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Luigi Ciotti
Nichi Vendola

Dialogo
sulla legalità
© 2005 Piero Manni s.r.l. LUIGI CIOTTI
Via Umberto I, 51 - San Cesario di Lecce
e-mail: info@mannieditori.it
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Voglio incominciare questo dia- LA CONFISCA

Redazione di Giancarlo Greco logo con alcune notizie che testi- DEI BENI
AI MAFIOSI
moniano che la mafia si può scon-
figgere.
Ieri sera (30 luglio 2005, ndr) eravamo in tanti, come
siamo in tanti questa sera, ad assaggiare per la prima
volta la “pizza della legalità”, una pizza fatta da Gio-
vanni Impastato, fratello di Peppino (nella sua pizzeria
ripresa anche nel film I cento passi) con l’olio, i pomo-

GIUSEPPE (PEPPINO) IMPASTATO

Giuseppe Impastato, da tutti conosciuto come Peppi-


no, nasce a Cinisi (Palermo) il 5 gennaio 1948 da Felicia
Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene
inserita negli ambienti mafiosi locali (una sorella di Luigi
ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato u-
no dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuo-
vo terreno di accumulazione di denaro).
Peppino si avvicina alla politica –al Psiup in particola-
re– durante gli anni del liceo classico.
Assieme ad altri giovani fonda un giornale, “L’Idea so-
cialista”, che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato.
Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”,
un’associazione che promuove attività culturali e musica-
li e che diventa il principale punto di riferimento per i
giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano spazio il
Copertina di Vittorio Contaldo

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“Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare”.
dori e la farina frutto di terre restituite alla gente, a delle
Intorno al 1977 nasce Radio Aut, un’emittente autofi- cooperative di giovani che oggi lavorano sui beni confi-
nanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel scati ai mafiosi. È un piccolo segno di grande valore, ha
campo della controinformazione e soprattutto in quello un’importanza enorme che va sottolineata con forza.
della satira nei confronti della mafia e degli esponenti Ieri abbiamo toccato con mano come sia possibile di-
della politica locale. ventare protagonisti di un cambiamento storico. Esatta-
Nel 1978, Peppino partecipa alle elezioni comunali di mente come faceva Peppino Impastato, che ha sacrifica-
Cinisi con una lista che ha il simbolo di Democrazia Pro- to la sua vita per affermare i valori della legalità e della
letaria. giustizia fino al sacrificio della morte per mano di ma-
Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno fiosi che non potevano sopportare questo affronto.
prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione Purtroppo questa notizia dal valore immenso non ha
di una documentata mostra fotografica sulla devastazione avuto grandi riscontri sui quotidiani. Nonostante ciò è
del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il la dimostrazione che unendo le forze, le energie, met-
suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui bi- tendoci passione e impegno e avendo a disposizione
nari della linea ferrata Palermo-Trapani. Inizialmente le strumenti legislativi adeguati è possibile voltare pagina.
indagini sono artatamente orientate all’ipotesi di un at-
tentato terroristico consumato dallo stesso Impastato o, in
subordine, di un suicidio “eclatante”. “RIUTILIZZO A FINI SOCIALI DEI BENI
CONFISCATI AI MAFIOSI”: LA LEGGE 109/96
Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre
volte, sino ad arrivare alla recentissima condanna del “Vogliamo che lo Stato sequestri e confischi tutti i beni
boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e del suo complice di provenienza illecita, da quelli dei mafiosi a quelli dei
Vito Palazzolo come mandanti del delitto. corrotti. Vogliamo che i beni confiscati siano rapidamente
La storia di Peppino ha ispirato alcuni documentari e un conferiti, attraverso lo Stato e i Comuni, alla collettività per
film, I cento passi di Marco Tullio Giordana, mentre il suo creare lavoro, scuole, servizi, sicurezza e lotta al disagio”.
impegno contro la mafia è sopravvissuto grazie al fratello Con queste parole si apriva la petizione popolare che
Giovanni e ad alcuni suoi compagni che hanno fondato il Libera ha presentato nel 1995. L’intenzione era di chiede-
Centro documentazione Peppino Impastato (www.centroim- re la riforma di una legge ormai vecchia (legge
pastato.it) e un sito web (www.peppinoimpastato.com). n.646/1982) che regolava in maniera insoddisfacente
proprio la confisca dei beni. A favore della petizione si
raccolsero un milione di firme, e rappresentò un momen-

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to importante di sensibilizzazione e riflessione sull’im- • la promozione e la diffusione dei principi della legge,
portanza del recupero e riutilizzo dei patrimoni accumu- così da favorirne l’accesso ai benefici;
lati illecitamente. • il coinvolgimento di soggetti economici diversi, in un
Da questa petizione è nata la legge 109 per il “riutiliz- rapporto di cooperazione tra pubblico e privato e con
zo a fini sociali dei beni confiscati ai mafiosi” (legge particolare sensibilità per l’imprenditoria etica.
n.109/96). Promulgata immediatamente dopo un’altra
legge che istituiva il Fondo di solidarietà per le vittime del I beni confiscati
racket e dell’usura (legge n.108/96), la 109 mostrò subito Cosa sono i beni confiscati?
tutta la sua bontà simbolica e pratica. • Beni costituiti in azienda
Pratica perché i dati dicono chiaramente che in soli 6 • Beni mobili (denaro, mezzi di trasporto, apparecchia-
anni, la 109 ha permesso l’utilizzo a fini sociali di oltre ture informatiche ecc.)
1000 beni immobili, per un valore superiore a 150 mi- • Beni immobili (case, terreni, fondi)
lioni di euro. Mentre la precedente normativa, in ben 14
anni (1982-1996) era riuscita a confiscare soltanto 34 Come vengono trattati?
beni. • Beni costituiti in azienda: lo Stato ne dispone l’affitto,
Simbolica perché la 109 non soltanto permette di colpi- la vendita o la liquidazione; il ricavato si riversa nel
re le mafie nei loro interessi economici, ma contempora- Fondo prefettizio
neamente permette di ridistribuire alla collettività queste • Beni mobili: trasformati in denaro contante e riversati
ricchezze, favorendo la costruzione di un tessuto sociale nel Fondo prefettizio
attivo, un deterrente naturale contro il potere mafioso. • Beni immobili: assegnati ai comuni o mantenuti al pa-
Libera è impegnata per la valorizzazione dei beni con- trimonio dello Stato
fiscati. La villa di Totò Riina a Corleone, oggi diventata u- Per questi beni la 109 prevede un uso sociale. Vedia-
na scuola, i terreni di Bernardo Provenzano nei quali si mo come:
produce l’olio di Libera, il progetto Libera Terra che fa
nascere cooperative sociali nel settore agro-biologico su A chi possono essere assegnati?
terreni confiscati alle mafie, sono soltanto alcuni dei casi I beni immobili possono essere conservati al patrimo-
di assegnazione che la 109 ha potuto permettere. nio dello Stato per specifiche finalità istituzionali (giusti-
Libera ha anche avviato una riflessione per studiare i- zia, ordine pubblico, protezione civile).
potesi di sviluppo e miglioramento della legge 109, sulla I beni immobili possono essere anche trasferiti al patri-
base di due linee guida: monio del Comune nel quale si trovano, per finalità sia i-

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stituzionali che sociali. Il Comune, acquisito il bene, ha un • Prefetto
anno di tempo per decidere se amministrarlo direttamente • Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero
oppure assegnarlo in concessione, a titolo gratuito, a: dell’Interno
• comunità, enti, organizzazioni di volontariato; L’Ufficio del Territorio, stimato il valore del bene, sen-
• cooperative sociali, comunità terapeutiche e centri di titi Prefetto, Sindaco e Amministratore, entro 90 giorni
recupero per tossicodipendenti. formula una proposta di assegnazione del bene.
Se il bene è stato confiscato per reato di associazione Il Direttore Centrale del Demanio del Ministero delle
finalizzata al traffico di stupefacenti, viene senz’altro tra- Finanze, entro 30 giorni dalla proposta, emette il provve-
sferito al patrimonio del Comune e assegnato preferibil- dimento di assegnazione.
mente ad associazioni, comunità o enti per il recupero di
tossicodipendenti.

Per farne cosa?


I beni che lo Stato mantiene, possono diventare caser- Un altro esempio a New York. Qui, all’indomani
me, strutture della polizia, della protezione civile o del- della violenza del terrorismo che ha causato 3.500 morti,
l’amministrazione giudiziaria. I beni trasferiti ai Comuni, alcuni cuochi e camerieri sopravvissuti all’attentato delle
possono rispondere alle esigenze delle realtà locali ed es- Torri Gemelle hanno aperto un ristorante, nel quartiere
sere così utilizzati come uffici comunali, scuole, asili, di Manhattan. Bene, in quel ristorante newyorkese si u-
parchi pubblici. Possono inoltre ospitare comunità tera-
sano i prodotti delle cooperative di Libera.
peutiche, centri sociali e di aggregazione.
Contemporaneamente, sempre negli Stati Uniti, la
In entrambi i casi, ed è opportuno farlo notare, la
mafia si riorganizza e cambia pelle. In questa nazione
legge ha significativamente sancito che tutti i beni ripre-
così protetta dagli stranieri, così barricata dietro a si-
si alle mafie, devono essere utilizzati per scopi colletti-
stemi di tutela e sicurezza solo teoricamente invalicabi-
vi, tra i quali un particolare rilievo è dato al riutilizzo a
li, le famiglie mafiose italoamericane fanno entrare
scopi sociali.
clandestinamente manovalanza reclutata in Sicilia. Ne-
gli ultimissimi tempi, oltre 400 giovanissimi “picciotti”
Chi ne decide l’assegnazione?
La Cancelleria dell’Ufficio Giudiziario comunica il
hanno superato quelle barriere di difesa per andare a
provvedimento definitivo di confisca a:
costituire i gruppi di fuoco della mafia d’oltreoceano
• Ufficio del territorio del Ministero delle Finanze che manda i figli a studiare nelle università più presti-
giose per imparare a gestire gli affari di famiglia. Così

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LIBERA. ASSOCIAZIONI, cratica) e attraverso lo sport (per recuperare l’enorme po-
NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE tenzialità educativa dello sport e contrastare l’uso del do-
ping e la politica della vittoria ad ogni costo);
L’associazione Libera nasce il 25 marzo del 1995, su i-
– il sostegno diretto a realtà dove è molto forte la pe-
niziativa di don Luigi Ciotti, con l’intento di coordinare e
netrazione mafiosa, con progetti tesi a sviluppare risorse
sollecitare l’impegno della società civile contro tutte le
di legalità umane, sociali ed economiche presenti sul ter-
mafie. Fino ad oggi hanno aderito a Libera più di 1000
ritorio;
gruppi tra nazionali e locali, oltre a singoli sostenitori.
– la formazione e l’aggiornamento sul mutare del fe-
L’associazione è presente su tutto il territorio nazionale
nomeno mafioso e sulle soluzioni di contrasto ad esso,
attraverso sedi regionali e coordinamenti provinciali.
attraverso campi di formazione, convegni e seminari;
Il presidente di Libera è don Luigi Ciotti, già fondatore
– l’informazione sul variegato fronte antimafia, attra-
del Gruppo Abele di Torino. La vicepresidenza, costituita
verso strumenti di diffusione notizie e di approfondimen-
da più membri, ha annoverato fin qui esponenti della Ui-
to tematico sia a stampa che elettronici.
sp, di Legambiente e dell’Arci, ed è stata il segno del le-
game tra Libera e le grandi associazioni nazionali ad essa
aderenti. Tra i vicepresidenti, anche Rita Borsellino, sorel-
la del magistrato Paolo.
Libera agisce per favorire la creazione di una comu- ha bisogno di qualcuno che si sporchi le mani di san-
nità alternativa alle mafie, certa che il ruolo della società gue, qualcuno che faccia il lavoro sporco. Giovani sici-
civile sia quello di affiancare la necessaria opera di re- liani che, pur di guadagnare soldi e a causa della grande
pressione propria dello Stato e delle Forze dell’Ordine, crisi del mercato del lavoro italiano, sono disposti a di-
con una offensiva di prevenzione culturale. ventare clandestini e ad usare strumenti di forza e di
violenza.
Le principali attività dell’associazione:
– il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati ai mafio- Il 28 luglio è stato il ventesimo LA STAMPA
si, con la valorizzazione e l’informazione sulla legge anniversario della morte del Com-
109/96, per la quale Libera ha raccolto un milione di fir- missario Montana. Il giorno dei
me; suoi funerali, nel 1985, il quotidiano “La Sicilia”, il
– l’educazione alla legalità nelle scuole (per diffonde- giornale più importante dell’isola, si rifiutò di pubbli-
re, soprattutto tra i più giovani, una cultura della legalità care 15 necrologi a pagamento perché nel testo compa-
e far maturare coscienza civile e partecipazione demo- riva la parola mafia.

