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FRANCO SACCHETTI

Sposizioni di Vangeli

1)

QUAL LA VERA FEDE?

II

De fide. Domine, puer meus iacet in domo paraliticus etc. [Mt 8, 6]

[...] Sono molti che dicono: - Io credo in Dio, ma non credo n a Papa, n a Antipapa. - Asai se
quel cotale credesse in Dio; ma non ist con dire: - Io credo in Dio. - Chi crede in Dio, conviene che
ubidisca a quello che ci ha scritto e comandato; altramente non crede. Ciascuno crede a colui che d
i beni temporali, cio il mondo; magiore reverenza fatta a uno signore misero mondano, che non
fatta a Dio; ciascheduno si trae il capuccio, e inginochiasi al mondano; al Signore del cielo e de la
terra non si leva quasi alcuno. O Cristiani sanza Cristo, e fedeli sanza fede, qual magiore errore di
fede, che tutte le cose che ci dispiacciono vogliamo dare a Cristo? Chi ha una figliuola atratta o
monca, la d a Dio; chi ha il figliuolo buono, se 'l vorebbe per s; chi l'ha cattivo vorebbe che Dio
sel togliesse. A Dio la candeluzza, al signore mondano il torchio. A Dio il vino de la muffa, e 'l pane
cattivo e secco per pietanza. [...]
2)

AMARE NEMICI... E AMICI. UNA CURIOSA ETIMOLOGIA.

III

De amore.

Diligite inimicos vestros. [Mt 5, 44]

[...] Amare si de lo inimico; per che chi ama Dio, conviene che ami lo amico e lo inimico, per
che noi siamo tutti vasalli d'uno Signore. E essendo vasalli d'uno signore, quando l'uno vasallo non
portasse amore a l'altro, il Signore ne fa grande iustizia. Ancora: siamo soldati di Dio, e siamo in
questo mondo in uno campo di battaglia, e un'arme portiamo; e per folle chi odia, o chi vuole
offendere chi portasse sua arma, o offendesse i suoi medesimi. Ancora: il sole luce a' rei, come a'
buoni, a' Saracini, come a' Cristiani; il fuoco scalda il reo, come il buono; l'acqua si d se stessa al
reo, come al buono. E ancora: il fuoco, come vede la legna, sempre disia di farla fuoco; l'acqua ogni
cosa datorno combatte per fare acqua. Adunque, noi essendo filiuoli del sommo Amore e che a
ciascuno che 'l vuole si d, e 'l sole a ciascuno si d, e 'l fuoco e l'acqua, e ancora l'altre cose, noi
che dobiamo essere fonte d'amore, cos al nimico come a l'amico dobiamo dare il nostro amore, e
ogni creatura di Dio dobiamo amare. Ma sventurata Italia e pi che sventurata Toscana, che bene
il suo nome diritto, cio 'tsco': ch per alcuna cosa non si de percuotere o uccidere, e ciascheduno
di quella con fiero sangue sanza cagione si fa micidiale, in vergogna e in obrobbio degl'Italiani, e
spezialmente de' Toscani. Gli Alamanni e Franceschi e altre nazioni essendo morti, andando chi ha
morto a chiedere perdonanza a' suoi pi prossimani congiunti, gli perdonano, imponendo a chi ha
fatta la ingiuria vada per l'anima del morto, chi al Sepolcro, e chi a San Iacopo etc.. Ancora chi
stato in Egitto tra' Saraini dice non si trovare quasi mai, n in Bambilonia, n in Allessandria, n nel
Caro mai alcuno che fedisse l'uno l'altro. [...]

