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DISPENSA N.

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IMPUGNAZIONI
1. Distinzioni generali. I mezzi dimpugnazione, elencati
dallart. 323 (appello, ricorso per cassazione, revocazione, opposizione di terzo, regolamento di competenza su istanza di parte), sono i rimedi con cui la parte soccombente provoca il controllo sulla
validit e giustizia delle sentenze. Pertanto costituiscono uno sviluppo del diritto di azione e del diritto di difesa.
La parte contro cui proposta limpugnazione pu denominarsi parte impugnata (se si tratta di appello, appellato), per contrapposizione rispetto allimpugnante (se si tratta di appello,
allappellante).
A differenza delle impugnazioni del negozio giuridico o delle
impugnazioni giurisdizionali dei provvedimenti amministrativi, le
impugnazioni delle sentenze civili, accertato un vizio, non si limitano ad eliminare la sentenza, ma mirano di regola a sostituirla con
unaltra sentenza sul merito della causa.
2. Segue: legittimazione ad impugnare. Legittimate ad impugnare sono normalmente le parti in senso formale nel grado di giudizio conclusosi con la sentenza che si intende impugnare (indipendentemente dal fatto che la parte in senso formale coincida con
la parte in senso sostanziale; v. indietro). Eccezionali sono le ipotesi in cui legittimato ad impugnare un terzo (art. 404, 1 e 2
comma) o il pubblico ministero che non abbia partecipato al giudizio (art. 397, n. 1).
3. Segue: soccombenza pratica e teorica. La legittimazione (o
linteresse) ad impugnare deriva normalmente dalla soccombenza
pratica (cio rispetto alla domanda: lattore che si visto rigettare
in tutto o in parte la domanda; il convenuto che si visto accogliere in tutto o in parte la domanda contro di lui proposta). Eccezionali sono le ipotesi in cui rileva la soccombenza teorica (cio rispetto ad una questione: ad es., nelle impugnazioni immediate contro
sentenze non definitive su questioni, v. avanti, e nel regolamento
necessario di competenza).
La differenza tra soccombenza pratica e teorica pu essere
colta pi facilmente con un esempio. Rispetto ad una sentenza non

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Commento [PSS1]: 404. Casi di opposizione di terzo. Un terzo pu fare opposizione contro la sentenza passata in giudicato (p.c. 324, 325, 326) o comunque
esecutiva (p.c. 282, 431) pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti
(p.c. 344) (1).
Gli aventi causa e i creditori di una delle
parti possono fare opposizione alla sentenza
(p.c. 656), quando l'effetto di dolo o collusione a loro danno (2).
Commento [PSS2]: 397. Revocazione
proponibile dal pubblico ministero.
Nelle cause in cui l'intervento del pubblico
ministero obbligatorio a norma dell'art. 70
primo comma , le sentenze previste nei due
articoli precedenti possono essere impugnate per revocazione dal pubblico ministero
(p.c. 326):
1) quando la sentenza stata pronunciata
senza che egli sia stato sentito (p.c. 158);
2) quando la sentenza l'effetto della collusione posta in opera dalle parti per frodare la legge.

definitiva con la quale il giudice ha respinto uneccezione di prescrizione, il convenuto non soccombente pratico, perch non ha
perso il processo, cio non ha visto accogliere la domanda
dellattore. Nondimeno, egli legittimato ad impugnare immediatamente la sentenza non definitiva. In tale ipotesi, ai fini della legittimazione ad impugnare, attribuita rilevanza alla risoluzione sfavorevole di una questione, cio ad una soccombenza che si qualifica come semplicemente teorica, poich non ha condotto
allaccoglimento o al rigetto (nemmeno parziale) della domanda.
4. Segue: giudice dellimpugnazione. Giudice legittimato a
conoscere dellimpugnazione normalmente un giudice diverso da
quello che ha emanato la sentenza impugnata. Di fronte allo stesso
giudice si propongono invece la revocazione e lopposizione di terzo.
5. Segue: motivi limitati o illimitati. I motivi di impugnazione
possono essere predeterminati tipicamente dalla legge (ad es., motivi di ricorso per cassazione) o meno (ad es., motivi dappello).
6. Segue: fase rescindente e rescissoria. Il giudizio
dimpugnazione pu essere formalmente strutturato in due fasi o
meno: la prima, rescindente, diretta a verificare la fondatezza dei
motivi e, in caso positivo, ad eliminare (rescindere, cassare); la sentenza impugnata; la seconda, rescissoria, diretta a sostituire la
sentenza rescissa con altra sentenza che si pronunci sul merito
della controversia.
La distinzione tra le due fasi netta nel ricorso per cassazione, in cui la fase rescissoria si svolge normalmente davanti ad un
giudice diverso dalla Corte di cassazione, innanzi alla quale si
svolta la fase rescindente; sussiste nella revocazione (v. art. 402);
manca del tutto, o si verifica solo in ipotesi eccezionali (artt. 353,
354), nellappello.
7. Segue: mezzi di impugnazione ordinari o straordinari. I
mezzi di impugnazione possono essere ordinari o straordinari.
I primi sono soggetti al termine semestrale di decadenza, decorrente dalla pubblicazione della sentenza, cio dal suo deposito
in cancelleria (art. 327, 1 comma), o ai cosiddetti termini acceleratori, decorrenti dalla notificazione della sentenza (artt. 325, 326).

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Commento [RC3]: 327. Decadenza


dall'impugnazione. Indipendentemente
dalla notificazione (p.c. 285), l'appello, il
ricorso per cassazione e la revocazione per i
motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell'art.
395 non possono proporsi dopo decorsi dalla pubblicazione della sentenza (p.c. 133 ;
att. p.c. 124).
Questa disposizione non si applica quando
la parte contumace (p.c. 171, 291
ss.)dimostra di non aver avuto conoscenza
del processo per nullit della citazione (p.c.
164) o della notificazione di essa (p.c.
160), e per nullit della notificazione degli
atti di cui all'art. 292.
Commento [RC4]: 325. Termini per le
impugnazioni. Il termine (p.c. 326, 327)
per proporre l'appello, la revocazione e
l'opposizione di terzo di cui all'art. 404, secondo comma, di trenta giorni (p.c. 328,
333, 343, 4342). anche di trenta giorni il
termine per proporre la revocazione e l'opposizione di terzo sopra menzionata contro
la sentenza delle corti d'appello (1).
Il termine per proporre il ricorso per cassazione di giorni sessanta (p.c. 47, 328,
363, 371, 398; l. fall. 99, 131).
326. Decorrenza dei termini. I termini
stabiliti nell'articolo precedente sono perentori e decorrono dalla notificazione della
sentenza (p.c. 285 ss.), tranne per i casi
previsti nei numeri 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395 e
negli artt. 397 e 404 secondo comma, riguardo ai quali il termine decorre dal giorno in cui stato scoperto il dolo o la falsit
o la collusione o stato recuperato il documento o passata in giudicato la sentenza di cui al n. 6) dell'art. 395, o il pubblico
ministero ha avuto conoscenza della sentenza.
Nel caso previsto nell'art. 332, l'impugnazione proposta contro una parte fa decorrere nei confronti dello stesso soccombente il
termine per proporla contro le altre parti
(p.c. 334).

La pendenza di tali termini (e la proposizione del mezzo di impugnazione ordinario) impedisce il passaggio in giudicato formale della sentenza.
Se la parte contumace dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per nullit della citazione o della notificazione di
essa e per nullit della notificazione degli atti di cui allart. 292 (v.
indietro), essa pu esperire appello o ricorso per cassazione anche
al di l del termine semestrale di decadenza (art. 327, 2 comma; v.
indietro).
I mezzi di impugnazione straordinari sono proponibili invece
anche dopo il passaggio in giudicato formale della sentenza e sono
soggetti a termini decorrenti dal giorno in cui la parte, o il terzo, ha
avuto conoscenza del vizio, oppure non sono soggetti ad alcun termine ( il caso eccezionale dellopposizione di terzo ordinaria).
8. Vizi della sentenza. Secondo una ripartizione tradizionale
i possibili vizi della sentenza si distinguono in errores in procedendo (vizi di attivit) e in errores in iudicando (vizi di giudizio).
9. Segue: errores in procedendo. Gli errores in procedendo
determinano linvalidit della sentenza e possono consistere: nel vizio non sanato o non sanabile di un requisito extraformale (difetto
di giurisdizione, di competenza, di legittimazione ad agire, di interesse ad agire, ecc.); in nullit formali non sanate che in forza del
principio della estensione delle nullit agli atti dipendenti (art. 159)
si sono riverberate sulla sentenza; in vizi attinenti immediatamente
alla sentenza.
10. Segue: errores in iudicando. Gli errores in iudicando determinano lingiustizia della sentenza e possono consistere: in errori relativi alla quaestio iuris; in errori relativi alla quaestio facti (sulle
due quaestiones, v. indietro).
11. Evoluzione dei rimedi. La disciplina dei rimedi contro i
vizi della sentenza si evoluta storicamente da un primo stadio,
proprio del diritto romano, in cui si estendevano allinvalidit della
sentenza concetti inerenti al negozio giuridico, verso lintroduzione
di un unico sistema di rimedi, appositi ed esclusivi, per denunciare
sia gli errores in procedendo sia gli errores in iudicando.

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Il risultato saliente di questa lenta evoluzione storica, a cui


in questa sede non si pu accennare, trova espressione nel principio della conversione dei motivi di nullit in motivi di impugnazione
(art. 161, 1 comma). Esso si fonda sul presupposto che i requisiti
di validit siano funzionali ad assicurare la giustizia della decisione: se il loro difetto non ha determinato danno alla parte, questa,
in quanto praticamente vittoriosa, non pu farli valere.
12. Gravame ed azione di impugnazione. La dottrina classica
italiana distingue due modelli di mezzi di impugnazione: il gravame
e lazione di impugnazione (o azione dimpugnativa).
Le azioni di impugnazione sono rimedi attraverso cui si denunciano, su istanza della parte soccombente, vizi della sentenza
(di attivit o di giudizio). Esse mirano nella fase rescindente ad accertare lesistenza del vizio e, in caso positivo, ad eliminare la sentenza viziata, che sostituita nella fase rescissoria da unaltra sentenza. Oggetto della prima fase delle azioni di impugnazione unicamente il vizio denunciato e mai il rapporto sostanziale. Su questo
schema modellato, con deviazioni da esaminare in seguito, il ricorso per cassazione.
I gravami sono rimedi attraverso cui si realizza il doppio grado di giurisdizione. Presupposto per il loro esercizio unicamente
la soccombenza, non la denuncia di un vizio della sentenza. Il rapporto controverso devoluto alla cognizione del giudice dappello
(effetto devolutivo). provocato un nuovo giudizio sul rapporto sostanziale (sulla base, se del caso, di nuove allegazioni in punto di
eccezioni e di prove). La sentenza pronunciata al termine del giudizio di gravame si sostituisce sempre a quella impugnata (effetto sostitutivo). La distinzione tra fase rescindente e fase rescissoria
fondamentalmente estranea a questo modello. A questo schema si
ispira, con deviazioni da esaminare in seguito, lappello.
Levoluzione storica mostra la progressiva contaminazione
reciproca dei due modelli: ad es., nellappello, la conversione dei
motivi di nullit in motivi di impugnazione avviene allinsegna
dellassorbimento dellazione dimpugnativa entro il gravame; nel
ricorso per cassazione la distinzione tra fase rescindente e rescissoria si stempera progressivamente.
Nondimeno la distinzione originaria sopravvive nel diritto vigente.

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13. Direttiva dellunit oggettiva e soggettiva del procedimento


di impugnazione. Essa trova espressione negli articoli da 331 a
335 e mira ad assicurare la tendenziale identit del giudizio
dimpugnazione rispetto al precedente grado di giudizio, nel caso in
cui questultimo abbia avuto un oggetto complesso (a seguito eventualmente del cumulo di pi domande fra le stesse parti) o una
pluralit di parti (a seguito di fenomeni di litisconsorzio originario o
successivo, facoltativo, unitario o necessario).
In sintesi, la direttiva dellunit oggettiva e soggettiva del
procedimento di impugnazione aspira ad evitare che un processo
unitario in primo grado si biforchi in sede di impugnazione.
14. Giudizio di primo grado fra due parti. Se il giudizio di
primo grado si concluso con la soccombenza totale di una delle
due parti, questa lunica legittimata ad impugnare. Lunit oggettiva dellimpugnazione pertanto automaticamente realizzata.
Lesigenza di coordinamento sorge in caso di soccombenza
ripartita tra le parti: ad esempio, lattore chiede la restituzione del
capitale, nonch la corresponsione degli interessi moratori e del
maggior danno da svalutazione monetaria; il giudice accoglie la
domanda nella parte relativa al capitale e agli interessi, la rigetta
nella parte relativa alla svalutazione monetaria; lattore vittorioso
con riferimento al capo della domanda relativo al capitale e agli interessi moratori, ma soccombente riguardo al capo della domanda relativo alla svalutazione monetaria; viceversa, il convenuto
praticamente soccombente riguardo ai primi due capi e vittorioso
riguardo al terzo. In questa ipotesi entrambe le parti sono legittimate ad impugnare.
15. Segue: impugnazione incidentale. In caso di soccombenza ripartita, lobiettivo di convogliare le impugnazioni in un unico
processo conseguito distinguendo fra impugnazione principale,
che non limpugnazione pi importante, ma solo quella proposta per prima, e impugnazione incidentale, che quella proposta
successivamente, con forme e termini tali da consentirne la confluenza nellambito dello stesso processo instaurato con la prima
(art. 333).

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Commento [RC5]: 333. Impugnazioni


incidentali. Le parti alle quali sono state
fatte le notificazioni previste negli articoli
precedenti debbono proporre, a pena di decadenza, le loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo (p.c. 343, 371,
436).

Ad es., nel rito ordinario chi intende appellare per primo, notifica un atto di citazione alla controparte (art. 342, appello principale), la quale, se vuole a sua volta impugnare, propone impugnazione incidentale nello stesso processo, cio a pena di decadenza
nella comparsa di risposta, al momento della costituzione in cancelleria ai sensi dellarticolo 166 (art. 343, 1 comma).
16. Segue: riunione delle impugnazioni separate. Se contro la
stessa sentenza vengono proposti due appelli in forma principale
(ad es., le due parti si attivano entrambe lultimo giorno del termine
annuale di decadenza), le due impugnazioni sono da riunire, anche
dufficio, in un solo processo (art. 335).
La giurisprudenza dispone la riunione anche nellipotesi patologica in cui la parte, cui sia stato notificato lappello principale,
proponga a sua volta un appello principale, purch questo sia proposto nei termini previsti per la proposizione dell appello incidentale (si tratta di una forma di convalidazione oggettiva per raggiungimento dello scopo: art. 156, 3 comma).
Se la riunione delle impugnazioni non si verifica, la giurisprudenza ritiene che la decisione di merito intervenuta su uno dei
due appelli renda improcedibile laltro giudizio di appello ancora
pendente, al fine di evitare una biforcazione di decisioni.
17. Segue: impugnazione incidentale tardiva. Lart. 334 consente alle parti, contro le quali stata proposta impugnazione, di
proporre impugnazione incidentale anche quando per esse siano
decorsi i termini dimpugnazione previsti dagli art. 325-327 o
quando esse abbiano fatto acquiescenza (su questa, v. avanti). In
queste condizioni la notificazione dellimpugnazione principale vale
come rimessione in termini dellimpugnato nel potere di impugnare.
La ratio dellimpugnazione incidentale tardiva di favorire
laccettazione della sentenza, nellipotesi in cui le parti, entrambe
parzialmente soccombenti, siano disposte ad accettare il risultato
del precedente grado di giudizio, a condizione che anche la controparte lo accetti. Se non esistesse la possibilit di impugnare tardivamente, la parte che si trovi in queste condizioni dovrebbe precauzionalmente impugnare, per evitare di trovarsi impotente nel
caso in cui la controparte le notifichi lappello principale in prossi-

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Commento [RC6]: 342. Forma dell'appello (1). L'appello si propone con citazione (p.c. 125, 163, 164) contenente l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi
specifici dell'impugnazione nonch le indicazioni prescritte nell'art. 163.
Tra il giorno della citazione e quello della
prima udienza di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori di quelli
previsti dall'art. 163-bis
Commento [RC7]: 343. Modo e termine dell'appello incidentale. L'appello incidentale (p.c. 333) si propone, a pena di
decadenza, nella comparsa di risposta (p.c.
167), all'atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell'art. 166 .
Se l'interesse a proporre l'appello incidentale sorge dalla impugnazione proposta da
altra parte che non sia l'appellante principale, tale appello si propone nella prima
udienza successiva alla proposizione
dell'impugnazione stessa (p.c. 334).
Commento [RC8]: 335. Riunione delle
impugnazioni separate. Tutte le impugnazioni proposte separatamente contro la
stessa sentenza debbono essere riunite, anche d'ufficio, in un solo processo (p.c. 273
s., 350).

