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Pietro Parente

M a r ia con Cristo
nel disegno di Dio

Edizioni Ares - Milano

PRESENTAZIONE

Al tramonto della mia lunga giornata (94 anni!), sento


il bisogno di offrire un omaggio a Maria, Stella della mia
vita. Eccolo: questo libro scritto per Lei e per le anime
alla luce della teologia della mente cara a san Tommaso,
ma anche al calore della teologia del cuore cara a san
Bonaventura. Non un trattato in tono scientifico dunque,
ma una conversazione sulle grandezze della Madre di Dio
e sulla sollecitudine per noi della Madre degli uomini.
Piccolo fiore, un testamento di amore e gratitudine
filiale, con la speranza di guadagnare cuori a Maria in
questa epoca di dissipazione e di smarrimento.
Chiedo perdono a Maria e a quanti mi leggeranno.

Capitolo primo

RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO


DI SALVEZZA

La parola mistero, di origine greca (da myein = tace


re), significa radicalmente silenzio, cosa inesprimibi
le. Questo silenzio pesa sulluniverso, anche se chiasso
so, e pesa sulla coscienza degli uomini, anche se distratti:
un silenzio pi eloquente della parola. Un oscuro filo
sofo mistico ha ragione di dire: Te, Deus, decet silentium. Le vere grandi anime amano il silenzio e sondano
il mistero del mondo, delluomo, di Dio.
Il silenzio il linguaggio del sublime e del sacro e per
ci trova il suo posto nella religione. Allavvento del cri
stianesimo erano in vigore le cos dette religioni miste
riche, con riti magici e pratiche mistiche non immuni da
immoralit (fino allosceno, come il mistero di Cibele).
Ma alcune, come i celebri misteri eleusini in Grecia, si
elevano ad alta spiritualit ascetica. Nel cristianesimo la
voce mistero appare in alcuni degli ultimi libri del
Vecchio Testamento (Tobia, Giuditta, e specialmente
Daniele e Sapienza, dove il termine mistero acquista
un significato pi ampio, con accento apocalittico ed
escatologico). Nel Nuovo Testamento si usa in rapporto
al Regno di Dio (Sinottici) e in senso apocalittico in san
Giovanni (Apocalisse), ma viene assunto da san Paolo in
senso soteriologico come disegno misterioso di Dio per
la salvezza dellumanit per mezzo del Verbo incarnato.

s / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

chiamato dallApostolo mysterium Crucis. Secondo lA


postolo, questo mistero di salvezza era nascosto in Dio e
fu via via rivelato con discrezione nei profeti, poi nella
pienezza dei tempi fu manifestato in Cristo Salvatore.
San Paolo parla in base a rivelazione fatta a lui stesso
(G ali, 12).
Senza volere invadere il terreno esegetico, tentiamo
di abbozzare una sintesi biblica di questo disegno.
1. Il Protoevangelo

La Genesi inizia la Rivelazione divina col racconto


della creazione del mondo e in modo speciale delluomo.
Tutto stato creato da Dio per la sua gloria, cio per la
manifestazione delle sue perfezioni. Alluniverso Dio ha
dato una coscienza, nelluomo creato a sua immagine e
somiglianza (corpo e anima). Al primo uomo, Adamo,
Dio diede compagna va, tratta dalle sue costole (quasi
dal cuore) e arricch ambedue di grazia, di doni sopran
naturali e di privilegi, tra cui quello dellimmortalit.
Coppia felice, ma per breve tempo, perch presto essa
cadde nel peccato per influsso di Satana, che tent va
e, per mezzo di essa, Adamo. I nostri progenitori cad
dero cos fin dallinizio, e in essi caddero tutti i posteri,
perdendo la grazia con le altre ricchezze divine, e diven
tando schiavi del peccato e della morte. Dio deplor il
fallo e inflisse tremende sanzioni ad Adamo, a va e al
serpente Satana. Un quadro rapido, ma tragico, il pi
tragico della storia, che per stato denominato Pro
toevangelo, perch anticipa lEvangelo, messaggio e
realizzazione della salvezza universale.
Il nucleo centrale di questo Protoevangelo quello
che preannunzia la lotta tra Satana e la Donna che dar
alla luce un Figlio che schiaccer il capo al serpente: Io

IL PROTOEVANGELO / 9

porr inimicizia fra te e la donna, e tra il tuo seme e il


seme di lei, il quale ti schiaccer il capo (Gn 3,15). Qui
si prospetta tutta la storia del mondo, che si riduce a una
lotta tra Satana e il genere umano, che trionfer sul
nemico per mezzo di una donna e di suo Figlio. La
Redenzione del mondo sar attuata da questa Madre e
dal suo Figlio che schiaccer il capo di Satana. Con que
sta profezia inizia la storia della salvezza che si tradurr
via via prima in una lunga attesa di un Salvatore (Mes
sia), poi nella venuta di Cristo, il Verbo divino, che si fa
uomo e dar la vita sulla Croce per trionfare con la Risur
rezione sul regno di Satana, fatto di peccato e di morte.
Tracce di questi eventi si riscontrano qua e l nelle
religioni dei popoli, ma Dio concentra la sua Rivelazione
e la affida al popolo ebraico, con cui stabilisce unallean
za, che comincia con Abramo, si stabilizza con Mos e si
rinnova di volta in volta finch non arriver il Messia,
che fonder la nuova alleanza, che la storia della
Chiesa sino alla fine del mondo.
utile segnalare i punti salienti della trama di questa
meravigliosa storia umano-divina, dal Protoevangelo
della Genesi fino all 'Apocalisse.
2. Il V ecchio T estamento

Il vaticinio iniziale, che rivela un disegno divino sulle


sorti dellumanit caduta, si riflette nel Vecchio e Nuovo
Testamento con parole e con eventi. Le profezie del
Vecchio Testamento sono la Parola, spesso misteriosa,
di Dio che chiama, ammonisce, minaccia, conforta,
invita alla speranza tra vicende liete e tristi della vita di
Israele, popolo eletto di Dio. Soprattutto risuona il
richiamo al futuro Messia, che salver gli uomini che
ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica. Il pr-

10 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

feta Isaia (7, 14) parla di un grande prodigio che Dio


operer: Ecco che una vergine concepir e partorit un
figlio e lo chiamer Emmanuel (= Dio con noi). Gli
esegeti cattolici, nonostante le difficolt della critica
razionalistica, vedono nel vaticinio Maria Vergine e
Ges Uomo-Dio, e si appoggiano alla testimonianza
sovrumana di san Matteo, che applica il testo di Isaia alla
nascita di Ges, Figlio di Maria Vergine (Mt 1, 22). Lo
stesso profeta Isaia ha pagine meravigliose sul futuro
Messia, preannunziato come il Servo di Jahw a pi
riprese, ma specialmente nel capitolo 53 della profezia.
Il misterioso personaggio presentato come un uomo di
umile origine, di cui Dio si serve per la redenzione di
tutta lumanit peccatrice, attraverso una vita di dolore
e di volontaria sofferenza e una morte umiliante e stra
ziante, affrontata in espiazione dei peccati di noi tutti e
per la nostra salvezza. La descrizione del Servo tanto
somigliante alla vita e alla Passione di Ges Cristo, che
i Padri e i teologi chiamano Isaia lEvangelista antici
pato del Redentore e della sua Passione espiatrice.
Cos il disegno divino della nostra salvezza sostanzial
mente rivelato agli uomini sette secoli prima di Cristo.
Altro documento misterioso del disegno divino il
Libro di Daniele, a carattere apocalittico. Lautore un
personaggio del II secolo a.C., vissuto sotto Antioco
Epifane, il quale esercit una dura violenza fisica e
morale a scopo politico, cio per ellenizzare il giudaismo
imponendo la cultura politeistica pagana al popolo di
Dio, che cerc fino alleroismo di difendersi con la lotta
dei Maccabei. Lautore del libro si rif a Daniele, vissuto
nellesilio babilonese (VII secolo a.C.): profeta ardente
che si impose allambiente di Nabucodonosor, guada
gnandone la stima e lammirazione e salvando cos la
sorte dei giudei ridotti a schiavit. Daniele fu profeta di
alte rivelazioni divine, nelle quali si sottolinea il futuro
regno messianico, degli uomini fedeli alla Parola di Dio.

IL VECCHIO TESTAMENTO / 11

Celebre la profezia delle settanta settimane, che scan


disce il tempo dellavvento del Messia, ma in maniera
enigmatica.
Lautore che raccoglie le memorie di Daniele ne
inquadra il senso apocalittico nellambiente giudaico
vessato da Antioco e ne fa un richiamo di speranza per i
suoi compatrioti perseguitati, alla luce del Messia futu
ro, secondo il disegno di Dio.
Nella stessa epoca nasce il Libro della Sapienza, che
registra anchesso i misteri di Dio, specialmente le spe
ranze messianiche, correggendo le apocalissi apocrife,
piene di stranezze.
Dio dunque veglia in tutto il Vecchio Testamento,
per tenere accesa nella coscienza del popolo la sicura
speranza di salvezza che verr nonostante le tribolazioni
presenti, che devono servire di fase preparatoria al
trionfo del disegno infallibile di Dio.
Finalmente viene la pienezza dei tempi, in cui, come
dice Paolo (Gal 4,4), Dio manda il suo Figlio Unigenito
nato da donna per redimere il mondo. Tutto il Nuovo
Testamento freme di questo evento meraviglioso del
Verbo incarnato, che vive per pi di trentanni in mezzo
agli uomini, soffrendo, predicando, operando prodigi e
poi affrontando la Morte redentrice e la Risurrezione
trionfante.
3. Il Nuovo T estamento

Il Vangelo segna lattuazione del disegno divino


della salvezza in tutte le fasi del suo sviluppo, dallAn
nunciazione dellangelo a Maria fino all 'Apocalisse. E il
Vangelo, storia di Ges e della sua vita terrena, non si
limita a un trentennio, ma proietta profeticamente la sua
luce sino alla fine del mondo, oltre i confini del tempo.

i il \

ino

|)| SALVEZZA

t . t il unsi io scopo mariologico basta delineare e com....... sobriamente le fasi principali di questo itinera
r i soicriologico, specialmente quelle in cui appare la
ligura di Maria, Madre del Salvatore.
Annunciazione
riferita nei primi capitoli di Matteo e di Luca, che
vanno sotto il titolo di Vangelo dellinfanzia, pur
troppo discusso e anche contestato da esegeti non catto
lici, nonch da alcuni cattolici. Non mio compito
esporre qui tutta la controversia abbastanza complicata.
Ma mi limito al sunto. vero che il testo di Luca pre
senta uno stile e un linguaggio diversi dal resto del suo
Vangelo e dagli Atti degli Apostoli, stile di un sapore aramaico e ricco di riferimenti al Vecchio Testamento.
Queste caratteristiche richiamano il genere letterario
del cos detto midrash usato dai rabbini. Ren Laurentin
non contrario a questopinione purch essa non
offenda la storicit del testo; ma altri esperti vanno oltre
e tendono a fare del testo un mito. Questa deforma
zione del Vangelo. Sembra che Luca abbia avuto nelle
mani qualche documento aramaico; certo che il testo
intriso di immagini e di frasi del Vecchio Testamento,
ma il contenuto sostanziale di esso certamente storico,
attinto dalla stessa Vergine Maria, che Luca cita con
frase significativa: Maria conservava tutte queste cose
riflettendo nel suo cuore. Ma c poi tutto il peso della
Tradizione e del Magistero della Chiesa ad assicurare la
storicit e lautenticit del testo discusso. Il Concilio
Vaticano II lo commenta autorevolmente, come vedre
mo. Esaminiamolo con riverenza (Le 1,26-38): E nel
sesto mese il Signore mand lAngelo Gabriele in una
citt della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine
fidanzata di un uomo chiamato Giuseppe della stirpe di

II. NUOVO TESTAMENTO / 13

David, e il nome della vergine era Maria. Ed entrato


lAngelo da essa disse: Ave, o piena di grazia, il Signore
con te. Tu sei benedetta fra le donne. Ed Ella avendo
udito, si turb per le parole dellAngelo e pensava al
senso di quel saluto. E lAngelo le disse: Non temere,
Maria, perch hai trovato grazia presso Dio; ecco, con
cepirai nel seno e partorirai un figlio cui darai nome
Ges. Questi sar grande e si chiamer Figlio dellAltis
simo e il Signore Dio gli dar il trono di David suo padre
e regner nella casa di Giacobbe in eterno e il suo regno
non avr fine. E Maria disse allAngelo: come avverr
questo se io non conosco uomo? E lAngelo le rispose: lo
Spirito Santo verr sopra di te e la potenza dellAltis
simo ti adombrer e perci quel che nascer da te sar
santo e si chiamer Figlio di Dio. Ed ecco che la tua
cugina Elisabetta anchessa ha concepito un Figlio nella
sua vecchiaia ed gi al sesto mese essa che chiamata
sterile, perch niente impossibile a Dio. E allora Maria
disse: Ecco la serva del Signore, avvenga di me quel che
tu dici. E lAngelo si ritir. Questa pu dirsi la pagina
pi sublime di tutta la Scrittura! Lintera Rivelazione
divina concentrata in essa: quella passata, che anelito
e speranza di un Messia liberatore e Salvatore, e quella
futura, che sar la vita, la Morte e la Risurrezione del Cri
sto venuto. Pagina semplice e ricca di sensi altissimi, che
compendiano la storia umano-divina della salvezza.
Pagina ripensata e meditata nei secoli da anime grandi
come i Padri della Chiesa, i teologi cristiani, i mistici.
Bello il costume della Chiesa che fa risuonare questa
pagina in tutto il mondo, per tre volte al giorno!
In tutti i libri di mariologia c il commento di questa
pagina (1); qui basta sottolineare, con criterio esegetico
(1) Tra le tante opere indico quella di D o m e n ic o B e r t e t t o , Maria, Madre uni
versale, nella storia della salvezza, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1969.

14 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

e teologico insieme, i punti principali. Ave, %ratia pie


na: grazia (in greco charis) significa bellezza e perfe
zione fisica nellambiente profano; ma Luca scrive alla
luce del Vecchio Testamento e della predicazione del
Nuovo, in cui grazia ha un senso tutto spirituale e
soprannaturale, lirradiazione di Dio. Di tale grazia
Maria piena; la pienezza espressa con il participio
perfetto kecharitomene, che suggerisce uno stato di gra
zia senza limiti di tempo e di quantit, pienezza abituale
e assoluta dellamicizia di Dio e delle sue ricchezze. La
Tradizione intende la parola nel senso dellTmmacolata.
Langelo usa il termine con antonomasia (la piena di
grazia), senso confermato dallaltra espressione: Il
Signore con te: Maria gi un tabernacolo vivente,
ricco della presenza divina. Tu sei benedetta fra le don
ne: espressione famigliare nel Vecchio Testamento per
le grandi eroine come Giuditta. Qui Maria si turba per
ch non sa darsi ragione di un simile saluto. Langelo la
rassicura: Non temere, Maria, perch hai trovato gra
zia presso Dio. E la grazia questa volta il dono della
divina Maternit: Ecco, concepirai nel seno e partorirai
un figlio [...]. Le parole ricordano il testo di Isaia che
parla di una vergine che concepir e dar alla luce lEmmanuele, che poi (cap. 9,6) sar detto Dio potente. Il
testo evidentemente messianico. E langelo a Maria
dice che il Figlio che nascer da Lei sar grande e si
chiamer Figlio dellAltissimo. Ma la Vergine, molto
attenta, domanda: Come avverr questo se io non
conosco uomo?. Lobiezione d luogo a un problema.
Maria non poteva ignorare che avrebbe conosciuto
luomo nel prossimo matrimonio con Giuseppe. La sua
domanda non si spiega senza ammettere in Lei il propo
sito di rimanere vergine, con voto di verginit, che non
poteva nascondere a un fidanzato. E Giuseppe non
poteva fidanzarsi con Maria senza dividere con Lei il
proposito di verginit. Tutta la Tradizione unanime

IL NUOVO TESTAMENTO / 15

nellammettere tale accordo tra i due promessi sposi. E


allora langelo rivela a Maria una Maternit verginale,
che Dio con il suo Spirito e la sua potenza avrebbe realiz
zato, escludendo ogni concorso di uomo: Spiritus San
ctus superveniet in te et virtus Altissimi obumbrabit tibi
[...]. Ombra una ben nota voce tradizionale per gli
ebrei, e soleva indicare lo stesso Jahw che si faceva pre
sente al suo popolo sotto forma di nuvola nel cielo, nel
tempio. Langelo aggiunge: Perci quel che nascer da
Te sar santo e si chiamer Figlio di Dio. E porta ad
esempio la miracolosa maternit di Elisabetta sterile,
come prodigio di Dio a cui tutto possibile; Maria, rassi
curata dalle parole dellangelo, esce in una espressione
che dimostra la sua piena coscienza, la sua fede e la sua
libert nellassenso alle parole divine: Ecco la serva del
Signore, avvenga di me quel che tu dici. Questa rispo
sta rimarr nei secoli come espressione essenziale del
rapporto della creatura con il Creatore: la parola carat
teristica di tutti i santi.
Ma raccogliamo tutto in questa conclusione: Dio
manda un angelo a Maria; dunque, si tratta di un evento
straordinario, come si dimostra da tutto il colloquio;
Maria, la piena di grazia, che ospita in s Dio prima del
lIncarnazione. Langelo rivela e propone a nome di Dio
la maternit a Maria, salva la verginit. Questa mater
nit singolare : 1) verginale, perch operata da Dio
solo; 2) messianica, perch il nascituro presentato con
tutti i titoli biblici del futuro Messia: grande, santo,
erede del trono di David, Re in eterno; 3) divina, perch
il nascituro si chiamer Figlio di Dio in senso proprio
(sarebbe molto strano ridurre il titolo a una semplice
comune adozione). Questa interpretazione confer
mata dalla testimonianza di Madeo (1,19-21), che narra
lansiet di Giuseppe di fronte ai segni della maternit di
Maria, di cui non sa rendersi ragione. Langelo in sogno
dice: Non temere, Giuseppe, Figlio di David, di accet-

K. 1(1 \ Il \/l<N| DM PIANO I)|\INO D) SALVEZZA

lare Maria tua consorte, perch ci che nato in essa


opera dello Spirito Santo. Essa partorir un Figlio e tu lo
chiamerai Ges [in ebraico = Dio Salvatore], perch
Egli salver il suo popolo dal peccato. Maria dunque
sar Madre-vergine del Dio-Salvatore (Maternit divina
e messianica). Altra conferma della Maternit divina di
Maria sta nelle parole di Elisabetta, che nellincontro
dice a Maria: E donde a me concesso che la Madre del
mio Signore venga a me?.
La Tradizione accoglie e sviluppa questa divina testi
monianza di Sempre Vergine, Theotokos (Madre di
Dio) e di Nuova va, Socia Christi.
Alcuni teologi avanzano dubbi sulla consapevolezza
di Maria di fronte al mistero, e le negano una vera
coscienza delle cose appoggiandosi al Vangelo di Luca
(2, 45 ss), dove si parla dello smarrimento di Ges ritro
vato poi nel tempio in mezzo ai dottori. Maria si lagna
con dolcezza materna: Figlio, perch ci hai fatto que
sto? Tuo padre e io ti abbiamo cercato [...]. E Ges
risponde: Perch mi cercavate? Non sapevate che io
devo trovarmi l dove si tratta delle cose del Padre
mio? Ma essi non compresero quelle parole. Ges
dodicenne sa di essere e si proclama Figlio del Padre
celeste. Maria non poteva ignorare questa verit testifi
cata dallangelo a Lei e a Giuseppe, e a Lei anche da Eli
sabetta. Lincomprensione dunque non riguarda questa
verit, ma il modo di agire di Ges, che sera staccato dai
genitori senza dire niente. Le parole di Maria dunque
vanno interpretate in questo senso, tenendo conto del
lansia e della sofferenza di tre giorni. Ella temeva anche
di aver dato motivo a Ges di allontanarsi. Insomma la
maggior parte degli esegeti non d peso a quellobiezio
ne. Con questo non vogliamo dire che Maria avesse
subito del mistero divino una conoscenza sistematica
come quella dei trattati sulla Trinit, sul Verbo incarna
to, sulla grazia. Luca dice: Maria conservabat omnia

IL NUOVO TESTAMENTO / 17

verba haec in corde suo. Maria, ricca di luce sopranna


turale, seguiva attentamente gli eventi, le cose e le perso
ne, e ci meditava su per approfondirne il senso e parteci
pare sempre pi alla vita e alla sorte del suo Figlio dilet
to: Socia Christi\
Resta intanto tutta la preziosa testimonianza evange
lica dellAnnunciazione, compendio di tutta la Rivela
zione divina del mistero di salvezza.
Visita a Elisabetta
Maria, avendo appreso dallangelo che la cognata
Elisabetta era al sesto mese di gestazione, and a tro
varla nella Giudea. Lincontro fu una esplosione di luce:
nellabbraccio con Maria Elisabetta sent sussultare il
bambino nel suo seno e ispirata dallo Spirito Santo escla
m: E donde a me concesso che la Madre del mio
Signore venga a me?. A tale scoperta Maria risponde
con il bellissimo inno del Magnificat, in cui ella, riecheg
giando immagini e frasi del Vecchio Testamento, esalta
la grandezza di Dio potente, che ha guardato lumilt
della sua Serva, facendo in lei cose grandi; ha accolto
con misericordia Israele come suo servo secondo le pro
messe fatte ad Abramo e alla sua progenie.
Evidentemente Maria illuminata dallo Spirito
Santo e canta il disegno di Dio per la Redenzione del
mondo.
La visita a Elisabetta la continuazione della Rivela
zione passata, che gi si realizzata in Maria, procla
mata Madre del Signore da Elisabetta.
Nascita di Giovanni Battista
Luca continua la sua narrazione (1, 77 ss) parlando

18 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

della nascita del figlio di Elisabetta, chiamato Giovanni


per volont divina, e il cantico profetico del padre Zac
caria, che comincia con le solenni parole: Benedetto il
Signore Dio di Israele, perch ha visitato e attuato la
redenzione del suo popolo. Tutto il cantico freme di
motivi messianici, tra cui quello che riguarda Giovanni, il
precursore del Messia. Tutto opera della misericordia
di Dio, che ha visitato il suo popolo, ed venuto per illu
minare quelli che vivono nelle tenebre di morte, e per
dirigere i passi di tutti per la via della pace.
Nascita di Ges
narrata diligentemente da Matteo (cap. 2), e da
Luca (cap. 2). Cesare Augusto ordina il censimento e i
due coniugi Giuseppe e Maria sono costretti ad andare a
Betlem, terra dellantenato David. Non trovando allog
gio nellalbergo, dovettero ricoverarsi in una grotta
destinata agli animali. Qui Maria diede alla luce Ges e
lo avvolse in poveri panni e lo adagi in una mangiatoia.
Luca (cap. 2) sottolinea i gesti di Maria, che suggeri
scono un parto singolare. Gli angeli cantano sulla grotta:
Gloria a Dio nellalto dei cieli e pace in terra agli uomini
di buona volont. Essi invitano i pastori a recarsi alla
grotta per vedere il Bambino che Ges Salvatore. Mat
teo racconta la vicenda dei Magi guidati dalla stella, insi
diati da Erode, che rimane deluso nel suo disegno omici
da. I Magi arrivano a Betlem e Maria porge loro Ges.
Subito dopo, poi, per ordine dellangelo, la fuga in Egit
to. Tutta la scena, irradiata dallintervento divino, dimo
stra il carattere straordinario dellevento: nato il Salva
tore predetto dallangelo a Maria e a Giuseppe. La rive
lazione del disegno divino prosegue tenace a dispetto dei
cattivi e a salute dei credenti.

IL NUOVO TESTAMENTO / 19

l a presentazione di Ges al tempio


Secondo le disposizioni della Legge i santi coniugi
portarono Ges al tempio per offrirlo a Dio {Le 2,22 ss).
Ouivi attendeva un vecchio profeta, Simeone, che prese
in braccio Ges e cant la propria gioia: Signore, ora fa
che io muoia, perch i miei occhi hanno visto la tua salvez
za, che tu hai preparato a tutti i popoli, luce di Rivelazione
alle genti e gloria del tuo popolo Israele. una esplosione
mirabile, che raccoglie tutte le voci del passato, voci divine
e umane, promessa e speranza dei secoli.
Ma in questo quadro luminoso si fa ombra. Simeone
predice che quel misterioso Bambino sar segno di con
traddizione, salute per i buoni, rovina per i cattivi. E il
vecchio aggiunge per Maria: a causa di Ges la spada del
dolore trapasser il tuo cuore. Tutte le cose oscure si illu
minano alla luce delle cose precedenti, che traducono
via via il disegno di Dio.
Luca narra anche (2,41 ss) la scena dello smarrimento
e della disputa di Ges dodicenne al tempio, di cui
abbiamo fatto cenno. Anche qui un altro sprazzo di luce:
Ges parla degli interessi del Padre suo celeste. A dodici
anni aveva gi piena coscienza di essere il Figlio di Dio.
Battesimo di Ges
Ges inizi la sua missione facendosi battezzare da
Giovanni Battista, da Lui santificato nellutero materno.
La scena descritta da Matteo (3,1 ss) e da Luca (3,
1). Ges si fa battezzare da Giovanni e subito si apre il
cielo e lo Spirito Santo sotto forma di colomba scende su
Ges e risuona la voce di Dio: Questo il mio Figlio
diletto, in cui mi sono compiaciuto. Giovanni fa lelogio
di Ges, dicendosi inferiore a Lui, ripetendo le parole di
Isaia: Io sono una voce che chiama nel deserto: prepa

20 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

rate le vie del Signore, raddrizzate i suoi sentieri [...]


ogni carne vedr la salvezza che viene da Dio. Giovanni
si difende dalle illusioni della folla che lo reclama, e
cerca di indirizzare tutti verso Ges Salvatore. Da con
frontare anche la testimonianza di Giovanni (1, 15).
Nozze di Cana
Giovanni (2,1 ss) racconta questo episodio, che apre
la vita pubblica di Ges. Episodio semplice: le nozze di
due sposi; ma meraviglioso e altamente significativo.
Ges fu invitato con la madre Maria a queste povere
nozze, dove a un certo punto manc il vino, e Maria
segnala a Ges questa mancanza, che offuscava la gioia
del convito. Maria dice semplicemente a Ges: Questi
non hanno vino. Era una segnalazione per il miracolo.
Ges risponde quasi per eludere: Che cerchi tu, o Don
na? Non venuta ancora lora mia. Ma la Madre, sicura
di s, raccomanda ai servi di obbedire a ogni parola del
Figlio. Difatti Ges, nonostante il diniego espresso alla
Madre, docilmente fa quello che Ella desiderava: il
miracolo dellacqua cambiata in vino squisito. Giovanni
annota: questo fu il primo miracolo fatto da Ges. Una
pagina luminosa che dimostra la potenza divina tauma
turgica di Ges e la potenza della Madre sulla volont
del Figlio. Pagina mariologica che far dire ai Padri della
Chiesa: Maria, omnipotentia supplexl un forte argo
mento della partecipazione di Maria alla missione del
Dio Salvatore.
La Trasfigurazione
Un altro sprazzo di luce sul mistero di Cristo la sua

IL NUOVO TESI AMENTO / 21

Trasfigurazione, descritta da Matteo (17, 1 ss), da Mar


co (9, 2 ss) e da Luca (9, 28 ss).
Ges un giorno prende con s i discepoli prediletti
Pietro, Giacomo e Giovanni e ascende con loro su di
unalta montagna [Tabor] e l si trasfigura visibilmente:
Il suo volto rifulse come il sole, le sue vesti diventarono
bianche come la neve. Ed ecco apparire ai suoi fianchi
Mos ed Elia conversanti con Lui. Pietro rapito esclama:
Quanto bello stare qui: se tu vuoi facciamo tre tende
una per Te una per Mos e una per Elia. Allora una
nuvola adombr tutti e si sent dallalto una voce miste
riosa: Questo il mio Figlio prediletto, in cui mi sono
compiaciuto: ascoltatelo. La stessa voce che era risuo
nata su Ges battezzato, con laggiunta del monito signi
ficativo: Ascoltatelo!. Poi tutto scompare e gli Apo
stoli sbalorditi rivedono Ges solo, allo stato normale.
In armonia con i racconti precedenti e specialmente
con lAnnunciazione, Dio rivela il suo Figlio incarnato e
nato dalla Vergine, uomo nellapparenza ma visibil
mente Dio, che questa volta irradia la sua gloria.
Certi esegeti osano affermare che la Divinit di
Ges, di cui parla Giovanni, non risulta dai Sinottici.
Fatti come la Trasfigurazione e parole meravigliose
riportate dai Sinottici bastano a smentire le strane opi
nioni di tali esegeti, che profanano la Parola di Dio. Cri
sto si dimostra Uomo-Dio con le sue sublimi parole e pi
ancora con i suoi miracoli, tra cui tre risurrezioni di mor
ti, registrati dai quattro Vangeli. Noi tocchiamo solo
alcuni punti pi importanti a dimostrare il disegno
divino della nostra Redenzione.
Il Pane disceso dal cielo
Ce ne parla Giovanni nel capitolo 6 del suo Vangelo.
E un discorso sconcertante che Ges pronuncia dopo un

22 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

miracolo di moltiplicazione dei pani. Ricordando la


manna del deserto, Ges dice: I vostri padri mangia
rono della manna miracolosa e sono morti; Io sono il
Pane vivo disceso dal cielo; chi mangia di questo Pane
non morr, ma avr la vita eterna. Come il Padre vivente
mi ha mandato e io vivo della vita del Padre, cos chi
mangia me vivr di me. La mia carne veramente cibo
e il mio sangue vera bevanda; chi mangia della mia
carne e beve il mio sangue rimane in me ed Io in lui. I
giudei si scandalizzano e si allontanano, ma Ges insiste:
Se non mangiate la carne del Figlio delluomo e non
berrete del suo sangue, non avrete la vita in voi. Chi
invece mangia della mia carne e beve del mio sangue
avr la vita eterna e la risurrezione. Ges non muta lin
guaggio e dice perfino agli Apostoli: Volete andare via
anche voi?. Pietro risponde: Signore, da chi andre
mo? Tu solo hai parole di vita eterna. E noi abbiamo cre
duto e conosciuto che Tu sei il Cristo, Figlio di Dio.
Bella risposta che pu servire di esempio agli esegeti e ai
teologi! In questo discorso Cristo si rivela nellintima sua
struttura di Uomo-Dio. Difatti Egli dice: Io sono il
Pane vivo disceso dal cielo. Ora, il Pane la carne e il
sangue, che furono assunti dal seno della Vergine Maria,
quindi hanno origine terrena. Ma lIo profondo di Cristo
il Verbo che sincarn facendo suoi la carne e il sangue
di Maria. Chi discende dal cielo il Verbo, che per fa
personalmente sua la carne di Maria. Qui gi il dogma
della vera Divinit di Cristo e della sua vera umanit,
congiunte luna e laltra nella Persona del Verbo.
La risurrezione di Lazzaro
Giovanni racconta con accento commosso questa
risurrezione, che Ges oper nella persona dellamico

IL NUOVO TESTAMENTO / 23

Lazzaro, fratello di Maria e di Marta di Betania. La nar


razione nel suo complesso unesplosione di luce in cui
il divino e lumano si muovono e sintrecciano in un
dramma incomparabile. Ges ebbe notizia in Galilea
della infermit di Lazzaro, ma non si mosse subito;
lasci passare ancora qualche giorno e poi disse aperta
mente: Lazzaro morto. Ges venne in Betania con i
discepoli e trov che Lazzaro era morto e sepolto da
quattro giorni. Marta dice a Ges: Se Tu fossi stato qui,
mio fratello non sarebbe morto. E Ges le risponde:
Tuo fratello risorger. E Marta: Lo so che risorger
nellultimo giorno. Ges risponde: Io sono la risurre
zione e la vita; chi crede in me, anche se fosse morto,
vive e chiunque vive e crede in me non morr in eterno.
Ci credi tu?. E Marta: S, o Signore, io ho creduto che
Tu sei il Cristo Figlio di Dio che sei venuto in questo
mondo. Marta and a chiamare Maria ed essa venne
con altri dove era Ges, il quale vedendola piangere
insieme con i congiunti, fremette nello spirito e si turb.
Chiese dovera il sepolcro; glielo indicarono e Ges si
accost e pianse. Poi fece rimuovere la pietra sepolcrale
e a voce alta disse: Lazzaro, vieni fuori!. E Lazzaro,
bendato, usc vivo dal sepolcro. Le lacrime rivelano la
profonda umanit di Ges; la voce imperiosa che ordina
al morto di uscire dalla tomba, esprime la potenza sovru
mana, la Divinit di Ges Cristo.
La notizia del miracolo suscit un vivo entusiasmo e
molti credettero in Ges, tanto che il Sinedrio simpres
sion e decise la morte del Figlio di Dio. Ormai il dram
ma volge al termine.
Al Calvario
Il sommo sacerdote Caifa e gli altri membri del Sine

24 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

drio tennero consiglio e decisero di far fuori Ges. Tro


varono in Giuda Iscariota un complice altrettanto pre
zioso quanto malvagio, che si fece comprare per trenta
denari.
Gioved sera lultima cena con i discepoli, il giorno
dopo la morte sulla Croce. C di mezzo il Getsemani,
dove Cristo, pienamente conscio della sua imminente
fine, va e vi anticipa la Passione con unagonia di sangue,
mettendo in evidenza la vivissima sensibilit della sua
natura umana, che per si piega alla volont divina.
Sopravviene il traditore Giuda con la coorte del Sine
drio: Ges catturato e portato nelle mani di Caifa e
degli altri suoi nemici. Viene giudicato reo di morte per
essersi proclamato Figlio di Dio, e portato dal Procura
tore romano Ponzio Pilato per convalidare la sentenza.
Notte terribile di sofferenza, e al mattino la Via crucis.
Finalmente la Croce, supplizio degli schiavi. Agonia ine
sprimibile di tre ore, finalmente la morte.
In questa tragedia non poteva mancare Maria, la
quale stette impietrita con lapostolo Giovanni, lunico
dei Dodici, accanto alla Croce. Ed ecco una scena toc
cante di una portata immensa, storica e teologica. Ges
agonizzante guarda sua Madre e il suo discepolo predi
letto, e dice alla Madre: Donna, ecco il tuo figlio. E a
Giovanni: Ecco tua madre. Queste parole compen
diano il mistero della Redenzione, sottolineando la par
tecipazione che vi ebbe Maria. Essa concentr tutto lo
strazio atroce del Figlio nel suo cuore materno, unendosi
nella oblazione al Padre in riparazione dei peccati di
tutta lumanit passata, presente e futura. Il corpo san
guinante di Ges era la carne e il sangue di Maria, che
faceva anche sua la libera e amorosa offerta di Ges vit
tima deHumanit peccatrice, di cui Maria diventa
madre.
Litinerario del disegno redentivo di Dio toccava il
culmine sulla Croce, alle cui spalle sirradier la gloria

