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Pietro Parente

ESPERIENZA MISTICA
DELL'EUCARISTIA
croce e pane
follia dellamore

Citt Nuova Editrice

Con approvazione ecclesiastica

:) inai, Citt Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

INTRODUZIONE

Se qualcuno mi domandasse che cosa il Cristiane


simo, io lo inviterei a fermarsi con me davanti a un altare
col suo tabernacolo sormontato dal Crocifisso e illuminato
dal palpito di una lampada. Da Cicerone-teologo gli com
menterei cosi la silenziosa visione. Qui, da venti secoli,
c condensata tutta la storia delluomo e del mondo in
rapporto con Dio. Storia che un dramma, anzi un duello
damore tra Infinito e finito, tra Divino e umano, tra
luce e tenebre, tra amore e dolore. Qui la sintesi del
Vangelo, che registra litinerario di Dio verso luomo e
delluomo verso Dio.
Una croce, un ciborio, una mensa, una lampada. I
sensi si fermano l e lintelletto non va molto pi oltre.
La lampada suggerisce simbolicamente un mistero, che
si apre solo alla luce soprannaturale della fede. E la fede
umile adesione dellintelletto alla Parola di Dio, che si
rivela nella Bibbia e nella Tradizione che laccompagna
dal decimo secolo avanti Cristo fino ai nostri giorni.
Secondo la Rivelazione, in seno alla Divinit c il
Verbo eterno, Parola silenziosa, che Dio dice a se stesso
pensandosi ed esprimendosi, per via d ineffabile genera
zione spirituale, in una Immagine sostanziale, che si ipo

si.ii izza nella Persona del Verbo, Figlio della Persona


del Padre, Luce da Luce, che si fa fiamma d Amore nella
Persona dello Spirito Santo. Cosi Dio si pensa e si ama.
Ma lAmore tende a comunicarsi: qui il motivo della
( .reazione, che libera manifestazione (cpavT)pwo'ig) per
mezzo di una immensa moltitudine di creature realizzate
dalla Causa Suprema come pallidi riflessi o vestigi delle
sue pei fezioni trascendentali. Tra le creature predomina
Piiorno, in cui Dio ha impresso la sua immagine, che ne
ripete analogicamente il Pensiero e PAmore.
San Giovanni e san Paolo affermano che tutte le cose
sono state create attraverso il Verbo (omnia per ipsum
Itici a siint).
Ma a Dio non basta la creazione; Egli non abbandona
a se stessa la creatura, la permea della sua invisibile e
operante Presenza, che ne sostiene lessere, quasi crean
dola attimo per attimo. Con Puomo, re del creato, Dio
vuol comunicare dialogando ed ecco pertanto la Rivela
zione (TTOxXuv^ig), manifestazione del pensiero divino
allo spirito umano, che accetta con fede.
Ma Puomo cade nel peccato, rottura con Dio e ribel
lione alla divina Volont e per causa di smarrimento e
di morte corporale e spirituale. Dio-Amore non si ven
dica, ma pensa subito alla Redenzione per risanare Puomo
v richiamarlo al Cuore di chi lo ha creato.
Gui sinizia la storia della salvezza che ha per prota
gonista ancora il Verbo, come la Creazione e la Rivela
zione, c si realizza con lIncarnazione, in cui Dio comu
nica non piu solo la sua Immagine e la sua Parola, ma
se slesso nella Persona del Verbo, il quale discende dal
cielo e si riveste della nostra carne nel seno purissimo di
Malia Vergine: Et Verbum caro factum est et habitavt
ni nnhis (Cv. 1, 14).

Siamo al culmine della storia della salvezza che chiude


l'attesa del Salvatore e apre la via della speranza e del
ritorno delluomo sperduto verso la casa del Padre. La
vita del Verbo Incarnato in mezzo agli uomini del suo
tempo dura poco pi d un trentennio e ha tre tappe:
Betlemme, Nazareth, Calvario.
La prima come limpatto di Dio sulla terra, in una
notte oscura, in una squallida grotta; la realizzazione
di quellabbassamento di Dio, che san Paolo chiama
xvom g (annientamento), dono integrale di s.
La seconda, Nazareth, la preparazione silenziosa e
laboriosa alla vita pubblica della predicazione e fonda
zione del Regno di Dio, che dovr rivoluzionare il mon
do. La terza, il Calvario, la cruenta suggellazione della
testimonianza resa alla Verit e la prova suprema dell
amore, che vince la morte e il peccato ed esplode nella
Risurrezione alla vita nuova, preludio della vita eterna.
Ma alla vigilia della morte sinserisce nellitinerario
di Ges Cristo il Cenacolo, che riassume tutto il passato
e anticipa tutto il futuro della storia della salvezza sino
alla fine del mondo et ultra.
Il Cenacolo il luogo santissimo dove Ges fa la
Pasqua con i suoi discepoli, realizzando il rito secolare
dellagnello ucciso e consumato; dove ancora Ges redi
vivo appare pi volte per confermare gli apostoli nella
loro fede e nella loro missione; dove finalmente si rea
lizza visibilmente la nascita della Chiesa con la discesa
dello Spirito Santo sul Collegio degli apostoli presieduto
da Maria.
Ma la cosa pi santa operata nel Cenacolo listitu
zione dellEucaristia. Allagnello rituale succede Cristo,
salutato da Giovanni Battista lAgnello di Dio che toglie
i peccati del mondo. Ges sapeva bene che il giorno dopo
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doveva morire in Croce sul Calvario e lo aveva predetto


piu volte ai suoi discepoli sbigottiti.
I/ultima cena senza dubbio unagape fraterna, ma
unagape carica del peso d un mistero che la trascende.
Apriamo il Vangelo: i tre Sinottici, Matteo, Marco
r laica, raccontano con semplicit sconcertante la scena,
<li<* si sintetizza sostanzialmente in queste parole: Ges
pi esc il Pane e disse: questo il mio Corpo dato per
voi, mangiatene; poi prese il Calice col vino e disse:
questo il mio Sangue della Nuova Alleanza effuso per
voi in remissione dei peccati, bevetene e fate questo in
memoria di me (Mt. 26, 25-28; Me. 14, 22-24; Le. 22,

!0 20 ).
Come gli apostoli e i primi cristiani abbiano compreso
le parole di Ges risulta chiaro e indiscutibile da quanto
san Paolo per primo ne scrive pochi anni dopo la morte
di ( lesti nella I Lettera ai fedeli di Corinto (c. 11, 23-26):
Poich io ho ricevuto dal Signore ci che vi ho co
municato, che cio il Signore Ges, nella notte in cui fu
tradito, prese il pane e rendendo grazie lo spezz e disse:
Prendete e mangiate: questo il mio Corpo dato per voi,
late questo in memoria di me. Similmente prese il Calice,
dopo la cena, dicendo: Questo Calice la nuova alleanza
iu*I mio sangue; fate questo... in memoria di me. Ogni
volta che mangerete questo Pane e berrete questo Calice
annunziate la morte del Signore finch venga. Pertanto
chiunque avr mangiato questo Pane o avr bevuto il
( ialite del Signore indegnamente, sar reo del Corpo e
del Sangue del Signore .
una pagina meravigliosa, che dimostra la ferma fede
di Paolo e della Chiesa primitiva nel mistero eucaristico
del Pane e del Vino convertiti nel Corpo e nel Sangue di
IO

Ges Cristo. Oggi, la Chiesa vive di questa stessa fede


e nessun uomo intelligente e onesto pu avanzare dubbi
contro questa fede e contro il mistero che essa contiene.
Questa fede si fonda sulla Parola chiara e precisa di Cristo,
che la Verit in Persona. Ges aveva gi promesso
lEucaristia (Gv. 6) con parole inequivocabili. Io sono il
Pane disceso dal cielo e il Pane che io vi dar la mia
carne. La mia carne veramente cibo e il mio sangue
veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciter nellultimo giorno.
Ges predice listituzione delPEucaristia e ne anticipa
il profondo mistero che racchiude in ordine alla nostra
salvezza.
La Tradizione fa degna eco al Vangelo.
Gi alla fine del I secolo santTgnazio Martire di An
tiochia scrive (Lettera ai Romani 7, 3): D esidero il
Pane di Dio che la carne di Ges Cristo, nato dalla
stirpe di David, e voglio in bevanda il suo sangue che
la carit incorruttibile .
E alla fine del II secolo Paltro grande Martire sant*
Ireneo, nelPopera Adversus haereses (4, 17) riecheggia
la testimonianza degli apostoli: Ges stesso, scegliendo
tra le cose create il pane, rese grazie dicendo: questo
il mio corpo. Ugualmente prendendo il calice afferm che
quello era il suo sangue. Istitu in tal modo il nuovo
Sacrificio, della nuova alleanza, che la Chiesa, come lo
ha ricevuto dagli apostoli, offre in tutto il mondo a Dio,
che ci appresta gli alimenti come primizie dei suoi doni .
Nel IV secolo san Cirillo di Gerusalemme cosi scrive
{Catechesi mistagogica, 4, 6): Perci non portare la tua
attenzione sul pane e sul vino come semplici elementi;

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sono infatti corpo e sangue di Cristo, come Egli ha assi


curato. Se i sensi ti suggeriscono la prima cosa, la fede
ti assicura la seconda .
Valga per tutta la Tradizione la parola di santAgostino (Sermone 143): Cristo dunque presente sull
altare. Cristo stesso viene ucciso, Cristo viene immolato,
Cristo viene ricevuto nel suo Corpo e nel suo Sangue.
Quello stesso che ha dato ai discepoli il pane e il calice.
Quello stesso oggi consacra queste cose. Non un uomo
che consacra il Corpo e il Sangue di Cristo, che ha da
vanti, ma lo stesso Cristo crocifisso per voi. Le parole
vengono pronunziate dal Sacerdote, ma il Corpo e il
Sangue consacrato dalla potenza e grazia di Dio .
Qui in sintesi tutta la Teologia Scolastica, che
san Tommaso pi di tutti approfondir sulPEucaristia
come Sacramento e Sacrificio del Corpo e del Sangue
di Cristo, che si fa Pane di vita per gli uomini.
Con rigore scientifico, il genio dAquino ha detto
mirabilmente tutto quello che pu dire la ragione umana
nella luce della Fede sullEucaristia (Somma Teologica,
UT, questioni 73-83). Sui dati sicuri della Rivelazione
scritta e orale, egli costruisce uno dei pi belli dei suoi
! lattati, che rimane valido anche oggi.
A base del suo trattato c la nozione metafisica (ari
stotelica) di sostanza con suoi accidenti. Ogni corpo ha
la sua sostanza specifica essenziale, che lo distingue dagli
alni c lo fa sussistere in s. Ad essa aderiscono le qua
lit accidentali che mutano da corpo a corpo e non sono
essenziali. I sensi percepiscono solo gli accidenti (quan
tit, colore, sapore ecc.), mentre la sostanza, indipen
dente dagli accidenti, oggetto dellintelligenza, che
latta per scrutare la natura delle cose. Applicando deli

catamente queste nozioni allEucaristia san Tommaso di


mostra che con la consacrazione il pane e il vino restano
visibili nei loro accidenti, ma la loro sostanza si converte
in quella del Corpo e del Sangue di Cristo. Tale conver
sione pu denominarsi rettamente transustanziazione.
Pertanto dopo la consacrazione il pane nella sua sostanza
convertito nel Corpo di Cristo, e il vino ugualmente
nel Sangue.
Siccome lAnima e la Divinit sono inscindibili dal
Corpo e dal Sangue, sotto gli accidenti o apparenze del
pane e del vino, c e anche lAnima e la Divinit, cio
realmente presente il Cristo intero. Ma vi come passus,
dice san Tommaso, cio come Vittima segnata dalle cica
trici della Crocifissione. Ci significa che lEucaristia
non solo Sacramento, ma anche Sacrificio, che riproduce
in perpetuo quello cruento del Calvario, in maniera in
cruenta, mistica, ma reale, come suggerisce sensibilmen
te la separazione del Corpo e del Sangue.
La Chiesa, nel Concilio di Trento, oppone questa
profonda Teologia alle negazioni e contraffazioni di Lu
tero. E la oppone anche oggi alle astruserie della Thologie nouvelle, come la teoria dello Schillebeeckx, che
riduce il mistero della presenza reale di Cristo a un eva
nescente simbolismo, ricalcando lerrore di Berengario di
Tours (sec. X I) ripetutamente condannato dalla Chiesa.
La quale recentemente ha solennemente riconfermato la
dottrina classica di san Tommaso sullEucaristia nella
Enciclica Mysterium Fidei di Paolo VI e nella bellissima
Lettera di papa Giovanni Paolo II a tutti i Vescovi
(febbr. 1980) sul Mistero e il culto della SS. Eucaristia.
Documento provvidenziale, che stronca la morbosa ten
denza moderna a mortificare il senso e il culto eucaristi-

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co, come si tentato di minimizzare il culto di Maria


Santissima, intimamente legata al Mistero eucaristico.
Anche in questo, il baluardo della Fede pura san
Tommaso, il quale per non solo il Teologo, ma anche
il cantore deirEucaristia (Pange lingua, Lauda Sion...).
La dottrina e la fede di san Tommaso, mentre rie
cheggiano dodici secoli di Tradizione, sono un degno au
spicio per il futuro del Cristianesimo, sino alla fine del
mondo, per intensificare sempre pi nei sacerdoti e nei
fedeli la vita eucaristica, che equivale, come dice san
Paolo, a vivere Cristo, Salvatore delle anime nostre.
A tale scopo noi vogliamo parlare della Eucaristia
non solo richiamandoci alla dottrina dei Padri e dei Teo
logi, ma anche seguendo litinerario poco esplorato dei
mistici che hanno sperimentato il mistero eucaristico
nellamore e nel dolore di Cristo Uomo-Dio, Redentore
del mondo.

I. LA MISTICA E LEUCARISTIA

Il titolo e il sottotitolo di questo libro vogliono in


dicare l angolo visuale sotto cui intendo parlare del
l Eucaristia.
Ma la parola Mistica ha un senso vago e molto
discusso fra i teologi. Stando alletimologia greca il ter
mine viene dal verbo jJtw (taccio) e generalmente si
gnifica una cosa segreta, specialmente sacra. Di qui i
Misteri Eleusini della religione greca. La parola si trova
nei libri greci del Vecchio Testamento, nel senso di ar
cano disegno divino concepito e realizzato.
Nei Sinottici si legge pi di una volta il mistero
del Regno di Dio ; ma san Paolo ne fa grande uso (il
mistero della Croce, dellunione coniugale, ecc.), pi
strettamente riferito al disegno di Dio per la salvezza
dellumanit in Cristo (Col., Ef.).
La pi antica versione latina della Bibbia traduce
la parola greca [Jivcrcepiov con sacramentum, ma da san
Girolamo in poi il termine si trascrive in latino
mysterium.
Dalla voce mistero derivata l altra, cio mistica,
adoperata con compiacenza da Origene e dagli altri scrit
tori della Scuola Alessandrina, dove dominava il linguag
gio platonico.

