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Testatore, incapacit temporanea, permanente, prova,

testamento, annullamento
Cassazione civile , sez. II, sentenza 30.01.2013 n 2212
In tema di annullamento del testamento per incapacit del testatore, mentre costituisce onere a carico di chi quello stato
di incapacit assume provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacit di intendere e di volere del
testatore, quando invece risulti lo stato di incapacit permanente di quest'ultimo incombe a colui che faccia valere il
testamento dimostrare che la redazione avvenuta in un intervallo di lucidit.
(*) Riferimenti normativi: artt. 591 e 2697 c.c.
(Fonte: Massimario.it - 10/2013. Cfr. nota di Giuseppina Mattiello)

/ testatore / incapacit temporanea / incapacit permanente / prova / testamento /annullamento /

Tecniche di redazione attti e gestione istruttoria


Roma 22 aprile 2013 - Milano 17 giugno 2013
Cons. Marco Rossetti (Massimario della Cassazione) - Accred. 7 ore
CNF

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE II CIVILE
Sentenza 13 dicembre 2012 30 gennaio 2013, n. 2212
Presidente Felicetti Relatore Mazzacane
Svolgimento del processo
Con atto di citazione del 10-5-1991 il Centro Residenziale per Anziani (omissis) ed il Comune di Laveno Mombello
convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano B.O. ed A.C. chiedendo dichiararsi la nullit per vizio del consenso
della testatrice del testamento pubblico del 30-7-1988 con il quale M.F. aveva nominato suoi eredi universali i suddetti
convenuti, e conseguentemente dichiarare valido ed efficace il precedente testamento olografo redatto dalla stessa
testatrice il 10-8-1983 e pubblicato il 3-5-1990, e dichiarare pertanto erede il Centro Residenziale per Anziani (omissis) e
legatario il Comune di Laveno Mombello.
La B. ed il C. costituendosi in giudizio contestavano il fondamento delle domande attrici di cui chiedevano il rigetto, ed in
via riconvenzionale chiedevano accertarsi la validit e l'efficacia del testamento pubblico del 30-7-1988.
Il Tribunale adito con sentenza del 13-10-2003 accoglieva le domande attrici e rigettava la domanda riconvenzionale.
Proposto gravame da parte da parte della B. e del C. cui resistevano il Centro Residenziale per Anziani (omissis) ed il
Comune di Laveno Mombello la Corte di Appello di Milano con sentenza del 5-7-2006 ha rigettato l'impugnazione.
Avverso tale sentenza la B. ed il C. hanno proposto un ricorso articolato in tre motivi cui il Comune di Laveno Mombello
ed il Centro Residenziale per Anziani (omissis) hanno resistito con controricorso; le parti hanno successivamente
depositato delle memorie.
Motivi della decisione
Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione dei controricorrenti di inammissibilit del ricorso per difetto di
procura speciale, in quanto priva sia di alcun riferimento alla sentenza impugnata sia di data.
L'eccezione infondata.