IL NUOVO TESTAMENTO / 25

ilclla Risurrezione, che fa di Cristo il vincitore della


morte e del peccato, trionfo umano-divino a cui inti
mamente associata Maria, la Madre del Redentore. Ma
rimane ancora il mistero della Chiesa.
La Pentecoste
Luca (At, capp. 1-2) narra come Ges, dopo la Risur
rezione, apparve pi volte ai suoi discepoli parlando loro
del Regno di Dio ed esortandoli a predicare il Vangelo in
tutto il mondo, rendendo testimonianza di Lui. Poi li
ammon a rimanere a Gerusalemme in attesa della
venuta dello Spirito Santo. E gli Apostoli rimasero nel
Cenacolo perseverando nella preghiera insieme con
Maria Madre di Ges. Il giorno di Pentecoste lo Spirito
Santo discese sopra di loro sotto forma di lingue di fuoco
e gli Apostoli si sentirono trasformati e parlarono del
Regno di Dio in diverse lingue. Poi cominciarono a spar
gersi in diverse vie per la predicazione di Cristo e del suo
Vangelo.
Questo il mirabile racconto della nascita ufficiale
della Chiesa, Corpo Mistico di Ges Cristo, la quale
doveva continuare lopera sino alla fine del mondo. Cos
il disegno di Dio si proiettava escatologicamente fino
alla fine dei secoli, quando Ges Messia sarebbe ritor
nato sulla terra per giudicare gli uomini e decidere del
loro eterno destino. Cos si chiude larco immenso della
storia della salvezza pensato fin dalleternit e realizzato
nel tempo.
Cos chiudiamo anche noi la rapida rassegna dei
punti salienti di questa storia come risulta nella S. Scrit
tura (Vecchio e Nuovo Testamento). Ma opportuno
concludere la serie dei fatti con una breve esposizione
della dottrina di san Paolo e degli scritti di san Giovanni,

26 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

che approfondiscono e dilatano la parola e la vicenda di


Ges.
4. La testimonianza di san Paolo

Saul detto poi Paolo, un apostolo che non visse


come gli altri con Cristo, anzi fu un persecutore di Cristo
e della sua Chiesa. Ma Cristo lo gherm sulla via di
Damasco e ne fece un apostolo eletto (v5 electionis)
destinato alla conquista dei gentili. Quando si passa
dagli Evangelisti, specialmente dai Sinottici, a Lui e ai
suoi scritti si ha limpressione di passare dal fenomeno
alla sostanza profonda del messaggio di Cristo. Pertanto
si arrivati a un titolo ambiguo dei suoi scritti: la teolo
gia di san Paolo; come se si trattasse di una meditazione
personale su Cristo e il suo Vangelo. San Paolo stesso,
nella Lettera ai galati, protesta energicamente contro
una tale opinione, e dimostra di aver ricevuto da Cristo
stesso per rivelazione personale lEvangelo e per assicu
rarsi si rec a Gerusalemme, agli apostoli Pietro, Gia
como, Giovanni, colonne della Chiesa nascente, per
confrontare il suo Vangelo con quello predicato da loro;
e gli Apostoli gli diedero la mano per congratularsi con
lui della rivelazione ricevuta da Cristo. Questa pagina
assicur allora e assicurer per tutti i secoli che il Van
gelo di Paolo autentico, sicch lApostolo non predica
s stesso, ma Cristo e il suo pensiero.
Ebbene, nelle quattordici Lettere di Paolo vibra una
dottrina meravigliosa, che non diversa da quella degli
altri, ma la supera per profondit e forza. E Paolo una
nima di fuoco a cui bisogna credere, anche perch ha
suggellato la sua predicazione col sangue.
Per lo scopo di questo nostro umile saggio, noi met
tiamo in evidenza pochi passi delle sue Lettere, dove si

LA TESTIMONIANZA DI SAN PAOLO / 27

riscontrano le impronte del grande disegno di Dio sulla


salvezza del mondo in Cristo, bulinato a fuoco dallApo
stolo nella sua tangibile umanit immolata e risorta e
nella sua eccelsa divinit di Verbo-Figlio di Dio, che sin
serisce nel tempo con lIncarnazione.
Prendiamo come primo esempio chiaro ed eloquente
il passo della Lettera aifilippesi (2, 5 ss): Il quale [Cri
sto] sussistendo nella natura di Dio, non pens che fosse
un furto la sua uguaglianza con Dio, ma si annichil assu
mendo la natura del servo e facendosi simile agli uomini,
mostrandosi nel tratto come uomo. Egli ha umiliato s
stesso facendosi obbediente fino alla morte, e morte di
Croce. Perci Dio lo esalt e gli diede un nome che al
disopra di ogni altro nome, affinch nel nome di Ges si
pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra e nellinferno, e
ogni lingua confessi che il Signore Ges Cristo nella
gloria del Padre.
Qui tutta la cristologia, cio il mistero di Cristo
nella sua struttura umano-divina e nella sua feconda
opera redentrice. Il quadro conciso e concreto, sintesi
di tutto il messaggio evangelico, scandito a tratti nel
Vecchio e nel Nuovo Testamento.
Laltro passo nella Lettera ai colossesi (1, 12 ss):
Rendiamo grazie a Dio Padre [...] che ci ha strappato dal
potere delle tenebre e ci ha lanciato nel regno del suo
Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione per
mezzo del suo sangue, la remissione dei peccati. [Il
Figlio] limmagine del Dio invisibile, primogenito di
tutta la creazione, giacch per sua virt sono state pro
dotte tutte le cose in cielo e in terra, cose visibili e invisi
bili [...] tutte le cose sono state create da Lui e per Lui,
ed Egli prima di tutte le cose e tutte le cose poggiano su
Lui. Qui, come col primo passo, sinteticamente
espressa tutta la realt umano-divina di Ges Cristo,
Creatore e Salvatore del mondo. Ma c di pi. Nei versi
seguenti Paolo tocca il mistero della Chiesa, Corpo

28 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

Mistico di Cristo, illustrato insistentemente dallApo


stolo in tutte le sue Lettere: Ed Egli il Capo del Corpo
della Chiesa, il principio e il primogenito dei morti,
avendo il primato su tutte le cose, perch in Lui si com
piaciuto stabilire ogni pienezza e per mezzo di Lui ricon
ciliare tutte le cose a Lui, pacificando col sangue della
sua croce sia le cose della terra sia le cose del cielo.
Sono parole che non hanno bisogno di commento,
ma racchiudono tutto il mistero della creazione e della
Redenzione.
Su questo mistero Paolo ritorna pi volte, specialmente nella Lettera agli efesini (1, 3 ss): Sia benedetto
Dio e Padre del nostro Signore Ges Cristo, il quale ci ha
benedetti con ogni benedizione spirituale, nelle regioni
celesti, in Cristo. Cos Egli ci ha prescelti in Lui, prima
della fondazione del mondo, a essergli santi e senza mac
chia al cospetto suo; avendoci nel suo cuore predestinati
a esser figli adottivi, per Ges Cristo, secondo il bene
placito della sua volont, affinch fosse magnificata la
gloria della sua grazia, della quale ci ha favoriti nel
Diletto Figlio suo. In Lui noi abbiamo la redenzione nel
suo sangue, la remissione della colpa a misura della ric
chezza della grazia sua, che fece sovrabbondare in noi in
ogni sapienza e prudenza. Egli ci ha manifestato il
mistero della volont sua, quel piano stabilito e disposto
in Lui, per leconomia della pienezza dei tempi di ricapi
tolare in Cristo tutte le cose, quelle che sono in cielo e
quelle che sono in terra. In Lui ancora siamo costituiti
eredi, predestinati secondo il disegno di colui che opera
ogni cosa secondo il consiglio della sua volont, a essere
per la lode della sua gloria, noi che da prima abbiamo
sperato in Cristo [...]. E tutto Egli ha sottomesso ai piedi
di Lui e lo ha posto al disopra di tutto, quale capo della
Chiesa, che il suo Corpo, la pienezza di Lui, che riem
pie tutto sotto ogni rispetto.
Questo mistero di salvezza per tutti, Paolo dice che

LA TESTIMONIANZA DI SAN GIOVANNI / 29

non stato rivelato nel passato, ma ora manifesto.


Gli ebrei aspettavano il Messia liberatore della
patria, il Vangelo rivela il Cristo Salvatore di tutta lu
manit nel senso di liberazione dal peccato e dalla morte
per conquistare la vita eterna.
Paolo esalta la divinit di Cristo, ma si attacca alla
sua umanit e la descrive amorosamente come stru
mento doloroso di salvezza. Adora e ama fervidamente
il Dio-Uomo nella sua realt visibile, fonte di ogni bene.
Non parla esplicitamente di Maria, ma essa presente
nellumanit di Cristo e una volta la nomina esplicita
mente nella Lettera aigalati (4,4 ss): Ma quando venne
la pienezza dei tempi, Dio mand il suo Figliuolo, nato
da una donna, nato sotto la legge [...]. Come nei docu
menti precedenti, anche in Paolo presente Maria. Per
Paolo Cristo assomma tutto: divino, umano, cielo e ter
ra, passato, presente e futuro e i misteri che accompa
gnano il tempo dalle origini alla fine, alleternit.
5. La testimonianza di san G iovanni
Sopra abbiamo gi riportato alcuni passi del Vangelo
di Giovanni, che presentano fatti (Nozze di Cana, Pane
del cielo, risurrezione di Lazzaro, Ges in Croce); ma
opportuno riflettere sullaspetto dottrinale del discepolo
prediletto, come abbiamo fatto per san Paolo. Baste
rebbe fermarsi sul Prologo del quarto Vangelo, dove in
una pagina come a volo daquila si compendia tutto il dise
gno salvifico di Dio nel canto sublime del Verbo (Logos)
e della sua presenza operante nella storia del mondo
dalla creazione allIncarnazione: In principio era il
Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Lespressione in principio significa linizio assoluto in
senso pi alto di quello della Genesi: In principio Deus

30 / RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO DI SALVEZZA

creavit. Prima del mondo e del tempo era il Verbo-Dio


presso Dio (distinzione di due termini presenti nella
Divinit). Il Verbo ha creato tutte le cose e il Verbo
vita e luce degli uomini, che le tenebre non riescono a
offuscare. Giovanni Battista ha reso testimonianza a
questo Verbo, che lunica vera luce che illumina tutti,
ma che venuto nel mondo, che suo, e non stato
accolto: Quelli che lo accolsero ebbero da Lui la facolt
di diventare figli di Dio, generati da Dio non secondo la
carne. E il Verbo si fece carne, Uomo, e ha messo
dimora in mezzo a noi. E noi abbiamo visto la sua gloria
di Unigenito di Dio pieno di grazia e di verit. Qui c
tutta la storia del mondo, che continua ancora come un
duello tra luce e tenebre, tra regno di Dio e regno di
Satana, che, secondo il Protoevangelo, sar sconfitto da
un figlio di Donna, che gli schiaccer il capo. Giovanni
continua il tema del Prologo in tutto il suo Vangelo,
chiamando Ges luce del mondo, via, verit e
vita.
Tutto il capitolo ottavo del Vangelo secondo Gio
vanni descrive a forti tinte il dialogo tra Ges e i farisei.
Ges insiste nella sua intima relazione col Padre celeste,
che lo ha mandato nel mondo. I giudei reagiscono con
irritazione e Ges calmo e solenne ripete loro la sua filia
zione divina. I farisei si appellano ai profeti, ad Abramo,
ma Ges esclama: In verit, in verit vi dico che da
prima che Abramo fosse fatto, Io sono. E i farisei pren
dono le pietre per lapidarlo. Lespressione di Ges for
tissima e dimostra la sua divinit con la preesistenza eterna. Segue la guarigione del cieco nato, che avvalora la
testimonianza di Ges che si dice luce del mondo.
Nel capitolo decimo un altro scontro con i farisei che
oppugnano la parola di Ges sulla sua relazione col
Padre. E allora Ges disse: Io e il Padre siamo una sola
cosa!. Dopo la risurrezione di Lazzaro ci sono le ultime
battute del duello. Ges alla fine conchiude dicendo che

I A TESTIMONIANZA DI SAN GIOVANNI / 31

chi crede in Lui, crede nel Padre, che lha mandato come
luce del mondo.
Nel Vangelo di Giovanni non si dimostra soltanto la
divinit di Cristo, ma anche la presenza e lattivit del
Padre e dello Spirito Santo, che Ges mander sui suoi
seguaci quando sar asceso al cielo (Gv 10). Il mistero
della Trinit apertamente rivelato.
Finalmente la Passione, predetta come espressione
delleterno amore con cui Ges ha amato gli uomini
(cap. 13). Maria compare ai piedi della Croce, come
dicemmo, ma Giovanni non la dimentica nt\YApocalis
se, dove il mistero di Dio balena continuamente tra luci
e ombre. Nel capitolo 12 Giovanni ha una testimonianza
apocalittica, che stata sempre il tormento degli esegeti.
Il capitolo sinizia con una irradiazione di luce: Et
signum magnum apparuit in coelo: Mailer amicta sole et
luna sub pedibus eius et in capite eius corona stellarum
duodecim. Questa fulgida immagine in bocca a Gio
vanni, che parla con tanta attenzione di Maria nel Van
gelo (nozze di Cana, Calvario), porta subito a pensare
alla Vergine Madre di Dio, che per la sua singolare
dignit sapeva tutta la grandezza e la gloria umana e rac
coglieva tutte le luci del cielo e della terra. Ma san Gio
vanni seguita a parlare per tutto il capitolo di questa
Donna misteriosa in un linguaggio profetico ricco di
immagini e simboli che riguardano la storia e le sorti
della Chiesa.
Non qui il caso di commentare queste dense pagi
ne, che hanno suscitato tante controversie. Basti qual
che cenno. San Giovanni continua a dire che la Donna
vestita di sole soffriva i tormenti del parto per dare alla
luce un Figlio, mentre un dragone attendeva il momento
della nascita del Bambino per divorarlo. Questo particolare impedisce a Padri e teologi di vedere in questa
I >onna Maria, che concep verginalmente e partor sen/.i dolore. Pertanto i Padri e i teologi furono spinti a

32 / RIVELAZIONE DEL, PIANO DIVINO DI SALVEZZA

vedere nella Donna non Maria, ma la Chiesa. E la diver


sit di opinione perdura ancora oggi. Tutti vedono la
Chiesa, ma non molti vedono Maria. Io ho sempre rite
nuto che, pur ammettendo una spiegazione ecclesiologi
ca, non si pu escludere Maria. Valenti esegeti come Al
lo e Romeo, e teologi come Jugie e Roschini sono di que
sto parere. Nel Congresso mariologico internazionale di
Santo Domingo (1965), uno studioso ha tenuto una con
ferenza molto ampia e documentata sul capitolo 12 delVApocalisse, concludendo con la sentenza favorevole al
senso mariano (2). Rimettendo a questi e altri autori
specializzati, io mi limito a queste osservazioni.
Anzitutto bisogna tener presente il contesto biblico:
la Bibbia non un mosaico, ma un organismo vivo, dove
tutti gli elementi sono interdipendenti e si richiamano a
vicenda. Ora il tema essenziale del capitolo 12 dt\YApo
calisse domina tutta la Bibbia fin dalle prime pagine.
Ricordiamo Gn 2, dove Dio infligge le sanzioni per il
peccato originale e proclama il celebre passo chiamato
poi Protoevangelo: Io porr inimicizia tra te [serpen
te] e la donna, tra il tuo seme e quello di lei che ti schiaccer il capo. la lotta tra Satana e il futuro Messia Sal
vatore, a cui associata una donna (Maria).
Neli'Apocalisse la promessa di Dio si ripete e si rea
lizza in immagine con la Donna vestita di sole che d alla
luce un Bambino destinato a reggere i popoli, e il dra
gone (Satana) non riese a ingoiare il Bambino n a nuo
cere alla Donna, che viene portata altrove sulle grandi
ali di unaquila. impossibile pensare che qui non c
presente Maria, Madre del Salvatore, insieme con la
Chiesa, che sfuggono ambedue agli assalti del diavolo. Il
(2) Lo studioso un mio carissimo alunno, J.M. Salgado : la sua interessante
conferenza si trova nel V volume degli Atti del Congresso nella collezione fatta
dalla Pontificia Accademia Romana, a cura di R. B alic , Collegio S. Antonio,
Roma 1967, pp. 293-360.

LA TKST1MON1ANZA DI SAN GIOVANNI / 33

nucleo del capitolo questo: poi ci sono i dettagli spesso


oscuri e poco decifrabili, in cui si impegnano gli esegesi
tra mille difficolt. Noi potremo contentarci del nucleo,
ma vogliamo anche tenere conto di qualche difficolt,
per esempio dei dolori di parto della Donna, che esclu
derebbero Maria. Ma la Maternit verginale di Maria,
come abbiamo gi visto, se non ha comportato soffe
renze nel parto, ha comportato ben maggiori dolori per
tutta la vita, fino al Calvario, dove Maria ha concentrato
la crocifissione del Figlio nel suo cuore, diventando cos,
per volont di Lui, Madre universale spiritualmente per
partecipare ai dolori di tutta lumanit. Senza dubbio,
immagine apocalittica si riferisce anche alla Chiesa,
contrastata da Satana sino alla fine del mondo; ma la
Chiesa non esclude Maria, anzi ne una riproduzione:
Maria il prototipo della Chiesa (Vaticano II), anzi
la Madre della Chiesa (Paolo VI). Pertanto, alcuni
esegeti vedono adombrati nel capitolo apocalittico tutti
i privilegi di Maria (Maternit verginale, Immacolata
Concezione, perfino lAssunzione).
Noi ci arrestiamo qui: Maria presente nel vaticinio
di Giovanni (Ap 12). la cosa diventa pi evidente con
lesposizione del pensiero dei Padri che riflettono sulla
Rivelazione scritta e la approfondiscono e lallargano.
Chiudiamo: il disegno salvifico di Dio si profila come
un arco che si apre nel Genesi e si chiude ne\VApocalisse:
questarco litinerario di Ges affiancato da Maria che
vive, soffre e trionfa insieme con Lui per sempre.

Capitolo secondo

LE VOCI DELLA TRADIZIONE


(Secoli 1-XIl)

I a Sacra Scrittura va integrata e interpretata dalla


11 adizione (apostolica, in senso stretto, e anche ecclei.islica, in senso largo). Ora quel poco che abbiamo
delibato dal Vecchio e dal Nuovo Testamento intorno a
Maria Vergine, Madre del nostro Signore Ges Cristo,
olia sul terreno della Tradizione (Padri, teologi, liturl'ia. Magistero) e viene approfondito e sviluppato in
maniera da formare un venerando patrimonio dottrinale,
<Ih- riecheggia il divino disegno della salvezza del mondo.
I .a documentazione patristica immensa, e pertanto
noi dobbiamo limitarci a qualche saggio (1). Intendiamo
i ne una breve e attenta selezione, per dimostrare come
l i mariologia nata con la cristologia e con essa si svi
luppata fino ai nostri giorni. Citeremo alcuni testi delle
poca patristica, poi alcuni altri testi dellepoca scolastit a. A complemento indicheremo qualche cosa del pro
li esso liturgico.
Molto significativa la testimonianza di santIgnazio
11 IVr avere unidea della mole dei documenti che riguardano solo Maria,
ili imo unopera molto accurata, realizzata da D. Casagrandf., Enchiridion
thirmnum, Roma 1974: un volume di pi di 2.000 pagine, molto adatto per a
m.i lacile consultazione. Ce ne serviamo volentieri, rimandando a esso i lettori.

36 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

Martire (fine del I secolo), nella Lettera agli efesi


ni (Ench. mar., p. 19): Uno solo il Medico, carnale e
spirituale, generato e ingenito, Dio sussistente nella car
ne, vita vera nella morte, sia da Maria sia da Dio, prima
passibile e poi impassibile, Ges Cristo, nostro Signore
(7, 2); Poich il nostro Dio Ges Cristo stato gestato
nellutero da Maria, secondo il disegno di Dio, dal seme
di David, ma dallo Spirito Santo [...] (18, 2). Questi e
altri testi di santIgnazio dimostrano che alla fine del
primo secolo, quando era ancora vivo san Giovanni, la
Chiesa aveva la sua fede in Cristo Dio nato da Maria
Vergine per virt dello Spirito Santo.
Ma ecco unaltra preziosa testimonianza, quella di
Aristide, uno degli apologisti del II secolo, il quale cos
scrive nella sua Apologia (cfr Ench. mar., p. 21): Ma,
per benigna volont di Dio Padre, lUnigenito Figlio,
Verbo di Dio, che nel seno del Padre, colui che della
stessa sostanza del Padre e dello Spirito Santo, Lui ante
riore a tutti i tempi, che non ha principio e che era in
principio e presso Dio Padre stava ed era Dio, pieno
dindulgenza si abbass fino ai suoi servi [...]. Poich,
essendo perfetto Dio, si fa perfetto uomo dallo Spirito
Santo e da Maria Vergine, Genitrice di Dio, non dal
seme di uomo n da volont o da contatto di uomo, ma
concepito nellutero senza macchia della Vergine, per
opera dello Spirito Santo, come prima della concezione
fu annunziato alla Vergine da uno degli arcangeli. Poi
ch il Figlio di Dio fu concepito per opera dello Spirito
Santo senza seme, e unita a s nellutero della Vergine la
carne animata da unanima razionale un in una sola Per
sona due nature perfette Dio perfetto uomo, conser
vando la verginit immacolata della Madre anche dopo
il parto. Pagina meravigliosa, perch anticipa la dot
trina del Concilio di Calcedonia (451) con la formula
una Persona in due nature (unione ipostatica), e

LE VOC I DELLA TRADIZIONE / 37

i hiama Maria Madre di Dio (Theotokos). Dunque,


eia prima di Origene, Aristide pronunzia questo titolo
.uMime che doveva essere corrente nella catechesi
popolare fin dallinizio.
San Giustino Martire, del II secolo, nel Dialogo con
tro Trifone, n. 100 (Ench. mar., pp. 30-31), afferma: E
siccome leggiamo scritto nei commentari degli Apostoli
clic Cristo Figlio, noi diciamo che Cristo Figlio, pro
cedente dalla potenza e volont del Padre e si fatto
uomo dalla Vergine affinch come era sorta dal serpente
la disobbedienza, cos per la stessa via venisse la ripara
zione. Difatti va, ancora vergine intatta, accettando il
suggerimento del serpente, partor disubbidienza e mor
ie. Maria Vergine invece concep fede e gaudio, quando
lAngelo Gabriele le annunzi che lo Spirito del Signore
sarebbe sceso sopra di Essa e la potenza dellAltissimo
lavrebbe adombrata, sicch quel che sarebbe nato da lei
Santo sarebbe stato il Figlio di Dio; e Maria rispose:
Si faccia di me secondo la tua parola . Da Lei nato
Colui, secondo la profezia, per mezzo del quale Dio
sconfigge il serpente e i suoi seguaci; mentre libera dalla
morte quelli che si pentono dei peccati e credono in Lui
(efr Ench. mar., pp. 30-31); san Giustino inizia la consi
derazione del binomio Eva-Maria, che sar sviluppata
poi specialmente da santIreneo.
SantIreneo, vescovo di Lione (t 202), venuto dal
lOriente a Roma e poi diventato vescovo in Francia. In
lui si concentra la Tradizione di tutta la Chiesa orientale
e occidentale. Combatt energicamente contro gli ere
tici e scrisse unopera fondamentale, Adversus haereses.
Ecco un brano interessante di questopera (cap. 3, 22):
Come va, avendo per marito Adamo ma essendo
ancora vergine, cadde nella disubbidienza e fu causa di
morte per s e per tutto il genere umano; cos Maria
avendo lo sposo predestinato, ma essendo vergine,

38 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

ubbid e fu causa di salvezza per s e per il genere uma


no (cfr Ench. mar., p. 33). Ireneo insiste molto su que
sto binomio Eva-Maria, attribuendo una causalit a va
per la rovina, a Maria per la salvezza. I teologi sviluppe
ranno questo interessante concetto, come vedremo.
Tertulliano (t 220-30), nellopera De carne Christi,
cos compendia il binomio Eva-Maria: Dio recuper la
sua immagine e la sua somiglianza, di cui il demonio si
era impossessato, con un disegno e unoperazione riva
le. Difatti in va, ancora vergine, si era incriminata la
parola che origin la morte. Ebbene doveva similmente
in una Vergine nascere il Verbo di Dio, che veniva per
essere lautore della vita, affinch lumanit per quel
mezzo medesimo, per cui era stata perduta, fosse ricon
dotta alla salvezza. va credette al serpente, Maria cre
dette a Gabriele; la colpa commessa dalluna credente fu
cancellata dallaltra parimenti credente (cfr Ench.
mar., p. 58).
Origene (t 254), nellopera Scholia in Lucarn {Ench.
mar., p. 107): In armonia col figlio [Giovanni], Elisabetta, dicendosi indegna della visita della Madre di Dio
[...]. Donde a me, disse, concesso questo bene, che la
Madre del mio Signore venga a Me? Chiama Madre
quella che era ancora vergine, anticipando profetica
mente levento. Per disposizione divina in Elisabetta si
d una testimonianza, che esprime quella di Giovanni
nellutero materno, che si manifesta certissimo per
mezzo della madre, e affinch dopo la gravidanza mira
colosa credesse quel che molto pi, cio la verginale
concezione [in Maria] senza seme (2).
(2) Qui e altrove Origene usa il termine Theotokos per Maria. Anzi egli scrisse
unopera a parte per commentare quel titolo, opera che andata perduta e che
conosciamo nella versione breve redatta da Rufino di Aquileia. A ogni modo,
abbiamo gi visto sopra che quel titolo adoperato gi da Aristide (secolo II).

LE VOCI DELLA TRAOl/.IONE / 39

SantEfrem (t 373) il cantore delle glorie di Maria,


invocata con i titoli pi belli, che dimostrano i suoi privi
legi: Maternit divina, verginit perpetua, Concezione
Immacolata, glorificazione. un panorama immenso di
fiori e di luci, che culmina negli Inni e nella Preghiera
(Ench. mar., pp. 219-268). Cogliamo qualche fiore: O
santissima Signora, Genitrice di Dio, sola purissima in
anima e corpo [...] benedettissima Madre di Dio [...).
Immacolata e intemerata, assolutamente pura, chiaris
sima da ogni macchia di peccato, Vergine Sposa di Dio
e Signora nostra, che con prodigiosa concezione hai par
torito al mondo il Dio-Uomo per gli uomini, e col Verbo
gli uomini mirabilmente conciliasti [...]. va, madre di
tutti i viventi, divenuta fonte di morte per tutti i viven
ti. Ma fior Maria, nuova vite, in luogo della vite antica,
va, e abit in essa la vite nuova, Cristo [...]. Al genere
umano sono state date due vergini: una stata causa di
vita, laltra causa di morte. A causa di va nata la mor
te, a causa di Maria la vita [...]. Vergine Signora, Geni
trice di Dio, che in modo soprannaturale e superiore alla
ragione generasti lUnigenito Verbo di Dio, fattore di
tutte le creature visibili e invisibili, Signore; uno della
Trinit, Dio e parimenti uomo; abitacolo della Divinit,
tesoro di tutta la santit e la grazia, in cui ha abitato la
pienezza della Divinit corporalmene secondo il bene
placito di Dio e sotto lazione dello Spirito Santo: Tu che
sei stata collocata al di sopra di ogni creatura con regale
e quasi divina dignit e ti elevi su tutto come gloria e dol
cezza e inesprimibile letizia degli Angeli, regina degli
Apostoli e corona dei Profeti, egregia e mirabile for
tezza dei Martiri, come delle loro battaglie vittoriose
(cfr Ench. mar., pp. 219-268).
San Basilio (t 379), nel Capitolo della Fede ortodos
sa, cos scrive: Quanto poi allIncarnazione, confes
siamo che nostro Signore Ges Cristo, uno della indivisa

40 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

e inconfusa Trinit, ha due nature e due energie e due


volont naturali e la Vergine Maria che lo partor, in
senso vero e proprio Madre di Dio, e non si pu spiegare
il modo deHIncarnazione, ma si pu dire soltanto che
(Cristo) nato dalla Vergine per opera dello Spirito San
to (cfr Ench. mar., p. 272).
San Cirillo Alessandrino (t 444) un Padre impe
gnato in una grande battaglia teologica contro leresia di
Nestorio, che minacciava la fede nella divinit di Cristo.
Nestorio concepiva Cristo come un uomo, in cui inabi
tava il Verbo come in un tempio. Conseguentemente
Maria madre di un uomo, in cui abita Dio, madre di
Cristo (Uomo), ma non di Dio. Pertanto, Cirillo com
batt e sofferse per tutta la sua vita, aiutando il Papa a
celebrare il Concilio di Efeso (431), dove il nestorianesimo fu condannato. Cirillo ha scritto molto e YEnchiridion marianum ne riporta numerosi saggi (pp. 697-811).
Qui basta citarne alcuni. Cirillo aveva formulato dodici
anatematismi, che furono inseriti negli Atti del Concilio
di Efeso. Il primo suona cos: Se qualcuno non confessa
che lEmmanuele veramente Dio e perci la Santa
Vergine stata fatta Deipara (Theotokos), perch ha
generato secondo la carne il Verbo di Dio Padre incarna
to.... Lo stesso Cirillo difende questa verit fondamen
tale {Ench. mar., pp. 762-63): I beati Padri uniti in
Nicea per esporre la retta fede, professarono la propria
fede nellunico Dio Padre onnipotente creatore di tutte
le cose visibili e invisibili, e nellunico suo Figlio nostro
Signore Ges Cristo e nello Spirito Santo, dicendo che lo
stesso Verbo nato da Dio, per mezzo del quale tutte le
cose sono state create, luce da luce, Dio vero da Dio
vero, si incarnato e fatto uomo, ha patito ed risorto.
Poich, essendo lunigenito Verbo del Padre per natura
Dio, prese il seme di Abramo, come dice Paolo, e
divent carne e sangue, come noi. Difatti, nato

LE VOCI DELLA TRADIZIONE / 41

secondo la carne, da Maria Vergine, fatto uomo come


noi, senza cercare di essere Dio, ma esistendo come era,
permanendo nella natura divina gloriosa. Diciamo che il
Verbo rimase sempre s stesso senza mutazione e senza
mutamento [...]. Affermiamo che il Verbo si unito in
modo misterioso alla carne informata dellanima razio
nale. Ci sono di quelli che negano questa maternit della
santa Vergine [...]. Lanatema primo contro costoro, e
afferma che lEmmanuele vero Dio e quindi la Vergine
c Madre di Dio (cfr Ench. mar., pp. 762-763).
In una Lettera sulla fede indirizzata alla Regina, scri
ve: Dunque, se colui che venne alla luce dalla Santa
Vergine, cio il Verbo del Padre unito alla carne
secondo la natura, riconoscono per vero Dio, perch poi
temono di riconoscere la stessa Vergine come Madre di
Dio? [...]. Ora, io ho sempre ritenuto che la vera Ma
dre di Dio sia stata famigliare agli antichi venerabili
Padri e ai loro seguaci in tutto ii mondo (cfr Ench. mar.,
p. 700).
E nellOmelia XV: Poich noi abbiamo imparato a
confessare un solo Dio, come dice lapostolo Paolo:
Uno Dio, e uno il Mediatore tra Dio e gli uomini.
Ibeiamo infatti che il Verbo di Dio si fatto irreversibil
mente uomo. E per quanto riguarda la natura della car
ne, la Santa Vergine ha partorito per s e per noi tutti un
corpo consustanziale; ma quando diciamo Deipara la
Vergine, sappiamo il significato di questo nome: la
Santa Vergine non ha partorito la nuda Divinit, ma il
Verbo di Dio unito alla carne. N si potrebbe capire
altrimenti la voce Deipara. Prima di tutto si professa lU
manit. E cos evidente la verit che la Santa Vergine
e diventata Deipara, che partor mirabilmente un solo
( risto, partecipe come noi della carne e del sangue, a noi
consustanziale secondo lumanit (cfr Ench. mar., p.
SIO).

