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I molini

e lindustria
molitoria
in Puglia
a cura di
Antonio Monte
Paola Durante
Sofia Giammaruco

I molini e lindustria
molitoria in Puglia.
Il progetto In-Cul.tu.re. e il molino
Coratelli a Corigliano dOtranto (LE)

contributi

documentario

credits

Responsabile scientifico
Antonio Monte

Produzione
Progetto In-Cul.Tu.Re.
IBAM-CNR

Un progetto di

Ricerche
Antonio Monte
Paola Durante
Sofia Giammaruco
Testi
Anatolia Coratelli, Riccardo Coratelli,
Riccardo Costa, Renato Covino,
Lara De Giorgi, Francesco De Matteis,
Lavinia Donateo, Paola Durante,
Tommaso Faggiano, Sofia Giammaruco,
Giovanni Leucci, Davide Melica,
Gabriele Miceli, Antonio Monte,
Gabriele Montinaro, Giovanni Quarta,
Maria Federica Stifani, Monica Volinia

Realizzazione
Tommaso Faggiano, Fabrizio Lecce,
Domenico Ricciato | Meditfilm

In-Cul.Tu.Re. progetto vincitore del bando


Miur Smart Cities and Communities and
Social Innovation
PON04a3_Cod.Prog._00390
Programma Operativo Nazionale Ricerca
e Competivit (PON R&C) 2007 - 2013
Avviso D.D. 84/Ric del 2 marzo 2012 Asse
II: Sostegno allInnovazione - Obiettivo
Operativo 4.2.1.3 Azioni Integrate per lo
Sviluppo Sostenibile e la Diffusione Della
Societ DellInformazione.

cofinanziato da

Consulenza scientifica
Antonio Monte
2015 Progetto In-Cul.Tu.Re. / MIUR
www.inculture.eu

realizzato con

In-Cul.Tu.Re. Lecce, via S. Lupinacci, 1


73100 | progettoinculture@gmail.com

Progetto grafico e impaginazione


Alberto Giammaruco | CRESCo
Produzione esecutiva
Kurumuny

Si ringraziano
Anatolia, AnnaRosa e Riccardo Coratelli,
Lina Anastasia, Piero ed Elvira Marati,
Mario, Paolo e Angela Dibenedetto,
Pina Simone, Renato Covino, Ada Fiore,
Dina Manti, Nicoletta De Giorgi,
Ivan Stomeo, Antonio Chiga,
Luigi Di Rosa.

Iniziativa nellambito di

E-FAITH
Anno Europeo del
Patrimonio Industriale
e Tecnico

2015 Progetto In-Cul.Tu.Re. / MIUR


ISBN 978-88-98773-44-2
www.inculture.eu
Finito di stampare nel mese di Luglio 2015
Alla pagina seguente: Raffaele Coratelli su un mezzo della Ditta R.Coratelli e V.Imparato
(Archivio privato famiglia Coratelli).

sommario

Presentazioni
Presentazione
Renato Covino

Il Mulino, testimone muto delle esistenze dei miei predecessori


Anatolia Coratelli

11

Met anni 70...


Riccardo Coratelli

13

Introduzione
I molini e lindustria molitoria in Puglia. Il progetto In-Cul.tu.re.
e il molino Coratelli a Corigliano dOtranto (LE)
In-Cul.Tu.Re.

17

contributi
Dal palmento al laminatoio a cilindri. Origini e sviluppi
dellindustria molitoria in Puglia
Antonio Monte

21

Il Progetto In-Cul.Tu.Re. e il Molino Coratelli, tra storia


e archeologia industriale. Un percorso di ricerca,
patrimonializzazione e valorizzazione
Antonio Monte, Paola Durante, Sofia Giammaruco

43

Il Molino Coratelli: indagini micro-geofisiche


per la diagnostica strutturale
Giovanni Leucci, Lara De Giorgi

61

Il Molino Coratelli: caratterizzazione dei materiali


costitutivi e dei prodotti del degrado
Giovanni Quarta, Davide Melica

69

Il Molino Coratelli: indagini termografiche


Monica Volinia

77

Il progetto In-Cul.Tu.Re. e il Molino Coratelli, ipotesi di riuso


Francesco De Matteis

85

Il Molino Coratelli: indagini sul tema dellefficienza energetica


Riccardo Costa

91

Luoghi e visioni. Frammenti di antropologia visuale


Tommaso Faggiano

99

Presentazioni

Presentazione
Renato Covino
Universit di Perugia Past President dellAssociazione Italiana
per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI)

Da anni lattenzione nei confronti dellattivit molitoria nel Salento al centro delloperato e dellinteresse dellAipai Puglia. Ci determinato da pi
elementi. Il primo la prevalenza nellarea delle iniziative industriali legate
alla produzione agricola. Olio, vino, tabacco, grano costituiscono non solo i
dati caratterizzanti dellagricoltura salentina e pugliese, ma anche delle attivit manifatturiere, che sono destinate a produrre semilavorati per industrie
straniere o di altre aree dItalia. il caso degli olii pugliesi, utilizzati non solo
come grassi alimentari, ma anche per la lubrificazione di macchinari, per la
produzione del sapone e dei cosmetici ecc. Lo stesso avviene per i mosti e i
vini utilizzati per il taglio, dapprima in Francia e poi, a partire dallultimo
decennio dellOttocento, nelle aree vitivinicole italiane di pregio (Toscana
e Piemonte). Analoga la vicenda del grano. In questo caso labbondanza di
produzione, cui si correla la massiccia importazione di grani pregiati russi e
americani, e linnovazione tecnologica, il mulino a cilindri, porta a produrre sfarinati per lesportazione o da utilizzare in loco. Sta in ci la genesi dei
numerosi mulini a cilindri presenti nel Salento che sostituiscono i mulini
a palmenti a trazione animale. Di questo percorso complice la macchina a vapore, prima, e, poi, luso di energia elettrica che fornisce una fonte di
energia abbondante e pulita. Ai mulini a cilindri si affiancano i numerosi
pastifici che sorgono appunto per utilizzare gli sfarinati in eccesso e produrre
per il mercato locale. I processi di nazionalizzazione della produzione della
molitura e della produzione di pasta hanno determinato la decadenza di molti
di questi impianti. Quelli che sono sopravvissuti hanno puntato le loro carte
sulla qualit e sui mercati di nicchia, realizzando in alcuni casi successi inaspettati.
Il mulino a cilindri di Corigliano dOtranto appartiene a questa vicenda.
La sua dismissione deriva appunto dai processi di nazionalizzazione del mercato. Il suo abbandono rende disponibile, come in molti altri casi, un monumento di cui indubbio il valore storico, documentario, archeologico industriale e che rappresenta un elemento non secondario del paesaggio urbano.
9

Il Convegno tenutosi il 24 aprile scorso per iniziativa del Progetto In-Cul.


Tu.Re attesta proprio questo dato, ma non solo. Definisce un percorso di ricerca esemplare in cui si contaminano tecniche e saperi. Cos alla storia del
mulino, alle memorie dei protagonisti, alle proposte di valorizzazione si aggiungono le indagini micro-geofisiche per la diagnostica strutturale, la caratterizzazione dei materiali costitutivi e del loro degrado, le indagini termografiche, le ipotesi di riuso. In altri termini un itinerario conoscitivo a tutto
campo, in grado di essere da guida ad una attivit di recupero strutturale che
tenga conto della specificit del manufatto, dei suoi caratteri fondanti, uscendo dalla banalit dei recuperi polifunzionali e dalle destinazioni duso abituali
(residenza, commerciale, uffici), spazzate via dalla crisi del ciclo edilizio. In
ci il convegno assume un carattere esemplare e si configura come unesperienza multidisciplinare: proprio quello che spesso senza riuscirci gli archeologi industriali propugnano ormai da oltre mezzo secolo.

Il Mulino, testimone muto delle


esistenze dei miei predecessori
Anatolia Coratelli

Ricevere in eredit un bene materiale destino di molti uomini, ma quando


questo bene riconosciuto dalla collettivit e salvaguardato dalle istituzioni in
quanto testimonianza dellattivit industriale dei primi Novecento nel basso
Salento, allora questa eredit pu diventare un fardello perch impegnativo
condividere ci che ti appartiene, e non solo in senso strettamente privatistico
ma oserei dire intimistico, con altri.
Non posso dare testimonianze sulla vita dellimpianto molitorio precedente
alla gestione di mio padre Raffaele e poco anche sulla attivit in generale se
non recuperando frammenti dai suoi racconti.
Lattivit del Mulino con lo stabile che ne conserva la memoria, un tempo
prestigiosa e molto remunerativa considerate le testimonianze sullo stile di
vita della nostra famiglia, che disponeva persino di unautomobile fuoriserie
cabriolet utile anche a lunghe percorrenze per motivi di svago nata dalla
volont del nonno Riccardo e da Vittorio Imparato (fratello di nonna Maria),
originari delle zone di Andria e Trani. Negli anni di massimo fulgore tutti i
membri della grande solidale famiglia le sorelle Rosetta, Lillina, Annina, e la
mite Titina, unica che io abbia conosciuto e vissuto, e gli zii Imparato Nennella, Pippi e Vittorio erano coinvolti a vario titolo nella gestione dellimpresa e
della annessa abitazione.
Un grande peso sulla gestione imprenditoriale ha avuto, nel tempo,
un crollo finanziario e familiare le cui conseguenze hanno pesantemente
gravato limpegno di mio padre (e della sua novella sposa) nelle cui mani
pass il testimone della attivit e relativa propriet immobiliare non senza le
immancabili querelles con altri coeredi.
Ci che ho personalmente vissuto e di cui in questa sede voglio dare memoria, il grande amore di mio padre uomo singolare e per questo conosciuto nel paese per larte molitoria e la passione per il suo lavoro e il suo molino.
Le sveglie prima dellalba durante il periodo della campagna di acquisto del
grano, le migliaia di fascette di campionatura degli impasti di farina disseminate in casa a seccare e poi i suoi progetti di selezionatrici e altre invenzioni.
11

Suo malgrado non riuscito a contagiare nessuno di noi figli, anzi spesso
veniva violentemente contestato nelle sue iniziative: cera un divario generazionale tra lamore per larte molitoria di mio padre e le nostre giovani vite,
orientate verso la realizzazione del proprio percorso formativo; ciononostante
oggi per me lodore della farina appena macinata o linconfondibile rumore di
un plansichter sono la memoria. Ma unemozione sensoriale che non posso
trasferire ad altri.
Del genio imprenditoriale (inesorabilmente accompagnato dalla
sregolatezza) di mio nonno Riccardo, della misurata audacia di zio Vittorio,
della laboriosit delle zie e della passione di mio padre Raffaele rimane, muto
testimone, ledificio con la sua elegante partitura di facciata e la poderosa
torre del silos alquanto fiaccato dal logorio del tempo e risparmiato dalla
demolizione grazie a mio padre che, negli anni del boom economico, seppe
respingere le lusinghiere proposte di speculazione edilizia pervenutegli e
favorite dallallora vigente Programma di Fabbricazione, che ammetteva ampi
indici di fabbricabilit.
Ora il nuovo Piano Urbanistico Generale ha vincolato il mulino e quindi
le future sorti di questo bene immobile gravandolo soprattutto di un fardello
significativo che risiede nel suo essere testimone di memoria storica per lintera
collettivit.
Ma io spero che, nonostante la necessit di ingenti risorse finanziarie e il
dispiegamento di grandi energie necessarie per il recupero, nonostante il difficile dialogo tra profitto individuale e bene comune, questo manufatto possa
rivivere quello stesso fermento degli anni della prima met del Novecento, grazie ad iniziative che non siano riduttive della sua specificit ed essenza e che
escludano qualsiasi tentativo di speculazione.
Mi auguro, per questo testimone di storia, di genialit, di audacia, di laboriosit e di amore, idee utopistiche e visionarie, come visionari furono i suoi
creatori, e comunque il migliore utilizzo, che non cancelli la storia e lenergia di
quegli innumerevoli cilindri che lavoravano luno contro laltro per schiacciare
il chicco di grano.

12

met anni 70...


Riccardo Coratelli

Met anni 70, anni in cui a mia memoria non ricordo di aver sentito
pronunciare la parola crisi. Ricordo come fosse ieri mio padre Raffaele che
con spirito di dedizione e abnegazione si svegliava allalba per iniziare la sua
giornata lavorativa. Ricordo con nostalgia i suoni e soprattutto i ritmi che si
sprigionavano dal mulino che ricordano le poliritmie della musica africana.
Era un continuo fermento e movimento, un via vai di clienti e la voce possente
di mio padre che impartiva le istruzioni ai suoi operai. Lui amava tantissimo
il suo mestiere, larte bianca, e aspettava con impazienza larrivo della rivista
specializzata nel settore.
Ricordo con nostalgia come coinvolgeva noi figli nel suo mondo fatto di
macchinari strani e pieni di fascino per noi bambini. Il Mulino per noi era
come un labirinto dove giocare e respirare gli odori della farina. Il Mulino era
un punto di riferimento per molti degli operatori del settore sia per le piccole
che medie aziende che trovavano qualit e professionalit.
Un periodo di notevole sviluppo economico si ebbe quando mio padre
strinse un rapporto lavorativo con la ditta Paiano di Maglie specializzata nella
produzione ed esportazione di prodotti come friselle e biscotti. La lavorazione
si svolgeva allinterno dellopificio di propriet di nostro padre a Corigliano
dOtranto. Questa operazione port ad una crescita delloccupazione nel paese
con lassunzione di diversi operai specializzati.
Il Mulino cos ebbe un incremento delle vendite.
Lo sviluppo delle strategie commerciali, per, non si accompagn
alladeguamento delle infrastrutture industriali e al rispetto delle norme di
sicurezza degli impianti, e si giunse inesorabilmente alla chiusura dellopificio
e al suo successivo abbandono.

13

Introduzione

I molini e lindustria molitoria in


Puglia. Il progetto In-Cul.tu.re.
e il molino Coratelli a
Corigliano dOtranto (LE)
In-Cul.Tu.Re.

Il progetto In-Cul.Tu.Re. INnovazione nella CULtura nel TUrismo e nel Restauro,


vincitore del bando under 30 Smart Cities and Communities and Social Innovation (D.D. 84/Ric. del 02/03/12) ha operato sul territorio dellUnione dei
Comuni della Greca Salentina (assetto amministrativo 2012).
In questo ristretto ambito territoriale, sono stati individuati 12 beni culturali con lobiettivo di rappresentare la complessit e leterogeneit di un patrimonio spesso poco conosciuto e valorizzato. Per ogni caso studio sono stati
previsti specifici programmi di ricerca secondo i tre cardini progettuali della diagnostica non distruttiva per la conoscenza e il restauro, dellefficienza
energetica e dello sviluppo di strumenti ICT (Information and Communication
Technology) per la valorizzazione e fruizione.
Queste attivit sono state realizzate grazie al supporto di diversi partner:
Laboratorio di Diagnostica non Distruttiva del Politecnico di Torino, C.N.R.
- Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (Ibam) di Lecce, Istituto superiore Mario Boella (Ismb) di Torino, Soc. Coop. CRESCo.
Punti di forza dellapproccio metodologico adottato sono stati la multidisciplinariet e il coinvolgimento nei processi di conoscenza e valorizzazione
delle comunit, delle istituzioni locali e delle realt innovative esistenti intorno
ai luoghi studiati. Lobiettivo stato quello di creare buone pratiche e opportunit di inserimento dei beni indagati in una rete di dinamiche virtuose. Pertanto, accanto alla ricerca scientifica, sono stati avviati diversi processi di comunicazione e promozione del patrimonio culturale, favorendo luso di pratiche
artistiche (con la realizzazione di reportage fotografici, mostre, installazioni,
prodotti video e prodotti editoriali) e la realizzazione di itinerari incentrati
sulla mobilit lenta nellarea della Greca Salentina.
Il caso studio individuato per il comune di Corigliano d Otranto il Molino a cilindri Coratelli che appartiene al patrimonio di archeologia industriale
regionale, cio al complesso dei beni immateriali e materiali, non pi utilizzati
per il processo produttivo, che costituiscono testimonianza storica del lavoro e
della cultura industriale presenti sul territorio regionale (L.R. 27/01/2015 n.1
17

Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale, Art. 1, comma 2).


