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Bismark esercit in Germania un governo autoritario ma allo stesso tempo equilibrato:

si assicur una buona parte dellEuropa con lalleanza con limpero austro-ungarico e
con un intesa diplomatica con la Russia. Il successore Guglielmo II per non ci mise
molto a disfare quello di buono che Bismark aveva ottenuto nel tempo: si impegn in
una politica estera risoluta e presuntuosa, secondo lideologia del pangermanesimo, la
Grande Germania padrona di tutta lEuropa, in una politica imperialistica pressappoco
mondiale (ecco il termine Weltpolitik). Non rinnov lintesa con la Russia, offrendo alla
Francia lopportunit di stringervi a sua volta un accordo. Ecco che si verificava quella
situazione che Bismark aveva voluto in ogni modo evitare, lEuropa era divisa in
blocchi determinati dalle alleanze tra paesi (Triplice Alleanza: Germania, Impero
Austro-Ungarico e Italia; Triplice Intesa: Francia, Inghilterra e Russia) e la Germania per
il gioco delle alleanze era sulla carta politica letteralmente accerchiata, tra Francia e
Russia. Proprio la Francia aveva nei confronti dei tedeschi un sentimento di
revanscismo, la volont di prendersi una rivincita della tragica sconfitta da parte di
Napoleone III nella guerra Franco-Prussiana del 1870. Inoltre c da tener conto anche
della situazione delicata che stava verificandosi sul territorio dei Balcani, ormai da
sempre la polveriera dEuropa, territorio ambito dalla quasi totalit dei paesi, vuoi per
avere sbocco sul Mediterraneo attraverso i Dardanelli, vuoi per assicurarsi traffici
commerciali con lOriente, vuoi per esercitare il controllo sul Mar Adriatico: va da s
che questi interessi comuni crearono non pochi attriti, specialmente se si considerano i
dissapori nellImpero Ottomano, dato che il movimento dei Giovani Turchi voleva
rovesciare lImpero ed instaurare una monarchia costituzionale. LAustria approfitt
della rivoluzione per annettere la Bosnia, sulla quale gi esercitava il protettorato,
suscitando il malumore della Serbia appoggiata dalla Russia e dellItalia; ma la
Germania puntualmente assicur il suo appoggio allAustria nel caso in cui la Russia
fosse intervenuta: fu quindi costretta a riconoscere lannessione anche se
malvolentieri, rinsaldando lamicizia con Francia e Inghilterra. La politica estera di
Giolitti pure interess larea balcanica, sconfiggendo i Turchi nel Dodecaneso nel 1912
per il controllo della Libia. Nello stesso anno scoppi la prima guerra balcanica, in cui
Serbi, Greci e Bulgari, con la Russia, si contendevano la Macedonia, ricca regione sotto
il dominio turco: ebbero la meglio serbi e bulgari che per non si trovarono daccordo
sulla spartizione e combatterono tra loro la seconda guerra balcanica, dove la Bulgaria
venne sconfitta dai serbi appoggiati da greci e turchi. La Pace di Bucarest del 1913
decret quindi la Bulgaria come grande sconfitta e la Serbia come potenza locale pi
forte: ma le aspirazioni serbe erano ben pi ambiziose: quello che mancava era il
controllo sulla Bosnia e un affidabile sbocco sul mare. E chiaro che questo ambizioso
programma espansionistico guardava in cagnesco gli interessi dellAustria: per giocoalleanze, se qualcosa fosse andato storto, sarebbe stata una guerra estesa in tutta
Europa. Successe che nel giugno del 1914 larciduca Francesco Ferdinando dAustria,
erede al trono dellImpero Austro-Ungarico, favorevole ad una soluzione trialistica del
potere con Austria, Ungheria e Stati slavi del Sud che era vista in malo modo dai Serbi
che, come sopra, volevano un grande e unico Stato slavo indipendente, fosse in visita
a Sarajevo, Bosnia, guarda caso lultimo tassello che mancava alla Serbia per coronare
la sua politica estera. Il nazionalista-irredentista serbo Gavrilo Princip, il giorno del 28
giugno, port a termine lassassinio allerede al trono e alla moglie: sembra che questo
