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L'arte della serenita


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p.sirrlisico, tt usL't' tl u I | 1e t u r LrI c &l u i I i ht ttt.l i rt i ttIt ri rtri Ic .tt c / r' s l t |trr|tl c r I s i s i Ittc t s uIIo Ii rtt' a c l i dL' nturt' u:Ionc ' .l i ' tto1tlro.slt't'sigt'n--r,: i t1u c'I l' u r rn o n i tt t'tt' i
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t.\1trtarl u quondo /o .s r.s i rry tc rc l tta? Il y tntbl L' tna i s tuto (l i b(tttLttoc l ui s uggi tl i tutIi i ttmpi t' di ttttti t y ;aes i .l ' urtt' rttl o
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ltrolortclt' t'ht' nt<'ttrnut in crl.sl la st'rL,rt i t it t' r t' o I i : : u rt', <'o n I e tn etl i t u : t o tt i
c l u' trc c l t' ri tan(), ut1u porti c ol urt' .l orma di tt' rapi tt, tl utl l a t' he un ttnl po s i
t' h i a tn u va <cu ra cleI I' un i nt u >.

Introduzione

Scopo di questaopera d indicare una serie di riflessioni con cui si possatrovaree nrantenerequello stato di equilibrioche d la condizioneprima dcl nostro
<Tut1ivogliono esscrefelici,, scriveSenebc-ncssere.
ca in una sua operetta(ma poi sono conlusiquando
devonodeciderecio che rende lelice la loro vita.>
In el'fetti,qucstab una lacunaanchedel nostrosistemileclucittivo:
mancauna ntateria,una disciplina,
sappizt
che
suggerircila via della sagge7,zlr,la
vizrdell'armoniae della misura. Esistonoicleologie,
filosol-ie,r'eligioni,scuolccli psicologiae rami dellzrscienza che si disputernola scenae che ci propongono
soluzioni a questoo qr,relproblema. Noi perd abbiamo bisognodi qualcosadi piu semplicee di piir pratico, e anchedi men<tspecialistico:
un insiemecoordinato di conclsccnzechc'ci dica contc comportarci
nella vita di tutti i giorni, come cavru'celanelle diflficolti, come gestirei nostri stati cl'aninrcl,
la nostra
"econonriaintc'riore",e come ordinare la scaladei
nostri valori. Poncndoall'inizio di qr"resta
scarlaproprio la sereniti\,abbiamo scclto il bene su cui poggianotutti gli altri, la chiavedi volta dcll'interosistema psicologico.E inutile propagandirreideali di
amore,di l'ratellanz.a
e di pacese ci si climenticadell'esigenzafondamentaledegli esseriumani: vivere
con tranquilliti.

Nessun insegnamento,nessun messaggiod veramenteutile sc non assicural'armoniadi basedell'individuo, nci conlrrrntidi se stesso,degli altri e dcll'ambientc. E cla clui che parte ogni possibilitd di
screnita e di convivenza,il sensopositivo dell'esistcnza.
Screnitdsignifica non esserein ansia,non sentirsi
in colpa, non provare disagio, non vivere n6 troppcr
tesi n6 troppo fiacchi, non indulgeren6 all'attivism<.r
n6 all'abulia,non cederen6 all'esaltazioneni al pessimismo, non credersi n6 superiori n6 inferiori agli
altri; serenit) d seguireuna f'lessibileviardi mezzn,d,
goderesaggiamentedei beni dell'c'sistenza.
Sereniti
d conoscerese stessi,cercando di capire anche il
prossimo.
Troppi sono perd gli ostacoliche si f'r-appongono
a
questacondizione,che dovrebbeesserenaturale.
La societi e l'educazionefanno di tutto per convincere i giovani che la vita sia una speciedi gara a
premi, dove l'arltro0 inevitabilmenteun concorrente
tutti
da battere.Da simili idealicompetitivinasc<-rno
i nostri problemi. E nascel'esigenzadi un'operadi
decondizionamento,di un "lavoro interiore".
Due sono le tr:rdizionispirituali che si sono occupate di questo tipo di lavoro: da una parte qr"rella
orientalc che {a carpoad almeno sci sistemi culturali
(Vedanta,Yoga,Taoismo,Buddhismo,Tantrismoe
quella occidentaleche, paflenZen) e dall'altrapzrr-te
do dalla corrente orfico-pitagorica,giunge fino allo
Stoicismoe al Neoplatonismo,nonch6 a tanti autori
successivi(alcunidei quali sonocitati in questolibro).
Nel nostro tcntativo di o['frireal lcttore odierno
una sorta di guida alla serenild,ci d sembrato naturale ['areril'c'rimentoprincipalmL'ntEa quc'stidue
grandi filoni della meditaz.ione
di tutti i tempi,con i
loro vari addentellatimoderni. In piir, abbiamo ag6

giunto qualche esponentedi quella psicologia contemporaneache non pud ovviamentemancare in


un'oper:rdedicataall'artedel vivcre bene.
Su questi argomcnti csistc come un Filocontinuo,
un dialogo costante,fra Oriente e Occidente,fr"aantichitA e modernitir,tanto che il libro.assumeun sorprendente carattere di omogeneitd.Talora, in questo
scambio di battute attraversoi secoli e le culture, si
scopreuna perf'ettaconcordanzadi vedutetra autori
tanto diversi.
Le "meditazioni" sono state scelte privilegizrndo
certi temi comuni e seguendoun criterio preciso:offrire suggerimentipratici, metodi psicologicie riflessioni che siano utili a slrperarei momenti dil'ficili e a
ritrovare la serenit2r.Qtrestob infatti il potere clella
precostituire una rete di tecniche,di ragiosaggezz.a:
namenti e di processimentali che siano in grado di
parare i colpi peggiorie di ridimensionarele illusioni, in modo da mantenereun buon rapporto con la
realtd,un livello ottimale di equilibrio.
Il fine d quello di costruire un individuo responsabile e.autonomo,capacedi esserepadronedi se stess-o,i(Sonopochi coloro che dispongonosaggiamente
di se stessie delle proprie cose) scriveSeneca.uTutti '
gli altri, a somiglianzadegli oggetti che galleggiano
nei fiumi, non vanno clasd, ma sono trasporlati.>

1. Rinascere
Nellavita il compitoprincipaledell'uon,o
d dareallaluce
sestesso.
EnrcrrFaol,rtr,t
Quando nasciamosiamo eredi di un complessopatlimonio genetico,non solo per quanto riguarda i
caratteri fisici, ma anche per quanto riguarda le tendenz.epsicologiche.Se per esenrpiosiamo portati
per-la musica o per la matematica,questaprcdisposizioneci viene tramandatada qualcheprogenitore.
All'iniziosiamosoltantoun "mosaico"di caratteri,
di tendenze,di potenzialitA.La nostravera nascita,
la "nascitaspirituale",non d ancoraavvenuta:siamr-r
stati scelti,ma non ci siamo scelti.
Il nostro compito - diventarenoi stessi,diventare
- non d dei pitr facili,e
cid che siamopotenzialmente
rappresentail lavoro e il scnsodi tutta una vita. Come dice un proverbio talmudico: oSeio non sard me
stesso,chi Io sard per me? E, se non ora, quando?".
Non bastanascere:occorredare un sensoalla propria vita, occorre"scegliersi".E, per realizzarequesto
compito,bisognaprenderele distanzeda cid che ci d
stato tramandato,dai valori e dai comportamentiche
abbiamoereditatodal passato.Checosafa partedella
nostraveranatura?Checosaci vieneimposto?
Per risponderea questedomande,per avere un
ll

criterio direttivo, dobbiamo riuscire a distinguerc


cid che ci fa sentire sereni e rcalizzati da cit) clrc'ci
opprinre:ecco la regolaprima.
il
Anchese saclifici c adattamentisono ne-cessar"i,
t-tot-t
criterio della feliciti, o almeno della screniti,
pud esserea lungo disattc'so."Dare alla luce sc stcsritrovarela propria natllrel
so" significainnernzitutto
d,i
e stabilire con essaun rapporto di piacevolcz.'t.a,,
bencssere;signilica stirrebene con se stessi.
nChe cosa dice la tua coscienza?nsct'iveNietzsche."Devi diventareouclloche sei.o

Ecco perch6il consigliodi Seneca,se ottemperato


sistenraticanrente,
si tras{brmain una speciedi autooQuandola mented immobilc',legtcrapiamcntatle.
gianrc;nel testo taoista del Wen-tztrolo spirito si troverir in uno stilto di attenzione.Se ritorni al vuoto,
ciir estinguerdle azioni compulsivee pr.rrri la mente
in quiete.Questad la liberti dei saggi.,
Non c'd via dclla screnitdche non passi,inconsapcvolmenteo de'liberatamente,
per questaopc-ruzione di decondizionamento.
Affen-naBacchilide:nUna i la rcgola, una c\la via
della felicitd:conserv:ire
la mente libcra da preoccupzrz.ioni,
cr-r-rcci
e angosceinutili,.

2. "Guardarsi"
itlbcnea certcpcrsonesc potcssct'<l
Oh, quantofirrcbbc'
!
lontanarsi
clasestesse
SuNrlc,r
Per riuscirenel compito di "diventar-e
ciir che sii.rmr)",
l'irr1c
di osselvarenoi stcssi,dobdobbiamoimparare
guardarci
come farebbeun cstraneo.
biamo an-ivarea
di auto-osselaz.ioneE essenziale
Questaoperaz-ione
per lerreil punto dcllarnostracondizioneintcriorc.
La "presadi distanz.a"nrcditittivad qualcosadi diverso dal classico"conosci te stesso":si tratterdi un
guardarsi,di uno stare attenti, di un "esserepresenpelchi qualunclue
ti" a se stessi.Non d un gir-rdicarsi,
giudiz.iosarebbecondiz.ionatoda altri vakrri.
di uscita dal
La meditazioned inve'ceun tentativ<,1
mondo dci valori mentali,uno sforzodi allontanamcne di pacificato dal vecchioego,un eserciziodi clistacccl
zione.Prcndendolc distanzedalleattiviti\mentaliquotidiane,con tutto il loro stress,si lasciaspazioa quel
checon'ispondeallanostraveranatucentrodell'esscre
ra: Llnanatllla chepernreatadi carlmae di benesserc.
12

3. Lascolto
Il principiofondamentale
clcll'asc<llt<t
b srruotare
la mente
in mod<lchesiarchiarae calma:nrettida parteognisensazione,ognipensiercl,
ognirillcssione.
Wen-t ztt,classicotaoista
"Ascoltare"in questo contestosignifica non tanto
cercaredi comprendereparole e concetti,quanto situarzioni,eventi e stati d'animo, nostri e altrui. Si
tratta sempredi decifrareun linguaggio,ma non pii
qucllclverbalee convenzionale.
Se vogliamo comprenclerea che punto sia la nostra
esistenza,secerchiamodi deciharecomesi evolverdun
evento,seintendiamocapirel'atteggiamentodi una persona,seci sforziamodi interpretarei sentimentidi qualcuno, non d Ia parolacio checi aiuterd.Lo strumentoindispensarbile
sari l'ascolto,ched proprio un " mettereda
pal-te"la solitaattivitdmentalecondizionata,con tutti i
valori, i concettie i pe'nsieriche da essaderivano.
Dobbiamo quindi cercaredi fare un po'di silenzio
IJ

mentale, dobbiamo interrompere il continuo chiacchiericcio interiore. Solo quando la mente si fa calma e silenziosa,tutto ci apparepii-rchiaro.
Questa trasparenzad anche un principio di igiene
psicologicae di sereniti. nDiventeraisaggio"scriveSeneca (solo quando diventeraisordoai rumori del mondo." Ma i "rumori del mondo" penetrano nell'interioritd attraversoi pensieri.E la nostra mente che, anche
nell'ambientepiir ovattato,continua a fare chiasso.
Lascolto meditativo d dunque un metodo per far
tacerei pensierie le sensazioniabituali, e per affinare la sensibilitd,al di ld delle parole.A questo punto
potremo percepire,"vedere",coseche ci erano rimaste nascoste.
nQuandol'orecchiosi affina, sostieneil mistico
islamico Rumi ndiventaun occhio.'

Cosi facendo,ci autolimitiamo in una dimensione


scnza aperture; d la nostra stessaoperazionedi rinuncia che ci impediscedi accedereall'inatteso.
Diccr''uConfucio: nSe l'arciere non coglie il bersaglio,
non sc la prenda n6 con l'arco n6 con la freccia n6
con il bersaglio,ma con se stesso>.
La realizz,azionedi un uomo non d mai finita.
Continuarea sperared un nrodo per lasciareaperta
una fessuraall'inusitato,alle possibilitAdi perfezionan-lcnto.Niente ci inrpediscedi diventarecid che
sianro:dc'ntrodi noi possiamogid esserlo.
Solo se restiamo in attesa,vigili e sensibili,ci si
prcsenterdl'insperatoo, comunque,saremoin grado
di non fhrcelosfuggire.
"Se sei saggio, scr"iveSenecaumescolala speranza alla disperazione:non speraresenzadisperazione
e non disperaresenzasperanza.>

4. La speranza
5. Il piacere

Senon si spera,non si trnveri I'insperato.


ERaclrro
Bench6 la speranza- come dice Plauto - abbia ningannato molti che speravano>,nessunod pii triste
di chi non ha piir nd progetti n6 iniziative.Si dovrebbe naturalmente saper distinguere tra speranzee illusioni, ma, se vogliamo raggiungeredegli obiettivi,
dobbiamo comunquerischiareuno scacco.
Tutto d oggettodi speranza:anche la fine delle illusioni.
Uno dei motivi per cui la nostravita pud diventare
asfittica e deprimented la caduta delle speranze.Ci
muriamo allora in una realti rigida e stereotipata
che viene erroneamentescambiataper una "visione
matura" dell'esistenza.
l4

Il piaccredel divenireportacon sdil piaceredell'annientamcnto.


FnteunrcH
NterzscHe
Questopensieroci fa capire una veritd che di solito
ci sl'uggeperchd d paradossale:il piacere del divenire, del vivere,si fonda sulla disgregazione,sulla dissoh-rz.ione,
in una parola sulla mor1e.
Cid che noi consideriamo il male peggiorets in
realtd cid che ci permette di assaporarel'esistenza.
"Bello b ogni tanto smetteree cambiare,>canta Pindaro uperfinodel dolce miele viene fastidio.o
Questameditazionesulla morte d fondamentale
per ccrgliereil sensoserenodella vita. La fine delle
cose - e il tempo cr-rid collegata- non d l'aspetto
lf,

sgradevoledeli'esistere,ma ne d, al contrario, la condizione prima.


Chi sceglieil piacere di vivere sceglieil "piacere
dell'annientamento":
di questcldobbiamoesserecontinuamente consapevoli,soprattuttoquando pe'nsiamo che la morte sia qualcosadi assolutamentenegativo, "l'ultimo nemico da sconfiggere"come direbbe
san Paolo.
Luomo lavora per allungarela vita e pe'rrenderla
piir felice, ma non pud pensaredi elinrinarela disgregazionee la morte: se ci riuscisse,cancellerebbe
l'esistenzastessa.nSeil produrre i la cosamigliore,,
scrive per esempioGoethe (anche il distruggereha
positive.o
conseguenze
Non pud esserciaccrescimentodi qualcosasenza
diminuzione di qualcos'altro;questa veritd va sempre tenuta a mente: i contrari sono collegatidialetticamente.
Mentre in Occidenteun Nietzschearriva a parlare
di "piaceredell'annientamento",in Orie'ntesi de'finisce la mone il "grande orgasmo". Dice l'antico saggio cineseChuang-Tzu:nCid che rende la vita un bene E cio che rende la morte un bene,.

6. Lindeterrninazione
Nellostessofiumescendiamo
e non scendiamo,
siamoe
non siamo.
ERaclrro
Siamo abituati a vederele cose in maniera dualistica: o sono biancheo sono nere,o sono buone o sono
cattive, o sono vive o sono nrorte. Ma la realtd E piir
indeterminatae sfurnata,e i grandi contrasti rivelano profonde complicitir.Proprio la fisica pii modert6

na - la fisica quantistica - ci dice che in alcuni casi


uno stessofenomeno pud esseree non esserecontemporaneametTte.
Sembra una noviti assoluta,ma non b cosi. Gid il
Buddha, 2500 anni fa, faceva il seguenteesempio: il
burro che d stato ricavato dal latte b in un ceno senso
ancoraquellatte,eppurein un altro s"nro non lo d piir.
Possiamodire tanto che sia quanto che non sia
quel latte.
Lo stessoragionamento pud essereripetuto per
ogni cosache sia "nata" o prodotta da altre, e quindi
ancheper noi. Eccoperch6si pud dire cheogni indivicluod e non 0 nellostessotemposestesso(e un altro).
Tutte le cose,tutti gli esseri,sono interdipendenti
e si condizionano a vicenda,e percid non possono
esserein maniera assolutase stessi.Per questo motivo E necessarioche la persclna"si scelga",si autodetermini.
Il primo requisito per un approccioserenoalla vita b vederele cose il piir possibilecosi come sono e
non come vorremmo che fossero.E per questo che
dobbiamo abbandonareil pensieroche contrappone
nettamentele cose.Se partiamo dal presuppostoche
esistanoentitd isolate e autonome, nonche<
processi
indipendenti,non capiremopir) il corso degli awenimenti; non potremo cotnprendere,per esempio,come mai una persona o un evento negativo possano
comportareancheelementipositivi, e viceversa.
Una concezionesaggiasi fonda sempresu una visione d'insieme,e una visioned'insiemecogliel'interdipendenzadei lenomenie una certa loro indeterminazione.
uOgni cosa finisce e non tinisce,,
(ogni cosaesistee non esiste.,

I
I

I
l
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7. La scelta di s6
questoo quello,ma
La grandezza
non consistenell'essere
nell'essere
sestesso,
e questociascuno
lo pud selo vuole.
SOneru
Ktenrcr,cerrno
nQuandotutto d silenzio intorno a noi,DscriveKierkegaardin Aut aut (tutto d solennecomeuna nottepiena
di stelle,quandol'animasi trovasolain mezzoal mondo, di fi onte a essaapparenon un uomo ragguardevole,
ma I'eternapotenzastessa,il cielo quasisi spalanca,e
l'io scegliesestesso,o piuttostoricevesestesso.In quell'istanteI'anima ha visto l'all.ez.za
suprema,cid che nessun occhio moftale pud vederee cid che non sard mai
dimenticato,la personaliti ricc'velo stendardoda cavaliere,che la nobilita per I'eternitir.Luomo non divcnta
diversoda quello che era prima, diventa solo se stesso;
la coscienzasi raccoglie,ed eglid sestesso.,
Qui il filosofodanesedescrivel'effettodel raccoglimento, nel silenz-ioe nella solitudine.La personasi
sviluppaa contattocon gli altri, ma si autodetermina,
si "autoconsacra",quando si trova di frclntea se stesper ritrovareed essesa.Questomonrentod essenz.iale
re sestessi,per isolareil nucleodi cid che siamo.
Lzrbasedi ogni realizzazioneserenaparteda qui; non
dobbiamo slbrzarci di adeguarcia questoo a quel modello impostocidall'esterno,non dobbiamoesserequalcun altro: selo faremo,saremofinti, saremoar'tillciali,e
pagheremocon l'inl'elicitiril nostrostessosforzo.
Il compitodell'uomo- che coincidecon la via della serenitd- d di esserese stesso,ossiadi realizzarsi,
"e questociascunolo pud se lo vuole."
oCid che uno d in sd e ha in
Dice Schopenhauer:
s6, in breve la personalita e il suo valore, d l'unico
agentediretto della sua fclicitd e del suo benessere.
Tutto il restoopera indirettamenteo.
t8

8. I bilanciamenti
Per raggiungerela sereniti interiore, d bene non trascurare quel che c'E di favorevolee di buono negli awenimenti
che ci capitano contro la nostra volontd, oscurando e bilanciando il peggio con il meglio.

i nostriocchisonoabbagliati.;ritff::
Quando
troppo luminoso - scrive Plutarco - noi li distogliamo e li riposiamo guardando il verde dell'erba o i colori dei fiori. Lo stessodovremmo fare con i paesaggi
della mente; anzichd concentrarci sulle considerazioni tormentose,sugli aspettidegli awenimenti che
ci sembrano piir negativi- accrescendonequindi la
dolorositi -, dovremmo adottare un atteggiamento
positivo:dovremmo cercaredi scoprirein essianche
(quel che c'd di favorevolee di buono.o
Non si tratta beninteso di un tentativo di fuga dalla realtir sgradevole,ma di una forma di bilanciamento, di riequilibratura,basatasulla constatazione
che non esistononegli eventi nd un bene n6 un male
assoluti e che anche nella situazione peggiore si trova qualcosa di positivo. Il potere della saggezzasta
proprio in questa visione d'insieme, che presuppone
un minimo di distacco da sd e dalle circostanze.
Bilanciare gli aspetti negativi con quelli positivi
aiuta anche a trovare il proprio centro psicologico,
che d quel punto immaginario in cui si d ugualmente
lontani dalle esaltazionie dalle depressioni.Qui s'incomincia a comprendere l'imporlanza del nostro atteggiamento mentale, ossia del modo in cui ci predisponiamo ad affrontare gli awenimenti.
Se per esempio siamo immersi nello scoraggiamento e nel pessimismo, ci sembrerd che le cose ci
vadano sempre peggio, e questo parrd confermare la
giustezzadelle nostre fosche previsioni.
l9

Ma E possibile il percorso contrario: non tanto abbandonarsi a un altrettanto inconsulto ottimismo,


quanto tenere sempre d'occhio gli aspetti positivi
delle circostanze sfavorevoli. Scrive a questo proposito Montaigne: nC'dda fare per goderela vita: io la
godo il doppio degli altri, perch6 la misura del godimento dipendedalla maggioreo minore applicazione che vi mettiamo>.

9. La sofferenza
Nel dolorec'dtantasaggezza
quantanelpiacere.
FntgonrcH
NretzsctE,
nChi non ha mai sofferto, dicevaFdnelon(non conosceniente:non conoscen6 il benen6 il male,nd conoscesestesso.,Perdfilosotie psicologihannoancheaffermato il contrario: E il piacere,d il desiderio che
determina la fbrmazione dell'io. Che cosa pensare?
Quale delle due tesi sposare?In realti, noi tutti sappiamo benedi esserecontinuamenteammaestratisia
dal doloresia dal piacere;anzi ci accorgiamoche l'uno
esisteperch6esistel'altro, e quindi ha ragione Nictzschea vederelasaggezz.ain entrambi.
Afferrna Eraclito: "La malattia rende piacevolela
salute,la fame la saziet),e la fatica il riposo,.
Esiste perd una solferenzanaturale,utile a maturare, ed esisteuna s<tff'erenza
inutile, che ottunde lo
spirito; esisteuna soflerenzaprodotta dalle circostanzee ineliminabile,ed esisteuna sofferenzache
provochiamonoi stessi.E su quest'ultimache possiamo agire, perchd- come b scritto nel Dhamrnapada - "ciit che dalla mente d fatto, dalla mente pud esseredisfattoo.
Dobbiamo dunque chiederci in ogni circostanza
20

.l rurl csi a i l no st r o cont r ibut o all'or igine o all'am plif it:rzi or.l ccl e.ld olor e che ci colpisce. Se per diam o una
l )r' l ' s()nacara, n( ) n possiar no lar e a nr eno di sof Tr ir c;
rrur c1r-ral
d la nostra partc di rcsponsabiliti nella sofIt' r' cnz.a
chc ci invest e quando veniet m o pr ivat i di co\r' n()n ncccssar ie?
La di sti nzionc f t "a i due t ipi di dolor e pud non esscrc chi ara i n par t enz. ae, quindi, deve esser esot t oI)()stui l Ll n' () pcr adi nr edit azione, a un e- sam edi cct sctcnza.
D obbi amc l donr andar ci in ogni occasione f ino a
che punto co nt l'ibuiam cl noi st essi - con le nost r e
prctese, con i nostri bisogni superllui, c<tn le nostre
rrcvnl si - a i n cr enr cnt at 'ee a m ant cnel'e uno st at o di
sol'f'e
lcnza.
N cl l a nost r a socict d, csist ono bis<lgnidel t ut t o ar ti f i ci al i , i ndo t t i dalla pubblicit i e dal conf or m ism o
cl i nr:rssi l ;epp ur e anche quest i bisogni inut ili, qllancl<lnon vengono soclclislatti, provoczrno l'rustratzione
c cl ol orc. E a quest o punt o che dovr ebbe int er yenir e
l ' opera del l a saggcz. za;dobbiam o saper discr im inar e
i bi sogni e i desicler i nat ur ali darquelli che possono
L'sseretranqui I lanren te soppressi.
U na scmpliI iczr zionedci nost r i obiet t ivi, una r icer ca di maggi or e cssenz. ialit i:ecco che coslt dobbiam o
cct'call.e.
R i cl urre l ' a r ea dei bisogni signil'ica r idur r e I 'ar ea
della sol'f'crenza.ull saggio ce'r'cadi raggiungere I'assenza di dol o r e, non il piacer c, diceva Ar ist ot ele.
Ma chc cosa dobbiamo fare quando un dolore non
c'ssere'elinrinato? Dobbiamo al'frontarlo con la
1-ru<'r
consapcvol ezzache' ha com unqlr e una sua "saggezza" , che c\collcgat o indissolubilm ent e al nost r o desidcri o dcl pi acer e.
< A vete' ma idet t o s) a un piacer e?" dom anda Niet zschc. " A l l or-adit e s) anche a t ut t o il dolor e. n
2l

10. La via
Ogni uonro pu<)conoscct-elit prrlpria via' Ma solo se la cerca.
Dctto t.l()ista

La via di ciascunodi noi non d qualcosache sia stato


deciso dall'alto, dal cielo, da Dio. E piuttosto l'esprcssionedel nostro i<-lpiir prolclndo,d esaltan'lente
cio che siarrro.
Pcro i un percorsoda compiere,Lln cammino da
srotolare,qualcosache esistesolo in potenza.Non si
rivela se non la vogliamo.
Se non cerchiamo la nostra via, percorreremoun
canrrrtinocasuale,secondclscopi e mete che non saranno i "nostri", che noi non avremo scelto' Saremo
cclsiuomini alienati,uomini che sentonodentro di
di non aver voluto quasi niens6 cclninsoddisfaz.ione
tc'di cio chc hanno.
nDestinoper ognuno d il suo carattere)dice Eraclito. Ma non tutti i caratterisono "facili" e non tutti sono accettati:c'dchi impegnabuonapartedelleproprie
encrgiea lottarecontro di si, a combattersi.E invecee
e di scelta,che ci
un atto di accettazione
necessario
permL'ttadi impiegaretutte le nostreforzeIl prinro compito d dunque quello di arrivare a capire chi siamo e come siamo fatti: ecco che cosa significa "conoscerelir propria via."
Per giungerea questorisultato, necessariosaper
ritrovare il tbndo di sd,quella zona della nostra interioriti che rimane dopo aver sospesotutte le attivitil
mentali rivolte all'esterno.Non si tratta di un tentativo di conoscenzadiscorsiva,ma di un atto di identificazionee di rcintegrazione.
Sapertrovat'ela propria via significasapertrovarese
stessi,e sapertrovare sestessisignificasapelsi togliere
gli stratisovrappostidallasocieti e dallacultura'
22

Una simile ricerca d una forma di riequilibratura psicologica.Ritrovare se stessi,ritrovare la propria via, d
approdarea una sensazione
di sereniti,d sentirsial posto giusto nel momento giusto,B mettersinella condizionedi risolverefinalmentei propri problemi.
nQuando un uomo trova la sua strada,) sostiene
ancdrala saggezzataoista .il Cielo lo aiuta.>

I l. La maturith
Pcrsonamaturad quellached arrivataal puntodi esscrela
rradree il padredi serstessa.
EnrcuFnoulr
Finchdrimaniamo "figli", linch6 ci aspettiamoche i
genitori o altre I'igureautorevoligiunganoad aiutarci nei momenti dif icili, ci trovianroin uno stato di
sottomissione.
Non abbiamclassuntola vita nellenostre mani; in un certo sensosiamo ancora dei bambini. E questo ci predisponea dipenderescmpre da
qualcuno:il prolcssore,il capulficio, il padrone,il
plete,il coniuge,lo statoe cosi via.
E veroche ognuno di noi dipendeper la suasopravvivcnz.a
daglialtri,ma un contod viverein un rappotlo
"allapari" e un altro d trovarsiin un rapportodi subordinazione.Chi vive in un simile statod un individuo
chc giir in paftenzarinuncia a essereseste.sso.
del
Questa rinuncia impedisce la realiz,'zaz1one
compitodellavita: il dispiegamento
dellepropriepotcnzialitd.
(checclntinuano
Lc l'ilosofiee le rt'ligioniclclpas.sato
a csercilareil loro influssonel presente)partclnoda un
principio opposto:che lo scopodell'esistenza
non sia
tirnto la realiz.zazione
di s6,qltanto l'obbedienzaa una
"volonti divina".Nclla tradiz.ione
giudaicol)r-esunta
z3

cristiana,per esempio,il prinro comandamentostabiliprinsceI'autoriti\del "caposupremo"c il conscguente


qui l'uomodcverirnancrcun
cipio dellasottomissione:
eterno"liglio" di un altrettantoeterno"padr-e".
Se esistesse
una religionedella liberri (e della felicit)), i suoi primi comandamcntidovrebberoessere
piir o meno:uSiite stesso...
Vivi Ia tua vita lino in l-ondo...Siiautononlo...Combattila soffcrenzar,
ccc.>.
La definizione di Fronrm delinea una via della
psicologica:Finch6inf'atti
completa reallz.z.az)ctne
non diventeremomadri e padri di noi stcssi,l'inch6
non divcnteremopersoneautonor-r1e
e mature, vivrcmo in unercondiz.ionedi dipcndenzir.Continuando
ad aspettarcitutto dagli altri, non s:lt'emomai noi
stessi,non vivremo mai in prinra personae, s()prattutto, non porremole condizionipcr esserefelici.
Ma non d megliorinrancrebarrrbini?Non d meglio
afifidarela responsabilitn
del nostrosviluppoa qualcun altro? La rispostaci vieneclaun macstroindizrno reccnter-ncnte
scor-r-rparso,
Ra.jneesh
:
uSeun uomo ha voluto la dipcndcnza,pud vcnir
distn"rttoin un attinro.>

12. Il desiderio
Il nostro desideriodisprc-zzae trascura cit) chc ha fra le
mani per con'L'l-c'
dictro a cid che non ha.
Mrcrtr.ruE Morur,trcNn
nLuomo non conosce la vc.ragioiau scrivc Bacchilide
uper-ch6desidera senrpre cid che non ha., Qui pcrd
bisogna intendersi: non si pud desiderare se non cid
che non si ha o che non si clede di avere.
Il desiderio ha proprio la funzione di cercare semp re q u a l c o s a d i n uovo; d come un mot()re i n c< l nti 1A

nua azione,che da una pafte ci permettedi rapportarci alle cosee dall'altrai una fbnte di costantcinsocldisl-azione.
Ambiguo come tutto, d l'cmblemae
l'cssenza
dellavita.
Un maestrocome il Buddha, quando cerca l'origine della solrferenz-a,
la trova proprio nel.desiderio;c
quandovuol liberaregli uomini clalciclo dellavita e
della morte, dicc loro cli eliminare ogni :lttaccamento, sia all'esseresia al non esserc.
Questosignil-icache, se voglianrodistruggeregran
parte de'llasoffercnza,dobbiamo ['arei conti con il
desiderio,con la sua insaziabilitar.
Seconclol'anticit
saggezzadcll'ebraismo,nl'uonromuore scnzaaver
soddisfattonemmenola mctirdei suoi desideri,.
Ma quanti di questi desideri meritavano davvero
uno sprecodi tempo e di energie?uQuantecoseci
sono>dicevaSocrateudi cui non sentoil bisogncl."
(e anchedi una veraecoAgli elletti della serenit2r
logia della mente),d dunquc'inrportantesape'rridurre i desideri,distinguendocid chc i utile ed essenziale da cid che d superfluo.Per poter compicl'equcsta
opc'razione,
occorre rendersiconto di quali siano i
beni londamentalidella viter:ecco il prinro compito
di un'aute'nticasaggezza.
Fra i due estrcmi dell'edonismopiir sfrenatoe della rinuncia ascetica,{brsela posizioneepicr,rrea
d la
pii equilibrata: (Non dobbiarno rovinare il bene attualeodice il lilosofo greco (con il desideriodi cid
che non abbiamo, ma non dobbiamo dimenticarci
che anchecio che abbianrolo abbiamodesiderato.n
Il problema B quello di un'adeguataeducazione
del desiderio:da una parte non bis<tgnainseguire
ogni minimo impulso dellamente,ma dall'altranon
b neppuresaggiorinunciare ai piaceri essenziali.
Per senLirci realizzzrti,non abbiamo bisogno di
grandi rnete.La gioia i latta di piccole cose,ovvcro
25

del soddisfacimentodi bisogni che sembrano piccoli


alla voracitddel nostro desiderioma che in realtd sono I'essenzadel vivere.
nSe non desidereraitante cose) scrive Platone
(anche le piccolecoseti sembrerannclgrandi.o

13. I limiti
I desiderinon necessari
sonoquelliche,senon soddisfatti,
non provocanodolore.
Eplcuno
Ecco un criterio per distinguereun desiderionecessario da uno superfluoe, percid,per eliminare inutili sofferenze.Quantevolte ci sembrache una cosaci
sia assolutamenteindispensabile,salvopoi accorgerci, quando d passatal"'ondata" del desiderio,che
possiamo farne benissimo a meno. Allora ci accorgiamo che sianrostati vittime consenzientidi un attaccodi cupidigia.Ma, poco dopo, eccoche l'attacco
si ripete per qualchealtra cosa.
In Oriente si dice che la mente umana d semprein
balia di Maya, la dea dell'illusione,la quale ci fa
scambiareper importante cid che d inutile, e viceversa. Sprechiamo cosi tempo ed energie nell'inseguimento di mete fasulle,di sogni inconsistenti,di desideri privi di sostanza.E, soprattutto,perdiamo di
vista i beni pr"eziosiche abbiamo a poftata di mano.
Spcssogli uomini cercanolontanocid chehannogid
A questoproposito,le Upanisad,le
a lorcrdisposizione.
grandiose scritture indiane, paragonano la ricerca
umana a quella di un uomo che passae ripassasopra il
luclgodoved nascostoun tesoro,senzamai vederlo.
Cid d parricolarmentevero per certi "tesori" come
la serenitd,la calma, la pace. Li possediamodentro
26

di noi, ma li cerchiamolontani; anzi, proprio perch6


li cer-chiamo
lontani, li perdiamocontinuamente.E
un po'come inseguirela propriaombra: non setvea
rrr-rlla
mctter-sia con-ere.
Il problema non d tanto quello di reprimere con
uno sforzo della volonti i desideri,quanto quello di
stabilireuna realescaladi valori e di prioritd. Scrive
Schopenhauer:nIl nrodo nrigliore per evitare una
grandc'infeliciti d di ridurre le propric pretesecomuristrlrtndolcai propr-imczz.irr.
noi non siamo capacidi individuareil reaSpcsscr
Ic og-srctto
del desiderio e continuiamo a spostare
l'inrpulsoda una cosa all'altra.Per esempio,un'ins<lddisfazi<lne
affettiva pud portare a trasferile il desiderir-r
sul cibo, sulla caricra o sul possessodi beni.
Per capire qr-rindiche cosavogliamo vcramente,dovrcmmo seguireil consiglio di Epicuro, provando a
rinunciarea qualcosae osservandose non possiamo
davrrerof'arnea meno. Imparare a conoscere,a selezionarc e a ridurre i desideri d cerlo la via maestra
pc-rla saggezr.a.
E, comunque, la via per la serenitd.
uPoniun limite ai tuoi desideri:,dice Oraziclna chi d
troppo avido manca se-mprequalcosa.,
E il testo taoista del Wen-tzltafferma: uI saggi riducono i desideriper coglierel'essenzadella vita.o

14. Il raccoglimento
ti turbanonel prolbndo,rientra
Quandogli avvc'nirne-nti
in te stesso.
sr-rbito
MancoAunE,llo
Questad una regola basilareper riuscire a recuperal'e
In
l'equilibrioche le circostanzepossonosconvolgere.
realti non esisteavvenimentoesterioreche non zrbbia
27

un riflessointerno,ed d da questoriflessointerno che


noi giudichianrola suarilevanza.E dunquenroltoimportanteregistraresubito le risonanzedi ogni evento.
Il "r'itolno a s6" e l'osser-vaz.ione
dello stato nrentale costituisconogiir una prima forma di recupero
dell'armonia.Non a caso, quando qualcuno d sconvolto,si dice'ched "fuori di s6".
Purtroppo sono molti coloro che - come dicc' Sepiuttoneca- (pl'elerisconostarecon chiunquealtr'<.1
sto che con se stessi".Questoatteggianrentotl'asfornra gli uomini in alienati,in individui cioi che non
conosconose stessi,chc'non sono abituati a stare
con se stessi.
Perch6 raccogliersi spesso?Perch- risponde Seneca- nil rapporlo con lc-personedi differentementaliti turba l'armoniainteriore,. Labitudine al raccclglirnentoe un mctockr per ritrovare il proplio
centro che le ondateemotivespostanodi continuo.
Lo scopo i quello di recuperareun punto fcrmo in
mezzoalle tenrpeste.
ull sag-uiodivieneun'isolache il diluviclnon pud
sommergef'e,dice il Dlrurttntapada,l'importante
scritturabuddhista.
Quando si sia rioccupataquestaposizionedi equilibrio, ci si potrir di nuovo volgere all'esterno,compiendo quelle azioni che le circostanzeci inrpongono. Scrive'Seneca:nll bene dell'animo deve essere
ritrovato dall'animo:se gli daremo un momcnto di
respiro,una sola occasionedi raccoglie'rsisu se stesso, sara in grado, distaccandosida s6, di scoprire la
via giusta>.
Ecco il primo passopcr ritrovare la serenitdperduta. nNon uscir di misura pin di quanto sia necessario,u suggerisceMarco Aurelio nperch6tornando
continuiln-lente
all'armt-rnia
ne diverrai sempre piir
padrone."
28

15. I viaggi
I-'importante
d strpere
in chcstatod'animoan-ivi,nondove
lurrivi.
SeNrcn
Il viaggiopud essereun motivo di arricchimentoe di
conosccnza,opplrre una semplicefuga; spessoentrambe le cose.
In realti cid che si cercaall'esternod sempreun'espcrienzaintcriorc:si "utilizza"il viaggioper allontanarsi da un'esistenzadivenuta troppo monotona e
pcr trovare qr-ralchenuova emozione.Ma questaricercavicne delusaquando ci portiamo dietro i nostri
pr-egiudizi,
le nostreillusioni,le nostrcpaure,insomrural'intcrob:rgagliodclla nostm mentc.
"Pcrch6ti stupisciche i tuoi viagginon ti giovino?o
scrivcSeneca."Viri in giro con te stcsso:ti por.tidietro
il motivo che ti ha firttofuggire.oDunque,la condizionc prima per compiereun viaggioproficuo sari\quella
clilasciarea casilil pcs:rntcfarrdello
dclleopinioni.
Anchela nostraesistcnzaD un viaggioper cui vale
la stcssarcgolzr:i. nreglioconrpiereun brevegiro intorno alla nostra casa con la mente frescache un
lungo periplo intorno al mondo con tutto il pesodei
nostri pregiudizi.
uPii lontano si v:rudichiara il Tactte c/ringnrngnosi
conosce:percid i saggiconosconoscnzamuoversi.,
Naturalmentecluisi parlardclla conoscenza
di s6 e
dcllc leggi Ionclanrcntali
della vita. Ma non bisogna
sottovaIutilrcI'int por1anzacleiviaggi.
Qucstotipo di esperienz:rsari tanto pii fruttuoso
qLlernto
piit rir"rscircnro
a libcral'ciclellc
ideericcvute,dei
nostri valori,dci nostrizrbitu:rlipunti di r.iferirncnto,
in
blevedi tutta la noslralmentc.Solocosipotremoentrar-cveramenlc'aconl.att()
con il nuovo,con il diverso.

nTutti fuggono se stessi,, scrive Seneca(ma


non
riesconoa farlo, perch6I'io tallona e inseguese stesso, con'tc'un amic<_r
insopportabilc..
o
Pcr compicrecon profitto qualunqueviaggio,e in
partico.lareilviaggiodellanosrravira,ll requisitoindispensabiled la capaciti di .,metterefoa parentesi,,la
nostraabitualeattiviti.nrentale.Che,sedir una par.tc0
utilissimapcr farciorientarcnel monclo,dall,alirapud
diventareuna.specic
cliarnraturao di camiciacli fbrza,
c<-rstruita
piir pcr conselvareche per apprenclere.
tlgle di viaggiareconsistep.opritr nella capacitir
.
di abbandonaretc.nlporaneamente
l,io abituale. A
qucsto scopo, non c'd bisogno di compiere lunghi
viaggi in terre lontane.Il cambiamento,l,apcrtu-ra,
dcve awenire a livello mentale.
Afferma Orazio: nChi corre di continuo da un luogo all'altrocambiacielo,ma non statocl,aninro,.
16. II silenzio mentale
Sc ti d caro ascoltare, imparer.ai; sc porgerzri I'orecchi<t,
diventcrai saggio.
Srnacroe

Ogni forma di apprendimentod basatasull,ascolto.


Ma non tutte le forme di atscoltosi equivalgorro.
<Fateattenzionea conrc ascoltate,>
dice per esem_
pio Gesir
"perch6a chi ha fla capacitidi compr.ensio_
ne] sar:\dato, ma a chi non ha sarirtolto ancheqtrello
chc crededi avere.,In elI'etti,quanclonon si sa asccll_
tarc',ci si imprigiona nel prclprioorticcllo e a poco a
poco ci .siimpovcrisce.nlncaperci
di ascoltaree cli parlare" 1p6ylnmoscritto in uno dei frammenti di Eracli_
to, con evidente.riferimento a ncoloroche ascoltano
nta non conrprendonoD
e che <presenti,
sonoasscnti.u

Non pud esserciveracomprensione


senon sjamo capaciprinm di a.scoltare.
E, pc:rascoltarebene f""j",
occofremettereda parte,alnrenoper
"
un po,,it".o*pt"r_
so dellenostreconvinzioni
nuri.ifregiudizi. Dobbiamo riuscire a ottenerecid
",f"1
che nel linguaggiomedi_
tativosidefinisce,,silenzio
o \,,uoton
.
Pitr riusciamo a Fa1tacerei nortn"ni"t",,.
stri "merri di giudizio,,,piD possia_of"nsieri e i no_
iugli"." il nuo_
vo e il diverso,ossia-la fonte clel
no.i,o autenticoarricchirnento. I verbi .,cogliere,; ;Jo.p."ndere,,
esprimonochiaramentel,idea "
della necessitadi un
preventivo raccoglimento.
La comprensionepresuppone
un atteggiarrrento
di
vuoto ricettivo,in mancanza
del quale ci limitiamo
semplicemente
a ir

n"L
;o;;;;;dJli"i',jt3tJi::1
:-;#'X.ffi:fr
mai qualcosadi veramentenuovo.

nAbituatiad ascoltareattentamente
cid
tri dicono" scriveMarco Au."li; ;;';.r..o che gli al_
al penerrare il piir possibilenell'animo
ai .nitif,o.to.,,
Non si pud ascoltarese non si fa
.
un po,di silenzio
dentro di s6,se non si e ."p,*i
Ji ,^."* Cd genreinveceche d talment,

parrare,.h";;;;i""'ilff
511':,ff.'J"",'"t:i,Tll'j;l,i]

cono gli interlocutori. Si cacle


.orl n"t ,,dialogofra
sordi" in cui nessunoascoltau".orn"ni".he
cosal,al_
tro abbiada comunicare.
Per poter parlare, per riuscire
a dire coseautenti,
che, p.ersvolgereun.clialogo
i"
monologo o l'inutite chiacchie,"a)] "*-iir.firo
impo"i;;;;l
ogni tanto
un po'di silenzio mentale,..r.t
iurno alascoltare gli
altri nel vuoto dei nostri pregiudizi.
.Dobbiamo disporci all,alcolto
con animo dispo_
njbile e pacato,>ujl'"r-u plutarco ,,.orn"
fbssimo invitati a un banchettosacroo
alle cerimonie prelimi_
nari di un sacrificio.,

30
3t

17. Limmaginazione negativa


fine di
Quantil gcute igtrot'a qualc vantaggio comporti, al
il
dcstino
in
faccia
guardare
a
I'cscrcititt'si
cvitarc iiclol,rrc,
a occhi apcrli e a non crearsi fantasie dclicatc e nrolli'
PLurrrnco

Niente i'pcggio che sfuggire la rcaltir - clice Plutirrco


- c o s tru en c l o s i fa n ta s i e e s o gni a occhi apel l i ' In effctti si tratta di un attcggi;tmento nevrrltico che, anz .i c h 6c c l n tri b u i rc a fa r d i m i nui re I' ansi ar,l a fa accum u l a trc e p o i l a fa e s p l o c l c re i n cri si dranrmati che'
Pc-rtrcrnntoclefinirlo una malattia o unzl disfunzione
mentalc. Fot'sc si tratta clcl vizitl piil comune, legato
a l l a s tru ttu ri l s tc :i s a d c l l z r nl cntc chc d portata, ncl
b e n c e n c l n ra l c , a i n rrl a g inl tt' c l a real ti e a l ' i costmirla cosi comc prefct'iscc.
E c l i { i i c i l e Irra n tc n e rs i a d ercnti al l a nostra esperienz:t, s()pratttltto quando cssa d noiosa o dcllclrclsa'
In q u c s ti c a s i c i s i d i l ' e n c l einrmagi nando qtrcl l o che
ci scmbra piu 1'liaccvolc.Se da un latt-rqLlcstzl[-unzion c p (j l ' m c ttc a l l a m c n te L l n l ana di concepi r" cgrandi
v i s i o n i a rti s ti c h c , fi l o s o fi c h c e sci enti i i che, dal l ' al trr.r
l a to D u n a n ti n a c c i a a l s u o c qui l i bri o'
Con'iantcl il pcricolo di vivcrc in ttn mclnd<lvitlual c , i n u n a s p c c i e d i s o g n o a occhi etpcrti , scnza pi i -r
n e s s u n l ' i l p p o l l o c o n i i .l a tidi I' atto' A nzi , pi i r ci al l ontanianro ciarllarealti, piu qucsta si riprese'nta in folmal spilvcntosil.
U u o m o n ro d c rn o , i n p a rti col i rrc, vi vcndo i n attnb i c n ti s c m p re p i i r a fi i l ' i c i a l i e dovcndo svi l upparc sop ra ttu tto l c l a c o l td i n tc l l c ttual i , pcrde i l contatto con
i l m tl n c l .-,c l c l l i t n a tu ra , c o n i sutl i si tpi cnti eqr-ri l i bri '
Qttc s t< tp tto p o t' ta l ' c ia u n:r sorta di al i cnaz' i oncdi
ma s s a ;s i [a u n a c o s a ,ma n on si d pi i r prescnti i n cssi t'
P c r c s c mp i < ls i p u d c a n l m i narc pcr stral dae conti nua32

re a rimuginare un problema di lavoro, o si puir manrtiare e continuare a rivivere un incontro precedente.


