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ESPOSIZIONE SUL SALMO 51

DISCORSO AL POPOLO
David figura di Cristo.

1. Il salmo di cui abbiamo cominciato a parlare alla vostra Carit breve; ma il titolo presenta
alcune difficolt. Sopportateci dunque con pazienza, finch non lo avremo spiegato come possiamo,
con l'aiuto del Signore. Non si tratta di cose su cui si possa tranquillamente sorvolare. E siccome ai
fratelli piaciuto non soltanto raccogliere le nostre parole con l'udito e col cuore, ma gradiscono
pure metterle in iscritto, dobbiamo pensare non solo a chi ci ascolta, ma anche a chi ci legger. Lo
spunto per questo salmo lo si ebbe in quell'episodio che vi abbiamo fatto leggere dal libro dei Re. Il
re Saul non era stato eletto dal Signore perch avesse una dinastia duratura, ma era stato dato al
popolo a causa della durezza e della malvagit del suo cuore: era stato dato come punizione e non
perch ne traessero dei vantaggi , secondo la sentenza della Sacra Scrittura ove si dice che Dio fa
regnare l'uomo ipocrita per i peccati del popolo . Orbene, Saul, che era cos come si detto,
perseguitava David , in cui si prefigurava il regno dell'eterna salvezza e che Dio aveva scelto
perch, attraverso la sua discendenza, sopravvivesse senza fine. Dalla stirpe di David doveva infatti
venire, secondo la carne , il nostro re, il re dei secoli con il quale regneremo in eterno. Dio dunque
aveva scelto (o, meglio, prescelto) David e lo aveva predestinato al regno; tuttavia non volle che si
impadronisse di questo regno prima che fosse liberato dai persecutori: affinch in un tal modo di
procedere potessimo essere raffigurati anche noi, cio il suo corpo, del quale Cristo il capo .
Ebbene, se lo stesso nostro capo non ha voluto regnare in cielo senza avere prima sofferto in terra,
n ha voluto innalzare alla gloria il corpo che aveva assunto quaggi se non attraverso la via della
tribolazione, come oseranno sperare le membra di poter essere pi felici del loro capo? Se hanno
chiamato Beelzebub il padrone di casa, quanto pi i suoi familiari? Non speriamo per noi una via
meno aspra: andiamo per quella che egli ha battuta; seguiamolo ove egli ci ha preceduti. Se ci
allontaniamo dalle sue orme, siamo perduti. Vedete dunque che cosa era prefigurato in David e che
cosa era prefigurato in Saul: in Saul il regno del male, in David il regno del bene; in Saul la morte,
la vita in David. Infatti soltanto dalla morte che noi siamo perseguitati; ma di essa alla fine
trionferemo, quando potremo dire: Dove , o morte, la tua prepotenza? Dove , morte, il tuo
aculeo? Che significa ci che dico, e cio che siamo perseguitati solo dalla morte? Significa che, se
noi non fossimo mortali, in nulla il nemico ci potrebbe nuocere. Pu forse qualcosa contro gli
angeli? Dunque anche la morte, dalla quale soprattutto siamo perseguitati e la cui ostilit cesser
alla fine quando saremo risorti dai morti, come ha perso vigore nel nostro capo, cos avr fine anche
per noi se saremo trovati giusti. Infatti egli morendo ha ucciso la morte, ed pi vero che la morte
fu debellata ad opera di lui, che non lui ad opera della morte.
Saul re di morte.

2. Infine se prestiamo attenzione al nome stesso, vediamo che non privo di significato misterioso:
Saul infatti significa " domanda ", cio " desiderio ". E potremo forse dubitare di esserci procurati
questa morte da noi stessi? Di fatto la morte ha avuto origine dal peccato dell'uomo; per cui
giustamente diciamo che l'uomo stesso ha desiderato per s la morte, e perci "desiderio" un nome
di morte. Infatti sta scritto: Dio non fece la morte, n gode della rovina dei viventi. Dio infatti cre
ogni cosa perch fosse; e fece salutari le stirpi dell'universo. E, come se tu le avessi chiesto donde
venga la morte, aggiunge la Scrittura: Ma gli empi con gli atti e con le parole l'hanno chiamata su
di s e credendola amica ne sono stati consunti . Dunque le corsero incontro desiderandola, e
precipitarono nella morte credendola amica, cos come il popolo, ritenendolo a s giovevole,
richiese un sovrano che gli doveva poi risultare nocivo. Il popolo pretese dal Signore di avere un re
e gli fu dato Saul, nelle cui mani essi furono, per cos dire, consegnati: cos essi con le opere e le
parole chiamarono la morte, raffigurata nello stesso Saul. Ecco perch il salmo diciassettesimo ha
questo titolo: Nel giorno in cui il Signore lo strapp dalle mani di tutti i suoi nemici e dalle mani di

Saul . Prima son menzionati tutti i suoi nemici e poi detto: Dalle mani di Saul, perch l'ultimo
nemico che sar distrutto sar la morte . Che significano dunque le parole: E dalle mani di Saul?
Significano che Cristo ci ha strappati dall'abisso e liberati dal potere della morte.
Doec e David, individui e collettivit.

3. Orbene, quando Saul perseguitava il giusto David, questi si rifugi dove ritenne di essere al
sicuro; e, incontratosi con il sacerdote Achimelec, accett da lui i pani. In questo episodio
prefigurata la persona non solo di un re ma anche di un sacerdote, perch David mangi i pani di
proposizione, che, come dice il Signore nel Vangelo, potevano essere mangiati solo dai sacerdoti .
Poi Saul cominci a cercarlo, e si adir con i suoi perch nessuno gli voleva rivelare ove fosse. Lo
abbiamo appena letto nel libro dei Re. C'era per un certo Doec idumeo, capo dei pastori di Saul,
quando David venne dal sacerdote Achimelec. Costui era presente quando Saul si adirava con i suoi
perch nessuno voleva svelargli il nascondiglio di David, e gli rivel dove lo aveva visto. Subito
Saul mand i suoi uomini, fece venire il sacerdote e tutti i suoi, e ordin che fossero uccisi. Nessuno
degli uomini del re Saul, neppure per ordine del sovrano, osava mettere la mano sui sacerdoti del
Signore; ma colui che aveva tradito come Giuda, il quale non desistette dal suo proposito e sino alla
fine continu a dar frutto da quella radice di tradimento (e quale frutto, se non quello che porta
l'albero cattivo?), quel tal Doec, insomma, per ordine del re, uccise di sua mano il sacerdote e tutti i
suoi uomini. In seguito fu distrutta anche la citt dei sacerdoti . Troviamo dunque che questo Doec
nemico del re David e del sacerdote Achimelec. Doec una singola persona, ma rappresenta una
categoria di uomini; cos come David insieme figura di re e di sacerdote, quasi individuo con
duplice personalit, ma sempre nell'ambito dell'unico genere umano. Orbene, anche in questo tempo
e nella vita presente sappiamo riconoscere queste due categorie di uomini, in modo che torni a
nostra utilit sia ci che cantiamo sia ci che ascoltiamo cantare. Sappiamo dunque riconoscere
dove oggi sia Doec: dove sia la persona del re e del sacerdote, e dove sia la genia degli uomini che
si oppongono al re e al sacerdote.
I cittadini dei due regni vivono ora mescolati.

4. Badate, anzitutto, ai nomi e notate quanto siano misteriosi. Doec significa " movimento ";
idumeo significa " terreno ". Vedete gi quale stirpe di uomini rappresenti questo Doec o "
movimento ": non quella che persevera per l'eternit, ma quella che soggetta a migrazioni. "
Terreno ". Come potete attendervi dei frutti dall'uomo terreno? L'uomo celeste vivr in eterno. Per
dirla in breve e per spiegarmi subito, c', dunque, ora in questo mondo un regno terreno e c' anche
un regno celeste. Ambedue i regni, quello terreno e quello celeste, quello che dovr essere sradicato
e quello che dovr essere piantato per l'eternit, hanno dei cittadini che sono di passaggio. Ora in
questo mondo i cittadini di ambedue i regni sono mischiati; le compagini dei due regni sono
intrecciate. Il regno celeste geme in mezzo ai cittadini del regno terreno e talvolta - non dobbiamo
tacerlo - in certo modo il regno terreno tenta di schiacciare i cittadini del regno celeste, come anche,
a sua volta, il regno celeste fa violenza sui cittadini del regno terreno. Ve lo dimostreremo con la
Scrittura di Dio. Daniele e i tre fanciulli di Babilonia furono preposti agli affari del re ; in Egitto
Giuseppe fu nominato dal re suo sostituto per amministrare lo Stato : proprio quello Stato da cui il
popolo di Dio doveva essere liberato. In certo qual modo Giuseppe pesava su quello Stato, come
quei tre fanciulli e come Daniele. manifesto dunque che il regno terreno si serviva per delle sue
opere, cio per opere di dominio (non per per quelle malvagie), di cittadini del regno dei cieli. E in
che senso anche il regno dei cieli si serve temporaneamente, finch su questo mondo, di cittadini
del regno terreno? Non parla di costoro l'Apostolo, quando dice che certuni annunziavano il
Vangelo senza rettitudine, cio predicavano il regno dei cieli desiderando le cose terrene e,
cercando il proprio interesse, annunziavano Cristo? E affinch sappiate che anche costoro erano
assunti, sia pure in qualit di mercenari, per la predicazione del regno dei cieli, l'Apostolo, lieto per
essi, dice: Ve ne sono alcuni che per invidia e spirito di rivalit annunziano Cristo, non per retti
motivi, ma credendo di suscitare tribolazioni alle mie catene. E che importa? Purch in ogni caso -

sia rettamente che per secondi fini - Cristo venga annunziato, di questo io godo e godr . Di tali
uomini parla anche Cristo, quando dice: I farisei e gli scribi sono seduti sulla cattedra di Mos.
Fate ci che dicono, ma non fate ci che fanno; perch dicono e non fanno . Ci che essi dicono si
riferisce a David; ci che fanno riguarda Doec. In loro, cio in quel che essi dicono, ascoltate me,
ma non imitate le loro azioni. Queste due categorie di uomini esistono oggi sulla terra. E proprio di
questi due generi di uomini canta il nostro salmo.
Achimelec o Abimelec?

5. [vv 1. 2.] Il titolo del salmo reca: Per la fine, intelligenza di David, quando venne l'idumeo Doec
e annunzi a Saul: David andato in casa di Abimelec. Leggiamo invece che David era andato in
casa di Achimelec. Pu darsi che questo titolo sia stato alterato, come possiamo ben ritenere data la
somiglianza dei due nomi, e dato che la differenza consiste in una sola sillaba, o meglio in una sola
lettera. In effetti, stando ai codici che abbiamo consultati, nel nostro salmo abbiamo trovato pi
spesso Abimelec che Achimelec; altrove per si trova un caso pi vistoso: quello di un salmo che
presenta non una variante nel nome, ma proprio un nome diverso. In detto salmo ci si riferisce a
David quando mut il suo volto dinanzi al re Achis (non dinanzi al re Abimelec!) e pot sfuggirlo e
andarsene. Eppure il titolo del salmo cos scritto: Quando mut il suo volto al cospetto di
Abimelec . Tale mutamento dei nomi ci fa pi attenti e ci invita a considerare il significato nascosto,
perch non ci avvenga di attendere solo ai fatti trascurando la sostanza velata. In quel salmo
discutemmo sul nome Abimelec, e riscontrammo che esso significa: Il regno del padre mio. Ma in
qual modo David abbandon il regno del padre suo, e se ne and, se non allo stesso modo in cui
Cristo abbandon il regno dei giudei e se ne and ai gentili? Probabilmente, anche nel nostro caso,
lo Spirito profetico, nel porre sulla testata del nostro salmo questo titolo, ha voluto che si dicesse
non Achimelec, ma Abimelec, perch fu proprio quando venne al regno del padre suo che David fu
consegnato al suo nemico. Cio: il Signore nostro Ges Cristo venne tradito, quando venne nel
regno dei giudei istituito dal Padre suo, del quale regno sta scritto: A voi sar tolto il regno di Dio,
e sar dato a gente che faccia i suoi frutti nella giustizia . Allora infatti fu consegnato alla morte,
simboleggiata in Saul. David tuttavia non fu ucciso, come non lo fu nemmeno Isacco, che pure
raffigurava la passione del Signore; e, tuttavia, l'immagine non fu senza sangue, tanto nel primo
caso con l'uccisione dell'ariete , come nel secondo con l'assassinio del sacerdote Achimelec. Non
era infatti conveniente che fossero uccisi coloro che allora non sarebbero potuti risorgere; ma Ges,
liberando la loro vita dal pericolo di morte - non senza spargimento di sangue - indicava la
resurrezione, che in costoro era solo prefigurata, mentre nella realt era riservata al vero Signore.
Molte altre cose potrebbero essere dette a questo proposito, se il compito che ci fossimo proposti
per questo discorso fosse l'esame dettagliato dei misteri contenuti in quelle antiche vicende.
Mescolati nel tempo, divisi alla fine.

6. Soffermiamoci ora un istante su queste due categorie di uomini, che abbiamo ricavato dall'esame
del titolo, portato a termine, anche se con molta fatica e forse con troppe parole, ma tuttavia cos
come il Signore ci ha concesso. Osservate queste due categorie: una, di coloro che soffrono; l'altra,
di coloro in mezzo ai quali si soffre. Gli uni pensano alla terra, gli altri pensano al cielo; i primi
abbandonano il cuore alle cose basse e terrene; gli altri lo tengono unito agli angeli. Gli uni
ripongono la loro speranza nelle cose della terra, su cui esercita il suo dominio il mondo presente;
gli altri si ripromettono i beni celesti che sono stati loro promessi da Dio che non mentisce. Ma
queste due specie di uomini son mischiate tra loro. S'incontra talvolta un cittadino di Gerusalemme,
un cittadino del regno dei cieli, collocato in terra in posti di governo. Eccolo indossare la porpora:
magistrato, edile, proconsole, imperatore; ha il governo della societ terrena. S'egli cristiano, se
fedele, se pio, se disprezza le cose fra le quali si ritrova implicato e spera quelle che ancora non
possiede, il suo cuore volto verso il cielo. A questo genere di uomini appartenne quella santa
donna che fu Ester: la quale, essendo la moglie del re, si espose al pericolo intercedendo per i suoi
concittadini e, mentre pregava al cospetto di Dio dinanzi al quale non si pu mentire, nella sua

orazione disse che reputava tutti i suoi ornamenti regali come il panno di una donna immonda . Non
disperiamo dunque dei cittadini del regno dei cieli, quando li vediamo occupati in affari di
Babilonia, quando cio li vediamo dediti a qualcosa di temporale nella societ terrena; come,
viceversa, non siamo troppo frettolosi nel rallegrarci con tutti gli uomini che vediamo occuparsi
delle cose che riguardano il regno dei cieli. Infatti anche uomini pestilenziali seggono talvolta sulla
cattedra di Mos, e di costoro detto: Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno; perch
dicono e non fanno . I primi, pur negli affari terreni, custodiscono il loro cuore rivolto verso il cielo;
i secondi, pur vivendo a contatto con parole celesti, trascinano il cuore sulla terra. Ma verr il tempo
della vagliatura, e allora le due categorie saranno nettamente distinte: neppure un chicco di grano
passer nel mucchio della paglia che dovr essere bruciata, e neppure un filo di paglia passer nel
mucchio di grano che dovr essere serbato nel granaio . Adesso per, finch le cose sono mischiate,
sappiamo ascoltare nelle parole del salmo la nostra stessa voce, cio la voce dei cittadini del regno
dei cieli (dato che a questo dobbiamo tendere, cio sopportare i malvagi piuttosto che farci
sopportare dai buoni), e uniamoci a questa voce con l'orecchio, con la lingua, con il cuore e con le
opere. Se cos faremo, saremo noi stessi a parlare con le parole che abbiamo udite. Ci si parli
dunque, per prima cosa, dell'empia compagine del regno terrestre.
Inanit della potenza dei malvagi.

7. [v 3.] Perch si gloria nella malizia colui che potente? Osservate, fratelli miei, la gloria della
malizia, la gloria degli uomini malvagi. Che cosa questa gloria? Perch si gloria nella malvagit
il potente? Pi precisamente: perch si gloria colui che potente nella malvagit? Conviene essere
potenti, ma nella bont, non nella malizia. Gran cosa menar vanto del male! Costruire la casa di
pochi, ma qualsiasi ignorante pu distruggerla. Seminare il grano, coltivare la messe, aspettare
finch maturi, rallegrarsi del frutto per il quale si lavorato, di pochi; incendiare tutta la messe
con una sola scintilla pu, invece, farlo chiunque. Avere un figlio, una volta nato nutrirlo, educarlo,
condurlo all'et giovanile, una grande impresa; mentre invece basta un solo istante per ucciderlo e
un qualsiasi demente pu farlo. Poich, quando si tratta di distruggere, la cosa ben facile. Chi si
gloria, dunque, nel Signore si glori : chi si gloria, si glori nella bont. Tu invece ti glori perch sei
potente nel male. Che cosa farai, o potente, che cosa farai per vantarti cos? Ucciderai un uomo? Ma
questo pu farlo anche uno scorpione, la febbre, un fungo velenoso. A questo si riduce dunque tutta
la tua potenza: ad essere come quella di un fungo velenoso? Ecco al contrario ci che realizzano i
buoni, i cittadini di Gerusalemme, i quali si gloriano non della malizia, ma della bont. Prima di
tutto essi si gloriano non in s, ma nel Signore. Inoltre quel che essi compiono a scopo di
edificazione, lo compiono con diligenza interessandosi di cose che abbiano valore duraturo. Che se
compiono qualcosa in cui ci sia della distruzione, ci essi fanno a edificazione degli imperfetti, non
per opprimere gli innocenti. Se dunque a un potere malefico viene rapportata quella compagine
terrena, perch non vorr ascoltare quelle parole: Perch si gloria nella malizia colui che potente?
Il peccatore si porta in cuore la propria punizione.

8. [v 4.] Nella iniquit tutto il giorno la tua lingua ha tramato ingiustizia. Nella iniquit tutto il
giorno: cio per tutto il tempo, senza mai stancarsi, senza intervallo, senza pausa. Anche quando
non commetti l'ingiustizia, la trami; per cui, anche quando l'azione malvagia assente dalle tue
mani, non assente dal tuo cuore. Tu o fai il male, oppure, quando non puoi farlo, lo dici, cio
maledici; e, quando neppure questo puoi, desideri e pensi il male. Per tutto il giorno dunque: cio
senza smettere mai. A questo punto ovvio attendersi il castigo per un uomo siffatto. Ma forse che
piccola pena egli a se stesso? Tu puoi minacciarlo, e, mentre lo minacci in quale sciagura lo
vorresti sprofondare? Abbandonalo a se stesso. Per incrudelire fortemente con lui, tu lo vorresti
gettare alle belve; ma abbandonarlo a se stesso peggio che darlo alle bestie. La belva, infatti, pu
dilaniare il suo corpo, ma egli non riuscir a lasciare senza ferite il suo cuore. Nel suo intimo egli
infierisce contro se stesso, e tu vorresti procurargli delle piaghe esterne? Prega piuttosto Dio per lui,
affinch sia liberato da se stesso. Peraltro in questo salmo, fratelli miei, non c' una preghiera per i

malvagi, e neppure contro i malvagi; esso una profezia di ci che capiter ai malvagi. Non
crediate perci che il salmo nelle sue parole sia ispirato a cattiveria; ogni sua espressione infatti
pronunziata in spirito di profezia.
Retto uso delle cose superflue.

9. Che cosa segue? Tutta la tua potenza, tutto il tuo tramare ingiustizia per l'intero giorno, l'esercizio
di malignit a cui ti dedichi senza tregua con la tua lingua, che cosa opera? che cosa fa? Come
rasoio affilato hai compiuto l'inganno. Ecco che cosa fanno i malvagi ai santi: radono loro i capelli.
Che significano queste parole? Se i cittadini di Gerusalemme sanno udire la voce del loro Signore,
del loro re che dice: Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima ; se
sanno prestare ascolto alla voce che ora stata letta dal Vangelo: Che cosa giova all'uomo
guadagnare tutto il mondo, se danneggia se stesso? essi allora disprezzano tutte le ricchezze
terrene, anzi la vita stessa. E che cosa far il rasoio di Doec all'uomo che in questa terra pensa al
regno dei cieli e che in questo regno destinato a vivere, che ha Dio con s e che rester in eterno
insieme con Dio? Che cosa gli far quel rasoio? Gli rader i capelli, lo render calvo. E questo
giover a metterlo in relazione con Cristo, il quale fu appunto crocifisso nel luogo del Calvario. Lo
render pure figlio di Core, che significa " calvizie ". I capelli infatti raffigurano il superfluo delle
cose temporali. Certamente i capelli non sono stati posti inutilmente da Dio nel corpo degli uomini,
ma perch gli fossero in qualche modo di ornamento; tuttavia, siccome essi vengono tagliati senza
che ce se ne accorga, coloro che con il cuore aderiscono al Signore considerano le cose terrene
come se fossero capelli. Ma talvolta anche con i capelli si pu compiere il bene: come quando tu
spezzi il pane all'affamato, conduci in casa tua il misero senza tetto, e vesti colui che trovi nudo .
Infine anche i martiri, quando, imitando il Signore, versarono il sangue per la Chiesa e misero in
pratica quella parola: Come Cristo dette la sua vita per noi, cos anche noi dobbiamo dare la vita
per i fratelli , in un certo qual modo fecero del bene a noi mediante i loro capelli: servendosi cio di
cose che si potevano tagliare o radere col rasoio. E che anche con i capelli si possa compiere del
bene, lo dimostr quella donna peccatrice, la quale, piangendo ai piedi del Signore, li asciug con i
suoi capelli, dopo averli lavati con le lacrime . Che si vuol significare con questo? Significa che, se
hai davvero nel cuore la compassione per qualcuno, devi anche soccorrerlo, se puoi. Quando infatti
manifesti compassione, come se tu piangessi; quando soccorri, asciughi con i capelli. E se questo
puoi farlo con chiunque, quanto pi con i piedi del Signore? Che cosa sono i piedi del Signore?
Sono i santi evangelizzatori, dei quali detto: Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la
pace, che annunziano il bene! Affili dunque Doec la sua lingua come un rasoio, prepari l'inganno
con tutto l'acume che pu: ci toglier i beni superflui e temporali, mai per quelli necessari ed
eterni.
Il malvagio con suo danno preferisce il male al bene.

10. [v 5.] Hai amato la malizia pi della bont. Dinanzi a te era la bont: quella avresti dovuto
amare. Non dovevi pagare per ottenerla, n dovevi intraprendere una lunga navigazione per
procurarti l'oggetto del tuo amore. Stanno dinanzi a te la bont e l'iniquit: confrontale e scegli. Ma,
forse, tu hai occhi che vedono la malizia, e non hai occhi per vedere la bont. Guai a chi ha iniquo il
cuore! Egli - cosa ancora pi detestabile - distoglie il suo sguardo per non vedere ci che potrebbe
vedere. Che cosa detto, infatti, di costoro in un altro passo? Non ha voluto intendere per agire
bene. Non detto: Non ha potuto; ma: Non ha voluto intendere per agire bene. Ha chiuso gli occhi
alla luce che l'avvolgeva. E che cosa dice dopo? Ha meditato l'ingiustizia nel suo giaciglio , cio
nell'intimo segreto del suo cuore. Ecco ci che si rinfaccia a questo Doec idumeo, a questa categoria
di uomini malvagi, a questo "movimento terreno" che non rimarr in eterno n appartiene al cielo.
Hai amato la malizia pi della bont. Vuoi sapere come il malvagio veda l'una cosa e l'altra e come
scelga la malignit voltando le spalle alla bont? Non grida egli, forse, quando soffre qualcosa
ingiustamente? Non forse vero che in questo caso egli esagera quanto pu l'ingiustizia subita e
loda la bont, rimproverando colui che l'ha trattato con malevolenza e non con benevolenza? Sia lui

stesso la norma su cui specchiare la propria condotta! Egli verr giudicato dal suo stesso
comportamento. Senza dubbio, se facesse ci che scritto: Amerai il tuo prossimo come te stesso ,
e: Il bene che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo anche voi a loro , comprenderebbe
immediatamente da solo perch non deve fare agli altri le cose che non vuole siano fatte a s . Hai
amato la malizia pi della bont. Con la violenza, disordinatamente, contro natura tu vuoi sollevar
l'acqua al di sopra dell'olio; l'acqua andr per forza sotto e l'olio verr a galla. Vuoi porre la luce
sotto le tenebre; le tenebre saranno fugate, e la luce rester. Vuoi collocare la terra al disopra del
cielo; per la sua gravit la terra ricadr al suo posto. Tu dunque, se amerai la malizia pi che non la
bont, sprofonderai, poich mai la malizia riuscir a stare sopra la bont. Hai amato la malizia pi
della bont: l'iniquit pi che il parlare secondo equit. Ecco: dinanzi a te stanno l'equit e
l'iniquit. Hai una sola lingua e tu la puoi volgere dove vuoi. Perch usarla per l'ingiustizia invece
che per la giustizia? Al tuo stomaco non dai cibi amari, e vuoi dare alla tua lingua maligna il cibo
dell'iniquit? Come scegli di che nutrirti, cos scegli ci che devi dire. Ti vedo accordare la
preferenza all'ingiustizia anzich alla giustizia, alla malizia anzich alla bont. Tu preferisci le
prime, ma, in realt, chi potr avere il sopravvento se non la bont e la giustizia? E, quanto a te
stesso, mettendoti, per cos dire, in groppa a cose che necessariamente tendono al basso, non otterrai
che esse salgano al di sopra delle cose buone, ma, insieme con esse, sprofonderai nel male anche tu.
11. [v 6.] Ecco perch il salmo continua cos: Hai amato ogni parola di affondamento. Liberati
dunque, se puoi, dallo sprofondare. Vuoi scampare al naufragio, e ti aggrappi al piombo? Se non
vuoi essere sommerso abbraccia la tavola, lasciati portare dal legno: ti sia condottiera la croce. Ma
ora che tu sei Doec l'idumeo, cio movimento e uomo terreno, che cosa fai? Hai amato ogni parola
che porta a sprofondare, la lingua ingannatrice. La lingua ingannatrice precede le parole che
portano a sprofondare. Queste la seguono. Che cosa una lingua ingannatrice? La lingua
ingannatrice dispensatrice di menzogna; e di essa si servono coloro che una cosa hanno nel cuore
e un'altra manifestano con le parole. Ma in costoro, come c' sovvertimento, cos ci sar anche
sprofondamento.
Radice delle opere buone la carit.

12. [v 7.] Per questo Dio ti distrugger alla fine, anche se ora tu sembri verdeggiare come erba nel
campo prima che sopraggiunga la calura del sole. Perch ogni essere di carne erba, e lo splendore
dell'uomo come il fiore dell'erba: l'erba inaridisce e il fiore cade; ma le parole del Signore restano
in eterno. Ecco a che cosa devi aggrapparti: a ci che resta in eterno . Se infatti ti attaccherai all'erba
e al fiore dell'erba, siccome l'erba si secca e il fiore inaridisce ti distrugger Dio alla fine. Anche se
non ora, certamente alla fine ti distrugger: quando verr la vagliatura e il cumulo della paglia sar
separato dalla massa del grano. Forse che il buon frumento non andr nel granaio, mentre la paglia
nel fuoco ? E questo Doec non andr tutto intero a finire alla sinistra, quando il Signore dir: Andate
nel fuoco eterno che stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi ? Ti distrugger - dunque Dio alla fine; ti sradicher e ti far migrare dalla tua tenda. Ora infatti questo Doec idumeo nella
tenda; ma il servo non resta per sempre nella casa . Anche se egli compie qualcosa di buono (non
certo per le sue opere, ma per la parola di Dio) quando nella Chiesa, sia pur in vista dei suoi
interessi , dice le cose che sono di Cristo; tuttavia valgono per lui le parole: Dio ti strapper dalla
tua tenda (In verit vi dico che hanno gi ricevuto la loro mercede !), e la tua radice dalla terra dei
viventi. Noi dobbiamo dunque avere la radice nella terra dei viventi. Ivi sia la nostra radice. La
radice rimane nascosta; si vedono i frutti, ma la radice no. La nostra radice la nostra carit, i nostri
frutti sono le nostre opere. necessario che le tue opere provengano dalla carit, e allora la tua
radice sar nella terra dei viventi. Di qui sar sradicato questo Doec. Non potr in alcun modo
rimanervi, perch le sue radici non sono gettate in profondit, ma come quei semi caduti sulla
roccia: anche se emettono un po' di radice, tuttavia, non avendo linfa, inaridiscono non appena si
leva il sole . Ma coloro che mettono radici profonde, cosa odono dalla bocca dell'Apostolo? Piego
le mie ginocchia per voi dinanzi al Padre del nostro Signore Ges Cristo, affinch siate radicati e
fondati nella carit. E poich la radice gi ivi piantata, aggiunge: Affinch possiate comprendere

quale sia l'altezza, la larghezza, la lunghezza e la profondit; e conoscere anche la superiore


scienza della carit di Cristo, affinch siate ricolmati in ogni pienezza di Dio . Di tali frutti degna
una radice cos grande: cos semplice e insieme cos feconda e che si spinge cos in profondit nelle
sue varie ramificazioni. La radice di Doec, invece, sar sradicata dalla terra dei viventi.
Temi oggi per godere domani.

13. [v 8.] E i giusti vedranno, e avranno timore, e su di lui rideranno. Quando avranno timore?
Quando rideranno? Comprendiamo e distinguiamo questi due tempi, nei quali si debba temere e
rallegrarsi con profitto. Finch siamo in questo mondo, non tempo di ridere, se non vogliamo
piangere dopo. Noi leggiamo che cosa riserbato per la fine a questo Doec; lo leggiamo e, poich
comprendiamo e crediamo, mentre lo vediamo ne abbiamo timore. Proprio questo detto: I giusti
vedranno, e avranno timore. Perch abbiamo timore quando vediamo ci che alla fine accadr ai
malvagi? Perch l'Apostolo ha detto: Nel timore e nel tremore operate la salvezza di voi stessi . E in
un salmo ancora detto: Servite il Signore nel timore, e inneggiate a lui con tremore . Perch " nel
timore "? Perch chi crede di stare in piedi, stia attento a non cadere . Perch " con tremore "?
Perch altrove l'Apostolo dice: Fratelli, se un uomo incorrer in qualche colpa, voi che siete
spirituali correggetelo in spirito di dolcezza: badando per a te stesso, affinch non abbia a essere
tentato anche tu . Orbene, coloro che ora sono giusti e che vivono nella fede, quando considerano
quello che accadr a questo Doec han da temere anche per se stessi: perch sanno che cosa sono
oggi, ma non sanno che cosa saranno domani. Adesso, quindi, i giusti vedranno e avranno timore.
Ma, quando rideranno? Quando se ne sar andata l'iniquit, quando sar volato via il tempo
dell'incertezza (che peraltro gi trascorso in gran parte!), quando saranno poste in fuga le tenebre
di questo secolo nelle quali ora camminiamo, rischiarati soltanto dalla fioca luce delle Scritture,
tanto che abbiamo timore come se camminassimo nella notte. Camminiamo alla luce della profezia,
della quale dice l'apostolo Pietro: Abbiamo la parola dei profeti, sommamente certa: alla quale fate
bene ad attenervi come a fiaccola che risplenda in luogo oscuro, finch non briller il giorno e la
stella del mattino non sorger nei vostri cuori . Finch, dunque, camminiamo seguendo questa
fiaccola, necessario che viviamo con timore. Ma quando sar spuntato il nostro giorno, cio alla
manifestazione di Cristo, della quale Paolo apostolo dice: Quando apparir Cristo vita vostra,
allora anche voi vi manifesterete con lui nella gloria ; ebbene allora che i giusti rideranno di
questo Doec. Allora infatti non ci sar pi l'obbligo n la possibilit di soccorrere il prossimo. Non
sar pi come adesso che, quando vedi un uomo vivere nell'ingiustizia, vorresti subito compiere
ogni sforzo perch si corregga. Adesso, infatti, chi ingiusto pu convertirsi e diventare giusto, cos
come chi giusto pu volgersi indietro e divenire ingiusto. Quindi, non presumere troppo di te
stesso e non disperare di lui. E, se sei buono, se non ami la malizia pi della bont, datti da fare, per
quanto puoi, al fine di correggere e condurre sulla retta via l'uomo che erra e cammina nella via del
male. Quando invece sar venuto il tempo del giudizio, non vi sar pi posto per la correzione; ci
sar solo la dannazione. Ci sar, vero, anche il pentimento, ma non servir a nulla, perch tardivo.
Vuoi che ti giovi il pentimento? Non differirlo; correggiti oggi stesso. Tu sei il colpevole, egli il
giudice: correggi la tua colpa e ti rallegrerai davanti al giudice. Ti esorta oggi per non avere un
giorno di che giudicarti; e colui che sar il tuo giudice, oggi il tuo avvocato. Allora sar, o fratelli,
il tempo di ridere. Il libro della Sapienza menziona appunto la futura irrisione degli empi da parte
dei giusti. Per mezzo di coloro che le appartengono e nelle cui anime lei stessa si trasferisce, la
sapienza dice: Io rimproveravo e voi non mi ascoltavate; parlavo e voi non badavate alle mie
parole; e io mi far beffe della vostra perdizione . Cos faranno i giusti nei confronti di quel Doec.
Ma, ora, stiamo attenti e abbiamo timore per non essere noi stessi ci che rimproveriamo a lui. Se lo
siamo stati, cessiamo di esserlo, affinch, temendo ora, possiamo ridere dopo.
Povert e distacco.

14. [v 9.] Ma che cosa diranno allora quelli che rideranno? E su di lui rideranno e diranno: Ecco
l'uomo che non ha eletto Dio come suo protettore. Osservate la gena degli, uomini terreni. Tanto

vali, quanto possiedi. il proverbio degli avari, dei rapaci, di coloro che opprimono gli innocenti, di
coloro che invadono le propriet altrui, che non vogliono restituire ci che stato loro affidato.
Quale il senso di questo proverbio:, Tanto vali, quanto possiedi? Significa: quanto pi denaro avrai,
quanto pi ne acquisterai, tanto pi sarai potente. Ecco l'uomo che non ha eletto Dio come suo
protettore, ma ha sperato nella moltitudine delle sue ricchezze. Non dica il povero che, per ipotesi,
sia malvagio: Io non sono di questa categoria. Sentendo queste parole del profeta: Ha sperato nella
moltitudine delle sue ricchezze, il povero si d uno sguardo ai propri cenci, e poi ecco che l vicino
ti nota un ricco cristiano elegantemente vestito. Subito dice in cuor suo: " Il salmo fatto per costui;
come potrebbe riferirsi a me? ". Non ti escludere, non ti mettere dall'altra parte, se non quando avrai
visto e avrai avuto timore, per poter ridere pi tardi. Che ti giova, infatti, essere privo di ricchezze
se ardi di cupidigia? Nostro Signore Ges Cristo, dopo aver detto a quel ricco che poi se ne and
via rattristato: Va', vendi tutto quello che hai e dllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni e
seguimi, aggiunse una sentenza che avrebbe dovuto ingenerare nei ricchi una grande disperazione,
quando afferm che sarebbe stato pi facile per un cammello passare per la cruna di un ago, anzich
per un ricco entrare nel regno dei cieli. Di questo i discepoli furono molto sbigottiti, e dicevano tra
s: Chi potr mai essere salvato? Pensavano forse solo al ristretto numero dei ricchi, e non
tenevano presente quanto grande fosse la moltitudine dei poveri? Non avrebbero potuto ragionare in
questa maniera? E cio: " Se difficile, anzi impossibile, che i ricchi entrino nel regno dei cieli
come impossibile che un cammello passi per la cruna d'un ago, vi entrino pure, nel regno dei cieli,
tutti i poveri; e che i ricchi ne restino esclusi! Non , forse, irrilevante il numero dei ricchi? I poveri,
invece, sono veramente innumerevoli. Nel regno dei cieli, infatti, non si terr conto delle tuniche
indossate, ma far da veste, a ciascuno, lo splendore della sua giustizia. E i poveri saranno uguali
agli angeli di Dio: rivestiti con la stola dell'immortalit, splenderanno come il sole nel regno del
Padre loro . Perch dovremmo dunque preoccuparci o stare in pena per i pochi ricchi? ". Non cos
pensarono gli Apostoli. Ma, dopo aver sentito le parole del Signore: pi facile per un cammello
passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli, che cosa intendevano
chiedersi con le parole che si dicevano fra loro: Chi mai potr esser salvato? Non pensavano alle
ricchezze, ma alla cupidigia. Sapevano infatti che anche i poveri, pur non possedendo denaro, sono
talvolta pieni di avarizia. E perch vi rendiate conto che nel ricco non condannato il denaro ma
l'avarizia, state attenti a quanto vi dico. Tu stai incantato a guardare quel ricco che in piedi vicino
a te. Eppure pu darsi che in lui ci sia il denaro e non ci sia l'avarizia, mentre in te non c' il denaro
ma c' l'avarizia. Quel povero coperto di piaghe, bersagliato dalla sfortuna, leccato dai cani, senza
mezzi, senza cibo, e privo forse dello stesso vestito, fu condotto dagli angeli nel seno di Abramo .
Benissimo! e tu che sei povero ora ti rallegri (ma forse che desidereresti anche essere coperto di
piaghe? Non la salute un gran patrimonio?). Nota per che il merito di questo Lazzaro non fu
quello della povert, ma quello della piet. Tu infatti ti fermi forse a guardare chi sia stato portato in
alto, ma non osservi dove fu trasportato. Chi fu trasportato dagli angeli? Un povero, vittima di
disgrazie, coperto di piaghe. Dove fu portato? Nel seno di Abramo. Ma leggi la Scrittura e troverai
che Abramo era ricco . Perch tu intenda che non sono colpa le ricchezze, ti si fa sapere che
Abramo possedeva molto oro, molto argento, molto bestiame una numerosa famiglia. Era ricco,
eppure fu nel suo seno che il povero Lazzaro venne trasportato. Il povero nel seno del ricco; o,
meglio, tutt'e due ricchi: ricchi ambedue in Dio, e ambedue poveri quanto a cupidigia!
Non la ricchezza ma il presumere della ricchezza riprovevole.

15. Orbene, di che cosa la Scrittura accusa Doec? Non dice: Ecco l'uomo che fu ricco, ma: Ecco
l'uomo che non ha eletto Dio come suo protettore, ma ha sperato nella moltitudine delle sue
ricchezze. Non perch abbia posseduto ricchezze, ma perch in esse ha sperato e non ha sperato in
Dio, condannato, punito, strappato dalla sua tenda: come quel tale " movimento terreno " come
la polvere che il vento spazza dalla faccia della terra . Per questo la sua radice divelta dalla terra
dei viventi. Ma che son davvero simili a costui quei ricchi dei quali cos dice l'apostolo Paolo:
Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere alteri, come lo fu Doec, e di non sperare nelle
incerte ricchezze? Sperino invece nel Dio vivente! Non come Doec, che non scelse Dio come suo

protettore. E che cosa in definitiva ordina a costoro? Siano ricchi in opere buone; donino con
facilit, facciano parte agli altri . E che accadr se con facilit avranno donato, se avranno fatto
parte delle loro ricchezze a chi non ne possiede? Entreranno per la cruna dell'ago? Certo che vi
entreranno; infatti proprio per loro vi gi passato il grande cammello. lui che vi entrato per
primo, lui che, come il cammello, nessuno avrebbe potuto gravare del carico dei patimenti, se prima
egli non si fosse spontaneamente adagiato a terra. Ed lui stesso che ha detto: Ci che impossibile
agli uomini facile a Dio . Sia dunque riprovato questo Doec; e della sua sorte temano ora i giusti
per poi riderne in futuro. Egli riprovato giustamente poich non si scelto Dio come suo
protettore. Ben diversamente da ci che fai tu, il quale, se possiedi del denaro, riponi la tua fiducia
in Dio, non nel denaro. E ha sperato nella moltitudine delle sue ricchezze. divenuto come coloro
ai quali, allorch dicevano: Beato il popolo cui appartengono tali cose, cio le cose terrene, subito
replic colui che reagisce vigorosamente contro questo Doec, dicendo: Beato il popolo il cui Dio
il Signore. Il salmo elenca le cose per le quali costoro chiamavano beato il popolo. Essi parlavano
come figli stranieri, come questo Doec idumeo, cio terreno. La loro bocca, vi detto, pronunzia
vanit; la loro destra la destra dell'ingiustizia. I loro figli sono come novelle piante rigogliose
nella loro giovinezza; le loro figlie sono agghindate e adorne come un tempio; le loro dispense
sono piene, e traboccano di questo e di quello; le loro pecore sono feconde, e moltiplicano i loro
parti; i loro bovi sono grassi; non c' breccia nel muro di cinta n passaggio, e neppure strepito
nelle loro piazze . Sembra insomma che godano la grande felicit della pace terrena. Ma colui che
" terreno ", anche " movimento ": come la polvere, che il vento spazza via dalla faccia della
terra. Che cosa si rimprovera pertanto a costoro? Non il fatto di possedere tutte queste cose; anche i
buoni le posseggono. Che cosa si rimprovera loro? State bene attenti, se non volete rimproverare
con leggerezza i ricchi, e se non volete, per contro, presumere troppo della povert e della miseria.
Se non si deve presumere della ricchezza, molto meno si deve presumere della povert. Soltanto nel
Dio vivente si ha da sperare. Da che cosa, dunque, costoro si contraddistinguono? Dal fatto che
dicono beato il popolo cui appartengono queste cose. Perci sono figli estranei, perci la loro
bocca parla di vanit, e la loro destra la destra dell'ingiustizia Tu, invece, che cosa ritieni per
vero? Beato il popolo che ha per suo Dio il Signore!
Il buono serve Dio disinteressatamente.

16. [v 10.] Fu dunque riprovato colui che sperava nella moltitudine delle sue ricchezze, e nella sua
vanit ag da prepotente. Cosa c' infatti di pi vacuo di colui che crede il denaro superiore in
pregio a Dio stesso? stato riprovato colui che diceva: Beato il popolo che possiede tutto questo.
Ma tu, che consideri beato il popolo il cui Dio il Signore, come giudichi te stesso? Che cosa speri
per te? Io invece - ascolta ora l'altra categoria di uomini - io, invece, sono come olivo fruttifero nella
casa di Dio. Non un uomo solo che parla, ma quell'olivo fruttifero cui sono stati amputati i rami
superbi e su cui stato innestato l'umile olivo selvatico . Come olivo fruttifero nella casa di Dio, ho
sperato nella misericordia di Dio. Che cosa avevano fatto, invece, gli altri? Avevano sperato nella
moltitudine delle loro ricchezze; perci la loro radice fu divelta dalla terra dei viventi. Io invece,
poich sono come olivo fruttifero nella casa di Dio, la cui radice viene nutrita, non sbarbicata, ho
sperato nella misericordia di Dio. Ma forse che per il tempo presente vi ha confidato? Infatti anche
da questo lato talvolta gli uomini sbagliano. Adorano, s, Dio (e in questo gi differiscono da quel
tal Doec), ma confidano in Dio per ottenere beni temporali. Dicono, su per gi, dentro se stessi:
"Adoro il mio Dio, affinch mi faccia diventare ricco sulla terra o mi dia figli o mi faccia trovare
una sposa ". Dio sicuramente che d queste cose, ma Dio non vuole essere amato in vista di tali
cose. Perci spesso dona questi beni anche ai malvagi, affinch i buoni imparino a domandargliene
altri. In che senso, dunque, tu dici: Ho sperato nella misericordia di Dio? Forse per ottenere beni
temporali? No! Occorre sperare in lui in eterno e nei secoli dei secoli. Dopo aver detto: In eterno,
ripete il concetto aggiungendo: Nei secoli dei secoli onde ribadire, con tale ripetizione, come egli
sia radicato nell'amore del regno dei cieli e nella speranza dell'eterna felicit.

Dio ci salva perch misericordioso.

17. [v 11.] Ti loder per sempre perch cos hai fatto. Che cosa hai fatto? Hai dannato Doec, hai
incoronato David. Ti loder per sempre perch cos hai fatto. Grande lode, riconoscere che tu l'hai
fatto! Che cosa hai fatto, se non quelle cose che sono state dette prima, e per le quali io, come olivo
fruttifero nella casa di Dio, spero nella misericordia di Dio in eterno e nei secoli dei secoli? Tu l'hai
fatto: l'empio non pu giustificare se stesso. Ma chi colui che giustifica? Sta scritto: A colui che
crede in chi giustifica l'empio . E ancora: Che cosa hai tu che non l'abbia ricevuto? E, se l'hai
ricevuto, perch ti glori come se non l'avessi ricevuto , come se tu l'avessi da te stesso? " Lungi da
me il gloriarmi in tal modo! ", dice questo tale che viene contrapposto a Doec, questo tale che
sopporta Doec in terra, finch non sia scacciato dalla tenda e sradicato dalla terra dei viventi. Non
mi glorio dimenticando che l'ho ricevuto, ma mi glorio in Dio. E ti loder, perch cos hai fatto.
Cio, perch sei stato tu a farlo: non per i miei meriti ma per la tua misericordia. Che cosa ho fatto
io? Se ricordi, antecedentemente io fui bestemmiatore e persecutore e prepotente. Tu invece che
cosa hai fatto? Ma ho ottenuto la misericordia perch peccavo senza saperlo . Ti loder in eterno
perch tu hai fatto questo.
Dolcezza del nome del Signore.

18. E vivr nell'attesa del tuo nome, perch delizioso. amaro il mondo, mentre il tuo nome
dolce. E se nel mondo ci sono cose dolci, tuttavia con amarezza che si digeriscono. Il tuo nome
supera ogni cosa, non soltanto in grandezza, ma anche in soavit. Infatti, gli iniqui mi hanno
raccontato i loro piaceri, ma non erano pari alla tua legge, o Signore . E guardiamo ai martiri: se nei
loro patimenti non avessero sperimentato una qualche dolcezza, non avrebbero potuto reggere con
animo sereno a tanta amarezza. Chiunque avrebbe potuto sentire l'amarezza delle pene, ma
difficilmente avrebbe potuto gustarne la dolcezza. Il nome di Dio, dunque, dolce per chi ama Dio
al di sopra di ogni piacere. Vivr nell'attesa del tuo nome, perch delizioso. E a chi potrai
dimostrare che esso davvero dolce? Occorre un palato capace di gustare una tale dolcezza. Loda
pure il miele per quanto puoi, esagerane la dolcezza con tutte le parole che riesci a trovare: chi non
sa che cosa sia il miele, se prima non lo avr assaggiato non potr comprendere cosa dici. Perci un
salmo, al fine di invitarti a gustare tale dolcezza, dice: Gustate e vedete quanto dolce il Signore .
Senza gustarlo, tu pretendi di affermare che dolce! Che cosa, poi, dovr essere dolce? Se tu hai
gustato questa dolcezza, essa deve palesarsi nei frutti che produci; non deve limitarsi soltanto alle
parole, quasi che possa risiedere soltanto nelle foglie, perch non ti succeda di inaridire per la
maledizione che ti lancer il Signore come a quel fico . Dice: Gustate e vedete quanto dolce il
Signore. Gustate e vedete. Solo, se avrete gustato potrete vedere. Ma come potrai farlo capire a chi
non ha gusto? Puoi parlare finch vuoi della dolcezza del nome del Signore: saranno solo parole.
Assaporarla tutt'altra cosa. Anche gli empi ascoltano parole a lode del Signore, ma solo i santi
assaporano quanto dolce il suo nome. Il salmista, pertanto, veramente sentiva tutta la dolcezza del
nome di Dio e voleva spiegarla, quasi mostrarla a dito, ma non trovava a chi dirlo. Difatti, ai santi
non necessario parlarne, dal momento che essi gi la gustano e la conoscono; quanto invece agli
empi, essi non possono percepire ci che non vogliono assaporare. Che far dunque costui della
dolcezza del nome di Dio? Ecco, si solleva prontamente al di sopra della folla degli empi. Vivr,
dice nell'attesa del tuo nome, perch delizioso al cospetto dei tuoi santi. dolce il tuo nome, ma
non al cospetto degli empi. Io so quanto sia dolce, ma per coloro che lo hanno gustato.

SUL SALMO 52
ESPOSIZIONE
DISCORSO
I buoni ora gemono.

1. [v 1.] Intraprendo la spiegazione di questo salmo, del quale vi parler in conformit di ci che il

Signore mi vorr suggerire. Sono i fratelli che mi spingono a metterci la volont e che pregano per
la riuscita dell'impresa. Se per la fretta avr dimenticato qualcosa, la supplir in voi colui che a me
ha concesso la grazia di dirvi quel tanto che mi sar riuscito. Il titolo del salmo reca: Per la fine, per
Melet, intelligenza, per David stesso. Per Melet, come abbiamo trovato nella traduzione dei nomi
ebraici, sembra significare: " per colei che partorisce ", oppure " per colei che nei dolori ". I fedeli
sanno chi in questo mondo partorisce e soffre, perch essi traggono origine proprio da tali dolori.
Cristo che qui in terra partorisce, Cristo che qui soffre. Il capo lass in alto, ma le membra sono
quaggi. E, se non partorisse n soffrisse, non potrebbe dire: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti?
Colui che partoriva allorch Saulo perseguitava, quello stesso fece s che anche Paolo, una volta
convertito, partorisse. Infatti, dopo essere stato illuminato e dopo essere diventato uno di quei
membri che aveva perseguitati, diceva, impregnato ormai della loro stessa carit: Figli miei, per i
quali continuo a soffrire le doglie del parto, finch Cristo non sia formato in voi . Questo salmo si
canta, dunque, per i membri di Cristo, per il suo corpo che la Chiesa , per quel solo uomo, cio per
quell'unit, il cui capo in alto. Ora quest'uomo geme, nei dolori del parto e soffre. Perch e tra
chi, se non perch ha appreso e conosciuto dal suo capo che abbonder l'iniquit e si raggeler la
carit di molti? Ma se abbonder l'iniquit e si raggeler la carit di molti, quale superstite
prover i dolori del parto? Cos continua: Colui che avr perseverato sino alla fine sar salvo . La
perseveranza una grande virt proprio perch si deve perseverare in mezzo alle molestie, alle
tentazioni, ai turbamenti, agli scandali. A nessuno si ordina di sopportare una cosa che piace. Ma
dal momento che si dicono - o si cantano - delle cose nei riguardi di questo tale, vediamo di che si
tratta. In relazione a quest'uomo sono adesso, nel titolo, rimproverati coloro in mezzo ai quali si ha
da gemere e da soffrire; ma alla fine del salmo si manifesta e si esprime la consolazione di colui che
soffre e che partorisce. Ascolta, dunque, chi sono coloro in mezzo ai quali noi partoriamo e
gemiamo, supposto che noi siamo nel corpo di Cristo, che viviamo sotto il suo capo e che siamo
annoverati tra le sue membra.
Motivi del rifiuto di Dio.

2. Ha detto lo stolto in cuor suo: Dio non c'. Tale la stirpe degli uomini in mezzo ai quali soffre e
geme il corpo di Cristo. Ma se effettivamente questa la categoria degli uomini ad opera dei quali
soffriamo i dolori del parto, essi sono pochi. Secondo il nostro giudizio, sono anzi pochissimi; ed
difficile imbattersi in un uomo che dica in cuor suo: Dio non c'. E proprio perch son pochi, non
hanno il coraggio di parlare in questo modo in mezzo ai molti; quindi dicono in cuor loro ci che
non osano dire con la bocca. Non , quindi, una gran cosa quella che dobbiamo sopportare; la si
trova appena. Poco numerosa la massa degli uomini che dicono in cuor loro: Dio non c'. Ma,
forse, se prendiamo il testo in un senso alquanto diverso, potremo incontrare in molti ci, che
pensavamo essere solamente in pochi e rari individui, o addirittura in nessuno. Si facciano avanti
coloro che vivono nel male! Guardiamo attentamente le azioni dei perversi dei facinorosi, degli
scellerati, dei quali certamente grande la moltitudine: persone che ogni giorno danno esca ai loro
peccati e mediante la consuetudine acquisita con le male azioni hanno perduto anche il pudore.
Questa folla di uomini tanto grande che il corpo di Cristo, posto in mezzo ad essi, a malapena osa
protestare contro ci che in nessun modo gli consentito di accettare; anzi stima gran cosa per s,
se riesce a conservare l'integrit e l'innocenza e a non fare ci che ormai per abitudine non osa
biasimare. Che se lo biasima, pi facilmente gli toccher udire la protesta e il reclamo elevati da
coloro che vivono male che non la libera voce di coloro che vivono bene. Ecco chi sono coloro che
praticamente dicono in cuor loro: Dio non c'. Ora io voglio argomentare contro costoro. In che
maniera? Essi credono che le loro azioni piacciano a Dio. Il salmo, per, non dice: Qualcuno ritiene,
ma: Ha detto lo stolto in cuor suo: Dio non c'. Essi ritengono che vi sia un Dio, ma un Dio, a cui
piaccia la loro condotta. Ma, se da uomo intelligente osservi che lo stolto a dire in cuor suo: Dio
non c', e se fai attenzione e con intelligenza soppesi per ogni verso la cosa, ti rendi conto che chi
ritiene che piacciano a Dio le cattive azioni dell'uomo, non lo ritiene veramente Dio. Poich, se
Dio, giusto; se giusto, l'ingiustizia non pu essergli gradita e l'iniquit dovr per forza
dispiacergli. Orbene tu, credendo che a lui piaccia l'iniquit, neghi che egli sia Dio. Se infatti, Dio

colui cui dispiace l'iniquit, per quanto tu ti sarai voluto immaginare un Dio a cui l'iniquit non
dispiaccia, resta sempre vero che di di non ce ne sono altri all'infuori di colui al quale l'iniquit
dispiace. Per cui, quando tu dici: Dio favorisce le mie scelleratezze, non fai altro che dire: Dio non
c'.
Negatori della divinit di Cristo.

3. [v 2.] Possiamo intendere il nostro testo anche in riferimento a Cristo, nostro signore e nostro
capo. Quando egli infatti apparve sulla terra in forma di servo, coloro che lo crocifissero
dichiararono: Non Dio. Dal momento che era Figlio di Dio, era certamente Dio. Ma che cosa
dissero coloro che si erano guastati ed erano divenuti abominevoli? Non Dio. Uccidiamolo! Non
Dio. Nel libro della Sapienza trovi le parole di costoro; ma osserva prima la corruzione che fa dire
ad essi in cuor loro: Non Dio. Infatti, dopo aver premesso il versetto: Ha detto lo stolto in cuor
suo: Non Dio, quasi andando in cerca delle cause per le quali questo stolto abbia potuto
pronunziarsi cos, il salmo prosegue: Si sono guastati e sono divenuti abominevoli nelle loro
ingiustizie. Ascolta questi corrotti. Essi, infatti, cos parlarono tra loro, pensando iniquamente. La
corruzione comincia dalla malafede; da qui si passa ai costumi depravati, per arrivare poi alla pi
violenta ingiustizia. Tale la scala che, in genere, si percorre. Che cosa dissero, dunque, tra s
pensando malamente? Poca cosa e sommersa dal tedio la nostra vita . Da questa errata
convinzione procede ci che anche l'Apostolo notava: Mangiamo e beviamo, perch domani
moriremo . Ma nel libro della Sapienza pi ampiamente descritta tale lussuria: Coroniamoci di
rose, prima che marciscano; lasciamo ovunque i segni della nostra baldoria. E dopo questa pi
ampia descrizione della lussuria, che cosa leggiamo? Uccidiamo il povero giusto ; il che significa
dire: Non Dio. Sembravano dolci le loro parole mentre dicevano: Coroniamoci di rose, prima che
marciscano. Che cosa c' di pi delicato? che cosa di pi tenero? Ti aspetteresti, dopo questa
tenerezza, la croce, le spade? Non stupirti! Sono tenere anche le radici delle spine; se le tocchi non
ne sei punto, ma da esse nasce ci che ti punger. Orbene, questi sono divenuti corrotti e
abominevoli nelle loro ingiustizie. Ha detto lo stolto in cuor suo: Non Dio. Se il Figlio di Dio,
scenda dalla croce . Questo significa dire apertamente: Non Dio.
Un severo giudizio attende i seduttori delle anime.

4. Ma in qual modo tra loro geme il corpo di Cristo? Ebbero a gemere fra loro gli Apostoli che
vissero agli inizi e gli immediati discepoli di Cristo; ma con noi che hanno a che fare costoro? In
qual modo noi proviamo i dolori del parto in mezzo ad essi? Ancora vi chi dice: Cristo non Dio.
Lo dicono i pagani che ci sono rimasti; lo dicono ancora i giudei, sparsi in tutto il mondo a
testimonianza della loro confusione; e lo sostengono pure molti eretici. Difatti gli ariani dicono:
Non Dio; gli eunomiani dicono: Non Dio. A ci si aggiunga, o fratelli, la voce di quei tali di cui
ho parlato poc'anzi: di coloro che vivono nel male e non dicono altro se non che: Non Dio.
Quando infatti noi diciamo loro che Cristo verr come giudice e che ci sar il giudizio, come
affermano categoricamente le Scritture, essi preferiscono porgere l'orecchio al serpente che
suggerisce: Tu non morrai , come disse in paradiso, in netto contrasto con la verit di Dio che aveva
decretato e detto espressamente all'uomo: Tu morrai . Cos anche costoro operano il male e si
lusingano dicendo: " Cristo verr, s, ma dar a tutti il perdono ". Prendono per bugiardo colui che
disse che avrebbe separato gli empi e li avrebbe radunati alla sinistra, e, mentre avrebbe collocato a
destra i giusti, dicendo a questi ultimi: Venite, benedetti del Padre mio; ricevete il regno che stato
preparato per voi fin dall'origine del mondo, agli empi avrebbe detto: Andate nel fuoco eterno che
stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi . Come infatti potr dare a tutti il perdono? Come
far a non condannare nessuno? Per forza debbono concludere che egli ha mentito. Ma questo
significa dire: Non Dio. Sta' attento a non essere tu bugiardo. Tu sei uomo, egli Dio; Dio
verace, mentre ogni uomo menzognero . Ma che cosa farai nei confronti di costoro, tu che
appartieni al corpo di Cristo? Per ora, separati da essi con il cuore e con la vita. Non imitarli; non
renderteli familiari; non dar loro il tuo assenso n la tua approvazione; anzi, cerca di redarguirli.

Perch t'incanti a guardare chi dice tali cose? Si sono guastati e son divenuti abominevoli nelle loro
ingiustizie; non c' chi faccia il bene.
Dio agisce anche come causa del nostro agire.

5. [v 3.] Dio dal cielo ha guardato sopra i figli degli uomini, per vedere se c' chi comprenda e
ricerchi Dio. Che significa: Si sono guastati e sono divenuti abominevoli tutti costoro che
affermano: Non c' Dio? Ma come? Non sapeva Dio che costoro erano divenuti tali? O non vero,
piuttosto, che il loro segreto pensiero non si sarebbe manifestato a noi, se egli non lo avesse
rivelato? Se dunque lo conosceva, se lo sapeva, perch si dice ora che egli ha guardato dal cielo
sopra i figli degli uomini, per vedere se c' chi comprenda e ricerchi Dio? Vale infatti per uno che
ricerca, e non per uno che gi conosce, l'espressione: Dio dal cielo ha guardato sopra i figli degli
uomini, per vedere se c' chi comprenda e ricerchi Dio. E, come se avesse trovato ci che cercava
nella sua investigazione, guardando dal cielo dichiara: Tutti hanno fuorviato, tutti sono diventati
vanit; non c' chi faccia il bene, non ce n' neppure uno. Sorgono qui due questioni piuttosto
difficili. Se Dio guarda dal cielo per vedere se c' qualcuno che lo comprenda e lo ricerchi, subentra
nella persona ignorante il pensiero che Dio non conosca tutto. Questa la prima questione. Qual
l'altra? Se non c' chi fa il bene, se non ce n' neppure uno, chi sar colui che soffre le doglie del
parto in mezzo ai malvagi? La prima questione si risolve osservando che spessissimo la Scrittura si
esprime come se fosse Dio a fare ci che fa la creatura per un dono di Dio. Ad esempio: tu usi
compassione a un povero. Siccome lo fai per un dono di Dio, si dice che Dio ad aver misericordia.
Quando riconosci quale sia il tuo stato, tu lo riconosci per una illuminazione divina. E allora,
quando sei in grado di affermare: Tu, o Signore, darai luce alla mia lampada; o Dio mio, tu
illuminerai le mie tenebre , Dio che in un certo qual modo conosce ci che tu hai conosciuto per
suo dono e per suo intervento. Cosa significano, infatti, le parole: Vi tenta il Signore Dio vostro per
sapere se lo amate ? Cosa vuol dire: Per sapere? Significa che egli, con un suo dono, vi procura
tale conoscenza. Nello stesso senso vanno intese queste parole: Dio dal cielo ha guardato sopra i
figli degli uomini per vedere se c' chi comprenda e cerchi Dio. Egli ci assista e ci conceda di poter
comunicare a voi quei concetti che egli stesso ha deposti nel nostro cuore. Dice l'Apostolo: Noi
abbiamo ricevuto non lo spirito di questo mondo, ma lo Spirito che da Dio, affinch sappiamo
riconoscere le cose che da Dio ci sono state donate . Orbene con questo Spirito, grazie al quale
conosciamo i doni che Dio ci ha concessi, siamo in grado di discernere tra noi e coloro che non
hanno ricevuto di tali doni: noi conosciamo gli altri facendo dei riferimenti con noi stessi. Poich,
se siamo convinti che noi non abbiamo potuto conseguire alcunch di buono, se non per dono e
concessione gratuita di colui dal quale deriva ogni bene, nello stesso tempo ci accorgiamo che
niente di tutto ci possono avere coloro ai quali Dio non ha fatto tali doni. Questo nostro
discernimento procede dallo Spirito di Dio; e in quanto noi vediamo tutto questo mediante lo Spirito
di Dio, diciamo che Dio vede: proprio perch Dio che fa in modo che noi possiamo vedere. Per
questo stato anche scritto: Lo Spirito scruta ogni cosa, anche la profondit di Dio . Non perch
colui che tutto sa debba ancora scrutare, ma perch a te stato donato lo Spirito che ti consente di
scrutare. Ci che tu fai per suo dono si dice che lui a farlo, in quanto senza di lui tu non saresti in
grado di farlo. Ecco, dunque, in che senso si dice che Dio agisce quando invece sei tu ad agire. Per
il dono dello Spirito che li rende figli, coloro ai quali stato dato lo Spirito di Dio guardano sopra i
figli degli uomini, per vedere se c' chi comprenda e cerchi Dio; ma poich ci fanno per dono di
Dio e mossi dal suo Spirito, si dice che Dio a fare tutto questo, cio a guardare e a vedere. Ma,
perch sta scritto: Dal cielo, se sono gli uomini a fare ci? Lo dice l'Apostolo: La nostra vita nei
cieli . Con che cosa, infatti, cerchi tu di vedere? Di che cosa disponi per riuscire a comprendere?
Non forse col cuore che tu vedi? Se tutto questo lo fai col cuore, esamina, o cristiano, se hai in
alto il cuore. Se hai il cuore in alto, dal cielo guardi verso la terra. E, poich fai tutto questo grazie
al dono di Dio, Dio dal cielo guarda sopra i figli degli uomini. Per quanto era in noi, ci pare che la
prima questione sia stata risolta.

Dio comunica all'uomo la sua divinit.

6. [v 4.] Che cosa constatiamo noi osservando? Che cosa constata Dio quando si pone a osservare?
Che cosa ha da conoscere, dal momento che egli tutto dona? Ascolta che cosa. Tutti hanno
fuorviato, tutti sono ormai una vanit: non c' chi faccia il bene, non ce n' neppure uno. Qual ,
dunque la seconda questione, se non quella di cui poco fa ho parlato? Se non c' chi faccia il bene,
se non ce n' neppure uno, non resta nessuno che gema tra i malvagi. Aspetta, dice il Signore; non
rispondere affrettatamente. Ho concesso agli uomini di operare il bene, ma, insisto, ci per dono
mio non per le loro capacit. Da se stessi, infatti, non sono buoni; e quando fanno il male sono figli
degli uomini; quando fanno il bene, sono figli miei. Dio ha trasformato i figli degli uomini in figli
di Dio, avendo reso il Figlio di Dio figlio dell'uomo. Osservate di quale partecipazione si tratta. Ci
stata promessa la partecipazione alla divinit; e avrebbe potuto mentire chi ha fatto tale promessa,
se egli per primo non si fosse reso partecipe della condizione mortale. Ma il Figlio di Dio si fatto
partecipe della mortalit, affinch l'uomo mortale divenisse partecipe della divinit. Colui che ti ha
promesso di dividere con te i suoi beni per primo ha diviso con te i tuoi mali; colui che ti ha
promesso la divinit ha manifestato nei tuoi confronti la carit. Togli dunque ci per cui gli uomini
sono figli di Dio, e rester soltanto ci per cui essi sono figli degli uomini. Non c' chi faccia il
bene, non ce n' neppure uno.
Il popolo di Dio vessato dagli empi.

7. [v 5.] Non lo sapranno, forse, tutti coloro che operano ingiustizia, che divorano il mio popolo
come pane? Non lo sapranno forse? Forse non sar loro mostrato? Di', minaccia, parla nella
persona di chi partorisce e soffre. Il tuo popolo, infatti, divorato come pane. dunque il popolo di
Dio che divorato. Sicuramente non c' chi faccia il bene, non ce n' neppure uno. La risposta
secondo la norma che abbiamo gi vista. Ma questo popolo che divorato, questo popolo che soffre
per colpa dei malvagi, questo popolo che geme e partorisce in mezzo ai cattivi, formato da figli
degli uomini divenuti ora figli di Dio. Per questo divorato. Avete disprezzato la risoluzione del
misero; perch suo rifugio il Signore . Di solito, per divorare il popolo di Dio, non si tiene in
alcun conto che esso , appunto, il popolo di Dio. Lo deruber, si dice, e lo spoglier: se infatti
cristiano, che cosa mi potr fare? La risposta viene da colui che parla per chi partorisce, e minaccia
coloro che divorano, dicendo: Non lo sapranno, forse, tutti coloro che operano ingiustizia? Infatti
anche colui che vedeva il ladro e gli si univa e si metteva dalla parte degli adulteri, colui che, stando
seduto, sparlava contro il suo fratello, e contro il figlio di sua madre gettava scandalo, diceva in
cuor suo: Dio non c'. Per questo, per, ecco la risposta che riceve: Tutto questo hai tu fatto e io ho
taciuto; e tu hai pensato iniquamente che io fossi simile a te; cio, che io non fossi Dio, in quanto
sarei stato somigliante a te. Ma che cosa segue? Ti rimproverer e ti collocher in faccia a te
stesso . Cos anche nel caso nostro: Io ti rimproverer e ti collocher in faccia a te stesso. Non vuoi
riconoscerti ora per quello che sei, per rammaricarti del tuo comportamento; lo riconoscerai per
piangerne. Dio non mancher di dimostrare agli empi la loro iniquit. Se cos non fosse, chi sar a
dire: Che cosa ci ha giovato la superbia e che cosa ci ha portato il vantarci delle ricchezze?
Allora, insomma, tutti quelli che ora non vogliono sapere, sapranno. Non sapranno forse tutti
coloro che operano ingiustizia, che divorano il mio popolo come pane? Perch aggiunge il salmo:
Come pane? Essi mangiano il mio popolo come pane. Delle varie cose di cui ci nutriamo, ora ne
mangiamo l'una, ora l'altra: non sempre mangiamo la stessa specie di legumi, lo stesso tipo di carne
o di frutta, ma sempre mangiamo il pane. Che significano dunque le parole: Divorano il mio popolo
come pane? Significa che senza tregua, senza pause, divorano coloro che divorano il mio, popolo
come pane.
Il culto disinteressato.

8. [vv 6. 7.] Non hanno invocato Dio. Consola chi geme (e lo fa soprattutto rievocandogli certi
ricordi), perch questi, imitando i cattivi, che di solito hanno successo, non cominci a provar gusto
nel diventare cattivo anche lui. Ci che ti stato promesso ti verr dato senza meno. La speranza

degli iniqui circoscritta al tempo presente, la tua nel futuro; ma la loro incerta, la tua sicura;
la loro falsa, la tua verace. Essi non hanno invocato Dio. Ma costoro - mi chiederete - non pregano
forse Dio ogni giorno? No, non pregano Dio. Prestate attenzione. Cercher di spiegarvelo con
l'aiuto di Dio stesso. Dio vuole un culto disinteressato, un amore gratuito, cio un amore puro. Non
vuole essere amato perch d qualcosa diverso da lui, ma perch d se medesimo. Chi invoca Dio
per diventare ricco, non invoca Dio; invoca ci che desidera che venga a lui. Che cosa significa,
infatti, " invocare ", se non chiamare verso di s? Chiamare a s, questo invocare. Quando dici: "
Dio, dammi le ricchezze ", non vuoi che venga a te Dio; vuoi che vengano a te le ricchezze. Tu
invochi, quello che vuoi che venga a te. E se davvero tu invocassi Dio, egli verrebbe a te e sarebbe
la tua ricchezza. Ma tu in realt preferisci avere la cassaforte piena e vuota la coscienza, mentre Dio
riempie i cuori, non i forzieri. A che ti servono le ricchezze esteriori, se ti urge internamente la
miseria? Orbene, coloro che invocano Dio per ottenere vantaggi temporali, per avere i beni della
terra, per la vita presente e per la loro felicit in questo mondo, non invocano Dio.
Timore fondato e timore infondato.

9. E quindi, cosa segue a proposito di costoro? Hanno tremato di paura per ci che non era da
temere: C' forse da temere per la perdita delle ricchezze? Non vi ragione di temere, eppure si
teme. Vi da temere, invece, di fronte alla perdita della saggezza ma al contrario tale perdita non
spaventa. Sta' a sentire! E riconosci e comprendi di chi si tratti. A un individuo, ad esempio stata
affidata in custodia una borsa. Egli, che non ha intenzione di restituirla, la ritiene come sua; non
crede che gli possa essere ripresa, anzi gi la considera sua propriet, e quindi si rifiuta di renderla.
Guardi bene, costui, ci che teme di perdere e ci che non si cura di avere. Sono in ballo il denaro e
la coscienza; il danno maggiore, e quindi da temersi di pi, riguarda la cosa di maggior pregio. Ma
tu, pur di conservare l'oro ti rovini la coscienza! Subisci un danno ben pi grande mentre ti rallegri
per il denaro. S, hai temuto l dove non c'era da temere. Restituisci il denaro! E dico poco:
Restituisci! Getta via il denaro, pur di non perdere l'onest. Tu, invece, hai avuto paura di restituire
il denaro e non ti sei preoccupato di perdere la buona coscienza. I martiri non solo non si
appropriarono del denaro altrui, ma disprezzarono tutto per non perdere la loro fede; e poco fu per
loro perdere il denaro quando furono inviati in esilio; perdettero anche la vita quando furono
perseguitati. Persero la vita per ritrovarla nella vita eterna . Essi dunque hanno avuto timore l dove
c'era da averne. Ma coloro che hanno detto a Cristo: Non Dio, temettero l dove non c'era da
temere. Dissero infatti: Se lo lasceremo libero, verranno i romani e ci toglieranno il tempio e il
regno . Quanto stolto e scriteriato chi dice in cuor suo: Non Dio! Hai avuto timore di perdere la
terra, e hai perduto il cielo! Hai avuto timore che venissero i romani e ti privassero del tempio e del
regno; ma avrebbero potuto, forse, strapparti Dio? Che ti resta dunque da fare? Che cosa ti resta, se
non confessare che hai voluto possedere e, possedendo male, hai perduto? Uccidendo il Cristo, hai
perduto il tempio e il popolo. Hai preferito uccidere Cristo piuttosto che rimaner privo del
santuario; ed hai perduto il santuario e il popolo e Cristo. Con paura uccisero Cristo; ma donde
nasceva questa paura? Temevano perch Dio ha disperso le ossa di coloro che piacciono agli
uomini. Smaniosi di piacere agli uomini, ebbero timore di perdere il luogo santo. Ma Cristo, cio
colui del quale essi avevano detto: Non Dio, prefer essere sgradito a uomini siffatti; prefer essere
sgradito ai figli degli uomini, non ai figli di Dio. Per questo le ossa di costoro sono state disperse
mentre nessuno spezz le ossa di lui. Sono stati confusi, perch Dio li ha disprezzati. In verit,
fratelli, per quanto li riguarda essi hanno subto uno smacco tremendo. I giudei non sono pi nel
luogo ove crocifissero il Signore, che appunto crocifissero per non perdere quel luogo e il regno.
Dio, dunque, li ha umiliati; ma proprio umiliandoli, li ha invitati a convertirsi. Riconoscano ora
Cristo; e dicano che Dio colui che avevano detto non essere Dio. Ritornino all'eredit paterna,
all'eredit di Abramo, di Isacco e di Giacobbe! Entrino con essi in possesso della vita eterna dopo
aver perduto la vita terrena. Ma tutto questo in che modo? Diventando, da figli degli uomini, figli di
Dio. Infatti finch staranno fermi e rifiuteranno [quel ritorno], non c' chi faccia il bene, non ce n'
neppure uno; sono rimasti confusi, perch Dio li ha disprezzati. E, come volgendosi ad essi, dice:
Chi dar da Sion la salvezza a Israele? O stolti! Chi colui che beffate, insultate, schiaffeggiate,

coprite di sputi, coronate di spine, sollevate sulla croce? Chi costui? Chi dar da Sion la salvezza
a Israele? Non, forse, colui del quale avete detto: Non Dio? Questo avverr quando Dio rovescer
la prigionia del suo popolo. Perch capace di rovesciare la prigionia del suo popolo non c' altri se
non colui che ha voluto essere prigioniero nelle vostre mani. Ma chi riuscir a capire tutto questo?
Esulter Giacobbe, e si rallegrer Israele. Colui che veramente Giacobbe e colui che veramente
Israele (quel minore, cio, del quale il maggiore divenne servo ) questi esulter, perch potr
conoscere.

SUL SALMO 53
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Saul e David, nella storia e nella tipologia.

1. [vv 1. 2.] Il titolo di questo salmo piuttosto lungo; ma, a ben comprenderlo, reca un frutto
copioso. E siccome il salmo breve, potremo trattenerci a discuterne il titolo, rifacendoci, poi, nella
rapidit con cui spiegheremo il salmo. Dal titolo, infatti dipende il senso di ogni versetto che si
canta. Quando uno capisce che cosa inciso sul frontone di una casa, entra sicuro e non si smarrir
quando sar entrato, poich gi sulla porta indicato come comportarsi per non sbagliare una volta
entrati nell'interno. Dice, dunque, il titolo del salmo: Per la fine; negli inni; intelligenza, per David
stesso, quando vennero gli zifei e dissero a Saul: Non , forse, David nascosto presso di noi?
Sappiamo perfettamente che Saul perseguitava quel sant'uomo di David; sappiamo che Saul
raffigura allegoricamente quel regno temporale che dice relazione non con la vita ma con la morte;
e ci ricordiamo di aver sottolineato tutto questo alla vostra Carit. Inoltre, dovete sapere e ricordarvi
che, David stesso raffigura Cristo, o meglio il corpo di Cristo. Chi sono, allora, gli zifei? Zif era un
villaggio, i cui abitanti erano gli zifei e nella loro regione si era nascosto David quando Saul voleva
trovarlo e ucciderlo. Orbene questi zifei, quando vennero a conoscenza di ci, lo denunziarono al re
che lo perseguitava e dissero: Non , forse, David nascosto presso, di noi? Tale denunzia non
arrec loro, alcun giovamento n port alcun danno a David. Da essa risulta chiaro, senza dubbio,
che il loro animo era malevolo, ma Saul neppure dopo la loro denunzia pot catturare David. David,
invece, quando gli fu data l'occasione di uccidere Saul, incontrandolo indifeso in una grotta di
quella regione lo risparmi e non fece ci che facilmente avrebbe potuto : esattamente il contrario di
Saul, il quale cercava di fare ci che non poteva. Quanto agli zifei, vedano pure altri chi fossero
costoro; noi cerchiamo di vedere qual sorta di persone ci descriva il salmo, prendendo lo spunto da
loro.
Le ricchezze dei mondani sono caduche.

2. Se ci chiediamo che cosa significhi la parola zifei, troviamo che significa " fiorenti ". Questi
ignoti " fiorenti " erano, dunque, nemici del santo David: " fiorenti ", nemici di uno che stava
nascosto. Occorrer poterli identificare con qualche porzione del genere umano, se vogliamo
intendere il salmo. Dapprima troviamo chi sia quel David nascosto, poi troveremo i suoi avversari
fiorenti. Osserva David nascosto: Siete morti, dice l'Apostolo ai membri di Cristo, e la vostra vita
nascosta con Cristo in Dio. Questi che ora sono nascosti, quando saranno fiorenti? Continua
l'Apostolo: Quando apparir Cristo, vostra vita, allora anche voi apparirete con lui nella gloria .
Quando questi saranno fiorenti, allora gli zifei inaridiranno. Notate, infatti, a quale fiore
paragonata la loro gloria: Ogni carne erba, e ogni gloria della carne come fiore d'erba. Quale
la sua fine? L'erba inaridita e il fiore caduto. Dove sar, allora, David? Nota ci che segue: Ma
la parola del Signore rimane in eterno . Si tratta, dunque, di due classi di uomini, che voi dovete
distinguere e tra cui dovete scegliere. Che cosa ti gioverebbe, infatti, averli potuti identificare, se
poi tu fossi pigro nella scelta? E la possibilit di scegliere esiste solo in questa vita; verr il tempo in
cui questa possibilit non ti sar pi concessa, poich Dio non differir pi oltre la sua sentenza. Chi

sono, dunque, questi fiorenti zifei, se non la stirpe di quel Doec idumeo, del quale gi abbiamo
parlato alla vostra Carit pochi giorni or sono e del quale detto: Ecco l'uomo che non ha posto in
Dio la sua fiducia, ma ha sperato nella moltitudine delle sue ricchezze e si inorgoglito nella sua
vanit ? Sono questi i fiorenti figli del secolo, che ora dal Vangelo avete udito essere, nella loro
stirpe, pi astuti dei figli della luce. Ti danno infatti, costoro, l'impressione che vogliano
effettivamente provvedere al futuro: dove, per, neanche sanno se potranno giungere. Avete udito
cosa fece al suo padrone quell'amministratore che voleva procurarsi una certa agiatezza con i beni
del suo signore e perci aveva fatto doni ai debitori di lui, affinch essi lo accogliessero nel caso
fosse stato allontanato dal suo ufficio di amministratore. Sebbene avesse ingannato il suo padrone,
questi tuttavia lod il suo modo di agire, non per il danno subto, ma per l'ingegnosit di lui.
Ebbene, quanto pi noi (secondo l'esortazione del nostro Signore Ges Cristo) dobbiamo attirarci
amicizie per mezzo dell'iniquo mammona ? La parola "mammona" significa ricchezze. Ma le nostre
ricchezze sono l dove la nostra casa eterna, nel cielo. Quanto agli altri, coloro cio che non
conoscono altra fioritura se non quella temporale e non intendono procurarsi, con i loro beni, amici
per l'eternit, costoro non hanno la nozione della vera ricchezza e pertanto chiamano ricchezza gli
stessi averi materiali. Solo questi beni, infatti, destinati a fiorire per un giorno, come il fieno, sono
dagli iniqui stimati ricchezza. Costoro sono gli zifei, nemici di David, che fioriscono in questo
mondo.
La prosperit dei cattivi non scandalizzi i buoni.

3. Talvolta anche i figli della luce, nella loro debolezza, guardano a costoro e si sentono vacillare i
piedi vedendo i malvagi prosperare nella felicit; e dicono tra s: " A che cosa mi giova la giustizia?
Che vantaggi mi procura il fatto che servo Dio, che rispetto i suoi comandamenti, che non opprimo,
non derubo, non faccio del male a nessuno e do in prestito nei limiti del possibile? Ecco: io faccio
tutte queste cose, e ho tanto da soffrire mentre loro godono ogni prosperit ". Ma come? anche tu
vuoi essere uno zifeo? Essi fioriscono nel mondo ma inaridiranno nel giorno del giudizio, e, dopo
essere inariditi, saranno gettati nel fuoco eterno. Vuoi che capiti cos anche a te? Non sai che cosa ti
ha promesso colui che venuto a te? Quale mostra di valori ti ha fornito in se stesso? Se il fiore
degli zifei fosse desiderabile forse che il Signore stesso non avrebbe cercato di fiorire in questo
mondo? A lui non mancava certo la possibilit di star bene! Invece egli prefer tenersi nascosto in
mezzo agli zifei e dire a Ponzio Pilato che lo interrogava (quasi che anche lui fosse un fiore degli
zifei) ed aveva sospetti sul suo regno: Il mio regno non , di questo mondo . Dunque, egli qui in
terra si nascondeva; e tutti i buoni sono quaggi nascosti, perch il loro bene nell'intimo, celato,
nel cuore, dove la fede, dove la carit la speranza e ogni loro tesoro. Forse che questi beni son
roba appariscente agli occhi del mondo? Tali beni sono nascosti, e altrettanto nascosta ne la
ricompensa. Ma, la gloria del mondo , dunque, splendente? Splende per un momento; non
splender per sempre. un'erba che cresce d'inverno e verdeggia fino all'estate. Non alligni,
dunque, nell'animo nostro, quell'atteggiamento che abbiamo trovato in un altro salmo. Mi riferisco a
quel tale che confessa d'aver vacillato, d'esser quasi caduto. I suoi passi, mai allontanatisi dalla via
di Dio, stavano per diventare insicuri al veder fiorire la felicit degli iniqui. In seguito, per
conobbe ci che Dio riserba loro alla fine, e che cosa ha promesso ai giusti che soffrono colui che
non pu ingannare. Rendendo allora grazie per questa conoscenza, dice: Quanto buono il Dio
d'Israele con i retti di cuore! Perch dice questo? Perch per poco i miei piedi non hanno
inciampato. Per qual motivo? Per invidia verso i peccatori, vedendo la pace dei malvagi. Ma, i suoi
passi divennero sicuri dopo che ebbe meditato sulla sorte che attende l'uomo alla fine. Nello stesso
salmo, infatti, poco pi avanti dice: un tormento ai miei occhi. Cio, mi sorta nel cuore una
grande questione: come mai gli uomini fanno il male e fioriscono nel mondo, mentre molti altri
compiono il bene e in questa terra soffrono? Tale questione grande dinanzi ai miei occhi,
difficile a sciogliersi. un tormento per me, dice, finch io non entri nel santuario di Dio e non
consideri la sorte finale di ognuno . Quale sar questa sorte finale? Quale, se non quella che ci
stata gi preannunziata nel Vangelo? Quando sar venuto il Figlio dell'uomo si riuniranno dinanzi
a lui tutte le genti; ed egli le separer, come il pastore separa le pecore dai caproni: le pecore

porr a destra i caproni a sinistra . Ecco che quei tali zifei saranno separati; e alla separazione
seguir il fuoco. Dov' il fiore di coloro che allora staranno a sinistra? Non gemeranno forse allora?
Non saranno tormentati da tardivo pentimento e diranno: A che cosa ci ha giovato la superbia? A
che cosa ci ha portato il vantarci delle ricchezze? Tutto passato come un'ombra . O zifei che state
a sinistra, troppo tardi vi pentite d'aver fiorito nell'ombra! Perch non avete riconosciuto David,
mentre era nascosto tra voi e voi lo denunziavate? Se vi foste corretti allora, non sarebbe stato senza
frutto il vostro dolore. Perch c' un dolore che d frutti e un dolore che non ne d. dolore
fruttuoso quando ti accusi, quando disapprovi i tuoi costumi malvagi e, dopo averli disapprovati, li
combatti; quando rinunzi ai costumi che hai condannati e, dopo tale rinunzia, li muti, spogliandoti
dell'uomo vecchio e rivestendoti del nuovo, preferendo l'obbrobrio di Cristo al fiore degli zifei.
Ebbene, tu che possiedi nel segreto il tuo bene e stai celato in mezzo agli zifei, nascondendo la
promessa della tua ricompensa, se ti capita qualche dignit del secolo non insuperbirtene perch, se
andrai orgoglioso di tale dignit, cadrai come il fiore degli zifei. Vedi come si comport, a questo
riguardo, una santa donna, nata in seno all'antico popolo giudaico: Ester. Era sposa del re straniero,
quando il suo popolo si trov in tale pericolo che ella dovette scongiurare il re per salvare i suoi
concittadini. Cominci a pregare, e in questa preghiera confess che tutte le insegne regali di cui era
adorna erano per lei come stracci immondi . Se tanto possono delle donne, non lo potranno gli
uomini? E se a tanto pot elevarsi una donna giudea, non lo potr la Chiesa cristiana? Questo,
dunque, dir alla vostra Carit: Se avete ricchezze in abbondanza, non vi attaccate il cuore . Anche
se esse abbondano, anche se ti sorride la prosperit del secolo, non fidarti del mare, neppure quando
in bonaccia. Se le ricchezze affluiscono e abbondano, calpestale e aggrappati al tuo Dio. Perch,
se le terrai sotto i piedi e ti terrai aggrappato a lui, non cadrai quando ti verranno sottratte. Che non
ti capiti, per colpa dei malvagi pensieri (pensieri tutt'altro che cristiani!) ci che sta scritto in un
altro salmo, in cui, dopo essersi parlato del fiore di questi zifei, si esce in questa espressione:
Troppo profondi sono i tuoi disegni. Ripeto: Troppo profondi sono i tuoi disegni (dice), e l'uomo
imprudente non li conoscer e lo stolto non li capir. Che cosa non capir? Che germogliano i
peccatori come l'erba, e tutti i malfattori vogliono emergere ma poi saranno sterminati in
perpetuo . Incantati dal fiorire dei malvagi, costoro si son detti: " Ecco, i malvagi fioriscono, quindi
Dio ama i malvagi "; e, allettati dal momentaneo fiorire degli ingiusti, si sono volti, anche loro,
verso l'ingiustizia, ma per finire nella perdizione. E questa perdizione non sar temporanea, come la
fioritura degli empi, ma eterna. Perch tutto questo? Perch l'uomo privo di senno non conoscer e
lo stolto non capir. Egli, infatti, non entra nel santuario di Dio per comprendere il destino ultimo
degli uomini. D'altra parte, bisogna, pur dire che piuttosto difficile questo " intelletto " con cui si
apre il nostro salmo; come anche difficile capire perch mai David si sia nascosto in mezzo agli
zifei, senza rallegrarsi per il fiorire degli zifei, preferendo anzi, essere umile tra costoro e conseguire
la gloria occulta che gli era tenuta in serbo presso Dio. Che cosa si attribuisce a David nel titolo del
"salmo? In vista della fine, negli inni: cio nelle lodi. Quali lodi? Il Signore ha dato, il Signore ha
tolto. Come al Signore piaciuto cos successo Sia benedetto il nome del Signore! Appariva
inaridito, dopo aver perduto ogni sostanza? Niente affatto. Erano cadute le foglie, ma la radice
viveva. Orbene: In vista della fine, negli inni. E che significa: Intelligenza, per David stesso? "
Intelligenza " si contrappone alle altre parole: L'uomo, privo di senno non conoscer e lo stolto, non
capir. Intelligenza, per David stesso, quando vennero gli zifei e dissero a Saul: Non , forse,
David nascosto presso di noi? Sia nascosto presso di voi, ma non fiorisca come voi. E ora ascoltane
la voce.
Dio salva e giudica.

4. [v 3.] Dio, salvami nel tuo nome e giudicami con la tua potenza. Dica questo la Chiesa, mentre
nascosta in mezzo agli zifei. Questo dica il corpo dei cristiani, che tiene celata la bont dei suoi
costumi e in segreto spera la ricompensa dei suoi meriti. Dica: Dio, nel tuo nome salvami e nella
tua potenza giudicami. Sei venuto, o Cristo: sei apparso umile, sei stato disprezzato, flagellato,
crocifisso, ucciso; ma nel terzo, giorno sei risorto, nel quarantesimo giorno sei asceso in cielo, siedi
alla destra del Padre e nessuno ti vede pi. Di lass hai mandato il tuo Spirito, ricevuto da quanti ne

erano degni: i quali, colmi del tuo amore, annunziarono alle nazioni per tutto il mondo la grandezza
delle tue stesse umiliazioni. Vedo il tuo nome giganteggiare al di sopra degli uomini, ma tu ci fosti
annunziato come un uomo debole. Anche il Dottore delle genti diceva di non voler sapere in mezzo
a noi altro che Ges Cristo e questi crocifisso : affinch scegliessimo la sua ignominia piuttosto che
la gloria dei fiorenti zifei. Ciononostante, che cosa dice di lui? Certo, egli fu crocifisso nella sua
debolezza, vive per per la potenza di Dio . Venne, dunque, rivestito di debolezza perch potesse
morire (per giudicare verr, invece, nella potenza di Dio!), ma stato attraverso la debolezza della
croce che il suo nome ha conseguito la gloria. Chiunque non avr creduto nel nome divenuto
glorioso attraverso la debolezza si spaventer dinanzi al giudice quando verr nella potenza.
Quando verr da forte colui che un tempo era debole, non ci getti a sinistra col ventilabro! Ci salvi
nel suo nome, e ci giudichi nella sua potenza! Ma potr esserci un uomo tanto temerario da
desiderare il giudizio e da dire a Dio: Giudicami? Non si dice agli uomini come maledizione: " Ti
giudichi Dio "? Si tratta certamente di una maledizione, se egli giudica nella sua potenza senza
averti prima salvato nel suo nome. Quando, invece, ti avr prima salvato nel suo nome,
successivamente mediante la potenza ti giudicher a salvezza. Sta', dunque, sicuro: quel giudizio
non sar per te punizione, ma solo separazione. Anche in un altro salmo cos sta scritto: Giudicami,
Dio, e difendi la mia causa dalla gente non santa . Che significa: Giudicarmi? Significa: Separarmi
dagli zifei in mezzo ai quali sono nascosto. Io ho sopportato la loro floridezza; sbocci ormai il mio
fiore. Il loro fiore era temporale e cade quando lo stelo inaridisce. Invece che cosa sar del mio
fiore? Piantati nella casa del Signore, fioriranno negli atri della dimora del nostro Dio . C',
dunque, un fiore anche per noi, un fiore che non cadr ma sar come la foglia di quell'albero
piantato presso le acque, del quale detto: E la sua foglia non cadr . Orbene: Dio, salvami nel tuo
nome, e nella tua potenza giudicami!
Preghiera esaudita e non esaudita.

5. [v 4.] O Dio, esaudisci la mia preghiera; ascolta le parole della mia bocca. Giungano alle tue
orecchie le parole della mia bocca, perch io non desidero da te il fiore degli zifei. Ascolta le parole
della mia bocca: pensa tu ad ascoltarmi, perch gli zifei, anche se giunge ai loro orecchi la mia
preghiera, non la odono perch non sono in grado di capire. Essi trovano la loro gioia nelle cose del
mondo e non sanno desiderare i beni eterni. Giunga a te la mia preghiera, che guizza come saetta
dal desiderio che nutro per i tuoi beni eterni. Io la innalzo al tuo orecchio: aiutala, affinch ti
raggiunga e non venga meno a met della sua corsa, n ricada a terra o vada perduta. Anche se per
ora non mi vedo arrivare i beni che chiedo, sono tranquillo, perch so che verranno pi tardi. Si
narra di un tale che, gravato da colpe, si mise a pregare Dio ma non venne esaudito. Questo, per,
torn a suo bene. Desideri terreni lo avevano spinto a pregare; in preda alle tribolazioni di questo
mondo, aveva desiderato che esse avessero fine e tornasse quella prosperit che come il fiore
dell'erba. Ed era uscito in quelle parole: Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato? la parola
stessa di Cristo: quella che lui diceva in nome dei suoi membri. Ti ho fatto intendere la voce dei
miei delitti, diceva, ho gridato tutto il giorno e non mi hai esaudito; tutta la notte, e non fu a mia
confusione . Cio: io gridavo anche di notte e tu non mi esaudivi; tuttavia, anche questi tuoi dinieghi
nell'esaudirmi non erano per confondermi ma per rendermi pi saggio: perch io capissi ci che ti
avrei dovuto chiedere. Ti pregavo, infatti, per delle cose che, se le avessi ricevute, sarebbe stato a
mio danno. Chiedi le ricchezze, o uomo? Quanti uomini sono stati rovinati dalle loro ricchezze!
Come fai a sapere che le ricchezze ti gioveranno? Moltissimi poveri, che se ne stavano tranquilli e
sicuri nell'ombra, una volta divenuti ricchi e quando il loro fasto cominci a splendere, furono preda
dei pi forti. Quant'era meglio che fossero rimasti nascosti e ignorati, invece di diventare oggetto
dell'altrui cupidigia, non per quello che erano ma per quello che possedevano! Orbene, fratelli, vi
ammoniamo e vi esortiamo nel Signore a non fissarvi su delle richieste particolari quando pregate
per gli affari di questo mondo, ma chiedete quanto Dio sa che vi convenga. Voi ignorate
completamente ci che vi utile. Talvolta ci che credete possa giovarvi vi danneggia; e ci che
credete vi danneggi, invece, vi giova. Voi siete ammalati; non spetta a voi suggerire al medico le
medicine che egli ha intenzione di prescrivervi. Se il dottore delle genti, l'apostolo Paolo, dice: Non

sappiamo domandare quello che conviene , quanto meno lo sappiamo noi! Egli stesso, senza
dubbio, credeva di pregare con saggezza quando chiedeva d'essere liberato dal pungiglione della
carne, dall'angelo di satana che lo trafiggeva perch non si inorgoglisse della grandezza delle sue
rivelazioni. Ma che cosa si sent rispondere dal Signore? Ottenne forse ci che voleva? No! Sarebbe
accaduto ci che a lui era pi utile. Quale fu, dunque, la risposta del Signore? Dice l'Apostolo: Tre
volte pregai il Signore perch lo allontanasse da me, ma egli mi ha risposto: Ti basti la mia grazia,
perch la virt diviene perfetta attraverso la debolezza . Sono stato io ad applicare la medicina sulla
tua ferita; io so quando l'ho messa e so quando dovr ritirarla. Non si allontani, l'ammalato, dalle
mani del medico; non dia consigli al medico. Tutte le cose di questo mondo sono cos. Sono
tribolazioni? Se la tua religiosit genuina, sai che Dio conosce ci che giova al bene di ciascuno.
Sono prosperit? Sta' bene in guardia, affinch esse non corrompano il tuo animo e non ti
allontanino da colui che te le ha donate. Proprio come dice il nostro autore, da persona veramente
intelligente: O Dio, esaudisci la mia preghiera! Ascolta le parole della mia bocca.
6. [v 5.] Perch gli stranieri si sono sollevati contro di me. Quali stranieri? Non era forse David
giudeo della trib di Giuda? Ma anche il villaggio di Zif, che apparteneva alla trib di Giuda, era
territorio giudaico. In che senso, dunque, erano stranieri? Non per la citt, non per la trib, non per
la parentela, ma per il loro " fiorire ". Vuoi conoscere questi stranieri? In un altro salmo sono detti
figli stranieri quei tali la cui bocca dice delle cose insulse e la cui destra destra d'ingiustizia. E
descrive poi il fiore - i costumi - di questi zifei: I loro figli sono come piante novelle, gagliarde
nella loro giovinezza; le loro figlie sono agghindate e adorne a somiglianza del tempio; le loro
dispense, piene, traboccanti di questo e di quello; le loro pecore sono feconde, moltiplicano i loro
parti; i loro bovi son grassi; non c' breccia nel muro che cinge le loro dimore, non c' passaggio;
nessun grido nelle loro piazze. Osserva questi zifei; squadra bene questi individui, destinati a fiorire
solo per breve tempo. Costoro cantano: Beato il popolo cui appartengono queste cose. Sono
davvero figli stranieri! Ma tu che dici, tu che sei nascosto in mezzo agli zifei? Beato il popolo il cui
Dio il Signore . Da questo sentimento nasce la preghiera rivolta al Signore: Ascolta le parole della
mia bocca, perch gli stranieri si sono levati contro di me.
Nella prova si scoprono i veri e i falsi cristiani.

7. E i potenti hanno attentato alla mia vita. Miei fratelli, coloro che ripongono speranza nei beni
della terra, tutti d'accordo hanno trovato un nuovo sistema per far scomparire la stirpe dei santi e di
quanti non sperano nelle cose di questo mondo. Oh! certamente le due categorie di persone nascono
insieme e vivono insieme, ma sono terribilmente in contrasto tra di loro: l'una pone la speranza
soltanto nelle cose del mondo e nella felicit temporale; l'altra, invece, pone con fermezza la sua
speranza nel Signore Dio suo. Ebbene, anche se questi zifei sono d'accordo, noni credere troppo alla
loro volont di concordia: perch mancano le tentazioni. Quando sopraggiunger una qualche
tentazione e qualcuno di loro sar rimproverato per il suo fiorire mondano, non ti dico che si
metter in urto con il vescovo, ma non vorr neppure avvicinarsi alla chiesa, temendo che gli tocchi
perdere qualcosa della sua erba. Perch ho detto queste cose, fratelli? Voi mi state ascoltando
volentieri nel nome di Cristo e in qualche modo, certo, comprendete tutti a che cosa mi riferisco, se
acclamate alle mie parole; e certamente non applaudireste se non aveste capito. Bene! Questa vostra
comprensione deve, per, essere fruttuosa. E sar la tentazione a comprovare il vostro profitto. Non
deve accadere che, dopo esservi dichiarati nostri, di fronte alla prova siate trovati, in realt,
stranieri, e si abbia a dire di voi: Gli stranieri si sono levati contro di me e i potenti hanno attentato
alla mia vita; e nemmeno quello che segue: Non hanno posto Dio dinanzi a s. Come, infatti, potr
avere Dio dinanzi a s colui che si preoccupa soltanto degli interessi terreni? Egli pensa al modo di
accumulare denaro sopra denaro, di moltiplicare i greggi, di riempire le dispense, s da poter dire
all'anima sua: Ecco, tu possiedi molti beni: rallegrati, banchetta, saziati! Pone, forse, Dio al suo
cospetto colui che cos si gloria e splende come fiore degli zifei, e al quale il Signore dice: Stolto!
(cio uomo privo d'intelligenza e di saggezza) questa notte morrai; e di chi saranno tutte queste
cose che hai preparate? Non hanno posto Dio dinanzi a s.

La coscienza l'intimo gaudio dei buoni.

8. [v 6.] Ecco, Dio mi aiuta. E coloro in mezzo ai quali sono nascosto non lo sanno. Se, al contrario,
avessero anche loro Dio dinanzi a s, comprenderebbero come Dio mi aiuti. Tutti i santi sono aiutati
da Dio, ma nell'intimo, dove nessuno vede. Come la cattiva coscienza una grande tortura per gli
empi, cos la buona coscienza la grande gioia dei giusti. Dice l'Apostolo: Questa la nostra
gloria: la testimonianza della buona coscienza . una gloria tutta interiore quella che prova il
salmista, una gloria che non si manifesta nello splendore esterno degli zifei, se egli afferma: Ecco,
Dio mi aiuta. Oh, senza dubbio! Sebbene siano lontane, nel futuro, le cose che egli mi promette,
oggi per me dolce e presente il suo aiuto. Nella gioia del mio cuore oggi trovo che, effettivamente,
senza alcun motivo certa gente si chiede: Chi ci mostrer il bene? In noi, infatti si riflette l'impronta
luminosa del tuo volto, o Signore; tu hai infuso la gioia nel mio cuore . Non nella mia vigna, non
nel mio gregge, non nella mia coppa non sulla mia mensa, ma nel mio cuore. Dio mi aiuta. In qual
modo t'aiuta? Il Signore il sostegno della mia vita.
9. [v 7.] Fa' ricadere il male sui miei nemici. Per quanto ora verdeggino, per quanto fioriscano, sono
destinati al fuoco. Nella tua potenza disperdili. Essi ora gioiscono e germogliano come erba.
Rifletti, e non essere tu stesso cos insensato e stolto da andare in perdizione per l'eternit per esserti
preoccupato di queste cose . Fa' ricadere il male sui miei nemici. Infatti, se tu apparterrai alla stirpe
di David, Dio nella sua potenza disperder costoro, non te. Essi fioriscono della felicit del mondo,
ma periranno per la potenza di Dio. E non come fioriscono, cos periranno: fioriscono infatti, per
breve tempo, ma periranno in eterno; fioriscono per dei beni falsi, periranno in mezzo a tormenti
veri. Nella tua potenza disperdili, cio, disperdi coloro che nella tua condiscendenza hai sopportati.
Amare e lodare Dio disinteressatamente.

10. [v 8.] Spontaneamente sacrificher a te. Nessuno pu comprendere questo bene del cuore
ascoltando le parole di un altro; deve gustarlo personalmente. Che cosa significa: Spontaneamente
sacrificher a te? Voglio dirne qualcosa: capisca chi pu e come pu; chi non pu, creda, e preghi
onde riuscire a comprendere. E che? dovremmo, forse, trascurare questo versetto, dispensandoci
d'inculcarvelo? No. Ne parler alla vostra Carit poich l'amore di Dio mi spinge vigorosamente a
dirvi qualcosa al riguardo; e rendo grazie a Dio perch mi ascoltate attentamente. Se vedessi che mi
state a sentire annoiati, mio malgrado tacerei di questo versetto: senza tacere, tuttavia, nel mio
cuore, per quanto il Signore si degna concedermi. Venga, dunque, sulle labbra ci che custodito
nella mente. Diciamo come possiamo che cosa significa: Spontaneamente sacrificher a te. Di quale
sacrificio si tratta, fratelli? Che cosa sar degno d'essere offerto al Signore per la sua misericordia?
Cercher le vittime nel gregge delle pecore? sceglier un ariete? prender qualche toro
nell'armento? porter l'incenso dalla terra dei sabei? Che cosa far? Che cosa offrir, se non ci che
egli dice: Mi onorer il sacrificio della lode ? Perch dice Spontaneamente? Perch gratuitamente
amo colui che lodo. Lodo Dio e mi allieto nella stessa lode. Mi rallegro lodandolo; non arrossisco,
per averlo lodato. Non come viene lodato dagli appassionati delle vanit teatrali l'auriga o il
cacciatore, o un qualsiasi istrione; n come questi esaltati invitano gli altri, e li esortano affinch
anche loro acclamino; e molte volte, dopo che tutti lo hanno acclamato, devono poi arrossire perch
il loro idolo sconfitto. Non cos il nostro Dio. con un atto della volont che lo si loda; come lo
si ama in virt della carit. Sia, dunque, amato e lodato gratuitamente. Che significa " gratuitamente
"? Significa amarlo e lodarlo per se stesso, non per qualcosa di estraneo a lui. Se lodi Dio affinch
egli ti dia qualcos'altro, non ami pi gratuitamente Dio. Ti rincrescerebbe se tua moglie ti amasse
per le ricchezze e se, diventato tu per caso povero, lei pensasse all'adulterio. Ebbene, tu che vuoi
essere amato gratuitamente da tua moglie, amerai Dio per qualcosa di estraneo a lui? Quale premio
riceverai da Dio, o avaro? Non ti serba la terra, ma se stesso, colui che ha fatto il cielo e la terra.
Spontaneamente sacrificher a te: non per necessit. Se lodi Dio per motivi estranei a lui, lo lodi
per necessit. E, se tu avessi ci che ami, non lo loderesti pi. Osserva quanto dico. Tu lodi Dio, ad
esempio, perch ti dia pi denaro. Se tu potessi ottenere tale denaro da altri che non da Dio,
loderesti, forse, Dio? Ebbene, se lodi Dio in vista del denaro, non sacrifichi spontaneamente a Dio,

ma gli sacrifichi per necessit, perch ami un qualcosa che al di fuori di lui. Ecco perch detto:
Spontaneamente sacrificher a te. Disprezza tutto il resto, guarda a lui! Ricorda che le stesse cose
che egli ti ha donate sono buone per la bont del donatore. Senza dubbio, lui che d questi beni
temporali e ad alcuni li dona a loro vantaggio, mentre ad altri a loro danno, secondo l'altezza e
l'imperscrutabilit dei suoi giudizi. Di fronte all'abisso di questi giudizi l'Apostolo, spaventato,
diceva: O profondit delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto imperscrutabili
sono i suoi giudizi, e sconosciute le sue vie! Chi conoscer infatti le sue vie, o chi comprender i
suoi disegni? Egli sa quando dare e a chi dare, quando togliere e a chi togliere. Quanto a te, chiedi
nel tempo ci che ti giova nel futuro: chiedi ci che ti sia d'aiuto per l'eternit. Ma lui, amalo
gratuitamente: perch da lui non puoi avere niente di meglio che lui stesso. Se trovi qualcosa di
meglio, oh, allora chiedilo pure! Spontaneamente sacrificher a te. Perch spontaneamente? Perch
gratuitamente. E che cosa significa " gratuitamente "? Loder il tuo nome, Signore, perch buono:
per niente altro, se non perch esso buono. Dice forse: "Loder il tuo nome, Signore, perch mi
doni fertili poderi, perch mi di oro e argento, perch mi di grandi ricchezze, molto denaro, una
elevatissima dignit "? No. Perch allora? Perch buono il tuo nome. Non trovo niente di meglio
che il tuo nome; perci loder il tuo nome, Signore, perch buono.
La tribolazione affina i cuori.

