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Appunti di

DIRITTO ed ECONOMIA AZIENDALE (D.E.A)

Classe QUINTA A ERICA


AS 2009 /2010

Prof.ssa ERCOLE
IL SISTEMA INFORMATIVO AZIENDALE

Ogni azienda organizza la sua contabilità sulla base di un SISTEMA CONTABILE 1

CONTAB.
GENERALE

CONTABILITÀ
SEZIONALI

SCRITTURE ELEMENTARI

DOCUMENTI ORIGINARI

DOCUMENTI ORIGINARI: Hanno la funzione di attestare le operazioni di gestione esterna e


interna in modo da renderne possibile la registrazione, che in alcuni casi è obbligatoria e in altri
facoltativa. Es. fatture, DDT, assegni bancari, contabili bancarie, etc..

SCRITTURE ELEMENTARI: riguardano operazioni interne ed esterne. Hanno la funzione di:


- fornire informazioni dettagliate e approfondite su oggetti circoscritti o elementi particolari
della gestione (es.:libro cassa, scadenziario cambiali passive, ecc.);
- servire da indispensabile supporto per l’elaborazione di altre scritture es.: prima nota (cfr. par. 3.2
l.t.).

SCRITTURE SEZIONALI: sono scritture più complesse,che aggregano sistemi relativi ad elementi
specifici del del patrimonio e a funzioni o settori aziendali :es.: contabilità IVA, di magazzino, contabilità
delle banche, ecc.(cfr. par. 3.3 l.t.)

CONTABILITA’ GENERALE:sono le scritture che ci permettono la registrazione di costi /ricavi – attività /


passività.
Per CONTABILITÀ GENERALE si intende il complesso di rilevazioni contabili che, prendendo in
considerazione l’intero sistema delle operazioni aziendali svolte in un certo periodo amministrativo (dal
1/1 /n al 31/12/ n ), si propone di determinare il risultato economico (utile/perdita) ed il patrimonio di
funzionamento (attività / passività)

Permette cioè di predisporre il BILANCIO D’ ESERCIZIO, lungo tutto un processo di


cd. formazione del bilancio d’esercizio (cfr. cap. 5 l.t.) che prevede 3 distinte fasi :
•le scritture d’esercizio (costituzione, acquisto, vendita, personale, regolamento)
•le scritture di assestamento (par. 5.7 l.t.)
•le scritture di riapertura (par. 5.24 l.t.)

La contabilità generale può essere tenuta utilizzando diversi metodi: il più comune è quello della PARTITA
DOPPIA
Il metodo della PARTITA DOPPIA si basa sulla REGISTRAZIONE dei FATTI AZIENDALI ESTERNI (= fatti
svolti con il sistema economico aziendale esterno), avendo come punto di riferimento le SCRITTURE DI
PRIMA NOTA.

Tali registrazioni vengono fatte sui cd. CONTI

“Insieme di scritture omogenee relative ad un determinato oggetto”

I conti che una azienda utilizza per tenere la sua contabilità sono elencati nel cd. PIANO DEI CONTI,
che nel ns. sistema contabile italiano è libero e varia da azienda ad azienda.

1
Tale sistema non è libero, ma vincolato, dovendo attenersi a 4 determinati vincoli: aziendali, civilistici, fiscali e derivanti dalla
legislazione del lavoro (par.2.2 pag. 78 l.t.)

1
IL BILANCIO

DEFINIZIONE:documento, redatto dagli amministratori alla fine dell’esercizio, con cui si


rappresentano la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda e il risultato economico.

DOCUMENTI ORIGINALI

REGISTRAZIONE

SCRITTURE CONTABILI

BILANCIO DI ESERCIZIO

Il bilancio svolge quindi un'informativa essenziale evidenziando:

SITUAZIONE SITUAZIONE SITUAZIONE


ECONOMICA FINANZIARIA PATRIMONIALE

Mette in evidenza: Mette in evidenza : Mette in evidenza :

- i costi sostenuti - se i capitali apportati - se l'impresa ha effettuato


dall'imprenditore o dai soci degli investimenti nel corso
- i ricavi conseguiti si sono incrementati o meno del periodo
per effetto dell'attività
- e quindi il risultato svolta - quali e quanti crediti
economico conseguito vanta l'impresa e chi sono i
(utile, pareggio o perdita) - quali e quanti debiti ha soggetti che devono
l'impresa e verso quali rimborsare tali somme
 soggetti essa è indebitata

CONTO ECONOMICO  
STATO PATRIMONIALE STATO PATRIMONIALE
PASSIVO ATTIVO
(chi ha “messo” i soldi) (dove ha “messo” i soldi)

2
Ma a chi interessa in particolare il bilancio?
i cd. STAKEHOLDER (portatori di interesse)

INTERNI ESTERNI

IMPRENDITORE O SOCI FINANZIATORI ESTERNI (lender) COME


BANCHE, OBBLIGAZIONISTI
AMMINISTRATORI (bondholder), O POTENZIALI NUOVI SOCI
(Investor)
ALTA DIREZIONE
CLIENTI E FORNITORI
DIPENDENTI
CONCORRENTI (competitor), SIA ATTUALI
CHE POTENZIALI

ASSOCIAZIONI SINDACALI

COLLETTIVITÀ IN “SENSO LATO” : ENTI


TERRITORIALI come stato, regione,
provincie, comuni

ERARIO

1. Stato Patrimoniale – DEFINIZIONE


Lo Stato Patrimoniale è uno dei tre prospetti che compongono (insieme a C/Economico e Nota
Integrativa) il Bilancio d’Esercizio.

Esso rappresenta la SITUAZIONE FINANZIARIA e PATRIMONIALE DELL’AZIENDA cioè l’insieme


degli ELEMENTI ATTIVI E PASSIVI che compongono il suo PATRIMONIO ad una certa data. (31
/12/n). Abbiamo 2 parti:

ATTIVO : impieghi ( o investimenti ) di capitale effettuati dall’azienda (=“dove mette i soldi”


) e sono classificati in base al criterio della DESTINAZIONE ECONOMICA, cioè riguardo alla
funzione svolta dai vari investimenti .

PASSIVITÀ E NETTO : sono le fonti di finanziamento (=“chi finanzia l’azienda”) e sono


classificati in base al criterio dell’origine delle FONTI DI FINANZIAMENTO: mezzi propri
(Patrimonio Netto) e fonti di terzi (Fondi rischi e oneri – TFR – Debiti ). Nel dettaglio le voci
sono:

2. Stato Patrimoniale – ATTIVO

A) CREDITI vs. soci PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI :sono in crediti che la società
vanta nei confronti dei soci che non hanno ancora materialmente versato i decimi all’atto della
costituzione. Si tratta di una voce presente solo nei periodi immediatamente successivi alla
costituzione dell’impresa

B) IMMOBILIZZAZIONI : sono costituite da quei beni di proprietà dell’azienda (materiali,

3
Immateriali, finanziarie) destinati a permanere per lungo tempo nel patrimonio aziendale,
mantenendo la loro utilità per più anni. Sono divise in :

1) IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI che comprendono tutti i beni di proprietà


dell’azienda, destinati a cedere la loro utilità all'interno dell'impresa in più esercizi, ma
contraddistinti dal requisito dell'immaterialità.

