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papi 1-4

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Indice
Voci
Pietro apostolo

Papa Lino

31

Papa Cleto

34

Papa Clemente I

37

Papa Evaristo

44

Papa Alessandro I

46

Papa Sisto I

48

Papa Telesforo

52

Papa Igino

54

Papa Pio I

56

Papa Aniceto

59

Papa Sotero

61

Papa Eleuterio

64

Papa Vittore I

67

Papa Zefirino

70

Papa Callisto I

74

Papa Urbano I

79

Papa Ponziano

82

Papa Antero

84

Papa Fabiano

86

Papa Cornelio

88

Papa Lucio I

92

Papa Stefano I

95

Papa Sisto II

98

Papa Dionisio

102

Papa Felice I

104

Papa Eutichiano

107

Papa Caio

109

Papa Marcellino

111

Papa Marcello I

115

Papa Eusebio

119

Papa Milziade

121

Papa Silvestro I

125

Papa Marco

131

Papa Giulio I

133

Papa Liberio

137

Papa Damaso I

142

Papa Siricio

147

Papa Anastasio I

150

Note
Fonti e autori delle voci

153

Fonti, licenze e autori delle immagini

155

Licenze della voce


Licenza

157

Pietro apostolo

Pietro apostolo
(LA)
Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam
meam et tibi dabo claves regni Coelorum.

(IT)
Tu sei Pietro, e su questa pietra edificher la mia Chiesa e
a te dar le chiavi del Regno dei Cieli.

(Vangelo secondo Matteo XVI, 18-19; Citt del Vaticano, scritta intorno alla cupola di San Pietro.)
San Pietro

Andrea Vanni, San Pietro, 1390

Apostolo
Nascita

Betsaida, 2-4 d.C. (?)

Morte

Roma, 67 (?)

Venerato da

Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi

Santuario
principale

Basilica di San Pietro, Citt del Vaticano

Ricorrenza

29 giugno (Chiesa cattolica); 22 febbraio: Cattedra di San Pietro; 18 novembre: Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e
Paolo in Roma

Attributi
Patrono di

Chiavi, Croce, Rete da pesca


Papi, Lamezia Terme, pescatori, panettieri, ingegneri, mietitori, orologiai, Roma, Lissone Assemini, Villa San Pietro, Brema,
Colonia, Las Vegas, Umbria, Campremoldo Sopra, Galatina

Papa Pietro

1 papa della Chiesa cattolica


Elezione

[1]

aprile 33

Fine pontificato 29 giugno 67[2]


Successore

papa Lino

Pietro apostolo

2
Nome

imn ()

Nascita

Betsaida, Palestina, 1 circa

Morte

Roma, Italia, 67

Sepoltura

Basilica di San Pietro

Simone, detto Pietro (Betsaida, 2-4 ? Roma, circa 67), fu uno dei dodici apostoli di Ges; considerato il primo
papa della Chiesa cattolica.
Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao. Il suo nome originario era imn (, lett. "colui che ascolta"
traslitterato in greco come )[3].
Divenuto apostolo di Ges dopo che questi lo chiam presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta
(insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e
all'agonia di Ges nell'orto degli ulivi. Tent di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli
assalitori. Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Ges presso la casa del sommo sacerdote
Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva gi predetto. Dopo
la crocifissione e la successiva resurrezione di Ges, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici
apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile
predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entr in disaccordo con Paolo di Tarso
riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di
Gerusalemme. Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64
d.C., continu la sua predicazione fino a Roma dove mor fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane
ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme come colonne fondanti della Chiesa. Pietro
considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino ed altre il primato
papale che ne consegue.

Fonti storiche
Le fonti storiche circa la vita e l'operato di Pietro possono essere distinte in tre categorie:
La prima fonte, da considerarsi tra le pi vicine al periodo in cui visse lApostolo, costituita dagli scritti del
Nuovo Testamento. Tra di essi un posto di rilievo spetta ai quattro Vangeli e agli Atti degli Apostoli. Questi testi,
redatti in greco durante il I secolo, sono gli unici a contenere riferimenti diretti alla vita di Pietro. Oltre ai testi
citati la tradizione cristiana indica, nel canone biblico, anche due lettere a lui attribuite, sull'autenticit delle quali
permangono per alcuni dubbi. Che la Prima lettera sia stata scritta da Pietro potrebbe essere indicato dalle parole
iniziali. Inoltre la citano Ireneo, Clemente Alessandrino, Origene e Tertulliano, attribuendola a Pietro[4]. Eusebio
afferma che i vescovi usavano liberamente la lettera, e del resto ai suoi tempi (circa 260-342 d.C.) non c'era
nessun dubbio sull'autenticit della lettera. Riferimenti si trovano anche in Ignazio, Erma e Barnaba, dell'inizio
del II secolo[5]. Anche sulla Seconda lettera (2 Pietro 1:1) sussiste qualche dubbio di autenticit, dovuto
soprattutto alla differenza di stile. Ma questa circostanza potrebbe non costituire un vero problema perch
l'argomento e lo scopo delle due lettere erano diversi. La canonicit dello scritto stata messa in discussione
anche perch sarebbe poco attestata dai Padri della Chiesa, ma diversi cataloghi antichi delle Scritture Greche
Cristiane (tra cui quelli di Ireneo, Cirillo di Gerusalemme, Atanasio di Alessandria e altri) considerano la Seconda
lettera di Pietro parte del canone biblico.
La seconda categoria di fonti costituita dagli scritti apocrifi a lui attribuiti. Questi testi vanno sotto il nome di
Vangelo di Pietro, Predicazione di Pietro (andato perduto), Atti di Pietro, Atto di Pietro, Atti di Pietro e Andrea,
Atti di Pietro e dei dodici, Atti di Pietro e Paolo, Lettera di Pietro a Filippo, Lettera di Pietro a Giacomo il Minore,
Apocalisse di Pietro (greca), Apocalisse di Pietro (copta). A causa della datazione tardiva e del contenuto, cos
come gli altri testi apocrifi, anche questi scritti non sono considerati come fonti storiche attendibili. possibile,
infatti, che in essi siano confluiti dei testi storicamente fondati ma anche discorsi a carattere apologetico frutto

Pietro apostolo
della venerazione eccessiva che si era diffusa intorno allApostolo.
Una terza ed ultima fonte, indiretta ma non per questo meno attendibile, la testimonianza contenuta negli scritti
dei Padri della Chiesa, in particolare di Papia, Clemente e Ireneo[6]. Questa serie di testimonianze ha dalla sua
parte il conforto dei ritrovamenti archeologici. Tra di essi il pi antico liscrizione in greco Pietro () qui
( ), ritrovata nel cosiddetto muro rosso presso l'antica Tomba di Pietro, nella necropoli precostantiana
sotto lattuale Basilica di San Pietro a Roma. La datazione di questo reperto risale al 160 d.C. circa.
Da questo dato, o meglio dal significato originale del suo nome aramaico, scaturisce tutto il carisma della sua figura.
Il suo nome originale era Simone (ebraico imn, Shim'on, dalla radice ebraica shama "ascoltare" e che
assume molto probabilmente il significato di "colui che ha ascoltato"), ma, secondo quanto affermato da Matteo[7] e
Giovanni[8], ricevette da Ges Cristo stesso il nome di Kefa, che in aramaico significa "roccia", "pietra", e quindi,
per traslitterazione, Pietro, derivato dal greco Petros (cfr. Gv. 1,35-42).

Origini
Simon Pietro secondo il vangelo di Giovanni era nativo, cos come il fratello Andrea e l'apostolo Filippo, di
Betsaida[9], citt situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, un antico villaggio successivamente
ricostruito dal tetrarca Filippo che fond qui la sua capitale.
Secondo i vangeli sinottici, dopo il matrimonio si trasfer a Cafarnao,
piccolo villaggio della Galilea che divenne in seguito uno dei centri
della predicazione di Ges, che vi si recava spesso per soggiornare
qualche tempo, come amico[10], presso la casa dellApostolo. Il
trasferimento a Cafarnao, insieme alla moglie, la suocera, il padre e il
fratello Andrea, fu dettato probabilmente da motivi pratici, in quanto
quella citt offriva maggiori possibilit lavorative per il commercio del
pesce[11]. Gli scavi archeologici, effettuati a partire dal 1905, portarono
alla luce i resti di un'antica sinagoga e di una chiesa di forma
Resti della presunta casa di Pietro a Cafarnao
ottagonale alla cui base furono scoperte le fondamenta di una casa di
pescatori. Nel 1968 la casa fu identificata con quella dellApostolo
Pietro grazie alla presenza di alcuni attrezzi da pesca ivi rinvenuti, ma, soprattutto, per il ritrovamento di alcuni
graffiti, raffiguranti Ges e Pietro, databili al II secolo d.C.

Pietro apostolo

Legami familiari
Nei vangeli Pietro presentato come figlio di Giona o di Giovanni.[12]
Di lui sappiamo essere fratello di Andrea, entrambi apostoli, scelti e
chiamati sul lago di Galilea.[13]
Secondo i vangeli, un giorno Ges guar a Cafarnao dalla febbre la
suocera dell'apostolo.[14] L'esistenza di questa suocera ha portato alla
conclusione che Pietro fosse sposato ma nulla si conosce n della
moglie n dei figli. Interessante per ricordare che l'apostolo Paolo
allude a una donna credente di Cefa[15] che senza dubbio era la
moglie. L'autore stesso della lettera solitamente identifica le
collaboratrici col titolo di "sorelle" (adelphe) e non "sorelle donne",
come sarebbe meglio tradurre "donna credente" (derivando dalle parole
greche adelphen gunaika).[16]. Secondo Clemente Alessandrino la
moglie di Pietro segu il marito nella sua predicazione e mor martire
prima di lui.[17]
Gli Atti apocrifi di Pietro copti attribuiscono all'apostolo anche una
figlia. L'autore della Passio dei santi Nereo ed Achilleo (V-VI circa) la
identifica con Petronilla, una martire sepolta nelle catacombe di Domitilla, a causa di un'assonanza col nome
dell'apostolo e inserisce nel suo racconto, oltre al citato episodio, un brano secondo cui la giovane, guarita dal suo
male, chiesta in sposa dal nobile Flacco, mor placidamente prima di accogliere la sua proposta di matrimonio. La
tradizione indica il giorno della sua morte nel 31 maggio, data passata poi nel Martirologio Romano. Tuttavia S.
Francesco di Sales afferma che "S. Petronilla, come dimostrato da Baronio e Galonio, era la figlia spirituale di S.
Pietro, non la sua vera figlia".[18]
Statua di Pietro a Cafarnao

Condizione economica e culturale


I fratelli Pietro e Andrea vengono presentati nei vangeli, sin dalla loro prima chiamata, come pescatori[19] e pi volte
li ritroviamo con le barche sul lago di Galilea. Si sa anche che Giacomo e Giovanni di Zebedeo erano, secondo il
vangelo di Luca, soci di Simone[20] e difatti saranno "chiamati" subito dopo gli amici. Emblematico in tal senso il
noto episodio della pesca miracolosa, nel quale Pietro intento a ripulire le reti dopo una dura notte di lavoro senza
alcun risultato. Anche dopo la Resurrezione, Ges apparve a Pietro e ad altri discepoli mentre pescavano nei pressi
del lago di Tiberiade.
Dagli Atti degli apostoli emerge un altro aspetto importante della vita di Pietro: la sua condizione culturale. Arrestato
con Giovanni e condotto in presenza del Sinedrio, l'apostolo rispose con saggezza al loro interrogatorio, lasciando
meravigliati i due giudici che lo credevano senza istruzione e popolano[21]. Pietro viene definito quindi
"agrammatos" cio poco esperto delle Scritture, senza preparazione scolastica n tantomento retorica, ma anche
"idiotes", cio popolano, uomo degli strati pi bassi.

Pietro apostolo

Biografia
Possibile cronologia
Possibile cronologia della vita di Pietro[22]
Data

Passo biblico

Evento

2-4
[23]
d.C.?

Nascita a Betsaida da Giona o Giovanni

14-28

[24]
[25]
Mc1,16-20
; Mt8,14-15
;
[26]
Lc5,1-11
; Gv1,40-42; 21,1-11
[27]

Pietro sposato a Cafarnao e lavora come pescatore insieme ad Andrea, suo fratello, a Giacomo
e a Giovanni di Zebedeo

29?

[28]
[29]
Mc1,16-18
; Mt10,2
;
[30]
Lc5,10

30-33

34-35

At2,1-41

8,14-25

42
48-51

[32]

; At3,1 - 4,31

[35]

; 10,1-11,18

12,1-24
Gal2,1-11

[33][34]

[37]

[38]

; 15,1-35

63-67?

1Pt1,1

64-67

[36]

[40]

Inizio del ministero pubblico di Ges. Incontro di Simone con Ges sul lago di Galilea

[31]

Simon Pietro segue Ges durante il suo ministero. Passione, morte e resurrezione di Ges.
Pietro diviene leader dei discepoli in seguito alla festa di Pentecoste, viene processato con
Giovanni e liberato in seguito.
Pietro compie in Samaria una missione con Giovanni. Scontro con Simon mago. Incontro con
Cornelio e seconda pentecoste sui pagani.
Terzo arresto e liberazione di Pietro da parte di Erode Agrippa I

[39]

Incidente d'Antiochia e Concilio di Gerusalemme


Pietro scrive la prima lettera ai cristiani del Ponto, della Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia

[41]

Persecuzione dei cristiani voluta da Nerone. Secondo la tradizione dei Padri della Chiesa fra le
[42]
vittime vi erano anche Pietro e Paolo

Apostolo di Ges
La chiamata
Ci che si definisce la vocazione degli apostoli pone notevoli problemi
agli esegeti. Fu in Giudea, nel luogo dove si manifest il Battista, che,
secondo Giovanni, andrebbe situata la prima chiamata, collocabile
storicamente nei primi mesi del 28: due discepoli infatti, sentendo
Giovanni Battista indicare Ges come l'Agnello di Dio, gli si
avvicinarono e gli chiesero dove abitasse; quindi passarono la giornata
con lui. Andrea, il fratello di Simone, era uno dei due discepoli e per
primo egli avvert suo fratello: Abbiamo trovato il Messia[43], e lo
condusse da Ges, il quale, fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei
Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa[44], che a quanto
specifica l'evangelista vuol dire Pietro.

Duccio di Buoninsegna, Vocazione di Pietro e


Andrea, tavola dalla predella della Maest,
1308-1311, Washington, National Gallery of Art

Matteo situa il nuovo nome dato a Simone in un diverso contesto,


quello della 'confessione di Cesarea e questa differenza nella
tradizione sottolinea l'importanza che i primi cristiani davano al nome di Pietro, che non veniva usato come nome di
persona nel loro ambiente.

Pietro apostolo
I Sinottici collocano le prime chiamate in riva al mare di Galilea, detto anche lago di Gennesaret. Ges conosceva
gi Simone e per predicare gli chiese di salire sulla sua barca, invitando poi i pescatori a raggiungere il largo e
gettare le reti. Sebbene non avessero pescato nulla nel corso di tutta la notte, Simone obbed con sollecitudine ed
ottenne una pesca miracolosa, cos abbondante che fu necessario chiamare in aiuto un'altra barca[45]. Sopraffatto, il
futuro apostolo cadde ai piedi di Ges che gli annunci che da quel momento in poi sarebbe diventato pescatore
d'uomini. La risposta dei primi discepoli fu di abnegazione assoluta: Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo
seguirono[46].
Significativo per la comprensione della personalit il fatto che Pietro si sia unito inizialmente ai discepoli del
Battista, che predicava l'avvento di un Messia. Era un periodo storico in cui stava affiorando, in Galilea, una certa
insofferenza nei confronti del dominatore romano, e l'idea di un Messia, inteso come capo anche spirituale, che fosse
in grado di guidare una riscossa contro Roma, era piuttosto sentita. L'incontro con Ges, dotato di un notevole
carisma personale, nonch di doti taumaturgiche straordinarie e di un comportamento fuori dall'ordinario anche nei
confronti delle regole sociali e religiose, dovette indubbiamente segnare un momento molto intenso nella sua vita.
Nel numero dei dodici
Pietro risulta dai racconti evangelici, nei quali viene menzionato 114
volte con particolare riguardo prima degli altri apostoli, come un
personaggio spontaneo nelle sue reazioni, impetuoso ma anche
disposto a comprendere i propri errori e a imparare. Nel celebre
episodio della camminata sull'acqua Pietro corse incontro al maestro
chiedendogli di poter fare lo stesso e imparando a sue spese,
sprofondando fra le onde, che per compiere siffatti prodigi necessaria
una fede totale[47].
Egli, fra i dodici, anche il pi ardito nei suoi discorsi, e spesso parla e
agisce a nome loro. All'inizio del ministero di Ges, and a cercarlo
quando il Maestro si era ritirato nella solitudine del deserto. In pi
occasioni lo interrog a proposito delle parabole, implorando da lui una
spiegazione o chiedendogli a chi fossero destinate, se ai Dodici o alla
folla. d'altronde da lui che gli esattori delle imposte si recarono per
reclamare il tributo del Tempio. Pietro stava per comunicarlo a Ges
Affresco del Pagamento del tributo di Masaccio
che lo prevenne e gli dichiar che egli stesso era esentato dalla tassa,
(Cappella Brancacci, Firenze)
ma non voleva provocare scandali. Cos Ges invi Pietro a pescare un
pesce nella cui bocca venne trovato uno statere, ossia quattro dracme,
che rappresentavano l'ammontare delle due tasse dovute: quella di Ges e quella di Pietro[48].
Quando nella folla una donna tocc l'orlo del mantello di Ges nella speranza di essere guarita e il Maestro
domand: Chi mi ha toccato?, Pietro s'affrett ad osservare che la folla lo stringeva da tutte le parti[49]. Sempre
Pietro domand a Ges sino a quali limiti ci si debba spingere nel perdonare: Fino a sette volte?, ricevendo come
risposta: "Settanta volte sette", cio sempre.
Mentre si avvicinavano a Gerusalemme, Pietro interrog Ges sul fico che aveva maledetto e che l'indomani era
stato effettivamente trovato seccato fin dalle radici. Ges si limit a rispondere: Abbiate fede in Dio. A
Gerusalemme fu di nuovo Pietro ad informarsi sulla ricompensa che attendeva in cielo coloro che, come lui, avevano
lasciato tutto per seguire Ges. In risposta promise: per questa vita, una famiglia spirituale e dopo la morte, la vita
eterna. Davanti al tempio, dopo la predizione di Ges riguardo alla sua totale distruzione, Pietro convinse Andrea e i
due figli di Zebedeo a tentare insieme di ottenere da Ges la data di questo avvenimento.
Dopo il discorso a Cafarnao sul pane di vita[50], a seguito del quale parecchi discepoli abbandonarono il maestro,
quando Ges chiese ai dodici se anche loro volevano andarsene, Pietro rispose a nome di tutti dicendo: "Signore, da

Pietro apostolo

chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna"[51].


Testimone della trasfigurazione
Per approfondire, vedi Trasfigurazione di Ges.

I Vangeli sinottici[52] raccontano che Ges si allontan su un monte con Pietro, Giacomo e Giovanni. L cambi
aspetto mostrandosi ai tre discepoli con uno straordinario splendore della persona e una stupefacente bianchezza
delle vesti, e apparvero al suo fianco Mos ed Elia. Pietro prese la parola dicendo:

Signore, bello per noi restare qui; se vuoi, far qui tre tende, una per te, una per Mos e una per Elia. (Matteo 17,4
[53]

Ma Ges ignor il suggerimento e chiese di non riferire ad alcuno dell'episodio.


La confessione di fede e il primato

La consegna delle chiavi a Pietro, miniatura del


XI secolo, Bayrische Staatsbibliothek (Mnchen)

Per approfondire, vedi Primato di Pietro.

A Cesarea di Filippo, Ges interrog i suoi apostoli su quel che gli uomini dicevano di lui. Vennero varie risposte.
Alla fine il Maestro chiese loro: Voi chi dite che io sia?. Fu Simon Pietro che, primo tra i Dodici, espresse in
termini umani la realt soprannaturale del Cristo: Tu sei il figlio del Dio vivente![54].
Ges in primo luogo proclama: E io ti dico: tu sei Pietro[55]. Il termine Chiesa, tanto frequente sotto la penna di
Paolo, nei vangeli appare solo due volte e designa la nuova comunit che Ges stava per fondare e che egli presenta
come una realt non solo stabile, ma anche indistruttibile. Essa edificata su Simone, che grazie a questo ruolo
riceve il nome di Pietro.
Ges indica quindi i poteri conferiti a Simon Pietro: A te dar le chiavi del Regno dei cieli e tutto ci che legherai
sulla terra sar legato nei cieli, e tutto ci che scioglierai sulla terra sar sciolto nei cieli[56]. Il senso di questa
immagine, nota alla Bibbia e all'Oriente del tempo, suggerisce l'incarico affidato a un unico personaggio di
sorvegliare ed amministrare la casa[57]. Pietro da Ges nominato "Primo ministro" della sua Chiesa, della quale
dovr governare non solamente la massa dei fedeli, ma gli stessi funzionari.

Pietro apostolo

Il potere di legare e di sciogliere implica il perdono dei peccati[58], ma non va limitato a questo significato: esso
comprende tutta un'attivit di decisione e di legislazione, nella dottrina come nella condotta pratica, che coincide con
l'amministrazione della Chiesa in generale.
I testi del Nuovo Testamento mostrano che Pietro aveva un ruolo
privilegiato all'interno della cerchia degli apostoli. Su questo dato sono
concordi tutte le confessioni cristiane. Diversa invece
l'interpretazione ecclesiale e teologica di tale dato[59]:
per la Chiesa cattolica tale primato si estende ai Papi, cio i vescovi
di Roma suoi successori. Le due frasi precedenti vengono infatti
interpretate, dalla Chiesa cattolica, come l'atto istitutivo del papato:
una funzione da perpetuare nei secoli in una comunit nella quale
Pietro e i suoi successori assicurano la stabilit e un potere
decisionale che viene direttamente legato alla volont di Dio e che
quindi non pu estinguersi fisicamente con Pietro[60].

Consegna delle chiavi, affresco del Perugino,


Cappella Sistina, Citt del Vaticano

Per approfondire, vedi Primato di Pietro#Interpretazione cattolica.

per le Chiese ortodosse il primato relativo a ogni singolo vescovo all'interno della sua diocesi. Il vescovo di
Roma non ha nulla di diverso dagli altri vescovi.
La Chiesa ortodossa definisce Pietro come "l'apostolo per eccellenza", utilizzando inoltre anche il titolo di
Corifeo, cio direttore d'orchestra, prima voce di un coro[61]. Viene riconosciuto il suo ruolo fondamentale
nella vita della prima Chiesa, specialmente nei primi anni a Gerusalemme, ma non viene considerato il suo un
"primato" fra gli altri apostoli, non essendo Pietro supremo responsabile nelle questioni relative alla fede o alla
morale (e difatti al Concilio di Gerusalemme non lui a dare le direttive finali ma Giacomo).
Riguardo poi alla frase pronunciata da Ges: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia chiesa",
l'interpretazione ortodossa ritiene che il Nazareno si riferisse alla sua professione di fede e non tanto alla
persona stessa di Pietro. Presume ci dal fatto che l'originale greco utilizza il pronome dimostrativo femminile
quando viene detto "su questa pietra", mentre correttamente, se fosse stato riferito a Pietro, avrebbe usato il
genere maschile[62].
I Padri della Chiesa ortodossa siriaca erano invece pienamente convinti del primato di Pietro all'interno della
primitiva comunit cristiana[63]; basandosi sulla tradizione rabbinica infatti essi vedevano nel nome "Kefa", e
dunque roccia, un simbolo vetero-testamentario del Messia. Quando dunque Ges diede a Pietro il nome di
Kefa, egli lo investiva di un ufficio parallelo al suo. Afrahat, uno fra i maggiori Padri siriani, credeva perfino
che quello fosse un altro nome di Ges e dunque, secondo i suoi scritti, dando il suo nome all'apostolo egli lo
investiva di un ufficio tutto particolare: come Mos aveva tratto acqua dalle rocce, cos da Pietro sarebbe
scaturito il suo messaggio fra le nazioni.
Per approfondire, vedi Primato di Pietro#Interpretazione ortodossa.

Pietro apostolo

Gruppo scultoreo raffigurante San Pietro, con


Giacomo e Giovanni, mentre affida il primato
sacerdotale di Melchisedec a Joseph Smith e
Oliver Cowdery

per le Chiese protestanti il primato era valido per la sola persona di


Pietro ed decaduto con la morte dell'apostolo.Secondo la
tradizione protestante, Pietro fu s uno fra gli apostoli pi importanti
nella direzione della prima comunit cristiana, ma a lui non spettava
alcun primato; difatti, non riguardo all'apostolo, Ges disse "su
questa pietra edificher la mia Chiesa" ma riguardo a s stesso o, al
massimo, riguardo a ci che Pietro aveva rivelato, cio "Tu sei il
Cristo, il Figlio del Dio vivente"[64]. questa, anche secondo la
chiesa di professione Luterana, la pietra angolare alla quale si
riferisce Ges, prendendo a conferma anche un versetto della lettera
agli Efesini, nella quale l'apostolo Paolo dichiara che la chiesa
fondata sugli apostoli ed i profeti, senza specificare su Pietro[65]. La
tradizione protestante rispetta dunque la figura dell'apostolo, alla
quale sono stati dedicati parecchi luoghi di culto, ma non ritiene che
il suo primato sulla comunit cristiana debba essere ereditato dai
pontefici romani.

Le chiese evangelico-protestanti concordano nel ritenere Pietro il


capo dei dodici apostoli, ma il suo primato deriverebbe non tanto
dalla sua persona, che dai vangeli risulta piuttosto instabile, ma
dalla sua professione di fede. Difatti non ignorano che negli Atti degli apostoli il santo abbia un particolare
primato all'interno della comunit, ma lo ritengono soltanto uno fra i maggiori fautori della diffusione del
cristianesimo, non la "roccia della Chiesa".
La Chiesa di Ges Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, infine, ritiene s che Pietro sia il primo capo della
Chiesa, ma rifiuta anch'essa la successione papale. Secondo gli scritti di Joseph Smith, Pietro, insieme a
Giovanni e Giacomo, scese dal paradiso e confer le chiavi del sacerdozio di Melchisedec a Joseph Smith e
Oliver Cowdery nel 1829, nei pressi della contea di Susquehanna, in Pennsylvania[66].
Per approfondire, vedi Primato di Pietro#Interpretazione protestante.

Durante la Passione di Ges


Annuncio della passione e ultima cena
Subito dopo l'episodio sopra citato, Ges comunic ai suoi apostoli la
prima rivelazione della passione che avrebbe dovuto subire. Pietro,
prendendolo in disparte, protest contro questa prospettiva che gli
sembrava improbabile dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non
ti accadr mai". Ci gli attir un severo biasimo: colui che era appena
stato consacrato capo della Chiesa si sent chiamare "Satana",
l'avversario, il tentatore, colui che vorrebbe far cadere il Cristo: "Lungi
da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perch non pensi secondo Dio,
ma secondo gli uomini"[67]

Pietro nell'Ultima cena attribuita a Cesare da


Sesto, allievo di Leonardo da Vinci

Insieme a Giovanni, Pietro chiamato ai preparativi del pranzo pasquale in cui Ges istitu l'Eucaristia. Giovanni e
Luca situano in questa occasione l'annuncio del rinnegamento di Pietro[68] che invece Matteo e Marco collocano un
po' pi tardi[69], sulla via del Getsemani. Ges dichiar a Simone che Satana cercava in loro la sua preda, ma che egli
avrebbe pregato per loro. Gli predisse che avrebbe rinnegato il suo Maestro, ancora prima che il gallo cantasse: la

Pietro apostolo

10

sincerit di Pietro era totale, ma la forza gli sarebbe venuta meno. Nondimeno Ges l'avrebbe riconfermato nel suo
ruolo preminente per il sostegno della fede: "Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc22,32 [70]). nel
corso di quest'ultimo pasto che Ges annunci il tradimento di uno dei Dodici, e Pietro fece cenno a Giovanni, che
era seduto accanto a Ges: "Di', chi colui a cui si riferisce?"(Gv13,24 [71]).
Il Vangelo di Giovanni, che non descrive l'istituzione dell'Eucarestia, riferisce un altro episodio verificatosi durante
la cena. Ges s'interruppe per compiere delle funzioni normalmente lasciate a degli schiavi: lavare i piedi dei suoi
ospiti. Stupefatto, Pietro protest con energia ma alla risposta di Cristo: "Se non ti laver, non avrai parte con
me"(Gv13,8 [72]), l'ardente apostolo, eccessivo nel consenso come lo era appena stato nel rifiuto, reclam: "Signore,
non solo i piedi ma le mani e il capo"(Gv13,9 [73])
L'arresto di Ges
Ritiratosi nell'orto del Getsemani, Ges chiese a Pietro, Giovanni e
Giacomo di mettersi in disparte con lui per pregare. Essi per,
sopraffatti dal sonno e dal vino della cena, caddero addormentati,
ricevendo per ben tre volte il rimprovero del maestro che disse loro, e
in particolare allo stesso Pietro: "Cos non siete stati capaci di vegliare
un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione.
Lo spirito pronto ma la carne debole"[74].
Tutti i Vangeli riportano che, al momento dell'arresto di Ges, uno di
quelli che stava con lui tagli con la spada un orecchio al servo del
sommo sacerdote di nome Malco (Mt 26,51; Mc 14,47; Lc 22,50; Gv
18,10 [75]). Il Vangelo secondo Giovanni lo identifica in Simone Cefa;
Ges rimprovera il discepolo, dicendo di riporre la spada perch deve
bere il suo calice.

Il Bacio di Giuda, a sinistra si nota Pietro che


ferisce l'orecchio del servo

Pietro, che aveva una spada, la prese e colp il servo del sommo sacerdote, recidendogli l'orecchio. Quel servo si
chiamava Malco. 11 Ges allora disse a Pietro: Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre
mi ha dato?."

Il triplice rinnegamento

Duccio di Buoninsegna, Rinnegamento di Pietro,


tavola dalla Predella della Maest, 1308-1311,
Siena, Museo dell'opera del duomo.

Durante il processo religioso di Ges, Pietro, seguito secondo Giovanni


da un altro discepolo innominato[76] riusc ad intrufolarsi all'interno del
cortile della casa del sommo sacerdote. L'apostolo innominato infatti,
da molti riconosciuto nello stesso Giovanni,[77] era noto in
quell'ambiente e riusc ad entrare insieme a Pietro, che venne per
riconosciuto da una serva (su questo concordano tutti e quattro i
Vangeli. Giovanni sottolinea che la donna era la portinaia),[78] la quale
dichiar davanti a tutti che il nuovo arrivato era uno dei discepoli di
Ges. Il pescatore di Cafarnao, sicuro di essere stato scoperto, giur
pubblicamente di non conoscerlo. Recatosi nell'atrio dove, come
testimoniano Luca e Giovanni, era stato acceso un fuoco dalle guardie
e dai servitori del sommo sacerdote, Pietro venne nuovamente
riconosciuto, questa volta da un'altra serva, ma neg di nuovo la sua
appartenenza al seguito del maestro.

Pi tardi Pietro venne nuovamente riconosciuto dalla gente intorno al fuoco, a causa del suo accento che lo
identificava come appartenente alla cerchia dei galilei. Uno di essi, secondo il resoconto di Giovanni,[79] era stato

Pietro apostolo
perfino presente al momento dell'arresto e l'aveva riconosciuto come colui che aveva ferito all'orecchio Malco. Senza
via d'uscita, Pietro rinneg una terza volta il Maestro. Sentito nello stesso istante il canto del gallo (due volte in
Marco)[80], ricordandosi le predizioni di Ges (che secondo Luca egli incontr subito dopo) riguardo al suo
tradimento, l'apostolo fugg via piangendo amaramente, fatto che testimoniato allo stesso modo nei tre vangeli
sinottici.

Durante le apparizioni del risorto


Dopo il triplice rinnegamento, i Vangeli abbandonano la figura di
Pietro e non ci riportano ci che egli fece durante la passione del
Maestro. Lo ritroviamo soltanto la mattina di Pasqua: avvertito da
Maria Maddalena che il corpo di Ges era scomparso, Pietro corse al
sepolcro con il discepolo che Ges amava e l trov soltanto le bende
di lino e il sudario che avevano avvolto il cadavere[81]. Il Vangelo di
Luca e la lettera di San Paolo ai Corinzi narrano che Pietro fu tra i
primi ai quali Ges risorto apparve.[82]. In seguito anche lui condivise
con i compagni le apparizioni nel Cenacolo e sul mare di Galilea.
Secondo il vangelo di Giovanni, Pietro e altri sette apostoli, passato il
tempo delle apparizioni del risorto, tornarono sul lago di Tiberiade alle
loro mansioni di pescatore[83]. Un mattino, mentre albeggiava, dopo
una notte passata insonne e senza aver preso nulla, videro un uomo a
riva che consigli loro di gettare le reti dalla parte destra della barca.
Seguendo i consigli dello sconosciuto essi presero una moltitudine di
Giovanni d'Enrico: Il pentimento di san Pietro,
pesci; riconoscendo dunque in lui il maestro, Pietro si gett in mare
statua in terracotta (1639) - Sacro Monte di
verso Ges[84]. Quando tutti furono tornati a terra, Ges li invit ad
Varallo
arrostire i loro pesci e a dividere con lui il pasto, quindi si rivolse
direttamente a Pietro e per tre volte gli chiese: "Simone di Giovanni mi vuoi bene?".[85].
La ripetizione della stessa domanda sconcert l'apostolo, il quale insistette, e la terza volta, con una toccante umilt
disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". La triplice protesta, secondo l'esegesi cristiana, serviva da
contrapposizione al triplice rinnegamento nella tragica notte dell'arresto in casa di Caifa[86]. Pietro si sent quindi
predire in parole velate il martirio che lo attendeva in et avanzata[87]. Dopo di che Ges lo invit a seguirlo, e
vedendo che anche il discepolo amato seguiva le loro orme, Pietro interrog Ges sul destino di costui, ma la
risposta fu alquanto enigmatica[88].
Nel luogo di questa apparizione vi oggi una cappella in basalto detta "il Primato di Pietro", che si erge su di uno
scoglio a strapiombo sul lago, accessibile tramite una scala scolpita nella roccia, che scende sino ad una caletta.
Eteria, una pellegrina proveniente dalla Spagna, che riferisce del suo viaggio nei luoghi santi in una cronaca risalente
alla fine del IV secolo, cita "la scala dove stava il Signore". La cappella attuale, che risale al 1935, ha sostituito un
antico santuario, spesso riedificato dopo il passaggio di Eteria, e che si chiam a lungo "la chiesa dei dodici
apostoli", perch si supponeva che Cristo vi avesse battezzato i suoi discepoli.

11

Pietro apostolo

12

Predicazione del Vangelo


La Pentecoste
Sin dai giorni immediatamente successivi all'ascensione di Ges, Pietro
assunse il comando del piccolo gruppo degli apostoli. Ricordando il
tradimento e la morte di Giuda, egli provvide alla sostituzione del
traditore con un uomo che sarebbe divenuto, con gli undici, testimone
della Risurrezione, eleggendo cos tramite sorteggio un tale chiamato
Mattia.
Il discorso di Pietro, immediatamente successivo alla discesa dello
Spirito Santo sugli apostoli, comincia con una lunga citazione dal
profeta Gioele con cui spiegare alla folla stupefatta il miracolo per il
quale i dodici parlavano in tutte le lingue della terra: Io effonder il
mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le
vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni e i vostri giovani avranno
visioni... Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato.
Predica di Pietro dopo la Pentecoste di Benjamin

Pietro applic al Cristo l'ultima frase della profezia e collegando


West
immediatamente la morte e Pasqua, la sua Ascensione e l'effusione
dello Spirito alla quale hanno assistito, egli dichiar che Ges era salito al cielo, e che aveva effuso lo Spirito come
gli astanti stessi potevano vedere. Pietro consigli dunque loro di pentirsi e farsi battezzare in nome di Cristo. Molti
compresero che avendo partecipato alla crocifissione dovevano riparare, accettare la penitenza e il battesimo tanto
che quel giorno vi furono tremila conversioni.
A questa prima predicazione segu il primo miracolo dell'apostolo: nel
nome di Ges, Pietro restitu la salute a uno storpio che chiedeva
l'elemosina. Poich l'evento suscit un grande concorso di popolo,
Pietro da questo segno trasse profitto per annunciare la buona novella
dichiarando che era stata la fede in Ges ed essa sola, ad aver guarito
lo zoppo. Anche qui Pietro invit al pentimento e alla conversione,
sottolineando per gli Ebrei che lo ascoltavano che Ges era il
compimento della promessa fatta ad Abramo e degli oracoli dei profeti.
Questa nuova ondata cont circa cinquemila convertiti.
Primo arresto
Mentre Pietro parlava al popolo, con Giovanni al suo fianco, fu
arrestato dai sacerdoti e dai sadducei: vennero entrambi gettati in
prigione perch era gi tardi e sarebbero stati convocati davanti al
Sinedrio solo l'indomani. Pietro allora, forte della sua fede, proclam
ancora che aveva guarito il paralitico solo nel nome di Ges. I sinedriti
ne furono sconcertati: ritenevano Pietro e Giovanni uomini semplici,
Un angelo aiuta Pietro ad evadere, dipinto di
ma vedendo con quale autorit Pietro sapesse parlare restarono attoniti
Sebastiano Ricci, 1710, Trescore Balneario,
e pi ancora li sorprese la presenza, inconfutabile, del miracolato. Essi
Chiesa di San Pietro.
decisero semplicemente di vietare a Pietro e Giovanni di prendere la
parola e di insegnare in nome di Ges, ma i due apostoli rifiutarono di obbedire. Esaurito ogni argomento e
sentendosi impotenti davanti all'entusiasmo che si scatenava intorno al taumaturgo, i sinedriti lasciarono andare gli
apostoli.

Pietro apostolo
Dal secondo al terzo arresto
Gli Atti sottolineano come intanto i segni e i miracoli si
moltiplicavano. Anania e sua moglie Saffira, che avevano mentito ai
cristiani, furono smascherati da Pietro e caddero morti ai suoi piedi. La
folla si accalcava intorno agli apostoli come un tempo in Galilea
intorno al Maestro. I malati venivano portati lungo la via dove passava
Pietro affinch anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
L'ira del sommo sacerdote e dei sadducei si manifest allora di nuovo:
ci che non avevano saputo ottenere con la persuasione lo avrebbero
imposto con la forza, e Pietro e Giovanni vennero nuovamente
arrestati. Ma, secondo le Scritture, un angelo li liber durante la notte.
Pietro liberato da un angelo dal carcere, tavola
Quando i loro persecutori li vollero convocare per interrogarli, appreso
di Konrad Witz (XV secolo)
che i prigionieri erano nel Tempio, intenti a insegnare, li fecero
ricondurre davanti a loro, ma, adirati per la tranquilla ostinazione dei due apostoli, furono calmati solo dall'intervento
di Gamaliele.
Venuti a sapere che la Samaria contava ormai molti cristiani, grazie alla predicazione del diacono Filippo, gli
apostoli mandarono ai nuovi convertiti Pietro e Giovanni, che erano autorizzati a imporre le mani, perch ricevessero
lo Spirito Santo. Tra loro vi era Simon Mago (il cui nome sar legato al peccato di simonia o commercio dei
sacramenti), al quale Pietro fece comprendere che il denaro non avrebbe mai potuto acquistare il potere d'invocare lo
Spirito Santo.
Dopo la sosta in Samaria, Pietro fece ritorno alla pianura costiera. A Lidda guar Enea, un paralitico; a Giaffa
risuscit una discepola di nome Tabita. I due prodigi guadagnarono alla fede molti abitanti delle due citt. A Giaffa,
Pietro abitava presso un conciatore di pelli. Mentre si trovava l ebbe il privilegio di una visione: vide una grande
tovaglia su cui si trovavano in gran quantit alimenti che la Legge di Mos dichiarava impuri. Pietro venne invitato a
mangiarli, e alle sue proteste una voce gli disse: Ci che Dio ha purificato tu non chiamarlo pi profano.
Poco dopo Pietro fu chiamato presso un pagano, il centurione Cornelio, che a sua volta era stato spinto da una
visione a convocarlo. E mentre Pietro gli parlava, lo Spirito Santo cal sul centurione e sui suoi compagni, come in
una nuova Pentecoste.
Nel frattempo Erode Agrippa I aveva cominciato una persecuzione contro i cristiani e fatto giustiziare Giacomo,
fratello di Giovanni, che fu dunque il primo degli apostoli a subire il martirio. Essendosi cos attirato il favore dei
Sinedriti, Erode decise di fare arrestare anche Pietro, ma nuovamente un angelo apparve in carcere e svegli il
prigioniero, che obbed come in sogno ai suoi ordini risvegliandosi soltanto quando fu fuori dalla prigione. Si rec
allora alla casa di Maria, madre di Marco, dov'era radunato un certo numero di fedeli in preghiera e costoro
stentarono a credere ai loro occhi. Lo stupore e la confusione furono ancora pi grandi nel campo di Erode, il quale
fece imprigionare i carcerieri, in conformit con l'usanza del tempo per cui le guardie che lasciavano evadere un
prigioniero incorrevano nella sua stessa pena.

13

Pietro apostolo

14

L'incidente d'Antiochia
Per approfondire, vedi Paolo di Tarso e il giudaismo.

Dopo questa liberazione miracolosa, gli Atti degli Apostoli si limitano


ad annotare che Pietro usc e si incammin verso un altro luogo. Il
Nuovo Testamento tace su questa parte della vita dell'apostolo. Per
taluni l'altro luogo sarebbe Roma, dove Pietro avrebbe cercato
rifugio durante la persecuzione di Erode Agrippa, nel 44[89]; per altri,
Antiochia, dove egli avrebbe soggiornato e dove si scontr a quel
tempo con Paolo, in un "incidente" che questi riferisce nel secondo
capitolo dell'epistola ai Galati: fino a quel momento Pietro frequentava
i pagani e mangiava con loro, ma all'arrivo di alcuni giudei, provenienti
da Gerusalemme, per timore si allontan da loro e si attenne alle
prescrizioni mosaiche. Paolo gliene mosse vivo rimprovero poich
questo atteggiamento era contrario al pensiero cristiano, pur
rendendogli omaggio come capo del gruppo apostolico.
Pietro e Paolo di El Greco

Gli Atti degli apostoli li collocano insieme a Gerusalemme al tempo


del primo concilio della giovane Chiesa nel 49-50. La questione del
centurione Cornelio, il primo non circonciso (e quindi considerato impuro dall'ebraismo) ad entrare nella comunit
dei cristiani, aveva suscitato diverse polemiche tra le varie chiese, che all'epoca erano ancora abbastanza autonome.
La posta in gioco era fondamentale: per l'accesso alla nuova fede era sufficiente il battesimo o era necessario il
prerequisito della circoncisione? In termini pi generali (e tutt'altro che trascurabili): il cristianesimo poteva aprirsi
all'ecumene o doveva rimanere un destino eventualmente limitato ai soli Ebrei?
I cristiani di origine ebraica di Antiochia sollevarono animatamente la questione, e investirono Paolo e Barnaba
dell'incarico di rappresentare le loro istanze a Gerusalemme, nell'incontro con Pietro, fautore invece della tesi
ecumenica, che prevedeva l'universalit della vocazione cristiana per un'indifferenziata dispensa della grazia;
evidente in ci l'esperienza del centurione Cornelio.
Come linea di mediazione, i cristiani della chiesa di Gerusalemme ammettevano l'accesso dei pagani, purch
preventivamente passassero per la fase della conversione alla legge di Mos. La linea di Pietro prevalse decisamente,
solo attenuata e mediata da Giacomo che, essendo il responsabile della chiesa cristiana di Gerusalemme, era a pi
stretto contatto con gli ambienti ebraici: accesso anche ai pagani purch si adeguassero a quelle norme e condizioni
delle leggi ebraiche riconosciute ed applicate anche dai cristiani-giudaici (non cibarsi della carne offerta nei sacrifici,
divieto di matrimonio fra parenti, non mangiare animali morti per soffocamento, ecc.)[90].
La decisione orient l'intero avvenire della Chiesa, poich ormai giudei e gentili avrebbero avuto gli stessi, identici
diritti.
Il concilio di Gerusalemme l'ultima apparizione di Pietro nel libro degli Atti. Egli era il portavoce dei discepoli e la
comunit primitiva appare fondata su di lui; ma il prestigio di Giacomo a Gerusalemme and aumentando e, al
tempo dell'ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme, Giacomo il solo citato. probabile che l'apostolo Pietro si sia
recato a questo punto ad Antiochia e vi abbia soggiornato circa sette anni; infatti considerato il fondatore della
Chiesa di Antiochia.

Pietro apostolo

15

La missione petrina

"Pietro predica nelle catacombe" di Jan Styka

Una tradizione del II secolo, confermata


anche da Girolamo[91] e da tutta la
letteratura patristica cristiana, considera
infatti l'apostolo il primo capo della
comunit cristiana di Antiochia (non
vescovo in quanto tale carica era inesistente
all'epoca), tanto che gi nei primi secoli la
Chiesa romana celebrava il 22 febbraio la
festa della Cattedra di San Pietro, la cui
denominazione completa era appunto:
Natalis cathedrae sancti Petri apostoli qua
sedit apud Antiochiam.[92]. La circostanza
coerente anche perch nella prima met del I
secolo la Provincia Siriana era il centro della
nascente religione cristiana, come
dimostrato dalla contemporanea presenza di
Saulo a Damasco e di Giacomo a
Gerusalemme. La prima epistola di Pietro
indirizzata a cinque Chiese dell'Asia
Minore, il che conferma la sua opera
evangelizzatrice della regione medio
orientale.
Probabilmente si rec anche a Corinto,
poich Paolo vi segnal dei partigiani di
Pietro. Anche in questo caso una
testimonianza del II secolo li individua
entrambi come fondatori della chiesa locale.
Le tradizioni agiografiche parlano di un
successivo e definitivo viaggio verso Roma.
In questo caso, l'Apostolo lo si considera
sbarcato sulle coste pugliesi, seguendo le
antiche rotte romane. Le citt nella Puglia
che vantano la fondazione petrina delle
proprie diocesi sono Otranto, Leuca e
Taranto.

Crocifissione di san Pietro, affresco di Filippino Lippi, 1481-1482 circa,


Firenze, Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci.

A Roma

probabile che Pietro predic anche a


Roma: Papia vescovo di Gerapoli, citato da
[93]
Eusebio
, testimonia che Pietro predic a Roma allinizio del regno di Claudio (42), e che i suoi ascoltatori
chiesero a Marco che mettesse per iscritto gli insegnamenti che avevano ascoltato a voce. Eusebio aggiunge che
lepisodio raccontato da Clemente nel VI libro delle Ipotiposi[94]. Anche Ireneo ricorda che Matteo aveva scritto il
suo vangelo mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma [95][96]. Ulteriori documenti che riferiscono gli

Pietro apostolo
avvenimenti succedutisi dall'arrivo di Pietro nella citt eterna fino al suo martirio sono nei testi apocrifi, denominati
"Atti di Pietro" (composti in greco nella seconda met del II secolo), di contenuto abbastanza favolistico e senza
dubbio poco fedeli alla realt: testimonianza comunque di una devozione molto antica che vedeva in Pietro il padre
evangelizzatore della citt eterna.
Secondo Lattanzio Pietro and a Roma quando gi Nerone era salito al trono[97], dunque dopo il 54. Ma quel che
stupisce la mancanza di riferimenti a Pietro negli Atti degli apostoli (che narrano anche la permanenza di Paolo a
Roma) e nelle lettere ai Colossesi e a Filemone, nelle quali Paolo ringrazia i compagni che lo sostengono a Roma.
Antiche tradizioni lo fanno ospite nella casa del senatore Pudente (sulla quale oggi sorge la chiesa di Santa
Pudenziana sua figlia, dove conservata la tavola sulla quale l'apostolo avrebbe celebrato l'Eucaristia) e nella casa,
sull'Aventino, di Aquila e Priscilla (sui cui resti stata edificata la chiesa di Santa Prisca). Anche l'attuale basilica di
San Sebastiano fu venerata da tempi antichissimi come Domus Petri, e un'iscrizione del papa Damaso all'interno
della chiesa attesterebbe che l abitarono Pietro e Paolo. Ugualmente la basilica di Santa Maria in Via Lata
sorgerebbe proprio dove vi era una casa in cui abitarono Pietro, Paolo e Luca, che qui scrisse gli Atti degli apostoli.
Si ricorda poi la localit ad nymphas sancti Petri, sulla via Nomentana, presso il cimitero dell'Ostriano, dove
secondo la tradizione l'apostolo battezzava i fedeli.
A Roma ebbe fine, secondo antiche tradizioni, lo scontro fra Pietro e il mago Simone di cui parlano anche Eusebio di
Cesarea e Giustino.
La disputa con Simon Mago
Secondo la loro testimonianza questi era
giunto a Roma al tempo di Claudio e Pietro
l'aveva seguito proprio per confutare le sue
teorie[98]. Eusebio sottolinea inoltre che
Simone era noto per la sua vita immorale,
famoso per i prodigi della sua magia, che gli
conquistarono la fama del popolo che
edific in suo onore perfino una statua su
cui era inciso "Semoni Deo Sancto"[99].
Ancora oggi nella chiesa di Santa Francesca
Romana si conserva una pietra con i solchi
di due ginocchia, secondo la tradizione,
quella su cui Pietro si inginocchi pregando
il Maestro di fermare gli incantesimi
La caduta di Simon Mago di Benozzo Gozzoli (Royal Collection, Hampton Court,
dell'avversario, che in effetti dovette
U.K.)
abbandonare Roma e mor poco dopo: molti
dei suoi seguaci, riconosciuta la superiorit del Dio annunciato da Pietro, si convertirono.
Secondo le Omelie di san Clemente Pietro ebbe pi d'una volta discussioni pubbliche col mago Simone di Samaria,
che insegnava dottrine spiritualiste mescolate con la mitologia greca e compiva stupefacenti prodigi con i quali
conquistava l'attenzione della folla[100]. A Cesarea, dopo il concilio di Gerusalemme, in uno di questi scontri il
mago, ostacolato dalle predicazioni dell'apostolo, prefer fuggire a Tiro. Pietro lo segu, cos da confermare nella
fede i cristiani ingannati dal falso profeta, e raggiunse Tiro, Sidone e l'odierna Beirut, dove guar parecchi malati e
stabil vescovi a capo delle comunit[101]. La tappa successiva fu Tripoli. Dopo tre mesi passati l, l'apostolo si
trasfer ad Antiochia, all'incirca nell'anno 52.
Secondo gli Atti di Pietro, invece, l'apostolo fu costretto a partire da Gerusalemme per dirigersi a Roma a causa di
Simon Mago, che aveva causato una terribile defezione nella comunit cristiana dell'Urbe; questi infatti dichiarava di
essere figlio di Dio grazie ai suoi poteri magici, attirando le attenzioni sia del popolo che dello stesso Nerone.