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Tutta la loro Teologia la gnosi, cio la conoscenza


profonda del Logos (il Verbo), che comunica ai fedeli
Se stesso con le sue divine ricchezze, per cui luomo di
venta figlio di Dio.
1 Maestri alessandrini si elevano al di sopra di tutto
quello che materiale e sottolineano fortemente il senso
spirituale anche dellEucaristia, di cui asseriscono la real
t di Sacramento e di Sacrificio della Chiesa, che tutta
in Cristo.
Si pu dire che la loro Teologia soffusa tutta di
misticismo (a volte fin troppo!). SantAtanasio si ricol
lega a loro con il concetto che la salvezza delluomo di
pende dalla sua immedesimazione col Verbo, ma parla
con maggiore prudenza. Insiste per sul concetto di una
deificazione delluomo per mezzo del Verbo, essendo il
Verbo Dio consostanziale al Padre. Dottrina sublime che
investe tutta la Teologia e la vita della Chiesa (cf. L.
bouyer, L Incarnation et lglise-Corps du Christ dans
la Thologie de St. Athanase, Parigi 1943).
Vivacissimo san Cirillo Alessandrino che lott arden
temente contro Nestorio infetto di naturalismo nella con
cezione dellTncarnazione e dellunione ipostatica. Egli
Iia belle pagine sullUmanit di Cristo fatta intimamente
propria dal Verbo e quindi dotata di una misteriosa
forza vivificatrice, che si manifesta nellEucaristia, car
ne e sangue del Verbo , con cui noi diventiamo con<orffarci f
1
Vedi: E. Mersch, Le Corps mystique du Christ, Lovanio 1933,
vnl. 1, pp. 128 ss. dove si citano testi di san Cirillo Alessandrino
in ni appare il concetto profondo, secondo il quale Tunit del
Colpo di Cristo nellEucaristia realizza lunit del suo Corpo Mi.i a <>, la Chiesa. Ecco le sue parole (Adversus Nestorium, IV ; PG ,
/(., PH); Noi mangiamo la carne propria del Verbo, la quale

lo

Questa dottrina si rileva in altri Padri della Scuola


Alessandrina, specialmente in Gregorio di Nissa, acuto
analizzatore dei misteri della Fede, alla luce delle idee
platoniche. Piu temperato san Giovanni Crisostomo
(proveniente dalla Scuola Antiochena a tinta aristoteli
ca), ma ricco e caldo non meno dei suoi connazionali. Da
essi tutti si elabora una Teologia, in cui piu che il ra
gionamento domina la fede e il vivo sentimento, sicch
la dottrina, specialmente quella sullTncarnazione e sulla
Eucaristia, animata da un sano misticismo2.
Essa non poteva non influire sulla Teologia occiden
tale caratterizzata da un pacato realismo (Tertulliano,
Ireneo, Uario di Poitiers, Boezio, Lattanzio...).
Il piu grande degli occidentali, santAgostino, pur
legato alla Teologia africana (Tertulliano, san Cipriano),
per i suoi contatti con i Platonici (Vittorino), risente
delle posizioni filosofiche e teologiche greche, fino ad es
sere oggetto di riserva da parte di alcuni critici. Certo
egli parla con esattezza del mistero di Cristo nellTncarnazione e nelPEucaristia. Ma il suo tono mistico far
scuola, anche per il concorso dello Pseudo-Dionigi areopagita, pi di Scoto Erigena. La Scuola di San Vittore e,
per essa, la Scuola Francescana erediteranno e accentue
ranno la tendenza agostiniana.
ili ventata vivificante perch fatta propria dal Verbo che vive del
Padre... Diventando partecipi dello Spirito, noi siamo uniti al
Salvatore di tutti e siamo uniti anche gli uni con gli altri. Noi
diventiamo cosi concorporei per il fatto che il pane, essendo uno,
noi diventiamo tutti un sol corpo, perch tutti noi partecipiamo
.iH'unico pane (1 Cor. 10, 17). Il Corpo di Cristo che in noi,
i lega nella unit, perch esso sempre uno.
7 Vedi: T. Cumelot, L Eucaristia nella Scuola Alessandrina,
in LEucaristia , a cura di A. Piolanti, Descle, Parigi 1957,
pp. 129 ss.

17

l uii-i la loro Teologia la gnosi, cio la conoscenza


profonda del Logos (il Verbo), che comunica ai fedeli
Se stesso con le sue divine ricchezze, per cui luomo di
v e lli a figlio di Dio.
I Maestri alessandrini si elevano al di sopra di tutto
quello che materiale e sottolineano fortemente il senso
spirituale anche delLEucaristia, di cui asseriscono la real
t di Sacramento e di Sacrificio della Chiesa, che tutta
in Cristo.
Si pu dire che la loro Teologia soffusa tutta di
misticismo (a volte fin troppo!). SantAtanasio si ricol
lega a loro con il concetto che la salvezza delluomo di
pende dalla sua immedesimazione col Verbo, ma parla
con maggiore prudenza. Insiste per sul concetto di una
deificazione delluomo per mezzo del Verbo, essendo il
Verbo Dio consostanziale al Padre. Dottrina sublime che
investe tutta la Teologia e la vita della Chiesa (cf. L.
Bouyer, L Incarnation et Vglise-Corps du Christ dans
la Thologie de St. Athanase, Parigi 1943).
Vivacissimo san Cirillo Alessandrino che lott arden
temente contro Nestorio infetto di naturalismo nella con
cezione dellTncarnazione e dellunione ipostatica. Egli
ha belle pagine sulPUmanit di Cristo fatta intimamente
propria dal Verbo e quindi dotata di una misteriosa
forza vivificatrice, che si manifesta nellEucaristia, car
ne e sangue del Verbo , con cui noi diventiamo concorporeil.1
1 Vedi: E. Mersch, Le Corps mystique du Christ, Lovanio 1933,
voi. I, pp. 128 ss. dove si citano testi di san Cirillo Alessandrino
in cui appare il concetto profondo, secondo il quale Punita del
Corpo di Cristo nellEucaristia realizza lunit del suo Corpo Mi
stico, la Chiesa. Ecco le sue parole (Adversus Nestorium, IV ; PG,
76, 193): Noi mangiamo la carne propria del Verbo, la quale

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Questa dottrina si rileva in altri Padri della Scuola


Alessandrina, specialmente in Gregorio di Nissa, acuto
analizzatore dei misteri della Fede, alla luce delle idee
platoniche. Piu temperato san Giovanni Crisostomo
(proveniente dalla Scuola Antiochena a tinta aristoteli
ca), ma ricco e caldo non meno dei suoi connazionali. Da
essi tutti si elabora una Teologia, in cui piu che il ra
gionamento domina la fede e il vivo sentimento, sicch
la dottrina, specialmente quella sullTncarnazione e sulla
Eucaristia, animata da un sano misticismo2.
Essa non poteva non influire sulla Teologia occiden
tale caratterizzata da un pacato realismo (Tertulliano,
Ireneo, Ilario di Poitiers, Boezio, Lattanzio...).
Il piu grande degli occidentali, santAgostino, pur
legato alla Teologia africana (Tertulliano, san Cipriano),
per i suoi contatti con i Platonici (Vittorino), risente
delle posizioni filosofiche e teologiche greche, fino ad es
sere oggetto di riserva da parte di alcuni critici. Certo
egli parla con esattezza del mistero di Cristo nellTncarnazione e nellEucaristia. Ma il suo tono mistico far
scuola, anche per il concorso dello Pseudo-Dionigi areopagita, pi di Scoto Erigena. La Scuola di San Vittore e,
per essa, la Scuola Francescana erediteranno e accentue
ranno la tendenza agostiniana.
diventata vivificante perch fatta propria dal Verbo che vive del
Padre... Diventando partecipi dello Spirito, noi siamo uniti al
Salvatore di tutti e siamo uniti anche gli uni con gli altri. Noi
diventiamo cosi concorporei per il fatto che il pane, essendo uno,
noi diventiamo tutti un sol corpo, perch tutti noi partecipiamo
allunico pane (1 Cor. 10, 17). Il Corpo di Cristo che in noi,
ci lega nella unit, perch esso sempre uno.
2
Vedi: T. Cumelot, UEucaristia nella Scuola Alessandrina,
in UEucaristia , a cura di A. Piolanti, Descle, Parigi 1957,
pp. 129 ss.

17

Pertanto, allinizio della Scolastica (sec. X) si notano


due lince: una piu dialettica (santAnselmo), e laltra pi
mistica (Scuola di San Vittore).
In santAnselmo le due linee si intrecciano senza
neutralizzarsi, ma subito dopo il contrasto tra luna e
laltra si riaccende fortemente per opera di Abelardo com
battuto da san Bernardo (sec. X II). Abelardo spinge
tanto oltre la dialettica da dare limpressione di compro
mettere la fede per mezzo della ragione. San Bernardo
invece rigetta la dialettica ed esalta lamore nella luce
della fede. Il suo linguaggio permeato di misticismo in
fluisce sulla Scuola di San Vittore (Ugo e Riccardo), che
gi viveva dello spirito di santAgostino.
Le due linee contrastanti arrivano fino a san Tom
maso e san Bonaventura (sec. X III), che prendono po
sizioni diverse ma non contraddittorie. San Tommaso,
anche per ladozione dellAristotelismo, insiste sulla li
nea intellettuale, a cui riduce anche la mistica (contem
plazione). San Bonaventura pone laccento sullamore.
L una e laltra corrente sviluppano il pensiero e la pro
fonda contemplazione dellEucaristia, come centro della
religione cristiana, e pertanto possono dirsi mistiche in
senso generico, ma quella orientale-agostiniana risuona
non solo della dottrina dialetticamente elaborata, ma an
che di una certa esperienza mistica, che noi possiamo ri
levare nei mistici di quellepoca (san Bernardo, Ugo e
Riccardo di San V ittore)3. In realt, la sintesi agostinia
na accompagna la Teologia Eucaristica fino allinizio del
3
Vedi: M. Grabmann, Storia della Teologia Cattolica (vers.
ital. Di Fabio), ed. Vita e Pensiero, Milano 1937, cap. IV, dove
si espone con ampiezza lo sviluppo della Mistica medievale
(secc. XII-XV).

18

la Scolastica ed oltre. Ma questo non impedisce qualche


esplosione come quella del sec. IX , quando Pascasio Radberto pubblic il libro De corpore et sanguine Domini,
in cui, con mentalit occidentale insiste fortemente sulla
realt della presenza del Corpo e del Sangue di Ges
nelPEucaristia, affermandone l'identit con quello con
cepito nel seno di Maria.
Scoppi una controversia e Pascasio fu criticato
da Rabano e Ratramno. Il senso proprio della controver
sia non chiaro, ma sta di fatto che l'opposizione a Pa
scasio, ispirata al Platonismo, si manifest poi in Beren
gario di Tours (sec. X I), che aveva adottato in pieno il
simbolismo, che eliminava la presenza reale di Cristo
sotto le specie del pane e del vino.
Berengario fu condannato e lo sviluppo della Teolo
gia eucaristica continu fino ai grandi Scolastici: san Tom
maso e san Bonaventura 4.
Da questa breve esposizione si pu gi affermare che
nella Teologia domina il mistero di Cristo, in cui con
fluiscono gli altri misteri. Cristo, Verbo Incarnato, ef
fonde il suo Sangue sulla Croce per la salvezza degli
uomini, che sono chiamati a inserirsi in Cristo per for
mare una sola cosa con Lui. E questa la Chiesa, de
scritta da san Paolo come Corpo di Cristo . Ma sulla
mensa del Cenacolo, la vigilia della sua passione, Ges
istitu l Eucaristia, cio il mistero del suo Corpo e del
suo Sangue. Il motivo centrale del Cristianesimo dunque
sempre Cristo nella realt del suo Corpo e del suo
Sangue indissolubilmente legati alla sua Persona Divina.

4
Vedi: A. Piotanti, Il Mistero Eucaristico, Ed. Fiorentina,
Firenze 1955, pp. 140 ss.: una bella sintesi storico-dottrinale.

19

Fino al sec. X II, PEucaristia era chiamata Corpo


Mistico di Cristo; poi, si cominci a chiamare Corpo
Mistico la Chiesa. In realt, non c alcuna contraddi
zione: lEucaristia e la Chiesa sono veramente il Corpo
di Cristo, ma vi si aggiunge laggettivo mistico perch
nellun caso e nellaltro il Corpo di Cristo non si consi
dera nella sua realt fsica, come fu durante il trentennio
della sua vita terrestre; la parola Corpo sintende in un
senso misterioso, che reale ma d una realt sopranna
turale. NellEucaristia, Cristo presente per modum substantiae, che sfugge ai sensi; nella Chiesa, il Corpo di
Cristo ritorna non nella sua realt fisica, ma misticamen
te, cio secondo una ragione misteriosa, che ancora una
volta sfugge ai sensi.
Una cosa certa che il cuore della Teologia cattolica
Cristo presente tra noi, anche dopo la Risurrezione e
lAscensione, con la sua realt vera ma velata, nellorga
nismo della Chiesa e nel Sacramento dellaltare.
Questo stretto rapporto tra lEucaristia e la Chiesa
(ambedue Corpo di Cristo) gi dichiarato da san Paolo,
1 Cor. 10, 1.6 ss.: Il Calice di benedizione, che bene
diciamo, non forse la comunione del Sangue di Cristo?
E il pane che spezziamo, non forse la partecipazione
del Corpo del Signore? Poich uno il pane, uno il
Corpo che noi tutti siamo, che partecipiamo di un solo
pane .
Questo il principio-base di tutta la Mistica eucari
stica, come vedremo.
Il De Lubac ha fatto una profonda riflessione su
questo mistero, cuore della Chiesa, e conchiude con
queste parole: la Chiesa che fa lEucaristia, ma an
che lEucaristia che fa la Chiesa. Nel primo caso, si trat
20

ta della Chiesa vista in senso attivo, nell'esercizio del


suo potere di santificazione; nel secondo caso, si tratta
della Chiesa in senso passivo, la Chiesa costituita di san
tificati. E per questa misteriosa interazione, in fin dei
conti, sempre il Corpo unico che si costruisce nelle
condizioni della vita presente fino al giorno del suo com
pimento 5.
Con queste cognizioni preliminari possiamo affron
tare la realt della esperienza mistica e il suo problema.
Ma opportuno accennare qui alla questione del misti
cismo pagano e del suo preteso influsso su quello cri
stiano.
Lasciando da parte altre religioni ci fermiamo su
quella greca, che pi vicina all'ambiente nostro e ha
toccato notevoli altezze specialmente nei Misteri Eleu
sini 6.
Nell'ambiente greco, la religione ha avuto due for
me distinte e un po' avversarie: la prima, la religione
olimpica, ufficiale con la mitologia delle simboliche divi
nit olimpiche, a contatto con gli uomini e soggette alle
loro stesse passioni. La seconda, quella orfica e dei mi
steri di Eieusi (presso Atene), piuttosto individuale, ri
servata, anche segreta, con riti complessi di alto signifi
cato spirituale, sacro.
Dei cosiddetti Misteri Eleusini si parlava anticamente
e si parla ancora oggi con diverso linguaggio. Persona
lit spiccate ne parlano bene (Cicerone) e male (Socrate).
Nella Chiesa dei primi secoli, c' un atteggiamento di
5 De Lubac, Mditations sur Vglise, Parigi 1953, p. 113.
6 Citiamo volentieri: G. Graneris, La vita della religione nella
storia delle religioni, Torino I960, opera approfondita e docu
mentata.