S nrarri to l ' ancora ggio alla r ealt d, si ingigant iscorro le onrbrc mentali. Limmi.rginazione pud l'arci preci pi tare di vol ta i n volt a nella disper azione o nell'esal taz-i onc'i ndi
, pendcnt ent ent e da cir ) che viviam o,
E neccssari a,a qllest o punt o, una lbr m a di i- eiene
rr-rental echc si a i n gr ado di r idar ci l'e- quilibr io e il
scnso dclle cose pr-esenti,Se non lo laremo, non sar-emo noi a dirigere la nostra mente, nra sari la nostra mente a essere padrclna di noi.
S i potrebbe crecler eche t ut t o cid non abbia nient e
a chc f'are con la spiritLralit) e con la ricerc;r religiosa. Invcce i l probl cma dcll'at t enzione e della pr esenza mental e d stato pclst oin pr im o piano da palecclr ie
rcl i gi oni .
E si ste pcr esempio una t r adizione - quella dcllo
Zen - che pone come scopo ult im o della vit a "la visi onc de l l c cose c< -rsi
com e sono". I n et lct t i, com c negerrc'che da questa capacita.tderivino tutte' le altre e
anche i l succe.ssoo m eno delle nost r e iniziat ive? E
come pretendere di par lar e di Dio, di anim a, di bene
c-di mal e se non sa ppiam o dist ingue'r euna lant asia
dal l a rearl t)?
Dobbiamo dunquc esercitarci nell'essere presenti
nrentalnrentc in cir) che fercciamoe vivi:.rmo,dobbiamo i mparare a farrtacer e le m ille deviir zioni dell'im magi naz-i one.
E si ste una tecni c a buddhist a - la m cdit az. ione vipessana - che i nseg na a esscr e consir pevoli di ogni
mi ni ma azi one quot idiana: se cam m iniant o concentrianrclci solo nel camminare, se mangiamo scllo nel
mangiare, se lavoriamo solo nel lavorare e cosi via.
Questo nretodo ha c'ffetti rigeneranti se viene applicato per esempio alla respirazione:d un modo per ritrovare il contatto con il nostro colpo e quindi con la natuJ5

ll
ra in genere. Ma non b solo questo: b anche un mezzo
per usciredal mondo dei sognie dellefantasienegative,
dal donriniodi Maya,la potentedeadell'illusione.
Chi riescea ril-rovarelarvizrdella realtz\pud recupererrela serenitit: l'unico vero accessoalla pienezza
di questomondo e di cid che lo segue.
nPer imbrigliare la fzrntasiao
scriveSchopenhauer
del vivereunon dobbianegti A/bnsnti sulla seggezza
mo conscntirlccli ripresentarcialla memoria le imdei danni, delleperdite,delle
magini dci torti sr,rbiti,
delle umiliazioni, delle mortificazioni e via
o['l'ese,
dicendo, perch6in tal nrodo ridestiamoin noi risentin-rentida poco sopiti, l'ira e le altre passionipetverse che contaminanoil nostroanimo.,

18. La cura di s6
potrcmosapere
cucomeprenderci
noi stessi,
Conosccnclo
non potrera di noi stessi,mentrc,sL'n()nci conosciarno,
mo farlo.
PLaroNe
C'd gente che si cura con la massima attenzione di
ogni altro bene - delle proprieti, della carriera, dei
soldi, della iamiglia, dclla reputazione,dei passatempi, ccc.-, ma non ha la minima considerazione
di cio che d la basedi tutto, del beneche permettedi
avereogni altro bene:il proprio s6.
Si impieganoventi e piir anni per conquistareun
titolo di studio o comllnque per accumularele conoscenzenecessariea svolgereuna prolessione,mentre
non si compie nessunosforzo per cercare di conoscere lo strumento di ogni conoscenza.Anche i nostri curricoli scolasticiprevedonotante materie, ma
non Io studio della mente umana,
34

Cosi abbiamo uomini che sanno tante cose della


fisica o dell'economia,mentre conosconopochissirno di sd e degli altri.
Le conseguenzesono sotto i nostri occhi: tecnologie sofisticatissimee talora distruttive in mano a
personeche hanno una psicologia da bambini; oppure potenti mezzi d'informazionee incarichi di responsabilitirgestiti da individui squilibrati.
Nelle nostre societd manca la scienzapii importante: quella dell'autoconoscenza
e dello sviluppo
mentale.Proprio il punto fondamentaledel processo
educativod affidato al caso o a ideologiee religioni
nate secolio millenni fa.
E per questomotivn che corriamo continuamente
il rischio di autodistruggerci.Lidea della fine del
mondo, dell'apocalisse,
nascedalla nostra consapevolez.zadi essereprofondamenteignoranti e quindi
cli averela capaciti di fare il male quasi senzaaccorgercene,quasi senzavolerlo. Solo menti oscurate
possonocontinuarea illudersi,per esempio,che l'atluale sfruttamentodelle risorsenaturali o l'aumento
indiscriminatodella popolazioneterrestrenon portino prima o poi a un disastro.
nIl massimodei peccatidl'ignoranzan
diceilDhammapada,che si riferiscein particolareall"'ignoranza
di s6",allamancanzadi autoconoscenza.
EilWen-tzu
conferma: oCercarenegli altri non d cos) utile come
cercarein s6n.
In efl'ettiogni conoscenz.a
che non sia stata assimilata nel protondo restaper cosi dire letteramorta:
non aiuta la crescitadell'individuo.E una nozione
che non dh nessuncontributo all'esperienza,
n6 tanto meno alla saggezza.
Sarebbedunque importante colmare tale lacuna:
introdurre un processodi autoconoscenza,
basato
non tanto su un'analisi della nersonalitir(chc sarcb35

be difficile compiere da soli), quanto su uno sviluppo della consapevolezza.


nSe c'd oscuriti interiore,, al'fermaRajneesh"la
luce esternanon sari di nessunautiliti."
Prenderele distanzedal proprio io empirico, osservarela propria attivitd ment:rle,riuscire a crcare
un cefto silenzioo vuoto interiore, in breve la "cura
di s6", tutto cid costituiscela base di partcnz.adi un
non
processopsicologicoche d <tt'maiindispensabile'
personale,
quale
il
nostro
bene
sia
solo per sapere
ma anche quello generatle.
nNon si pud viverefelicie non si pud nemmeuovivere in modo tollerabile,,scriveSencca(se non si
coltiva la saggez.za.n
19. Lautonomia
Paradossalmente la capacitir di stare soli e la cclndizione
prinra della capacitir d'amare.
Entctt Fnovv

Chi non ha un buon rappono con se stL'ssonon pud


avereun buon rapportocon gli altri: e\illusorio pcnsare che la volontd o la socialiti possanoovviarea queun nristo difetto d'origine.Sono piuttosto ne'cessari
di
osservarsi,
di
la
capacitd
nimo di distaccoda s6 e
"conoscersi".
Senz.aquestaoperazionepreliminarc, non si arriverirneppurea diagnosticareil disturbocheci al'fligge
si continuerirad attribuire agli altri
e, di conseguenza,
dei propri fallin-renti.
o alla sfortunala t-esponsabilitd
Non serve a niente invitare gcnericamentead
"amare" il prossimoquando esisteproprio un cattivo
rapporto con se stessi;occorre lar comprendere conle si debbaamare,prima se stessic poi glialtri. Esi50

stono i nfatti var i m odi di am ar c, e alcuni sono inc<-rnsapcvolntente


clistruttirui pc.t'la pe rsona iurata.
La madrc, p cr csenr pio, che am a il pr opr io f iglio
Ii no al punto c la dcsider ar c chc non si st acclr i piir da
l ei , non sta fa cendo il bene del f iglio; eppur e sar i.
convi nta di anrar lo piu di chiunclue : llt r o.
In realti quest:.rnrodalita sbagli:.rtacli zrmerrenasce
dalla pr-e'tcsachc' I'zrntorecolnri trna lacunar,la qr,rale
clc'rivzrinvr'ce da un cattivo rapporto con se stcssi.
E vero che questo certtivr,r
rappoll() nitscc a sui,rvolta
da unarr-el azi onc
anonr alacon ige nit or i clcon alt r i indirti duiche hanrr ilavut o una gr anclcir lpor t anz. anclla nostra prinrarinlanz.ia,ma i arnchcvcro che.cluestepersonc non possono comprenderc il nostro problcma, n
possono pir) air,rtarci.Sc vogliamo risolverkr, dobbiamcr
ri correl c a l i sur c sost it ut ive( psicot cr ; r pcut i,psicoana- ci".
r
l i sti , ecc.)chc ci aiut ino a "conosccr - ci", :"vecler
O ppurc dobbiarrro l:.rrcda soli. Forlunatamente il primo
tcrallellt.r d dentrrt di noi: e\qucl s6 profbndo che resta,
nonostantc. tutti gli strati s<tvrappostidalla societi e
dal l a cul tura, i l nost r ctcent r o di eqr r ilil; r ioe di ser enit it .
Il prrrbl erl a d di r ir r scir e,a dissc, ppcllir lo.E pcr quest o
che uno psicoanalista come Frorlm l'inisce per riscoprire' le virtir dclla nreditazione e.giunge a scrivcre ne
L'arte d'unnre: uSarebbe utile praticarc pochi semplici
esercizi, come, ad esempio, sedere in una posizione di
relax (nd molle n6 rigida), chi.rderegli occhi e cercatredi
vc'dere'unoschernro bianct-rdervantia s6 r'espingendo ['igLrree pensicri che'pussano<-lscurarlo;
qLrindiccrcare di
scguire il proprio respiro; non pensarci nd sf'orzarsicli
Ibrlo, nta seguirlo, c.cosi lircendo, sentirlo; inoltre cercale di avere un senso dell"'io"; io, nte stesso,conre il
centro dei miei poteri, conte il creatore dcl mio mondo.
Si dovrebbe, perlomeno, fare ur.rsimile esercizio di concentrirzione ogni mattina per ve'nti ntinuti (se possibile
di piir) e ogni sera, prima di coricarsi.,
5l

20. Il controllo
diffid la mente,difficiledapr"oteggere,
Agitatae ondeggiantc
ciJedacontrollare:il saggiola dirigecomeI'arciercla freccia'
DhammaPada
Ecco il primo dei problemi umani: se riuscissimoa
controllarela mente, la nostra evoluzionecompirebbe un balz-ogigantesco;non dovremmo spl'ecare
gran parte delle nostre energie a correggeredeviazioni, diitrazloni, confusioni, illusioni ed errori di ogni
tipo. Ma naturalmentequestonon d possibilein modo assoluto,perch6 il nostro processodi apprendidell'en'ore'
mento si basaproprio sull'esistenza
Restail fatto,conrunque,chela chiavedi volta della
nostra telicitd d la possibiliti, prima, di osservarela
nostra attivitd mentale (percezioni,pensieri, sensaecc.)e, poi, di
desider-i,
zioni, sentimenti,emoT-ioni,
La menteinfatti non si Iimiintervenirea con-eggerla.
ta a registraregli influssi della realtd esterna,ma, a
sua volta, d) un'interpretazionepreventivadi questi
infl ussi,fornendocidati gid condizionati'
Dunque,b importantissimoil suo statodi partenza,
dellecose"che precedela registrazionedei
la "visic-rne
d veramenteoggettivo:tutto d gid interNiente
dati.
pretato, "colorato", condi zionato, personalizz-ato'
Il problemadel controllodellamented innanzitutto
problema
della distinzionefra soggettivoe oggettiil
limiti del possibile'La prima cosada
nei
vo, almeno
della condizionepsicologil'osservazione
imparare d
di acc<lglienza
di
o
.u,-lo.toto di benessere malessere,
poi occotr-e
awersione;
o
di
o di ostiiiti, di desiderio
(calma,
ira, odio,
fondo
di
notare gli stati d'animo
peni
singoli
sentimenti,
amore,ecc.);infine i singoli
condizioneranqueste
sensaz.ioni
sieri e cos)via.Tutte
no in mododecisivoi cosiddettidati oggettivi.
38

Seosserveremoperun po'il nostro complessopsicofisico, ci accorgeremoche essod attraversatodi continuo da pensierie da stati d'animosu cui non abbiarno
nessuncontr<tllo,
ma chehannosu di noi r-rnainlluenza
determinante:in simili condizioni B facile scanrbiare
per oggettivocid che d una nostraopinioneo una nostra sc'nsazione.Perdendodi vista la realtir, vedrcmo
fallire ogni nostro sforzo per dare un indirizzoall'esislcnzae, soprattutto,per ruggiungereun minimo di sercnitl. Se ci af idiamo al casoe agli eventiestemi per
ottenereI'equilibrio,non potremo raggiungerenessuna stabilitir:saremocomelirgliein baliadclleventate.
Dobbianro invece imparare a porre una certa distanzafra noi e la nostra nrentc:dobbiamo an'ivarea
osscrvarlacomeseci trovassimozrlsu<tesl.erno.
Gid la
dccisionee l'attod'attcnz.ioue
ci impong<lno
un primo
distaccoe ci pernrettonodi introdurr-eun elemento
d'ordinc'nella
suaattivitalcaoticae incontrollata.
Diventandocoscientidi cio checi succede,
metteremo in azioneuna facoltdsuperiore- quelladclla consapc'volezza
- che vive in una dimensionedi calmae di
chiarez,za.
E un nuovocentrocon cui non avevamo[amiliariti e che 0 in gradodi darci una serenitire una
saggezzanuove. Allora comprenderemo il senso
profondodi uno degli albrismi di Schopenhauer:uC'd
in noi qualcosadi piir saviodella rnenteo.

21, La tempestivite
U i mportantein t ut t e le f accended sapcr coglier eil m omento opponuno.
Prrraco
Ogni evento ha un suo corso: ha un inizio, uno svolgimento e una conclusione; cosi succede per un fe39

nomeno naturale o per un awenimento storico e cos) succedeper la vita unrana.


Inoltre ogni evento d collc-gatodialetticamenteal
suo contrario: dopo un periodo di piogge non pud
che venire il bel tempo, dopo un periodo di guerrela
pace e dopo un periodo di slbrtuna un colpo di fortuna. Niente pud esserelisso e immutabile.
Un campioneo una squadradi calcio hanno un
periodo in cui si formano e crescono,poi un altro in
cui sono all'apogeoe vincono, e infine uno di decadenza. Ma nessunopLrosempre vincere o scmpre
perdere.
Naturalmentele varie f'asinon son<tsempreordinate e graduali,e talvolta l'ir-rterocorso pud aboftire
all'improvviso.Non d nemmeno facile prevederei
tempi e le durate.
Proprio per questi motivi E necessarioaffinare la
sensibilitir,la capacitirdi avvertirein anticipo come
si evolveraun ceno fenomeno.Limpofl:rnte d essere
preparati,d stare all'erta,d avereuna chiara visione
dei movimenti, della leggedell'alternanzae del processodei corsi e riccllsi, sia nella vita personalesia
nella storia de'ipopoli.
uNientedura, e solo il mutamento d la leggecostante:Dscrive a questo proposito Schopenhauer
nsaggioE colui che non si lascia ingannaredalla stabilitir apparente,e che prevedein quale direzioneandri il prclssimomutamento.>
Occorre quindi svilupparettn'arte dell'ascoltoe
che permetteradi s{ruttare al medell'osser-verzione
glio ogni occasione.Bisogna per cosi dire tastareil
polso della situazionee rendersiconto del punto della parabolain cui ci si trova. Solo in tal modo si puo
esseretempestivi.
Ci sono momenti in cui e opportuno muoversivelocementee altri in cui d opportuno attendere;ci so40

no periodi di preparazione e altri di azione e di raccolto.


"In tutte le occasioninscriveEsiodo ola cosa e.ssenzialcd la sceltagiustadel momento.DQuantevolte abbiamo perso un'opportunitd perchd abbiamo
esitato,quante volte abbiamo rovinato tutto perch6
abbiamoanticipatoi tempi!
Pcr al'finarequestointuito, non basta il comune
scnsopratico: occorrepiuttosto starsenein silcnzio e
l'crmi e osservare.E dall:rchiarezz.amentaleche nascela sensibilitd,ed d dallasensibilitiche si sviluppa
la capacite\
di muoversiin armoniacon il corsodelle
cosc.
uCclmesi Faad averesLlccesso,dice il testotaoista
clelWen-lz.u(senzaesseretempcstivi?,

22. Linterioriti
L a f o n t c p r i n ci p a l c cl cl l a fcl i ci ti \ u m a n a r sca tu r i scc cl a l l a
prol.rr-iairrterioriti.
An'rtttrn ScttopuNrlntren

Una dellc massimefondamentaliclellasaggezzadi


tutti i tcmpi e di tutte le cultured chc, per esserefclici, bisognabastat'e
a se stcssi.
Il motivo i intuibile:sc si :rffidail proprio benessere- che d sempreun fatto intcrirlre- a condizioni
esterne,larnostrerI'eliciti 0 incerla e ci pud csscretolta in ogni momento.Ma qui bis<tgna
distingueretra
feliciti, intesarcome l'e{'fettodi eventiestcriori,e la
serenitd,I'equilibrio,l'armonia...tutti stati d'aninro
che dipcndonodal nostl'oitsscttointerioree quindi
dalla nostravolonti.
Mentt'ele condizioni esternepossonovariare e
non sono quasi matisotto il nostrocontrollo,la scre-

|l
nitd dipende in gran parte da noi, anche se pud essere messa a dura prova dalle circostanze.
S e l a l r-rc eci vi enc dal l ' cstcrno, anzi cl -r6cl al l ' i ntcri o ri ti r, c i p o tri sernpre vcni re oscuratu, c ncl i , i n
quel buio improwiso, ci troveremo senza punti di riferimento e di appoggio. Come scrive Schopenhauer
negli Albri.strtisulla seggezzatlel vivere, ututte lc fonti
e s te rn e c l e l l a fel i ci ti r e del godi mcnto son< tpcr l ot' tt
n a tu fa e s trc mamente precari e, di f' l i ci l i , carduchee
soggettc al caso, e possono quindi, anche nelle circostanz-epiir favorevol i, i naridirsi lac il mente,.
Tuttavizrquesto non vuol essereun consiglio a chiuclersi in r-rnamunitzt lotlezza e a dilendersi dagli altri;
non vucll esscre urr'esortaz.ionea non espt.rrsi,non
amare, non rischiare e a murarsi in un gclidtl controllo di s6. Vuol rapprcsentare pitrttosto un invito a coltivare contemporaneamcnte nella prclpria intericlritir
u n a z o n a i n c o ntanri nata e cal ma, dove potersi ri ti rare
nel corso de lle pcggiori tcmpeste della vita.
Il Buddha parla a questo proposito di r-rn"'isola"e
Marco Aurelio di una "rocca" capace di resistere alla
violenza delle ondate .
D a u n a p a r te abbi amo qui ndi un ri fugi o, ma dal l ' a l tra a n c h e qual cosa di pi i r: una l onte di sercni t]
che non potrd esserci portata via dalle circostanze.
Si tratt:.rinfatti di uno strato cosi prolondo che non
pud essere toccato dai marosi dclla superficie.
Il p ro b l e m a d semmai qucl l o di i ncl i vi duarl o nei
momcnti di calma, in modo da potcrlo age'volmcnte
ri tro v a re n e i peri odi di cri si . C ome s< l sti eneS chop e n h a u e r, n l 'uomo dotato di una ri cca i nteri ori ti r i
simile alla chiarra,calda, allegra stanz.apreparatil per
il Natale in mezzo alla neve e al sclo clella notte di dic e mb re o .

^1

23. Limpermanenza
Nello stcsso moclo in cui sv:rniscc la gioia, svaniscc anche
i l d o l o r c.
SOntlr KTEnTEcAARD

Quandodiciamo che tutto passae svanisce,sembriarno indicare qualcosadi negattivo.


Ma la natura ha
una selggezza
che dobbiamo imparare ad apprezzerre, anchequando si volgea nostro slavore.
Il latto che i sentimentinon sianopermanentid una
forma di protezione,che rivela la sua utiliti in casocli
perditee di lutti: se infatti non esistesse
un meccanisr-noautomaticodi evoluzione,non potremmo mai
uscireda uno statodi sconlbrlo e di disperazione.
Quindi I'impermanenzadella gioia e della ft:liciti d
compensatadall'inrpermanenza
dellasofferenza.Ecco
una meditazioneutile a chi attraversiun oerioclodi dolore.QuandoPlutarco,per esempio,scrivcche nil tempo d il piir saggiodei consiglieri,,si ril'eri"cea questotipo di saggezza.
Sela natura(o cid chechianriamoDio)
avesseresopermanentile cose,avrebberesoeternoanche il dolore.Il divenire,invece,cisalvadall'irreparabile,ci salvadaldefinitivo,ched l'unicaveramolle.
Coloroche si immaginanoparadisieterni,non possono fare a meno di concepireanche inferni eterni: i
due estremi,che in apparenzasembranoinconciliabili, si dimostranoinseparrabili.
Perfbrttrna,l'unicacosa
eternad il divenire,checi olTreinfinitepossibiliti.
La rezrlti ci presentaun continuo trascorrere,un
mutare senza posa, una dialettica fra opposti che
non dd mai la vittoriadefinitivaa nessunodei due.
Nuf la ci autorizza a pensareche, dopo la morte, le
cosecambino. Per il Buddhismo, per esempio,e anche per certi fisici moderni, pud esistereun nuntero
altissimo(o addirittura inl'inito) di altri universi.

II
I

,-'

La constatazionedell'imperrnanenza di tutte le cose,


che all'iniz.io ci sembr-avauna tristc scoperta, si rivcla
una granclcspcrzlnzll,c pud darc cclnlorto a chi sollre o
a chi harconrlesso cr-xrr-iclre setnbrano irlcparabili.
M a c i p o l ta a n che a un' al tra consi dererzi one:che
tutto d fatto per csscfe supcrato e trasceso.
La natura sembra invitarci a cercare una compos i z i o n c s r:p e ri o t' ecl c-idi ssi di , et scopl i l e l " ' armcl ni a
n a .s c ()s ti l c" h c s ti t al di In tanto cl c:lbcne quanto cl cl
ma l c , ta n t< -lc l c l p izrcercquanto cl cl dokl ' c. E ci i r che
n o i c h i a rn i a mo scrcni td o i mpcrturbabi l i td, ossi a
u n o s ta to d i l i n rp icl a ccl nsapevol czz.a.
u Se s a rd s c h i i rv o dcl pi accre,, cl i chi ara S eneca nl o
salr'rirnchc dcl la sol-li'r'cnza.)

24. La flessibilitir
sono tcncri c cluanckrnrtroiono
Quand<lgli uonrini rlirsc()n()
s o n ori g i c l iQrra
s()n()l l cssi bi l ci qu.l n,
n crkgl i al bcrinascon()
s o n od rrri .La ri gi di tl \i ' rl ui ncl i corl pagnacl cl l a
c l on ru o i o l -ro
n r()r-te
c l l fl c s s i b i l itii r' con.rpaurta
dcl l ar" i ta.
Tircta c'ltitru
P o i c h c l n i c n te i s t abi l c e i nrmutabi l c, l a cl ual i ti fonc l a n re n ta l c d c l l a v i ta i l a cl r.rtti l i ti r,l a l ' l cssi bi l i td, l a
lluiclitir. Chi prctcnde cli r-cstnrc l'u-nro e f'isso vcrri\
s p e z z .a to ,o c ()n runquc cl ovri r arssi stcrccon di spcraz i o n c :rl l < >s l z rc c l odi si ' c cl cl nrt> ncl oci rcostanl c,
N c l T a o i s m o c i s i ponc i l segucntei ntcrnl -eati vo:chi
rcsiste nrcglio itllil tcnrpcsta,il tronco rigido o il flcssuoso giunco? Cid clre senrbrava dcbole e fragilc, alla {'ine'
pud rivclarrsipiir rcsistcnte; 1'lloprioconre l'arcqua,che d
nrollc e ccclcr'olccppurc scavarlc roccc e abbattc i pclnti.
qLlcsto a molti ur,lTutto scorrc e'si tlastirnl.ra; r-nr.l
n ri n i l a p i l u ra . Essi l rann< lbi sogno di prrnti f' crrl i , di

sicurez.ze,di verit) assolutc'.Se questa esigenza si fa


l ratol ogi ca,ecco che nasce I 'individuo r igido, aut or il uri o, c< ' rrr scr l, it t or c,
l"'r - r or t r o
di pr incipi". Egli si oppon-i al n Lr ( ) voc al canr t t ilr nt cnt o, pcr . cheli sent ir t \
c()l nc nti na cce alla sua st cssaesist enza.
Tuttavi a chi si opp<t ncal lluir c dclla vit a d dest inato r.l ()nsol r t a csscl'c sconl- it t o,nt a anche a viver e in
rrrrosl ato cli sol'lcr cnz. ac<t ntinua: ogni cam biam ent o,
osni novi ti gli clar i lasl. iclioccl cgli f 'inir i per -nt ur ar si i rr rrnu c <'la'/ . 't .cli
L\ r igiclit ir .E, sicconr c st ar . irm ale,
l i ni r-a pcr cr eclcr cchc l'csist cnzast cssasia una so{Terenzlr, unit I'ornrercli cspiazione di qualche lirntomati co 1-rcccattoir iginulc.
A qucl p llnt o div'cnt o'a ut - tsost cnit or c.cli r cligioni
c cl i i deol o sic chc giust il'icano larcoer ciz. ionc,la r ep| cssi < l ncc , in s<lst anza,il m alcsscr c gener - alc.
Il vcxl saggio hi-runa concez.ionediver.sadclla vita;
c<lrncclice Con['uci<.1,
nc pr-rrr n]a n()n puritano, d r-ctto
nl l l non ri gido". E sopt 'ir t t Lt t t io a cont at t o con la lbnt e
cl cl l ' arntol r ia,chc gli per nt et t cdi lr dat t ar siir i nr ut am ent l senza l)cr quest()r"inlr ncia|c a csscresc stcsso,ad zrvere ci oi ' un cost anlepLt nt odi r . il'er - inr cntinl.
o cr icll'e,
uLi t nri glior c dcllc r . r . r ic
t cndcnze nat ur . ali, scr iveva
Montai gne oi cli esscr c llcssibile e poco ost init l. o. ,

25. La calma
C l i s c a t t i d 'i r a c i d i sg r i a ccr ich c n c sc'su ( ) n ( )p r .<xl u co n oi n
r . t o ic l u n n i d i g r l n l tr n g a p i i r g r - l vi d cl l c sl csse c( ) sc p cr cu i
c i a c l i l i i t n r o c ci a l l l i g u i a n to .
M AR C OAr r n n l to
Lu calnra i il prinro dci rcquisiti nccessetri a rc'alizzare
s c s l c s s i , a csse l 'c se ste ssi . .C h i d i n p r cd a a l l 'i r a i co r r c L r n p l r t , '/.( r >scl 'i vc Scn cca , e , i n e fl 'e tti , a n ch e n cl l i n -

.15

piit
guaggio comune, si dice che d "fuori di s6"' Non b
dalle
lui che agiscc, rna un altro individuo che emerge
p ro l o n d i ta c l cl l nprci stori a.
almeno
Lira e itrsontt-tlaunit lorma di rcgressi<-lne'
quonJu si configura come una perdita di controllo'
nNessun'altripassione d cost:rta cosi cara all'umaevi denten i td ' d i c e a r l cora S eneca, che si ri feri sce
disastri
e
ai
gllcrre
alte
liti,
alle
mente agli sllrt>ptlsiti,
ve
nttti
'
sotro
nc
d i o g n i g en eI ' c chc
plr
di caclere nella sua trappola' sono stati
"iitnr"
per eseme s c o g i ta ti c l i vcrsi stratagemmi ' C onsi gl i a
non lare e
all'ira'
preda
in
sei
uQuirndo
pio ii,og,,ra:
n o n d i rc n i e nte,.
Le tccniche cli meditaz.i<lneinsegnano a ossclvari nnesca:
n e l a rn a s c i t a nel motnento stcsso i n cui si
reaz-ione
la
e
scatena
la
chc
bisogna notarc lir cttusa
consapeinteina. Qttanclo ci si abitr.raa esercitare la
moti inanaloghi
e
sugli
qucsto impulso
volez.zltsLr
gi d una
crea
si
-,
ecc'
)
te rn i (o c l i o , rabbi a, col l cra,
di traprocesso
un
a
I'awi<l
frimn clistanza e si cl2r
mental
mente:
s l ' o rma ri c rne. S i pud anche marcarc
"Questa D ila, questa i rabbia, qLtestod odio"""
ondate
L<tsseruazionedistaccata <1iqueste potenti
il
fondamener-trotive,negative e positive, costituisce
to clella "colloscenzu ai te"' Chi arriva a contemplarne il sorgere, la crcscil,a,la diminuzione e lo svanire'
scorrete
si trova Ii fronte allo stesso spettacolo dello
cli una giornata, con la sua alba, il suo mezzogitlrno'
il suo pomeriggio e il suo trarnonto'
segue
Ogni fenomeno naturale, esterno o interno'
qLlestaevoluzione.
vera
Una sinrile conte mplaz-ionepud diventare Llna
scrive See propria "cura cli s6". Lira va evitata - come
ma ann"ao - (noll solo pel'ottenel'c la modcraz'ione'
a conche per acquisire la salutcu' lnf'atti, giungere
tro l | a re c i tl cheP ubl i l i oS i rocl efi ni sce* i l pi i rgrande
46

dei nemici, significa acquisire notevoli benefici sul


piano della salutefisicae su quello della salutepsicologica,due condizionistrettamcnte
colIegate.
Una lbrte ira sfocianel furore, il quale provocasia
una tempestaormonale che danneggiail corpo, sia
uno squilibrio psicologicoche'per un certo tempo
oscurail nostro stato di benessere.
"Chi non frena l'ira" dice Oraz.ioupoi vorri non
aver fatto cid che il risentimentoo la passionel'hanno costrettoa fare.,
Lo scopodella meditazionenon E tanto quello di
reprimere un sentimentoche pud anche esseregiustificato(per esempioquandosi reagiscea un'ingiustizia),quanto qucllo cli evitarnei danni e cli utiliz.zarne nello stessotempo la carica emcltiva.
Il saggionon d un uonto chc non prcr,asentimcnti(e
risentimenti),bensiun individuochenon si f'atravolgerc e guidaredalle<lpposteemoz-ioni,
riconoscendoche
il compofiamentogitrstonon pud che scaturir-e
datuna
mentecalmae limpida. Qualegiudiccpotre.bbecsscre
equosesi l'acesse
ispiraredall'odioo dall'amore?
Dichiara Seneca:oLa ntaggiol'provadi saggezzaB
non cedereall'ira,.

26. IJequilibrio
Il saggio non si csalti't per i succcssi c ncln si dcprirnc pcr
g l i i n su cccssi .
Blruguvad-gita

Ecco un principio che trovianto espressoin tr-rttala


saggezza
antic:I,oricntalec occidentale,
e che d tuttora valido pcr chir-rnquevoglia gcstirc il pr'<lprict
equiIibriointcriore.
In realti non sonosolo le grandi cmoz.irininegative

(i ra .o d i o ,i n v i d i a,ri val i ti r,ecc.)quel l echemi ni l nol ,artutta la nostra s"rlutc'nra annti..rlogica, Ilasc cli
l'csaltazitlnc' la girriit
-cii"
c'lrc le' I'orti cnrtlz.ioni ptlsitivc:
I'iclolatriat'l'cbclcsiclcrio'
i
I
s{l'cnata, l'itttaccirnletrto,
ctlsi via'
il
Ictvorc.c
l'entttsiasnro,la ll-enesia'
brez.z.a,
siantl rcd<lltl'i
i
sol<l
Siamo abitr-ratia pcnsarc che
i nrccl i ci
nra
nrortc'
c
di
s n o n s a b i l i d i s tt' css,di nl al :rtti c
gli stcsavc'c
poss()rro
l" g'uncli gi.ic
;;;;i.,;;'tll''"
cla
c<llpito
cssct'c
put)
si e fletti: pcr cscnlpir' t'n t"'*t'
sia
sr-ropatr-inrouio
il
i.i,t:,., siacluan<Iopcl'clctLltto
ttnir
"n
cli esserc il [irrtunat, r,'irrcitot'ecli
.r.,,pr,-1
il;;;;
t i c'
mul.t
g.avi
lc
clal
iiui",iu. prcsci nclenclocom u trqLre
Iut'vicnc
c.hc
Ji""iuif ifrtitI psicologico dclI'irrdivicir-to
clalI'csalt az'ionc'
i,,n t,, di.ill" .l"pi"ssi tlnc quLlrlt o
t
ne i tlo^t,,'
conscl-vL\l'clat mcntc sct'cna ancltc
nBistlgnir
l
ontrtni
t cl a uni l
di cc Ot' az.i oue tcnerl l t
* fn ti a i tti .i l i u
Taci tcr
E
l ortuna' '
g i " i " ," ,n n . s l l ' enati t nel l a buoni t
pi
i
r
cl
i chi si
dol crsi
c o n l e rn ra : n A nessuno tocchct' ) cl i
ra l l c g ra i n m o do ccccssi vo' '
ccl
I' a tri tsci narc cl al l c o1' 11-rtl stc
l l s a g g i tl n,,n
'i
ncssLln
clte
c.l,'en-'ri-"n-tozionipcrcli6 i consapcv<lle
csaltirntc'
cosi
nd
tcrribilc
ctlsi
n6
evento pt-titcsscrc
gli vann<r
cosc
le
quitnclo
che
isi r.'nde conto
;;;;il
e.chc qr-randogli
male c'b atnclrc qr-ralcosac.libr-rclno
di nral c'
u -;S
o n n" ., b c n c c ' ! anchc cl ual c< l sa
dol ol e' " di cc i l tcst< r
cl
al
o
gi
oi
a
ttrc c a ti cl al l a
non si csaltantt nd
nisirggi
buclclhista dcl Dhanrtlrupadrt
itggiunge: "Pr<tpritr
]f.1.'prin"t,,no.uE in ttn itltro plrnto
si nru<lvccon il l'ctrn<ln
a.,n-t.'unblocco cli solida "'ttit't
scossii sittlqi"'
s()no
non
i", ..ti darllal<rleo dal biasinro
I'argli cco Scsenll'rt'it
Darll'altra parte clcl monclo'
rrd si
pr-osperitir'
nc'lla
neca' ull saggi<-rnon si csitltir
nell'avvct'sitir''
"abbatte
"e
di chi puntl al l a
t.i n v e dcre, l a parol a d' < ' rrdi nc
ri
eqtl
i l i b| at' c i scns e r:e n i ti ri " r' i di r-ncnsi < l nl tment< 1" ;
ecccssi
vc'
ti n rc n ti e s tt' emi e l c i nrpt' cssi oni
48

Quest'opera di riassetto, che potrebbe dare l'impressione di smorzare i sentimenti c di rendcrc opilca la vit a em ot iva, r iesce al cont r ar io a conf er ilc alla
mente una particolare linrpidezza. E la chiarezza e lar
l uc idit i sono le condizioni m iglior i per godcr si I e
emoz-ioni dell'esistenza.
oNon deprimerti e non eccitar.ti troppo, consiglia
Mar co Aur elio ue lasciat iclelt em pcl libcxl nclla vit a. ,
La conclusione puir esseralf idata a Schopenhauer,
che riassume l'inteta questione'nei suoi A/i.l-i.szlti:
" Nessun awenimento dclvrebbeindurci a metnil'cstar-e'grandi
de esultanza o grande dolor-e,siarper la ntutcvolgz.zet
tutte. le cose che potrebbero da un momcnto all'altro
modilic:rrlo, sia per la fallacia del nostro giudiz.io rigr"rardoa quanto pud esserci di vantaggio o di danno:
pressochda ognuno d capitato di lanrentarsi per qr-ralcosa che in seguito si d rivclertoquarlto cli n-rcglioerir
possibile per lui, e di aver esultartoper Llnacosa chc poi
d divenuta per lui fonte di gravissime soll'et'enz-eo.

27. La paura
i piaccridella vitapcr pauE da stolticontinuare
a perderc'
ra dellamorte.
Di.sti<'i
di Cutone
Tutte le paure si riducono alla paura della sol'lerenza
e alla paura dclla nrone. La prima prrodiventarecos)
insopportabileda farci preferire la morte stessae la
secondaci accompagnasenrpre,ora in modo latente
ora in modo cosciente.
La paura di cui stiamo parlando non d necessariamente le.gataa dati di fatto reali: I molto spessoun'iuna lantasia.
dea,una nrinaccia,un'anticipazione,
Luomo in clletti e I'unicoaninraleclresa di dover

morire, e quindi ognuno di noi, se vuole combattere


efficacementeI'infelicitir, deve fare i conti con questa
previsione.Come dice Pallacla,nquelloche fa soff ire
non d morire, ma saperedi dover morireo'
Per afFrontarequestapaura, d importantissimo ancora una volta il modo in cui si gestiscela coscienza'
Nella nostra mente si trovano i piu spaventosiincubi e le fantasiepitr piacevoli,e in tal sensoinfernoe paradiso sono condizioni psicologiche,sempreattuali'
diventa decisiQui la funzione della consapevolezza
in
un pericoloso
pud
finire
guidare,
sa
va: chi non la
per
uscirne'
altissimo
pagare
unprezzo
bamtro e
umana pud
mente
per
la
cui
i
Mille sono motivi
"buchi
Proprio per
neri".
questi
di
prccipitarein uno
di
un'opera
pericolo,
b
necessaria
Lvitaie un simile
saggez.za.
prevenzione,affidata alla
sono le armi decisive'
Atte'nzionee consapevolezza
cid chenoi pensiase
non
uTutteIe cosenon sonoaltro
Aurelio'
Marco
per
esempio
mo chesianouscrive
non per
pene
enormi
Ci sono personeche solTrono
che
nrente
la
loro
d
fatti:
fatti reali,n'tup". put'r."su <1uei
cui
in
momento
produce quelle sofferenze.Anzi, nel
queifatti si verificano,Ia pauradiminuisce'
Limmaginazione negativad il nostro peggior nemis6. uChi ha paura vedeanche i pericoli che non ci
sono>scrivePublilio Siro'
Ma tutto cib d la conseguenzadi una mancanzadi
conoscenzae di cura di s:non esistonosolo i tumori
fisici, esistonoanche le proliferazioni abnormi della
fanpsiche.Dunque,le nostreanticipazioni,le n<'rstre
possonocrearci
tasie,i percorsidellanostracoscienz-a
serenitiro infelicitir.Occorreuna sona di igienementale,cid che noi chiamiamomeditazione'
Una vera cultura della serenitd deve agire sulla
menle,sull'immaginazionee sulle opinioni; deveimparrarea osservarce a controllare l'attivitzl psicologi50

ca, perch6 E da questa che nasceil nostro benessere


o la nostra sofferenza.
Dobbiamo ir-npararca identificaregli atracchidelI'immaginazionenegativa,con le sue foschefantasie,
con le sue previsionipessimistiche,con le sue paure
immotivate.A ogni suo impulso gontrapponiamoun
ragionamentoo un'immagine riequilibrante,in modo da recuperareil sensodella realtd. Esercitiamoci
a limanere nel presente,senzaingigantirele possibilita sfavorc'voli,e cerchianrodi ritrovare quotidianamentequel nostrocentro interioreche d permeatodi
tranquilliti e di chiarezzamentale.
"Non bisognarendersi infelici prima del tempo:o
sclivcScnecani mali che hai temutocome imminenti forse non verranno mai e, in ogni caso,non sono
ancorarrenuti.>
Immersi nelle fantasiepaurose,in questi prodotti
oscuri dellamente,perdiamoilcontatto con i benidel
presente.Dice Marco Aurelio: <Smettidi dare un signil'icatoalle cosein basea cid che pensi,sopprimi le
opinioni che ti fai inrorno allecose,e comechi ha doppiato un promontorio,troveraiun mare calmo. un'assolutatranquillitde un'insenaturariparatadai flutti,.
28. Il conformismo
La maggiorparredellagentenon si rendenemmenoconto
del propriobisognodi conf<rrmismo.
Vivenell'illusione
di
seguirc'
le proprieideee inclinazioni,
di essere
individualista,di averraggiunto
da s6le proprieconvinzioni.
EnrcuFaor'rnr
Crediamo di essereindividui unici e irripetibili, e forsesul piano fisicolo siamo; tuttavia,sul piano mentale, non solo tutti i nostri sentimentisonoprogramma5t

lti

jtli

l
iL

ti dalla specie,ma anche i nostri pensieri ci vengono


confezionatie tramandatida chi ci ha preceduto.
Quelleche riteniamo opinioni personalisono spesso
le ideedi qualcunaltro cheabbiamofatto nostre.Pergenerazionicontinuiamo a ripeteregli stessiconcettie gli
stessicompoftamenti,proprio comedischi o registratori. Cambiano i volti, i nomi e le persone,ma i nostri
istinti sono ancoraquelli dei nostri antenati,e le nostre
ideerisalgonocertamentea qualchesecoloo millennio
fa. Checosapud essercidi originale,per esempio,nelle
nostresceltepolitichequandole alternativepossibilisoin
no solo due o tre?E che cosapud essercidi personzrle
religioni che sononate molti secolifa e che ci chiedono
soloo di accettarleo di rifiutarle?
Quando siamo giovani,quasi nessunadelle nostre
ideeE veramentenostra.Si tratta di opinioni, di convinzioni e di principi che ci vengonotramandati dalla f'amiglia,dalla scuola,dalla cultura, dalla religione
e cosi via. Ma lo stessoawiene per i comportamenti,
per i desideri,per le reazioni e per i sentimenti.
Il nostro modo di amare, per esempio,d profondamente influenzatodai rapporti awti con i genitori, dal
modo in cui ci hanno amato o non amato: noi non abbiamo potuto sceglierenulla. Anchei modellie i valori
di riferimento sono largamenteprecostituiti: forse un
giorno ci ribelleremoe li cambieremo,ma d comunque
da essiche dobbiamo partire.All'inizio niente d veramentenostro:n6 opinioni, nd pensieri,nd sentimenti.
Siamo i prodotti di tutto cio che ci ha preceduto. Ci
sembradi pensarecon la nostra testa,ma in realta anchela nostramented un prodottodel passato.
Come fare a realizzareil compito di diventare noi
stessi?Ovviamentenon esisteuna bacchettamagica
e il risultato non puo essereottenuto in un colpo solo. La nostra cultura ha messoa disposizionevari
metodi, tutti basatisullo sviluppodella conoscenzae
52

del senso critico. Ma, per poterli utilizzare,


c,d biso_
gno i nnanzi t ut t o di pr ender e lc
di. st anzecla . sd:oc_
cor.c impara'c a guerrdarsi dall'esterno
e osscfvirre
la pl'oprta mcntc- cosi comc si osserva
Lln oggetto.
Tutti si amo in par r c, nzaf iglidiqualcun
alt ir r . t vt at ut ti possiamo c dobbiamo dare alla luce
noi stessi. Dice
Platone:
"E difficile sostenere opinioni contrarie a
qucllc chc sono sulla br_rcca
dclla maggioranza,. Ed d
dif'l'i.cile
farsi dclle opinioni personali."p-lrucluesto
c\an_
chc I' uni co me t oclopcr divent ar e indivich- r i
aut onom i.
P ri ma cl i tu t t o dobbiam o f 'ar . ci cont i
con cid chc ci
d stato trzrnrandat oclal passat o, osscr vando
con di_
stacco l a nost r a st essam ent e, che di qr . r cl
pat r im onio
d I' ercdc di r. c. t t a.E, solo in un secondo
nr r : m ent o,
quancl o l a nost r a coscic, nza. sisar . i
lir t t a calm a c linr _
pi da, potrcmo concepir e qualcosa cli
nuovo.
Scnza una meditazione personarlenon c,Opossibiliti
di un' evol uzi o neindivicluaic,cli una cr escit a
spir . it ualc,
di una liberazione clal conf<lmismo gcnerale.
Non c,d
bisogno di concepire grancli e originriil
lnnsier.i, di di_
vcntal c un K zrnlo un Einst cin: lt aslatsent pliccm cnt t :
cs_
sct'c s_estcssi. E qucsto ()bicttivo pur)
csscre raggirrnto
prencle.ndole dist;rnz.edalle opinioni
comuni.
"Li rego_
la che dobbiamo ossell.ale piu l,edclnrcnteD
dichiara
Scncca ui'quclla di non scguirc ilgr.c.gge
c()nrcpecole.)

29. I doni naturali

La natura ha fatto in modo che non ci vole.s.sero


gr-andi
mczzi per viverebene;ognunod in grado
di csserefelice.
SnNEce
Se l'esistenza non fossc fondamcntalmc.nte
una con_
dizione piacevole, il mondo ncln si sar.ebbe
conscrva_
53

to per milioni di anni. Se la vita fossesofferenza,


nessunosceglierebbedi esistere:non ci sarebbenessun vantaggio.
Le piante,gli animali,tutti gli esserivivcnti hanrro
un istinto sapienteche li prrrtaa ritenere- piir o nteno consapevolmente- che questo vantaggio esista;
intuiscono che, nonostantelotte e solferenze,ne valga comunqucla pena.
Ma negliuomini questoistintopud esser-e
soflircato: molti sonoc<-rnvinti
che la lelicitnsia qualcosadi
impossibile,che tutti siano condannatia .starepiir o
nrenomale.
uQuandoho csaminatopiir da vicino e dopo aver
trovato la causadi tuttc Ie nostredisgraziehclvolut<r
scoprirnelc ragioni," scrivc-Pascalnho scopertoche
ce n'd una ben el'l'c.ttiva
clrc consistenel['ir-rlclicitd
della nost.racondizionedebolee m()rtalec cosi ntiserabilc chc niente ci puo consolareqtrandola c<tnsideriamo da presso.u
Ecco uno scam,polodi quella ideologiache ci ha
pc'r sccoli asl'i.ssiatcl
con la sua tetl-a concezione
dell'esistenza.Come dice Nietzsche,nsi i spinta
questa {bllia l'ino a l'ar sentire la vita come un casr"igo: d come se l'educazionedell'umaniti fossestata
al'fidatafino a oggi alla fblle l'antasiadi carcer-ierie
carnefici.,
Il problcma d che proprio qucsteidee hanno dato
il loro contributo allo stato di male.s.sere
gcnerale.
Chi inf'attisposaquesteconvinzioniha una concezione cosi negativadella "natur:.rle
malvagitdumarna" chc'fa di tutto perch6il sistcn-ra
eclucativoe le varie istituzionisocialisianocoercitivee repressivc..
Allora l'esistenzadiventa davverounarsofie.rcnza,
un dovereprivo di gioia.Le vittimesi fannocorlplici
cleiclistruttoridcll'armonia.
Come uscire da questo stato d'animo e da queste
54

idee? Bisogna cercare di mettere fra parentesi


i vari
condizionamenti sociali r".up".ore I'originaria
" che garantisce
condizionenaturale,quella
a ogni es_
serevivcnte un sentinrcntodi bcncssere.
Bisognauscire per un po, dalla societi o, comun_
que, evadereda quella parte clellamente
che d il prodotto della cultura sociale.Cio d possibilese si piaca
per un po' l'attivitamc,ntale,se si crca un po'cli
vuoto
intcri<.ire,
magarriconcc.ntrandosi
su un oggettopia_
cevole.
Dobbiamo decondizionarci, r.allentandoo sospen_
dendoi giudizi e le opinioni.
Eliminate le barrierementali,dobbiamo recuperare quel rapporto originalecon la natura o con
la
parte piir naturale'di noi stessiche ! in grado
di re_
stituirci un sentimentogeneraledi piacevolez.z.a,
la
sensazionedi esserea nostro agio, e non cli vivere
per qr"ralche
perversofine espiator.io.
stai.bene
cli pancia,di polmoni e di piecli,di_
, "Se
chi:rra realisticamenteOrazio (tutte le ricchezze
del
mondo non potrebberoaggiungerenientealla tua
felicitd.n

30. La fonte della vita


Quandole coseesternenon ti distur.bano
interiormente,

allora la tua natura trova cid che lc,d aclatto.

Wen-tzu
Il piacere dell'essere d un'esperienza originale:
d la
condizione di partenza che va attentamcnte preser_
vata.
I suoi nem ici sono num er osi e incom inciano
ad
attaccare I'in dai primi mesi di vita.
Poi il sistema educativo e l,inquadramento
sociale

e c u l tu ra l e compl etano I' opera. U n ragazzo vi ene


c o n s i d c rato " maturo" quando d convi nto che l a vi ta
sia sof'felenz.a,quanclo si prcclispone ornrai a lcndere
p a n p c r l i lcacci a al sut-rprossi mo.
U n a m o l ti tudi ne di esi genze non autenti che, di
obblighi, di doveri, di prove d'iniz.iazione e di precetti e ti c i c rel i gi osi si sovrapponc al l ' ori gi nal e stato d' an i rn o e a p oco a poco Io somnrcrge. A Il ora si ecl i ssa
q u c l s c n s o magi co del l ' csi stct-tzati pi co del l ' i nl ' anz-i a,
e s u b e n tra l a convi nzi onc che l a real ti r si a qual cosa
di grigio e cli sgradevole, qualcosa piu da subire che
da godele-.
L c s i s tc nza ri entra nci canoni del l a " nornral i ti " ,
d i v e n ta s empre pi i r l ontana dal l a sorgcnte cl el l ' essere , s c n rp re pi i r arti f i ci al c c asf i tti ca. E l ' i ndi vi cl uo
g i u n g c a l l :l ccl ncl usi oncchc vi vo-c si a soffri rc.
R i to l n a l e al l a l i > ntc dcl l a vi ta, costi qucl che costi ,
d c r" c s s c rc i l conrpi to di chi si trovi i n questa condi z i o n c d i a li cnaz.i one. E ci r) i possi bi l c sc si ri nnovari l
rapport() con la nirtul'il o con qucl suo rapprcscntante i n tc ri < l r c chc i ' i l nostro sd pi u prcl l i rncl o.
Pc ' r'r' i trtrvarl o, occorrc l i bcrarl o dci vari ri vesti n rc n ti s o v rapposti dal l a soci ct2re dal l a cul tura, tog l i c n d o l i uno dopo l ' al tro comc gl i strati di una ci p o l l a . D o b bi anro cl i mi narc i di versi rr" rol icon cui ci
i d c n ti fi c h iamo, al l a l i ccrca dcl nucl co ul ti mo: questo
d z rp p u n tol " ' i ndi vi dr" ro" ,i l non di vi so.
Si tra tta di un prrrccssodi spol i azi one progrcssi va
c u i c c l rri s poncl cun' i rnmcrsi cl nc i n sd. R i trovare ques to c c n tro i nteri orc si gni f i ca rccuperare i l scnso dcl I' e s s e ree , con esso, l a vi a verso l a sereni td. S cri ve
S c h t> p e nl rauer:nOsnuno sl a dentro l a propl i a cos c i e n z a c c l me dentro l a propri a pel l e e sol o i n essa vi v e c o n i mmedi atezza,.

56

31. Il rispetto
Risl-rctt'significa dcsiclc.a'c chc |art.a
r)crs()rl.rcr.cscae si
svi l tr p p i p cl q u .j l l ( ) cl l .,c.

Enr cr rFnouu
Non bast a par lar . e.d'anr ur ", non bast a clir . e-con
. sunt 'Ago. st in<l:
oAnr a c lir ' qLr clchc vuoilu, non bast a
ncppur c scguir e I 'i. r ppcllocli Conf 'ucio, di Hillel e di
Gcsil ad arnul'c il llr.ossinto.
Bisogna invece chiur ir e che esist ono var i m odi d, ar _
llzu'e e chc alct r ni sono dislr ut t i, r , icom e e pit r dc. ll'o_
di<1.Sc ull'i. r nr or -non
c siuccont pilgnlril r ispet t o, abbia_
r no in r calt ir i. rchc lar . c con un nr ot r _r
di acquisizione
che lient r a ncl clcsidclio di af 'll, r , nr azione,nclla vo_
lont ir di pot enzir .
Il rispctto i' l'amor-c che non vuole sol'focare, pos_
sct lu'c, convir lccr c, dont ini. r r . ;e c\ I a gioia di vccler e
ncll'i. r lt r r run diver . so- da- si';
D il sent inr cnt o di chi os_
set va c anr a l'alt r - oper qucllo chc i, , di clr i non int en_
cle invadcr gli lo slt azio.
"Rispcttare" Du rt vcrb<tchc dcriva
darllat ino rz.s1tic.ere
( guar dar e) ,e indic: .quindi
r
un at t o cont cm plat ivo.
M olt i al cont r ar . ioconf ondono l'ilm or . cccln I a lor o
vol<xt a\di inllucnzar e c di dom inar - e:vedono in ouc_
s- t oscnt int cnt o la possibilit a di sot t om et t cr . . I 'alir o,
di I ar nr c'un ar lt nr sc st csso, di picgar . lo allc; pr opr ie
c<. r nvinzioni.
Q u: . r nt ipadr i e quanle nr adr i, pcr . esem pit ) ,ant elno
nr al non r ispet t ar . t <_r
; i m issionar i r eligi<t siam a_
quant
n<l il pr r lssinr o pcr -conv'cr t ir . loalla lor o I 'cclel
ll caso dei genit or - ie\t ipico: r lolt i vogliono che i f . i_
gli sii-rn. la ratrlit.'t.zrzJr'e
clr'i l.ru clcsidJc'ie |anno cli
t ut t o llel'conf br r nar li a un lor o nr <t dello,senza nr . p_
1-rtrr-c
lrclrsi il probleura di chi ver.amenteessi siancl.e
c li chc c<lsavogliir no.
57

D i c e a q u e s to p r oposi to I' anti co saggi o ci nese


C h u a n g -T z .u :.F i g l i e ni poti non vi appartengono: son o v i te c h c v i s o n o s tatc scrl pl i cenrc' rrteal l ' i cl atcdal
c i c l o e c l a l l a te rra n .
Per riuscire ad amare con rispetto occorre dunque
luscire dal proprio piccolo mondo egoico, spogli:rrsi
d e l l e p ro p ri e a m b i z i oni , del l e propr-i eopi ni oni e ccrcare di "veclcre"l'altro, cli capirlo; occol'r'elelmarsi a consiclcrare la clivcrsit;rconrt: stlunre nto di ztrricchimento,
non come anomalia da riporlarc alla propria re'gola.
Anche l'amore ha bisogno di educaz,ionee di n-reditazionc: bisclgnaesserccapaci, prirna, di prendere le distanz.cdal pnrprio io e rnpirico, darisrroi dcsiclerie clalla
sua vokrnti di applopriazionc, e poi di osservarL.con
qlresto occhiclpr-rrifici.rtola varictl\ di frrlme, di car':ltteri
e di destini che si manif'estanonegli altri esseriviventi.
S < -rl oc o s ) s i p o trh fare dcl l ' amore non una del l e
ta n te fc l rme c [i c o n d i zi onamcnto e di uni fbrrnazi one,
n ra u n a v e ra fo rz rl d i armoni a. A fferrl a N i etzsche:
uII nrodo piil siclrro per con'ompL-r'eun giovane d insegnargli a stimare piir chi la pensa comc lui di chi la
p c n s a d i v e rs a m e n tc r.

non pud nuocere neppure alla nostra vita; invece,


ci6
che turba, altera o sconvolgeil nostro io piir profon_
do, ci procura sicuramenteun clanno.
Dobbiamo teneresotto controllo qr,resto
nostro rivelatore o "senso interno,,,che ci cctmunica
immediatamenteil valore di cid che stiamo facenclo.
Se ci
sentiamooppressi,angosciatio infclici, stiamo
in
realtirfacendoqualcosache va contro nclistessi:
stianro accumulandoqualcosadi ncgatirro,
conrei nuvo_
lclnidi un tL.mporale.
Ma anchei" ci sentiamoesaltati, euforici o frenetici,stiamo preparancloqr-ralche
esperienzaspiacevole,almeno come contraccolpo.
Lo stato da conservaree pr.otcggere
d qucllo jcll,e_
quilibrio,qr-rello
in cui la nrentce;iimpidae consape_
vole:cid che vcrri compiutoin qucstacondizione
cli
spirito ci sarAcomunqueutile, ci far-ircrescer_e
bene_
ficamente.
Ricordiamociquel chc scrive Scneca:
di_
sgtaziaci costa quel prczzoche abbiamo"Ogni
ncli stessi
fissato,.

33. La durata della vita


32. Il criterio

interno

Cid che non rendepeggioreI'uornoncllasua interioritir,non


peggioraneppurela sua vita, ncrgli reca danno estL'r'iore
o
inl"eriore.
Menco Aunelro
Questo d un criterio molto utile per sterbilirel'incidenza degli awenimenti e delle nostre stesse azioni sul
nostro proccsso di sviltrppo: abbianro dcntro di noi un
rivelatore, un metro di giudizio, che non sba-elia.
C i o c h e n o n d a n n eggi a i l nostro stato d' ani mo,
58

Pelch6 0 limitata la mia con<-lscenza,


la mia statura, la nria
d u r a t a a c e n to a n n i p i u tto sto ch e a m i l l e ?
e r .r a l c r a g i o n e
ha avuto la natura et darmela cos) e a
scegli..r.cqucsta mis u r e tl l i u t t o s l o ch e u n 'a l tm n cl I'i n f i n i ti r ?
Blntsr: plscrrl
Molti pensano, con-le pa.scal, che se pote.ssimo
vivcre

mille anni piutt<tsto che cento, our"n-rrrr,,


la possibil i tl di accum ular e un'enor m e quant it i
di esper . ienze,
di conoscenze.e (si spera) di .saggczza.
In efl'ctti, oggi un terzo clella vita d cledicato
all,ap_
prcndi mcnt o, un t cr zo all'invecchiant cnt o
e s<t lt ant o

r],

siaun terzo all'esistenz.itpicna e mattlra' E quando


i nchc
mo a l mi rs s i n to d c l l e n o s tl ' c ptl ssi bi l i t), ccco
it-tcia nrt I a decitclct'c'
cot-t.t
S e v i v c s s i n ro n l i l l c a n ni , qul rtrtc occLi si onip()tl ' cl l l m o s l h :tti tt' c , q u i tn ti l i b ri potl cnrnro l cggcrc' ql tetnti
p a e s i , q u a n te p c l ' s o n e p otrcmnl () conosccl ' c c' sop ra ttu tto , c l tta n tis b a g l i potrcmmo cvi ti tt' c!
Dalla bri'vi t i clcll'csistcrlz.ilntlscc cc 11arncn tc I' i tlca
, cl i l l l t| i
cl cl l a r.ci uci t| nuzi rl ne
d i u n a v i ta u l tra tc r.r.c n a,
mi
tnci
l l ti l di
qr'
tcsti
l
basta
ci
N
<
trr
p
o
s
s
i
b
i
l
i
.
mondi
nntut-i
tc l otdcl
l
a
a
l
l
'
ingi
trsti
z-i
a
ri
b
c
l
l
i
a
mo
te m p o , c ' i
gl i
per
al
l
r-rngarc
sci
cnz'
i
t
n
<
l
s
tt'
l
t
l
a
ti a m o c < l n tu i ta
nza'
cl
cl
l
'
csi
ste
i
a
c
l
ttt'
i
tta
anni disponibili,
N o n c i s tttto a l c ttl ti a l beri che vi vtl no nri gl i ai a cl i
anni?
C o n te a l s tl l i to , v c c l i i .tmtlsol tl nl cti t dcl prubl cnra:
a l l trn g a rc l a c l u r.i rtac l c l l a vi ta si gni l i ca Irol ti l l l i cat' c
n o n s i rl < ,l e c o s e p o s i ri v e, l l cnsi i l ncl tc qrrcl l c ncgati (l c nrl rl atti e
v e . Gi i < l g g i c o rn p i i i < l no rl ol te rl ral atti c
rarc'
Mal ' sc
pi
u
cratl
o
d c l l a v c c c l h i i ti i r)c l rc tl n t cnl p()
mol
ti
pl
i
cl
tct-cnra l l u n g a s s i n ros l i l tn n i d cl l ' csi stcnza,
m< l a n c h c g l i c rrrl ri c l c sol ' l crcnz' c'
vcl ' i l F o rs e , d < l p o m i l l c i rn ni cl i vi ti t, nl ol ' i l ' cnl t.l " l ()
ptrnt<
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'i tspi qr'
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m c n tc a p p a g a ti ; o l i rt' s cno. Fot' sc,
(;rcr-ch('
o
rc rc | n n ro a v i l ' c t' c c l u c nl i l a anrl i , cl i cci nri l a
n o ? ) l ' c tc rn i ta . N o n c l i c esan P aol o chc l ' r-rl ti rnoncnl i co a esscl'esconlitto sitrd la rrrclrtc?
In rc a l ti \, ttrtti q r-rc stiri l gi orri tmcnti ri vcl l tno una
l o n d i tn re n ta l e ml l n c a n z .adi saggczzi t'l ' i ncal l aci ti r di
d i rrc u tr' i n tc n s i ta , u n O s pcssol ' c,unl t pt' ol orrcl i taal l a
n o s tra v i ti t: c i i l l u d i a m o chc l ' al l unganl ento dcl l a dtrIa ti l c i d i a u n a q tra l i ti che, l ot' se, n< l tt < l ttct' t' cnl nt(l
i n n ri l l c l tn rri .
n e'pDpi tl
c ct' c
Ep i c u t' c l : u U n tr:nl po l i nri tato ctl ml l rcndc l n
i l l i nri tato' sc
s tc s s i l q u a n ti ta d i ;l i a cerc di trn tcr-r-l po
s i s a n n o a m n ri n i s tri tt' ei pi i tcct' i col l sl l ggcT' 7' a> '
60

Per quanto a lungo si viva ci sentbrerir scmpre che


ci manchi qua lcosa. uLa vit a um ana> scr ivc Schopenhatrct' " ttot- lsi puir dclini; c pt r t pliir nt ent c nc bl'evc nd l unga, pc r chi'e in lit ndo l'r - r nit i di nr ist r la con
cr"rivalutianro ogl.rialtxl 1-lcri<lclo
di tcnrl-lcl.u
E P l auto scnr bla concluder c: uLu saggczznnon si
conqui sta c< tnl'c. t ir nt
, a con l'int clligcnza, .