16

Pietro apostolo
Recatosi dunque nel porto di Cesarea Marittima, Pietro sal sopra una nave e cominci il suo viaggio. Durante il
tragitto convert uno dei marinai, Teone, al cristianesimo, battenzandolo durante una breve sosta, prima di sbarcare a
Pozzuoli.
A Roma Pietro venne ospitato da uno dei fedelissimi di Paolo, il presbitero Narcisso il quale gli rivel che Simon
Mago dimorava presso il senatore Marcello, che era divenuto uno dei suoi fedeli accoliti. Recatosi nel palazzo del
senatore, Pietro con uno stratagemma miracoloso ne ottenne la conversione: Marcello rinneg il suo passato di
adepto del mago, per il quale aveva persino fatto erigere una statua.
La successiva sfida fra Simon Mago e Pietro si risolse decisamente a favore di quest'ultimo, che comp il miracolo
della resurrezione del figlio di una matrona. Un secondo scontro vide la definitiva fuga e la morte in esilio di
Simone[102].
Gli Atti di Pietro continuano raccontando come, a seguito dello scontro con Simon Mago, l'apostolo fosse riuscito a
conquistarsi molti proseliti che decisero di convertirsi al cristianesimo e farsi battezzare. Fra i catecumeni vi erano
parecchie donne, fra le quali spiccavano Santippe, moglie del nobile Albino, e le quattro concubine del prefetto
Agrippa. Esse avevano preferito abbandonare i loro amanti e seguire l'insegnamento cristiano attraverso l'astinenza
sessuale. Agrippa e gli altri mariti, decisi a ricondurre nei propri talami le mogli, ordirono una congiura contro Pietro
che, avvertito da Santippe, prefer fuggire piuttosto che essere ucciso. Durante la fuga, mentre si trovava sulla via
Appia, gli venne incontro Ges, portando con s la sua croce. Quando l'apostolo chiese al maestro: "Domine, quo
vadis?" (Signore, dove vai?), questi rispose: "Vado a Roma per farmi crocifiggere un'altra volta". Sicuro che ormai
la sua ora era segnata, Pietro prefer tornare a Roma per esservi crocifisso al posto del Maestro. Lungo la Via Appia,
nei pressi delle catacombe di San Callisto, si trova oggi la piccola chiesa del "Domine quo vadis", che ricorda
l'evento.
Bench non vi sia nulla di improbabile nel pensare che l'apostolo avesse deciso di fuggire via da Roma prima del
martirio, senza dubbio frutto di tradizione leggendaria il racconto di Santippe e della congiura dei mariti poich
ben noto agli studiosi che, se Pietro mor realmente a Roma, fu vittima delle persecuzioni anti-cristiane volute da
Nerone e non di certo di un complotto voluto da amanti smaniosi.
Arresto e martirio
Pietro venne dunque arrestato a seguito della persecuzione neroniana e secondo antiche tradizioni rinchiuso, insieme
a Paolo, all'interno del Carcere Mamertino (dove poi sorse la chiesa di "San Pietro in Carcere") dove i due carcerieri,
destinati a diventare i santi Processo e Martiniano, vedendo i miracoli operati dai due apostoli, chiesero il battesimo.
Allora Pietro, facendo un segno di croce verso la Rupe Tarpea, riusc a farne scaturire dell'acqua e con essa battezz
i due carcerieri che subito dopo aprirono loro le porte per invitarli alla fuga, venendo per scoperti e giustiziati. La
leggenda non sembra per fondata, perch il carcere Mamertino era destinato a prigionieri che si dovevano custodire
con attenzione (basti pensare a Giugurta e Vercingetorige) e non certo a un uomo come l'apostolo, uno dei tanti
immigrati nella capitale dell'Impero, a meno che Nerone non lo ritenesse talmente pericoloso da scatenare una rivolta
negli ambienti della comunit cristiana. Bench non esistano prove certe della permanenza dei due nel carcere, la
tradizione comunque molto antica e la trasformazione del carcere in chiesa si fa risalire al IV secolo per volere di
papa Silvestro I.
Fuggito dal carcere, Pietro si diresse verso la via Appia, ferito per la stretta delle catene. Nei pressi delle terme di
Caracalla secondo la tradizione avrebbe perso la fascia che gli stringeva una gamba, oggi custodita nella Chiesa dei
Santi Nereo e Achilleo, detta appunto "in fasciola"[103]. Anche in questa versione ricorre l'episodio, gi riportato,
relativo all'incontro lungo la via Appia con il Maestro, che lo invit a tornare a Roma per morirvi martire.
Catturato nuovamente dai soldati dell'imperatore venne crocifisso, secondo la tradizione trasmessa da Girolamo,
Tertulliano, Eusebio e Origene, a testa in gi per sua stessa richiesta fra il 64, anno dell'incendio di Roma e
dell'inizio della persecuzione anti-cristiana di Nerone, e il 67, bench l'autenticit di tale evento sia ancora oggi fonte
di grande dibattito fra gli studiosi della Bibbia[104].

17

Pietro apostolo

18

Un punto abbastanza controverso poi la questione se Pietro e Paolo siano stati martirizzati nello stesso giorno e
nello stesso anno. Il Martirologio Romano, i Sinassari delle Chiese orientali, nonch il Decretum Gelasianum del V
secolo affermano: Non in un giorno diverso, come vanno blaterando gli eretici, ma nello stesso tempo e nello stesso
giorno Paolo fu con Pietro coronato di morte gloriosa nella citt di Roma sotto l'imperatore Nerone[105], fissandone
quindi la data al 29 giugno 67.
La tradizione sulla presenza e martirio di Pietro a Roma abbastanza ben radicata; a questo si aggiunge il fatto che
nessun'altra Chiesa ha rivendicato la morte di Pietro. Tuttavia, si osservato che la tradizione appare in forma scritta
solo alla fine del II secolo, e l'identificazione di Pietro come primo vescovo di Roma compare nella letteratura solo
all'inizio del III secolo; inoltre n Clemente (96 d.C.) n Ignazio di Antiochia (circa 100 d.C.) confermano
esplicitamente il martirio di Pietro a Roma, anche se la cosa potrebbe spiegarsi con il fatto che la cosa era nota a
tutti[106].
A sostegno della presenza di Pietro a Roma si pronunciano anche importanti storici di area protestante; tra questi il
teologo e storico protestante Adolf von Harnack che si espresse con queste parole: "Il martirio di S. Pietro a Roma
stato negato dai tendenziosi pregiudizi protestanti ed in seguito dai preconcetti dei critici partigiani... Non vi
studioso che attualmente esiti a riconoscere che questo fu un errore"[107][108]. Anche il teologo luterano e storico
Oscar Cullmann, pur negando il concetto di successione apostolica, non nega che Pietro sia stato a Roma e l sia
stato martirizzato[109].

Testimonianze letterarie sulla presenza a Roma e sulla morte di Pietro


In un passo del Vangelo secondo Giovanni[110] (I secolo d.C.) Ges si
rivolge a Pietro dicendogli

Le catene conservate a San Pietro in Vincoli

In verit, in verit ti dico che quand'eri pi giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio,
[111]
stenderai le tue mani e un altro ti cinger e ti condurr dove non vorresti (Giovanni 21,18
)
e successivamente compare l'inciso:

Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio (Giovanni 21,19 [112])
Si pu supporre quindi che l'evangelista, ed anche i lettori a cui egli si rivolgeva, conoscessero alcuni dettagli della
morte di Pietro.
La Prima lettera di Pietro si conclude con:

Pietro apostolo

La chiesa che in Babilonia, eletta come voi, vi saluta. Anche Marco, mio figlio, vi saluta. (1Pietro 13 [113])
Pietro dichiara di trovarsi presso la chiesa di Babilonia. Su questo punto esistono due posizioni molto chiare: da un
lato tutta la letteratura e tradizione cristiana che sostiene che per Babilonia si deve intendere Roma, e la posizione
degli storici non cristiani che intendono Babilonia o Babilonide in senso letterale. Va ricordato che Pietro fu non il
vescovo, carica inesistente all'epoca, ma il capo spirituale della comunit cristiana di Antiochia, che non solo era la
terza citt dell'Impero Romano, ma era anche situata nella Grande Siria che fu la sede della nascita e dello sviluppo
delle prime comunit cristiane. Anche Saulo, come noto, si convert e inizi la predicazione a Damasco. Il
riferimento porterebbe quindi semplicemente alla Nuova Babilonia (Seleucia) lungo le rive del Tigri, oppure alla
Babilonide, cio alla zona tra Tigri ed Eufrate, zone della predicazione di Pietro. Le due posizioni sono chiaramente
inconciliabili. C' da dire che Pietro indirizzo la sua Prima lettera ai cristiani del Ponto, della Galazia, della
Cappadocia, dell'Asia e della Bitinia letterali quindi si potrebbe concludere che anche Babilonia doveva essere
letterale. Inoltre l'apostolo Paolo afferma che a Pietro era stata affidata 'l'evangelizzazione dei circoncisi' ebrei
(Galati 2:7) e l'Encyclopaedia Judaica menziona le grandi accademie rabbiniche di Babilonia.[114] D'altro canto, la
letteratura cristiana punta a dimostrare il primato di Pietro, nei suoi ultimi anni di vita, a Roma. Eusebio di
Cesarea[115] accenna ad esempio alla testimonianza del vescovo Papia di Ierapoli e Clemente di Alessandria secondo
i quali Marco scrisse il suo Vangelo a Roma su richiesta dei cristiani di quella citt, che desideravano una
testimonianza scritta degli insegnamenti di Pietro e dei suoi discepoli; questa notizia confermata da Ireneo di
Lione[116]. Sulla base di queste testimonianze Eusebio dichiar che Pietro si rivolgeva a Roma con il nome figurato
di Babilonia nella sua prima lettera (1 Pt 5, 13).Uno dei motivi per cui Pietro non avrebbe scritto in tutte le sue
lettere il nome di Roma, potrebbe essere che dopo la sua liberazione miracolosa narrata negli Atti degli Apostoli e la
fuga da Gerusalemme, egli era per le autorit un latitante ricercato; ma non mancano altre spiegazioni, come l'uso di
crittogrammi tipicamente giudaici per Roma, come l'antico toponimo "Babilonia".[117] Nella prima lettera di
Clemente (95-97 circa), attribuita a Clemente di Roma[118] si trova scritto:
Per invidia e per gelosia i pi validi e i pi importanti pilastri [della Chiesa] hanno sofferto la persecuzione e sono stati
sfidati fino alla morte. Volgiamo il nostro sguardo ai santi Apostoli... San Pietro, che a causa di un'ingiusta invidia, soffr
non una o due, ma numerose sofferenze, e, dopo aver testimoniato con il martirio, assurse alla gloria che aveva meritato
(Clemente di Roma, lettera ai Corinzi, v)

Sono poi menzionati Paolo ed altri, dichiarando che essi patirono il martirio presso di noi, ovvero tra i Romani,
espressione che chiarita dal capitolo IV. In questa lettera ci si riferisce a quella che fu poi interpretata come la
prima persecuzione dei cristiani dopo il grande incendio di Roma, sotto l'imperatore Nerone, collocando quindi la
morte di Pietro in quell'epoca.
Nella sua lettera scritta all'inizio del II secolo, prima del 107, il vescovo Ignazio di Antiochia cerca di dissuadere i
cristiani di Roma dall'intercessione in suo favore, con la quale avrebbero potuto evitarne la condanna a morte,
dichiarando:
Non vi comando, come Pietro e Paolo: loro furono apostoli, mentre io non sono altro che un rifiuto
(Ignazio di Antiochia, Ai Romani 4)

Il vescovo Dioniso di Corinto nella sua lettera alla Chiesa romana durante il pontificato di papa Sotero (165-174)
scrive che:
Dovete quindi, con la vostra pi vivida esortazione, riunire insieme i prodotti della semina di Pietro e di Paolo a Roma ed
a Corinto. Poich entrambi hanno seminato la parola del Vangelo anche a Corinto, e insieme l ci hanno istruiti, nello
stesso modo in cui insieme ci hanno istruiti in Italia ed insieme hanno patito il martirio
[119]

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Pietro apostolo

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Ireneo di Lione, che trascorse del tempo a Roma poco dopo la met del II secolo prima di recarsi a Lione, descrive la
chiesa di Roma come
la pi grande ed antica chiesa, conosciuta da tutti, fondata ed organizzata a Roma dai due pi gloriosi apostoli, Pietro e
Paolo
(Ireneo di Lione, Contro gli eretici, III, iii; cf. III, i)

Cita quindi la nota attivit apostolica di Pietro e Paolo a Roma per usarla come prova della tradizione.
Clemente di Alessandria dichiara che[120]:
Dopo che Pietro ebbe annunciato la Parola di Dio a Roma e predicato il Vangelo nello spirito di Dio, la moltitudine degli
uditori richiese a Marco, che aveva a lungo accompagnato Pietro nei suoi viaggi, di scrivere quello che gli apostoli avevano
loro insegnato.
(Clemente di Alessandria, Hypotyposes)

Tertulliano fa spesso riferimento alla predicazione di Pietro e Paolo a Roma:


Se sei in Italia, hai Roma, da cui si diffonde un'autorit che va molto oltre [i confini della stessa Italia]. Quanto fortunata
questa Chiesa per cui gli Apostoli hanno versato la loro dottrina con il loro sangue, dove Pietro ha emulato la passione del
Signore, dove Paolo stato coronato con la stessa morte di Giovanni (Battista).
(Tertulliano, De Praescriptione, xxxv)

Riferendosi al passo del Vangelo descritto precedentemente (Giovanni 21,15-19 [121]):


La germogliante fede cristiana fu insanguinata per primo da Nerone a Roma. L Pietro fu legato da un altro come Ges gli
aveva profetizzato, quando fu legato alla croce
(Tertulliano, Scorpiace, xv)

Per illustrare il fatto che non importante con quale acqua si amministri il battesimo, scrive che non c'
[...] nessuna differenza tra quella con cui Giovanni battezzava nel Giordano e quella con cui Pietro battezzava nel Tevere
(Tertulliano, Sul battesimo, capitolo 5)

e contro Marcione si riferisce alla testimonianza dei cristiani romani:


[...] a cui Pietro e Paolo hanno trasmesso in eredit il Vangelo racchiuso nel loro sangue
(Tertulliano, Contro Marcione, IV, v)

San Girolamo nel De viris illustribus, basandosi su fonti pi antiche, soprattutto Eusebio di Cesarea, scrive:
Simon Pietro, figlio di Giovanni, dal villaggio di Betsaida nella provincia di Galilea, fratello di Andrea apostolo, ed egli
stesso capo degli apostoli, dopo essere stato vescovo della Chiesa di Antiochia ed aver predicato alla Diaspora - i credenti
nella circoncisione, nel Ponto, Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia - si spost a Roma nel secondo anno di Claudio per
spodestare Simon Mago, e vi mantenne il seggio sacerdotale per venticinque anni fino all'ultimo, ovvero il quattordicesimo
anno di Nerone. A causa sua ricevette la corona del martirio venendo inchiodato alla croce con la testa verso terra e i piedi
innalzati al di sopra, sostenendo che era indegno di essere crocifisso nella stessa maniera del suo Signore. Scrisse due lettere
che sono dette "cattoliche", la seconda delle quali, essendo diversa nello stile rispetto alla prima, considerata da molti non
di sua mano. Anche il Vangelo secondo Marco, che era suo discepolo ed interprete, ritenuto suo. D'altra parte i libri ascritti
a lui, di cui il primo intitolato Atti, un secondo Vangelo, un terzo Discorso, un quarto Apocalisse, un quinto Giudizio, sono
respinti come apocrifi. Seppellito a Roma in Vaticano presso la via del trionfo, venerato da tutto il mondo.
(Sofronio Eusebio Girolamo, De viris illustribus)

Pietro apostolo

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Secondo l'apocrifo "la Dormizione della Santa Madre di Dio" attribuita all'apostolo Giovanni, Pietro, insieme agli
altri apostoli, venne condotto per volere divino dal luogo dove egli si trovava fino a Gerusalemme per dare l'ultimo
saluto a Maria, madre di Ges, che voleva incontrare per l'ultima volta gli apostoli del figlio. Secondo la leggenda
Pietro venne sollevato da una nuvola mentre predicava a Roma[122] e condotto in poco tempo a Gerusalemme,
ritrovandosi subito al capezzale della Vergine, la cui salma egli baci, insieme a Giovanni e Paolo, e prepar per la
sepoltura.Aiuto:Chiarezza
Per approfondire, vedi Dormizione di Maria.

Testimonianze archeologiche
La tomba e i resti di Pietro
Per approfondire, vedi Tomba di Pietro.

In mancanza di testimonianze documentarie certe sulla data della morte


di Pietro, la tradizione l'ha fissata al 29 giugno. Si tratta in realt di uno
dei pi antichi esempi di trasposizione di una festa pagana in cristiana:
in quel giorno infatti si celebrava la festa di Romolo e Remo che i
cristiani trasformarono nella solennit dei due apostoli, quali fondatori
di una "nuova Roma", quella cristiana appunto. Con una serie di valide
argomentazioni l'archeologa Margherita Guarducci giunse alla
conclusione che il martirio dell'apostolo avvenne il 13 ottobre 64[123]
(e i pi recenti Annuari Pontifici non hanno ancora definito
l'incertezza).

Foto della presunta tomba di Pietro nelle grotte


vaticane

Testimonianze apocrife individuano il luogo della crocifissione di


Pietro nei pressi dell'obelisco del circo di Nerone (quello che anticamente si trovava all'esterno dell'attuale sagrestia
della basilica ed ora situato al centro di piazza San Pietro. L'apostolo fu sepolto nelle vicinanze dell'obelisco, dove
rimase fino al 258 quando, per mettere al sicuro le spoglie durante la persecuzione di Valeriano, fu trasferito nelle
catacombe di S. Sebastiano, insieme ai resti di Paolo. Un secolo pi tardi papa Silvestro I ripristin le antiche
sepolture, e Pietro torn in Vaticano, nel luogo in cui Costantino fece poi costruire la primitiva basilica. Sulla tomba
di Pietro la tradizione cristiana ha espresso precedentemente altre versioni contrastanti, a causa delle due traslazioni
che tale sepoltura ha subto nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria. Secondo la testimonianza
del presbitero Gaio, riportata da Eusebio di Cesarea "se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei
dei fondatori della Chiesa"[124]. Comunque nessuna tradizione ha mai indicato altra citt oltre Roma.
Vari tentativi di ritrovare la tomba dell'apostolo risultarono infruttuosi per essere il sito stato utilizzato come
necropoli anche nel II e III secolo, ma durante degli scavi sistematici effettuati nelle grotte vaticane a partire dal
1939 (fortemente voluti da Pio XII), venne individuata, in corrispondenza dell'altare della Basilica di San Pietro,
un'edicola, poggiata su un muro intonacato di rosso, su cui era leggibile il graffito in caratteri greci ()
(Pietro qui), luogo generalmente indicato come tomba di Pietro. L'episodio per divenuto uno dei misteri
archeologici di Roma, in quanto non venne rinvenuto, sul momento, alcun resto riconducibile ad una sepoltura. Solo
nel 1965 uno degli operai che avevano partecipato agli scavi rifer alla Guarducci che all'epoca gli era stato
consegnato del materiale riposto in una scatola da scarpe abbandonata da qualche parte nei magazzini. La scatola
venne infatti rinvenuta: conteneva terra, frammenti d'intonaco rosso e di tessuto, monetine medievali e resti umani e
animali. Le indagini scientifiche[125] appuravano che i resti umani, risalenti al I secolo, appartenevano ad un uomo di
60-70 anni, la terra e l'intonaco rosso erano le stesse dell'edicola, i frammenti di stoffa erano di un drappo rosso
intessuto d'oro e le monetine erano probabilmente state portate l attraverso fessure e screpolature del terreno da topi

Pietro apostolo
ai quali infatti appartenevano i resti animali. Se non si poteva parlare di prove certe, gli indizi erano tali da poter
confermare che l'edicola rinvenuta 16 anni prima doveva effettivamente essere la tomba di Pietro[126].
La casa di Cafarnao
In seguito agli scavi di Cafarnao del 1968 [127], fu individuata la casa di Simon Pietro. Sotto il pavimento di una
chiesa dedicata allapostolo sin dal V secolo (la pi antica che si conoscesse in Palestina), si trovata quella che gli
archeologi hanno provato in modo indiscutibile essere appunto la casa di Pietro [128]. Si tratta di una povera
abitazione, simile in tutto alle altre che la circondano tranne che in un particolare: le mura sono coperte di affreschi e
graffiti (in greco, in siriaco, in aramaico, in latino) con invocazioni a Pietro per chiederne la protezione [129].
accertato che la casa fu trasformata in luogo sacro sin dal primo secolo: quindi la pi antica chiesa cristiana
conosciuta. Testimonia che prima del 100 (prima ancora, cio, che la tradizione si fissasse completamente in testi
scritti e definitivi) non solo gi vigoreggiava il culto di Ges ma giungeva a maturazione addirittura la
canonizzazione dei suoi discpoli, gi invocati come santi protettori[130].

Opere attribuite a Pietro


Il Nuovo Testamento comprende due lettere tradizionalmente attribuite a Pietro: la prima lettera di Pietro e la
seconda lettera di Pietro. Basandosi sulla buona qualit del greco, e considerando che Pietro doveva essere un
pescatore di Galilea, quindi un illetterato, molti studiosi dubitano che l'apostolo abbia scritto personalmente queste
lettere, e si ipotizza che siano state scritte dal suo segretario (amanuense) o da un seguace dopo la sua morte. In
particolare i dubbi si concentrano sulla seconda, che nei primi secoli era fra i testi "discussi". C' anche chi ipotizza
che essa sia una rifacitura della lettera di Giuda, anch'essa canonica.
Con il nome di Pietro esistono anche diversi testi apocrifi, fin dall'antichit considerati pseudoepigrafi; tra questi ci
sono:

il Vangelo di Pietro
gli Atti di Pietro
una Lettera di Pietro a Filippo, di cui stata rinvenuta una copia a Nag Hammadi
la Lettera di Pietro a Giacomo il Minore, che appare all'inizio di almeno una versione degli scritti clementini.
l'Apocalisse di Pietro, che stata considerata autografa fino al IV secolo, poi esclusa dal canone della Bibbia.

Culto
La Chiesa Cattolica Romana, che ha quale punto di riferimento e sede papale la basilica dedicata proprio all'apostolo
Pietro, in suo onore celebra ogni anno ben quattro feste. Il 18 gennaio e il 22 febbraio viene ricordata la fondazione
delle due sedi episcopali di Roma e di Antiochia (quest'ultima fu sotto la sua autorit per sette anni circa), il 1
agosto si celebra invece il miracolo delle catene. Il 29 giugno viene infine commemorato il martirio del santo. La
sera del 28 giugno si ha la benedizione dei palli da parte del pontefice. Il mattino seguente, al cancello centrale della
basilica Vaticana viene appesa la "nassa del pescatore", a ricordare l'umile mestiere di Pietro. Contemporaneamente,
nella basilica Lateranense si assiste all'ostensione dei reliquiari contenenti le teste di san Pietro e di san Paolo. Nella
chiesa di San Pietro in Carcere, dopo una celebrazione sacra, si pu compiere la visita alla prigione dove l'apostolo
venne rinchiuso dopo l'arresto. Nei Vespri e nella Lodi viene recitato o contata l'inno Decora lux aeternitatis
auream.
In Italia, il 29 giugno, giorno di san Pietro e Paolo, fino al 1976, era giorno festivo concordatario, ma la festivit
stata abrogata nel marzo 1977, rimanendo solo come festa patronale per la citt di Roma. In Ticino tuttora giorno
festivo.

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Pietro apostolo

Patronati
Nella Chiesa cattolica san Pietro ricordato come il santo patrono dei fornai, costruttori di ponti, macellai, pescatori,
mietitori, cordai, orologiai, fabbri, calzolai, tagliapietre, costruttori di reti da pesca e di navi; anche il patrono della
longevit e del papato ed invocato per intercedere in caso di rabbia, problemi ai piedi e febbre. anche il patrono,
quale primo papa, della Chiesa universale.
Varie citt, paesi e regioni considerano Pietro loro patrono, tra cui:
in Italia: Assemini, Cetara, Cordenons, Cosio di Arroscia, Crealla, Galatina, Lamezia Terme, Mareno di Piave,
Modica, Montemarcello, Riposto, Roma, San Pietro al Tanagro, Scano Montiferro, Travesio, l'Umbria, Schio
negli Stati Uniti: Filadelfia, Jackson, Las Vegas, Marquette (Michigan), Scranton.
il patrono anche di numerose altre citt, quali Brema, Calbayog, Chartres, Colonia, Dabaw, Dunajsk Streda,
Kpenick, Leida, Lessines, Maralal, Moissac, Naumburg (Saale), Pozna, Providence, Ratisbona, San Pietroburgo,
Toa Baja, Worms.

Luoghi di culto
Il maggior luogo di culto dedicato all'apostolo San Pietro la basilica omonima della Citt del Vaticano, nella piazza
a lui dedicata. Roma, in particolare, possiede tante altre chiese dedicate al santo; fra queste la basilica di San Pietro
in Vincoli dove si conservano le catene con le quali Pietro sarebbe stato incatenato nella sua prigionia nel Carcere
Mamertino (il nome "in vincoli" deriva appunto dal latino in vinculis, "in catene"). Alquanto fantastica la storia di
queste catene, che simboleggiano la continuit dell'azione esercitata da san Pietro a Gerusalemme e poi a Roma, e
delle prigionie sofferte nelle due citt: la leggenda narra che Eudossia II, moglie del imperatore bizantino Teodosio
II, si rec in pellegrinaggio a Gerusalemme ricevendo in dono la catena con la quale Pietro era stato imprigionato:
poi ne invi una parte a Roma alla figlia Eudossia III che la don al papa Leone Magno. Quando il pontefice la
depose nel reliquiario dov'era custodita la catena della prigionia romana, entrambe si saldarono insieme.
Altri luoghi a lui dedicati, sempre a Roma, sono ancora la chiesa di S. Pietro in Carcere, l'ex carcere Mamertino,
dove tuttora visitabile la cella dove l'apostolo venne rinchiuso poco prima della morte, la Chiesa di San Pietro in
Montorio dove, secondo una tradizione alternativa, egli venne crocifisso.
A pochi chilometri dalla citt di Pisa, presso
la localit di San Piero a Grado, esiste una
delle pi importanti Basiliche del medioevo
italiano, la Basilica di San Piero a Grado.
Secondo la tradizione essa sarebbe stata
edificata nel luogo in cui San Pietro
Apostolo sarebbe approdato nel 43 d.C. e l
avrebbe officiato la prima Messa Cristiana
in Italia. A partire dal V secolo sono
testimoniati numerosi cenobi nei dintorni
della suddetta, fondata sui resti di un'antica
villa di epoca romana. Secondo la tradizione
Pietro, approdato a Porto Pisano, si sarebbe
rifugiato all'interno della villa e l avrebbe
Basilica di San Piero a Grado, Pisa, interno
professato la parola di Cristo fino a erigere
una colonna, sulla quale fu posta una lapide
marmorea, a simulazione di un altare. Su quell'altare avrebbe officiato la sua prima Messa in terra Pisana e quindi
Italiana. L'altare sarebbe stato consacrato poi da papa Clemente I al quale, al momento della consacrazione,

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Pietro apostolo

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sarebbero cadute dalle narici tre gocce di sangue sulla pietra marmorea che ancora si conserva, come preziosa
reliquia, nel Museo dell'Opera del Duomo (Pisa). Un preziosissimo ciclo di affreschi del XIV secolo, ad opera di
Deodato Orlandi, testimonia il passaggio di Pietro dal Porto Pisano. Di notevole interesse l'area archeologica
interna, che mostra i resti della prima Basilica di epoca paleocristiana, i successivi ampliamenti di VIII-X secolo e
soprattutto la sopracitata colonna d'altare, sovrastata da un imponente ciborio gotico. Un altro luogo di culto del
santo la chiesa dei santi Pietro e Rocco a Tezze sul Brenta, (VI).

Santi battezzati dall'apostolo

San Cornelio, centurione romano convertito al Cristianesimo.


Candida la Vecchia, anziana donna di Napoli.
Aspreno di Napoli, pagano convertito e divenuto primo vescovo di Napoli.
Santa Prisca, morta martire a Roma sotto l'imperatore Claudio.
Sant'Edisto, morto martire sotto l'imperatore Nerone.
Processo e Martiniano, morti martiri a Roma sotto l'imperatore Nerone.

Arte, letteratura e cinema

Pietro e Paolo in un'incisione del IV secolo

La statua di san Pietro nella Basilica di San Pietro in Vaticano

Pietro apostolo

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San Pietro in trono e storie della sua vita di Guido di Graziano,


Pinacoteca di Siena

Girolamo dai Libri, San Pietro con le chiavi e la


quercia, Museo di Castelvecchio, Verona.

Per approfondire, vedi Categoria:Dipinti su san Pietro.

La pi antica rappresentazione esistente[131] un medaglione di bronzo con la raffigurazione delle teste degli
apostoli, datato tra la fine del II secolo e l'inizio del III, conservato nel museo della Biblioteca Apostolica Vaticana:
Pietro mostra una testa arrotondata con il mento prominente, la fronte sfuggente, i capelli spessi e ricci e la barba.
Queste caratteristiche sono cos individuali che fanno pensare ad un ritratto.
Questo tipo di iconografia stata rinvenuta anche in altre due rappresentazioni petrine in una camera della
catacomba di Pietro e Marcellino, risalente alla seconda met del III secolo[132]. Nei dipinti della catacomba, Pietro e
Paolo appaiono frequentemente come intercessori e protettori dei defunti nelle rappresentazioni del giudizio
finale[133] e nell'atto di accompagnare una figura di defunto in preghiera nel paradiso.
Nelle numerose rappresentazioni di Cristo insieme agli Apostoli che compaiono nei dipinti delle catacombe e nei
sarcofagi, Pietro e Paolo occupano sempre i posti d'onore alla destra ed alla sinistra di Ges. Nei mosaici delle
basiliche romane, datati tra il IV ed il IX secolo, Cristo compare al centro dell'immagine con Pietro e Paolo alla sua
destra e sinistra, ed accanto a loro i santi che in quella localit erano specialmente venerati.
In sarcofagi ed altri memoriali dei defunti sono presenti scene della vita di san Pietro come descritta nei Vangeli:
Pietro che cammina sulle acque del lago di Genazaret dopo aver lasciato la barca alla chiamata di Cristo, la profezia
del suo tradimento, la lavanda dei piedi, la resurrezione di Tabitha, la cattura e la condanna a morte. In due gilt
glasses rappresentato come Mos che fa sgorgare acqua dalle rocce con il suo bastone; il nome Pietro compare al di
sotto della scena che pu essere interpretata come una sua rappresentazione come guida dei Cristiani.
Nel periodo tra il IV ed il VI secolo particolarmente frequente l'immagine della consegna della legge a Pietro, che
compare in vari tipi di monumenti. Cristo consegna a Pietro una pergamena aperta o arrotolata in cui spesso si trova
la scritta Lex Domini (la legge del Signore). Nel Mausoleo di Santa Costanza a Roma questa affiancata alla
raffigurazione della consegna delle tavole della legge a Mos.
In alcune raffigurazioni del IV secolo Pietro porta spesso un bastone nella mano, e successivamente una croce con
una lunga asta trasportata sulla spalla, come se fosse uno scettro indicativo del suo compito. Nelle rappresentazioni
dei sarcofagi del V secolo Ges presenta a Pietro le chiavi (solitamente due, talvolta tre) invece della pergamena;

Pietro apostolo

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dalla fine del VI secolo la rappresentazione con le chiavi risulta prevalente e queste diventano un caratteristico
simbolo di Pietro[134].
Dal secolo VI in poi Pietro ha la tonsura e viene per lo pi rappresentato senza copricapo, vestito con abito o
mantello apostolico, talvolta anche con paramenti episcopali o pontificali. Come attributo specifico, oltre alle chiavi,
a partire dal XIV secolo anche un bastone con tre aste trasversali, che diventa simbolo del papato pietrino, mentre la
croce capovolta ne indica il martirio. Raramente appaiono come attributi anche il gallo, il pesce o la barca.
Dal secolo XIV Pietro appare principalmente sotto vesti papali come figura centrale sugli altari a lui dedicati (per
esempio l'altare maggiore di San Pietro a Monaco, ad opera di Erasmus Grasser nel 1400), come figura a s stante
nella serie degli apostoli o in compagnia di san Paolo quale simbolo della Chiesa romana.
Uno dei primi cicli pittorici sulla vita di san Pietro era quello che si trovava nell'antica basilica vaticana, che venne in
seguito distrutta e ricostruita nuovamente. Il pi importante per quello di Masolino e Masaccio, nella cappella
Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (alla cui realizzazione contribu anche Filippino Lippi), con le
seguenti scene: Predicazione di san Pietro, Guarigione del paralitico e risurrezione della cristiana Tabita, Pagamento
del tributo, Battesimo dei neofiti, Pietro guarisce i malati con la sua ombra, Distribuzione delle elemosine e morte di
Anania, Resurrezione del figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra, Paolo visita Pietro in prigione, Liberazione di
Pietro, Disputa con Simon Mago e crocifissione di San Pietro. Un tempo chiudeva probabilmente il ciclo di rilievo
di Donatello con la Consegna delle chiavi, oggi al Victoria and Albert Museum di Londra.
Raffaello, nei suoi arazzi per la cappella Sistina (1524 circa) non
attinge gli episodi dipinti da testi apocrifi, cos come avevano fatto
Masolino e Masaccio, bens dagli scritti evangelici: la Pesca
miracolosa, la Consegna della chiavi, la Guarigione dello storpio e la
Morte di Anania.

La Liberazione di san Pietro, di Raffaello Sanzio

Le tre scene pi importanti della vita di Pietro trovano per il loro


massimo splendore pittorico in tre raffigurazioni conservate in
Vaticano. Nella parete longitudinale della cappella Sistina, il Perugino
raffigur un Cristo in primo piano che consegna a Pietro in ginocchio
la potestas pontificia di legare e sciogliere nella forma di due chiavi. Ai
due lati dell'evento principale, apostoli e altri personaggi presenti,
formano due cortei. Dietro sono dipinte le scene del rinvenimento della
moneta e del tentativo di lapidazione di Ges sullo sfondo del Tempio
di Gerusalemme a struttura rinascimentale e dell'arco di Costantino.

Raffaello descrive invece la Liberazione di san Pietro dalla prigione di


Erode nella stanza di Eliodoro (1511-1514), delineando in questa scena notturna, con drammatici effetti di luce, lo
scioglimento delle catene da parte dell'angelo, che accompagna Pietro oltre i soldati dormienti per la scala, mentre
dall'altro lato alcuni soldati coprono la fuga. In connessione con altri affreschi della stanza di Eliodoro, la scena
interpretata come simbolo della liberazione della chiesa ad opera di Giulio II[135].
Nella cappella paolina infine, Michelangelo dipinge l'affresco della Crocifissione di Pietro, contrapposta alla
Conversione di Saulo: in mezzo a una folla multicolore viene issata la croce, posta diagonalmente, con Pietro gi
crocifisso, ma ancora vivo. La raffigurazione del luogo dell'evento, ai margini di un abisso, nonch la presenza di
molti soldati a cavallo e armati, accentua l'impressione di crudelt e brutalit.
Intorno al 1600 circa il personaggio di Pietro viene spesso raffigurato quale protagonista dei due eventi pi dolorosi
della sua vita: il rinnegamento e il martirio. Si pu ricordare a tale proposito il dipinto Le lacrime di Pietro di
Georges de La Tour con un Pietro piangente, seduto con a fianco un gallo (simbolo del triplice rinnegamento) e una
lanterna accesa (simbolo dell'arresto di Cristo), oppure la Crocifissione di Pietro del Caravaggio, in cui l'apostolo
rappresentato ormai anziano mentre la croce nella quale inchiodato viene issata dai suoi carnefici.

Pietro apostolo

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Narrativa
Quo Vadis? di Henryk Sienkiewicz
La Tunica di Lloyd C. Douglas

Cinematografia
Pietro, essendo figura predominante nella narrazione evangelica,
appare in tutti i film o le fiction televisive che raccontano la vita e la
morte di Ges, fra i quali si possono ricordare:
Il Re dei re (1961) di Nicholas Ray
Ges di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli
Jesus (1999) con Luca Zingaretti nel ruolo di Pietro
La Passione di Cristo (2004) di Mel Gibson interpretato da
Francesco De Vito

Omar Sharif veste i panni di san Pietro nella


fiction televisiva del 2005 "San Pietro"

L'apostolo inoltre personaggio di rilevante importanza in film o


sceneggiati televisivi che narrano le vicende della primitiva chiesa cristiana e il loro sbocciare nel cuore dell'Impero,
ispirati principalmente a romanzi:

Quo Vadis? (1951) di Mervyn LeRoy


La tunica (1953) con Richard Burton e Jean Simmons
Demetrio e i gladiatori (1954) seguito de "La Tunica"
Barabba (1961)
San Paolo (2000) di Roger Young con Ennio Fantastichini nel ruolo di Pietro

Un posto a parte deve essere riservato alla fiction televisiva "San Pietro" del 2005 di Giulio Base, incentrata
direttamente sulla vita dell'apostolo, divisa in due episodi riguardanti l'uno la missione di san Pietro a Gerusalemme
e nei territori adiacenti alla Palestina l'altra lo scontro con l'impero romano e il successivo martirio. Omar Sharif
veste i panni dell'apostolo, affiancato da Daniele Pecci nel ruolo di Paolo, Flavio Insinna nel ruolo di Davide, un
gladiatore convertito, Claudia Koll, Lina Sastri, Sydne Rome, Ettore Bassi e Bianca Guaccero.

Nella cultura popolare


Negli anni "san Pietro" diventato un personaggio molto riportato in strisce umoristiche, cartoni, commedie, drammi
e sceneggiature teatrali. Spesso la sua immagine gioca sul suo ruolo di "portatore delle chiavi del regno di Dio"; su
questa base spesso rappresentato come un uomo anziano con la barba che siede presso le porte del paradiso,
interrogando le anime dei morti e accompagnandole all'interno del paradiso o mandandole all'inferno secondo il
giudizio divino.

Note
[1] La data della Passione di Ges, e di conseguenza dell'inizio della missione di Pietro, non del tutto certa. Tuttavia, alla luce del testo
evangelico, da escludersi la teoria, pur diffusasi in un'ampia letteratura di fine Novecento, che retrocederebbe all'anno 30 tali eventi. Il
Vangelo di Luca afferma infatti che la predicazione di Giovanni Battista, antecedente a quella di Ges, ebbe inizio nel quindicesimo anno
dell'impero di Tiberio, e cio il 29. l'unica data esatta presente nei Vangeli, e rende impossibile la fissazione della Passione prima del 32/33.
[2] Anche in questo caso, la data tradizionale, ed alcune teorie l'anticipano all'anno 64.
[3] Nei vangeli (cfr. Vangelo di Giovanni 1,42) viene indicato da Ges con il termine aramaico di ( kp), col significato di "roccia",
traslitterato in greco come (Cephas) per nominarlo, e una sola volta (Lettera ai Galati II,7) tradotto, da san Paolo, sempre in greco,
come (Ptros da , ptra, che entra in latino come ptra(m), "pietra"); diffuso in questa forma nel Nuovo Testamento scritto in
lingua greca, e quindi tradotto prima in latino come Petrus e infine nell'italiano con "Pietro".
[4] McClintock e Strong, Cyclopedia, ristampa 1981, vol. VIII, pag. 15
[5] New Bible Dictionary, a cura di J.D.Douglas, seconda ediz., 1986, pag. 918
[11] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 15

Pietro apostolo
[12] ;
[13] ;
[14] ;;
[16] Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, cap.1 pag.20
[17] Clemente, Stromata 7,11,63-64; presumibile per che l'autore volesse usare questa tradizione mostrando un apostolo quale modello di
marito perfetto, nel senso cristiano del termine.
[19] ;;;
[22] Le ipotetiche ricostruzioni cronologiche circa la vita di Pietro e la storia della Chiesa dei primi decenni variano, seppure per pochi anni, a
seconda degli studiosi.
[23] Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, pag.437
[24] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mc1%2C16-20& formato_rif=vp
[25] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mt8%2C14-15& formato_rif=vp
[26] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Lc5%2C1-11& formato_rif=vp
[27] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gv1%2C40-42%3B+ 21%2C1-11& formato_rif=vp
[28] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mc1%2C16-18& formato_rif=vp
[29] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mt10%2C2& formato_rif=vp
[30] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Lc5%2C10& formato_rif=vp
[31] La data d'inizio del ministero di Ges resta comunque incerta poich il vangelo di Luca riferisce "il 15 anno di governo di Tiberio" ma non
sappiamo se si sia riferito alla successione ad Augusto (14 d.C.) o al suo periodo di co-reggenza (12 d.C.)
[32] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At2%2C1-41& formato_rif=vp
[33] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At3%2C1+ -+ 4%2C31& formato_rif=vp
[34] Non sono inseriti i passi biblici relativi alla sequela di Pietro poich sarebbero troppo numerosi essendo sparsi in tutto il Vangelo
[35] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At8%2C14-25& formato_rif=vp
[36] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At10%2C1-11%2C18& formato_rif=vp
[37] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At12%2C1-24& formato_rif=vp
[38] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gal2%2C1-11& formato_rif=vp
[39] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=At15%2C1-35& formato_rif=vp
[40] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=1Pt1%2C1& formato_rif=vp
[41] Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, pag.443
[42] Eusebio, Historia ecclesiastica 2,25,3-5; 1Clemente 5,2-7
[46] ;
[50] Riferimento giovanneo al successivo episodio dell'ultima cena a Gerusalemme, di cui egli il solo a non parlare
[53] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mt17%2C4& formato_rif=vp
[54] ; ;
[57] Padre Benot traduce con maestro di palazzo o visir. Padre Benot, Exgse et thologie, II, p. 302
[58] Vedi Bibbia CEI, nota a Mt16,18-19
[59] Vedi Bibbia TOB, nota n a Mt16,18
[60] C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 16.
[61] John Meyendorff, et al. (1963), Il primato di Pietro nella Chiesa Ortodossa, Crestwood NY, ISBN 978-0-88141-125-6
[62] The Orthodox New Testament, Vol. I: The Holy Gospels (1999) pag.105
[63] Primato di San Pietro (http:/ / www. syrianchurch. org/ Articles/ PrimacyofStPeter. htm)
[66] Doctrine & Covenants 27: 1213
[68] ;
[69] ;
[70] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Lc22%2C32& formato_rif=vp
[71] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gv13%2C24& formato_rif=vp
[72] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gv13%2C8& formato_rif=vp
[73] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gv13%2C9& formato_rif=vp
[75] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mt%2B26%2C51. Mc%2B14%2C47. Lc%2B22%2C50. Gv%2B18%2C10&
formato_rif=vp
[77] Giuseppe Ricciotti, Vita di Ges Cristo, par.571 pag.652
[83] . Anche il vangelo apocrifo di Pietro riporta questa notizia, vedi XIV 60
[86] Vedi Bibbia Cei nota a Gv21,15
[89] Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, II, 14, 6
[90] M. Adriani, La cristianit antica, Bibliotheca Fides, Roma, 1981, pagg. 175 e sgg.
[91] Girolamo, De viris Illustribus, I
[92] Dag Tessore, San Pietro, Citt Nuova, cap. X, pag. 117
[93] Cfr. Eusebio, Storia Ecclesiastica
[95] Cfr. Adversus Haereses, III, 1,1

28

Pietro apostolo
[96] Eusebio, Adversus Haereses, v,8,3
[97] Lattanzio, De mortibus persecutorum, II
[98] Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica II, 13-14
[99] Giustino, I Apologia, XXVI
[100] Clementinae, I, 15
[101] Clementinae, VII, 12
[102] Atti di Pietro, 32 vv.4
[103] Dag Tessore, San Pietro, cap.XVI pag.163
[104] Si veda per esempio , pag 259
[105] Decretum Gelasianum DS 350
[106] McKenzie nega anche che si possa individuare con esattezza il luogo della sepoltura dell'apostolo, ma infine conclude che "la convergenza
delle probabilit" porta molti studiosi ad accettare la tradizione romana secondo cui Pietro sub il martirio durante il regno di Nerone tra il 64
e il 67 (John L. Mckenzie, Dizionario biblico Sulla presenza di Pietro a Roma (http:/ / www. amicidomenicani. it/ leggi_sacerdote.
php?id=538)).
[107] Chronologie der altkirchlichen Literatur I, Berlino, 1897, p. 244
[108] Sophia: rassegna critica di filosofia e storia della filosofia vol.29, 1961 (http:/ / www. google. it/ search?hl=it& tbo=1& tbs=bks:1&
q=sophia+ Il+ martirio+ di+ + Pietro+ a+ Roma+ + stato+ negato+ dai+ tendenziosi+ pregiudizi+ protestanti+ ed+ in+ )
[109] Oscar Cullmann, Saint Pierre, 1962, pp. 62-67; in occasione della traduzione in inglese dell'opera sul Time uscito questo articolo:
Religion: Peter & the Rock - TIME (http:/ / www. time. com/ time/ magazine/ article/ 0,9171,890753-1,00. html)
[111] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Giovanni21%2C18& formato_rif=vp
[112] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Giovanni21%2C19& formato_rif=vp
[113] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=1Pietro13& formato_rif=vp
[114] Gerusalemme, 1971, vol. 15, col. 755
[115] Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica ai versi II, xv; III, xl; VI, xiv
[116] Ireneo di Lione, Contro gli Eretici, III, i
[117] C.P.Thiede, Il Papiro Magdalen e le origini del Vangelo, ed. it. Casale Monferrato 1997,pp. 78 ss.; 154 ss.
[118] L'attribuzione di questa lettera a papa Clemente I e la sua datazione sono discusse
[119] Il testo riportato nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (II, xxviii)
[120] Il testo riportato nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, (IV, xiv).
[121] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Gv21%2C15-19& formato_rif=vp
[122] Apocrifo della "Dormizione della Santa madre di Dio" XII
[123] Claudio Rendina, I papi, storia e segreti volume primo, Ed. Newton Compton, Roma, 2005. 19. ISBN 88-541-0213-X
[124] Storia Ecclesiastica 2,25,6-7
[125] Per ulteriori informazioni vedi Margherita Guarducci, La Tomba di San Pietro, Editrice Rusconi 1989, Milano
[126] Claudio Rendina, Nel ventre di San Pietro dentro la "citt dei morti" (http:/ / ricerca. repubblica. it/ repubblica/ archivio/ repubblica/ 2002/
11/ 10/ nel-ventre-di-san-pietro-dentro-la. html), la Repubblica, 10 novembre 2002
[127] Vittorio Messori Ipotesi su Ges
[129] Le campagne di scavo furono condotte, tra gli altri, da Virgilio C. Corbo, Stanislao Loffreda, Emanuele Testa e August Spijkerman
L'archeologia ci parla del Ges storico, di Pierbattista Pizzaballa - Diario (http:/ / www. gliscritti. it/ blog/ entry/ 916)
[130] Vittorio Messori Ipotesi su Ges
[131] Vedi la sezione VI (REPRESENTATIONS OF ST. PETER) della voce su Pietro nella Catholic Encyclopedia
[132] Wilpert, Die Malerein der Katakomben Rom, pagina 94 e 96
[133] Wilpert, op. cit., pagina 390 e seguenti
[134] Grisar, Analecta romana, I, Roma, 1899, pagina 627 e seguenti
[135] Personaggi della Bibbia, Mondadori 2006, p. 399.

Bibliografia

Cipriani S., La figura di Pietro nel Nuovo Testamento, 1991


Caragounis C.C., Peter and the Rock, Berlino 1990
O.Cullmann, Saint Pierre, Parigi 1952.
Donati A., Pietro e Paolo La storia, il culto, la memoria nei primi secoli, Milano 2000
Garofalo S., Studi petrini, Roma 1968
Ghiberti G., L'apostolo Pietro nel Nuovo Testamento, Berlino 1992

Gnilka J., Pietro e Roma, Brescia 2003


Grant M., San Pietro, Londra 1994
Maccarone M., San Pietro in rapporto a Cristo nelle pi antiche testimonianze, Roma 1968

29

Pietro apostolo

30

Nardelli M., Pietro e Paolo apostoli a Roma, Brescia 1967


Pesch R., Simon Pietro, Stuttgart 1980
Rendina C., I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983
St. Peter, Prince of the Apostles e The Pope in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.

Voci correlate

San Pietro (miniserie televisiva)


Basilica di San Pietro in Vaticano
Chiesa del "Domine quo vadis"
Primato di Pietro
Primato papale
I 10 pontificati pi lunghi
Cripta del Redentore
Barca di San Pietro
Croce di San Pietro
Spada di San Pietro
Et Apostolica

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Collegamenti esterni
Biografia di Pietro Apostolo (http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro_(Enciclopedia-dei-Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Pietro (http://www.santiebeati.it/dettaglio/20350) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei
Santi. SantieBeati.it
(EN) Voce (http://www.newadvent.org/cathen/11744a.htm) nella Catholic Encyclopedia
La disputa tra Margherita Guarducci e padre Antonio Ferrua (http://www.storialibera.it/epoca_antica/
cristianesimo_e_storicita/tomba_di_pietro/articolo.php?id=2260)
Hubert Jedin, Soggiorno e morte di Pietro a Roma (http://www.storialibera.it/epoca_antica/
cristianesimo_e_storicita/pietro_a_roma/articolo.php?id=6&titolo=Soggiorno e morte di Pietro a Roma)
Le ossa di Pietro sono ancora sotto la Basilica vaticana? (http://www.confraternitadisanjacopo.it/Vita/
Pellegrinaggi/AdSedemPetri/Documenti/SPietro.pdf)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

33 - 67

Lino

Predecessore

Patriarca di Antiochia

Successore

37 - 67

Sant'Evodio

Controllo di autorit VIAF: 13581141 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 13581141) LCCN: n79022118 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/n79022118)

Pietro apostolo

31

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Lino
Papa Lino

2 papa della Chiesa cattolica


Elezione

68

Fine pontificato 79
Predecessore

papa Pietro

Successore

papa Cleto

Nascita

Volterra, ?

Morte

Roma, 79 circa

Sepoltura

Necropoli vaticana

San Lino
Morte

Roma, 79 circa

Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse


Attributi

Palma

Lino (Volterra ?, ... Roma ?, 23 settembre 79) fu il primo successore di Pietro e quindi il 2 vescovo di Roma e
papa della Chiesa cattolica tra il 64/68 e il 76/79. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese
ortodosse. stato il primo papa europeo.

Biografia
Sulla vita di papa Lino si hanno poche notizie certe. Il Liber Pontificalis afferma che Lino era originario della
Tuscia, e che il nome di suo padre era Herculanus; ma non possibile verificare l'origine di questa asserzione; la
citt toscana che, ab immemorabili, ne ha rivendicato i natali Volterra: nel 1480, sul luogo in cui si riteneva
sorgesse la casa paterna del pontefice, fu edificata una chiesa con annesso un monastero femminile.
Trasferitosi a Roma per ragioni di studio, si convert presto al Cristianesimo. Nell'Urbe conobbe anche Paolo di
Tarso che sembra accennasse a lui nella seconda lettera a Timoteo: Ti salutano Tubulo, Pudente, Lino, Claudia e
tutti i fratelli. A Roma avrebbe sostituito Pietro apostolo nei periodi della sua assenza dalla citt, pur essendo il
vescovo e predicatore ufficiale nella citt di Besanzone, in Gallia[1].
Sempre secondo il Liber Pontificalis, sembra che, "in conformit con quanto disposto da San Pietro", Lino abbia
prescritto alle donne di entrare in chiesa con il capo coperto e senza dubbio questa prescrizione dovuta a chiari
insegnamenti Biblici come nella Prima lettera ai Corinzi [2]. Di fatto, la prescrizione rimasta in vigore fino al XX

Papa Lino
secolo. Lino introdusse nel canone della messa la parte detta Comunicantes (anch'essa eliminata solo dalla riforma
liturgica operata dal Concilio Vaticano II) e aggiunse alla veste, come simbolo dell'autorit papale, il pallio, una
striscia di lana bianca a croci nere, tuttora in uso.
Durante il suo pontificato, sotto il quale si successero cinque imperatori (Nerone, Servio Sulpicio Galba, Otone,
Vitellio e Tito Flavio Vespasiano), Lino ebbe a che fare -contrastandola- con la scuola di Simon Mago, continuata
dal discepolo Menandro, e con gli Ebioniti, giudeo-cristiani che praticavano l'osservanza della legge mosaica.

Inquadramento storico
L'avvenimento pi importante verificatosi durante il suo pontificato fu certamente la conclusione della guerra
giudaica con la distruzione, da parte dei romani, della citt e del Tempio di Gerusalemme, nel 70. Oltre che per la
portata storica, l'avvenimento assunse una notevole rilevanza anche per altri aspetti di "politica cristiana". La
distruzione di Gerusalemme era innanzi tutto la conferma della profezia di Ges che aveva annunciato che del
Tempio non sarebbe rimasta pietra su pietra, ed era quindi anche un indizio della prossima fine del mondo e del
conseguente avvento del Regno di Dio. In molti[3] leggevano per nell'avvenimento anche la vendetta sugli Ebrei per
la loro diretta responsabilit nella morte del Cristo (bench necessaria per la redenzione). Si andava cio gi
affermando quella convinzione, sopravvissuta fino al Concilio Vaticano II, che considerava gli Ebrei rei di
deicidio[4].
Ma l'avvenimento, epilogo della rivolta giudaica del 66, offr anche ai Cristiani l'occasione per una spregiudicata
mossa politica. Gli Ebrei infatti, per la loro rivolta, erano caduti decisamente in disgrazia agli occhi dell'opinione
pubblica romana; ne approfittarono immediatamente i Cristiani[5] per marcare la differenza con i Giudei,
dissociandosi da loro e soprattutto, con l'occasione, dagli Ebioniti, condannandoli e screditandoli agli occhi del
potere costituito: si tratt, probabilmente, del primo successo politico messo a segno dalla societ cristiana a proprio
vantaggio[6].