42 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

SantAgostino (t 430): si pu dire che il pi grande


dei Padri della Chiesa; dopo la mirabile conversione,
spese tutto il resto della vita a pregare, meditare e scrive
re. Opera immensa, i suoi scritti, in cui tutto il patrimo
nio della fede cristiana esplorato e spiegato con impa
reggiabile profondit e chiarezza. Da quindici secoli lo
pera di Agostino il testo della dottrina cristiana, in cui
tutti i principali dogmi sono passati in diligente rassegna.
Naturalmente, bisogna tenere conto del momento sto
rico e degli ambienti distinti in Oriente e in Occidente.
Siamo tra il IV e il V secolo: in Oriente era stata combat
tuta la battaglia trinitaria contro Tarianesimo (Concilio
di Nicea, 325) e si era accesa quella cristologia che port
ai due Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451). Ago
stino conosceva bene la prima battaglia trinitaria, ma
meno la battaglia cristologica. Pertanto egli scrisse il
mirabile libro De Trinitate, ma non scrisse alcun trattato
sul Verbo incarnato. Ma sorprendente che egli tocchi
qua e l questo tema in maniera magistrale, quasi antici
pando il Concilio di Calcedonia, che chiuse la battaglia
cristologica. E l dove parla del mistero di Cristo, toc
ca logicamente la partecipazione della Vergine Maria.
Ci che torment santAgostino fu la lotta contro Pe
lagio, che negava il peccato originale e le sue conse
guenze. La rigida posizione di Agostino su questo tema
lo metteva in imbarazzo riguardo alla esenzione di Maria
(TImmacolata Concezione). Eppure, anche qui il santo
Dottore non manca di confermare la Tradizione nella
purezza assoluta di Maria. Trascriviamo alcuni fra i passi
pi significativi e poi trarremo le logiche conseguenze.
In De Fide et Symbolo, cap. IV: Ma, siccome per dispo
sizione temporale per la nostra salvezza e riparazione, in
virt della divina benignit, dalla immutabile natura di
Dio stata assunta la nostra mutabile natura, e noi alle
cose temporali fatte a nostra salute, aggiungiamo la
fede, credendo in quel Figlio di Dio, nato in virt dello

LE VOCI DELLA TRADIZIONI- / O

Spirito Santo da Maria Vergine. Per dono di Dio, cos


dallo Spirito Santo a noi stata concessa cos grande
umilt di Dio da assumere tutto luomo nel seno della
Vergine, inabitando lintatto corpo materno lasciandolo
intatto (efr Ench. mar., p. 566).
In De Symbolo ad catechumenos, cap. Ili: Ma
vediamo questunico Figlio del Padre onnipotente che
eosa ha fatto per noi, che cosa ha patito per noi. Nato
dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria Lui umile per
sanare i superbi. Luomo si esalt e cadde, Dio si umi
liato e rialz. Che gran cosa lumilt di Cristo! Dio ha
steso alluomo caduto la mano. Noi cadiamo, Egli
discende; noi giacevamo, Egli si abbass. Il suo abbassa
mento questo: Egli nato dallo Spirito Santo e dalla
Vergine Maria. E questa maternit umana umile ed
eccelsa. Perch umile? Perch la Vergine verginalmente
concep, partor vergine e vergine rimase dopo il parto
| . |. Perci, come ogni uomo una sola persona, anima
i azionale e corpo, cos Cristo una sola Persona, Verbo
e nomo. Pertanto, Maria vera Madre di Dio perch ha
partorito il Verbo umanato (efr Ench. mar., p. 633).
Agostino da questo principio ricava argomento per la
Maternit divina: Da Maria nato il Dio fatto uomo e
l'nomo fatto Dio (Sermones, 186). Inoltre, per la stessa
via Agostino prova la verginit perpetua della Madon
na, la sua incomparabile santit e il suo stretto rapporto
con la Chiesa {De S. Virg., 6, 6; Salmo 188, e altrove).
La mariologia di Agostino si fonda sulla cristologia e
pccialmente sul principio dellunica Persona (il Verbo)
111 due nature (divina e umana) ; per cui Maria concepisce
per opera dello Spirito il Verbo, che prende la carne
dalla Vergine Maria e diventa Uomo, restando sempre
I >io: Da Maria nasce dunque lUomo Dio, cio il
Verbo fatto carne, ossia uomo, una sola Persona in due
nature. Egli paragona lunione ipostatica allunione tra
l'anima e il corpo nelluomo: Infatti, come nellunit

44 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

della persona lanima si unisce al corpo e si ha luomo,


cos nellunit della persona Dio si unisce alluomo e si
ha Cristo (Epistolae, 137). Tutto lessenziale della
mariologia si trova nelle opere di Agostino. San Leone
Magno e san Gregorio Magno espliciteranno e arricchi
ranno il discorso come vedremo subito. Ma per ultimo
va notato latteggiamento di Agostino riguardo allImmacolata Concezione di Maria, cui i suoi avversari oppo
nevano la dottrina del peccato originale da lui difesa.
Ebbene, Agostino ha un testo celebre (Contra Iulianum,
4,122) che lo dimostra favorevole al privilegio mariano:
Eccellente la Santa Vergine Maria, sulla quale, per lo
nore del Signore, non voglio assolutamente che si faccia
questione quando si parla di peccato. Non consegniamo
Maria al diavolo per la condizione della sua nascita, ma
perch la condizione della nascita viene tolta dalla grazia
della rinascita.
San Leone Magno (t 461), grande Papa, visse al
tempo dei due Concili cristologici (Efeso, 431, e Calcedonia, 451), quando la Chiesa era sconvolta dalle due
pi grandi eresie: quella di Nestorio, che vedeva in Cri
sto due nature e due persone, e quella di Eutiche, che
ammetteva in Cristo non solo una sola Persona, ma
anche una sola natura, risultante dalla fusione della
natura divina e della natura umana (monofisismo).
Dioscoro, nipote di Cirillo, abusava del Concilio di Efe
so, dove si era esaltata lunit (personale) di Cristo, e
cos si favoriva il monofisismo di Eutiche. Papa Leone
intuiva il grave pericolo della fede e deplor un concilia
bolo tenuto nel 449 a Efeso da Dioscoro, con la conni
venza delPImperatore Teodosio. San Leone definisce
quel conciliabolo un latrocinio e scrive al Patriarca di
Costantinopoli, Flaviano, una lettera (Tomus) in cui
espone con profondit e chiarezza il mistero dellunione
ipostatica realizzato nellunico Cristo, preparando la via

LE VOCI DELLA TRADIZIONE / 45

al Concilio di Calcedonia (45), che stronc luna e laltra


eresia definendo che in Cristo c una sola Persona, il
Verbo, sussistente in due nature, e che Cristo, perfetto
Dio e perfetto Uomo, nato dalla Vergine Maria.
Citiamo un passo del Tomus: [Cristo] fu generato con
una nuova nativit, perch la inviolata verginit [di
Maria], immune da ogni concupiscenza, somministr la
materia carnale. Fu assunta dalla Madre del Signore, la
natura, non la colpa, n in nostro Signore Ges Cristo,
generato dallutero della Vergine, la natura diversa
dalla nostra perch la nativit mirabile. Poich Colui
che vero Dio lo stesso vero uomo. In tale unit non
c falsit, dal momento che stanno bene insieme e lu
milt delluomo e laltezza della Divinit. Giacch come
Dio non si muta per la misericordia, cos luomo non
consumato dalla dignit. Difatti le due forme [nature]
agiscono con mutua comunione quel che proprio di cia
scuna, e cio il Verbo opera ci che proprio del Verbo,
e la carne (natura umana) esegue ci che proprio della
carne. Uno di questi elementi risplende fra i miracoli,
laltro soccombe alle ingiurie. E, come il Verbo non si
stacca dalluguaglianza della gloria del Padre, cos la
carne non perde la natura del nostro genere. Uno solo
medesimo il vero Figlio di Dio e il vero Figlio del
luomo Dio perch in principio era il Verbo e il Verbo
era presso Dio, e tutto stato fatto da Lui; Uomo perch
nato da donna [...]. La nativit della carne manifesta
zione della natura umana, il parto verginale segno
della virt divina (efr Ench. mar., p. 931).
San Gregorio Magno (t 604) ha scritto nel libro
Moralia: Per questo si dice che stato dato un refrige
rio a Maria con le parole: Virtus Altissimiobumbrabit
libi . La parola obumbrazione significa luna e laltra
natura del Dio incarnato. Difatti lombra formata dalla
luce e dal corpo. Il Signore per la sua Divinit luce, che

<6! I l: VOCI DF.I.LATRADIZIONE

mediante lanima, si degnato di diventare corpo nellu


tero di Maria, per la sua umanit. Perch dunque la luce
incorporea doveva rivestirsi di corpo nel suo utero, a
colei che concep lincorporea per il corpo fu detto: Virtus Altissimi obrumbabit tibi", cio il corpo dellumanit
ricever la luce incorporea della Divinit [...]. Il Media
tore di Dio e degli uomini, luomo Cristo Ges [...] non
uno nellumanit e un altro nella Divinit. Non un sem
plice uomo, concepito e partorito ebbe dopo il merito di
essere Dio, ma allannunzio dellangelo e alla discesa
dello Spirito, subito nellutero il Verbo si fece carne,
rimanendo nellimmutabile essenza che ha uguale al
Padre e con lo Spirito Santo, assunse cos ci che era
necessario per soffrire e morire, pur essendo impassibile
e immortale, nonch eterno, che diventa cos temporale
fino alla fine dei secoli. Sicch per ineffabile mistero, la
Vergine per il concepimento santo e il parto inviolabile,
secondo la verit della vera natura, fu detta giustamente
sorella e Madre del Signore. E cos anche Elisabetta
dice: Donde questo dono a me che venga a me la Madre
del mio Signore?. E la stessa Vergine concipiente dice:
Ecco la Serva del Signore, si faccia di me secondo la tua
parola. E sebbene Cristo in altra carne [natura] se
condo il Padre e altra secondo la Vergine, tuttavia non
altro soggetto [persona] dal Padre e altro dalla Vergine,
ma Egli [Cristo] uno stesso eterno dal Padre, tempo
rale dalla Vergine Madre [...]. Lo stesso prima dei secoli
dal Padre senza Madre, lo stesso alla fine dei secoli dalla
Madre senza Padre (cfr Ench. mar., p. 1213).
San Giovanni Damasceno (t 750). lultimo dei
Padri orientali, e riassume nelle sue opere la loro dottri
na. Crediamo opportuno chiudere la breve rassegna
patristica con lui, che si fa eco dei suoi predecessori. Lo
pera sua tradotta in latino ha influito largamente sullo
sviluppo della teologia scolastica, in cui la linea della

LE VOCI DELLA TRADIZIONE / 47

l*.ii ostica orientale viene a intrecciarsi con quella occi.Ic ntale, che deriva specialmente da santAgostino, che
domina naturalmente nella scuola francescana (come la
.<noia di san Vittore). La linea occidentale fa capo a
Maliardo, Bonaventura e Scoto, che hanno esaltato in
modo particolare la Santissima Vergine. Strano che Ber
nardo si dichiari contrario al titolo dellImmacolata. In
lm e in Tommaso ha influito la preoccupazione del
dogma della trasmissione del peccato originale.
Intanto sentiamo Giovanni Damasceno in De haere\ihus liberi Che cosa c di pi grande di questa che cio
I )io si fa uomo? Pertanto il Verbo si fatto carne senza
.ilcuna mutazione, per virt dello Spirito Santo e per
mezzo di Santa Maria sempre Vergine e Madre di Dio,
i il Verbo cos incarnato sussiste come Mediatore di Dio
c degli uomini in Lui solo benignissimo verso gli uomini,
< concepito, senza concupiscenza carnale, nellutero
intemerato della Vergine [...] si fa obbediente al Padre per
darci lesempio dellobbedienza senza la quale non c
salvezza (efr Ench. mar., p. 1598). E ancora: Noi chia
miamo la Santa Vergine propriamente e veramente
( enitrice di Dio. Poich come vero Dio quello che
nato da Essa, cos vera Madre di Dio Colei che ha
generato da S il vero Dio incarnato [...]. Diciamo poi che
Dio nato da Essa non nel senso che il Verbo abbia
(ratto il principio della sua esistenza da Essa, ma perch
lo stesso Verbo gi generato prima di tutti i secoli e fin
dalleternit esisteva col Padre e lo Spirito Santo, negli
ultimi giorni, per la nostra salvezza, abit nellutero di
I,ei, assumendo la carne senza mutare s stesso. Giacch
la Santa Vergine non ha generato un semplice uomo, ma
un Dio vero, non nudo ma vestito di carne (efr Ench.
mar., p. 1605). Come in questi, cos in altri passi Gio
vanni Damasceno ribadisce insistentemente gli stessi
concetti. Tutte le prerogative e i privilegi della Vergine
Maria sono sottolineati con esattezza teologica e con

48 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

accento oratorio, anche poetico: la purezza perfetta


(Immacolata), la maternit divina, la verginit perenne,
la partecipazione allopera della Redenzione, lassun
zione al cielo in anima e corpo. San Giovanni attribuisce
alla Madonna il titolo di Mediatrice e lo illustra con
immagini del Vecchio Testamento. Quella, come le altre
affermazioni, sono fondate nella patristica orientale, di
cui Giovanni Damasceno diligente epitomatore.
La patristica occidentale, elaborata e sistemata da
Agostino, avr dei continuatori, come Leone Magno e
Gregorio Magno (di cui abbiamo parlato), e sfocia nella
scolastica (secolo XI) con santAnseimo dAosta, che ha
pagine splendide, per luce e calore, su Maria. Riporto
uno squarcio molto ricco di temi mariologici (anche la
mediazione): O meraviglia, io contemplo Maria; a
quale altezza io la vedo! Niente pi grande di Maria,
niente, eccetto Dio, pi grande di essa. Dio ha donato
a Maria lo stesso figlio, che solo egli ha generato dal suo
cuore uguale a Lui, come per amore di s stesso. E da
Maria. Egli si fatto suo figlio, non un altro Figlio, ma
lo stesso, in maniera che per natura Egli fu lunico e lo
stesso, figlio come di Dio e di Maria. Tutta la natura
stata creata da Dio, e Dio nato da Maria. Dio ha creato
tutto, Maria ha partorito Dio. Dio che ha fatto tutte le
cose, si fatto Lui stesso di Maria, e cos ha rifatto ci
che aveva fatto. Colui che ha potuto fare tutte le cose dal
nulla, non ha voluto rifare senza di Maria ci che era vul
nerato. Dio dunque il Padre delle cose create, e Maria
la Madre delle cose ricreate. Dio il Padre che ha
costruito ogni cosa, e Maria la Madre che ha ricostruito
tutto. Dio ha generato Colui per mezzo del quale tutto
stato fatto e Maria ha partorito Colui da cui tutto stato
salvato. Dio ha generato colui senza del quale niente
assolutamente esisterebbe, e Maria ha partorito Colui,
senza del quale niente starebbe bene. Qui c tutta la

LF. VOCI DELLA TRADIZIONE / 4J

mariologia espressa sinteticamente con chiarezza latina


incisiva. Nessuna meraviglia che un discepolo di An
selmo abbia scritto il primo trattato deirimmacolata
Concezione: il benedettimo inglese Eadmero (secolo
XII) che nel suo opuscolo De conceptione S. Mariae
espone le argomentazioni intorno al dogma mariano,
con efficacia dialettica. Questa mariologia anselmiana
confluisce in san Bernardo (salutato come lultimo dei
Padri in Occidente).
San Bernardo (t 1153) un personaggio di alta
dimensione storica e dottrinale. Egli ha scritto non mol
tissimo ma abbastanza sulla Vergine: quattro ampie
Omelie sulle festivit di Maria e molte Lettere e Discorsi,
in cui ricorrono spesso pensieri sulla Madre di Dio. Ma
la sua dottrina cos densa e cos elevata da meritargli il
titolo di cavaliere di Maria (3).
Come Giovanni Damasceno sintetizza la patristica
greca, cos Bernardo compendia quella latina. Dispiace
riscontrare in lui il rifiuto della festa dellImmacolata
Concezione, in una severa Lettera ai Canonici di Lione.
Ma poco dopo anche Tommaso prende la stessa posizio
ne. Cera nella mente di certi scrittori ecclesiastici (che
abusavano di qualche frase di santAgostino) lidea che
latto generativo umano sia dominato dalla concupiscen
za, considerata peccato in conseguenza della colpa di
Adamo; quindi Maria, nata, come altri, da genitori nor
mali, avrebbe dovuto contrarre il peccato originale.
Per si distinguevano due momenti, di cui il primo segna
la concezione macchiata di peccato e il secondo la purifi
cazione immediata.
La scuola francescana (Scoto particolarmente) ha il
(3) Rimandiamo a una recente pubblicazione: san Bernardo da C hiaravalle , Gli scritti mariani, Roma 1980.

50 / LE VOCI DELLA TRADIZIONE

merito di aver seguito e consolidato la Tradizione preva


lente, che parlava della preservazione di Maria fin dal
primo momento della sua esistenza, in vista dei meriti di
Cristo. Era dunque una perplessit sorta dalla preoccu
pazione per la trasmissione del peccato originale.
Detto questo, per il resto bisogna riconoscere in Ber
nardo un mariologo di gran peso. Diamo qualche saggio
della sua dottrina, che sottolinea pi di tutto la media
zione di Maria per la nostra salvezza. Citiamo dalla II
Omelia: Dio infatti (perch Ella partor Dio), volendo
dare nel cielo a sua Madre una gloria singolare, si diede
premura anche di prevenirla con una grazia singolare,
una grazia tale per cui potesse in modo ineffabile conce
pire restando inviolata e partorire restando integra. Era
infatti conveniente a Dio una tale nascita, che lo facesse
nascere da una Vergine; e conveniva anche alla Vergine
un tale parto che soltanto le facesse dare alla luce un
Dio. San Bernardo parla della Maternit divina di
Maria, che fonte di tutta la sua grandezza, superiore a
tutto il creato.
Ma nell'Omelia sulla Nativit di Maria insiste sulla
Mediazione di Lei, che ci ha dato Ges Salvatore e ne
comunica la grazia redentrice. Abbozza cos la celebre
immagine de\Vacquedotto, con la quale cerca di dimo
strare che, per amoroso disegno di Dio, tutta la ric
chezza della grazia redentrice ci viene attraverso Maria.
Eccone qualche testo. Veramente lInfinito si incar
nato e si fatto per noi giustizia, santificazione e perdo
no [...]. Fino a noi giunta lacqua di questa sorgente
[...]. E la vena di questa acqua celeste arriva attraverso
un acquedotto [...]. Lacquedotto s pieno affinch
tutti gli altri possano attingere alla sua pienezza, ma non
lavranno mai tutta intera (op. cit., p. 265). vera
mente Ella il giardino delle delizie, che il divino zeffiro
non aveva solo sfiorato venendo, ma anche agitato dol
cemente col suo sovrano spirare, affinch confluiscano

LF. VOCI DELLA TRADIZIONI- / 51

d'ogni parte in Lei, e di l si diffondano i sacri profumi,


ossia tutte le grazie. Elimina il sole, questo corpo splen
dente, che illumina il mondo, e non ci sar pi il giorno.
Fogli via Maria, questa stella del mare, di un mare dim
mensa grandezza, e che cosa resta se non notte profon
da, ombra di morte e tenebre impenetrabili? (op. cit.,
p. 268). La fecondit della Vergine una gloria soprae
minente, e tanto pi eccellente degli angeli diventata
per questo suo singolare privilegio, quanto esulta su
quella dei servitori il nome di madre, che Ella ha ricevu
to. Questa la grazia, che trova Colei, che era piena di
grazia, di poter cio Essa che era gi fervente di amore,
illibata per la verginit, pi nella sua umilt, di potere,
dico, divenire per di pi feconda senza conoscere uomo,
o partorire senza travaglio di donna. Ed ancora poco
perch ci che nato da Lei chiamato Santo ed il
Figlio di Dio (op. cit., p. 276).
Per concludere questa parte documentaria diciamo
che tutta lantica Tradizione, confluita in Giovanni
Damasceno e in Bernardo, verso il secolo XII era un
libro aperto su Maria e i suoi privilegi, su cui lavore
ranno i teologi per esplicitare e approfondire.
Tutti i teologi riconoscono ed esaltano la grandezza
di Maria, ma quache ombra cera ancora da dissipare,
specialmente sulla Concezione della Vergine. Uno
sguardo sommario a questo ultimo periodo.

Capitolo terzo

SVILUPPO ULTERIORE
DELLA MARIOLOGIA
(Secoli Xll-XlX)

Arrivati al secolo XII, la dottrina mariana prende


consistenza e sviluppo su tre linee non solo parallele, ma
intrecciate insieme, specialmente dopo lo scoppio del
luteranesimo, decisamente contrario alla dottrina e al
culto mariani.
Le tre linee sono quella teologica, quella liturgica
(cultuale) e quella del Magistero della Chiesa.
1. Linea teologica

Vedemmo gi la ricchezza dottrinale fino al secolo


XII, nonostante qualche ombra (specialmente quella
della Concezione di Maria). Ma notammo gi, e lo ripe
tiamo, come gli stessi dubbiosi suHImmacolata hanno
pensieri e pagine belle sui privilegi della SS. Vergine.
Cos san Bernardo e san Tommaso, il quale non esita ad
affermare (Summa theologiae, I, 25, 6 ad 4) che la Ver
gine Maria, in virt della divina maternit, ha una certa
dignit infinita, per il Bene infinito che Dio. Questa
forte espressione dimostra tutta laltezza della mariologia di san Tommaso. Parimenti parla il suo maestro

54 / SVILUPPO ULTERIORE DELL A MARIOLOCIA

Alberto Magno. Ma pi ricco e pi saldo Bonaventura,


che ha scritto molto pi su Maria (pur escludendo gli
apocrifi). Ma accanto a Tommaso va degnamente ricor
dato il divin poeta Dante, che sa e segue la teologia di
Tommaso e ha scritto nella Divina Commedia (Paradi
so, XXIII, 1-21) una preghiera, che una splendida sin
tesi mariologica. Dante mette sulle labbra del grande
mariologo san Bernardo queste parole:
Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta pi che creatura,
termine fisso deterno consiglio,
tu sei colei che lumana natura
nobilitasti s che il suo Fattore
non disdegn di farsi sua fattura
Nel ventre tuo si riaccese lamore
per lo cui caldo nelleterna pace
cos germinato questo fiore.
Qui sei a noi meridiana face
di caritade, e giuso, intra i mortali,
se di speranza fontana verace.
Donna, se tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a Te non ricorre
sua disianza vuol volar senzali.
La tua benignitate non soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In Te misericordia, in Te pietate,
in Te magnificenza, in Te saduna
quantunque in creatura di bontate.

LINEA TEOLOGICA / 55

Questa sublime preghiera dimostra che a quellepoca


la teologia era diventata gi popolare per opera di grandi
predicatori come santAntonio di Padova e pi tardi san
Bernardino da Siena e san Vincenzo Ferrer. La voce di
Dante sulla maternit verginale di Maria, sulle sue virt
c la sua efficace mediazione sono anche uneco della
lede vissuta di quel tempo. Spesso questa fede, luminosa
c calda, si traduceva in canti popolari, come quelli di
lacopone da Todi e di Francesco col suo Cantico delle
creature.
Nelle universit, specialmente a Parigi, continuava
l'alta teologia anche polemica; Scoto difendeva viva
mente lImmacolata. Ma la scolastica comincia a deca
dere e irrompe lumanesimo paganeggiante che arresta e
disorienta. Peggio ancora lo scoppio delleresia lutera
na, che sconvolge la Chiesa. Il Concilio di Trento, nel
secolo XVI, sbarra la marcia della riforma di Lutero e
spinge a nuova rifioritura fede e teologia, anche larte.
Siamo nel Rinascimento, laborioso sposalizio tra classi
cismo pagano e cristianesimo. Si ha una rifioritura teolo
gica, con sviluppo particolare della mariologia, come
reazione al luteranesimo che emarginava la Madonna e
la Chiesa Cattolica gerarchica.
Per stare al nostro tema ricordiamo Surez (t 1617),
che denominato il padre della mariologia moderna per
t suoi copiosi scritti in tono scolastico. Contemporaneo
di Surez, teologo vero e proprio, ligio alla dialettica, fu
san Francesco di Sales (t 1622), che scioglie il rigore teo
logico nel crogiuolo dellamore, protestando di voler
lare per Maria solo discorsi del cuore, ma parla dei
misteri della Madonna con esattezza e calore. Un bel
discorso suo quello dellAssunzione.
In Francia si accese anche il focolare della scuola del
card. Pietro de Brulle (t 1629), autore fecondo anche in
mariologia. A lui si ricollega il P. Grignion de Monfort
( I 1716) di cui parleremo ancora.

56 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

A Surez, tra i gesuiti, si ricollega De Salazar (t


1646), autore spagnolo di grande importanza per il
secolo XVII. Ancora in Francia, san Giovanni Eudes (t
1680), fervido apostolo della devozione verso i Cuori di
Ges e di Maria.
G.E. Bossuet (t 1704), il famoso oratore, ha scritto
di Maria in 95 discorsi con il suo stile elevato, parlando
delle feste (anche lImmacolata e lAssunzione) della
Vergine. Egli parla da teologo anche quando preso dal
fervore della devozione. Ecco un saggio della sua appas
sionata teologia: Dio ha predestinato Maria, prima di
tutti i tempi, per donare Ges al mondo per mezzo di
essa. Ma bisogna ancora aggiungere che Dio, avendola
chiamata a questo glorioso ministero, non vuole che Ella
sia un semplice canale di tale grazia, ma uno strumento
volontario che contribuisce a questa grande opera: non
solamente con la sua eccellente disposizione, ma anche
con un movimento della sua volont. Perci leterno
Padre invia un angelo per proporre a Lei il mistero del
lIncarnazione, che non si compir finch Maria sar
incerta, tanto che questa grande opera dellIncarnazio
ne, che da tanti secoli tiene in attesa la natura, pur
avendo Dio stabilito di compierla, resta ancora sospesa
finch la divina Vergine non vi abbia acconsentito; per
tanto era necessario agli uomini che Maria desiderasse la
loro salvezza! Appena Ella ha dato il suo consenso, i cieli
si sono aperti, il Figlio di Dio si fatto Uomo e gli uomini
hanno un Salvatore. La carit di Maria, dunque, stata
in qualche modo la sorgente feconda donde la grazia ha
preso il suo movimento e si diffusa abbondantemente
su tutta la natura umana.
Tra il Seicento e il Settecento, in Francia fiorisce la
mariologia e si sviluppa su due linee: una pi dottrinale
e laltra pi devozionale, ambedue nate dalla scuola del
cardinale de Brulle. La linea dottrinale culmina in Bos
suet, quella devozionale in san Luigi Maria Grignion de

LINK* A TEOLOGICA / 57

Monfort. Questultimo fu unanima ardente che accen


tu la devozione a Maria fino alla sua celebre schiavit
di amore. Ecco qualche testo: Maria il grande
modello di Dio fatto dallo Spirito Santo, per formare al
naturale un Uomo-Dio con lunione ipostatica; e per for
mare un Uomo-Dio per mezzo della grazia. A questo
modello non manca alcun tratto della Divinit, chiunque
vi gettato e si lascia cos maneggiare vi riceve tutti i
tratti di Ges Cristo, vero Dio, ma non c e non ci sar
mai creatura, in cui Dio sia pi grande fuori di S e in S,
come nella divina Maria, senza eccezione dei beati e
degli angeli in Paradiso. Maria il Paradiso di Dio e il
suo mondo ineffabile [...]. Bisogna far tutte le proprie
azioni per Maria; vuol dire che noi essendo schiavi di
questa augusta Principessa necessario che noi non
lavoriamo pi che per Essa, per il suo interesse e per la
sua gloria, come fine prossimo, e per la gloria di Dio,
come fine ultimo. Si deve in tutto ci che si sa rinunciare
aHamor proprio [...] e ripetere spesso dal profondo del
cuore: O mia cara Padrona, per Voi che io vado qua e
l, che io faccio questo o quello, che io soffro questa
pena e questa ingiuria. Andare a Ges passando per
Maria, onorare veramente Ges; perch mettere in
risalto la nostra indegnit di avvicinare linfinita santit
in maniera diretta, da soli, a causa dei peccati commessi;
confessare il bisogno che abbiamo di Maria, la sua
Santa Madre, quale avvocata e mediatrice presso di Lui,
nostro mediatore. Vuol dire accostarci al Cristo nostro
mediatore e fratello, e prostrarci davanti a Lui ricono
scendolo Dio e Giudice di tutto. Insomma praticare
quellumilt che sempre rapisce il cuore di Dio {Opere,
tr. it., Roma 1977, pp. 156-157).
Mentre in Francia fioriva e si maturava una mariologia dottrinale e devozionale, da san Francesco di Sales a
Grignion de Monfort, contro le lebbie del giansenismo,
quasi contemporaneamente in Italia si affermava pacifi

58 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

camente lopera di un altro grande servo di Maria, la


nima napoletana di santAlfonso Maria de Liguori (t
1787). Di famiglia nobile, di professione avvocato, si fa
prete e diventa lapostolo della gente pi povera, frugan
dola nei bassifondi di Napoli e avviandola alle altezze
della fede cristiana. La sua congregazione nata da que
sto ideale: un movimento democratico per dare agli infe
lici la gioia di sentirsi figli di Dio. E tutto questo nel Set
tecento, il secolo dellTlluminismo astratto e aristocrati
co, dellArcadia sensuale e piccina dellItalia languente.
Ma chi era Alfonso? Un giovane che quasi si vergognava
di essere ricco, ma ricco per di mente e di cuore aperto
a chi soffre. Intelligenza acuta, amante del sapere,
volont retta e ferma, sentimento profondo, che si
espande nelle regioni della speculazione e della fede,
nella struttura della societ alla luce della morale e del
diritto e nella sfera dellarte (fu musico, pittore e poeta).
Tipo spiccato di genio meridionale, versatile, sensibile al
bene e al bello, ma anche realista, che sa inserirsi nel
lambiente, dinamizzandolo per il meglio.
stato un moralista esimio, il suo magnifico testo di
morale ha avuto lonore di pi di venti edizioni e ha
influito per secoli in tutto il mondo cattolico. stato un
asceta, che ha vissuto la fede cristiana e lha espressa in
copiose opere, che hanno alimentato il popolo di Dio
per secoli.
Nel cristianesimo egli ha intuito di preferenza tre
luci: il Crocifisso, lEucaristia e Maria Vergine. Qui inte
ressa la sua mariologia. Senza esagerazione si pu dire
che santAlfonso il punto di confluenza e di matura
zione di tutta la dottrina mariologica dei Padri e dei teo
logi passati. A provarlo basta fermarsi allaureo opu
scolo intitolato Le glorie di Maria, per cui lavor sedici
anni intensamente, pubblicandolo nel 1750 (e lopuscolo
ha avuto pi di settecento edizioni).
SantAlfonso ha sentito una vera passione per la

LINEA TEOLOGICA / 59

Madonna, esaltandola con profondo acume teologico e


con linguaggio fiorito fino al lirismo, da non confondersi
con laccademismo del tempo. I fiori degli arcadi sono
in gran parte retorica e leziosaggine; la fioritura mariana
di santAlfonso come una policroma prateria naturale,
alimentata da acque correnti.
SantAlfonso non ha coltivato la fioritura mariana in
un tranquillo giardino, ma ha dovuto combattere per sal
vare i fiori. Ebbe per avversario il grande Ludovico
Antonio Muratori, che da freddo storico oggettivo
vedeva nella mariologia di Alfonso una esagerazione
mistica fino alla superstizione; non riteneva verit di
lede lImmacolata Concezione, n ammetteva la media
zione universale di Maria per la nostra salvezza. Alfonso
si difese con serrati ragionamenti e con ricca documenta
zione, e Napoli divent cos per opera sua un centro pre
dominante di dottrina mariana. Ma parliamo delle Glo
rie di Maria. Lopera divisa in tre parti: la prima un
ampio commento alla Salve Regina; la seconda una
serie di discorsi sulle feste di Maria e sui suoi dolori, non
ch sulle sue virt; la terza una serie di esempi e altri
discorsi. Tutta lopera molto ricca di citazioni (anche se
non criticamente redatte), un senso profondo di ragio
namento teologico e di piet vivissima, senza ostentazio
ne, in linguaggio semplice, adatto anche al popolo.
sottolineata la grandezza singolare di Maria, Madre di
Dio e Madre nostra, di cui Dio si servito e si serve per
la salvezza di tutti. Il tema dominante quello della
misericordia, che sgorga dal cuore di Dio e si riversa sul
l'umanit smarrita attraverso il cuore di Maria. Anche
l'altro bellissimo opuscolo delle Visite a Ges Sacra
mento risuona di questo tema che chiude ogni visita.
Nelle Glorie rifulgono tutti i privilegi mariani: Imma
colata Concezione, Maternit divina, Verginit perpe
tua, partecipazione allopera redentrice (mediazione
universale), maternit spirituale in rapporto alla Chiesa

60 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

e a tutto il genere umano, Assunzione al cielo e interces


sione perenne. Maria al di sopra di tutto il creato,
Stella, Porta del cielo, Regina delluniverso, degli
angeli e dei santi. Citiamo solo qualche passo: Ah!
mia immacolata Signora, io mi rallegro con voi di
vedervi arricchita di tanta verit. Ringrazio e propongo
di ringraziare sempre il comune Creatore, per avervi
preservata da ogni macchia di colpa, come io tengo per
certo e per difendere questo vostro s grande privilegio
della vostra Immacolata Concezione, sono pronto e
giuro di dare anche la mia vita. Vorrei che tutto il mondo
vi conoscesse e vi confessasse per quella bella aurora che
sempre foste adorna della divina luce: per quella arca
eletta di salute, libera dal comune naufragio del peccato;
per quella perfetta e immacolata colomba, quale vi
dichiar il vostro Sposo divino; per quellorto chiuso che
fu la delizia di Dio; per quel fonte segnato in cui non
entr mai il nemico ad inquinarlo; per quel candido
giglio finalmente, quale siete voi, che crescendo tra le
spine dei figli di Adamo, dove tutti nascono macchiati
dalla colpa e nemici di Dio, voi nasceste pura e tutta can
dore e tutta amica del vostro Creatore (II, discorso 1).
Il dogma dellImmacolata non poteva essere anticipato
con parole pi belle e sensate.
O Vergine Immacolata e santa; creatura la pi
umile e la pi grande dinanzi a Dio. Voi foste cos pic
cola agli occhi vostri, ma foste cos grande agli occhi del
vostro Signore, che vi esalt fino a scegliervi per sua
madre e quindi a farvi Regina del cielo e della terra [...].
Ma pur misero qual sono, voglio anchio salutarvi: Ave,
Maria, gratia piena. Voi siete gi piena di grazia, impe
tratemene anche a me. Dominus tecum: quel Signore
che stato sempre con voi fin dal primo momento di
vostra creazione, ora si pi stretto con voi facendosi
vostro figlio; Benedicta tu in mulieribus: o donna bene
detta fra tutte le donne, ottenete anche a noi la divina

LINEA TEOLOGICA / 61

benedizione. Benedictus fructus ventris tui: o pianta


beata che avete dato al mondo frutto cos nobile e santo.
Sancta Maria, Mater Dei: o Maria io confesso che voi
siete vera madre di Dio e per questa verit sono pronto
a dare mille volte la vita (II, discorso 4).
Maria Mediatrice. il punto focale della mariologia
alfonsiana, che accoglie tutte le voci della Tradizione e
tempesta i suoi scritti di continue citazioni a conferma
delle sue idee. Egli ha presente il disegno divino della
salvezza e intuisce come fondamento della sua realizza
zione la Maternit divina di Maria. Dio come libera
mente ha creato il mondo, cos liberamente lo ha in certo
senso ricreato. Il disegno ha come punto centrale lIncar
nazione, la quale non si poteva attuare senza una donna
e questa donna Maria, che in certo modo condiziona il
progetto divino. Pertanto, Maria presente in Dio fin
dalleternit, e Dio vagheggia la Santa Vergine elevan
dola ad altezza quasi divina, preservandola dal peccato
(Immacolata Concezione), arricchendola di grazia
(piena di grazia) e associandola al Figlio Cristo in tutta
lopera della Redenzione, per la quale occorreva la Pas
sione e la Morte, seguita dalla Risurrezione. La spirale
di Cristo diventa la spirale di Maria, subordinatamente:
il Verbo sinabissa, quasi annientandosi, nellIncarna
zione. SantAlfonso sottolinea insistentemente lumilt
di Maria in sintonia con la discesa del Verbo. Cristo
nasce dalla Vergine intatta e vive la sua vita terrena nella
povert e nel dolore, che culmina nella tragedia del Cal
vario. SantAlfonso contempla con profonda piet il
Crocifisso, ma nello stesso tempo descrive a vivi colori
tutti i dolori della Vergine, che ha concentrato nel suo
cuore tutta la Passione del Figlio in obbedienza al Padre
che lo ha poi esaltato con la Risurrezione. Il frutto di
tanta gloria e di tanta tribolazione la grazia redentrice
che ha per autore il Verbo incarnato. Ma, essendo lu
manit del Verbo un frutto del seno verginale di Maria,

62 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

Ella diventa nelle mani di Dio il canale (('acquedotto,


diceva san Bernardo) di tutta la grazia divina, che passa
per Maria e alimenta le anime dei fedeli fatti membri del
Corpo Mistico di Ges. E siccome il Corpo Mistico la
Chiesa, Alfonso non esita a chiamare Maria Madre
della Chiesa. La sua mediazione dunque ha un aspetto
ontologico in quanto Maria sinserisce realmente e pro
fondamente nella vicenda di Cristo Redentore, che gli
Figlio; ma la mediazione ha anche un aspetto dinamico
in quanto Maria diventa esecutrice della mediazione di
Cristo, tramite vitale di tutta la grazia redentrice. la
mediazione di intercessione che Maria esercita ancora
nel cielo, associandosi a Cristo glorioso che, come dice
san Paolo (agli ebrei) sempre vivo a interpellare per
noi.
Questa la trama complessa della mariologia alfonsiana, che Muratori non aveva compreso, tanto che si
permise dimpugnarla. SantAlfonso fonda la media
zione sullIncarnazione del Verbo, per cui un Dio si
messo nella condizione di Figlio di una Madre, alla quale
deve in certo senso acconsentire, come fece alle nozze di
Cana. Quindi Maria Pacquedotto della grazia divina.
A suggello della sua mariologia, santAlfonso pro
fessa apertamente la sua fede nellAssunzione di Maria
al cielo, logico epilogo della sua vita di Socia Chrsti.
Partecipe del doloroso itinerario del Figlio, attraverso
un dolcissimo sonno di morte (dormizione) Ella rag
giunse il cielo in anima e corpo, partecipando alla gloria
della Risurrezione (cfr Le glorie di Maria, II, discorso
7). E chiudiamo con una delle tante belle canzoncine
composte dal santo in lode della Regina dei cieli:
O bella mia speranza,
dolce amor mio. Maria:
Tu sei la vita mia,
la pace mia sei Tu.