Commento [RC9]: 334. Impugnazioni


incidentali tardive. Le parti, contro le
quali stata proposta impugnazione e quelle chiamate ad integrare il contraddittorio a
norma dell'art. 331, possono proporre impugnazione incidentale anche quando per
esse decorso il termine (p.c. 326 s.) o
hanno fatto acquiescenza alla sentenza (p.c.
329).
In tal caso, se l'impugnazione principale
dichiarata inammissibile, l'impugnazione
incidentale perde ogni efficacia.

mit della scadenza del termine. Invece, la certezza di conservare il


potere dimpugnazione funge da stimolo a non impugnare.
In coerenza con la sua ratio, limpugnazione incidentale tardiva, a differenza di quella tempestiva, condizionata alla ammissibilit della impugnazione principale: se limpugnazione principale
dichiarata inammissibile (ad es., perch proposta da parte non
legittimata, dopo il decorso dei termini, o contro sentenza non appellabile) limpugnazione incidentale perde efficacia.
Limpugnazione incidentale, ancorch tardiva rispetto ai termini di impugnazione di cui agli artt. 325-327, non proponibile
oltre il termine previsto dallart. 343 (venti giorni prima della prima
udienza) o dallart. 371 (venti giorni dalla scadenza del termine
stabilito per il deposito del ricorso principale).
18. Acquiescenza. Lacquiescenza consiste in una dichiarazione espressa di accettare la sentenza (acquiescenza esplicita), o
in un comportamento incompatibile con la volont di impugnare
(acquiescenza tacita: ad es., esecuzione spontanea, senza riserve,
della sentenza di primo grado). In tali casi limpugnazione esclusa
(art. 329; mentre una impugnazione preclusa quando sono decorsi i termini per impugnare).
Un fenomeno di acquiescenza tacita qualificata (cio esplicitamente presa in considerazione dalla legge) limpugnazione parziale: essa comporta acquiescenza alle parti della sentenza non impugnate (art. 329, 2 comma), che passano pertanto in giudicato
formale. Ad es., la domanda di consegna di un bene mobile e la
domanda di risarcimento del danno da fatto illecito, cumulate
dallattore nel giudizio di primo grado, vengono entrambe rigettate;
se lattore, praticamente soccombente su entrambe, impugna soltanto la parte della sentenza relativa alla consegna, presta acquiescenza al rigetto della domanda di risarcimento del danno.
Peraltro, la nozione di parte della sentenza non ha un significato univoco: talvolta corrisponde ad una domanda, cio ad un
diritto fatto valere in giudizio; talvolta corrisponde ad una parte
della domanda, con la quale stato fatto valere in giudizio un rapporto complesso; talvolta infine corrisponde alle singole questioni
risolte nella sentenza.
Inoltre, limpugnazione parziale della parte pregiudiziale della
sentenza non determina acquiescenza alla parte dipendente: ad

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Commento [rc10]: Per i limiti soggettivi allimpugnazione tardiva, v. Manuale.

Commento [RC11]: 329. Acquiescenza totale o parziale. Salvi i casi di cui ai


nn. 1), 2), 3) e 6) dell'art. 395, l'acquiescenza risultante da accettazione espressa o da
atti incompatibili con la volont di avvalersi delle impugnazioni ammesse dalla legge
ne esclude la proponibilit.
L'impugnazione parziale importa acquiescenza alle parti della sentenza non impugnata (p.c. 346).

es., il convenuto, condannato in primo grado a pagare un credito


pecuniario (capitale, interessi moratori e maggior danno da svalutazione monetaria), impugna solo la parte di sentenza relativa al
capitale. Ci non determina acquiescenza alle parti relative agli interessi moratori e al maggior danno, altrimenti si potrebbe verificare lassurda situazione che, riformata in appello la parte della sentenza sul capitale, risultino accertate linesistenza del credito, da
un lato, e lesistenza dellobbligo di pagare gli interessi moratori e
di risarcire il maggior danno da svalutazione monetaria, dallaltro
lato.
Questa assurda situazione esclusa anche dallart. 336, 1
comma, secondo cui la riforma o la cassazione parziale ha effetto
anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte riformata o
cassata. Quindi, in caso di riforma della parte della sentenza riguardante lesistenza del credito, vengono automaticamente riformate anche le parti della sentenza relative alle obbligazioni accessorie ( il cosiddetto effetto espansivo interno della riforma o della
cassazione).
19. Giudizio di primo grado con pluralit di parti. Le ipotesi di
giudizio di primo grado svoltosi tra pi di due parti sono distinte in
due categorie, la cui disciplina contenuta negli artt. 331 (cause
inscindibili) e 332 (cause scindibili).
20. Segue: disciplina delle cause inscindibili. Sotto la rubrica
integrazione del contraddittorio in cause inscindibili, lart. 331
prevede: Se la sentenza pronunciata fra pi parti in causa inscindibile o in cause tra loro dipendenti non stata impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina lintegrazione del contraddittorio,
fissando il termine entro il quale la notificazione deve essere fatta
e, se necessario, ludienza di comparizione. Limpugnazione dichiarata inammissibile se nessuna delle parti provvede
allintegrazione nel termine fissato.
La disciplina dellart. 331 dettata sulla falsariga di quella
prevista dallart. 102, 2 comma in tema di litisconsorzio necessario: se la causa inscindibile, al giudizio di secondo grado debbono
partecipare necessariamente tutte le parti che hanno partecipato al
giudizio di primo grado. Se limpugnazione non stata proposta nei
confronti di tutte, il giudice dellimpugnazione, rilevato il vizio, met-

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Commento [RC12]: 336. Effetti della


riforma o della cassazione. La riforma o
la cassazione parziale ha effetto anche sulle
parti della sentenza dipendenti dalla parte
riformata o cassata (att. p.c. 129-bis , 133bis ).
La riforma o la cassazione estende i suoi
effetti ai provvedimenti e agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata

te in moto un meccanismo di sanatoria: fissa un termine perentorio entro il quale le parti devono notificare limpugnazione anche alle altre parti del giudizio di primo grado.
Se il contraddittorio integrato, il vizio originario sanato
con efficacia ex tunc (retroattiva) ed il processo prosegue. Se invece
il contraddittorio non integrato nel termine perentorio,
limpugnazione dichiarata inammissibile con un provvedimento di
mero rito che chiude il giudizio e determina il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado (v. artt. 338 e 358, riguardo
allappello; artt. 387, 390 e 391 riguardo al ricorso per cassazione).
Da ci si desume che la tempestiva notificazione
dellimpugnazione nei confronti di alcune fra le pi parti del giudizio inscindibile impedisce il passaggio in giudicato della sentenza
stessa e, se a questa notificazione segue lintegrazione del contraddittorio nel termine fissato dal giudice, conserva il potere di impugnare anche nei confronti delle altre parti.
21. Segue: disciplina delle cause scindibili. Sotto la rubrica
notificazione dellimpugnazione relativa a cause scindibili, lart.
332 prevede: Se limpugnazione di una sentenza pronunciata in
cause scindibili stata proposta soltanto da alcuna delle parti o
nei confronti di alcuna di esse, il giudice ne ordina la notificazione
alle altre, in confronto delle quali limpugnazione non preclusa o
esclusa, fissando il termine nel quale la notificazione deve essere
fatta e, se necessario, ludienza di comparizione. Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene, il processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini previsti negli articoli 325 e
327, primo comma.
Lintento di questa disciplina non di assicurare la partecipazione necessaria al giudizio di impugnazione di tutte le parti che
hanno partecipato al giudizio di primo grado, ma solo di evitare la
biforcazione dei giudizi. A differenza della disciplina prevista per le
cause inscindibili, in materia di cause scindibili il giudice non fissa
un termine per la proposizione dellimpugnazione nei confronti delle altre parti, ma per la notificazione dellimpugnazione gi proposta.
Lordine di notificare limpugnazione alle parti, che non erano
state chiamate a partecipare al giudizio dimpugnazione, ha solo la
funzione di sollecitare queste ad impugnare (provocatio ad impu-

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Commento [A13]: art. 338, c.p.c.


338. Effetti dell'estinzione del procedimento di impugnazione. L'estinzione
del procedimento di appello o di revocazione nei casi previsti nei nn. 4) e 5) dell'art.
395 (p.c. 307 ss.) fa passare in giudicato la
sentenza impugnata (p.c. 324), salvo che ne
siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto (p.c. 393).
Commento [A14]: 358. Non riproponibilit d'appello dichiarato inammissibile
o improcedibile. L'appello dichiarato
inammissibile (p.c. 325, 327, 331, 339) o
improcedibile (p.c. 348) non pu essere
riproposto, anche se non decorso il termine fissato dalla legge.

gnandum), se vogliono e se ne hanno ancora il potere. La notificazione da effettuare pertanto alle parti che conservano il potere di
impugnare, per evitare che esse instaurino un autonomo giudizio
di impugnazione.
La differenza rispetto allart. 331 ancora pi netta se si valuta la conseguenza dellinosservanza dellordine di notificazione:
essa non la dichiarazione dinammissibilit della impugnazione,
ma semplicemente la sospensione del processo, in attesa che, decorsi i termini per impugnare, la sentenza passi in giudicato rispetto alle parti che non erano state chiamate a partecipare al giudizio
di impugnazione.
22. Segue: distinzione tra cause inscindibili e cause scindibili.
Vi sono notevoli incertezze, specialmente in giurisprudenza,
sullinquadramento di talune ipotesi di connessione nelluna o
nellaltra categoria. Il problema sorge specialmente con riferimento
alle cause connesse per pregiudizialit-dipendenza, a cui si riferisce esplicitamente lart. 331, l dove parla di cause tra loro dipendenti.
Lapprofondimento da rinviare al manuale (ove possono essere evitati i paragrafi da 1.2.2.4.2. a 1.2.2.4.4. del cap. XI)
Altre ipotesi consentono soluzioni pi sicure. Fra le cause inscindibili rientra pacificamente il litisconsorzio necessario, mentre
tra le cause scindibili rientrano quelle connesse per mera identit
di questioni di fatto o di diritto o per mera identit di titolo.
Ancora, la trattazione separata in ipotesi di litisconsorzio
unitario o quasi necessario pu dare luogo a giudicati praticamente
contraddittori, perch inerenti allo stesso bene. Pertanto, si dovrebbe indubbiamente applicare lart. 331, ma la giurisprudenza fa
rientrare sotto lambito di applicazione dellart. 332 limportante
settore delle obbligazioni solidali. La giustificazione di questo orientamento consolidato risiede nel carattere proprio delle obbligazioni
solidali, in cui ciascun concreditore ha diritto di pretendere la prestazione per lintero e ciascun condebitore ha lobbligo di eseguire
la prestazione per lintero (carattere che rende praticamente compatibili gli eventuali giudicati contraddittori). Peraltro, tale giustificazione vale con riferimento alle obbligazioni solidali a causa comune, ma non sempre con riferimento alle obbligazioni solidali ad

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interesse unisoggettivo, in cui entra in gioco lo schema della pregiudizialit dipendenza.


Appartengono invece alle cause inscindibili le cause connesse per incompatibilit e, probabilmente, per alternativit, stante il
rischio di giudicati praticamente contraddittori.
23. Impugnabilit immediata delle sentenze non definitive.
Lesigenza di evitare la biforcazione dei processi non rispettata
dal regime di impugnazione delle sentenze non definitive (artt. 340,
361).
In seguito alla loro impugnazione immediata (limpugnabilit
immediata la regola generale), si ha la contemporanea pendenza,
in diversi gradi di giudizio, di due processi originati da ununica
domanda giudiziale proposta allinizio: il processo di primo grado,
nel cui corso il giudice pu esaminare tutte le questioni controverse diverse da quella su cui stata pronunciata sentenza non definitiva, ed il giudizio di appello, che pare avere ad oggetto solo la
questione esaminata nella sentenza non definitiva. In realt, anche
il giudizio di appello ha ad oggetto il diritto fatto valere in giudizio
in primo grado, ma di esso il giudice di appello pu conoscere tramite lesame di quella sola questione.
Tale regime solleva delicati problemi di coordinamento tra il
processo nel cui corso emanata la sentenza non definitiva e il
giudizio di impugnazione immediata della stessa sentenza. Per
lesame di tali problemi si rinvia al Manuale.
24. Appello. Esso il mezzo diretto ad assicurare la garanzia soggettiva dellimpugnazione. Tradizionalmente si affida ad esso
anche la realizzazione del doppio grado di giurisdizione.
Fino al secolo XIX il fondamento razionale dellappello si rinveniva nel carattere gerarchico dellordinamento giudiziario: la sentenza dappello era destinata a sostituire la sentenza impugnata, in
quanto emanata da un giudice sovraordinato rispetto al giudice di
primo grado.
Con labolizione di tale carattere gerarchico questa base logica entrata in crisi e, sino dalla fine dellOttocento, si affermato
che non vi pi alcun motivo per ritenere che la sentenza di appello sia una sentenza migliore di quella del giudice di primo grado (L.
Mortara).

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Commento [PSS15]: Meno quella lunga nota a pi di pagina che trovate nel testo

Tuttavia, da condividere lidea che la ragione della prevalenza della sentenza di appello risieda nel fatto che il secondo giudice ha minori probabilit di errare, poich egli pu utilizzare
linsegnamento del primo grado e valutarne i risultati e anche
leventuale errore del primo giudice una tappa verso la verit (P.
Calamandrei).
25. Segue: motivi illimitati. Lappello un mezzo di impugnazione a motivi illimitati, attraverso il quale si pu denunciare qualsiasi tipo di errore commesso dal giudice di primo grado (un error
in procedendo o vizio di attivit, un error in iudicando o vizio di giudizio, un errore relativo alla quaestio facti, un errore relativo alla
quaestio iuris).
26. Segue: giudici dappello. I giudici dappello sono individuati dallart. 341: lappello contro le sentenze del giudice di pace
e del tribunale si propone rispettivamente al tribunale ed alla corte
dappello nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza.
27. Segue: sentenze appellabili. Sentenze appellabili, secondo la regola enunciata dallart. 339, sono tutte le sentenze di primo
grado, purch lappello non sia escluso dalla legge, o dalle parti a
norma dellart. 360, 2 comma.
Le parti, di comune accordo, possono ricorrere direttamente
in Cassazione e saltare lappello qualora intendano denunciare solo
errores in iudicando relativi alla erronea o falsa applicazione di
norme di diritto sostanziale, cio in presenza di una controversia di
puro diritto, in aderenza alla funzione istituzionale di nomofilachia
della Corte di cassazione. Lipotesi prevista allart. 360, 2 comma
la prima eccezione alla normale appellabilit delle sentenze di primo grado e sottost allaccordo delle parti (che, dopo la riforma del
2006, pu essere stipulato anche prima della emanazione della
sentenza di primo grado, v. art. 366, comma 3).
Altre ipotesi di sentenze inappellabili (cio di sentenze emanate in unico grado, come si esprime lart. 360, 1 comma) sono direttamente previste dalla legge (e qui segnalate senza pretesa di
completezza): le sentenze pronunciate secondo equit su richiesta
concorde delle parti, v. art. 114, (in tal caso le sentenze sono sem-

