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Riflessioni dal blog : www.angeloconsoli.blogspot.

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La Terza Rivoluzione Industriale, è già incominciata.


In Sicilia.
Con il convegno dal titolo “Terza rivoluzione industriale e
nuova occupazione”, si discute a Palermo, giovedì 10
maggio 2010, all’Hotel Addaura, di posti di lavoro creati da
un modello energetico di Terza rivoluzione industriale.
L’evento è organizzato nel contesto del Windsurf World
Festival di Mondello, e non avrebbe potuto trovare una
collocazione più simbolica. Infatti questo happening vede il
passaggio di centinaia di migliaia di giovani amanti del mare
e degli sport che sono basati su vento sole e acqua, proprio gli ingredienti principali del modello
energetico di Terza rivoluzione industriale. E infatti i giovani sono il motore di questo nuovo
modello energetico, perché esso si incrocia con i social network attraverso i quali passa la loro
comunicazione.

L’informazione centralizzata in pochi network televisivi ha progressivamente lasciato il posto alla


comunicazione interattiva e decentrata su internet, con le comunicazioni mobili e satellitari, gli sms,
mms, etc.

Milioni e milioni di cittadini, per lo più


giovani e adolescenti, comunicano fra di
loro trasmettendo video, testi, immagini,
dati, attraverso le varie applicazioni che la
rete offre loro (email, youtube, facebook,
myspace, wikipedia, twitter, msn,
skype…), abbandonando progressivamente
il ruolo di puri consumatori e diventando
anche fornitori di informazione.
La stessa cosa sta lentaamente accadendo,
grazie alle nuove tecnologie, anche nel
settore dell’energia, e come Jeremy Rifkin ha lucidamente previsto fin dal 1995 con il libro “La fine
del lavoro”, il carattere interattivo e decentrato della produzione di informazione si trasferisce
sempre più anche al settore dell’energia. La convergenza di un modello di comunicazione
interattivo e decentrato con un modello energetico altrettanto interattivo e decentrato, comporta
ricadute positive sul quadro socio-economico e occupazionale, oltre che su quello della democrazia,
più in generale.

La seconda rivoluzione industriale ha permesso un impetuoso sviluppo della specie umana, ma ha


anche prodotto i guasti climatici che sono sotto gli occhi di tutti, oltre che una società verticistica,
ineguale e ingiusta, a immagine delle fonti fossili e concentrate che l’hanno caratterizzata (carbone
petrolio uranio e gas). Questo si manifesta oggi con l’intrecciarsi delle tre crisi, economica,
ambientale e energetica che segnano il picco della globalizzazione e l’entrata in crisi strutturale di
un modello economico in cui la produzione e la distribuzione dell’energia erano riservate a poche
caste e potentati seduti sulle riserve di petrolio o i giacimenti di uranio, oltre che sulle montagne di
capitali pubblici e privati necessari a sfruttare tali fonti concentrate. Con la Terza Rivoluzione
Industriale non sarà più così.

In un futuro non troppo lontano, tutti saremo in grado di produrre


la nostra energia, nelle nostre case, nelle fabbriche, negli uffici,
negli alberghi, negli ospedali, nei centri commerciali, negli
impianti sportivi, nelle aziende agricole. E attraverso un sistema di
rete intelligente saremo in grado di scambiarci l’energia così
prodotta in un vasto network interdipendente, e di accumularla
sotto forma di idrogeno. Tutti diventeremo insomma, produttori, e
non solo consumatori di energia, in parallelo con l’informazione, in
un nuovo quadro economico che Rifkin definisce di “capitalismo
distribuito”.

Questo nuovo modello energetico a emissioni zero, non è solo una necessità sul piano climatico e
ambientale, ma rappresenta anche la base per una ripresa economica di proporzioni epocali (tanto
che si parla di Green New Deal), perché esso presuppone una intensità di lavoro di gran lunga
superiore all’intensità di lavoro dei modelli energetici basati sulle fonti concentrate per eguale unità
di prodotto, e una conseguente creazione di impresa, occupazione legata al territorio e costante
innovazione tecnologica, per un piano strategico economico di lungo periodo (quello che Jeremy
Rifkin chiama “economic long-term game plan”).

La Terza Rivoluzione Industriale creerà milioni di posti di


lavoro nei settori energetico e delle telecomunicazioni
avanzate contribuendo in modo determinante a risolvere la
crisi economica globale di cui la crisi del credito è solo un
effetto evidente.

