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Provvigione spetta all'agente anche se rapporto cessato da

tempo
Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 16.01.2013 n 894 (Federico Repetti)
La provvigione spetta all'agente anche se il rapporto con la preponente cessato da tempo, nel caso di specie nel 2001.
E' quanto ha stabilito la sentenza 16 gennaio 2013, n. 894 della Suprema Corte (Sezione Lavoro).
Pi nel dettaglio, la Corte ha ritenuto che lagente di commercio abbia diritto alle provvigioni calcolate sugli acquisti
effettuati dai clienti con le carte di fidelizzazione per la vendita di carburante da lui vendute fino alla loro scadenza, se la
loro durata ragionevole e anche successivamente alla cessazione del rapporto.
Non stata dunque accolta la tesi della multinazionale ricorrente, secondo la quale il termine biennale della carte di
fidelizzazione vendute grazie all'attivit di promozione dell'agente non fosse ragionevole ai sensi dell'art. 1748 c.c. e che
le vendite di carburante effettuate successivamente alla risoluzione del rapporto non fossero comunque da imputarsi alla
prestazione del lavoratore resistente.
Del resto, lo stesso art. 1748, comma 3, cod. civ. a specificare che L'agente ha diritto alla provvigione sugli affari
conclusi dopo la data di scioglimento del contratto se la proposta pervenuta al preponente o all'agente in data
antecedente o gli affari sono conclusi entro un termine ragionevole dalla data di scioglimento del contratto e la
conclusione da ricondurre prevalentemente all'attivit da lui svolta; in tali casi la provvigione dovuta solo all'agente
precedente, salvo che da specifiche circostanze risulti equo ripartire la provvigione tra gli agenti intervenuti.
Pertanto, anche a distanza di mesi o di anni, diritto dell'agente chiedere alla mandante la corresponsione delle
provvigioni maturate nonch delle relative quote di indennit di fine rapporto (in particolare, l'indennit cd.
europea ex art. 1751 c.c., o, in subordine, l'indennit suppletiva di clientela prevista dagli A.E.C. di settore, nonch la
quota corrispondente di indennit di mancato preavviso, tutte calcolate ponendo il monte provvigionale come base di
calcolo).
Il suddetto diritto tuttavia condizionato al rispetto di un termine di prescrizione.
La giurisprudenza conferma che il diritto al pagamento delle provvigioni (il quale si prescrive nel termine di cinque anni,
come previsto dallart. 2948, n. 4, c.c.) decorre dalla scadenza del termine ultimo per il pagamento delle provvigioni da
parte della preponente e non dal termine del rapporto dagenzia. Infatti, la sospensione della prescrizione durante il
decorso del rapporto di lavoro si riferisce solo alla retribuzione del lavoratore dipendente, che gode della speciale
garanzia derivante dall'art. 36 Cost., e non pertanto applicabile alle provvigioni spettanti all'agente.
Differente invece il termine di prescrizione relativo allindennit suppletiva di clientela e allindennit sostitutiva del
preavviso, da considerarsi decennale, non essendo esse previste nellart. 2498 c.c..
Ancora diverso il termine per rivendicare il pagamento dell'indennit ex art. 1751 c.c., poich tale norma dispone che
L'agente decade dal diritto all'indennit prevista dal presente articolo se, nel termine di un anno dallo scioglimento del
rapporto, omette di comunicare al preponente l'intenzione di far valere i propri diritti.
Un'ultima considerazione, sempre con riguardo alla disciplina di pagamento delle provvigioni: in seguito alla novella del
1999, apportata con il D. Lgs. n. 65/1999 attuativo della Direttiva CE in materia di agenzia, stato riconosciuto lo
sganciamento del diritto alla provvigione dal "buon fine" dell'affare.
In buona sostanza, il fatto costitutivo della provvigione la conclusione del contratto tra preponente e cliente (cfr. art.
1748, c. 1, c.c.). Ci genera non una semplice aspettativa, come nella disciplina precedente, ma un diritto di credito vero
e proprio, anche se non ancora esigibile, diritto che pu essere ceduto e che pu essere insinuato al passivo del
fallimento della preponente.
Condizione di esigibilit , invece, l'esecuzione del contratto da parte del preponente: la provvigione esigibile nel
momento e nella misura in cui la preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione (cfr. art. 1748, c. 4,
c.c.). Non quindi pi necessaria la prova del buon fine dell'affare e cio, in sostanza, dal pagamento del prezzo da
parte del cliente.
(Altalex, 15 marzo 2013. Nota di Federico Repetti)

