente compresso di calcestruzzo, e i puntoni d'anima inclinati (caratterizzati dall'inclinazione rispetto
all'asse della trave). L'inclinazione deve rispettare i seguenti limiti: 1 cotg 2.5.
Per la verifica di resistenza si pu adottare il criterio di uguaglianza della resistenza di calcolo a "taglio trazione" con quella a "taglio compressione",
corrispondente a ipotizzare il cedimento simultaneo delle bielle di calcestruzzo e dell'armatura a taglio: si uguagliano i secondi membri delle
espressioni VRSd (4.1.18) e VRCd (4.1.19):
0.9 d (ASw/s) fyd * (cotg + cotg ) * sin = 0.9 d bw c f'cd * (cotg + cotg ) / (1 + cotg2)
da cui, essendo sin = 1 (per le staffe) e [1/(1 + cotg2 )] = sin2, si ottiene:
(Asw fyd) / (bw s c f'cd) = sin2
relazione da cui si ottiene ; segue il controllo su cotg . A questo punto il taglio resistente si pu calcolare equivalentemente con l'espressione di
VRSd o di VRCd; si ha:
VRd = VRSd = 0.9 d (ASw/s) fyd * cotg . La verifica di resistenza soddisfatta quando risulta VEd < VRd.
Simbologia utilizzata nel software PCM (risultati analisi lineare):
N. = numero progressivo dell'elemento
Tip. = tipologia: parete (C), pilastro (R), trave in elevazione (T), trave di fondazione (Z)
fcd = resistenza a compressione di progetto = 0.85 * fck / 1.5 (4.1.2.1.1.1). Se nei Parametri di Calcolo stato specificato un fattore di confidenza FC
relativo al calcestruzzo maggiore di 1 (per strutture in c.a. esistenti), fcd viene ridotta dividendo per FC
f'cd = resistenza a compressione ridotta del calcestruzzo = 0.85 * fcd (4.1.2.1.3.2)

I seguenti parametri sono elencati per ognuno dei due piani di sollecitazione xy (taglio Vy) e xz (taglio Vz):
cotg.th = cotangente dell'angolo . Se non sono rispettati i limiti: 1 cotg 2.5, il coefficiente di sicurezza a taglio si annulla
Vu = taglio resistente (=VRd)
V = taglio di calcolo (=VEd)
C.Sic. = coefficiente di sicurezza, dato dal rapporto (Vu/V)
Infine si riporta il coefficiente di sicurezza C.Sic. pari al valore minimo fra i coefficienti relativi ai due piani di sollecitazione

6.12.7. Verifica statica a taglio per fessurazione diagonale


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.5.6, C8.7.1.5)
Secondo 4.5.6.2, in analisi statica il taglio per azioni nel piano del muro e il taglio di travi di accoppiamento sono stati limite ultimi da verificare: in
PCM vengono trattati nell'ambito del taglio per fessurazione diagonale (oltre eventualmente al taglio per scorrimento).
Le verifiche vanno condotte con riferimento a normative di comprovata validit, con l'ipotesi di conservazione delle sezioni piane e trascurando la
resistenza a trazione per flessione della muratura (4.5.6).
Nel rispetto delle prescrizioni normative, PCM svolge le verifiche suddette in analogia alle corrispondenti verifiche descritte in dettaglio nel
medesimo testo normativo per l'analisi sismica degli edifici in muratura (C8.7.1.5).
Per gli edifici esistenti, in 8.2 si prescrive che le disposizioni di carattere generale contenute negli altri capitoli del D.M. 14.1.2008 costituiscono il riferimento anche per le
costruzioni esistenti: in particolare, quindi, le formulazioni dell'analisi statica relative agli edifici in muratura di nuova costruzione costituiscono il riferimento anche per gli
edifici esistenti. Peraltro, nel testo normativo (D.M. 14.1.2008 e Circolare) non si evidenzia chiaramente la possibilit di non effettuare le verifiche statiche in caso di
valutazione di sicurezza di edifici esistenti. Si deve per considerare che le verifiche statiche dipendenti dall'azione orizzontale del vento e caratterizzate da formulazioni
molto precise (legate alle eccentricit strutturali, 4.5.6.2), tipiche della muratura nuova la cui regolarit geometrica un dato intrinseco, potrebbero essere fuori luogo e
inappropriate per le murature esistenti. Per gli edifici esistenti, oltretutto, il soddisfacimento della verifica sismica di strutture spesso massicce e molto pesanti dovrebbe
garantire implicitamente la resistenza all'azione del vento: in altre parole, potrebbe essere ragionevole evitare l'esecuzione delle verifiche statiche.

La resistenza a taglio per fessurazione diagonale viene valutata per mezzo di una formulazione esprimibile nel modo seguente:
Vt = l t * fvd, dove:
fvd = od * [1 + o / (b od)] = (ftd / b) * [1 + o / ftd]
essendo:
o = tensione normale media, riferita all'area totale della sezione ( = P / lt, con P forza assiale agente positiva se di compressione);
ftd = valore di calcolo della resistenza a trazione per fessurazione diagonale
od = valore di calcolo della resistenza a taglio di riferimento (=resistenza a taglio puro, cio in assenza di sforzo normale) per
fessurazione diagonale
b = coefficiente correttivo legato alla distribuzione degli sforzi sulla sezione, dipendente dalla snellezza della parete.
Si pu assumere b = (=h/l), essendo la snellezza della parete, comunque non superiore a 1.5 e non inferiore a 1, dove h l'altezza della parete.
Questa relazione indicata in C8.7.1.5. In alternativa, possibile adottare la formulazione di Turnsek-Cacovic (b=1.5 indipendente da ) o la
relazione: b=1.0 + 0.5 , con b<=1.5 (quest'ultima riportata in: Betti-Galano-Petracchi-Vignoli, "Uno studio numerico sul coefficiente di forma b nel
criterio di rottura a taglio per fessurazione diagonale di pannelli di muratura ordinaria", Ingegneria Sismica, Anno XXVIII, n.2, Aprile-Giugno 2011).
Si ha: ft = b o. Si osservi che in PCM le relazioni fornite in NTC08 al punto C8.7.1.5 sono precisate secondo quanto riportato nei riferimenti
bibliografici sulla formulazione della resistenza a taglio per fessurazione diagonale (N.Augenti, "Il calcolo sismico degli edifici in muratura", UTET,
giugno 2000, pagg. 280-281).
Secondo C8.7.1.5, i valori di calcolo delle resistenze sono ottenuti dividendo i valori medi per i rispettivi fattori di confidenza FC e per il coefficiente
parziale di sicurezza sui materiali M (l'analisi statica un'analisi lineare).
Il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo, assume normalmente i valori 1.35, 1.20, 1.00 in
corrispondenza rispettivamente dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per o).
I valori medi delle resistenze sono definiti in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1).
La formulazione riportata in C8.7.1.5 fa diretto riferimento a muratura esistente.
Secondo vari Autori (cfr. G.Magenes, Metodi semplificati per l'analisi sismica non lineare di edifici in muratura, GNDT), nella valutazione della
resistenza a taglio opportuno distinguere fra rottura per fessurazione diagonale e rottura per scorrimento. La resistenza a taglio per fessurazione
diagonale infatti da considerarsi alternativa rispetto alla resistenza a taglio per scorrimento, alla quale corrisponde la formulazione accolta dalla
Normativa al punto 7.8.2.2.2. Pu essere quindi corretto considerare la possibilit di applicare la verifica a taglio per fessurazione diagonale anche
alla muratura nuova (analogamente all'applicazione della verifica a taglio per scorrimento alla muratura esistente).
La formulazione del taglio resistente per fessurazione diagonale per muratura nuova pu essere ottenuta utilizzando, al posto di o, il valore medio
della resistenza a taglio puro della muratura (fvmo, se non noto: fvmo = fvko/0.7). Per la muratura nuova, il valore della resistenza di calcolo a taglio puro
si ottiene quindi dividendo fvmo per M (analisi lineare).
Sia alla muratura esistente, sia alla nuova, ai valori di calcolo della resistenza a taglio per fessurazione diagonale sono applicati inoltre gli stessi limiti
massimi proposti in 7.8.2.2.2 per la resistenza a taglio per scorrimento.
Per le verifiche statiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 4.5.6.1 (che assume valori compresi fra 2.0 e 3.0), il cui valore
specificato nei Parametri di Calcolo.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fvd (analisi lineare):
Muratura esistente: nota o (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza).
Da C8.7.1.5: fvd = (o / M / FC) * [1 + o / (b (o / M / FC))], con fvd<=1.5 MPa/M.
Muratura nuova: fvmo: se non nota, si pone: fvmo = fvko / 0.7, dove fvko certamente nota.
Si ha: fvd = (fvmo / M) * [1 + o / (b (fvmo / M))], con fvd<=1.4 f'bk/M e fvd<=1.5 MPa/M.

Muratura rinforzata: nel caso di nuova muratura, possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura trasversale posta nei giunti orizzontali (p.
es. tralicci in acciaio). La rigidezza degli elementi portanti e la resistenza a pressoflessione vengono determinate come per gli elementi in muratura
ordinaria; per la resistenza a taglio Vt, invece, possibile considerare un incremento rispetto alla muratura ordinaria (qualora nei Parametri di Calcolo
sia stata selezionata, nei Dati per Muratura Armata, la corrispondente opzione):
Vt = VtM (contributo muratura) + VtS (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s,
con la limitazione, nel caso di muratura con armature verticali: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove: d = distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t = spessore della parete;
s = distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw = area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel singolo corso orizzontale;
fyd = resistenza di calcolo dell'acciaio, pari a: fyk / S (analisi lineare) (S = 1.15);
fd = resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd / M (analisi lineare).
Le verifiche statiche a taglio per fessurazione diagonale, come le altre verifiche di resistenza statiche, sono condotte allo stato limite ultimo di
salvaguardia della vita (SLV); non infatti necessario eseguire verifiche statiche a stati limite di esercizio (4.5.6.3). Le sollecitazioni di progetto
derivano direttamente dall'analisi. Per i nuovi edifici possibile che sia richiesta la verifica di robustezza del progetto (3.1.1): in tal caso, le
sollecitazioni di progetto vengono determinate incrementando i valori del taglio risultanti dall'analisi di una quota pari all'1% dello sforzo normale,
evitando le combinazioni di carico dove si considera l'azione del vento.
Simbologia adottata dal software PCM (risultati analisi lineare):
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. = indica la sezione di verifica (per i maschi: B=base, S=sommit; per le fasce; I=sezione iniziale, J=sezione finale; le sezioni sono in ogni caso
riferite alla luce deformabile nel piano complanare)
Coeff. = coefficiente correttivo b
P = forza assiale positiva se di compressione
p = o = tensione normale media riferita all'intera sezione
fvko/tauo = resistenza a taglio per fessurazione diagonale in assenza di compressione: fvko (caratteristica) per muratura nuova, o
(media) per muratura esistente
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M =2.0; FC=1.00 per muratura
nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fvd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a taglio per fessurazione diagonale
Vt = taglio resistente
V = taglio di calcolo. Per gli edifici nuovi in muratura armata progettata secondo la gerarchia delle resistenze (7.8.1.7), il taglio di calcolo viene
amplificato per il fattore (Mu/M), dove M il momento di calcolo corrispondente a V e Mu il momento resistente, in modo da ottenere l'azione di
taglio corrispondente alla resistenza a collasso per flessione; V inoltre amplificato per Rd=1.5
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Vt / V. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nel caso di muratura nuova rinforzata, compaiono inoltre i seguenti parametri:
% arm. tag. = percentuale di armatura a taglio (definita da: Asw / (s t) * 100). Con riferimento a 7.8.5.2, si adottano i limiti normativi validi per la
muratura armata: la percentuale non pu essere inferiore allo 0.04% n superiore allo 0.5%. I limiti possono comunque essere modificati secondo
quanto specificato nei dati sul materiale costituente la singola parete. Qualora l'armatura non sia inclusa nei limiti considerati, il dato viene posto in
evidenza (grassetto in colore blu)
VtM = contributo della muratura al taglio resistente
VtS = contributo dell'armatura orizzontale al taglio resistente
Vtlim = valore limite del taglio resistente, riferito ai casi di muratura con armature verticali (7.8.3.2.2)
Per alcuni parametri utilizzati nelle verifiche [p. es.: Materiali: armatura a taglio: massimo passo, percentuale minima e massima], PCM consente
specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi normativi, al fine di descrivere adeguatamente materiali e/o modelli le cui
particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle verifiche a taglio si riferiscono quindi ai valori correntemente utilizzati per il
modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).