La procura al difensore apposta a margine del ricorso, come nella fattispecie, deve considerarsi conferita per il giudizio
di cassazione, e soddisfa quindi il requisito della specialit previsto dall'art. 365 c.p.c.; la mancanza di data poi non
produce la nullit della procura, atteso che la posteriorit del rilascio della procura rispetto alla sentenza gravata si ricava
dall'intima connessione con il ricorso al quale accede, nel quale la sentenza menzionata, nonch dalla nomina di un
domiciliatario e/o di un difensore del foro di Roma con l'elezione di domicilio presso il medesimo (Cass. 25-7-2006 n.
16907), come appunto nella fattispecie.
Venendo quindi all'esame del ricorso, si rileva che con il primo motivo i ricorrenti, deducendo violazione o falsa
applicazione degli artt. 591 e 2697 c.c., censurano la sentenza impugnata avendo individuato in uno stato di eventuale
mera alterazione delle facolt intellettive della testatrice la causa della sua incapacit a redigere il testamento; in realt
anche dalle deposizioni dei testi indotti dalle controparti (dottor T., dottor Ca.Ga. e V..P. ) era emerso solo che la F. era in
condizioni di non completa lucidit e non riconosceva le persone, senza alcuna indicazione chiara e certa sulla sua
incapacit assoluta di intendere e di volere; inoltre i testi indotti dagli esponenti avevano affermato che la testatrice era
ancora sostanzialmente lucida, sebbene con facolt in parte diminuite o attenuate a cagione dell'et.
I ricorrenti aggiungono che anche la cartella clinica relativa al ricovero dal (omissis) al (omissis) presso l'Istituto
Ortopedico (omissis) faceva generico riferimento allo stato della paziente "disorientata nello spazio e nel tempo" senza
che tale annotazione fosse stata conseguente ad una indagine su di una patologia mentale.
Con il secondo motivo i ricorrenti, denunciando vizio di motivazione, rilevano sotto un primo profilo che il giudice di
appello, senza esprimere alcuna giustificazione al riguardo, ha ritenuto di valorizzare le deposizioni dei testi favorevoli
alla controparte rispetto a quelle dei testi dottor L. e dottor c. (commercialista il primo e geriatria e medico di famiglia il
secondo).
Essi poi assumono che la Corte territoriale ha proceduto ad una acritica ricezione delle conclusioni del CTU, che del
resto aveva ritenuto che la testatrice non fosse stata capace di intendere e di volere al momento della redazione del
testamento pubblico del 30-7-1988 sulla base di un giudizio meramente probabilistico.
I ricorrenti inoltre sostengono che senza alcuna motivazione la sentenza impugnata ha aderito alle argomentazioni del
CTU, il quale non aveva specificato il presunto nesso tra l'intervento al femore e la asserita riduzione delle facolt
mentali, senza comparare quanto indicato nella richiamata cartella clinica con gli accertamenti svolti in due precedenti
ricoveri del marzo e del novembre 1987, dove era stato attestato che la paziente era lucida e che non si erano rilevate
alterazioni nelle sue facolt neurologiche.
Con il terzo motivo i ricorrenti, deducendo violazione o falsa applicazione dell'art. 591 c.c. ed omessa motivazione,
assumono che la sentenza impugnata ha del tutto ignorato la portata dell'atto di ultima volont espresso dalla F. nella
forma del testamento pubblico con dichiarazione ricevuta dal notaio Fa. di ... che, pur non potendo attestare lo stato
personale della disponente, aveva recepito una volont di cui aveva dato atto in un testamento destinato ad avere
pubblica fede.
Le enunciate censure, da esaminare contestualmente per ragioni di connessione, sono infondate.
La Corte territoriale, procedendo all'esame degli elementi probatori acquisiti, ha richiamato anzitutto le deposizioni dei
testi C.G., medico di fiducia della F., e di P.V., che avevano assiduamente frequentato la testatrice negli ultimi anni della
sua vita, e soprattutto del notaio T., specificando che i primi due testimoni avevano riferito del progressivo decadimento
gi nel ... delle condizioni non solo fisiche, ma anche mentali, della F., che non riconosceva pi le persone note e non
aveva una esatta cognizione del tempo e dei luoghi; il T., poi, incaricato di redigere un testamento pubblico della F., si
era recato presso la sua abitazione sia nel gennaio che nel (omissis) , ma in entrambe le occasioni si era rifiutato di
redigere l'atto in quanto quest'ultima non appariva in grado di essere pienamente consapevole di ci che avrebbe dovuto
compiere.
Il giudice di appello ha poi evidenziato che, in occasione di un ricovero presso l'Istituto Ortopedico (omissis) nell'(omissis)
in seguito alla frattura di un femore, all'ingresso in ospedale ed anche successivamente era stato accertato un completo
disorientamento nel tempo e nello spazio della F.
La sentenza impugnata ha quindi richiamato le conclusioni cui era giunto il CTU F.M., che aveva ritenuto, "in termini di
prevalente probabilit", che la F., in conseguenza dei fenomeni involutivi connessi all'et e della situazione di sostanziale
incapacit di intendere e di volere riscontrata nel menzionato ricovero dell'(omissis) (accertamento peraltro coerente con
l'esame neurologico del (omissis) effettuato presso l'Ospedale (OMISSIS), che aveva segnalato "soggetto dal tono
dell'umore espanso per difetto di critica del reale"), verosimilmente insuscettibile di un apprezzabile miglioramento
soprattutto a distanza di poco tempo, tenuto conto anche della recente malattia traumatica e del trattamento
anestesiologico subito, non fosse capace di intendere e di volere all'atto della redazione del testamento pubblico del
(omissis).
Pertanto la Corte territoriale, dopo aver affermato altres che non costituisce prova del pieno possesso delle proprie
facolt mentali da parte del testatore la scelta del testamento pubblico, ha aderito alle indicazioni del CTU, ed ha poi
aggiunto che il rilevato stato di incapacit di intendere e di volere di carattere totale e permanente della F. aveva
comportato l'inversione dell'onere probatorio a carico di coloro che intendevano avvalersi del testamento impugnato in

ordine al pieno possesso delle facolt mentali da parte della testatrice al momento della redazione dell'atto,
evidenziando che detto onere probatorio non era stato assolto.
Il giudice di appello, quindi, avendo indicato puntualmente le fonti probatorie del suo convincimento, ha posto in essere
un accertamento di fatto sorretto da congrua e logica motivazione, come tale immune dalle censure sollevate dai
ricorrenti, che invero tendono inammissibilmente a prospettare una diversa valutazione degli elementi probatori acquisiti
- trascurando cos di considerare la competenza esclusiva al riguardo del giudice di merito anche in ordine
all'apprezzamento delle prove ritenute pi convincenti e delle deposizioni testimoniali considerate pi attendibili - senza
evidenziare specificatamente eventuale vizi nell"iter" argomentativo seguito dalla sentenza impugnata.
Correttamente poi la Corte territoriale ha considerato di per s irrilevante il fatto che il testamento pubblico viene redatto
da un pubblico ufficiale al fine di ritenere che il disponente per tale ragione sia nel possesso delle sue facolt mentali
(vedi al riguardo Cass. 18-8-1981 n. 4939), tanto pi che nella fattispecie, ha evidenziato, la relativa sottoscrizione, oltre
che incerta nella sua stesura, presentava aspetti singolari, posto che il testamento risultava sottoscritto dalla F. come
"Ma.Fu. ved. F. " invece che come "M.F. ved. Fu.".
Deve poi rilevarsi la correttezza delle conseguenze sul piano giuridico - sotto il profilo dell'onere probatorio spettante alla
B. ed al C. (e da costoro non assolto) - tratte dalla sentenza impugnata all'esito della valutazione effettuata delle
risultanze istruttorie, atteso che secondo l'orientamento consolidato di questa Corte in tema di annullamento del
testamento per incapacit del testatare, mentre costituisce onere a carico di chi quello stato di incapacit assume
provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacit di intendere e di volere del testatore, quando invece
risulti lo stato di incapacit permanente di quest'ultimo (come nella fattispecie), incombe a colui che faccia valere il
testamento dimostrare che la redazione avvenuta in un intervallo di lucidit (Cass. 6-5-2005 n. 9508).
Il ricorso deve pertanto essere rigettato; le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento di Euro 200,00 per spese e di Euro
5.000,00 per compensi.