11. [v 9.] Perch mi hai liberato da ogni tribolazione. Nella tribolazione ho capito che buono il
tuo nome. Se fossi riuscito a capire questo prima che venisse la prova, non avrei forse creduto alla
necessit della medesima; ma la tribolazione mi fu mandata come richiamo, e questo richiamo mi
ha portato a lodarti. Non mi sarei, infatti, reso conto della mia condizione se non mi fosse stata
mostrata in modo convincente la mia debolezza. Orbene, da tutte le tribolazioni tu mi hai liberato. E
sopra i miei nemici ha guardato il mio occhio: il mio, occhio ha guardato sopra quei tali zifei. Nel
profondo del mio cuore sono andato oltre il loro, fiorire e sono giunto a te, e di qui ho guardato al di
sopra di loro e ho visto che ogni carne erba, e ogni gloria dell'uomo come fiore di erba . O,
come detto altrove: Ho visto l'empio esaltarsi ed elevarsi come i cedri del Libano; sono passato,
ed ecco non era pi. Perch Non era pi? Perch tu eri passato oltre. Che cosa significa: " Eri
passato oltre "? Significa che non hai udito senza utilit le parole " in alto il cuore! ". Significa che
non sei rimasto in terra a imputridire, ma hai sollevato la tua anima verso Dio. Significa che sei
passato oltre i cedri del Libano e, da quell'altezza, hai guardato. Ed ecco non era pi. Lo hai
cercato, e non si trovato il suo posto . Ormai non c' pi fatica dinanzi a te: tu sei entrato nel
santuario di Dio, ed hai compreso i nuovissimi (la sorte ultima) . Cos anche il salmista conclude: E
sopra i miei nemici ha guardato il mio occhio. questo, o fratelli, ci che anche voi dovete
realizzare nel vostro animo. Innalzate i vostri cuori! Acuite lo sguardo del vostro spirito, e imparate
ad amare gratuitamente Dio e a disprezzare il mondo presente. Imparate a offrire spontaneamente a
Dio il sacrificio della lode, affinch, trascendendo il fiore dell'erba, possiate guardare al di sopra dei
vostri nemici.

SUL SALMO 54
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Cristo fine della nostra esistenza.

1. [v l.] Dice il titolo di questo salmo: Per la fine, negli inni, intelligenza, per David stesso.
Trattandosi di cosa a voi nota, diremo solo brevemente quale sia "la fine". Fine della legge Cristo,
a giustificazione di ogni credente . La nostra intenzione sia, quindi, rivolta "alla fine": si diriga a
Cristo. Perch chiamato "fine"? Perch, qualunque cosa facciamo, la riferiamo a lui; e quando a
lui saremo giunti, non avremo pi altro da cercare. Si chiama, per, fine la consumazione, e si
chiama fine la perfezione. Un senso hanno le parole: finito il cibo che si mangiava; e un altro le

parole: finita la veste che si stava tessendo. In ambedue i casi sentiamo: " finito ", ma il cibo
finito in quanto non c' pi, la veste finita in quanto compiuta. La nostra fine, pertanto, deve
essere quella che ci rende perfetti, e la nostra perfezione Cristo. In lui raggiungiamo la perfezione
perch siamo le membra di lui che il capo. Ed egli detto " fine della legge " perch al di fuori di
lui nessuno diviene perfetto nella legge. Quando, dunque, ascoltate nei salmi: Per la fine (molti
salmi recano questo titolo), non pensate alla fine che consuma, ma al fine che perfeziona.
Loda Dio nella consolazione e nella prova.

2. Negli inni. Significa " nelle lodi ". Sia quando siamo nelle tribolazioni e nelle angustie, sia
quando ci rallegriamo ed esultiamo, dobbiamo lodare Dio, perch egli mediante le tribolazioni ci
forma, come attraverso la gioia ci consola. La lode di Dio non deve mai allontanarsi dal cuore e
dalla bocca del cristiano, il quale, anzich lodare il Signore nella prosperit e maledirlo nelle
avversit, si comporter come ordina un altro salmo: Benedir il Signore in ogni tempo, la sua lode
sar sempre sulla mia bocca . Nella gioia riconosci il padre che ti accarezza; nella sofferenza
riconosci il padre che ti corregge. Sia che accarezzi, sia che corregga, egli educa colui al quale
prepara l'eredit.
David figura del Cristo totale. Siamo immagine di Dio in quanto dotati d'intelletto.

3. Che significano, le parole: Intelligenza, per David stesso? Era David, come sappiamo, un santo
profeta, il re d'Israele, il figlio di Iesse ; ma poich dalla sua discendenza secondo la carne venuto,
per la nostra salvezza, il Signore Ges Cristo ! Spesso il nome di David usato per indicare Cristo
stesso; anzi, l'una persona rappresenta l'altra, in forza del rapporto di origine che esiste fra la carne
di Cristo e David. Cristo, infatti, per un verso , figlio di David, come per un altro Signore di
David. figlio di David secondo la carne; Signore di David secondo la divinit. Se per suo mezzo
sono state fatte tutte le cose , per suo mezzo stato fatto anche David, dalla cui discendenza egli
venuto fra gli uomini. Perci, quando il Signore chiese ai giudei di chi credessero fosse figlio il
Cristo, essi risposero: Di David. Vide che essi erano rimasti chiusi, nell'ambito della carne e che
sfuggiva loro la nozione della sua, divinit; perci, volendoli correggere, rivolse loro la domanda:,
In qual modo, dunque, David stesso, ispirato, lo chiama Signore? Ha detto il Signore al mio
Signore: Siedi alla mia destra finch io porr i tuoi nemici sotto i tuoi piedi. Orbene, se egli
ispirato lo chiama Signore, in qual modo suo figlio? Pose una domanda, non neg di essere
figlio. Avete ascoltato la parola " Signore "; spiegate come pu essere figlio. Avete ascoltato la
parola " figlio "; dite come ne sia Signore. La fede cattolica ha risolto tale questione. In qual modo
Signore? Signore perch in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.
In qual modo figlio? figlio perch il Verbo si fatto carne e ha abitato tra noi . Comunque,
David prefigura Cristo. Ma Cristo come spesso abbiamo ricordato alla vostra Carit, capo e corpo;
e noi non dobbiamo n dirci estranei a Cristo, di cui siamo le membra, n considerarci un'entit
totalmente distinta da lui perch saranno due in una sola carne. Questo un grande mistero, dice
l'Apostolo, e io lo dico in rapporto a Cristo e alla Chiesa . Ebbene, poich Cristo tutto intero,
capo e corpo quando sentiamo le parole: Intelligenza, per David stesso, dobbiamo intendere che
anche noi siamo inclusi in David. Comprendano le membra di Cristo! O anche: comprenda Cristo
nelle sue membra e le membra di Cristo comprendano in Cristo, poich capo e membra formano un
solo Cristo. Il capo era in cielo, eppure diceva: Perch mi perseguiti? Noi siamo in cielo insieme
con lui grazie alla speranza, egli con noi in terra in virt della carit Dice: Intelligenza, per David,
stesso. Mentre ascoltiamo, siamo esortati a comprendere. Comprenda la Chiesa! Incombe su di noi
il grave compito di capire i mali in mezzo ai quali oggi ci troviamo e da cui desideriamo essere
liberati. Se, almeno, ricordiamo la preghiera insegnataci dal Signore nella quale, alla fine, diciamo:
Liberaci dal male . In mezzo alle molte tribolazioni del secolo piange questo salmo
dell'intelligenza. Chi non piange con lui non ha intelligenza. Quanto a noi, o carissimi, dobbiamo
ricordarci che noi siamo fatti a immagine di Dio, e questo proprio a motivo dell'intelligenza. In
molte cose, infatti, siamo superati dagli animali; ma nel potere che ha l'uomo di riconoscere che

fatto a immagine di Dio, ivi egli si riscontra fornito di una dote pi grande di tutte quelle concesse
agli animali. Considerate dunque tutte le cose che possiede, l'uomo giunge alla conclusione che in
tanto si distingue dagli animali in quanto possiede l'intelligenza. Perci il Creatore stesso
rimprovera coloro che disprezzano ci che di proprio e di particolare hanno ricevuto da lui, e dice:
Non siate come il cavallo e il mulo, nei quali non c' intelligenza . E altrove dice: L'uomo posto
nell'onore. In quale onore, se non quello che gli viene dall'esser fatto a immagine di Dio? Posto
nell'onore dice, non ha capito; stato paragonato agli animali insensati ed divenuto simile ad
essi . Riconosciamo dunque il nostro onore e comprendiamo. Se comprendiamo, convinciamoci che
questo mondo non il luogo della gioia, ma del gemito; non della letizia ma del pianto. E se una
qualche gioia nei nostri cuori, essa non per la felicit conseguita ma per la speranza che ne
abbiamo. Ci rallegriamo della promessa, perch sappiamo che non ci inganna colui che ha
promesso. Quanto al tempo presente, ascoltate le parole che vi descrivono il male e le angustie in
cui ora ci troviamo; e, se siete sulla buona strada, cercate in voi la riprova di ci che ascoltate. Chi
non calca ancora la via della piet, si meraviglia che le membra di David gemano in mezzo alle
sofferenze; e ci perch non le riscontra in se stesso. Finch non prova in s tali sofferenze, non
ancora sulla retta via. Egli non sente ci che sente il corpo perch al di fuori del corpo. Si
incorpori al Cristo e le sentir. Dica, dunque, e ascoltiamo! Ascoltiamo e diciamo anche noi.
Perch Dio tollera i cattivi.

4. [vv 2. 3.] Esaudisci, o Dio, la mia supplica, e non disprezzare la mia preghiera; porgimi
l'orecchio ed esaudiscimi. Sono queste le parole di uno che si affanna, che preoccupato e si trova
in mezzo alle tribolazioni. Prega nei suoi molti e gravi tormenti, e desidera essere liberato dal male.
Sentiamo quale sia questo suo male. Quando avr cominciato a parlarne, riconosceremo che nelle
sue sofferenze ci siamo anche noi, e cos, sapendo di partecipare alla sua tribolazione, ci uniremo
alla sua preghiera. Sono rattristato nella mia prova e sono turbato. In che cosa rattristato? In che
cosa turbato? Nella mia prova, dice. Parla di uomini malvagi le cui persecuzioni egli subisce, e
chiama sua prova il doverli sopportare. Non crediate sia senza scopo la presenza dei cattivi nel
mondo. Non pensate che da essi Dio non tragga niente di buono. Il cattivo vive o perch abbia a
correggersi, oppure perch chi buono sia per suo mezzo messo alla prova. Voglia il cielo che
coloro che ora ci mettono alla prova si convertano, e anche loro siano con noi messi alla prova!
Tuttavia, finch seguitano ad opprimerci, non odiamoli. Non sappiamo, infatti, chi di loro
perseverer sino alla fine nella sua malvagit; e il pi delle volte, mentre ti sembra di odiare un
nemico, senza saperlo odii un fratello. Nelle sante Scritture ci si dice espressamente che il diavolo e
gli angeli suoi sono destinati al fuoco eterno. Soltanto del ravvedimento di costoro dobbiamo
disperare. contro di essi che combattiamo una segreta battaglia alla quale ci prepara l'Apostolo
dicendo: Non dobbiamo lottare contro la carne e il sangue (cio contro gli uomini che vedete), ma
contro i principi e le potest e i reggitori di questo mondo di tenebre . Non ha detto Del mondo, in
modo che tu capissi essere i demoni reggitori del cielo e della terra. Ha detto: Di questo mondo di
tenebre; ha detto Del mondo, cio di coloro che amano il mondo; ha detto Del mondo, cio degli
empi e degli ingiusti; ha detto Del mondo, di cui il Vangelo dice: E il mondo non lo ha conosciuto .
Orbene se il mondo non ha conosciuto la luce - dato che la luce splende nelle tenebre e le tenebre
non l'hanno ricevuta -, le stesse tenebre che non hanno ricevuto la luce a loro presente, sono
chiamate col nome di mondo, e i demoni sono i reggitori di queste tenebre. A proposito di tali
reggitori troviamo nella Scrittura una ben precisa sentenza, secondo la quale non c' assolutamente
da sperare sul ravvedimento di alcuno di essi. Quanto alle tenebre in se stesse, invece, di cui i
demoni sono reggitori, non siamo certi se da tenebre diverranno luce. Dice l'Apostolo a coloro che
sono gi divenuti fedeli: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce nel Signore : tenebre in voi
stessi, luce nel Signore. Ebbene, fratelli, tutti i malvagi, finch sono malvagi, mettono alla prova i
buoni. Ascoltate ora brevemente e intendete! Se sei buono, nessuno ti sar nemico se non il
malvagio. Senza dubbio, ti ben nota quella regola di bont, secondo la quale tu dovrai imitare la
bont del Padre tuo, che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sui giusti
e sugli ingiusti . Non devi pensare che, mentre tu hai dei nemici, Dio non ne abbia. - Anzi, se tu hai

per nemico colui che, con te stato creato, Dio ha per nemico colui che egli stesso ha creato.
Spesso, infatti, leggiamo nelle Scritture che i malvagi e gli ingiusti sono nemici di Dio. Eppure essi
sono risparmiati da colui contro il quale il nemico non ha accuse da muovere, da colui del quale non
si pu diventar nemici se non per ingratitudine, giacch, qualunque cosa buona abbia l'iniquo, l'ha
ricevuta da Dio. E da Dio egli riceve misericordia anche sotto forma di tribolazione, qualunque essa
sia. Dio, infatti, che lo fa soffrire, perch non si insuperbisca; che lo fa soffrire, perch in umilt
riconosca l'Altissimo. Quanto a te, che cosa hai dato al tuo nemico? Tu che non sei neanche capace
di sopportarlo! Se Dio ha per nemico un uomo al quale tante cose ha donato, eppure fa sorgere il
suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti: tu, che non puoi far
sorgere il sole e neppure far piovere sulla terra, non puoi riserbare qualcosa per il tuo nemico,
affinch anche per te, uomo di buona volont, vi sia pace sulla terra ? Ebbene, se vero che a te, in
fatto d'amore, si prescrive d'amare il nemico imitando il Padre (ti si dice infatti: Amate i vostri
nemici ), come potresti tu esercitarti in questo comandamento, se non ci fosse alcun nemico da
sopportare? Vedi, dunque, che ogni cosa ti di giovamento. Il fatto stesso che Dio risparmia i
malvagi spinge anche te a fare altrettanto, poich tu pure, se sei buono, lo sei in quanto da malvagio
sei divenuto buono! Che se Dio non perdonasse ai malvagi, nemmeno tu potresti ora presentarti a
lui a rendergli grazie. Lascia, dunque, che usi misericordia con gli altri colui che ne ha usata con te.
Non dev'essere sbarrata la via dell'amore per il fatto che tu gi vi sei passato.
Difficolt d'amare i nemici.

5. [v 4.] Perch, dunque, prega costui in mezzo ai malvagi, dalle cui ostilit messo alla prova? Che
cosa dice? Sono rattristato nella mia prova e sono turbato. Egli ha esteso il suo amore sino ai
nemici, ma, a un certo momento, colto da sgomento per le troppe inimicizie. circondato da molti
che rabbiosamente gli latrano intorno ed venuto meno a causa dell'umana debolezza. Si accorge
che comincia ormai ad entrargli in cuore una riprovevole insinuazione diabolica che lo spinge
all'odio contro i suoi nemici. Mentre resiste all'odio per praticare alla perfezione il suo amore, in
tale battaglia, in tale lotta, turbato. Troviamo la sua voce anche in un altro salmo: Turbato per
l'ira il mio occhio. Che cosa si aggiunge in tale salmo? Sono invecchiato in mezzo a tutti i miei
nemici . Quasi fosse in mezzo alla tempesta e ai flutti, aveva cominciato ad affondare, come Pietro .
Chi ama i suoi nemici cammina, infatti, sui flutti di questo mondo. Cristo camminava intrepido sul
mare perch dal suo cuore non poteva assolutamente essere sottratto l'amore per il nemico; diceva
infatti, mentre era inchiodato sulla croce: Padre, perdona loro perch non sanno ci che fanno .
Anche Pietro aveva voluto camminare sulle onde. Cristo camminava come capo, Pietro come corpo;
perch sopra questa pietra, dice, edificher la mia Chiesa . Gli era stato ordinato di camminare e
camminava per la grazia di chi gliel'aveva ordinato, non in virt delle sue forze personali. Ma,
quando vide infuriare il vento, ebbe paura; e gi cominciava ad affondare, turbato nella sua prova.
Da quale vento furioso era spaventato? Dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore.
Orbene, come Pietro grid in mezzo alle onde: Signore, perisco. Salvami! , cos anche la voce del
salmo gi prima invocava: Esaudisci, o Dio, la mia supplica, e non disprezzare la mia preghiera;
porgimi l'orecchio ed esaudiscimi. Perch? Che cosa soffri? Perch gemi? Sono rattristato nella
mia prova. Mi hai posto in mezzo ai malvagi per mettermi alla prova, ma essi sono stati troppo
violenti rispetto alle mie forze. Tranquillizzami, ora che sono turbato; tendimi la mano, ora che sto
affondando. Sono rattristato nella mia prova, e sono turbato dalla voce del nemico e dalla
tribolazione del peccatore: perch hanno rovesciato su di me l'ingiustizia, e nella loro ira mi hanno
ottenebrato. Avete udito i flutti e i venti; infierivano contro il debole umiliato; ma egli pregava. Da
ogni parte quelli incrudelivano con lo strepito dei loro insulti, ma egli nel suo intim invocava colui
che essi non vedevano.
Non ripaghiamo il male col male.

6. Quando il cristiano si trova in tale situazione, non deve lasciarsi prendere dall'odio, n alla
leggera reagire contro colui che gli fa del male. Non deve intestardirsi a vincere il vento. Deve

volgersi alla preghiera per non perdere l'amore, senza lasciarsi intimorire da ci che potr fargli il
nemico. Che cosa, infatti, potr costui? Proferir una sfilza di maledizioni, scaglier insulti, ti
aggredir con ingiurie; ma a te che, ne verr? Sta scritto: Rallegratevi ed esultate, perch grande
la vostra ricompensa nei cieli . Il nemico raddoppia le offese in terra, e tu i tesori in cielo.
Incrudelisca anche di pi, ti arrechi, se possibile, offese anche peggiori. Chi pi sicuro di te, cui
stato detto: Non abbiate timore di coloro che uccidono il corpo, ma, non possono uccidere l'anima ?
Che cosa, dunque, devi temere quando subisci le ingiurie del nemico? Che ti si offuschi l'amore con
cui ami il nemico. Quel nemico, infatti, un uomo, carne e sangue, e aggredisce in te quel che hai
di esteriore e visibile; ma c' in lui un altro nemico, occulto, il sovrano di queste tenebre che tu
sopporti nella carne e nel sangue. Costui cerca un'altra cosa, quel che tu hai nel segreto: tenta di
depredare e devastare i tuoi tesori interiori. Mettiti, dunque, dinanzi agli occhi questi due nemici:
uno manifesto e l'altro occulto; quello manifesto l'uomo, quello segreto il diavolo. L'uomo ci
che sei tu secondo la natura umana, pur non avendo ancora come te la fede e l'amore. In seguito
questo uomo potr essere in pieno ci che sei tu. Sono, dunque, due i nemici: tu ne vedi uno solo,
ma con l'intelligenza sappi riconoscere anche l'altro. Ama il primo e guardati dal secondo. Infatti, il
nemico che vedi vuole sminuire in te le prerogative per le quali tu lo vinci. Ad esempio, se tu lo
superi in ricchezza, vuol farti diventare povero; se lo superi in onore, vuole umiliarti; se lo vinci in
forza, vuol farti diventare debole; egli, insomma, mira a distruggere o sottrarre in te quelle doti per
le quali si vede superato. Anche il nemico occulto vuole spogliarti del bene in cui tu lo vinci. Perch
se, come uomo, tu superi l'uomo in ci che costituisce la felicit umana, il demonio tu lo vinci in
quanto ami il tuo nemico. Come l'uomo smania di strapparti, di sminuire o sovvertire la prosperit
nella quale da te superato cos anche il demonio vuole vincere l'uomo privandolo di quelle doti in
cui si riconosce vinto. Procura, pertanto, di custodire nel cuore l'amore per il nemico. con questo
amore, infatti, che tu vinci il demonio. Incrudelisca pure l'uomo quanto pu, e ti strappi tutto ci che
pu. Se ami colui che ti perseguita apertamente, sconfitto colui che ti odia in segreto.
Chi odia uccide.

7. [v 5.] Il salmista, sconvolto e rattristato, pregava, quasi che il suo occhio fosse turbato dall'ira. E
l'ira contro il fratello, se inveterata, ormai un odio. L'ira disturba l'occhio, l'odio lo spegne; l'ira
una pagliuzza, l'odio una trave. Talvolta, mentre tu covi dell'odio, vai a rimproverare chi si adira.
In te c' l'odio, in colui che rimproveri c' solamente dell'ira. Giustamente, perci, ti si dice: Togli
prima la trave dal tuo occhio, e cos potrai togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello . Se
volete farvi un'idea della differenza fra l'ira e l'odio, pensate che ci son uomini che ogni giorno si
adirano con i propri figli; ma certamente non odiano i propri figli. Il nostro autore, turbato e
rattristato, pregava, mentre stava combattendo contro tutte le ingiurie dei suoi offensori. Non
pregava per sopraffarli restituendo loro l'ingiuria, ma per riuscire a non odiare alcuno di loro. Per
questo prega, per questo supplica: perch turbato dalla voce del nemico e dalla tribolazione del
peccatore. Essi hanno, infatti, rovesciato su di me l'ingiustizia, e nella loro ira mi hanno
ottenebrato. Il mio cuore si turbato dentro di me. Come, altrove, detto: Turbato per l'ira il mio
occhio . E, se l'occhio turbato, che cosa accade? E il timore della morte piombato su di me.
L'amore la nostra vita; e, se l'amore vita, l'odio morte. Quando l'uomo comincia a sospettare
che odia colui che un tempo amava, timore di morte il suo: di quella morte che la pi dura, la
morte interiore, quella che non uccide il corpo, ma l'anima. Eccoti dinnanzi un uomo che ti
perseguita. Che male potr recarti costui, se contro di lui il tuo Signore ti ha dato la sicurezza,
dicendoti: Non abbiate timore di coloro che uccidono il corpo ? Quello con la sua crudelt al
massimo potr uccidere un corpo: mentre tu, se sei posseduto dall'odio, uccidi un'anima! Quello
uccide il corpo di un altro, tu uccidi l'anima tua! Il timore della morte piombato su di me.
Dove rifugiarsi di fronte alla furia del male.

8. [vv 6. 7.] Paura e tremito sono venuti su di me, e le tenebre mi hanno avvolto. E ho detto. Chi
odia il suo fratello avvolto dalle tenebre. Difatti, se l'amore luce, l'odio tenebra . E che cosa

dice nell'impotenza che esperimenta, nella prova che lo turba? Chi mi dar le ali come colomba? e
voler e mi riposer. Bramava la morte, oppure desiderava la solitudine. Dice in sostanza: Mi si
propone, anzi mi si ordina, di amare i nemici; e intanto le offese di costoro, sempre0 pi 0frequenti
e gi in grado d'avvolgermi come in un'ombra, sconvolgono il mio sguardo, turbano la mia vista
feriscono il mio cuore, uccidono l'anima mia. Vorrei andarmene per non restare qui e non
aggiungere peccati a peccati, ma sono debole. Rimarrei volentieri alquanto segregato dal genere
umano in modo che la mia ferita non riceva colpi su colpi e, una volta guarito, possa riprendere la
battaglia. Son cose che accadono, fratelli; e spesso sorge nell'animo del servo di Dio il desiderio
della solitudine, proprio a causa delle infinite tribolazioni e degli scandali Dice: Chi mi dar le ali?
Si accorge di essere senza ali, o piuttosto vede che le sue ali sono legate? Se non le ha, gli siano
date! Se sono legate, vengano sciolte! Perch chi apre le ali all'uccello come se gliele desse o
restituisse. L'uccello le aveva, ma erano come non sue, finch con esse non poteva volare. Anzi, le
ali legate costituiscono un fardello. Dice: Chi mi dar le ali come colomba? e voler e mi riposer.
Si riposer; ma dove? Ho detto che due sono qui i significati. Uno quello cui si riferisce l'Apostolo
dicendo: Essere sciolto ed essere con Cristo di gran lunga la cosa migliore . Infatti, anche lui, per
quanto fosse forte, grande dotato di immenso coraggio, proprio un invitto soldato di Cristo tuttavia
nella sua prova, a quanto leggiamo, fu turbato e disse: Quanto al resto, nessuno mi dia pi
molestia . Come se dicesse desumendolo da quell'altro salmo: Sono oppresso da tristezza a causa
dei peccatori che abbandonano la tua legge . Non di rado dunque, si fanno tentativi per correggere
certi uomini fuorviati disonesti, che pure sono affidati alle nostre cure. Nonostante tutto riesce vano,
nei loro riguardi, ogni sforzo e ogni vigilanza umana. Non si riesce a correggerli; non resta che
sopportarli. Eppure colui che non riesci a correggere uno dei tuoi: tuo perch, come te, fa parte del
genere umano, oppure perch molte volte della stessa tua comunit ecclesiale. uno che sta
dentro le porte: e tu che farai? dove andrai? dove ti vorrai appartare per non dover pi soffrire certe
cose? Stagli, invece, pi vicino che puoi! Parla, esorta, attira, minaccia, rimprovera! Ma ho fatto
tutto ci - dici -; ho usato e impegnato ogni mia forza. Nonostante tutto, per, mi accorgo di non
essere riuscito a nulla. Ci ho messo tutta la cura. Non mi rimasto che il dolore. Come si riposer il
mio cuore in tali condizioni, se non dicendo: Chi mi dar le ali? Come colomba, tuttavia, non come
corvo. La colomba cerca di allontanarsi da chi le reca molestia, ma non perde l'amore. Si cita,
infatti, la colomba come simbolo dell'amore, e si apprezza il suo tubare. Nessuno tanto amico del
gemito quanto la colomba. Geme giorno e notte, come se si trovasse in un luogo dove non c' altro
da fare che gemere. Ebbene, che cosa dice questi che ama? Non posso sopportare le ingiurie degli
uomini: essi strepitano, si agitano rabbiosamente, sono infiammati d'ira e in quest'ira vogliono
avvolgere anche me. Non posso giovare loro. Oh voglia il cielo che io mi possa riposare in qualche
luogo (separato da loro con il corpo, non con l'amore) in modo che in me tale amore non sia
turbato! Non posso giovar loro con le mie parole con i miei ragionamenti; forse, potr essere loro
utile con la mia preghiera. Cos dicono gli uomini; ma, spesse volte, sono talmente legati che non
possono volare. Non che siano stati presi alla pania; sono soltanto legati dal loro ufficio. Ma, se
davvero l'incarico o l'ufficio a tenerli legati e per questo non possono andarsene, dicano: Bramavo
essere sciolto ed essere con Cristo: che la cosa di gran lunga migliore; ma restare nella carne mi
necessario a cagione vostra . la colomba incatenata dall'affetto, non dalla cupidigia, e che non
poteva volare a cagione del dovere da compiere, non perch fosse esiguo il suo merito. Un tale
desiderio dev'essere necessariamente nel cuore; ma in grado di possederlo sar solo colui che avr
cominciato a camminare per la via stretta . Sapr certamente, un uomo di questa tempra, che non
mancano alla Chiesa le persecuzioni, neanche in questo tempo in cui essa sembra essere al sicuro da
quelle persecuzioni che subirono i nostri martiri. Non mancano, nemmeno oggi, le persecuzioni,
perch sono vere le parole: Tutti coloro che vogliono piamente vivere in Cristo subiranno
persecuzione . Se non subisci persecuzione, segno che non hai deciso di vivere piamente in Cristo.
Vuoi provare la verit di queste parole? Comincia a vivere piamente in Cristo. Che cosa significa
"vivere piamente in Cristo"? Significa: fatti entrare in cuore ci che dice l'Apostolo: Chi si ammala
e io non mi ammalo? Chi si scandalizza e io non brucio? Le infermit degli altri, gli scandali degli
altri, per lui erano altrettante persecuzioni. Forse che esse mancano nel nostro tempo? Abbondano

pi che mai, almeno in coloro che se ne preoccupano. Di solito si guarda da lontano un uomo e si
dice: Gli sta bene! Chi dice cos, o sente le proprie sofferenze ma non capace di sentire le altrui,
oppure non ha in s motivo di sofferenza e cos non prova compassione per l'altro che soffre, che
dalla sofferenza divorato. Cominci dunque a vivere piamente in Cristo, e prover la verit di
queste parole. Allora comincer a desiderare le ali, ad allontanarsi, a fuggire, e a rimanere nel
deserto.
Separarsi dai cattivi senza negare ad essi l'amore.

9. [v 8.] Fratelli, per quali ragioni pensate che i deserti si siano riempiti di servi di Dio? Se essi si
fossero trovati bene tra gli uomini, se ne sarebbero forse allontanati? E tuttavia, che cosa fanno?
Ecco, si allontanano, fuggono, dimorano nel deserto; ma vi restano, forse, isolati? La carit li
prende si che vivano in comunit numerose, anche se, fra i tanti, ve ne sono alcuni che mettono alla
prova gli altri. Inevitabilmente, infatti, in ogni societ un po' numerosa si trovano dei malvagi. Dio
stesso, il quale sa come metterci alla prova, mischia con noi anche degli individui che non
persevereranno; anzi, ne fa entrare certuni cos abili nel simulare che non hanno mosso nemmeno i
primi passi sulla via in cui dovrebbero perseverare. Dio sa che per noi necessario sopportare i
malvagi, perch cos la nostra bont far progressi. Amiamo, dunque, i nemici! Rimproveriamoli,
castighiamoli, scomunichiamoli, e, mossi dall'amore, separiamoli - magari - anche da noi.
Osservate, infatti, cosa dice l'Apostolo: Se qualcuno non obbedisce alle parole della nostra lettera,
segnatelo a dito e non unitevi con lui. Ma, perch queste parole non suscitino in te l'ira e non si
turbi il tuo occhio, aggiunge: Non trattatelo per come nemico, ma rimproveratelo come un fratello,
affinch si vergogni . Ordina che ci si separi da lui, non che gli si sottragga l'amore. Se vive
quell'occhio, vive la tua vita. La perdita dell'amore, infatti, sarebbe per te morte. Ebbe paura di
perdere questo amore colui che diceva: E il timore della morte piombato su di me . Per non
perdere, perci, la vita dell'amore, chi mi dar le ali, come colomba, e voler e mi riposer? Dove
andrai? Dove volerai? Dove troverai riposo? Ecco, mi sono allontanato fuggendo e mi sono fermato
nel deserto. In quale deserto? Dovunque andrai, altra gente si unir a te, con te cercheranno il
deserto, mostreranno di voler vivere come te, e tu non potrai respingere la compagnia dei fratelli.
Anche i malvagi si uniranno a te: ti attende ancora la prova. Ecco, mi sono allontanato fuggendo, e
mi sono fermato nel deserto. In quale deserto? Forse nella coscienza, dove nessun uomo entra, dove
nessuno con te, dove tu sei solo con Dio. Se per " deserto " infatti, intendi un qualche luogo, che
farai di coloro che si uniranno a te? Non potrai essere separato dal genere umano, finch vivi fra gli
uomini. Osserva piuttosto il nostro consolatore: egli era nostro signore e re, nostro imperatore e
creatore, egli che volle anche essere creato tra noi. Ebbene osserva come mischi tra i suoi dodici
uno che avrebbe dovuto tollerare con pazienza.
Cristo placa ogni tempesta interiore.

10. [v 9.] Ecco, mi sono allontanato, fuggendo, e mi sono fermato nel deserto. Forse costui, come
ho detto, si rifuger nella sua coscienza, ed ivi trover un piccolo deserto per riposare. Ma, anche
qui, ecco l'amore che viene ancora a turbarlo. Era solo nella coscienza, ma non era solo nell'amore;
nell'intimo la coscienza lo consolava, ma all'esterno le tribolazioni non lo lasciavano. Perci, quieto
in s ma preoccupato per gli altri, e quindi ancora in preda al turbamento, che cosa dice? Aspettavo
colui che mi salvasse dalla paura e dalla tempesta. C' il mare, c' la tempesta. Non ti resta che
gridare: Signore, perisco! Ti porga la mano colui che cammina intrepido sui flutti; ti sollevi nella
tua trepidazione; unendoti a s, consolidi la tua sicurezza. Ti parli nell'intimo e ti dica: Guarda a me;
vedi che cosa ho sopportato? Tu sopporti, forse, un fratello malvagio o un nemico esteriore; e io
non li ho, forse, sopportati? Fremevano all'esterno i giudei, e nell'interno mi tradiva il discepolo.
Infuria, dunque la tempesta? Ma c' lui, che salva dalla paura e dalla tempesta. Forse la tua barca
squassata perch egli in te dorme. Si faceva ognor pi violento il mare; la navicella nella quale
navigavano i discepoli era scossa; e Cristo dormiva. Finalmente, si rammentarono che tra loro
dormiva il dominatore e il creatore dei venti. E allora si avvicinarono a Cristo e lo svegliarono. Egli

ordin ai venti e si fece grande bonaccia . naturale che il tuo cuore si turbi, se dimentichi colui nel
quale credi. Le tue sofferenze ti sembrano intollerabili, perch non ripensi a ci che ha sopportato
per te Cristo. Se Cristo non ti viene in mente, egli per te dorme. Risveglia Cristo, riacquista la fede!
Cristo in te dorme se tu ti sei dimenticato dei patimenti di Cristo; Cristo veglia in te quando te ne
ricordi. E quando con tutto il cuore avrai contemplato ci che egli ha sofferto, non sopporterai forse
anche tu di buon animo - e magari rallegrandoti - i tuoi dolori, trovando una certa somiglianza fra
quel che tu soffri e quello che ebbe a soffrire il tuo re? Quando, dunque, comincerai a consolarti e a
rallegrarti con questi pensieri, segno che egli si destato che ha ordinato ai venti, e si fatto
bonaccia. Aspettavo colui che mi salvasse dalla paura e dalla tempesta.
Babele e Pentecoste.

11. [v 10.] Sommergili, Signore, e dividi le loro lingue. O fratelli, egli osserva coloro che lo fanno
soffrire e l'ottenebrano, e desidera questo, non certo mosso dall'ira. Coloro che si sono innalzati
operando il male conviene che siano sommersi. Coloro che hanno cospirato nel male, conviene che
le loro lingue siano confuse. Che essi acconsentano al bene, e le loro lingue torneranno concordi.
Ma se, come dice, insieme contro di me sussurravano tutti i miei nemici , cessi mediante il castigo il
loro stare insieme! Siano divise le loro lingue, si contraddicano tra loro! Sommergili, Signore, e
dividi le loro lingue. Sommergili: perch? Perch si sono innalzati. Dividili: perch? Perch hanno
cospirato nel male. Ricorda quella celebre torre che uomini superbi si costruirono dopo il diluvio.
Cosa dissero quei superbi? Se non vogliamo perire nel diluvio, costruiamoci una torre alta . Si
credevano al sicuro perch protetti dalla superbia, e costruirono un'alta torre; ma il Signore divise le
loro lingue. Cominciarono allora a non comprendersi pi: e da l ebbe origine la diversit delle
lingue. Dapprima c'era una sola lingua, e questa sola lingua era di non poca utilit per gli uomini
che vivevano in armonia ed erano umili; ma, quando da quell'unit cominci a prendere le mosse
una specie di cospirazione superba, Dio intervenne dividendo le loro lingue, per impedire che,
comprendendosi, rendessero micidiale la loro superba unit. Per colpa degli uomini superbi furono
divise le lingue; grazie agli umili Apostoli le lingue sono state riunificate. Lo spirito di superbia
diversific le lingue; lo Spirito Santo le ha riunificate. Quando, infatti, venne lo Spirito Santo sopra
i discepoli, essi cominciarono a parlare in tutte le lingue e furono compresi da tutti . Le lingue, che
erano state divise, furono riunite in una sola. Ne consegue che, se ancora incrudeliscono i pagani,
bene che le loro lingue siano divise. Vogliono una sola lingua? Vengano alla Chiesa! In essa
troveranno che, pur restando invariata la diversit delle lingue della carne, una sola ormai, nella
fede del cuore, la lingua dell'umanit. Sommergili, o Signore, e dividi le loro lingue.
La gloria della croce confonde i nemici di Cristo.

12. Perch ho visto l'ingiustizia e la contraddizione nella citt. Giustamente cercava il deserto, se
aveva visto l'ingiustizia e la contraddizione nella citt. Esiste questa citt turbolenta: la citt che
aveva costruito la torre ed era stata confusa e chiamata Babilonia; la citt che vediamo dispersa tra
innumerevoli popoli . Di fra mezzo a questa citt convocata la Chiesa, che si apparta nel deserto
della buona coscienza. Ha visto, infatti, la contraddizione nella citt. Ti si dice: venuto Cristo! Tu
obietti contraddicendomi: " Quale Cristo? ". " Il Figlio di Dio ". Tu contraddici di nuovo: " Dio ha
dunque un figlio? ". " s; anzi, costui pure nato dalla Vergine, ha sofferto, risorto ". Ancora
obietti: " E come pu essere accaduto tutto questo? " Osserva almeno la gloria della sua croce!
ormai stampata anche sulla fronte dei re quella croce che i nemici insultarono. Gli effetti ne provano
la potenza: egli ha domato il mondo, non col ferro ma con il legno. Il legno della croce parve ai
nemici non meritare che scherni, e, mentre se ne stavano in piedi dinanzi a tal legno, essi
scuotevano la testa dicendo: Se Figlio di Dio, scenda dalla croce . Egli stendeva, le braccia verso
un popolo che non credeva e lo rinnegava. Infatti, se giusto colui che vive di fede , iniquo colui
che non possiede la fede. Dicendo qui: Ingiustizia, intendo " perfidia ". Orbene, il Signore vedeva
nella citt l'ingiustizia e il rifiuto; eppure stendeva le braccia verso quel popolo che non credeva e
che lo rinnegava, e, attendendo anche loro, diceva:. Padre, perdona loro perch non sanno quello

che fanno . Anche ai nostri giorni, purtroppo, i resti di quella citt incrudeliscono ancora, ancora
rinnegano. E Cristo, dalla fronte di tutti, stende anche oggi la mano a quei pochi che ancora non
credono lo rifiutano. Ho visto l'ingiustizia e la contraddizione nella citt.
Necessit della fortezza cristiana.

13. [v 11.] Giorno e notte la circonderanno sulle sue mura l'ingiustizia e la fatica. Sulle sue mura:
sulle sue fortificazioni, quasi tenendo assoggettati i suoi capi, i suoi nobili. Se diventasse cristiano
quel nobile, nessuno resterebbe pagano. Sono molti a dirlo: Nessuno resterebbe pagano se quel tale
fosse cristiano. E si dice ancora: Se anche quello si facesse cristiano, chi resterebbe pagano? Finch,
dunque, non si fanno cristiani, sono come le mura di quella citt che non crede e contesta. Quanto a
lungo staranno in piedi queste mura? Non staranno in piedi per sempre. L'arca sta girando attorno
alle mura di Gerico: verr il momento - al settimo giro dell'arca - quando tutte le mura della citt
che non crede e contesta cadranno . Tuttavia, finch questo non accade, il salmista turbato nella
sua lotta e, mal sopportando i reazionari superstiti, brama le ali per volare, aspira alla pace del
deserto. Meglio sarebbe, per, che perseverasse in mezzo ai contraddittori, che sopportasse le
minacce, che ingoiasse gli insulti e aspettasse colui che lo salver dalla paura e dalla tempesta. Fissi
lo sguardo sul suo Capo e miri l'esempio della sua vita. Si tranquillizzi nella speranza, anche se
momentaneamente turbato per quel che gli accade. Giorno e notte la circonder, sulle sue mura,
l'ingiustizia; e dentro di essa stanno la fatica e l'iniquit. C' la fatica perch c' l'iniquit; e poich
c' l'ingiustizia, c' anche il dolore. Ascoltino per colui che tende la sua mano: Venite a me, tutti
voi che siete affaticati! Voi gridate, voi contestate e insolentite; egli, al contrario vi rivolge l'invito:
Venite a me, voi tutti che siete oppressi dalla vostra superbia, e riposerete nella mia umilt. Dice:
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete la pace per le vostre anime . Perch si
affaticano? Perch non sono miti e umili di cuore. Dio si fatto umile: si vergogni l'uomo di essere
superbo!
Usura e pertinacia nel ricusare il perdono.

14. [v 12.] Non mancano nelle sue piazze l'usura e l'inganno. Dell'usura e dell'inganno non si pu
dire che non si sappia almeno che sono mali. Essi sono piaghe pubbliche. Chi compie un'azione
cattiva a casa sua, almeno si vergogna della sua colpa. Nelle piazze stanno invece l'usura e
l'inganno. Far fruttare il denaro un'attivit pubblica, e la si dice persino arte. Si parla di
associazione corporativa, la quale sarebbe pi o meno necessaria alla citt, perch dal suo esercizio
derivano le rendite. Fino a tal punto giunto in piazza ci che almeno doveva essere tenuto
nascosto! Ma c' un'altra usura peggiore della precedente: quando non condoni ci che ti dovuto.
Come dovr intorbidirtisi l'occhio al recitare quel versetto della preghiera: Rimetti a noi i nostri
debiti ! Come te la caverai, infatti, allorch pregando giungerai a quel versetto? Hai udito una parola
offensiva e pretendi che l'altro la sconti con le pene dell'inferno. Sappi almeno limitarti a non
esigere pi di quanto hai dato, o usuraio di ingiustizie! Sei stato colpito con un pugno, e pretendi la
morte. Usura perversa! Per quale via oserai avvicinarti alla preghiera? E se abbandonerai la
preghiera, come raggiungerai il Signore? Ecco, dirai: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome. Venga il regno tuo. Sia fatta la tua volont, come in cielo cos in terra. Dirai: Dacci oggi
il nostro pane quotidiano. Giungerai finalmente alle parole: Rimetti a noi i nostri debiti, come
anche noi li rimettiamo ai nostri debitori .Per quanto possa abbondare l'usura in quella malvagia
citt, che essa, per, non penetri mai dentro le mura della chiesa, l, dove ci si batte il petto! Che
cosa farai, quando in chiesa tu e quel versetto sarete chiamati in causa? L ci sar anche il tuo
giudice celeste, colui che ha composto tale preghiera; e lui, che al corrente della tua causa, ti dice:
Non c' altra via per essere esauditi. In verit vi dico che, se avrete rimesso i peccati agli uomini,
saranno rimessi a voi; ma, se non avrete rimesso i peccati agli uomini, neppure il Padre vostro li
rimetter a voi . Chi dice questo? Colui che conosce la tua causa e sa cosa tu sei andato a
chiedergli. Vedi che ha voluto essere lui il tuo avvocato: lui, il tuo difensore, il tuo intercessore,
seduto alla destra del Padre, e il tuo stesso giudice. Orbene, lui ha detto: Per altra via, non sarai

esaudito. Che cosa farai? Non otterrai nulla, se ti rifiuterai di pronunziare quelle parole; nulla
otterrai, se dirai il falso. Dunque, o le metterai in pratica e poi andrai a pronunziarle, oppure non
meriterai di ottenere ci che chiedi. Tanto vero che quanti non si comportano cos, vivono
nell'usura pi lercia. Vi siano pure nella citt terrena di quelli che tuttora adorano gli idoli o ne
vanno in cerca! Non farlo per tu, popolo di Dio; non farlo tu, popolo di Cristo; non farlo tu, corpo
di quel Capo. Ricorda chi sia il vincolo della tua pace; ricorda quali siano le promesse aperte alla
tua vita. E poi, che cosa ti gioverebbe rifarti delle ingiurie subte? Forse che la vendetta ti
rimetterebbe a posto? O vorrai, forse, rallegrarti del male altrui? Hai sofferto il male? Perdonalo!
Non siate in due ad essere nel male. E non mancano nelle sue piazze l'usura e l'inganno.
Anche tra fratelli c' da sopportarsi a vicenda.

15. [vv. 13-15] Per motivi di questo genere cercavi anche tu la solitudine e le ali; per tali motivi
mormori. Non puoi sopportare la contraddizione e l'ingiustizia di quella citt. Riposati in coloro
che, come te, abitano al di dentro. Non cercare la solitudine. Nondimeno, ascolta che cosa detto
anche di costoro: Perch se mi avesse oltraggiato un nemico. Antecedentemente egli era turbato e
sconcertato dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore: si trovava, infatti, ad abitare in
quella citt, in quella superba citt, che innalzava la torre che fu poi sommersa perch fossero divise
le sue lingue . Adesso egli al di dentro [della Chiesa]; eppure, osserva come ha da gemere a
cagione dei pericoli derivanti dai falsi fratelli. Se mi avesse oltraggiato un nemico, certamente lo
avrei sopportato; e se colui che mi odiava contro di me avesse detto grandi cose... Cio: se, mosso
da superbia mi avesse insultato, se si fosse fatto grande a mio danno e mi avesse rivolto tutte le
minacce possibili, mi sarei nascosto, certo, lontano da lui. Da uno che sta fuori dove ti
nasconderesti? Tra coloro che son dentro. Ora, per, rifletti se non ti resti altro che cercare la
solitudine. Ma tu, dice, che eri un altro me stesso, mia guida e mio familiare. Forse talvolta mi hai
dato un buon consiglio, forse qualche volta mi hai preceduto e mi hai dato un avvertimento salutare:
siamo stati insieme nella Chiesa di Dio. Ma tu, altro me stesso, mia guida e mio familiare, che
insieme con me prendevi i dolci cibi. Quali sono i dolci cibi? Non tutti coloro che sono presenti li
conoscono; ma quanti li conoscono non li rendano amari, onde possano dire a quelli che ancora non
li hanno provati: Gustate, e vedete quanto dolce il Signore . Tu che insieme con me prendevi i
dolci cibi. Nella casa di Dio abbiamo camminato in pieno accordo. Donde deriva allora la
divisione? Colui che era dentro passato fuori. Camminava un tempo assieme con me nella casa di
Dio, in pieno accordo: ed ecco, s' costruito un'altra casa dirimpetto alla casa di Dio. Perch ha
abbandonato quella casa ove camminavamo in pieno accordo? Perch ha lasciata deserta quella casa
ove insieme prendevamo i dolci cibi?
I corifei del donatismo sono inescusabili.

16. [v 16.] Venga la morte su di loro e discendano vivi all'inferno. Nel modo come reagisce ci fa
ricordare quel primo tentativo di scisma, quando, al tempo dell'antica nazione giudaica, alcuni
superbi si separarono e vollero sacrificare per conto loro. Li incolse una morte fino allora inaudita:
si apr la terra e li inghiott vivi . Dice: Venga la morte su di loro, e discendano vivi all'inferno. Che
significa Vivi? Significa che sanno di andare verso la rovina e ci vogliono andare. Ascolta come
certuni corrano vivi verso la perdizione e siano inghiottiti dal baratro della terra, cio assorbiti e
divorati dalle cupidige terrene. Tu dici a un uomo: " Che cosa ti angustia, fratello? Siamo fratelli,
invochiamo un solo Dio, crediamo in un solo Cristo, ascoltiamo un solo Vangelo, cantiamo
un'identica salmodia, rispondiamo con uno stesso Amen, facciamo echeggiare lo stesso Alleluia,
celebriamo una sola Pasqua. Perch tu sei fuori ed io dentro?". Angustiato e consapevole della
verit di quanto gli si dice, per lo pi risponde: "Dio ne renda merito ai nostri antenati! ". , costui,
un vivo che perisce. Tu continui ad ammonirlo: " Vada per il male della nostra separazione; ma
perch tu vi aggiungi anche il male del ribattezzare? Riconosci anche in me ci che hai tu; e, se odii
me, risparmia per Cristo presente in me ". Ordinariamente si rammaricano - e non poco - di questo
male e dicono: " Davvero male! Volesse il cielo che non ci fosse! Ma come disimpegnarci dalle

prescrizioni dateci dai nostri antenati? " Discendano vivi all'inferno! Se tu vi discendessi morto, non
sapresti che cosa fai; ma, siccome sai che male quanto fai e tuttavia lo compi, non discendi forse
vivo nell'inferno? E perch mai lo sprofondo della terra inghiott vivi i capi della rivolta, mentre il
popolo che con essi era d'accordo venne bruciato dal fuoco che scese dal cielo ? Per questo motivo,
riferendosi cio a tale condanna, questo salmo comincia col popolo e conclude con i capi. Venga la
morte su di essi, dice riferendosi a coloro sui quali scese il fuoco dal cielo; e subito aggiunge: E
discendano vivi all'inferno, riferendosi ai capi inghiottiti dall'abisso della terra. Come potrebbero,
infatti, discendere vivi all'inferno coloro ai quali aveva detto: Venga la morte su di essi? Se su di
essi era gi venuta la morte, non potevano discendere vivi all'inferno. Dunque, comincia dal popolo
e conclude con i capi. Venga la morte su di essi, cio su quanti hanno acconsentito e li hanno
seguiti. Che ne , invece, dei capi e dei principi? Discendano vivi all'inferno, perch essi conoscono
le Scritture, e sanno bene, leggendole ogni giorno, che la Chiesa cattolica diffusa per tutta la terra.
Sanno che questo un fatto incontestabile, come pure sanno che non si pu trovare alcun
argomento in favore del loro scisma. Essi, veramente, discendono vivi all'inferno, perch sono
consapevoli che male il male che compiono. Quanto agli altri, essi furono bruciati dal fuoco
dell'ira divina. Infiammati dalla voglia di litigare, non hanno voluto distaccarsi dai loro capi
malvagi; ed venuto su di loro fuoco su fuoco: sulla fiamma della divisione scesa la fiamma della
distruzione. Venga la morte su di loro e discendano vivi all'inferno. Perch la malvagit nei loro
alberghi, in mezzo a loro. Negli alberghi, dove sostano come pellegrini e passano. Infatti non
saranno sempre qui, anche se combattono cos accanitamente nella loro effimera animosit. Nei loro
alberghi c' l'ingiustizia, in mezzo a loro l'iniquit; poich niente tanto in mezzo a loro quanto il
loro cuore.
L'unit cristiana include la cattolicit.

17. [v 17.] Io ho gridato al Signore. Il corpo di Cristo e l'unit di Cristo nell'angoscia, nello
sgomento, nel travaglio, nel turbamento della prova, quest'uomo solo, unit conseguita in un solo
corpo, quando ha l'anima angustiata, grida dai confini della terra. Dai confini della terra ho gridato
verso di te, mentre il mio cuore era angustiato . uno solo, ma un " uno " risultante dalla unit;
uno, ma " uno " non nel senso che lo racchiuda un unico luogo; un " uno " che grida dagli estremi
confini della terra. Come potrebbe uno solo gridare dai confini della terra se non fosse uno in molti
uomini? Io ho gridato al Signore. Giustamente. Anche tu grida al Signore, non a Donato, se non
vuoi che ti sia padrone, al posto del Signore, colui che ha ricusato di essere tuo compagno di servit
sotto il Signore. Io ho gridato al Signore; e il Signore mi ha esaudito.
18. [v 18.] Di sera, di mattina e a mezzogiorno parler e annunzier, ed egli ascolter la mia voce.
Annunzia il Vangelo! Non tenere per te ci che hai ricevuto. Di sera, riguarda il passato; di mattina,
l'avvenire; a mezzogiorno, l'eternit. Perci il di sera si riferisce a ci che racconta; il di mattina, a
ci che annunzia; mentre la parola a mezzogiorno sottolinea che la sua preghiera accolta. La fine
collocata nel mezzogiorno, perch quel mezzogiorno che non declina verso il tramonto. A
mezzogiorno c' la massima luce: lo splendore della sapienza, il fervore della carit. Di sera, di
mattina e a mezzogiorno. Di sera il Signore sulla croce, di mattina risorge, a mezzogiorno sale al
cielo. Di sera io narro i patimenti sopportati da lui nella morte; di mattina annunzio la vita di lui che
risorge; a mezzogiorno pregher affinch, seduto alla destra del Padre, mi esaudisca. Esaudir la
mia preghiera colui che intercede per noi . Quanto grande la sicurezza di chi pronuncia queste
parole! quant' grande la sua consolazione! quale conforto nelle debolezze dell'anima, nelle
tempeste, di fronte ai malvagi, agli empi di fuori e di dentro, e contro coloro che ora sono fuori,
dopo essere stati dentro!
Riproviamo gli eretici perch privi della carit.

19. [v 19.] Miei fratelli, voi vedete, riuniti tra queste stesse mura, degli individui turbolenti, superbi,
interessati, orgogliosi: persone che non nutrono per Dio un amore puro, sano, pacifico, ma
attribuiscono a se stessi molti meriti: persone gi pronte al dissenso anche se non ne trovano

l'occasione. Costoro sono la paglia dell'aia del Signore . Il vento della superbia ne ha spazzati via
alcuni; tutto il resto della paglia voler via quando il Signore, nell'ultimo giorno, operer la
vagliatura. Ma a noi che resta se non cantare, pregare, piangere ed esclamare sicuri con il salmista:
Riscatter nella pace l'anima mia? Contro coloro che non amano la pace, diciamo: Riscatter nella
pace l'anima mia, perch ero pacifico in mezzo a quelli che odiavano la pace . Riscatter nella pace
l'anima mia da coloro che mi si avvicinano. Infatti, difendersi da coloro che sono lontani da me
impresa facile; n riesce molto facilmente a traviarmi colui che dice: Vieni, adora l'idolo. Costui
molto distante da me. Vai da un altro e gli chiedi: Sei cristiano? Sono cristiano, risponde. In tal
caso, colui che ti combatte un tuo vicino, uno di casa. Riscatter nella pace l'anima mia da
coloro che mi si avvicinano, perch in molte cose erano con me. Perch ha detto: Mi si avvicinano?
Perch in molte cose erano con me. Di due significati suscettibile questo versetto: In multis erant
mecum. Uno questo: avevamo in comune il battesimo; ambedue leggevamo il Vangelo;
celebravamo insieme le feste dei martiri; insieme ci adunavamo per solennizzare la Pasqua. In tutte
queste cose essi erano con me; ma non erano e non sono con me in tutte le cose. Non sono con me
nello scisma, non sono con me nell'eresia. In molte cose con me, in alcune poche non con me. Ma, a
causa di queste poche cose in cui non sono con me, non giova loro l'essere con me in molte.
Guardate infatti, fratelli, di quante cose buone parla l'apostolo Paolo; ma ne aggiunge una che, se
manca, tutte le altre non servono a nulla. Se parler le lingue degli uomini e degli angeli, dice, se
avr il dono della profezia e tutta la fede e tutta la scienza, se muover le montagne, se distribuir
tutti i miei beni ai poveri, se dar il mio corpo per bruciare . Quante cose ha elencate! Ma di queste
molte cose una ne manca: la carit. Quelle sono di pi quanto a numero, ma questa pi grande per
il suo valore. Orbene, questi tali sono con me in tutti i sacramenti; in una sola virt non sono con
me: nella carit. In molte cose erano con me. Ed ecco l'altra interpretazione: Erano in molti con me.
Coloro che si sono separati da me erano con me, e non erano in pochi ma, in molti. Infatti, in tutto il
mondo pochi sono i chicchi di grano, molta la paglia. Ebbene, cosa dice di loro? Nella paglia
erano, con me, nel buon grano non erano con me. La paglia sta vicino al grano, esce dallo stesso
seme, pone radici nello stesso campo, nutrita dalla stessa pioggia, tagliata dallo stesso mietitore,
subisce la medesima trebbiatura, attende la stessa vagliatura, ma non entra nello stesso granaio. In
molti erano con me.
La punizione divina umilier gli eretici superbi.

20. [vv 20. 21.] Mi esaudir Dio, e costoro umilier colui che da prima dei secoli. Essi si affidano
a non so quale capo che da ieri ha cominciato ad esistere; ma li umilier Colui che da prima dei
secoli. Difatti il Cristo, anche se nato nel tempo da Maria Vergine, tuttavia da prima dei secoli,
poich il Verbo era in principio, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio . Ebbene colui che
prima dei secoli umilier costoro. Perch per loro non c' mutamento. Parlo di quelli per cui non c'
mutamento. Ha conosciuto alcuni che saranno ostinati e perseverando nella loro malvagit. Noi li
vediamo, e vediamo ancora che non c' mutamento per essi. Non c' mutamento per coloro che
muoiono nella perversione, nello scisma. E Dio li umilier: umilier nella dannazione quanti si sono
sollevati a causare dissensi. Per loro non c' mutamento perch, se cambiano, non cambiano in
meglio ma caso mai in peggio. Non cambiano n qui n al momento della resurrezione. Tutti infatti
risorgeremo ma non tutti muteremo . Perch? Perch non c' per essi mutamento e non hanno avuto
il timore di Dio. Fratelli miei, c' un solo rimedio: abbiano timore di Dio e abbandonino Donato. Tu
dici a lui: " Perirai nell'eresia nello scisma; necessario che Dio punisca queste colpe; finirai nella
dannazione. Non lusingarti con le tue parole; non seguire una guida cieca, poich se un cieco guida
un altro cieco, ambedue cadono insieme nella fossa ". " Che me ne importa? - risponde - allo stesso
modo come son vissuto ieri, cos, vivo oggi; io continuo ad essere ci che furono i miei genitori ".
Ebbene, tu non temi Dio. Temi Dio! Pensa che sono vere tutte queste cose che si leggono, perch la
fede di Cristo non pu ingannare. E come potresti rimanere nell'eresia di fronte all'evidenza della
santa Chiesa cattolica, che Dio ha diffusa in tutto il mondo e che, prima di diffondere, ha promessa,
preannunziata, e poi realizzata come aveva promesso? Temano, dunque, e stiano in guardia coloro
che non hanno timore di Dio. Ha steso la sua mano per dare la mercede.

21. [vv 21. 22.] Hanno insozzato il suo testamento. Leggi la promessa che hanno insozzata. Nella
tua discendenza saranno benedette tutte le genti . Hanno insozzato il suo testamento. Cosa dici tu
contro queste parole del testatore? Dici: "La sola Africa ha conosciuto questa grazia per i meriti del
santo Donato; in lui solo rimasta la Chiesa di Cristo". D almeno: "La chiesa di Donato". Perch
aggiungi "di Cristo", del quale fu detto: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti?
Vuoi andare dietro a Donato? Lascia in pace Cristo e vattene! Badate, per, alle parole che seguono:
Hanno insozzato il suo testamento. Quale testamento? Ad Abramo furono fatte delle promesse, e
alla sua discendenza. Dice l'Apostolo: Fratelli, nessuno osa annullare o modificare un testamento
in regola, bench fatto da un uomo. Ora, ad Abramo furono fatte delle promesse: a lui e al suo
discendente. Non dice: E ai suoi discendenti, come se fossero in molti, ma, come parlando di uno
solo, dice: E al tuo discendente, cio Cristo . In Cristo, dunque, qual il testamento che ci stato
promesso? Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti. Tu, che hai abbandonato l'unit
di tutte le genti e ti sei rinchiuso in una sola parte, hai insozzato il suo testamento. Perci quanto ti
accade, e cio l'essere tu bandito e privato della eredit, tutto questo proviene dall'ira di Dio.
Osserva infatti quanto segue: Hanno insozzato il suo testamento; sono stati separati per l'ira del
suo volto. Che aspettate? Potrebbero gli eretici essere indicati con chiarezza maggiore? Sono stati
separati per l'ira del suo volto.
L'eresia occasione di progresso nella fede.

22. [v 22.] E il suo cuore si avvicinato. Il cuore di chi, se non di colui per la cui ira essi si sono
separati? In che senso si avvicinato il suo cuore? In modo che noi comprendiamo la volont di lui.
Difatti, a causa degli eretici, si consolidata la Chiesa cattolica, e per l'azione di chi aveva
sentimenti perversi sono stati saggiati i sentimenti dei buoni. Nelle Scritture, ad esempio, c'erano
tante cose nascoste, e solo quando vennero gli eretici (e si separarono dalla Chiesa di Dio e la
sconvolsero con la loro problematica), le cose che erano nascoste divennero manifeste, e venne
compresa la volont di Dio. Per questo, in un altro salmo detto: Mandria di tori in mezzo alle
vacche dei popoli, affinch siano estratti coloro che sono messi alla prova come l'argento . Ha detto
Siano estratti, cio, vengano alla superficie, siano manifesti. Di qui, anche nell'arte della
lavorazione dell'argento, sono chiamati estrattori coloro che dalla massa confusa traggono una
forma. Cos nel popolo di Dio c'erano molti che potevano penetrare e spiegare benissimo le
Scritture, ma stavano nascosti; n avrebbero trovato la soluzione di tante difficili questioni se non
fossero insorti i calunniatori. Si sarebbe, forse, discusso in modo completo della Trinit prima che
gli ariani facessero sentire i loro latrati? Si sarebbe discusso a fondo della penitenza prima che
insorgessero i novaziani? Del pari, non si sarebbe trattato in modo completo del battesimo prima
che sollevassero le loro obiezioni gli odierni ribattezzatori, che non han posto nella vera Chiesa.
Anche a proposito dell'unit del corpo di Cristo, noi non avremmo detto in modo cos esauriente le
cose che sono state dette, se i fratelli pi deboli non avessero cominciato ad essere turbati dallo
scisma. Di fronte a questa minaccia, gli specialisti versati nella materia e capaci di risolverne le
difficolt hanno messo in chiaro con i loro discorsi e le loro dispute le oscurit della legge, perch i
deboli non venissero meno, messi alle strette delle domande degli empi. Gli eretici, dunque, sono
stati separati per l'ira del suo volto e il cuore di lui si avvicinato a noi per farci capire. Non
dovrebbe pertanto, essere difficile capire quanto affermato in quell'altro salmo: Mandria di tori,
cio di superbi che aggrediscono a forza di corna, in mezzo alle vacche dei popoli. Chi ha chiamato
vacche? Le anime suscettibili di seduzione. Perch tutto questo? Affinch siano tratti fuori - cio
siano resi manifesti - quelli che erano nascosti e che sono messi alla prova come argento. Che
significa l'argento? Significa la parola di Dio. Le parole del Signore sono parole pure, argento
passato per il fuoco, provato nella terra, purificato sette volte . Osservate come l'Apostolo metta in
luce questo significato di per s oscuro: necessario, dice, che vi siano le eresie affinch siano resi
manifesti tra di voi coloro che sono stati messi alla prova . Che significa Messi alla prova? Messi
alla prova come argento, cio messi alla prova della parola. Che significa: Siano resi manifesti?
Significa: Siano tratti fuori. E come avverr questo? Ad opera degli eretici. Che cosa significa: " Ad
opera degli eretici "? Significa " Grazie alla mandria dei tori in mezzo alle vacche dei popoli". In

questo modo, dunque, essi sono stati separati per l'ira del suo volto, e il suo cuore si avvicinato.
Vigore e soavit della parola di Dio.

23. Le sue parole si sono fatte pi soavi dell'olio, eppure son come dardi. Nelle Scritture alcune
cose, finch rimasero oscure, sembravano inaccettabili; una volta spiegate, sono diventate soavi.
Cos la prima eresia sorta tra i discepoli di Cristo nacque in seguito alla durezza delle sue parole.
Egli aveva detto: Se uno non avr mangiato la mia carne e non avr bevuto il mio sangue, non avr
la vita in s; essi, non comprendendo, dicevano fra loro: Duro questo discorso: chi lo pu
ascoltare? Dissero che era duro quel discorso e si separarono da lui, sicch egli rest con i soli
Dodici. E avendogli questi fatto intendere che la gente si era scandalizzata di fronte alle sue parole,
aggiunse il Signore: Anche voi ve ne volete andare? Pietro replic: Tu hai parole di vita eterna, e
da chi andremo noi? Vi scongiuriamo, state attenti, apprendete la piet come fanciulli! Forse che
Pietro gi capiva il mistero di quelle parole " del Signore? Non lo capiva ancora; ma piamente
credeva fossero buone le parole che non intendeva. Orbene, se la parola dura se non la si pu
ancora capire, che essa sia dura per l'empio; ma, quanto a te, essa divenga soave mediante la piet.
Perch veramente, una volta chiarita, essa diverr per te come olio e penetrer fino alle tue ossa.
I misteri di Dio rivelati gradatamente.

24. [v 23.] Pietro, dopo che quelli si erano scandalizzati per la durezza che avevano creduto di
scorgere nelle parole del Signore, disse: Tu hai parole di vita eterna, e da chi andremo noi? Allo
stesso modo aggiunge qui il salmista: Getta nel Signore la tua preoccupazione ed egli stesso ti
nutrir. Sei un fanciullo, e non comprendi ancora il mistero delle parole. Forse ti si tiene nascosto il
pane, e ancora devi essere nutrito con il latte . Non ti adirare con il petto che te l'offre! Esso ti rende
capace di sederti un giorno a tavola, ove ora non sei in grado d'assiderti. Ecco: grazie alla divisione
operata dagli eretici, molte cose, un tempo dure, sono divenute pi soavi dell'olio. Le stesse parole
sono diventate dardi, e di esse si sono armati gli evangelizzatori, che, a tempo e fuori tempo,
insistono scagliando tali parole al cuore di chi le ascolta. Da questi discorsi, da queste parole, come
fossero frecce, i cuori degli uomini sono feriti d'amore per la pace. Erano parole dure, ma sono
diventate soavi. E una volta divenute soavi, non hanno perduto la loro potenza, anzi si sono mutate
in dardi. Si sono ammorbidite le sue parole pi dell'olio, eppure esse cio le stesse parole
ammorbidite, sono dardi. Ma, forse, tu non sei ancora idoneo ad essere armato con questi dardi, e
non ti stato ancora chiarito ci che nella rivelazione ti probabilmente oscuro e difficile. Ebbene,
getta nel Signore la tua preoccupazione, ed egli stesso ti nutrir. Abbandnati al Signore! Ecco, tu
vuoi abbandonarti al Signore: bada che nessuno prenda il posto che spetta al Signore. Getta nel
Signore la tua preoccupazione. Osserva quanto sia stato grande quel soldato di Cristo che non volle
poggiasse su di lui la fiducia dei suoi figlioli. Forse che Paolo stato crocifisso per voi, oppure
siete stati battezzati nel nome di Paolo? Che cosa voleva dir loro, se non: Abbandonatevi al
Signore, ed egli stesso vi nutrir? Ora ecco, mentre uno di questi fanciulli vuole affidarsi al Signore,
gli va incontro un tale e gli dice: " Ti prendo io ". Gli viene incontro quasi fosse una barca sconvolta
dalle onde e gli dice: " Io ti raccolgo ". Ma tu rispondigli: " Cerco il porto, non uno scoglio "! Getta
nel Signore la tua preoccupazione ed egli stesso ti nutrir. Vedi che sia proprio il porto ad
accoglierti! Lo desumerai dal fatto che non lascer in eterno vacillare il giusto. Potrai avere
l'impressione d'essere sbattuto fra le onde di questo mare, ma il porto l per accoglierti.
Preccupati solo di non essere strappato dall'ancora, prima di entrare nel porto. Finch ormeggiata
alle ancore, la nave pu ondeggiare, ma non gettata lontano da terra; e non ondegger in eterno,
anche se per qualche tempo avr dovuto traballare. A questo suo ondeggiare, infatti, si riferiscono le
parole che precedono: Sono rattristato nella mia prova e sono turbato. Aspettavo colui che mi
salvasse dalla paura e dalla tempesta . Parla e vacilla, ma non vaciller per sempre, poich legato
all'ancora, e l'ancora la sua speranza. Non lascer vacillare il giusto in eterno.
25. [v 24.] Ma a quegli altri che cosa accadr? Tu, o Dio, li precipiterai nel pozzo della corruzione.
Il pozzo della corruzione sono le tenebre in cui si affonda. Dice: Li precipiterai nel pozzo della

corruzione, perch, se un cieco guida un altro cieco, ambedue precipitano nella fossa . Dio li
precipita nel pozzo della corruzione, non nel senso che sia lui il responsabile della loro colpa, ma
perch egli il giudice delle loro iniquit. Dio, insomma, li ha abbandonati alle concupiscenze del
loro cuore , ed essi hanno amato le tenebre, e non la luce; hanno amato la loro cecit, e non ci che
vedevano chiaramente. Ecco, il Signore Ges ha illuminato tutto il mondo. Insieme con tutto il
mondo vogliano anch'essi cantare nell'unit della Chiesa, poich non c' chi si sottragga al suo
calore . Ma essi, passando dal tutto alla parte, dal corpo alla piaga, dalla vita alla separazione, che
cosa sperano di ottenere, se non d'essere precipitati nel pozzo della corruzione?
La ferocia dei donatisti.

26. Uomini sanguinari e fraudolenti. Li chiama uomini sanguinari a cagione degli assassinii; e
volesse il cielo fossero assassini dei corpi soltanto, e non delle anime! Fa orrore il sangue che esce
dalla carne; ma chi vede il sangue che esce dal cuore di colui che ribattezzato? Una tal morte
richiede altri occhi. Comunque, neppure dalla morte corporale si astengono i circoncellioni armati;
che anzi ne disseminano spesso qua e l. Anche a riferirci solo a questa morte visibile, essi sono
uomini sanguinari. Guarda come vada armato, e vedi se possa essere un uomo di pace o non
piuttosto di sangue. Portasse almeno soltanto il bastone! Ma porta la fionda, porta la scure, le pietre,
le lance; e questi uomini armati vanno ovunque possono, assetati del sangue degli innocenti. Sono,
dunque, uomini sanguinari costoro, anche perch arrecano morte corporale. Ma di essi ci sia lecito
dire: Voglia il cielo facessero soltanto questo, e non uccidessero le anime! Invece proprio per questo
essi sono uomini sanguinari e fraudolenti. E non ci credano nel falso quando noi li chiamiamo cos
motivando l'affermazione sul fatto che uccidono le anime. Essi stessi hanno qualificato in questa
maniera i loro massimianisti. Condannando costoro, nella stessa sentenza del loro concilio posero
queste parole: Veloci sono i loro piedi nel versare il sangue dei messaggeri. Tribolazione e calamit
sono nelle loro vie, e non hanno conosciuto la via della pace . Questo hanno detto loro stessi a
proposito dei massimianisti. Ma io chiedo loro quando mai i massimianisti abbiano versato il
sangue del corpo. (Non perch non ne avrebbero anch'essi versato se si fossero trovati in numero
tale da riuscirvi, ma in realt, temendo d'essere troppo pochi, hanno piuttosto subto che recato
offesa ad altri). Ebbene, io interrogo il donatista e gli dico: " Nel tuo concilio hai detto ai
massimianisti: Veloci sono i loro piedi nel versare il sangue. Potresti indicarmi uno che sia stato
ferito ad un dito dai massimianisti? " Che cosa mi risponderai se non ci che io dico? " Coloro che
si sono separati dall'unit e uccidono le anime seducendole versano il sangue, spiritualmente, non
carnalmente ". Giustamente ti sei espresso, o donatista! Ma al lume della tua interpretazione
esamina le tue azioni. Uomini sanguinari e fraudolenti. La frode nell'inganno, nella simulazione,
nella seduzione. Che dir, dunque, di coloro che sono stati separati per l'ira del suo volto? Sono
essi gli uomini sanguinari e fraudolenti.
Effimeri i successi del malvagio.

27. Ma cosa dice di costoro il salmo? Non dimezzeranno i loro giorni. Che significa: Non
dimezzeranno i loro giorni? Significa che non faranno quei progressi che sperano; periranno prima
che passi il tempo sperato. Sono come quella pernice della quale detto: L'abbandoneranno nel bel
mezzo dei suoi giorni, e alla fine rester una sciocca . Faranno progressi, ma solo per qualche
tempo. Che dice l'Apostolo? Gli uomini malvagi e i seduttori progrediranno in peggio, errando essi
stessi e gettando gli altri in errore . Se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadono nella fossa .
Giustamente cadono nel pozzo della corruzione. Che ha detto l'Apostolo? Progrediranno in peggio;
ma non molto a lungo. Infatti, poco prima aveva detto: Ma pi oltre non progrediranno; cio: Non
dimezzeranno i loro giorni. Continui l'Apostolo e ci dica il perch. Perch la loro demenza sar
manifesta a tutti, come lo fu quella di costoro . Gli uomini sanguinari e fraudolenti non
dimezzeranno i loro giorni. Ma io in te sperer, Signore. Esatto! Quelli non dimezzeranno i loro
giorni, perch hanno sperato nell'uomo; io, invece, dai giorni terreni giungo al giorno eterno.
Perch? Perch ho sperato in te, Signore.

SUL SALMO 55
ESPOSIZIONE
DISCORSO
La ricerca di Cristo.

1. [v 1.] Se dovessimo entrare in una casa, osserveremmo la scritta che sta sul frontone per sapere di
chi sia e da chi sia abitata. Cos facendo, eviteremmo di entrare inopportunamente l dove non
avremmo dovuto o di tornare indietro per timidezza quando invece fosse necessario procedere oltre.
Ebbene, come se leggessimo: questi poderi sono di Tizio o di Caio, cos nell'introduzione di questo
salmo troviamo scritto: Sino alla fine, per il popolo che si allontanato dai santi, per David stesso
nell'iscrizione del titolo, quando i filistei lo tenevano prigioniero a Get. Prendiamo, dunque,
conoscenza di questo popolo che, secondo l'iscrizione del titolo, si allontanato dai santi. Tutto
questo , certo, in relazione con lo stesso David, che gi voi sapete interpretare spiritualmente. N
ad altro ci si fa pensare se non a colui del quale detto: Fine della legge Cristo, a salvezza di ogni
credente . Orbene, quando ascolti sino alla fine, intendi " fino a Cristo ", se non vuoi restare a met
cammino e non giungere alla fine. Qualunque sia l'oggetto in cui ti sei fermato e per causa del quale
non sei ancora giunto a Cristo, la parola divina ti dir sempre e solo questo: Avvicinati! non
ancora questo il luogo della sicurezza. C', senza dubbio, un luogo ove ci si pu fermare con
tranquillit; c' una pietra su cui la casa trova solidit per le sue fondamenta, tanto da non temere la
furia della tempesta. I fiumi - dice - si rovesciarono su quella casa, ed essa non cadde perch era
fondata sopra la pietra . Orbene questa pietra Cristo . E sotto il nome di David raffigurato
Cristo, del quale stato detto: Egli nacque dalla discendenza di David secondo la carne .
Utilit delle prove e delle contraddizioni.

2. Chi , dunque, il popolo che si allontanato dai santi nell'iscrizione del titolo? Lo stesso titolo ci
mostri questo popolo. Un certo titolo fu scritto, infatti, nella passione del Signore, quando egli fu
crocifisso. Questo titolo, scritto in ebraico, in greco e in latino, recava: Re dei giudei. Era scritto in
tre lingue, come per dire che era appoggiato dalla testimonianza di tre testimoni, poich nella bocca
di due o tre testimoni ogni parola valida . Leggendo questo titolo, i giudei s'indignarono e dissero
a Pilato: Non scrivere: Re dei giudei; ma scrivi che egli stesso ha detto d'essere il re dei giudei.
Dissero cio: Scrivi che egli lo ha detto, non che sia realmente ci che lui ha detto. Ma, siccome in
un altro salmo sta scritto: Non manomettere l'iscrizione del titolo , Pilato rispose: Ci che ho scritto,
ho scritto. Come se dicesse: Non voglio alterare la verit, anche se voi preferite il falso. Orbene,
poich i giudei si sdegnarono e insistevano nella perversione dicendo: Noi non abbiamo altro re che
Cesare , per questo si sono allontanati dai santi: proprio perch trovarono scandalo nel titolo. Si
avvicinino ai santi! Si uniscano ai santi che riconoscono come re Cristo e desiderano possederlo.
Siano, invece, allontanati dai santi coloro che, contraddicendo al titolo, hanno respinto Dio come re
e hanno scelto come re un uomo. Ogni popolo, infatti, che rifiuta il regno del Signore (dove
solamente si pu essere insieme sudditi e regnare sulle proprie passioni) e ripone la sua felicit in
un regno umano si allontana dai santi. Fratelli miei, non riferite questo ai soli giudei! Anche se
vero che in costoro sono stati dati a noi degli esempi, per cos dire, primordiali: nel senso che in
quel popolo si verificava esemplarmente tutto ci da cui ogni uomo si sarebbe dovuto guardare.
Cos quando essi rifiutarono apertamente di avere Cristo come re e scelsero per re Cesare.
Certamente Cesare re: un re uomo, dato agli uomini per le cose umane, mentre per le cose, divine
c' un altro re. Uno re, per la vita temporale, l'altro per la vita eterna; uno re terreno, l'altro re
celeste. Il re terreno suddito del re celeste, il re celeste sopra ogni cosa. Non peccarono, dunque,
i giudei perch dissero di avere Cesare come re, ma peccarono nel non voler avere come re Cristo.
Lo stesso capita anche ai nostri giorni. Cristo siede in cielo e regna su tutta la terra. Eppure, molti
non lo vogliono riconoscere come re. Son coloro che ci fanno soffrire e contro i quali ci conforta il
nostro salmo. necessario che li sopportiamo sino alla fine; n lo faremo senza vantaggi, perch

ogni tentazione una prova, e il superamento di ogni prova produce i suoi frutti. L'uomo, di solito,
non conosce se stesso: non sa che cosa possa sopportare e che cosa non possa; talvolta presume di
poter sopportare ci che non pu e tal altra dispera di poter tollerare ci che invece potrebbe. La
tentazione gli si avvicina e lo esamina, e allora l'uomo scopre se stesso; mentre, prima, era nascosto
a se stesso, anche se non era nascosto al Creatore. Cos Pietro, credendo di essere ci che ancora
non era, disse che avrebbe perseverato sino alla morte nella fedelt al Signore Ges Cristo. Pietro
ignorava le sue forze, ma il Signore le conosceva. Colui che lo aveva creato rispose all'apostolo
dicendogli che non era capace di tanto. Era la risposta di colui che in seguito avrebbe dato forze
adeguate alla sua creatura e che ben conosceva come ancora non gliele avesse date. Colui che non le
aveva ancora ricevute, non conosceva le sue capacit; ma ecco sopravvenire la tentazione ed egli
rinneg il Signore; pianse, e ricevette le forze . Orbene, siccome nella nostra limitatezza non
sappiamo che cosa chiedere (come pure non siamo in grado di ringraziare perch non ci rendiamo
conto di quel che abbiamo ricevuto) quanto mai opportuno che, finch siamo in questo mondo,
veniamo continuamente formati alla scuola delle tentazioni e delle tribolazioni. E a farci tribolare
sono proprio coloro che si sono allontanati dai santi. Intendete questa lontananza, fratelli, come
lontananza del cuore e non del corpo. Accade infatti, spesso, che uno, lontano da te con il corpo, sia
invece unito a te perch ama ci che ami tu. Non differisce, costui, da uno che ti sta vicino e che sia
unito a te, amando ci che ami tu. Capita per, e anche sovente, che sia lontano da te uno che pur ti
sta vicino. quando l'altro ama il mondo, mentre tu ami Dio.
Cristo-capo in cielo, nelle membra soffre in terra

3. Che cosa vogliono dire le parole, che pure fan parte del titolo: I filistei lo tennero prigioniero a
Get? Get era una citt dei filistei, cio di stranieri, insomma di un popolo estraneo ai santi. Per il
fatto stesso d'essere stranieri non sono certo vicini ai santi, ma stanno lontani da essi. Tutti coloro
che rifiutano di avere Cristo come re, divengono stranieri. Perch divengono stranieri? Anche quella
vite, che pur era stata piantata da lui, che cosa ud, una volta divenuta amara? Perch ti sei volta in
amarezza, vite straniera? Non le vien detto: Vite mia! Perch, se tu fossi mia saresti dolce; mentre,
se sei amara, non sei mia; e se non sei mia, certamente sei straniera. Dunque, i filistei lo tennero
prigioniero a Get. Di David figlio di Iesse, re d'Israele, sappiamo, vero, fratelli, che and in esilio
presso i filistei quando era ricercato da Saul ; sappiamo che visse presso il re di quella citt, ma non
leggiamo che vi sia stato tenuto prigioniero. Ebbene, non solo allora, ma anche ora i filistei tengono
prigioniero a Get il nostro David, cio il Signore Ges Cristo, nato dalla discendenza di David.
Abbiamo detto che Get una citt e, se guardiamo quale sia la traduzione di questo nome, troviamo
che significa " torchio ". Cristo dunque, in quanto capo e salvatore del corpo, il Cristo che nacque
dalla Vergine, che fu crocifisso e che nella resurrezione della sua carne ci ha fatto vedere il
prototipo della nostra resurrezione, siede alla destra del Padre e intercede per noi, ma egli anche
qui in terra, nel suo corpo che la Chiesa. Il corpo unito al suo capo, e il capo, attraverso il corpo,
grida: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti? Il corpo nel suo capo come dice l'Apostolo: Insieme ci
ha risuscitati e insieme ci ha fatto sedere nei cieli . Noi sediamo lass, egli soffre quaggi; noi
sediamo lass in forza della speranza, egli qui con noi mediante la carit Questa unione, da cui
risulta come un sol uomo, fa di due una carne sola, lo sposo e la sposa. Per questo il Signore stesso
dice: Dunque non pi due, ma una sola carne . In qual modo questo David tenuto prigioniero a
Get? Perch tenuto nel torchio il suo corpo, cio la sua Chiesa . Che significa " nel torchio "?
Nelle angustie. Ma ben fecondo questo essere spremuti nel torchio. Finch sulla vite, l'uva non
subisce pressioni: appare intera, ma niente da essa scaturisce. La si mette nel torchio, la si calpesta e
schiaccia; sembra subire un danno, invece questo danno la rende feconda, mentre al contrario, se le
si volesse risparmiare ogni danno, rimarrebbe sterile.
I nemici del corpo di Cristo.

4. [v 2.] Orbene, tutti i santi che soffrono persecuzioni da parte di coloro che si sono allontanati dai
santi, stiano attenti a questo salmo, e vi riconoscano se stessi. Ripetano ci che qui detto tutti

coloro che soffrono le tribolazioni qui ricordate. Chi non soffre non dica: Io non unisco la mia voce
a quella di chi soffre, poich sono esente dal soffrire. Stia, anzi, attento; e che non succeda che,
mentre vuol essere lontano dalla sofferenza non si allontani dai santi. Ognuno consideri il suo
nemico. Se cristiano, il suo nemico il mondo. Nessuno pensi alle sue inimicizie private, mentre
si prepara ad ascoltare le parole di questo salmo. Mettiamoci in testa che la nostra battaglia non
contro la carne e il sangue, ma contro i principi e le potest, contro gli spiriti del male , cio contro
il diavolo e gli angeli suoi. E anche quando soffriamo le persecuzioni di uomini violenti, il diavolo
che li istiga, il diavolo che li accende e li muove come suoi strumenti. Ricordiamoci sempre di
questi due nemici: quello visibile e quello invisibile: l'uomo che vediamo e il diavolo che non
vediamo. Amiamo l'uomo; guardiamoci dal diavolo. Preghiamo per l'uomo, preghiamo contro il
diavolo, e diciamo a Dio: Piet di me, o Signore, perch un uomo mi ha calpestato. Non aver
timore se l'uomo ti ha calpestato: avrai il vino, sei uva in procinto d'essere calpestata. Piet di me, o
Signore, perch un uomo mi ha calpestato; tutto il giorno battagliando mi ha tribolato colui che
lontano dai santi. Ma, perch non intendere queste parole come riferite al diavolo stesso? Forse
perch, di solito, la Scrittura non lo chiama "uomo"? Sbaglier, dunque, il Vangelo quando dice:
L'uomo nemico ha fatto questo ? vero, dunque, che nel linguaggio figurato anche il diavolo pu
chiamarsi " uomo ", anche se, in realt, egli non un uomo. Orbene, sia che voglia intendere il
diavolo, sia che si riferisca al popolo o a un qualsiasi individuo che si era allontanato dai santi e per
cui mezzo il diavolo faceva soffrire il popolo di Dio che si tiene stretto ai santi, stretto al santo,
stretto al re (per il cui titolo di re i giudei si indignarono e sono stati perci respinti e allontanati),
dica pure il salmista: Piet di me, o Signore, perch un uomo mi ha calpestato. Non venga meno il
suo vigore, mentre cos calpestato, sapendo chi che invoca e ricordandosi di quale esempio
disponga per fortificarsi. Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio Cristo. Quando tale
grappolo venne spremuto nella passione, ne scaturito quel vino il cui calice inebriante quanto
eccellente! Dica, dunque, anche il corpo di lui, vedendo il suo capo: Piet di me, Signore, perch
un uomo mi ha calpestato; tutto il giorno battagliando mi ha tribolato. Dice Tutto il giorno, cio,
per tutto il tempo. Nessuno dica a se stesso: Vi furono tribolazioni al tempo dei nostri padri; ai
nostri giorni non ve ne sono pi. Se pensi d'essere esente da tribolazioni, non hai ancora cominciato
ad essere cristiano. Dove metti le parole dell'Apostolo: Tutti coloro che vogliono piamente vivere in
Cristo, soffriranno persecuzioni ? Se dunque non soffri alcuna persecuzione per Cristo, guarda se
per caso non abbia tu ancora cominciato a vivere piamente in Cristo. Ma, dal momento in cui avrai
cominciato a vivere piamente in Cristo, da allora sei come entrato nel torchio. Preparati ad essere
schiacciato, se non vuoi essere arido, se non vuoi che niente scaturisca da te.
5. [vv 3. 4.] Mi hanno calpestato i miei nemici tutto il giorno. Coloro che si sono allontanati dai
santi, questi sono i miei nemici. Tutto il giorno: gi lo abbiamo spiegato. Dall'altezza del giorno.
Che cosa significano le parole: Dall'altezza del giorno? Forse arduo per la nostra intelligenza. E
non c' da stupirsi, perch si tratta dell'altezza " del giorno ". E, probabilmente, quei tali proprio per
questo si allontanarono dai santi, perch non riuscirono a penetrare l'altezza " del giorno " di cui gli
Apostoli sono le dodici ore splendenti. Ne consegue che coloro i quali lo crocifissero, credendolo
un uomo, sbagliarono a proposito di questo " giorno ". E perch furono sopraffatti dalle tenebre, in
modo tale che si allontanarono dai santi? Perch il giorno splendeva sulle alture, ed essi non
riuscirono a conoscere colui che era nascosto in alto. Infatti, se lo avessero conosciuto, mai
avrebbero crocifisso il Signore della gloria . Respinti dunque da questa altezza del giorno e
allontanati dai santi, son divenuti nemici, e ci fanno soffrire e ci calpestano come l'uva nel torchio.
C' anche un'altra interpretazione. Dall'altezza del giorno mi hanno calpestato i miei nemici tutto il
giorno, cio, per tutto il tempo. Dall'altezza del giorno equivarrebbe a " dalla superbia terrena ". Se,
infatti, sono in grado di calpestare, vuol dire che sono alti. Umili son coloro che sono calpestati, alti
quelli che calpestano. Ma non temere l'altezza di coloro che calpestano; l'altezza d'un tale giorno
momentanea e non eterna.

Paralisi e salute spirituale.

6. Perch i molti che mi osteggiano avranno timore. Quando avranno timore? Quando sar passato
il giorno nel quale essi sono alti. Sono, infatti, alti per un certo periodo di tempo; finito il tempo
della loro altezza, avranno timore. Io invece in te sperer, Signore. Non dice: Ma io non avr
timore; dice solamente: I molti che mi osteggiano avranno timore. Quando verr il giorno del
giudizio, allora si lamenteranno tutte le trib della terra . Quando il segno del Figlio dell'uomo
apparir nel cielo, allora i santi si sentiranno tranquilli: tutti i santi. Giunger per loro ci che
avevano sperato e desiderato: ci per il cui avvento avevano pregato. Quanto agli altri, invece, non
rester loro pi alcuna possibilit di pentirsi, perch nel tempo in cui il pentimento poteva essere
fruttuoso essi avevano indurito il cuore contro il Signore che li ammoniva. Potranno forse innalzare
un muro tra loro e Dio che viene a giudicarli? Ebbene, ammira la piet del nostro salmista e, se
appartieni al suo medesimo corpo, imitalo. Dopo aver detto: I molti che mi osteggiano avranno
timore, non aggiunge: " Io invece non avr timore ", per non collocarsi in altezze temporali
attribuendo a se stesso il fatto del non temere e per non meritarsi, per colpa della superbia terrena, di
non giungere alla pace eterna. Al contrario, egli tiene a mostrarti perch non abbia timore; dice: Io
invece sperer in te, Signore. Non predica una fiducia illimitata in s stesso; palesa piuttosto la
causa della sua sicurezza. Difatti, io posso non avere paura anche a causa della durezza del mio
cuore; molti infatti non temono niente proprio per eccesso d'arroganza. Stia attenta la vostra Carit!
Una cosa la salute del corpo, un'altra la paralisi del corpo, ed un'altra ancora l'immortalit del
corpo. Certamente la salute perfetta si ha nell'immortalit; ma in un certo senso si chiama salute
anche quella che possediamo in questa vita. Quando uno non ammalato, lo si dice sano; e quando
il medico lo visiter, lo dichiarer sano. Quando comincia ad ammalarsi, la salute diviene malferma;
curandosi, riacquista la salute. State attenti! Osservate bene queste tre condizioni del corpo: la
salute, la paralisi, l'immortalit. La salute esclude la malattia; e quando per caso questa salute
intaccata e aggredita dal male, noi si soffre. Chi, invece, colpito da paralisi non soffre: ha perduto
la sensibilit al dolore, e tanto pi insensibile, quanto peggiore la sua condizione. L'immortalit
infine non conosce il dolore. Sar infatti scomparsa ogni corruzione, e questo nostro corpo
corruttibile si sar rivestito d'incorruttibilit, e questo corpo mortale avr rivestito l'immortalit .
Non c', dunque, alcun dolore nel corpo immortale, come non c' nessun dolore nel corpo colpito da
paralisi. Chi paralizzato non creda, per, di essere gi immortale. pi vicina all'immortalit la
salute di uno che prova dolore, che non l'insensibilit di chi paralizzato. Se t'incontri con un uomo
superbo, gonfio e pieno d'arroganza, convinto di non aver nulla da temere da nessuno, lo crederai
pi forte di quello che dice: Lotte di fuori, timori di dentro ? Lo crederai pi forte del nostro stesso
capo, il Signore Dio nostro, che ha detto: Triste l'anima mia fino alla morte ? Non pi forte,
affetto da paralisi. Non invidiarne, quindi, il torpore! Egli non rivestito d'immortalit, soltanto
un poveraccio che ha perso la sensibilit. Quanto a te, non sia la tua anima priva di sensibilit,
perch furono pronunziate parole di rimprovero per coloro, che non provano affetti. Con vivo senso
della salute, tu devi poter dire: Chi si ammala ed io non mi ammalo? Chi si scandalizza, e io non
brucio? Se la rovina di tanti malati e lo scandalo non interessasse colui che dice tali parole, se lui
fosse insensibile e senza dolore, non sarebbe forse in condizioni migliori? No, certamente! Il suo
sarebbe torpore, non tranquillit. Certamente, fratelli, quando giungeremo in quel luogo, in quella
dimora, in quella beatitudine, alla patria celeste ove la nostra anima si riempir di sicurezza, di pace
e di felicit eterna, ivi non sar pi alcun dolore, come non vi sar motivo di soffrire. Dice: I molti
che mi osteggiano avranno timore. E gli stessi insensibili che ora non temono niente avranno allora
timore: sopraggiunger infatti un terrore tanto grande da spezzare e frantumare qualsiasi durezza. I
molti che mi osteggiano avranno timore. Io invece in te sperer, Signore.
Non attribuir a s i doni d Dio.

7. [v 5.] In Dio loder le mie parole, in Dio ho sperato; non avr timore di ci che mi fa la carne.
Perch? Perch in Dio sperer. Perch? Perch in Dio loder le mie parole. Se lodi in te le tue
parole, non dico che non temerai - impossibile che tu non tema -; dico solo che le tue parole

saranno menzognere (e lo saranno proprio perch tue), oppure, se saranno parole veraci ma tu
crederai di averle avute non da Dio ma di parlare da te stesso, esse saranno, s, veraci, ma tu sarai
menzognero. Se invece riconoscerai che da te stesso non puoi dir nulla che sia vero in relazione alla
sapienza di Dio e alla fede della verit e che, se lo puoi dire, perch lo hai ricevuto da lui (come
sta scritto: Che cosa hai che tu non l'abbia ricevuto? ), allora lodi in Dio le tue parole, e in Dio
ricevi lode per le parole di Dio. Infatti, se tu onori ci che Dio ha posto in te, anche tu, che sei stato
creato da Dio, in Dio sarai onorato. Ma, se onorerai come fosse tuo, non di Dio, quello che Dio ha
posto in te, ti succeder che, come quel popolo fu allontanato dai santi, cos anche tu sarai lontano
dal Santo. Dunque: In Dio loder le mie parole. Se in Dio, perch mie? Eppure, e in Dio, e mie. In
Dio, perch derivano da lui; mie perch le ho ricevute. Egli stesso che me le ha date ha voluto che
fossero mie, perch io ami colui del quale esse sono; e, se da lui sono giunte a me, sono divenute
mie. Per questo diciamo: Dacci oggi il nostro pane quotidiano . In qual senso nostro? E in che
senso diciamo: dacci? Chiedendo a lui, non resterai senza; confessando che tuo, bada a non essere
ingrato. Perch, se non dicessi che tuo, significherebbe che tu non lo hai ricevuto; ma, se lo dici
tuo come se te lo fossi procurato da te, perdi ci che hai ricevuto, perch sei ingrato nei confronti di
colui dal quale lo hai avuto. Orbene, in Dio loder le parole, perch lui la sorgente di ogni parola
vera; ma tali parole sono mie perch, assetato, mi sono avvicinato a lui e ho bevuto. In Dio loder le
mie parole, in Dio ho sperato; non temer ci che mi far la carne. Ma, non eri tu che poco prima
dicevi: Piet di me, Signore, perch un uomo mi ha calpestato, mi ha tribolato battagliando tutto il
giorno? In qual modo ora dici: Non temer ci che mi fa la carne? Che cosa ti far? Tu stesso poco
fa dicevi: Mi ha calpestato, mi ha tribolato. Non ti far niente, se ti far queste cose? Ha volto lo
sguardo al vino che scaturisce dall'uva quando calpestata, e ha risposto: Oh, s! vero che mi ha
calpestato, vero che mi ha tribolato; ma che cosa mi ha fatto? Ero uva, sar vino. In Dio ho
sperato: non temer ci che mi fa la carne.
Le sofferenze di Cristo partecipate ai fedeli.

8. [v 6.] Tutto il giorno esecravano le mie parole. cos, lo sapete. Dite pure la verit, predicate la
verit, annunziate Cristo ai pagani, annunziate la Chiesa agli eretici, annunziate a tutti la salvezza;
essi contraddicono, esecrano le mie parole. Ma, quando rifiutano le mie parole, chi crediamo che
essi rifiutino se non colui nel quale io loder le mie parole? Tutto il giorno esecravano le mie
parole. Si contentino almeno di esecrare le parole e non progrediscano oltre; non le rigettino, non le
respingano. Niente affatto! Perch dico cos? Quando respingono le parole che scaturiscono dalla
fonte della verit, quando le rifiutano, che cosa fanno a colui che le dice? Che cosa fanno, se non
quanto segue? Ogni loro pensiero contro di me, a fin di male. Se disprezzano il pane, come
potranno risparmiare il piatto in cui esso servito? Ogni loro pensiero contro di me a fin di male.
Se cos accaduto contro lo stesso Signore, non ricusi il corpo di subire ci che prima accaduto al
capo: e cos il corpo rimarr unito al capo. Il tuo Signore stato disprezzato, e tu vorresti essere
onorato da coloro che sono lontani dai santi? Non pretendere per te ci che prima non si verificato
in lui. Il discepolo non maggiore del suo maestro, n il servo pi grande del suo padrone . Se
hanno chiamato Beelzebub il padrone di casa, quanto pi i suoi familiari? Ogni loro pensiero
contro di me, a fin di male.
Nella casa di Dio non mancano falsi fratelli.

9. [v 7.] Soggiorneranno e si nasconderanno. Soggiornare , un po', andar peregrinando. E


pellegrini sono detti coloro che non abitano nella loro patria. Durante questa vita ogni uomo
pellegrino, e in questa stessa vita voi vedete come siamo rivestiti della carne, la quale ci impedisce
di leggere nel cuore. Dice perci l'Apostolo: Non giudicate nulla prima del tempo, finch non venga
il Signore, il quale metter in luce i segreti delle tenebre e manifester i pensieri del cuore, e allora
ciascuno sar lodato da Dio . Prima che questo accada, durante questa peregrinazione della vita
carnale, ognuno ha un cuore, e ogni cuore rimane chiuso agli altri cuori. Ecco perch le persone che
covano pensieri contro l'autore del salmo soggiorneranno e si nasconderanno: essi sono in questo

esilio e portano il peso della carne. Coprono l'inganno che sta nel loro cuore e tengono nascosto
tutto quanto pensano di male. mai possibile? s, perch siamo ancora pellegrini. Ma lo
nascondano pure! Ci che nascondono sar manifesto, ed essi stessi non potranno nascondersi.
Questo " nascondersi " pu essere, per, interpretato anche in un altro modo, che forse vi piacer di
pi. Voi sapete che, dalla fazione di quelli che si sono allontanati dai santi, s'intromettono fra noi
certi falsi fratelli che procurano al corpo di Cristo molestie anche pi gravi [che non i pagani]
poich noi non li evitiamo come se fossero completamente estranei. Sottolineando come pi gravi i
pericoli che da costoro derivano, l'Apostolo, elencando le sue numerose sofferenze, dice: In pericoli
di fiumi, in pericoli di ladroni, in pericoli per i miei concittadini, in pericoli per i pagani, in pericoli
nella citt, in pericoli nel deserto, in pericoli nel mare; in pericoli, aggiunge, per i falsi
fratelli .Questi sono i pi pericolosi di tutti, e di essi si dice in un altro salmo: Entravano per
spiarmi . Entravano per spiarmi, e nessuno osava dir loro: Tu non hai diritto di entrare per vedere.
Entrano come fossero dei tuoi, e nessuno li tiene lontani come si fa con gli estranei. Questi, dunque,
soggiornano e si nascondono. Entrano nella grande casa, ma non persevereranno in essa, perci vi
soggiornano soltanto. Il Signore, riferendosi a tali peccatori, che poi sono degli schiavi (secondo
quella massima del Vangelo per la quale chiunque fa il peccato schiavo del peccato), dice: Lo
schiavo non resta nella casa in eterno, ma il figlio vi resta in eterno . Chi entra come figlio non sar
di passaggio, perch vi persevera sino alla fine . Sta' bene attento, invece, a colui che entra come
schiavo, astuto e peccatore! Egli entra cercando di rubare, cercando di che accusare o biasimare;
entra per fare un giretto, non per abitare e perseverare. Tuttavia, fratelli, non abbiamo timore
neppure di costoro! In Dio ho sperato, non temer ci che mi fa la carne. Anche se entrano
momentaneamente, anche se fingono e si nascondono, sono carne. Quanto a te, spera nel Signore, e
la carne non ti far niente. Potranno, s, opprimerti e calpestarti, ma il vino scaturisce quando l'uva
schiacciata. La tua tribolazione non sar infruttuosa; altri ti vedono e ti imitano, poich anche tu hai
imparato a sopportare, contemplando il tuo capo, quel primo grappolo d'uva presso il quale entr
per spiare, visse come straniero e si nascose, il traditore Giuda. Non temere, dunque, coloro che
entrano con animo simulatore, che vivono da stranieri e si nascondono. Il loro padre, Giuda, fu
accanto al Signore, che ben lo conosceva; e, sebbene il traditore Giuda vivesse da straniero e si
nascondesse, tuttavia il suo cuore era noto al Signore di tutte le cose. E questi, pur conoscendolo, lo
scelse, come per consolare te che non sai chi avresti dovuto evitare. Poteva non scegliere Giuda,
egli che lo conosceva fino a dire ai discepoli: Non ho scelto forse, io voi dodici, e uno di voi un
demonio? Si scelse, dunque, anche un diavolo? Oppure, se non lo scelse, perch scelse dodici
persone e non undici? s, anche quel " diavolo " venne scelto, ma per uno scopo diverso da quello
degli altri: undici vennero scelti per essere provati, uno venne scelto per far da tentatore. Per dare un
esempio a te, che non sai quali cattivi evitare, da quali ipocriti e simulatori devi guardarti (ricorda
quei tali che " soggiornano e si nascondono "!) ti ha detto: Ecco io ho avuto con me uno di costoro:
ti ho preceduto con l'esempio, ho sopportato, ho voluto essere tollerante con uno che conoscevo, per
incoraggiare te, cui tante cose sono celate. Ci che l'uomo cattivo ha fatto a me, far anche a te. Per
quanto voglia farti del male, per quanto voglia incrudelire contro di te, ti accuser, ti imputer falsi
delitti, far s che prevalgano le menzogne. Ma, se esse prevarranno contro di te, forse che non
hanno prima prevalso contro di me? Certamente hanno prevalso contro di me; ma il cielo non me
l'hanno tolto! Persino quando la carne del Signore era ormai sepolta, egli volle sopportare falsi
testimoni. Non li sopport solo nel giudizio, li volle sopportare anche nella tomba. Ricevettero
denari per mentire e dissero: Mentre dormivamo, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato
via . Tanto erano ciechi i giudei, da credere ad una testimonianza del tutto incredibile: credettero
infatti a testimoni che dormivano! O non era vero che dormivano, e allora i giudei non avrebbero
dovuto credere a testimoni menzogneri; oppure essi dormivano veramente, e allora non potevano
sapere che cosa era accaduto. Soggiorneranno e si nasconderanno. h! vadano pure girovagando e si
nascondano: che cosa potranno fare? In Dio ho sperato, non temer ci che mi fa la carne.
Non temere le calunnie dei maligni.

10. Essi osserveranno il mio calcagno. Per questo, infatti, sono di passaggio e si nascondono: per

spiare ogni uomo che cade. E, quando succede una qualche caduta, si fissano a guardare il calcagno,
per trattenere al piede colui che caduto, ovvero per spingerlo a inciampare, ovvero - male che
vada! - per trovare di che accusarlo. Chi che cammina in modo da non cadere mai? Accade
spesso, se non altro con la lingua. Sta scritto infatti: Se uno non offende con la lingua, costui un
uomo perfetto . Chi mai oser dirsi o credersi perfetto? Quindi capita sicuramente che si cada per la
lingua. Orbene quei tali, di cui si dice che sono di passaggio e si nascondono, stanno attenti a tutte
le parole, cercando il modo di tendere lacci e spargere insidiose calunnie: nelle quali, essi stessi
sono - magari - implicati pi e prima di coloro che cercano di far cadere in trappola. Per cui, loro
stessi sono catturati e periscono prima che riescano a prendere e ad uccidere gli altri. Infatti, l'uomo
retto entra nel suo cuore, si rivolge a Dio e gli dice: In Dio loder le mie parole. Tutto ci che di
buono e di vero son riuscito a dire, di Dio, e l'ho detto per dono di Dio; tutto ci che, per caso, ho
detto mentre non avrei dovuto dirlo, l'ho detto io che sono un uomo, e l'ho detto sotto lo sguardo di
Dio. E Dio, che sostiene chi cammina e minaccia chi devia, perdona chi riconosce i suoi errori,
frena la lingua, solleva chi cade. Il giusto, di fatto, cadr sette volte e altrettante risorger, mentre gli
empi diventeranno inguaribili nei loro mali . Non temiamo, dunque, coloro che con astuzia ci
tendono insidie: essi vanno a caccia di parole e contano persino le sillabe, ma poi violano i
comandamenti. Cerca in te qualcosa da rinfacciarti, ma non pensa a credere in Cristo per la tua
testimonianza. Quanto a te sta' attento alle parole di colui che tu disapprovi: potresti, infatti, trovarvi
qualcosa di salutare. Ma - risponderai - cosa mi potr insegnare in ordine alla salvezza uno che nel
parlare cos terribilmente fuori strada? Forse, egli di salutare ti insegna proprio questo: a non
andare a caccia di parole, ma a obbedire ai comandamenti. Essi osserveranno il mio calcagno.
11. La mia anima ha cos sopportato. Parlo di cose che ho sopportate. Parla uno che ha
sperimentato. La mia anima ha cos sopportato. Soggiorneranno e si nasconderanno. La mia anima
sopporti tutti: sopporti coloro che fuori latrano e coloro che dentro si nascondono. Si affaccia fuori,
ed ecco venire la tentazione come un fiume. Che essa ti trovi fermo sulla pietra! E allora, faccia
pure impeto contro di te: non ti abbatter. La tua casa fondata sulla pietra . Egli resta dentro: ma
ivi c' colui che " soggiorna e si nasconde ". Ti si avvicini pure, come la paglia vicina al chicco.
Verr, per, la trebbiatura con tanto di buoi, e si metter in moto la trebbia delle tentazioni! Tu sarai
purificato, la paglia sar stritolata.
L'onnipotenza di Dio salvatore.

12. [v 8.] Cos l'anima mia ha sopportato; per niente li salverai. Ci ha insegnato a pregare anche
per loro: cio, per coloro che soggiorneranno e si nasconderanno. Si tratta di ingannatori, di
ipocriti che tendono insidie; ma tu prega per loro, e non dire: Come potr Dio convertire un uomo di
questa fatta?, cos malvagio, cos perverso. Non disperare! Guarda colui che preghi, non colui per il
quale preghi. Vedi la grandezza del male, ma non vedi la potenza del medico? Soggiorneranno e si
nasconderanno; cos la mia anima ha sopportato. Sopporta, prega! E che cosa accade? Per niente li
salverai. Cio: li salverai con facilit irrisoria, come se fosse un niente; la loro salvezza non ti
richieder alcuna fatica. Per gli uomini, il loro caso sarebbe disperato, ma tu, o Dio, li guarisci con
la parola: la loro guarigione non ti costa alcuno sforzo, anche se per noi, cosa sbalorditiva. Questo
versetto ha anche un altro significato. Per niente li salverai: cio, li salverai senza alcun loro merito
precedente. Dice l'Apostolo: Io che prima ero bestemmiatore, persecutore e violento . Aveva
ricevuto lettere dai sacerdoti per incatenare e cacciare in prigione i cristiani ovunque li trovava . Per
incatenarli e condurli in tribunale, dapprima andava tra loro di passaggio e di nascosto. Non c'era
nulla in lui che potesse valere come merito; anzi, aveva solo motivi di condanna; al suo attivo non
aveva nulla di buono. Eppure fu salvato. Per niente li salverai. Non sono in grado d'offrirti caproni,
arieti, tori; non portano al tuo tempio doni e profumi; non spargono sul tuo altare libagioni, frutto di
una buona coscienza. Tutto in loro sconnesso, buio e detestabile. Allora, se essi non hanno nulla
da offrirti, cio nulla che giovi loro a salvezza, tu li salverai per niente. Li salverai, cio, per il dono
gratuito della tua grazia. Che cosa aveva portato sulla croce il ladrone? Dal delitto al tribunale, dal
tribunale sulla croce, dalla croce in paradiso . Credette e per questo parl . Ma, chi gli aveva donato

questa fede, se non colui che gli era appeso vicino? Per niente li salverai.
La pedagogia divina non esclude la severit.