Morte e sepoltura
Il Liber Pontificalis sostiene che Lino sarebbe stato martirizzato il 23 settembre del 76, mediante decapitazione, per
decreto del console Saturnino, ma il fatto sembra privo di fondamento, dal momento che in quel periodo non si ha
notizia di persecuzioni contro i cristiani. Inoltre, Ireneo di Lione indic come martire fra i primi vescovi romani
solamente Telesforo.
Il Liber Pontificalis riferisce anche che Lino, dopo la sua morte, fu seppellito sul Colle Vaticano, accanto all'apostolo
Pietro. Non si sa se l'autore avesse qualche prova decisiva a supporto di questa affermazione per, come Pietro fu
certamente sepolto ai piedi del Colle Vaticano, lecito supporre che anche i primi vescovi della Chiesa romana
furono inumati in quella zona. Secondo Torrigio[7], quando in San Pietro fu costruito l'attuale altare della
confessione (nel 1615), furono rinvenuti dei sarcofagi, tra i quali ve ne era uno con su scritta la parola Linus. La
spiegazione data dal Severano di questa scoperta[8] fu che, probabilmente, tali sarcofagi contenevano i resti dei primi
vescovi di Roma, e che quello con l'iscrizione era il luogo di sepoltura di papa Lino. L'ipotesi fu accettata, in seguito,
da diversi autori, ma da un manoscritto del Torrigio si evince che sul sarcofago in questione c'erano altre lettere
accanto alla parola Linus, cos che il nome poteva essere un altro (come Aquilinus, Anullinus, ecc.).

Il titolo "papa"
Tutti gli antichi elenchi dei vescovi di Roma, che si sono conservati grazie a Ireneo di Lione, Giulio Africano,
Ippolito di Roma, Eusebio di Cesarea ed il Catalogo Liberiano del 354, posizionano il nome di Lino immediatamente
dopo quello di Pietro. Questi elenchi furono redatti a posteriori basandosi su una lista dei vescovi romani che
esisteva al tempo di papa Eleuterio (approssimativamente tra il 174 e il 189). Secondo Ireneo, papa Lino il Lino
menzionato da Paolo di Tarso nella sua gi citata seconda lettera a Timoteo [9]. Il brano di Ireneo (Adversus
haereses, III, III 3) recita:

32

Papa Lino
Dopo che gli apostoli Pietro e Paolo fondarono ed organizzarono la Chiesa [a Roma], essi conferirono l'esercizio
dell'ufficio episcopale a Lino.

Naturalmente, non si pu sapere se questa identificazione del papa come il Lino menzionato nella lettera paolina
risalga ad una fonte antica ed affidabile, o si sia originata pi tardi grazie alla somiglianza del nome.
L'ufficio di Lino, secondo gli elenchi papali che ci sono pervenuti, dur circa dodici anni. Il Catalogo Liberiano
afferma che dur, per l'esattezza, dodici anni, quattro mesi, e dodici giorni, ma le date fornite da questo catalogo, dal
56 al 67, non sono probabilmente corrette. Forse proprio tenendone conto gli scrittori del IV secolo sostenevano che
Lino era stato a capo della comunit romana durante la vita dell'apostolo, ma si tratta di un'ipotesi senza alcun
fondamento storico. In base ai calcoli di Ireneo sulla Chiesa romana nel II secolo, fuori dubbio che Lino sia stato
scelto come guida della comunit cristiana di Roma solo dopo la morte di Pietro. Per questa ragione il suo
pontificato si fa iniziare nell'anno della morte degli apostoli Pietro e Paolo.

Culto
I latini celebrano sua memoria liturgica il 23 settembre. Le Chiese ortodosse, invece, lo ricordano il 4 novembre.
Dal Martirologio Romano:
23 settembre - A Roma, commemorazione di san Lino, papa, al quale, come scrive santIreneo, i beati Apostoli
affidarono la cura episcopale della Chiesa fondata a Roma e che san Paolo Apostolo ricorda come suo compagno.

Note
[1]
[3]
[4]
[5]
[6]
[7]
[8]

C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 22.


C. Rendina, cit, pag. 24.
C. Rendina, cit, pag. 24.
C. Rendina, cit., pagg. 23 e seg.
C. Rendina, cit., pagg. 23 e seg.
Torrigio, Le sacre grotte Vaticane, Viterbo, 1618, 53
Severano, Memorie delle sette chiese di Roma, Roma, 1630, 120

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Lightfoot, The Apostolic Fathers; St. Clement of Rome, I (London, 1890), pagina 201 e seguenti;
Adolf von Harnack, Geschichte der Altchristlichen Literatur, II: Die Chronologie I (Leipzig, 1897), pagina 70.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di Papa Lino (http://www.treccani.it/enciclopedia/lino_(Enciclopedia-dei-Papi)/) nell'Enciclopedia
dei Papi Treccani
Voce (http://it.cathopedia.org/wiki/Papa_Lino) su Cathopedia
Scheda su San Lino Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/71550) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it

33

Papa Lino

34
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Pietro

68 - 79

Cleto

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Cleto
Papa Cleto

3 papa della Chiesa cattolica


Elezione

80

Fine pontificato

92

Predecessore
Successore

papa Lino
papa Clemente I

Nascita

Atene, ?

Morte

Roma, 92 circa

Sepoltura

Basilica di San Pietro

San Cleto
Morte

Roma, 92 circa

Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse


Ricorrenza 26 aprile
Patrono di

Ruvo di Puglia

Cleto o Anacleto (Atene, ... Roma, 92 circa) fu il 3 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera
come santo. Fu papa, orientativamente, dall'80 al 92.

Identificazione della figura storica


Dopo una disputa durata per secoli, l'Annuario Pontificio del 1947 ha stabilito che la figura di papa Anacleto
coincide con quella di Cletus, citata dal Liber Pontificalis come successore di Papa Lino. Gi Eusebio di Cesarea,
Ireneo di Lione, Agostino d'Ippona e Ottato di Milevi consideravano Cleto ed Anacleto la stessa persona, ma non
concordavano per l'ordine di successione dei primi papi: Ireneo elencava, nellordine, Lino, Anacleto e Clemente, ma
Agostino e Ottato elencavano Lino, Clemente e Anacleto. Tertulliano, addirittura, li ometteva entrambi.
Ma la conferma maggiore quella dello studio di Louis Duchesne.

Papa Cleto
Il Catalogus Liberianus e il Carmen contra Marcionem sostengono invece che Anacleto e Cleto fossero persone
differenti. Per il Catalogus Felicianus il primo sarebbe un greco, mentre il secondo un romano. Da ricordare infine il
Martirologio Geronimiano che annota al 26 aprile Cleti martyris, mentre il Martirologio di Beda, alla stessa data,
preciserebbe Sancti Cleti Papae et martyris dimostrando la corrispondenza tra le due persone.
L'elenco pi antico dei papi fu stilato da Egesippo durante il pontificato di papa Aniceto, l'11, solo verso il 160.
Questo elenco sembra sia stato usato da Ireneo di Lione (Adversus Haereses, III, III), da Sesto Giulio Africano
autore di una cronologia nel 222, dall'ignoto scrittore del III o IV secolo di un poema in latino contro Marcione, da
Ippolito di Roma (che estese questa cronologia fino al 234) e, probabilmente, dall'autore del Catalogo Liberiano del
354. Quest'ultimo fu preso a riferimento per la stesura del Liber Pontificalis. Eusebio di Cesarea, per la sua cronaca e
per la sua storia, si bas sui dati dell'Africano; nella seconda opera, per, corresse leggermente le date. La cronaca di
Girolamo una traduzione di Eusebio, ed l'unico mezzo a disposizione per risalire agli originali greci perduti del
grande autore. Di seguito le variazioni di ordine dei primi papi:

Lino, Cleto, Clemente (Egesippo, Epifanio, Canone della Messa).


Lino, Anacleto, Clemente (Ireneo di Lione, Africano, Eusebio, Girolamo).
Lino, Cleto, Anacleto, Clemente (Poema contro Marcione).
Lino, Clemente, Cleto, Anacleto (Ippolito di Roma (?), Catalogo Liberiano, Liber Pontificalis).
Lino, Clemente, Anacleto (Ottato di Milevi, Agostino d'Ippona).

Ad oggi nessun critico dubita che Cleto, Anacleto e Anncleto siano la stessa persona. Anacleto infatti la forma
latina di Anncleto, mentre Cleto un diminutivo (pi cristiano) di Anncleto.

Biografia
Da quanto racconta il Liber Pontificalis, Cleto nacque ad Atene in Grecia, figlio di Antioco. Visse sotto gli
imperatori Tito Flavio Vespasiano, Tito e Domiziano; quest'ultimo scaten una violenta persecuzione contro i
cristiani che culmin nell'anno 95; essendo Cleto morto nel 92, probabilmente non sub il martirio con la maggior
parte dei cristiani della citt, come affermava una secolare tradizione orale.
Fu papa sotto il regno di Tito quando, il 24 agosto del 79, l'eruzione del Vesuvio caus la distruzione delle citt di
Stabiae, Ercolano e Pompei, citt dove era gi presente una folta comunit di cristiani. Nella storia di Roma di quel
periodo si ricorda che l'anno successivo all'eruzione fu inaugurato l'anfiteatro Flavio e, nell'85, fu inaugurato lo
stadio Domiziano, che corrisponde all'attuale piazza Navona.
Questi tre episodi provocarono diversi stati d'animo e reazioni nella comunit cristiana. Se il primo fu letto, insieme
alla distruzione di Gerusalemme di nove anni prima, come un indizio della prossima fine del mondo e del
conseguente avvento del profetizzato regno di Dio, gli altri due, a cos breve distanza, rappresentarono un trionfo del
paganesimo ed un netto ridimensionamento delle aspettative cristiane[1].
Durante il suo pontificato ordin 25 sacerdoti, ai quali avrebbe imposto la tonsura (pratica rimasta in vigore per
diversi secoli), e cur l'edificazione di un sepolcro presso la Tomba di Pietro, dove venne sepolto.

35

Papa Cleto

36

Morte e sepoltura
Cleto mor verso l'anno 92, quasi sicuramente per una morte naturale: per quell'anno, infatti, non sembra testimoniata
alcuna persecuzione anticristiana. Fu sepolto nella necropoli vaticana, nei pressi della tomba di Pietro.

Culto
La sua memoria liturgica ricorre il 26 aprile.
Dal Martirologio Romano:
26 aprile - A Roma, commemorazione di san Cleto, papa, che resse la Chiesa di Roma per secondo dopo lapostolo
Pietro.

santo patrono dei comuni di Ruvo di Puglia, Belmonte del Sannio e Cimerano Catolle.
Secondo la tradizione locale Cleto sarebbe stato primo vescovo di Ruvo di Puglia, nominato direttamente da san
Pietro di passaggio in Puglia. Questa tradizione inverosimile, dato che ai tempi dei primi cristiani era consuetudine
nominare pastori originari del luogo in cui avrebbero dovuto esercitare il loro ministero; inoltre il passaggio di san
Pietro nell'Italia meridionale comunemente ritenuto leggendario.

Note
[1] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pagg. 25 e seg.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 marzo 1907. Remy
Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Battista Mondin, Nuovo Dizionario Enciclopedico dei Papi, Roma, Citt Nuova, 2006. ISBN 88-311-9230-2
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983. ISBN 9788879836944

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Collegamenti esterni
Biografia di Papa Cleto (http://www.treccani.it/enciclopedia/anacleto-cleto_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Cleto (Anacleto) (http://www.santiebeati.it/dettaglio/50800) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0076-0088-_Anacletus_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Lino

80 - 92

Clemente I

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Papa Clemente I

37

Papa Clemente I
Papa Clemente

4 papa della Chiesa cattolica


Elezione

92

Fine pontificato 97
Predecessore

Cleto

Successore

Evaristo

Nascita

Roma, ?

Morte

Cherson, 100 circa

Sepoltura

Basilica di San Clemente

San Clemente

Romano pontefice
Venerato da

Chiesa cattolica, Chiese ortodosse

Santuario principale Basilica di San Clemente


Ricorrenza
Attributi
Patrono di

23 novembre (Chiesa cattolica), ortodosse 25 novembre.


ancora, pesce, pietra miliare, fontana, libro.
Latera Velletri

Papa Clemente I, generalmente noto come Clemente da Roma, o Clemens Romanus, per distinguerlo
dall'Alessandrinus (Roma, ... Cherson, 23 novembre 100), fu il 4 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica
dal 92 al 97. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse lo venerano come santo. Delle sue opere si conoscono uno scritto
autentico, la Lettera alla Chiesa di Corinto, e molti altri di dubbia attribuzione. considerato il primo papa della
storia ad aver rinunciato al suo incarico, ma le fonti storiografiche sono dubbie ed imprecise.[1]

Papa Clemente I

Il quarto papa
Secondo Tertulliano, che scriveva intorno al 199, la Chiesa di Roma sosteneva che Clemente fosse stato ordinato da
Pietro (De Praescriptione, XXXII), e Girolamo affermava che ai suoi tempi la maggior parte dei latini "era convinta
che Clemente fosse l'immediato successore dell'Apostolo" (De viris illustribus, XV). Girolamo sostenne questa tesi
anche in molte altre opere. Gli antichi documenti, comunque, mostrano grande incertezza nella sua collocazione
temporale.
L'elenco pi antico dei papi fu stilato da Egesippo durante il pontificato di papa Aniceto, l'11, solo verso il 160.
Questo elenco sembra sia stato usato da Ireneo di Lione (Adversus Haereses, III, III), da Sesto Giulio Africano
autore di una cronologia nel 222, dall'ignoto scrittore del III o IV secolo di un poema in latino contro Marcione, da
Ippolito di Roma (che estese questa cronologia fino al 234) e, probabilmente, dall'autore del Catalogo Liberiano del
354. Quest'ultimo fu preso a riferimento per la stesura del Liber Pontificalis. Eusebio di Cesarea, per la sua cronaca e
per la sua storia, si bas sui dati dell'Africano; nella seconda opera, per, corresse leggermente le date. La Cronaca
di Girolamo una traduzione di Eusebio, ed l'unico mezzo a disposizione per risalire agli originali greci perduti del
grande autore. Di seguito le variazioni di ordine dei primi papi, dopo san Pietro:
Lino, Cleto, Clemente (Egesippo, Epifanio, Canone della Messa).
Lino, Anacleto, Clemente (Ireneo di Lione, Africano, Eusebio, Girolamo).
Lino, Cleto, Anacleto, Clemente (Poema contro Marcione),
Lino, Clemente, Cleto, Anacleto (Ippolito di Roma (?), Catalogo Liberiano, Liber Pontificalis).
Lino, Clemente, Anacleto (Ottato di Milevi, Agostino d'Ippona).
Ad oggi nessun critico dubita che Cleto, Anacleto e Anncleto siano la stessa persona. Anacleto infatti la forma
latina di Anncleto, mentre Cleto un diminutivo (pi cristiano) di Anncleto. Il Lightfoot riteneva che la
trasposizione di Clemente nel Catalogo Liberiano fosse un mero errore, simile all'errore Anicetus, Pius (che in realt
era Pius Anicetus) che si trova pi avanti nello stesso elenco. Ma potrebbe essere stata una modifica intenzionale
voluta da Ippolito, sulla base della tradizione riportata da Tertulliano. Ireneo affermava che Clemente "vide gli
apostoli benedetti e convers con loro, ed aveva ancora nelle orecchie il suono della predicazione degli apostoli ed
aveva la loro gestualit davanti agli occhi, e non era il solo vivente a cui fosse stato insegnato dagli apostoli".
Similmente Epifanio narrava (da Egesippo) che Clemente era un contemporaneo di Pietro e di Paolo di Tarso.
Entrambi attribuivano 12 anni di pontificato sia a Lino che a Cleto.
Se Ippolito nel Poema contro Marcione trov Cleto due volte per un errore, l'ascesa di Clemente sembrerebbe essere
avvenuta 36 anni dopo la morte degli apostoli, dove si colloca Anacleto (il "secondo Cleto"). Ci significherebbe che
sarebbe stato quasi impossibile per Clemente essere loro contemporaneo (si arriva all'anno 103 circa e Clemente
avrebbe dovuto essere gi molto anziano al momento dell'elezione), per cui Ippolito lo spost ad una posizione
precedente, quella dov'era il "primo Cleto" per conciliare la sua successione con le informazioni secondo cui
conobbe gli apostoli. Ancora, affermava Epifanio: Se ricevette l'ordinazione episcopale da Pietro al tempo degli
apostoli, e declin l'ufficio, dato che in una delle sue epistole affermava 'mi ritiro, parto, lasciate che il popolo di Dio
sia in pace' (Memorie di Egesippo), o se fu consacrato da Anacleto dopo la sua successione agli apostoli, non lo
sappiemo. Sembra improbabile che Epifanio faccia questa affermazione solo per citare l'Epistola; probabilmente
Epifanio voleva dire che Egesippo riportava che Clemente era stato s ordinato vescovo da Pietro ma aveva rifiutato
di succedergli, ma ventiquattro anni pi tardi, scelto a succedergli da Anacleto, esercit realmente quell'ufficio per
nove anni. Epifanio non era in grado di conciliare questi due fatti; Ippolito, tuttavia, sembra avere rifiutato la seconda
tesi. L'ipotesi che Clemente fosse stato consacrato vescovo da Pietro e poi da lui scelto per succedergli nell'ufficio
ma avesse rifiutato, per essere di nuovo scelto da Anacleto come successore ventiquattro anni dopo, sembra l'unica
soluzione per conciliare questi dati.

38

Papa Clemente I

39

Cronologia
Non difficile risalire alle date indicate da Egesippo. Epifanio indicava che il martirio degli Apostoli ebbe luogo nel
dodicesimo anno del regno di Nerone. L'Africano lo calcol al quattordicesimo anno (aveva attribuito un anno in
meno ai regni di Caligola e Claudio), ed aggiunse la data imperiale per l'ascesa di ogni papa; ma, avendo calcolato
due anni in meno fino ad Aniceto, il suo calcolo non poteva coincidere con gli anni di episcopato forniti da
Egesippo. Ebbe anche difficolt analoghe per il suo elenco dei vescovi di Alessandria.
Se si inizia, come intese Egesippo, con Nerone 12 (vedasi l'ultima colonna della seguente tabella), la somma dei suoi
anni ci porta in maniera corretta fino agli ultimi tre Papi. Ma l'Africano part con un errore di due anni, e, per trovarsi
con la data corretta per Igino, dovette considerare un anno di pontificato in meno ad ognuno dei papi precedenti,
Sisto e Telesforo. Ma c' una data in contraddizione, Traiano 2 che considera, per Clemente ed Evaristo, sette e dieci
anni invece di nove e di otto.
Hegesippus

Africanus (da Eusebio)

Intervallo

Data reale

Lino

12 Nerone

14 12

Nerone

12 66

Anacleto

12 Tito

12

Vespasiano

10 78

Clemente

Domiziano

12 (7)

Domiziano

10 90

Evaristo

Traiano

Traiano

Alessandro

10 Traiano

12 10

Traiano

10 107

Sisto

10 Adriano

Adriano

Telesforo

11 Adriano

12 (10)

Adriano

11 127

Igino

Antonino Pio

Antonino Pio 1

138

Pio

15 Antonino Pio

15

Antonino Pio 5

142

20

Antonino Pio 20 157

Aniceto

Antonino Pio

(10)

(9)

99

117

Evidentemente si sent di inserire una data riportata dalla tradizione, ed infatti la data di Traiano 2 la data riportata
da Egesippo. Ora, sappiamo che Egesippo parl della conoscenza diretta di Clemente con gli Apostoli e non disse
niente su altri papi martiri ad eccezione di Telesforo. Non sorprendente, poi, notare che l'Africano aveva, oltre alle
lunghezze dell'episcopato, due date fisse riprese da Egesippo, quella della morte di Clemente nel secondo anno del
regno di Traiano e quella del martirio di Telesforo nel primo anno del regno di Antonino Pio. Pertanto possiamo
supporre che, intorno al 160, si credesse che Clemente fosse morto nel 99.

Papa Clemente I

Biografia
Origene Adamantio identificava papa Clemente con l'aiutante di Paolo
di Tarso (Lettera ai Filippesi, IV, 3, e 80), cos facevano Eusebio,
Epifanio, e Girolamo, ma questo Clemente, probabilmente, era un
filippese. A met del XIX secolo si identificava il Papa col console del
95, Tito Flavio Clemente che fu martirizzato da suo cugino,
l'imperatore Domiziano, alla fine del consolato. Ma i testi antichi,
tuttavia, affermano che il papa visse fino al regno di Traiano.
improbabile anche che fosse un membro della famiglia imperiale. Il
continuo riferirsi all'Antico Testamento nella sua Epistola ha suggerito
al Lightfoot, al Funk, al Nestle, e ad altri autori, che fosse di origine
ebraica. Probabilmente era un liberto o figlio di un liberto della
famiglia imperiale, che ne includeva migliaia o decine di migliaia.
Si sa con certezza che nella famiglia di Nerone erano presenti molti
cristiani (Filippesi, IV, 22). estremamente probabile che i latori della
La visione di San Clemente, opera di Giambattista
lettera di Clemente, Claudio Efebo e Valerio Vito, fossero fra questi;
Tiepolo, ca. 1730 ca, Londra, National Gallery.
per quanto riguarda i nomi (Claudio e Valerio), essi ricorrono con una
certa frequenza fra i liberti dell'Imperatore Claudio (e dei suoi due
predecessori della stessa Gens) e di sua moglie Valeria Messalina. I due messaggeri venivano descritti come
...uomini di fede e prudenti che hanno camminato impeccabilmente fra noi dalla giovent alla maturit per questo
motivo, probabilmente, erano gi Cristiani e vivevano a Roma al tempo degli Apostoli, pi o meno 30 anni prima. Il
prefetto di Roma durante la persecuzione di Nerone era Tito Flavio Sabino, fratello maggiore dell'imperatore Tito
Flavio Vespasiano, e padre del Clemente console martirizzato.
Flavia Domitilla, moglie del martire, era una nipote sia di Vespasiano che di Tito e Domiziano. Il console e sua
moglie ebbero due figli, Vespasiano e Domiziano, che ebbero come tutore Marco Fabio Quintiliano. Della loro vita
non si sa nulla. Il fratello maggiore del martire Clemente era Tito Flavio Sabino, console nell'82 e messo a morte da
Domiziano, del quale aveva sposato la nipote. Negli atti dei santi Nereo ed Achilleo, papa Clemente rappresentato
come suo figlio, ma in questo caso sarebbe stato troppo giovane per poter aver conosciuto gli apostoli.

40

Papa Clemente I

41

Morte, abdicazione, sepoltura


Sulla data della morte, diverse fonti sembrano propendere per l'anno 99 o 100[2], mentre generalmente accettato
che il successore Evaristo abbia preso il suo posto come vescovo di Roma nel 97, all'epoca dell'esilio ordinato da
Traiano.[1] In tal caso si tratterebbe della prima rinuncia all'ufficio di romano pontefice di un papa, sebbene dovuta a
cause di forza maggiore.

Questione del martirio


Della vita e morte di Clemente non si conosce nulla. Gli Atti, apocrifi
in lingua greca, del suo martirio furono stampati nel Patres Apostolici
del 1724, basato sugli studi di Jean Baptiste Cotelier. Questi, ricchi di
narrazioni ampiamente leggendarie, riferiscono di come convert
Teodora, moglie di Sisinnio, un cortigiano di Nerva e (dopo alcuni
presunti "miracoli") Sisinnio stesso e altre 423 persone di un certo
rango. Traiano band il papa in Crimea dove, secondo la leggenda
miracolistica, avrebbe dissetato 2000 persone. Molte persone di quel
paese si convertirono ed edificarono 75 chiese.
Martirio di san Clemente, opera di Pier Leone

Traiano, per tutta risposta, ordin che Clemente fosse gettato in mare
Ghezzi, 1724, Roma, Pinacoteca Vaticana.
con un'ancora di ferro al collo. Dopo questi avvenimenti, ogni anno, il
mare recedeva di due miglia, fino a rivelare un sacrario costruito
"miracolosamente" che conteneva le ossa del martire e permetteva ai fedeli di recarvisi. Questa leggenda non
antecedente al IV secolo ed era sicuramente conosciuta da Gregorio di Tours nel VI. Intorno all'868 san Cirillo, che
si trovava in Crimea per evangelizzare i popoli slavi, rinvenne in un tumulo (non in una tomba subacquea) delle ossa
ed un'ancora. Immediatamente si credette che queste fossero le reliquie di Clemente. Trasportate a Roma da Cirillo,
furono deposte da papa Adriano II, insieme a quelle di Ignazio di Antiochia, sotto l'altare maggiore della basilica
inferiore di San Clemente. La storia di questa traslazione piuttosto verosimile, ma non sembrano esserci tradizioni
riguardo al tumulo, che fu trovato semplicemente perch poteva essere un probabile luogo di sepoltura. L'ancora
sembra essere l'unica prova della sua identit, ma non si in grado di stabilire se veramente era insieme a quelle
ossa. Clemente venne menzionato per la prima volta come martire da Tirranio Rufino (circa 400).
Papa Zosimo, in una lettera del 417 ai vescovi africani, riferiva del processo e della parziale assoluzione dell'eretico
Celestio svoltisi nella basilica di San Clemente; il papa scelse questa chiesa perch Clemente aveva appreso la fede
da Pietro in persona, ed aveva dato la vita per lui. Venne annoverato tra i martiri anche dallo scrittore noto come
Praedestinatus (circa 430) e dal Sinodo di Vaison del 442. Critici moderni ritengono possibile che il suo martirio
fosse stato suggerito da una confusione con il suo omonimo, il console martirizzato. Comunque, non essendoci
tradizioni di una sua sepoltura a Roma, si suppone che sia morto in esilio per cause naturali.

Scritti
A papa Clemente I attribuita una lettera rivolta alla Chiesa di Corinto. Con tale lettera, Clemente rispondeva ad una
richiesta di dirimere una questione originatasi dalla ribellione di alcuni fedeli della Chiesa di Corinto, i quali avevano
destituito i loro presbiteri e nominati altri. Egli esortava i membri della Chiesa conrinzia alla concordia, biasimando i
personalismi e le ambizioni dei singoli. Questa lettera di grande importanza poich, oltre a fornire preziose
informazioni sulla vita delle prime comunit cristiane, attesta che gi a quei tempi la Chiesa di Roma godeva di una
particolare autorit rispetto alla altre comunit cristiane, dato che Corinto, Chiesa fra le prime fondate, si rivolgeva a
quella di Roma per dirimere una questione interna. Tale importanza venne riconosciuta molto presto, tanto che la
lettera venne inserita nel Codex Alexandrinus ed era considerata dalla Chiesa Siriaca fra gli scritti canonici.[3]
Molti scritti sono invece stati falsamente attribuiti a papa Clemente I:

Papa Clemente I
la seconda lettera ai Corinti, un'antica omelia scritta da un autore ignoto nello stesso stile di Clemente;
due Epistole alle Vergini, in siriaco. Gli originali greci sono andati perduti. conosciuta una traduzione siriana
conservata in un manoscritto della Peshitta del 1470. e per i primi otto capitoli della prima Lettera una traduzione
copta. Molti critici le hanno credute autentiche, perch erano conosciute nel IV secolo sia da Epifanio (che
affermava che venivano lette nelle chiese; cfr. Haer. 30,15) sia da Girolamo (Adv. Iovin. 1,12). Ma attualmente
assodato che non possono essere state scritte dallo stesso autore dell'Epistola ai corinti. Alcuni autori, come Karl
Joseph von Hefele e Westcott le hanno datate alla seconda met del II secolo, ma pi probabile che risalgano al
terzo (Adolf von Harnack, Lightfoot, Quasten). Harnack pensava che le due lettere, in origine, fossero un solo
scritto e cos Quasten;
all'inizio dei decreti Pseudo Isidoriani ci sono cinque lettere attribuite a Clemente. La prima la lettera di
Clemente a Giacomo tradotta da Rufino; la seconda un'altra lettera a Giacomo. Le altre tre sono opera dello
Pseudo Isidoro;
vennero attribuite a Clemente anche le Costituzioni Apostoliche, i Canoni Apostolici, il Testamento di Nostro
Signore ed un'Anafora Giacobita.

Culto
La Chiesa cattolica celebra la sua memoria liturgica il 23 novembre, giorno della tumulazione a Roma. Le ortodosse,
invece, lo ricordano il 25 novembre.
Il suo corpo, all'epoca di papa Adriano II, fu traslato a Roma dai santi Cirillo e Metodio, e sepolto nella Basilica di
San Clemente al Laterano, che gi prima era stata edificata sotto il suo nome.
Dal Martirologio Romano:
23 novembre - San Clemente I, papa e martire, che resse la Chiesa di Roma per terzo dopo san Pietro Apostolo e scrisse
ai Corinzi una celebre Lettera per rinsaldare la pace e la concordia tra loro. In questo giorno si commemora la deposizione
del suo corpo a Roma.

patrono della citt di Velletri nella quale sembra abbia portato la fede in Cristo. , inoltre, compatrono della
Diocesi di Velletri - Segni, insieme a san Bruno vescovo (patrono di Segni).

Iconografia
Nell'arte, san Clemente pu essere riconosciuto come un papa con un'ancora e un pesce. Talvolta c', in aggiunta,
una pietra miliare, chiavi, una fontana che spruzza alle sue preghiere o un libro. anche raffigurato mentre giace in
un tempio sul mare.

La basilica di San Clemente a Roma

42

Papa Clemente I

43

La basilica di San Clemente a Roma sorge nella valle tra l'Esquilino e


il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano. Fu
ricostruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II sulle
fondamenta di una chiesa pi antica, edificata sotto Costantino I (morto
nel 337) o poco dopo.
Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a
Clemente.
Affresco dalla basilica inferiore di San Clemente
a Roma, raffigurante la traslazione del corpo del
santo per opera dei santi Cirillo e Metodio.

Note
[1] Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, p. 30
[2] Biografia di papa Clemente (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/
clemente-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani

[3] Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificia, Casale Monferrato, Ed. Piemme, 2005, ISBN 88-384-1060-7. pp. 13-14

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume IV. New York 1908, Robert Appleton Company. Nihil obstat. Remy Lafort,
S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Piercostante Righini, Storia dei Papi, Imprimatur Curia Episcopalis Tusculana 18 dicembre 1969, Editrice
Domani, Roma, 1969.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

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Collegamenti esterni
Clemente I (http://www.treccani.it/enciclopedia/clemente-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei
Papi della Treccani
Scheda su San Clemente I Romano (http://www.santiebeati.it/dettaglio/30150) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
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hf_ben-xvi_aud_20070307_it.html) di papa Benedetto XVI su Clemente Romano tenuta durante l'Udienza
generale di mercoled 7 marzo 2007
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0088-0097-_Clemens_I,_Sanctus,_Martyr.
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(EN) Agiografia del santo sul sito della Ortodox church of America (http://ocafs.oca.org/FeastSaintsViewer.
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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Cleto

92 - 97

Evaristo

Papa Clemente I

44

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Papa Evaristo
Papa Evaristo

5 papa della Chiesa cattolica


Elezione

97

Fine pontificato 105/106


Predecessore
Successore
Nascita
Sepoltura

Papa Clemente I
Papa Alessandro I
Betlemme
Necropoli vaticana

San Evaristo

Romano pontefice
Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse
Ricorrenza 27 ottobre (Chiesa cattolica)

Sant' Evaristo, o Aristo, secondo il Catalogo Liberiano (Betlemme, ... Roma, 105), fu il 5 vescovo di Roma e
papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa tra il 96/99 e il 105/106.

Biografia
Poco si sa di Evaristo: secondo il Liber Pontificalis sarebbe nato a Betlemme da una famiglia ebraica ellenizzante e
si sarebbe convertito al Cristianesimo a Roma, reggendo la diocesi romana in sostituzione di papa Clemente I,
esiliato nel Chersoneso Taurico, al tempo della persecuzione dell'imperatore Domiziano o, pi probabilmente, di
Traiano.
Ci si domandati, se Evaristo debba essere considerato vero papa (e non solo "vice") dall'anno 97, quando Clemente
I and in esilio; oppure solo dal 101, anno in cui Clemente mor martire in Crimea (notizia di Eusebio di Cesarea
nella sua Storia Ecclesiastica). Per Eusebio chiaro: Clemente, dopo nove anni di pontificato (88-97) ...trasmise il
sacro ministero a Evaristo.
Il Liber Pontificalis riporta che egli divise Roma in sette diaconiae, o tituli[1], luoghi resi santi dal martirio dei
cristiani, successivamente destinati ad accogliere l'edificazione di una chiesa in loro memoria (gli antenati delle

Papa Evaristo

45

moderne parrocchie). Prescrisse che sette diaconi assistessero alle omelie del vescovo, a testimonianza della sua
ortodossia, e inizi la pratica della benedizione pubblica dopo la celebrazione del matrimonio civile. Tuttavia questa
affermazione del Liber totalmente priva di ogni fondamento, poich attribu a Evaristo una istituzione pi tarda
della Chiesa di Roma.
Pi degna di fede l'affermazione del Liber Pontificalis che indica la sua sepoltura presso la Tomba di Pietro, anche
se un'altra tradizione lo dice sepolto nella Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta a Napoli.
Il martirio di Evaristo, sebbene tradizionale, non storicamente provato.
Fu sepolto, con ogni probabilit, presso la tomba di san Pietro, nella Necropoli vaticana.

Culto
La sua ricorrenza si celebra il 27 ottobre.
Dal Martirologio Romano:
27 ottobre - A Roma, santEvaristo, papa, che resse la Chiesa di Roma per quarto dopo il beato Pietro, sotto limperatore
Traiano.

Note
[1] Lodovico Antonio Muratori, nelle Dissertazioni sopra le antichit italiane, afferma che ...sotto nome di titolo una volta venivano le sole
parrocchie, e non gi le diaconie. Dissertazioni sopra le antichit italiane, vol. 9, p. 75 (http:/ / books. google. it/
books?id=JQUVAAAAYAAJ& pg=PA75& lpg=PA75& dq=papa+ evaristo+ "parrocchie"& source=bl& ots=9Z6uV8nvl2&
sig=3rWTmHXEVrA5i2Ot6y50sE0zC_Q& hl=it& ei=GVepTtLdMIWohAeBzNikDg& sa=X& oi=book_result& ct=result& resnum=3&
ved=0CDEQ6AEwAg#v=onepage& q=papa evaristo "parrocchie"& f=false).

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Piercostante Righini, Storia dei Papi, Imprimatur Curia Episcopalis Tusculana 18 dicembre 1969, Editrice
Domani, Roma, 1969.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

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Evaristo (http://www.treccani.it/enciclopedia/evaristo_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi
della Treccani
Scheda su Papa Evaristo (http://www.santiebeati.it/dettaglio/75300) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0097-0105-_Evaristus,_Sanctus,_Martyr.
html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Clemente I

97 - 105

Alessandro I

Papa Evaristo

46

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Alessandro I
Papa Alessandro I

6 papa della Chiesa cattolica


Elezione

105/106

Fine pontificato 115/116


Predecessore
Successore
Nascita
Sepoltura

Papa Evaristo
Papa Sisto I
Roma
Necropoli vaticana

Alessandro I (Roma, 80 circa Roma, 115/116) fu il 6 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, all'incirca
tra il 105/106 e il 115/116.

Biografia
Sant'Ireneo di Lione, alla fine del II secolo, lo indic come il quinto papaWikipedia:Uso delle fonti in successione
dell'apostolo san Pietro. Il suo pontificato stato variamente datato dai critici: 106-115 (Louis Duchesne) o 109-116
(Lightfoot). Nell'antichit cristiana fu accreditato di un pontificato durato circa 10 anni (Eusebio di Cesarea, Historia
Ecclesiastica IV, I) e non c' alcuna ragione per dubitare che fosse sull'"elenco dei vescovi" stilato a Roma da
Egesippo (Eusebio, IV, xxii 3) prima della morte di papa Eleuterio (189).
Secondo una tradizione della Chiesa di Roma risalente alla fine del V secolo, e riportata sul Liber Pontificalis, era
romano di nascita e svolse il suo ufficio durante il regno di Traiano (98-117). La stessa tradizione afferma che pat il
martirio per decapitazione sulla Via Nomentana, a Roma, il 3 maggio.
Probabilmente fu eletto papa a meno di trent'anni e dovrebbe essere stato il primo papa non scelto dal suo
predecessore ma eletto dai vescovi che si trovavano a Roma su indicazione dei presbiteri e dei diaconi della citt.
Gli si attribuisce l'introduzione nel canone del Qui Pridie, le parole commemorative dell'istituzione dell'Eucaristia. Si
dice anche che abbia introdotto l'uso di benedire con acqua e sale le case dei cristiani per preservarle dal maligno
(constituit aquam sparsionis cum sale benedici in habitaculis hominum, trad: istitu l'aspersione di acqua col sale per
benedire le abitazioni degli uomini)
Alessandro fu papa nel periodo di massimo splendore dell'impero romano, quando sembrava che le profezie
sull'avvento del regno di Cristo non si dovessero pi realizzare, e le persecuzioni si succedevano una dietro l'altra. Fu

Papa Alessandro I
un periodo piuttosto difficile per la ChiesaWikipedia:Uso delle fonti.

Traiano e Plinio il Giovane


Durante il suo pontificato intercorse (circa 112) la nota corrispondenza fra Plinio il Giovane, procuratore in Bitinia, e
l'imperatore Traiano a seguito di denunce anonime contro i cristiani:
Coloro che negavano di essere cristiani, o di esserlo stati, ritenni di doverli rimettere in libert...tutti costoro venerarono
la tua immagine e i simulacri degli dei, e imprecarono contro Cristo. Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o errore
consisteva nel riunirsi prima dellalba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e giurare di non
perpetrare delitti, a non commettere furti, frodi, adulteri, a mantenere la parola data e a restituire i depositi, qualora ne
fossero richiesti. Poi, avevano l'abitudine di riunirsi nuovamente per prendere del cibo, ad ogni modo comune e innocente,
cosa che cessarono di fare dopo il mio editto nel quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito lesistenza di
sodalizi...

Traiano rispondeva che


...Non pu essere stabilita una regola generale che abbia un carattere rigido. Non li si deve ricercare; qualora vengano
denunciati e riconosciuti colpevoli, li si deve punire, ma in modo che colui che avr negato di essere cristiano
dimostrandolo con i fatti, cio rivolgendo suppliche ai nostri dei, quantunque abbia suscitato sospetti in passato, sia
perdonato per il suo ravvedimento. Quanto ai libelli anonimi messi in circolazione, non devono godere di considerazione in
alcun processo; infatti prassi di pessimo esempio, indegna dei nostri tempi.

Sepolcro e culto
Nel 1855, nel luogo dove un'antica tradizione faceva avvenire il martirio di Alessandro, fu scoperto un cimitero
semisotterraneo dei santi martiri Alessandro, Eventolo, e Teodolo. Secondo alcuni archeologi questo Alessandro
corrisponderebbe al Papa e quest'area funeraria segnerebbe il luogo del suo martirio. Duchesne, tuttavia, negava
l'identit tra il martire ed il papa, affermando che la confusione fra i due personaggi risalirebbe agli inizi del VI
secolo, data di compilazione del Liber Pontificalis. Anche Sant'Ireneo di Lione non faceva alcuna menzione di un
suo martirio.
Si dice che le sue reliquie siano state traslate a Frisinga, in Baviera nell'834. La catena con cui secondo la tradizione
fu tenuto prigioniero stata invece collocata a Lucca attorno al 1060, nella chiesa di Sant'Alessandro Maggiore dal
vescovo di Lucca Anselmo da Baggio, divenuto poi papa col nome di Alessandro II.
In alcuni luoghi venerato come santo, anche se la sua memoria non compare nel Martirologio romano. La sua festa
liturgica viene celebrata il 3 maggio a Barrafranca, dove venerato come santo patrono.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 marzo 1907. Remy
Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Claudio Zarri, La chiesa dei Santi Alessandro e Carlo - 1742-1992, Tipografia Viscardi, Alessandria, 1992;
Piercostante Righini, Storia dei Papi, Imprimatur Curia Episcopalis Tusculana 18 dicembre 1969, Editrice
Domani, Roma, 1969.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983
*John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6

47

Papa Alessandro I

48

Collegamenti esterni
Alessandro I [1] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su Sant'Alessandro I [2] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia [3]

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Alessandro I [5]


Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Evaristo

105 - 115

Sisto I

Controllo di autorit VIAF: 5736366 [6]


Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]
[6]

http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ alessandro-i_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/


http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 51675
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0105-0115-_Alexander_I,_Sanctus,_Martyr. html
http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Pagina_principale?uselang=it
http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Alexander_I_(papa)?uselang=it
http:/ / viaf. org/ viaf/ 5736366

Papa Sisto I
Papa Sisto I

7 papa della Chiesa cattolica


Elezione

117/119

Fine pontificato 126/128


Predecessore
Successore

papa Alessandro I
papa Telesforo

Nascita

Roma

Morte

Roma, 126/128

Sepoltura

Necropoli vaticana

Papa Sisto I
Sisto I, in latino: Xystus (Roma, ... 126/128ca.), fu il 7 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo
venera come santo. Fu papa orientativamente tra il 117/119 e il 126/128.

Biografia
Era figlio di un certo Pastor, romano della regione di via Lata. Il suo nome, Xystus, probabilmente di origine greca,
stato in seguito erroneamente confuso con Sistus (che ne ha proseguito la numerazione) in riferimento al fatto che fu
il sesto successore di Pietro.
Secondo il Catalogo Liberiano dei papi, svolse il suo pontificato sotto l'imperatore Adriano, a consulatu Nigri et
Aproniani usque Vero III et Ambibulo (dal consolato di Nigro e Aproniano a quello di Vero III e Ambibulo),
ovvero dal 117 al 126.
Lo storico Eusebio di Cesarea invece, in due scritti diversi riporta due periodi diversi: nel Chronicon dice che fu
papa dal 114 al 124, mentre nell'Historia ecclesiastica afferma che regn dal 114 al 128. In ogni caso, tutti gli
studiosi concordano sul fatto che regn circa 10 anni.
Secondo il Liber Pontificalis, durante il suo pontificato eman 3 disposizioni:
nessuno, ad eccezione dei ministri del culto, durante la consacrazione pu toccare il calice e la patena;
i vescovi che si sono recati presso la Santa Sede, al loro ritorno nella diocesi devono presentarsi con una lettera
apostolica che conferma la loro piena comunione con il successore di Pietro;
dopo il Prefazio della messa il sacerdote deve recitare il Sanctus con l'assemblea.
Al periodo del suo papato forse, risalgono le prime divergenze tra la Chiesa di Roma e le chiese d'Oriente, in quanto
mentre queste gi celebravano la festa della Pasqua, tale festa non era ancora stata stabilita in occidente.
A lui furono attribuite due lettere, sulla dottrina della Trinit e sul primato del vescovo di Roma, che sono
considerate apocrife.
Secondo una leggenda fu lui ad inviare il primo missionario per l'evangelizzazione della Gallia, il vescovo
Pellegrino.
Alla sua morte, il suo corpo fu inumato nella Necropoli vaticana.
Il Catalogo Feliciano dei Papi ed i vari martirologi lo citano come martire, ma poich non vi sono dettagli sul tipo di
martirio, n altri documenti, il Calendario Universale della Chiesa attualmente non lo annovera nell'elenco dei
martiri.

Culto

49

Papa Sisto I

50
La memoria liturgica di San Sisto I ricorre il 3 aprile.
Dal Martirologio Romano:
3 aprile - A Roma, san Sisto I, papa, che, al tempo
dellimperatore Adriano, resse la Chiesa di Roma, sesto
dopo il beato Pietro.

Viene venerato come patrono di Alife e di Alatri, nelle


diocesi di Alife-Caiazzo e diocesi di Anagni-Alatri.
Variegate sono le tradizioni locali per cui le reliquie di
san Sisto I si trovino in queste due citt.

La statua di San Sisto I, Papa e Martire portata in processione


durante la sua celebrazione in Alatri, il mercoled dopo Pasqua.

Dal Medioevo, fino a pochi anni or sono, la questione


delle reliquie ha diviso le citt di Alife e di Alatri,
ognuna delle quali riteneva di detenere per intero il
corpo di san Sisto. Recenti studi, condotti sia ad Alife
che ad Alatri negli anni ottanta, mostrano che entrambe
le citt hanno circa il 50% del corpo del Santo.[1].
Queste tradizioni locali hanno solide origini
medievali[2]
Alcune altre reliquie sono conservate in San Sisto a via
Appia, dove, nella parete sinistra della chiesa, murato,
dietro una lapide, un cofanetto che le contiene, insieme
a quelle di altri martiri.

Busto argenteo di san Sisto I che si venera nella citt di Alife,


durante la tradizionale processione che si svolge l'11 agosto

Note
[1] Dopo aver effettuato anche un gemellaggio nel 1984 tra le due diocesi, la comune devozione per il santo pontefice Sisto I ha fatto s che,
annualmente, un gruppo di alifani si rechi in visita ufficiale ad Alatri il mercoled in Albis (giorno in cui la cittadina laziale festeggia il santo
patrono) e, allo stesso modo, gli Alatrini si rechino ad Alife nel pomeriggio del 10 agosto per trattenersi ad Alife durante i giorni della festa
[2] La Historia della traslazione sistina in Alife, opera di Alessandro Telesino, redatta fra il 1131 e il 1134 per intervento di Roberto vescovo di
Alife, era ancora nelle mani dei vescovi alifani del XVI secolo tra cui Antonio Agustn, e nota a Ignazio Danti vescovo di Alatri, che la
ricordano in proprie lettere. Il contenuto della historia, per quanto sfuggita ad una vera e propria edizione, fu per ripreso dagli eruditi e
antiquari del XVI e XVII secolo, in modo da tramandarne il ricordo prima della perdita del codice manoscritto.

La Narrazione historica alatrense del XIV secolo sostiene che nel 1132 parte dei suoi resti sarebbero stati traslati nel
duomo di Alatri (tali resti furono rinvenuti nel 1584 e sono conservati in un'urna di piombo che riporta la scritta Hic
reconditum est corpus S. Xysti PP. Primi et Martiris) e nella cattedrale di Alife.

Papa Sisto I

51

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XIV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 luglio 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificatis, ed. Louis Duchesne, I, Paris, 1886, pagina 128;
Marini, Cenni storici popolari sopra S. Sisto I, papa e martire, e suo culto in Alatri, Foligno, 1884;
N. Giorgio, Notizie istoriche della vita, martirio, e sepoltura del glorioso San Sisto I. papa, e martire di varie
traslazioni del suo Sacro Corpo, e dell'ultimo ritrovamento fattone nella citt di Alife, Napoli, 1721;
De Persiis, Del pontificato di S. Sisto I, papa e martire, della translazione delle sue reliquie da Roma ecc.,
memorie Alatri, 1884;
Piercostante Righini, Storia dei Papi, Imprimatur Curia Episcopalis Tusculana 18 dicembre 1969, Editrice
Domani, Roma, 1969.
Claudio Rendina, I papi: storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983
Angelo Gambella, La documentazione esistente sulla Historia Allifana di Alessandro di Telese in Annuario
dell'Associazione Storica del Medio Volturno 1998, Edizioni ASMV, Piedimonte Matese, 1999.

Voci correlate
Festa di San Sisto

Altri progetti

Commons (http://commons.wikimedia.org/wiki/Pagina_principale?uselang=it) contiene immagini o altri


file su Papa Sisto I (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Sixtus_I?uselang=it)

Collegamenti esterni
Biografia di papa Sisto I (http://www.treccani.it/enciclopedia/sisto-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Sisto I Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/48250) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0115-0125-_Sixtus_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Alessandro I

117 - 126

Telesforo

Controllo di autorit VIAF: 816928 (http://viaf.org/viaf/816928)


Portale Biografie

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Papa Telesforo

52

Papa Telesforo
Papa Telesforo

8 papa della Chiesa cattolica


Elezione

127/128

Fine pontificato

137/138

Predecessore

papa Sisto I

Successore

papa Igino

Nascita

Terranova da Sibari

Sepoltura

Necropoli vaticana

Telesforo (Terranova da Sibari, ... Roma, 2 gennaio 137/138) fu l'8 vescovo di Roma e papa della Chiesa
cattolica tra il 127/128 e il 137/138. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Biografia
Sarebbe nato a Terranuova di Calabria attuale Terranova da Sibari, nella Diocesi di Cassano Ionio e, prima di
giungere a Roma, avrebbe vissuto da anacoreta, per un lungo periodo in Palestina ed in Egitto. Forse fu tra gli
eremiti del Monte Carmelo, per questo motivo i carmelitani lo annoverano tra i loro santi.
Il suo pontificato inizi durante il regno di Adriano, e termin durante il regno di Antonino Pio.
Poich la capitale dell'impero era un luogo che permetteva una ampia diffusione di idee, durante il suo pontificato si
trasferirono a Roma molti eretici. In questo periodo la principale dottrina eretica fu la gnosi che Telesforo combatt
vigorosamente poich riteneva che potesse indirizzare la religione verso un misticismo lontano dalla realt in quanto
per gli gnostici Dio era completamente separato dall'uomo. Il principale esponente di questa dottrina fu il filosofo
Valentino che proprio in questo periodo si trasfer dall'Egitto a Roma riuscendo ad avere anche un gran numero di
seguaci nella capitale dell'impero per pi di vent'anni.
In base a quanto riportato dal Liber Pontificalis, si devono a Telesforo l'istituzione della "messa di mezzanotte", della
"liturgia dell'aurora" e della "liturgia della terza ora" a Natale, della celebrazione della Pasqua di domenica, del
digiuno durante la Quaresima, e del canto del Gloria in excelsis Deo, secondo alcuni composto proprio da Telesforo.
Ireneo di Lione, nella sua opera Adversus haereses, affermava che Telesforo sub un "glorioso martirio". Tale
affermazione fu ripresa, in seguito, da Eusebio di Cesarea nella sua Historia ecclesiastica.
Fu sepolto nella Necropoli vaticana, accanto ai suoi predecessori.

Papa Telesforo

53

Culto
La Chiesa Cattolica celebra la sua memoria liturgica il 5 gennaio; le Chiese ortodosse, invece, lo ricordano il 22
febbraio.
Dal Martirologio Romano (ed. 2005):
5 gennaio - A Roma, deposizione di san Telesforo, papa, che, come attesta santIreneo, nominato settimo vescovo dopo
lApostolo, sub un glorioso martirio.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XIV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 luglio 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Telesforo [1]

Collegamenti esterni

Biografia di papa Telesforo [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani


Scheda su San Telesforo Papa e martire [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia [4]
Martirologio della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum [5]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Sisto I

127/128 - 137/138

Igino

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Telesphorus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ telesforo_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 36375
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0125-0136-_Telesphorus,_Sanctus,_Martyr. html
http:/ / www. vatican. va/ roman_curia/ pontifical_academies/ cult-martyrum/ martiri/ 009. html

Papa Igino

54

Papa Igino
Papa Igino

9 papa della Chiesa cattolica


Elezione

138

Fine pontificato 142/149


Predecessore
Successore

papa Telesforo
papa Pio I

Nascita

Atene

Morte

142/149

Sepoltura

Necropoli vaticana

Igino (... 142/149) fu il 9 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa,
orientativamente, tra il 138 e il 142/149.