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Commento [RC16]: 339. Appellabilit


delle sentenze. Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate
in primo grado, purch l'appello non sia
escluso dalla legge (p.c. 42, 440, 618, 827)
o dall'accordo delle parti a norma dell'art.
360, secondo comma.
inappellabile la sentenza che il giudice
ha pronunciato secondo equit a norma
dell'art. 114.
Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equit a norma dell'art. 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi
regolatori della materia .
Commento [RC17]: Pu inoltre essere
impugnata con ricorso per cassazione una
sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma
in tale caso l'impugnazione pu proporsi
soltanto a norma del primo comma, n. 3).
Vedi inoltre art. 366
Commento [RC18]: Nel caso previsto
nell'art. 360, secondo comma, l'accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure
mediante atto separato, anche anteriore alla
sentenza impugnata, da unirsi al ricorso
stesso.
Commento [RC19]: 114. Pronuncia
secondo equit a richiesta di parte. Il
giudice, sia in primo grado che in appello,
decide il merito della causa secondo equit
quando esso riguarda diritti disponibili delle parti e queste gliene fanno concorde richiesta (p.c. 3392 , 822; att. p.c. 112, 1182
, 1194).

pre suscettibili di ricorso per cassazione ex art. 360, nn. 1, 2, 4 e


5); le sentenze pronunciate in materia di di opposizione agli atti
esecutivi (art. 618, 2 e 3 comma).
Sul sovraccarico della Corte di cassazione derivante da questa tendenza a qualificare come inappellabili le sentenze di primo
grado emanate in riferimento a materie considerate di giustizia minore si gi richiamato lattenzione (v. avanti).
28. Segue: oggetto. A seguito dellesercizio di una serie di
poteri dimpulso conferiti alle parti, il giudice dappello conosce dello stesso rapporto sostanziale controverso in primo grado. Le parti
possono restringere e talvolta ampliare loggetto (in senso lato) del
giudizio dappello, rispetto alla cognizione e decisione propria del
giudizio di primo grado.
In particolare, loggetto del giudizio di appello si determina
attraverso lappello principale (artt. 342, 329), lappello incidentale
(artt. 343, 329), la riproposizione di domande e di eccezioni non
accolte in primo grado (art. 346), e lo ius novorum (nuove eccezioni,
nuove prove, modificazioni della domanda di primo grado: art.
345).
29. Appello principale, appello incidentale. Loggetto del giudizio di appello viene delimitato in primo luogo attraverso i motivi
di impugnazione, che lappellante indica nellatto dappello (art.
342). Dopo la riforma del 2012 (l. 134/2012), il testo dellart. 342
il seguente: l'appello si propone con citazione contenente le indicazioni prescritte dall'art. 163. L'appello deve essere motivato. La motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilit: 1)
l'indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare
e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto
compiuta dal giudice di primo grado; 2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai
fini della decisione impugnata. Pertanto lappellante non si pu
limitare a richiedere un generico riesame della decisione emanata
dal giudice di primo grado.
I motivi di appello individuano innanzitutto le parti della sentenza impugnata, che lappellante chiede al giudice di secondo grado di riesaminare. Le restanti parti (o capi) non impugnate passano
in giudicato ex art. 329, 2 comma. A loro volta, i capi di sentenza

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Commento [RC20]: 618. Provvedimenti del giudice dell'esecuzione. Il


giudice dell'esecuzione fissa con decreto
l'udienza di comparizione delle parti davanti a s (att. p.c. 185) e il termine perentorio
per la notificazione del ricorso e del decreto, e d, nei casi urgenti, i provvedimenti
opportuni.
All'udienza d con ordinanza i provvedimenti che ritiene indilazionabili ovvero sospende la procedura. In ogni caso fissa un
termine perentorio per l'introduzione del
giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo
a cura della parte interessata, osservati i
termini a comparire di cui all'art. 163-bis ,
o altri se previsti, ridotti della met. La causa decisa con sentenza non impugnabile.
Sono altres non impugnabili le sentenze
pronunciate a norma dell'articolo precedente primo comma (att. p.c. 187).

Commento [A21]: L'impugnazione


parziale importa acquiescenza alle parti della sentenza non impugnat

impugnata circoscrivono la parte del rapporto sostanziale controverso devoluta al giudice dappello (che egli chiamato a conoscere).
Dopo la riforma del 2012 risulta confermato lorientamento
prevalente in precedenza, secondo il quale i motivi di impugnazione, oltre che individuare i capi della sentenza impugnata e quindi
le parti del rapporto sostanziale controverso che il soccombente
vuole vedere riesaminate, servano anche ad individuare in modo
tendenzialmente esclusivo le singole questioni attraverso le quali il
giudice dappello conosce del rapporto sostanziale controverso.
Lappellato, se anchegli praticamente soccombente, pu
proporre appello incidentale nella forma della comparsa di risposta
che, in base allart. 166, deve essere depositata in cancelleria almeno venti giorni prima della udienza di comparizione fissata
nellatto di citazione. Nonostante la diversa forma di proposizione,
lappello incidentale, sia tempestivo che tardivo (artt. 333, 334), deve contenere anchesso i motivi specifici di impugnazione.
30. Riproposizione in appello di domande e di eccezioni non
accolte in primo grado. Lart. 346 dispone che le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono
espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.
Per armonizzare questo istituto con lappello principale e incidentale, necessario chiarire il significato di domande non accolte ed eccezioni non accolte.
31. Segue: domande non accolte. La domanda non accolta
non la domanda rigettata. Infatti, se lattore si vede rigettare una
domanda, ha lonere di impugnare il relativo capo della sentenza di
primo grado, che altrimenti passa in giudicato (in virt, se del caso, dellacquiescenza tacita qualificata a seguito di impugnazione
parziale: art. 329, 2 comma). Invece, se lattore non ripropone in
appello una domanda non accolta in primo grado, la conseguenza
semplicemente la rinuncia (implicita), che, a differenza del giudicato, opera solo allinterno del processo e non impedisce di riproporre
la domanda in un nuovo processo.
La domanda non accolta non nemmeno quella su cui il
giudice di primo grado ha illegittimamente omesso di pronunciare,
perch in tal caso la sentenza affetta da un vizio, la violazione

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dellart. 112, che deve essere fatto valere anchesso con lappello e
non con la riproposizione della domanda (art. 161, 1 comma).
La domanda non accolta la domanda sulla quale il giudice
di primo grado ha legittimamente omesso di pronunciarsi. Ci accade quando lattore propone nello stesso processo una domanda
in via principale ed unaltra in via subordinata: ad es., lattore
chiede in via principale laccertamento della servit ed in via subordinata la costituzione della servit coattiva. A tal proposito si
parla di connessione per subordinazione. La domanda subordinata
viene esaminata dal giudice soltanto se da rigettare la domanda
principale. In altri termini, la domanda subordinata sospensivamente condizionata al rigetto di quella principale e d origine ad un
cumulo eventuale di domande. Se viene accolta la domanda principale, la domanda subordinata dichiarata assorbita, cio non
viene esaminata, ma pu essere riproposta in appello ex art. 346,
su istanza della parte praticamente vittoriosa, per lipotesi che il
soccombente impugni e che il giudice dappello riformi la sentenza
di primo grado. Anche la cognizione della domanda riproposta
sospensivamente condizionata: il giudice di appello si pronuncia su
di essa soltanto se intende riformare la sentenza di primo grado
che ha accolto la domanda principale.
In sintesi, le domande di cui allart. 346 sono le domande
subordinate non accolte, perch assorbite, rispetto alle quali non si
verifica soccombenza (n pratica, n teorica), ma necessario un
impulso di parte, perch possano anchesse formare oggetto del
giudizio di appello.
32. Segue: eccezioni non accolte. Lespressione eccezioni
non accolte si riferisce a due fenomeni: da un lato, alle eccezioni
che legittimamente non sono state esaminate in primo grado (assorbite), poich il giudice ha rigettato la domanda per difetto di un
fatto costitutivo o per laccoglimento di una diversa eccezione;
dallaltro lato, alle eccezioni respinte, sempre che il giudice di primo grado abbia rigettato la domanda per difetto di un fatto costitutivo o per accoglimento di unaltra eccezione.
Nonostante lomesso esame o il rigetto della eccezione, il convenuto risulta pur sempre praticamente vittorioso, ma se vuole
provocare lesame o il riesame delleccezione da parte del giudice
dappello deve riproporla.

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Commento [RC22]: Cass., sez. lav.,


23-06-2009, n. 14673.
La disposizione dellart. 346 c.p.c., secondo
cui le domande e le eccezioni non accolte
nella sentenza di primo grado si intendono
rinunciate se non espressamente riproposte
in appello, dettata per la parte vittoriosa,
la quale, non onerata dallimpugnazione per
difetto di interesse, deve tuttavia riproporre
specificamente nellatto di costituzione in
secondo grado, oltrech le domande, le
questioni non accolte dal primo grado, tra
cui i fatti che per il loro rilievo giuridico
siano serviti a contrastare laltrui pretesa,
come quelli giustificativi del licenziamento
impugnato dal lavoratore.

33. Segue: riproposizione di domande ed eccezioni e funzione


dei motivi specifici di appello. In sintesi, lart. 346 prescrive che le
eccezioni non accolte (perch assorbite o rigettate) e le domande
subordinate assorbite non siano devolute automaticamente al giudice dappello ed impone pertanto alla parte vittoriosa in primo
grado lonere di riproporle in appello.
Lesigenza di trattare lappellante e lappellato in modo paritario conferma che un identico onere di indicare al giudice
dappello le questioni oggetto di esame debba valere anche per la
parte soccombente (v. indietro).
La prassi giurisprudenziale (formatasi anteriormente alla riforma del 2012) sembra orientata in questo senso, anche se con
notevoli temperamenti.
In primo luogo, essa ritiene che le questioni attinenti
allindividuazione e interpretazione delle norme giuridiche da applicare al rapporto sostanziale siano devolute automaticamente al
giudice di appello, in forza del principio iura novit curia.
In secondo luogo, essa ritiene che il giudice dappello possa
rilevare dufficio le questioni di fatto e di rito rilevabili dufficio, che
non siano state decise nella sentenza di primo grado (la giurisprudenza ritiene cio che il riesame delle questioni rilevabili dufficio
sia subordinato allimpulso di parte solo se tali questioni siano state decise nella sentenza di primo grado).
34. Appello della sentenza dichiarativa dellinesistenza del diritto e sentenza di rito. La funzione dei motivi dappello stata
esaminata in precedenza con riferimento alla sentenza di primo
grado che accerta lesistenza del diritto dedotto in giudizio.
In ipotesi di sentenze di primo grado dichiarative
dellinesistenza del diritto (ad es., sentenza di rigetto nel merito della domanda di pagamento del capitale), se i motivi dappello fatti
valere si rivelano fondati (ad es., il singolo fatto modificativo, impeditivo, estintivo, accertato come esistente in primo grado, si rivela
inesistente o il singolo fatto costitutivo, accertato come inesistente
in primo grado, si rivela esistente), sembra illogico imporre
allappellante lonere di allegare di nuovo i fatti costitutivi che egli
in primo grado ha posto a fondamento del diritto fatto valere in

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giudizio: la loro cognizione da ritenersi automaticamente devoluta


al giudice dappello.
Lonere di riproposizione delle eccezioni respinte o assorbite
permane invece in capo al convenuto appellato, stante lart. 346 (v.
per il temperamento giurisprudenziale relativo alle eccezioni rilevabili dufficio, indietro).
Lo stesso discorso si pu ripetere per la sentenza di rigetto in
rito: se appellata, comporta, condizionatamente allaccoglimento
della censura, lautomatica devoluzione dei fatti costitutivi allegati
in primo grado, ma non dei fatti modificativi, impeditivi, estintivi,
stante larticolo 346.
35. Ius novorum in appello. Le parti possono anche ampliare, entro limiti ristretti, loggetto del giudizio dappello, rispetto alla
cognizione e decisione del giudizio di primo grado ( il cosiddetto
ius novorum, su cui v. art. 345).
36. Segue: domande. Le domande nuove in appello sono
inammissibili, ma possono tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti
e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonch il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza stessa (art. 345, 1
comma).
A queste deroghe espressamente previste, la prassi (argomentando anche dallart. 389) ne ha aggiunta unaltra: la domanda
di restituzione di quanto corrisposto a seguito di esecuzione provvisoria della sentenza di primo grado (e, quando ricorrano gli
estremi, la domanda di risarcimento dei danni di cui allart. 96, 2
comma).
37. Segue: eccezioni. Lo ius novorum opera anche sul fronte
delle eccezioni: non possono proporsi eccezioni nuove che non
siano rilevabili anche dufficio (art. 345, 2 comma). Si tratta della
stessa regola adottata per le eccezioni nel giudizio di primo grado.
Le eccezioni in senso stretto, che in primo grado sono precluse oltre il termine di cui allart. 167, comma 2, non sono proponibili nemmeno in appello.
Invece le eccezioni in senso lato, che possono essere proposte
durante tutto il giudizio di primo grado, possono essere proposte

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Commento [RC23]: 345. Domande


ed eccezioni nuove Nel giudizio
d'appello non possono proporsi
domande nuove e, se proposte,
debbono essere dichiarate inammissibili d'ufficio. Possono tuttavia
domandarsi gli interessi (c. 1282,
1284), i frutti (c. 820) e gli accessori
maturati dopo la sentenza impugnata, nonch il risarcimento dei
danni (c. 1223 ss., 2043) sofferti
dopo la sentenza stessa.
Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche
d'ufficio.
Non sono ammessi nuovi mezzi di
prova e non possono essere prodotti nuovi documenti (2), salvo [...]
[idr] (3) ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o
produrli (4) nel giudizio di primo
grado per causa ad essa non imputabile. Pu sempre deferirsi il giuramento decisorio (c. 2736).

dalle parti, anche per la prima volta in appello, fino al momento


della precisazione delle conclusioni.
38. Segue: prove. In ordine alle nuove prove, lart. 345, 3
comma, nel testo novellato nel 2012, prevede che non siano ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi
documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli
o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Pu sempre deferirsi il giuramento decisorio.
39. Segue: modifica della domanda. Non espressamente
consentito modificare la domanda in appello. Tuttavia la parit di
trattamento tra attore e convenuto impone di ritenere che, se al
convenuto concesso di allegare in appello nuovi fatti da porre a
fondamento di eccezioni rilevabili dufficio, da concedere allattore
di allegare in appello fatti operanti ipso iure allo scopo di modificare
la domanda. A fortiori ammissibile la modificazione della domanda che comporti la sola variazione della qualificazione giuridica della pretesa o la riduzione delloggetto della domanda.
40. Disciplina del giudizio dappello. Nel processo dappello
si osservano, in quanto applicabili, le norme dettate per il processo
di primo grado (v. art. 359). Per lesame dello svolgimento del processo e dei provvedimenti emanabili al termine si rinvia al Manuale, con la seguente aggiunta. Nel 2012 il legislatore ha pensato di
congegnare un filtro di inammissibilit incentrato sulla prognosi
che lappello sia privo di una ragionevole probabilit di essere accolto. Tale prognosi formulata dal medesimo giudice dell'appello
prima della trattazione dello stesso (art. 348-bis c.p.c.). In questo
modo sostiene la relazione daccompagnamento - si selezioneranno le impugnazioni meritevoli di essere trattate nel pieno merito, con efficiente allocazione della risorsa giudiziaria, tenendo conto
che, attualmente, nel 68% dei casi il giudizio di appello si conclude, nei processi civili, con la conferma di quello di primo grado. Il
filtro non opera nelle cause in cui previsto l'intervento obbligatorio del pubblico ministero, n nei casi in cui lattore abbia scelto in
primo grado di avviare la causa sui binari del procedimento sommario di cognizione. Alludienza, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, qualora ricorrano i presupposti dellart. 348-

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bis, comma 1 c.p.c. sia per limpugnazione principale che per quella incidentale tempestiva, il giudice dichiara inammissibile
lappello, con ordinanza succintamente motivata che pu limitarsi
a rinviare a fatti descritti negli atti di causa, nonch a precedenti
conformi. Se non ricorrono i presupposti della inammissibilit, il
giudice procede alla trattazione dellappello. In caso di pronuncia
dinammissibilit, diventa impugnabile per cassazione direttamente
la decisione di primo grado, in coerenza con il fatto che la pronuncia di inammissibilit non ha carattere sostitutivo. Se la Corte di
cassazione accoglie il ricorso (per motivi diversi da quelli indicati
dall'art. 382 c.p.c., che si occupa della decisione sulle questioni di
giurisdizione e di competenza, nonch della cassazione senza rinvio), rinvia la causa al giudice che avrebbe dovuto pro-nunciare
sull'appello e si applicano le disposizioni sul giudizio di rinvio (art.
392 ss. c.p.c.).
Lintroduzione del filtro dinammissibilit in appello presta il
fianco alle seguenti obiezioni. In primo luogo, facile prevedere un
ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte di cassazione, gi
sovraccarica oltre misura (nel 2011, nel civile: 30889 ricorsi sopravvenuti; 32.948 definiti; 95.594 pendenti a fine anno) (1) e cos
difficilmente in grado di garantire luniforme interpretazione del diritto, nonostante gli sforzi dei giudici addetti. Come si osservato:
lappello infatti serve non solo a dare sfogo pieno alla garanzia
soggettiva dellimpugnazione [..], ma assolve anche [..] alla funzione
di primo filtro allaccesso in Cassazione. Ed infatti a fronte dei circa
centoventimila appelli civili annui abbiamo solo circa venticinquemila ricorsi per cassazione (dedotti i ricorsi avverso le decisioni tributarie e i regolamenti di giurisdizione e di competenza): abolire
lappello significherebbe fare aumentare a dismisura il numero dei
ricorsi per cassazione in quanto questo sarebbe lunico rimedio ordinario attraverso cui dare sfogo alla garanzia soggettiva
dellimpugnazione: con ulteriore aggravio dei problemi della nostra
Corte suprema (Proto Pisani 2010). Ebbene, in tutti i casi di pronuncia dinammissibilit lappello sostanzialmente abolito.
In secondo luogo, il parametro di giudizio che limpugnazione
non abbia una ragionevole probabilit di essere accolta concede
un
margine
di
apprezzamento
eccessivo
al
giudice
(1) Cfr. http://www.cortedicassazione.it/Documenti/CCStatisticheCivile_2011.pdf.