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GIUSEPPE (BEPPE) MONTANA All’assassinio di Montana seguirono quelli di Ninni Cas-
sarà e Roberto Antiochia: il primo dirigeva la Sezione Inve-
Nato ad Agrigento nel 1951, Beppe Montana è cre- stigativa della Squadra Mobile, il secondo è stato tra i suoi
sciuto e si è formato a Catania. Laureatosi in Giurispru- migliori investigatori ed era venuto a Palermo in ferie per i
denza, dopo aver vinto il concorso in Polizia, è entrato funerali del “suo” Commissario.
come Comissario nella Sezione Investigativa della Squa-
dra Mobile di Palermo e successivamente ha diretto la Se-
zione Catturandi.
Durante la sua attività investigativa ha arrestato nume-
rosi latitanti e scoperto raffinerie di droga e depositi di ar- Il 28 sera, a vent’anni di distanza, c’era tanta gente a
mi. Il 28 luglio 1985, il giorno prima di entrare in ferie, è Catania, nella sua città, per ricordare il sacrificio di Bep-
stato ucciso in un agguato mafioso a Porticello (dove te- pe Montano; tanta gente come qui e come a Cinisi. Ma
neva il proprio motoscafo). neppure questa volta, così come nell’85, “La Sicilia” si è
Ha collaborato con il giudice Rocco Chinnici non solo degnata di riportare un rigo sulla manifestazione.
nelle indagini contro Cosa Nostra ma anche incontrando Un’anno fa, Libera e Arci hanno lanciato una cam-
i giovani nelle scuole per sensibilizzarli al rispetto della pagna nazionale dal titolo “Spazi per la musica”. L’i-
legalità e dei valori democratici, e per promuovere questa dea, nata da me e da Tom Benetollo, è quella che se esi-
attività ha dato vita al Comitato “Lillo Zucchetto”. stono in Italia dei beni adeguati da confiscare alla cri-
Quando gli fu affidato l’incarico di dirigere la neonata minalità e alla mafia, possono diventare spazi di cultu-
Sezione Catturandi, il Montana spiegò ai giornalisti: “È i- ra, di animazione, di musica per i giovani.
nutile che venite a trovarmi ogni giorno. Posso darvi in Due giorni dopo la presentazione dell’iniziativa,
media una notizia ogni sei mesi. Il nostro è un impegno Tom è morto. Era un gigante per la sua grande capacità
che si sviluppa in tempi molto lunghi. E se proprio dob- politica, per la sua generosità, per il suo impegno, per
biamo parlare possiamo farlo solo a cose fatte”; in realtà la sua coerenza.
incontrò i giornalisti molto spesso, poiché furono tante le Alla fine del suo funerale, con ancora impressa negli
operazioni di polizia condotte e tanti i latitanti catturati occhi l’immagine del manifesto della nostra iniziativa, io e
in quei tre anni di attività. il sindaco Veltroni ci siamo detti che il primo bene da de-
Quel terribile 28 luglio 1985 ha segnato l’inizio dell’e- stinare a questo progetto, al sogno di Tom, doveva diven-
state di sangue palermitana: in soli dieci giorni caddero tare la sua casa. Così, un ex cinema a luci rosse (sequestra-
sotto i colpi della barbarie mafiosa tre investigatori di quel- to alla banda della Magliana), su sollecitazione dei ragazzi
la che era stata definita la migliore Squadra Mobile d’Italia. del quartiere dove il cinema è collocato, sarà destinato a

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TOM BENETOLLO renze e a Parigi per il Forum sociale europeo, a Porto Ale-
gre e a Mumbay per il Forum sociale mondiale. Fa della
Tom Benetollo nasce a Vigonza (Padova) il 22 febbraio difesa dei diritti una delle sue bandiere, di tutti i diritti, da
del 1951. Negli anni Settanta è stato corrispondente dal Ve- quelli del mondo del lavoro a quelli dei gay e di tutte le
neto del quotidiano “L’Unità”. La sua attività politica inizia minoranze. È a fianco degli immigrati, per la chiusura dei
nel 1973 quando si iscrive alla Federazione Giovani Comu- Cpt, la cittadinanza di residenza, il diritto d’asilo.
nisti Italiani (FGCI), dando vita al giornale “Collettivo”. Con la sua morte, avvenuta il 20 giugno 2004 in se-
Tra il ’77 e il ’78 decide di fare della sua passione po- guito ad un malore che lo ha colpito durante un’assem-
litica una scelta di vita. Così diviene prima funzionario blea organizzata dal quotidiano “il Manifesto” a Roma, la
della segreteria regionale della Fgci del Veneto, poi se- società civile –non solo italiana– ha perso uno dei suoi
gretario regionale. Nel 1981 si trasferisce a Roma come principali protagonisti.
responsabile esteri della Fgci.
Qui Tom comincerà a lavorare su questioni che segne-
ranno tutto il suo impegno per la non violenza e la pace:
a partire dal movimento europeo contro l’installazione
del SS 20 e dei missili pershing e cruise, che consentì la contenitore culturale per la musica e restituito alla gente e
nascita di un nuovo movimento pacifista che reclamava ai giovani. Quest’anno si è aperto il cantiere e sono inizia-
la denuclearizzazione dell’Europa. ti i lavori e il cinema è diventato la casa di Tom.
Nel 1983 diventa responsabile pace del PCI. Arriva al- A Mesagne, in provincia di Brindisi, il Comune ha
l’ARCI nel 1987, in seguito a incomprensioni e discussio- consegnato ad un’associazione un bene confiscato alla
ni con il partito sul movimento della pace, sulla sua natu- Sacra Corona Unita, mentre 20 ettari di terreno e di vi-
ra, sulla sua funzione e sulle sue potenzialità. gneti confiscati ai boss presenti in questa terra verran-
Nel 1997 viene eletto presidente nazionale dell’ARCI. no restituiti alla collettività perché si possano costruire
Con la presidenza di Benetollo l’associazione vive un percorsi di lavoro e di dignità per le persone.
periodo di grande crescita e rinnovamento, sociale e poli- Dobbiamo confiscare la mafia, questa è la legalità.
tico, che ha alla base la scelta del pacifismo, dimostrata Devono restituire tutti i beni frutto di attività illeci-
in questi ultimi anni con le tante attività contro la guerra ta. E devono farlo non solo i mafiosi e i criminali. Nel
in Kossovo e poi contro la guerra “preventiva” in Afghani- 1995 Libera raccolse oltre un milione di firme per otte-
stan e in Iraq, contribuendo in maniera determinante allo nere una legge che prevedesse la confisca dei beni non
sviluppo del grande movimento mondiale per la pace. solo ai mafiosi, appunto, ma anche ai corrotti. La legge,
Benetollo è a Genova nei giorni del G8 del 2001, a Fi- allora, passò monca.

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Ma dobbiamo insistere, perché non è possibile che Il programma di lavoro portato avanti con le persone
uomini potenti possano aprire e chiudere aziende met- svantaggiate ha indotto la cooperativa NoE a specializzar-
tendo sul lastrico migliaia di persone, calpestandone la si in alcune colture ortofrutticole, come i peperoni, ven-
storia. Dobbiamo impegnarci per questo sennò che co- duti soprattutto all’estero. Dal 2005 è prevista la produ-
sa parliamo a fare di legalità, di rispetto delle regole se zione della caponata tipica siciliana in conserva e la rea-
poi vincono sempre i furbi e i potenti? lizzazione di un punto vendita.
Le attività didattiche impegnano in maniera significativa
CASI DI ASSEGNAZIONE SOCIALE la cooperativa sociale, secondo uno schema ormai ben de-
DEI BENI CONFISCATI AI MAFIOSI finito. La “giornata tipo” prevede un’escursione guidata
della piccola Borgata Parrini; una lezione su legalità e beni
Cooperativa sociale NoE confiscati; la presentazione della Bacheca della Legalità; la
La cooperativa sociale NoE (NoEmarginazione) opera degustazione dei prodotti proveniente dalle terre confisca-
a Partinico, in provincia di Palermo, dove coltiva circa 5 te (pane, olio, miele, marmellate, caponata ecc…); la pas-
ettari di terreni confiscati ai boss Vitale, nella Borgata Par- seggiata in calesse con il pony Martino e, infine, i giochi
rini. La cooperativa svolge le proprie attività in stretta col- all’area aperta.
laborazione con il Sert e il Dipartimento di salute menta-
le della ASL di Partinico con l’intento di favorire l’inseri- Cooperativa sociale Lavoro e non solo
mento sociale e lavorativo delle persone svantaggiate. La cooperativa sociale Lavoro e non solo nasce nel
La cooperativa NoE cura molto le attività di carattere gennaio del 1998 come frutto di una collaborazione tra il
sociale connesse al recupero delle terre confiscate, anche Dipartimento Salute Mentale-ASL e l’Arci, con l’intento
attraverso l’organizzazione di percorsi naturalistici rivolti di favorire l’inserimento sociale e lavorativo di pazienti
soprattutto alle scuole del comprensorio partinicese. Un psichiatrici.
impegno attraverso il quale la cooperativa intende, con Il progetto, chiamato simbolicamente “Liberarci dalle
semplicità, presentare un nuovo modo di fare cultura. La spine”, mira a creare e gestire un’azienda agricola nei
cooperativa, inoltre, ha attivato un centro equestre. terreni di Corleone confiscati ai boss mafiosi Marino e
La realizzazione di queste iniziative vede impegnati i Lojacono, valorizzando specificità colturali siciliane, co-
soci della cooperativa insieme a diversi insegnanti, con i me il fico d’India, e colture biologiche tipiche del territo-
quali viene condiviso l’impegno e la responsabilità di far rio. Attraverso queste attività, viene anche favorito l’inse-
scoprire ai più giovani l’importanza di valori come la le- rimento socio-lavorativo delle persone svantaggiate (legge
galità e il rispetto per la natura. 381/91). La scelta fatta dalla cooperativa Lavoro e non so-

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lo, insomma, è stata quella di assumersi la responsabilità per giovani tossicodipendenti gestisce due aziende agrico-
di gestire terreni confiscati alla mafia con l’obiettivo di le confiscate nel comune di Castelvetrano (Trapani) con u-
promuovere sviluppo economico e percorsi d’inclusione na superficie complessiva di circa 46 ettari.
sociale. Un impegno che coniuga la genuinità e qualità I terreni agricoli gestiti dall’associazione sono in regi-
dei prodotti dell’azienda (coltivazione biologica e natura- me di conversione biologica. Le colture esistenti sono di
le) e il valore sociale delle attività svolte (utilizzo di beni tre tipologie: uliveti, vigneti e agrumeti. Attualmente, ac-
confiscati alla mafia, inserimento lavorativo di soggetti canto all’olio extravergine di oliva, vengono prodotte,
con disagio psichico). con il marchio Casa dei Giovani, marmellate di agrumi e
Il progetto è realizzato in collaborazione con ArciSici- miele.
lia, Comune di Corleone, Azienda U.S.L n.6 Dipartimen- A Castelvetrano in provincia di Trapani nasce l’olio di
to Salute Mentale distretto di Corleone, Fondazione Rava- Libera. Sulle terre confiscate alla mafia, la Casa dei Gio-
si e Banca Popolare Etica. vani, presieduta da padre Salvatore Lo Bue, sta realizzan-
Sui terreni della cooperativa vengono coltivati grano do da quasi due anni il Progetto Ritrovarsi, un program-
duro, pomodoro, lenticchie, ceci, meloni gialli, mandorli ma di reinserimento socio-lavorativo per giovani ex-tossi-
(nuovo impianto di circa 2 ettari) e fichi d’India (l’area codipendenti, che hanno completato un programma tera-
coltivata è stata estesa a 4 ettari) con le tecniche dell’agri- peutico presso i Sert o le comunità.
coltura biologica. Quest’anno, accanto alle produzioni Era terra morta quella di Bernardo Provenzano e Mat-
già avviate, è prevista, in collaborazione con le altre coo- teo Messina Denaro. Morta perché lasciata incolta per
perative sociali, la messa in commercio della Passata di anni. L’impianto di una vera e propria azienda agricola,
pomodoro Libera Terra. condotta scientificamente anche con l’aiuto della Facoltà
Dal gennaio 2004 è in commercio la farina LiberaTerra. di agraria dell’Università di Palermo, ha portato alla pro-
duzione di un olio extravergine di oliva, commercializza-
Associazione Casa dei Giovani to con il marchio Libera Terra.
La Casa dei Giovani è un’associazione senza fini di lu- Nel fondo è stato già realizzato un intervento di ri-
cro. Presente sul territorio nazionale con diversi centri, si strutturazione della casa rurale, che accoglie oggi gli stes-
rivolge alla cura e alla riabilitazione dei tossicodipendenti, si ragazzi impegnati nel progetto. È stato, inoltre, costrui-
svolge attività di supporto alle donne che vogliono uscire ta una serra di 800 mq e sono stati messi a dimora nuovi
dal tunnel della prostituzione e offre opportunità di recu- alberi. Da qualche mese è finalmente arrivato il minifran-
pero e formazione lavoro ai giovani detenuti che possono toio. A fornirlo in comodato d’uso gratuito, è stato l’Ente
usufruire della pena alternativa. La comunità di recupero sviluppo agricolo siciliano.