Sono tutte al NETTO dei FONDI DI AMMORTAMENTO e possono esser classificate in :


• valori relativi a dei diritti acquisiti : BREVETTI – DIRITTI d’ AUTORE – DIRITTI DI
CONCESSIONE ( concessioni, licenze, marchi, etc..), SOFTWARE
• costi ad utilità pluriennale: SPESE DI IMPIANTO E DI AMPLIAMENTO (spese
sostenute in sede di costituzione dell'impresa o in caso di successivo ampliamento della
stessa: ad esempio, i costi del notaio che provvede a redigere l'atto costitutivo,
commercialista che imposta il sistema contabile, etc..) - SPESE DI RICERCA (sostenute
per il miglioramento DEI PRODOTTI O DEI PROCESSI PRODUTTIVI) - SPESE DI
MANUTENZIONE E RIPARAZIONE – SPESE DI PUBBLICITÀ- SOFTWARE
• avviamento : pagato dall'impresa nel caso di acquisto di azienda o di un ramo di essa.
Esso corrisponde al maggior valore che viene riconosciuto a chi cede una azienda
(rispetto al suo semplice valore contabile) per l'esistenza di una serie di condizioni
favorevoli quali un'organizzazione già consolidata, personale qualificato, clientela già
acquisita, nome già noto sul mercato, ecc.
Es.: valore contabile azienda ceduta € 250.000 (differenza Attivo – Passivo)
prezzo cessione : € 300.000  avviamento € 50.000
Le IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI si ammortizzano solitamente in 5 anni e quindi alcune
di esse (es. avviamento, spese di impianto, diritti di concessione) contabilmente non
dovrebbero più comparire in bilanci di aziende costituite da tempo.

2) MATERIALI sono date dall'insieme dei beni strumentali di proprietà dell'impresa


destinati a rimanere all'interno della stessa per lunghi periodi: si tratta cioè di strumenti a
disposizione dell'azienda per il raggiungimento delle finalità proprie dell'impresa. Possono
essere : TERRENI (unici non al netto dei fondi di ammortamento, in quanto non soggetti a
obsolescenza ed al logorio), FABBRICATI, IMPIANTI E MACCHINARIO, ATTREZZATURE
INDUSTRIALI, ATTREZZATURE INDUSTRIALI E COMMERCIALI.

Nel caso di imprese industriali sono la parte preponderante delle immobilizzazioni e sono
ammortizzate in un n^ di anni proporzionale alla loro presunta vita utile ( fabbricati 25 – 30
anni – attrezzature informatiche 5 - 10 anni). In C/ECONOMICO vanno inserite in B) Costi della
produzione 10) Ammortamenti e Svalutazioni, le relative quote (amm. Imm. Immateriali /
Materiali)

3) FINANZIARIE rappresentano un impiego di mezzi finanziari destinate a permanere per


più di 12 – 18 mesi in azienda.
Si dividono in :
•partecipazioni in società controllanti, controllate e collegate o altre imprese
Sono il valore delle partecipazioni in altre aziende che la società possiede. (calcolato
come valore azione x per n^ azioni possedute).
Tali azioni sono acquistate sia per ragioni di RENDIMENTO (speranza del dividendo o
nella speranza del poter speculare sul differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di
vendita , il cd.“capital gain”) che, soprattutto, per costituire GRUPPI AZIENDALI.
Tali partecipazioni comportano, si spera, il godimento di DIVIDENDI (iscritti in C/ECON.,
al punto C) Proventi e Oneri finanziari, voce 15. Proventi da partecipazioni …)

 crediti verso società del gruppo o anche verso altri, aventi una lunga
scadenza. Esempio frequente è quello dei Mutui attivi. Può accadere, ad esempio, che
società del gruppo finanziariamente più solide e con un eccesso di liquidità, effettuino
operazioni di prestito a favore di quelle società che presentano maggiori difficoltà
finanziarie.

4
Tali partecipazioni comportano, il godimento di INTERESSI ATTIVI (iscritti in C/ECON.,
al punto C) Proventi e Oneri finanziari, voce 16. Altri proventi finanziari a) b) …)
 altri titoli (prestiti obbligazioni emessi da società quotate in borsa e da noi sottoscritti,
titoli di stato a M/L, etc..) posseduti dall’azienda e aventi una lunga scadenza. Anch’esse
fruttano INTERESSI ATTIVI
 azioni proprie : investimento molto raro, concesso dalla CONSOB

C) ATTIVO CIRCOLANTE è costituito da quei beni destinati alla vendita, al consumo o alla
produzione che esauriscono la loro utilità in tempi brevi o da disponibilità finanziarie in attesadi
un impiego. Si divide in :

1) RIMANENZE Nelle imprese industriali comprendono : materie prime, sussidiarie e di


consumo
(= materie impiegate per attuare la produzione) ; semilavorati o prodotti in corso di
lavorazione (=prodotti per i quali le fasi di lavorazioni non sono state ultimate e dunque non
si e ancora potuto procedere alla vendita); lavori in corso su ordinazione (= tipiche in imprese
che producono su commessa); prodotti finiti ( prodotti già fabbricati per intero, ma rimasti
invenduti al termine dell'esercizio).

Le rimanenze compaiono nello Stato Patrimoniale come elementi attivi del patrimonio
dell'impresa (valutati in base all’inventario al 31/12) ma dovranno essere riportati anche tra i
ricavi ed i costi del Conto Economico, a rettificare i costi ed i ricavi sostenuti nel periodo,
ma non di competenza dello stesso.
Nel caso di SEMILAVORATI, PRODOTTI in corso di LAVORAZIONE, FINITI, su
ORDINAZIONE avremo in C/ECON., al punto A) Valore della Produzione, voce 2) Variazione
delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati, e finiti e in 3) Variazione dei
lavori in corso su ordinazione il valore relativo alla variazione delle rimanenze, come
differenza tra RIMANENZE FINALI (quali iscritte nello Stato Patrimoniale, anno n) e
RIMANENZE INIZIALI (quali iscritte come RIMANENZE FINALI nello Stato Patrimoniale,anno n
- 1). Nel caso di MATERIE PRIME avremo in C/ECON., al punto B) Costi della Produzione ,
voce 11)Variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci il valore
relativo alla variazione delle rimanenze, come differenza a tra RIMANENZE FINALI (quali
iscritte nello Stato Patrimoniale, anno n) e RIMANENZE INIZIALI (quali iscritte come
RIMANENZE FINALI nello Stato Patrimoniale, anno n - 1).