34. Giudicare
P er gi ucl i carebc nc r r n uollt ( ) ,bisoenacont l'ollal- pr
c incipalnrcnlclc suc nziorriorclirrlrice osscr",'arlti
ncl sLroprrrccdcreouni giorno.
M r ct t t , rnt
- M <t Nt , t t r ; NE
Que' stopri nci p io e\valido lt cl giuclic: r r csia gli alt r i sia
noi stcssi . S c r,oglianr ocvilar c dclusioni e sollu'cnze
dovutc a gi udi zi sbagliat i, cl<ibbianr oar - r 'ivalca cupir c
chi abltii.rrlo di h'ontc',qu:llc sia il srrclvcrrl cilrattcre.
Cit) e ancora pii imporl.antc quando li.rpcrsona si
pt' esent:.r
conte una guida, un nt aest r o,un consiglier e,
un c' cl ucatore,
u n polit ico e cosi viar .Plir - nacli allidar e a
qualclrr-todcl potere , dobbiamo s:.rpcrcsc non abbianto i r c[re'Iare cor r un ipocr it a o con un inr br ogli<>ne.
Bisogna arlloraprcscindcre cla qr,rclloche'dice, perchd l o strl l ment o pr incipale dell'ar t e della t lr . l'l'aD la
parol a. N el l a nost r a civilt a clci m ass- m edia,s<t nost ate messe a punt o t c. cnichc sol'ist icat e per sedr - r r lee
convirrcere, pL'r-cl'r:at'c.nriti chc non corrisgrondoncr
rni ni rnarrente alla r ealt i.
Gl i uomi ni c he aspir ano al pot clc possono inr por rc una l oro i mm er ginealt iliciit le, del t ut t o inlondat a,
e spe'ssodcl tutto opposta a ciir che veramente sono:
uti l i z-zanosentpliccnr L'nt ei nt et ocli con cui i pubblici tari r,,enclonoi proclcltti corn l-r.rcl'cial
i.
6l

l,i
I
I'
j'
't

t li

Dobbiamo dunque diffidare non solo dei bei discolsi,ma anchedclle belle immagini. "ln un uomo
osservala maniera di agire,o consiglia Confucio
(esan-)inale sue motivazioni, guarda dove trova appagan-lento.
Questod un mezzosicuro per conoscere
il suo carattere.>
Per giudicareuna persona,dobbianroosservare
conrc.si conrporlanellavita di tutti i giorni;e, beninteso,questovale ancheper noi s1c'ssi.
affatto,non sappiaSpessonoi non ci conoscian"ro
mo chi sianro,abbiamo immagini sbagliatedi noi
stessi.Anchein questocaso,valeil mcdesimoprincigiudicarenon in basealle parole o alle dichiara1-rio:
z.ionid'intento, ma in basea cid che si I'a e al nrodcr
in cui ci si conrportanellarcalti cli tutti i gir-rrni.
Dice un provcrbio arabo: nLa prinra volta che un
uorlro ti ingannala colpa d sua, ma la secondalir colpa e\tuau.

35. I nemici

nostra personaliti, qualche elemento che


ci era probal ti l menl e r est at o oscur o. Conr e diceva
La Ro_
cl rcfoucar r ld, onel giudicar ci, i nost r i nenr ici
vanno
pri trvi ci ni a lla r ealt d di noi st cssi. ,
Naturalmente dovremo fare una tara di cluesti giudizi e soprattutto dovremo ten.r conto creri'int"nirone con cui sono st at i lor m ulat i. Spesso inl'at t i
sono
c' oncepi ti pr . opr io pcr . colpir . ci e quindi
esilgct - anoo
di storccl noun diI 'et t o.
La stessaoperazione, per.d,va compiuta anche
nc.i
conlkrnti dci giudizi ltositivi, dclle locji e <iegli
incensa_
mcnti: anchc qucsti possono nascere da aclulator.i
op_
ptrre da pcrsone che ci amano troppn o che
non ci c<lno_
scono bene. Catone diceva che nspcssoclci nenrici
aspri
e accani ti ci sono piu ut ili di cer t i am ici gcnt ili
e com pi accnti : qucllidicon( ) spessola ver it i, que, st i
nt air .
B i sogna inl'ine consiclcr ar e che un conf r onlo
fra
< -rpi ni onico nlr ast ant i ci por lerpiir vicino
alla r calt i di
qllanto possa l'arlo un unico punt.o di vista.
E per qucst o che un pr over bio cinese consiglia:
uC onscryat iun nem ico per la vc- cchiaiau.

Il saggiclimpara nroltc c<lsedai suoi nenrici.


AnrstoraNE,
Ci dobbianro abituale a con.sidcrarc'gli aspetti positi v i d i c i d c h e i n u n pri mo momcnto ci sembra del
tutto ncgativo. Anche la presenza di nemici - di pers o n e c i o d c h e c i c o m bal tono e ci contraddi cono p u o c s s c rc i d i v a n ta g gi o.
In plinro luogo ci conferma che contiamo qualcosa o che tocchiamo punti dolenti; in secondo luogo,
u n n e m i c o p u d e s s c rci pi i r uti l e di un ami co, o pcggio di un adulatore, nel {'arci conoscere noi stessi.
Il giudizio esprcsso da un nostro critico, anche il
p i i r ma l e v o l o , i l l u m i na comunque un aspc' tto del l a
62

36. Mezzi e fini


c.mpr-onrettcn()n p()cora n.stra serenitirinteriorc
non sapcr-nreln()v|ilfe,
cornc fosse|o vcle,lc nostrcinclinazi<lniin
rapp()r' toul l c nost r . clt ossibilit d,e aspir . ar cinvcce
con I a
spcri l nzau mele lr 1) pl) (ur
) andi,salvo pO i,di ll. O nt eall, insuccess(),
pr.encler-cclacon la sor1.e
e con la slortuna,ir_tvece

cl tt. con l l t rro s l r.l r s l ol l c z z a.

Plutnnco
N<tn saper valutare le nostre capacitd e proporci
nre_
te supcriori alle nostrc fbrze, o comunque
contrarie
al l a nostra n at Lr r a,signif ica andar e incont r o
a un si_

curo fallimento. Anche qui la conoscenza di noi stessi rc'stirl'ondamentale.


Mcllti sognano grandi cose, n'ra,appena vicne ditta
loro una possibilita, si rivelancl in['el'i<lrio irracllttti al
compito: avevano creduto di esset'equel che non erano, avcvano di s6 un'idea sbagliata. Anz-ich6prenderscla con gli altri o con la slbrtuna, dovrebbero accettare la lez.ionce ridimensionare i loro progetti.
nPotersi sentire soddisfatti della propria vita d come vivere due volte" scrive Marziale. Ma questo n<tn
e p o s s i b i l e s e s i h a d i s d un' i mmagi ne l al sa o se non
ci si accetta per quel che si e.
D c l b b i a n rod i v e n ta re c onsapevol i cl i ci o che si anto,
i n d i p e n d e n te m e ntL 'd a l l e anrbi zi on i e dai desi de' riche
p o s s o n o e s s e rc is ta ti i n s til l ati dagl i al tri , pcr c' scntpi o
c l a ig e n i to ri o d a q u a l c h e educatore.Il nostro compi to
E realizzare noi stessi,non conlbrmarci a qualche mod e l l o p l e c o s ti tu i to . Se n o n si amo adatti a l are qual cosa, sarenro cc'rtamente portati a [are qualcos'altt'o.
Corroscere se stessi d la condizione prima pcr non
andare incontto a delusioni, che pclssonoamareggiare tu tta l a v i ta . C ttn te d i c e Montai gne, ul a gt' andezza
c l ' a n i n ro n o n c o n s i s te tanto nel l ' andare i n al tcl o i n
avanti, ma nc'l saper stare al proprio posto t,' nel sapersi circosct'ivere,.

37. Il valore della parola


ParlareE un nrezzoperesprinreresestessiagli altri, ascttltapcraccoglieregli altri in sc stessi.
re d un nlez-z()
Wen-lztt
Ecco ben distinte e valoriz-zate le due fondamentali
lunzioni del parlare e clell'ascoltare.
ln alcune re'ligioni, alla parola viene attribuito un
64

valore sacro:certi miti raccontanoche uin principio


era il Verbooo che Dio diedealla luce le cosesemplicementenominandole.
Per un filosofo come Heidegger,l'esserestessosi
presentacome un linguaggio.Ma c'd una netta di[ferenza tra il parlare per esprimerequalchc mgto dell'animo e il parlarecome semplicechizrcchiera:
il primo contraddistinguela vita autentica,il secondolo
sprecoe l'inautenticitd.Le parole dovrcbberoquindi
esserepensatee misurate. Parlaretroppo e in continuazioneci [a perderedi vista il loro valore e in genereil valoredclla comunicazione
stessa.Se la parola b sacra,lo d per lo stessomotivo I'ascolto.
Infatti, senzal'ascoltoe senzail silenziocon cui
essosi esprime,non ci sarebbela possibilitirdi dire
coscsenszrte.
Tutti impariamoascoltando.
( b m eglii o che parlarc troppon dichiaraA scol tare

(<ASUL,'I IiII

va Cleobr-rlo.
Una parola che nascadalla riflessionee dal silenzio ha ccrlo piir valore,piir peso,di un discorsotenuto pcr motivi convcnzionali.E com'd possibileesprimere qualcosadi autcntico, qualcosa di sd, sc si
utiiizzanoespressioni
di comodo?
Ecco perch6in quasi tutte le tradizioni spirituali
esistel'eserciziodel silenzio:d da essoche la parola
pud l.rarrepiir autoritir. Bisognaperd tener presente
che il linguaggionon d solo quello pronunciatoverbzrlmente,
ma anchequellopcnsato.
Non seruea nulla restarein silcnziosedentrodi noi
continuaun incess:rntc
dialogoo monologclinteriore.
Leserciziodell'ascoltosilcnzioso,sc accompagnato anche da un ellettivo rallentamentodell'attiviti
mentalediscorsiva,sarirdunque la migliore preparazione ad "accoglieregli altri in noi stessi".Nietzsche
sostenevache nse si tace per un anno si impara a
parlare,ma si disimparaa chiacchierare".
ll che non

sarebbe una gran perdita. (Bisogna imparare a cogliere il momento giusto per parlareosostienePlatone ne il momentogiustoper tacere.)
38. La totalitel
Vi d una sola saggez.za:ctlmprendere come tutto sia g()vcrnato attra\,'el'so ttltto.
ERACLITO

Ecco una meditazioneche d in grado di elevarelo spirito al di sopra delle continge'nzee delle meschinitir
umane:d quindi di per se stessain graldodi riporlarci
un po'di serenitirtutte le volteche siamo incalzatidagliavvenimenti.Vedereinf'atticome tutto siagovc'rnaio da tutto significa accederea una visionc'secondo
e quincui tutti i fenonrenisirivelanointerdipcndenti
sc'parato'
e
isolato
presenta
di nientesi
- dicevail matematicoLaSeci lbsseun'intelligenza
lbrzeda cui i'animata la
le
tutte
place- checonoscesse
potrebbeabbracciaesset'i,
degli
n"tut, e la situaziclne
dell'universoe del
grandi
corpi
re i movimenticleipiil
il passatosia il fusia
presente
piir piccoloatomo,e aver
conrc ogni
vedere
luro. In altri termini, riuscirebbe a
cosainfluenzaed d influenzataclallealtre.
Ouestosignificacapire conre ogni cosa esistain
funz-ionedelle altre.
.Siamo le membradi un imrnensoorganismo' dice
Seneca,e, per quantouna palle possascmbrarepiccola o insignificante,essab comunque fondamentale,
il tutto sarebbediverso'Quando
perch6,,"
-o.t.ur.",
a una sedia,in qualctreparte
calcio
un
noi
dir
di
Lno
f-ar
cadere una stella' Qltesta
potrcbbe
dell'universo
da un lato una granciercattribuisce
ci
constatazione
che non dobbiamo
ci
assicura
sponsabilitire dall'altro
66

fare grandi cose:ognuno d importante perquello che d,


ognuno d determinante con la sua stessa presenza.
Nessunod inutile, nessunod ininfluente.In un certo
sensosiamo tutti parenti.E per questoche un Empedocle arriva a scrivere:nSono stato ragazzo,ragazza,
albero,uccelloe muto pesceche.sorgedal maren.
Dunque,anchele nostrepiccoleo grandi scelteinfluenzerannocoloro che ci stanno intorno, i posteri
e il corso della storia.
nCooperiamotutti a un unico scopo,Ddice Marco
Aureiio nalcuni in modo consapevolee intc'lligente,
altri senzarenderseneconto.) E aggiunge:nIl mondo d come un'unica creatura vivente,costituito di
un'unicasostanzae di un'unicaanimao.
Gid Aristotele sostenevache "la natura non fa
niente di inutileo. Ma la meditazioneci fa capire
qualcosadi pin importante: che ognuno di noi d un
vero e proprio microcosmo, di cui dovrebbe essereil
signoreincontrastato.
nCon l'esperienza,con il sapere,con l'esercizioe
con la rif'lessione,scrive Schopenhauernviene potenziatala percezionedella realtd, il giudizio si fa
piir acuto e la visioned'insiemediventa chiara: si acquisiscecosi in tutte le coseun dominio sempre piir
comprensivodella totaliti. o

39. La via di mezzo


Una vit;r retta non devend cercarei piacerincercaredi
evitareassolutamente
i dolori,ma devescegliere
una via di
mezzo,quellacheho chiamato"sereniti".
Plarorup
uC'Euna misura in ogni cosae tutto sta nel capirloo
cantava Pindaro.
67

Una "via di mezzo", ugualmente lontana dagli


estremi dell'edonismoe della moftificazione ascetica, viene enunciataanche dal Buddha, vissutclnell'altra parte dcl mondo quasi nella stessaepocadi
Platone,a dimostrazione che la saggezzadi ogni
tempo e di ogni paesefinisce per giungerealle stesse
conclusioni.Tuttavia,cid che il Buddhismo definisce
"via di mezzs"per noi sarebbeancora una vita di rinunce.Perchddivcntaremonaci?Noi siamoconvinti
dobbiamo vivere pienamentela
che, per realizz,arci,
fare
tutte le esperienzeche un uoe
nostra esistenza
[are.
mo deve
Che cosa rimane allora di questi antichi insegnamenti? Che cosa d utilizz.abileancora oggi?Ovviztmentel'inrritoall'equilibrio,all'ilrnroniaintcriore,alla moderazione;il principio secondocui dobbiamo
evitare.sistemidi vita che, pur nella loro contrappoInsizione, conducono ugualmente alla so{'ferenz-a.
delgioie
naturali
alle
fatti d infelicesia chi rinuncia
chiudendosiper l'appuntonella rinuncia
l'esistenza,
sia chi inscgucogni piacct'e,
e nella morlificaz.ione,
costi quel che costi.
"serenitd" d la parola chiave:lo avevacapito Platone, Questostato d'animo ci dice chiaramentese
stiamoseguendola via giusta,la via equilibrata,che
devepur semprecorrcre fra due precipiz.i.
oNegli al'f'aridel mondo,, afl'ermaConfucio nil
saggioevita sia l'attcggiamentodi rigido rifiuto sia
la sua regol:rd
quello di accettazioneincclndizir-rnata:
la via di n1ez7.o.>>
Si tratta insomma di barcamcnarsil'ra i due estremi, tenendocome rotta, come punto di ril'erimento,
lo stato interiore: le scelteche ci conservanola serenita ci cclnfcrmanoche sono giuste; le scelteinvece
che ci fanno sentirea disagioo in conflitto con noi
stessici dicono che stiamo sbagliandostrada.
68

II

In tal sensola serenitdcontraddistinguela virti,


che - sec<lndoOrazio - (sta ncl mczzo fl"acluevizi
opposti,bcn l<lrrtana
clacntranrbi.,

40. Il denaro
Noi rron canrlticrcrno la nostr.a vir.ti con lc krro r.icche-zze:
q u c l l a i 'sta b i l c, i l cl cn n r o i n vccc 1 - l a ssa
cl au n u o r .n oa l l 'a l tr <1 .
So l o w E

Il pr' o blcm a non c\ nat ur - alm ent cclucllo di dispr ezzare i l clcnar o, nr a quclkr di ncln clover . r inunciar . ealla
prrl l tria "vir t ir " - et lpr opr io cqr _r ilibr . io
- pcl- accunt ulal'l<lo 1-rcrconsen'ar'lo.
Lolt iet t ivo, ir r l'at t i, non dovr ebbc esscr - et anr o
cl ucl lo di divcnt ar e r icchi, quit nt o qr _r ello
cli vivc- r eset' eni l m r : nt c.
m
olt
o
non
d
sinclnim
o di viver e
"Aver c
lrcnc, scrivc Erich Fr-onrnt in At,ere<) e.s-ser"2.
Nella
s< l ci et aum ilna, invecc, si linisce pcr iclent if ic: r r cil vivcre bene c<.rnl'csserer.icchi.
Qu ando si punt a all: . rser - enit i\ ci
, si accor ge che il
dcn:.rr oD un m czzo ut ile, m ar non nccesszt r ianr ent il
e
nri gl i ol'e.I l I 'ine c un alt r o: d l'it m t onia int cr . ior e.
uE sscr e liber i i nr cglio chc csser er icchi, dice Nevi o. E Plat one conler r na che unon sl'uggeall'inl'elicit i
chi di v cnt a r icco, nr a chi divcnt a t em per ant e, . I nf at t i
uchi aspir a alla f 'elicit r non
\
deve ccr . car eil guadagno a
ogni c ost o, be'ns)con giust izia e con nr ocler - az. ioner .
Il punt o cli r il'er im ent o r est it dunquc lo st at o d'aninr< 1,ch c d l'unica ver a c( ) sil in nost r . opot er e. Da esso,
nor-rdal denar'<-r,
cleriva il nostro benessereuLa l'or t una pt r d t oglier e'al saggio le r icchezze, o
cl i ce Scnccar( m il non la lbr za d'anim o. , Ed d quest' ul ti nr a che la la diif 'cr . enzilt r a la r iuscit a o no di
trna vit a.

Scrive a questo proposito Schopenhauer:nE,piir


saggioprocligarsipcr consL.lvarcla salute e pcr pcrlezi<lrralc
lc proprielhcolti)pirrttostochc pcr I'accluisto di ricchczze>>.
Forse la parolir conclusivasull'inte'raquestioneb
quella di Fedro: .Il sarggioha semprecon s le proprie ricchezz.er.

41. La responsabilitir
Si apparticr.rcal volgo firrchetsi attribtrisce la colpa sempl'e
arrli altri; si i'strlla via della saggczz.nquando si cor.rsiclcra
r es pons abilc s olo s e s t L 's s ( ) ;m a i l v e r o s a g g i o n o n t r o v a
c'lpev,lc rri' gli alt'i ntl sc"
Eprr.r,r:to
La mancanza di una riflessione pcrsonatle porta a con-

siderareresponsabiledel nrale che ci capita sempre


qualcun altro: una persona,Dio, il clestino,ecc. Si
proiettasr"rgli
altri la colpadellc nostresventur-e,
e queprtxura
sto tipo di opelazioneci
un sensodi sollievo.
In tal modo, non facciamomai i conti con la nostra
coscienza,e quindi non progrediamo:r'estiamodegli
eterni bambini incapacidi diventareautonomi.Come
dice Giovenale,nla penapiu granded portare sul cuore,giornoe notte,il testinrone
dellepropriecolpeo.
Ltromo che riflette capiscequestomeccanismoeletncnt.aree inconrinciaa considcrarele propric rcsponsabilita. Naturalmente,per I'ar questo,ha bisognodi
guarclarsidall'csterno,di esaminarese stessocotrrese
osseryasse
un estraneo;e, a questopunto,rischi:rdi attribrrirsituttele colpecheprima addossava
agli altri.
Ora gli sembradi esserela causadi ogni sua disgrazia.
Ma anche questad una posizioneestrema e poco
70

realistica. Pitr si dilata la visione delle cose, piir si vede la realti come un gigantesco processo di interrel azi one, i n cui ognuno ir r f 'llr enzagli alt r i ed t da lor o
i n{l uenzato.
Cid non significa, perd, che la responsabiliti individuale scompaia: se infatti b vero che la nostl'a vol onti d condizionat a da m ille f at t or i est cr ni. d anche
vero che osn i nost r a dc'cisiclnc,ogni nost t 'a er zione,
corttribuiri a conFerire un col'so diverso erlmondo.
Il risultato ultinro di questo pel'cofso di c<lnsapevolezza non d dunque n6 il sensodi colpa masochistico n
la deresponsabiliz.zaz,ionetotale, ma una via di nrezzo,
da cui emerge la necessiti\di allargarc la comprcnsione
e di restare vigili, anche nc'i pr-opri conll-onti. Solo una
cosci enz.acon t inuam ent e in az. ioned in gr ado di lar ci
capi re I' csatt am isur a delle nost r e r - esponsal: ilit i.
. sar i ca" Quando n r ai I 'uonr o, si chiede Coniucio
pace di vedere i propri errori e di giudicarsi da solo?o

42. La feliciti
Il modo piir sicuro di dive-ntareinfclici c\desidcraredi csserepiir felici.
ARTnuR
Scr r opEnnnunn
Qui si delinea la differenza tra fe'licitd e serenitd. La
pri ma d nn' e m ozione est r em a che non pud m ant enersi a Iung<-er che, pel'una r caz. ionc dialct t ica, di
vi ta al suo cont r ar ^io;la scconda d una via di nr ezzo
che non ha n essun oppost o nat ur alc: essendo il punto cenl ral c, i l cent r o d'equilibr io, d in r ealt ir m inacci ata dal l e'oscillazioni delI 'er lot ivit ir .
E l ogi co p cnsar e chc la r - icer cn di una scr - npr e
maggi ore fel icit a, elinr inando il cc. nt r o d'equilibr io,
finisca per gencral-e il suo esatt() opposto.

Dice Platone: uE evidente chc dolore e piacere si


generano a viccnda, secondo nattura>.E il tcst<ttaoivcl '
c o nf' crma: uS e di ri gi i tuoi sl < -rrzi
s ta d c l We rt-t? .u
so una scmprc n-raggi<lrcfclicitir, allora sarai colpit<t
d a c i o c h e d s p i a c evol ce dol ot' osrt,.
Non si tratta di senrplici paul!, di pessimisnto, r-nil
che gli opposti sot-tocomplcmcnleit'i.
dclla constatarzionc
Pel sluggire il qucsta dinlcttica clci corrl.ritri,il sistcm a m i g l i o re c \q u c l l o di attcncrsi i l pi u possi bi l cal ccntro , a q u c l l o s ta to d' ani nro equi l i brato che noi dcfi ni amo sercnita\.Questo scntintcnto ci i clitto in patlenz.it
dalla natura e ptrd csse't'entantcnuto inclelinitar]teltle
se ci < l dsi i ntctvi crrcl r ri s e v i e n e c L l ra toc o n attcnzi < )l tc,
tcttclrlnoil spopristinarrloogni voltir cltc lc circ<lstatnz.e
gli
o
estrcuri dcll'csaltazione clclla ctcpresstarlo vcrso
in
s i o n e . Ow i a me n tc gl i aw eni mcnti cstcl ' ni non s< .rno
poterc,
t'ei.tzioni
interiori
dipcndontr
mit lc lotrr
nostro
dal mrxlo in cui gcstiitnro lit ntcnte. Esiste un'az.ionc
prevcntivzr,che c<lnsistcnclla c<lsttuzirlncdi unit visione filosol'icae saggindella realtir;cd csistc un'az-ionctcrapeutica, che consiste ncll'intct'venit'econ cot't'et'tivi
p e r ri c q u i l i b r a re ' g listati d' arni rnool rposti .
i l saggi o ci nese C huang-Tzu
" L a v i rti n a [{ ' c rma
(c o n s i s te n c l rrra n tcni nrcntodel l ' armoni a.n

43. La prevenzione
Conrechi i: in buone condizioni l'isicheresisteal caldo e'arl
puir
fl'cdckr,cosi chi manticnc l'itninrain butlnc cotrclizior.ti
rc'sistcrcall'ira,al dokrrc,ulla contnrozioncc it qtralsiasialtra a l l ez -i o n c .
Epllrt,ro
Tutti cclnoscono I'inrpclrtanza della prevcnzionc nellc
m e rl a tti e fi s i c h e , n ra pocl ti si rcrrcl ono conto chc l a
tta contt' o i di sturbi del l a
a
s tc s s al i n e a d i c l i f' esa' u'adotti
72

mente. Qui n<ln par liar no t ant o dclle vcr c e lr r r r pr ic


mal atti e psicokr giclr c,qLr ant oclc- qlist at i di ur aI cssu'c,
cl i pcssi n r isnr o,cli unr or ncr 'oc clci lor o cor r t lar i: sor t r r
qucstc Ic cor - r diz- ioni
r r r cr - r t ali
chc de I iuiscono il n<lst r o
bencsse r eo la nost r a soll'cr cnz- di
a t ut t i i gior ni.
Dicc Tcrenz.io:
"La vcl'it silggezza consiste non sol o nel ved er e ci<)che ci st a clavant i al naso, nr a anchc
nel prevedere cir) chc accadrl\,.
P el ' i nrpedile il passaugioe l'invasione di st at i d'ar nimo ncgartivi,occorle osscrvi.ll'cil solgere di qucsti
senti nren t i ncl r lr <t nt ent ost css<.in
r cui nit scono; lt isogna prcncler c<lscienzaclci nr eccanisnr i clr c li inncscano e di qr,rclliclrc possor-r<t
scitcciarli.
conr
c
nella
m
al r icopcr t a ; lcnct la la
casa
" P ropr io
pi oggi a,' t lclvianr o scr it t o nel t est o lt Lr clclhist adcl
D hatrtrnapur ln
"cosi nella nr cnt c non cont r ollat a si
B cncl i l l o sc; t r iIibr io. , .
Il " con t lollo" in quest o caso cor r - ispondca cir ) chc
gl i anti ch i clcl'inivanola "cur a cle. ll'anint a":
si t r at t i. rdi
un' abi tudi ne : r llir sser var z. i<lnc
i nt elior c, al l'in Lr uspezi one, ac cor 'r - lpagnatda
a sapicnt i int cr vcnt i per conscrrau' ek r st at o d'ar nt onia c di equilibr io.
N el l e malat t ie lisiche cont e in quelle m ent er li, sc
l ' ol gani sm o c debilit iit o e indileso, non pot r i\ oppor :
re un' el l ' icacer esist enzae gli at t acchi pot r anno aver e
pericolosc consegucnze.
C cl n un po'di osse. r r , r azione
e di allcnant ent o, t ut t i
possi anr o cogliele l'awiciner r si di pensieli ner i e di
stati di deprcssione e di scon[brto; e lo stcsso put) avvc'nire per l'esaltazione, pcr l'eulitria e per tutt.e qucll e enrozioni chc sono anch'esse per t ur bat r ici dell'equi l i bri o int er no,
Lo sviluppo della consapevolezza pud por t ar ci a
scoprire e a linruovere. le cause estel'ne.E, se cid non
e\possi bile, i in gr ado di din- r inuir ne o di annullar ne
gli cfl'ctti sulla nostrir ntcnte.
73

Dichiara a questoproposito Seneca:nLanimo pud


resistereai mali che si d preparatoa Fronteggiare>.
44.Le illusioni
Ci sonouominicui le illusionisullecosecheritengonoimpollantisollonecessaric
comela vitastc-ssa.
NrcolasnECrremronr
Le illusioni possonoesserecome una droga: impediscono di guardarein faccia la realtd. euando poi le
cosesi rivelanodiverseda come le avevamosognale,
eccoche subentralrola delusionee l'atnarezz.a.
nIl genere unlano non pud sopportal.etroppa
realtd, dice Eliot rif'erendosiproprio a questo problenra.
Leducazionealla sereniti d innanzituttoun'eclucazionealla realtd.Per una profonda tradizione spirituale corne quella dello Zen,la realizzazionedell'uomo consistepropr-ioin questo:amivarea "vedere
il mondo cos)com'd''.
Cosa non facile,in veriti, perch6la nostra cultura
fa di tutto per instillar-cifin dalla prima infanzia ogni
generedi illusioni, spacciateper ideali e valori. E,
cosi facendo,ci manda incontro a sicuredelusioni.
uLe veritirsono illusioni di cui si d dimenticatala
natura illusoria" sostieneNietzsche;e il nrotivo d
che queste"veritd"sono semplici prodotti della mente, senzanessunacorrispondenzacon la realtd.
Noi soffriamo meno per i colpi naturali della vita
che per il crollo delle nostre illusioni. Cid avviene
pcrch6viviamoin un mondo di sognie di utopie,viviamo in un mondo immaginario.
Le fantasiecompensatorienasconodalla sensazione chc la realtirsia insufFiciente;
perd il mondo
74

diventa doloroso perch6 ci culliamo nell'illusione


clrcle nostreopinioni rispecchinola realth.Ci siamo
clirlcnticatichc, comc diccvaEraclito,ule opini<lni
rrnranesonogiochidi lanciulli,.
La fine delleillusioni,delleideologiee delleutopie
non va vista percid come una tragedia,come un nauf ragio nel pessimismo,ma corneuna nuova possibiliti cli ritrovare l'c-sse.r-rza
dellecosee, con ess:1,
la nr>
stra ft)ndanrentalesercnitd;t un l-nezzodunque pcr
crcscerL.,
pcr diventareadulti.
AfJ'ermaSchopenhauer:uIl caratterefondanrentalc dell'etamatura d il disincanto,.

45. Le rappresentazioni
Non c'c\tcnlpesta piir forrc di quella scatenata dalle rap;lrcscntazioni mcntali negative.
Eprrrero

Fra le tempestedella vita, le piil insidiosesono quellc provocatedalla nostra stessamente; e su di esse
p<-rssiamo
e dobbiamo estendereil nostro controllo.
Per le grandi prove dcll'esistenzar
siamo piir pr.eparati di quantot'lonsi creda,abbiamoper cosidir-edegli anticorpi naturali. Invece,per quelle provocare
dalle nostre fantasienegative,dalle immagini morbosee dai pcnsieridistorti, non disponiamodi ncssunalineadi dilesa:ci aspettavanto
un nemicoester
no, non uno inlerrno.
Ouasisenzaaccorgercene,
cadiamo in pr.edaa impulsi di ira, di odio, di paura,di frenesia,di sconforto e cosi via: all'esternonon d successonulla, ma
dentrodi noi siamo in pienacrisi.
Basta un'ombra, un sospetto,un momento di
stanchezza
o un scmplicepensierotetro,ed eccoche

penetrian.ro in una specie di incubo a occhi apcrti: ci


s e n ti a m o o p p re s s i , i n l ' el i ci , demol al i zzati , si amo i n
b a l i a d e l l ' i mma g i n a z .i o n c mcntal c ncgati va, uu vcro
e propr-io cancro della psiche.
Come lare a uscirne ?
Epitteto, nelle sue Diclribe, sostieneche nil ve'r'oatlc'tao d colui che combatte'tali rapprese'ntazioni.E la posta in gioco D molto impoflantc': d la capacitir di csser-c
padroni di noi stessie quindi di esserelibeli c sereni.
Pe r p ri m a c o s a b i s o g na di vcntarnc cosci enti , ccl gliere la negativitir al suo apparire'. E poi bisogna inrpedirle di avanzarrc',ponendo a contrastarlaruner rapp re s e n ta z i o n e m e n ta l e p osi ti va, ube' l l ae nobi l c" .
La vcra saggezza,aff'ernra Epitteto, consiste nella
s o c ra ti c a u c u ra d e l l ' a n i m a,, i n ci d che oggi potretnmo chianrare meditazione'. Se ci preoccupianro con
tanta attenz.iclnedei nostri beni, dobbiilnro cLrrat'cil
ma g g i o r ra g i o n e l a n o s tra ani ma, i l nostro s6, chc ci
permctte di gode'redi ogni altra cosa.
E p i i r c h e s a g g i o i mp i egare un po' di tempo del l a
n o s tra g i o rn a ta i n q u e sto control l o peri odi co del l cl
s ta to d e l l a n re n te , e s a m i nando i n pzrrti col are se l a
c a u s a p e r c u i c i to rm e n ti amo d un l atto esterno o
u n a n o s tra ra p p re s c ' n taz.i onenegati va, oppure cntrambe le cose.
d
In a l c u n i c a s i , i n fa tti , l a moti vazi one esteri < -rre
aggravata dall'intervento della mentL' che' la ingigantisce, che la fa apparire piir grave di quanto non sia.
La meditazione d senrpre una "cura di realtir", un
tentativo ciod di eliminare la componente soggettiva
dcgli stati di soll'erenza e di crisi. E con tale operaz i o n e d i " i g i e n e n re n ta l e" che ri prendi amo contatto
con le cose e recuperiamcl la nostra serenitd.
C o m e d i c e N i e tz s c h e, unon l e ccl se,bensi l e opi nioni sulle cose che non esistono. hanno conl'uso sli
u o mi n i r.
76

46.La tranquilliti
In una cosaril saggi<)supera Dio: questi non tcmc nulla per
propr-ia naturzr, il saggio pcr propri;r virrir. Che grerndecosa csscrc debolc c()mc un uomo e tranqlrilkt contc un Dio!
bF-NECA

Luonro che, pur conoscc-ndoi propri limiti e la propri a I' r' agi l i ti \,an 'iva a dom inar c la paur a dei m ali e
cl cl l a nrorte, d gia\sim ile a un Dio: nessuno pot r d im pcdi rgl i di esser ecit ) che 0.
La cal nra d gii il segno del divino in noi. uI saggi
anti chi n di ce C huang- Tz. u ( nut r ivalt o il lor o spir it o
con l ertranqui l l it i. u E er egiunge:( La concent r azione
rcndc si nri l e a un dior .
Il I' atto t che, m ent t 'c gli avveninr cnt i cst er ni non
sor-rclin nostro potcre, la nostrarrezrzionc a tali aweni mcnti cl i pe' nd eda noi, e, se noi r eagiam o con calma, di vcnti amo in ogni caso i padr oni del m icr ocosmo che abi ti amo: nessuno pot r i t r - r r bar lo.
In un ccrto senso, t occhiam o l'ass<llt r t o,e lo sianro. E per questo chc la Clnndogt:u-upanisud al'fermer: ul-a calnra profonclerchc nasce dal corpo e che
raggiunge per suit propria natura la luce suprema d
I' i mmortal i ti u.
C hi ri escc zrc ser cit ar e il dist acco e la calm a ha in
ml l no l a chi ave del pr opr io dest ino. ln un t est o t aoista, 1/ l i bro del l'equilibr i<t c dcll'ar nt nr zin, t r oviam r - r
scri tto: uLasci a che l'azione pl'ovengadalla t r anquill i tdu perchd (quando sei quielo, l"er m o e picno di at tcnzi one, i l di se gn<tcelest e d sent pr e chiar o, la consapcvolezz.aD senza veli, e tu sei zrutonclmo nell'agire
e pucl i af' fj ' ontarcqu: llsiasi cosa si pr esent i, .
S pesso cerch iar m o nclle em ozioni piu lr lr t i, nella
l otta e ncl l a con cit azione. ,un'cspcr ienza che ci dia il
senso vi v< l del l 'esist cnz. arM
. a dovr e nr m o m eclit ar e

sulla seguentesentenzadi Lao-tzu: .La piir grande


rivelazioned la qr-rictc".
47. La ruota
Quandola ru()tagira, clrasta sopra unil partc tlrzrl'altra.
PLrrr,tnc<r
Fa parle dclla norrnale dialettica dei contrari che le due
p a rl i d i u n c i c l o s i a l te rn i ncldi conti nucl :ni cnte l ' i manc
a lungo nel punto piir alto, niente dmane a lungo ncl
punto piir basso. Mcnrore di questa lc-gge,Kierkcgaard
scrive: nQuando tutto tisembra pcrduto, d all<lrache incominci a viveren.Una volta tocceltoil fondo, se non ci
si disintegra, non si pud che risalire a galla.
Ecco dunque una meditazione che dcve essere ten u ta p rc s c n te c l a c h i a ttraversa una cri si , da chi ha
l ' i m p re s s i o n e d i n o n p o terccl a pi i r fare. S i tratta di
tencr duro il tempo sul'{'icientea Iar si che la ruota
c o m p i a i l s u o g i ro .
Spesso non possiamo l'ar nulla, non siamtl noi che
a b b i a m o i n m a n o i l b a ndol o dcl l a matzrssa:al l ora
dobbizrmo risparmiare Ie encrgie e aspettare che la
c ri s i p a s s i . Si tra tta d i u na prova di resi stenz.a,i n cui
v i n c e c h i s a m a l n te n e rsi pi i r cal mo, chi ha pi u paz,ienz;t.Dobbiarno solo aspettare che il "corso delle
c o s e " c a mb i d i re z i o n e .
E come trovarsi in mezz-oa una tempesta: pttd essere terlibile, pui-l anche distruggerci; ma, sc' rinsciremo a tener duro, la tempesta passerd da sclla. Siamo spesso piir lbrti di quanto crediamo.
nChi non ha pii nulla in cui spe'r'are,
Dice Sc-ncczr:
non deve nemnteno disperare di nullao.

48. La fioritura
Quandosi vcrificaun'abbondante
Iirtritr,rr-a,
scguonoinevitabilmcnte
tristezza
e decadenza.
. Wen-tzu
Ecco il rovesciodella situazioneprececlente:
ld avevamo il culmine della crisi e della clevastazione,
e
non potevamoche aspeil.arciun miglioramento;qua
abbiamo il massimo della fioritura. Si contempla
qlrestameravigliae.si d pieni di gioia, ma gid si avverteil segnodella flessione.
Dentrodi noi sappiamo
benissimoche il ciclo ha raggiuntol'acmee che ha
ormai imboccatola china discendentc.
Se abbi;rmo realiz.zalouna grancleopera, non potremo piir f'arneun'altra allo stessolivello;se un'epoca storica ha raggiunto il suo vertice, non potri che
decadere;se oggi siamo molto felici, domani non potremo esserloaltrettanto.Come dif'enderciin questa
[ase?Come prepararciper il futuro?
Se ci si pensabene,questad la situ:rz.ione
della seconda parte della vita, quando si incomincianoad
awertire i segnidella vecchiaia.
Scrive Mont:rigne: uLa morte si mescola e si
confbndedappertuttonella nostravita: il declino anticipa il momento della morte e s'insinuanel corso
del nostrostessofiorire,.
Bisognadunque per prima cosa costruirsi una visione filosolicadella vita, conoscerequali sono i suoi
ritmi: la consapevolezzadella realti ci d?runa capaciti di accettazioneche la negaz.ione
o l'ignoranzaci
neganoostinatamente,gettzrndocinella c<tnl'usione
e
nella soflerenza.
uNiente giunge inaspettato:, afferma Euripide
obisognaaspettarsitutto.>

49.La vecchiaia
Dav ant i alla v c c c hiaia t a l v o l t a e \ il corpo a capitolarc per
lr r int o, nr a lalv r > lt ai' I ' ir n i n r a .
M r c r r u L D EM o N T I G N E

L a n i ma c a p i to l a p e r pri ma quando i ncomi nci a ad


a v e r p a u ra d c l l c n o vi ti , dci cambi amcnti e del l e
c n l o z .i o n i ,q u a n c l o s i f ossi l i zz.ancl l c abi tudi ni , quand o s i s c l c ro ti z z a n c l l e opi ni oni . La vccchi ai a ! i nvccc
qualcosa da sperinrcntare f'ino in lbnclo, non una res a a l l a v i ta .
L a c rc s c i ta d c l l o s p i ri to non si attcsta certo nel l a
ta r-d ac ti r: d c v e a n z i c cl mpi crc al tri passi deci si vi . Les i s tc n z a i ' c o n l ri .rs s c gnati tdatf' asin< l n pcr i l capri cci rr
chc ha ptol'ondi qualchc Dio, nra pcr Lrnalsilggt-z-zel
d c ra g i o n i . S c u n a g i ornata l bsse costi tt-ti tasol tanto
d e l ma tti n o , c n o n a n che del pomcri ggi o e del tramo n to , n o n c i s a re b b e possi bi l i ti r di un al tro gi orno;
s c i l te m p o l o s s c c o s ti ttti to sol tanttl dcl passato e del
p rc s c u tc , n ri rt c i s a re bbe posto pcl ' i l l utul ' o.
n An ' i v i a n rc l s c n rp l ' c i nrprepat' i tti al l e di verse etd
t
d c l l a v i ta , c c i ma n c a spcsso I' cspcri c' nzi nonostante
g l i a n n i u s c ri v c i ro n i cantcntc La R ochcfoucatul d, c
nrolti la pensano cos'i. Mat, se pcltessimo essere pcrfcttamcnte prepat'ati, il "fare e'sperienzat"- cioi latvita s tc s s a- s u t' e b b ei n trti l e.
In rcilltir chi ragionit cosi solll'e gii cli scnilitit, osl l a m a l i ttti i t dcl l < t spi ri to chc non ha eti r.
s i a c l i c l L re
u C ' e \g c n tc c h c s m c ttc di vi vcrc el ncot' l tri mi l di i rrctl m i nci zrrc" diceverSenccz.t.
L a ttc g g i a n -re n top o si ti vo consi ste ncl pensi rre che
tu ttc l c e s p e ri c n z el b ndamcnti tl i , tuttc l e l i rsi dcl l ' esi s (c n z i .r,r,a d a n o s p c t' i nrcntate fi no i n [oncl o c si i l no
c' i ' senl pre
u ti l i . S c s i h a l a l i rrtu na cl i vi vcl e a l ung< -r,
l a p o s s i b i l i ta d i i n rp a rare qui tl cosa,di perl l ' zi oni tt' si .
80

La paura di invecchiared la conseguenza


di una
conccz.i<lnc.
intmarturadellavita.
nLavccchiaiai un<tsterto
di riposoe di lihr-ti:u sostiencplatone(spentala violcnzadcllc passioni,si d
I'inalnrcnte
liberida una folladi lorsennatitiranni.,
50. Il dovere della felicitd
Non c'e\clovr'repil tri.lscurato
cleldover-cclclla[e'licit).
Rounnr Lou rs Slr.:vr-:r.tsox
D i ccva Ma lcbr anche: nLa nost r a volont i\ non pud
n< l n desi cl cr ar cla lclicit ir , .
Tcndi anro nat ur alnt ent e il uno st : r t <lcli benesser - e
pl r-rpri t.rcon r c : r spir iam o all'ar ia e alla luce. Ed D la
l l ' ustrazi r> ncdi qucst o legit t im o dcsider io che r cncle
catti v< ;l ' rrom o.
Fi no a oggi ci d st at o insegnat o il cont r : lr io: chc
l'uonto e\ nralvitgio per natul'il, nragari in conscguenza di qui .rl che"pccc: . r t oor iginale", e che quest : l m aligni ti r ! l a ca us: l della sua sof 'ler enza.
Invccc' ,I'uom o divcnt a cat t ivr - pcr
r ch6 D inl'clice.
Bisogna perir distirrguel-etl'it l'clicitd L-stilto nirtural c di bcncsser e,quello che noi chiam iam <l ser cnit i.
La pri nra i una ve t t a o un picco che n<ln pur ) esser e
manl .cnuto a lungo e chc dipcnde in gr an par t e dalle
ci rcostanze est er ne; la sec<t ndainvcce d uncl st at o
d' ani nro originale che vicnc oscul'it t o non scllo dit lle
cspcr-i cnze ncgat ive, m a anchc' L' sopr it t t ut t o dalle
cor-ro' cz.i oni
sociali c cult ur - ali,dalle icleologiedist or tc e da tutti quegli insegnanr e'ntche
i
pr . esent anol'uomo conte un pecczr t or cinvet er at o e il m ondo com e
un l uogo d' c spiazione,una "var lle'dilacr im e".
Sc ct-rsifosse, non ci sarcbbe nessun vnntaggio a
csi stcl e.

(La cosa piir importante) dice Platone nnon d vivere, mil vivere bcne., A questo scopo, il nostro prim o c o rrp i to ! l i l l c ra rc l e nrt' ntc del l e cl i stol si oni rcl i g i o s c , l ' i l o s o l i c h e ' e i d c o l ogi cl te che ci presentarrr'lra
natura umana diversa da quella che d'
La nostra natura d esattamente quella che ci serve
p c r s o p ra v v i v c ' r' e , n 6 b l tona n6 catti va. N essuno,
q u a n d o v c c l ettn l e o n e c he sbt' anal a gazz-el l a,gi ucl i ca
c a tti l ' c l i l l e o n e : l o l a p cr necessi t), e l a neccssi td d
u n e rc o n d i z i o n e c l i s o l ' l e renz:lchc non ha deci so l ui .
An a l o g a m e n tc , i c o nrportamenti che ri tcni amo
" m a l v i rg i ;' s o n o i l fru tto di un< l stato di bi sogno. E
questo stertoche, a t'igore, clovrebbe esse'regiudicarto
cattivo, e pcrcib dovrenlmo prenclerccla non con chi
n c D Ia v i tti u ra t,b e n s i c o n chi l o ha crci l to, e i n parti colare con coloro che vedono il male in ogni piacere.
n N e s s u n p i a c e t' e d d i per sd un mal e;, conferma
Epicuro nin realtd sono i ntezzi impiegati che portan o p i i r d o l o ri c l tc g i o i e .,

51. Larmonia
comequelladi unalira o di un arLarmoniadell'universo,
di tensionicontrastanti.
co,d I'ell'etto
plurnnco

venire e dell'alternanza, che in un primo momento


pud apparire crudele: se pretendiamo che il tempo
risani ogni dolore, dobbiamo accettareche, per lo
principio, sgretoliogni felicitA
stcrsso
Scrive a questo proposito Montaigne: nLa nostrd
vita d composta,come l'armonia del mondo.,di cose
contrastanti,come di diversi toni dolci e aspri, acuti
e bassi,molli e gravi". Bisognadunque essereplparati al fluire delle cosee degli stati d'aninro.
<Tutto accadesecondocontesaDricorda Eraclito:
dobbiamo sempre tener presentequesta legge.Possiamo perd mettere in azione una strategiaper ridurre il piir possibilele oscillazioniinteriori.
Pcr conscrvarela serenitd,owero lclstato d'aninro
mediarno,dobbiamo identificar-e
dentro di noi quel
nuclco profondo,quel "centro dcll'essere",che non d
toccato n6 dalle gioie n6 dai dolori estremi: un centro di calma e di consapevolezzache non si fa travolgele dagli sbandamentiemotivi e che tende a ridimensionaregli eccessi,in un sensoo nell'altrcl.
Come dice Eraclito, ngli elementicontrastantisi
accordanoe da cid deriva la pii bella armoniao.

52. Il potere della mente


I doloripiirgrandisonoquellidi cuinoistessi
siamolacausa.

Questad una leggeche d valida non solo per i fenomeni


fisici ma anchepergli statid'irnimo:eccoperchdi saggi
consiglianodi mantenersiin equilibrio [r'ale tensioni
contrastanti.Chi viveper esempioin uno statodi esaltazioneo di euforia,non potra che precipitareprima o
poi nel suoesattocontrario:nelladepressione.
Nessunsentimentoestrenlod stabile e la sua esistenzaE collegataa quella del suo opposto.
C'E r.rnaprofonda s^ggezzain questa legge del di82

SonoclE

Questafraseafferma che noi possiamoessere,in ultima istanza,i veri artefici della nostra peggioreinfelicitd. E quindi del nostro benessere.
Dice a questoproposito Menandro: oNulla di grave ti d successo,se non lo immagini tale,. E lo stesso
principio espressodal Buddhismo e da altre filosotie
orientali.
83

Tutte queste tradizioni hanno messo l'accento sull a n e c e s s i ti d e l c o n tro l l o cl el l :r mente. P cr escrrrpi o,i l
D l tu mn ta p u d a s o s ti e n c c he (una mentc ccl ntrol l attar
dd la l'eliciti". E precisar:uCome i {'alegnami lavot'an o i l l e g n o , c o s ) i s a g g i d omi nano i l propri o s6" .
Es i s to n o fa tti d o l o ro s i e perdi te ai l i mi ti del l ' i ns o p p o rta b i l e . M a o g n i s enti nrcnto vi cnc l i l trato e i nterpretato dalla nrcnte: ecco pcrche<e\ utile, i' strggio,
mettcrsi a osservare il modo in cui cssit irccoglic o t'cs p i n g e , a mp l i fi c a o n ri n imi z.za i dati o-rrgctti vi .
d ' i n te ru c n to d mol to pi i r arrrpi o di quanL o s p a z i c -r
to n o n s i c re d a . n Il m o n cl o i n cui ci ascuno vi veu di c h i a l a S c h o p e n h a u c r o di pcnde i n pri nro l uogo dal
p ro p ri o mo d o d i c o n c c p i rl o.n
E da questa "osscrr,razionccli sd" che I'uorlo impara
ad attutire icolpi peggiori, scnz.al-arsenetravt-rlgcrc.
u C i a s c u n o e ta n to i n l ' c l i cc" scri ve Lc-opat' di< quansc non
to e s s o c re d e ., N o n c ' d n i cnte di cosi tragi c< .r
s i a m o n o i s te s s i a ri tc ncrl o tal e. D unquc abbi amo
grandi possibilit) di corleggcle e nrodil'icare.
< T u tto d o p i n i o n e , a l l l ' r' rna Marco A urcl i o ue l ' opi nione d in tuo pott:re.)