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Il ricavato della vendita dei prodotti viene utilizzato I giovani sono una grande rispo-
I GIOVANI
per finanziare le borse lavoro da erogare ai ragazzi ex sta alla illegalità. L’Unione degli
tossicodipendenti. Studenti mi ha invitato al suo cam-
L’olio di Libera viene utilizzato come segno sacramen- peggio di Piombino quest’anno. C’erano 1.200 giovani,
tale da molte Diocesi della Chiesa nella messa crismale alcuni dei quali veramente ragazzi, altri con qualche
del Giovedì Santo. anno in più. Ebbene, sono stati a parlare con me di
questi temi difficili fino a mezzanotte. Avevano tutti u-
Cooperativa sociale Placido Rizzotto-Libera Terra na enorme passione, una grande voglia di partecipazio-
La cooperativa Placido Rizzotto nasce grazie al progetto ne e facevano tantissime domande. Questa è la risposta
Libera Terra promosso dall’associazione Libera e dalla Pre- all’illegalità, alla corruzione, alle mafie: i giovani.
fettura di Palermo. È costituita da giovani prevalentemente Ma noi adulti abbiamo una grande quota di respon-
di Corleone e San Giuseppe Jato, selezionati a seguito di sabilità. Non possiamo sempre e solo chiedere allo Sta-
un bando pubblico promosso da Libera e Italia Lavoro. La to e alle istituzioni di fare la loro parte. Certo, ci vo-
cooperativa effettua l’inserimento lavorativo di soggetti gliono delle regole, occorrono leggi adeguate e occorre
svantaggiati, creando opportunità occupazionali e ispiran- farle rispettare. Ma ci deve essere un fuoco dentro di
dosi ai principi della solidarietà e della legalità. noi, una fiamma che ci permetta di debellare l’indiffe-
I giovani della Placido Rizzotto gestiscono circa 180 et- renza e la rassegnazione, due malattie mortali che si so-
tari di terreni del Consorzio dei Comuni Sviluppo e Legalità no diffuse negli ultimi tempi nel nostro Paese.
confiscate ai boss Riina, Agrigento, Brusca. L’Azienda è sita
nei comuni di Corleone, Piana degli Albanesi, Monreale, Quando venni a sapere (molto
L’AMICO NICHI
San Giuseppe Jato, San Cipirello, Camporeale. ma molto prima che iniziasse il
Il metodo di coltivazione è quello biologico (grano du- percorso che poi lo ha portato alla
ro, legumi, fave, meloni e uva) e le produzioni sono tutte presidenza della Puglia) che un amico, Nichi Vendola,
artigianali (pasta Libera Terra e legumi Libera Terra Bio). aveva la possibilità di impegnarsi ancora di più per la
Il vino Placido è ottenuto dalle uve di catarratto, vitigno sua terra, mi venne spontaneo scrivergli una lettera ri-
autoctono di Sicilia. È dedicato a Placido Rizzotto, il sindaca- servata. Talmente riservata da giungere poi sulle pagine
lista corleonese che dà il nome anche alla cooperativa, ucci- de “La Repubblica” causandomi un sacco di problemi
so dalla mafia nel 1948 proprio per le sue battaglie in difesa e di accuse.
dei diritti dei contadini e contro l’oppressione mafiosa. Ma io ricordo di avere scritto quella lettera con il
cuore, con passione. Perché quando incontri nel cam-
mino della tua vita uomini che pagano di persona, che

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si assumono le loro responsabilità, si sporcano le mani, ste parole vengono stropicciate, a volte calpestate e
hanno il coraggio della denuncia della parola, che ce la svuotate del loro valore e della loro ricchezza. Noi vo-
mettono tutta, con la coscienza dei propri limiti, per gliamo respingere l’inganno delle parole.
scambiare la terra con il cielo, che amano la propria
storia, le proprie radici, la propria terra, non si può Non ci sono soldi? Voi sape- LE SPESE BELLICHE
non scrivere con libertà, non per fare profezie, ma per te che le missioni all’estero non E LA LOTTA ALLA MAFIA
OGGI IN ITALIA
dire, comunque vada a finire: tu sarai certamente un vengono pagate con il bilancio
grande per la tua terra. del Ministero della Difesa? Ser-
Tuttavia, anche in questo caso, la nostra responsabi- vono fondi speciali e leggi apposite per queste missio-
lità è grande. Dobbiamo dare una mano a Vendola e ai ni. Nella finanziaria del 2004 questi fondi “speciali” si
tanti altri uomini e donne che vivono con onestà e for- sono aggirati attorno a un miliardo e duecento milioni
za il valore della politica. I fenomeni e i problemi so- di euro; cifra poi rinnovata anche quest’anno.
ciali devono essere governati e non esorcizzati come Non voglio dare un giudizio sulle missioni italiane
molti, troppi politici fanno. all’estero, non mi piace mai generalizzare; di alcune sa-
Chi si è assunto questo ruolo e questa importante pete cosa penso. Non voglio che si dimentichino le
responsabilità di governare, e lo fa con intelligenza e tante cose positive che vengono realizzate nelle zone
passione, non deve mai essere lasciato solo. Guai a noi martoriate dai conflitti armati. Però ci sono molte cose
se facciamo così. che non accetto. L’Italia paga alla Gran Bretagna un
Non abbiamo bisogno di leggi-manifesto o di passe- leasing di 1.450 milioni di euro per 24 aerei da guerra;
relle. Il contrasto alla mafia, all’illegalità e alla corru- sono già stati stanziati 2.500 milioni di euro come pri-
zione ha bisogno di politiche sociali, di sviluppo, di la- ma trance per l’acquisto di una seconda portaerei. Non
voro, di prevenzione, di percorsi educativi. so cosa ce ne facciamo di questi strumenti quando la
Non fanno altro che ripeterci che non ci sono soldi. mancanza di lavoro e di tutela della salute ci dice che la
Ma noi siamo persone che hanno voglia di guardarsi in coperta è troppo corta; quando verifichiamo quotidia-
faccia, di dirsi la verità, con molta umiltà. E allora vi namente che gli enti locali hanno sempre meno stru-
voglio spiegare dove sono “i soldi che non ci sono”, menti per investire sulla famiglia e sulle politiche gio-
anche se denunciare questi inganni mi costa fatica e mi vanili. Non so cosa farmene del ponte sullo Stretto di
provoca sofferenza. Lo faccio perché vorrei che rifiuta- Messina quando non ci sono le strutture minime,
ste insieme a me l’inganno delle parole. Tutti parlano di quando non lo vogliono i calabresi e siciliani, che ma-
giustizia, di dignità; ditemi poi chi è che non parla di nifestano per chiedere altro.
legalità, chi non parla di diritti. Pronunciate così, que- Il nostro Paese partecipa con altri paesi, attraverso

24 25
una quota pari a un miliardo di dollari (diluito negli Anche da ciò si capisce che abbiamo bisogno del-
anni, certo), ad un’operazione di ricerca su un nuovo l’impegno e della partecipazione di tutti. Dobbiamo
aereo da guerra di cui noi poi acquisteremo 130 esem- impegnarci tutti se vogliamo far morire la mafia.
plari. Perché non è affatto vero che la mafia non uccide più:
Torno a dire, bisogna respingere l’inganno delle paro- solo negli ultimi dieci anni abbiamo avuto 2.270 vittime
le. Dobbiamo parlare di legalità, di informazione corret- ufficiali di mafia (e il dato è fermo al 21 di marzo 2005);
ta, di ricerca della verità, di documentazione seria e non a queste dobbiamo sommare le oltre 154 vittime inno-
permettere che venga rifiutato il necrologio del commis- centi (37 tra ragazzi e ragazze minorenni). 2500 morti
sario Montana perché nel testo vi era scritto “vittima di che stanno lì, a testimoniare di questa violenza, di que-
mafia”; o, peggio, che dopo 20 anni non si sia scritta una sto arroganza, di questo potere.
riga sulla manifestazione in sua memoria. Guai a dimenticare o sottovalutare i nuovi volti
Avviene questo nel nostro paese. della mafia oggi: il caporalato e il lavoro nero, causa
di molti incidenti sul lavoro. I sindacati hanno censito
Qualcuno ci dice che la ma- i cantieri edili illegali o con caporalato del Nord Ita-
COME CAMBIA
LA MAFIA fia non ammazza più, non spara lia: sarebbero il 50% del totale. E poi ci sono le ba-
più. Sì, certo, la Camorra sta a- danti che entrano nelle nostre famiglie da clandestine,
vendo le sue ultime vicende a a causa di una legge che, in nome della sicurezza, pri-
Napoli, una guerra per il controllo del territorio va l’individuo della libertà. Una legge che respinge,
(Scampìa, Forcella, ecc.). Però continuano a ripetere che è frutto dell’incapacità di una classe politica inca-
che la mafia non è più così. pace di trovare strumenti adeguati, o che non ha volu-
Io mi permetto di ricordare, in questa meravigliosa to trovarli perché se avesse voluto, nel rispetto delle
terra dove non a caso qualche anno fa con Libera ab- regole e con percorsi di legalità e di giustizia, avrebbe
biamo realizzato la Giornata nazionale della memoria e certamente individuato modalità diverse per andare
dell’impegno, che allora, a Casarano, non si presentò incontro alla gente. Non gabbie e prigioni. Mi piace-
alcun rappresentante del governo di centrosinistra di rebbe che ci fosse una legge che obbligasse i politici a
allora. Non è venuto nessuno perché tutti avevano al- trascorrere un intero periodo nei Cpt, non la semplice
tre cose da fare. Eravamo noi e il Presidente Scalfaro. visita organizzata, da cui escono dicendo che tutto è
Eppure c’era un nostro grande politico a pochi chilo- apposto, che è tutto perfetto. Dovrebbero toccare ve-
metri, a mettere la prima pietra all’aeroporto di Bari. ramente con mano l’immoralità dei Centri di perma-
Era a pochi chilometri ma non ha trovato tempo né nenza temporanea.
spazio per venire a ricordare le vittime di mafia.

26 27
Devo citare un Papa, se no Il Padre Eterno, cui voglio
IL CASO CASELLI non posso andare avanti. Gio- un bene dell’anima, mi ha sem- L’IMPEGNO
DI CATTOLICO
E LA SUPERPROCURA vanni Paolo II, nel messaggio pre incoraggiato nella mia atti-
NAZIONALE ANTIMAFIA
della giornata della pace dell’1 vità. A volte litigo con lui per-
gennaio scorso, in un passaggio ché gli domando cosa caspita
del suo intervento, pronuncia parole forti, chiare, de- stia accadendo. È importante il silenzio, la preghiera,
terminate, radicate nel Vangelo: “Il male ha sempre un l’eucaristia. Però non possiamo stare solo lì in attesa e
volto e un nome: il volto e il nome di uomini e donne in preghiera. C’è bisogno di quello che mi diceva il mio
che liberamente lo scelgono”. È un richiamo alla re- Vescovo: “Non dimenticarti mai che anche la denuncia
sponsabilità, non è una cosa generica: il male ha uomini è annuncio di salvezza, è annuncio salvifico”.
e donne responsabili. Siamo chiamati a sentire la nostra Non dobbiamo mai dimenticare che l’altro, qualun-
quota di responsabilità. Le regole valgono per tutti, per que altro sia, è sempre immagine di Dio; nell’Antico
i musulmani e per noi. Non è accettabile che qualcuno Testamento c’è scritto: “L’uomo fu fatto a Sua immagi-
possa farsi, con velocità impressionante, leggi ad perso- ne e somiglianza”. Siamo l’immagine somigliante di
nam, per sé e per i propri amici. Come se non bastasse Dio, tutti, non solo qualcuno. Non possiamo ridurre
questo, si è arrivati a un livello ancora più preoccupan- Dio ad un’immagine di comodo, ad un nostro idolo da
te: creare un comma apposito, in una legge apposita, utilizzare solo quando ci torna comodo.
per impedire al Procuratore generale di Torino, Gian- Nel giorno di Pasqua, mentre preparavo la celebra-
carlo Caselli, di poter accedere alla Superprocura Na- zione della Santa Messa, per me momento molto im-
zionale Antimafia. Qualcuno aveva interesse che un portante perché è la messa della Resurrezione, ho tro-
uomo, impegnato per 7 anni contro il terrorismo e per vato una vignetta uscita in Francia che mi ha molto
altri 7 a Palermo a combattere Cosa Nostra, non arri- colpito. L’ho messa nella preghiera dei fedeli: c’è un e-
vasse ad occupare quel ruolo così importante per la norme cartello stradale con uomini piccoli piccoli, il
lotta alla mafia. E la cosa ancor più vergognosa è che mondo sotto e, sopra, c’è scritto questo: “Il tuo Cristo
chi ha scritto questo comma si è potuto permettere di è ebreo, la tua automobile è giapponese, la tua pizza è
dichiarare ufficialmente, tra i sorrisi, che lo aveva stu- italiana, il tuo cous cous algerino, la tua democrazia è
diato, personalmente, apposta per Caselli. Così hanno greca, il tuo caffè brasiliano, il tuo orologio svizzero, la
impedito a quel magistrato onesto di poter gestire la tua camicia indiana, l’autoradio coreana, le tue vacanze
Superprocura Antimafia. La legalità ha bisogno di im- sono turche, tunisine o marocchine, i tuoi numeri sono
pegno, coerenza, vera partecipazione. arabi, la tua scrittura è latina, eppure rimproveri al tuo
vicino di essere uno straniero”.