- 19 -

dellimpugnazione, poich gli consente di dichiarare inammissibile


unimpugnazione che pur abbia una probabilit di essere accolta,
sol che questa probabilit sia a suo giudizio non ragionevole. Non
si sa bene che cosa ci significhi in via generale ed astratta. Lo si
potr sapere solo dopo aver letto la succinta motivazione
dellordinanza che reca questo giudizio. A fronte di un sottilissimo
strato di appelli manifestamente infondati sotto ogni cielo, vi sar
la maggior parte dei casi in cui il giudizio dinammissibilit significher molte cose diverse, a seconda del temperamento e della volont del giudice che lo pronuncia. inevitabile infatti che un parametro cos formulato, applicato ad uno strumento nuovo per il
nostro ordinamento, apra la porta ad un volontarismo giudiziale
difficilmente tollerabile in considerazione delle condizioni attuali
delle relazioni tra giudici ed avvocati in Italia.
41. Conclusioni sullappello. Vi spazio per unosservazione
conclusiva.
Una lenta evoluzione storica ha progressivamente ridotto alcuni tratti caratteristici dellappello. Originariamente modellato
sullo schema del gravame, lappello se ne discosta attualmente, sia
perch richiede lindicazione dei motivi specifici di impugnazione;
sia perch tali motivi possono essere impiegati anche per far valere
nullit (errores in procedendo). In questultimo caso vi necessariamente una fase rescindente, per consentire la rinnovazione degli
atti nulli davanti allo stesso giudice di appello o, in casi espressamente previsti, davanti al giudice di primo grado (artt. 353 e 354).
Inoltre, la proposizione dellappello non sospende pi
lefficacia esecutiva della sentenza di primo grado (v. artt. 282 e
337, 1 comma, nonch indietro).
La sentenza dappello non sostituisce sempre la sentenza di
primo grado: non in caso di rimessione della causa al giudice di
primo grado, e probabilmente nemmeno qualora la conferma della
sentenza di primo grado avvenga a seguito della mera dichiarazione
di infondatezza delle censure mosse.
Leffetto devolutivo, tendenzialmente, non automatico: in
base al diritto positivo principio generale del nostro ordinamento
non appare il doppio grado di giurisdizione (che non stato munito
di garanzia costituzionale, almeno per quanto riguarda il processo

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civile), ma semplicemente lappellabilit della sentenza di primo


grado.
Infine in atto una tendenza a limitare le nuove eccezioni e
le nuove prove in appello.
In sintesi, lappello civile sta perdendo le caratteristiche del
mezzo di gravame per avvicinarsi al modello dellazione di impugnazione.
42. Ricorso per cassazione. La Cassazione un istituto in
cui si combinano due elementi complementari: la Corte di cassazione, che posta al vertice del sistema delle impugnazioni con peculiari funzioni e il ricorso per cassazione, mezzo di impugnazione
che, diversamente dagli altri, inscindibilmente connesso ad un
determinato organo (art. 360 ss.).
43. Corte di cassazione. Dal 1923 la Corte suprema di cassazione unica ed ha sede a Roma. In precedenza esistevano cinque Cassazioni regionali (Torino, Firenze, Roma, Napoli e Palermo),
sopravvissute alla unificazione dellItalia. Alle sezioni civili della
Corte di cassazione sono addetti attualmente circa 140 magistrati.
44. Segue: esatta osservanza della legge. La Corte di cassazione adempie una funzione peculiare: assicura che i giudici interpretino e applichino esattamente le norme giuridiche (v. art. 65 della legge sullordinamento giudiziario). Lesattezza dellapplicazione
giudiziale del diritto non commisurata alla decisione della singola
controversia, quanto al significato generale della legge.
Questa funzione che il legislatore ha cercato di potenziare
sebbene in modo discutibile con la riforma del 2006 e poi con la riforma del 2009 - si chiama nomofilachia e si distingue dalla funzione di offrire alla parte che si vista dar torto dal giudice uno
strumento di controllo della giustizia e della validit della sentenza
(a tale ultimo riguardo si parla di funzione di garanzia soggettiva,
assolta ad es. dallappello). La nomofilachia ha un risvolto di diritto
costituzionale, perch strumento di coordinamento tra la giurisprudenza e lattivit legislativa.
45. Segue: uniforme interpretazione. Sempre nella funzione
di nomofilachia pu essere compreso lo scopo della Corte di cassa-

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Commento [RC24]: Art. 65 r.d. n. 12


del 1941. Attribuzioni della corte suprema
di cassazione. La corte suprema di cassazione, quale organo supremo della giustizia, assicura l'esatta osservanza e l'uniforme
interpretazione della legge, l'unit del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti
delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti
di competenza e di attribuzioni, ed adempie
gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge.
La corte suprema di cassazione ha sede in
Roma ed ha giurisdizione su tutto il territorio dello Stato.

zione di uniformare su tutto il territorio nazionale lapplicazione


giudiziale del diritto. Anche questo scopo assume rilievo costituzionale, poich un aspetto dellattuazione del principio di uguaglianza (art. 3 Cost.). In un ordinamento come quello italiano, in cui il
diritto formulato di regola con norme generali ed astratte, pu
accadere infatti che giudici diversi, in casi analoghi, di fronte a disposizioni spesso oscure e contraddittorie, adottino decisioni contrastanti sulla base di interpretazioni diverse della stessa disposizione di legge.
46. Efficacia di precedente. - In sintesi, la funzione della Corte
di cassazione attiene alla formazione e al perfezionamento del diritto da applicarsi non tanto o non solo alla controversia in atto, bens a quelle future, affinch tra le diverse possibili interpretazioni
della stessa legge una prevalga sulle altre e si imponga per
lautorit e il prestigio dellorgano che lha adottata.
Nel decidere il ricorso, la Corte fissa una interpretazione che
deve avere valore persuasivo ed esemplare per tutti i giudici
dellordinamento. Si tratta di unefficacia di precedente nei confronti di futuri giudizi tra altre parti. Tale efficacia promana dal
principio o dalla regola di diritto che la Corte ha posto alla base
della risoluzione della controversia. Alla ratio decidendi si contrappongono gli obiter dicta e laccertamento dei fatti rilevanti.
Il precedente giudiziario considerato fonte del diritto negli
ordinamenti anglosassoni. Negli ordinamenti dellEuropa continentale prevale lopinione contraria, ma la diversit maggiore sul
piano della teoria che su quello della prassi, poich anche in tali
ordinamenti la conoscenza dei precedenti rappresenta un essenziale strumento per cogliere il diritto concretamente vigente in un determinato momento storico (A. Pizzorusso, 1990, 158).
47. Segue: pubblico ministero e ricorso nellinteresse della legge. La funzione della Corte di cassazione di assicurare lesatta e
luniforme applicazione giudiziale del diritto trova particolare
espressione nel ruolo del pubblico ministero e nel ricorso
nellinteresse della legge.
Il pubblico ministero interviene in ogni causa davanti alla
Corte di cassazione (art. 70, 2 comma) e, nelludienza di discussione, prende la parola dopo il relatore e gli avvocati, esponendo

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oralmente le sue conclusioni motivate (art. 379). Il pubblico ministero lultimo soggetto che prende la parola, mentre le parti rivestono una posizione defilata: come ad attestare che linteresse
principale che si mira a tutelare non quello privato
alleliminazione della sentenza ingiusta o invalida, ma quello pubblico alla esatta interpretazione della legge, del quale il pubblico
ministero portatore.
Inoltre il procuratore generale presso la Corte di cassazione
ha la legittimazione a proporre il ricorso nellinteresse della legge,
senza che le parti possano giovarsi delleventuale cassazione della
sentenza, se le stesse non hanno tempestivamente proposto ricorso
o vi hanno rinunciato (art. 363). Listituto stato applicato molto
raramente, ma si rivela di notevole interesse sul piano dogmatico,
poich consente di scorgere la separazione tra linteresse pubblico
alla esatta e uniforme interpretazione della legge e linteresse privato alla sentenza giusta. Mentre questultimo appare gi soddisfatto
dalla decisione alla quale le parti si sono acquietate (la sentenza
ormai passata in giudicato), rimane invece da soddisfare
linteresse pubblico, che ora si mostra perfettamente isolato
dallinteresse privato (P. Calamandrei - C. Furno). Poich le parti
non si giovano della cassazione della sentenza, lo scopo dellistituto
consiste nelleliminare quella scorretta interpretazione della legge,
quel precedente giurisprudenziale del giudice di merito e soprattutto nel far emergere un precedente della Corte che possa imporsi in
forza del prestigio e della posizione dellorgano da cui proviene.
Questo istituto stato completamente ristrutturato e ampliato con la riforma del 2006. Ecco il nuovo testo dellart. 363 (modifiche evidenziate): Principio di diritto nell'interesse della legge.
Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o
vi hanno rinunciato, ovvero quando il provvedimento non ricorribile in cassazione e non altrimenti impugnabile, il Procuratore
generale presso la Corte di cassazione pu chiedere che la Corte
enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al quale il
giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.
La richiesta del procuratore generale, contenente una sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste a fondamento dell'istanza, rivolta al primo presidente, il quale pu disporre
che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione
di particolare importanza.

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Commento [RC25]: 379. Discussione.


All'udienza il relatore riferisce i fatti rilevanti per la decisione del ricorso, il contenuto del provvedimento impugnato e, in
riassunto, se non vi discussione delle parti, i motivi del ricorso e del controricorso.
Dopo la relazione il presidente invita gli
avvocati delle parti a svolgere le loro difese.
Quindi il pubblico ministero espone oralmente le sue conclusioni motivate (1).
Non sono ammesse repliche, ma gli avvocati delle parti possono nella stessa udienza
presentare alla corte brevi osservazioni per
iscritto sulle conclusioni del pubblico ministero.

Il principio di diritto pu essere pronunciato dalla Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti dichiarato
inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa di particolare importanza.
La pronuncia della Corte non ha effetto sul provvedimento
del giudice di merito.
48. Segue: unitariet della Corte e ristrettezza del collegio.
Affinch la Corte svolga efficacemente la propria funzione di nomofilachia, necessario che sotto il profilo organizzativo sia un organo
unitario e composto da un numero ristretto di giudici.
Se la Corte di cassazione non fosse un organo unitario, le diverse Corti di cassazione potrebbero risolvere diversamente i medesimi problemi interpretativi e ci impedirebbe la formazione di
ununica interpretazione capace di imporsi su tutte le altre e di divenire cos un precedente cui attenersi nelle future decisioni.
La composizione ristretta parimenti indispensabile. Quanto
maggiore il numero dei giudici addetti allorgano, tanto pi numerosi sono i collegi giudicanti e maggiore la possibilit che le
stesse questioni di diritto siano decise contraddittoriamente. In tal
modo la Corte non solo non in grado di svolgere compiutamente
la sua funzione istituzionale, ma rischia di divenire essa stessa, a
causa della sua struttura organizzativa, fattore di disorientamento
della giurisprudenza.
Ottimale sarebbe una Corte composta da un numero molto
ristretto di magistrati (dieci o quindici), che si riunisca e decida
sempre nella stessa composizione, come la Corte suprema degli
Stati Uniti o la nostra Corte costituzionale. A tal fine necessario
che il numero dei ricorsi sia limitato, altrimenti inevitabile, per
far fronte al carico di lavoro, aumentare il numero dei giudici, dei
collegi, delle sezioni e quindi le possibilit di contrasti di giurisprudenza.
In presenza di un contrasto di decisioni tra le sezioni sulla
medesima questione di diritto possibile affidare la composizione
del conflitto ad una sezione allargata e particolarmente autorevole
della stessa Corte, le Sezioni Unite, nella speranza che lindirizzo
espresso con la sua decisione venga seguito dalle sezioni semplici.
Introdotto originariamente in Francia, un sistema di questo tipo
stato adottato poi anche in Italia (art. 374).

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Commento [RC26]: 374. Pronuncia a


sezioni unite . La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1) dell'art.
360 e nell'art. 362 (att. p.c. 142). Tuttavia,
tranne che nei casi di impugnazione delle
decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, il ricorso pu essere assegnato
alle sezioni semplici, se sulla questione di
giurisdizione proposta si sono gi pronunciate le sezioni unite.
Inoltre il primo presidente pu disporre che
la Corte pronunci a sezioni unite sui ricorsi
che presentano una questione di diritto gi
decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza.
Se la sezione semplice ritiene di non condividere il principio di diritto enunciato
dalle sezioni unite, rimette a queste ultime,
con ordinanza motivata, la decisione del ricorso.
In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a
sezione semplice .