6.12.8. Verifica sismica a taglio per fessurazione diagonale


(D.M.14.1.2008 (NTC08), C8.7.1.5)
La resistenza a taglio per fessurazione diagonale viene valutata per mezzo di una formulazione esprimibile nel modo seguente:
Vt = l t * fvd, dove:
fvd = od * [1 + o / (b od)] = (ftd / b) * [1 + o / ftd]
essendo:
o = tensione normale media, riferita all'area totale della sezione ( = P / lt, con P forza assiale agente positiva se di compressione);
ftd = valore di calcolo della resistenza a trazione per fessurazione diagonale
od = valore di calcolo della resistenza a taglio di riferimento (=resistenza a taglio puro, cio in assenza di sforzo normale) per fessurazione diagonale
b = coefficiente correttivo legato alla distribuzione degli sforzi sulla sezione, dipendente dalla snellezza della parete.
Si pu assumere b = (=h/l), essendo la snellezza della parete, comunque non superiore a 1.5 e non inferiore a 1, dove h l'altezza della parete.
Questa relazione indicata in C8.7.1.5. In alternativa, possibile adottare la formulazione di Turnsek-Cacovic (b=1.5 indipendente da ) o la

relazione: b=1.0 + 0.5 , con b<=1.5 (quest'ultima riportata in: Betti-Galano-Petracchi-Vignoli, "Uno studio numerico sul coefficiente di forma b nel
criterio di rottura a taglio per fessurazione diagonale di pannelli di muratura ordinaria", Ingegneria Sismica, Anno XXVIII, n.2, Aprile-Giugno 2011).
Si ha: ft = b o. Si osservi che in PCM le relazioni fornite in NTC08 al punto C8.7.1.5 sono precisate secondo quanto riportato nei riferimenti
bibliografici sulla formulazione della resistenza a taglio per fessurazione diagonale (N.Augenti, "Il calcolo sismico degli edifici in muratura", UTET,
giugno 2000, pagg. 280-281).
Secondo C8.7.1.5, i valori di calcolo delle resistenze sono ottenuti dividendo i valori medi per i rispettivi fattori di confidenza FC (Analisi Lineare e
Non Lineare) e per il coefficiente parziale di sicurezza sui materiali M (solo Analisi Lineare).
Il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo, assume normalmente i valori 1.35, 1.20, 1.00 in
corrispondenza rispettivamente dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per o).
I valori medi delle resistenze sono definiti in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1).
La formulazione riportata in C8.7.1.5 fa diretto riferimento a muratura esistente.
Secondo vari Autori (cfr. G.Magenes, Metodi semplificati per l'analisi sismica non lineare di edifici in muratura, GNDT), nella valutazione della
resistenza a taglio opportuno distinguere fra rottura per fessurazione diagonale e rottura per scorrimento. La resistenza a taglio per fessurazione
diagonale infatti da considerarsi alternativa rispetto alla resistenza a taglio per scorrimento, alla quale corrisponde la formulazione accolta dalla
Normativa al punto 7.8.2.2.2. Pu essere quindi corretto considerare la possibilit di applicare la verifica a taglio per fessurazione diagonale anche
alla muratura nuova (analogamente all'applicazione della verifica a taglio per scorrimento alla muratura esistente).
La formulazione del taglio resistente per fessurazione diagonale per muratura nuova pu essere ottenuta utilizzando, al posto di o, il valore medio
della resistenza a taglio puro della muratura (fvmo, se non noto: fvmo = fvko/0.7). Per la muratura nuova, il valore della resistenza di calcolo a taglio puro
quindi direttamente pari a fvmo in Analisi Non Lineare; si ottiene dividendo fvmo per M nel caso di Analisi Lineare.
Per le verifiche sismiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 7.8.1.1: M = 2.0.
Sia alla muratura esistente, sia alla nuova, ai valori di calcolo della resistenza a taglio per fessurazione diagonale sono applicati inoltre gli stessi limiti
massimi proposti in 7.8.2.2.2 per la resistenza a taglio per scorrimento.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fvd:
Muratura esistente: nota o (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza).
Da C8.7.1.5: In Analisi Lineare: fvd = (o / M / FC) * [1 + o / (b (o / M / FC))], con fvd<=1.5 MPa/M;
in Analisi Non Lineare: fvd = (o / FC) * [1 + o / (b (o / FC))], con fvd<=2.2 MPa.
Muratura nuova: fvmo: se non nota, si pone: fvmo = fvko / 0.7, dove fvko certamente nota.
In Analisi Lineare: fvd = (fvmo / M) * [1 + o / (b (fvmo / M))], con fvd<=1.4 f'bk/M e fvd<=1.5 MPa/M;
in Analisi Non Lineare: fvd = fvmo * [1 + o / (b fvmo)], con: fvd<=2.0 f'bk, e fvd<=2.2 MPa.
Muratura rinforzata: nel caso di nuova muratura, possibile rinforzare la struttura utilizzando armatura trasversale posta nei giunti orizzontali (p.
es. tralicci in acciaio). La rigidezza degli elementi portanti e la resistenza a pressoflessione vengono determinate come per gli elementi in muratura
ordinaria; per la resistenza a taglio Vt, invece, possibile considerare un incremento rispetto alla muratura ordinaria (qualora nei Parametri di Calcolo
sia stata selezionata, nei Dati per Muratura Armata, la corrispondente opzione):
Vt = VtM (contributo muratura) + VtS (contributo armatura)= (d t fvd) + (0.6 d Asw fyd)/s,
con la limitazione, nel caso di muratura con armature verticali: Vt <= 0.3 fd t d (7.8.3.2.2),
dove: d = distanza tra lembo compresso e baricentro dell'armatura tesa;
t = spessore della parete;
s = distanza verticale tra i livelli di armatura;
Asw = area dell'armatura a taglio disposta in direzione parallela alla forza di taglio (armatura orizzontale) nel singolo corso orizzontale;
fyd = resistenza di calcolo dell'acciaio, pari a: fyk / S, nel caso di analisi lineare (S = 1.15); fym nel caso di analisi non lineare;
fd = resistenza a compressione di calcolo della muratura, pari a: fd / M nel caso di analisi lineare; fm nel caso di analisi non lineare.
Le verifiche sismiche a taglio per fessurazione diagonale, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo
stato limite ultimo di salvaguardia della vita (SLV). Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza anche per stati limite di
esercizio (in particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1). In tal
caso, la resistenza di progetto viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare, pertanto, il coefficiente M
assunto pari a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata alcuna riduzione delle resistenze
caratteristiche [muratura nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le sollecitazioni di progetto sono ottenute dall'analisi strutturale combinando
gli effetti statici con effetti sismici valutati assumendo =2/3 (7.3.7.1).
Simbologia adottata dal software PCM (risultati analisi lineare):
N. = numero progressivo dell'elemento murario
n/e = parete in muratura nuova (n) o esistente (e)
Sez. comb. = indica la sezione di verifica (B=base, S=sommit), e la combinazione di azioni derivanti dall'analisi sismica. Pi in dettaglio, le
combinazioni eseguite nelle sezioni di verifica sono identificate dalle seguenti sigle:
B.1 = sezione di base, combinazione N+, T/M+
B.2 = sezione di base, combinazione N+, T/MB.3 = sezione di base, combinazione N-, T/M+
B.4 = sezione di base, combinazione N-, T/Me analogamente per la sezione S di sommit.
Le combinazioni .2 e .3 (N+, T/M-) e (N-, T/M+), vengono eseguite solo se il corrispondente parametro di calcolo stato selezionato (finestra
Parametri di Calcolo: scheda: Edifici in Muratura: Per Analisi Lineare: Considerare anche le combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/Mmin)).
Le combinazioni che generano risultati identici non vengono riportate. Un esempio di questo tipo il caso di strutture con vincolamento shear-type,
quindi composte da pareti con sforzo normale costante: le verifiche per le diverse combinazioni sono identiche, in quanto varia solamente il segno
del momento e conseguentemente si inverte la zona reagente, ma i risultati sono invariati. In questo caso, nella tabella viene riportata, ad es. nella
sezione di base, la sola verifica B.1

Coeff. = coefficiente correttivo b


P = forza assiale positiva se di compressione
p = o = tensione normale media riferita all'intera sezione
fvko/tauo = resistenza a taglio per fessurazione diagonale in assenza di compressione: fvko (caratteristica) per muratura nuova, o
(media) per muratura esistente
g,m*FC = prodotto del coefficiente parziale di sicurezza dei materiali (M si indica con g,m) per il fattore di confidenza (M =2.0 per SLV e 1.0 per SLD;
FC=1.00 per muratura nuova; dipendente dal livello di conoscenza LC1,LC2 o LC3 per muratura esistente)
fvd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a taglio per fessurazione diagonale
Vt = taglio resistente
V = taglio di calcolo. Per gli edifici nuovi in muratura armata progettata secondo la gerarchia delle resistenze (7.8.1.7), il taglio di calcolo viene
amplificato per il fattore (Mu/M), dove M il momento di calcolo corrispondente a V e Mu il momento resistente, in modo da ottenere l'azione di
taglio corrispondente alla resistenza a collasso per flessione; V inoltre amplificato per Rd=1.5
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Vt / V. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nel caso di muratura nuova rinforzata, compaiono inoltre i seguenti parametri:
% arm. tag. = percentuale di armatura a taglio (definita da: Asw / (s t) * 100). Con riferimento a 7.8.5.2, si adottano i limiti normativi validi per la
muratura armata: la percentuale non pu essere inferiore allo 0.04% n superiore allo 0.5%. I limiti possono comunque essere modificati secondo
quanto specificato nei dati sul materiale costituente la singola parete. Qualora l'armatura non sia inclusa nei limiti considerati, il dato viene posto in
evidenza (grassetto in colore blu)
VtM = contributo della muratura al taglio resistente
VtS = contributo dell'armatura orizzontale al taglio resistente
Vtlim = valore limite del taglio resistente, riferito ai casi di muratura con armature verticali (7.8.3.2.2)
In analisi non lineare, lo spostamento ultimo nel caso di rottura per taglio viene assunto pari allo 0.4% dell'altezza h della parete (con riferimento alla
zona deformabile). Nel caso di muratura rinforzata, possibile assumere u=0.6% h, seguendo le indicazioni per la muratura armata. Per alcuni
parametri utilizzati nelle verifiche [p. es.: Aste (pareti): spostamento ultimo u =x% h; Materiali: armatura a taglio: massimo passo, percentuale
minima e massima], PCM consente specifiche diverse rispetto ai valori generalmente indicati nei testi normativi, al fine di descrivere adeguatamente
materiali e/o modelli le cui particolarit richiedano l'utilizzo di parametri specifici. I risultati delle verifiche a taglio si riferiscono quindi ai valori
correntemente utilizzati per il modello (consultare i dati per le corrispondenti specifiche).

6.12.9. Verifica statica a pressoflessione ortogonale


(azioni ortogonali da analisi di modello 3D)
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.5.6, 7.8.2.2.3)
Secondo 4.5.6.2, in analisi statica la pressoflessione per carichi laterali (pressoflessione ortogonale al piano medio della parete) uno stato limite
ultimo da verificare. Tale stato limite in PCM viene trattato secondo due distinte tipologie di verifica:
(1) utilizzando le azioni derivanti dall'analisi del modello spaziale della struttura, in analogia con la verifica a pressoflessione fuori piano proposta in
7.8.2.2.3. Questa formulazione prescinde dagli effetti del secondo ordine, riconducibili all'instabilizzazione fuori piano della parete;
(2) per tenere conto di tali effetti, disponibile in alternativa la procedura di verifica descritta in dettaglio in 4.5.6.2, identificata come 'Metodo
semplificato: ipotesi di articolazione completa alle estremit della parete'.
Le verifiche vanno condotte con riferimento a normative di comprovata validit, con l'ipotesi di conservazione delle sezioni piane e trascurando la
resistenza a trazione per flessione della muratura (4.5.6).
Nel rispetto delle prescrizioni normative, PCM svolge la tipologia di verifica (1) in analogia alla corrispondente verifica descritta in dettaglio nel
medesimo testo normativo per l'analisi sismica degli edifici in muratura (7.8.2.2.3).
Le verifiche statiche, originariamente nate per edifici di nuova costruzione, possono essere svolte anche per gli edifici esistenti, provvedendo a
sostituire la resistenza caratteristica fk con i valori medi divisi per il fattore di confidenza: fm/FC (C8.7.1.5).

Per gli edifici esistenti, in 8.2 si prescrive che le disposizioni di carattere generale contenute negli altri capitoli del D.M. 14.1.2008 costituiscono il riferimento anche per le
costruzioni esistenti: in particolare, quindi, le formulazioni dell'analisi statica relative agli edifici in muratura di nuova costruzione costituiscono il riferimento anche per gli
edifici esistenti. Peraltro, nel testo normativo (D.M. 14.1.2008 e Circolare) non si evidenzia chiaramente la possibilit di non effettuare le verifiche statiche in caso di
valutazione di sicurezza di edifici esistenti. Si deve per considerare che le verifiche statiche dipendenti dall'azione orizzontale del vento e caratterizzate da formulazioni
molto precise (legate alle eccentricit strutturali, 4.5.6.2), tipiche della muratura nuova la cui regolarit geometrica un dato intrinseco, potrebbero essere fuori luogo e
inappropriate per le murature esistenti. Per gli edifici esistenti, oltretutto, il soddisfacimento della verifica sismica di strutture spesso massicce e molto pesanti dovrebbe
garantire implicitamente la resistenza all'azione del vento: in altre parole, potrebbe essere ragionevole evitare l'esecuzione delle verifiche statiche.

Il valore del momento di collasso per azioni perpendicolari al piano della parete viene calcolato assumendo un diagramma delle compressioni
rettangolare, un valore della resistenza pari a 0.85 fd e trascurando la resistenza a trazione della muratura.
In alternativa, PCM prevede la possibilit di adottare per la muratura la legge di comportamento parabolico-rettangolare: il momento ultimo viene
quindi calcolato attraverso l'elaborazione del dominio di resistenza N-M. Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature
esistenti rinforzate con armature), viene sempre utilizzato il diagramma parabola-rettangolo. Oltre ai risultati riportati in tabella, specifiche
rappresentazioni grafiche di PCM evidenziano il dominio di resistenza ed i punti rappresentativi degli stati di sollecitazione sottoposti a verifica di
sicurezza.
fd = fk / M la resistenza a compressione di calcolo della muratura nuova. Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la
resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere
moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), definito in input nei Parametri di Calcolo, e che normalmente assume i

valori 1.35, 1.20, 1.00 rispettivamente per i livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato
per fm).
Per le verifiche statiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 4.5.6.1 (che assume valori compresi fra 2.0 e 3.0), il cui valore
specificato nei Parametri di Calcolo.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fd = fk / M.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Da C.8.7.1.5: fd = fm / M / FC.
Le verifiche statiche a pressoflessione ortogonale con azioni da modello 3D, come le altre verifiche di resistenza statiche, sono condotte allo stato
limite ultimo di salvaguardia della vita (SLV); non infatti necessario eseguire verifiche statiche a stati limite di esercizio (4.5.6.3). Le sollecitazioni
di progetto derivano direttamente dall'analisi. Per i nuovi edifici possibile che sia richiesta la verifica di robustezza del progetto (3.1.1): in tal
caso, le sollecitazioni di progetto vengono determinate incrementando i valori del del momento flettente risultanti dall'analisi di una quota pari
all'1% dello sforzo normale (evitando le combinazioni di carico dove si considera l'azione del vento) moltiplicata - a favore di sicurezza,
indipendentemente dalla sezione di verifica - per l'altezza (=luce deformabile in direzione ortogonale) dell'elemento.
Simbologia utilizzata nel software PCM:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
x Sez. = ascissa della sezione di verifica. La sezione indicata corrisponde alla verifica pi sfavorevole lungo la luce deformabile dell'asta; nel caso sia
stata scelta l'opzione di eseguire la verifica nella mezzeria della parete, la sezione si riferisce alla mezzeria della luce deformabile
P = forza assiale positiva se di compressione
fd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a compressione
Nu = sforzo normale ultimo = 0.85 fd
M = momento di calcolo
Mu = momento di collasso per pressoflessione = (N t / 2) * (1 - N / Nu)
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Mu / M. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
In alcuni casi, C.Sic. pu essere nullo; per i maschi murari, questo pu essere dovuto ai due casi estremi: l'asta in trazione, oppure eccessivamente
carica (P > Nu); in entrambi i casi, non possibile calcolare un valore del momento resistente, pertanto il coefficiente di sicurezza sar nullo.