53. Il rifugio
I pitr saggi possonocostr-uirsiun rifugio tutto spiritrralee
avereun'anima lirrtc e salda.
MIctrtt- rlri M<lxt,ttcrue'
Il c o n s i g l i o d i c o s tru i rs i un l uogo del l o spi ri to i n cui
ripararsi e ritemprarsi viene dato sia dagli stoici sia
d a l l e tra d i z i o n i o ri e n ta l i . Il B uddha, pcr escmpi o,
a mmo n i s c e : < F a te d i v o i stessi un' i sol a, fate di voi
s te s s iu n ri fu g i o o .
Montaigne, che segue da vicino la sitggczz.ititntica,
84

s1licga che, per trov.rre un po' di trcgua agli af'ianni


cl ucl ti di ani , no n dobbianr o alkr nt anar ci dalla scnlc,
canrbiilrc lrrogo, viaggiarc o rir-rcorrerc nrille !r\rvcntul'c, nra ccr-carecli guardare in noi, cli conosccl'ci, cli
arscol tarcic di ut iliz. z. ar cquclla lolza e quclla r , olclnt d
che cl i s< l l i tos pr e'chianr oall'cst er no.
A nche uno psicoanalist i. rcclr r r e Er ich Fr 'onr nr ler
pcnsir all<rstcsso nrodo, c nc L'utrtorcper la vitu sct'ivc':
uP er rcsi stcrc bisogna clispor r ccli un nocciolo solido,
di una conv' i nziclne,pot er aver e liducia in sc slessi,cssct' c i n gl ado cli llcr r sar c c'r 'it icur r r cnt c,
csser c ir t sot t t nra i ndi vi dui ; . r ut ononr i- uom ini t : n( ) n pccol'c>.
C i o nou si g nilica iscllal'sidi. r lnr oncloc r inchiuclcr si
i n un gusci o, n r a colt ivar e dent r o cli si un"'isola", che
ci l i rra da ri l i rg io e cla sost eunonc'i r nor lcnt i piu dil'l'ici l i . A nche sr' t ut t o cr r r llc'r 'aint or no, r - t r . pot
li r - cnr or imanere " l i rrl i c salcli".Scr ivc Schopenhaucr : uCiirchc
pi i t conta i ' cl u ello clt e ognuno ha clent r r r d i si', pcr chc<
d
qr-rcl l ochc pi i r di ogni illt r a cosa avr ir dur at a, .
Ti rl e ri l ' ugi o c\il cent r o dcll'anim a, un "luogo" chc c\
contrasscgnato da cirlnra e da serenitir. Non lo si pr"r<)
raggiungere se si e\in preda ad ansii.rcl acl agit:.rzionc,
ma sol o se si l'a acqt r iet ar elo spir it o.
(La mente liber a da passiclni ! una r occa: , dice
ul'uont o non ha nient e di piir lolt e doMarco A r.rre. lio
ve ri l ' ugi arsi ed esser c inespugnabile'. "

54. La sensibilitir
I ber-rie i nrali che ci arlivano non ci loccanosecondola loro grandez-za,
nrersecondrrla n()slrascrrsibilita.
Fnerqorsut. Ln RooruroucAuLD
E cco un al tr' <lpensier o che m L't t e in eviclenza l'inr por-tl rnzadi co lt ivit r c-la pr opr ier int er i<lr it i. Noi pcn85

--4FIT

siamo che beni e mali, eventi positivi ed eventi negativi, siano dati di fatto, realti oggettive.E in parte lo
sono; ma il loro riflessodentro di noi dipende anche
dalla nostra sensibiliti.
Per esempio,una notizia sfavorevoleo un incidente che in tempi normali rappresentanosolo un fastidio, possonoscatenare,quando siamo esacerbatio
nervosi,una crisi o un crollo psicologico.Lo stesso
awiene per le esperienzepositive:se abbiamo uno
stato d'animo disteso,possiamoappreT-z,are
molto di
piu un awenimento che, in altri momenti, sarebbe
passatodel tutto inosservato.
nlunica vera quieted quella prodottadalla mente, afferma Seneca.Egli ci rivela una grande veriti:
d illusorio attenderci pace e quiete dall'esterno,
quando dcntro di noi ci sono irequietez-zae confusione.
Viceversa,se siamo calmi e ben disposti, avrerno
c()meuna barrier-adi difesa contro ogni generedi
dilficoltd. Per vivereserenamente,il primo requisito
d quello di allenarsia placare il corpo e la mente.
uQuandoil corpo si calma,odice il Buddha unasceil
benesseree, quando nasceil benessere,
il pensierosi
assorbe.,
Esistonotecnichenaturali per acquietar"e
l'attivitd
psicofisicae ritrovare uno stato di tranquillitd: Ia piir
diffusa d quella di concentrarsisul ritmo della respirazione. Ma si pud anche contemplar"eun punto
idcalc posto fra le sopracciglia,l'intmensitddel cielo,
il mare, un albero maestoso,una montagna,una sorgcnte,una grotta o qualunquealtra cosache ci ispiri
un sensodi pacee di grandezza.
Comc scrive La Rochetoucauld,(quando non si
trova la quiete in se stessi,d inutile cercarlaaltrover.

86

55. La complementarita
Trrtti couoscono il vanlaggio dcl ltc-nc e l<; svantassi() (lcl
nrnlc: soltanto i saggi sanno conre il male possa csscrt bcncfico e il berre nralel'ico.
Wut-Izu

Abituati corne.siamo
a cliviclere o .unrld"rare con" male, non rcntral'lpostii princ)pi del bene e del
ci
dianro cont.odella l<lt-ocomplementaritd.Non avendo una visione obiettiva della realti, rreniamo
pcriodicamenteturbati e sconvoltidall'apparenteincongruite\dellc c<.rse.
Bcnchdcertc veriti sianogii presentiin noi, troppo spcsso prel'criamo darc ascolto piir alle idee
astratteche alla nostfasensibiliti.Comc dice Epicur o, (talvoltascopriamoche il bcnee\per noi un maie
e il nraleun beneo.
Non si tratta perd di un caso:si tratta di una legge
fondamentaleche certe antiche cultur-e- come quella del Taoismo- avevanoben chiara.
P;rradossalmente
il principio di complementaritd
senrbraesserestatoriscopertodalla scienza,mentre il
mondo etico e filosolico continua a esseredominatcl
da un ingenuodualismo:il benc'controil male,il male
conre principio assolutantente
negativ<t,l'inevitabile
vittoriadellapositivitdsullanegativitir...
tutteideeche
ci sono state tramandateda una pane da platone e
dall'altra dallatradizionegiudaico-cristiana.
Eppure, (quante voltc, scrive Sc-necancid che
consideravantouna disgraziad stata causae principio di felicitir,e quantevolte un awenintento accolto
con gioia ha aperlo la stradaalla sventura!,.
Per riuscirea coglierequeslimovinrentidialettici,
d necessariosviluppareuna certa sensibiliti. Fortuna e slbrtuna, vantaggioe svantaggio,guadagnoe
a/

perdita, progresso e regresso, si devono necessarianlente nrescolare e altcrnare, e nessuno dei due pur)
vincere in modo dcl'initivo: sareblre comc'pretcndere
c h e fra i d u e p o l i d i u n a cal ami ta l ' uno debba aver
r-agionesull'altro; se cid awenisse, la calamita scomparirc'bbe.
Cosi d per la presunta lotta fra bcne e male, che in
a p p a re n z a s e mb ra u o e s c ludersi a vi cenda, ma che
nel prolondo si sostengono e si giustificzrno a vicenda: se I'uno trionf'asse,perirebbero entrambi.
T u tto c i d s e rv e a d a rc i una di versa vi si one cl el l e
cose, a farci capire clre i principi contrapposti sono
i n rc a l ti c o m p l e n te n l a ri e re' l ati vi , e a pl ' ol eggL' rci
d a l l c p c ri o c l i c h e d e l u s i o n i cui appl ' oda l a concczi onc'
d u a l i s ti c a .
non daSe adottassimo questo lipo di sagge7.7.a,
remmo r,ita a guctre in cui ognuno dei cclntende'ntid
c o n v i n to i n rma n c a b i l m e n t e di esseredal l a parte del
" g i u s to " e d e l " b e n e " .
nla fine clel bene E un male,o fa osselate tleddamcnte La Rochelbucauld "e la line del malc b un bene.o

56. La salute
puo esscremisurato con PreciLaume'ntodella saggc'zz.a
s i o n ed a l l ad i n ri n u z i o n ed e l l abi l e.
FntelntctrNletzscttt
Pii-r modernan'lente potremo dire che I'acquisizione
d e l l a s a g g e z z :rd d i mo s tra ta, pi u che dal l ' esi bi zi one
d i q u a l c h e d o te m i ra b o l a nte, dal l a scomparsa dei
n-ralipsicosonlatici.
Ep a to p a ti e , u l c e re , c o l i ti , di sturbi di gesti vi , al ta
pressione, attacchi cardiaci e innumcrevoli altre malattie ci possono rivclat'e che la nostra saggezzad an88

cora molto scarsa e che passiamo il nostro tempo a


roderci , a consum ar ci, a t ender ci com e cor dc, a
competcre, a invicliare, a odiare, erdisprczzare, a de_
siderarc, a sentirci infer.iori o superiol'i c cosi via.
In real ti r l a saegezza dovr ebbe sen, ir . e pr opr io a
questo: a vivere nreglio, a essere sereni, non.certo a
scrivere libri di filosofia. Come _eii aveva capito Menandro, nl a ntaggior pzr r t edelle nt alat t ie nasce da un
di spi ttcerc, o d allc t ensioni dell'aninr a, e pcr ciir una
vcra cura dovr ebbc par . t ir c cla una r iconsidcr . azione
del nostro startospir . it uale.
Ma come fare a uscirc darlnostro mondo di immagi ni mental i che si liper cuot ono incessant enr cnt est r l
c0r'po?
A cl cl cstri zrnt oci
a "nr ollar e-la pr cszr ",a m eclit ar e,a
litruvare il nostrrt rappol"to con la ni.ltLlrlt,u r.esgrir-arc
i n armoni a col t ut t o c a espanclcr elercoscienza.
nLa saggezzai per l'anim a ciir che la salut e i, per il
corpo> di ceva La Rochef oucauld. M a in cf , f et t i clo_
vrcnrnto di re: la saggezzzli la salut e sia dcll'aninr a
si a dcl corpo.
S osti ene a quest o p|oposit 0 Ant if 'O nt c:nE la m cnte che dirigc il cclrpo verso la szrlutco vct-sol:r malatti a, come verso t ut t <t ".

57. Il tempo
Luomo nroclt-rnocr.cclccli pcrclercqualcosa- il tcrlpo _
quando non lir le'coseirr ll.etta;cpplll.cn()n sa chc coserla_
rt dcl tempo chc guadagria,tr..rnne
chc :rnrrrri.rzzurlo.
Enr r . rFnouu
r
S c un i ndi vi duo non D paclr one cli alr r r cno due t cr zi
del suo temp() non puir essel-cconsiclcrartoun uonto
l i bero.

La schiavitir si perpetua anche nelle nostre societd,


c h c h a n n o s o s ti tu i to a l l a c h -rracoerci zi otl e cl i un temp o u n a c < l n c l i z i o n ep i i r s o tti l c ma n()n meno vi ncol ante: quella dell'uomo che non ha piit nessun l'apporto
con se stL'sso,che non ha nessuna interioritir e che, se
non ha qualcosa da f'are,si sente pcrdutcl.
Scrive Schopenhauc'I';ull tempo libero d il I'iore o
p i u tto s to i l l i -u ttt-rd c l l ' c .s i s t enzadi ognuno, i n quanl cr
dcl propt'itl i<t".
esso solo lo irrsedia ne'l pclsscssct
M a p ro p ri o q u e s to E i l punto debol e, perch6,
quando I'indivicltrclha pet'sclil rapporto con se stcss o , s i ri tro v a , n e i ra ri m o m L -nti l i beri , con Ll n pcr' fettcr
estranco. Pud darsi che sia proprietario cli palaz.z.i<-r
di inch-rstlie,perd non i pacltune di serstcsstl.
c h c trc l v a troi n sc stcssi anche' qual " F e l i c i c o l o ro
cosardi buono,, aff'crnra Schopenharlel' (lltcntrc nell a m a g g i o l a n z a d e i c a s i i l tempo l i bcro ncl n rende
c h e u n b u o n o a rn u l l a , u n o che si annoi i l morti l l mcnte e che d cli peso alse stesso.D
Qu e s to s u c c e d e p e rc h d p e r tutta l a vi ta si sttno svi luppate attivitir e relaziclni estcrne scnzal pc'nsare di
c o l ti v a re s e s te s s i ,d i a l ' r-i c : chi l 'iel pi opri o patri moni o
i n te -r' i o re U
. n b e l g i o rn < t, i n segtri tcla qual che c:rmb i a me n to e s te ri o l ' e (p e r e s e mpi tl i l pensi onamenl o),
c i s i ri tro v a p ri v i d i i mp c g n i , e tutto i l vuoto o, pcggio, il tormento del cattivo rappoflo coll se stessi, ci
ricade addosso. Allora b lzr crisi, e la vita appltrc' priva cli senso.
In re a l ti , q u e s to s ta to e ra sl ato preparal o a poc() a
p o c o n e l c o rs o d c g l i a n n i , evi tando o ri mandancl o a
u n fu tu ro i n d e te rm i n a to l ' i ncontro con noi stessi :
avevamo rinunciato per pigriziaro pcr paturaad avere
u n p c l ' d i te m p o v e ra me n te l i bero, un po' di tempo
veramente nostfo.
N o n b a s ta i n e ffe tti tro varsi sol i : non d propri ad i te n rpo. E pi uttosto nercessame n te u n a q u e s ti < > n e
90

rio essereliberi mentalmente,interrompereil dialogo continuo chc, anche in solitr-rcline,


intrattenianro
con gli altri.
"Lunica cosaveramentenostrache la natura ci ha
dato E il tempo:, scrive Senecauun bene sommamente lLggevoleche noi ci lasciamotoglieredal primo venllto.>E conclude;oNoni vero che non abbian'lotenrpo:Ia veritdd che ne sprechianromoltou.

58. I- attiviti
Tutta l'in[eliciti de-eliuomini viene cl;rrrna sola cosa:clal
n()nsapcrstal ' ci n r ipos<lin r r nast anzll.
Br-ersr,P,rscel
Il concetto espresso da Pascal E lo stesso espost<tcla
S chopenhauer quando scr ive: oG li uonr ini hanno bisogno di atti vi ta est er ne, per chd sono iner t t ivi int eritll'ntente>.
Bench6 I'impegno attivo fiaccia parre della natura
umana, d vero che spesso ci si muove pe.r una sorta
di agi tazi one com pulsiva, per l'incapacit i\ appt r nt o di
starsene in pacc con se stessi. Laz.ione non d mirzrtzr
a un f ine, ma ! motivata da un malessereScrive Erich Fromm ne L'ctntoreper la vita:
"Ci si
riempie di cosc'per scacciare il vuot<t inteliol.e,.
Molti non sono capaci di stare un po'di tempo da
soli senza entrare in uno stato di sol'l'et.enza.Ma questo comportamen t o d pat ologico. Lindividuo che
non sta bene nei pr opr i panni d volubile e incost ant e
anche nei rapporti con gli altri.
lnfatti, mentre cerca negli altri quello che non trova in s6, non pud trovare negli altri quello che non
cerca in s6.
Bisogna dunque guarire da questo stato di ncvro9l

si, da questa continua fuga da se stessi; o costruiremo u n a s c l c i e ti d o v e tutti si agi tano e nessuno sa
p c rc h i , l a s o c i c ti )d c l l a perl ' cttaal i enazi one.
Bisclgna ricr,lrclarsiche lzrcond i zione li:ndarrrenterl e d c l l ' u o mo c \ l a " p i a c evol ezza del l ' esserc" , c\ i l benessel'c.
Se provianro insof'ferenzaa starcenc un po'da soli
i n u n a s ta n z .a ls, i g n i fi ca chc qual cosa c\ penetl atcl i n
n o i u o s c u t' a rc i ta l c l ' a ppol ' l o pi acevol e,cl i storccndol o c tra s f' o rrrra n c l o l oi n trn tcl rnrcnto. S ol ' l ' ri anro di
u n a n ra l i .rtti ac h c c i d e vasta fi n nel l ' i nteri ori ti ), chc ci
impcdiscc una vcra rcal iz.z-az.ione.
Ha ragione Pascal a sostcnerc' che ttttta I'ittf.elicitit
d c g l i u o n ri rri c l c l i v a d a qtrcsta i ncapaci l i . S i tl att:r di
r-rn afo ' i ta c h c c h c l i s pi nge a l cni rc ncl l ' agi ti tzi onc i l
d o l < l rc i n tc l n o .
A | l ' c rma S c h o p c n h a ucr' :uE pl i nci pal mcnte' dzrtal e
v u o to i n te ri o re c h e s c aturi scc l a ri ccrca di trattc' ni m c n ti , c l i d i s tra z i o n i , d i svaghi e di ogni soda di l u.ssi
c h c c o n c l r:c cn ro l ti a l l a rdi ssi pazi onc c poi al l a mi scri a.
U n a rn i s c ri a c l rc n i c n tc scongi ura pi u si curanrcntc
d c l l a r-i c c h c z z ai rrtc ri o r c, Ia ri cchcz.z,a
cl cl klspi ri ton.

59. Confronti
Pcr l'aruirrngelc la scrcnitir intcriorc c\ ir-n1-u'rllnnteanclrc
( ) s s c r ' \ ' ar cs c gli ur lm ini g r a n d i a b b i a n o s o l l c r t o p t 'r 'g l i
s t c s s i no. s t t ' inr : r li.
Pr.rrrlaco
E ut ile s t abilil' c quc s t o c o n l l 'o n t o

pcr vederc come

a n c h c g l i r-ro rn i n ig re r ndi e l amosi , gl i i rrdi vi dui che


c o n s i d c r-i a n rob a c i a ti c l al l a [i rrtuna, ubbi arro sof' fer1o
c l i ta n ti n ra l i , s c n o n c lci rl ostri . Ma i l confronto pui l
c s s c rc l h tt< lc o n tu tte l c l )crs()ncchc ct.rrtcl sci arnro.
92

S copri rcrn o allor a che la conclizione clell, csser e


unti l n() non c sent a ncssuno da m aler t t ie,
da sol. lcr e. n_
zc c cl a cnrrr i. Conr c dice pLr blilio Sixl, ( a
clr iunque
l tri l i tccacl u-eciil chc capit a a t ult i>.
P l utarcclc it a il car socli un t ale che, t ir at o
un sasso
al l a cagna, . sbagliir il colpo e colpi la
nr at r . igna.
uN eernchcc<t sii nr alc! o egli csclar m r ) j
e il car socli Dio_
gcne, i l c.;tra lc,
bar - r dit odalla pat r . ia,clisscle st csscpa_
rol c: uN eanchecosj i nr alcln c si declic<)
alla I 'ilo. soi. ia.
E ran< t pcrsone chc sapc, u, an(t r) t lr r e il m cglio
da si_
l uazi orri ncga t ive.
C osi , a chi si lanr cnt i pcr ch6 non ha l. igli,pe. r chd
d
po\,'cr'oo 1-rcr.chel
t tr.adit<lclallanroglic, lo scrittore.gr.e_
c' r' i crr-cl .i casi di ur nr ini f
chc subir 'nc, le st cs^mr'si
se cl i sgraz.i e,
ma chc cont inult
un( ) a esser . e
sc- r e, ni.
E s.sct-e
uont ini si{nilica non pot cr . . sf uggir . ca una
celta dosc di sol'll'r-cnzit,colre d;altrondc
a una cena
dosc di f' cl i cit ir . E la dialct t ica st essa clegli
event i e
dc-trl stati
i
d' aninr o che por . laa que. st : alt
. r cr nanza.
l l probl ema n<ln consist e dunque nel r . iuscir c.
a
cvi tarc l e c< l sc negar t ive,nr a nell, cisscr epl. epllr at i
a
qucste vi ci ssi t udini e ncl r iuscir e ad
assor bir le con
strsgez.z.a,
scnz.il {itr.ci distr.ugget.e,scnza creclere
di
esscregl i uni c i a pal. ir 1c.
.E di grand c conf - cir t o, scr ive Sene- ca( pcnsar e
chc i l nral c chc solli. i, t ut t i I 'hanno soll. er r opr im a
di
tc e tutti l o sol'll- ir annodopcrdi t e. ,

60. Gli opposti


Senz:rvanitired cgoismochc ct_rs:.r
sarcbbero le virtir

umanc?
FRtLDRlcr
I Ntr:tzsctre

E cco un' al tl .a conlc'r m a clclla cont plem cnt ar it i


degli
opl l osti . S enz:r il nr alc non esist er . cbbeil t r cne,
senza
93

la morte non esisterebbela vita, senzala malattia


non csistercbbela salute,senzal'odio non esistercbbe l'amorc, senzail dolore non csisterebbela gioia e
cosivia.
dice un antico motnConlrarittsunt crttt4tletnenta>
to latino.
Se non comprendiamo qllesta legge tcrndamentale, non capit'emopercha ogni passoavirnticorrisponclaLrnpassoindietro e ci stupircmo dolorosamente del motivo per cui quello che pe'r noi d
"buono" e "positivt-r"non riesca ad avere dc'l'initivamcnte larmeglio.
In realt?rla natura, anche quando crea Llno sconvolgimento, assicurasemprc un certo equilibrio tra
gli opposti. Il velo obiettivo non 0 nrai la vittoria di
una parte sola,ma la compresenzadei due poli opposti.
d pii.rapparenteche reale:si
Quindi il dualisn-ro
tratta di un unico processoche ora si presentasotto
un aspettoe ora sotto un altro.
significaporAccluisireuna simile consapevolezza
che b al di li
si dal punto di vistadella trascendenza,
oA
e al di sopra della logicaclualistica. ogni azione
una t'eazioneuguale e contraria>...tancorrispclncle
to nel campo fisico quanto in quello psicologicoed
etico. Ma nessunadelle due polaritir d destinataa
prevalere.
Per comprendereil sensoultimo delle cose, dobbiamo mctterci al di luori del dualismoe della contingenza,cogliendoil processounitario che sta alla
barsedel tempo e del clivenire.Senzavanit2red egoismo, per esempio,le virtii umane non avrebbero
nessunsenso,e viceversa,
Al di ln clellalotta e della contrapposizionevi 0
che d esattamente
dunclueun"'arnronianatscosta",
quella che al'l'erriamoquando mettiamo da parte
94

ogni impulso di acquisizionee di awersione e osserviamo le cosecon distacco.


Lo scopo della natura non d Ia prevalenzadi un
polo sul suo opposto, ma un equilibr-iofra i due.
Questod valido anche per la vita interiore.
<Siietemonellaveritd,uconsigliaKrishna ndlaBhagavad-gita*al di li delle contrapposizioniterrene.D

51. Le awersiti
Che cosa c'd di pcggi<tnellc disgrazie e nelle awersitd? Il cedimento, l'indcbolimento c la sconfitta dcll'animo.
SnNnca

In ogni momento si abbattono su di noi disgraziee


colpi di fortuna,dolori e gioie,perdite e acquisizioni. Se si tratta di eventiesternisu cui non abbiamo
alcunainlluenza,le nostrepossibiliti di difesastanno tutte nel nrodo in cui accoglianrodentro di noi le
conseguenze
di questi avvenimenti,ciod nel modo in
cui controlliamolermcltte.
Dunque,la cosapeggioreche possacapitarcid il cedimentodcl noslrostcssoanimo.
ln mezz.oalla tempcstail pilota deve teneresaldamc'ntela barra dcl tinrone,in modo che l'imbarcazione non sia travolta dallc ondate.Ma se perde il
controllo dei propri nerui, il naufragio d sicuro. In
realtiregli non ha nessunpotere sulle condizioni atnr<lsferiche
ed d costrettoa subirle:il suo unico potere riguarda le condizioni del suo spir-it<t.
Se riescea
mantenerlocarlmo,ha piir probabilitddisalvarsi.
Dicc a qLlestoproposito Plauto:uNelleawersitd,
un animo serenoriduce il malea mctz\r.

,l'il
62. Il corpo
C'i piir ragionctlel ttto c<xp<tclrenclllr ttra urigliot'csltggczzil'
t N tt.'tzsct tt':
FHttrlrntct
Il corpo sa quatnclodevc rnttovcrsi o riposare, qtlanlsta l l cne () qLl an1,
d o d c v c n ra n g i a l ' etl d s i .tzi < qtrand<
d<l s<ll'll'e.Mit la nrcntc non sclllprc gli cla l'ctta: spess < lv u o l c i rn p tl rg l i e s i g enz.cche ' non hantr< lni cntc i l
e lcol l l ' equi l i bri o dcl l a natuc h e l ' a l e c o n l a s i tg g c z-z.i
rlgni titnto itcl asctllra. Ecco perchd i' bcne f'e'r'nrat'ci
i
l
col
-po'
c
i
d
i
c
e
c
o
s
i
t
c
h
c
ta r-e
Qu a n d o n o n s a p p i anl o che cosi l ci fi tcci a bcnc c
c h e c o s z tc i l a tc c i a n l a l c, ri col ' t' i i tnl o a qtl cst() c()l -l si di nri l i oni d' anni .
g l i e re c h e h i t u n ' c s 1 -r ct' i enza
nirscontl tlal
cs1'lct'icnz.c
lc
tuttc
che
Ricol'cliantoci
"tenl1-litl
sccclndcl
dcll'arrrinlir"
il
soltl
ntln
i
corpo, clrc
pi i r' S i
di
qLl
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l
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cosi
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ma
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nchc
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n
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pat'
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l a m e n te e l e s u c
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I'
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nra
spi
ri
to,
del
l
o
s e m p l i c e i n v o l u c ro o un' appcl l di cc
u n v c r' o e p r' < l p ri omi c rocosm(l chc ri l l cttc l ' i n[i ni to.
E nccessario nrcttct'si pcl'iodicamc'ntc ad ilscoltitrc
il corpo, che pal'la con t'itt'ie vclci. Una di esse i il rcspiro. E non d un cilso chc una forma cli nrcdititzione
c o n s i s ti t p ro p ri o n e l s cgl ti t' ei l l ' i tm< lde l l arrcspi t' i tzi crn e : s L l c -g i u , d e n trtl c Il tori , espi tnsi onec c()ntrtl zi ouni vcrso.
n e ... i l ri tmo d i tu ttc l e cose, cl el l ' i ntet' cl
N o n c ' t e s p c ri e n z.a pi i r ri gc' ncrantc di questa:
querndcllet mente r! obcl'atit di pensieri e di stlcss, ritrovi:.rnrclccln title metodtl il rapporlo pcrcluto ctln la
natLlra e con le slte esigcnz.c.
l l c o rp o c i d i c e s e mpre ci d cl i cui i l bbi amo bi sogno'
Ma, pct'citpirlo, occol-l-ef'ilr titcct'epcr un po' l'it.lstitrr96

cabi l e atti vit i m ent alc'( che ce ne allont ana scm pr c- )e


mctterci in un attteggiilnrentodi ascoltcl.Allora enrcrgcri cl ri ara nr cnt cqu: llc sia la via nr iglior c; lcr il n<lst r o
bencsscree pcr l:r n()strlrscrcniti.
Dice il testo taoista dal Wett-lztt: uOnr-rri,potcre c
ri cchcz.zes ono le cose cui anclano gli uor nini, m a,
pal ' agonatcal cor po, sono insignilicant i, .

63. I- intelligenza
La granclcintelligcnzacorn;lrcnde, l;-rpicr^olair.rtclligcrrza
discrinrina;i granclicliscorsisono concisi,i piccoli cliscolsi
sono prol i ssi.
Crr rinnc- Tzu
Bench6 le fasi della discrinrinazione e dell'analisi siarr<r
indispensabili, d solo quando si abbracciano tr-rttii dati
i n un uni co sguar do che si giungc allir cor r r l'lr ensione.
Fermarsi ai particolari impedisce di arrivarc a una visionc complcssiva. Ecco perchella "grande intclligcnza" r! sintetica, conrprensiva ed essenzialc,nrcntre la
"piccola intelligenza" E pignola e pnrlissa.
l l verbo "com pr ender e" ha due si- enif icar t iche
qLlcst a at t ivit ir int elligenespri mono alla pc'r 'l'ezione
te: da una parte vuol dire "contenere" e dall'altra "capire". Ma ha anche un terzo signil'icirt<l:gr.ri.rrdare
le
cose con una certa benevolenza.
Non c'd comprensione senza Llna cc'rta contemplazi one. N on si cont cm pla solo la nat ur a, nr a anche
una person a, un'oper a d'ar t e, un avveninr ent o o il
propri o s6. Q uando per esem pio cont em pliam o un
bel paesaggio, non ci stanchian-rodi guarclare, di ammirare e, nello slesso tempo, ci sentiamo pervasi da
un senso di pace e di benessere.
In quel momento scompare ogni altro pensiero e noi

siamo concentrati solo su cid che guardiamo. Forse


non abbiamo analizzatoil paesaggio,ma cefto Io abbiamo conlpresoianzi, ci siamo "compresi", ci siamo
assorbitiin esso.
Questopud awenire per tutte le cosebellee piacevoli, ma anche per certe esperienzeterribili. Ci si assorbe
e ci si comprende,senzaaverlodeciso.
In tali casi la contemplazioned spontanea.Esiste
perd anche la possibilitddi praticaredeliberatamente la meditazione,in modo da otteneregli stessibenefici di allargamentodella comprensionee di sviluppo della serenitd.
Questapratica ci aiuterd ad avereuna visione generale dellc'cose,senzaperderci nei particolari. Ne
guadagnerdil nostro equilibrio interiore, ma anche
il benesseredella collettivith,
Dichiara Confucio:"Luomo saggiomira all'universaleed d imparziale,mentre l'uomo da poco ignora I'universaleed d parzialen.

64. Il lavoro interiore


Comela scarpaprendela formadelpiedee nonviceversa,
cosi ledisposiz-ioni
d'animofoggianola vitaa loroimmagine.
Plurnnco
Questo significa, secondo Plutarco, che la vita pud
diventare piir piacevolee piir bella se noi predisponiamo l'animo a considerarlatale, se ciod sviluppiamo la saggezza."Cerchiamo di ourificare la sorgente
della screnitAche d dentro di ndi,o proseguelo scrittore greco oin modo che anche le cose esterne,una
volta consideratefamiliari, amiche e trattate senza
possanoaccordarsi con noi.,
asprez.za,
D'altronde,d inutile prenderselacon gli eventi,
98

perch6,come dice Euripide, ua loro non impor.tir


nulla di noi,.
Cid che Plutarco sottolinead I'importanzadellc
"disposizionid'animo", della preparazionepsicologi_
ca e spirituale,del modo ciod in cui ci siamo eserci_
tati ad accoglierela buona o la cattiva sorte. Non d la
vita a essc-repiir o meno bella, ma d la nostra ,,filos<_l_
fia", la nostr? saggezz, a renderla tale.
Stando cosi le cose,diventa fondamentaleil lavo_
ro interiore, che viene comunque svolto, inconscia_
mente o consapevolmente.
Scrive a questo proposito un maestro di saggezza
.
dei nclstriternpi, Osho Rajneesh:nUn uomo diventa
il suo pensiero:quello che pensa Io crea. Uuomo d
l'architettodel suo stessofat<1.
La costanteripetizio_
ne di qualchepensieroo idea si consolideri alla fine
in una situazionereale;quindi, ricorda, qualsiasico_
sa sei d quello che hai voluto essereD.

65. La natura
La stessa
cosad viverefelicie viveresecondonatura.
Se*ca
Vivere secondo natura non significa soltanro curare
la salute del corpo, ma anche cercare di vivere in ar_
monia con le nostreesigenzeprofonde,con il nostro
sd piu inrimo, che a sua volta d il prodotro pii sofisti_
cato di una lunga evoluzione.Non basta preoccupar_
si del mangiare,del bere,del dormire e della."rrru_
litd; occorre anche esercitareuna forma di ..igiene
mentale":ossiaridurre ed eliminare tutte quelleatti_
vitd mentali che ci pongonoin conflitto con lu nostra
natut'ainteriore.
<La natura non fa niente di inutileo dicevaAristo_
99

tele; ma la mente umana d capacedi fal'emolte cose


superflue,quando non completamentedannose.Ad
esempio,per pura aviditir d capacedi distrugge're
l'ambientenaturale,per qrteslioniidcologichee religiose d capacedi scatenat'eguerre, per combattet'e
altri uomini b capace di costruire artni nucleari, e
cosi via.
della
Gli esempisono infiniti: c'd solo l'imbarrazz-o
scelta.Ma, al l'ondodi tutti questi comportamenti
aggressivi,c'El'uscitadall'ambitonaturale,c'd la perdita dell'equilibriointeriore.
nIl sommo benee l'arntonia interiore, dice ancorir
Seneca,esprimendo forse l'essenzadella saggezzadi
tutti i tempi e di tutti i paesi.
Epicuro sostieneche nnon bisognafar violenzaalla natura, ma persuaderlan.Noi, invcce,ci siamo
messisulla stradadella violenza:abbianrotrascurato
i valori dell'equilibrioe della sereniti, e abbiamo costruito un mondo semprepiir aflificiale'.
Luscita dal mondo naturale,fuori e dentro di noi,
va di pari passocon la perdita dell'armonia e con
l'aumento della sofferenza.Luomo che ha perso il
contatto con la natura e un individuo dilacerato,tormentato, che cerca di lenire la tensioneinterna con
altri comportamenti aggressivi,i quali producono a
loro volta nuova sofferenza...e cosi di seguito in un
circolo viziososenzafine.
Non servonole religioni, non servetutta la nostra
scienza,non servela ricchezza,se non c'd un rapporto armonico con la natul? esternae con le nostreesigenzenaturali.
piir grande d esseresaggio," sostiene
"La virttr
ne
la piir grande saggezzab dire e fare cose
Eraclito
vere operandosecondonatura.>

100

66. II dualismo
P l atonccre det t e,com e t ut t i gli ant ichi, al bene e al nr alc
comc al bi a ncoe al ncr o, ossiaa una diI f e. r . cnza
r adicalc
fra tronrinibuoni e tromini c;rttir,i,fr.aqu:rlitabuonec qual i ti catti ve.
FnreonrchNrerzscHe
E cco un< l deigr andienor i della m ent e Lr m . r na:pensar c
che esista una netta contrapp<tsizionefra lrene e male,
averc cir-ri'unavisi<lnedualistica dcllc cosc.Tuttc le r eligioni nronoteistichere la filosofia platonica sono convinte che esistano due principi o due forz.e- l'una tutta
positiva e l'altra tutta ncgativa - che si combattono su
qucsta terra e che si escludono a vicend:r;e si aspettano
or,"r,iarncnte
che la prima trionf-i.
Ma l :r rcalt i ci dicc che bcnc e m alc sono slr et t amente i ntre cciat i in ogni cosa e ir r ogni per sona; sono due pri ncipi com ple'm ent ar - che,
i
m ent r e si com battono, si giust if icano a vicenda.
S i tratta in ef f 'et t i di un "gioco delle par t i", in cui
nessuno pud aver e la m cglio, in qt r ant <_l
l'int cr esscdi
entl i l mbi i chc la par t it a cont inui indcf init am cnt e.
Le due' torze che si spartiscono il nrondo son<l l'una
rcl ati ' u' aal l 'alt r a; e il lor o vcr . o ner r ico i la visione
uni tari a, al di li del dualism o.
A nche i l nost r o anim o d un cam po di bat t aglia di
questi due pr incipi, e non sL'm pt e noi ci r encliam o
conto cla cluale parrtestii.rrno.Tuttavia non i' una nostl a col pa, p cr chd - com e' diceva san Paolo - appc, na
crcdi amo di f ar r il benc',ecco che ci t r ovianr o a l- ianc<-ril male, e viceversa.
E d d i nevit abile, clat o che le dr , r epolar it d sono t r a
l ol o i n un ra ppor t o cliale. t t icoe, quindi, sono r . r alor o
s()ttcrranci lm cnt ccon'clat e, conr pl ici, soIiclali.
D i o c- D i a volo, sant o e pcccilt or e, par adiso e inf er no, virlir e viz-i<t,rederrz-ionet: peccnto, bonta:te catti-

veria... sono queste le ingenue contrapposizioni cui


clecle un'ttmanitir di bambini che anra i forti contrasti scnzit mai riuscirc a ttscit'ne. La tlclstra lnente si
s p o s ta d a u n e s tre mo al l ' al tro, i l l udendoci ogni vol ta
di trovare la soluz.ionedefinitiva, assoluta. Ma ilgioco riprende sempre uguale a se stesso.
Scrive Mclntaigne: "Il nostro c-sseren<ln pud esis te rs e n z a q u e s to mi scugl i o, e una panc d non meno necessaria dell'al tr-ar.
Che cosa farebbero i tutori della legge senza i fuclrilegge?Ed esistere'bberodei fuorilegge senza la legge ?
u Qu a n c l o l a Gra n de V i a decade,, cl i ce l ' i narri vabi le Lao-tzu uccco che compaiono la bontir c la giustiz.ia. Quanclo la mente si imponc', ecco chc- nascc' la
g ra n d e i m p o s tu t-a .nE , ccl n essa, I' i nternri nabi l c l otta
tra b u o n i e c a tti v i e t utti i val ori dr-ral i sti ci .
La via d'uscita e\ trascendere le polaritd contrapposte e mantcnersi al ccntro.
* Pu n ta a l l ' e s s c n z a,nconsi gl i a i l saggi o ci ncse uabbraccia cid che non i artetirt{.o,diminuisci l'egocentri s mo , ri d u c i i d c s i d eri .n

67. Le cadute
La grandezza dell'uomo n()n sta ne'l non caclcrc nlai, ma
nc l r is ollc v ar s i dopo og n i c i r d u t a .
coNt:tlcto
Si pud vedcre la vita come il passaggi<l continuo

da

all'zrltra,da una crisi erll'altra,da


una traslcrrmazione
al['altra.
una carduta
alla
dall'adolesccnza
all'adolescenz.a,
Dall'inf'anzia
cornostro
il
vecchiaia,
alla
maturitir
e
d:rlla
maturitd
po e la nostfa psichesono sottopostia una costante
metamor{osi,non senrprepiacevolc.Ma anche,lo stut02

dio, il lavoro e la vita affettiva comportiuto succcssit.


insuccessi,
conquistee perdite,promozioniecadtrtc.
Capitadi rzrclo
di percorereuna via pianae sc()t.r.c\r(
)le, una via senzasalitee disce-se:
quandonon c'i tla lottareall'esterno,eccochesubentranoi conflitti interiori.
Il problema non d dunque quello di non cadere
mai: d piuttosto quello di nrantenersielasticie flessibili, per riuscire a risollevarsidopo ogni crollo. C'd
gente cos) rigida che, appenasi trova davanti a un
cambiamentoimprer,,i-sto,
va in pez.z.i:
si era l'attadella vita un'ideasbagliata,si aspettavache le coseandasserosol<lin un certo modo.
E ora non riescea riprendersidal trauma della rivelazione:tutto cid in cui avevar
credlrtoer.asbagliato,
(sa
saggio,
dice
Lao-tzu
quulndor.itirarsi.,E lo
"Il
fa per meditare, per trarrc un insegnamentoda cio
che gli i successo.
Le cadute,le crisi, hanno questo aspettopositivo:
ci fanno conrprenderen-regliole cose; dobbiiimo
quindi sfruttarle come fonti di e.sperienza.
Il fatto
ste.sso
di utilizzarle in tal modo ci evita di csserne
travolti. .Dobbiamo amlrree curare l'er.rore,,scrive
Nietzsche"perchi d Ia sorgentedclla conosccnza.>
68. Uarte di governare
Coltivate stesso,
c soloallorapotri.ri
gover.nar.e
gli altri.
We,t-tzu
Chi non d in grado di governarese stessonon pud esserecapacedi governaregli altri: ecco un principio
che dovrebberotenerea mentecoloro che intendono
guidaregli uomini.
E anche un criterio con cui i "governati"possono
giudicare dei loro capi: nc'ssunaazione veramente
r03

disinteressatapotrir esserecompiuta da chi non coltiva se stesso,da chi non d abituato a fare i conti con
la propria coscienza.
In fondo gran perrtedelle difficoltd dei popoli nasce
igovernantigiusti.Uomini agdal non sapersiscegliere
gressir.i,an-ivisti,parligiani, egocentrici,uomini che
non sono capacidi distaccoe di obiettivitd,una volta
giunti al potcrenon saprannofarcgli intcressigenerali,
nra solo i propri e quclli dcll:rpropria "pal-te".Uomini
uomini che non
che non hannoequiliblioe saggcz.za,
hanno unarpropria armonia interiore,dif{bnderanno
anchefuori di s6il conllitto e l'ingiustizia.
Scrive a questoproposito Platone:"Ho capito che
l'umanitir non si sarebbc'mai potuta libelare dalle
non l'osserogiunti al potcre i
suc clisgrazic,l'inche<
vcri f ilosol'io f'inchcli govct'nantinon lossercldiventati veri filosofiu.

69, La conoscenza
Non t c nr c r e c li les lar c s c on o s c i u t o a g l i u o m i n i , m a d i n c l n
c onos c c r li.
Ct,lNrucro

Cercaredi conosceregli uomini d ovviamenteuno


per liuscire arorientarsi nel mondei mezz.ibersilerri
con()scedo. Ma non si pu<)conosceregli altri senzar
re sc stessi.
dcglialtli aiuta a
Ncllo stessotc'mpola c<-rnoscenz.zl
Dice
Chuang-Tzu:"Non c'dnessuconosccrcsestessi.
"altro"
e nessLlno
no chc non sia
chenon sia"s6"r.
Tuttavia,una conoscenzaarpprolbnditadi se stcssi
e degli altri D un'operaz.ionclunga e complessa,e
tanto tempo. E
non scrrpre abbiamoa clispclsiz.ione
necessarrio
lerrsivcloccn]cntcun'idcarctlmplessivadi
104

chi ci troviamo di fronte, spesso senza mai averlo incontrato pri nr a. A qucst o scopo d bcne ut ilizzi. r r e il
rnctoclo del l'zrscolto mcdi tativo.
S i tratta di sospendcr e il piir possibile giudizi e
opinioni preconcette, per cercilre di assorbire la personerl i ti rdcl l ' i nt cr locut or e. Se inl'at t i consqr vianr o
trna bi trri cra di c<t nvinz- ioniper - sor r ali,
m agar i dcsuntc' da suggeri mc. nt ie da idee di alt r - eper sone, l'inir enr() pel ' s()vl ' i lpp( ) l'l'c
un'ir t r n. ur gincpr ecost it uit a: [ inirenro ci oc pcr non uscir c dallc nost r e convinzi<lni.
Lo stessodiscorso vale per la c<ln<tscenza
cli s6: nelI' anrbi tontedi tat ivo,non si t r at t a t it nt o di un'analisidella pcrsonaliti\, quanto di un'osser-r'azionc
il piir possibilc li[rcr':"rda 1'lreconcetti, uno "stare insie.me" che
sospencl ei n un pr inr o nt ont ent o igiucliz. i,un'at t cnzione
che cercit di cosliere la nuclacssenz.ade ll'oggctt<t.
In rei rl ti , an che nella conoscenzlldi s6, si ha sem pre a che fare con un "alt r '<_rc.
", la dil'f 'icolt i r isiccle
scmpre nel l a r nolt it udine di opinioni chc.gid possecliarmoin palte.nz-a.
D i chi ara C h uang- Tzu: nSe-nor r I ossc per l'alt r o
non ci sarcbbe ncssun s6, e se non losse per il sd non
si apprencl crcblt cnulla, .
E Lao-tzr-rconclude; uChi conosce gli alt r i E saggi o, ma chi con <t scesr . st essod illr - r nr inat o".

7O. La memoria
Col<lroche non conserl,itnoe non richianran<til pzlssitto
mediantelzrrtrcnroria,nra kt lasci:'rn<t
sr,.anire:.r
p()c()a poco, di lirtto si rcnclonogi<lrn<t
dop<lgiorno p()vcriL.vuoti.
Pt.urnnco

"Una cosernon la pud t'arene.ppureDio:, al'fcrma


Agatonendislureil passato.>
t 05

Chi cerca di dimenticare o di censurareil passato,


volontariamenteo inconsciamente,ha qualcosadi
sgradevoleda cancellare:d come in fuga da sc stesso.
Il risultato non d mai piacevole:si crea un vuoto o
uno stato di nevrosi.Lindividuo d mutilato e sofferente:devereprimereuna parte di s6.
Fatti, avvenimentied esperienzesono indelebilmenteregistratidentrodi noi, e continuanoad agire,
anche se non ce ne rendiamoconto. Cid che siamo
stati, cid che abbiamo pensato,cid che abbiamo voluto o negato,goduto o sofferto,d in realtd il fondamento di cio che siamo oggi, e niente e nessunopotrd togliercelo,se non eliminando la nostra stessa
iclentitir.
nChi non ricorda il bene passato>af'fermaEpicuro
nd gid vecchiooggi.n
ll passatod dunque una ricchezza,anche quando
non d piacevole;e va attentamenteripensatoe rivalutato, in modo che possaservireda ammaestramento per il futuro.
"Duplice d la virttr della memoria:))scriveQuintiliano ncapireprontamentee fedelmenteconservache il ricordo non 0 qualcosadi
re.o Questosigr-rifica
morto, ma d la base di ogni nostra attivitir di comprensione.
Dobbiamo in sostanzasviluppare una grande attenzione verso la memoria ed esaminareanche il
nrctlo in cui essaregistra.Non semprecid che ricordiamo d esattamentequel che d awenuto. Ma cid che
ricordiamo condizionaimmancabilmentequel che
conosciamo.
Se perd ci trinceriamo nella memoria, se ci facciamo dominare solo da cib che d passato,ci precludiaautc'nt icamentcnuove.
mo espcrienze
I ricordi vanno quindi riesaminatiin questaduplice prospettiva:utilizzarli come esperienzee non far106

sene del tutto condizionare;non vanno-perdmai rimossi,perch6sono la sostanzadi cui siamo fatti.
Scrive Schopenhauer:"Quello chc si d imparatr,r
va esercitatoe il passatova rimeditato,se nclnsi vuole che a poco a poco l'uno e I'altro sprofondinclnell'abissodell'oblio'.
71. I giudizi
NclnI'azione,
(magarisbama il nostrogiudiziosull'azione
gliato)fomrala nostracoscicnza,
la nostrastoriaprivata.
FnttunrcnNtprzscge
In effetti noi non possiamofare a mcno di valutare,
di giudicaree di dareun significatoa tutto cid che ci
succedc.Si tratta di un'attivitir in gran patrteinconscia che tendea inquadrare,a incasellare,
a dare un
sensoalle cose.Tali giudizi st-rno
dcl tutto pcrsonali:
dipendonodalle esperienzevissr-rte
c clallascaladi
valori che abbianroadclttatonel passato.
Ma, proprio per quc.sto,d inrportantcriportare alla rnemoria i ricordi, cercandodi scpararlidai giudizi che li hanno accompagnati.Ci dobbianrorcnder
conto dei nostri sistcmi di riferinrcnto,perchsono
essiche ci portano a vederele cosein un modo piuttosto che nell'altro.
La nostracoscienzad un antmassodi giudizi e di
pregir-rdizi,
che ci condizionanoogr-rialtra esperienza. Non sen-lpred possibileanaliz-z.arli
tutti, ma d
comunquepossibileprendereda loro una certa distanza,almeno per il periodo di una scdlrtadi meditazione.
Se si osserval'attivitd mentale,si nota comc certe
sensazionisi accompagninoa reazionidi approvzrzionc o di condannar,
e come altre siar-ro
invcce"neuLre".
107

Al l e n a n d o c i a i d e n ti fi c a re tal e atti vi ti r " gi udi cantc " , p o s s i a m o a rri v a rc r .t sepal ' are i l pi u p< tssi bi l c i
fa tti d a l l e n o s trc o p i r-ti < l r-eri ,quri ncl ierval uti .rrccl ucsti
s tc s s i l ' a tti i n n ra n i c r-ad i v e r-sa.
Si tra tta d i u n ' o p c ra d i cl econdi z.i onzrmento
nrcnta l e c h c ' c i a p rc Ia v i a d e l l a saggczz.i lIl. saggi o i rrl i rtti
d c o l u i c h e n ra rrrti c n cu n c cr-to di st:.rcc<anchc
l
cl nl l c
p n .rp ri c c < l n v i u z i o n i : 1 -rro pri ocontc un gi Lrcl i ceol ti etti v < 1 ,h a c l c l l c o Sl i n i o n i p c r sonnl i , nra non se f a i nl l u c n z -i rrcn e l n r< l rrrc n (oi rr cui cntcttc rrn vel cl ctto.
l l g i L rc l i z i oI' in a l c s :rra u l l ora l ;en pi i r rcal i sti cti cd
e q u i l i b ra to c l c l l a p ri n ra re azi onc i sti nti r,' a.E a poco a
p o c < l c i s c n ti rc n ro .s emp t' c l ti i r 1:adrrrnicl el l a nrcnte
c c l n c u i g r-ra rd i u rrro
l c c < l .s c , qui ncl i , cl cl l a rcal ti i stcss a . S o s ti e rrcS c h rl p e n h a u c r' :ul l nroncl o i n cui ci Lrscun o v i l ,c d i p c rrc l c i n 1 tr-i rrro
l u oqo dal l trrrpri o nrodo di
c o n c c n i rl O" .

72. Limprevisto
Vi v c r-ce \u n ' i tr1 cc h e a s s o n ti gl i api i r al l a l otta che al l a cl anz .a ,p c rc h ('b i s o q n us c l l l )t' c tc ncl si pxrnti e sal di c< > ntrrr
i
c o l p i c l rt'i .rrri v i tnI ri rrrp l c ri s ti .
M,ri rcU
A t,H t,t.l o
D i c c i l s a g g i < li n rp c ru l .< .u 'se
c ; anche ttrtti si ntcttcssero a u r' l a re c ()n tro c l i tc , .s ci .rnchcl c bcl vc ti sbranass e l o Ie mc n tb l a , u c h e .c r)s a puO i rrpe.cl i rc al l a tui r
m e n tc d i n ra n te .n c rs si c rc n a , ci tpacc di gi ucl i careretl a m e n te c i d c l rc l a c i rc o n c l a,scmpl -cpl ' onta u serrl i rsi
d i tu tto c i d i n c r" ris ' i m b a tte ?,.
N o n e s i s to n o a v v c n i rn e nti veramcnte i ntpre.vi sti ,
pcrch6 tutto cid che ci pur) erccadereD gii\ itccitduto.
In tal senso Scneca ar['fcrnra:uAl saggio non 1'ludacc a d e l e n u l l a d i i n rp l e v i s to > .

Ma non d nc'mmc.nogiusto cercare di


inrmaginare
Ir ogni nt()n-l entol c possil; ili clisgr azie.. Chi
ha- paur . a
di .sol ' {i .i rc,sol l l .c g ii\ pcr . chi,hulr uur a,
osscr va M on_
tai gnc.
E bene i l verc una visione f iloso{ica
delle cose, t enel ' L'pl ' csente i l qLr adr r i. gcnc, r ale,
per assor bir . c.piu
agevol nrcnte i colpi dclla sor . t e e pcr
un ut ile r . idi_
ntcr.rsi orramcntoclcllc pr r r pr ie viccnclc.
Marcr_rA ur.el i clc i c<_r nsiglia
cli cor r t cr lplar . euclall, al_
to Io spettacokr di schier . . linl'init e, di
celr - ir r r onie
inl, i_
ti tc, cl i vi aggi pe' ' ir r c con t cm pest a
c c'lr , ar , di t ut te l c.vari c' ti di esscr . clr
i c nascono, st ann( ) insier . ne
e
sc nc vi l nnor; l c.cose. chcvcdii. t nr cl
( pcr ir . ann( )pr est o,
e anchc. col or.o chc . le hanr r o vist c pcr . it . e
pcr ir . anno
be.n prc.stoa lor.t_l
voltar.
QLre.sta.col -l tr. llt plilzione
ci di) il . sc. nsodelle cose,
perchi uchi i ,rtnoral'csi. st cnzaclcll, univer so,
ignor a
anche.dove si a egli st esso; chi ienor a pcr
qu: r le I . ine
esista I'unive.rso,ignora anche.cl*r;e.gli
.stessosizr,cr>
nre pLl re che.cosa i l m onclo siau.
P cr l ' i ntpel atorc I 'ilosolb,e pct . t ut t i
noi, d r usser e_
nantc si tpel .eche o qualunqut : cosa
t i capit i, d st at a
prestabi l i ta pc.r tt: f, in dall, clt er . nit ir ,
c t r n lit t o int r ec_
ci o cl i cal rse l ra cl a sent pr . c legat o la
t uet esist enza at
cl ucl l ' evcntoo.
S chopenhauer, quasi pr osc. guendo il
m edesim o
ragl onetntL' nto,scrive: <Tut t o cid che
accacle, cli lla
c<.rs.piu g.arnde alla piu picc,la, acc.cle
necc.ssarriamente> .
'si aggiunga inrrt.e o p'osegue ir [iros.{b tcdesco
(che per uni t cl i sgrazia
clonsiJcr . at ain anlicipo noi
abbi anro pen.satr)anchc agli cvent uali
nr <lt ividi con_
s,l azi rne' .e ai pos.sibili r inr ecr i, o
uln- r "n, , ci sier nr o
abi ttrati al l ' i dea.u

108
109

73.Le pnove
il pii possibilela calNelledisgrazicd meglioconservare
ma, e non ribellatsi,perch6non d chial'ochecosaci siadi
benee di malein similiawenimenti.
PleroNe
Platone paragona nella Repubblicala vita a un gioco
di dadi, in cui la prima cosada fare d cercaredi lanciarli bene e la secondae cercare di fare buon uso
del risultato,qualunqueessosia. Soprattuttonon bisogna arrabbiarsi n6 indignarsi, perch6 l'ira e i lamenti ci impedisconodi mettere in azione cid che d
piir utile: la riflessione.
Invecedi perder tempo a gridare e ad autocomnriserarci, dobbiamo nabituarel'anima a intervenire
imnrediatamente,in modo da guarire cid che d malato e rimetterein piedi cid che d caduto.oLa calmae
la riflessioneci permcttonodi non sprecareenergiee
di riuscire a vedere,anche nella peggioredelle sventure, qualcosadi positivcl.
In ogni casoquestoatteggiamentodi autocontrollo ci permetterddi ridimensionareI'accadutoe quine
di di limitare i danni aggiuntividella depressione
della disperazione.
oln generalechi conservala calma di fronte a ogni
possibiledisgrazia, scriveSchripenhauercontinuando idealmenteil discorsodi Platone(mostra di conoscerequanto enorni e innumerevolisiano i mali che
percid egli considera quello
minacciano l'esistenz.a:
subito una piccolissimaparte di quanto potrebbeaccadcre., Qui il pessimismodel filosol'otedescosi dinrostraun utile strumentodi conscllazione.
Piir positivainveced la visionedi Plutarco,il quale,
la Fraseiniziale di Platone,qcrive:"Di
cor-nmentando
qucstedue az.ioni,il gettarei dadi non d in nostropoteil0

re, ma l'accoglieresenzarecriminazionicid che la sorte ci assegnae dare a ogni eventoun posto in cui cid
chc d propiz-iopossagiovarcidi pin, e cid chc d contraricl alle nostre aspcttative,se capita, danneggiarcidi
meno,questosi d afl'arnostro,sesiamoassennati>.
74. Il destino
Gli tromini, qualche volta, sono padroni cle.lloro destino.
Wlr_r_rRnr
Srrnxespeane'

Ci sr-rnomomenti in cui una parola detta o non de.tta,


un' azi one com piut a o non com piut a, una clecisione
presa o non prcsa, danno un nuovo indirizzo alla nostra esistenza. Non sc.ntpre sappiamo perchd siamo
arri vati a quel punt o e per ch6 abbiam o deciso in
quel modo: t ut t o d awenut o cosi im pr owisant ent e e
rapi dame nt e che non ci siam o r esi cont o di nulla.
Il problcnra 0 pr-oprio questo: render-ciconsapevoIi de'llc cose chc ci succedono, renderci padroni della
si tuazi one, non esser e sem plici l'uscelli in balia del
vent().
C i d ts p ossibile se ci si abit ua a eser cit ar e l'at t enzione, a tencre sott'occhio il corso clclla nostra vita.
N on dol tb iam o conr pier e sf or zi dclla volont ir : dobbiamo solo allenar-ci a essere spettatori di noi stessi,
a mantencr ci consapevoli e at t ent i, dappr im ar nelle
si tuazi oni cir coscr it t e di una sedut a di m edit er zionee
poi i n tutt e le cir cost anze-dcll'esist enza.
Pe.rprendere in mano il nostr<l dcstino, dobbiamo
di vcntare pit r se'nsibili,piir r icet t ivi, dobbiam o sost itui re al l ' a ut om at ism o delle nost r e.azioni e r cazioni
una r.;uieta consapc.volezza.
Non si trattat drrnque, coffle si potrebbc creclere,di
i mporre alla nost r arvit a una cam icia cli [ 'or za. una
lil

ferreadeterminaz.ione,
ma di capire che cosasia meglio per noi e versoche cosarci stiamo gii\ dirigendo.
Non dobbianrocercafc'qualcunoche ci clicache
scnrplicenrentert:elcosa dobbiamo l-arc:clobbiarr-ro
lizzare noi ste-ssi.
Dichiara il Dhamntapcda:"Soltanto il s6 d signore
di se stesso:chi altri potr-ebbeesserrleil signore?,.