Sul Molino sono state condotte ricerche darchivio e bibliografiche, campagne di rilievo architettonico e fotografico, indagini diagnostiche per la conservazione, analisi del comportamento energetico della struttura e attivit volte
alla valorizzazione.
Questa pubblicazione, nata dalla collaborazione del Progetto In-Cul.Tu.Re.
con lArch. Antonio Monte e Meditfilm, si propone di divulgare, attraverso un
dossier tecnico, i risultati dello studio storico-documentario e delle indagini
scientifiche, e di analizzare e raccontare, rispettivamente nel primo contributo
"Dal palmento al laminatoio a cilindri. Origini e sviluppi dell'industria molitoria in Puglia" e nel documentario allegato, il contesto dellindustria molitoria
in Puglia.
Francesco De Matteis
Lavinia Donateo
Paola Durante
Sofia Giammaruco
Gabriele Miceli
Gabriele Montinaro
Maria Federica Stifani
Soggetti attuatori In-Cul.Tu.Re.

18

Contributi

Dal palmento al laminatoio a cilindri.


Origini e sviluppi dellindustria
molitoria in Puglia
Antonio Monte

1. San Michele Salentino (BR). Mulino Santoro; sul lato destro il molino a palmenti, a sinistra il laminatoio a cilindri della
Ditta Sangati (ph. A. Monte, 2007).

La molitura dei cereali sicuramente


una delle forme pi antiche di attivit umana. Essa per lunghi periodi di
tempo fu assicurata da una macchina: il molino, azionato sia attraverso la forza animata (o movimento a
maneggio, perci chiamato anche a
sangue o a tiro) data da uomini
o animali, o inanimata prodotta da
energia idraulica, eolica e a vapore1.
Il molino, nelle sue espressioni
pi complete, costituisce una delle
pi importanti invenzioni tecnologiche non solo dellet antica, ma anche e soprattutto dellet medioevale
e moderna; in tutti questi secoli, esso
si presenta come uneccezionale macchina utilizzata per la molitura dei
diversi tipi di prodotti agricoli di interesse alimentare2.
Le ingenti quantit di grano che
si producevano in diverse aree della

Puglia, venivano trasformate in


farina da due tipi di molini: quello a
palmenti con mole e, in seguito, da
quello industriale con laminatoi a
cilindri (Fig.1).
La tradizionale tecnica di macinazione, che rimase per diversi secoli
inalterata anche dopo lintroduzione
della forza motrice a vapore, fu quella praticata nel molino a palmenti (o
a sfregamento) che era molto diffuso
nelle campagne italiane. In molte regioni dellItalia centro-settentrionale,
dove vi sono numerosi corsi dacqua,
si diffusero i molini idraulici a ruota
orizzontale (ritrecine) o verticale; invece in alcune regioni meridionali e
insulari si diffusero, prevalentemente,
quelli a trazione animale (detti centimoli, da centimulus strumento che
serve per macinare il grano azionato
da un mulo) ma anche quelli idraulici.

1
G. Aliberti, Lindustria molitoria meridionale nel sec. XIX, in Rivista Storica Italiana, Anno LXXXI, Fascicolo
IV, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1969, pp. 903-939; G. Florio, Lingegnere-mugnaio. Manuale pratico
per gli ingegneri civili incaricati delle perizie giudiziarie per la determinazione delle quote fisse nei molini
forniti da contatore meccanico, Stabilimento Tipografico di F. Giannini, Napoli 1871, p.12; E. Madureri,
Storia della macinazione dei cereali, volume I, Chiriotti Editori, Pinerolo (TO) 1995, pp. 83-124; A. Carena,
Lindustria dei molini da grano, Parte I-Tecnologia, S. Lattes & C. Editori, Torino-Genove 1925, p, 5; C.
Siber-Millot, Lindustria dei molini. Costruzioni-impianti-macinazione, Ulrico Hoepli Editore, Milano 1897.
2
V. Galliazzo, I mulini in Italia. Itinerario illustrato attraverso larchitettura e la meccanica degli antichi mulini
di tutte le regioni italiane, (con Disegni di L. Confortini e F. Corni), Savignano sul Panaro (MO), 2005, p. 9.

21

2. Martano (LE). Stabilimento industriale F. Marati; molino a doppio palmento (ph. A. Monte, 1998).

3. Gioia del Colle (BA). Molino Automatico a Cilindri Excelsior di Enrico Pagano & figlio Luigi; prospetto principale
(ph. A. Monte, 2000).

22

Questi luoghi di lavoro erano presenti, prevalentemente, nelle


campagne e meno nei centri abitati;
solo con lintroduzione dei laminatoi e della macinazione a cilindri, nei
centri abitati furono realizzati imponenti mulini-fabbrica che in alcuni
casi furono costruiti in prossimit
della linea ferroviaria per favorire il
commercio. I due tipi di mulini (a
palmenti con mole o con laminatoi
a cilindri) ancora rimasti in situ costituiscono, oggi, un peculiare patrimonio - protoindustriale e industriale - dellindustria molitoria pugliese
(Figg. 2-3).
Lattivit molitoria ha rappresentato - in primis - una particolare esigenza delle comunit rurali locali nel
trasformare il frumento in farina per
uso proprio e poi, per trarne beneficio economico svolgendo la molitura
per conto terzi o mettendo sul mercato il prodotto.
Sui territori dei numerosi comuni
della Terra di Capitanata (provincia
di Foggia), della Terra di Bari, della

Terra dOtranto (le attuali province


di Lecce, Brindisi e Taranto), della
provincia di Potenza e Matera e delle
province di Avellino, Salerno e Cosenza, erano presenti 4113 strutture
molitorie a forza idraulica, animale e
a vapore. Infatti dalle Statistiche Industriali, redatte a partire dai primi
anni del 1880, si ha un quadro esaustivo degli impianti molitori attivi sia
nei diversi circondari che quelli disseminati, soprattutto, nelle campagne
(i centimoli ad uso esclusivamente familiare) e nei centri abitati3.
Nei circondari della provincia
di Foggia operavano 778 molini dei
quali 58 in quello di Bovino e San
Severo e 39 in quello di Foggia ed
erano azionati prevalentemente con
forza motrice idraulica, pochi invece funzionavano a vapore; mentre
nei paesi pianeggianti erano diffusi
623 centimoli4. La provincia di Terra
dOtranto contava 810 molini: 20 nel
circondario di Brindisi, 19 in quello
di Gallipoli, 21 a Lecce e 26 in quello di Taranto; mentre 724 centimoli

3
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica,
Statistica Industriale. Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Foggia (Capitanata), Fascicolo
XXX, Serie IV, N 47, Tipografia Nazionale di G. Bertero, Roma, 1891, pp. 32-33; Ministero di Agricoltura,
Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica, Statistica Industriale.
Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Potenza, Fascicolo XXIX, Serie IV, N 46, Tipografia
Nazionale di G. Bertero, Roma, 1891, pp. 31-32; A.C.S., MAIC, Direzione Generale dellAgricoltura,
Notizie sugli Opifici Idraulici e sui corsi dacqua esistenti in Provincia di Potenza, Potenza 10 Agosto 1877.
Aggiornato a tutto il 31 Dicembre 1883, Vers. VI, b. 292, fasc. 1566; Ministero di Agricoltura, Industria
e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica, Statistica Industriale. Notizie sulle
condizioni industriali della provincia Bari e di Lecce (Terra dOtranto), Fascicoli XXXI e XXXII, Serie IV,
N 49, Tipografia Nazionale di G. Bertero, Roma, 1891, p. 38 e p. 32; Ministero di Agricoltura, Industria
e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica, Statistica Industriale. Notizie sulle
condizioni industriali delle provincie di Avellino e Benevento, Fascicolo XVIII, Serie IV, N 33, Tipografia
Nazionale di G. Bertero, Roma, 1889, pp. 39-40; Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione
Generale della Statistica, Annali di Statistica, Statistica Industriale. Notizie sulle condizioni industriali della
provincia di Salerno, Fascicolo XII, Serie IV, N 23, Tipografia Nazionale di G. Bertero, Roma, 1888, p. 38;
Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica,
Statistica Industriale. Industria della macinazione dei cereali, Fascicolo XIX, Serie IV, N 34, Tipografia Eredi
Botta, Roma, 1889, p. 23.
4

Ministero di Agricoltura, Fascicolo XXX, cit., pp. 32-33.

23

erano sparsi sul territorio dei quattro


circondari5. I molini attivi nei quattro
capoluoghi dei circondari e in qualche paese pi evoluto, erano tutti alimentati con forza a vapore; lenergia
idraulica era completamente assente, infatti la Statistica del M.A.I.C.
sullIndustria della Macinazione
riporta: [...] Essa diffusa (forza
idraulica) in tutte le province (Foggia
e Bari), eccetto quella di Lecce [...]6.
294 molini erano in funzione in provincia di Bari di cui 20 ad Altamura,
41 a Bari e 38 a Barletta7; mentre, 195
centimoli operavano - sparsi - sul
territorio dei tre circondari. Nelle tre
province pugliesi, soprattutto in quella di Bari e Lecce, a causa della mancanza di corsi dacqua, venne ben impiegata la [...] macinazione a vapore
[...] dominando assoluta nelle Puglie
[...]8 con la presenza (soprattutto nei
centri urbani pi importanti) di oltre
200 strutture produttive.
Come abbiamo visto in precedenza, sul territorio regionale erano
molto diffusi i centimoli; in Puglia,
nel 1882, erano attive 1542 strutture molitorie9. I centimoli, considerati
per diversi secoli il nerbo dellindu-

stria della macinazione10 vennero


realizzati in zone pianeggianti prive
di corsi dacqua, pertanto indussero le realt locali ad orientarsi verso
lo sfruttamento della forza animale.
Nonostante la diffusione dei molini a
vapore, che fecero la loro prima comparsa in Puglia gi a partire dallultimo quarto del secolo XIX, nei piccoli
centri urbani e nelle circostanti campagne prevalse la piccola industria
domestica demandata al centimolo
che, gestito a conduzione familiare,
riusciva a soddisfare la popolazione
locale che non richiedeva un prodotto molto raffinato11.
Il meccanismo del molino a palmenti costituito da un albero verticale (o albero rotante) su cui sono
inserite la tramoggia, che porta direttamente il grano al centro della macina superiore, e due mole di pietra
calcarea disposte in senso orizzontale una sullaltra. Quella inferiore,
quasi sempre fissa e incastellata nella
struttura portante della macchina,
detta dormiente (o giacente), mentre
quella superiore girevole, o girante
o corrente, nota come mola ballerina.
Il grano introdotto dalla tramoggia al

4. Martano LE). Stabilimento industriale F. Marati; pietre La Fert del molino a doppio palmento (ph. A. Monte, 2007).

Ministero di Agricoltura, Fascicolo XXXII, cit., p. 32.

Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Annali di Statistica,
Statistica Industriale. Industria della macinazione dei cereali, cit., p. 23.
6

Ministero di Agricoltura, Fascicolo XXXI, cit., pp. 38-39.

Idem, pp. 22-24; pp. 27-28.

Idem, p. 33.

10

Ibidem.

R. Covino, A. Monte, Lindustria molitoria in Terra dOtranto: il molino a cilindri Scoppetta a Pulsano
nel centenario della sua fondazione. Recupero e conservazione di un monumento industriale, Crace, Narni
(TR) 2011, pp. 3-23; A. Monte, Molini e silos granari. I siti produttivi, i brevetti, le architetture, il patrimonio
archeoindustriale, in Atti del Convegno Internazionale come sa di sale lo pane altrui. Il pane di Matera
e i pani del Mediterraneo, Matera 5-7 settembre 2014, Edizioni Centro Grafico Foggia S.r.l., Foggia, 2014,
pp.189-213.
11

24

5. Martano (LE). Stabilimento industriale F. Marati; molino a doppio palmento con banco metallico della Ditta inglese
Ruston Proctor & C. di Lincoln (ph. A. Monte, 1998).

25

6. Pulsano (TA). Molino F. Scoppetta; laminatoi a cilindri della Ditta Fratelli Bhler, Uzwil-Milano (ph. A. Monte, 2007).

centro della macina superiore, dotata


di scanalature per rendere pi agevole lo scarico della farina, passa attraverso un piccolo spazio vuoto tra le
mole e viene schiacciato per pressione e sfregamento. La distanza fra le
macine regolabile e questo permette
di scegliere la granulometria del prodotto macinato12.
Particolare attenzione rivolta
alla qualit delle mole, che dovevano essere di pietra durissima, porosa e con struttura omogenea; quelle pi note, molto usate ma anche
molto imitate (macine di pietra del
tipo La Fert) erano le pietre molari
realizzate in loco con materiale lapideo estratto dal bacino di cave di La
Fert-sous-Jouarre in Francia. Dopo
lestrazione e la prima lavorazione di
sbozzatura, avveniva loperazione pi
delicata sulle macine cio la scanalatura (o aguzzatura o rabbigliatura);
ossia la realizzazione di una serie di
raggi, (di forma, dimensione, profondit e numero secondo il tipo di grano e di macinazione se bassa, media o
alta) sulle superfici dei palmenti che
avevano una notevole influenza sulla
fase finale del macinato (Fig. 4).
Tutti gli impianti molitori tradizionali praticavano la bassa macinazione (o macinazione a fondo o piatta
macinazione); con questo metodo, in

un solo passaggio di macinazione,


venivano completamente schiacciati
i chicchi di grano.
Gli impianti a palmenti (semplice
o doppio con banco metallico) (Fig.5)
dominarono la scena dellarte molitoria in tutta lItalia; i meccanismi utilizzati, solo quando accadeva qualche imprevisto venivano rinnovati,
ma sostanzialmente rimasero intatti
nella loro struttura originaria. Infatti,
la macinazione a palmenti nel corso
dei secoli aveva raggiunto un discreto
grado di perfezione e continu ad essere utilizzata dai contadini per molti
decenni anche dopo lavvento dei primi esempi di laminatoi.
Questa diffusione cos capillare
degli impianti molitori, sia a trazione animata che inanimata, avvenuta tra la fine del secolo XVI e i primi
anni del secolo XIX; mentre dopo la
seconda met dellOttocento inizi a
diffondersi il molino con laminatoi
a cilindri. Essi, a partire dalle prime
installazioni, furono considerati dai
mugnai con molta diffidenza perch
costosi e altrettanto dispendiosi per
la manutenzione; pertanto, per diversi decenni continu ad essere utilizzata la molitura a palmenti e continu
a prevalere la bassa macinazione.
La comparsa dei laminatoi a cilindri13, (Fig. 6) avvenuta tra il 1821 e il

12
R. Pareto, G. Sacheri, Voce Macinazione e Triturazione, in Enciclopedia delle Arti e Industrie, Volume V,
Parte II, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1891, pp.643-655.

7. Pulsano (TA). Molino F. Scoppetta; plansichter tipo sospeso ad oscillazione libera e sullo sfondo i buratti della Ditta
Fratelli Bhler, Uzwil-Milano (ph. A. Monte, 2006).

26

13
La rottura in frammenti, lo svestimento delle semole, la rimacina vengono compiuti dai laminatoi. Il
primo laminatoio a cilindri, azionato con forza meccanica, fu utilizzato in Svizzera, Ungheria, Austria,
Francia, ecc.; nel periodo compreso tra il 1820 circa e il 1834 alcuni pionieri sperimentarono i primi modelli
di laminatoi sostituendo le mole con cilindri in ferro. Tra i primi che collaudarono queste nuove macchine
vanno ricordati Justin Helfenberger & C.ie di Rorschach (Svizzera), i fratelli Bollinger di Vienna, linglese
John Collier, che brevetto nel 1823 un laminatoio con due rulli cilindrici o conici in ferro. Ma chi perfezion
la costruzione del laminatoio nel 1834, con la realizzazione di tre coppie di cilindri poste luna su laltra, fu
lingegnere meccanico svizzero (di Fruenfeld) Johann Jakob Sulzberger.

27

8 (sin). Mechwart Andrea. Tavola del Brevetto Perfezionamenti nei molini a cilindro o laminatoj per la
macinazione, 1882 (ACS, MICA UIBM, Serie invenzioni, brevetti).
9 (dx). Wegmann Friedrich. Particolare della Tavola del Brevetto Trasmissione ad ingranaggio pei cilindri
dei laminatoi, e in genere per gli alberi a distanza variabile, 1885, (ACS, MICA UIBM, Serie invenzioni,
brevetti).