gesto estremo fosse stato pianificato a Belgrado, ma quasi certo che avesse trame
ancor pi intricate: rimane il fatto che lAustria, che avrebbe potuto gestire la
situazione in maniera parecchio pi riservata, us questo accadimento come scusa per
dichiarare guerra alla Serbia. Fare un polverone. E mettere finalmente un punto alla
questione balcanica. Un mese pi tardi fece recapitare a Belgrado lultimatum che
richiedeva la soppressione delle attivit irredentistiche slave, il divieto della

propaganda anti-austriaca e lapertura di uninchiesta che facesse luce sul fatto


presieduta da una commissione ibrida austro-slava. Il governo serbo consider le
richieste umilianti, non pot che respingerle. Il 28 luglio lAustria dichiarava guerra alla
Serbia. E scattarono, come previsto, le alleanze. Nella settimana successiva la
tempesta della guerra si estese in tutta Europa: per prima la Russia, mamma chioccia
di tutte le ideologie panslave a protezione della Serbia, poi la Germania con lAustria
che dichiar guerra alla Russia e alla Francia, perch si dava per scontato il suo
intervento a favore dellintesa, secondo i Trattati. C da dire che ormai lidea si
tagliava col coltello, prodotto dalla fermentazione delle idee nazionaliste, del dilagare
del razzismo, dellapplicazione alla sociologia del darwinismo inteso come selezione
naturale: la guerra ormai era la nuova lotta per provvedere allistinto di sopravvivenza,
si inneggiava alla violenza, agli scontri, alle rivolte, alle stragi, contro lo stagnante e
polveroso conformismo pacifico delluomo borghese. Un po ovunque quindi lingresso
in guerra fu festeggiato ed esaltato nelle piazze: si pensava concretamente alla guerra
come allunica strada verso la realizzazione di s, del cambiamento della situazione
sociale e politica. La Germania con la Weltpolitik del Kaiser Guglielmo II e le tesi del
generale Helmut Von Moltke teorizzava la guerra preventiva, derivata dalla psicosi
dellaccerchiamento: in pratica, per star sereni e tranquilli, bisognava sbarazzarsi del
pericolo Franco-Russo con le armi. Quello secondo cui lattacco la miglior difesa per,
vedremo, sar un autogol che pi di una volta i generali si troveranno a dover
affrontare nel corso della Prima Guerra Mondiale. Una guerra nuova, diversa, oltre che
mondiale. Una guerra industrializzata, che vede potenze investire, sullonda della
seconda rivoluzione industriale, su industrie siderurgico-metallurgiche e nuove
tecnologie: vuol dire armi, autoblindi, flotte, aerei, sottomarini. Vuol dire che le
strategie militari delle guerre Napoleonico-Ottocentesche sono ormai superati: non
funzionano. Nuovi mezzi di trasporto, fiducia positivistica nella scienza, nella tecnica e
nel progresso, sentimenti nazionalisti che esaltano la violenza: si pensava che le
guerre dora in poi non sarebbero state nemmeno pi guerre. Si credeva nel blitz. E ci
si sbagliava. La Germania aveva pronto nel cassetto il piano Schliffen, tattica di guerra
secondo cui nel giro di un paio di mesi i tedeschi sarebbero riusciti ad occupare il
Belgio, a scendere in Francia e ad occupare Parigi: e allora il destino del conflitto
sarebbe stato gi scritto. E gli eventi sembravano dar ragione alla macchina bellicosa
del Kaiser: una volta occupato il Belgio (evento che fece scendere in campo anche
lInghilterra a sostegno dellIntesa, siamo in agosto) le sturmtruppen guidate da Von
Moltke arrivarono a soli 35 chilometri da Parigi, ma dovettero arrendersi allonda durto
dei soldati francesi sulla Marna. Il tempo passava, la situazione era in stallo. Si
facevano meno gli assalti, gli attacchi diretti. La guerra di movimento diventava guerra
di posizione. E successo lo stesso anche sullaltro fronte, quello orientale: dopo aver
sconfitto i Russi sui laghi Masuri e a Tannenberg, dovettero stopparsi a met strada.