Biografia
Filosofo di origini ateniesi, nel suo breve papato istitu, secondo il Liber Pontificalis, gli Ordini minori e ordin la
gerarchia ecclesiastica, portando ad una pi chiara distinzione degli incarichi tra presbiteri e diaconi e istituendo la
figura del suddiacono. Secondo la tradizione si deve a lui l'istituzione della figura del padrino e della madrina nel
battesimo.
Stando a Sant'Ireneo di Lione, durante il suo pontificato giunse a Roma lo gnostico Valentino, che si trattenne in citt
fino all'elezione di papa Aniceto, ma altre fonti segnalano Valentino a Roma gi al tempo del precedente papa
Telesforo. In questo periodo viveva a Roma anche Cerdone, un altro gnostico, che dopo aver confessato i suoi errori
e abiurato l'eresia, venne riammesso in seno alla Chiesa, salvo poi esserne nuovamente espulso per esservi ricaduto.
Ci ignoto, in questo periodo, quanti casi simili possano essersi ripetuti.
Il suo pontificato si colloca durante la costruzione del mausoleo di Adriano (Castel Sant'Angelo)
Secondo un'antica tradizione mor durante la persecuzione dell'imperatore Antonino Pio, ma non ci sono prove del
suo martirio. Fu sepolto vicino a San Pietro.

Papa Igino

55

Culto
La sua memoria liturgica ricorre l'11 gennaio.
Dal Martirologio Romano:
11 gennaio - A Roma, santIgino, papa, che occup per ottavo la cattedra dellapostolo Pietro.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume VII. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 giugno 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Louis Duchesne, (ed.) Liber Pontificalis, I, 131;
Adolf von Harnack, Geschichte der altchristl. Literatur, II: Die Chronologie, I, Leipzig 1897 pagina 144 e
seguenti.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Igino [1]

Collegamenti esterni
Igino [2] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su Sant'Igino Papa [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Telesforo

138 - 142/149

Pio I

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Hyginus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ igino_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 36950
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0136-0140-_Hyginus,_Sanctus. html

Papa Pio I

56

Papa Pio I
Papa Pio I

10 papa della Chiesa cattolica


Elezione

140 ca.

Fine pontificato

155 ca.

Predecessore

Papa Igino

Successore

Papa Aniceto

Nascita

Aquileia (?)

Sepoltura

Necropoli vaticana

Pio I (Aquileia, ... 155 ca.) fu il 10 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu
papa, orientativamente, tra il 140 e il 155.

Biografia
Il Liber Pontificalis riporta che Pio era nato ad Aquileia da un certo Rufino, ma si tratta, con molte probabilit, di
una semplice congettura dell'autore che aveva sentito parlare di un certo Tirannio Rufino di Aquileia (fine del IV
secolo).
Secondo quanto scritto nel Catalogo Liberiano e confermato dal Canone muratoriano - copia di un originale greco
risalente al 170 - Pio sarebbe stato fratello di Hermas, l'autore del Pastore di Erma, l'opera pi diffusa e rilevante fra
quelle dei padri apostolici:
e temporibus nostris in urbe roma herma conscripsit sedente cathetra urbis romae aecclesiae pio eps fratre eius Hermas

Se le informazioni che l'autore fornisce sulle sue condizioni personali (prima schiavo, poi liberto) fossero
storicamente vere, si avrebbero pi notizie sulle origini del papa, suo fratello. molto probabile, per, che la storia
che Hermas riferisce di sE stesso sia da considerarsi un artificio letterario.
Come giunse in contatto con la nuova religione sconosciuto; forse incontr il Cristianesimo proprio a Roma, dove
giunse insieme al fratello.

Papa Pio I

Pontificato
Della sua vita clericale non si sa nulla, salvo che alla morte di papa Igino, dopo tre giorni di digiuno e di preghiere,
fu proclamato papa. Secondo il pi antico elenco dei Papi, stilato da Ireneo di Lione, fu il nono successore di Pietro e
quindi il decimo Papa della Chiesa cattolica.
Il suo pontificato fu segnato dalla presenza a Roma di vari eretici che cercavano di propagare le loro dottrine tra i
fedeli della capitale. Lo gnostico Valentino, che aveva fatto la sua comparsa quando la Chiesa era ancora retta da
papa Igino, e forse anche prima, continuava a fare proseliti ed era ancora attivo lo gnostico Cerdone. In questo
periodo giunse a Roma anche Marcione, che fond la sua setta (detta dei Marcioniti).
Pio prosegu la lotta contro le eresie iniziata dal suo predecessore, aiutato da san Giustino martire, uno dei pi grandi
predicatori cattolici dell'epoca, che continu la sua opera anche sotto il pontificato del successivo papa Aniceto.
Importanti furono anche i rapporti con i giudei: Pio I prescrisse che gli appartenenti a sette giudaiche che si fossero
convertiti al cristianesimo dovevano essere accolti dalle comunit cristiane e battezzati. Cosa questo implicasse
difficile saperlo; indubbiamente l'autore del Liber Pontificalis, qui come in altri punti, attribu ad un papa del passato
un canone che era valido nella Chiesa del suo tempoWikipedia:Uso delle fonti.
Pio I stabil, inoltre, che la Pasqua dovesse essere celebrata la prima domenica successiva al plenilunio di Marzo, per
distinguerla dalla Pasqua ebraica, che si celebrava il giorno del plenilunio. Questa data sar in futuro fonte di
contrasti tra la chiesa d'occidente e la chiesa d'oriente.
Un tradizione pi tarda assegna a Pio I il merito della fondazione di due chiese, il titulus Pudentis (la Basilica di
Santa Pudenziana) ed il titulus Praxedis (la Basilica di Santa Prassede). Sempre secondo questa tradizione, Pio
avrebbe esercitato l'ufficio episcopale ed avrebbe fatto erigere un battistero accanto al titulus Pudentis. In realt
queste due chiese sorsero nel IV secolo, anche se non impossibile che avessero sostituito case cristiane nelle quali i
fedeli di Roma si riunivano in assemblea per il servizio divino prima del regno di Costantino. In ogni caso, la
leggenda non pu assurgere a prova di questo fatto. In molti scritti successivi (il Liber Pontificalis) il "Pastore"
dell'opera di Hermas viene scambiato per l'autore, e, dato che un sacerdote romano, Pastore, ebbe un ruolo
importante nella fondazione di queste chiese, possibile che lo scrittore della leggenda fu fuorviato da questo
particolare, e conseguentemente inser papa Pio nel suo resoconto leggendario.

Le Lettere a Giusto
Le due lettere scritte a Giusto, vescovo di Vienna ed attribuite a lui, non sono autentiche.

Martirio e data della morte


Secondo la tradizione venne martirizzato nella citt di Roma; sembra, tuttavia, che non ci siano sufficienti prove per
questa affermazione, anche perch nel periodo del suo pontificato sotto il tollerante imperatore Antonino Pio non
risultano persecuzioni di cristiani. Alcune infondate tradizioni molto pi tarde azzardano l'ipotesi che, a causa
dell'eccessivo rigorismo che lo rendeva particolarmente inviso in certi ambienti, venne assassinato, ma non si
riscontra alcun indizio documentario in tal senso[1].
L'unico dato cronologico di cui siamo in possesso per stabilire la durata del suo regno l'anno di morte di Policarpo
di Smirne, che, con un certo grado di sicurezza, pu essere il 155 o il 156. Nella sua visita a Roma, l'anno precedente
alla sua morte, Policarpo trov come vescovo di Roma papa Aniceto, il successore di Pio; di conseguenza, Pio
dovrebbe essere morto tra il 154 e il 155.
Fu sepolto vicino alla Tomba di Pietro.

57

Papa Pio I

58

Culto
La sua memoria liturgica si celebra l'11 luglio.
San Pio I non ebbe culto nellantichit e perci il suo nome manca negli antichi Martirologi, finch Adone di Vienne
lo inser per primo nel suo Martirologio all11 luglio.
Dal Martirologio Romano (ed. 2005):
11 luglio - A Roma, commemorazione di san Pio I, papa, che, fratello del celebre Erma, autore dellopera intitolata Il
Pastore, custod come un buon pastore per quindici anni la Chiesa.

il Santo patrono del piccolo centro di Roccaspinalveti (CH).

Note
[1] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 41.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XII. New York 1911, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 giugno 1911.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;

Liber Pontificalis, I, ed. Louis Duchesne, pagina 132 e seguenti;


Langen, Gesch. der rom. Kirche, I Bonn 1881, pagina 111 e seguenti;
Louis Duchesne, Hist. ancienne de l'eglise, I Paris 1906, pagina 236 e seguenti
Lightfoot, The Apostolic Fathers, I, I (seconda edizione, London 1890), pagina 201 e seguenti;
Adolf von Harnack, Gesch. der altchristl. Lit., II Leipzig 1897, I, pagina 133 e seguenti;
Meyrick, Lives of the Early Popes Londra 1880.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di Pio I (http://www.treccani.it/enciclopedia/pio-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei
Papi della Treccani
Scheda su San Pio I (http://www.santiebeati.it/dettaglio/61850) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei
Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0140-0155-_Pius_I,_Sanctus,_Martyr.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Igino

140 - 155

Aniceto

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Portale Biografie

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Papa Aniceto

59

Papa Aniceto
Papa Aniceto

11 papa della Chiesa cattolica


Elezione

154

Fine pontificato 167


Predecessore
Successore
Nascita
Sepoltura

papa Pio I
papa Sotero
Emesa
Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps

Aniceto (... 166 circa) fu l'11 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa,
all'incirca, dal 155 al 166.

Biografia
Aniceto (o Anicito) proveniva da Emesa in Siria, ma tradizione vuole che suo padre fosse un certo Giovanni di Vico
Morcote, in Canton Ticino (Svizzera), emigrato in Siria in qualit di legionario romano[1]. Non si sa per quale
motivo Aniceto si fosse ritrovato a Roma; sembra, tuttavia, che fosse stato allontanato dalla Chiesa d'oriente, quale
eretico mentre si opponeva al movimento gnostico.
In quegli anni a Roma era particolarmente in voga il pensiero di Marcione e nei primi anni del suo episcopato,
Aniceto, appoggiato dalla scuola che aveva fondato san Giustino martire, concentr i suoi sforzi per opporvisi.
Durante il suo episcopato contrast tali movimenti filosofici ergendosi a difensore della fede apostolica. Secondo il
Liber Pontificalis, inoltre, Aniceto decret che ai sacerdoti non fosse permesso portare i capelli lunghi, in nome di
una moralit degli ecclesiastici che doveva anche essere visibile.
Fu durante il suo episcopato che Policarpo di Smirne, l'ultimo dei discepoli degli apostoli, all'et di 80 anni, decise di
recarsi a Roma. La visita di Policarpo fu dovuta alla controversia sulla data in cui celebrare la Pasqua. Policarpo e la
sua chiesa di Smirne celebravano la Pasqua nel quattordicesimo giorno del mese di Nisan, come gli ebrei,
indipendentemente dal giorno della settimana, mentre secondo la Chiesa Romana bisognava celebrare la Pasqua di
domenica. Policarpo ed Aniceto non si accordarono su una data comune, ma si lasciarono in buoni rapporti, evitando
quindi un doloroso scisma tra la Chiesa Romana e quella Greca, bench ciascuna adottasse una propria liturgia.
Secondo Eusebio di Cesarea: Policarpo non poteva persuadere Aniceto, n Aniceto Policarpo. La controversia non
fu risolta, ma le relazioni non furono interrotte. La questione, per, si sarebbe protratta nei secoli successivi.
Lo stesso Eusebio riportava che, durante l'episcopato di Aniceto, anche lo storico cristiano Egesippo visit Roma.
Questa visita veniva spesso citata come segno dell'importanza della sede romana gi dagli albori del cristianesimo.

Papa Aniceto
Dopo il 161, sotto l'imperatore Marco Aurelio, prese vigore un nuovo movimento settario: il Montanismo. Questa
eresia, portando ad una ascesi estrema, faceva tenere ai suoi appartenenti dei comportamenti antisociali che
irritavano la componente non cristiana di Roma (che deteneva il potere statale) che non si preoccupava di distinguere
tra cristiani "ortodossi" e cristiani "eretici". A causa di queste esagerazioni moltissimi vescovi furono condannati a
morte e le persecuzioni ripresero a ritmi accelerati. Gli stessi san Policarpo e san Giustino patirono il martirio.

Morte e sepoltura
Gli storici successivi sostenevano che anche Aniceto avesse patito il martirio, ma la data varia tra il 16, il 17 e il 20
aprile, e nessun dettaglio conosciuto sul tipo di martirio, n se ne hanno conferme documentarie.
Secondo la tradizione fu il primo Vescovo di Roma ad essere sepolto in quelle che poi sarebbero diventate le
catacombe di San Callisto.
Nel 1604 il suo corpo fu traslato nella cappella di Palazzo Altemps, dopo che papa Clemente VIII ebbe autorizzato la
richiesta del duca Giovanni Angelo Altemps di avere i resti di questo papa nella cappella di famiglia.

Culto
La sua memoria liturgica si celebra il 20 aprile.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
20 aprile - A Roma, santAniceto papa, della cui fraternit godette linsigne ospite san Policarpo, quando venne per
discutere insieme con lui la determinazione della data della Pasqua.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 marzo 1907. Remy
Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York.
Enciclopedia dei Papi - Aniceto Vescovo [2]
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Collegamenti esterni
Aniceto [3] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su Sant'Aniceto [4] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it

Note
[1] Una targa posta sulla chiesa parrocchiale di Vico Morcote ricorda la presunta origine del Pontefice: FIGLIO DI QUEST'UMILE
VILLAGGIO / MUOVENDO CON L'AQUILE DI ROMA / GIOVANNI LEGIONARIO IN SIRIA / DIEDE DECIMO SUCCESSORE A S.
PIETRO / IL FIGLIO PAPA SANT'ANICETO MARTIRE + 167
[2] http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ aniceto_(Enciclopedia-dei-Papi)/
[3] http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ aniceto_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
[4] http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 49750

60

Papa Aniceto

61

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Pio I

155 - 166

Sotero

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Papa Sotero
Papa Sotero

12 papa della Chiesa cattolica


Consacrazione 166
Fine pontificato 174
Predecessore

Papa Aniceto

Successore

Papa Eleuterio

Nascita
Sepoltura

Fondi
Basilica di San Pietro

Sotero, noto anche come il "Papa della carit" (Fondi, II secolo Roma, 174o 175), fu il 12 vescovo di Roma e
Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa tra il 166/167 e il 174/175.

Biografia
Il Liber Pontificalis riporta che Sotero nacque a Fondi da una famiglia di origine greca. Forse proprio le sue origini
greche lo resero interessato ai problemi delle Chiese di Grecia.
Uno dei primi provvedimenti, dopo la sua elezione, fu quello di indire una raccolta di denaro da inviare per le
necessit della chiesa di Corinto. La lettera che Sotero scrisse in nome della chiesa di Roma alla chiesa di Corinto
andata perduta, anche se Harnack ed altri hanno tentato di identificarla con la cosiddetta "Seconda Epistola di
Clemente" (vedi papa Clemente I). Per giunta fino ai nostri giorni la lettera di ringraziamento per questa raccolta
inviata da Dionisio (o Dionigi), vescovo di Corinto[1]. Il gesto assume una rilevanza che va oltre la semplice carit
cristiana: Sotero assegna infatti alla Chiesa di Roma una posizione di soccorritrice delle altre chiese cristiane e,
dunque, anche di guida sulla linea dell'amore e della carit tracciata dal messaggio evangelico[2]. Ecco perch Sotero
noto anche come il "Papa della carit".

Papa Sotero
In questo periodo si diffusero sempre di pi le idee dell'eresia montanista, che port a posizioni rigoriste e antisociali
e che forse spinsero l'imperatore Marco Aurelio a proseguire nella repressione e persecuzione dei cristiani. Il potere
imperiale non si preoccupava infatti di distinguere tra cristiani "ortodossi" e cristiani "eretici".
In merito alla persecuzione di Marc'Aurelio, Tertulliano riporta la notizia di un editto di tolleranza emesso
dall'imperatore nei confronti dei cristiani a seguito del cosiddetto "Miracolo della legione fulminante". Riferisce che
nel corso della campagna contro i Quadi del 174, una legione stava per essere annientata dal nemico perch debilitata
da una gravissima siccit quando, in seguito alle preghiere di un gruppo di legionari cristiani, cominci a piovere
cos violentemente che le truppe furono rinfrancate e i fulmini sbaragliarono il nemico, propiziando cos la vittoria e
la salvezza della legione. L'avvenimento storicamente accertato ( anche raffigurato in uno dei bassorilievi della
Colonna Antonina), ma sembra improbabile che l'autorit pagana lo abbia accreditato come intervento del Dio dei
cristiani piuttosto che di Giove pluvio o di qualche altra divinit dell'olimpo romano. E infatti, nessun'altra fonte
parla di editti di tolleranza da parte di Marco Aurelio.
Tra le decisioni prese da Sotero si ricordano la dichiarazione che il matrimonio era valido solo come sacramento
benedetto da un sacerdote.
Reiter il decreto che proibiva alle donne di toccare patena e calice e di bruciare incenso durante le cerimonie. Tale
decreto costitu un momento importante nella storia della Chiesa e del rapporto tra la Chiesa di Roma e le donne; fin
dai primissimi tempi, infatti, le diaconesse erano una figura presente nell'ordinamento ecclesiastico, con compiti ben
definiti[3].

Morte e sepoltura
Non ci sono prove che Sotero sia morto martire.
Venne sepolto nel cimitero di San Callisto a Roma. Secondo un'altra tradizione, invece, fu sepolto vicino alla Tomba
di Pietro.
In seguito, al tempo di papa Sergio II, i suoi resti furono traslati nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti,
dove una lapide del 1655 indica un preteso ritrovamento delle spoglie, e di l nella Basilica di San Sisto Vecchio.
Secondo altre tradizioni una parte delle sue spoglie custodita nella cattedrale di Toledo.

Culto
La sua festa ricorre il 22 aprile.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
22 aprile - A Roma, san Sotro, papa, del quale san Dionigi di Corinto celebra legregia carit per i fratelli, poveri
pellegrini, afflitti dalla miseria o condannati ai lavori forzati.

Note
[1] Fin dall'inizio della religione voi introduceste l'usanza di riempire di vari benefici i vostri fratelli e di inviare i necessari aiuti alle molte
chiese sparse nelle singole citt. Voi cos venite incontro alla povert dei miseri e offrite il necessario ai fratelli che lavorano nelle miniere,
mantenendo vivo il tradizionale spirito di grandezza dei vostri antenati. Il Vescovo Sotero non solo ha mantenuto questa abitudine, ma l'ha
accresciuta somministrando ampie elemosine, consolando gli afflitti suoi fratelli con la parola e trattandoli come un padre. (C. Rendina, "I
Papi. Storia e segreti", pag. 42)
[2] C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 43.
[3] Aurelio Bianchi-Giovini illustra chiaramente il ruolo delle diaconesse: L'istituzione delle diaconesse sale alla culla del cristianesimo e fu
contemporaneo od anco anteriore a quella de' diaconi. Febe, spedita da San Paolo a portare la sua epistola ai Romani, era diaconessa della
chiesa di Cencrea; e si vede che gi fin d'allora tutte le chiese della Grecia ne avevano. A quest'officio erano scelte le vedove che avessero
passati i sessant'anni, e nel seguito anco i soli quaranta; stavano alla porta della chiesa e ne custodivano l'entrata; istruivano le giovani
catecumene; nel battesimo, che si faceva immergendo tutta la persona in un bagno, aiutavano le donne a spogliarsi e poi le vestivano coll'abito
bianco; assistevano il vescovo quando le cresimava e quando amministrava l'olio santo alle inferme; lavavano le donne morte e le

62

Papa Sotero

63

componevano nella bara; nei tempi di pericolo erano le messaggere del vescovo, ne portavano gli ordini, ne eseguivano le commissioni,
facevano la vece de' diaconi nel distribuire le limosine; ... Le diaconesse formavano parte del corpo ecclesiastico e ne partecipavano le rendite;
ma essendosi rilassata la disciplina per rispetto alla et, ed ammettendosi anco donne giovani e per fino zitelle, sotto il pretesto che si votavano
alla castit, ne nacquero tali scandali, per sottrarsi a cui i buoni vescovi tralasciarono di ordinare diaconesse. (C. Rendina, "I Papi. Storia e
segreti", pag. 44)

Bibliografia
(EN) Catholic Encyclopedia, Volume III. New York 1908, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 novembre
1908. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton. Roma, 1983.

Collegamenti esterni
Biografia di papa Sotero (http://www.treccani.it/enciclopedia/sotero_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Sotere (o Sotero) Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/50450) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Aniceto

166 - 174

Eleuterio

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Papa Eleuterio

64

Papa Eleuterio
Papa Eleuterio

13 papa della Chiesa cattolica


Elezione

175

Fine pontificato 189


Predecessore
Successore

Papa Sotero
Papa Vittore I

Nascita

Nicopoli d'Epiro

Morte

189

Sepoltura

Necropoli vaticana

Eleuterio (... 189) fu il 13 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa,
all'incirca, dal 175 al 189.

Biografia
Il suo nome in greco significa "uomo libero", qualcuno dice che si riferisce al fatto che si trattasse di un liberto, ma la
tradizione riporta soltanto che era un diacono della chiesa di Roma.
Egesippo riportava che Eleuterio nacque a Nicopoli, in Mesia, arriv a Roma sotto papa Aniceto, fu suo diacono, e
partecip, in qualit di segretario, al suo incontro con San Policarpo.
Durante il suo pontificato l'eresia montanista giunse al suo culmine, tanto che, allo scopo di presentare le differenze
tra cristiani e montanisti, i cristiani scrissero ben 4 apologie, ma nel 177 si scaten ugualmente in maniera feroce la
persecuzione di Marco Aurelio. Il potere imperiale infatti non distingueva tra cristiani "ortodossi" e cristiani
"eretici", e gli atteggiamenti dei montanisti venivano generalmente attribuiti anche ai cristiani, che quindi erano
coinvolti nella condanna di quei comportamenti antisociali e contrari alle leggi dello Stato, propri del montanismo,
che invece essi stessi avversavano.
Famosi sono i martiri di Lione, soprattutto San Potino, vescovo di Lione, e Santa Blandina; nel racconto del loro
martirio e nelle loro lettere, secondo quanto riportava Eusebio di Cesarea, veniva citato anche Eleuterio. A Roma,
sempre nel 177, fu martirizzata anche Santa Cecilia.[1] Nello stesso anno, Sant'Ireneo, futuro vescovo di Lione,
accompagn alcuni vescovi per discutere con Eleuterio il problema del montanismo. Successivamente, anche il
vescovo Abercius di Hierapolis in Frigia si rec a Roma per discutere dello stesso problema.
Fu solo con la morte di Marco Aurelio e l'ascesa al trono di suo figlio Commodo che le persecuzioni cessarono e la
Chiesa si pot dedicare al problema dell'eresia montanista.
A volte viene rimproverato ad Eleuterio un certo attendismo e un'indecisione nell'intervenire nei confronti di questa
eresia. Il suo comportamento potrebbe essere, invece, visto come un atteggiamento diplomatico per cercare di
risolvere in maniera indolore la separazione. Atteggiamento che, tuttavia, non port alcun frutto. Durante il suo

Papa Eleuterio
pontificato Eleuterio dovette scontrarsi anche con altre eresie che continuavano a propagare le loro dottrine: lo
gnosticismo ed il marcionismo.
Il Liber Pontificalis, dice che tenne una corrispondenza con un re britannico, Lucio, che era desideroso di essere
convertito alla Cristianit. Questa tradizione (romana, non britannica) non sembra avere fondamento storico. Alla
fine del II secolo, infatti, l'amministrazione romana era profondamente radicata in Britannia, quindi non ci sarebbero
potuti essere nell'isola dei veri re locali. Che qualche capo trib, noto come re, avesse potuto chiedere al vescovo di
Roma delle delucidazioni sulla fede cristiana sembra abbastanza improbabile per quel periodo. L'assunto, privo di
fondamento, contenuto nel Liber Pontificalis, non una base sufficiente per accettare questa asserzione. San Beda il
Venerabile, il primo scrittore inglese (673-735) a citare ripetutamente la storia, non la apprese de fonti inglesi, bens
dal Liber Pontificalis.
Secondo alcuni studiosi, tale Britanio potrebbe identificarsi con Lucius Aelius Septimus Megas Abgar IX[2]. Altri
ancora ritengono che sia da identificare con Lucio Artorio Casto[3]
Per papa Eleuterio non si tramanda notizia di martirio. Dopo la sua morte fu sepolto vicino alla Tomba di Pietro.

Culto
La sua festa ricorre il 26 maggio.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
26 maggio - Sempre a Roma, santEleuterio, papa, al quale i celebri martiri di Lione, a quel tempo detenuti in prigione,
scrissero una nobile lettera sul mantenimento della pace nella Chiesa.

il patrono di Cupramontana (AN).

Note
[1] La leggenda vuole che la giovane cristiana, promessa in sposa al pagano Valeriano, fosse riuscita a convincere il proprio sposo a lasciarle la
propria "verginit". Oltre al marito, riusc a convertire anche il cognato Tiburzio. Denunciati al prefetto Almachio, furono condannati a morte.
A Cecilia fu riservato l'orrendo supplizio della soffocazione attraverso i vapori di un calidarium. Dopo tre giorni di martirio ne usc
completamente illesa e, solo allora, fu decapitata.
[2] Adolf von Harnack sostenne l'ipotesi che nel documento da cui il compilatore del Liber Pontificalis trasse le sue informazioni, il nome trovato
non era Britanio, ma Britio, l'attuale nome (Birtha - Britium) della fortezza di Edessa. Il re in questione sarebbe, perci, Lucius Aelius
Septimus Megas Abgar IX, di Edessa, un re cristiano. L'affermazione originale del Liber Pontificalis, in base a questa ipotesi, quindi non
aveva niente a che fare con la Britannia. Il riferimento era ad Abgar IX di Edessa. Ma il compilatore del Liber Pontificalis cambi Britio in
Britanio, e cos fece del siriaco Lucio un re britannico.
[3] Lucio Artorio Casto proprio nel periodo del pontificato di Eleuterio, ebbe un ruolo di comando straordinario sulle truppe romane in Britannia.
Lucio Artorio Casto, prima della Britannia, prest servizio in Palestina e in Campania e probabilmente conosceva il cristianesimo. La sua vita
ricostruibile attraverso due epigrafi ritrovate in Dalmazia, una delle quali, CIL III 1919, particolarmente ricca di informazioni. Questa
ipotesi spiegherebbe meglio perch il capo militare (dux secondo l'epigrafe) della Britannia si fosse rivolto al vescovo di Roma, mentre Abgar
di Edessa avrebbe di certo preferito rivolgersi pi probabilmente ai capi delle comunit cristiane d'Oriente, come Alessandria.

65

Papa Eleuterio

66

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Louis Duchesne, I, 136 e Introduzione, XII-CIV;
Harnack, Geschichte der altchristl. Literatur, II, I, pagina 144 e seguenti;
Harnack, Der Brief des britischen Knigs Lucius an den Papst Elutherus (Sitzungsberichte der Berliner
Akademie, 1904), I, 906-916;
Langen, Geschichte der rmischen Kirche (Bonn, 1881), I, pagina 157 e seguenti;
Mayer, Geschichte des Bistums Chur (Stans, 1907), I, pagina 11 e seguenti;
Cabrol, L'Angleterre chrtienne avant les Normande (Paris, 1909), pagine29-30;
Duchesne, Eleuthre et le roi breton Lucius, in Revue Celtique (1883-1885), VI, pagine 491-493;
Zimmer, The Celtic Church in Britain and Scotland, traduzione Meyer (London, 1902).
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Voci correlate
Eleuterio, nome proprio

Collegamenti esterni
Eleuterio (http://www.treccani.it/enciclopedia/eleuterio_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi
della Treccani
Scheda su Sant'Eleuterio Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/89013) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (Greco e Latino) (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0175-0189-_Eleutherius,_Sanctus,_Martyr.html)

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Sotero

175 - 189

Vittore I

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Papa Vittore I

67

Papa Vittore I
Papa Vittore I

14 papa della Chiesa cattolica


Elezione

189

Fine pontificato 199


Predecessore

papa Eleuterio

Successore

papa Zefirino

Nascita
Sepoltura

Tunisia
Necropoli vaticana

Vittore I, talvolta erroneamente chiamato Vittorio I (... Roma, 199), fu il 14 vescovo di Roma e papa della
Chiesa cattolica dal 189 al 199.
venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalle Chiese ortodosse, e dalla Chiesa copta (nella quale conosciuto
con il nome di Boktor).

Biografia
Il "Liber Pontificalis" lo presumeva originario dell'Africa, probabilmente di etnia berbera[1], e riportava che suo
padre si chiamava Felice. Questa fonte, desumendo i dati dal "Catalogo Liberiano", indicava che Vittore regn dal
186 al 197. Il testo armeno del Chronicon di Eusebio di Cesarea, tuttavia, posizionava l'inizio del pontificato di
Vittore nel settimo anno di regno dell'Imperatore Commodo (187) e gli accreditava una durata di dodici anni; nella
sua Historia Ecclesiastica Eusebio stesso, per, riposizion l'inizio del pontificato al nono anno del regno di
Commodo (189) e lo fece durare dieci anni.

Vittore e i rapporti con l'Impero


Durante gli ultimi anni del regno di Commodo (180-192) e i primi anni di quello di Settimio Severo (dal 193) la
Chiesa di Roma pot godere di un periodo di pace privo di persecuzioni.
L'opinione positiva sui cristiani che aveva Commodo viene generalmente attribuita all'influenza di Marcia, sua
amante e poi moglie. Secondo la testimonianza di Ippolito di Roma (Philosophumena, IX 12), costei era favorevole
ai cristiani, forse una cristiana lei stessa. Per ottenere la liberazione dei suoi confratelli condannati ai lavori forzati
nelle miniere della Sardegna (ad metalla), convoc papa Vittore a Palazzo e si fece consegnare un elenco dei
cristiani romani laggi detenuti. Avendo ricevuto la grazia da parte dell'imperatore, Marcia sped il presbitero
Giacinto in Sardegna con l'ordine di liberazione per i cristiani. Fu la prima volta che l'impero romano scese a patti
con la Chiesa ed il suo vescovo in tema di persecuzioni. Fu anche la prima volta che, nonostante il clima di
moralizzazione dei costumi adottato gi dai predecessori di Vittore, e da lui stesso rigidamente seguito, il papa trov
un accordo "politico" con una donna che, nonostante si professasse cristiana, era notoriamente dedita a costumi
dissoluti che la ponevano al limite della scomunica[2].

Papa Vittore I
Sant'Ireneo di Lione (Adversus Haerses, IV, XXX 1) riportava che in questo periodo i cristiani ebbero molti incarichi
ufficiali presso la Corte imperiale. Anche Settimio Severo, durante i primi anni del suo regno, guard con favore i
cristiani, lasciandoli nei posti chiave della sua corte. Tra coloro che rimasero a palazzo c'era un certo Proculo che una
volta lo aveva addirittura curato. Questo imperatore protesse i cristiani dagli eccessi dei pagani, e suo figlio,
Caracalla, ebbe persino una balia cristiana (Tertulliano, Ad Scapulam, IV). In questo periodo il cristianesimo fece
grandi passi avanti nella capitale e trov proseliti persino fra le famiglie ricche e nobili (Eusebio, Historia
Ecclesiastica, V, XXI).

La questione quartodecimana
Durante il suo pontificato, per, la Chiesa fu sconquassata da dissensi interni. Si acu la disputa sulla celebrazione
della Pasqua, di cui gi si era discusso a lungo al tempo di Papa Aniceto. I cristiani di Roma che erano immigrati
dalle province dell'Asia erano soliti celebrare la Pasqua il 14 giorno del mese di Nisan, in qualsiasi giorno della
settimana cadesse, come avrebbero fatto nelle loro terre d'origine. Al suo apparire, naturalmente, questa usanza port
agitazione all'interno della comunit cristiana di Roma. Papa Vittore decise, perci, che ci dovesse essere uniformit
nell'osservanza della festa pasquale e per questo cerc di persuadere i quartodecimani a seguire la pratica generale
della Chiesa. Scrisse a Policrate, vescovo di Efeso e gli sugger di convocare gli altri vescovi asiatici per discutere
della questione con loro. La riunione si tenne, ma nella lettera che Policrate sped a papa Vittore, dichiar che
avrebbe fermamente continuato nell'usanza Quartodecimana "osservata da cos tanti santi e celebri vescovi della
regione". Vittore tenne allora, a Roma, il primo sinodo romano di cui si abbiano notizie, e scrisse ai vescovi reggenti
dei vari distretti, esortandoli a riunire i vescovi loro dipendenti e consigliarsi con loro sul problema della festa
Pasquale. Le risposte giunsero da tutte le parti del mondo cristiano: dal sinodo di Palestina, presieduto da Teofilo di
Cesarea e Narciso di Gerusalemme; dal sinodo del Ponto, presieduto dall'anziano Palma; dalle comunit di Gallia, il
cui vescovo era Ireneo di Lione; dai vescovi del regno di Osrhoene; e da singoli vescovi, come Bachilo di Corinto.
Tutte queste risposte riportavano unanimemente che la Pasqua veniva osservata la domenica. Vittore, che in tutta la
faccenda ag come capo dell'intera cristianit cattolica, fece quindi appello ai vescovi della provincia d'Asia affinch
abbandonassero il loro costume ed accettassero la pratica di celebrare la Pasqua sempre di domenica. Se non
avessero ottemperato non sarebbero pi stati in comunione con la chiesa di Roma.
Questa procedura non piacque a tutti i vescovi. Ireneo di Lione ed altri scrissero a papa Vittore biasimandolo per la
sua severit, esortandolo a mantenere pace ed unit con i vescovi asiatici, ed a intrattenere rapporti amichevoli con
loro. Ireneo gli ricord anche che i suoi predecessori avevano sempre mantenuto l'osservanza della domenica di
Pasqua, come era giusto, ma non avevano interrotto le relazioni amichevoli e la comunione con vescovi asiatici solo
perch questi seguivano un altro costume (Eusebio, Historia Ecclesiastica, V, XXIII-XXV.)
Non si hanno ulteriori informazioni su come fin la storia dei vescovi asiatici sotto Vittore I. Certo che nel corso
del III secolo la pratica romana dell'osservanza della domenica di Pasqua divenne gradualmente universale. A Roma
stessa, dove Vittore impose, naturalmente, l'osservanza della domenica di Pasqua a tutti i cristiani della capitale, un
certo Blasto, un orientale, insieme ad alcuni seguaci contrari al papa, provoc un scisma che, comunque, non crebbe
d'importanza.

Vittore e le eresie
Vittore ebbe anche delle difficolt con un presbitero romano chiamato Florino, probabilmente proveniente dall'Asia
Minore. Come ufficiale della corte imperiale, Florino ebbe modo di conoscere Policarpo di Smirne direttamente in
Asia Minore, e in seguito divenne presbitero della Chiesa di Roma. Questi ader allo gnosticismo, considerato eresia
dalla Chiesa, diffondendo gli insegnamenti di Valentino. Ireneo scrisse due trattati contro di lui e richiam
l'attenzione di Vittore anche sui suoi scritti, che riteneva pericolosi. Florino fu rimosso dalle sue funzioni sacerdotali
e scomunicato (Eusebio, Historia Ecclesiastica, V, XV 20).

68

Papa Vittore I
Durante il pontificato di Vittore un ricco cristiano, Teodato di Bisanzio, un venditore di pellame, giunse da
Costantinopoli a Roma ed inizi a predicare che il Cristo era soltanto un uomo illuminato dallo Spirito Santo con dei
poteri sovrannaturali (adozionismo). Il papa condann questa eresia e scomunic Teodato. Quest'ultimo, tuttavia,
non si sottomise, ma al contrario, insieme ai suoi seguaci, diede il via ad uno scisma che per qualche tempo fu anche
vitale. Tertulliano affermava che Vittore potrebbe anche essere venuto in contatto col Montanismo, ma non ci sono
prove a sostegno di questa notizia.

Passaggio dal greco al latino


San Girolamo indicava Vittore come il primo scrittore in latino della Chiesa menzionando nel suo De viris Illustribus
dei piccoli trattati ("Vittore, tredicesimo vescovo della citt di Roma, scrittore di certi opusculi sulla questione
pasquale ed altro, govern la Chiesa dieci anni sotto Severo"). Fino ad allora tutti gli scritti della Chiesa venivano
redatti in greco. A parte le lettere sulla controversia pasquale, nessuno degli scritti di Vittore noto. Forse fu proprio
durante il suo pontificato che il canone delle Sacre scritture in uso a Roma, e parzialmente conservato nel Canone
muratoriano, fu stilato, sancendo il passaggio definitivo dal greco al latino.
Nella nota che lo riguarda, nel Liber Pontificalis si parla della controversia pasquale e dell'introduzione dei sequentes
fra il clero, che gli attribuita. Non chiaro cosa questo significhi, se ci si riferisca agli accoliti o agli assistenti che,
sembra, comparvero in seguito, per coadiuvare quel clero molto occupato nell'amministrazione dei propri interessi.
In ogni caso, la nota una di quelle che l'autore inser arbitrariamente nelle biografie dei vari papi, e non ha, di
conseguenza, alcun valore storico. Lo stesso vale per l'ordinanza relativa all'amministrazione del battesimo nei casi
di necessit attribuita a papa Vittore dallo stesso autore.

Morte e sepoltura
Vittore, nonostante il periodo di pace che visse la Chiesa, pat il martirio sotto Settimio Severo (ma non tutti gli
autori concordano) e venne sepolto vicino alla Tomba di Pietro.
Alcune sue reliquie sono ora conservate presso l'altare maggiore della Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai
Monti.

Culto
Sia la Chiesa Cattolica che le Chiese ortodosse celebrano la sua memoria liturgica il 28 luglio.
Dal Martirologio Romano:
28 luglio - A Roma, san Vittore I, papa, africano, che stabil che la santa Pasqua fosse celebrata da tutte le Chiese la
domenica seguente la Pasqua giudaica.

Note
[1] http:/ / www. bioguida. com/ index2. php?option=com_content& do_pdf=1& id=2646
[2] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 48

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Eusebio, Historia ecclesiastica, V, xx-xxvii;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 137-138;
Langen, Geschichte der rmishen Kirche, I (Bonn, 1881), pagina 176 e seguenti;
Duchesne, Histoire ancienne de l'glise, I (Paris, 1906);

69

Papa Vittore I

70

Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma 1983.

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Collegamenti esterni
Biografia di Vittore I (http://www.treccani.it/enciclopedia/vittore-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su San Vittore I Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/90137) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina, in Latino e Greco (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0189-0199-_Victor_I,_Sanctus,_Martyr.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Eleuterio

189 - 199

Zefirino

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Papa Zefirino
Papa Zefirino

15 papa della Chiesa cattolica


Elezione

199

Fine pontificato 20 dicembre 217


Predecessore

Papa Vittore I

Successore

Papa Callisto I

Nascita

Roma, ?

Morte

20 dicembre 217

Papa Zefirino

71
Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Zefirino, (conosciuto anche come Zefferino o Geferino o Severino) (... 20 dicembre 217), fu il 15 vescovo di
Roma e Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 199 alla sua morte.

Biografia
Figlio di un certo Abbondio, succedette nell'incarico di vescovo di Roma a papa Vittore I nell'ultimo periodo
dell'impero di Settimio Severo e sotto Caracalla.
Il nuovo papa venne descritto da sant'Ippolito di Roma nel Philosophymena (IX, XI) come un uomo semplice e privo
d'istruzione (questa affermazione potrebbe essere interpretata nel senso che Zefirino non aveva intrapreso gli studi
pi elevati, ma si era dedicato all'amministrazione pratica della Chiesa piuttosto che alla cultura teologica).
Immediatamente dopo la sua elezione, Zefirino richiam a Roma Callisto (futuro papa) che viveva ad Anzio. Lo
nomin diacono e suo segretario e lo incaric dell'amministrazione dei luoghi di culto che finalmente la Chiesa
poteva vantare come propriet privata, e della supervisione del coemeterium: ci sono infatti prove che sotto Vittore I
la comunit cristiana romana divenne proprietaria di un luogo comune di sepoltura sulla Via Appia; Zefirino diede la
gestione di questo luogo a Callisto.
La posizione dei cristiani, che era rimasta tranquilla nei primi anni di governo dell'imperatore Settimio Severo, and
lentamente degenerando finch, nel 202 o 203, fu emanato un editto di persecuzione che impediva la conversione al
Cristianesimo a pena di sanzioni severissime. La causa scatenante della recrudescenza dei rapporti sembra doversi
ravvisare nel rifiuto della comunit cristiana di partecipare alle cerimonie che erano state istituite per la celebrazione
del decennale dell'ascesa al trono dell'imperatore. Settimio Severo non grad il comportamento offensivo nei suoi
confronti ed eman dunque decreti anticristiani, le cui sanzioni vennero attenuate o abolite solo quando, l'anno
successivo, si giunse ad un compromesso in base al quale i cristiani avrebbero partecipato alle sole cerimonie non in
contrasto con i loro principi antipagani[1]. Nulla per noto riguardo l'esecuzione dell'editto a Roma stessa n sui
martiri della Chiesa in questo periodo.
Il Liber Pontificalis gli attribuisce due decreti, uno sull'ordinazione del clero e l'altro sulla liturgia eucaristica nelle
chiese di Roma, ma, come spesso accade per i primi papi, non ci sono sufficienti prove storiche che attestino questi
atti.

Dispute dottrinali
Gli adepti del predicatore eretico Teodoto di Bisanzio, detto il Pellaio, erano stati scomunicati insieme al loro capo
da Papa Vittore, e formarono a Roma una comunit eretica indipendente guidata da un altro Teodoto, detto "il
Cambiavalute", e da un certo Esclipedoto. Costoro persuasero un confessore, tale Natalio, che, nonostante le torture
subite, non aveva abiurato la sua fede di fronte al giudice pagano, ad essere consacrato vescovo della setta con un
pagamento mensile di 170 denarii. Ma Natalio sogn di essere stato torturato dagli angeli e, indossato un abito
penitenziale, si cosparse il capo di ceneri e si gett piangente ai piedi di Zefirino. Confess il suo errore ed implor
ed ottenne di tornare in comunione con la Chiesa (Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, V, XXXII).
Nello stesso periodo anche i seguaci di Montano operavano con grande energia a Roma. Il montanista Proculo (o
Proclo) pubblic uno scritto in difesa delle nuove profezie; un dotto e rigidamente ortodosso cristiano romano, Caio,
scrisse una confutazione di Proclo sotto forma di dialogo, in cui rifiutava l'Apocalisse di Giovanni, che considerava
opera dello gnostico Cerinto. In opposizione a Caio, Ippolito scrisse il Capita contra Caium (Eusebio, Historia
Ecclesiastica, III, XXVIII; VI, XX).
Ippolito fu il pi importante teologo fra i presbiteri romani di questo periodo. Era un sostenitore della dottrina del
Logos Divino. Insegnava che il Logos Divino si fece uomo in Cristo, che il Logos si differenzia in ogni cosa da Dio,
che il Logos l'intermediario tra Dio ed il mondo delle creature. Questa dottrina, nella forma in cui fu esposta da

Papa Zefirino
Ippolito e dalla sua scuola fece sorgere molti dubbi, e, in contrapposizione alla sua, sorse un'altra scuola teologica,
che venne rappresentata a Roma, in questo periodo, da Cleomene e da Sabellio (Monarchianismo modale).
Questi uomini erano rigidi oppositori dell'adozionismo, ma non erano disposti a dare credito all'incarnazione dei
Logos, ed enfatizzavano soprattutto l'unit assoluta (monarchia) di Dio. Essi spiegavano l'Incarnazione di Cristo
come un'altra manifestazione (modus) di Dio nella sua unione con la natura umana. Di conseguenza vennero
chiamati Modalisti o Patripassiani, dato che secondo loro non era il Figlio di Dio che era stato crocifisso, ma lo
stesso Padre. Il popolo dei cristiani ortodossi credeva fermamente nell'Unit di Dio e nella divinit di Ges Cristo;
inizialmente nessuno fra loro diffid di questa dottrina e papa Zefirino non si immischi nella disputa fra le due
scuole poich l'eresia dei Modalisti non fu, all'inizio, chiaramente evidente, e la dottrina di Ippolito opponeva molte
difficolt riguardo alle tradizioni della Chiesa.
Zefirino, in tutta la questione, afferm semplicemente che riconosceva un solo Dio, e questo era il "Signore Ges
Cristo", ma era il Figlio, non il Padre che era morto e questa era la dottrina della Chiesa. Ippolito, allora, esort il
papa ad emanare un dogma in cui si decretava che la persona di Cristo era diversa da quella del Padre e si
condannavano le posizioni del Monarchismo e del Patripassionismo, ma Zefirino non acconsent. Il risultato fu che
Ippolito divenne sempre pi irritato ed adirato contro il papa e, soprattutto, contro il diacono Callisto che, come suo
consigliere, riteneva responsabile (probabilmente a ragione) della posizione assunta. Ci sono buone ragioni per
credere che l'astio nei confronti di Zefirino fosse anche dettato da una sorta di risentimento di Ippolito per la
prestigiosa posizione affidata a Callisto, alla quale anch'egli aspirava. Quando, dopo la morte di Zefirino, Callisto fu
eletto vescovo di Roma, Ippolito si allontan dalla Chiesa e, insieme ai suoi seguaci, provoc il primo scisma della
Chiesa romana, facendosi consacrare a sua volta vescovo di Roma e divenendo cos il primo antipapa della storia
della Chiesa.

Morte e sepoltura
Zefirino mor il 20 dicembre 217 e fu sepolto nella Cella Trichora dei Santi Sisto e Cecilia nel cimitero di Callisto
sulla via Appia.

Culto
La sua festa ricorre il 20 dicembre.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
20 dicembre - A Roma accanto al cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di san Zefirino, papa, che govern per
diciotto anni la Chiesa di Roma e diede mandato al suo diacono san Callisto di costruire il cimitero della Chiesa di Roma
sulla via Appia.

il santo patrono di Caldari (CH).

72

Papa Zefirino

73

Note
[1] C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pagg. 50 e seg.

Bibliografia
(EN) Catholic Encyclopedia, Volume XV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre
1912. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 139;
(FR) Duchesne, Histoire ancienne de l'eglise;
(DE) Langen, Geschichte der rmischen Kirche, I (Bonn, 1881);
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Collegamenti esterni
Biografia di papa Zefirino (http://www.treccani.it/enciclopedia/zefirino_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su San Zeffirino (o Zefirino) (http://www.santiebeati.it/dettaglio/67700) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0199-0217-_Zephyrinus,_Sanctus,_Martyr.
html)

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Vittore I

199 - 217

Callisto I

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Papa Callisto I

74

Papa Callisto I
Papa Callisto I

16 papa della Chiesa cattolica


Elezione

217

Fine pontificato 222


Predecessore

Papa Zefirino

Successore

Papa Urbano I

Nascita

Roma, ?

Morte

Roma, 222

Sepoltura

Catacomba di Calepodio

Callisto I, (conosciuto in latino col nome di Callixtus o Calixtus) (... Roma, 222), fu il 16 vescovo di Roma e
papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa all'incirca dal 217 al 222.

Biografia
Pontificato
Quattro cose resero in maniera particolare glorioso il pontificato di S. Callisto: la Basilica di Santa Maria in Trastevere, il
digiuno delle quattro tempora, il Cimitero detto di S. Callisto nella porta Appia, oggid porta San Sebastiano, ed il
luminoso di lui martirio.
[1]

Nonostante si faccia iniziare il suo regno nel 217, il suo contemporaneo, Giulio Africano, indicava la data della
sua ascesa al soglio di Pietro nel primo (o secondo?) anno del regno di Eliogabalo, 218 o 219. Comunque, sia
Eusebio di Cesarea che il Catalogo Liberiano concordavano nel riconoscergli cinque anni di episcopato.
La sua elezione provoc lo scisma di Ippolito di Roma, considerato antipapa.
L'Historia Augusta afferma che un luogo su cui fece erigere un oratorio fu rivendicato da dei tavernai (popinarii), ma
l'imperatore decise che un luogo per l'adorazione di qualsiasi dio era meglio di qualunque taverna. Si dice che questa
sia stata l'origine della basilica di Santa Maria in Trastevere. Tuttavia, secondo quanto affermato nel Catalogo
Liberiano, questa basilica fu fatta costruire da papa Giulio I. Forse l'intervento costruttivo di papa Callisto da
ricercarsi nella vicina chiesa di San Callisto. Essa, inoltre, contiene un pozzo in cui la leggenda dice che fu gettato il
corpo del papa. questa, con molte pi probabilit, la chiesa fatta edificare da Callisto.
Quasi tutto quello che sappiamo di questo papa proviene dagli scritti dei suoi acerrimi nemici, Quinto Settimio
Fiorente Tertulliano e l'autore del Philosophumena, l'antipapa Ippolito. Si tratta, perci, di notizie tendenziose, che
cercano di farlo apparire una persona riprovevole e odiosa.

Papa Callisto I
Tesi avversa a Callisto
Secondo il Philosophumena, che lo definiva "uomo industrioso per il male e pieno di risorse per l'errore", Callisto
era lo schiavo di un certo Carpoforo, un cristiano della famiglia imperiale. Costui affid grandi somme di denaro a
Callisto, che cre una banca in cui orfani e vedove potevano portare i loro soldi. Callisto, per, perse tutto e scapp.
Carpoforo lo segu fino a Porto, dove Callisto si stava imbarcando su una nave. Vedendo il suo padrone avvicinarsi
su una barca, lo schiavo si gett in mare per suicidarsi, ma fu salvato, trascinato a riva, e consegnato al padrone
affinch lo punisse.
I creditori, credendo che avesse ancora i loro soldi, implorarono affinch fosse rilasciato: Callisto per non li aveva
pi, cos cerc di nuovo la morte attaccando e insultando gli ebrei nella loro sinagoga. Gli ebrei lo trascinarono di
fronte al prefetto Fusciano, dove Carpoforo dichiar che Callisto non doveva essere considerato come un cristiano,
ma il prefetto, pensando che il padrone stesse tentando di salvare il suo schiavo, condann Callisto ai lavori forzati
nelle miniere in Sardegna (ad metalla). Qualche tempo dopo, Marcia, l'amante di Commodo, convoc papa Vittore I
e gli chiese se c'erano cristiani in Sardegna[2]. Questi le diede un elenco, senza includere Callisto. Marcia sped allora
un emissario con l'incarico di far rilasciare i prigionieri. Callisto si gett ai suoi piedi, e lo implor di portarlo con s.
Vittore si risent dell'accaduto, ma essendo un uomo compassionevole, lasci Callisto ad Anzio con una sovvenzione
mensile.
Quando Zefirino divenne papa, Callisto fu richiamato e organizz il primo cimitero della Chiesa, con una catacomba
privata, che fin da allora si chiama "catacombe di Callisto". Callisto ebbe grande influenza sull'ignorante, analfabeta
ed avido Zefirino. Comunque, non ci sono testimonianze su come lo schiavo fuggitivo (per la legge romana, libero
dal suo padrone, che aveva perso tutti i diritti quando Callisto venne condannato ai lavori forzati) divenne prima
arcidiacono e poi papa.
Antitesi
Dllinger e de Rossi hanno per demolito questa tesi. Tanto per cominciare, Ippolito non affermava che Callisto
perse i soldi depositati presso di lui per sua colpa. Questi poi, evidentemente, si gett dalla nave pi per scappare che
per commettere suicidio. Quel Carpoforo, un cristiano, avrebbe dovuto evitare ad un suo schiavo cristiano una
punizione orribile e ci non depone bene sul carattere del padrone, mentre l'intercessione dei cristiani per Callisto
depone a favore di quest'ultimo. assurdo, inoltre, sostenere che corteggi la morte attaccando una sinagoga; ne
consegue che chiese ai debitori ebrei di rimborsargli ci che gli dovevano. La dichiarazione stessa che Carpoforo
rilasci dinanzi al prefetto sulla non cristianit di Callisto era falsa.
Ippolito stesso, infatti, diceva che era proprio in qualit di cristiano che Callisto fu spedito alle miniere, e che in
qualit di cristiano fu rilasciato. Se papa Vittore accord a Callisto una sovvenzione mensile, evidente che non si
pent della sua liberazione. , inoltre, molto improbabile che Zefirino fosse ignorante e avido. Callisto non si sarebbe
potuto elevare cos in alto senza considerevoli doti, e lo spirito vendicativo dimostrato da Ippolito insieme alla sua
teologia non ortodossa spiega perch Zefirino ripose la sua fiducia in Callisto piuttosto che nel dotto discepolo
Ireneo.