[...] Publicani etc. [Mt 5, 46] Questo nome 'publicani' non fu che fosse nome di terra donde fossono,
ma pare che si chiamasse 'publicano' ciascuno publico peccatore. E questo nome pare che
discendesse da uno imperadore romano che ebbe nome Publio. Questo Publio fu colui che prima
puose le gabelle, e per questo disceso questo nome; e bene a ragione, ch veramente fu publicano
chi pria puose le gabelle che sono venute contro a la libert del mondo, come ch'elle siano colorate
a conservazione de la republica; ma pi tosto si potrebbe dire oggi a destruzione de la republica e a
conservazione del ben proprio de li re, de' principi e de' Comuni, che quelle aumentano e
conservano. [...]
3)

DOV IL RISPETTO PER LA CASA DI DIO?

VII

De oratione. Domus mea domus orationis vocabitur: vos autem fecistis illam speluncam latronum. [Mt 21, 13]

[...] Per queste parole si pu comprendere come li viventi, e uomeni e donne, sono divoti al tempo
d'oggi ne li templi di Dio. Io per me mi vergogner quasi di scriverlo, che cosa a dire, ch ogni
brottura e ogni crimine e peccato in quelli li mondani sono discorsi a usare. In molti tempi de l'anno
vanno li gioveni e le giovene donne vane a li monasterii a fare le dilicate merende con balli e canti e
con stormenti, l dove ciascuno da simili cose si doveria guardare; e l'onest si rimane da l'uno de'
lati. Cominciasi per li diffetti de' Cristiani una guerra; conducesi gente a piede e a cavallo; non si
possono ne gli alberghi de le terre questi tali aconciare. dato loro che si chiama alogiamento ne le
chiese di Dio; e qui con tutti' li vizii, che dire si possono, dimorano giucando, dove continuo si
biastemma Dio e ' Santi, adoperando la lussuria in tutti' modi dissoluti, insino la sodomia a pi de
gli altari. E per si puote ben dire apertamente oggi: Vos fecistis illam speluncam latronum. E bene
fatta oggi pi che mai sanza nessuna considerazione la chiesa di Dio recettacolo di tutti' mali.
Soleasi andare a' templi per adorare e pregare Dio; oggi vi si va per acozzare mercati in su ogni
peccato, e spezialmente su la lussuria con tutti i mali che dire si possono. E se li Cristiani non
volessono sono credere a gli amaestramenti de' Santi Dottori, n a le parole de la Santa Scrittura,
pigliassono almeno essemplo da' Iudei, che mai non isputano ne' loro templi. E 'l mondo bene ito,
e tutto d va al dichino, come ciascuno puote vedere. [...]
4)

GLI ITALIANI NON SI CONFESSANO

X.

De sustentatione.

Surge, tolle grabatum tuum, et ambula, etc. [Io 5, 8]

[...] Nota che per questo Evangelio si pu intendere il peccatore, che sta ostinato di non si recare
mai a confessione e a penitenza de' suoi peccati, s come questo infermo che era stato trentotto anni.
Sono molti che dicono: - Io non mi posso confessare per che io ho odio e non voglio perdonare; ho
de l'altrui e non voglio rendere. - E io dico che, ben che ci sia, tu ti di confessare una volta l'anno

per che, facendolo, fai quello che Dio comanda; e quando che sia, ci usando, ti pu venire pi
tosto in animo ritornare a la vera confessione che stare ostinato e non avere ubidito al
comandamento di Dio. E nota che, secondo che i padri e le madri asano e costumano i figliuoli,
cos vegnono fatti. Vuolsi il fanciullo e la fanciulla ausare a la confessione; e eziandio in alcuna
parte s'asano a ostie non sagrate comunicare quando sono fanciulli, s che quando vegnono
crescendo abiano la via fatta. Misera Italia, che solea dare i costumi a tutto il mondo! Ora gli
oltramontani sono costumati, e noi viziosi! Quando si troveranno Todeschi o Franceschi o altre
diverse nazioni insino a' Giudei o Barberi che biestemino Dio o la Vergine Maria? Certo e in questo
e in altri veggio s corrotti, e spezialmente la magiore parte degl'Italiani, che, se ci sono le mortalit,
le guerre e le fami, non da maravigliarsi. Che a pensare che in assai Paesi d'usanza ancora,
come l'uomo si sentir alcuna picciola malavoglia, corre a la chiesa del suo confessore, e confessasi
e comunicasi e poi viene a casa sua dicendo: - Fatto per l'anima quello che si de; ora seguiamo a
le medicine corporali. Se 'l male comincia s grave che' convenga andare a casa sua, la prima cosa
vuole il confessore e la comunione, e poi segue a' medici corporali. Ma noi miseri abiamo tanta fede
che 'l pi propinquo, vegendo il suo prossimo che muore, dice: - Non gli si dica a che passo egli ,
per che serebbe grande sconforto. - E molte volte tanto si guarda a non fare sbigottire il corpo che
'l corpo e l'anima si conduce in parte che non ha conoscimento, e l'uno e l'altro si perde. [...]
5)