49. Corte di cassazione come corte suprema? La Costituzione


italiana limita il ricorso per cassazione contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti ai soli motivi inerenti la giurisdizione (art. 111, 8 comma Cost.).
La Corte di cassazione svolge cos sulle decisioni di tali organi un controllo delicato, che, in relazione al Consiglio di Stato, concerne addirittura la distinzione tra interesse legittimo e interesse di
fatto. Tuttavia essa non pu garantire luniforme interpretazione
del diritto nazionale in quei settori del diritto sostanziale e processuale, che sono affidati al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti.
In tali settori, la funzione di nomofilachia svolta da questi giudici
speciali. Ci impedisce alla Corte di cassazione di svolgere pienamente il suo ruolo di organo supremo della giustizia (art. 65 del r.
d. sullordinamento giudiziario).
Con il recente progressivo allargamento dellambito della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (pur successivamente ridimensionato da un paio di pronunce della Corte costituzionale nel biennio 2004-2006), la limitazione del ricorso in cassazione contro le decisioni del Consiglio di Stato ai soli motivi inerenti
la giurisdizione diventa sempre pi discutibile. Combinato con
questa limitazione, quellallargamento mina lunit della giurisprudenza, poich sottrae notevoli settori dellordinamento al controllo
della Corte di cassazione. immanente il rischio di creare due magistrature di vertice chiamate a pronunciarsi in ultima istanza sulla interpretazione delle stesse disposizioni di legge, senza alcuna
possibilit di unificare le due giurisprudenze.
50. Rapporti tra Corte di cassazione e Corte costituzionale. In
alcuni ordinamenti stranieri la Corte suprema svolge non solo la
funzione di nomofilachia, ma controlla anche la costituzionalit
delle leggi: la Corte Suprema Federale statunitense organo di vertice sia per linterpretazione del diritto federale, sia per la soluzione
delle questioni di costituzionalit.
Un sistema di questo tipo ha caratterizzato anche
lordinamento italiano dallentrata in vigore della Costituzione fino
alla istituzione della Corte costituzionale nel 1956. In tale fase il
controllo di costituzionalit era esercitato in forma diffusa dai giudici comuni, per cui la Corte di cassazione ebbe lopportunit di

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svolgere un ruolo simile a quello della Corte americana. La scarsa


attitudine dimostrata dai magistrati che in quel periodo componevano la Corte a svolgere efficacemente tale ruolo [..] imped che tale
sistema potesse risultare abbastanza efficace da far sentire come
superflua leffettiva costituzione della Corte costituzionale (A. Pizzorusso).
La Corte costituzionale inizia ad operare nella primavera del
1956, assumendo il monopolio delle decisioni sulle controversie relative alla legittimit costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni (art. 134 Cost.).
Nellordinamento italiano si creano cos due organi di vertice con
due competenze diverse: luna per il controllo di costituzionalit
delle leggi, laltra per la garanzia della esatta ed uniforme interpretazione del diritto nazionale. La distinzione sembra ben delineata,
ma si rivela assai difficile da attuare, poich la Corte costituzionale,
dovendo interpretare le norme di legge sottoposte al suo controllo,
viene a rompere quella sorta di monopolio dellinterpretazione che
lart. 65 dellordinamento giudiziario attribuisce invece alla Cassazione ed a proporsi come punto di riferimento alternativo ad essa
per i giudici di merito (A. Pizzorusso).
51. Segue: diritto vivente. Il problema dei rapporti tra le due
Corti, fortemente sentito nei primi anni dallentrata in vigore della
Costituzione, stato successivamente risolto seguendo le seguenti
linee direttrici. Spetta esclusivamente al giudice ordinario, alla Corte di cassazione, il compito di individuare lesatta interpretazione
della legge. La Corte costituzionale controlla la conformit della
legge, cos come interpretata dal giudice ordinario, alla Costituzione. Oggetto del suo controllo il diritto vivente consolidato attraverso le interpretazioni costanti della Corte di cassazione.
Affinch questa separazione di competenze funzioni, occorre
che la disposizione di legge sottoposta al sindacato della Corte costituzionale sia divenuta diritto vivente, si sia cio formata
quellinterpretazione consolidata cui abbia contribuito anche
lorgano di vertice della giurisdizione ordinaria, la Corte di cassazione. Fino a venti anni fa ci si verificava necessariamente: essendosi accumulato un certo arretrato, i tempi di decisione della Corte
costituzionale erano lunghi. Tra la rimessione alla Corte della questione di costituzionalit e la sua pronuncia trascorrevano in media

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quattro o cinque anni, per cui vi era la possibilit, anche per una
legge appena entrata in vigore, dellintervento di una pronuncia
della Corte di cassazione.
52. Segue: interpretazione conforme a Costituzione. Nel
1988-89, grazie soprattutto alliniziativa del suo Presidente, la Corte costituzionale riuscita ad eliminare le cinque o seimila questioni pendenti di arretrato, utilizzando lespediente di portare in
udienza pubblica le sole questioni ritenute importanti, liquidando
le altre col meccanismo della manifesta infondatezza o inammissibilit. Grazie a ci, attualmente la Corte riesce a pronunciarsi in
media entro alcuni mesi dalla rimessione della questione. Con riguardo alle leggi appena entrate in vigore, essa si trovata a dover
deliberare prima ancora che si sia formato sul punto un indirizzo
interpretativo ad opera della Corte di cassazione.
Lequilibrio prima raggiunto si quindi di nuovo infranto e
non si intravedono linee per un nuovo assestamento, se non quella
che tende a valorizzare sempre di pi il canone dellinterpretazione
conforme a Costituzione da parte dei giudici comuni (la Corte chiede ai giudici di rimettere la questione solo quando impossibile dare alla legge uninterpretazione conforme a costituzione).
- necessit di introdurre anche nel nostro ordinamento il ricorso individuale di costituzionalit ( la Verfassungsbeschwerde
dellordinamento tedesco) affinch la Corte costituzionale abbia la
possibilit di dire lultima parola.
53. Segue: sentenze impugnabili. Ai sensi dellart. 360, 1
comma, possono essere impugnate con ricorso per cassazione le
sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado (su queste ultime, v. indietro).
Come si gi ricordato (v. indietro), ai fini del rispetto della
garanzia costituzionale del ricorso in cassazione (art. 111, 7 comma Cost.), la Corte di cassazione intende per sentenza ogni provvedimento decisorio relativo a diritti ed avente attitudine al giudicato
formale e sostanziale. Questa interpretazione stata accolta dalla
riforma del 2006 (v. ultimo comma dellart. 360).

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Commento [VAC27]: spiegazione a lezione nonch il mio contributo su Giur. it.,


2009, http://tinyurl.com/yg9a42y

Commento [RC28]: 360. Sentenze


impugnabili e motivi di ricorso. Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in
unico grado (p.c. 339) possono essere impugnate con ricorso per cassazione (2
Commento [RC29]: Contro le sentenze
e contro i provvedimenti sulla libert personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione
di legge. Si pu derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in
tempo di guerra.
Commento [RC30]: Le disposizioni di
cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti
diversi dalla sentenza contro i quali ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

La riforma del 2006 ha escluso la ricorribilit immediata in


cassazione delle sentenze non definitive su questioni (v. art. 360,
comma 3).
54. Segue: motivi limitati. Il ricorso per cassazione un mezzo di impugnazione a motivi limitati: lart. 360 elenca in cinque
numeri i motivi per i quali si pu ricorrere (v. avanti).
In coerenza con la funzione della Corte di cassazione, il ricorso proponibile per motivi di diritto (quaestiones iuris).
55. Segue: azione di impugnazione. Il ricorso per cassazione
modellato sullo schema delle azioni di impugnazione.
Il suo scopo non infatti quello di ottenere un riesame ex novo sul merito della stessa controversia, bens di conseguire dalla
Corte una decisione sulla diversa controversia concernente il diritto
del ricorrente ad ottenere lannullamento della sentenza per
lesistenza del vizio fatto valere con il ricorso (fase rescindente).
Se il ricorso rigettato, la sentenza impugnata passa in giudicato.
Se il ricorso accolto, la sentenza impugnata annullata e si
apre la fase rescissoria, che conduce alla decisione della causa nel
merito (nei limiti in cui ha operato lannullamento), davanti ad un
giudice di regola diverso dalla Suprema Corte e di grado pari a
quello che ha pronunciato la sentenza cassata (art. 383, 1 comma).
Il ricorso per cassazione si discosta dal modello delle azioni
di impugnazione, poich la sentenza che dichiara esistente il vizio
non ha funzione esclusivamente rescindente, ma anche parziale
carattere rescissorio, sostitutivo, nella parte in cui enuncia statuizioni positive vincolanti nella fase rescissoria (in primo luogo, il
principio di diritto).
Con una modificazione inserita nella Novella del 1990 stato
attribuito alla Corte di cassazione il potere di unificare presso se
stessa la fase rescindente e quella rescissoria, decidendo nel merito
la controversia qualora non siano necessari ulteriori accertamenti
di fatto. La riforma del 2006 ha poi riformulato la norma, tenendo
conto della prassi giurisprudenziale estensiva (v. i primi due commi
dellart. 384, nella loro attuale versione).

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Commento [RC31]: Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per


cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze pu essere proposto, senza necessit di riserva, allorch
sia impugnata la sentenza che definisce,
anche parzialmente, il giudizio.

Commento [RC32]: 383. Cassazione


con rinvio. La corte, quando accoglie il
ricorso per motivi diversi da quelli richiamati nell'articolo precedente, rinvia la causa
ad altro giudice di grado pari a quello che
ha pronunciato la sentenza cassata (p.c. 392
ss.).

Commento [RC33]: 384. Enunciazione del principio di diritto e decisione della


causa nel merito. La Corte enuncia il
principio di diritto quando decide il ricorso
proposto a norma dell'art. 360, primo
comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui,
decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare
importanza.
La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa
la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio
di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito
qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.

56. Motivi di ricorso attinenti alla giurisdizione e alla competenza. Lart. 360, n. 1 prevede i motivi attinenti alla giurisdizione,
cio il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione, dei giudici speciali, del giudice straniero (v. indietro).
La Corte pu essere chiamata a pronunciarsi sulla questione
di giurisdizione mediante ricorso contro una sentenza del giudice
ordinario o speciale emessa in grado di appello o in unico grado,
nonch, mediante regolamento di giurisdizione, finch la causa non
sia decisa nel merito in primo grado davanti al giudice ordinario
(art. 41) o amministrativo.
Se il ricorso accolto, occorre distinguere le seguenti ipotesi
(art. 382, 1 e 3 comma).
Se affermata la giurisdizione del giudice ordinario (negata
invece nella sentenza impugnata), si ha cassazione con rinvio al
giudice dappello o al giudice di primo grado, a seconda che la giurisdizione sia stata negata dal solo giudice dappello o anche dal
giudice di primo grado.
Se negata la giurisdizione del giudice ordinario (affermata
invece nella sentenza impugnata), si ha sicuramente cassazione
senza rinvio nelle ipotesi di difetto assoluto di giurisdizione nei
confronti della pubblica amministrazione (v. indietro) e di difetto di
giurisdizione del giudice italiano (v. indietro). Nellipotesi di dichiarazione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario, perch fornito di giurisdizione un giudice speciale (v. indietro), si ha cassazione con rinvio e il processo prosegue davanti al giudice speciale,
dopo un importante sentenza della Corte di cassazione del 2007
che ha superato un precedente lorientamento contrario. Questo
indirizzo stato recepito dal legislatore, con lart. 59 l. n. 69 del
2009, che abbiamo esaminato indietro, nella dispensa sulle questioni di giurisdizione.
Sul ricorso per violazione delle norme attinenti alla competenza (art. 360, n. 2), v. indietro.
Se il ricorso accolto, si ha sempre cassazione con rinvio e
prosecuzione del processo ex art. 50, innanzi al giudice (normalmente di primo grado) indicato come competente (art. 382, 2
comma).

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Commento [RC34]: 360. Sentenze


impugnabili e motivi di ricorso . Le
sentenze pronunciate in grado d'appello o
in unico grado (p.c. 339) possono essere
impugnate con ricorso per cassazione:
1) per motivi attinenti alla giurisdizione
(p.c. 37, 41, 3741 , 382, 386)

Commento [RC35]: 382. Decisione


delle questioni di giurisdizione e di competenza. La corte, quando decide una questione di giurisdizione (p.c. 37, 360 n. 1,
368), statuisce su questa, determinando,
quando occorre, il giudice competente (p.c.
386).
Quando cassa per violazione delle norme
sulla competenza, statuisce su questa (p.c.
360 n. 2).
Se riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e ogni altro giudice
difettano di giurisdizione (p.c. 37), cassa
senza rinvio. Egualmente provvede in ogni
altro caso in cui ritiene che la causa non
poteva essere proposta o il processo proseguito (p.c. 3852 , 389).

Commento [RC36]: Cass., sez. un., 2202-2007, n. 4109.


La corte di cassazione, che accolga il ricorso proposto avverso declinatoria di giurisdizione emessa erroneamente dal consiglio
di stato in favore del giudice ordinario, deve cassare la sentenza impugnata con rinvio
al consiglio di stato (nella motivazione, si
afferma che possibile la translatio iudicii
nei rapporti tra giudice ordinario e giudice
speciale).
Commento [RC37]: Art. 360 2) per
violazione delle norme sulla competenza,
quando non prescritto il regolamento di
competenza (p.c. 42).

Commento [RC38]: Quando cassa per


violazione delle norme sulla competenza,
statuisce su questa (p.c. 360 n. 2)

57. Violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Il ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di
diritto (art. 360, n. 3) costituisce il fulcro sul quale listituto della
cassazione civile si fonda. La riforma del 2006 ha aggiunto la violazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Poich le violazioni di norme di diritto processuale sono comprese negli altri motivi di ricorso, il n. 3 si riferisce esclusivamente
alle violazioni o false applicazioni di norme di diritto sostanziale.
Il giudice commette falsa applicazione di norme di diritto,
quando applica alla fattispecie concreta una norma diversa da
quella corretta. Ci pu dipendere da un errore nellindividuazione
della norma giuridica da applicare alla fattispecie concreta correttamente accertata (errore nella qualificazione giuridica della fattispecie) o da un errore nello stesso accertamento dei fatti, nella risoluzione della quaestio facti. Solo il primo errore denunciabile direttamente in Cassazione.
Nella difficolt di adattare alla funzione del sindacato della
Corte suprema la distinzione logico-concettuale tra questione di diritto e questione di fatto, si fa strada anche nella dottrina italiana,
sulla base della dottrina tedesca, la tendenza a ritenere questioni
di diritto, quindi sindacabili dalla Corte, quelle che forniscono alla
Corte loccasione di dare una direttiva per la decisione di controversie future (teoria teleologica).
La tendenza trova (parziale) conferma anche nellanalisi
dellesperienza giurisprudenziale.
Il giudice commette violazione di norme di diritto, quando
erra nellinterpretare la norma (correttamente individuata) da applicare alla fattispecie concreta, cio quando egli ne trae effetti giuridici diversi da quelli corretti.
Lespressione norme di diritto, nella sua genericit, abbraccia tutte le norme prese in considerazione indietro, sotto il principio di legalit della decisione giudiziaria (v. indietro; in relazione
allinterpretazione delle fonti del diritto comunitarie si deve tener
conto della competenza della Corte di giustizia delle Comunit europee a pronunciarsi in via pregiudiziale, in base allart. 234 del
Trattato UE, per la quale si rinvia al corso di Diritto dellUnione europea).
. Segue: violazione di taluni contratti collettivi nazionali. Alle
norme di diritto si aggiungono, nelle controversie di lavoro dei di-

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Commento [RC39]: 3) per violazione o


falsa applicazione di norme di diritto (p.c.
384) e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
Commento [RC40]: Per le controversie
di lavoro dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni ci era gi previsto dal d.
lgs. n. 80 del 1998. V. pezzo eliminato sotto.

pendenti delle pubbliche amministrazioni, i contratti o accordi collettivi nazionali sottoscritti dallAran (art. 68, 5 comma d. lgs
29/1993, aggiunto dal d. lgs. 80/1998).
Per assicurare luniformit degli indirizzi interpretativi in tale
materia, prevista una disciplina particolare. Se sorge questione
sullefficacia, la validit o linterpretazione di una clausola di un tale contratto ed essa non composta attraverso il tentativo di conciliazione collettivo previsto dallart. 68-bis, 1 e 2 comma d. lgs.
cit., la questione decisa con sentenza non definitiva, che impugnabile solo immediatamente con ricorso per cassazione.
La sentenza della Corte di cassazione ha efficacia vincolante
nel giudizio a quo (al pari di qualsiasi sua sentenza che enuncia un
principio di diritto) ed impone ai giudici degli altri processi nei quali sorga la stessa questione di risolverla con sentenza non definitiva
(impugnabile solo immediatamente con ricorso per cassazione), se
non ritengono di uniformarsi alla pronuncia della Corte (art. 68bis, 7 comma d. lgs. cit.).
58. Segue: enunciazione del principio di diritto. La sentenza
della Corte che accoglie il ricorso ex art. 360, n. 3 non meramente rescindente, ma anche parzialmente o totalmente rescissoria ai
sensi dellart. 384, 1 comma.
Si prevedono due diverse ipotesi: la Corte enuncia il principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi (questa
possibilit stata allargata dopo la riforma del 2006, v. testo evidenziato dellart. 384) ovvero decide la causa nel merito qualora
non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.
Nella prima ipotesi la Corte inizia quella attivit rescissoria,
da completare da parte del giudice di rinvio, indicando quale norma deve essere applicata ai fatti della causa ovvero qual la sua
corretta interpretazione. Tale sentenza ha unefficacia vincolante
non solo per il giudice di rinvio che deve applicare il principio di diritto ai fatti del giudizio, ma anche per il giudice di primo grado davanti al quale sia riproposta la domanda dopo lestinzione (o la
mancata instaurazione) del giudizio di rinvio, ai sensi dellart. 393.
Lefficacia del principio di diritto non equiparabile al giudicato sostanziale, poich manca lapplicazione alla fattispecie concreta. A differenza del giudicato sostanziale, esso cede di fronte ad
una norma sopravvenuta retroattiva ed alla dichiarazione di inco-

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Commento [RC41]: 384. Enunciazione del principio di diritto e decisione della


causa nel merito (1). La Corte enuncia
il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'art. 360, primo
comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui,
decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare
importanza.