21

ripulsa, poi attenuato nella Scuola Alessandrina d'ispi


razione platonica. Ai nostri tempi (principio del secolo),
una corrente entusiasta esalta i Misteri Eleusini, insieme
con analoghe forme religiose di altre nazioni (Mitracismo, Misteri di Iside) per la smania di dimostrare che il
Cristianesimo era in gran parte una risultante di tali
forme misticizzanti.
Oggi, dopo studi pi maturi, si messo in evidenza
che tra i riti pagani (greci specialmente) e il Cristiane
simo, salvo qualche analogia, c' una profonda differenza.
In particolare, si pretendeva di trovare nei Misteri Eleu
sini il principio di un doloroso e gioioso passaggio dalla
morte alla vita, una specie di salvezza dell'uomo a con
tatto con Dio. Si sottolineavano le teofagie (mangiamen
to delle divinit), accostandole all'Eucaristia. C'era ad
Eieusi luso di mangiare il ciceone (fatto di pane e di
vino), per mezzo del quale luomo in certo modo si di
vinizza.
In realt, in questa e altre religioni si avvertono im
pulsi e slanci dello spirito umano verso la divinit fino
al desiderio di cibarsene, ma il desiderio resta frustrato
e spesso degenera follemente in orge sensuali come allu
de Clemente Alessandrino (Protrept. II, 17, 2-18). Scri
ve bene il Graneris (p. 335): E l'uomo aveva sognato
ancora qualcosa di pi. Aveva vagheggiato di unirsi fin
d'ora alla Divinit. Sospinto dalla illusione di unione o
dalla disperazione per non essere ancora arrivato a tale
unione, egli aveva inventati i processi tecnici dellestasi,
del rapimento, dell'entusiasmo, della ebbrezza dionisiaca,
e poi si era abbandonato ai riti violenti e tenebrosi delle
omofagie e delle ierogamie. Cercava sulla terra ci che
doveva venire dal cielo. Ed ecco che finalmente il Cielo
22

si aperto; Iddio stesso ne discende, si presenta alPuomo; gli offre un cibo e una bevanda dicendogli: Questo
il mio Corpo; questo il mio Sangue; nutritevi di que
sto cibo; cosi si realizza lunione, si attua il mistero; e
tutto ci avviene senza esaltazioni morbose, senza stor
dimenti, senza scene sanguinarie, senza orge sensuali.
Cosi si chiude il cammino tortuoso delle religioni miste
riche, le quali, intanto hanno potuto essere buone a
qualcosa, in quanto hanno spinto 1 uomo alla ricerca del
lantico mistero, racchiuso e rivelato nella religione cri
stiana .
Dunque, nella pi alta religione precristiana noi ri
scontriamo una certa spiritualit quasi selezionata, che
presenta alcuni fenomeni ascetico-mistici che preludono
alla spiritualit nostra, ma se ne differenziano fondamen
talmente. L una e laltra rivelano la coscienza della fini
tezza delluomo e quindi la sua insufficienza dolorosa, che
lo apre alla speranza e alla invocazione della divinit per
un contatto, una comunione e un aiuto. Ma mentre nel
la religione pagana il movimento verso lalto piuttosto
istintivo (nei dotti come Platone anche intuitivo), nel
Cristianesimo invece cosciente e vitale, perch nasce
non solo dalla natura e dalle sue ordinarie miserie, ma
anche dalla rivelazione divina, che eccita la coscienza del
peccato commesso e il vivo desiderio di una liberazione
e di una salvezza, che pu venire solo da una intima unio
ne con Dio offeso. Il contatto con Dio nei misteri reli
giosi e nella contemplazione pagana resta superficiale, ma
gico, astratto; nella religione cristiana diventa scatto e
fermento di forza viva, che d la sensazione dun salto
nella sfera d una vita nuova, che partecipazione perso
nale con Cristo, Uomo-Dio, Messia, Salvatore. In altri

23

termini, nel Cristianesimo domina l'amore, che un mu


tuo darsi del Creatore alla creatura e viceversa.
Un greco invoca una divinit, ne implora il soccorso,
ma non l'ama, non vive di essa. Cristo per noi il mo
dello del connubio umano-divino e lo determina in cia
scuno di noi con la grazia che iniziale partecipazione
della natura divina (2 Lett. di san Pietro). Ma la grazia
frutto della dolorosa vicenda del Verbo che discende,
s'incarna e muore in Croce per ciascuno di noi. Itinera
rio proprio delPamore che si d fino all'estremo (... in
finem dilexit eos; Gv. 13, 1).
Parlare dunque di derivazione e di equivalenza del
Cristianesimo con le religioni a mistero di qualunque
sorta, superficialit e incomprensione dell'uno e delle
altre.

24

II. TESTIMONIANZE MISTICHE DAL SECOLO XIII


IN POI

Abbiamo visto come la mistica cristiana fin dai primi


secoli si afferma, specialmente in Oriente, intorno al mi
stero di Cristo, presente nel Sacramento-Sacrificio euca
ristico e per esso presente nella sua Chiesa. Due presen
ze che si esprimono misticamente nelPEucaristia e nella
Chiesa, ambedue Corpo di Cristo, non per nel senso
fisico.
SantAgostino, come vedemmo, fa la sintesi di que
sta Teologia cristologica, che si sviluppa fino a san Bo
naventura. la Teologia del cuore distinta ma non con
traria alla Teologia dialettica che da Boezio fa capo a
san Tommaso. Due correnti complementari, luna di sa
pore orientale (platonico), Pai tra di tono aristotelico-occidentale.
Ma accanto a questa Teologia cammina Pesperienza
vissuta dalla dottrina e dallesempio di Cristo, anzi dalla
Persona stessa di Cristo. Fenomeno mistico mai mancato
nella Chiesa. Questa esperienza si accentua, insieme con
la Scolastica, dal sec. X in poi (si pensi a santa Geltrude,
a santa Brigida e altre fervide anime mistiche). Nel sec.
X III, apogeo della speculazione teologica in san Tom
maso e in san Bonaventura, c una sorta di esplosione

mistica, che sconcerta i Teologi e gli storici. Su questa


linea, linflusso di san Bonaventura e della Scuola Fran
cescana pi forte di quello tomistico.
Ritorneremo dopo su questo argomento, ma utile
dire qui qualche cosa.
San Tommaso riduce sostanzialmente la mistica alla
contemplazione, ma non trascura di mettere in evidenza
limportanza delPamore (riecheggiando san Paolo).
San Bonaventura, pi caldo di lui, insiste sullespe
rienza mistica, attribuendo allanima, oltre lintelletto e
la volont, una specie di senso spirituale, che rendereb
be possibile un contatto con Dio, che si attua pi facil
mente attraverso lEucaristia. Ecco un testo caratteristi
co del Santo: L anima, gustando (del Sacramento euca
ristico) saccende di tanto ardore che, distrutta ogni tie
pidezza e ogni carnalit, si unisce solo a questo cibo
convertendosi in esso e allora gusta che il Signore soa
ve, sperimenta come il suo spirito pi dolce del miele,
e percepisce sensibilmente quanto grande la dolcezza
che si nasconde in questo Sacramento damore {Ser. n. 1
nella III domenica dopo Pentecoste; Opera IX , p. 379).
Questi e altri simili testi di san Bonaventura si ri
percuoteranno nei secoli futuri sulle anime mistiche, e
con maggior forza dopo che alle Opere del Santo si at
taccher un opuscolo del francescano Raul (Rodolfo) de
Biberach, De septem itineribus aeternitatis, vivacissimo
studio sullesperienza mistica eucaristica, di cui parlere
mo ancora.
Basti questo breve preludio storico-dottrinale, per
affrontare con lettura diretta le testimonianze mistiche
dal sec. X III in poi. Ne sceglieremo alcune pi signifi
cative.

26

1)
Apriamo la serie con santAngela da Foligno
(1248-1309), quasi contemporanea dei due grandi Dot
tori, san Tommaso e san Bonaventura (morti ambedue
nel 1274).
Angela era una donna di mondo, maritata e con figli;
ma allet di 37 anni fu rapita da Dio, che le tolse i con
giunti e la ridusse alla solitudine, stimolandola alla vita
soprannaturale con una folgorazione di grazia divina in
occasione di un pellegrinaggio ad Assisi, dove ebbe i
primi contatti con i Francescani e specialmente con Fra
Arnaldo da Foligno, che fu poi il suo confessore e il
suo biografo, registrando in latino le mirabili confidenze
della Santa !, raccolte tra il 1292 e il 1296. Il resto della
vita di Angela stato scritto da altri. Queste fonti sono
criticamente sicure e pertanto approvate dalle Autorit
ecclesiastiche. Il complesso di questi scritti (dettati dalla
Santa) disvelano un panorama mistico ricco di dottrina
e di esperienze meravigliose, che ben presto guadagna
vano alla Santa il titolo di Maestra dei Teologi .
In realt, essa ispirata al senso della Scuola Fran
cescana che sottolinea nella sua spiritualit il primato
deffamore concentrato in Cristo, presente nella Chiesa,
suo Corpo Mistico, e nelPEucaristia.
Questa donna straordinaria nella sua vita e dottrina
mistica, collocata tra san Tommaso e san Bonaventura,
anticipa, in maniera sorprendente, tutti i temi dei Misti
ci posteriori, come vedremo subito, e spiana la via alla
vera e propria mistica, come esperienza (e non solo come
scienza) del divino, per via di contatto ineffabile, perso-1
1
Vedi: Angela da Foligno, Uesperienza di Dio Amore, a cura
di Salvatore Aliqu, Ed. Citt Nuova, Roma 1972. Opera dili
gente, ben documentata, di cui ci serviamo volentieri.

27

naie con Cristo e le altre Persone della Trinit. Diamo


qualche saggio degli scritti dettati da santAngela da
Foligno2.
Ecco come la Santa racconta l inizio dei suoi intimi
contatti con Dio: Una volta mentre me ne stavo chiusa
in un carcere, in cui mi ero segregata per rendere pi
dura la mia Quaresima... fui vinta allora da una specie
di sonno e mi assopii in quel desiderio e subito fui ra
pita in una visione e ascoltai una voce che mi diceva che
lintelligenza dellEpistola era cosa cosi sublime che se
uno la comprendesse, dimenticherebbe ogni cosa terrena.
Chi mi conduceva mi disse: Vuoi fare esperienza di quan
to ti dico? Io dissi di si, e poich ero assetata dal de
siderio di fare quellesperienza, egli mi condusse subito
a farla. Cominciavo a penetrare con tale gioia i beni
divini che subito dimenticai ogni cosa terrena... ma arri
vai a dimenticarmi completamente di me. Provavo una
tale ebbrezza divina che chiesi a colui che mi guidava di
non farmi pi uscire da quello stato (p. 42). E anco
ra: . .. dopo lilluminazione e il conforto che io provai
recitando il Pater noster, ebbi la mia prima grande espe
rienza della dolcezza di Dio. Tutto avvenne cosi. Dap
prima mi venne come unispirazione e fui subito attratta
a considerare la felicit che si prova contemplando luma
nit e la Divinit di Cristo: sperimentai una tale conso
lazione che per quasi tutto quel giorno rimasi in piedi
nella cella dove mi ero segregata volontariamente a pre
gare tutta sola... (p. 45).
La Santa parla di una trasformazione mistica opera
ta da Dio nella sua anima in tre fasi: la prima quella
2
Trascriviamo dallop. cit. a cura di S. Aliqu, Uesperienzc
di Dio Amore, indicando le pagine.

28

in cui Panima si sforza di imitare Cristo sofferente, ini


ziando con amore e dolore il cammino della Croce, di
staccandosi da tutti i beni vani della terra.
La seconda quella in cui Panima sente non solo la
presenza di Dio, ma ne sperimenta gli attributi e lazio
ne trasformatrice, per cui saccorge che non piu essa
che opera, ma Dio in essa. Ma a tanta unione d amore
l anima arriva attraverso la notte oscura , attraverso
le tenebre di una dolorosa purificazione: un vero cro
giuolo spirituale.
Da questo stato quasi tragico, lanima passa alla terza
trasformazione, al di sopra delle tenebre. Qui comincia
una esperienza ineffabile, che d la sensazione di una
specie di divinizzazione della creatura. Sentiamo la
Santa:
Nella passata quaresima mi trovai tutta in Dio con
una penetrazione maggiore di quanto non fossi solita. Mi
pareva di stare in mezzo alla Trinit... In questo mio
modo di essere in Dio ero piena di felicit, ricolma di
delizie (pp. 156 ss.). E ancora: L a mia anima spes
sissimo viene innalzata da Dio, senza che venga chiesto
il mio consenso... lanima viene rapita da Dio e allora
dallalto domino e comprendo tutto il mondo: non mi
sembra di stare pi in terra, ma in cielo, in Dio
(p. 162).
Notevole anche il rapporto mistico della Santa con
lEucaristia sia per mezzo di visione, sia per mezzo di
dolcissime esperienze interne (pp. 66, 82, 99).
E chiudiamo con un passo che descrive lintimit mi
sticamente nuziale della Santa con Ges Cristo: In
questo stato non so se sono fuori di me o rimango in
me, ma vedo il Dio-Uomo che trae a s lanima mia con

29

tanta tenerezza, che a volte sento le sue parole: Tu sei


me ed io sono te; vedo quei suoi occhi e quel suo volto
cosi mansueti come nellatto di volermi abbracciare...
(p. 147).
Pensare che questa fervida anima sotto lazione di
Dio sperimentava e viveva in s le meraviglie del mistero
di Cristo, intorno al quale i grandi Teologi del tempo
(san Tommaso e san Bonaventura) si affaticavano con
la loro dialettica per comprenderne qualche cosa e comu
nicarla agli altri.
2)
Subito dopo Angela da Foligno, sinnalza come
un bello arbusto nel cielo di Siena santa Caterina
(t 1380), che tocca le piu alte cime della contempla
zione mistica, ma nello stesso tempo sinserisce viril
mente nel torbido ambiente del Trecento (il secolo di
Dante) e incide con un audace e fecondo apostolato sulla
storia della Chiesa e del mondo.
A contatto con i Domenicani, sub linflusso di
san Tommaso e costru anche una sua Teologia del mi
stero di C risto3, Uomo-Dio, Redentore degli uomini. La
sua dottrina, attinta piu dalla luce di Dio che da quella
degli uomini, le conferisce una visione di Dio e del
mondo, che fa pensare non solo a san Tommaso, ma
anche a D ante4. La Teologia di santa Caterina non
sistematica e dialettica, come quella degli Scolastici, ma
una Teologia che scaturisce da un intelletto e un cuore
investiti dalla luce e dalla carit divina.
3 Cf. P. Parente, La Teologia di s. Caterina da Siena, in Divinitas , Roma 1970, pp. 29-41.
4 Cf. P. Parente, Tre geni in azione tra cielo e terra per r i
chiamare gli uomini a Dio: S. Tommaso, Dante, S. Caterina, in
P alestra del clero, 58 (1979, n. 22), pp. 1359-1373.