13. Nell'ira guiderai i popoli. Ti adiri e attrai; fai soffrire e salvi; spaventi e chiami. Cosa
significano le parole: Nell'ira guiderai i popoli? Significano che tu spandi ovunque la tribolazione
perch gli uomini, in mezzo alle tribolazioni, ricorrano a te, e non si lascino sedurre dal piacere e da
una falsa sicurezza. Certe tue misure sembrerebbero dettate dall'ira, ma un'ira paterna, la tua. Si
adira il padre con il figlio che disprezza i suoi comandi e, adirato, lo schiaffeggia, lo picchia, lo
prende per l'orecchio, lo trascina per mano, lo conduce a scuola. Nell'ira guiderai i popoli. Quanti
sono entrati, quanti hanno riempito la casa del Signore trascinati dalla sua ira, cio, spaventati dalle
tribolazioni e riempiti di fede! A questo mira, infatti, la tribolazione: a vuotare il vaso che pieno di
malvagit per ricolmarlo di grazia. Nell'ira guiderai i popoli.
Dio l'autore della nostra vita.

14. [v 9.] Ti ho narrato la mia vita. Tu mi hai fatto vivere, e per questo io confesso a te la mia vita.
Ignora, forse, Dio i doni che elargisce? Cos', allora, ci che tu gli narri? Vuoi insegnare qualcosa a
Dio? Non sia mai! Perch dunque dice: Ti ho narrato? Forse che ti serve a qualcosa se io ti
racconto la mia vita? Ma cosa pu servire a Dio? Contribuisce alla gloria di Dio. Ho narrato a Dio
la mia vita, perch stato Dio a farmi vivere. Cos narr la sua vita l'apostolo Paolo:
Antecedentemente io ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento! Ci descriva ora come fece
a vivere: Ma ho ottenuto misericordia . Narra la sua vita, non a s, ma a Dio: perch si creda a lui.
La narra non per il suo vantaggio personale, ma per la gloria di Dio. Che cosa dice, infatti, lo stesso
Paolo? Cristo morto ed risorto per questo scopo: affinch chi vive non viva pi per s, ma per
colui che morto per tutti . Se, dunque, vivi e non vivi da te ma lui che ti ha elargito la vita, narra
la tua vita: non a te, ma a lui. Non cercare i tuoi interessi; non vivere per te ma per colui che morto
per tutti. Che dice, infatti, lo stesso Apostolo parlando di certi cristiani indegni? Cercano i loro
interessi, non quelli di Ges Cristo . Orbene, se narri la tua vita per il tuo vantaggio e non per quello
degli altri, tu la narri a te, non a Dio. Se invece narri la tua vita per, invitare gli altri a ricevere quella
vita che tu hai ricevuta, tu confessi la tua vita a colui dal quale l'hai avuta; e otterrai una ricompensa
pi grande, perch ti sei mostrato riconoscente per il dono che hai ricevuto. O Dio, ti ho narrato la
mia vita. Hai posto le mie lacrime al tuo cospetto. Hai, cio, esaudito le mie suppliche. Come nella
tua promessa. Hai fatto come avevi promesso. Tu avevi detto che avresti esaudito colui che piange;
io ho creduto, ho pianto e sono stato esaudito. Come ti avevo trovato misericordioso nel promettere,
cos ti ho trovato fedele nel mantenere. Come nella tua promessa.
Riprovevole ogni presunzione umana.

15. [v 10.] Si volgano indietro i miei nemici. Non augura loro il male: una cosa che torner a loro
vantaggio. Effettivamente essi vogliono andare avanti, e per questo non vogliono correggersi. Tu
esorti il tuo nemico a vivere bene, a correggersi; ma quello ti disprezza, respinge le tue parole.
Guarda chi che viene a farmi la predica, dice; guarda da chi devo andare a prendere lezione per
vivere come si deve! Vuole andare avanti a te, e, precedendoti, non si corregge. Non si rende conto
che le tue parole non sono tue; non si rende conto che tu narri la tua vita a Dio, non a te stesso.
Precedendoti, dunque, non si corregge; mentre, quanto sarebbe bene per lui se si volgesse indietro, e
seguisse colui dinanzi al quale vorrebbe andare! Quando il Signore parlava ai discepoli della sua
passione imminente, Pietro inorrid, e disse: Non sia mai, Signore! questo non ti accadr. Colui che
poco prima aveva detto: Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente, colui che l'aveva proclamato Dio
ebbe timore che egli morisse come uomo. Dal canto suo il Signore, che era venuto per soffrire
(poich non avremmo avuto altra via di salvezza, se il suo sangue non ci avesse riscattati), aveva
poco prima lodato la confessione di Pietro e aveva detto: Questo non te lo ha rivelato la carne e il
sangue, ma il Padre mio che nei cieli: per questo tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia
Chiesa e le porte dell'inferno non la vinceranno; e ti dar le chiavi del Regno dei Cieli. Osservate

in qual modo premia la confessione verace, pia, piena di fiducia, nella quale Pietro aveva detto: Tu
sei il Cristo, Figlio del Dio vivente. Ma subito dopo, quando il Signore cominci a parlare della sua
passione, Pietro ebbe timore che egli perisse morendo (mentre saremmo stati noi a perire se egli non
fosse morto!), e disse: Non sia mai, Signore! questo non ti accadr. E il Signore, che poco prima gli
aveva detto: Tu sei beato! e sopra questa pietra edificher la mia Chiesa, gli rispose.: Va indietro,
satana! tu sei di scandalo per me. Perch chiama " satana " colui che poco prima ha chiamato "
beato " e " pietra "? Dice: Perch non capisci le cose di Dio, ma solo quelle dell'uomo . Poco prima
aveva professato verit divine. Gli si dice infatti: Non te l'ha rivelato la carne e il sangue, ma il
Padre mio che nei cieli. Quando lodava in Dio la sua parola, non era chiamato "satana", ma
"Pietro", da pietra. Quando, invece, parlava da se stesso, mosso dalla sua miseria umana e dal suo
amore carnale, e suggeriva un piano che era di ostacolo per la salvezza sua e per quella degli altri,
detto " satana ". Perch? Perch voleva precedere il Signore, e voleva dare un consiglio terreno al re
del cielo. Non sia mai, Signore! questo non ti accadr. Tu dici: Non sia mai, e aggiungi: Signore.
Ebbene, se Signore, sua la potest; se maestro, sa quello che fa, come sa pure quello che
insegna. Tu, invece, vuoi guidare la tua guida, insegnare al maestro, comandare al Signore, dare
suggerimenti a Dio! Sei andato troppo avanti: torna indietro! E questo non avrebbe forse giovato
anche ai nemici di cui qui si parla? Si volgano indietro i miei nemici. Ma, non rimangano indietro!
Si volgano indietro per evitare di voler andare avanti; ma seguano, non restino fermi! Si volgano
indietro i miei nemici.
Il Dio di tutti si dona particolarmente a chi lo ama.

16. In qualunque giorno ti ho invocato, ecco, ho saputo che tu sei il mio Dio. Grande scienza! Non
dice: Ho saputo che tu sei Dio, ma: Che tu sei il mio Dio. Dio tuo quando ti soccorre; tuo
quando tu non sei estraneo a lui. Per questo detto: Beato il popolo il cui Dio il Signore. Perch:
Il cui Dio il Signore? Di chi non Dio? Certamente egli Dio di tutti; per lo pi propriamente
di coloro che lo amano, che si tengono stretti a lui, che lo posseggono e lo adorano. Della sua casa,
come una sua grande famiglia, sono tutti i riscattati dal sangue prezioso dell'unico Figlio. Immensit
del dono divino: essere noi suoi, e lui nostro! Al contrario, gli estranei, coloro che si sono
allontanati dai santi, sono figli stranieri. Osserva che cosa detto di costoro in un altro salmo:
Signore, liberami dalla mano dei figli stranieri, la cui bocca ha detto vanit e la cui destra la
destra dell'ingiustizia. E osserva la loro altezza (altezza d'un momento!), cio la loro superbia
temporale. I loro figli, dice, sono come piante novelle, ben radicate, le loro figlie sono agghindate
come fossero un tempio. Descrive la felicit di questo mondo, la quale inganna gli uomini s che,
considerando quella una gran cosa, desistono dal ricercare la felicit vera ed eterna. Tali figli perci
sono figli stranieri, non figli di Dio. Dice: I loro figli, come piante novelle ben solide sulle radici; le
loro figlie ornate a somiglianza del tempio; le loro cantine piene, traboccanti di questo e di quello;
i loro bovi grassi, le loro pecore feconde, che si moltiplicano con Parti frequenti. Non c' apertura
nel muro n passaggio, n grida nelle loro piazze. E che cosa segue? Hanno chiamato beato il
popolo che possiede queste cose. Ma, chi ha detto queste parole? I figli stranieri, la cui bocca ha
detto vanit. Tu, invece, che cosa dici? Beato il popolo il cui Dio il Signore . Il salmista ha
spazzato via tutte le altre cose date da Dio e ha preferito Dio stesso. Perch, fratelli, tutte quelle
cose di cui hanno parlato i figli stranieri, le d Dio; ma le d anche agli stranieri, anche ai malvagi,
anche ai bestemmiatori, lui che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi e fa piovere sui
giusti e sugli ingiusti . Talvolta le d, queste cose, anche ai buoni e tal altra non le d; talvolta le d
ai malvagi, e tal altra non le d; tuttavia per i buoni riserba s stesso; per i malvagi, invece, il fuoco
eterno. C', dunque, un male che non d ai buoni, l'inferno, e c' un bene che non d ai malvagi, il
cielo. Ci sono, poi, alcune cose indifferenti, in parte buone e in parte cattive, che d sia ai buoni che
ai cattivi.
L'amore casto di Dio.

17. Quanto a noi, fratelli, amiamo Dio con cuore puro e casto. Non casto il cuore di chi onora Dio

in vista della ricompensa. Come? Non avremo la ricompensa per aver servito Dio? Certamente
l'avremo, ma sar lo stesso Dio che serviamo. Egli stesso sar la nostra ricompensa, quando lo
vedremo com' . Osserva come ti si assicuri la ricompensa. Cosa dice il nostro Signore Ges Cristo
a coloro che lo amano? Chi mi ama osserva i miei comandamenti, e chi mi ama sar amato dal
Padre mio e io stesso lo amer. E che cosa gli donerai? Mi mostrer a lui . Se non ami, questa
promessa ti dice poco; ma se ami, se sospiri, se gratuitamente servi colui dal quale sei stato
riscattato gratuitamente - dal momento che tu non ne avevi alcun merito, se il ricordo del benefici
che ti ha conferiti ti fa sospirare e rende il tuo cuore inquieto per il desiderio di possederlo, non
chiederai nient'altro che lui stesso. Lui ti basta. Sii avido quanto vuoi: Dio ti basta. L'avidit
potrebbe pretendere il possesso di tutta la terra. Senz'altro! Aggiungici anche il cielo, se vuoi! Colui
che ha fatto il cielo e la terra molto pi grande. Ma voglio dirvi un'altra cosa, fratelli. Pensate al
matrimonio, e cercate di comprendere cosa significhi avere il cuore casto nei confronti di Dio. Sono
certamente cose umane, questi matrimoni; eppure, non ama la sposa colui che l'ama per la sua dote,
n ama il marito quella sposa che gli vuol bene per i doni, grandi o piccoli, che ne ha ricevuti. Non
lo ama con cuore casto. Ricco, era suo marito; povero, ancora suo marito. Quanti uomini, puniti
con la proscrizione, divennero, per questa disgrazia, pi cari alle loro caste spose! Quante volte le
calamit dei mariti hanno comprovato la fedelt coniugale delle parti! Le spose non amavano altro
che il loro marito, e quindi non soltanto non lo abbandonavano ma gli usavano maggiori attenzioni.
Ora, se degli esseri di carne, una moglie, un marito, possono essere amati castamente, in modo
disinteressato, come dovremo amare Dio, il vero e verace sposo dell'anima, che la rende feconda di
prole in ordine alla vita eterna e che non permette mai che sia sterile? Amiamolo, dunque! E non
amiamo altro all'infuori di lui; e si compir in noi, allora, ci che abbiamo detto, ci che abbiamo
cantato (poich queste parole sono anche nostre): In qualunque giorno io ti abbia invocato, ecco, ho
saputo che tu sei il mio Dio. Questo invocare Dio: invocarlo senza interesse. Di alcuni, infatti, che
cosa detto? Non hanno invocato il Signore. Sembrava che invocassero il Signore: gli
domandavano di poter avere delle eredit, di accrescere le loro ricchezze, di prolungare questa vita
e altre cose terrene. Ma, cosa dice la Scrittura di costoro? Non hanno invocato il Signore. E che
cosa segue? Hanno tremato di paura dove non c'era da temere . Che cosa significano le parole:
Dove non c'era da temere? Temevano che fosse loro tolto il denaro, che diminuissero le ricchezze
nella loro casa; temevano di passare in questa vita meno anni di quanti ne speravano. Essi hanno
tremato di paura senza una vera causa di timore. Cos si comportarono i giudei. Se lo lasceremo
vivere, verranno i romani e ci toglieranno il tempio e il regno . Hanno tremato di paura dove non
c'era da temere. Ecco, ho saputo che tu sei il mio Dio. Grandi, invece, sono le ricchezze del cuore;
grande la luce dell'occhio interiore; grande la fiducia che infonde colui che la nostra pace.
Ecco, ho saputo che tu sei il mio Dio.
18. [v 11.] In Dio loder la parola; nel Signore loder il sermone. In Dio ho sperato: non temer
ci che mi fa l'uomo. E, ripetuto, lo stesso significato delle parole di sopra.
Dio gradisce i sacrifizi della fede e della lode.

19. [v 12.] In me sono, o Dio, i voti di lode che ho fatti a te e che adempir. Fate voti al Signore,
Dio vostro, e adempiteli . Che voti farete? che voti adempirete? Offrirete, forse, quegli animali che
venivano offerti una volta sugli altari? Nulla di tutto questo! Devi trovare in te stesso la materia del
voto che pronunzi e manterrai. Dallo scrigno del cuore offri l'incenso della lode; dal segreto della
buona coscienza offri il sacrificio della fede. Ci che offri, brucialo con la fiamma della carit. Non
manchino in te i sacrifici di lode, che tu prometti e mantieni a Dio. Di quale lode? Che cosa ti ha
egli donato? Perch hai liberato la mia anima dalla morte. , questa, la vita che " egli raccontava al
Signore ". O Dio, diceva, ti ho narrato la vita mia. Che cosa ero? Un morto. Per quel che dipendeva
da me, ero morto. E che cosa sono per opera tua? Uno che vive. Perci, o Dio, sono in me i voti che
ho fatti a te e che adempir. Io amo il mio Dio: nessuno me lo toglie. Come pure nessuno mi pu
togliere ci che do a lui, perch racchiuso nel mio cuore. Con tale estrema fiducia, dice
giustamente: Che cosa mi far l'uomo? Si accanisca pure contro di me! Gli sia permesso di

incrudelire e di compiere tutto ci che vuol fare: che cosa mi potr togliere? L'oro, l'argento, gli
animali, i servi, le serve, le propriet, le case? Tolga pure ogni cosa! Mi potr, forse, togliere i voti
che sono in me e che adempir a lode di Dio? Al demonio fu permesso di tentare quel sant'uomo di
Giobbe. In un solo istante gli tolse ogni cosa: lo priv di tutte le ricchezze che aveva, gli strapp
l'eredit e ne uccise gli eredi; e tutto questo non lo fece a poco a poco, ma di colpo, in un istante,
tanto che le disgrazie dovettero essergli riferite all'improvviso e tutte insieme. Privato di tutto,
Giobbe rimase solo; ma aveva in s dei sacrifizi di lode che aveva votato a Dio e che ora poteva
rendere. Li aveva proprio dentro di s, e il diavolo, bench ladrone, non aveva potuto invadere la
cassaforte del suo petto che conteneva la materia del suo sacrificio. Ascolta che cosa aveva; ascolta
che cosa offr. Il Signore mi ha dato, il Signore mi ha tolto. Come al Signore piaciuto, cos
successo. Sia benedetto il nome del Signore . O ricchezze interiori alle quali il ladro non si pu
avvicinare! Dio stesso gli aveva donato ci che ora riceveva; Dio stesso l'aveva arricchito di quei
beni, con i quali Giobbe ora gli offriva un sacrifizio gradito. Dio chiede a te la lode; Dio chiede la
tua confessione. Pensi forse di dargli qualcosa del tuo campo? lui che ha fatto piovere perch tu
ne avessi. Gli offri qualcosa dalla tua cassaforte? lui che ha accumulato ci che tu gli darai. Che
cosa gli darai che tu non abbia ricevuto da lui? Che cosa hai, infatti, che tu non abbia avuto? Darai
ci che nascondi nel cuore? lui che ti ha dato la fede, la speranza, la carit; e sar questo ci che
tu gli darai; questo ci che tu sacrificherai. Ma, mentre il nemico pu toglierti tutte le altre cose
anche contro la tua volont, queste ricchezze interiori pu togliertele solo se tu lo vuoi. Anche chi
non vuole, potr perdere quelle altre cose. Anche chi vuol conservare l'oro, lo perde; anche chi vuol
conservare la casa, la perde. Nessuno mai perder la fede, se non chi non la terr di conto.
Giobbe esemplare del vero devoto.

20. [v 13.] In me sono, o Dio, i tuoi voti di lode che ti render; perch tu hai liberato la mia anima
dalla morte, gli occhi miei dalle lacrime, e i miei piedi dalla caduta, affinch io sia gradito al
cospetto di Dio nella luce dei viventi. Giustamente non gradito ai figli stranieri che si sono
allontanati dai santi, perch essi non hanno la luce dei viventi per poter vedere ci che gradito a
Dio. La luce dei viventi la luce degli immortali, la luce dei santi. Chi non nelle tenebre, piace a
Dio nella luce dei viventi. L'uomo e le cose sue, nessuno riesce a conoscerlo com'; Dio invece lo
vede perfettamente. Talvolta lo stato concreto d'un uomo nascosto anche al diavolo, e, finch non
lo tenta, non lo conosce: come accadde a proposito dell'uomo di cui ora ho parlato. Dio lo
conosceva e gli rendeva testimonianza; il diavolo invece non lo conosceva, e per questo diceva:
Forse che Giobbe serve Dio disinteressatamente? Vedete dove arrivi il nemico con le sue
provocazioni: ivi sta la perfezione. Osservate che cosa rinfacci il nemico. Vedeva che quest'uomo
serviva Dio, che l'obbediva in tutto, che operava sempre bene; e, poich era ricco e la sua casa piena
di felicit, gli rinfacci di servire Dio perch Dio gli aveva dato tutte quelle cose. Forse che Giobbe
serve Dio disinteressatamente? Questa era la vera luce, la luce dei viventi: servire Dio con
disinteresse. Dio vedeva nel cuore del suo servo un amore disinteressato. Il cuore di lui era gradito
al cospetto del Signore, nella luce dei viventi; al diavolo, invece, questo era celato perch egli
nelle tenebre. Dio permise al diavolo che tentasse Giobbe, non per conoscere ci che gi egli
conosceva, ma per farlo conoscere a noi ed offrirci un esempio da imitare. Se al diavolo non fosse
stato permesso di tentare Giobbe, avremmo noi visto, da noi stessi, ci che avremmo dovuto
volenterosamente imitare in Giobbe? Il diavolo ebbe il permesso di tentare Giobbe e gli tolse ogni
cosa. Egli rest solo, privato delle sue ricchezze, privato della sua famiglia, privato dei figli, ma
pieno di Dio. vero che gli fu lasciata la moglie. Ma credete che sia stato un gesto di compassione,
l'avergli il diavolo lasciato la moglie? Sapeva, il demonio, che per causa della donna era stato tratto
in inganno Adamo. Aveva lasciato, quindi, a fianco di Giobbe una sua collaboratrice, non una
consolatrice del marito. Ma Giobbe era pieno di Dio: aveva in s i voti di lode da offrire al Signore,
per dimostrare che serviva Dio disinteressatamente, non perch aveva da lui ricevuto tanti doni
sicch, perduti tutti questi beni, era rimasto inalterato, perch non aveva perduto colui che tutto gli
aveva dato. Il Signore ha dato, disse, il Signore ha tolto. Come al Signore piaciuto, cos
successo. Sia benedetto il nome del Signore! Piagato di ferite dalla testa ai piedi, ma tuttavia intatto

nell'intimo, diede alla tentatrice una risposta che sgorgava dalla luce dei viventi, dalla luce del suo
cuore: Hai parlato come una donna sciocca . Cio, come una di quelle che non hanno la luce dei
viventi. Perch luce dei viventi la sapienza, mentre le tenebre degli sciocchi sono la stoltezza. Hai
parlato come una donna sciocca. Tu vedi la mia carne, ma non vedi la luce del mio cuore. In
quell'occasione la moglie avrebbe potuto amare ancora di pi il marito: sarebbe stato sufficiente che
ne avesse penetrata la bellezza interiore, che avesse posato lo sguardo l dove egli era bello davanti
a Dio. Egli, infatti, nel cuore aveva vittime eccellenti da presentare a Dio in sua lode. Quella sua
grande ricchezza non era stata toccata dal nemico! Come era intatto il suo bene interiore! E come
sperava di ricevere in sua vece un bene ancora pi abbondante, andando di virt in virt! Orbene,
fratelli, tutte queste cose ci debbono insegnare ad amare Dio con disinteresse, a sperare sempre in
lui e a non temere n l'uomo n il diavolo. N l'uno n l'altro possono farci niente, se non ne hanno
il permesso: e questo permesso riescono a ottenerlo solo in quel che ci pu giovare. Sopportiamo i
malvagi! E siamo buoni, perch anche noi siamo stati malvagi. Dio salver gratuitamente tutti
coloro dei quali noi oseremmo, forse, disperare. Dunque, non disperiamo di nessuno; preghiamo per
tutti coloro che ci fanno soffrire, e non allontaniamoci mai da Dio. Sia lui la nostra ricchezza, la
nostra speranza, la nostra salvezza. Qui egli il nostro consolatore, lass sar il nostro
rimuneratore; ovunque il vivificatore, l'autore della vita. E la vita che egli d non altra all'infuori
di quella di cui detto: Io sono la via e la verit e la vita . Sicch, tanto qui nella luce della fede
quanto lass nella luce della visione (" nella luce dei viventi "), vogliamo condurre una vita accetta
al Signore.

SUL SALMO 56
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Cristo modello di carit. Cristo capo e corpo.

1. Abbiamo udito ora nel Vangelo, fratelli, quanto ci ami il nostro Signore e Salvatore Ges Cristo,
Dio presso il Padre, uomo tra noi e nato di fra mezzo a noi. Avete udito quanto ci ami colui che
ormai alla destra del Padre. Lui stesso ci ha precisato quale sia la misura del suo amore e ce ne ha
imposto anche l'obbligo, dicendoci che il suo comandamento quello d'amarci gli uni gli altri . E
per evitare che, indecisi e inquieti, andassimo a cercare sino a che punto ci si dovesse amare a
vicenda, e quale fosse la perfetta misura dell'amore (quella che gradita a Dio; quella che, per
essere perfetta, non pu averne altra superiore) egli stesso ce l'indic in termini chiari e
inequivocabili, quando disse: Nessuno ha amore pi grande di colui che sacrifica la propria vita
per i suoi amici . Egli ha fatto ci che ha insegnato; gli Apostoli hanno fatto ci che avevano
appreso da lui, e lo hanno predicato a noi, perch a nostra volta lo mettessimo in pratica. Facciamo
lo stesso anche noi! poich, anche se noi non siamo ci che egli in quanto ci ha creati, siamo
tuttavia ci che egli si fatto per amore nostro. E se fosse stato lui solo a dare la vita per gli altri,
forse nessuno di noi avrebbe osato imitarlo: poich egli era, si, un uomo, ma era anche Dio. Ecco
per che dei servi hanno imitato il Signore nelle opere della sua umanit: i discepoli hanno imitato
il Maestro, e le stesse sue opere riuscirono a compiere tanti che ci hanno preceduti nella famiglia di
Dio: i nostri padri, che erano servi di Dio come noi. Del resto, Dio non ci darebbe certi ordini, se li
giudicasse impossibili all'uomo. Ma tu, forse, guardi alla tua debolezza, e non hai la forza di
eseguire il comandamento dell'amore? Ti diano forza gli esempi. Non ti basta neanche l'esempio?
Eccoti al fianco colui che ti offre l'esempio: egli pronto a darti l'aiuto. Ascoltiamo, dunque, questo
salmo! Molto opportunamente capitato, infatti, anzi stato il Signore a predisporre cos, che al
salmo corrispondesse molto bellamente il brano evangelico ove ci si inculca l'amore di Cristo (il
quale offri la sua vita per noi) e ci si esorta ad offrire, anche noi, la vita per i fratelli . Il Vangelo
concorda e fa eco a questo salmo, consentendoci di vedere in qual modo il Signore ha dato la sua
vita per noi. Anche il salmo, infatti, canta la sua passione. Capitemi. Il Cristo totale capo e corpo:

voi lo sapete bene. Il capo il nostro Salvatore, colui che pat sotto Ponzio Pilato, e ora, dopo essere
risorto dai morti, siede alla destra del Padre. Il suo corpo la Chiesa: non questa o quella in
particolare, ma quella che diffusa in tutto il mondo. E neppure soltanto quella risultante dagli
uomini che vivono attualmente sulla terra, ma quella che riunisce, insieme con loro, anche gli
uomini che furono prima di noi e quelli che vivranno fino alla consumazione dei secoli. Tutta la
Chiesa universale, composta della totalit dei fedeli - in quanto tutti i fedeli sono membra di Cristo ha il suo capo nei cieli, ed lui che governa il suo corpo. Egli si sottrae, ora, alla nostra vista, ma
noi gli siamo uniti mediante la carit. Poich dunque, il Cristo totale capo e corpo, in tutti i salmi
cerchiamo d'ascoltare la voce del capo, ma insieme anche la voce del corpo. Non ha voluto parlare
separatamente, come non ha voluto essere separato da noi, secondo ci che diceva: Ecco, io sono
con voi fino alla consumazione dei secoli . Se con noi, egli parla in noi, parla di noi, parla per
mezzo nostro, come anche noi parliamo in lui. Ed per questo che diciamo la verit: perch
parliamo in lui. Se, infatti, volessimo parlare in noi o da noi, resteremmo nella menzogna.
Cristo fine della nostra vita.

2. [v l.] Orbene poich questo salmo canta la passione del Signore, osserva il suo titolo: Sino alla
fine. La fine Cristo . Perch detto "fine"? Non fine nel senso che egli consuma, ma fine nel senso
che egli completa. Perch "consumare" significa usare una cosa fino a che non scompaia;
"completare" significa portare a termine in maniera perfetta. Tutto ci che chiamiamo " finito "
deriva dalla parola " fine ". Ma una cosa dire: finito il pane; e un'altra: finita la tunica. finito
il pane che si mangiava; finita la tunica che si tesseva. Il pane finito in quanto stato consumato;
la tunica finita in quanto pronta per essere indossata. Il fine del nostro ideale Cristo: infatti, per
quanto ci sforziamo di perfezionarci, solo per lui e in lui otterremo la perfezione; e la nostra
perfezione sar questa: giungere a lui. Quando poi sarai giunto a lui, non cercare oltre: egli il tuo
fine. Come il termine del tuo cammino il luogo verso il quale sei diretto, sicch, quando vi sei
giunto, ti fermi, cos il fine del tuo anelito, del tuo ideale, del tuo sforzo, del tuo tendere, colui al
quale tende la tua vita. Quando vi sarai giunto, non desidererai niente altro, poich non vi potr
essere nulla di meglio. Dunque, egli ci ha dato l'esempio di come vivere in questa vita, e di questa
vita ci dar il premio nella vita futura.
Significato profondo dell'iscrizione posta sulla croce.

3. Sino alla fine, perch tu non guasti a David stesso l'iscrizione del cartello, quando fuggiva di
fronte a Saul nella grotta. Da quel che ci informano le sante Scritture, troviamo che David (quel
santo re d'Israele, da cui ha preso il nome anche il salterio davidico) era perseguitato da Saul, re di
quello stesso popolo . Molti di voi conoscono questi fatti per aver letto o ascoltato le Scritture. Il re
David fu, dunque, perseguitato da Saul, pur essendo David mitissimo, mentre Saul era ferocissimo.
David, infatti, era mansueto, l'altro invece invidioso; l'uno paziente, l'altro crudele; l'uno generoso,
l'altro ingrato. E questo David sopport Saul con tanta dolcezza che, pur avendolo in sua mano, non
lo tocc e non lo fer. In effetti, egli aveva ricevuto dal Signore Iddio il potere di uccidere Saul, se
lo avesse voluto; ma prefer risparmiarlo anzich ucciderlo. Saul per non si arrese di fronte a un
cos grande beneficio n smise di perseguitarlo. Quando, dunque, Saul perseguitava David, cio il
re gi condannato perseguitava il re predestinato succedergli, David stesso - cos la Scrittura - fugg
di fronte a Saul entrando nella grotta. Che rapporto ha tutto questo con Cristo? Se ogni cosa che
allora accadeva era immagine del futuro, dovremmo trovare anche nel nostro passo raffigurato il
Cristo, anzi in un modo tutto particolare. Infatti, non vedo in qual modo le parole: Perch tu non
guasti l'iscrizione del cartello si riferiscano a David. Non c'era, infatti, alcun cartello scritto per
David, che Saul si proponesse di guastare. Vediamo invece che, nella passione del Signore, fu
scritto il cartello Re dei giudei: cartello che costituiva un rimprovero nei confronti di coloro che non
avevano trattenuto le mani dal colpire il loro re. Saul rappresentava i giudei, David Cristo. Cristo
infatti - lo dice il messaggio degli Apostoli - , come sappiamo e confessiamo, della discendenza di
David secondo la carne . Secondo la divinit egli , senza dubbio, al di sopra di David, al di sopra

di tutti gli uomini, al di sopra dei cielo e della terra al di sopra degli angeli, di tutte le cose visibili
ed invisibili; perch ogni cosa per suo mezzo stata fatta, e senza di lui non stato fatto nulla . Ma
quando si degn di farsi uomo, venne a noi come discendente di David, e nacque dalla trib di
David, da cui traeva origine la Vergine Maria che partor Cristo . Stava scritto, dunque, su quel
cartello: Re dei giudei. Saul, come abbiamo detto, era il popolo dei giudei; David era Cristo; e c'era
anche il cartello con la scritta: Re dei giudei. Si irritarono i giudei perch, sul cartello c'era scritto:
Re dei giudei. Si vergognavano di avere per re quell'uomo che avevano potuto crocifiggere. N
sapevano che proprio quella croce sulla quale lo avevano inchiodato sarebbe stata sulla fronte dei
re. Irritati per quel cartello, andarono dal giudice Pilato, cui avevano consegnato Cristo perch lo
uccidesse, e gli dissero: Non scrivere cos: Re dei giudei; ma scrivi che egli ha detto di essere il re
dei giudei. E, poich ormai gi era stato cantato dallo Spirito Santo: Sino alla fine, perch tu non
guasti l'iscrizione nel cartello, Pilato rispose loro: Ci che ho scritto, ho scritto . Perch mi
suggerite il falso? Io non altero la verit.
La gloria della resurrezione.

4. Abbiamo ascoltato che cosa significhino le parole: Perch tu non guasti l'iscrizione del cartello.
Che significano le altre: Quando fuggiva di fronte a Saul nella grotta? Questo senza dubbio David
lo fece; ma, poich in lui non abbiamo trovato alcuna iscrizione o cartello, occorrer che troviamo
nell'altro, cio in Cristo, una qualche fuga nella grotta. Raffigurava, infatti, qualcosa quella grotta
nella quale David and a rifugiarsi. Perch vi si rifugi? Per nascondersi e non essere scoperto. E
cosa vorr dire, allora, star nascosto nella grotta? Farsi coprire dalla terra. Difatti, chi fugge in una
grotta, viene, in un certo qual modo, a farsi coprire dalla terra sicch non pu essere visto. Anche
Ges portava la terra: cio la carne che aveva ricevuto dalla terra; e in essa si nascondeva, perch i
giudei non lo riconoscessero come Dio. Infatti, se lo avessero conosciuto, mai avrebbero crocifisso
il Signore della gloria . Perch non riconobbero il Signore della gloria? Perch era nascosto nella
grotta. Egli, cio, offriva allo sguardo di chi l'osservava la debolezza della sua carne, mentre
nascondeva la gloria della divinit nell'involucro del corpo come in un ricettacolo di terra. Quelli,
dunque, non riconoscendo in lui Dio, lo crocifissero come uomo. Difatti pot morire solo come
uomo, pot essere crocifisso solo come uomo, perch solo dell'uomo essi potevano impadronirsi.
Offerse la terra a chi lo cercava con malizia, serb la vita a chi lo cercava con rettitudine. Fugg
dunque, secondo la carne, nella grotta di fronte a Saul. Se vuoi, il fatto che il Signore fugg nella
grotta di fronte a Saul, lo si pu proprio riferire all'avere egli subto la passione; si nascose, cio, ai
giudei sino al punto di farsi uccidere. I giudei, infatti, per quanto incrudelissero contro di lui fino
alla morte, tuttavia ancora ritenevano possibile che egli si liberasse e mostrasse con qualche
miracolo che era Figlio di Dio. Cos era stato preannunziato nel libro della Sapienza:
Condanniamolo ad una morte obbrobriosa; trover infatti rispetto secondo le sue parole. Se,
infatti, figlio di Dio, lo accoglier e lo liberer dalle mani dei suoi nemici . Poich, dunque, fu
crocifisso e non venne liberato, credettero che non fosse Figlio di Dio. Per questo, insultandolo
mentre era appeso alla croce, scuotevano il capo e dicevano: Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla
croce! Ha salvato gli altri, e non pu salvare se stesso . Dicendo tali parole, come si legge nel libro
stesso della Sapienza, queste cose pensarono e sbagliarono; perch la loro malizia li aveva
accecati . Che cosa c'era di grande nello scendere dalla croce, per colui che senza difficolt risuscit
dal sepolcro? Ma perch volle essere paziente fino alla morte? Per fuggire dalla presenza di Saul
nella grotta. Dove per " grotta " si pu intendere una parte di terra posta in basso. attestato infatti,
e noto a tutti, che il suo corpo fu collocato nel sepolcro che era stato tagliato nella pietra. Era,
dunque, questo sepolcro la grotta, e l dentro fugg il Cristo di fronte a Saul. I giudei, infatti, lo
perseguitarono finch non venne collocato nella grotta. Come possiamo dimostrare che lo
perseguitarono sino a quando non lo ebbero deposto nella grotta? Lo ferirono con la lancia quando
era gi morto sulla croce . Ma quando, al termine delle pratiche funebri, la salma fu avvolta nel
lenzuolo e deposta nella grotta, ormai non avevano pi niente da fare alla sua carne. Fu allora che
da quella grotta dove si era rifugiato per sfuggire alla presenza di Saul il Signore risorse illeso e
incorrotto. Si era nascosto agli empi che Saul prefigurava; si mostr ai suoi membri. Appena

risorto, le sue membra furono toccate dai suoi membri: gli Apostoli. Toccarono il risorto e
credettero . Ecco che a niente era servita la persecuzione di Saul. Ma ascoltiamo il salmo, ora, che,
per quanto il Signore si degnato concederci, abbiamo gi parlato abbastanza del suo titolo.
Cristo prega per noi e ci insegna a pregare.

5. [v 2.] Piet di me, o Dio, piet, di me! In te confida la mia anima. Cristo nella passione dice:
Piet di me, o Dio! Dio dice a Dio: Piet di me. Colui che insieme con il Padre ha piet di te, in te
grida: Piet di me. Infatti ci che in lui grida: Piet di me tuo; da te lo ha preso. Per liberare te s'
rivestito di carne. E la carne grida: Piet di me, o Dio, piet di me! Lo grida l'uomo, anima e carne.
Difatti il Verbo ha assunto l'uomo tutto intero, il Verbo si fatto pienamente uomo. Non si creda
perci che a lui mancasse l'anima, per il fatto che l'Evangelista dice: Il Verbo si fatto carne e ha
abitato tra noi . L'uomo intero chiamato carne, come dice la Scrittura in un altro passo: E ogni
carne vedr la salvezza di. Dio . Forse che la vedr solo la carne, e non vi sar, a vederla, anche
l'anima? E ancora, il Signore stesso dice a proposito degli uomini: Come desti a lui potere su ogni
carne . Forse aveva ricevuto il potere solo sulla carne, e non soprattutto sulle anime, che in primo
luogo liberava? Dunque, in Cristo vi era l'anima, vi era la carne, vi era l'uomo tutto intero. L'uomo
tutto intero era con il Verbo, e il Verbo era con l'uomo; e l'uomo e il Verbo erano un solo individuo
(il quale era un uomo), come anche il Verbo e l'uomo erano un solo individuo (che era Dio). Pu
dunque dire: Piet di me, o Dio, piet di me! Non ci spaventino le parole di colui che chiede
misericordia e misericordia dona. La chiede proprio perch la dona. Per questo, infatti, volle farsi
uomo, perch misericordioso. Non perch vi fosse costretto da necessit, ma per liberare noi dallo
stato di necessit. Piet di me, o Dio, piet di me! In te confida la mia anima. Ascoltando il maestro
che prega, impara a pregare. Egli ha pregato per insegnarci a pregare: come anche ha sofferto
perch noi imparassimo a soffrire ed risorto perch sapessimo sperare nella resurrezione.
La lotta fra il bene e il male durer quanto il mondo.

6. E all'ombra delle tue ali sperer sino a che sia passata l'iniquit. certamente il Cristo totale
che dice queste parole: in esse la nostra voce. L'iniquit infatti non ancora totalmente passata:
essa ancora ribolle; anzi, a quanto il Signore stesso predice, alla fine ve ne sar in abbondanza. E
poich abbonder l'iniquit, si raggeler la carit di molti; ma chi avr perseverato sino alla fine,
quello sar salvo . E chi sar che riuscir a perseverare sino alla fine, finch, cio, sia passata
l'iniquit? Colui che rester nel corpo di Cristo, che sar ancora tra le membra di Cristo ed avr
appreso dal suo capo la pazienza e la perseveranza. Tu passi, e passano anche le tue tentazioni. Se
sarai santo, andrai nell'altra vita, l dove sono andati i santi, dove sono andati i martiri. Se sarai
martire, anche tu vi andrai. Ma, forse, perch tu sarai passato da questo mondo, ne passer anche la
malizia? Nasceranno altri iniqui, mentre altri ne morranno. Iniqui che nascono, dunque, e iniqui che
muoiono; giusti che scompaiono e giusti che sopravvengono. Sino alla fine del mondo non verr
meno n l'ingiustizia che opprime n la giustizia che sopporta. E all'ombra delle tue ali sperer,
sino a che sar passata l'iniquit. Cio: tu mi proteggerai e mi offrirai la tua ombra affinch io non
inaridisca al fuoco dell'iniquit.
Dio ci ha tratti dall'empiet.

7. [v 3.] Grider all'altissimo Dio. Se altissimo, come ode le tue grida? La sua fiducia nasceva dai
fatti. A Dio, dice, che mi ha colmato di benefici. Se mi ha beneficato prima che io lo cercassi, non
mi esaudir quando grido a lui? Ci ha colmati di benefici, il Signore Dio, quando ci mand il
Salvatore nostro Ges Cristo, venuto a morire per i nostri peccati e a risorgere per la nostra
giustificazione . Per chi ha voluto che morisse il suo Figlio? Per degli empi. Gli empi non cercavano
Dio, e Dio venuto a cercarli. Per quanto, dunque, egli sia altissimo, la nostra miseria e il nostro
gemito non sono lontani da lui; perch il Signore vicino a coloro che hanno il cuore contrito .
Grider all'altissimo Dio, a Dio che mi ha colmato di benefici.

La resurrezione del Signore.

8. [v 4.] Ha mandato dal cielo e mi ha salvato. ormai manifesto che l'uomo, la carne, il Figlio di
Dio, in quanto partecipe della nostra natura, stato anche lui salvato: il Padre ha mandato dal cielo
e lo ha salvato; ha mandato dal cielo e lo ha risuscitato. Ma voi dovete sapere che stato anche il
Signore Ges a risuscitare se stesso; e nella Scrittura noi troviamo ambedue le cose: cio, che il
Padre lo ha risuscitato e che egli si risuscitato da se medesimo. Ascoltate il Padre che lo risuscita.
Dice l'Apostolo: Si fatto obbediente fino alla morte, e alla morte sulla croce; per questo Dio lo ha
esaltato e gli ha donato un nome che sopra ogni nome . Avete udito il Padre che risuscita ed esalta
il Figlio. Ascoltate ora in qual modo egli abbia risuscitato la sua propria carne. Sotto il simbolo del
tempio, dice ai giudei: Distruggete questo tempio, e io in tre giorni lo riedificher. L'Evangelista ci
spiega il significato delle sue parole, aggiungendo: Diceva questo a proposito di quel tempio che
era il suo corpo . Ora, dunque, nella persona di colui che prega, nella persona dell'uomo, nella
persona della carne, dice: Ha mandato dal cielo e mi ha salvato.
Stoltezza del giudeo incredulo.

9. Ha gettato nella vergogna coloro che mi calpestavano. Coloro che lo calpestarono, che lo
insultarono dopo la morte, che lo crocifissero come se fosse stato solamente un uomo e non
compresero che era anche Dio, li ha gettati nella vergogna. Osservate se non sia accaduto proprio
cos. Non si tratta di cose che attendiamo abbiano a verificarsi in futuro; sono fatti accaduti, che
possiamo controllare. I giudei infierirono contro Cristo, si mostrarono superbi nei confronti di
Cristo. Dove? Nella citt di Gerusalemme. Dove regnavano, ivi si inorgoglirono, ivi rizzarono la
cresta. Dopo la passione del Signore, furono da l sradicati, e perdettero quel regno, del quale non
avevano voluto riconoscere Cristo come re. Vedete come siano stati gettati nella vergogna! Dispersi
fra tutte le genti, in nessun luogo trovano requie, in nessun luogo hanno una dimora fissa. Ma
proprio per questo ci sono ancora i giudei, perch rechino ovunque i nostri libri, a loro confusione.
Quando infatti vogliamo mostrare ai pagani che la venuta di Cristo era stata profetizzata, porgiamo
loro queste pagine. E perch gli ostinati contro la fede non dicano che le abbiamo scritte noi
cristiani, inventando le profezie insieme con il Vangelo che predichiamo, per far sembrare
profetizzato ci che annunziamo, noi rigettiamo le loro obiezioni mostrando che tutti gli scritti nei
quali si profetizza Cristo sono presso i giudei, che tutti questi libri sono in possesso dei giudei.
Presentiamo i codici dei nemici, per confondere altri nemici. Di quale obbrobrio si sono dunque
ricoperti i giudei! Il giudeo custodisce il codice per il quale il cristiano crede. Sono divenuti i nostri
portalibri, come quei servi che portano i codici dietro ai loro padroni. I servi si affaticano
portandoli, i padroni progrediscono leggendoli. Di tale vergogna sono ricoperti i giudei, e cos si
adempiuto ci che un tempo fu preannunziato: Ha gettato nella vergogna coloro che mi
calpestavano. Quale vergogna, fratelli, che i ciechi leggano questo versetto e guardino nel loro
specchio? Cos appaiono i giudei dalla Scrittura portata da loro, come appare il volto di un cieco da
uno specchio: visto dagli altri, non da lui. Ha gettato nella vergogna coloro che mi calpestavano.
Cristo misericordia e verit di Dio.

10. [v 4.] Quando diceva: Ha mandato dal cielo e mi ha salvato, forse ti chiedevi: " Che cosa ha
mandato dal cielo? chi ha mandato dal cielo? Ha mandato un angelo, per salvare Cristo, in modo
che il padrone fosse salvo per mezzo del servo? Tutti gli angeli sono infatti creature al servizio di
Cristo ". Tuttavia, gli angeli li si sarebbe potuti mandare a rendergli omaggio, a servirlo, non ad
aiutarlo. Se sta scritto che gli angeli lo servivano , il loro servizio non era motivato da compassione
n reso a uno che ne avesse bisogno, ma, come sudditi, prestavano servizio all'Onnipotente. Che
cosa, dunque, ha mandato dal cielo e mi ha salvato? Ascoltiamo ora, da un altro versetto, che cosa
abbia mandato dal cielo. Ha mandato dal cielo la sua misericordia e la sua verit. Per quale scopo?
E ha liberato la mia anima che era in mezzo a giovani leoni. Dice che dal cielo ha mandato la sua
misericordia e la sua verit; e Cristo stesso dice: Io sono la verit . Fu mandata, dunque, la verit
perch liberasse la mia anima dai giovani leoni che la circondavano; e fu mandata, anche, la

misericordia. Cristo stesso misericordia e verit: misericordia in quanto ha di noi compassione,


verit perch ci ricompensa. Questo quanto ho detto poc'anzi, allorch ho precisato che egli si
risuscitato da se medesimo. Se, infatti, fu la verit a risuscitare Cristo e a liberare la sua anima di fra
mezzo ai giovani leoni, come fu, egli, misericordioso nel morire per noi, cos fu verace nel risorgere
per giustificarci. Aveva detto che sarebbe risorto; e la verit non pot mentire. E poich egli verit
ed verace, per questo mostr vere cicatrici, come erano state vere le ferite che aveva ricevute. I
discepoli toccarono, palparono, si mostrarono a vicenda queste cicatrici; e colui che aveva messo le
dita sul fianco trafitto esclam: Signore mio e Dio mio! Per misericordia era morto per lui; la verit
l'aveva portato a risorgere per lui. Dal cielo ha mandato la sua misericordia e la sua verit; e ha
liberato la mia anima dai giovani leoni che l'attorniavano. Chi sono i giovani leoni? Sono la gente
ordinaria, il popolo minuto dei giudei, malamente ingannato e sedotto dai suoi capi. Questi sono i
leoni, gli altri i cuccioli dei leoni. Tutti hanno ruggito, tutti hanno ucciso. Ascolteremo fra poco la
storia del loro delitto come riportata nei versetti seguenti di questo salmo.
Cristo libero nella morte.

11. [v 5.] Dice: E ha liberato la mia anima dai giovani leoni che l'attorniavano. Perch dici: E ha
liberato la mia anima? Che cosa avevi sofferto, tanto che la tua anima dovesse essere liberata? Ho
dormito turbato. Qui Cristo vuol significare la sua morte. Veramente, anche di quel personaggio
storico che fu David leggiamo che fuggi nella spelonca; non leggiamo per che abbia dormito nella
spelonca. un altro il David che sta nella spelonca, un altro il David che dice: Ho dormito
turbato. Ci noto il suo turbamento: non nel senso che lui stesso fosse realmente turbato, ma perch
essi volevano turbarlo. Ha detto di essere turbato perch cos credeva la gentaglia che gli fremeva
attorno, non perch lui stesse interiormente per cedere alle loro minacce. Credevano di averlo
turbato, credevano di averlo vinto: egli invece, sebbene turbato, dormiva. Era tanto tranquillo,
questo " turbato ", che, quando volle, si mise a dormire. Nessuno dorme quando turbato: chi
turbato, o si sveglia dal sonno oppure non riesce ad addormentarsi. Egli invece turbato e dorme.
Grande umilt manifesta nel turbarsi; grande potere manifesta nel dormire. Da quale potere
procedeva l'essere in grado di dormire? Ne parlava lui stesso: Ho potere di dare la mia vita e ho
potere di riprenderla. Nessuno me la toglie, ma io la do, e di nuovo la prendo . Quelli lo turbavano,
ed egli si addormentava. Adamo era figura di lui, quando Dio gli infuse il sonno per trarre dal
fianco di lui la sua sposa . Non poteva, Dio, formare la sposa al primo uomo traendogliela dal
fianco mentre egli era desto? Ovvero lo fece addormentare affinch non sentisse quando gli era
strappata la costola? E, infine, chi dorme cos profondamente da non accorgersi che gli viene tolto
un osso? Chi pot strappare senza dolore una costola a uno che dormiva avrebbe potuto strapparla
ugualmente a chi era sveglio. Ma perch volle togliergli la costola proprio mentre dormiva? Perch,
mentre Cristo dormiva sulla croce, fu formata la sua sposa, parimenti dal suo fianco. Il fianco del
Crocifisso fu trafitto dalla lancia , e ne uscirono i sacramenti della Chiesa. Dice: Ho dormito
turbato. E in un altro salmo specifica meglio la stessa cosa: Io ho dormito e preso sonno. Ecco
come manifesta il suo potere. Poteva anche l dire semplicemente: Ho dormito, come dice nel nostro
testo. Perch specificare: Io ho dormito? L'aggiunta " io " indica che egli ha dormito perch lo ha
voluto. Non mi hanno costretto a dormire mio malgrado, ma io mi sono addormentato di mia
volont, per quel potere di cui prima aveva detto: Ho il potere di dare la mia vita, e ho il potere di
riprenderla. Per questo prosegue e dice: Io ho dormito e preso sonno; ma mi son levato perch il
Signore mi custodir .
I giudei responsabili della morte di Cristo.

12. Ho dormito turbato. Perch turbato? E chi sono coloro che lo turbano? Osserviamo come bruci
la cattiva coscienza ai giudei e come vogliano liberarsi della colpa di aver ucciso il Signore. Infatti,
se - come narra il Vangelo - essi lo consegnarono al giudice, fu per non apparire essi stessi come
suoi assassini. E quando il giudice Pilato disse loro: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra
legge, essi risposero: A noi non concesso di uccidere nessuno . Non permesso uccidere, ed

permesso far uccidere da altri?... Ma chi fu ad uccidere? Colui che si arrese alle grida, oppure colui
che gridando estorse la condanna a morte? Il Signore stesso attesti da chi stato ucciso: se lo sia
stato proprio da quel Pilato che lo condann a morte contro voglia. Anzi, egli lo fece flagellare,
rivestire con un abito ignominioso e lo mostr coperto di ferite ai loro occhi, sperando che essi,
soddisfatti della pena del flagello, non pretendessero che fosse ucciso. E fu ancora per questo
motivo che, quando li vide insistere (come leggiamo), si lav le mani dicendo: Io sono innocente
del sangue di questo giusto . Se non ti appare innocente colui che cedette alle loro grida, molto di
pi saranno colpevoli coloro che, a forza di gridare, lo fecero uccidere. Quanto a noi, interroghiamo
ed ascoltiamo il Signore, notando a chi attribuisca la sua morte, della quale ha detto: Ho dormito
turbato. Interroghiamolo e diciamo: Perch hai dormito turbato? Chi ti ha perseguitato? Chi ti ha
ucciso? Ti ha ucciso forse Pilato, che ti consegn ai soldati perch ti appendessero al legno e ti
trafiggessero con i chiodi? Ascoltate chi sono coloro che l'hanno ucciso. I figli degli uomini. Si
riferisce senz'altro ai suoi persecutori. Ma, in qual modo essi lo hanno ucciso se non portavano la
spada? Non portavano la spada n mossero all'assalto contro di lui; come, dunque, lo uccisero? I
loro denti sono armi e frecce, e la loro lingua spada tagliente. Non guardare alle mani inermi;
guarda com' armata la bocca. Dalla bocca uscita la spada con cui Cristo stato ucciso. Allo
stesso modo come dalla bocca di Cristo uscir la spada per la quale periranno i giudei. Anche lui ha,
infatti, una spada a due tagli affilati e risorgendo li ha colpiti, separando da loro quelli che
sarebbero divenuti suoi fedeli. I giudei avevano una spada cattiva, egli una spada buona; quelli
frecce cattive, lui frecce buone. S, anche lui ha delle frecce, frecce buone, cio parole buone, con
cui colpisce il cuore fedele perch si muova ad amarlo. Ben diverse sono le frecce di costoro, ben
diversa la spada di costoro. I figli degli uomini: i loro denti sono armi e frecce, e la loro lingua
spada tagliente. La lingua dei figli degli uomini spada tagliente, e i loro denti sono armi e frecce.
E quando lo hanno colpito, se non quando gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo ?
Il nome di Cristo glorioso su tutta la terra.

13. [v 6.] E che cosa ti hanno fatto, o Signore? Esulti, qui, il profeta. Difatti nei versi precedenti era
sempre il Signore a parlare, o meglio, le parole erano dette, s, dal profeta, ma nella persona del
Signore, poich nel profeta c' il Signore. Anche quando il profeta parla in persona propria sempre
il Signore che parla per suo mezzo, in quanto gli ispira la verit che poi il profeta enunzia. Ora,
fratelli miei, ascoltate ci che in persona propria dice il profeta. Mosso dallo Spirito, egli ha visto il
Signore umiliato, ferito, flagellato, battuto, schiaffeggiato, coperto di sputi, coronato di spine,
inchiodato al legno. Ha visto i nemici che incrudelivano e lui che sopportava. In spirito ha visto loro
esultanti e lui sopraffatto. E dopo tutta questa umiliazione, dopo tutto il loro furore, lo ha visto
risorgere, e si reso conto che tutte le persecuzioni dei crudeli giudei erano risultate inutili. Preso
dalla gioia, come se avesse visto personalmente accadere tutto ci, dice: Innalzati sopra i cieli, o
Dio! Come uomo, sei sulla croce; come Dio, sei sopra i cieli. Restino in terra quanti si accanivano
contro di te; tu sii in cielo a giudicare. Dove sono coloro che ti perseguitavano con tanta ferocia?
Dove sono i loro denti, armi e frecce? Non sono, forse, le ferite fatte da loro, come quelle fatte da
frecce di bambini ? In un altro passo, infatti, il salmo dice cos, volendo dimostrare che essi
inutilmente hanno infierito, inutilmente sono andati sulle furie. Nessun danno, infatti, poterono
arrecare a Cristo: il quale, se fu crocifisso, lo fu per un momento, e poi risorse e ora siede in cielo.
Le loro ferite sono come quelle fatte da frecce di bambini. Con che cosa i fanciulli si fanno le
frecce? Con delle canne. Ma quali frecce? E con quale forza le scagliano? Con quale arco? Come le
gettano? E quali ferite procurano? Innalzati sopra i cieli, o Dio, e sopra tutta la terra sia la tua
gloria. Perch, o Dio, ti innalzi sopra i cieli? Fratelli, noi non vediamo Cristo-Dio innalzato al di
sopra dei cieli, ma lo crediamo; che per la sua gloria si espanda sopra tutta la terra, non solo lo
crediamo ma anche lo vediamo. Vi scongiuro di riflettere sull'insensatezza colossale che
commettono gli eretici. Si separano dall'unit della Chiesa di Cristo; e, parteggiando per una
fazione, perdono il tutto, in quanto si rifiutano di comunicare con il resto del mondo, su cui
diffusa la gloria di Cristo. Noi cattolici, invece, siamo in ogni parte del mondo perch siamo in
comunione con ogni plaga ove diffusa la gloria di Cristo. Vediamo, insomma, realizzato adesso

ci che allora era cantato: il nostro Dio innalzato al di sopra dei cieli e la sua gloria sopra tutta la
terra. O follia degli eretici! Credi con me ci che non vedi, e neghi ci che vedi? Credi con me che
Cristo stato innalzato al di sopra dei cieli (cosa che noi non vediamo), e neghi che la sua gloria sia
sopra tutta la terra (la qual cosa noi ben vediamo)? Innalzati sopra i cieli, o Dio, e sopra tutta la
terra sia la tua gloria.
Il peccatore rovina se stesso.

14. [v 7.] Il salmista torna alle parole del Signore; e il Signore stesso comincia a narrare a noi, come
parlando con noi, mentre il profeta esultando dice: Innalzati sopra i cieli, o Dio, e sopra tutta la
terra sia la tua gloria. Anche lui ci conforta, come se ci dicesse: " Che cosa mi hanno potuto fare
coloro che mi hanno perseguitato?" Ma perch si rivolge a noi? Perch anche contro di noi vengono
mosse delle persecuzioni. Ma niente ci fanno coloro che ci perseguitano. Stia attenta, la vostra
Carit, al Signore che si rivolge a noi incoraggiandoci con il suo esempio. Hanno teso una rete ai
miei piedi, hanno curvato la mia anima. Volevano quasi farla cadere dal cielo e precipitarla in
basso. Hanno curvato la mia anima; hanno scavato dinanzi a me una fossa, ed essi stessi vi sono
caduti. Hanno fatto del male a me, oppure a se stessi? Ecco, Cristo-Dio innalzato al di sopra dei
cieli; ecco, sopra tutta la terra la sua gloria. Vediamo il regno di Cristo; ma dov' il regno dei
giudei? Poich hanno fatto ci che non dovevano fare, si riversata su di loro la pena che dovevano
subire: Hanno scavato una fossa, ed essi stessi vi sono caduti. Perseguitando Cristo, non hanno
danneggiato Cristo ma se stessi. E non crediate, fratelli, che questo sia accaduto soltanto a loro.
Chiunque prepara una fossa per il fratello inevitabilmente vi cade. State attenti, fratelli miei!
Abbiate occhi cristiani e non fatevi ingannare dalle cose visibili. Udendo le mie parole, qualcuno di
voi, forse, si sar ricordato di quel tale o tal altro che voleva ingannare suo fratello e lavorava per
tendergli insidie. Gliel'ha tese, difatti; riuscito nello scopo: il fratello caduto nell'insidia, stato
spogliato, oppresso, chiuso in carcere, imbrogliato da una falsa testimonianza o sotto il peso d'una
qualche accusa nefanda. Ecco, questo fratello sembrerebbe uno schiacciato, l'altro invece fa la
figura del dominatore; uno lo diresti sconfitto, l'altro sarebbe il vincitore: e ti verrebbe da
concludere che sono false le parole che abbiamo dette, cio che chiunque avr scavato una fossa per
il suo fratello inevitabilmente vi cade. Vi interrogo da cristiani, esortandovi a prendere l'esempio da
cose che gi conosciamo. I pagani perseguitarono i martiri: i martiri furono catturati, incatenati,
gettati in carcere, abbandonati alle belve; alcuni furono uccisi con la spada, altri bruciati sul rogo.
Ebbene, forsech i persecutori vinsero e i martiri furono vinti? Certamente no. Cerca la gloria dei
martiri! presso Dio. Cerca la fossa dei pagani! nella loro coscienza trafitta: poich proprio la
coscienza malvagia la fossa nella quale cade l'empio. Credi, forse, che non sia caduto nella fossa
colui che ha perduto la luce di Cristo ed stato colpito dalla cecit? Se non fosse caduto nella fossa,
vedrebbe innanzi a s; ora invece non sa dove andare. Proprio come colui che cammina per strada:
se cade in una fossa, smarrisce la strada. Vedete, dunque, che tutti i malvagi hanno perduto la via,
tutti coloro che sono colpevoli di delitto. Ma, qualcuno ti ha abbandonato nelle mani di un qualche
aguzzino o di un giudice ingiusto o subornato: tu soffri, egli si allieta ed esulta. Gi te l'ho detto.
Non avere occhi pagani: abbi occhi cristiani! Osserva colui che esulta: tale esultanza la sua fossa.
migliore la tristezza di colui che subisce l'ingiustizia, che non la gioia di colui che commette
l'ingiustizia stessa. La gioia di chi compie il male appunto la sua fossa: chiunque vi cade, perde gli
occhi. Ti rattristi per aver tu perduto la veste; e non ti rammarichi per quell'altro che ha perduto la
fede? Chi di voi due stato colpito da danno pi grave? Ecco, quello uccide e tu sei ucciso: ma
davvero lui a vivere e tu ad essere morto? Neanche per sogno! Dov' la vostra fede di cristiani?
Qual la sorte di colui che muore nel tempo? Ascolti il suo Signore: Chi crede in me, anche se
muore, vive . Dunque, chi non crede, anche se vive, morto. Hanno scavato dinanzi a me una fossa,
ed essi stessi vi sono caduti. Questo inevitabilmente accade a tutti i malvagi.
Necessit delle pazienza.

15. [v 8.] Ma la pazienza dei buoni accoglie con cuore pronto la volont di Dio e si gloria nelle

tribolazioni dicendo le parole che seguono: Pronto il mio cuore, o Dio; pronto il mio cuore:
canter e innegger. Che cosa mi ha potuto fare il malvagio? Ha preparato la fossa, ma il mio cuore
era pronto. Mi ha preparato la fossa per ingannarmi, e io non avrei dovuto preparare il cuore per
sopportarlo? Mi ha preparato la fossa per opprimermi, e io non avrei dovuto preparare il cuore per
tollerarlo? Per questo egli cadr nella fossa; io invece canter e innegger. Ascolta com'era pronto il
cuore dell'Apostolo, che imitava il suo Signore: Noi ci gloriamo nelle tribolazioni, perch la
tribolazione genera la pazienza, la pazienza la virt provata, che a sua volta genera la speranza, e
la speranza non delusa; perch la carit di Dio diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito
Santo che ci stato dato . Era in angustie, in catene, in carcere; era ferito, soffriva la fame, la sete, il
freddo e la nudit; era oppresso da fatiche e da dolori . Eppure diceva: Noi ci gloriamo nelle
tribolazioni. Perch, se non perch il suo cuore era pronto? Per questo cantava e inneggiava: Pronto
il mio cuore, o Dio, pronto il mio cuore: canter e innegger.
Il contenuto del Vangelo.

16. [v 9.] Sorgi, mia gloria! Si riferisce a colui che era fuggito dinanzi a Saul nella grotta. Dice:
Sorgi, mia gloria, e significa: Sia glorificato Ges dopo la passione. Sorgi, salterio e cetra. Che
cosa invita a sorgere? A quel che sento, due strumenti musicali; mentre so che uno solo il corpo di
Cristo. S, una sola carne risorse da morte, eppure detto bene che risorsero due strumenti: poich
uno strumento il salterio, un altro la cetra. Questi due strumenti, come del resto tutti gli strumenti
musicali, vengono chiamati organi. Per organo, infatti, non si intende solamente quello strumento
grande che si gonfia con i mantici; ma ogni altro strumento che serve ad accompagnare il canto ed
di natura corporea. Ogni strumento di cui si serve colui che cantava sotto il nome di organo.
Orbene, questi due " organi " sono distinti tra loro; e desidero indicarvi, per quanto il Signore mi
conceder, in qual modo siano distinti e perch lo siano, come pure perch ad ambedue si dica:
Sorgi. Gi abbiamo detto che uno solo fu il corpo del Signore che risorse. Come si fa, allora, a dire:
Sorgi, salterio e cetra? Il salterio uno strumento che il suonatore porta in mano e che ha le corde
tese; questo salterio, per, ha nella parte superiore la sua cassa di risonanza, cio quel legno
concavo che, essendo sospeso, risuona al tatto, perch pieno d'aria. La cetra, invece, ha nella parte
inferiore questo stesso legno concavo e risonante. Perci nel salterio le corde ricevono il suono
dall'alto; nella cetra invece lo ricevono dal basso. Questa la differenza tra il salterio e la cetra.
Orbene, che cosa ci rappresentano questi due " organi "? Sta di fatto che Cristo, Signore e Dio
nostro, suona il suo salterio e la sua cetra, e dice: Sorger di buon mattino. Credo che gi da questo
riconosciate il Signore che risorge. Notate l'ora della resurrezione: lo abbiamo letto nel Vangelo.
Quanto a lungo fu cercato Cristo nelle ombre? venuta la luce; sia riconosciuto! Allo spuntar del
giorno egli risorto . Ma che significa il salterio? Che significa, la cetra? Per mezzo della sua carne
il Signore comp due sorte di azioni: i miracoli e la passione. I miracoli furono operati da ci che era
sopra, la passione fu compiuta attraverso l'elemento inferiore. I miracoli erano opere divine, ma
Cristo li fece per mezzo del corpo, per mezzo della carne. Ebbene, la carne, in quanto compiva
opere divine, il salterio; la stessa carne, in quanto sopportava le miserie umane, la cetra. Suoni il
salterio: siano illuminati i ciechi, odano i sordi, riprendano forza i paralitici, camminino gli zoppi, si
levino gli ammalati, risorgano i morti. Ecco il suono del salterio. Suoni anche la cetra: egli ha fame,
ha sete, dorme, catturato, flagellato, deriso, crocifisso, sepolto. Quando, dunque, tu vedi in quella
carne qualcosa suonare dall'alto e qualcosa dal basso, mentre una sola la carne che risorge, allora
noi riconosciamo nell'unica e identica carne il salterio e la cetra. Sono queste due specie di azioni
che hanno riempito il Vangelo, e ci si annunzia alle genti: infatti, sono annunziati sia i miracoli che
la passione del Signore.
Chi ha beneficiato della misericordia e della verit di Dio.

17. [vv 10-12.] Di buon mattino, dunque, sorge il salterio e la cetra, e loda il Signore. Che cosa
dice? Ti confesser tra i popoli, Signore, e innegger a te tra le genti: perch glorificata fino ai
cieli la tua misericordia, e fino alle nubi la tua verit. I cieli sono sopra le nubi e le nubi sono

sotto il cielo, tuttavia le nubi appartengono a questo cielo pi vicino. Anzi, talvolta le nubi si
abbassano fin sui monti, tanto che si mescolano con l'aria pi vicina a noi. Il cielo, invece, in alto;
in alto sono le dimore degli Angeli, dei Troni, delle Dominazioni, dei Principati, delle Potest.
Sembrerebbe, quindi, doversi dire: glorificata fino ai cieli la tua verit; fino alle nubi la tua
misericordia. Infatti, gli angeli in cielo lodano Dio, contemplando la stessa bellezza della verit,
senza alcuna ombra, senza alcuna mistura di falsit: vedono, amano, lodano, non si stancano. Ivi
la verit; qui invece, dov' la nostra miseria, certamente il luogo della misericordia. Al misero,
infatti, deve usarsi misericordia. Non c' bisogno di misericordia su in alto, dove non c' nessun
misero. Fo queste osservazioni perch, secondo il mio avviso, sarebbe stato pi opportuno dire:
Glorificata fino al cielo la tua verit; fino alle nubi la tua misericordia. Peraltro, nelle nubi noi
possiamo ravvisare i predicatori della verit: uomini che portano questa carne, elemento in s
opaco, vero, ma del quale Dio si serve per far balenare miracoli e tuonare comandamenti. Sono
proprio costoro le nubi delle quali parla Isaia quando, a nome del Signore, rimprovera una certa
vigna malvagia, sterile e spinosa: Comander alle nubi che non piovano sopra di essa . Il che vuol
dire: Comander ai miei Apostoli che abbandonino i giudei, che non annunzino loro il Vangelo, ma
lo diffondano nella buona terra dei gentili, ove non nasceranno spine ma uva. Riteniamo, dunque,
che le nubi di Dio siano i predicatori della verit: i Profeti, gli Apostoli, tutti coloro che annunziano
con animo retto la parola della verit. I quali hanno occulta dentro di loro la luce della verit, come
le nubi hanno dentro di s nascosti i bagliori del fulmine. Le nubi, dunque, simboleggiano gli
uomini. E cosa vorranno dire, allora, le parole: O Signore, glorificata sino ai cieli la tua
misericordia, e sino alle nubi la tua verit? La verit perfetta negli angeli; ma, siccome tu l'hai
data anche agli uomini, per questo l'hai abbassata sino alle nubi. Viceversa, gli angeli
sembrerebbero non aver bisogno di misericordia; ma, siccome tu hai compassione degli uomini
miseri e, offrendo loro misericordia e facendoli partecipi della resurrezione, li rendi simili agli
angeli, per questo la tua misericordia raggiunge i cieli. Gloria, dunque, al nostro Signore, e alla sua
misericordia e alla sua verit, perch nella sua misericordia non ha omesso, con un dono della sua
grazia, di renderci beati, n ci ha privati della verit. Infatti, fu la verit che per prima ci venne
incontro, rivestendosi della nostra carne, al fine di guarire l'occhio interiore del nostro cuore e darci
cos in un secondo momento, la possibilit di contemplarla faccia a faccia . Rendendogli, dunque,
grazie, ripetiamo ancora gli ultimi versi del salmo, quelli che or ora il salmista ha pronunziati:
Innalzati sopra i cieli, o Dio; sopra tutta la terra sia la tua gloria! Questo diceva al Signore il
profeta tanti anni fa: questo costatiamo noi adesso. Questo, dunque, cantiamo anche noi.

SUL SALMO 57
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Legge naturale e legge scritta.

1. [vv 1.2.] Le parole che abbiamo cantate, ritengo essere nostro dovere ascoltarle pi che non
ripeterle ad alta voce. La verit grida a tutti, al genere umano riunito, per cos dire, in assemblea: Se
davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, o figli degli uomini. Quale ingiusto, infatti,
non capace di parlare - e con facilit! - della giustizia? E chi, interrogato sulla giustizia, quando lui
non entra direttamente in causa, non sapr con facilit darne la definizione? Poich la verit ha
scolpito nei nostri cuori, per la mano stessa del Creatore, il principio: Ci che non vuoi sia fatto a
te, non farlo agli altri . A nessuno fu mai permesso di ignorare questo comandamento, anche prima
che fosse data la legge, in modo che potessero esser giudicati anche coloro che non avrebbero avuto
la legge. Ma, affinch gli uomini non si lamentassero che mancava loro qualcosa, fu scritto sulle
tavole ci che essi non riuscivano a leggere nel proprio cuore. Non vero, infatti, che essi non
avessero in cuore alcuna legge scritta; solo che si rifiutavano di leggerla. Fu allora posto dinanzi ai
loro occhi ci che avrebbero dovuto vedere nella coscienza; e l'uomo fu spinto a guardare nel suo

intimo dalla voce di Dio, proveniente, per cos dire, dal di fuori. Come dice la Scrittura: Sui pensieri
degli empi sar fatto un interrogatorio . E dove c' interrogatorio ci deve essere anche la legge.
Ma, poich gli uomini, anelanti alle cose esteriori, erano divenuti degli estranei anche a se stessi, fu
data loro per giunta una legge scritta. Non perch non fosse gi scritta nei loro cuori, ma perch tu
eri fuggito dal tuo cuore, e colui che ovunque voleva recuperarti e costringerti a ritornare in te
stesso. E cosa grida, la legge scritta, a quanti si sono distaccati dalla legge impressa nei loro cuori ?
Tornate, prevaricatori, al cuore . Chi, infatti, ti ha insegnato a non volere che un altro stia con la
tua sposa? Chi ti ha insegnato a non voler essere derubato? Chi ti ha insegnato a non voler subire
ingiuria, e cos via, per tante altre cose, in generale o in particolare? Per molte cose, infatti, gli
uomini, se interrogati su ciascuna di esse, risponderebbero senza esitazione di non volerle subire.
Va bene! giusto che tu non voglia subire queste ingiurie; ma vivi forse solo? Non vivi, forse, nel
consorzio del genere umano? Colui che stato creato insieme con te uguale a te; e tutti siamo stati
fatti a immagine di Dio, a meno che non polverizziamo ci che egli ha formato, abbandonandoci a
cupidige terrene. Orbene: Quanto non vuoi sia fatto a te, non farlo ad altri. Tu giudichi essere un
male tutto ci che non vuoi subire; e a riconoscere questo ti costringe una legge intima, scritta nel
tuo cuore. Tu operavi il male e l'oppresso gridava tra le tue mani. Come non sentirti obbligato a
tornare al tuo cuore, se ti dispiace subire la stessa ingiuria per mano altrui? Sar cosa buona il furto?
No. Io domando: Sar cosa buona l'adulterio? Tutti gridano: No. Buona cosa, l'omicidio? Tutti
dichiarano di detestarlo. Desiderare le cose altrui sar un bene? No, risponde la voce di tutti.
Oppure, se ancora non questa la tua risposta, fa' che ti si avvicini uno intenzionato di toglierti ci
che tuo. Ne saresti contento? Rispondi ci che vorresti. Tutti, dunque, interrogati su tali
argomenti, dichiarano che nessuna deviazione morale pu essere cosa buona. Lo stesso quando si
viene interrogati sulle opere buone: non sulle colpe che occorre evitare, ma su ci che si obbligati
a dare o a restituire. Ragioniamo con uno che ha fame e diciamogli: " Ecco tu soffri la fame.
Quell'altro invece possiede il pane, ne ha in abbondanza, in misura pi che sufficiente: egli sa che tu
ne hai bisogno e non te lo d ". Se sei affamato, tutto ci ti dispiace. Ebbene, un tale comportamento
ti dispiaccia anche quando tu sei sazio, se saprai che un altro ha fame. Viene al tuo paese un
pellegrino bisognoso di un tetto, e nessuno lo ospita. Costui allora si metter a gridare che una tale
citt disumana, e che pi facile trovare rifugio presso i barbari. Sente l'ingiustizia perch lo tocca
direttamente. Tu invece non la senti, forse, con altrettanta forza. Immaginati, per, di essere tu
stesso quel pellegrino e vedi un po' come ti dispiacerebbe che non ti fosse offerto l'alloggio:
quell'alloggio che tu, nella tua patria, ricusi di offrire al pellegrino! Chiedo a tutti: " Sono vere
queste cose "? " Sono vere ". " Sono giuste queste cose "? " Sono giuste ".
Coerenza tra fede e opere.

2. Ma ascoltate il salmo: Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli degli uomini.
Non sia la tua giustizia di sole parole; sia una giustizia di opere: poich, se tu agisci diversamente
da come parli, potrai parlare bene, ma giudicherai male. Come potresti, infatti, giudicare secondo
giustizia se agirai male? Ecco: ti si domanda cosa sia meglio, l'oro o la fede. Se tu non sei del tutto
perverso e lontano dalla verit, non risponderai che meglio l'oro, ma anteporrai la fede all'oro. Va
bene! Hai parlato secondo giustizia. Hai sentito, per, il salmo? Se davvero voi parlate di giustizia,
giudicate rettamente, figli degli uomini. E in qual modo prover che tu non giudichi in conformit
con le tue parole? Ho gi la tua risposta, in cui si antepone la fede all'oro. Ecco per che viene da
non so dove, un amico che ti affida dell'oro. Non c' alcun testimone: lo sapete solo lui e tu, per
quanto si riferisce agli uomini (c' sempre, infatti, un altro testimone che non visto e vede). Ti si
consegna, dunque, l'oro in gran segreto, nella tua stanza, lontano da qualsiasi occhio (quell'altro
testimone non visibilmente nella stanza; nel segreto delle vostre coscienze!). E poi, un bel
giorno, l'amico che ti ha affidato la sua ricchezza senza farlo sapere a nessuno dei suoi, se ne va,
sperando di tornare e di riavere dall'amico ci che gli aveva consegnato. Ma, come accade nelle
cose umane, egli muore durante il viaggio, lasciando un erede, un figlio: il quale figlio nulla sa
degli averi del padre, n di ci che aveva depositato presso di te. Ebbene, tu prevaricatore, torna,
torna al cuore, ove scritta la legge: Ci che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri. Immagina

di essere tu colui che ha consegnato l'oro all'amico, senza averne parlato con nessuno dei tuoi;
immagina di essere morto, e di aver lasciato un figlio. Che cosa vorresti che il tuo amico desse a tuo
figlio? Rispondi, giudica la causa! Nella tua mente c' il tribunale del Giudice. Ivi siede Dio,
presente la coscienza in funzione di accusatrice; a torturarti c' il timore. Si tratta, come vedi, di
problemi umani, di fatti che succedono nella societ umana a cui tu appartieni. Pensa che cosa
vorresti che il tuo amico desse a tuo figlio. So che cosa ti risponder la tua coscienza: ebbene,
giudica come ascolti. Giudica! La voce non mancher: dico la voce della verit, la quale non tace e,
anche se non muove le labbra, ti grider certo nel cuore. Porgi l'orecchio; e stattene l entro il tuo
cuore, presente il figlio del tuo amico. Lo vedrai, forse, andare ramingo e languire nell'indigenza.
Egli non sa nulla del capitale che suo padre aveva; non sa dove lo abbia depositato n a chi lo abbia
affidato. Immagina che questo tale sia tuo figlio; ovvero, immagina che viva colui che da morto
disprezzi. Pensa alla morte per conseguire tu stesso la vita. Ma l'avarizia impone tutt'altra condotta:
essa comanda contro Dio. Dio dice una cosa, un'altra ne dice l'avarizia. Una cosa diceva nel
paradiso il nostro Creatore, un'altra ne diceva il serpente entrato di straforo a sedurre. Ti torni in
mente la tua prima caduta: quella triste vicenda per cui sei mortale e soggetto alla fatica; per la
quale mangi il pane col sudore del tuo volto e la terra ti genera spine e triboli . Impara da questa
vicenda di vita vissuta ci che ricusi d'imparare attraverso il comandamento. Ma vedo vincere la
cupidigia. Perch non vince, piuttosto, la verit? E dove sono le parole che dicevi? Ecco, tu mediti
di non restituire l'oro, pensi di nascondere il denaro all'erede del tuo amico. Poco fa ti avevo chiesto
che cosa fosse pi pregevole, che cosa fosse meglio, l'oro o la fede. Perch dici una cosa e ne fai
un'altra? Non temi questa voce: Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli degli
uomini? Ecco, tu mi hai detto che la fede migliore, e, invece, nel tuo giudizio hai ritenuto pi
pregevole l'oro. Non hai giudicato come hai parlato: hai detto il vero e hai giudicato il falso.
Dunque, anche quando parlavi di giustizia, non dicevi la verit. Se davvero voi parlate di giustizia,
giudicate rettamente, figli degli uomini. Quando mi rispondevi sulla giustizia, parlavi arrossendo,
non confessando.
La giustizia a parole e a fatti. Cristo re universale.

3. Ma veniamo all'argomento di oggi, se siete d'accordo. infatti, quella voce, dolce e ben nota alla
Chiesa, la voce del Signore nostro Ges Cristo e, nello stesso tempo, la voce del suo corpo, la
voce della Chiesa che soffre pellegrina qui in terra, in mezzo ai pericoli dei maldicenti e degli
adulatori. Non avrai timore di chi ti minaccia, se non sei legato affettivamente con chi ti adula.
Ebbene, colui che pronunzia le parole del nostro salmo ha guardato e ha visto che tutti parlano di
giustizia. Chi, infatti, ricuserebbe di parlare in favore della giustizia, senza temere d'esser preso per
ingiusto? Ascoltando, dunque, le voci di tutti e come osservando le labbra di ciascuno, il salmista
gridava a costoro: Se davvero parlate di giustizia (se, cio, non parlate falsamente di giustizia, se
con le labbra non blaterate una cosa mentre nel cuore ne nascondete un'altra) giudicate rettamente,
o figli degli uomini. Ascolta dal Vangelo la parola giusta, quella stessa che echeggia in questo
salmo. Diceva, il Signore ai farisei: Ipocriti, come potete parlare del bene, se siete malvagi? Datemi
un albero buono, e il suo frutto sar buono; datemi un albero cattivo, e il suo frutto sar cattivo .
Perch ti vuoi imbiancare, o parete fangosa? Io conosco il tuo interno; il tuo intonaco non
m'inganna. So che cosa presenti allo sguardo, so che cosa nascondi. Dice l'Evangelista: Non era
necessario che alcuno andasse a rendergli testimonianza nei riguardi dell'uomo; egli sapeva che
cosa fosse nell'interno dell'uomo . Sapeva certamente che cosa nell'uomo colui che aveva fatto
l'uomo e si era fatto uomo per cercare l'uomo. Osservate, pertanto, come stiano bene in connessione
fra loro le due espressioni: Ipocriti, come potete parlare del bene, se siete malvagi?, e l'altra: Se
davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, o figli degli uomini. Non parlavate con
giustizia, quando dicevate: Maestro, sappiamo che tu sei giusto e che non guardi in faccia
nessuno ? Perch in cuore nascondevate l'inganno? Perch mostravate al vostro Creatore
l'immagine di Cesare e volevate distruggere nel vostro cuore l'immagine di Dio? Non sono state,
forse, udite le vostre parole e non s' risaputo, forse, in qual modo voi avete giudicato? Non avete
voi crocifisso quell'uomo che avevate dichiarato giusto? Se davvero parlate di giustizia, giudicate

rettamente, o figli degli uomini. Come posso ascoltare la vostra espressione: Sappiamo che sei
giusto, quando gi prevedo il vostro giudizio e la vostra sentenza: Crocifiggilo, crocifiggilo ? Se
davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli degli uomini. Che cosa avete concluso
col vostro accanirvi contro il Dio fatto uomo e uccidendo il vostro re? Non gli avreste, certo,
impedito d'essere re, perch, dopo essere stato ucciso da voi, egli sarebbe risorto. Di fronte al
cartello collocato sulla croce del Signore, su cui era scritto: Re dei giudei , nelle tre lingue, ebraica,
greca, latina , un giudice uomo era stato capace di dire: Ci che ho, scritto, ho scritto . E Dio non
sarebbe stato capace di dire: Ci che ho scritto ho scritto? Egli senza dubbio il vostro re: da vivo,
il vostro re; ucciso, il vostro re. Ecco, il vostro re risorto, in cielo. Ecco, sta per venire. Guai
a voi!, poich egli il vostro re. Seguitate, dunque, a parlare di giustizia e a non voler giudicare
rettamente, figli degli uomini. Non volete giudicare rettamente? Sarete rettamente giudicati. Quel
vostro re vive, non muore pi: la morte su di lui non avr pi potere . Ecco che viene! Rientrate,
prevaricatori, al cuore . Verr senza dubbio. Ravvedetevi prima che venga. Anticipate la sua
comparsa con la confessione . S, verr: lui, il vostro re. Ricordatevi del cartello posto sopra la
croce. Anche se non lo vedete scritto, tuttavia resta; non lo si legge in terra, ma lo si serba in cielo.
Credete, forse, che quella iscrizione sia stata alterata? Ma che cosa dice il titolo di questo salmo?
Sino alla fine, perch tu non guasti a David stesso l'iscrizione del cartello. Non si altera, dunque,
l'iscrizione di quel cartello. Cristo il vostro re, perch Cristo il re di tutti. Perch di lui il regno,
ed egli stesso dominer le genti . Orbene, se il re, ecco, prima di venire, vi dice: Per adesso mi
limito a parlare; non giudico ancora. E se grido e minaccio, perch non voglio colpire quando
verr a giudicare. Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, o figli degli uomini.
Un peccato ne chiama un altro.

4. [v 3.] Ma ora che cosa fate voi? Perch vi dico queste cose? Voi dentro al vostro cuore operate
iniquit sulla terra. Le operate soltanto nel cuore? Ascolta quanto segue! Al cuore tengono dietro le
mani: le mani sono al servizio del cuore. Ci che pensato viene anche attuato; ovvero, se non lo si
compie, non perch non lo vogliamo, ma perch non possiamo. Tutto quel che hai intenzione di
fare e non lo fai perch impossibilitato, Dio lo ritiene come gi fatto. Voi nel cuore operate iniquit
sulla terra. E che cosa viene dopo? Le vostre mani collezionano ingiustizie. Che significa:
Collezionano? Significa che da peccato nasce peccato e che il peccato porta a un altro peccato sotto
la spinta del peccato. Cosa si vuol dire con tutto questo? Un tale ha commesso un furto, e questo
gi un peccato. stato sorpreso a rubare ed egli minaccia di morte colui dal quale stato scoperto:
un secondo peccato viene ad aggiungersi al primo. Ammettiamo ancora che Dio gli permetta, per un
suo occulto giudizio, di uccidere colui che s'era proposto di uccidere. Quando s'accorge che la sua
colpa ormai nota, cercher di uccidere anche colui che l'ha riconosciuto. Ecco un terzo peccato
che si aggiunge agli altri due. Mentre trama tutti questi delitti, per non essere scoperto o perch non
sia dichiarato responsabile del fatto, consulta un indovino. Ecco che i peccati diventano quattro. Ma
l'indovino d, forse, dei responsi sgraditi e avversi, e allora egli corre dall'aruspice per placare l'ira
degli di. Che, se l'aruspice risponde di non poter compiere i riti espiatori, egli ricorre alla magia.
Chi potr elencare tutti i peccati che si collegano l'un l'altro? Le vostre mani collezionano
ingiustizie. Finch tu le collezioni, unisci peccato a peccato: sciogliti dunque dal peccato! " Ma non
posso ", dici. Grida al Signore: O infelice uomo che son io! Chi mi liberer da questo corpo di
morte? Verr allora la grazia di Dio, e tu troverai piacere nella giustizia come ne hai trovato
nell'iniquit; e l'uomo, liberato dalle catene, esclamer a Dio: Hai sciolto i miei vincoli . Che
significa: Hai sciolto i miei vincoli, se non: " Hai rimesso i miei peccati "? Ascolta come davvero
sono vincoli i peccati. Risponde la Scrittura: Ciascuno tenuto stretto dalle corde dei propri
peccati . Non sono soltanto vincoli, ma anche corde. Le corde si fanno torcendo pi fili: che
proprio quello che facevi tu quando aggiungevi peccato a peccato. Guai a coloro che trascinano i
peccati come una lunga fune! , grida Isaia. Guai a coloro che trascinano i peccati come una lunga
fune! Che significano tali parole, se non: " Guai a coloro le cui mani collezionano ingiustizie "? E
poich ciascuno incatenato dai suoi peccati - come anche dai suoi peccati flagellato -, per questo
il Signore scacci dal tempio coloro che vi trafficavano indecorosamente con una frusta fatta di

cordicelle . Ma tu, ora, non vorresti che fossero spezzate le tue catene, perch non senti com'esse ti
stringano; che anzi, esse ti dilettano, ti danno piacere: Le sentirai, per, alla fine, quando ti sar
detto: Legategli le mani e i piedi e gettatelo nelle tenebre esteriori; ivi sar pianto e stridore di
denti . Tu inorridisci, hai timore, ti batti il petto; dichiari che i peccati sono un male e che buona
cosa la giustizia. Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli degli uomini. Nella
vostra vita trovino riscontro le vostre parole; nelle vostre opere si riconoscano le espressioni delle
vostre labbra. Non aggiungete, dunque, ingiustizie a ingiustizie; perch ogni ingiustizia che
collezionate servir per incatenarvi. Non ascoltano: anche se non tutti. Comunque, coloro che non
ascoltano, Dio li ha gi segnati.
La Chiesa madre feconda.

5. [v 4.] I peccatori si sono estraniati dal seno materno, hanno errato lontano dal ventre, hanno
detto il falso. Quando parlano di cose ingiuste, dicono anche delle falsit, perch iniquit e falsit
coincidono. Ma anche quando dicono cose giuste, anche allora sono nella falsit, poich una cosa
dicono con le labbra e un'altra ne nascondono in cuore. I peccatori si sono estraniati dal seno
materno. Che significa? Cerchiamo con attenzione! Potrebbe darsi, infatti, che tali parole alludano
al fatto che Dio ha conosciuto in anticipo i peccatori anche nel seno delle madri. Ricordiamo
l'episodio di Rebecca, la quale era tuttora incinta e portava in seno i gemelli quando le fu detto: Ho
amato Giacobbe, mentre ho avuto in odio Esa! E ancora: Il maggiore servir il minore. in tutto
questo un misterioso giudizio di Dio; rimane certo, tuttavia, che dal seno materno, cio dalla loro
stessa origine, si sono estraniati i peccatori. Estraniati da che cosa? Dalla verit. Estraniati da che
cosa? Dalla patria beata, dalla vita beata. O non, piuttosto, estraniati dallo stesso seno materno? E
quali peccatori si sono estraniati dal seno materno? Nascerebbero, forse, uomini senza essere stati
ospitati nel seno materno? O vivrebbero oggi persone, sia pure incapaci d'udire con profitto queste
parole, se prima non fossero nate? Forse, dunque, i peccatori si sono estraniati da un certo seno
materno: da quel seno in cui la carit soffriva le doglie, s da esclamare per bocca dell'Apostolo: Di
nuovo vi partorisco, finch Cristo sia formato in voi . Aspetta dunque: lasciati formare! Non
attribuirti un giudizio che forse non conosci. Anche se sei ancora carnale, tuttavia sei stato
concepito. Avendo poi ricevuto il nome di Cristo, sei nato, mediante un certo sacramento, nelle
viscere di tua madre. L'uomo, infatti, non nasce soltanto quando si stacca dalle viscere materne;
anche nel periodo che rimane entro le viscere nato. Nasce dapprima nelle viscere, poi nasce dalle
viscere. Per questo anche di Maria fu detto: Ci che nato in lei opera dello Spirito Santo . Non
ancora era nato da lei, ma era gi nato in lei. Nascono, dunque, nelle viscere della Chiesa certi
piccoli, che necessario vengano alla luce ben formati per non riuscire degli aborti. Ti generi la
madre; non abortisca. Sii paziente! Le viscere materne ti debbono racchiudere finch non sarai
formato, finch non sar sicura in te la dottrina della verit. Ma se, mosso da impazienza,
comincerai a forzare il ventre della madre, essa, sia pure con dolore, ti espeller; ma sar maggiore
il tuo danno che non il suo.
L'eretico estraneo alla verit.

6. I peccatori si sono estraniati dal seno materno, hanno errato lontano dal ventre, hanno detto il
falso. Hanno errato lontano dal ventre perch hanno detto il falso, o, piuttosto, hanno detto il falso
perch hanno errato lontano dal ventre? Certamente nel ventre della Chiesa c' in maniera stabile la
verit. Chiunque si sar separato da questo ventre della Chiesa necessariamente dir il falso.
Necessariamente, ripeto, dir il falso colui che o non ha voluto essere concepito oppure, dopo essere
stato concepito, stato espulso dal seno materno. Tali sono gli eretici, che, usciti dalla Chiesa,
gridano contro il Vangelo. Ed di questi (per la cui espulsione soffriamo) che vogliamo parlare un
momento. Noi, Vangelo alla mano, diciamo loro: Ecco, Cristo ha detto: Era necessario che Cristo
soffrisse e risorgesse dai morti nel terzo giorno . Qui io riconosco il nostro capo, qui riconosco il
nostro sposo. Riconosci anche tu, con me, la sposa; sta' attento alle parole che seguono: Era
necessario che fossero predicate nel suo nome la penitenza e la remissione dei peccati tra tutte le

genti, incominciando da Gerusalemme : " da me che tu devi venire ", dice l'eretico. Ecco, la
Chiesa diffusa tra tutte le genti, incominciando da Gerusalemme. Non sono io a dirti: " Vieni qui
"; lei che spontaneamente viene a te. Ma costoro restano sordi contro il Vangelo e non ci
permettono di leggere quelle parole di Dio che si vantano d'aver custodito dal fuoco mentre poi le
vogliono distruggere con la lingua. Al posto del Vangelo diffondono chiacchiere inventate da loro,
predicano ciance: " stato lui, stato l'altro, a tramandarci queste verit ". Anch'io potrei replicarti:
" Quel tale mi ha tramandato questo, mentre l'altro mi ha trasmesso quell'altro ", e direi la verit.
Ma che cosa me ne importa? N tu n io leggiamo nel Vangelo i nomi di coloro che ricordiamo.
Siano tolte di mezzo le nostre carte e sia posto in mezzo il codice di Dio. Ascolta Cristo che parla,
ascolta la verit che dice: Siano annunziate nel suo nome la penitenza e la remissione dei peccati
tra tutte le genti, incominciando da Gerusalemme. " No! dicono costoro Ascoltate ci che diciamo
noi; noi non vogliamo udire ci che dice il Vangelo ". I peccatori si sono estraniati dal seno
materno, hanno errato lontano dal ventre, hanno detto il falso. Noi diciamo la verit perch
abbiamo udito la verit: ripetiamo ci che dice il Signore, non ci che dice l'uomo. Pu darsi che
l'uomo menta; ma la verit non pu mentire. Dalla bocca della verit riconosco Cristo, che la
verit stessa. Dalla bocca della verit riconosco la Chiesa, che partecipe della verit. Non venga a
raccontarmi fandonie uno che ha errato lontano dal seno della madre Chiesa, dopo essere stato nelle
sue viscere. Prima di tutto, infatti, io dovrei controllare quale sia il suo insegnamento. Lo vedo,
per, estraniato dal seno materno, lo vedo errare lontano dal ventre, e che cosa potrei attendermi da
lui se non falsit? Hanno errato lontano dal ventre, hanno detto il falso.
La legenda degli incantatori marsicani. L'umano e il divino nei libri ispirati.

7. [vv 5.6.] La loro ira somiglia a quella del serpente. State per udire una cosa straordinaria. La loro
ira somiglia a quella del serpente. Come se noi gli avessimo chiesto una spiegazione su quanto ha
detto, egli ribadisce: come quella dell'aspide sordo. Perch sordo? E che tura le sue orecchie. Per
questo sordo, perch si tura le orecchie. Che tura le sue orecchie e che non obbedisce alla voce
degli incantatori e del medicamento medicato dal sapiente. Cos abbiamo ascoltato, e cos dicono
gli uomini che hanno risaputo tali cose con la, massima esattezza loro consentita. Anzi, lo Spirito
di Dio che ce le attesta: quello Spirito che le conosce molto meglio di tutti gli uomini. Non a
vanvera ci ha detto tutte queste cose, per cui pu benissimo essere vero anche ci che abbiamo udito
a proposito dell'aspide. Ascoltate che cosa fa l'aspide quando comincia a sentire l'azione incantatrice
di qualche fattucchiere marso capace di attirarlo con certi suoi versi, come fanno, del resto, tanti
altri dediti alla magia. Ma, frattanto, voglio farvi notare una cosa, fratelli, che necessario
premettere per ovviare ai dubbi e alle perplessit di qualche uditore. Quando ci viene proposta una
similitudine, non detto che le Scritture approvino la cosa in s; ne parlano soltanto per trarne un
esempio. La Scrittura non loda certamente quel giudice ingiusto che non voleva ascoltare quella
vedova e non temeva n Dio n gli uomini; anche se il Signore da lui ha tratto una lezione per noi .
E neppure loda quell'uomo pigro che dette tre pani a chi glieli chiedeva, non per amicizia ma perch
seccato dalle sue insistenze; e tuttavia dal suo comportamento stata presa una similitudine molto
istruttiva per noi . Da cose che certo non meritano lode si traggono, dunque, delle similitudini, con
un procedimento in cui fa molto gioco l'approssimazione. Poich, se davvero pensaste che si debba
andare fra i marsi, poich cos avete udito nella Scrittura di Dio dovremmo andare anche agli
spettacoli del teatro, poich l'Apostolo dice: Io non faccio il pugilato come se battessi l'aria . Il
pugilato infatti una specialit dell'atletica. E allora, per il fatto che la Scrittura prende una
similitudine dal pugilato, dobbiamo forse andare a deliziarci di tali spettacoli? Oppure, perch
detto: Colui che gareggia nello stadio si astiene da ogni cosa , per questo dovr, forse, il cristiano
smaniare per certe gare atletiche sciocche e insulse? Vedi di comprendere ci che ti si presenta solo
come similitudine e ci che ti si insegna a non commettere. Cos, dunque, anche nel nostro caso:
una similitudine che ti vien data, e la si prende dall'incantatore marso che incanta l'aspide per
trascinarlo fuori dalla sua caverna tenebrosa. Egli lo vuole trarre alla luce; ma, siccome esso ama le
tenebre nelle quali, tutto attorcigliato, si nasconde, per questo, cio perch non vuole uscire, si dice
che rifiuta anche di ascoltare le voci dalle quali si sente attratto. Anzi, c' chi dice che l'aspide

solito schiacciare un orecchio contro la terra, mentre si tura l'altro con la coda; e cos, evitando per
quanto pu, di ascoltare le formule dell'incantesimo, non esce verso l'incantatore. Lo Spirito di Dio
ha detto che sono simili a quest'aspide coloro che non vogliono ascoltare la parola di Dio: coloro
che si rifiutano non soltanto di metterla in pratica, ma anche d'ascoltarla per non doverla poi
praticare.
Il martirio di Stefano.

8. Tutto questo accaduto nei primi tempi della fede. Il martire Stefano annunziava la verit ed era
come se incantasse delle menti ottenebrate per trascinarle alla luce. Quando giunse a parlare di
Cristo, di cui essi non volevano assolutamente ascoltare niente, che cosa dice di costoro la
Scrittura? Che cosa narra? Chiusero, dice, le loro orecchie. E che cosa abbiano fatto in seguito ce lo
dice il racconto del martirio di Stefano. Non erano sordi, ma si resero sordi. Non avevano aperte le
orecchie del cuore; e siccome la potenza della parola, irrompendo attraverso le orecchie della carne,
faceva violenza a queste orecchie del cuore, essi chiusero anche le orecchie del corpo e ricorsero
alle pietre . Ecco degli aspidi sordi, pi duri delle pietre con le quali lapidarono il loro incantatore.
Non vollero ascoltare la voce dell'incantatore n del medicamento medicato dal sapiente. Che cosa
" il medicamento medicato dal sapiente "? Forse chiamato " medicamento medicato," il
medicamento preparato dagli esperti. Oppure dobbiamo cercare qualche altra cosa, dobbiamo
cercare in che senso anche un medicamento possa esso stesso venir medicato? Medicamenti erano
contenuti nelle profezie, nella legge: tutti i comandamenti erano medicamenti. Ma questo
medicamento non era ancora medicato; con l'avvento del Signore il medicamento fu medicato.
Ebbene, costoro non poterono sopportare una cosa del genere. (Poich attraverso il medicamento
non riuscivano a conseguire la guarigione, il medicamento stesso fu medicato con l'avvento del
Signore). Stefano li incantava con il medicamento ormai medicato, ma essi non lo vollero ascoltare.
Chiusero gli orecchi a ci che era stato la medicina della medicina stessa. Li chiusero, infatti, non
appena fu pronunciato il nome di Cristo. La loro indignazione fu come l'ira del serpente. Perch
chiudete gli orecchi? Aspettate, ascoltate! E poi, se potete, infierite pure. Ma essi, siccome volevano
soltanto incrudelire, non vollero udire. Se, infatti, avessero udito, forse avrebbero desistito dalla
loro crudelt. La loro indignazione fu come l'ira del serpente.
L'ostinazione dei donatisti.

9. Gente simile dobbiamo subire anche noi. Dapprima sembrava che fossero i paladini della verit;
ma Dio non venuto meno, non ha taciuto. La verit stata annunziata nella sua Chiesa; nelle
viscere della madre si sono scoperte le loro menzogne. La luce si resa manifesta. apparsa la citt
posta sopra il monte, la citt che non pu essere nascosta. La lucerna destinata ad illuminare tutti
coloro che sono nella casa stata posta sul candelabro . A chi nascosta, infatti, la Chiesa di
Cristo? Dove nascosta la verit di Cristo? Non forse, costei, quel monte che crebbe da una
piccolissima pietra e riemp l'intera faccia della terra ? Sono prove schiaccianti, queste; e nulla resta
loro da dire contro la Chiesa. E che cosa rimasto loro? " Perch ci cercate? perch ci volete? dicono - Allontanatevi da noi! " Ma ai loro seguaci dicono: " Nessuno parli con loro; nessuno si
unisca con loro; nessuno li ascolti ". La loro rabbia come quella dei serpenti. come quella
dell'aspide sordo e che tura le sue orecchie, che non obbedisce alla voce degli incantatori e del
medicamento (intendi: " alla voce del medicamento ") medicato dal sapiente. Non si comprende gi
a quale medicamento alluda, se lo presenta come una voce? Forse che il medicamento ha la voce?
C' un medicamento che ha la voce. il medicamento che portiamo con noi. Ascoltate la sua voce e
non fate come fanno gli aspidi sordi. Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli
degli uomini. la voce del medicamento; e questo medicamento medicato dal sapiente. Perch
ormai venuto Cristo a compiere la legge e i profeti , a confermare la verit stessa: e in quei due
precetti tutta la legge e i profeti sono riassunti.

La rinunzia cristiana ai piaceri dei senso.

10. Oppure dovremo ricercare qualche altra cosa in ci che si dice dell'aspide, che cio chiude le
orecchie premendone una contro la terra e turando l'altra con la coda? Ma, cosa potr significare?
Nella " coda " si intende assai bene ci che sta dietro: quindi le cose passate, alle quali ormai
necessario voltare le spalle, in modo da tendere verso quelle che ci sono promesse. Non dobbiamo,
quindi, compiacerci della nostra vita, n per quel che riguarda il passato n per quel che riguarda il
presente. Questo infatti ci inculca l'Apostolo quando dice: Quale frutto aveste un tempo nelle cose
delle quali oggi arrossite? Ci vieta di ricordare con compiacenza le cose passate, smaniosi
d'assaporarne il piacere, affinch non ritorniamo con il cuore in Egitto. E che cosa ci dice delle cose
presenti? In quali termini ci ordina di disprezzare anche queste? Dice: Non mirando alle cose che si
vedono, ma a quelle che non si vedono. Perch quelle che si vedono sono temporali; quelle invece
che non si vedono sono eterne . Del pari dice della vita presente: Se soltanto in questa vita speriamo
in Cristo, siamo i pi miserabili di tutti gli uomini . Dimenticati, dunque, delle cose passate, nelle
quali sei vissuto male! Disprezza il presente, nel quale vivi solo per breve tempo, se non vuoi
esserne preso e se non vuoi che il presente ti impedisca di conseguire i beni futuri. Infatti, se ti
attrae ancora la vita presente, tu premi ancora l'orecchio contro la terra; se ti diletti delle cose
passate (che pur ti sei gi lasciate dietro), ti turi l'orecchio con la coda. Devi, dunque, avanzare
verso la luce. Abbandonando le tenebre, devi ascoltare la voce del medicamento medicato dal
sapiente, in modo da dire, esultando e camminando nella luce: Io dimentico le cose che mi stanno
dietro e tendo verso quelle che mi stanno innanzi . Non dice: "Dimentico quelle cose che mi stanno
dietro e mi rallegro di quelle presenti ". Col dire: Dimentico le cose che stanno dietro, mostra che
non s' turato l'orecchio con la coda dicendo: Tendo verso quelle che mi stanno innanzi, mostra di
non essere assordito dalle cose presenti. E, quindi, nelle migliori condizioni per ascoltare e
annunziare la verit, e si capisce come dovr esultare la sua lingua predicando questa verit nella
nuova luce, dopo aver gettata via la vecchia tunica. Per riuscire a questo giova possedere l'astuzia
del serpente, a imitare la quale ci esorta il Signore l dove dice: Siate astuti come i serpenti . Che
cosa significano le parole: Astuti come i serpenti? Se uno ti percuote, offrigli pure tutte le tue
membra, ma non lasciarti toccare la testa, cio Cristo, capo dell'uomo . Ma ti appesantisce un
qualcosa che somiglia - cos almeno pare - a una dura corteccia, un qualcosa di decrepito che
costituisce in te l'uomo vecchio. Ascolta l'Apostolo che dice: Spogliandovi del vecchio uomo e
rivestendo il nuovo . E in qual modo - dirai - potr io spogliarmi dell'uomo vecchio? Imita l'astuzia
del serpente. Che cosa fa il serpente per spogliarsi della vecchia scaglia? Si costringe a passare
attraverso un foro stretto. Ma dove, tu dici, trovo questo foro stretto? Ascolta: Stretta e angusta la
via che conduce alla vita, e pochi sono coloro che vi entrano . Ti spaventa questa via, e non vuoi
andarvi perch sono pochi quelli che vi entrano? l, per, che devi deporre i vecchi abiti; altrove
non potresti farlo. Se invece ti piace essere trattenuto dal vecchiume che porti in te, appesantito,
schiacciato, dispensati pure dal passare per la via stretta. E in effetti, finch sarai appesantito dal
vecchiume del tuo peccato e della tua vita trascorsa, non vi riuscirai a passare. Orbene, siccome il
corpo che si corrompe appesantisce gi di per se stesso l'anima , necessario non aggiungervi il
peso delle cupidige carnali; o, meglio, occorre spogliarci delle stesse concupiscenze. Ma, dove ti
spoglierai se non vorrai passare per la via stretta, se non sarai astuto come il serpente?
Il tributo a Cesare.

