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Comitato Tutela Salute

Ambiente Montelupo
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50056 Montelupo Fiorentino (FI)

Alla Regione Toscana Settore Valutazione di impatto ambientale Valutazione


ambientale strategica Opere pubbliche di interesse strategico regionale
Inviate allindirizzo PEC: regionetoscana@postacert.toscana.it
*****
Il Comitato Tutela Salute e Ambiente Montelupo, in persona del Presidente,
Alessandro Carboncini, nato a Firenze il 24.02.1977 e residente a Montelupo F.no, C.F.
CRBLSN77B24D612N, consultati gli elaborati presenti sul sito della Regione
www.regione.toscana.it/via, con il presente atto provvede al deposito delle proprie
osservazioni, in relazione al Procedimento di verifica di assoggettabilit a VIA art. 48 LR
10/2010 e s.m.i. e art. 20 D.Lgs 152/2006, del progetto proposto dalla Soc. Colorobbia
spa, finalizzato alla realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti e scarti industriali
per il recupero di metalli preziosi con auto-produzione di energia sito nel Comune di
Montelupo Fiorentino

OSSERVAZIONI
1. Mancato collegamento dei materiali trattati nell'impianto con le finalit di
impresa.
Il progetto prevedere due linee di attivit: la prima (c.d. divisione REFINING) relativa a
un impianto di trattamento (compreso bruciatura e fusione) di rifiuti speciali pericolosi e
non, finalizzato al recupero di materiali preziosi.
Posto dunque che lobbiettivo aziendale di questa divisione dell'impianto quello di
recuperare materiali preziosi -e non quello di fare incenerimento tout court -, la richiesta
di autorizzazione all'utilizzo di centinaia di materiali, anche pericolosi, presentata dalla
proponente non appare in alcun modo collegata alle specifiche finalit di recupero
materiali preziosi dell'azienda.

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Infatti, nel progetto si richiede1 lautorizzazione per lutilizzo molti codici CER2, (tra cui
anche rifiuti prodotti da trattamento di minerali, da agricoltura, sostanze organiche,
carta, pelli, tessuti, petrolio, fanghi, fertilizzanti, plastiche, gomme, coloranti, prodotti
fitosanitari, prodotti farmaceutici, vernici, materiali ceramici, inchiostri, adesivi,
materiali non ferrosi, vetro, derivanti da processi galvanici, zincatura, solventi organici,
imballaggi, veicoli fuori uso, apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti organici
contenti sostanze pericolose, batterie ed accumulatori, catalizzatori esauriti, rifiuti
liquidi acquosi contenenti sostanze pericolose, materiali refrattari, rifiuti derivanti da
attivit di costruzione/demolizione, rifiuti legati a diagnosi, trattamento e prevenzione
negli esseri umani, rifiuti da incenerimento, frazioni oggetto di raccolta differenziata-tubi
fluorescenti, batterie, rifiuti ingombranti), dei quali non dato comprendere quali
relazioni possano avere con la finalit di recupero di metalli preziosi. Non si
comprende infatti quale recupero di metalli preziosi si possa ottenere dalla combustione
di elementi quali es. carta, pelli, tessuti, plastiche, gomme, sostanze organiche ecc.
Inoltre, il progetto si limita a specificare i quantitativi totali dei materiali di cui chiede
lautorizzazione (si afferma che verranno utilizzati 350 t/anno di materiali non pericolosi,
e 650 t/anno di materiali pericolosi, si veda Elaborato A, pag 17-20), senza per
indicare, nemmeno in via di approssimazione, le quantit dei distinti materiali che si
stima di utilizzare.
Nellottica di una efficace valutazione dellimpatto ambientale dellopera, si ritiene
fondamentale avere una stima pi precisa dei singoli materiali che si vorranno sottoporre
ad incenerimento, risultando intuitivamente diverso, in termini di impatto ambientale, se
ci che viene sottoposto a bruciatura sono 650 t di carta, pelli o tessuti, o 650 t di batterie,
1

Si veda Elaborato A Relazione progetto, pagg. 17-20


Si richiede lautorizzazione per luso di oltre 300 sostanze, di cui oltre 150 vengono
qualificate come pericolose.
2

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gomme o veicoli fuori uso.