28 29
OBIETTIVO Senza legalità non c’è svilup- rabbia, infatti, per le cose che si amano. Noi amiamo la
GIUSTIZIA
po. Lo sviluppo è lavoro, edu- giustizia, la legalità, la solidarietà. E siamo coscienti che
cazione, attenzione; è cultura, la legalità è la pre-condizione perché la partecipazione e
politiche per i giovani, è protagonismo, informazione la democrazia si possano concretamente realizzare. Tut-
seria attenta e costante. L’obiettivo non deve mai essere ti dobbiamo sentire, appiccicato alla nostra pelle, l’im-
la legalità: l’obiettivo è la giustizia! La legalità e la soli- pegno perché nessuno calpesti la nostra Costituzione,
darietà sono gli strumenti per raggiungere la giustizia. perché quei diritti sanciti lì vengano tutelati, perché l’u-
Legalità, giustizia e solidarietà vanno sempre impastati guaglianza dell’articolo 3 venga garantita. Questa è la
e dobbiamo lavorare in questo senso. legalità che si impasta con la giustizia.

L’ultimo augurio che vi fac-


IL DIRITTO
ALLA RABBIA cio, in questa piazza bellissima,
è del diritto alla rabbia, insieme
ad un augurio ulteriore di saper
essere analfabeti. Diffidate di chi ha capito tutto, di chi
sa tutto; noi vogliamo sentire umilmente la coscienza
dei nostri confini, la voglia dello studio, del confronto,
della ricerca, del non dare mai nulla per scontato. A-
nalfabeti in questo senso, con questa forza, con questo
fuoco, con questa passione.
La rabbia che vi auguro non è quella col musone che
fa dire che le cose non cambieranno mai. È esattamente
il contrario: non vivere da arrabbiati ma arrabbiarsi. La
rabbia è un sentimento umano, un sentimento di cuore,
è quello che, nell’Antico Testamento, era l’ira di Dio, dei
giusti, dei poveri; è la protesta, l’indignazione, la de-
nuncia attenta e puntuale, la ricerca della verità. Vi au-
guro il diritto alla rabbia perché vuol dire reagire, pren-
dere coscienza che tocca anche a noi assumerci la nostra
quota di responsabilità, dare una mano a governare,
partecipare. La rabbia è anche un atto di amore, ci si ar-

30 31
NICHI VENDOLA

Io sono molto contento delle


LA BANALITÀ
presenze che ci sono qui stase- DEL MALE
ra, però sono anche angosciato
delle assenze che ci sono. Ave-
vano il diritto di poter essere qui anche Paola e Danie-
la. Ve lo dico perché guardo alcune facce di voi più gio-
vani, loro coetanei, e mi vengono in mente le foto sulle
due bare questo pomeriggio a Casarano (Paola e Da-
niela sono due ragazze uccise nell’attentato terroristico
di Sharm El Sheikh del 23 luglio 2005, ndr).
Non possiamo minimamente correre il rischio di as-
suefarci a quello che accade, perché l’assuefazione è u-
no dei pilastri della cultura mafiosa. Non dobbiamo a-
bituarci a convivere con quelle che sono cose inaccetta-
bili e impedire che questa inaccettabilità evapori o sva-
nisca.
Tutti i sistemi totalitari sono stati costruiti con questo
meccanismo dell’assuefazione. C’è una grande scrittrice
ebrea, una grande filosofa, Anna Arendt, che ha spiegato
l’ascesa del nazismo usando un’espressione molto inte-
ressante, utile anche a capire i fenomeni mafiosi: la “ba-
nalità del male”.
È una categoria che ci coglie impreparati, perché noi
siamo abituati ad una rappresentazione cinematografi-
ca del male, cruenta, e collochiamo il male in una sorta
di iperuranio, di alcova dove noi non entriamo.
Cosa significa “banalità del male” allora? Significa
che un regime, che per alcuni decenni programma la

32 33
Shoah e mette in atto per una porzione il suo progetto li avevano dei nomi che dicevano qualcosa ma stavano a
di sterminio, riesce a farlo perché maschera la dramma- significare esattamente il contrario; si diceva “verità” e
tica e inaccettabile violenza dei suoi obiettivi dentro ad significava “menzogna”, si diceva “pace” e significava
una grande operazione burocratica, una specie di buro- “guerra”. È ciò che succede ancora troppo spesso.
crazia dello sterminio che aveva i suoi bravi funzionari
e le sue carte, i bolli e le pratiche da compilare. Questa Un pomeriggio in Parlamen- LA MAFIA
quotidiana alienazione burocratica è stata spinta fino al to un leghista un po’ rozzo, un DELLE PAROLE
punto di annullare, dentro il suo marchingegno, la per- po’ più rozzo degli altri, ha det-
cezione del male. to “facciamo una guerra di pace”. Io gli ho risposto, gri-
Cito don Tonino Bello che diceva che il male non è dando un po’, che questo era un ossimoro. Lui avrebbe
l’esercizio del “mostro” ma è l’esercizio del “nostro”, voluto aggredirmi perché pensava fosse un insulto.
abita dentro i nostri recinti, si nutre delle nostre assue- Vi racconto questo perché la prima mafia, la più pe-
fazioni, vive delle nostre codardie, delle nostre rinunce. ricolosa, la più insidiosa, è la mafia delle parole. È la
mafia che vive di processi di disidentificazione delle
IL SALENTO Questa per me è l’occasione cose. E noi, invece, abbiamo bisogno di indovinare la
E LA “RIVOLUZIONE di ringraziare il Salento che, realtà e abbiamo bisogno di procedere ad una nomina-
GENTILE”
nella mia geografia immagina- zione che è figlia del principio di verità.
ria, è una delle capitali di quella Nella Bibbia, la Genesi è la grande opera della no-
che io ho chiamato “rivoluzione gentile”. Vorrei rin- minazione del mondo; noi non possiamo esistere e non
graziare per il fatto che abbiamo condiviso un sogno e possiamo distinguere il bene dal male se non siamo in
portarvi ora a condividere questo impegno di governo, grado di dare il nome alle cose. La mafia è innanzitutto
perché i sogni hanno bisogno di fatti. un trucco delle parole, un gioco, un’insidia, un ingan-
Ed in questo nostro impegno, sono convinto, non no, è una mafia da vocabolario.
potremmo rinunciare a fare della lotta alla mafia un
punto centrale. Prima questione: combattere
Don Luigi ci ha già messo in allarme con un’avver- la mafia sul piano culturale, sul COME COMBATTERE
LA MAFIA
tenza sulle parole, sul loro significato. Mi trova molto piano simbolico, sul piano dei
d’accordo questa sua sollecitazione a rifiutare gli ingan- valori di fondo. La mafia cerca
ni semantici, come ci ammoniva anche Orwell (che pu- di contendere allo Stato il monopolio della violenza; si
re non aveva ancora conosciuto l’ultimo governo italia- dice, a volte esagerando, che la mafia è in ogni Stato.
no) in un suo bel racconto: c’era un paese in cui i cartel- Perché si dice questo? Perché non sarebbe stata così

34 35
forte se non avesse goduto di tante lunghe protezioni coppia e vorrei amare il mio nemico. Questa è una tra-
all’interno dello Stato. ducibilità laica di quella che è stata la grande sorpresa e
Oggi io sono dentro una funzione di Governo e novità del Vangelo, il punto di discontinuità con il pas-
batto i pugni sul tavolo perché ci siano, da parte di tutti sato: prima era “ama” in generale, col Vangelo è diven-
coloro che se ne occupano, azioni utili a punire ogni il- tato “ama il tuo nemico”.
legalità, affinché si possa reprimere la “mafiosità” e la Questo non significa amare Bush o Totò Riina. Nel-
mafia. Questa è la premessa, io sono convinto di ciò. la contesa politica io non sono proprio dolcissimo, so-
Però vorrei prendermi per un attimo una “vacanza” da no a volte molto aspro, il mio nemico però non è mai
questo pensiero, da questa convinzione, perché in fon- una persona, è un sistema di idee; cerco di non calpe-
do lo scontro è tra chi detiene il monopolio della vio- stare mai coloro che propugnano idee che io considero
lenza: c’è il monopolio legale e il monopolio illegale. nemiche e tento di fare molta attenzione, di avere sem-
La statualità, nella società moderna ma forse anche pri- pre molto rispetto per la loro umanità.
ma, si è definita come il luogo che detiene il monopolio Il mio nemico è la mafia, è Cosa Nostra, non è il
legale della violenza. La mafia è nemica dello Stato per- singolo mafioso che io combatto ma che ha diritto di
ché contende la spada, contende strumenti di coerci- essere interrogato sulla complessità della sua vicenda e-
zione allo Stato. sistenziale, perché nessun reo coincide con il reato. Il
Posso dire che sono assai insoddisfatto di questa reato fotografa un attimo, un momento, un pezzo, un
battaglia? Io credo che è giunto il tempo in cui la que- fotogramma lungo della sua vita che è fatta anche di al-
stione non è più intorno a chi detiene questo monopo- tre cose. Io non ho il diritto di inchiodare il mio avver-
lio, legale o illegale che sia, ma è sul modo per estirpare sario su una croce, ma devo riconoscergli umanità.
la violenza dal mondo. Questa è la cosa più importante che dobbiamo fare.
Si deve fare un passo in avanti. Lo so, è utopistico.
Ma dobbiamo cominciare oggi ad azzardare pensieri Dico questo indignato dalle IL RAZZISMO
lunghi, a guardare un orizzonte nel quale la produzio- cretinate che scrive Oriana Fal- E ORIANA FALLACI
ne di storia non è la continuazione della guerra. Il no- laci, rappresentata da molti co-
stro linguaggio e il nostro immaginario sono impre- me una grande intellettuale; lei continua ad affermare
gnati di codici di guerra. Nella politica ma anche nella pericolosamente che essere arabi significa sputacchiare
vita quotidiana, nell’amore e in tutte le relazioni senti- e pensa che nella grande storia dell’Islam ci sia il DNA
mentali ci siamo organizzati da millenni con un para- della barbarie. Eppure i soldi per comprarsi qualche li-
digma relazionale che prende spunto dalla guerra e dal- bro ce li ha, visto che vive in un gigantesco attico a
la coppia “amico-nemico”. Vorrei distruggere questa Manhattan; dovrebbe studiare invece che andare in gi-