(metodo semplificato secondo 4.5.6.2)


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 4.5.6.2)
Secondo 4.5.6.2, in analisi statica la pressoflessione per carichi laterali (pressoflessione ortogonale al piano medio della parete) uno stato limite
ultimo da verificare. Tale stato limite in PCM viene trattato secondo due distinte tipologie di verifica:
(1) utilizzando le azioni derivanti dall'analisi del modello spaziale della struttura, in analogia con la verifica a pressoflessione fuori piano proposta in
7.8.2.2.3. Questa formulazione prescinde dagli effetti del secondo ordine, riconducibili all'instabilizzazione fuori piano della parete;
(2) per tenere conto di tali effetti, disponibile in alternativa la procedura di verifica descritta in dettaglio in 4.5.6.2, identificata come 'Metodo
semplificato: ipotesi di articolazione completa alle estremit della parete'.
Questa metodologia richiede la valutazione delle eccentricit strutturali, e propone una riduzione della resistenza di progetto tramite un coefficiente
dipendente dalla snellezza della parete e dall'eccentricit dei carichi che producono momento in direzione ortogonale al piano della parete
(eccentricit trasversali).
Il metodo viene inoltre integrato da una indicazione della Circolare applicativa del D.M. 14.1.2008, che in C4.5.6.2 fissa la modalit con cui si deve
anche tener conto della distribuzione non uniforme delle compressioni in senso longitudinale: a tal fine, si deve considerare il momento complanare
agente nella parete, che in PCM deriva dalla risoluzione del 'Telaio equivalente', al quale corrisponde un'eccentricit in senso longitudinale che
comporta un'ulteriore riduzione convenzionale della resistenza a compressione di progetto tramite il coefficiente l, per cui in definitiva deve aversi:
N <= l fd lt, dove:
N = sforzo normale agente nella sezione di verifica della parete;
= coefficiente di riduzione in funzione della snellezza nel piano ortogonale e delle eccentricit trasversali, definito in 4.5.6.2;
l = coefficiente di riduzione in funzione dell'eccentricit longitudinale, definito in C4.5.6.2;
Nu = fd lt = sforzo normale ultimo (senza alcuna riduzione), con:
fd = fk / M, resistenza di progetto per la verifica a compressione (4.5.6.1). Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la
resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere
moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), definito in input nei Parametri di Calcolo, e che normalmente assume i
valori 1.35, 1.20, 1.00 rispettivamente per i livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato
per fm).
Per le verifiche statiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 4.5.6.1 (che assume valori compresi fra 2.0 e 3.0), il cui valore
specificato nei Parametri di Calcolo.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fd = fk / M.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Da C.8.7.1.5: fd = fm / M / FC.
Per ogni sezione di verifica, il controllo deve essere eseguito per tutte le CCC fondamentali esaminate in analisi statica non sismica.
Per la pressoflessione ortogonale eseguita secondo il metodo semplificato, le verifiche nelle sezioni della parete vengono svolte secondo i seguenti
criteri:
a) in sommit: si applica il valore di eccentricit e1 definito dalla (4.5.11); nell'ipotesi di articolazione, l'azione del vento ivi nulla;

b) in mezzeria: si applica il valore di eccentricit e2 definito dalla (4.5.11): essa corrisponde al parziale ricentraggio del carico verticale agente in
sommit; in tale sezione calcolata anche l'eccentricit dovuta al vento agente in direzione ortogonale alla parete, secondo lo schema di trave
appoggiata: M=qh2/8, essendo h l'altezza completa della parete (in (4.5.6) h definita come altezza interna di piano). Il fattore laterale di vincolo
viene per semplicit assunto sempre pari a 1. E' comunque possibile tener conto dell'interasse di irrigidimento, definibile nei Dati Aste, per ridurre il
momento flettente con un effetto 'piastra': se infatti tale interasse non nullo e minore di 6.00 m. possibile supporre il muro incernierato non solo
al livello dei piani ma anche in corrispondenza dei muri trasversali (occorre che fra i muri ortogonali di irrigidimento non siano presenti aperture, che
ovviamente annullerebbero l'effetto di vincolamento fra parete e muro ad essa ortogonale). In caso di interasse di irrigidimento valido (=a), il
momento scende al valore:
M = qh2/8 * [1 / (1+4)], con: = h/a
(formulazione del momento per piastra appoggiata sui 4 lati, secondo la teoria di Grashov);
c) alla base: il carico verticale eccentrico di sommit si ricentrato (e a sua volta costituir carico eccentrico per un eventuale muro sottostante in
caso di variazione di spessore della parete); l'eccentricit strutturale quindi data dalla sola eccentricit accidentale (il momento dovuto al vento
nullo come in sommit a causa del vincolamento a cerniera).
PCM rende possibile la limitazione delle verifiche a pressoflessione ortogonale, condotte secondo il metodo semplificato, alla sola sezione di
mezzeria, generalmente la pi significativa in quanto sede di massimo momento dovuto al vento agente ortogonalmente alla parete.
Si osservi inoltre che il metodo dell'articolazione (4.5.6.2) propone coefficienti riduttivi della resistenza, calcolati per lo schema di doppio
appoggio (cerniere agli estremi). L'uso di tali coefficienti anche in presenza di continuit strutturale (come nel caso dei modelli a telaio) a favore di
sicurezza, in quanto i valori di sono maggiori nel caso dell'articolazione.
Le verifiche statiche a pressoflessione ortogonale secondo il metodo semplificato (4.5.6.2), come le altre verifiche di resistenza statiche, sono
condotte allo stato limite ultimo di salvaguardia della vita (SLV); non infatti necessario eseguire verifiche statiche a stati limite di esercizio
(4.5.6.3). L'eventuale verifica di robustezza del progetto richiesta per i nuovi edifici (3.1.1) viene trascurata dato il fatto che in generale i risultati pi
sfavorevoli ottenuti per queste verifiche dipendono da azioni orizzontali (vento) rispetto alle quali le azioni aggiuntive per la verifica di robustezza
non si considerano contemporanee.
Simbologia utilizzata nel software PCM:
Parametri delle pareti murarie
N. = numero progressivo dell'elemento murario
l, t, h, h' = base l, spessore t (rispettivamente: lato maggiore e lato minore della sezione trasversale della parete), altezza h della parete (lunghezza
totale dell'asta, indipendentemente da eventuali zone rigide ortogonali all'inizio e/o alla fine dell'asta), altezza h' pari alla luce deformabile in
direzione ortogonale (lunghezza totale depurata dalle zone rigide ortogonali). Per la valutazione della snellezza e dell'eccentricit accidentale, la
lunghezza libera di inflessione del muro viene riferita all'effettiva struttura reagente, cio alla luce deformabile in direzione ortogonale. Per il calcolo
del momento dovuto al vento viene utilizzata l'altezza totale h, avendo supposto la parete incernierata alle estremit (4.5.5).
snell. ho/t = snellezza della parete in direzione ortogonale; ponendo =1 si ha: ho=h'
0.33 t = 1/3 dello spessore
fd = resistenza di progetto per la verifica a compressione
Nu = sforzo normale ultimo senza riduzioni = fd lt
Verifiche in sommit
N. = numero progressivo dell'elemento murario
Nsomm = sforzo normale di calcolo in sommit
Msomm,ortog = momento di calcolo in sommit nel piano ortogonale alla parete. Il rapporto (Msomm,ortog/Nsomm) definisce l'eccentricit
strutturale e,s, formata dai contributi: es,1, dovuto ai carichi trasmessi dai piani sovrastanti (N1 in 4.5.6.2), ed es,2 dovuto ai carichi di solaio (N2 in
4.5.6.2). Poich la struttura intelaiata viene definita attraverso gli assi baricentrici reali delle pareti, gli effetti flessionali ortogonali corrispondono alla
reale sollecitazione fuori piano della parete. L'eccentricit strutturale risulta pertanto definita dalle caratteristiche di sollecitazione (Nsomm Msomm,ortog) agenti in sommit della parete
Msomm,compl = momento di calcolo in sommit nel piano complanare (in direzione longitudinale)
e,s = eccentricit strutturale risultante (eccentricit totale dei carichi verticali)
e,acc = eccentricit accidentale (coincidente con e,a in 4.5.6.2)
e = eccentricit di calcolo, ottenuta dalla combinazione di e,s ed e,a, secondo (4.5.11)
m (e) = coefficiente di eccentricit m = 6e/t (Tab. 4.5.III)
phi = coefficiente di riduzione della resistenza secondo la Tab. 4.5.III. Per i valori della snellezza (=h'/t) e del coefficiente di eccentricit m=6e/t
non contemplati in tabella ammessa l'interpolazione; in nessun caso ammessa l'estrapolazione. Il valore di riportato nei risultati di PCM pu
assumere, oltre ai normali valori da tabella, i seguenti valori convenzionali:
0 = non possibile eseguire la verifica: l'equilibrio in sommit impossibile a causa di trazione o flessione in assenza di compressione
-1 = il valore di non calcolabile essendo impossibile l'estrapolazione dei valori della tabella
-2 = l'eccentricit risulta maggiore di 1/3 dello spessore (e>0.33 t); non calcolabile (m=6e/t > 2.0)
-3 = verifiche non eseguite per preimpostazione sui parametri di calcolo (ad esempio, possibile limitare l'esecuzione delle verifiche alle sole sezioni
di mezzeria)
-4 = lo sforzo normale di calcolo supera lo sforzo normale ultimo non ridotto (N > Nu): il calcolo di superfluo, in quanto la verifica comunque
non soddisfatta
e,M = eccentricit in direzione longitudinale (= Msomm / Nsomm)
m (e,M) = coefficiente di eccentricit m = 6e,M/l (Tab. 4.5.III, C4.5.6.2)
phi,L = coefficiente di riduzione in direzione longitudinale, calcolato dalla Tab. 4.5.III ponendo m=(6 e,M/l) e =0 (secondo C4.5.6.2)
fd,rid = resistenza di progetto ridotta mediante i fattori correttivi ((4.5.5) e C4.5.6.2)
Nu,somm = sforzo normale ultimo di progetto in sommit
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Nu,somm / Nu. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Verifiche in mezzeria

N. = numero progressivo dell'elemento murario


Nmezz = sforzo normale di calcolo in mezzeria
q,vento = carico distribuito da vento
ho = lunghezza libera d'inflessione del muro; ponendo =1 si ha: ho=h, altezza totale della parete
x t.c. M=qh2/x = denominatore del momento per azioni ortogonali. x=8, o valori superiori in caso di schematizzazione a piastra per effetto di un
interasse di irrigidimento non superiore a 6.00 m
Mvento = momento dovuto al vento
Mmezz = momento di calcolo in mezzeria nel piano complanare (in direzione longitudinale)
e,v = eccentricit dovuta al vento (4.5.10)
e = eccentricit di calcolo in mezzeria secondo (4.5.11)
m (e) = coefficiente di eccentricit m = 6e/t (Tab. 4.5.III)
phi = coefficiente di riduzione
m (e,M) = coefficiente di eccentricit m = 6e,M/l (Tab. 4.5.III, C4.5.6.2)
e,M = eccentricit in direzione longitudinale (= Mmezz / Nmezz)
phi,L = coefficiente di riduzione in direzione longitudinale
fd,rid = resistenza di progetto ridotta
Nu,mezz = sforzo normale ultimo di progetto in mezzeria
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Nu,mezz / Nu. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Verifiche alla base
N. = numero progressivo dell'elemento murario
Nbase = sforzo normale di calcolo alla base
Mbase = momento di calcolo alla base nel piano complanare (in direzione longitudinale)
e = eccentricit di calcolo alla base
m (e) = coefficiente di eccentricit m = 6e/t (Tab. 4.5.III)
phi = coefficiente di riduzione
e,M = eccentricit in direzione longitudinale (=Mbase / Nbase)
m (e,M) = coefficiente di eccentricit m = 6e,M/l (Tab. 4.5.III, C4.5.6.2)
phi,L = coefficiente di riduzione in direzione longitudinale
fd,rid = resistenza di progetto ridotta
Nu,base = sforzo normale ultimo di progetto alla base
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Nu,base / Nu. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1