11. [v 7.] Dio ha spezzato i denti di costoro nella loro bocca. Di chi? Di coloro la cui indignazione
assomiglia a quella del serpente e a quella dell'aspide che tura le sue orecchie per non udire la voce
degli incantatori e del medicamento medicato dal sapiente. Che cosa ha fatto loro il Signore? Ha
spezzato i denti di costoro nella loro bocca. Cos accaduto. accaduto all'inizio e accade ora. Ma
sarebbe bastato, fratelli miei, che dicesse: Dio ha spezzato i denti di costoro. Perch aggiunge:
Nella loro bocca? I farisei non volevano ascoltare la legge, non volevano ascoltare da Cristo i
precetti della verit; rassomigliavano a quel serpente e a quell'aspide. Trovavano gioia nei loro
antecedenti, peccati e non volevano perdere la vita presente, cio non volevano perdere le gioie

terrene per conseguire le gioie eterne. Chiudevano un orecchio per gustarsi il piacere del passato, e
l'altro per gustarsi il piacere del presente: per questo non volevano udire. Per qual motivo, infatti,
dicevano: Se lo lasceremo libero, verranno i romani e ci strapperanno il tempio e il popolo ? Non
volevano perdere il tempio, e perci tenevano schiacciato contro la terra il loro orecchio,
rifiutandosi d'ascoltare le parole medicate dal sapiente. stato detto di costoro che erano avari e
amanti del denaro; tutta la loro vita, anche quella trascorsa, descritta dal Signore nel Vangelo. Chi
legge accuratamente il Vangelo trova in qual modo essi si turavano ambedue le orecchie. Stia
attenta la vostra Carit! Che cosa fece, allora, il Signore? Spezz i denti di costoro nella loro bocca.
Che significano le parole Nella loro bocca? Il Signore li costrinse a emettere una sentenza contro di
loro stessi. Volle che essi con la loro bocca pronunziassero la propria condanna. Volevano un
giorno accusarlo prendendo lo spunto dal tributo; ma egli non disse: " lecito pagare il tributo ", e
nemmeno: " Non lecito pagarlo ". Voleva spezzare loro i denti, con i quali smaniavano di
mordere; ma voleva spezzarli nella loro stessa bocca. Se avesse detto: " Si paghi il tributo a Cesare
", essi lo avrebbero accusato come uno che rinnegava la nazione giudaica, in quanto la riduceva al
rango di nazione tributaria. Essi, infatti, umiliati a causa dei loro peccati, pagavano il tributo:
proprio come era stato loro preannunziato nella legge. " Se ci ordiner di pagare il tributo - essi
pensavano - lo considereremo come rinnegato nei riguardi del nostro popolo. Se invece dir: Non
pagate, dovr ugualmente fare i conti con noi, avendoci sobillati contro Cesare ". Per catturare il
Signore tesero, dunque, questo cappio doppiamente insidioso. Ma, a chi s'erano presentati? A uno
che sapeva spezzar loro i denti nella loro bocca. Il quale si limit a dire: Mostratemi un denaro. E:
Perch mi tentate, ipocriti? Siete indecisi se pagare o meno il tributo? Volete fare giustizia?
Chiedete un consiglio di giustizia? Se davvero voi parlate di giustizia, giudicate rettamente, figli
degli uomini. Ma ora, poich dite una cosa e ne pensate un'altra, voi siete ipocriti. Perch mi
tentate? Ora spezzer i vostri denti nella vostra bocca. Mostratemi un denaro!. E glielo mostrarono.
Egli non asserisce: " di Cesare ", ma chiede: Di chi ? per spezzare i loro denti nella loro bocca.
Alla sua richiesta di chi fosse quella immagine e quella iscrizione, essi risposero che era di Cesare.
Ormai il Signore spezza loro i denti nella loro bocca. Avete gi risposto voi stessi: i vostri denti
sono bell'e spezzati nella vostra bocca. Rendete a Cesare quel che di Cesare, e a Dio quel che di
Dio! Cesare chiede la sua immagine: rendetegliela! Dio chiede la sua immagine: rendetegliela! Non
perda per colpa vostra Cesare una sua moneta; non perda Dio in voi la sua moneta. Ed essi non
seppero cosa rispondere. Erano stati inviati per accusarlo, tornarono dicendo che nessuno poteva
rispondere a lui. Perch? Perch erano stati loro spezzati i denti nella loro bocca.
Il battesimo di Giovanni.

12. A questo si riferiscono anche le parole: Con quale potere fai queste cose? Replic il Signore:
Voglio prima farvi anch'io una domanda; rispondetemi. E domand, loro di Giovanni; chiese loro
donde venisse il battesimo di Giovanni: se dal cielo o dagli uomini. Qualunque cosa avessero
risposto, sarebbe stata contro di loro. Essi non osarono dire: " Dagli uomini ", temendo di essere
lapidati da coloro che consideravano Giovanni un profeta. Pi ancora temevano di dire: " Dal cielo
", per non confessare che lui era Cristo, come Giovanni aveva annunziato. Stretti da ogni parte, da
destra e da sinistra, quei tali che erano venuti, per incolparlo, confessarono la propria ignoranza e
dissero: Non lo sappiamo . Quando gli chiesero: Con quale potere fai queste cose? preparavano
un'accusa, poich, se egli avesse detto: " Sono il Cristo ", lo avrebbero accusato di arroganza, di
superbia e di sacrilegio. Ma egli non disse: " Sono il Cristo", ma chiese di Giovanni, il quale aveva
detto di lui che era il Cristo. Costoro non osarono rimproverare Giovanni, temendo di essere uccisi
dal popolo; non osarono dire: " Giovanni ha, affermato il vero ", per non sentirsi dire: " Allora
prestategli fede! ". Ammutolirono; dissero di non sapere. Non erano pi, ormai, in grado di
mordere. Perch non ne erano pi capaci? Gi voi lo sapete: i loro denti erano stati spezzati nella
loro bocca.

Simone il fariseo e la peccatrice.

13. Dispiacque a quel fariseo, che aveva invitato a pranzo il Signore, il fatto che era stato consentito
a una donna peccatrice d'avvicinarsi ai suoi piedi. Mormorava contro Ges dicendo: Se costui fosse
un profeta, saprebbe quale donna gli si sia avvicinata ai piedi. Tu, che non sei un profeta, come fai
a sapere che egli non sa chi sia la donna che gli si avvicinata ai piedi? Lo pensava perch il
Signore non osservava le prescrizioni dei giudei circa la purit (quella purit che essi custodivano
esteriormente nella carne, ma non avevano nel cuore). Ma il Signore, che conosceva i peccati della
donna, come pure vedeva i pensieri del suo ospite, diede la risposta che voi sapete. E per dirla in
breve, anche quella volta volle spezzare nella bocca del fariseo i suoi denti. Propose infatti la
parabola: Due uomini erano debitori dello stesso creditore: uno doveva cinquecento denari, l'altro
cinquanta. Ambedue non avevano di che restituire, e il creditore rimise il debito a tutt'e due. Chi lo
am di pi? Lo interroga perch risponda; e quello risponde in modo che i suoi denti siano spezzati
nella sua bocca. Risponde confuso; tagliato fuori [dalla salvezza]. Quella donna, invece, che aveva
fatto irruzione in una dimora estranea, ma non si era avvicinata ad un Dio estraneo , viene accolta e
riceve misericordia. Il Signore ha spezzato i denti di costoro nella loro bocca.
Le insidie e le violenze dei giudei superate da Cristo.

14. Il Signore ha spezzato le zanne dei leoni. Non soltanto degli aspidi. Perch parlo ancora degli
aspidi? Gli aspidi vogliono insidiosamente inoculare il veleno, spargerlo, iniettarlo. Scopertamente,
invece, incrudelirono le folle e ruggirono come leoni. Perch hanno fremuto le genti e i popoli
hanno tramato cose vane? Quando insidiavano il Signore dicendo: lecito pagare il tributo a
Cesare o no? erano aspidi, erano serpenti: e i loro denti sono stati spezzati nella loro bocca. Pi
tardi gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Ormai non pi la lingua dell'aspide, ma il ruggito del
leone. Ma, il Signore ha spezzato anche le zanne dei leoni. Non , forse, senza significato che qui
non aggiunga: " Nella loro bocca ". Coloro che gli tendevano insidie con domande capziose, furono
costretti alla sconfitta dalla loro stessa risposta; questi invece che infierivano apertamente potevano,
forse, essere convinti con delle domande? Tuttavia anche le zanne di costoro furono spezzate. Il
crocifisso risorse e ascese al cielo. Cristo stato glorificato: egli adorato da tutte le genti e da tutti
i re. Incrudeliscano ora i giudei, se possono. Ma finito il loro tempo: Il Signore ha spezzato le
zanne dei leoni.
Serrata polemica contro i donatisti.

15. Negli eretici troviamo una prova che ben conferma quanto veniamo affermando. Troviamo che
anche costoro sono serpenti resi talmente sordi dall'ira che non vogliono ascoltare il medicamento
medicato dal sapiente. Il Signore, per, ha loro spezzato i denti dentro la loro bocca. Come si
accanivano un tempo contro di noi, rimproverandoci d'essere persecutori, quando li escludevamo
dalle basiliche! Domanda loro adesso: " Debbono essere esclusi gli eretici dalle basiliche, oppure
no?". Rispondano ora. Diranno che non debbono essere esclusi: ecco allora i massimianisti
pretendere la restituzione delle basiliche. Affinch i massimianisti non si riprendano le basiliche,
essi diranno che gli eretici debbono esserne esclusi. "Che cosa dicevate, dunque, contro di noi?
Vedete come i vostri denti sono stati spezzati nella vostra bocca?" Essi contrattaccano: "Forse che
noi coltiviamo l'amicizia dei re o degli imperatori? Voi s che vi appoggiate sugli imperatori! ". Ma
io ti chiedo: "Perch, allora, voi vi appellate ai proconsoli mandati dagli imperatori? Perch vi
appellate a delle leggi che gli imperatori hanno promulgate contro di voi? Imperatori appartenenti
alla nostra comunit hanno emanato leggi contro tutti gli eretici: col quale nome di eretici vengono
chiamati tutti coloro che non fanno parte della Chiesa, voi compresi. Se le leggi sono vere, valgono
anche contro di voi che siete eretici; se sono false, perch le fate valere contro gli eretici di casa
vostra? " Fratelli, state attenti un momento, e comprendete ci che volevamo dirvi. Tempo addietro
gli eretici mossero causa contro i massimianisti, per escluderli, come gente scismatica e
scomunicata, dai templi che essi da tempo occupavano e nelle cui sedi erano succeduti ai vescovi
loro predecessori. Volendo scacciarli da tali sedi, si appellarono alle leggi dello stato: si

presentarono ai giudici dichiarando di essere cattolici onde poter cacciar via gli eretici. Perch ti
dichiari cattolico per cacciar via l'eretico e non vuoi, al contrario, essere davvero cattolico, per non
essere cacciato via come eretico? Ti fingi cattolico per poter cacciar via l'eretico. Il giudice, infatti,
non avrebbe potuto giudicarti se non in base alle sue leggi. Orbene, costoro si dichiararono cattolici;
e la loro denunzia fu accolta. Accusarono gli altri d'essere eretici; e, quando il giudice chiese loro le
prove, citarono il concilio bagaitano, nel quale erano stati condannati i massimianisti. Le decisioni
del processo furono inserite negli Atti proconsolari; si dimostr che gli eretici, essendo stati
condannati, non dovevano possedere le basiliche e il proconsole emise la sentenza secondo la legge.
Secondo quale legge? Secondo la legge che era stata promulgata contro gli eretici. Ma, se essa
contro gli eretici, anche contro di te. " Perch - tu chiedi - contro di me? Io non sono eretico"!
Ebbene, se tu non sei eretico, quelle leggi sono false: esse, infatti, sono state promulgate da
imperatori che non appartengono certo alla tua comunione e danno il nome di eretici a tutti coloro
che non appartengono alla stessa comunione degli imperatori. Ma adesso io non voglio sapere se
tali leggi siano vere o false; mettiamo da parte tale questione, se ancora esiste. Lasciami, per,
ragionare un istante a modo tuo e chiederti: "Le leggi sono vere o sono false? ". Se sono vere, si
obbedisca a esse; se sono false perch te ne servi? Tu andasti a dire al proconsole: " Sono cattolico;
caccia via l'eretico ". Il proconsole ti chiese in qual modo potevi provare che quello era eretico; tu
gli presentasti il tuo concilio e dimostrasti che lo avevi condannato. Quello, o perch era connivente
con te o perch non capiva, fatto sta che si serv della legge come giudice, e tu ottenesti dal giudice
una linea di condotta che tu stesso non vuoi seguire. Orbene, se il giudice per le cose che tu
suggerivi, si servito della legge dell'imperatore, perch tu non ti servi di tale legge per la tua
correzione? Ecco, ha scacciato il tuo eretico sulla base della legge del suo imperatore: perch non
vuoi tu essere scacciato in base alla stessa legge? Esaminiamo daccapo la serie delle vostre imprese.
Ecco! le basiliche erano occupate dai massimianisti; ora sono state occupate da voi e da esse sono
stati scacciati i massimianisti. " naturale. Ci sono gli ordini dei proconsoli; ci sono i resoconti
degli Atti! " Ecco, arrivano (ben accolti!) i messi del giudice, e le citt sono in subbuglio.
Comunque, i proprietari sono stati cacciati dai loro templi. Perch? Perch sono eretici. In base a
quali leggi sono scacciati? Rispondi! Vediamo se non sono stati ancora spezzati i vostri denti nella
vostra bocca. La legge falsa? E allora non valga contro il tuo eretico. La legge vera? E allora
valga anche contro di te. Non hanno di che rispondere. Dio ha spezzato i loro denti nella loro
bocca. Perci, siccome non possono pi strisciare come aspidi nelle vie tortuose dell'inganno,
ruggiscono con aperta violenza come leoni. E ti vedi uscir fuori, allora, le schiere armate dei
circoncellioni assetati di sangue: fanno strage quanto possono e ovunque possono. Ma anche le
zanne dei leoni ha spezzato il Signore.
Le minacce de mondo perverso e prepotente.

16. [v 8.] Diverranno roba di nessun conto, come acqua che scorre. Non vi spaventino, fratelli,
certi fiumi cui si suol dare il nome di torrenti. D'inverno si riempiono d'acqua, ma non abbiate
timore! Dopo poco temo l'acqua sar defluita, la corrente passata. Il torrente rumoreggia per
qualche giorno, ma presto lo strepito cesser. I torrenti non possono durare a lungo. Molte eresie
sono gi morte: hanno rumoreggiato nei loro ruscelli come meglio hanno potuto, ma poi sono corse
via, e i loro ruscelli si sono asciugati e a mala pena si trovano le tracce della loro esistenza.
Svaniranno come acqua che scorre. Ma non soltanto costoro. Tutto il mondo attuale rumoreggia,
per un qualche tempo, e cerca chi trascinare con s. Non vi spaventino gli empi, i superbi, che
rumoreggiano sugli scogli della loro alterigia, come acque irrompenti in una confluenza. Sono
acque d'inverno: non possono sempre scaturire; necessario che scorrano verso al loro sfocio, verso
la loro fine. E, tuttavia, il Signore ha bevuto da questo torrente del mondo. Egli, infatti, quaggi ha
sofferto la passione; da questo stesso torrente ha bevuto. Ma ha bevuto per via, cio passando,
poich non si fermato sulla via dei peccatori . E che cosa dice di lui la Scrittura? Berr dal
torrente nella via, e per questo innalzer il capo . Cio: stato glorificato perch aveva voluto
gustare la morte; risorto perch aveva sofferto. Se non avesse voluto bere dal torrente lungo la via,
non sarebbe morto; se non fosse morto, non sarebbe risorto; se non fosse risorto, non sarebbe stato

glorificato. Dunque, berr dal torrente nella via; per questo innalzer il capo. Il nostro capo gi
innalzato: lo seguano le sue membra! Svaniranno come acqua che scorre. Ha teso il suo arco fino a
che siano indeboliti. Le minacce di Dio non vengono meno: arco di Dio sono le minacce di Dio. Il
suo arco teso, ma non ferisce ancora. Ha teso il suo arco fino a che siano indeboliti. E, di fatto,
molti sono stati indeboliti, spaventati dall'arco teso dal Signore. Cos divenne debole colui che
diceva: Che cosa mi ordini di fare? E il Signore a lui: Io sono Ges Nazzareno, che tu perseguiti .
Colui che gridava dal cielo tendeva l'arco. E molti che prima erano nemici sono stati indeboliti, e,
convertiti, non hanno pi voluto sollevare la loro testa contro l'arco che seguitava a rimanere teso.
Uno di costoro, divenuto debole in questa maniera, per escludere da noi ogni timore diceva:
Quando sono debole, allora sono potente . E che cosa gli fu risposto quando pregava che gli fosse
tolto il pungiglione della carne? La virt si perfeziona nella debolezza . Ha teso il suo arco fino a
che sono stati indeboliti.
Le pene dei peccatori in questa vita e nell'altra.

17. [v 9.] Come cera liquefatta saranno portati via. Tu, forse, stavi per dire: " Ma, non tutti si
indeboliscono come mi sono indebolito io, cio tanto da credere. Molti perseverano nelle loro colpe
e nella loro malvagit ". Non aver timore di costoro! Come cera liquefatta saranno portati via. Non
si ergeranno a lungo contro di te, non resisteranno: periranno nel fuoco delle loro brame. C', infatti,
una pena occulta della quale parler ora il salmo, da adesso sino alla fine. Sono pochi versetti: state
attenti! C' la pena futura: il fuoco dell'inferno, il fuoco eterno. La quale pena futura ha due aspetti:
una pena d'inferno, e in essa bruciava quel ricco il quale chiedeva che una goccia d'acqua cadesse
sulla sua lingua dal dito del povero che aveva disprezzato quando giaceva dinnanzi alla sua porta.
Ricorderete certamente come quel ricco diceva: Sono tormentato in questa fiamma . L'altro
elemento della pena sopraggiunger alla fine, quando coloro che saranno posti a sinistra si
sentiranno dire: Andate nel fuoco eterno che stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi .
Tali pene si manifesteranno alla fine della vita e quando, alla fine del mondo, si giunger alla
resurrezione dei morti. Ma ora, dunque, non vi nessuna pena, e Dio lascia completamente impuniti
i peccati fino a quel giorno? Esiste, anche nella vita presente, un castigo, per quanto occulto: e di
questo ora si parla nel salmo. Lo Spirito di Dio vuole sottolineare tale pena. Comprendiamola,
abbiamone timore, evitiamola: e cos non incapperemo in quelle altre pene molto pi terribili. Forse
qualcuno mi dir: " Certo vi sono anche qui le pene: il carcere, l'esilio, la tortura, la morte e tutte le
diverse specie di dolori e di travagli ". Indubbiamente vi sono anche queste pene, distribuite
secondo un giudizio di Dio: pene che per molti servono solo a metterli alla prova, mentre per molti
altri servono a condanna. In realt ci capita a volte di vedere i giusti sottoposti a tali pene, mentre ne
sono esenti gli ingiusti: tanto che per questo vacillarono i piedi di colui che pi tardi rese grazie
dicendo: Quanto buono il Dio d'Israele con i retti di cuore! Ma i miei piedi hanno quasi vacillato
perch sono stato invidioso dei peccatori, vedendo la loro pace . Aveva visto, infatti, la felicit dei
malvagi e aveva sentito la lusinga del male vedendo trionfare i cattivi, vedendoli nella prosperit,
vedendo che essi abbondavano di ogni bene temporale: di quei beni che anche lui, ancora troppo
piccino [nelle sue aspirazioni] desiderava dal Signore. Cos vacillarono i suoi piedi, finch non vide
che cosa alla fine doveva sperare o temere. Dice, infatti, nello stesso salmo: tutto questo fatica
dinanzi a me, finch non entri nel santuario di Dio e non comprenda le ultime cose . Non si tratta,
dunque, delle pene dell'inferno, n della pena di quel fuoco che succeder alla resurrezione, e
nemmeno delle pene che nel tempo presente sopportano sia i giusti che gli ingiusti; e spesso sono
pi pesanti per i giusti che per gli ingiusti. Lo Spirito di Dio vuol presentarci un'altra pena, propria
della vita presente. State attenti! Voi mi udrete dire cose che gi sapete; ma pi dolce giungere a
capirle attraverso un salmo che, prima di esservi spiegato, era ritenuto oscuro. Ecco, io vi dico cose
che voi gi conoscevate; ma, poich ve le dico ricavandole da un passo nel quale voi non le avevate
mai scorte, ne avrete gioia come se fossero nuove. Ascoltate qual la pena degli empi! Come cera
liquefatta saranno portati via. Ho detto che ci accadr a causa delle loro concupiscenze. Il
desiderio malvagio come fiamma e fuoco. Il fuoco consuma la veste; e la brama dell'adulterio non
consuma, forse, l'anima? La Scrittura, parlando delle intenzioni adultere, dice: Uno che porta il

fuoco nel suo seno, come impedir alle sue vesti di bruciare? Se tu porti in seno della brace, ti
vedrai ben presto dei buchi nella veste. Hai in mente l'adulterio, e rimarr intatta la tua anima ?
La superbia il vizio primordiale dell'uomo. Gli altri vizi sono insieme peccati e castighi del peccato.

18. Ma, siccome pochi riescono a vedere queste pene, ecco lo Spirito di Dio sottolinearle molto
vigorosamente. Ascolta l'Apostolo! Dio, dice, li ha abbandonati alle concupiscenze del loro cuore .
Ecco il fuoco, alla presenza del quale si liquefanno come cera. Han voluto disfarsi della castit e da
quella specie di sodezza che ne deriva; per questo, quanti si abbandonano ai loro piaceri sono detti
dissoluti e molli. Chi li ha rammolliti e resi dissoluti? Il fuoco delle loro concupiscenze. Dice Paolo:
Dio li ha abbandonati alle concupiscenze del loro cuore, affinch, ricolmi di ogni ingiustizia,
facciano cose che non convengono. Ed elenca molti peccati, affermando che gli stessi sono anche
pene dei peccati. Dice che la prima pena la superbia; o meglio la superbia non una pena: un
peccato, il primo peccato. Il primo peccato la superbia, e l'ultima pena il fuoco eterno, il fuoco
dell'inferno: pena per gente ormai dannata. Tra quel primo peccato e quest'ultima pena, ci che sta
in mezzo sono insieme peccati e pene. L'Apostolo ricorda come essi (i pagani) commettono peccati
enormi e detestabili, e tuttavia li chiama pene. Dice: Per questo Dio li ha abbandonati alle
concupiscenze del loro cuore, alla impudicizia, affinch facciano le cose che non convengono. E
affinch nessuno creda che il pagano venga punito soltanto con delle pene che ora sono per lui
anche piaceri e non tema ci che gli capiter alla fine, menziona espressamente l'ultima pena:
Costoro, pur conoscendo la giustizia di Dio, non hanno capito, dice, che quanti commettono tali
peccati sono degni di morte; e non soltanto coloro che li commettono, ma anche coloro che li
approvano . Coloro che commettono questi peccati sono degni di morte. Quali? Quelli che prima ha
elencati tra le pene; infatti, Dio li ha abbandonati, dice, alle concupiscenze del loro cuore, affinch
facciano cose che non convengono. Essere adultero, gi una pena; essere menzognero, avaro,
imbroglione, omicida, queste sono gi pene. Pene di quale peccato? Dell'apostasia primordiale,
della superbia. Inizio del peccato dell'uomo apostatare da Dio; e inizio di ogni peccato la
superbia . Per questo antecedentemente ha parlato del peccato per antonomasia: Pur avendo
conosciuto Dio, questi tali non lo hanno glorificato come Dio n gli hanno reso grazie; ma si sono
abbandonati ai loro vani pensieri e si oscurato il loro stupido cuore . L'ottenebrarsi del cuore
gi una pena. Ma donde deriva? Dicendo di essere sapienti sono divenuti stolti . Dicevano di avere
da se stessi ci che avevano ricevuto da Dio; oppure, se sapevano da chi l'avevano ricevuto, non
glorificavano colui dal quale sapevano di averlo ricevuto. Questo significa: Dicendo di esser
sapienti. E a questo subito ha fatto seguito la pena: Sono divenuti stolti e si oscurato il loro
stupido cuore. Dicendo di essere sapienti, sono divenuti stolti. Vi sembra, questa, una piccola pena?
Tanto per parlare solo di questa, una piccola pena l'ottenebrarsi del cuore, l'accecamento dello
spirito? Se qualcuno commettendo un furto vi perdesse subito un occhio, tutti direbbero che Dio lo
ha meritatamente castigato. Ha perduto l'occhio del cuore, e si crede che Dio lo abbia risparmiato!
Come cera liquefatta saranno portati via.
Le passioni disordinate siano tempestivamente represse.

19. caduto dall'alto il fuoco e non hanno visto il sole. Osservate come, in qualche modo, definisce
questa pena dell'oscuramento del cuore. Il fuoco caduto dall'alto: il fuoco della superbia. Un
fuoco pieno di fumo: il fuoco della concupiscenza, il fuoco dell'ira. Quanto grande questo fuoco?
Colui sul quale questo fuoco cadr non vedr il sole. Per questo detto: Non tramonti il sole sulla
vostra ira . Dunque, fratelli, temete il fuoco dei cattivi desideri, se non volete essere liquefatti come
cera e perire lungi dal cospetto di Dio. Se, infatti, cadr dall'alto questo fuoco, voi non vedrete il
sole. Quale sole? Non questo che con te vedono anche gli animali e le mosche, che vedono tanto i
buoni quanto i malvagi, poich Dio fa sorgere il suo sole sui buoni e sui malvagi . C' un altro sole,
del quale essi diranno: Il sole non sorto per noi; tutte quelle cose sono passate come ombra.
Perci noi abbiamo deviato dalla via della verit e la luce della giustizia non ha brillato per noi, e
il sole non sorto per noi . Per quale motivo, se non perch caduto dall'alto il fuoco, e non hanno

visto il sole? La concupiscenza della carne li ha vinti. E donde deriva questa concupiscenza? State
attenti! Sin dalla nascita con te ci che tu devi vincere. Non aggiungere altri nemici; vinci il
nemico col quale sei nato. In sua compagnia entrasti nello stadio di questa vita; combatti contro ci
che con te fin dalla tua origine. Se non hai ancora debellato quel primo nemico, perch vuoi
suscitare in te una folla di altre brame? Il piacere carnale, di fatto, fratelli, nasce insieme con
l'uomo. Ma colui che ben istruito, subito riconosce il suo nemico, lo aggredisce, lo combatte e
presto lo vince. Lo pu, perch i nemici ancora non sono cresciuti. Chi invece non si preoccupa di
vincere quella concupiscenza con la quale nato da una stirpe peccatrice, ma sollecita e stuzzica
molte altre voglie sregolate, difficilmente le vincer; anzi, essendo diviso in se stesso, brucer nel
fuoco che egli stesso si acceso. Non lusingarti quindi che esistano soltanto le pene future; sta'
attento anche a quelle presenti. caduto dall'alto il fuoco e non hanno visto il sole.
Pentimento fruttuoso e pentimento sterile.

20. [v 10.] Prima che il rovo emetta le vostre spine, quasi viventi, come nell'ira, li berr. Che cos' il
rovo? una pianta che produce spine e dicono che le sue spine siano fittissime. Dapprima
un'erba; e, finch erba, una pianta tenera e bella; in essa, per, pi tardi nasceranno le spine.
Anche i peccati ora ti danno piacere e, per cos dire, non ti pungono. Come il rovo: il quale , s,
un'erba, ma ben presto caccia fuori le spine. Prima che il rovo emetta le spine: prima, cio, che
crescano e siano avvertiti i dolori dei miserabili piaceri e delle volutt. Interroghino se stessi coloro
che amano qualcosa e non possono ottenerla; vedano se non siano tormentati dal desiderio, e,
quando saranno giunti a ci che illecitamente desiderano, guardino se non siano tormentati dalla
paura. Riflettano dunque, finch sono in terra, sulle loro pene, prima che venga la resurrezione,
quando, risorgendo nella carne, non saranno trasformati. Perch tutti risorgeremo, ma non tutti
saremo trasformati . Avranno, dunque, una carne corruttibile, in cui cio potranno soffrire ma non
morire. Altrimenti anche quei dolori finirebbero. Allora spunteranno le spine di quel rovo, cio tutti
i dolori e le trafitture dei tormenti. Quali spine avranno da sopportare coloro che diranno: Questi
sono quelli che un tempo avemmo a scherno ? Sopporteranno le spine del rimorso e, del
pentimento: pentimento tardivo e infruttuoso, cos come sono sterili le spine. Il pentimento di
questo tempo un dolore salutare; il pentimento dell'aldil un dolore solamente punitivo. Non
vuoi soffrire quelle spine? Trafiggiti qui con le spine della penitenza, onde fare ci che detto:
Nelle tribolazioni, mentre ero trafitto dall'aculeo, io mi sono ravveduto. Ho conosciuto il mio
peccato e non ho celato la mia ingiustizia. Ho detto: proclamer contro di me la mia iniquit al
Signore; e tu hai perdonato l'empiet del mio cuore . Fa' questo ora; ora trafiggiti, affinch non
cada a te ci che si dice di certi uomini detestabili: Si sono separati, e non si sono compunti .
Osservate coloro che si sono separati e non si sono compunti. Li vedete separati, ma non compunti.
Ecco, sono fuori della Chiesa, ma non si pentono n vogliono tornare l donde si sono staccati. Pi
tardi il loro rovo produrr le spine. Non vogliono avere ora la contrizione salutare; avranno poi
quella punitiva. Ma anche adesso, prima che il rovo produca le spine, caduto dall'alto un fuoco
che non permette ad essi di vedere il sole: un fuoco che, mentre sono ancora vivi, li divora,
conforme disposto dall'ira di Dio: il fuoco delle brame malvagie, degli onori vani, della superbia,
dell'avarizia. E a cosa li porta? A non conoscere la verit, a non darsi per vinti, a non lasciarsi
vincere nemmeno dalla verit. Che cosa c' di pi glorioso, fratelli, che sottomettersi e lasciarsi
vincere dalla verit? Oh! lasciati vincere liberamente dalla verit, poich, altrimenti, essa ti vincer
anche tuo malgrado. Orbene, quel fuoco delle malvagie concupiscenze, che cade dall'alto affinch
non vedano il sole, consuma il rovo prima che cacci fuori le sue spine: cio, cela la loro vita
malvagia fino al giorno della fine, quando da tale vita vedranno nascere i tormenti che non potranno
celare. Ma gi un effetto dell'ira divina questa azione occultatrice del fuoco ai danni del rovo. Non
, infatti, piccola pena non riuscire a vedere il sole e non credere che dalla loro vita malvagia pi
tardi nasceranno le spine delle pene. Voi, dice, siete il rovo; e il fuoco consuma nell'ira quel rovo
che siete voi stessi; e vi consuma fin da adesso, mentre siete ancora vivi mentre siete ancora in
questa vita, prima che esso produca apertamente le spine delle vostre pene nel giudizio futuro. Vi
consuma nel senso che vi investe e non vi consente di uscirne fuori. Perci, a quanto io credo,

l'ordine delle parole sarebbe pi chiaro se le si disponesse come segue: caduto dall'alto il fuoco e
non hanno visto il sole; e questo fuoco, come nell'ira, consuma il rovo, voi quasi viventi, prima che
produca le vostre spine. Il fuoco, cio, brucia voi stessi, che rassomigliate al rovo, e vi divora prima
della morte, prima cio che tale rovo lasci spuntare le vostre spine, cosa che avverr dopo la morte,
nella resurrezione di condanna. Perch non ha detto " viventi ", ma quasi viventi? Perch una falsa
vita quella degli empi. Essi non vivono; credono soltanto di vivere. E perch non ha detto " nell'ira
", ma come nell'ira? Perch Dio fa tutto con assoluta tranquillit. Anche questo, infatti, scritto: Tu,
Signore delle virt, giudichi con tranquillit . Egli, dunque, anche quando minaccia, non si adira n
si turba affatto. Lo si dice adirato perch punisce e fa giustizia. Del pari, coloro che non vogliono
emendarsi come se vivessero, ma non vivono. Perch la vendetta del primo peccato e di quelli che
essi vi hanno aggiunti incombe su di loro; e tale vendetta chiamata ira di Dio, perch procede dal
giudizio di Dio. Per questo il Signore dice a proposito di colui che non crede: L'ira di Dio resta su di
lui . Anche noi, in quanto siamo nati mortali, eravamo sotto l'ira di Dio. Per questo dice l'Apostolo:
Siamo stati anche noi, un tempo, per natura figli dell'ira, come anche gli altri . Che vuol dire: Per
natura figli dell'ira, se non che portiamo con noi la pena del primo peccato? Ma, se ci convertiamo,
scompare l'ira e ci offerta la grazia. Se, invece, non vuoi convertirti, aggiungi altre colpe a quelle
con le quali sei nato: e, come nell'ira, sarai divorato gi nel tempo presente.
Il castigo degli ostinati monito salutare per il fedele.

21. [v 11.] Cercate di comprendere in che cosa consista questa pena, e rallegratevi di non essere cos
condannati, voi tutti che progredite, voi tutti che comprendete e amate la verit e che desiderate in
voi stessi pi la vittoria della verit che non la vostra vittoria! Voi tutti che non chiudete gli orecchi
alla verit, godendo delle cose presenti e ricordandovi di quelle passate. Voi che non volete essere
come il cane che torna a mangiare il suo vomito . Tutti voi che siete cos, osservate le pene di coloro
che non sono in tali condizioni, e rallegratevi! Non sono giunte ancora le pene dell'inferno; ancora
non venuto il fuoco eterno. Colui che progredisce in Dio si confronti ora con l'empio; confronti un
cuore cieco con un cuore illuminato. E voi, paragonate tra loro uno che vede e uno cui manca la
vista corporale, anche se questa capacit visiva non sia nulla di straordinario. Aveva, forse, Tobia
gli occhi del corpo? Suo figlio s che li aveva, mentre lui personalmente non li aveva; eppure il
cieco mostrava al veggente la via della vita . Orbene, quando vedete una tal pena, rallegratevi
poich essa non vi tocca. Per questo la Scrittura dice: Godr il giusto quando vedr la vendetta.
Non la vendetta futura; osserva, infatti, le parole che seguono. Laver le sue mani nel sangue del
peccatore. Quale il significato di queste parole? Stia attenta la vostra Carit! Forse che, quando gli
omicidi vengono uccisi, gli innocenti debbono accorrere sul luogo dell'uccisione per lavarsi le
mani? Quale, allora, il significato delle parole: Nel sangue del peccatore laver le sue mani? Il
giusto, quando vede la pena del peccatore, progredisce; e la morte dell'uno giova alla vita dell'altro.
Se, pertanto, tu vedi scorrere spiritualmente il sangue di coloro che sono morti nella loro coscienza,
prendi nota del loro castigo e vatti a lavare le mani; cio, per l'avvenire vivi pi onestamente. Ma, in
che senso laver le sue mani, se giusto? Che cosa ha nelle mani da lavare, se giusto? Giusto
colui che vive di fede , e qui per " giusti " si intendono tutti i credenti. Difatti, dal giorno stesso in
cui hai abbracciato la fede, gi meriti il nome di " giusto ". Ti fu accordata, infatti, la remissione dei
peccati. Anche se nel seguito della tua vita hai commesso dei peccati (che non possono non
penetrare nella tua anima, come l'acqua del mare nel fondo della barca), tuttavia, siccome tu sei un
credente, quando vedrai piombare nella cecit colui che s' voluto staccare completamente da Dio,
quando lo vedrai nell'incapacit di guardare il sole per il fuoco che dall'alto gli caduto addosso,
allora, tu che gi vedi Cristo per mezzo della fede per poi vederlo nella chiara visione (poich il
giusto vive di fede), osserva morire l'empio, e purificati dal peccato. Laverai cos, in certo qual
modo le tue mani nel sangue del peccatore. Laver le sue mani nel sangue del peccatore.
La carit nostro frutto spirituale.

22. [v 12.] E dir l'uomo: C' dunque del frutto per il giusto. Ecco, prima che venga ci che ci

stato promesso, prima che ci sia data la vita eterna, prima che gli empi siano gettati nel fuoco
eterno, qui, in questa vita, c' il frutto per il giusto. Quale frutto? Lieti nella speranza, pazienti nella
tribolazione . Qual il frutto del giusto? Noi ci gloriamo delle tribolazioni, sapendo che la
tribolazione genera la pazienza, la pazienza genera la costanza e la costanza la speranza; la quale
speranza non delusa, perch la carit di Dio stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo, che ci stato donato . Gode l'ubriaco, e non si allieter il giusto? Nella carit il
frutto del giusto. Quegli misero anche quando si inebria; questi beato anche quando ha fame e
sete. Quello si rimpinza di vino; questo si nutre di speranza. Osservi dunque, il cristiano, il castigo
dell'ubriacone e la sua propria gioia, e pensi a Dio. Colui che ti ha dato ora una tale gioia mediante
la fede, la speranza e la carit, mediante la verit delle sue Scritture, quale felicit non ti preparer
per la fine! Colui che cos ti nutre nell'esilio, in qual modo ti sazier in patria! E dir l'uomo: C'
dunque del frutto per il giusto. Credano coloro che vedono; vedano e capiscano. Godr il giusto,
quando vedr la vendetta. Ma, se non avr occhi per vedere la vendetta, si rattrister, e non potr
correggersi grazie ad essa. Se, invece, avr modo di vederla, vedr anche quale differenza vi sia tra
l'avere ottenebrato l'occhio del cuore e l'averlo illuminato; tra l'amenit della purezza e la fiamma
della passione; tra la sicurezza della speranza e il timore della colpa. Quando avr visto questo, si
separi dal cattivo e lavi le sue mani nel sangue del peccatore. Tragga profitto dal paragone e dica:
C' dunque del frutto per il giusto; c' dunque Dio che li giudica in terra. Non soltanto in quell'altra
vita, non soltanto nel fuoco eterno, non soltanto gi nell'inferno, ma qui in terra. Ecco: quel ricco
indossa ancora la porpora e il bisso e ogni giorno banchetta splendidamente. Il rovo non ha ancora
emesso le spine! Non ancora quel ricco dice: Sono tormentato in questa fiamma , ma ormai nella
sua mente c' la cecit, ormai l'occhio del suo spirito spento. Se tu vedessi un cieco assidersi a
tavola, ricca quanto vuoi, tu lo diresti misero. Uno che spiritualmente cieco e non vede quel pane
che Cristo, lo consideri felice? Pu dire questo solo chi , come lui, cieco. C' dunque del frutto
per il giusto; c' dunque Dio che li giudica in terra.
La parola di Dio va ascoltata e praticata.

23. Se siamo stati un po' troppo prolissi, perdonateci. Vi esortiamo, in nome di Cristo, a riflettere
fruttuosamente sulle cose che avete ascoltate. Poich non serve a niente predicare la verit, se il
cuore dissente dalla lingua; e non giova a mente ascoltare la verit, se poi non si costruir sopra la
pietra. Colui che costruisce sopra la pietra colui che ascolta ed opera in conseguenza. Invece, colui
che ascolta e non fa costruisce sopra la sabbia . Colui, poi, che non ascolta e non fa non costruisce
niente. Ma, come chi costruisce sopra la sabbia si costruisce una casa che presto andr in rovina,
cos colui che sopra la pietra non costruisce nulla, quando verr la fiumana si trover senza casa, e
lui stesso sar portato via. Non c' altro da fare se non edificare ed edificare sopra la pietra: cio,
ascoltare e mettere in pratica. E non dica qualcuno: " Che vengo a fare io in chiesa? Difatti, molti
che ogni giorno vengono in chiesa non praticano poi ci che odono ". Tuttavia ascoltano, e non
poco! Pu darsi che finalmente, seguitando per tale via, giungano ad ascoltare e a praticare. Quanto
a te, che rifuggi anche dall'ascoltare, quanto sei lontano dal fare! " Ma io - dici - almeno non
costruisco sopra la sabbia ". Il fiume ti trover allo scoperto: e cos, forse che non ti travolger?
Forse la pioggia non ti uccider? Forse per questo i venti non ti porteranno via? " Dunque, verr ed
ascolter ". Ma dopo che avrai ascoltato, mettiti all'opera. Se ascolterai e non farai, avrai, s,
costruito qualcosa, ma, sulla sabbia. Orbene poich se siamo senza dimora siamo scoperti, e se
siamo in una costruzione col fondamento sulla sabbia ci prepariamo la rovina, non ci resta che
costruire sulla pietra, cio mettere in pratica ci che abbiamo ascoltato.

SUL SALMO 58
ESPOSIZIONE
DISCORSO 1

Cristo re universale.

1. [v 1.] La Scrittura solita indicare nel titolo i misteri contenuti nei diversi salmi, come ad
abbellire ogni salmo, fin dal suo inizio, con gli splendori del mistero che intende far conoscere a chi
gli si avvicina. Non diversamente sull'arco delle porte suole porsi un'iscrizione, in cui possiamo
leggere che cosa si faccia all'interno, oppure di chi sia quell'abitazione, o, anche chi sia il
proprietario di quel podere. Ecco pertanto questo salmo aprirsi con un titolo, che si riferisce a un
altro titolo e che suona: Sino alla fine, affinch tu non guasti a David stesso l'iscrizione del cartello.
, come ho detto, un titolo che tratta di un altro titolo. Il Vangelo ti indica quale sia il testo del titolo
che, a detta del salmo, vietato guastare. Infatti, quando il Signore fu crocifisso, un cartello fu
scritto da Pilato con le parole: Re dei giudei , in tre lingue: ebraica, greca e latina, le lingue, cio,
che in tutto il mondo primeggiano. Orbene, se il re dei giudei fu crocifisso e furono i giudei a
crocifiggere il loro re, crocifiggendolo non ottennero il risultato di farlo morire, ma piuttosto quello
di farlo re anche delle genti. Per quanto fu in loro, eliminarono il Cristo, ma da se stessi, non da noi.
Egli morto per noi e con il suo sangue ci ha riscattati. E a tutt'ora quel cartello non stato
distrutto, poich egli re, non soltanto delle genti ma anche degli stessi giudei. E perch no? Forse
che, per esserglisi ribellati, sono riusciti a rovesciare il potere del loro re? Egli regna anche su di
loro. Tale re ha in mano uno scettro di ferro, con il quale regge e frantuma. Dice: Io sono stato
costituito re da lui sopra Sion, il suo monte santo, predicando il comandamento del Signore. Il
Signore ha detto a me: Tu sei mio Figlio; io oggi ti ho generato. Chiedi a me, e io ti dar le genti in
tua eredit, e i confini della terra in tuo possesso. Tu li reggerai con lo scettro di ferro, e come vasi
d'argilla li frantumerai . Chi regger? Chi frantumer? Regger coloro che obbediscono, frantumer
coloro che si oppongono. Dunque le parole: Tu non guasterai sono giuste e profetiche; giacch gli
stessi giudei fecero pressione su Pilato e dissero: Non scrivere re dei giudei, ma scrivi che egli si
detto re dei giudei . Secondo codesta tua iscrizione invece - dicevano - egli verrebbe confermato
nostro re. E Pilato rispose: Ci che ho scritto ho scritto. Si sono cos realizzate le parole: Tu non
guasterai.
Cristo capo e corpo.

2. Non questo l'unico salmo che rechi un'iscrizione di tal genere, che vieta di guastare il cartello.
Diversi altri salmi sono cos intitolati , e ognuno di essi preannunzia la passione del Signore.
Ebbene, riferiamo anche il nostro salmo alla passione del Signore; e lasciamo che ci parli Cristo,
capo e corpo. Cos sempre o quasi sempre, quando ascoltiamo la voce di Cristo nei salmi,
abituiamoci a non vedere soltanto quel capo, l'unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo
Ges : il quale secondo la divinit il Verbo esistente fin dal principio, Dio presso Dio, quel Verbo
che si fatto carne e che ha abitato fra noi , prendendo la carne dalla discendenza di Abramo e dalla
stirpe di David tramite la Vergine Maria . No! Quando ascoltiamo le parole di Cristo, non pensiamo
soltanto a colui che il nostro capo; pensiamo al Cristo totale, capo e corpo, nelle fattezze di un
uomo completo. Ci dice infatti l'apostolo Paolo: Voi siete il corpo e le membra di Cristo . E lo
stesso Apostolo dice che Cristo il capo della Chiesa . Orbene, se lui il capo e noi siamo il corpo,
Cristo tutto intero capo e corpo. Talvolta, infatti, trovi parole che non convengono al capo; e, se
non le adatterai al corpo, il tuo intelletto, vaciller. In altre parti trovi, invece, parole che non sono
adatte al corpo, e tuttavia sempre Cristo che parla. Qui non c' pericolo di sbagliare! Viene, infatti,
spontaneo attribuire al capo ci che si vede non convenire al corpo. D'altra parte, per, mentre era
appeso alla croce, disse nella persona del corpo: Dio mio, Dio mio, volgi lo sguardo verso di me!
Perch mi hai abbandonato? Dio di fatto non aveva abbandonato Cristo, come Cristo non aveva
abbandonato Dio. Che, forse, Cristo era venuto a noi abbandonando Dio? O, viceversa, Dio lo
aveva, forse, mandato allontanandosi da lui? Ma, poich l'uomo era stato abbandonato da Dio
(Adamo, che era solito godere della presenza di Dio, dopo il peccato rimase spaventato dalla
coscienza della colpa e fugg lontano da colui che costituiva la sua gioia ) e Dio lo aveva veramente
abbandonato in quanto egli per primo aveva abbandonato Dio; per questo motivo il Cristo (che
aveva ricevuto la carne da Adamo) disse tali parole nella persona della sua carne, poich allora il

nostro vecchio uomo era inchiodato alla croce insieme con lui .
La resurrezione di Cristo cardine della nostra fede.

3. Ascoltiamo, dunque, quanto segue: Quando Saul mand a sorvegliare la casa di lui per
ucciderlo. Queste parole non si riferiscono direttamente alla croce del Signore; riguardano per
ugualmente la sua passione. Cristo fu crocifisso, mor e fu sepolto. Quel sepolcro era, dunque, come
una casa, e le autorit giudaiche mandarono a custodirlo delle guardie che furono poste dinanzi al
sepolcro di Cristo . vero che questa vicenda si trova narrata nel libro dei Re: Saul, infatti, una
volta mand degli sgherri a sorvegliare la casa per uccidere David . Ma noi, che stiamo trattando del
titolo del salmo; dobbiamo interessarci della vicenda per quel che ne ha attinto l'autore del salmo
stesso. Orbene, ha egli voluto farci intendere solamente che ci furono delle persone inviate a
sorvegliare la casa in modo che David fosse ucciso? In qual modo, per, pu essere vero che la casa
fu sorvegliata affinch Cristo venisse ucciso David infatti raffigurava Cristo, se vero che Cristo fu
posto nel sepolcro solo dopo essere stato ucciso sulla croce? Riferisci, dunque, tutto questo al corpo
di Cristo! Uccidere Cristo significava - per loro - cancellare il nome di Cristo affinch nessuno
avesse a credere in lui. Questo doveva produrre la menzogna delle sentinelle: le quali, appunto,
furono subornate affinch dicessero che, mentre dormivano, erano venuti i discepoli di lui e lo
avevano portato via . Questo davvero voler uccidere Cristo! Cio, cancellare la fama della sua
resurrezione e far prevalere la menzogna sopra il Vangelo. Ma, come Saul non raggiunse il suo
scopo di uccidere David, cos neppure i maggiorenti del giudaismo poterono raggiungere il loro
scopo di far trionfare la testimonia a dei custodi che dormivano su quella degli Apostoli che erano
svegli. Che cosa si sugger alle guardie di dire? Vi diamo, dissero, quanto denaro volete; ma voi
dovete dire che, mentre dormivate, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato via. Ecco quali
testimoni, falsi e bugiardi, produssero i nemici contro la verit e contro la resurrezione di Cristo!
quei nemici che Saul raffigurava. Interroga pure, o infedele, dei testimoni addormentati! Ti
rispondano che cosa sia accaduto nel sepolcro. Se dormivano, come fanno a saperlo? Se erano
svegli, perch non hanno catturato i ladri? Dica, dunque, quanto segue!
4. [v 2.] Liberami dai miei nemici, mio Dio; e da coloro che si levano sopra di me, riscattami. Ci
si compiuto nella carne di Cristo e si compie anche in noi. Non rinunziano infatti, i nostri nemici
(il diavolo e gli angeli suoi), a levarsi sopra di noi ogni giorno, a tentare di prendersi gioco della
nostra debolezza e della nostra fragilit con inganni, con suggerimenti, con tentazioni, e a cercare di
prenderci al laccio con tranelli di ogni genere, finch ancora viviamo qui in terra. Ma, s'innalzi a
Dio la nostra voce; si gridi dalle membra di Cristo, soggette al loro capo che in cielo: Liberami
dai miei nemici, Dio mio! E da coloro che si levano sopra di me, riscattami!
Attraverso le persecuzioni Dio incrementa la Chiesa.

5. [v 3.] Liberami da coloro che operano ingiustizia, e salvami dagli uomini sanguinari. Erano
certamente uomini sanguinari coloro che uccisero il Giusto, nel quale non avevano trovato alcuna
colpa. Erano uomini sanguinari, poich, mentre uno straniero voleva liberare il Cristo lavandosene
le mani, essi gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Erano uomini sanguinari, perch, mentre veniva
loro presentato nella sua gravit il delitto del sangue di Cristo, risposero, riversandone le
conseguenze anche sui loro figli: Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli . Ma
neppure contro il suo corpo cessarono di infierire gli uomini sanguinari. Infatti, dopo la resurrezione
e l'ascensione di Cristo, tocc alla Chiesa subire le persecuzioni; e prima di tutto a quella che fior
in seno alla nazione giudaica, alla quale appartenevano anche i nostri Apostoli. In tale persecuzione
per primo fu lapidato Stefano , che ricevette ci che significa il suo nome. Stefano, infatti, significa
" corona ". Fu lapidato in mezzo al disprezzo, ma fu incoronato in modo sublime. Poi, quando si
sparse tra le altre nazioni, si levarono i regni pagani (prima che in essi fosse realizzato ci che era
stato predetto: Lo adoreranno tutti i re della terra; tutte le genti lo serviranno ) e rugg l'impeto di
quel regno contro i testimoni di Cristo. Fu sparso in gran quantit il sangue dei martiri: sparso il
quale, come se fosse stata sparsa la semente della Chiesa, ne germogliarono messi pi rigogliose e,

come noi oggi vediamo, la Chiesa si estese per tutto il mondo. Orbene, da questi uomini sanguinari
viene liberato il Cristo: non soltanto nel capo ma anche nel corpo. Dagli uomini sanguinari
liberato Cristo: da coloro che furono ieri, da quelli che sono oggi, e da quelli che saranno domani.
Cristo liberato: il Cristo che ci andato avanti, il Cristo che vive oggi e quello che verr in futuro.
Cristo, infatti, tutto il corpo di Cristo; e tutti coloro che oggi sono buoni cristiani, e coloro che lo
sono stati prima di noi, come quelli che lo saranno dopo di noi, tutto questo Cristo globale viene
liberato dalle mani degli uomini sanguinari. N sono vane queste parole: E dagli uomini sanguinari
salvami.
Debolezza dei grandi della terra.

6. [v 4.] Perch, ecco, si sono impossessati della mia vita. Hanno potuto catturare, hanno potuto
uccidere: si sono impossessati della mia vita. Ma dov' che hai spezzato le mie catene ? Dov' che
la rete stata rotta e noi siamo stati liberati? Come facciamo noi a benedire Dio, il quale non ci ha
dato in preda ai loro denti ? Certamente costoro ci hanno dato la caccia, ma colui che custodisce
Israele non lo abbandona nelle mani dei cacciatori. Perch, ecco, si sono impossessati della mia
vita; i forti hanno fatto irruzione su di me. Non dobbiamo passare sotto silenzio questi " forti "; era
necessario che ci si sottolineasse accuratamente chi fossero questi forti che si levano contro. Sono
forti, ma contro chi, se non contro i deboli, se non contro i fragili, contro coloro che forti non sono?
E, tuttavia, sono lodati i deboli, e i forti sono condannati. Affinch poi si intenda chi siano i " forti ",
per primo il Signore chiam " forte " il diavolo stesso, dicendo: Nessuno pu entrare nella casa del
forte e rubare i suoi vasi, se prima non avr incatenato il forte . In effetti Cristo incaten il forte
con le catene del suo potere; e rub i suoi vasi e li fece propri. Tutti i peccatori erano, infatti, vasi
del diavolo, mentre, credendo, son divenuti vasi di Cristo. A costoro l'Apostolo dice: Voi foste, un
tempo, tenebre, ma ora siete luce nel. Signore ; egli ha fatto conoscere le sue ricchezze nei vasi di
misericordia . Per " forti " si possono, dunque, indicare tutti costoro. Ma vi sono anche tra gli
uomini certi forti dotati di forza degna di biasimo e di condanna: i quali sono presuntuosi perch
dispongono di un benessere terreno. Non vi sembra che fosse forte quel ricco del quale ora ha
parlato il Vangelo? forte perch la campagna gli aveva reso abbondanti frutti! Era preoccupato e
decise di demolire i vecchi granai e di costruirne di nuovi e pi grandi. Poi, dopo averli costruiti,
diceva alla sua anima: Possiedi molte ricchezze, o anima! Banchetta, allietati, saziati! Quale forte
stai osservando! Ecco l'uomo che non ha posto in Dio il suo aiuto, ma ha sperato nella moltitudine
delle sue ricchezze. Osserva quanto sia forte: Si inorgoglito, dice, della sua vacuit .
La giustizia non rende forti se prescinde da Dio.

7. Vi sono anche altri forti, non per le ricchezze, non per il vigore del corpo, non per qualche potere
o dignit che spicca nel tempo, ma perch confidano nella loro giustizia. Dobbiamo guardarci,
dobbiamo temere, dobbiamo combattere questo genere di forti; non dobbiamo imitarli. Essi
confidano, ripeto, non nel loro corpo, non nelle loro ricchezze, non nella loro stirpe o negli onori
loro conferiti. Chi non vede, infatti, che tutte queste, cose sono temporali, labili, caduche, effimere?
Essi confidano nella loro giustizia. Tale robustezza ha impedito ai giudei di entrare nella cruna
dell'ago . Presumendo infatti di se stessi e della loro giustizia e ritenendo di essere sani, hanno
respinto la medicina ed hanno ucciso lo stesso medico. Questi forti, per nulla convinti di essere
infermi, non venuto a chiamare colui che diceva: Non necessario il medico ai sani, ma agli
ammalati. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori, alla penitenza . Costoro erano quei
forti che insultavano i discepoli di Cristo, poich il loro Maestro visitava gli ammalati e sedeva a
tavola con gli infermi. Dicevano: Perch il vostro Maestro mangia con i publicani e con i
peccatori? O forti, che non avete bisogno del medico! Codesta forza non salute, ma follia.
Nessuno infatti pi vigoroso dei pazzi: essi sono pi robusti dei sani; ma quanto pi grandi sono le
loro forze, tanto pi vicina la loro morte. Ci distolga, dunque, Dio dall'imitare questi forti.
Dobbiamo, infatti, temere che qualcuno voglia imitarli. Ma il Maestro dell'umilt, che si rese
partecipe della nostra debolezza donandoci insieme la partecipazione della sua divinit, discese dal

cielo per insegnarci la via e per essere lui stesso la via ; e, fra tutte le altre cose, si degn inculcarci
per prima la sua umilt. Per questo non ricus di farsi battezzare dal servo , per insegnarci a
confessare i nostri peccati, per insegnarci ad essere deboli onde divenire forti, e fare nostre le parole
dell'Apostolo che dice: Quando divengo debole, allora sono forte . Egli, dunque, non volle essere
forte. Ma quei tali che volevano essere forti, volevano cio presumere troppo dalla loro forza
ritenendosi giusti, incespicarono contro la pietra di inciampo . L'Agnello sembr loro un caprone, e,
poich come caprone lo uccisero, non meritarono di essere redenti dall'Agnello. Questi sono,
dunque, i forti, che fecero irruzione addosso a Cristo, proclamando la loro giustizia. Ascoltate
questi forti! Alcuni abitanti di Gerusalemme erano stati mandati da loro per catturare Cristo, ma se
ne tornarono senza avere osato prenderlo (perch lui, che era veramente forte, si lasci catturare
solo quando volle). Chiesero dunque loro i mandanti: Perch non lo avete potuto catturare? E
quelli risposero: Nessun uomo ha mai parlato come lui. E quei " forti " replicarono: Forse che
crede in lui un qualche fariseo, oppure un qualche scriba? Lo fa solo questo popolo che non
conosce la legge! Anteposero se medesimi alla debole folla che, nella sua infermit, correva dal
medico; e cos fecero, appunto perch erano forti. Anzi, - e questo ancora pi grave - con la loro
forza attirarono dalla loro tutta la folla e uccisero il medico di tutti. Ma Cristo, proprio perch era
stato ucciso, del suo sangue fece medicina per gli ammalati. I forti hanno fatto irruzione su di me.
Osservate bene questi forti; e riflettete se ci sia per l'uomo qualche altra cosa su cui possa confidare,
quando neppure nella giustizia pu riporre la sua fiducia. Vedete senza dubbio l'abisso dove
giacciono coloro che confidano nelle ricchezze, nel vigore del corpo, nella nobilt della stirpe, nella
dignit del secolo, se a terra anche colui che presume della giustizia, ritenendola cosa sua. I forti
hanno fatto irruzione su di me. Uno di questi forti era quel tale che, vantandosi delle sue forze,
diceva: Ti ringrazio, perch non sono come gli altri uomini, ingiusti, ladri, adulteri; e neppure
come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e do le decime di tutto quanto posseggo .
Guarda il forte che vanta le sue forze! Osserva anche il debole che gli sta di fronte, l lontano, e si
avvicina a Dio mediante l'umilt. Dice, infatti, il Vangelo: Il publicano se ne stava lungi, e neppure
osava levare gli occhi al cielo, e si batteva il petto dicendo: Dio, sii benigno con me, che sono un
peccatore. In verit vi dico, questo pubblicano se ne torn giustificato a differenza di quel fariseo.
Osserva poi la giustizia: Poich, chiunque si esalta sar umiliato; e chi si umilia sar esaltato .
Hanno fatto irruzione dei forti di questo genere: cio, dei superbi, della gente che, ignorando la
giustizia di Dio e volendo stabilire la loro propria giustizia, non si sono sottomessi alla giustizia di
Dio .
8. [v 5.] Che dice poi? E non v' ingiustizia, non v' peccato in me, Signore. Contro di me fecero
irruzione quei forti che presumevano della loro giustizia. Mi attaccarono, ma in me non trovarono
colpa. Come potevano, infatti, quei forti (che si piccavano, per cos dire, d'essere della gente giusta)
perseguitare Cristo, se non ritenendolo un peccatore? Tuttavia, che abbiano a vedere loro stessi
quanto siano forti (per l'ardore della febbre, naturalmente, non per la floridezza della salute)! Che si
rendano conto della loro forza! In realt, non hanno trovato n ingiustizia, n peccato in me,
Signore. Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Questi forti, dunque, non hanno potuto tenermi
dietro nella corsa; e mi hanno creduto un peccatore proprio per questo motivo, perch, cio, non
riuscivano a vedere le mie orme.
Dio conosce quando d a noi la conoscenza.

9. [v 6.] Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda. A Dio detto: Senza
ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda. Ma come? Forse che Dio, se non si
avvicina, non pu vedere? Fo un esempio. Se tu camminassi per via e ci fosse uno che, essendo
lontano, non potesse riconoscerti, tu ti metteresti a gridare verso di lui e gli diresti: " Avvicinati a
me, e guarda in che modo cammino! Se mi guardi da lontano, non puoi riconoscere la mia
andatura". Sarebbe mai lo stesso anche di Dio? Se non gli si fosse avvicinato, non avrebbe, forse,
visto che costui procedeva senza ingiustizia e correva senza peccato? Intendiamo, dunque, le parole
Sorgi incontro a me nel senso di " aiutami ". Quanto poi alle altre parole (cio: E guarda), esse

debbono essere intese come " Fa' vedere che corro, fa' vedere che avanzo ", secondo quella
immagine per la quale fu detto ad Abramo: Ora ho saputo che temi Dio . Dio dice: Ora ho saputo;
ma in che senso ho saputo, se non in quanto: " Ora ti ho fatto sapere "? L'uomo non conosce se
stesso prima che giunga la prova della tentazione. Come nel caso di Pietro, il quale, perch ignorava
se stesso, peccava di presunzione, finch, all'atto del rinnegamento, non apprese quali forze in realt
possedesse. Nelle sue tergiversazioni comprese di aver presunto falsamente di s, e pianse ; e,
piangendo fruttuosamente, merit di conoscere ci che era e di diventare ci che non era. Cos
Abramo. Messo alla prova, pot conoscere se stesso; e gli fu detto da Dio: Ora ho saputo, cio: "
Ora ti ho fatto sapere ". Come diciamo lieto un giorno, perch ci fa lieti; come diciamo tristo
l'amaro perch disgusta chi lo assapora; cos di Dio diciamo che vede, nel senso che ci fa vedere.
Dice: Sorgi incontro a me e guarda. Che significano le parole: E guarda? " E aiutami ". Aiutami,
cio, in riferimento a loro: sicch essi vedano la mia corsa e mi seguano. Non sembri loro errato ci
che, invece, giusto. Non sembri loro storto ci che, invece, si attiene alla regola della verit. Io
senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda.
Il verbo di Dio partecipe delle nostre infermit. Il mistero dell'ascensione.

10. Qualche altra cosa mi invita a dire, riguardo a questo passo, la sublimit stessa del nostro Capo.
Egli si assoggettato alle debolezze umane sino alla morte; ha assunto la debolezza della carne per
riunire i pulcini di Gerusalemme sotto le sue ali, come la gallina, divenuta inferma, raccoglie i suoi
piccoli. In nessun altro uccello vediamo, infatti, questa caratteristica, neppure in quelli che
nidificano dinanzi ai nostri occhi, ad esempio i passeri dei tetti, le rondini che ogni anno sono nostre
ospiti, le cicogne e tanti altri uccelli che vediamo fare il nido, covare le uova e imbeccare i loro nati.
Non lo fanno neppure le colombe che osserviamo ogni giorno. Non abbiamo conosciuto n
osservato n visto alcun altro uccello adeguarsi alla fralezza dei propri piccoli come fa la gallina.
Perch la gallina si comporta cos? Dico sicuramente una cosa ben nota, una cosa che si verifica
ogni giorno dinanzi ai nostri occhi. Perch fa rauca la sua voce? perch rende ispido tutto il suo
corpo? Le sue ali si abbassano, le penne si rilassano, e tu vedi girare attorno ai pulcini una specie di
ammalato: l'amore materno si trasforma in debolezza. Per quale altro motivo, infatti, se non per
questo, il Signore nella sacra Scrittura volle paragonarsi alla gallina, quando disse: Gerusalemme,
Gerusalemme quante volte, ho voluto riunire i tuoi figli, come una gallina riunisce i suoi pulcini
sotto le ali, e tu non hai voluto? Veramente egli ha riunito tutte le genti, come la chioccia i suoi
pulcini. Egli si fatto debole per noi, ricevendo la carne da noi, cio dal genere umano: egli che
stato crocifisso, disprezzato, preso a schiaffi, flagellato, inchiodato alla croce, trafitto con la lancia.
Tutto questo egli sub per la sua compassione materna, non perch avesse perduto la maest divina.
E il Cristo si rese proprio cos; e per essere cos, fu disprezzato, divenne pietra d'inciampo e di
scandalo, e molti inciamparono in lui . Egli si rese cos; ma, siccome la carne che aveva assunta era
senza peccato, per questo egli divenne, s, partecipe della nostra debolezza, ma non del nostro
peccato. Anzi, perch aveva condiviso con noi la nostra debolezza, per questo pot liberarci dalla
nostra colpa. Ecco perch Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Ma noi, che faremo? Ometteremo
di considerare la sua natura divina, e, limitandoci a considerare ci che egli diventato per amor
nostro, dimenticheremo che lui stato anche il nostro creatore? Tutt'altro! doveroso avere dinanzi
agli occhi anche la sua divinit, perch una bella testimonianza d'amore riconoscere chi sia stato a
soffrire per te. Non un qualsiasi uomo insignificante ha sofferto per te, nell'ipotesi, grande; ma lui,
che il sommo, ha sofferto per te che sei misero. E che cosa ha sofferto? Si fece piccolo, e si
umili, facendosi obbediente fino alla morte. Chi ha fatto tutto questo? Ascolta le parole che
precedono: Colui che, essendo nella natura di Dio, non ha creduto rapina l'essere uguale a Dio.
Quindi, uno che era alla pari con Dio annient se stesso assumendo la natura dei servo; e si rese
simile agli uomini e nell'aspetto apparve uomo . Egli annient se stesso assumendo ci che non era,
senza per perdere quello che era. Ma in qual modo, esattamente, si annientato? Si annientato
apparendo a te in una condizione abietta. Egli, infatti, non ti ha manifestato la dignit che possiede
presso il Padre, ma ti ha mostrato - per adesso - la propria debolezza, riservandoti la gloria per
quando sarai purificato. Colui che uguale al Padre si fatto debole; e tuttavia, proprio in questa

debolezza, dobbiamo riconoscerlo [come Dio e Salvatore]: non in forza della visione definitiva, ma
mossi dalla fede. Dobbiamo, cio, almeno credere ci che ancora non possiamo vedere, e cos,
credendo, meritarci di vedere ci che ora non vediamo. Giustamente, dopo risorto, Ges ebbe a dire
a Maria Maddalena, alla quale si degn manifestarsi per primo: Non mi toccare, perch non sono
ancora salito al Padre . Che significano queste parole? Poco dopo le donne lo toccarono. Infatti,
tornando dal sepolcro, videro avvicinarsi il Signore ed esse lo adorarono e abbracciarono i suoi
piedi . I discepoli, poi, toccarono anche le sue cicatrici . Che significano, dunque, le parole: Non mi
toccare, perch non sono ancora salito al Padre? "Non credere di me soltanto ci che vedi, e il tuo
sguardo non si arresti a ci che tocchi ". Infatti ti appaio umile, poich non sono ancora salito al
Padre, donde a voi sono disceso e dal quale mai mi sono allontanato. Non sono ancora salito lass,
giacch non mi sono ancora separato da voi. venuto senza allontanarsi; risale senza abbandonarci.
Ma, in che cosa consiste il suo salire al Padre? Egli sale al Padre quando ci si fa conoscere uguale al
Padre. Noi, infatti, saliamo progredendo, per vedere, per intendere, per essere in qualche modo
capaci di comprendere questa verit. Per questo non si faceva ancora toccare dalla Maddalena. Non
che volesse negarglielo definitivamente; non la scacciava, non le diceva di no. Diceva: Non sono
ancora salito al Padre. Dal sommo del cielo la sua uscita, dice un altro salmo, e il suo arrivo fino
al sommo del cielo . Il sommo del cielo, cio la vetta di tutte le cose spirituali, il Padre: di l era
uscito il Cristo e fino al sommo del cielo doveva essere il suo arrivo. Solo di chi uguale si dice che
pareggia l'altro in modo perfetto. Infatti, quando paragoniamo tra loro cose disuguali e accostiamo
un oggetto corto a un altro che sia lungo per vedere quanta differenza ci sia fra l'uno e l'altro,
costatando la loro disuguaglianza, siamo soliti dire: L'uno non raggiunge completamente l'altro. Se
invece li troveremo uguali, diremo: Lo raggiunge. Ebbene, il suo arrivo fino al sommo del cielo,
perch il Cristo uguale al Padre. Questa sua prerogativa voleva inculcare ai suoi fedeli il nostro
Signore quando diceva: Non mi toccare. Questo voleva che il Padre concedesse ai suoi fedeli colui
che diceva: Sorgi incontro a me e guarda. Cio: fa' conoscere che io sono uguale a te. E guarda.
Che significano le parole: E guarda? Significano: Fa' che tutti vedano che io sono uguale a te. Per
quanto tempo ci sar un qualche Filippo a dirmi: Mostraci il Padre e ci basta? Fino a quando io
dovr dire: Da tanto tempo sono con voi, e non conoscete il Padre? Filippo, chi vede me vede anche
il Padre. Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre in me? Ma, forse, c' ancora chi non lo
crede uguale al Padre. Sorgi incontro a me e guarda. Fa' che mi vedano, fa' che ti vedano, fa'
conoscere agli uomini la nostra uguaglianza. Non credano i giudei che hanno crocifisso un semplice
uomo. Anche se stato crocifisso soltanto in quanto uomo, tuttavia non conobbero chi realmente
avessero crocifisso. Se lo avessero conosciuto, non avrebbero mai crocifisso il Signore della gloria .
Affinch i miei fedeli conoscano questo Signore della gloria, io dico: Sorgi incontro a me, e
guarda.
La Chiesa madre feconda.

11. E tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d'Israele. Tu, Dio d'Israele, che sei ritenuto soltanto Dio
d'Israele, che sei ritenuto Dio di una sola nazione, perch questa ti adora, mentre tutte le genti
adorano gli idoli, tu, Dio d'Israele, va' a visitare tutte le genti. Si adempia la profezia con la quale
Isaia, in tuo nome, parla alla tua Chiesa, alla tua santa citt, a quella donna sterile, la quale, sebbene
derelitta, ha pi figli di colei che ha marito. Ad essa, infatti, era stato detto: Allitati, o sterile che
non generi! Erompi in giubilo e grida, tu che non partorisci: poich i figli della derelitta sono pi
numerosi di quelli di colei che ha marito . Sono pi numerosi di quelli della nazione giudaica che
ha marito, che ha ricevuto la legge; sono pi numerosi di quelli nati a quel popolo che ha avuto un
re visibile. Perch il tuo re sta nascosto, e moltissimi figli ti ha dato questo sposo invisibile. Orbene,
a costei detto: I figli della derelitta sono pi numerosi di quelli di colei che ha marito. Poi il
profeta continua: Allarga lo spazio del tuo padiglione, pianta le tue tende! Non stancarti! Tendi pi
che puoi le tue funi, conficca robusti pali, sia a destra come a sinistra . Tieni a destra i buoni, a
sinistra i malvagi , finch non venga la vagliatura ! Possiedi, comunque, tutte le genti! Siano invitati
alle nozze i buoni e i malvagi; la sala del banchetto sia piena di convitati ! Ai servi tocca invitare, il
Signore s'incaricher di separare. Allargati sia a destra come a sinistra. Perch la tua discendenza

erediter le genti e tu abiterai le citt che erano state abbandonate . Abbandonate da Dio,
abbandonate dai Profeti, abbandonate dagli Apostoli, abbandonate dal Vangelo, ricolme di demoni.
Abiterai le citt che erano state abbandonate. Non hai da temere, perch vincerai. Non vergognarti
se ti detesteranno. Ebbene, non vergognarti, se i forti si sono levati sopra di me. Quando si
facevano leggi contro il nome cristiano, quando era ignominia e infamia l'essere cristiano, non
vergognarti se ti detesteranno. Dimenticherai infatti per sempre la vergogna; non ricorderai
l'ignominia della tua vedovanza. Perch sono io il Signore, il tuo creatore. Il suo nome " Signore
", e colui che ti libera, il Signore, il Dio d'Israele, sar chiamato anche Dio di tutta la terra . E tu,
Signore, Dio degli eserciti, Dio d'Israele, va' a visitare tutte le genti. Va', ripeto, a visitare tutte le
genti.
Severit e clemenza di Dio.

12. Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Certamente qui suscita spavento.
E chi non si spaventerebbe? Chi non vorr tremare dando uno sguardo alla propria coscienza?
Questa, infatti, anche se consapevole d'essere stata fedele a Dio, sarebbe strano non avesse a
rimproverarsi una qualche ingiustizia: perch chiunque compie il peccato, compie anche
ingiustizia . E, se tu, Signore, osserverai le ingiustizie, chi potr reggere [al tuo giudizio] . E tuttavia
sono vere, n sono dette invano le parole, e nessuno pu o potr trascurarle: Non aver misericordia
di tutti coloro che operano ingiustizia. Eppure egli ha avuto misericordia di Paolo, il quale, prima,
quando era Saulo, agiva ingiustamente. Che cosa aveva fatto di buono per meritare i doni di Dio?
Non trascinava, forse, a morte i suoi santi? Non portava, forse, con s le lettere dei capi dei
sacerdoti, per condannare i cristiani ovunque li trovasse? E mentre faceva tutto questo, mentre
mirava a tutto questo, ansioso e assetato di stragi, come di lui testimonia la Scrittura, non fu, forse,
chiamato dal cielo da una voce arcana, gettato a terra e risollevato, accecato e illuminato, ucciso e
vivificato, perduto e ritrovato ? Per quale merito? Non diciamo niente noi; ascoltiamo piuttosto le
sue parole: Prima, dice, io ero bestemmiatore, e persecutore, e prepotente; ma ho ottenuto
misericordia . Certamente le parole: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia
possono essere intese in due modi: sia nel senso che Dio non lascia impunito assolutamente nessun
peccato; sia nel senso che c' una certa ingiustizia, della quale chi si rende colpevole, non otterr
assolutamente misericordia da parte di Dio. Parleremo alla vostra Carit di queste due
interpretazioni, secondo quanto ci permetter la brevit del tempo.
Ogni colpa dev'essere punita, da noi o da Dio.

13. necessario che ad ogni ingiustizia, grande o piccola, segua una punizione, o da parte
dell'uomo stesso che si pente, o da parte di Dio che si vendica. Infatti anche colui che si pente, gi
punisce se stesso. Per cui, fratelli, puniamo i nostri peccati, se vogliamo ottenere la misericordia di
Dio. Quanto poi a Dio, egli non pu avere misericordia di coloro che compiono l'ingiustizia nel
senso che egli possa gradire e favorire il peccato, o non voglia sradicare le colpe. Non c' scampo: o
ti punisci da te stesso, o ti punir lui. Vuoi che Dio non ti punisca? Punisciti da te. La colpa che tu
hai commessa non pu restare impunita; ma la punizione parta piuttosto da te. Compi ci che sta
scritto in quel salmo: Preveniamo il suo volto nella confessione . Che significano le parole:
Preveniamo il suo volto? Prima che egli ti guardi per punirti, tu previenilo confessando e punendoti,
in modo che egli non trovi che cosa punire. Del resto, punendo l'iniquit, tu compi un'opera di
giustizia. E Dio avr misericordia di te, perch ti trova ad operare secondo giustizia. Che cosa
significa " operare secondo giustizia "? Significa odiare in te ci che anche Dio odia, onde
cominciare ad essere gradito a Dio, in quanto punisci in te ci che anche a lui sgradito. Il peccato,
insomma, non pu restare impunito, perch sono vere le parole: Non avere misericordia di tutti
coloro che operano ingiustizia.
L'empiet di chi riversa su Dio la responsabilit del proprio peccato.

14. Ma osserviamo l'altra interpretazione secondo cui possono essere intese queste parole. Esiste

un'ingiustizia il cui reo non pu ottenere misericordia da Dio. Voi chiederete, forse, quale sia questa
ingiustizia. la difesa dei peccati. Quando qualcuno difende i suoi peccati, commette una grande
ingiustizia, perch difende ci che Dio odia. E osserva come questo tale agisce in modo perverso ed
iniquo. Se ha fatto qualcosa di buono, vuole imputarlo a s; se ha fatto qualcosa di male, vuole
darne la colpa a Dio. In questo modo, infatti, gli uomini difendono i propri peccati: attribuendoli - e
questo il peggio - a Dio. Che cosa intendo dire? Non c' nessuno che osi affermare: " Buono
l'adulterio, buono l'omicidio, buono l'inganno, buono lo spergiuro ". Assolutamente nessun
uomo afferma questo, dato che anche coloro che compiono tali misfatti protestano quando li
subiscono. Non trovi dunque assolutamente nessun'anima tanto pervertita, che viva talmente ai
margini del comune consorzio umano e che sia talmente estranea alla partecipazione con il comune
sangue di Adamo, alla quale sembri essere buono l'adulterio e, come abbiam detto sopra, l'inganno,
la rapina e lo spergiuro. E in che modo difendono tali cose? Dicono: " Se Dio non lo avesse voluto,
io non lo avrei fatto; che vuoi che faccia di fronte al mio destino? ". " Ma dovrai pur chiederti cosa
sia il destino ". Vedo che incolpi le stelle. Ma, se vai a ricercare chi abbia fatto e ordinato le stelle,
troverai che e stato Dio. Dunque, difendendo il tuo peccato, finisci con l'accusare Dio. Il colpevole
si scusa ritorcendo l'imputazione contro il giudice. Certamente, Dio non ha misericordia per coloro
che compiono tale ingiustizia. Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia.
Perseguita - dice -, punisci i loro peccati! Trafiggi, obbliga a guardare se stessi coloro che
vorrebbero porre se stessi dietro le loro spalle, affinch di s si vergognino e si rallegrino di te. Non
aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia.
La conversione degli ebrei e dei pagani.

15. [v 7.] Si convertano a sera. Parla di certuni (non so bene chi) i quali un tempo si dedicarono a
opere di iniquit e furono tenebre. Di essi dice che si convertono a sera. Che significa A sera?
Significa " dopo ". Che vuol dire A sera? Vuol dire " pi tardi ". Essi, infatti, avrebbero dovuto gi
prima riconoscere il medico, prima di crocifiggere Cristo. Comunque, dopo che Cristo era gi stato
crocifisso, era risorto, era asceso al cielo, dopo che aveva mandato il suo Spirito Santo (del quale
furono ricolmi tutti coloro che erano riuniti in una stessa casa e cominciarono a parlare nelle lingue
di tutte le genti), i crocifissori di Cristo si spaventarono, si pentirono della colpa che sentivano
gravare nella loro coscienza, e chiesero agli Apostoli un consiglio di salvezza. La risposta fu:
Pentitevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome del nostro Signore Ges Cristo, e saranno
rimessi a voi i vostri peccati . Dopo che Cristo stato ucciso, dopo che stato versato il sangue di
Cristo, c' remissione per i vostri peccati. Egli ha voluto morire per redimere con il suo sangue
anche coloro che gliel'avevano fatto versare. Lo avete versato infierendo, bevetelo confessando [la
vostra colpa]. Giustamente si convertano a sera e soffrano la fame come i cani I giudei chiamavano
cani i gentili, perch impuri. Si pensi a nostro Signore, quando gli gridava dietro quella donna
cananea, non giudea, la quale voleva muovere la misericordia di lui a curare la figlia. Egli,
prevedendo ogni cosa e ogni cosa conoscendo, ma intendendo rendere manifesta la fede di lei,
procrastin il dono e la tenne sulle spine. In qual modo procrastin il dono? Disse: Non sono stato
mandato se non per le pecore sperdute della casa di Israele . Israele le pecore; le genti, invece,
che cosa sono? Non bene gettare ai cani il pane dei figli . Chiam " cani " le genti per la loro
impurit. Ma, che cosa rispose quella donna affamata? Non protest per queste parole; accett
umilmente l'insulto, e merit il dono. E, del resto, le parole di Cristo non meritavano d'essere
qualificate come un'ingiuria in quanto erano state dette dal Signore. Se fosse stato un servo ad
apostrofare cos il padrone, sarebbero state certo un insulto. Quando invece il padrone che dice tali
parole al servo, le si potrebbero qualificare piuttosto come un atto di degnazione. Disse la donna: Si,
o Signore. Che significa la parola: Si? Significa: " Dici il vero ". Senza dubbio, tu dici il vero: io
sono un cane. E aggiunse: Ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei loro
padroni . Subito rispose il Signore: O donna, grande la tua fede . Poco fa era un cane, ora una
donna. E in qual modo diventata donna colei che poco prima era un cane? Confessando
umilmente, non respingendo ci che era stato detto dal Signore. Se ne conclude che le genti del
paganesimo erano veramente cani, e perci erano affamate. bene che anche i giudei si

riconoscano peccatori; e, magari a sera, si convertano e soffrano la fame come i cani. Era, infatti,
sazio in una maniera nociva colui che diceva: Digiuno due volte la settimana . Quel publicano,
invece, era un cane e soffriva la fame: era affamato della misericordia del Signore e diceva: Sii
benigno con me peccatore . Ebbene, anch'essi si convertano a sera, e soffrano la fame come i cani.
Desiderino la grazia di Dio; comprendano di essere peccatori. Questi forti diventino deboli;
diventino poveri questi ricchi; riconoscano di essere peccatori questi giusti; diventino cani questi
leoni. Si convertano a sera e soffrano la fame come i cani: e andranno intorno per la citt. Per quale
citt? Per questo mondo, che la Scrittura in numerosi passi chiama " citt ": la " citt che attornia " .
In effetti l'unica nazione giudaica, che pronunziava queste parole, era da ogni parte circondata da
pagani, e per questo il mondo era dai giudei chiamato " citt che sta intorno ". Per questa citt
andranno intorno questi ebrei, divenuti anche loro cani affamati. In qual modo andranno attorno?
Annunziando il Vangelo. Saulo era un lupo, ma a sera divenne un cane. Cio, si converti quand'era
avanti negli anni. E lui, che prima mangiava le briciole del suo padrone, toccato dalla grazia di lui,
si mise a correre e si spinse in ogni parte della citt.
La conversione lenta ma costante.

16. [v 8.] Ecco, con la loro bocca essi parleranno, e una spada sar nelle loro labbra. Si tratta di
quella spada a due tagli della quale l'Apostolo dice: E la spada dello spirito, che la parola di Dio .
Perch " a due tagli "? Perch ferisce con ambedue i Testamenti. Con questa spada venivano uccisi
gli animali, dei quali si diceva a Pietro: Uccidi e mangia . E la spada nelle loro labbra: poich chi
ascolta? Con la loro bocca diranno: Chi ascolta? Si indigneranno, cio, vedendo quanti sono i pigri
verso la fede. Gente che poco prima si rifiutava di credere urtata da chi non crede. E veramente,
fratelli, accade cos. Eccoti un uomo che, prima di diventare cristiano, non muoveva un passo verso
la conversione, anche se tutti i giorni gli sturavi gli orecchi con le tue parole. Si converte, e subito
vorrebbe che tutti fossero immediatamente cristiani; e si stupisce perch ancora non lo sono.
Dimentica d'essersi convertito a sera! Divenuto affamato come un cane, ha sulle labbra la spada, e
dice: Chi ascolta? Che significa: Chi ascolta? Significa: Chi vorr credere al nostro messaggio? e a
chi stato rivelato il braccio del Signore? Chi infatti ascolta? Non credono i giudei, e gli Apostoli
si rivolgono alle genti e annunziano il Vangelo. I giudei ricusano di credere; e tuttavia, per mezzo di
giudei convertiti alla fede, il Vangelo stato annunziato per la citt. Sono essi a dire: Intatti, chi
ascolta?
17. [v 9.] E tu, Signore, li deriderai. Chi ascolta? Tutte le genti diverranno cristiane, e voi dite: Chi
ascolta? Che significano le parole: Li deriderai? Come un niente avrai tutte le genti. Niente potr
opporsi a te, poich sar facilissimo che tutte le genti credano in te.
Dio fonte di virt e di sapienza.

18. [v 10.] Affider a te la mia forza. Quei forti caddero poich non avevano affidato a te la loro
forza. Cio: coloro che si sollevarono contro di me e mi aggredirono contavano sulle loro forze. Ma
io affider a te la mia forza; perch, se mi allontano, cado; se mi avvicino, divento pi forte.
Vedete, fratelli, che cosa accade nell'anima umana. Essa da se stessa non ha luce; da se stessa non
ha forza. Tutto quanto di bello c' nell'anima la virt e la sapienza; ma essa, da se stessa, non sa
come da se stessa nemmeno pu. Non luce di per s, n virt di per s. Esiste, per, una origine
e una fonte della virt, una radice della sapienza; esiste una regione, per cos dire e se cos si pu
dire, della verit immutabile. Allontanandosi da questa regione, l'anima si ottenebra; avvicinandosi
ad essa Si illumina. Avvicinatevi a lui, e sarete illuminati , poich, allontanandovene, siete
ottenebrati. Orbene, affider a te la mia forza: non mi allontaner da te, non mi fider di me stesso.
Affider a te la mia forza, perch tu, o Dio, sei il mio rifugio. Dove ero? Dove sono? Donde mi hai
tratto? Quali colpe mi hai perdonate? Dove giacevo? A quali altezze sono stato sollevato? Queste
cose devo ricordarmi. Come si dice in un altro salmo: Mio padre e mia madre mi hanno
abbandonato, ma il Signore mi ha accolto . Affider a te la mia forza, perch tu, o Dio, sei il mio
rifugio.

19. [v 11.] Il Dio mio! La sua misericordia mi previene. Ecco cosa vuoi dire la frase: Affider a te
la mia forza. Significa: In nessun modo presumer di me. Che cosa, infatti, ho potuto io accumulare
di bene per cui tu debba muoverti a compassione di me e giustificarmi? Che cosa hai trovato in me?
Soltanto peccati. Di tuo vi hai trovato solo la natura che tu stesso avevi creata; il resto erano mali
miei; e tu li hai eliminati. Non io per primo mi sono levato e mosso incontro a te, ma tu sei venuto a
svegliarmi. Infatti, la sua misericordia mi previene. Prima che io compia qualcosa di buono, la sua
misericordia mi previene. Che cosa risponder qui l'infelice Pelagio?
Imperscrutabili le vie di Dio.

20. [v 12.] Il mio Dio mi s' manifestato nei miei nemici. Che cosa dice? Mi ha dimostrato, nella
persona dei miei nemici, quanta misericordia abbia usato verso di me. Colui che stato raccolto si
paragoni a chi stato lasciato da parte; chi stato eletto si paragoni ai respinti. Il vaso di
misericordia si paragoni ai vasi dell'ira, e veda come da una stessa pasta Dio ha fatto qualche vaso
per uso nobile e qualche altro per uso ignobile. Che significano le parole: Mi s' manifestato nei
miei nemici? Se Dio, volendo mostrare la sua ira e dar prova della sua potenza, ha sopportato con
grande pazienza i vasi d'ira che erano maturi per la perdizione, perch si comportato cos? Per
rendere manifeste le ricchezze della sua bont verso i vasi di misericordia . Se, dunque, ha
sopportato i vasi d'ira per rendere manifeste le sue ricchezze verso i vasi di misericordia, molto
giustamente detto: La sua misericordia mi preverr. Il mio Dio mi s' manifestato nei miei nemici.
Cio: quanta misericordia abbia usata a me, me l'ha mostrato nella persona di coloro verso i quali
non ne ha usata altrettanta. Perch, se il debitore non tenuto in ansia, meno sentito sar il suo
ringraziamento una volta che il suo debito gli sia stato rimesso. Il mio Dio mi s' manifestato nei
miei nemici.
La funzione dei giudei nella storia della salvezza.

21. E che dice di tali nemici? Non li uccidere, perch non si dimentichino della tua legge. Prega per
i suoi nemici; adempie il precetto. Che significano le parole: Non aver misericordia di nessuno di
coloro che operano iniquit, e le altre: Non li uccidere, perch non si dimentichino della tua legge?
Come potr non essere misericordioso verso tutti coloro che operano l'iniquit e come potr non
ucciderli, affinch non dimentichino la sua legge? Ma queste parole sono riferite ai suoi nemici. E
allora? I suoi nemici operarono, forse, secondo giustizia? Se coloro che gli si oppongono operassero
secondo giustizia, ne seguirebbe che lui commette dell'ingiustizia. Ma, poich lui che opera
secondo giustizia, senza dubbio colui che cos si comporta, subisce ingiustizia da parte dei suoi
nemici. Se ne conclude che coloro che si oppongono al giusto operano ingiustizia. Perch dunque,
poco prima ha detto: Non aver misericordia di tutti coloro che operano iniquit, e ora dice dei suoi
nemici: Non li uccidere, perch non si dimentichino della tua legge? Non avere per loro quella
misericordia che t'impedisca d'uccidere i loro peccati. Ucciderai i peccati ma le persone non le
ucciderai. Che significa, infatti, essere uccisi? Significa dimenticarsi della legge del Signore. Questa
la vera morte: precipitare nell'abisso del peccato! E la cosa pu essere detta anche in riferimento ai
giudei. In che senso si potr dire dei giudei: Non li uccidere perch non si dimentichino della tua
legge? Significa: questi miei nemici, coloro che mi hanno ucciso, tu non ucciderli. Resti in vita la
nazione giudaica! Essi furono, storicamente, vinti dai romani; la loro citt fu, certo, distrutta; e loro
non possono tornare nel proprio paese. Tuttavia i giudei sopravvivono. Tutte le province che
conosciamo sono state soggiogate dai romani. Chi riconosce ormai quali fossero un tempo le genti
che oggi fan parte dell'impero romano? Tutti i popoli sono diventati romani e tutti sono chiamati
romani. Invece i giudei restano giudei: sono come un simbolo. Sono stati vinti, ma non al punto da
essere assorbiti dai vincitori. Non senza ragione in Caino, che uccise suo fratello, Dio pose un segno
in modo che non potesse essere ucciso . Questo il segno che recano i giudei: conservano gli avanzi
della loro legge, si circoncidono, osservano il sabato, immolano l'agnello pasquale, mangiano gli
azzimi. Restano, dunque, giudei! Non sono stati sterminati, in quanto necessari ai popoli pagani
divenuti credenti. Perch? Perch in loro, che sono nostri nemici, Dio mostra a noi la sua

misericordia: Dio mi s' manifestato nei miei nemici. Nei rami tagliati a causa della superbia egli
dimostra la sua misericordia all'olivo selvatico innestato. Ecco dove giacciono coloro che erano
superbi; ecco dove sei stato innestato tu, che giacevi prostrato a terra. Ma non insuperbire, per non
meritarti d'essere reciso dall'albero. Dio mio, non li uccidere perch non si dimentichino della tua
legge.
Le profezie riguardanti il Cristo.

22. [vv 12-14.] Disperdili con la tua potenza. gi accaduto. I giudei sono stati dispersi fra tutte le
genti, a testimonianza della loro colpevolezza e della nostra verit. Essi posseggono i codici nei
quali stato profetizzato il Cristo, e noi possediamo Cristo. E se, talvolta, qualche pagano avr dei
dubbi, quando noi gli parleremo delle profezie che si riferiscono a Cristo (tanta la loro evidenza
che si resta stupefatti!), e se, attonito, penser che siano state scritte da noi, noi proveremo,
attraverso i codici dei giudei, che tali cose sono state predette molto tempo prima. Vedete in qual
modo noi confondiamo con i nostri nemici altri nemici. Disperdili con la tua potenza! Strappa ad
essi il vigore, strappa ad essi la forza! E trascinali, Signore, mio protettore. I delitti della loro
bocca, la parola delle loro labbra! E siano colti nella loro superbia; e dalla maledizione e dalla
menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della conclusione, e non saranno. Queste
parole sono oscure, e temo che non si riesca a spiegarle per bene. Ormai siete stanchi d'ascoltare;
perci, se d'accordo la vostra Carit, rimandiamo a domani ci che resta. Il Signore ci aiuter a
pagare il nostro debito, poich la nostra promessa si fonda pi in lui che in noi stessi.

SULLO STESSO SALMO 58


DISCORSO 2
Far fruttificare i doni di Dio.

1. [v 10.] Il discorso di ieri si era fatto troppo lungo, e io ero rimasto in debito verso di voi. Oggi
volont di Dio che si paghi questo debito. Ma come noi siamo fedeli nel soddisfare il nostro
impegno, cos voi dovete essere avidi nel profittarne. Cio: quello che il Signore ci dona e che noi
offriamo a voi (egli infatti il Signore, e noi siamo i servi), tutto questo voi dovete accogliere in
modo che nella vostra vita si veda il frutto del vostro ascoltare. Infatti una piantagione, la quale, pur
essendo ben coltivata, non d frutti e, ingrata al lavoro dell'agricoltore, produce spine al posto delle
messi, si destina da sola non al granaio ma al fuoco. E voi vedete come il Signore Dio nostro
fecondi la terra con abbondanti piogge e come, parimenti, con la sua parola scenda a visitare il
nostro cuore, come un terreno seminato. A buon diritto egli si attende frutti da questo nostro cuore,
poich sa quale semente vi abbia sparsa e come vi abbia fatto piovere. E, veramente, noi senza di lui
non siamo nulla. Prima di esistere eravamo un nulla, e anche gi esistendo come uomini, se
vogliamo fare a meno di lui, null'altro siamo se non peccatori. infatti vero ci che qui si afferma:
Presso di te custodir il mio vigore, poich ogni nostra risorsa, se non la custodiamo presso di lui e
per lui, ma ce ne distacchiamo, la perdiamo! Per cui sempre il nostro spirito deve vegliare per non
allontanarsi dal Signore; anzi, se un tempo era lontano, sempre di pi deve avvicinarglisi e stargli
accanto: non muovendo i piedi n facendosi trasportare da qualche veicolo, non correndo su veloci
animali o volando a mezzo di ali, ma con la purezza dei sentimenti e con la probit di santi costumi.
La funzione storica dei giudei.

2. [vv 12-14.] Vediamo dunque ci che resta di questo salmo. Lo avevamo infatti interrotto quando
il salmista cominciava a parlare dei suoi nemici e diceva a Dio: Non li uccidere perch non si
dimentichino della tua legge. Dice che essi sono suoi nemici, e tuttavia prega Dio affinch non li
uccida ed essi non dimentichino la sua legge. Non perch stare attaccati alla legge, cio non

dimenticare gli obblighi della legge, sia gi la perfezione e dia la sicurezza del premio e tolga ogni
timore del supplizio. Vi sono, infatti, alcuni che conoscono la legge a memoria, ma non la mettono
in pratica nella vita. Dai quali molto differiscono coloro che l'adempiono con la vita e che, pertanto,
non possono non ricordarla a memoria. Certamente colui che nella vita adempie i precetti di Dio e,
vivendo in un certo modo, sta sempre attento a non distruggere ci che possiede nel suo cuore e con
la sua vita attesta quanto della legge di Dio porta scritto in cuore, costui possiede con frutto la legge
di Dio; e non sar annoverato tra i nemici. Ecco infatti che i nostri avversari, i giudei - ai quali
sembra voglia riferirsi questo salmo - posseggono la legge di Dio, e perci di loro detto: Non li
uccidere, perch non si dimentichino della tua legge. Per cui, se sopravvive ancora il popolo dei
giudei, perch attraverso il loro sopravvivere, cresca la moltitudine dei cristiani. Essi sono dispersi
tra tutte le genti; e sono rimasti giudei, n hanno cessato di essere ci che erano. Non hanno ceduto
alle leggi romane fino al punto di perdere le loro caratteristiche di giudei; sono, s, soggetti ai
romani, ma conservano ancora le loro leggi, che sono le leggi di Dio. Ma cosa accaduto a costoro?
Voi pagate la decima della menta e del cimino, e avete trascurato le cose pi gravi della legge, la
misericordia e la giustizia; filtrate il moscerino e inghiottite il cammello . Questo diceva loro il
Signore, ed essi sono davvero cos. Posseggono la legge, posseggono i profeti; leggono ogni cosa,
cantano ogni cosa; ma non vi vedono la luce dei profeti, che Ges Cristo. Non soltanto non lo
vedono ora che siede in cielo, ma non lo videro neppure quando camminava umile in mezzo a loro,
e divennero colpevoli versando il suo sangue: anche se non tutti. Questo oggi vogliamo far presente
alla vostra Carit. Non tutti, poich molti di costoro si convertirono a colui che avevano ucciso e,
credendo in lui, meritarono il perdono del misfatto della sua uccisione. In tal modo essi hanno
offerto un esempio a tutti gli uomini, dimostrando che non si deve disperare del perdono di qualsiasi
peccato, se fu perdonata l'uccisione di Cristo a coloro che se ne erano riconosciuti colpevoli. Per
questo detto: Perch tu, Dio, sei il mio protettore; Dio mio, la tua misericordia mi preverr. Cio:
prima di tutti i miei meriti buoni mi previene la misericordia di Dio. Anche se non avr trovato in
me niente di buono, egli mi fa buono; egli giustifica colui che si converte, egli esorta affinch si
converta chi lontano da lui. Il mio Dio, dice di nuovo, nei miei nemici mi ha fatto comprendere;
mi ha mostrato, cio, quanto mi ami e quanti benefici mi doni nella sua bont, attraverso il
confronto con i miei nemici. Siccome, infatti, sono della stessa creta i vasi d'ira e i vasi di
misericordia , i vasi di misericordia apprendono, attraverso i vasi dell'ira, quanto bene Dio elargisca
loro. E continua: Non li uccidere, perch non si dimentichino della tua legge. Queste parole sono
dette riguardo ai giudei. Ma allora, cosa farai loro? Li disperderai nella tua potenza. Mostra loro
che sei tu il forte; non loro, i quali, confidando nella loro forza, non hanno conosciuto la tua verit.
E non come possono essere forti loro, dei quali detto: Hanno fatto irruzione su di me i forti, ma
come puoi esserlo tu per disperderli. E trascinali, Signore, mio protettore. Cio: disperdili, s, ma in
modo da non abbandonarli, perch non si dimentichino della tua legge. Proteggimi e fa' s che nella
loro dispersione io, da te protetto, scorga un segno della tua misericordia.
Odiare il peccato amando il peccatore.

3. E continua: I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. A che cosa si ricollega questa
frase? A che cosa si riferisce? I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Il seguito della
frase non collegato con queste parole in modo da indicarcene il nesso. I delitti della loro bocca, dice il salmo - la parola delle loro labbra; e siano colti nella loro superbia. E dalla maledizione e
dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della conclusione, e non saranno.
Dicevamo ieri che queste parole sono oscure, e perci ne rimandavamo la spiegazione a quando le
vostre menti fossero state pi riposate. Pertanto, ora che non siete stanchi per l'ascolto, elevate i
vostri cuori e aiutatemi con la vostra attenzione, affinch, nell'oscurit e nelle incertezze del testo, il
nostro dire non resti impari al vostro sforzo di penetrazione. Anche voi, infatti, dovete portare da
parte vostra qualcosa onde supplire con l'intelligenza a ci che noi non riusciremo a farvi intendere
con la parola. Questa frase: I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra, posta in mezzo,
senza che ci si lasci facilmente vedere a che cosa si ricolleghi. Rifacciamoci quindi, prima di tutto, a
ci che precede. Aveva detto: Non li ucciderai, perch non si dimentichino della tua legge; e, pur

avendoli definiti nemici, aveva aggiunto due versetti: Disperdili nella tua potenza, e trascinali,
Signore, mio protettore. Subito dopo prosegue: I delitti della loro bocca, la parola delle loro
labbra. E vuol dire: Uccidi questa, non loro. Non li uccidere, perch non si dimentichino della tua
legge. Ma c' qualcosa che in loro devi uccidere per adempiere ci che detto prima: Non avere
misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia . Dunque, Disperdili e trascinali significa: Non
li abbandonare, mentre li disperdi; poich, non abbandonandoli, avrai ancora modo di agire in loro,
dal momento che non li uccidi. Che cosa, dunque, ucciderai? I delitti della loro bocca, la parola
delle loro labbra. Che cosa ucciderai in loro? Ucciderai il Crocifiggi, crocifiggi! , ucciderai ci che
hanno gridato, non coloro che hanno gridato. Perch essi volevano eliminare, uccidere, annientare il
Cristo, ma tu, risuscitando il Cristo che essi volevano annientare, uccidi i delitti della loro bocca, la
parola delle loro labbra. Tremano vedendo vivere colui che con le loro grida vollero uccidere; e
con meraviglia vedono adorato in cielo da tutte le genti colui che disprezzarono in terra. Cos sono
uccisi i delitti della loro bocca e la parola delle loro labbra.
I convertiti del giorno di Pentecoste.

4. E siano presi nella loro superbia. Che significano le parole: Siano presi nella loro superbia?
Significano che i forti lo assalirono, ma invano. Egli sembr cedere, quasi, alla loro violenza ed essi
poterono riportare l'impressione d'essere riusciti a qualcosa e d'averla spuntata contro il Signore. In
realt poterono crocifiggere l'uomo, e l'umana debolezza pot prevalere sulla potenza fino ad
ucciderla. Gli uomini poterono credersi qualcosa, credersi forti, potenti, vincitori, come il leone
pronto ad afferrare la preda, come quei tori robusti che il salmista altrove ricorda: Tori pingui mi
hanno assediato . Ma che cosa hanno fatto a Cristo? Non la vita, ma la morte hanno ucciso. Nel
morente fu distrutta la morte, e nel vivente la vita risuscit da morte (egli, infatti, risuscit da solo
in quanto in lui c'era anche ci che non poteva morire). E allora che cosa ottennero i nemici?
Ascolta che cosa ottennero. Distrussero il tempio. E lui che cosa fece? In tre giorni lo risuscit . In
questo modo, dunque, furono uccisi i delitti della loro bocca e la parola delle loro labbra. E poi, che
cosa accadde di coloro che si convertirono? E siano presi nella loro superbia. Fu annunziato loro
che colui che avevano ucciso era risuscitato. Ed essi, vedendo che egli dal cielo aveva inviato lo
Spirito Santo il quale aveva riempito coloro che avevano creduto in lui , credettero alla sua
resurrezione e si convinsero di aver condannato uno che non era affatto colpevole e che la loro
condanna era risultata perfettamente inutile. La loro azione si era vanificata, mentre il loro peccato
rimaneva. Ebbene, poich era risultata inutile la loro azione, mentre il peccato rimaneva in coloro
che lo avevano compiuto, essi furono presi nella rete della loro superbia e videro se stessi
schiacciati dalla loro colpevolezza. Non restava quindi loro altro che confessare il peccato, e colui
che si era abbandonato nelle mani dei peccatori li avrebbe perdonati. Ucciso dai morti, avrebbe
condonato loro la sua morte e, a quelli che erano morti, avrebbe dato la vita. Essi, pertanto, furono
presi nella loro superbia.
La superbia il vizio per eccellenza.

5. E dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della


conclusione, e non saranno. Non si vede facilmente a che cosa si ricolleghino le parole: E non
saranno. Che significa: Non saranno? Vediamo quanto precede. Allorch saranno presi nella loro
superbia, saranno annunziate dalla maledizione e dalla menzogna le conclusioni. Che vuol dire "
conclusione"? Significa "compimento"; giungere, infatti, alla conclusione altro non che giungere a
compimento. Altro, per, giungere a compimento e altro giungere a consunzione. Infatti giunge a
compimento ci che diviene perfetto; giunge a consunzione ci che cessa d'esistere. La superbia
non permetteva all'uomo di perfezionarsi: niente come la superbia impedisce la perfezione. Stia
attenta un poco la vostra Carit a ci che dico! Osservate quanto sia grave questo male, e come
dobbiamo guardarcene. Valutate voi a dovere la gravit di questo male? E io riuscir a mettere in
risalto come si conviene quanto male vi sia nella superbia? Il diavolo punito per questa sola colpa.
Egli certamente il capo di tutti i peccatori, il seduttore che spinge a peccare; ma non colpevole

di adulterio n di ubriachezza n di fornicazione n di appropriazione indebita dei beni altrui. Sua


sola colpa fu la superbia. E poich compagna della superbia l'invidia, non pu essere che uno se
superbo non nutra anche invidia. Per questo vizio (che necessariamente segue la superbia) il
diavolo, una volta caduto lui, divenne invidioso dell'uomo che ancora si reggeva in piedi, e si diede
da fare per sedurre questo uomo, in modo che non fosse innalzato l donde egli era stato precipitato.
Si sforza perci anche oggi d'indurci a commettere colpe reali, poich abbiamo un giudice di fronte
al quale non pu presentare accuse false. Se infatti la nostra causa fosse discussa dinanzi ad un
giudice umano, che pu essere ingannato con false accuse, non si affaticherebbe molto per farci
peccare. Ingannando infatti il giudice, potrebbe abusare anche di chi innocente e trascinare con s,
e con s far condannare, le vittime del suo stesso inganno. Siccome per conosce che il giudice
tale da non poter essere ingannato e, inoltre, sa che, essendo giusto, non usa preferenze a nessuno,
vuole trascinare davanti a lui dei veri colpevoli che necessariamente il giudice deve condannare
proprio perch giusto. Si sforza, quindi, di farci peccare solo per invidia, in quanto l'invidia
necessariamente si accompagna alla superbia. Ecco, dunque, quale male la superbia, e come
impedisce la perfezione. E allora, si vanti pure, l'uomo, delle ricchezze; si vanti della bellezza e
delle forze del corpo! Tutte queste cose sono caduche; e suscitano il riso coloro che si vantano di
cose caduche, dalle quali o sono abbandonati mentre vivono o, quanto meno, debbono loro
abbandonarle quando muoiono. La superbia , veramente, il vizio capitale per eccellenza, e anche
quando uno progredisce effettivamente nel bene, la superbia lo insidia per mandargli in fumo ogni
progresso. Se, riguardo agli altri vizi, si deve temere che ci portino a compiere opere cattive, quanto
alla superbia si deve ancor pi temerla quando operiamo il bene. E non stupiamoci, perci, se
l'Apostolo era tanto umile da dire: Quando sono debole allora sono forte. Infatti, per non essere
tentato da questo vizio, quale medicina contro l'orgoglio dice essergli stata somministrata dal
medico che sa come curare? Perch - scrive - non mi inorgoglissi della grandezza delle rivelazioni,
mi stato dato il pungiglione della mia carne, l'angelo di Satana, che mi percuota. Per questo tre
volte ho pregato il Signore affinch lo allontanasse da me; e mi ha detto: Ti basti la mia grazia;
infatti la virt si perfeziona nella debolezza . Osservate che cosa sia diventare perfetti. L'Apostolo,
il dottore delle genti, il padre dei fedeli per mezzo del Vangelo, ha ricevuto il pungiglione della
carne perch ne fosse schiaffeggiato. Chi di noi avrebbe osato pensare questo, se egli stesso non lo
avesse confessato senza vergogna? Se dicessimo infatti che Paolo non abbia sofferto tutto questo,
mentre vogliamo rendergli onore, lo faremmo bugiardo. Ma, poich egli sincero e dice la verit,
dobbiamo credere che davvero gli fu posto nella carne un angelo di Satana, affinch non si
inorgoglisse della grandezza delle rivelazioni. Ecco quanto dobbiamo temere il serpente della
superbia! Che cosa era accaduto, infatti, a quelli di cui stiamo parlando? Furono presi nella rete del
loro peccato. Uccisero il Cristo e, di fronte all'enormit del proprio peccato, si sentirono
profondamente umiliati; ma per questa maggiore umilt meritarono di essere risollevati. Ecco cosa
significa: Siano presi nella loro superbia. E seguita: Dalla maledizione e dalla menzogna saranno
annunziate le conclusioni. Il che vuol dire: Tanto pi si perfezioneranno, in quanto sono stati presi
nella maledizione e nella menzogna. La superbia non permetteva loro di perfezionarsi; ma il delitto
ha cancellato la superbia grazie al riconoscimento della loro colpa; e, finalmente, il perdono ha
cancellato il delitto grazie alla misericordia di Dio. Cos dalla maledizione e dalla menzogna furono
annunziate le conclusioni. In altre parole, tutto ci serv per dire all'uomo: "Ora hai visto che cosa
sei; l'hai toccato con mano. Hai sbagliato, sei divenuto cieco: hai peccato e sei decaduto.
Riconoscendo quindi la tua infermit, invoca il medico. Non crederti sano! Ecco, tu hai ucciso il
medico; e anche se uccidendolo tu non hai potuto annientarlo, tuttavia, per quanto ti riguardava, tu
lo hai ucciso ". Dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni. Avete posto,
o giudei, degli atti che la Scrittura qualifica come "maledizione". Infatti, chiunque pende dalla croce
maledetto . Avete crocifisso Cristo; lo avete considerato maledetto. Aggiungi la menzogna alla
maledizione! Avete collocato guardie al sepolcro e, perch mentissero, avete dato loro del denaro .
Ecco, Cristo risorto! Dov' andata a finire la " maledizione " della croce che voi avete perpetrata?
Dove la menzogna dei custodi che avete corrotti?