1832, rivoluzion radicalmente il tradizionale metodo di molitura praticato


in et moderna. Pertanto gi a partire
dalla met dellOttocento il passaggio alla nuova tecnologia avvenne in
maniera graduale; fu cos introdotta
lalta macinazione (o macinazione graduale a cilindri) fatta con successive
rotture e conseguente burattatura e
separazione dei prodotti. Lo sviluppo
tecnologico dei laminatoi fu dovuto
essenzialmente al diffondersi di una
nuova forma di energia: la macchina

a vapore. Il laminatoio, e tutti gli altri


macchinari correlati alla macinazione che si andarono perfezionando in
questo secolo, avevano il grande vantaggio di produrre un prodotto decisamente migliore. Prima il laminatoio
per frantumare i chicchi di grano e in
seguito, dopo circa cinquantanni, il
plansichter14 (buratto piano o staccio
piano a oscillazione libera) per labburattamento delle farine, hanno rivoluzionato lintero sistema dellarte molitoria (Fig. 7).

Tra il 1870 e il 1885 alcune ditte


misero sul mercato cilindri in porcellana, acciaio e in ghisa temperata
su brevetti di Friedrich Wegmann,
Andr Mechwart, (Fig. 8) Adolphe
Bhler, Daverio-Henrici & C. S. A, A.
Millot & C., Abraham Ganz & C., e
altri. A Wegmann si deve il brevetto
e la costruzione del primo laminatoio
industriale; egli, tra il 1873 e il 1885
circa, realizz numerosi brevetti che
in seguito perfezion per migliorare
le prestazioni; (Fig. 9) dopo il primo
brevetto venne chiamato dalla ditta
Ganz & C. a collaborare per la costruzione di laminatoi.
Nel vasto panorama dellindustria
molitoria merita un posto di rilievo la
nota Casa Bhler di Adolphe Bhler
di Uzwil (Svizzera) fondata nel 1860.
A partire dallultimo quarto dellOttocento e i primi decenni del Novecento, brevett (Figg. 10-11) e costru
accuratissimi laminatoi a tre/quattro
cilindri con due diverse incastellature15; i laminatoi Bhler sono stati i pi
utilizzati nei moderni impianti molitori a carattere industriale.
Laumento dei macchinari e delle
fasi di lavorazione del grano, port
una significativa evoluzione anche
nel campo della costruzione di stabilimenti industriali. In diverse citt europee, tra cui anche in Italia (si
ricordano i pi noti esempi: i molini

Stuchy a Venezia, Barca tra Collegno


e Rivoli (TO) e Nuovo sul Freidano
a Settimo Torinese) si realizzarono a
partire dallultimo quarto dellOttocento, grazie allintervento di ricchi
imprenditori, imponenti molini del
tipo anglo-americano (o detti allamericana per il loro sviluppo in senso verticale per favorire la caduta del
grano dallalto), caratterizzato da pi
piani e da alte torri nelle quali trovavano posto i vari passaggi dellattivit molitoria16. Si iniziava dai piani
alti per la spietratura, passando per
i piani intermedi dove avveniva la
svecciatura e la mondatura, sino ad
arrivare al piano inferiore dove veniva eseguita la macinazione.
A partire dai primi anni del Novecento molte aziende presenti sul
territorio nazionale utilizzavano le
tecnologie molitorie pi recenti; il
rinnovamento tecnico fu in costante evoluzione e riguardava le diverse
fasi del processo produttivo che era
linsilamento (aerazione), la pulitura
dei cereali, la condizionatura, il passaggio automatico dei grani da macinare e infine lelettrificazione. Infatti,
lavvento dei motori elettrici contribu in grossa misura allevoluzione
quantitativa e qualitativa della macinazione del grano.
A partire dal 1880 limpiego del
laminatoio si diffuse rapidamente

15
Siber-Millot, cit., pp. 94-119; Pareto, Sacheri, cit., pp. 655-667, pp. 1349-1363; G. Berarducci-Vives, La
macinazione e la panificazione, Tipo-Litografia L. Lazzaretti e Figli, Lecce 1886, p. 15; Madureri, cit., pp.
179-188; G. Negri, La macinazione agricola dei cereali, Hoepli, Milano 1930.
14
Ai buratti e ai plansichter demandata la classificazione degli sfarinati e delle grosse semole, nonch
lultima classificazione. Lo staccio piano a oscillazione libera o plansichter, venne brevettato dallungherese
Karl Haggenmacher nel 1887. Esso rappresent il tipo pi moderno di macchina stacciatrice; infatti era
composto da diversi stacci piani disposti uno sullaltro. Diverse furono le case costruttrici di plansichter: la
Ganz & C.; la Luther; la Amme, Giesecke & Konegen; la Daverio e la Fratelli Bhler.

16
Allo sviluppo e diffusione di questa tipologia di impianti molitori, contribuirono gli studi e lapporto
tecnico dellingegnere Cesare Saldini. Egli, attraverso le sue opere a stampa (fu anche il fondatore del
Giornale dei Mugnai, Milano 1880-1896), pubblicizzava lalta redditivit di questa nuova industria; lopera
che pi lo rese noto fu il Manuale per la costruzione dei molini da grano, Tipografia e Litografia degli
ingegneri, Milano 1878.

28

29

10. Socit Bhler. Brevetto per il Perfectionnements aux moulin cylindres; Sezione, 1903 (ACS, MICA
UIBM, Serie invenzioni, brevetti).

11. Socit Bhler. Brevetto per il Perfectionnements aux moulin cylindres; Vista frontale, 1903. Nella
parte destra del disegno si notano i rulli in metallo rigati da scanalature rettilinee (ACS, MICA UIBM, Serie
invenzioni, brevetti).

30

anche in Puglia, come testimoniano


i numerosi molini-fabbrica dotati di
impianti con laminatoi a cilindri.
In Puglia, a Gioia del Colle, tra
i pionieri dellarte molitoria sono
da ricordare Enrico Pagano con i
figli Luigi e Alfredo, che a partire
dalla fine dellOttocento erano
attivi nel campo dellindustria della
macinazione dei cereali con un
modesto molino a palmenti. Enrico
era un commerciante di granaglie, di
farina e aveva un impianto molitorio
per conto terzi; nel 1882 costru, a
Conversano, un molino con annesso
pastificio, dal quale inizi ad avere
buoni profitti che gli permisero di
trasferirsi, nel 1894, a Gioia del Colle
dove avvi un moderno impianto
molitorio per cereali che don nel
1897 al figlio Alfredo. Nasce cos la
Ditta Alfredo Pagano che, nel 1902,
costru il primo Molino a cilindri e
pastificio a vapore completamente
provvisto di macchinari interamente
forniti, a scopo pubblicitario, dalla gi
citata ditta Bhler. Lanno successivo,
la ditta svizzera di Uzwil, sempre
a fini promozionali forn tutto il
macchinario al secondo molino
realizzato dai Pagano: il Molino
Automatico a Cilindri Excelsior Enrico
Pagano & Figlio Luigi (Fig.12).
Mentre a Monopoli, nel 1890, i
fratelli della ditta Meo Evoli Molini
costruiscono un molino automatico a
cilindri che produceva trecentosessanta quintali di farina al giorno; nel 1901
la propriet pass a Domenico e, nel
1921 a Clemente che lo ammodern

ulteriormente facendolo divenire uno


dei pi moderni impianti presenti in
Puglia. (Fig.13)
Nel 1907 la ditta F. Tamma & C.,
costituita dal Cav. Francesco Tamma,
da Pasquale Cocuzza, Giovanni Papa e
Giuseppe Bisceglie, fece edificare a Bari
un molino, a cui pochi anni fu affiancato un moderno pastificio; negli anni
trenta fu completamente rimodernato
con un impianto molitorio che permetteva di molire 1000 quintali di grano duro al giorno e vi lavoravano 160
operai. Fabrizio Pellegrino impiant
ad Andria, nel 1907, un molino a cilindri che nel 1924 don ai figli Elia e
Tommaso; essi, nel 1931costituirono la
ditta S. A. Molini Pellegrino che in breve tempo divenne una delle pi grandi
aziende operanti nel settore molitorio
in Puglia. Aveva una produzione giornaliera di 1500 quintali tra grano duro
e tenero, sfarinati, fave e granturco;
nello stabilimento erano impiegati 120
operai. (Fig.14-15)
A Corato (BA), nel 1912, sorsero i
Molini e Pastifici Coratini per la molitura di grano duro e tenero e una
modesta produzione di pasta; lo stabilimento era completamente provvisto
di laminatoi, buratti e altre macchine
della ditta svizzera Bhler. Unaltra
importante ditta operante a Castellana (BA), fu la Molino e Pastificio di
Michele Di Masi che gi a partire dal
1914 era attiva, lungo la provinciale
Castellana-Putignano, con un moderno molino automatico a cilindri che
produceva 300 quintali di grano nelle
24/ore17 (Fig.16).

17
Puglia in linea. Volume celebrativo del lavoro della gente di Puglia, Anno I-XVII, Bari settembre XVII,
Edizioni Tipografiche Ettore Padoan, Milano, sd. [1939].

31

12. Gioia del Colle (BA). Molino Automatico a Cilindri Excelsior di Enrico Pagano & figlio Luigi; particolare del
prospetto principale (ph. A. Monte, 2000).

14. Andria (BT). S.A. Molini Pellegrino; reparto laminatoi a cilindri, 1937 circa (da Puglia in Linea).

13. Monopoli (BA). Molino Meo Evoli; vista dinsieme, 1935 circa (da Puglia in Linea).

15. Andria (BT). S.A. Molini Pellegrino; reparto buratti, 1937 circa (da Puglia in Linea).

32

33

16. Castellana (BA). Molino Di Masi; reparto laminatoi, 1937 circa (da Puglia in Linea).

17. Carta intestata del Molino a cilindri e pastificio della Ditta Fontana, Magrone, Pansini & C. di Molfetta, 1912
(Archivio di Stato di Bari, Camera di Commercio di Bari, I Deposito, Denuncia delle ditte e delle societ, b. 335).

18. Carta intestata del Premiato semolificio pastificio di Vito Basile & F.lli di Altamura, 1941 (Archivio Storico
Comunale, b. 121, Molini, forni, frantoi, affari vari -1941, cat. XI, cl. 2, f. 2).

34

35

19. Altamura (BA). Molino Artigianale Dibenedetto; semolatrice quadrupla e plansichter in legno a sei canali e 24 stacci
(ph. A. Monte, 2012).
20. Martano (LE). Stabilimento industriale F. Marati;
laminatoi del molino a cilindri (Archivio P. Marati).

A Molfetta erano attivi i molini


a cilindri (con annesso pastificio) di
Ignazio Pansini, quello della Ditta
Fontana, Magrone, Pansini & C. e altri (Fig. 17).
Mentre ad Altamura operavano
imponenti molini quali: il Molino Cooperativo Municipale e il Molino San
Giuseppe, i molini di Giovanni Denora, Filippo Mininni, il molino Sociale
E. Spaziante, quello di Giovanni Raimondi, dei fratelli Giuseppe e Nicola
Pellegrino e quello di Vito Basile &
F.lli (Fig. 18).
Nel processo di patrimonializzazione di un manufatto industriale,
ricopre un ruolo fondamentale la
memoria che identifica e caratterizza
una comunit. Nel caso di Altamura
(mentre a Matera, Pulsano, Martano,
Corigliano dOtranto e Gioia del Colle le strutture molitorie sono ancora,
non pi attive, ma presenti) purtroppo, questa memoria venuta meno!
Sulle diverse aree dove sorgevano
i molini prima citati, oggi vediamo
costruzioni a pi piani (forse per ricordare il palazzo-fabbrica dei molini a cilindri che si sviluppavano in
altezza) destinate ad abitazioni o altre
funzioni commerciali e sociali.
Lunica lungimirante testimonianza ancora attiva dal 1949, che
conserva e racconta la memoria
dellindustria molitoria altamurana,

il Molino Artigianale Dibenedetto


sito in via Aquileia (Fig.19).
A Lecce, i fratelli Pasquale e Francesco Chillino, fecero costruire, intorno allultimo quarto dellOttocento, un
molino a vapore e, successivamente,
un pastificio; il primo moderno impianto molitorio che viene realizzato in Terra dOtranto e nella citt che
permette di molire grandi quantit di
cereali e produrre pasta18. Sempre nel
capoluogo tra il 1885 e il 1889, la ditta Cimino, Piacentino, Rossi & Comp.
realizzarono, su progetto dellingegner
Gaetano Marschizek, un molino a vapore con annesso pastificio e panificio; mentre, nel 1893 Antonio Landi
impiant [...] un opificio il pi vasto
che si potesse desiderare, un pastificio
completo che nel suo genere e rimane
lunico in tutta la Puglia [...]19. A distanza di circa un decennio, nel 1906
lindustriale Cav. Landi ingrand lo stabilimento su viale Brindisi, costruendo
un piano primo destinato a molino e
pastificio; in seguito, nel 1916 edific il
secondo piano. Dopo la morte, lo stabilimento pass nelle mani del figlio
Gaetano che cerc, nel 1926, di potenziare lazienda paterna con la costruzione di un nuovo molino e pastificio
che non fu mai autorizzato perch le
macchine [...] producevano frastuono
o rumori e comunque turbino la quiete
dei cittadini [...]20.

A. L. Denitto, Proprietari, mercanti, imprenditori tra rendita e profitto, in Storia di Lecce dallunit al secondo
dopoguerra, Bari, Editori Laterza, 1992, p. 125; V. Cazzato e S. Politano, I luoghi del lavoro: gli stabilimenti
industriali e artigianali, in Architettura e citt a Lecce. Edilizia privata e nuovi borghi fra 800 e 900, M.
Congedo Editore, Galatina, 1997, p. 321.
18

19
Lecce industriale. Lo stabilimento Landi, in Il Salento, Almanacco illustrato, Vol. II, Editrice LItalia
Meridionale, Lecce 1928, pp. 316-318.
20

36

Archivio Storico Comunale di Lecce, b. 19, Cat. 10.9.2, interno 64-65, 1926.

37

21. Carta intestata del Premiato Molino Moderno Automatico a Cilindri di Giuseppe Romano, 1924 (Archivio A. Monte).

22. Incarto della pasta di semola extra del Molino e pastificio S. Giuseppe di Benedetto Cavalieri (Archivio
Aziendale B. Cavalieri).

Nel cuore della Greca Salentina,


a Corigliano dOtranto (LE) la ditta
Gervasi, Papuli & C. costru uno stabilimento a vapore con molino automatico a cilindri, pastificio e molino
per conto terzi. La struttura molitoria,
fondata nel 1908, aveva una produzione giornaliera di 50 quintali di
grano duro e tenero, di cui il molino
a palmenti produceva 25 quintali,
mentre il pastificio 22 quintali di pasta. Nel 1932 lopificio venne rilevato
dalla ditta del Cav. Vincenzo Barrotta21 e successivamente, nel 1936, lo
stabilimento venne acquistato dalla
ditta Pedone22. Sempre a Corigliano
dOtranto il Capo mugnaio Riccardo Coratelli e il Capo pastaio Vittorio Imparato della Gervasi, Papuli &
C., che nel frattempo si erano staccati dallopificio, fondarono la Ditta R.
Coratelli & V. Imparato; un piccolo
impianto molitorio per conto terzi,
con macine per la macinazione a fondo. Dopo qualche anno edificarono
un imponente molino-fabbrica con
laminatoi a cilindri e buratti per lalta
macinazione. Mentre a Martano (LE)
lintraprendente industriale Francesco Marati impiant, nel 1891, un
molino a due palmenti per conto terzi, dove alla fine dellOttocento si af-

fianc [] lunico Mulino a cilindri


con sistemi razionali del Circondario
di Lecce []23 della ditta VITTO &
MARATI.
Lo stabilimento industriale a vapore (con annesso pastificio e panificio) era provvisto di moderni macchinari forniti dalle note case Ganz di
Budapest e Bhler di Uzwil; allinterno del molino vi erano otto laminatoi,
dodici buratti semplici e centrifughi,
pulitrici, spazzolatrici, svecciatoi, bagnagrano, ed altro. Esso moliva 150
quintali di grano nelle ventiquattro
ore24 (Fig.20).
Un altro pioniere dellarte molitoria era presente a Maglie (LE); Giuseppe Romano, nel 1884 impiant un
Premiato Molino Moderno Automatico a Cilindri (Fig. 21) con annesso
pastificio e panificio. La ditta Romano ebbe numerosi riconoscimenti
nazionali e internazionali. Sempre
a Maglie, vi era un altro importante
opificio della Societ Esercizio Mulino
appartenente ai fratelli Gino e Antonio Nuzzo, i quali avevano anche
altre due sedi una a Lecce e laltra a
Nard (LE); c da ricordare anche,
sempre a Maglie, il Molino e pastificio S. Giuseppe di Benedetto Cavalieri
(Fig. 22).