36 37
ro a spargere il seme dell’intolleranza. Bisognerebbe ACQUA E MAFIA
di Umberto Santino
dire alla povera Oriana che le sue idee sono terrificanti,
che la sua scrittura è maleodorante perché è una forma Il controllo dell’acqua è uno degli esempi più signifi-
sublime e subliminale di xenofobia, di razzismo, di oc- cativi di esercizio della signoria territoriale mafiosa e di
cidentalocentrismo. Sono cose che ho sentito solo in uso privato di una risorsa pubblica. Ciò è potuto avvenire
Parlamento negli ultimi anni della mia vita. per le carenze se non per il vero e proprio vuoto della re-
Si dice che la mafia è una malattia che accompagna lo golamentazione istituzionale. Con la costituzione dello
sviluppo della società italiana, ma non è così, la mafia Stato unitario, non c’è stata in Italia una politica di gestio-
non è una malattia, almeno non quella italiana; poi c’è la ne pubblica delle acque e in Sicilia, in particolare nell’a-
yakuza giapponese, ci sono le triadi cinesi, ci sono i gro palermitano, si è affermata la pratica del controllo
gruppi mafiosi, i famosi cartelli colombiani e messicani, privato esercitato dai guardiani, i cosiddetti “fontanieri”,
ci sono le mafie nordafricane, c’è la mafia russa, c’è tut- stipendiati dagli utenti. I fontanieri erano in maggioranza
to un mappamondo delle mafie molto complesso. legati alla mafia, e così pure i “giardinieri”, cioè gli affit-
Ma la mafia è nata come strumento di un’idea della tuari e gli intermediari.
modernizzazione del mondo, ed è così oggi più di ieri. In tal modo si è avviato e sedimentato nel tempo un
È difficile ammetterlo e fare i conti con la mafia per monopolio mafioso dell’acqua. Ma una risorsa così pre-
quello che è. Sarebbe molto più semplice dipingerla ap- ziosa, essenziale per la coltivazione degli agrumi che ve-
punto come una malattia, come una patologia. Io dico nivano esportati sul mercato nazionale e internazionale,
invece che la mafia è una fisiologia, che essa è stata, ha innescato contrasti all’interno del mondo mafioso. Nel
nella storia italiana, un modello di selezione delle classi 1874, a Monreale, il centro a pochi chilometri da Paler-
dirigenti, e anche, se non soprattutto, un’idea di rap- mo, viene ucciso il guardiano dell’acqua Felice Marche-
porto con il territorio. se. Il delitto si inserisce nel conflitto tra due organizzazio-
ni mafiose rivali, i Giardinieri e gli Stoppaglieri, che è la
Pensiamo, per esempio, alla prima guerra di mafia documentata.
UNA NUOVA
GENERAZIONE mafia siciliana che ha governato Il controllo mafioso dell’acqua continuerà anche dopo
DI MAFIOSI e si farà di nuovo ricorso all’omicidio quando si incontre-
la Sicilia attraverso il controllo
ranno ostacoli per la sua perpetuazione. Nel settembre
dell’acqua. Attraverso il potere
del 1945, a Ficarazzi, in provincia di Palermo, nella pia-
derivato dalla gestione di questo enorme bene comune,
nura coltivata ad agrumi, viene ucciso Agostino D’Ales-
la mafia ha costruito un pezzo importante del proprio
sandro, segretario della Camera del lavoro, che aveva av-
dominio e della propria egemonia. Guardiamo agli in-
viato una lotta contro il monopolio mafioso dell’acqua,
teressi materiali, don Luigi ci aiuta in questo spiegan-

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all’interno della mobilitazione dei contadini che si scon- Carta delle irrigazioni siciliane, redatta nel 1940 dalla se-
tra duramente con gli agrari e i mafiosi. zione di Palermo del servizio idrografico del Ministero
I mafiosi esercitano un forte condizionamento sui con- dei Lavori pubblici, che individuava 114 sorgenti e 600
sorzi di irrigazione. L’esempio più noto è quello del con- pozzi che prelevavano l’acqua dalla falda freatica. Un
sorzio dell’Alto e Medio Belice, istituito nel 1933, in pieno documento più recente, del 1973, redatto dall’Esa (Ente
periodo fascista. Abbracciava un comprensorio di 106.000 sviluppo agricolo), rilevava l’esistenza di 1.649 pozzi che
ettari e nei programmi era la realizzazione di una diga sul attingevano alla falda freatica della fascia costiera.
fiume Belice. Per l’opposizione della mafia, che temeva di Queste acque sotterranee avrebbero dovuto essere inse-
perdere il controllo sulle risorse idriche, il consorzio rima- rite nell’elenco delle acque pubbliche, invece vengono la-
se inattivo fino al 1944. L’unica attività che i mafiosi non o- sciate sfruttare dai privati e in particolare dai più noti rap-
stacolano è la costruzione di strade, con la raccolta e forni- presentanti delle famiglie mafiose. Nel piano regolatore ge-
tura di materiali alle imprese edili. Tra i mafiosi interessati nerale degli acquedotti, redatto dal Ministero dei Lavori
c’era il giovane Luciano Liggio, destinato a una delle car- pubblici e approvato nel 1968, figuravano solo 13 pozzi,
riere più sanguinarie, che costituisce una società di auto- di cui due salini e quattro in via di esaurimento, mentre
trasporti ed è favorevole alle attività del consorzio, intuen- non c’era traccia dei pozzi gestiti dai Greco di Ciaculli, u-
do che esse possono offrire grandi opportunità. La costru- na delle dinastie mafiose più note, e da altre famiglie ma-
zione di dighe infatti sarà un ottimo affare per i mafiosi che fiose: i Buffa, i Marcenò, i Motisi, i Teresi. La falda freatica
sapranno inserirsi, accaparrandosi porzioni consistenti di andava impoverendosi per il saccheggio operato dai privati
denaro pubblico. L’esempio più significativo è la diga Gar- e in molti pozzi era già in stato avanzato l’intrusione di ac-
cia sul fiume Belice, realizzata dopo anni di mobilitazione qua marina che ne rendeva impossibile l’uso.
popolare. Il capomafia Peppino Garda acquista i terreni, Negli anni più recenti, con la nomina di un commissa-
con finanziamenti pubblici apporta miglioramenti alle col- rio straordinario, il generale Roberto Jucci, nelle cinque
tivazioni e infine li rivende a un prezzo superiore a quello province siciliane che soffrono la sete (Palermo, Caltanis-
d’acquisto agli enti pubblici interessati alla costruzione setta, Enna, Trapani, Agrigento) sono stati censiti più di
della diga. Una speculazione orchestrata lucidamente, resa 20 mila pozzi privati, con una risorsa potenziale di circa
possibile grazie alla complicità delle istituzioni. un miliardo di metri cubi. La provincia di Agrigento, la
Nella seconda metà degli anni ’70 la “sete di Palermo” più assetata, conta 4762 pozzi. La mappa dei pozzi sa-
stimolò l’apertura di un’inchiesta sulle fonti di approvvi- rebbe incompleta, perché mancherebbero i pozzi abusi-
gionamento idrico, condotta dall’allora pretore Giuseppe vi. Successivamente, nel 2002, è stato nominato commis-
Di Lello. Vennero rispolverate vecchie carte, tra cui la sario straordinario il Presidente della Regione.

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Si è pensato di poter risolvere il problema dell’acqua doci come sta cambiando la nuova generazione di ma-
con la costruzione di dighe. Si sono spese somme ingen- fiosi. Quello che lui ci ha raccontato degli Stati Uniti
ti, lievitate con il ricorso a espedienti speculativi, ma il ri- vale anche per i calabresi e i siciliani: i figli e i nipoti dei
sultato è deludente. Ci sono dighe non completate o non più famosi capimafia sono tutti quanti laureandi o lau-
collaudate, che possono contenere solo una parte della reati in giurisprudenza, in economia e commercio. Un
capienza. Si invoca la pioggia, si pregano i santi e si fan- processo di sviluppo analogo si sta verificando anche in
no processioni, ma se piove troppo, le dighe debbono es- Sudamerica. Non so se vi è capitato di guardare la fic-
sere svuotate. Altre dighe mancano delle condotte per tion Soprano su Rete 4; si racconta la storia, ovviamen-
l’utilizzazione dell’acqua. L’opera pubblica è una grande te un po’ romanzata, della famiglia Cavalcanti, una fa-
occasione di accaparramento dei fondi e attorno ad essa miglia di Cosa Nostra originaria di Agrigento, prota-
si forma un grappolo di interessi che coinvolge imprendi- gonista di una delle più importanti vicende criminali di
tori, amministratori, politici, mafiosi che controllano la New York.
spartizione degli appalti, praticano i pizzi sulle imprese, Se provate, come ho fatto io, a chiedere ai dirigenti
forniscono loro materiali e servizi, o sono impegnati di- del FBI chi sono oggi i Cavalcanti vi risponderanno
rettamente nell’attività imprenditoriale. che sono professionisti, grandi avvocati che hanno stu-
Il modello mafioso siciliano fondato sull’uso privato di di importantissimi mentre il lavoro sporco lo gestisco-
una risorsa pubblica non è un caso isolato e irripetibile. no attraverso manodopera recuperata clandestinamente
Negli ultimi anni si sono attuate politiche di privatizzazio- un po’ in tutto il mondo.
ne delle risorse idriche gestite dalle grandi multinazionali. Oggi, la difficoltà maggiore nel contrastare questa
L’acqua non viene considerata un bene pubblico, indi- nuova mafia, sta nel fatto che hanno reinvestito gran
spensabile per ogni essere vivente, e quindi un diritto irri- parte dei proventi criminosi in un universo di attività
nunciabile, ma un bene economico, una merce nelle ma- dove è difficile individuare il confine tra lecito e illeci-
ni di grandi gruppi industriali che agiscono perseguendo to, una grande commistione di economia legale e di e-
la massimizzazione dei profitti, all’insegna del neoliberi- conomia illegale.
smo. Già oggi un miliardo e quattrocento milioni di per-
sone non hanno accesso all’acqua e la cifra è destinata ad Io combatto da oltre 13 anni GRAZIELLA,
15 ANNI
aumentare: si prevede che nel 2020 si arriverà a quattro contro la mafia. In tutti questi anni
miliardi, cioè la metà della popolazione mondiale. abbiamo avuto grandi vittorie. Du-
rante la Giornata della memoria e dell’impegno che ci-
tava don Luigi, ho avuto la soddisfazione di raccontare
per la prima volta pubblicamente la storia di Graziella

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Campagna, quindicenne vittima di mafia a Saponara, fu prelevata, portata in un casolare, torturata per molte
paese in provincia di Messina. Un delitto inizialmente ore e uccisa con cinque colpi di lupara, l’ultimo sparato
archiviato con leggerezza e superficialità, per il quale a- in fronte, in faccia. La mamma della ragazzina, per al-
desso sono in corso processi a magistrati e forze del- cuni anni, non ha più parlato. E Piero, suo fratello,
l’ordine accusati di depistaggio e favoreggiamento. straordinario e bravissimo carabiniere, ha passato 15
anni della sua vita a cercare la verità. Oggi a Saponara
c’è una targa che ricorda Graziella Campagna, vittima
GRAZIELLA CAMPAGNA di mafia, eroe per caso.
Ragazza di Saponara (Messina), Graziella Campagna
era impiegata in una lavanderia dove era solito portare i
Ho raccontato questo episodio POLITICHE SOCIALI
E SVILUPPO SONO
suoi abiti Gerlando Alberti junior, latitante sotto falso no-
importante per ribadire che io non LA VERA LOTTA
ALLA MAFIA
me che godeva della copertura di magistrati e forze del- mi pento di nessuna battaglia intra-
l’ordine locali. presa. Però oggi sono molto indi-
Dopo aver casualmente trovato un’agendina, dimenti- spettito, e non è solo un mio problema emotivo. Sono
cata da Alberti nella tasca di una giacca mandata in la- indispettito e mi domando perché, nonostante siano
vanderia, fu rapita il 14 dicembre 1985 nel timore che a- stati arrestati tanti criminali mafiosi, in Sicilia i com-
vesse potuto leggere il vero nome del boss e riferirne al mercianti sono costretti a pagare ancora il “pizzo”.
fratello carabiniere proprio in quei giorni di ritorno da Perché in Calabria, ora che non c’è più il “tira-dritto”
Messina. (che era quel capomafia che decideva chi faceva il pri-
Il suo corpo verrà trovato presso Forte Campane (loca- mario e chi doveva diventare docente universitario nei
lità Musolino, Comune di Villafranca), barbaramente sfi- liberi concorsi di mafia) la ’ndrangheta governa ancora
gurato da 5 colpi di fucile a canna mozza. ogni millimetro di territorio esattamente come prima?
E ancora: perché in Campania, nonostante lo sradica-
mento degli organici camorristici più importanti, con-
tinuano ad esserci quotidianamente stragi?
Diciamo la verità: non si fa la lotta alla mafia con i
Morire a 15 anni per la sola colpa di lavorare in una processi, con i carabinieri, con la polizia, con la guardia
lavanderia frequentata da un latitante di Cosa Nostra, di finanza, con i magistrati. È una porzione minima del
Gerlando Alberti junior, ospite di magistrati e carabi- contrasto alla criminalità, questa.
nieri, e scoprire questo per caso da un’agendina caduta La vera lotta alla mafia si fa con la politica nelle
dalla camicia di quel mafioso è inaccettabile. Graziella città, con il recupero dei quartieri a rischio, con il la-