LINEA TEOLOGICA / 63

In questo mar del mondo,


Tu sei lamica Stella
che puoi la navicella
dellalma mia salvar.
Siamo arrivati cos al secolo XIX, epoca difficile per
la Chiesa e i suoi dogmi, perch il razionalismo kantiano
tendeva ad assorbire Dio e il mondo soprannaturale
nella ragione e nella coscienza umana. Tale tendenza
anche nella forma mitigata dei semirazionalisti, come
Gnther, rimaneva sempre un pericolo e un agguato per
tutta la dottrina cristiana. Anche la mariologia ne ha sof
ferto, ma non manc qualche buona reazione, come
quella dello Scheeben, uno dei pi autorevoli teologi di
quel secolo.
Lo Scheeben si occup di mariologia, e in modo par
ticolare del concorso di Maria allopera redentrice, in
senso oggettivo. A proposito lo sviluppo dottrinale, di
cui abbiamo parlato qui sopra, aveva portato avanti due
aspetti del concorso mariano: uno genuino in base alla
divina Maternit, laltro specifico e concreto, fondato
sulla intercessione, donde il nome di Mediatrice di gra
zia. Questo secondo aspetto ha prevalso sotto linflusso
di san Bernardo; il primo rimasto un po vago, anche
perch pi difficile e misterioso. Lo Scheeben dimostra
coraggio nellinsistere, a modo suo, sul contributo di
Maria allopera di Cristo sotto laspetto del sacrificio
soddisfattorio e del merito. Questa voce, anche se non
ancora vasta, interessante e trover oppositori e conni
venti nella mariologia contemporanea. Intanto i due
aspetti della mediazione mariana suscitano vivaci discus
sioni, spingendo molti verso sistemi opposti; di qui nasce
la crisi che avr ripercussione nel Concilio Vaticano II.
Ma completiamo lesposizione sommaria della mai iologia: dopo la linea dottrinale, la linea liturgica, poi
finalmente la linea del Magistero.

64 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

2. Linea liturgica

Accanto allo sviluppo dottrinale, di cui abbiamo


dato saggi, c nel corso dei secoli lo sviluppo di un culto
della Vergine Madre, che sinizia vagamente nelle cata
combe e poi fiorisce via via nella luce del sole con imma
gini, templi e feste liturgiche. Non qui il caso di esau
rire tutta la nostra documentazione, ma ci limiteremo a
un sommario, sufficiente per il nostro scopo (1).
Alle frammentarie tracce delle catacombe (II seco
lo), succedono lentamente documenti pi evidenti.
Citiamo una formula di preghiera, forse la pi antica,
che si trova riprodotta in un papiro del III secolo e suona
cos: Sotto la tua protezione ci rifugiamo, santa Madre
di Dio [Theotokos]; non rigettare le nostre preghiere
nelle nostre necessit, ma liberaci sempre da tutti i peri
coli, Vergine gloriosa e benedetta. una preghiera
perfetta, che riecheggia il Pater noster e doveva essere
gi ben diffusa in quel tempo. In essa c il termine Theo
tokos, Genitrice di Dio, che esprime la divina Maternit
di Maria, come anche laltra parola che esprime la sua
verginit perfetta: Vergine gloriosa.
Si noti che siamo nei primi secoli, quando la Chiesa
era impegnata a difendere i misteri principali della Fede:
Unit e Trinit di Dio e la divinit del Verbo (definita
poi a Nicea nel 325). Quando alla fine del 300 si accese
la battaglia cristologica, allora comincia la menzione di
Maria anche in documenti del Magistero, come al Conci
lio di Efeso (431), detto il Concilio mariano, perch
parla di Maria Theotokos. Difatti, dal V secolo in poi si
parla di Maria, della sua divina dignit, della sua inter
cessione, cominciano a celebrarsi feste liturgiche in suo
(1) Rimettiamo i lettori a G.M. Roschini, Maria SS. nella storia della salvezza,
voi. II, Pisani, 1969: vasto lavoro.

LINEA LITURGIC A / 65

onore, con inni e omelie. E comincia anche la costru


zione di chiese in onore di Maria, come ad esempio
quella di Efeso dedicata alla Deipara, in cui si tenne il
Concilio (431). La costruzione di chiese mariane dalla
Palestina pass ad altre regioni in Oriente e in Occiden
te.
Nella Siria cominci una festa della Dormizione
(Assunzione). Ad essa seguiva nel secolo VII la festa
della Concezione, che si diffonder presto un po dap
pertutto. Nello stesso secolo si moltiplicano i Canoni
liturgici e loratoria in onore di Maria. Con Giovanni
Damasceno (secolo Vili) la devozione mariana si dilata
sempre pi, anche per reazione contro gli iconoclasti. Le
immagini della Madonna sono difese e spesso mandate
in Italia. Roma, da parte sua, accoglie e conferma questa
fioritura.
Dopo il secolo X, il culto di Maria diventa sempre pi
perfetto. Nasce il Rosario, diffuso da san Domenico e
dai suoi discepoli.
LItalia sente e manifesta con slancio la piet
mariana nella liturgia e nellarte. Dal secolo XII in poi
l'Italia diventa una sinfonia mariana con le sue immagi
ni, i suoi santuari, le sue basiliche, le sue cappelle con i
santi. La Madonna domina tutta la vita della nazione,
per cui proclamata la Castellana dItalia.
Lo scoppio delleresia luterana, con la sua avver
sione al culto di Maria, provoca nel mondo cattolico una
forte reazione: le meravigliose Madonne di Raffaello e
di altri grandi sono la voce antica e recente della Chiesa
per Cristo, Uomo-Dio, Figlio vero di Maria.
Si potrebbe dire che lo sviluppo liturgico ascetico,
espressione della coscienza del popolo di Dio, che
accompagna e a volte previene il progresso teologico,
qualche volta lo supera. Ai tempi nostri, il culto mariano
11 asmesso per tradizione una prova della fede che sa
(esistere agli iconoclasti di ieri e di oggi.

A I I I -TII I I 'I 11 un >UI DI I I A M A R IO L O G IA

Ma da Roma, sede di Pietro, c, come giusto, una


testimonianza liturgica, teologica, storica della vita e del
mistero di Maria, che riassume e forse supera tutte le
altre testimonianze del mondo cattolico.
SullEsquilino, uno dei colli pi fatidici delleterna
citt, sorge la bella basilica di Santa Maria Maggiore.
Questo tempio fu innalzato, nel secolo V, da Sisto III
sullantica chiesa liberiana, quasi a cantare il recentis
simo trionfo di Maria Vergine Theotokos contro leresia
nestoriana, nel Concilio di Efeso (431). Opera grandio
sa, che lanima mite di Sisto III non sarebbe forse riu
scita a realizzare, se non avesse avuto a fianco lanima
ardente e audace del diacono Leone, destinato a succe
dergli sulla cattedra di san Pietro. Leone, gi tenuto al
corrente della grande controversia tra Cirillo e Nestorio,
dovette esultare allannunzio della felice soluzione efesi
na, suggerendo al Papa un degno suggello dello storico
evento di grande portata dogmatica. Sorse cos la mera
vigliosa basilica che tutto un inno alla Madre di Dio.
Gli splendidi mosaici dellarco trionfale esaltano le
vicende della vita di Maria accanto al Figlio Ges e con
vergono verso laurea cappa dellabside, dove sfolgora
gigantesca la figura di Ges, che incorona solennemente
la Madre. Dio presente a questa gloria: sulla parete
posteriore della facciata, cera unaltra scena significati
va, purtroppo scomparsa in seguito: Maria in mezzo a
una teoria di martiri, che vanno verso di Lei con le co
rone e gli strumenti del loro supplizio. Papa Sisto com
mentava la scena con una epigrafe ancora esistente, che
sintetizza storia, teologia e ascetica: la vita cristiana
testimonianza a Cristo fino al sangue, ma tale testimo
nianza ispirata e alimentata dalla Madre del Crocifisso
e attraverso il suo cuore sale in gloria fino a Dio. La basi
lica una predica silenziosa sulla partecipazione di
Maria allopera di Cristo Redentore per la salvezza del
lumanit. Sisto III fece incidere con ragione sul vertice

SVILUPPO DEL MAGISTERO DELLA CHIESA / 67

dellarco trionfale: Sisto vescovo al popolo di Dio. Ma


non tutto. Il commento essenziale a tutto questo sfol
gorio darte, denso di pensiero, nelle due cappelle che
fiancheggiano labside: nelluna c la veneranda imma
gine di Maria, Salus populi romani, nellaltra il taberna
colo monumentale, che custodisce Ges eucaristico.
Maria guarda il Figlio nel mistero del suo amore e del
suo dolore infinito, rivivendo la sua Maternit da Betlem
al Calvario, al Cenacolo. Madre del Cristo storico, rea
le, per conseguenza Madre del Cristo mistico, che la
Chiesa, continuazione del Verbo incarnato e immolato,
fino alla fine del mondo. Santa Maria Maggiore vera
mente la sintesi vivente del cristianesimo, realt storica
e divina in un mondo smarrito. Maria, Salus populi,
guarda Ges nella sua realt storica con la sua Maternit
fisica, e nella sua realt mistica (Chiesa), che alimenta
con la sua Maternit spirituale e col pane eucaristico. E
Madre e Figlio avvolgono di luce e di amore nel doloroso
pellegrinaggio terrestre verso la gloria celeste. Vera
mente il Papa Sisto III ha fabbricato unarca di salvezza
per il Popolo di Dio. Missione propria di un Pontefice
romano!
L Sviluppo nel Magistero della Chiesa

Lazione del Magistero, ordinario e straordinario, si


riflette gi nelle linee qui sopra accennate (linea dottri
nale e linea liturgica), perch luna e laltra si sviluppano
sotto il controllo e limpulso del Magistero. Quanto agli
operatori del Magistero stesso non mia intenzione di
(essere la storia integrale, basta qualche cenno del pas
sato e una complessiva attenzione sui documenti pi
recenti, da Pio IX a Pio XII.
Per il passato basta ricordare i Simboli di fede, nei

68 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

quali sempre presente la professione di fede nellUni


genito Figlio di Dio (Verbo) che per noi disceso dal
cielo e si incarnato per opera dello Spirito Santo da
Maria Vergine e si fatto uomo, crocifisso e morto,
sepolto, risuscitato nel terzo giorno, salito al cielo. Inol
tre c la definizione del Concilio di Efeso (431), che
tratta solennemente della Beata Vergine Maria, Geni
trice di Dio (Theotokos), della sua Maternit, della sua
verginit, del suo culto.
Nel II Concilio di Nicea (787) si tratta del culto delle
immagini di Maria e dei santi.
Degni di nota anche san Leone IX (t 1054) e san Gre
gorio VII (f 1085) ambedue promotori della devozione
alla Madonna, del suo piccolo Ufficio.
Contro gli attacchi della riforma luterana reagirono
vescovi e popoli cattolici dal secolo XVI in poi, finch
non venne lesplosione della definizione di Pio IX (lIm
macolata), che indusse i suoi successori, fino a Pio XII,
a una ricca serie di interventi mariani, sui quali dob
biamo fermarci (2). una fioritura veramente straordi
naria, simile a un coro di sei Papi, da Pio IX a Pio XII,
due grandi Pontefici che, raccogliendo le voci della
Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa,
hanno coronato la fede comune con le due encicliche
Ineffabilis e Munificentissimus, che aprono e chiudono
larco luminoso della vita di Maria tra due sprazzi di
luce, il concepimento e lassunzione al cielo. I sei Ponte
fici hanno richiamato e armonizzato tutti i temi della
mariologia maturata via via attraverso i secoli.
Di questa preziosa documentazione non possiamo
fare unadeguata relazione, ma qui ne facciamo cenno,
rimettendo allultima parte di questo libro la relazione di
alcune mie conferenze sul complesso tema. Qui basta
(2) Cfr Le Encicliche mariane, a cura di A. T ondini, Roma 1954.

SVILUPPO DEL MAGISTERO DELLA CHIESA / 69

notare laffinit di atteggiamento di due Papi, distanti di


un secolo; ambedue hanno tenuto molto conto della
lede attuale della Chiesa per definire come dogmi rive
lati la Concezione Immacolata e lAssunzione; ambedue
hanno agito personalmente in base allinfallibilit, privi
legio pontificio. Bella la bolla Ineffabilis, ma ancora pi
bella e pi compatta la costituzione Munificentissimus,
dove si sottolinea larmonia dellAssunzione con gli altri
privilegi della Vergine Maria.
Leone XIII pu dirsi il Papa del Rosario per la
devota insistenza con cui ha proposto ai fedeli la bellez
za, la ricchezza e la profondit di quella incomparabile
preghiera mariana e cristiana.
San Pio X si distingue per aver richiamato il rapporto
intimo tra Maria e la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo.
Nella bella enciclica Ad dierti illum egli afferma aperta
mente che la Maternit divina di Maria la base e la
ragione della maternit spirituale di Maria, Madre dei
membri del Corpo Mistico.
Benedetto XV, il Papa della guerra, ha commentato
la piet mariana con numerosi interventi e pie conces
sioni in onore della Vergine durante quel difficile perio
do.
Pio XI eman, come i suoi predecessori, molte
disposizioni in onore di chiese, feste e istituzioni dedi*.ite a Maria Vergine, ma il documento mariano pi
importante lenciclica sul centenario del Concilio di
I leso, il Concilio di Maria (431). Il Papa, dopo una
dotta esposizione della vicenda del Concilio che con
dann Nestorio, eleva alla Madre di Dio un fervido inno
di amore, di venerazione e di speranza. Citiamo un pas
so: Dal punto della dottrina cattolica, fin qui toccato,
necessariamente deriva quel dogma della divina mater
nit, che predichiamo della B. Vergine Maria: Non
ini, come ammonisce san Cirillo, che la natura del
Verbo o la sua Divinit abbia tratto il principio della sua

Il i

IT

t l I I iv |i >MI I H I I A MA KM >1 ( K*IA

oi ij' iik*dalla Vergine santissima, ma nel senso che da Lei


li asse il sacro corpo informato di anima razionale, al
quale il Verbo di Dio si un secondo ripostasi per
nascere secondo la carne . Invero se il Figlio della B.
Vergine Dio, per certo Colei che lo gener deve chia
marsi con ogni diritto Madre di Dio [...]. Da questo
dogma della Divina Maternit, come dal getto di una
arcana sorgente deriva a Maria una grazia singolare e
tale dignit che dopo di Dio la pi grande che si possa
pensare. Anzi, come egregiamente scrive lAquinate, la
B. Vergine, per il fatto che Madre di Dio, ha una
dignit in certo qual modo infinita, per linfinito bene
che Dio. La stessa idea esposta e pi diffusamente da
Cornelio a Lapide con queste parole: La B. Vergine
Madre di Dio; Ella dunque di gran lunga pi eccelsa
di tutti gli Angeli, anche dei Serafini e dei Cherubini.
Madre di Dio: Ella perci la pi pura e la pi santa,
cos che, dopo Dio, non si pu immaginare una purezza
maggiore. E Madre di Dio; perci qualsiasi privilegio
concesso a qualunque altro Santo nellordine della gra
zia santificante Ella lo ha al di sopra di tutti.
Pio XII supera i suoi cinque predecessori per la sua
ricca testimonianza mariana. Il suo gesto principale la
definizione del dogma della Assunzione di Maria (1950)
dopo uno studio decennale dellapposita Commissione.
Una serie imponente di documenti dimostra la sollecitu
dine del Papa nel promuovere la devozione alla Santis
sima Vergine, lesortazione continua a pregare Maria
per la pace. Oltre la costituzione Munificentissimus per
lAssunzione, ricordiamo lenciclica Fulgens corona per
lanno mariano (centenario della definizione dellImma
colata Concezione); poi lenciclica Ad coeli Reginam per
la festa della regalit di Maria. Citiamo alcuni passi.
Dalla costituzione Munificentissimus: Noi che abbiamo
posto il Nostro Pontificato sotto lo speciale patrocinio
della SS. Vergine, alla quale ci siamo rivolti in tante tri

SVILUPPO DEL MAGISTERO DELLA CHIESA / 71

stissime contingenze. Noi, che con pubblico rito


abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore
Immacolato, ed abbiamo ripetutamente sperimentato la
sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che
questa solenne proclamazione e definizione dellAssun
zione sar di grande vantaggio allumanit intera, per
ch render gloria alla SS. Trinit, alla quale la Vergine
Madre di Dio legata da vincoli singolari [...]. Vi da
sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i glo
riosi esempi di Maria, abbiano a persuadersi sempre
meglio del valore della vita umana, se dedita total
mente allesercizio della volont del Padre celeste e al
bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corru
zione dei costumi da esso derivati minacciano di som
mergere ogni virt e di far scempio di vite umane, susci
tando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo
luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi
siano destinati; che infine la fede nella corporea assun
zione di Maria al cielo render pi ferma e pi operosa
la fede nella nostra risurrezione.
E nel discorso di quello stesso giorno: Perci a cos
eccelsa creatura noi leviamo fidenti gli occhi da questa
terra, in questo nostro tempo, fra questa nostra genera
zione e a tutti gridiamo: In alto i cuori! Alle tante anime
inquiete e angustiate, triste retaggio di una et sconvolta
e turbolenta, anime oppresse ma non rassegnate, che
non credono pi alla bont della yita; e solo ne accetta
no, quasi costrette, listante, lumile e ignorante fan
ciulla di Nazaret, ora gloriosa nei cieli, aprir visioni pi
alte, e le conforter a contemplare a qual destino e a
quali opere fu sublimata Colei che, eletta da Dio ad
essere Madre del Verbo incarnato, accolse docile la
parola del Signore. Dallenciclica Fulgens corona: Te
nendo nella dovuta considerazione tutte queste cose,
Venerabili fratelli, invitiamo voi tutti e singoli con la
presente Lettera Enciclica a far in modo che secondo il

72 / SVILUPPO ULTERIORE DELLA MARIOLOGIA

vostro ufficio, esortiate il clero e il popolo a voi affidato,


a celebrare lanno mariano che indiciamo in tutto il
mondo dal prossimo mese di dicembre fino allo stesso
mese dellanno seguente, nel compiersi cio del primo
Centenario da quando la Vergine Madre di Dio rifulse di
una nuova gemma, tra il plauso del popolo cristiano,
allorch, come dicemmo, il nostro Predecessore di
immortale memoria Pio IX ne decret e sanc solenne
mente lImmacolata Concezione. Finalmente, dalla
enciclica Ad coeli Reginam: certo che in senso pieno,
proprio e assoluto, soltanto Ges Cristo Dio e Uomo
Re; tuttavia, anche Maria, sia come Madre di Dio, sia
come Socia nellopera del Divin Redentore, e nelle lotte
contro i nemici e nel trionfo ottenuto su tutto, ne parte
cipa la dignit regale, sia pure in maniera limitata e ana
logica. Infatti, da questa unione con Cristo nasce quella
regale potenza, per cui Ella pu dispensare i tesori del
regno del Divin Redentore; infine, dalla stessa unione
con Cristo ha origine la inesauribile efficacia della sua
materna intercessione presso il Figlio e presso il Padre.
A esaminare tutta la documentazione mariana di Pio
XII si ha limpressione che egli coroni degnamente tutta
lopera del Magistero nei secoli riguardo alla Vergine
Madre. In tutto il prezioso patrimonio dei Romani Pon
tefici maturano via via tutti i titoli della SS. Vergine:
Immacolata, Madre di Dio (Theotokos), Vergine perpe
tua, cooperazione col Figlio nellopera della Redenzio
ne, santit, influsso nella Chiesa, Assunzione.
Una mariologia piena che giustifica i titoli di Media
trice e Corredentrice, bene intesi. Dico questo, perch
nella folla immensa dei fedeli e dei ministri a volte len
tusiasmo devozionale porta a esagerare, a dire pi del
giusto. Per esempio, dei titoli Mediatrice e Correden
trice si abusato pensando quasi a due mediazioni e a
due redenzioni, una di Cristo e laltra della Madonna.
Tali abusi hanno determinato una crisi da parte della

SVILUPPO DLL MAGISTERO DELLA CHIESA / 73

teologia nuova, che tornata alla difesa dellunico


Mediatore.

Capitolo quarto

CRISI DELLA MARIOLOGIA


E VATICANO II

Nel campo propriamente teologico si formata una


scissione tra minimalismo e massimalismo: luno inteso a
restringere opera e privilegi di Maria, laltro a dilatare
tutto il complesso mariologico, dando limpressione di
derogare in qualche modo al Verbo incarnato Redento
re.
E la crisi si infiltrata un po anche nel Concilio Vati
cano II. Ma qui si pu parlare di un miracolo dello Spi
rito Santo e della Vergine. Tutto faceva temere umana
mente che il Concilio prendesse una decisione per una
delle due correnti teologiche, la minimalista o la massi
malista. Nientaffatto. Il Concilio imbocca una via di
mezzo, che sceglie quel che c di meglio in ambedue,
scartando le asprezze delluna e dellaltra. E cos scrive
una pagina ispirata alla prudenza, ma ricca degli ele
menti essenziali della mariologia di sempre.
Verrebbe la tentazione di trascrivere semplicemente
questa pagina bella e istruttiva che potrebbe bastare per
s stessa a tutti. Almeno trascriviamone il senso, e in
occorrenza anche le parole.
Si tratta del capitolo Vili della costituzione dogma
tica Lumen gentium, luminosa esposizione della dottrina
sulla Chiesa, argomento principale del Concilio.
Al n. 54 il testo rivela le intenzioni del Concilio, che

76 / CRISI DELLA MARIOLOGIA E VATICANO II

crede dover parlare della SS. Vergine Madre del Reden


tore Fondatore della Chiesa, in cui continua lopera sal
vatrice di Cristo. Ma il Concilio non intende dare un trat
tato esauriente di mariologia n vuol dirimere le que
stioni liberamente discusse dai teologi cattolici. Vuol
dire quanto basta sulla cooperazione di Maria con suo
Figlio.
Nel n. 55 si accennano i testi del Vecchio Testamento
in riferimento alla SS. Vergine.
Nel n. 56 si passa al Nuovo Testamento. Si afferma
che Dio volle legare al consenso di Maria la realizza
zione dellIncarnazione e di tutto il piano o disegno della
Redenzione, notando lo stile di Dio che permette che una
Donna, va, fosse causa di morte, e dispone che Maria
fosse causa di vita. E si commenta lAnnunciazione, in
cui langelo saluta Maria, la tutta santa, immune da ogni
macchia e piena di grazia, che ascolta e ubbidisce dicen
do: Io sono lancella del Signore, si faccia di me
secondo la tua parola. Da questo il destino di Maria
cooperatrice subordinata di Cristo e di tutta la sua ope
ra. Maria non strumento meccanico, ma cosciente e
libero del grande disegno di salute del genere umano. Il
Concilio sottolinea il primato assoluto di Cristo nella
nostra Redenzione, ma anche un contributo personale
della Madre unitamente al Figlio. Per questo i Padri
ripetono: La morte per mezzo di va, la vita per mezzo
di Maria.
Nel n. 57 il Concilio si ferma a considerare gli episodi
evangelici: dopo lAnnunciazione la visita a santa Elisabetta, la Nativit di Ges nella grotta con la scena dei
pastori, dei Magi; poi la presentazione di Ges al tempio
e lincontro col vecchio Simeone, con la sua profezia
misteriosa.
Nel n. 58: la vita pubblica di Ges; la potenza di
Maria che induce il Figlio a operare il primo miracolo; la
diligenza di Maria a custodire e meditare le parole di

CRISI DELLA MARIOLOGIA E VATICANO II / 77

Ges, la sua partecipazione alla tragedia del Calvario,


dove Maria si associ allofferta e al sacrificio di Ges e
da Ges fu proclamata Madre di tutti gli uomini.
Nel n. 59 si parla di Maria dopo lAscensione di Ges
al cielo; in modo particolare si tocca la scena della Pente
coste, quando Maria a capo degli Apostoli invoc lo Spi
rito Santo per la nascita della Chiesa.
Finalmente si chiude la vita terrena della Vergine
Immacolata con la gloriosa ascesa al cielo in anima e cor
po.
A questo punto (n. 60) il Concilio sottolinea forte
mente la virt di Cristo come unico e sufficiente Media
tore di salvezza, a cui nessuna cooperazione necessaria
e quindi se Maria cooper lo fece sotto limpulso della
grazia e in maniera da non aggiungere qualche cosa di
proprio alla mediazione di Cristo. Questo vale contro
ogni tentativo di immaginare due Mediatori o due Re
dentori.
Ma subito il Concilio riprende il discorso per affer
mare una vera cooperazione di Maria con Cristo, unico
Redentore, e lascia la via libera per approfondire il
modo preciso di questa cooperazione subordinata (n.
59). E nel numero seguente (60) accenna alla posizione
privilegiata di Maria nella Chiesa, di cui Maria il tipo
da imitare da parte della Chiesa stessa, che con Maria
partorisce i membri vivi del Corpo Mistico. Ma non
basta. Ai nn. 61-62, il Concilio apre la via allapprofon
dimento della cooperazione subordinata. Secondo il
Concilio la Madonna fu associata in modo eccezionale
allopera redentrice di Cristo con lobbedienza, con la
speranza e lardente carit per restaurare la vita
soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi Madre
nellordine della grazia.
opportuno riprodurre ad litteram il n. 62: E que
sta Maternit di Maria nelleconomia della grazia per
dura senza soste dal momento del consenso fedelmente

78 / CRISI DELLA MARIOLOC.IA E VATICANO II

prestato nellAnnunciazione e mantenuto senza esita


zione sotto la Croce, fino al perpetuo coronamento di
tutti gli eletti. Assunta in cielo non ha deposto questa
funzione di salvezza, ma, con la sua molteplice interces
sione, continua a ottenerci la grazia della salute eterna.
Con la sua materna carit si prende cura dei fratelli del
Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli
e affanni, fino a che non siano condotti nella patria bea
ta. Per questo la Beata Vergine invocata nella Chiesa
con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice,
Mediatrice. Il che per va inteso in modo che nulla
detragga o aggiunga alla dignit e alla efficacia di Cristo,
unico Mediatore.
Nonostante lultimo severo monito, il Concilio in
questa pagina offre una dottrina della cooperazione vera
e positiva della Vergine allopera della Redenzione, che
va ancora studiata.
Si sa che i teologi si affannano a stabilire il modo pre
ciso di tale cooperazione mariana: si parla di coopera
zione soggettiva e oggettiva, diretta o indiretta, ontolo
gica o morale eccetera. I teologi possono discutere anco
ra, ma la sostanza della mariologia ormai acquisita nel
Concilio, che parla in modo da ammettere il titolo di
Mediatrice, e secondo qualche autorevole voce (1) pu
permettere anche laltro titolo discusso, Corredentri
ce. A scanso di equivoci, il titolo pu ancora sistemarsi
con laggiunta sottintesa: subordinata. A vincere equivoci
e difficolt, io credo che sia utile richiamare qui lopinione
secondo la quale Maria causa strumentale di Cristo
Mediatore. La mia opinione sar espressa in una delle
riflessioni mariologiche che chiudono questo libro (cfr pp.
81 ss). Intanto voglio completare il discorso sul Concilio
con un fatto altamente significativo che qui ricordiamo.
(1) Cfr J e a n G a l o t , Maria, la Donna nell opera di salvezza, Roma 1984.

CRISI DELLA MARIOLOGIA E VATICANO li / 79

Paolo VI nel Concilio

Il Papa Paolo VI in una conferenza tenuta nel


periodo preparatorio al Concilio, in qualit di cardinale
di Milano, si era manifestato contrario al titolo mariano
di Mediatrice e io ebbi il coraggio di contrastarlo! Ma
senza dubbio la Madonna ha lavorato su quel gran Papa
e gli ha suggerito una specie di ritrattazione durante il
Concilio. Ecco le parole solenni del Pontefice: A gloria
dunque della Vergine e a nostro conforto, Noi procla
miamo Maria SS. Madre della Chiesa, cio di tutto il
popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei Pastori, che la
chiamano Madre amorosissima; e vogliamo che con tale
titolo soavissimo dora innanzi la Vergine venga ancora
pi onorata da tutto il popolo di Dio. Si tratta di un tito
lo, Venerabili fratelli, che non nuovo alla piet dei cri
stiani; che anzi proprio con questo nome di Madre, a
preferenza degli altri, che i fedeli e la Chiesa tutta
vogliono rivolgersi a Maria. Essa invero appartiene alla
genuina sostanza della devozione a Maria, trovando la
sua giustificazione nella dignit stessa della Madre del
Verbo incarnato. Come infatti la Divina Maternit il
fondamento della sua speciale relazione con Cristo e
della sua presenza nelleconomia della salvezza operata
da Cristo Ges, cos pure essa costituiva il fondamento
principale dei rapporti di Maria con la Chiesa, essendo
Madre di Colui che, fin dal primo istante dellincarna
zione nel suo seno verginale, ha unito a Lui vero Capo il
suo Corpo Mistico che la Chiesa. Maria dunque come
Madre di Cristo, Madre anche dei fedeli e dei Pastori
tutti, cio della Chiesa. Cos nel discorso in Concilio
del 21 novembre 1964 a chiusura della 3a sessione del
Concilio Vaticano II. Giornata memorabile questa,
anche per me, a motivo di due fatti. La votazione trion
falmente unanime (5 voti contrari su 2.150!) della costi
tuzione Lumen gentium, oltre la gioia comune, mi pr-

80 / CRISI DELLA MARIOLOGIA li VATICANO II

cur due soddisfazioni personali: luna per la collegiali


t, che io avevo difeso in aula con una speciale relazione,
laltra per la mediazione di Maria, per cui mi ero battuto
fortemente, in senso favorevole, alla Commissione Dot
trinale; due gemme della Costituzione che il vertice del
Vaticano IL Ne ringrazio di cuore Cristo Redentore e la
sua Madre, che anche Madre della Chiesa.

Capitolo quinto

MEDITAZIONI TEOLOGICHE

A conclusione della nostra sintesi aggiungiamo qui


alcuni punti focali della mariologia, come saggi di appro
fondimento teologico e di pi calda e pi viva espressivi
t, che crediamo degni dellaltezza e della bellezza del
soggetto.
1. Maria , causa salutis

Abbiamo parlato della validit e della realt della


cooperazione soteriologica di Maria con Cristo Reden
tore, che importa una vera partecipazione causale allo
pera di Ges per la salvezza. Nei Padri, come vedemmo,
Maria chiamata causa salutis. Ma di quale causalit
si tratta? Il Concilio mette al sicuro lessenziale e lascia
discutere sul resto. Noi concentriamo la riflessione e la
discussione sul modo della mediazione mariana, alla
luce del principio di causalit strumentale (1).
Prima del cristianesimo la causalit, concretamente
quella efficiente, non si riscontra n in filosofia e nep(1) Cfr E. Hugon, La causalit instrumentale dans Vordre surnaturel, Parigi
1924.