Non dobbiamo trascuraree disprezzarequesti beni


solo perch6sono naturali e comuni a tutti. oBisogna,
al contrario,servirseneper trarne piaceree godirien_
to, in modo da poternesopponarepiir clolcemcntean_
che l'eventualeperdita.,
Questaopinione di plutarco d confermata da Montaigne,il qualescrive:<Lanaturad una dolceguida,ma
non piir dolcecheprudentee giusta:io seguosempreIa
suatraccia;I'abbiamoconfilsacon traccearlificiali,.

75. I beni
Non dobbiamo tlascurare' i beni che sono conluni a tLltti,
ma tenerli in una ce'rta considerazione: dobbianro esscrc
riconoscenti per-il latto chc' viviamo, godian'ro buona salute, vediamo la luce del sole; non ci sot-r<>
uc3guc-r'r'e
nrl rivolte, ma la ten? si lascia coltivare e il mare navi{are senza
pericoli da chi vuole; ci d consentito di parlare e cli agire,
di tacere e di stare'in ozio.
Pr.trrapco

Ecco invece i beni che tendiamo tlrtti a trascurare.


Perdendodi vista le coseessc'nziali,
ci mettiamo a inseguirela can-ie'ra,i soldi, gli anrori, le awenture, il
successo,
la fama e tanti altri desidcri.
Eppr-rre,dice ancora Plut;rrco,basta considerare
quanto sia importantela salute'per chi sia malartoo
la p:rceper chi sia in guerra pcr renderci conto di
quali sianoi veri valori.
Naturarlmenlenon d un male sviluppareintc're'ssi
e
attivita di ogni gcnele,nra dovrenrnrodedicarc.periodicamenteun po'di tenrpoa ricordarequali sian<r
i beni essenziali.
Si pud dire con sicurezzache gran parte'dei mali
dell'uomoderivi dal suo perderedi vista cluestascal:r
di valori, dal consiclerare
importanti coseche sono
in realtirsecondarie.
l12

76.La malinconia
La personalitA
r,uok'diventare
coscicnte
di s6nclsu.reterno
valore.Sequestononaccadc,
seil movimento
si fcrmae vie_
nerepresso,
subentra
la malincclnia.
SOnrNKranxEcAARD
Qui Kierkegaardci dice che un bisogno spirirualed
altrettanto imporlante delle necessit2L
naturali. In effetti ci siamo abituati a pensareche i bisogniessenziali siano il mangiare,il bere,la sessualitd,
l,aifetti_
vit) e il lavoro, ma tendiamo sempre a trascurare
un'altra esigenzache, se non vienesoddisfatta,pud
dar origine a un senl.imentodi profonda tristez.za.
Potremmodefinire questanecessitiun bisognodi
conferma,un bisognod'esserese stcssiin nraniera
sicura.
Per sentirsi appagati,non basta avere una buona
vita aff'c.ttivae un buon lavoro, contc,af,fermava
Freud, ma occorre anche avereil sensostabile clella
propria identitd. Il "bisogno d'essere',,che coincide
negli altri animali con l'istintoriproduttivo,nell,uo_
mo diventaun bisognodi riconoscimcnto.
Le religioni hanno utilizzato questanecessiti isti_
tuendo app<tsiti"riti di passaggio";per esempioil
I I3

rcristianesimo ha dato vita al sacramento della Cresima, chiamato anche,non a caso,"confermazione".


Ma la conf'errnadi cui sentonobisognogli uomini
non d solo un rituale:d un'esigenzareale,comequella
della fame e della sete.Se questo bisognonon viene
soddisfatto,l'individuosi senteprivo di fondamentoe
soffredi una forma particolaredi malinconia.
La malinconiad il sentimentoche nascedalla constatazioneche tutto muore, che tutto si dissolve,che
tutto d destinatoa disgregarsi,e che ncli non siamo
capaci di trattenere nulla, di stringerevel'amente
nulla. E il sentimentodella vecchiaia;ma d anche
quellodi chi non si sentea proprio agio ncl mondo,
di chi non trova una propria collocazione,dei giovani che non sanno bcne che cosa fare.
Tutte questepersonesi sentonospaesatee, quel
che d peggio,stranierea se stesse.
Osseruandola propria personaal cospettodell'universo,il problema d quello di percepireil proprio
- che devalore assoluto.Al di la dclle fedi religi<,rse
"cclnfernla"
a cid
un
altro,
a
mandano comunque la
sentire
di
che si chiama Dio -, l'uomo ha bisogno
questa cerLezzadentro di s6, come parte di s6. Non
cerca n un signilicato razionale n6 una fede, ma
un'esperienzache gli confermi di esserequalcosadi
piir del corpo, qualcosadi pin della mente.
Cid B possibilese identifichiamo il centro dell'essere,il centro che d consapevolesia del corpo sia delIa mente.Questainterioriti, che 0 cid per cui siamcr
coscienti,riescea percepire- nel momento in cui
ogni altra attivita corporeae mentale d sospesa- di
avereun valore eterno:qualcosadi unico che, ccln la
cambia indelebilmenteil volto del
sua sola prese'nza,
tutto.
Il nostro s, quando riescea liberarsi da ogni interferenz.amentalee a considerarsipura consapevoll4

lezza, si sente lo spirito di tutte le cose. Da nucleo


della soggettivitirdiventa centro dell'universaliti.
"Ogni cosad animata da un'essenzasottile;, afferma la Chandogya-upanisad.essa
d l'unica realte,d il
s. E tu stessolo sei.,

77. Il prossimo
Dobbiamotemerechi odia se stesso,perchdsaremovittime del suo rancoree dclla sua venclc-tta.
Cerchiamodunquedi sedurloall'amoredi s.
FnrronrcH
NrErzscne
Chi non ha un buon rapporto con se stesso,chi non
ama se stesso(perchd a sua volta non d stato amato
o d stato amato in modo sbagliato),si trova in uno
stato di sollerenza.E chi si senteinf'elice,finisceper
rendereinfelici anche gli altri, volutamenteo inconsapevolmente:la catenadel rancoree della vendetta
si allunga all'infinito e ammorba il mondo.
oIl mio prossimosono io stesso!D
dicevaTerenzio,
enunciandoil principio per cui non si pud amare gli
altri se non si ama se stessi.
Quindi la prima cosa da fare per esserein grado di
amare chi ci sta intorno,! ritrovare l'amclredi s. nLa
religioneinizia dentro di te,oscriveRajneesh(quando diventi amico di te stesso.,
Lascetismoantico invitava al "disprezzodi s6".
Ma si dava la zappa sui piedi: perch6 chi disprezza
se stesso,non ama I'uomo, e percid non pud amare
neppure gli altri. Per interromperela catenadelle
solTerenz.e,
non ci resta allora che seguirel'invito di
Nietzschea "sedurreall'amoredi sd" quelle persone,
cosi numerose,che hanno con gli altri l'esatto rapporto che hanno con se stessi:di contlitto, di prevaricazione,di aggressivitd,di odio.
l15

.
a
t
'

Purtroppo "sedurre all'amore di s" B molto difficile: piir difficile che sedure e basta.
Non B sufficientea quL.stoscopoamare una persona: occorre in piir rispettarla,inflonderlefiducia e
portarla ad amare se stessa.
Come si vede esisteun rapporto stretto fi'a amore
ed equilibrio, fra amore e armonia, fra amore e serenitd. Solo quando si possiedonoe si infondono quesle tre virtir - equilibrio, arnronia e serenitA- si pud
ricostituire un tessutodilacerato,dentro di noi e nel
prossimo.
Rajneeshdd il seguenteconsiglio: nPraticafedelmente la meditaz-ione,
in modo che la tua vita possa
colmarsi della luce della saggezz-a.
E quando ci sard
luce dentro di te, l'amole llr"riri da te e si spargeri
dapperlutton.

78. Lambivalenza
Le cose che sono bcncfiche posson() essereanche dannose,
mentrc qtrclle chc sono dannosc possono essere anche benefiche.
Wan-tztt

Questoprincipio ci dice che bene e male non possono esseredel'initi in anticipo, in basea regoleastratte, ma che b necessariovederela compresenzadelle
due polaritd e deciderecaso per caso quali siano gli
elementipositivie quali quelli negativi.
Non abbiamomai, in sostanza,
un beneo un male
assoluto,una contrapposizionenetta, per cui un
estremoe-scluda
dcl tutto l'altro; abbiamo soltanto
una prevalenz.a
di elcmc'ntiche ci fa definire qualcosa pru un beneche un male, e viceversa.
Si tratta di una speciedi valutazionccomples.siva
I I6

che mette t em por aneam ent e f r a par ent esi gli


ele_
nrcnti o1-11-rosti.
P er cse- m pio,una nr alat t ia, che c cer t ant ent e
un
evcnto cl:lnnoso, pu<'rdotarrci di anticorpi pr.e.ziosi,
e
un ci bo p r clibat o, chc d cer t ant cnt c qualcosa cli
be_
ncf-ico, pr.rt'rprovocar.ci -, atLt.avcrso va,;.ipas.szrggi,
unerrtralattia ;rl fl'gato o al cuore..
A nraggior l. l. r gionequest ( ) succccle per gli event i
conrpl ess i,per -i lir t t i clcllanost r a vit a.
In al cuni casi ci r cndiam o colt t o clellacom pr esen_
z.aclclle dr"rcptilarriti, tirnto i, verrt chc siatmclinclecisi
e' r,al uti an r c)con at lcnzione ipr o e icont r . c>;m : 1,
in
nrol ti al tl i casi, ci sl'ugge,conr plet am ent e l, aspet t o
c< l ntrar-i oe sii. r m <lconvint i di f ir r . csolr t dcl bcne
o so_
Io dcl marlc.
" Ogni m ale quaggiil e\conr pcnsnt o cla un bene ,
scri r cl a a cluest opr r _r posit Claucle
o
Tillie r . ( e ogni be_
nc che f' z r cciam ost l. a di si i, at t cnuat o d; r un nr ale
che non si vcde. ,
E una cr-rnstatazionechc t stata [:rtta da tanti
altri
scliilori c l'ilo.sol'i,
c che eril bc.nprcscnte al Taoismo an_
ti c< l ;ma ch c d sfuggit a,un pd'pcr com odit e\e un po, per
superlicialiti\, alle nostre conccz-i<tnietico_r.eligiose,
Iut tc ri si d: r m ent edual ist ichc.
P er quzr nt i sccoli gli uonr ini s<t nost at i t or m ent at i
_
da clucste nctte contrilpp<tsiz.ionitra bene e male,
tra
sall'ezza c perdizionc, tra viflir t:
llccc:.llo,tra pr ogresso e rel l rcsso,t r . aDio e Sat ana, t r arpar adiso e inle, r . no,
tra veritit ed e rtrrr.e,tra viti.Ie ntolle tr:l luce e tenebre,
,
e c<.r.si
via: contl-apllosizioni che hanno pr.ovocittodo_
l orrrsiconl lit t i int cr . ior ie sangr r inosegLlelt - 1.
est cr ne.
Ancora <tggiscntianro par'lar.edi qucsta ,,eterna lot_
ta" lm le folze clcl bene e le lbrze clcl rnalc; mai ne.ssu_
no chc ci par li dclla lor o sot t en. er nc.cont
t
plicit i.
Eppure questa complicita deve r.nt"rar.e
nelle coscien_
ze di tr-rttisc lr or rr 'r lqlianr oc, nt inu^r 'e eresscr . e
b. nr bini
tl 7

chegiocanocon le loro idee,facendonestrumenti di distruzione.Ignoratndocome tutte le nostl'ecrociatein


nclmeclclbcne c del progressocontenganoancheclecontinucrcmoa componare regressivi,
menti n-raligni
non ci renderemoconto.
cui
di
ci con una distmttivitir
una volta per tutte
sposato
La convinzionedi aver
ilh-rsioni,una
maggiori
la causadcl bene d una delle
ftrrma di presunzione.
oCosiora hariabbanclonato
il malc?" chic'deironicamenteOshoal solitoconvertito,pienodi entusiasmoc
nBene.Ma adessorinuncia ancheal bene.La
di zel<1.
vanitdrimarri con te finchi tieni strettouno dei due',
Sarebbebe'll<;poter abbracciare de[initivamente
tutto cid che b positivo.Ma d la natura delle coseche
ce lo impedisce:appena credianro di esseredalla
parte giusta,eccoche incominciamo a ['aredel male.
Non ci restaall<lrache meditare attentamente,caso
per caso,checosavi siadi benee checosavi siadi male.
Dobbiamosviluppareun'agilecapaciti di valutae di autocontrolzione, un centfo di consapevolezza
lo, una facoltdmobile e vigile che sia in grado di farci muoverecon responsabilitde maturitir.
uNon d possibileche il male scompaiadel tutto,o
scrive Platone(che d uno dei carlpioni del pensiero
dualistico)npelch6-dnecessarioche al benesia semquitlcosa.,
pre cont rappt.rsto

79. La conoscenza
Il massimodci pcccatiE l'ignoranz-a.

Dhantnrupada

ezza, si crede di aiutare


Quando non c'e consapevol
qualcuno e invecelo si danneggiairreparabilmente;
si crededi favorire la nostra salute e invecesi predi! 18

spone una malattia; si crede di inseguirela felicitd e


invecesi va incontro alla sofferenz.a.
Il motivo di questierrori d semprelo stcss<t:
l'ignoranza, la non conoscenzadi che cosa sia verantente
il nostro e l'altrui bene.
La consapevolezzadi cui parliamo non e tanto un
insiemedi nozioni che si possanoimparare a scuola,
quanto qualcosadi molto simile alla saggezza:
d in
primo luogo un essereattenti alla complessit:\dci fenomeni, alla loro interdipendenzae alla loro ambiguitd,e in secondoluogo d una flessibilecapaciti di
adattarsialle circostanze.
E intuizionee sensibilitd.In ogni casopresuppone
una continuaosservazione
e curadi s6,non perconcentrarsi ossessivamente
sul proprio piccolo ego, ma per
avL'reun punto costantedi dferirrento e di controllo.
Da una parte si devesvilupparcla consapcvolezza
dellevarie attivitdmentalie de-lloro modo di reagire
agli awenimentie di inlluenzarli,e dall'altrapartesi
fa perno sul centro piir profrl-rdoclelnostro ego, che
rappresenta
il "testimone"e il giudicedi tali attivite:d
questol'assetto
psicologico
cheperntettedi districarsi
nrc.glionel grovigliodegli eventie degli in-rpulsi.
E inutile illudersi che possanoesistcrercgole e
principi validi una volta per tutte:anclrequestaconvinzioneI'apartedella menteottusa,dclla sua preresa di sapcrein pallenza querlesia il cclmportamento
piu giusto.
Alf idarsi alla conoscenza/saggezza
significamantenersi desti e consapevoli,cercandodi volt;t in volta, cor-lun'attentaverifica interiore,la via clellachiarezzanrentalee dell'equilibrio.
*Linfelicitd>sostieneRaineesh.non d che isnoranza di sd.u

l19

81. Le passioni

80. La ricettivitir
Conccntrarsinci rapl'lrx1icrln il ptrrssinlosignificas()prllttu tto e s s c rt:c a p a ci di ascol tarc.La n" raggi orp:rrtc dcl l c
pers()ncasc<lltagli altri - oppLrl'ccli\corrsigli- senzititscoltare vcramcnle

EntcttFn.uu

L i n c a p a c i t2 r d i comprendcre gl i al tri dcri va dal l ' i mp o s s i b i l i ti r d i u s ci re cl a se stcssi ,derl l cpttpri e opi ni on i , d a i p ro p ri i n t et' cssi .S i " ascol ta" l ' al tro, nl i i si cottti n u a a s v o l g e reuna spcci e di monol ogo i ntcri tl rc' S i
p e n s a a c h e c tl s a di rc, si t-i nrugi ni tn<lle ptrl pri c' conv i n z .i o n i , m a n o n si i ' vcri tmcntc atttcnti a ci d che i l
p rc rs s i n tod i c e .
C o s i l a p a ro l i t c i l pcnsi cro, anz.i ch6conl ul ti ci tt' c,
ma n te n g o n o u n a di stanza l l ' :" rs6 e l ' al tro. S pcsso l c
i d e o l o g i e s v o l g t l no questa [unz.i one:un cscnl pi tl ti pi c o c \ q u c l l o d e i mi ssi onatri chc si rcci tvl tno prcsso i
p o p o l i " p ri n ti ti vi " con l ' i ntcnzi tl nc di convct' ti tl i .
i scnrprc possi bi l enci rapU n s i n ti l c i tttcggi atmetrto
p o rl i u n ta n i ; q u anti sono vel ' i l nl entc i ntcressati a con o s c e re l ' i n te l l tl cutt)l ' ce n()n sono i nvecc pnrtcsi s< ' i l ta n to a i mp o rg l i qui tl c< .rsiota convi ncel l < l ?Il ri sul tato
pxrci ti t'
t
d c h c n o n c ' d u n di al ogo baszl tttsr-rl l ireci
N o n a v e n d o un' cducazi one al l ' asctl l to l ' i spettoso
ri cetti l ' i . La ri ce' tti vi t)
d e l l ' a l tro , s i a m c l scatl -si l l l l cnte
d la catpaciti di accoglict'c i nlessitggi cstct'ni pcr tras fo rn ra rrl ii n s tm menti di conosccnz.a;c' per l l tt' c1ucsto, bisogna cL'rci'tt'ecli svu<ltatrsitenrporitnellnlcntc
idec.
del pnrprio ego e dellc pr'<-rpric
si t'iescc acl ascoltanon
lr-lmot'c,
Quatnd<lc'i trol-11-r<t
ricscc
ild accoglierc.
si
pieni,
non
re; qtrando si d troppo
e non alcontenlplitz-i<lne
sentc portilto irlla
"Chi si
(tro\'!l
tropi
credcnti
tutti
la f'ede,, scrivc Nictz.sche
l
tl
ro.'
p o ru mo r' ()s ie f-asti di osi e: si di l cnde da
120

Lc granclianirlc non soltoquclle che hanr-rri


ntcno passioni
e pi tr v ir lir clellcaninr ecor nuni,nr u solo qr - r cllc
che hunn<r
pi L grandi pnr posit i.
Fnalgclrsnu I.n RooreFoucAtrLD
N on d possibilc sf uggir e alle passioni. oUn uont o
senzi .lpassioni e scnz. aclesider i, cliceva d'Holbach
(cesserebbe di esscre un uonto.)
A nche il dcsider io cli equilibr io e di ser enit i d una
passione; itnche chi dcsidcra la sarlvezza,la liberarz_icl' ne o l a vcr it a t in plecla a Lr nagr anclc passione; anchc' I' a scct a che cr edc di conr bat t er e i dcsidcr i dclla
carne si la dor - ninar e dar un clcsider io. Lindividuo
scnza passioni e\in realti un depresso che non trova
pi i r trn nr ot ivo pcr vivcr - c.
ll pnrblenri.r,allora, e\di saper sceglie-t.e
trarpiccole c
grandi passioni, t r arclesiclcrchc
i
ar licchiscono la vit ar
e clesideriche.la impovcriscono. La saggez.zilsta tutta
i n quest a capacit d cli dist i ngLr er egli obie. t t ivinr eschi ni
dalle mete vr-ramente nteritevoli de.inostri slbrzi.
Ma n on bisogna illuder si di pot er st abilir e in ant icipo ci o per cui valgarla pena di lot t ar e: anzi, di solit o, i
grandi idealisono t r avest im ent i di piccoli dcsidcr i.
B i sognarcluindi guar clar si dagli im bonit or . i di ut opi e e d i var lor i m or ali; e bisogna piut t ost o t encr e
senrpre cl'oc,-^hioil proprio stato interiore, la propria
condi zione psicologica, che d il ver o par adigm a, in
dcl i ni t iva, clclla I 'clicit i.
E si s t e un'anr bivale. nzildi lbndo t r a <t bict t ivicont r astanti , al punt o che, nr cnl. r ese ne insegueuno r it cnut o
positivo, b facile ricaclerenel suo opposto. Quanti santi perescm pio si sono t r aslbr r nat i in lc'r ocioppr essor i,
e quant i peccat or i si sono t r aslor m at i in sant i!
La via dclla "r ealizzaz. ionedi sd" ncln pud esscl. e

riassuntain un decalogo,non d un insiemedi dogmi;


si fonda piuttosto su una mobile e duttile sensibilitd,
che si evolve'esi adattaincessantc.mente.
Contrariamentea quanto si pensa,non B la passione cid che pud distruggerel'anima; d semmai la meschinitd del desiderio.
Afferma Nietzsche:nl-a volonti di vincere le passioni non d in fondo che la vol<lntddi un'altra o di altre passionir.
82, La sereniti

83. Peccati e virti

Chi d serenodAserenitd
a sestL-sso
e aelialtri
Eprcuno
Qucstopensierovuol metterein evidenzaun processo psicologicoche spessoci sfugge:la comunicazione inconsapevoledei nostri stati d'animo. Se per
esempioci tt'oviamoin un ambientein cui tutti sono
ncruosi,sari difficile per noi mantenercicalmi; sc ci
troviamo in mezzo a personeche ispirano serenitd,
anchenoi ne sala-mogradatamenteperuasi.
Si delineaquindi una nostraresponsabilitd
individualeneglistatid'animocollettivi.Esisrein tal senso
una speciedi "doveredella serenitd":il dovereciod di
dil'fondereintorno a noi sentimenti,senon di benevolenza (come vorrebbeil Buddhismo) o di amore (conrevorrebbeilCristianesimo),
almenodi equilibrio.
Il problemad che questi scntinrentinon possono
esscfc-il fiutto di una linzione, perch6 noi in realti
ncln possiamo fare a meno di cornunicareil nostro
pitr autenticostato d'animo. E percio il "doveredella
serenitd"D innanzitutto il doveredi una nostra persrlnaleigiene mentale, che consistenel cercare e
ntantenerel'armclniainteriore.
122

Molti predicano la pace, ma dentro di loro sono


picni di aggressivitd
e di sentimentidi dominio;e, al_
la fine, sal'annoproprio que.sti.statid,aninroche e.ssi
corn unicheranno.
Non c'd modo di dare pace al monclo se non la
provianroprima dentro noi stessi.
ull tuo primo dovered di far felicete stesso>scrive
Feuet'bach.
nQuandosarai felice,farai felici anche
gli altri.,

Qu:rlcu.'si clcvacon il pcccat.,qualcunocaclecon la virtir.


Wrlr_r,rn,t
Srrartspenn
n
Ecco un altro esempio dell'interdipendenza dei valori e clcllc ftrnzioni. Il peccat<_r,
l'errore, non d una fzrlla
cl el l ' essere;
ne c \piut t ost o un elem ent clcost it ut ivo,
Non si pr-rt)concepire la realtd senza il male, c<lsi
come von'c,bbcr"t-l
certi idealisti; n6 si pud concepire
una vi ttori a {' inalc del bene: in ent r am bi i casi. il
nrondo cesserebbedi esistere.
Irr t:ll senso, anche il rnale i un bcne: se non ci fosse il peccato, non ci sarebbe la virtir; se non ci fosse
la cadutit, nc-ssunopotrebbe rialzami n6 alzarsi; tut_
to sarebbe pi att o e im m obile.
Il motore d dat o pr opr io dalla dialet t ica, dal con_
fi i tto, e dunque l'er r or e d gii pr evist o dalla cost ir u_
zi one del di venir e. nNessuno sbaglia volclnt ar iam cn_
tc" di ceva S en<lf onle.
Propric.rper questo, non c\ possibile dcfinire in an_
ti ci po c i n modo r igido quali siano, in una r ealt d che
muta di conl i nuo, i peccar t ie le vir t ir ; pu<) capit ar . e
che uno stessoc om por t am ent o sia in una sit uazione
un pcccato e i n u n'alt r a una vir 1u.
t23

Non solo: pub anche succedere che un comportamento virtuoso, se non viene rapidilmcnte adattato,
d c -q e ' n e rii n u n v i z i tl e chc, vi ccvct' sa Ll l l cl ' l ' ()l ' c,un
peccato, una caduta, facciano cornplcndcre piit ctlse
e, quindi, stinrolino ull proccsso di elevirz-ione'
Ad u n a s i n ri l e d i a l etti ca dei contrari si i spi ru, pt' r
e s e mp i o , q rte l b ra n o del Manzoni i n cui si di ce che
d o n n a Pra s s e ' c leera (una vccchi a genti l d< l nna nrtl l tcr
i n c l i n a ta a fa r d e l b c ne: mcsti erc ct:rt:.l l l l cnte i l pi i r
elevirto che l'uttmo possa escrcitare; nralclrt' put'tl'opp o p u o a n c h e g u a s ta t ' e,conl c tutti gl i al tri " .
Liclea di tbndo d sempre l:.rstess:l: ncln si p()ssono
s ta b i l i re i n n l o d o a s s ol uto peccati e vi l ti l , c l a l i nea
chi
c h e l i d i v i d e D n ro b i l e e ci rngi antc. C e' l ' ti tnte' trte
qrral
che
di
i
n
notrl
c
l
i
gi
do
ti e n e u n c o m p o rta n l cnto
di
cadere'
sr-rlla
virtir t gid, senza accol'gerscne,
','ia
So s ti e n e M o l i b re : uC i vuol c ncl ntc' ncl ottna vi ni r
ma l l e a b i l e o .

85. La sessualitA

84. IJaPPrendimento
a tttnta er<llermo sulla
A quindiciar.rnidecisidi apprenderL',
i
a cinquatltitc()nlpl't'si
pin
dubbi,
avcvo
via, a quarantanorl
di
dicirPacitn
unil
buona
a\L'vo
scssilnta
aI
ci.'kr,
dc'cretidu'l
a s!'ttalltilagivoirrcompletitliber'ta'
scc'rnintc'nto,
C (l N l -ttcto

L a p p re n d i mc ' u to d u n pl ' ocessoche dura tutta l a vi ta. Lungo il perc<lrsopossono esset'ci{alsidi stasi o di
de'll'esittlale cet'to che il nostro -se't-lso
acceler':.tzi<tlte,
puo csc
espet'
i
enze
del
l
e
s
onrtna
d
a
l
l
a
c
\
d
a
t<
;
s te n z a
e'
ta'
i
n
tarda
s
o
l
ta
n
to
s e re c o m p l c ' to
A l ' fe rm a v a Se n e c a : uE con l a vi ta chc cl obbi anro
i mp a ra t' e I' a rte 'd i v i veren.
per ecccllenza, nlr:tte in c'r'iclenConl'ucio, il saggi<-r
124

z-ail suo processo di progressiva emancipazione, clrt,


ckrvrcbbeesscr cun m odello per t ut t i. M a nat ur . ; r lm cr r _
tc, in quc..stocampo, nctnc.sistcrriente di pr.efiss:rtc_r.
N on e raro, ar uzi,chc con l'et i si abbia una t . c- sl. es_
si one dcl l a capacit i di appr - endim ent o:c, d gent e: che
i mol to pi i r ac ut a a vcnt 'ar r niche a cinquant a.
Lidea chc il trascon-er.edcgli anni arricchisca la per_
sonarlit2r
ll-ovaLlnaconler-mane.llarealti solo a una ioncl i zi onc:che ci sia uno slor zo consapcvoleclcll'individuo. [n caso co nlr ilr - io,linit a la spint a clcllar
giovinezza,
anche lo spirito si richiude , e la pcrsona, piir che cer.ca_
rt nuovc cspcricnze, va alla r-iccrcadcl sictrro,dcl noto,
clelripctitivr-r.Ogni fasc clcll'csistcnzet
sr..iluppaun partict)lureaspctto del percorso corroscitivo;c anche cjui vi_
gc la leg-eesccorrdocui a un nriglior.arnrento
di qualcfre
IacoltircrlrrisponclciI pcggior.arntcnto
cli altr.e.
S cri vc P l arrt o: nLlr su: r gezz: .non
I
si conquist a con
I' cti r, ma con l 'int clliscnzit D.

ouancl . si el ' fe' t t Lr l.


. pcnet '. zi'ne
tol't'ilsi itrntottizzitno.

('- \
'ccip. 'c. ,

il cicl. e-I a
I Cltittg

La via dclla ser.cnitar


si basa sul principio clell,armonia.
ln particolale i inrpoflerrrlc che lc coppie di oppo.sti,
dL.lrl.roc ltrori cli noi, tr.or,'inoil lor.opuniir <Jicquilibrio.
uGl i u< l mi ni c lc donnc sono ( ) pp( ) st i, ,dlcc l, ant ico
tcst<r cinc.scI Cltittu nra il loro dcsiclcri<lt d i csscreuni_
"
ti : ogrricosa ha u n'inclividr _r aliteait clcnr pieil suo c<lm pi_
to qtrarrdosi ri u ni. scein er r - nr onia
cor r il suo cont r ar io. >
)'urtgc .t'irtsono lc duc polaritr) t;loistc dcl maschilc e
clcl l emnt in i lc, clcll'atti', c dcl p,ssiv.,, c,lclposit ivo e clel
ncgal i rro,cl clci c kr c dclla t cr r a, c, linchi, r - inr ansonosct25

parate non adempiono la loro tunzione: non giungono


uin arm<lniacotr l'arnronizruniverszrleu'
o
la
"ar"r"
D u n c l r:cv i c n c ri c o nosci uto fi n dal l ' anti chi ti r che
riprucluziodi
lunzi<lne
l;"rrrralita, n<lt-lswllge solo lzr
nc, ma anche qr-relladi arnronizzaz'ione' Essa e stata
preclisposta claila natura proprio per l'arci trascendei " e l e p o l a ri ti o p p o ste, per tarci usci re dal l a pri gi one
d e ' l l ' i n c l i v i d u a l i ti .l l sessovi enc cost prescntl l l o col ' l l c
c di armcl ni a, conl t' l ' Ltnp ri n c i p i o d i trz rs c e ndcnT-a
z .i o n ei -o n d a m e n ta l eper i l manteni nl ento cl el l ' eqr-ri l i e
b ri o i n te ri o re . E q u i ncl i i mportante avcre regol ari
eth'
titrda
a
fino
sessuitli,
rapporti
socldislhccnti
Non ! un cz\soche la vecchi:ria abl;ia iniz'i<lc<ln la
c l i mi trtrz i o n cd' c l d e si dcri o sesstral c'
Gl i a n ti c h i ti to i sti cercel vzl nodi consel vare l ' atti esl
v i ti s e s s u a l ei l p i i r a l ungo ptl ssi bi l e,sapcncl <che
di
al
l
'
i
rrdi
vi
dLrrl
s a p ro l u n g a l ' c i i s tenza, pcrmettencl o
il
e
anche
questcl
Mat
n o n i s rl l a rs i e d i ccl mttni czl re'
psi
col
oc
dal
l
a
c o n s i g l i o c h c c i v i cnc dal l a mcdi ci nar
esserci serenita scnza nn'adesia nrirclcrnc. N<ln pr-r<)
gestione clella vita sessuale'
luata
"
clel sesso, chc si manil'csta in tanti modi
"La-gioia
(c ci d che
p i z rc e v ti l i ,, d i c e u n anti co testo tantri c()
>
i'.'nclevel'amente benedetta la cond i z'iclnc Ltlrlana'

86. IJigiene mentale


piL econoStarscnc sile'nziosipcnsalndtlpoco e\la nrcclicina
l-lltonavopo'di
micerpcr ogni malattia dcll'anima e' c()n un
re
lonti, prttcur-a scnlprc piir be ncsse '
Fatr:nntcu N lt':rzsctlE

Certe "mallrttieclell'anima"nasconoin realta dall'inabcapacitircli controllarc la mente,deluno svilupp<-r


126

norme dell'attivitdimmaginativa,da una continuu


tensionepsicologica.E com.'sc la menteprenclcss,.'
il sr-rprawento
sulla vcllonti e l'indivicluofirssesonrnrersoda una rlassa lbrraginosadi pcnsicri, di lirrrtasie,di stati d'arnimo,
di fantasnrie di allucinazioni.
Da una parte egli si muove nel mond<ldi tutti i
giorni, ma dall'altra vive in una dimensionetutta
sua. In tirl sensonon c\nrai cronccntratoin qucllo che
f-a.Vive come una personaclre non si sia del tutt<r
svegliata,che continui ad avere la tcsta pienardi sogni e di incubi. N<lnd interamentepresente'
nd agli
altri nd a se stc'sso.
Questasindrome d nrolto pir) conrunecli qr-rant<r
non si pensi:d un po'un "viz-iod'origine",un difetto
costitutivo dell'essereumano che d portato, proprio
per lo sviluppo della sua attivita mentalc,a vivL'r'c
sempredi piu in un mondo virttrale.
d normaSc entro certi lirniti una sinrile sftrsaturar
le, puo diventarecclnlaciliti pat<llogica,
staccando
la pcrsonadalla realtd. Allola le ansie,i pensie'ri,le
preoccupazioni,le esaltazionie gli stati d'animo pii-r
vari si amplificanoa dismisurae minaccianocli travolgerel'eqr-ril
ibrio psichico.
In tutti questicasi,occorrecompiercun'operazione
di vera e propria igicne mentale,interrompendoper
un po'Ie attiviti\ psichichee recup!'r'andocosi il rapporto con la sana realtir.oStarsenesilenziosipensanrimedio:si trattadi
do poco, d ilprimo indispensabile
sospenderela dannosaproliferazionedi pensierie di
sensazioni,
di ottenerecio chenelletecnichemeditativesichiama"silenzio"o "vuotomentale".
Loperazioneviene fiicilitata sc'ci si concentrasu
qualcheele'mentonattrlale.La natura, inlatti, ci invia tutta una scrie di messaggiche a poco a poco ci
traggonofuori dal nostro mondo di fantasie,e ci riportano a contatto con le cose.
127

lw

lI

,,,i1

I
t

II
I

Tradizionalnlentesi utilizza la concentrazionesulin quanto ritmo cotporeonaturale.


la rcspiraz.ionc,
Con qucstatecnicasi pur) ripulire la mentc e ritr()vare il rapporto con il mondo e con le personechc ci
cilcondano.
oE piacevolcstarein compagniadi se stessiil piir
a lungo possibile,,dichiarraSencca(sc, owiilmente,
ci si d rcsi dcgni di godcrcdi talecompagnia.n

II-l

87. Lamore

II

E grur-rcle
c gittstochi, antattclosc stcss(),arnritin r-rgualntisttt'ail pt-ossinro.
Mt,ls'mnEcxg'rnr

-IrI

!'
:

ll
I'

u E o p i n i < rn c c o n ru n c D s cri vc E t-i ch Fr' < l n-rm


nc L' url e
tl ' tttrru rc u c h c s i a v i rtu r- rsoami l rc gl i al tri e peccato
i l n ra l -es c s tc s s i .>M a c h i non amel sc stesso,ci < l i ' chi
ru o n h z l u n b u o n ra p p o l ' to con se stcsso, non pui l
avcrlri nerpl)urcccln il ptossinro.
Ge s i r c l i c e : n Anra i l prossi trro tl l o conl e tc
Qr-ra n c l o
si a gi ) pl ' cscns tc s s o D p
, l ' c s u p p o n cc h c ncl l ' i rrdi vi cl r-ro
"ant()rc
pct'sd". Tt-tttitviit,quancltl quetc c srtrlo un tillc
sto ri.lpporto intcriot'c t dctcriorato, l'uclnto non sitri)
i n g l a d o d i a rn ra rec q tri l i b ratamente ni ' si nd l ' al tro.
Tirlc squilibrio puo essctc plov()certoclit un c-ccc.ssct
ilmel sc stcssopiir dcl prosdi "amore pe rsd" (uognut.l<.r
s i r-r-roc,l i c c Eu l ' i p i d e ) o cl a un di fetto. N cl pri ttro caso
a b l ' ri a m <al c l tc I' a rec c l n il narci si snro,con l ' i pcrtrol ' i a
c l c l l ' c g o ,p c r c u i I' i n d i v i duo non vc' cl cche sc stcsso c i
prrrpli intcrcssi. Nel secclnck)caso lat persona non ha
ncssunrr l-idr-rcia
in sc stcssa,sol{l'c di un complesso di
t
s
i
i n f' c ri o ri ti re s c n ti ra a suo ,l gi o sol o qui rncl op< l tt' isapcr
qual
cosa.
c ri l ' i c a rs i1 -l cqr u a l c u n o o
L i trr.ro rcp c r s i e l ' a n rot' c pcr gl i atl tl i non si escl u128

dono affatto a vicenda: al cont r ar - io, l'uno dipendc


dal l ' al tro, l ' uno r iequilibr a l'alt r o. Pcr esem pio, l'egoi sta non sol o non sa am ar e gli alt r i , m a non sa
neppurc' amare se stesso: si ama ciod in modo sproposi tato. Lo stessoaccade all'alt r uist : rche si vant a di
non esscrei mpor lant e, che vuolc annullar . ese $t esso:
cgl i D i n ei fetti inlclice sia nei r appor t i con gli alt r i
si a nei rapport i C( ) n sc' st L'sso:qr . r alche.c- spcr ienza
precoce gli ha insegnarloche norr deve amerrsi.
uMa come pu<)anr ar - egli alt r i chi oclia se st esso?>
si donritnda Er:rsnro da Rotterdam.
Pct' poter amilre in mod<l equilibr.ato d dunque. necessarrioposse.clcreo ripristinar-e un buon rapporto
con se stcssi ,sl 'iluppando innanzit ut t o lit consapcvolezza dcl proprio nrodo d'anrare. Bisogna guar-derrsi
da chi prctcnde di ant ar r esenza la m ininr a coscienzit
di s6, senza sot t opor si m ai al gioco r iequilibr ant e
cl cl l ' i ntrospczi o ne.
Scrivc Nictzschc: uBisogna impar.are acl anrare se
stessi cli un llmore sano e salutare: per rimaner-e con
se stessie non a r ndat 'cvagando int or nor .

88. La consapevolezza
Mol ti uomi ni no n si r endon<tcont o di cid che-f anno da
sv'celi,co.sic()nten()n sono cr_rscicnti
di cit) che lirnno drlrnlcnu().
Eneclrro
Luomo si di sti nguc clagli alt r i anim ali pr opr ir _rper il
suo rrraggi<lrgraclo di consapevrlez.z.a,
che d non solo
l a cosci enza dclle cose che lo cir condano m a anche
la coscienza di sc stess<-l
in rapporto a quelle cose.
C hi c\ domi nalo solo dagli isr int i e dalle pulsioni
del l a prnpri a ment e t conr c sc vivcsse'in un sogno a
129

' l'll I

occhi aperti:si muove senzarendersiconto del come


e del pclch6, agiscecome Llnautonla.
Pelr) non tr-rttigli esset'iumernihanno la stcssa
Ched oltletutto variabileda ttn moconsapevolez.'2.a.
mento all'altro.
Quante volte ci diciamo: uNon so perchho fatt<l
quella cosa>,quante volte ci accorgiamodi agire come sonnarrnbuli!
c'i scmpre
Per quantctsi possaessereconsal'levoli,
qualcosache ci sfugge,c'b se'nrprequalcosadi cui
non sianrocoscicnti.
Per esseredavverointelligenti,dovremmo conoscerenon solo tutte le nostre motivazioni,ma anche
qr,rcllcdi tutti gli altri. E chiarirmentenoi non ci troviamo a qucstolivello:il nostrolivellod appenaal di
degli animali, d appenaal di sopra di
sopra di c1-rello
quello clelsonno e del sogno.
Al'ferrrrail libro biblico del Siracide:nSeparli con
uno stolto,parli con uno che clornten.
indianedistinguonoquattro livelli di
Le IJpurtisnrl
quello del sonno con sogni,quello
consapevolezza:
del sonno senzasogni, quello della veglia e il cosiddetto "quafio stato",dove dovremmoessereperfettamente"svegli".
Esistecomunquela possibiliti di esserepiir presenti in cio che faccianro.
Il punto di partenzad ovviamentequello di renderci conto del nostro stato di sonnambulismo:questo d il primo passoper schiarirela mente.
Il secondopassoconsistenell'isolaredi volta in
volta l'az.ionepiir importante che stiamo compiendo
e nel concentrarciesclusivamentesu di essa.Il terzo
passo consisteinfine nel liberare la mente da tutte
quelle f'antasiee quegli stati d'animo che rappresentano deviazionirispetto al centro di attenzione.
Ci accorgeremoallora che la mente si fard piir tra130

sparente,ci sentiremo perfettamenteequiliirrati lra


il "dentro" e il "fuori", e usciremodall'annebbiamclrto in cui viviamo di solito.
Capiremocosi perch6I'Orienteparli di "risveglio"
per simili condizionidi chiarificazioneo di "illurninazione". Non si tratta di stati mistici, ma di espcrienzeche sono alla portata di tutti.
Dichiara Chuang-Tzu:nUn giorno ci sveglierenro
c
scopriremochc tutto non d statoche un sognoD.

89. Il presente
Ric<lrdati
chel'uonrononvivealtrotempochequcll'istirnte chei il presente.
MancoAunElro
Limperatore filosoFovuole ricordarci di utilizzarc
nel miglioredei modi I'attimopresentee ci invita a
non pcrder tempo in recriminazionisul passatoo in
preoccupazionisul futuro; l'uonro uo ha gii vissutclil
resto del tempo o non sa nemmenose lo vivrd.,
La frase pud anche essereconsiderataun consiglio a vivereogni situazionecon presenz-a
mentale,
con grande immediatez.za,
senz.adisperderciin inutili fantasiee immaginazioni.
Scrive su questo tema Schopenhauer:oQuando
intraprendiamouna cosa,dobbiamo prescindereda
tutte le altre e sbrigarla,si da curare, goderee soppoflare ogni cosa a suo tempo, senza preoccuparci
del resto:dobbiamo dunque,per c<-rsi
dire, avereper
i nostri pensieridei cassetti,e aprirne uno mentrc
tutti gli altri restanochiusi.Con cib otten'emoche
una grave preoccupazionenon ci fard intristire ogni
piccola gioia del presente,togliendocicompletanrente la tranquilliti; che un ordine di pcnsieri non nc
t.3I

ll ' '
scacci un altro; che l'apprensione per una faccenda
impoflante non ce ne l'accia trascul'are tante l-ninori'
e cosi via".
Vivere il momento prcsente, vivere un'espericnza
alla volta, non farsi sopraflare dalle ansie pcr il {'uturo, d il consiglio che cli.rnnoi saggi di tutti i tempi e di
tutti i Pacsi.
Dice per esempio Gcsil: uNon affanr-ratcviper il cloA
m a n i , p l rc h 6 i l d o m a n i avri \ gi i r l e suc i nqui ctudi ni '
uLe
bcS
cncci
t:
E
pcna>
'
sua
l
a
c i a s c u n g i o rn o b a s ti
li
stie fugg6no i pcricoli chc veclrno, mA, Lrnilvolta chc
pt'
cocct'
tci
i
nvece,
N
oi
,
h a n n c l e v i ta ti , s o n o tranqui l l e.
passato"'
pcr
il
piamo sia per il futuro che
Ma, per poter viverc con una sinrile inlnrc'cliatcz'z a , o c c o rre u n a c e rta di sci pl i na mcnti rl c: ce nc i l cda
c o rg i a m o q u a n d o s i amo presi da trtl ppi i nrpcgni '
al
l
ot'
a
S
enti
anr<
>
i
nrrnagi
ni
'
tro i p i p e n s i e ri , d a tl o ppe
i
n
i
nrmcrgcrci
e
di
i l b i s o g n o d i s ta c c are l a spi na
q u a l c o s a d i v i v i l ' i c a ntec' di pi acevol e'
D i s o l i to ri c o tl i a n r o a qual che di strazi one' che' ha
i l p o te re d i fa r:c i d i n renti care pcr un po' ci t) chc ci
prfo..upo. Poi, perir, alla prima occasione' tutto riprima; oppure lit distraz'iclnepud nlitncaio.no
".r4"
re o non essct'esut'l'icicnte.
E meglio dunquc disporre di ur-rmctodtl che ci consenta di afll-ontare un sokr ploblcma alla volta' Quansodo ci accorgiirm<lche la me nte inctlnrinciit il essel'c
pra{I^tta dille ansie, c6bbiirn-r<lopcrilrc un' slbt'ztl di
pet' dcre
to n c e n tra z i o n e s u un uni co punto e l tl sci ar
tutti gli altri; dobbiam<l ditrc rcquic al petrsict'o'
Se non ci riuscianro, possiitnlo aiutarci con certe
te c n i c h e Y Og a : p c r escmpi rl , l ' i ssando I' attcnz-i one
s u l l ' a ri a c h e e n tra e d esce dal l c-ni tri ci , ol )pul ' c l acendo convel'gere gli occhi in un punto mcdiano' 1-rosto
idealntente tra le sopracciglia'
Qucsti sistemi hirnno il vilntttggicl di non t'ic<lt't'ere
t32

a clistrazioni, nra di farci conccntl'arc su qualcosa di


attual e e' di vi vo: uscianr r >cosi dagli uppcst ant i lunr i
dc:l l a nrcrrtc c r it or nianr <l alla lealt l\ c<ir . r cr ct a,
chc i
sr-mp| e nren() spi- r vcnt osacli quant ( ) possa : . r ppr . r |ir c
al I'ir-nrnaginazi one.
E bene ri co r dar ci di una ll'asecli M ar ziale: oNon d
da saggi o di rc "r 'ivr 'o". Vi'u'clcclonr ani d gia t xr pp<t
tardi : vi v' i r> rr. si, .

90. Il godimento
sia qucslo
C l rigodee nel n r onr cnt oc, pcl quant ( )nr olt eplicc
gt>tlirnr:nto,
cglir-\scrtrplcinrnediato,pclchi'i'ncl nrorttento.
S ottt,l K tt H x ti (;1,\R t)

B ench6 K i erke gaar d dia a qLlest alr ase un signil'icat o


negati \ro(c< tnclann: r nckl
il
clt i ( scor gL'ne I g<lclir t r ent o
scnso e' l cl sco po clclla vit a, ) , noi clobbianr o dir c chc,
;rcr la pienezllr dcll'esistenza, il piacere t essctrz-inle,
al rncno ti l nto quant o la sof f l'r 'enz. a.Fla quest i due
estrc-mi si edil'ica la personaliti.
Ma con una dillerenza: che d piir facile replimere
i l godi mc.ntoche il dolor e.
S e i sbargl iat opon'e a londam ent o dclla vit a il solo
gocl i rrrcnto,i ' alt r et t ant o er r at o pensllle che, senzit di
ess()- e, specif 'ichiam o,sc'nz. ir
uua nr ussicciadose di
pi acere -, possilno cl'escer eindi"'icluisani. La cult ur a
repressiva per f-ortuna ha I'atto il suo tenrpo, lrra, i.r
ogni cri si socialc, ecco che si r il'anno vive le ideologi e' e l c rel i gi oni chc vcdono nclla c<lelcizione ogni
sol uzi one ai pr oblcr ni dell'uor no.
U n al tr< len 'or e i sot t olincar c la dil'{'cr cnzat r a piacel i " materi ali" e piacer i "spir it r : ali": in ef f et t i in r r r r
rupp()l ' tosess uale,godut o I 'inclin lbnclcl,puo esscr ci
pi i r spi ri trral i ti chc in cent o nlessccilnt at e.

Forsesi pensadi piD alla religionee a Dio quando


si d infelici, ma si e certamente piir vicini al senso
della vita quando si gode.Il piacere,come il dolore,
struttura il s,lo solidificac lo spiritualizza.Semmai
l'unica distinzionepossibiled fra un piacere(e un
dolore) che dilata i confini dell'io e lo arricchisce,e
un piacere(e un dolore) che li restringe.
Ma non si pud stabilirea priori un elencodei piaceri che abbrutiscono.Lasciamo che ognuno laccia
e decida da solo. Il compito
le proprie esperienz-e
della cultura d di informare, non di vietare.
Il grande insegnamentodel godimento d I'immeb la capacitddi far vivere nell'attimo prediatezz.a,
sente,unificando pensiero,volontd ed esperienza.
Ed e il miglior-eantidoto alla tendenzapcricolosa
della mente a costruire mondi immaginari. In tal
sensod il metodo piir eflicace di "igiene mentale"
messocia disposizionedalla natura.
ScriveD'Annunzio:ull piacered il piD ccio mezzo
di conoscimento...Colui il quale molto ha sofferto d
men sapientedi colui il qualemolto ha gioito.o

9l.La liberth
d in catene.
Luomoi natolibenr,e dappertutto
Roussaeu
JEeru-Jaceues
e dei regiLe catenenon sonosoloquelledell'indigenza
con
mi totalitari,ma anchequelleche ci t-abbrichiamo
le nostrestessemani. Non bast:ressereprivi di vincoli.
liberi,.
ComedicePersio,"bisognasaperessere
Dalla societirci vengonotanti condiz-ionamenti,
non sempresotto forma di divieti o di costriz-ioni,
ma anche sotto forma di messaggisuadentidi chi
sembravolerc'soltantclil nostro bcne. I genitori, gli
134

insegnanti,i politici, i religiosi,i pubblicitari e via di_


cendo fanno a gara per offr-ircibell'e fatta la nostra
fclicitd: bastaadcguarsialle loro regole.
Nessunoci fa una violenzaesplicita.
Per'<)
siamo noi che dobbiamo vivercin prima persona,siamonoi chedobbiamopensarecon la nostratesla.
Ed d proprio questoche ci vieneimpedito,talora con le
rligliori intenzioni,talaltracon unavolonti di donrinio.
Maturare, crescere,diventareuomini, significa
prenderein man<-l
le redini dclla propria vita e cercare di esserese stessi.Ma, per riuscirea farlo, dobbiamo prima esaminarecriticamenteil complessodi
valori e di conoscenzeche ci d stato dato. In questo
percorsodi libc'razione,le difficoltd e gli ostacoliso_
no innumcrevoli:oltre a quc-lliscontatidi chi non la
pensacome noi o di chi vuole influenzarci,ci sono
quelli che ormai abbiamointroiettato.
Nel processodi enrancipazione,gli awersari piir peric<tlosisono i nostli stessicondiz.ionanrenti,
sono Ie
idce e le convinzioniche abbiamoadottatosenzarendcrceneconto.Occore quindi una buonadosedi autocritica:la capacitAdi prenderele distanzcda noi stessi.
SostieneEpitteto: nNessunod libero se non d padr-onedi se stessor.

92.Le ambizioni
Chi c\privodi un'educazione
spiritualeprctende
sempredi

Iinccre, a oqni c<tsto.