21
Stabilimento industriale Gervasi, Papuli & C. a Corigliano dOtranto, in Il Salento, Almanacco illustrato,
Vol. II, Editrice LItalia Meridionale, Lecce 1928; Lo stabilimento Barrotta a Corigliano in Il Salento,
Almanacco illustrato, Vol. VIII, Editrice LItalia Meridionale, Lecce 1934; pp. 324-326.
22

Intervista ad Armando Pedone proprietario dellomonimo pastificio, 30 ottobre 2000.

Francesco Marati, VITTO & MARATI, Stabilimento industriale a vapore, Martano (Lecce), Tipografia
Garibaldi, Lecce 1902, pp. 1-12.
23

24
Lo stabilimento Marati a Martano, in Il Salento, Almanacco illustrato, Vol. IV, Editrice LItalia
Meridionale, Lecce 1930, pp. 292-293; Daniela Mazzotta, Archeologia industriale nel Salento: il mulino
Marati, in Il coltello di Delfo, anno IV, n 19, settembre 1991, pp. 47-51; A. Monte, Il molino e pastificio
di Francesco Marati a Martano, in Salento, larte del produrre. Artigiani, fabbriche e capitani dimpresa tra
Ottocento e Novecento, Edizioni Grifo, Lecce 2012, pp. 111-116.

38

39

23. Pulsano (TA). Interno del molino del tipo a palmento doppio di Francesco Scoppetta, (Archivio Associazione
culturale la Ngegna).

24. Pulsano (TA). Molino Francesco Scoppetta; vista dinsieme dei laminatoi a cilindri (ph. A. Monte, 2007).

40

Mentre a Melissano (LE) cera il


Premiato Molino Pastificio Pani di
Cosimo Manco.
In questo, anche se pur breve,
excursus sul complesso e articolato
panorama dellindustria molitoria in
Puglia, si inserisce la figura di Francesco Scoppetta che, gi a partire
dai primi anni del 1880, costru uno
dei primi molini a vapore presenti
su tutto il territorio pugliese. Anche
la storia di Scoppetta ricca di interessanti avventure industriali e importanti successi imprenditoriali. La
piccola cittadina ionica di Pulsano in
poco meno di ventanni (1879-1897)
divenne il teatro dove si svilupp
lattivit dellindustriale; un pioniere
dellindustria molitoria pugliese, che
contendeva ad Altamura lattribuzione di capitale della molitura del grano al centro di un territorio dedito
alla cerealicoltura. Lattivit molitoria
ebbe inizio tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta dellOttocento con un modesto molino del
tipo a palmenti, nacque cos il Farinificio industriale a vapore. Qualche
anno dopo compr altri caseggiati
contigui, che gli permisero di ampliare la struttura molitoria con un molino del tipo a palmento doppio (da
cinque quintali/ora ciascuno) con
banco metallico, trasmissione a mezzo di ingranaggi e gru per sollevare la
macina girante (Fig. 23).
Nel 1906 complet lintero ciclo,
legato alla macinazione del grano e

alla produzione di sfarinati, con la


costruzione di un moderno pastificio
meccanico memore, forse, della gloriosa tradizione di pastai campani. A
distanza di circa un lustro, Francesco non particolarmente soddisfatto dalla bassa macinazione praticata
con il molino a palmento doppio e,
facendo valere le sue vedute pionieristiche, decise di impiantare un moderno mulino con laminatoi a cilindri
(passando cos allalta macinazione
o macinazione graduale), secondo
linnovazione tecnologica in campo
molitorio che si andava ormai diffondendo -da circa mezzo secolo- contro la tradizionale molitura a macine.
Il salto pi ambizioso datato 1911,
quando nacquero gli Stabilimenti Industriali di Sfarinato e Pastificio Meccanico con macinazione a cilindri e
a macine della Ditta Francesco Scoppetta. Tra novembre 1910 e gennaio
1911, venne redatto il progetto esecutivo di un moderno impianto che fu
completamente affidato anche per la
sua realizzazione, alla nota ditta svizzera dei Fratelli Bhler (Fig. 24).
In breve tempo venne impiantato ex-novo, in alcuni ambienti un
mulino da grano completamente innovativo nel campo molitorio con
lintroduzione di laminatoi a cilindri,
buratti e plansichter. Il nuovo impianto, tra i primi in Puglia, consentiva la lavorazione di 80 q.li/24ore di
grano duro o tenero25.

Covino, Monte, Lindustria molitoria, cit.; A. Monte, Il molino a cilindri di Francesco Scoppetta a
Pulsano, in Salento, larte del produrre., cit., pp. 117-121; L. Marin, A. Monte, P. Sampietro, Lo stabilimento
industriale Scoppetta: dal molino a palmenti al molino a cilindri, in Covino, Monte, cit., pp. 25-42.

25

41

Il Progetto In-Cul.Tu.Re. e il Molino


Coratelli, tra storia e archeologia
industriale. Un percorso di ricerca,
patrimonializzazione e
valorizzazione
Antonio Monte Paola Durante Sofia Giammaruco

1. Vista dinsieme del molino (ph. A. Monte, 2014).

Il Molino Coratelli, gi Molino a


cilindri della Ditta R. Coratelli & V.
Imparato, un organismo architettonico di propriet privata situato a
Corigliano dOtranto (LE), comune
della Greca Salentina, edificato nei
primi anni del Novecento da Riccardo Coratelli e Vittorio Imparato1 per
lesercizio del molino, cio per la
macinazione dei cereali e la conseguente produzione di farine (Fig. 1).
In tempi pi recenti, dal 1983 al
1991, altre imprese locali (Biscottificio Frisal, Biscottificio Paiano) utilizzarono gli spazi del molino come
pastificio, biscottificio, forno e negozio2. Dopo il 1991, con la chiusura
delle attivit produttive, venne privato delle sue funzioni e attualmente
non sono numerose le testimonianze
storiche dei processi produttivi e del
lavoro che un tempo lo animarono.
Sono stati conservati, infatti, solo una
minima parte dei numerosi macchinari (Figg. 2-3) e delle attrezzature
presenti nella struttura e utilizzati

per la macinazione; inoltre, poco si


conservato dellarchivio aziendale per
poter ricostruire, in maniera esaustiva, lattivit produttiva e i rapporti
commerciali della Ditta.
Il Molino una delle testimonianze di un processo storico-produttivo
che ha interessato il territorio della
Puglia e delle regioni vicine a partire
dalla seconda met dellOttocento e
che ha visto la nascita di diverse realt produttive nellambito dellindustria molitoria. Si pensi che nel solo
comune di Corigliano dOtranto contemporaneamente al nostro molino,
della Ditta R. Coratelli & V. Imparato,
erano attivi numerosi altri impianti
molitori oggi - purtroppo - non pi
esistenti e noti solo grazie ai documenti darchivio, come ad esempio la
Societ Esercizio Molini e Pastifici, il
Molino e Pastificio Cav. Vincenzo Barrotta (gi Gervasi, Papuli & C. - Fig.
4), successivamente Giovanni e Giuseppe Barrotta fu Vincenzo e la ditta
Andrea Cavalieri3 (Figg. 5-6).

1
A. Monte, Salento. Larte del produrre. Artigiani, fabbriche e capitani dimpresa tra Otto e Novecento, Edizioni
Grifo, Lecce 2012, pp. 103-126.
2
Archivio della Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Lecce Visura storica della Ditta.
3
Archivio Storico Comunale di Corigliano dOtranto, Categoria XI.

43

2. Raffaele Coratelli allinterno del molino; sullo sfondo alcune macchine del molino utilizzate nel processo
produttivo (ph. A. Monte, 2000).

Il Progetto In-Cul.Tu.Re., grazie


alla disponibilit e allinteresse dei
proprietari, nel rispetto del Codice
dei beni culturali e del paesaggio4 e secondo quanto previsto nellArticolo 2
della Legge Regionale del 27 gennaio
2015, n1 per la Valorizzazione del
patrimonio di archeologia industriale5, ha portato avanti delle attivit di
ricerca con lintento di creare un quadro conoscitivo di base e ricostruire
le diverse fasi storico-costruttiveproduttive del molino.
La consultazione di diversi archivi, quali lArchivio Centrale dello
Stato-MICA UIBM, Serie invenzioni,
brevetti, lArchivio Storico Comunale di Corigliano dOtranto, lArchivio
storico Catasto Fabbricati e Terreni

di Lecce, lArchivio della Camera di


Commercio, Industria, Artigianato,
Agricoltura di Lecce, lArchivio privato della famiglia Coratelli, ha permesso di reperire documentazione
testuale e iconografica utile a studiare la storia delle ditte e levoluzione
costruttiva dellimpianto molitorio.
Non meno importante stata la raccolta di testimonianze orali, rilasciate
dalla propriet e dagli ultimi operai
impiegati presso il biscottificio Paiano, essenziale per recuperare la memoria storica del molino attraverso i
racconti e i ricordi di chi lo ha vissuto.
Dallo studio delle fonti dirette
darchivio emerso che la Ditta R.
Coratelli & V. Imparato venne fondata nel 1920 e prosegu la propria atti-

Decreto Lgs. 22/01/2004 n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Bollettino Ufficiale della Regione Puglia, n 16 del 30 gennaio 2015, pp. 3530-3531.

44

vit, dal 1957 al 1987, come Impresa


individuale Raffaele Coratelli6 (Fig.7).
Inizialmente attivo nella macinazione per conto terzi, il piccolo
molino di Riccardo Coratelli e Vittorio Imparato si serv dapprima di
un impianto tradizionale del tipo a
palmenti per la macinazione a fondo;
questo testimoniato dalla presenza
di sei macine che sono state annegate nel cemento in corrispondenza di
uno degli ingressi del molino (Fig.8).
A distanza di pochi anni, dopo aver
avviato limpresa, impiantarono un
moderno molino automatico (che
si sviluppa su cinque livelli, come si
vede da un disegno fatto sul muro
dellultimo piano, Fig. 9) per passare allalta macinazione con lutilizzo

di laminatoi a cilindri (Fig.10), plansichter, semolatrici.


Questo passaggio di tecnologia,
avvenuto, come anche in altri opifici
coevi, nel molino Coratelli & Imparato grazie alla lungimiranza e allintraprendenza dei proprietari, garantiva
una migliore qualit del prodotto, in
quanto il chicco di cereale anzich
essere compresso e disintegrato, con
rischio di surriscaldamento, veniva
preliminarmente bagnato e rotto in
maniera graduale, facendolo passare
attraverso coppie di cilindri rotanti in
ghisa.
Il cambiamento verso i nuovi
cicli produttivi comport ladeguamento del complesso molitorio con
la costruzione di nuove strutture e

3. Laminatoio della Ditta Fratelli Bhler allinterno del molino (ph. A. Monte, 2014).

Archivio della Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Lecce Visura storica della Ditta.

45

5. Interno del molino (ph. P. Colaiocco per In-Cul.Tu.Re, 2014).

4. Inserzione Pubblicitaria della Ditta Gervasi, Papuli & C. (Archivio A. Monte).


6. Interno del molino (ph. P. Colaiocco per In-Cul.Tu.Re, 2014).

46

47

ladozione di soluzioni tecnologiche


e materiali innovativi per il periodo,
come i solai in calcestruzzo armato.
I nuovi spazi produttivi furono, probabilmente, utilizzati solo per un ristretto periodo di tempo, poich dalle testimonianze dirette noto che la
produzione fu nuovamente trasferita
nel nucleo originario dellimpianto
molitorio.
Nel 1940 il Prefetto concesse alla
Ditta R. Coratelli & V. Imparato la
scissione della licenza di macinazione in I e II categoria, destinate, come
si legge in una norma del 1929 sulla
Disciplina della macinazione, rispettivamente a Molini automatici e Molini
semiautomatici7. Con ogni probabilit lattivit produttiva incluse anche
un pastificio, come testimonia una
richiesta di Riccardo Coratelli, datata
1943, per la costruzione di una nuova
struttura, allinterno del Molino e Pastificio Coratelli Imparato8.
I Prospetti riepilogativi delle denuncie mensili di frumento e farina
di frumento presentate dagli esercenti lindustria molitoria del Comune9 analizzati, cio quelli degli anni
1939-1940-1941, danno ldea che lattivit produttiva del molino Coratelli

& Imparato fosse ridotta rispetto a


quella degli altri molini automatici e
semi-automatici presenti sullo stesso
territorio comunale.
La storia del molino Coratelli
legata, nel suo piccolo, oltre che allattivit produttiva della molitura e agli
aspetti del lavoro, anche alla ricerca
applicata svolta da Raffaele Coratelli
che per decenni porto avanti lAzienda con passione e amore verso larte
molitoria. Sono firmate da Raffaele,
ultimo titolare della ditta, due domande di Brevetto per invenzione
industriale: quella risalente al 1983 fu
accolta e con essa venne brevettato il
Dispositivo selezionatore Coratelli atto
alla integrale eliminazione del rivestimento dei chicchi dal frumento in macinazione10 (Fig. 11).
Ulteriore strumento di studio e conoscenza dello stato di fatto del molino e delle sue fasi costruttive, sia storiche che tecniche, stata la verifica dei
rilievi esistenti (Figg. 12-13), integrata
dalla realizzazione di un nuovo rilievo
geometrico e architettonico, eseguito
con il metodo diretto, di dettaglio di
alcuni ambienti ritenuti pi significativi sia dal punto di vista architettonico e strutturale che produttivo.

7. (pag. precedente) Documento della Ditta R. Coratelli & V. Imparato (Archivio Storico Comunale di
Corigliano dOtranto, Categoria XI).

Archivio Storico Comunale di Corigliano dOtranto, Categoria XI.

Archivio Storico Comunale di Corigliano dOtranto, Categoria XI; Archivio storico Catasto Fabbricati e
Terreni di Lecce, Archivio dellAgenzia del Territorio-Conservatoria dei Registri Immobiliari di Lecce.
8

9
Tavole descrittive della produzione, in quintali, di ogni impianto molitorio attivo nei comuni del Regno,
da consegnare obbligatoriamente e a cadenza mensile alle Regie Prefetture delle Province di appartenenza,
secondo il Regio Decreto Legge 17 settembre 1936-XIV, n 2022; Archivio Storico Comunale di Corigliano
dOtranto, Categoria XI.
10
Archivio Centrale dello Stato-MICA UIBM, Serie invenzioni, brevetti Visura Deposito Invenzione
Industriale.

49

8. Macine del molino a palmenti (ph. A. Monte, 2014).


9. (pag. seguente) Disegno del ciclo produttivo realizzato su una parete dellultimo livello del molino (ph.
A. Monte, 2014).

Ledificio, progettato tutto o in


parte dallingegnere Alessandro Bruni di Lecce (come desunto da fonti
orali dirette), presenta complessivamente una forte unit compositiva,
nonostante al suo interno siano presenti pi corpi di fabbrica, ognuno
dei quali con una specifica funzione,
preposti a destinazioni duso anche
molto diverse tra loro, quali ad esempio lattivit produttiva e la residenza
(Figg. 14-15).
Il complesso del Molino Coratelli
si compone di un blocco produttivo,
quello attualmente non utilizzato, e di
uno destinato ancora oggi a residenza. Il blocco produttivo si compone
di un nucleo angolare, probabilmente
quello originario, con orizzontamenti lignei, al quale sono state affiancate

due lunghe maniche e limponente


torre per la macinazione a cinque
piani fuori terra con orizzontamenti
in calcestruzzo armato.
Se il disegno dei prospetti del nucleo angolare, delle maniche e della torre caratterizzato da superfici lineari,
che rafforzano la compattezza dei volumi -interrotta solo dal ritmo delle grandi finestre vetrate- e non lascia spazio
ad elementi decorativi, ma scaturisce
da esigenze funzionali, la residenza e i
suoi ambienti interni sono stati invece
arricchiti da opere di interesse storicoartistico legate al tema dellindustria
molitoria, come ad esempio testimonia
la stesura pavimentale musiva a motivi floreali e spighe di grano presente in
uno degli ambienti destinati ad abitazione (Fig. 16).