82 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

pure nelle varie religioni. Nella questione capitale del


lorigine del mondo domina generalmente il concetto di
emanazione (causalit formale o materiale), donde la
concezione panteistica. La stessa filosofia greca pre
senta lacune e incertezze, anche nei sommi come Plato
ne. Aristotele sviluppa la teoria della causalit sulla
linea della causa formale e materiale e di quella finale.
Sostiene leternit del mondo, ammette Dio come Atto
puro, ma riduce il rapporto di Dio col mondo a semplice
mozione (Dio come Motore immobile), con tendenza a
Dio fine supremo.
Il cristianesimo ha riempito questa lacuna del pen
siero umano con la verit rivelata della creazione, esclu
sivamente propria di Dio che con la sua volont onnipo
tente ha tratto dal nulla allessere tutte le cose, compreso
luomo. Il mondo un effetto di Dio, Causa prima che
d lessere senza mutare o diminuire s stesso. Ecco la
causalit efficiente, che sar studiata e sviluppata dai
Padri e dai nostri filosofi, in modo incomparabile da
Tommaso dAquino. Questo grande Dottore, sulla base
della divina Rivelazione e alla luce della fede e della
ragione umana, ha elaborato una ricca dottrina sulla
causalit, che irradia di luce tutta la filosofia e la teolo
gia. opportuno riassumere questa dottrina, una Weltanschauung razionale e cristiana che evidenzia il senso
della storia umana e divina del mondo, ed utile a inqua
drare il nostro tema mariologico nella struttura statica e
dinamica della realt cosmica.
Anzitutto la creazione, che la pi alta funzione
della regina delle cause, che quella efficiente. Creare
dare lessere dal nulla: solo Dio, Atto puro, pu realiz
zare questo prodigio. La Bibbia Io conferma, mentre
nessuna religione, nessun sistema filosofico laveva mai
intuito. La creazione verit tutta cristiana.
Solo Dio crea dal nulla; nessuna creatura capace di
tanto. Le creature, anche langelo e luomo, trasfor

MARIA, CAUSA SALUTIS / 83

mano ci che gi esiste nel mondo, che per questo si


manifesta in un divenire perpetuo, che Aristotele e san
Tommaso chiamano moto.
Il divenire il dinamismo del mondo, che possibile
per la sua struttura, fatta di potenza e di atto. Essendo
tratta dal nulla, potenza assoluta, soggettiva e oggettiva,
la realt cosmica tormentata dal fremito dello svilup
po, che tendenza dal meno al pi, dalla potenza (im
perfezione) allatto (perfezione). Definitivamente tutte
le cose create tendono verso Dio, Essere sussistente e
per ricchezza infinita.
Ma ogni moto, che passaggio dalla potenza allatto,
non possibile senza una causalit: come lente non
comincia a essere se non in forza di una causa creatrice
suprema, cos non pu passare da uno stato inferiore a
uno stato superiore senza una causa. Pertanto il mondo
un intreccio di cause e di effetti, di cose mobili e
moventi, che non si spiega definitivamente senza un
Motore supremo che muove e non mosso da altri. Que
sta la prima prova dellesistenza di Dio.
Dio dunque, prima Causa, non solo ha creato tutte
le cose, ma le muove verso un ultimo fine. Sicch Dio,
pur essendo trascendente, presente e operante in
tutte le creature. Lo radicalmente in quanto le crea e
le conserva nellessere, che essendo legato al tempo,
che reale soltanto nellattimo fuggente, fa s che la
conservazione, come dice san Tommaso, sia una crea
zione continuata. Nel senso pi profondo della realt
Dio presente come Creatore, che sostiene ogni crea
tura; ma la sua presenza in certo modo si accentua in
quanto Egli muove ogni cosa dalla potenza allatto e
pertanto operante nella creatura che opera. il cos
detto concorso naturale di Dio al dinamismo operativo
delluniverso.
Per queste ragioni, Tommaso conclude che tutte le
creature, non escluso luomo, sono strumenti di Dio

84 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

operante in loro (2). Non bisogna per pensare che la


zione divina abolisce lazione propria delle creature. No.
il concetto esatto della strumentalit che si verifica nel
mondo: Dio Causa principale, che agisce sulla linea del
lessere, e la creatura subordinata, strumentale, che agi
sce, con azione propria, sulla linea del modo di essere
(che si chiama in filosofia taleit). Le creature dunque
subiscono lazione divina e con essa concorrono alle tra
sformazioni dellente creato, secondo la propria forma
naturale. Due energie per un solo effetto, che appar
tiene a Dio e alla creatura sotto diversi aspetti.
Lo stesso schema nellordine soprannaturale della
grazia: Dio muove luomo con un influsso che si
aggiunge alle sue facolt operative naturali, che in tal
modo attingono un effetto superiore alla natura umana,
latto salutare meritevole della vita eterna. Anche qui
sinergia di due agenti, Dio Causa principale e uomo
causa strumentale, che convergono in un solo effetto.
Lazione divina non elimina n guasta il carattere pro
prio dellattivit naturale, quindi non turba la libert
delluomo. Nelluno e nellaltro caso si tratta di una pre
mozione divina che integra ed eleva latto umano, inse
rendolo nella sfera divina.
Questo profondo concetto della strumentalit uni(2) Cfr San T ommaso, Summa contro, gentiles, I, 44: Omnia movenda, quae
sunt in mundo, comparantur ad Primum Movens, quod est Deus, sicut instru
menta ad agens principale. E ancora nella stessa Summa, IV, 41 : Omnes homines comparantur ad Deum ut quaedam instrumenta quibus operatur. Ma il testo
pi interessante dellAquinate in De potendo, III, 7, dove il santo Dottore ana
lizza acutamente linflusso causale tra le creature in s stesse e tra le creature e
Dio, distinguendo quattro modi in tale influsso: 1) in quanto un agente superiore
d a un agente inferiore la facolt di agire; 2) in quanto conserva tale facolt; 3)
in quanto la applica allazione; 4) in quanto lagente principale causa della
zione dello strumento. E poi conclude: Sic Deus est causa acdonis cuiuslibet 1
in quantum dat virtutem agendi; 2 in quantum conservat eam; 3 et in quantum
applicat acdoni; 4 et in quantum eius virtute omnis alia virtus agit.
In tema si veda Pietro Parente , De creatione universali, IV ed., Marietti,
Torino 1962, pp. 102 ss.

MARIA, CAUSA SALUTIS / 85

versale nel mondo creato viene accuratamente applicato


da san Tommaso, oltre che nella sfera soprannaturale
della grazia, anche nel mistero della Incarnazione del
Verbo.
Il Verbo ha assunto la natura umana, che come non
sussiste in s, cos non agisce da s, ma in virt della Per
sona, principium quod dellessere e dellagire. Per
tanto divina natura utitur operatione naturae humanae
sicut operatione sui instrumenti (3).
Analogamente il Verbo si serve strumentalmente
anche della libera volont della natura assunta (4).
A proposito dei miracoli, Tommaso ribadisce: Hu
mana natura [Christi] est instrumentum divinae actionis
(5). Ma egli afferma che questo concetto proprio dei
Padri e del Magistero ecclesiastico. Evidentemente si
riferisce alle controversie sul monenergetismo e monotelismo (VI-VII secolo), che portarono al III Concilio di
Costantinopoli (680-81) sotto Papa Agatone. I Padri pi
impegnati furono san Sofronio, patriarca di Gerusalem
me, e san Massimo Confessore, che distinguono in Cri
sto le due nature con le proprie volont e operazioni, ma
affermano che la Persona del Verbo il Principio ege
monico, cio la causa principale dellattivit di CristoUomo.
La natura umana di Cristo theokinete, cio mossa
dal Verbo-Dio. E tale concetto viene sancito dal Conci
lio Romano (649), dove intervenne san Massimo, e dallo
stesso III Concilio di Costantinopoli (6).
San Giovanni Damasceno, ultimo dei Padri orienta(3) Cfr Summa theologiae, III q. 19 a. 1. Luoghi paralleli: De unione Verbi Incar
nati?, 1; Compendium Theologiae, c. 212.
(4) Summa theologiae, III, q. 18.
(5) Ibidem, q. 43, a. 2.
(6) Cfr Pietro P arente , L'io di Cristo, Morcelliana, Brescia 1954: un ampio
studio di tutta la nostra questione nelle pp. 122-144.

86 / MEDITAZIONI TEOLOCfICHE

li, fa il punto sulla questione alla luce di tutta la Tradizio


ne. Citiamo qualche passo. Il punto di partenza per lui
la condizione del Verbo come Persona divina, che
assume la funzione della persona umana, che in Cristo
non c. Il Verbo esercita sulla natura assunta un ruolo
simile a quello dellanima nostra nel corpo: Quia vero
una duarum naturarum ipsius est hypostasis, unum et
eumdem esse dicimus qui iuxta eas naturas /...] naturaliter velit et agat (7).
Lipostasi o persona principium quod, diceva gi
Boezio; la natura principium quo\ e la persona agisce
sulla natura come lanima (causa principale) sul suo cor
po, che suo strumento: Anima principatum [egemo
nia] tenet. Utitur anima corpor e tamquam instrumento,
ipsum agens et moderans (8).
Questo per non significa che il Verbo abolisce latti
vit propria della natura assunta, ma il Verbo ne il
principio egemonico (come persona): Ut enim caro,
quamvis deitate donata, non tamen naturag suae exinde
mutationem subiit, eodem modo, licet voluntas et aedo
divinitate affectae sint [in Christo], non tamen a finibus
sui excesserunt. Unus enim idemque est, qui et hoc et illud
est, et hoc et ilio modo, hoc est divino et humano, vult et
agit (9).
Tutte le azioni e le passioni umane di Cristo erano
sotto linflusso della volont del Verbo, che era ed
principio non solo di attribuzione, ma anche di azione,
non soltanto morale, ma fisica: Neque enim coactum
quid in eo conspicitur, sed omnia voluntaria. Volens
enim fame, volens siti, volens morte affectus est (10).
De fide orthodoxa, III, 14 ( P G

(7) D amasceno ,
(8)
., 94.1.049 A .).
(9)
( . , 94.1.052 B.).
(10)
(P .G ., 94.1.084 A .).

Ibidem (P.G
Ibidem P G.
Ibidem

94.1.044 C ).

MARIA, CAUSA SALUTIS / 87

Pertanto la volont umana di Cristo, quanto allesercizio


dellatto libero, che scelta del bene, era sotto legemo
nia del Verbo, che non le permetteva la scelta del male,
che suicidio della libert.
Da questi brevi richiami risulta che san Tommaso
non ha creato il concetto di strumentalit applicato
allUomo-Dio: quel concetto era gi nei Padri e nel
Magistero della Chiesa. Ma per rimanere nel nostro
tema, vediamo come san Tommaso si serva della stru
mentalit nel supremo atto della Redenzione da Cristo
realizzata sul Calvario, nel mysterium Crucis, punto
focale della soteriologia paolina.
Tommaso tratta di questo problema specialmente
nella Summa theologiae, III, q. 48. Nellart. 6 di quella
questione il santo Dottore si chiede: Utrum passio
Christi operata sit nostram salutem per modum efficientiae. La risposta affermativa. Bisogna meditare atten
tamente tutto larticolo. Nel corpo Tommaso richiama la
causalit efficiente, che duplice: principale e strumen
tale. Causa principale della nostra Redenzione Dio, e
in senso preciso il Verbo, che diventa Redentore con la
sua umanit immolata volontariamente mediante la Pas
sione e la Morte: Efficiens quidem principalis humanae
salutis est Deus; quia vero humanitas Christi est divinitatis instrumentum, ideo ex consequenti omnes actiones et
passiones Christi intrumentaliter operantur in virtute divinitatis ad salutem humanam. inequivocabile, coglie il
punto essenziale della soteriologia, che alcuni moderni
stanno sconvolgendo con divagazioni disorientanti.
Nella risposta ad secundum si tocca il modo delleffi
cienza della Passione e Morte corporale del Redentore:
la Passione di Cristo, pur essendo corporale, ha tuttavia
una virt spirituale dalla Divinit unita, e cos esercita
un efficace influsso salvifico in quegli che si mettono con
essa a contatto spirituale per via di fede. NellW tertium
si esaminano gli effetti della Passione di Cristo; in

KK/ MEDITAZIONI TEOLOG ICHE

quanto si riferisce alla sua Divinit, agisce come causa


efficiente; in quanto si riferisce alla volont umana di
Cristo, agisce per modo di merito; in quanto si considera
nella stessa carne martoriata, agisce per modo di soddi
sfazione, che ci libera dal reato di pena; per modo di
Redenzione, che ci libera dal reato di colpa; e per modo
di sacrificio, che ci riconcilia con Dio. Tutti gli aspetti
della Redenzione sono esaurientemente dimostrati. Ma
a noi interessa laspetto strumentale, per cui Cristo
Redentore assolse il suo compito di Mediatore di sal
vezza in base alla sua umanit, fatta strumento del Ver
bo, che soffre e muore per noi attraverso la sua umanit.
La strumentalit salvifica di questa umanit del Verbo
come strumento congiunto, si ramifica in certo modo
nei Sacramenti, che sono strumenti separati del Verbo
stesso, che per essi comunica alle anime la grazia
redentrice.
Ma dobbiamo finalmente studiare la mediazione di
Maria in questo quadro cristologico e soteriologico.
LIncarnazione del Verbo, secondo la Rivelazione, la
Tradizione e il Magistero della Chiesa, stata pensata e
voluta da Dio allo scopo di redimere il genere umano
dalla schiavit del peccato originale e personale, ria
prendo a tutti le vie del Cielo. Ma la Redenzione dove
va, secondo i divini disegni, attuarsi come esigenza del
lamore e della giustizia insieme, che convergono nel
sacrificio della Croce, in cui lumanit di Cristo viene
immolata e offerta amorosamente a soddisfazione della
giustizia di Dio offeso dal peccato degli uomini e a
restaurazione e cruenta riconciliazione della creatura col
Creatore nella spirale dellAmore, ragione formale di
tutte le opere di Dio ad extra.
Il peccato, dice santAnseimo (Cur Deus homo), pur
essendo finito perch atto delluomo, riveste una certa
infinit morale come offesa di Dio. Occorreva pertanto
una riparazione adeguata; ed ecco lIncarnazione, che

MARIA. CAUSA SALUTIS / 89

rende possibile una sofferenza espiatrice come la Pas


sione deirUomo-Dio, che sacrifica la sua umanit, unita
alla Persona del Verbo, che le conferisce un valore
morale infinito, capace di adeguarsi alle esigenze della
Giustizia e dellAmore di Dio.
Quella umanit sacrosanta, fatta strumento del
Verbo per la notra salvezza, appartiene a Maria che lha
concepita e data alla luce. In virt della divina Materni
t, il cui frutto il Verbo fatto carne, Maria inserita nel
mistero dellunione ipostatica e conseguentemente
coinvolta nella condizione e funzione delFumanit di
Cristo, strumento di salvezza. Se la mediazione salvifica
di Ges Cristo si realizza nellofferta e nella immola
zione della sua umanit, da essa non si pu escludere
Maria, Madre vera del Verbo incarnato. Qui la radice
della partecipazione di Maria alla mediazione redentrice
del Salvatore: Essa implicita nella funzione strumen
tale dellumanit di Lui.
Lo strumento pu essere congiunto al Verbo, nellu
nit personale, e in tal senso si pu applicare solo allu
manit di Cristo. Poi c lo strumento separato come i
Sacramenti, in cui si riflette la strumentalit delluma
nit di Cristo per la produzione e lapplicazione della
grazia redentrice alle anime.
Maria, Madre di Dio, qualche cosa di mezzo tra lo
strumento congiunto e quello separato. Essa molto
vicina, ma subordinata allumanit del Verbo; ed al
disopra dei Sacramenti, come al disopra di tutti i santi,
anchessi strumenti separati di Cristo Salvatore, sulla
linea fisica (miracolo) e su quella morale (intercessione).
Nessuno dei santi pu vantare un nesso come quello di
cui gode Maria con lumanit di Cristo.
Trattandosi di cosa misteriosa, come lunione iposta
tica e lazione redentrice del Verbo incarnato, il nostro
linguaggio teologico soggetto al principio dellanalo
gia, come ih tutte le questioni di rapporto tra creatura e

90 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Creatore. Ma lanalogia non porta al falso, ma alla verit


vista e intesa approssimativamente.
In tal modo si intravede una certa partecipazione
allopera redentrice di Cristo, che sacrificio, passione e
sofferenza fino alla morte, espiazione, soddisfazione,
merito, come dice san Tommaso (Summa theologiae,
III, 48). Partecipazione di ordine fisico e morale, che i
Padri e il Magistero della Chiesa indicano sobriamente
in termini come Socia Christi, Causa salutis, e i teologi
illustrano e approfondiscono in varie maniere, come
abbiamo visto pi sopra.
Tanto lumanit di Cristo, quanto la Beata Vergine
Maria e i Sacramenti contribuiscono alla santificazione e
alla salvezza delle anime come strumenti del Verbo, che
la causa principale di tutta lopera redentrice, che resta
come un effetto o realizzazione del Verbo, a cui concor
rono gli strumenti di cui Egli si serve e che agiscono per
leffetto come strumenti, cio in modo dispositivo, in
quanto ciascuno d una impronta caratteristica alla
zione strumentale del Verbo, che passa attraverso essi.
Cos lumanit di Cristo il ponte che accorcia lim
mensa distanza tra il divino e lumano, adattando luno
allaltro.
Ogni Sacramento, secondo la sua natura di segno,
imprime la caratteristica propria sullazione divina: il
Battesimo la purificazione, la Cresima la forza per la
professione della fede, la Penitenza il travaglio del pas
saggio dalle tenebre alla luce (la metanoia del Vangelo),
lEucaristia lassimilazione a Cristo-Pane di vita nel
mistero di amore e di dolore; lordine sacro lo stigma
(carattere) del sacerdozio di Cristo, e cos via. E Maria?
Mi sembra giusto pensare che la sua partecipazione alla
mediazione di Ges Cristo conferisca a tutta lopera
redentrice un senso e quasi un profumo di maternit, che
rende pi viva lattrazione delle anime allAmore cro
ciato, come dice santa Caterina da Siena. Era conve

MARIA, CAUSA SALUTIS / 91

niente che lappello di Cristo Salvatore fosse addolcito


attraverso il cuore di una Mamma, che ha concepito Cri
sto sotto lazione dello Spirito Santo, che lAmore infi
nito. Questo Amore, che vibra nella Creazione, si ac
centua nellIncarnazione, si realizza nella Redenzione
diffondendosi nel cuore degli uomini attraverso Maria
fatta tramite vivente delle ricchezze divine. Associata a
Cristo da Betlem al Calvario, tipo e Madre della Chiesa,
Corpo Mistico a Lei affidato da Cristo agonizzante,
viene assunta al cielo, accanto a Cristo glorioso per con
tinuare a cooperare con Lui per la salvezza degli uomini.
Per la sua strettissima unione col Figlio, Maria pre
sente e operante con Lui nel mondo, sempre viva con
Lui a interpellare il Padre per la salvezza di tutti.
C un titolo attribuito a Maria, che sconcerta a
prima vista: Mater divinae gratiae. Quando si pensa che
la grazia una certa partecipazione della divina natura
(cfr 2 Pt 1, 3), come intendere quel titolo? Madre della
grazia equivale a fonte della grazia; e questo vera
mente misterioso. Ma nel mistero c la verit. Autore e
fonte della grazia solo Dio, ma questo Dio Amore si
incarnato nel seno verginale di Maria, si fatto Uomo e
attraverso la sua umanit immacolata ha proiettato sul
mondo smarrito la luce e la forza della grazia salvifica.
Quella umanit di Maria. E allora Maria, Madre di
Cristo, Autore della grazia per mezzo della sua umanit,
pu dirsi legittimamente Mater divinae gratiael
Ma c un altro titolo di Maria che ribadisce la sua
partecipazione integrale allopera redentrice di Ges.
il titolo di Madre della Chiesa, che Paolo VI proclam
solennemente nellAula del Vaticano II (21 nov. 1964,
Discorso a conclusione della III sessione).
Veramente gi san Pio X, nellenciclica Ad diem
illum (2 febbr. 1904), aveva chiaramente insegnato che
la SS. Vergine fatta Madre del Verbo incarnato, Ges
Cristo, era conseguentemente anche la Madre del Corpo

92 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Mistico che la Chiesa; generando fisicamente Ges,


Capo del Corpo Mistico, aveva generato misticamente an
che tutte le sue membra e quindi era Madre del Christus
totus", Capo e membra che sidentificano con la Chiesa.
Si superava cos lobiezione di certi teologi che non
vedono come Maria membro del Corpo Mistico possa
dirsi Madre di quel Corpo. Maria che membro elettis
simo del Corpo Mistico (alcuni Dottori la dicono collo
del medesimo Corpo) pu dirsi Madre del Corpo, come
Cristo che Capo eppure anche tutto il suo Corpo. Si
tocca il mistero qui, ma vi si nasconde la verit di una
profonda unit tra Cristo, la Chiesa e Maria, Madre del
Cristo fisico e del Cristo mistico.
Questa misteriosa verit conferma la tesi della parte
cipazione di Maria a tutta lopera redentrice di suo
Figlio. La sua divina Maternit, come ha concorso stru
mentalmente alla concezione e nascita deHUomo-Dio,
cos concorre, sempre come causa strumentale, alla
generazione dei figli di Dio per mezzo della grazia. La
Chiesa anchessa Madre, con tutta la sua funzione, che
continuazione dellopera del Redentore; tutta la sua
missione, che presenza operante di Cristo, Salvatore
del mondo, legata a Maria, Madre e socia inseparabile
di Ges. In modo ineffabile Ella, anche lass nel cielo,
esercita la sua maternit spirituale proclamata da Cristo
agonizzante sulla Croce. La Chiesa e il popolo di Dio
sentono nella presenza operante del Salvatore la presenza
operante di Maria, che tante volte nei secoli stata resa
prodigiosamente sensibile, come a Lourdes e a Fatima.
Maria, dunque, Mater divinae gratiae e Mater Ecclesiae, perch strettamente associata al Figlio Cristo, nelle
opere della unione ipostatica, mistero di Cristo UomoDio (11).
(11) Cfr D omenico B ertetto, Maria, Madre universale, nella storia della sal
vezza, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1969.

MARIA. CAUSA SALUTIS / 93

Giunti alla fine del nostro studio, vogliamo chiudere


con uno schema sintetico per confermare e integrare
quanto si detto e per indicare la via per ulteriori svi
luppi di questo tema assai complesso.
1) In primo luogo va posto il disegno di Dio, che fin
daHeternit ha pensato e voluto il nostro mondo con la
sua storia, che si concentra in Cristo e nella sua missione
salvatrice. In questa storia accanto a Cristo brilla una
Donna, Maria, che concepisce il Verbo, lo riveste della
sua carne e lo d al mondo come Uomo-Dio, Ges Cri
sto, cio Messia, Salvatore.
2) La Maternit divina eleva Maria al disopra di
tutto il creato, inserendola, per lunione ipostatica, nella
sfera divina: per sempre Madre del suo Creatore.
Tutta la grandezza di Maria scaturisce dalla sua Materni
t, che implica gi per s stessa diritti e privilegi, che
saranno confermati e ampliati dalla Volont divina.
3) Virtualmente, la Madre non pu rimanere estra
nea, anzi entra e partecipa alla sorte del Figlio. Ma,
secondo la Rivelazione scritta e orale, Maria costituita
Socia di Cristo nel disegno di Dio, che, quasi per una
certa divina ironia, capovolge e confonde lastuzia di
Satana, che aveva colpito a morte luomo per mezzo di
una donna. E Dio salver luomo per mezzo di Maria, la
nuova va, il cui seme (semen mulieris), Cristo, schiaccer il capo al serpente. Maria dunque parteciper alla
vita e alla missione di Cristo, suo Figlio, condividendone
gioie e dolori da Betlem a Nazaret, al Calvario, dove,
sacrificando i diritti materni, offrir il Figlio al Padre
coinvolgendosi nella cruenta tragedia della Croce.
4) Tutta lopera di Cristo Redentore importa logica
mente una partecipazione della Madonna. Nel suo
Cuore verginale e materno si ripercuotono tutte le vicen
de, azioni e passioni di Cristo, fatto Mediatore di sal
vezza attraverso il mistero della Croce, mistero di amore
e di dolore, di morte e di vita, di umiliazione e di vittoria

94 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

su Satana e il suo regno di peccato e di morte.


5) teologicamente certo che la Redenzione stata
compiuta dal Verbo personalmente attraverso la sua
umanit immolata, che pertanto pu dirsi strumento del
Verbo (come si legge nei Padri), strumento cosciente e
libero elevato a ricevere e trasmettere lazione del
Verbo (causa principale) per effetti superiori alla capa
cit umana.
6) Pertanto, la strumentalit entra e domina in tutto
lopera della Redenzione realizzata da Cristo Mediatore.
LIncarnazione del Verbo nel seno di Maria fu neces
saria condizione per attuare il disegno divino, che esi
geva una degna riparazione alla grave offesa di Dio,
attraverso una dolorosa espiazione, che il Verbo non
poteva soffrire senza la carne umana.
7) La strumentalit salvifica passa dallumanit
immolata di Cristo ai Sacramenti. In questi, come nel
lumanit del Verbo, la causalit fondamentalmente
fisica. Sopra di essa si sviluppa la strumentalit morale,
che si svolge nella sfera psicologica dellintelletto e della
volont.
8) Accanto ai Sacramenti, quasi ramificazioni del
lumanit di Cristo, si schiera la teoria luminosa dei san
ti, anchessi strumenti di Cristo per la salvezza.
Essi possono essere strumenti fisici per i miracoli e
strumenti morali con lintercessione orale.
9) La partecipazione integrale di Maria alla media
zione di Cristo, si attua partendo dallelemento pi
importante, che lumanit di Cristo, che appartiene a
Maria in virt della Maternit.
Bisogna riconoscere che tutto ci che si opera e passa
attraverso quellumanit si ripercuote in Maria. Per
tanto Maria causa strumentale fisica degli effetti ope
rati dal Verbo in quella umanit; ed anche causa stru
mentale morale per la cosciente e libera adesione del suo
intelletto e della sua volont alla coscienza e alla volont

MARIA, CAUSA SALUTIS / 95

umana di Cristo dominata e diretta dalla volont divina


del Verbo. Il fiat dellAnnunciazione sorregge e unisce
strettamente al Verbo incarnato tutta la sua vita fisica e
morale. La Vergine Maria supera la strumentalit fisica
dei Sacramenti e la strumentalit morale di tutti i santi,
per la semplice ragione che nessuna creatura pu para
gonarsi a Lei per il suo intimo rapporto con la Divinit.
La preghiera di Maria esercita sul cuore di Dio una dolce
potenza: i Padri dicono che Maria Omnipotentia supplex
Trattandosi di alti misteri della fede, il nostro lin
guaggio teologico approssimativo, analogico, ma non
falso. Partecipa delloscurit della fede, in attesa della
luce piena, che verr. Esortiamo il lettore a considerare
le cose dette con intelligenza pura e disposta, e allora si
vedr la bellezza della mediazione di Cristo che sirradia
attraverso la sua umanit nel cuore della Vergine, che
anche nel cielo continua accanto al suo Figlio glorioso la
sua azione materna, che attinge tutta lumanit sino alla
fine del mondo, in maniera che ogni uomo possa sentirsi
presente nel suo cuore insieme a Ges, suo Figlio
Redentore, che si compiace di imbalsamare ogni suo
gesto salutifero con la dolcezza di un Cuore di Mamma.
E tutto questo non turba la teologia e la sua secca dia
lettica, ma la rende pi umana e cio pi degna del
luomo e del Dio Amore.
Si potrebbe avanzare una difficolt. Si parla di stru
mentalit dellumanit di Cristo, di Maria, dei Sacra
menti per la distribuzione della grazia. Quale il senso
giusto? Certo Cristo, con la sua Passione, Morte e Resur
rezione, aveva causato la Redenzione del mondo. San
Tommaso dice che aveva accumulato quasi una medi
cina universale, che devessere applicata a ciascun indi
viduo ben disposto. Ma bisogna approfondire il proble
ma. Cristo ha vinto il peccato e la morte restaurando la
liberazione del genere umano caduto sotto la schiavit di

% / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Satana. I frutti della Redenzione per non sono come un


serbatoio, a cui si attinga volta per volta; sono piuttosto
un atteggiamento di Dio ad agire sulFuomo per risanarlo
e divinizzarlo con la grazia meritata da Cristo. Maria
concausa (strumentale) con Cristo nel meritare questa
grazia e nel distribuirla ai singoli uomini. Non si pu dire
di pi: spere ad sobrietatem!
La mediazione mariana, spiegata nel contesto della
strumentalit come si cercato di fare in questo saggio,
per s stessa valida. Il Concilio Vaticano II non lo dice
esplicitamente, ma alla vigilia del Concilio lo dice in ter
mini chiari Pio XII neHenciclica Ad coeli Reginam: Se
infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per
mezzo deHUmanit che ha assunto, se si serve dei
Sacramenti, dei suoi Santi, come di strumenti per la sal
vezza delle anime, perch non pu servirsi dellufficio e
dellopera della Madre sua Santissima, per distribuire a
noi i frutti della Redenzione?.
Ma la mediazione di Maria secondo la causalit stru
mentale acquista maggior rilievo se si contempla nel
quadro grandioso di tutta la realt umana e divina,
cosmica e trascendentale, temporale ed escatologica. La
filosofia cristiana, in base alla verit fondamentale del
Dio Creatore delluniverso, scopre e approfondisce il
rapporto tra creatura e Creatore. Dio ha tratto dal nulla
tutte le cose dando loro una struttura fisica (materia c
forma, natura specifica e facolt operative) e una strut
tura metafisica (essenza ed essere) realizzata concreta
mente con la molteplice individuazione che culmina nel
luomo con la personalit che sussistenza attuante c
determinante una natura dotata di coscienza e di libert.
Essendo lessere di tutte le cose, anche delluomo,
legato al tempo, che si realizza per attimi successivi (di
venire), Dio, nonostante la sua trascendenza, deve
essere presente nel mondo per sostenere attimo per
attimo lessere delle creature, sicch la loro conserva-

MARIA, CAUSA SALUTIS / 97

zione una continua creazione.


Tale dipendenza ontologica devessere anche dina
mica sulla linea dellazione. Di qui il concetto di pre
senza di Dio operante (motore) in ogni ente creato, che
agisce sotto linflusso divino come uno strumento subor
dinato a una Causa principale. Ed ecco la visione dellu
niverso realizzato e mosso da Dio istante per istante in
modo per che lazione di Dio non elimina quella della
creatura. Una sinergia, dunque, che eccita e domina il
dinamismo universale verso il fine supremo, che Dio
stesso. La creatura esce dalle mani del Creatore, che non
labbandona mai, e ritorna a Lui. Anche il neoplatonico
Plotino parla di questo esodo e di questo ritorno, che d
unit, senso e organicit allimmensa molteplicit del
creato. Il dinamismo del mondo, che va dallumile forma
del moto locale fino al fremito del pensiero (angelo e
uomo), rivela un intreccio indefinito di cause subordi
nate le une alle altre, che porta necessariamente a una
Causa prima, che tutto realizza e regge sulla linea del
lessere e dellagire. Dalla considerazione della realt
cosmica la ragione umana pu elevarsi alla cognizione
certa non solo dellesistenza di Dio, ma anche di alcuni
suoi attributi, che si riflettono analogicamente nelle
creature, specialmente nelluomo fatto a sua immagine e
somiglianza.
La divina Rivelazione assicura questa possibilit
(Sap 13; Rm 1) fino a chiamare stolto lateo e inescu
sabile. I Padri vedono nelluniverso una teofania.
Dio nel mistero della sua vita intima si rivela immutabi
le, ma non inerte: Egli pensa e ama s stesso, donde la
Trinit, che eterna generazione dellIdea di s (Logo)
e della processione dello Spirito Santo (Amore). Questa
autocomunicazione immanente, di cui la creazione
universale un pallido riflesso.
La creazione, come operazione ad extra, appartiene
alle tre Persone insieme, ma si realizza attraverso {dia) il

^[(ITAZIONI TEOLOGICHE

, r|io(Gv 1; Col 1): Omnia per Ipsum facta sunt.

ivlail Dio-Amore ama di comunicarsi ancora di pi.


forzadella creazione presente in tutte le creature, in
%to opera in esse. Il peccato originale delluomo
j^no occasione per una comunicazione molto pi proLda. che lIncarnazione del Verbo, che si fa Uomo
^1 seno di Maria. Satana aveva indotto Adamo al pec
uli, per mezzo di una donna; Dio (quasi con divina iroCja)salver il genere umano per mezzo del Verbo incar
no nel seno di Maria e apparso uomo in mezzo agli
^ini. La teofania, per mezzo di Maria, diventa inabiu,iZjone personale in mezzo agli uomini: Et Verbum
f0factum est, et habitavit in nobis (Gv 1).
c [1Verbo si fa Figlio delluomo, perch gli uomini
potino figli di Dio. la storia della salvezza in Cristo,
V nella sua umanit, ricapitolando tutta la storia del
Ondoin S stesso, si fa Luce e Vita, liberazione e gloriLzione delluomo attraverso il mistero della Croce
L|ore e amore) e della Risurrezione, invitando tutti a
Unirlo e incorporarsi in Lui con un processo di diviniz
zine (theopoiesis).
L jn questo dramma grandioso, che va da Betlem al
givano, sinserisce Maria, che prestando al Verbo la
carne, diventa strumento di salvezza. Nellarco della
jjyjna Rivelazione che va dalla creazione alla fine del
^iido, appare una Donna misteriosa, che scandisce Fierario messianico di Cristo Salvatore.
Allinizio (Gn, capp. 2-3) Dio crea luomo e la donna Adamo ed va, collocandoli nellEden, luogo di
clizie, in cui Dio tratta le sue creature amichevolmente,
gialla rompe lincanto inducendo va, e per essa Adae a cogliere e mangiare il frutto proibito. Dio inter
ne con le sue sanzioni e dice a Satana (il serpente):
10porr inimicizia fra te e la donna, tra i tuoi seguaci e
1seme di Lei, il quale ti schiaccer il capo. Come
^iamo gi detto, la Tradizione ha sempre visto nella

MARIA. CAUSA SALUTO / 99

donna qui nominata non soltanto va, ma anche Maria,


il cui seme (esclusivamente suo) cio il Figlio Ges
( risto, trionfer su Satana. Nel profeta Isaia si prean
nunzia una Vergine che concepir e dar alla luce un
luglio chiamato Emmanuel (Dio con noi); san Matteo
( 1,22-24) applica tale profezia a Maria e Ges.
Nella pienezza dei tempi, Dio manda larcangelo
( abriele a Maria piena di grazia, che accetta di diven
irne Madre del Verbo Figlio del Padre, e d al mondo il
m io Salvatore. Nella visita a Elisabetta, Maria manifesta
l;i coscienza della sua missione, per cui condivide la sorte
ili Cristo Messia, da Betlem a Nazaret, al tempio per ofIi n e Ges al Padre e ascoltare la tremenda profezia del
vecchio Simeone (Ges segno di contraddizione e il
cuore di Maria trapassato dalla spada del dolore), fino al
( divario, dove Maria ripete lofferta del Figlio e ne con
divide la tragedia della crocifissione, mentre Ges la
dichiara Madre spirituale dellUmanit.
Dopo lAscensione al cielo, Ges le affida la Chiesa,
. he Maria inizia con gli Apostoli nella luce della Pente(oste. La Tradizione testimonia lAssunzione della
Madre al cielo accanto al Figlio glorificato. Lultimo
libro della Scrittura, lApocalisse, in una visione escato
logica riassume e proietta nel futuro la sorte che acco
muna Figlio e Madre nella storia della salvezza: Signum
mtignum apparuit in coelo: mulier amicta sole... (cap.
I ): la Donna misteriosa avvolta nel sole, coronata di
.ielle e con la luna sotto i piedi, Maria, Madre di Ges,
d Messia, nella sua realt fisica e nella sua realt mistica,
. he la Chiesa. Nella miseria e nelle tribolazioni Ella d
il mondo Ges, il Verbo incarnato, che il dragone mi
u.iecia, ma non riesce a rapire e inghiottire, come non
i icsce ad aggredire la Donna. Il mostro insidia, eccita le
malizie degli uomini contro Cristo e la sua Madre, e seni
ina che trionfi su di loro al Calvario, dove Cristo siili
mola sotto gli occhi della Madre tormentata. Ma dopo

100 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE';

tre giorni rifulge la Risurrezione con cui Ges trionfa su


Satana e sul suo regno di peccato e di morte. E Maria
partecipa alla gloria del Figlio. Ma la tragedia continua
nella Chiesa, Corpo Mistico del Salvatore, lungo i secoli,
fino alla fine del mondo.
Ne\V Apocalisse Giovanni descrive la Gerusalemme
celeste, ma parla anche di Ges, sotto limmagine di
Agnello sgozzato (cap. 5). Questa immagine si trova gi
in Isaia, quando parla del Servo di Yahw (il Messia), e
risuona sul labbro di Giovanni Battista, che sulle sponde
del Giordano vede tra la folla Ges e lo saluta con queste
parole (Gv 1, 22): Ecco lAgnello di Dio che toglie i
peccati del mondo. Ges ritorna glorioso in cielo
presso il Padre, ma porta nel suo corpo le stimmate della
Passione. Il dolore, espressione dellamore, arriva fino
alle soglie del Paradiso e continua nei seguaci di Cristo,
membri del suo Corpo Mistico.
Il Messia nei Libri Santi si presenta costantemente
sotto i due aspetti: della potenza regale e dellinfermit
dolorosa. L'Apocalisse riecheggia i due aspetti: Cristo
il Verbo di Dio onnipotente, Rex regum et Dominus
dominantium (19, 16) e Agnello sanguinante adorato e
glorificato dai beati (5, 12), che sono chiamati alla cena
nuziale dellAgnello (19, 9).
Questa cena il riflesso simbolico di unaltra miste
riosa realt, che sulla terra: lEucaristia, in cui Ges
perpetua il suo sacrificio consumato sul Calvario e ripete
linvito escatologico: Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue, ha la vita eterna e io lo risusciter nellul
timo giorno. Il mistero dellAmore e del Dolore, che
redime gli uomini, sullaltare, sotto le specie del Pane
e del Vino, e sinserisce nella Chiesa pellegrinante e tri
bolante sulla terra per maturare il Regno di Dio, che si
compir in cielo.
Ora in tutto questo quadro complesso, che rappre
senta al vivo la storia della salvezza, presente e ope

MARIA. MADRID DI CRISTO E DEL SUO CORPO MISTI! <>/ HU

rante Maria accanto a Ges sofferente e trionfante.