L'ira divina e le sue manifestazioni.

6. Dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della


conclusione, e non saranno. Che significano le parole: Nell'ira della conclusione saranno
annunziate le conclusioni? C' l'ira del compimento, e c' l'ira della consunzione. Ogni vendetta di
Dio infatti chiamata ira; ma talvolta Dio castiga per perfezionare, talvolta castiga per condannare.
Come castiga per portare a compimento? Flagella ogni figlio che accoglie . E in qual modo castiga
per condannare? Quando avr collocato gli empi a sinistra, dir loro: Andate nel fuoco eterno che
stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi . Questa l'ira della perdizione, non della
perfezione. Ma saranno annunziate le conclusioni nell'ira della conclusione. Cio: sar annunziato
dagli Apostoli che l dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia , e che la stessa
debolezza dell'uomo faceva parte di quella medicina che l'umiliazione. Pensando queste cose, e
scoprendo e confessando le loro ingiustizie, essi non saranno. Che cosa non saranno? Non saranno
pi superbi. Prima infatti aveva detto: Siano presi nella loro superbia. E dalla maledizione e dalla
menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della conclusione, e non saranno. Cio: Non
persevereranno nella superbia, da cui erano stati presi.
Il sangue di Cristo salva e unisce giudei e pagani.

7. E sapranno che Dio sar il Signore di Giacobbe e dei confini della terra. Prima, infatti, i giudei
credevano d'essere giusti perch avevano ricevuto la legge e osservavano i precetti di Dio. In
seguito, per, fu loro dimostrato che essi non osservavano tali comandamenti, in quanto, aderendo
ad essi, non avevano riconosciuto il Cristo, giacch, sebbene in parte, Israele rimase accecato . Con
questo, gli stessi giudei si son resi conto che non debbono disprezzare i gentili che erano soliti
considerare come cani e peccatori. A quel modo, infatti, che sia gli uni che gli altri sono stati trovati
soggetti alla colpa, cos sia gli uni che gli altri perverranno alla salvezza. Dice l'Apostolo: Non
soltanto tra i giudei ma anche tra le genti . Cos la pietra che i costruttori avevano respinta
divenuta pietra angolare , onde unire in s i due popoli, come l'angolo unisce le due pareti. I giudei
si stimavano floridi e grandi; mentre consideravano i gentili deboli, peccatori, servi del demonio,
adoratori degli idoli. E tuttavia in ambedue c'era l'ingiustizia. E quando si riusc a convincere i
giudei che erano anch'essi peccatori (poich non vi chi faccia il bene, non ce n' neppure uno ),
deposero la loro superbia e non osteggiarono la salvezza delle genti. Riconobbero che la propria
debolezza era pari a quella degli altri, sicch, uniti ai pagani nella pietra angolare, insieme
adorarono il Signore. E sapranno che Dio sar il Signore di Giacobbe e dei confini della terra. Non
sar soltanto il Signore dei giudei, ma anche dei confini della terra. Non lo saprebbero se fossero
ancora nella loro superbia; e sarebbero nella loro superbia, se ancora si considerassero giusti. Ma
perch non si considerino pi giusti, sono state loro annunziate le conclusioni derivanti dalla
maledizione e dalla menzogna, nell'ira della conclusione. Poich, veramente, essi furono presi al
laccio della loro superbia attraverso la " maledizione " che perpetrarono uccidendo il Cristo sulla
croce. Ma ecco che cosa ha fatto il Signore nostro Ges Cristo. Morto per mano dei giudei, ha
redento la moltitudine delle genti. Il sangue che fu versato manifest la sua efficacia nei confronti di
quelli stessi che l'avevano versato. Anzi, giov a tutti, ma dopo che si convertirono. Difatti, anche
coloro che lo avevano ucciso, lo riconobbero per quello che effettivamente era e meritarono da lui il
perdono di quel grande delitto che era stato l'averlo ucciso.
Umiliazione salutare.

8. [v 15.] Che accadr, dunque, di costoro? Ci che stato detto prima: Si convertiranno a sera,
cio, si convertiranno, anche se tardi, anche se vi si decidono dopo aver ucciso il Signore nostro
Ges Cristo. Si convertiranno a sera e soffriranno la fame come cani. S, come i cani, non come le
pecore o come i vitelli. Come i cani, cio come le genti, come i peccatori, poich anch'essi, che si
credevano giusti, hanno riconosciuto il loro peccato. Di costoro detto in un altro salmo: Poi si
sono affrettati, come qui detto: A sera. L infatti si legge: Si sono moltiplicate le loro infermit;
poi si sono affrettati . Perch si sono affrettati? Perch si sono moltiplicate le loro infermit. Infatti,

se si fossero ancora ritenuti sani, non si sarebbero affrettati. Pertanto, come l si legge: Si sono
moltiplicate le loro infermit, cos qui leggiamo: Siano presi nella loro superbia, e dalla
maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell'ira della conclusione. E
come l detto: Poi si sono affrettati, qui detto: E non saranno. Cio: Non saranno nella loro
superbia. E sapranno che Dio sar il Signore di Giacobbe e dei confini della terra, e si
convertiranno a sera. bene, dunque, che il peccatore sia umiliato; poich nessuno pi
inguaribile di colui che si crede sano. E andranno attorno per la citt. Gi ieri abbiamo spiegato
che cosa sia questa citt, la citt che sta attorno, cio tutte le genti.
9. [v 16.] Si sparpaglieranno per mangiare; cio, per conquistare altri e per aggregare al loro corpo
nuovi credenti, trasformati dalla fede. Ma se non si sazieranno, mormoreranno. Anche prima ha
parlato del loro mormorio, del mormorio di coloro che dicono: Poich, chi ascolta? E soggiungeva:
Ma tu, Signore, li deriderai. Cio: tu deriderai coloro che dicono: Chi ascolta? Perch? Perch un
nulla stimerai tutte le genti. Cos anche qui si dice: Ma, se non si sazieranno, mormoreranno .
La Chiesa esulta superate le prove.

10. [v 17.] Terminiamo cos il nostro salmo. Osservate l'angolo che esulta e si rallegra per ambedue
le pareti . I giudei insuperbivano; sono stati umiliati. Le genti disperavano; sono state innalzate. Si
appressino all'angolo! Ivi convengano, ivi accorrano, ivi trovino il bacio della pace. Vengano pure
da parti opposte; basta che non vengano per opporsi ancora fra loro. Provenivano, quelli, dalla
circoncisione; questi dalla incirconcisione. Erano lontane le pareti, ma prima di accostarsi
all'angolo. Nell'angolo si tengano strette fra loro, e la Chiesa intera, costituita da entrambe le pareti,
che cosa dice ormai? Ma io canter la tua potenza ed esulter al mattino per la tua misericordia.
Al mattino, finite le tentazioni; al mattino, quando la notte di questo secolo sar trascorsa; al
mattino, quando ormai non abbiamo pi paura delle insidie dei ladroni: il diavolo e i suoi angeli; al
mattino, quando pi non cammineremo alla luce della profezia ma contempleremo, come un sole, il
Verbo stesso di Dio. Ed esulter al mattino per la tua misericordia. Giustamente in un altro salmo
detto: Al mattino mi presenter a te e contempler . Con ragione anche la resurrezione del Signore
avvenne all'alba: per adempiere ci che in un altro salmo era detto: A sera si prolungher il pianto;
al mattino l'esultanza . A sera i discepoli piansero morto il Signore nostro Ges Cristo; all'alba
esultarono perch era risorto. Esulter al mattino per la tua misericordia.
Dio autore della nostra vita e artefice delle nostre opere buone.

11. [vv 17.18.] Perch tu sei divenuto il mio protettore e il mio rifugio nel giorno della mia
tribolazione. Mio soccorso, a te innegger, perch tu, Dio, sei il mio protettore. Che cosa sarei
stato, se tu non mi avessi soccorso? Quanto non era disperata la mia salute, se tu non mi avessi
curato? Dove giacevo, se tu non mi fossi venuto incontro? In effetti la mia vita era in pericolo a
causa della mia profonda ferita: una ferita che richiedeva l'intervento di un medico onnipotente.
Niente incurabile per un medico onnipotente. Egli non abbandona nessuno; ma necessario che tu
voglia essere curato; necessario che tu non ti sottragga alla sua mano. Ma, anche se tu non volessi
curarti, la tua ferita ti spingerebbe a farlo. Mentre sei lontano ti richiama e ti spinge, in certo modo,
a tornare da lui e ti attira mentre cerchi di sfuggirgli. In ciascuno si realizza ci che fu detto: La sua
misericordia mi preverr . Pensate alle parole: Mi preverr. Se fossi stato tu a portare, per primo,
qualcosa di tuo e avessi meritato la misericordia di Dio per qualcosa di buono da te compiuto in
antecedenza, non sarebbe stata la sua misericordia a prevenirti. Quando, invece, ti rendi conto che
sei stato prevenuto da Dio, se non quando riconosci la verit di ci che dice l'Apostolo: Che cosa
hai tu che non l'abbia ricevuto? E, se lo hai ricevuto, perch ti glori come se tu non l'avessi
ricevuto? Ecco cosa significa: La sua misericordia mi preverr. Infine, osservando che tutti i beni
che ci consentito possedere, sia quelli inerenti alla natura, sia quelli connessi col tenore di vita o
con l'attivit personale, sia quelli consistenti nella fede, nella speranza, nella carit, nella bont dei
costumi, nella giustizia, nel timore di Dio, altro non sono che dono di lui, cos concludeva [il
salmista]: Dio mio, misericordia mia. Ricolmato di beni da Dio, altro non trova, per definire il suo

Dio, se non l'appellativo: Misericordia mia. Che significa: Misericordia mia? O nome sotto il quale
a nessuno permesso disperare! Se tu dici: " Mia salvezza ", comprendo che Dio ti d la salvezza.
Se tu dici: " Mio rifugio ", intendo che tu in lui ti rifugi. Se dici: " Mia forza ", comprendo che lui
a darti la forza. Mia misericordia! Che cosa significa? Significa che tutto quanto io sono deriva
dalla tua misericordia. Ma io ti ho forse meritato invocandoti? Quasi che io abbia potuto fare
qualcosa per esistere ed essere in grado d'invocarti! Se avessi fatto qualcosa per esistere, sarei stato
prima di esistere. Mentre, se assolutamente non ero niente prima di esistere, non ho meritato niente
presso di te per poter esistere. Tu mi hai fatto esistere; e non sarai stato tu a farmi buono? Tu mi hai
dato l'essere; e un altro mi avr dato di che essere buono? Se tu mi avessi dato di che essere, e un
altro mi avesse dato di che essere buono, sarebbe preferibile colui che mi ha fatto essere buono,
all'altro che mi ha dato l'essere. Orbene, poich nessuno migliore di te, nessuno pi potente di te,
nessuno pi generoso di te quanto a misericordia, vuol dire che da te ho ricevuto e l'essere e
l'essere buono. Dio mio, misericordia mia!

SUL SALMO 59
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
David nella storia e nel simbolismo profetico.

1. [vv 11.] Il titolo di questo, salmo alquanto lungo; ma non spaventiamoci, perch poi il salmo
sar breve. Stiamo dunque attenti, come se avessimo ascoltato leggere un salmo piuttosto lungo.
Siamo, infatti, nella chiesa di Dio e il nostro dire rivolto a persone gi nutrite nel nome di Cristo o
che debbono esserlo tuttora: comunque, parliamo a persone che non sono nuove al sapore di queste
Scritture, sapore che, al contrario, ignoto al mondo. Di conseguenza, voi non potete limitarvi a
una conoscenza sempre rudimentale di queste cose. E vogliamo supporre che nella vostra bocca,
cio nella vostra mente, voi abbiate ruminato con gioia le cose che molte volte avete ascoltate e non
le abbiate abbandonate alla dimenticanza, come seppellendole nel ventre. In tal modo il vostro
stesso ricordo e la memoria potranno molto aiutarci; ci consentiranno, cio, di non indugiare a
lungo, come se voi ne foste ignari, nella spiegazione di cose che invece sappiamo esservi gi note.
Ricordiamo perfettamente che voi avete udito spesso quanto ora stiamo per dirvi: cio che nei salmi
difficilmente si trovano parole che non si applichino a Cristo e alla Chiesa: talvolta soltanto a
Cristo, talaltra soltanto alla Chiesa, che anche noi, sia pure in parte, costituiamo. E per questo,
siccome cio nelle parole del salmo riconosciamo la nostra voce, non possiamo restare senza
emozione; anzi, tanto pi ne assaporiamo la gioia quanto pi noi ci sentiamo di essere parte di tale
voce. Il re David fu un singolo individuo, ma non figura di un solo individuo: talvolta, infatti,
raffigura la Chiesa, che costituita da molti e si estende fino ai confini della terra. Che se, altre
volte, raffigura un uomo solo, figura del mediatore tra Dio, e gli uomini, l'uomo Cristo Ges .
Orbene, in questo salmo, o meglio nel titolo di questo salmo, si elencano alcune imprese vittoriose
di David, che egli eroicamente port a termine vincendo certi nemici e riducendoli a tributari.
Questo accadde dopo la morte di Saul suo persecutore, quando David s'impossess manifestamente
del regno d'Israele ove prima aveva regnato Saul. vero, infatti, che David era re anche prima di
subire le persecuzioni, ma come tale era noto soltanto a Dio. In seguito, quando la sua assunzione al
trono divenne manifesta a tutti ed egli ebbe accettato la dignit regale pubblicamente e
solennemente, allora vinse coloro di cui si parla nel titolo di questo salmo. Il quale dice cos: Sino
alla fine; per coloro che saranno mutati dinanzi alla iscrizione del cartello, per David stesso, nella
dottrina, quando arse la Mesopotamia di Siria e la Siria di Sobal, e volse Gioab, e batt dodicimila
di Edom nella valle delle Saline. Nei libri dei Re leggiamo che tutti i popoli qui nominati furono
sconfitti da David, cio, la Mesopotamia di Siria e la Siria di Sobal e Gioab e Edom . Tutte queste
cose sono avvenute, e in qual modo siano accadute scritto in quei libri e cos si legge. Chi vuole,
vada pure a leggerle. Tuttavia, lo spirito profetico solito, nei titoli dei salmi, allontanarsi alquanto

dalla semplice narrazione delle vicende e dire cose che non si trovano nella storia: come per farci
comprendere che i titoli dei salmi vi sono stati apposti non perch conoscessimo i fatti, ma perch
vi ricercassimo le figure degli avvenimenti futuri. Cos detto - ad esempio - che alla presenza di
Abimelec David mut il suo volto e lo abbandon e se ne and ; mentre la Scrittura, nei libri dei Re,
indica che David si comport cos non al cospetto di Abimelec ma alla presenza del re Achis ; per
cui anche in questo titolo troviamo un indizio che ci avverte di riferirlo a un'altra cosa. Parimenti
nella nostra narrazione delle guerre e delle gesta eroiche del re David. Se vero che furono sconfitti
tutti coloro di cui abbiamo parlato, non vi troviamo la notizia che egli abbia arso qualcosa. Qui,
invece, soprattutto sottolineato quanto non sta scritto nella storia, e cio che egli arse la
Mesopotamia di Siria e la Siria di Sobal. Proviamoci, dunque, a esporre queste cose secondo il loro
significato profetico, rievocando, alla luce del Verbo, l'oscurit delle ombre.
Cristo non re di questo mondo. Cristo nella predicazione apostolica.

2. Sino alla fine sapete che cosa significa: perch fine della legge Cristo . Conoscete anche coloro
che sono mutati. Chi sono mai costoro se non quelli che passano dalla vecchia vita alla nuova?
Guardiamoci, infatti, dal vedere qui descritto un cambiamento in peggio. Non si tratta del
cambiamento che avvenne in Adamo quando pass dalla giustizia all'ingiustizia, e dalle gioie alla
fatica, ma della trasformazione di coloro ai quali detto: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce
nel Signore . E questi si mutano dinanzi alla iscrizione del cartello. Conoscete l'iscrizione del
cartello. Si tratta del cartello che fu infisso sopra la croce del Signore e che recava scritto: Questi
il re dei giudei . Si trasformano dinanzi alla iscrizione di questo cartello coloro che dal regno del
diavolo passano al regno di Cristo. Buono il cambiamento che avviene in costoro dinanzi
all'iscrizione di questo cartello. E mutano anche, come indicato nelle parole successive, verso la
dottrina. Dopo aver detto infatti: Per coloro che saranno mutati dinanzi all'iscrizione del cartello,
ha aggiunto: Per David stesso, verso la dottrina. Cio: sono mutati non per s medesimi ma per
David, e sono mutati verso la dottrina. Cristo, infatti, non era re per regnare nel mondo, avendo egli
detto apertamente: Il mio regno non di questo mondo . Se, dunque, vogliamo essere mutati dinanzi
all'iscrizione del cartello, non a nostro esclusivo vantaggio ma per David stesso, entriamo con tutto
noi stessi nella sua dottrina, in modo che coloro che vivono non vivano per s, ma per colui che per
loro morto e risorto . In che modo, infatti, ci avrebbe mai mutati Cristo, se non facendo quanto
diceva: Sono venuto a portare il fuoco nel mondo ? Se Cristo venuto a portare il fuoco nel mondo,
lo ha fatto certamente per la nostra salvezza e a nostro vantaggio; non lo ha fatto come quando
brucer il mondo col fuoco. Ma come invier il fuoco nel mondo? Una volta assodato che Cristo
venuto a portare il fuoco nel mondo, cerchiamo che cosa sia la Mesopotamia che stata bruciata, e
che cosa sia la Siria di Sobal. Soffermiamoci a indagare il significato dei nomi secondo la lingua
ebraica, nella quale fu da principio composto questo brano scritturale. Dicono che Mesopotamia
significhi " richiamo innalzato ". Ormai tutto il mondo si innalzato al richiamo. Siria significa "
sublime ". Ma colei che era " sublime " stata arsa e umiliata; e, come stata umiliata colei che si
era esaltata, cos sar esaltata colei che stata umiliata. Sobal significa " inutile vecchiaia ".
Ringraziamo Cristo perch l'ha bruciata. Quando i vecchi germogli vengono bruciati, prendono il
loro posto i nuovi; e i nuovi nascono pi rigogliosi pi frondosi e pi verdi, quando l'incendio ha
bruciato i vecchi germogli. Non si abbia, dunque, timore del fuoco di Cristo; esso consuma il fieno.
E ogni carne fieno, e ogni gloria dell'uomo come il fiore del fieno . Tali cose Cristo brucia con
quel fuoco. E volse Gioab. Gioab significa " nemico ". volto il nemico; intendi come vuoi! Se
volto in fuga, il diavolo; se volto alla fede, il cristiano. Come volto in fuga? Dal cuore del
cristiano. Il principe di questo mondo - dice - ora gettato fuori . Ma se il cristiano che volto al
Signore, perch un nemico? Perch divenuto fedele colui che era nemico. Batt Edom. Edom
significa " terrestre ". Deve essere battuto questo " terrestre ". Perch infatti dovrebbe vivere da
terrestre colui che, al contrario, deve vivere come celeste? La vita terrena stata uccisa; viva la vita
celeste! Come, infatti, abbiamo portato l'immagine del terrestre, cos portiamo anche l'immagine di
colui che dal cielo . E nota come venga ucciso l'uomo terrestre. Mortificate le vostre membra che
stanno sopra la terra . Ma, quando batt Edom, batt dodicimila nella valle delle Saline.

Dodicimila un numero perfetto; e a questo numero perfetto ben si adegua anche il numero dodici
degli Apostoli. N senza fondamento, se vero che in tutto il mondo doveva essere diffuso il
Verbo. Ma il Verbo di Dio, che Cristo, doveva essere portato dalle nubi, cio dai predicatori della
verit. Orbene, il mondo consta di quattro parti, le quali sono notissime a tutti, e spesso sono
ricordate nelle Scritture, tanto che da esse traggono il nome anche i quattro venti : Oriente,
Occidente, Aquilone e Mezzogiorno. A queste quattro parti stato mandato il Verbo, affinch tutti
siano chiamati nel nome della Trinit. Dodici uguale a tre per quattro, per cui veramente da David
furono battuti dodicimila terrestri. Tutto il mondo stato battuto: da tutto il mondo, cio, stata
eletta la Chiesa, morta alla vita terrena. Ma perch: Nella valle delle Saline? Valle d subito l'idea
di umilt; le saline indicano il sapore. Molti, infatti, si umiliano, ma inutilmente e da stupidi: si
umiliano nell'inutile vecchiaia. C' chi soffre tribolazioni per il denaro, o per gli onori temporali, o
anche per le comodit di questa vita. Costui soffrir tribolazioni e finir coll'essere umiliato. Perch
non soffrire per amore di Dio? Perch non soffrire per Cristo e gustare il sapore del sale? Non sai,
forse, che a te stato detto: Voi siete il sale della terra? E ancora: Se il sale sar divenuto insipido,
non varr a niente, se non ad essere gettato fuori . bene, dunque, umiliarsi, ma con saggezza.
Non si umiliano forse anche gli eretici? Non sono forse state promulgate contro di loro leggi da
parte degli uomini? Non sono in vigore contro di loro le leggi divine, che gi prima li
condannavano? Ecco, sono umiliati, sono posti in fuga, subiscono persecuzioni, ma senza sapore,
per cose frivole, per la vanit. Il sale divenuto insipido; per questo stato gettato fuori per essere
calpestato dagli uomini. Abbiamo ascoltato il titolo del salmo; ascoltiamone ora il testo.
Cristo re vincitore dei nemici spirituali.

3. [v 3.] O Dio, tu ci hai scacciati, ci hai distrutti. forse David che parla, lui che sconfisse, che
arse, che batt? o non, piuttosto, coloro che egli colp, che furono battuti e volti in fuga quando
erano malvagi, per essere poi vivificati e tornare indietro, divenuti buoni? Certamente, una strage di
questa sorta ha compiuto quel David, forte di braccio, che il nostro Cristo, di cui David era la
figura. Egli ha compiuto queste imprese; egli ha operato questa strage con la sua spada e il suo
fuoco; infatti l'una e l'altro ha portato in questo mondo. Dice il Vangelo: Sono venuto a portare il
fuoco nel mondo . E ancora: Sono venuto a portare la spada sulla terra . Ha portato il fuoco per
bruciare la Mesopotamia di Siria e la Siria di Sobal; ha portato la spada per battere Edom. Questa
strage stata gi operata nella persona di coloro che, dinanzi all'iscrizione del cartello, si
trasformano dirigendosi a David stesso. Ascoltiamo la loro voce! Salutare stato il colpo da loro
avuto: parlino ora che sono stati rialzati. Dicano, dunque, questi fortunati che sono stati mutati in
meglio, che sono stati mutati dinanzi all'iscrizione del cartello, che sono stati mutati verso la sana
dottrina, a gloria dello stesso David. Dicano: O Dio, tu ci hai scacciati, ci hai distrutti, ti sei
adirato, e hai avuto misericordia di noi. Ci hai distrutti, per riedificarci: ci hai distrutti in quanto
eravamo mal costruiti; hai distrutta l'inutile vecchiaia, per edificare l'uomo nuovo, edificio che
rester in eterno. Benissimo, Ti sei adirato, e hai avuto misericordia di noi! Non avresti avuto
misericordia, se non ti fossi adirato. Ci hai distrutti nella tua ira; ma la tua ira si rivolta contro la
nostra vecchiaia, per annientarla. Hai avuto poi misericordia di noi, concedendoci il rinnovamento e
favorendo coloro che mutano dinanzi all'iscrizione del cartello. Perch, se certo che il nostro
uomo esteriore si corrompe, l'interiore si rinnova di giorno in giorno .
I momenti e le esigenze della conversione.

4. [v 4.] Hai scosso la terra e l'hai turbata. In qual modo stata turbata la terra? Dalla coscienza dei
peccati. " Dove andremo? Dove fuggiremo, se quella spada ormai vibrata? ". Fate penitenza! Si
avvicinato, infatti, il Regno dei Cieli . Hai scosso la terra e l'hai turbata. Risana le sue fratture
perch sconvolta. Se non si muove, non degna di essere risanata. Ecco tu parli, predichi, minacci
da parte di Dio, non taci sul giudizio imminente, insegni il precetto di Dio, non hai tregua nel dire
tutte queste cose. Se colui che ascolta non teme n si muove d'un passo, non degno d'essere
guarito. Ecco, invece, un altro che ascolta, si muove, svegliato, si batte il petto, versa lacrime.

Allora, Signore, risana le sue fratture, perch sconvolta.


5. [v 5.] Dopo tutte queste cose, dopo che stato sgominato l'uomo terrestre, bruciata la vetust,
quando l'uomo ormai trasformato in meglio e la luce giunta, a rischiarare coloro che erano
tenebre, allora segue ci che altrove sta scritto: O figlio, accostandoti al servizio di Dio, sta' fermo
nella giustizia e nel timore, e prepara la tua anima alla tentazione . Il primo compito che ti attende
dispiacere a te stesso, debellare il peccato, e trasformarti in meglio. Il secondo sopportare le
tribolazioni e le tentazioni di questo mondo provocate dall'avvenuto cambiamento della tua vita, ed
in mezzo ad esse perseverare sino alla fine. Parlando di queste cose e alludendo apertamente ad
esse, il salmista soggiunge: Hai mostrato al tuo popolo delle dure realt. Le hai mostrate al tuo
popolo, divenuto ormai tuo tributario per la vittoria di David. Hai mostrato al tuo popolo delle dure
realt. Quando? Nelle persecuzioni che ha sopportato la Chiesa di Cristo, quando veniva versato
tanto sangue dei martiri. Hai mostrato al tuo popolo delle dure realt; ci hai abbeverato con un
vino eccitante. Che significa: eccitante? Che non mirava alla rovina, ma voleva essere solo una
medicina che guarisce bruciando. Ci hai abbeverato con un vino eccitante.
Valore delle prove della vita.

6. [v 6.] Perch tutto questo? Hai dato a coloro che ti temono un insegnamento, affinch fuggano
davanti all'arco. Attraverso le tribolazioni temporali hai insegnato - dice - ai tuoi come occorra
sottrarsi all'ira del fuoco eterno. Dice, infatti, l'apostolo Pietro: tempo che il giudizio cominci
dalla casa di Dio. Si era al tempo in cui il mondo incrudeliva, i persecutori compivano stragi, in
lungo e in largo veniva versato il sangue dei fedeli, i cristiani subivano molte sofferenze in catene,
nelle carceri, nei supplizi. Orbene, perch questi martiri non venissero meno in quelle dure prove,
Pietro indirizzava loro una esortazione alla resistenza e diceva loro: tempo che il giudizio
incominci dalla casa di Dio. E se l'inizio da noi, quale sar la fine per coloro che non credono al
Vangelo di Dio? E, se il giusto sar salvo a stento, dove ripareranno il peccatore e l'empio? Che
cosa accadr, dunque, nel giudizio? L'arco teso; ma per ora la minaccia solo incombente, non
ancora in atto. Osservate come funziona l'arco. La freccia non deve, forse, essere scagliata in
avanti? Tuttavia, la corda la si tende indietro, cio, in senso contrario a quello nel quale deve essere
scagliata la freccia. Con quanta maggior forza si sar tesa all'indietro la corda, con tanto maggior
impeto la freccia scatter in avanti. Che significa quanto ho detto? Significa che, quanto pi a lungo
rimandato il giudizio, con tanto maggiore violenza verr. Dobbiamo, dunque, ringraziare Dio per
le tribolazioni temporali, in quanto con esse d al suo popolo un insegnamento, affinch fuggano
dinanzi all'arco. In tal modo, i suoi fedeli, esercitati nelle tribolazioni temporali, saranno degni di
sfuggire alla condanna del fuoco eterno, la quale invece coglier tutti coloro che non credono a
queste cose. Hai dato a coloro che ti temono un insegnamento, affinch fuggano davanti all'arco.
Preghiere esaudite e non esaudite.

7. [vv 6.7.] Perch siano liberati i tuoi cari. Salvami con la tua destra ed esaudiscimi. Con la tua
destra, Signore, salvami! E salvami in modo che io stia alla tua destra. Salvami con la tua destra!
Non chiedo la salute temporale; riguardo a questa si compia la tua volont. Ignoriamo
completamente, infatti, ci che nella vita terrena sia per noi di vera utilit; non sappiamo nemmeno
che cosa chiedere come veramente necessario . Ma salvami con la tua destra, affinch, anche se in
questo tempo soffro qualche tribolazione, trascorsa la notte di tutte le sofferenze io sia trovato alla
destra in mezzo alle pecore, non alla sinistra in mezzo ai caproni. Salvami con la tua destra ed
esaudiscimi. Chiedo cose che gi tu mi vuoi dare; n grido con le parole dei miei delitti, di giorno e
di notte, per cui tu non debba esaudirmi. Se quindi non mi esaudisci, non lo fai per [evidenziare] la
mia stoltezza ma per ammonirmi, accrescendo in me il sapore della valle delle Saline, e cos, nella
tribolazione, io apprenda che cosa debba chiedere. Chiedo la vita eterna: dunque esaudiscimi;
chiedo di stare alla tua destra. La vostra Carit voglia comprendermi. Ogni fedele, anche di quelli
che custodiscono nel cuore la parola di Dio, che temono e trepidano dinanzi al giudizio futuro e
vivono lodevolmente perch non sia bestemmiato per loro colpa il nome santo del Signore, chiede

molte cose secondo la mentalit del mondo e in questo egli non esaudito. Ma in ci che riguarda
la vita eterna sempre esaudito. Chi, infatti, non chiede la salute quando ammalato? E tuttavia,
forse gli utile restare ancora ammalato. Pu darsi che tu non sia esaudito in qualche tua preghiera.
Non sei esaudito nel tuo desiderio ma sei esaudito in ci che costituisce il tuo vero tornaconto.
Quando invece chiedi a Dio che ti doni la vita eterna, che ti doni il regno dei cieli, che ti conceda di
stare alla destra del suo Figlio quando verr a giudicare la terra, sta' sicuro, lo otterrai: anche se non
lo ottieni adesso, perch non ancora venuto il tempo di ottenerlo. Sei gi esaudito, anche se tu non
lo sai. Ci che chiedi si compie, anche se non sai come si compia. Il frutto che attendi c' gi: anche
se per adesso nella radice e non sul ramo. Salvami con la tua destra ed esaudiscimi.
La Chiesa occasione di separazione tra gli uomini.

8. [v 8.] Dio ha parlato nel suo santuario. Perch temi che non accada ci che Dio ha detto? Se tu
avessi un amico serio e sapiente, che cosa diresti? Egli ha parlato - diresti - e sar come lui ha detto.
un uomo serio; non si comporta con leggerezza, non cambia facilmente parere. Ci che ha
promesso sicuro. Tuttavia egli un uomo, e talvolta, pur volendo fare ci che ha promesso, non lo
pu. Da Dio non hai nulla da temere. Egli verace, egli onnipotente. Dunque rimarr fedele e non
ti inganner. Egli ha modo di realizzare le promesse. Perch, dunque, temi di essere ingannato?
necessario che tu non tradisca te stesso, che perseveri sino alla fine, sino a quando egli ti dar ci
che ti ha promesso. Dio ha parlato nel suo santuario. In quale suo santuario? Dio era in Cristo,
riconciliando il mondo con s . In quel santuario di cui altrove avete udito: O Dio, nella santit la
tua via . Dio ha parlato nel suo santuario. Mi rallegrer e divider Sichima. Siccome stato Dio a
parlare, tutto questo accadr. la Chiesa che dice: Dio ha parlato nel suo santuario. Non indica le
parole che Dio ha pronunziate, ma dice che Dio ha parlato nel suo santuario; e non pu accadere
niente altro se non ci che Dio ha detto. In conseguenza ecco ci che accadr: Mi rallegrer e
divider Sichima, e misurer la valle delle tende. Sichima significa " le spalle ". Ma, secondo la
storia, Giacobbe, tornando da Labano suo suocero insieme con tutti i suoi, nascose in Sichima gli
idoli che aveva portati dalla Siria, donde ritornava, dopo esservi stato esule a lungo . In Sichima egli
si costru delle tende, poich aveva pecore e armenti, e chiam quel luogo "le tende " . Ora, "
Queste cose divider ", dice la Chiesa. Che significano le parole: Divider Sichima? Se le si
riferisce alle tende ove, secondo la storia, furono nascosti gli idoli, raffigurano le genti. Divido le
genti. Che significa: Divido? Che non tutti raggiungono la fede . Che vuol dire ancora: Divido?
Significa che alcuni credono mentre altri non credono. Tuttavia non abbiano timore, coloro che
credono, in mezzo a quelli che non credono. Perch ora sono divisi nella fede; ma poi saranno divisi
nel giudizio: le pecore a destra, i caproni a sinistra . Ecco come la Chiesa divide Sichima. Ma, se
vogliamo riferirci all'etimologia di questa parola, in che modo la Chiesa divide " le spalle "? Le
spalle sono divise nel senso che su alcune gravano i peccati commessi, mentre altre portano il
fardello di Cristo. Tali spalle pie cercava Cristo quando diceva: Il mio giogo lieve, e il mio
fardello leggero . L'altro fardello ti preme e ti schiaccia; il fardello di Cristo ti solleva. L'altro
fardello pesante; quello di Cristo ha le ali. Infatti, se strappi le ali a un uccello, potresti avere
l'impressione d'avergli tolto un peso; ma quanto pi gli hai tolto di un tal peso, tanto pi esso rester
a terra. L'uccello che hai voluto liberare di un peso rimane a terra; non vola poich gli hai tolto quel
peso. Restituiscigli il peso e voler. Tale il fardello di Cristo. Lo portino gli uomini! Non siano
pigri! Non si faccia conto di quelli che non lo vogliono portare. Chi vuole, lo porti, e trover quanto
sia leggero, quanto soave, quanto dolce, e come esso attragga al cielo e strappi dalla terra. Divider
Sichima, e misurer la valle delle tende. Forse, a cagione delle pecore di Giacobbe, la valle delle
tende significa il popolo giudaico, che anch'esso diviso. Infatti coloro che hanno creduto sono
passati dalla nostra parte, mentre gli altri sono rimasti fuori.
I martiri testimoniano la vitalit di Cristo e della Chiesa.

9. [v 9.] Mio Galaad. Abbiamo letto questi nomi nella Scrittura divina. Galaad una parola che ha
un significato denso di mistero; significa infatti " cumulo delle testimonianze ". Orbene, qual

somma di testimonianze si trova nei martiri! Mio Galaad: mio il numero sterminato dei
testimoni; miei sono i veri martiri. Muoiano pure altri per il loro vecchiume, vuoto di senso e privo
di sale; essi non appartengono al cumulo dei testimoni. Perch, anche se dar il mio corpo alle
fiamme, ma non avr carit, a niente mi giova . E, quanto al sale, lo esigeva come requisito
necessario il Signore in un certo passo, allorch esortava a conservare la pace. Diceva: Abbiate in
voi il sale, e abbiate la pace tra Voi . Orbene: Mio Galaad. Ma Galaad, cio il mucchio dei
testimoni, divenuto pi cospicuo nella grande tribolazione. Ci fu un tempo in cui la Chiesa era una
realt spregevole in mezzo agli uomini. La si considerava una vedova e le si rinfacciava, come
un'onta, l'essere di Cristo e il portare in fronte il segno della croce. Tale segno non era un onore ma
un delitto. Ma allora, quando essere di Cristo non costituiva un onore ma un delitto, proprio allora il
mucchio dei testimoni si veniva accumulando; e per mezzo del mucchio dei testimoni si allargava la
carit di Cristo. Allargandosi la carit di Cristo, tutte le genti sono state conquistate. Continua: Mio
Manasse, nome che significa " dimentico ". Alla Chiesa fu infatti preconizzato: Dimenticherai in
eterno il disonore, e non ti ricorderai della ignominia della tua vedovanza . Un tempo dunque la
Chiesa era nella vergogna, che ora stata dimenticata; n ora pi si ricorda del disonore e
dell'ignominia della sua vedovanza. Quando infatti era coperta di vergogna in mezzo agli uomini, si
veniva accumulando il mucchio dei testimoni. Pi nessuno ora si ricorda di quella vergogna,
quando era ignominia essere cristiano; pi nessuno se ne ricorda, tutti se ne sono dimenticati. Ormai
Mio Manasse. Ed Efraim forza del mio capo. Efraim significa " fruttificazione ". Dice: Mia la
fruttificazione: e tutto il mio frutto dalla forza del mio capo. Il mio capo infatti Cristo. E perch
la fruttificazione la sua forza? Perch se il grano non cadesse a terra, non si moltiplicherebbe ma
resterebbe solo. Cristo cadde in terra nella passione; nella resurrezione ne nacque il frutto. Ed
Efraim la forza del mio capo. Pendeva dalla croce ed era disprezzato, ma al di dentro, nell'intimo,
era un grano avente la forza di trascinare tutto dietro di s . Come nel grano celata la legge e il
vigore dei semi e, mentre all'apparenza una cosa disprezzabile, dentro di s ha la forza di
trasformare la materia e di produrre frutto, cos nella croce di Cristo era nascosta la sua potenza,
mentre all'esterno si manifestava solo la sua debolezza. O grande grano! Certamente debole colui
che pende dalla croce, tanto vero che dinanzi a lui la folla scuoteva il capo e diceva: Se il Figlio
di Dio, scenda dalla croce! Ma, ascolta la sua forza! La debolezza di Dio pi forte degli uomini .
Per questo ha fruttificato con tanta abbondanza; e questo frutto mio, dice la Chiesa.
Le tribolazioni della Chiesa e le loro cause. L'indefettibilit della Chiesa.

10. [v 10.] Giuda mio re; Moab la caldaia della mia speranza. Giuda mio re. Quale Giuda? Il
discendente dalla trib di Giuda. Quale Giuda, se non colui al quale diceva lo stesso Giacobbe:
Giuda, ti loderanno i tuoi fratelli ? Giuda mio re. Che avr da temere, quando Giuda, il mio re,
dice: Non temete coloro che uccidono il corpo ? Giuda, mio re; Moab caldaia di mia speranza.
Perch Caldaia? A motivo della tribolazione. Perch Di mia speranza? Perch mi ha preceduto
Giuda, il mio re. Temi forse di seguirlo per la via nella quale egli ti ha preceduto? E dove ti ha
preceduto? Nella via delle tribolazioni, delle angustie, degli insulti. Era chiusa la via, prima che egli
vi passasse; ma dopo che vi passato, seguilo: la via ormai aperta, grazie al suo passaggio. Dice il
salmo: Io sono solo, ma finch non passer . solo il chicco di grano, ma finch non passa; quando
sar passato, seguir l'abbondanza dei frutti. Giuda, mio re. Dunque, poich Giuda mio re, Moab
caldaia della mia speranza. Moab da ricercarsi fra le genti. Questo popolo infatti nacque dal
peccato: nacque dalle figlie di Lot, le quali giacquero con il padre ubriaco, abusando del loro
genitore . Sarebbe stato meglio che fossero rimaste sterili, piuttosto che diventare madri a quel
modo! Ma il loro comportamento era simbolo di coloro che si sarebbero serviti male della legge.
Non date troppo peso al fatto che " legge" nella lingua latina di genere femminile, (al contrario del
greco, dove maschile), poich l'essere di genere o femminile o maschile secondo il vocabolario
non ha importanza: i nomi non cambiano la realt. In effetti, poi, la legge include in s la forza del
maschio, poich regge, non retta. Ma che cosa dice l'apostolo Paolo? Buona la legge, se uno la
usa in modo legittimo . Invece le figlie di Lot non usarono in modo legittimo del loro padre.
Orbene, se vero che, come le opere buone nascono dal buon uso della legge cos le opere cattive

nascono quando della legge si usa male, e se vero, ancora, che le figlie di Lot generarono i moabiti
usando male del padre, cio usando male della legge, bisogna concludere che nei moabiti sono
raffigurate le opere malvagie. Da queste opere deriva la tribolazione della Chiesa, da esse deriva la
caldaia che bolle. Di questa caldaia in un certo passo della profezia detto: La caldaia infiammata
da settentrione . Donde, se non dalle regioni del diavolo, che ha detto: Porr il mio trono a
settentrione ? Le pi grandi tribolazioni nascono, quindi, contro la Chiesa da coloro che male usano
la legge. Che ne seguir? Verr forse meno la Chiesa per queste tribolazioni? A cagione della
caldaia, cio dell'abbondanza degli scandali, le sar forse impedito di perseverare sino alla fine? Ma
Giuda, il suo re, non le ha forse predetto tutto questo? Non le ha detto: Poich abbonder
l'ingiustizia, si raggeler la carit di molti . Quando la caldaia bolle, la carit si raggela. Ma perch,
o carit, non sei tu che ti metti a bollire contro la caldaia? Ignori forse che ti stato detto, quando il
tuo re parlava di quell'abbondanza di scandali: Colui che avr perseverato sino alla fine, sar
salvo ? Persevera, dunque, sino alla fine contro la caldaia degli scandali. Arde la caldaia del male,
ma pi grande la fiamma della carit. Non lasciarti vincere! Persevera sino alla fine! Perch hai
timore dei moabiti, delle opere malvage di coloro che abusano della legge? Forse che Giuda, il tuo
re che ti ha preceduto, non sopport tali cose? Non sai che i giudei, abusando della legge, uccisero il
Cristo? Spera, dunque, e segui il tuo re per la strada nella quale ti ha preceduto. D: Giuda il mio
re. E poich Giuda mio re, che cosa divenuto Moab? divenuto caldaia della mia speranza,
non del mio annientamento. Vedi come nelle tribolazioni ci sia una caldaia di speranza. Ascolta le
parole dell'Apostolo! Noi ci gloriamo - dice - nelle tribolazioni. Ecco dunque la caldaia. Ed ora vedi
com'egli precisi trattarsi di una caldaia di speranza. Sappiamo infatti - dice - che la tribolazione
genera la pazienza, e la pazienza genera la virt provata, e questa a sua volta la speranza . Se la
tribolazione genera la pazienza, la pazienza la costanza, e la costanza la speranza, la caldaia, cio
la tribolazione, che genera la speranza. Giustamente, dunque, Moab caldaia di mia speranza. Ma
la speranza non delusa. Che dunque? Lancerai fiamme verso la caldaia? Proprio cos! poich la
carit di Dio diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato .
Parliamo di Cristo anche ai lontani.

11. Fino all'Idumea estender il mio calzare. la Chiesa che dice: Giunger fino all'Idumea. Mi si
riversino pure addosso le pi tremende tribolazioni; ribolla pure il mondo di scandali. Io estender
il mio calzare fino all'Idumea: fino a coloro, cio, che conducono un genere di vita terrestre (perch
Idumea significa " terrena "). Fino ad essi, fino all'Idumea, estender il mio calzare. Quale calzare,
se non quello del Vangelo? Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che
annunziano il bene ! E ancora: Abbiate calzati i piedi nella preparazione del Vangelo della pace .
Orbene, poich la tribolazione genera la virt provata e questa a sua volta la speranza, la caldaia
non potr dissolvermi, perch la carit di Dio diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito
Santo che ci stato dato. Non veniamo meno nel predicare il Vangelo, non veniamo meno
nell'annunziare il Signore. Fino all'Idumea estender il mio calzare. Non servono forse Dio anche
gli uomini terreni? Anche se sono avviluppati in cupidige terrene, tuttavia adorano Cristo. Oggi noi
vediamo, fratelli, che molti uomini terreni commettono frodi per lucro e per le frodi spergiurano;
vediamo che per paura ricorrono agli stregoni e agli astrologhi. Tutti costoro sono idumei, cio
terreni, e tuttavia adorano Cristo, sono sotto il suo calzare. Sino all'Idumea egli ha ormai esteso il
suo calzare. A me sono soggetti i filistei. Chi sono i filistei? Sono degli estranei, un popolo che non
appartiene alla mia stirpe. Essi sono soggetti, perch molti adorano Cristo, anche se poi non
regneranno con Cristo. A me sono soggetti i filistei.
12. [v 11.] Chi mi trasporter nella citt dell'accerchiamento? Qual la citt dell'accerchiamento?
Se ricordate gi ne ho parlato in un altro salmo, l dove detto: E andranno attorno per la citt . La
citt dell'accerchiamento la folla tumultuante delle genti, le quali facevano ressa da ogni parte e
tenevano chiusa nel mezzo la gente dei giudei. Questa adorava l'unico Dio; mentre la folla
eterogenea delle genti adorava gli idoli, serviva i demoni. E questa folla in senso mistico chiamata
" citt dell'accerchiamento ", proprio perch le genti si accalcavano da ogni dove, per accerchiare da

ogni lato il popolo che adorava l'unico Dio. Chi mi trasporter nella citt dell'accerchiamento?
Chi, se non Dio? E vuol dire questo: Come mi trasporter su quelle nubi delle quali detto: La voce
del tuo tuono nella ruota ? La ruota la stessa citt circondante: la quale chiamata ruota e
s'identifica col mondo. Chi mi trasporter nella citt dell'accerchiamento? Chi mi trasporter fino
all'Idumea, affinch io regni anche su gli uomini terreni; affinch mi venerino anche coloro che non
sono miei e che non vogliono trarre profitto da me?
Dio non abbandona i suoi testimoni.

13. [v 12.] Chi mi condurr fino all'Idumea? Non sarai forse tu, Dio, che ci hai respinti? E non
marcerai, o Dio, con i nostri eserciti? Non sarai, forse, tu a condurci, tu che ci hai respinti? Ma
perch ci hai respinti? Perch ci hai distrutti. E perch ci hai distrutti? Perch ti sei adirato ed hai
avuto misericordia di noi. Ci porterai, dunque, tu che ci hai respinti: tu, o Dio, che non marcerai con
i nostri eserciti, tu ci trasporterai. Che significano le parole: Non marcerai con i nostri eserciti? Il
mondo infierir, il mondo ci calpester, si innalzer il cumulo della testimonianza mediante il
sangue sparso dai martiri, e i pagani persecutori diranno: Dove il loro Dio? Allora tu, o Dio, non
marcerai con i nostri eserciti. Non interverrai contro di loro, non mostrerai la tua potenza come la
mostrasti in David, in Mos, in Ges di Nave, quando le genti dovettero cedere alla loro forza, e,
compiuta la strage e devastata totalmente la regione, tu conducesti il tuo popolo nella terra che gli
avevi promesso. Questo allora non farai: Non marcerai, o Dio, con i nostri eserciti, ma opererai
nell'intimo. Che significa: Non marcerai? Significa: Non ti farai vedere. Certamente, quando i
martiri erano trascinati in catene, quando erano chiusi in carcere, quando erano mostrati alla folla
affinch li schernisse, quando erano gettati alle belve, quando erano percossi con la spada, quando
erano bruciati col fuoco, non erano forse derisi come gente abbandonata da Dio, come destituiti di
ogni aiuto? Ma Dio operava nell'intimo. E come li consolava intimamente! Come rendeva loro
dolce la speranza della vita eterna! E come non abbandonava i loro cuori, dove l'uomo si raccoglie
nel suo silenzio e si trova bene se stato buono, male se stato cattivo! Forse che, per il fatto che
non marciava con i loro eserciti, li abbandonava? E non stato, forse, proprio perch non marciava
con i loro eserciti, che ha esteso la Chiesa sino all'Idumea, fino alla citt asserragliata all'intorno?
Se, invece, la Chiesa avesse voluto combattere e usare la spada, avrebbe dato l'impressione che si
battesse per la vita presente; ma, poich disprezzava la vita presente, per questo si elevato il
cumulo delle testimonianze per la vita futura.
14. [v 13.] Ebbene tu, o Dio, che non marci con i nostri eserciti, dacci aiuto nella tribolazione,
poich vana la salvezza dell'uomo. Si muovano ora coloro che non hanno il sale, e desiderino per i
propri cari la salvezza temporale, che poi soltanto una vecchiaia senza risultati . Dacci aiuto!
Daccelo con quegli interventi che potevano far supporre che tu ci avessi abbandonati. Cos
soccorrici! Dacci aiuto nella tribolazione, vana la salvezza dell'uomo.
15. [v 14.] In Dio opereremo prodezze, e a niente egli ridurr i nostri nemici. Non opereremo
prodezze con la spada, con i cavalli, con le corazze, con gli scudi, con la potenza dell'esercito, con
quanto esteriore. Dove allora le opereremo? Nell'intimo, ove siamo nascosti. Dentro dove? In Dio
opereremo prodezze. Potremo essere vilipesi, calpestati, ritenuti uomini di nessun conto: ma egli a
niente ridurr i nostri nemici. Infatti, tutto questo accanito nei confronti dei nostri nemici. Sono
stati calpestati i martiri; ma, soffrendo, sopportando, perseverando sino alla fine, hanno operato
prodezze in Dio. Ed egli ha fatto anche quanto segue: al niente ha ridotto i loro nemici. Dove sono
ora i nemici dei martiri? A meno che non si ritengano per tali coloro che, ubriachi, oggi
perseguitano con i calici coloro che allora perseguitavano furiosi con le pietre!

SUL SALMO 60
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO

Cristo capo e le sue membra.

1. [v 1.] Eccoci a considerare, insieme con la vostra Carit, questo breve salmo. Il Signore ci assista
affinch possiamo parlarne in modo adeguato e insieme conciso. Per quanto mi aiuter colui che mi
ordina di parlare, cercher d'essere condiscendente con chi ama ascoltare, senza rendermi pesante
verso chi fosse un po' tardo. Non sar prolisso per contentare i pochi rendendomi gravoso per chi ha
da fare. Il titolo non ci tratterr a lungo. Dice infatti: Sino alla fine, negli inni, per David stesso.
Negli inni, cio, nelle lodi. Sino alla fine, cio, fino a Cristo. Perch fine della legge Cristo, a
giustificazione di ogni credente . E dicendo Per David stesso, non dobbiamo intendere nessun altro
se non colui che venuto dalla discendenza di David, per essere uomo tra gli uomini e rendere gli
uomini pari agli angeli. Quanto alla voce di questo salmo, se siamo parte delle sue membra e del
suo corpo (come osiamo sperare sulla parola del Signore) dobbiamo riconoscere che essa la nostra
voce e non quella di altri. Non " nostra " nel senso che sia la voce di quelli soltanto che sono ora qui
presenti; ma " nostra " in quanto voce di noi tutti, quanti siamo sparsi sull'intera faccia della terra,
da oriente ad occidente. E perch comprendiate bene che questa la nostra voce, il salmista parla
come fosse un uomo solo. Ma non un uomo solo: l'unit [della Chiesa] che parla come per bocca
di un solo individuo. Perch in Cristo siamo tutti un solo uomo, e il capo di questo solo uomo in
cielo, mentre le membra ancora si affaticano in terra; e, siccome soffrono, notate quali ne siano gli
accenti.
Universalit del corpo di Cristo.

2. [vv 2.3.] Esaudisci, Dio, la mia supplica; tendi l'orecchio alla mia preghiera. Chi parla? Sembra
un individuo. Ma osserva bene se sia davvero uno. Dice: Dai confini della terra a te ho gridato,
nell'angoscia del mio cuore. Non si tratta dunque di un solo individuo (sebbene in Cristo, di cui
siamo le membra, noi tutti abbiamo unit). Una persona singola, infatti, come potrebbe gridare dai
confini della terra? Dai confini della terra grida soltanto quella eredit della quale fu detto al Figlio
stesso: Chiedi a me, e ti dar le genti in tua eredit, e in tuo possesso i confini della terra . ,
dunque, questo possesso di Cristo, questa eredit di Cristo, questo corpo di Cristo, questa unica
Chiesa di Cristo, questa unit che noi siamo, che grida dai confini della terra. E che cosa grida? Ci
che ho detto prima: Esaudisci, Dio, la mia supplica; tendi l'orecchio alla mia preghiera. Dai confini
della terra a te ho gridato. Cio, questo ho gridato a te, dai confini della terra; ossia, da ogni luogo.
Cristo ci ha preceduti nella prova e nella vittoria.

3. Ma perch ho gridato questo? Mentre il mio cuore era nell'angoscia. Mostra di trovarsi in grande
gloria tra tutte le genti e in tutto il mondo; eppure in mezzo a grandi prove. Infatti la nostra vita in
questo esilio non pu essere senza prove, e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione.
Nessuno pu riconoscersi finch non tentato; allo stesso modo che nessuno potr essere
incoronato se non dopo la vittoria, vittoria che non ci sarebbe se non ci fossero la lotta contro un
nemico e le tentazioni. , pertanto, nell'angoscia quest'uomo che grida dai confini della terra;
nell'angoscia ma non abbandonato. Poich il Signore ha voluto darci in antecedenza un'idea della
sorte che attende il suo corpo [mistico] che siamo noi, nelle vicende di quel suo corpo col quale egli
mor, risorse ed ascese al cielo: in modo che le membra possano avere speranza di giungere l dove
il capo le ha precedute. Egli ci ha insegnato a riconoscerci in lui, quando volle essere tentato da
satana . Leggevamo ora nel Vangelo che il Signore Ges Cristo fu tentato dal diavolo nel deserto.
Cristo fu certamente tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato tu. Tua infatti era la carne che
Cristo aveva presa perch tu avessi da lui la salvezza. Egli aveva preso per s la morte, che era tua,
per donare a te la vita; da te egli aveva preso su di s le umiliazioni perch tu avessi da lui la gloria.
Cos, egli prese da te e fece sua la tentazione, affinch per suo dono tu ne riportassi vittoria. Se in
lui noi siamo tentati, in lui noi vinciamo il diavolo. Ti preoccupi perch Cristo sia stato tentato, e
non consideri che egli ha vinto? In lui fosti tu ad essere tentato, in lui tu riporti vittoria.
Riconoscilo! Egli avrebbe potuto tener lontano da s il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare,
non ti avrebbe insegnato a vincere quando tu sei tentato. Non c', dunque, da stupirsi se, in mezzo

alle tentazioni, il salmista grida dai confini della terra. Ma perch non sconfitto? Nella pietra mi
hai innalzato. Ecco una parola che ci fa riconoscere chi che grida dai confini della terra.
Ricordiamo il Vangelo: Sopra questa pietra edificher la mia Chiesa . Grida dunque dai confini
della terra colei che egli ha voluto fosse edificata sopra la pietra. Ma, al fine di costruire la Chiesa
sopra la pietra, chi si fatto pietra? Ascolta Paolo che dice: E la pietra era Cristo . In lui noi siamo
edificati: ed stato per noi che la pietra nella quale noi siamo edificati venne per prima battuta dai
venti, dal fiume, dalla pioggia , che cio Cristo fu tentato dal diavolo. Ecco la solidit su cui volle
poggiasse il tuo edificio. Per questo non cade a vuoto la nostra voce, ma esaudita: perch
poggiamo su una grande speranza. Nella pietra mi hai innalzato.
In Cristo la nostra speranza.

4. [vv 3.4.] Mi hai condotto perch sei divenuto la mia speranza. Se egli non fosse divenuto la
nostra speranza, non sarebbe in grado di condurci. Ci conduce in quanto la nostra guida; e ci
conduce con s in quanto egli la nostra via; a s ci conduce in quanto egli la nostra patria.
Dunque ci conduce. Ma come fa? Pu farlo perch divenuto la nostra speranza. E quando
divenuto la nostra speranza? Ecco, lo avete udito! Egli stato tentato, ha sofferto, risorto: cos
divenuto la nostra speranza. Cosa diciamo dentro noi stessi quando leggiamo queste cose? Dio non
vuole certamente la nostra dannazione se per noi ha mandato il suo Figlio ad essere tentato,
crocifisso, a morire, a risorgere. Diciamo che Dio non manca di stima per noi se per noi non ha
risparmiato il suo Figlio, ma per noi tutti lo ha dato . Cos egli divenuto la nostra speranza. In lui
puoi vedere la tua fatica e la tua ricompensa: la tua fatica nella passione, la tua ricompensa nella
resurrezione. Cos egli divenuto la nostra speranza. Noi, infatti, abbiamo due vite: una nella quale
siamo attualmente, e l'altra che speriamo. Quella nella quale siamo ci nota; quella che speriamo ci
sconosciuta. Resisti durante questa vita e conseguirai quella che non hai ancora. Ma, che vuol
dire: Resisti? Non farti vincere dal tentatore. Con le sue fatiche, le sue tentazioni, le sofferenze e la
morte, Cristo ti ha mostrato la vita che hai da vivere adesso; con la sua resurrezione ti ha mostrato la
vita che ti attende. Noi, infatti, sapevamo soltanto che l'uomo nasce e muore; non sapevamo che
l'uomo risorge e vive in eterno; egli ha assunto ci che tu conoscevi, per mostrarti ci che non
conoscevi. Per questo, dunque, diventato la nostra speranza nelle tribolazioni e nelle tentazioni.
Senti cosa dice l'Apostolo: Non solo, ma noi ci gloriamo anche nelle tribolazioni; sapendo che la
tribolazione genera la pazienza, la pazienza genera la virt provata e questa a sua volta la
speranza; la speranza poi non delusa, perch la carit di Dio stata diffusa nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato . Lui stesso, dunque, divenuto la nostra speranza; lui
che ci ha dato lo Spirito Santo e ci fa camminare verso la speranza. Non cammineremmo, infatti, se
non avessimo la speranza. Come afferma il medesimo Apostolo: Ci che uno scorge, pu forse
sperarlo? Ma, se speriamo ci che non vediamo, per mezzo della pazienza lo aspettiamo. E ancora:
nella speranza che siamo stati salvati .
Cristo torre inespugnabile.

5. Mi hai condotto, perch sei diventato la mia speranza, torre di fortezza di fronte al nemico.
nell'angoscia il mio cuore - dice questa unit levando la voce fin dai confini della terra - e soffro in
mezzo alle tentazioni e agli scandali. I pagani mi odiano perch sono stati sconfitti; mi insidiano gli
eretici coperti col manto del nome cristiano; all'interno, nella stessa Chiesa, il frumento
soverchiato dalla paglia. In mezzo a tutto questo, mentre il mio cuore nell'angoscia, grider dai
confini della terra. Colui che mi ha costruito sopra la pietra non mi abbandoner, n lascer di
condurmi a s: perch, anche se soffro, anche se il diavolo in ogni luogo, in ogni momento, in ogni
occasione, tende insidie contro di me, io ho in lui [Cristo] la mia torre di fortezza. Quando in essa
mi sar rifugiato, non soltanto eviter le frecce del nemico, ma potr anche scagliare intrepido
contro di lui tutte le frecce che vorr. Questa torre Cristo, il quale per noi si fatto torre di fronte
al nemico, lui che anche pietra sopra la quale costruita la Chiesa. Cerchi riparo per non essere
ferito dal diavolo? Rifugiati nella torre! In essa mai ti raggiungeranno le frecce del diavolo; ivi

starai riparato permanentemente. Ma in qual modo ti rifugerai nella torre? Che nessuno, in mezzo,
alla tentazione, pensi di trovare questa torre in senso materiale! Non trovandola, potrebbe correre il
rischio di scoraggiarsi e di venir meno nella tentazione. La torre dinanzi a te. Ricordati di Cristo, e
sarai entrato nella torre. In qual modo ti ricorderai di Cristo per cos entrare nella torre? Qualunque
cosa avrai da soffrire, pensa che per primo egli l'ha sofferta, e rifletti sul fine per cui egli ha
sofferto. Egli mor per risorgere. Spera di raggiungere anche tu la mta nella quale egli ti ha
preceduto, e sarai gi entrato nella torre senza cedere al nemico. Se, invece, consentirai alle
suggestioni del nemico, allora la freccia dell'aggressore riuscir a colpirti. Sii piuttosto tu a lanciare
frecce contro di lui: frecce con cui ferirlo e vincerlo. Quali sono queste frecce? Sono la parola di
Dio, la tua fede, la tua speranza, le opere buone. Io non ti dico: Sta' tranquillo e in ozio dentro la tua
torre; e nemmeno: Accontentati di non essere raggiunto dalle frecce del nemico. Ti dico di essere
sempre occupato e che le tue mani non si fermino mai. Le tue opere buone sono le spade che
uccidono il nemico.
Indefettibilit della Chiesa.

6. [v 5.] Sar ospite nella tua tenda per sempre. Vedete che a gridare colui del quale parlavamo
poc'anzi. Chi di noi, infatti, potr essere ospite per sempre? Qui viviamo per pochi giorni e ce ne
andiamo: poich veramente qui in terra siamo ospiti, mentre in cielo avremo una dimora stabile.
Sulla terra tu sei un esule e dovrai udire la voce del Signore tuo Dio, che ti ordiner di emigrare. Da
quella dimora eterna nei cieli invece nessuno ti ordiner di partire. Qui, dunque, sei ospite. E in un
altro salmo si dice al riguardo: Sono ospite presso di te, ed esule, come tutti i miei padri . Qui siamo
ospiti; l il Signore ci dar una eterna dimora. Dice: Molte sono le dimore presso il Padre mio . E
queste dimore egli ce le dar, non come ad ospiti, ma come a cittadini che vi dovranno restare per
sempre. Tuttavia, o fratelli, siccome la Chiesa sar in questa terra non per poco tempo, ma sino alla
fine del mondo, per questo qui nel salmo detto: Sar ospite nella tua tenda per sempre. Infierisca
pure, quanto vuole, il nemico! Mi aggredisca, mi tenda insidie, aumenti il numero degli scandali,
immerga nell'angustia il mio cuore. Io sar ospite nella tua tenda per sempre. La Chiesa non sar
vinta, non sar sradicata, non ceder alle tentazioni, finch non verr la fine di questo mondo e non
ci accolga, provenienti da questa abitazione temporale, quella eterna dimora alla quale ci condurr
colui che divenuto la nostra speranza. Sar ospite nella tua tenda per sempre. Sembra voglia
ovviare a una nostra difficolt: " Se dovrai essere ospite per lungo tempo, vuol dire che sulla terra
dovrai tribolare in mezzo a molte e gravi prove. Infatti, se la Chiesa dovesse restarvi solo per pochi
giorni, allora le insidie del tentatore finirebbero presto ". Bene! tu vorresti che le tentazioni
durassero pochi giorni; ma, se non restasse a lungo qui in terra, se non vi restasse sino alla fine,
come farebbe, la Chiesa, a raccogliere tutti gli uomini? Non essere geloso di coloro che verranno
poi! Non tagliare, poich tu vi sei gi passato, il ponte della misericordia! Esso rimanga in piedi per
sempre. E che dire delle tentazioni, le quali saranno per forza tanto pi numerose quanto pi
frequenti saranno gli scandali? Infatti egli stesso dice: Poich abbonder l'ingiustizia, si raggeler
la carit di molti . Ma la Chiesa, che grida dai confini della terra, si trova in coloro dei quali il
seguito del testo dice: Chi, per, avr perseverato sino alla fine, quello sar salvo . Ma in che
modo persevererai? Di quali forze disponi in mezzo a tanti scandali, in mezzo a tante tentazioni, in
mezzo a tante battaglie? Con quali forze vincerai il nemico invisibile? Forse con le tue? Se vero
che l'orante di questo salmo dovr essere esule per sempre qui sulla terra, con quale speranza
resister? Mi rifuger all'ombra delle tue ali. Ecco perch siamo sicuri in mezzo a tante tentazioni,
finch non venga la fine del mondo e ci accolgano i secoli eterni. Siamo sicuri perch ci rifugiamo
sotto la protezione delle sue ali. Nel mondo vi un calore bruciante, ma sotto le ali di Dio c'
un'ombra meravigliosa. Mi rifuger all'ombra delle tue ali.
7. [v 6.] Perch tu, Dio, hai esaudito la mia preghiera. Quale preghiera? Quella con la quale ha
cominciato il suo dire: Esaudisci, o Dio, la mia supplica, tendi l'orecchio alla mia preghiera. Dai
confini della terra a te ho gridato . Ecco cosa ho gridato a te dai confini della terra. Per questo mi
rifuger all'ombra delle tue ali, perch hai esaudito la mia preghiera. Egli ci invita dunque, o

fratelli, a non smettere di pregare, finch siamo nel tempo delle tentazioni. Hai dato l'eredit a
coloro che temono il tuo nome. Perseveriamo dunque nel timore del nome di Dio: non ci inganna
l'eterno Padre. In questo mondo si affaticano i figli per raccogliere, dopo la loro morte, l'eredit dei
genitori. E noi non ci affaticheremo per ottenere l'eredit di quel Padre al quale non succederemo,
perch egli non muore mai, ma con il quale vivremo in eterno nella stessa eredit? Hai dato
l'eredit a coloro che temono il tuo nome.
Vita presente e vita eterna.

8. [v 7.] Aggiungerai giorni su giorni agli anni dei re. Si riferisce al re di cui noi siamo le membra.
Il re Cristo, il nostro capo, il nostro re. Hai dato a lui giorni su giorni; non soltanto i giorni di
questa vita che ha fine, ma giorni oltre questi giorni, senza fine. Dice: Abiter nella casa del
Signore per la lunghezza dei giorni . Perch per la lunghezza dei giorni, se non perch ora i giorni
sono brevi? Infatti ogni cosa che ha fine breve; ma i giorni di questo re sono al di sopra dei giorni.
Cristo regna nella sua Chiesa non soltanto questi giorni che passano, ma regna insieme con i Santi
nei giorni che non hanno fine. L un solo giorno, e sono molti giorni. Che siano molti giorni gi
l'ho detto: Per la lunghezza dei giorni. Che sia un solo giorno lo si ricava da qui: Figlio mio sei tu;
oggi io ti ho generato . Per esprimere un sol giorno dice oggi; ma questo giorno non si pone in
mezzo tra il giorno di ieri e quello di domani, n il suo inizio la fine di ieri, n, la sua fine l'inizio
del domani. Si parla infatti anche degli anni di Dio: Ma tu sei sempre lo stesso, e i tuoi anni non
verranno meno . Come si dice " anni ", cos si dice " giorni ", e cos un solo giorno. Dell'eternit tu
puoi dire ci che vuoi. E questo perch, qualunque cosa tu dica, dici sempre poco. Ma dire qualcosa
necessario proprio per questo: per avere una base onde pensare ci che indicibile. Giorni su
giorni aggiungerai agli anni del re, fino al giorno della generazione e della generazione. Di questa
generazione, cio, e della generazione futura. Questa generazione quella paragonata alla luna, per
il fatto che la luna nasce, cresce, si completa, invecchia e muore; e cos sono le generazioni mortali.
L'altra generazione quella per la quale saremo rigenerati nella resurrezione e nella quale resteremo
in eterno insieme con Dio, quando non saremo pi paragonati alla luna, ma saremo come dice il
Signore: Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro . Nel linguaggio
figurato in uso presso la Scrittura, la luna serve a indicare la mutevolezza della condizione mortale.
Per questo discendeva verso Gerico quell'abitante di Gerusalemme che si imbatt nei ladroni;
perch la citt di Gerico, in ebraico, ha un nome che in latino si traduce " luna ". Discendeva,
dunque, dall'immortalit alla condizione mortale (e per questo nel viaggio fu ferito dai ladroni e
abbandonato mezzo morto ) quell'Adamo dal quale trae origine tutto il genere umano. Orbene, le
parole: Giorni su giorni aggiungerai agli anni del re, fino al giorno della generazione, io le intendo
riferite alla generazione mortale. Ma poi menziona un'altra generazione. Quale? Ascolta!
Imitiamo la misericordia e la verit di Dio.

9. [v 8.] Rester in eterno al cospetto di Dio. In qual modo e per quale ragione? Chi ricercher per
il Signore la misericordia e la verit di lui? Dice anche in un altro passo: Tutte le vie del Signore
sono misericordia e verit per coloro che cercano il suo testamento e le sue testimonianze .
Potremmo parlare a lungo sulla verit e sulla misericordia, ma abbiamo promesso di essere brevi.
Eccovi in sintesi che cosa siano la verit e la misericordia; perch non poca cosa quanto stato
detto: Tutte le vie del Signore sono misericordia e verit. Si dice che sono misericordia, perch Dio
non guarda ai nostri meriti ma alla sua bont, quando ci perdona tutti i peccati e ci promette la vita
eterna. Si dicono anche verit, perch Dio non inganna ma dona effettivamente ci che ha
promesso. Riconosciamo questo divino comportamento verso di noi e facciamo altrettanto. Dio ci
ha usato misericordia e verit: la misericordia perdonando i nostri peccati, la verit mantenendo le
sue promesse. Cos anche noi, finch siamo qui in terra, comportiamoci con misericordia e verit.
Usiamo misericordia nei confronti dei deboli, dei bisognosi, e anche dei nostri nemici; e
pratichiamo la verit impegnandoci a non peccare e a non aggiungere peccato a peccato. Infatti, chi
si ripromette troppo dalla misericordia di Dio finisce col considerare nel suo animo Dio ingiusto,

credendo che, anche se rester peccatore e non vorr abbandonare le sue ingiustizie, Dio, quando
verr, lo collocher l dove colloca i suoi servi obbedienti. Potr essere giusto tutto questo? cio,
porre te che perseveri nel peccato l dove porr coloro che hanno abbandonato la via del peccato?
Vorrai essere cos ingiusto da rendere ingiusto anche Dio? Perch vuoi piegare Dio alla tua volont?
Piegati piuttosto tu alla volont di Dio! Ma chi che cos si arrende alla volont di Dio, se non uno
di quei pochi dei quali detto: Chi avr perseverato sino alla fine, costui sar salvo ? Giustamente,
pertanto, qui nel salmo detto: Chi ricercher la sua misericordia e la sua verit per lui? Perch
dice: Per lui? Sarebbe stato sufficiente dire: Chi ricercher? Perch ha aggiunto: Per lui, se non
perch molti cercano, s, di apprendere dai Libri santi la misericordia e la verit di Dio, ma, quando
l'hanno appresa, vivono per s e non per lui? Cercano il loro interesse, non le cose di Ges Cristo ;
predicano la misericordia e la verit, ma non operano secondo misericordia e secondo verit.
Comunque, per il fatto che le predicano, dimostrano di conoscerle. Non le predicherebbero, infatti,
se non le conoscessero. Ebbene, chi ama Dio e Cristo, quando si mette a predicare la sua
misericordia e la sua verit, deve agire per amore di lui, non per se stesso. Cio: non deve farlo per
avere da questa predicazione comodit temporali, ma per giovare alle membra di Cristo, cio ai suoi
fedeli, amministrando con verit ci che conosce. Deve, cio, comportarsi in modo che colui che
vive non viva pi per s, ma per colui che per tutti morto . Chi cercher per lui la sua
misericordia e la sua verit?
Perseverare nel servizio di Dio.

10. [v 9.] Cos innegger al tuo nome, o Dio, in eterno, per sciogliere i miei voti di giorno in
giorno. Se inneggi al nome di Dio, non inneggiare solo per un po' di tempo. Vuoi esaltarlo
eternamente? Vuoi inneggiare in eterno? Sciogli a lui i tuoi voti di giorno in giorno. Che significa: "
Sciogli a lui i tuoi voti di giorno in giorno "? Significa: dal giorno presente al giorno eterno.
Persevera nello sciogliere i tuoi voti per tutto questo giorno, finch non giungerai a quel giorno.
lo stesso che: Chi avr perseverato sino alla fine, sar salvo.

SUL SALMO 61
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Trascendere le cose caduche.

1. [v 1.] Grande il piacere che reca la parola di Dio. E nel comprenderla vi tanta dolcezza che
noi, con l'aiuto di colui che ci d quella soavit che alla nostra terra fa produrre il suo frutto , ci
sentiamo sospinti a parlare, come anche voi ad ascoltare. Vedo che ascoltate senza stancarvi, e mi
rallegro per il gusto del vostro cuore, che non respinge ci che salutare, ma con avidit lo riceve e
con vantaggio lo trattiene. Vi parleremo, dunque, anche oggi, per quanto ci concede il Signore, del
salmo che ora abbiamo cantato. Il suo titolo : Sino alla fine, per Iditun, salmo, per David stesso.
Ricordo che gi vi stato spiegato chi sia Iditun. Secondo la traduzione della lingua ebraica che
abbiamo avuta per mano, in latino Iditun corrisponde a " colui che li oltrepassa ". Questi che canta
oltrepassa, dunque, qualcuno e dall'alto lo disprezza. Vediamo fin dove sia arrivato e chi abbia
oltrepassato. Vediamo dove si sia fermato dopo aver oltrepassato gli altri e quale sia il luogo
spirituale e sicuro da cui guarda ci che gli sta al di sotto. Egli guarda, badando per di non cadere.
Dopo essere andato avanti, incita i pigri a seguirlo e tributa lodi al luogo ove avanzando
pervenuto. Difatti questo tale che avanza sopra qualche cosa e nello stesso tempo sotto qualche
altra cosa. E, precisamente, a lui sembrato pi opportuno segnalarci per prima la cosa sotto la
quale si sente sicuro e come l'essere andato pi avanti non sia frutto di superbia ma risultato di un
progresso.

Sicurezza di chi si sottomette a Dio.

2. [vv 2.3.] Stando, dunque, in un luogo fortificato dice: Forse che a Dio non si sottometter
l'anima mia? Aveva infatti sentito dire: Chi si esalta sar umiliato e chi si umilia sar esaltato , e,
temendo di insuperbire per essere andato oltre (lo vediamo, infatti, non inorgoglito per le cose che
vedeva stargli sotto, ma umile per quel che sapeva essergli al di sopra), quasi che si sentisse
minacciato dall'invidia di coloro che si dispiacevano di essere stati superati da lui, risponde: Forse
che a Dio non si sottometter l'anima mia? Perch a me che avanzo cercate di tendere tranelli? Voi
volete abbattermi con gli insulti oppure ingannarmi con la seduzione. Forse che io tengo in mente
soltanto le cose cui sono sopra, e dimentico quelle a cui sono sotto? La mia anima non sar forse
soggetta a Dio? Per quanto mi avvicini, per quanto salga, per quante cose io oltrepassi, sar sotto
Dio, non contro Dio. Sicuro dunque trascendo le altre cose quando mi tiene sotto di s colui che
sopra ogni cosa. Forse che non sar soggetta a Dio l'anima mia? Da lui infatti la mia salvezza.
Perch lui il mio Dio e la mia salvezza; il mio protettore, e io non vaciller pi oltre. So chi
sopra di me; so che egli estende la sua misericordia su coloro che lo conoscono; so a chi
appartengono le ali che mi copriranno infondendomi speranza. Non vaciller pi oltre. Voi
certamente vi date da fare, dice a certuni. Oltrepassandoli, dice loro: Voi vi date da fare perch io
vacilli; ma non mi venga addosso il piede della superbia. Per questo accade ci che nello stesso
salmo detto poi: N la mano dei peccatori mi smuova . Parole che riecheggiano queste: Non
vaciller pi oltre; e a ci che l si legge: Non mi venga addosso il piede della superbia, qui
corrisponde l'espressione: Forse a Dio non sar soggetta l'anima mia?
Insipienza di chi perseguita Cristo.

3. Orbene, da questo luogo elevato, colui che vi sta dentro sicuro e ben difeso, colui per il quale il
Signore s' fatto un rifugio e Dio divenuto una fortezza, guarda verso coloro che ha oltrepassati e,
disprezzandoli, parla come da una torre eccelsa. Di tale luogo infatti detto: Torre di fortezza di
fronte al nemico . Guarda dunque verso costoro e dice: Fino a quando ammucchierete [mali] sopra
l'uomo? Quando voi insultate e scagliate ingiurie, tendete insidie e perseguitate, voi accumulate dei
pesi sopra l'uomo; voi rovesciate sopra l'uomo tutto quanto l'uomo pu sopportare. Ma l'uomo
riesce a sopportare; e lo fa perch lo sostiene colui che ha creato l'uomo. Fino a quando
ammucchierete [mali] sopra l'uomo? Se guardate l'uomo, tutti lo uccidete. Ecco! Scagliatevi,
incrudelite, uccidetelo tutti. Come a una parete cadente e ad un muro che crolla. Premete, spingete!
Vi sembrer di abbatterlo. Ma dove sono le parole: Non vaciller pi oltre? In che senso, allora si
diceva: Non vaciller pi oltre? Perch egli il mio Dio e la mia salvezza, il mio protettore. Potete
dunque, voi uomini, rovesciare pesi sopra l'uomo; ma potrete, forse, rovesciarli anche sopra Dio che
difende l'uomo?
Le sofferenze di Cristo, capo e corpo. Le membra di Cristo, da Abele all'ultimo dei giusti.

4. [v 4.] Tutti lo uccidete. Nel corpo di un uomo solo ci potr, dunque, essere tanta ampiezza che gli
consenta di essere ucciso da tutti? Ma dobbiamo qui intendere la nostra persona, cio la persona
della nostra Chiesa, la persona del corpo di Cristo. Perch Ges Cristo, capo e corpo, un uomo
solo: salvatore del corpo e membra del corpo, due in una sola carne , in un'unica voce e in
un'unica sofferenza; e, quando l'iniquit sar scomparsa, in una sola pace. Perci le sofferenze di
Cristo non sono esclusivamente nel Cristo, o meglio, le sofferenze di Cristo non possono essere se
non nel Cristo. Se intendi Cristo come capo e corpo, non vi sono sofferenze al di fuori di Cristo; se,
invece, intendi Cristo soltanto come capo, le sofferenze di Cristo non le troviamo esclusivamente
nel Cristo. Se infatti le sofferenze fossero nel solo Cristo, o meglio nel solo capo, in qual modo
potrebbe uno dei suoi membri, l'apostolo Paolo, dire: Per completare ci che manca alle
tribolazioni di Cristo nella mia carne ? Se, dunque, sei uno dei membri di Cristo, o uomo, chiunque
tu sia che queste parole ascolti, chiunque tu sia che ora non ascolti (ma devi necessariamente
ascoltarle, se sei un membro di Cristo): ebbene, qualunque cosa tu soffra da parte di coloro che non
sono nelle membra di Cristo, questo mancava alle sofferenze di Cristo. Per questo si aggiunge,

perch mancava. E tu colmi la misura, non la fai traboccare; tanto soffri quanto attraverso le tue
sofferenze doveva essere aggiunto alla universale passione di Cristo. Egli soffr un tempo nella
persona del nostro capo e soffre oggi nelle sue membra, cio in tutti noi. Ognuno di noi, secondo la
sua misura limitata, paga alla comunit (diciamo pure, alla nostra repubblica) ci che gli spetta e,
secondo le proprie forze, aggiunge come un canone di sofferenze. Non sar effettuato il versamento
completo della somma di sofferenze da parte di tutti, finch non finir il mondo. Fino a quando
ammucchierete [mali] sopra l'uomo? Tutto quanto hanno sofferto i profeti, dal sangue del giusto
Abele fino al sangue di Zaccaria , stato ammucchiato sopra l'uomo, poich erano membra di
Cristo anche quelle che precedettero l'avvento dell'incarnazione di Cristo. Cos come nella nascita
di quel tale, quando ancora non era venuto alla luce il capo, lo precedette una mano , la quale
naturalmente era unita al capo. Non crediate dunque, o fratelli, che tutti i giusti che hanno sofferto
persecuzioni, anche quelli che furono inviati prima dell'avvento del Signore ad annunziare tale
venuta, non siano appartenuti alle membra di Cristo. Come si fa, infatti, a pensare che non sia stato
tra le membra di Cristo uno che apparteneva alla citt che ha Cristo per re? Tale citt una sola, la
Gerusalemme celeste, la citt santa; e questa unica citt ha un solo re: Cristo. Egli stesso infatti le
dice: Madre Sion, dir l'uomo. Le dice: Madre; ma in quanto uomo. Ebbene: Madre Sion, dir
l'uomo. Egli si fatto uomo in essa ed egli stesso l'ha fondata, l'Altissimo . Suo re dunque
l'Altissimo, che l'ha fondata: lo stesso che in tale citt si fatto uomo umilissimo. Prima
d'incarnarsi, egli invi avanti a s alcune sue membra, e, dopo che la sua venuta era stata da loro
annunziata, venne lui stesso, che con loro era unito. Ricordane la figura contenuta nella nascita di
quell'uomo: la mano venne alla luce prima del capo, ma era unita al capo e dipendeva dal capo .
Ecco che cosa stato detto di Cristo da uno che elogiava i titoli nobiliari dell'antico popolo di Dio e
si doleva che si fossero spezzati certi rami naturali . Diceva: Di loro l'adozione e le alleanze e la
costituzione della legge. Loro sono i patriarchi, e da loro nato, secondo la carne, Cristo, che
sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli . Da loro, cio da Sion, nato, secondo la carne, Cristo,
perch egli si fatto uomo in essa; ma, siccome Cristo sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli,
ecco perch lo stesso Altissimo l'ha fondata . Da loro nato, secondo la carne, Cristo, in quanto
figlio di David; ma egli sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli e cos Signore di David.
Ebbene, tutta questa citt parla: dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria . E anche
poi, dal sangue di Giovanni, attraverso il sangue degli Apostoli, dei martiri, dei fedeli di Cristo,
questa sola citt parla, questo unico mistico uomo dice: Fino a quando ammucchierete [mali] sopra
l'uomo? Tutti lo uccidete. Vediamo se riuscite a distruggere, ad estinguere e a strappare dalla terra il
suo nome. Vediamo se voi popoli non tramate un'impresa da insensati quando dite: Quando morir
e perir il suo nome? Suvvia! datele addosso, spingete come contro una parete cadente o un muro
che crolla. Ascoltate per le parole che precedono: Egli il mio protettore; io non vaciller pi
oltre . vero che io sono stato, come un mucchio di sabbia, spinto a cadere, ma il Signore mi ha
sostenuto .
I cristiani invidiati e odiati dai perversi.

5. [v 5.] Tuttavia hanno tramato di danneggiare il mio onore. Gli uccisori sono vinti mentre
colpiscono. Con il sangue degli uccisi si moltiplicano i fedeli, e gli uccisori cedono a questi n sono
pi capaci di uccidere. Tuttavia hanno tramato di danneggiare il mio onore. Ora che il cristiano non
pu pi essere ucciso, si cerca di disonorarlo. Difatti, proprio a causa dell'onore che vedono
tributato ai cristiani, si tormentano i cuori degli empi. Il biblico Giuseppe, nel suo significato
allegorico, un tempo era venduto dai fratelli, era condotto dalla sua patria in mezzo alle genti, cio
in Egitto, subiva l'umiliazione del carcere e l'accusa della falsa testimone; gli accadeva insomma ci
che di lui era stato detto: Il ferro ha trafitto la sua anima . Adesso le cose sono cambiate: onorato,
non pi soggetto ai fratelli che lo hanno venduto, ma dona il frumento agli affamati . Vinti dalla
sua umilt, dalla sua castit, dalla sua incorruttibilit, dalle tentazioni e dalle sofferenze a cui
l'hanno sottoposto, lo vedono ormai onorato; e allora tentano di offuscare il suo onore. Alle loro
trame si riferiscono le parole: Il peccatore vedr. Non pu non vedere, in quanto non pu essere
nascosta la citt collocata sopra il monte . Orbene, il peccatore vedr e si adirer; digrigner i denti

e si consumer . nascosto nel cuore, coperto come da una maschera in fronte il veleno di coloro
che incrudeliscono e si adirano. Per questo anche qui nel salmo si guarda all'intimo pensiero e si
dice: Hanno tramato di danneggiare il mio onore. Non osano, infatti, proferire a parole ci che
tramano. Auguriamo loro del bene, anche se essi ci desiderano il male. Giudicali tu, o Dio!
Desistano dai loro pensieri! . Che cosa c', infatti, di meglio, che cosa c' di pi utile per loro, che
cadere da dove male stanno in piedi, onde poter dire anch'essi, una volta corretti: Hai posto i miei
piedi sopra la pietra ?
La citt del bene presuppone la conversione dell'uomo.

6. Ma hanno tramato di danneggiare il mio onore. Tutti contro uno, oppure uno solo contro tutti?
Oppure, ancora, tutti contro tutti, o uno contro uno? Dicendo: Ammucchiate mali sopra l'uomo,
sembrerebbe trattarsi di un individuo solo; e, quando soggiunge: Tutti lo uccidete, sembrerebbe che
siano tutti contro uno solo. In realt anche vero che si tratta di tutti contro tutti, poich i cristiani
sono una totalit, sebbene riuniti in una unit. Ma che dire degli svariati errori sorti contro Cristo?
Si dovr dire solamente che sono parecchi, o si potr anche dire che uno solo l'errore? Senza
esitazione oso dire che i vari errori costituiscono un solo errore. Infatti c' una sola citt, opposta a
un'altra citt: come c' un popolo e un popolo, un re e un re. Che cosa significa: Una citt e una
citt? Vi una Babilonia e una Gerusalemme. Quali che siano gli altri nomi con cui si suole
misticamente chiamarle, tuttavia una sola la citt del male e una sola la citt del bene. La prima
ha per re il diavolo, l'altra Cristo. Mi riferisco ora a un passo del Vangelo che lascia inquieto me e,
credo, anche voi. Dopo che furono invitati molti, buoni e cattivi, alle nozze e la sala del banchetto
fu piena di convitati (i servi che erano stati inviati eseguirono a puntino l'ordine di invitare tanto i
buoni quanto i malvagi), entr il re per vedere gli ospiti e trov un uomo che non aveva la veste
nuziale. Gli disse le parole che conoscete: Amico, come sei entrato qui, senza veste nuziale? E
quello ammutol . Il re ordin allora che gli fossero legate le mani e i piedi e che fosse scacciato
fuori nel buio. Un uomo solo, non so chi, in mezzo alla grande moltitudine di commensali, fu
allontanato dal banchetto e gettato nella pena. Ma il Signore, volendo dimostrare che quel solo
uomo rappresentava un corpo formato da molti, nell'ordinare che fosse scacciato fuori e fosse
gettato nella pena che gli spettava, aggiunse: Perch molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti . Che
significano queste parole? Hai convocato le folle, e ne venuta una grande moltitudine; hai sparso
la notizia, hai parlato, e i commensali si sono moltiplicati oltre ogni dire ; la sala delle nozze si
riempita di convitati. Fra i tanti uno solo viene cacciato fuori, e tu dici: Molti sono i chiamati, ma
pochi gli eletti. Perch non dici piuttosto: " Tutti sono chiamati, molti sono eletti, e uno solo
scacciato "? Se avesse detto: " Grande il numero dei chiamati, e di questi la maggior parte sono
eletti, mentre pochi i reprobi ", noi, forse, con ogni verosimiglianza per questi pochi intenderemmo
quel solo cacciato fuori. Il Signore, invece, afferma che uno solo fu cacciato, e aggiunge che molti
sono i chiamati e pochi gli eletti. Chi sono gli eletti se non coloro che sono rimasti? Scacciato
quell'uno rimanevano gli eletti. In qual modo, scacciato uno tra molti, saranno pochi gli eletti, se
non perch quell'uno ne comprende molti? Tutti coloro che hanno il gusto delle cose terrene, tutti
coloro che preferiscono la felicit terrena a Dio, tutti coloro che cercano il loro interesse e non
quello di Ges Cristo , appartengono a quell'unica citt che misticamente detta Babilonia e che ha
per re il diavolo. Invece tutti coloro che hanno il gusto delle cose dell'alto, che meditano le cose
celesti, che vivono nel mondo sforzandosi di non offendere Dio, che evitano i peccati e non si
vergognano di riconoscersi peccatori, che sono umili, miti, santi, giusti, pii, buoni: tutti costoro
appartengono ad un'unica citt, che ha per re Cristo. La citt terrestre, a quanto sembra, supera
l'altra quanto alla durata, ma non la supera nella sublimit n nell'onore. Quella citt nata prima,
questa nata dopo: quella incominciata con Caino; questa con Abele. Sono due gruppi di persone
che avanzano al comando di due re e che fan parte dell'una o dell'altra citt. Fra loro esiste un netto
contrasto, che durer sino alla fine del mondo: finch, cio, non avverr la separazione, che porr
termine all'attuale mescolanza; finch non saranno posti gli uni a destra e gli altri a sinistra, e ai
primi sar detto: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno che stato preparato per voi sin
dall'inizio del mondo; e ai secondi: Andate nel fuoco eterno, che stato preparato per il diavolo e

gli angeli suoi . Cristo che dice: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno che stato
preparato per voi fin dall'inizio del mondo. il re della sua citt, il vincitore di tutti. Ma a quelli
che stanno a sinistra, e che sono come la citt degli iniqui, dir: Andate nel fuoco eterno. Separa
forse, Cristo, da essi il loro re? No! Aggiunge: Che stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi.
La citt del male nata con l'uomo.

7. State attenti, fratelli! State attenti, vi prego. Mi piace infatti parlarvi ancora un poco di questa
dolce citt. Perch cose gloriosissime sono dette di te, o citt di Dio . E, se mi sar dimenticato di
te, Gerusalemme, si dimentichi di me la mia destra . Oh, quant' dolce quell'unica patria, davvero
unica patria, sola patria! Al di fuori di essa, tutto quanto abbiamo esilio. Vi dir dunque delle cose
che voi senz'altro riconoscerete e approverete. Vi ricorder cose che gi conoscete; non vi insegner
nulla che voi ignoriate. Dice l'Apostolo: Non prima ci che spirituale, ma ci che animale;
dopo viene ci che spirituale . Cos, quella citt pi antica, perch Caino nacque per primo e poi
nacque Abele ; ma anche in costoro il maggiore servir il minore . Quella precede in et, questa
superiore in dignit. Perch quella precede in et? Perch non prima lo spirituale ma ci che
animale. Perch questa superiore in dignit? Perch il maggiore servir il minore. Caino, in
effetti, costru una citt, come leggiamo . La costru prima che vi fosse qualsiasi altra citt, all'inizio
delle cose umane. Ti si fa capire, senza dubbio, che molti uomini erano gi nati da quella prima
coppia e da coloro che essi avevano generati, e il numero raggiunto era abbastanza elevato perch lo
si potesse convenientemente chiamare citt. Costru dunque Caino una citt, quando non vi era
ancora alcuna citt. Pi tardi fu costruita Gerusalemme, il regno di Dio, la citt santa, la citt di Dio:
e fu posta come simbolo, o ombra, a rappresentare il futuro. Comprendete, pertanto, il grande
mistero, e tenete a mente ci che ho detto in precedenza: Non prima ci che spirituale, ma ci
che animale; poi viene ci che spirituale. Caino costru per primo la citt e la costru dove non
ve ne erano altre. Quando invece fu costruita Gerusalemme, non la si costru in un luogo dove non
era stata altra citt, ma dove prima era stata quella citt che si chiamava Gebus, donde il nome di
gebusei. Conquistata, vinta, assoggettata quella citt, nel luogo dell'antica citt che era stata distrutta
ne fu costruita una nuova, che fu chiamata Gerusalemme: visione di pace, citt di Dio . Ogni figlio
di Adamo, quindi, per il fatto di essere nato da lui, non appartiene ancora a Gerusalemme: porta con
s le propaggini dell'iniquit e la pena del peccato; destinato alla morte, e appartiene, in un certo
senso, alla vecchia citt. Ma, se far parte del popolo di Dio, sar distrutto il vecchio e sar costruito
il nuovo. Ecco perch Caino costru la sua citt l dove non ve n'erano altre. perch la vita di
ciascuno comincia dalla mortalit e dalla malvagit, e da tale condizione precedente, in un secondo
tempo, si diventa buoni. Come per la disobbedienza di un uomo solo tutti sono stati costituiti
peccatori, cos per l'obbedienza di un uomo solo tutti saranno costituiti giusti . E tutti in Adamo
moriamo ; come ciascuno di noi nato da Adamo. Passi alla Gerusalemme! Sia distrutto l'uomo
vecchio e sia edificato il nuovo! Come a dei gebusei vinti, perch sia costruita in noi la vera
Gerusalemme, ci si dice: Spogliatevi dell'uomo vecchio e rivestitevi del nuovo . E quando ormai
siamo edificati in Gerusalemme e splendiamo nella luce della grazia, ci si dice: Foste un tempo
tenebre; ma ora siete luce nel Signore . Ne consegue che la malvagia citt si estende dall'inizio sino
alla fine [del mondo], mentre la buona citt fondata sulla conversione dei malvagi.
Affari della Chiesa regolati dalle autorit civili. Uomini di Chiesa incaricati di affari temporali.

8. Per ora queste due citt sono mischiate; ma alla fine dovranno essere separate. Esse combattono
l'una contro l'altra: l'una per l'ingiustizia, l'altra per la giustizia; l'una per la vanit, l'altra per la
verit. Talvolta, a causa di questa mescolanza, finch siamo nel tempo succede che alcuni, che
appartengono alla citt di Babilonia, amministrino le cose che appartengono a Gerusalemme;
mentre certuni, che pur appartengono a Gerusalemme, debbono occuparsi di interessi propri di
Babilonia. Mi rendo conto che vi ho promesso temi difficili. Siate pazienti, finch non vi avr
presentato degli esempi illustrativi. Tutte le cose che accadevano all'antico popolo d'Israele
avevano, come scrive l'Apostolo, un valore figurativo; esse sono state scritte per ammonire noi che

viviamo alla fine dei tempi . Osservate dunque quel primo popolo, che la figura del popolo che gli
succeder, e vedrete come si siano verificate in esso le cose che vi vengo dicendo. Vi furono a
Gerusalemme dei cattivi re: noto, sono elencati, sono nominati. Ebbene, tutti questi empi erano
cittadini di Babilonia, eppure amministravano la cosa pubblica in Gerusalemme. Alla fine per tutti
dovranno esserne separati, in quanto appartenenti al diavolo. Viceversa troviamo cittadini di
Gerusalemme che hanno amministrato degli affari spettanti a Babilonia. Nabucodonosor, ad
esempio, convinto dal miracolo, nomin quei tre fanciulli amministratori del suo regno, e li pose al
di sopra dei suoi satrapi. Cittadini di Gerusalemme che amministrano lo stato di Babilonia!
Osservate come tutto questo si compie e accade anche nella Chiesa, e precisamente in questi nostri
tempi. Tutti coloro dei quali detto: Fate le cose che dicono; ma non fate le cose che fanno , sono
cittadini di Babilonia, eppure governano la citt di Gerusalemme. Se infatti non avessero alcun
potere nella citt di Gerusalemme, perch si direbbe: Fate quello che dicono? Perch si direbbe:
Seggono sulla cattedra di Mos ? Viceversa: se essi fossero effettivamente di quei cittadini di
Gerusalemme che regneranno in eterno con Cristo, perch si direbbe di loro: Non fate quello che
fanno? Non sar forse perch essi sono della categoria di quelli cui toccher udire: Andatevene da
me, tutti voi che operate ingiustizia . Eccovi ora chiaro come cittadini della citt del male siano
investiti di potere in alcune competenze proprie della citt buona. Vediamo un momento se anche
cittadini della citt del bene esercitino degli incarichi spettanti alla citt del male. Ogni Stato una
realt terrena, e presto o tardi avr fine. Il suo potere cesser quando verr quel regno per il quale
preghiamo dicendo: Venga il regno tuo , e del quale fu predetto: E il suo regno non avr fine .
Eppure, la repubblica terrena ha nostri cittadini incaricati di amministrare gli affari di sua
competenza. Quanti fedeli, quanti buoni, sono magistrati nella loro citt, sono giudici, condottieri
d'esercito o impiegati a corte o persino re! Sono tutti giusti e buoni, e non hanno in cuore nient'altro
se non le cose gloriosissime che di te si dicono, o citt di Dio . Essi sostengono il peso delle cariche
nella citt terrena e transitoria, e ad essi fatto un dovere, da parte dei dottori della citt santa, di
starsene nel posto che occupano e di conservarsi fedeli ai loro superiori, sia al re come sovrano, sia
ai governanti come inviati da lui per punire i malvagi e approvare i buoni . Cos come ai servi
fatto obbligo d'essere soggetti ai loro padroni, anche se sono gli uni cristiani e gli altri pagani, in
modo che chi migliore si conservi fedele a chi gli spiritualmente inferiore. Cos facendo servir,
s, per un certo tempo, ma poi sar signore in eterno. Son cose, queste, che accadono finch non
sar passata l'ingiustizia . Ai servi fatto obbligo di sopportare padroni ingiusti e pignoli: ai
cittadini di Gerusalemme ordinato di sopportare i cittadini di Babilonia; anzi, di portare loro un
ossequio pi grande di quello che manifesterebbero se fossero anch'essi cittadini di Babilonia.
Debbono infatti adempiere le parole: Se qualcuno ti ha costretto a fare un miglio, va' con lui per
altri due . A tutta questa citt, dispersa, diffusa, mescolata, parla il salmista con queste parole: Fino
a quando ammucchierete [mali] sopra l'uomo? Tutti lo uccidete. Lo tormentate voi che siete fuori,
quasi foste spine delle siepi o alberi senza frutto delle selve; lo tormentate voi che siete dentro,
come la zizzania o come la paglia. Tutti voi, quanti siete, separati, mescolati, oggi da sopportare,
domani da separare, tutti voi uccidetelo, avventandovigli contro come a una parete cadente e a un
muro che crolla. Nondimeno essi hanno tramato di danneggiare il mio onore. Non lo hanno detto,
ma tuttavia lo hanno tramato. Hanno tramato di danneggiare il mio onore.
Cristo ha sete delle anime.

9. Ho corso assetato. Essi rendevano male per bene . Mi respingevano, mi uccidevano, e io avevo
sete di loro. Essi tramavano di togliermi l'onore, e io anelavo di inserirli nel mio corpo. Che
facciamo infatti, quando beviamo, se non prendere un liquido che sta fuori di noi, mettercelo in
bocca e cos introdurlo nel nostro corpo? Questo fece Mos con la testa di quel vitello. Grande
mistero, quella testa di vitello! Essa rappresentava il complesso degli empi. Il vitello che mangia
l'erba simboleggia bene, infatti, l'insieme degli empi, di coloro che cercano le cose terrene; perch
ogni carne erba . Era dunque quel vitello, come ho detto, figura degli empi. Adirato Mos lo gett
nel fuoco, lo frantum, lo mescol nell'acqua e lo diede a bere al popolo . L'ira del profeta
divenuta profezia. Ecco infatti quel corpo [che sono i malvagi] gettato nel fuoco della tribolazione e

sminuzzato con la parola di Dio. Cio, i cattivi a poco a poco si staccano dall'unit del loro corpo.
Come una veste, la loro compattezza si logora col passare del tempo. Quando uno diviene cristiano,
si separa da quel popolo, ed come se si staccasse un brandello da una massa compatta. Uniti
insieme, odiano; sbriciolati, credono. Quanto poi alla citt di Gerusalemme, di cui era figura il
popolo d'Israele, nulla di pi noto del fatto che, per entrare nel suo corpo, gli uomini debbono
passare attraverso il battesimo. Per questo quella testa sbriciolata fu sparsa in mezzo all'acqua, per
poi essere data a bere. Di tali cose ha sete costui, sino alla fine; corre, e ha sete. Molta gente s' gi
sorbito, ma egli non sar mai del tutto dissetato. Ecco perch diceva: Ho sete; donna, dammi da
bere . Quella samaritana presso il pozzo senti che il Signore aveva sete, e fu saziata da colui che era
assetato. Fu lei ad accorgersi per prima che lui aveva sete; lui si sorb la donna rendendola credente.
Inchiodato poi sulla croce: Ho sete, disse ; e tuttavia i presenti non gli dettero ci di cui aveva sete.
Egli aveva sete di loro; ma loro gli diedero dell'aceto. Non il vino nuovo con il quale si riempiono
gli otri nuovi , ma il vino vecchio e male invecchiato. Si dice infatti che sono aceto vecchio i vecchi
uomini, dei quali detto: Per loro non c' mutamento . Sarebbero quei gebusei, distrutti i quali viene
costruita Gerusalemme .
Incoerenza di certi convertiti.

10. Allo stesso modo, anche il corpo di questo Capo corre dall'inizio alla fine nella sete. E come se
gli si andasse a chiedere: Ma perch nella sete? Che cosa ti manca, o corpo di Cristo, o Chiesa di
Cristo? Che cosa ti manca, ora che sei anche in questo secolo posta in tanto onore, in tanta
sublimit, in tanta altezza? Si adempie di te ci che stato predetto: Lo adoreranno tutti i re della
terra; tutte le genti lo serviranno . Perch hai sete? di che cosa hai sete? Non sei sazia di tanti
popoli? Di quali popoli intendi parlare? Molti con la loro bocca benedicevano, mentre con il loro
cuore maledicevano. Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti . La donna che soffriva perdita di
sangue tocc la frangia della veste di Ges e fu risanata; e il Signore, mentre ammirava colei che lo
aveva toccato (perch aveva sentito uscire da se stesso una virt che andava a guarire la donna),
disse: Chi mi ha toccato? E i discepoli stupiti: Le folle ti schiacciano, e tu dici: Chi mi ha toccato?
E lui: Qualcuno mi ha toccato . come se avesse detto: Una sola mi ha toccato; le folle mi
comprimono soltanto. Coloro che nelle solennit di Gerusalemme riempiono le chiese sono gli
stessi che riempiono i teatri nelle solennit di Babilonia. E, tuttavia, si adattano a servire, onorano,
rendono omaggio; e questo fanno non soltanto coloro che portano i sacramenti di Cristo, pur
calpestando i comandamenti di Cristo, ma anche quelli che non portano neppure i sacramenti di
Cristo, anche i pagani, anche i giudei. Onorano, elogiano, tessono panegirici; ma costoro
benedicono con le labbra. Non guardo alla bocca; sa il Maestro che mi ha istruito com'essi nel loro
cuore maledicono. Maledicono tutte le volte che progettano di danneggiare il mio onore.
Dio nostra pazienza.

11. [v 6.] Cosa farai allora tu, o Iditun, o corpo di Cristo, tu che oltrepassi tutti costoro? Che farai,
in mezzo a tutte queste prove? Che cosa? Verrai meno? Non persevererai sino alla fine? Non
ascolterai le parole: Chi avr perseverato sino alla fine, costui sar salvo, anche se per
l'abbondanza della colpa si raggeler la carit di molti ? E a che si ridurrebbe, allora, l'averli
oltrepassati? Come sarebbe vero, allora, che la tua dimora nei cieli ? Gli altri sono immersi in cose
terrene: sono terrestri e hanno il gusto della terra; essi stessi sono terra, cibo del serpente. Che farai
tu fra tanto armeggiare? Per quanto mi si facciano queste e altre cose; per quanto i nemici tramino,
spingano e facciano forza come se fossi per crollare; sebbene gi sentano che sono innalzato e
cerchino di danneggiare il mio onore; sebbene con la bocca benedicano e nel cuore maledicano,
sebbene tendano insidie dove possono e calunnino come possono, tuttavia a Dio rester soggetta
l'anima mia. Chi, infatti, riuscirebbe a sopportare tante cose, siano aperte aggressioni o insidie
occulte? Chi avrebbe la forza di resistere in mezzo a tanti nemici dichiarati e a tanti falsi fratelli?
Chi ci riuscirebbe? Forse un uomo? E se un uomo, quest'uomo ci riuscir da se stesso? Se sono
andato avanti, non stato per insuperbirmi e cadere! A Dio si terr soggetta l'anima mia, perch da

lui deriva la mia pazienza. E perch questa pazienza in mezzo a tanti scandali, se non perch
speriamo in ci " che non vediamo, e quanto speriamo l'aspettiamo con pazienza . venuto il mio
dolore; verr anche la mia pace. venuta la mia tribolazione; verr anche la mia purificazione.
Forse che l'oro splende nel fornello dell'orefice? Splender nel monile, splender nel gioiello.
Sopporti tuttavia il calore del fornello per venire alla luce purificato dalle scorie. Cos la fornace:
vi si mette la paglia e vi si mette l'oro; vi il fuoco, e l attorno c' l'orefice. Nella fornace brucia la
paglia e si purifica l'oro: la paglia si trasforma in cenere, l'oro si spoglia delle scorie. La fornace il
mondo, la paglia sono i malvagi, l'oro sono i giusti, il fuoco la tribolazione, Dio l'orefice. Io
faccio ci che vuole l'orefice: persevero nel luogo ove l'orefice mi colloca. Io ho l'ordine di usare
pazienza, egli sa come purificarmi. Bruci pure, dunque, la paglia per incendiarmi e quasi per
consumarmi; essa si cambia in cenere, io mi liberer delle scorie. Perch? Perch a Dio sta soggetta
l'anima mia, e perch da lui deriva la mia pazienza.
12. [v 7.] Chi colui dal quale deriva la tua pazienza? Egli il mio Dio e la mia salvezza; il mio
rifugio. Non me ne andr lontano. Egli il mio Dio: quindi lui che mi chiama. la mia salvezza:
quindi mi giustifica. il mio rifugio: dunque mi glorifica. Perch qui sono chiamato e sono
giustificato, l poi sar glorificato; e da dove sono glorificato non me ne andr. Non rester per
sempre nel mio esilio; debbo andarmene da qui e giungere nel luogo da dove pi non me ne andr.
Sono infatti ospite presso di te in terra, come tutti i miei padri . Orbene, me ne andr dal luogo dove
sono ospite, ma non me ne andr dalla dimora celeste.
Giustificazione e glorificazione dell'uomo.