50

10. (pag. precedente) Reparto laminatoi a cilindri del molino (Archivio Coratelli).
11. Brevetto Dispositivo selezionatore Coratelli atto alla integrale eliminazione del Rivestimento dei chicchi
dal frumento in macinazione, (ACS, MICA UIBM, Serie invenzioni, brevetti).

Per quanto essenziale nelle forme, il molino presenta unindubbia


particolarit nellutilizzo e nellaccostamento di vari materiali costruttivi.
Alle variet di pietra locale, impiegate nelle strutture verticali e nei paramenti murari esterni, si affiancano
diverse tipologie di impasti cementizi, differenziati a seconda del loro impiego in elementi strutturali (travi e
solette armate) o nelle finiture superficiali (graniglia del piano di calpestio). Sono inoltre conservati gli originari serramenti, interni ed esterni,
in metallo e legno, risalenti alla prima
met del Novecento.
Partendo da una preliminare analisi macroscopica a vista, condotta in
situ, sullo stato di fatto e sulle alterazioni presenti (in collaborazione con

i ricercatori dellIbam-Cnr di Lecce e


del Laboratorio di Diagnostica non
Distruttiva del Politecnico di Torino)
stato pianificato e realizzato uno
studio multidisciplinare per valutare
lo stato di conservazione del molino,
studiarne le tecniche costruttive, i
materiali impiegati e il loro degrado.
Le indagini termografiche hanno permesso di valutare la presenza
di fenomeni di umidit di risalita,
infiltrazioni, ponti termici e di individuare le tessiture murarie e gli elementi costruttivi della struttura. Nel
dettaglio tali ispezioni, avvenute in
tre differenti campagne di indagine,
si sono concentrate sugli ambienti del
piano terra non destinati a residenza,
nelle maniche presenti ai piani primo
e secondo, e nei locali della torre di

53

54

55

12. (pagg. precedenti) Planimetrie del Piano terra del molino, 1958 (Archivio storico Catasto Fabbricati e
Terreni di Lecce, Archivio dellAgenzia del Territorio).
13. (pagg. precedenti) Planimetrie del Piano primo, secondo, terzo e quarto del molino, 1958 (Archivio
storico Catasto Fabbricati e Terreni di Lecce, Archivio dellAgenzia del Territorio).

14. - 15. Esterno del molino (ph. M. Rizzo per In-Cul.Tu.Re, 2014).

macinazione rispettivamente nei piani primo, secondo, terzo e quarto (si


rimanda al capitolo Il Molino Coratelli: indagini termografiche di Monica
Volinia).
Per la verifica di alcuni aspetti
costruttivi, lindividuazione dei ferri
delle armature della soletta e la valutazione del loro stato di conservazione sono state realizzate, nei locali
del piano primo del molino, indagini
geofisiche (georadar e geoelettrica) e

microgeofisiche. A differenza degli


altri piani in cui il degrado dei ferri
appare evidente, in questo caso si
voluto valutare lo stato di conservazione negli ambienti apparentemente
in buono stato (si rimanda al capitolo
Il Molino Coratelli: indagini micro-geofisiche per la diagnostica strutturale
di Giovanni Leucci e Lara De Giorgi).
Per la caratterizzazione dei materiali costitutivi e delle alterazioni presenti, sono stati individuati e prelevati

11
Per lAnalisi dello Stato di Conservazione stata usata la terminologia della Norma Italiana UNI 11182:
Beni culturali. Materiali lapidei naturali ed artificiali. Descrizione della forma di alterazione-Termini e
definizioni, UNI-Ente Nazionale Italiano di Unificazione, Milano, aprile 2006.

56

16. Molino Coratelli: Stesura pavimentale musiva presente in uno degli ambienti destinati ad abitazione (ph.
S. Giammaruco, 2015).

dei microcampioni da sottoporre ad


analisi mineralogico-petrografiche
e chimiche, provenienti da intonaci,
conglomerato cementizio di pavimentazione e solai, rivestimenti murari in pietra naturale12 (si rimanda
al capitolo Il Molino Coratelli: caratterizzazione dei materiali costitutivi e
dei prodotti del degrado di Giovanni
Quarta e Davide Melica).
In collaborazione con la Soc.
Coop. CRESCo stato valutato il
comportamento energetico del molino. Lo studio partito dallesecuzione
di un Audit Energetico, a cui segui-

12

ta lelaborazione di un Masterplan su
un lotto di intervento sperimentale,
per il quale stato redatto uno Studio di fattibilit per linserimento di
impianti a basso consumo energetico
(si rimanda al capitolo Il molino Coratelli: indagini sul tema dellefficienza
energetica di Riccardo Costa).
Il molino Coratelli, insieme agli
altri beni indagati dal Progetto,
stato inserito in un quadro strategico complessivo di azioni di promozione e valorizzazione. Attraverso la
costruzione di unampia narrazione
dei luoghi studiati, si cercato di in-

Secondo il Normal 3/80 Materiali Lapidei: Campionamento.

58

17. Manifesto della Giornata di studi Lacqua e la farina: I sistemi di approvvigionamento idrico e lindustria
molitoria nella Greca salentina, che ha avuto luogo il 24 aprile 2015 a Corigliano dOtranto (Progetto grafico di
A. Giammaruco).

59

fluire positivamente sulla percezione


del patrimonio, puntando sulla conoscenza dei siti mediante eventi di promozione, coinvolgendo artisti, enti di
ricerca, istituzioni locali, associazioni
professionali, organismi che operano
nel campo dellistruzione, della promozione territoriale, ecc.
Rispetto agli altri beni indagati da
In-Cul.Tu.Re, il molino divenuto
protagonista di pi lavori audiovisivi.
Insieme alla chiesa di Santo Stefano
a Soleto, si prestato alle sperimentazioni di Carlo Michele Schirinzi in
Deposizione in due atti, in cui i due
luoghi rivivendo sotto lo sguardo
nuovo della macchina da presa superano lo status di bene culturale,
non sono pi luoghi di preghiera e
di lavoro, n edifici-simbolo da salvaguardare. Divengono invece semi
per una riflessione artistica contemporanea13. stato il punto di partenza per il racconto affrontato nel video
documentario di Meditfilm I molini
e lindustria molitoria in Puglia. Tra
dismissione e recupero (DVD allegato
a questa pubblicazione, si rimanda al
capitolo Luoghi e visioni. Frammenti
di antropologia visuale di Tommaso
Faggiano).
Sulla stessa tematica stata incentrata la Giornata di studi Lacqua e la
farina: I sistemi di approvvigionamento idrico e lindustria molitoria nella
Greca salentina, che ha avuto luogo
il 24 aprile 2015, presso la Sala Cavallerizza del Castello de Monti di
13

Corigliano dOtranto. Liniziativa


rientrata nellambito delle manifestazioni organizzate da E-FAITH (European Federation of Associations of
Industrial and Technical Heritage) per
lAnno Europeo del Patrimonio Industriale e Tecnico, ed stata realizzata
con la collaborazione dellIbam-Cnr
di Lecce e dellAIPAI (Associazione
Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e il patrocinio del
Comune di Corigliano dOtranto
(Fig. 17).
Sguardi diversi, di fotografi provenienti da pi parti dItalia, hanno
indagato gli ambienti del molino e
i loro reportage sono confluiti nelle mostre fotografiche Da qui non si
vede il mare. Il paesaggio della Greca
Salentina e Futuri Possibili. Il paesaggio della Greca Salentina e nel calendario 2015 Tra Visioni e Paradossi.
La Grecia Salentina di Piero Marsili
Libelli.
Una fruizione pi immediata e
destinata anche ai pi piccoli, basata
sullofferta di contenuti multimediali legati al molino, stata proposta
con linserimento nellapp Sherazade,
Storymaker for travelling, cantastorie
digitale che accompagna la visita di
luoghi particolari del Salento, e con la
realizzazione dellapp Caccia ai Tesori
della Greca Salentina, che permette - attraverso il gioco - di affinare le
capacit di osservazione e comprensione del patrimonio culturale.

Deposizione in due atti, DVD prodotto da In-Cul.Tu.Re., edizioni Kurumuny, 2015.

60

IL MOLINO CORATELLI: INDAGINI


MICRO-GEOFISICHE PER LA
DIAGNOSTICA STRUTTURALE
Giovanni Leucci Lara De Giorgi

Premessa
Si vogliono evidenziare in questo capitolo i risultati delle indagini microgeofisiche realizzate dal Laboratorio
di Geofisica per lArcheologia ed i
Beni Monumentali (IBAM-CNR)
allinterno della struttura denominata Molino Coratelli. La campagna di

Le

indagini stata finalizzata sia allindividuazione delle armature ed eventuali forme di dissesto (vuoti e/o fratture) presenti allinterno della soletta
in cemento armato che al loro stato di
conservazione.

prospezioni geofisiche

Per individuare lo stato di degrado


della struttura in cemento armato
bisogna dare unocchiata al suo
interno. Bisogna fare una vera e
propria TAC per svelarne ogni
segreto. E il compito della Geofisica
Applicata che, al pari delle tecniche
ecografiche e tomografiche delle
scienze mediche, usa metodi
di indagine di tipo indiretto e
soprattutto non invasivo per misurare
le variazioni di alcuni parametri
fisici allinterno del mezzo indagato
e individuare cos la struttura di
questultimo e/o la presenza di difetti
strutturali quali fessure, fratture,
contenuto volumetrico in acqua,
corrosione, etc.

Funziona cos: supponiamo di realizzare sulla superficie di una certa


area alcune misure di un determinato
campo fisico, sia esso gravimetrico,
magnetico, elettrico o elettromagnetico. Se il sottosuolo tutto perfettamente omogeneo, indipendentemente dalla posizione in cui si effettua la
misura, otteniamo sempre lo stesso
valore. Se invece ad un certo punto
c un corpo con propriet fisiche diverse rispetto al materiale circostante, quando lo strumento di misura
passa in corrispondenza di tale corpo, il valore misurato si discosta dal
valore imperturbato: , come si dice
in gergo, un valore anomalo, ossia
una variazione (anomalia) rispetto al

61

valore di una situazione omogenea.


La geofisica applicata cerca di definire, sulla base di queste variazioni
e quindi sullosservazione di queste
anomalie, la natura e la geometria
dei corpi sepolti. Ogni campo fisico
viene misurato con un metodo geofisico particolare, e i pi usati sono i
metodi gravimetrici, magnetometrici, elettrici, elettromagnetici (tra cui
il georadar) e sismici. Ciascuno di
essi sensibile al contrasto di particolari parametri fisici delloggetto da
investigare rispetto allambiente circostante (densit di massa, suscettivit magnetica, resistivit elettrica,
costante dielettrica, costanti elastiche, etc.), e dunque la maggiore o minore efficacia delluno rispetto allaltro dipende dallentit del contrasto
dei corrispondenti parametri fisici
(Reynolds, 1998). Pertanto uno dei
problemi fondamentali della geofisi-

La

ca individuare, per un particolare


problema in esame, il metodo geofisico da utilizzare. Bisogna in pratica
identificare i parametri fisici delloggetto da individuare che presentano
il maggior contrasto rispetto allambiente ospitante, e quindi consentono
la maggiore facilit di rilevazione, e
usare il metodo relativo.
Nel caso del Molino bisognava
utilizzare metodi che potessero insieme consentire unalta risoluzione
spaziale e la capacit di evidenziare lo
stato di conservazione dei ferri. Il metodo georadar (Leucci, 2007) assieme
al metodo elettrico (Loke, 2001; Loke
and Barker, 1996) potevano garantire
un buon compromesso tra risoluzione e capacit di individuare la presenza di un elevato grado di umidit e di
conseguenza lo stato di conservazione della struttura indagata.

presenza di una struttura eterogenea


con valori di resistivit compresi tra
10 e 50000 ohm m. In particolare si
nota la presenza di aree diffuse (il colore blu) con valori di resistivit molto bassi compresi tra 10 e 50 ohm m. In
queste aree potrebbe essere presente
un alto contenuto dacqua.
Dal modello di distribuzione dei
potenziali spontanei (Fig. 2b e 2c)
risulta evidente la presenza di una
distribuzione disomogenea di questi
ultimi. In particolare si notano tre
punti (blu) in cui si ha una concentrazione di potenziali negativi molto
elevati (-1000mV) che indica la presenza di calcestruzzo saturo dacqua.
Intorno a tali aree (colore verde) i valori di potenziale spontaneo aumentano raggiungendo valori compresi

tra -600 e -400mV. Tali valori indicano presenza di CO2. Nelle zone rosse
i valori di potenziale spontaneo assumono valori positivi (400-500mV),
indice di presenza di calcestruzzo
asciutto.
Ci si pu aspettare corrosione
attiva nei punti in cui un potenziale
negativo circondato da potenziali
sempre pi positivi, ovvero punti con
un gradiente di potenziale positivo.
Differenze di potenziale con delta di
circa +100 mV allinterno di unarea
di misura di 1 m, insieme con potenziali negativi sono una chiara indicazione di corrosione attiva. Quindi verosimile che nelle aree in blu
circondate dalle aree in rosso ci sia
in atto un fenomeno di corrosione
attiva.

prospezione geoelettrica

Sono stati pertanto utilizzati 24 elettrodi con distanza interelettrodica


variabile. Linversione dei dati stata
realizzata mediante un processo iterativo che minimizza la differenza fra la
resistivit apparente misurata e quella calcolata in base ad un modello di
partenza. Sono pertanto state studiate
le distribuzioni allinterno dei solai dei
parametri resistivit elettrica e potenziali spontanei. E stata utilizzata
una geometria di acquisizione non
standard che prevede la disposizione
sul solaio di una linea elettrica che segue il perimetro delledificio.
Sono stati pertanto acquisiti 2
profili la cui ubicazione mostrata in

Fig. 1. I profili elettrici 3D sono stati


denominati ERT1 ed ERT2 rispettivamente. In questo modo stata
coperta tutta larea del primo piano
(Fig.1).
Le mappe di resistivit e di potenziale spontaneo sono state costruite attraverso lutilizzo del software
ERTLab e di un apposito algoritmo
implementato in ambiente Matlab
dal Dr Giovanni Leucci. I modelli di
distribuzione dei parametri fisici resistivit elettrica e potenziali spontanei a varie profondit sono mostrati
in Fig. 2.
Dal modello di distribuzione della
resistivit (Fig. 2a) risulta evidente la

62

1. Ubicazioni dei profili elettrici 3D (ERT1 ed ERT2)

63

La

prospezione georadar

Le
misure
elettromagnetiche
impulsive sono state eseguite in
due stanze al primo piano della
struttura e si sovrappongono
parzialmente alla misura elettrica

(Fig. 3). In una delle tre stanze al


primo piano non stato possibile
realizzare il rilievo georadar a
causa della presenza di numerosi
ostacoli.

3. Ubicazione dellarea indagata con il georadar

I risultati mostrano (Fig. 4):


una soletta dello spessore di 10cm
circa (riquadro rosso);
un sistema di travi (riquadro
giallo) a sostegno della soletta.
Allinterno della soletta (Fig. 5) si

2. Modello 3D di distribuzione della resistivit (a) e dei potenziali spontanei (b).

64

notano alcune riflessioni (di forma


iperbolica) del segnale elettromagnetico legate alla probabile presenza delle barre in metallo. La loro distribuzione, nella direzione perpendicolare
al profilo, risulta essere disomogenea.