Si chiede pertanto, che vengano individuati in maniera specifica i codici CER che sono
funzionali allesercizio dellimpresa, escludendo lautorizzazione per quelli non legati
alla specifica attivit di recupero di metalli preziosi.
Si chiede altres, ai fini di una corretta analisi dellimpatto ambientale, che vengano
stimate le quantit indicative dei singoli materiali di cui si chiede lautorizzazione alluso.
*****
2. Mancata indicazione della capacit massima dell'impianto.
Limpatto ambientale dellimpianto nel comparto REFINIG, che il progetto ci descrive
come scarsamente significativo, viene calcolato su una stima dei materiali che verranno
sottoposti a bruciaturadi 678 tonellate/anno (si veda Elaborato C. Studio Preliminare
Ambientale, pag. 107)3 e che ci vengono riferite come portata operativa stimata
dell'impianto.
Il progetto non riporta, tuttavia, qual' la capacit massima dell'impianto, limitandosi a
specificare che la stima di cui sopra viene ipotizzata calcolando 2 turni lavorativi di 8 ore
(e quindi 16 ore/giorno), per 220 giorni lavorativi all'anno (si veda tabella 1, pag. 17 del
predetto Elaborato C).
Riteniamo, sulla base dei dati forniti nel progetto, che l'impianto abbia una capacit di
gran lunga superiore a quella evidenziata dall'azienda.
Si legge, infatti, sul progetto (si veda elaborato A. Relazione progetto, pag. 32), che
l'attivit di incenerimento dei rifiuti, si cita testualmente, " effettuata in un forno
rotativo, FR01, con capacit massima di 500 kg/h, e tre forni statici, di cui due aventi
capacit massima di 500 kg/ciclo (FS01 ed FS02) ed uno in grado di trattare 100

Si fa notare come, tuttavia, nella tabella 1, pag. 17 dellElaborato C. Studio Preliminare


Ambientale, si stimino in 720 tonnellate/anno i rifiuti sottoposti a pirometallurgia.

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kg/ciclo (FS03). Ogni forno dotato di un bruciatore di accensione nelle camere di


combustione alimentato a gas metano. Il caricamento dei forni statici FS01, FS02 ed
FS03 avviene in maniera discontinua; il ciclo di combustione ha durata media di 6 ore. Il
caricamento del forno rotativo FR01 pu avvenire in maniera continua o discontinua".
Da quanto sopra emerge che l'impianto prevede 4 forni:
- 1 da 500 kg/h (che pu operare anche in maniera continua, ed certo interesse
dellazienda che ci avvenga);
- 2 da 500 kg/ciclo e 1 da 100kg/ciclo. I cicli di questi ultimi 3 forni hanno una durata
media di combustione di 6 ore.
Ipotizzando i livelli operativi indicati nel progetto (16 ore per 220 giorni lavorativi), il
forno rotativo FR01, pu incenerire un totale di 8 tonnellate di rifiuti al giorno (kg 500 x
16).
I 2 forni statici da 500 kg possono trattare in 2 cicli (12 ore), 2 tonnellate di rifiuti/giorno,
quello da 100, circa 200kg. Laddove si riuscisse ad ottimizzare, realizzando 3 cicli in una
giornata (18 ore circa), i tre forni statici tratterebbero complessivamente 3,3
tonnellate/giorno.
Pertanto, l'impianto lavorando circa 16 ore al giorno ha una capacit di incenerimento di
circa 10,2-11,3 tonnellate.
Moltiplicando per i 220 giorni lavorativi indicati nel progetto, l'impianto ha una capacit
di trattamento di 2.244-2486 tonnellate/anno, e quindi di oltre 3,5 volte quelle indicate
nel progetto.
Continuando nell'analisi, la capacit massima teorica dell'impianto4 calcolata con una
lavorazione di 24h/al giorno per 365 gg l'anno, pari a 5986 tonnellate/anno, ossia quasi
9 volte quelle ipotizzate.
4

Verosimilmente irrealistica sul piano pratico-operativo.