/ provvigione / agente di commercio / Federico Repetti /

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE LAVORO
Sentenza 16 gennaio 2013, n. 894
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio - Presidente Dott. IANNIELLO Antonio - Consigliere Dott. MANNA Antonio - rel. Consigliere Dott. FILABOZZI Antonio - Consigliere Dott. TRICOMI Irene - Consigliere ha pronunciato la seguente:
Sentenza
sul ricorso 28306/2007 proposto da:
ENI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TEODOSIO
MACROBIO 3, presso lo studio dell'avvocato NICCOLINI Giuseppe, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
- ricorrenti contro
F.C.;
- intimato avverso la sentenza n. 1582/2006 della CORTE D'APPELLO di FIRENZE, depositata il 09/01/2007 R.G.N. 905/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15/11/2012 dal Consigliere Dott. ANTONIO MANNA;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CORASANITI Giuseppe, che ha concluso per
l'inammissibilit del ricorso.
Svolgimento del processo

Con sentenza depositata il 9.1.07 la Corte d'appello di Firenze rigettava i gravami principale e incidentale interposti
rispettivamente da F.C. e da ENI S.p.A. contro la sentenza n. 267/05 con cui il Tribunale di Grosseto aveva condannato
la seconda a pagare al primo la complessiva somma di 51.433,69 Euro, oltre accessori e spese, a titolo di differenze
provvigionali e di indennit di fine rapporto ex art. 1751 c.c., maturate all'esito del rapporto di agenzia intercorso fra le
parti e cessato il 31.1.2001.
Statuivano i giudici del merito che tali differenze spettavano al F. anche per gli acquisti di prodotti petroliferi effettuati dai
clienti, dopo la cessazione del rapporto di agenzia con ENI S.p.A., con le carte di fidelizzazione denominate Multicard e
Multicard Routex vendute dall'agente e per tutta la loro durata biennale.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre ENI S.p.A. affidandosi a due motivi.
Il F. rimasto intimato.
Motivi della decisione
1- Con il primo motivo si lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 1362 c.c., e segg. e art. 1748 c.c., nonch vizio
di motivazione, per avere l'impugnata sentenza riconosciuto al F. il diritto alle provvigioni (con conseguenti effetti pure sul
calcolo dell'indennit di fine rapporto) anche per gli acquisti di prodotti petroliferi eseguiti dai clienti, dopo la cessazione
del suo rapporto di agenzia con ENI S.p.A., con le carte di fidelizzazione denominate Multicard e Multicard Routex
(vendute dall'agente) e per tutta la loro durata. Obietta la societ ricorrente che tali carte sono, in sostanza, delle carte di
credito rilasciate ai clienti (muniti di c.d. "flotte aziendali") per permettere loro l'acquisto di carburanti, lubrificanti e altri
materiali di consumo e la fruizione di servizi accessori presso le stazioni di rifornimento della compagnia petrolifera
emittente; ne trae, quindi, la conclusione che il diritto alle provvigioni matura, riguardo ai successivi utilizzi delle carte
medesime, in ragione dell'attivit di informazione e promozione svolta dall'agente per indurre i clienti ad utilizzarle;
pertanto, prosegue la ricorrente, le provvigioni non possono spettare per acquisti effettuati dopo la cessazione del
rapporto di agenzia;
tale interpretazione implica altres falsa applicazione dell'art. 1748 c.c., comma 3, secondo il quale, dopo lo scioglimento
del contratto, spetta il diritto alle provvigioni sugli affari conclusi entro un termine ragionevole da tale epoca e sempre che
la loro conclusione sia da ricondurre prevalentemente all'attivit dell'agente: si tratta - ad avviso della difesa di ENI S.p.A.
- di norma inapplicabile nel caso di specie, sia perch il termine biennale di durata delle carte non un termine
ragionevole sia perch gli acquisiti effettuati con le carte (che potrebbero anche restare inutilizzate da parte del cliente
od essere restituite) non sono da ricondursi alla prevalente attivit del F..
Osserva questa S.C. che, nella parte in cui apparentemente denuncia una violazione di norme di diritto, il motivo
inammissibile sotto un duplice profilo: da un lato, in sostanza sollecita solo un nuovo apprezzamento dei documenti
acquisiti in corso di causa; dall'altro, in violazione dell'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, non confuta specificamente le
argomentazioni svolte dall'impugnata sentenza, che ha posto a base del rigetto dell'appello incidentale proposto da ENI
S.p.A. il tenore testuale della lettera aggiuntiva dell'11.6.96 (all.
A e art. 10), contenente la disciplina negoziale delle provvigioni conseguenti alla vendita e all'utilizzo, da parte dei clienti,
delle carte in discorso, lettera aggiuntiva la cui interpretazione letterale stata posta a base del rigetto dell'appello della
societ.
Invero, per costante giurisprudenza, in sede di impugnazione la parte soccombente non pu, a fronte d'una analitica
motivazione di rigetto, limitarsi a riproporre sic et simpliciter il motivo di gravame respinto o ad allegare genericamente
l'erroneit della decisione impugnata o, ancora, a rifarsi alle difese gi svolte nel precedente grado di giudizio, ma ha
l'onere di confutare con specifiche e concrete argomentazioni le ragioni svolte dalla sentenza che impugna, al fine di
incrinarne il fondamento logico-giuridico.
Nel caso in esame, giova ribadire, il ricorso di ENI S.p.A. non menziona neppure tale lettera aggiuntiva; n indica quale
canone ermeneutico - fra quelli elencati dall'art. 1362 c.c., e segg. - sarebbe stato violato o malamente applicato dalla
Corte fiorentina.
In altre parole, la societ ricorrente avrebbe dovuto spiegare o l'erroneit dell'interpretazione letterale dell'allegato A e
dell'art. 10 della citata lettera aggiuntiva dell'11.6.96 o la sua recessivit rispetto ad altro e ben individuato canone
ermeneutico fra quelli elencati nel codice civile.
Ancora inconferente la dedotta violazione o falsa applicazione dell'art. 1748 c.c., comma 3, atteso che l'impugnata
sentenza ha ricavato il diritto del F. dall'interpretazione d'un testo negoziale e non da una data esegesi di tale norma di
legge.