4. Sezione radar elaborata relativa ad uno dei profili acquisiti con lantenna da 900MHz

65

5. Zoom sulla sezione radar elaborata di Fig. 4


6. Time slices

evidente una probabile


concentrazione maggiore sopra le
travi (4 ferri equispaziati di 10cm
circa). Tra una trave e laltra la
distribuzione delle armature sembra
essere meno densa.
La planimetria dei profili, acquisiti a 0.5m di distanza luno dallaltro, ha consentito di correlare spazialmente, in modo 3D, le anomalie
presenti su ciascuna sezione utilizzando lanalisi dellampiezza degli
eventi riflessi entro assegnati intervalli di tempo (time slices). Sono
state costruite slice di ampiezza a
intervalli temporali di 1ns; ogni slice
corrisponde ad uno spessore di solaio di circa 0.01m. Il colore blu indica
debole ampiezza del segnale riflesso
(materiale sostanzialmente omogeneo); i colori dal celeste chiaro al
rosso pi intenso indicano variazioni di ampiezze del segnale riflesso
e quindi presenza di discontinuit
elettromagnetiche significative. Le
variazioni di ampiezza (quindi di
colore) in una stessa slice sono indice di variazioni orizzontali nelle
caratteristiche elettromagnetiche del
materiale investigato.
In Fig. 6 sono riportate le
slices di ampiezza pi significative
sovrapposte alla planimetria della
struttura.

66

In modo particolare nelle slices


1-2cm e 2-4cm di profondit (interno
soletta) si evidenziano le anomalie
relative alle travi di sostegno (colore
rosso). Anomalie (linea nera
tratteggiata) di piccola ampiezza
(celeste) sono legate alla probabile
presenza di un sistema di piccoli

vuoti e/o microfratture. Tali aree


coincidono con le aree a potenziale
spontaneo negativo in cui in atto un
fenomeno di corrosione.
La visualizzazione 3D (Fig. 7)
realizzata attraverso le iso-superfici
di ampiezza mostra la distribuzione
3D delle strutture presenti nellarea.

7. Iso-superfici di ampiezza

67

Conclusioni
Lindagine micro-geofisica, relativamente al piano indagato, ha consentito di ottenere importanti informazioni legate sia alla caratterizzazione
della struttura in cemento armato sia
al suo stato di conservazione. Mediante lanalisi dei potenziali spontanei stato possibile evidenziare le
aree pi a rischio, quelle in cui presente un forte grado di corrosione dei
ferri. Tramite le rappresentazioni 3D
stato possibile mostrare la conformazione della soletta e si potuto anche dividere larea indagata in sezioni

orizzontali in modo da mostrarne la


conformazione a varie profondit in
una sorta di scavo virtuale. In ogni
fetta orizzontale, i valori stimati per
i parametri fisici indagati hanno consentito di identificare la struttura con
il numero di ferri presenti, il loro diametro e la distanza tra gli stessi. Insomma la geofisica, se utilizzata bene,
pu fornire un'infinit di informazioni. Informazioni indirette, ottenute
senza scavare, e preziosissime per
una precisa progettazione degli interventi di recupero e salvaguardia.

Bibliografia
G. Leucci, Ground Penetratine Radar: Un introduzione per gli Archeologi,
Aracne Editrice, Roma, 2007;
M. H. Loke, Electrical imaging surveys for environmental and engineering studies, A practical guide to 2-D and 3-D surveys: RES2DINV Manual, IRIS
Instruments, www.iris-instruments.com, 2001;
M. H. Loke, R. D. Barker, Rapid least-squares inversion of apparent resistivity pseudosections using a quasi-Newton method, Geophys. Prosp., 44,
131152, 1996;
J. M. Reynolds, An Introduction to Applied and Environmental Geophysics.
Published by John Wiley and Sons Ltd. Baffins Lane, Chichester, West Sussex PO19 1UD, England, 1998.

IL MOLINO CORATELLI:
CARATTERIZZAZIONE DEI MATERIALI
COSTITUTIVI E DEI PRODOTTI
DEL DEGRADO
Giovanni Quarta Davide Melica

Premessa
Si riportano in questo capitolo i risultati delle indagini mineralogicopetrografiche e chimiche realizzate
presso il Laboratorio di Microscopia
Ottica e Diffrattometria di Raggi X
del IBAM-CNR su alcuni materiali
lapidei costituenti il Molino Coratelli

Tecniche
Sui campioni sono state effettuate le
seguenti analisi di laboratorio allo
scopo di identificarne la composizione e di verificare la presenza di sali
responsabili del degrado:
Microscopia ottica in luce trasmessa polarizzata su preparati
allestiti in sezione sottile (Normal

a Corigliano dOtranto (LE); tali indagini sono finalizzate alla caratterizzazione degli intonaci, degli elementi
in conglomerato cementizio ed in
pietra naturale e allidentificazione
dei prodotti del degrado.

analitiche

14/83, UNI 11176, UNI 12407);


Diffrattometria di Raggi X (DRX);
Cromatografia ionica (IC) (UNI
11087, APAT CNR-IRSA 4020);
Termogravimetria (TGA)/Calorimetria a scansione differenziale
(DSC).

Campionamento
Da alcuni elementi architettonici del
Molino (solai, pavimenti e paramenti
murari interni ed esterni) sono stati
prelevati 8 campioni rappresentativi
dei materiali e delle forme di alterazione e di degrado presenti. Il campionamento stato condotto con le
modalit riportate nel Normal 3/80
68

Materiali Lapidei: Campionamento ed ha interessato alcuni ambienti


del primo e del secondo piano corrispondenti alle maniche ed ai locali
della torre. Una breve descrizione dei
campioni e la documentazione fotografica del campionamento sono riportate di seguito:

69

Punto di prelievo dei campioni


MO-CO-1 / MO-CO-2

Punto di prelievo dei campioni


MO-CO-3 / MO-CO-4

campione

ubicazione

descrizione

MO-CO-1

frammento di intonaco in doppio strato

seconda manica, 1 piano, solaio

MO-CO-2

frammento di conglomerato cementizio

seconda manica, 1 piano, solaio

MO-CO-3

frammento di conglomerato cementizio

seconda manica, 1 piano,


da una zona macchiata del solaio

MO-CO-4

frammento di intonaco
sovrastante il campione 3

seconda manica, 1 piano,


da una zona macchiata del solaio

MO-CO-5

frammento di conglomerato
cementizio (granigliato)

seconda manica, 1 piano, pavimento

MO-CO-6

frammento di pietra e di intonaco

MO-CO-7

frammento di conglomerato cementizio

MO-CO-8

scaglia di pietra

Risultati
Punto di prelievo del campione
MO-CO-5

Punto di prelievo del campione


MO-CO-6

Punto di prelievo del campione


MO-CO-7

seconda manica, 1 piano, muratura


torre, 2 piano, pavimento
esterno, prospetto principale in
prossimit dello spigolo sinistro, da
un concio interessato da esfoliazione

e conclusioni

Lapidei naturali
La muratura laterale della seconda
manica, al 1 piano (campione MOCO-6), realizzata con una biomicrite (Folk, 1959) debolmente marnosa,
riferibile alla formazione geologica
miocenica della Pietra Leccese. Si
tratta di un litotipo a grana mediofine di colore giallastro, costituto da
tritume organogeno avente granulo-

metria compresa tra 0.05 e 0.3 mm.


La frazione non carbonatica costituita da fosfati bruni e da sporadici
microcristalli di quarzo. La matrice
abbondante ed ha natura calcareoargillosa mentre il cemento (precipitato chimico di origine secondaria)
molto scarso.

Intonaci

Dettaglio del punto di prelievo del campione


MO-CO-8

Punto di prelievo del campione


MO-CO-8

70

Lo studio mineralogico-petrografico
ha permesso di stabilire che gli intonaci prelevati dalla seconda manica,
al primo piano, rispettivamente dal
solaio e dalle pareti, sono stati confezionati con materie prime di provenienza locale.
Lintonaco del solaio (campione
MO-CO-1) composto da uno strato
interno di color nocciola, applicato
in due stesure e spesso circa 6 mm, e

da uno strato bianco di finitura, con


spessore prossimo a 3 mm.
Lintonaco interno stato confezionato con calce frammista ad una
sabbia calcareo-dolomitica di frantoio e a terra rossa ricca di quarzo e
di ossidi di ferro. Le dimensioni dei
clasti carbonatici sono mediamente
comprese tra 0.25 e 0.6 mm mentre
i cristalli di quarzo e le particelle di
terra non superano i 0.2 mm. Il rap-

71

porto legante/aggregato viene stimato intorno a 1:2.5 in volume.


Lintonaco di finitura reso invece da un impasto di calce e tufo
calcareo macinato. La granulometria
dellaggregato ricade perlopi nellintervallo 0.1-0.25 mm. Il rapporto legante/aggregato si aggira intorno a
1:2 in volume. In superficie si distinguono tre tinteggiature a calce.

Lintonaco della muratura (campione MO-CO-6) costituito da una


malta bastarda contenente calce,
cemento e tufo calcareo macinato.
Le dimensioni dei clasti sono prevalentemente comprese tra 0.2 e 0.3
mm. Il rapporto legante/aggregato
prossimo a 1:2 in volume. In superficie si osserva una tinteggiatura a
calce.

e le particelle di terra non superano


i 0.2 mm di diametro. Oltre allelevato quantitativo di calce, i principali
fattori responsabili della consistenza
medio-bassa di questo impasto sono
lelevata porosit primaria, stimata
intorno al 30% in volume, e lo scarso
quantitativo di aggregato (rapporto
legante/aggregato pari a circa a 1:1 in
volume).

Il conglomerato costituente il
pavimento del 2 piano della torre
(campione MO-CO-7) stato confezionato con cemento e con un aggregato calcareo-dolomitico di frantoio,
avente dimensioni massime di 1.8
mm ma perlopi comprese tra 0.4 e
0.8 mm. Sono inoltre presenti tracce
di terra rossa. Il rapporto legante/aggregato di circa 1:2 in volume.

Camp. MO-CO-1 intonaco interno:


microfotografia in sezione sottile
(luce trasmessa, N+).

Camp. MO-CO-6 intonaco: microfotografia in


sezione sottile (luce trasmessa, N+).

Camp. MO-CO-2 microfotografia in sezione


sottile (luce trasmessa, N+).

Camp. MO-CO-7 microfotografia in sezione


sottile (luce trasmessa, N+).

Lesame petrografico del pavimento granigliato (campione MOCO-5) ha evidenziato una matrice
cementizia molto compatta, in cui
sono dispersi clasti calcarei ascrivibili
alla formazione geologica del Calcare

di Bari. Le dimensioni dei frammenti calcarei variano complessivamente


da 0.4 a 4.2 mm ma ricadono in prevalenza tra 1.4 e 1.8 mm. Il rapporto legante/aggregato di circa 1:2 in
volume.

Conglomerati cementizi
Sono stati esaminati tre frammenti di conglomerato cementizio, due
aventi funzione strutturale ed uno
avente funzione di rivestimento del
pavimento. I primi due appartengono
rispettivamente al solaio del 1 piano della seconda manica (campione
MO-CO-2) e al pavimento del 2 piano della torre (campione MO-CO-7);
il terzo stato prelevato dalla finitura
a granigliato del pavimento del 1
piano della seconda manica (campione MO-CO-5). Integrando i dati
ottenuti dalla microscopia ottica con
i risultati delle analisi diffrattometriche stato possibile determinare le

caratteristiche compositive, tessiturali e microstrutturali dei materiali.


Nel caso dei campioni MO-CO-2
e MO-CO-7 lo studio petrografico
stato effettuato solo sulla matrice legante, in modo da evitare di esaminare, per quanto possibile, i grossi
elementi dellaggregato.
Il conglomerato cementizio del
solaio (campione MO-CO-2) contiene calce carbonatata, cemento, sabbia calcareo-dolomitica di frantoio e
poca terra rossa ricca di quarzo e di
ossidi di ferro. Le dimensioni dei clasti carbonatici ricadono in prevalenza tra 0.4 e 0.8 mm mentre il quarzo

72

Camp. MO-CO-5 microfotografia in sezione


sottile (luce trasmessa, N+).

73

Prodotti

del degrado

Le analisi diffrattometriche hanno registrato tracce di gesso nel campione


MO-CO-2 e di thaumasite nel campione MO-CO-5. Il gesso un additivo impiegato nella produzione del
cemento come regolatore di presa.

La thaumasite un solfo-silicato di
calcio idrato di neoformazione, prodotto da un attacco solfatico a spese
del cemento; tale composto si forma
dalla reazione del gesso con i silicati
idrati di calcio del cemento.

Camp. MO-CO-5: grafico delle analisi TGA (curva nera) e DSC (curva rossa).

Camp. MO-CO-2: diffrattogramma della matrice cementizia.

Le analisi DSC e TGA eseguite


sulla matrice legante del campione
MO-CO-5 confermano la presenza
di silicati del cemento (picco a 115C
prodotto dalla perdita dellacqua di
idratazione, a cui corrisponde una
perdita in peso del 5%) e di carbonati
(picco a 752C prodotto dalla calcinazione, a cui corrisponde una perdita in peso del 12.5%).

cloruri

Le analisi cromatografiche eseguite sul calcestruzzo e sullintonaco


macchiato del solaio del primo piano (campioni MO-CO-3 e 4) hanno
registrato discrete percentuali di cloruri e di solfati. Nel concio lapideo
della facciata esterna (campione MOCO-8) prevalgono invece i nitrati,
sali solubili molto igroscopici prodotti dalla decomposizione di sostanze
organiche contenute nel terreno.
solfati

nitrati

campione

(% in peso)

(% in peso)

(% in peso)

MO-CO-3

0,45

1,61

0,42

MO-CO-4

0,52

0,37

0,03

MO-CO-8

0,25

0,71

1,48

Bibliografia
E. Pecchioni, F. Fratini, E. Cantisani, Le malte antiche e moderne: tra tradizione e innovazione. Patron Editore, Bologna, 2008;
V. S. Ramachandran, R. M. Paroli, J. J. Beaudoin, A.H. Delgado, Handbook
of thermal analysis of construction materials. Institute for Research in Construction, National Research Council of Canada, Noyes Publications, 2002;
Camp. MO-CO-5: diffrattogramma della matrice cementizia.

74

R.L. Folk, Practical petrographic classification of limestones in American Association of Petroleum Geologists Bulletin, V. 43, n. 1, 1959.
75

IL MOLINO CORATELLI:
indagini termografiche
Monica Volinia

Le campagne di indagine termografica condotte a Corigliano dOtranto


(LE), negli ambienti interni del Molino Coratelli, rientrano nelle attivit svolte dal Laboratorio di Restauro
del Politecnico di Torino nellambito
del Progetto In-Cul.Tu.Re.; tale Progetto ha visto il coinvolgimento della nostra Struttura per la prestazione di una consulenza sullo stato di
conservazione di Beni della Greca
Salentina attraverso lapplicazione di
tecniche diagnostiche non distruttive, termografia allinfrarosso in particolare.
La scelta di impiegare la tecnica
termografica per la conoscenza dei
Beni interessati dal Progetto derivata dallesigenza di effettuare rilievi non invasivi, a carattere globale,
ripetibili nel tempo, che potessero
anche configurarsi come monitoraggi atti a controllare levoluzione di
eventuali degradi rilevati.
La termografia allinfrarosso
permette di effettuare ispezioni senza
entrare in contatto con le superfici,
rilevando telemetricamente il calore
che da queste viene emesso. Lo
strumento utilizzato - la termocamera

IR (telecamera dotata di ottiche


sensibili allinfrarosso termico) consente lacquisizione delle mappe
di temperatura (termogrammi) degli
oggetti inquadrati, poi convertite in
immagini in falsi colori nelle quali
ad ogni intervallo di temperatura
selezionato associato un colore.
Nellanalisi del dato ottenuto
occorre tenere in considerazione
che la rappresentazione della
distribuzione della temperatura
su di una superficie influenzata
dalle propriet fisiche e ottiche dei
materiali costituenti (conducibilit,
emissivit,
calore
specifico)
nonch dal loro spessore.
La tecnica IR viene impiegata
per evidenziare eventuali differenze
di temperatura su di una superficie.
Le disuniformit di temperatura rilevate a parit di sollecitazione termica possono indicare la presenza di
anomalie o discontinuit anche non
riscontrabili mediante unanalisi visiva diretta e ci in funzione delle
caratteristiche fisiche dei materiali
componenti.
Le informazioni che si possono
trarre dallindagine allinfrarosso

77

1. Molino Coratelli, piano terra, ponti termici, parete perimetrale esterna.

sono diversificate e, tra le varie applicazioni, possibile leggere sotto


lintonaco i materiali impiegati e la
loro geometria, ottenere indicazioni
sulla stratificazione storica di un edificio o sulla sua efficienza energetica.
La tecnica allinfrarosso inoltre di
fondamentale ausilio per la mappatura del degrado (distacchi dintonaco non palesi, problemi legati allumidit, ecc.) e, pi in generale, per il
monitoraggio del costruito.
Le indagini termografiche sono
state condotte negli ambienti del
Molino non destinati a residenza siti
al piano terra e al piano I delle grandi maniche di pi recente costruzione e nei locali della torre per la macinazione, ai piani I, II, III, e IV.