Questione a parte fu quella del genocidio degli armeni: nel 1915-6, nel Caucaso, i
turchi temevano che dovendo scegliere tra turchi-curdi e russi, gli armeni, cristiani,
avrebbero scelto i russi, quindi intrapresero la via dello sterminio e della deportazione:
almeno un milione di morti, sempre rinnegati di fronte ai tribunali internazionali. Nel
1915 sarebbe entrata in guerra anche la Bulgaria, favorendo il crollo completo della
Serbia. Dopo il successo tedesco di Verdun i francesi risposero con la battaglia delle
Somme. Nel frattempo entrava in guerra la Turchia, a sostegno dellAlleanza. La Prima
guerra mondiale fu guerra quindi di mobilitazione totale: solo un precedente cera
nella storia, la Francia di Robespierre del 94, contro tutto e tutti. Questo comportava
un impegno incondizionato dei governi a sostegno esclusivamente della guerra: la
burocrazia diventa sempre pi intricata, incominciano i razionamenti, tutti gli uomini
sono propagandati a combattere al fronte: le braccia rimaste al sicuro devono lavorare

a sostegno della guerra, produrre sostentamento ai soldati. Non si pu certo dire che
sia questa la realizzazione del liberismo ottocentesco. E pi un socialismo di guerra,
che a volte divent dittatura militare o potere assoluto. E chi ci guadagnava?
Semplice, gli industriali borghesi: la guerra doping per lindustria, sono richiesti i
massimi sforzi da tutte le macchine. Il problema sussiste quando la guerra finita, e le
fabbriche devono cambiare il loro modo di produrre: non un caso che la FIAT
decuplic i guadagni in tempo di guerra, ma dovr affrontare, come tutto il resto, la
crisi del dopoguerra italiano. Ferrovie, automobili e tassisti sono chiamati a turni
continui per portare i soldati al fronte: la guerra che va combattuta pi che su quello
esterno, al fronte interno. E forse lunica guerra in cui non sono pi i milioni di
morti che decretano il destino, ma il modo in cui si resiste e si affrontano gli sforzi
disumani della mobilitazione totale. LItalia in un primo momento si dichiar neutrale
nei confronti della guerra: cos voleva la maggioranza dei parlamentari, cos voleva
Giolitti che aveva ben altri piani: visto che lItalia era temuta dagli austriaci, su questo
voleva guadagnare. Volevano rimanere neutrali anche i cattolici, i liberali giolittiani e i
socialisti, che nella Seconda Internazionale avevano ritenuto la guerra come uno
scontro tra interessi capitalistici dalla quale i proletari sarebbero usciti solo che
sconfitti. Tra gli interventisti invece, si annoverano gli irredentisti-nazionalisti di destra
che volevano riprendersi Trento e Trieste, tra cui DAnnunzio, mentre tra la sinistra
democratici che volevano condannare una volta per tutte i regimi autoritari, liberali
conservatori che ritenevano le battaglie unoccasione per far accrescere il prestigio
dello Stato e i sindacalisti rivoluzionari, che cos facendo volevano mettere in
discussione lattuale organizzazione sociale. Gli interventisti erano meno numerosi, ma
erano molto pi rumorosi: inoltre anche tra gli ambienti della corte e tra gli alti ufficiali
dellesercito si prendeva in considerazione lipotesi, anche il Re Vittorio Emanuele III
era daccordo. Fatto sta che lItalia fece il suo ingresso in guerra quasi con un colpo di
stato, allinsaputa del parlamento, quando il ministro degli Esteri Sonnino sottoscrisse
il 26 aprile 1915 il patto di Londra con cui lItalia si impegnava entro un mese ad
entrare in guerra a favore dellIntesa, a patto di ricevere in caso di vincita, territori ben
pi ampi che delle terre irredente, tra cui Albania, Dalmazia, Dodecaneso e colonie
Tedesche. Ma lItalia, che faceva ancora parte della Triplice Alleanza, dichiar guerra in
un primo momento solo allAustria: Salandra voleva giocare su due tavoli, da un lato
vincere lAustria e riprendersi Trento e Trieste, dallaltro una volta sfondato lImpero
Austro-Ungarico, farsi pagare la neutralit dalla Germania. Il 3 maggio lItalia denunci
lalleanza: lesercito, guidato da Luigi Cadorna in modo autoritario e disorganizzato, si
sistem una linea del fronte che aveva la forma di una s sdraiata, dal passo dello
Stelvio al fiume Isonzo: sfondando sullaltopiano di Asiago i nemici avrebbero potuto
cogliere alle spalle i soldati italiani. Tra giugno e dicembre si svolsero le 4 battaglie
dellIsonzo, che non risolsero un bel niente: nel giugno 1916 gli austriaci organizzarono
la Stafexpedition, la spedizione punitiva contro i traditori dellAlleanza, ma furono
respinti dallesercito, che anzi avanz qualche chilometro occupando Gorizia.