Maria nel cielo, ma anche in un certo senso misterio
so, sulla terra, l nel Sacramento dellaltare, sintesi
nascosta ma ricchissima del mistero di Dio e delluomo,
e per anche del mistero della Redenzione.
Ella partecipa alla sacramentali della umanit di
Cristo, che sua e per partecipa, dallinizio alla fine,
allopera complessa della salvezza del mondo, realizzata
da Cristo mediatore.
Maria inscindibilmente unita al suo Figlio nel dise
gno eterno di Dio, nelle vicende della vita terrena, nel
Vecchio e nel Nuovo Testamento, nel cielo: sempre alle
prese con Satana per salvare luomo.
bello pensare che nellEucaristia c realmente il
Corpo e il Sangue di Ges scaturiti dal seno di Maria e
fatti strumenti di redenzione. NellEucaristia tutto il
cristianesimo, essa il cuore pulsante della Chiesa ed
il Cuore di Ges ferito, cinto di spine e fiammante d'a
more. Si pensi che quel Cuore sbocciato dal seno vergi
nale di Maria.
2. Maria , Madre di C risto e del suo Corpo Mistico

Nellenciclica Ad diem illum, raccogliendo le voci


della Tradizione, Pio X mette in luce il nesso profondo
tra la Maternit divina di Maria Vergine e la sua Mater
nit spirituale in rapporto a tutto il genere umano: Non
forse [Maria] la Madre di Cristo? Dunque anche la
Madre nostra. Poich ognuno deve mettersi in mente
che Ges, il quale il Verbo fatto carne, anche il Salva
tore del genere umano. Ora, come Uomo-Dio, Egli ha
preso, come tutti gli uomini, un corpo materiale: ma
come Restauratore della nostra stirpe, ha preso un certo
corpo spirituale, che si suol dire mistico, che non altro
che lunione di quelli che credono in Cristo [...]. Ma la

102 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Vergine non concep leterno Figlio di Dio soltanto per


ch diventasse uomo, prendendo da Lei una natura
umana; ma anche perch, per mezzo della natura
assunta da Lei, diventasse Salvatore dei mortali [...].
Pertanto nel medesimo seno della purissima Madre Cri
sto prese la carne e insieme un corpo spirituale, compo
sto cio di quelli che avrebbero creduto in Lui [...]. Sic
ch per una ragione spirituale e mistica noi ci diciamo
figli di Maria ed Ella Madre di tutti noi.
Le parole pronunziate da Ges agonizzante in Croce
(Donna, ecco il tuo figlio [...]. Ecco la Madre tua)
furono sempre oggetto di pia meditazione presso i Padri, i
teologi e gli asceti, che le hanno interpretate oltre la lette
ra, riferendole a una Maternit spirituale di Maria in rap
porto a tutti gli uomini rappresentati sul Calvario nella
persona di Giovanni. Gi in Origene si trova la prima
traccia di tale interpretazione {In Joannem, 4, 23); ma
essa si afferma nettamente nellepoca scolastica.
Nel secolo XII, lAbate Ruperto di Deutz scriveva:
Quia vero ibi dolores ut parturientis, in passione Unige
niti omnium nostrum salutem B. Virgo peperit, piane
omnium nostrum mater est. Igitur quod de hoc discipulo,
si praesens adesset, dici potuisset. Di qui lidea, via via
molto diffusa, che tutti siamo stati partoriti spiritualmente nel dolore della Beata Vergine ai piedi della Cro
ce. Lidea espressa con vivacit da santAlberto Magno
nel suo Manale (q. 25, par. 3): Consors passionis [Ma
ria], adiutrix facta est Redemptionis et Mater regenerationis, unde ibi propter fecunditatem spiritualem, qua totius
generis humani Mater spiritualis effecta est, non sine parturitione doloris omnes nos in vitam aeternam in Filio et
per Filium vocavit et regeneravit, mulier merito dieta
fuit.
Ma pi frequente e pi elaborata presso gli scolastici
laltra idea, che cio Maria diventa Madre di tutti gli
uomini nel momento in cui concepisce nel seno puris

MARIA. MADRE DI CRISTO E DEL SUO CORPO MISTICO / 103

simo il suo divin Figliuolo Ges. Questa idea deriva da


santAgostino e pi remotamente da san Paolo per la
trafila della dottrina del Corpo Mistico, che stabilisce
una profonda unit solidale tra Cristo Capo e i suoi
membri, che sono gli uomini. SantAgostino aveva gi
enunziata la formula sintetica: Maria spiritualmente
certo Madre delle membra [di Cristo], che siamo noi
[...]; nel corpo poi madre dello stesso Capo {De virginitate, n. 6).
Ma gli scolastici sviluppano con molto verismo la for
mula agostiniana: Un solo tutto, il Capo e il Corpo di
Cristo, un solo [Figlio] dellunico Dio in cielo e dellu
nica Madre in terra (Isacco della Stella); Madre della
vita [Maria] [...]. Uno era generato, ma tutti eravamo
generati perch [...] gi eravamo in Lui tutti (Guerrico); Veramente la buona Maria ha partorito Cristo e in
Cristo ha partorito i cristiani. Se Madre di Cristo e
Madre dei cristiani, chiaro che Cristo e i cristiani sono
fratelli (Goffredo Vindoc). Da queste e altre simili
testimonianze san Bonaventura aveva ragione di conclu
dere: Potest intelligi quod totus populus christianus de
utero Virginis gloriosae sit productus {Collat. 6 de donis
Spiritus Sancti, n. 20) (12).
Cos ben fondata nella Rivelazione scritta e orale
questa intima connessione tra la Maternit divina di
Maria e la sua Maternit spirituale riguardo ai membri
del Corpo Mistico di Cristo, una di quelle verit che,
pur non essendo esplicitamente definite dal Magistero
della Chiesa, tuttavia non si possono mettere in dubbio
senza urtare pi o meno direttamente contro qualche
dogma di fede.
(12) Vedi la bella raccolta di testi mariologici del secolo XII fatta da A ntonio
Piolanti in Marianum (1949), fase. 4. Pi ancora lopera gi citata di G. M.
R oschini in 4 voli.

mi

i >i i \/i< in i 11 ( ) i .<k ic / hl -:

Maria, dunque, Madre del Cristo fisico, conside


rato nella sua realt concreta, storica, e Madre del Cristo
mistico, considerato nella sua unione e solidariet col
genere umano da Lui redento e pi concretamente nel
lorganismo della Chiesa in perenne sviluppo, dinamicamente protesa verso la conquista delle anime, che a Lui
appartengono e in Lui devono essere misticamente
incorporate.
Se la Chiesa, come organismo in crescita, il prolun
gamento nello spazio e nel tempo del mistero dellIncar
nazione e della Redenzione, bisogna dire che nella sua
vita continua la vita del Cristo intero (santAgostino),
fisicamente e misticamente considerato.
Nella Chiesa, ogni giorno, il Verbo sincarna, nasce,
cresce, rinnova la sua Passione e Morte e la gloria della
sua Risurrezione. Ma questo ciclo dinamico evidente
mente non si pu concepire senza lattiva partecipazione
di Maria, Madre vera di Cristo, a Lui indissolubilmente
associata per la vita, per la Morte e per la Risurrezione.
La sua duplice Maternit, fisica e mistica, necessaria
mente in funzione della vita della Chiesa, che Cristo
vivente in seno allumanit. Quel connubio del divino e
dellumano, che fa della Chiesa un misterioso organismo
teandrico, si attua nel seno castissimo di Maria. Di l
venne alla luce il Verbo incarnato, il Cristo fisico; di l
nasce spiritualmente il Cristo mistico, che la Chiesa,
perch la linfa rigeneratrice, frutto della Redenzione,
passa attraverso Maria mediatrice e va ad alimentare il
Corpo, di cui Cristo il Capo, arricchendolo ogni giorno
di neofiti, nuove gemme viventi dellalbero sempre vigoreggiante.
Limmagine un po curiosa ma significativa di
cui si servono asceti e teologi quando nella struttura
complessa del Corpo Mistico vedono Maria come il collo
che mette in comunicazione vitale il Capo coi membri,
il tentativo di esprimere in linguaggio umano una realt

MARIA, MADRE DI CRISTO E DEL SUO CORPO MISTICO / 105

che trascende lordine naturale, cio la funzione ma


terna di Maria in rapporto a noi cristiani, funzione che
estende al piano mistico la Maternit fisica divina della
Beata Vergine.
Queste riflessioni teologiche giustificano il titolo
attribuito da alcuni autori a Maria: Mater Ecclesiae.
Veramente Madre anche la Chiesa, come suggeri
sce con tanta frequenza la Liturgia, perch in essa si
attua continuamente la rigenerazione delle anime alla
grazia di Cristo. Ma se si penetra fino in fondo questo
mistero della maternit della Chiesa, si trova che la sua
fecondit di Sposa di Cristo scaturisce dalla fecondit di
Maria, Madre del Redentore. Una sola fecondit dun
que che si svolge attraverso due talami, quello di Maria
e quello della Chiesa. La maternit della Chiesa effetto
della Maternit di Maria: quella produce un cristiano, in
cui vive Cristo; questa produce Cristo, in cui sono virtual
mente tutti i cristiani.
Il fragile linguaggio umano non regge allesuberanza
di questo divino mistero, ma i pochi cenni che abbiamo
azzardato bastano a darci la misura della grandezza di
Maria nella funzione della sua complessa Maternit in
rapporto a Cristo e alla sua Chiesa, che il suo Corpo
Mistico, di cui noi siamo i membri. La vita nostra
soprannaturale e la vita della Chiesa sono legate indisso
lubilmente a Maria, Madre di Cristo e Madre nostra,
Madre perci della Chiesa.
Nellepilogo della magnifica enciclica Mystici Corporis di Pio XII ribadito lo stesso concetto in termini
equivalenti: Che la Vergine Madre di Dio ottenga a
tutti un sincero amore verso la Chiesa, Essa, la cui ani
ma, pi che tutte le altre create da Dio, fu ripiena del
divino Spirito di Ges Cristo; Essa che, in rappresen
tanza di tutto il genere umano, consent a che si avesse un
certo spirituale matrimonio tra il Figlio di Dio e la natura
umana [...]. Essa dunque che Madre santissima di tutti i

106 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

membri di Cristo [...] ottenga (dal suo Figlio) che la linfa


copiosa dogni grazia discenda ininterrottamente dal
leccelso Capo in tutti i membri del Corpo Mistico e parimenti col suo efficacissimo patrocinio, come nei tempi
passati, cos oggi difenda la Chiesa e ad essa e a tutto il
consorzio umano impetri finalmente da Dio tempi pi
tranquilli.
3. La Madonna nel mistero della T rinit

La teologia, questa laboriosa e amorosa esegesi del


mistero della Rivelazione di Dio, ha la sua storia che
scandisce le fasi del suo sviluppo. Oggi essa prevalente
mente mariologia, perch vi domina lo studio appassio
nato intorno a quello che pu chiamarsi il mistero di
Maria intimamente connesso col mistero di Cristo.
Sembra che un recondito disegno divino si vada sve
lando ai giorni nostri, un disegno illuminato di sapienza
e caldo di amore, che presenta la Vergine Madre come
un punto focale di tutta la trama del millenario romanzo
dei rapporti tra Dio e luomo.
Tutti i misteri della Rivelazione si incrociano in quel
punto luminoso: la Trinit, lIncarnazione, la grazia, la
Chiesa, la vita eterna. Ma soprattutto confluiscono in
Maria i misteri della Trinit e dellIncarnazione: tra
luno e laltro abisso Maria sinarca come un ponte doro
incandescente, dando la sensazione di una rifinitura, di
una integrazione, che ha fatto dire a qualche teologo una
parola ardita: Maria, complementum Trinitatis. In realt
Maria entra nella sfera trinitaria attraverso lIncarnazio
ne.
Stando ai dati della Rivelazione divina innegabile
che essa la Donna assunta da Dio alla dignit di Madre
del suo Figlio, il Verbo eterno da Lui generato come ter

A MADONNA NEL MISTERO DELLA TRINIT / 107

mine del suo pensiero fuori del tempo. Ges Cristo


come frutto di questo gesto divino dellIncarnazione
voluta nel tempo per la redenzione del genere umano.
Egli il punto di confluenza di una paternit divina e di
una maternit umana, attuata in Maria Vergine.
Ges nello stesso tempo Figlio del Padre celeste e
di Maria, creatura di questa terra. In forza dellIncarna
zione Maria viene sollevata fino alla sfera divina, affian
cata al Padre, di cui ripete in certo senso latto generati
vo, legata al Verbo, che Ella riveste della sua carne;
unita allo Spirito Santo, che ladombra della sua virt
perch concepisca Cristo, Uomo-Dio, in modo vergina
le, senza concorso di uomo.
La Tradizione ha motivo di salutare Maria Madre,
Figlia e Sposa, nella luce dei due ineffabili misteri della
Trinit e dellIncarnazione.
E si noti, contro leresia di Nestorio e certe moderne
nostalgie nestoriane, che la Maternit di Maria non si
limita allumanit assunta dal Verbo, ma tocca il Verbo
stesso, perch da Lei non nasce un uomo in cui viene ad
abitare il Verbo, ma nasce la Persona stessa del Verbo,
unita ipostaticamente allumanit tratta dal seno della
Vergine. Maria dunque entra e si muove, per la sua
Maternit, sul piano ipostatico divino.
Se poi si ammette con san Tommaso e molti teologi
antichi e recenti, che lunione ipostatica va intesa come
comunicazione dellessere personale del Verbo alla
natura assunta, allora appare pi profonda la partecipa
zione di Maria alla sfera della Famiglia divina. La sua
carne e il suo sangue sono stati attratti alla sussistenza
personale del Verbo di Dio.
San Tommaso, alla luce di questo fatto sublime,
scrive che nella Vergine Maria c qualche cosa di infini
to, per il suo intimo rapporto con Dio divenuto suo
Figlio. vero, dopo lumanit di Cristo (che del resto
quanto alla carne deriva da Maria) non c al mondo

108 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

cosa pi grande di Maria, che, dopo quella umanit, la


pi vicina a Dio. Anche pi degli angeli, perch il vin
colo dellangelo a Dio quello di effetto alla propria cau
sa, il vincolo di Maria quello di Madre a Figlio.
Dio, fin dalleternit, si vagheggiata questa Donna
come Figlia, come Madre, come Sposa. Figlia, non solo
perch da Lui creata, ma perch riempita della sua gra
zia, che partecipazione della natura divina. Nessuna
creatura umana o angelica sar cos ricca di grazia e per
ci cos figlia di Dio come Maria; Madre, non in senso
allegorico, ma in senso verissimo e pieno, perch da
Essa nasce veramente il Verbo (gi generato ab aeterno
dal Padre) rivestito di umanit; Madre, Figlia del suo
Figlio: il linguaggio umano va in frantumi... Tocchiamo
la sfera trascendente, del divino, pur rimanendo Maria
sempre perfettamente umana.
L umanit, unita ipostaticamente al Verbo
A misurare la grandezza di Maria bisogna approfon
dire la condizione dellumanit unita ipostaticamente al
Verbo. Da duemila anni quella umanit fatta di carne,
ossa e sangue come la nostra, unita al Verbo, sussiste
nella persona del Verbo, vive della vita e dellinflusso
del Verbo. E sar cos per tutta leternit. Prima dellIn
carnazione, Dio era Padre, Figlio e Spirito Santo, una
sola natura in tre Persone ineffabilmente spirituali; dopo
lIncarnazione, Dio Padre, Ges Cristo (cio Figlio di
Dio fatto Uomo, Verbo incarnato) e Spirito Santo.
Immutabilmente, in seno alla Trinit palpita un cuore
umano. Quel cuore ha avuto origine da Maria, la quale
perci si inserisce anchessa nella struttura vitale del Dio
Uno-Trino (Complementum Trinitatis). Tutto questo
per s stesso chiaro e ha il suo fondamento nella realt

LA MADONNA NEL MISTERO DELLA TRINIT / 109

storica e nella lettera della divina Rivelazione.


Ma il tema esige unanalisi pi approfondita del rap
porto di Maria alla Trinit.
Maria nel disegno dellIncarnazione
Prendiamo le mosse da un problema che sorge spon
taneo: perch Dio ha voluto inserire Maria nel disegno
delFIncarnazione e della Redenzione? Non era necessa
rio che il Verbo nascesse da una donna per rivestirsi
della natura umana; poteva farsi uomo, come il primo
Adamo, senza passare per il seno di una donna. Parimenti, nessuna ragione di necessit milita a favore di una
partecipazione di Maria alla grandiosa opera di Reden
zione compiuta dal Verbo incarnato. Linserzione di
Maria, nel disegno divino della restaurazione, deve dun
que rispondere a un motivo pi profondo di quello
comunemente addotto, che indica in Maria la novella
va, avendo voluto Dio umiliare lastuzia di Satana per
via di capovolgimento: salvare gli uomini, rovinati dalla
prima donna, per mezzo di una donna.
La soluzione adeguata del problema ben altra.
Bisogna rifarsi alla definizione giovannea: Dio Amore.
I teologi sogliono sondare labisso della vita intima di
Dio ai pallidi riflessi della psicologia umana. Nessuno ha
trattato questo delicatissimo argomento come santAgo
stino, che nelle analisi dello spirito umano pu -eggere al
paragone dei migliori psicologi moderni e superarli
anche.
Ora, la vita dellanima nostra fatta di due palpiti: il
pensiero e lamore. Si discute da secoli sul primato del
pensiero o dellamore, e forse le soluzioni esclusiviste
non tengono conto della semplicit dello spirito, in cui
quelle due forze misteriose vivono e si sviluppano inscin

1IO / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

dibilmente. Concediamo che il pensiero si presenta con


una priorit genetica e funzionale: prima si conosce, poi
si ama. La volont segue lintelletto: nihil volitum nisi
praecognitum.
Inoltre, il pensiero sembra pi metafisicamente puro
dellamore, pi nobile e pi signore. Luomo col pen
siero domina la realt che lo circonda, con lamore la
persegue come un complemento del suo essere e in certo
senso ne trascinato. Ma Agostino osserva con finezza
che lo stesso pensare permeato damore: con la cono
scenza lanima si appropria in immagine loggetto, in cui
vede il termine naturale delle sue tendenze che si concre
tano nellamore.
Si pu dire che non c movimento dello spirito, che
non sia vivificato dallamore. San Tommaso, con pene
trante intuito, riduce tutte le affezioni dellanimo alla
more.
La struttura psicologica delluomo una immagine di
quella di Dio e perci una via utile a leggere nellabisso
della vita divina.
Anche Dio pensiero e amore. In noi il conoscere e
lamare sono come una efflorescenza della sostanza del
lanima; in Dio non possibile una distinzione reale tra
natura e attivit: Dio essenzialmente pensiero e amo
re. Dio si conosce, ha piena coscienza di S. In questo
atto essenziale di conoscenza il soggetto e loggetto si
identificano senza residuo e perci Dio pensandosi esau
risce in un momento eterno tutta la sua intellegibilit,
comprendendo perfettamente S stesso e tutte le possi
bili imitazioni della sua essenza nelle infinite ipotesi di
libera realizzazione per via di creazione.
Ma il pensiero, la coscienza non sono possibili senza
una duplicit di termini. Salva dunque lassoluta sempli
cit divina, in Dio necessario porre almeno sul piano
relativo due termini distinti: il conoscente e il cono
sciuto. Pi che due realt, sono due momenti della

LA MADONNA NEL MISTERO DEI.LA TRINIT /H I

medesima realt: il momento del pensarsi e il momento


della autocoscienza che si esprime in una idea di s. un
intimo processo di riproduzione, che giustamente va
denominato generazione intellettiva; ne abbiamo espe
rienza nelle profondit del nostro spirito: lanima si scru
ta, acquista coscienza di s e si proietta come in una
visione oggettiva di s stessa. Arriva a sapere di essere s
stessa.
Ma lamore fiorisce spontaneamente sulla trama del
pensiero. Come lanima nostra, cos Dio conoscendosi e
contemplandosi nella idea di S, portato ad amarsi.
Conoscersi come un proiettarsi fuori di s, una specie
di espirazione. Amarsi un ritornare in s con viva e
piena adesione di s a s, una specie di inspirazione.
Cos la vita intima di Dio un respirare eterno a due fasi:
proiettarsi nellidea di S e assorbirsi nellamore di S.
Due processi immanenti, che esigono termini distinti,
non tali per da compromettere lassoluta unit di Dio.
Conoscenza e amore si fanno necessariamente a due
e importano perci un io e un tu. Nellabisso del
pensiero e dellamore che costituiscono lessenza di Dio,
si profilano inesorabilmente le Persone divine come ter
mini necessari del pensare e dellamare.
Il lavoro della teologia
La teologia cattolica in venti secoli di lavoro tenace
ha assolto il compito formidabile di conciliare insieme
lunit e la pluralit immanente di Dio. Ed arrivata a
porre in seno alla Divinit, con tutte le cautele suggerite
dal linguaggio analogico, tre Persone reali, realmente
distinte tra loro, ma identiche con lunica essenza:
Padre, Figlio e Spirito Santo. Il pensiero, assimilato alla
generazione eternamente in atto, ha due termini corre

112 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

lativi, Padre e Figlio (pensante e pensato); e lamore


avviva la traiettoria del pensiero fremente fra i due ter
mini e si ipostatizza nello Spirito Santo, palpito di ineffa
bile unione tra Padre e Figlio.
A considerarlo bene, questo schema elaborato dalla
teologia in base alla Rivelazione e alla psicologia umana,
porta a vedere in Dio un eterno dialogo Io/Tu, che
rompe il silenzio e crea unaria di famiglia. E il dialogo
appare non solo conveniente, ma anche necessario. La
mente umana intuisce e giustifica lassoluta unit di Dio,
ma non si rassegnerebbe a vedere in Dio una solitudine
tremendamente muta. I contemplativi, tanto vicini a
Dio, rifuggono dal mondo e dalla sua gazzarra, cercano
Dio nel silenzio, ma gustano tutta la dolcezza del dialogo
con Lui, che diventa anche dialogo tra s e s. Il silenzio
mistico la pi intensa, la pi luminosa e amorosa con
versazione. Si sa, anche tra noi uomini, che le parole pi
belle son quelle che non si dicono, ma quelle che fiori
scono impercettibili nel fondo silenzioso dello spirito.
Lo sanno bene i poeti e tutti gli artisti, che piangono sul
linadeguatezza dellespressione artistica in rapporto
alla intuizione sempre irriducibile alle angustie dei colo
ri, delle linee e delle parole. In Dio dunque c il dialogo,
sostanziale, fatto di termini che sono Persone.
Approfondendo il concetto di Persona divina, si apre
un orizzonte nuovo per la mente umana. Tra noi persona
e personalit denotano determinatezza e incomunicabi
lit. La personalit realt individua, cosciente, libera,
sui iuris: il mio essere distinto da tutta la realt che mi
circonda, il mio mondo, sacrario impenetrabile, in cui
si svolge la vita autenticamente mia, che trova la sua
espressione adeguata nei due monosillabi gelosamente
difesi fin dalla prima infanzia: Io-Mio.
In Dio, invece, la persona essenzialmente relazio
ne: il Padre la Paternit sussistente come rapporto
dinamico a un altro termine, Figlio, che anchesso rela

LA MADONNA NEL MISTERO DELLA TRINIT / 113

zione, cio Filiazione sussistente. In modo pi appari


scente il carattere di relazione si rivela nello Spirito San
to, Amore che stringe in vincolo vitale Padre e Figlio.
Cosa sconcertante: una Persona divina non si pu pen
sare che come rapporto a un altro. Lintima ragione
dessere di ognuna delle Persone in questo senso dina
mico di rapporto: la Persona divina pi ad altri che in
s.
Ora, un tale rapporto tutto proprio dellAmore.
Per questo la definizione giovannea, checch ne pensino
gli intellettualisti, la pi bella e la pi adeguata: Dio
Amore. Non solo perch ama, perch pensa amando e
ama pensando, ma perch nella Trinit delle sue Per
sone come agitato dal dinamismo della dedizione ad
altro, della diffusione di S, che amore in atto.
Qui la radice della Trinit e di tutte le gesta del Dio
Uno-Trino. La tendenza diffusiva, come necessit di
natura, si risolve pienamente nei processi immanenti che
terminano nelle tre Persone. La struttura trinitaria di
Dio necessariamente tale quale per tutta la eternit.
Ma questa effusione intrinseca ha una ripercussione
fuori di Dio. Qualche incauto teologo ha visto nella crea
zione del mondo un prolungamento naturale e necessa
rio del dinamismo interno che si concreta nelle Persone
Divine. La dottrina cattolica invece difende giustamente
la libert assoluta di ogni azione ad extra di Dio. La crea
zione libera effusione delle ricchezze divine non nel
senso di un emanatismo panteistico, ma sulla linea della
causalit efficiente, che distingue nettamente il mondo
da Dio, facendo per delluno una riproduzione analo
gica dellaltro. La creatura un essere finito prodotto
dal nulla, in cui si riflette imperfettamente la perfezione
divina. Resta per vero che la creazione una specie di
effusione del pensiero, della bont, della bellezza, della
potenza di Dio: come il riecheggio del dinamismo inte
riore, che rapporto ad altro e quindi ritmo damore;

114 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Dio ha creato liberamente per amore e ha impresso nel


mondo creato il fremito e la traccia della sua vita trinita
ria. San Giovanni canta nel suo prologo: Tutte le cose
sono state fatte attraverso il Verbo e senza di Lui nulla
stato fatto.
Lattuazione del mondo, nella mirabile e complessa
sua struttura, quasi lo sforzo per realizzare fuori di s
lIdea eterna, il Verbo, che il termine sostanziale e ipo
statico del suo pensarsi. Nella gamma policroma dei suoi
aspetti, il creato riflette le idee archetipe di Dio, che si
riducono tutte allunica Idea, che il Verbo. una spe
cie di generazione estrinseca che fa del mondo, culmi
nante nelluomo, una creatura, un figlio di Dio, il quale
detto giustamente Padre delluniverso. Questa specie
di generazione gi atto di amore, a somiglianza di
quella immanente che termina nella Persona del Verbo.
Ma proprio sulla traccia del processo interiore, Dio
imprime nel mondo creato a immagine del Figlio lo
stigma dello Spirito Santo, che inserisce nelluniverso la
tendenza dinamica di ritorno che si esprime nel concetto
di finalit. Anche Plotino ha intuito il mondo come un
esodo da Dio e come un ritorno a Lui.
Ecco dunque nel mondo le tracce trinitarie di Dio: un
principio di essere, che richiama il Padre; una trama
essenziale di perfezioni svariate e organicamente ordi
nate, che richiama il Figlio; una tendenza incoercibile,
anche se incosciente, di ritorno alla fonte, che richiama
lo Spirito Santo. Il silenzioso dialogo interno di Dio si
diffonde nel creato e diventa armonia, canto di amore,
di cui ogni atomo una nota: I cieli dice il Libro
Santo cantano la gloria di Dio. Il centro di questa
immensa orchestra luomo cosciente e libero, imma
gine di Dio, posto nel mondo per dare una coscienza
allarmonia glorificatrice delluniverso e per trasformare
lanelito istintivo in un atto di amore.
Il peccato ruppe quellarmonia, stronc quellanelito

LA MADONNA NEL MISTERO DELLA TRINIT / 115

riducendo litinerario umano e la storia a un circolo


chiuso senza speranza di evasione e di riconquista. La
civilt greca e romana accusa il peso tragico di questa
fatalit e di questo ciclo storico senza apertura e senza
meta.
Dio non si rassegna allo scacco. La sua Sapienza e il
suo Amore decretano lIncarnazione, che lirruzione
del Verbo nel ciclo della storia umana. Ges Cristo,
Verbo di Dio fatto Uomo, rompe quel ciclo, ridando
alluomo e al mondo il suo valore e il suo senso. La crea
zione era una pallida riproduzione dello schema trinita
rio, in quanto rifletteva il Pensiero eterno di Dio nella
struttura del mondo e lAmore di Dio nella sua finalit.
Con lIncarnazione, lIpostasi stessa del pensiero di Dio,
cio il Verbo, sinserisce di peso nella traiettoria del
tempo per restaurare i valori della creazione concentrati
nelluomo. Insieme con lIdea eterna di Dio lIncarna
zione porta in seno alla realt cosmica lAmore di Dio in
persona, lo Spirito Santo, che Ges promette e manda
sugli Apostoli. Gli uomini sono cos chiamati a inserirsi
in Cristo, che comunica loro lo Spirito-Amore affinch
sia riaperta la via del ritorno a Dio, che conquista di
vita eterna. Si manifesta in tal modo in tutta la sua bel
lezza il disegno di Dio come Creatore: riprodurre fuori
di S lo schema della sua intima vita: essere che si
proietta col pensiero nella coscienza di S (Idea), per
ricomporsi a unit con lAmore.
Il mondo definitivamente non ha senso e valore se
non in questo schema: essere per conoscere e per amare;
conoscersi come creatura di Dio, come proiezione del
suo pensiero, e amarsi in Lui e per Lui, cio, seguire il
fremito della nostalgia di Lui, in cui la creatura come
dice Agostino trova tutta la ragione del suo essere, del
suo pensare e del suo vivere.
Questa la visione cristiana delluomo e del mondo,
in cui domina sovrano lamore. LEvangelo, la lieta

t Ir. - M I I )l I A / M >NI I I ( >1 ( )( .!< H I

novella, la riscoperta dellamore, in cui confluiscono


lessere e il pensiero divino, e che segna il destino del
mondo e delluomo.
SantAgostino aveva ragione di sintetizzare la storia
delluno e dellaltro con lo schema delle due citt
costruite in base a due amori: lAmore di Dio, che
Redenzione della creatura, e lamore umano egocentri
co che fallimento e perdizione.
La Madonna fra la Trinit e lIncarnazione
Nella luce di questo quadro grandioso ritorniamo
alla Madonna e al suo mistero. Dio lha inserita profon
damente nella trama dei due misteri capitali del cristia
nesimo: la Trinit e lIncarnazione.
Doveva essere cos. Nelle vicende delluomo, la
donna un fattore vitale imprescindibile. La trasfusione
della vita, che quasi una continuazione dellatto crea
tivo di Dio, legata alla donna. Femminilit e fecondit
sono termini correlativi: la donna il talamo sacro in cui
Dio ripete il gesto della creazione, che realizzazione
del suo Pensiero, della sua Idea, per via di Amore.
Per lavvento e lirruzione di Dio nella realt cosmi
ca, non cera tramite pi naturale e pi degno del seno di
una donna. Per questo lo Spirito Santo adombra Maria,
e da Maria il Verbo di Dio nasce Uomo. Non audace la
Chiesa quando applica a Maria le parole scritte per la
Sapienza divina e la canta come compagna di Dio nello
pera della creazione: Ero con Lui a realizzare il mon
do (Pro 8).
LIncarnazione, seconda creazione, non poteva fare
a meno della Donna, che d al Figlio di Dio la possibilit
di diventare Figlio delluomo per la salvezza delluomo.
Opera damore, lIncarnazione e la conseguente

LA MADONNA NEL MISTERO DELLA TRINIT / 117

Redenzione doveva realizzarsi attraverso una Donna.