30

Paolo VI ha compiuto opportunamente un gesto sto


rico, ben giustificato dal punto di vista dottrinale, quan
do, il 4 ottobre 1970, proclam santa Caterina Dottore
della Chiesa5.
Stando al tema del nostro opuscolo, noi ci limitiamo
a cogliere dagli Scritti autentici della Santa una discreta
antologia di testi significativi per la mistica del Sacra
mento dellEucaristia6.
Santa Caterina apertamente cristocentrica nella sua
opera (cf. Scuola Francescana). Essa vede tutto in Cristo,
Verbo Incarnato presente ed operante nella Chiesa, suo
Corpo Mistico, come Amore crociato e Amore sacramen
tato (mistero della Croce e mistero dellEucaristia).
L argomento principale del Dialogo la teoria del
Ponte . Dio cre luomo per S, a sua immagine e
somiglianza, ma luomo pecc, staccandosi da Dio. D allora in poi il mondo diventato il regno di Satana, una
torbida fiumana di menzogna , in cui molti affogano.
L Amore Infinito volle e realizz la Redenzione con lIn
carnazione del Verbo, suo Unigenito. Cristo, Uomo-Dio,
compie la sua missione redentrice morendo sulla Croce
per noi. Pur ascendendo al cielo dopo la Risurrezione,
Cristo rimasto con noi sulla Croce e nellEucaristia,
5 Densa e bella lOmelia pronunciata dal papa Paolo V I nella
Basilica di San Pietro in quella occasione: in L Osservatore Ro
mano , 5 ottobre 1973.
6 Le fonti principali per il nostro studio saranno in primo
luogo II Dialogo, edizione curata criticamente da G. Cavallini,
Roma 1968; Le Lettere (n. 382); Le Orazioni, a cura di G. Ca
vallini, Roma 1978; e un po anche la Vita della santa , scritta
dal domenicano Raimondo da Capua. Per tutta la bibliografia
utile consultare la recente pubblicazione di G. Papasogli, Sangue
e fuoco sul Ponte di Dio , Roma 1971.

31

inori- pulsante della Chiesa. Cristo Crocifisso si collo


ca lo sulla fiumana torbida come una scala per salire al
ciclo. Tutti gli uomini sono invitati a salire quella scala
di salvezza, attingendo la forza dalPEucaristia. Visione
pi che dantesca, in cui santa Caterina concentra tutti i
misteri della fede e tutta lopera della salvezza, che inve
ste lumano e il divino, il cielo e la terra. Nella luce di
questa grandiosa visione, accostiamoci ai testi che toc
cano lEucaristia. La Santa ama di esprimere le grandi
verit della fede per via di immagini e perci come si
serve dellimmagine del Ponte per significare la media
zione salvifica di Ges Crocifisso, cosi per illustrare il
mistero eucaristico si serve dellimmagine del sole: A
costoro (Sacerdoti) dato a ministrare il Sole, dandolo
il lume della scienzia, il caldo della divina carit e1 colore
unito col caldo e col lume, cio il sangue, e1 corpo del
mio Figliuolo. Il quale corpo uno sole, perch una
cosa con meco, vero Sole. E tanto unito, che luno non
si pu separare da laltro n tagliare, se non come il sole,
che non si pu dividere, n il caldo suo da la luce n la
luce dal suo colore... Cosi questo Verbo mio Figliuolo,
il sangue dolcissimo suo uno sole, tutto Dio e tutto
uomo, perch egli una medesima cosa con meco e Io
con lui. La potenzia mia non separata dalla sapienzia
sua n il calore, fuoco di Spirito santo, non separato
da me Padre, n da lui Figliuolo, perch egli una mede
sima cosa con noi, perch lo Spirito santo procede da me
Padre e da lui Figliuolo, e siamo uno medesimo sole 7.
La Santa afferma che Dio come un sole e quindi il
Padre sole, il Figlio sole, lo Spirito Santo sole; unico
sole indivisibile che illumina tutto il mondo. Poi, lim
7 l Dialogo, op. cit., p. 264.
32

magine passa alFEucaristia, che contiene in s Cristo


con la sua Divinit e con la sua Umanit, fatta di anima,
di corpo e di sangue. Si noti bene che santa Caterina
vede tutta lUmanit del Verbo nel sangue. Come Dio
lEucaristia sole, in cui c la luce della Sapienza divina,
il calore della carit divina, e il colore (sangue) che
lUmanit di Cristo.
Si direbbe che la Santa fa dellEucaristia una irra
diazione del Dio Trino, in cui c il Verbo Incarnato con
la sua Umanit, che partecipa della natura di sole proprio
di Dio. NellOstia Santa che Cristo col suo Corpo e il
suo Sangue e con la Divinit che uguale a quella del
Padre e dello Spirito Santo (consustanzialit). In tal
modo, i misteri della Trinit e dellIncarnazione si fon
dono in certo modo nel mistero dellEucaristia, che ri
frange la luce e il calore del Sole Divino attraverso il
Sangue redentore di Cristo-Uomo. A cui l dato a
ministrare? A ministri miei nel corpo mistico della
santa Chiesa, acci che aviate vita, dandovi il corpo suo
in cibo e il sangue in beveraggio. Detto t che questo
corpo sole. Unde non vi pu essere dato il corpo che
non vi sia dato il sangue, n il corpo n il sangue senza
lanima di questo Verbo, n lanima n il corpo senza
la deit di me Dio eterno, perch luna non si pu sepa
rare da laltra; si come in altro luogo ti dissi che la natura
divina non si parti mai da la natura umana: n per morte
n per verunaltra cosa non si poteva n pu separare.
Si che tutta lessenzia divina ricevete in quello dolcis
simo sacramento sotto quella bianchezza del pane 8.
una pagina da Profeta (che colui che riferisce la parola
di Dio): santa Caterina si aggira con maestria teologica
8 Ivi, p. 265.

33

suirabisso dei principali misteri della Fede, concentran


doli per via d immagini nellEucaristia dove luomo, sot
to le specie del Pane e del Vino, si ciba di Dio, antici
pandone il possesso su questa misera terra.
Ma c ancora di pi. Caterina registra la parola di
Dio sui mirabili effetti del Sacramento eucaristico: Que
sto fu mostrato a te da la mia bont... A cui rimase il
vedere? A locchio de lintelletto con la pupilla della san
tissima fede. Si che locchio de lintelletto debba essere
il principale vedere, per che egli non pu essere ingan
nato. Adunque con esso dovete raguardare questo sacra
mento 9. Si noti bene: lEucaristia non pu essere guar
data con locchio del corpo, che vede pane e vino, men
tre il pane e il vino sono stati convertiti nel Corpo e
nel Sangue di Ges Cristo, lasciando intatte le specie.
Dunque la vista corporale singanna, come attesta gi san
Tommaso: Visus, tactus, gustus in te falli tur. L unico
modo di vedere lEucaristia quello proprio dellintel
letto illuminato dalla fede, che d sicurezza in base alle
Parole di Cristo (Questo il mio Corpo, questo il mio
Sangue). Ma nellanima non basta vedere, essa ha bisogno
di sperimentare. Ed ecco la risposta di Caterina: Chi el
gusta? Il gusto del santo desiderio. Il gusto del corpo
gusta il sapore del pane, e il gusto de lanima gusta me
Dio e uomo. Si che vedi che sentimenti del corpo sono
ingannati, ma non il sentimento de lanima: anco n
certificata e chiarificata in s medesima, perch locchio
de lintelletto l veduto con la pupilla del lume della
santissima fede. Perch l vide e cognobbe, per il tocca
con la mano de lamore, per che quello che vidde il tocca
per amore con fede. E col gusto de lanima con laffo9 Ivi, p. 272.

34

rato desiderio il gusta, cio l'affocata mia carit, amore


ineffabile, col quale amore l fatta degna di ricevere
tanto misterio di questo sacramento, e la grazia che in
esso sacramento si vede ricevere. Si che vedi che non
solamente col sentimento corporale dovete ricevere e ve
dere questo sacramento, ma col sentimento spirituale,
disponendo il sentimento de l'anima, con affetto d'amore,
a vedere, ricevere e gustare questo sacramento... Riguar
da, carissima figliuola, in quanta eccellenzia sta lanima,
ricevendo come debba ricevere questo pane della vita,
cibo degli angeli. Ricevendo questo sacramento sta in
me e Io in lei; si come il pesce sta nel mare e ' l 'mare
nel pesce, cosi Io sto ne l'anima e l'anima in me, mare
pacifico 101.
Attraverso il difficile linguaggio traspare lintuizione
della Santa sui misteriosi effetti della santa Comunione.
Messa da parte la vita corporale, essa sottolinea la funzone intellettuale (cf. san Tommaso!) illuminata dalla
fede. Questa funzione punto di partenza per arrivare a
una esperienza immediata di Dio per mezzo del tatto e
del gusto non corporali, ma spirituali (cf. san Bonaven
tura!). Questa felice intuizione ritorna qua e l in altri
testi degli scritti della Santa, che vive in continuo con
tatto con Cristo Redentore. Il suo biografo, Raimondo
da Capua, narra che Caterina dimostrava una fame insa
ziabile di Ges Sacramentato: Padre, ho fame! Per
amore di Dio date il cibo all'anima mia 11. E non tro
vava pace se non faceva ogni giorno la santa Comunione.
E pensare che in quellepoca ordinariamente si faceva la
santa Comunione una volta all'anno, a Pasqua; eccezional
10 Ivi, pp. 272-273.
11 Raimondo da Capua, Vita, II, 5.

35

mente nelle feste principali dellanno liturgico. Quando


non poteva comunicarsi, soffriva dolori acuti nellanima
e nel corpo, tanto che il Papa Gregorio X I le concesse
il privilegio di usare di un altare portatile per la Messa
e la santa Comunione.
Il segno vivissimo della fame di Ges Crocifisso e
dellOstia santa, la sua passione per il Sangue di Cristo.
Tale passione erompe in espressioni violente, sconcer
tanti: Ponete, ponete la bocca al costato del Figliuolo
di Dio, per che una bocca che gitta fuoco di verit e
versa sangue per lavare le nostre iniquitadi 12. E ancora
piu veristicamente: Annegatevi dunque nel Sangue e
inebriatevi del Sangue... Nel caldo del Sangue dissetate
la tiepidezza e nel lume del Sangue caggia la tenebra ac
ciocch siate sposo della verit 13.
Si sente l eco del Mysterium Crucis, esaltato e vis
suto da san Paolo, come fonte di salvezza delluomo, che
chiamato a crocifiggersi con Ges per liberarsi dal pec
cato e per vincere il dolore con la forza dellamore. Sul
letto di morte i suoi ultimi sospiri: Sangue, Sangue,
Sangue . Caterina aveva approfondito, pi di tanti Teo
logi, il mistero della Redenzione, seconda opera di amore,
che supera quella della creazione. Dio, nonostante la
visione chiara delle umane ingratitudini, si abbassato e
sacrificato fino al Sangue, per amore delluomo. Santa Ca
terina vi vede una sublime follia!
Nella IV Orazione, la Santa cosi si sfoga con Dio:
Adunque el fuoco ti constrinse. Oh Amore ineffabile,
ben che nel lume Tu vedessi tutte le iniquit che la tua
12 Lettera, n. 97, in Epistolario , a cura di D. Umberto Mettini, II, Edizioni Paoline (1966), p. 517.
13 Lettera, n. 102, ivi, I I I, p. 23.

36

creatura doveva commettere contro la tua infinita bont,


Tu facesti vista quasi di non vedere, ma fermasti Pocchio
nella bellezza della tua creatura, della quale Tu come
pazzo ed ebbro di Amore, tinnamorasti e per Amore la
traesti di Te, dandole l essere alla immagine e similitu
dine tua... Gi non ti fu nascosto questo, ma fermastiti
ne l Amore, perch non se altro che fuoco d amore,
pazzo della fattura tua H.
Ne II Dialogo aveva gi detto: O Pazzo damore,
non ti bast incarnare che anco volesti morire?... La mi
sericordia tua veggo che ti costrinse a dare anco piu
a luomo, cio lassandoti in cibo acci che noi debili
avessimo conforto... rappresentandoti nel sacramento del
laltare nel corpo mistico della santa Chiesa 1415.
Cristo si d tutto per amore del genere umano, nel
Sacramento Eucaristico, col suo Corpo e il suo Sangue,
e nella Chiesa, suo Corpo Mistico, in cui ogni fedele di
venta parte di Ges, suo membro vivo. L ideale cristiano
proprio diventare Cristo. Scrive la Santa: O ordinato
ancora l ineffabile e incomprensibile sacramento del Corpo
mio sotto specie di pane e vino, il quale pigliando, vi
veniate a trasformare e mutare in me. Come il pane e
vino preso da luomo si viene a trasformare in sustanzia
corporale, e cosi cio, pigliando me, sotto queste specie,
vi trasformate in sustanzia spirituale 16. Pensiero pro
fondo che ritorna altrove e che evidentemente realt
14 Le Orazioni, a cura di G. Cavallini, Ediz. Cateriniane, Ro
ma 1978, p. 46.
15 II Dialogo , a cura di G. Cavallini, Ediz. Cateriniane, Ro
ma 1968, pp. 68-69.
16 F. Taurisano, Preghiere ed Elevazioni di S. Caterina, Ro
ma 19322, p. 220.