Purorur
"Educaz.ionespirituale"significaessc'nzialmente
autocoscienz.a
e autocontrclllcl.
Chi non riflette e non medita neancheun po,, chi
non d capacedi autocritica,chi aderiscecompletat 35

r
i.

ll

r
mente ai propri sentimenti di amore e di odio, chi
obbedisceal primo impulso che gli passaper la meute, non d in glado di donrinarequella carica cli aggressivitdchc tutti abbiamo in partenza.
non d in s6 qualcosadi negativo:i un
Laggressivit2r
istintochecondividiamocon glialtri animalie checi d
questacarica,
utile pe'rsoprawivere.Se'non avessirrro
non avremnronen-lmenola forza di esplorare,di difenderci,di conoscere,di amare,di reagire,ecc.
Ma il problema dell'uomo d che questaforza, non
pii regolatadalla natura, pud essererivolta contl'o
tutto e tutti, compl'esose stesso.Puo quindi diventare distruttiva.Al di lir della violenzavera c propria,
in mille modi diversi:d l'anrl'aggressivitisi esprin-re
bizione di vincere,di divcntaresentprepiir potentee
ricco, di essereil primo, in qualunquesettore.
fondamenEcco un altro esenrpiodc'll'ambivalenz-a
tale degliistinti,del latto che per essiil benc'eil male
sono divisi soloda un capello.Bastapoco perch6questa spintapositivadia originea lottee a conllitti.
Linlpulso aggressivoe competitivod talnrenteradicato in noi da esprimersianchenel campo dellacultura e della religione.Per esempio,i discepolidi Gestrsi
misero un giorno a discuteresu chi tra loro fosse"il
piir grande",dimostrandodi non aver dimenticatole
loro anrbizioni.Il macstrorispose:"Chi vuol essereil
primo, si lacciaultimo e il servodi tutti,.
pc'rdnotare che la rispostadi Gesirnon
Dobbiar-no
inlatti,anchechi vuol essereuld priva di ambiz-ioni:
e la volontddi
tinro aspiraa un primato.Lambiz.ione
stespredonrinio,pur essendostate finora il nt<ttot'e'
so della storia,possonoanchesegnarnela fine: sono
questefrlrzeche ci hanno portato a costmire armi di
una distruttiviti senz-aprecedentie a devastarescrigli arlbicnti naturali. E, in ogni caso,
teriatarnrente
sono le causedi gran pirrtedelle sol'lerenzeuntane.
136

Occorre dunque un cambiamentodi cultura, che


ponga in primo piano non la meta o la conquista,ma
la quarlitd
deglistatid'animo.Va infatti dettocon chiarezzachenessunuofflo potr) maritrovare la vera serenitd se sar2rdominato dall'ambizionedi averesempre
di piir e di esseresempreil primo. Ma soprattuttonon
ci potri esserepace sulla terra finchd i suoi abitanti
non adotter-anno
idealidiequilibrioe diarmonia.
DicevaSeneca:nE instabilenon solo l'ambiz-ione
ma anche ogni forma di cupidigia,perchdper essa
non esistenessunpunto di arrivon.

93. La salute dell'anima


Cid chc soller,'aI'anima, giova anche al corpo.
SnNecn

Quanto piil restringiamoi nostri interessizrllepiccole beghedellavita, allechiercchicre


, aglispettacoliinsulsi,alle lctturc d'cvasionce allc pure nccessiticlella soprarruivenz.a,
telntopitr si impoverisceil nostro
quanto
piir
spirito;e
si irnpoverisce
il nostrospirito,
tanto pii-rci troviamoprivi di difesein casodi crisi.
Dovremnrotutti abituarciad allargarei nostri orizzonti, a rialzareperiodicamenteil capo dalla mangiatoia,non sololeggendoe meditandole operedeigrandi
saggi,ma anchecontemplandola macsti dellanaturae
del cosmo,oppuresemplicementcdcconclizionando
Ia
nrente.E in tal modo che,secondoun'espressione
del
Taoismo,si giungea "nutrirclo spirito".
Decondizir-lnare
la mentesignifica svuotarlaper un
po'dalledottrine,dalleintcrpretazioni,dalleopinioni
e dalle idee ricevute.Per comprenclereil Tao, la Via,
dobbiamo far tacereil chiacchicriccioclei pensierie
sollevarcI'animat
al di sopr:ldcllequestionimc'schine.
137

t(Non si pud parlare del mare a una rana chiusa


nel suo pozlo> dice Chuang-Tz-u.
Il n o s tro s p i ri to si al i rtcnta esattamentc' ccl me i l
nostro corpo, ed i giusto trovare per errtrambi il cibo
migliore. Mentre perd compiamo tanti slblzi pc'r cercare cibi prelibati, ben poct-rfacciamo per alimcntare
I' a n i ma , c h e d p ro p ri o I' essenzadi ci o che si amo.
F i n d a rl l ' a n ti c h i ti si d ri c< l nosci utal ' i nterrcl az.i one
fra psiche e soma. Scriveva per escmpio Sencca: uSc
v u o i s ta r b e n e , c ura i nnanzi tutto l a sal ute del l ' ani m o , e p o i q u e l l a d el corpo, che non ti coster) mol to,.
B e n c h d i l d u a l i s mo di certo pensi ero txci dental e
abbia finito pe'r itrvcntarsi una neLtil scparaz.ionefra
s p i ri to e m a te l i a , ai saggi non d mai sfuggi to che tutto c i d c h e s o l l e v a l ' ani nra gi ova anche al corpo.
Forse la posizione piir equilibrata c\ quella esprcss a d a Mo n ta i g n e , i l qual e scri ve' ;uC he l o spi ri to ri s v e g l i e v i v i f i c h i l a pesantczza del corpo, e i l corpo
dello spirito e la rcnda stabilc,'
freni la leggcr"ez-z.a

)4. La gioia
i una gioiacttstante.
dcllasaggczza
Il segnclpiircarattcristictl

tutti, perchd d limpida armonia, E assenzadi turbamento. Ma l'educazionee i condizionamentisociali


<Sarrailelice,, ci dicc la
la oscuranoprecocemente.
societd"non perchegodrai del piacerecli esistere,
ma solo se sarai abbastanzaambizioso da farti una
buona posizionesociale.oIn tal modo-lo stato di
tranquillitdnon viene piu percepitocome qualcosa
di dato, come qualcoszrdi nitturule,ma comc una
meta da raggiungerecon grandi slrlrzi.
Il percorsodella saggezzaconsisteallora, prima di
tutto, in un processodi spoliazioneo di deconclizionamento, che riporti all'essenza
della rrostraconclizione
esistenziale:
e,poi, in un'attivitirdi mantenimento,basata su unerdifesadclla narturalepiacevolezz"a
clell'essere.
La sereniti non si presentapiir conreuna meta da
conquistare
a pr"ezzo
di duri sfbrzi,n1acomclo statod'animo checonsisteproprio nell'assenza
di ognisfbrzo.
Scrive Seneca:nll risultato della saggczzad una
gioia stabile:l'animo del saggiod come il cielo lunare, semprelimpido. Hai dunque una buona rugione
per voler esseresaggior.

95. Il distacco

Mtctttt- D B MoN IAIGN E

non
Questopensieroci dice che acquisirela saggezz.a
sposad accumulareun insiemedi nozioni,e neppure
re una [ilosofiaouna religiclne,ma utilizzareuna "tecnologia dellacoscienza"mirata a ottcncrc e a conserdalla sereniti.
vare uno statod'animo contrassegnato
Schopcnhauer:<TratutScrivea questoproposit<-r
ti i beni, quello che ci renclepiir immediatamentefelici d la serenitddell'animo, perch6 questa buona
se stessa)'
qualitdgratificasimultaneamente
La serenitdd all'inizio una condiziclnecomune a
t38

I saggidcll'antichithnon provavano
per
nd attacc.rmento
la vitanc3
omoreper la morte'
cruANc-Tzu
Nella nostra civilti si senteperiodicamenteesaltare
l"'amoreper la vita" comesefbsseun valoreda calcleggiareoppure un prodotto da vendere,come se l'c-ssere
non bastasse
a giustificaresestesso.Sesi sc'ntequesto
bisogno,evidentementeabbiamo talmenteimpoverito e soflocatola vita da dover poi ricorrerea campagne pubblicitarieper sostenerla.Nelle civilti in cui
139

t(quella
esiste un rapporto equilibrato con la natura
o
valga
se
si
chicde
esternzr q.,"ilo interna), nessuno
"
quel
Esattarmente
no la pena di vivere: si vi'u'e.ebasta'
c h e d i c c v a C h u a n g -Tzu dcgl i anti chi saggi ci ncsi '
An c h e i l ra p p o rto con l a mortc d cornpl etamente
c a n rb i a to . M e n tre una vol ta era un fcnomeno naturale, da vivcre c dit contcmlllarc', ora scmbra qualcos a d i i n n a tu t' a l c e di vergognoso, uno sczl cco'un Ll n-riliaz.ioncclit nitsconclcre. I due attcggiamenti sclno
c o rre l a ti : p e rs o i l senso spontaneo del l a vi ta, si smarrisce anche il scnso clellir mcllc''
di una ci vi l td chc ha soT u tto c i d d l a c r-rnscgucnz-a
vi ve
s ti ttri to i ri v a l o ri n a tul al i i val ori soci al i ' N on si
piil pcr il piacc't'edi vivere' nlil pcr lerggiungcre degli
obicittivi: si tl'attlr cli l'arsi unal p,sizit.rnc di prcstigitl'
c 1 i p ro c u ra rs i u n tl tton pcl stt.rsi a i n qucsti .l vi ta si al
(c rrc n tl tarn
l e ntc ) n cl I' alt ra.
vi rtuose e
I c t' c c l c n tis i p l c di sp< l ng()noccl n i tzi t.rt-ti
moncl
o" : pi i t
ncl
l
"
'
al
tro
ri
pagati
l
l
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mc ri to ri c a
vitl"t
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qltcstit
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ct-lsit
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D i o s i a rr.tn ist p c c i e
cvangcparabtl
l
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cl
al
l
e
l e i n v c s ti to Vi c n e c l i t' cttamcnl c
l i c h c a b a s ec l i ti .rl cntida l :rr l ' rutt:trce di i nte | cssi cl ari s c u o te rc :i i l p o rta to del l c rcl i gi oni l evanti nc'
C h i i n v c c e n o n credc i n nul l a, spcra i n qual che
s c o p e rtti s c i c n ti [ica che vi nca del i ni ti vanrente l zt
si [a imllarlsirnllrrc() conselv.Il'e in .^clmorte e qr_rincli
le fi'igoril'cre.
in qualchc t'csLttlcz'itlnc:chi ncll'alTuiti s1-rct'ano
d i l i r c c h i , p i i r p ro sai canl cnte, i n qtl csto stcsso monfi c l o . E l a t" ,,l ,,g i a garanti sce ai fcdcl i un rccupctrr
natlc arnchcclcl crl4ltl.
D a q ttc s to ti p o cl i spi ri tual i ti r, cl rc osci l l a trarpcrdi ta c l e l s c n s o g c n tti no cl el l a vi tar c ncgazi onc del l a
ci si
nrol'te, ntln puil clct'ivat'encssun tipo di scl'cr-ritir:
140

attacca nro r bosam ent e zr ll'esist cnza,cost i quel che


costi , e si vede.la nr or t e com e una per dit a di t ut t i
qr,rcibcni ch c abbiar lo accunr ulat o con t ant a f 'at ica.
A nchc I' i o v icne consiclcr at oun possesso,alla st essa
stregua di u na c: . r sao cli un'aut om obile.
Non potcvanro non I'inilc cos) dopo che.per millenni abbi anr<tesalt at o ogni t ipo di at t ar cczr m enteo di apparl cncnza. Abbian- r onci conl'r ont i dclla vit erlo st esso
ti po cl i rapp or t o che l'avar o usur it io ha nei conf r ont i
cl eI suo cl cn ar o:dobbiam o sf iut t ar lar ,dobbiar no t csauriz.'larla irl massimo. E, cli ll'ontc a qucst<l attcggial per t r inr oni.
nl cnto, l a nrof le c cclnr cun ladr r - di
piir
U na ci vi lt i
cquilibr i- r t aclcvc csalt ar e il valor e
dcl di stacco , non solo dai beni e dallc am biz. ioni, m a
anchc cl i rl l avit a c dalla m or t e.
I saggiclcll'antichitir,scriveChr"rang-Tzu,
"non si rarllegravrrn()pcr la krro csistcnz.ite non si acldoloravano per
la l<lruscompirrsa;r''cnil,anonatutalmcnte e se ne andavano natul ' alnr cnt e.Non clinr cnt icavanoil kr r o inizio e
non ccrcavano li.rloru I'inc.Acccttavano sercnzlmenteil
dcstino c poi restituivano la vil.ascnza prcoccupalsi,.

96.La diversith
Chccos'i l'amorcsc'non capirce gioire dcl fattoche un altro
vive,agisccc scntc in nrodoclivcrsoc oppost<lal nostro?
Ft<tuuntct
t N lt,r'zsctte
Quando si pretcnde clre l'irltro sposi [c nostre idee e i
nostri conr pollam cnt i, quando ciod si vuole che divcnti ugualc ir n<li, non lo si anr ir a[ 'l'at t o:in r ealt ir
non si ri csc c'a uscir c dal pxr pr io egocent r ism o.
Alli.rlrascdi un similc attcggianrcnto c'Dla convinzione cli esseredegli insupcrabili nroclclli di ril'erimento, e
quincli ur.rirgriruclcplcsunz.ionc.C'd gcnte chc non atriI Al
Itl

I_
va ncppure a porsi il problema se il proprio sistema di
vita siit clawct'o il miglior"e:appena entra in contatto
"convercon il memblo di un'altra civilti\, ['adi tutto per
di senla
nlancanza
tirlo". ll motivtl E sempre lo stesso:
propria
aggressivitd'
so critico, l'incapaciti\ di vedere la
In questeconcliz.ionil'amrlre d solo un'espressionedella
posscssiviti\,e finisce per essereautolesionista' Poich
inlbtti csso nascedalla diversiti, I'ornologazionedell'altro clitlina a poco a poco ogni interesse.
Bcn diverso d il sentirnent<lche non vuole n conq u i s ta re n 6 c < l n v e rti re n , tanto mcno, ctl nl ormat' e'
d u " rt,, a ttc g g i a m e n to , p ur nascendo come i l pri mo
d a l l a c o n tl a p p o s i z i o n e , non i ntendc nd negarl a n
e l i m i n a rl a , n ta n e ri c o n osce l ' i mportanza l bndamenta l c p l o p ri o p c r l a s u a s tcssa sopt' aw i venza' P erfi no
l'anrirre ili sd - fa notare Nietz.sche - nllsce da una
dualitir che ntln pud e non dcve essere cancellata'
Per nrolti, inve'ce,l'amrlre tende irresistibilmente a
sopprit-nere la dilformitl, a ridurre tLltto a un unico
u n l n l u rr,, i n c l i s ti n to ; u n ri sul tat< l che non d mol to
d i s s i mi l e c l a q u e l l o d e l l 'odi o e del l a guerra: di strugg c rc I' a l tro , o a n n i e n ta rt' nel ' ani ma.
Cclntepossiamo capite se qualcuno ci ama? La risptlda Platone,che ci ofli"eil seguentecriterio cli
sta ci ,u'icne
uTi
anra soltetntochi anra la tua anitrta"'
verilica:

97. La beatitudine
sono al tro che momenti di
e
I mo me n ti d i b e a ti tu c { i n non
di attenzionecoscientcal masmcditaz.ionecristalliz-z.ata,
sinro clcllasua esPressit>ne.
OsHoRa.lnresn
La nostra attenzione varia da un minimo a un massinr<l:qr:ando si trova al minimo, noi agiatmo inconsa142

pevolmente,automaticamente,siamo come addormentati; quando invece d al massimo,ci sentianro


svegli,lucidi e presenti.
Istintivamentesiamo tutti alla ricercadi momenti
di attenzionc'appassionata:nell'amore,nell'arte,nello
spettacolo,nel viaggio,nel rischio,nellascoperta,nella noviti, ecc.Ci dimentichiamoallora dellepiccole
beghequotidiane,ci litreriamoper un po'del nostro
ego ingonrbrantee scntiamodi fare esperienzevitali.
Poi ricadiamonell'abitudine,
ncllanoia,nellaripetitiviti, nellaquotidianita,nelladistrazione.
Loperazionemediantela quale l'anima si risveglia
e si rivitalizzad un atto di attenzione.Un quartod'ora di vera attenzione- dicevaper csempioSimone
Weil - distruggeun po'di male in noi stessie vale
quanttlmolte operebuone.
Si trattadi sospendcreil pensiero,di lasciarlovuoto,
disponibilce penncabileall'<lggctto;
tutte le conoscenzeacquisitesonomcsscfra parentcsi,in prossinritddclla coscienza,
ma it un livelloinfeliorc;la mcntecontempla come dall'alto,in attcsa.Questad la posizionedi
nrassimariccttivitdc climassimaattenz-ione.
Ncli non siamo abituati a escrcitarel'attenzione:
lasciamoche sianogli oggettiad agirc su di noi. Ma
se la rivolgianrodcliberatanrente
sul nostlo sd e sui
nostri stati d'aninro,ecco che diventaautoconsapc'volezz,a.
Svilupparequestatorma di coscicrrzarendela mente chiara e ricettivar,potenziandole nostre facolta.
Nello stessotempo,proprio la trasparenzanrcntaleci
riportaa sentimentidi sercnitie di equilibrio.
Non si pud fare dcll'autcnticobenc - sclivevaancora SimoncWeil - sc non si d attcnti e consapcvoli.
Aggiungiamochc non puir esscrcigioia nclla disattenzione,nella nreccarnicitir
dei cou'lponantenti,
nella noia.
t . 13

Ogni momento di felicitir non d che un momento


d i i n te n s a a ttc n z i o n e .
N e l D l ttn ttttu p u tl a trovi anto sct' i tto: nLattenzi onc
b l a v i a c h e c o n d u c c a ll ' i nrmot' tal i ti t,l a di setttcnzi onc
ts l a v i a c h e c o n d u c e al l a mortc: gl i atter-rti non
n ru o i o n o , i d i s a ttc n ti sono come gi i t nrot' ti u.

98. La realizzazione
Quandoci scntianrodirc claqullcuno chc lit nostrirconclipcrcl ri ' nonsi i tnttr
pcl t()sa,
c tc r-r' i l ti l nrcnte
z .i o n cE mc s c l ri rra
i : . Sltlcndicla
possiamtl rcpli car-gl
nd consoli n(' govcrnatot-i,
i l a n o s truc o n d i z i o n ce i nvi cl i abi l lci t nostt' avi ti t:rtottsi r.tl ttt-r
n(' mcndicanti, ni' schi a'"'i,n(' serviI i aclttlutot'i,.
rt
Pt.trr,rn(
Il n o s tro c o n rp i to n o t.t d qucl l o di cl i ventar-cpcrson a g g i i rn p o rta n ti , ma d i di vcntat' e noi stcssi .
o il conrpenso modcsto che'ci
Non d il tipo di lar"<'u'o
inrpcclisconodi ct'csccre,ma il scrvilisnto, il conlirrrr-rismo, la dipcnclenza psicologica. Sianro t-toistcssi clte,
in qucsti casi, restt'ingiamo lzrcirconf'ercnz.adella ncls tra a n i n ra c c i l i n ri ti a n ro a vi vct' ci n l tno spazi ttnteschi n o , ri n u n c i a n c l oa s v i l upparel e nostl e ;l otcnzi al i ti .
Qu e s to v a l e a rn c h cp et' mol tc al trc fol ' me di sr" rb< l rd i n a z .i c l n e :i l n o s tro compi to non i cl i vc' ntat' c,pcr
e s e mp i o , c ri s ti a n i o b uddhi sti ; non i di venti tt-c seg u a c i o i m i ta to ri d i q ual che nti .l estropi L o nteno i l l umi n a t(); n o n d l h r p a r rtedi qLl estel< -lcl i qucl l a chi csi t,
di questa cl di qucllarcongt-cgitzit-rne
; cli esscre l)attezz :a l i < t c i rc o n c i s i . l l n ostl o compi to d t' eal i zzi tt' cnoi
stessi, D diventare n-rattrri,d ct'cscct'c.
Qu a l c u n o s i i mn ta gi na un D i < -rchc un gi ot' no, pcr
fa rl o e n tl a r-e i n p a ra d i so, gl i chi cdcri r l er tcsscra di
a p p a l tc n e n z a ... p i u o ntcno conre i l tni tni tget-di un
144

club privato. Ma forse quel giorno qualcuno o la sua


stessacosci e nz: rgli chieder d scnr plicem cnt e:<Lascia
perdere i tuoi t it oli, it uoi r uoli c lc. t ue car iche, c
dimnri che cosa hai fatto clclla tua vita. FIai rezrlizz.ato te stesso?Sei divcnt at o un uor no?o.
uIl nostro gr ande e glor i<t so capolavor : g, scr . ive
Montai gne o0 viver e convelient em ent e; t ul. t ele alt r e
cose, regnare , : . ur m assar t esor i, labbr ici. r r . c,non ne
sono che appendici e am m ennicoli in pit r . ,
E Gest chiar isce:
"A clt e giova all'uom o aver glr adagnato il mondo intero, se poi harperduto o rovinato se stcsso?>.

99. Gli eccessi


Nessunmaggiorsegnod'esserep()col'il<lsofo
e saggio,chc
volcrc.saviae'lilosof'icattrna la r,'ita.
GrncouoLtopnnor
In e{[etti, voler esse'resaggi tutta Ia vita signil'ica non
aver capito la dialettica degli eventi e dcgli srati d'animo, il continuo alternarsi delle coppie di opposti.
La saggezza d un tentativo di tenersi nel mezzo, di
riportare verso il centro una ban'a che sbarndaora da
una parte ora dzrll'altra. Ma non sarebbe intelligente
credere che, senza quegli sbandamenti, scnz:r qtrelle
cadute, possa esist er e ugualnt ent e un equilibr io.
Larmoni a es ist e per ch6 esist ono quelle t enclenze
contrastanti, que'gli sbalzi.
Paraliasando Pascal,potremmo dile che negli squilibri, negli eccessi,nelle passioni e negli errori c'd una
saggezzache la ragione dualistica non ric<tnosce.Nessuno d piir folle di chi vuol essere semprc saggio: in
realti si tratta di una persona clevitalizz.ata,
di un uomo
che crede di esserevivo mentre d cia nrorto.
145

Non dobbiamo quindi reprimere le emozioni (rabbia, indignazione, amore, gioia, dolore e cosi via),
ma mantenerci consapevolidi cid che proviamo e
riuscire sempre a ritrovare il centro di equilibrio; riconosceregli errori, come anche saperli superare;
accettarei propri limiti e guardarsi con distacco; vivere comunque in prima persona.
Dobbiamo tenere presenteche ci muoviamo in un
mare continuamentemosso dai venti, nel quale, oltretutto, i periodi di bonaccia non sono quasi mai i
pii memorabili, i piir istmttivi. Non dobbiamo illuderci che esista una rotta predefinita e un metodo
per seguirla senza deviazioni. Tutto d mutevole e affidato a facoltd anch'essemobili: ecco perch6la dote
della flessibilitdd la piil impotlante.
Diceva Solone: nl-a cosa piir difficile d cogliere
I'invisibilemisura della saggezza,che sola reca in s6
i Iimiti di tutte le coseo.
10O. Cambiamento e permanenza
ci dice cheabbiamobisoIl sapereche finora possediamo
gnodi cosechecambiano,ma abbiamoanchebisognodi
cosecherestano.
Gloxcto ASRAHaN4

Proprio perchtutto cambia intorno a noi e in noi, b


necessarioche qualcosarimanga fisso.
Le personeinvecchianoe muoiono, il corpo si modifica, le idee si evolvono,I'ambientemuta aspetto,
la storia inanellaun awenimento dietro l'altro, i sentimenti si modificano, le cellule si differenziano,il
cosmo stessosi espandee si contrae,il tempo non ci
dd tregua, tutto scorre, tutto si trasforma... e noi sentiamo il bisogno di un centro in cui riconoscerci:il
146

mozzo della mota, I'occhio del ciclone, il nucleo del


nclstros6.
Il diverrired resopossibiledall'esistenza
di un centro fisso, nei confronti del quale le cosepossanomotare. Esiste sempre un punto di riferimento in rappofto al quale si definisceil muqmento.
Se abbiamo un animo conservatore,se temiamo il
cambiamento,ci abbarbicheremoalla tradizione, a
cid che rassicuranella sua apparentecontinuitd. Se
siamo degli innovatori, se vogliamo superareil passato,punteremoinvecesulle possibilitedi mutamento, che possonoofl'rirci qualcosadi inusitato.
La realt?rcomunque d una mescolanzadei due
processi,un'alternanz.adialettica che d anche complementaritd,perch6cid che permanenon devebloccare fino in fondo i cambiamenti,e cid che muta non
devedistruggereogni punto di ril'erimento.
Anche di questo rapporto dobbiamo tener conto
ogni volta che sposiamouna posizioneo I'altra: siamo a nostra volta agenti e strumenti di un gigantesco processodi interrelazione,di una danla cosmica, in cui ci troviamo ora da una parte e ora dalla
parte opposta. Nessunod soltanto conseruatoreo innovatore: i ruoli si alternano di continuo. nella societire dentrodi noi.
Se non avessimonella nostra interioritd un centro, un perno fisso cui aggrapparciquando tutto muta vorticosamente,finiremmo per non riconoscerci
pii, come certi alienati che non si ricordano chi sono. Questo b il porto sicuro, il rifugio, I'isola nella
corrente su cui ci ripariamo ogni volta per riprendere fiato, per osservareil cambiamento e per fare il
punto della situazione.
Prima o poi dovremoriprendereil viaggioe rimetterci in acqua;ma sappiamoornai che possiamofar affidamento nei momenti di crisi su questa oasi di tran147

quillita e di riposo,dove possiamoapprodareogni sera


per ritrovare noi stessi,per ricrearci lo spirito.
Scrive su questo tema Schopenhauer:uL;t natura
dell'uomo,risultantedi una parte assolutamcnteimmutabile e di una parte che muta regolarmente,in
due modi opposti,spiegala diversitirdei suoi aspetti
e della sua validitir nelle dil'felentifasi della vita,'
EilWentzu specifica:uGli uonrini che si attengono alla Via cambianoesternamente,nla non internamente.Il cambiarnentoesternod il mezzocon cui interagiscono con gli altri uomini; l'immutabilitd
interna d il mezzocon cui conservanose stessi.Dunque, se hai un controllo interno stabilee sei in grado
di contrarti e di espandertiesternamentemuovendoti con le cose,allora puoi evitarel'insuccessoin tutte
le tue iniziativeo.
101. Coltivare lo spirito
e la propria
Si falsail propriospirito,la propriacoscienza
guasta
stomaco.
lo
ragionecomeci si
Nrcot-lsre Cnauronr
Diventarese stessiB un processolungo e difficile, ma
d anche l'unico grande compito dell'esistenza.Si
tratta di un vero e proprio lavoro, in parle di decondizionamentoe in parte di reintL-grazione.
Molti sono coloro che congiuranocontro l'identiti
del giovaneindividuo. Genitori, educatori,sacerdoti,
insegnanti,ecc.hanno in testa idee personaiisu che
cosa dovrd diventare il bambino e quindi agiscono
per instillargli principi, valori, nozioni; raranrentelo
amano e lo rispettanoal punto di permetterglidi esseIe...se stesso.
Nei primi anni di vita, sfuggirea tale condiziona148

mento d impossibile, perch6, entro cefti limiti, esso


fa parte el e l nor m ale pr ocesso di appr cndim cnt o.
Ma, dal mon r L- nt oin cui la per sonzldivent a ct . lscient c
di se stcssa, deve inconrinciare a l'arsi le proprie idee
e a rendersi autonoma. [l processo non finisce mai,
perchd anche quclle chc r it eniant o nost r c opinioni
sono spesso lc opinioni di qualcun er lt r oche abbiamo adottartoscrrza rendcrccne c()nto.
Da un certo punto in poi, perr), non abbiamo piir
scLl se:si amo noi st essii r esponsi. r bilidi cir ) che siam o,
di vcnti anro n oi st essigli agcnt i clcllanost r arliber azione o dcl nostt 'ost at o di subor dinazione. Cclm edice Nicol as dc C hzr m f or t ,ci guast iam o cln sclliil nost r o spir ito, i l ccctti l ncloo r il'iut anclover klr ic sist em i di vit a.
D a una ce r t a et ir ir r avant i, ognuno i I 'iglio cli se
stcsso e nci n pud pit ) invocar c - conlc alibi - i condizi < l namcnti s r - r bit iin pr cccclcnza.
L:' r nostra civilt i m ct t e a disp<- r sizionedi t ut t i
un' zrmpi argam m a di r , alor i e di pr odot t i cr - r lt ur ali,e
ol ' l ' r' canchc m oclclli clilicr enziat i di conr por - t am ent i:
i n tal scnst-rsiar no nr olt o piir f br t r "r nat idcgli abit ant i
di al trc arec del globo, che r iccvono un inclot t r inanrcnto a senso unico. Q ucst a i la glor ia dcll'Er , r r clpa
chc, nonostant c pcr iodici ccdir - nent ial t ot zr lit ar ism o,
ha semprc s apLr t oche il pr im o dci valor i D la liber r i
di cclscicnz.a.
Tutt:tvia tale liberti va difesa e conseruata non sol o nei conl i unt i degli elt t acchiest er ni, m a anche nei
conl l ' onti dei pr opr i er lor i, dclla pr opr ia pigr izia e di
tuttc l e prop r ic f alsc idcnt il'ic: . r zioni.Al'l'cr nr aLa Rochcl oucaul d: uSiir m o cos) abit uat i a m ascher ar ci di
I' rontc agl i a lt r i che ar llal'ine ci m ascher iam o di f r onte a noi stcssir .
U no cl ci m t t di di gr - r ast ar silcl spir it o consist e - secondo l e parole di Senc'ca- ncl ndar c gr anclc im por tetnzaal l c co sc chc dovr cbbcr o cont ar e poco O nulla, .
t49

I
E, tra queste cose, ci sono innanzitutto i ruoli sociali,
c h e p e r n o i d i v e n ta n o una speci edi secondanatura.
F i r-ri a n rop c r i d c nti l i c:tt' cicon l ' i rnnragi nechc di n< l i
sv< l l gi amoi u
d i a m o a g l i a l tri , c o t r l e vari e ftrtrz-i < tni chc
per
cosi di re schi avi
fa mi g l i a e i n s o c i e th:di venti amo
d i q u e s te e ti c h e tte ,che ci aderi sconocome una second a p c l l e. C i d i m e n tichi amo chi si amo veramente, che
c o s a c i s i a a l d i s o tto di qtrcsti t' i vcsti nrcnti .
M a r.rn am a rl a tti a,una perdi ta, uni r cri si cl l a t' i nc'
s te s s a d e l l a v i ta p ()ssono un gi orno farci ri cordare
c h e n o i n o n c i c s a u ri amo i n si mi l i ruol i e che ci dobb i a mo a n c o l ' a c ()n It' ontarec< -rnntti stessi , con i l nuc l e o p i i r p ro l b n d o dcl nostr' oesscrc,qucl l o che si nl i s u ra s u i v a l o ri e s scnzi al i cl cl l a vi ta e de l l a mot' tL-,
d e l l ' a u te n ti c i ti r e d e l l e'l al si ti r, dcl l a gi oi a e dcl l ' i nl ' cl i c i td . Qu i i ri v e s ti n rcnti e i travcsti menti non conterno
p i i n u l l a e v i c n e al l a l uce sentpl i cerncnte ql l cl che
siirmo e qtte'lche valiat-no.
Sc o p ri re mo a l l ora qui l nto abbi amo i ndcbol i to o
l o rti l ' i c a to l a n o s tt' aani nra.
Scrstieneil l,l/stl-tttt: "Lo spirito clell'uomo, in nrod o s i n ri l e a u n s e c c hi o d' l tcqua, i i aci l c da i ntorbi dare e d i l fi c i l e d a re ncl ere l i mpi do,.

102. Il movimento
da un l uog<al
l l ' al trosono si ntomi
I fre q u c n tis p ()s ta mcnti
d i u n a n i n roi n s ta b i le.
SnNt.cn
n N o n i l u i c h e v u o l e andare,) scri ve S c' necadcscri v c n d o u n i n d i v i d u o i tgi tato chc c\sc' nrprcstato mol to
c o n rl l n e i n tu tti i tc mpi e i n tutte l e soci eti \ (nl a non
p u d s ta r f' e rm o .o
Qu e s ta i n c a p a c i ta a restarc fct' nri , qLl estatcndent5 0

za a spostarsi da un luogo all'altro, da una persona


all'altra, da un interesse all'altro, senza mai so[f'ermarsi a l un go su nulla, t el'ident cm cnt e il sint <t nr odi
un' i nstabi l it d del car at t er c, di unlr m ancanza di centro. In simili casi, l'individuo si muove senza cosrrurto, senza una meta definita; come dice Seneca, non d
lui che ha deciso qualcosa, non d lui che vuole andare vc'ranrenteda qr,ralchepal'te: d il tornrentcl intcri<tre chc l o spinge acl agir e scnza sost a.
Oggi si tratta di una situazione gcneralizzata:i piir si
muovono non perchi vogliono raggiungcre una certa
rneta,ma perchi non liesconoa.starr l'er-rni.
II movimentcldella societi i comc qrrcllo cli u n'erutostr;.rda,d<n,en<)n
l c il rischio di
1-lrcline rallentare nc ler-rnarlisenza eol-r'e
esseretravolto, dove c'e\quasi il dovcr-edi concr c.
Questa d la difl'erenza che intercorre ernchetra un
vcro viaggio, dove si gr,rarda,si conte ntpla e si imparer,e uno spostamcnto, dove la struda e il piiesaggio
sono del tr,rttoindill'erenti, dove l'inrportante e\correre e atrivare; e questa d anche la dillcrcnza l-r'auna
vita spesa a conoscet-ee a crescere e una vita spcsa
ad agitarsi e a nruclversi.
U n' esi stenzadcl secondo t ipo d quclla in cui non
si trova mai il t ent po per I 'er m ar si e r if 'let t cr e: le
esperienze non vengono approIonclite e non vel]gono
assi mi l ate; r est ilno alla super f icie e non lasciano
tracce. Lindividuo non an"iva a crescere: d come un
eterno inf'ante che ripete scmpre le stessecose, senza
mai i mparar e nienLe,senza m ai m at ur ar e.
nE proprio da tale ottusitir mentaleo scrive Schopenhauer oche deriva quel vuoto intcriore impresso
su i nnumer evoli f acce, e che si r ivela con la cost ant e,
ecci tata att enz- ionea t ut t i i f at t i, anche insignif icant i,
del mondo est er no. D
Per non cadcre anche noi in questa vuota zrgitazione, dobbi amo ogni t ant o nt ct t er ci in una pclsiz. ione

'tI
di non azione,osservandocon distaccoe in silenzio
noi stcssie il mondo. E da qr:estotipo di mcditazioperioclicodclle nostreattiviti
nc c di rallcntauretrto
che possiamotrovare il scnsodella nostra az-ione.
Dicc Chuang-Tzu:nMentre il popolo si agita, il
saggiosiedcimnrobilenclla sua stanzaD.

103. Il mestiere
Beato c<llui che h:r trovllto il suo lavoro: n<tn chieda altra
fclicitir.
Tnoltas Cnnlyle

Il lavoro pud esscre {irnte di realizzaz.ione,ma anche


c a u s a d i a l i c n a z i o n e : sc' e i mpt-tstoe sgradi to di venta
una fatica scnz.ascns(),s()pp()rtiltasolo pct- stlprarvitcntpo e lc nostt'e energie vc-ngoverc, in cui il n<lstt'<-l
s
p
l
' ccattc;sc D statc-rscel to e cotl i n o l e tte ra l n rc n te
sponcle alla nostra vocirzione natur:tle, si trasfornra
in un mczz.o pcr tt'tlvitt'csc stessi.
A l ' fi n c h d d i v e n ti Ll no strLl mcnto di cresci ta, i nec e s s a ri o c h e a ttti v ic sostengi ti l mcccani smo cl i maturazionc interiore: si clovrellbc lavorzit'enon scmplicemcntc- per sbarcat'c il lunarrio, lt-lalper realizz-are la
p ro p ri a v i ta . l l n ro ndo, preso da tutt' al tri probl emi ,
s e n rb ra c o n ti n u a n re ntc di rnenti carsi di questa fondzrnrentaleveritit; nrit, quatndo si perde di vista la dim e n s i o n e i n te ri o rc , l a di mcnsi onc spi ri tual e dcl l e
cose, ogr-riattivitir (contc irnchc ogni oz.io) si pu<)tras l o rm a rrei n u n a l ' o r rtcdi dcgt' adazi onc.
Poichi il rnestierc che cscrcitiitmo occupa gran parte dclla nostfa vita, non dovt'cbbe cssr:re atl'idato al cas c lo a l l a rv o l < l n ti a l tr rri : cl obbi amo i mpegnarci i n ogni
modo pcr trovare qtrcllo che lh per n<li,qr-relloper cui
s i a mo ta g l i a ti . N e v a dcl l a nostra I' el i ci ti r.C he, secon'
152

do A ri stotelc, consist e pr opr io *nel p<lt cr . eser cit lr . c


scnza i nrpcclir - nentla
i lacolt ir in cui si ecccllc,qualuncluc cssil siau. La scclta dcl lavrlr<tnon i cosn cl;.rpoco.
nUn buon nresticre dur-:lperscr-npl'e>dicc Petronitt.
E si stono t cndenzc e disposizioni nar t ur aliche devono csscl'casseconc'latc.,
costi qr"rclclre ctrsti. Nessuno i pi i r sc ont cnt o cli chi f a un nt est icr e cont r ovogl i a, di chi ha una dot e e non la inr piega. nChi d nat o
con un tal e nt o c pcr un t alcnt o, sost iene C<_r et he
(trova i n es so la suarpiir bella esist enza. ,
Mol te cose dclla nost r il vit a subir ar nn<tcam biamcnti e' mut az. ioni. Scnt im cnt i, r appor t i alf c- t t ivi,
sccl te rel i giosc, im pegni polit ici, convinzioni, ecc.
potl ' i l nn() su bil'c not er , oli var iar z. ioni,conr par ir - c pe. r
un po' e po i all- ievolir si e m zr gar i clilcslr ar si. M a un
tal cnto, un n r est ier c ci acconr pagner at ut t a la vit a.
N on c' c\possibilit a di r ealizziu'sispir it r - r alnt ent ese
ncl n si csel c it ano lc pr r r pr ic lacolt i\ nt iglior - i,lc pr clpri c di sposizioni piu aut cnt iche. Tut t o st a nella scelta gi usta, e quindi nclla cor r osccnzit di se st cssi, e
ncl l a gi usta nr isur it .
S cri l e a q Llcst opr r r posit <tDcnr ocr it o: nChi vucll vivcrc screno non dcve lavorale tl'oppo ni' pcr questioni ;l ri vatc ni' per quest ioni pubblichc e non deve scegl i crc < l ccupazionichc siano super ior i alle sue f br ze
c al stro cl l ra t t cr e) .

104. Giudicarsi
E trn grave crrorc siu cledcrsi p i L cl i ci d ch e si e \,si a sti r.rtal-si
nrcno di qLrclchc si vale.
Jorr,rxNWor.rc,rNc Gourtrr

In el ' l l ' tti ,se p<t t cssim ovcdcr ci pc'r quel che siam o, se
potcssi mo c onoscer ci obie u. ivanr ent e , con le nost r e

I
I

e i nostri limiti, eviteremmouna gran quanczrpacitA


a
titi di errori. Quanti sbagli sono clovuti pr"<-rprio

105. La solitudlne
Lindividuo pur) esscreintcramentesc slessosolo nclla sr.rl i tudi ne,e c hi non am a la solit udinenon ant a ncm nt enola
Iibeni, perchsi d liberi solo quando si i soli.

Llna s()prrl\ /allttitzione o a ttna s()tt()villutaz-ionc'.


C ' i c h i s i s e n te al cc' ntro dcl mondo, perno di tutto , i n d i s p e n s a b i l e, predesti nato, " unto dal S i gnore" ;
e c'b chi si sente sempre infe'ri<tre,serupre in colpa,
vera e propria "spazzarturildella terrer".
S p e s s oq u e s ti d u e attcggi i tmenti si al tcrnano nel l a
stesserpersona, chc ot'a vivc in Lln()stato di eulttria e
o ra p re c i p i ta n e l l a pi i r nct' a dcl tt' essi orre.Il moti vo i
s e n rp re ' l o s te s s o : l ' i ncapi tci ta di gi r-rdi carsi ,l a non
conoscenz.adi s6.
B i s o g n i t c l u i n d i sottol i neare l ' i mportanz.a del l ' esan re c l i c c l s c i e n z a ,l ' abi tudi ne' a guardarsi con cl i stacco, c()nre se si ossetvasseqttalcrln altro. Questi escrc i z i fa n n o p a rte d i ci d che chi anri amo medi tazi one,
u n a p ra ti c a c h e n o n ha sol o generi ci scopi spi ri tual i ,
n ra c h e s i ri v e l a c oncretamente uti l e per ri sol vere i
n o s tri p ro b l e mi , p e r acqLti si rcuno sti tto di sereni ti r.
E, vero che - come cliccva Tlrgr-cau- (guat-dzrrese
stcssi a ditlicile come guardarc inclietro senza voltars i ,, n ra d a n c h e v e ro che d l otrdantental e osservarsi
s i a n e l l ' a z i o n e s i a nel l a qui cte per cvi tare i dol orosi
e l ro ri d i v a l u ta z i one.
Se i n fa tti n o n a cqui si amo Ll netvi si one equi l i brata
d i c i < )c h e s i a n ro , dei pregi e dci cl i [' ctti ,ogni mi ni mo
sbaglio ci getteri nella clisperazionc'e ogni sLrccL'sso
ci fard credcre di essere piir di cid che valiamo; inoltre , n ()n d i s p o n e n do di un gi udi zi o nostro, fi ni remo
per dipendere dal giudizio altrui, e qttesto accrescerd
a n c o ra d i p i i r l a n ostra i nstabi l i ti r c i l nostro stato cl i
dipendenza.
D i c c v a P i e rre d e R onsard: uS ol o chi si conosce d
padt'one di se stessor.

Antuun ScrropeNrreuen
Qual cuno pot r ebbe sost ener e,al cont r ar io, chc siamo verament e noi st essi solo cluando siar no in soci etd, i n ra ppor lo con gli alt r i. M m si t r - at t adi duc livel l i di ver si dcl nost r o cg<l:la par t c sociale d quclla
che deve a ver e le possibilit i cli int cr acir - ee di adat tarsi ; l a par t e piir pr of onda, qr r clla chc nr >idef inian- r o
il "s6", dc.v'essc're
il piu 1-rossibilcsrabile, poich6 svolge l a stessaf unzione dcl m ozz<lcli una nt or a.
E i nuti l e por si il pr oblent a di qt r ale delle due par t i
si a l a pi i r aut ent ica: t ut t 'e duc sono ilut ent iche, sono
parli diverse di noi stessi. E chiaro pr.r-irche, nei rapporti con g li alt r i, d inevit abile una ccr la dose di [ inzi < tnc.N ella vit a sociale sono ncccssar .l'ar
i _r t <lcont r clll o, i l tatto , la diplom azia e Lln'alt cr r zionecont inua
al l e possibili r eazioni alt r r r i. Q t r cst o l'a si che una
parte di noi resti scmpfe nascosla.
In tal s enso, in societ d non siar no r nt t i cont plet anrcnle noi stessi. E pel questo chc clru,tnclo,
d<lpo una
gi ornata di lavor o in m ezzo agli alt r . i, ci r it ir iam o in
cersanostra, ci scntianro sollevati, conte se ci togliessimo un peso o una maschera di dosso.
In famiglia o con le persone chc arrri:.rmo1.lr>ssiamo essere pit - rspont anei e r ilassat i, nr a non siar m c. r
ancora i nt er anr ent e noi st essi. E solo quando ci
chi udi anr<lda soli nella nost r a st an/ . achc non abbiamo pi i t bi sogno n6 di m ascher e nd cli slbr zi di aclat tamento.
Tuttavia non d finita: quando ci Lrovianro a tu per
tLl con noi stessi, c'd ancora un c<lnfronto che dclb-

r54

1.55

fl

b i a mo a ffro n tat' e: quel l o con l a nostra ntente, chc


n o n e \a l ' l ' a ttoun' enti ti ttni ca c ori gi nal c.
L a mc n tc , i ri fatti , b a su;r vol ta i l portato cl cl l ' atti trti c
v i ti r s o c i a l c e c()ntprendc nuntet' osc c()l .t.l p()ne
centri di coscienz.a,spesso in contrasto {'ratl<ltrr.
Pe r c s e m p i < ),ognuno di noi ha un cgo ntaschi l c cl i
dcrivaz.ionepatclner c Lln cgo l'en-rnrinilc cli clet'ivazion e n -l a te rn a ,nta anchc ti tuti arl tt' icentt' i , pi i t o ntcrr< r
tutte l c [' i gurechc
s ta b i l i e ra c l i ci tti ,chc rappt' cscnti .l no
h a n n o a v u to uni r certa i nl l uenz.a(anri ci , anranti , i nscgnarnti, saccrdoti, personitggi c:.rrisnraticic cosi viit):
q u c s te p e rs () ncsono pl -cscntinel l a n()stl ' i tctl sci enzl tc
c o n ti n u a n o a pi trl arci o a scontri tl ' sidcntro di n< l i .
Il n o s trrl cgo d cl unque costi tui to dl t ttna ti rl l a di
p e rs o n a g g i c he conti nuano a esscre atti vi anche
, si tl q u a n c l o s i a n rclsol i ; pcrl ' i n< lqui rndo stl sni at-ntit-tc
ta Iu o ri c l u i .rl cuno,magari di mcnti cato cl a atrtri .
L a v c ra s o l i tucl i nc non d dunquc l aci l c da I' i tggi r-rng e re . Il n u c l eo pri i r prof' ondo di ci i r chc si anto I' csti t
s c m p rc b c n nascosto sotto mcl l ti ri vcsti nrcnti .
P c r e s s e t' escnrpl i ccnrcntc noi stcssi , pcr cssct' cl i b e ri d a o g n i sl orz.odi appari re e di ral tportarci , dol tb i a mo ri u s c irc a l ar-taccre qLl cstuc< l trtpl essict ctrnti n u a a tti v i ti r n rcnti tl c,
L o s c o p c ln on i ' scl l o quel l o con< l sci ti vo.R i trtl ' uare
se stessi signil'ica recuperarc chial'cz.zitc scrcnitit, sig n i f' i c a p o te r fare i l pr-rntodcl l tt si ttraz.i oncc ctl mp re n d c rc i l senscidi quel l o chc sti arrrtol hccncl o.
u s c a v a d c n tro di tc,, sct' i vcMi trco A urcl i o " cl cntrct
l
a
e \ l i rn tc d c l bcne, e pud zampi l l i tt' e i ncsatrri bi l c, sc
contintrclai a scilval'e.>
cl i chi arra:nS c ti dccl i chcrai nl l a sol i tuE i l B r-rc l cl ha
d i n e e e rld i statcco,ti svi l upperi ti Ii rrti i t raggi urngcrc
l ' i l l r-rrn i n a z ionec l a I i berazi oncu.

156

106. Lumorismo
Vivcrcncl nrondoconlcn()nlirsscil nrondo,rispettalcla leggc c st.rretuttaviai,rlclisopradclla L.ggc,1-rosscclcre
c()nlesc
non si posscdcsse,
r'intrnciarcconrc st: n()n lirsselinrrncia:
tLl ttL 'qucstcsigcnze
e
di un'alt as. r sgczza
cli vit u si p{) ssono
realizzare unicarncntccon l'rrntolisnto.
HlxmirNNI-Il:ssr
Qui l'unrorisrno c\ in realt) la capaciti di vedere con
di sta cco il n'r t indo e sc st cssi, c l- appt 'escnt a una
grand c r isor sa nei nt <t nr ent ipii clr anr nr at ici.
N on i un caso che il t cr - r linc "spir it o" abbia il dupl i ce signil'icat o di unt or isnr o e di spir it ualit i\ : pud
esser ci piir spir it o in una bat t ut a um or ist icit che in
uni l sacr - ascr it t ur "a.I nlut t i ur r a bat t ut a, un m ot t cl di
spi ri to, pud in un ist ant e lar ci t , cdcr e,puo nt ct t cle in
l uce un aspet t o inusit ut o de lla r calt a. Si t r at t a di
u tt" ' i| |u r t ri nir zionc" i r npr t - r vvisa.
l l p r c. r blcnr ae\che noi conlondiam o la spir it ualit ir
con la r cligione, due lenonr cni che possono non
coincidcre. La religione D in sostarrz.aI'ardrtraz-ionc
di
un D io che e gia dar t o in pilr t cnza c'che esist c indipendent em ent e da noi e'clallanost r a nt L. nt c.La spir itual i ti\ e\ invecc r icer ca di un'es; lcr icnza, qualcosa
che sta arnoi trovare.
Ora , una sim ilc condizione si r ealizza c<ln piir laci l i ti al cli l'uor i dclle nor m ali abit udini e de- lleconvenzioni sociali c r eligi<lse
: e un'inr pr r . lwisaaper t ur a
di se'nso.
Cosi clpc'raanche l'unrorisnro: la situazione ci appare d i colpo sot t o una luce divcr sa e, in qucll'ist ante, no i capiant o una ver it a o un lat o della r ealt i che
ci era |inrasto nascosto.
S o no poche le r eligioni chc r icor r ono all'um or isr.r-ro.
ln gcncl'e si crcde che il rapp<tr1ocon il sacro
ri entr i nel canr lt <tdellc cose ser ie, e cosi si at t r ibui157

[ttt
un caratteredrammatico.Ma la sagsceall'esistenza
gez,za
d anchc capaciti di demitiz.zare,di spiazz-are,
di scanrbiarei ruoli.
uSesei saggio,ridi, consigliaMarziale.
Questacapacitd ci d utile proprio nelle occasioni
pin dif{icili, quando l'esistenzaminaccia di diventare
troppo "seria".Chi si gualda e guarda il mondo con
distaccatoi in grado di ridimensionare
un sorris<-l
anchei pr-oblcmipiir gravi.
Sclive Nietzsclrc:uNon d una vcritd pcr noi quclla
da un sorrisou.
che non sia stata accon-lpagnata
E Leopardi:"Chi ha il coraggiodi ridere, d padrone clel nronclo,pclcoaltrimenti di chi d preparato a
mclrit'c'o.

107. Il mutamento
Il grandeam()rcpot.tacon s6 il malvagiopcusierocli ucciatnat(),cosi da s<lttrarlopel'scmprcal sacridcrc I'oggctt<)
lcgo giocodcl nrutamcnlo,perchdl'anrol'eha pii paruradel
n ru ta m c n toc h e del l adi stmzi one.
Nlurzscue
Fntr:ontcH
Anche in questo caso si evidenz-iaI'incapacitd di vederc e di accettare la realti del divenire, si dimostra
il dcsidcrio di fermare una volta per tutte I'inesorabile orcllogio cosmico.
Ma l a n a tu r a ha st:rbi l i to che nessun senti mel tto
s i a i n rm o b i l e , per i l sempl i ce moti vo che non ptrd
lcndere stabili sc'ntimenti come la disperaz-ione,I'odio e la paura.
Ecco un altro esempio dell'anrbivalenza del reale.
fa m a n te d c l u so di ri : nTutto muta, sfortunatamente >. lnvccc' chi ha subito una gl'ave pet'dita penscri\:
" T u tto
l -58

n ru ta , fotl unatamente> .

Qua ndo le cose ci vanno bene, vor r em m o che


nicnte camtri; poi, qr,randclci vanno male, non aspetti arno chc il m ut am cnt o. E, allor a, bisogna cr sser e
saggi, vcdere contcmporaneanrente le duc facce dell a mcd aglia e accet t ar e la leg- eedel divenir e zr nche
quando non ci fa comodo.
uS i dovr ebbc' ser - npr eaver pr esent e l'azione del
tcn-)poe' la nrlrtevolczza dclle cose) scri\/c per-csempi < l S c lr openhauer .
E Malc<-rAurclic-r:oTutte le cose che ora vcdi nruteranno in m cn che non si dica e non esist er anno piir .
Di quante trasfrlrnrzrz.ionisei gia stato testinrone anchc tu! Pensacicont inuam ent c".
D ob l>ianr o r il'lct t cr c sll qucst o punt o per csscr e
prrl nti alla t laslor nr azione' e all'evoluzione, pcr non
ri nraner e lcgat i, cour e pat ct ici m dcr i, alle f onne del
passat o.
D i cc lo psichiat r a G ior gio Abr ahan- r :uNon possianr() nrilntenere pcr scn-lpre Ie stcsse idee o le stesse
ccllule . Non possiirrrroclunque cssere, esistcre, scnz-a
cl i vcnir - c,nr ut ar e gior no dopo gior no. M a non possianro divcnire, cvolverc, scnz-aesserc quclli che siamo
i n o-sn igior - nodclla nost r a vit a, .