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voro di educazione fatto sui bambini, costruendo pas- di un territorio ben riparato e privo di qualunque sta-
sione politica nelle nuove generazioni che sono state tualità. E anche quando la statualità è arrivata, lo ha
educate al cinismo, all’indifferenza. Dobbiamo rico- fatto esclusivamente sotto forma di tasse e dazi.
struire la credibilità di quei valori che andiamo pro- In Campania i gruppi camorristici sono nati durante
clamando come tante madonne pellegrine, mentre o- la dominazione spagnola, intorno al 1600. Insomma,
gni giorno calpestiamo quei medesimi valori; dobbia- l’unico elemento comune a tutto il Mezzogiorno d’Ita-
mo rendere credibile questo Stato che credibile non è lia è stato il fenomeno del brigantaggio.
per tutte le ragioni che ha citato prima don Luigi e In Puglia la mafia propriamente detta nasce tra il
perché oggi, nel 2005, si ripropone in maniera dirom- 1979 e il 1981. Possiamo persino indicare delle date
pente e drammatica la questione del Sud, di giovani precise, dei battesimi di questi fenomeni mafiosi.
generazioni che tornano alla casella di partenza, come In quel periodo sbarca a Lucera (provincia di Fog-
nel gioco dell’oca, e la casella di partenza ha un nome gia) Raffaele Cutolo, capo della camorra e protagoni-
terribile: emigrazione. C’è qualcosa di profondamente sta della canzone di Fabrizio De Andrè Don Raffaè;
drammatico in questo. Non possiamo parlare di lega- vede la Puglia come una grande terra vergine e cerca di
lità se non iniziamo a parlare di lavoro, se non comin- attuare il processo di colonizzazione camorrista della
ciamo a parlare di diritti, se non cominciamo a parlare regione.
di sviluppo. Contemporaneamente, dalla Calabria, arrivano i
Modeo; si fermano a Taranto e da qui cominciano un
LA STORIA In Puglia siamo fortunati perché processo di occupazione criminale della Puglia.
DELLE MAFIE:
SICILIA, CALABRIA, la nostra mafia non ha una tradi- Nel Salento, per reazione, nasce invece un nuovo fe-
CAMPANIA, PUGLIA, zione secolare come negli altri tre nomeno indigeno, la “Sacra Corona Unita”. Qui c’è un
SALENTO
territori mafiosi. grosso equivoco: tutti pensano che la Sacra Corona U-
Alcuni storici affermano che la nita sia la mafia della Puglia, invece è la mafia del Sa-
mafia siciliana abbia mille anni e che è figlia in qual- lento, con brevi parentesi di cellule costituite a Bari e
che maniera della prima mafìa (termine che dovrebbe in altre zone.
significare “segreto”) e della dominazione araba basa- In questa storia di mafia recente c’è il nostro van-
ta su società segrete; molto più tardi si è arrivati alle taggio: qui in Puglia non abbiamo un’accettazione so-
esperienze delle confraternite e per ultimo a Cosa ciale della mafia come invece succede in Campania,
Nostra. Calabria e Sicilia. Da noi, soltanto in alcune porzioni
Anche in Calabria la ’ndrangheta ha a che fare con la di territorio la cultura dell’intimidazione si può defi-
geografia aspra di questa regione e con codici millenari nire egemonica.

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COSA NOSTRA • Le origini
Le origini di Cosa Nostra sono strettamente legate a
Cosa Nostra è l’organizzazione mafiosa più importan- quelle del latifondo che domina la struttura produttiva
te d’Europa e tra le più importanti del mondo. Ha una della Sicilia fino ai primi del Novecento. Da una parte
struttura gerarchica, paramilitare, con precise regole di ci sono i contadini miserabili; dall’altra la nobiltà terrie-
comportamento. Sul territorio esercita funzioni di sovra- ra, erede assenteista di uno degli ultimi sistemi feudali
nità ed impone una fiscalità illegale generalizzata, il co- d’Europa. Fra gli uni e gli altri, c’è un ceto spregiudicato
siddetto “pizzo”. Le sue principali sedi sono in Sicilia (Pa- e violento di massari, campieri, gabellotti, fattori che
lermo, Trapani, Marsala, Agrigento, Catania), ma ha rami- svolge funzioni di controllo, gestione ed intermediazio-
ficazioni, oltre che in molte regioni italiane, negli Stati U- ne della proprietà e della produzione, tenendo a bada
niti, in Canada, in Germania, in Svizzera, in Francia, in la latente violenza di quella smisurata platea di nullate-
Gran Bretagna ed in Russia. Conta circa 5.000 affiliati ed nenti che popola le campagne siciliane. Cosa Nostra
almeno 20.000 fiancheggiatori. Il vertice è costituito dal- nasce nel momento in cui i gabellotti, spesso circondati
la “Cupola”, una sorta di commissione che raccoglie i ca- da scherani dal passato di gesta violente, smettono di
pimandamento. Gli attuali capi di Cosa Nostra apparten- lavorare a nolo e, attraverso la privatizzazione della vio-
gono al gruppo dei Corleonesi, i viddani, così definiti dai lenza, danno vita a sette, confraternite, gruppi, cosche.
mafiosi di Palermo per i loro modi rozzi e violenti: Totò Il primo documento in cui si allude a una cosca mafiosa
Riina, Bernando Provenzano, Leoluca Bagarella. Questa è del 1837: il procuratore generale presso la gran corte
organizzazione è responsabile di omicidi che hanno criminale di Trapani Pietro Calà Ulloa, scrive ai suoi su-
scosso tutto il mondo civile, come le stragi di Capaci e periori a Napoli, per segnalare strane fratellanze impe-
D’Amelio, nelle quali, tra gli altri, hanno perso la vita i gnate in attività criminali, come il riscatto di bestiame
magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha scritto rubato, che corrompono anche impiegati pubblici. È co-
Luciano Violante, ex presidente della Commissione Parla- munque la rappresentazione del dramma popolare I ma-
mentare Antimafia: “La mafia si comporta come un pote- fiusi di la Vicaria, scritto nel 1863 da Giuseppe Rizzotto
re politico totalitario: ha ucciso politici, magistrati, poli- e Gaetano Mosca, poi tradotto in italiano, napoletano e
ziotti. Ma ha ucciso anche giornalisti: ed è questo il se- meneghino, a fare del termine mafia un’espressione cor-
gno più evidente del totalitarismo. Solo lo stalinismo e il rente, usata per indicare un gruppo di individui spavaldi
nazismo hanno ucciso chi combatteva con lo strumento e violenti, legati da rapporti misteriosi e temibili, dediti
del pensiero e delle parole”. ad azioni per lo più criminose.

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• La struttura te ‘le mie carni devono bruciare come questa santina se
La mafia sicilana ha una struttura a sviluppo verticale. non manterrò fede al giuramento’. Questo, almeno nelle
Il capofamiglia nomina il “sottocapo”, i consiglieri ed i linee essenziali, era il modo di prestare giuramento quan-
capidecina che hanno il compito di coordinare gli uomi- do io sono entrato a far parte di Cosa Nostra… Dopo il
ni d’onore, i picciotti. L’organizzazione base è la fami- giuramento –e solo allora– l’uomo d’onore viene presen-
glia, non quella di sangue, ma un gruppo mafioso che tato al capo famiglia, del quale prima non doveva cono-
controlla un pezzo di territorio, in genere un paese o un scere la carica, né tanto meno l’esistenza di Cosa Nostra
quartiere di una grande città, oppure più paesi se questi in quanto tale. Prima del giuramento l’interessato veniva
sono piccoli. È una funzione vitale, quella del controllo cautamente sondato per vedere se era disponibile per
del territorio, che si snoda attraverso forme di contiguità partecipare a un non meglio identificato sodalizio volto a
con ambienti della politica e delle istituzioni. In Cosa proteggere i deboli; solo dopo il giuramento viene spie-
Nostra si entra per cooptazione o chiamata, attraverso u- gata l’organizzazione di Cosa Nostra.
na specie di giuramento che consiste nel farsi bruciare (Testimonianza di Tommaso Buscetta resa al giudice i-
sulla mano un santino. struttore di Palermo Giovanni Falcone, luglio-agosto
1984)
• Il giuramento
Così Tommaso Buscetta ha raccontato ai giudici le va- • Le attività
rie fasi dell’iniziazione a Cosa Nostra: Le disponibilità di Cosa Nostra sono illimitate. Le atti-
“Il neofita viene portato in un luogo appartato (che vità nelle quali è impegnata sono il traffico internazionale
può essere anche un’abitazione), alla presenza di tre o di droga (le rotte controllate dalla mafia siciliana sono
più uomini d’onore della famiglia e, quindi, il più anzia- ancora oggi quelle più “sicure”), le speculazioni finanzia-
no dei presenti lo avverte che “questa cosa” ha lo scopo rie ed immobiliari, il riciclaggio del denaro sporco, l’e-
di proteggere i deboli ed eliminare le soperchierie; quindi storsione, il traffico di armi, lo smaltimento dei rifiuti soli-
si buca un dito di una mano del giurante e il sangue vie- di urbani e industriali ed il traffico di armi.
ne versato su una qualunque immagine sacra. Quindi,
l’immagine viene posata sulla mano dello stesso e le si dà
fuoco. A questo punto il neofita, che deve sopportare il
bruciore passando l’immagine sacra accesa da una mano
all’altra fino a totale spegnimento, giura di mantenere fe- Così le “macchie” mafiose restano territoriali, non
deltà ai principi di Cosa Nostra, affermando solennemen- riescono a consorziarsi, a volte rimangono al livello di
mafie di quartiere. Pensate al Barese dove non c’è una

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vera e propria mafia della città. Esistono le mafie del proporzionale al disagio sociale. Per questo la mafia sta
quartiere San Paolo, di Japigia, di Bari vecchia. La geo- dove ci sono i soldi, ma soprattutto dove c’è un disagio
grafia della mafia pugliese assomiglia a una nebulosa, è sociale. Può sembrare apparentemente paradossale ma la
un arcipelago di piccoli, a volte piccolissimi, clan che mafia è una questione di sviluppo e insieme di povertà.
non riescono ad amalgamarsi e a costruire una cupola, Di sviluppo perché riguarda gli appalti, i processi di in-
una organizzazione piramidale di tipo regionale. ternazionalizzazione dell’economia, perché è difficile
Questo è un vantaggio che nel passato abbiamo acchiapparli quando diventano finanza internazionale,
sciupato o, peggio, utilizzato in maniera vergognosa da perché i soldi oggi si possono trasferire per via informa-
parte di alcuni politici che a questi gruppi, che esercita- tica, non si tratta di rincorrere i ladri con il bottino. La
no comunque un’influenza in alcuni quartieri e fanno mafia è stata la prima organizzazione capace di globaliz-
votare, si sono avvicinati per chiedere sostegno. zarsi, è il più efficiente attore della globalizzazione.
Se invece avessimo tenuto sempre una linea di de- Contemporaneamente a questo, ha anche bisogno di
marcazione netta, chiara, affermando con forza che la un bacino di reclutamento che esiste grazie al disagio
mafia è il nemico comune, certi gruppi non avrebbero sociale delle grandi periferie urbane del Meridione.
vissuto così a lungo, non avrebbero fatto tanta strada.
Certi giorni, don Luigi, ho l’im- A CIASCUNO
LA MAFIA C’è un fenomeno di pericolosità pressione di fare il magistrato, e IL SUO
“ADOLESCENTE” sociale legata al fatto che le nuove certi giorni il carabiniere o il poli-
E LA MAFIA
GLOBALIZZATA
leve della mafia pugliese sono pre- ziotto; invece mi devo ricordare
valentemente adolescenti. Già i loro che quello è il mestiere di altri, che lo devono fare be-
genitori, i criminali storici, avevano ne, e molti lo fanno con uno straordinario spirito di
pochissima intelligenza politica, erano molto dimensio- aggregazione, rispettando le regole sempre e comun-
nati rispetto all’intelligenza e alla strategia di personaggi que. Lo Stato di diritto è un bene assoluto e non è pos-
come don Raffaele Cutolo, Totò Riina o altri. sibile concessione alcuna. Se lotti contro la mafia o
Questi ragazzini sono in una condizione per cui contro il terrorismo e lo fai restringendo gli spazi di li-
hanno introiettato oltre alla cultura mafiosa anche il bertà, in realtà regali alla mafia il terrorismo.
culto del gangismo metropolitano. Hanno tra i 14 e i Una volta un giovane mi ha detto: “Perché non lo
16 anni, vivono in famiglie smembrate, in cui ci sono 3 uccidete a Totò Riina?”. Gli ho risposto che noi non
o 4 cugini morti ammazzati, in cui o il padre o due zii siamo mafiosi, noi siamo meglio di lui perché lui vuole
o la madre sono in galera. uccidere e noi gli impediamo di uccidere e non lo ucci-
La capacità di reclutamento criminale è certamente diamo. Non lo uccidiamo perché crediamo nell’impor-