6.12.10. Verifica sismica a pressoflessione ortogonale


(azioni ortogonali da analisi di modello 3D)
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.8.2.2.3)
Il valore del momento di collasso per azioni perpendicolari al piano della parete viene calcolato assumendo un diagramma delle compressioni
rettangolare, un valore della resistenza pari a 0.85 fd e trascurando la resistenza a trazione della muratura.
In alternativa, PCM prevede la possibilit di adottare per la muratura la legge di comportamento parabolico-rettangolare: il momento ultimo viene
quindi calcolato attraverso l'elaborazione del dominio di resistenza N-M. Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature
esistenti rinforzate con armature), viene sempre utilizzato il diagramma parabola-rettangolo. Oltre ai risultati riportati in tabella, specifiche
rappresentazioni grafiche di PCM evidenziano il dominio di resistenza ed i punti rappresentativi degli stati di sollecitazione sottoposti a verifica di
sicurezza.
fd = fk / M la resistenza a compressione di calcolo della muratura nuova. Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la
resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere
moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), definito in input nei Parametri di Calcolo, e che normalmente assume i
valori 1.35, 1.20, 1.00 rispettivamente per i livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato
per fm).
Per le verifiche sismiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 7.8.1.1: M = 2.0.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fd = fk / M.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Da C.8.7.1.5: fd = fm / M / FC.
Le verifiche sismiche a pressoflessione ortogonale, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo stato
limite ultimo di salvaguardia della vita (SLV). Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza anche per stati limite di
esercizio (in particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1). In tal
caso, la resistenza di progetto viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare, pertanto, il coefficiente M
assunto pari a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata alcuna riduzione delle resistenze
caratteristiche [muratura nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le sollecitazioni di progetto sono ottenute dall'analisi strutturale combinando
gli effetti statici con effetti sismici valutati assumendo =2/3 (7.3.7.1).
Simbologia utilizzata nel software PCM:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
x Sez. = ascissa della sezione di verifica. La sezione indicata corrisponde alla verifica pi sfavorevole lungo la luce deformabile dell'asta

comb. = indica la combinazione di azioni derivanti dall'analisi sismica. Pi in dettaglio, le combinazioni eseguite nella sezione di verifica sono
identificate dalle seguenti sigle:
1 = sezione di base, combinazione N+, T/M+
2 = sezione di base, combinazione N+, T/M3 = sezione di base, combinazione N-, T/M+
4 = sezione di base, combinazione N-, T/MLe combinazioni 2 e 3 (N+, T/M-) e (N-, T/M+), vengono eseguite solo se il corrispondente parametro di calcolo stato selezionato (finestra
Parametri di Calcolo: scheda: Edifici in Muratura: Per Analisi Lineare: Considerare anche le combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/Mmin)).
Le combinazioni che generano risultati identici non vengono riportate
P = forza assiale positiva se di compressione
fd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a compressione
Nu = sforzo normale ultimo = 0.85 fd
M = momento di calcolo
Mu = momento di collasso per pressoflessione = (N t / 2) * (1 - N / Nu)
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Mu / M. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
(azioni ortogonali convenzionali secondo 7.2.3)
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.8.2.2.3)
7.8.2.2.3: Il valore del momento di collasso per azioni perpendicolari al piano della parete sar calcolato assumendo un diagramma delle
compressioni rettangolare, un valore della resistenza pari a 0.85 fd e trascurando la resistenza a trazione della muratura.
In alternativa, PCM prevede la possibilit di adottare per la muratura la legge di comportamento parabolico-rettangolare: il momento ultimo viene
quindi calcolato attraverso l'elaborazione del dominio di resistenza N-M. Per gli elementi in muratura armata (sia in edifici nuovi, sia in murature
esistenti rinforzate con armature), viene sempre utilizzato il diagramma parabola-rettangolo. Oltre ai risultati riportati in tabella, specifiche
rappresentazioni grafiche di PCM evidenziano il dominio di resistenza ed i punti rappresentativi degli stati di sollecitazione sottoposti a verifica di
sicurezza.
7.8.1.5.2 Analisi statica lineare: Per le verifiche fuori piano, potranno essere adottate le forze equivalenti indicate al punto 7.2.3 per gli elementi
non strutturali, assumendo qa=3. Pi precisamente, l'azione sismica ortogonale alla parete potr essere rappresentata da una forza orizzontale
distribuita, pari a Sa/qa volte il peso della parete e da forze orizzontali concentrate pari a Sa/qa volte il peso trasmesso dagli orizzontamenti che si
appoggiano su di essa, se queste non sono efficacemente trasmesse a muri trasversali disposti parallelamente alla direzione del sisma (nella
formulazione indicata nel testo del D.M.14.1.2008 compare, come refuso, il fattore di importanza I, che il D.M.14.1.2008 include implicitamente nella
definizione degli spettri di risposta; a riprova di ci l'assenza di gI nella (7.2.1),7.2.3). Per le pareti resistenti al sisma che rispettano i limiti della
Tab.7.8.II (7.8.1.4) si pu assumere che il periodo Ta indicato al punto 7.2.3 sia pari a 0.
7.8.1.5.3 Analisi dinamica modale: Le verifiche fuori piano potranno essere effettuate separatamente, adottando le forze equivalenti indicate al
punto 7.8.1.5.2 per l'analisi statica lineare.
7.2.3: L'effetto dell'azione sismica potr essere valutato considerando un sistema di forze proporzionali alle masse (concentrate o distribuite)
dell'elemento, la cui forza risultante (Fa) valutata al baricentro dell'elemento stesso, calcolata secondo la relazione seguente:
Fa = Sa Wa /qa , dove:
Wa = peso dell'elemento
Sa = accelerazione massima, adimensionalizzata rispetto a quella di gravit, che l'elemento subisce durante il sisma, e corrispondente allo stato limite
in esame (SLD o SLV, 3.2.1)
qa = fattore di struttura dell'elemento.
Sa pu essere calcolato nel seguente modo:
Sa = S * ( 3* (1 +Z/Hf) / ( (1 + (1- Ta / T1 )2 ) - 0.5) >= S, dove:
= rapporto tra l'accelerazione massima del terreno a,g su sottosuolo di tipo A da considerare nello stato limite in esame e l'accelerazione di gravit
g;
S = coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche secondo quanto riportato nel 3.2.3.2.1
Ta = periodo fondamentale di vibrazione dell'elemento nella direzione considerata
T1 = periodo fondamentale di vibrazione della struttura nella direzione considerata
Z = quota del baricentro dell'elemento misurata a partire dal piano di fondazione
Hf = altezza della struttura misurata a partire dal piano di fondazione.
Ponendo H=luce deformabile nel piano di flessione ortogonale al piano medio della parete, si ha che:
Z = quota della base della parete + zona rigida iniziale in direzione ortogonale + H/2
Hf = quota della base della parete + zona rigida iniziale in direzione ortogonale + H (pertanto: Hf = Z + H/2)
g = accelerazione di gravit
In PCM la verifica a pressoflessione ortogonale viene eseguita nella sezione di mezzeria della luce deformabile nel piano ortogonale dei maschi
murari, sotto le seguenti ipotesi:
- la parete soggetta allo sforzo normale statico, senza incremento o diminuzione dovuti all'effetto sismico sul modello globale;
- non sono considerate forze ribaltanti in sommit derivanti dall'orizzontamento. Ci equivale a ipotizzare che le forze sismiche siano efficacemente
trasmesse a pareti di controvento (parallele alla direzione sismica). Per edifici nuovi, questo requisito pu essere considerato intrinseco nelle
modalit costruttive; per edifici esistenti in assenza di efficace connessione fra pareti, questa ipotesi trova giustificazione nel fatto che la verifica a
meccanismo di collasso (ribaltamento di corpo rigido) pu essere considerata maggiormente rappresentativa del comportamento fuori piano della
parete mal connessa, rispetto alla verifica a pressoflessione ortogonale;
- i requisiti della Tab.7.8.II vengono direttamente considerati, per la verifica a pressoflessione ortogonale, per ogni parete in muratura nuova, quindi
anche se inserita in un edificio esistente (p. es. in caso di aggiunta di nuove pareti nell'ambito del progetto di consolidamento). Per murature
esistenti, qualora sia stato selezionato il corrispondente parametro di calcolo, possibile fare riferimento ai requisiti della Tab.7.8.II per adottare
periodo Ta=0, con le seguenti posizioni. Per murature con le tipologie: pietrame disordinata, conci sbozzati, pietre a spacco con buona tessitura,

conci di pietra tenera, si adottano i requisiti di muratura ordinaria con elementi in pietra squadrata (requisiti pi severi fra quelli indicati in Tab.7.8.II);
per murature a blocchi lapidei squadrati, si utilizza lo stesso riferimento, con l'aggiunta di parametri pi favorevoli per le zone 3 e 4; per elementi
artificiali pieni o semipieni si adottano le prescrizioni corrispondenti;
- i dati geometrici delle pareti riportano sia la snellezza complanare, sia la snellezza nel piano ortogonale (ho/t). Nel computo di ho, si assume per
default: = 1 (fattore laterale di vincolo). L'altezza libera di inflessione della parete fa riferimento alla luce deformabile nel piano ortogonale
(depurata quindi delle eventuali zone rigide agli estremi per flessione nel piano ortogonale al piano della parete);
- la parete viene considerata appoggiata. Se l'interasse di irrigidimento 'a' (=distanza fra muri trasversali per la specchiatura entro cui si trova
confinata la parete) >0, viene considerato un comportamento a piastra (parete ben ammorsata nei muri trasversali). Se a=B, con B=base
(dimensione complanare) della parete, ci equivale a considerare che la parete sia vincolata esattamente ai suoi bordi laterali; se a>B, la parete
appartiene ad una specchiatura pi ampia definita dai muri trasversali. a=0 equivale a considerare un comportamento a trave, con parete libera
quindi da vincoli laterali. In entrambi i casi, le formule per il momento agente ed il periodo proprio sono tratte dal Manuale Ingegneria Civile,
Ed.Cremonese.
- Comportamento a trave: il periodo proprio dato da: Ta = 2 / , con: = 2 * (1/ H2) * t * (E / 12 / (peso sp.) / g)] , dove: t = spessore della
parete; E = modulo di elasticit longitudinale; (peso sp.) = peso specifico medio della muratura. L'azione sismica produce un momento in mezzeria
M = qH2/8, essendo q il carico sismico distribuito lungo l'altezza (q = Fa / H).
- Comportamento a piastra: il periodo proprio pari a: Ta = 2 / , con: = 2 * (1/a2 + 1/ H2) * t * (E / 12 / (peso sp.) / g) / (1-2)], dove:
=coefficiente di Poisson: G=E/2/(1+). L'azione sismica produce un momento in mezzeria il cui valore massimo pari a q' H2/8 * c, essendo: q' = q /
(1+4) con =H/a, con q=carico sismico di superficie (q = Fa / H / a); c=1 - 5/6 2 / (1+4). Per eseguire la verifica sulla sezione trasversale, il
momento massimo si estende, a favore di sicurezza, all'intera sezione trasversale prescindendo dalla diminuzione verso gli appoggi laterali verticali
della piastra: si ha cos: M = q / (1+4) * H2/8 * c, con q = Fa / H.
Per la verifica della sezione muraria, viene effettuato il confronto fra il momento agente di calcolo M e il momento ultimo resistente Mu, definito
come momento di collasso per pressoflessione ortogonale: Mu = (N t / 2) * (1 - N / Nu), dove Nu lo sforzo normale ultimo dato da: Nu = 0.85 fd lt,
essendo l e t le dimensioni della sezione trasversale della parete, e fd resistenza di progetto:
fd = fk / M la resistenza di progetto per la verifica a compressione (4.5.6.1). Per la muratura esistente, il parametro descrittivo del materiale la
resistenza a compressione media fm, definita in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1). fm sostituisce fk nella formulazione di fd; inoltre, M deve essere
moltiplicato per il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), definito in input nei Parametri di Calcolo, e che normalmente assume i
valori 1.35, 1.20, 1.00 rispettivamente per i livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato
per fm).
Per le verifiche sismiche viene utilizzato il coefficiente parziale di sicurezza M definito in 7.8.1.1: M = 2.0.
Si ha pertanto il seguente schema di valutazione della resistenza di calcolo (o: di progetto) fd (analisi lineare):
Muratura nuova: da 7.8.2.2.1: fd = fk / M.
Muratura esistente: nota fm (dipendente, fra l'altro, dal livello di conoscenza). Da C.8.7.1.5: fd = fm / M / FC.
Le verifiche sismiche a pressoflessione ortogonale, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo stato
limite ultimo di salvaguardia della vita (SLV); in SLV le sollecitazioni di progetto si ottengono combinando gli sforzi normali di tipo statico con i
momenti dovuti alle azioni convenzionali, determinati come sopra descritto. Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza
anche per stati limite di esercizio (in particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti
strutturali (7.3.7.1). In tal caso, la resistenza di progetto viene calcolata con riferimento alle situazioni eccezionali: nel caso dell'analisi lineare,
pertanto, il coefficiente M assunto pari a 1/2 di quello delle situazioni ordinarie (4.5.9), ossia: M = 1.0 (non viene quindi operata alcuna riduzione
delle resistenze caratteristiche [muratura nuova] o medie [muratura esistente]). In SLD le sollecitazioni di progetto sono ottenute combinando gli
sforzi normali risultanti dall'analisi strutturale con gli effetti sismici valutati, come per SLV, secondo (7.2.1),7.2.3 ma sostituendo all'espressione (1/qa)
il fattore di smorzamento che, secondo 7.3.7.1, vale (2/3): ci coerentemente con la definizione degli spettri di progetto per stati limite di esercizio
e ultimi (cfr. 3.2.3.4, 3.2.3.5).
Simbologia utilizzata nel software PCM:
N. = numero progressivo dell'elemento murario
fd = valore di calcolo (o: di progetto) della resistenza a compressione
Nu = sforzo normale ultimo = 0.85 fd lt
Mu = momento di collasso per pressoflessione = (N t / 2) * (1 - N / Nu)
P = forza assiale positiva se di compressione
M = momento di calcolo ortogonale, definito dal comportamento a trave (a=0) o a piastra (a>0)
Z = altezza del baricentro dell'elemento rispetto alla fondazione
Hf = altezza dell'elemento murario rispetto alla fondazione (pari a: Z + H/2)
H = altezza dell'elemento murario
a = interasse di irrigidimento
Ta = primo periodo di vibrazione della parete, definito dal comportamento a trave (a=0) o a piastra (a>0)
T1 = primo periodo di vibrazione della struttura nella direzione considerata, derivante dall'analisi modale o stimato secondo la relazione: T1 = C1 *
H3/4 (7.3.3.2, con C1 = 0.050)
Sa = coefficiente sismico
W = peso dell'elemento
Fa/H = carico distribuito lungo l'altezza H della parete con risultante Fa applicata al baricentro della parete, ortogonalmente al piano della parete
stessa
C.Sic. = coefficiente di sicurezza dato dal rapporto Mu / M. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1