Inoltre, nella parte in cui censura un vizio di motivazione, il motivo inammissibile perch, essendo stato formulato in
relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ex art. 366 bis c.p.c. (applicabile ratione temporis, vista la data di deposito
dell'impugnata sentenza) si sarebbe dovuto concludere con un momento di sintesi del fatto controverso e decisivo, per
circoscriverne puntualmente i limiti in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di
valutazione della sua ammissibilit (giurisprudenza costante: cfr., ex aliis, Cass. S.U. 1.10.07 n. 20603; Cass. Sez. 3,
25.2.08 n. 4719; Cass. Sez. 3, 30.12.09 n. 27680). Ci non avvenuto.
2- Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nonch vizio di motivazione,
laddove la Corte territoriale, erroneamente interpretando l'apposito motivo contenuto nell'appello incidentale, non ha
riformato la sentenza di prime cure in relazione al governo delle spese, che non si potevano porre interamente a carico
della societ visto il parziale accoglimento (in percentuali assai modeste rispetto alle originarie pretese) delle domande
avanzate dal F.; la societ ricorrente si dichiara consapevole della giurisprudenza di questa S.C. secondo cui riservato
al giudice del merito individuare la parte soccombente, ma ritiene che in caso di parziale accoglimento della domanda
sia sempre dovuta una qualche compensazione delle spese e che sia comunque illogico affermare il contrario.
Il motivo infondato.
La compensazione delle spese costituisce espressione d'un potere sempre e soltanto discrezionale, il cui eventuale
esercizio agganciato o alla reciproca soccombenza o a gravi ed eccezionali ragioni, da indicarsi espressamente
(secondo il nuovo testo dell'art. 92 c.p.c., comma 2). L'unico vincolo che il giudice incontra nel decidere del governo delle
spese risiede, com' noto, nel divieto di porle interamente a carico della parte vittoriosa. Pertanto, mentre deve motivare
la compensazione, non altrettanto tenuto a fare quando non si avvale di tale sua facolt, con la conseguenza che la
pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l'ipotesi di una compensazione, non pu
essere neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione (cfr. Cass. S.U. 15.7.05 n. 14989).
Dunque, poich nel caso di specie indubbio che ENI S.p.A. non era la parte vittoriosa (visto che stata comunque
condannata a pagare complessivi Euro 51.433,69, oltre accessori, che negava di dovere al F.), deve concludersi che la
sentenza del primo giudice si sarebbe potuta - semmai - censurare se avesse impropriamente o illogicamente
compensato in tutto o in parte le spese, ma non la si pu criticare per aver applicato l'ordinario criterio della
soccombenza.
3- In conclusione, il ricorso da rigettarsi.
Non dovuta pronuncia sulle spese, non avendo il F. svolto attivit difensiva.
P.Q.M.
LA CORTE
Rigetta il ricorso. Nulla spese.