75

Papa Callisto I

76

La dottrina di San Callisto


Ippolito e Tertulliano sfidarono l'ortodossia
di Callisto, sul campo di un famoso editto in
cui il papa garantiva la Comunione, dopo la
giusta penitenza, a coloro che avevano
commesso adulterio e fornicazione. chiaro
che Callisto si bas sul potere di rimettere e
perdonare concesso a san Pietro, ai suoi
successori ed a chi era in comunione con
loro.

Papa Callisto insegna la dottrina cristiana ai giovani

Si lamentava il montanista Tertulliano:


"Come giungesti a questa decisione, io mi
chiedo, da dove usurpi questo diritto della
Chiesa? Se perch Dio disse a Pietro: 'Su
questa pietra io costruir la Mia Chiesa, io
dar a te le chiavi del regno dei cieli', o
sull'affermazione che 'qualsiasi peccato
rimetterai o non rimetterai sulla terra sar
rimesso o non rimesso in paradiso'? Forse tu
presumi che questo potere di rimettere o non
rimettere ti stato trasmesso e con te ad
ognuno in comunione con la Chiesa di
Pietro (ad omnem ecclesiam Petri
propinquam), chi sei tu per alterare la
manifesta intenzione di Dio di conferire

questa facolt personalmente e solo a Pietro?" (De Pudicitia, XXI).


L'editto era un ordine per l'intera Chiesa. Commentava Ippolito: "Ho udito della pubblicazione di un editto
perentorio; il vescovo dei vescovi, ovvero il Pontifex Maximus proclama: Io rimetto i peccati di adulterio e di
fornicazione a coloro che avranno fatto la dovuta penitenza. E dove si affigger questo editto cos liberale? Sulle
porte dei postriboli?" Gli altri attacchi di Ippolito riguardavano il fatto che Callisto non faceva fare pubblica
penitenza per i peccati commessi fuori dalla Chiesa ai convertiti dalle eresie (questa mitezza era consueta ai tempi di
sant'Agostino d'Ippona); che il papa aveva ammesso nella sua "scuola" (La Chiesa cattolica) quelli che Ippolito
aveva scomunicato da "La Chiesa" (la sua setta); che Callisto aveva dichiarato che un peccato mortale non era
("sempre", si pu aggiungere) una ragione sufficiente per deporre un vescovo. Tertulliano (De Exhortatione
Castitatis, VII) parlava con ripugnanza dei vescovi che si erano sposati pi di una volta, e Ippolito additava Callisto
come il primo a permettere queste cose, in contrasto con gli insegnamenti di San Paolo. Callisto permise al basso
clero di sposarsi, e permise alle nobili di sposare persone di basso rango e schiavi, cosa impedita dalla legge romana;
in questo modo, secondo i suoi oppositori, Callisto cre i presupposti per commettere infanticidi.
Callisto insisteva anche sulla differenza tra la legge ecclesiastica e la legge civile sui matrimoni. In ogni caso, risulta
evidente che la chiesa cattolica parteggiava per Callisto contro lo scismatico Ippolito e l'eretico Tertulliano. Nelle
loro opere, inoltre, non veniva pronunciata alcuna parola contro la persona di Callisto dal momento della sua
elezione, n contro la validit della sua consacrazione.
Ippolito considerava Callisto un eretico quando proprio la sua Cristologia era cos imperfetta, e scrisse che Callisto
lo accus di Diteismo (forma di teismo che crede in due grandi di al posto di un solo Dio). Non c' da meravigliarsi,
poi, se Ippolito definiva Callisto l'inventore di un qualche genere di Sabellianesimo. In realt storicamente provato

Papa Callisto I

77

che sia Zefirino che Callisto condannarono vari Monarchianisti e Sabellio stesso, cos come l'errore opposto
commesso da Ippolito. Ci abbastanza per poter affermare che Callisto difese la Fede cattolica e la dottrina
trinitaria dell'ortodossia cattolica.

Morte e sepoltura
Callisto fu il primo papa iscritto nel Depositio martyrum del IV secolo,
fonte che riporta il suo martirio.
Fu martirizzato attorno al 222, forse durante una sollevazione popolare.
La leggenda secondo la quale venne gettato nel pozzo non ha riscontri
storici.
Fu sepolto nella Catacomba di Calepodio sulla Via Aurelia. Nel 790 papa
Adriano I fece traslare le sue reliquie nella Basilica di Santa Maria in
Trastevere. Papa Gregorio IV (827-843) ritrov il suo corpo e quello di
san Calepodio sotto l'ingresso della basilica e li fece deporre sotto laltare
maggiore.

Culto
Il suo ricordo liturgico, secondo il Depositio martyrum (Callisti in vi
Aureli miliario III) e i martirologi seguenti, ricorre il 14 ottobre.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
14 ottobre - San Callisto I, papa, martire: da diacono, dopo un lungo esilio
in Sardegna, si prese cura del cimitero sulla via Appia noto sotto il suo nome,
dove raccolse le vestigia dei martiri a futura venerazione dei posteri; eletto
poi papa promosse la retta dottrina e riconcili con benevolenza i lapsi,
coronando infine il suo operoso episcopato con un luminoso martirio. In
questo giorno si commemaora la deposizione del suo corpo nel cimitero di
Calepodio a Roma sulla via Aurelia.

Statua di papa Callisto I, Cattedrale di Reims

venerato come patrono di coloro che lavorano nei cimiteri.

Iconografia
San Callisto viene rappresentato con indosso una veste rossa e una tiara (simbolo del papa); o mentre viene gettato in
un pozzo con una pietra al collo; spesso vicino a lui c' una fontana.
Dal Martirologio Romano:
14 ottobre - A Roma, sulla via Aurelia, il natale del beato Callisto primo, Papa e Martire, il quale per ordine
dell'Imperatore Alessandro, dopo essere stato lungamente tormentato nel carcere colla fame, ed ogni giorno percosso con
bastoni, finalmente fu precipitato da una finestra della casa in cui era custodito, e sommerso in un pozzo, e cos merit il
trionfo della vittoria.

Papa Callisto I

78

Note
[1] Versione di Don Bosco (http:/ / www. donboscosanto. eu/ oe/ vita_del_sommo_pontefice_s. _callisto_i. php)
[2] Si veda, su questo episodio, anche la biografia di papa Vittore I.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume III, Robert Appleton Company, New York, 1908 Nihil obstat, 1 novembre 1908.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Collegamenti esterni
Callisto I (http://www.treccani.it/enciclopedia/callisto-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi
della Treccani
Scheda su Papa Callisto I (http://www.santiebeati.it/dettaglio/29550) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera omnia in latino (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0217-0222-_Callixtus_I,_Sanctus.
html)
La biografia di Callisto secondo Don Bosco (http://www.donboscosanto.eu/oe/vita_del_sommo_pontefice_s.
_callisto_i.php)

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Zefirino

217 - 222

Urbano I

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Papa Urbano I

79

Papa Urbano I
Papa Urbano I

17 papa della Chiesa cattolica


Elezione

222

Fine pontificato maggio 230


Predecessore

Papa Callisto I

Successore

Papa Ponziano

Nascita

Teano, ?

Morte

maggio 230

Sepoltura

Catacombe di Pretestato

Urbano I (Teano, ... Roma, maggio 230) fu il 17 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera
come santo. Fu papa dal 222 al maggio 230.

Biografia
Di questo papa esistono solo poche notizie certe e documentate. Secondo quanto riportato sul Liber Pontificalis,
nacque a Teano (CE) e ascese al soglio di Pietro durante l'imperio di Alessandro Severo. Suo padre si chiamava
Ponziano.
Secondo Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica, VI, 23), dopo la morte di papa Callisto I Urbano fu eletto
vescovo di Roma e fu a capo della Chiesa per otto anni. Il documento noto come Catalogo Liberiano dei papi
posiziona l'inizio del suo pontificato nell'anno 223 e la sua fine nell'anno 230.
Lo scisma iniziato da Ippolito continu ad esistere anche durante il pontificato di Urbano. Probabilmente fu proprio
durante il suo pontificato che Ippolito scrisse il Philosophumena nel quale attaccava duramente Callisto I.
Comunque, verso la fazione scismatica ed il suo capo, Urbano mantenne lo stesso atteggiamento che aveva adottato
il suo predecessore.
Gli storici non riportano nulla di altri problemi nella vita della Chiesa di Roma in questo periodo. Il suo pontificato
fu infatti piuttosto tranquillo, anche perch la famiglia imperiale, grazie alla stessa madre dell'imperatore, accett al
suo interno i riti cristiani. Alessandro Severo fu favorevole a tutte le religioni e quindi protesse anche il
Cristianesimo. Sua madre, Giulia Mamea era amica del teologo alessandrino Origene Adamantio che aveva
conosciuto ad Antiochia di Siria.
L'opinione favorevole dell'imperatore e di sua madre sul Cristianesimo consent ai cristiani di godere di un periodo
di pace completa, anche se la loro condizione giuridica non cambi. Lo storico Lampridio (Alexander Severus, c.
XXII) affermava che Alessandro Severo non cre alcun problema ai Cristiani: "Christianos esse passus est".

Papa Urbano I
Indubbiamente la Chiesa di Roma speriment i felici risultati di queste propensioni e non fu mai molestata durante il
regno di questo imperatore (222-235) - anche se il martirologio romano recita diversamente (vedi oltre).
L'imperatore protesse i Cristiani romani anche in una disputa legale sulla propriet di un appezzamento di terreno tra
il papa e dei tavernai (che invece altre fonti [1] attribuiscono ai tempi del predecessore). Sembra infatti che
un'associazione di osti si fosse risentita per la concessione dell'imperatore alla Chiesa (quasi a titolo di risarcimento)
dell'area dove era stato ucciso papa Callisto I e dove poi sarebbe sorta la basilica di Santa Maria in Trastevere.
Durante il suo pontificato venne comunque notevolmente incrementato il patrimonio temporale della Chiesa[2].
Non si conosce nulla delle opere personali di papa Urbano. Tuttavia, l'aumento in estensione di varie catacombe
romane nella prima la met del III secolo prova che in questo periodo il numero dei cristiani crebbe notevolmente. I
leggendari Atti di Santa Cecilia legano la santa, cos come suo marito e suo cognato, ad Urbano che si dice abbia
battezzato i suoi congiunti. Si tratta per di un resoconto privo di qualunque valore storico; lo stesso si pu dire degli
Atti del martirio di Urbano stesso, che sono ancora pi tardi della leggenda di Santa Cecilia.
L'affermazione del Liber Pontificalis che Urbano convert molti attraverso le sue prediche, si basa sugli Atti di Santa
Cecilia. Un'altra affermazione dalla stessa fonte, secondo la quale Urbano aveva ordinato la fabbricazione di oggetti
liturgici in argento, anch'essa priva di fondamento storico e opera del redattore della sua biografia, che visse nel VI
secolo e che attribu arbitrariamente ad Urbano anche la creazione di oggetti liturgici per venticinque chiese titolari
del suo tempo.
I dettagli sulla morte di Urbano sono ignoti, ma, giudicando dalla pace del periodo in cui visse, probabilmente mor
di morte naturale. Secondo alcune fonti, per, Urbano fu fatto assassinare dal prefetto Almenio il 23 (o 19) maggio
230[3].

Sepoltura
Ci sono due catacombe che ospitano entrambe il corpo di un vescovo di nome Urbano, ma non chiaro in quale dei
due casi si tratti del Papa. Vi anche un corpo di Sant'Urbano che riposa in una teca nella basilica di San Francesco
di Cassne (AL), per altro con-Patrono della ridente cittadina piemontese. Negli Atti di Santa Cecilia e nel Liber
Pontificalis viene sostenuto che Papa Urbano fu sepolto nelle catacombe di Pretestato sulla Via Appia. Tutti gli
itinerari per le tombe dei martiri romani del VII secolo lo confermano e citano la tomba di un certo Urbano in
connessione con le tombe di molti martiri che furono sepolti nelle catacombe di Pretestato. Uno di questi itinerari
assegna a questo Urbano il titolo di "Vescovo e Confessore". Di conseguenza, fin dal IV secolo, ogni tradizione
romana ha venerato il papa con questo nome nell'Urbano delle catacombe di Pretestato. Tuttavia, durante gli scavi di
una duplice camera nelle catacombe di San Callisto, Giovanni Battista de Rossi rinvenne un frammento del
coperchio di un sarcofago con l'iscrizione OUPBANOCE(piskopos) ossia "Ourbanos Episkopos" - Urbano Vescovo.
De Rossi prov che anche nell'elenco di martiri sepolti nelle catacombe di San Callisto, stilato da papa Sisto III
(432-440), compariva il nome di un Urbano. Il grande archeologo giunse alla conclusione che l'Urbano sepolto nelle
catacombe di San Callisto era il papa, mentre quello sepolto nelle catacombe di San Pretestato era il vescovo di
un'altra sede che mor a Roma e fu sepolto in queste catacombe. Tuttavia, la maggior parte degli storici d'accordo
con la tesi fondata sugli Atti di Santa Cecilia. L'iscrizione dell'epitaffio summenzionato di un Urbano in San Callisto
indicherebbe infatti un periodo pi tardo, come prova la comparazione con gli epitaffi nella cripta papale. Nell'elenco
preparato da Sisto III e menzionato precedentemente, Urbano non inserito nella successione di papi, ma in quella
dei vescovi stranieri che morirono a Roma e furono sepolti in San Callisto. Insomma, la tesi di De Rossi sull'Urbano
papa e sull'Urbano vescovo straniero , con ogni probabilit, l'esatto opposto della realt: Papa Urbano fu dunque
probabilmente sepolto nella Catacomba di Pretestato, mentre l'Urbano che giace in San Callisto un vescovo di un
periodo pi tardo e di un'altra citt.
Questo punto di vista si accorda con il Martyrologium Hieronymianum. Sotto la data del 25 maggio (VIII kalendes
Junii) si trova: Via nomentana miliario VIII natale Urbani episcopi in cimiterio Praetextati. La catacomba sulla Via
Nomentana, tuttavia, quella che contiene la tomba di papa Alessandro I, mentre la Catacomba di Pretestato sulla

80

Papa Urbano I

81

via Appia. Louis Duchesne ha dimostrato che nell'elenco delle tombe dei papi da cui stata presa questa notizia si
saltata una riga, per cui il documento originale riportava che la tomba di papa Alessandro era sulla via Nomentana,
mentre la tomba di Papa Urbano sulla via Appia nelle catacombe di Pretestato.
Di conseguenza il 25 maggio il giorno della sepoltura di Urbano in questa catacomba. Lo stesso martirologio, sotto
la data del 19 maggio (XIV kal. Jun.), contiene un lungo elenco di martiri che inizia con i due martiri romani
Calocero e Partenio che sono sepolti nelle Catacombe di San Callisto e include un Urbano: questo Urbano sembra
dunque essere il vescovo straniero che con quel nome giace nelle stesse catacombe.
Nell'862 papa Niccol I invi parte delle reliquie a Carlo il Calvo ad Auxerre dove Urbano fu venerato quale
protettore dei viticultori.

Culto e iconografia
La Chiesa cattolica ne celebra la memoria liturgica il 19 maggio.
Dal Martirologio Romano:
19 maggio: A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, santUrbano I, papa, che, dopo il martirio di san Callisto,
resse per otto anni fedelmente la Chiesa di Roma.

Sant'Urbano I viene rappresentato come un papa canuto con ampia tonsura e barba corta.

Note
[1] http:/ / www. donboscosanto. eu/ oe/ vita_del_sommo_pontefice_s. _callisto_i. php
[2] C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 56.
[3] C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 56.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XII. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Collegamenti esterni
Biografia di Urbano I (http://www.treccani.it/enciclopedia/urbano-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su Sant' Urbano I Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/89017) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0222-0230-_Urbanus_I,_Sanctus.html)

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Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Callisto I

222 - 230

Ponziano

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Ponziano

82

Papa Ponziano
Papa Ponziano

18 papa della Chiesa cattolica


Elezione

21 luglio 230

Fine pontificato 28 settembre 235


Predecessore
Successore

Papa Urbano I
Papa Antero

Nascita

Roma, ?

Morte

Sardegna, 19 novembre 235

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Ponziano (Roma, ... Sardegna, 235) fu il 18 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come
santo. Fu papa dal 21 luglio 230 al 28 settembre 235 nonch il secondo ad abdicare dopo Clemente I.[1]

Biografia
La sua data di nascita ignota. Secondo il Liber Pontificalis nacque a Roma e suo padre si chiamava Calpurnio. Con
Ponziano inizia la breve cronaca dei vescovi di Roma del III secolo, della quale l'autore del Catalogo Liberiano dei
papi fece uso nel IV secolo, che contiene dati pi veritieri sulle vite dei pontefici. Secondo questa fonte Ponziano fu
eletto papa il 21 luglio 230 e regn fino al 235. Lo scisma di Ippolito continu anche durante il suo episcopato, ma,
verso la fine del suo regno, ci fu una riconciliazione tra la parte scismatica ed il vescovo di Roma.
Dopo la condanna di Origene Adamantio ad Alessandria d'Egitto (231-232), convoc a Roma un altro sinodo che,
secondo San Girolamo (Epistole XXXII, 4) e Rufino (Apol. contra Hieron., II, 20), conferm le decisioni del sinodo
Alessandrino.
Dopo anni di tranquillit per la comunit cristiana, nel 235, durante il regno di Massimino Trace, inizi una
persecuzione diretta principalmente contro i capi della Chiesa. Una delle sue prime vittime fu Ponziano che fu
deportato insieme ad Ippolito in Sardegna (ad metalla).
Per rendere possibile l'elezione di un nuovo papa, Ponziano si dimise il 28 settembre del 235 (il Catalogo Liberiano
usava le parole discinctus est).[2][1] Dopo Clemente I, quello di Ponziano fu dunque il secondo caso di un papa
dimissionario. Al suo posto fu eletto papa Antero. Poco prima di questo avvenimento o immediatamente dopo,
Ippolito, che era stato deportato in Sardegna con Ponziano, si riconcili con la Chiesa di Roma e lo scisma che aveva
causato ebbe termine.

Papa Ponziano

Morte e sepoltura
Secondo un vecchio documento ormai perduto, usato dall'autore del Liber Pontificalis, il papa mor a causa delle
privazioni e del trattamento disumano che dovette subire, circa un mese dopo l'abdicazione; per quanto tempo ancora
Ponziano avrebbe sopportato le sofferenze e il duro trattamento riservatogli durante l'esilio nelle miniere sarde
ignoto. In seguito, i resti di Ponziano e di Ippolito furono fatti portare a Roma da papa Fabiano (236-250).
Il 13 agosto di un anno non noto, Ponziano fu sepolto nella cripta papale delle Catacombe di Callisto. Il suo epitaffio
originale fu rinvenuto nella cripta di Santa Cecilia, vicino alla cripta papale, nel 1909. Esso, nello stile degli altri
epitaffi noti della cripta papale, recita: Pontianos, Episk. Martur (Ponziano, Vescovo, Martire). La parola martur fu
aggiunta in epoca pi tarda.

Culto
Nella Depositiones martyrum, secondo la cronografia del 354, la sua festa ricorre il 13 agosto.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
13 agosto - Santi martiri Ponziano, papa, e Ippolito, sacerdote, che furono deportati insieme in Sardegna, dove entrambi
scontarono una comune condanna e furono cinti, come pare, da un'unica corona. I loro corpi, infine, furono sepolti a Roma,
il primo nel cimitero di Callisto, il secondo nel cimitero sulla via Tiburtina.

San Ponziano il patrono della citt di Carbonia e del comune di Gandino (compatrono).

Note
[1] John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 62
[2] Biografia di papa Ponziano (http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ ponziano_(Enciclopedia_dei_Papi)/ ) nell'Enciclopedia dei Papi Treccani

Bibliografia
(EN) Catholic Encyclopedia, Volume XII. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre
1912. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, Introduzione, xxiv e seguenti, 145 e seguenti;
Giovanni Battista De Rossi, Roma Sotterranea, II, 73 e seguenti;
Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975;
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Collegamenti esterni
Scheda su San Ponziano (http://www.santiebeati.it/dettaglio/28750) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia (http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0230-0235-_Pontianus,_Sanctus,_Martyr.
html)

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Questa voce inclusa nel libro di Wikipedia Papi che hanno rinunciato al ministero petrino. ( versione
epub (http://www.wikilibri.it/Papidimissionari.epub))

83

Papa Ponziano

84

Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Urbano I

230 - 235

Antero

Controllo di autorit VIAF: 816944 (http://viaf.org/viaf/816944)


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Papa Antero
Papa Antero

19 papa della Chiesa cattolica


Elezione

21 novembre 235

Fine pontificato 3 gennaio 236


Predecessore

Papa Ponziano

Successore

Papa Fabiano

Nascita

Petelia, ?

Morte

Roma, 3 gennaio 236

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Antero, in greco Anteros (Petelia, ... Roma, 3 gennaio 236), fu il 19 vescovo di Roma e papa della Chiesa
cattolica dal 21 novembre 235 al 3 gennaio 236. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese
ortodosse.

Biografia
Di lui sappiamo con sicurezza solamente che regn circa quaranta giorni, e che fu sepolto nella famosa "cripta
papale" del cimitero di San Callisto a Roma. Il Liber Pontificalis riporta che fu martirizzato sotto l'imperatore
Massimino Trace per aver fatto raccogliere gli Atti dei martiri da alcuni notai e poi averli fatti depositare negli
archivi della Chiesa di Roma.
Questa tradizione sembra molto antica e piuttosto veritiera; ciononostante alcuni illustri studiosi, tra i quali
Tillemont, sostengono che non sufficientemente provata dal solo fatto di essere riportata sul Liber Pontificalis,
considerando, fra l'altro, la sua tarda data di compilazione. Il luogo del suo sepolcro fu scoperto da Giovanni Battista
de Rossi nel 1854, grazie ad alcuni frammenti deteriorati dell'epitaffio in greco inciso sulla stretta lastra oblunga che
chiudeva la sua tomba, indice sia della sua probabile origine che dell'uso generalizzato del greco nella Chiesa di
Roma di quel periodo.
Si tramanda che sia nato a Petelia, citt magnogreca, da identificarsi con l'odierna Strongoli.

Papa Antero

85

Culto
La Chiesa Cattolica celebra la sua memoria liturgica il 3 gennaio; le Chiese ortodosse, invece, lo ricordano il 5
agosto.
Dal Martirologio Romano:
3 gennaio - A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di sant'Antero, papa, che, dopo il martire
Ponziano, fu per breve tempo vescovo.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 marzo 1907.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York.

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Antero [1]

Collegamenti esterni
Antero [2] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su Sant'Antero [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Ponziano

235 - 236

Fabiano

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Anterus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ antero_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 89019
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0235-0236-_Anterus,_Sanctus. html

Papa Fabiano

86

Papa Fabiano
Papa Fabiano

20 papa della Chiesa cattolica


Elezione

10 gennaio 236

Fine pontificato 20 gennaio 250


Predecessore
Successore

Papa Antero
Papa Cornelio

Nascita

Roma

Morte

Roma, 20 gennaio 250

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Fabiano, in latino Fabianus (... 20 gennaio 250), fu il 20 vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 10
gennaio 236 al 20 gennaio 250. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Biografia
Le circostanze straordinarie in cui avvenne la sua elezione furono riportate da Eusebio (Historia Ecclesiastica, VI,
29). Egli narrava di come i cristiani, che si erano riuniti a Roma per eleggere il nuovo vescovo, mentre esaminavano
i nomi di molti personaggi nobili ed illustri, videro una colomba posarsi sulla testa di Fabiano, un contadino che si
trovava per caso in citt.
Ai confratelli riuniti in assemblea questa vista ricord la scena Evangelica della discesa dello Spirito Santo sul
Salvatore dell'umanit, e cos, divinamente ispirati, scelsero all'unanimit Fabiano quale successore di papa Antero.
Durante il suo pontificato durato 14 anni, di cui si sa molto poco, le persecuzioni contro i cristiani ebbero una pausa.
Secondo il Liber Pontificalis divise Roma in sette distretti ("diaconie"), ognuno supervisionato da un diacono e
nomin sette sottodiaconi, per raccogliere, insieme ad altri notai, gli Atti dei martiri, cio gli atti delle corti che li
giudicarono nei loro processi; inoltre, port avanti molti lavori nei cimiteri. Fece anche riesumare il corpo di papa
Ponziano dalla Sardegna e lo fece traslare nelle catacombe di San Callisto a Roma.
Racconti successivi, pi o meno veritieri, gli attribuiscono anche altri meriti quali il battesimo dell'imperatore Filippo
l'Arabo e di suo figlio; il miglioramento dell'organizzazione della chiesa a Roma con l'istituzione di ministri
incaricati della trattazione di particolari problematiche scelti tra i sacerdoti del clero che ne avessero pi titolo e
merito, i cardinali, dal latino incardinatus (nella "diaconia"), colui che ha titolo per essere tale, e venendo dunque a
formare una sorta di consiglio pontificio; l'istituzione dei quattro Ordini minori; l'ordinazione, nel 245, di sette
vescovi incaricati di predicare il Vangelo nelle comunit di Gallia: Gatien a Tours, Trofimo ad Arles, Paolo a
Narbonne, Saturnino a Tolosa, Dionigi a Parigi, Austremonio a Clermont, e Marziale a Limoges. San Cipriano,

Papa Fabiano
vescovo di Cartagine, riport anche della condanna per eresia di Privato, vescovo di Lambaesa, in provincia d'Africa.
Nel 249, per, le cose cambiarono per la comunit cristiana. L'imperatore Filippo lArabo venne ucciso nei pressi di
Verona dagli eserciti del suo rivale Decio. Questi sal al potere con l'idea di un rafforzamento interno dellImpero
contro i pericoli esterni derivanti dalle invasione dei barbari, che premevano sui confini. Secondo Decio
rafforzamento interno significava anche ritorno allantica religione romana, anche se per sole ragioni politiche. Per
questo motivo l'imperatore proclam l'editto del libellus, in base al quale ogni famiglia avrebbe dovuto proclamare
solennemente e pubblicamente, attraverso un sacrificio, la sua devozione alle divinit pagane ricevendone quindi il
"libellus", una sorta di certificato che attestava la sua qualit di seguace degli antichi culti dello Stato e quindi la sua
appartenenza a Roma.
Coloro che non si attenevano a questa prassi venivano dichiarati fuorilegge e nemici dello Stato. In tutta Roma tre
commissioni di cinque membri chiamarono i cittadini a compiere il rito. I cristiani insorsero, ma non tutti adottarono
lo stesso comportamento: alcuni cedettero abiurando la loro religione e rendendosi cos lapsi (dal latino lapsus,
errore), ovvero ricaddero nel paganesimo, altri scelsero la via del martirio ed altri ancora cercarono ogni tipo di
scappatoia per ricevere il "libellus" senza compiere il sacrificio. In particolare i benestanti riuscirono ad acquistarlo
dalle autorit, e vennero definiti "libellatici". Naturalmente tra i primi a rifiutare questa imposizione ci fu Fabiano,
che l'imperatore vedeva come un nemico personale ed un rivale. Il papa fu imprigionato nel carcere Tulliano, dove il
20 gennaio del 250 si spense per la fame e gli stenti.
Fu sepolto nella cripta papale delle catacombe di San Callisto ed onorato come martire.
Il suo epitaffio, in lingua greca, fu rinvenuto nel 1850 dall'archeologo Giovanni Battista de Rossi. Attualmente la sua
testa conservata nella cappella Albani della Basilica di San Sebastiano fuori le mura.
Nel XV secolo le sue ossa furono donate alla citt di Cuneo al posto di quelle di San Sebastiano, richieste per la
nuova chiesa dedicata a questo Santo. Oggi le ossa del Papa martire sono collocate nella cappella delle reliquie del
museo diocesano della Diocesi di Cuneo presso la chiesa di San Sebastiano.

Culto
La sua memoria liturgica, nella Chiesa latina, ricorre il 20 gennaio. Nella Chiesa greca, invece, il 5 agosto.
Dal Martirologio Romano (ed. 2001):
20 gennaio - San Fabiano, papa e martire, che da laico fu chiamato per grazia divina al pontificato e, offrendo un glorioso
esempio di fede e di virt, sub il martirio durante la persecuzione dellimperatore Decio; san Cipriano si felicita del suo
combattimento, perch diede una testimonianza irreprensibile e insigne nel governo della Chiesa; il suo corpo in questo
giorno fu deposto a Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto.

venerato come patrono di Valsinni, di Montottone e di Fiamignano.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York
P. Montesano, Il Glorioso San Fabiano Patrono di Valsinni, Editrice BMG Matera, 1998.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

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87

Papa Fabiano

88

Collegamenti esterni
Fabiano [2] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su San Fabiano Papa [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Antero

236 - 250

Cornelio

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Fabianus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ fabiano_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 25750
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0236-0250-_Fabianus,_Sanctus,_Martyr. html

Papa Cornelio
Papa Cornelio

21 papa della Chiesa cattolica


Elezione

marzo 251

Fine pontificato giugno 253


Predecessore

papa Fabiano

Successore

papa Lucio I

Nascita

Roma, 180 circa

Morte

Centocelle, giugno 253

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Cornelio (180 circa giugno 253) fu il ventunesimo papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa
dal marzo 251 alla sua morte.

Papa Cornelio

Biografia
Nacque probabilmente verso il 180. Secondo il "Catalogo Liberiano" dei papi, Cornelio regn due anni, tre mesi e
dieci giorni. Tale fonte, per questo tipo di dati, degna di fede in virt degli studi effettuati da Giusto Lipsio, Joseph
Barber Lightfoot e Adolf von Harnack.
Il suo predecessore, Fabiano, fu messo a morte dall'imperatore Decio il 20 gennaio 250, ma si dovette aspettare il
successivo mese di marzo quando, grazie all'assenza dell'imperatore, l'intensit della persecuzione diminu.[1] Per la
scelta del nuovo papa sorsero immediatamente due correnti di pensiero contrastanti sulla questione dei lapsi:[2]
coloro che erano rimasti saldi nella fede si divisero fra indulgenti e rigoristi verso coloro che, per paura della
persecuzione, avevano ceduto ed ora sarebbero voluti tornare in seno alla Chiesa. Infine, a 14 mesi dal martirio di
Fabiano, i 16 vescovi convenuti a Roma elessero Cornelio, un alto esponente dell'aristocrazia romana, contro la sua
volont, ma in base "al giudizio di Dio e di Cristo, alla testimonianza di pressoch tutto il clero, al voto delle persone
ivi convenute, al beneplacito dei presbiteri anziani e degli uomini di buona volont, in un tempo in cui nessuno lo
aveva preceduto, quando la sede di Fabiano che la sede di Pietro, ed il soglio erano vacanti" (san Cipriano, Epistole
IV, 24).
Il lungo periodo di vacanza della sede pontificia fu caratterizzato da varie polemiche, tra cui quella che invest
seriamente il vescovo di Cartagine san Cipriano, che alcuni (guidati dal presbitero Novato) consideravano un
traditore perch era fuggito da Cartagine durante la persecuzione dell'imperatore Decio. Novato trov un alleato nel
presbitero Novaziano, un prete di dubbia moralit[3] che approfitt del momentaneo sbandamento della comunit
romana per guadagnare alla sua causa i cristiani pi incerti e, soprattutto, per porre la sua candidatura al pontificato.
L'elezione, a grandissima maggioranza, di Cornelio fu un colpo per Novaziano, che sped due del suo partito a
chiamare tre vescovi (conosciuti come personaggi piuttosto sprovveduti) da altrettanti angoli remoti d'Italia. Fece
dire loro di venire a Roma velocemente poich, insieme ad altri vescovi, avrebbero dovuto mediare su una divisione
interna. Questi uomini semplici furono costretti a conferire l'ordine episcopale su di lui alla decima ora del giorno.
Uno di questi, per, ritorn alla chiesa confessando il suo peccato, "e noi inviammo" dice Cornelio, "i sostituti per gli
altri due vescovi nei luoghi da cui provenivano". Per assicurarsi la lealt dei suoi sostenitori Novaziano li costrinse,
all'atto di ricevere la santa Comunione, a giurare sul Sangue e sul Corpo di Cristo che non sarebbero tornati da
Cornelio.
Cornelio era un fautore dell'indulgenza nei confronti dei lapsi, ma Novaziano, che era un rigorista e la pensava in
modo opposto, contest l'elezione del nuovo papa. Era infatti convinto che Cornelio fosse un debole e sosteneva che
nemmeno i vescovi potevano garantire la remissione di peccati gravi come omicidio, adulterio, e apostasia, ma che
questi potevano essere rimessi soltanto nel Giudizio Finale.
Alcune settimane pi tardi Novaziano si autoproclam papa[4] e l'intero mondo cristiano fu agitato da questo scisma
che sarebbe durato fino al V secolo. Tuttavia l'appoggio di san Cipriano assicur a Cornelio i cento vescovi d'Africa,
e l'influenza di Dionisio, vescovo di Alessandria d'Egitto, port anche i vescovi orientali dalla sua parte; in Italia il
papa riusc a mettere insieme un sinodo di 60 vescovi, mentre Fabio, vescovo di Antiochia di Siria, rimase indeciso.
Cornelio gli scrisse tre lettere, delle quali Eusebio di Cesarea riport alcuni estratti (Storia ecclesiastica, VI.43) in
cui il papa elencava i difetti nell'elezione di Novaziano e ne parlava con estrema amarezza. Da questi estratti si
evince che, in quel periodo, la chiesa di Roma era formata da 46 presbiteri, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti, 52
tra esorcisti, lettori e ostiari e 1500 tra vedove e persone bisognose. Grazie a questi dati Burnet e Edward Gibbon
valutarono che il numero dei cristiani a Roma si aggirasse intorno alle 50.000 unit; ma secondo Benson e Harnack
questo numero era troppo elevato.
Il sinodo condann Novaziano e il suo scisma.
Degli scritti di Cornelio sono giunte fino a noi 2 lettere a Cipriano e nove risposte da Cipriano al papa. Monsignor
Giovanni Mercati dimostr che il testo originale delle lettere di Cornelio nel "latino volgare" colloquiale che si
usava all'epoca, e non nello stile pi classico usato dall'ex oratore Cipriano e dal dotto filosofo Novaziano.[5]

89

Papa Cornelio
Dopo la sua elezione, Cornelio sanzion le miti misure suggerite da san Cipriano ed accett la proposta del concilio
di Cartagine del 251 di riabbracciare nella comunione, dopo la giusta penitenza, coloro che si erano persi durante la
persecuzione di Decio.

Morte e sepoltura
Secondo le fonti cristiane, alla morte dell'imperatore Decio nel 252, il suo successore Gaio Vibio Treboniano Gallo
avrebbe iniziato una nuova persecuzione contro i cristiani: la ragione sarebbe stata l'accusa di essere portatori della
pestilenza che colp Roma nel 251/252. In realt pare che l'unico atto di Gallo sia stato proprio l'arresto e
incarcerazione di Cornelio,[6] che fu portato a Centumcellae (l'odierna Civitavecchia), dove mor nel giugno del 253.
Cipriano afferma ripetutamente che Cornelio fu martirizzato; il Catalogo Liberiano riporta ibi cum gloria
dormicionem accepit, e questo pu significare che mor a causa dei rigori a cui fu sottoposto durante la sua
deportazione, sebbene documenti successivi affermino che fu decapitato.
San Girolamo riporta che Cornelio e Cipriano patirono il martirio nello stesso giorno di anni diversi, e la sua
affermazione stata generalmente accettata. Infatti, secondo la Depositio martyrum del IV secolo, il XVIII kl octob
Cypriani Africae Romae celebratur in Callisti; la festa di san Cipriano veniva cio celebrata a Roma, presso la
tomba di Cornelio nelle catacombe di San Callisto, dove il suo corpo fu traslato nel 283. Non fu per sepolto nella
cappella dei papi, ma in una catacomba adiacente, forse in quella di un ramo della famiglia dei Cornelii. L'iscrizione
posta sulla sua tomba in latino - CORNELIUS * MARTYR* - mentre quelle di papa Fabiano e papa Lucio I sono in
greco.
Le sue reliquie furono poi trasferite in una basilica voluta da papa Leone I e quindi papa Adriano I le port nella
domus culta di Capracoro (presso l'area di Montegelato, a Mazzano Romano), dove il pontefice aveva la casa
paterna. Al tempo di papa Gregorio IV il suo corpo riposava nella basilica di Santa Maria in Trastevere. In quel
tempo parte delle reliquie furono portate a Compigne, in Francia, mentre nella seconda met del XVIII secolo altre
parti del suo corpo furono traslate nella chiesa dei Santi Celso e Giuliano.

Culto
La sua memoria viene celebrata, con quella di san Cipriano, il 16 settembre.
San Cornelio viene venerato sia dai cattolici che dai copti. oggetto di particolare venerazione in Bretagna, dove il
santo patrono degli animali dotati di corna nella regione di Carnac. Nella chiesa parrocchiale di Carnac esiste una
statua di san Cornelio intento a benedire due tori, circondato da pietre erette. Il 14 settembre di ogni anno i contadini
portano sul luogo il loro bestiame per la benedizione. Anche in Cornovaglia, tra le popolazioni Bretoni
d'oltremanica, esistono il culto del santo e una parrocchia a lui dedicata con il nome di Saint Cornelly.
Dal Martirologio Romano:
16 settembre - Memoria dei santi martiri Cornelio, papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la
deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni
di amore per quella verit che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di
Dio e al mondo.

90

Papa Cornelio

91

Leggende sul santo


Sulla figura di san Cornelio esistono alcune leggende legate alla creazione di menhir, gli allineamenti di Carnac, in
Bretagna Meridionale. Secondo le tradizioni popolari, infatti, dopo il suo esilio da Roma il santo, servendosi di due
buoi per il viaggio (da qui la sua designazione a patrono degli animali con le corna), si rec in Francia, dove giunse
inseguito da alcuni legionari.

Note
[1] Secondo san Cipriano, l'imperatore "... dichiarava che avrebbe gradito pi la notizia della comparsa di un rivale a contendergli l'impero che
quella dell'elezione di un nuovo vescovo di Roma".
[2] I lapsi erano i cristiani che, a causa della persecuzione ordinata dall'imperatore Decio sotto il precedente papa Fabiano, avevano abiurato la
loro fede.
[3] Ma la maggior parte delle notizie su Novaziano derivano da papa Cornelio, che aveva sicuramente molti motivi per attaccare il suo nemico ed
antagonista.
[4] Novaziano, dopo sant'Ippolito di Roma, da alcuni studiosi ritenuto suo maestro, divenne cos il secondo antipapa della storia del
Cristianesimo.
[5] Giovanni Mercati, D'alcuni nuovi sussidi per la critica del testo di san Cipriano, Roma, De Propaganda Fide, 1899.
[6] Robert Scott Moore, "Trebonianus Gallus (251-253 A.D.) and Gaius Vibius Volusianus (251-253 A.D.)", in De Imperatoribus Romanis
(http:/ / www. roman-emperors. org/ trebgall. htm).

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, New York, Robert Appleton Company, 1908, vol. 4.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983.
Giovanni Sicari, Reliquie insigni e "corpi santi" a Roma, Roma, Alma Roma, 1998.

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Cornelio (http://www.treccani.it/enciclopedia/cornelio_(Enciclopedia_dei_Papi)/) nell'Enciclopedia dei Papi
della Treccani
Scheda su San Cornelio (http://www.santiebeati.it/dettaglio/24500) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it.
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0251-0253-_Cornelius,_Sanctus,_Martyr.html).
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Fabiano

251 - 253

Lucio I

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Papa Lucio I

92

Papa Lucio I
Papa Lucio I

22 papa della Chiesa cattolica


Elezione

25 giugno 253

Fine pontificato 5 marzo 254


Predecessore

papa Cornelio

Successore

papa Stefano I

Nascita

Roma, ?

Morte

Roma, 5 marzo 254

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Lucio I (Roma, ... 5 marzo 254) fu il 22 papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa per otto
mesi, dal 25 giugno 253 (?) alla morte.

Biografia
Nato a Roma in data sconosciuta, nulla si sa della sua famiglia ad eccezione del nome di suo padre, Porfiriano,
riportato nel Liber Pontificalis. Dove l'autore di questo documento abbia ricavato l'informazione tuttavia ignoto.
Dopo la morte di papa Cornelio, avvenuta in esilio nell'estate del 253, a succedergli come vescovo di Roma fu scelto
Lucio. Poich la persecuzione della Chiesa che sarebbe iniziata, per le fonti cristiane, sotto l'imperatore Gaio Vibio
Treboniano Gallo (e durante la quale Cornelio era stato bandito) proseguiva, anche Lucio fu esiliato immediatamente
dopo la sua consacrazione. Di l a poco, presumibilmente quando Valeriano divenne imperatore, per gli fu permesso
di tornare in citt. Il Catalogo Feliciano, le cui informazioni si trovano nel Liber Pontificalis, narrava del bando e del
miracoloso ritorno di Lucio: Hic exul fuit et postea nutu Dei incolumis ad ecclesiam reversus est.
San Cipriano, che scrisse una lettera di congratulazioni a Lucio per la sua elevazione alla sede romana e per il suo
bando, gli sped una seconda lettera in cui si compiaceva per il suo ritorno dall'esilio. La lettera iniziava:
Amato Fratello, solamente poco tempo fa noi Vi offrimmo le nostre congratulazioni, quando nell'esaltarVi a governare la
Sua Chiesa, Dio graziosamente vi diede la duplice gloria di confessore e vescovo. Di nuovo noi ci congratuliamo con Voi,
i Vostri compagni, e la congregazione intera, perch, grazie alla generosa e potente protezione del nostro Dio, siete tornato
per la Sua gloria, in modo che il gregge possa nuovamente avere il suo pastore, la nave il suo pilota, e le persone qualcuno
che li governi e gli mostri apertamente che fu per volont di Dio che il vescovo fu messo al bando, non che il vescovo fu
espulso per essere privato della sua Chiesa, ma piuttosto perch vi ritorni con maggiore autorit.

Cipriano continuava affermando che il ritorno dall'esilio non rimpiccioliva la gloria della professione e che la
persecuzione, che era diretta solamente contro i confessori della vera Chiesa, aveva provato quale fosse la Chiesa di
Cristo. In conclusione egli descriveva la gioia della Roma cristiana per il ritorno del suo pastore.
Quando Cipriano sosteneva che Dio attraverso la persecuzione "cerc di far vergognare gli eretici e di ridurli al
silenzio, cos da far vedere dove era la vera Chiesa, chi fosse il suo vescovo scelto dalla grazia di Dio, chi fossero i

Papa Lucio I
suoi presbiteri in comunione col vescovo nella gloria del sacerdozio, chi fosse il vero popolo di Cristo, unito nel Suo
gregge da un amore particolare, chi fossero coloro che erano oppressi dai nemici e allo stesso tempo coloro che erano
protetti da Satana come propri", evidentemente si riferiva ai seguaci di Novaziano. Infatti, durante il pontificato di
Lucio, lo scisma di Novaziano, autoproclamatosi papa in opposizione a Cornelio, continu.
Riguardo al riaccoglimento dei "lapsi" (ricaduti nel paganesimo) Lucio si conform ai principi di Cornelio e
Cipriano. Secondo la testimonianza di quest'ultimo, contenuta in una lettera a papa Stefano I, Lucio, come Cornelio,
espresse il suo pensiero per iscritto: Illi enim pleni spiritu Domini et in glorioso martyrio constituti dandam esse
lapsis pacem censuerunt et poenitentia acta fructum communicationis et pacis negandum non esse litteris suis
signaverunt (Anche a loro, colmi dello spirito di Dio e confermati nel glorioso martirio, dopo la giusta penitenza,
non dovrebbe essere negato il godimento della comunione e della riconciliazione).

Morte e sepoltura
Lucio mor all'inizio di marzo del 254. Nel Depositio episcoporum,
la "Cronografia del 354" indica la sua data di morte nel 5 marzo,
mentre il Martyrologium Hieronymianum nel 4 marzo. Forse Lucio
mor il 4 marzo e fu sepolto il 5. Secondo il Liber Pontificalis questo
papa fu decapitato al tempo di Valeriano, ma questa testimonianza
non pu essere accettata perch le persecuzioni di Valeriano
iniziarono pi tardi del marzo 254. vero che Cipriano nella lettera
a Stefano sopra riportata gli tributa, cos come a Cornelio, il titolo
onorario di martire: servandus est enim antecessorum nostrorum
beatorum martyrum Cornelii et Lucii honor gloriosus (la gloriosa
memoria dei nostri predecessori i beati martiri Cornelio e Lucio
dovr essere preservata), ma probabilmente si riferiva al breve esilio
di Lucio. Cornelio, che mor in esilio, dopo la sua morte fu onorato
come martire dai romani, ma non Lucio. Nel calendario romano
delle feste, "Cronografia del 354", viene ricordato nel Depositio
episcoporum, ma non nel Depositio martyrum. Ciononostante, come
si evince dal Martyrologium Hieronymianum, la sua memoria era
particolarmente onorata. Eusebio di Cesarea, inoltre, riportava
(Historia Ecclesiastica, VII, 10) che Valeriano nella prima parte del
suo regno fu favorevole ai Cristiani, infatti, il primo editto di
persecuzione dell'imperatore apparve solamente nel 257.
Lucio fu sepolto in un compartimento della cripta papale nelle
Papa Lucio I nella Cappella Sistina
catacombe di San Callisto. Durante gli scavi della cripta, Giovanni
Battista de Rossi rinvenne un grande frammento dell'epigrafe
originale che riportava solamente il nome del papa in greco: LOUKIOS. La lastra era rotta immediatamente dopo
questa parola, e probabilmente non c'era scritto altro oltre al titolo EPISKOPOS (vescovo). Le reliquie del santo
furono traslate da papa Paolo I (757-767) nella Chiesa di San Silvestro in Capite, poi da papa Pasquale I (817-824)
nella Basilica di Santa Prassede. La sua testa attualmente conservata in un reliquiario nella Cattedrale cattolica di
Sant'Ansgar a Copenaghen, in Danimarca. La reliquia venne portata a Roskilde attorno all'anno 1100, dopo che
Lucio era stato dichiarato patrono della regione danese della Selandia da papa Pasquale II (1099-1118). tra le
poche reliquie ad essere sopravvissute alla Riforma in Danimarca.
L'autore del Liber Pontificalis ha attribuito arbitrariamente a San Lucio un decreto secondo il quale due presbiteri e
tre diaconi dovevano sempre accompagnare il vescovo per essere testimoni della sua vita virtuosa: Hic praecepit, ut

93

Papa Lucio I

94

duo presbyteri et tres diaconi in omni loco episcopum non desererent propter testimonium ecclesiasticum.
probabile che tale misura si sarebbe resa necessaria, a certe condizioni, in un periodo pi tardo; ma ai tempi di Lucio
ci era inconcepibile. La storia contenuta nel Liber Pontificalis secondo cui Lucio, in punto di morte, diede
all'arcidiacono Stefano il potere sulla Chiesa (come accadr tre secoli dopo a Felice III e Bonifacio II) inventata.

Culto
La festa di San Lucio si celebra il 5 marzo.
Dal Martirologio Romano:
5 marzo - A Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto, deposizione di san Lucio, papa, che, successore di san
Cornelio, sub lesilio per la fede in Cristo e, insigne testimone della fede, affront le difficolt del suo tempo con
moderazione e prudenza.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, XCVII, 153;

Allard, Histoire des persecutions, III (Paris, 1887), 27 sq.;


Giovanni Battista De Rossi, "Roma sotterranea", II (Roma, 1867), 62-70;
Jaffe, Regesta Rom. Pont., II edizione, I, 19-20;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Lucio I [1]

Collegamenti esterni
Lucio I [2] nell'Enciclopedia dei Papi della Treccani
Scheda su San Lucio I [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Cornelio

253 - 254

Stefano I

Controllo di autorit VIAF: 69321303 [5]


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Papa Lucio I

95

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Lucius_I?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ lucio-i_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 43900
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0253-0254-_Lucius_I,_Sanctus. html
http:/ / viaf. org/ viaf/ 69321303

Papa Stefano I
Papa Stefano I

23 papa della Chiesa cattolica


Elezione

12 maggio 254

Fine pontificato 2 agosto 257


Predecessore

papa Lucio I

Successore

papa Sisto II

Nascita

Roma, ?

Morte

2 agosto 257

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Stefano I (Roma, ... Roma, 2 agosto 257) fu il 23 vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 12 maggio
del 254 al 2 agosto 257. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Biografia
Secondo gli elenchi dei papi pi antichi, proveniva da una nobile famiglia romana da tempo convertita al
Cristianesimo e suo padre si chiamava Jovius (Giovio). Anche se ci sono dei dubbi sulle date connesse al pontificato
di Stefano, generalmente si ritiene che fu consacrato il 12 maggio 254, divenendo vescovo di Roma. Quello era un
periodo in cui, pur non essendoci persecuzioni esterne, la Chiesa era lacerata al suo interno da dispute interne. Egli
era preposto ad una delle sette diaconie in cui pochi anni prima papa Fabiano aveva diviso Roma e fu eletto presso il
cimitero di San Callisto da presbiteri e diaconi titulari, in rappresentanza di tutti i fedeli. Non storicamente provata
l'affermazione contenuta nel Liber Pontificalis secondo la quale papa Lucio I, poco prima di essere martirizzato,
avrebbe lasciato la cura della Chiesa al suo arcidiacono, Stefano. La maggior parte di ci che si conosce sul suo
pontificato connesso direttamente o indirettamente con gli insegnamenti dell'antipapa Novaziano.

Papa Stefano I

Questione sui sacramenti


Le Chiese d'Africa e d'Asia Minore si ponevano un problema molto concreto: da considerarsi valido il battesimo
praticato dagli eretici? Essi, in maniera rigorista, ritenevano che il sacramente avrebbe dovuto essere conferito
nuovamente. Stefano, invece, sostenne che l'efficacia del sacramento non dipendeva dallo stato di grazia di chi lo
amministrava, ma dall'intenzione di compierlo in nome della Trinit. Quindi, per introdurre l'ex-eretico nella
comunit cristiana sarebbe stato sufficiente l'imposizione delle mani con l'invocazione dello Spirito Santo. san
Cipriano di Cartagine rifiut questa posizione. Stefano, dal canto suo, ribad con forza la posizione di Roma, ma
giustificandola solo con la sua consuetudine.
La Chiesa, allepoca, non aveva ancora una compiuta teologia dei sacramenti. Sar solo santAgostino a chiarire
definitivamente tali controversie.

Questione dei lapsi


Un secondo problema, connesso con il precedente, riguardava la riammissione nella Chiesa degli eretici "ravveduti".
In periodo di persecuzione, infatti, molti erano i cristiani che avevano ceduto, per paura delle persecuzioni, aderendo
al culto pagano; essi sono generalmente chiamati lapsi (caduti) o libellatici.
Nella Chiesa d'Africa, d'Asia Minore e di Siria si chiedeva, per i lapsi, la ripetizione del battesimo. Tale teoria
rigorista era appoggiata sia da Novaziano che da san Cipriano, che nel 255 indisse un Concilio sull'argomento.
Stefano, di linea pi indulgente, sosteneva che bisognasse riaccogliere i peccatori, certo infliggendo loro una
penitenza, ma senza riproporre il battesimo. Cipriano non volle entrare in aperto dissidio, ma nel nuovo Concilio
indetto per l'anno successivo venne decisamente ignorata la posizione di Stefano sull'argomento, pur riconoscendo la
sua autorit.
Nella prima parte del suo pontificato, inoltre, Stefano fu frequentemente esortato da Faustino, vescovo di Lione, a
prendere provvedimenti contro Marciano, vescovo di Arles che, rifacendosi alle dottrine di Novaziano, negava la
comunione ai lapsi pentiti. Ma Stefano non diede seguito all'esortazione. I vescovi di Gallia si rivolsero allora a
Cipriano, e lo implorarono di scrivere al papa. Questa lettera l'unica fonte di informazioni giuntaci su questo affare.
Il vescovo di Cartagine supplic Stefano di imitare i suoi predecessori, e di istruire i vescovi di Gallia affinch
condannassero Marciano, e lo sostituissero. Dato che Cipriano non aggiunse nulla su questo affare, si suppone che il
Papa ag in concordanza con i suoi desideri, e che Marciano fu deposto.
Anche il caso dei vescovi spagnoli Marziale e Basilide port Stefano ad un nuovo contrasto con Cipriano. Essi erano
stati condannati dai vescovi della loro provincia come libellatici. In un primo tempo si dichiararono colpevoli, ma, in
seguito, si appellarono a Roma, e Stefano si adoper per la loro riabilitazione, creando inevitabilmente malcontenti.
Cipriano convoc un sinodo di vescovi africani che rinnov la condanna di Basilide e Marziale, ed esort il popolo
ad entrare in comunione con i loro successori. Nello stesso tempo, il sinodo dichiar che Stefano aveva agito in quel
modo perch "stando a distanza, ed ignorando i veri fatti" era stato ingannato da Basilide.
L'esito negativo dei due casi irrit Stefano, che si adoper ad invitare tutte le altre sedi a seguire le posizioni assunte
da Roma. Ne nacque una seria polemica tra sedi vescovili, che si sarebbe trascinata per diversi anni e si placher solo
con i successori di Stefano.