6.12.11. Verifica statica a stato limite di tipo geotecnico


VERIFICHE STATICHE A STATO LIMITE DI TIPO GEOTECNICO (GEO):
CAPACIT PORTANTE DEL TERRENO E SCORRIMENTO SUL PIANO DI POSA
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 6.4.2.1)
PCM esegue automaticamente le verifiche allo stato limite ultimo di tipo geotecnico (GEO) (verifica di capacit portante del terreno e di scorrimento
sul piano di posa) utilizzando l'Approccio 2 (2.6.1), dove i coefficienti parziali definiti per le azioni (A), per la resistenza dei materiali (M) e la
resistenza globale del sistema (R) assumono i valori (6.4.2.1):
A1 + M1 + R3
Con questo approccio, sono incrementate le azioni (A), invariati i parametri geotecnici (M) e ridotta la resistenza (R).
A1 (tab. 6.2.I) definisce i coefficienti parziali per le azioni F (distinti in: G1, G2, P e Q) gi applicati nella generazione delle combinazioni di carico
delle quali si esamineranno i risultati. Il campo di tensioni sul terreno generato da ognuna delle combinazioni di carico risulta quindi coerente con i
valori dei F indicati dalla Norma.
M1 (tab. 6.2.II) indica il coefficiente parziale per i materiali M che deve essere applicato ai parametri geotecnici del terreno: tangente dell'angolo di
resistenza al taglio, coesione efficace, resistenza non drenata, peso dell'unit di volume. Si ha: M=1.0 (cio: nessuna variazione dei parametri).
R3 (tab. 6.4.I) definisce il coefficiente parziale per la resistenza, pari a 2.3 per la capacit portante, e ad 1.1 per lo scorrimento sul piano di posa. Per la
verifica di resistenza strutturale della trave di fondazione (stato limite STR) il coefficiente R non deve essere portato in conto.
Si ipotizza che il modello globale dell'edificio contenga sia le travi di fondazione sia la struttura in elevazione, e le sollecitazioni sono calcolate
tenendo conto dell'interazione fra fondazioni e struttura sovrastante; le fondazioni sono schematizzate come aste su suolo elastico, e normalmente
considerate rigide sotto i maschi e deformabili in corrispondenza delle aperture.
In Analisi Statica, le massime tensioni sul terreno (ottenute considerando le varie combinazioni di carico statiche) sono confrontate con la capacit
portante (ridotta di 2.3); per la verifica a scorrimento, il taglio globale agente lungo una direzione viene confrontato con la resistenza a scorrimento
(ridotta di 1.1).
I seguenti parametri: K Winkler, Base di appoggio, Capacit portante (q,lim): sono propriet di ogni singola trave di fondazione e vengono definiti
nei Dati Aste. Sia il coefficiente di sottofondo che la capacit portante possono infatti variare a causa delle diverse dimensioni geometriche delle
travi di fondazioni. Dato comune a tutte le fondazioni invece l'angolo d'attrito fondazione-terreno: k, da cui: il coefficiente d'attrito (tg k).
Per la verifica Statica, le combinazioni di carico fondamentali utilizzate per le verifiche agli stati limite ultimi in analisi statica sono del tipo (2.5.3):
dove per i coefficienti G1, G2, P e Q si applica quando indicato in 2.6.1.
Simbologia utilizzata nel software PCM:
Verifica di capacit portante del terreno
N.asta = numero progressivo dell'asta (trave di fondazione, o trave su suolo elastico)
K Winkler = coefficiente di sottofondo della trave su suolo elastico
q,lim = capacit portante corrispondente all'asta, calcolata ad esempio con la formulazione di Terzaghi:
qlim = c Nc + qo Nq + B N
essendo:
c Nc = contributo della coesione lungo le superfici di rottura;
qo Nq = effetto stabilizzante del terreno ai lati della fondazione sul piano di posa;
B N= contributo della resistenza di attrito dovuta al peso del terreno del terreno all'interno delle superfici di scorrimento.
Rd = valore di progetto della resistenza = q,lim / R
Nodo i = nodo iniziale dell'asta
sZ,i = spostamento verticale del nodo i
sT,i = tensione di contatto nel nodo i
Ed,i = valore di progetto dell'azione in corrispondenza del nodo i (tensione sul terreno risultante dal calcolo)
C.Sic. i = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed,i. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nodo j = nodo finale dell'asta
sZ,j = spostamento verticale del nodo j
sT,j = tensione di contatto nel nodo j
Ed,j = valore di progetto dell'azione in corrispondenza del nodo j (tensione sul terreno risultante dal calcolo)
C.Sic. j = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed,j. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Verifica di scorrimento sul piano di posa
In corrispondenza di tutti i nodi di fondazione (nodi vincolati su suolo elastico), vengono rilevate le seguenti azioni (forze):
F orizz.X, F orizz. Y = reazioni orizzontali competenti al nodo.
F vert. = carico verticale corrispondente al nodo. Avendo risolto la struttura nel suo insieme (fondazioni+sovrastruttura), poich il nodo su suolo
elastico alla Winkler non fornisce la reazione verticale, comunque possibile fare riferimento allo sforzo normale alla base del maschio; questa
azione interna contiene gi il contributo del peso proprio delle travi di fondazione, regolarmente considerato nelle condizioni di carico.
Per ognuna delle due direzioni orizzontali del sistema globale di riferimento X,Y vengono infine riportati i seguenti parametri:
Direz. = direzione di riferimento (X o Y)
F.orizz.tot. = taglio globale agente lungo la direzione di riferimento
F.vert.tot. = carico verticale complessivo agente sul piano di posa delle fondazioni
R = valore di calcolo della resistenza. La resistenza di progetto si ottiene moltiplicando il carico verticale totale per tg k
Ed = valore di progetto dell'azione, coincidente con il taglio globale nella direzione di riferimento

Rd = valore di progetto della resistenza. Il coefficiente d'attrito di progetto dato da: tg d = tg k / ' , dove: ' = 1 (da tab. 6.2.II, colonna M1),
applicando a tg k il coefficiente parziale per tg '. Risulta quindi: tg d = tg k. La resistenza di progetto si ottiene moltiplicando il carico verticale
totale per tg d e dividendo per 1.1
C.Sic. = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1

6.12.12. Verifica sismica a stato limite di tipo geotecnico


VERIFICHE SISMICHE A STATO LIMITE DI TIPO GEOTECNICO (GEO):
CAPACIT PORTANTE DEL TERRENO E SCORRIMENTO SUL PIANO DI POSA
(D.M.14.1.2008 (NTC08), 6.4.2.1, 7.2.5, 7.11.5.3)
PCM esegue automaticamente le verifiche allo stato limite ultimo di tipo geotecnico (GEO) (verifica di capacit portante del terreno e di scorrimento
sul piano di posa) utilizzando l'Approccio 2 (2.6.1), dove i coefficienti parziali definiti per le azioni (A), per la resistenza dei materiali (M) e la
resistenza globale del sistema (R) assumono i valori (6.4.2.1):
A1 + M1 + R3
Con questo approccio, sono incrementate le azioni (A), invariati i parametri geotecnici (M) e ridotta la resistenza (R).
A1 (tab. 6.2.I) definisce i coefficienti parziali per le azioni F (distinti in: G1, G2, P e Q) gi applicati nella generazione delle combinazioni di carico
delle quali si esamineranno i risultati. Il campo di tensioni sul terreno generato da ognuna delle combinazioni di carico risulta quindi coerente con i
valori dei F indicati dalla Norma.
M1 (tab. 6.2.II) indica il coefficiente parziale per i materiali M che deve essere applicato ai parametri geotecnici del terreno: tangente dell'angolo di
resistenza al taglio, coesione efficace, resistenza non drenata, peso dell'unit di volume. Si ha: M=1.0 (cio: nessuna variazione dei parametri).
R3 (tab. 6.4.I) definisce il coefficiente parziale per la resistenza, pari a 2.3 per la capacit portante, e ad 1.1 per lo scorrimento sul piano di posa. Per la
verifica di resistenza strutturale della trave di fondazione (stato limite STR) il coefficiente R non deve essere portato in conto.
Si ipotizza che il modello globale dell'edificio contenga sia le travi di fondazione sia la struttura in elevazione, e le sollecitazioni sono calcolate
tenendo conto dell'interazione fra fondazioni e struttura sovrastante; le fondazioni sono schematizzate come aste su suolo elastico, e normalmente
considerate rigide sotto i maschi e deformabili in corrispondenza delle aperture.
Per l'analisi sismica, si fa riferimento a 7.2.5; si ricorda che la combinazione di carico sismica unica ed data da: G1 + G2 + E + j 2j Qkj ( i
coefficienti F sono unitari).
Nella verifica delle fondazioni devono essere assunte come azioni di progetto trasmesse dalla struttura le minori tra:
(a) la forza assiale (N) negli elementi strutturali verticali soprastanti, derivante dalla combinazione delle azioni di cui sopra, associata al
concomitante valore resistente del momento flettente (M) e del taglio (V);
(b) le azioni trasferite dagli elementi soprastanti (N, M, V) amplificate con un coefficiente Rd pari a 1,1 in CD B (N.B. CD "B" pu essere
considerata la situazione degli edifici in muratura, caratterizzati da bassa duttilit) e 1,3 in CD A; si ritiene ragionevole ritenere che l'amplificazione
riguardi le sole componenti sismiche (il valore di ogni sollecitazione dato dalla composizione della componente statica con quella sismica) (in
alternativa, l'amplificazione viene applicata alle sollecitazioni complessive);
(c) le azioni derivanti da una analisi elastica della struttura in elevazione eseguita con un fattore di struttura q pari a 1.
Per applicare l'opzione (a) indispensabile seguire una modalit di modellazione che separa il graticcio di fondazione dalla sovrastruttura; al
graticcio si applicano puntualmente (nei nodi di base degli elementi verticali sovrastanti) le azioni assiali di calcolo e i valori resistenti delle azioni
tagliante e flettente. Nel caso di modello unitario fondazioni+sovrastruttura, l'opzione (a) non pu essere utilizzata, perch non esiste una
configurazione di analisi che produca contemporaneamente le sollecitazioni richieste.
L'opzione (b) invece sempre applicabile in entrambi i casi; nel caso di modello unitario, l'amplificazione verr attribuita direttamente alle tensioni di
contatto fondazione-terreno (ai fini della verifica geotecnica GEO) e alle sollecitazioni nelle travi di fondazione (ai fini della loro verifica di resistenza
strutturale STR).
L'opzione (c) pu essere considerata poco significativa per le normali strutture ( ragionevole ritererla pensata per le strutture che in elevazione
sono calcolate con q=1). Infatti: la componente sismica valutata con il reale fattore di struttura (>=2.25 per gli edifici in muratura esistenti; >=2.80
per gli edifici nuovi in muratura ordinaria; >=3.25 per gli edifici nuovi in muratura armata) comunque inferiore a quella valutata con q=1 e quindi,
potendo scegliere le sollecitazioni minori fra (a) (b) (c), l'opzione (c) appare superflua.
Comunque, potendo scegliere le azioni minori fra (a) (b) (c), considerando un solo caso o due casi si opera favore di sicurezza (i restanti due casi o
un caso potrebbero solo ridurre le azioni e quindi non corrisponderebbero a situazioni pi sfavorevoli).
In analisi sismica, PCM segue l'opzione (b). Per la verifica di capacit portante: si amplificano di 1.1 le tensioni sul terreno corrispondenti all'unica
combinazione sismica prevista (effetto statico + effetto sismico); l'amplificazione viene applicata, a favore di sicurezza, alle componenti globali: in
alternativa potrebbe infatti applicarsi alla sola componente sismica; infine si confrontano con la capacit portante (ridotta di 2.3). Per la verifica a
scorrimento, si confronta il taglio complessivo agente sul piano di posa, cio sulla superficie di appoggio completa dell'edificio, amplificato di 1.1,
con la resistenza a scorrimento (ridotta di 1.1).
I seguenti parametri: K Winkler, Base di appoggio, Capacit portante (q,lim): sono propriet di ogni singola trave di fondazione e vengono definiti
nei Dati Aste. Sia il coefficiente di sottofondo che la capacit portante possono infatti variare a causa delle diverse dimensioni geometriche delle
travi di fondazioni. Dato comune a tutte le fondazioni invece l'angolo d'attrito fondazione-terreno: k, da cui: il coefficiente d'attrito (tg k).
La combinazione sismica la seguente :
G1 + G2 + E + j 2j Qkj ( i coefficienti F sono unitari) (3.2.4).
Le verifiche sismiche di tipo geotecnico, come le altre verifiche di resistenza, sono condotte, per tutti gli edifici in muratura, allo stato limite ultimo
di salvaguardia della vita (SLV). Per alcuni tipi di edifici sono richieste verifiche sismiche di resistenza anche per stati limite di esercizio (in
particolare: SLD): si tratta delle costruzioni di Classe III e IV qualora si vogliano limitare i danneggiamenti strutturali (7.3.7.1).