Commento [RC42]: 393. Estinzione


del processo. Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all'articolo precedente, o si avvera successivamente a essa
una causa di estinzione del giudizio di rinvio, l'intero processo si estingue (p.c. 306
ss.); ma la sentenza della corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche
nel nuovo processo che sia instaurato con la
riproposizione della domanda (p.c. 3841) .

stituzionalit della norma applicata dalla Corte di cassazione. Se si


verifica uno dei due fenomeni, il giudice di rinvio non vincolato al
principio di diritto enunciato dalla Corte suprema.
Lart. 143 disp. att. richiede che la Corte, nella sentenza di
accoglimento, enunci specificamente il principio di diritto al quale
il giudice di rinvio deve uniformarsi. La Corte spesso non si attiene
a tale dovere, scaricando il compito sul giudice di rinvio, con la
formula: il giudice di rinvio si uniformer ai principi di diritto contenuti nella motivazione.
Presso la Corte istituito un ufficio con funzioni amministrative, lUfficio del Massimario (art. 68 ord. giud.), con lo specifico
compito di estrarre le massime dalle decisioni della Corte. Se svolta
correttamente, tale funzione riduce le conseguenze negative della
mancata osservanza dellart. 143 disp. att., senza eliminarle, poich lufficio non ha carattere giurisdizionale.
59. Segue: decisione della causa nel merito. Nella seconda
ipotesi prevista dallart. 384, 2 comma, se non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte decide la causa nel merito.
Non si limita ad enunciare il principio di diritto, ma lo applica alla
fattispecie concreta. la sentenza della Corte a contenere
laccertamento destinato a fare stato tra le parti in tutti i futuri
giudizi ai sensi dellart. 2909 c.c.
Non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto unicamente nellipotesi in cui i fatti rilevanti ai fini della decisione siano stati
gi tutti accertati nella sentenza impugnata, attraverso la valutazione delle prove. In tal caso la Corte non deve far altro che applicare il principio di diritto alla fattispecie concreta, cos come ricostruita dal giudice di merito.
Non vi sono invece i presupposti per la decisione della causa
nel merito da parte della Corte di cassazione qualora si debba ancora accertare lesistenza o linesistenza di alcuni fatti rilevanti per
la decisione, sebbene lo si possa fare attraverso la valutazione delle
prove gi acquisite nel corso del giudizio (per la giustificazione di
questa tesi, v. avanti).
Esempio: il giudice di merito ha dichiarato lesistenza del diritto dedotto in giudizio; la Corte di cassazione accoglie il ricorso
proposto ai sensi del n. 3 dellart. 360, con il quale stata censurata la decisione in punto di diritto circa lesistenza di un fatto costi-

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Commento [RC43]: art. 68, o.g.


68. Ufficio del massimario e del ruolo.
Presso la corte suprema di cassazione costituito un ufficio del massimario e del ruolo, diretto da un magistrato della corte medesima designato dal primo presidente.
All'ufficio sono addetti, salvo il disposto
del terzo comma dell'art. 135, nove magistrati, di grado non superiore a consigliere
di corte di appello o parificato, cinque dei
quali possono essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura entro i limiti
numerici stabiliti nell'art. 210 del presente
ordinamento.
Le attribuzioni dell'ufficio del massimario
e del ruolo sono stabilite dal primo presidente della corte suprema di cassazione,
sentito il procuratore generale della Repubblica.
Commento [RC44]: La Corte, quando
accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale
deve uniformarsi al principio di diritto e
comunque a quanto statuito dalla Corte,
ovvero decide la causa nel merito qualora
non siano necessari ulteriori accertamenti
di fatto.

tutivo o linesistenza di un fatto impeditivo, modificativo o estintivo;


la Corte pu decidere la causa nel merito, rigettando la domanda.
Infatti, il venir meno di un fatto costitutivo o lemergere di un fatto
impeditivo, modificativo, estintivo determina linesistenza del diritto
azionato, senza che sia necessario laccertamento di fatti ulteriori.
Con un esempio concreto: accolta dal giudice di merito la domanda
di accertamento del diritto agli alimenti e proposto ricorso ai sensi
del n. 3, col quale si censuri lesistenza della relazione di parentela,
se la Corte accoglie il ricorso pu rigettare nel merito la domanda.
Un esempio in cui la Corte non pu decidere nel merito il
seguente: nellaccogliere il ricorso ex art. 360 n. 3, la Corte ritiene
applicabile alla fattispecie una norma diversa da quella applicata
dal giudice di merito nel dichiarare lesistenza del diritto azionato;
la nuova qualificazione giuridica rende rilevanti fatti ulteriori rispetto a quelli accertati dalla sentenza impugnata; necessario
cassare e rinviare al giudice di merito, anche quando
allaccertamento dei fatti ulteriori si potrebbe pervenire sulla base
delle prove gi acquisite nel corso del giudizio (ma non valutate dal
giudice di merito, in quanto rivelatesi superflue alla luce della qualificazione giuridica della fattispecie da questi accolta).
60. - Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione
una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine
non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione (art. 384, 3 comma, c.p.c.).
61. Segue: correzione della motivazione. infine da considerare lart. 384, 4 comma, secondo cui non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione.
Un esempio: il giudice di merito ha accolto la domanda di risarcimento in base allart. 2050 c.c. e la parte soccombente ricorre
in Cassazione sostenendo linapplicabilit di tale disposizione e la
applicabilit invece dellart. 2043 c.c. sulla responsabilit extracontrattuale in genere; la Corte suprema ritiene invece applicabile
lart. 2049 c.c. e rigetta il ricorso limitandosi a correggere in diritto

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la motivazione; ci possibile se, nel passaggio dallart. 2050


allart. 2049, non divengono rilevanti fatti ulteriori rispetto a quelli
gi accertati, in base ai quali stato adottato quel dispositivo
tuttora corretto.
62. Nullit della sentenza o del procedimento. Con il motivo
di ricorso previsto dallart. 360, n. 4 possono essere fatti valere tutti quegli errores in procedendo che viziano la sentenza direttamente, perch intervenuti nella sua formazione, o indirettamente, per
derivazione da nullit del procedimento, in forza della regola generale dellart. 159, 1 comma.
Tali vizi possono essersi verificati nel giudizio di appello o di
primo grado.
Se si tratta di vizi, verificatisi in primo grado, che non sono
rilevabili dufficio in ogni stato e grado del giudizio (es., incompetenza), essi sono deducibili in cassazione, se sono stati eccepiti (o
rilevati dal giudice) in primo grado e se sono stati oggetto di un motivo specifico dappello (o di riproposizione ex art. 346), altrimenti
ne precluso il rilievo.
I vizi rilevabili dufficio in ogni stato e grado (es., difetto di legittimazione ad agire, di interesse ad agire), verificatisi in primo
grado, sono rilevabili dufficio dalla Corte di cassazione, anche se
non dedotti come motivo specifico di ricorso, qualora n il giudice
di primo grado, n il giudice dappello si siano pronunciati (dufficio
o su eccezione di parte). Invece, se il giudice di primo grado si
pronunciato sulla questione, il vizio pu essere fatto valere in cassazione se la questione abbia costituito motivo specifico dappello (o
di riproposizione ex art. 346).
Qualora infine il vizio sia stato eccepito dalla parte nel precedente grado di giudizio, ma il giudice non si sia pronunciato, si incorre nel vizio di omissione di pronuncia (art. 112), denunciabile
solo su istanza di parte attraverso lappello o il ricorso per cassazione
Alla sentenza (rescindente) di accoglimento del ricorso fondato sul motivo di cui al n. 4, pu seguire o meno una fase rescissoria, dinanzi ad un giudice diverso dalla Corte. Si distingue sotto
questo punto di vista la cassazione senza rinvio dalla cassazione
con rinvio.

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Commento [RC45]: 4) per nullit della


sentenza o del procedimento;

63. Segue: cassazione senza rinvio Si ha tutte le volte in


cui la Corte ritiene che la causa non poteva essere proposta o il
processo proseguito (art. 382, 3 comma). In tali casi, infatti, la
cassazione, per i motivi su cui si fonda e per lestensione dei suoi
effetti, tale da non lasciare materia per unulteriore fase del giudizio.
64. Segue: perch la causa non poteva essere proposta. La
cassazione perch la causa non poteva essere proposta travolge
tutti gli atti del processo.
Ci accade, ad es., per difetto di legittimazione o di interesse
ad agire, per assenza nellordinamento di una norma che attribuisca protezione allinteresse fatto valere, per mancato perfezionamento della condizione di proponibilit della domanda di risarcimento del danno da infortunistica stradale (invio della raccomandata alla societ assicuratrice, v. d. lgs. n. 209 del 2005). (per un
cenno sulla distinzione tra condizione di proponibilit e condizione
di procedibilit della domanda, v. avanti).
65. Segue: perch il processo non poteva essere proseguito.
Invece, la cassazione perch il processo non poteva essere proseguito travolge soltanto il tratto del processo che prosegue dopo il
vizio, che non stato sanato.
Una prima categoria di ipotesi costituita dalle nullit che,
in quanto insanabili in appello, impediscono una decisione nel merito.
possibile, ad es., che la parte in primo grado abbia eccepito
lestinzione del giudizio per inattivit o per rinuncia agli atti e il
giudice, nonostante ci, si sia pronunciato nel merito.
Ulteriori esempi sono costituiti dalla nullit della citazione
introduttiva in primo grado per vizi relativi allesercizio dellazione
(v. indietro) e dal difetto di difesa tecnica, di rappresentanza o di
autorizzazione (art. 182), poich la giurisprudenza ne ammette la
sanatoria solo nel corso del giudizio di primo grado. In tali casi,
dedotto il vizio, la Corte di cassazione cassa senza rinvio la sentenza impugnata e del processo non rimane nulla.
Se il vizio si verifica nel corso del giudizio di appello (es.,
mancata integrazione del contraddittorio ex art. 331), la Corte cas-

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sa la sola sentenza di appello, mentre quella di primo grado passa


in giudicato.
66. Segue: cassazione con rinvio. Al di fuori delle due ipotesi
contemplate dallart. 382, 3 comma (considerate nei due paragrafi
precedenti), alla sentenza di cassazione per il motivo di cui al n. 4
segue sempre una fase rescissoria davanti al giudice di rinvio.
Questa indubbiamente la regola generale in materia, in
quanto risponde alla medesima ratio che sta alla base di tutta la
disciplina dei vizi di forma-contenuto e extraformali. Anche quando
la sentenza di appello annullata per un vizio verificatosi in primo
grado e propagatosi su tutti gli atti dipendenti (art. 159, 1 comma), il giudice competente per il giudizio rinvio quello di appello
(art. 383, 1 comma), secondo la regola generale in materia di nullit del giudizio di primo grado rilevate in grado di appello (art. 354,
4 comma).
Se ricorre una delle ipotesi tassativamente previste dagli artt.
353 e 354, 1 e 2 comma, alla cassazione segue il rinvio al giudice
di primo grado (art. 383, 3 comma): ad es., il difetto di partecipazione al giudizio di un litisconsorte necessario o la nullit della notificazione introduttiva obbliga la Suprema Corte che rileva il vizio
a cassare e rinviare al giudice di primo grado.
67. Omesso esame di un fatto decisivo. Prima della riforma
del 2012, il n. 5 dellart. 360 c.p.c. prevedeva che il ricorso in cassazione potesse essere fondato anche sulla omessa, insufficiente o
contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo
per il giudizio. Oggi la formula sostituita da questa: omesso
esame circa un fatto decisivo per il giudizio che stato oggetto di
discussione tra le parti. Il tentativo quello di limitare il controllo
della motivazione in punto di ricostruzione dei fatti (contenuta nella sentenza impugnata) da parte della Corte di cassazione. plausibile ritenere che in seno alla Corte di cassazione vi sia la tendenza ad assecondare il legislatore in questo giro di vite sul controllo
della motivazione (oppure ancora pi plausibile che il legislatore
abbia assecondato la tendenza gi presente in seno alla Corte).
Tuttavia questo tentativo potr avere in concreto successo, ma non
ha solide basi sistematiche. Lo dimostra anche la storia.

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Commento [RC46]: La corte, quando


accoglie il ricorso per motivi diversi da
quelli richiamati nell'articolo precedente,
rinvia la causa ad altro giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza
cassata.

Commento [RC47]: La corte, se riscontra una nullit del giudizio di primo grado
per la quale il giudice d'appello avrebbe
dovuto rimettere le parti al primo giudice
(p.c. 354), rinvia la causa a quest'ultimo.

Lintroduzione di questo motivo di ricorso nel codice di procedura civile del 1942 (e la sua modifica nel 1950, nonch nel
2006) costituisce il tentativo di disciplinare e arginare il sindacato
della Corte sulla motivazione in fatto della sentenza impugnata,
che la prassi aveva sviluppato sotto il vigore del codice del 1865. In
effetti, se non correttamente interpretato, il controllo di logicit
della motivazione rischia di snaturare la funzione caratteristica e lo
scopo istituzionale della Corte di cassazione, trasformandola da
giudice di legittimit in giudice di merito di terza istanza.
Attraverso il controllo di logicit della motivazione si pu far
valere in Cassazione non gi un errore riguardante direttamente la
soluzione della quaestio facti, bens il vizio della motivazione con
cui il giudice di merito ha dato conto del perch ha ricostruito il
fatto in un certo modo piuttosto che in un altro. Oggetto del sindacato della Corte non quindi direttamente la correttezza
dellaccertamento dei fatti compiuto dal giudice di merito, ma unicamente la congruit logica delle argomentazioni giustificative di
esso. La Corte non ripete il giudizio di fatto, ma si limita a controllare la giustificazione datane dal giudice di merito. Essa compie un
giudizio sul giudizio di fatto.
Su questa labile distinzione tra controllo della motivazione e
ripetizione del giudizio di fatto si basa la considerazione che la Corte di cassazione resta un giudice di legittimit e non si trasforma in
giudice di merito. La fragilit della distinzione fa sorgere il rischio
di uno stravolgimento della funzione istituzionale della Corte di
cassazione come giudice di legittimit, anche perch difficile verificare come opera la Corte quando effettua il controllo di logicit
della motivazione. Inoltre, poich i giudici della Corte di cassazione
divengono tali dopo una pi o meno lunga carriera come magistrati
presso gli organi giudiziari di primo e secondo grado, facile che
rechino con s la forma mentis del giudice di merito, con labitudine
a conoscere direttamente i fatti controversi.
evidente che il settore nel quale il controllo di logicit della
motivazione trova principale applicazione quello probatorio. In
particolare, il sistema della prova libera non degrada ad arbitrio
(art. 116, 1 comma), proprio perch c lobbligo di motivare i
provvedimenti giurisdizionali (obbligo eretto a garanzia costituzionale dallart. 111 Cost.) e perch su tale motivazione possibile il
controllo anche ad opera della Corte suprema (mentre lerrore

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Commento [RC48]: Il giudice deve valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga
altrimenti (c. 2700, 2702, 2709, 2714,
2719, 2733, 27351 , 2738).

commesso dal giudice in sede di prova legale integra gli estremi di


una tipica violazione di legge, pienamente controllabile dalla Cassazione ai sensi dellart. 360 n. 3 o 4).
Quando accoglie il ricorso sulla base del controllo di logicit
della motivazione, la Corte suprema cassa con rinvio, affinch il
giudice di merito ripeta il giudizio di fatto e ne dia conto in una motivazione logicamente corretta. (Problematico infatti se la cassazione possa decidere la causa nel merito quando accoglie il ricorso
in questo caso).
Se il controllo di logicit non pu essere effettuato oggi sulla
base del nuovo testo dellart. 360, n. 5, giocoforza che la Corte lo
effettui ove il ricorrente censuri la violazione dellart. 116, 1 comma c.p.c.: un giudice che motiva illogicamente viola il prudente apprezzamento.
68. Giudizio civile di cassazione. - Per un approfondimento
sullo svolgimento del processo dinanzi alla Corte di cassazione, si
rinvia al Manuale. Il giudizio civile di cassazione stato oggetto di
una importante riforma recente: d. lgs. n. 40 del 2006, nonch di
ulteriori interventi ad opera della l n. 69 del 2009, che in particolare ha introdotto lart. 360-bis c.p.c.
Nel tentativo di introdurre un filtro ai ricorsi per cassazione,
la riforma del 2009 ha introdotto lart. 360-bis, secondo cui il ricorso inammissibile: 1) quando il provvedimento impugnato ha
deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza
della Corte e l'esame dei motivi non offre elementi da confermare o
mutare l'orientamento della stessa; 2) quando manifestamente
infondata la censura relativa alla violazione dei princpi regolatori
del giusto processo. Questa nuovo disposizione pone problemi di
coordinamento con il precedente art. 360 c.p.c. (v. dispensa di aggiornamento o lezione).
Il numero 1 non fa altro che qualificare come inammissibile
ci che prima era qualificato come manifestamente infondato: con
la sola (importante) conseguenza di travolgere i ricorsi incidentali
tardivi. Pi delicato lesame numero 2. Molti hanno desunto da
questa formulazione un restringimento del motivo del ricorso di cui
allart. 360, n. 4 (nullit della sentenza o del procedimento), ma si
deve osservare in senso contrario che tutte le nullit formali, nella
misura in cui hanno impedito ad una parte processuale lesercizio