13. [v 8.] In Dio la mia salute e la mia gloria. In Dio sar salvo; in Dio sar glorioso. Non
soltanto salvo, ma anche glorioso. Salvo perch da empio sar divenuto giusto, giustificato da lui ;
glorioso perch non soltanto sar giustificato, ma anche onorato. Infatti: Quelli che ha predestinati,
li ha anche chiamati. Chiamandoli, che cosa ha fatto? Quelli che ha chiamati, li ha anche
giustificati; quelli poi che ha giustificati li ha anche glorificati . La giustificazione dunque rientra
nell'ambito della salute, la glorificazione coincide con l'esaltazione. Non occorre spiegare come la
glorificazione coincida con l'esaltazione. Cerchiamo, invece, qualche prova del fatto che la
giustificazione si ricolleghi con la salute [eterna]. Ecco, la troviamo nel Vangelo. C'erano alcuni che
si credevano giusti e rimproveravano il Signore perch ammetteva alla sua mensa i colpevoli e
mangiava insieme con i publicani e i peccatori. Che cosa rispose il Signore a questi orgogliosi, a
questi forti della terra, che montavano cos in superbia e si gloriavano d'essere in piena salute: una
salute falsamente supposta, non realmente posseduta? Rispose: Non ai sani necessario il medico,
ma agli ammalati. Chi chiama sani? E chi chiama ammalati? Continua e dice: Non sono venuto a
chiamare i giusti ma i peccatori alla penitenza . Ha chiamato, dunque, sani i giusti, non perch tali
fossero i farisei, ma perch tali credevano di essere. Credendosi giusti, essi nella loro superbia
negavano il medico ai malati e, ammalandosi loro stessi sempre pi gravemente, arrivarono ad
uccidere il medico. Comunque, vero che egli chiama sani i giusti e malati i peccatori. quindi
dono di Dio - dice questi che oltrepassa - se io sono giustificato e glorificato. In Dio la mia salute
e la mia gloria. La mia salute, cio l'essere io salvo; la mia gloria, cio l'essere esaltato. Questo, a
suo tempo; ma ora che cosa? Dio il mio soccorso, e la mia speranza riposta in Dio. Finch non
giunger alla completa giustificazione e alla completa salvezza. Perch nella speranza che noi
siamo salvati: ma la speranza, se la si vede, non speranza . Finch non giunger a quella
glorificazione dove i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro . Frattanto finch si
in mezzo alle tentazioni, in mezzo alle ingiustizie, agli scandali, tra le aperte aggressioni e le
subdole insidie, tra coloro che nella loro bocca benedicono e nel loro cuore maledicono, tra coloro
che attentano al mio onore, che fare? Il mio soccorso Dio. infatti lui che soccorre coloro che
combattono. Che combattono contro chi? La nostra lotta non contro la carne e il sangue; ma
contro i principati e le potest . Orbene Dio il mio soccorso, e la mia speranza in Dio. Speranza
finch non sia divenuto realt ci che ci stato promesso, finch si ha da credere ci che ancora non
si vede. Ma quando le promesse si saranno adempiute, vi saranno la salvezza e la glorificazione.

Comunque, anche nel tempo dell'attesa non siamo lasciati soli. Infatti Dio il mio soccorso e in lui
riposta la mia speranza.
Chi ricorre a Dio non rester deluso.

14. [v 9.] Spera in lui, o popolo tutto riunito in assemblea. Imitate Iditun, lasciatevi dietro i vostri
nemici! Lasciatevi dietro coloro che vi si oppongono, che ostacolano il vostro cammino e vi odiano.
Spera in lui, o popolo riunito in assemblea: effondete al suo cospetto i vostri cuori! Non cedete a
coloro che vi dicono: Dove il vostro Dio? Dice: Le mie lacrime sono divenute per me pane di
giorno e di notte, mentre ogni giorno mi si dice: Dove il tuo Dio? Ma che cosa si dice in tale
salmo? Ho meditato queste cose e ho effuso sopra di me l'anima mia . Ho ripensato alle parole che
avevo udite: Dove il tuo Dio? Me ne sono ricordato e ho effuso sopra di me l'anima mia.
Cercando il mio Dio, ho effuso sopra di me l'anima mia, pur di raggiungerlo. Non sono rimasto in
me. Orbene: Spera in lui, o popolo tutto riunito in assemblea! Aprite a lui i vostri cuori,
supplicando, confessando, sperando. Non tenete rinchiusi i vostri cuori in se stessi; apriteli dinanzi
a lui! Non va perduto ci che effondete. Perch lui il mio rifugio. Se c' chi raccoglie, perch temi
di effonderti? Riversa nel Signore il tuo affanno , e spera in lui. Effondete al suo cospetto i vostri
cuori: Dio il nostro soccorso. Di che cosa avete timore, in mezzo ai mormoratori e ai denigratori
che Dio detesta ? vero che essi dove possono aggrediscono apertamente e dove non possono
insidiano di nascosto. vero che sono falsi quando lodano, mentre in realt combattono. Tuttavia,
che cosa temete in mezzo a costoro? Potranno forse competere con Dio? Ovvero saranno, per caso,
pi forti di lui? Dio il nostro aiuto. State sicuri! Se Dio con noi, chi sar contro di noi ?
Effondete al suo cospetto i vostri cuori, rifugiandovi in lui, sollevando a lui le vostre anime. Dio il
nostro soccorso.
Rattristiamoci per la stolta compattezza dei cattivi.

15. [v 10.] Una volta che vi troviate al sicuro nel luogo difeso, nella torre inespugnabile eretta
contro il nemico, abbiate compassione di coloro che prima temevate. Dovete infatti correre e aver
sete. Pertanto, quando sarete entrati in tale fortezza, fatevi pure beffe dei vostri nemici e dite:
Davvero sono vani i figli degli uomini sono menzogneri i figli degli uomini. Figli degli uomini, fino
a quando sarete duri di cuore? Vani sono i figli degli uomini; menzogneri sono i figli degli uomini.
Figli degli uomini, perch amate la vanit e cercate la menzogna? Dite pure queste cose, ma ditele
con un vivo senso di compassione, e tale compassione abbiate realmente nel cuore. Se siete davvero
andati oltre, se amate i vostri nemici, se desiderate distruggere per costruire, se amate colui che
giudica le genti e moltiplica le rovine , dite pure queste cose ai vostri nemici, non per nutrendo
odio per loro o intendendo ripagare male per male . Sono menzogneri i figli degli uomini in fatto di
bilance; per ingannare, nella vanit essi sono uno solo. Sono certamente molti; ma ecco che sono
uno solo: quell'uno solo che fu scacciato dal numero dei convitati . Hanno un ideale comune: tutti
cercano le cose temporali; ciascuno in quanto carnale aspira a cose carnali, come ognuno che spera,
spera nel futuro. Anche se in contrasto fra loro per la variet delle opinioni, tuttavia nella vanit
sono tutti uniti. Effettivamente, gli errori sono diversi e multiformi, come quel regno che, essendo
diviso contro se stesso, non star in piedi ; ma simile in tutti la volont vana e menzognera,
retaggio di quell'unico re con il quale sar precipitata nel fuoco eterno . Nella vanit essi sono uno
solo.
Riprovevole ogni appropriazione indebita dei beni altrui.

16. [v 11.] Osservate ora com'egli ha sete di loro; guardate come corre nella sete. Assetato di loro si
volge ad essi e dice: Non sperate nell'ingiustizia! Infatti Dio la mia speranza. Non sperate
nell'ingiustizia! Voi che non volete avvicinarvi n trascendere il vostro mondo, non sperate
nell'ingiustizia! Quanto a me, che ho fatto gran passi in avanti, ripongo la mia speranza in Dio; e
presso Dio non c' assolutamente ingiustizia . Non sperate nell'ingiustizia! Facciamo questo e
quello; pensiamo e tendiamo insidie; diventiamo come un solo uomo nella vanit. Tu hai sete:

coloro che contro di te tramano queste cose sono smascherati da quelli che tu bevi. Non sperate
nell'ingiustizia! L'ingiustizia vana, l'ingiustizia non niente; potente solo la giustizia. La verit
pu essere per qualche tempo tenuta nascosta, non pu essere vinta. L'ingiustizia pu fiorire per
qualche tempo, non pu durare senza fine. Non sperate nell'ingiustizia e non bramate rapine. Tu
non sei ricco; e vorresti per questo rubare? Che cosa trovi? Che cosa perdi? O dannoso guadagno!
Trovi il denaro, ma perdi la giustizia! Non vi venga la voglia di rubare! Io sono povero, non
posseggo niente. Per questo vorresti rubare? Vedi le cose che rubi; ma non vedi di chi tu stesso
divieni preda? Non sai che il nemico va attorno come leone ruggente cercando chi ghermire ? La
preda che vorresti rubare una trappola: tu la prendi e vi resti preso. Non bramare, dunque, la
rapina, tu che sei povero! Desidera Dio, che ci dona ogni cosa con abbondanza perch ne godiamo .
Colui che ti ha fatto ti nutrir. Colui che nutre il ladrone, non nutrir l'innocente? Ti nutrir colui
che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e i malvagi e fa piovere sui giusti e gli ingiusti . Se nutre
coloro che meritano condanna, non nutrir coloro che attendono la salvezza? Non ti venga quindi la
voglia di rubare! Questo detto al povero che, spinto dalla necessit, potrebbe forse venir tentato di
appropriarsi della roba altrui. Si faccia avanti ora il ricco. Io non ho - dice - necessit di rubare; non
mi manca niente; ho tutto in abbondanza. Ascolta anche tu! Se vi affluiscono ricchezze, non vi
attaccate il cuore. Quello non possiede, questo possiede; il primo non cerchi di rubare ci che non
ha; l'altro non attacchi il cuore a ci che ha. Se vi affluiscono le ricchezze, cio se vi sovrabbondano,
siano come acque che scaturiscono dalla sorgente. Non vi attaccate il cuore! Cio: non presumere di
te, non ti appiccicare ad esse. Temi almeno queste parole: Le ricchezze scorrono. Non vedi che se
poni in esse il cuore, anche tu scorri via? Poniamo ora il caso che tu sia ricco e che non desideri
avere altre cose perch ne possiedi gi molte. Ascolta, allora, le parole: Ordina ai ricchi di questo
mondo di non diventare superbi. E che significano le parole: Non vi attaccate il cuore? Significano:
E non sperino nelle incerte ricchezze . Orbene, se vi affluiscono ricchezze, non vi attaccate il cuore,
cio non confidate nelle ricchezze, non presumete troppo di esse, non sperate in esse; fate in modo
che non si dica di voi: Ecco un uomo che non ha fatto di Dio il suo rifugio; ma ha sperato nella
moltitudine delle sue ricchezze e si fatto arrogante nella sua vanit . Ebbene, o vani figli degli
uomini, o menzogneri figli degli uomini, astenetevi dal rubare, ovvero, se a voi affluiscono le
ricchezze, non vi attaccate il cuore! Non amate ancora la vanit e non cercate la menzogna. Beato
infatti colui la cui speranza il Signore suo Dio e che non ha volto lo sguardo alle vanit n alle
follie ingannatrici . Quando voi volete ingannare e commettere frodi, che cosa usate? False bilance.
Dice: Sono menzogneri i figli degli uomini nelle bilance; vogliono ingannare mediante bilance false.
Con la falsa misura ingannate coloro che vi guardano; ma non sapete che uno colui che pesa, e un
altro colui che giudica del peso? Non ti vede colui per il quale tu pesi [un dato oggetto], ma ti vede
colui che pesa te e l'altro. Ebbene, non desiderate l'inganno, non desiderate la rapina, non riponete la
vostra speranza nelle cose che possedete. Vi ho avvisati, ve l'ho predetto. Cos dice questo Iditun.
Le difficolt della Scrittura.

17. [vv 12.13] Che cosa segue? Una volta ha parlato Dio, e queste due cose io ho udite: che la
potenza di Dio e che in te, Signore, la misericordia, perch tu renderai a ciascuno secondo le
sue opere. Iditun ha parlato: ha emesso uno squillo dal luogo elevato dove giunto. Lass aveva
ascoltato qualcosa, e ha voluto comunicarlo a noi; ma in ci che ci ha detto io rimango piuttosto
turbato, o fratelli. Finch non vi avr resi partecipi di questo mio turbamento o, speriamo, di
qualcosa che mi permetta un respiro di sollievo, vi voglio attenti. Infatti con l'aiuto del Signore
siamo ormai arrivati alla fine del salmo e, dopo le cose che stiamo per dire, non ci resta altro da
spiegare. Sforzatevi dunque con me, al fine di intendere queste parole; e se io non avessi a riuscirci,
mentre ci riesce qualcuno di voi, ne prover gioia anzich invidia. quanto mai difficile intendere
perch in un primo tempo il salmista dica: Una volta ha parlato Dio e poi, mentre di Dio si dice che
ha parlato una volta, aggiunga: Due cose io ho udite. Se avesse detto: " Una volta ha parlato Dio, e
una cosa io ho udita ", la questione potrebbe dirsi, almeno parzialmente, risolta, e non ci resterebbe
da ricercare se non il significato delle parole: Una volta ha parlato Dio. Ora invece dobbiamo
appurare che cosa significhino le parole: Una volta ha parlato Dio, e che cosa le altre: Queste due

cose io ho udite, mentre lui ha parlato una sola volta.


Dio e la sua Parola creatrice.

18. Una volta ha parlato Dio. Che cosa dici, Iditun? Sei proprio tu (che tutti hai oltrepassato) a
venirci a dire: Egli ha parlato una volta? Consulto la Scrittura ed essa in un altro passo mi dice: In
molte parti e in molti modi un tempo Dio ha parlato ai nostri padri per mezzo dei profeti . Che
significa: Una volta ha parlato Dio? Non quel Dio che, alle origini del genere umano, parl ad
Adamo? Non parl ancora a Caino, a No, ad Abramo, ad Isacco, a Giacobbe, a tutti i profeti e a
Mos? Un uomo solo era Mos; eppure quante volte Dio gli parl! A un solo uomo Dio parl, non
una sola volta ma molte volte. E poi egli parl al Figli, quando dimorava sulla terra, e gli disse: Tu
sei il Figlio mio diletto . Parl agli Apostoli e a tutti i santi, anche se non con la voce tonante dalla
nube ma tuttavia nel cuore, dove egli il maestro. Per questo si dice in un salmo: Ascolter che
cosa dice in me il Signore Dio, perch parler di pace al suo popolo . Che significano dunque le
parole: Dio ha parlato una volta? Molto trasceso questi che parla, per poter giungere lass dove
una sola volta ha parlato Dio. Ecco, l'ho gi detto brevemente alla vostra Carit. Qui in mezzo agli
uomini e rivolgendosi agli uomini, Dio ha parlato spesso, in molti modi, in molte parti, attraverso
molteplici creature. In se stesso per Dio ha parlato una volta sola, poich Dio ha generato un unico
Verbo. Ebbene questo Iditun, oltrepassando gli altri, si era spinto con la forza penetrante del suo
spirito, col suo vigore e il suo fidente coraggio al di l della terra e di tutto ci che c' nella terra,
oltre l'aria e le nubi attraverso le quali Dio aveva parlato spesse volte per dire molte cose a molta
gente; con l'acutezza della fede aveva oltrepassato anche tutti gli angeli. Egli, dopo aver
oltrepassato tutte le cose terrene, insoddisfatto andato, come aquila in volo, oltre ogni nebbia che
copre la terra. Dice infatti la Sapienza: E con una nube ho coperto tutta la terra . Oltrepassando
ogni creatura, in continua ricerca di Dio, pervenuto a un certo elemento fluido; ma, lanciando
ancora al di sopra di se stesso la sua anima, pervenuto al principio, al Verbo, Dio presso Dio. Ha
trovato l'unico Verbo dell'unico Padre; e ha visto che davvero Dio ha parlato una sola volta. Ha
visto il Verbo per cui mezzo tutte le cose sono state fatte , e in cui tutte ad un tempo sussistono, non
distinte, non separate, non disuguali. Dio infatti non ignorava ci che faceva per mezzo del Verbo;
ma, se Dio conosceva ci che faceva, ci che doveva essere creato era nel Verbo prima che
esistesse. Se infatti ci che doveva esistere, non fosse esistito nel Verbo gi prima che fosse creato,
in quale altro luogo Dio avrebbe potuto conoscerlo? Non infatti possibile dire che Dio abbia fatto
cose che ignorava. Dio dunque sapeva [in anticipo] ci che intendeva fare. Ma come poteva saperlo
prima di farlo, se una cosa la si pu conoscere solo dopo che stata fatta? Ma sono le creature che
non possono conoscere le cose se non dopo che queste sono state create; tale sei tu, uomo creato
sulla terra e dimorante sulla terra. Quanto invece a colui dal quale le cose sono state create, egli le
conosceva tutte prima che fossero. Egli cre quanto gi conosceva. Dunque in quel Verbo attraverso
il quale Dio ha fatto ogni cosa, ogni cosa esisteva gi prima d'essere creata; e, anche dopo creata,
ogni cosa in lui. In un modo qui, in un altro modo nel Verbo; in un modo nella natura propria
di ciascuna (in quella natura cio nella quale sono state create), in un altro modo nell'archetipo
tramite il quale sono state create. Chi riuscir a spiegare tutto questo? Possiamo solo tentare. Andate
con Iditun e vedrete!
Nel Verbo sono tutti i tesori della Sapienza divina.

19. Eccovi spiegato, nella maniera a noi consentita, in qual modo Dio abbia parlato una sola volta.
Vediamo ora in qual modo il salmista abbia udito due cose: Queste due cose ho udite. Forse non
da concludersi che egli abbia udito soltanto queste due cose. Se dice: Ho udito queste due cose, pu
anche dirlo nel senso che due sono le cose che ritiene opportuno dire a noi. Probabilmente ne ha
udite molte altre; ma non opportuno che ce le dica. Anche il Signore infatti diceva: Ho molte cose
da dirvi, ma voi ora non siete in grado di portarle . Che significa dunque: Queste due cose ho
udite? Significa che queste due cose che ora sto per dirvi, non le dico da me, ma ve le dico perch le
ho udite. Dio ha parlato una sola volta: ha un unico Verbo, Dio unigenito. In quel Verbo sono tutte

le cose, perch ad opera del Verbo tutte le cose sono state fatte. Ha un solo Verbo, dove sono
nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza . Ha un solo Verbo: Dio ha parlato una sola
volta. L ho udito queste due cose che sto per dirvi: non parlo per mia conoscenza, non le dico da
me. Ecco che vuol dire: Ho udito. Ma l'amico dello sposo sta in piedi e l'ascolta , per poter dire il
vero. Lo ascolta infatti, per non dire menzogna parlando da se stesso . E poi, anche tu potresti
obiettargli: Ma tu chi sei, che vieni a raccontarmi tali cose? Chi te le ha dette? Ho udito queste due
cose, e in tanto te le dico in quanto le ho udite, io che ho anche saputo che Dio ha parlato una volta
sola. Non disprezzare colui che, dopo averle ascoltate, viene a dirti due cose che ti sono necessarie;
colui che, oltrepassando ogni creatura, pervenuto al Verbo unigenito di Dio, dove ha saputo che
Dio ha parlato una sola volta.
La misericordia e la potenza di Dio.

20. Dica dunque queste due cose. Esse infatti ci riguardano molto da vicino. A Dio appartiene la
potenza, e tua, Signore, la misericordia. Sono queste le due cose: la potenza e la misericordia?
Certamente! Cercate di capire la potenza di Dio, penetrate nel mistero della misericordia di Dio.
in questi due attributi, quasi per intero, tutto il contenuto delle Scritture. Non per altro, infatti, sono
venuti i profeti e i patriarchi. A questo mirava la legge; per questo venuto lo stesso Signore nostro
Ges Cristo e furono inviati gli Apostoli. In questo la ragione di ogni predicazione e di ogni
celebrazione della parola di Dio nella Chiesa. Sempre queste due cose: la potenza di Dio e la sua
misericordia. Abbiate timore della sua potenza, amate la sua misericordia. Non presumete della
misericordia al punto da disprezzarne la potenza; n abbiate della potenza tale timore che vi faccia
disperare della misericordia. Presso di lui c' la potenza, e presso di lui la misericordia. Questo
umilia, quello esalta ; umilia questo con la potenza ed esalta quello con la misericordia. Se Dio,
volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza i
vasi dell'ira, gi pronti per la perdizione... Ecco la potenza. Cerca la misericordia. Aggiunge
l'Apostolo: Per fare conoscere le sue ricchezze verso i vasi di misericordia. dunque compito della
sua potenza condannare gli ingiusti; e chi potr dirgli: Che cosa hai fatto? Infatti tu, o uomo, chi sei
da poter muovere a Dio delle obiezioni? Temi dunque e trema dinanzi alla sua potenza. Ma spera
nella sua misericordia. Il diavolo dispone di un certo potere; tuttavia molte volte, pur volendo
danneggiare, non lo pu, perch il suo potere sottoposto ad un altro potere. Se il diavolo, infatti,
potesse nuocere cos come vuole, non vi sarebbe alcun giusto sulla terra n alcun fedele. Egli,
mediante i suoi satelliti, preme come contro una parete che sta per crollare; ma pu premere
soltanto entro i limiti del potere che ha ricevuto. Ma la parete sorretta dal Signore, e non cadr.
Poich chi d il potere al tentatore lo stesso che offre la misericordia al tentato; e il permesso che
riceve il diavolo sempre circoscritto. E ci abbevererai, dice, di lacrime a misura . Non temere
dunque che al tentatore sia permesso di fare qualsiasi cosa: hai dalla tua il misericordiosissimo
Salvatore. Il diavolo potr tentarti soltanto nella misura che ti sar utile: affinch tu sia esercitato e
messo alla prova. In tal modo tu potrai scoprire te stesso, tu che un tempo non ti conoscevi. Dove
infatti, o in qual modo, potremo starcene sicuri se non grazie alla potenza e alla misericordia di
Dio? Come dicono anche quelle parole dell'Apostolo: Dio fedele e non permette che voi siate
tentati al di sopra di quanto possiate sopportare .
Dio giusto e norma di giustizia.

21. Dunque, la potenza di Dio. Non c' infatti potere se non da Dio . Non dire: Ma perch gli d
tanto potere? Ovvero: Oh se non gli desse alcun potere! Ovvero ancora: Ma, sar giusto colui che
gli concede tanto potere? Tu puoi mormorare per cattiveria; egli non pu perdere la sua giustizia.
C' forse dell'iniquit presso Dio? Assolutamente no . Imprimiti questo nel cuore; il nemico non
cancelli questa convinzione dal tuo pensiero. Dio pu fare delle cose di cui tu non capisci il motivo;
ma non pu fare nulla di ingiusto, poich presso di lui non c' iniquit. Tu rimproveri Dio come se
fosse ingiusto (parlo con te, stammi attento un minuto). Non lo rimprovereresti d'ingiustizia se tu
non avessi un'idea della giustizia. Non pu gridare contro l'ingiustizia uno che non sa che cosa sia la

giustizia, in base alla quale condanna ci che ingiusto. Come sai, infatti, che una cosa ingiusta,
se non conosci che cosa sia la giustizia? E poi, se per caso fosse giusto anche ci che definisci
ingiusto? Non sia mai! - rispondi - ingiusto. E gridi come se tu lo vedessi con gli occhi della
carne. Tu vedi che una cosa ingiusta in riferimento a una certa norma di giustizia, sulla quale
misuri ci che ti sembra sconveniente. Vedendo che una cosa non corrisponde alla norma che ritieni
esatta, la condanni, come un artefice che distingue ci che va bene da ci che va male. Ebbene, io ti
chiedo: Come vedi che questa cosa giusta? Come - ripeto - vedi che questo giusto e, vedendolo,
condanni ci che ingiusto? Donde viene quel non so che di cui irrorata la tua anima, pur cos
nebulosa in tante sue parti? quel non so ch che brilla nel tuo spirito? Donde deriva questo concetto
di giustizia? Non avr forse una sua fonte? O deriver, forse, da te ci che giusto? O tu stesso puoi
darti una giustizia? Nessuno d a se stesso ci che non possiede! Orbene, siccome tu sei ingiusto,
non potrai in alcun modo essere giusto se non volgendoti a una certa giustizia di natura sua
permanente. Finch sarai lontano da lei, sarai ingiusto; se ti avvicinerai a lei sarai giusto. Se tu te ne
allontani, essa non viene meno; e se tu ti avvicini, essa non cresce. Dove , dunque, questa
giustizia? Cerca in terra! Non c'. Cercare la giustizia non come cercare oro o pietre preziose.
Cerca nel mare, cerca nelle nubi, cerca nelle stelle, cerca negli angeli! Oh! in questi, s, la trovi; ma
anche essi la bevono dalla sua fonte. Perch la giustizia degli angeli la trovi, s, in tutti, ma deriva
da uno solo. Guarda dunque! Va' oltre, va' lass ove Dio ha parlato una volta sola. Ivi troverai la
fonte della giustizia, come anche la fonte della vita, perch presso di te la fonte della vita . Tu
dunque, bagnato appena da una esigua goccia, ti metti a giudicare il giusto e l'ingiusto. E ardiresti
pensare che in Dio vi sia dell'ingiustizia, mentre da lui che scaturisce la tua giustizia come dalla
sua fonte? quella giustizia che d a te il senso del giusto, pur essendo tu, per tanti aspetti, cos
iniquo e sciocco! In Dio si trova la fonte della giustizia. Non cercare l'ingiustizia l dove c' luce
senza ombra. Pu certamente essere a te nascosto l'uno o l'altro dei problemi. Ma, se un problema ti
nascosto, prenditela con la tua ignoranza, e riconosci che cosa tu sia. Sta' attento a queste due
cose: Che la potenza di Dio, e tua, Signore, la misericordia. Non cercare le cose pi forti di te;
non scrutare le cose pi profonde di te; ma pensa sempre le cose che ti ha comandate il Signore .
Poich fra le cose che Dio Ci ha comandate rientrano anche queste due: Che di Dio la potenza, e
tua, o Signore, la misericordia. Non temere il nemico! Egli fa solo ci che gli stato concesso.
Temi colui che possiede il sommo potere; temi colui che fa tutto ci che vuole, e che non fa niente
ingiustamente: colui le cui opere, qualunque siano, sono giuste. Credevamo ingiusta non so quale
cosa. Se stato Dio a farla, devi credere che essa giusta.
Dio permette il male senza essere ingiusto. I benefizi della passione di Cristo.

22. Dunque - dirai tu - se uno uccide un innocente, commette un'azione giusta o ingiusta?
Certamente ingiusta. E perch allora Dio lo permette? Osserva prima di tutto, per, quanti altri
doveri tu abbia: Spezza il tuo pane a chi ha fame e porta nella tua casa il misero senza tetto; se
vedrai qualche ignudo, vestilo . Questa la tua giustizia. Questo ti ordina il Signore: Purificatevi,
siate puri, fate scomparire il male dal vostro cuore e dal mio sguardo. Imparate a fare il bene;
giudicate in favore dell'orfano e della vedova; e poi venite e discutiamo, dice il Signore . Tu vuoi
discutere sul motivo per cui Dio abbia permesso il delitto prima di praticare quei doveri che ti
renderebbero degno di intavolare una simile discussione. O uomo, io non sono in grado di palesarti
il disegno di Dio; tuttavia ti dico che l'uomo che ha ucciso l'innocente ha commesso un'azione
ingiusta, la quale non sarebbe accaduta se Dio non l'avesse permessa. Tuttavia, sebbene l'omicida
abbia fatto una cosa ingiusta, non per questo Dio l'ha permessa ingiustamente. Sia pure nascosta la
causa per la quale stato ucciso quell'uomo, la cui sorte ti sconvolge l'animo e la cui innocenza ti
commuove. Potrei infatti risponderti subito: Non sarebbe stato ucciso se non fosse stato colpevole,
sebbene tu lo consideri innocente. , questa, un'affermazione che, cos alla svelta, potrei buttare l.
Tu infatti non hai scrutato il suo cuore n esaminate le sue azioni n scandagliato i suoi pensieri, per
potermi dimostrare che stato ucciso davvero ingiustamente. Potrei dunque risponderti facilmente.
Ma mi si potrebbe muovere obiezione a partire dal caso di un certo giusto, di uno che era giusto
senza discussione e senza alcun dubbio. Egli non aveva alcun peccato; eppure venne ucciso dai

peccatori, fu tradito da un peccatore. Mi si pu rinfacciare, cio, il caso dello stesso Cristo Signore,
del quale non possiamo dire che fosse reo d'ingiustizia, egli che pagava debiti che non aveva
contratti . Che dir, dunque, a proposito di Cristo? proprio di lui che voglio trattare, mi dici tu. E
di lui ti rispondo. Tu mi proponi un quesito sul Cristo; ed io tale quesito [cos circoscritto] ti risolvo.
questo un caso in cui conosciamo quale fosse il disegno di Dio: disegno che noi non avremmo
conosciuto, se egli non ce lo avesse rivelato. Pertanto, una volta che ti noto il disegno per il quale
Dio ha permesso che il suo Figlio innocente fosse ucciso dagli ingiusti e questo decreto ti sar
piaciuto (e non potr non piacerti, se sei giusto), dovrai ritenere per certo che, anche nei confronti
degli altri, Dio si comporta con [analogo] proposito, anche se questo ti nascosto. S, fratelli, era
necessario il sangue del giusto perch fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a
noi necessario un esempio di pazienza e di umilt; era necessario il segno della croce per
sconfiggere il diavolo e i suoi angeli . La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti,
attraverso la passione del Signore, stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione
del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli
iniqui che uccisero il Signore. E allora? Forse che il bene che a noi derivato dalla passione del
Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero
uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l'intenzione;
quanto a Dio, per, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto. Poni il caso che
non avessero potuto portare a termine il loro delitto, ma lo avessero soltanto voluto: essi sarebbero
stati ugualmente ingiusti, ugualmente omicidi. Chi potrebbe dubitarne? Tanto vero che il Signore
interroga il giusto e l'empio ; e l'empio sar interrogato nei suoi pensieri . Dio vede, dunque, ci
che ciascuno vuole, non soltanto ci che ciascuno riesce a compiere. Ne consegue che, se i giudei
avessero voluto uccidere il Cristo ma non fossero riusciti nell'intento (quindi di fatto non lo
avessero ucciso), essi sarebbero rimasti ugualmente colpevoli, mentre tu non avresti avuto i
vantaggi della passione di Cristo. L'empio dunque voleva compiere azioni degne di condanna e nel
tuo interesse gli stato permesso di realizzarle. L'averle volute s'imputa all'ingiustizia dell'empio;
l'essergli state permesse si attribuisce al potere di Dio. L'empio dunque ha voluto ingiustamente,
Dio ha permesso giustamente. Perci, fratelli miei, fu cattivo Giuda, il traditore di Cristo, come
pure lo furono i persecutori di Cristo: malvagi tutti, empi tutti, iniqui tutti, tutti meritevoli di
condanna; e tuttavia il Padre non ha risparmiato il suo Figlio, ma per noi tutti lo ha sacrificato .
Concatena tutto questo, se puoi; distingui, se puoi. Sciogli a Dio i tuoi voti, quelli che le tue labbra
son riuscite a distinguere ; osserva che cosa ha fatto l'ingiusto e che cosa ha fatto il giusto. Quello
ha voluto, questi ha permesso. Quello ingiustamente ha voluto; questi giustamente ha permesso.
L'intenzione riprovevole sia condannata; la giusta permissione sia glorificata. Che male fu per il
Cristo l'essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente
di male capit a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte
venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova
anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto
attraverso il male compiuto dall'ingiusto! Questa la grandezza di Dio: essere autore del bene che
tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo
permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non
c' ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il
tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo
rifugio, e vedrai che non permetter che tu venga tentato oltre le tue capacit ; anzi, con la
tentazione ti dar il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. infatti segno della sua potenza il
permettere che tu subisca la tentazione; come segno della sua misericordia il non consentire che ti
sopravvengano prove pi grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti la potenza, e tua,
Signore, la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.
(Terminata la spiegazione del salmo, siccome tra il popolo era un astrologo, riferendosi a lui ha
aggiunto):

L'astrologo ravveduto. Consigli sul comportamento con gli apostati.

23. Nella sua sete la Chiesa vuol assorbire anche l'uomo che vedete qui in mezzo. Come voi sapete,
molti nella convivenza cristiana benedicono il Signore con la bocca mentre nel loro cuore lo
maledicono . Costui, un tempo, stato cristiano e fedele; adesso ritorna pentito e, spaventato dalla
potenza del Signore, si volge alla sua misericordia. Era un fedele, quando venne sedotto dal nemico,
e poi per lungo tempo ha esercitato l'astrologia. Sedotto divenne seduttore; ingannato divenne
ingannatore. Ha allettato e imbrogliato molta gente; ha detto molte menzogne contro Dio, che ha
lasciato agli uomini il potere di fare liberamente il bene e di evitare liberamente il male. Costui
sosteneva che causa dell'adulterio non fosse la libera volont dell'uomo ma Venere; che l'omicidio
non avveniva per colpa della volont ma di Marte; asseriva che non fosse Dio ad operare il bene ma
Giove; e cos per tante altre non piccole empiet. Quanti denari non avr costui strappati ai cristiani!
Quanti non si saranno recati da lui per fare acquisto di menzogne! Gente di cui noi dicevamo or ora:
Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Perch volete amare la vanit e cercare la
menzogna? Ora, come possiamo credere, egli aborre la menzogna, si rende conto di aver ingannato
molti uomini e di essere caduto, lui stesso, negli inganni del diavolo, e pentito si volge a Dio.
Pensiamo, fratelli, che interiormente sia stato colto da un grande timore. Che diremo, dunque? Se
l'astrologo convertito provenisse dal paganesimo, grande sarebbe la nostra gioia: pur restando
sempre un qualche timore che, se si convertito, l'abbia fatto per ottenere nella Chiesa un qualche
incarico fra i chierici. Costui un penitente; non cerca che la misericordia. Dobbiamo quindi
raccomandarlo ai vostri occhi ed al vostro cuore. Amate con il cuore costui che qui vedete, e
custoditelo con gli occhi. Osservatelo, conoscetelo e, dovunque egli vada, indicatelo agli altri
fratelli che ora non sono qui. Questa sorveglianza misericordia, e con essa impedirete che il
seduttore riesca a traviare ancora il suo cuore e ad espugnarlo. Custoditelo voi; non vi sia nascosta
la sua vita, la sua condotta, affinch la vostra testimonianza ci confermi che egli veramente si
convertito al Signore. Non passer infatti sotto silenzio la fama della sua vita, se egli si offrir cos
ai vostri sguardi e alla vostra commiserazione. Voi ricordate che cosa sta scritto negli Atti degli
Apostoli. Molti uomini perduti, cio uomini che praticavano tali arti e sostenevano queste nefande
dottrine, portarono agli Apostoli tutti i loro libri; e tanti ne furono bruciati che lo scrittore si sent
obbligato a farne la stima e a calcolarne il prezzo . Tutto questo accadde per la gloria di Dio,
affinch nemmeno una categoria di gente perduta come questa avesse a disperare della bont di
colui che sa cercare ci che si era perduto . Anche questi era perduto; ma ora stato cercato, trovato
e portato qui. Ha con s dei libri da bruciare: quei libri che l'avevano messo in pericolo di finire
bruciato. Gettati nel fuoco quei libri, egli passi nella regione del refrigerio. Sappiate peraltro,
fratelli, che costui gi una volta aveva bussato alla Chiesa prima di Pasqua; prima di Pasqua, infatti,
ha cominciato a chiedere alla Chiesa la medicina di Cristo. Ma, poich l'arte che aveva esercitata
un'arte che lascia adito a sospettare di eventuali menzogne e inganni, la sua accettazione fu
rimandata, per timore che si trattasse d'una sua manovra. Alla fine per lo abbiamo ammesso,
perch non fosse troppo grave la sua prova. Pregate per lui in nome di Cristo. Anzi dedicate a lui la
preghiera che oggi leverete al Signore Dio nostro. Sappiamo infatti, e siamo certi, che la vostra
preghiera canceller tutte le sue empiet. Il Signore sia con voi.

SUL SALMO 62
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Il valore dell'argomento profetico.

1. Per certuni che ancora non sono, forse, ben istruiti sul nome di Cristo (poich a tutt'oggi seguita a
raccogliere da ogni parte i suoi fedeli colui che per tutti ha dato il suo sangue) dobbiamo dirvi
brevemente delle cose, che quanti ne sono al corrente vorranno ascoltare volentieri, e quanti non le
sanno si faranno un dovere d'apprendere. I salmi che cantiamo sono stati detti e scritti sotto

l'ispirazione dello Spirito di Dio prima che il Signore nostro Ges Cristo nascesse dalla vergine
Maria. David infatti fu re del popolo dei giudei: quel popolo che, unico, adorava l'unico vero Dio
che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutte le cose che sono nel cielo, nella terra e nel mare, sia
quelle che si vedono sia quelle che non si vedono. Gli altri popoli, al contrario, adoravano gli idoli
che s'erano fabbricati con le loro mani, o delle creature di Dio, ma non il Creatore stesso.
Adoravano cio il sole o la luna o le stelle o il mare o i monti o gli alberi. Tutte queste cose le ha
create Dio, e Dio vuole essere lodato in esse e non che esse siano adorate al posto suo. Orbene,
David fu re dei giudei, e dalla sua stirpe nato il Signore nostro Ges Cristo , per opera della
vergine Maria. Da David, infatti, traeva origine la vergine Maria che partor Cristo . In quei tempi
remoti dunque venivano composti questi salmi nei quali si profetava che Cristo sarebbe venuto
dopo molti anni; e per bocca di profeti, che vissero prima che nascesse il nostro Signore Ges
Cristo dalla vergine Maria, venivano predette cose che sarebbero accadute ai nostri tempi. Noi oggi
leggiamo e vediamo tali cose gi realizzate e molto ci rallegriamo per il fatto che la nostra speranza
sia stata preannunziata dai santi, i quali, sebbene allora non ne potessero constatare la realizzazione,
tuttavia la prevedevano illuminati dallo Spirito. A noi oggi dato leggerne il racconto o ascoltarlo
dai lettori: di tali cose noi discutiamo e constatiamo che, com'erano contenute nelle Scritture, cos si
sono effettivamente realizzate in tutto il mondo. Chi non si rallegrer di questo? Chi non vorr
sperare che accadranno anche le cose che non sono ancora accadute, se tante se ne sono gi
verificate? Ora infatti, fratelli, voi vedete che tutto il mondo, tutta la terra, tutte le genti, tutte le
regioni accorrono al nome di Cristo e credono in Cristo. Sicuramente voi vedete tutto questo, vedete
come ovunque sono rovesciate le vanit dei pagani: lo vedete, vi manifesto. Sono, queste, cose
che vi leggiamo solamente dai libri o non piuttosto che si compiono sotto i vostri occhi? Ebbene,
tutto quanto vedete oggi realizzarsi dinanzi ai vostri occhi, era stato scritto un immenso numero di
anni prima da autori che noi possiamo leggere ora che ci dato controllare la realt dei fatti. Ma in
questi libri sono scritte anche delle cose che non sono ancora accadute, ad esempio che il Signore
nostro Ges Cristo verr a giudicare, lui che una prima volta venuto per essere giudicato. Lui che
una volta venuto nell'umilt, verr di nuovo in sublime maest; lui che venuto per offrirci un
esempio di pazienza, torner per giudicare secondo i loro meriti i buoni e i cattivi. Se dunque queste
cose che noi speriamo, e cio che il Cristo verr in qualit di giudice dei vivi e dei morti, non sono
ancora accadute, dobbiamo ammetterle per fede. Vedendo gi realizzate le tante cose che erano
state preannunziate, abbiamo fede che si compiranno anche quelle poche che restano ancora da
compiersi. Sarebbe infatti stolto uno che non volesse credere a quel poco che resta, mentre vede che
gi si sono compiute tante cose che non esistevano al momento della profezia.
Il Cristo storico e il Cristo mistico.

2. Questo salmo si recita nella persona del Signore nostro Ges Cristo, del capo e delle membra.
Difatti quell'unico uomo che nacque da Maria, mor e fu sepolto, ma poi risorse, ascese in cielo e
ora siede alla destra del Padre, ove intercede per noi: egli il nostro capo. Se egli il capo, noi
siamo le membra. Tutta la Chiesa di Cristo, ovunque diffusa, il suo corpo, ed egli ne il capo.
Non soltanto i fedeli che vivono attualmente, ma anche quelli che vissero prima di noi e che dopo di
noi vivranno, tutti, sino alla fine del mondo, appartengono al suo corpo; e di questo corpo capo
colui che ascese in cielo . Ecco dunque che conosciamo il capo e il corpo: il capo Cristo, il corpo
siamo noi. Pertanto, se ci capita d'ascoltare la sua voce, dobbiamo intenderla come emessa dal capo
e dal corpo: perch, tutto quanto egli ha sofferto, in lui l'abbiamo sofferto anche noi, e tutto quanto
noi soffriamo, in noi lo soffre anche lui. Se infatti soffre il capo, si pu dire che la mano non soffra?
Oppure, se soffre la mano, si pu dire che il capo non soffra? Oppure ancora, se il piede a soffrire,
possiamo dire che il capo non soffra? Quando un nostro membro soffre qualche dolore, tutte le
membra accorrono per aiutare il membro sofferente. Ebbene, quando il Cristo soffriva, siamo stati
noi a soffrire in lui, ma ora egli asceso al cielo e siede alla destra del Padre. Tuttavia le sofferenze
della Chiesa in mezzo alle prove di questo mondo, nelle tentazioni, nelle strettezze, nelle angustie
(perch necessario che, ad ottenere la perfezione, si purifichi nel fuoco come l'oro) lui stesso a
soffrirle. Tutto questo, e cio che noi abbiamo sofferto in lui, lo proviamo con le parole

dell'Apostolo: Se siete morti con Cristo, perch ancora, come viventi, vi occupate di questo
mondo? E ancora: Il nostro uomo vecchio stato crocifisso insieme con lui, perch fosse reso
inutilizzabile il corpo del peccato . Se dunque siamo morti in lui, in lui siamo anche risuscitati.
Diceva infatti lo stesso Apostolo: Se siete risorti con Cristo, gustate le cose di lass, cercate le cose
di lass, ove Cristo che siede alla destra di Dio . Noi, dunque, in lui siamo morti e in lui siamo
risorti; cos come lui in noi muore e in noi risorge (per " lui " intendo la compagine del capo e del
corpo), per cui giustamente si pu dire che la sua voce anche la nostra, e che la nostra anche la
sua. Ascoltiamo dunque questo salmo e comprendiamo che in esso parla Cristo.
La vita presente un deserto.

3. [v 1.] Questo salmo ha per titolo: Per David stesso, quando era nel deserto dell'Idumea. Con il
nome di " Idumea " si intende questo mondo. Gli idumei infatti erano un popolo nomade che
adorava gli idoli. Tale Idumea non presentata come una realt buona. Se non considerata un
bene, dobbiamo vedere raffigurata in essa la vita presente, durante la quale incontriamo tante
sofferenze e fatiche e dove siamo soggetti a tante miserie. E questo il deserto in cui si soffre atroce
la sete: e ora voi udrete precisamente la voce di uno che ha sete nel deserto. Ma se ci riconosceremo
nell'assetato, ci riconosceremo anche nel dissetato. Poich chi in questo mondo ha sete, nel mondo
di l sar ristorato, come dice il Signore: Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perch
saranno saziati . Non dobbiamo dunque, finch siamo in questo mondo, diventare schiavi della
saziet che esso ci offre. Qui dobbiamo aver sete; l saremo rifocillati. Ma, affinch non veniamo
meno in questo deserto, Dio ci irrora con la rugiada della sua parola, e non ci lascia inaridire del
tutto come meriteremmo se egli esigesse da noi un conto severo. Ci fa, s, provare la sete ma poi
viene ad appagarla. E, per dissetarci, ci irrora con qualche sua grazia. Tuttavia la sete rimane. E che
cosa dice a Dio l'anima nostra?
Benefico il sonno fisico, orribile il sonno spirituale.

4. [v 2.] Dio, Dio mio, presso di te veglio fin dall'alba. Che significa " vegliare "? Significa " non
dormire ". E " dormire " che cosa significa? C' un sonno dell'anima e c' un sonno del corpo. Tutti
dobbiamo avere il sonno del corpo, perch, se non si avesse il sonno del corpo, l'uomo non
reggerebbe e il corpo verrebbe meno. Il nostro fragile corpo non pu infatti sostenere a lungo
l'anima perennemente vigile e intenta ad agire. Se l'anima sar a lungo intenta alle sue azioni, il
corpo, fragile e terreno, non la potr reggere, non riuscir a sostenerla nel suo perpetuo agire: verr
meno e soccomber. Per questo, Dio ha accordato al corpo il dono del sonno con il quale vengono
ristorate le membra, in modo che possano reggere, l'anima vigile. Quello che dobbiamo evitare il
sonno dell'anima nostra. Brutta cosa il sonno dell'anima! Tanto brutta quanto bello il sonno del
corpo, con il quale si ristora la salute. Sonno dell'anima dimenticare Dio; e ogni anima che
dimentica il suo Dio dorme. Per questo l'Apostolo si rivolge a certuni che avevano dimenticato il
loro Dio e, come in preda al sonno, si abbandonavano ai vaneggiamenti del culto idolatrico. Cos
infatti si comportano coloro che adorano gli idoli: come coloro che nel sonno vedono fantasmi. Se
invece la loro anima si svegliasse, comprenderebbe da chi stata creata e non adorerebbe ci che
essa stessa si costruito. Dice dunque l'Apostolo: Sorgi, tu che dormi, e lvati di tra i morti; e
Cristo ti illuminer . Voleva forse l'Apostolo svegliare uno che fosse solo materialmente
addormentato? No, svegliava l'anima addormentata spingendola a farsi illuminare da Cristo.
Orbene, riferendosi alla veglia dell'anima, questi dice: Dio, Dio mio, presso di te veglio fin
dall'alba. Non veglieresti spiritualmente se non fosse sorta la tua luce, la quale ti ha svegliato dal
sonno. Perch Cristo che illumina le anime e le rende deste. Se egli ritirasse la sua luce, esse si
addormenterebbero. Per questo a lui detto in un altro salmo: Illumina i miei occhi, affinch mai mi
addormenti nella morte . Anche se certe anime, distogliendo da lui lo sguardo, si sono
addormentate, la luce ugualmente presente a loro; solo che esse non la possono vedere perch
dormono. come quando uno dorme di giorno. Il sole gi sorto, il giorno caldo, ma per quel tale
come se fosse notte: non essendo sveglio, non pu vedere che gi spuntato il giorno. Cos

[spiritualmente] per alcuni. Cristo gi presente; la verit stata predicata; ma le loro anime
dormono ancora. Ebbene, a costoro voi, se siete svegli, dite ogni giorno: Sorgi, tu che dormi, e
lvati di tra i morti; e Cristo ti illuminer. Perch la vostra condotta, i vostri costumi debbono in
Cristo essere cosa viva desta, affinch li notino gli altri, i pagani che dormono, e al rumore della
vostra alacrit si sveglino e, scuotendosi di dosso il sonno, comincino a dire insieme con voi in
Cristo: Dio, Dio mio, presso di te veglio fin dall'alba.
Il cristiano un'anima assetata di Dio.

5. Ha avuto sete di te l'anima mia. Ecco il deserto dell'Idumea. Vedete in qual modo questi abbia
sete, ma vedete anche come la sua sete sia buona. Ha avuto sete di te. Ci sono infatti alcuni che
hanno sete, ma non di Dio. Chiunque vuole ottenere qualcosa, brucia dal desiderio; tale desiderio
la sete dell'anima. E vedete quanti desideri vi sono nel cuore degli uomini: uno desidera l'oro, un
altro desidera l'argento, un altro ancora desidera le propriet, un altro l'eredit, un altro denari in
abbondanza, un altro numerose greggi, un altro una casa grande, un altro la moglie, uno gli onori
terreni, e un altro ancora dei figli. Voi sapete di questi desideri e come essi sono nel cuore degli
uomini. Tutti gli uomini ardono dal desiderio; ma quanto difficile trovare uno che dica: Di te
l'anima mia ha avuto sete! La gente ha sete del mondo e non si accorge di essere nel deserto
dell'Idumea, ove l'anima loro dovrebbe aver sete di Dio. Noi almeno diciamo: Ha avuto sete di te
l'anima mia. Diciamolo tutti, poich, nella concordia di Cristo, tutti siamo una sola anima: un'anima
assetata nel deserto dell'Idumea.
La resurrezione della carne. Il composto umano dopo la morte.

6. Dice: Ha avuto sete di te l'anima mia; in molte maniere di te ha avuto sete anche la mia carne.
Poca cosa che abbia avuto sete la mia anima; ha avuto sete anche la mia carne. Che l'anima abbia
sete di Dio, va bene; ma com' che anche la carne ha avuto la stessa sete? Poich, veramente,
quando il corpo ha sete ha sete di acqua; come quando l'anima ha sete ha sete della fonte della
sapienza, alla quale si inebrieranno le nostre anime, conforme a quanto sta scritto in un altro salmo:
Si inebrieranno nell'abbondanza della tua casa e tu li abbevererai nel torrente delle tue delizie .
Dobbiamo dunque aver sete della sapienza, dobbiamo aver sete della giustizia. E di ci ci
sazieremo, per quanto ne siamo capaci, al termine di questa vita, quando raggiungeremo ci che Dio
ci ha promesso, cio l'uguaglianza con gli angeli . Gli angeli non provano la sete che proviamo noi,
non provano la fame che noi conosciamo, ma sono sazi di verit, di luce, di sapienza immortale. Per
questo sono beati. E dalla loro sede beata, cio da quella citt, la Gerusalemme celeste, verso la
quale noi ora siamo incamminati, essi attendono noi esuli. Hanno compassione di noi, e per ordine
del Signore ci aiutano a tornare a quella patria che abbiamo con essi comune, per saziarci insieme
con loro alla fonte di verit e di eternit che il Signore ci ha preparata. Allo stato attuale, dunque,
l'anima nostra ha sete. Ma di che cosa ha sete anche la nostra carne? Quale anzi la sua sete in pi
modi sperimentata? Dice infatti: In pi modi ha avuto sete di te anche la mia carne. Se lo dice,
perch anche alla nostra carne promessa la resurrezione. Come alla nostra anima promessa la
beatitudine, cos alla carne nostra promessa la resurrezione. S, la resurrezione della carne ci
stata promessa. Ascoltate e imparate; e tenete a mente quale sia la speranza dei cristiani e per qual
motivo noi siamo diventati cristiani. Non siamo infatti cristiani per cercare la felicit terrena che
molti posseggono, anche i delinquenti e gli scellerati. Per un'altra felicit noi siamo cristiani: per
una felicit che otterremo quando sar finita completamente la vicenda di questo mondo. Ebbene,
s, ci promessa la resurrezione della carne: e il significato di tale resurrezione promessaci che
questa carne che ora noi portiamo alla fine risorger. Non vi sembri incredibile. Se Dio ci ha creati,
quando non eravamo, non potr ricomporre una carne che gi esisteva? Non vi sembri dunque
incredibile, anche se vedete imputridire i morti, anche se li vedete ridotti a polvere e cenere; anche
se un cadavere viene bruciato, oppure se i cani lo dilaniano, non per questo dovrete credere che esso
non risorger. Tutti i corpi che, per essersi o disgregati o marciti, sono divenuti minutissime
particelle, per Dio sono integri. Ritornano infatti in quegli elementi del mondo donde dapprima

erano venuti quando l'uomo venne creato. Noi non vediamo tali elementi primordiali; Dio tuttavia,
nella maniera che egli conosce, li rintraccer, cos come, prima che noi fossimo, ci ha formati
conforme alla sua sapienza. Orbene, la resurrezione della carne che ci promessa tale che, pur
risorgendo con la stessa carne che ora portiamo, la carne per non avr pi quella corruttibilit che
ora possiede. Ora infatti, fragili e corruttibili come siamo, se non mangiassimo ci sentiremmo
stanchi e avremmo fame; se non bevessimo, verremmo meno e avremmo sete. Se rimaniamo svegli
per molto tempo, ci stanchiamo e dobbiamo dormire; e quando siamo stanchi di dormire ci
svegliamo. Se mangiamo e beviamo troppo, anche se mangiamo e beviamo per ristorarci, questo
esagerato protrarsi della refezione diviene causa di debolezza. Se stiamo molto tempo in piedi, ci
stanchiamo e ci dobbiamo mettere seduti; ma anche di stare troppo a lungo seduti ci stanchiamo e
dobbiamo alzarci. Osservate inoltre come per la nostra carne non si dia alcuna stabilit. L'infanzia
se ne vola passando nella fanciullezza; tu cerchi l'infanzia ed essa non c' pi, perch gi al suo
posto c' la fanciullezza. Ma questa in un attimo vola nell'adolescenza; cerchi la fanciullezza e non
la trovi. L'adolescente diventa giovane; cerchi l'adolescente e non c' pi. Il giovane diventa
vecchio; cerchi il giovane e non c'. Il vecchio muore: cerchi il vecchio e non lo trovi pi. La nostra
vita, nelle sue varie et, non si arresta; e dovunque c' fatica, dovunque stanchezza, dovunque
deterioramento. Mirando per alla speranza della resurrezione che Dio ci ha promessa, in tutte
queste fasi del nostro decadere noi abbiamo sete di quella incorruttibilit; e cos la nostra carne ha
sete di Dio in molte maniere. In questa Idumea, in questo deserto, siccome in molti modi si soffre,
cos in molti modi si ha sete. In molti modi ci si stanca, e in molti modi si ha sete di quella
incorruttibilit che non conosce stanchezza.
Dio il cibo delle anime.

7. Tuttavia, fratelli miei, il cristiano, se buono e fedele, ha sete di Dio in questo mondo, nella sua
stessa carne. Se egli ha bisogno di pane, di acqua, di vino, di denaro, di una cavalcatura, deve
chiedere tutto questo a Dio e non ai demoni o agli idoli o a non so quale potere di questo mondo. Vi
sono infatti alcuni i quali, quando soffrono la fame (dico della fame fisica), abbandonano Dio e
pregano Mercurio, oppure Giove o colei che chiamano la Celeste o qualche altro simile demone
perch provveda ai loro bisogni. La loro carne non ha sete di Dio. Coloro invece che hanno davvero
sete di Dio, debbono sentirla sempre e dovunque, nell'anima e nella carne, poich Dio, come d
all'anima il suo pane, cio, la parola della verit, cos d anche alla carne ci che le necessario:
poich Dio ha fatto sia l'anima, che il corpo. Per la tua carne preghi i demoni. Forse che Dio ti ha
creato l'anima e i demoni hanno fatto la tua carne? Chi ha fatto l'anima ha fatto anche il corpo; e
colui che ha fatto ambedue le cose, ambedue le cose nutre. Abbiano dunque, l'una e l'altra, sete di
Dio, e nella loro molteplice fatica siano ristorate con un unico intervento di lui.
Il deserto della vita presente.

8. [v 3.] Ma quando l'anima nostra e (nelle sue svariate forme) anche la nostra carne hanno sete, e
non di chiunque ma di te, Signore (cio del nostro Dio), dove si trovano ad aver sete? Nella terra
deserta e senza via e senz'acqua. Abbiamo detto trattarsi di questo mondo: questa l'Idumea,
questo il deserto dell'Idumea, donde il salmo ha preso il titolo. Nella terra deserta. poco dire
deserta, cio dove non abita alcun uomo; essa per di pi senza via e senz'acqua. Vi fosse almeno
una via in quel deserto! O almeno un uomo in cui imbattersi, un uomo che sapesse la via per
uscirne! Non incontra un uomo che lo consoli; non vede una via, anzi non ce n' assolutamente.
Deve fermarsi. E vi fosse almeno un po' d'acqua! Non potendo uscire dal deserto, potrebbe almeno
ristorarsi. Brutto il deserto! orribile e spaventoso! Ma Dio ha avuto misericordia di noi e ha aperto
per noi una via nel deserto: il Signore nostro Ges Cristo . E ci ha procurato una consolazione nel
deserto: i predicatori della sua parola. Ci ha offerto dell'acqua nel deserto, ricolmando di Spirito
Santo i suoi predicatori affinch si formasse in essi una fonte di acqua che sale fino alla vita eterna .
Ecco, noi abbiamo tutto, ma tutto questo non roba del deserto. E se il salmo ha sottolineato fin
dall'inizio le caratteristiche del deserto, l'ha fatto affinch tu, persuaso del male in cui ti trovi,

quando incontri in tale deserto una qualche consolazione o compagni di viaggio o tracce di sentiero
o sorgenti di acqua, non attribuisca tutto questo al deserto, ma a colui che s' degnato venirti
incontro nel deserto.
Dio ci ha amati prima che noi ci volgessimo a lui.

9. Cos nel santuario sono apparso davanti a te, per vedere la tua potenza e la tua gloria.
Antecedentemente aveva avuto sete di te la mia anima, e cos la mia carne, la quale anzi era assetata
in molte maniere. Questo quand'ero nel deserto, nella terra senza strada e senz'acqua. Dopo, io sono
apparso davanti a te nel santuario per vedere la tua potenza e la tua gloria. Se uno non comincia a
soffrire la sete nel deserto, cio nel male in cui si trova, mai perverr a quel bene che Dio. Ma
dice: Sono apparso davanti a te nel santuario. Trovarsi nel santuario gi una grande consolazione.
Sono apparso davanti a te: che cosa significa? Mi ti son lasciato vedere. Avendomi tu visto, io
posso ora vedere te. Sono apparso davanti a te per vedere. Non dice: Sono comparso davanti a te
perch tu mi vedessi; ma: Sono apparso davanti a te affinch io potessi vedere la tua potenza e la
tua gloria. Come dice l'Apostolo: Ma ora, conoscendo Dio, o meglio essendo conosciuti da Dio ...
Voi prima siete apparsi dinanzi a Dio, affinch, in un secondo momento, Dio potesse apparire a voi.
Per vedere la tua potenza e la tua gloria. A dire il vero, in questo deserto, cio tra lo squallore di
questa terra, se l'uomo pretendesse di trovare mezzi di salvezza forniti dallo stesso deserto, mai
riuscirebbe a vedere la potenza del Signore e la sua gloria. Rimarrebbe a morire di sete, e non
troverebbe n strada n consolazione n acqua che gli permettano di sopravvivere nel deserto. Se
invece uno si elever verso Dio e dal pi profondo di se stesso gli dir: La mia anima e la mia
carne, in molti modi, hanno avuto sete di te (e questo per non chiedere ad altri fuori che a Dio ci
che necessario allo spirito e anche alla carne, e per non dimenticare la resurrezione della carne che
Dio ci ha promessa), se uno dunque sapr elevarsi in questa maniera, conoscer non piccole
consolazioni.
Attraverso la consolazione Dio ci prepara alla felicit eterna.

10. O fratelli, la nostra carne, finch resta mortale e fragile, cio prima della resurrezione, dispone
di alcuni mezzi di sostentamento: il pane, l'acqua, le frutta, il vino, l'olio. Se tutti questi alimenti e
queste risorse ci venissero a mancare, non potremmo certo sopravvivere; invece, grazie ad essi, noi
viviamo, sebbene non abbiamo ancora ricevuto nel nostro corpo quella perfetta salute che lo
liberer da ogni angustia e da ogni indigenza. Cos per l'anima nostra. Finch unita alla carne e
rimane quaggi fra le tentazioni e i pericoli di questo mondo, ancora debole; ma trova anch'essa di
che sostenersi: l'incoraggiamento della parola, la gioia della preghiera, le soddisfazioni della
predicazione. Ecco il nutrimento della nostra anima, come quell'altro lo era del corpo. Ma quando la
nostra carne sar risorta, non avr pi bisogno di alimenti, vivendo ormai nella sua dimora e nella
sua condizione di incorruttibilit. Cos anche la nostra anima. Essa avr allora il suo cibo: il Verbo
stesso di Dio, per il quale tutte le cose sono state create . Nell'attesa ringraziamo Dio che non ci
abbandona in questo deserto ma ci dona quello che necessario sia al corpo sia all'anima. E quando
da buon educatore ci invia qualche difficolt, lo fa per stimolarci ad amarlo di pi, per impedire che
una specie di corpulenza ci deteriori lo spirito e ci faccia dimenticare di lui. Talvolta ci toglie il
necessario e ci strapazza: lo fa perch ci ricordiamo che egli padre e signore, e questo non soltanto
quando ci accarezza ma anche quando ci castiga. In tal modo egli ci prepara al possesso dell'eredit
incorruttibile e magnifica che ci ha promesso. Fa' il caso che tu abbia intenzione di lasciare a tuo
figlio una coppa o l'unica tua stanzuccia o un qualsiasi mobile di casa. Tu lo istruisci perch non se
ne disfaccia, e lo castighi anche col flagello perch impari a vivere e non perda nulla di ci che fu
tuo. Anche se sai che lui pure un giorno dovr lasciare quella eredit come adesso fai tu. Ebbene,
non vuoi tu che il Padre nostro ci istruisca anche flagellandoci, anche con le sofferenze e con le
tribolazioni, egli che ci dar un'eredit che mai passa? Poich la nostra eredit sar Dio stesso, che
si doner a noi affinch noi lo possediamo e siamo da lui posseduti in eterno.

Credere nella divinit di Cristo.

11. Lasciamoci dunque vedere da Dio nel santuario, affinch egli si manifesti a noi; manifestiamoci
a lui nel santo desiderio, affinch egli si manifesti a noi nella potenza e nella gloria del Figlio di
Dio. A molti infatti non si ancora manifestato. Siano nel santuario affinch si manifesti anche a
loro! Molti credono che il Cristo sia stato soltanto un uomo. Sentono predicare che egli nato fra
gli uomini, che stato crocifisso e mor, che ha camminato in terra, ha mangiato e bevuto, e ha fatto
tutte le altre cose che sono tipiche degli uomini; per cui credono che egli sia stato tale e quale gli
altri uomini. Ma voi avete ora udito, quando stato letto il Vangelo, in qual modo egli abbia
sottolineato la sua maest: Io e il Padre siamo una cosa sola . Ecco quanta maest (uguale a quella
del Padre) discesa nella carne per soccorrere la nostra debolezza! Ecco quanto siamo stati amati da
Dio, prima che noi lo amassimo! Se prima che noi amassimo Dio, siamo stati amati da lui al punto
che egli per amore nostro ha fatto diventare uomo il Figlio suo, uguale a lui, che cosa non serber a
noi ora che lo amiamo? Tuttavia molti ritengono cosa da poco l'essere il Figlio di Dio apparso sulla
terra. Dipende dal fatto che essi non sono nel santuario e non si loro manifestata la potenza e la
gloria di lui. Essi, cio, non hanno ancora santificato il proprio cuore, in modo da comprendere
l'eccellenza del suo potere e da ringraziare Dio che, essendo immenso, si talmente abbassato da
nascere e morire per gli uomini. per questo che non dato loro vedere la sua gloria e la sua
potenza.
dono di Dio se possiamo lodarlo.

12. [v 4.] Perch migliore la sua misericordia al di sopra delle vite. Molte sono le vite umane, ma
Dio una sola vita promette; e non ce la d per i nostri meriti ma per la sua misericordia. Che cosa
infatti abbiamo noi compiuto di bene, da meritarla? Oppure, quali buone azioni avevamo noi
premesse, per le quali Dio avesse a darci la sua grazia? Ha trovato atti di giustizia da incoronare o
non piuttosto delitti da perdonare? Veramente, se avesse voluto punire i delitti che invece ha
perdonati, non sarebbe stato ingiusto. Cosa c' infatti di cos giusto quanto punire il peccatore?
Orbene, se giusto che il peccatore venga punito, fu un tratto della sua misericordia non punire il
peccatore ma giustificarlo: fare del peccatore un giusto e dell'empio un pio. Dunque, la
misericordia di lui migliore delle vite. Di quali vite? Di quelle che gli uomini si sono scelte. Uno
si sceglie la vita del commerciante, un altro la vita del contadino, un altro ancora la vita del
banchiere e un altro la vita militare; uno sceglie questa, uno sceglie quella. Diverse sono le vite, ma
la tua misericordia migliore delle vite nostre. Migliore ci che tu di a chi s' ravveduto, che
non quello che scelgono per s i malvagi. Tu doni una sola vita, che per da preferirsi a tutte le
nostre vite, quali che siano quelle che noi possiamo scegliere in questo mondo. Perch la tua
misericordia migliore delle vite, le mie labbra ti loderanno. Non ti loderebbero le mie labbra se la
tua misericordia non mi avesse preceduto. Ti lodo per un tuo dono; la mia lode dovuta alla tua
misericordia. Io non avrei potuto lodare Dio, se egli non mi avesse dato di poterlo lodare. Perch la
tua misericordia migliore delle vite, le mie labbra ti loderanno.
Preghiera e opere buone.

13. [v 5.] Cos ti benedir nella mia vita, e nel nome tuo lever le mie mani. Cos ti benedir nella
mia vita. Nella vita che tu mi hai donata: non in quella che io mi sono scelta tra le molte vite,
conformandomi al mondo insieme con gli altri, ma in quella che tu nella tua misericordia mi hai
dato perch io potessi lodarti. Cos ti benedir nella mia vita. Che significa: Cos? Significa:
Attribuendo alla tua misericordia e non ai miei meriti la mia vita nella quale ti lodo. E nel nome tuo
lever le mie mani. Leva dunque le mani nella preghiera! Ha levato per noi il Signore le sue mani
sulla croce; le sue mani si sono aperte per noi. Ma queste sue mani si aprirono sulla croce, affinch
le nostre fossero protese ad opere buone, dal momento che la sua croce ci ha ottenuto misericordia.
Ecco, egli lev le mani e offr per noi se stesso in sacrificio a Dio, e per mezzo di tale sacrificio
sono stati cancellati tutti i nostri peccati. Eleviamo anche noi le nostre mani a Dio nella preghiera; e
le nostre mani levate a Dio non resteranno deluse, se si saranno applicate alle opere buone. Che fa

infatti colui che eleva le mani? Perch ci si comanda di pregare Dio elevando le mani? Dice infatti
l'Apostolo: Levando le mani pure, senza ira n alterco . Il motivo di tale atteggiamento perch,
mentre levi le mani a Dio, abbia a ricordarti delle tue opere. Pensa infatti che le stesse mani che
innalzi a Dio per ottenere ci che vuoi, devi impiegarle nel compiere opere buone, affinch non si
vergognino quando si dovranno sollevare a Dio. Nel nome tuo lever le mie mani. Sono queste le
preghiere che eleviamo mentre siamo qui in questa Idumea, in questo deserto, in questa terra senza
acqua e senza via, ove per noi Cristo la via , ma non una via di questa terra. Nel tuo nome lever
le mie mani.
Cosa chiedere nella preghiera.

14. [v 6.] E che cosa dir, quando elever le mie mani nel tuo nome? Che cosa chieder? Animo,
fratelli! Quando elevate le mani, sappiate cosa chiedere; perch all'Onnipotente che vi rivolgete.
Chiedete qualcosa di grande; non le cose che chiedono coloro che non hanno ancora la fede.
Osservate le cose che vengono date anche agli empi. Ti vien voglia di chiedere al tuo Dio la
ricchezza? Ma forse che egli non la dona anche agli scellerati che non credono in lui? E ti sembrer
grande la cosa che vai a chiedergli, se egli l'accorda anche ai malvagi? Oh, non ti dispiaccia sentire
che le cose donate da Dio anche ai malvagi sono tanto frivole che appunto possono essere donate
anche a costoro. Anzi, proprio per questo che vengono date anche ai malvagi, perch a te non
sembrino grandi. Vengono tutti da Dio i doni terreni, certamente, ma osservate come quelli
accordati ai cattivi non abbiano grande valore. ben altro ci che serba a noi. Pensiamo pure alle
cose che dona ai malvagi, ma per farci un'idea di ci che tiene in serbo per i buoni. Ecco delle cose
che Dio d ai malvagi. Egli dona loro la luce: e la vedono i buoni ed i cattivi. Dona loro la pioggia
che cade sulla terra: e da essa quante cose buone nascono! Tutto ci dato ai cattivi e ai buoni,
come dice il Vangelo: Dio fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi; e fa piovere sui giusti e sugli
ingiusti . Naturalmente questi doni che vengono dalla pioggia o dal sole, li potremo chiedere al
Signore, quando ne abbiamo necessit. Senza dubbio! ma non dobbiamo contentarci di queste cose
sole, che sono date tanto ai buoni che ai cattivi. Che cosa dunque chiederemo, quando solleviamo a
Dio le mani? Nel modo come ha potuto ce lo ha detto questo salmo. Che significano le parole: Nel
modo come ha potuto? Entro i limiti consentiti alla parola umana rivolta ad orecchi umani. Tutte
queste cose sono, infatti, espresse con parole umane e attraverso similitudini accessibili a tutti,
anche agli spiriti deboli, anche ai piccoli. Che cosa ha detto? Che cosa ha chiesto? Dice: Nel nome
tuo lever le mie mani. E che cosa ricever? Come di grasso e di pinguedine si ricolmi l'anima mia.
Credete, fratelli miei, che questa anima desiderasse la pinguedine della carne? Non avr certamente
desiderato come cosa di valore che gli fossero uccisi pingui arieti e porci grassi; e neppure avr
desiderato andare in qualche osteria per trovarvi vivande succulente con cui saziarsi. Se cos
credessimo, dimostreremmo d'essere proprio al livello di simile esegesi. Dobbiamo dunque ritenere
che si tratta di realt spirituali. L'anima nostra ha una certa sua pinguedine: dona saziet il
nutrimento della sapienza, quando in abbondanza. Le anime che mancano di questa sapienza
intristiscono e finiscono per diventare tanto deboli che presto si stancano di ogni opera buona.
Perch rapidamente si stancano delle opere buone? Perch la loro saziet non completa n cola
qual grasso. Ascolta come l'Apostolo parli dell'anima pingue e insegni in qual modo si debba
operare il bene. Che cosa dice? Dio ama chi dona con letizia . L'anima pingue, come potrebbe
esserlo se non fosse saziata dal Signore? E tuttavia, se qui cos pingue, quanto pi non lo sar nel
secolo futuro, quando Dio stesso ci nutrir? Mentre siamo in questo esilio, non possiamo neppure
dire che cosa saremo di l. E forse, gi in questa vita, quando leviamo le mani a Dio, gli
presentiamo il desiderio di quella stessa sovrabbondanza e pinguedine da cui sarem saziati che ogni
nostra indigenza scomparir e non avremo pi alcun desiderio. Allora infatti avremo tutto quanto
desideriamo quaggi, tutto quanto quaggi amiamo sommamente. Gi morti sono i nostri padri; Dio
invece vive. Non ci stato possibile avere per sempre i nostri padri qui sulla terra; l invece, nella
nostra patria, avremo sempre vivo l'unico nostro Padre. Non possiamo essere per sempre sulla terra;
necessario che altri nascano, e per questo nascono i figli dei cittadini di questo mondo, per
prendere il posto dei loro genitori. Ogni bambino che nasce dice al suo antenato: Cosa fai tu qui?

questa una necessit: coloro che vengono dopo, coloro che nascono, han da prendere il posto di
coloro che li hanno preceduti. Lass vivremo invece tutti ugualmente. Non vi sar chi succede,
poich non vi sar alcuno che muoia. Quale sar quella patria? Ami tu le ricchezze? Dio stesso sar
la tua ricchezza. Ami una fonte pura? Che cosa sar pi limpido di quella sapienza? Che cosa pi
splendido? Qualunque cosa tu possa qui amare, al suo posto avrai, lass, colui che ha fatto ogni
cosa. Come di grasso e di pinguedine si ricolmi l'anima mia; e le labbra dell'esultanza loderanno il
tuo nome. In questo deserto elever nel tuo nome le mie mani. Si ricolmi l'anima mia come di
grasso e di pinguedine; e le labbra dell'esultanza loderanno il tuo nome. Ora tempo di pregare,
poich il tempo della sete. Quando sar cessata la sete, cesser anche la preghiera e le succeder la
lode: E le labbra dell'esultanza loderanno il tuo nome.
La vita con Dio.

15. [vv 7.8.] Se mi sono ricordato di te nel mio letto, nelle ore mattutine meditavo su di te, perch
sei divenuto il mio soccorso. Chiama suo letto la sua pace. Quando si in pace, ci si ricordi di Dio;
quando si tranquilli, non ci sia, tale quiete, motivo di rilassatezza che ci faccia dimenticare Dio.
Chi si ricorda di Dio quando in pace, penser a Dio anche nella sua attivit. Col nome di " ore
mattutine ", infatti, egli intende le sue azioni, perch ogni uomo comincia ad agire di mattina. Che
dice dunque? Se mi sono ricordato di te nel mio letto, anche nelle mie ore mattutine meditavo su di
te. Se ne conclude che, se non mi fossi ricordato di te nel mio letto, neppure di mattina avrei
meditato su di te. Chi non pensa a Dio quando libero dalle attivit, come potr pensarvi quando in
tali attivit immerso? Chi invece si ricorda di lui quando nella quiete, su di lui mediter anche
quando agisce, in modo da non venir meno nell'attivit. Che cosa pertanto aggiunge? E nelle ore
mattutine meditavo su di te, perch sei divenuto il mio soccorso. Se infatti Dio non ci sorregge nelle
nostre buone opere, queste non potrebbero essere compiute da noi. E noi dobbiamo compiere opere
degne della nostra condizione, cio come chi nella luce, poich noi operiamo dietro l'esempio di
Cristo. Chiunque opera il male, opera di notte, non alla luce del giorno, come dice l'Apostolo:
Coloro che si inebriano, si inebriano di notte; e coloro che dormono, dormono di notte; noi invece,
che siamo del giorno, siamo sobrii. Ci esorta a camminare onestamente come chi appartiene al "
giorno ": Come di giorno - dice - camminiamo onestamente . E di nuovo aggiunge: Voi siete figli
della luce, e figli del giorno; noi non siamo figli della notte n delle tenebre . Chi sono i figli della
notte e delle tenebre? Coloro che operano il male. Sono tanto figli della notte che hanno timore di
far vedere ci che compiono; e le sconcezze che operano pubblicamente, le compiono di fronte a
tutti perch molti come loro le compiono; quanto invece a quelle che solo pochi compiono, le
compiono di nascosto. E chi tali cose compie in pubblico, anche se si trova alla luce del sole,
certamente nelle tenebre del cuore. Nessuno dunque opera alla luce, se non chi opera in Cristo. Ma
chi si ricorda di Cristo quando in quiete, su di lui medita in ogni suo atto; e Cristo sar per lui il
soccorso nella buona opera, e non permetter che egli si stanchi a causa della sua debolezza. Se mi
sono ricordato di te nel mio letto, nelle ore mattutine meditavo su di te, perch sei divenuto il mio
soccorso.
Rimaniamo piccoli se ci piace essere grandi.

16. E all'ombra delle tue ali esulter. Assaporo la gioia delle opere buone, perch sopra di me la
protezione delle tue ali. Se tu non mi proteggessi, dato che sono un pulcino, il falco mi rapirebbe.
Dice infatti, in un passo della Scrittura, lo stesso nostro Signore rivolto a Gerusalemme, cio a
quella citt dove fu crocifisso: Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i
tuoi figli come la gallina i suoi pulcini, e non hai voluto! Noi siamo piccoli; ci protegga, dunque,
Dio sotto l'ombra delle sue ali. E che dire di quando saremo divenuti pi grandi? bene per noi che
egli ci protegga anche allora: in modo che noi rimaniamo sempre pulcini sotto colui che pi
grande di noi. E sempre egli rimarr pi grande di noi, per quanto noi cresciamo. Nessuno dica: "Mi
protegga finch sono piccolo", come se un giorno si possa giungere a una tale grandezza da poter
essere sufficienti a noi stessi. Senza la protezione di Dio, non sei nulla. Ci piaccia stare

costantemente sotto la sua protezione, poich saremo veramente grandi in lui, se rimaniamo sempre
piccoli sotto di lui. E all'ombra delle tue ali esulter.
Le persecuzioni dei cattivi e la protezione divina.

17. [v 9.] L'anima mia si stretta a te. Osservate l'uomo desideroso di Dio, assetato di lui. Vedete
come gli sta unito. Nasca anche in voi questo sentimento. Se gi vi germoglia, sia irrigato, e cresca
e giunga a un vigore tale che possiate anche voi dire con tutto il cuore: A te si stretta l'anima mia.
Con quale glutine gli si tiene stretta? Col glutine della carit. Abbi la carit, e sia essa il glutine che
unisce l'anima tua a Dio. Non da pari a pari con Dio, ma dietro a Dio: in modo che egli ti preceda e
tu lo segua. Chi vuol precedere Dio, vuoi vivere secondo il proprio arbitrio e non si adegua ai
comandamenti di Dio. Per questo fu respinto anche Pietro quando volle dare dei suggerimenti a
Cristo che si accingeva a soffrire per noi. Pietro era ancora debole e ignorava i vantaggi che avrebbe
tratto il genere umano dal sangue di Cristo, allorch il Signore, che era venuto per redimerci e per
dare in riscatto per noi il suo sangue, cominci ad annunziare la sua passione. Pietro fu spaventato
al pensiero che il Signore dovesse morire: quel Signore che egli voleva avesse sempre a vivere nel
modo in cui allora lo vedeva. Misurava le cose con gli occhi della carne, e quindi nutriva per il
Signore un affetto carnale. Gli disse perci: Non sia mai, Signore! questo non ti accadr. E il
Signore: Va' dietro a me, satana; tu non conosci le cose che sono di Dio, ma quelle che sono degli
uomini . Perch: Le cose che sono degli uomini? Tu vorresti precedermi; ma Va' dietro di me, cio
seguimi, onde poter dire, seguendo Cristo: Si stretta l'anima mia dietro di te. Giustamente vi si
aggiunge: Mi ha accolto la tua destra. Si stretta dietro di te l'anima mia; e mi ha accolto la tua
destra. questa un'espressione che dice Cristo in noi: cio nell'umanit che egli s'era assunta per
noi e che offriva per noi. Questo stesso dice la Chiesa in Cristo; lo dice nel suo capo, poich
anch'essa ha sofferto quaggi grandi persecuzioni, e anche ora sporadicamente ne soffre. Chi infatti,
appartenendo a Cristo, non scosso da molteplici tentazioni? Chi non subisce ogni giorno gli assalti
del diavolo e dei suoi angeli, volti a pervertire le anime con desideri o con suggestioni, con
promesse di guadagno, o con la paura di qualche danno, con la promessa della vita o con il terrore
della morte, con l'inimicizia o l'amicizia di qualche potente? Con tutti i mezzi il diavolo ci tormenta
per farci cadere. Noi viviamo nelle persecuzioni, noi abbiamo nemici in continuo assalto: il diavolo
e i suoi angeli; ma non abbiamo timore. Il diavolo e i suoi angeli sono come falchi; ma finch noi
saremo sotto le ali di quella gallina, il diavolo non ci potr mai toccare: perch la gallina che ci
protegge forte. S' resa debole per amore nostro; ma, in se stessa, forte. infatti il Signore
nostro Ges Cristo, la sapienza stessa di Dio. Anche la Chiesa dice dunque cos: A te si stretta
l'anima mia; mi ha accolto la tua destra.
I giudei puniti da Dio ad opera dei romani.

18. [v 10.] Ma quelli invano hanno cercato l'anima mia. Che male mi hanno arrecato coloro che
cercavano di perdere l'anima mia? Oh, se avessero cercato l'anima mia per credere insieme con me!
Invece hanno cercato l'anima mia per rovinarmi. Con quale risultato? Non sarebbero certo riusciti a
sottrarmi il glutine col quale l'anima mia unita a te. Chi infatti ci separer dalla carit di Cristo?
La tribolazione, la sofferenza, la persecuzione, la fame, la nudit, la spada? La tua destra mi ha
accolto. Ebbene, per quel glutine e per la tua potentissima destra, invano hanno cercato l'anima
mia. Queste parole potrebbero essere riferite a tutti coloro che in passato, in varie epoche, hanno
perseguitato la Chiesa, come pure a quelli che lo vorrebbero fare oggi; ma esse convengono
soprattutto ai giudei, i quali cercarono di far fuori il Cristo, perseguitandolo nella persona del nostro
capo che crocifissero e in quella dei suoi discepoli contro i quali si accanirono in seguito. Hanno
cercato l'anima mia. Scenderanno nel pi profondo della terra. Non vollero perdere la terra, e per
questo crocifissero Cristo. Cos precipitarono nel pi profondo della terra. Che cos' il pi profondo
della terra? Sono le terrene cupidigie. meglio camminare da vivi sopra la terra, che sprofondare
sotto terra per il desiderio. Chiunque infatti con il rischio di perdersi desidera le cose terrene sotto
la terra. Avendo preferito a se stesso la terra, ha come posto la terra sopra di s, e se stesso sotto la

terra. il caso dei giudei. Temendo di perdere la terra e vedendo che grandi folle andavano dietro al
nostro Signore Ges Cristo, in quanto operava miracoli, come ragionarono? Se lo lasceremo vivo,
verranno i romani e ci toglieranno il tempio e il popolo . Ebbero paura di perdere la terra, e
precipitarono sotto la terra: accadde loro ci che temevano. Vollero uccidere Cristo per non perdere
la terra; in realt hanno perduto la terra proprio in quanto hanno ucciso Cristo. Ucciso Cristo, essi
furono colpiti da grandi calamit e da persecuzioni. Il Signore stesso, del resto, aveva loro predetto:
Vi sar tolto il regno e sar dato a un popolo che pratichi la giustizia . Vennero gli imperatori
romani e altri sovrani del mondo pagano e li vinsero, scacciandoli dallo stesso luogo ove essi
avevano crocifisso Cristo. Quella regione oggi piena di cristiani che lodano il Cristo; non vi pi
nessun giudeo; stata abbandonata dai nemici di Cristo ed ricolma di devoti del Cristo. Ecco
come per mano dei romani hanno perduto il tempio, per avere ucciso Cristo: essi che lo uccisero
proprio perch i romani non togliessero loro il tempio. Ebbene: Scenderanno nel pi profondo della
terra.
19. [v 11.] Saranno consegnati in mano alla spada. Anche questo loro visibilmente accaduto;
furono sopraffatti dalla violenza dei nemici. Saranno preda delle volpi. Chiama volpi i re pagani
che regnavano quando fu debellata la Giudea. Ascoltate per sapere e rendervi conto di come possa
chiamarli volpi. Il Signore stesso ebbe a chiamare volpe il re Erode, quando disse: Andate e dite a
quella volpe . Osservate, state attenti, fratelli miei! Non vollero avere per re Cristo, e cos divennero
preda delle volpi. Quando infatti il procuratore Pilato, legato in Giudea, uccise Cristo a seguito delle
grida dei giudei, disse loro: Crocifigger io il vostro re? Era detto re dei giudei ed era veramente il
loro re. Ma essi, respingendo Cristo, dissero: Noi non abbiamo altro re che Cesare . Respinsero
l'agnello, si scelsero la volpe; giustamente sono divenuti preda delle volpi.
Cristo nostro re.

20. [v 12.] Il re invece. La contrapposizione dovuta al fatto che essi preferirono la volpe, e non
vollero il re. Il re invece, cio il vero re, secondo il titolo che fu scritto sul cartello, quando fu
crocifisso. Pilato infatti fece porre questo cartello sopra la sua testa: Re dei giudei, e lo fece scrivere
in lingua ebraica, greca e latina, in modo che tutti coloro che passavano leggessero la gloria del re e
la vergogna dei giudei, i quali, respingendo il vero re, avevano preferito la volpe, cio Cesare. Il re
invece si rallegrer in Dio. Costoro sono divenuti preda delle volpi; Il re invece si rallegrer in
Dio. Colui che essi credevano di avere sconfitto crocifiggendolo, una volta crocifisso sbors il
prezzo e si acquist tutto il mondo. Il re invece si rallegrer in Dio; sar lodato chiunque giura in
lui. Perch: Sar lodato chiunque giura in lui? Perch si scelto Cristo, non la volpe: quel Cristo
che, mentre i giudei lo insultavano, dava se stesso per riscattarci. Noi dunque apparteniamo a colui
che ci ha redenti, che per noi ha vinto il mondo, non con truppe armate ma con la croce da tutti
derisa. Il re invece si rallegrer in Dio; sar lodato chiunque giura in lui. Chi giura in lui? Chi gli
dona la propria vita, chi a lui si vota e mantiene il voto, chi diventa cristiano. Questo significano le
parole: Sar lodato chiunque giura in lui: poich chiusa la bocca di coloro che proferiscono
iniquit. Quante iniquit hanno detto i giudei? Quante cose malvagie hanno detto, non soltanto i
giudei ma anche tutti coloro che, in nome degli idoli, hanno perseguitato i cristiani? Quando
infierivano contro i cristiani, credevano di poterli sterminare; in realt, mentre essi credevano di
poter eliminare i cristiani, successo che i cristiani sono cresciuti e i persecutori sono finiti. Chiusa
la bocca di coloro che proferiscono iniquit. Nessuno osa ora pubblicamente parlare contro
Cristo; ormai tutti temono Cristo: perch chiusa la bocca di coloro che proferiscono iniquit.
Quando egli era agnello, vestito di forme fragili e mortali, anche le volpi osavano levarsi contro
l'Agnello. Ora che il Leone della trib di Giuda ha trionfato , le volpi si sono zittite: perch chiusa
la bocca di coloro che proferiscono iniquit.

SUL SALMO 63
ESPOSIZIONE

DISCORSO AL POPOLO
Ininterrotta la tribolazione del corpo di Cristo.

1. Celebrando oggi la festa dei santi martiri, rallegriamoci nel loro ricordo. Pensiamo alle loro
sofferenze e cerchiamo di capire l'ideale che brillava nella loro mente quando soffrivano. Non
avrebbero infatti sopportato tante tribolazioni nella carne, se il loro spirito non si fosse gi trovato in
una grande pace. Esaminiamo dunque brevemente questo salmo alla luce di tale solennit. Molte
cose ha ascoltate ieri la vostra Carit, tuttavia non possiamo negare il nostro ministero alla festivit
di quest'oggi. E allora cominciamo col dirvi che in questo salmo si parla - come argomento primario
- della passione del Signore; n i martiri avrebbero potuto essere forti senza contemplare colui che
per primo ha sofferto; come non avrebbero sopportato nel loro martirio sofferenze simili a quelle
sopportate da Cristo, se non avessero sperato d'ottenere nella resurrezione il premio che egli aveva
fatto loro antivedere in se stesso. La vostra Santit sa, peraltro, che il nostro capo il Signore nostro
Ges Cristo, come pure sa che quanti sono uniti a lui costituiscono le membra di quel capo. Vi
ben nota ormai la sua voce: voce che parla non soltanto a nome del capo ma anche a nome del
corpo, e le cui parole non significano o proclamano soltanto il Signore Ges Cristo (colui cio che
gi asceso al cielo), ma si riferiscono anche alle sue membra, che seguiranno il loro capo. Nel
nostro salmo, dunque, dovremo riconoscere non soltanto la voce di lui ma anche la nostra. E
nessuno dica che oggi noi non soffriamo alcuna tribolazione. Sempre infatti vi ho detto che, mentre
nei tempi passati la Chiesa era perseguitata quasi nella sua totalit, ora invece tentata solo in
alcune sue membra. Indubbiamente il diavolo stato incatenato, n gli permesso di fare tutto
quello che potrebbe e vorrebbe. Tuttavia gli consentito di tentare ancora, nella misura in cui le
tentazioni giovano a farci progredire. Non sarebbe infatti un gran vantaggio essere senza tentazioni.
Tanto vero che, pregando il Signore, non lo preghiamo perch ci esenti da ogni tentazione, ma
perch non ci lasci consentire ad essa.
Timore di Dio e timore dei nemici.

2. [v 2.] Diciamo dunque anche noi: Esaudisci, o Dio, la mia preghiera mentre soffro; dal timore
dei nemico libera l'anima mia. I nemici hanno infuriato contro i martiri; e che cosa chiedeva questa
voce del corpo di Cristo? Chiedeva che fossero liberati dai nemici e che i nemici non potessero
ucciderli. Forse che non sono stati esauditi, dato che essi sono stati uccisi? Ma allora Dio, che
vedeva l'afflizione del loro cuore spezzato, avrebbe forse abbandonato i suoi servi e disprezzato
coloro che speravano in lui? No, certamente. Chi, infatti, ha invocato il Signore ed stato
dimenticato? Chi ha sperato in lui ed stato abbandonato? Dunque, erano esauditi ed erano uccisi.
Cos per venivano liberati dai nemici. Altri, impauriti, cedevano ai nemici e restavano in vita; ma
ci facendo erano divorati dai nemici. Gli uccisi venivano liberati, i viventi venivano divorati. A
questo si riferisce quella voce riconoscente: Forse da vivi ci avrebbero divorati . Molti furono
divorati, e divorati da vivi; molti altri furono divorati da morti. Coloro che stimavano la fede
cristiana una insensatezza erano gi morti quando venivano divorati. Coloro invece che, sapendo
essere vera la predicazione del Vangelo e credendo che Cristo Figlio di Dio e rimanendovi fedeli
nel loro cuore, tuttavia cedettero ai tormenti e sacrificarono agli idoli, furono divorati da vivi. I
primi sono stati divorati quando erano morti; gli altri, invece, sono morti perch si son lasciati
divorare. Una volta divorati infatti non potevano continuare a vivere, bench fossero vivi quando
furono divorati. Per questo cos prega la voce dei martiri: Dal timore del nemico libera l'anima mia.
Non perch il nemico non mi uccida, ma perch io non tema il nemico che uccide. Nel salmo il
servo prega che si adempia ci che nel Vangelo ordina il Signore. Che cosa comandava il Signore
nel brano letto or ora? Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima;
temete piuttosto colui che ha il potere di uccidere l'anima e il corpo nel fuoco dell'inferno . E
ribadiva: s, vi dico: lui temete . Chi sono coloro che uccidono il corpo? Sono i nemici. E che cosa
comanda il Signore? Di non temerli. Preghiamo dunque affinch ci doni ci che ci comanda. Dal
timore del nemico libera l'anima mia. Liberami dal timore del nemico, e sottomettimi al tuo timore.

Che io non tema colui che uccide il corpo; ma tema colui che ha il potere di uccidere e il corpo e
l'anima nel fuoco dell'inferno. Non pretendo di vivere senza timore; fa' per che io sia un libero per
quanto concerne il timore del nemico, ma sia un servo pieno di timore del Signore.
Cristo capo e prototipo dei martiri.

3. [v 3.] Mi hai protetto dalla congiura dei malvagi, dalla folla di coloro che operano iniquit.
Contempliamo il nostro Capo. Molti martiri, hanno sofferto tali cose; ma nulla cos fulgido quanto
il Capo dei martiri. In lui vediamo meglio ci che essi hanno esperimentato. protetto dalla folla
dei malvagi: lo protegge Dio; il Figlio di Dio, fattosi uomo, protegge lui stesso la carne che si era
assunta. Egli, infatti, Figlio dell'uomo e Figlio di Dio: Figlio di Dio per la forma di Dio, Figlio
dell'uomo per la forma di servo ; per cui egli ha in s il potere di dare la vita e di riprenderla . Che
cosa gli potevano fare i nemici? Uccisero il corpo, non l'anima. Ricordatelo bene. Sarebbe stato
poco che il Signore avesse esortato i martiri con la parola, se non li avesse sostenuti con l'esempio.
Sapete quale sia stata la congiura di quei malvagi giudei e quale fosse la folla di coloro che
operavano ingiustizia. Quale ingiustizia? Quella di voler uccidere il Signore Ges Cristo. Vi ho
mostrato - diceva - tante opere buone: per quale di queste mi volete uccidere? S'era chinato su tutti
i loro infermi, aveva curato tutti i loro malati, aveva annunziato il regno dei cieli, non aveva taciuto
le loro colpe, affinch non del medico che li curava ma delle loro proprie colpe fossero dispiacenti.
Ma essi, ingrati per tutto quanto egli aveva fatto, come nel delirio d'una febbre altissima, si misero a
infuriare contro il medico che era venuto a curarli, e deliberarono di togliergli la vita. Volevano,
quasi, esperimentare se egli fosse veramente uomo, e quindi soggetto a morte, o non fosse un
qualche cosa di superiore agli uomini per cui la morte non gli fosse possibile. Riconosciamo le loro
parole nella Sapienza di Salomone: Condanniamolo ad una morte vergognosa. Mettiamolo alla
prova. Secondo le sue parole, egli trover protezione. Se veramente Figlio di Dio, Dio lo liberer .
Vediamo dunque che cosa accaduto.
I giudei responsabili della morte di Cristo.

4. [v 4.] Hanno affilato come una spada le loro lingue. I figli degli uomini, i loro denti sono armi e
frecce, e la loro lingua una spada tagliente . Come si dice in un altro salmo, cos qui: Hanno
affilato come spade le loro lingue. Non dicano i giudei: " Noi non abbiamo ucciso Cristo ". Infatti,
se lo consegnarono al giudice Pilato, fu proprio per apparire innocenti della sua morte. Quando
Pilato disse loro: Uccidetelo voi, essi risposero: A noi non permesso di uccidere nessuno .
Volevano riversare l'iniquit del loro delitto sul giudice umano; ma potevano forse ingannare il
giudice divino? Pilato pose certo delle azioni e, per quello che fece fu, sia pure in misura ridotta,
responsabile del delitto; ma a paragone di costoro egli fu di gran lunga pi innocente. Lo vediamo
infatti insistere nei limiti del possibile per liberare Ges dalle loro mani; e fu per questo che lo
present loro dopo averlo fatto flagellare. Non lo flagell per infierire su di lui, ma nel tentativo di
soddisfare il loro furore, affinch divenissero pi miti e desistessero dal volerlo uccidere vedendolo
flagellato li. Anche questo egli fece. Ma, seguitando gli altri a reclamarne la condanna, egli - come
sappiamo - si lav le mani e disse che non era lui a compiere il delitto e che si considerava
innocente della sua morte . Tuttavia il delitto lo commise. Ma, se colpevole uno che al delitto
concorse contro voglia, saranno forse innocenti coloro che ve lo costrinsero? Certamente no. Ma lui
pronunzi la sentenza contro il Signore e diede l'ordine di crocifiggerlo, e cos, in certo qual modo,
fu lui che personalmente lo uccise. Ma anche voi, o giudei, lo avete ucciso ! E con che cosa lo avete
ucciso? Con la spada della lingua: avete infatti affilato le vostre lingue. E quando lo avete colpito,
se non quando gridaste: Crocifiggilo, crocifiggilo .
L'ora della crocifissione.

5. Affinch nulla vi venga a turbare nella lettura dei Libri sacri, non dobbiamo passare sotto
silenzio, ora che mi viene in mente, il fatto che un evangelista dice che il Signore fu crocifisso
all'ora sesta e un altro all'ora terza . Veramente, se non capiamo bene, potremmo rimanerne turbati.

Uno dice che Pilato sedette in tribunale all'inizio dell'ora sesta, mentre, in verit, doveva essere l'ora
sesta quando il Signore fu inchiodato alla croce. L'altro, per, mirando all'animo dei giudei, che
volevano apparire innocenti della morte del Signore, nella sua narrazione mostra come essi fossero i
veri responsabili del crimine. Dice infatti che il Signore fu crocifisso all'ora terza. Se consideriamo
tutte le circostanze della narrazione e tutti i fatti che poterono verificarsi quando il Signore era
accusato dinanzi a Pilato, al fine di farlo crocifiggere, troviamo che poteva essere proprio l'ora
terza, quando i giudei gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo. Effettivamente, essi lo uccisero in quel
preciso istante, quando gridarono. Gli esecutori della sentenza lo crocifissero all'ora sesta; i violatori
della legge gridarono all'ora terza. Ci che i primi eseguirono con le mani all'ora sesta, i secondi
avevano gi perpetrato con la lingua all'ora terza. E questi che incrudelivano gridando sono certo
pi colpevoli di quelli che obbedendo eseguivano la sentenza. questa tutta l'astuzia giudaica;
questa la loro grande trovata: " Uccidiamolo, per non uccidiamolo; uccidiamolo in modo da non
essere ritenuti suoi assassini ". Hanno affilato come una spada le loro lingue.
Cristo agnello immacolato.

6. [v 5.] Hanno teso l'arco, oggetto velenoso. Chiama " arco " le insidie. Perch chi combatte da
vicino con la spada, combatte apertamente; chi invece scaglia una freccia ferisce a tradimento. La
freccia infatti colpisce prima che ci si accorga di essere feriti. Ma, a chi sono nascoste le insidie del
cuore umano? Forse anche al Signore nostro Ges Cristo, il quale non aveva bisogno che alcuno gli
rendesse testimonianza riguardo all'uomo, poich sapeva che cosa c' nell'uomo, come attesta
l'Evangelista ? Ascoltiamoli tuttavia e vediamo come lavorino per attuare ci che hanno tramato,
quasi che il Signore non sapesse niente. Hanno teso l'arco, attrezzo velenoso, per scagliare di
nascosto le frecce contro l'innocente. Le parole: Hanno teso l'arco, sottintendono le altre: Di
nascosto. E significano: Tendono insidie per ingannare. Voi sapete infatti di quali inganni essi si
sono serviti: come corruppero con il denaro il discepolo che seguiva il Signore affinch lo
consegnasse nelle loro mani ; come si procurarono dei falsi testi; quali tranelli e quali inganni
insomma usarono per scagliare di nascosto le frecce contro l'innocente. Grande delitto! Ecco, di
nascosto viene la freccia che colpisce l'innocente: un innocente che non aveva la bench minima
macchia, nemmeno cos grossa che vi si potesse conficcare la punta della freccia! Egli infatti era
l'agnello immacolato, tutto immacolato, sempre immacolato. N immacolato perch gli erano state
tolte le macchie, ma proprio perch non aveva mai contratto alcuna macchia. Perdonando i peccati
egli ha fatto s che molti fossero immacolati; ma, quanto a lui personalmente, egli era immacolato
perch mai aveva avuto peccati. Per scagliare di nascosto le frecce contro l'innocente.
7. [v 6.] D'improvviso scaglieranno le frecce contro di lui e non avranno timore. Oh, durezza di
cuore! Voler uccidere un uomo che risuscitava i morti! D'improvviso, cio, insidiosamente,
inopinatamente, senza preavviso. Il Signore si diportava come uno che non sapesse nulla, in mezzo
a quella gente che realmente ignorava che cosa egli sapesse e che cosa non sapesse, o meglio, che
non sapeva come egli niente ignorava e tutto sapeva, ed era venuto proprio perch gli facessero ci
che essi credevano di potergli liberamente fare. D'improvviso scaglieranno le frecce contro di lui e
non avranno timore.
I nemici di Cristo danneggiarono se stessi.

8. Si sono confermati nel la parola malvagia. Si sono confermati: tanti miracoli erano stati
compiuti, ma non se ne lasciarono impressionare, anzi si ostinarono nella decisione della malvagia
parola. Egli era gi trascinato dinanzi al giudice. Trema il giudice, e non tremano coloro che lo
hanno tradotto dinanzi al giudice; trema l'autorit, e non trema la scelleratezza; quello vuole lavarsi
le mani, e questi avvelenano le lingue. Ma perch? Perch si sono confermati nel la parola
malvagia. Quante cose cerc di fare Pilato? Quante ne escogit per frenarli? Che cosa non disse?
Che cosa non fece? Ma essi si sono confermati nella parola malvagia: Crocifiggilo, crocifiggilo! La
ripetizione indica conferma della parola malvagia. Vediamo come si sono confermati nel la parola
malvagia. Crocifigger il vostro re? Risposero: Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare ! Hanno

confermato la parola malvagia. Il giudice offriva loro come re il Figlio di Dio; essi ricorrevano
all'uomo: degni di aver questo e di non aver quello. Ascolta ancora in qual modo si sono confermati
nel la parola malvagia. Non trovo niente in quest'uomo - dice il giudice - che sia degno di morte .
Ma essi, che hanno confermato la parola malvagia, risposero: Il suo sangue sopra di noi e sopra i
nostri figli ! Hanno confermato la parola malvagia. L'hanno confermata non contro il Signore, ma
contro loro stessi. Come non l'hanno confermata a loro proprio danno, se dicono: Sopra di noi e
sopra i nostri figli? s, veramente, ci che hanno confermato l'hanno confermato a tutto loro danno.
Come in un altro passo afferma la stessa voce: Hanno scavato dinanzi a me una fossa e vi sono
caduti . La morte non uccise il Signore; fu anzi lui ad uccidere la morte; ma i suoi nemici furono
uccisi dall'iniquit. Quell'iniquit che essi non vollero uccidere in se stessi.
La lotta interiore dell'uomo.

9. Non v' dubbio, fratelli, sicuro: o tu uccidi l'iniquit o sei ucciso da essa. Guardati per
dall'uccidere l'iniquit come se fosse un qualcosa al di fuori di te. Guarda in te stesso e vedi che
cosa nel tuo intimo combatta contro di te. Sta' poi attento che non ti vinca la tua iniquit. Essa la
tua nemica e, se tu non la ucciderai, [ti uccider]. roba tua, la tua stessa anima che si ribella
contro di te; non qualcosa di esteriore. Per una parte tu sei unito con Dio; per un'altra parte trovi
piacere nel mondo: ci che ti spinge a godere del mondo in lotta contro lo spirito che unito a
Dio. Stia unito a Dio! Oh, s, gli stia unito! Non venga meno, non si lasci andare: dispone di un
grande aiuto. Se persevera nel combattimento, vincer i moti ribelli dell'anima. C' il peccato nel
tuo corpo, ma non vi regni. Dice l'Apostolo: Non regni il peccato nel vostro corpo mortale, s che
voi obbediate ai suoi desideri . Se non gli obbedisci, per quanto ti persuada, per quanto ti attiri al
male, col tuo rifiuto ad obbedirgli, gi ottieni che ci che in te non regni in te; e in tal modo
conseguirai d'essere un giorno liberato da ci che ora hai da tollerare. Quando? Quando la morte
sar assorbita nella vittoria, quando questo essere corruttibile si rivestir di incorruttibilit . Allora
non vi sar pi niente che combatta contro di te, e tu non avrai altro piacere se non in Dio. Ripensa
ai giudei! Essi presero ad odiare il Signore per il desiderio d'un potere terreno. Credevano - almeno
alcuni - che egli volesse togliere loro un tale potere e, per difenderlo, si ribellarono contro il
Signore. Se invece si fossero ribellati contro le proprie brame disordinate, avrebbero vinto l'odio
nella sua stessa radice e non sarebbero stati vinti da questa passione; e il Signore, che era venuto per
arrecare a tutti la salute, avrebbe salvato anche loro. Ma loro preferirono la febbre e respinsero il
medico. Tutto quanto suggeriva la febbre essi lo mettevano in pratica; tutto ci che il medico
ordinava, essi, al contrario, lo rifiutavano. In tal modo per essi furono uccisi, non il Signore.
Infatti, mentre nel Signore venne uccisa la morte, in loro rimase viva la colpa; ma, vivendo in essi la
colpa, essi stessi ne morirono.
10. Hanno concertato di nascondere le insidie; hanno detto: chi le vedr? Credevano che esse
fossero nascoste a colui che uccidevano, che fossero nascoste a Dio. Ecco, vedi, essi pensavano che
Cristo fosse un uomo come gli altri uomini; che egli ignorasse che cosa si tramava contro di lui. Ma
forse che nemmeno Dio lo sa? O cuore umano, perch hai detto a te stesso: Chi mi vedr, se ti vede
colui che ti ha fatto? Hanno detto: chi le vedr? Le vedeva Dio, le vedeva anche Cristo, poich
anche Cristo Dio. Ma come potevano credere che non le vedesse? Ascolta le parole che seguono.
L'iniquit comporta accecamento, la giustizia luce.

11. [v 7.] Hanno studiato l'iniquit; sono venuti meno progettando progetti, cio trame malvagie e
raffinate. Non sia consegnato da noi, ma da un suo discepolo. Non sia ucciso da noi, ma dal giudice.
Facciamo tutto noi, ma in modo che, all'apparenza, sembri che noi non abbiamo fatto niente. Ma,
dov' il grido della vostra bocca: Crocifiggilo, crocifiggilo? Possibile che siate tanto ciechi, da
diventare anche sordi? Un'innocenza simulata non innocenza; un'equit simulata non equit;
anzi una doppia colpa: iniquit e simulazione. Per questo dunque: Sono venuti meno
progettando progetti. Quanto pi acute erano le trame che volevano escogitare, tanto peggio era per
loro, poich sprofondavano dalla luce della verit e della giustizia nel gorgo di macchinazioni

perverse. La giustizia ha una sua luce particolare: illumina e fa splendere l'anima che a lei sta unita.
Quando invece l'anima volge le spalle alla luce della giustizia, quanto pi si affanna a rincorrere
ideali contrari alla giustizia, tanto pi respinta dalla luce e sprofonda nelle tenebre. Quindi, anche
costoro che escogitavano trame ai danni del giusto, si allontanavano dalla giustizia; e, quanto pi si
allontanavano dalla giustizia, tanto pi intristivano [spiritualmente] e si perdevano in progetti
insensati. Grande invece fu il piano disposto e attuata dall'innocenza! Quando Giuda si pent d'aver
tradito Cristo e restitu ai giudei il denaro che gli avevano dato, essi non vollero metterlo nel tesoro
del tempio e dissero: denaro del sangue: non mettiamolo nel tesoro ! Che cosa il tesoro del
tempio? il forziere di Dio, ove venivano raccolte le offerte destinate a soccorrere la povert dei
servi di Dio. O uomo, sia piuttosto il tuo cuore il forziere di Dio, e in esso si raccolgano le ricchezze
di Dio! Vi resti sempre la moneta di Dio, cio il tuo spirito che reca l'immagine del tuo imperatore!
Stando dunque cos le cose, che sorta d'innocenza, o meglio farsa dell'innocenza, fu mai la loro?
Non vollero introdurre nel forziere il denaro del sangue, mentre riversarono sulla loro coscienza lo
stesso sangue!
12. Ma che cosa loro accaduto? Sono venuti meno progettando progetti. Come? Ecco cosa ne dice
il salmo. Chi li vedr? Cio: nessuno avrebbe dovuto vederli. Cos dicevano tra loro, e cos anche
pensavano: nessuno li avrebbe veduti. Osserva che cosa succede all'anima malvagia: si allontana
dalla luce della verit, e, poich essa non vede Dio, crede di non essere veduta da Dio. Cos anche
costoro. Allontanandosi dalla luce, precipitarono nelle tenebre, tanto da non vedere pi Dio e da
dire: Chi ci vede? Li vedeva certamente colui che essi crocifiggevano; ma loro, ottusi com'erano
diventati, non vedevano n il Figlio n il Padre. Orbene, se egli li vedeva, perch permetteva che lo
catturassero e uccidessero? Se li vedeva, perch lasciava che le loro macchinazioni prevalessero
contro di lui? Perch? Perch, per amore dell'uomo, egli era diventato uomo e voleva che la divinit
rimanesse occulta in quell'uomo che era venuto a dare un esempio di fortezza a chi era
nell'ignoranza. Per questo sopportava tutto, pur sapendo ogni cosa.
Il mistero di Cristo sofferente e glorificato.