PROD. FINITI /
MATERIE PRIME
SEMILAVORATI
RIM. INIZ 4.000 4.000
RIM FINALI 6.000 +Δ 6.000 +Δ
variazioni in c/eco + 2.000 in A) - 2.000 in B)
RIM. INIZ 8.000 8.000
RIM FINALI 6.000 -Δ 6.000 -Δ
variazioni in c/eco - 2.000 in A) + 2.000 in B)

2) CREDITI costituiti da importi da riscuotere con scadenza entro un anno. Sono iscritti al netto dei
FONDI SVALUTAZIONE CREDITI. Sono:

 crediti legati ad operazioni di vendita o di prestazione di servizi: CREDITI V/ CLIENTI,


CAMBIALI ATTIVE, CAMBIALI ALLO SCONTO, etc..

 crediti derivanti da operazioni di prestito effettuate a favore di terzi a breve


termine: in particolare, CREDITI VERSO SOCIETÀ CONTROLLATE, COLLEGATE e

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CONTROLLANTI. Tali crediti rappresentano delle somme di denaro prestate a favore di società
del gruppo, aventi scadenza a breve e su cui maturano degli interessi, riportati in c/
Economico .
Possono essere presenti solo se nelle IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE abbiamo indicato delle
partecipazioni.

 crediti derivanti da operazioni fiscali : CREDITI TRIBUTARI, IMPOSTE ANTICIPATE

3) ATTIVITÀ’ FINANZIARIE CHE NON COSTITUISCONO IMMOBILIZZAZIONI : vengono iscritti


crediti legati ad operazioni di acquisto di azioni (voce PARTECIPAZIONI in CONTROLLATE, COLLEGATE,
CONTROLLANTI, ALTRE PARTECIPAZIONI,) e titoli di stato (es. BOT, CCT, ..) aventi una durata inferiore
ai 18 mesi (voce ALTRI TITOLI). Le prime producono, si spera, dividendi, mentre le seconde interessi
attivi (in C/ECON., al punto C)Proventi e Oneri finanziari, voci 15) e 16) )

In particolare per la voce Partecipazioni si intendono azioni acquistate non in un’ottica di lungo periodo
(per esercitare per esempio un controllo di gruppo), ma per semplice scopo speculativo (nel senso di
lucrare la differenza tra il prezzo d’acquisto e quello di vendita = il cd. capital gain).

4) DISPONIBILITÀ’ LIQUIDE Nella voce liquidità sono indicati i depositi presso gli uffici postali e le
banche (i soli che producono interessi attivi, in C/ECON., al punto C) Proventi e Oneri finanziari, voce
16) nonché denaro in cassa (e suoi assimilati come vaglia postali, francobolli,marche da bollo, ecc ..) e
assegni in cassa.

D) RATEI E RISCONTI Si tratta di artifici contabili che permettono di imputare


correttamente, in base al principio della COMPETENZA ECONOMICA, i costi ed i ricavi aventi
manifestazione finanziaria in esercizi diversi. Solitamente sono voci residuali.

3. Stato Patrimoniale – PASSIVO


A) PATRIMONIO NETTO

Il Patrimonio Netto rappresenta il cd. CAPITALE PROPRIO della società inteso come capitale che non
deriva da terze economie che ne finanziano l’attività (es. banche, fornitori, dipendenti, altre società,
obbligazionisti, etc..) ma che proviene dall’impresa, in quanto “autoprodotto” dell’impresa stessa,
attraverso l‘apporto dei soci e la buona gestione d’impresa.

Si tratta di una fonte di finanziamento privilegiata, in quanto a differenza di finanziamenti di terzi


(debiti):
- non ha una scadenza determinata e fissa (infatti è anche detto “Capitale Permanente”)
− è a titolo “gratuito”, nel senso che non implica il pagamento di interessi passivi (e quindi non
incide sul C/ Economico della società)
− può innestare nell’azienda IL cd.”CICLO VIRTUOSO” cfr. pag.6

E’ formato da :
• capitale (o Capitale Sociale)
L‘insieme delle somme che i soci si impegnano ad apportare nella società. E’ ricavato come :

N^ AZIONI EMESSE X VALORE NOMINALE di ogni azione

In una S.p.A. il C.S. minimo è di 120.000 €.

 le riserve di capitale
Sono parti del Capitale Netto e hanno la stessa natura del CS. in quanto si tratta di conferimenti
effettuati dai soci. La principale riserva di questo tipo è la cd. RISERVA DA SOVRAPPREZZO
AZIONI.

 le riserve di utili
Queste riserve sono costituite da utili conseguiti e non distribuiti, trattenuti all'interno dell'impresa
con l'intento di utilizzarle per la copertura di eventuali perdite future. In una S.p.A. sono :

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RISERVA LEGALE: e’ resa obbligatoria per legge (da qui il nome di riserva legale = stabilita per
legge). Le S.p.A. hanno l’obbligo di accantonare una parte degli utili conseguiti in ciascun
esercizio (almeno 1/20°= 5%) in una Riserva, fino a quando essa non abbia raggiunto un quinto
(1/5 =20% ) del Capitale Sociale.
Tale fondo, andrà utilizzato per la copertura di eventuali perdite future.
RISERVA STATUTARIA Accanto alla riserva legale, per ragioni di prudenza, lo Statuto delle
società,
può prevedere anche la creazione di un’ ulteriore riserva oltre a quella prescritta dalla legge.
ALTRE RISERVE DISTINTAMENTE INDICATE tra cui la più importante è la RISERVA
STRAORDINARIA (o FACOLTATIVA). Sempre per ragioni di prudenza, l'assemblea dei soci
chiamata a deliberare sui riparto degli utili, può decidere di accantonare un’ulteriore quota di utili
in altre riserve appositamente costituite.
UTILI CONSEGUITI (NON ANCORA DISTRIBUITI) E PERDITE IN SOSPESO
Nel caso in cui, in un esercizio, si sia conseguito un utile esso comparirà nello Stato Patrimoniale
come parte del Patrimonio Netto e nel Conto Economico come differenza tra i componenti positivi
e negativi di reddito , al punto 23) Utile (perdita ) dell’esercizio.

Nel caso di utile, è l’ Assemblea Ordinaria che delibera (entro il 30/4/n+1) come procedere alla sua
destinazione. Solitamente la distribuzione sarà secondo il seguente ordine: COPERTURA PERDITE di
ESERCIZI PRECEDENTI  RISERVA LEGALE (almeno 5 % dell’utile, fino al raggiungimento del 20% del
capitale sociale)  RISERVA STATUTARIA ( % prevista dalla statuto sociale ) AGLI AMMINISTRATORI
( se è prevista la loro partecipazione all’utile) RISERVA STRAORDINARIA ( se e nella misura decisa
all’assemblea)  DIVIDENDI NETTI AGLI AZIONISTI

Nel caso di perdita essa comparirà nello Stato Patrimoniale come voce del Patrimonio netto (con segno
NEGATIVO) e nel Conto Economico come differenza tra i componenti negativi e positivi di reddito al
punto 23) (perdita ) dell’esercizio.

