Sei sulla pagina 1di 8

SIMBOLO AUM

O () (romanizzato anche come O, m e Aum), un termine indeclinabile sanscrito


che con il significato di solenne affermazione posto all'inizio di buona parte della
letteratura religiosa indiana.
Come sillaba sacra viene pronunciata all'inizio o al termine di una lettura dei Veda.

Come mantra, il pi sacro e rappresentativo della religione induista, oggetto di


riflessioni teologiche e filosofiche, nonch strumento di pratica religiosa e meditativa.

Origine e sviluppo del significato e della funzione della sillaba O nelle


Upaniad vediche

Il termine O compare indubbiamente nelle prime Upaniad vediche (IX-V secolo a.C.).
Alcuni autori ritengono tuttavia che la sua presenza sia comunque indicata anche in un
inno tardo del gveda (XV-XII secolo a.C.):
(SA)

co akare parame vyoman yasmin dev


adhi vive niedu yastan na veda ki
c kariyati ya it tad vidusta ime
samsate
(gveda I,164,39)

(IT)

Colui che non conosce la sillaba


imperitura del Veda, quel punto supremo
presso il quale vivono tutti gli Dei, che
cosa egli ha a che fare con il Veda? Solo
coloro che la conoscono siedono qui
pacificamente riuniti

Una delle pi antiche Upaniad vediche che esprimono significati e funzioni del termine
O la Chndogya Upaniad (Upaniad collegata al Smaveda e quindi al canto rituale,
sman), la quale al primo verso del primo kaa del primo prapaka cos si esprime:
(SA)

om ity etad akaram udgtham upsta


om iti hy udgyati tasyopavykhynam

(Chndogya Upaniad I,1,1)

(IT)

infatti si inizia il canto liturgico. Ora


spiegheremo

(SA)

(IT)

Occorre venerare il canto liturgico


(udgta) come fosse la sillaba O con O
Nelle sue spiegazioni la Chndogya Upaniad indica che il canto liturgico (udgtha)
l'essenza di tutti gli esseri (I,1,2). Ma cos' l'udgtha?
vg evark pra sma om ity etad
akaram udgtha tad v etan mithuna
yad vk ca pra cark ca sma ca

La parola il k (gveda), il soffio vitale


il sman (Smaveda), l'udgtha la
sillaba O . Parola e soffio vitale formano
una coppia cos come il k con il sman
(Chndogya Upaniad I,1,5)

Cos come senza la parola non c' l'inno e senza il respiro non c' il canto liturgico, questi
trovano la loro essenzialit nella sillaba O.
Ma O anche una risposta affermativa e un saluto fausto:
(SA)

tad v etad anujkaram yad dhi


kicnujnty om ity eva tad ha eo eva
samddhir yad anuj samardhayit ha
vai kmn bhavati ya etad eva
vidvn akaram udgtham upste

(IT)

Questa sillaba esprime l'assenso.


Quando si vuole dare l'assenso a
qualcosa si pronuncia O. E ci a cui si
d l'assenso verr realizzato. Colui che
conosce questo venera udgtha come la
sillaba O realizzer i suoi desideri
(Chndogya Upaniad I,1,8)

Da O procede la conoscenza sacra:


(SA)

teneya tray vidy vartate om ity


rvayati om iti asati om ity udgyati
etasyaiva akarasypacityai mahimn
rasena

(IT)

Da essa procede la triplice conoscenza


(i Veda). Pronunciando O si recitano (le
formule del Yajurveda); pronunciando
O si innalzano le lodi (del gveda);
pronunciando O si cantano (le melodie
del Samveda), onorando la grandezza e
l'essenza di questa sillaba
(Chndogya Upaniad I,1,9)

Con lo sviluppo delle successive Upaniad, le caratteristiche della sillaba O verranno


ulteriormente a delinearsi

La Taittirya Upaniad (collegata al Ka Yajurveda) afferma esplicitamente che:


O il Brahman, O tutto l'universo
(Taittirya Upaniad, I,8)

La Morte (Yama) afferma, nella Kaha Upaniad (o Kahaka Upaniad collegata al Ka


Yajurveda) che:

La parola che tutti i Veda proclamano, verso cui muovono le austerit, per il desiderio
per la quale si conducono le discipline, io ti rivelo: O. Questa sillaba davvero il
Brahman eterno, questa sillaba la meta suprema, colui che conosce questa sillaba
otterr quello che vuole
(Kaha Upaniad, I,2,16-17)

Con la Mkya Upaniad (collegata all'Atharvaveda) una delle ultime Upaniad vedi che
la sillaba O viene per la prima volta analizzata e scomposta foneticamente:
(SA)

Soyamtm-adhyaksharamOmkarodhimatram, pd mtr,
mtrsca pd akra ukro makra iti

(IT)

Egli l'tman privo di difetto


corrispondente ad O guardandone gli
elementi che lo costituiscono. Gli
elementi che lo costituiscono
corrispondono alle essenze e le essenze
corrispondono agli elementi che lo
costituiscono, ossia ai suoni A U M.