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di un potere processuale (di allegazione, istruttorio o anche, genericamente, di difesa, di esercizio del contraddittorio) non potranno
non essere considerate come violatrici dei principi regolatori del
giusto processo. Anche il numero 2 dellart. 360-bis, pertanto, non
sembra determinare novit circa lammissibilit dei motivi di ricorso previsti dallart. 360. La l. 69/2009 lascia quindi inalterata nella
sostanza la disciplina per ricorso per cassazione, e soprattutto non
restringe in modo alcuno i motivi di ricorso previsti dallart. 360
(ma su questo punto occorrer considerare come si orienter la
giurisprudenza della Corte di cassazione).
69. Giudizio di rinvio. Entro tre mesi dalla pubblicazione
della sentenza con cui la Corte suprema ha cassato con rinvio la
sentenza impugnata, la causa deve essere riassunta davanti al
giudice di rinvio, perch possa svolgersi la fase rescissoria del giudizio di cassazione.
Lart. 393 dispone che la mancata riassunzione della causa
nel termine previsto o il verificarsi, successivamente alla riassunzione, di una causa di estinzione del giudizio di rinvio, comporta
lestinzione dellintero processo.
Se si considera il giudizio di rinvio come la fase rescissoria
del giudizio di cassazione, diretta a colmare, con una nuova decisione, il vuoto aperto nella controversia di merito dalla pronuncia
di annullamento, del tutto logico che lestinzione del giudizio di
rinvio lasci in piedi solo la sentenza della Corte suprema, poich la
sentenza dappello ha sostituito la pronuncia di primo grado.
Gli unici problemi sorgono se la sentenza di appello non sostituisca quella di primo grado, come nel caso, ad es., che il giudice
di secondo grado abbia chiuso in rito il giudizio dichiarando
linammissibilit, limprocedibilit o lestinzione del giudizio
dappello: in questa ipotesi, cassata la sentenza dappello,
lestinzione del giudizio di rinvio travolge anche la sentenza di merito di primo grado? Probabilmente in questi casi necessario ricorrere ad una interpretazione correttiva dellart. 393 per conservare
lefficacia della sentenza di primo grado.
Il giudizio di rinvio disciplinato dalle norme stabilite per il
procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha rinviato la
causa (v. art. 394, 1 comma; tale giudice nella maggioranza dei

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Commento [RC49]: art. 392, c.p.c.


392. Riassunzione della causa. La
riassunzione della causa davanti al giudice
di rinvio (p.c. 3831) pu essere fatta da ciascuna delle parti non oltre tre mesi (1) dalla pubblicazione della sentenza della corte
di cassazione (att. p.c. 125 s.).
La riassunzione si fa con citazione, la quale notificata personalmente a norma degli
artt. 137 e seguenti.
-----Commento [RC50]: 393. Estinzione
del processo. Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all'articolo precedente, o si avvera successivamente a essa
una causa di estinzione del giudizio di rinvio, l'intero processo si estingue (p.c. 306
ss.); ma la sentenza della corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante anche
nel nuovo processo che sia instaurato con la
riproposizione della domanda (p.c. 3841).

Commento [RC51]: 394. Procedimento in sede di rinvio. In sede di rinvio si


osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la corte
ha rinviato la causa. In ogni caso deve essere prodotta copia autentica della sentenza di
cassazione.
Le parti conservano la stessa posizione
processuale che avevano nel procedimento
in cui fu pronunciata la sentenza cassata.
Nel giudizio di rinvio pu deferirsi il giuramento decisorio (p.c. 233), ma le parti
non possono prendere conclusioni diverse
da quelle prese nel giudizio nel quale fu
pronunciata la sentenza cassata, salvo che
la necessit delle nuove conclusioni sorga
dalla sentenza di cassazione (p.c. 389).

casi il giudice di appello, in forza della regola generale dellart. 383,


1 comma).
Peraltro le parti non possono prendere conclusioni diverse
da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza
cassata (art. 394, 3 comma).
interpretazione pacifica che il termine conclusioni si riferisca in questo contesto sia ad eventuali allegazioni di fatto, sia ad
eventuali eccezioni, sia ad eventuali istanze probatorie non proposte fino a quel momento nellambito del processo (tranne il giuramento decisorio, che sempre ammissibile).
Questo divieto viene meno quando la necessit di prendere
nuove conclusioni nel giudizio di rinvio sorga dalla sentenza di
cassazione (art. 394, 3 comma ult. parte). Esempio: in seguito alla nuova qualificazione giuridica adottata dalla Corte nel cassare ex
art. 360, n. 3, divengono rilevanti fatti ulteriori rispetto a quelli accertati nelle precedenti fasi del procedimento, per cui consentito
alle parti lesercizio di poteri istruttori, la spendita di nuove eccezioni, ecc.
Ovviamente la sentenza del giudice di rinvio pu essere a sua
volta impugnata in Cassazione, se ha violato o male applicato il
principio di diritto, o se presenta un altro vizio di attivit o di giudizio. Se la Corte cassa con rinvio, rimette la causa ad un diverso
giudice di pari grado, il quale giudice di secondo rinvio.
70. Revocazione. un mezzo di impugnazione a motivi limitati, che si atteggia come impugnazione ordinaria (art. 395, nn. 4 e
5) o straordinaria (art. 395 nn. 1, 2, 3, 6, nonch art. 397, nn. 1 e
2), a seconda che i motivi per cui pu essere proposta siano palesi,
cio conoscibili dalla parte sin dal momento della pubblicazione
della sentenza, o invece siano occulti, cio conoscibili dalla parte
solo dopo la scoperta di fatti in precedenza non conosciuti.
Giudice competente a conoscere della revocazione lo stesso
ufficio giudiziario che ha pronunciato la sentenza impugnata (art.
398, 1 comma).
Impugnabili con la revocazione ordinaria sono le sentenze
dappello o pronunciate in unico grado (per la revocazione delle
sentenze della Corte di cassazione, v. avanti), non le sentenze di
primo grado appellabili, poich lappello, in quanto mezzo di impu-

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Commento [RC52]: 395. Casi di revocazione. Le sentenze pronunciate in


grado di appello o in unico grado possono
essere impugnate per revocazione (p.c. 656,
831; c. 2652 n. 9, 2690 n. 6):
1) se sono l'effetto del dolo di una delle
parti in danno dell'altra (p.c. 881);
2) se si giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la
sentenza oppure che la parte soccombente
ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza (c. 2738) ;
3) se dopo la sentenza sono stati trovati
uno o pi documenti decisivi che la parte
non aveva potuto produrre in giudizio per
causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario (p.c. 396);
4) se la sentenza l'effetto di un errore di
fatto risultante dagli atti o documenti della
causa. Vi questo errore quando la decisione fondata sulla supposizione di un fatto la cui verit incontrastabilmente esclusa, oppure quando supposta l'inesistenza
di un fatto la cui verit positivamente stabilita, e tanto nell'uno quanto nell'altro caso
se il fatto non costitu un punto controverso
sul quale la sentenza ebbe a pronunciare
(p.c. 324, 326 ss., 338, 391-bis );
5) se la sentenza contraria ad altra precedente avente fra le parti autorit di cosa
giudicata, purch non abbia pronunciato
sulla relativa eccezione (att. p.c. 124);
6) se la sentenza effetto del dolo del giudice accertato con sentenza passata in giudicato (p.c. 324).

gnazione a motivi illimitati, assorbe i motivi di cui ai nn. 4 e 5


dellart. 395.
Impugnabili con la revocazione straordinaria sono le sentenze dappello o pronunciate in unico grado e le sentenze di primo
grado passate in giudicato. Se la parte ha conoscenza dei motivi di
revocazione straordinaria durante il corso dei termini per appellare,
deve farli valere tramite lappello (sulla proroga del termine per appellare, v. art. 396, 2 comma).
La revocazione strutturata in una fase rescindente e in una
fase rescissoria.
La fase rescindente ha ad oggetto il motivo di revocazione. Se
accertata lesistenza del motivo, la sentenza impugnata viene annullata. La fase rescissoria ha ad oggetto il rapporto sostanziale su
cui si pronunciata la sentenza impugnata e si conclude con una
sentenza che decide il merito della causa (art. 402). Se per tale decisione non devono essere assunti nuovi mezzi di prova, la sentenza rescindente pu contestualmente pronunciarsi anche sul merito
della causa (art. 402, 1 comma).
La sentenza pronunciata nel giudizio di revocazione non pu
essere impugnata nuovamente per revocazione, ma impugnabile
unicamente attraverso i mezzi di impugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione: appello o
ricorso per cassazione a seconda che la sentenza revocata sia di
primo o secondo grado (art. 403).
Sullo svolgimento del processo, v. artt. 398, 399, 400; sulla
sospensione dellesecuzione della sentenza impugnata, v. art. 401.
71. Motivi di revocazione ordinaria. I motivi di revocazione
ordinaria sono indicati ai nn. 4 e 5 dellart. 395.
72. Segue: errore di fatto. Il motivo di cui al n. 4 concerne
un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi
questo errore quando la decisione fondata sulla supposizione di
un fatto la cui verit esclusa in modo incontrastabile, oppure
quando supposta linesistenza di un fatto la cui verit positivamente stabilita. Tanto nelluno quanto nellaltro caso il fatto non
deve aver costituito un punto controverso sul quale la sentenza si
pronunciata.

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Commento [RC53]: 402. Decisione.


Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della
causa e dispone l'eventuale restituzione di
ci che siasi conseguito con la sentenza revocata.
Il giudice, se per la decisione del merito
della causa ritiene di dover disporre nuovi
mezzi istruttori, pronuncia, con sentenza, la
revocazione della sentenza impugnata (p.c.
279) e rimette con ordinanza le parti davanti all'istruttore.

Commento [RC54]: 403. Impugnazione della sentenza di revocazione. Non


pu essere impugnata per revocazione la
sentenza pronunciata nel giudizio di revocazione (p.c. 402 ss.).
Contro di essa sono ammessi i mezzi d'impugnazione ai quali era originariamente
soggetta la sentenza impugnata per revocazione (p.c. 323 ss.).

Non si tratta di un errore di giudizio o di un errore nella valutazione delle prove, ma di un errore nella percezione, di una svista. Tale vizio presenta affinit con gli errori materiali o di calcolo
di cui agli artt. 287 ss. Mentre questi ultimi emergono dal testo della sentenza, lerrore di fatto in esame non emerge per dal testo
della sentenza, bens dagli atti o documenti della causa.
73. Segue: precedente giudicato (rinvio). Sul motivo di cui al
n. 5 (contrasto con un precedente giudicato tra le parti formatosi in
un diverso processo), v. indietro.
74. Motivi di revocazione straordinaria. I motivi di revocazione straordinaria sono indicati ai nn. 1, 2, 3 e 6 dellart. 395.
Oltre alla particolare ipotesi prevista dallart. 327, 2 comma
(v. indietro), la revocazione straordinaria costituisce lunico mezzo
di attacco del giudicato. Pertanto prevista in ipotesi eccezionali,
in cui la certezza assicurata dal giudicato viene meno, in presenza
di gravi sintomi dincertezza della sentenza.
75. Segue: dolo della parte. Il motivo di cui al n. 1 prende in
considerazione il dolo di una parte in danno dellaltra (dolo unilaterale).
Secondo lorientamento prevalente, affinch sussista tale motivo non sufficiente che la controparte si sia comportata nel processo in modo sleale o scorretto, ovvero che abbia effettuato nel
processo affermazioni o allegazioni false, ma necessario che il dolo si sia concretizzato in artifici o raggiri, normalmente extraprocessuali, deliberatamente posti in essere e tali da pregiudicare la
difesa avversaria o da sviarla, facendo apparire una situazione diversa da quella reale, e da impedire, quindi, al giudice la conoscenza della realt.
Il comportamento che integra il dolo revocatorio costituisce a
fortiori violazione del dovere di lealt e probit che lart. 88 impone
alle parti e ai loro difensori. Il rispetto di tale dovere dovrebbe essere garantito dal giudice ex art. 175, 1 comma.
76. Segue: prove false. Il motivo di cui al n. 2 riguarda
lipotesi in cui si sia giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soc-

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Commento [RC55]: 327. Decadenza


dall'impugnazione. Indipendentemente
dalla notificazione (p.c. 285), l'appello, il
ricorso per cassazione e la revocazione per i
motivi indicati nei numeri 4 e 5 dell'art.
395 non possono proporsi dopo decorso un
anno dalla pubblicazione della sentenza
(p.c. 133 ; att. p.c. 124).
Questa disposizione non si applica quando
la parte contumace (p.c. 171, 291
ss.)dimostra di non aver avuto conoscenza
del processo per nullit della citazione (p.c.
164) o della notificazione di essa (p.c.
160), e per nullit della notificazione degli
atti di cui all'art. 292.

Commento [RC56]: 88. Dovere di


lealt e di probit. Le parti e i loro difensori (p. 380 ss.) hanno il dovere di comportarsi in giudizio con lealt e probit (p.c.
92 , 1162 , 175, 4201-2).
In caso di mancanza dei difensori a tale
dovere, il giudice deve riferirne alle autorit
che esercitano il potere disciplinare su di
essi.
Commento [RC57]: 175. Direzione
del procedimento. Il giudice istruttore
esercita tutti i poteri intesi al pi sollecito e
leale svolgimento del procedimento (p.c.
127).
Egli fissa le udienze successive (att. p.c.
80, 81, 82) e i termini entro i quali le parti
debbono compiere gli atti processuali (p.c.
1521 , 154).
Quando il giudice ha omesso di provvedere
a norma del comma precedente, si applica
la disposizione dell'art. 289.

combente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima


della sentenza.
Tale motivo concerne tutte le prove (anche la consulenza tecnica), tranne il giuramento (v. art. 2738 c.c., nonch indietro).
Il riconoscimento della falsit deve provenire dalla parte che
si giovata della prova falsa (non dal terzo che abbia reso, ad es.,
la dichiarazione falsa).
La dichiarazione della falsit costituita da una sentenza civile o penale passata in giudicato che abbia accertato la falsit.
La prova della falsit deve essere precostituita alla domanda
di revocazione e la prova falsa deve avere avuto efficacia causale
sul convincimento del giudice.
77. Segue: ritrovamento di documenti. Il motivo di cui al n. 3
riguarda lipotesi in cui dopo la sentenza siano stati trovati uno o
pi documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in
giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dellavversario.
Perch sussista tale motivo, occorre che la parte soccombente non sia stata in grado di produrre il documento, che non abbia
potuto neppure chiederne lesibizione ex art. 210 per ignoranza incolpevole dellesistenza del documento (dovuta a forza maggiore o a
fatto dellavversario), ovvero che, pur avendone chiesto lesibizione
alla controparte o a un terzo, costoro non abbiano esibito il documento ed il giudice non abbia ritenuto esistenti i fatti rappresentati
dal documento.
Il motivo in esame concerne solo documenti esistenti al momento del processo, non documenti sopravvenuti, n eccezioni che
la parte non abbia potuto sollevare per causa di forza maggiore o
per fatto dellavversario.
78. Segue: dolo del giudice. Il motivo di cui al n. 6 concerne
la sentenza che sia effetto di dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.
Questo motivo di revocazione assicura alla parte tutela specifica contro comportamenti dolosi del giudice, mentre lazione di responsabilit per dolo o colpa grave del giudice ex art. 2 l. 117/1988
assicura alla parte solo una tutela risarcitoria (v. indietro).
Nelle ipotesi di revocazione straordinaria, il mezzo di impugnazione da proporre entro il termine di trenta giorni, decorrente

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Commento [RC58]: 2738. Efficacia.