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tanza della vita umana che vogliamo affermare come sperare, quasi indisturbata. Fino a qualche anno fa, infat-
valore assoluto. ti, molti la ritenevano un’accozzaglia di criminali, dedita
Mi tolgo la toga del giudice, mi tolgo la divisa del al pizzo ed ai sequestri di persona. Secondo una recente
poliziotto; sono un politico e mi domando quali siano i relazione della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia,
miei strumenti per combattere la mafia, non come pre- conta 155 cosche e circa 6.000 affiliati. Il rapporto tra
sidente alla Regione Puglia ma come cittadino impe- popolazione/affiliati ai clan è del 2,7%. Nelle altre regio-
gnato. Mi rispondo che il mio, il nostro, compito è ni il rapporto è rispettivamente di 1,2% in Campania, 1%
quello di lottare per l’attualità della vita di tutti, lottare in Sicilia e del 2% in Puglia.
perché le città abbiano un volto bello e gradevole, lot-
tare contro questa giungla, contro questo deserto di re- • Le origini
lazioni umane e di diritti. Nasce e si afferma nella seconda metà dell’Ottocento
in Calabria, una regione dal tessuto economico fragile,
priva di un significativo apparato industriale e con deboli
LA ’NDRANGHETA
ceti imprenditoriali. Clan di picciotti, da cui il nome pic-
La ’ndrangheta è oggi una delle organizzazioni crimi- ciotteria, vengono segnalati nel circondario di Palmi (Ma-
nali più potenti. Non priva di rapporti con uomini politici ropati, Gioia Tauro, Sinopoli, Iatrinoli, Radicena, Molo-
e servizi segreti deviati, è meno esposta, rispetto a Cosa chio, Polistena, Melicuccà, San Martino di Taurianova, la
Nostra, alle infiltrazioni esterne ed al fenomeno del pen- stessa Palmi), nella Locride (San Luca, Africo, Staiti, Ca-
titismo, ma soprattutto ha ramificazioni in mezzo mondo: salnuovo) e nella cintura di Reggio Calabria (Fiumara,
dalla Lombardia, al Piemonte, dalla Valle d’Aosta alla Li- Villa San Giovanni, la stessa Reggio Calabria). Uno dei
guria, dalla Toscana al Veneto, dall’Emilia Romagna alla documenti più interessanti di quel periodo è una denun-
Francia, dalla Germania alla Russia, dalla Spagna alla cia anonima inviata nel 1888 al prefetto di Reggio Cala-
Svizzera, dalla Bulgaria all’ex Jugoslavia, dalla Bolivia a- bria, Francesco Paternostro, che rivela l’esistenza a Iatri-
gli Stati Uniti, dal Canada all’Australia. Una delle più effi- noli, uno dei tre borghi che poi dettero vita a Taurianova,
caci definizioni sulla mafia calabrese l’ha data Julie di una “setta che nulla teme”.
Tingwall, sostituto procuratore dello Stato della Florida a
Tampa: “È invisibile, come l’altra faccia della luna”. Se • La struttura
alla capacità di mimetizzarsi, soprattutto all’estero, si ag- La ’ndrangheta rispetto a Cosa Nostra ha una struttura
giunge la sottovalutazione del fenomeno, soprattutto in I- a sviluppo orizzontale. Ogni famiglia ha il pieno control-
talia, si può capire come la ’ndrangheta sia riuscita a pro- lo del territorio su cui opera ed il monopolio di ogni atti-

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vità, lecita o illecita. La cosca mafiosa calabrese si fonda maggio), nella quale, tra l’altro si legge: “L’associazione
in larghissima misura su una famiglia di sangue ed i vin- […] come ebbe a scovrirsi di poi, aveva uno statuto conte-
coli parentali tra le varie famiglie vengono rinsaldati con nente tutte le regole, sia in rapporto all’ammissione di co-
matrimoni incrociati. Essendo tutti parenti, è difficile tro- loro che intendevano prendervi parte ed indicati di poi col
vare pentiti. Negli ultimi tempi, dopo la sanguinosa guer- nomignolo di Picciotto, sia in rapporto agli obblighi ine-
ra, apertasi nel 1985 con la secessione degli Imerti-Con- renti, ed ai lucri e prebende, che si ripartivano a secondo i
dello dall’alleanza di cosche guidata da Paolo De Stefa- gradi […], ed in maniera che il segno distintivo denomina-
no, la ’ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria, si è to il Tatuaggio indicava proprio l’avvenuta ammissione”.
dotato di un organismo (Santa), di cui farebbero parte i (da Antonio Nicaso, Alle origini della ’Ndrangheta: la
rappresentanti delle famiglie più importanti. Non è una picciotteria; Diego Minuti, Antonio Nicaso, ’Ndranghete:
commissione come quella di Cosa Nostra, ma un primo le filiali della mafia calabrese)
tentativo per cercare di sedare gli endemici contrasti che
scoppiano puntualmente tra le varie cosche (le c.d. fai- • Le attività
de), altra tipica espressione della mafia calabrese. Rigidis- La Calabria, come ha sottolineato Nicola Gratteri, uno
sima è la gerarchia all’interno di ogni famiglia, regolata dei magistrati di punta della procura distrettuale antimafia
da un codice che prevede rituali in ogni momento della di Reggio Calabria, galleggia sopra un grande traffico di ar-
vita associativa: dall’affiliazione all’investitura del nuovo mi. Sembra esserci in Calabria una sorta di accumulo di ar-
adepto, al giuramento che deve essere prestato con so- mi potenti e micidiali, alcune delle quali sono state utiliz-
lennità, al passaggio al grado successivo, fino ai processi zate durante l’ultima guerra di mafia (missili terra-aria e
a cui il tribunale della cosca può sottoporre i propri affi- lanciarazzi Mpg del tipo di quelli scoperti in un arsenale
liati qualora si dovessero rendere responsabili di eventua- della ’ndrangheta in provincia di Modena). Gli altri due
li violazioni alle regole sociali. grandi business della mafia calabrese sono il traffico inter-
nazionale di droga e l’estorsione: quest’ultima, come ha af-
• Il codice fermato nel 1993 l’Avvocato Generale di Reggio Calabria,
Il primo codice della picciotteria venne scoperto a Se- colpisce nel capoluogo reggino ogni attività produttiva di
minara dal maresciallo dei reali carabinieri Michele Moc- reddito, senza escludere neppure i liberi professionisti. In
chetti (e non dal brigadiere Antonio Boarzi come si è sem- calo i sequestri di persona che, a fronte di ricavi modesti,
pre erroneamente ritenuto). La conferma si trova in una costringono le cosche a fare i conti con massicci dispiega-
sentenza del Corte d’Appello delle Calabrie (Archivio di menti delle forze dell’ordine sul territorio.
Stato di Catanzaro, Sentenze Penali, 1897, vol. 364, 31

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LA NOSTRA Noi non faremo l’antimafia con LA CAMORRA
ANTIMAFIA
le manette, ci abbiamo provato per
un secolo inutilmente. Certo, ser- È l’unico fenomeno mafioso che ha origini urbane.
vono anche queste, ma noi l’antimafia la faremo con la Pervasiva, controlla in modo ossessivo il territorio ed ha
riforma radicale del Mezzogiorno d’Italia. L’antimafia un altissimo rapporto di integrazione con gli strati più po-
non la si può delegare a nessuno, comincia con l’eserci- veri della popolazione. Ha solidi legami con gli ambienti
zio dei diritti. Io sento molto la mia responsabilità, ma politici come dimostra l’alto numero di richieste di auto-
anche i più giovani hanno un ruolo importante in que- rizzazione a procedere nei confronti di parlamentari
sta battaglia, hanno la loro fetta di responsabilità. campani (tra i più noti gli ex ministri Antonio Gava e Ciri-
Siamo cresciuti in un Paese in cui l’eccezione era la no Pomicino). Attualmente in Campania opererebbero
regola, i concorsi erano pura finzione, si vincevano so- complessivamente circa 111 famiglie ed oltre 6.700 affi-
lo per raccomandazione e per protezione politica. I va- liati. Insediamenti della camorra sono segnalati in Olan-
lori fondamentali dell’establishment venivano selezio- da, Germania, dove opererebbe il gruppo Licciardi-Con-
nati con criteri che definire favoritistici è puro eufemi- tini-Mallardo, in Romania (Alfieri), in Francia, con il
smo. Abbiamo convissuto con una ragnatela di cliente- gruppo che fu di Michele Zaza, in Olanda e Scozia (La
le, con il cittadino trasformato in cliente, imponendo Torre), in Spagna e Portogallo, dove sono presenti i Casa-
una sudditanza che veniva poi scambiata con elargizio- lesi ed a Santo Domingo, dove opererebbe un gruppo del
ni di favori e prebende. clan Bardellino.
È ora di ribellarsi all’idea di dover vivere nel recinto
• Le origini
della sudditanza. La mafia, la mafiosità, ha bisogno di
La camorra nasce, agli inizi del secolo scorso, nella
sudditi. Voi dovete fuoriuscire dalla storia della sudditan-
città di Napoli. In un archivio di polizia è stata trovata la
za ed entrare nella storia della cittadinanza. È la democra-
documentazione di un “processo” svoltosi davanti al tri-
zia la medicina che cura questo male, è la partecipazione;
bunale della camorra, la cosiddetta “Grande Mamma”,
quando si fa piazza, quando si fa comunità noi possiamo
risalente al 1819. La camorra è stata più volte utilizzata
dominare il male, dargli nome e cognome, guardarlo in
dalla politica, sin dal secolo scorso: dai Borboni contro i
faccia, vedere quanto ha contaminato le nostre coscienze.
liberali, prima; dai liberali contro i Borboni dopo. Costi-
Dobbiamo fare insieme politica, quella che comincia dal
tuitosi lo Stato unitario, è stata chiamata più volte in cam-
proprio quartiere, nel proprio cuore, che mette insieme po per condizionare risultati elettorali. È l’unica organiz-
generazioni, che pensa che quello che è accaduto nel pas- zazione criminale che su espresso invito è addirittura riu-
sato non è più accettabile, perché la libertà, il diritto, la scita a far parte di un corpo di polizia. Nel corso della
democrazia non si possono scambiare con niente.

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sua storia, ha avuto un andamento carsico. Ha scritto la missione Antimafia: “La Nco è finita nel 1983, per l’inde-
Commissione Antimafia nel 1993: “La sua duttilità, la sua bolirsi delle alleanze politiche, la riduzione delle fonti di
stretta integrazione con società, politica ed istituzioni, le finanziamento ed i colpi ricevuti dagli avversari. La Nuova
hanno consentito, in momenti di difficoltà, lunghi periodi Famiglia cessò nello stesso periodo per il venir meno della
di mimetizzazione nella più generale illegalità diffusa ragione dell’alleanza dopo la sconfitta di Cutolo. La Nuo-
che caratterizza la vita dei ceti più poveri di Napoli, al va Mafia Campana fu più un’aspirazione che una realiz-
termine dei quali è emersa con forza”. Un importante zazione”. A differenza di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta,
studio di fine Ottocento (G. Alongi) la considera un relit- nella camorra non ci sono particolari criteri di selezione,
to storico. Nel 1915 l’allora capo della camorra Del Giu- né strutture rigide o rituali di iniziazione. L’unico a deli-
dice la dichiara sciolta ed il fascismo si vanta della sua neare uno statuto ed a dare all’organizzazione una gerar-
soppressione. chia interna è stato Cutolo. Lui nella Nuova Camorra Or-
ganizzata era il “Vangelo”, i componenti della direzione
• La struttura strategica erano detti “santisti”, “sgarristi” e “capizona”,
La camorra è costituita da un insieme di bande che si mentre alla base c’erano i picciotti. La cerimonia di affilia-
compongono e si scompongono con grande facilità. Que- zione (o “fedelizzazione”) doveva rafforzare lo spirito di
sta struttura pulviscolare, come scrive ancora la Commis- gruppo soprattutto nei giovani chiamati a contrastare l’e-
sione Antimafia nella sua relazione sulla camorra (1993) è spansione di Cosa Nostra che, come avvertiva Cutolo, vo-
stata sostituita da una organizzazione gerarchica solo in leva colonizzare la camorra.
due occasioni negli ultimi decenni: “Prima, nella seconda
metà degli anni Settanta, dalla Nuova Camorra Organiz- • Le attività
zata di Raffaele Cutolo e poi, verso la fine degli anni Set- Illimitato è l’ambito degli affari delle organizzazioni
tanta, dalla Nuova Famiglia di Bardellino-Nuvoletta-Alfie- camorriste e va dall’usura al contrabbando di sigarette,
ri, sorta, d’intesa con Cosa Nostra, per contrastare Cutolo, dal traffico e spaccio di droga alle truffe ai danni della
e perciò modellata sugli stessi caratteri dell’organizzazio- CEE, dalle estorsioni alle rapine, dall’importazione clan-
ne cutoliana. Nel 1992 Alfieri tentò di costruire un’orga- destina di carni al traffico di armi, dalle scommesse clan-
nizzazione unitaria, secondo lo schema siciliano, chiama- destine al monopolio del calcestruzzo.
ta significativamente Nuova Mafia Campana”. Tutti gli e-
sperimenti sono cessati dopo pochi anni. Spiega la Com-