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Alla luce di quanto sopra, allo stato attuale, non sussistono sufficienti garanzie che
l'impatto ambientale delle emissioni inquinanti sia quello indicato nel progetto,
considerato che viene ipotizzato sulla base di un trattamento dei rifiuti fortemente
sottostimato rispetto a quelle che appaiono le reali capacit dellimpianto.
Inoltre, le misure di contenimento delle emissioni previste nel progetto, essendo
parametrate ad un dato che potrebbe essere di gran lunga inferiore a quello reale,
potrebbero non essere in grado di garantire un ottimale abbattimento delle
emissioni.
Allo stato, pertanto, si ritiene doveroso, indicare con esattezza le capacit operative
massime dellimpianto, e sulle basi di quelle operare una stima delle emissioni, e delle
idonee misure di abbattimento e contenimento delle medesime.
Si ritiene altres necessario ricevere adeguate garanzie circa il periodo di effettivo
esercizio dellimpianto, predisponendo efficaci strumenti di controllo finalizzati a
monitorare che lattivit produttiva sia eseguita per un massimo di 16 ore/giorno e per un
periodo non superiore ai 220 giorni stimati nel medesimo. Si ritiene altres opportuno
predisporre sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri di combustione e delle
relative emissioni gassose inquinanti.
*****
3. Non attendibilit dei risultati del modello di calcolo del modello diffusionale
Il progetto stima limpatto ambientale dellimpianto sul territorio attraverso uno specifico
software (CALPUFF MODEL SYSTEM) con la finalit di determinare gli effetti delle
emissioni su diversi recettori dellarea interessata. Tuttavia, nel modello diffusionale
atmosferico proposto, non sono state considerate le condizioni peggiori per la
dispersione degli inquinanti gassosi emessi. E stato infatti utilizzato come parametro
quello della ventosit media, ma non lo scenario peggiore possibile, che quello delle

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c.d. calme di vento, che non stato preso in considerazione nel modello di calcolo. Non
viene inoltre considerata linfluenza che le emissioni potrebbero avere sul numero di
superamenti dei valori limite di soglia per i principali inquinanti.
Inoltre, Sebbene il quadro emissivo (tab. 3 par. 9.3 Elaborato A del Progetto
Preliminare e Studio Preliminare Ambientale) preveda la possibile presenza di
emissioni inquinanti quali Metalli Pesanti, IPA e PCDD+PCDF (c.d. diossine e
furani), essi non vengono poi presi in considerazione nello studio di impatto ambientale,
senza che sia spiegato il motivo di tale omissione.
Si chiede, pertanto, che il modello di calcolo venga verificato sul c.d. worst case, e sul
numero di sforamento dei valori limite, nonch con riferimento alla possibile presenza di
emissioni inquinanti quali Metalli Pesanti, IPA e PCDD+PCDF
*****
4) Sulla rilevanza delle emissioni inquinanti
Limpatto, alla sorgente, delle emissioni potenzialmente inquinanti pare essere
significativo.
Si legge, infatti, nellelaborato C Studio Preliminare Ambientale, pag. 82 che si pu
stimare come il contributo delle polveri PM10 alle emissioni pari a circa il 20% delle
polveri totali emesse5, pertanto il contributo al totale comunale delle emissioni massime
stimabili dal nuovo impianto inferiore al 10%. Stessa valutazione proponibile per
quanto riguarda le emissioni di NOX; inoltre, sempre nellelaborato C, si stima un
quantitativo di emissioni di polveri PM10 da parte dellimpianto pari a 3,4ton/anno
(tabella 6, pag 82).
Pertanto, paragonando i dati di emissione dellimpianto con i valori forniti dallIRSE,

Ossia tutte le emissioni del Comune di Montelupo, da tutte le fonti emissive, compreso il traffico.
veicolare

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relativi al comune di Montelupo nellanno 20036, emerge che, allepoca, il quantitativo di


TUTTI gli Impianti di combustione industriale e processi con combustione aveva un
valore di emissione di PM 10 pari a 2,3 ton/anno; ossia di gran lunga inferiore a quello di
3,4 dellimpianto in questione. Se ne deduce che la struttura operativa di cui si chiedere la
realizzazione avrebbe una emissione maggiore di quello che, allepoca, era tutto il tessuto
produttivo cittadino (e, verosimilmente, allepoca, probabilmente gli impianti
industriali/artigianali erano di molto superiori a quelli attuali).
Alla luce di quanto sopra, anche considerando i frequenti sforamenti dei valori limite
previsti dalla legge, riteniamo che il progetto possa aggravare notevolmente le condizioni
ambientali e di salute nel comune di Montelupo e limitrofi.
*****
5. Formazione di Diossine e furani
Nel progetto non sembra sufficientemente approfondita la questione di eventuali
formazioni di diossine e furani.
Considerato infatti che il processo produttivo dellazienda prevede la bruciatura di rifiuti
di diversa natura (tra cui numerose tipologie di componenti plastiche) in alcuni forni a
ciclo di carico, mediante lutilizzo di combustibile metano o GPL, non si pu certo
escludere la eventuale formazioni di diossine e furani, soprattutto nelle fasi transitorie del
ciclo di combustione.
Si chiede, pertanto, che vengano effettuati approfondimento sul punto, con previsione di
eventuali sistemi di abbattimento specifici.
*****
6. Necessit di un sistema di rilevamento in continuo dei parametri di combustione
Alla luce di quanto evidenziato nei precedenti punti, e con tutte le perplessit evidenziate
6