1. Se stato prestato il giuramento deferito o riferito (p.c. 238) , l'altra parte non
ammessa a provare il contrario, n pu
chiedere la revocazione della sentenza qualora il giuramento sia stato dichiarato falso
(p.c. 395, n. 2).
2. Pu tuttavia domandare il risarcimento
dei danni nel caso di condanna penale per
falso giuramento (p. 371). Se la condanna
penale non pu essere pronunziata perch il
reato estinto, il giudice civile pu conoscere del reato al solo fine del risarcimento
(p. 185, 198) (1).
3. In caso di litisconsorzio necessario (p.c.
102), il giuramento prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti liberamente apprezzato dal giudice (c. 1305).

Commento [RC59]: 210. Ordine di


esibizione alla parte o al terzo. Negli
stessi limiti entro i quali pu essere ordinata a norma dell'art. 118 l'ispezione di cose
in possesso di una parte o di un terzo, il
giudice istruttore, su istanza di parte (att.
p.c. 94) pu ordinare all'altra parte o a un
terzo di esibire in giudizio un documento o
altra cosa di cui ritenga necessaria l'acquisizione al processo (p.c. 670 n. 2).
Nell'ordinare l'esibizione, il giudice d i
provvedimenti opportuni circa il tempo, il
luogo e il modo dell'esibizione (p.c. 258;
att. p.c. 95).
Se l'esibizione importa una spesa, questa
deve essere in ogni caso anticipata dalla
parte che ha proposta l'istanza di esibizione
(p.c. 90).

dal giorno in cui stato scoperto il dolo, la falsit della prova,


stato recuperato il documento o passata in giudicato la sentenza
che abbia accertato il dolo del giudice (artt. 325 e 326).
- Problema aperto: la sentenza che viola il diritto comunitario
(v. sentenza Lucchini della Corte di giustizia).
79. Revocazione del pubblico ministero. Nelle cause in cui
obbligatorio lintervento del pubblico ministero (v. art. 70, 1 comma; nonch indietro), le sentenze dappello o pronunciate in unico
grado e le sentenze di primo grado passate in giudicato possono
essere impugnate per revocazione (straordinaria) dal pubblico ministero nelle due ipotesi previste dallart. 397.
80. Segue: mancata partecipazione del pubblico ministero. Il
motivo di cui al n. 1 riguarda la sentenza che sia stata pronunciata senza che il pubblico ministero sia stato sentito.
La mancata partecipazione al processo del pubblico ministero, nelle ipotesi in cui il suo intervento obbligatorio, comporta un
vizio soggetto ad un trattamento diverso dalla mancata partecipazione al processo di un litisconsorte necessario (v. indietro). La sentenza non inutiliter data, ma solo impugnabile (oltre che dalle parti attraverso i mezzi ordinari di impugnazione) dal pubblico ministero entro il termine di trenta giorni dal momento in cui ha avuto
conoscenza della sentenza (artt. 325 e 326).
Nonostante la sua gravit, il vizio non sottratto al principio
della conversione dei motivi di nullit in motivi di impugnazione,
sebbene soccorra un mezzo di impugnazione ad hoc per rispettare
tale principio.
81. Segue: collusione delle parti per frodare la legge. Il motivo di cui al n. 2 riguarda la sentenza che sia leffetto della collusione posta in essere dalle parti per frodare la legge.
In tale ipotesi il pubblico ministero, che abbia partecipato al
processo, pu impugnare per revocazione la sentenza entro il termine di trenta giorni dalla scoperta della collusione (artt. 325 e
326). Tale motivo di revocazione integrato dalla collusione, cio
dal dolo bilaterale posto in essere dalle parti (tramite allegazioni o
dichiarazioni false) allo scopo di ottenere tramite il processo utilit

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Commento [RC60]: 397. Revocazione


proponibile dal pubblico ministero.
Nelle cause in cui l'intervento del pubblico
ministero obbligatorio a norma dell'art. 70
primo comma , le sentenze previste nei due
articoli precedenti possono essere impugnate per revocazione dal pubblico ministero
(p.c. 326):
1) quando la sentenza stata pronunciata
senza che egli sia stato sentito (p.c. 158);
2) quando la sentenza l'effetto della collusione posta in opera dalle parti per frodare la legge.

che, ai sensi del diritto sostanziale, non potrebbero essere conseguite (es., nullit del matrimonio al di fuori delle ipotesi previste
dagli artt. 117 ss. c.c.; divorzio al di fuori delle ipotesi previste
dallart. 3 l. 898/1970, ecc.).
La frode delle parti denunciabile solo dal pubblico ministero, nelle ipotesi in cui il suo intervento nel processo obbligatorio,
non anche dalle parti private.
82. Revocazione delle sentenze della Corte di cassazione. A
seguito di una sentenza della Corte costituzionale (17/1986, ma v.
anche la sentenza 36/1991), la l. 353/1990 ha introdotto nel codice lart. 391-bis, modificato poi nel 2006.
Secondo tale disposizione, se la sentenza pronunciata dalla
Corte di cassazione affetta da errore di fatto ai sensi dellart. 395
n. 4, la parte interessata pu chiederne la revocazione con ricorso
proposto nelle forme degli artt. 365 ss., da notificare entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza
ovvero di un anno dalla pubblicazione. Sul ricorso la Corte di cassazione si pronuncia in camera di consiglio a norma dellart. 380bis.
La revocazione in questo caso si atteggia come impugnazione
straordinaria. La pendenza del termine per la revocazione della
sentenza della Corte di cassazione non impedisce pertanto il passaggio in giudicato della sentenza impugnata con ricorso per cassazione respinto. Infine, allo scopo di contrastare un uso dilatorio
di tale rimedio, si prevede che in caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte di cassazione non ammessa la
sospensione dellesecuzione della sentenza passata in giudicato, n
sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo.
Con lintroduzione del potere della Corte di cassazione di
emanare decisioni di merito (art. 384), si doveva affrontare il problema della proponibilit, contro tali decisioni della Cassazione,
della revocazione per gli altri motivi previsti dagli artt. 395 e 397 (e
dellopposizione di terzo ex art. 404, sia ordinaria che revocatoria).
A ci si provveduto nel 2006 attraverso lart. 391-ter.
83. Opposizione di terzo. A questo mezzo di impugnazione,
eccezionalmente riservato ai terzi, cio a chi non ha assunto la ve-

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Commento [RC61]: 391-bis. Correzione degli errori materiali e revocazione


delle sentenze della corte di cassazione .
Se la sentenza o l'ordinanza pronunciata ai
sensi dell'art. 375, primo comma, nn. 4) e
5) (2), pronunciata dalla corte di cassazione
affetta da errore materiale o di calcolo ai
sensi dell'art. 287 ovvero da errore di fatto
ai sensi dell'art. 395, n. 4), la parte interessata pu chiederne la correzione o la revocazione con ricorso ai sensi degli artt. 365 e
seguenti da notificare entro il termine perentorio (p.c. 153) di sessanta giorni dalla
notificazione della sentenza, ovvero di un
anno dalla pubblicazione della sentenza
stessa.
La Corte decide sul ricorso in camera di
consiglio nell'osservanza delle disposizioni
di cui all'art. 380-bis .
Sul ricorso per correzione dell'errore materiale pronuncia con ordinanza..
Sul ricorso per revocazione pronuncia con
ordinanza se lo dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza
La pendenza del termine per la revocazione
della sentenza della Corte di cassazione non
impedisce il passaggio in giudicato (p.c.
324; c. 2909) della sentenza impugnata con
ricorso per cassazione respinto.
In caso di impugnazione per revocazione
della sentenza della Corte di cassazione non
ammessa la sospensione dell'esecuzione
della sentenza passata in giudicato, n sospeso il giudizio di rinvio o il termine per
riassumerlo (p.c. 383, 392 ss., 623) (5).
Commento [RC62]: 391-ter. Altri casi
di revocazione ed opposizione di terzo (1).
Il provvedimento con il quale la Corte
ha deciso la causa nel merito , altres, impugnabile per revocazione per i motivi di
cui ai nn. 1), 2), 3) e 6) del primo comma
dell'art. 395 e per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte
e debbono contenere gli elementi, rispettivamente, degli artt. 398, commi secondo e
terzo, e 405, comma secondo.
Quando pronuncia la revocazione o accoglie l'opposizione di terzo, la Corte decide
la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto; altrimenti, pronunciata la revocazione ovvero
dichiarata ammissibile l'opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

ste di parte in senso formale nel processo, si gi accennato indietro.


Lart. 404 disciplina due mezzi di impugnazione notevolmente diversi tra di loro: lopposizione di terzo ordinaria, proponibile da
parte dei terzi i cui diritti siano pregiudicati dalla sentenza pronunciata tra altre persone (art. 404, 1 comma), e lopposizione di
terzo revocatoria, proponibile dagli aventi causa e dai creditori di
una delle parti contro le sentenze che siano leffetto di dolo o collusione a loro danno (art. 404, 2 comma).
Lopposizione di terzo ordinaria, unica fra tutte le impugnazioni, non soggetta ad alcun termine di decadenza. Lopposizione
di terzo revocatoria deve essere proposta entro il termine perentorio
di trenta giorni dal giorno in cui stato scoperto il dolo o la collusione (artt. 325 e 326).
Giudice
competente
(o
legittimato)
a
conoscere
dellopposizione di terzo lo stesso giudice che ha pronunciato la
sentenza impugnata (art. 405, 1 comma) e il procedimento, la decisione e la sospensione dellesecuzione sono disciplinati (artt. 405,
406, 407) in modo analogo a quanto previsto per la revocazione.
Sentenze impugnabili sono le sentenze passate in giudicato o
comunque esecutive.
Peraltro i terzi legittimati a proporre opposizione di terzo possono intervenire in appello (art. 344): se la sentenza esecutiva viene
appellata, lopposizione di terzo (ordinaria o revocatoria) deve essere proposta nella forma dellintervento in appello e, se proposta anteriormente, deve essere riunita allappello in forza del principio
generale della riunione delle impugnazioni separate (art. 335), sebbene le due impugnazioni siano proposte originariamente innanzi a
giudici diversi.
84. Opposizione di terzo ordinaria. un mezzo di impugnazione riservato ai terzi, i cui diritti sono pregiudicati dalla sentenza
pronunciata tra altre persone (inter alios).
Una prassi interpretativa e applicativa risalente nel tempo riferisce questa formula ai terzi non soggetti ad alcuna efficacia diretta o riflessa della sentenza pronunciata inter alios e intende il
termine pregiudizio come danno che tale sentenza pu arrecare ai
terzi.

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Commento [RC63]: 404. Casi di opposizione di terzo. Un terzo pu fare


opposizione contro la sentenza passata in
giudicato (p.c. 324, 325, 326) o comunque
esecutiva (p.c. 282, 431) pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi diritti
(p.c. 344).
Gli aventi causa e i creditori di una delle
parti possono fare opposizione alla sentenza
(p.c. 656), quando l'effetto di dolo o collusione a loro danno.

Commento [RC64]: 405. Domanda di


opposizione. L'opposizione proposta
davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza, secondo le forme prescritte per il procedimento davanti a lui.
La citazione deve contenere, oltre agli elementi di cui all'art. 163, anche l'indicazione
della sentenza impugnata e, nel caso del secondo comma dell'articolo precedente ,
l'indicazione del giorno in cui il terzo venuto a conoscenza del dolo o della collusione, e della relativa prova.
Commento [RC65]: 344. Intervento in
appello. Nel giudizio d'appello ammesso soltanto l'intervento dei terzi (p.c.
105, 267), che potrebbero proporre opposizione a norma dell'art. 404.

Tale danno costituito innanzi tutto dalla incertezza che la


sentenza pu determinare sulla titolarit o sul contenuto del diritto
del terzo.
In secondo luogo il danno al diritto del terzo pu essere arrecato dalla esecuzione tra le parti (inter partes) della sentenza. Questo secondo caso si riferisce al cosiddetto danno da esecuzione: si
pensi, ad es., allesecuzione della sentenza che abbia accolto la
domanda di rivendica proposta da Tizio contro Caio, e di Sempronio che affermi di essere proprietario dello stesso bene e di averlo
affidato in detenzione a Caio.
Per eliminare lincertezza causata dalla esistenza della sentenza inter alios o per prevenire il danno da esecuzione (con il rimedio della sospensione dellesecuzione ex art. 407, prima che
lesecuzione sia iniziata), il terzo pu avere interesse ad impugnare
direttamente la sentenza per eliminarla dal mondo giuridico.
Lopposizione di terzo ordinaria un mezzo di impugnazione
indispensabile per eliminare la sentenza, ma uno strumento facoltativo a disposizione del terzo per far valere il proprio diritto,
poich egli pu liberamente dedurlo in un autonomo processo (non
essendo soggetto allefficacia della sentenza resa tra altre parti).
Rispetto alla deduzione in giudizio del diritto in un autonomo
processo, lo svantaggio della opposizione di terzo costituito dalla
perdita di un grado di giudizio, se la sentenza da impugnare
dappello (ma per il caso in cui sia accertata la violazione della regola del litisconsorzio, v. avanti, in questo cap., n. 75).
85. Segue: terzi titolari di diritti autonomi e incompatibili. Legittimati a questo mezzo di impugnazione sono in primo luogo i terzi titolari di diritti autonomi ed incompatibili rispetto al diritto oggetto immediato della sentenza (per questa categoria di terzi, v. indietro).
In tale ipotesi, lopposizione di terzo ordinaria si atteggia come un mezzo di impugnazione che, in caso di infondatezza del motivo, accerta linesistenza del diritto del terzo e lascia intatta la sentenza inter partes, mentre in caso di fondatezza del motivo accerta
la titolarit del diritto prevalente del terzo nei confronti di entrambe
le parti del processo originario e rescinde, per quanto necessario, la
sentenza.

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86. Segue: litisconsorti necessari pretermessi. Legittimati a


questo mezzo di impugnazione sono inoltre i litisconsorti necessari
pretermessi (v. indietro).
In tale ipotesi, lopposizione di terzo ordinaria si atteggia come un mezzo di impugnazione a fase rescindente e rescissoria. Nella sua prima fase laccertamento della fondatezza del motivo comporta la rescissione della sentenza. A ci segue la fase rescissoria,
diretta a decidere il merito della controversia, previa rimessione
della causa al giudice di primo grado, se la sentenza impugnata
dappello (art. 354, 1 comma).
87. Segue: falsi rappresentati. Legittimati a questo mezzo di
impugnazione sono infine i falsi rappresentati, in ipotesi di rappresentanza volontaria, legale o organica (sempre che si ritenga che la
sentenza pronunciata nei confronti del falsus procurator sia inefficace nei confronti del falso rappresentato: v. indietro).
In tale ipotesi, lopposizione di terzo ordinaria si atteggia come un mezzo di impugnazione esclusivamente rescindente che, in
caso di fondatezza del motivo, si limita ad annullare la sentenza,
poich accerta linvalido esercizio del diritto di azione, a causa della
non imputabilit della domanda allattore o della mancata attivazione del contraddittorio nei confronti del convenuto.
88. Segue: opposizione di terzo revocatoria. il mezzo di impugnazione riservato ai creditori, agli aventi causa e in genere (in
forza di una interpretazione estensiva) ai terzi titolari di rapporti
giuridicamente dipendenti, soggetti allefficacia riflessa forte della
sentenza resa inter alios sul rapporto pregiudiziale (v. indietro).
Essa un mezzo di impugnazione a motivi limitati, poich le
uniche censure, che tali terzi possono muovere alla sentenza resa
tra le parti del rapporto pregiudiziale, sono il dolo o la collusione
perpetrati a loro danno.
Lopposizione di terzo revocatoria si atteggia come un mezzo
di impugnazione a fase rescindente e rescissoria, che non presentano particolarit rispetto al loro modello (descritto indietro).
In ipotesi di accoglimento della opposizione di terzo revocatoria proposta dai creditori, sussiste qualche incertezza sullidoneit
dellimpugnazione a rescindere totalmente la sentenza resa tra le
parti originarie o solo a rendere tale sentenza inefficace nei con-

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fronti del creditore, sulla falsariga di quanto previsto dagli artt.


2901 e 2902 c.c. riguardo allazione revocatoria.

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