108. II transfert
Nel transfertnoi vedianrclil nrondocon gli rrcchialidci n<lstri clcsideric.clcllen()strcpilure, c scanrbiamol'illusione
per' l a r calt i.
EnrcrrFnonivr
In senso lat o, il t lansf c'r t d il f enom eno in base al
qual e noi t r asl- er iam o o pr oiet t ianr cl l'im n- r agine di
una pe r s( ) na che ha avut o una gr andc im por t anza
nel nclstro sviluppo su un'altra.
159

il

il'

I
t4
1

Il c a s o ti p i c o E q uel l o del l ' amore' un senti mento


utra somi c h e s c a tta q u a n d o i c opri amo i n qual cuno
(se
uomi
ni ) o
si
amo
mi
l
terna
g l i a n z -a c c l n l a l ' i g u r a
scrivc
Cotrre
(se
donnc)'
siamo
icrn Iu l'igura paterna
l'uomo veNi"tr.ah-", ul'amore D la condizione in cui
delpotere
il
qui
sono:
rlor!
d" p", lo piir le cose come
l ' i l l u s i o n e d a l m a s si mo' '
Il guaio t che , con questa proicziclne e so'v'rappclsipersona rcale
zionJ dl imnragini, noi n<tnvc'diamo la
el
aborl
tzi one; e
nostfa
c h e c i s ta d i fl l o n te, ma una
ntl stre
al
l
e
adegui
si
,f" .t,' l p re re n d i a n ro che essa
dcll'anl<lI'ase
prima
la
u.rp"ttuilu". Qttcsta i dr-rnque
l'illusione'
re: l'inl'atui.rzi<lne,
i l vcro
D o b b i i .rn " roe s s e l ' l l e consapevcl l i ' perch6
incomitrquando
amore' nasce in una seconda l'ase,
e' da
c i a a s v a n i t' e l ' i n rmagi ne cl el l a nostt' a l ' antasi a
anpr"ro
appirrirci
un'altra pL'rsonache
,u,ru,
",-r,"t'ge
metltillc'
cola piir all:ascinanteclella nostra crcazi<lne
ranea'
opprli" setllpre pi ir insopptlrtab^ilmenteest
'
t'eligione
Lo st"rso-fenomeno puo verificarsi nella
'
nroviqttei
nella politica, nell'insegl'lamento e in tutti
un leadcr
menti e qttei gruppi sociali in cui si tt'ova
spel ' anze'
c a ri s n ra ti c o : s u d i l ui vengono proi ettate
poco
o ni cnche
i
mnragi
ni
e
l
a
n
tasi
e
a tte s e ,d e s i d e ri ,
te hanuo a che fare con la persona l-e'ale'
Nascono cclsi i miti.
grande fortuNou si pub negare,pcr esempio, chc la
come "paDio
prescntato
iranno
che
no-,t"ll" ."t;giuni
Scrive
Jrc eterno" Jia legata a proiez-ionidi questo tipo'
ci
psicoanalisi
nLil
Ft'eud:
Sigmuncl
o qu"ttu proposit*c-,
il
tt'a
connessione
I'intinla
ha inseguatu o .onoi."re
il
c^he
mostrato
ha
ci
Di<-r,
irr
fede
compleisc, paterno e la
paun
che
psicologicamente'
Dio personalenon e altro,
argliocchi
dre innerlzato,e ci pone ogni giorno davirnti
non aprcligi<-rsa
f'cde
perdono-la
esempi digiovani che
padrc''
del
pena Lr-ollain lonr l'autorit'r
160

Ma, cosi facendo,restiamo degli eterni bambini


che non sono capacidi crescere,che si attendono
sempreaiuto e protezioneda qualcun altro: non riusciamo a emanciparcie siamo disposti a scguire
chiunque esercitiun'autorit2r.Lo sanno bene certi
capi politici e religiosi,che fanno le-vasu.questonostro bisognoper assumereil poteree comandare.
Se vogliamo diventareindividui autonomi e rcsponsabili,se non intendiamolasciarela nostravita
nelle mani altmi, dobbiamoper prima cosariconoscereche questomeccanismodel transfertha un duplice effetto negativo:fa di noi dei succubi,dei gregari, e ci impcdiscedi riconoscerele persone.
Torniamocosi al primo obiettivodi un sano sviluppo psicologico,di un"'educazionementale":distinguerein ogni momentole fantasie,le opinioni,le
le proie'zionie le
identificaz.ioni,
le rappresentaz-ioni,
interpretazionisoggettivedalla realti. QLrestoe il
compito {bndamentaledella meditazione,che e\essenzialmenteuna tecnicadi auto-osservaz-ione
e di
sviluppodella consapevolcz.za.
Scrive Patan.jali,l'antico autore degli Yogasutra:
nLeserciz.io
ininterrottodeIIaconsapevdez.zade| re.alc'elo strumentoper la dispersione
dell'ignorilnzaD.

109. La noia
La n<-ria
d in qualchemodoil pii sublimccleisentirne.nti
umani.
GrncouoLeoea,Ror
Qui Leopardi si rilelisce a un sentimentoprofondo,
che talora proviamoversotutte le
all'insoddisfazione
cose,verso la vita stessasulla Terra,verso I'insufficienzadel mondo. Tr-oviamoche tutto d (DOcoc Dic-

lll='

lrq
cino) e che le nostre azioni e le nostrepossibilitdsono limitate.
Vengonoin nrente le parole del Qoilet, il libro biblico che denuncia I'illusionedella feliciti sulla Terra: (Non rimarri mai nessunricordo nd del saggio
n6 dello stolto, perchcon il trascorreredegli anni
ogni cosa sari dinrenticata;e come muore il saggio
cosi nruore lo stolto...Tutto d vanitd e un pascersidi
Vent O ) .

Da un lato questo stato d'animo b un nsegnodi


grandezzae di nobilti", perchrivela la capacitir di
considerarel'insieme delle cose, oil numero dei
mondi infinito', e, nellostessotempo,la nostraaspiraz-ionea esseresempre di pii-r,alla trascendenza.
nPercidla noia D poco nota agli uomini di nessun
momento,e pochissimoo nulla agli altri animzrli.o
Ma, dall'altrolato,d vicino a cid che oggi chiamiaBisognaquindi stareattenti a come
mo clcpressione.
si elaboraquestosentimento.
La meditazionesull'infinitoe sui nostri limiti porta taluni versouna gioiosa,quasiestatica,coscienza
cosmica, e talaltri verso un taetlium vitae che a poco
a poco sconfinanellamalattia.
caso la sccltad nelle nostre mani,
Anche in quest<-r
anzi nella nostra mente,e occorreesercitareunzrpedegli stati d'anim<l.I scntimenti
riodica ossenvazione
cli fondo, di accettazioneo di negazione,dipendono
piir da noi che dagli eventi esteriori'
Ci sono personeche riesconoa nlantenersiserene
in mezzoa guerre e a rivoluzioni, e altre che si suicidano per un insuccessoscolasticoo lavorativs."Lanima d come un catino pienod'acqua,"dice Epitteto
.e il raggiodi luce che vi cadesopra sono le idce delIa nostramente.D
E dunque questala chiavedi volta della nostra felicitir o della nostra sol'lerenza.Una mente lasciataa
162

se stessa,di fronte agli awenimenti spiacevoli, pud


ingigantiree rimuginare talmentela negativitdda finire in un gorgo di disperazione.
Ecco perch6 occorre correggereil nostro stato d'animo quando inclina versola noia soffocante.E, soprattutto, bisogna coltivare quotidianamentela nostra interioritir,esattamentecome si cura una pianta
che amiamo: la osseliamo spesso,la innaffiamo, la
potiamo, le togliamo i parassiti.
Scrive Schopenhauer:(Quanto piir la ricchezza
interiore si awicina all'eccellenza,tanto meno spazio concedealla noia".

110. Lesame di coscienza


Checosac'ddi pir) bellodi esaminarela giornatapassata?
Comesari serenoe lieveil sonnoche seguirdquestoesamedi coscienza!
SeNrecn
Labitudine a fare un esamedella giornata trascorsa
risale alla scuolapitagorica,ma d una regoladi "igiene mentale"consigliatadai saggidi tutto il mondo e
di tutti i tempi. Senecacita il caso di Sestioche, a
giornata finita, si ritirava in camera e si chiedeva:
nQualedifetto ho guarito oggi?A qualevizio mi sono
opposto?In che cosasono diventatomigliore?o.
La consuetudinedi riesaminareil proprio comportamento,quando rient.ranelle tecnichedi meditaziclne,diventa un mezzo per controllare il proprio
stato d'animo, passatoe presente;e diventaancheun
met"odoper sviluppare la consapevolezza,momento
per momento.
E quest'ultimaoperazioneche schiariscela mente
e la riequilibra, prevenendoi mali peggiori.
163

Come dice Seneca,l'esamedi coscienzaaiuta a esserepiir sereni,perchdpermettedi utilizzare I'errore


non per aumentareil sensodi colpa, ma per n'rigliorare se stessi.
La "presadi coscienza"consentedi visualizzarein
tempo realegli impulsi,i desiderie gli stati d'animo,
apponandovi una correzionecontinua; attraversoil
distacco, realizzagi) in partenza una decantazione
che permetteil rccuperodcll'armonia.
Questi metodi possonoesscredefiniti tecnichedi
in
sviluppomentale,tecnichedi autoappl-endimento,
quantoci mettonoin gradodi utilizzaretutte Ie esperienze,anchequellenegative,per una crescitadella
Le pause
per Llnaumentodell'autonomia.
personalitir,
permettrtno
di
ci
di riflcssione,rcse sistematiche,
ripctcre
anz-ichd
evolvercilungouna lineaascendcnte,
in un circclloviziososempregli stessicomportamenti.
uLa propria coscienzavale mille testint<;nin
al-ferma Quintiliano.
E Senecadichiara: uChi non inrpara nulla d perch6 non vuole impal'arc>.

I I l. Accettarsi
Accettateviper quello che siete.
DL'ttotantrico
Il nostro compito non d quello di adcguarci a modcll i p re c o s ti tu i ti , di " di ventare qual cuno" , nta di di venta re c i d c h e s i a mo, ci oi ' di esseresempl i ccmente noi
stessi. Anche se sembra una mL'ta a portata di mano,
non d cosi l'acile, perch6 noi siamo come alberi che
uncl stuolo di giardinieri vuole far crescere secrtnd<t
u n p ro p ri o d i s egno; e rari l mente qucsto di se' gncl
coincide con la nostra natura.
164

Il guaio d che l'albero, una volta impostato artificialrrrcntc, dovri fare unergran fatica pcr recuperare
l a pr' opr 'ia lor nt a. Dovla csscl'c lasciat o cr esccr e
spontanc- am ent cpcr m olt o t elxpo c. ,quar lchcvolt a, i
scgni dell'int er vcnt o cst r aneo r est el'anno pel' sem pre. Lo st csso accade per la nat ur a ! i cizr scuno di
noi : ci s( ) no pcr sonc che dovr 'anno lot t al'e t ut t a la viti l contr o il m oclello che i st at o lor o iur p<. r stquanclct
o
crar-rocosi piccole chc-n<tn potevilno dilenclersi.
P er c<lnoscer si, lt isogna elim inar c plr opr io quei
mrxl cl l i clr e ci sono st ut i int post i. Sc inlat t i ut iliz. t . crcmo quclle ir lpost azit , lni, ci giudichcr em o in nr ani era dist or la c.quasi scm pl'c negat iva. Non r est a all orar chc pr endcr e lc dist anze da qucl sist em a di
val ol i (e di at t ivit ) m cnt ali connessc) chc.ci im pediscc una visione obict t iva e scl'cnadi n<li st cssi.
Qucs t o in m cdit azionesi ot t icne con la quiet e,con la
sol i tudine, con il silenzi<te con lo sr , uot er nr cnrm
o cnt alc: si tratta in rcalttr cli un ;lnrcesso di decondiz-ionanrento, volto it I'are ntcrgcre il nuclcclsottostantedel sd.
A qnc st o punt o pud com par ir e quillche aspet t o del
carattcrc che n<ln scm br a esscr c in ar nt onia ccln i
nostr-i st cssi valor i e m odclli int er ni: quet lcosarche
si amo tcnt at i di r if iLr t ar e.
l l pr<lblcnr aD che'siant o est r anei anche a noi st essi : non ci conosciant o e adot t iam o, per gir - r dicar ci,
ancoril criteri st-rciali.Pr-enre'ssc1
che lc grandi perycrsi oni - cont r ar r ie alla vit a - appar t cngono piir alla
nrcnte clr e alla nat Llr a, possiam o scopr ir e in noi dil ' ctti conr e l'avidit ir , largr et t ezza, I 'invidia, l'odi<t , I a
malc'"'olcnz.a,l'cgoisnro e cos) via. Forsc'ci scanclarliz.z.cr-cnrosul nosl. r 'ocont o, f il'st : cclncludcr em o che i
gcni tori e gli alt r i c. clucat orer
i vevanor agione a pt r nir ci e a cclcar e di r addr izz- ar ci.
Ma i n r ealt i cid che abbiam o scopcl't . onon d che
uni r nelt ul'aunt anetcom une a t ut t i, con lat i negat ivi
165

presentipiir o meno in ogni uomo. Ancora una volta


siamo vittime di una cultura dualisticache vorrebbe
lc medaglicclotatccli un'unicalaccia.
allora dell:r ll'usedi Terenzio:"Sono
Ric<,1'diantoci
un uomo,e nientedi cid ched umanomi d cstraneon.
Dobbiarnoaccettarcicon tutti questi dif'etti,che
l"'altramet)" di cid che noi siamo.
sono esattetmente
E dobbianrocercuredi mettele in atto il consigliodi
Persio:ultrrpat'aa vivc-recon te stcssoD.
| 12. t etd della saggezza
Non scmprc invccchiare ccl essere in','ccchierticoincickrno.
Gtonctcl ABRi\tlnr4

fra eti esteriore


Non se'mprcesisteuna corrispondc-nza
ed etirinteriot'e.Si puo esserevecchianchea vent'anni,
quando si abbracciano- come scriveAbraham- idee
(troppo pcssimistiche
e retrcgrade),qLlandoci si attacca ad uanticaglieideologicheo sentinlentali,,opput'e
quando si perdono interessi,entusiasmi, curi<lsitit,
emozioni,quandosi cedeall'inerziae al totpore,quanin abitudini di vita senrpl'epiir ristrette,
do ci si chir"rde
e questoptto
piir capacidi progettzrre;
si
b
quandonon
qualunqtte
etir.
a
succedere
Ma esisteanche il fenomenocontrario: gente che
a cinquatnt'etnniragiona ancora come se ne avesse
di Sequindici, individui che - secondol'espressione
(quando
hanno
ancora
li
la vecchiaia coglie,
neca una menteinfarrtile,.
La vecchiaiadovrebbeessereil coronamentodella
vita, il periodo che concludee da un sensoall'intera
esistenza.Dovrebbeanche esserel'etd della saggezza.
Dice a questoproposito Schopenhauer:nSolochi
diventa vecchio consegue,della vita, una visione
166

completae adeguatao.E aggiunge:nLa vecchiaiaha


la serenitirdi chi si d affrancatoda una catenaportata a lungo,e ora si muovelibcramenter.
Ma questosuccedesoloquandosi d armtoil tempodi
riflettere,quandosi d fatto tesorodelleesperienze.Seci
si limita ad atti ripetitivi,nclnsi accumulanessunasaggezzaie neppuresi cresce.Insommaancheinvecchiare
pud essercun'ar1e,da apprenderee da sviluppare.
Afferma La Rochetoucauld:
"Pochi sanno esscre
vecchi,. E il Dhammapadaricorda: uLuomo di corte
vedutediviene vecchiocome un bove: le sue car-ni
aumentano,ma la sua saggezzanon cresce)).
ln eFfetti,se vogliantofare della nostra vita uno
strumento di crescitae di maturazionc,dobbiarrro
abbracciareil consigliodi Seneca:uAncheda vecchi
si deveimparare".
Quasi le stesseparole che troviamo nei Distici di
Catone:<Non smetteremai di imparare e I'a'in moclo
di accresceresempre cid che sai: raramente la saggez.za
E fnrtto solo della vecchiaian.

f 13. La distanza
Il de'sideriotl'oppo intenso verso osni c<lsasuscita la pii intcnsa paura di rimanc-rne privi, e in tal modo la n<tstragiciiar
diviene dcbole e malsicura, comc f izrnrmaespostaral vcnto.

Pr-rrranco
Anche nelle passionipiir foni, anche nei vincoli piir
stretti,d necessario
mantenereuna cefla distanza,Pud
darsi che non si verilichi mai una bruscaintenuzione,
pud darsi che si assistasolo a un le-ntoafficvolimcnto.
Ma l'uomoassennato-scrive
Plutarco-si aspettaanche
il contrario:devemetterein conto un'eventualeperdita.
Non si tratta di guastarsiin anticipo ogni gioia,
to/

contemplandone la possibile fine; si tratta piuttosto


d i ma n te n e re u n m i ni mo di di starcco,una vera e prop l i a " d i s ta n z a d i s i curczz.a" .
l l m o ti v o d i n tu i t i vo: quanto pi i l ci i denti f i chi amo
c o n q u a l c o s a o c o n qual cuno, tanto pi i l abbi anro
paura di rc'starne privi.
E giusto dcsidcrare beni, piaceri e rapporti af'fcttivi;
s e p e ri r l i c o n s i d e r i amo i nel i nri nabi l i e i nsosti tui bi l i ,
potrcla cortditio sirtetltta nott dclla nostra csistenz.zt,
m o e s s e retra v o l ti dal l a l < l roperdi ta o comunque senti rc i i n o g n i mo n re ntr-rnti nacci ati da una si nri l e eventu a l i ti r. Il n o s tro a ttaccanrcntoal l e cosc c al l e pet' s< l ne
n o n d e v e g i u n g c re a l punto di adcri rc compl etamente
a esse,quasi lirssimo un tutt'uno. Se cclsi lbsse, le condiz.ioni della nostra soprawivcnza sarebbet'o in nrant.l
a circostanze estcrnc c a clgni nlolllento p()trcmmo essere distrutti da un colpo avverso della sot'te.
i zi o: prevecliaCi dobb iamcl allenal'e'a q u csl () csL'r'c
mc l o g n i ta n to l a p ossi bi l i ti r di perdi ta dcl l e cosc e
delle persone piil care, e dontandianroci se salcntnlo
in grado di soprawiverc lrguarlmente'.Questo ci itiuteri a cavarcela arnchesc csse ci vcrranncl sottritttc.
Se g u i a n ro i n q u esto l ' escmpi o cl i S eneca, i l qtral e
scriveva: .Ho conservato una grandc distanza ll-a le
c o s e e me : p e r q u e s to, quando l a fi rl una nre l e ha rub a te , n o n mi h a e tn ni enti tto,.

ll4. La relativitir
Beni e mali non posson() esscrc disgitrnti, ntit csistc unit loro mcsc<llanz-aclte va a buon Iinc.
Errnrprog

Alla mente del poeta e dcl saggionon pud sfuggire


in ogni avvenimento,
questacontinua nrcscolanz.a,
168

i n ogni stat o d'anim o, di im pulsi posit ivie di im pulsi


ncgati vi : s pesso da un at t o r it cnut o bcnef 'ico si pr oducono eflct t i nt ar lcl'ici,e viccver sada un at t o ci. r t t ivo
si sprigionano conscgue-nz.c
bcnef ichc.
Luomo non pud quasi ntai pre.veder.ein anticip<.r
qual i ri sult at i avr anno le sr , r cdecisioni e lc sue azioni:
esi stono troppe var iabili chc non dipcndor - r ocla lui.
E i mpo r - t ant enon lim it ar si a vcder c il singolo at t o
e la particolare motivazione, nta ossr'l'r!/itre
l'insieme
degl i even t i in giocct : bisogna aver e il cor aggio cli
mcttere i n luce anche lc.pulsioni pcr sonali nt eno nobi l i . C ome dicc La Rr 2chelbucauld,uspc- ssosi 1a clc. l
benc pcr pot er iur puncnt cnt c l'ar clc-nr
l alc. ,
Awienc' pcm anche il contlarit_r.Clre coszrc'c\ per
esc'nrpiodi piit spictato clcllaselezionenaturale, d<tve'd
proprio il piu debole e indil'eso a esserr clistrutto? Eppllrc, a lungclanclare, quell'atto crudcle-rivcl;r la sulr posi ti vi ti nc ll'int er essegener ale. Bisogna quindi t c. ner sentpre pl'escntela relativita clei nostri valor-i.
"La vita d
tale negoziou sclivc.vaArturo Gral'nche n<tn si [a ntai
guadagno che non sia acconrpagnatoda pcrdita.,
Questo pr incipio d ve. r osia nclle esist e- nzeindividual i si a n ella t ot alit i dclle cose. nNon vi put _resser e
guadagno di qualcuno, al'f 'er m ava Publilio Sir o
(sc' nzapel'dit a di qr - r alcunalt r o. ,
P er E ur ipide, quest a "m cscolanza" va cont uncluea
buon fine, e ci<t d probarbilmcnte vero se si considera
i l cosrno n ella sua int er ezza. M a il singolo non pot r i
aspL' ttars una
i
net t a giust izia r et r ibut iva in quest a vita finch6 non uscirii clalla propria soggettiviti\ e non
adottera una visione int per sonale delle cose.
Solo l'ecluilibrio che realiz.zerirdentro di sd gli permetteri di avere firuda ora cio che.gli spctta...se non altro in termini di sentintenti e di esperienz.e.Quanto al
resto, (la tela dclla nostra vita e: intessuta, c<tmedicc
ncliun lilo nr ist o,buonoecat t ivo insier ne. ,
S hakespc: . ue
169

115. I valori
Gli uomini creano le distinziclni nella loro mcnte e pcli le
credono vere.
BuopHn

Noi ci creiamo distinzioni, categorie,aspettativee


giuclizi di valore cl-tenon hanno nessunacorrispondenzacon la realtd,e poi ci sentiamoprofondanrente
delusi e amareggiatiquando constatiamoche le cose
si svolgono in modcl diverso da come le avevamo immaginate.Viviamo in un mondo mentaleche abbiamo fabbricatonoi stessie che, al momento della prova, si rivela spessoun vero e proprio castellodi carte.
Siamodominatidaivaloridi "buono",di "bello",di
"bene",di "morale",di giusto",di "sacro",ecc.,e siamo dispostia combatteredelleguerreper essi,siamo
pronti anchca morire per vederlitrionfare...salvopoi
accorgerciche si dileguanocome neveal solee che gli
vannoper la loro strada,indifferenti.
avrrenirnenti
Il fatto d che la realti non ha niente a che fare con
le nostre rappresentazionie, in particolare,con i no'
stri valori dualistici,che contrappongononettamente una cosa all'altr-a.Cid che ritenevamocosi divergente,i due estremi clre credevamoinconciliabili, si
rivelano alla prova dei fatti profondamente e nascostamentesolidali,anzi complici.
a
Il benenon trionfa mai, perch6ha tutto l'intet'esse
non
a
distn-rggerlo.
mantenerein vita il suo contrerrio,
Nell'eternalotta fla guardiee ladri, le prin-renon trarrebbcr"onessunvantaggiodalla scomparsadegli awersari: non saprebberopiir che cosa f-ate.La societd,nel
suc-l
complesso,ha interessea conseruareun certo equilibrio tra Ie due parti contc'ndenti,e lo stessoawiene
per la presuntalotta cosmicatra benee male, tra vita e
morte, tra forzecostruttrici e lbrze distruttr-ici.
170

Dobbiamo imparare a riconoscere che la realtd d


nel fondo ambivalente o, se si preferisce, E al di 1ddclle
nostl e catcgo r ie cont r "appost e.E, f inch6 noi ut ilizzere-nroquesti criteri, non potl'emo capire come vanno
le cose: continuererno a commettere errori di valutazione. Ci sembrerd di far del bene mentre compiamo
dcl male e viceversa; ci sembrerd di essere sulla via
giusta mcntl'e stiauro sbagliando e vice.versa.
Di frontc etll'arnltigr-riticlel reale, l'err'orc pii gratnde d quel l o di st abilir e cr it er i r igidi, elenchi di cose
" buone" e " cat t ive".
La saggezzaci consiglia un continuo esercizio del
istacco,
d
dcll'iit ten zi<tncc delIa consapevolezza: dobbi anro tener c ont inllant cnt e pr cscnt e la possibilit d
che i nostri va lor i siano solo pr ocl<) t t convenzionali,
i
e che non corr ispondano a nicnt e di essenziale, a
niente di necessario.
E cco perch 6 dobbiam o cer car c cli r ecuper ar e il
rapporto con cid che st a al di sot t o e al di ld della
mentc, con quel "cent r o dell'esser c" che D anche il
centro dc'l mclndo e che reca imprcssc lc rcg<tlc non
scri tte del l a vit a.
uNon lcgatc.vialla vostra mente> dicc Chuang-Tzu
ne Ie cose appariranno cosi conre sono.>

I16. Il senso della vita


Clri insegnzrsseargliuomini a morire inscsne.t'cbbekrro anclre a vivere.
Mrcncl oE MoNtarcruE

Questafrasevuol dire che il sensodella vita d inestricabilmente connessoal sensoclellamorte, alla consapevolezzadi dover morire. Ogni evento,ogni attimo, assume Ltna sua prcziositd, un suo valore,
l7l

llYqstiq:iil

-:"-:"-!

proprio perch6 d irripetibile e non torneri pin. Se il


tempo Iossecircolare,se ogni cosapotesseritornare,
se lc'scadenze,le perdite e la mortc non l'osscrodcfinitive, l'esistereavrebbeun sensodivcrso.
La morte vienedunque meditatain ogni momento
ed d cio che penlette alle esperienzedi aver'eun cer- I
o incrtnsape- I
to saporedi fondo. Consapc'volmente
volnrented il pensierodominante.
Lnparare a morire signilica innanzituttoportare
alla coscienzaquesto pensiero,senz.ilavcrne paura;
significa considcrarela nrofie non come un evento
traunratico,ma conre un eventoquotidiano, normail valore e la funzione della
le; signil'ica
^pprezzL\re
morte.
Confucio,a chi gli chiedevache'cosafossela morte, rispose:nSe non sai che cos',bla vita, come puoi
sapereche cos'c\la nrorte?r.
Ma conre si l'a a sapereche cos',ila vita sc non si
tienecontinuanlenteprescnteche tutto E destinatoa
morire? Le'due coscienze- quc'lladella vita e qr,rc'lla
della morte - vanno di pari passoe, contc abbiarmo
di opposti,si sostengonoa
visto per tutte le c<-rppie
vicenda.
Platone sostcnevache lo scopo della l'ilosol'iad
proprio quello di insc'gnareagli uomini a nrorire con
serenita.
Ecco il punto: per riuscire a morire con serenitd,
occorre riuscire a vivc'recon sereniti. E vivere con
serenitavuol dire contemplareL'accettarela grande
saggez-z-a
della rnorte.uClrite'nrela morte, dicevaSe(non
si cornportamai da vivo, e, inl'atti,la sua
neca
vitalitir sari sempreoscuratadall'inevitabilesforzo
di rimoz-ionee di nascondimento.
uCi vtrole'tutta la vita per imparare a vivere',conclucleSeneca(e, quel che sembrerirfbrse piir strano,
ci vuole tr"rttala vita per ir-npararea mot'ire.,

iI
I

t72

ll7. La scelta
Non si puir dire finchi si E in vita: nQuestonon mi capiteritn,ma si puddire:"QucstononIo fardlo.
Pluteeco
Ecco la granclezz.adell'uomo,
che non pud, oltre certi limiti, impedire il verificarsidcgli eventi dolorosi,
ma chc pud, in ogni caso,esserese stessoed esercitare la plopria libertAdi scelta.
Pud anche,vole.ndo,
mantenersiserenoed equilibrirto in mezzoalle tempestedella vita. Dice a quc-sto
propositcril Dlnrnmal;arlri:uNon trascurare il mzrle
dicendo:"Qucstoa me non vetr2r".La gclccia,cadendo, riempieanchela broccau.
Il malc siabbartteridunqueinevitabilmcnte
su tutti. Ma non su tutti ar.rarlo stcssocfletto. La sorte puit
farci ammerlare- scrivePlutarco-, pud privar.cidegli
avcri,pud calunnialciagli occhidel popoloo dei potenti, ma (non pud far si che un uomo buono,coraggioso e magnanimodiventi malvagio,vile, abietto,
volgarce invidioso,non pud privarlodi quelladisposizioneintc.riore,
la cui costantepresenzad pir) utile di
fronteallavitadi quclladi un pilotadi llrrnteal mare.n
interiore"d appuntola capaQucsta"disposizione
citi, da una parte, di contemplarecon distaccogli
awenimenti che ci capitano,buoni o cattivi che siancl,e, dall'altraparte, di non rinunciarealla nostra
scclta morale, alla dccisionedi e.sscre
scmpre coercnti con noi stcssi.
Scrive Marco Aurelio: uBisognasempre tener prescntequulesia la naturaclcll'universo,
e qualela tua;
in chc.rclazionesia l'una con l'arltrar;
quale speciedi
parte sia di quale specic'di tutto; e come nessuno
possaimpedirtidi lare c di dire sempr.eci<)che d seconcklqLlestanatura,dellaqualesei parte>.
173

t'
!t

f.'
3'

'nt=
118. Lunione estatica
Quando faril'amorc, entr:r in qucsto amore come nella vita
ctefna.
Blnirava Tiuttrtt

Lamore sc-ssuale
pud essereuna grande espericnza
di liberazione.,Lrnafondamentaleesperienzadi tretscendenza.
Ncl rapporto erotico, infatti, le polaritir opposte
del maschilee del femminile- espressioni
a loro volta del dualismogenerale- hanno la possibilit)di incontrarsi e di fondersi,realiz-z-ando
quell'rrnitirche
rappresentiril supcranrentodell'individualitd,
la cadLrtadcllc consuetebarriere egoiche,di qr-rcglisteccati che ci isolanoe ci dividonogli uni dagli altri.
Per un istantc,i due individui separatie contrapposti- divisiancheal proprio interno- diventanoun
tutt'uno beato,dimenticodi ogni altra c<tsa.
Si tmtta di una condizioneche pud avercdirnensioni
spiritualie religiose,in quantociawicina allc fonti della vita,a cluellaoriginein cui non si d ancoranranifestata la contrapposiz.ione.
Nella Brarlaranvaku-uputtixtd,
ad escmpio,per riferirsialla vcttaclcllameditazione,si
la il paragonc.
con lo stato ra_Egiunt<>
da nun uorno avvinto alla donnaamataD,il quale .non d piir coscicnte
nd della realtdesterioren6 di quellainteriore., Ma anche in altre traclizionireligi<tse,
parlandodci rapp<.rrti
tra l'aninra e Dio, si utiliz.z.a
un "linguaggiosponsaler"
e
si impieganotermi n i come"l'idanzamento"," nratrinronio","uni<tnc"
e cosivia.
Nel rapprtrtosessuitleabbiamo dunque una vera e
propria espcrienzadi superamentodei limiti individuali: un'unificazioneinteriore ed esteriore,un arresto dell'abitualeattiviti mentalee un'aperturaverso
la beatitr-rcline
cosmica.
174

Tutto cid, perd, ha poco a che fare con la sessua_


liti ripetitivae abitudinaria.Ci vuoleamore,ci vuole
prolbndit), ci vuole l'incontro;e ci vuolesoprartllrto
fa consapevolezzn
di stareentrandonella vita cterna,
di stare per avereun assaggiode,lclivino.
Solo a questecondizioni l'unione sessualepud diventarecid che Platone,nel Sinlprlsio,definisce.un
parto nella bellezz;r,sia nel corpo sia nell,anima,.
I19. La facoltir della mente
La sofferenz-a
e\un maleo peril corpo,nelqualcasosiailcor-

po a dir lo, o per l'aninra. Ma qucsta puir serbare la quicte


e la
screniti che lc sono pr.oprie,e non giudicarlo un male; giac_
chd ogni giudizio, impulso, desiderio o awersionc nascedcn_
tro di noi, cktve nessun male puil peltetrare.
Manco Aunr,lro

Poichclogni eventodevecomunquepassareeclessere,
interpretatodalla mente,d questache stabiliscese i
piacevole,doloroso o neutro. Essa viene quindi a
possedereun potere enorme:in pr.aticar,
la nostr.ase_
renitir o la nostra inleliciti sono al'liclate,piir che ai
t'atti in se stessi,al modo in cui reagiscequesta no_
stra "f acoltd sovrana".
Vi b un sostanziale accordo fra Stoicismo e
Buddhismo nell'alfidarealla mente un compito tbn_
damentaleper la nostra feliciti: quello di controllare
e di valutarcsccondoil nosl.rointL,resse
tutti i dati
che le giungono dall'esterno.
nCancellale false impressioni,oscrive Marco Au_
relio <ripetendoticontinuantente:dipendeda me far
si che in questamia anima non vi sianessunamalva_
git), nessunabrama, insomnranessunturbamento,
ma che, vedendochiaramentecom,d ogni cosa,cli
175

ognuna mi awalga secondo il suo valore. Ricordati


s e rn p red i q uesto potcl ' e che l a natura ti ha dato.>
L i rn p e ra tore fi l osofo sottol i nca come si dcbba
sempre distinguere tra sofferenza del cotpo e so[-l'ere n z -a c l e l l' ani ma; nl entre d gi usto che i l corpo si
e s p ri m a c o me vuol e, l c mani l estazi oni del l ' ani ma di penclono in gt'an parre dalla nostra volontit. Sta a noi
a d e ri t' e c o m pl etamente ai fatti o di staccarcene, abbatterci o riprcndct'c lena, cogliere solo gli elenrenti
ncgertivio anche quelli positivi; d in nostro pcltcre interpretale i fatti.
D r-rn q u cva posta l a nrassi ma attcnzi one propri o al
s o rg c re d c l l c scns:l z.i oni a, quel preci sctatti nro i n cui
s i m a n i fe sta ncl nostro ani mo una cena rearzi oneai
fatti estcmi: rcazione che pu<)esserc di accettaz.ione
(p c rc h s ono gi udi cati pi acevol i ), di ri fi uto (perch6
s o n o g i trc l i cati.spi acevol i )o di i ncl i l l c' r' cnza.
I n o s tri gi udi zi , c< l nrcsi vcdc, ni tscono cl arl l enostl ' e
s c n s ;rz i o ni .
u L a p c r[cz" i onedcl l a vi rti , scri ve C huang-Tz.und
p re n d c rc i cura del l a nostl a mentc i n modo che l e
e m o z i o n i non possi l no turbarci qttancl osi sa che non
s i p u r) p i u fare nul l a, cd esserci n pace con ci i r che d,
c o n i d c c t' cti del dcsti no.,
Ma , n c l l a maggi or partc dei casi , possi anl o i ntcrv c n i re a tti vamentc e, perci d, dobbi amo pc' r pri ma
cosa osscrr/at'equc'l clre awicne in noi come rcaz.ione
a i l a tti c s t crni . Tante sensazi oni di i ra, di odi tt o di
at tacci.lnrento poss()noessereacciln tollate pcr lasciare il posto i.tpiir costmttivi stati d'aninro di chialez.z.a
c d i c a l rn a , c< l ncui possi amo dar vi ta a i ni zi ati ve ben
piir cfl'icaci.
Per scconderc<lsadobbianr() a poco a poc() cttsttuilclre siit in grado nellc varie
ci unn visionc di saggezz.a,
occasiot-ticli olflirci un scnso piit positiv<t- nla sc'mpr"crcalistico - clcllc-cose. E, per tcl'za cosa, cltll>biamo
t7 6

identificzrrequel centro profondo dentro di noi che resta cqr - r ilibr at oe non si f a t ur bar - edalle o. scillazioni
dc lla m cnt c.
Tenianro presente in ogni momento questo grande
potcre dc.llarnostra volonta\, legato all'ossenu,azionee
al cont r ollo della m ent e; pcr ch6 - cont e dicc M ar co
A u r elio - ucolui chc n3n svr yer t ci nr 11tclclla
i
pr opr - ia
anim a, d incvit abile chc'sia inlelice. ".

120. Lidentitir
Conrccotp<'logni uont<tc\un<),colrc aninra ntiti.
HcnunruNHr.:ssr
Dobbiamo comprcrrde.rLconte ognuno sia se stc,ssoe
gl i alt r i, cont e l'io sia un insicm c di pelsonar lit ir( er edi tat c ciir t ut t i color '<tche.ci hanno pr ecedut o) , com e
l ' i d ent it i sia qualco. szr
di necessar iom a anchc di supe r abile. uNci pacsi dell'lldia ant ica> scr iye He r .
mirnn Hc-ssene // lupo della steppe (questo concctto
c\ a ssolut anr ent c ignot o, gli cr oi dcll'epopea indiana
no n sono pcr sone, nt a congl<t nt er at di
i per s<lne,ser ie
di incat 'n: . r z. ioni. ,
Forsc l'idca di reincarnazione nerscc'propr-io dalla
const at az. ioneche ogni uclm o d un insiem e di ant e_
nat i, che r ivivoncl per cosi dir e in lui. I n ognuno di
noi conl'lui. sccunzl pzr r t e dcl padr e, una par . t e della
nra clr e,Lt nil pit ne dei nonni, una p: lne dei bisnonni e
cosi via. . . I 'ino a un num er o incalcolabile di pr edecessor i.Q uincli B ar nchepossibile che qualcuno abbia
ricclr"didi vite passilte..
I n t ar lscnscrt ut t i sianr o gii vissut i par ecchie alt r e
volt e. M a ci<)non t oglie che I a nost r : l ident it a\at t uale, propri<-rperchelE una combinaz_ioneparticolare di
crcdit a passi- r t c,
sia unica e ir . r . ipct ibilc.
t7 7

Il problema non d dunque quello di conoscere


ogni comp()nentedella nostra personaliti, quanto
qr-rcllocli conreattcggialci nci ctlnl'rontidi qtresto
coaccn'odi io.
D:rtoche - come dice Eraclito- (neppul'ecamminando un'intera vita, potresti trovare i confini dell'aninrau,la cosapii imporrantee identificareil nucleo
piir prolirndo,quelloche non appalticnea nessuno"'
o lirrsc apparticnea tr-rtti.
Si tratta di mcttersiun po' tranquillie di c:rlmare
cli piacele attivitd mcntali, contemplatndoqr-ralcosa
vole: a poco a poco cetdrannotutte le domande e ci
o..,,.g",'".o che il lbndo dell'esserenon ha problemidi identiti.
Noi non ci arrovelliamo,in realtd,pelch6 non sappiamo lispondereall'interrogativo:nChi sollo io?),
ma pcrchd non riusciamoa trovareun po'di pace'
Conoscersinon significa soltantoconoscerei pregi e
i di[etti del proprio carattere,bensianchereintegrarquel centro dell'essere
si con il proprio scssenz-iale,
e
di
che D pcrmcatodi benessere quiete.
.comunque tu sia, utilizza il
Come dice Nie'tzsche,
tuo esserecome fonte di esperienza.Elirnina il malcontento su di te e perdonati il tuo io, perchdhai comunque in te una scala con cento gradini, che puoi
la conoscenza.u
salire per raggiun-uere
l2l,Iiarte

di tacere

rumoreggiano?
A checosaserveil silenzio,sele passioni
SeNEcl

Il silenzio interiore,quello di una mente che, come il


cuore, d fatta per funzionare in continuitir (anche
quando si dorme), non b facile da trovare' Se ci si fa
178

caso, siamo sempre intenti a pensare o a immaginare qualcosa;siamo immersi in una speciedi monologo o di dialogo interno che non cessamai, e spesso,
mentre compiamo una determinata azione,ne stiamo pensandoun'altra.
Tutto cid va bene finch6 il pensieronon gi [a ossessivo e negativo:allora siamo come prigionieri di un
incubo.
La nostra mente non smetteun attimo di parlare,
di dialogare,di riflettere,di fantasticare,di ricordare, di prevedere,di immaginare,di sognaree cosi
via, e porta dentro di noi, nel "tempio del nostro spirito", tutto il chiassoe la con[usioneesteriori.Ecco
perchnon bastarecarsi in un posto silenz-ioso,
non
bastastarsenesoli: d dentro di noi che risuona il rumore del mondo.
Perdistenderciveramente,per poter riposaree ritrovareil nostroequilibrio,per fareun po'di silcnziointeriore, dobbiamo impararea far tacerequestochiacchiericcio nrentale,dobbiamo recuperareuna condizione
di spiritoched anterioreallaparolae al pensiero.
Lassenzadi pensieri imporluni ci permettedi essc'recompletamentepresenti in cid che l'acciamo,
nell'attimoche viviamo, ed d una grande fonte di serenitd, una vera e propria forma di igienementale.
Facendoil silenziodentro di noi, concentrandoci
unicamentesul nostro respiro o sul calore corporeo
o sulla posizionefisica o su qualche oggettonaturale, ritroviamo il sensoperduto del nostro essere,che
d cid che sta prima delle attivitd mentali.
In un certo sensod la nostra condizione'naturale,
ma in un altro sensod la trascendenza(della mente,
del Iinguaggio):d la trascendenzache tutti possiamo
raggiungereall'internodella nostraesperienz-a.
La civiltd della parola non potevache concepireIa
trasccndenzacome Verbo. Ma cid che d.trascendente
179

d appunto al di ld del nostro linguaggio e non pud


cerlo essereespressodai nostri poveri vocabolari.
Per awicinarsi a esso il nrodo nrigliore d il siler-ril nostro essereprima clclleparolee
zio. Riscc-rprendo
lottl courldei pensieri,ritroviamo in realtirl'e-sserc'
ll Thote ching arcivaa dire: uChi sa non parla, chi
parla non sa,. E un filoscifbdei nostri tcnlpi, Wittgenstein,afferma: uSu citr di cui non si lluir pat'lat'c
si devetacere".
Piir poeticanlenteArturo Gra[ scrive:"Fa' silenzicr
intorno a tc, sevuoi udir cantal'cI'atnimatuitn.
l22.La temPeranza
La temperanzai nloderatricc,non nemic:l,dei piaccri.
M tcttt'.r-trt'.MoNlrrtcur.
Lasaggezza nrln pu<) esscre nemica dci piaccri, perch6 troverebbe assurdo sostenere - come lantro ccrtc'
re l i g i o n i - c h e l a n a tu l -a si a corrotta o decaduta i n
s e g u i to a q u a l c h e fa n ta sti ctl " peccato ori gi nal e" .
Queste concez.ioni nasconclono in rcalti\ un'av"uet'sion e v e rs o c i d c h e n o n s i acl cgua al l a vol onta\ e agl i
schemi umani. Ma l'ctlore d proprio l): ncllc pl'etcse
d e l l a me n te . n C ' D u n a mi sul ' a i n ogni cosa) canta
P i n d a ro (e tu tto s ta n c l c al ri t' l o."
Sc ri v e Mo n ta i g n e : u L i ntenl pcranza a\ pcste cl cl l a
voluttit, e-Ia ternperanza non d il suo ['lagello:i il suo
c o n d i m e n to ,. E s b a g l i a to qui ndi (ancl are contl ' o i
piaceri naturali, cclme pt'enclelli tropptl a cuol'c'. Bis o g n a s e g u i re u n a v i a d i ntetzn, non per qucsti oni
mclralistiche, nta per assicut'are la continuitil c la serenitir del nostro godimento.
u U n a v o l ta s u p L ' l ' a tal a mi suran di ce E pi ttc' to (non
c ' b p i i r a l c u n l i m i te ."
180

C hi i nemi co d ei piacer i e\in ef l'ct t inem ico della vita; perd, anche chi ccccclel'iniscepcrdistluggcre il fr.irgi l c cqui l i l l ri o sr- rcui si basa l'csist cnza.uDove c'c cccesso,c' e nral c, ul l ent r u icasticanr cnt cQ r ,irn t i I iano.
La natul ' a, c( ) llc una nr adr c saggia, ha st abilit cr
che al cune azi oni sii. r n<luccont pilguat c clal lt iaccr c,
ma ha ar-rchcsta [ r ilit <lclr e r r on si poss: .supcl'ar
r
c una
certa mi sur' :.r:
cl uancklla si olt r clt assa,i la st cssitpossi bi l i ta di gocl i nt cnt o chc vicnc clist nr t t a.
N on 1' rossi an ts(
o ) st enel'cche il ; t iaccr c abbia cclr r r e
scopo l a sopravvivcnzu, pcr chc quesla lunzionc i
svol ta anchc cl al clolor e. Si t r at t a in r ealt i\ di cluc'st ati cl ' ani nro chc. s cgnalano il nost r o pcr - col's( )c(
, ) nt e
pal ctti op1' rostic li uno slal<t nr :cluanckrci si avvicinir
troppo r,' cl < rcisi, r ischia di I 'inile luor i gar a.
La naturi r ha I 'issat <t
qucst i palet t i per indicar . cilir
cl i rcz.i one,nra ha anchc volut o clr c ci si I cnsa sl'osso
mocl o su uni l l i nea sinusr >idalc nr ccliiina. Q uando
conservi anto l ' e.clLr ilibr io,
pur t r a una sbandat a e l'altra, sti i rnro segu cnclola via giust a.
D i chi ara C onlucio: . E clill'icilesbagliar c quando si
r.
usir lil modcritzi<lr.rc

123. I-esperienza
L a f c d c c h e r i p o n uo i n n r e sl e sso , i n u n a l tn r , n cl l 'u m a n i ti i ,
n e l l a n o s t r a c : r p : r ci ti rd i a ssu r u cr e a p i e n a tr n r a n i ta , i n r p l i ca clcl pari ccl'tL'z-z-a,
nra unu co'lczzil che si lirncla sr-rlla
n r i a p n r p r i a e s p c r i e n za , r - r o nsr r l l a so tto n r i ssi o n ca u n '.l u to r i t a c h e i m p o n c u n a ce t'ta cr e d cn z- a .

rrFnoun
Errrc
In passato,chi cle.tenel'a
il p<ltcrcha senrpr.e
latto di
tutto perchegli uonrini losserosottoutessi,perch
non pensilssero
con la loro testa,perchesi con['or-

masseroai modelli che venivano loro imposti. E le


grandi religioni nronoteistiche,con la loro esaltazionc della fede e dell'ubbidienza,sono state- e sono
tuttora - le grandi ispiratrici di questo modo di intendere i rapporti fra sudditi e autoritir.
nsiate sottomessialle autorit2rcostituite,n scrive
per esempio san Paolo nella l,etteraai Ronrurti "perchd l'autoritd vieneda Dio e quelleche esistonosono
stabiliteda Dio."
per i
In realtd- come dice Euripids - ul'esperienza
nevuole
la
dunque
mortali d maestradi tutto,: chi
propri
svolge
seguaci,
gare ai propri sudditi o ai
un'azioneoscurantista,vuole ciod mantenerencll'ignoranzail prossimo,in modo da poterlo meglio dominare.
In una civiltdevolutaquestotipo di divisionee di
rapporto gerarchicoandrebbesuperato,e ognuno
dovrebberendcrsi responsabiledi se stesso.Quando
infatti si delegal'autoritd e la conoscenzaad altri, si
pcrde larpropria autonomia di giudizio e si accettalo
si entra a far patle del greggc-,
startodi dipendenz.a:
che ha cxvianrentebisognodi un "buon pastore"per
esscreguidato.
Affidandosia un maestro,a una guida o a un leader,ci si toglie di dossoun grandepeso:quello di doquello
ver decidereda soli, quello dell'incertez.za,
dell'ansiadi sbagliale;si godequindi di una forma di
tranquillitd che ci riporta all'anticorapporto con i
genitori, i quali erano responsabilial posto nostro.
Molti provanoquestosensodi sollievoquando entrano a far parredi una setta,di una Chiesa,di un parrito o conrunquedi un gruppo dotato di un capo che
stabilisceregoleobbligatorieper tutti.
E inutile dire che questepersonerinunciano a cl'escerce che quindi fallisconoil compitoprimo dell'esistenza:svilupparetutte le proprie potenzialitd.
182

Ma soprattutto, affidando ad altri la propria facoltd di giudizio, possonoesseretrascinatein awenture chc distruggonoproprio quclla loro trarrquilliti
e spessoanche le loro vite: d questoil casodci nrembri di setteche hanno l'inito per suicidarsio dei regimi totalitari della recentestoria europea.
Chi rinuncia alla propria autonomia,chi preferisce la comoda delcsponsabiliz"z.azione,
commette
scmpre quello che potrenrmodel'inireun "suicidio
bianco".
Nella storia delle religioni, solo nel Buddhismo
troviantol'zrppelloa non fidarsi n6 dei "tc.stisacri" n
delle "autoriti costituite".E quindi qLlestomessaggio, al di ld del contestospecil'ico,pud cssereconsidc'r-ato
il "manilbsto"di ogni ideologiadi liberazione.
"Non basatevisul sentito dir-e,uraccomanda il
Br-rddha(su quanto d stato t.ranrandato
dagli altri, su
qLlantola gc.ntedice, su quanto la tradizione vi propone. Soltanto quando arriverete a sperimentaredi
personache una dottrinad valida,che una dottrinauna volta messain pratica- conducealla finc.della
sofierenzae alla pacc.,sclltantoalloraaccoelietela.,

124. La mortalitir
Per chi crcda che non ci sia nulla di temibile nel non vivere non c'Dnulla da temerenel vivcre.
Eprcuno
Esistono due strategie pcr af frontarc la paura della
morte: la prima c\quc'lla abituale di credcre in un "aldil)". Questa fede dovrebbe darci la forza di aflrontare non solo le difl'icoltd clcl morire ma anche quelle
del vivere.
Tuttavi a una sim ilc linea di dif esa non dispone di
183

nessunaprova, non pud essereadottata da chi non


credeed E quasi semprecollcgataall'ideadi unp possibile punizi one,nlagari eterna.Cosi, alla f in line,
servirea proteggeredalla paura t loncio chc dove,u'a
ed e anche per questo
te di una minaccia costztnte;
per rimuovereil
l'inito
d
che nelle nostre societasi
problenra,alnleno a livello superlicialc'
La secondapossibilitad quc'llacspressada Epicr-rro:
.La morte ntln c\nr'tllaper n<li,perch6quandoci siamo
nclinon c'dla nlorte e quitndrlc'dla nrotle nou ci siamo
chc la
noir. Per il l'ilosotbgl'eco,l:'tconsape'volez't:r
la
nrortapiacevole
per noi ci rende
morte non c\nullz.r
litir dellavita, in quantoci toglieirncheil turbirmento
onon
di imn-rortr111;1.
del clesiderio
"ll saggioneglidice
ne1
telnc di non vit'c're.'
rifiuta di vive'r'e,
Il dil-ettodi questetlinea di difesad che si basaanch'essasu ttn atto cli tcdc'.Proprio conle lir prinla (di
cui d l'esattocontrario),non puo essel'csupportata
ccllo n6
Nesstrnopuo esse't'e
da nessunaesperienz-a'
di un nulla assoluto'
di un'altravita n6 clell'esistcnz.a
Esistepet'ouna tcl'zilstrategia,che ritrovianropiir
frequenterncntein Oriente,per esempione'lBuddhie di andarcal di lit tanto cleldesisnro.Qui il problen-ra
qttanto
cliquello di non vivere,tant<ldel
vivere
derio di
quantodi quellodi annientaimnroflalitir
di
desiderio
d proprio il desiderioin
per
il
Brlddha,
mento.Inl'atti,
uln t tt.La condi z-ione'
sol
['erc
gi
della
nc'
l'ori
s6 che E al
qualcosa
ma
morte,
n6
vita
n6
i
non
tima, il nirvana,
dualistiche'
chestaal di la dellc nostrecatc'gorie
riporta di
merito:
ha
un
concez.i<lne
Quest'trltin-ra
e ci
mente;
nostra
della
stato
allo
nuovo il proble'nla
questi
in
pensare
a
dice che, t'inch6contitrucrcmo
termini alla vita e alla molte, all"'aldiquir"e all"'ale all'immortalitir,non potremo
dilA", alla n-rortalitir
evitaren6 desiclerind paure, non potrenlo uscire dal
ciclo dci cotrelizionanrclrti.
1ti4

L"aldild" d innanzitutto un superamentodella


mente,una capacitAdi usciredai pensierie dai sentin-rcntiduzrlistici.E da questo tipo di trasce.ndcnza,
realizzabilefin d'ora,che svanisconole domandee le
pauresulla vita e sulla mone.
nQuelloche fa veramentesofFrireudiceva Pallada
(non d morire, ma saperedi dovcr morire.>

125. La saggezza
Ti ricordo che bisognalcggcrcc ascoltarci fikrsofi con il
propositcldi raggiungcrcla tl'licitl.
Snrunca
Questo d in origine lo scopo dclla conoscenzafilosofica
e, i n r calt i, di ogni scienz. il:
csser eut ilc alla vit a di t ut t i i
giorni, pcrrnetterci un maggicrbcnessere, trovare regolc di saggcz.z.a.
Cerle astrusc disserlazioni, invcce,
non solo ci confondono lc iclce,ma ci f'annoanche credc-rcche la compre'nsiorrcsia qualcoszrdi cclmplicato.
n ll linguaggio della vcr it i e\scm plice, af lf er m ava
Euripicle. Se da una filosol'ia non riusciamo a trarrc
nenr m eno una r egola di condnt t a, nem m eno un
pri n cipio per m iglior ar e la nost r a esist enza,vuol dirc che d pr opr io inut ile. A bcn veder e, t ut t e le var ie
di scipline ( lilosof iche, scient if iche, r eligiose, t ecniche, psicologiche,m ediche, ecc. ) , hanno un unico intcnto: giovare al nostro benc.sserc.
Se pcr sone di cult r - r r asono incapaci di r - r nm ininr o
di saggezza,di un m ininr o di equilibr io, quest o signi['icache le Ioro conoscenz.csono rimaste al semplice livcl l o cpider m ico, int er cssandosolt ant o la m ent e.
Uua dclle grandi degcnc'rirz.ioniclella vita nroderna
i chc la cult ur a insegn: l ardiscut er e, a sot t iliz. zar c,a
c()nir app( ) r 'sie a odiar e, nr a n( ) n a vivcr c in ar nr onia.
185

ll

In una civilti matura, questa dovrebbe esserela


vettadclla conoscenza'
*Tra le altrc coseleggeraii filosoli e
Sclive Ot'az.icl:
chieclerailoro con quale criterio tu possacclndltrre
una vita tranquilla; perch6 non ti argitie ti tormenti
l'aviclitirsempreinsaz.iata,nd la paura, n6 la speranza di coseinutili".
126. La benevolenza

Meglio vanno le cose allle persone chc mi stalnno intorno'


mcglio andt'zrnnrlanchc a mc'
M tttx<lFttl tra
e
Qucsto d il motiv<-r "egoistico" per cui c\ bene amare
sianro
tlltt'uno,
aiutare il prossimo. Siamo in realtir un

come I'cquipaggio di un'unica nave: se siamo in disaccordo, se lottiamo fra di noi pcr deciclerechi avri il conrando, la navc avt-atutto il tcmprl percolarc a picco' Se
invece siamo uniti, p<ltremo andlrl'c dove von"cm<;'
*Dove c't concordia, c'c vittoria, allcrnra Publilio Siro'
nUarle di vivere tc'lici, scrive lo psicoltlgo Mirko
Frvba (che d stato mtlnac<l br-rddhista)uconsistc nell'esserelibc'ri di permetterc la fcliciti a noi c agli iiltri''
In elletti, la rcaliz;zaz.ionedi ciirscuno di noi t ledi ttrtti, e nc'ssLlnopud essere
gata alla realizzazi<>ne
verarnente ll'lice in un ambie'nte dovc ttttti sol'[rono'
N e l mi to b u c l d h i sta,i l B odhi sattva [a voto di non cntrare nel nitvilna dcf initivtl e di ritornitre sulla Tcrla
I'inch6 tutti gli uomini non si saranno salvati.
Ma p e r s a l v a re, oppure (pi i r sempl i cemcnte) per
fa r fe l i c i g l i a l tri , bi sogna pri ma di tutto l i berare se
s te s s i . C o me d i c e Fryba, ul e stratc-gi u' di sol i dari eti r
c o n u n a p ra ti c i t si stcmati ca e trn' zrppl i caz' i onecon186

..._
,:-=:-::--:

creta nelle situazioni della vita quotidiana uniFicano


e sviluppanoentrambi gli approcci:condividcrela
fe'licitircon i nostricompagnidi viaggi<l
e coltivarela
nostracapacitddi felicita,.
In altri termini, dobbianroprima realizzarela nostra libertd e la nostrasereniti,se vogliarmofar si che
anchegli altri sianoliberi e sereni.
Nelleparabolebuddhistesi ripetespe.sso
il concett<-r
che un cieco non prrdgtridirreun altrtt cicco:cadrebber'o,
inIatti, tutt'educ in un lbsso.
Cosi d per la sereniti e per la saggezza:
se Llnonor-r
le ha in s6,non d in gradodi comunicarleagli altri.
nll mondo d un'unica creatLlravivente,uscrive
Marco Aurelio (costitllitadi un'unicasostirnzae cli
un'unicaarrnronia.,
E proscuue:sc vogliocorttlibuir-e'
a salvarlo,devo inconrinciareproprio da nre,devcl
incominciarea produnr'ein nre la calma e la pace.
<Tuttocid che'din armoniacon I'universo,diceancora l'inrperaltore
filoso[b "d in armonia anche con
La
perd
pud essercrovesciata:tutto cid che
me.,
frase
d in armoniacon me e in nrc d in arnroniucon l'universo.Un detto taoista- che anclrebbemeditato- ci
(Siamo convinti cli dopone il segLlente
inten'<tgativo:
ver coml:atteree sconliggeregli altri: ma d ntegliovincereo essereanrati?r.