B) FONDI PER RISCHI E ONERI :

 FONDI PER RISCHI


I fondi rischi rappresentano la previsione di perdite o di costi futuri connessi col verificarsi di rischi
specifici che gravano sulla gestione e che potrebbero manifestarsi in futuro. I fondi rischi costituiscono
una forma di autoassicurazione dell'impresa: infatti l’impresa accantona ogni anno (senza alcun
esborso monetario!) quote di costo che vanno iscritte in C/ECON nel punto B) voce 12) Accantonamenti
per Rischi ed incrementano il relativo fondo. Lo stesso fondo viene poi ridotto a seguito di utilizzo,
quando l'evento stesso si verifica.
I principali fondi rischi sono : Fondo per contenzioso civile costituito qualora l'impresa si trovi
coinvolta in un procedimento civile nel quale le è richiesto il risarcimento di un danno non coperto da
assicurazione. Fondi per rischi di garanzia e collaudo sono tipici nelle aziende che vendono gli
impianti o macchinari, qualora siano garantiti al compratore una serie di interventi di assistenza post –
vendita. Fondi di manutenzione e dei Fondi di rinnovamento istituiti quando l’impresa pensa di
dover sostenere negli esercizi futuri spese connesse con manutenzioni straordinarie (es. rifacimento di
parte degli immobili, tinteggiature, etc..), Fondo perdite su cambi, Fondo perdite su titoli, Fondo
svalutazione merci

 FONDI PER ONERI


Essi hanno la natura di veri e propri debiti. Si tratta cioè di somme che saranno pagate dall'impresa in
futuri esercizi ma, di fatto, gia maturate e di competenza dell'esercizio stesso. Es. Fondo per
trattamento di quiescenza, Fondo imposte e tasse . Le quote di costo vanno iscritte in C/ECON nel
punto B) voce 13) Altri Accantonamenti

C) TFR
La cessazione, per qualsiasi causa del rapporto di lavoro dà diritto al lavoratore di percepire il cosiddetto
TFR (Trattamento di Fine Rapporto ). Esso matura di anno in anno, ma è pagato dall'azienda a
dipendente, solo alla cessazione effettiva del rapporto di lavoro.
La quota relativa a ciascun esercizio va imputata al C/Economico alla voce B) COSTI della PRODUZIONE,
punto 9) c) perchè di competenza di ogni singolo esercizio, anche se l’uscita finanziaria, derivante dal
pagamento si verificherà soltanto in seguito (in una data quasi sempre impossibile da determinare
preventivamente).

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Il TFR è un fondo che cresce nel tempo sia per l'aumentare delle quote accantonate a favore di ciascun
dipendente, sia per il crescere del numero di dipendenti. , ma può tuttavia anche ridursi da un esercizio
all'altro, nell'ipotesi di cessazioni di rapporti di lavoro dipendenti.
Per la società è una fonte di finanziamento a titolo gratuito

D) DEBITI
Comprendono tutte le somme dovute dall'impresa a favore di terzi. I debiti a breve termine hanno una
scadenza 12 – 18 mesi , mentre quelli a medio e lungo termine superano invece tali scadenze.
 debiti collegati con operazioni d'acquisto
Sono i cd. debiti di funzionamento, debiti connessi cioè con l’attività commerciale dell’impresa e non
comportano il pagamento di interessi passivi: es. DEBITI V/FORNITORI, DEBITI RAPPRESENTATI DA
TITOLI DI CREDITO

 debiti di finanziamento
Sono debiti cd. debiti di finanziamento, ossia denaro che terze economie concedono in prestito alla
società, dietro il pagamento di interessi passivi (iscritti con segno meno !) nel C/ECON., al punto C)
Proventi e Oneri finanziari, voce 17) Interessi e oneri finanziari .
Essi possono essere sia a M/L Termine (Obbligazioni - Obbligazioni Convertibili, che possono esser
emesse solo da società quotate in borsa..- Mutui passivi ) e a B/T (DEBITI VERSO BANCHE, DEBITI
VERSO SOCIETÀ CONTROLLATE, COLLEGATE e CONTROLLANTI, DEBITI VS. ALTRI FINANZIATORI

 debiti tributari
In questa voce verrà accolto il debito per l'IVA che deve essere versata dall'impresa.

 debiti vs istituti di previdenza e di sicurezza sociale


Questa voce accoglie i debiti dell'impresa nei confronti dell'INPS e dell'INAIL per somme
dovute ma non ancora versate

 acconti
Questa voce accoglie l'importo di eventuali anticipi fatti dai clienti rispetto al momento in cui
sarà consegnata la merce.
E) RATEI E RISCONTI Si tratta di artifici contabili che permettono di imputare correttamente, in base
al principio della COMPETENZA ECONOMICA, i costi ed i ricavi aventi manifestazione finanziaria in esercizi
diversi. Solitamente sono voci residuali.

APPROFONDIMENTO: GLI AMMORTAMENTI


Nel rispetto del principio di competenza,( = principio in base al quale i costi vanno attribuiti all’esercizio
cui si riferiscono “economicamente “e non a quello in cui essi hanno la loro manifestazione finanziaria,
cioè l’uscita d denaro) , tutti i COSTI PLURIENNALI (riferiti cioè alle IMMOBILIZZAZIONI
IMMATERIALI e MATERIALI) devono essere ripartiti tra tutti gli esercizi nei quali il bene partecipa al
processo produttivo, attraverso un procedimento detto di

AMMORTAMENTO

Nel calcolare l’ammortamento si deve tener conto di :


 costo storico del bene, cioè il costo sostenuto inizialmente per l'acquisizione del bene;
 durata utile del bene, cioè il periodo per il quale ipotizziamo di poter utilizzare il bene
stesso,
 tenendo conto che, l'utilità che il bene cede all'azienda diminuisce nel corso del tempo per
due fattori:
il deperimento fisico, che porta al logorio del bene nel tempo;
il fenomeno dell'obsolescenza, cioè il superamento tecnologico del bene

Possiamo giungere così a determinare la seguente tabella, il cd. PIANO DI AMMORTAMENTO


(supponendo che l’ammortamento, come il più delle volte avviene, avvenga a quote costanti), in cui
l'ultima riga rappresenta il VALORE RESIDUO DEL BENE = valore da riportare in Stato Patrimoniale, nell'
ATTIVO, B)IMMOBILIZZAZIONI (singole voci)

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12 n+1 n+2 n+3 n+4

Valore storico 8.000 8.000 8.000 8.000 8.000

Vita utile 5 5 5 5 5
Coefficiente
20% 20% 20% 20% 20%
Ammortamento.
Ammortamento 1.600 1.600 1.600 1.600 1.600
Fondo
1.600 3.200 4.800 6.400 8.000
Ammortamento
Valore residuo 6.400 4.800 3.200 1.600 --

APPROFONDIMENTO: SOCIETÀ CONTROLLATE, COLLEGATE


La partecipazione di una società nel capitale sociale di un’altra impresa può avvenire, ai sensi del C.C.
(art. 2259) sotto forma di :

CONTROLLO è quello che si ha quando un’impresa esercita un controllo in un’altra, in virtù del capitale
posseduto in essa o di particolari accordi contrattuali.
Sono considerate soc. controllate :
• le soc. in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’Assemblea ordinaria
• soc. in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante
nell’Assemblea ordinaria
• le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli
contrattuali con essa (es. FIAT S.p.A. ed indotto)

COLLEGAMENTO si ha quando una società esercita un’influenza “notevole” quando cioè nell’Assemblea
ordinaria può esser esercitato almeno 1/5 dei voti, ovvero 1/10 se la società è quotata in borsa.