Nellottobre del 1917 gli austriaci sfondarono le linee italiane a Caporetto: cera il
rischio che arrivassero dritti dritti nel cuore dellarea industriale del paese a forma di
stivale. Ma lavvicendamento al governo (arriva Vittorio Emanuele Orlando) ma
soprattutto al comando dellesercito, col generale Armando Daz, confer ai soldati una
specie di energia elastica, che una volta accumulata, si rivers tutta contro le linee
nemiche, sgominando gli austriaci. Nel 1917 inoltre la Russia non riusc pi a
sopportare il fronte interno: visse due rivoluzioni, la prima, di febbraio, di stampo
liberal-borghese, la seconda, in ottobre, a carattere socialista-comunista, capeggiata
da Lenin: nel marzo del 1918 Lenin firm di tutto pur di far uscire la Russia dal
conflitto, perdendo Polonia, Paesi Baltici, mentre lUcraina diventava indipendente. Il

blocco navale imposto dallInghilterra agli imperi centrali, a distanza di due anni,
iniziava a far effetto. Non era facile resistere agli sforzi. Nonostante un sospiro di
sollievo con loccupazione nel 1916 della Romania, ricco deposito di
approvvigionamenti e derrate alimentari, ogni giorno in pi che passava sembrava
sempre pi difficile un esito positivo del conflitto per gli Imperi. Con la battaglia marina
dello Jutland la Germania prov a eludere il blocco navale, ma non vi riusc: anzi, con
laffondamento per mezzo di un sottomarino del transatlantico Lusitania convinse il
neutralista Wilson ad intervenire in favore dellIntesa. Con lapporto di mezzi e cibo
dagli USA allIntesa, ormai la fine degli Imperi era certa. Dopo la pace del 1918 di
Brest-Litovsk con la Russia, lImpero dedic gli ultimi sforzi ad un ultimo attacco sul
fronte occidentale: ma dovettero arrendersi agli anglo-francesi sempre sulla Marna e
vicino ad Amiens. La Bulgaria nel settembre si arrese ad un esercito franco-serbo;
Ungheria, Cecoslovacchia e Iugoslavia si dichiararono indipendenti dallAustria, che a
Vittorio Veneto sub la controffensiva italiana. Nel novembre limperatore Carlo I abdic
e abbandon lAustria, dove venne proclamata la repubblica. Stessa sorte per
Guglielmo II che lasci il governo (ora repubblica) al socialdemocratico Ebert. Con
larmistizio di Rethondes finiva la guerra.
Nel gennaio 1919 vennero stilati i trattati di pace: furono tanti quanti gli sconfitti, i
quattro imperi (Austria-Asburgico-Ottomano-Russo) pi lUngheria, giudicata colpevole
per aver occupato Serbia e Romania e aver annesso la Croazia secondo il progetto di
magiarizzazione dei territori. La linea che prevedeva Wilson si basava sul principio di
autodeterminazione: eliminare la diplomazia segreta e lasciare libert democratica alle
nazioni. Ma ebbe pi successo la linea punitiva proposta da Clemencau, al tavolo dei
vincitori per la Francia. Fatto sta che il vero vincitore della guerra era Wilson e gli USA:
alla faccia del filantropismo, quello ci guadagn un sacco di quattrini: il suo interesse
era quello economico. Ho dato aiuti alle potenze dellIntesa? Bene, 7 miliardi di dollari
di debiti pi una linea di traffici commerciali nuova di zecca tutta da inaugurare.