BALA E TIRANNIDE

XXV De matrimonio et adulterio, et de iustitia.

Nec ego te condemnabo. [Io 8, 11]

[...] Perch in questo Evangelio tocca di iustizia e di lussuria, si raconta ne le romane istorie che
anni trecento da la edificazione di Roma furono mandati ambassiadori in Grecia per le leggi. Tornati
con esse, ordinorono dieci uomini, che riformassono Roma con leggi, e dierono loro la bala
ch'aveano li Consoli. Questi dieci uomini buoni, per la larghezza de la signoria divennoro tiranni, e
come tiranni menavano la republica, e faceano libero chi piaceva loro, e faceano servo chi a loro
parea. Intra' quali, Appio Claudio, fatto uomo pessimo, per usare sua lussuria pi liberamente con le
vergini, ordin di farle serve per esserli pi leggiero a giacere con esse. E volendo pronunziare
serva una figliuola di Virginio, Virginio men la fanciulla a quello luogho dove la volea
pronunziare, e, presente il popolo, glila uccise inanzi dicendo: - Io voglio inanzi essere micidiale de
la casta, che padre de la corotta. Onde il popolo, per la crudelt e per diffendere la libert, s'arm e
a furore tolse la signoria a li dieci uomini, li cui nomi furono questi: Appio Claudio, Genuzio,
Vetturino, Iunio, Manillio, Postumio, Supplizio, Sestio, Curazio e Romolo. E noti ciascheduno
Comune che, come comincia a dare bala, comincia a sottomettere la sua libert, e da quella, per lo
trasandare, il pi de le volte si viene a tirannia. [...]

6)

SCHIAVIT E BATTESIMO

XXIX

De etate et aliis etc. Cum vidisset cecum a nativitate etc. Etatem habet, ipse de se loquatur etc. [Io 9, 1 e 23]

[...] Questio. - Se uno schiavo o schiava, poi che venuto di parte infedele e fatto cristiano, puote
essere venduto o debbasi comperare.
Asolutio. - I' dico di s. Non de essere libero chi non crede ne la ricomperazione di Cristo. Ben che
io abbia comperato lo schiavo e poi vegna a battesimo, come servo e sottoposto viene al batesimo; e
interviene come a colui che in pregione, che non pu fare carta n a sua cautela n che vaglia. Poi
la maggior parte sono come a battezare buoi. E non s'intende pure per lo batesimo essere cristiano; e
non se' tenuto di liberarlo, ben che sia cristiano, se non vuogli. Non dico che, se 'l vedi buono e che
abbia voglia d'essere buono cristiano, che tu non facci merc di liberarlo; e cos faresti male e
peccato, avendo schiavo o schiava di rea condizione, come la magior parte sono, ben che fosse
cristiano, di liberarlo; per che gli levi il bastone da dosso, e d'gli matera di fare ogni male. Ancora
ti dico che, se uno Cristiano si volesse vendere, e per servire due anni e cinque anni e tutto il tempo
de la vita sua, si pu comperare, e cos rivenderlo d'uno in un altro, con quello tempo e con quella
condizione che egli s' venduto di prima di suo volere. Ancora ti dico che in una guerra iustificata,
se in battaglia uno piglia un altro, il pu fare rimedire, per che a quello pericolo si mette egli, e poi
combatte iustamente. [...]
7)
XXXV

LECITO SPECULARE SUGLI INTERESSI DEL DEBITO PUBBLICO?