I piani di salvataggio delle banche sono azioni necessarie ma


non sufficienti, perché agiscono solo sull’effetto più evidente
della crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale.
Per agire sulle sue cause bisogna creare e distribuire
ricchezza, creando posti di lavoro stabili e locali, che
permettano ai cittadini di consumare senza trasformarsi in
“cattivi creditori”.
L' estensione della Terza Rivoluzione Industriale dal campo dell’informazione a quello dell’energia
è un processo epocale, irreversibile e inarrestabile. Ma si tratta di un processo la cui velocità
dipenderà dalle politiche pubbliche per il clima e l’energia. Esso accelererà se prevarranno
orientamenti ispirati all’innovazione tecnologica, al decentramento produttivo e alla sostenibilità.
Esso è invece destinato a rallentare inesorabilmente laddove prevarrà la tendenza alla conservazione
dei modelli energetici basati sulle energie concentrate e in difesa del lucroso business model che
essi continuano a garantire a monopoli e potentati energetici.

In proposito Jeremy Rifkin suole ricordare che siamo al tramonto delle energie concentrate che
hanno caratterizzato l’impetuosa crescita della seconda rivoluzione industriale, e che i tramonti
durano molto, dunque dobbiamo approfittarne per cominciare a predisporre da subito
l’infrastruttura energetica basata sulle fonti solari e rinnovabili. La nostra atmosfera infatti, sempre
nelle parole di Rifkin, “si sta esaurendo molto più rapidamente dei combustibili fossili”.
.
É dunque sconsigliabile aspettare di aver esaurito l’ultima goccia disponibile di petrolio prima di
incominciare a predisporre un’alternativa.
É invece interesse comune della razza umana
intraprendere una missione epocale atta a accelerare
al massimo la trasformazione dei processi energetici
secondo il modulo della Terza Rivoluzione
Industriale, per ripristinare al più presto possibile
l’equilibrio chimico della nostra biosfera, quella che
ha permesso l’emergere e l’evolversi della razza
umana, e la cui alterazione irreversibile
comprometterebbe le condizioni della nostra
sopravvivenza.

Si tratta di quella che Rifkin ha battezzato “Politica


della Biosfera” in
opposizione alle geopolitica che dalla pace di Westfalia in poi, ha
devastato, i nostri continenti, incendiandoli con tragiche avventure
militari nelle quali milioni di esseri umani hanno perso la vita in
guerre il cui scopo, dichiarato o meno, era sempre l’accesso alle fonti
concentrate di energia.
In questo sforzo epocale, ciascuno è chiamato a fare la sua parte, e gli
enti locali assurgono a nuovi livelli di protagonismo che non sono
mai stati a loro disposizione fino ad ora perché la produzione
energetica basata sulle fonti fossili e concentrate è sempre stata fuori
della portata loro, come della piccola e media impresa, delle famiglie
e dei singoli individui. Si apre dunque una grandissima opportunità di innescare nuove politiche
virtuose dell'energia che, a partire dal livello locale, coinvolgano democraticamente tutti i cittadini e
permettano una redistribuzione della produzione dell'energia e della ricchezza ad essa legata. E in
ultima analisi una espansione della democrazia.

La disponibilità diffusa delle fonti energetiche distribuite, a differenza di quelle tradizionali,


concentrate nelle mani di pochi potentati mondiali, permette alla Terza rivoluzione industriale di
essere realizzate anche su piccola scala, ad esempio a livello regionale o anche comunale. Questo è
appunto quello che sta avvenendo in Sicilia, dove imprese che installano ilo fotovoltaico hanno
deciso ad esempio di fare una scelta “etica” e di diminuire i profitti provenienti dal loro lavoro per
addestrare giovani disoccupati o anche appartenenti a categorie sfavorite, come i sordi della
Cooperativa Segni di Integrazione, che grazie ad un processo empatico voluto dal CETRI, hanno
potuto essere formati e poi inseriti in un lavoro fatto dall’azienda Meridiana di Palermo per le
Cantine Cusumano di Partinico.

Ma attenzione, una rivoluzione non è sempre un


processo così pacifico! Si impongono talvolta scelte
nette, anche violente. Ci sono vinti e vincitori. In
questo caso i vinti hanno ancora un grande potere,
perché fondano ancora la maggior parte del nostro
attuale modello energetico insostenibile. E non si
arrenderanno senza combattere in difesa dei loro
interessi. Aspettiamoci i colpi di coda dell’animale
ferito. E forse è in questa chiave che vanno letti alcuni
clamorosi sviluppi della cronaca siciliana degli ultimi
giorni.