37

nello spirito della Santa. L assimilazione, la quasi fusione


della creatura col Creatore, era il suo ideale realizzato
attraverso una specie di libero martirio fatto di immola
zione, di dolore continuo e di slanci infocati di amore.
Essa cerc nella breve vita di trasfondere la sua espe
rienza umano-divina in tutte le anime che avvicinava per
sonalmente o per mezzo dello scritto (382 Lettere!).
Ma, per finire, nonostante il gusto di leggere ancora,
c tra Le Orazioni la X , che pu dirsi la Teologia dell
innesto, tema biblico, che una incisiva sintesi del mi
stero della salvezza umana.
Dio Uno-Trino ha tratto da s, con la creazione, luo
mo come un albero di vita , destinato a produrre
frutti squisiti di bont per mezzo dei suoi rami: intel
letto, memoria, libera volont: O arbore posto in tanta
purit dal tuo piantatore! .
Ma ecco il male: disobbedendo a Dio cadde e d ar
bore di vita divent arbore di morte . Dio, che Amore,
non poteva abbandonare la creatura alla sua misera sorte.
Ed ecco limpensabile gesto delPIncarnazione per la Re
denzione delluomo creato. Per la qual cosa, Tu, alta ed
eterna Trinit, si come ebbro d amore e pazzo per la tua
creatura... gli desti el rimedio con quello medesimo amore
con che Tu lavevi creato, innestando la Deit tua nellar
bore morto della nostra umanit. O dolce e soave innesto!
Tu somma dolcezza ti se degnato d unirti con la nostra
amaritudine, Tu splendore con le tenebre, Tu sapienza
con la stoltizia, Tu vita con la morte e Tu infinito con noi
finiti . L Incarnazione del Verbo, innesto del divino nell
umano, determina virtualmente la salvezza di tutto il ge
nere umano. San Tommaso dice che il Verbo Incarnato
con la sua opera redentiva (passione, morte e risurrezione)
38

prepar quasi una medicina universale, che non risana


meccanicamente, perch necessario che Puomo, cosciente
e libero, prenda e usi la medicina per guarire. La Santa
ricorda la frase di santAgostino: Dio che ti cre senza
di te, non ti salver senza di t e : Puomo chiamato a
cooperare con la grazia divina per la sua salvezza. La
grazia redentrice scaturisce dallUmanit immolata di Cri
sto, che in certo modo si ramifica nei Sacramenti, canali
della grazia. Primo fra tutti quello dellEucaristia, in cui
Cristo presente e operante col suo Corpo, col suo San
gue, con la sua Anima e con la sua Divinit. Caterina,
secondo il suo stile, concentra la sacramentalit nel San
gue, che innaffia il nostro albero morto e lo ravviva in
maniera che Puomo risponda allinnesto di Dio in lui con
linnesto di s in Dio: di qui la funzione quasi deificante
che feconda lanima di buone opere, assicurando la sal
vezza. un linguaggio teologico piu vivo di quello di
san Tommaso: E per Tu, Verbo eterno, inaffiasti
questo arbore col Sangue tuo. Questo Sangue per lo
calore suo el fa germinare, se Puomo col libero arbitrio
innesta s in Te, teco unisce e lega el cuore e laffetto
suo, legando e fasciando questo innesto con la fascia
della carit... e poi ci doviamo conformare e innestare
in Te per la via delle pene e de crociati e santi desi
deri, si che per Te, vita, produciamo frutti di vita, se
noi ci voliamo innestare in Te; e cosi si vede che Tu
creasti noi senza noi, ma non ci vuogli salvare senza
noi . E la profonda lezione termina con un appello
sferzante, valido per tutti i tempi: Vergognati, uomo,
vergognati che per li tuoi difetti ti privi di tanto bene
e fa ti degno di tanto male! . Basterebbe questa pa
gina per esaltare la Vergine senese (morta a 33 anni!)
non solo come Teologa, ma anche come modello di alta

39

Mistica, che certamente irradier di luce le generazioni


future.
Il beato Raimondo da Capua, nella Vita di santa Ca
terina (par. 115) narra la visione, in cui Ges offre alla
Santa Panello nuziale. Vari pittori hanno riprodotto la
scena in bellissimi quadri.
3)
L'anno 1380, Caterina volava in cielo all'amplesso
dello Sposo Divino e poco dopo da famiglia senese veniva
al mondo san Bernardino. Se non proprio gemella, anima
molto affine a quella della sua conterranea. Caterina visse
a contatto con i Domenicani, Bernardino entr nella fami
glia dei Francescani, ma nonostante la diversit degli am
bienti, l'una e l altro ebbero analogo itinerario: vita con
templativa ma insieme fortemente attiva; ambedue ab
bracciarono la Fede concentrandola tutta in Ges Cristo
meditato e vissuto nei suoi misteri, principalmente in
quelli della Croce e dell'Eucaristia, testimonianza della
Verit, che si risolve in dolore fino alla morte e in amore
per la vita di tutti.
San Bernardino Teologo pi di santa Caterina, ma
egli, come la sua consorella, sa tradurre la Teologia in
visione mistica e in dinamismo pastorale, insonne apo
stolato per la salvezza degli uomini.
Dello spirito eucaristico di san Bernardino basti dare
qui alcuni saggi.
Nel Sermone 96 (voi. II, ed. Quaracchi, Firenze
1950, p. 297), il Santo parla con fervore del dono divino
con cui Dio si d a noi nell'Eucaristia e dei suoi mirabili
effetti, e scrive: Nel prendere questo Sacramento da
considerare l'atto amorosissimo di Cristo nel donare e
dare Se stesso a noi in cibo per trasformarci totalmente
in Lui. Come infatti il cibo e colui che si ciba fanno una

40

iosa sola, cosi chi si ciba di Lui per via di ardentissimo


amore si trasforma totalmente in Lui e diventa deiforme.
Perci dice PEvangelista Giovanni (6, 57): "Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed Io in
lui . Mutua e misteriosa immanenza che lo stesso Evan
gelista (17, 23) paragona a quella delle Persone Divine:
V.t ego cantatem quam dedisti tnihi, dedi eis ut sint unum
sicut et nos unum sumus. Ego in eis et Tu in me. E an
cora (ibidem, p. 29): Oh quanto saporoso e quanto
amabile e desiderabile questo Cibo, che delluomo fa
un Dio, e strappandoci radicalmente dalla nostra vita, che
piuttosto morte, in certo modo ci uccide! . L ultima
espressione forte, ma vera, se si pensa alle parole di
san Paolo: bisogna uccidere luomo vecchio, perch viva
luomo nuovo, che stato creato in noi da Dio nella giu
stizia e nella santit della Verit (Ef. 4, 24).
Questi temi e queste espressioni ritornano spesso nei
discorsi di san Bernardino, che tutto preso dallentu
siasmo mistico di fronte al grande mistero del Pane di
vita intimamente legato con la Croce.
4) La mistica francescana ha un altro testimone nell
umile frate Pasquale Baylon (t 1592), che ha scritto
poco, ma ha vissuto intensamente la vita eucaristica sug
gellata da carismi straordinari. Molto significativo il mi
racolo avvertito durante i suoi funerali; mentre giaceva
cadavere in chiesa, al momento dellelevazione dellOstia
santa, apri due volte gli occhi. Leone X III lo proclam
Patrono dei Congressi Eucaristici.
5) Nello stesso secolo, brilla la figura di san Filippo
Neri, che ha amato appassionatamente Ges nellEucari
stia (il suo cuore alla morte fu trovato ingrossato di mol
to) . noto il prodigio quotidiano della sua Messa, in cui

41

il Santo si elevava in estasi e vi rimaneva per ore intere.


Neppure lui ha lasciato opere scritte di rilievo, ma ha
fatto della sua vita un libro mirabile in un secolo paga
neggiante.
6)
Il fervore eucaristico, nonostante le deficienze mo
rali dei tempi, era sempre vivo nella Chiesa. Il libro Imi
tazione di Cristo (attribuito a Tommaso da Kempis), che
appartiene approssimativamente alPepoca scolastica, ha
pagine bellissime sullEucaristia e sulla Croce. Nel cap. 3
sullEucaristia, ecco come si esprime lautore: Chi mi
dar, o Signore, di trovare Te solo e aprirti il cuore e
godere di Te, come lanima mia desidera; e cos non mi
disprezzi nessuno e nessuna creatura mi muova e mi
guardi, ma Tu solo parla a me e io a Te, come suole par
lare l amato allamato e come suol mangiare insieme
lamico con lamico? Questo prego, questo bramo, di
unirmi a Te tutto e trar via il mio cuore da tutte le
vane creature, e imparare a gustare sempre di pi le cose
celesti ed eterne con la santa Comunione e la frequente
celebrazione. Ah Signore Iddio, quando sar tutto unito
con Te e in Te assorto e di me completamente dimentico?
Tu in me e io in Te, e cos concedi che noi restiamo parimenti in uno. Veramente Tu sei il mio diletto, scelto tra
mille, nel quale l anima mia si compiaciuta di abitare
per tutti i giorni della sua vita... Oh quanto soave, o
Signore, il tuo spirito, che per mostrare la sua tene
rezza per i figli, ti degni sostentarci di un pane soavissimo
che scende dal cielo!... Oh ineffabile grazia, oh ammirabile
degnazione, oh amore immenso prodigato alluomo in
modo singolare! Ma che render io al Signore per questa
grazia, per una carit cos esimia? Non altro potrei donare
di pi gradito che dare totalmente il mio cuore al mio

42

Dio e congiungerlo a Lui intimamente. E tutto il mio


intimo esulter, quando la mia anima sar perfettamente
unita a Dio. Allora mi dir: Se tu vuoi stare con me,
io voglio stare con te. E io gli risponder: Degnati, o
Signore, di rimanere con me: io voglio volentieri stare
con Te. questo tutto il mio desiderio che il mio cuore
ti stia unito .
Sentimenti e parole come queste dovevano saturare
molte anime, se si pensa alla larga diffusione dellImita
zione di Cristo.
7)
Santa Teresa di Ges (dAvila) (1515-1582). Fi
gura gigantesca per le sue doti naturali e per i doni sopran
naturali di cui Dio la arricch.
indispensabile fermarsi un po sul periodo storico
della sua vita, che cade nel Cinquecento, un secolo denso
di avvenimenti di portata universale, che ebbe per come
teatro principale lItalia.
Dopo il secolo X III, in cui il corso travagliato del
Medioevo tocc il fastigio nel pensiero filosofico e teolo
gico (santAlberto Magno, san Tommaso, san Bonaven
tura...), nella poesia (Dante), nellarte (Cimabue, Giot
to...), nella costituzione sociale (i Comuni), nellindustria e nel commercio (Venezia, Genova, Firenze...), ci
fu una flessione aggravata da una tendenza umanistica
(gi virtualmente presente fin dallepoca carolingia), che
si afferm nel Quattrocento come nostalgica smania degli
spiriti per le forme della cultura greca e romana, che
inietteranno in tutti i settori della vita e del pensiero
un senso paganeggiante. Questo Umanesimo fin col con
taminare anche lambiente ecclesiastico e apri la via a un
ibrido connubio di naturalismo e di trascendenza sopran
naturale. Ritorno alla lettura appassionata di Platone e

43

altri filosofi greci e romani, ammirazione esagerata dell'


arte classica (che sacrificava il contenuto alla forma), i
tentativi filosofici di pensatori stravaganti come Gior
dano Bruno, linaugurazione esaltante della scienza speri
mentale (Francesco Bacone) e altri coefficienti concorsero
a realizzare il Rinascimento del secolo X V I, che sirradi
su tutta l Europa.
La Scolastica decadde con il Nominalismo di Ockam
e prepar la via al Cartesianesimo rivoluzionario.
L arte incantevole del Beato Angelico cedette il posto
ai capolavori di gusto attico, che umanizzava il divino.
Finalmente, la religione cattolica ebbe un colpo for
midabile dalla ribellione di Lutero, pseudo-mistico ricco
di contraddizioni (luomo massacrato dal peccato originale
fino alla perdita della ragione e della libert, ma col
libero esame fatto arbitro della Parola di D io )17.
Santa Teresa, come gi santa Caterina per il suo tempo,
uno dei personaggi provvidenziali voluti da Dio come
rimedio ai mali della societ.
Essa, con la sua vita, la sua dottrina e il suo intenso
apostolato, costituisce un complesso ed efficace antidoto
per il naturalismo insorgente contro il clima soprannatu
rale attuato particolarmente dalla Chiesa nei secoli pre
cedenti.
Anima fine e sensibile fu ghermita da Dio ed elevata
fino allapice della vita contemplativa, senza distoglierla
dalla vita attiva, dintensa e feconda operosit.
Santa Teresa sallinea con san Francesco, san Dome
nico, santa Caterina, san Bernardino. In un secolo rica17 J. Maritain, in I tre Riformatori, allinea Lutero, Cartesio e
Rousseau, denunziandoli come responsabili di tutte le aberra
zioni moderne nei tre campi: religioso, filosofico e sociale. Gli si
pu dare ragione.

44

duto nelledonismo paganeggiante, essa attinge da Dio


la forza di riportare l Ordine Carmelitano alla primitiva
osservanza evangelicamente, come avvenne dei Cappuc
cini, che si staccarono dai Frati Minori nel 1525, per
opera di Fra Matteo da Bascio, il quale ottenne da Cle
mente V II lapprovazione della nuova Famiglia sottopo
sta a rigorosa disciplina e assoluta povert.
Santa Teresa diede cosi nuovo impulso allOrdine
delle Carmelitane Scalze, presto seguite dal ramo maschi
le. La povert mortificante e pi ancora lo spirito alta
mente contemplativo, simponevano al rispetto e allam
mirazione in un mondo dominato in gran parte dalledonismo secolare, dalle vanit, dal lusso e dallambizione.
Teresa era per molte anime una calamita per il suo esem
pio e la sua profonda dottrina.
A noi interessa la sua esperienza mistica, specialmente
m quanto connessa con il Mistero eucaristico. Coglie
mmo qua e l qualche saggio dalle sue opere e dalla
mi vita.
Al capitolo 10 della sua Autobiografia, Teresa descri
va cosi le primizie del contatto con Dio: Mentre nel
I n orazione cercavo di mettermi ai piedi di Ges Cristo
ih I modo che ho detto, e talvolta nello stesso atto di
l. n'.cre, mi sentivo invadere d improvviso da un sentim. mo cosi vivo della divina presenza, da non poter in
'il> un modo dubitare essere Dio in me e io in Lui. Ci
ii' *m ma a maniera di visione, ma credo in quel modo che
l iumano mistica teologia I8.
I.i?land di un grado superiore di orazione, la Santa
ir . Non so che altri termini usare per manifestarmi
" ' Teresa di Ges, Vita scritta da lei stessa , in Opere,
i I I*...iillazione Generale O.C.D., Roma 1977, p. 105.

45

ed esprimermi. L anima non sa cosa fare, se parlare o


tacere, se piangere o ridere. come in un glorioso deli
rio, in un modo deliziosissimo di gioire, in una celeste
follia nella quale impera la vera sapienza 19.
La Santa afferma che Dio le concedeva continuamente
grazie straordinarie, visioni, estasi, rapimenti. Ma bello
riferire qui la nota apparizione del Cherubino che le
feriva il cuore: Quel Cherubino teneva in mano un
lungo dardo doro, sulla cui punta di ferro sembrava
avere un po di fuoco. Pareva che me lo configgesse a
pi riprese nel cuore, cacciandomelo dentro fino alle
viscere, che poi mi sembrava strappar fuori quando riti
rava il dardo, lasciandomi avvolta in una fornace di
amore. Lo spasimo della ferita era cosi vivo che mi
faceva uscire nei gemiti di cui ho parlato pi sopra, ma
insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne
la fine e di cercare altro diversivo fuori che in Dio 20.
Santa Teresa in tutti i suoi scritti parla continuamente di visioni, di estasi, di rapimenti che Dio conce
deva alle anime predilette, come se non riguardassero
lei in modo singolare. Ma ci sono tante testimonianze
oculari, che attestano quei fenomeni nella Santa, la quale
pareva che vivesse in due mondi.
Generalmente, essa cadeva in estasi dopo la santa
Comunione, che, nonostante le difficolt dei tempi, rice
veva spesso e inculcava agli altri, specialmente alle sue
Suore, cui spiegava le delizie e i frutti della partecipa
zione allEucaristia.
Nei favori celesti si legge: Il secondo giorno di
quaresima, nel monastero di San Giuseppe di Malagn,
19 Ivi, p. 158.
Ivi , p. 286.