Ubi est ille, ubi est Deus? [Io 7, 11]

Questio. - Egli uno Comune, o uno signore, che grava suoi cittadini di prestanza; domando se
quello che presta pu trre fiorini cinque, o ci che sia, per cento.
Dico che, se questa prestanza ti fa vendere la possessione, per pagarla, puoi pigliare quello che la
possessione rendea; o se te ne viene danno in mercatanzia, de la quale eri sostentato, puoi prendere
quello interesso che licitamente la mercatanzia ti dava; o se acatti danari per non potere, con pegno
o con altro, puoi trre lo 'nteresso che paghi. Se pagassi, e non te ne sconci, se' tenuto sovenire il
Comune tuo sanza interesso; se, secondo gli altri cittadini, t' posto lo sconvenevole di tutto che
vedi avere di soperchia gravezza, puoi trre lo 'nteresso; del convenevole non di pigliare interesso;
se lo prendessi, non serebbe licito.
Questio. - Se 'l Comune ti pu perdonare, continuando di darti interesso, con ci sia cosa che spesso
faccia sindaco a perdonare.
Dico che 'l perdono ti vale in quanto ti perdoni quando non ti sia tenuto, o quando avesse bisogno
d'acattare; per ch'egli come quando uno ha in carta un altro, o ancora sanza carta debba avere; e 'l
debitore d ogni mese o in capo de l'anno lo 'nteresso. E quelli che ha prestato dice: - Tu me gli
perdoni bene? - Colui gli obligato, e ha bisogno del suo presto, dice di s. Questo non vale. Ma

quando vale? Quando ha renduto e non ha pi bisogno d'acattare, che 'l fa liberamente. Ch stolta
cosa adomandare perdono del passato, e stare nel peccato nel presente e nel futuro. Alcuni
teologhi hanno detto che 'l Comune il buono cittadino venuto in povert de sostentare, dandogli
qualche provisione a ci che non istea in miseria. E se alcuno cittadino non per suo difetto venuto
in povert, e non si puote regere con la sua famiglia, ha uno podere e vendelo, e compera prestanza
o Monte per potere vivere, non per avanzarne, tenuto che non sia peccato; seguendo che, se 'l
Comune il de sostentare, cos per sua sostentazione il vendere il podere e 'l comperare danari in
Comune gli lecito. Alcuni altri teologhi la mettono stretissima, e fanno che le guerre e le cose che
muovono li Comuni siano tutte giuste, e non sanno gl'intrinsichi che ne' principii stanno le ragioni
de le cose. Certa cosa che, se gente barbera, o sia chi vuole, vegnono per distruggere una citt,
che, non che togliere merito, ma l'avere e la persona ciascuno cittadino di quella de mettere per
diffendere la sua patria. Ma spesso interviene che la voce va: - Il Comune fa cos. - E e' son pochi
che fanno il tutto, e talora spandono per difesa de la citt avere mossa guerra, e egli il faranno o per
sospetto, o per oppinione, o per non volere presso maggiore, o per non volere vicino. E per ogni
cosa picciola si principia una guerra, la quale quanto male produce, raguardi chi mira Italia e l'altre
provincie del mondo. Ma che mi stendo tanto, che io non dica che in tutti Comuni del mondo sono
certi maggiori, i quali fanno e disfanno e muovono guerra secondo il profitto che viene a le loro
spezialt? Or non vo' dire pi, ch io autore ho voluto in questa parte dire alquanto, per che come
uomo materiale dico che 'l peccato conviene che sia volontario e che la volont aconsenta; non
aconsentendo, ma come sforzata e male contenta fa questa prestanza, credo gli sia licito trre cinque
per cento, rivolendo ancora il suo capitale che non pu riavere, essendo il principio ingiusto, e da
pochi mosso sott'ombra di Comune, come tutto d adiviene.
Ora, perch per molti in pergamo s' predicato sopra il Monte fiorentino, e per pi predicatori
essendo alegato sopra una questione, che si dice gi essere stata di ci tra gli eccelenti e venerabili
teologhi maestro Francesco da Empoli frate minore, e maestro Piero degli Strozzi frate predicatore,
e comunemente si dice il detto maestro Francesco che ' danari del Monte di qualunche maniera sono
liciti, e 'l maestro Piero dicea di no, ora dir io scrittore quello che io ne so, che con l'uno e con
l'altro mi trovai, a ci che infamia non corra a alcuno di loro, dove non la meritassono. E
primieramente dico che 'l maestro Francesco e 'l maestro Piero mai non furono insieme per
disputazione de la presente materia. Secondariamente dico che maestro Francesco predic sopra i
danari del Monte vecchio, per che gli altri Monti non erano ancora creati. Del Monte vecchio disse
cos: che, con ci sia cosa che 'l Comune per suoi bisogni gravasse suoi cittadini a pagare quelli
danari sanza fare o legge o dare alcuna intenzione d'interesso, e poi a certo tempo, volendo il
Comune dare alcuna remunerazione a chi l'avea sovenuto e per sostentare i suo' cittadini, fece una