APPROFONDIMENTO: il cd. “CIRCOLO VIRTUOSO”

1. SITUAZIONE DI PARTENZA : TOTALE A = TOTALE P = 1.300 €

PATRIMONIO
NETTO
400
IMMOBILIZZAZIONI
800

DEBITI, FONDI,
TFR
ATTIVO 900
CIRCOLANTE
500

9
2. SITUAZIONE ANNO SUCCESSIVO CON INCREMENTO P.N. ( PER MAGGIOR UTILE DI +100):
TOTALE P = 1.400 €
TOTALE A = 1.300 € con Δ = 100

PATRIMONIO
NETTO
400

IMMOBILIZZAZIONI
800
UTILE
100

ATTIVO
CIRCOLANTE DEBITI, FONDI,
500 TFR
900

A questo punto la nuova disponibilità dii +100 può esser “utilizzata “ in due modi :

a parità di DEBITI a parità di ATTIVO

aumentano le ATTIVITÀ si riducono le PASSIVITÀ'

AZIENDA SI SVILUPPA, minori INTERESSI PASSIVI


> fatturato

maggior UTILE maggior UTILE /minor perdita

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ANALISI DI BILANCIO
DEFINIZIONE: si tratta di una tecnica contabile, che, partendo dal bilancio civilistico opportunamente riclassificato, si
propone di esaminare (in un'ottica DIAGNOSTICA) il dati del bilancio, al fine di analizzare, gli aspetti:
•PATRIMONIALI : cioè se vi è equilibrio tra impieghi e fonti di finanziamento
•FINANZIARI: per verificare se l'azienda è in grado di far fronte ai fabbisogni finanziari
•ECONOMICI : per esaminare la capacità di produrre utile e coprire costi
CARATTERI:
 è facoltativa e non utilizza la metodologia della Partita Doppia, ma INDICI DI BILANCIO, indicatori specifici
che testano i diversi aspetti gestionali.
 un'analisi che si svolge nel TEMPO ( si analizzano di solito almeno 3 bilanci consecutivi ) e nello SPAZIO (si
confrontano tra di loro i bilanci di diverse aziende del settore, in modo tale da poter valutare le “performance”
aziendali rispetto la concorrenza )
FASI:

 RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE


Lo stato patrimoniale, redatto in base ai principi del 2424 C.C. deve essere ridotto e trasformato nello Stato
Patrimoniale Riclassificato, in base al criterio finanziario.

Le voci dell'attivo vengono accorpate secondo l'attitudine alla liquidità in due macroaree : IMMOBILIZZAZIONI
= impieghi aventi durata superiore all'anno e ATTIVO CIRCOLANTE = impieghi aventi durata inferiore all'anno

S.P. CIVILISTICO  S.P. CIVILISTICO RICLASSIFICATO


ATTIVO IMPIEGHI
A) crediti vs. soci per versamenti ancora dovuti
B) IMMOBILIZZAZIONI I. Immateriali
I. Immateriali I. Materiali
II. Materiali I. Finanziarie
III. Finanziarie IMMOBILIZZAZIONI (I)
C) ATTIVO CIRCOLANTE
I. Rimanenze Rimanenze
II. Crediti Liquidità differite (Ld)
III. Attività finanziarie che non costituiscono Liquidità immediate (Li)
immobilizzazioni
IV. Disponibilità liquide ATT. CIRCOLANTE (Ab)
D) Ratei e risconti attivi CAPITALE INVESTITO (Ci)

In pratica le Imm. Immateriali e quelle Materiali, le Rimanenze rimangono uguali, mentre :


IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE comprendono tutti gli impieghi finanziari a lunga durata: prestiti concessi oltre
l 'anno, partecipazioni azionarie, mutui attivi, crediti oltre i 12 mesi, eventuali rimanenze di magazzino non più
utilizzabili, eventuali crediti di dubbia riscossione, etc..
LIQUIDITA' DIFFERITE includono tutti gli impieghi a breve termine: crediti, cambiali attive, prestiti aventi durata
inferiore ai 12 mesi, cambiali allo sconto, titoli di stato, partecipazioni azionarie di tipo speculativo, etc... + RATEI
e RISCONTI ATTIVI + CREDITI VS. SOCI per versamenti ancora dovuti
LIQUIDITA' IMMEDIATE includono gli impieghi già in forma liquida: cassa, valori in cassa, depositi bancari e
postali, assegni, etc...

Le voci del passivo vengono accorpate in capitale proprio (fonti interne = capitale sociale + riserve +
utile /perdita) e capitale di terzi (fonti esterne = fonti provenienti da terzi ) a loro volta suddivise – secondo il
grado di esigibilità - in passività consolidate (Pc) ed a breve (Pb)

S.P. CIVILISTICO  S.P. CIVILISTICO RICLASSIFICATO


PASSIVO FONTI
A) PATRIMONIO NETTO CAPITALE PROPRIO (Cp)
B) FONDI PER RISCHI ED ONERI PASSIVITÀ CONSOLIDATE (Pc)
C) TFR PASSIVITÀ' A BREVE (Pb)
D) DEBITI
E) RATEI E RISCONTI PASSIVI TOTALE FONTI (Tf)

13
In pratica il capitale proprio coincide con il Patrimonio Netto, mentre le PASSIVITÀ' CONSOLIDATE accolgono i
debiti con scadenza > all'anno, per es, mutui passivi, obbligazioni, prestiti concessi con durata superiore all'anno,
debiti verso fornitori a M/L scadenza, etc.. + TFR.
Le passività a breve invece sono costituite dai debiti con scadenza entro l'anno : debiti verso fornitori, parti
correnti di mutui, obbligazioni, debiti tributari, debiti v/istituti previdenziali, cambiali passive, debiti v/banche, +
ratei e risconti PASSIVI + fondi rischi ed oneri.

 RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO


Il conto economico dovrebbe esser riclassificato nella configurazione cd. a VALORE AGGIUNTO, con
l'individuazione di ulteriori risultati intermedi :

c/economico CIVILISTICO  C/ Economico CIVILISTICO RICLASSIFICATO


A) valore della produzione valore della produzione (che include V = Ricavi netti di
vendita)
B) costi della produzione costi della produzione
VALORE AGGIUNTO
Costi del personale
MARGINE OPERATIVO LORDO
Ammortamenti
Svalutazioni
Accantonamenti ai fondi
DIFFERENZA A-B REDDITO OPERATIVO (Ro)
C) proventi e oneri finanziari Risultato della gestione finanziaria
D) rettifiche di valore di attività finanziarie RISULTATO DELLA GESTIONE ORDINARIA
E) proventi e oneri straordinari Risultato della gestione straordinaria
RISULTATO LORDO DI IMPOSTE RISULTATO LORDO DI IMPOSTE
Imposte dell'esercizio Imposte dell'esercizio
UTILE / PERDITE NETTO UTILE NETTO ( o Rn)

N.B. Nei costi della produzione vengono inclusi solo i punti 6) costi per materie prime, sussidiarie, consumo e
merci, 7) costi per servizi 8) per godimento di beni di terzi 11) variazioni di rimanenze di materie prime,
sussidiarie, di consumo 14) oneri diversi di gestione

Ai fini dell'analisi di bilancio però l'unico indicatore che ci serve è il cd. REDDITO OPERATIVO, che coincide con
la DIFFERENZA A - B o gli Of (oneri finanziari) inclusi nelle voci C) 17)

 RISCRITTURA DELLO STATO PATRIMONIALE A VALORI % per verificare la composizione degli impieghi e
delle fonti ed evidenziare alcuni possibili squilibri di masima.

IMPIEGHI % FONTI %
IMMOBILIZZAZIONI (I) ....... CAPITALE PROPRIO (Cp) ........
PASSIVITA' CONSOLIDATE ........
(Pc)

ATTIVO CIRCOLANTE (Ab) ....... PASSIVITA' a BREVE (Pb) ........

CAPITALE INVESTITO(Ci) 100% TOTALE FONTI (Ft) 100 %

 CALCOLO INDICI
Si tratta di specifici indicatori, ognuno dei quali serve per “ monitorare “ particolari aspetti gestionali, es. la
redditività, la liquidità, la solidità patrimoniale, etc..
Ogni indice generalmente presenta un valore OTTIMALE, ossia un valore di riferimento con cui il valore calcolato
deve esser confrontato al fine di esprimere un giudizio sulla situazione aziendale (un po', volendo considerare la
metafora “del medico”, come quando confrontiamo gli esiti dei nostri esami con i parametri attesi , es. valore dei
globuli rossi, etc..).

13
INDICE VALORE VALORE OTTIMALE e NOTE
INDICI di LIQUIDITÀ'
Indice di liquidità > 0 equilibrio
corrente significa che le passività a breve termine, in scadenza
(o current ratio) entro l'anno, troveranno una sufficiente copertura da
Ab - Pb parte di attività a breve, cioè attraverso attività che si
trasformeranno in liquidità nell'anno
Indice di liquidità > 0 equilibrio
immediata simile a precedente, con la sola differenza che
(o quick ratio) considera tra le attività a breve solamente Li e Ld :
(Li + Ld) - Pb questo perché le Rimanenze potrebbero anche non
tradursi in ricavi...

INDICI di SOLIDITÀ' AZIENDALE ed EQUILIBRIO FINANZIARIO


Indice di copertura ≥1,50 solidità buon e struttura equilibrata
delle immobilizzazioni 1 ÷ 1,50 situazione da controllare
< 1 situazione di grave squilibrio
( Cp + Pc) / I
permette di capire se e in quale misura, tutte le fonti
a M/L termine (Capitale proprio e Passività consolidate
) riescono a finanziare gli impieghi a M/L termine
(immobilizzazioni)
Indice di = 1 significa che l’az. si finanzia
indebitamento ( o interamente con capitale proprio
LEVERAGE ) ( ipotesi solo teorica…)
Ci / Cp tra 1 e 2 equilibrio accettabile
> 2 sottocapitalizzata

permette di capire se e in quale misura, il Capitale


Proprio (cioè le fonti interne di finanziamento)
finanziano gli impieghi dell'azienda e quanto invece
l'azienda debba ricorrere a fonti esterne

INDICI di REDDITIVITÀ'
R.O.E deve essere quanto più possibile alto e deve esser
(Return On Equity) messo in confronto con il rendimento di investimenti
(Rn / Cp )*100 alternativi a basso rischio
R.O.I. deve essere quanto più possibile alto e indica
(Return On l’efficienza economica della gestione caratteristica.
Investment) Va confrontato con il ROD (cioè il costo medio del
(Ro/ Ci)* 100 denaro): indebitamento conviene se ROI > tassi %
pagati sui finanziamenti contratti

R.O.D. è il tasso medio di interesse pagato sui debiti contratti


(Return On Debt) con terzi.
(Of / Pc + Pb) * 100 Il valore di Of si ricava dal bilancio civilistico,
C/Economico, C) 17) = oneri finanziari

R.O.S (Return On maggiore è il suo valore , maggiore è il grado di


Sales) efficacia delle vendite; è tipico di ogni settore
(Ro / V )* 100
Indice rotazione E’ bene che sia più alto possibile, ma ciò dipende
Capitale Investito anche dalla tipologia di prodotto che si vende ( bene
V / Ci di consumo di massa – bene di nicchia)
Segnala quante volte il capitale investito ritorna in
azienda sotto forma liquida per effetto delle vendite
( se è =3 significa che per ogni euro di impieghi si è
generato un flusso di ricavi di 3 euro.

13
ANALISI DEL ROE: la piramide

ROE = (Rn / Cp)*100

ROI (Ro / Ci)*10 X LEVERAGE Ci / Cp X INCIDENZA GESTIONE


EXTRACAR. (Rn /Ro)

ROE (return on equity): è indice di redditività del capitale proprio dell’azienda ed evidenzia capacità della stessa di
generare un reddito per ogni euro di capitale di proprietà investito nell’impresa. S, pres. Il ROE è del 18% significa che
per ogni 100 e di capitale proprio investito, l’impresa ottiene 18 euro d utile. Questo valore va confrontato con i
rendimenti di attività alternativi a basso rischio (es. titoli di Stato) per valutare il grado di redditività aziendale.

ROI (return on investment):è l’indice della redditività del capitale investito, prodotta dalla gestione tipica
dell’impresa

LEVERAGE (o indice dell’indebitamento):indica quanti investimenti sono stati realizzati grazie al capitale proprio.
Un indice pari a 4 significa che 100 euro di capitale netto hanno consentito all’azienda di realizzare investimenti
per 400 euro e quindi 30 euro sono stati chiesti in prestito da terzi.

INCIDENZA DELLA GESTIONE EXTRACARATTERISTICA : questo indice può essere maggiore, minore o, al
limite, uguale a 1. Quanto è maggiore tanto più la gestione extracaratteristica incide sul risultato finale. Per es.
indice = 2 indica che per 100 euro generate dalla gestione corrente, 100 sono invece prodotte dalle gestione
extracaratteristica. Un indice pari a 1 evidenzia un peso nullo della gestione non caratteristica, mentre un indice
< 1 sottolinea che il reddito operativo viene in parte utilizzato per coprir le perdite della gestione
extracaratteristica.
N.B. sua volta il ROI dipende dal prodotto di :
ROS ( Return on sales) ritorno sulle vendite e ROTAZIONE IMPIEGHI
(Ro / V )*100 (V / Ci)

15
ANALISI DEL ROE : EFFETTI DI LEVA

Il ROE dipende quindi dai tre indici che abbiamo visto precedentemente ( ROI- LEVERAGE –INCIDENZA DELLA GEST.
EXTRACARATTERISTICA). Possiamo allora dire che :

Se il ROI aumenta, allora si genera un effetto positivo e quindi anche il ROE aumenta. Questo incremento è definito
LEVA OPERATIVA perché gli incrementi sono generati da un aumento del Ro sul Ci.