46

appena fatta la comunione, mi si mostr nostro Signore


in una di quelle visioni immaginarie che mi sono solite.
Stando io a contemplarlo, vidi che in luogo della corona
di spine, ne aveva unaltra assai splendente, i cui raggi
dovevano partire dalle piaghe che quella di spine gli
aveva fatto intorno alla testa. Devotissima come sono di
questo mistero, mi consolai grandemente e mi posi a
considerare lo spasimo atroce che il Signore dovette sof
frire, per essere le ferite assai numerose 21. Questo testo
mette in evidenza la devozione della Santa per Ges eu
caristico, che non pu mancare in nessuna anima mistica.
Un altro episodio molto significativo si legge in Favori
celesti: La domenica delle Palme, appena fatta la Co
munione, mi trovai in cosi grande sospensione da non
poter neppure inghiottire la Sacra Ostia. Tornata alquanto
in me stessa, e avendola ancora in bocca, mi parve che
la bocca mi si riempisse di sangue, e che di sangue mi
sentissi bagnato il volto e tutta la persona: un sangue
caldo, come se nostro Signore lavesse versato allora allo
ra. Mentre ne assaporavo la straordinaria dolcezza, il
Signore mi disse: "Figliola, voglio che il mio sangue ti
giovi...* 22.
L episodio fa ricordare santa Caterina da Siena ap
passionata del sangue di Ges.
Nel Cammino di perfezione leggiamo: Perci, so
relle... chiediamo allEterno Padre che ci conceda di rice
vere il nostro Pane celeste con tali disposizioni che, pur
non avendo la felicit di contemplarlo con gli occhi del
corpo, perch troppo nascosto, lo contempliamo almeno
21 Favori celesti, ivi , p. 485.
22 Favori, cit., ivi, p. 497.

47

con quelli dell'anima a cui si manifesti. esso un Pane


che assomma in s ogni soavit, e sostenta la vita
Altrove, la Santa, movendo da un testo del Cantico
dei cantici, tocca con delicatezza l'intimit amorosa con
cui l'anima si accosta alla santa Comunione e sottolinea
lo sposalizio di Ges Sacramentato e dell'anima che lo
riceve con lo sposalizio attuato nell'Incarnazione del
Verbo tra Ges e lumanit intera: Mi baci col bacio
di sua bocca. O mio Signore e mio Dio! Che parole que
ste da essere dette da un verme al suo Creatore! Siate
Voi benedetto, o Signore, che in tanti modi ci istruite!
Ma chi mai, o mio Re, oser dire una tale cosa, se non
gliene date Voi la licenza? Sono parole cosi sorprendenti
che se io consigliassi di pronunciarle se ne farebbero
le meraviglie. Si direbbe che... tali parole non vogliono
dire cosi, che hanno molti altri significati... Ne conven
go... Ma l'anima, arsa da un amore che la trae fuori di
s, non ne conosce alcuna altra e non fa che pronunciarle
contenta solo che il Signore non glielo proibisca. Del
resto perch meravigliarsene? Non forse pi ammira
bile la realt? Non ci accostiamo noi al Santissimo Sacra
mento? Mi sono infatti domandata se qui la Sposa chieda
appunto questa grazia, che Cristo ci ha fatto soltanto
pi tardi. Ho anche pensato che ella domandasse quella
strettissima unione che Dio ha attuato col farsi Uomo:
cio l'amicizia fra due persone 2324.
Simili frasi sono sparse qua e l negli scritti di santa
Teresa, ma non c' un suo libro dedicato all'Eucaristia,
dove potremmo gustare le delizie della sua esperienza
23 Cammino di perfezione, cap. 34, n. 5, ivi, pp. 702-703.
24 Pensieri sullamore di Dio , cap. I, n. 10, ivi, p. 981.

48

mistica, che invece meravigliosa nellopera princi


pale, II Castello interiore, dove la contemplazione cri
stiana tratteggiata integralmente, a cominciare dalla
presenza di Dio nelPuomo fatto a sua immagine (ordine
naturale) fino al vertice del contatto sperimentale che
si realizza mirabilmente nelle mistiche nozze celebrate
attraverso la Santa Umanit di C risto25.
Il Castello interiore per santa Teresa il simbolo del
l anima, creatura di Dio destinata a vivere in rapporto
con Lui. Una specie d itinerario spirituale, che fa ricor
dare il Ponte di santa Caterina, Cristo scala per il cielo.
Il Castello invece lanima stessa permeata da Dio.
Il Castello diviso in sette Mansioni (o gradi o stati):
nella I si prende coscienza della vita e del suo intimo
mistero; nella II c lurto e la lotta contro il mistero
del male (Demonio); nella III c lesercizio e il conso
25 Bisogna riconoscere che c un problema delicato; sembra
che la Santa sviluppi la sua esperienza mistica sulla linea d e lib a
zione (cf. san Tommaso), che anelito dellanima verso Dio
diretto ed immediato, come se la Mediazione di Cristo (Croce ed
Eucaristia) non ci entrasse in maniera determinante.
Nel Dizionario Enciclopedico di Spiritualit, Ed. Studium,
Roma 1975, T. Alvarez espone la dottrina di santa Teresa (v. que
sta voce) con particolare diligenza e perspicacia. A p. 1867, tocca
largomento della Mediazione nella contemplazione e non esita
ad affermare che ad un determinato tempo della sua vita spi
rituale, ella si lasci prendere dal fascino di certe teorie Kspiritua
listiche, che limitavano il posto e la portata dellumanit di
Cristo nella vita contemplativa . E denomina tale tendenza
quale neoplatonica. Su questo influsso (non documentato)
c da fare riserve. Ma lAutore poi dimostra che santa Teresa
si liber presto di questo fascino e torn sulla via giusta della fun
zione decisiva di Cristo Uomo-Dio nella contemplazione mistica,
come appare specialmente nellultima parte del Castello.

49

lidamento delle virt (ascetica); le altre 4 Mansioni sono


di carattere mistico in quanto Panima, tutta subordinata
alPazione divina, arriva a una conoscenza di Dio non
teoretica, ma sperimentale. Mentre nelle prime Mansioni
domina il binomio Dio-anima, nelle altre emerge Cristo,
in cui Panima sinserisce e vive in comunione vitale,
trasformandosi in Lui come la crisalide si trasforma in
farfalla, arrivando alle delizie delle Nozze mistiche che
in modo ineffabile fondono insieme, attraverso PUmanit
sacrosanta del Verbo, Panima con le tre Persone Divine.
il vertice incomprensibile della contemplazione, che
dalla conoscenza sfocia nelPamore.
Non facile trascrivere ci che santa Teresa espone
alle sue Suore con ampiezza e profondit, servendosi
anche di immagini del mondo materiale. Sono opere che
bisognerebbe leggere per intero con calma e attenzione e
chiedendo lume a Dio per intendere in qualche modo i
suoi misteriosi carismi. Tuttavia scelgo e riporto qualche
passo pi significativo. La prima cosa importante il
concetto che la Santa si formato pi che dallo studio,
dalPesperienza.
Abbiamo detto che santa Teresa si muove sulla linea
delPorazione, come progressiva elevazione delPanima ver
so lunione perfetta con Dio. Essa sa (specialmente dalla
Teologia Tomistica) che DIO presente in tutte le crea
ture, specialmente nelluomo fatto a sua immagine (intel
letto e volont). Partendo da questo principio, che
ancora di ordine naturale, santa Teresa percorre la linea
ascensionale animata dalla grazia e arriva fino alla vetta,
dove le potenze umane tacciono e domina lazione di Dio.
A tanta altezza la Santa, in base alle sue sensazioni, lascia
la linea della conoscenza intellettuale e scruta, quanto

50

pu, la linea di una esperienza del divino, che diversa


dalla conoscenza ordinaria, anche da quella della fede, in
cui Dio resta sempre oggetto, mentre alla cima della con
templazione il contatto con Dio personale e soggettivo.
Nella Autobiografia, la Santa aveva gi toccato il deli
cato problema. Difatti, scrive fra laltro: Veniamo ora
a quello che l anima sente nel proprio interno. Ma ne
deve parlare soltanto chi lo sa, perch cosa che non
si pu intendere, meno pu manifestarsi. Mettendomi a
scrivere di questo argomento, mi domandavo cosa facesse
lanima. Ed ecco che mentre tornavo dalla Comunione,
appena uscita da questa orazione, di cui parlo, il Signore
mi disse: Figliola, lanima si strugge tutta per meglio
inabissarsi in me. Ormai non piu lei che vive, ma io.
Non pu comprendere ci che intende, il suo un non
intendere intendendo Chi ne ha esperienza pu capirne
qualche cosa, essendo tanto sublime quello che allora si
prova da non potersi spiegare piu chiaramente. Posso
dire soltanto che lanima sente di essere unita a Dio, e
ci con tanta convinzione che per nulla al mondo potrebbe
lasciare di vederlo. Le potenze sono tutte sospese e non
si sa cosa facciano. Se sta meditando una scena della
passione, la memoria la perde di vista sino a sembrarle
di non averla mai ricordata. Se legge, non ricorda pi
nulla, nemmeno se si sforzi... La volont tutta occupata
nellamore, ma non sa come ama. L intelletto, se intende,
non capisce come intende o, per lo meno, non comprende
nulla. A me pare che non intende affatto, perch, come
dico, non intende se stesso... Mi pareva che Dio mi fosse
molto vicino 26.
26 Vita, cit., cap. 18, n. 14, ivi, pp. 176-177.

51

Ma ascoltiamo qualche tratto del Castello interiore,


dove santa Teresa condensa tutta la sua dottrina e la
sua esperienza mistica, tracciando alle sue Suore litinerario della perfezione spirituale, che va dai contatti ini
ziali con Dio fino allunione sublime con Lui.
Possiamo considerare la nostra anima come un
castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cri
stallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte
ve ne sono in cielo... E allora come sar la stanza, in
cui si diletta un Re cosi potente, cosi saggio, cosi puro,
cosi pieno di ricchezze? No. Non vi nulla che possa
paragonarsi alla grande bellezza di unanima e alla sua
immensa capacit 27.
L anima una meravigliosa realt creata da Dio a
sua immagine, che segna il suo destino supremo: lunione
col suo Creatore. Ignorare questo non conoscere se
stesso. L unione il fine supremo, ma Dio pu iniziarla
durante la vita terrena, se noi corrispondiamo alla sua
grazia. Questa mansione, bench sia la prima cos
eccellente e preziosa che se lanima sa sottrarsi agli ani
mali che la ingombrano, non lascer di andare innanzi 28.
Qui lanima va soggetta a gravi pene, specialmente
se il demonio, riconoscendo le sue attitudini e qualit,
la vede capace di andar molto innanzi... Ah! Signore
mio, qui il vostro aiuto assolutamente necessario, senza
di Voi non si pu fare nulla 29.
Accelerare il passo vuol dire grande umilt. E se
27 Castello interiore o Mansioni, Mansione I, cap. 1, n. 1, ivi ,
p. 761.
28 Castello , cit., Mansione I, cap. 2, n. 11, ivi, p. 773.
29 Castello , cit., Mansione II, nn. 5-6, ivi, p. 781.

52

mi avete bene intesa, avrete capito che in questo il


torto di coloro che non vanno innanzi 30.
Nelle altre quattro Mansioni lanima diventa sempre
meno attiva, mentre aumenta Fazione divina, che pervade
ed eleva dolcemente. Delibiamo qualche passo. Siamo
di Dio, sorelle. Egli faccia di noi quello che vuole e ci
conduca per dove meglio gli piace! Se ci umiliamo e di
stacchiamo... se veramente ci distacchiamo da tutto, il
Signore non lascer di farci questa grazia e molte altre
ancora superiori a ogni desiderio 31.
L intelletto vorrebbe tutto occuparsi per intendere
qualche cosa di ci che lanima sente, ma siccome le sue
forze non glielo permettono, rimane cosi sorpreso che,
pur non perdendosi del tutto, non pu muovere n mani
n piedi come si direbbe di una persona che fosse cosi
svenata da parerci morta. Oh, segreti di D io !... 32.
Qui, la Santa sinoltra in una analisi profonda del
contatto dellanima con Dio, e dice delle cose interes
santi, che sono vive ancora oggi sulla natura dellunione
mistica, dove le potenze dellanima tacciono, quasi dor
mono, mentre lanima acquista una ferma certezza per
via di una esperienza spirituale.
Citiamo almeno qualche altro testo dalle stesse Quin
te Mansioni.
Ma che certezza si pu avere di una cosa che non
si vede? Io non lo so. Sono opere di Dio, ma so di dire
la verit. Se non ci fosse questa certezza, si avrebbe,
secondo me, non gi ununione di tutta Tanima con Dio,
30 Castello, cit., Mansione I I I, cap. 2, n. 8, ivi, p. 797.
31 Castello , cit., Mansione IV, cap. 2, n. 10, ivi, p. 814.
32 Castello , cit., Mansione V, cap. 1, n. 4, ivi, p. 827.