Altri interventi
Ansioso di preservare la tradizione dei suoi predecessori in materia di carit e di fede, Stefano, provvide alle
necessit di "tutte le province di Siria e d'Arabia". Ai suoi tempi i paramenti indossati dal clero per celebrare la
messa e gli altri servizi della Chiesa non differivano per foggia o materiale da quelli indossati normalmente dai laici.
Stefano, secondo il Liber Pontificalis, ordin che i paramenti che venivano usati per fini liturgici non fossero
impiegati nel lavoro quotidiano.

96

Papa Stefano I

Morte
Nell'anno 257 l'imperatore Valeriano eman un editto contro tutte le gerarchie ecclesiastiche imponendo nello stesso
tempo al popolo di riconoscere le divinit pagane e di esercitare il culto cristiano solo in privato.
Secondo il Liber Pontificalis, ma non ci sono prove storicamente accertate, il 2 agosto del 257 papa Stefano I
avrebbe terminato il suo pontificato col martirio: nell'officiare la Messa, sarebbe stato decapitato dai pretoriani
dell'imperatore.

Culto
Fu sepolto nel cimitero di San Callisto e il suo corpo fu traslato da papa Paolo I nella Chiesa di San Silvestro in
Capite, dove fu rinvenuto nel 1596. Papa Clemente VIII lo fece spostare sotto l'altare maggiore. Secondo la
tradizione, nel 1682 il suo corpo fu di nuovo traslato nella chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa[1].
La sua memoria liturgica, sia nella Chiesa latina che nella Chiesa greca, ricorre il 2 agosto.
Dal Martirologio Romano:
2 agosto - A Roma nel cimitero di Callisto, santo Stefano I, papa, il quale, per affermare con chiarezza il principio che
lunione battesimale dei cristiani con Cristo si compie una sola volta, proib che quanti intendevano volgersi alla piena
comunione con la Chiesa fossero nuovamente battezzati.

La reliquia del suo capo (il cranio) conservata in un reliquiario argenteo nella citt dalmata di Lesina, della cui
diocesi il patrono[2].

Note
[1] Nella citt toscana santo Stefano viene onorato con una messa solenne, celebrata la seconda domenica di novembre nella chiesa dedicatagli,
alla presenza dei cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e del Gran Maestro, ovverosia l'attuale capo dell'Imperiale e Reale casa
granducale di Toscana l'arciduca Sigismondo d'Asburgo-Lorena, granduca titolare di Toscana.
[2] A Lesina Stefano viene onorato con una solenne processione che, per motivi di organizzazione legati alla vocazione turistica di massa del
luogo, si svolge, da qualche anno, il 2 ottobre anzich il 2 agosto (anniversario della morte di papa Stefano). Tale reliquia, portata in
processione dai membri della locale Confraternita di San Nicol, fu donata nel 1899 all'allora vescovo del luogo Fulgenzio Czarev dal
patriarca di Venezia Cardinale Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X, il quale l'aveva tratta dalla cripta della Chiesa di San Zaccaria di Venezia.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XIV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 luglio 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, pag. 46;
Louis Duchesne, Liber Pontificalis, I (Paris, 1886), xcvii, 153-4;
Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, VII, 2-5;
Jaff, Regesta, I (Leipzig, 1888), 20-1;
Hefele, Conciles I (Paris, 1869), 97 sq.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

97

Papa Stefano I

98

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Stefano I


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Collegamenti esterni
Biografia di papa Stefano I (http://www.treccani.it/enciclopedia/stefano-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Santo Stefano I Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/89023) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0254-0257-_Stephanus_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Lucio I

254 - 257

Sisto II

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Papa Sisto II
Papa Sisto II

24 papa della Chiesa cattolica


Elezione

30 agosto 257

Fine pontificato 6 agosto 258


Predecessore

papa Stefano I

Successore

papa Dionisio

Nascita

Grecia, ?

Morte

Roma, 6 agosto 258

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Sisto II (... Roma, 6 agosto 258) fu il 24 vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica dal 30 agosto 257 alla
morte. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Papa Sisto II

99

Biografia
Le origini di questo papa sono ignote; della sua vita prima dell'elezione conosciuto solo ci che riporta il Liber
Pontificalis e cio che era greco. Tale affermazione, per, probabilmente erronea in quanto derivata dalla falsa
convinzione che il papa fosse il filosofo greco autore delle Sententiae, una raccolta di 451 proverbi scritta dal
filosofo neopitagorico Sesto, ma tradotta in latino da Rufino Turranio (345-411) e diffusa erroneamente sotto il nome
di Sisto.
Sisto succedette al suo predecessore, papa Stefano I, il 30 agosto 257.
Durante il pontificato di quest'ultimo, era sorta una violenta disputa tra la Chiesa di Roma e le Chiese africane ed
asiatiche, riguardo al nuovo battesimo dei lapsi[1] che volevano rientrare in seno alla Chiesa: la polemica aveva
rischiato di finire in una completa rottura tra Roma e le altre Chiese. A Sisto II, che Ponzio, il biografo di san
Cipriano (Vita Cypriani, capitolo XIV), definiva "sacerdote buono e pacifico" (bonus et pacificus sacerdos), e che
era pi conciliante di Stefano I, va il merito di aver riportato la pace all'interno del mondo cristiano ripristinando le
relazioni con le altre Chiese. Tuttavia, in parziale accordo con la posizione decisamente assunta dal suo
predecessore, incentiv l'uso romano di non ribattezzare i lapsi (come avrebbero voluto gli africani e gli asiatici), ma
di ungerli semplicemente col crisma.
Poco prima del pontificato di Sisto II, l'imperatore Valeriano aveva pubblicato il suo primo editto di persecuzione,
con il quale aveva obbligato i cristiani a partecipare al culto nazionale degli dei pagani e aveva impedito loro di
riunirsi nei cimiteri, minacciando con l'esilio o la morte chiunque fosse stato trovato a disubbidire l'ordine (e l'editto
cost infatti la vita a papa Stefano I). Sisto riusc inizialmente a compiere le sue funzioni di pastore dei cristiani
senza subire interferenze da coloro che dovevano far rispettare l'editto imperiale, ma nei primi giorni di agosto del
258 l'imperatore pubblic un nuovo editto di persecuzione, il cui contenuto desunto da una lettera di san Cipriano
di Cartagine a Successo, vescovo di Abbir Germaniciana (Epistole, l, XXX), e che caus la morte di Sisto.

Il martirio
Cos Cipriano iniziava la sua lettera:
L'imperatore Valeriano ha spedito al senato
il suo rescritto col quale ha deciso che vescovi,
sacerdoti e diaconi siano subito messi a
morte...

(episcopi et presbyteri et
incontinenti animadvertantur).

diacones

Sisto II fu uno dei primi a cadere vittima di


questo editto (Xistum in cimiterio
animadversum sciatis VIII. id. Augusti et
cum eo diacones quattuor - Cipriano, Epistole l XXX).

Martirio di Sisto II da parte di Valeriano

Cipriano continuava dicendo:


Vi comunico che Sisto ha subito il martirio con quattro diaconi il 6 agosto, mentre si trovava nella zona del cimitero. Le
autorit di Roma hanno come norma che quanti vengono denunciati quali cristiani, debbano essere giustiziati e subire la
[2]

confisca dei beni a beneficio dell'erario imperiale .

Per eludere la vigilanza degli imperiali Sisto, il 6 agosto, riun i fedeli in uno dei cimiteri meno conosciuti, quello di
Pretestato, sul lato sinistro della Via Appia, quasi di fronte a quello di papa Callisto I. Mentre era seduto sulla sua
sedia in procinto di parlare all'assemblea, fu catturato da un manipolo di soldati. Ci sono dei dubbi se fu decapitato
immediatamente, o fu portato di fronte ad un tribunale per essere prima giudicato e poi condotto nuovamente al

Papa Sisto II
cimitero per l'esecuzione. L'iscrizione che papa Damaso I (366-384) fece apporre sulla sua tomba nel cimitero di San
Callisto pu infatti essere interpretata in entrambi i modi. Ma la seconda ipotesi sembra essere pi probabile.
L'incontro tra Sisto II e san Lorenzo martire, quando il primo veniva condotto al martirio, menzionato nei falsi "Atti
di San Lorenzo", da sant'Ambrogio da Milano e dal poeta Prudentius, , probabilmente, leggendario. Completamente
falso , inoltre, quanto riportato da Prudenzio in merito al fatto che Sisto II pat il martirio sulla croce, a meno che il
poeta non usi la parola "croce" (Jam Xystus adfixus cruci) per intendere il martirio in generale, come suggerirono
Louis Duchesne e Paul Allard. Insieme a Sisto furono catturati e giustiziati quattro diaconi: Gennaro, Vincenzo,
Magno, e Stefano. Lo stesso giorno altri due diaconi, Felicissimo ed Agapito patirono il martirio. La festa liturgica di
san Sisto II e di questi sei diaconi si celebra il 6 agosto, giorno del loro martirio.
I resti di Sisto furono traslati nella cripta papale del vicino cimitero di San Callisto. Dietro la sua tomba, in un
reliquiario, fu posta la sedia macchiata di sangue sulla quale era stato decapitato. Papa Pasquale I lo fece traslare, in
seguito, nella cappella iuxta ferrata, dedicata a lui e a papa Fabiano, nell'antica basilica di San Pietro in Vaticano.
Sul luogo del cimitero di San Pretestato dove fu martirizzato fu eretto un oratorio (Oratorium Xysti), che veniva
ancora visitato dai pellegrini del VII e dell'VIII secolo.
Quattro giorni dopo, il 10 agosto, sub il martirio anche l'ultimo dei diaconi di Roma: l'arcidiacono Lorenzo.
Sisto II fu il primo papa che assunse un nome pontificale gi utilizzato in precedenza, e quindi dopo la sua morte
venne aggiunto il numerale "II" al suo nome.

Culto
Nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica ricorre il 7 agosto; nella Chiesa greca, invece, il 10 agosto.
Dal Martirologio Romano (ed. 2001):
6 agosto - A Roma sulla via Appia nel cimitero di Callisto, passione di san Sisto II, papa e dei suoi compagni, la cui
memoria si celebra domani.
7 agosto - Santi Sisto II, papa, e compagni, martiri. Il papa Sisto, mentre celebrava i sacri misteri insegnando ai fratelli i
precetti divini, per ordine dellimperatore Valeriano, fu subito arrestato dai soldati sopraggiunti e decapitato il 6 agosto;
con lui subirono il martirio quattro diaconi, deposti insieme al pontefice a Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia.
Nello stesso giorno anche i santi Agpito e Felicissimo, suoi diaconi, morirono nel cimitero di Pretestato, dove furono pure
sepolti.

Venerato a Pisa come san Sisto, il giorno a lui e i suoi diaconi era propizio per le battaglie. Contrariamente
all'opinione comune odierna, non era l'antico patrono della citt prima di San Ranieri, ma era importante solo il
giorno a lui dedicato. Infatti, ad esempio, nei suoi 'Annales Pisani' il Maragone, quando parla dell'impresa di Palermo
del 1063 e della conseguente costruzione della nuova Cattedrale, scrive quanto segue: MLXIII. Pisani fuerunt
Panormiam; gratia Dei vicerunt illos in die Sancti Agapiti. Constructa est Ecclesia beate Marie Virginis Pisane
Civitatis. Sant'Agapito era uno dei sette diaconi martirizzati assieme a San Sisto e con lui ricordati il 6 agosto. Ecco
quindi che non era San Sisto protettore di Pisa, ma era il giorno 6 agosto ad essere foriero di vittorie militari. Tale
sequela di vittorie si interruppero dopo il 6 agosto 1284, il giorno della battaglia della Meloria, dove Pisa fu sconfitta
dalla flotta genovese.[3]
Attualmente viene venerato come santo patrono delle seguenti localit:
Bellegra, in provincia di Roma;
Caldonazzo, in provincia di Trento;
Castelpoggio, in provincia di Massa-Carrara;
Colle d'Anchise, in provincia di Campobasso;
Gombito, in provincia di Cremona;
Morbello, in provincia di Alessandria;

100

Papa Sisto II

101

Joppolo, in provincia di Vibo Valentia;


Onelli di Cascia, in provincia di Perugia;
Pomezzana, in provincia di Lucca;
Verolanuova, in provincia di Brescia;
Manerbio, in provincia di Brescia;

Note
[1] Erano definiti lapsi quei cristiani che, per sfuggire alla dura persecuzione ordinata pochi anni prima dall'imperatore Decio, avevano
abbandonato la religione cristiana.
[2] Lettera 80; CSEL 3,839-840
[3] "Ranieri un Santo laico", ed. ETS alle pagg. 36-37

Voci correlate
Persecuzione dei cristiani nell'impero romano
Valeriano

Bibliografia

Severina Carpentieri, Sisto II. L'audacia di un papa che sfid l'impero, Cantagalli, Siena 2008.
Amore A., Sisto II, in Enciclopedia Cattolica, 11, Citt del Vaticano 1953, col. 778.
Louis Duchesne (a cura di), Liber Pontificalis, I, 155-6;
Barmby in Dict. Christ. Biog., s. v. Xystus;
(FR) Rohault de Fleury, Les Saints de la messe, III (Paris, 1893);
(EN) Healy, The Valerian Persecution (Boston e New York, 1905);
(FR) Allard, Les dernires persecutions du troisime sicle (Parigi, 1907), 80-92, 343-349;
Giovanni Battista De Rossi, Roma Sotterranea, II (Roma 1864-1877), 87-97;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Sisto II (http://www.treccani.it/enciclopedia/sisto-ii_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Sisto II e compagni Papa e martiri (http://www.santiebeati.it/dettaglio/28650) in Santi, beati e
testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0257-0258-_Sixtus_II,_Sanctus,_Martyr.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Stefano I

257 - 258

Dionisio

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Sisto II

102

Papa Dionisio
Papa Dionisio

25 papa della Chiesa cattolica


Elezione

22 luglio 259

Fine pontificato 20 dicembre 268


Predecessore

Papa Sisto II

Successore

Papa Felice I

Morte
Sepoltura

20 dicembre 268
Catacombe di San Callisto

Dionisio (o Dionigi) (... 26 dicembre 268) fu il venticinquesimo papa della Chiesa cattolica, che lo venera come
santo. Fu papa dal 22 luglio 259 al 26 dicembre 268.

Biografia
Nacque probabilmente a Terranova da Sibari, in Magna Grecia. Durante il pontificato di papa Stefano I (254-257)
sembra che Dionisio fosse un presbitero della Chiesa di Roma e come tale prese parte nella controversia sulla
validit del battesimo dei lapsi[1] (sorta gi durante il pontificato di papa Cornelio). Questo fatto spinse Dionisio,
Patriarca di Alessandria d'Egitto, a scrivergli una lettera sull'argomento, nella quale viene descritto come uomo
eccellente e dotto (Eusebio di Cesarea, Historia ecclesiastica, VII, 7). La questione venne comunque definitivamente
chiusa, con l'affermazione della posizione della Chiesa di Roma.
Dopo il martirio di Papa Sisto II (6 agosto 258) la sede di Roma rimase vacante per quasi un anno a causa della
violenza della persecuzione che rendeva impossibile eleggere un nuovo vescovo. A Dionisio, che fu elevato
all'ufficio di vescovo di Roma (22 luglio 259) solo quando, essendo l'imperatore Valeriano occupato in altre
questioni, la persecuzione inizi a perdere di vigore, tocc il compito di riorganizzarne la chiesa, che era caduta in
grave disordine. Alcuni mesi pi tardi il nuovo imperatore Gallieno pubblic il suo editto di tolleranza che fece
terminare la persecuzione e diede un assetto legale alla Chiesa (Eusebio, Historia ecclesiastica, VII, 13). In questo
modo, la Chiesa di Roma rientr in possesso dei suoi luoghi di culto, dei suoi cimiteri, e delle altre propriet, e
Dionisio fu in grado di rimettere ordine nella sua amministrazione. Tra l'altro, seguendo le antiche tradizioni della
Chiesa romana Dionisio estese le sue cure anche ai fedeli di terre distanti. Quando i Cristiani di Cappadocia erano in
grande angoscia per le incursioni dei Goti, il papa indirizz una lettera consolatoria alla Chiesa di Cesarea e sped
una ingente somma di denaro per riscattare i Cristiani che erano stati presi in ostaggio (San Basilio Magno, Epistole
lxx, ed. Garnier) e per incentivare la ricostruzione dei molti luoghi di culto andati distrutti.

Papa Dionisio
In quegli anni presero forma nuove controversie teologiche, tra le quali il Sabellianismo, che poneva forti dubbi sulla
questione della Trinit. Un concilio indetto a Roma nel 262 defin la dottrina della Trinit e dichiar eretica la
posizione di Sabellio. Furono inoltre rifiutate le false opinioni di coloro che, come i Marcioniti, in modo analogo
separavano la Trinit in tre esseri completamente distinti o che consideravano il Figlio di Dio come un essere
"creato", anzich "generato" come dichiaravano le Sacre scritture. A margine di questa questione era sorto anche il
caso del vescovo di Alessandria Dionisio il quale, pur avendo preso posizione in favore del riconoscimento della
Trinit, si era espresso in termini tutt'altro che ortodossi riguardo al Logos e alla sua relazione con Dio Padre. Papa
Dionisio lo convoc a Roma, invitandolo a spiegare il suo punto di vista, cosa che Dionisio di Alessandria fece con il
suo "Apologia" (Sant'Atanasio di Alessandria, De sententia Dionysii, V, 13, De decretis Nicaenae synodi, XXVI).
Un'altra questione spinosa riguard il vescovo di Antiochia Paolo di Samosata, al quale la regina di Palmira,
Zenobia, aveva affidato il governo della citt, oltre alla cura degli affari spirituali. Per sdebitarsi con la regina, il
vescovo assecond le sue pretese in materia teologica, promulgando l'idea di un Cristo divenuto gradualmente Dio e
per adozione da parte del Padre. Tre sinodi indetti ad Antiochia tra il 264 e il 268 non furono in grado di dichiarare
eretico Paolo, che present sempre argomenti a sua discolpa. Ci riusc il sacerdote e retore Malchione, che ne ottenne
dunque la scomunica e la sostituzione con Domno. Il Sinodo che depose Paolo di Samosata invi una lettera a papa
Dionisio ed a Massimo, vescovo di Alessandria, per renderli edotti sui suoi lavori (Eusebio, Historia ecclesiastica,
VII, 30). Ma nel frattempo papa Dionisio era morto.
Mor il 26 dicembre 268 e fu sepolto nella cripta papale delle catacombe di Callisto.

Culto
Nell'iconografia viene ritratto in abiti papali con un libro.
Dal Martirologio Romano:
26 dicembre - A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, san Dionigi, papa, che, colmo di ogni virt, dopo la
persecuzione dellimperatore Valeriano, consol con le sue lettere e la sua presenza i fratelli afflitti, riscatt i prigionieri dai
supplizi e insegn i fondamenti della fede a coloro che li ignoravano.

Note
[1] Erano definiti lapsi quei cristiani che, per sfuggire alla dura persecuzione ordinata alcuni anni prima dall'imperatore Decio, avevano
abbandonato la religione cristiana.

Bibliografia
Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, "Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI", Padova 1975, pag. 85;
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

103

Papa Dionisio

104

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Biografia di papa Dionigi (http://www.treccani.it/enciclopedia/dionigi_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Dionigi (o Dionisio) (http://www.santiebeati.it/dettaglio/83250) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0260-0268-_Dionysius,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Sisto II

259 - 268

Felice I

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Felice I
Papa Felice I

26 papa della Chiesa cattolica


Elezione

5 gennaio 269

Fine pontificato 30 dicembre 274


Predecessore
Successore

Papa Dionisio
Papa Eutichiano

Nascita

Roma, ?

Morte

30 dicembre 274

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Felice I (Roma, ... Roma, 30 dicembre 274) fu il ventiseiesimo papa della Chiesa cattolica, che lo venera come
santo. Fu papa dal 5 gennaio 269 al 30 dicembre 274.

Papa Felice I

Biografia
Secondo quanto riportato sul Liber Pontificalis, Felice era di nascita romana e suo padre si chiamava Costanzo.
Ascese al soglio di Pietro il 5 gennaio 269. Durante il suo pontificato decret che si celebrasse una messa annuale
sulle tombe dei martiri (Hic constituit supra memorias martyrum missas celebrare). L'autore di questa notizia
evidentemente alludeva al costume di celebrare privatamente l'Eucaristia, presso le tombe dei martiri nelle cripte
delle catacombe (missa ad corpus), mentre la celebrazione solenne, che aveva sempre luogo nelle basiliche costruite
sulle catacombe, risale al IV secolo, epoca in cui furono edificate le grandi basiliche cimiteriali romane. Sotto
Aureliano, il 30 dicembre 274, fu martirizzato e sepolto al secondo miglio della Via Aurelia, in una basilica da lui
voluta (Hic fecit basilicam in via Aurelia, ubi sepultus est).

Mistificazioni ed errori di una biografia


Tuttavia, con molta probabilit, molte di queste notizie sono false. Non risulta che Felice abbia patito il martirio,
infatti, il suo nome, nel IV secolo, non fu iscritto nel Depositio martyrum (elenco dei martiri), ma nel Depositio
episcoporum (elenco dei vescovi di Roma). Altra incongruenza che ricorre quella del suo dies natalis (giorno di
nascita al cielo, ovvero morte), sia il Liber Pontificalis che il Martirologio Romano riportano il 30 maggio invece del
30 dicembre. Probabilmente il compilatore del Liber Pontificalis, nel copiare la data dal Depositio lesse III Kal.iun.
(terzo giorno prima delle calende di giugno) anzich III Kal.ian. (terzo giorno prima delle calende di gennaio). Per
quanto riguarda la basilica, non ci sono certezze che Felice ne fosse l'artefice. Inoltre, come riportava il Depositio,
non fu sepolto sulla via Aurelia, ma nel cimitero di Callisto sulla Via Appia. Probabilmente il papa fu confuso con
un martire Felice sepolto sulla via Aurelia stessa. Anche del decreto liturgico attribuitogli dal Liber Pontificalis non
si pu provare l'autenticit, probabilmente l'autore attribu a Felice la sua paternit perch questo papa preserv
l'usanza delle celebrazioni per i martiri. Da quanto sopra esposto, quindi, si evince che le uniche notizie certe su
Felice I sono quelle riportate nel Depositio episcoporum: il luogo di sepoltura e gli anni del suo pontificato.

Felice e l'eresia
Quando Felice successe a San Dionisio, pervenne a Roma il rapporto del sinodo di Antiochia, che l'anno precedente
aveva deposto il vescovo locale, Paolo di Samosata, per i suoi convincimenti eretici riguardo alla dottrina della
Trinit. Probabilmente Felice si occup della questione, in ogni caso, fu sotto il suo pontificato che l'imperatore
Aureliano decise di assegnare i beni immobili della chiesa di Antiochia a coloro che erano in comunione con la
chiesa di Roma.

La lettera alla chiesa di Alessandria


Durante il Concilio di Efeso del 431 fu data lettura di una lettera di Felice a Massimo, Patriarca di Alessandria. In
questa lettera si parla delle dottrine della trinit e dell'incarnazione (...Crediamo che nostro Signore Ges Cristo
nato da Maria sia il VERBO, Figlio eterno di Dio e, non uomo diverso da Dio elevato da Dio stesso a questo onore.
Il Figlio di Dio non ha scelto un uomo per l'incarnazione, non vi sono due persone in Cristo. Il Verbo, Dio perfetto,
si incarnato nel seno di Maria e si fatto uomo) contro Paolo di Samosata ma, molto probabilmente, tale epistola
fu scritta dagli apollinaristi in favore della loro setta.

105

Papa Felice I

106

Culto
La sua memoria liturgica ricorre il 30 dicembre
Dal Martirologio Romano:
30 dicembre - A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di san Felice I, papa, che resse la Chiesa di
Roma sotto limperatore Aureliano.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume VI. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 settembre 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, ed. Duchesne, I, introduzione cxxv;
Giovanni Battista de Rossi, Roma sotterranea, II, 98-104;
Rudolph von Langen, Geschichte der rmischen Kirche (Bonn, 1881), I, 365-69;
Paul Allard, Histoire des perscutions, III, 243 sqq;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Felice I [2], nella Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Felice I [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Dionisio

269 - 274

Eutichiano

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Felix_I?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ felice-i_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 55150
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0269-0274-_Felix_I,_Sanctus,_Martyr. html

Papa Eutichiano

107

Papa Eutichiano
Papa Eutichiano

27 papa della Chiesa cattolica


Elezione

4 gennaio 275

Fine pontificato 7 dicembre 283


Predecessore
Successore

Papa Felice I
Papa Caio

Nascita

Luni, giugno 228

Morte

7 dicembre 283

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Sant'Eutichiano

Papa
Nascita

giugno 228

Morte

7 dicembre 283

Venerato da

Chiesa cattolica

Santuario principale catacombe di Callisto


Ricorrenza

8 dicembre

Eutichiano (Luni, giugno 228 7 dicembre 283) fu il 27 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo
venera come santo. Fu papa dal 4 gennaio 275 al 7 dicembre 283.

Papa Eutichiano

108

Biografia
Il suo epitaffio originale venne scoperto nelle catacombe di Callisto. Dall'iscrizione che recita ... Eutichianus ...
natione Tuscus de civitate Lunae... si deduce che il papa provenisse dall'antica colonia romana di Luni. Oltre ci,
null'altro noto. Anche le date del suo regno sono, in realt, incerte. Il Liber Pontificalis indicava un pontificato di 8
anni e 11 mesi, dal 275 al 283, mentre Eusebio di Cesarea, affermava che il suo ministero dur solo 10 mesi.
Non noto alcun particolare del suo pontificato. Forse istitu il rito dell'"Offertorio" nella celebrazione liturgica. Il
rito della benedizione dei prodotti dei campi, attribuitogli dal Liber Pontificalis, indubbiamente risale ad un periodo
successivo. Anche la tradizione che lo vuole come il promulgatore di nuove regole per la sepoltura dei martiri e che
gli attribuisce il merito di averne sepolti molti con le proprie mani, non pu essere accettata, visto che dopo la morte
di Aureliano (275) la Chiesa pot godere di una lunga tregua dalle persecuzioni. quindi assai probabile che
Eutichiano sia morto di morte naturale.

Culto
La sua memoria liturgica ricorre l'8 dicembre.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
8 dicembre - A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, deposizione di santEutichiano, papa.

Il Calendario romano del IV secolo lo ricordava (7 dicembre) nel Depositio Episcoporum (elenco dei vescovi di
Roma), non nel martyrum (elenco dei martiri).
I suoi resti furono inumati nella cripta papale delle Catacombe di Callisto.
Nel 1659 le sue reliquie furono donate da papa Innocenzo X al vescovo di Fidenza, il Cardinale Filippo Casoni, che,
dopo la sua morte, per testamento, fece in modo che arrivassero a Sarzana, cittadina al centro della Lunigiana,
probabile zona di origine di questo papa.

Bibliografia
Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, "Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI", Padova 1975, pag. 48;
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Louis Duchesne (ed.), Liber Pontificalis, I, 159;
Giovanni Battista De Rossi, "Roma sotterranea", II (Roma, 1867), 70-72.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Eutichiano [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Eutichiano [2], nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Sant' Eutichiano [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Felice I

275 - 283

Caio

Papa Eutichiano

109

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Eutychius?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ eutichiano_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 89027
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0275-0283-_Eutychianus,_Sanctus. html

Papa Caio
Papa Caio

28 papa della Chiesa cattolica


Elezione

8 dicembre/17 dicembre 283

Consacrazione 17 dicembre 283


Fine pontificato 22 aprile 296
Predecessore

Papa Eutichiano

Successore

Papa Marcellino

Nascita

Dalmazia, ?

Morte

Roma, 22 aprile 296

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Caio (Roma, ... 22 aprile 296) fu il 28 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, dal 17 dicembre 283 alla
sua morte. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Biografia
Secondo il Catalogo Liberiano, Caio fu papa per dodici anni, quattro mesi e sette giorni, dal 17 dicembre 283, al 22
aprile 296 (Adolf von Harnack, Chronol., I, 155); Eusebio di Cesarea errava nello stimare il suo pontificato a
quindici anni. Veniva menzionato nel Depositio Episcoporum del IV secolo (quindi non come martire): "X kl maii
Caii in Callisti". Fu sepolto nella cripta papale del cimitero di Callisto. Non sono noti altri particolari della sua vita.
Secondo Santa Susanna di Concordio, era cugino di Santa Susanna di Roma, era nato a Salona, antica citt dalmata
ed era anche parente dell'imperatore Diocleziano. Se quest'ultima notizia fosse vera giustificherebbe il fatto che
durante il suo pontificato Diocleziano non solo fu pi che tollerante con i cristiani, ma anzi molti di loro divennero
collaboratori della casa imperiale. L'ultima grande persecuzione, scatenata proprio da Diocleziano, risale infatti al
303, alcuni anni dopo la morte di Caio. Per questo da mettere in dubbio il suo martirio, avvenuto, secondo il Liber

Papa Caio

110

pontificalis, per aver suggerito alla cugina Susanna di fare voto di verginit. Di conseguenza sono anche dubbi i
motivi della sua canonizzazione.
In quegli anni cominci a svilupparsi a Roma l'eresia del Manicheismo ed inizi anche a riscuotere un certo successo
il culto orientale di Mitra, che produssero diversi problemi alla chiesa cristiana. Ma anche vero che in quell'epoca si
andava sempre pi affermando il prestigio della Chiesa di Roma sulle altre.
La tomba di Caio, con l'epitaffio originale, venne scoperta da Giovanni Battista de Rossi. Al suo interno fu rinvenuto
l'anello con il quale sigillava le sue lettere.

Culto
Nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica
ricorre il 22 aprile; nella Chiesa greca, invece, il
18 dicembre.
Dal Martirologio Romano (ed. 2001):
22 aprile - A Roma nel cimitero di Callisto sulla
via Appia, deposizione di san Caio, papa, che,
fuggito

dalla

persecuzione

dellimperatore

Diocleziano, mor confessore della fede.

Nell'iconografia ufficiale, San Caio viene ritratto


mentre indossa la tiara, in compagnia di San
Nereo.
Viene venerato in Dalmazia ed a Venezia.

Bibliografia

Martirio di papa Caio, opera di Lorenzo Monaco, 1394-1397 circa, Los


Angeles, Centro Getty.

Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, pag. 49;
Catholic Encyclopedia, Volume III, Robert Appleton Company, New York, 1908, Nihil obstat, 1908. Remy
Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Arringhi, Roma subterr., 1. iv. c. xlviii. p. 426;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma , collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma,
1998
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

Voci correlate
Persecuzioni dei cristiani nell'impero romano

Collegamenti esterni
Biografia di papa Caio [1] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Papa Caio [2] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [3]

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Papa Caio

111
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Eutichiano

283 - 296

Marcellino

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ caio_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/


http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 50400
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0283-0296-_Caius,_Sanctus. html
http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Caius?uselang=it

Papa Marcellino
Papa Marcellino

29 papa della Chiesa cattolica


Elezione

30 giugno 296

Consacrazione 30 giugno 296


Fine pontificato 25 ottobre 304
Predecessore
Successore

Papa Caio
Papa Marcello I

Nascita

Roma, ?

Morte

Roma, 25 ottobre 304/1 aprile 305

Sepoltura

Catacombe di Priscilla

Papa Marcellino, in latino Marcellinus (Roma, ... Roma, 1 aprile 305), stato il 29 vescovo di Roma e papa della
Chiesa cattolica dal 30 giugno 296 al 25 ottobre 304 (incerto se sia la data della morte o dell'abdicazione). venerato
come santo dalla Chiesa cattolica (anche se non presente nel Martirologio romano) e dalle Chiese ortodosse.

Papa Marcellino

Biografia
Il Liber Pontificalis e le altre fonti
Secondo il Liber Pontificalis era un romano, figlio di un certo Proietto. Il Catalogo Liberiano dei papi riportava che
divenne vescovo di Roma il 30 giugno 296 e che regn fino al 304. Questi dati, accettati dall'autore del Liber
Pontificalis, vennero verificati da quell'antica fonte. Del suo pontificato, durato 8 anni, non venne riportato nulla.
Tuttavia, dall'epitaffio della tomba del Diacono Severo nelle Catacombe di San Callisto si potuto apprendere che in
quel periodo il cimitero principale di Roma fu ampliato con nuove camere sepolcrali. Questa epigrafe iniziava:
Cubiculum duplex cum arcosoliis et luminare Jussu pap sui Marcellini diaconus iste Severus fecit mansionen in
pace quietam . . . ("Il Diacono Severo fece questo doppio cubiculum, con i suoi arcosolia e luminaria per ordine del
suo Papa Marcellino come quieta residenza di pace per s e per la sua famiglia"). Questo avveniva prima dell'inizio
della "Grande Persecuzione" di Diocleziano, durante la quale le catacombe di San Callisto, come gli altri luoghi di
riunione pubblici della comunit cristiana di Roma, vennero confiscati. Giovanni Battista De Rossi riteneva che i
cristiani, in questo periodo, bloccassero le gallerie principali delle catacombe per proteggere dalla dissacrazione le
numerose tombe dei martiri che ivi riposavano.
Il Cesare Galerio port il movimento pagano allo scontro con la cristianit 302, e l'anno successivo riusc a
convincere Diocleziano del pericolo che i cristiani rappresentavano per lo Stato. Con una procedura di neroniana
memoria, due incendi del palazzo reale (ma esistono dubbi sull'eventuale responsabilit dello stesso Galerio)
spinsero definitivamente l'imperatore, inizialmente restio, ad emettere il primo editto di persecuzione.
I soldati cristiani dovettero lasciare l'esercito, le propriet della chiesa vennero confiscate e i libri sacri vennero
distrutti, furono vietate le funzioni religiose e i cristiani dovettero scegliere tra abiurare la loro religione o venire
condannati a morte. La stessa moglie di Diocleziano Prisca, e la figlia Valeria, entrambe cristiane, furono costrette a
sacrificare alle divinit pagane.
La persecuzione di Diocleziano, i cui severi editti contro i cristiani furono fatti eseguire da Massimiano, port grande
scompiglio nella Chiesa di Roma dopo il 303. Marcellino mor nel secondo anno della persecuzione, tra il 304 e il
305, molto probabilmente di morte naturale. Nessuna fonte attendibile, infatti, del IV o del V secolo lo menzionava
come martire. Il suo nome non veniva riportato n dal Depositio episcoporum, n dal Depositio martyrus della
"Cronografia Romana" del 354; tale assenza pu essere notata anche Martyrologium Hieronymianum. Il Marcellinus
episcopus riportato al 4 ottobre nel Codex Bernensis, probabilmente non corrisponde al papa. Anche Eusebio di
Cesarea, quando parl di Marcellino, us un'espressione oscura: "la persecuzione, inoltre, lo ha interessato" (n ka
autn katelephon o diogms Historia Ecclesiastica, VII, 32). Da queste parole, si pu desumere che il papa sub la
persecuzione ma non pat il martirio, altrimenti Eusebio lo avrebbe specificato.

Le accuse successive
Esistevano anche racconti successivi che lo accusavano di aver consegnato i Testi sacri immediatamente dopo il
primo editto o, addirittura, di aver offerto incenso agli dei pagani per salvarsi dalla persecuzione.
All'inizio del V secolo Petiliano, il vescovo donatista di Costantina, afferm che Marcellino e i presbiteri romani
Marcello, Milziade e Silvestro (futuri papi) avevano consegnato i libri sacri ai pagani e avevano offerto incenso ai
falsi di, ma non produsse alcuna prova. Negli Atti della confisca degli edifici della Chiesa a Roma, che vennero
portati dai donatisti alla conferenza di Cartagine, si parlava di due soli diaconi che avevano tradito: Stratone e
Cassio. Sant'Agostino d'Ippona, nelle sue repliche a Petiliano, disput la verit di quanto veniva riportato (Contra
litteras Petiliani, II, 202: De quibus et nos solum respondemus: aut non probatis et ad neminem pertinet, aut
probatis et ad nos non pertinet; De unico baptismo contra Petilianum, cap. xvi: Ipse scelestos et sacrilegos fuisse
dicit; ego innocentes fuisse respondeo). Dalle accuse di Petiliano si pu concludere solamente che queste voci su
Marcellino e i suoi presbiteri circolassero effettivamente in Africa, ma che non potevano essere provate, altrimenti
Agostino non li avrebbe difesi cos strenuamente.

112

Papa Marcellino

113

Tuttavia, queste voci su Marcellino erano note anche in alcuni circoli romani, tanto che, in altri due racconti
successivi, fu attribuito al papa un atto di formale apostasia, naturalmente seguito da pentimento e penitenza.
La biografia di Marcellino contenuta nel Liber
Pontificalis, che probabilmente riprendeva una
perduta passio, riportava che fu obbligato a
sacrificare agli di e bruci incenso in loro onore.
Tuttavia, dopo alcuni giorni, fu vinto dal rimorso e
confess la fede in Cristo. Per questo, insieme ad
altri tre cristiani, fu condannato a morte da
Diocleziano: furono decapitati. Sembra abbastanza
evidente che questo racconto cercava di conciliare la
voce che il papa aveva offerto incenso agli di con il
fatto che in altri ambienti era visto come un martire e
la sua tomba veniva venerata.
Agli inizi del VI secolo, piuttosto dopo questa passio
Marcellini, apparve una serie di documenti
contraffatti che furono usati nella disputa tra Papa
Simmaco e l'Antipapa Laurenzio. Tra questi c'erano
degli Atti apocrifi di un sinodo di 300 vescovi
tenutosi nel 303 a Sinuessa, tra Roma e Capua, per
investigare sulle accuse a Marcellino. I primi due
Martirio di papa Marcellino, manoscritto francese, tratto dalla Legenda
giorni Marcellino neg tutti gli addebiti, ma il terzo
Aurea di Jacopo da Varazze.
giorno confess e si pent; tuttavia il sinodo non lo
condann quia prima sedes non judicatur a quoquam
("perch la prima Sede non viene giudicata da nessuno"). Quando Diocleziano venne a conoscenza dell'accaduto,
fece mettere a morte il papa e molti vescovi che avevano partecipato al sinodo. Anche questi documenti, in s stessi,
non possono essere considerati una prova storica. Viene accettato, come certo, che il papa non assecond mai,
apertamente, l'editto imperiale poich una tale apostasia del vescovo di Roma avrebbe avuto grande risonanza presso
gli autori contemporanei. Eusebio non accett quanto esposto sopra e anche Teodoreto di Cirro, nella sua Storia
Ecclesiastica, afferm che Marcellino era stato d'esempio durante la persecuzione (ton en t diogm diaprpsanta
(Historia Ecclesiastica, I, 2).
D'altra parte degno di nota come nella Cronografia Romana, la cui prima edizione risale al 336, manchi solo il
nome di questo papa. In realt, nel manoscritto, il nome di Marcellino veniva riportato al 16 gennaio (XVIII kal.
Feb.), ma era, evidentemente, un errore per Marcello, il suo successore. Infatti, la festa di quest'ultimo ricorre in
questa data sia nel Martyrologium Hieronymianum che nei vecchi libri liturgici, mentre nel Liber Pontificalis e, di
conseguenza, nei martirologi del IX secolo, la festa di Marcellino ricorre il 26 aprile (Acta SS., June, VII, 185).
Secondo alcuni studiosi (Theodor Mommsen, de Smedt) la mancanza del nome di Marcellino fu la semplice
omissione di un copista, dovuta alla somiglianza dei nomi tra i due papi, ma questa ipotesi non stata
universalmente accettata. Altri studiosi ritengono che questa omissione sarebbe intenzionale e non accidentale.
In relazione alle voci e agli apocrifi riportati sopra, bisogna ammettere che, in qualche circolo di Roma, la condotta
del papa durante la "Grande Persecuzione" non fu approvata. In questa persecuzione sappiamo di due soli
appartenenti al clero romano che furono martirizzati: il presbitero Marcellino e l'esorcista Pietro. Il vescovo di Roma
e l'alto clero riuscirono a eludere i persecutori. Come questo fosse avvenuto ignoto. possibile che papa
Marcellino e molti altri vescovi riuscirono immediatamente a nascondersi in un posto sicuro, ma anche possibile
che al momento della pubblicazione dell'editto si assicurarono in qualche modo l'immunit. In alcuni circoli romani,
per questo, potrebbe essere stato tacciato di debolezza e la sua memoria avrebbe potuto, di conseguenza, soffrirne al

Papa Marcellino
punto da essere omesso dall'autore del Depositio Episcoporum dalla Cronografia, mentre trov posto nel Catalogo
Liberiano che contemporaneo. Tuttavia, la sua tomba veniva venerata dai cristiani di Roma e fu riconosciuto anche
come martire, come dimostra la passio.

Morte e sepoltura del papa


Marcellino mor tra il 304 e il 305. Il giorno della sua morte incerto. Nel Liber Pontificalis, la data della sua
sepoltura venne registrata al 26 aprile 305, "venticinque giorni dopo il suo martirio", e tale data fu poi riportata nei
martirologi successivi (perci il 26 aprile si celebra la sua festa, e il 1 aprile sarebbe la data di morte). Ma se si
calcola la data della sua morte in base alla durata del suo ufficio, se per durante il pontificato, secondo quanto
riportato nel Catalogo Liberiano, dovrebbe essere morto il 24 o il 25 ottobre. possibile, conciliando tutti questi
dati, se vero che offr agli di per salvarsi la vita, che il 25 ottobre 304 sia la data di rinuncia al papato, il 1 aprile
305 quella della morte (per martirio dopo essersi pentito), e il 26 aprile successivo quella della sepoltura.
Le sue spoglie furono inumate nel cimitero di Priscilla, sulla Via Salaria, vicino alla cripta del martire Crescenzio. Le
catacombe di Callisto, il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma, dove per decenni erano stati sepolti i predecessori
di Marcellino, erano state evidentemente confiscate durante la persecuzione, mentre le catacombe di Priscilla,
appartenenti alla famiglia degli Acilii Glabriones, erano ancora a disposizione dei cristiani.

Culto
La tomba di Marcellino divenne oggetto di venerazione molto presto. I precisi riferimenti alla sua posizione
contenuti nel Liber Pontificalis ne sono la prova. In uno degli itinerari delle tombe dei martiri romani del VII secolo
(Epitome de locis ss. martyrum) espressamente menzionata fra le sacre tombe del cimitero di Priscilla. Durante gli
scavi effettuati in questa catacomba, fu identificata la cripta di Crescenzio, che era accanto a quella di Marcellino,
ma non stato rinvenuto alcun monumento che facesse riferimento a questo papa, pertanto il luogo della sua
sepoltura tuttora incerto. La perduta passio Marcellini risalente al V secolo, che fu utilizzata dall'autore del Liber
Pontificalis, dimostra che gi in quel periodo era venerato come martire. Nonostante ci, il suo nome comparve, per
la prima volta, nel martirologio di San Beda il Venerabile.
La sua memoria liturgica, nella Chiesa latina, ricorre il 26 aprile (non compare nel Martirologio Romano ed. 2001).
Nelle Chiesa greca, invece, il 7 giugno.

Bibliografia

Liber Pontificalis ed. Duchesne, I, 6-7;


Giovanni Battista De Rossi, Roma Sotterranea, III, 46 tav. V;
Codex Bernensis ed. De Rossi-Duchesne, 129;
Karl Joseph von Hefele, Konziliengeschichte, I, 2 Aufl. 143-45;
Quentin, Les martyrologes historiques, 103, sq.;
Catholic Encyclopedia, Volume IX. ,New York, 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
De Castro, Difesa della causa di S. Marcellino, I, Pont. Rom., Roma, 1819;
Rudolph von Langen, Geschichte der rmischen Kirche, I, 370-372;
Paul Allard, Histoire des perscutions, IV, 376-379;
Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, 92 sq.;
Marucchi, Il sepolcro del papa Marcellino nel cimitero di Priscilla in Nuovo Bull. di archeol. crist., 1907, 115 sq.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983

114

Papa Marcellino

115

Altri progetti

Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Marcellino

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Marcellino [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Marcellino [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Marcellino Papa [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Caio

296 - 304

Marcello I

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Marcellinus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ marcellino_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 50850
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0296-0304-_Marcellinus,_Sanctus. html

Papa Marcello I
Papa Marcello I

30 papa della Chiesa cattolica


Elezione

novembre/dicembre 306

Consacrazione 27 maggio 308


Fine pontificato 16 gennaio 309
Predecessore
Successore

Papa Marcellino
Papa Eusebio

Nascita

Roma, ?

Morte

16 gennaio 309

Sepoltura

Catacombe di Priscilla

Marcello I (... 309) fu il 30 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 27 maggio 308 al 16 gennaio 309.
venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Papa Marcello I

Situazione di Roma alla morte di Marcellino


L'impero romano era in pace fin dal 260 e, in questa situazione, circa sette milioni di persone su cinquanta milioni
professavano la religione cristiana: 1 persona su 7 era cristiana. Tutto sembrava mettersi per il meglio, ma il partito
dellantica religione riusc a persuadere Galerio che la politica di restaurazione e centralizzazione dellimperatore
Diocleziano esigeva la soppressione della religione cristiana. A causa di ci l'imperatore proclam lultima
persecuzione. Diocleziano eman quattro editti che comandavano di distruggere le chiese, di bruciare le sacre
scritture, di imprigionare i capi delle chiese, di torturare coloro che non volevano sacrificare agli antichi di e di
ucciderli qualora, a dispetto delle torture, non avessero ceduto.
Tale persecuzione ebbe conseguenze epocali sulla disciplina interna della chiesa: ci furono molti martiri, ma anche
innumerevoli lapsi, coloro cio che per salvarsi offrirono sacrifici agli idoli o brigarono per farsi iscrivere nei registri
di coloro che avevano ubbidito agli editti. Ovunque costoro crearono seri problemi ai vescovi: come ci si doveva
comportare qualora, finita la persecuzione, avessero espresso il desiderio di riconciliarsi con la Chiesa?
La persecuzione, probabilmente, nel 304 colp anche papa Marcellino, che abdic il 25 ottobre e fece sacrifici agli
idoli, salvo poi pentirsi e morire martire il 1 aprile successivo. La sede romana rimase vacante per quasi quattro
anni, anche se, gi nel 305 con l'abdicazione di Diocleziano e di Massimiano, la persecuzione and scemando di
intensit e, dopo il 307, con la proclamazione di Massenzio, in Italia e in Africa cess quasi del tutto. Sotto il suo
dominio, i cristiani di Roma rientrarono lentamente in possesso dei loro beni e poterono riunirsi nuovamente senza
paura. Iniziarono, cos, a riorganizzare la loro comunit.

Biografia
Marcello I
Secondo il "Catalogo Liberiano", Marcello, un romano, fu eletto papa dal clero romano intorno alla met del 308
(Fuit temporibus Maxenti a cons. X et Maximiano usque post consulatum X et septimum). In base all'interpretazione
di Giovanni Battista de Rossi tale annotazione andrebbe letta A cons. Maximiano Herculio X et Maximiano Galerio
VII [308] usque post cons. Maxim. Herc. X et Maxim. Galer. VII [309]. Marcello sarebbe stato scelto come
successore di Marcellino gi alla fine del 306, ma avrebbe potuto essere consacrato e prendere possesso del soglio
solo il 27 maggio 308. Alla sua ascensione ufficiale, trov la chiesa in una situazione disastrosa. I luoghi di riunione
e alcuni cimiteri erano stati confiscati e le attivit ordinarie erano state interrotte. Oltre a questo, erano sorti dissensi
interni causati dal gran numero di persone che avevano abiurato la fede durante la persecuzione e che, sotto la guida
di un apostata, pretendevano di essere riammessi in comunione senza fare atto di penitenza, perch, a loro avviso, la
lunga vacanza della sede apostolica, dopo l'abdicazione dello stesso pontefice Marcellino, permetteva di ritenere tali
procedure ormai obsolete e superate.
Una volta eletto, Marcello si accinse immediatamente alla riorganizzazione della Chiesa. Secondo il Liber
Pontificalis suddivise il territorio metropolitano in 25 distretti (tituli) assimilabili alle odierne parrocchie, a capo dei
quali era posto un presbitero che sovrintendeva alla preparazione dei catecumeni, al battesimo, alla somministrazione
delle penitenze, alle celebrazioni liturgiche e alla cura dei luoghi di sepoltura e della memoria. Il suo nome,
comunque, legato soprattutto alla fondazione del cimitero di Novella (Cmeterium Novell), sulla via Salaria, di
fronte al cimitero di Priscilla. Sul Liber Pontificalis era riportato: Hic fecit cymiterium Novellae via Salaria et XXV
titulos in urbe Roma constituit quasi dicesis propter baptismum et pnitentiam multorum qui convertebantur ex
paganis et propter sepulturas Inartyrum. All'inizio del VII secolo, probabilmente, a Roma esistevano 25 chiese
titolari ed esiste una tradizione storica che riporta di come l'amministrazione ecclesiastica fosse stata riformata dopo
la persecuzione di Diocleziano, pertanto il compilatore del Liber Pontificalis la attribu a Marcello.
Il lavoro del papa fu, per, presto interrotto dalla controversia dei lapsi. Marcello, forte sostenitore delle antiche
tradizioni, irrigid la sua posizione e pretese da coloro che volevano essere riammessi la penitenza. A testimonianza
di questa posizione, esiste l'epigrafe composta da Papa Damaso I per la sua tomba: "Pastore vero, perch manifest

116

Papa Marcello I
ai lapsi l'obbligo che avevano di espiare il loro delitto con le lacrime della penitenza, fu considerato da quei
miserabili come un terribile nemico. Di qui il furore, l'odio, la discordia, la sedizione, la morte. A causa del delitto di
uno che anche durante la pace rinneg Cristo, Marcello fu deportato, vittima della crudelt di un tiranno". A causa di
tale situazione, si form un partito che si opponeva al papa, e scoppiarono liti, sedizioni e stragi. Massenzio, che
diede credito alle accuse dei turbolenti, ritenne Marcello responsabile dei disordini e lo esili in un luogo che
tuttora ignoto. Tutto questo avvenne alla fine del 308 o all'inizio del 309, in base a quanto riportato sul "Catalogo
Liberiano", che parla di un pontificato non pi lungo di 1 anno, 6 (o 7) mesi e 20 giorni. Marcello mor in esilio poco
dopo aver lasciato Roma e fu subito venerato come santo. In base al Depositio episcoporum, alla "Cronografia" del
354 e ad altri documenti, la sua festa ricorre il 16 gennaio. Nonostante ci, si ignorano sia il luogo dell'esilio che la
data esatta della sua morte, ipotizzata verso il 16 gennaio. certo, per, secondo il "Martirologio Geronimiano", che
fu traslato a Roma e sepolto nel cimitero di Priscilla. I suoi resti sono deposti nellantica urna di basalto verde presso
laltare maggiore della Chiesa di San Marcello al Corso.

La Passio Marcelli
Nel Liber Pontificalis e nel Breviario romano viene riportata una versione diversa della morte di Marcello, versione
tramandata da una Passio Marcelli del V secolo contenuta negli Acta Sanctorum: Massenzio, infuriato per la
riorganizzazione della Chiesa intrapresa da Marcello, pretese dal papa che rinunciasse alla sua dignit episcopale e
che sacrificasse agli di pagani, proprio come il predecessore. Al suo rifiuto, questi fu condannato a lavorare come
schiavo presso una stazione postale (catabulum) di Roma. Dopo nove mesi fu liberato dal clero romano, ma fu
nuovamente condannato per aver consacrato la casa della matrona Lucina presso la via Lata. La condanna consisteva
nellaccudire ai cavalli ricoverati presso lo stesso catabulum. Pochi giorni dopo, Marcello mor. Tale versione forse
stata creata per localizzare in qualche maniera il luogo del martirio del papa: il Titolo di Marcello, che era localizzato
presso le poste pubbliche, da cui la denominazione di "San Marcello in catbulo". Per tale motivo considerato
patrono degli stallieri e degli allevatori di cavalli.
L'attuale Chiesa di San Marcello al Corso risale all'inizio del XVI secolo, ed stata probabilmente edificata sui resti
della precedente chiesa che, a sua volta, si trovava forse nel luogo del catabulum dove Marcello era morto.