legge che quelli tali danari fossono meritati fiorini cinque per cento; questo interesso era licito a
prendere a quelli tali cittadini, e che questo era come loro possessione. E, essendo cos licito questo
principio, a ciascuno era licito il comperare questi danari e trre il merito. E di questo predic, e
non mai d'altro. Udendo questo i cittadini, come spesso si fa, chi andava a maestro Francesco, e egli
asegnava molto belle ragioni; altri andavano al maestro Piero, e teneva il contrario, e dicea che non
si potea fare. Hanno predicato ancora certi e Romitani e Predicatori e eziandio Minori che, ben che
fosse licito al principale, non che fosse licito a la seconda o terza persona; ma molti dottori e
teologhi dicono che, confessando il principio essere licito, mal si pu sostenere non essere licito al
comperatore. Ora, venendo per caso che altro monte era creato, e io autore vegendo che la creazione
di quello era stato con lo 'nteresso a dieci per cento, e vegnendo il detto maestro Francesco a
Firenze, che molto tempo non v'era stato, andai a lui, e trova'lo con quattro maestri in teologia nel
corpo de la chiesa di Santa Croce, ragionando de l'edificio di quella. E tiratomi da parte con lui,
dopo la vicitazione fatta, gli dissi di questo altro monte; e quelli rispuose: - Cotesto ha altre
condizioni; io le vorr per agio intendere, e, se bisogner, ne predicher. - Ben fu tanto domandato
da uno che era con meco, che chiar che colui che comperava, dove si vanno a pagare i danari prima
che siano posti a ragione di chi gli paga, questo non era licito; e per fretta ch'avea ci partimo. E egli
a certo tempo and altrove, per che era provinciale; e poi tornato, gli venne il male di che mor, e
degli altri monti non predic mai, n mai disse alcuna cosa se non del Monte vecchio. Questo
voglio avere detto in iscusa de la sua venerabile fama, a ci che per infamia non vera fosse oscurata.
8)

IL GUADAGNO LECITO

XXXVI.De voce Dei. Oves mee vocem meam audiunt etc. [Io 10, 27]

[...] Questio. - Uno ha mille fiorini de gli altrui in qualunche modo sia; facendo con questi
mercatanzia licita, licito questo guadagno?
Dico di s. Contra: la legge dice che di malo arbore non nasce mai buon frutto; e io ti dico che
l'arbore ha vita vegetativa, li denari non hanno vita alcuna, anzi sono arbore secco; e poi che non
hanno vita, da quelli non discende il frutto, ma discende e viene da la industria de l'uomo. Adunque
licito quello guadagno. [...]