Simbologia utilizzata nel software PCM:


Verifica di capacit portante del terreno
N.asta = numero progressivo dell'asta (trave di fondazione, o trave su suolo elastico)
K Winkler = coefficiente di sottofondo della trave su suolo elastico
q,lim = capacit portante corrispondente all'asta, calcolata ad esempio con la formulazione di Terzaghi:
qlim = c Nc + qo Nq + B N
essendo:
c Nc = contributo della coesione lungo le superfici di rottura;
qo Nq = effetto stabilizzante del terreno ai lati della fondazione sul piano di posa;
B N= contributo della resistenza di attrito dovuta al peso del terreno del terreno all'interno delle superfici di scorrimento.
Rd = valore di progetto della resistenza = q,lim / R
Nodo i = nodo iniziale dell'asta
sZ,i = spostamento verticale del nodo i
sT,i = tensione di contatto nel nodo i
Ed,i = valore di progetto dell'azione in corrispondenza del nodo i. La tensione sul terreno risultante dal calcolo deve essere amplificata di 1.1
(opzione (b); l'amplificazione 1.1 si applica, a favore di sicurezza, alla tensione complessiva, che include sia la parte statica sia la parte sismica)
C.Sic. i = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed,i. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Nodo j = nodo finale dell'asta
sZ,j = spostamento verticale del nodo j
sT,j = tensione di contatto nel nodo j
Ed,j = valore di progetto dell'azione in corrispondenza del nodo j. Analogamente a Ed,i, la tensione sul terreno risultante dal calcolo deve essere
amplificata per 1.1
C.Sic. j = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed,j. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1
Verifica di scorrimento sul piano di posa
In corrispondenza di tutti i nodi di fondazione (nodi vincolati su suolo elastico), vengono rilevate le seguenti azioni (forze):
F orizz.X, F orizz. Y = reazioni orizzontali competenti al nodo.
F vert. = carico verticale corrispondente al nodo. Avendo risolto la struttura nel suo insieme (fondazioni+sovrastruttura), poich il nodo su suolo
elastico alla Winkler non fornisce la reazione verticale, comunque possibile fare riferimento allo sforzo normale alla base del maschio; questa
azione interna contiene gi il contributo del peso proprio delle travi di fondazione, regolarmente considerato nelle condizioni di carico.
Per ognuna delle due direzioni orizzontali del sistema globale di riferimento X,Y vengono infine riportati i seguenti parametri:
Direz. = direzione di riferimento (X o Y)
F.orizz.tot. = taglio globale agente lungo la direzione di riferimento
F.vert.tot. = carico verticale complessivo agente sul piano di posa delle fondazioni
R = valore di calcolo della resistenza. La resistenza di progetto si ottiene moltiplicando il carico verticale totale per tg k
Ed = valore di progetto dell'azione, coincidente con il taglio globale nella direzione di riferimento amplificato per 1.1 (opzione (b))
Rd = valore di progetto della resistenza. Il coefficiente d'attrito di progetto dato da: tg d = tg k / ' , dove: ' = 1 (da tab. 6.2.II, colonna M1),
applicando a tg k il coefficiente parziale per tg '. Risulta quindi: tg d = tg k. La resistenza di progetto si ottiene moltiplicando il carico verticale
totale per tg d e dividendo per 1.1
C.Sic. = coefficiente di sicurezza, fornito dal rapporto: Rd / Ed. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1

6.12.13. Verifica di compatibilit degli spostamenti (pushover)


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.3.4.1, 7.8.1.5.4, C8.7.1.4)
Da 7.8.1.6: (...) Nel caso di analisi statica non lineare, la verifica di sicurezza consiste nel confronto tra la capacit di spostamento ultimo della
costruzione e la domanda di spostamento ottenute applicando il procedimento illustrato al 7.3.4.1. In ogni caso, per le costruzioni edifici in
muratura ordinaria e per le costruzioni in muratura armata in cui non si sia applicato il criterio di gerarchia delle resistenze, nelle quali il rapporto tra
il taglio totale agente sulla base del sistema equivalente ad un grado di libert calcolato dallo spettro di risposta elastico e il taglio alla base
resistente del sistema equivalente ad un grado di libert ottenuto dall'analisi non lineare [C.7.3.8: tale rapporto definito come: q* = Se(T*) m* /
Fy*] ecceda il valore 3.0, la verifica di sicurezza dovr ritenersi non soddisfatta. La rigidezza elastica del sistema bilineare equivalente si individua
tracciando la secante alla curva di capacit nel punto corrispondente ad un taglio alla base pari a 0.7 volte il valore massimo (taglio massimo alla
base). Il tratto orizzontale della curva bilineare si individua tramite l'uguaglianza delle aree sottese dalle curve tracciate fino allo spostamento ultimo
del sistema.
In PCM, conformemente a 7.8.1.5.4, nello schema della muratura a 'Telaio equivalente', i pannelli murari vengono caratterizzati da un
comportamento bilineare elastico perfettamente plastico, con resistenza al limite elastico definita per mezzo della risposta flessionale o a taglio di
cui ai punti 7.8.2.2 e 7.8.3.2. Il modello, ove non sia applicata l'ipotesi shear-type, tiene conto degli effetti connessi alla variazione delle forze
verticali dovuta all'azione sismica e garantisce gli equilibri locali e globali. Qui di seguito si fornisce una descrizione dettagliata del procedimento di
analisi statica non lineare.
Criteri generali:
Il concetto alla base dell'analisi sismica statica non lineare che la capacit complessiva della struttura di sostenere le azioni sismiche pu essere
descritta dal comportamento della stessa sottoposta ad un sistema di forze statiche equivalenti incrementate fino a raggiungere il collasso, inteso
come incapacit di continuare a sostenere i carichi verticali. 'Analisi pushover' significa 'analisi di spinta', intendendo appunto per 'spinta'
l'applicazione delle forze orizzontali progressivamente incrementate.

Il sistema di forze in questione deve simulare in modo il pi possibile realistico gli effetti di inerzia prodotti dal sisma nel piano orizzontale; essi, a
loro volta, dipendono dalla risposta stessa della struttura, per cui il sistema di forze dovrebbe cambiare durante l'analisi: ci corrisponde ad un
adattamento della distribuzione delle forze al livello di danneggiamento (pushover adattivo).
La procedura pu essere svolta attraverso una serie di analisi elastiche sequenziali sovrapposte dove il modello matematico della struttura (pi
precisamente la matrice di rigidezza), viene continuamente aggiornato, per tener conto della riduzione di rigidezza degli elementi che entrano in
campo plastico.
La capacit di una struttura pertanto rappresentata mediante una curva che ha come grandezze di riferimento il taglio alla base e lo spostamento
di un punto di controllo dell'edificio (ad esempio: punto in copertura, generalmente coincidente con il baricentro, o a 2/3 dell'altezza).
Attraverso l'equivalenza dinamica tra sistema a pi gradi di libert (M-GDL) e sistema a 1 grado di libert (1-GDL), la curva di capacit cos ottenuta
viene ricondotta ad un legame tipico di un oscillatore non lineare ad un grado di libert, rendendo possibile un diretto confronto con la domanda
sismica rappresentata in termini di spettro di risposta.
Sinteticamente, quindi, il metodo pushover basato su un processo incrementale che simula la spinta orizzontale di forze statiche, equivalenti al
sisma, su una struttura. Dopo ogni incremento del sistema di forze applicate, si verificano le condizioni dei componenti della struttura e si effettuano
gli opportuni aggiornamenti del modello. L'analisi si arresta quando vengono raggiunte particolari condizioni limite.
Il metodo numerico implementato in PCM un algoritmo di calcolo dedicato, secondo una traccia metodologica derivata dall'opera:
G. C. Beolchini, G. Di Pasquale, L. Gizzarelli: La valutazione delle prestazioni sismiche di strutture esistenti in cemento armato: indicazioni dalle Linee
Guida NEHRP, Roma, Dicembre 2002 (volume in download da: http://ssn.protezionecivile.it/RT/rtindex.html)
e definita dal documento 'ATC 40'. In tale ambito, seguendo NTC08, agli elementi murari viene attribuito comportamento bilineare elasticoperfettamente plastico, quindi con rigidezza costante nella fase elastica, e nulla nella fase plastica.
Distribuzione di Forze:
L'analisi statica non lineare (analisi pushover) caratterizzata da un sistema di forze statiche orizzontali applicate a livello dei solai, crescenti
proporzionalmente: nel caso di distribuzione fissa, in modo tale da mantenere costante il rapporto fra le forze ai diversi piani; in caso di distribuzione
adattiva, il rapporto fra le forze viene modificato in base all'aggiornamento dell'analisi modale.
L'analisi statica non lineare viene eseguita con una delle seguenti distribuzioni di forze:
Gruppo 1 (distribuzioni principali)
FISSE: i rapporti fra le forze orizzontali restano fissi nel corso del processo incrementale:
(A) ("triangolare") Forze proporzionali a quelle da utilizzarsi per l'analisi statica lineare
(B) (uni-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente al primo modo di vibrazione.
La forma modale sar in generale diversa nella direzione X e nella direzione Y: quindi quando si parla di primo modo [sia per la distribuzione C) sia
per la E)], si deve intendere il primo modo secondo X, per l'analisi X; il primo modo secondo Y, per l'analisi Y.
Questo importante nelle analisi 3D (mentre nelle 2D la questione ininfluente, perch il primo modo si riferir all'unica direzione orizzontale del
piano verticale 2D considerato).
Per riconoscere se il modo secondo X o secondo Y si controlla se la massa modale efficace secondo X > o < di quella secondo Y.
(C) (multi-modale) Forze corrispondenti alla distribuzione delle forze modali calcolate con analisi dinamica lineare, tenendo conto di tutti i modi
considerati
(D) (multi-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente ad una forma modale equivalente, tenendo
conto di tutti i modi considerati
Gruppo 2 (distribuzioni secondarie)
(E) (uniforme) Forze proporzionali alle masse
ADATTIVE: la distribuzione di forze viene aggiornata ad ogni evoluzione di rigidezza, previa riesecuzione dell'analisi modale:
(F) (uni-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente al primo modo di vibrazione
(G) (multi-modale) Forze corrispondenti alla distribuzione delle forze modali calcolate con analisi dinamica lineare, tenendo conto di tutti i modi
considerati
(H) (multi-modale) Forze modali, proporzionali al prodotto delle masse per la deformata corrispondente ad una forma modale equivalente, tenendo
conto di tutti i modi considerati
Le distribuzioni (A)(B)(C) del Gruppo 1 e (E)(F)(G) del Gruppo 2 sono espressamente citate in 7.3.4.1. Le distribuzioni (D)(H) possono essere
considerate distribuzioni multi-modali, alternative o complementari alle (C)(G).
Per edifici in muratura nuovi, con impalcati rigidi, si considereranno almeno una distribuzione del Gruppo 1 e almeno una del Gruppo 2, con le
limitazioni previste: (A) e (B) sono applicabili solo se il modo di vibrare fondamentale nella direzione considerata ha massa partecipante non inferiore
al 60% (7.8.1.5.4); (C) solo se il periodo fondamentale superiore a TC.
Per edifici in muratura esistenti, potranno essere utilizzate le distribuzioni (A)(E) indipendentemente dalla massa partecipante del primo modo
(C8.7.1.4).
Le distribuzioni (C)(G) dipendono dalle forze spettrali: pertanto, poich a SLD (di danno) e SLV (ultimo) corrispondono due distinti spettri di risposta,
l'analisi pushover si differenzia fra i due stati limite; ognuna delle due verifiche a SLD e SLV si effettua nel corrispondente diagramma. Per tutte le
altre distribuzioni, il diagramma pushover SLD e SLV coincidente, ed in esso sono eseguite
Direzioni di analisi:
L'analisi deve essere condotta nelle due direzioni ortogonali di riferimento (X e Y).
- ANALISI PIANE (2D): gli edifici vengono scomposti in singoli telai, p. es. un telaio rappresentativo in direzione X (analisi statica non lineare in
direzione X), ed un telaio rappresentativo in direzione Y (analisi statica non lineare in direzione Y).
- ANALISI SPAZIALI (3D): considerando il modello nel suo complesso (modello tridimensionale dell'edificio) l'analisi condotta separatamente
prima secondo X, e poi secondo Y.
In generale le strutture non sono simmetriche, per cui le analisi dovranno essere condotte anche secondo -X e secondo -Y.
In modelli 3D, dove si eseguono analisi X e analisi Y, la combinazione degli effetti nelle due direzioni orizzontali non deve essere applicata (7.3.5).