13. [v 8.] Che cosa segue? Si avviciner l'uomo, e il cuore profondo; e sar esaltato Dio. Essi
dissero: Chi ci vedr? Sono venuto meno progettando progetti, cio formulando propositi cattivi.
L'uomo si avvicinato a tali propositi e ha permesso di essere tenuto come uomo. Non sarebbe stato
catturato, se non fosse stato uomo; non lo avrebbero visto n percosso se non fosse stato uomo. Non
sarebbe stato crocifisso n sarebbe morto, se non fosse stato uomo. Si sottopose dunque l'uomo a
tutte quelle sofferenze che in lui non avrebbero trovato posto se non fosse stato uomo. Ma, se egli
non fosse stato uomo, l'uomo non sarebbe stato liberato. Si appress l'uomo, e il suo cuore era
profondo, cio imperscrutabile. Mostrava agli occhi umani la propria umanit e conservava Dio
nell'intimo: celava la forma di Dio, nella quale uguale al Padre, e presentava la forma del servo,
nella quale minore del Padre. Egli stesso infatti aveva detto ambedue le cose: ma una cosa
concerneva la forma di Dio, l'altra la forma di servo. Per la forma di Dio diceva: Io e il Padre siamo
una cosa sola . Per la forma del servo: Il Padre maggiore di me . Che significa: " Per la forma di
Dio egli poteva dire: Io e il Padre siamo una cosa sola "? Ecco: Pur essendo nella forma di Dio,
non stim una rapina essere alla pari di Dio. E che significa: " Per la forma del servo egli poteva
dire: Il Padre maggiore di me "? Ecco: Egli annient se stesso prendendo forma di schiavo .
L'uomo dunque si avvicinato, e il suo cuore era profondo, e Dio stato esaltato. L'uomo ucciso,
e Dio esaltato. L'essere stato ucciso lo si deve alla miseria umana; l'essere risorto e asceso al cielo,
lo si deve alla potest divina . Si avviciner l'uomo, e il cuore profondo. Il cuore rester segreto,
celato; non mostrer n che cosa sappia n che cosa sia. I giudei, credendo che egli fosse soltanto
ci che essi vedevano, uccidono l'uomo dal cuore profondo, e Dio esaltato nel cuore divino.
infatti esaltato nella potenza della sua maest. E dove andato, ora che esaltato? andato l
donde non si era allontanato quando era umiliato.

Nella passione di Cristo un esempio mirabile di pazienza.

14. Si avviciner l'uomo, e il cuore profondo; e sar esaltato Dio. Notate, fratelli miei, quale sia il
cuore profondo dell'uomo. Di quale uomo? " Madre Sion ", dir l'uomo; e si fatto uomo in essa ed
egli stesso, l'Altissimo, l'ha fondata . Si fatto uomo in quella citt che, come Altissimo, egli ha
fondata. In tale citt egli si fatto uomo. Dunque si avvicinato l'uomo e il cuore profondo.
Riconosci l'uomo dal cuore profondo e, per quanto puoi, e se puoi, cerca di vedere anche Dio e il
suo cuore profondo. Si avvicinato l'uomo; ma, poich egli era Dio e spontaneamente affrontava la
passione , con la quale intendeva dare un esempio ai deboli, mentre a lui niente avrebbero potuto
fare coloro che incrudelivano (era Dio colui che si sottoponeva alla passione, naturalmente nella sua
umanit, nella sua carne!), che cosa segue? Frecce di fanciulli sono diventate le loro ferite. Dove
andata a finire tanta crudelt? Dove finito il fremito leonino di quel popolo che ruggiva e urlava:
Crocifiggilo, crocifiggilo? Dove sono finite le insidie di coloro che tendevano l'arco? Non sono
forse le frecce dei fanciulli diventate loro ferite? Sapete come i fanciulli si fanno frecce con le
canne. Che cosa feriscono e come feriscono? Quali mani o quali frecce? Quali armi o quali
membra? Frecce di fanciulli sono diventate le loro ferite.
Le astuzie dei giudei comprovano la verit della resurrezione.

15. [v 9.] E senza forza sono rimaste sopra di loro le loro parole. Aguzzino pure le loro lingue
come spade, rafforzino contro se stessi il loro malvagio gridare. Veramente essi l'hanno reso forte,
ma contro se stessi: poich sono rimaste senza forza sopra di loro le loro parole. Potevano forse
essere salde contro Dio? Dice: L'iniquit ha mentito a suo danno . Sono rimaste senza forza sopra
di loro le loro parole. Ecco: il Signore, che era stato ucciso, risorto. Passavano dinanzi alla croce,
oppure stavano fermi, e lo vedevano ridotto come tanto tempo prima aveva predetto il salmo:
Hanno trafitto le mie mani e i miei piedi; hanno contato tutte le mie ossa. Essi mi guardavano e mi
osservavano . Allora scuotevano la testa dicendo: Se il Figlio di Dio, scenda dalla croce. Era una
sfida per sapere se fosse Figlio di Dio, e, quasi quasi, credevano di poter concludere che non lo
fosse, poich, mentre essi lo insultavano, egli non scendeva dalla croce. Se invece fosse sceso dalla
croce, allora, naturalmente, avrebbe mostrato di essere il Figlio di Dio ! Che dirai adesso, quando
colui che non volle scendere dalla croce, risorto dal sepolcro? Che guadagno ne hanno ottenuto?
Ma, anche se il Signore non fosse risorto, quale altro profitto ne avrebbero ricavato, se non quello
che ottennero i persecutori dei martiri? I martiri non sono ancora risorti, ma i nemici non ci hanno
certo guadagnato. I martiri non sono ancora risorti, ma noi gi ne celebriamo i natali; mentre il
furore dei persecutori dove andato a finire? Frecce di fanciulli sono diventate le loro ferite, e
senza forza sono rimaste in loro le foro parole. Guardate fin dove si spinsero con le loro
macchinazioni, ordendo le quali sono venuti meno! Quando il Signore era gi morto e sepolto,
vollero mettere delle guardie presso il sepolcro. Dissero infatti a Pilato: Quel seduttore... Con
questo nome si fece chiamare il Signore Ges Cristo, a consolazione dei suoi servi, quando li si
chiama seduttori. Dissero, dunque, a Pilato: Quel seduttore ha detto, quando era ancora vivo: Dopo
tre giorni risorger. Ordina dunque che il sepolcro sia custodito sino al terzo giorno. Si eviter
cos che vengano i suoi discepoli e lo portino via, e dicano al popolo: risorto dai morti! e l'ultimo
errore sarebbe peggiore del primo. Rispose loro Pilato: Avete le guardie; andate, custoditelo come
sapete. Essi se ne andarono e custodirono il sepolcro, ponendo un sigillo sulla pietra, oltre le
guardie . Posero dei soldati a custodia del sepolcro. Ma, ecco scuotersi la terra e il Signore risorse!
Presso il sepolcro accaddero tali miracoli che gli stessi soldati, che erano venuti a fare la guardia,
sarebbero dovuti esserne testimoni, se avessero voluto annunziare la verit. Ma quella stessa
avarizia, che aveva ridotto in sua schiavit il discepolo seguace di Cristo, ridusse in schiavit anche
i soldati custodi del sepolcro. Dissero loro [i giudei]: Vi diamo del denaro; dite per che, mentre voi
dormivate, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato via . Sono davvero venuti meno
escogitando trame insensate! Cosa dici mai, o astuzia infelice? Tanto lontano dalla luce del piano
salvifico [di Dio] ti sei spinta e in cos profonda malvagit e scaltrezza sei sprofondata, da
affermare: Dite pure che, mentre voi dormivate, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato via?

Adduci dei testimoni addormentati! Tu davvero dormivi! Tu avevi perso il cervello escogitando tali
cose! Se dormivano, che cosa avevano potuto vedere? E, se non avevano visto niente, come puoi
prenderli per testimoni? Ma, sono venuti meno progettando progetti insensati: si sono sottratti alla
luce di Dio e sono falliti anche nell'esecuzione dei loro propositi. Non avendo potuto trarre alcun
profitto da ci che si proponevano, certamente sono finiti in un fallimento. Perch? Perch si
avvicinato l'uomo, e il cuore profondo; e Dio stato esaltato. La resurrezione di Cristo divenne ben
presto di pubblico dominio e lo Spirito Santo, discendendo sui discepoli, li colm di fiducia, tanto
che, mentre prima erano stati timorosi, ora invece osano, senza pi temere nemmeno la morte,
annunziare le cose che avevano viste. Dio era in tal modo esaltato nella sua maest: lui che per
venire incontro alla nostra debolezza, era apparso umile e si era sottoposto a giudizio. L'avevano
visto come un reo chiamato in giudizio, ma ecco che ora delle trombe celesti cominciano ad
annunziarne l'avvento in qualit di giudice; e cos si sono turbati tutti coloro che li vedevano.
Quando Dio cominci ad essere esaltato quando si cominci a predicare il Cristo, i giudei furono
messi in crisi da altri giudei; ed apparvero sconfitti nelle loro macchinazioni. Videro infatti, certuni
tra loro, che nel nome del Crocifisso, di colui che avevano ucciso di propria mano, si compivano
tanti miracoli; e con il cuore si allontanarono da coloro che invece rimanevano nella loro empiet.
Provarono disgusto per la durezza dei propri simili e presero la risoluzione che li portava a salvezza;
dissero agli Apostoli: Che cosa dobbiamo fare? Si sono turbati, dunque, tutti coloro che li
vedevano ; cio, tutti coloro che ormai comprendevano come, al di sopra di essi, le loro parole
erano state vane, e come tutte le loro perverse macchinazioni e trame s'erano risolte in un
fallimento. Tutti costoro si turbarono.
La resurrezione rende intrepidi gli Apostoli.

16. [v 10.] E ogni uomo ha temuto. Coloro che non hanno temuto, non erano neppure uomini. Ogni
uomo ha temuto. Cio han temuto quanti erano capaci di servirsi della ragione per comprendere i
fatti. Coloro invece che non hanno temuto, debbono piuttosto essere chiamati bestie, belve feroci e
sanguinarie. Quel popolo ancora leone che ruba e ruggisce. Mentre chi davvero uomo ha temuto:
e costoro son quelli che hanno voluto credere, che hanno avuto timore del giudizio venturo. E ogni
uomo ha temuto; e hanno annunziato le opere di Dio. Colui che diceva: Libera l'anima mia dal
timore del nemico, ecco chi l'uomo che ha temuto . Era liberato dal timore del nemico, ma si
assoggettava al timore di Dio. Non temeva coloro che uccidono il corpo, ma colui che ha il potere di
precipitare nell'inferno il corpo e l'anima . Cos fu annunziato il Signore. In un primo tempo Pietro
aveva avuto paura, paura del nemico: la sua anima non si era ancora liberata dal nemico. Interrogato
da un'ancella se appartenesse al gruppo dei discepoli di Cristo, per tre volte rinneg il Signore . Il
Signore risorto consolid la colonna. Pietro ormai predica senza timore, e con timore: senza timore
di coloro che uccidono il corpo, con timore di colui che ha il potere di uccidere nel fuoco eterno il
corpo e l'anima. Ogni uomo ha temuto; e hanno annunziato le opere di Dio. I capi dei sacerdoti si
fecero condurre gli Apostoli che annunziavano le opere di Dio e con minacce ingiunsero loro di non
predicare nel nome di Ges. Ma essi risposero: Diteci a chi si debba obbedire: a Dio o agli
uomini? Che cosa potevano rispondere? Che si debba obbedire agli uomini piuttosto che a Dio?
Non c'era altra possibile risposta se non " a Dio ". Gli Apostoli sapevano che cosa ordinava Dio, e
per questo disprezzavano le minacce dei sacerdoti. Poich dunque ogni uomo aveva timore, non si
lasciava spaventare, ma annunziava le opere di Dio. Se l'uomo teme Dio, un altro uomo non lo
spaventer. L'uomo infatti deve temere solo colui dal quale stato creato. Temi ci che al di sopra
degli uomini, e allora gli uomini non ti spaventeranno. Temi la morte eterna, e non ti preoccuperai
di questa morte presente. Desidera la gioia eterna e infinita, la quiete che non vien meno; e deriderai
chi ti promette doni temporali e tutto il mondo. Ama dunque e temi! Ama ci che promette Dio,
temi ci che Dio minaccia: per non essere corrotto da ci che l'uomo promette n spaventato da ci
che minaccia. E ogni uomo ha temuto; e hanno annunziato le opere di Dio, e hanno compreso le
sue gesta. Che significano le parole: Hanno compreso le sue gesta? Si riferisce forse, o Signore
Ges Cristo, al fatto che tu tacevi e come pecora eri trascinato al macello e non aprivi la tua bocca
dinanzi al tosatore, mentre noi ti contemplavamo nel tormento e nel dolore, come uno che volesse

caricarsi di [tutta l'umana] impotenza? Si riferisce al fatto che nascondevi la tua bellezza, o bello al
di sopra di tutti i figli degli uomini , e che volevi apparire senza bellezza n decoro ? Sulla croce
sopportavi coloro che ti insultavano e ti dicevano: Se il Figlio di Dio, scenda dalla croce ! Chi tra
i tuoi servi e tra coloro che ti amano, conoscendo il tuo potere, non avrebbe esclamato in fondo al
suo cuore e non avrebbe detto: " Oh, scendesse per davvero e confondesse tutti costoro che lo
insultano "? Ma non doveva andare cos. Bisognava che tu morissi per coloro che avrebbero dovuto
morire; come bisognava che tu risorgessi per coloro che avrebbero dovuto vivere per sempre. Tutto
questo non capivano coloro che volevano farlo scendere dalla croce; ma, quando egli risuscit e fu
glorificato nell'ascensione al cielo, allora compresero le opere del Signore. Hanno annunziato le
opere di Dio, e hanno compreso le sue gesta.
La causa della nostra gioia.

17. [v 11.] Il giusto si allieter nel Signore. Ormai non pi triste il giusto. Erano tristi i discepoli
dopo che il Signore fu crocifisso: lasciavano la citt rattristati e piangenti; credevano di aver
perduto la speranza. Ma il Signore risorse; e tuttavia, anche quando apparve loro, li trov tristi.
Vel gli occhi di quei due che camminavano per la strada e non si fece riconoscere: li trov nel
gemito e nei sospiri. Non si fece riconoscere finch non ebbe loro spiegato le Scritture e non ebbe
mostrato loro, per mezzo delle Scritture, che tutto doveva accadere cos come era accaduto. Sulla
base delle Scritture, infatti, dimostr loro che il Signore doveva risorgere dopo tre giorni. Ma come
avrebbe potuto risorgere nel terzo giorno, se fosse sceso dalla croce? Voi che siete ora tristi sulla
via, se aveste visto il Signore scendere dalla croce di fronte agli insulti dei giudei, come avreste
esultato! Quale gioia, se egli avesse otturato in tal maniera la bocca dei giudei! Piano, piano!
Aspettate il parere del medico. Se non scende dalla croce, se vuol essere ucciso, lo fa perch sta
preparando l'antidoto. Eccolo risorto! eccolo ormai parlare! Non si fa riconoscere subito perch
possa essere riconosciuto in seguito con gioia pi grande. Pi tardi apre loro gli occhi, allo spezzare
del pane: allora lo riconoscono , si allietano, gridano. Si allieter il giusto nel Signore. A un
discepolo che era pi ostinato si riferisce: " stato visto il Signore; il Signore risorto". Ma egli
ancora triste, non crede. Dice: Se non vi pogger la mano e non toccher le cicatrici lasciate dai
chiodi, non creder. Gli viene offerto il corpo perch lo tocchi; mette le mani, palpa, grida: Signore
mio e Dio mio! Si allieter il giusto nel Signore. Si rallegrarono dunque nel Signore quei giusti che
lo videro, lo toccarono e credettero. E i giusti di adesso, i giusti cui non dato n vedere n toccare,
non si allieteranno nel Signore? E dove sono andate a finire le parole che il Signore rivolgeva
proprio a Tommaso: Tu hai creduto perch hai visto; beati, per, coloro che non hanno visto,
eppure hanno creduto . Allietiamoci dunque tutti nel Signore! Siamo tutti nella fede un solo giusto;
abbiamo tutti, in un sol corpo, un solo capo! E rallegriamoci nel Signore. Non in noi, poich il
nostro bene, quello che giova a noi, non siamo noi stessi, ma colui che ci ha creati. Egli il nostro
bene e il bene che ci fa lieti. E che nessuno ricerchi in se stesso la propria gioia; cos come nessuno
presuma di se stesso o disperi di se stesso. Nessuno parimenti speri in un altro uomo. Dell'uomo si
dovr procurare che ci divenga compagno nella speranza; ma non potr mai esserci donatore di
speranza.
Dio sa cosa toglierti e cosa donarti.

18. Il giusto si allieter nel Signore e sperer in lui; e saranno lodati tutti coloro che hanno retto il
cuore. Il Signore ormai risorto ed asceso in cielo; ha mostrato l'esistenza di un'altra vita;
manifesto a tutti che non erano vani i disegni che egli volle tenere celati nel profondo del suo cuore,
di versare cio il suo sangue come prezzo dei redenti. Tutto questo ormai manifesto e lo si predica
e lo si crede sotto ogni cielo. Ecco perch si allieter il giusto nel Signore, e sperer in lui; e
saranno lodati tutti gli uomini dal cuore retto. Chi sono i retti di cuore? Fratelli miei! Ve lo diciamo
da sempre ed bene che lo sappiate. Chi sono i retti di cuore? Sono coloro i quali, qualunque cosa
soffrano in questa vita, non l'attribuiscono a una mancanza di senno in Dio ma alla sua Provvidenza
che vuol medicarli. Non presumono della propria giustizia, tanto da credere ingiuste le pene che

soffrono n tacciano d'ingiustizia lo stesso Dio che non fa soffrire di pi coloro che hanno
commesso pi peccati. State attenti, fratelli! Sono cose che vi abbiamo ripetute parecchie volte. Tu
soffri qualcosa: ad esempio, una malattia del corpo, un danno nel patrimonio, la perdita di una
persona molto cara. Non guardare a coloro che sai peggiori di te (infatti tu non osi dirti giusto, ma
conosci chi peggiore di te). Non meravigliarti se essi sono nella prosperit e non sono tormentati.
Non rimanere disgustato del piano divino, n dire: " Ecco, io sono certo un peccatore; ma ne sono
castigato. Perch invece costui non viene castigato? Eppure io ne conosco i delitti, quanti e quali
essi sono. Sia pur grande il male che io ho fatto, forse che ne ho fatto tanto quanto costui "? Il tuo
cuore perverso. Quanto buono invece il Dio di Israele; ma per i retti di cuore! I tuoi piedi
inciampano, perch sei geloso dei peccatori, scorgendo la loro pace . Lasciati curare. Sa il suo
mestiere colui che conosce la tua ferita. "Ma all'altro non si fanno tagli"! E se fosse perch le sue
condizioni sono disperate? Mentre su di te potrebbe tentare l'operazione proprio perch di te non
dispera. Sopporta dunque di buon animo tutto quanto hai da soffrire. Dio sa cosa darti e cosa
toglierti. Se ti favorisce con doni, servitene per la tua consolazione, non per la tua rovina. Se ti
toglie dei beni, che ci ti serva ad aumentare la tua pazienza, non a farti bestemmiare. Se invece tu
uscissi in bestemmie, dimostreresti che sei scontento di Dio e che vuoi contentare te stesso; ma
paleseresti ancora quanto il tuo cuore sia perverso e fuori strada; e, ci che peggio, vorresti
conformare al tuo il cuore di Dio, pretendendo che egli facesse ci che tu vuoi, mentre sei tu che
devi fare quanto vuole lui. Ma davvero? Vuoi piegare il cuore di Dio, che sempre retto, alla
perversit del tuo cuore? Quanto non sar meglio che tu raddrizzi il tuo cuore secondo la rettitudine
di Dio! Non forse questo che ha voluto insegnarti il tuo Signore, della cui passione or ora
parlavamo? Non portava forse la tua debolezza, quando diceva: Triste l'anima mia fino alla
morte ? Non rappresentava te stesso quando diceva: Padre, se possibile, passi da me questo
calice ? Non hanno due volont distinte, il Padre e il Figlio; ma il Figlio, nella forma di schiavo,
portava la tua volont per educarla con il suo esempio. Ecco, la tribolazione ti ha sorpreso che avevi
come un cuore diverso, un cuore desideroso che passasse la sofferenza che incombeva su di te; Dio
invece ha disposto diversamente: non ha condisceso al tuo desiderio. Ebbene, cedi al desiderio di
Dio. Ascolta la sua voce: Non ci che voglio io, ma ci che vuoi tu , o Padre.
I frutti del timore salutare.

19. Saranno lodati tutti i retti di cuore. Che cosa ne segue? Se saranno lodati tutti i retti di cuore,
saranno condannati i perversi di cuore. Due vie ti sono proposte: scegli finch c' tempo. Se sarai
retto di cuore, sarai alla destra, e sarai lodato. Come? Venite, benedetti del Padre mio! Ricevete il
regno che stato preparato per voi sin dall'origine del mondo . Ma, se avrai il cuore perverso, se
riderai di Dio, se ti prenderai gioco della sua Provvidenza, se dirai nell'animo tuo: Davvero Dio non
si cura delle cose umane (se se ne curasse, certo quel tale che un brigante non avrebbe tanti beni, e
io, che sono un innocente, non sarei cos povero!), ebbene, se dirai cos il tuo cuore gi divenuto
perverso. Ma verr il giudizio e sar manifesto perch Dio compia tutte queste cose. E tu che
durante la vita non hai voluto conformare il tuo cuore alla norma della rettitudine di Dio n
prepararti ad essere alla destra, dove saranno lodati tutti i retti di cuore, allora sarai alla sinistra,
ove udrai: Andate nel fuoco eterno, che stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi . E ci sar
forse allora il tempo per rettificare il cuore? Mettetelo a posto ora, o fratelli; ora correggetelo. Chi
ve lo vieta? Si canta il salmo, si legge il Vangelo, echeggia la voce del lettore, insiste il
commentatore. Il Signore paziente; se tu pecchi, egli perdona; e se ancora pecchi, egli ancora ti
perdona. Ma tu aggiungi peccato a peccato. Sino a quando per Dio sar paziente? Ti accorgerai
che Dio anche giusto. Se cerchiamo di spaventarvi, perch abbiamo noi stessi timore.
Insegnateci a non aver timore e noi pi non vi spaventeremo. Ma val certo di pi l'insegnamento di
Dio, che ci inculca il timore, che non quanto possa dirci un uomo, chiunque esso sia, per sottrarci al
timore. Perch ogni uomo ha temuto; e hanno annunziato le opere di Dio. Dio ci annoveri tra quelli
che hanno temuto ed hanno annunziato. perch temiamo, che vi parliamo, o fratelli. Vediamo la
vostra premura nell'ascoltare la parola, vediamo la vostra istanza nell'esigerla, vediamo i vostri
desideri. La terra ben penetrata dalla pioggia. Che essa per abbia a produrre grano, non spine. Il

grano andr a finire nel granaio, le spine nel fuoco. Tu sai che cosa fare del tuo campo; e Dio non
sapr cosa fare del suo servo? dolce la pioggia che cade sul campo fecondo ed dolce la pioggia
che cade sul campo pieno di spine. Forse che potr accusare la pioggia il campo che ha generato le
spine? Non sar forse, questa stessa pioggia, testimone nel giudizio di Dio, e dir: " Io sono caduta
dolce sopra tutti e due "? Osserva dunque che cosa produci, e bada a ci che ti attende. Se produci il
frumento, spera nel granaio; se produci le spine, aspettati il fuoco. Ma non ancora venuto il tempo
del granaio n il tempo del fuoco. Ci si prepari bene adesso, e non si avr da temere in quel giorno.
Noi che vi parliamo nel nome di Cristo, siamo oggi vivi, come pure vivete voi, ai quali noi
rivolgiamo la parola. Non forse questo il momento e il luogo di rettificare gli intenti e di mutar
vita, da cattiva in buona? Non si potrebbe compiere oggi stesso questo cambiamento, se tu lo
volessi? Che cosa c' da acquistare per farlo? Quale droga c' da ricercare? Verso quali Indie
occorrer navigare? Quale nave dovrai allestire? Ecco, mentre io seguito a parlare, tu muta il tuo
cuore; e subito fatto ci che tante volte e tanto a lungo ti si predica di fare e che, se non si fa, ti
procurer la pena eterna.

SUL SALMO 64
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
L'esilio e la patria.

1. [v 1.] Nel titolo del salmo dobbiamo riconoscere la voce di una santa profezia. Esso reca: Sino
alla fine, salmo di David, cantico di Geremia e di Ezechiele, appartenenti al popolo dell'esilio,
quando cominciavano ad andarsene. Non a tutti noto come si svolsero i fatti presso i nostri padri,
al tempo dell'esilio di Babilonia; lo conoscono soltanto coloro che con diligenza si dedicano
all'approfondimento delle Scritture, ascoltando o leggendo. Il popolo d'Israele cadde prigioniero e
dalla citt di Gerusalemme fu condotto in schiavit a Babilonia . Ma il santo Geremia aveva
profetato che dopo settanta anni il popolo sarebbe ritornato dalla prigionia e avrebbe ricostruito
quella Gerusalemme che aveva pianto distrutta dai nemici . In quel tempo, mentre il popolo era
prigioniero a Babilonia, sorsero dei profeti, e tra questi il profeta Ezechiele. Quel popolo dunque
attendeva che si compisse il tempo dei settanta anni, secondo la profezia di Geremia; e difatti,
compiuti i settanta anni, il tempio, prima distrutto, fu ricostruito e la maggior parte del popolo pot
tornare dalla prigionia. Orbene, se ricordiamo quanto dice l'Apostolo, e cio: Tutte queste cose
accaddero loro come in figura, in realt esse sono state scritte per noi, cui toccato vivere alla fine
dei tempi , dobbiamo anche noi conoscere prima quale sia la nostra prigionia e poi quale la nostra
liberazione. Dobbiamo conoscere Babilonia, nella quale ci troviamo prigionieri, e Gerusalemme, al
cui ritorno aneliamo. Queste due citt, a prendere le parole secondo la lettera, sono effettivamente
due citt: una delle quali Gerusalemme, quella che ora non pi abitata dai giudei. Infatti dopo la
crocifissione del Signore i giudei furono puniti da Dio con un grande flagello; sradicati da quel
luogo ove, nella loro empia libert, s'erano furiosamente accaniti contro il loro medico, furono
dispersi tra le genti, e quella terra venne data ai cristiani. Si adempiuto ci che aveva detto loro il
Signore: Per questo vi verr strappato il regno e sar dato alla gente che far opere di giustizia .
qui da ricordare che, quando vedevano grandi folle andate dietro il Signore che annunziava il regno
dei cieli e operava miracoli, i capi di quella citt avevano detto: Se lo lasceremo fare, tutti andranno
dietro di lui; e verranno i romani e ci toglieranno il tempio e il popolo . Per non perdere il tempio
uccisero il Signore; in realt, invece, il regno lo hanno perduto proprio perch lo hanno ucciso.
Quella citt terrena, comunque fosse, era per l'immagine di un'altra citt, quella eterna che in
cielo; e, quando si cominci a predicare apertamente di questa citt di qui la prima era figura, la
Gerusalemme-figura venne appunto distrutta. Per questo ora non esiste pi il tempio, che era stato
fabbricato per prefigurare il futuro corpo del Signore. Noi abbiamo la luce, l'ombra trascorsa;
tuttavia siamo ancora in una certa qual prigionia. Dice l'Apostolo: Finch siamo nel corpo, siamo

esuli dal Signore .


Gerusalemme e Babilonia nella storia e nella tipologia. Le lettere del Padre pervenute a noi esuli.

2. [v 2.] Osservate i nomi di queste due citt: Babilonia e Gerusalemme. Babilonia significa "
confusione ", Gerusalemme significa " visione di pace ". Guardate ora la citt della confusione, per
comprendere la visione di pace. Sopportate quella, sospirate a questa. Come possono essere
riconosciute queste due citt? Possiamo forse separarle ora l'una dall'altra? Sono mischiate; anzi,
dall'inizio del genere umano avanzano mischiate sino alla fine del mondo. Gerusalemme inizi con
Abele, Babilonia con Caino, anche se gli edifici delle due citt sono stati costruiti pi tardi.
Gerusalemme venne infatti edificata nella terra dei gebusei (e dapprima essa fu chiamata Gebus )
dopo che la gente dei gebusei era stata scacciata da quella regione, al tempo in cui il popolo di Dio
fu liberato dall'Egitto e condotto nella terra della promessa. Babilonia invece fu fondata nelle pi
interne regioni della Persia, ed essa per lungo tempo drizz la testa al di sopra degli altri popoli.
Orbene, queste due citt furono costruite in determinate epoche come figura delle altre due citt, la
cui origine risale molto pi indietro nel tempo e debbono rimanere in questo mondo sino alla fine
dei tempi e poi, alla fine, essere separate. Come possiamo noi conoscerle attualmente, se esse sono
mescolate? Ce le mostrer in chiara luce il Signore, quando porr gli uni a destra e gli altri a
sinistra. Gerusalemme sar a destra; Babilonia a sinistra. Gerusalemme udr: Venite, benedetti del
Padre mio; ricevete il regno che stato preparato per voi fin dall'origine del mondo. Babilonia
udr invece: Andate nel fuoco eterno, che stato preparato per il diavolo e gli angeli suoi .
Possiamo tuttavia, per quanto ci consente il Signore, mettere in risalto alcuni elementi in base ai
quali distinguere anche in questo tempo i buoni fedeli, che poi sono i cittadini di Gerusalemme, dai
cittadini di Babilonia. A queste due citt danno origine due amori: l'amore di Dio all'origine di
Gerusalemme; l'amore del mondo a quella di Babilonia. Chieda dunque ciascuno a se stesso che
cosa ami e vedr di quale citt cittadino. Se scoprir di essere cittadino di Babilonia, estirpi la
cupidigia e faccia fiorire la carit; se invece scoprir di essere cittadino di Gerusalemme, sopporti la
prigionia e speri nella libert. Infatti molti cittadini della santa madre Gerusalemme un tempo erano
prigionieri di desideri di Babilonia e ne contraevano la corruzione; anzi, per tale corruzione essi
erano diventati veri e propri cittadini di quella citt. Di persone cos asservite ve ne sono ancora
molte e ve ne saranno in questa terra anche dopo di noi. Ma il Signore, il fondatore di
Gerusalemme, sa quali suoi cittadini abbia predestinati: quali, cio, pur essendo ancora sotto il
dominio del diavolo, dovranno essere redenti dal sangue di Cristo. Egli li conosce prima che essi
conoscano se medesimi. con tali significati allegorici che si ha da cantare questo salmo. Nel suo
titolo troviamo anche due profeti, Geremia ed Ezechiele. A quel tempo essi erano in prigionia e
cantavano alcune cose quando cominciavano ad uscire. Comincia a uscire chi comincia ad amare. E
molti escono, sebbene di nascosto; e piedi di coloro che escono sono gli affetti del loro cuore.
L'importante che escano da Babilonia. Che cosa significa " uscire da Babilonia "? Significa uscire
dalla confusione. In qual modo si esce da Babilonia, cio dalla confusione? Coloro che dapprima
erano confusi e simili l'uno all'altro per i desideri, cominciano a distinguersi per la carit. Ormai
sono distinti, non sono pi confusi. Anche se col corpo restano ancora mischiati agli altri, tuttavia se
ne distinguono per il santo desiderio. Per la mescolanza materiale non sono ancora usciti del tutto
ma, per quanto concerne il sentimento del cuore, hanno cominciato ad uscire. Ascoltiamo dunque,
fratelli! Ascoltiamo, cantiamo e desideriamo la citt cui apparteniamo. Quali gioie saranno il tema
del canto che ascolteremo? E come potr rinascere in noi l'amore per la nostra citt, di cui ci
eravamo dimenticati nel lungo esilio? Proprio per questo il Padre nostro ci ha inviato delle lettere:
Dio ci ha dato le Scritture. Per tali lettere rinasce in noi il desiderio di tornare in patria, come
amando il nostro esilio ci eravamo volti verso il nemico, girando le spalle alla patria. Che cosa
dunque si canta qui?
Sion la patria che speriamo.

3. [v 2.] A te conviene l'inno, o Dio, in Sion. La nostra patria Sion; Sion altro non che

Gerusalemme. Dovete conoscere il significato di questi nomi. Come Gerusalemme significa "
visione di pace ", cos Sion significa " speculazione ". Visione dunque e contemplazione. Un non so
quale grande spettacolo ci promesso: esso sar Dio stesso, che ha fondato la citt. Oh, citt bella e
splendente, che ha un fondatore ancor pi bello! A te conviene l'inno, o Dio, dice. Ma dove? In
Sion. A Babilonia non ti conviene. Infatti chiunque avr cominciato a rinnovarsi, gi con il cuore
canta in Gerusalemme, come dice l'Apostolo: La nostra vita nei cieli . E, sebbene camminiamo
ancora nella carne, noi non viviamo secondo la carne . Con il desiderio noi ormai siamo lass. In
quella terra abbiamo gi inviato la nostra speranza, quasi un'ancora, per non naufragare turbati in
questo mare. Quando una nave ancorata, noi diciamo che ormai in porto. vero infatti che
ondeggia ancora; ma in un certo qual modo essa gi in terra malgrado i venti e malgrado le
tempeste. Cos, contro le tentazioni di questo nostro esilio, la nostra speranza, ancorata in quella
citt di Gerusalemme, fa in modo che noi non ci infrangiamo contro gli scogli. Chiunque pertanto
canta animato da questa speranza, canta gi in porto; per cui pu dire: A te conviene l'inno, o Dio, in
Sion. In Sion, non in Babilonia. Ma non sei ancora in Babilonia? S! - risponde l'uomo che ama, il
cittadino di quella patria - Sono in Babilonia, ma con la carne; non col cuore. Ho detto come due
cose quando ho affermato che sono in Babilonia con la carne ma non vi sono con il cuore. La mia
voce, pertanto, non si leva da Babilonia, perch non canto con la carne, ma con il cuore. Anche i
cittadini di Babilonia odono le mie labbra emettere dei suoni, ma il canto del cuore lo ode soltanto il
fondatore di Gerusalemme. Per questo, esortando i cittadini a cantare canti d'amore e di desiderio di
ritornare in quella bellissima citt, "visione di pace ", l'Apostolo scriveva: Cantando e inneggiando
nei vostri cuori al Signore . Che significano le parole: Cantando nei vostri cuori? Significa che non
dovete cantare in quanto siete in Babilonia, ma in quanto abitate lass. Orbene, a te conviene l'inno,
o Dio, in Sion. In Sion a te conviene l'inno, non in Babilonia. Coloro che cantano in Babilonia e
sono cittadini di Babilonia, anche se cantano un inno a Dio, non lo cantano come conviene. Ascolta
la voce della Scrittura: Non bella la lode nella bocca del peccatore . A te conviene l'inno, o Dio, in
Sion.
Facciamo di noi stessi un sacrifizio al Signore.

4. E a te sar sciolto il voto in Gerusalemme. Qui facciamo i voti, ed bene che ivi li sciogliamo.
Ma chi sono coloro che fanno il voto e non lo sciolgono? Coloro che non perseverano sino alla fine
nel voto che hanno fatto. Per questo dice un altro salmo: Fate voti e scioglieteli al Signore Dio
vostro . E a te sar sciolto il voto in Gerusalemme. Perch ivi nella resurrezione dei giusti saremo
tutti interi, cio integri. Ivi sar sciolto tutto intero il nostro voto; non riguarder solo l'anima ma
anche la carne, ormai non pi corruttibile, perch non sar pi in Babilonia ma sar stata mutata in
corpo celeste. L'Apostolo descrive il mutamento che ci promesso: Tutti risorgeremo, ma non per
tutti ci sar un cambiamento. Ma, riguardo a coloro che muteranno, dice: In un batter d'occhio, al
suono dell'ultima tromba; suoner infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti, cio integri, e
anche noi saremo cambiati. Continuando dice in che cosa consister quel mutamento: Bisogna
infatti che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruttibilit, e questo corpo mortale si rivesta
d'immortalit. E, quando questo corpo corruttibile si sar rivestito d'incorruttibilit e questo corpo
mortale si sar rivestito d'immortalit, allora si realizzer la parola che sta scritta: La morte
stata assorbita nella vittoria. Dove , morte, il tuo aculeo? Ora infatti, pur esperimentando in noi le
primizie della nostra spiritualizzazione che ci fanno desiderare Gerusalemme, tuttavia molte brame,
la cui radice nella carne corruttibile, insorgono contro di noi: brame che non insorgeranno pi
quando la morte sar assorbita nella vittoria. Allora regner la pace e sar finita la guerra. E se
regner la pace, trionfer quella citt che chiamata "visione di pace ". Non vi sar allora nessuna,
ostilit da parte della morte. Ora invece, quanto abbiamo da lottare contro la morte! Da lei derivano
le attrattive della carne, che ci suggeriscono anche molte cose illecite: ad esse, vero, non cediamo,
ma per non, cedere dobbiamo combattere. Infatti in un primo tempo la concupiscenza della carne
era la nostra guida e noi la seguivamo; e quando in un secondo momento le si voleva opporre
resistenza, essa ci trascinava. Pi tardi, da quando cio ricevemmo la grazia, la concupiscenza ha
cessato di guidarci e di trascinarci, ma continua ancora a combattere contro di noi. Finita anche la

lotta, ci sar la vittoria. Per adesso intanto, anche se ti aggredisce, fa' in modo che non ti vinca;
dopo, quando la morte sar assorbita nella vittoria, cesser anche di combattere.. Che cosa detto a
questo proposito? Ultima nemica, sar distrutta la morte . Scioglier il mio voto. Quale voto?
L'olocausto. Si ha l'olocausto quando il fuoco brucia tutto. L'olocausto il sacrificio ove tutto viene
consumato: o{lon infatti significa " tutto intero " kau~si " incendio ", per cui olocausto significa "
tutto incendiato ". E allora questo fuoco divino infiammi noi, figli di Gerusalemme! Cominciamo ad
ardere del fuoco della carit, finch tutto quanto abbiamo di mortale non sia consumato e tutto
quanto era ostile a noi salga in sacrificio al Signore. Non diversamente da come detto altrove: Sii
benigno, o Signore, nella tua buona volont con Sion, affinch siano costruite le mura di
Gerusalemme. Allora accetterai il sacrificio di giustizia, le offerte e gli olocausti! A te, o Dio,
conviene l'inno, in Sion; e a te sar sciolto il voto in Gerusalemme. Cerchiamo di scoprire se nel
testo non ci venga indicato anche il re di quella citt, cio il Signore e Salvatore nostro Ges Cristo.
Cantiamo dunque finch non troviamo parole pi chiare. Potrei peraltro gi anticiparvi che
proprio a lui che si dice: A te conviene l'inno, o Dio, in Sion; e a te sar sciolto il voto in
Gerusalemme. Ma, se cos dicessi, si crederebbe pi a me che alla Scrittura; e perci probabilmente
non si crederebbe neppure a me. Ascoltiamo quanto segue.
La mirabile conversione del mondo pagano.

5. [v 3.] Dice: Esaudisci la mia preghiera; a te verr ogni carne. Sappiamo che il Signore dice di
aver potere su ogni carne . Comincia quindi ad apparire manifesto chi sia quel re a cui si dice: A te
verr ogni carne. Dice: A te verr ogni carne. Perch verr a lui ogni carne? Perch ha assunto la
carne. E dove andr ogni carne? Egli prese le primizie della carne dal seno della Vergine (una volta
assunte queste primizie il resto ha da venire di conseguenza) per offrire un olocausto completo. Ma
chi ogni carne? Ogni uomo. In che senso " ogni uomo "? stato forse profetizzato che tutti gli
uomini crederanno in Cristo? O andranno a lui anche gli empi, che numerosi saranno condannati?
Non muoiono forse, ogni giorno, nella loro infedelt molti che non credono? In quale senso
dobbiamo dunque intendere le parole: A te verr ogni carne? Ha detto ogni carne, per dire uomini
di ogni categoria. Si verr a te da ogni categoria di persone. E che significa " da ogni categoria di
persone "? Sono venuti, forse, a Cristo i poveri e non sono venuti i ricchi? Sono venuti, forse, i
plebei e non sono venuti i nobili? Sono venuti gli ignoranti e non i dotti? Sono venuti gli uomini e
non le donne? Sono venuti i padroni e non i servi? Sono venuti i vecchi e non i giovani? Oppure i
giovani e non gli adolescenti? Oppure, ancora, gli adolescenti e non i fanciulli? Oppure sono venuti
i fanciulli e non sono stati portati anche i bambini? Infine, sono forse venuti i giudei (giudei erano
gli Apostoli e giudei erano quelle migliaia che dapprima lo tradirono ma poi credettero in lui) e non
sono venuti i greci? Oppure sono venuti i greci e non sono venuti i romani? Sono venuti i romani e
non sono venuti i barbari? Chi potr contare tutte le genti che vengono a colui al quale detto: A te
verr ogni carne? Esaudisci la mia preghiera; a te verr ogni carne.
Cristo, re e sacerdote, soggioga il mondo in peccato. Il simbolismo del velo di Mos.

6. [v 4.] Le parole degli iniqui hanno prevalso su di noi e alle nostre empiet tu sarai propizio. Che
significa: Le parole degli iniqui hanno prevalso su di noi e alle nostre iniquit tu sarai propizio?
Essendo nati in questa terra, vi abbiamo trovato degli empi e ne abbiamo ascoltato le parole. Potessi
spiegare quanto sento! Mi aiuti l'amorosa attenzione della vostra Carit! Ogni uomo, ovunque
nasca, apprende la lingua della nazione, provincia o citt ove nasce; non solo, ma ne immedesima i
costumi e la vita. Che cosa potrebbe fare un fanciullo, nato tra i pagani, per non adorare la pietra, se
quel culto gli stato insegnato dai suoi genitori? Gi le prime parole che ascoltava vi si riferivano, e
l'errore venne da lui succhiato con il latte materno. E poich coloro che gli parlavano erano gi
grandi, mentre lui, il fanciullo che imparava a parlare, era appena un bambino, come avrebbe potuto
una creatura cos piccina non seguire l'autorit dei pi grandi e non considerare buono ci che essi
lodavano? Ebbene i gentili, quando pi tardi si sono convertiti a Cristo, han ricordato le empiet dei
loro antenati e andavano dicendo ci che diceva lo stesso profeta Geremia: Davvero i nostri padri

hanno adorato la menzogna: la vanit che ad essi non ha giovato . Dicevano cos e rinunziavano
alle dottrine e ai sacrilegi dei loro padri. Rimaneva per sempre vero che l'essere stati imbevuti di
tali dottrine e di tali sacrilegi era dipeso dall'insistenza di coloro che, come erano superiori in et,
cos erano considerati superiori anche in autorit. Per cui l'uomo, ormai desideroso di tornare a
Gerusalemme da Babilonia in cui si trovava, non pu non riconoscere che le parole degli iniqui
hanno prevalso sopra di noi. Ci hanno guidato maestri cresciuti nel male e ci hanno resi cittadini di
Babilonia. Abbiamo abbandonato il Creatore e abbiamo adorato la creatura; abbiamo abbandonato
colui dal quale siamo stati fatti e abbiamo adorato ci che noi stessi abbiamo fatto. Ecco come le
parole degli iniqui hanno prevalso sopra di noi. Tuttavia non sono riusciti a schiacciarci. Perch?
Tu sarai propizio alle nostre empiet. Stia bene attenta la vostra Carit! Le parole: Tu sarai
propizio alle nostre empiet, non si possono dire se non di un sacerdote che offre qualcosa con cui
l'empiet sia espiata e perdonata. Infatti si dice che si propizia una empiet quando il Signore
diviene propizio verso tale empiet. E come si fa a rendere Dio propizio verso le empiet, ottenere
cio che le perdoni e conceda venia? Per ottenere perdono dal Signore si compie la propiziazione
con qualche sacrificio. Esiste dunque, mandato dal Signore Dio, un misterioso nostro sacerdote.
Egli prese da noi la vittima da offrire al Signore, prese ci che noi abbiamo chiamato le sante
primizie della carne dal seno della Vergine. Questo l'olocausto che egli offr a Dio, quando stese le
sue mani sulla croce per dire: Si levi la mia preghiera come incenso al tuo cospetto; il levarsi delle
mie mani sia quale sacrificio vespertino . Come voi sapete, era sera quando il Signore fu sospeso
alla croce ; e da quel momento le nostre empiet sono state espiate. Altrimenti ci avrebbero
assorbiti. Le parole degli iniqui avevano prevalso su di noi; ci avevano guidato i predicatori di
Giove, di Saturno, di Mercurio. Le parole degli iniqui hanno prevalso su di noi. Ma tu che farai?
Alle nostre empiet tu sarai propizio. Tu sacerdote, tu vittima, tu sacrificatore, tu sacrificio. Egli il
sacerdote che ora entrato al di l del velo e, solo fra tutti coloro che hanno portato la carne,
intercede per noi . Prefigurando ci, in quel primo popolo e in quel primo tempio, il solo sacerdote
entrava nel Santo dei Santi, mentre tutto il popolo restava fuori. E colui che, solo, era entrato al di l
del velo, offriva il sacrificio per il popolo che stava fuori . Se s'intende bene, lo spirito vivifica; se
non si comprende, la lettera uccide. Quando or ora sono state lette le parole dell'Apostolo, avete
udito: La lettera uccide, ma lo spirito vivifica . I giudei non compresero ci che allora si compiva in
quel popolo, e neppure ora lo intendono. Di costoro, infatti, detto: Quando si legge Mos, un velo
posto sopra il loro cuore (" velo " uguale a " figura "); e solo quando si toglier il simbolo,
apparir anche a loro la verit. Ma quando sar tolto il velo? Ascolta l'Apostolo: Quando poi
passerai al Signore, sar tolto il velo . Finch dunque non passano al Signore, finch leggono
Mos, hanno un velo sopra il cuore. In ordine a questo mistero, il volta di Mos splendeva allora in
maniera che non potevano guardare in faccia a lui i figli di Israele (l'avete udito ora quando stato
letto), e un velo era tra il volto di Mos che parlava e il popolo che ascoltava le sue parole.
Essendoci quel velo, udivano le parole ma non vedevano il volto di Mos. Che cosa dice
l'Apostolo? Per cui i figli di Israele non potevano mirare la faccia di Mos. E aggiunge: Non
riuscirono a vederla sino alla fine . Che significa: Sino alla fine? Fino a comprendervi il Cristo.
Dice infatti ancora l'Apostolo: Fine della legge Cristo, a giustificazione di ogni credente . Sulla
faccia di Mos c'era uno splendore ma era in un volto carnale e mortale; e quindi poteva forse
essere senza limiti di tempo o addirittura eterno? Sopraggiungendo la morte, sicuramente tale
splendore sarebbe scomparso. Ma lo splendore della gloria del nostro benedetto Signore, Ges
Cristo, eterno. Il primo era un simbolo transitorio; ci che quella immagine simboleggiava
invece la verit. Dunque i giudei leggono i loro libri sacri ma non intendono Cristo; non spingono il
loro zelo sino alla fine. Il velo frapposto vieta loro di vedere l'intimo splendore. Tu invece vedi,
sotto il velo, il Cristo. Dice lo stesso nostro Signore Ges Cristo: Se credeste in Mos, credereste
anche a me; di me infatti egli ha scritto . Quanto a noi, perdonati i nostri peccati e le nostre empiet
grazie a quel sacrificio vespertino, passiamo al Signore e il velo c' tolto, tanto `Vero che, quando
il Signore fu crocifisso, il velo del tempio si squarci . Esaudisci la mia preghiera; a te verr ogni
carne. Le parole degli iniqui hanno prevalso su di noi; e le nostre empiet tu perdonerai.

L'unit cattolica costituisce il corpo di Cristo.

7. [vv 5.6.] Beato colui che hai eletto e assunto! Chi stato eletto e assunto da lui? Qualche uomo
particolare eletto dal Salvatore nostro Ges Cristo? O forse egli stesso secondo la carne (per la
quale veramente uomo) stato eletto e assunto? Ne seguirebbe che come Verbo di Dio egli era in
principio (come dice l'Evangelista: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo
era Dio); dopo aver assunto la carne, il Figlio di Dio (infatti il Verbo di Dio, di cui pure detto:
Tutte le cose per suo mezzo sono state fatte, e niente stato fatto senza di lui , anche Figlio di
Dio) divenuto nostro sacerdote. Sarebbero quindi rivolte a lui le parole: Beato colui che hai eletto
e assunto! Sarebbe cio beato l'uomo del quale ti sei rivestito, che ha cominciato a vivere nel tempo,
che nato da una donna e che in un certo modo il tempio di colui che sempre e sempre stato.
Ma ecco forse un senso migliore di quelle parole: Cristo stesso ha assunto un " beato ", di cui non si
specifica il nome e di cui si parla al singolare e non al plurale. Uno solo infatti stato assunto dal
Cristo, in quanto egli assume l'unit; non assume gli scismi, non assume le eresie. Scismatici ed
eretici sono divenuti molteplicit; non sono quell'uno che possa essere assunto. Coloro invece che
restano nell'unit di Cristo e sono le sue membra, formano, per cos dire, un solo uomo, del quale
cos dice l'Apostolo: Finch non giungiamo tutti alla conoscenza del Figlio di Dio, all'uomo
perfetto, nella misura dell'et della pienezza di Cristo . Ne consegue che un solo uomo assunto, e
di quest'unico uomo il capo Cristo, poich capo dell'uomo Cristo . Ecco chi quell'uomo beato
che non procede secondo il consiglio degli empi , e non fa tutte le altre cose che in quel salmo sono
dette. Ecco l'uomo che viene assunto. Non un estraneo a noi: noi facciamo parte delle sue
membra; siamo retti da un solo capo; tutti viviamo di un solo spirito, tutti desideriamo una sola
patria. Vediamo dunque come quanto si dice a Cristo competa anche a noi e si dica anche di noi.
Interroghiamo la nostra coscienza, scrutiamo il grado del nostro amore. Se questo amore ancora
piccolo, se appena nato (forse in qualcuno spunta proprio ora!), con grande cura estirpiamo le
spine che gli crescono attorno, cio le preoccupazioni mondane, in modo che crescendo non
soffochino il santo germoglio. Beato colui che hai eletto e assunto! Stiamo in lui e saremo assunti;
rimaniamo in lui e saremo eletti.
I beni della citt celeste. L'incanto della giustizia.

8. E che cosa ci dar? Dice: Abiter nei tuoi atri: negli atri cio di quella Gerusalemme cui levano il
canto coloro che cominciano a uscire da Babilonia. Abiter nei tuoi atri. Saremo colmati dei beni
della tua casa. Quali sono i beni della casa di Dio? Fratelli, immaginiamoci una casa ricca. Di quali
e quanti beni non sar colma? Quanta roba, quanti vasi d'oro e d'argento, quanti domestici, quanti
giumenti ed altri animali! E nella stessa casa, a dilettare lo sguardo, quante pitture, marmi, soffitti,
colonne, sale, camere! Sono, tutte queste, cose che si desiderano, ma finch siamo ancora nella
confusione di Babilonia. Butta via tutti questi desideri, o cittadino di Gerusalemme: buttali via! Se
vuoi tornare in patria, non trovare piacere nella prigionia. E se tu hai gi cominciato ad uscirne, non
volgerti indietro, non fermarti per via! Non mancano anche ora nemici che vorrebbero convincerti a
restare in prigionia e in esilio; ma non prevalgano su di te le parole degli iniqui. Desidera la casa di
Dio, desidera i beni di quella casa; non aspettarti per ricchezze del genere di quelle che
ordinariamente vorresti avere in casa tua o nella casa del tuo vicino o in quella del tuo patrono.
Sono di tutt'altra specie le ricchezze di quella casa. Dovremmo noi spender tempo a descriverle? Ce
le indichi quello stesso che, uscendo da Babilonia, canta: Saremo colmati dei beni della tua casa.
Quali sono questi beni? Avevamo forse gi rivolto il nostro cuore all'oro, all'argento e ad altri
metalli preziosi. Non cercare tali cose: esse schiacciano, non sollevano. Gi fin d'ora dobbiamo
pensare ai beni di Gerusalemme, ai beni della casa del Signore, ai beni del tempio del Signore;
poich casa del Signore lo stesso che tempio del Signore. Saremo colmati dei beni della tua casa:
il tuo santo tempio, mirabile nella giustizia. Ecco i beni di quella casa' Non dice: Il tuo santo tempio
mirabile per le colonne, mirabile per i marmi, mirabile per i tetti coperti d'oro; ma dice: Mirabile
nella giustizia. Con gli occhi del corpo riesci a vedere i marmi e l'oro; nell'intimo c' un occhio che
ti consente di vedere la bellezza della giustizia. Ripeto: nell'intimo c' un occhio capace di vedere la

bellezza della giustizia. Se la giustizia non avesse alcuna bellezza, perch si amerebbe un vecchio
giusto? Che cosa presenta nel corpo che dia piacere agli occhi? Le sue membra sono curve, la fronte
solcata da rughe, il capo imbiancato. Debole e pieno di acciacchi, mai smette di lamentarsi. Ai
tuoi occhi non offre certo uno spettacolo piacevole questo vecchio decrepito; ma ne dar forse al tuo
orecchio con le parole, col canto? Anche se da adolescente ha cantato bene, con l'et tutto cessato.
E potr recar piacere al tuo orecchio il suono delle sue parole, quando lui, cadutigli i denti, riesce a
stento a pronunziare tutt'intere le sillabe? Nonostante tutto, per, se egli un uomo giusto, se non
desidera le cose altrui, se dona ai poveri ci che ha, se ci esorta al bene, se retto il suo giudizio e
integra la sua fede, se per la vera fede egli pronto a sacrificare le sue membra (non importa se
sono consunte dagli anni, mentre importa ricordare che molti hanno subito il martirio da vecchi),
noi un tal vecchio lo amiamo. Ma perch lo amiamo? Che pregio o attrattiva vediamo in lui, con gli
occhi della carne? Nulla. Esiste dunque una bellezza della giustizia, che noi riusciamo a vedere con
l'occhio del cuore, che amiamo e per la quale ci entusiasmiamo. questa la bellezza che certuni
amarono moltissimo nei martiri, proprio mentre le loro membra venivano dilaniate dalle belve.
Quando il sangue insozzava ogni cosa, quando le viscere uscivano dal corpo squarciato dalle belve,
gli occhi non avevano se non di che inorridire. Eppure, di fronte a tale spettacolo, in quelle membra
dilaniate e insozzate di sangue c'era qualcosa che ispirava amore. E cosa poteva mai essere se non
l'intemerata bellezza della giustizia? Questi sono i beni della casa di Dio: di questi beni preparati a
saziarti. Ma perch tu possa saziartene quando vi sarai giunto, necessario che tu ne abbia fame e
sete mentre sei in esilio. Ne devi essere assetato, affamato, perch essi saranno i beni di Dio.
Ascolta il re cui queste cose sono dette, colui che venuto a ricuperarti e si fatto per te Via . Che
cosa dice? Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perch saranno saziati ! Il tuo santo
tempio, mirabile nella giustizia! E non pensate, fratelli, che questo tempio sia fuori di voi. Amate la
giustizia e sarete voi il tempio di Dio.
Mare infido questo mondo. Non rompiamo la rete dell'unica fede.

9. Ascoltaci, o Dio, nostro salvatore. Ora manifesto chi chiami Dio. Salvatore propriamente il
Signore Ges Cristo. manifesto ora in modo inequivocabile di chi aveva detto: Verr a te ogni
carne. Ascoltaci, o Dio, nostro salvatore. Quell'unico uomo che assunto per essere tempio di Dio
uno solo e insieme molti. Essendo uno solo, ha potuto dire: Ascolta, o Dio, la mia preghiera ; ma,
siccome questo uno consta di molti, ora pu dire: Ascoltaci, o Dio, nostro salvatore. Vedi come ora
lo si denunzi con estrema chiarezza: Ascolta, o Dio, nostro salvatore; speranza di tutti i confini
della terra e anche lontano nel mare. Ecco perch gli si diceva: Verr a te ogni carne.
Effettivamente si va a lui da ogni parte. Speranza di tutti i confini della terra: non speranza di un
solo angolo; non speranza della sola Giudea o della sola Africa o della sola Pannonia; non speranza
dell'oriente o dell'occidente; ma speranza di tutti i confini della terra e anche lontano nel mare.
Esattamente: Di tutti i confini della terra. E poi anche lontano, nel mare; anzi, proprio perch nel
mare, per questo si dice lontano. Il mare, infatti, figura del mondo presente, amaro di salsedine,
turbato da tempeste, ove gli uomini, con le loro cupidigie perverse e disordinate, divengono come i
pesci che si divorano a vicenda. Guardate questo mare cattivo, questo mare amaro, crudele con i
suoi flutti! Guardate di quali uomini sia pieno. Ecco uno che desidera l'eredit: cosa pensate che
aspetti, se non la morte di un altro? Uno desidera guadagnare: come ci riuscir se non danneggiando
il suo prossimo? Quanti desiderano innalzarsi con la caduta dei loro simili! Quanti agognano che gli
altri vendano i propri beni, per poterli acquistare! Oh, come ci si opprime a vicenda e nei limiti del
possibile ci si sbrana! E quando il pesce pi grande avr divorato il pi piccolo, a sua volta sar
divorato da uno pi grande di lui. O pesce malvagio, vuoi far tua preda il pesce pi piccolo?
Diverrai preda di uno pi grande! Sono, questi, fatti di ogni giorno; fatti che accadono sotto i nostri
occhi. Inorridiamo alla loro vista. Non comportiamoci cos, fratelli, perch egli la speranza di tutti
i confini della terra. E, se non fosse la speranza anche lontano nel mare, il Signore non direbbe ai
suoi discepoli: Vi far pescatori di uomini . Infatti proprio nel mare noi siamo stati catturati dalle
reti della fede: rallegriamoci perch nuotiamo ancora dentro tali reti. Il mare mugghia paurosamente
con le sue tempeste, ma le reti che ci hanno catturato saranno tratte a riva. La riva l dove il mare

finisce: giungere alla riva giungere alla fine del mondo. Frattanto, o fratelli, mentre siamo ancora
racchiusi nelle reti, viviamo bene: non usciamo fuori rompendo le reti. Molti hanno spezzato le reti,
hanno fatto scismi, e sono usciti fuori dicendo che non potevano tollerare che dentro le reti ci
fossero anche pesci cattivi. Cos loro stessi sono diventati pi cattivi di coloro che dicevano di non
poter tollerare. Quelle reti infatti hanno catturato pesci buoni e pesci cattivi. Lo dice il Signore: Il
regno dei cieli simile a una rete gettata in mare, che raccoglie pesci di ogni genere. Quando essa
fu piena, l'hanno tratta a riva, e sedendo sulla riva hanno messo i pesci buoni in ceste e i cattivi
hanno gettato fuori. Cos accadr, disse, alla fine del mondo. Ha indicato la riva, ha indicato
l'estremit del mare. Usciranno gli angeli e separeranno i malvagi di tra mezzo ai giusti e li
getteranno nella fornace di fuoco: ivi sar pianto e stridore di denti . Ebbene, cittadini di
Gerusalemme, che siete entro le reti e siete pesci buoni, sopportate i malvagi! Non spezzate le reti!
Siete in mare con loro, ma non sarete con loro nelle ceste. Egli infatti la speranza dei confini della
terra, ed egli stesso la speranza anche lontano, nel mare. Lontano, perch anche nel mare.
10. [v 7.] Preparando i monti nella sua fortezza: non nella loro fortezza. Ha preparato infatti dei
grandi predicatori, e li ha chiamati monti: umili in s, eccelsi in lui. Preparando i monti nella sua
fortezza. Che cosa dice uno di tali monti? In noi stessi abbiamo recato la sentenza di morte, perch
non riponiamo la fiducia in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti . Chi ripone la fiducia in s e
non in Cristo, non appartiene a questi monti che egli prepara nella sua fortezza. Preparando i monti
nella sua fortezza, circondato di potenza. Intendo cosa voglia dire potenza; ma che significa
circondato? Quanti fanno di Cristo il loro centro, lo circondano, cio lo cingono da ogni parte. Noi
tutti possediamo il Cristo: un nostro patrimonio comune; per questo egli nel mezzo. Noi tutti che
crediamo in lui lo attorniamo da ogni parte e, poich la nostra fede non deriva dalle nostre forze ma
dalla sua potenza, per questo egli circondato di potenza: della sua potenza, non della nostra forza.
Persecuzioni causa di conversioni.

11. [v 8.] Tu che sconvolgi il fondo del mare. Anche questo avvenuto e lo si vede. Egli, nella sua
fortezza, si prepar dei monti e li mand a predicare. La sua potenza fece s che dei credenti lo
circondassero; e il mare si agitato. Il mondo s' turbato e ha cominciato a perseguitare i suoi santi.
Cinto di potenza, tu che sconvolgi il fondo del mare. Non ha detto: "Tu che sconvolgi il mare ", ma:
il fondo del mare. Il fondo del mare il cuore degli empi. risaputo che ogni moto che si levi dal
fondo supera in violenza ogni altro; come pure si sa che il fondo contiene ogni cosa. Non
diversamente, tutto quello che per mezzo della lingua, della mano o di altre potenze, fu messo in
opera allo scopo di perseguitare la Chiesa, traeva origine dal fondo. Se nel cuore non vi fosse stata,
e non vi fosse, una radice da cui proviene il male, non ci sarebbero state tante violenze contro
Cristo. Ma Dio ha scosso il fondo forse anche per vuotare il fondo. Infatti, nel caso di certi
peccatori, egli ha svuotato il mare fino al fondo e l'ha trasformato in deserto. Questo dice un altro
salmo: Egli trasforma il mare in terra arida . Tutti gli empi e i pagani che hanno creduto, prima
erano mare ma poi sono divenuti terra; dapprima erano sterili per la salsedine, poi sono divenuti
fecondi in frutti di giustizia. Tu sconvolgi il fondo del mare: chi sopporter il fragore dei suoi
flutti? Che significano le parole: Chi sopporter? Quale uomo sar in grado di reggere al fragore
dei flutti del mare, cio agli ordini dei superbi del secolo? Eppure vi si regge: ma come? Perch c'
colui che prepara i monti nella sua fortezza. Dicendo dunque: Chi sopporter? vuol dire: Noi non
potremmo sopportare da noi stessi quelle persecuzioni, se egli non ce ne desse la forza. Tu
sconvolgi il fondo del mare; chi sopporter il fragore dei suoi flutti?
12. [vv 8.9.] Si turberanno le genti. Il turbarsi sar la prima reazione; ma quei monti, preparati nella
fortezza di Cristo, si sono forse turbati anch'essi? Si turbato il mare e si scagliato contro i monti.
Il mare stato domato, i monti sono rimasti saldi nella loro mole. Si turberanno le genti e avranno
timore tutti. Ecco, gi tutti temono. Prima si erano turbati, adesso tutti temono. I cristiani non hanno
temuto e sono ormai temuti. Tutti coloro che li perseguitavano ora li temono. Ha vinto colui che
stato cinto di potenza; e in tanti sono ormai venuti a lui, che gli altri, nella loro esiguit, ormai
temono. E temeranno tutti coloro che abitano i confini della terra per i tuoi miracoli. Infatti gli

Apostoli compirono miracoli; e tutti i confini della terra hanno temuto ed hanno creduto.
Fuggire le lusinghe della prosperit, resistere nelle avversit.

13. Troverai gioia nelle uscite del mattino e della sera: cio, renderai gioiose le uscite del mattino e
della sera. Che cosa ci promesso gi in questa vita? Troverai gioia nelle uscite del mattino e della
sera. Si pu uscire di mattina; e si pu uscire di sera. Mattino rappresenta la prosperit terrena;
sera, le tribolazioni del mondo. Stia attenta la vostra Carit e badi bene a non lasciarsi corrompere
dalle prosperit n abbattere dalle avversit. Infatti in questi due modi viene tentata l'anima umana.
Per " mattino " si intende, dunque, la prosperit: difatti il mattino lieto, essendo passata la tristezza
della notte. Le tenebre della sera sono invece tristi; e perci il Signore offr il suo sacrificio
vespertino quando per il mondo era ormai giunta - per cos dire - la sera. Nessuno tema dunque la
sera; nessuno si lasci corrompere dal mattino. Ecco, un non so chi venuto a prometterti un affare
di gran tornaconto, a patto che tu faccia del male. mattino! Ti aspetta un'immensa ricchezza: per
te sorto il mattino. Non lasciarti corrompere e avrai conseguita un'uscita per il mattino: un'uscita
mediante la quale sfuggi alla cattura. Infatti la promessa del guadagno come l'esca nella trappola:
tu vi sei stretto da ogni lato e non hai dove uscire; sei preso nella rete. Ma il Signore tuo Dio ti d
un'uscita, perch tu non sia preso dal guadagno, quando ti dice nel cuore: Io sono la tua ricchezza.
Non curarti di ci che promette il mondo, ma di ci che promette il Creatore del mondo! Sta attento
a ci che Dio ti promette se osserverai la giustizia; e disprezza ci che ti promette l'uomo per
allontanarti dalla giustizia. Non curarti dunque di ci che il mondo promette! Considera piuttosto
ci che promette il Creatore del mondo; e avrai un'uscita al mattino, nelle parole del Signore che
dice: Che cosa giova all'uomo guadagnare tutto il mondo, se soffre danno nella sua anima? Ma
colui che non ha potuto corromperti n trascinarti al male con promesse di guadagno, ti minaccer,
diventer tuo nemico e comincer a dirti: " Se non farai questo, ti far vedere io che di cosa sono
capace; tu avrai in me un nemico ". Prima, quando ti prometteva un guadagno, era mattino per te;
ormai comincia a farsi sera. Egli ti si stizzito. Ma colui che ti ha concesso un'uscita al mattino, te
la conceder anche per la sera. Come illuminato dalla luce del Signore, hai disprezzato il mattino
del mondo, cos disprezzane la sera, traendo forza dalla passione del Signore. Di' alla tua anima:
Che cosa potr farmi costui peggio di quello che ha sofferto per me il mio Signore? Mi terr stretto
alla giustizia; non consentir all'ingiustizia. Incrudelisca pure contro la carne: si spezzer la rete, e
io voler al mio Signore, che mi dice: Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono
uccidere l'anima . E, anche riguardo al corpo, ci ha dato la sicurezza dicendo: Un solo capello del
vostro capo non andr perduto . In modo mirabile qui stato detto: Troverai gioia nelle uscite del
mattino e della sera. Perch, se tu non trovassi gioia nell'uscita, non faresti alcuno sforzo per uscire.
Cacceresti la testa nella rete del guadagno promesso, se non trovassi gioia nella promessa del
Salvatore. E ancora: non avresti il coraggio di resistere al tentatore e a colui che ti spaventa se non ti
desse gioia colui che per primo ha sofferto per te, affinch tu avessi un'uscita. Troverai gioia nelle
uscite del mattino e della sera.
La Chiesa una e molteplice.

14. [v 10.] Hai visitato la terra e l'hai inebriata. In qual modo ha inebriato la terra? Quanto
eccellente il tuo calice inebriante! Hai visitato la terra e l'hai inebriata: hai mandato le tue nubi,
venuta la pioggia della predicazione della verit, e la terra si inebriata. L'hai colmata di ogni
ricchezza. In che modo l'hai colmata di ogni ricchezza? Il fiume di Dio ricolmo di acqua. Che
cosa il fiume di Dio? il popolo di Dio. Venne per primo ricolmato un popolo, attraverso il quale
stato poi irrigato il resto della terra. Ascolta uno che promette l'acqua! Se qualcuno ha sete, venga
e beva. Dal ventre di chi crede in me scorreranno fiumi di acqua viva . Sono molti fiumi ed un
solo fiume, poich a causa dell'unit i molti sono uno solo. Molte sono le chiese e una sola la
Chiesa; molti i fedeli e una sola la sposa di Cristo. In tal senso molti sono i fiumi e uno solo il
fiume. Molti israeliti credettero e furono ripieni di Spirito Santo. Dalla Giudea si sparsero tra le
genti e cominciarono a predicare la verit: e dal fiume di Dio, che era ricolmo di acqua, tutta la terra

stata irrigata. Hai preparato il loro cibo, perch cos la tua preparazione. Non perch se lo
fossero meritato gli uomini, ai quali tu avevi perdonato i loro peccati e che altro non avevano se non
demeriti; ma perch tu, nella tua misericordia (perch cos la tua preparazione!), hai in questo
modo preparato loro il cibo.
La sapienza cristiana partecipata agli incipienti e ai perfetti.

15. [v 11] Irriga i suoi solchi. Si aprano prima i solchi che saranno poi irrigati: si apra la durezza
del nostro cuore mediante il vomere della parola di Dio. Irriga i suoi solchi, moltiplica le sue
generazioni. Son realt che vediamo. Uno crede e subito, dietro a lui, ne credono altri, e dopo
questi, altri ancora. Nessuno, una volta divenuto cattolico, si contenta di conquistare un solo uomo.
Proprio come si moltiplica il seme: pochi chicchi vengono gettati e campi interi si riempiono di
messi. Irriga i suoi solchi; moltiplica le sue generazioni. Delle sue gocce si allieter quando
nascer. Cio: prima che abbia la capacit di ricevere tutta la massa delle acque, quando nascer, si
allieter delle sue gocce, cio per l'acqua opportunamente dosata. Infatti dalla pienezza dei
sacramenti si lascia cadere qualche goccia anche su chi ancora piccolo e debole e non potrebbe
contenere la pienezza della verit. Ascolta come alcune di tali gocce vengano somministrate a dei
piccoli appena nati e ancora incapaci di intendere, appunto perch nati da poco. Dice l'Apostolo:
Non vi ho potuto parlare come a uomini spirituali ma come a uomini carnali, come a dei piccoli in
Cristo . Dicendo: Piccoli in Cristo, li dice gi nati, ma non ancora capaci di intendere la pienezza di
quella sapienza, della quale dice: Di sapienza parliamo tra i perfetti . Si rallegri il cristiano ancora
bambino per le gocce di quell'acqua, finch non si sviluppi e cresca. Divenuto grande, ricever tutta
la sapienza, cos come da bambino occorreva nutrirlo con il latte perch divenisse capace di cibo
solido. Tuttavia in principio bisogner sempre ridurre in forma di latte quel cibo che non si in
grado di ricevere. Delle sue gocce si allieter, quando nascer.
Le stagioni nel campo del Signore.

16. [v 12.] Benedirai la corona dell'anno della tua bont. Ora si semina; ci che seminato cresce e
diverr messe. Ma il nemico ha seminato la zizzania sopra il seme, e in mezzo ai buoni sono nati i
malvagi: i falsi cristiani che hanno con gli altri simile il gambo ma non simile il frutto. Infatti sono
chiamate zizzania quelle piante che, appena spuntate, assomigliano al frumento; come il loglio,
l'avena e tutte le altre che all'inizio hanno lo stelo simile a quello del grano. Per questo, a proposito
della seminagione della zizzania, dice il Signore: venuto il nemico e vi ha seminato sopra la
zizzania; ma quando la pianta cresciuta e ha fatto il frutto, allora apparsa la zizzania . Orbene,
venuto il nemico e ha seminato sopra la zizzania. Ma che cosa ne derivato al grano? Il grano non
viene soffocato dalla zizzania; anzi, sopportando la zizzania, cresce il frutto del frumento. Il Signore
stesso cos disse a certi operai che volevano sradicare la zizzania: Lasciateli crescere ambedue fino
alla mietitura. Che non succeda che, mentre volete sradicare la zizzania, voi sradichiate insieme
anche il grano. Al tempo della mietitura dir ai mietitori: Raccogliete dapprima la zizzania e
legatela in fasci per bruciarla; il frumento invece riponetelo nel granaio . Ecco la fine dell'anno, la
mietitura del mondo. Benedirai la corona dell'anno della tua bont. Quando odi parlare di corona,
subito ti raffiguri il trionfo della vittoria. Vinci il diavolo e avrai la corona. Benedirai la corona
dell'anno della tua bont. Di nuovo sottolinea la bont di Dio, perch nessuno si glori dei propri
meriti.
Il seme della Parola sparso fra i giudei e fra le genti.

17. [v 13.] E i tuoi campi si riempiranno d'abbondanza. Ingrasseranno le terre del deserto e i colli
si cingeranno di esultanza. I campi, i colli, le terre del deserto, sono sempre gli uomini. Sono "
campi " per la loro uguaglianza; infatti per l'uguaglianza che sono detti campi i popoli giusti. Li si
chiama " colli " per la loro elevatezza: poich Dio innalza a s coloro che si umiliano. Terre del
deserto sono tutti i popoli pagani. Perch " terre del deserto "? Perch erano abbandonati: nessun
profeta era stato mandato loro, ed essi erano come un deserto dove non passa uomo. Alle genti non

era stata inviata alcuna parola di Dio: al solo popolo di Israele avevano predicato i profeti. Venne il
Signore; e in mezzo allo stesso popolo dei giudei ci fu del grano, persone che credettero. Disse
infatti una volta Ges ai discepoli: Voi dite che la mietitura lontana; guardate e vedete che i
campi biancheggiano per le messi! Vi stata dunque una prima mietitura; ve ne sar una seconda
alla fine del mondo. Una prima mietitura gi stata fatta tra i giudei, ai quali furono mandati i
profeti affinch annunciassero l'avvento del Signore. Per questo il Signore poteva dire ai suoi
discepoli: Guardate i campi biancheggianti per le messi! ove, chiaramente, si riferiva ai campi della
Giudea. E aggiungeva: Altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro . Avevano
lavorato i profeti per seminare e voi con la falce siete subentrati nel loro lavoro. stata fatta dunque
una prima mietitura; e con il grano che allora fu purificato, stato seminato tutto il mondo, affinch
nasca l'altra messe che sar mietuta alla fine. Sopra questa seconda messe stata seminata la
zizzania. qui che ora si fatica. Allo stesso modo che nella prima messe faticarono i profeti finch
non venne il Signore, cos in questa seconda messe hanno faticato gli Apostoli e faticano tutti i
predicatori della verit finch alla fine il Signore non mander nella messe i suoi angeli. Dunque
prima c'era il deserto; ma s'impingueranno le terre del deserto. Ecco! dove i profeti non si erano
fatti sentire, stato accolto il Signore dei profeti. S'impingueranno le terre del deserto e i colli si
cingeranno di esultanza.
18. [v 14.] Gli arieti delle greggi si sono rivestiti. Dobbiamo sottintendere che si sono rivestiti di
esultanza. Gli arieti si rivestono di quella esultanza di cui si cingono i colli. Difatti gli stessi che l
sono colli, qui sono arieti. Sono colli per la grazia pi cospicua, sono arieti perch sono duci di
greggi. Orbene, questi arieti, cio gli Apostoli, si sono rivestiti di esultanza. Si rallegrano per i loro
frutti. Non hanno faticato inutilmente, non hanno predicato senza successo. Gli arieti delle greggi si
sono rivestiti; e le valli abbonderanno di grano. Cio: anche i popoli umili porteranno molto frutto.
Grideranno. Abbonderanno di grano perch sapranno gridare. E che cosa grideranno? Intoneranno
un inno. Una cosa gridare contro Dio, un'altra cantare un inno; una cosa urlare parole sacrileghe,
un'altra prorompere nella lode di Dio. Se gridi nella bestemmia, produci spine; se spieghi la voce
nell'inno, abbondi di grano.

SUL SALMO 65
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
La resurrezione del Capo anticipa la resurrezione delle membra.

1. [v 1.] Questo salmo reca nel titolo: Sino alla fine, cantico del salmo della resurrezione. Quando
si canta un salmo, se udite le parole sino alla fine, intendetele " fino a Cristo ". Dice infatti
l'Apostolo: Fine della legge Cristo, a giustificazione di ogni credente . Ascoltate dunque quale sia
la resurrezione di cui si canta nel salmo, e chi sia il risorto. Ve ne parleremo apertamente nella
misura di cui egli stesso ce ne avr fatto dono. Noi cristiani sappiamo che la resurrezione si gi
compiuta nel nostro capo, e che si compir nelle membra. Capo della Chiesa Cristo, membra di
Cristo la Chiesa . Ci che prima accaduto nel capo accadr poi nel corpo. Questa la nostra
speranza; per la quale preghiamo, per la quale resistiamo e perseveriamo pur in mezzo alla dilagante
malvagit di questo mondo. Questa speranza ci consola, finch la stessa speranza non sia divenuta
realt. Sar infatti realt quando anche noi risorgeremo, e, trasformati in esseri celesti, diverremo
uguali agli angeli. Chi avrebbe osato sperare tanto, senza la promessa della Verit? Una tale
speranza, loro promessa, i giudei tenevano gelosamente per se stessi, e si gloriavano assai delle loro
opere buone e quasi giuste. Avevano infatti ricevuto la legge e, se fossero vissuti secondo questa
legge, avrebbero qui posseduto beni materiali e poi, nella resurrezione dei morti, potevano sperarne
altri, analoghi a quelli di cui qui avevano goduto. Per questo i giudei non erano capaci di rispondere
ai sadducei, che negavano la futura resurrezione, quando proponevano loro la stessa questione che
pi tardi avrebbero proposta anche al Signore. Ci rendiamo conto che essi non erano stati capaci di

risolvere tale questione dal fatto che ammirarono il Signore quando la risolse. Proponevano dunque
i sadducei la questione di una donna che aveva avuto sette mariti, non tutti insieme, ma uno dopo
l'altro. Infatti la legge per assicurare la diffusione del popolo stabiliva che, se qualcuno fosse morto
senza figli, il fratello di lui, se ne aveva, doveva prendere in sposa la moglie, per dare una
discendenza al fratello defunto . Proposero dunque la questione di una donna che aveva avuto sette
mariti, tutti morti senza figli, i quali, uno dopo l'altro, avevano sposato la moglie del fratello per
adempiere al precetto della legge. Chiedendo un chiarimento della difficolt, dissero: Di quale di
loro sar sposa dopo la resurrezione? Senza dubbio, i giudei non sarebbero rimasti frastornati n si
sarebbero arresi in tale questione, se nella resurrezione non avessero sperato di godere gli stessi beni
di cui godevano in questa vita. Ma il Signore, che prometteva l'uguaglianza con gli angeli, non
un'altra vita umana carnale e corruttibile, pot senza esitazione rispondere: Sbagliate, non
conoscendo n le Scritture n la potenza di Dio. Nella resurrezione, infatti, non prenderanno
marito n prenderanno moglie: e neppure moriranno, ma saranno uguali agli angeli di Dio .
Dimostr cos che l'avvicendamento necessario solo l ove si danno i luttuosi casi di morte;
mentre lass, dove nessuno morr, non ci si dovr neppure preoccupare dei successori. Per questo
aggiunse: Non moriranno. I giudei pertanto, i quali speravano, anche se carnalmente, nella futura
resurrezione, si rallegrarono per la risposta data ai sadducei, con i quali essi discutevano su tale
dubbiosa ed oscura questione. I giudei speravano dunque nella resurrezione dei morti; ma speravano
di risorgere essi soli alla vita eterna: in forza delle opere della legge e delle giustificazioni delle
Scritture, che i soli giudei possedevano e i gentili non possedevano. Da quando per Cristo stato
crocifisso, una specie di cecit capitata a una parte di Israele, affinch entrasse la totalit delle
genti , come dice l'Apostolo. Da allora la resurrezione dei morti si cominciato a prometterla anche
alle genti, purch credano in Ges Cristo e alla sua resurrezione. Ecco perch questo salmo si
oppone alla presunzione e alla superbia dei giudei, schierandosi a favore delle genti chiamate, per la
fede, a quella stessa speranza nella resurrezione.
L'unit della Chiesa universale.

2. Avete ascoltato, fratelli miei, lo spirito del salmo. Prestate tutta la vostra attenzione a ci che ho
detto, a ci che vi ho proposto; nessun vostro pensiero ve ne distragga. Il salmo cantato contro la
presunzione dei giudei, i quali speravano che la resurrezione fosse riservata a loro soli, fondandosi
sulle giustificazioni della legge; mentre, in realt, essi crocifissero Cristo il quale, dopo essere
risorto lui personalmente, avrebbe avuto, quali membra partecipi della resurrezione, non soltanto i
giudei, ma tutti coloro che in lui avessero creduto, cio tutte le genti. Per questo comincia:
Acclamate a Dio. Chi? Tutta la terra. Dunque non la sola Giudea. Osservate, fratelli, come si
sottolinei l'universalit della Chiesa diffusa in tutto il mondo; e non doletevi soltanto per i giudei,
che negavano tale grazia alle genti, ma pi ancora piangete per gli eretici. Se ci si deve dispiacere
per coloro che non si sono mai uniti, quanto pi dobbiamo dolerci di coloro che, dopo essere stati
uniti, si sono divisi! Acclamate a Dio, o terra tutta! Che significa: Acclamate? Significa "
prorompete in grida di gioia ", se non potete formulare parole. Non si acclama infatti con parole;
ma, quando si colmi di gioia, si riesce solo ad emettere delle grida. come il grido del cuore che,
concepita la gioia per un qualcosa che non sa esprimere con parole, la effonde e manifesta con
acclamazioni. Acclamate a Dio, o terra tutta: nessuno acclami da una parte. Nessuno, ripeto,
acclami mettendosi da una parte: tutta la terra acclami, la Chiesa cattolica acclami. La Chiesa
cattolica tutto abbraccia: chiunque aderisce a una fazione e si lascia dividere dal tutto, potr urlare,
non acclamare. Acclamate a Dio, o terra tutta!
Fede e opere buone.

3. [v 2.] E al suo nome salmeggiate. Che cosa ha detto? Benedite il suo nome salmeggiando. Che
cosa significhi salmeggiare ve l'ho detto ieri, e credo che la vostra Carit se ne ricordi. "
Salmeggiare " significa usare quello strumento chiamato salterio, accordando alle voci il suono
ottenuto pulsando abilmente con le mani le sue corde. Se dunque acclamate perch Dio oda,

salmodiate affinch anche gli uomini possano vedere e ascoltare; ma non inneggiate al vostro nome.
Guardatevi infatti dal compiere la vostra giustizia al cospetto degli uomini per essere visti da loro .
" E al nome di chi, tu chiedi, dovr io inneggiare, affinch le mie opere non siano viste dagli uomini
"? Ascoltate un altro passo: Splendano le vostre opere al cospetto degli uomini affinch vedano le
vostre opere buone, e diano gloria al Padre vostro che sta nei cieli . Vedano le vostre buone azioni
e diano gloria, non a voi, ma a Dio. Se, al contrario, voi faceste le vostre opere buone per essere
glorificati voi stessi, vi si risponderebbe ci che disse il Signore a certuni: In verit vi dico: hanno
ricevuto la loro mercede. E ancora: Altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che sta
nei cieli . Mi replicherai: " Devo forse nascondere le mie opere, per non compierle al cospetto degli
uomini"? No. Cos' detto infatti altrove? Splendano le vostre opere al cospetto degli uomini. Sono
quindi in dubbio. Da un lato mi si dice: Guardatevi dal compiere la vostra giustizia al cospetto
degli uomini; dall'altro, Splendano le vostre opere buone al cospetto degli uomini. Quale dei due
precetti osserver? Quale metter in pratica e quale lascer da parte? Come l'uomo non pu servire
due padroni che esigano cose diverse, cos non pu neppure servirne uno solo che dia ordini
contrastanti. No, dice il Signore, non ordino cose diverse. Guarda al fine, canta volgendoti al fine;
scruta il fine per il quale agisci. Se operi per essere glorificato tu stesso, te lo vieto; ma, se agisci per
dare gloria a Dio, te lo ordino. Inneggiate dunque non al vostro nome, ma al nome del Signore
vostro Dio. Inneggiate voi, ma la lode sia per lui. Vivete bene voi, egli ne sia glorificato. Donde vi
viene infatti il poter vivere bene? Se lo aveste avuto da sempre, mai sareste vissuti male; se venisse
da voi, mai vi sareste allontanati dal bene. E al suo nome salmeggiate!
Nessuno ha da gloriarsi in se stesso. La storia di Natanaele nel suo significato universale.

4. Date gloria alla sua lode. Indirizza tutta la nostra tensione interiore alla lode di Dio; niente ci
lascia perch ne venga gloria a noi. Gloriamoci piuttosto, e vivamente, per tale privilegio, e
proviamone grande gioia. Teniamoci stretti a lui; in lui ricerchiamo la nostra lode. Avete udito le
parole dell'Apostolo: Guardate alla vostra vocazione, fratelli! Perch non molti sapienti secondo la
carne, non molti potenti, non molti nobili; ma gli stolti del mondo Dio ha scelti per confondere i
sapienti; e i deboli del mondo Dio ha scelti per confondere i forti; e le cose ignobili del mondo Dio
ha scelte, e quelle che non sono, come se fossero, per annientare quelle che sono . Che cosa vuole
dire? Che cosa vuole dimostrare? Il Signore nostro Dio, Ges Cristo, disceso per redimere il
genere umano e per dare la sua grazia a quanti riconoscano che essa data gratuitamente, non per i
meriti dell'uomo, e, affinch nessuna persona avesse a gloriarsi della propria carne, si scelse dei
deboli. Per questo infatti non fu scelto nemmeno quel Natanaele. Che ve ne pare? Perch mai sar
stato scelto Matteo , il pubblicano che sedeva al suo banco, mentre non venne scelto Natanaele, cui
lo stesso Signore aveva reso testimonianza dicendo: Ecco un vero Israelita, in cui non c' inganno?
C' da supporre ragionevolmente che questo Natanaele fosse un dottore della legge. Non perch il
Signore non avrebbe scelto i dotti; ma, se egli per primi avesse scelto loro, essi avrebbero potuto
credere d'essere stati scelti per la loro dottrina, e in tal modo ne sarebbe venuta lode alla loro
scienza ma sarebbe diminuita la lode dovuta alla grazia di Cristo. Rese dunque testimonianza a
Natanaele, dicendolo un buon fedele nel quale non c'era inganno; ma non lo annover tra i discepoli
che scelse per primi e che prese tra gli ignoranti. Da che cosa ricaviamo che egli era un esperto nella
legge? Uno di coloro che avevano seguito il Signore ebbe a dire a Natanaele: Abbiamo trovato il
Messia, che significa Cristo , ed egli chiese la patria di origine. Gli fu risposto che era di Nazaret.
Ed egli concluse: Da Nazaret pu venire qualcosa di buono . Senza dubbio, colui che comprese che
da Nazaret poteva venire qualcosa di buono era esperto nella legge e aveva esaminato attentamente
i profeti. So che tali parole le si pronunziano con diversa accentuazione, che peraltro dai pi
competenti non accolta. Secondo tale interpretazione, egli avrebbe dato a vedere che nutriva
poche speranze allorch rispose non affermando ma interrogando: Da Nazaret pu venire qualcosa
di buono? Cio: pu forse venire di laggi qualcosa di buono? Cos dicendo, voleva mostrare la sua
poca fiducia. Continua per il Vangelo: Vieni e vedi . Queste parole, cio Vieni e vedi, si adattano
sia all'una che all'altra interpretazione. Se tu dici, come non credendo: Pu da Nazaret venire
qualcosa di buono?, ti si risponde: Vieni! e vedi ci che non credi. Se invece tu dici affermando: Da

Nazaret pu certo venire qualcosa di buono, ti si risponde: Vieni! e vedi come sia davvero buono
ci che io annunzio provenire da Nazaret. Vieni e avrai la prova di ci che giustamente credi. Di
questo Natanaele dunque si pensa che egli fosse dotto nella legge e che, proprio per questo, non fu
scelto tra i discepoli da colui che per primi voleva scegliere gli stolti del mondo. E questo, sebbene
il Signore avesse reso a lui una grande testimonianza quando aveva detto: Ecco un vero Israelita in
cui non c' inganno . Il Signore, pi tardi, sceglier anche degli oratori; ma questi sarebbero saliti in
superbia, se egli prima non avesse scelto dei pescatori. Sceglier dei ricchi; ma essi avrebbero detto
di essere stati scelti per le loro ricchezze, se precedentemente non avesse scelto i poveri. In seguito
sceglier anche degli imperatori; ma meglio che l'imperatore venga a Roma, e, deposta la corona,
pianga sulla tomba del pescatore, piuttosto che il pescatore pianga sulla tomba dell'imperatore.
Insomma, Dio ha scelto i deboli del mondo, per confondere i forti; e ha scelto le cose ignobili del
mondo, e quelle che non sono, come se fossero, per annientare quelle che sono. Che cosa segue?
L'Apostolo conclude: Affinch non si glori al cospetto di Dio alcuna carne . Osservate in qual modo
ci ha tolto la gloria per darci la gloria. Ha tolto la gloria nostra, per darci la sua; ha tolto la gloria
vana per darci quella piena; ha tolto la gloria che vacilla, per darci quella solida. Quanto pi forte
e pi salda la nostra gloria, quando in Dio! Non ti devi quindi gloriare in te stesso: la Verit lo
vieta. Ma ci che dice l'Apostolo, questo ordina la Verit: Chi si gloria, nel Signore si glori . Date
dunque gloria alla sua lode. Non imitate i giudei, i quali volevano attribuire ai propri meriti la loro
giustificazione, e la ricusavano ai gentili che si avvicinavano alla grazia del Vangelo per essere
perdonati di tutti i peccati. Come se essi non avessero di che essere perdonati e come buoni operai
avessero diritto alla ricompensa! Erano malati e credevano di essere sani; quindi la loro malattia era
anche pi pericolosa. Se infatti fossero stati ammalati meno gravemente, non avrebbero ucciso, da
pazzi, il medico. Date gloria alla sua lode.
Dio opera in noi il volere e l'agire. La vocazione degli ebrei e dei pagani, monito all'umilt.

5. [v 3.] Dite a Dio: quanto sono da temere le tue opere! Perch da temere e non piuttosto da
amare? Ascolta le altre parole del salmo: Servite il Signore nel timore, e inneggiate a lui con
tremore . Che significano queste parole? Ascolta l'Apostolo: Con timore e tremore adoperatevi per
la vostra salvezza. Perch con timore e tremore? Ne spiega il perch: Perch Dio che opera in voi
il volere e l'operare conforme alla buona volont . Se pertanto Dio che opera in te, tu fai il bene
per la grazia di Dio, non per le tue forze. Dunque, se da un lato ti rallegri, dall'altro temi: se vuoi
che quanto stato dato all'umile non sia tolto al superbo. Sapete infatti come proprio questo
accaduto alla superbia dei giudei, che si credevano giustificati per le opere della legge, e che, per
ci stesso, si rovinarono. Lo dice un altro salmo: Questi nei carri, e quelli confidano nei cavalli,
come se il loro innalzarsi fosse dovuto al proprio slancio e ai propri mezzi. Noi invece, aggiunge,
nel nome del Signore Dio nostro siamo glorificati . Eccoti il testo: Questi nei carri e quelli nei
cavalli, noi invece saremo glorificati nel nome del Signore Dio nostro. Osserva come gli uni si
inorgoglivano di se medesimi; e vedi come gli altri si gloriavano in Dio. E che cosa ne segue? I loro
piedi hanno inciampato e sono caduti; noi invece ci siamo levati e stiamo in piedi . Ascolta nostro
Signore che personalmente dice la medesima cosa: Io sono venuto perch vedano coloro che non
vedono; e perch diventino ciechi coloro che vedono . Da una parte vedi la bont e dall'altra una
specie di cattiveria. Ma, chi potrebbe essere pi buono di lui? Chi pi misericordioso? Chi pi
giusto? Perch dunque: Vedano coloro che non vedono? Per la bont. Perch: Diventino ciechi
coloro che vedono? Per la superbia. Ma poi vero che prima vedevano e poi sono divenuti ciechi?
Non vedevano; credevano di vedere. Ecco, osservatelo, fratelli! Quando i giudei presero a dirgli:
Siamo forse ciechi?, rispose il Signore: Se foste ciechi, non avreste peccato; ma ora, poich dite di
vedere, il vostro peccato resta in voi . Sei venuto dal medico, e dici di vedere? Non ti giover a
nulla il collirio: resterai sempre cieco! Confessa di essere cieco, e meriterai di essere illuminato.
Osserva i giudei; guarda i gentili! Perch vedano coloro che non vedono, dice, per questo sono
venuto; e affinch diventino ciechi coloro che vedono. I giudei vedevano nella carne lo stesso
Signore nostro Ges Cristo; i gentili non lo vedevano; ed ecco, coloro che lo vedevano lo hanno
crocifisso; coloro che non lo hanno mai visto hanno creduto. Che cosa hai fatto dunque, o Cristo,

contro i superbi? Che cosa hai fatto? Noi lo vediamo, perch tu ti sei degnato di farcelo vedere e noi
siamo tue membra. Noi lo vediamo: hai loro nascosto la divinit e hai mostrato l'uomo. Perch?
Perch diventasse cieca una parte di Israele ed entrasse la totalit delle genti. Per questo agli
sguardi degli uomini nascondesti la divinit e mostrasti l'umanit. In tal modo i giudei vedevano e
non vedevano: vedevano ci che avevi assunto, e non vedevano ci che tu realmente eri. Vedevano
la forma di servo, non vedevano la forma di Dio : la forma di servo, della quale il Padre pi
grande ; non la forma di Dio, in riferimento alla quale ora avete udito le parole: Io e il Padre siamo
una cosa sola , Catturarono ci che vedevano, e ci che vedevano crocifissero. Insultarono l'uomo
che vedevano, ma non riconobbero colui che nell'uomo si nascondeva. Ascolta le parole
dell'Apostolo: Se l'avessero conosciuto, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria . Or
dunque, voi genti che siete state chiamate, notate bene come nella sua severit Dio abbia reciso certi
rami e come voi, per la sua bont, vi siate state innestate. Voi siete divenute partecipi
dell'abbondanza dell'olivo; ma non nutrite pensieri di alterigia, cio, non vi insuperbite. Perch dice - non sei tu che porti la radice, ma la radice porta te. Ancora di pi dovete, anzi, spaventarvi,
se vedete recisi i rami naturali. I giudei infatti discendono dai patriarchi; sono nati dalla stirpe di
Abramo. Che cosa afferma l'Apostolo? Tu forse dici: i rami sono stati spezzati perch io sia
innestato. Bene! Per l'incredulit sono stati spezzati. Ma tu, se stai saldo, per la fede. Non
insuperbirti dunque, ma temi! Se infatti Dio non ha risparmiato i rami naturali, neppure te
risparmier . Guarda quindi come certi rami sono stati spezzati e come tu stesso ci sei stato
innestato. Non insuperbirti contro i rami spezzati, ma piuttosto di' a Dio: Quanto sono da temere le
tue opere! Fratelli, se non dobbiamo inorgoglirci guardando i giudei, recisi tanto tempo addietro
dalla radice dei patriarchi, ma dobbiamo piuttosto temere e dire a Dio: Quanto sono tremende le tue
opere!, quanto meno dobbiamo rallegrarci per le ferite delle recenti scissioni! Un tempo sono stati
recisi i giudei, e vi sono state innestate le genti. Dalla pianta cos innestata sono stati tagliati via gli
eretici; ma neppure contro costoro dobbiamo insuperbire, se non vogliamo meritarci di essere a
nostra volta recisi, come gente che prova gusto nell'insultare i recisi. Fratelli miei, comunque sia il
vescovo di cui voi udite la voce, noi vi scongiuriamo di stare in guardia! Tutti voi, che siete nella
Chiesa, non insultate coloro che ne sono estranei, ma piuttosto pregate affinch anch'essi entrino
nella Chiesa. Dio onnipotente pu innestarli di nuovo . Questo diceva l'Apostolo riguardo ai giudei
e ci accaduto di loro. Risorto che fu il Signore, molti credettero. Non capivano allorch lo
crocifiggevano, ma pi tardi hanno creduto in lui, ed stato loro perdonato un cos grande delitto. Il
sangue del Signore, che essi avevano versato, venne dato in dono agli stessi omicidi, per non dire
deicidi; perch, se avessero conosciuto il Signore della gloria, mai lo avrebbero crocifisso. Agli
omicidi stato ora dato in dono il sangue dell'innocente che essi avevano versato: e cos lo stesso
sangue che essi avevano versato nella loro follia, hanno ora bevuto come grazia. Dite dunque a Dio:
quanto sono terribili le tue opere! Perch terribili? Perch si compiuta la cecit di una parte di
Israele affinch entrasse la totalit delle genti . O totalit delle genti, di' a Dio: Quanto sono
terribili le tue opere! E rallgrati, ma insieme trema; e non ti gloriare nei confronti dei rami tagliati.
Dite a Dio: quanto sono da temere le tue opere!
La resurrezione del suo corpo il sommo miracolo di Cristo.

6. Di fronte alla grandezza della tua potenza fingeranno con te i tuoi nemici. I tuoi nemici
fingeranno con te - dice - affinch grandeggi la tua potenza. Che significa ci? Ascoltate pi
attentamente! La potenza del nostro Signore Ges Cristo si manifest soprattutto nella resurrezione,
di cui questo salmo porta il titolo. Risorgendo egli apparve ai suoi discepoli: non apparve ai suoi
nemici, ma soltanto ai discepoli . Crocifisso apparve a tutti; risorto apparve solo ai fedeli; in modo
che, in seguito, credesse chi l'avesse voluto, e a questo credente fosse promessa la resurrezione.
Molti santi hanno fatto miracoli, ma nessuno di loro risorto dopo morto. Anzi, anche coloro che
erano stati da essi risuscitati risuscitarono, s, ma per morire di nuovo. Intenda la vostra Carit!
Sottolineando le sue opere, il Signore disse un giorno: Credete alle opere, se non volete credere a
me . Meritano certo considerazione anche le antiche opere dei profeti: le quali, se non tutte sono le
stesse di quelle compiute dal Signore, tuttavia molte sono le stesse e della stessa potenza. Il Signore

cammin sopra il mare, e ordin a Pietro di fare altrettanto . E non si doveva forse all'intervento
dello stesso Signore se il mare si divise per permettere a Mos di passare insieme con il popolo
d'Israele ? Era lo stesso nostro Signore che compiva tali cose. Colui che compiva certe opere per
mezzo della sua carne compiva le altre per mezzo della carne dei suoi servi. Tuttavia lui, che
l'autore di tutti i miracoli, uno non ne fece per mezzo dei suoi servi: che qualcuno di loro, gi morto,
risorgesse per la vita eterna. I giudei, di fronte ai miracoli che operava il Signore, potevano certo
obiettargli: " Queste cose le ha fatte anche Mos, le ha fatte Elia, le ha fatte Eliseo"; ed
effettivamente avrebbero avuto ragione, perch anche questi santi risuscitarono i morti e operarono
molti miracoli. Per questo motivo, quando a lui fu chiesto un segno, un segno particolare che
indicasse ci che in lui solo sarebbe avvenuto, disse: Questa generazione perversa e provocatrice
chiede un segno; e un segno non le sar dato se non il segno del profeta Giona. Come infatti Giona
stette nel ventre della balena per tre giorni e tre notti, cos anche il Figlio dell'uomo star nel cuore
della terra per tre giorni e tre notti . Come stette Giona nel ventre della balena? Non vi stette forse
per essere poi rigettato vivo? Lo Scheol fu per il Signore ci che era stata la balena per Giona.
Questo fu il segno che il Signore si riserv come suo distintivo; e questo un segno potentissimo.
necessaria maggior potenza per rivivere dopo morto, che per non morire. La grandezza della
potenza del Signore, fatto uomo, appare dunque nella virt della resurrezione. Anche l'Apostolo
insiste in questa verit, allorch dice: Non che io possegga una mia giustizia derivante dalla legge;
ma la mia giustizia deriva dalla fede di Cristo: quella giustizia che vien da Dio, attraverso la fede,
per conoscere lui e la potenza della sua resurrezione . Ed anche altrove cos sottolineata: Se egli
venne crocifisso per la debolezza, ora vive nella potenza di Dio . Riteniamo dunque che questa
grande potenza del Signore si manifesti nella resurrezione, donde questo salmo ha preso il titolo.
Ma allora che cosa vorranno dire le parole: Di fronte alla grandezza della tua potenza, i tuoi nemici
fingeranno con te? Non dobbiamo concludere se non questo: i tuoi nemici ti calunnieranno affinch
tu sia crocifisso, e tu sarai, s, crocifisso, ma lo sarai per risorgere. La loro menzogna non avr altro
effetto se non quello di evidenziare la tua grande potenza. Perch i nemici sogliono mentire? Per
diminuire la potenza di colui che calunniano. Nel tuo caso, invece - cos il salmo - accaduto il
contrario. La tua potenza infatti sarebbe apparsa in minor luce, se essi non avessero mentito con te.
Le subdole trame dei nemici smascherate dalla resurrezione.

7. Osservate da vicino nel Vangelo la menzogna dei falsi testimoni e convincetevi che essa si
riferisce proprio alla resurrezione. Un giorno fu chiesto al Signore: Quale segno ci mostri, perch
fai queste cose? Egli aveva recato l'esempio di Giona; ma volle replicare con un'altra similitudine
di identico contenuto, per inculcarci che egli riteneva la resurrezione come il segno suo proprio per
eccellenza. Disse: Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo riedificher. Ma essi gli risposero:
Questo tempio stato costruito in quarantasei anni; e tu in tre giorni lo ricostruirai? E
l'Evangelista, spiegando il senso delle parole, aggiunge: Ma questo Ges diceva del tempio del suo
corpo . Ecco, diceva che avrebbe dimostrato agli uomini questa sua potenza. Quanto alla
similitudine del tempio, essa era stata scelta per sottolineare che la sua carne era il tempio della
divinit nascosta nell'interno. I giudei vedevano l'esterno del tempio, ma non vedevano la divinit
che abitava nell'interno. Fondandosi su queste parole del Signore, concertarono, dunque, certi falsi
testimoni una menzogna da dire contro di lui. Presero lo spunto proprio da ci che egli aveva detto,
parlando del tempio ma riferendosi alla sua futura resurrezione. A quei falsi testimoni, che erano
andati a deporre contro di lui, fu dunque chiesto che cosa avessero udito da lui. Ed essi: Lo abbiamo
sentito dire: Distrugger questo tempio e dopo tre giorni lo riedificher . Avevano udite, s, le
parole: Dopo tre giorni lo riedificher; ma non era affatto vero che lo avevano udito dire: Io
distrugger, poich egli aveva detto: Distruggete. Hanno variato solo una parola, anzi poche lettere,
per ordire la falsa testimonianza. Ma, a chi pretendi di cambiare le parole, o umana vanit, o umana
debolezza? Muti un verbo al Verbo immutabile! Tu puoi mutare il tuo verbo; ma muti forse il
Verbo di Dio? Per questo in un altro passo detto: L'iniquit ha mentito a se stessa . Per quale
motivo dunque i tuoi nemici hanno ordito menzogne contro di te, Signore, al quale ogni terra
acclama? Di fronte alla grandezza della tua potenza, mentiranno contro di te i tuoi nemici.

Diranno: Distrugger, mentre tu hai detto: Distruggete. Perch sostenere che tu hai detto:
Distrugger, e non che tu hai detto: Distruggete? Sembrano quasi volersi scolpare del delitto della
distruzione del tempio; ma invano. Cristo, infatti, morto, s, perch lo ha voluto; ma ad ucciderlo
siete stati voi. Ecco, ve lo concediamo, o menzogneri! Egli stesso ha distrutto il tempio. Dice infatti
l'Apostolo: Mi ha amato e ha dato se stesso per me . E, a proposito del Padre, detto: Non ha
risparmiato il suo proprio Figlio, ma per noi tutti lo ha dato . Se dunque il Padre ha dato il Figlio e
il Figlio ha dato se stesso, che cosa ha fatto Giuda? Il Padre, consegnando il Figlio alla morte per
noi, ha fatto bene; Cristo, dando se stesso per noi, ha fatto altrettanto bene; Giuda, portato
dall'avarizia a tradire il Maestro, ha fatto male. Non si deve infatti attribuire alla malvagit di Giuda
il bene che a noi derivato dalla passione di Cristo. Egli avr la ricompensa della sua malvagit;
Cristo la lode che si deve alla grazia. Oh s! stato lui a distruggere il tempio, lui che aveva detto:
Ho il potere di dare la mia vita e ho il potere di prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie; ma io la
do da me e di nuovo la prendo . Egli ha distrutto il tempio, per sua benevola condiscendenza, ma
servendosi della vostra malvagit. Di fronte alla grandezza della tua potenza mentiranno contro di
te i tuoi nemici. Ecco, essi mentono; ecco si crede loro; ecco tu sei catturato, crocifisso, insultato!
Ecco, essi scuotono il capo: Se Figlio di Dio, scenda dalla croce! Ecco: quando tu vuoi, dai la
vita. Sei trafitto al fianco dalla lancia, e dal tuo costato scaturiscono i sacramenti. Sei deposto dalla
croce, sei avvolto nel sudario, sei collocato nel sepolcro, e delle guardie vengono aggiunte affinch i
tuoi discepoli non ti portino via. Viene l'ora della tua resurrezione! La terra si scuote, i sepolcri si
aprono: tu risorgi nascosto e appari manifesto. Dove sono dunque quei menzogneri? dov' la falsa
testimonianza della loro malvagit? Non hanno forse mentito contro di te i tuoi nemici perch
risaltasse la grandezza della tua potenza?
Le guardie addormentate.