Lipotesi di Theodor Mommsen


Secondo il famoso studioso tedesco, Marcello non fu realmente il vescovo di Roma, ma un semplice presbitero
romano a cui era stata affidata la reggenza dellamministrazione ecclesiastica durante lultimo periodo della vacanza
del soglio di Pietro. In base a questo punto di vista, il 16 gennaio 309 altro non se non la data di morte di
Marcellino (non pi papa dalla sua abdicazione del 25 ottobre 304), a cui succedette papa Eusebio. Tale ipotesi
sarebbe avvalorata dal fatto che in alcuni cataloghi viene menzionato un solo papa, chiamato a volte Marcellino e a
volte Marcello, come se si volesse rinnegare Marcellino o si confondessero i due nomi in uno solo. Comunque non vi
sono prove storiche che possano avvalorare detta tesi.

Culto
La Chiesa Cattolica celebra la sua memoria liturgica il 16 gennaio; le Chiese ortodosse, invece, lo ricordano il 7
giugno.
Dal Martirologio Romano (ed. 2005):
16 gennaio - A Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria Nuova, deposizione di san Marcellino I, papa, che, come
attesta san Damaso, vero pastore, fieramente osteggiato dagli apostati che rifiutavano la penitenza da lui stabilita e
disonorevolmente denunciato presso il tiranno, mor esule scacciato dalla patria.

117

Papa Marcello I

118

Bibliografia

Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, "Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI", Padova 1975, pag. 49;
Liber Pontificalis, ed. Duchesne, I, 6-7;
Giovanni Battista De Rossi, Inscriptiones christ. urbis Rom, I, 30;
De Rossi, "Roma sotterranea", II, 204-5;
Rudolph von Langen, Gesch. der rm. Kirche, I, 379 sqq.;
Paul Allard, Hist. des perscutions, V, 122-4;
Duchesne, Hist. ancienne de l'Eglise, II, 95-7;
Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Marcello I [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Marcello [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Marcello I Papa [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Marcellino

308 - 309

Eusebio

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Marcellus_I?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ marcello-i_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 30950
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0308-0309-_Marcellus_I,_Sanctus. html

Papa Eusebio

119

Papa Eusebio
Papa Eusebio

31 papa della Chiesa cattolica


Elezione

gennaio/aprile 309

Consacrazione 18 aprile 309


Fine pontificato 21 ottobre 309
Predecessore
Successore

Papa Marcello I
Papa Milziade
[1]

Nascita

Sardegna

Morte

Sicilia, 21 ottobre 309

Sepoltura

, Grecia, Calabria, ?

Catacombe di San Callisto

Eusebio (Sardegna, ... Sicilia, 21 ottobre 309) fu il 31 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo
venera come santo. Fu papa solo per pochi mesi, dal 18 aprile 309 alla sua morte.

Biografia
I dettagli del suo pontificato possono essere dedotti dall'epitaffio di otto esametri composto da Papa Damaso I per la
sua tomba.
DAMASO VESCOVO FECE Eraclio non volle che i Lapsi facessero penitenza dei loro peccati. Eusebio insegn ai
miseri a piangere le loro colpe. Si dividono in parte i fedeli col crescere della passione. Ribellioni, uccisioni, guerre,
discordia, liti. D'improvviso son tutti e due espulsi dal ferocissimo tiranno [Massenzio], sebbene il papa serbasse interi i
vincoli della pace. Lieto soffr l'esilio per giudizio del Signore, e sui lidi di Sicilia lasci il mondo e la vita. AD EUSEBIO
VESCOVO E MARTIRE

solo grazie ad antiche trascrizioni che questo epitaffio giunto fino a noi. Alcuni frammenti dell'originale, insieme
ad una copia di marmo del VI secolo costruita per sostituire l'originale distrutto, fu trovata da Giovanni Battista de
Rossi nella Cappella Papale, delle catacombe di Callisto. Da questo scritto si evince che i gravi dissensi interni alla
Chiesa romana sulla riammissione degli apostati (i lapsi) nati durante la persecuzione di Diocleziano, che avevano
creato problemi gi sotto Marcello, continuarono sotto Eusebio. Questi conferm l'atteggiamento adottato dalla
Chiesa romana dopo le persecuzioni di Decio (250-251): gli apostati non sarebbero stati esclusi per sempre dalla
comunione ecclesiastica, ma avrebbero potuto essere riammessi solamente dopo avere scontato la giusta penitenza
(Eusebius miseros docuit sua crimina flere).
Questo punto di vista fu osteggiato da una fazione di Cristiani capeggiata da un certo Eraclio. Non si sa se
quest'ultimo ed i suoi sostenitori appoggiassero un punto di vista pi rigido (Novazianisti) o un'interpretazione pi

Papa Eusebio
clemente della legge. Comunque la seconda ipotesi di gran lunga la pi probabile: Eraclio doveva essere il capo di
una fazione di apostati che esigeva la reintegrazione immediata nel corpo della Chiesa. Damaso tratteggi con
termini molto forti il conflitto che ne consegu (seditcio, cdes, bellum, discordia, lites). probabile che Eraclio ed i
suoi sostenitori cercassero di agevolare con la forza la loro riammissione ai sacri riti e che i fedeli raggruppati
intorno ad Eusebio se ne risentissero. A causa di questi contrasti, che furono caratterizzati anche da episodi di
violenza, sia Eusebio che Eraclio furono esiliati dall'Imperatore Massenzio il quale, incurante di qualsiasi scrupolo
religioso, soffoc i tumulti nel sangue al solo fine del mantenimento della pubblica quiete. Eusebio, in particolare, fu
deportato in Sicilia il 17 agosto, dove mor poco dopo, il 21 ottobre. Il suo corpo fu riportato in seguito a Roma,
probabilmente il 26 settembre del 311 (secondo il Depositio Episcoporum contenuto nella "Cronografia" del 354), e
deposto in un cubicolo nelle Catacombe di Callisto, vicino al sepolcro di papa Caio.
La sua ferma difesa della disciplina ecclesiastica e l'esilio a cui fu condannato lo fecero venerare come martire, ma
non si hanno a proposito notizie certe.
Attualmente il suo corpo, secondo il Panciroli, dovrebbe trovarsi nella Basilica di San Sebastiano fuori le mura,
mentre secondo il Piazza alcune reliquie sarebbero conservate nella Chiesa di San Lorenzo in Panisperna.

Culto
La sua memeoria liturgica si celebra il 17 agosto, giorno in cui fu deportato.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
17 agosto - In Sicilia, anniversario della morte di santEusebio, papa, che, valoroso testimone di Cristo, fu deportato
dallimperatore Massenzio in questisola, da dove esule dalla patria terrena, merit di raggiungere quella celeste; il suo
corpo fu traslato a Roma e deposto nel cimitero di Callisto.

Note
[1] (http:/ / books. google. it/ books?id=cglmaSM5YwQC& pg=PA70& lpg=PA70& dq=papa+ eusebio+ sardegna& source=bl&
ots=NozN1fxsQC& sig=-bYGk4_lAo48vK0RvSNWueTnGYg& hl=it& ei=TJbDTNzsG8ztOYic7YwM& sa=X& oi=book_result&
ct=result& resnum=1& ved=0CBYQ6AEwAA#v=onepage& q=papa eusebio sardegna& f=false)

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 maggio 1909.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber pontificalis, ed. Duchesne, I, 167;
Giovanni Battista de Rossi, Roma sotterranea, vol. II, Roma, 1867, pp.191210;
James Spencer Northcote e Brouwnlow, Roma sotterranea, seconda edizione, Londra, 1879;
Lightfoot, Apostolic Fathers, seconda edizione I, I, 297-299;
IHM, Damasi Epigrammata (Leipzig, 1895), 25, num. 18;
Carini, I lapsi e la deportazione in Sicilia del Papa S. Eusebio, Roma, 1886;
Rudolph von Langen, Geschichte der rmischen Kirche, vol. I, Bonn, 1881, pp.380382;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma,
1998.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983

120

Papa Eusebio

121

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Eusebio (http://www.treccani.it/enciclopedia/eusebio_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su Sant' Eusebio Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/89031) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0309-0310-_Eusebius,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Marcello I

309

Milziade

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Milziade
Papa Milziade

32 papa della Chiesa cattolica


Elezione

novembre 310/giugno 311

Consacrazione 2 luglio 311


Fine pontificato 10 gennaio 314
Predecessore
Successore

Papa Eusebio
Papa Silvestro I

Nascita

Africa, ?

Morte

Roma, 10 gennaio 314

Sepoltura

Catacombe di San Callisto

Milziade, o Melchiade (... Roma, 10 gennaio 314), fu il trentaduesimo papa della Chiesa cattolica, che lo venera
come santo. Fu papa dal 2 luglio 311 alla sua morte.

Papa Milziade

Biografia
L'anno della sua nascita sconosciuto, come la sua storia personale fino all'elevazione al soglio di Pietro. Dopo il
bando di papa Eusebio e la confisca di parte dei beni della Chiesa da parte di Massenzio, la sede romana rimase
vacante per qualche tempo, probabilmente per le complicazioni che erano sorte a seguito dei tumulti causati dal
problema degli apostati (i lapsi), che avevano indotto l'imperatore ad esiliare Eusebio. Il 2 luglio 311, Miltiades (il
nome scritto anche Melchiades), originario dell'Africa, fu consacrato vescovo di Roma. Esiste un'incertezza
sull'anno esatto della sua elezione, derivata dal Catalogo Liberiano dei Papi che riportava 2 luglio 311 quale data di
consacrazione del nuovo papa (ex die VI non. iul. a cons. Maximiliano VIII solo, quod fuit mense septembri
Volusiano et Rufino); in contraddizione con questa informazione riportava per anche che la morte del papa avvenne
il 2 gennaio 314 (non il 10), dopo un pontificato di tre anni, sei mesi ed otto giorni. Quindi, Milziade sarebbe stato
eletto nel 310, anzich nel 311, ma nel 310 Eusebio era ancora in vita. Probabilmente, per l'errore di un copista,
dovremmo leggere ann. II invece di ann. III e pertanto l'anno della sua elevazione al papato fu, con pi probabilit, il
311.

Fine delle persecuzioni contro i cristiani


Negli anni 310-311 si verificarono importanti mutamenti nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Galerio, uno dei due
Augusti d'Oriente, era stato il promotore dell'ultima grande persecuzione contro i cristiani, ma la resistenza ad
oltranza di questi, e la loro condotta morale, convinsero l'imperatore a cessare la campagna. Oltre a ci, lo stesso
Galerio fu colpito nel 310 da una gravissima malattia che lo consum anche nello spirito, tant' che il 30 aprile del
311 eman un editto di tolleranza e libert di culto per i cristiani (Editto di Serdica). La tradizione tramanda che
Galerio concludesse l'editto chiedendo ai cristiani di pregare il loro Dio per la propria salute, in riconoscenza della
benevolenza da lui accordata alla nuova religione.[1]
I cristiani continuarono ad essere perseguitati solamente in quei paesi orientali che erano sotto la giurisdizione di
Massimino Daia, mentre in Occidente Massenzio rispett l'editto di Galerio, consentendo, dopo circa due anni,
l'elezione del nuovo vescovo di Roma. Ad egli accord il diritto di riavere, tramite il prefetto della citt, tutti gli
edifici ecclesiastici ed i possedimenti che erano stati confiscati durante le persecuzioni. Due diaconi romani, Stratone
e Cassiano, furono incaricati da Milziade di discutere della questione col prefetto e di riprendere possesso delle
propriet ecclesiastiche.[2] Divenne cos possibile riorganizzare completamente l'amministrazione della Chiesa e la
vita religiosa dei Cristiani a Roma.
Milziade fece traslare i resti del suo predecessore, Eusebio, dalla Sicilia a Roma e li fece seppellire in una cripta
nelle catacombe di San Callisto. L'anno seguente il papa fu testimone della sconfitta di Massenzio nella Battaglia di
Ponte Milvio (28 ottobre 312) e dell'ingresso a Roma dell'imperatore Costantino, quantomeno favorevole, se non
convertito, al Cristianesimo. L'anno successivo Costantino promulg l'Editto di Milano[3], che pose fine all'epoca
delle grandi persecuzioni dei cristiani e permise loro di vivere come tali e di ricostruire i loro luoghi di culto.[4] Agli
occhi dei cristiani l'imperatore venne visto come un protettore della Chiesa.

Il Donatismo e il Manicheismo
A riprova dell'importanza e della popolarit assunte dall'imperatore anche nei fatti della Chiesa, si pongono i suoi
interventi in relazione alle discordie religiose nate in occasione della controversa consacrazione, avvenuta a
Cartagine nel 313, dei due vescovi rivali Ceciliano e Maiorino (o Maggiorino): questultimo, il cui partito era guidato
da Donato di Casae Nigrae, che si era gi distinto per alcune posizioni dichiarate eretiche, contestava lelezione di
Ceciliano avvenuta in assenza dei vescovi della Numidia che erano invece a lui favorevoli, e le due fazioni non si
risparmiavano pesanti accuse.
In seguito ai tumulti scoppiati tra le fazioni, il console Anulino chiese l'intervento di Costantino, il quale chiese a sua
volta a Milziade di nominare tre vescovi gallici da inviare come visitatori episcopali e di dare udienza, a Roma, ai
due rivali per decidere del caso. Il 2 ottobre 313 si riun, in domo Faustae in Laterano (la casa dell'imperatrice

122

Papa Milziade
Fausta), sotto la presidenza di Milziade, un sinodo di diciotto vescovi gallici, italici e africani sostenitori dei due
contendenti che, dopo aver discusso approfonditamente fino al 4 ottobre la controversia, decise in favore di
Ceciliano, la cui elezione e consacrazione a vescovo di Cartagine fu dichiarata legittima, e il partito favorevole a
Donato (chiamato donatista) fu nuovamente condannato come eretico. Milziade chiuse il sinodo e ne comunic le
risultanze a Costantino.
Successivamente l'imperatore istitu cinque diversi tribunali civili per affrontare il problema, che fu dibattuto per tre
anni prima della sentenza definitiva ancora favorevole a Ceciliano. Forte del consenso religioso e civile, Costantino
affid al legittimo vescovo tutti i beni della Chiesa e pun con lesilio i principali esponenti del partito avverso.[5]
La lunga vertenza produsse comunque uno scisma che afflisse la Chiesa dAfrica per pi di tre secoli, con i donatisti
che rifiutavano obbedienza al clero ufficiale, che consideravano usurpatore e di cui contestavano lelezione[6] .
Nella biografia di Milziade, contenuta nel Liber Pontificalis, si afferma anche che, durante il suo regno, furono
scoperte a Roma delle stte manichee; ci piuttosto verosimile, dato che il Manicheismo cominci a comparire in
Occidente solo nel IV secolo.
L'imperatore Costantino fece dono alla Chiesa romana del Palazzo del Laterano, che divenne la residenza del papa e,
di conseguenza, anche la sede centrale dell'amministrazione della Chiesa di Roma. La basilica, confinante col
palazzo, costruita probabilmente qualche tempo dopo, divenne poi la chiesa principale di Roma.
Fu Milziade, di fatto, il primo papa che non solo vide la Chiesa tollerata, ma anche favorita dalla benevolenza
dell'imperatore romano.

Provvedimenti normativi
Sempre il Liber Pontificalis attribu a questo papa un decreto che impediva ai Cristiani di digiunare la domenica o il
gioved, "perch in questi giorni i pagani osservavano un digiuno sacro". Questa ragione da tenere in
considerazione perch, probabilmente, deriva dall'autore del Liber Pontificalis che, grazie a questo presunto decreto,
faceva risalire un'usanza romana del suo tempo ad un'ordinanza di Milziade. Il Liber Pontificalis, probabilmente, non
meno arbitrario nell'attribuire a questo papa un altro decreto secondo il quale il pane eucaristico consacrato nella
Messa Solenne del papa doveva essere portato in tutte le chiese di Roma. Tale usanza esistette davvero a Roma, ma
non c' alcuna prova che fu introdotta da Milziade, come invece asserisce il Liber Pontificalis.

Morte e sepoltura
Dopo la sua morte, il 10 gennaio [7] 314, Milziade fu sepolto nelle Catacombe di San Callisto.

Culto
La tradizione vuole che i suoi resti siano conservati nella Chiesa di San Silvestro in Capite. La Sua festa, secondo il
Martyrologium Hieronymianum e il Martirologio Romano ricorre il 10 gennaio.
Di lui Agostino d'Ippona disse:
Vero figlio della pace e vero padre per i cristiani

Martirologio Romano:
10 gennaio: A Roma nel cimitero di Callisto sulla via Appia, san Milziade, papa: originario dellAfrica, speriment la
pace resa alla Chiesa dallimperatore Costantino e, sebbene fortemente osteggiato dai Donatisti, si adoper saggiamente per
la riconciliazione.

123

Papa Milziade

124

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

Galerio mor il successivo 6 maggio.


Sant'Agostino d'Ippona, Breviculus collationis cum Donatistis, III, 34.
Si veda Medieval Source Book (http:/ / www. fordham. edu/ halsall/ source/ edict-milan. html)
Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, VIII, XVII; Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio, De mortibus persecutorum, XXXIV).
La storiografia posteriore non ha mancato di sollevare critiche all'intera questione, sospettando linfluenza di falsit, corruzione e partigianeria
nelle decisioni sia ecclesiastiche che imperiali.
[6] Sul donatismo si veda anche Edward Gibbon, Decadenza e caduta dellImpero Romano, cap. XXI.
[7] Il Catalogo Liberiano indicava III id. jan., mentre il Depositio Episcoporum indicava IIII id. jan..

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume X. New York 1911, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1911.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, l68-196;
(DE) Rudolph von Langen, Geschichte der rmischen Kirche, I, 328 sqq.;
(FR) Paul Allard, Histoire des perscutions, V, 200, 203;
(FR) Duchesne, Histoire ancienne de l'Eglise, II, 96, 97, 110-112;
(EN) Duchesne, Christian Worship, 1903, Londra, 185;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.
Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero romano, Avanzini & Torraca Ed., Roma, 1968

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Milziade (http://www.treccani.it/enciclopedia/milziade_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Milziade (o Melchiade) (http://www.santiebeati.it/dettaglio/81050) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0311-0314-_Miltiades_(Melchiades),_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Eusebio

311 - 314

Silvestro I

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Papa Silvestro I

125

Papa Silvestro I
Papa Silvestro I

33 papa della Chiesa cattolica


Elezione

31 gennaio 314

Fine pontificato 31 dicembre 335


Predecessore
Successore

Papa Milziade
Papa Marco

Morte

Roma, 31 dicembre 335

Sepoltura

Catacombe di Priscilla

San Silvestro

Morte

Roma, 31 dicembre 335

Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse


Ricorrenza 31 dicembre (Chiesa cattolica), 2 gennaio (Chiesa ortodossa e Chiese cattoliche di rito orientale)
Patrono di

muratori, tagliapietre

Silvestro I (... Roma, 31 dicembre 335) fu il 33 vescovo di Roma e papa della Chiesa Cattolica dal 314 alla sua
morte. venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.

Papa Silvestro I

Biografia
Silvestro, la cui data di nascita ignota, secondo il Liber pontificalis, era figlio di un certo Rufino, romano; secondo
il leggendario Vita beati Sylvestri, o Actus Silvestri, era figlio di una certa Giusta. Dopo la morte di papa Milziade,
Silvestro fu consacrato vescovo di Roma e quindi papa; occup tale posizione per ventun'anni. Il suo pontificato
coincise con il lungo impero di Costantino I, il primo imperatore romano di religione cristiana. La posizione pubblica
della Chiesa affront un cambiamento epocale: il passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana.
L'incidenza politica di Silvestro fu debolissima, complice anche, di contro, la vastissima popolarit e l'altissima
personalit di Costantino. Fu l'imperatore a gestire, di fatto, il potere e le attivit della Chiesa per tutto l'arco della
vita di Silvestro e oltre. Il Papa fu, in un certo senso, l'"uomo di Costantino" il quale, consapevole della forza che
ormai stava assumendo il Cristianesimo, orient i suoi sforzi in direzione della sostituzione degli apparati pagani
dello Stato con quelli Cristiani. Per ottenere un tale risultato dovette spesso sostituirsi a Silvestro, che comunque non
fu mai capace e solo raramente tent di imporre il suo ruolo. Costantino era il capo dello Stato, ma si ritagli anche
una funzione di vescovo, e tale era considerato, specialmente in Oriente; si autodefin "vescovo dei vescovi"[1]. In
questo ruolo l'imperatore intervenne in prima persona per ricomporre le diatribe che scuotevano la Chiesa al proprio
interno. Scopo della sua azione fu quello di evitare che all'interno del cristianesimo si creassero delle correnti. I
dissensi e le discussioni teologiche ne avrebbero minato l'unit e, perci, la sua stessa forza politica.

Lo scisma donatista e il Concilio di Arles


In conseguenza dei tumulti provocati in Africa dai donatisti, non soddisfatti dell'esito del sinodo che papa Milziade
aveva convocato nell'ottobre del 313, e che li vedeva sconfitti, lo stesso Costantino (travalicando l'autorit di
Silvestro), convoca un concilio ad Arles, a cui partecipano numerosi vescovi di opposte fazioni, che ribadiscono la
condanna del movimento donatista, dichiarandolo fuori della Chiesa, e stabiliscono alcuni principi inerenti alla
disciplina ecclesiastica. Forse lo stesso Costantino, probabilmente per recuperare almeno in parte il ruolo del
pontefice, ispira la lettera che i vescovi inviano a Silvestro, grande assente del concilio: Avesse voluto il cielo, o
padre carissimo, che foste presente a questo grande spettacolo! Avreste contribuito a rendere pi severa la sentenza
contro certi criminali! Se foste stato con noi, grande sarebbe stata la gioia di tutta l'assemblea. Ma poich non
potevate lasciare la citt, sede preferita dagli apostoli, dove il loro sangue testimonia la gloria di Dio, vi riferiamo
che non abbiamo ritenuto nostro unico dovere trattare gli argomenti per i quali eravamo stati convocati; poich
provenivamo da diverse province, abbiamo creduto opportuno consultarci su vari problemi che si dovevano
discutere, con l'assistenza dello Spirito Santo e degli Angeli. E desideriamo che siate voi, la cui autorit pi
sentita, a far conoscere a tutte le Chiese le nostre decisioni[2].
I donatisti proseguirono comunque nelle loro rimostranze, e la Chiesa d'Africa continu ad essere turbata da violenze
finch la dura repressione di Costantino non pose fine allo scisma.

126

Papa Silvestro I

Donazioni, regolamentazione ecclesiastica e basiliche costantiniane


L'opera di cristianizzazione dello Stato in cui impegnato a fondo
l'imperatore, vede quest'ultimo sempre pi coinvolto in questioni
ecclesiastiche o comunque di regolamentazione unilaterale dei rapporti
tra Stato e Chiesa. suo il decreto che stabilisce l'esclusiva
competenza dei tribunali ecclesiastici sulle questioni che riguardano la
fede, attribuendo pertanto a quegli organismi, composti da vescovi, lo
stesso potere degli analoghi tribunali dello Stato, competenti per tutte
le altre questioni laiche; sancisce l'esenzione del clero cristiano dai
servizi civili; stabilisce che la domenica[3] venga riconosciuta anche
dallo Stato come giorno festivo.
Tra le principali donazioni dell'imperatore alla Chiesa cristiana, la
"Domus Faustae", sede del sinodo dell'ottobre 313 indetto da papa
Milziade, che diverr poi il Palazzo del Laterano, prima dimora
ufficiale dei pontefici.
Silvestro promosse la costruzione delle grandi basiliche di Roma, e
Statua di san Silvestro (Mantova)
Costantino ne fece le "sue" opere. Secondo il Liber Pontificalis, infatti,
su suggerimento del papa l'imperatore fond la basilica di San Pietro sul Colle Vaticano, sopra un preesistente
tempio dedicato ad Apollo, tumulandovi, in un sarcofago di bronzo, il corpo dell'apostolo Pietro. Sempre su
ispirazione del papa sorsero la basilica ed il battistero del Laterano vicino al palazzo appena donato, la basilica del
Sessorium (basilica di Santa Croce in Gerusalemme), la basilica di San Paolo fuori le mura sulla Via Ostiense, e
molte chiese cimiteriali sulle tombe di martiri, in particolare quella sulla Via Salaria, presso le catacombe di
Priscilla, le cui rovine sono tornate alla luce verso la fine dell'800. La memoria di Silvestro legata principalmente
alla chiesa in titulus Equitii (Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti) che prende il nome da un presbitero
romano che si dice abbia eretto questa chiesa sulla sua propriet. Essa sorge tuttora nei pressi delle terme di Traiano
accanto alla Domus Aurea. Parti dell'edificio attuale risalgono al IV secolo.
Senza dubbio Silvestro I contribu anche allo sviluppo della liturgia, per ci che riguardava interventi propriamente
interni alla vita della Chiesa: durante il suo regno, probabilmente, fu scritto il primo martirologio romano. Il nome di
Silvestro legato anche alla creazione della scuola romana di canto.

L'Arianesimo e il primo concilio di Nicea


Nella Chiesa di Alessandria d'Egitto si andava in quel periodo affermando la predicazione di Ario, un presbitero che
diffondeva una sua dottrina sulla Trinit. Affermava che Ges era "adottato" da Dio come figlio, sostanzialmente
negando l'essenza divina di Cristo. Nonostante la scomunica, la sua dottrina continu a fare proseliti, soprattutto in
Oriente, trovando tra i sostenitori anche alcuni vescovi, tra cui Eusebio di Nicomedia ed Eusebio di Cesarea. Non
riuscendo a frenare la diffusione delle idee di Ario, il patriarca Alessandro di Alessandria chiese l'intervento di
Silvestro. Ma prima che questi decidesse sul da farsi, Costantino aveva gi inviato sul posto il vescovo Osio di
Cordova e, viste le serie difficolt della questione, aveva immediatamente convocato, per il 14 giugno del 325, tutti i
vescovi della Chiesa cristiana ad un concilio a Nicea: si tratt del primo concilio ecumenico della storia.
L'assemblea degli oltre 300 vescovi fu presieduta da Osio di Cordova, mentre Costantino ne era il presidente
onorario. Il Papa comunque prese parte ai negoziati sull'arianesimo e sul Concilio: bench fisicamente assente "per
motivi di et" invi i suoi legati, ma non certo se Costantino avesse concordato in anticipo con lui la convocazione
del concilio, n se, oltre alle firme dei suoi legati in calce ai documenti conciliari, ci fosse un'espressa conferma
papale alle deliberazioni.

127

Papa Silvestro I

128

Fu confermata la condanna dell'arianesimo, fortemente ribadita dalla prima formulazione del "Simbolo niceno" (il
"Credo" dei Cristiani) che per non bast a debellare il movimento eretico in Oriente. Anzi lo stesso imperatore,
indubbiamente non esperto di questioni teologiche ma preoccupato soprattutto della stabilit politica, sostitu a breve
il suo consigliere per le questioni ecclesiastiche Osio con l'ariano Eusebio di Nicomedia. Questi riusc ad ammettere
lo stesso Ario alla presenza di Costantino (ormai trasferito nella nuova capitale Costantinopoli), il quale, fidandosi
del suo nuovo consigliere, ritenne che una riabilitazione e un rientro di Ario nella Chiesa sarebbe servita ad una
riconciliazione tra la Chiesa di Roma e quella d'Oriente. Al rifiuto di Atanasio, nuovo vescovo di Alessandria, senza
neanche concordarlo con Silvestro, Costantino convoc nel 335, a Tiro, un nuovo concilio di soli vescovi ariani, che
deposero Atanasio. Le rimostranze di Silvestro, che morir il 31 dicembre di quello stesso anno, saranno del tutto
inutili.

Morte
Mor il 31 dicembre 335, dopo 21 anni di pontificato.
Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso le Catacombe di Priscilla. La sua sepoltura espressamente menzionata
negli itinerari dei fedeli del VII secolo.

Culto
Il 2 giugno 761, secondo un'antica tradizione, papa Paolo I fece traslare il suo corpo nell'oratorio della chiesa di San
Silvestro in Capite ed il 17 luglio dello stesso anno lo fece portare all'interno della chiesa, dove fu ritrovato durante i
restauri del 1596. Papa Clemente VIII lo fece porre sotto l'altare maggiore. Un'altra tradizione indica, invece, che nel
756 fu traslato a Nonantola (MO).
Secondo la Depositio episcoporum, l'elenco dei giorni della sepoltura dei vescovi romani che fu compilato appena un
anno dopo la morte di papa Silvestro I, la sua festa si celebra il 31 dicembre, e la stessa data ricorre sul Calendario di
Filocalo. Questo giorno, perci, sicuramente il giorno della sua sepoltura.
La Chiesa cristiana ortodossa e le chiese cattoliche che seguono i riti orientali lo celebrano il 2 gennaio.
Dal Martirologio Romano:
31 dicembre - San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui limperatore
Costantino costru le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclam Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo
fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.

L'Ordine equestre
Per approfondire, vedi Ordine di San Silvestro Papa.

San Silvestro papa era il patrono dell'ordine cavalleresco chiamato Milizia Aurata o anche "dello Speron d'Oro" che
la tradizione voleva fosse stato fondato addirittura dall'imperatore Costantino in persona. Dopo varie vicende nel
corso dei secoli, nel 1841 papa Gregorio XVI, nell'ambito di una vasta riforma degli ordini equestri, dalla "Milizia
Aurata" separ l'"Ordine di San Silvestro Papa", assegnandogli propri statuti e decorazioni. Nel 1905 papa Pio X vi
apport ulteriori modifiche, ancora vigenti. L'Ordine prevede quattro classi: Cavaliere, Commendatore,
Commendatore con placca (Grand'Ufficiale), Cavaliere di Gran Croce. Dei tre ordini equestri disciplinati dalla Santa
Sede quello di San Silvestro il minore; il rango pi elevato appartiene all'"Ordine Piano", seguito da quello di San
Gregorio Magno.

Papa Silvestro I

Il pontificato di Silvestro nelle fonti storiche


La Vita beati Sylvestri
Attorno a papa Silvestro esistono diverse leggende, ma ci che riportano in contrasto con gli avvenimenti storici.
Queste leggende furono tramandate attraverso la Vita beati Sylvestri, comparsa in seguito presso le Chiese orientali e
tradotta in greco, siriaco, e latino attraverso il Constitutum Sylvestri (un resoconto apocrifo di un supposto sinodo
romano, inserito nelle falsificazioni simmachiane e comparso tra il 501 ed il 508), e attraverso la Donatio
Constantini. I racconti riportati in tutti questi scritti, riguardo alla persecuzione di Silvestro, la conversione e il
battesimo di Costantino, la donazione dell'imperatore al papa, i diritti garantitigli, ed il concilio di 275 vescovi a
Roma, sono completamente leggendari.
La storia secondo la quale avrebbe battezzato Costantino pura leggenda, poich prove dell'epoca mostrano che
l'imperatore ricevette il sacramento nei pressi di Nicomedia per opera di Eusebio, vescovo di quella citt. Secondo lo
storico del XIX secolo, Johann Dllinger, l'intera leggenda di Silvestro e Costantino, con tutti i dettagli sulla lebbra
dell'imperatore e la proposta del bagno di sangue per guarirne, risale a non pi tardi della fine del V secolo, mentre vi
fanno certamente allusione Gregorio di Tours e san Beda. La cosiddetta Donazione di Costantino (con cui la Chiesa,
per secoli, ha preteso di giustificare il suo potere temporale con una legge costantiniana) stata gi da lungo tempo
dimostrata falsa, ma il documento di considerevole antichit e, secondo Dllinger, venne redatto a Roma tra il 752
e il 777. Era certamente noto a papa Adriano I nel 778 e venne inserito nei falsi decreti verso la met del secolo
seguente. La leggendaria relazione di Silvestro con Costantino ottenne comunque l'effetto voluto, e fu importante nel
Medioevo per sostenere le basi storiche del potere temporale della Chiesa. Papa Innocenzo IV, nel 1248, fece
addirittura affrescare la leggenda della "donazione" in una cappella della basilica dei Santi Quattro Coronati, in
Roma: probabilmente era in buona fede convinto della veridicit dell'avvenimento, che si rivel comunque, ancora
una volta, un ottimo mezzo di propaganda a dimostrazione della superiorit della Chiesa rispetto all'impero[4][5].

La storiografia moderna
Secondo Salvo Rendina[6], l'agiografia cristiana ha costruito a posteriori (quando la Chiesa era diventata una potenza
politica oltre che spirituale) la personalit di Silvestro come figura esemplare di cristiano, forse nel tentativo di
recuperare una figura opaca per restituirle, a forza, una dimensione di parit, se non di superiorit, con l'imperatore.

Note
[1]
[2]
[3]
[4]
[5]

Arnaldo Marcone, Pagano e cristiano. Vita e mito di Costantino, Roma-Bari, 2002, p. 135.
C.Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 80
Secondo il "Liber pontificalis", il nome domenica, "giorno del Signore", stato attribuito da Silvestro.
L'ultima scena dell'affresco raffigura infatti Costantino che, in ginocchio, consegna a Silvestro la tiara del potere imperiale.
Nel folklore recente d'Italia si trovano alcune storie che corrispondono a questa leggenda; il canto siciliano Lu Santu Papa Silvestru,
presentato nel volume di fiabe raccolte da Giuseppe Pitr ne un esempio.
[6] C.Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 78

129

Papa Silvestro I

130

Bibliografia
(EN) Catholic Encyclopedia, Volume XIV. New York, 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 luglio
1912. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 170-201, introduzione, cix sq.;
Jaffe, Regesta rom. pont., seconda edizione, I, 28-30;
(DE) Rudolph von Langen, Gesch. der rmischen Kirche, I, 395 sqq.;
(DE) Ignaz von Dllinger, Papstfabeln (seconda edizione), 1890], 61 sqq.;
Marucchi, La basilica papale del cimitero di Priscilla, Roma, 1908;
Biagia Catanzaro; Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, pag. 50;
(DE) Franz Xaver von Funk, Kirchengesch. Abhandlungen und Untersuchungen, I, 95, 501 sq.;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma,
1998
Marco Carpiceci e Alberto Carpiceci, Come Costantin chiese Silvestro d'entro Siratti, Kappa, ISBN
978-88-7890-781-2, Roma 2006.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.
Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero romano, Avanzini & Torraca Ed., Roma, 1968.

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Silvestro I (http://www.treccani.it/enciclopedia/silvestro-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/),
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Silvestro I, Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/30600) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0314-0335-_Silvester_I,_Sanctus.html)
Sito dei Cavalieri di San Silvestro (http://www.cavalierisansilvestro.it)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Milziade

314 - 335

Marco

Controllo di autorit VIAF: 74658353 (http:/ / viaf. org/ viaf/ 74658353) LCCN: nr90017026 (http:/ / id. loc. gov/
authorities/names/nr90017026)
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Papa Marco

131

Papa Marco
Papa Marco

34 papa della Chiesa cattolica


Elezione

18 gennaio 336

Fine pontificato 7 ottobre 336


Predecessore
Successore

Papa Silvestro I
Papa Giulio I

Nascita

Roma, ?

Morte

7 ottobre 336

Sepoltura

Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio

Marco (Roma, ... 7 ottobre 336) fu il 34 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come
santo. Fu papa dal 18 gennaio 336 al 7 ottobre dello stesso anno, quando mor.

Biografia
Il Liber Pontificalis riportava che era romano, e che il nome di suo padre era Prisco. Secondo Eusebio di Cesarea, la
lettera di Costantino il Grande che convocava un concilio episcopale per discutere sulla disputa Donatista era diretta
a Papa Milziade e ad un certo Marco (Eusebio, Historia Ecclesiastica, X, V). Questo Marco, evidentemente un
membro del clero romano, presbitero o diacono, forse era proprio il futuro papa. La data dell'elezione di Marco (18
gennaio 336) si trova nel "Catalogo Liberiano" dei papi ed , quindi, storicamente certa; cos il giorno della sua
morte (7 ottobre), che registrato nella Depositio episcoporum della Cronografia di Filocalo, la cui prima edizione
apparve proprio nel 336. Riguardo ad un interessamento del papa alla questione Ariana che stava cos violentemente
investendo la Chiesa orientale non stato detto nulla. Una sua presunta lettera a Sant'Atanasio di Alessandria un
falso successivo.
L'autore del Liber Pontificalis gli attribuisce anche la paternit di due costituzioni. Secondo una di queste, egli
invest il vescovo di Ostia col pallio, ed ordin che questo vescovo consacrasse il vescovo di Roma. Da una
testimonianza di Sant'Agostino d'Ippona (Breviarium Collationis, III, 16) si pu evincere, comunque, che, verso la
fine del IV secolo, i vescovi di Ostia consacravano regolarmente il nuovo papa. possibile che Marco abbia
confermato questo privilegio con una costituzione, ma ci non preclude il fatto che i vescovi di Ostia,
precedentemente, non fossero soliti ungere il nuovo papa. Per la concessione del pallio, il periodo non pu essere
stabilito da fonti del IV secolo, dato che le testimonianze pi antiche che mostrano questa insegna risalgono al V e
VI secolo, e lo scritto pi antico che menziona un papa che concede il pallio risale al VI secolo.
Il Liber Pontificalis riporta ancora di Marco: Et constitutum de omni ecclesia ordinavit; ma non si sa a quale
costituzione si riferisca. L'autore della stessa opera gli attribu anche la costruzione di due basiliche. Una di queste fu
costruita all'interno della citt nella regione juxta Pallacinis ed l'attuale Basilica di San Marco Evangelista al

Papa Marco
Campidoglio, che deve la sua attuale architettura esterna a modifiche successive. Essa veniva ricordata, nel V secolo,
come chiesa de titulo romana, pertanto la sua fondazione pu, senza difficolt, essere attribuita a San Marco. L'altra
era fuori della citt, una chiesa cimiteriale che il papa fece costruire sulle catacombe di Balbina, tra la Via Appia e la
Via Ardeatina. Il papa ottenne in dono dall'Imperatore Costantino terre ed arredi liturgici per ambedue le basiliche.
In un antico manoscritto conservato un poema lodatorio (il cui testo sfortunatamente incompleto), che, secondo
Giovanni Battista De Rossi, papa Damaso I compose in onore di San Marco; Louis Duchesne, tuttavia, non accettava
questa ipotesi poich i contenuti del poema sono di natura completamente generale, senza alcuna particolare
citazione dalla vita di Papa Marco.
Marco mor di morte naturale e fu sepolto nelle catacombe di Balbina, dove aveva fatto costruire la chiesa
cimiteriale.

Culto
La sua tomba espressamente indicata dagli itinerari del VII secolo. Nel 1048 le reliquie furono traslate a Velletri e
poi, nel 1145, nella Basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio, dove tuttora giace sotto laltare maggiore.
La sua memoria liturgica ricorre il 7 ottobre.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004):
7 ottobre - A Roma, san Marco, papa, che costru la chiesa del titolo in Pallacinis e una basilica nel cimitero di Balbina
sulla via Ardeatina, dove egli stesso fu inumato.

il patrono del paese di Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 202-4;
Urbain, Ein Martyrologium der christl. Gemeinde zu Rom am Anfang des V. Jahrh. (Leipzig, 1901), 198;
Rudolph von Langen, Gesch. der rom. Kirche, I, 423;
Grisar, Das rmische Pallium und die altesten liturgischen Schrpen, in Festschrift des deutschen Campo Santo
in Rom, Freiburg im Br., 1897, 83-114;
De Rossi, "Roma sotterranea", III, 8-13;
Wilpert, Topographische Studien uber die christlichen Monumente der Appia und der Ardeatina, in Rom.
Quartalschrift, 1901, 32-49;
De Rossi, Inscriptiones christ. urbis Romae., II, 108;
Ihm, Damasi epigrammata, Leipzig, 1895, 17, no. 11;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

132

Papa Marco

133

Altri progetti

Commons [4] contiene immagini o altri file su Papa Marco [1]

Collegamenti esterni
Biografia di papa Marco [2] nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Marco I [3] in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina [4]
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Silvestro I

336

Giulio I

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Note
[1]
[2]
[3]
[4]

http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Marcus?uselang=it


http:/ / www. treccani. it/ enciclopedia/ marco_%28Enciclopedia_dei_Papi%29/
http:/ / www. santiebeati. it/ dettaglio/ 90939
http:/ / www. documentacatholicaomnia. eu/ 01_01_0335-0336-_Marcus,_Sanctus. html

Papa Giulio I
Papa Giulio I

35 papa della Chiesa cattolica


Elezione

6 febbraio 337

Fine pontificato

12 aprile 352

Predecessore

Papa Marco

Successore

Papa Liberio

Nascita

Roma, ?

Morte

Roma, 12 aprile 352

Sepoltura

Catacomba di Calepodio

Giulio I (Roma, ... Roma, 12 aprile 352) fu il 35 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera
come santo. Fu papa dal 6 febbraio 337 alla sua morte.

Papa Giulio I

Biografia
Dopo una sede vacante di circa 4 mesi, di cui si ignorano le cause, il 6 febbraio 337 fu scelto come successore di
papa Marco il figlio di un certo Rustico, il romano Giulio.

Questione ariana
Il suo pontificato ricordato principalmente per la posizione ferma e ponderata che assunse nella controversia ariana,
della quale esistono abbondanti testimonianze. Tale fermezza, tra l'altro, assume un significato estremamente
rilevante in quanto riafferma il ruolo prioritario della Chiesa in difesa dell'ortodossia romana, ruolo che
l'imperatore Costantino aveva di fatto esercitato nella prima parte del suo regno, complice anche la debolezza dei
pontefici che in quel periodo si erano succeduti.
Dopo la morte di Costantino I (22 maggio 337), suo figlio Costantino II, "Augusto" in Occidente, si adoper affinch
il vescovo esiliato Atanasio di Alessandria facesse ritorno alla sua sede vescovile, con il benestare di Costanzo,
sovrano d'Oriente, di simpatie ariane. Ma gli Ariani egiziani inviarono un'ambasceria a Giulio per consegnargli le
delibere del concilio da loro tenuto a Tiro nel 335, con lo scopo di dimostrare che Atanasio era stato deposto
validamente. Da parte sua Atanasio invi a Roma i suoi emissari per consegnare a Giulio una lettera del sinodo dei
vescovi egiziani, contenente una completa giustificazione delle opere del loro patriarca. All'arrivo degli inviati di
Atanasio a Roma, Macario, il capo dell'ambasceria ariana lasci la citt; pertanto Giulio convoc i soli due inviati
ariani rimanenti e gli emissari di Atanasio. I primi chiesero al papa di convocare un grande sinodo dinanzi al quale
ambedue i partiti avrebbero potuto esporre le proprie posizioni e dirimere le questioni in ottemperanza al giudizio
emesso.
Giulio, dopo aver inviato due emissari per consegnare una lettera di invito ai vescovi orientali, convoc il sinodo a
Roma. Nel frattempo, per, i vescovi ariani guidati da Eusebio di Nicomedia, patriarca di Costantinopoli, avevano
tenuto un nuovo concilio ad Antiochia di Siria, ed avevano designato vescovo della sede di Alessandria d'Egitto
Gregorio di Cappadocia. Quest'ultimo prese possesso con la forza della sua sede, ed Atanasio, nuovamente esiliato,
prese la via di Roma, come molti altri vescovi orientali che furono rimossi dal partito ariano; fra loro c'era anche
Marcello d'Ancyra, che sarebbe poi stato condannato come promotore di una nuova eresia: il sabellianismo. I
vescovi ariani del partito di Eusebio, a questo punto, rifiutarono di partecipare al sinodo convocato da Giulio.
Il sinodo si tenne, comunque, nell'autunno del 340 o del 341 e fu presieduto dal papa nella chiesa titolare del
presbitero Vito. Dopo un esame particolareggiato dei documenti, Atanasio e Marcello d'Ancyra, che resero una
professione di fede soddisfacente, furono discolpati e riammessi nelle loro funzioni episcopali. Papa Giulio
comunic la decisione ai vescovi del partito di Eusebio con una lettera molto ben articolata, nella quale giustificava
il suo modo di procedere nel caso, difendeva nel dettaglio la sua riabilitazione di Atanasio, e si lamentava fortemente
della mancata partecipazione dei vescovi orientali al concilio, la cui convocazione avevano suggerito essi stessi. Ma
Atanasio ancora non riusc a rientrare nella sua sede e anzi il partito ariano convoc un ulteriore proprio concilio nel
241, in cui vennero riaffermate le posizioni intransigenti contro le decisioni del papa di Roma.
Dopo la vittoria sul fratello Costantino II, l'imperatore Costante I regnava sovrano sulla parte occidentale dell'Impero
romano. Dato che il suo punto di vista era completamente in linea con la Chiesa di Roma, alla richiesta del papa e
degli altri vescovi occidentali intercesse presso il fratello Costanzo II, Imperatore d'Oriente, in favore dei vescovi che
erano stati deposti ed erano stati perseguitati dal partito ariano. Ambedue gli imperatori furono d'accordo sulla
necessit di convocare un concilio generale dei vescovi occidentali ed orientali a Sardica, la citt principale della
Provincia della Dacia Mediterranea. Il concilio si tenne nell'autunno del 342 o del 343. Giulio, ritenendo opportuno
non intervenire nell'assemblea per non condizionare le scelte, fece presiedere il concilio da Osio, il vescovo di
Cordova gi consigliere di Costantino per le questioni religiose, e invi come suoi rappresentanti i presbiteri
Archidamo e Filosseno ed il diacono Leone. Anche se i vescovi orientali del partito ariano, in decisa minoranza, non
si unirono al concilio, ma tennero le loro riunioni in separata sede, il sinodo port comunque a termine il suo
compito. Attraverso i canoni III, IV, e V (VII nel testo latino) di questo concilio, fu regolata pi precisamente la

134

Papa Giulio I
procedura contro i vescovi accusati, e furono definitivamente stabilite le modalit dell'intervento esclusivamente
papale nella condanna dei vescovi.
Al termine delle sue riunioni il sinodo comunic al papa, con una lettera molto deferente, le sue decisioni.
Nonostante la riaffermazione della sua innocenza da parte del Sinodo di Sardica, Atanasio non fu reinsediato nella
sua sede dall'Imperatore Costanzo fino a dopo la morte di Gregorio, vescovo ariano di Alessandria, avvenuta nel
346.
Papa Giulio colse questa occasione per scrivere una lettera, tuttora conservata, ai presbiteri, ai diaconi, ed ai fedeli
della citt, per congratularsi con loro per il ritorno del loro pastore. I due vescovi Ursacio di Singiduno e Valente di
Mursia che, a causa del loro arianesimo, erano stati deposti dal Concilio di Sardica, fecero una ritrattazione formale
del loro errore davanti a Giulio che, dopo averli convocati in udienza ed averne ricevuto una professione di fede
firmata, li ripristin nella loro sede episcopale.

Gestione della chiesa


Riguardo alla vita interna della Chiesa romana durante il pontificato di Giulio non esistono informazioni certe. Gli
storici concordano comunque sul fatto che si assistette ad un rapido incremento del numero dei fedeli a Roma, dove
Giulio fece erigere due nuove basiliche: la chiesa titolare di Giulio (l'odierna Basilica di Santa Maria in Trastevere) e
la Basilica Julia (l'odierna Basilica dei Santi XII Apostoli). Oltre a queste fece costruire tre chiese cimiteriali fuori
dalle mura di Roma: una prima sulla strada per Porto, una seconda sulla Via Aurelia, ed una terza sulla Via Flaminia
sopra la tomba del martire San Valentino. Anche la venerazione dei fedeli per le tombe dei martiri ebbe un rapido
incremento.
Sotto il pontificato di Giulio, se non prima, entrarono in uso i cataloghi dei giorni di festa dedicati ai santi; il
calendario romano delle feste di Filocalo, per esempio, risale all'anno 336.
Decret che nessun ecclesiastico si rivolgesse pi ai magistrati laici e che i loro atti notarili, ad esempio donazioni,
testamenti, lasciti, cauzioni, manomissioni e qualsiasi altro loro atto notarile dovesse essere redatto unicamente da
notai appartenenti al clero. Ci fu reso possibile grazie al precedente incarico che dette Papa Fabiano a sette
suddiaconi, che era di vigilanza sulloperato di sette notai appartenenti al clero, coprenti un territorio di quattordici
regioni romane, che avevano come compito la corretta e fedele registrazione degli atti dei martiri durante le
persecuzioni ai Cristiani. Cessate le persecuzioni, Papa Giulio I gli dette questo nuovo incarico[1][2].
Grazie a Sant'Atanasio, che rimase a Roma per molti anni dopo il 339, la vita monastica egiziana divenne nota nella
capitale, e l'esempio degli eremiti dei deserti egiziani trov molti imitatori nella Chiesa romana.
Giulio mor il 12 aprile 352 e fu sepolto nelle catacombe di Calepodio sulla via Aurelia. In seguito, nel 790, il suo
corpo fu traslato, da Papa Adriano I, a Santa Maria in Trastevere, la chiesa che lui aveva voluto.

Culto
La sua festa ricorre il 12 aprile.
Dal Martirologio Romano (ed. 2004)
12 aprile - A Roma nel cimitero di Calepodio al terzo miglio della via Aurelia, deposizione di san Giulio I, papa, che,
durante la persecuzione ariana, custod tenacemente la fede nicena, difese Atanasio dalle accuse ospitandolo durante lesilio
e convoc il Concilio di Sardica.

135

Papa Giulio I

136

Note
Bibliografia
Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, pag. 52;
(EN) Catholic Encyclopedia, Volume VIII. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre
1910. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 205: P.L., VIII, 858 sqq.;
Jaffe, Regesta Rom. Pont., I (seconda edizione), 30 sqq.;
(EN) Luke Rivington, The primitive church and the see of St. Peter, 173 sqq., 407 sqq.;
(FR) Duchesne, Hist. ancienne de l'Eglise, II (Paris, 1907), 197 sqq.;
(DE) Grisar, Gesch. Roms und der Paepste, I, 150 sqq., 253 sqq.;
(DE) Rudolph von Langen, Gesch. der roemischen Kirche, I, 424-59;
(DE) Karl Joseph von Hefele, Konziliengesch., I (seconda edizione), 499 sqq., 553 sqq.;
(DE) Franz Xaver von Funk, Die Echtheit der Kanones von Sardika in Kirchengesch. Abhandl. u. Untersuch., III
(Paderborn, 1907), 159-217;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma
Roma.
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton Ed. Roma, 1983

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Giulio I (http://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Giulio I (http://www.santiebeati.it/dettaglio/49250) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0337-0352-_Iulius_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Marco

337 - 352

Liberio

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Liberio

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Papa Liberio
Papa Liberio

36 papa della Chiesa cattolica


Elezione

17 maggio 352

Fine pontificato 24 settembre 366


Predecessore
Successore

Papa Giulio I
Papa Damaso I

Nascita

Roma, ?

Morte

24 settembre 366

Sepoltura

Catacombe di Priscilla

Liberio (... 24 settembre 366) fu il 36 vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica. Fu papa dal 17 maggio 352
alla morte; alcuni storici hanno ipotizzato che Liberio si dimise nel 365 al momento del suo esilio, per poter
comprendere l'instaurazione dell'antipapa Felice II[1].