Maria, associata a Cristo Redentore, risponde non solo
a un atto positivo della libera volont di Dio, ma anche
a unintima esigenza del suo meraviglioso disegno di sal
vezza.
Se dal quadro dellIncarnazione e della Redenzione
si toglie Maria, si rischia di offuscarne la luce e di gua
starne le linee. Sul piano divino il Pensiero, che il
Verbo-Figlio, incompleto senza lamore. Sul piano
umano Ges Cristo, Verbo incarnato, apparirebbe in
completo senza Maria, in cui si riflette la funzione dello
Spirito Santo, Amore eterno di Dio.
E nota la delicata formula: Maria, Sposa dello Spi
rito Santo. Questa espressione non si trova nei Padri, ma
accolta e commentata volentieri dagli scolastici (secoli
XIII ss). Il riserbo dei Padri si spiega. Cera nella mitolo
gia pagana un episodio strano di Giove che sotto forma
di cigno fecond Leda, da cui nacquero i Dioscuri. Par
lare di Maria Sposa dello Spirito Santo (sotto forma di
colomba) poteva ridestare nella mente unanalogia col
mito di Leda. Un altro motivo di riserbo scaturiva dalla
teologia trinitaria, secondo la quale lo Spirito Santo pro
cede dal Padre e dal Figlio e quindi sembra incongruo e
pericoloso attribuire la concezione e la nascita di Cristo
allo Spirito Santo come se luno diventasse quasi figlio
dellaltro. Ma nel Medioevo tali pericoli non cerano
pi, sia per la lontananza dal mondo pagano, sia per lo
sviluppo della teologia. E allora la formula Maria,
Sposa dello Spirito Santo cominci a far fortuna e oggi
comunemente ammessa, ma in un senso pienamente
ortodosso. Si pu dire che lo Spirito Santo Amore, il
quale deriva dal Padre e dal Figlio, ma non d origine ad
altra persona, come un punto di confluenza di tutta la
fecondit divina, come una piena contenuta, capace di
infinite realizzazioni. E siccome il circolo vitale della
Trinit conchiuso, lo Spirito Santo un diagramma

118 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

attraverso il quale il fremito dellAmore onnipotente


tende a espandersi creando realt nuove. Maria allora si
presenta come una Mediatrice di cui lo Spirito Santo si
serve per la pi grande realizzazione della storia: il Cri
sto sotto un duplice aspetto, di Uomo-Dio nella sua con
cretezza personale e di Capo del Corpo Mistico, che la
Chiesa. Si pensi: per la nascita di Cristo Uomo-Dio lo
Spirito Santo adombra la Vergine a Nazaret; per la na
scita del Cristo mistico, che la Chiesa, lo Spirito Santo
ridiscende sulla Vergine nel Cenacolo.
E cos, lopera grandiosa dellTncarnazione e della
Redenzione si attua nel cuore di Maria sotto lazione
misteriosa dello Spirito-Amore.
Trascrivo una pagina suggestiva di Grignion de Monfort, linnamorato di Maria: Iddio Spirito Santo,
essendo sterile in seno alla Divinit, cio non produ
cendo altra Persona Divina, divenuto fecondo per
Maria che ha sposata [...]. Con questo non si vuol dire
che la Vergine Santissima abbia dato la fecondit allo
Spirito Santo, come se questo non lavesse; perch,
essendo Dio, ha la fecondit o la capacit di produrre,
come il Padre e il Figlio, anche se non la traduce in atto
e non d origine ad altra Persona Divina.
Ma si vuol dire che lo Spirito Santo, per mezzo della
Santa Vergine, di cui si degna valersi, pur non avendone
in senso assoluto necessit, traduce in atto la sua fecon
dit producendo in Lei e per mezzo di Lei Ges Cristo e
le sue membra. Mistero di grazia sconosciuto anche ai
pi sapienti ed elevati tra i cristiani (Traiti de la vritable dvotion Marie, 12-13).
Insomma, se nella creazione tutto fu fatto attraverso
il Verbo, nella Incarnazione e Redenzione, che come
una seconda creazione, tutto si fa attraverso lo Spirito
Santo, Amore sostanziale, che si associa Maria nelle sue
realizzazioni damore attuate fuori della sfera divina, in
mezzo agli uomini.

DALL ALB \ AL TRAMONTO / 119

E cos Maria associata a Cristo e allo Spirito Santo


nella laboriosa restaurazione della umanit decaduta,
acquista ora un rilievo immenso: un Dio Padre dono
infinito; un Dio fratello un prodigio di amore; ma un
Dio-Mamma diventa una forza irresistibile. Dio si fa
nostro fratello in Cristo, si fa nostra Mamma in Maria.
La sorte delluomo, anche lontano da Dio, non affi
data alla donna e specialmente alla madre? Secondo il
suo stile, Dio ha innestato cos il mondo soprannaturale
della grazia sulla trama della natura, rispettandone la
struttura e le leggi.
Maria dunque componente essenziale del disegno
della Redenzione. Per questa via, Ella entrata umile
e alta pi che creatura nellalone trinitario di Dio.
Il Verbo lha invasa in tutte le sue fibre e lha inve
stita col dinamismo della sua Persona, che rapporto al
Padre e allo Spirito Santo. E allora la persona di Maria
stata trasumanata fino ad assumere il carattere della
Persona Divina, che essenzialmente relazione, pi vita
per laltro che vita per s e in s. Maria Maternit
incandescente accesa e alimentata da un amore eterno
per il Figlio di Dio. diventato Figlio suo.
4. DALLALBA AL TRAMONTO

DallImmacolata allAssunta (1854-1950): un secolo


di storia e di tragiche crisi, tra due definizioni dogmati
che promulgate da due grandi Papi, Pio IX e Pio XII,
testimoni luno della caduta dello Stato Pontificio, lal
tro della catastrofe dellultima guerra mondiale. Secolo
di crisi non soltanto politiche e sociali, ma anche spiri
tuali per una radicale fermentazione della coscienza e
del pensiero.
LOttocento il punto di confluenza di tutte le cor

120 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

renti derivate dallUmanesimo degenerato, che portano


il marchio del divorzio dalla Chiesa e quindi di una osti
nata antitesi col pensiero genuinamente cristiano. Il sog
gettivismo, inaugurato da Cartesio e convogliato sul
doppio binario del dualismo materia/spirito, si appro
fondisce e si consolida nella sistematica rielaborazione
di Kant, che pone le premesse di tutte le ramificazioni
del pensiero moderno. La sua Critica della ragion pura
la magna carta del razionalismo, aristocrazia dello spi
rito che diventa idolatria dellIo pensante nellidealismo
hegeliano; la Critica della ragion pratica apre invece la
via ai sistemi irrazionali del volontarismo e del sentimen
talismo; la supervalutazione del fenomeno in ordine alla
certezza scientifica e metafisica porta al positivismo sen
sistico e poi al puro materialismo.
Ma a scrutarlo bene nella sua fonte e nelle sue deriva
zioni, il pensiero kantiano trova la sua sostanziale espressione in un solo termine: naturalismo. Kant prende
un atteggiamento agnostico di fronte al problema di Dio
e dellimmortalit, e perci elimina quello della religio
ne. Per conseguenza logica, lo sviluppo spiritualistico
del suo pensiero, sulla linea aristocratica dellidealismo,
raggiunge il panteismo, che assorbimento di Dio nel
luomo; lo sviluppo fenomenistico invece, sulla linea del
sensismo positivistico, raggiunge il materialismo dialet
tico, negazione di Dio e di ogni valore spirituale. In ogni
caso il naturalismo che trionfa e permea tutti i settori
della vita.
Prima un naturalismo dal guanto di velluto e dal
volto irenico, che sotto il nome del liberalismo non
aggredisce apertamente la religione, ma la svaluta agno
sticamente, beneficiandola con un trattamento di condi
zionata tolleranza. Poi il naturalismo aristocratico che
si trasforma nella statolatria, fucina dei nazionalismi bel
licosi e delle dittature strangolatrici di ogni libert.
Finalmente il naturalismo che si fa democratico, spo

DALLALBA AL TRAMONTO / 121

sando la questione sociale, e sfocia nel marxismo, che in


nome del proletariato minaccia di travolgere insieme col
capitalismo la religione.
Contro questo naturalismo proteiforme la Chiesa si
difesa come ha potuto con la forza del suo sacro Magiste
ro: la difesa affiora negli atti di Pio IX, raccolti poi nel
celebre Sillabo, e culmina nel Concilio Vaticano I, che
tutto una rivendicazione della soprannaturalit della
dottrina della fede e della costituzione della Chiesa,
Maestra infallibile, contro le pretese del razionalismo. Il
Concilio fu disgraziatamente interrotto, ma Leone XIII,
attingendo allimmenso materiale dei suoi Atti, ne ha
continuato litinerario con le sue mirabili encicliche, le
quali gettano luce su tutti i problemi suscitati contro il
cristianesimo dallo spirito moderno, non escluso quello
sociale, affrontato dalla Rerum novarum, codice della
vera democrazia nata nel clima evangelico, in contrasto
col demagogismo ateo.
Fin qui la Chiesa si difende contro un nemico ester
no; ma agli albori del Novecento il nemico entra in sacre
stia. il modernismo, vasta crisi scoppiata in seno alla
Chiesa Cattolica, una forma dinfezione accesa dai
germi di tutti gli errori dellOttocento inoculati nel corpo
della Sposa di Cristo per la trafila di sacerdoti malcauti,
che si arrogano la missione di salvare il patrimonio cultu
rale del cristianesimo ricostruendolo sugli schemi della
cultura profana. Essi non avvertirono lantitesi essen
ziale tra luno e laltra e fecero opera di distruzione, non
di ricostruzione, subordinando la fede alla ragione e
liquidando il divino in una istintiva esperienza religiosa
della coscienza individuale. Sintesi di tutte le eresie,
defin il modernismo san Pio X nella magistrale enciclica
Pascendi', ma la radice di quella sintesi ancora una
volta il naturalismo, figlio genuino del razionalismo kan
tiano. Lo spirito del secolo che va da Pio X a Pio XII
tutto nella concezione del mondo e delluomo senza Dio

122 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

e nella tendenza a umanizzare il divino e a naturalizzare


il soprannaturale. Fenomeno di orgoglio umano, che fa
ricordare il secolo IV, quando Ario neg la divinit di
Cristo e Pelagio neg la realt della grazia. Anche allora
il Magistero della Chiesa lev forte la voce in difesa della
verit nel Concilio di Nicea (325) e nei Concili africani di
Milevi e di Cartagine (416-418), con una battaglia di
pensiero che ebbe due campioni giganti: Atanasio e
Agostino.
Ma la vittoria del soprannaturale discese dalla sfera
del pensiero nella vita vissuta della Chiesa quando, in
seguito al Concilio di Efeso che defin la divina Mater
nit di Maria, divamp la devozione mariana, da cui nac
quero le antichissime feste deirimmacolata Concezione
e dellAssunzione al cielo. Mirabili disegni della Sa
pienza divina!
Come allora, cos nel secolo nostro, per debellare il
naturalismo, eterno nemico di ogni religione e specialmente del cristianesimo, Dio si serve dellintervento di
Maria: in Lei come il Verbo si fa carne, cos la verit si fa
vita. Nel secolo di Kant e di Hegel, di Feuerbach e di
Marx, di Nietzsche e di Lenin, Pio IX definisce il dogma
dellImmacolata e Pio XII il dogma dellAssunzione; e
tra luna e laltra definizione il soggetto soprannaturale
incide sul corso della storia a Lourdes e a Fatima.
Mentre i gufi del razionalismo sufficiente e presun
tuoso sogghignano beffardi dagli alti torrioni della ra
gion pura, per tutte le vie del mondo si avanzano com
patte le turbe cristiane e vanno con lanelito della fede e
col canto dellamore a Lourdes e a Fatima. Nessuno pu
arrestare quella marcia, nessuno pu spegnere quel can
to: Maria, la Madre di Dio e degli uomini, che trionfa
trasformando i dogmi di fede in palpiti di vita e in itine
rari di salvezza!
Per chi sa leggere in profondit nella realt dei fatti
umani, le due definizioni di Pio IX e di Pio XII hanno un

DALLALBA AL TRAMONTO / 123

significato e un valore non solo dogmatico, ma anche


storico. Il dogma deHImmacolata, attraverso il concepi
mento di Maria, ci riporta allorigine dellumanit riven
dicandone la grandezza; il dogma dellAssunzione ci
richiama il supremo destino delluomo restaurato per
opera di Cristo e di Maria Vergine. Luno e laltro
dogma segnano il principio e la fine del tempo, i due poli
della storia, e significano il necessario inserirsi del divino
nel corso delle umane vicende, per dare un senso alla
storia e una speranza di salvezza alluomo che ne il pro
tagonista.
Ma luomo della strada e luomo della cattedra, pi
ancora luomo della politica potrebbero domandare
impertinentemente: a che cosa servono questi dogmi
deirimmacolata e dellAssunta nel turbine della vita e
della civilt moderna? Ebbene, noi rispondiamo, con la
sicurezza che ci viene dalla riflessione e dallesperienza,
che quei due dogmi hanno un alto valore psicologico e
morale, anche per i tempi nostri. Nonostante lappa
rente euforia, luomo moderno, non diversamente dal
luomo antico, sotto lorpello della vita sociale, fatta
molto spesso di etichette e dipocrisia, sente nel fondo
dellanimo limplacabile contrasto fra lo spirito e la
materia, che travolge nel peccato. Lutero ha esasperato
sino alla follia questa intima tragedia nella sfera religio
sa; ma Kierkegaard, attraverso la filosofia esistenziali
sta, lha individuata con unanalisi psicologica lacerante
e lha espressa nella teoria dellangoscia, che ha pervaso
tanta parte della coscienza moderna. E questa accen
tuata coscienza del male e della colpa, insidiata oggi da
una propaganda delittuosa, un bene, perch d la sen
sazione del mistero vero della vita e mette nellanimo la
nelito di una salvezza, di una liberazione.
Ora il dogma dellImmacolata la traduzione pla
stica di quella tragedia e del suo superamento.
Maria, creatura come noi, per virt divina schiaccia

124 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

il capo al serpente, trionfando su Satana e sul suo regno


di peccato e di morte, rivendicando alla natura umana la
sua libert, la sua dignit e la sua gloria primordiale.
Oggi si sbandiera dappertutto il vessillo della libert, ma
di nessunaltra cosa si fa tanto scempio quanto della
libert. La libert vera non facolt di fare il male, di
posporre la legge alParbitrio, ma la facolt e la forza di
vincere il male col bene, come suggerisce san Paolo: il
dominio che lo spirito acquista sulla materia e su s stes
so, a contatto e sotto linflusso di Dio, fonte di libert e
di grandezza vera. la libert dei figli di Dio. Nessuno
cos libero come il Santo e nessuno cos schiavo come
il peccatore. Maria Immacolata lincarnazione vivente
di questa divina rivendicazione dellumana libert, che
risana langoscia psicologica e apre la via alla redenzione
morale delluomo.
Parimenti, il dogma dellAssunzione dice alluomo la
soluzione finale della sua vita, il suo supremo destino.
Qualunque sia la fortuna delluomo durante la sua esi
stenza, il suo spirito irrequieto, che spazia nellinfinito,
soffre il peso e lingombro di una carne inferma e inso
lente, e guarda atterrito, sullorlo del suo itinerario, lo
spettro misterioso della morte. Nessuna gioia terrena
vale ad affrancare lo spirito da queste terribili angustie.
Ma ecco Maria, che conquista la gloria celeste non solo
con lanima, ma anche col corpo trasformato, quasi spi
ritualizzato, fatto partecipe di un destino meraviglioso,
la comunione eterna con Dio.
Nei due dogmi mariani c in sintesi la soluzione dei
problemi fondamentali della vita umana, c una somma
di valori morali e religiosi incomparabilmente superiori
ai millantati e spesso illusori valori costruiti dalla fanta
sia o dalla ragione, disancorate da Dio.
Ma non si creda che quei dogmi restino campati in
aria come simboli vuoti o come oggetto di pura contem
plazione. Essi sono animati da un elemento dinamico,

DALLALBA AL TRAMONTO / 125

che rivela leconomia di Dio in rapporto con luomo: la


grazia. Il cristianesimo non soltanto filosofia, ma an
che e soprattutto soteriologia. Ges Cristo non si limita
a predicare il suo messaggio fatto di verit e di legge da
more, ma offre ai suoi seguaci la grazia, energia divina
per realizzare la verit nellamore.
Maria, associata a Cristo, sulla stessa traiettoria di
Lui. Essa predica agli uomini, con i misteri della sua vita,
la coscienza e il superamento del peccato, celebra il
trionfo dello spirito sulla materia; ma, stabilita tra cielo
e terra Mediatrice di salute, ha il cuore e le mani piene di
grazia divina per ogni anima che simpegni a seguirla
sulle vie della santit, che liberazione e glorificazione
delluomo.
Maria anche Madre di grazia. lespressione con
creta del concetto di mediazione universale, attribuita a
Maria dalla dottrina cattolica. In realt Ella gode di un
potere incomparabile sul Cuore di Dio, da cui ottiene
tutto quel che vuole. I Padri riconoscono a Maria unef
ficacia dintercessione senza limiti: Omnipotentia supplex.
Ma la liturgia della Chiesa suggerisce una verit
ancora pi profonda, quando ci fa invocare Maria non
soltanto Madonna delle grazie, ma anche Madre della
grazia divina, Mater divinae gratiae. Il titolo anzitutto
giustificato dalla divina Maternit, che ha come termine
Cristo, fonte primigenia di grazia: la Beata Vergine
Madre della grazia divina in quanto Madre di Cristo,
autore della grazia.
Ma in atto lelaborazione di un altro capitolo di teo
logia mariana, che tende a dimostrare in Maria un prin
cipio effettivo della grazia subordinatamente allazione
principale di Cristo. Se difatti il Verbo si serve delluma
nit assunta dal seno di Maria come di causa strumentale
per produrre e comunicare la grazia salvifica; se si serve
perfino degli umili elementi della natura, come lacqua,

126 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

il pane, il vino, lolio, per lo stesso fine, legittimo pen


sare che si serve anche della Madre sua in modo analogo
per santificare le anime. In tal senso linvocazione Mater
divinae gratiae acquista un valore singolare, che va
molto pi in l dellimpetrazione per via dintercessione
e di merito.
Non detta lultima parola, ma la teologia cammina,
sia pure cautamente, alla luce della Rivelazione e del
Magistero infallibile della Chiesa.
Intanto resta provato che Maria, vincitrice del pec
cato e della morte, non si riduce a un puro ideale trascen
dente, estraneo alla nostra tormentata esistenza.
Maria, come Cristo, al nostro fianco, presente e
operante sul nostro spirito, con linflusso della grazia di
Dio, che in un certo vero senso anche sua, di quella
grazia che imprescindibile integrazione delluomo e
delle sue povere energie, per la conquista della meta
soprannaturale. Pelagio, con orgogliosa illusione, face
va delluomo lartefice del suo eterno destino, senza la
grazia di Dio; Lutero cadde nelleccesso opposto, ridu
cendo pessimisticamente luomo a un semplice automa
nelle mani del suo Creatore. La Chiesa ha condannato
luno e laltro errore, e celebra nella sua dottrina la siner
gia umano-divina: non la libert senza la grazia, non la
grazia senza la libert, ma la grazia con la libert per rag
giungere la santit e la salvezza.
Luomo ha la triste facolt di perdersi, ma non ha la
facolt di salvarsi da s: per risolvere questo problema
fondamentale della sua vita, egli ha bisogno della grazia,
e per ottenere agevolmente la grazia divina, deve acco
starsi con filiale fiducia a Maria, Madre di Dio e Madre
della grazia divina e degli uomini, ponte luminoso tra la
natura e la grazia.
Vivente diagramma del pensiero, della volont, del
lonnipotenza stessa di Dio, Maria destinata a conti
nuare e a prolungare nei secoli lopera redentrice di Cri

AL VERTICE DEL MISTERO MARIANO / 127

sto, suo figlio. Bisogna ormai passare per il suo Cuore di


Madre per entrare nel Cuore di Cristo, per innestarsi in
Cristo, Luce e Vita delle anime nostre. Lumanit non
ha altro itinerario di salvezza. Conoscerlo e non seguir
lo, a qualunque costo, causa di rovina e di perdizione.
5. A l
Nel capitolo precedente abbiamo parlato di alba e di
tramonto in riferimento allTmmacolata Concezione di
Maria, inizio della sua esistenza, e allAssunzione, ter
mine della sua vita terrena. Ma gi per ogni cristiano la
morte un tramonto momentaneo che si risolve in
aurora di vita eterna. Molto pi questo va detto per la
Vergine Maria, che al termine della vita terrena viene
esaltata con lAssunzione in anima e corpo al cielo,
accanto a Dio.
LAssunzione che, come vedremo, risplende pi o
meno nella Tradizione stata definita come dogma di
fede, cio come verit rivelata da Dio, lI novembre
1950 dal Papa Pio XII con la costituzione apostolica
Munificentissimus Deus. Questo splendido documento
del Magistero, che riecheggia e potenzia la bolla Ineffabilis di Pio IX (1854), come il suggello della glorifica
zione della Madre di Dio, associata al Figlio Cristo nel
lopera della Redenzione. Per ordine del Papa, una com
missione di teologi (tra cui il sottoscritto) ha lavorato per
circa dieci anni per acciarare la definibilit del dogma,
che pone fine alle discussioni e obbliga la coscienza cri
stiana a credere con fede divina lAssunzione, perch
rivelata da Dio. Loggetto preciso della definizione
risulta da queste parole solenni della costituzione: Per
tanto, dopo aver innalzato a Dio supplici istanze e aver
invocato la luce dello Spirito di verit, a gloria di Dio
v e r t ic e d e l m is t e r o m a r i a n o

128 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

onnipotente, che ha rivelato in Maria Vergine la sua spe


ciale benevolenza, a onore del suo Figlio, Re immortale
dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior
gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di
tutta la Chiesa, per lautorit di Nostro Signore Ges
Cristo, dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronun
ciamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio
rivelato che: Plmmacolata Madre di Dio sempre Ver
gine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu
assunta alla gloria celeste in anima e corpo. In queste
parole si determina loggetto preciso della definizione
dogmatica, che questo: la SS. Vergine Madre di Dio,
alla fine della vita terrena, stata assunta in cielo in
anima e corpo. Com evidente, il punto focale della for
mula lesaltazione di Maria intera alla gloria celeste.
Non si parla n di morte n di risurrezione; eppure
Maria non poteva entrare in cielo col suo corpo normale,
ma trasformato come quello di Ges risorto e come
quello di tutti gli uomini il giorno della risurrezione dei
corpi alla fine del mondo. Il Papa dice soltanto al ter
mine della vita terrena ma non parla esplicitamente di
morte. Pertanto Egli non risolve esplicitamente la con
troversia agitata nella storia sulla morte o immortalit di
Maria. Si sa che ci sono stati gli immortalisti, sia pure
in numero minore di coloro che ammettono la morte.
Ma il Papa accenna implicitamente alla fine della vita
terrena; e allora sempre implicitamente accenna anche
alla risurrezione. Ma nel testo della costituzione il Papa
cita molti testi che parlano della morte e della risurrezio
ne. Gli immortalisti obiettano che Maria, essendo stata
concepita senza il peccato originale, non era soggetta
alla morte che pena di questo peccato. Ma lobiezione
cade di fronte alla morte di Ges, che volontariamente
affront la morte e la vinse con la Risurrezione. Maria
associata in tutto a Ges, lo anche per la morte e la
risurrezione. Dunque pi probabile che Maria mor e

AL VERI ICE DEL MISTERO MARIANO / 129

risorse, cosa asserita in molti documenti della Tradizio


ne, dove si parla della dormitio di Maria. Certo la morte
di Maria non fu come la nostra, ma simile a unestasi dol
cissima, in cui il suo corpo incorrotto fu trasformato in
corpo glorioso.
Trattandosi di cosa che sfugge allesperienza umana,
non saggio insistere sui dettagli, ma bisogna fermarsi al
nucleo del mistero, che lesaltazione gloriosa della
Vergine alla fine della vita terrena.
La documentazione della costituzione esauriente,
pi che quella della bolla Ineffabilis di Pio IX. Per lAs
sunzione stanno molte testimonianze liturgiche, omileti
che, dottrinali. Sembra pi opportuno leggere e appro
fondire la costituzione l dove con accenti elevati parla
della ragione fondamentale dellAssunzione, che las
sociazione completa di Maria con Ges. Secondo tutta la
mariologia tradizionale Maria inserita nel disegno
divino della salvezza e quindi la sua sorte legata fin dal
leternit a quella del Figlio Redentore, destinato a vin
cere la lotta contro Satana e il suo regno di morte e di
peccato. Ges affronta la tragedia del Calvario per
trionfare sulla morte e sul peccato con la gloriosa Risur
rezione. Maria segue le orme del Figlio per la Via crucis
che diventa Via lucis. Leggiamo il bel tratto della costitu
zione su questo punto: Ma in particolare va ricordato
che fin dal II secolo Maria Vergine viene presentata dai
Santi Padri come nuova va, strettamente unita al
nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta
contro il nemico infernale, che come stato preannun
ziato dal Protoevangelo, si sarebbe conclusa con le pie
nissime vittorie sul peccato e sulla morte, sempre con
giunta negli scritti dellApostolo delle genti, per la qual
cosa come la gloriosa Risurrezione di Cristo fu parte
essenziale e segno finale di questa vittoria, cos anche
per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si
doveva concludere con la glorificazione del suo corpo

130 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

verginale, perch come dice lo stesso Apostolo, quando


questo corpo mortale sar rivestito della immortalit,
allora sar adempiuta la parola che sta scritta: stata
assorbita la morte nella vittoria. In tal modo laugusta
Madre di Dio arcanamente unita a Ges Cristo fin da
tutta leternit, con uno stesso decreto di predestinazio
ne, Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata
nella sua divina Maternit, generosa Socia del Divin
Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato
e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coro
namento dei suoi privilegi, afferma di essere preservata
dalla corruzione del sepolcro e, vinta la morte, come gi
il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla glo
ria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio
suo, Re immortale dei secoli.
Questa trama luminosa della vita di Maria tale che
la gloriosa Assunzione appare come un corollario della
sua esistenza intrecciata con quella del Figlio. Partecipe
della Passione e della Morte di Ges, giustamente fatta
partecipe della sua Risurrezione e della sua gloria cele
ste. Pio XII definisce il dogma in base a questa parteci
pazione testimoniata, come vedemmo, dalla Sacra Scrit
tura e dalla Tradizione apostolica. Nella Scrittura ci
sono i fondamenti di tale verit, nella Tradizione c laf
fermazione prima implicita, poi esplicita.
Basterebbe la testimonianza di santEpifanio, che
visse nel IV secolo tra la battaglia trinitaria contro Ario
e glinizi della battaglia cristologica contro Teodoro di
Mopsuestia, Nestorio ed Eutiche. Egli, nellopera Parta
noti, afferma la certezza dellAssunzione gloriosa di
Maria, ma quanto al termine della sua vita incerto e fa
tre ipotesi: una morte tranquilla seguita dalla risurrezio
ne, il martirio secondo la profezia di Simeone (la spada
del dolore), e limmortalit. Non si pronunzia su nes
suna delle tre ipotesi, ma afferma perentoriamente che il
termine della vita di Maria non fu ordinario, ma pieno

AL VERTICE DEL MISTERO MARIANO / 131

di prodigio, capace di gettare nello stupore la mente


umana. E aggiunge che niente di carnale si pu pensare
sulla fine di Maria, il che significa che la sua eventuale
morte fu senza alcuna corruzione del corpo. Insomma,
una testimonianza preziosa, che dimostra che nellam
biente del III-IV secolo cera tra i fedeli la persuasione
dellAssunzione come termine incorrotto della vita fisi
ca, molto pi come esaltazione gloriosa della SS. Ver
gine in anima e corpo al cielo. Le altre testimonianze (li
turgia, narrativa) sono pi o meno consone con quelle di
Epifanio.
Quanto a san Giovanni Damasceno (secolo Vili) si
hanno di lui tre Panegirici che, sia pure in linguaggio ora
torio-mistico un po complicato, parlano chiaramente
del punto principale che la gloriosa elevazione corpo
rea di Maria.
Gli scolastici (citati anche nella costituzione) sono
pi espliciti e ragionati (Alberto Magno, Tommaso,
Bonaventura e altri). Lammissione della morte preva
lente fino al secolo XIX, quando Pio IX defin lImma
colata, che suscit una molteplicit di suppliche per la
definizione anche dellAssunzione.
Altro problema quello della natura del dogma defi
nito come verit rivelata da Dio. Il Papa, dotato di infal
libilit, non potrebbe definire una verit come rivelata
da Dio, se tale non risulta dalla Rivelazione divina.
Ripetiamo qui che la Rivelazione pu essere implicita o
esplicita. Per lAssunzione nella Scrittura non c altro
cenno che quello (discusso) dell 'Apocalisse (cap. 12);
nella prima Tradizione c di pi, pur nellincertezza del
linguaggio. Ma tanto Pio IX quanto Pio XII si appog
giano sul principio della fede attuale della Chiesa, che
non pu fallire tutta insieme. La fede attuale non si
spiega senza una Rivelazione divina, anche se non espli
citamente fatta. Insomma, la base solida della defini
zione del dogma fatta da Pio XII il complesso della

132 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

mariologia intrecciata indissolubilmente con la cristolo


gia, per cui Maria, dal principio alla fine, associata al
destino e allitinerario di Ges, ragione suprema di tutta
la sua esistenza.
Ma eleviamoci finalmente al vertice del mistero
mariano. Esso dimostra il disegno eterno di Dio, che ha
voluto lIncarnazione del Verbo e la Redenzione del
mondo attraverso la Passione, la Morte e la Risurre
zione del Verbo incarnato nel seno di Maria. Dolore,
amore. Morte, Risurrezione e glorificazione di Cristo
implicano Maria e le vicende della sua vita; anche oltre
i confini del tempo. E questa la mediazione della Ver
gine, che abbiamo cercato di illustrare in queste pagine.
Non si tratta per di una teoria ideologica, ma di un fatto
grandioso fondato sulla teoria, come la vita di Ges non
solo una storia o una teoria, ma anche e soprattutto
una prassi che esige una imitazione per una conquista
eterna di Dio e della sua beatitudine. Medesimo princi
pio per la vita di Maria, che stata associata a Cristo per
ch unopera damore come la Redenzione del mondo
non poteva attuarsi senza il cuore di una donna. Non
che Cristo sia insufficiente, ma resta vero che il Verbo
incarnato non si concepisce senza Maria.
E allora Cristo il Salvatore e il Modello della
restaurazione delluomo e del mondo; la Vergine Madre
partecipa delle condizioni di Cristo Mediatore e quindi
anchessa Modello proposto alla nostra imitazione: Per
Mariam ad Iesum! Si pensi lideale cristiano, che scaturi
sce dal disegno eterno di Dio e sta nellarmonia tra vita
ed eternit, tra materia e spirito, tra umano e divino. Il
tipo lunione ipostatica, per cui Dio si fa Uomo: li
deale della sorte nostra che luomo diventi divino.
SantAtanasio gi lo affermava: Per questo il Figlio
di Dio si fatto Uomo, perch i figli delluomo diventino
Figli di Dio. Ma il Figlio di Dio si fa Uomo attraverso
Maria, e allora gli uomini diventeranno figli di Dio attra-

AL VERTICE DEL MISTERO MARIANO / 133

verso Maria, Mediatrice, Corredentrice di salvezza (13).


Mi piace concludere con un richiamo al grande poeta
Dante, che sa fare dellarmonia della natura un canto, e
della sorte delluomo una teologia lirica. Dante, di cui
abbiamo riportato la sublime preghiera mariana (Ver
gine Madre, Figlia del tuo Figlio), nel I Canto (64-66)
del suo Paradiso svolge un tema che tocca il mistero del
luomo in lotta tra luce e tenebre, tra bene e male. Dan
te, gi purificato nel Paradiso terrestre, sotto lo sguardo
della sua Beatrice si dispone a salire alle stelle, alla
visione suprema di Dio, descrive un complesso feno
meno psicologico e morale: Beatrice (espressione teolo
gica di Dio) guarda al sole e invita Dante a seguire il suo
sguardo fisso nel sole. Dante, ormai docile, fissa Bea
trice e si sente trasformare interamente, con un anelito
di Luce suprema. Il Poeta adopera per questo complesso
fenomeno il verbo trasumanare, coniato da lui. Dun
que una autotrascendenza, che lo eleva al disopra di s e
di tutta la natura creata. E tale elevazione effetto degli
occhi di Beatrice in cui si fissa lo sguardo di Dante. E
larmonia incomincia. Limmagine bellissima pu appli
carsi alla Madonna, fatta espressione divina, che invita
luomo a seguirla con gli occhi, col cuore e con le azioni
per un processo di intima trasumanazione (divinizzazio
ne), salto dal tempo nelleternit:
Beatrice tutta nelletterne rote
fissa con gli occhi stava; ed io in lei
le luci fissi, di l su remote.
Dio ha creato tutto per la sua gloria, specialmente
luomo, fatto cosciente e libero, a sua immagine e somi
glianza. assurdo pensare il mondo, e molto pi Tuo(13)

C fr R

a im o n d o

S p ia

z z i,

La Madonna nella vita cristiana, Roma 1952.