Ultimi dati registrati.

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sub paragrafo 2 sulla capacit operativa dellimpianto, si ritiene che, considerati i


notevoli quantitativi di emissioni gassose inquinanti che limpianto produce, si rende
necessario un sistema di rilevamento in continuo dei parametri di combustione e delle
principali emissioni gassose, tra cui le diossine.
*****
7. Necessit di un impianto di depurazione dei liquidi
Il progetto prevede la presenza di notevoli quantitativi di rifiuti liquidi, sia nel comparto
c.d. REFINIG, ove vengono stimati in circa 735 ton/anno che si dichiara saranno smaltiti
mediante raccolta in appositi contenitori/serbatoi e smaltimento conto terzi; sia
soprattutto nella divisione c.d. ECOLOGY, nella quale previsto il deposito e lo
stoccaggio di ulteriori circa 14.000 ton/anno di sostanze liquide.
Alla luce di questa ingente quantit di rifiuti liquidi, si ritiene che si debba comunque
prevedere un impianto di depurazione, in caso di sversamenti, rotture ed altri eventi
accidentali, al fine di scongiurare la contaminazione della rete idrica.
*****
8. Mancato rispetto della L.R. n. 20 del 31.05.2006, in riferimento allimpianto di
depurazione delle acque di prima pioggia.
Il progetto non prevede un impianto di depurazione delle acque di prima pioggia, come
richiesto dalla Legge Regiona Toscana del 31 maggio 2006, n. 20
*****
9. Necessit di adeguarsi alla disciplina di cui al D.Lgs n. 105/2015?
Considerato la tipologia di materia trattate, rifiuti e scarti di lavorazione anche pericolosi,
e le quantit delle medesime, appare necessario un approfondimento al fine di valutare se
limpianto in questione ricade nellambito della disciplina del D. Lgs n. 105/2015 relativa
agli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (c.d. Seveso III)

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10. Sullattivit di intermediazione e stoccaggio (divisione c.d. ECOLOGY)
Si ritiene che il progetto non chiarisca quale sia la finalit della c.d. sezione ecology,
nella quale si stima uno stoccaggio di circa 14.000 tonnellate anno (95% liquidi) da
conferire a terzi autorizzati. Non risulta infatti specificato su quale sia la convenienza in
questo tipo di intermediazione, nulla si dice sulla origine dei rifiuti che vi sarebbero
stoccati, ecc.
In ogni caso, si ritiene che dovrebbero essere istituiti dei meccanismi di controllo,
finalizzati alla tracciabilit dei flussi e alla sicurezza dei trattamenti e degli smaltimenti
effettuati.
*****
Alla luce delle considerazioni precedono,
CHIEDIAMO
che il progetto presentato dalla Soc. Colorobbia spa venga assoggettato alla procedura di
Valutazione di Impatto Ambientale prevista dall'art. 43 comma 1 lettera a) della LR
10/2010 e s.m.i. e all'art. 21 e seguenti del D.Lgs 152/2006, a causa dei potenziali impatti
negativi e significativi sull'ambiente e sulla salute umana (art. 43 comma 1 lettera c), per
tutti i motivi gi evidenziati nella narrativa dellatto; ed anche in considerazione
dellattivit di incenerimento/termovalorizzazione che viene svolta nello stabilimento, per
la quale si ricade nella lettera m) dell'allegato III alla parte seconda del D.Lgs 152/2006.
Si chiede, inoltre, che lo stabilimento venga sottoposto a procedura di V.I.S. (Valutazione
di Impatto sulla Salute) avvalendosi del principio di precauzione sancito dalla normativa
europea di settore.
Montelupo Fiorentino, 21 Giugno 2016
Il Presidente Comitato Tutela Salute Ambiente Montelupo

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