Biografia
I primi anni di pontificato
Papa Giulio I mor il 12 aprile 352 e, secondo il Catalogo Liberiano, il suo successore, Papa Liberio, fu consacrato il
22 maggio. Poich, per, il 22 maggio non era una domenica, molto pi probabile che Liberio fosse consacrato il
17. Della sua vita prima dell'incoronazione non si conosce nulla, salvo che era un diacono romano.
Dopo la morte di Costante I, avvenuta nel gennaio del 350, Costanzo II divenne il padrone dell'intero Impero
romano. Quello di unire tutti i cristiani in una forma modificata di arianesimo fu tra gli obiettivi che persegu con
tenacia per tutta la durata del suo regno, ma il maggiore ostacolo alla realizzazione del suo disegno era il vescovo
Atanasio di Alessandria, che vi si opponeva con forza e continuit, e resisteva alle violente accuse che contro di lui
lanciava lintera Chiesa dOriente, dispirazione prevalentemente ariana. Sebbene molti vescovi orientali avessero
sottoscritto e recapitato al papa una lettera contro Atanasio, Liberio, come il suo predecessore Giulio, ne approvava
l'assoluzione proclamata dal Concilio di Sardica, e fond la sua ortodossia sulle decisioni del Concilio di Nicea.
Dopo la sconfitta finale dell'usurpatore Magnenzio e la sua morte nel 353, Liberio chiese all'imperatore di riunire un
concilio ad Aquileia, nel quale discutere la questione di Atanasio. Ma Liberio si era reso conto che le accuse nei
confronti di Atanasio celavano, in realt, lintenzione di colpire e demolire il Credo niceno, e che pertanto era
necessario ribadirne con forza il principio e confermarlo con autorit[2]. Ma le cose non andarono come il pontefice
aveva auspicato perch Costanzo, nel frattempo, stava esercitando forti pressioni anche sui vescovi dOccidente
affinch condannassero il Patriarca di Alessandria. Il concilio fu riunito ad Arles, dove limperatore aveva passato
l'inverno. La corruzione[3], i cavillosi sofismi dei vescovi ariani e le sollecitazioni dellimperatore, che prospett la

Papa Liberio
condanna di Atanasio come lunico modo per riportare la pace nella Chiesa, ottennero il risultato voluto: il concilio, i
cui moderatori erano i vescovi di corte, che accompagnavano l'imperatore costantemente, si sciolse solo dopo che
anche i vescovi occidentali ebbero sottoscritto un documento di condanna e deposizione di Atanasio. I suoi pi
ardenti e fermi sostenitori, che avevano prima addotto varie argomentazioni in difesa[4] e poi si erano rifiutati di
firmare il documento, vennero allontanati dalle proprie sedi ed esiliati con provvedimenti dellimperatore che
sosteneva di eseguire i decreti della Chiesa. Ai vescovi assenti fu recapitato un modulo di consenso alle decisioni del
concilio[5]. La sola cosa che la Chiesa occidentale riusc ad ottenere in cambio della ricusazione di Atanasio fu la
promessa che tutti avrebbero condannato l'Arianesimo. Il partito di corte accett il patto, ma non onor la sua parte.
Liberio, all'arrivo di tali notizie, scrisse ad Osio di Cordova il suo profondo dolore per l'accaduto; lui stesso avrebbe
preferito morire, piuttosto che essere accusato di aver accettato ingiustizia ed eterodossia.
Nel frattempo, Costanzo aveva inviato un emissario ad Alessandria, che il 22 maggio del 353 inform il patriarca
che l'imperatore era disposto a concedergli un'udienza personale; ma Atanasio, che non l'aveva mai richiesta, fiut la
trappola, e non si mosse dalla sua sede. Intanto aveva gi convocato un sinodo di fronte al quale si era difeso, e che
alla fine del maggio 353 fece recapitare a Liberio una lettera in suo favore sottoscritta da settantacinque (od ottanta)
vescovi egiziani. Costanzo accus pubblicamente il papa di non volere la pace e di non tener conto della lettera di
accuse dei vescovi orientali, ma Liberio rispose (Obsecro, tranqullissime imperator) dichiarando di aver letto la
lettera dei vescovi orientali di fronte ad un sinodo riunitosi a Roma (probabilmente un sinodo di anniversario, il 17
maggio 353), ma di non averne potuto tener conto in quanto la lettera arrivata dall'Egitto era sottoscritta da un
numero superiore di vescovi, ed era pertanto impossibile condannare Atanasio; egli stesso non poteva poi essere in
comunione con gli orientali, poich alcuni di loro rifiutavano di condannare Ario, ed appoggiavano il vescovo rivale
Giorgio di Cappadocia, che accettava i presbiteri Ariani che papa Alessandro I aveva scomunicato molto tempo
prima. Inoltre, si lamentava del Concilio di Arles ed implorava la convocazione di un altro concilio, attraverso il
quale la fede esposta attraverso il Credo Niceno potesse essere rafforzata.
Nella primavera del 355 si tenne un concilio a Milano, presenziato da Eusebio di Vercelli in rappresentanza del papa.
I vescovi di corte rifiutarono laccettazione preventiva delle disposizioni nicene, e i disordini che ne seguirono
convinsero Costanzo ad intervenire personalmente: ordin che tutti i vescovi condannassero Atanasio. I dissidenti
(tra cui Eusebio di Vercelli, Lucifero di Cagliari, Dionisio di Milano e Ilario di Poitiers) furono esiliati. Inutili le
proteste di Liberio, i cui legati furono a loro volta spediti in esilio.
Il papa scrisse una lettera, nota come Quamuis sub imagine, ai vescovi esiliati, chiamandoli martiri, ed esprimendo il
suo rammarico per non era stato lui stesso il primo a soffrire tale pena cos da poter essere di esempio per gli altri. Fu
presto accontentato. Costanzo infatti, non era soddisfatto dalla rinnovata condanna di Atanasio da parte dei vescovi
italiani che avevano ceduto alle sue pressioni a Milano. Egli sapeva che il papa era l'unico superiore ecclesiastico del
vescovo di Alessandria, e la conferma della sua sentenza dallautorit del vescovo di Roma avrebbe consacrato il suo
trionfo. L'imperatore invi quindi a Roma il prefetto di palazzo, l'eunuco Eusebio, con ricchi regali e il mandato di
convincere il papa a tutti i costi. La risposta di Liberio, che rifiut i doni, non ammetteva repliche: non poteva
condannare Atanasio poich questi era stato assolto da due sinodi generali ed era stato congedato in pace dalla
Chiesa romana, n, in ogni caso, secondo la tradizione, si poteva condannare una persona in contumacia; l'imperatore
avrebbe dovuto annullare ci che aveva decretato contro Atanasio ed avrebbe dovuto convocare un concilio nel quale
fosse stato preservato il Credo Niceno; i seguaci di Ario avrebbero dovuto essere espulsi e la loro eresia sottoposta
ad anatema; i non ortodossi non avrebbero dovuto sedere in tale sinodo. Prima si doveva stabilire la fede e solamente
dopo si sarebbero potute trattare tutte le altre questioni. Compreso che non si trattava pi di convincere Liberio a
condannare Atanasio, ma di evitare di gettare formalmente l'anatema sugli ariani, Costanzo ordin al praefectus urbi
di Roma, Flavio Leonzio, di arrestare Liberio e di trascinarlo a corte. La cattura avvenne nottetempo, per evitare che
il popolo di Roma, particolarmente fedele al suo vescovo, causasse disordini. L'imperatore, di fronte alla ferma
posizione del papa, che non arretr dalle sue posizioni[6] lo band a Beroea in Tracia, spedendogli cinquecento pezzi
d'oro per le sue spese, che Liberio rifiut affermando che Costanzo ne avrebbe avuto bisogno per pagare i suoi
soldati. Al suo posto, Costanzo fece eleggere larcidiacono Felice[7]. Atanasio venne di nuovo esiliato.

138

Papa Liberio

Esilio
La fermezza di Liberio impression il popolo di Roma, che continu a considerarlo suo legittimo vescovo, quasi
ignorando Felice. Costanzo si rese conto del fallimento del suo designato quando, il 1 aprile 357, in occasione di una
sua visita a Roma, ricevette suppliche e proteste in favore di Liberio. Ed era inoltre consapevole che non esisteva
alcuna giustificazione canonica che giustificasse l'esilio di Liberio e l'intromissione di Felice[8].
Nulla fa supporre che Felice fosse riconosciuto da vescovi non romani,
tranne da quelli del partito di corte e da qualche ariano estremo, e
l'atteggiamento intransigente tenuto da Liberio durante il suo bando
dovette fare molto danno alla causa che l'imperatore aveva a cuore.
Non sorprende apprendere che Liberio torn a Roma gi nellestate del
358[9], e che all'estero si rumoreggiasse di una sua sottoscrizione della
condanna di Atanasio e di una sua approvazione del Credo ariano.
Il motivo per cui l'imperatore fece tornare Liberio dall'esilio viene
riferito in pi versioni. Secondo quanto racconta Teodoreto di Cirro,
Costanzo fu spinto a richiamare il papa dalle suppliche delle matrone
romane, ma quando la sua lettera, che diceva che Liberio e Felice
dovevano essere vescovi insieme, fu letta nel circo, i romani lo
derisero, e proruppero nel grido di "Un solo Dio, un solo Cristo, un
solo vescovo". Sia Tirannio Rufino che lo storico ariano Filostorgio
affermavano che i romani pretesero il ritorno del loro papa, mentre
Sulpicio Severo e Sozomeno riportavano di violente sedizioni a Roma.
Socrate Scolastico fu pi preciso, e dichiar che i romani si
sollevarono contro Felice e lo scacciarono, cosicch l'imperatore fu
obbligato ad essere acquiescente.
In ogni caso, Filostorgio rifer che Liberio si reinsedi solamente
Papa Liberio mentre traccia, secondo la leggenda,
quando ebbe acconsentito a sottoscrivere una formula di compromesso,
il perimetro della chiesa dedicata alla Madonna
elaborata dopo l'estate del 357 dai vescovi di corte, che rifiutava i
della Neve, in seguito basilica di Santa Maria
Maggiore (tavola della Fondazione di Santa
termini homosiosWikipedia:Uso delle fonti (=della stessa sostanza
Maria Maggiore, Masolino, 1425-1428)
del Padre, la formulazione approvata nel Credo niceno) e
homoiosiosWikipedia:Uso delle fonti (=simile, nella sostanza, al
Padre, la formulazione ariana del gruppo moderato degli omoiusiani, che accettavano la somigliana ma non
l'ugualianza, a differenza degli ariani puri, detti anomei, che invece professavano la netta differenza.). Girolamo,
nella sua Cronaca, affermava che Liberio "vinto dalla noia dell'esilio, dopo aver sottoscritto l'eresia rientr a Roma
in trionfo". Anche la prefazione al Liber Precum parlava della sua caduta nell'eresia. Atanasio, verso la fine del 357,
scrisse: "Liberio, dopo essere stato esiliato, torn dopo due anni, e, per paura della morte con la quale fu minacciato,
firm" (la condanna dello stesso Atanasio) (Hist. Ar., XLI). Ilario di Poitiers, in un'opera del 360, scriveva a
Costanzo: "Io non so quale sia stata l'empiet pi grande, se il suo esilio o la sua restaurazione" (Contra Const., II).
In contrapposizione alla versione di Filostorgio vi la lista dei vescovi[10], sempre di Ilario, che composero la
formula sottoscritta da Liberio. La lista non lascerebbe dubbi sul fatto che la versione fosse quella formulata nel
primo concilio di Sirmio nel 351, conetente il termine homoiosios e quindi era una formula quanto mai generica,
che permetteva in sostanza a ognuno di conservare le proprie convinzioni. Nonostante questo rimangono comunque
dei dubbi sulla reale formula a cui Liberio ader, in quanto ad oggi non si hanno informazioni sufficienti per decidere
se la formula accettata fu la prima, del 351 indicata da Ilario, la seconda del 357 indicata da Filostorgio o addirittura
una terza menzionata da Sozomeno.

139

Papa Liberio
La versione di Sozomeno, che non trova riscontro in nessun altro scrittore, afferma che Costanzo, rientrato da Roma,
fece convocare Liberio a Sirmio (357), e l il papa fu costretto dai vescovi semiariani, Basilio di Ancira, Eustazio di
Sebaste, ed Eleusio, a rinnegare l'homosion ed a sottoscrivere una combinazione di tre formule: quella del concilio
di Antiochia del 267 contro Paolo di Samosata (nel quale l'homosion venne rifiutato come tendenza sabelliana),
quella del sinodo di Sirmio che condann Fotino nel 351, ed il Credo del concilio di Antiochia del 341. Queste
formule non erano propriamente eretiche, e questo potrebbe aver indotto il pontefice ad accettarle, avendo preteso
una formulazione in cui fosse previsto che il Figlio "in tutte le cose simile al Padre". La versione di Sozomeno non
per storicamente accettabile, poich i semiariani si unirono solo all'inizio del 358, e la loro breve influenza
sull'imperatore cominci a met di quell'anno. Inoltre, la formula "in tutte le cose simile" non faceva parte della
panoplia semiariana del 358, ma va fatta risalire allanno successivo.
Qualunque sia stato il vero motivo della ricusazione di Liberio, la sua figura morale ne esce comunque
compromessa, avendo di fatto rinnegato se stesso e il suo passato di coerenza. Come osserva il Duchesne, la sua fu
non solo una debolezza, ma piuttosto una caduta.

Ultimi anni di pontificato


Quando Liberio torn a Roma, la comunit romana non poteva aver saputo del cedimento, e infatti il papa, come
riferisce Girolamo, rientr a Roma come un conquistatore. Felice, la cui presenza era stata imposta dallimperatore in
cogestione del trono papale (ed accettata da Liberio, il che rende la sua posizione ancora pi grave), fu invece
scacciato dalla comunit romana, e non pot pi far ritorno. Lepisodio assume una particolare rilevanza storica in
quanto la prima volta che il popolo di Roma, che nei secoli successivi in diverse occasioni svolger un ruolo
fondamentale in queste faccende, impone la sua volont nellelezione o nella cacciata di un pontefice[11]
Nel 359, comunque, furono convocati simultaneamente i concili di Seleucia e di Ariminium. Al secondo, dove la
maggior parte dei circa 400 vescovi presenti era vicina alla Chiesa di Roma, le pressioni, le minacce desilio, i ritardi
e le macchinazioni del partito di corte ebbero ragione della resistenza dei vescovi, che sottoscrissero (salvo ritrattarla
ben presto) una formula semi-ariana secondo cui il Figlio, pur essendo creato dal Padre, non era costituito dalla
stessa sostanza (homosios) del Padre. La disapprovazione di Liberio fu presto palese. Alla fine del 361, quando
mor Costanzo, oltre ad essere revocate le condanne allesilio per tutti i vescovi, in accordo col nuovo imperatore
Giuliano il papa annull pubblicamente le decisioni di Rimini e, con l'accordo di Atanasio ed Ilario, conferm nel
loro incarico i vescovi che avevano sottoscritto e successivamente ritirato la loro adesione, a condizione di provare la
sincerit del loro pentimento tramite lo zelo contro gli ariani. Inoltre, firm un decreto che vietava di ribattezzare
coloro che avevano ricevuto il battesimo ariano.
Intorno al 366 Liberio ricevette una delegazione di semiariani guidata da Eustazio. Li tratt dapprima come eretici,
insistendo sulla loro accettazione della formula Nicena, poi ammise alla comunione i pi moderati del vecchio
partito ariano. Non poteva sapere che molti di loro sarebbero risultati, in seguito, contrari sulla questione della
Divinit dello Spirito Santo.
Risale a questo periodo la leggenda relativa alla costruzione della Basilica Liberiana, poi chiamata basilica di Santa
Maria Maggiore. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto 364 la Vergine Maria apparve in sogno a Liberio (ma secondo
unaltra versione apparve contemporaneamente anche ad un certo Giovanni, un ricco patrizio che poi rifer il sogno al
papa) e gli chiese di costruire una cappella nel luogo in cui il mattino successivo avesse trovato della neve fresca.
Secondo la Historia ecclesiastica, durante la notte si ebbe una miracolosa nevicata sul colle Esquilino, in cima al
quale venne poi edificata la basilica.
Papa Liberio mor il 24 settembre 366 e fu sepolto nelle Catacombe di Priscilla.

140

Papa Liberio

Note
[2] C. Rendina, I Papi. Stioria e segreti, Newton Compton, Roma, 1968, pag. 87.
[3] Cos commenta il vescovo Ilario di Poitiers, presente al concilio: Noi combattiamo contro lanticristo Costanzo, che invece di colpire il
dorso, solletica il ventre (Contra Constantium Augustum, cap. 5, come riportato da Edward Gibbon, Decadenza e caduta dellImpero
romano, Avanzini e Torraca, Roma, 1968, cap. XXI, nota 123).
[4] Le motivazioni erano quantomeno ragionevoli e plausibili: gli editti imperiali, la reintegrazione nella sede episcopale e la ritrattazione dei
vescovi orientali avevano tacitamente abolito i decreti del concilio di Tiro, e i concili di Roma e Sardica avevano riconosciuto linnocenza di
Atanasio.
[5] E.Gibbon, cit, pp. 219 sgg.
[6] Il vescovo Teodoreto di Cirro riferisce nella sua Historia Ecclesiastica il colloquio tra Costanzo e Liberio.
[7] Inizialmente riconosciuto come legittimo pontefice (sebbene sgradito alla comunit cristiana di Roma pi vicina a Liberio), Felice fu poi
considerato antipapa. A causa della confusione con un martire romano dallo stesso nome, il Liber pontificalis lo annovera tra i papi con il
nome di Felice II. (C. Rendina, op. cit., pag. 90).
[8] Liberius lltlagos buksa, in Ferenc Chobot: A ppk trtnete, pag. 61.
[9] Atanasio riferisce per che Liberio sub i rigori dell'esilio per due anni, ed il Gesta inter Liberium et Felicem episcopos, che costituiva la
prefazione al Liber Precum di Faustino e Marcellino, riporta che torn "nel terzo anno" di esilio.
[10] (Collectanea antiariana Parisina B VII 9 [6, 7]
[11] C. Rendina, op. cit., pag. 90.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume IX. New York 1910, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 ottobre 1910.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
(FR) Louis-Sbastien Le Nain de Tillemont, Mmoires, VI;
Francesco Antonio Zaccaria, Dissertatio de commentitio Liberii lapsu in Petavius, Theol. dog., II, ii (1757);
(DE) Karl Joseph von Hefele, Conciliengeschichte, I (seconda edizione e successive);
Feis, Storia di Liberio Papa e dello scisma dei Semiariani (Roma, 1894);
(FR) Louis Duchesne, Libre et Fortunatien in Mlanges de l'cole franaise de Rome, XXVIII, i-ii
(gennaio-aprile, 1908);
Savio, La questione di papa Liberio (Roma, 1907);
Savio, Nuovi studi sulla questione di papa Liberio (Roma, 1909).
(HU) Ferenc Chobot, A ppk trtnete (Rkospalota 1909).
(SL) Metod Benedik: Papei od Petra do Janeza Pavla II. (Celje 1989).
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.
Edward Gibbon, Decadenza e caduta dellImpero romano, Avanzini & Torraca, Roma, 1968.

Voci correlate
Basilica di Santa Maria Maggiore.

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Liberio (http://www.treccani.it/enciclopedia/liberio_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0352-0366-_Liberius,_Sanctus.html)

141

Papa Liberio

142

Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Giulio I

352 - 366

Damaso I

Controllo di autorit VIAF: 58662922 (http://viaf.org/viaf/58662922)


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Papa Damaso I
Papa Damaso I

37 papa della Chiesa cattolica


Elezione

1 ottobre 366

Fine pontificato 11 dicembre 384


Predecessore

Papa Liberio

Successore

Papa Siricio

Nascita

Roma o Guimares, 305 circa

Morte

11 dicembre 384

Sepoltura

Basilica di San Lorenzo in Damaso

Damaso I (Roma o Guimares, 305 ca. Roma, 11 dicembre 384) fu il 37 papa della Chiesa cattolica, che lo
venera come santo. 1 Pontefice Massimo dopo la rinuncia alla carica dell'imperatore Graziano. Fu papa dal 1
ottobre 366 alla sua morte[1].

Biografia
Papa e Antipapa
Figlio dell'iberico Antonio (prete aggregato alla chiesa di San Lorenzo) e di una certa Laurentia, si ritenuto per
molto tempo che fosse nato nell'attuale Portogallo, ma ricerche storiche pi recenti sembrano indicare che egli possa
essere nato a Roma[2]; di certo crebbe a Roma al servizio della chiesa di San Lorenzo martire. Morto papa Liberio il
24 settembre 366, il clero romano si divise in due fazioni: una, favorevole alla politica del defunto antipapa Felice II,
del tutto contraria ad ogni accordo con i sostenitori delle teorie ariane (nonostante Felice II fosse ariano), e l'altra,
maggioritaria, pi conciliante e favorevole ad accordi e compromessi.
In due distinte e contemporanee elezioni, i primi, riuniti nella basilica di Santa Maria in Trastevere, elessero e
consacrarono frettolosamente papa il diacono Ursino, mentre i secondi, nella basilica di San Lorenzo in Lucina,

Papa Damaso I
scelsero Damaso, che fu consacrato nella basilica di San Giovanni in Laterano il 1 ottobre 366. Molti dettagli degli
avvenimenti che seguirono a questa elezione vennero narrati nel Libellus Precum, una petizione all'autorit civile da
parte di Faustino e Marcellino, due presbiteri della fazione di Ursino, e dallo storico pagano Ammiano Marcellino[3]
che cos narrava:
L'ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per
affrontarsi come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti; il prefetto, non essendo in grado di
impedire i disordini, prefer non intervenire. Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i
cristiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero gli animi. Non c' da
stupirsi, se si considera lo splendore della citt di Roma, che un premio tanto ambito accendesse l'ambizione di uomini
maliziosi, determinando lotte feroci e ostinate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace una fortuna
garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su di un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un
lusso superiore a quello imperiale.

Il prefetto di Roma, di cui parlava Ammiano Marcellino, era un tale Vivenzio Scisciano che attese che si
concludessero i disordini per prendere posizione nella contesa: una volta accertata la vittoria del partito di Damaso,
esili da Roma Ursino. Ma i suoi seguaci non vollero accettare la sconfitta e si rifugiarono nella basilica di Santa
Maria Maggiore che i damasiani il 26 ottobre assalirono: si accese una vera e propria battaglia, con le conseguenze
citate da Ammiano Marcellino. Riammesso l'anno seguente a Roma, Ursino cerc nuovamente di prendere il posto di
Damaso, dando vita ad altri disordini e ricavandone un nuovo esilio per decreto dell'imperatore Valentiniano I. Dalla
Gallia prima e da Milano successivamente, tramite un ebreo di nome Isacco, nel 370 fece accusare Damaso di gravi
delitti. Fu celebrato un processo che nel 372 assolse il vescovo di Roma, e Ursino, per decreto del nuovo imperatore
Graziano, fu definitivamente esiliato a Colonia.
Questi contrasti si rifletterono non solo sulla reputazione di Damaso ma anche su quella della Chiesa romana. Molti,
sia nella societ pagana che in quella cristiana, videro in Damaso un uomo le cui ambizioni terrene erano superiori
alle preoccupazioni pastorali. Nel 378, alla corte imperiale, fu mossa contro Damaso anche un'accusa di adulterio,
dalla quale fu scagionato prima dall'Imperatore Graziano e, poco dopo, da un sinodo romano di quarantaquattro
vescovi, che scomunic i suoi accusatori.

Damaso e le eresie
In un periodo piuttosto burrascoso per il cristianesimo e nonostante le accuse personali, grazie alla forte personalit
Damaso si batt per il riconoscimento della supremazia della sede episcopale di Roma e difese con vigore
l'ortodossia cattolica contro tutte le eresie. In due sinodi romani (368 e 369 o 370) condann fermamente
l'apollinarismo e il macedonianismo. Nel secondo dei due sinodi scomunic Aussenzio, il vescovo ariano di Milano
(che comunque mantenne la sede fino alla morte, nel 374, quando fu sostituito da Ambrogio).
Il sinodo di Antiochia del 378 stabil la legittimit di un vescovo solo se riconosciuto tale da quello di Roma, e forte
di questo diritto (e spalleggiato dal vescovo Ambrogio di Milano che coni, per l'occasione, la formula "Dove
Pietro, l la Chiesa") depose immediatamente tutti i vescovi ariani. Nella lotta contro l'arianesimo, che fu
sensibilmente ridotto anche per la favorevole politica degli imperatori Graziano in Occidente e Teodosio I in Oriente,
si avvalse anche del grande aiuto di San Girolamo, ardente predicatore dell'ortodossia.
Il momento era favorevole al dogmatismo cattolico, come dimostrato dalla convocazione del Concilio di
Costantinopoli (381), dove Damaso invi i suoi legati e nel quale, oltre alla ferma condanna di tutte le eresie, venne
affermata la divinit dello Spirito Santo e ribadito, in una formulazione pi precisa, il "simbolo niceno" gi affermato
nel concilio di Nicea del 325.
Damaso sollecit san Girolamo (che fu anche suo segretario privato per qualche tempo[4]) ad intraprendere la
revisione delle antiche versioni latine della Bibbia, nota come "Vulgata". Grazie al suo impegno, la Chiesa orientale,
nella persona di Basilio di Cesarea (nei confronti del quale Damaso nutr per sempre dei sospetti), ne implor l'aiuto

143

Papa Damaso I
e l'incoraggiamento contro l'arianesimo che laggi era trionfante. Sulla questione dello scisma meleziano ad
Antiochia di Siria, Damaso, con Atanasio di Alessandria prima e poi Pietro II di Alessandria (che ospit a Roma
durante l'esilio) parteggi per la fazione di Paolino, considerato pi rappresentativo dell'ortodossia di Nicea; alla
morte di Melezio, Damaso cerc di assicurare la successione a Paolino nella sede episcopale di Licopoli[5].
Il pontefice sostenne, inoltre, l'appello dei senatori cristiani all'Imperatore Graziano per la rimozione dell'altare della
Vittoria dal Senato[6] e sotto il suo pontificato fu emanato il famoso Editto di Tessalonica di Teodosio I, (27 febbraio
380), che definiva il credo niceno (e quindi il Cristianesimo nella formulazione romana) come religione di stato.
Oltre allaffermazione della formula nicena, che dunque toglieva di mezzo le dottrine ariane, leditto definiva per la
prima volta i Cristiani seguaci del vescovo di Roma cattolici, bollando tutti gli altri come eretici e come tali
soggetti a pene e punizioni[7].

L'autorit della Chiesa ed il primato della Sede apostolica


Quando, nel 379, l'Illiria si stacc dall'Impero romano d'Occidente, Damaso si affrett a salvaguardare l'autorit della
Chiesa di Roma nominando un vicario apostolico nella persona di Ascolio, vescovo di Tessalonica. Questa fu
l'origine dell'importante vicariato papale legato a quella sede.
Damaso fu il primo vescovo di Roma ad invocare il "testo petrino" (Matteo 16,18 [8]), secondo il quale il primato
della Sede Apostolica, variamente favorito da atti imperiali ed editti dei suoi tempi, non si basa sulle delibere dei
concili, ma sulle parole di Ges Cristo. Da Damaso in poi, infatti, si nota un marcato aumento del volume e
dell'importanza delle pretese di autorit e di primato da parte dei vescovi romani.
Questo sviluppo delle prerogative papali, specialmente ad Occidente, port anche a un grande aumento dello sfarzo.
Tale splendore secolare riguard molti membri del clero romano, i cui scopi mondani ed i cui costumi furono
duramente redarguiti da san Girolamo, provocando (29 luglio 370) un editto dell'imperatore Valentiniano I
indirizzato al papa, che vietava ad ecclesiastici e monaci (in un secondo tempo anche vescovi e monache) di
perseguire vedove ed orfani nella speranza di ottenere da loro regali e lasciti. Il papa impose che la legge fosse
strettamente osservata.

Altri campi d'azione


Damaso pu essere considerato il primo papa mecenate della storia. Contribu notevolmente anche all'arricchimento
liturgico ed estetico delle chiese cittadine. Dopo il termine della Grande Persecuzione i cristiani tornarono a
professare la loro religione in pubblico, pertanto le Catacombe di Roma iniziarono ad andare in disuso. Damaso,
per, vi fece eseguire lavori di restauro, consolidamento ed ampliamento, impedendone la rovina. Dilettandosi di
poesia, man mano che rinveniva ed identificava i sepolcri dei martiri e dei vescovi, componeva epigrammi in loro
onore e li faceva trascrivere dal calligrafo Furio Dionisio Filocalo sui rispettivi sepolcri. Nella cripta dei papi del
cimitero di Callisto fece scrivere: Qui io, Damaso, desidererei far seppellire i miei resti, ma temo di turbare le pie
ceneri dei Santi. La passione di archeologo era nutrita, in Damaso, da una profonda piet e la sua azione apostolica
era guidata da un alto senso di responsabilit.
Questi abbellimenti cerimoniali e l'enfasi sull'eredit romana di Pietro e Paolo port ad un generale convincimento,
presso le classi alte romane, che la vera gloria di Roma era cristiana e non pagana. Tutto ci rese socialmente pi
accettabile, per le classi alte, la conversione al cristianesimo.
Damaso restaur anche la chiesa della quale era stato diacono (la basilica di San Lorenzo in Damaso) e provvide alla
corretta conservazione degli archivi della Chiesa romana. In onore del trasferimento provvisorio in quel luogo (358)
dei corpi dei santi Pietro e Paolo, fece costruire nella basilica di San Sebastiano sulla via Appia, il monumento
marmoreo noto come "Platonia", e lo fece decorare con una iscrizione.
Sulla Via Ardeatina fece costruire, tra i cimiteri di Callisto e Domitilla, una basilicula (piccola chiesa), le cui rovine
furono scoperte tra il 1902 e il 1903 e che, secondo il Liber Pontificalis, conterrebbe i resti mortali del papa, di sua
madre e di sua sorella. In questa occasione lo scopritore, Monsignor Wilpert, trov anche l'epitaffio della madre del

144

Papa Damaso I
papa, Laurentia[9].
Damaso fece costruire in Vaticano un battistero in onore di san Pietro e lo fece decorare con una delle sue artistiche
iscrizioni, ancora preservata nelle cripte del Vaticano. Fece drenare questa regione sotterranea in modo che i corpi ivi
sepolti (juxta sepulcrum beati Petri) non fossero corrotti da acque stagnanti o di riflusso.
La sua devozione per i martiri romani conosciuta grazie al lavoro di Giovanni Battista De Rossi. Damaso compose
anche un certo numero di brevi epigrammi su vari martiri e santi e degli inni, o Carmina.
Nel 382 fece pervenire al Concilio di Roma una sua lettera, il De explanatione fidei, in cui tra le varie disposizioni
stabilisce il canone biblico, osservato ancora oggi dalla Chiesa Cattolica.
Damaso mor l'11 dicembre 384. Anche per s aveva composto un epitaffio:
Colui che camminando andava / sulle salate acque marine, che ai semi / morenti della terra dona la vita, / che seppe
sciogliere i letali legami / dopo il buio della morte, che pot / resuscitare a Marta suo fratello, / a tre giorni dalla morte,
credo / che far risorgere Damaso una volta morto.

Culto
La sua festa ricorre l'11 dicembre.
La tradizione vuole che il 1 settembre del 1577 il cardinale Alessandro Farnese il giovane abbia fatto traslare le sue
spoglie, insieme a quelle di Papa Eutichiano, nella basilica di San Lorenzo in Damaso. La reliquia del suo cranio
conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano, mentre quella di un braccio, secondo quanto scritto su una lapide
del 1091, si troverebbe nella Chiesa di San Tommaso in Parione.
Per le sue attivit nelle catacombe venerato come il protettore degli archeologi.
Dal Martirologio Romano:
11 dicembre - San Damaso I, papa, che, nelle difficolt dei suoi tempi, convoc molti sinodi per difendere la fede nicena
contro gli scismi e le eresie, incaric san Girolamo di tradurre in latino i libri sacri e onor i sepolcri dei martiri
adornandoli di versi.

Note
[1] Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon (BBKL)
[2] Carlo Carletti: Damaso I in Enciclopedia dei Papi, Ist. Enciclopedia It. Treccani, Roma, 2000, vol. I. Il testo di Carletti, reperibile on-line,
costituisce una delle pi accurate e documentate biografie di questo papa e indica come, sulla base di diverse epigrafi, si debba ritenere Roma
la sua citt di nascita.
[3] Bench storico di indubbia seriet, Ammiano Marcellino, in quanto avversario dei cristiani, tendeva verosimilmente a "calcare la mano"
sull'aspetto negativo degli avvenimenti.
[4] Epistola CXXIII, n. 10.
[5] Socrate Scolastico, Historia Ecclesiastica, V, XV.
[6] Sant'Ambrogio, Epistola XVII, n. 10
[7] nostra volont che tutti i popoli che sono governati dalla nostra moderazione e clemenza aderiscano fermamente alla religione insegnata da
s. Pietro ai Romani, conservata dalla vera tradizione e ora professata dal pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di
apostolica santit. Secondo la disciplina degli Apostoli e la dottrina del Vangelo, crediamo nella sola divinit del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo, sotto unuguale maest e una pia Trinit. Autorizziamo i seguaci di questa dottrina ad assumere il titolo di cristiani cattolici, e
siccome riteniamo che tutti gli altri siano dei pazzi stravaganti, li bolliamo col nome infame di eretici, e dichiariamo che le loro conventicole
non dovranno pi usurpare la rispettabile denominazione di chiese. Oltre alla condanna della divina giustizia, essi debbono prepararsi a
soffrire le severe pene che la nostra autorit guidata da celeste sapienza, creder d'infliggere loro. (Codex Theodosianus, libro XVI, titolo I,
legge 2, come riportata in Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero romano, Roma, Avanzini & Torraca, 1968 - cap. XXVII, pp. 186
e seg.).
[8] http:/ / www. laparola. net/ wiki. php?riferimento=Mt16%2C18& formato_rif=vp
[9] Dalla stessa iscrizione si apprende anche che Laurentia, madre di Damaso, visse i sessanta anni della sua vedovanza al servizio di Dio e che
mor ad ottantanove anni, dopo aver visto la quarta generazione dei suoi discendenti.

145

Papa Damaso I

146

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Vol. IV, New York, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1908. Remy Lafort, S.T.D.,
Censor. Imprimatur + Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
O. Marucchi, Il primato di papa Damaso nella storia della sua famiglia, Roma, 1905;
A. Saba - C. Castiglioni, Storia dei papi, Torino, 1939;
C. Marcora, Storia dei papi, Milano, 1972;
Ammiano Marcellino, Res gestae, Milano, 1984;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma,
1998;
Buonaiuti Ernesto, Storia del cristianesimo, Roma, Newton Compton. 2002ISBN 88-8289-750-8
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983
John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989,
ISBN 88-384-1326-6
Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 2005.
ISBN 88-384-1060-7

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Damaso I (http://www.treccani.it/enciclopedia/damaso-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Damaso I (http://www.santiebeati.it/dettaglio/30350) in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia
dei Santi. SantieBeati.it
Lapidi Damasiane nella Basilica di San Sebastiano alle Catacombe (http://www.catacombe.org)
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0366-0383-_Damasus_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Liberio

366 - 384

Siricio

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Papa Siricio

147

Papa Siricio
Papa Siricio

38 papa della Chiesa cattolica


Elezione

11 dicembre 384

Consacrazione 17 dicembre 384


Fine pontificato 26 novembre 399
Predecessore

papa Damaso I

Successore

papa Anastasio I

Nascita

Roma, 334 circa

Morte

Roma, 26 novembre 399

Sepoltura

Catacombe di Priscilla

Siricio (Roma, 334 circa Roma, 26 novembre 399) fu il 38 Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo.
Fu papa dal 17 dicembre 384 alla sua morte.

Biografia
Siricio nacque da un certo Tiburzio, entr al servizio della Chiesa in tenera et e, secondo l'iscrizione posta sulla sua
tomba, durante il pontificato di papa Liberio (352-366), fu prima lettore e poi diacono. Dopo la morte di papa
Damaso I, Siricio fu eletto suo successore all'unanimit e, probabilmente, fu consacrato vescovo il 17 dicembre.
L'antipapa Ursino, che era stato anche rivale di Damaso (366), era ancora vivo e continu ad accampare le sue
pretese. Comunque, l'imperatore Valentiniano II, in una lettera al prefetto di Roma Piniano (23 febbraio 385), diede
il suo beneplacito all'elezione di Siricio e si affid alle preghiere del neoeletto vescovo[1]; di conseguenza non sorse
alcuna difficolt.

Il primato della sede di Roma e i primi decreti papali


Immediatamente dopo il suo insediamento, Siricio ebbe l'occasione di affermare il suo primato sulla Chiesa
universale. Ad una lettera di Imerio, vescovo di Tarragona (Spagna), indirizzata a papa Damaso, che conteneva
quesiti su quindici argomenti riguardanti battesimo, penitenza, disciplina della Chiesa e celibato del clero, Siricio
rispose il 10 febbraio 385 con un'altra una lettera, che conteneva un decreto in cui impose il celibato ecclesiastico.
Questo tema non era mai stato trattato da nessun papa in precedenza[2][3]; dimostr di esercitare in piena coscienza la
sua autorit suprema sulla Chiesa[4]. Allo stesso tempo dispose che Imerio rendesse note le sue deliberazioni alle
province vicine, cos che potessero essere osservate su un'area il pi possibile vasta. La lettera di Siricio di
particolare importanza perch il pi antico decreto papale integralmente conservato. comunque certo che anche i
suoi predecessori avevano pubblicato tali decreti: Siricio stesso menzionava infatti nel suo scritto le "delibere
generali" di papa Liberio, spedite alle province; questi precedenti non sono per giunti fino a noi. Siricio ebbe
particolarmente a cuore il mantenimento della disciplina all'interno della Chiesa e l'osservanza di canoni da parte del
clero e del laicato.

Papa Siricio
Il 6 gennaio 386 un sinodo romano, a cui parteciparono ottanta vescovi, ribad in nove canoni le leggi della Chiesa su
vari punti concernenti la disciplina (consacrazione di vescovi, celibato ecc.). Le decisioni del concilio furono
comunicate dal Papa ai vescovi del nord Africa e, probabilmente, anche agli altri che non avevano partecipato al
sinodo, col comando di agire in concordanza con loro. Un'altra lettera spedita alle varie chiese trattava dell'elezione
di vescovi e presbiteri degni. In tutte le sue deliberazioni, comunque, il Papa parl con la piena coscienza della sua
suprema autorit ecclesiastica e della sua missione pastorale su tutte le chiese.

Lotta alle eresie


Siricio prese posizione anche contro i movimenti eretici.
In quegli anni si stava diffondendo anche a Roma il monachesimo, ma la mancanza di regole precise e l'inserimento
nella metropoli produsse alcune anomalie, deviazioni e forme di ascetismo eccessivo[5]. Un monaco romano in
particolare, Gioviniano, aveva elaborato delle teorie contro i digiuni, le buone azioni e i pregi del celibato,
affermando la liceit di qualunque forma di dissolutezza quando si fosse pienamente assimilato il senso del
battesimo, e trovando anche dei seguaci fra il clero di Roma. Intorno al 390-392 Siricio convoc un sinodo durante il
quale Gioviniano ed otto dei suoi seguaci furono condannati e scomunicati[6]. La sentenza fu inviata anche ad
Ambrogio, vescovo di Milano ed amico di Siricio, il quale convoc a sua volta un sinodo dei vescovi dell'Italia
settentrionale che, concordando con la decisione di Roma, condann i seguaci di Gioviniano. Altri eretici, come
Bonoso, vescovo di Sardica (390) (che fu anche accusato di errare sul dogma della Trinit) ponevano in discussione
il dogma della verginit di Maria. Siricio ed Ambrogio si opposero a Bonoso ed ai suoi seguaci e confutarono le loro
tesi, quindi il Papa lasci le ulteriori incombenze contro Bonoso al vescovo di Tessalonica e agli altri vescovi illirici.
Come il suo predecessore Damaso, anche Siricio prese parte alla controversia su Priscilliano: condann fermamente i
vescovi che lo avevano accusato per aver portato la questione di fronte alla giustizia secolare ed aver spinto
l'usurpatore Massimo Magno Clemente a condannare a morte e giustiziare Priscilliano ed alcuni dei suoi seguaci.
Massimo cerc di giustificare la sua azione inviando al papa gli atti del processo, ma Siricio scomunic Felice,
vescovo di Treviri, che aveva sostenuto Itacio, l'accusatore di Priscilliano, e nella cui citt aveva avuto luogo
l'esecuzione. Indirizz poi ai vescovi spagnoli una lettera nella quale stabiliva le condizioni alle quali i Priscilliani
convertiti sarebbero potuti tornare in comunione con la Chiesa di Roma.
Secondo la biografia riportata nel Liber Pontificalis, Siricio adott anche misure severe contro il Manicheismo.
Tuttavia, ci non pu essere desunto dalle scritture del convertito Agostino che, quando giunse a Roma (383), era un
Manicheo. Se Siricio avesse preso particolari posizioni contro di loro, Agostino ne avrebbe parlato. Il passo del Liber
Pontificalis potrebbe essere riferito alla vita di papa Leone I. Probabilmente, all'epoca in cui fu scritto, per manichei
si intendevano anche i priscilliani. In ogni caso, vari imperatori d'occidente, inclusi Onorio e Valentiniano II,
legiferarono contro i Manichei, che consideravano oppositori politici, e presero misure severe contro i membri di
questa setta (Codice Teodosiano, XVI, V, varie leggi). Ad oriente Siricio cerc di ricomporre lo scisma meleziano;
questo scisma era proseguito dopo la morte di San Melezio di Antiochia durante il Concilio di Costantinopoli nel
381. I seguaci di San Melezio, nestoriani, elessero quale suo successore Flaviano, mentre i sostenitori del vescovo
Paolino, dopo la sua morte (388), elessero Evagrio. Evagrio mor nel 392 e, per le manovre di Flaviano, non venne
eletto alcun successore. Grazie alla mediazione di Giovanni Crisostomo e di Teofilo d'Alessandria, fu inviata a Roma
un'ambasciata condotta da Acacio, vescovo di Beroea, al fine di convincere Siricio a riconoscere Flaviano e a
riammetterlo in comunione con la Chiesa.

148

Papa Siricio

Carattere di Siricio
A Roma, il nome di Siricio particolarmente legato alla Basilica sulla tomba di San Paolo sulla Via Ostiense che,
durante il suo pontificato, fu ricostruita dall'imperatore come basilica a 5 navate e fu dedicata dal papa stesso nel
390. Il nome di Siricio stato anche trovato su uno dei pilastri che non sono andati distrutti dall'incendio del 1823 e
che ora si trova nel vestibolo dell'entrata laterale del transetto. Due dei suoi contemporanei descrissero il carattere di
Siricio in maniera negativa. Paolino da Nola, che durante la sua visita a Roma nel 395, fu trattato in maniera
sospettosa dal papa, parlava dell'urbici pap superba discretio (l'altezzoso comportamento del vescovo di Roma)
(Epist., V, 14). Questo modo di fare del papa poteva, comunque, essere spiegato dal fatto che nell'elezione e nella
consacrazione di Paolino ci furono delle irregolarit. San Girolamo, da parte sua, parlava della "mancanza di
giudizio" di Siricio (Epist., cxxvii, 9) riguardo al trattamento di Rufino da Aquileia al quale, nel momento in cui
lasciava Roma nel 398, il papa aveva dato una lettera in cui specificava che era in comunione con la Chiesa.
Comunque, la motivazione non giustifica il giudizio che Girolamo (che spesso, nei suoi scritti polemici, eccedeva i
normali limiti della convenienza) espresse contro il papa; tutto quanto noto delle opere di Siricio tende infatti a
sconfessare le critiche del caustico eremita di Betlemme.
Siricio mor il 26 novembre del 399 e fu sepolto nel cimitero di Priscilla sulla Via Salaria.

Culto
La festa liturgica di Siricio ricorre il 26 novembre.
Il suo nome fu inserito nel Martirologio Romano da papa Benedetto XIV (1748), che scrisse una dissertazione per
provare la sua santit. Non fu inserito nella prima edizione (1584) per le perplessit di san Girolamo.
Dal Martirologio romano:
26 novembre - A Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria nuova, san Siricio, papa, che santAmbrogio loda come
vero maestro, in quanto, portando il fardello di tutti coloro che sono gravati della responsabilit episcopale, li istru negli
insegnamenti dei Padri, che conferm anche con la sua autorit apostolica.

Note
[1]
[2]
[4]
[5]
[6]

C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 96.


Enciclopedia Britannica (http:/ / www. britannica. com/ EBchecked/ topic/ 546585/ Saint-Siricius)
Ambrogio M. Piazzoni, Storia delle elezioni pontificie, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 2005. ISBN 88-384-1060-7. p. 41
C. Rendina, cit., pag. 97.
C. Rendina, cit., pag. 97.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume XIV. New York 1912, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 luglio 1912.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
Liber Pontificalis, edizione Duchesne, I, 216-17;
Coustant, Epist. Roman. Pont., I;
Jaff, Reg. Pont. Rom., I, seconda edizione, 40-42;
(FR) Babut, La plus ancienne Dcrtale, Paris, 1904;
(DE) Rudolph von Langen, Gesch. der rm. Kirche, I Bonn, 1881, 611 sqq.;
(DE) Rauschen, Jahrb. der christl. Kirche, Friburgo, 1897;
(DE) Grisar, Gesch. Roms u. der Ppste, I;
(DE) Karl Joseph von Hefele, Konziliengesch., II, seconda ed., 45-48, 51;
Giovanni Sicari, Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma, collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma,
1998.

149

Papa Siricio

150

Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983.

Altri progetti

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Collegamenti esterni
Biografia di papa Siricio (http://www.treccani.it/enciclopedia/siricio_(Enciclopedia_dei_Papi)/),
nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
Scheda su San Siricio Papa (http://www.santiebeati.it/dettaglio/90423) in Santi, beati e testimoni Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0384-0399-_Siricius,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Damaso I

384 - 399

Anastasio I

Portale Biografie

Portale Cattolicesimo

Papa Anastasio I
Papa Anastasio I

39 papa della Chiesa cattolica


Elezione

27 novembre 399

Fine pontificato 19 dicembre 401


Predecessore
Successore

papa Siricio
papa Innocenzo I

Nascita

Roma, ?

Morte

19 dicembre 401

Sepoltura

Catacomba di Ponziano

Anastasio de Massimi (Roma, ... Roma, 19 dicembre 401) fu il 39 papa della Chiesa cattolica, che lo venera
come santo. Fu papa dal 27 novembre 399 alla sua morte.

Papa Anastasio I

Biografia
Il Liber Pontificalis lo dice romano di origine.
Della nobile famiglia De Massimi, edific a Roma la Basilica Crescenziana, individuata oggi in San Sisto Vecchio.
Sempre il Liber pontificalis gli attribuisce il decreto con cui disponeva che i preti dovessero ascoltare in piedi il
Vangelo letto dai diaconi. La misura potrebbe essere stata dettata dalla necessit di attenuare gli attriti che esistevano
tra i due ordini ecclesiastici[1].
Combatt con energia il donatismo nelle provincie settentrionali dell'Africa, ratificando le decisioni del I Concilio di
Toledo del 400.
Anastasio I ricordato specialmente per l'intervento nella controversia origenista. Nel 399 gli amici di san Girolamo
si adoperarono per ottenere dal papa una formale condanna dell'origenismo. Sollecitato anche da lettere e da
ambasciatori di Teofilo, vescovo di Alessandria, per la partecipazione dell'Occidente a questa lotta, condann gli
scritti del teologo alessandrino Origene Adamantio, poco dopo la loro traduzione in latino.
Tra le persone a lui vicine ci furono sant'Agostino d'Ippona, san Girolamo, e san Paolino di Nola. Girolamo ne
parlava come di un uomo di grande santit, che era ricco nella sua povert.
Dopo un pontificato breve, due anni e un mese, seppur molto attivo, Anastasio mor il 19 dicembre 401. Fu sepolto
nelle Catacomba di Ponziano.

Culto
La sua memoria liturgica ricorre il 19 dicembre./la morte ricorre il 19 dicembre. La sua festa ricorre il 27 apr., giorno
errato tratto dal Liber Pontificalis, che qui richiede una revisione.
Dal Martirologio romano:
19 dicembre - A Roma nel cimitero di Ponziano sulla via Portuense, deposizione di santAnastasio I, papa, uomo ricco di
povert e di apostolica sollecitudine, che si oppose fermamente alle dottrine ereticali.

Note
[1] C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, pag. 97.

Bibliografia
Catholic Encyclopedia, Volume I. New York 1907, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1 marzo 1907.
Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York.
Enciclopedia dei Papi Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/anastasio-i_(Enciclopedia_dei_Papi)/)
Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton & Compton, 1983.

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Papa Anastasio I

152

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nell'Enciclopedia dei Papi Treccani
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Opera Omnia dal Migne Patrologia Latina (http://www.documentacatholicaomnia.eu/
01_01_0399-0401-_Anastasius_I,_Sanctus.html)
Predecessore

Papa della Chiesa cattolica

Successore

Siricio

399 - 401

Innocenzo I

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Papa Sotero Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60600550 Autori:: BohemianRhapsody, Cialz, Colom, Croberto68, Dapa19, Delahay, Diani, FeltriaUrbsPicta, Franco56, Galzu,
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Papa Eleuterio Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60600102 Autori:: Andrea.gf, Avemundi, Bepimela, CABAR, Cpey, Dapa19, Delahay, Diani, Galzu, Giacomo Antonio
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Papa Vittore I Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60600622 Autori:: A ntv, Actarux, Adelchi, Angelosante, Basilicofresco, Bepimela, Blakwolf, BohemianRhapsody, Cialz,
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Papa Zefirino Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=58036655 Autori:: Bepimela, Ch.andrea, Cialz, Croberto68, Dapa19, Delahay, Diani, Galzu, Giacomo Seics, Hashar, Inviaggio,
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Massimo Macconi, Medan, Mickey83, Moloch981, Moroboshi, NicFer, Panairjdde, Phantomas, Risorto Celebrano, Snowdog, Suisui, Talgur, Vittorio bordo, 15 Modifiche anonime
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Gatto Nero, Giacomo Seics, K.Weise, Lingtft, Lospagna, Luisa, LukeWiller, Ma'ame Michu, Malemar, Massimo Petrossi, Medan, Mickey83, Moloch981, Moroboshi, No2, Risorto Celebrano,
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Papa Ponziano Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60600482 Autori:: Alex10, Allforrous, Appo92, Ary29, Bepimela, Cialz, Colom, Croberto68, Dapa19, Deep also it, Delahay,
Eumolpo, Ev, Fabio Matteo, FeltriaUrbsPicta, Fgarganese, Galzu, Gambo7, Giacomo Seics, Guybrush Threepwood, Hashar, K.Weise, Lingtft, Lospagna, Luisa, Malemar, Massimo Macconi,
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153

Fonti e autori delle voci


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Ercole.caligiuri, Eumolpo, Galzu, Giacomo Seics, Hashar, Lingtft, Lospagna, Luisa, Malemar, Maria.martelli, Markos90, Moloch981, Moroboshi, Mr buick, Phantomas, Risorto Celebrano,
Snowdog, Suisui, Talgur, Vincenzo Costa, Vittorio bordo, 18 Modifiche anonime
Papa Fabiano Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=58036699 Autori:: Alec, Auro, Bepimela, CABAR, Colom, Dapa19, Delahay, Diani, Elvezio, FeltriaUrbsPicta, Galzu, Giacomo
Seics, Hashar, K.Weise, La basilicata, Lingtft, Lospagna, Luisa, Malemar, Markos90, Moloch981, Moroboshi, OrbiliusMagister, Risorto Celebrano, Roberto sernicola, Snowdog, Suisui, Talgur,
Vincimanno Capograssi, Vittorio bordo, WinstonSmith, 15 Modifiche anonime
Papa Cornelio Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60600089 Autori:: Adelchi, Alec, Bepimela, Colom, Dapa19, Davide, Delahay, Diani, Eva4, FeltriaUrbsPicta, Galzu, Giacomo
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Papa Lucio I Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=60670196 Autori:: .anaconda, Alec, Beatrice, Bepimela, CABAR, Cialz, Dapa19, Deep also it, Delahay, Eumolpo,
FeltriaUrbsPicta, Giacomo Seics, K.Weise, Lingtft, Lospagna, Lucius, Markos90, Medan, Moloch981, Moroboshi, No2, OrbiliusMagister, Panairjdde, Riccardov, Risorto Celebrano, Snowdog,
Stebunik, Suisui, Talgur, Vincimanno Capograssi, Vittorio bordo, 9 Modifiche anonime
Papa Stefano I Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=58263191 Autori:: Alec, Beatrice, Bepimela, Cialz, Colom, Croberto68, Dapa19, Deep also it, Delahay, Diani, DispAcc01,
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