134 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

mo, senza Dio: lateismo colpa inescusabile. Luomo


cade in Adamo per mezzo di va, sedotta da Satana.
Dio-Amore risponde con lIncarnazione del Figlio, nato
da Maria, per la Redenzione delluomo e delluniverso.
Maria Mediatrice fa pensare a Beatrice: una donna
meravigliosa che invita tutti a guardare in alto, a Cristo
che Via, Verit, Luce, Vita. Si salva chi risponde guar
dando, amando e servendo Dio attraverso il cuore della
Madre di Dio, Modello di virt. E linutile sogno pagano
di diventare divini, diventa una realt con laiuto di Cri
sto e di Maria, causa salutisi
Respice Stellarti, voca Mariam.
6. Il Pane della M adre

Nel 1427, alla fine delle sue penose avventure, il


mistico Gersone, in un trattato sul Magnificat che pu
considerarsi il primo saggio di una mariologia eucaristi
ca, salutava Maria come madre dellEucaristia: Tu
Mater es Eucharistiae. Questo saluto traduce e rias
sume un pensiero di fede che scorre come un filo doro
nella trama della Tradizione cristiana e affiora qua e l, in
accenti ora gravi come una formula teologica, ora lievi e
coloriti come una strofa poetica. Prima la liturgia, poi
larte sacra rivestono quel pensiero di immagini iride
scenti. Si potrebbe spigolare copiosamente nei libri litur
gici orientali e nelliconografia mariana dellOriente e
dellOccidente fino ai tempi pi vicini a noi. Ecco una
Madonna avvolta in una veste di spighe di frumento, che
richiama un antico accostamento tra Maria e la spiga,
che d il pane, cio Ges.
Con ardito verismo, molte statue della Vergine pre
sentano nel fianco o nel petto una porticina, che si apre
ad accogliere e custodire il Pane Eucaristico. In un inno

IL PANE DELLA MADRE / 135

del rito bizantino, la Vergine salutata con queste paro


le: O benedetta Sposa divina, terra veramente buona,
che hai germogliato spontaneamente la spiga salutare
per il mondo, concedi di cibarmi di questa degnamente
(Prologione, Roma 1937, ode prima).
E in un altro inno dello stesso rito si canta alla Vergi
ne: Salve, o vite che hai prodotto il grappolo maturo,
da cui scaturito il vino (Ibid.).
Questi motivi ritornano frequenti anche nelle altre
liturgie orientali (vedi Alma Socia Christi, Atti del Con
gresso, Roma 1950, v. 6, f. 1).
Mi piace offrire un saggio di questa letteratura: un
inno del rito melkita:
O campo germinante la spiga della vita, dal quale i
fedeli traggono la vita eterna, prega per noi o Vergine
perpetua, perch Dio ce la conceda.
O tempio spirituale di Dio, tu sei luva, dalla quale
stato spremuto il vino che fa germogliare i vergini, tu
sei laltare del pane della vera vita.
Diamo onore e culto alla Vergine illibata, col cui
sangue lo Spirito Santo ha confezionato questo pane
celeste per noi.
E con gioia acclamiamo dicendo: Salve, o campo
immacolato, che produci il pane di vita per noi. Salve,
vaso spirituale, che contieni la manna divina per noi.
Salve, o altare mistico, dal quale riceviamo questo santo
cibo.
O campo benedetto, che senza seme ci produci la
spiga della salute e per cui ci stato dato il cibo vivifican
te, affinch noi lo mangiamo per la vita eterna.
Salve, o vite santa, che porti luva viva matura, dalla
quale ci stato spremuto il vino della salvezza e donde
attingiamo la bevanda della vera vita (Patriarca Massi
mo, in Pentekostarion, Beyrouth 1900).
La Chiesa, davanti allostia consacrata, canta da
sette secoli con le parole di san Tommaso, il pi grande

136 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

dei suoi teologi e il pi sostanzioso dei suoi innografi:


Ave, verum corpus, natum de Maria Virgine.
Nel secolo XVII, quando lombra cupa e glaciale del
giansenismo, frutto amaro delleresia luterana, minac
ciava di inaridire le fonti della fede e della speranza cri
stiana, gettando luomo nellavvilimento e nellango
scia, unanima ardente di teologo e di santo, maturato al
sole di Napoli, richiamava con linguaggio irresistibile il
popolo cristiano alla contemplazione e allamore di
Ges Sacramentato e di Maria sua Madre. Alfonso de
Liguori. Nessun Dottore della Chiesa ha saputo, come
lui, cogliere, con tanta sicurezza dottrinale e con tanto
sentimento di piet umana e divina, lintimo rapporto
tra Ges Ostia e Maria. SantAlfonso come abbiamo
visto anticipa tutta la mariologia eucaristica dei tempi
nostri, e forse con maggior efficacia dei teologi moderni,
pur nella sua incantevole semplicit. Quel rapporto non
una scoperta, ma motivo profondo della Tradizione
oggi rimesso in luce e sviluppato con la riflessione teolo
gica.
Maria Madre vera del Verbo che si fa carne e del
Verbo che si fa pane. E la parola umana, a contatto col
tremendo mistero, diventa incandescente e si articola in
una espressione, che ha il sapore della mensa domestica:
il Pane della Madre!
Il valore teologico di questa espressione, in appa
renza cos semplice, va misurato in rapporto a tre misteri
della fede: lIncarnazione, la Redenzione, lEucaristia.
Maria vi entra in forza di due titoli intimamente con
nessi: la Maternit divina e il consorzio con Cristo.
La Tradizione cristiana salutava Maria cos: Mater et
Socia Christi.
La coscienza cristiana, fin dagli albori, ha approfon
dito il titolo Madre di Dio, e il Magistero infallibile
della Chiesa lha consacrato per sempre nel Concilio di
Efeso contro le sofisticherie di Nestorio (431). Maria

IL PANE DELLA MADRE / 137

veramente Madre di Dio, perch per virt divina con


cep nel seno verginale e diede alla luce Ges, il Verbo
incarnato, il Figlio di Dio fatto uomo.
Certo, il Figlio di Dio preesisteva e come tale non
poteva avere origine da una creatura; Maria, sotto la
zione dello Spirito Santo, riveste della sua carne e del
suo sangue il Verbo, seconda Persona della SS. Trinit;
ma da Maria non nasce soltanto la veste carnea del Ver
bo, ma il Verbo stesso incarnato. In termini precisi lu
manit assunta dal Verbo nel seno verginale di Maria
non soggetto per s stante, un individuo umano, a cui
si unisce accidentalmente il Figlio di Dio, ma una
natura umana, anima e corpo, che partecipa alla sussi
stenza del Verbo e per non ha una sua personalit, ma
si personifica nel Verbo stesso. Cristo inscindibilmente
Dio e Uomo insieme, una sola persona in due nature, e
come tale termine della Maternit di Maria, la quale
detta giustamente Madre del Figlio di Dio in persona,
secondo la carne o la natura umana.
Vera Maternit divina, dunque, e singolarissima:
nessuna donna cos madre del proprio figlio come
Maria lo del Figlio di Dio; perch ogni uomo figlio
della madre e del padre, mentre Ges figlio esclusivamente della Madre, che lo ha concepito verginalmente,
senza concorso di uomo.
Ma questa divina Maternit non va intesa soltanto in
senso fisico; il colloquio con langelo dimostra che Maria
assume coscientemente il formidabile compito di Madre
di Dio: Ella discute giudiziosamente sul messaggio
divino e poi conclude con accento, che riecheggia il rac
conto della creazione: Fiat mihi secundum verbum
tuum. Maria canta in piena coscienza la grandezza della
sua sorte nel Magnificat.
Intesa in tutta la sua portata, la divina Maternit
impone e giustifica in radice il principio di una partecipa
zione di Maria a tutta la vita del Verbo incarnato. Cristo

138 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Figlio vero di Maria, appartiene a Lei che vanta sopra


di Lui tutti i diritti di una vera Madre. Anche se Maria
non fosse presente, ogni fase della vicenda di Cristo si
ricollega a Lei, quasi si condiziona a Lei, per una ragione
fisica e morale insieme.
Ma il titolo di questa sovrumana Maternit non esau
risce la missione di Maria. La vicenda di Cristo Reden
tore risponde a un disegno preciso di Dio, come appare
dalla Rivelazione dellAntico e del Nuovo Testamento.
Nel giorno stesso della caduta dei nostri progenitori,
Dio abbozz il disegno della futura restaurazione con le
solenni parole, che anticipano di molti secoli lEvangelo:
Io metter inimicizia tra te e la donna, tra la tua discen
denza e il seme di lei, che ti schiaccer il capo. In questi
accenti profetici, accanto al futuro misterioso Vincitore
di Satana, c la Donna, e questa Donna Maria.
Dio dunque ha pensato fin dalleternit Cristo e
Maria associati in una medesima sorte per la salvezza
dellumanit caduta. E il disegno riflette la sapienza divi
na, che giuoca nella storia del mondo e delluomo a
dispetto di Satana, il quale si adopera invano a guastare
i disegni di Dio; Satana si era servito della donna per tra
scinare Adamo e i suoi figli nellabisso del peccato e
della perdizione; Dio si servir di una donna per realiz
zare le meraviglie dellIncarnazione e della Redenzione
del genere umano per mezzo di Cristo, il Verbo incar
nato nel seno di Maria. Cos Dio capovolge la trama di
Satana con sublime ironia.
Pertanto Maria non soltanto Madre di Ges, ma
anche sua compagna e collaboratrice per la completa vit
toria su Satana e il suo regno di morte. Alla luce di que
sto disegno divino la teologia cattolica ha sviluppato,
specialmente negli ultimi tempi, la dottrina delleffi
ciente partecipazione di Maria a tutta lopera redentrice
compiuta da Cristo e alla vita della Chiesa, che da venti
secoli va laboriosamente continuando quellopera, ac

IL PANE DELLA MADRE / 139

cendendo il Regno di Dio nelle coscienze.


Lutero e i suoi seguaci si sono messi fuori delle pro
spettive divine, quando hanno relegato nellombra la
Vergine Madre di Dio. La Chiesa invece, fedele a quelle
prospettive, arrivata alla bella tesi dogmatica di Maria
Corredentrice e Mediatrice.
Una partecipazione di Maria allopera di Cristo
Redentore fu sempre presente nella tradizione patristica
e teologica, ma solo negli ultimi tempi, che segnano una
primavera mariana, quella partecipazione stata appro
fondita e spinta fino alle ultime conseguenze. Rifacen
domi al capitolo precedente pongo il problema se Maria,
oltre che in senso remoto, in quanto Madre di Ges,
abbia partecipato anche in senso immediato alla nostra
Redenzione. Pi chiaramente: nellopera di Cristo Re
dentore c qualche cosa di Maria, c un suo contributo
personale?
Problema delicato, che esigeva molta cautela. E i
teologi moderni sono riusciti a evitare tutti gli scogli per
arrivare a una soluzione positiva.
La Tradizione suggeriva qualche ricco motivo come
quello di santIreneo, che chiama Maria causa salutis in
antitesi con va, che fu realmente causa di rovina (Adv.
haer. Ili, c. 22).
Ma queste e altre suggestive voci della Tradizione
sembravano urtare contro la classica tesi dellunicit del
Redentore e del Mediatore. Si escluse allora lidea di un
dualismo, cio di unazione di Maria aggiunta allazione
del Redentore, come se luna fosse parallela allaltra e
sintegrassero a vicenda.
Si ripieg sullidea di una subordinazione perfetta
dellazione di Maria allazione di Ges in maniera da
concludere che nellopera redentrice deve riconoscersi
come elemento essenziale lazione di Cristo e come ele
mento secondario, ad melius esse, quella di Maria.
Come si detto nel capitolo precedente, i teologi

140 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

moderni hanno fatto ogni sforzo per tradurre in termini


precisi il concetto di una cooperazione della Vergine alla
Redenzione.
Tutti sono daccordo ad ammettere lazione propria
di Maria nellapplicare i frutti della Redenzione com
piuta da Cristo alle nostre anime (partecipazione alla
Redenzione soggettiva). Ma molte sono le divergenze
sul contributo di Maria alla produzione della grazia
redentrice (partecipazione oggettiva).
Secondo la dottrina di Tommaso, che fa la sintesi di
tutto il pensiero tradizionale, nei rapporti tra Dio,
luomo e il mondo domina la funzione della causalit
strumentale tanto sul piano della natura quanto sul
piano della grazia.
In tutta la realt finita Dio interviene come Causa
principale e muove la creatura ad agire come causa stru
mentale.
In tal modo non solo lattualit dellessere, ma anche
ogni attualit di azione si riporta alla Causa prima.
Questa legge ritorna anche nella sfera soprannatu
rale della Redenzione. In virt dellIncarnazione la
natura umana assunta dal Verbo costituita organo,
strumento del Verbo per liberare le anime dal peccato e
arricchirle di grazia. Questa forza redentrice scaturisce
dal Verbo e passa per la sua umanit, per attingere e
risanare le anime. Lumanit del Salvatore strumento
congiunto del Verbo: come irradiazione di essa sono sta
ti istituiti i Sacramenti, strumenti separati di salvezza. La
trama vitale della Chiesa tutta di carattere sacramen
tale e cio strumentale.
In tale struttura si inserisce come gi vedemmo anche
la SS. Vergine Corredentrice, quasi strumento ineffabile
di grazia, in cui si riflette la condizione dellumanit di
Cristo, strumento congiunto del Verbo e frutto della sua
divina Maternit. Ne risulta uno schema, che va preso
con molta delicatezza: in alto il Verbo, Figlio di Dio, poi

IL PANE DELLA MADRE / 141

la sua umanit come strumento congiunto, sostenuto e


dominato dal Verbo nellessere e nellattivit; poi la
Vergine Madre intimamente connessa a quella sacro
santa umanit, e finalmente i Sacramenti. Ogni fremito
dellazione redentrice erompe dal Verbo e passa attra
verso Maria e i Sacramenti per raggiungere le anime.
In tal modo si afferma una reale cooperazione di
Maria in tutto il campo della Redenzione, ma lazione
redentrice resta esclusivamente divina, propria del Ver
bo, perch tanto Maria quanto i Sacramenti sono una
semplice trafila strumentale della grazia.
Ma il nostro tema esige un approfondimento partico
lare del rapporto tra Maria Vergine e lEucaristia.
Il mistero eucaristico, preannunziato da Ges nel
discorso del Pane del cielo, fiorito sulla mensa dellul
tima cena, con carattere sacrificale. Ges anticipa nel
Cenacolo la sua immolazione, che sarebbe avvenuta
sulla Croce il giorno dopo: Questo il mio Corpo dato
per voi; questo il mio Sangue versato in remissione dei
peccati. Fate questo in memoria di me. Parole solenni,
inequivocabili, comprese bene dalla prima generazione
di cristiani, come dimostrato dalla energica testimo
nianza di san Paolo (1 Cor 11).
Il gesto di quella sera non era soltanto un rito di com
miato: era lepilogo e la sintesi dellitinerario terrestre
del Salvatore e segnava anche litinerario della Chiesa
nei secoli sino alla fine del mondo. Nella mente dei Padri
la Chiesa la continuazione del mistero di Cristo, della
sua Incarnazione e della sua opera redentrice. La Chiesa
Cristo inserito nella storia del mondo, Cristo che conti
nua la sua missione di luce e di vita a salvezza dellumani
t.
Si sa che lopera redentrice di Cristo culmina nel
sacrificio della Croce, che fu consumato una volta per
sempre sul Calvario, ma doveva essere presente in tutti
i secoli futuri alla coscienza e agli occhi dellumanit. Il

142 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Sacrificio della Croce, punto focale del cristianesimo, si


rinnova e si perpetua nellEucaristia, che diventa cos il
cuore pulsante della Chiesa.
San Tommaso dimostra la centralit dellEucaristia
rispetto a tutto il regime sacramentale e a tutta la strut
tura gerarchica. Nel sacrificio eucaristico Cristo ripete la
sua vicenda: nascita, vita pubblica, Passione, Morte e
Risurrezione. E siccome questo Sacrificio il Sacrificio
del Corpo Mistico, la Chiesa, esso diventa il punto di
convergenza di tutta la famiglia cristiana, che attraverso
i secoli continua la vita di Cristo in un Evangelo vivente,
fatto di lacrime e di sangue.
LEucaristia appare cos come il punto dincontro di
due coni di luce, che si toccano alla cima: uno lIncar
nazione che confluisce verso la Croce e laltro la
Redenzione, che si irradia dalla Croce. La Croce sor
monta laltare, su cui a ogni ora, in ogni luogo della ter
ra, Cristo Redentore ripete il suo gesto damore, che
immolazione e donazione di s alle anime assetate di
luce e di vita.
Ora, se la Vergine associata a Cristo nellopera di
Redenzione, la sua attiva presenza deve esercitarsi prin
cipalmente sullEucaristia. Il sacramento eucaristico il
Corpo reale di Ges Cristo ed anche lalimento vitale
e la forza coesiva del Corpo Mistico.
Gli scolastici e per tutti san Tommaso affermano
concordi che leffetto del Sacramento Eucaristico lu
nit del Corpo Mistico, la Chiesa.
Un vincolo profondo lega la Vergine allEucaristia
considerata sotto i due aspetti: come Corpo reale di Cri
sto e come centro vitale del suo Corpo Mistico. La
ragione di questo vincolo anzitutto nella sua Maternit
divina, che dice rapporto principalmente al Corpo di
nostro Signore, plasmato nel suo seno. La carne di Cri
sto la carne di Maria, esclama giustamente santAgo
stino.

IL PANE DELLA MADRE / 143

La transustanziazione conversione della sostanza


del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Figlio di
Maria, a cui appartengono necessariamente quella carne
e quel sangue sia nella loro condizione fisica, sia nel loro
stato sacramentale.
Ma alla ragione remota della Maternit si aggiunge il
motivo della Corredenzione, cio della partecipazione
diretta di Maria a tutte le fasi dellopera redentrice, di
cui lEucaristia il momento centrale. Maria certamente
ha contribuito, come causa strumentale, allistituzione
del Sacrificio e del Sacramento Eucaristico, mezzo im
prescindibile di salvezza. Anche se non fosse stata mate
rialmente presente allultima cena, Maria era spiritualmente presente accanto al Figlio suo quando Ges anti
cipava la sua immolazione sotto le specie eucaristiche.
Ma la Vergine continua a influire sullEucaristia in
tutte le Messe che si celebrano da venti secoli nel mon
do.
La Santa Messa il canale principale della grazia
redentrice, che alimenta il Corpo Mistico. Questappli
cazione salutare esige lazione della Socia Christi, Me
diatrice di salvezza, tanto pi che Ella Madre anche del
Corpo Mistico, a cui ordinata lEucaristia.
Maria non Sacerdote in senso proprio, ma realizza
in s in modo eminente la funzione sacerdotale: Ella
infatti d alla luce Cristo e lo immola sulla Croce e sul
laltare in quanto coopera con Lui come causa strumen
tale, subordinata.
Si pu dire che nellEucaristia convergono le due
Maternit di Maria in direzione diversa: la Maternit
fisica divina dallalto in basso, producendo Cristo reale,
fisico; la Maternit spirituale rispetto a tutti gli uomini
dal basso in alto, sulla linea del Corpo Mistico.
San Pio X (Ad diem illum) afferma con delicati
accenti, come vedemmo, che nel medesimo seno vergi
nale di Maria sono stati concepiti insieme il Cristo reale

144 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

e il Cristo mistico, che si concentrano nellEucaristia.


Allaltare dunque vivamente presente e operante
Maria accanto a Ges Sacerdote e al suo ministro. Alto
motivo spirituale per la vita cristiana, pi ancora per la
vita sacerdotale.
Il nostro tema ormai messo a fuoco da tutte queste
luci teologiche, che ne rivelano la profondit e la bellez
za.
Pane della Madre. Il Pane Ges. Lha detto Egli
stesso: Io sono il Pane vivo [...] per la vita del mondo
(Gv 6). Ges Pane il Verbo che si fa cibo delle anime,
che si offre agli uomini per alimentarne la vita. Mistero
ineffabile: un Dio che si fa mangiare dagli uomini! il
delirio dellamore. Ma per attuare questo mistero Ges
si fatto debitore di due Madri: Maria e la madre terra.
Senza Maria e senza le spighe e i grappoli della terra non
poteva nascere lEucaristia. Maria presta al Verbo un
corpo e la natura con i suoi frutti rende possibile a Ges
trasformarsi in cibo sostanziale. Tante volte Egli aveva
posato lo sguardo pensoso sulle messi e sulle vigne, si era
assomigliato al chicco di grano e alla vite e pi volte
aveva paragonato il Regno di Dio a un banchetto ricco di
pane e di vino. Spiga bella Ges, germogliante dalla
zolla intatta di Maria, che aveva nutrito di s il Figlio di
Dio: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai
succhiato. Maria ha generato Ges; la Sua Mamma.
La generazione trasfusione di vita: vita del figlio, che
scaturisce dalla Madre; la maternit umana assomma e
sublima la maternit della natura: luna e laltra attuano
misteriosamente la legge dellamore: consumarsi per
dare la vita agli altri, vivere per gli altri. Maria produce
Ges per via di vera generazione; la natura produce la
spiga per via di laboriosa trasformazione non molto dis
simile dalla generazione.
Ecco Ges e la spiga: due frutti destinati ad alimen
tare gli altri, i tormentati dalla fame. La spiga sar il

IL PANE DELLA MADRE / 145

pane della mensa, Ges sar il Pane della vita sovruma


na.
Il Verbo dice Giovanni era la luce, e la vita
degli uomini. Aveva dunque un destino di cibo. LIncar
nazione nel seno di Maria lo fa carne, capace di essere
mangiato. La Speranza e lAmore fondono insieme i due
frutti delle due Maternit, la carne del Verbo e la spiga
di frumento: dalla fusione nasce lEucaristia, GesPane, pronto a essere assimilato dagli uomini.
La spiga un mezzo, un veicolo: la sua sostanza si
converte nella carne del Figlio di Dio. In definitiva quel
che domina e resta a disposizione degli affamati la
carne del Verbo, quella carne che fiorita dal sangue
verginale di Maria. Ges-Pane di Maria: il Pane della
Mamma.
Ora il mistero si chiarisce. Dio ha voluto passare per
il seno e il cuore di una donna per piegarsi sulleterno
figlio prodigo, che moriva di inedia (famepereo) ripen
sando nostalgicamente alla mensa del padre. Ha voluto
mettere tra s e luomo il cuore di una Madre. Si trattava
di rigenerare luomo, di comunicargli una vita nuova, di
saziare la fame e la sete pi difficili, la fame e la sete del
lanima.
E queste sono funzioni proprie della mamma: essa
che genera e alimenta di s la prole. La prole di Maria
duplice: Ges e lumanit, il Corpo reale e il Corpo
Mistico. Maria genera fisicamente Ges, Figlio di Dio
fatto uomo; e genera spiritualmente gli uomini; nutre
Ges col suo latte verginale e fa di Ges il Pane per
nutrire gli altri suoi figli.
Maria dunque la Madre del Pane; la buona mas
saia che mette il fermento nella farina per fare il pane
bianco.
Continuando il gesto delle nozze di Cana, offre alla
famiglia cristiana insieme col Pane dei forti il Vino che fa
germogliare i vergini.

146 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

Ormai il destino dellumanit ancorato a questo


Pane della Mamma: Se non mangerete la carne del
Figlio delluomo [...] non avrete la vita in voi [...]. Chi
mangia la mia carne rimane in me e io in lui [...]. Chi
mangia me vivr di me, come io vivo del Padre (Gv 6).
Lopera della Redenzione rigeneratrice: rinascere
in Cristo da Dio e diventare con Cristo figlio di Dio. Per
questo, ripetono i Padri, il Figlio di Dio si fatto figlio
delluomo, perch i figli degli uomini diventino figli di
Dio.
Questa trasumanazione, questo processo di diviniz
zazione si opera alla mensa eucaristica per mezzo del
Pane della Mamma.
L il traguardo di tutta lascetica e di tutta la mistica
cristiana, e l la pedana di lancio per tutte le conquiste
dello spirito, dalla santit al Paradiso.
La cos detta Disputa del Sacramento di Raffaello
esprime appunto questo grande mistero teologico: come
in cielo angeli e santi vivono della contemplazione del
Verbo incarnato, cos sulla terra gli uomini, che si agi
tano inutilmente per tante cose, sono chiamati a vivere
di Ges Pane per trasformarsi in Lui e partecipare alla
sua gloria.
La preghiera che Cristo ha messo sul nostro labbro:
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, un divino
richiamo agli uomini perch si elevino dalla fame dello
stomaco a quella pi cocente dello spirito e vadano verso
la casa paterna, verso il convito damore, dove c il
Pane della vita soprannaturale. Venite a me tutti, e io
vi ristorer.
A quel convito Ges si nasconde sotto i veli del pane
e del vino, ma la Madonna si manifesta. Ella che ha
preparato il Pane e il Vino, che' ha imbandito il ban
chetto e che amministra il cibo.
Nel libro dei Proverbi (cap. 9) c una rappresenta
zione plastica della vita degli uomini invitati a scegliere

IL PANE DELLA MADRE / 147

tra due banchetti: quello della Sapienza e quello della


follia.
Bisogna rileggere questo quadro ricco di pensiero,
velato e colorito da immagini vivaci.
La Sapienza si costruita la casa, vi ha drizzato le
sue colonne, ha ucciso i suoi animali ingrassati, tien
pronto il suo vino, ha imbandito la sua mensa. Poi ha
inviato le sue ancelle a rivolgere, dai punti pi alti della
citt, questo invito: Chi semplice entri qua. A quelli
ancora inesperti io dico: Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che ho preparato per voi. Lasciate le fan
ciullaggini e vivrete. Camminate rettamente per la via
della conoscenza di Dio [...].
La signora follia frivola, una sciocca che non sa
niente. Sta seduta presso la porta di casa sua, sopra un
seggio, nei punti pi elevati della citt e cos invita i vian
danti che se ne vanno per la loro strada: Chi semplice
entri qua. A chi inesperto ella dice: Sono dolci le acque
rubate, e il pane mangiato di nascosto pi gustoso. Ma
egli sa che l ci sono le ombre dei morti e gli invitati della
follia stanno al loro posto nellinferno.
Il banchetto della Sapienza, che ritorna nelle para
bole dellEvangelo, lIncarnazione del Figlio di Dio, a
cui gli uomini smarriti dopo la colpa originale sono chia
mati a partecipare per ritrovare s stessi ritrovando Dio
in Cristo.
Il banchetto della follia la tentazione dellAnticri
sto, che punta sulla umana fragilit e stoltezza. la tra
gica alternativa proclamata da Cristo, Sapienza incarna
ta: Chi non con me, contro di me; chi non raccoglie
con me disperde. Bisogna decidersi a lasciare tutto per
Lui, e svincolarsi dalle pastoie della carne e del sangue
per correre tra le sue braccia e ritrovare in Lui, Pane,
Vino, la vita perduta. I grandi affari del mondo sono fan
ciullaggini: lunico problema la salvezza dellanima,
che si trova alla mensa del Pane della vita.

148 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

LEucaristia, prolungamento e comunicazione della


Incarnazione, si presenta cos come la fonte di una rige
nerazione individuale e di una restaurazione, che secon
do il pensiero di Paolo, va oltre lmbito dellumanit e
investe tutta la realt cosmica.
Luniverso creato dal Verbo si era distaccato da Esso
ricadendo nelle tenebre, vestibolo del nulla; con lIncar
nazione luniverso invitato e stimolato a una palinge
nesi che ha per punto focale luomo, ma sirradia in ogni
atomo. Linvito gioioso lEvangelo, che riecheggia il
passo dei Proverbi e ricanta il motivo del banchetto, che
richiama lEucaristia.
Ma la Chiesa nella liturgia ha applicato il passo dei
Proverbi alla Vergine, mettendole sul labbro le parole
invitanti della Sapienza.
Madre della Sapienza incarnata, associata a lei nel
lopera redentrice, Maria pu ripetere agli uomini: Ve
nite, mangiate il mio pane, bevete il mio vino che ho pre
parato per voi. Lasciate le fanciullagini e vivrete. La
vita Cristo, diventato suo Figlio; e Maria pu aggiun
gere: Chi trova me, ha trovato la vita.
Il Pane della Mamma. Un Pane di una spiga germo
gliata nel seno di Maria Vergine, elaborato al fuoco di un
dolore immenso, che ha martoriato insieme zolla e spiga
e ha tinto di sangue una Croce per la salute di tutti. Un
Pane sostanzioso, come quello della buona gente di cam
pagna, saporito come quello in cui il figlio avverte le
impronte e il profumo inconfondibile della mano mater
na.
La voce pi toccante del bambino : Mamma,
dammi il pane. Pi che al padre, il pane si chiede alla
madre; Dio ci ha insegnato a chiederlo a Lui, ma al posto
suo ha messo unaltra, si nascosto dietro un cuore di
madre.
E allora gli uomini ritornano semplici e schietti e puri
come i bambini, secondo il monito dellEvangelo, e

IL PANE DELLA MADRE / 149

rispondono alla voce della Madre che invita: Chi sem


plice, venga qua. L allaltare, alla mensa collocata
sulla terra ma abbracciata dallarco del cielo, si accostino
i figli degli uomini con la fame della verit, della giustizia
e dellamore, gridino nellintimo dellanimo: Mamma,
dammi il Pane. E Maria, Madre di Ges Eucaristico,
prender il boccone della vita e lo offrir a ogni anima
aperta per farne un figlio di Dio.
Lutero, con le sue arbitrarie interpretazioni della
Parola di Dio, ha mutilato il messaggio evangelico con
tre negazioni intimamente connesse: la negazione del
Sacrificio Eucaristico, la negazione della dignit divina
di Maria, la negazione del sacerdozio gerarchico. stato
commentato graziosamente che Lutero ha cancellato i
tre candori: lOstia, Maria e il Papa.
La storia delle eresie dimostra che toccare Maria
deformare Cristo. Conseguentemente la negazione di
Maria porta alla negazione dellEucaristia e del sacerdo
zio, in cui Cristo continua la sua opera redentrice. La
sorte congiunta di questi tre candori la sorte stessa
della Chiesa, Corpo Mistico di Cristo.
Il cristianesimo, religione essenzialmente soteriologica, propone una verit da credere e una legge da osser
vare per salvarsi.
Ma a differenza di ogni altra religione, di ogni umana
ideologia, il cristianesimo identifica la verit e la legge
con Cristo medesimo in persona; poi Lo presenta fonte
di grazia offerta alluomo per realizzare, in sinergia con
Dio, la verit e la legge, condizione inderogabile per la
conquista della meta suprema.
Questa complessa e dinamica Redenzione si va
attuando laboriosamente da venti secoli nella Chiesa
Cattolica, dove c un altare e sullaltare c il Verbo di
Dio fatto Carne e Pane per mezzo di una Donna, Ver
gine e Madre.
Questa Donna Maria, che, accanto allaltare,

150 / MEDITAZIONI TEOLOGICHE

chiama tutti con ansia materna e offre a tutti gli uomini,


fatti suoi figli, il Pane della Vita, Ges, frutto del suo
seno e sorgente di energie divine per guarire dal male e
scalare le vette del bene nella luce della verit e della
more.

IL MIO CANTO A MARIA

Al dolcissimo Cuor di Maria


che accogliendo il divino mistero
ci riapriva del cielo il sentiero
salga linno di fede e damor.
O Maria nel cuore materno
chiudi i cuori che sperano in Te.
Dal tuo Cuore di Vergine Madre
germin come fiore da fiore
del Figliuol dellEterno quel Cuore,
che la terra di vita inond.
O Maria nel cuore materno
chiudi i cuori che sperano in Te.
Fu gi tuo lo strazio del Figlio
dal peccato confitto sul legno,
quando il braccio dun milite indegno
con la spada due Cuori fer.
O Maria nel cuore materno
chiudi i cuori che sperano in Te.
O Maria deh mostrati Madre
a noi alme dal sangue redente
di tuo Figlio che disse morente:
sii la Madre di tutti i mortali.
O Maria nel cuore materno
chiudi i cuori che sperano in Te.

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

G abriele M aria R oschini, Maria SS. nella storia della


salvezza, voli. 4, Pisani, 1969.
D omenico B ertetto , Maria, Madre universale, nella
storia della salvezza, Ed. Fiorentina, 1969.
Id ., La Madonna nella parola di Paolo VI, Roma 1977.
R en Laurentin , Court traiti sur la Virge Marie, Paris

1968.
I d ., La Madonna del Vaticano II, tr. it., Vicenza 1965.
M.J. N icolas, Theotokos, Descle, 1965.

Jean G alot , Maria, la Donna nellopera di salvezza,

Roma 1984.

INDICE

PRESENTAZIONE

Capitolo primo

RIVELAZIONE DEL PIANO DIVINO


DI SALVEZZA
Il Protoevangelo
Il Vecchio Testamento
Il Nuovo Testamento
Annunciazione, 12 - Visita a Elisabetta, 17 Nascita di Giovanni Battista, 17 - Nascita di
Ges, 18 -La presentazione di Ges al tem
pio, 19 - Battesimo di Ges, 19 - Nozze di
Cana, 20 - La Trasfigurazione, 20 - Il Pane
disceso dal cielo, 21 - La risurrezione di Laz
zaro, 22 - Al Calvario, 23 - La Pentecoste,
25.
La testimonianza di san Paolo
La testimonianza di san Giovanni

Capitolo secondo
LE VOCI DELLA TRADIZIONE
(Secoli I-XII)
Capitolo terzo
SVILUPPO ULTERIORE
DELLA MARIOLOGIA (Secoli XII-XIX)

pag11

11

11

11

5
7
8
9
11

26
29

35

53

Linea teologica
Linea liturgica
Sviluppo del Magistero della Chiesa

Pag55

55

Capitolo quarto

CRISI DELLA MARIOLOGIA


E VATICANO II
Paolo VI nel Concilio

Capitolo quinto

MEDITAZIONI TEOLOGICHE
Maria, causa salutis
Maria, Madre di Cristo e del suo Corpo Mistico
La Madonna nel mistero della Trinit
L umanit, unita ipostaticamente al Verbo,
108 - Maria nel disegno dellIncarnazione,
109 - Il lavoro della teologia, 111 - La
Madonna fra la Trinit e lIncarnazione,
116.
Dallalba al tramonto
Al vertice del mistero mariano
Il Pane della Madre
IL MIO CANTO A MARIA
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE

55
55

55
55
55
55

53
64
67
75
79
81
81
101
106

119
127
134
151
153

Al tramonto della mia lunga giornata (94 anni!), sento il bisogno di


offrire un omaggio a Maria, Stella della mia vita: cos scrive il card.
Pietro Parente, autore tra i pi insigni della teologia contemporanea,
nella presentazione a questa sua opera. Maria con Cristo nel disegno
di Dio, pur nel rigore di unacuta sapienza teologica che guida il let
tore attraverso le tematiche (anche le pi ardue) della mariologia,
non infatti un trattato in tono scientifico ma piuttosto una conversa
zione suirimmagine della Vergine e i tratti della sua santit, nel
dramma gaudioso, doloroso e glorioso che va da Betlemme al Calva
rio allAssunzione, ove Lei, la Mater divinae gratiae, prestando al
Verbo la propria carne, diviene Causa salutis.
Questo testamento spirituale della tenerezza e della gratitudine alla
Madre di Dio e Madre degli uomini, pi che unopera sulla
Madonna , dunque, un inno di fede e di amore appassionato scritto
per Lei, con la speranza di guadagnare cuori a Maria in questa
epoca di dissipazione c di smarrimento.
Pietro Parente nato il 16 feb b ra io IS9I a C asaln u ovo M onterotaro, in p r o
vincia di Foggia. C hiam ato nel 1926 a reggere la cattedra d i T eologia D o g m a
tica nel P ontificio A ten eo Lateranese e, qu attro anni d o p o , n ell'A ten eo di
P ropagan da Fide, stato, da l 1933, so cio della P ontificia A cca dem ia d i S.
T om m aso e, successivam ente. C onsu ltore d i varie C on gregazion i R om an e e
A ssessore della S. C ongregazion e p e r la dottrin a della fe d e (ex S. U ffizio). N el
1955 fu n om in ato arcivescovo d i Perugia e, n el 1967, creato cardinale da
P aolo VI. Tra le sue opere: Collectio Thcologica Romana, in qu attro volum i;
Dio e luomo (1946); Dizionario di Teologia Dommatica (1946); LIo di Cri
sto (1951); La Teologia (1952); Cristo vivente nel mondo, in colla bora zion e
con altri au tori (1956); Saggio di una Ecclesiologia alla luce del Vaticano II
(1967); Itinerario teologico ieri c oggi (I96S) e La Teologia di Cristo (1970),
in du e volum i.
In copertina: Gentile da Fabriano, Incoronazione della Vergine ( 1400 ca.). Scomparto centrale
del Polittico di valle Romita, originariamente nella chiesa dei P.P. Minori Osservanti in Val di
Sasso. Oggi nella pinacoteca di Brera (Milano).