53

ma almeno di una sua potenza... Dopo tutto, non il


caso d indagare come questi fenomeni avvengano. A che
tanto affaticarsi quando la nostra intelligenza non li pu
comprendere? Ci basti sapere che Chi li fa pu fare ogni
cosa. Sono operazioni di Dio, innanzi alle quali le nostre
industrie sono nulla... 33.
Tutta questa parte va studiata con attenzione, perch
si tratta di una semplice intuizione, che potrebbe contri
buire a risolvere il problema che ancora oggi si agita in
Teologia, come vedremo.
Con graziosa immagine la Santa si sforza di far com
prendere inizialmente il misterioso fenomeno della tra
sformazione delPanima in Dio. Ricorre alla vicenda della
farfalla: ...Panima, di cui quel verme Pimmagine,
comincia a prendere vita quando per il calore dello Spi
rito Santo, comincia a valersi dei soccorsi generali che
Dio accorda a ognuno e a servirsi dei rimedi, che Egli
ha lasciato nella sua Chiesa, come le frequenti Confes
sioni. le Letture e le Prediche: rimedi opportuni per
Panima che sia morta nel peccato... Quando questo verme
si fatto grande... comincia a lavorare la seta e a fabbri
carsi la casa nella quale dovr morire.
Questa casa... il nostro Signor Ges Cristo... con
Paiuto di Dio possiamo fare che Sua Maest diventi
nostra dimora... Tessiamo questo piccolo bozzolo me
diante lo spogliamento di ogni nostro amore proprio
e volont, distaccandoci da ogni cosa terrena... E poi
muoia, muoia pure questo verme, come il baco da seta
dono aver fatto il suo lavoro! Allora ci accorgeremo di
veder Dio e ci sentiremo sepolte nella sua grandezza come

33 Castello , cit., Mansione V, cap. 1, n. 11, ivi, p. 831.

54

il piccolo verme nel suo bozzolo... Dico che quando il


verme entra in questa orazione e vi rimane morto a
tutte le cose del mondo, esce mutato in piccola farfalla
bianca... Non dunque da meravigliarsi se questa pic
cola farfalla, sentendosi straniera fra le cose della terra,
cerchi di ripararsi in qualche altra parte 34.
L immagine della farfalla serve a mettere in luce la
centralit di Cristo Mediatore di salvezza e di vita nuova
(cf. san Paolo). NelPimmagine implicita lidea della
trasformazione del cristiano in Cristo, che suggerisce
una specie di divinizzazione; ideale supremo della nostra
fede: luomo creato da Dio pervaso dalla grazia, che
rinascita, nuova vita ( x a i V T Q x x u n g : san Paolo). Per
Teresa, lascensione mistica la realizzazione piena della
vita cristiana, che si svolge per gradi sotto lazione di Dio
e non tutti ne raggiungono lapice. Ormai, litinerario
mistico tocca il suo termine, cio la massima unione vita
le con Dio, che Teresa esprime attraverso limmagine
del matrimonio (Seste e Settime Mansioni).
L anima dunque fermamente decisa di non pren
dere altro Sposo (che Dio). Ma lo Sposo invece di guar
dare allardore con cui essa desidera che si celebri il fidan
zamento, vuole che i suoi desideri si rendano pi intensi
e che quel bene, superiore a ogni bene, le costi almeno
qualche cosa 35.
Molte pene sono utili e necessarie per raggiungere
lunione perfetta con Dio.
La Santa conclude il discorso del Castello interiore
con l immagine del matrimonio: Veniamo ora a par34 Castello, cit., Mansione V, cap. 2, nn. 3-4-5-6-7 e 9, ivi,
pp. 834-837.
35 Castello , cit., Mansione V I, cap. 1, n. 1, ivi, p. 855.

55

l.iir del divino c spirituale matrimonio... La prima volta


riu* V.ucorda, il Signore si compiace di mostrarsi alPanima
nella sua Umanit santissima mediante una visione imma
ginaria affinch essa lo conosca e comprenda il gran dono
che sia per farle... Ho gi detto che si ricorre a questi
pai agoni perch non ve ne sono altri pi adatti. Per
si tenga presente che il corpo non si pensa, non altri
menti che lam ina ne fosse separata, nientaltro che un
puro spirito. Meno ancora nel matrimonio spirituale,
perch questa misteriosa unione si fa nel centro piu in
timo dellanima, ove deve abitare lo stesso Dio, che per
entrarvi non ha bisogno di nessuna porta. Se ho detto
che non ha bisogno di alcuna porta perch nelle grazie
fin qui descritte i sensi e le potenze erano come di mezzo,
ai quali doveva pur ricorrere quando appariva nella sua
santissima Umanit. Ma ben diversa la cosa nellunione
del matrimonio spirituale. Il Signore appare nel centro
delPanima non per visione immaginaria ma intellet
tuale in un modo pi delicato che non quello gi
detto, come apparve agli Apostoli senza passare per le
porte quando disse loro Pax vobis. Ed un segreto
cosi grande, un cosi intenso diletto, un cosi sublime fa
vore che non so a quale paragone ricorrere. Sembra che
Dio voglia mostrare all'anima la gloria del cielo in un
modo pi elevato che non con ogni altra visione o gusto
spirituale. Soltanto questo si pu dire: che Panima o
meglio il suo spirito diviene una cosa sola con Dio... Ci
forse intendeva S. Paolo quando disse: Chi si acco
sta e si unisce a Dio, si fa un solo spirito con Lui!
accennando a questo sublime matrimonio, nel quale si
presuppone che Dio si sia gi avvicinato alPanima, me
diante Punione. Dice ancora PApostolo: Mihi vivere

56

Cbristus est et mori lucrum. Cosi mi pare che possa


dire per Panima perch qui la farfalletta muore con
grandissimo gaudio, essendo Cristo la sua vita 36.
E subito dopo, si legge Pultimo colpo d ala di questa
grande Anima:
Per quanto Ges Cristo Signore Nostro pregando
una volta per i suoi Apostoli domand:... che fossero
una cosa sola col Padre e con Lui, come Egli, Ges
Cristo Signor Nostro, nel Padre e il Padre in Lui.
Non so se possa darsi maggiore amore. Anche noi vi
siamo compresi, perch il Signore disse: Non prego
soltanto per essi, ma anche per coloro che crederanno
in me . Aggiunge inoltre: Io sono in essi 37.
Santa Teresa s innalza come un faro nel cielo della
Chiesa; faro di luce che si fa fiamma e fermento di Vita
nei secoli futuri. La sua testimonianza sar un richiamo
efficace alla vita contemplativa e uno stimolo per Papprofondimento e lo sviluppo della Teologia mistica38.
Noi continueremo la rassegna delle anime che hanno
vissuto lesperienza di santa Teresa e di santa Caterina
da Siena.

8)
Nella seconda met del Cinquecento, si svolge a
Firenze la vita tormentata di santa Maria Maddalena de
Pazzi, che, dopo brevi periodi passati in vari Istituti,
36 Castello y cit,, Mansione V II, cap. 2, nn. 1, 3, 5, ivi, pp. 942944.
37 Castello , cit., Mansione V II, cap. 2, n. 7, ivi, p. 945.
38 Per farsi una idea di tale sviluppo vedere S. Pani, L Euca
ristia e la mistica (in L Eucaristia a cura di A. Piolanti),
dove si espongono gli studi di varii Teologi, specialmente del
Ven. Tommaso di Ges, che tratta vivacemente delle mistiche
nozze dellanima con Cristo.

57

entra a far parte delle Carmelitane a Santa Maria degli


Angeli, dove il livello del suo misticismo tocc Papice
con fenomeni straordinari. Qui interessa ricordare la sua
passione per Ges Cristo e la sua sacrosanta Umanit
martoriata sulla Croce e velata sotto le specie eucaristi
che, di cui la Santa si cibava spesso. Questo suo atteg
giamento ricorda san Francesco, santa Caterina da Siena
e santa Teresa di Ges.
Stralciamo qualche passo dai suoi Colloqui39 (Parte
prima) :
Essendo comunicata consideravo la grande unione
che fa lanima con Dio mediante il Santissimo Sacra
mento: in un subito mi trovai tutta unita con Dio ed ero
in modo trasformata in Lui che astratta da tutti i senti
menti corporali non sentivo nulla come se fossi morta...
Non sapevo se ero morta o viva, se ero in corpo o in
anima, se ero in terra o in cielo, ma solo vedevo tutto
Dio glorioso in se stesso, amar se stesso puramente, cono
scer se stesso interamente, capace di se stesso infinita
mente, amare tutte le creature puramente di amore infi
nito, essere una unione in Trinit, una Trinit individua,
e un Dio d amore infinito, di bont somma, incompara
bile, inscrutabile, di modo che io, per essere in Lui,
non trovavo nulla di me, ma solo vedevo me essere in
Dio, non vedendo per me, ma solo Dio... Comunicata
che fui, vedevo Ges tutto bello, il quale dolcemente
accarezzandomi, dava allanima mia losculo della santa
pace... E mi diceva poi Ges: Sposa mia, io voglio che
39
Vedi: Maria Maddalena de Pazzi, L'Amore non amato,
Antologia a cura di mons. Agresti, Ed. Citt Nuova, Roma 1974;
cf. E. Ancilli, S. Maria Maddalena de* Pazzi, Roma 1967. uno
studio completo, criticamente valido, molto utile.

58

ti offerisca ora tutta a me e che tutta a me ti unisca


per via d'amore. E offrendomi io allora con tutto il
cuore a Ges, pregai l'Amore unitivo che volesse fare
questa unione di unire me con Ges, non potendo
esservi altro mezzo se non esso stesso Amore. E subito
con questo mezzo delPamore mi trovai unita all'Amore,
dico all'Amore Ges .
Qua e l ritornano espressioni molto vive riguardo
a Ges Crocifisso, al suo Sangue, alle sue piaghe, spe
cialmente a quella del costato: Vedevo dinanzi agli
occhi della mia mente Ges in Croce e intendevo che
la casa del Padre eterno era la sua santa Umanit a quel
modo crocifissa: le mansioni sono tutte le piaghe che
Ges aveva nel suo Santo Corpo... Il costato nutriva e
lanima si trasformava nel sangue... lanima a questo
modo trasformata nel sangue di Ges era divenuta un
altro Lui . E ancora: Quando fui comunicata vedevo
Ges che mi chiamava dicendo: Surge, propera, amica
mea, speciosa mea et veni, columba mea, in foraminibus
petrae, in caverna maceriae. E detto questo, subito mi
serr nel suo costato .
Sembra di sentir parlare santa Caterina appassionata
del Sangue di Ges.
9)
Nel Seicento (1660-1727) santa Veronica Giulia
ni, Cappuccina, nata a Mercatello (Marche), vissuta a
Citt di Castello (Umbria), intesse la sua vita mistica a
contatto con Cristo Crocifisso e presente nellOstia Santa,
scrivendo un Diario voluminoso (22.000 pagine mano
scritte!), in cui racconta con grande tensione le sue estasi
meravigliose fatte di colloqui con Dio, di intimit dolo
rose e amorose con Lui. Domina il tema delicato dello

59

sposalizio mistico celebrato con passione esaltante tra


la Croce e lOstia, tra il Dolore e lAmore.
Santa Veronica presenta nella sua vicenda mistica
una sorprendente analogia non solo con santa Caterina,
san Bernardino e santa Teresa, ma anche e molto pi
con santa Margherita Alacoque quasi sua contemporanea
(1647-1690), di cui diremo appresso. Della Santa umbra
ci limitiamo a trascrivere qualche pagina piu significativa.
In occasione della Prima Comunione ardentemente
desiderata, la ragazza scrive (p. 32) 40: Andando per la
prima volta a comunicarmi, mi pare che in quellatto
uscissi fuori di me... Nel prendere la Santissima Ostia
sentii un calore cosi grande che mi avvamp tutta... Mi
pare che il Signore mi facesse intendere che io dovevo
essere sua sposa... . Ma nella foga della dolcezza affiora
nella bambina il desiderio di soffrire per amore di Ges:
...sentivo una brama cosi grande del patire che avrei
fatto qualsiasi cosa per amore di Dio .
Con vivacit descrive la misteriosa unione con Ges
Ostia: (p. 123):
...molte volte, quando andavo per comunicarmi,
avanti di pigliare il Santissimo uscivo fuori di me. Ve
nendo in me il Signore, lo sentivo subito dentro del
cuore e mi comunicava un non so che di unione intima
e tirava a S questa anima mia, come la calamita il ferro.
Stavo in Lui tutta unita ed intimamente intrinsecata, sen
40
Del Diario stato pubblicato un riassunto intitolato: Il mio
Calvario da P. Pizziconi, Citt di Castello 1963; da questopera
stralciamo alcuni passi, indicando le pagine. Ma bene ricordare
che il Diario era stato pubblicato interamente da P. Pizziconi
e poi ristampato da O. Fiorucci, in 4 volumi, Citt di Castello
1959-1974.

60

tivo le operazioni sue in me, ma non sapevo come fosse


e non posso narrare con parole ci che sentivo (p. 123).
Sentiamo queste altre parole, che sintetizzano tutto
il mistero di dolore e di amore di Ges, che indica alP
anima la Croce come via alPunione perfetta con Lui:
In me subito ebbi il rapimento, nel quale vi fu la
visione di Nostro Signore, il quale aveva in mano una
gran Croce. Cosi mi disse: Questa quella con cui
ti ho dotata: ora col patire parteciperai i frutti di questo
tesoro. Cosi vien chiamata la Croce dai miei amanti.
Mentre cosi dicevami, davami intima cognizione sopra
la preziosit del patire... e facevami capire che avendomi
Lui data la Croce per dote nello sposalizio, veniva a darmi
il possesso di quello che Esso merit nella sua passione
e morte di Croce ed anche veniva a farmi partecipare i
frutti del merito infinito del suo proprio Sangue
(p. 207).
Santa Veronica ha vissuto quarantanni nel Mona
stero sempre agitata da queste celesti visioni e comuni
cazioni, che le facevano assaporare la dolcezza di un
amore trasformante nella amarezza della Croce, per mezzo
delPEucaristia.
10)
E passiamo a santa Margherita Maria Alacoque
(t 1690), che, come accennammo piu sopra, presenta
una profonda analogia con santa Veronica (t 1727).
Anche santa Margherita ha scritto molto nella sua
vita religiosa vissuta lungamente nelPIstituto delle Visitandine, fondato da san Francesco di Sales, a Paray-leMonial; anchessa fu investita dallalto di visioni e di
rapimenti, accompagnati, secondo lo stile divino, da pro
ve e tribolazioni fino alla morte.
Profittando della maneggevole pubblicazione delle

61

Suole della Visitazione di Sal {Autobiografia e scritti


scelti, Padova 1959), ne trascriviamo alcuni passi pi
importanti: Mentre un giorno mi trattenevo davanti al
SS. Sacramento a tutto mio agio... mi trovai investita
dalla Divina Presenza con tale forza da dimenticare me
e il luogo dovero. Mi abbandonai a questo Divino Spi
rito, affidando il mio cuore alla potenza del suo amore.
Ges mi fece riposare a lungo sul suo petto adorabile
e mi rivel le meraviglie delPAmore suo e gli ineffabili
segreti del Sacro suo Cuore, che mi aveva tenuto nasco
sti fino a quel momento quando me lo apri la prima
volta... Ecco come mi sembra sia avvenuto il fatto. Egli
mi disse: Il mio Divin Cuore cosi appassionato d a
more per gli uomini, e per te in particolare, che, non
potendo pi contenere le fiamme della Sua ardente ca
rit, vuole espandersi per tuo mezzo e manifestarsi agli
uomini per arricchirli dei sacri preziosi tesori, che ti ri
velo e che contengono le grazie santificatrici e salutari
necessarie per ritrarli dallabisso di perdizione. Ho scel
to te come un abisso dindegnit e di ignoranza per il
compimento di questo sublime disegno, affinch tutto sia
fatto da Me . Poi Egli mi chiese il mio cuore ed io Lo
supplicai di prenderlo. Lo prese e lo mise nel suo Cuore
adorabile, nel quale me lo fece vedere quasi come un
atomo che si consumava in quellardente fornace, donde
ritraendolo come unaccesa fiamma in forma di cuore, lo
rimise dove l aveva preso, dicendomi: Ecco, mia di
letta, un pegno prezioso del mio amore, che racchiude
nel tuo costato una tenue scintilla della sua fiamma pi
viva, perch ti serva da cuore e ti consumi fino al tuo
ultimo istante. Il suo ardore non si estinguer n potr
trovare refrigerio, tranne un poco nel sollievo. Io sug-