Se il LEVERAGE aumenta, anche il ROE aumenta, con un effetto moltiplicativo, definito LEVA FINANZIARIA. Questo è
in pratica un “paradosso”: un impresa avrà un ROE tanto più alto quanto più si indebiterà(!!??). Ma non avevamo
sempre detto che per gestir bene un’azienda è importante che essa abbia un indebitamento quanto più possibile
contenuto e un alto livello di CN? Vediamo con un esempio:

caso A caso B caso C caso D


ROI 10% 10% 10% 10%
LEVERAGE 2 1 3 4
Incidenza…….. 1 1 1 1
ROE 20% 10% 30% 40%

Nei casi C e D si osserva un notevole incremento provocato proprio dall’aumento del LEVERAGE. Possiamo dire
allora che l’effetto di leva si ha sino a quando il ROI è maggiore del costo dell’indebitamento.

Se infatti il ROI fosse, come nel ns caso, pari al 10% e il costo del capitale di prestito di terzi fossa pari al 7% ne
deriverebbe che 100 euro di capitale di terzi frutterebbero 10 euro e ne costerebbero 7: pertanto resterebbero 3 euro
che l’impresa potrebbe investire nella gestione corrente, ricavando un ritorno del 10%.
Se invece il ROI fosse pari al 10%, con un costo del capitale del 13%, ne deriverebbe che 100 euro investiti in
azienda frutterebbero 10 euro, ma l’azienda ne dovrebbe pagare 13 per i prestiti ricevuti, con una perdita secca di
3 euro, che dunque andrebbero ad erodere il ROE.
N.B. Occorre comunque ricordare che l’effetto di leva finanziaria deve essere sfruttato con particolare cautela perché
l’amento dell’indebitamento genera effetti negativi dovuti all’aumento eccessivo del rischio(specialmente se il tasso è
variabile e le condizioni economiche sono mutevoli).

15
IL BREAK EVEN POINT ( o punto di pareggio)

18
18
Es.
La Ditta KAPPA sostiene costi fissi (spese di ammortamento macchinari, spese generarli
amministrative, spese generali di produzione, etc..) pari a 250.000€ su una struttura
produttiva che le consente di ottenere in un regime di max. produzione 90.000 prodotti
ALFA. I costi variabili unitari (es. materia prima, MO Diretta, spese generali imputabili ad
un singolo prodotto, etc..) sono pari a 6 € il prodotto e il prezzo di vendita unitario è pari a
€ 1. Quante unità di prodotto ALFA si debbono vendere affinché l'azienda raggiunga il suo
punto di pareggio?
Applicando la formula avremo : 250.000 / ( 11-6) = 50.000 unità di prodotto.

18
L'ATTUALE SISTEMA BANCARIO ITALIANO

21
I CARATTERI DELL'ATTIVITÀ BANCARIA

21
LE OPERAZIONI BANCARIE

21
27
27
27
27
27
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30
30
30
32
32
REGIMI DI CAMBI : CAMBI FISSI E CAMBI FLUTTUANTI
Una delle funzioni principali svolte dalle autorità monetarie (Nazionali ,come la Banca
d'Inghilterra, o sovranazionali, come la BCE) è il controllo dell'andamento dei tassi di
cambio della propria valuta con le valute estere.
Il tasso di cambio è il prezzo di una unità di valuta estera (ad es. quanti euro per 1
dollaro) ed è una variabile di grande importanza per l'economia nel suo complesso.
Il tasso di cambio della valuta di un paese con quella di un altro tendenzialmente
registra l'andamento della domanda e dell'offerta della valuta stessa da parte dagli
operatori privati. A seconda delle circostanze, le autorità monetarie possono preferire
che il tasso di cambio segua liberamente le forze della domanda e dell'offerta, oppure
possono preferire che esso non si allontani da una determinato valore. Queste diverse
possibilità di scelta da parte delle autorità nazionali sono parte integrante degli accordi
che danno vita al sistema monetario internazionale. Da questo punto di vista si
distinguono due principali regimi valutari:
CAMBI FISSI :
 Il sistema aureo (in inglese, gold standard) venne introdotto tra i principali
paesi capitalistici all'inizio del XIX secolo fino al 1914. Esso comportava cambi
fissi, in quanto ciascuna valuta aveva un valore espresso in oro e ogni banca
centrale era impegnata a convertire in oro qualunque ammontare di valuta
nazionale. I mezzi di pagamento internazionale accettati tra le banche centrali
erano limitati all'oro e alla valuta nazionale principale, la sterlina inglese.
 Il sistema del dollaro (in inglese, dollar standard), noto anche come sistema
di Bretton Woods, dal nome della cittadina americana dove vennero firmati gli
accordi economici internazionali tra i paesi alleati nel 1944. Poiché il sistema
aureo apparve troppo rigido e privo di adeguati supporti sovranazionali, venne
concepito un sistema di cambi fissi in cui solo il dollaro era ufficialmente
convertibile in oro, tutte le altre valute erano quotate in dollari ad un tasso
prefissato (ad es. 615 lire per 1 dollaro), e al FMI (Fondo Monetario
Internazionale) venne affidato il compito di aiutare con mezzi di pagamento
propri (diritti speciali di prelievo) le banche centrali che dovessero avere riserve
insufficienti per rispettare gli accordi di cambio. Il sistema prevedeva anche
controlli delle autorità nazionali sui movimenti di capitali per evitare attacchi
speculativi.
Il sistema di Bretton Woods entrò in crisi nella seconda metà degli anni '60 e venne
abbandonato nel 1971, quando il governo degli Stati Uniti dichiarò di non essere
più in grado di convertire in oro la massa dei dollari in circolazione come previsto
dagli accordi.
CAMBI FLUTTUANTI :Il regime a cambi fluttuanti, che si realizza quando uno o più
paesi decidono di lasciare che i tassi di cambio della propria valuta con tutte le altre
siano liberamente determinati dal mercato valutario. In tal caso, la banca centrale può
astenersi dall'intervenire nel mercato valutario con le proprie riserve, fatti salvi gli altri
tipi di accordi vigenti. Oggi le tre principali valute mondiali (il dollaro statunitense, lo
yen giapponese e l'euro) sono in regime di fluttuazione.