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IL MONDO Ha ragione don Luigi quando vi Pugliese che, di fatto, nasce nel 1981. E almeno fino al
SI PUÒ CAMBIARE augura il diritto alla rabbia. Colti- 1982 ci riesce. Poco più tardi arriva lo sganciamento dalla
vatela per le vostre cose quotidiane, camorra. Prendono corpo così le prime organizzazioni ma-
per i vostri sogni e per le violenze che osservate. Ma fiose pugliesi: la Sacra Corona Unita nel Salento e La Rosa
non usate la rabbia come espressione della vostra con- a Bari. La Sacra Corona Unita viene fondata da Giuseppe
dizione anagrafica, non vi fate dire tanto siete giovani Rogoli nel carcere di Lecce la notte di Natale del 1983. Ro-
poi diventerete come gli altri. Coltivate l’idea che il goli, di Mesagne, condannato in primo grado all’ergastolo
mondo si può cambiare, anzi che abbiamo il dovere per l’omicidio del titolare di una tabaccheria di Giovinaz-
morale di cambiarlo. Finisco con una citazione molto zo, in provincia di Bari, era stato iniziato alla ’ndrangheta
bella: “nulla dipende da noi, ma dobbiamo vivere come nel carcere di Porto Azzurro da un esponente di primo pia-
se tutto dipendesse da noi”. no della mafia calabrese, Umberto Bellocco, di Rosarno.
Oggi concentro nelle mie mani un potere, quello de- Ma, come sottolinea Guido Ruotolo nel suo libro La quarta
rivato dall’amministrare una Regione, ma l’unico pote- mafia, c’è anche chi fa risalire la scoperta dell’esistenza del-
re che vorrei veramente esercitare è quello di condivi- la mafia pugliese a qualche mese prima. Esattamente al 5
dere con voi tutti i possibili cambiamenti. ottobre del 1983, quando uno spacciatore di eroina, Vitto-
rio Curci, confida ai magistrati di Bari di aver assistito, in
LA SACRA CORONA UNITA piena notte, in una casa di Acquaviva delle Fonti –piccolo
centro alle porte di Bari, conosciuto in tutta Italia come la
È stata battezzata la quarta mafia e, secondo alcuni capitale delle bande musicali– ad una strana cerimonia di
dati resi noti dall’Osservatorio sui fenomeni criminali del- affiliazione a una associazione segreta. Il capo cerimoniere
l’Eurispes, conta 47 clan e 1561 affiliati. È un’organizza- si chiamava Oronzo Romano, il “battezzato” Giovanni Da-
zione minore rispetto alle altre mafie, per presenza sul lena. Dal 1987, con la “benedizione” di Rogoli, si afferma
territorio e per giro d’affari. Quasi tutti i suoi capi cono- a Bari “La Rosa” che, sotto il controllo del clan dei Romano
sciuti sono stati arrestati. di Acquaviva delle Fonti, mantiene rapporti con la famiglia
Fidanzati, per il commercio della cocaina. Il Salento, co-
• Le origini munque, resta l’epicentro della cosiddetta quarta mafia.
È Raffaele Cutolo ad allungare per primo sulla Puglia i
tentacoli della Nuova Camorra Organizzata. Il boss napole- • La struttura
tano affida a Pino Iannelli e Alessandro Fusco l’incarico di È organizzata orizzontalmente, con una serie di clan
dare vita ad una organizzazione chiamata Nuova Camorra autonomi nella propria area di influenza ma tenuti a ri-

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spettare gli interessi comuni. L’ordinamento che il boss che nei primi anni ’80 nel Foggiano prende avvio il
Giuseppe Rogoli dà alla Scu è simile a quello della ’n- grande commercio di stupefacenti. La signora canta nel
drangheta, dalla quale mutua gradi, gerarchie e formule quartetto piuttosto affermato dei Milk and Coffee. Le e-
di affiliazione, che vengono opportunamente adattate sibizioni all’estero, e soprattutto in Sud America, sono
alla realtà pugliese. A capo del crimine Rogoli mette il l’occasione buona per dedicarsi all’import-export di
suo braccio destro Antonio Dodaro. L’investitura avvie- droga. È ancora una donna dalla tempra d’acciaio e dai
ne con una lettera dell’aprile ’86: “Sei tu –scrive Roga- pochi scrupoli, la moglie di Giuseppe Rogoli, Domeni-
li– il capo Crimine che devi dare conto solo a me e a ca Biondi, che in seguito all’arresto del marito ne ha
nessun uomo al mondo”. È un pentito, Cosimo Capo- permesso con un impegno diretto la permanenza ai ver-
dieci, a spiegare il perché di quella denominazione mi- tici della Sacra Corona”.
stico-religioso che evoca il Rosario della liturgia cattoli-
ca, i cui grani sono legati l’uno all’altro, come i membri • Il Giuramento
del sodalizio: “L’organizzazione è Sacra, perché la Sa- “Giuro su questa punta di pugnale, macchiata di san-
cra Corona Unita, se si leggono i suoi statuti, quando si gue, di essere fedele a questo corpo di Società formata da
riunisce o affilia qualcuno, consacra e battezza (tipo il uomini attivi, liberi, franchi e affermativi, con tutte le re-
prete durante le sue funzioni religiose); Corona, perché gole e le prescrizioni sociali” – recita il nuovo adepto al
è come la corona, cioè il Rosario, quello usato in gene- momento dell’iniziazione. “Giuro di disconoscere padre,
re in chiesa per fare la Via Crucis, uno accanto all’altro; madre, fratelli, sorelle fino alla settima generazione. Giu-
Unita perché si doveva essere uniti come gli anelli di u- ro di dividere centesimo per centesimo, millesimo per
na catena”. Farneticazioni criminali? Tutt’altro. È emer- millesimo come lo divisero i nostri tre vecchi fondatori
so invece dalle indagini giudiziarie che gli associati della Camorra: conte Ugolino, Fiorentino di Russia e Ca-
danno a tali riti “un valore ed un significato effettivo e valiere di Spagna.”
non solo simbolico”. Simile a quello della ’ndrangheta
è il giuramento che consiste perlopiù nella recitazione • Le attività
un po’ melodrammatica di domande e risposte e nell’e- Spaccio di stupefacenti, estorsioni, gioco d’azzardo,
vocazione di personaggi immaginari. Caratteristiche pe- immigrazione clandestina. Le rivelazioni di alcuni pentiti,
culiari della criminalità pugliese sono anche quelle re- come Salvatore Annacondia, hanno condotto i giudici
lative al ruolo delle donne e alla giovanissima età degli verso il livello più alto della criminalità pugliese.
affiliati. Scrive Gianluigi Pellegrino su “L’Espresso”: È
grazie ad una donna, la sorella del boss Giosuè Rizzi,

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APPELLO DI LIBERA verso questo appello, chiede un serio e approfondito ri-
pensamento, in sede di dibattito parlamentare, del dise-
Salviamo la legge sui beni confiscati alle mafie! gno di legge delega AC 5362 affinché deputati e senatori
di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misu-
La legge Rognoni-La Torre, che consente da oltre ra, il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subi-
vent’anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie sce i provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di
nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimo-
dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che tra i molti ni che accumulano ogni anno, nell’illegalità e nel san-
aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza gue. Trasformando questi beni, come sta avvenendo fati-
limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un cosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.
“interesse giuridicamente riconosciuto”, dei provvedimenti
definitivi di confisca. In nome di un malinteso garantismo,
insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e
l’impegno di quanti, dalle forze dell’ordine alla magistratu-
ra, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi
impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riu- L’ADESIONE DI VENDOLA
tilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.
I colpi di revolver che hanno spento la vita del vicepresi-
Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai
dente del Consiglio della Calabria, Francesco Fortugno,
definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà
hanno frantumato anche quella cortina di silenzio che or-
un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumen-
mai da qualche anno avvolge come una nebbia intollera-
ti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico,
bile i temi legati alle mafie.
eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili.
Di mafia non ne parla più nessuno, questo argomento
Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto
con gli anni è ridiventato un tabù.
dal comma 1 lettera m dell’art. 3 del disegno di legge AC
Una delle colpe principali di questa destra è senza dubbio
5362 recante “Delega al Governo per il riordino della di-
quella di aver devastato le difese immunitarie della società
sciplina in materia di gestione e destinazione delle atti-
civile, di aver affossato con il silenzio quel “movimento di
vità e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni
popolo” che, subito dopo le morti di Falcone e Borsellino, a-
criminali”, tutti i beni confiscati finirebbero in un limbo
veva trovato la forza di reagire, di credere in una possibilità
di assoluta incertezza, esattamente il contrario di quanto
di riscatto attorno ad un’idea larga e corale dell’antimafia.
sarebbe necessario oggi.
Questo silenzio ha giovato ad una mafia che in questi anni
È per queste ragioni che l’associazione Libera, attra-

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è rimasta inabissata, ma non sconfitta. Ha saputo riorganiz- Nota dell’editore
zarsi, e per farlo aveva bisogno di silenzio e di soldi.
Ciò che abbiamo imparato in questi anni è che la mafia Mentre mandiamo in stampa questo libro si stanno svol-
non scompare con la sequenza delle catture e delle pene gendo i funerali di Francesco Fortugno, esponente della
inflitte. Il punto cruciale resta l’economia. L’economia Margherita e vicepresidente della Regione Calabria ucciso a
“malata”, come si dice spesso. Locri dalla ’ndrangheta domenica 16 ottobre 2005 durante
La mafia non è una sorta di banda armata o semplice- le elezioni primarie del centrosinistra.
mente una patologia, ma talvolta si dimostra come una fi- È la dimostrazione più drammatica di come la mafia ucci-
da ancora per salvaguardare i propri interessi e colpisca le i-
siologia della selezione delle classi dirigenti. In politica,
stituzioni (quantomeno quelle sane e incorrotte) con gli stes-
come nel sistema d’impresa. Non è un problema metafi- si identici metodi di sempre.
sico, ma è e resta un problema che riguarda esattamente Monsignor Bragantini, vescovo di Locri, ha detto duran-
le modalità di costruire i circuiti degli appalti, e gare, i te i funerali: “La ’ndrangheta vuole dominare e sottomettere
cantieri, di entrare all’interno di un territorio così assetato la politica perché sia strumento docile e succube ai suoi e-
e affamato di lavoro come il Sud. normi interessi economici. La ’ndrangheta cerca perciò di
La legge Rognoni-La Torre ha consentito in questi anni di spezzare i legami tra la gente e la classe politica, per ricon-
aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro durli a sé, perché solo così possa meglio dominare e piegare
Paese. È stato uno strumento utile che ha permesso l’indi- entrambi. La ’ndrangheta lancia nel contempo a tutti noi un
viduazione e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla macabro messaggio di umiliazione sociale, per intimorire e
criminalità organizzata. paralizzare ogni altra azione di bene e di sviluppo”.
Oggi questa legge rischia di essere affossata e sostituita con Peccato che a sentirlo (e a rendere omaggio a questo po-
un provvedimento del Governo che, in nome di un malin- litico onesto e alla sua famiglia) non ci fosse il Presidente del
teso garantismo, minerà inequivocabilmente il lavoro di chi Consiglio Berlusconi.
è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie e che ha sa- C’erano migliaia di giovanissimi studenti, la parte mi-
gliore di questa regione. Tantissimi volti che rappresentano
puto trasformare questi beni in segni tangibili di legalità.
il futuro del Paese e che, come dicono Luigi Ciotti e Nichi
È un’operazione subdola, alla quale la società civile deve
Vendola, sono l’arma più efficace per sconfiggere la mafia.
reagire con forza. A Francesco Fortugno e alla sua famiglia dedichiamo
questo piccolo libro.
Nichi Vendola
Bari, 21 ottobre 2005

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Indice

5 LUIGI CIOTTI
33 NICHI VENDOLA

SCHEDE

5 GIUSEPPE (PEPPINO) IMPASTATO


7 “RIUTILIZZO A FINI SOCIALI DEI BENI CONFISCATI AI MAFIOSI”:
LA LEGGE 109/96
12 LIBERA. ASSOCIAZIONI, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE
14 GIUSEPPE (BEPPE) MONTANA
16 TOM BENETOLLO
18 CASI DI ASSEGNAZIONE SOCIALE DEI BENI CONFISCATI AI MAFIOSI
39 ACQUA E MAFIA
44 GRAZIELLA CAMPAGNA
48 COSA NOSTRA
54 LA ’NDRANGHETA
59 LA CAMORRA
62 LA SACRA CORONA UNITA
66 APPELLO DI LIBERA
Questo libro nasce da una conversazione tenutasi a Melpigna-
67 L’ADESIONE DI VENDOLA
no (Lecce) il 31 luglio 2005. I due autori non hanno potuto ri-
vedere il testo. I diritti d’autore derivati dalla vendita di que-
sto volume saranno devoluti al progetto “L’angulu te lu Quo- 69 Nota dell’editore
let” (laboratorio teatrale con soggetti in esecuzione penale della
provincia di Lecce a cura dell’associazione Libera – Nomi e
numeri contro le mafie).
L’editore ringrazia i due autori, l’Amministrazione comu-
nale di Melpignano e l’associazione Terra del fuoco, orga-
nizzatori della manifestazione.

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Stampato presso Tiemme - Manduria
nell’ottobre 2005
per conto di Piero Manni s.r.l.

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