(Mkya Upaniad I, 8)
(SA)

Jgaritasthno vaivnarokrah
pratham mtr, pterdimatvdvpnoti
ha vai sarvn kmndisca bhavati ya
evam veda

(IT)

Vaivnara, lo stato di veglia indicato


dalla suono A che il primo elemento in
quanto ottiene o in quanto primo.
Ottiene ci che desidera e risulta primo
colui che cos conosce.

(Mkya Upaniad I, 9)
(SA)

Svapnasthnastaijasa ukro dvitya


mtrotkarhdu- bhayatvdvotkarhati
ha vai jana-santatim, samnasca
bhavati, nsybrahmavit kule bhavati,
ya evam veda

(IT)

Lo stato di sogno, Taijasa, indicato


dal suono U che il secondo elemento
per il fatto che pi in alto [di quello

precedente] o perch partecipa dagli altri


due [in cui sta in mezzo]. Chi lo conosce
(Mkya Upaniad I, 10)

in armonia col Tutto, nessuno dei suoi


discendenti ignorer il Brahman
Pushuptasthnah prjo makrasttya
mtr miterapter v, minoti ha v idam
sarvam-aptisca bhavati, ya evam veda

(IT)

(SA)
(Mkya Upaniad I, 11)
(SA)

Amtrascaturthovyavahryah
prapancopaamah sivodvaita
evamomkra tmaiva,
samviatytmanatmanam ya evam veda,
ya evam veda

Lo stato di sonno profondo, prja


indicato dal suono M che il terzo
elemento, in quanto crea o dissolve.
Colui che conosce questo penetra questo
universo facendolo suo
(IT)

Il quarto non corrisponde ad un


elemento non misurabile al di l della
manifestazione e non agisce; calmo e
non duale. Tale la sillaba O, in verit
l'tman colui che cos conosce
penetrando con l' tman [individuale] l'
tman [universale]

(Mkya Upaniad I,12)

La sacra sillaba viene quindi analizzata dividendola nei quattro vissuti che costituiscono
lo stato di coscienza: veglia, sogno e sonno senza sogni, nonch, il quarto stato, turya, al
di l di ogni definizione l'Ultimo, il Brahman.
Nella Maitri Upaniad (o Maitryaa Upaniad collegata al Ka Yajurveda),
probabilmente l'ultima delle Upaniad vediche, l'O viene indicato come suono originario
(VI,3) e viene infine raccomandata la pratica della meditazione dell'O come S.
"Ci sono due aspetti del Brahman quello materiale e quello immateriale. Quello
materiale privo di realt, quello immateriale reale, il Brahman la luce. La luce il
sole, esso O. Esso divenne il S e divenne tre parti. Da questo tutto l'universo
intessuto." Cos disse. Il sole O: su questo meditate e su questo concentrate il vostro
spirito
(Maitri Upaniad VI,22)

La sillaba O nella letteratura religiosa post-vedica

Nel Manusmti ("Le leggi di Manu", opera databile a cavallo della nostra Era), raccolta di
disposizioni darmiche, precetti sociali e norme etiche, viene stabilito che:
Egli deve sempre pronunciare "O!" alla fine e all'inizio della recitazione dei Veda,
perch se non c' prima, [la recitazione dei Veda] si perde, se non c' dopo, questa si
dissolve.
(Manusmti, II,74)
Non solo:
Un sacrificio che consiste nel recitare [la sillaba O e il verso in onore di Savit] dieci
volte migliore di un sacrificio regolare; se mormorato cento volte migliore; se
[recitato] solo con la mente tradizionalmente considerato mille [volte migliore].
(Manusmti, II,85)

Quest'ultimo verso del Manusmti esemplificativo del processo di interiorizzazione di


mantra e formule sacrificali proprie della letteratura vedica, interiorizzazione che andr a
sostituire, con le annesse esegesi e credenze articolate nella successiva letteratura
religiosa, il sacrificio vedico, promuovendo cos la nascita della religione induista.

La sillaba O nell'Induismo

Sebbene vi siano una bibliografia e/o dei collegamenti esterni, manca la


contestualizzazione delle fonti con note a pi di pagina o altri riferimenti precisi che
indichino puntualmente la provenienza delle informazioni. Puoi migliorare questa voce
citando le fonti pi precisamente. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento.
O il mantra pi sacro e rappresentativo della religione induista, religione nata dal
Brahmanesimo a sua volta sviluppo del Vedismo.

Esso considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, la quale viene
interpretata come manifestazione stessa di questo suono.
Secondo le scritture induiste, il mantra O rappresenta la sintesi e l'essenza di ogni
mantra, preghiera, rituale, testo sacro, essere celeste o aspetto del Divino.

In virt di questo, la sillaba O viene recitata in apertura delle letture religiose, della
pratica della pj e del yaja.

Essendo venerata dagli induisti come il 'suono originario', viene appellata come akara
(eterna) o anche come ekakara (la sola cosa eterna) e praava (da pra e u, udire un
ronzio, per via della sua pronuncia nasalizzata).