33
SISTEMA ELETTORALE ITALIANO (ex lege N^ 270 del 2005)
Il sistema e’ PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA E SBARRAMENTI.
La legge prevede la possibilità che si presentino coalizioni di partiti (cioè insiemi di partiti raccolti
sotto un unico nome ed un unico simbolo (es. Coalizione Berlusconi- Veltroni) o anche singoli partiti
“sciolti”non interni a coalizioni.
1) Come si vota
Con i nuovi sistemi di votazione, l'elettore ha a disposizione una sola scheda elettorale per la
Camera, ed una scheda per il Senato. In entrambe sono raffigurati i simboli delle liste in
competizione, rispettivamente, nella circoscrizione o nella regione.
L'elettore esprime il voto tracciando un segno sul simbolo della lista prescelta. Non è possibile
manifestare "voto di preferenza" per candidati; la lista è, infatti, "bloccata": i nomi sono cioè
presentati in un ordine stabilito.
Il voto espresso per la lista produce effetti anche in favore della coalizione di cui la lista fa
parte( cioè chi ha votato Lega Nord, nelle passate elezioni del Senato, ha votato anche per la
coalizione di Berlusconi).
2) Riparto dei seggi
CAMERA : accedono alla ripartizione dei 617 seggi alla Camera, su base nazionale:
 le coalizioni che abbiano raggiunto complessivamente, sommando le cifre elettorali nazionali
di tutte le liste componenti, il 10 per cento del totale dei voti validi, purché almeno una delle
liste collegate superi il 2 per cento
 le singole liste non collegate che abbiano ottenuto almeno il 4 per cento dei voti validi
nazionali
 liste collegate a coalizioni non ammesse (cioè che non hanno ricevuto almeno il 20%), ma
che abbiano raggiunto singolarmente la soglia del 4%
 liste rappresentative di minoranze linguistiche (sempre alla condizione di aver ottenuto il 20
per cento dei voti validi nella propria circoscrizione).
Tra le coalizioni o le singole liste, ammesse si procede al riparto dei seggi spettanti applicando la
formula proporzionale.
I seggi conquistati dalle singole coalizioni sono poi ripartiti, sempre sul piano nazionale, tra le liste
componenti. A ciascuna ripartizione interna sono ammesse le liste che abbiano ottenuto almeno il 2
per cento dei voti e la maggiore tra le liste eventualmente sotto tale soglia .

SENATO : accedono alla ripartizione dei 315 seggi al Senato, su base regionale :
 le coalizioni che ottengano il 20 per cento dei voti validi della regione,
 le liste singole che raggiungano l’8 per cento
 le liste collegate a coalizioni non ammesse (cioè che non hanno ricevuto almeno il 20%) ma che
hanno raggiunto l'8%
Tra le coalizioni o le singole liste ammesse, si procede al riparto dei seggi spettanti applicando la
formula proporzionale.
I seggi conquistati dalle singole coalizioni sono poi ripartiti, tra le liste componenti. A ciascuna
ripartizione interna sono ammesse le liste che abbiano ottenuto almeno il 3 per cento dei voti validi
regionali.
PREMIO DI MAGGIORANZA
Il ns. sistema elettorale prevede la possibilità, del cd. PREMIO DI MAGGIORANZA. Sono possibili 2
ipotesi:
 al termine della ripartizione, una delle coalizioni o delle liste singole abbia ottenuto il 55 % dei
seggi da assegnare: in qs. caso non si attribuisce il premio, avendo la coalizione raggiunto la
maggioranza dei seggi
 al termine della ripartizione, nessuna delle coalizioni o delle liste singole abbia ottenuto il 55 %
dei seggi da assegnare(su base nazionale o regionale):: in questo caso la quota di maggioranza
viene attribuita alla coalizione o alla lista singola con la maggiore cifra elettorale
nazionale/regionale. In base a qs principio CHI HA VINTO PUÒ OTTENERE IL PREMIO DI MAGGIORANZA

35
(ALMENO IL 55% A CHI HA VINTO): in sostanza chi ottiene meno del 55% ma comunque ha riportato
la % maggiore nelle elezioni si vede assegnare un numero maggiore di quelli ottenuti in maniera da
portare i suoi seggi al 55%. In tal modo ottiene una maggioranza chiara e indiscutibile.
Il resto dei seggi (45%) viene dati alle altre coalizioni o liste individuali secondo la percentuale di
voti.
ESEMPIO (per la Camera)
Ipotizziamo di avere come candidata alla Camera , la coalizione chiamata “Ortaggi”.
Ne fanno parte i partiti Patate, Cavoli, Zucchini, Fagioli
I partiti ottengono le seguenti percentuali di voti
Patate 5%
Cavoli 12%
Zucchini 20%
Fagioli 1%
La coalizione Ortaggi ha perciò preso, complessivamente, il 37% dei voti validi (tutti meno Fagioli
che è sotto il 2%). Tale coalizione partecipa alla distribuzione dei seggi perché’ ha preso più del 10%
e ha almeno una lista interna con più dell’2%.(ne ha addirittura 3!)
Ipotizziamo che nessuna altra coalizione o lista individuale abbia preso di più.
La coalizione Ortaggi viene portata automaticamente dal 37% al 55%, e quindi si vede attribuire il
55% dei posti. Tale 55% dei posti viene diviso fra Patate, Cavoli, Zucchini, Fagioli: Patate prende il
5% dei posti, Cavoli il 12% e Zucchini il 20%.
Fagioli resta al palo poiché’ di voti validi ne ha ottenuti solamente l’1% (meno del 2% richiesto per il
riparto dei voti all'interno della coalizione)

ESEMPIO (per il Senato)


Ipotizziamo di avere come candidata al senato, in una certa regione, la coalizione chiamata “Frutti”.
Ne fanno parte i partiti “arancia”, “limone”, “banana” e “mandarino”.
I partiti ottengono le seguenti percentuali di voti:
Arancia 5%
Limone 12%
Banana 20%
Mandarino 1%
La coalizione Frutti ha perciò preso il 37% dei voti validi. Tale coalizione partecipa alla distribuzione
dei seggi perché’ ha preso più del 20% e ha due liste interne con più dell’8%.
Ipotizziamo che nessuna altra coalizione o lista individuale abbia preso di più.
La coalizione Frutti viene portata automaticamente dal 37% al 55%, e quindi si vede attribuire il
55% dei posti.Tale 55% dei posti viene diviso fra arancia, limone e banana: Arancia prende il 5% dei
posti, Limone il 12% e Banana il 20%.
Mandarino resta al palo poiché’ di voti validi ne ha ottenuti solamente l’1% (meno del 3% richiesto
per il riparto dei voti all'interno della coalizione)
Elezioni del SENATO del 13 aprile 2008 (dati parziali)

GRUPPO ELETTORALE VOTI % SEGGI


COALIZIONE FACENTE CAPO A SILVIO BERLUSCONI
IL POPOLO DELLA LIBERTA' 12.511.379 38,17 141
LEGA NORD 2.642.300 8,06 25
MOV. PER L'AUTONOMIA 355.298 1,08 2
TOTALI COALIZIONE 15.508.977 47,31 168
COALIZIONE FACENTE CAPO A WALTER VELTRONI
PARTITO DEMOCRATICO 11.042.644 33,69 116
DI PIETRO IT. VALORI 1.414.853 4,32 14
TOTALI COALIZIONE 12.457.497 38,01 130
più 3 seggi all' UNIONE DI CENTRO che ha riportato il 5,70 % dei voti (ha superato lo sbarramento)

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