Algoritmo di calcolo implementato in PCM


ANALISI STATICA NON SISMICA (ANALISI DI GRAVITA')
0. Analisi statica non sismica, con Combinazione di tipo sismico dei carichi verticali.
Secondo 3.2.4, gli effetti statici da sommare agli effetti sismici sono forniti dalla seguente combinazione:
G,1 + G,2 + P + (2,j * Qk,j)
ANALISI SISMICA INCREMENTALE
Per ogni DISTRIBUZIONE DI FORZE da processare:
esecuzione di una serie di analisi statiche non lineari. Vengono svolte:
3D) al massimo 4 analisi: +X, -X, +Y, -Y; per simmetria in dir.X non c' -X; per simmetria in dir.Y non c' -Y
2D) al massimo 2 analisi: +X, -X; per simmetria in dir.X non c' -X
Per le distribuzioni (C) e (G), dipendenti dalle forze spettrali, devono essere eseguite distintamente le due analisi SLV e SLD, ed ognuno dei due stati
limite generer un diagramma forza-spostamento; alle altre distribuzioni compete un unico diagramma sul quale vengono considerati sia SLV che
SLD.
- Una data analisi si articola nei seguenti passi:
Inizio Loop (=Ciclo incrementale) con incremento progressivo del Taglio alla Base
1. Determinazione delle forze (secondo la distribuzione corrente) dovute all'incremento di taglio alla base
2. Analisi sismica statica equivalente, nella sola direzione corrente (X o Y), con forze orizzontali correnti
3. Noti gli incrementi di spostamento e di azioni interne, si calcolano i valori complessivi, sommandoli ai valori complessivi del passo precedente
4. Archiviazione punto della curva di capacit (Spostamento punto di controllo - Taglio globale alla base)
5. Verifiche della muratura. [La procedura esegue sempre automaticamente l'individuazione autocorrettiva del limite elastico. Se con l'incremento
del ciclo corrente si oltrepassa il punto di crisi di un elemento, possibile diminuire l'incremento e tornare all'inizio del ciclo corrente. Questa
procedura viene seguita solo se si scelto l'incremento di taglio autocorrettivo nei Parametri di Calcolo.]
6. Se richiesto dai Parametri di Calcolo, si archivia tutta la configurazione strutturale (con le verifiche murarie)
7. Se il modello deve essere aggiornato (alcuni elementi sono passati da verifica soddisfatta a non):
7.1. Aggiornamento matrice rigidezze
7.2. Fattorizzazione della matrice delle rigidezze aggiornata
7.3. Se la matrice singolare (non pi invertibile): struttura labile, esce dal Loop
7.4. In caso di forma modale: riesecuzione Analisi Modale con aggiornamento distribuzione forze
8. Se uno o pi elementi collassano, occorre ripartire dal punto 0. costruendo una nuova curva di capacit (sottocurva) dell'analisi corrente, che
tenga conto fin dall'inizio degli elementi collassati e della diminuzione di rigidezza degli elementi plasticizzati anche se non ancora collassati. Si
riesegue quindi l'Analisi di Gravit, seguita di nuovo dal Loop. La costruzione delle sottocurve successive termina quando sopraggiunge la
condizione di labilit che fa uscire dal Loop
Termine Loop
9. Esame della curva di capacit; definizione di punti notevoli
10. Verifica di sicurezza con oscillatore elastoplastico equivalente
Risultati dell'elaborazione per l'analisi pushover:
Le curve di capacit della struttura reale analizzata (sistema a pi gradi di libert: M-GDL) vengono rappresentate in diagrammi che riportano in
ascisse lo Spostamento del punto di controllo, ed in ordinate il Taglio globale alla base. Per ogni curva, attraverso le relazioni di equivalenza
dinamica, riportate al punto C7.3.4.1, viene definita la corrispondente curva del sistema ad 1 grado di libert equivalente 1-GDL, e successivamente
il diagramma bilineare, attraverso il quale possibile definire la domanda sismica (=spostamento richiesto secondo lo spettro di risposta) del
sistema 1-GDL, ricondotta infine alla domanda per il sistema M-GDL.
Le verifiche di compatibilit degli spostamenti per il sistema reale M-GDL consistono nel confronto tra la domanda sismica e la capacit deformativa
della struttura.
Per il calcolo della domanda sismica, l'espressione degli spettri di risposta elastico Se(T) e degli spettri di progetto per SLV e SLD fornita in 3.2.3.
Lo spettro di risposta elastico in termini di spostamento dato da: SDe(Ts) = Se(Ts) * (T / 2)^2 (3.2.3.2.3).
Sulla curva pushover (diagramma forza-spostamento), lo Stato Limite di Danno SLD identificato con il punto caratterizzato dallo spostamento
minore tra quello corrispondente al raggiungimento della massima forza e quello per il quale lo spostamento relativo fra due punti sulla stessa
verticale appartenenti a piani consecutivi eccede i valori riportati in 7.3.7.2 (per muratura ordinaria: 3 per mille dell'altezza di piano); lo Stato Limite
Ultimo SLV coincide con il punto caratterizzato dallo spostamento corrispondente ad una riduzione della forza non superiore al 20% del massimo
(C7.8.1.5.4).
Per ogni diagramma pushover ed ogni stato limite analizzato, il risultato della verifica esprimibile sotto forma di un Coefficiente di Sicurezza,
dato dal rapporto fra capacit e domanda. La verifica soddisfatta quando il coefficiente di sicurezza >= 1 (la struttura in grado di sostenere lo
spostamento richiesto dall'evento sismico).
Per gli edifici in muratura, generalmente molto rigidi, la verifica di resistenza (stato limite ultimo) pi impegnativa rispetto alla verifica di
deformabilit (stato limite di danno); per tale motivo, in generale la verifica allo stato limite ultimo fornisce coefficienti di sicurezza minori rispetto
allo stato limite di danno.
I risultati di PCM riportano inoltre la capacit della struttura in termini di PGA: PGA,CLV e PGA,DLV, valori di massima accelerazione al suolo
consentita dall'edificio, definita dal valore in corrispondenza del quale vengono raggiunti, rispettivamente, lo stato limite ultimo SLV e lo stato limite
di danno SLD. Unitamente al valore PGA, sono forniti il corrispondente periodo di ritorno TR e la probabilit di superamento P,VR relativa al periodo
di riferimento VR. Il calcolo della capacit della struttura viene effettuato tramite un ciclo iterativo condotto sul periodo di ritorno TR: si varia il valore
di TR fra gli estremi 30 e 2475 anni (estremi previsti dalla Normativa), ricercando il periodo di ritorno cui corrisponde la massima accelerazione a,g
tale da soddisfare la verifica di sicurezza. Per soddisfare la verifica di sicurezza vengono considerate due condizioni contemporanee:

1) la domanda di spostamento (dipendente dallo spettro, e quindi dai valori di TR, ag e altri parametri correlati) deve essere <= della capacit di
spostamento definita dalla curva pushover;
2) il valore di q* = Se(T*) m* / Fy* deve essere <= 3.0.
Qualora la verifica di sicurezza sia soddisfatta per TR=2475 anni, la capacit della struttura viene qualificata con TR>=2475 anni (il D.M. 14.1.2008,
nell'Allegato A dispone che nell'analisi siano considerati solo valori di TR compresi fra 30 e 2475 anni). Analogamente, se la verifica di sicurezza non
soddisfatta per TR=30 anni, la capacit della struttura viene qualificata con TR<=30 anni; i limiti assunti per PGA corrispondono ai limiti minimo e
massimo di TR, secondo le corrispondenze definite dal reticolo di riferimento (Tab. 1, All.A al D.M. 14.1.2008).
Si osservi che a,g indica l'accelerazione al suolo su suolo rigido, mentre PGA pu essere stata definita - nei Parametri di Calcolo - come a,g oppure
come accelerazione al suolo tenendo conto degli effetti di suolo: il risultato in termini di PGA dipende quindi dal significato attribuito a PGA.
L'analisi statica non lineare eseguita da PCM fornisce inoltre il valore del fattore di struttura q (7.8.1.3), attraverso il calcolo del rapporto u/1
dove:
1 = moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale, mantenendo costanti le altre azioni, il primo pannello murario raggiunge la sua
resistenza ultima (a taglio o a pressoflessione);
u = 90% del moltiplicatore della forza sismica orizzontale per il quale, mantenendo costanti le altre azioni, l'edificio raggiunge la massima forza
resistente.
I valori del fattore di struttura sono i seguenti:
- per edifici nuovi: q = q0 KR (7.3.1), dove:
per costruzioni in muratura ordinaria: q0 = 2.0 u/1; per costruzioni in muratura armata: q0 = 2.5 u/1; per costruzioni in muratura armata
progettati secondo il criterio di Gerarchia delle Resistenze: q0 = 3.0 u/1. KR=1 per edifici regolari in altezza; 0.8 altrimenti.
In ogni caso, u/1 non pu essere assunto maggiore di 2.5.

6.12.14. Analisi sismica lineare: Ridistribuzione del taglio


(D.M.14.1.2008 (NTC08), 7.8.1.5.2)
Nel caso in cui l'analisi sismica lineare (statica o dinamica modale) non conduce a verifica soddisfatta, si ha che per una o pi pareti, e per ciascuna di
queste pareti: per una o pi combinazioni (stat.+/-sism., base e sommit), il taglio di calcolo V maggiore del taglio resistente Vt, con
corrispondente coefficiente di sicurezza < 1. Le verifiche considerate sono quelle per azioni complanari (pressoflessione, taglio per scorrimento e
taglio per fessurazione diagonale). Si ha quindi: V > Vt.
Secondo NTC08 (7.8.1.5.2), nel caso di piani rigidi, la distribuzione del taglio nei diversi pannelli (maschi murari) risultanti dall'analisi lineare pu
essere modificata, a condizione che l'equilibrio globale di piano sia rispettato e a condizione che il valore assoluto della variazione del taglio in
ciascun pannello non sia superiore al massimo fra 25% del taglio iniziale e 10% del taglio globale di piano agente nella direzione parallela al
pannello.
Per garantire che la soluzione ricercata sia equilibrata, il procedimento adottato da PCM prevede la riduzione della rigidezza delle pareti non
verificate secondo il rapporto k' = Vt / V , con k' tale da rispettare i limiti di max diminuzione e max aumento, originariamente riferiti ai tagli e qui
ricondotti alle rigidezze.
Eseguita tale variazione, si ripete il calcolo, ottenendo sollecitazioni (e quindi tagli nei pannelli) aggiornate. Si osservi che il calcolo condotto
nuovamente su tutta la struttura nel suo complesso, rispettandone quindi pienamente le caratteristiche geometriche e meccaniche, e le condizioni al
contorno sui vincoli e sui carichi. Le uniche variazioni riguardano l'alterazione delle rigidezze di uno o pi elementi.
A verifiche eseguite, si deve accertare che per ogni parete la variazione del taglio di calcolo rispetto al taglio originario effettivamente non sia
superiore alla max diminuzione ed al max aumento consentiti.
Qualora ancora alcune pareti siano non verificate, si ripete la procedura iterativamente, finch si raggiunge la condizione di verifica soddisfatta o la
condizione di termine per raggiungimento del massimo numero di cicli. Il procedimento pu anche terminare in presenza di soluzione oscillante,
con alcune pareti che precedentemente giunte a verifica, tornano ad essere non verificate.
Se il procedimento ha termine con successo, per ogni parete le verifiche ad azioni complanari evidenzieranno verifiche tutte soddisfatte, ed i risultati
(sollecitazioni e verifiche) saranno riferiti alla distribuzione di tagli finale corrispondente all'ultimo ciclo di ridistribuzione effettuato.
PCM consente una specifica di distinti valori per la max diminuzione ed il max aumento; tali valori risultano coincidenti in NTC08 (e sono pari al 25%)
ma sono diversi in EC8: max diminuzione: 30%, max aumento: 50%. E' inoltre possibile considerare o meno l'opzione (non a favore di sicurezza) di
fare riferimento al valore pi grande fra i limiti detti e il 10% del taglio globale di piano.
Simbologia adottata dal software PCM (risultati di ridistribuzione del taglio):
N. = numero progressivo dell'elemento murario
Sez. / comb. = indica la sezione di verifica (B=base, S=sommit), e la combinazione di azioni derivanti dall'analisi sismica. Pi in dettaglio, le
combinazioni eseguite nelle sezioni di verifica sono identificate dalle seguenti sigle:
B.1 = sezione di base, combinazione N+ , T/M+
B.2 = sezione di base, combinazione N+ , T/MB.3 = sezione di base, combinazione N- , T/M+
B.4 = sezione di base, combinazione N+ , T/Me analogamente per la sezione S di sommit.
Le combinazioni .2 e .3 (N+ , T/M-) e (N- , T/M+), vengono eseguite solo se il corrispondente parametro di calcolo stato selezionato (finestra
Parametri di Calcolo: scheda: Edifici in Muratura: Per Analisi Lineare: Considerare anche le combinazioni (Nmin, T/Mmax), (Nmax, T/M min)).
V iniz. = taglio corrispondente alla configurazione iniziale (originaria)
dV - = massima diminuzione di taglio consentita secondo la percentuale specificata nei dati
dV + = massimo aumento di taglio consentito secondo la percentuale specificata nei dati

0.1 Vp = 10% del taglio globale di piano nella direzione del pannello (utilizzato per il calcolo della max diminuzione e del max aumento di taglio,
qualora il corrispondente parametro sia attivato e sia stato quindi indicato in stampa nei Parametri di ridistribuzione)
dV lim - = massima diminuzione di taglio consentita
dV lim + = massimo aumento di taglio consentito
%K iniz. = percentuale di rigidezza elastica inizialmente attribuita alla parete
%K fin. = percentuale di rigidezza attribuita alla parete al termine del procedimento di ridistribuzione
V rid. = taglio competente alla parete derivante dalla redistribuzione
dV = variazione fra taglio iniziale e taglio derivante dalla redistribuzione
|Vrid|/|V| variaz.% = variazione in percentuale fra taglio iniziale e taglio derivante dalla ridistribuzione