8. Passiamo ai custodi del sepolcro. Riferiscano ci che hanno visto. Ricevano il denaro e mentano
anche loro. Dicano anch'essi, perversi convinti da perversi; dicano anch'essi, corrotti dai giudei che
non avevano voluto essere integri in Cristo. Parlino e mentano anch'essi. Che cosa diranno? Parlate!
Noi vi stiamo ad ascoltare. Anche voi mentirete, ingrandendo cos la potenza del Signore. Che cosa
direte? Mentre noi dormivamo, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato via dal sepolcro .
Oh, stoltezza veramente immersa nel sonno! O eri sveglio, e dovevi vietare che lo portassero via;
oppure dormivi, e che cosa sia accaduto, non lo sai. Si vollero aggregare ai nemici e mentire con
loro. cresciuto il numero dei mentitori, affinch si accresca la ricompensa di quanti credono che
per la grandezza della tua potenza che mentiranno contro di te i tuoi nemici. Dunque, hanno
mentito, ma hanno mentito per accrescere la tua potenza. Contro l'aspettativa dei mentitori, eccoti
apparire a chi era sincero; e questi sinceri, ai quali apparivi, in tanto erano sinceri, in quanto tu li
avevi resi tali.
9. [v 4.] Restino i giudei nelle loro menzogne; quanto a te, poich essi hanno mentito per la
grandezza della tua potenza, ti accada quanto segue: Tutta la terra ti adori e inneggi a te; inneggi al
tuo nome, o Altissimo. Poco prima era umilissimo, ora altissimo. Era umilissimo tra le mani dei
nemici che mentivano; ora altissimo al di sopra degli angeli che lo lodano. Tutta la terra ti adori e
inneggi a te; inneggi al tuo nome, o Altissimo.
Accecamento dei giudei superbi e salvezza degli umili.

10. [v 5.] Venite a vedere le opere del Signore. O genti, o nazioni lontane, abbandonate i giudei
mentitori e venite professando la vera fede! Venite a vedere le opere del Signore; terribile nei
disegni al di sopra dei figli degli uomini. Anche lui si lasci chiamare " figlio dell'uomo "; e
davvero divenne figlio dell'uomo. Vero Figlio di Dio nella forma di Dio; vero figlio dell'uomo nella
forma di servo . Ma, non valutate la sua forma di servo basandovi su quella che , ordinariamente,
la condizione degli altri uomini. Egli terribile nei suoi disegni al di sopra dei figli degli uomini. I
figli degli uomini hanno ordito delle trame al fine di crocifiggere Cristo; il crocifisso ha accecato i
crocifissori. Che cosa avete fatto dunque, o figli degli uomini, tramando astuti disegni contro il

vostro Signore, nel quale la maest era nascosta e manifesta era la debolezza? Voi avete fatto dei
piani per perderlo, egli ha formulato il disegno di accecare e di salvare: di accecare i superbi e di
salvare gli umili. Anzi, a tanto si spinse il suo piano che, se accec i superbi, fu perch accecati si
umiliassero, umiliati confessassero, e confessando fossero illuminati. Terribile nei disegni al di
sopra dei figli degli uomini. Davvero terribile! Ecco, la cecit di una parte di Israele compiuta! I
giudei, dai quali nato Cristo, sono stati cacciati fuori; mentre le genti, che erano contro la Giudea,
ora, in Cristo, sono dentro . Terribile nei disegni al di sopra dei figli degli uomini.
Il mondo un mare, le vicende umane un fiume.

11. [v 6.] E che cosa ha fatto col suo terribile disegno? Ha mutato il mare in terra asciutta. Questo
infatti segue: Egli ha convertito il mare in terra arida. Il mare era il mondo: amaro per la sua
salsedine, turbolento per le tempeste, crudele per i flutti delle persecuzioni. Era insomma il mare; e
il mare stato convertito in terra arida. Ora il mondo, che era pieno di salsedine, ha sete di acqua
dolce. Chi ha fatto tutto questo? Colui che ha convertito il mare in terra arida. Che cosa dice ormai
l'anima di tutte le genti? L'anima mia dinanzi a te come terra senza acqua . Egli ha convertito il
mare in terra arida. Nel fiume passeranno a piedi. Coloro stessi che sono stati convertiti in terra
arida, mentre prima erano mare, nel fiume passeranno a piedi. Che cosa il fiume? Il fiume la
condizione di mortalit che regna nel mondo. Osservate questo fiume: alcune cose vengono e presto
passano, e ad esse ne succedono altre, destinate anch'esse a passare. Non accade forse cos
dell'acqua del fiume, che scaturisce dalla terra e scorre via? I nati debbono far posto a chi nascer; e
tutta questa serie di cose caduche, che passano via, rassomiglia veramente ad un fiume. In questo
fiume non vada a immergersi cupidamente l'anima. Non vi si getti; stia salda. E come potr superare
le seduzioni delle cose effimere? Creda in Cristo, e passer a piedi [il fiume]. Lasciandosi guidare
da lui, lo passer, e lo passer a piedi. Che cosa significa " passare a piedi " un fiume? Significa
passare con facilit. Non avr bisogno di cavalli per passare. Per non ci si deve innalzare
superbamente, se si vuol varcare il fiume. L'umile lo attraversa, e lo attraversa con molta sicurezza.
Nel fiume passeranno a piedi.
Il succedersi delle et della vita.

12. Ivi ci allieteremo in lui. O giudei, voi vi gloriate delle vostre opere. Deponete la superbia che vi
fa gloriare di voi stessi e accogliete invece la grazia che in Cristo vi far lieti. Ivi infatti ci
allieteremo; non in noi: ivi ci allieteremo in lui. Quando ci allieteremo? Quando avremo passato il
fiume a piedi. Ci promessa la vita eterna; ci promessa la
resurrezione: ove la nostra carne non sar pi un fiume. Poich ora un fiume, finch durer la
condizione mortale. Provatevi a osservare se stia ferma qualcuna delle et della vita. I fanciulli
vogliono crescere, e non sanno che lo spazio della loro vita diminuisce con il succedersi degli anni.
Difatti gli anni non vengono aggiunti, ma si riducono di numero, man mano che si cresce. Proprio
come l'acqua del fiume, la quale diventa, s, sempre pi copiosa, ma si allontana sempre di pi dalla
sorgente. I fanciulli vogliono crescere per liberarsi dell'autorit dei pi grandi. Ecco, crescono,
rapidamente crescono, e giungono alla giovinezza. Hanno cessato d'essere fanciulli: fermino, se
possibile, la giovinezza! Anch'essa fugge via e le succede la vecchiaia. Fosse almeno eterna la
vecchiaia! Con la morte finisce anche lei. Dunque tutto un fiume di carne che nasce, un fiume di
mortalit. Passer questo fiume, senza farsi rapire e travolgere dalla smania delle cose mortali, colui
che lo passer umilmente, che cio lo passer a piedi, al seguito di colui che lo pass per primo e
che bevve dal torrente nella via fino alla morte e per questo ha innalzato il capo . Ebbene, quando a
piede asciutto avremo attraversato questo fiume, quando cio avremo oltrepassato, e con facilit, il
fluire della nostra vita mortale, ivi ci allieteremo in lui. Ma ora in chi ci dovremo allietare? Non
forse in lui, o meglio nella sua speranza? Infatti, se ora ci allietiamo, ci allietiamo nella speranza,
mentre lass ci allieteremo in lui stesso. Anche ora ci allietiamo in lui, ma per la speranza; allora
invece faccia a faccia .

13. [v 7.] Ivi ci allieteremo in lui. In chi? In colui che domina nella sua potenza in eterno. Quale
potenza abbiamo, infatti, noi? forse eterna? Se fosse eterna la nostra potenza, non saremmo
decaduti, non saremmo precipitati nel peccato, non avremmo meritato la pena della nostra mortalit.
Ecco invece che colui che nella sua potenza domina in eterno ha voluto liberamente riammetterci
nella condizione da cui ci aveva allontanati la nostra colpa. Diveniamo dunque partecipi di lui e,
nella sua forza, saremo anche noi forti. Egli forte per virt propria. Noi siamo illuminati; egli la
luce che ci illumina. Se noi gli volgiamo le spalle, cadiamo nelle tenebre; mentre egli non pu
volgere le spalle a se stesso. Al suo calore noi siamo infiammati: se ci allontaniamo, geliamo; se ci
avviciniamo, di nuovo siamo infiammati. Diciamogli dunque che ci custodisca nella sua potenza, e
ci allieteremo in lui che nella sua potenza domina in eterno.
La legge non giustifica.

14. Questo egli non lo d ai soli giudei credenti. Essi si erano molto inorgogliti fidando nelle loro
forze; in seguito per riconobbero per virt di chi fossero diventati forti in maniera salutare e alcuni
di loro credettero. Ma questo non era sufficiente per Cristo. Egli ha dato molto, ha pagato un grande
prezzo, e ci che ha dato non doveva valere per i soli giudei. I suoi occhi guardano alle genti. S,
ripeto, i suoi occhi guardano alle genti. " Ma cosa facciamo "? protesteranno i giudei. E diranno: "
Ci che ha dato a noi, l'ha dato anche a loro! A noi il Vangelo, a loro il Vangelo; a noi la grazia
della resurrezione, e a loro la grazia della resurrezione. Non ci serve a nulla l'aver ricevuto la legge,
l'essere vissuti nella giustificazione della legge, l'aver rispettato i precetti dei padri! Non servir a
nulla tutto questo? Hai dato a loro quanto hai dato a noi "! Non protestino, non discutano! Coloro
che provocano all'ira non si esaltino in se medesimi. O carne misera e destinata a marcire, non sei
forse peccatrice? Che cosa grida la tua lingua? Si guardi alla coscienza! Tutti hanno peccato e son
privi della gloria di Dio . Riconosci quanto grande tu sia, o umana fragilit! Hai ricevuto la legge,
ma t' servito per diventare violatrice della legge; difatti non hai rispettato n adempiuto la legge
ricevuta. Dalla legge hai ricavato, non la giustificazione di cui la legge ti faceva obbligo, ma un
aumento di trasgressioni che tu hai compiute. Ebbene, se il peccato stato in te cos abbondante,
perch vuoi essere invidioso vedendo che la grazia sovrabbonda ? Non essere un provocatore,
perch scritto: I provocatori non si esaltino. Sembra, quasi, averli maledetti, dicendo: Coloro che
provocano all'ira non si esaltino. O meglio, si esaltino, ma non in se medesimi. Si umilino in se
medesimi; siano esaltati in Cristo. Perch, chi si umilia sar esaltato e chi si esalta sar umiliato .
Coloro che provocano all'ira non si esaltino in se medesimi.
Dio la nostra vita.

15. [vv 8.9.] Benedite, o genti, il nostro Dio. Ecco! sono stati respinti coloro che agivano da
provocatori. Si sono tirate le somme con loro: alcuni si sono convertiti, altri sono rimasti superbi.
Non vi spaventino coloro che vorrebbero negata ai gentili la grazia del Vangelo! gi venuta la
discendenza di Abramo, nella quale sono benedette tutte le genti . Benedite colui nel quale siete
benedetti! Benedite, o genti, il nostro Dio; e ascoltate la voce della sua lode. Non lodate voi stessi,
ma lui lodate. Quale la voce della sua lode? Eccola: ci che di buono in noi lo dobbiamo alla sua
grazia. Egli ha rimesso in vita l'anima mia. Ecco la voce della sua lode: Egli ha rimesso in vita
l'anima mia. Era dunque morta. S, per quanto riguarda te, essa era nella morte. E proprio per questo
voi non dovevate gloriarvi di voi stessi. Per causa tua essa giaceva nella morte; e dove trover la
vita, se non in colui che disse: Io sono la via, la verit e la vita ? Nello stesso senso dice l'Apostolo
a taluni credenti: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce nel Signore . In voi eravate tenebre; nel
Signore siete luce. Nello stesso senso, voi in voi stessi siete morte, nel Signore diventerete vita. Egli
ha rimesso in vita l'anima mia. Ecco, ha ridato la vita alla nostra anima, facendoci credere in lui. Ha
rimesso in vita l'anima nostra; ma ora, che cosa ci resta da fare, se non perseverare sino alla fine? E
questa perseveranza chi ce la dar, se non colui del quale si dice nel seguito del testo: E non ha
lasciato vacillare i miei piedi? S, egli ha rimesso in vita l'anima nostra, ed egli stesso governa i
nostri piedi, affinch non vacillino, affinch non si smuovano, affinch non inciampino. Colui che

ci ha dato la vita ci far anche perseverare sino alla fine, in modo che viviamo in eterno. E non ha
lasciato vacillare i miei piedi.
Dio ci umilia per raddrizzarci.

16. [vv 10-12.] Perch hai detto: Non ha lasciato vacillare i miei piedi? Che cosa hai sofferto, o che
cosa hai potuto soffrire, per cui i tuoi piedi vacillassero? Che cosa? Ascolta le parole che seguono.
Mi chiedi forse perch abbia detto: Non ha lasciato vacillare i miei piedi? Veramente molte cose
abbiamo sofferto, per le quali i nostri piedi avrebbero abbandonato la [retta] via, se egli stesso non li
avesse sorretti e non avesse loro impedito di vacillare. Quali sono queste cose? O Dio, tu ci hai
provati: ci hai bruciati col fuoco come si brucia l'argento. Non ci hai bruciati come l'erba, ma come
l'argento. Provandoci con il fuoco, non ci hai tramutati in cenere, ma hai lavato le nostre scorie. Ci
hai bruciati come si brucia l'argento. Osserva come Dio severo nei confronti di coloro la cui
anima ha rimessa in vita. Ci hai posto al laccio; non perch vi fossimo presi e morissimo, ma
perch imparassimo da dove viene la nostra liberazione. Hai posto tribolazioni sulle nostre spalle.
Ci eravamo alzati in una direzione sbagliata: eravamo dei superbi. Malamente dritti, siamo stati
costretti a piegarci affinch, curvati a dovere, a dovere ci rialzassimo. Hai posto tribolazioni sulle
nostre spalle; hai imposto uomini sulle nostre teste. Tutte queste cose ha sofferte la Chiesa nelle
molteplici e diverse persecuzioni; ha sofferto tutto questo in ciascuno dei suoi membri, e anche ora
ne soffre. Non c' nessuno che in questa vita possa dirsi immune dalle tentazioni. E anche degli
uomini vengono a porsi sulle nostre teste: dobbiamo sopportare persone che non ci piacciono; ci
assegniamo a vedere in luoghi pi elevati persone di cui ci consta che sono peggiori di noi. Poich
quando non cade in peccato che l'uomo pu dirsi veramente superiore; mentre, quanti pi peccati
commette, tanto pi egli inferiore. pertanto un bene che noi ci consideriamo peccatori; e
riusciremo meglio a sopportare coloro che sono stati posti sulle nostre teste se, dinanzi a Dio,
riconosceremo che soffriamo pene meritate. Come puoi infatti soffrire sbuffando, se a mandarti le
pene il giusto? Hai posto tribolazioni sulle nostre spalle; hai imposto uomini sulle nostre teste.
Sembra che Dio incrudelisca quando fa certe cose. Non aver timore! egli Padre, e mai incrudelisce
tanto da perderti. Se egli, quando tu vivi male, ti risparmiasse, mostrerebbe una collera ancora pi
grande. Le tribolazioni sono, veramente, frustate di un padre che corregge, per risparmiarti la
punizione del giudice. Hai posto tribolazioni sulle nostre spalle, hai imposto uomini sulle nostre
teste.
Le tribolazioni sono fuoco, le prosperit sono acque insidiose.

17. Siamo passati attraverso il fuoco e l'acqua. Il fuoco e l'acqua sono ambedue pericolosi in questa
vita; anche se certamente l'acqua spegne il fuoco e il fuoco asciuga l'acqua. Cos sono le tentazioni,
di cui abbonda la vita presente. Il fuoco brucia, l'acqua corrompe; ambedue dobbiamo temere: e la
bruciatura delle sofferenze e l'acqua del rilassamento. Quando siamo in angustie e in una di quelle
situazioni che in questo mondo vanno sotto il nome di disgrazia, siamo come nel fuoco. Quando
invece siamo nella prosperit e l'abbondanza di beni materiali ci circonda, come se fossimo
nell'acqua. Sta' attento a non farti bruciare dal fuoco e a non farti corrompere dall'acqua. Sta' saldo
contro il fuoco! necessario che ti si cuocia: e, come un vaso di argilla, ti sentirai cacciato nella
fornace di fuoco, affinch si consolidi ci che stato plasmato. Il vaso indurito dal fuoco non teme
pi l'acqua; ma, finch non sar passato per il fuoco, si scioglie nell'acqua come fango. Non
affrettarti ad entrare nell'acqua. Attraverso il fuoco passa nell'acqua, affinch tu possa attraversare
anche l'acqua. Cos si costuma anche nell'amministrazione dei sacramenti: durante la catechesi e
negli esorcismi si ricorre per prima cosa al fuoco. Per quale motivo infatti tante volte gli spiriti
immondi gridano: " Brucio! ", se non un fuoco? Ma, dopo il fuoco dell'esorcismo, si giunge al
battesimo: come dal fuoco all'acqua, e dall'acqua al refrigerio. Ci che compiamo nei sacramenti
accade anche nelle tentazioni di questo mondo. Giungono prima l'angoscia e la preoccupazione,
come il fuoco; poi, scomparso il timore, sopraggiunge il pericolo che la felicit mondana ci
corrompa. Ma, se il fuoco non ti avr screpolato e se non sarai stato sommerso dall'acqua ma sarai

rimasto a galla, allora, grazie alla disciplina, potrai passare allo stato di quiete, e cos, passando
attraverso il fuoco e, l'acqua, essere condotto al refrigerio. Nei sacramenti, di queste cose vi sono le
immagini, mentre in se stesse le avremo nella perfezione della vita eterna. Quando saremo passati a
quel refrigerio, carissimi fratelli, ivi non avremo timore di nessun nemico, di nessun tentatore, di
nessun invidioso, di nessun fuoco e di nessuna acqua. Ivi sar un refrigerio perpetuo. Si dice "
refrigerio " per sottolineare la pace. Se tu dicessi che vi sar calore, diresti la verit; cos, dicendo
che vi refrigerio, ci altrettanto vero. Se invece intendi male la parola " refrigerio ", potresti far
pensare che lass dovremo quasi intorpidirci. Invece non diventeremo affatto dei poltroni; ci
riposeremo soltanto. Cos se parli di un certo calore che lass si prova. Non perch lass
bruceremo, ma perch saremo ferventi nello spirito. Questo stesso calore lo trovi descritto in un
altro salmo: Non c' chi si sottragga al suo calore . Cosa dice del resto l'Apostolo? Ferventi in
spirito . Ebbene: Siamo passati attraverso il fuoco e l'acqua e tu ci hai condotti nel refrigerio.
La Chiesa sar perfetta nel cielo.

18. [v 13.] Nota come non parli soltanto del refrigerio ma anche di un certo fuoco che si presenta
come desiderabile. Entrer nella tua casa con degli olocausti. Che cosa l'olocausto? quando
tutto brucia, ma col fuoco divino. Si chiama infatti " olocausto " quel sacrificio in cui tutta la vittima
viene bruciata. Diverse sono le specie del sacrificio; e una di esse l'olocausto. Quando la vittima
brucia completamente e tutto viene consumato dal fuoco divino, si ha l'olocausto; quando ne
consumata solo una parte, si ha il semplice sacrificio. Ogni olocausto quindi sacrificio, ma non
tutti i sacrifici sono olocausti. Assicura dunque degli olocausti; e chi parla il corpo di Cristo,
l'unit di Cristo. Entrer nella tua casa con olocausti. Il tuo fuoco consumi completamente tutto ci
che mio, sicch niente di ci che mio rimanga in me, ma tutto sia tuo. Questo accadr nella
resurrezione dei giusti: quando questo nostro essere corruttibile si rivestir d'incorruttibilit, e
questo essere mortale si rivestir d'immortalit. Allora accadr ci che sta scritto: Nella vittoria
stata assorbita la morte . La vittoria come un fuoco divino; e quando essa assorbir anche la
nostra morte, allora si avr l'olocausto. Non rimarr nulla di mortale nella carne, nulla di colpevole
nello spirito; tutto quanto retaggio della vita mortale sar consumato, e noi conseguiremo la
perfezione della vita eterna. Allora si avranno veramente gli olocausti.
Tu hai bisogno di Dio, Dio non ha bisogno di te.

19. [v 14.] E cosa sar: Negli olocausti? Scioglier a te i miei voti, che le mie labbra, distinguendo,
hanno formulato. Quale distinzione potr esserci in questi voti? Ecco la distinzione! Essa consiste
nell'accusare te stesso e nel dar lode a lui; e si ha quando comprendi che tu sei creatura, mentre lui
il Creatore; che tu sei tenebre, mentre lui la luce, e gli dici: Tu, Signore, illuminerai la mia
lampada: Dio mio, tu illuminerai le mie tenebre . Se al contrario tu, o anima, dicessi che la luce
viene da te, non faresti distinzione. Se non fai distinzione, non sciogli voti distinti. Sciogli invece
voti distinti! Confessa di essere mutevole, mentre lui immutabile; confessa di essere niente senza
di lui, mentre lui senza di te perfetto; confessa di aver bisogno di lui, mentre lui non ha bisogno di
te. Grida a lui: Ho detto al Signore: Tu sei il mio Dio, perch non hai bisogno dei miei beni . Se Dio
ti accetta in olocausto, non lui che cresce, che aumenta, che diventa pi ricco o pi benestante.
Qualunque cosa egli faccia di te e in te, torna a tuo vantaggio, non a vantaggio di lui che lo fa. Se
queste cose distingui, sciogli al tuo Dio i voti che le tue labbra, distinguendo, hanno formulato.
Scioglier a te i miei voti che le mie labbra, distinguendo, hanno formulato.
Amiamo Dio con tutta l'anima.

20. [v 15.] E la mia bocca ha parlato nella mia sofferenza. Quanto dolce spesso la sofferenza!
Quanto necessaria! Che cosa ha detto la bocca di lui nella sua sofferenza? Olocausti delle midolla
ti offrir. Che significa: Della midolla? Voglio conservare dentro di me il tuo amore; il mio amore
per te non sar in superficie ma nelle mie midolla. Niente c' di pi interiore delle nostre midolla.
Le ossa sono pi interne della carne, le midolla sono pi interne delle stesse ossa. Chiunque adora

Dio in superficie, si preoccupa piuttosto di piacere agli uomini; quindi, provando nel suo interno
altri sentimenti, non offre olocausti delle sue midolla. Se invece ad uno Dio penetra le midolla,
costui preso tutt'intero da Dio. Olocausti delle midolla ti offrir, con incenso e con arieti. Gli
arieti sono i capi della Chiesa. Tutto intero il corpo di Cristo parla; e questo ci che offre a Dio.
Che cosa significa l'incenso? La preghiera. E perch con incenso e con arieti? Dice cos perch
sono soprattutto gli arieti che pregano per le greggi. Ti offrir buoi con capretti. Troviamo
menzionati certi buoi che trebbiano. Questi stessi vengono offerti a Dio. L'Apostolo dice che deve
riferirsi ai predicatori del Vangelo quanto sta scritto: Non metterai la museruola al bove che
trebbia. Forse che Dio s'interessa dei buoi? Dunque, quelli che prima erano presentati come i
grandi arieti, gli stessi sono i grandi buoi. Ma, che sar degli altri? di coloro che, forse, sono
consapevoli di qualche peccato, che magari sono caduti per via e, feriti, sono stati poi guariti dalla
penitenza? Forse che essi resteranno fuori, e non avranno parte negli olocausti? Non temano! Il
salmista infatti ha aggiunto anche i capretti. Ti offrir - dice - olocausti delle midolla, con incenso e
con arieti; ti offrir buoi con capretti. Per essersi aggregati [alle categorie precedenti] vengono
salvati i capretti: per se stessi non avrebbero potuto salvarsi. Vengono ammessi perch uniti ai buoi.
Essi si sono fatti degli amici con il denaro dell'ingiustizia, perch costoro li accolgano negli eterni
padiglioni . Questi capretti non saranno, quindi, a sinistra perch si sono fatti degli amici con il
denaro dell'ingiustizia. Ma quali capri saranno alla sinistra? Quelli ai quali sar detto: Ho avuto
fame e voi non mi avete dato da mangiare ; non coloro che hanno riscattato i loro peccati con le
elemosine.
Adoratori degli idoli divenuti credenti in Dio.

21. [vv 16.17.] Venite, ascoltate e vi racconter, voi tutti che temete Dio. Andiamo ad ascoltare che
cosa ci racconter. Venite, ascoltate e racconter. Ma a chi dice: Venite e ascoltate? Lo dice a tutti
voi che temete Dio. Se non temete Dio, non racconter. Non si in grado di ascoltare il racconto,
finch non c' il timore di Dio. Apra le orecchie il timore di Dio, in modo che non solo ci sia un
qualcosa da ricevere ma anche una via per cui penetri quanto io vi racconter. Ma che cosa
racconter? Quante cose ha fatto all'anima mia. Ecco, vuol raccontare; ma che cosa? Racconter,
forse, quanto vasta sia la superficie della terra, o quanto si estenda il cielo? quante siano le stelle e
quali le rotazioni del sole e della luna? Queste creature rispettano una loro disposizione, ordinata e
stabile, ma coloro che su di esse hanno investigato con la massima applicazione, nonostante tutto,
non sono riusciti a conoscerne il Creatore . Questo ascoltate, questo intendete, voi che temete Dio:
quante cose egli ha fatte all'anima mia e, se vi pare, anche all'anima vostra. Quante cose ha fatte
all'anima mia. A lui con la mia bocca ho levato la voce. Questo dice essere capitato all'anima sua:
cio, che alla sua anima stato dato di invocare Dio con la sua bocca. Ecco, fratelli! Un tempo noi
eravamo pagani, se non noi personalmente, almeno nei nostri avi. E che cosa dice l'Apostolo? Voi
ben sapete che, quando eravate gentili, trascinati, correvate dietro agli idoli muti . Dica ora la
Chiesa: Quante cose ha fatte all'anima mia! A lui ho levato la voce con la mia bocca. Quand'ero
uomo non rigenerato, io invocavo la pietra, invocavo il legno sordo, parlavo con gli idoli sordi e
muti; divenuto poi immagine di Dio, mi sono volto al mio Creatore. Io che dicevo al legno: Tu sei il
padre mio, e alla pietra: Tu mi hai generato , ora dico: Padre nostro che sei nei cieli . Lui con la
mia bocca ho invocato. Con la mia bocca, non con la bocca d'altri. Quando invocavo le pietre nella
vita vana, condotta sulla scia delle tradizioni paterne , lo facevo con la bocca altrui. Da quando,
invece, ho cominciato ad invocare il Signore dicendogli le parole che egli mi aveva donate e
ispirate, da allora ho cominciato a invocarlo con la mia bocca, e l'ho esaltato con la mia lingua.
Che significano le parole: L'ho invocato con la mia bocca e l'ho esaltato con la mia lingua? lo l'ho
predicato pubblicamente e in segreto l'ho confessato. ben poco esaltare Dio con la lingua; devi
esaltarlo nel tuo intimo, in modo che quanto proclami arditamente in pubblico sia anche il tuo
segreto pensiero. Lui con la mia bocca ho invocato, e l'ho esaltato con la mia lingua. Nota con
quanta cura voglia, nel segreto, restare integro questo tale che offre gli olocausti delle sue midolla.
Cos fate, o fratelli! Imitatelo, tanto da poter dire: Venite e ascoltate quante cose ha egli fatte
all'anima mia. Perch, tutte le cose che egli racconta, per grazia di Dio si compiono nell'anima

nostra. E ora ascoltate il resto.


Detestiamo il male dal fondo del cuore.

22. [v 18.] Se ho guardato l'ingiustizia nel mio cuore, non mi esaudisca il Signore. Osservate al
riguardo, fratelli, con quanta facilit ogni giorno gli uomini, sia pur vergognandosene, denuncino le
ingiustizie degli altri. " Quel tale si comportato male, ha agito in modo infame, uno scellerato "!
Son cose che, probabilmente, si dicono per salvare la faccia. Vedi per se il tuo cuore non sia per
caso rivolto all'ingiustizia; se per caso non pensi di fare tu stesso ci che rimproveri agli altri, e se il
tuo gridare contro di lui si debba all'azione cattiva in se stessa, o non piuttosto al fatto che stato
scoperto. Ritorna in te! Sii nel tuo intimo giudice di te stesso. Ecco, nel tuo recesso pi segreto,
nella vena pi intima del tuo cuore, dove sei solo tu e colui che ti vede, l ti sia sgradita l'ingiustizia,
onde essere gradito a Dio. Non guardarla! cio, non amarla. Piuttosto distogli da essa lo sguardo!
cio disprezzala e allontanati da lei. Qualunque piacere ti prometta per attirarti a peccare, qualunque
infelicit ti minacci per spingerti al male, tutto questo niente, passa; degno di disprezzo e
d'essere calpestato, non d'essere considerato e voluto. Le suggestioni ci raggiungono; talvolta,
attraverso i pensieri, talaltra attraverso le parole che ci rivolgono i malvagi. noto infatti che le
cattive conversazioni corrompono i buoni costumi . Tu non degnarle di uno sguardo. Ma sarebbe
poco non volgere loro la faccia e tenere a freno la lingua; col cuore che non devi guardare certe
cose, cio non devi amarle, non devi accoglierle. molto comune dire "guardare " per " amare ". E
prima di tutto, noi lo diciamo di Dio: " Egli mi ha guardato ". Che significa: " Mi ha guardato "?
Forse che prima non ti vedeva? Oppure, guardava in alto e dalle tue preghiere stato spinto a
volgere su di te gli occhi? Ti vedeva anche prima, ma: " Mi ha guardato ", tu dici. Cio, " mi ha
amato ". Anche all'uomo che ti vede e che tu preghi, tu dici: " Guardami! ", affinch abbia
misericordia di te. Ti vede, eppure tu gli dici: " Guardami! " Che significano le parole: " Guardami
"? Significano: " Amami, prenditi cura di me, abbi compassione di me ". Non ha detto perci: Se ho
guardato l'ingiustizia nel mio cuore, nel senso che nessuna ingiustizia possa essere mai inoculata al
cuore umano. Stimoli al male vi si cacceranno senz'altro; anzi, la tentazione potr essere continua.
Ma, non la si guardi [con compiacenza]. Perch, se guardi l'ingiustizia, guardi indietro, e incorri
nella sentenza del Signore che dice nel Vangelo: Chiunque mette mano all'aratro e si volta indietro,
non adatto per il regno di Dio . Che debbo dunque fare? Quanto dice l'Apostolo: Dimenticando le
cose che stanno dietro, teso verso quelle che stanno avanti . Difatti, tutte le cose che ci siamo
lasciati dietro e che ormai sono passate, sono inique. Nessuno viene a Cristo da una vita buona: tutti
hanno peccato, e credendo vengono giustificati . La giustizia perfetta si avr soltanto nell'altra vita;
tuttavia per avanzare verso quella meta, lui ci ispira e ci dona i buoni costumi. Non attribuire
dunque tutto questo ai tuoi meriti! Assolutamente no. E se ti suggerita una qualche colpa, non
acconsentire. Che cosa dice infatti? Se ho guardato l'ingiustizia nel mio cuore, non mi esaudisca il
Signore.
23. [v 19.] Per questo, Dio mi ha esaudito: perch nel mio cuore non ho guardato l'ingiustizia. E ha
prestato attenzione alla voce della mia preghiera.
Perseveranza nella preghiera.

24. [v 20.] Benedetto il mio Dio, che non ha allontanato da me n la mia preghiera n la sua
misericordia. Sono in relazione con quel passo ove ha detto: Venite, ascoltate, e vi racconter, tutti
voi che temete Dio, quante cose egli ha fatte all'anima mia . Dette le cose che avete ascoltate e
giunto alla fine, cos ha concluso: Benedetto il mio Dio, che non ha allontanato da me n le mie
preghiere n la sua misericordia. In questo modo colui che parla giunge alla resurrezione, dove per
la speranza siamo anche noi; o, meglio, chi pronunzia questa invocazione siamo anche noi, e tale
voce anche la nostra voce. Finch dunque siamo qui in terra, preghiamo Dio affinch non rimuova
da noi la nostra preghiera n la sua misericordia: cio, affinch con perseveranza noi preghiamo e
con perseveranza egli abbia misericordia di noi. Molti infatti stentano a pregare; e, mentre all'inizio
della loro conversione pregano con fervore, dopo pregano svogliatamente, poi con freddezza, e

quindi con frequenti omissioni: quasi fossero divenuti sicuri! sveglio il nemico, e tu dormi? Il
Signore stesso ci ha ordinato nel Vangelo: necessario pregare sempre e non venir meno . E
propone la parabola di quel giudice ingiusto che non temeva Dio n aveva rispetto per gli uomini e
al quale ogni giorno si rivolgeva, per essere udita, quella vedova. Fu vinto dalla importunit il
giudice cattivo che non era stato piegato dalla compassione; e dentro di s cominci a dire: Io,
veramente, non temo Dio n ho rispetto per gli uomini; tuttavia, per la noia che ogni giorno mi
arreca questa vedova, ascolter la sua causa e le render giustizia. E aggiunge il Signore: Se un
giudice iniquo ha agito cos, il Padre vostro non vendicher i suoi eletti, che a lui gridano giorno e
notte? Anzi, vi dico: Render loro giustizia al pi presto . Non cessiamo dunque mai di pregare.
Quanto ha promesso di darci, anche se ci viene rinviato, non ci viene tolto. Sicuri della sua
promessa, non cessiamo di pregare, sapendo che anche questo suo dono. Ecco perch dice il
salmo: Benedetto il mio Dio, che non ha allontanato da me n la mia preghiera n la sua
misericordia. Quando vedrai che la tua preghiera non allontanata da te, sta' tranquillo! non
rimossa da te neppure la sua misericordia.

SUL SALMO 66
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Dio mistico agricoltore.

1. [v 2.] La vostra Carit ricorda che, in precedenti esposizioni sui salmi, due volte abbiamo
esortato la nostra anima a benedire il Signore e a dire con pio canto: Anima mia, benedici il
Signore . Se dunque in quei salmi abbiamo esortato l'anima nostra a benedire il Signore,
giustamente in questo salmo ci si dice: Dio abbia piet di noi e ci benedica. L'anima nostra
benedica il Signore, e Dio benedica noi. Quando Dio ci benedice, noi cresciamo; e quando noi
benediciamo il Signore siamo ancora noi a crescere. L'una e l'altra cosa giovano a noi. Non cresce
Dio per la nostra benedizione, come non diminuisce per la nostra maledizione. Chi maledice il
Signore dannifica se stesso; chi benedice il Signore accresce se stesso. Prima in noi la benedizione
del Signore, e da essa segue che noi possiamo benedire il Signore. Quella la pioggia, questo il
frutto; e, come tale, viene consegnato a Dio, che da buon agricoltore ci irriga e coltiva. Cantiamo
questo salmo con devozione non sterile, con voce non vana, ma con cuore sincero. Apertamente,
infatti, Dio Padre chiamato " agricoltore ". Afferma l'Apostolo: Siete l'agricoltura di Dio, siete un
edificio di Dio . Nelle cose visibili di questo mondo, la vite non l'edificio, e l'edificio non la
vigna; ma noi siamo vigna del Signore in quanto egli ci coltiva per il frutto; siamo edificio di Dio
perch colui che ci coltiva abita in noi. Cosa dice lo stesso Apostolo? Io ho piantato, Apollo ha
irrigato; ma Dio ha dato incremento. Dunque, n chi pianta qualche cosa, n lo chi irriga; ma
Dio, che d incremento . Dunque, chi d l'incremento lui. Ma, forse che gli agricoltori sono
proprio costoro? Si dice agricoltore colui che pianta e irriga; e l'Apostolo veramente dice: Io ho
piantato, Apollo ha irrigato. Ma, se andiamo a chiedergli come abbia fatto questo, l'Apostolo ci
risponder: Non io, ma la grazia di Dio con me . Ebbene, ovunque tu ti volga, trovi che Dio il tuo
agricoltore. Operi pure per mezzo degli angeli o dei profeti, o anche per mezzo degli Apostoli;
riconosci che il tuo agricoltore lui. Che cosa siamo dunque noi? Forse operai di questo agricoltore,
e questo con forze che egli ci ha somministrate a tal fine e mediante la grazia che ci ha elargita. Egli
colui che coltiva e che d incremento. L'agricoltore uomo coltiva, s, la sua vigna, in quanto la ara,
la pota e usa tutte le altre premure proprie dell'arte dell'agricoltura; ma non pu far piovere sulla sua
vigna. E se pu irrigarla, come lo pu? Certamente lui che incanala le acque, ma Dio che
riempie la sorgente. E, infine, l'uomo non pu dare nella sua vigna incremento ai tralci, non pu
formare i frutti, non pu vegetare i semi, non pu regolare i tempi della generazione. Dio,
l'Onnipotente, il nostro agricoltore: stiamo sicuri! Forse qualcuno obietter: "Tu dici che il nostro
agricoltore Dio; io invece dico che sono agricoltori gli Apostoli; i quali hanno detto: Io ho

piantato, Apollo ha irrigato ". Se ve lo dicessi io, non mi si creda pure. Ma, se ve lo dice Cristo,
guai a chi non ci crede! Che cosa dice dunque il Signore? Io sono la vite, voi i tralci, il Padre mio
l'agricoltore . Abbia sete dunque la terra! e faccia sentire le parole della sua sete. Perch sta scritto:
L'anima mia per te come terra senz'acqua . Dica dunque la nostra terra, diciamo noi stessi,
desiderando la pioggia di Dio: Dio abbia piet di noi e ci benedica.
Dio autore di ogni nostro bene.

2. Illumini il suo volto su di noi. Stavi, forse, per chiedere che significhino le parole: Ci benedica,
poich in molti modi gli uomini vogliono essere benedetti da Dio. Uno vuole essere benedetto
avendo la casa piena di beni materiali; un altro desidera essere benedetto nella salute del corpo che
vuole senza infermit, mentre l'altro, malato, vuol essere benedetto recuperando la salute. Per un
altro, che desidera dei figli ed rattristato perch non gliene nascono, essere benedetto equivarrebbe
ad avere una posterit. Chi potr elencare i diversi desideri degli uomini che vogliono essere
benedetti dal Signore Dio? E chi di noi dir che non una benedizione di Dio, quando il campo d
il suo frutto, o quando in casa c' l'abbondanza di ogni ben di Dio, o quando si possiede la salute del
corpo e non si ha paura di perderla, ovvero, se perduta, la si recupera? Anche riguardo alla fecondit
delle spose e ai casti desideri di coloro che attendono figli, chi ne arbitro, se non il Signore Dio?
Colui che ha creato ci che non era, attraverso la riproduzione della prole assicura la continuit a
ci che ha creato. Dio fa tutto questo; tutto questo Dio che lo dona. Ma poco se diciamo: " Tutto
questo fa Dio, tutto questo dona Dio ". Egli solo lo fa, egli solo lo dona. Che cosa succederebbe,
infatti, se Dio facesse tutto questo, s, ma le stesse cose le facesse anche un altro che non Dio? Dio
fa tutto questo, e lo fa lui solo. Senza ragione, dunque, tali cose le si va, talvolta, a domandare agli
uomini o ai demoni. Qualunque bene ricevono i nemici di Dio, lo ricevono da lui; e, se anche lo
chiedono ad altri, quando lo ricevono, senza saperlo lo ricevono da lui. Come quando sono puniti.
Essi credono di essere puniti da altri, ma senza saperlo sono puniti da Dio. Lo stesso quando stanno
bene, sono nell'abbondanza, sono salvati o liberati. Anche se non lo sanno e attribuiscono la loro
fortuna agli uomini oppure ai demoni o agli angeli, chi loro dispensa ogni bene altri non se non
colui che ha il potere su tutte le cose. Ecco, fratelli, vi abbiamo rivolto questo richiamo affinch,
chiunque desidera anche cose terrene, o per venire incontro alle proprie necessit o perch soffre
qualche infermit, vada a esporre il proprio desiderio non ad altri, ma solo a colui che la fonte di
ogni bene, il creatore e il ricreatore dell'universo.
I beni materiali concessi ai buoni e ai cattivi. Labilit dei beni materiali. La formica di Dio.

3. Ma, altri sono i doni che Dio d anche ai suoi nemici, ed altri quelli che serba in esclusiva ai suoi
amici. Quali sono i doni che d anche ai nemici? Quelli che ho gi enumerati. Infatti, non sono
soltanto i buoni che hanno le case piene dell'occorrente alla vita, o sono salvati o guariti dalle
malattie; n essi soltanto hanno figli, denaro e tutti gli altri beni che permettono di vivere
agiatamente in questa vita temporale e passeggera. Queste cose le hanno anche i cattivi, mentre
possono mancare, talvolta, ai buoni. Mancano per, talvolta, anche ai malvagi, e non di rado
mancano pi a questi che non a quelli; mentre, a volte, quelli ne abbondano pi di questi. Dio ha
voluto che i beni temporali fossero distribuiti variamente fra tutti: perch, se li avesse dati soltanto
ai buoni, avrebbe potuto farsi strada nei cattivi l'idea che, in tanto si deve onorare Dio, in quanto ci
si guadagna; per contro, se li avesse dati soltanto ai malvagi, certi buoni avrebbero nella loro
debolezza temuto di convertirsi, per non perdere tali beni. Esistono, infatti, anime ancora deboli e
poco preparate alle esigenze del regno di Dio; e Dio, nostro agricoltore, deve cibare anche costoro.
Infatti l'albero che ora resiste gagliardamente ai turbini della tempesta, appena spunt da terra, era
un filo d'erba. E il nostro agricoltore sa non soltanto potare e diradare gli alberi robusti, ma anche
proteggere le piantine nate di recente. Per questo, fratelli diletti, se - come avevo cominciato a dirvi
- tali beni fossero dati soltanto ai buoni, tutti, pur di riceverli, vorrebbero convertirsi a Dio.
Viceversa, se fossero dati soltanto ai malvagi, i deboli avrebbero timore, convertendosi, di perdere
ci che posseggono soltanto i cattivi. Sono dati dunque indistintamente ai buoni e ai cattivi. Ed

ancora, se fossero tolti soltanto ai buoni, identico come sopra sarebbe il timore dei deboli e non si
convertirebbero a Dio. Se per contro fossero tolti soltanto ai malvagi, ci si potrebbe lusingare che
questa sola sia la pena con cui essi vengono puniti. Quando dunque Dio d ai buoni certi beni, per
consolarli nel pellegrinaggio; quando li d ai malvagi, per ammonire i buoni a desiderare altre
cose, che non si posseggono in comune con i malvagi. E ancora, quando egli vuole, toglie ai buoni
tali beni, e ci fa perch essi controllino le loro forze e scoprano, coloro che prima forse ignoravano
se stessi, se sono in grado di dire: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come al Signore
piaciuto, cos successo. Sia benedetto il nome del Signore! Ecco un'anima che seppe benedire il
Signore, e, nutrita con pioggia abbondante, diede frutti di benedizione. Il Signore ha dato, il
Signore ha tolto! Ha tolto il dono accordato, ma non il donatore. Benedetta l'anima dell'uomo
semplice! Non sta attaccata alle cose terrene n giace a terra con le ali invischiate, ma, spiegando
tutto lo splendore delle virt nelle due ali del duplice amore, esulta nell'aria libera. Vede esserle
stato tolto ci che calpestava, non ci su cui s'appoggiava, e tranquilla dice: Il Signore ha dato, il
Signore ha tolto; come al Signore piaciuto, cos stato fatto. Sia benedetto il nome del Signore !
Ha dato e ha tolto; colui che ha dato resta, anche se ha tolto ci che aveva dato. Sia benedetto il suo
nome! Per questo, dunque, tali cose sono tolte ai buoni. Ma qualche debole potrebbe forse ragionare
cos: "Quando io disporr di tanta virt, quanta ne aveva il santo Giobbe?" Tu ammiri il vigore
dell'albero, perch sei una pianta nata ora. L'albero cos grande che tu ammiri e sotto i cui rami e
sotto la cui ombra trovi refrigerio, a suo tempo era anch'esso uno stelo. Temi tu che ti siano tolte
queste cose, quando sarai in tali condizioni? Osserva che sono tolte anche ai cattivi. Perch rimandi
ancora la tua conversione? Ci che temi di perdere da buono, forse lo perderai anche se rimarrai
cattivo. Solo che, se lo perderai da buono, avrai al tuo fianco, come consolatore, colui che te lo ha
tolto. Il forziere si sar vuotato dell'oro, ma il cuore sar ancora pieno di fede. All'esterno potrai
essere povero, ma nell'intimo sei ricco: porti con te ricchezze che non perderai, anche se tu uscissi
nudo dal naufragio. Se vero che, anche da cattivo, puoi perdere i tuoi beni, non sarebbe meglio
che la disgrazia ti capitasse da buono? vero infatti che anche ai malvagi succedono i guai. Ma c'
in pi un danno - e gravissimo - che capita solo a costoro: se vuota la loro casa, pi vuota la loro
coscienza. Quando un cattivo a perdere i suoi beni, all'esterno non ha pi nulla da possedere e
all'interno nulla in cui trovare pace. Fugge da dove ha subito il danno, da dove ostentava agli occhi
degli uomini le sue ricchezze, vantandosene: ormai infatti agli occhi degli uomini non pu pi
vantarsi. Vorrebbe forse allora rientrare dentro se stesso, ma non vi trover nulla. Non ha imitato la
formica; non ha raccolto il grano mentre era estate . In che senso dico: " Mentre era estate "?
Quando la vita era tranquilla, quando godeva la prosperit di questo mondo, quando era libero da
preoccupazioni, quando da tutti era detto felice, allora era la sua estate. Se avesse udito la parola di
Dio, avrebbe imitato la formica: avrebbe raccolto il grano e lo avrebbe nascosto all'interno. Sarebbe
poi venuta la prova della tribolazione, sarebbe giunto l'inverno del torpore, la tempesta della paura,
il freddo della tristezza (o per qualche disgrazia, o per malferma salute, o per la perdita di qualcuno
dei propri cari, per disonore e umiliazione; questo infatti l'inverno). Allora la formica sarebbe
potuta tornare a ci che aveva raccolto d'estate; e dentro di s, nel suo segreto, ove nessuno la vede,
si sarebbe mantenuta con le fatiche dell'estate. Quando tali cose raccoglieva d'estate, tutti la
vedevano; quando di esse si nutre d'inverno, nessuno la vede. Che significa questo? Osserva la
formica di Dio! Si alza al mattino, corre alla Chiesa di Dio, prega, ascolta la lettura, canta inni,
medita su ci che ha udito, lo ripensa dentro di s, ripone nel suo intimo il grano che ha raccolto
sull'aia. Coloro che ascoltano saggiamente le cose che vi vengo dicendo si comportano proprio cos.
E tutti li vedono andare in chiesa, tornare dalla chiesa, ascoltare il sermone, udire la lettura,
procurarsi il libro, aprirlo e leggerlo. Sono, queste, cose che, mentre si fanno, tutti le vedono. la
formica che stentando compie il suo viaggio, carica del granello che immagazzina sotto gli occhi
dei curiosi. Ad un certo momento, viene l'inverno (e per chi non viene?): capita un rovescio di
fortuna o la perdita di una persona cara. La gente ha forse compassione del malcapitato e lo
compiange. Non sa infatti che cosa abbia quella formica nel suo intimo per nutrirsi. Diranno allora
gli estranei: "Che disgraziato quel tale cui capitato questo! Poveretto l'altro cui successo
quest'altro! Come vuoi che si faccia coraggio? Come ridotto! ". Chi parla cos si misura su se

stesso; lo compatisce pensando alle sue forze, e proprio per questo sbaglia: perch, cio, vuole
applicare a uno che non conosce la misura con cui valuta se stesso. Lo vedi danneggiato, umiliato, o
colpito da una perdita: che cosa ne concluderai? "Costui ha fatto certamente del male, e per questo
gli andata cos... ". Sia questo il pensiero, questo il sentimento dei miei nemici! Tu sei all'oscuro
di tutto, o uomo! Anzi, tu sei un nemico di te stesso, tu che durante l'estate non ti preoccupi di
raccogliere ci che costui ha raccolto. Ora nel suo intimo la formica si nutre delle fatiche dell'estate;
e tu potevi vederla mentre raccoglieva, anche se non, puoi vederla ora mentre si nutre. Tutte queste
cose, o fratelli, per quanto Dio ci ha dato, per quanto si degnato di suggerire e ispirare alla nostra
debolezza e alla nostra umilt, e per quanto abbiamo potuto ricevere nelle nostre limitate capacit,
abbiamo dette per spiegarvi perch Dio conceda i beni materiali ai buoni e ai malvagi, e perch li
tolga tanto ai buoni che ai malvagi. Se, quindi, te li ha dati, non insuperbirti; se te li toglie, non
disperarti. Temi che te li tolga quando sei fra i buoni? Pensa che li pu togliere anche a chi
cattivo. meglio per te che tu perda da buono i beni avuti da Dio, ma conservi Dio stesso. Cos
anche al cattivo vorremmo rivolgere la nostra esortazione. Tu hai sofferto un danno o una perdita (e
chi non ne subisce?). Ti ha colpito una sciagura o una calamit impensata (di ci pieno il mondo,
e gli esempi abbondano ogni giorno). Ebbene, io ti parlo mentre siamo d'estate, mentre c' tanto
grano da raccogliere. Guarda la formica, o pigro! Raccogli d'estate finch puoi; l'inverno non ti
permetter pi di raccogliere, potrai soltanto mangiare ci che avrai raccolto. Quanti si trovano in
tribolazioni tali che loro non permettono n di leggere n di ascoltare; anzi, nemmeno si lasciano
entrare da loro quei tali che potrebbero consolarli! La formica tappata nella sua buca: costater se
d'estate ha raccolto qualcosa a cui attingere d'inverno.
Dio luce degli uomini.

4. Ecco per che Dio ci d la sua benedizione. Ma perch ci benedice? Quale benedizione chiede
questa voce esclamando: Ci benedica Dio? Chiede la benedizione che egli riserva ai suoi amici,
quella che d soltanto ai buoni. Non desiderare, quasi fosse una gran cosa, ci che ricevono anche i
malvagi. Perch buono Dio concede anche questi doni: lui che fa sorgere il suo sole sui buoni e
sui cattivi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti . Che cosa di particolare dar dunque ai buoni? Che
cosa di particolare dar ai giusti? Illumini il suo volto su di noi. Tu che fai splendere il volto del sole
sui buoni e sui malvagi fa' risplendere il tuo volto su di noi. La luce del sole la vedono, insieme agli
animali, tanto i buoni quanto i cattivi; ma... beati i puri di cuore, perch vedranno Dio! Illumini il
suo volto su di noi. Due sono le interpretazioni; e tutte e due dobbiamo riferire. Illumina, dice, il tuo
volto su di noi; cio, mostraci il tuo volto. Non che Dio illumini il suo volto solo a sprazzi, come
se talvolta fosse senza luce; ma illuminalo su di noi, cio, fa' s che quanto ci era nascosto divenga
manifesto, e ci che esisteva ma per noi era celato, ci sia rivelato, cio appaia in piena luce.
Potrebbe anche significare: " Illumina su di noi la tua immagine ". Come se dicesse: Illumina il tuo
volto che in noi. Hai impresso in noi il tuo Volto: ci hai fatti a tua immagine e somiglianza , hai
fatto di noi come delle tue monete. La tua immagine non deve per restare nelle tenebre; invia un
raggio della tua sapienza, che dissipi le nostre tenebre si che rifulga in noi la tua immagine. Fa' che
noi ci riconosciamo tua immagine e ascoltiamo quanto detto nel Cantico dei Cantici: Se non avrai
conosciuto te stessa, o bella tra le donne . detto alla Chiesa: Se non avrai conosciuto te stessa.
Che significano queste parole? Se non avrai conosciuto che sei fatta a immagine di Dio. O preziosa
anima cristiana, riscattata dal sangue dell'Agnello immacolato, renditi conto di quanto vali! Pensa
che cosa stato pagato per te. Diciamo dunque col pi vivo desiderio: Illumini il suo volto su di noi.
Noi portiamo il suo volto. Come si parla di volti dell'imperatore, cos vi davvero, in qualche
modo, il volto sacro di Dio in quella sua immagine che siamo noi. Solo che gli empi non
riconoscono in s l'immagine di Dio. E che cosa dovranno dire costoro, affinch sia illuminato il
volto di Dio su di essi? Tu illuminerai la mia lampada, Signore; Dio mio, illuminerai le mie
tenebre . Io sono nelle tenebre dei peccati. Fa' s che, con un raggio della tua sapienza, si dissipino
le mie tenebre e si manifesti il tuo volto. E se, per mia colpa, questo tuo volto apparir alquanto
deforme, sia restaurato da te ci che da te era stato formato. Illumini dunque il suo volto su di noi.

Cristo via, verit e vita.

5. [v 3.] Affinch conosciamo in terra la tua via. In terra, cio qui in questa vita, conosciamo la tua
via. Che significa: La tua via? Quella che conduce a te. Cerchiamo di conoscere la meta dove
andiamo e la via per la quale vi andiamo. Son due cose che ci resteranno impossibili finch saremo
nelle tenebre. Tu sei lontano da noi esuli; ma ci hai aperto la via per la quale dobbiamo tornare a te.
Conosciamo in terra la tua via. Abbiamo espresso il desiderio di conoscere in terra la tua via. Quale
mai sar? naturale una simile domanda, ma la via non avremmo mai potuto impararla da noi
stessi. Possiamo per conoscerla dal Vangelo: Io sono la via, dice il Signore. Ha detto Cristo: Io
sono la via. Ma hai forse paura di sbagliare? Cristo ha soggiunto: E la verit. Chi sbaglia se nella
verit? (Se ci si allontana dalla verit, allora s che si sbaglia!). Ebbene, Cristo la verit, Cristo la
via. Cammina! Temi forse di morire prima di arrivare? Io sono la vita! Io sono - dice - la via, la
verit, la vita . come se dicesse: Perch hai timore? Tu cammini in me; tu ti muovi verso me, tu
riposi in me. Quando dunque dice: Conosciamo in terra la tua via, cosa vuol farci intendere se non
che conosciamo in terra il suo Cristo? Ma ci risponda lo stesso salmo! affinch non crediate
necessario ricorrere ad altre Scritture per prendervi la testimonianza, quasi che qui mancasse.
Ripetendo la frase, rende esplicito il suo pensiero: Affinch conosciamo in terra la tua via. E, come
se tu gli chiedessi: " Ma, in quale terra " e " quale via "?, egli aggiunge: In tutte le genti la tua
salvezza. In quale terra cerchi? Ascolta! In tutte le genti. Quale via cerchi? Ascolta! La tua salvezza.
Non forse Cristo la salvezza di Dio? E che cosa disse il vecchio Simeone, quel vecchio, ripeto, del
Vangelo che, sebbene pieno di anni, lo si lasciava in vita fino all'infanzia del Verbo? Accolse
dunque, quel vecchio, nelle sue mani il Verbo di Dio, divenuto bambino. Come infatti colui che si
era degnato di stare nel seno della madre avrebbe potuto ricusare di stare tra le mani del vecchio?
Era stato nel seno della Vergine, e ora stava nelle mani del vecchio; e quel bambino, cos fragile
tanto nel seno materno quanto nelle mani del vecchio, era venuto a dare a noi la solidit, essendo
l'autore di tutte le cose, non esclusa la madre. Egli venne umile, meschino e rivestito di debolezza:
la quale debolezza si sarebbe per un giorno cambiata, perch, se stato crocifisso per la
debolezza, ora vive per la potenza di Dio , come dice l'Apostolo. Era dunque nelle mani del
vecchio. E che cosa disse quel vecchio? Che cosa disse lieto di morire, dopo aver contemplato,
stretto fra le sue mani, colui dal quale e nel quale era la sua salvezza? Disse: Ormai lascia, o
Signore, che il tuo servo se ne vada in pace, perch i miei occhi hanno visto la tua salvezza .
Ebbene: Ci benedica Dio, e abbia piet di noi; illumini il suo volto su di noi, affinch conosciamo
in terra la sua via. In quale terra? In tutte le genti. E quale via? La tua salvezza.
Il cristiano un esule che cantando si muove verso la patria.

6. [v 4.] Che cosa viene appresso? conosciuta sulla terra la via di Dio, tra tutte le genti nota la
salvezza di Dio; e allora? Confessino a te i popoli, o Dio; confessino a te - ripete - tutti i popoli. Si
leva un eretico e dice: " Io ho il mio popolo in Africa ". Da un'altra parte replica un altro: " E io ho
il mio popolo in Galazia ". Tu in Africa, lui in Galazia; io cerco colui che ha il popolo ovunque. A
queste parole voi, com'era naturale, vi siete permessi delle grida di gioia, in quanto avete udito:
Confessino a te i popoli, o Dio. Ma ascoltate il verso seguente e come non si parli in esso soltanto di
una parte: Confessino a te tutti i popoli. Percorrete la vostra strada insieme con tutte le genti,
insieme con tutti i popoli, o figli della pace, o figli dell'unica Chiesa cattolica! Camminate sulla via
e, camminando, cantate! Cos fanno i viandanti per dimenticare la stanchezza. Cantate anche voi
lungo il cammino! Vi scongiuro in nome di colui che la via: cantate lungo la via, cantate un
cantico nuovo! Nessuno, percorrendo tale via, canti canzoni vecchie! Cantate inni d'amore alla
vostra patria; e nessuno canti roba vecchia! Nuova la via; nuovo il viandante: sia nuovo il canto!
Ascolta l'Apostolo che ti esorta a questo nuovo canto: Se dunque in Cristo vi una nuova creatura,
quel che era vecchio passato; ecco divenuto nuovo . Cantate il cantico nuovo lungo la via che
avete conosciuta in terra. In quale terra? In tutte le genti. Il cantico nuovo non appartiene ad una
fazione. Chi canta in una fazione, canta una canzone vecchia: qualunque cosa canti, canta roba
vecchia, come vecchio l'uomo che canta; diviso, quindi carnale, e in quanto carnale, vecchio.

Sar nuovo solo in quanto sar spirituale. Osserva che cosa dice l'Apostolo: Non ho potuto parlare
a voi come a uomini spirituali, ma come a uomini carnali. E come prova che essi sono carnali?
Quando uno dice: Io sono di Paolo; e l'altro: Io sono di Apollo, non siete forse carnali? Se dunque
sei nella via sicura, canta in spirito il cantico nuovo. Come cantano i viandanti: i quali per lo pi
cantano di notte. Sono circondati da ogni parte da rumori paurosi; o meglio, non il fragore a
circondarli, quanto piuttosto il silenzio. E, quanto pi profondo il silenzio, tanto pi sono paurose
le cose che li circondano. Si canta insomma anche per paura degli assassini. Quanto pi sicuro canti
tu in Cristo! Non vi sono ladroni in questa via; solo abbandonando la via, ti imbatterai nel ladrone.
Canta sicuro - ripeto - il nuovo cantico nella via che hai conosciuto in terra, cio, in tutte le genti.
Ricordati che questo cantico nuovo non pu cantarlo con te colui che vuole essere nello scisma.
Dice: Cantate al Signore il cantico nuovo; e aggiunge: Cantate al Signore, tutta la terra .
Confessino a te i popoli, o Dio. Hanno trovato la tua via; ti confessino, dunque! Lo stesso canto
confessione: riconoscimento dei tuoi peccati e della potenza di Dio. Confessa la tua colpevolezza,
confessa la grazia di Dio! Accusa te stesso, glorifica lui! I rimproveri siano per te, la lode per lui, in
modo che egli, venendo, trovi che tu ti sei gi punito, e quindi ti si mostri come salvatore. Perch
temete di dar gloria a Dio, voi che avete trovato questa via in tutte le genti? Perch temete di
glorificarlo e di cantare, nella vostra confessione, il cantico nuovo, insieme con tutta la terra, in tutta
la terra, nella pace cattolica? Temi di fare a Dio la tua confessione, per paura che egli ti condanni
come reo confesso? Se non facendo la tua confessione pensi di restare occulto quando confesserai
sar a tua condanna. Temi di confessare, tu che, anche se non confessi, non puoi restare nascosto!...
Per questo tuo mutismo, anzi, tu sarai condannato, mentre invece se ti fossi aperto alla confessione,
saresti potuto sfuggire alla condanna. Confessino a te i popoli, o Dio; confessino a te tutti i popoli.
La confessione salutare.

7. [vv 5.6.] E poich questa confessione non conduce al supplizio, continua e dice: Si allietino ed
esultino le genti. Se piangono dinanzi all'uomo gli assassini rei confessi, si allietino dinanzi a Dio i
fedeli confessi. Quando chi giudica un uomo, succede che la confessione venga estorta al
malfattore attraverso la paura dei tormenti, anzi talvolta, sebbene la paura venga a ricacciare in gola
le parole, tuttavia il dolore le fa uscire. Ecco il colpevole piangere in mezzo alle torture, ma siccome
teme di essere ucciso confessando, sopporta il dolore finch pu. E quando alla fine sar stato vinto
dal dolore, egli pronuncia con la sua bocca la propria sentenza di morte. Mai dunque lieto, mai
esulta. Prima di confessare straziato dai ferri; quando ha confessato, viene condannato e il
carnefice lo porta via. Dovunque un disgraziato. Ma si allietino ed esultino le genti. Per che cosa?
Per la loro confessione. Perch? Perch buono colui al quale ci si confessa. Egli chiede la
confessione per liberare l'umile; per questo condanna chi non si confessa, perch superbo, ed egli
punisce i superbi. Sii pure triste prima di confessare; ma, quando hai confessato, esulta: ormai sei
sulla via della guarigione. La tua coscienza era piena di marciume, era gonfia di pustole; ti
tormentava, non ti lasciava riposare. Il medico usa l'unguento della parola, talvolta anche taglia; usa
il bisturi salutare della tribolazione con cui vuol emendarti. Riconosci la mano del medico:
confessa, e nella confessione esca fuori e scorra via ogni impurit; e poi esulta, allietati: ci che
resta facilmente sar guarito. Confessino a te i popoli, o Dio, confessino a te tutti i popoli. E
siccome confessano, si allietino ed esultino le genti: perch tu giudichi i popoli con equit. Nessuno
ti inganna. Si allieti di fronte al giudice colui che dianzi aveva temuto il giudizio. Se ha previsto e
prevenuto con la confessione l'apparire del giudice , quando questi verr, giudicher i popoli
secondo giustizia. A che cosa potr approdare l'astuzia dell'accusatore l dove testimone la
coscienza, l dove sarai tu solo e la tua causa, e dove il giudice non cerca testimoni? Ti ha mandato
un avvocato. Per amore di lui e ricorrendo alla sua mediazione, confessa! Presentagli la tua causa:
egli il difensore del pentito, colui che chiede perdono per chi confessa ed insieme il giudice
dell'innocente. E potrai seriamente temere per la tua causa, se il tuo avvocato sar anche il tuo
giudice? Si allietino, dunque, ed esultino le genti, perch tu giudichi i popoli con equit. Ma
potranno temere che il loro giudizio sar sfavorevole. Oh, si lascino correggere, si lascino dirigere
da colui che scruta l'animo di quelli che dovr giudicare. Si correggano in vita, se non vogliono

temere quando saranno giudicati. Osserva quanto detto in un altro salmo: O Dio, nel nome tuo
salvami, e nella tua potenza giudicami . Che cosa vuol dire? Se prima, nel tuo nome, non mi salvi,
debbo temere quando nella tua potenza mi giudicherai. Ma, se prima mi salvi nel tuo nome, come
far a temere quando mi giudicher nella potenza colui che mi ha salvato nel suo nome? Del pari,
anche qui detto: Confessino a te tutti i popoli. E affinch non pensiate vi sia qualcosa da temere
nella confessione, aggiunge: Si allietino ed esultino le genti. Perch si allietino ed esultino? Perch
tu giudichi i popoli con equit. Nessuno viene a comprarti perch tu ci sia avverso, nessuno ti
corrompe, nessuno ti inganna. Sii dunque sicuro! Ma che cosa sar della tua causa? Nessuno
corrompe Dio: la cosa manifesta; ma forse proprio per questo c' maggiormente da temere, perch
non pu essere in alcun modo corrotto. Come potrai, allora, essere sicuro? Puoi esserlo per ci che
stato detto: O Dio, nel nome tuo salvami e nella tua potenza giudicami; e per ci che si dice ora: Si
allietino ed esultino le genti, perch tu giudichi i popoli con equit. E affinch i colpevoli non
rimangano atterriti, aggiunge: E le genti in terra dirigerai. Malvagie erano le genti, e tortuose e
perverse. A causa della loro malvagit, della loro corruzione e della loro perversit temevano la
venuta del giudice. venuta la sua mano e si stesa misericordiosamente sovra i popoli; ora essi
sono guidati e possono camminare sulla retta via. Perch dovrebbero temere il giudice venturo, se
prima ne hanno accolto i richiami? Si affidino alle sue mani! Egli stesso in terra dirige le genti. Le
genti sono sulla giusta direzione, camminano nella fede, esultano in lui, compiono opere buone; e se
talora, dato che navigano sul mare, attraverso piccolissimi fori entrasse dell'acqua e, attraverso
qualche fessura, penetrasse nella stiva, la si tolga via mediante le opere buone, affinch,
aggiungendosi acqua ad acqua, la quantit imbarcata non diventi tale e tanta da affondare la nave.
Ogni giorno ci si alleggerisca [delle colpe] mediante il digiuno, la preghiera, l'elemosina; si ripeta
con cuore puro: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori . Se potrai dire
cos, cammina pure sicuro, esulta nella via, canta nella via. Non temere il giudice! tu che, quando
ancora non avevi la fede, hai trovato in lui il salvatore. Ti ha cercato, quando eri empio, per
riscattarti; ora che sei riscattato ti lascer perire? E le genti in terra dirigerai.
La grazia di Dio pioggia fecondatrice.

8. [vv 6.7.] Esulta, si rallegra, esorta; gli stessi versetti ripete esortandoci. Te lodino i popoli, Dio; te
lodino tutti i popoli! La terra ha dato il suo frutto. Quale frutto? Lodino te tutti i popoli! Era terra,
ed era piena di spine. Si avvicinata la mano di colui che sradica, si avvicinata la voce della sua
maest e della sua misericordia; e la terra ha cominciato a lodare. Ormai la terra d il suo frutto.
Darebbe il suo frutto se prima non fosse stata irrigata? Darebbe il suo frutto, se non fosse venuta
prima dall'alto la misericordia di Dio? Ma tu dici: "Leggetemi che la terra ha dato il suo frutto
perch irrigata dalla pioggia". Ascolta il Signore in atto di mandare la pioggia: Fate penitenza! Si
avvicinato il regno dei cieli . Piove, e la pioggia ha il fragore del tuono: incute terrore. Abbi paura
del tuono e di cui lo manda; raccogli invece la pioggia. Ecco! dopo aver sentito la voce di Dio che
tuona e fa piovere, dopo quella voce, apriamo il Vangelo e vediamo qualche episodio. Una
meretrice, che in citt aveva una pessima fama, fece un giorno irruzione in una casa altrui. Non vi
era stata invitata dal padrone, ma era stata chiamata dall'invitato: non con la voce, ma con la grazia.
Era malata e sapeva che in quella casa c'era un posto per lei, poich sapeva che l, tra i commensali,
c'era il suo medico. Eccola entrare, questa peccatrice! Non osa avvicinarsi se non ai piedi. Piange
presso i piedi, li bagna con le lagrime, li asciuga con i capelli, li unge con il profumo . Perch ti
stupisci? La terra ha dato il suo frutto. , questo, un fatto accaduto quando il Signore mandava
direttamente la pioggia attraverso la sua bocca. E, come questo, ce ne sono tanti altri che leggiamo
nel Vangelo. Inviando poi la pioggia attraverso le sue nubi, cio attraverso gli Apostoli che hanno
annunciato la verit, pi copiosamente la terra ha dato il suo frutto; e questa messe ha ormai
riempito il mondo intero.
La benedizione di Dio e la sua efficacia.

9. [v 8.] Osserva come prosegue: Ci benedica Dio, il nostro Dio! Dio ci benedica! Ci benedica

come gi ho detto. Ci benedica tante e tante volte: moltiplichi le sue benedizioni. Noti bene la
vostra Carit come il primo frutto della terra, quello che ha preceduto tutti gli altri, matur in tempi
remoti a Gerusalemme. L ebbe origine la Chiesa: ivi discese lo Spirito Santo e ricolm i santi
riuniti insieme, sicch poterono compiere miracoli e parlare le lingue di tutte le nazioni . Essi furono
pieni dello Spirito di Dio, e quanti si trovavano in quei paraggi si convertirono. Non solo, ma pieni
di timore, accogliendo la pioggia divina, diedero nella confessione un frutto talmente grande, che
mettevano in comune ogni loro propriet per distribuirne ai poveri. Nessuno diceva di avere
qualcosa come sua propriet personale, ma tutte le cose erano in comune tra tutti, e avevano una
sola anima e un solo cuore in Dio . Veniva, cos, donato loro il sangue del Signore che essi avevano
versato: era loro donato in forma di perdono, che il Signore accordava loro, ed essi poterono bere
salutarmente ci che prima avevano versato. Grande frutto fu raccolto in quel luogo! La terra ha
dato il suo frutto: un grande frutto, un ottimo frutto. Ma, forse che solo quella terra doveva dare il
suo frutto? Ci benedica Dio, il nostro Dio; ci benedica Dio! Ci benedica ancora! La benedizione,
infatti, in via ordinaria ricorre soprattutto e particolarmente l dove si tratta di fecondit. Ne
abbiamo la prova nel Genesi. Osserva le opere di Dio. Dio fece la luce e divise la luce dalle tenebre,
chiamando la luce giorno e le tenebre notte. Ma non scritto: Dio benedisse la luce. Infatti sempre
la stessa luce che va e torna, determinando la successione dei giorni e delle notti. Chiam cielo il
firmamento tra le acque e le acque, ma non sta scritto: Benedisse il cielo. Separ il mare
dall'asciutto, e dette ad ambedue un nome: chiam l'asciutto terra, e mare la massa delle acque; e
neppure qui sta scritto: Dio benedisse. Giunse poi alle cose che dovevano recare in s il seme della
fecondit e dovevano trarre origine dalle acque. Tali cose posseggono la massima capacit di
riprodursi e Dio le benedisse dicendo: Crescete e moltiplicatevi, e riempite le acque del mare; e gli
uccelli si moltiplichino al di sopra della terra. Parimenti quando ogni cosa sottomise all'uomo, che
aveva fatto a sua immagine, sta scritto: E Dio li benedisse dicendo: Crescete e moltiplicatevi e
riempite la faccia della terra . Quindi, la benedizione esplica propriamente la sua efficacia nel
settore della fecondit, come quando si tratta di riempire la faccia della terra. Ascolta anche in
questo salmo: Ci benedica Dio, il nostro Dio; ci benedica Dio! Quale l'efficacia di questa
benedizione? E lo temano tutti i confini della terra. Dunque, fratelli miei, Dio ci ha benedetti tanto
abbondantemente, nel nome di Cristo, che i suoi figli riempiono oggi tutta la faccia della terra. Dico
di quei figli che sono stati adottati nel suo regno e sono coeredi del Figlio suo unigenito. Egli lo
aveva generato unico, ma non ha voluto che rimanesse solo. Lo ha generato unico, ripeto, ma non
ha voluto che restasse solo. Gli ha dato dei fratelli: non generandoli, certo, ma adottandoli e
facendoli suoi coeredi. Cominci col rendere lui partecipe della nostra mortalit, affinch noi
credessimo di poter diventare partecipi della sua divinit.
Prevenire il giudizio del Signore. La verit delle Scritture. Il pericolo delle lodi .

10. Siamo consapevoli di quel che valiamo. Tante cose erano state annunziate, e tutte sono ora
manifeste. Il Vangelo corre per tutto il mondo; ogni attivit umana d oggi testimonianza; si
adempiono tutte le cose che erano state predette nelle Scritture. Come fino ad oggi ogni cosa si
compiuta, cos si realizzeranno quelle che restano. Temiamo il giorno del giudizio; verr il Signore .
Colui che venuto umile, verr glorioso; colui che venuto per essere giudicato, verr per
giudicare. Riconosciamolo umile, per non aver paura di lui potente; accogliamolo umile per
desiderarlo glorioso. Per coloro infatti che lo desiderano, egli verr benigno; e a desiderarlo sono
coloro che hanno conservato la fede in lui e hanno praticato i suoi comandamenti. Peraltro, anche se
noi non volessimo, egli verr. Desideriamo dunque che venga colui che verr anche se noi non
volessimo. Come ne desideriamo la venuta? Vivendo bene, comportandoci bene. Non dilettiamoci
delle cose passate, non siamo schiavi delle cose presenti. Non chiudiamo l'orecchio con la coda
(come l'aspide); non premiamolo contro la terra. Che le cose passate non costituiscano una remora,
quando si tratta di ascoltarlo; n le presenti ci avviluppino impedendoci di meditare le realt future.
Protendiamoci verso le cose che ci stanno davanti e dimentichiamo quelle che sono passate . E se
qualcosa ora soffriamo, se gemiamo e sospiriamo, se diciamo delle parole o ne ascoltiamo
(comprendendone, magari, solo una parte od anche niente) possiamo stare tranquilli: ne

comprenderemo e ne godremo nella resurrezione dei giusti. Si rinnover la nostra giovinezza come
quella dell'aquila . Solo che noi ci decidiamo a liberarci del nostro vecchiume spezzandolo sopra
quella pietra che Cristo . Fratelli, siano vere quelle cose che si dicono del serpente e dell'aquila o
siano invece una leggenda degli uomini anzich la verit, tuttavia nelle Scritture c' sempre la verit
e non senza motivo che le Scritture ci riferiscono tali cose. Mettiamo quindi in pratica ci che tali
immagini significano, e non ci affatichiamo a cercare se corrispondano o meno a verit. Comportati
in modo che la tua giovinezza possa essere rinnovata come quella dell'aquila. E sappi che essa non
potr rinnovarsi se la tua vecchiaia non sar stata stritolata sulla pietra. Tu, cio, senza l'aiuto della
pietra, senza l'aiuto di Cristo, non potrai essere rinnovato. Non esser poi sordo alla parola di Dio,
per le attrattive della vita passata! Non lasciarti prendere e tener prigioniero dalle cose presenti,
tanto da dire: " Non ho tempo di leggere, non ho tempo di ascoltare ". Questo significherebbe
schiacciare l'orecchio contro la terra. Non essere cos. Sii invece l'opposto: cio, dimentica il
passato e protenditi verso il futuro; e schiaccia il tuo vecchiume contro la pietra. Quanto alle
similitudini che ti si adducono, se le troverai nelle Scritture ritienile per vere; se invece riscontrerai
che solo la voce popolare a diffonderle, non crederci troppo. La verit sar forse cos, o forse sar
anche diversa. L'importante che tu ne tragga profitto e che l'esempio addotto ti giovi per la
salvezza. Non ti convince questa similitudine? Deciditi per un'altra; basta che operi il bene; e
aspetta fiducioso il regno di Dio, se non vuoi che la tua preghiera sia in contrasto con te stesso. Tu,
o cristiano, dici: Venga il tuo regno . Ti grida: " Ecco che vengo ", e non hai timore? Spesso lo
abbiamo detto alla vostra Carit: non serve a niente annunziare la verit, se nell'annunzio il cuore
non s'accorda con la lingua, e a nulla serve ascoltare la verit se all'ascolto non segue il frutto. Da
questo luogo elevato noi vi rivolgiamo la parola, ma il Signore sa come per il timore siamo sotto i
vostri piedi, il Signore che benigno con gli umili. Egli sa come le voci di coloro che ci lodano non
ci facciano tanto piacere quanto la devozione dei fedeli e le virt dei buoni. Soltanto il vostro
progresso ci d gioia, mentre le lodi di cui mi circondate sono un pericolo, e non dei pi leggeri.
Tutto questo ben sa colui che ci pu liberare da tutti i pericoli, colui che noi preghiamo affinch si
degni conoscere e coronare me e voi nel suo regno, dopo averci salvati da ogni tentazione.

SUL SALMO 67
ESPOSIZIONE
Attivit dello spirito e opere esteriori.

1. [v 1.] Non mi sembra che il titolo di questo salmo necessiti d'indagini laboriose: tanto appare
semplice e facile. Suona cos: Sino alla fine, per David stesso, salmo del cantico. In molti altri salmi
abbiamo gi spiegato che cosa significhino le parole: Sino alla fine, perch fine della legge Cristo,
a giustificazione di ogni credente . Un fine dunque che perfeziona, non che consuma o rovina. Si
potrebbe certo indagare pi a fondo il significato dell'espressione: Salmo del cantico, e perch non
sia stato chiamato solamente salmo oppure cantico ma vi siano stati posti ambedue i termini. Altra
materia di approfondimento potrebbe essere la differenza tra " salmo del cantico " e " cantico del
salino ", dato che anche questa seconda iscrizione la si trova al principio di alcuni salmi. Sono
problemi ai quali forse si potrebbe dare una qualche spiegazione, ma noi preferiamo lasciare queste
ricerche ad interpreti pi acuti e pi liberi da occupazioni. Alcuni prima di noi hanno distinto tra
cantico e salmo; e, argomentando dal fatto che il cantico si proferisce con la bocca mentre il salmo
si canta con l'accompagnamento di uno strumento meccanico, cio del salterio, hanno concluso che
il cantico potrebbe significare l'acume della mente, mentre il salmo le opere materiali. Cos in
questo stesso salmo sessantasettesimo, che ora abbiamo intrapreso a spiegare, le parole: Cantate a
Dio, salmodiate al suo nome , tali interpreti le hanno distinte nel senso che Cantate a Dio si
riferirebbe alle attivit proprie della mente: attivit note a Dio e invisibili agli uomini. Le opere
buone, al contrario, debbono essere esposte allo sguardo degli uomini, affinch essi glorifichino il
Padre nostro che sta nei cieli . Per questo giustamente detto di loro: Salmodiate al suo nome, cio,
contribuite ad accrescere la sua gloria, affinch il suo nome sia pronunziato con lode. Per quanto

ricordo, in un'opera ho seguito anch'io questa distinzione. Mi ricordo d'aver letto che, ove si
incontrino le parole: Salmodiate a Dio , queste vanno intese nel senso che quanto compiamo
esternamente debba piacere non soltanto agli uomini ma anche a Dio, bench non tutte le cose che
piacciono a Dio possono piacere anche agli uomini, in quanto essi non sono in grado di vederle
tutte. Una tale esegesi, comunque, diverrebbe strana se, come si trovano le due espressioni: Cantate
a Dio e Salmodiate a Dio, cos si avesse a leggere in qualche passo: Cantate al suo nome. Anzi,
siccome questa espressione effettivamente ricorre nelle sante Scritture, la distinzione proposta da
quegli antichi risulta infondata. Mi insospettisce anche il fatto che queste composizioni rechino
ordinariamente il nome generico di salmi anzich quello di cantici, come anche il Signore dice: Le
cose che di me sono scritte nella legge, nei profeti e nei salmi . Anzi, l'intera raccolta intitolata "
libro dei salmi " e non " dei cantici "; difatti ebbe a dire il Signore: Cos sta scritto nel libro dei
salmi . Stando invece all'interpretazione di cui sopra, si sarebbe dovuto dire, penso, piuttosto " libro
dei cantici ", poich ci possono essere cantici che non siano salmi, mentre non ci possono essere
salmi che non siano cantici. Infatti lo spirito pu avere delle idee che non si manifestino in opere
corporali, mentre non vi pu essere opera buona che non sia stata pensata dalla mente. Avremmo, in
questi due casi, realizzata sempre la nozione di cantico, non sempre invece quella di salmo; eppure,
come ho detto, generalmente si parla di salmi e non di cantici. E il libro intero lo si dice " libro dei
salmi ", non " libro dei cantici ". Che se poi si va a indagare e discutere il senso delle parole e come
qualche volta il titolo sia unicamente salmo, altrove invece unicamente cantico; e come l'iscrizione
possa talora recare salmo del cantico (come, ad esempio, in questo che stiamo spiegando), mentre
altre volte cantico del salmo, allora non so proprio in qual modo si possa sostenere la distinzione
proposta. Per questa ragione continuiamo come abbiamo gi cominciato, lasciando tutte queste cose
a coloro che sono in grado e hanno tempo di approfondirle e di stabilire con motivati argomenti le
varie differenze. Noi, per quanto possiamo con l'aiuto del Signore, consideriamo e spieghiamo il
testo di questo salmo.
La dispersione dei giudei.

2. [v 2.] Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici! gi accaduto. Cristo, che sopra ogni cosa Dio
benedetto nei secoli , risorto. I suoi nemici, i giudei, sono dispersi fra tutte le genti. Dal luogo
dove avevano sfogato le loro ire e la loro ostilit sono stati sloggiati dalla guerra e sono stati
dispersi ovunque. Ora odiano ma temono; e nel loro timore fanno quanto segue: E fuggano, coloro
che lo odiano, dal suo volto. Fuga dell'anima infatti la paura. Poich, quanto alla fuga del corpo,
dove potrebbero fuggire per sottrarsi allo sguardo di colui che dappertutto offre tracce della sua
presenza? Dice un altro salmo: Dove andr, lontano dal tuo spirito, e dove fuggir dal tuo volto?
Dunque fuggono con lo spirito, non con il corpo. Fuggono perch hanno timore, non perch
riescano a nascondersi; e fuggono non dal volto di chi non vedono ma da quel volto che sono
costretti a vedere. infatti chiamata volto di Dio la sua presenza quale si manifesta attraverso la sua
Chiesa. Per questo a quanti gli erano ostili Ges ebbe a dire: Da ora vedrete il Figlio dell'uomo che
viene sulle nubi . Cos infatti venuto nella sua Chiesa, diffondendola in tutto il mondo, dove erano
stati dispersi i suoi nemici. Ed venuto proprio su delle nubi, quelle di cui dice: Comander alle
mie nubi affinch non piovano sopra di lei . Fuggano dunque, coloro che lo odiano, dal suo volto.
Abbiano timore della presenza dei suoi santi e dei suoi fedeli, dei quali dice: Ci che avete fatto a
uno di questi miei piccoli, lo avete fatto a me .
La vana superbia dei nemici di Dio.

3. [v 3.] Vengano meno come fumo che svanisce. Dal fuoco del loro odio essi si levarono in alto in
un eccesso di superbia: posero in cielo la loro bocca e gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo ! Si
presero gioco di lui dopo che l'ebbero catturato; lo schernirono quando era inchiodato alla croce;
ma, proprio per questo successo di cui si erano inorgogliti, essi furono ben presto sconfitti e
annientati. Come la cera si liquef di fronte al fuoco, cos periscano i peccatori di fronte a Dio.
Sebbene in queste parole si alluda forse a coloro la cui ostinazione si scioglie nelle lacrime della

penitenza, tuttavia con tali parole si pu intendere anche la minaccia del futuro giudizio. Dopo
essersi vanificati in questo mondo, innalzandosi come fumo, cio nella superbia, alla fine verr per
costoro l'estrema dannazione, quando essi periranno in eterno, lungi dal volto di Dio, quando egli
apparir nella sua gloria, come fuoco, a condanna degli empi e a illuminazione dei giusti.
4. [v 4.] Continua infatti: E i giusti si rallegrino e gioiscano al cospetto di Dio, e si allietino
nell'esultanza. Allora infatti udranno: Venite, benedetti del Padre mio, e ricevete il regno . Si
rallegrino dunque coloro che hanno faticato, e gioiscano al cospetto di Dio. Non vi sar, in tale
esultanza, alcuna inutile vanteria, come quando si al cospetto degli uomini: essa si manifester al
cospetto di colui che senza errore vede ci che ha donato. Si allietino nell'esultanza: non pi
esultando con tremore , come in questo mondo ove la vita umana tentazione .
L'esultanza di chi vive per il Signore.

5. [vv 5.6.] Si volge poi a coloro ai quali ha donato tanta speranza. Essi vivono ancora quaggi, ed
egli per esortarli dice: Cantate a Dio, salmodiate al suo nome. Su queste parole abbiamo gi
espresso il nostro parere quando spiegavamo il titolo. Canta a Dio colui che vive per Dio; salmeggia
al suo nome colui che opera a gloria di lui. Cos cantando e salmodiando, cio cos vivendo e
operando, fate strada a colui che sale oltre il tramonto. Fate strada a Cristo, in modo che, attraverso
l'opera di coloro che con piedi graziosi annunziano il Vangelo , i cuori dei credenti si aprano a lui.
Egli colui che sale oltre il tramonto: intendendo con questo che chi si converte a lui pu rivestirsi
di lui con una nuova vita solo se avr rinunciato a questo mondo e cos avr dato morte alla sua vita
anteriore; ovvero " oltre il tramonto " lo si dovr riferire a colui che risorgendo vinse la morte del
suo corpo. Infatti, Signore il suo nome. Se essi avessero conosciuto questo nome, mai avrebbero
crocifisso il Signore della gloria .
Dio consolatore dei derelitti.

6. Esultate al suo cospetto! O voi ai quali detto: Cantate a Dio, salmodiate al suo nome e fate
strada a lui che sale oltre il tramonto, esultate anche al suo cospetto. Anche se apparite tristi, siate
per sempre nella gioia . Mentre infatti gli fate strada, mentre preparate la via per la quale egli
avanza alla conquista delle genti, avrete da sopportare molte pene in mezzo agli uomini. In tali casi,
voi non soltanto non dovete venir meno, ma dovete gioire: gioire non dinanzi agli uomini ma
dinanzi a Dio. Lieti nella speranza, pazienti nella tribolazione . Esultate al suo cospetto! Coloro che
vi turbano al cospetto degli uomini, proveranno loro stessi turbamento quando vedranno colui che
padre degli orfani e giudice delle vedove. Si ritiene talvolta che conducano una vita desolata coloro
che vengono separati, come suole accadere, dalla spada della parola di Dio: genitori separati dai
figli, mariti dalle Mogli . Ma tutti costoro, abbandonati e divenuti vedovi, hanno una consolazione
da parte di chi padre degli orfani e giudice delle vedove. Hanno la sua consolazione se, ricorrendo
a lui, gli dicono: Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato; ma il Signore mi ha assunto .
Coloro che hanno sperato nel Signore, insistendo nella preghiera di notte e di giorno , avranno la
consolazione di Dio, alla presenza del quale i nemici saranno turbati vedendo di non aver
guadagnato niente, mentre tutto il mondo va dietro di lui .
Il luogo santo ove abita Iddio.

7. [v 7.] Infatti con questi orfani e con queste vedove (cio con coloro che sono privi di appoggi e di
speranze terrene) il Signore costruisce per s il tempio; e di questo tempio, nelle parole che
seguono, dice: Il Signore nel suo luogo santo. Spiega poi che cosa sia questo suo luogo dicendo:
Dio fa abitare nella casa quelli che hanno un solo modo di pensare, cio quelli che sono unanimi,
che sono animati da un unico sentimento. Ecco il luogo santo del Signore. Difatti, dopo aver detto:
Il Signore nel suo santo luogo, come se noi gli avessimo chiesto quale fosse questo luogo (dato che
egli tutto intero ovunque e nessun luogo corporale pu contenerlo), subito ne aggiunge la
spiegazione: affinch non lo cerchiamo al di fuori di noi, ma piuttosto, abitando in un solo modo

nella casa, ci meritiamo che lui a sua volta si degni di abitare in noi. Questo il luogo santo del
Signore, che tanti cercano per avere una sede da cui vengano ascoltate le loro preghiere. Siano essi
stessi ci che cercano; e le cose che dicono nei loro cuori, cio in questi intimi ricettacoli, li rendano
contriti . Dimorino nella casa in un solo modo, cos che essi stessi divengano dimore del Signore di
quella grande casa e vengano esauditi entro di loro. Infatti grande la casa e in essa non vi sono
soltanto vasi d'oro e d'argento ma anche di legno e di argilla: vasi ad uso nobile e vasi ad uso vile.
Per solamente coloro che avranno sgombrato se stessi dai vasi d'uso vile saranno in un solo modo
nella casa ed essi stessi saranno il luogo santo del Signore. Infatti come in un grande palazzo il
padrone non si riposa in una stanza qualsiasi ma nel luogo pi appartato e adorno, cos Dio non
abita in tutti coloro che sono nella sua casa (non abita certo nei vasi vili!). Suo tempio santo sono
coloro che egli fa abitare nella casa con un solo modo oppure con un identico costume. Quello che
in greco si dice , in latino si pu tradurre con modi (modi) e con mores (costumi); inoltre il testo
greco non reca: che fa abitare, ma soltanto: fa abitare. Orbene: Il Signore nel suo santo luogo. Qual
questo luogo? Quello che lo stesso Dio si forma. Infatti Dio fa abitare nella casa quelli che hanno
un identico costume. Questo il suo luogo santo.
Dio sa liberare i peccatori anche se induriti.

8. Il tempio di Dio viene costruito dalla sua grazia, non per i precedenti meriti di coloro con i quali
egli lo costruisce. Per convincertene osserva quanto segue: Con la sua fortezza egli libera i
prigionieri. Scioglie loro le pesanti catene dei peccati, che impedivano loro di camminare sulla via
dei comandamenti; e li scarcera mediante la fortezza, che essi non possedevano prima d'essere
raggiunti dalla grazia di lui. Parimenti libera quelli che lo irritano e che abitano nei sepolcri: cio
coloro che erano completamente morti e che si dedicavano ad opere morte. Lo irritano coloro che si
ribellano alla giustizia, mentre gli altri, i prigionieri, forse vorrebbero camminare ma non possono.
Pregano Dio per poterlo fare e gli dicono: Liberami dalle mie angustie . E quando vengono esauditi,
ringraziano dicendo: Hai spezzato le mie catene . Quelli invece che lo irritano e che abitano nei
sepolcri appartengono a quella categoria di persone alla quale allude altrove la Scrittura dicendo:
Da un morto, che come uno che non esiste, assente ogni confessione . E ancora: Il peccatore,
quando sar sprofondato nell'abisso del male, disprezza . Una cosa infatti invocare la giustizia,
un'altra resistere ad essa; una cosa voler essere liberati dal male e un'altra difendere le proprie
colpe invece di confessarle. Comunque, appartenga l'uomo alla prima o alla seconda categoria, la
grazia di Cristo lo libera con la fortezza. Con quale fortezza, se non quella che consente di
combattere contro il peccato fino all'ultimo sangue? Dall'una e dall'altra categoria si assumono
persone con le quali si edifica degnamente il tempio santo di Dio: solo che, mentre le prime
vengono solo liberate, le altre invece hanno bisogno di essere risuscitate. Infatti con un suo
comando il Signore sciolse i vincoli della donna che il diavolo aveva tenuta incatenata per diciotto
anni , e con un grido vinse la morte di Lazzaro . Colui che ha fatto queste cose nei corpi pu farne
ancora pi mirabili nei costumi, e pu far abitare quelli di un solo pensiero nella casa, traendo in
salvo i prigionieri con la fortezza, come pure quelli che lo irritano e che abitano nei sepolcri.
I fatti dell'Esodo nella storia e nella tipologia.

9. [vv 8-10.] Dio, quando uscivi al cospetto del tuo popolo. Per uscita di Dio si intende ogni sua
manifestazione attraverso le sue opere. Non appare, peraltro, a tutti gli uomini ma soltanto a coloro
che sanno riconoscere le sue opere. E non mi riferisco alle opere che sono visibili a ogni occhio: il
cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi, ma alle opere con le quali nella sua fortezza
trae in salvo i prigionieri e coloro che lo irritano e che abitano nei sepolcri e che, accomunati in un
sol costume, fa abitare nella casa . in questa maniera che egli esce al cospetto del suo popolo,
cio al cospetto di coloro che intendono questa sua grazia. Continua infatti: Quando andavi nel
deserto, la terra ha tremato. Deserto erano le genti, che non conoscevano Dio: deserto era ogni
plaga ove non era stata promulgata la legge di Dio, dove nessun profeta aveva abitato n aveva
annunziato l'avvento del Signore. Orbene, quando andavi nel deserto, quando venivi annunziato

alle genti, la terra ha tremato: gli uomini che erano terreni sono stati svegliati e indirizzati alla fede.
Ma in qual modo ha tremato? Poich i cieli hanno piovuto al cospetto di Dio. A qualcuno piacer
forse riconoscere in questa descrizione il tempo del deserto, quando Dio precedeva il suo popolo, i
figli d'Israele, apparendo ad essi di giorno in una colonna di nube e di notte nel fulgore del fuoco . E
vorr riferire l'affermazione: I cieli hanno piovuto al cospetto di Dio all'episodio della manna
piovuta sullo stesso popolo . In tal caso le parole successive: Il monte Sinai al cospetto del Dio di
Israele, distillando volontaria pioggia, o Dio, per la tua eredit, dovrebbero riferirsi al tempo
dell'esodo. Infatti sul monte Sinai Dio parl a Mos quando gli diede la legge . La manna sarebbe
quella pioggia volontaria che Dio tenne in serbo per la sua eredit, cio per il suo popolo: con essa
infatti nutr solo gli ebrei, non le altre genti. Ne conseguirebbe che, quando dice: E si indebolita,
si debba intendere che si indebolita questa sua eredit; come effettivamente accadde quando i
giudei uscirono in sommosse e, nauseati della manna, la rifiutarono bramosi di nutrirsi con la carne
e gli altri cibi con i quali erano soliti alimentarsi in Egitto . Ma, se in queste parole si deve badare
soltanto al significato letterale (e non si debba piuttosto indagare anche quello spirituale), sar
necessario precisare quando e come siano stati liberati con la forza coloro che prima erano
materialmente prigionieri e che materialmente abitavano nei sepolcri. Inoltre, se l'eredit di Dio,
cio il popolo eletto, si fosse indebolita fisicamente quando per la nausea respinse la manna, non
dovrebbero seguire le parole: Tu invece la perfezionasti, ma queste altre: Tu invece la punisti
severamente. Infatti, avendo offeso Dio con quelle mormorazioni e con quell'atteggiamento
intollerante, essi furono colpiti da un severissimo castigo . Furono tutti abbattuti nel deserto e
nessuno di costoro, all'infuori di due, merit di entrare nella terra promessa . Sebbene dunque si
possa dire che la loro eredit si perfezion nei loro figli, noi dobbiamo piuttosto attenerci al senso
spirituale. Ogni cosa infatti accadeva loro in figura , finch non fosse comparso il giorno e non
fossero rimosse le ombre .
Dio salva servendosi di intermediari.

10. Apra dunque il Signore a noi che bussiamo, sicch ci sia dato esporvi la profondit dei divini
misteri nella misura in cui il Signore stesso si sar degnato rivelarceli. Infatti, affinch la terra si
svegliasse alla fede quando il Vangelo attraversava il deserto delle genti, i cieli stillarono pioggia
dal cospetto di Dio. Sono questi i cieli dei quali in un altro salmo si canta: I cieli narrano la gloria
di Dio. In tale salmo di essi poco dopo detto: Non vi sono messaggi o discorsi dei quali non si
odano le [loro] voci. In tutta la terra giunta la loro fama e fino ai confini della terra le loro
parole . Tuttavia a questi "cieli" non si deve tributare una gloria cos grande, quasi che derivasse
dall'uomo la grazia che venuta nel deserto delle genti per muovere la terra verso la fede. I cieli
infatti non hanno piovuto da se medesimi ma dal cospetto di Dio: il quale abitava certamente in loro
e li faceva abitare nella casa in vita comune. Costoro sono anche i monti dei quali detto: Ho levato
i miei occhi ai monti, donde mi verr l'aiuto . E perch non si abbia l'impressione che egli ha riposto
la speranza negli uomini, subito soggiunge: Il mio aiuto dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra
. E al Signore altrove detto: Tu illumini mirabilmente dai monti eterni . Anche se la luce viene dai
monti eterni, tuttavia sei tu che illumini. Cos anche qui: I cieli hanno piovuto; ma: dal cospetto di
Dio. Infatti loro stessi sono stati salvati per mezzo della fede, e questo non per opera loro ma per
dono di Dio. N deriva dalle opere, per cui nessuno pu inorgoglirsene. Noi infatti siamo un'opera
uscita dalle mani di colui che fa abitare nella casa gli uomini d'un identico sentire .
L'uomo sotto la legge e l'uomo con la grazia.

11. Ma che senso ha quanto segue: Monte Sinai, dal volto del Dio di Israele? Si deve forse
sottintendere che il monte Sinai ha inviato la pioggia, per cui ci che prima ha chiamato cieli, vuol
ora intenderlo anche col nome di monte Sinai? Non altrimenti da come si esprimeva in un altro
passo ove erano chiamati monti coloro che chiamava anche cieli. Secondo questa interpretazione,
non dobbiamo preoccuparci del fatto che dice monte, e non monti, mentre l sono chiamati cieli, e
non cielo. In un altro salmo infatti, dopo aver detto: I cieli narrano la gloria di Dio, secondo il

costume della Scrittura, che solita ripetere successivamente lo stesso concetto con altre parole,
detto: E le opere delle sue mani annunzia il firmamento . Prima ha detto: cieli e non cielo; eppure,
dopo non dice firmamenti ma firmamento. Sta infatti scritto nel Genesi: Dio chiam il firmamento
cielo . Cos cieli e cielo, monti e monte non significano cose diverse ma la stessa cosa; nello stesso
modo come le molteplici chiese e la Chiesa unica non sono realt diverse ma la stessa. Perch per
menzionare proprio il monte Sinai che genera nella servit , come dice l'Apostolo? O forse
dobbiamo intendere nel monte Sinai la legge stessa, che i cieli hanno piovuto dal volto di Dio per
scuotere la terra? E si deve forse identificare il movimento della terra col turbamento dell'uomo
quando constata di non poter adempiere la legge? Se cos fosse, la stessa legge sarebbe anche la
pioggia volontaria della quale successivamente parla: Distillando pioggia volontaria, Dio, per la
tua eredit. Un tale privilegio infatti egli non fece alle altre genti, e i suoi giudizi non manifest ad
esse . Alla sua eredit invece Dio riserv questa pioggia volontaria, cio diede la legge. E si
indebolita. O la stessa legge o l'eredit. Si pu intendere che sia stata la legge a indebolirsi in
quanto non venne osservata; non quindi perch fosse debole in se stessa ma perch ha reso deboli
gli uomini minacciando la pena senza aiutarli con la grazia. Anche l'Apostolo, del resto, usa lo
stesso termine quando dice: Questo infatti era impossibile alla legge, perch era debole a causa
della carne , volendo indicare che la legge si adempie solo per mezzo dello spirito; e, se dice che
essa stessa si era indebolita, per indicare che non poteva essere osservata dagli uomini che erano
deboli. Peraltro, ad evitare ogni ambiguit, si pu intendere che si indebolita l'eredit, cio il
popolo al quale era stata data la legge. Difatti la legge sopraggiunse in un secondo momento
affinch abbondasse il delitto . Quanto poi all'espressione seguente: Tu invece l'hai perfezionata, si
pu certo riferire alla legge, poich essa stata perfezionata, cio completata, nel senso precisato
dal Signore nel Vangelo: Non sono venuto per abrogare la legge ma per completarla . E l'Apostolo
stesso (il quale aveva detto che la legge era divenuta debole a causa della carne, perch cio la carne
non poteva adempiere ci che si adempie per mezzo dello spirito o della grazia spirituale)
successivamente aggiunge: Affinch la giustizia della legge si adempisse in noi, che non
camminiamo secondo la carne ma secondo lo spirito . Orbene, tu invece l'hai perfezionata, perch
la pienezza della legge la carit ; e la carit di Dio stata diffusa nei nostri cuori non per opera
nostra, ma per lo Spirito Santo che ci stato dato . Questa l'interpretazione che proponiamo, se le
parole: Tu invece l'hai perfezionata si intendono riferite alla legge. Se invece le si riferisce
all'eredit, il senso pi facile. Se si dice che l'eredit di Dio (cio il suo popolo) si indebolita
perch le fu data la legge (in quanto la legge sopraggiunse perch abbondasse il delitto), allora le
parole che seguono: Tu invece l'hai perfezionata ricevono il loro significato da ci che aggiunge
l'Apostolo: Ma dove abbond il delitto, sovrabbond la grazia . Infatti, abbondando la colpa, si
sono moltiplicate le loro debolezze, ma poi si sono messi rapidamente in moto . Gli uomini, cio,
hanno lanciato gemiti, hanno invocato Dio, affinch con il suo aiuto si realizzasse ci che essi non
erano in grado d'attuare con il suo solo precetto.
La gratuit della grazia.

12. C' per in queste parole anche un altro significato che mi sembra pi probabile. Infatti in quella
pioggia volontaria mi pare molto pi logico scorgere la stessa grazia, nel senso che essa data
gratuitamente senza essere stata preceduta da alcun merito acquistato con le opere. Perch, se
grazia, non deriva dalle opere: altrimenti la grazia non sarebbe pi grazia . Io non sono degno di
essere chiamato apostolo - dice ancora - perch ho perseguitato la Chiesa di Dio: ma sono ci che
sono per la grazia di Dio . Ecco la pioggia volontaria. Volontariamente ci ha generati con la parola
della verit . Ecco la pioggia volontaria. Come altrove detto: Con lo scudo della tua buona
volont ci hai incoronati . Questa pioggia, mentre Dio passava nel deserto, cio era annunziato alle
genti, i cieli hanno piovuto: e non da se stessi ma dal volto di Dio, perch anche essi sono ci che
sono per grazia di Dio. E si menziona espressamente il monte Sinai, perch anche colui che pi di
tutti gli altri ha faticato (non lui da solo, ma la grazia di Dio con lui ) affinch pi abbondantemente
piovesse sulle genti, cio nel deserto ove Cristo non era stato annunziato (e quindi non edificava
sopra un fondamento posto da altri ), egli stesso, ripeto, era un israelita della discendenza di Israele,

della trib di Beniamino . Anche lui dunque era stato generato nella servit, proveniva da quella
Gerusalemme terrena che era asservita insieme con i suoi figli, e per questo aveva perseguitato la
Chiesa. Infatti egli stesso dice: Come allora il figlio generato secondo la carne perseguitava quello
che era stato generato secondo lo spirito, cos anche ora . Ottenne per misericordia, perch aveva
fatto tutto questo per ignoranza nell'incredulit . Ci meravigliamo dunque che i cieli abbiano
piovuto dal volto di Dio? Meravigliamoci piuttosto per il [dono accordato al] monte Sinai, cio
all'antico persecutore, ebreo tra gli ebrei e, secondo la legge, fariseo . Ma poi, perch meravigliarci?
Tutto ci non l'ha fatto lui stesso ma, come sta scritto poi, provenuto dal volto del Dio di Israele,
quell'Israele del quale egli stesso dice: E sull'Israele di Dio e di cui il Signore afferma: Ecco un
vero israelita, in cui non c' inganno . Ebbene, questa pioggia volontaria, che non stata cio
preceduta da alcun merito di buone opere, Dio l'ha riservata alla sua eredit. E si indebolita. Ha
riconosciuto di non essere niente per se stessa; e che tutto ci che , deve essere attribuito alla
grazia di Dio, non alle proprie forze. Ha riconosciuto ci che stato detto: Io mi glorier delle mie
deficienze . Ha riconosciuto la verit delle parole: Non inorgoglirti, ma temi . E di quelle altre: Agli
umili dona la grazia . E si indebolita; tu invece l'hai perfezionata, perch la virt si perfeziona
nella debolezza . Alcuni codici, sia latini che greci, non leggono Monte Sinai ma soltanto: Dal volto
del Dio del Sinai, dal volto del Dio di Israele. Cio: I cieli hanno piovuto dal volto di Dio; e, come
se si chiedesse dal volto di quale dio, aggiunge: Dal volto del Dio del Sinai, dal volto del Dio di
Israele. Cio dal volto di quel Dio che diede la legge al popolo di Israele. Perch dunque i cieli
hanno piovuto dal volto di Dio, di questo Dio, se non perch cos si adempiuto ci che era stato
predetto: Dar la benedizione colui che ha dato la legge . La legge fu data per intimorire coloro che
si fidavano delle forze umane e la benedizione per liberare coloro che sperano in Dio. Tu, o Dio, hai
perfezionato la tua eredit. Si era indebolita in s, ma per essere perfezionata da te.
Il timore della pena e la soavit della giustizia.

13. [v 11.] I tuoi greggi abiteranno in essa. I tuoi, non i propri; soggetti a te, non liberi al seguito
dei propri impulsi; bisognosi di te, non autosufficienti. Aggiunge infatti: Nella tua dolcezza, o Dio,
hai provveduto a chi ha bisogno. Nella tua dolcezza, non nelle risorse proprie dell'uomo. Costui
infatti nell'indigenza: tant' vero che si riconosciuto debole per essere irrobustito, si
riconosciuto povero per essere ricolmato. Questa quella dolcezza della quale altrove detto: Il
Signore dar la sua dolcezza, e la nostra terra dar il suo frutto . L'uomo operer il bene per
amore, non per timore; non per paura della pena, ma per il diletto della giustizia. Questa la vera e
retta libert. Ma il Signore prepar ci per il povero, non per il ricco che disprezza questa povert,
del quale altrove detto: Vergogna per coloro che sono nell'abbondanza e spregio per i superbi .
Chiama superbi coloro di cui ha deplorato l'abbondanza.
14. [v 12.] Il Signore dar la parola: dar il cibo ai suoi greggi che abiteranno in essa. Ma che cosa
faranno questi greggi, ai quali dar la parola? Che cosa faranno, se non quanto segue? A coloro che
annunziano con grande virt la buona novella. E qual questa virt, se non quella forza con la
quale Dio libera dal carcere i prigionieri? Forse si riferisce anche a quella virt con la quale i
predicatori operavano i miracoli.
Il Padre re, e re anche il Figlio. L'uso del pronome nella Sacra Scrittura.

15. [v 13.] Ma chi dar la parola a coloro che annunziano la buona novella con grande virt? Il Re
delle grandiose potenze del Diletto, aggiunge. dunque il Padre, il re da cui promana ogni potenza
del Figlio. Per "diletto", quando espressamente non si indica chi sia questo diletto, si intende per
antonomasia il Figlio unico. Ma non sar forse il medesimo Figlio il re delle sue potenze, cio degli
eserciti che lo servono? Infatti, siccome il re delle potenze dar la parola a coloro che annunziano
la buona novella con grande virt, si dice di lui: Il