"Tre in uno"

Questo mantra viene spesso utilizzato per rappresentare simbolicamente la sintesi di tre
aspetti differenti del tre in uno, un tema comune in molti aspetti dell'Induismo. Questo
implica che la nostra attuale esistenza definita come mithy ('realt apparente'), deve
essere trascesa al di l del corpo e della mente intuendo che la vera natura dell'infinito,
la natura di Dio, immanente, trascende la dualit, essendo e non essendo, e che non
pu essere descritta a parole, ma solo sperimentata.

All'interno di questo simbolismo metafisico, il tre viene rappresentato dalla curva pi


bassa, mentre la curva pi alta e la coda sono rappresentate da , sottomesso all'Unit,
rappresentato da un punto e da una piccola ombra luna-crescente, conosciuta come
candra-bind (bind indica l'anusvra ovvero il "suono successivo" o "suono nasale"
marcato da un punto sopra la linea e che appartiene alla vocale che precede, di grande
importanza mistica).
Seguono alcuni esempi di tre aspetti in uno che possono essere simboleggiati dall'O.

Aspetto
divino
Creazione

Trimrti

Gua

Mondi

Brahm

Tamas

Terra

Stato di
coscienza
Veglia

Conservazione Viu

Rajas

Atmosfera

Sonno

Dissoluzione

iva

Sattva

Cielo

Totalit
indifferenziata

Brahman

Turya
tman

Mondi

Sonno
profondo
Stato di
coscienza

Koa
Corpo
grossolano
Corpo
sottile
Corpo
causale
Koa

Come si pu vedere dalla tabella, esiste anche un quarto suono: esso, per,
trascendentale e consiste nel silenzio che segue i tre suoni del mantra. un "suono
silenzioso", un momento di assoluta contemplazione che rappresenta l'immanifesto, la
condizione primordiale dell'Essere che precede la manifestazione.

L'O e le Mrti
Approfondimento

La sacra sillaba O in lingua Tamil. In lingua Tamil, la sacra sillaba indicata da un


carattere la cui forma ricorda la sagoma della testa d'elefante di Gaea.

I vari aspetti della Divinit sono venerati dagli induisti attraverso il sistema delle Mrti;
molte delle rappresentazioni di tali aspetti sono chiamate con l'appellativo okra o
Omkrevara, ossia avente la forma della O. Le varie forme divine vengono paragonate
alla sacra sillaba e descritte quindi come illimitate, quali aspetti vibrazionali di tutto il
creato.

Ad esempio, l'O viene attribuito a Gaea, la cui figura spesso rappresentata nella
forma di questo simbolo. Un altro esempio pu essere la danza cosmica di iva con la
quale egli crea, preserva e distrugge i mondi; questa danza viene vista come il riflesso
dell'O.

Si dice che sia l'approssimazione pi aderente dell'esistenza cosmica nel tempo e nello
spazio, quindi del suono pi vicino alla Verit.

Pronuncia corretta e recitazione

Aum la somma e sostanza di tutte le parole che possono essere emesse da una gola
umana. il suono primordiale fondamentale, simbolo dell'Assoluto Universale. Il mantra
Aum deve essere pronunciato, con concentrazione, in un modo ben preciso e con energia:
La A- deve originarsi dalla regione dell'ombelico ed emergere dalla gola;
La U- la si pronuncia rovesciando la lingua;

La M- termina sulle labbra e la vibrazione termina sulla sommit del capo.

Anche se viene suddiviso in tre, la sua recitazione deve avvenire come un unico suono. Il
quarto suono, come si visto, non viene pronunciato attraverso la voce; tuttavia esso il
momento pi importante della recitazione, in quanto pura contemplazione, e va
ricordato e vissuto come tale.
In molti ashram e templi induisti si esegue la pratica dell'Aumkara (o Omkara), ossia la
ripetizione di 21 Aum. Dietro a questo numero c' una precisa simbologia.

La sillaba O nel Buddhismo

La sillaba O con i suoi sacri significati stata propugnata, diffusa e spiegata fin dalle
prime Upaniad vediche, quindi almeno dal VI secolo a.C. In ambito buddhista la si
riscontra nel cosiddetto "Buddhismo esoterico" oggi afferente ai Canoni cinese e tibetano.
Nel primo ambito, la sillaba O pronunciata all'inizio delle dhra riguardanti il
garbhadhtu ().

Sempre in questo ambito le tre componenti fonetiche dell'O, ovvero A/U/M, vengono
rispettivamente ad indicare le tre parti del Trikya: dharmakya, sabhogakya, e
nirmakya.
In ambito tibetano invece posto nell'importante mantra Om Mani Peme Hung (tib.,
sanscrito O Mai Padme H) relazionato al bodhisattva della compassione
Avalokitevara.
In ambito buddhista, la sillaba sanscrita O cos resa nelle altre lingue asiatiche:
lingua cinese: n
lingua coreana:

om o am

lingua giapponese: on
lingua vietnamita: m
lingua tibetana: om