Data la notevole estensione delledificio si concordato di mirare le


indagini su alcuni aspetti utili per la
stesura di un eventuale progetto di
recupero: la ricerca di ponti termici
e lanalisi dello stato di conservazione dei solai in particolare attraverso
lindividuazione di infiltrazioni dalle
coperture piane.
Le ispezioni sono avvenute in
modalit passiva, sfruttando il gradiente termico generatosi tra i locali
interni e lambiente esterno.
La prima campagna dindagine, effettuata nella primavera 2013
(6 maggio, tarda mattinata/primo
pomeriggio, cielo sereno) in fase di
accumulo del calore da parte della
struttura stata configurata come

78

2. Molino Coratelli, piano terra, ponti termici, parete interna ambienti 0.1 - 0.2

79

screening conoscitivo del comportamento termico dei solai delledificio


industriale; ha permesso di selezionare le zone sulle quali condurre le
ispezioni in funzione degli obiettivi
preposti e della risposta termica ottenuta dalle superfici; sono stati valutati inoltre gli aspetti logistici, nel
caso in esame determinanti per il
buon esito dei rilievi.
Le successive prove sono state
programmate in periodi stagionali,
orari e condizioni climatiche differenziate: in autunno (6 novembre
2013, orario pomeridiano, cielo parzialmente nuvoloso a seguito di pre-

cipitazioni atmosferiche) e a fine periodo estivo (24-25 settembre 2014,


orario pomeridiano e preserale, cielo sereno).
Nel dettaglio le acquisizioni IR
condotte per la verifica della presenza di eventuali ponti termici hanno
interessato, in tutti gli ambienti analizzati, la fascia relativa allintersezione soffitto/parete in corrispondenza dellattestamento delle travi,
principalmente sulle pareti perimetrali esterne (nodi travi in cls/pareti in pietra leccese); la lettura delle
discontinuit stata possibile comunque anche in corrispondenza di

3. Molino Coratelli, piano primo, ponti termici, parete perimetrale esterna.

80

setti interni. In alcuni ambienti, ove


significativo per lo stato di conservazione dei serramenti, sono stati
esaminati allIR anche i nodi pareti/
finestre.
Al piano terra del Molino nellambiente di ingresso (ambiente 0.1) lispezione allinfrarosso (Fig. 1), condotta in assenza di riscaldamento
artificiale interno, ha permesso di
evidenziare la presenza di discontinuit termiche [a] in corrispondenza di alcuni nodi trave/parete perimetrale esterna. Sul setto divisorio
tra le stanze 0.1 e 0.2 si evidenziano
la tracce termiche [b] relative allal-

loggiamento delle travi dei solai di


copertura, la cui orditura non risulta
coassiale (Fig. 2). In corrispondenza dei ponti termici linversione di
segnale che si rileva tra le indagini
effettuate in condizioni ambientali
differenti da relazionarsi allinerzia termica dei materiali e permette
di confermare la tipologia della alterazione evidenziata. Si evidenzia
inoltre una discontinuit termica [c]
allintersezione tra il setto divisorio
delle stanze 0.1-0.2 e la parete sudovest indicativa della mancanza di
ammorsatura tra le murature (Fig. 2).
In generale in tutti i piani delle-

4. Molino Coratelli, analisi dello stato di conservazione dei solai e delle pareti.

81

dificio industriale ispezionati le anomalie individuate allinfrarosso sono


principalmente da ascriversi alla
presenza di ponti termici. A titolo di
esempio, al primo piano, nella stanza
1.1, sulla parete perimetrale orientata
a sud-est (Fig. 3) in corrispondenza
di alcuni innesti delle travi del solaio
sono state riscontrate delle alterazioni di temperatura caratterizzate da un
innalzamento termico localizzato [a]
che nei mesi di novembre 2013 e settembre 2014 presenta un delta positivo di 0,7C rispetto alla temperatura
media di superficie (trave e parete),
come si evince nel grafico del profilo
di temperatura superficiale relativo
alle acquisizioni condotte a fine periodo estivo.
Come gi premesso un altro
obiettivo dei rilievi allinfrarosso ha
riguardato la valutazione dello stato di conservazione dei solai piani.
Come prevedibile, ai fini dellanalisi
risultato poco significativo il segnale acquisito nei piani intermedi
(piani secondo e terzo, in particolare) in cui si verifica una ridotta
trasmissione termica per assenza di
stimoli diretti. In generale sono state
riscontrate tre tipologie di anomalie:
infiltrazioni [d], distacchi non palesi
[e] e lesioni [f] (Figg. 4 - 5).
Durante le ispezioni IR del novembre 2013 sono state infatti individuate alcune alterazioni termiche
localizzate attribuite a infiltrazioni di
acqua meteorica dalla copertura [d],
non pi riscontrate nella successiva campagna dindagine (settembre
2014) a seguito della stabilit clima-

tica che ha caratterizzato il periodo


precedente la battuta termografica.
Si segnala talora la presenza, nelle
stesse zone, di alterazioni termiche
ascrivibili a degrado di tipo fisicomeccanico.
Per la valutazione dei distacchi
[e] sono stati esaminati solo gli orizzontamenti direttamente irraggiati.
Le immagini IR hanno evidenziato
che il degrado effettivo maggiore
rispetto a quanto visibile. Sono state
infatti riscontrate zone in cui emergono distacchi non palesi; spesso
questi risultano associati a infiltrazioni, non attive nelle acquisizioni
del 2014, le cui tracce cromatiche
sono per visibili sullintonaco.
Lispezione
condotta
nella
stanza 1.2, sita al piano primo ha
evidenziato sulla parete nord-ovest
la presenza di una lesione [f] ad
andamento obliquo.
Nel dettaglio stato analizzato
in maniera pi approfondita il solaio relativo alla stanza 1.1 sita nella manica al primo piano in cui si
evidenzia che la distribuzione della
temperatura superficiale non uniforme; in assenza di riscontri visivi
diretti (alterazioni cromatiche della superficie, ad esempio) ci pu
essere indicativo della presenza di
degradi di varia natura (esfoliazioni,
distacchi) la cui verifica avrebbe dovuto seguire un protocollo di prova
attivo, non adottato in accordo con
la Committenza per motivi logistici
e di tempistiche, oltre che alla presenza di fenomeni evaporativi attivi
o in esaurimento.

82

5. Molino Coratelli, analisi dello stato di conservazione dei solai e delle pareti.

83

Il progetto In-Cul.Tu.Re.
e il Molino Coratelli,
ipotesi di riuso
Francesco De Matteis

Il percorso di ricerca applicata in


ambito Energy Efficiency svolto dalla
Soc. Coop. C.R.E.S.Co., commissionato e coordinato dal Progetto InCul.Tu.Re. sul Molino Coratelli, si
sviluppato attraverso le fasi di audit
energetico, studio di fattibilit, campagna di misura della trasmittanza e
progettazione impiantistica.
La prima fase, quella di audit
energetico, stata il primo livello di
studio del comportamento energetico del bene in questione, analizzato
principalmente dal punto di vista del
bilancio termico tra apporti solari e
dispersioni, inquadrando il discorso
per le successive fasi di analisi.
La seconda fase stata uno studio di fattibilit degli interventi di
riqualificazione impiantistica del
bene analizzato, grazie al quale si
potuto capire come i processi dissipativi dellorganismo edilizio possano
essere frenati intervenendo puntualmente con strati di isolamento sulle
superfici verticali ed orizzontali, riuscendo a limitare cos i livelli di consumo massimi dei nuovi impianti di
climatizzazione.
La terza fase stata una campa-

gna di misura strumentale della trasmittanza termica U di una porzione


di pacchetto opaco di involucro del
Molino. Loperazione di misura, effettuata tramite linstallazione di un
termoflussimetro dotato di sonde a
contatto per il rilevamento della temperatura, ha consentito di definire in
modo quantitativo il comportamento termico effettivo del pacchetto di
involucro opaco analizzato, creando una base dati fondamentale per
il successivo studio e simulazione
dellintervento di miglioria tecnologica della stratigrafia studiata.
La quarta fase stata la progettazione impiantistica integrata al progetto di ri-funzionalizzzazione del
Molino. Si ricercato il raggiungimento del comfort termo-igrometrico massimo, con il minor consumo
energetico ed il minore impatto in
termini di sostenibilit ambientale
dellintervento proposto. Questa fase
si avvalsa del supporto specifico
della simulazione dinamica del comportamento energetico delledificio
analizzato, utile a comprendere la relazione comportamentale tra il sistema edificio-impianto, il fabbisogno

85

1. Piante piano primo e piano rialzato, progetto.

energetico e le condizioni ambientali


esterne variabili durante tutto lanno
solare.
Questo percorso su quattro fasi
(audit, studio di fattibilit, misura
della trasmittanza e progettazione
impiantistica) sviluppato dalla Soc.
Coop. C.R.E.S.Co., stato integrato

da specifici studi di settore elaborati


da Progetto In-Cul.Tu.Re., nello specifico per quanto riguarda la progettazione architettonica della proposta
di ri-funzionalizzazione del Molino
Coratelli. Tali strumenti di analisi
sono stati usati per innestare dei ragionamenti di progettazione integra-

86

ta mirati alla definizione delle nuove


destinazioni duso insediabili nei volumi interni rigenerati del Molino.
La prima scelta fatta stata quella di
definire con esattezza i volumi oggetto di studio, considerando allincirca
un terzo del computo totale. In virt di determinati parametri (quali
accessibilit orizzontale-verticale e
riconoscibilit morfo-tipologica), si
preferito escludere dal progetto di riqualificazione i volumi sia della parte angolare del vecchio Molino che
della parte alta della torre, giudicati
elementi architettonici unitari meritevoli di progetti di dettaglio singoli.
Da ci, il volume oggetto di analisi stato definito nel corpo centrale
dello stesso Molino, ovvero la serie di
maniche parallele con orientamento
ovest-est presenti al piano rialzato
come al primo.
In progetto si propone il riallestimento del piano rialzato quale ingresso al nuovo manufatto edilizio
rigenerato con larrivo diretto dal
vecchio fronte su via Ferrovia in una
prima zona lounge bar/bistr a vista,
collegato nello sviluppo in profondit con sala lettura e di degustazione. Il primo piano invece si presenta
attrezzato come area polifunzionale, capace di ospitare flessibilmente
lesposizione di mostre temporanee
come lo svolgimento di conferenze
ed incontri nella zona meridionale;
addentrandosi invece verso il cuore
dello stesso piano primo si potranno
trovare, posizionate in aree ben confinate ed acusticamente isolate, sia
un nucleo di uffici, magazzini ed aree
di depositi, sia un intera area viva
dedicata alla progettazione, prototi-

pazione e realizzazione di manufatti


artigianali creati nelle specifiche sale
attrezzate per lavorazioni artigianali
leggere/pesanti (Fig. 1).
Sette sono state le scelte caratterizzanti a livello compositivo la riplasmazione dei volumi interni del
Molino (Fig.2):
a. Si scelto di garantire la completa accessibilit ai due piani fuori
terra dell edificio; stato perci
necessario pensare un adeguato
numero di rampe con pendenza
handicapped-user friendly tale da
consentire il comodo e sicuro ingresso al piano rialzato;
b. Sono stati completamente ripensati i collegamenti verticali, assicurati da due vani scala in acciaio
con integrato corpo ascensore,
uno a sud in prossimit del vano
ex torre molitoria ed uno esterno
nella zona nord; inoltre, per differenziare la mobilit tra gli utenti
e la movimentazione delle merci
e materie destinate allarea di lavorazione, si scelta la sicura collocazione di un montacarichi ad
esse dedicato ed esterno;
c. Le zone allo stato di fatto penalizzate dallassenza di illuminazione
naturale sono state definite quali
aree adatte al posizionamento di
depositi, spogliatoi e blocchi bagno (pubblici e privati) oltre che
studiate quali possibili punti di
passaggio e posizionamento di
cavedi per gli impianti a sviluppo
verticale;
d. stata affrontata una specifica
trattazione tecnica per il solaio
di interpiano, definendo cos due

87

rimento di un nuovo pacchetto


tecnologico di solaio la cui parte
strutturale viene affidata a dei leggeri tavelloni in GRC posati sulle
preeesitenti travi ed incernierati
sulle strutture murarie laterali;
questo nuovo strato strutturale
verrebbe poi seguito da un intercapedine destinata al passaggio di
impianti asserviti al piano primo
(riempita con appositi materiali
isolanti termo-acustici) e da un
pavimento flottante tecnico su telaio metallico;
e. Si scelto di ritagliare le aree progettazione/prototipazione e quelle
delle lavorazioni leggere con dei
blocchi modulari definiti da serramenti mobili, in modo da garantire la possibilit di facile modifica del peso del rapporto tra le
due aree, in funzione delle necessit temporanee dei fruitori;
f. La scelta di destinare una parte del
primo piano a laboratorio lavora-

zioni speciali (quali verniciatura,


sabbiatura, saldatura, etc.) ne ha
vincolato il posizionamento di
questo specifico settore in unarea
che potesse essere quanto pi possibile confinata e ben isolata (anche a livello acustico);
g. Attenzione esclusiva stata
dedicata alla lunga manica sud del
primo piano con affaccio su via
Ferrovia, per la quale si scelto
di congelarne la fisicit, cercando
di mantenerne intatti quanto
pi possibile tutti i connotati;
infatti nel punto di sbarco al
primo piano della scala interna
stato creato un cono ottico
privilegiato verso lintera sala
libera, rifiutando con fermezza
qualunque scelta compositiva di
rottura dellincalzante ritmo della
batteria superiore di travatura in
calcestruzzo armato e della sua
estetica massiva e continua.

2. Piante piano primo e piano rialzato, stato di fatto e progetto.

possibili approcci di intervento


(dei quali in progetto si scelto
di seguire il secondo): un primo
totalmente conservativo, al quale ci si potrebbe affidare nel caso
dellacquisizione con esito positivo di specifiche prove di collaudo
statico che possano certificare una
88

buona risposta in termini comportamentali del solaio preesistente in relazione agli stringenti
parametri dettati dalle normative
vigenti in materia strutturale; un
secondo approccio stato quello di pensare un consolidamento
preventivo, prevedendo linse 89

IL MOLINO CORATELLI:
indagini sul tema
dell'efficienza energetica
Riccardo Costa

Il lavoro della Societ Cooperativa


C.R.E.S.Co., nellambito del progetto In-Cul.Tu.Re., stato svolto con
lobiettivo di individuare il comportamento energetico della struttura
denominata Molino Coratelli, e di
individuare le migliori soluzioni impiantistiche e per lisolamento acustico e termico della struttura finalizzate al contenimento dei consumi
energetici, tenendo sempre presente
la natura del manufatto e la presenza
di un vincolo urbanistico diretto che
lo tutela, ma garantendo allo stesso
tempo:
Valori di trasmittanza inferiori ai
livelli minimi secondo le leggi vigenti;
Buon livello di comfort termoigrometrico interno;
Impatto minimo sulla salute degli
occupanti;
Minor impatto ambientale.
Il primo passo stato quello della
diagnosi energetica, andando ad individuare sia le caratteristiche termiche
delledificio, sia le peculiarit dellambiente circostante, tenendo conto
quindi delle caratteristiche climatiche

locali e dellambiente urbano in cui


esso ubicato. Le prime problematiche affrontate sono state quelle legate
allassenza di qualsiasi tipologia di
impianto termico e/o di areazione e
allinutilizzo della struttura, con una
conseguente assenza di una memoria
storica dal punto di vista dei consumi
energetici per la climatizzazione, e di
soluzioni impiantistiche adottate in
passato per una struttura simile.
Le prestazioni energetiche sono
state analizzate in questa prima fase
tramite la simulazione in regime stazionario, una procedura semplificata
che si basa su un arco temporale stagionale, cio dellintero periodo di
riscaldamento o raffrescamento, non
in grado di apprezzare debitamente
gli effetti delle variazioni climatiche
(interne ed esterne) rilevabili nell'arco di un giorno o di unora, e della
conseguente risposta da parte dellinvolucro e dellimpianto per preservare il livello di comfort termoigrometrico richiesto.
Le principali caratteristiche delledificio sono le seguenti:
Volume lordo di circa 4.200 m3;
Volume netto di circa 3.600 m3;

91

Superficie lorda disperdente di circa


1.600 m2;
Superficie netta calpestabile di circa
850 m2;
Rapporto di forma S/V pari a 0,36 m-1.
Mentre di seguito sono riportate le
principali caratteristiche termiche in-

dividuate a seguito della simulazione.