127. La meditazione
Qualsiasi cosa ti riconduca a te stesso d nrc'ditazione.Ed i
importantissimo trovare la propria nteditazione, perchejin
quella scoperta sarai felice.
Osuo Ra:nrrsH

Non pud essercivera felicita se non si d in arnronia


con se ste'ssi;e, se si b in armonia con se stessi,non
187

solo si possono affrontare con successo le varie diffic o l ti r d e l l a v i ta , ma si d anche i n grado di amare vera n rc n te q u a l c u n a l tro.
E c c o p c rc h 6 i i mportanti ssi mo curare quel l ' i ncontro periodico con se stessi che chiamiamo nreditaziclne.
Og n i v c l l ta c h e ri t orni anro a noi stessi , i n un mom e n to d i ra c c o g l i n r cnto, ri scopri arno una gi oi a nartu ra l c c h c l c v i c c n de cl el l ' csi stcnzatendono a ol l ' us c a re . Qu c s ta l ' o n te di bcnesscre e di equi l i bri o d
scmprc a nostra dispr-lsiziclnee, per recuperarla, bas ta d i v c n ta l c p c r u n po' osservatori di noi stcssi , ral l c n ta n c l o i l p i u p o s si bi l e ogni al tra atti vi ti r mcntal e.
D i c c i l Bu c l c l h a .Si
: cdi ti cor-rl c garnbc i ncroci atc c i l
davanti a tcr.
busto crctto, c poni la tuarconsapevolcz.za
C i s i p L rd c o n c c n tfar" c sul respi l ' o (mcntre passa
d a rl l cn a ri c i o n ' rc n trc nruovc i pol moni , i l toracc e i l
v c n trc ), s r,rlc a l rl rc c orp()r' c(),sul l arpxl pri a mcntc, sui
p c n s i c ri c h e v a n n o e chc vcngono (cornc nuvol c i n
u n c i e l o tc rs o ), s u L rn()g-qcttonaturarl eo su uni r prces i s tc n tc s c n s a z i < ;r-di
rc qLri cte.
Qu e s ta p ra ti c a p u d rcsti tr-ri rciqucl rapporto con
n o i s te s s ie q u e l l ' c q tri l i bri o chc l a l r-equcntazi onccon
g l i a l tri e Ic c s i g e n z ecl el l avi ta quoti cl i zrnar
te' ndonoa
farrci pcrclu'c. Non abbian-ro bis<lgno di rccerrci clgni
v o l ta i n u n a mb i e n te naturerl ee ri l assantc: possi amc.r
ri tro v a rc i n o g n i i s ta ntc qucl l a partc cl cl l a narturache
d d e n tro d i n o i , q u cl ccntro dcl l ' esse' r'che
e D scmpre
c a l n ro .
u P o i c h 6 tu tto q u cl chc d c aw i cnc per I' u< l nroi i rnnreclii.rtanrcntcsolo nella sua coscienza e pcl essa avv i e n e ,, s c ri v c S c h o pcnhaucr ui cvi dentc cl rc l a qual i ti r d e l l a c o s c i c n z u i csscnzi ul e."
N o i c i d i n rc n ti c h i amo scn.rpr-e
di qtrcsta scmpl i cc
veritir c trarscurianrola "clualita" clclla nostra consapeperdizrnrolu cosa csscnzialc per dcdicarrci ad
vrllc't.z.tt'.
I ri8

altre attiviti, per inseguit'eambizioni e sogni.Non E


forscqr.rcsto
il scnsodcl mito biblicoclclla"caduta"?
*Mi chiedi chc cosa lurt per nrL,ditale>
dicc Rajnccsh.uTi dico di non l'arc:tssolut.rmcntc
nulla. Osscr'rr'a
consnpcvolntcnte
iI tu<trespiro.,

128. II ritiro
N on e\faci l cot lclt cl'cla lt 'licit ir :i dillicilissint ot r ( ) var lain
noi , i nr1-l ossibile
scopr - illlr
alt r r r ve.
Nrcor.lsor Crrnuronr
La f'clicitir cui erllr-rdcNicolas clc Chanrfort non e\natur' :.rl nrcnt qt
e r cllo st at o cpidcr m ico di culbr ia chc si
pu< ) pl ovarc ( ) _r I nit ar . r t oin c( ) nscqllenza di qualche
ar,' r' cni nrcnt olir r t unat o, nt il Llno st at o di bcncsser ee
di screni ti r c hc si pr r r lunga nel t cnr lr o c che dipende
i n gran part c clalla nost r a v<t lont ir .
E dill'icilissil-notr'ovarc in n<tila l'elicitnpxtprio pc'rch6:.rncliarno
a cercarla in ogni arltt'oluog<t.C'c\gente che
si al l i rti catut t a la vit a pcr accunt ulare soldi con cuicom pt' ursiuna villa r l un panf ikr ,e qui t r '<- r var
c linir lnt ent eun
po'di pacc. Ma qr-rcllapace avrcbbe potuto trovarla in
oqni rlclrlcntcl clcntn-rdi sd se s<lltarnto
avesseinten'otto,
per qual che nr ot r cnt o, qucil'at tivit a lbr sennat a.
uA l cr.rniv ilnno alla r icer ca di luoghi in cui r it ir ar si , i n carnpngna, al nr i. llco sui nr ont i, c anche t u hai
I' abi tLrcl i nec li desider ar c ar dcnt cnr cnt c t ut t o quest o)
sct' i vc Mat' c o Aur clio. uPer '<)D quant o r nai sci<- r cc<t ,
duto che pu oi, il. r qr r alunqr . r em ont ent o t u lo voglia,
ri ti rarti i n tc st csso. Pcr chc in ncssun lu<lgopiir t r anqLri l l oc cal mc1clclla pxlpr iu aninr a ci si puir r it ir ar e;
soprattutto se si hanno clent r o cli se pr incipi t ali che,
:.rlsol o contenr plall'li,si uccluist u Lr na lr cr 'lct t n ser cn i ta.
IU 9

(E per serenitdnon intendo altro che ordine interiore. Conccclitiquindi costanterrenteqllcsto ritiro e
in essorinnovatir.

129. Paradiso e inferno


I n r c alt a c luc i t or nr e n t i c h e a t t r i b u i a m o a l p i i o s c u r o i n fcrn. s.lt' ttrtti otri nella vit^'
Lucnezro

Paracliso e inferno sono condizioni spirituali sc'mpre


p rc s c n ti e c l i v i s es o l tanto da un sotti l e cetpel l o.C crti
sono gi i r l ' i rrIerno e certe gi oi e
to rn re n ti c l c l l ' a r-rinra
g
ra
ra
d
i
so.
sono gii il
N o n c i v tro l e mol ta fantasi at a carpi re che noi ,
q u a n d o p a rl i a rl o c l i un" ' al tra vi ti t" , ci ri feri amo semple c soltanto a qLlesta esistcnza: non abbianro ncss u n a l tl o te t' m i n c di perragone.
Quanclo ci innanrot'iamo o vinciamo alla lotteria ci
sentiarro ccrlilnrcnte "al settimo cielo"; ma, quando la
qr-ralcunoci deruba del
sceglie'unitltro <,1
llcrs()naanri.lti'r
n()sll'opatr'inronit,ro r-rnnrcdico ci clicc'chc'abbiamoun
c a n c ro , c c c o c h e p rcci pi ti anro nel l a di spet' azi one.
Qr-rc s tis c n ti m c nti di pendono da l attori esterni .
E,s i s to n o p e rd p a r ti col ari condi zi oni psi col ogi che,
vere e propric malattie dcllet mcnte, che ci f'anno provare angosce c soll'crenze lbrse non inlcriori a quelle
c l c l l ' i n [' e ru o .I to rn renti del l ' ani nta sono i nfatti i nnun re l e v o l i , p ro fo n c l i e spcsso rendcl n< li nsopportabi l e
l a v i ta . N c l n c i s o n o sol o l e ncvt' < tsie l e psi cosi , che
alrrrcr-ropossono essere diagnosticate; ci sono anche
s ta ti d i a n s i a , d i depressi one, di mal i nconi a, di
s c o n l o rto , d i p a u ra, di i nvi di a, di rancore, di avi di ti r,
ecc., che si trach,tconoin un malessere continuo.
Qu e s te c o n c l i z i ci ni di sol ' l ' crenza bruci ano gran
t9 0

parte della nostra esistenzae si ripercuotonoinevitlbilmente sul corpo.


Esiste pertr una via di uscita: qtrelloclre l:.rnlcntr
crea,la mente pud disfare.
Se sviluppiamouna consapevolezza
d.einostri slati
d'animo, ci accorgiamoche spessonon esistecorr-ispondenzafra eventiesteriorie riflessiinterni:un latto
di scaruafilevanzapud scatcnareuna tempestainteriore, e un fattocl-reper un altro o in un altro momentosarebbe imporlante ci lasciaindifferenti.Tutto dipende
dalla nostraadesioneo meno a quell'awenimento,dal
significatoe dzrlvalorecheassumeper noi.
Lavoraresrrll'intcrior-iti
significacomprenderela
centraliti clcllanrcnte,tencrla sott()()sscl-vazionc
e
interueniretempestivamentcper r-cgolarla.
In un printo momento dobbiamo riconoscereai
tatti f imporlanza reale che hanno, nd'piii n6 meno.
In un secondonromentodobbiamo cliventarenoi i
veri controllori dclla coscienza,inrparandoa spostare l'attcnzi<-rnc.
c'lovepiir ci erggrada.
Come dice il Dhamrrtaparlc,
nprccor-si
clallamente
sono gli elentcnti,originaticlallamcnte,creati dalla
mcnte: chi par'lao agiscecon n'lclttesercna,la feliciti lo accontpzlgltera
aderentecontc un'ombrao.

130. Il morire
Moriamo ogrrieiorno un po': ogni gi<trnoinfatti vicne'nteno ulrit ltartedclla nostrat,ita e, :rnchcmcntre noi crcsciam<1,la vita clco'csce.
Serurcn
Scneca vuol dirc chc la morte d cpralcosadi familiare, qual cosa che sper im ent ianr o gior no dopo gior . no.
Ci sbagliamo quando ucrediamo clre ci segua, menl 9l

tre esselci ha preceduto e ci seguiri,. Dopo di noi - spiega kr scrittorc latino - ci sitr') quell<lche c'era prima: il
pur'o c senrplicc non csistcrc. E, poich6 pt'inrrtnrrt abnon so['ll-ircnlonemntcno dopo.
bianrcls<llIe'r'1o,
u
p
ri
ma
tl anqui l l i ti ,.
e dopo c' d uni t trr' o(' crnda
A n z .i ,
T u tta v i a S e n e ca non ri l cvi t chc csi ste una di l -l crencsistcrc d<i1-rt.l":
za tra il "non esistet'cplima" e il "t-tot-t
c'd stato un nrLltilnrento trel tcssLlt()clellc cosc. E ct-lme " p t' i ma " e t'a i mpossi bi l c che ci l osse un nostl ' o
" n o n e s i s te re "a ssol uto (dat< lchc csi stevi tnclal trc cos e e d a to c h e dal nul l a non 1tu< ni
) tscct' equal c< l sa),
c o s i " d o 1 ro " s i tri t i mpossi bi l e cl tc seguaturt nostl ' o
" n o u c s i s te rc " a ssol utrl ,dat< lche ci sari t un " non-esi s tc rc -p ii r-q u c l l a-dctcnl i nnta-c< tsi t" .
Qu a l c < l s ai i ndcl cbi l mcrrtc carrtbi atr.r,qual cosa c\
s ta to rc g i s tra to per st:rttprc, c, I' i nchclcsi stet' annol e
cose, r'csterirla suit tl'uccia.
In rcaltir, pr'o1-rriopcrchd' la nrot'tc ci accontpitenii
[i n c l a l p ri n ro i stantc di vi ta, pt' t-i pri opcrchi ' ntttt' i arrit visto ctltrrc
mo <lgni giot'n<lLln po', il vivct'c/nr<tt'it'c
u n p l ' ()c c s s os i n rul ti .tneoi rr cui utti t ptl l ari ti t cl i rrti rtr" ri s c e n rc rl tl -cI' a l tra aunrcnta: un pt' ()ccssocl te hi t cl ttc
p u n ti c s trc tri - i l nasccr-ee i l mori re - ntl t chc, non
p e r q u c s to , d e vc ncccssat' i amcntci ni zi are c l i ni l ' c i n
q u e s ti d u e n to nrenti .
c l o sconl N o i v c d i a mo scnrpl i ccnrcnte l ' i tp1-xtt' i re
tttLtcotttc pt' i p a ri rc d i u n a l ase cl i qtrcst()l )l ' ()ecss();
l n a c ' e ra n o n l tr e l i tsi che l o hl tnntl p< l sto i n csscl c,
c o s i d o p < ln c s c gt-ti ri tnnoi tl tt' c,ora n()n r,' i si bi l i .
D a I l ' e s e rc i z . i odcl Ia nrccli ti tzi one c dcl l ' cqtri I i bri < -r
n rc n t:rl c ,n a s c c Ll na vi si orre non pi u drarrtnrati cacl cl lir nror'te.
.Og n i g i o rn o i una pi ccol a vi ti t,u sct' i ve S chop e n h a u e r (o g n i ri svegl i o e l evata uni l l ti ccol i t ni tsci ta , o g n i n u o v o matti no una 1' l i cc< l lgi
a < l vi trczza,ogt.l i
piccola
mot1c.D
cclricat'sic adclormcntitrsi ttntt
192

131. La conoscenzadcll'aninra
C h i l r a u n a q u a l ch e co n o sccu zl cl cl l l r r u tr r l l r tl t.l l '.r n i n r ,rr .
c o n s i de l 'a ch e co n l i t n r o r tc cssi .tl ta tssl l u n l r ( .o n ( l i l r .n r .
n r i g l i o r e , o a r l r n e n on o n p e g g i o r e , l r l r l a r n u r r cu r r zitlr i p r r u r .r
d i l j 'o ntc a l l a n i o t'te co n tc vi u l i co n o n p i cco l o !'t.r sol ;r r r ,tr ,.
n i t i i l r te l i o r e
Pt.t tttr r r r
Q u i P l u ta r co so tto l i n e a I'i m p o r ta n za ch c r .i vcstc, l x.t.
l a s e r e n i td i n te r i o r e , l 'i d e a ch e n o i ci f a cci a r r r o cl t,l l a
m o r t e e d cl r n o r i r e . E l a co l l e g a si u sta m e n tc a l l a co n o s c e n za d e l l 'a n i m a , ci o D a u n 'e sp e r i e n za ch c 1 'r o s-

sianrolirre fin da ora.


ConoscercI'anima non significa in questo caso
antli'zzare,esaminarc,appre'nclc.r'e
plegi e dil-ctti,nra
avereuna dimestichezz.a,
Lrrlcontinuclrappot.to,c()n
il proprio essere;significasottopor'loal l'uococlcllar
consapevolezzit,
lino a installarsisaldantentcin esso,
fino a essereconvinti - come clirebbeKicrkcgaar.cl
del suo "eternovalore".
Non servea nienteaccettaredall'esterno
una lede
o una credenzasull"'immortaliti clc'll'anima":
bisogna in realta percepirla,sentirla.Una sempliceopinione'non da ncssunasicurezza.
Coglierequesto"centfo di se" non d scnrplice,perch6 d un po' come cercaredi al'll'rlarela pxrpria ombra. Essod cio che le Upanisadchiamanoil "testimone" o l"'osselatore".
Essendocid che conosce,non pud a sua volta diventareoggettodi conoscenz.a...
di una conoscenza
discorsivanormale. Pud solo cssereintuito: si pud
solo esselo.
A questoservela n-reditazione,
che non pone l'abituale contrapposizionesoggetto/og_qetto,
ma una forma di identificazione
o di reintegrazione.
Nc.lmomento in cui, lasciandoda parteogni altraattivitententale
193

e ogni altra identificazione con questo o quel ruolo,


con questoo quell'io,si punta direttamenteal centro
del proprio essere,(nascostoproprio qui nel cavo del
cuore), lo si diventa:si diventail proprio s6,la propria
anima, l"'interioritd universale".
E, a questo punto che scompaiono le paure, i dubbi e le divisioni, e si riscoprel'armonia.
Scrive Raineesh: oScoprire l'osselatore nella sua
purez-zad la pii alta realizzazione nella sfera della
spiritualitd,perch6 l'osservatoreche esistedentro di
te d la tua stessaanima, I'osservatore
che esistedentro di te d la tua immorlalitdr.

132. I-ego
Vivere intensamente si pud soltanto a scapito dcll'io.
Henn,tnNNHessE

Di solito a questafrase viene dato un significatonegativo:chi insegueemozioni,passionie piaceri,Io


pud fare solo se rinuncia al controllo del proprio io.
Invecechi si installa in una <zonatemperatae sana,
senza burrasche e temporali, deve rinunciare a
nquell'intensitadi vita e di sentimentoche offre un'esistenzarivolta all'assolutoe all'estremo,.
Cosi si esprime Hermann Hessene Il lupo della
steppa,dove delinea la contrapposizionefra due tipi
di esistenza:nLuomo ha la possibilitAdi darsi tutto
allo spirito, al tentativodi avvicinarsialla diviniti,
all'idealedella santitaD,oppure "pud darsi tutto alla
vita istintiva,al desideriodei sensie rivolgeretutte le
sue aspirazioniall'acquistodi piaceri fugacio.
In realtdquestidue sistemidi vita sonocompresenti in tutti e sono solo apparentementeantagonisti:sono le due polaritd di un unico processoche porta lo
194

.t
tI
I
T

stessoindividuo prima a essereun gaudentee poi a essereun asceta,o viceversa;


hannocomunquein comune la stessavcllontddi emozioniestreme.
Quando ci troviamo di fronte a una personalitl
che oscilla vistosamenteda un oppostoall'altro,abbiamo a che fare con l'individuo infantile che popola
il nostro mondo: egli non d capace di rcstare fermo
cinque minuti, n6 fisicamenten mentalmente;d assetatodi esperienze,che perd continua a ripetere
serrpre uguali, compulsivamente,spostandosida un
estren-lo
all'altro.
Ed d convinto - disprezzandosi- che la via della
religionee della santitirsia quella della rinuncia, l'esatto oppostodella sua.
Ma si tratta di luoghi comuni di una stessamente,
che prinra cerca la realizzazionein un eccessoe poi
nell'eccesso
opposto.E come non d autenticanell'edonismo,cosi d falsanell'ascetismo.
ll problema d che la serenitdsi trova in una via di
mezzo mobile tra i due stili di vita: d la via dell'equilibrio, d la via di una mente che si d fatta calma e
limpida, non perch6ha rinunciato a una parte di s6,
ma perch6 riescea conciliaree a vivere pienamente
le esperienzeche sembravanocontraddittorie.In tal
sensoessaha raggiunto la piena maturitd, la piena
armonia.
A questopunto l'individuo reintegrail proprio "io
diviso" e realizzala propria umanitd, lasciandosialle
spallele ambizioni di diventareun Casanovao un
santoeremita. Non d piir al selvizio di pezzi separati
dcl proprio ego, ma si d inst:rllatonel s6.
nAll'inferno brucia soltanto la volont?regoicaod
scritto nell'antico libretto della Teologiagermanica.
La saggezz.a
non rinuncia n6 ai piaceri n6 alla spiritualiti, e non vede un contrasto fra le due dimensioni. Questo conflitto d una creazionedella mente.
t 95

che ama dividere e contrapporre, che non d capace


di coglierel'unit2rdei fenomeni,che crea l'ideadi e'go
e vi si identifica.
La frase di Herrnann Hessepud essereallora interpretata in modo diverso:vive intensamente,vive veramentechi si d sottrattoallatiranniadellamente,la quale d dominatadalle ideedualistiche,dallaconvinzione
chevi sia una lotta moftale fra principi contrapposti.
Luomo imnraturo crede di dover diventare"grande", di dover conquistare e acquisire ogni cosa. In
realtd soffre di un'iperlrol'ia dell'ego.
nTi sei sottratto a tanti mali, scriveSenecanma
non ancoraa te SteSSO.D
E Chuang-Tzuafferma:"Il saggiod senzaioo.
133. cli ideali
Tuttii veri idealihannoun elementoin comune:esprimono il desidc'rio
di qualcosa
chenon d ancorarealizzato,
ma
ched desidcrabile
ai fini dc'llosviluppoe dellafelicitddelI'individuo.
ErrcnFxolau
La differenzatra un idealesano e un'ambizionesbagliata e che il primo promuovela liberti e la serenitd
della personatenendo conto anche degli altri, mentre la secondad guidata dalla volontir di dominio
egoico.In altri termini, il primo tende alla realizzazione delle potenzialitirproprie nel contestodi quelle
altrui, mL'ntrela secondavedenelle libertirdegli altri
una minacciaalla propria,
Tutti cerchianro di realizzare la nostra personale
via alla f'elicitd,ma c'Bqualcunoche intendefarlo distruggendola libe'rtiraltn-ri.
E questaaggressivitdche d responsabiledella lotta
196

tra uomini: quando va bene, porta alla competizione, alle stmtture gerarchichee alle divisioni sociali
e, quando va male, porla alla guerra.Il problemaE
che il tempcramentoegoico-aggressivo
tende a concretizzarenella realtd la propria volont2rdi dominio,
elaborandosistemisociali,idealic comporlamentali
di tipo autoritario;e quindi d inevitabileche susciti
la reazionedi chi non vuole sottomettersi.
I conllitti tra uomini nasconoin realti dai dissidi
interiori di ciascunindividuo,dall'inieliciti di alcune persone,che, non essendocapaci di sviluppare
una propria armonia, scaricanoall'esternol'aggressiviti. I grandi leadersoltospessoindividuidi questa
specie.Chi c\in pacccon se stesso,non senteil bisctgno di conquistaree di sottometteregli altri: ecco
una vcriti su cui non si rillctte mai abbastanza.
E, durnqr,re,
piir che i prograntmi in se stessi,bisognztesaminerre
la psicologiadi chi li propone.Anche
le grandi personalitdrcligiosesol'll'onodi questi limiti, che taloraslocianoin idealian-rbiziosi
di "conversione"del mondo e talaltra in ideali erltrettanto
morbosidi sacrifici, di rinuncee di martiri.
Per avereun'umanitirequilibrata,che ponga finalnlente fine ai conflitti e alle guen'e,ci von'ebberrna
sorta di psicoterapiuuniversale.Poich6 cid non b
possibile,non ci rimarneche alf idarci alle risorsedclla cultura c dell'autoanalisi.
Purtroppol'appelloalla meclitazione
non pud essele accolto proprio da chi ne avrebbepiir bisogno.
BisognaquincliIar capile a tutti quali siano gli autentici valori da dil'fondere:non qr"rellidella suprenrerziae della con-rpetitivitd,
merquclli della quietee
dcll'equilibrio.
Dc-gliidc'alibisogna infatti dirc.cir) che Herbert
Spencerscrivevadell'opinionc:uE dcte.t'mrinata
in ult ima analisidai sentinrenti,e non dall'intelletto".
197

134.l-a, corenza
Libr'ro i l'uonro per cui ogni ar'venimcnto si vt.rilica in arm onia c on la s c e l t a m o r a l e f o n c l i t m e n t a l e , c h c l l c s s u n ( )
Pud cancellare'
Eprttr.to

Qui Epitteto ci dice che l'uomo libero d colui che sceg l i e u n a v i ta eti ca e che, da quel momcnto, agi sce
sempre con c()erenza rispetto el qucsta sua scclta; e\
l ' i n d i v i d u o c l re non si t-a i nti mi di re dai prepotenti ,
c h e re s i s te a g l i ambi z.i osi e ai vi ol enti , e che denuncia la falsificazione della veritd.
A lui si contrzrppone non tanto qucllo che Kierkeg a a rd d e fi n i r cbbc l " ' uomo esteti co" (l a pcrs< l nache
v i v e s o l o p e r i l prcl pri o pi acere), qLranto I' opporl uni s ta , c o l u i c h e non her nessun pri nci pi o, col ui che i
pronto a cambiare qualsiasi bandiera, qualsiasi icleal e , q u e rl s i a s ipadronc-, pur di restare a gal l a, pur di
godere dei propri beni c dei propri privilegi.
Questo individuo d convinto che il valorc di un lronrc.r
sia dato dal ruolo o dalla posiz.ioncche occupa. Non
conclividerebbe mzri cid chc scdve Schopcnhaucr: nll
nostro valorc, mclrale come intellettualc, ncln ci per-vic'ne dall'esterno, ma scaturisce dal profondo dcl n<lstro
essere>.Pcr lui, tale "essereprofondo" non esiste:esiste
soltanto cio che gli altri riconoscono.
Quest'uomcl, che crede di essere libero, b in realtd
I'ultimo degli schiavi, perch6 ha mille padroni. Non
a v e n d o u n a g ui da i nteri ore, si fa di ri gere dal l e opi n i o n i a l tru i e derll eader di turno. E come una banderu o l a a l v e n t o, che l i ni sce per gi rare i n tutte l e di rez i o n i , s e n z a mai capi re se vc' ne si a una gi usta, senza
ma i te n c re i n mernoi l bandol o del l a propri a vi ta.
nE l'animo che d) vitlore a ogni cosaDdice Seneca.
E Ora z i o di chi ara: " Li bero d sol o i l saggi o, perch
s o l o i l s a g g i o d padrone di s6o.
198

135. Le scoperte
Sembra clre la nalura abbia nascosto nel fonclo dcl nostro
spirito tale nti e :rbilit) che non conoscianro; solo lc p:lssi<_rni riescono a scoprirli.
Fnarqors os Le RocHrFoucAULD

Dunque non d vero che le passioni- tanto aborrite


dalla saggezzaantica- siano soltantosconvolgimenti dell'anirnochc mettonoin crisi la nostr-atranouilliti. In realtirsono anch'esselonti di una prolbnda
saggezza:
sono esperienzeche possonomeLter-e
in luce doti e aspetti del nosl.rocaratterechL.non credevamo di possedere,
e anche difetti da cui pensavamo
di essereesc'nti.
Magari crcdevamodi non potcr supcrare certe
prove,e poi scopriamoche possiamofarlo; magari
pensavamodi esseresuperiori all'invidia e alla gelosia, e poi scopriamoche ne soflriamo come tutti gli
altri. "Finch6si vive,c'dda imparareDdicevaSolone.
In tal senso,le passionivannovistc'conte
cartinedi
tornasole,come potenti strumenti di conoscenza:ci
spalancano
all'improvviso
nuovicampidellarealta,ci
ofl'rononuovi spuntidi rillessionce di cr.escittr.
Talvolta ci illuminanoe ci riscaldano,talaltraci devastano;
ma sonocomunquefbnti di arricchimento.
Quando usciamo da esperienzedi questo genere,
sappiamomolte piir cose,su di noi e sul mondo. Abbiamo capito, senzabisogno di libri e di insegnanti.
La nostra consapevolezza
si d allargata.Dopo essere
discesidal cielo o risaliti dall'inferno,possiamotornare alla realtirdi tutti i giorni, con una diversavisione delle cose.
nLaveriti d chetutte le passioniumane,sia "buone"
sia "cattive",DscriveErich Fromnt in Anatonia clella
distruttivitti unnna (possono essereintese soltanto
come il tentertivodi un individuo di dare un sensoalla
t99

propria vita, di trascenderele pure e sempliciesigenze


Un canrbiamentodi personalitird posdi sussistenza.
di trosibilesoltantoseeglid in gradodi "convertirsi":
vare cioi un modo nuovo di darc un sensoall'esistenza mobilitando le passioni-che-incoraggietno-la-vita,
sperimentando
cosiun sensodi vitaliti e integrazione
quello
che avevaprima.,
superiorea

136. La completezza

137. Il non fare


Il sarggion<lrrsi slblza di agirc, c.ppurenon c'i niente che
egli non faccia.
Cr r ueNc- Tzu

Bis<.rgnar
amlrL'ttcle chc, pcr vivcre felici nel mondo, dobbianro com;lletanrcnte parerlizzat'calcuni lati della nostr.l
aninr a.
Nrcor.nspe CHnuront
Sc cid avvicnc, saremo forse "felici nel moudo",

ma

n o n c l e n tro d i n o i . nC ol ui cl re tu dcfi ni sci meno I' el i ce, dicc Scneca unon d al'fattcl l'clice: quc'sta parola
n o n a mn rc ttc 'd i rn inuzi ol r i . u
E v e ro c h e n c l n possi amo cari ci l rci dcl l e pene e
d e l l e s o ffe re n z c d i tutti gl i uomi ni , d vero chc dobb i a mo ri v c s ti rc i di una " scorzardura" e mantcnere
u n c e rto d i s ta c c o dal l e cose, ma non dobbi amo per
q u e s to i n -i g i d i re l a nostra ani ma.
Se " p a ra l i z -z .e remo"al cuni l ati del nostro essere,
a v re n ro u n i o ri d otto a comparti menti stagni . S i l r)
come possedeie unarFcrrari di cui potremo usare solo un paio di nrarce. E ccisi fztllilcnro il nostro compito : q u e l l o d i d i s p i egare tutte Ie nostre possi bi l i td,
q u e l l o d i v i v e re c o n compl etezza.
Sc.le esigenzedclla vita sociarleci portano a queste
c o n rp a rti m e n ta z .i oni ,dobbi amo l are i n modo che non
s i a n o d e fi n i ti v e : d obbi amo ci o| conti nuare a mantenerc vivc dentro di noi quelle z.once quclle facolt) che
Possiamo alimensianro stati costretLi a parali't.t.are'.
200

tare questi piccoli o grandi orti della nostra anima curancloli e inr-rerlfiandolicon dosi di cclnsatrlcvolezzlr.
N cssuno , olt r c a noi, i in gr ar clodi im pcdir ci que'st a
operazi o r . r c,
chc ci m ant ier r eapcf li e sensibili.
uLa dif-lerenz.:d
tra il sernplice esistere e il vivere la
vi ta, al ler nr a Ra. jr - r cesh
od t ant o gr ande quant o la
di fl i ' r' cn zu t r a m or ilc c vivcr e. ,

,t

il

N on si trat t a di un invit o a non f ar nicnt e, a st ar senein


oz.i o.uE inr - r t ilcagir e in colt t r - ast ocon le pr upr ic inclinazi oni nat ulali" dice Seneca, enunciando la pr im a
rcgol a. Ma non bisogna neppur c slbr - zar sidi agir e nei
morrrcr- t tin<t
i
ppor t uni:quest ad la scconda r egola.
D obbiam o cel'cur edi agir e in accor do con la nat ul ' a c con il cor so dclle cose, dolr bianr o ir npar ar e a
" nrccl i tar e"le n<t st r einizi: . r t ive.
" Medit ar e" lc pr upr ic iniziat ive signil'ica t at st ar eil
pol so dc lla sit uazior r e,signil'ica divent ar e piir sensibi l i : capir e c1r - r ando
d il nr om cnt o di m uovcr . sie quando d i l mont cnt o di ar t t cnder e.
E i nutilc illLr clcr siche ci siano cr . it er i f issi.
"Chi
tendc a ripclsare tropp() dcve esscr-epii operoso, dicc ancora Senecit. oChi lavoret tr()ppo deve trovare il
tcrl po pel r iposar e. Tu cor np<lr lat i sccondo nat ur a
che, conte bcn sai, ha I 'at t osi: l il gior - nosia la not t e. >
D unqu c bisogna esscr e I 'lessibili e at t ent i: esist e
un ri rppor t o t r a lar e e non f ar e, t r a m ovim ent o e im mobi l i ti , t r il i. t t t ivit e\e passivit i\ ; un r appor t o che d
vari al ti l c e c] r e va cont inuam ent c osscr vat oe seguit o.
201

Il problernanon solo quello del ritmo tra azionee


non azione,bensi anche quello della tempestivitie
clell'el'l'icacia
di cio cl-reandiamo I'arcendo.
Il s:rggio
non e colui chestringei denti e s'impegnafino a scoppiare;d invececolui che conrpiecid che devefareserzzaslbrzrs,con naturale7.za:eccoil vero obiettivo.
nIl Tarod sempre privo di sfclrzo, dice Lao-tzu,
esprimendoproprio qLlestoconcetto(e-ppur"e
compie ogni cosa.)
Qucstoc\I'esempioda imilare:I'abileazioneche va
diritta alla meta senza dover violare o costringere:
un'azioneagilee paziente,cui in realti nientepud opporsi.Scoprireun simile r-nododj f'aree di non fare signif'icatl'ovarel'intirna ragionedelle cosc,il loro ritmo interno,e muoversiall'unisono.
Cio d possibilese si prende periodicamentela distanzada tutto quel che si muove e agisce,se si calmano le proprie attiviti esternee interne e se ci si
mctte semplicementea osservare,a ct-rntemplare.
Trovando il proprio ccntro,ci si pone in armonia con
gli eventi.E claquestacalma scaturiscela giusta ispirazionead agire,a intraprendcrcqtrelleiniz.iative
che savolta in accordocon i movimenti circostanti.
rannoa lcir<.r
uPraticail non agire, slbrzati di non sfbrzarti, dice ancora paradossalmente
Lao-tzu. *Chi forza distrugge,chi aflerra perde.,
138. Al di lh del bene e del male
Cidchesi l'aper anroresi porresemprcal di In del benee
delmale.
Fargoptcs
Nterzscue
E un dato di fatto, non un giudizicletico. Ma, proprio per questo,di enormementefastidio a chi vor202

rebbe che il mondo rispondessea certe ristrettc rcgole morali. La realtd d inveceal di fuori clellcn<_rstr.c
contrapposizioni
di benee di male,di giustoe cii irr_
giusto, di buono e di cattivo,e quindi noi continui;rmo a operarecon semplici convenzioni.
Le nostrecategorieetichehanno lo stesso.valore
e
la stessafunzione dc.gliarticoli del codice stradale:
sono utili, ma relative;servonoa regolanrentare
la
circolazionenel forrnicaio umano,
nu., possono
pretenderedi avereun valoreassoluto.
-u
Questaconstatazionemette in crisi, in particolare,
coloro che credono che Ie nostreleggi mor.aliabbia_
no un'originedivina. In effetti d la no.stramenteclua_
listicache proiettanel mondo i propri limiti e i pro_
pri conflitti. Perch6se d vero che i nostri principi ci
permettono di dare un ordine alla societi umana,
anchevero che sono all'originedella lotta senzafine
che la contraddistingue.
Proprio I'anrore,che d il fondamento della vita, si
rivela una forza refrattaria alle nostre convenzioni:
pud costruire Ie famiglie ordinate,rna pud anchecli_
stmugerle.E un sentimentoistintivo, ,.'barbaro,,,
na_
turale, che non rispetta nessuncoclice.Con-redice
Menandro, unon d f'acilebadarealle conve,nienze
so_
ciali quandosi d innamor-ati>.
Certo,spettaa noi la sceltamorale,ma spessoquesta sceltad tanto piir eticaquanto meno d moralistica.
Domandiamoci:d piir morale mantenerein piecli
un nratrimoniosenzaamoreo manclareall,ariatutto e
vivere la propria vita autenticamente?E piir morale
un rappono formalmenteapprovatodalla.societi,nra
privo di vera gioia, o un rappono che, pur essen<Jo
al
di luori delleconvenzioni,fa la feliciti ie ll,individuo?
Non si puir risponderecon sicurezza,non si pud
stabilireun criterio ri_eido:
bisognavalutarei pro e i
conlro dc.llavarie situazioni.Ma qucstoci dice che
)n 2

amore ed etica possono non avere niente in comune,


possono essL-r'c'
divcrgcnti; ovvcr'()chc I'amcllc ha uner
sua trasccndcnz.a,che ha poco a chc l'at'econ lc nos tre i d c e d i benc e di marl c.
Bisogna rillettere su questi problemi se non vogliamo fi n i re a l di l uori di un' eti ca i tutenti ci tc t' i nrl rncrcpri g i o n i c ri d i un " nroral i snro i rrrrnoral e" .l l rni to bi bl i co
della "caduta" dal paradiso ten'cstre ci dicc cs.rttamenl e l a s tc s s acosa: l arpri ma coppi a i nl range l a l cggecl i vi n a u n i tu ri a neI nromento i rr cui mangi a i l l i l tto cl cl l " ' al (dual i sti ca)dcl l renee dcl nral c" .
b e ro d e l l a c on()sccnz.a
An a l o g o c()ncetto d cs1' rrcssodar Lao-tzu quandcr
s c ri v e : n Qu ando tutti ri conoscono i l bel l o conre bcl l o , q u e s to d brutto. Qu:rndo tutti ri conoscono i l bcnc
come bcne',qucsto d n-rale.Quanckr la Granclc Via cle'c a d e , n a s c ono i l ' al ori dcl l a bonta c dcl l a gi usti zi a" .

I simulacri, Ie mascher-e,non possono essere lclici , pcr ch6 non hanno nessuna int er ior - it i. Le lor . o
gi oie, com e i lor o ckr loli, salanno volubili e passeggeli. Fi,u-ilnnobaldoria quernclole cose arrdranno lclr.o
bcne, e cadr anno nella depr essione appena andr anno nr ale. Non avendo Lln ce- nl. t 'tstr abilc, sar r annclin
balia di un'alt cr nanza vcr t igir - r <t sa
di er - noz. ioni.
Al cont r ar io, I 'uom o chc ha sviluppit t o e consolida t o un: . rpr r lpr ia int er ior it i\ , r iuscendo ad agir e in
arnr onia con le pr r . r pr ic'disp<t siz. ir .nat
r niur ali e cou le
propr ie scclt e, clislr or li cii una scr er r it irche ncssuncr
po t r a t oglicr - uli.
"Cclnsidct 'at ileliccu scr ivc Scneca usolt ant o qLlilncl o ogni gioia nasccr a clal t uo ir r t ir lo. o

140. Il rinnovamento
39. Iiautenticitir

ll gi<lvancdc'"'clirrc lc sue provc, il vecclri<>


gocler.ne
i r.isultati, dicono i saggi.E il piir sr nncledile. t t ochc nol. anonclla
nostra nillLlritr\ chc i nostli dcsitlcr.ir.ingiovanisct)lt()
scnza
prs.. N.i r-icrr.irrci'm()scnrpl.c, ,,rni,,l.;,,,'Dr.:MoN'^r(;NL,

, l a l cl i ci ti r ri posu
Il p i a c c rc p u i r basarsisul l ' i l l usi onc'nra
s u l l a v c l i ti \. S ol o l a vcri ta prti rcl arcici i r cl i ctri l a nal uri r
.
unlana i' c:.r1'li.rce
N t( ot-irsDt,Ctl.tut,ttttl

La dil'ler enza [ ir nclam cnt at let r . a saggczza ant ica e


saggezzelntodcr-nastarproprio in questa diversa valutaz ione dei desiclcr i. M cnt r . e r r ell'ant ichit i si vecleva
ncl desider io la lonle di ogni schiavit ir , oggi si r - ivaluta la sua lunziclne,. s( ) llr alt Lllt (nella
)
t er - zaet it ; e sem ma i si dist ingt r c t r a clcsider i nat r . r r : . r e
li aut ent ici, e
dcsider i l- ilLi7. i,
cr cat i dalle esigenze com nt cr - ciali e
dal cclnsunr isnr o.
In rcalta, Lln rlon-l()senza clesic'ler.i
non cliventa r'pso
lacto vn saggio; rrrolto pii spessodiventarun depresso.
l l "r ingiovanim ent o dei clesidcr . i"non erclt r nquequalcosa di ncgirtivo, nta i al contr:.tr.ioil segnr.lche - come

Questcl succccle pe-rch6Ia f'clicitl nascc solo dall'aute n ti c i ti r, o ssi a da uni r corri sp< l ncl cnzar{' r' aci i r chc
,
s i a m o e l c nostl e azi oni . S e non si anto i i t-ttctrti ci se
n o n s i a n tcl noi stessi , anchc l c' gi oi c ri qual cl cu.rnno
non il nostr'o csscre, ma un:-rs1-rccicdi sinrr.rlitcrclche
ci portiamcl ardclosscl.
ll piacere puir essere owiitnrcnte prcscnte in clgni
s ta to , a n c h e ncl pi i r l al so; pcri .rnon i i n gracl o i n qttcs to c a s o d i superi l rc l a supcr' l ' i ci ce cl i pcnetl i tl c ncl
fo n d o d e l l ' ani nro, l i dovc si i rracl i a corrc una l trcc
c a l c l ae c o n l ortcvol c.
204

scrive Montaigne - (noi ricominciamo sempre a viveren. Letir dovrebbesemntai potlare all'operazionedescrittada Plutarco:nComenci buoi e nei cavallisi cerca di eliminare gli scarti e i morsi, ma non i
movimenti e le energie,cosi la ragione utilizza le pase resemansueteD.
sioni don-rate
Il problema nasceperch6,quando si parla di desideri, si pensa subito al sesso,al denaro e al potere.
Ma esisleancheil desideriodi apprendcree cli conodi esprimersie di comunicare,quello di
scere,qr-rello
essereutili a qualcuno o, ancora piir semplicemente,
quello di assisterealla crescitadi altri individui o di
altre forme di vita.
Non b vcro che, ritrunciandoalle passioni,si possa
viveredi pin; d piuttostovero il contrario,dato che
vivcre d anch'essouna grandepassione.
uEcctlla mia stoDice Rousseaune lz conlbssirtrti'.
viverc,c le rnie
fattcl
hanno
passioni
nri
ria: le nrie
passionirni hitnnoucciso,.

l4l.I-innocenza
La rria vet'so l'it-ttrocenza, vc'rs<ll'increato, vers() Dio tron d
un ritorncl, ma un proscguire, non porta verscl il lupo r-l
verscl il f'anciullo, nra sicntpre avanti nclla colpa, scmpre
piir addcntro ncl diverrirc dcll'uonro.
HexneNN Hrsse

Quando Gesirdice che per entrare nel regno dei cieli


dr>bbiamodiventarecome bambini, quando il Taoismo ci raccomandadi tornare allo stato di "legno
gre7.zo"o quando lo Zen ci invita a riscoprire il nostrcl"volto ot'iginario",non intendclnolarci regledire
infantile,non ci impongonodi ria una condiz-ione
di adulti.
nunciare alla nostraesperienz-a
206

Oltretutto, nessuno pub veramente tornare indietro: tutto cid che abbiamo vissuto, le conoscenz.eaccumulate, non pud essel'ecancellato se non annic-ntando il nostro stesso essere.
ll problema non d qucllo di spogliarci, di dcpauperarci: le esperic.nze,anche quelle negative, sono sempre una ricchez.za.Il problema d quello di approfondire, di assimili,rree di proseguire oltre.
C i d che p iu r it ar da la nost r a evoluz. ioned la r ipet iti vi ti i : i i nz- ichi andar e avant i, gir iam o in t ondo, senza mai lare ur-rp:lsso llvanti. E penoso vedere persone di una ccr t it et i chc cont inuano a com pier e gli
stcssi en'or-i (per cscnrltio sposare piil volte Io stesso
tipo di d<lnna o di nouro, c poi dir'ot'z.i;rr-e):
c:lardir-nostrazi one clr e ncln conoscono se st cssi, che non hanno capito che cosa e chi I'acciapcr krro.
La di l ' fi colt i a nr at ur ar ", o in''p"''ar e, dcr iva dall ' i ncapaci ti di r illet t er e; : . r llor asi com piono espcr icnzc che non vengono assim ilat e, she non giungono a
costi tui re u na visione saggia dell'esist enza.
E qui ndi r r ecessar ioler m ar si ogni t ant o a r iesam inare cid che si sta facendo, a ossen/are se non si ripctono compulsivam ent e sem pt 'e le st esseazioni. I n
questi casi c'i bisogno di un salt o di qualit ir .
La nostra vit a c\cont r addist int a pr opr io dalla r ipeti ti vi ti ci cl ica di cer lc espcr ienzebasilar i, che r im angono pcr lungo ternpo sernpre le stesse.Ma, a un certo pLl nto, incom inciar - no a desider ar e qualcosa di
diverso, qualcosa di pii: siamo con-reI'arfalle in proci nto di sub it 'e Lr nam et ant or losi.
P cr un po'cr edizr m o di dover t or nar e indiet r o, di
dover recu per ar e un'esper ienza per dut a. I n r calt d
sti anro sol o assint ilando il passat o.
Se non vogliamo regredire a stadi vegetativi, non
ci resta che andare ancora piir arranti, lasciandoci all e spal l e sen za t ant i r im piant i cid clr e siam o st at i. I n-

traprendiamo allora una nuova fase della vita, che d


appunto un ninoltrarsi sempre piir addentro nel diveniredcll'uonton.
Scrive Kierkegaard: nLinnocenza non d una perl'ezione di cui si debbadesiderareil ritorno; inlatti desiderarlasignif'icache la si d giir perduta, ed d un
nLlovopeccatoperder tempo a desiderarlan.

142. Lessere
Renditi conto d'averdentr'odi te qualcosadi piir f<lrtcc die'ti muovc conre un buvino di ciir che generale passi<-rr-ri
ra tti n o .
Manco Aunelro
Il percorso verso la "realizzazione di s6" deve passare necessariamente per questo punto che si trova al
c e n tro d e l l ' e s s e re .E n e l l a cal ma e nel si l enzi o che
possiamo trcrvarlo.
nl-a sl'era dell'anima resta fedele alla sua forrra,
scrive Marcc.rAurelio (quando non si protende vers<r
un oggetto esterno n6 si muove verso un oggetto inte rn o , q u a n d o n o n s i di sperde n6 si dc' pri me, ma
brilla della luce grazie a cui vede la veritir di tutte le
c o s e e q u e l l a c h e ra c c h i ude i n s6."
Quando nella meditazione si riesce a identificare e
a sperimentare questa condizione, si scopre che ncln
siamo soltanto un coacervo di forze e di impulsi contrastanti, specie di burattini manovrati da I'ili estern i , n a c h e a b b i a m o u n a di gni ti r, una nobi l td, qual c o s a c h e d e l i n i a mo s p i ri tual c-o di vi no. E per questo
che san Giovanni della Croce arriva ad allerrnare: "Il
c e n tro d e l l ' a n i m a i D i o ,.
Ma non d vero che siano le passioni a oscurarlo.
Cid che lo opprime e la quotidianitir, il disinteresse,
208

la noia, le inutili preoccupazioni,le strettoie della vita materiale.nTu sei Dio, ma non lo saindichiara Nisargadatta,un maestro moderno del Vedanta. E il
Buddhismo,di fronte alla domanda: nChedifferenza
c'd tra un illuminato e un uomo comune?, risponde:
oNessuna,ma l'illuminato sa di esserloo.
Non si tratta di megalomania:l'uomo non si sente
divino quando compie cosestraordinarieo miracoli,
ma quando si coglie nella propria essenzialitd,nella
propria nuditd.
Rendersi conto di questo puro esseresignifica
prender coscienzaanche della propria trascendenza,
ossia di una condizione che d al di ld delle opinioni
della mente, delle oscillazioni del desiderio,della
paura e delle contingenzetemporali. nNon il nostro
esserein s6,oscriveSchopenhauerubensisolo la sua
par\enza fenomenicad situatanel tempo.o
Da una certa etir in poi, d bene prender coscienza
di questo nostro centro spirituale,che d in grado di
dare all'esistenzauna nuova dimensione..Piir il possessodclla vita si fa breve,, dice Montaigne npii mi
occorrerenderloprofondo e pieno.n

l43.La storia
E leggedi naturzrchetutto muti,si trasformie perisca,cosi
chealtrecosepossano
a lorovoltagenerarsi
dalleantiche.
MnncoAunEr_ro
Nella nostra esperienza,tutto si trasforma continuamente da uno stato all'altro,tutto d in divenire.<Osservail ritorno delle cose"scriveper esempioSeneca
(e guarda come nulla si estingua,ma come ogni cosa
ora declini e ora risorga.,
Questiritmi ciclici sono presentiin tutti i fenome209

ni, da quelli esterni (il giorno e la notte, il caldo e il


freddo, la pioggia e la siccitd,ecc.) a quelli interiori
(la calma e I'agitaz.ione,
I'attivitd e il riposo, l'attrazione e la repulsione,ecc.).Ogni cosa,ogni stato d'animo d un processoche si evolve: compare e scompare, sorge e tramonta.
Datoche tutto d in continuo divenire,anchela nostra
morte non pud essereun ingressonel nulla, ma il passaggioa un altro stadio.nNullasi creae nullasi distrugge: tutto si trasfbrrna, dice una leggebasilaredella fisica.BisognadunqLleessereapeni al divenire:dobbiamo
accettarecon animo trepidante ma serenoogni nuova
awentura, compresaquellaultima del morire.
E la miglior preparazioneconsistenel prendersi
cura dell'unicacosache ci rimarrd e che ci servird:la
nostra anima, il centro del nostro essere.Tutto cid
che abbiamo accumulato in vita - le esperienze,le
conoscenze
,la saggezza- costituiscecid che siamo,
e non pud che rappresentarela base di partenzadi
cid che saremo,
nsoltanto la qualitir della coscienzaDscrive Schopenhauernd cid che dura e peruiste.)

Si pud pensareall'esistenzacome a una fortuna, a


un dovere, a un caso, a un intermezzo, a una punizione,a un gioco,oppure all'una e alle altre cose insieme. Ma forse la maniera pii serenaper concepirla
e per affrontarla d quella dell'awentura: un'awentura il cui scopo d la conoscenza.
Questa idea ci aiuta non solo i gioire dei piaceri,
ma anche a far tesoro delle solferenze. Se il nostro
animo b rivolto a fare esperienzee a trarre conoscenze, nessunavicenda potrd essereconsiderataveramente negativa:tutto sari utile, tutto ci fornird insegnamenti e lezioni.
Tenenclocif'ermi nel nostro centro di osservazione,
nella nostra consapevolezza,
ogni awenimento ci appariri come un interessantespettacolo,di cui possiamo esserenello stessotempo testimoni, attori e
coautori. E questa piir ampia coscienzaci permetterd di cresceree di procedere lungo la strada di un
infinito autoperfezionamentoverso mete che sono
per ora inimmaginabili.
oLa natura umana))scrive Epitteto osi realizza
nella contemplazione,nella comprensionee in una
condottadi vita in armonia con la natura.>
E aggiunge:nSevuoi, sei libero,.

| 4 4. t autoperfezionamento
La vita come mez-zo di conoscenza: con questo principio
nel cuore si pud non solo vivere varlorosamente, ma anche
vivere gioiosamente e gioiosamente ridcle.
Fnn:onrcn NtnrzscHE

Ci sono molti modi di intenderela vita, e non d indifferente quale modo si scelga,perch6 - come afferma
Schopenhauer- (a renderci felici o infelici non d cid
che le coseobiettivamentee realmentesono, ma cid
che sono per noi, nella nostra intetpretazione".
210

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