6.12.15. Verifica sismica per palazzi e ville


Modello meccanico semplificato (LV1) (Direttiva P.C.M. 9.2.2011, 5.4.2)
Una particolare classe di costruzioni esistenti in muratura costituita da edifici a tipologia monumentale: palazzi, ville ed altre strutture con pareti
di spina ed orizzontamenti intermedi (tipologie analoghe alla tradizionale tipologia di 'edificio' relativo all'edilizia non tutelata). Per tali costruzioni, le
norme specifiche (Direttiva P.C.M. 9.2.2011) prevedono un metodo di verifica semplificato, pur tridimensionale, ai fini del quale consentita una
modellazione che pu prescindere dai collegamenti rigidi negli angoli e nelle intersezioni degli allineamenti.
La metodologia descritta nel riferimento normativo richiede che siano noti gli sforzi di compressione su ogni singola parete, relativamente alla
combinazione di carichi verticali agenti in fase sismica (cfr. (5.9)), in modo che sia determinabile la resistenza a taglio della parete stessa. Ci richiede
che il modello globale dell'edificio sia stato processato con un'analisi sismica lineare complessiva.
In alternativa, la tensione normale agente in ogni parete potrebbe essere stimata con calcoli manuali o addirittura ignorata, a favore di sicurezza,
considerando una resistenza a taglio pari al valore assunto in assenza di carico verticale: evidente tuttavia che le possibilit offerte dallo strumento
informatico rendono tali approssimazioni inappropriate.
In definitiva, quando si opera nell'ambito dei modelli meccanici semplificati (LV1), il giudizio sulla capacit sismica della struttura monumentale si
pu trarre dai risultati del metodo semplificato, e l'analisi complessiva (eseguita prima della verifica semplificata) resta finalizzata solo alla corretta
valutazione delle tensioni normali in fase sismica e alla definizione delle coordinate del centro delle rigidezze.
Secondo il testo normativo citato, possibile fare riferimento a due meccanismi di collasso ricorrenti nel caso dei palazzi:
- collasso uniforme, che coinvolge la totalit dell'edificio (a questa tipologia di collasso dedicato esplicitamente il paragrafo 5.4.2);
- collasso di un interpiano debole (modalit gi presente nella versione precedente della norma [Direttiva P.C.M. 12.10.2007]. Per la generalit dei
casi, la verifica in PCM viene sempre svolta considerando entrambe le modalit di collasso).
Con riferimento a SLV, la 'capacit' dell'edificio pu essere rappresentata con l'ordinata dello spettro di risposta corrispondente alla forza di taglio
sostenibile. In (5.1) si fornisce l'espressione dello spettro elastico, e nei paragrafi seguenti la modalit con cui l'accelerazione viene correlata alla
formulazione dello spettro. In PCM, equivalentemente, si fa riferimento allo spettro di progetto in termini di accelerazione.
Noto il taglio resistente FSLV, per una data direzione (X o Y), per una data modalit di collasso ipotizzata (uniforme o piano debole) e ad un dato
piano, l'ordinata dello spettro di progetto pari a:
Sd,SLV = FSLV / (e* M)
dove la massa partecipante al moto dinamico M* definita attraverso il parametro: 'frazione di massa partecipante' e* = M*/M, con M massa totale
dell'edificio.
In base alla formulazione dell'azione sismica secondo il D.M.14.1.2008 (tramite reticolo dove sono correlati i valori dei periodi di ritorno TR e dei
parametri di spettro ag, Fo e TC*), mediante un procedimento iterativo si potr determinare il periodo di ritorno sostenibile, ossia il valore di TR cui
corrisponde la capacit calcolata: Sd,SLV. Ripetendo tale calcolo per le due direzioni di riferimento (X e Y), per le due modalit di collasso possibili
(uniforme o piano debole) e per ogni piano, cos possibile individuare il massimo periodo di ritorno, corrispondente alla massima accelerazione
sostenibile (PGA), definendo anche un indicatore di rischio come rapporto fra capacit e domanda. La formulazione dello spettro di risposta elastico e
di progetto per SLV, adottata in PCM, esattamente quella riportata in 3.2.3.2.1, 3.2.3.5 del D.M. 14.1.2008; con riferimento alle relazioni (5.2) della
Direttiva, anche per i periodi minori di TB e per quelli maggiori di TD si utilizzano le espressioni complete dello spettro (3.2.4), in modo del tutto
analogo a qualunque progettazione strutturale tramite spettri di risposta.
Il periodo fondamentale dell'edificio, da utilizzare nello spettro di risposta, pu essere calcolato in via semplificata tramite la relazione (7.3.5)
(7.3.3.2).
Per esprimere la relazione: Sd,SLV = FSLV / (e* M) per ognuna delle due modalit di collasso considerate, nonch per ogni piano e per le due direzioni X
e Y, si opera secondo i seguenti criteri.
La frazione di massa partecipante e* risulta definita dall'ipotesi sul modo di collasso identificato con lo spostamento i del piano i-esimo.
L'espressione generale della frazione di massa partecipante data dalla (5.10):

Se le masse sono tutte uguali (mj = m per ogni piano; M = Nm), l'espressione generale della frazione di massa partecipante assume la forma della
(5.12):

Fig. 1

Ai fini del collasso 'uniforme' (fig. 1), che investe cio le strutture dell'edificio nel suo complesso, il modo di collasso viene approssimato da una
legge lineare, con normalizzazione ad 1 in sommit.
In tal caso: j = hj/hN, le sommatorie sono estese da 1 a N (perch tutte le masse di piano sono coinvolte dal moto), e le espressioni della frazione di
massa partecipante diventano:
- in generale:
e* = [mj (hj / hN)] 2 / [M * (mj (hj / hN) 2)] e* = (mj hj) 2 / [M * (mj hj2 )]
- nel caso di masse tutte uguali:
e* = ((hj / hN)) 2 / [ N * ((hj / hN) 2)] e* = (hj) 2 / [N * (hj2 )]

- se inoltre tutte le altezze di interpiano sono uguali ad h: hj= j*h, hN = N*h, si ha:
e* = (j) 2 / [N * (j2)]
ed essendo:
(j) = N * (N+1) / 2; (j2) = (N / 6) * (N+1) * (2N+1)
segue:
e* = [N * (N+1) / 2]2 / [N* (N / 6) * (N+1) * (2N+1)] = (3/2) * (N+1)/(2N+1)
Questa formula di e* espressa nel testo normativo in modo approssimato dalla (5.14):
e* = 0.75 + 0.25 N-0.75

In pratica: per il collasso 'uniforme', nella generalit dei casi, senza necessit di calcolare la forma di collasso, possibile formulare e* considerando
che i diversi piani abbiano massa e altezza di interpiano diverse. In PCM si adotta pertanto l'espressione:
e* = (mj hj) 2 / [M * (mj hj2 )]
formula di cui la (5.14) rappresenta un'approssimazione per il caso di masse e altezze di interpiano costanti.
Nel caso di collasso del piano debole (indicato con 'i': 1iN), le sommatorie che definiscono la massa partecipante si estendono dal piano i al piano
N (per gli i-1 piani sottostanti la deformata di collasso nulla), e lo spostamento normalizzato in sommit risulta pari a 1 per il piano i ed i
sovrastanti. Pertanto si ha:
- in generale:
e* = (i,Nmj j) 2 / [ M * i,N(mj j 2)] = (i,Nmj)2 / [ M * i,N(mj)] = (i,Nmj) / M
(con M massa totale dell'edificio, relativa cio a tutti i piani da 1 a N: M = 1,Nmj)
- nel caso di masse tutte uguali, si ottiene la formula semplificata:
e* = [N-(k-1)] / N = (N+1-k)/N
In pratica: per il collasso per piano debole, nella generalit dei casi, possibile formulare e* considerando che i diversi piani abbiano massa diversa.
In PCM si adotta pertanto l'espressione:
e* = (i,Nmj) / M
formula di cui la e*=(N+1-k)/N rappresenta la semplificazione per il caso di masse costanti.
Il taglio resistente FSLV per il piano i-esimo, in una data direzione (X o Y) e secondo uno dei due modi di collasso, fornito dalla somma dei tagli
resistenti di tutti i piani sovrastanti incluso lo stesso piano di verifica. Con riferimento alla direzione X, si ha:

dove:
xi = coefficiente che considera l'omogeneit di rigidezza e resistenza dei maschi murari, valutato secondo la (5.8):

xi = coefficiente legato al tipo di rottura, posto pari a 0.8 nell'ipotesi di maggiore probabilit di collasso per pressoflessione, pari a 1.0 se invece
risulta determinante il comportamento a taglio;
x = coefficiente legato alla resistenza delle fasce murarie di piano poste nella direzione considerata;
Axi = area di calcolo della parete per analisi in direzione X. Le pareti con piano medio parallelo agli assi di riferimento, orientate cio secondo X o
secondo Y, hanno nulla l'area nella direzione ortogonale al piano medio. Pareti oblique in pianta hanno invece valori non nulli per entrambe le aree:
conformemente a quanto indicato nella Direttiva, per la verifica in direzione X PCM considera i pannelli il cui piano medio ha inclinazione

compresa tra +45 e -45 ai quali attribuisce un'area efficace ridotta del coefficiente cos; per la verifica in direzione Y si procede analogamente con
compresa fra 45 e 135;
Axi di = taglio resistente di riferimento per il piano i-esimo. Questo taglio di piano fornito dalla sommatoria dei contributi (Axik*dik) essendo k
l'indice delle pareti del piano; analogamente, per la direzione Y, il taglio dato dalla somma dei contributi (Ayik*dik);
xi = coefficiente di irregolarit in pianta definito dalla (5.7):

i = coefficiente indipendente dalla direzione X/Y, dato dal rapporto tra la risultante delle forze sismiche fino al piano i-esimo incluso, e la forza
sismica totale. Analogamente alla frazione di massa partecipante, il coefficiente i deriva dalla forma modale scelta, rappresentata dal vettore
spostamento normalizzato al valore unitario in sommit (5.11):

dove mj la massa e j lo spostamento orizzontale del piano j-esimo.


Per il collasso uniforme:
j = hj/hN, e le espressioni del coefficiente i diventano:
- in generale:
i = [i,Nmj (hj / hN)] / [1,Nmj (hj / hN)] e* = (i,Nmj hj) / (1,Nmj hj)
- nel caso di masse tutte uguali:
i = (i,Nhj) / (1,Nhj)

- se inoltre tutte le altezze di interpiano sono uguali ad h: hj= j*h, hN = N*h, si ha:
i = (i,Nj) / (1,Nj) = 1 - [ i * (i-1) ] / [ N * (N+1) ]
(cfr. (5.15)).
Per il collasso per piano debole 'i', i assume valore unitario: al denominatore, infatti, gli spostamenti j per j<i (i piani sottostanti al piano debole)
sono supposti nulli, e quindi le sommatorie a numeratore e denominatore vengono a coincidere.
Per quanto riguarda il taglio resistente di ogni singola parete calcolato secondo la formula della resistenza a taglio per fessurazione diagonale
(5.4):

dove:
od = valore di calcolo della resistenza a taglio di riferimento (=resistenza a taglio puro, cio in assenza di sforzo normale) per fessurazione diagonale
= (o / M / FC), essendo:
o = resistenza media a taglio della muratura (Tab. C8A.2.1);
o = tensione normale media, riferita all'area totale della sezione.
Secondo C8.7.1.5, i valori di calcolo delle resistenze sono ottenuti dividendo i valori medi per i rispettivi fattori di confidenza FC e per il coefficiente
parziale di sicurezza sui materiali M (il metodo di verifica semplificata proposto non un'analisi non lineare, in quanto non prevede redistribuzioni
dei tagli sismici, e quindi si adotta la stessa metodologia di calcolo dell'analisi lineare, che prevede l'applicazione di M).
Il Fattore di Confidenza FC (8.5.4, C.8.7.1.5, Tab.C8A.1), specificato in input nei Parametri di Calcolo, assume normalmente i valori 1.35, 1.20, 1.00 in
corrispondenza rispettivamente dei livelli di conoscenza LC1,LC2,LC3 (si osservi che dal livello di conoscenza dipende anche il valore adottato per o).
I valori medi delle resistenze sono definiti in base alla tipologia della muratura e ad opportuni fattori correttivi riguardanti le caratteristiche
dell'organizzazione strutturale e degli eventuali interventi (C8A.2, Tab.C8A.2.1).
Simbologia adottata dal software PCM (risultati verifica sismica semplificata per palazzi e ville):
Parametri relativi alle pareti
N. = numero della parete (sono elencate le sole pareti murarie verticali di controvento, cio reagenti ad azioni sismiche orizzontali)
G.X, G.Y = coordinate in pianta del baricentro della sezione trasversale della parete
Area X, Area Y = area di calcolo della parete per analisi in direzione X e in direzione Y
sigma,0 = o = tensione normale media riferita all'intera sezione. A favore di sicurezza, la tensione normale viene valutata nella sezione di sommit
della luce deformabile, e corrisponde allo sforzo normale agente sulla parete in condizioni sismiche (cio con carichi verticali determinati dai
permanenti pi la quota parte 2 dei variabili), calcolato durante la risoluzione sismica statica lineare della struttura (risoluzione che nell'analisi di
PCM precede la verifica sismica semplificata per palazzi e ville)
tau,0d, tau,d = od, d = valori di calcolo (o: di progetto) per la resistenza a taglio, come sopra indicato
Parametri relativi ai piani
(prima tabella: parametri di calcolo per la verifica in direzione X, Y)
N. = numero del piano
npar = numero di pareti di controvento del piano
nsnelle = numero di pareti di controvento snelle, aventi cio rapporto [altezza (=luce deformabile) / base] maggiore della snellezza di riferimento
indicata nei Parametri di Calcolo di PCM, in: Muratura, Verifiche, PressoFlessione Complanare (7.8.2.2.1)
Ax, Ay = area resistente a taglio delle pareti del piano, rispettivamente per analisi X e per analisi Y
yR, xR = coordinate del centro delle rigidezze (nel testo normativo di riferimento sono indicate con yC, xC). In caso di piano flessibile, il centro delle
rigidezze ignorato e le coordinate sono poste uguali a zero. Le rigidezze alla traslazione delle pareti sono valutate in condizioni sismiche, tenendo
quindi conto di eventuali rigidezze fessurate (definite come: '% di K elastica' nei Dati Aste)
ey, ex = eccentricit del baricentro delle masse sismiche rispetto al centro delle rigidezze. In caso di piano flessibile, il parametro ignorato e viene
annullato

dy, dx = distanza tra centro delle rigidezze e parete in direzione rispettivamente X o Y pi esterna. In caso di piano flessibile, il parametro ignorato
e viene annullato
beta,X - Y = coefficiente xi, yi di irregolarit in pianta (5.7). In caso di piano flessibile, il coefficiente posto pari a 1
mi,X - Y = coefficiente xi, yi che considera l'omogeneit di rigidezza e resistenza dei maschi murari (5.8).
csi,X - Y = coefficiente xi, yi legato al tipo di rottura, posto pari a 0.8 nell'ipotesi di maggiore probabilit di collasso per pressoflessione, pari a 1.0
se invece risulta determinante il comportamento a taglio. Attribuendo la maggior debolezza a pressoflessione alle pareti snelle, PCM adotta il valore
0.8 qualora i maschi snelli siano maggioranza nell'insieme delle pareti di controvento, 1.0 altrimenti
zX, zY = coefficiente x, y legato alla resistenza delle fasce murarie di piano poste nella direzione considerata. Tale coefficiente, uguale per tutti i
piani dell'edificio, vale 1 nel caso di fasce resistenti (rottura dei maschi murari verticali), mentre pu assumere un valore minore (fino a 0.8) nel caso
di fasce deboli, non in grado di bloccare la rotazione alle estremit dei maschi murari. PCM attribuisce il valore minimo (0.8) qualora per almeno un
maschio murario, orientato nella direzione considerata, sia libera la rotazione nei piani verticali del nodo di sommit. Qualora per tutto l'edificio sia
stato adottato lo schema shear-type (nodi liberi di traslare ma con rotazioni impedite), vale 1
k = coefficiente i, relativo al modo di collasso uniforme (per il modo di collasso per piano debole: i=1 per ogni piano), caratteristico del piano iesimo ed indipendente dalla direzione X/Y. Questo coefficiente rappresenta il rapporto tra la risultante delle forze sismiche fino al piano i-esimo
incluso, e la forza sismic