Tali caratteristiche sono comparate,
nella stessa tabella, con i valori limite
di legge, non riferiti a edifici storici,
ma in relazione ai quali ammessa la
possibilit di andare in deroga, proprio nei casi specifici di intervento su
beni culturali.

elemento

valore
edificio

valore limite
per legge

Opaco verticale verso esterno (muro)

0,7-1,447 W/m2K

0,36 W/m2K

Opaco orizzontale verso ambienti riscaldati (pavimento)

2,692 W/m K

0,34 W/m2K

Opaco orizzontale verso ambienti non riscaldati (pavimento)

2,692 W/m2K

0,32 W/m2K

Opaco orizzontale verso ambienti non riscaldati (copertura)

3,760 W/m K

0.40 W/m2K

Trasparenti o simili (finestre e porte)

5,842 - 5,947 W/m2K

2,10 W/m2K

Tabella 1 - Valori trasmittanza termica ante operam.

Dai risultati ottenuti si pu notare


come tutti gli elementi hanno delle
caratteristiche che vanno ben oltre i
limiti di legge, inoltre in quasi tutte
le superfici opache si verifica la formazione di condensa interstiziale,
fenomeno che si ha quando la pressione di saturazione si abbassa sino a
raggiungere il valore della pressione
di vapore.
Sempre a seguito della simulazione stato possibile individuare il
fabbisogno massimo annuo di energia primaria necessaria per il riscaldamento e per il raffrescamento,

espresso in kWh/manno. I fabbisogni dipendono, oltre che dalle caratteristiche termiche dei vari elementi,
anche dal fattore di forma (S/V) e dai
gradi giorno (GG); il primo valore
legato alla superficie ed al volume
delledificio, mentre il secondo dipende dalla zona climatica e della zona di
vento.
Nel caso del Molino Coratelli il
fattore di forma ha un valore pari a
0,36 m-1 e i gradi giorno pari a 1.260,
in quanto esso ubicato nella zona
climatica C e nella zona di vento B. I
conseguenti valori limite di legge, di

valore
edificio

energia primaria

valore limite
per legge

Energia primaria per riscaldamento invernale (Epi)

34,142 kWh/manno 7,896 kWh/manno

Energia prima per raffrescamento estivo (Epe, invol)

9,993 kWh/manno

Tabella 2 - Valori energia primaria ante operam.

10 kWh/manno

energia primaria per il riscaldamento


ed il raffrescamento, sono confrontati
con quelli ottenuti dalla simulazione.
Ne conseguito che per migliorare le prestazioni energetiche bisognerebbe intervenire sia sugli elementi
passivi, cio lintero involucro, che
sugli elementi attivi, cio gli impianti,
attualmente inesistenti.
Il passo successivo stato quindi lo studio di fattibilit, nel quale
si sono supposti e progettati preliminarmente determinati interventi,
andando poi a verificare quali garantissero le migliori prestazioni con i
minori consumi ed il minor impatto
ambientale. In questa fase, ed anche
in quella successiva, diversamente da
quella iniziale, stata utilizzata la simulazione energetica in regime dinamico, la quale tiene conto di svariate
grandezze fisiche e delle loro interazioni con le variazioni climatiche (in
questo caso stato utilizzato un arco
temporale pari a 15 minuti).
Per poter confrontare i risultati
ante operam con quelli post operam stato necessario nuovamente
simulare la situazione attuale e supporre delle destinazioni duso per
il post operam, in modo da fissare
determinati parametri di benessere
termoigrometrico (comfort) interni
ed avere dei riferimenti per lindice di PMV1 (Predicted Mean Vot), il
quale permette di valutare il comfort
percepito dalle persone, infatti esso
determinato da vari fattori, e tra pi
importanti vi sono:

1
UNI EN ISO 7730:2006, Ergonomia degli ambienti termici - Determinazione analitica e interpretazione
del benessere termico mediante il calcolo degli indici PMV e PPD e dei criteri di benessere termico locale.
2

92

Temperatura, umidit e velocit


dellaria;
Temperatura delle pareti che delimitano lambiente interno;
Abbigliamento dellindividuo;
Tipologia attivit svolta.
Anchesso, grazie alla simulazione
dinamica, stato determinato su intervalli giornalieri e orari, sino ad un
dettaglio di 15 minuti.
I risultati ottenuti (si riportano
i giornalieri per una facile lettura)
per la simulazione ante operam sono
rappresentati nella Figura 1. Da questi si pu notare come il comfort, sia
nel periodo invernale che estivo, superi di gran lunga i parametri fissati
dellindice PMV tra 0,85 e + 0,85
dalla normativa2.
Sono stati quindi simulati, sempre
in regime dinamico, vari interventi
per contenere le dispersioni termiche
dellinvolucro e per la climatizzazione
delledificio. Per lisolamento termico
sono stati supposti due tipi di materiale: del materiale sintetico come
lEPS e del materiale ecocompatibile
e riciclabile come il sughero. Mentre
per gli impianti sono state scelte tre
tipologie:
Un sistema VAV -Variable Air Volume;
Un sistema di climatizzazione con
fan coil;
Un sistema canalizzato ad aria.
Dapprima sono stati confrontati i
risultati dei tre diversi impianti al variare del materiale isolante, sia per i

LANSI/ASHRAE Standard 55-2013 Thermal Environmental Conditions for Human Occupancy.

93

1. Comfort con intervallo giornaliero ante operam.

carichi estivi che per i carichi invernali, ed emerso che a parit di caratteristiche termiche lEPS necessita di
un carico termico minore dell1,86 %
rispetto al sughero. Mentre per quanto concerne il tipo di impianto il sistema VAV risultato il migliore, infatti consente di conseguire consumi
totali minori, di avere minori carichi
di riscaldamento e di raffrescamento, portando al tempo stesso l'indice
PMV pi vicino allo zero, e di essere adatto ad un edificio in cui sono
presenti zone con destinazioni duso
differenti.
Per le varie simulazioni si scelto di adottare, per lintero involucro,
il valore limite previsto dalla legge.
Inoltre sono stati supposti anche degli interventi riguardanti degli im-

2. Comfort con intervallo giornaliero post operam.

pianti da fonte energetica rinnovabile


(FER), sia termica che elettrica. Ad
eccezione della produzione di energia
termica necessaria a soddisfare circa
il 70% di fabbisogno di ACS (acqua
calda sanitaria), lenergia elettrica
prodotta sarebbe sufficiente a coprire
circa il 6% dei consumi previsti, la cui
stima pari a circa 140 MWh/anno.
Nel seguente grafico (Fig. 2) sono
riportati i risultati ottenuti con questo
tipo di scelte. Come si pu notare
il livello di comfort oscilla tra -0,8
e 0,65, come anche la temperatura
interna del tutto indipendente
dallandamento della temperatura
esterna.
Sulla base degli ottimi risultati ottenuti, in accordo con i soggetti
attuatori del progetto In-Cul.Tu.Re.,

94

si passati alla fase di progettazione


vera e propria, andando a progettare nel dettaglio un impianto di tipo
VAV e di utilizzare come materiale
per lisolamento termico il sughero.
Oltre a queste scelte si deciso di
non inserire alcun impianto FER, per
via dello spazio non sufficiente e per
privilegiare la necessit di preservare
lintegrit del profilo architettonico
esterno del manufatto. In ultimo si
deciso di adottare degli infissi che
si rifacessero agli originali e che si
potessero integrare alla struttura esistente.
Scendendo nel dettaglio dei vari
interventi, per quanto concerne gli
impianti, nella fase di progettazione
sono stati dimensionai gli impianti di:

Climatizzazione;
Ventilazione meccanica (VM);
Acqua calda sanitaria (ACS).
Per limpianto di climatizzazione stata scelta la tipologia a volume di refrigerante variabile (VRV), a
recupero di calore. Questo consente
di gestire pi zone e, allinterno della
zona stessa, pi ambienti in maniera
indipendente, consentendo di lavorare simultaneamente in riscaldamento
e in raffrescamento. Data la molteplicit di zone termiche in cui stato
suddiviso il molino, le loro differenti
destinazioni duso e le loro diverse
modalit di fruizione, un impianto di
questo tipo permette di avere unottima flessibilit di utilizzo e lindipendenza di gestione delle singole zone.

95

La generazione affidata a tre pompe


di calore per una potenza termica totale di 165 kW in riscaldamento e 147
kW in raffrescamento.
Limpianto di ventilazione meccanica controllata stato progettato
con recuperatori di calore in grado
di funzionare in maniera sinergica
con limpianto di climatizzazione. Il
sistema anche in grado di effettuare
bypass estivo per lesclusione del recupero termico quando le condizioni
siano opportune (free cooling).
Lacqua calda sanitaria ottenuta
sempre a partire dallimpianto VRV,
attraverso scambiatore gas/acqua da
14 kW applicato ad un bollitore inerziale da 500 litri. Il bollitore, nello
specifico, stato scelto per la caratteristica di utilizzare il volume dacqua
tecnico come accumulatore di calore,
che viene ceduto allacqua della rete,
evitando cicli anti-legionella e riducendo drasticamente i danni da accumulo di calcare.
Per la distribuzione di tutti gli impianti stato supposto un pavimento
flottante al di sotto del quale scorreranno tutti i canali necessari, in modo

da non aggravare ulteriormente lo


stato attuale della soletta esistente.
Per quanto concerne gli interventi
sullinvolucro questi sono stati articolati in:
Isolamento termico delle pareti
verticali opache delle aree per le
quali stata definita una destinazione duso;
Isolamento termico delle superfici
orizzontali che delimitano i due
piani (terra e primo) oggetto di
intervento;
Riqualificazione degli elementi
verticali vetrati;
Adeguamento delle dimensioni
dei solai di interpiano per finalit
impiantistiche;
Isolamento acustico delle aree in
cui sono previste attivit di lavorazioni e del piano di calpestio dei
due piani.
I principali miglioramenti in termini di prestazioni termiche sono riportati nella Tabella 3:
Gli interventi opportunamente
dimensionati sono stati quindi veri-

valore
ante operam

elemento
Opaco verticale verso esterno (muro)

3. Comfort con intervallo giornaliero post operam.

discomfort elevato il passaggio tra


stagione invernale ed estiva, quando
si ha lo spegnimento dellimpianto di
riscaldamento ed il cambio di abbigliamento da parte delle persone (per
via del quale varia la resistenza termica conduttiva ed evaporativa della
persona stessa).

Rispetto a quanto ottenuto nella


fase di fattibilit, i consumi energetici che derivano dalle scelte effettuate
in questultima fase risultano minori
e sono ripartiti tra i diversi impianti
cos come rappresentato in Figura 4.

valore
post operam

0,7 - 1,447 W/m2K 0,284-0,304W/m2K

Opaco orizzontale verso ambienti non riscaldati (copertura)

3,760 W/m2K

0,276 W/m2K

Trasparenti o simili (finestre e porte)

5,842 - 5,947 W/m2K

1,32 W/m2K

Tabella 3 - Confronto valori trasmittanza termica ante e post operam.


4. Consumi energetici di progetto ripartiti tra i diversi impianti.

ficati sempre tramite una simulazione


dinamica. I risultati ottenuti sono riportati di seguito (Fig. 3) sempre in
termini di comfort, e da essi si pu

notare come gli interventi progettati


rispondano adeguatamente alle sollecitazione termiche interne ed esterne. Lunico momento in cui si ha un

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97

LUOGHI E VISIONI. FRAMMENTI


DI ANTROPOLOGIA VISUALE
Tommaso Faggiano

Luoghi e Visioni un percorso di antropologia visuale intrapreso da Meditfilm nel 2011 che partendo dellosservazione di usi, costumi e rituali
di un territorio narra per mezzo del
linguaggio audiovisivo i paesaggi storici, naturali e culturali.
Attraversando una serie di argomenti-fenomeni che vanno dalla musica allarte, dalla lingua alla scrittura,
dalla religione ai riti pagani, dalla natura alla tecnologia, si cerca di raccontare in unottica interdisciplinare i
mutamenti in atto nella societ contemporanea ripescando nel passato
immagini e racconti in grado di farci
cogliere la loro natura e la loro direzione.
Questo documentario prende
spunto da uno studio accurato condotto dal Progetto In-Cul.Tu.Re coordinato dal Prof. Arch. Antonio Monte
e, partendo da una serie di ricerche
scientifiche, costruisce per immagini
un discorso coerente ai risultati della
ricerca.
Vengono messi a confronto luoghi
differenti, i primi in stato di dismissione, il molino Coratelli di Corigliano dOtranto e il molino e pastificio

Francesco Marati di Martano e un


altro pulsante di vita, il molino Dibenedetto di Altamura.
Limmagine sta alla base del percorso documentaristico intrapreso e
vuole restituire agli spettatori lo spaccato di una realt visibile ai molti solo
dallesterno delle strutture in questione. Queste grandi cattedrali dellarcheologia industriale che punteggiano il territorio del Salento, come i
vecchi trappeti, i tabacchifici, gli stabilimenti vinicoli e i molini, restano
visibili solo allesterno alla gente che
quotidianamente li costeggia, ignorando del tutto la loro storia e il loro
significato in termini sociali, economici e culturali.
Linterno di questi luoghi parla
unaltra lingua, mostrandoci come
tanto dispiego di energie per ledificazione di questi veri e propri monumenti, fosse alla base di un sistema politico economico e culturale
ben stabilito, dove i soggetti influenti
della classe industriale, detentori delle infrastrutture strategiche, fossero
lanello di congiunzione tra la classe
contadina e i nuovi rapporti socioeconomici che si imponevano sul

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1. I Molini e l'industria molitoria in Puglia, cover e label del DVD (Progetto grafico A. Giammaruco | CRESCo).

territorio della provincia di Lecce.


Nella maggior parte dei casi, una volta venuta meno lopportunit di profitto attorno alla filiera produttiva, si
abbandonava il tutto senza percepire
limpatto che la dismissione di una
struttura potesse avere sulle comunit che da essa dipendevano.
Lesempio opposto ci viene invece
dato da un piccolo molino artigianale di Altamura, dove la passione dei
gestori contribuisce non poco alla
sua sopravvivenza. Tuttavia, non pu
essere solo la passione a garantire la

vitalit di un luogo. Un ruolo fondamentale giocato dalle dimensioni


della struttura e dal volume produttivo che essa in grado di assicurare.
Il mito della piccola attivit che soccombe sotto i colpi del capitalismo
oggi sfatato dalla sopravvivenza di
questo molino a gestione familiare,
che grazie al suo formato domestico pu assicurare prodotti di qualit,
controllare ordinatamente i propri ricavi senza essere investito cos direttamente da imprevedibili e impietose
dinamiche di mercato.
Alle pagine seguenti: Interno del molino (ph. P. Colaiocco per In-Cul.Tu.Re, 2014).

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PON04a3_Cod.Prog._00390
Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competivit (PON R&C) 2007 - 2013 - Avviso D.D.
84/Ric del 2 marzo 2012 Asse II: Sostegno allInnovazione - Obiettivo Operativo 4.2.1.3 Azioni
Integrate per lo Sviluppo Sostenibile e la Diffusione Della Societ DellInformazione.

ISBN 978-88-98773-44-2

9 788898 773442