62

seller tale sollievo con il sangue della mia Croce si che


ti arrecher pi umiliazioni e patimenti che ristoro. Vo
glio quindi che tu lo chieda semplicemente sia per pra
ticare quanto vi scritto e sia per concederti la conso
lazione di versare il tuo sangue sulla croce delle umilia
zioni (p. 53, visione del 27 die. 1673).
Pagina ricca di cose meravigliose, che richiamano fe
nomeni che abbiamo visti in santa Veronica Giuliani.
Una esplosione di sentimenti mistici verso la Croce
e lEucaristia: Ma voi lo sapete: senza il SS. Sacra
mento e senza la Croce io non potrei vivere n soppor
tare il prolungarsi del mio esilio in questa valle di la
crime, in cui non ho mai desiderato che si attenuassero
i miei patimenti. Perch pi il mio corpo ne era op
presso, pi il mio spirito gioiva e si sentiva libero di
occuparsi del mio Ges, di unirsi a Lui penante, non
conoscendo brama pi accesa di quella di trasformarmi
in una perfetta copia, in una viva impronta del mio
Ges Crocifisso (p. 86).
Ma basta riportare qui la grande visione del giugno
1675: M i trovavo davanti al SS. Sacramento in un
giorno dell'Ottava della sua festa, quando ricevetti dal
mio Dio immense grazie del suo amore. Tosto commos
sa dalla brama di contraccambiarlo rendendo amore per
amore, Lo sentii dirmi: Non mi potrai offrire un pi
grande amore che facendo quanto gi tante volte ti ho
chiesto. Scoprendomi allora il suo Divin Cuore, soggiun
se: Ecco il Cuore che tanto ha amato gli uomini e
nulla ha risparmiato fino a esaurirsi e a consumarsi per
attestare loro il Suo Amore! E in riconoscenza non ri
cevo dai pi che ingratitudine, tante sono le irriverenze,
i sacrilegi, le freddezze e i disprezzi verso di Me in que

63

sto Sacramento d Amore. Ma ci che piu mi addolora


che sono cuori a Me consacrati che mi trattano cos!... Ti
chiedo dunque che il primo venerd dopo POttava del
SS. Sacramento, sia dedicato a una festa particolare per
onorare il mio Cuore, offrendogli una riparazione d'ono
re mediante un'ammenda e facendo in quel giorno la
Comunione per riparare le indegnit che Lo offesero nel
tempo in cui fu esposto sugli Altari. Io ti prometto che
il mio Cuore si dilater per effondere con abbondanza
gli effetti del suo Divino Amore sopra quanti Gli ren
deranno questo onore e procureranno che Gli sia reso
(p. 89).
Dopo queste solenni parole, il Signore ordin alla
Sua Serva di rivolgersi al p. de la Colombire per rea
lizzare quanto era stato rivelato.
E cos il culto del S. Cuore, pur tra molte difficolt,
si afferm via via e finalmente trionf, specialmente do
po che Pio IX beatific Margherita (1866; poi, nel 1920,
canonizzata da Benedetto XV).
Le esperienze mistiche di santa Margherita si svol
gono intorno all'Eucaristia, ma sfociano nel S. Cuore.
L'Amore Divino che ha creato la Croce e il Pane Euca
ristico, finalmente ha suscitato nella Chiesa il culto del
S. Cuore, come organo manifestativo e simbolo sensi
bile di tutto l'Amore infinito del Verbo come Dio e
dell'amore finito della sua sacrosanta Umanit, immola
ta sulla Croce per la Redenzione degli uomini. Questa
mirabile manifestazione di Amore stata voluta da Ges
Cristo proprio nell'epoca oscurata e travagliata del Gian
senismo opprimente, degno retaggio dell'eresia luterana,
che ha sconvolto la Chiesa nel Cinquecento e continua
ancora oggi ad affliggerla con le innumerevoli stte Pro

64

testanti sparse in tutto il mondo. Quelli che hanno op


posto difficolt a tale grandioso disegno di Dio sono stru
menti inconsci di Satana, a cui Lutero attribuiva nien
temeno l invenzione della santa Messa, senza accorgersi
che cosi dicendo dimostrava di farsi lui proprio eco di
Satana per arrestare PEucaristia, la piu bella invenzione
di Cristo Redentore!
11)
Prima di passare al secolo X V III, dobbiamo di
re almeno qualche cosa di unaltra mistica, Maria dellIn
carnazione (Marie Guyart, n. a Tours in Francia nel 1599
e morta in Canada, nel 1672), che stata beatificata nel
giugno 1980.
Questa donna, vissuta tre secoli fa, una vera cri
stiana che pu dire parole utili anche oggi. Fu sposa e
madre di un figlio (Claudio), che divent Benedettino e
fu diligente biografo della madre. La quale, rimasta ve
dova, si diede a intenso lavoro per allevare il figlio e
rialzare le condizioni domestiche distrutte. Ma, da ragaz
za, senti la voce divina che la chiamava alla perfezione
evangelica. A trentadue anni, entr nellIstituto delle
Orsoline a Tours. Ma il suo cuore aspirava ardentemente
alla vita missionaria (ravvivata dalla nascita della S. Con
gregazione di Propaganda Fide, sotto Urbano V ili) e nel
1639, a 40 anni, parti per il Canada, dove consum il
resto della sua vita in una attivit apostolica che le me
rit il titolo di M adre della Chiesa Cattolica Canadese.
Ma a noi importa la sua vita mistica, che fu veramen
te mirabile, come appare dalla sua Biografia e dai suoi
Scritti 41.
41 A. Jamet, crits spirituels et historiques, Parigi-Qubec
1929-1939.

65

Non a torto, Bossuet laveva paragonata a santa Te


resa d Avila.
Dagli scritti, risulta che Maria fin dalla prima et
ebbe relazione con Ges, per mezzo della santa Comu
nione; relazione che essa spiega come un misterioso le
game con Lui, sicch ne sentiva la presenza continua an
che quando attendeva alle faccende pi materiali.
Io non saprei esprimere n la forza n la dolcezza
dellunione della mia anima con Nostro Signore, princi
palmente per mezzo della Santa Comunione. E, come ac
cadeva ordinariamente, dopo questa azione io andavo a
sbrigare gli affari di mio fratello, ma n il chiasso delle
strade n gli affari che trattavo potevano strapparmi da
quel legame interiore che io avevo con la Divinit. Io mi
sentivo riempita dellunit di Dio nel fondo dellanima
per mezzo di questo Sacramento d amore (crits , t. I,
p. 215).
L intima unione con Ges includeva anche il con
tatto con tutta la Trinit: Io ero un po consolata dal
la santa Comunione, accostandomi ad essa con un desi
derio estremo di abbracciare, di accarezzare il Sacro Ver
bo Incarnato, in attesa della perfetta consumazione del
lunione, perch, avendolo ricevuto, io non so esprimere
la maniera in cui io Lo possedevo e Lui possedeva me,
facendomi sperimentare al suo contatto che era Lui,
proprio Lui, che lAmore e il Padrone dei cuori
(ibid., p. 227).
In altro testo, la Beata parla di una viva ineffabile
esperienza della purezza di Dio (ib'td., t. I, p. 170 e t.
II, pp. 165, 167).
Un giorno, durante un sonno estatico, ebbe la sensa
zione di immergersi nel Sangue di Cristo (fa ricordare
santa Caterina da Siena).

66

Un'altra cosa va rilevata, che accosta Maria delPlncarnazione a santa Veronica Giuliani e santa Margherita
Alacoque, di cui gi parlammo sopra.
Maria offri in estasi il suo cuore a Ges, e Ges le
estrasse il cuore inserendolo nel suo Cuore Divino.
Rimandiamo il lettore ai suoi Scritti e ai rispettivi
commentatori42.
12)
Ma passiamo al secolo X V III, per fermarci pi
a lungo sulla complessa figura di santAlfonso de Liguori (1696-1787), che ha una sua esperienza mistica del
lEucaristia, che non resta nelle alte sfere del sopranna
turale, ma trasportata e inserita in seno allumanit
come una continuazione del mistero dellIncarnazione per
la salvezza delle anime.
SantAlfonso unanima poliedrica e versatile, ca
ratteristica del genio meridionale: testa ricca d intelli
genza, quadrata dal senso pratico della realt concreta,
che lo porta al Diritto e alla Morale. Fu Avvocato e poi
grande Moralista: la sua Teologia morale attraverso nu
merose edizioni e traduzioni ha dominato e inciso sulla
vita della Chiesa dal Settecento al secolo nostro. Accan
to a questa intelligenza pratica un sentimento profondo
e vivace, che lo port verso larte (fu pittore e musico
non mediocre e fu poeta); e lo elev, sotto l impulsa
della Fede, alla sfera mistica concentrata su Cristo Cro
cifisso e Sacramentato e sulla sua Madre Santissima,
Maria.
42 Vedi in particolare: Relazioni della Beata (1633 e 1654).
H. Cuzin, Du Cbrist la Trinit daprs Vexperience de Marie
de l'Incarnation, Lyon 1936. Vedi anche Longpr E., Eucbaristie,
in Dict. de Spiritualit. Vari Autori hanno pubblicato una vivace
presentazione ne L'Osservatore Romano , 22 giugno 1980.

67

I suoi copiosi libri ascetici sono un saggio della ric


chissima vita interiore di quest'Anima, che si consu
mata nelPamore divino tradotto in un linguaggio sem
plice come il Vangelo, ma affascinante e incisivo.
La sua immensa opera di studioso, di artista, di asce
ta fa stupore specialmente se si pensa al secolo in cui
visse, il Settecento dominato prima dalle leziosaggini del
l'Arcadia, reazione al Seicentismo barocco, poi dal fre
mito di rinnovamento letterario (Parini, Alfieri, Fosco
lo), critico (G. Battista Vico), razionalistico (Illumini
smo), sociale (Rousseau), da cui scaturisce tutto il mo
vimento dellOttocento. SantAlfonso vede e sa l'am
biente in cui vive, ne sente linflusso provocante, ma
prende posizione decisamente cristiana e consuma tutte
le sue energie, in collaborazione con la grazia divina, per
riaffermare e trasfondere nell'individuo e nella societ,
specialmente nel popolo ( apertamente democratico, lui
di famiglia nobile!) il messaggio cristiano sotto i vari
aspetti: verit, legge, arte, piet, ascetica e mistica. Per
tanto la sua testimonianza, come quella di san France
sco, di santa Caterina e altri santi, sfida il tempo ed
valida anche oggi.
Piace dare ampio spazio in questo opuscolo, alla pa
rola interessante di questo grande innamorato di Cristo
e di Maria Vergine, dando la preferenza ai testi euca
ristici.
Scelgo da un libretto diffusissimo quale quello
delle Visite al SS. Sacramento con lappendice Aspira
zioni amorose a Ges Sacramentato.
Sant'Alfonso, tra le altre cose, ha lasciato un suo
dipinto, che sintetizza la sua mistica eucaristica: in alto
un Ostensorio con l'Ostia Santa; in basso il calvario

68

*cn ire Croci; dallOstensorio s'irradia una fuga di frec.< clamore che feriscono le anime pellegrine sulla terra.
Nella prefazione delle Visite, Egli fa un po' di storia
ira altri richiama santa Margherita Alacoque (morta
< anni prima della sua propria nascita) e la sua mirabile
vice nda, che ha fatto trionfare il culto del S. Cuore di
( .( su, punto di confluenza, come dicemmo, della Croce
<- del Pane Eucaristico.
I Visita : O Ges mio amabilissimo, dolcissi
mo, dilettissimo, vita, speranza, tesoro, unico amore dellanima mia, oh quanto mai vi costato il rimanervi con
noi in questo Sacramento! Voi avete dovuto morire per
potervi poi restare sacramentato nei nostri altari... Veniie dunque, Signore, venite a mettervi dentro del mio
cuore .
II Visita'. Procurate di non allontanarvi, dice
santa Teresa, n di perdere di vista il nostro caro pa
store Ges; perch le pecorelle che stanno vicine al loro
pastore, sempre sono pi accarezzate e pi regalate, e
sempre d loro qualche bocconcino pi particolare di
quello che egli stesso mangia. Se avviene che il pastore
dorme, la pecorella non si allontana finch si desti il
pastore o ella lo svegli; ed allora con nuovi regali vien
da quello accarezzata.
Redentore mio Sacramentato, eccomi vicino a voi:
non voglio altro regalo da voi che il fervore e la perse
veranza nel vostro amore. Io vi ringrazio, o santa fede;
voi mi fate sapere e mi accertate che nel Divin Sacra
mento dell'altare, in quel Pane celeste non vi pane,
ma vi sta tutto il mio Signore Ges Cristo e vi sta per
amor mio. Signor mio e mio tutto, io vi credo presente
nel SS. Sacramento; e bench sconosciuto agli occhi di
69

carne, io vi riconosco col lume della santa Fede sotto


l Ostia consacrata per monarca del cielo e della terra
e per Salvatore del mondo... Regnate, regnate, Signor
mio, sopra tutta Fanima mia: io ve la dono tutta, voi
possedetela sempre .
X X I Visita : O amore infinito del mio Dio, de
gno d infinito amore! Oh come avete potuto, Ges mio,
arrivare ad abbassarvi tanto che per trattenervi con gli
uomini e per unirvi ai loro cuori, vi siete umiliato fino
a nascondervi sotto le specie del pane? O Verbo Incar
nato, voi siete stato sommo nellamore... Io vi amo assai
e perci antepongo il vostro compiacimento ad ogni mio
interesse, ad ogni mia soddisfazione. Il gusto mio di
dare gusto a voi, mio Ges, mio Dio, mio amore, mio
tutto... V amo Bont amabilissima del mio Dio. Non
cerco che Voi, altro che Voi .
X X V Visita : Lasciate che io oggi parli con Dio,
o Cuore amatissimo del mio Ges, da cui uscirono gi
tutti i Sacramenti, e principalmente usci questo Sacra
mento d amore... Io so che in questo altare mi state
amando con quello stesso amore, con che mi amaste
quando consumaste la vostra vita divina fra tante ama
rezze sulla Croce... Purificate, o Cuore purissimo, il mio
cuore da tutti gli attacchi alle creature e riempitelo del
vostro santo amore.
Possedete, o Cuore dolcissimo, tutto il cuor mio, tal
mente che esso da oggi avanti sia tutto per voi e possa
dire sempre: Chi mi separer dallamore di Dio, che
in Cristo Ges? (san Paolo) .
Dalle aspirazioni
1)
Vieni dunque allanima mia e ristorami e sa
ziami del tuo santo amore. Ma che dolcezza io sento

70

nello spirito mio, in pensare d aver a ricevere dentro di


me quello stesso mio Salvatore che per salvarmi volle
essere dissanguato e sacrificato sulla Croce per me!...
No, mio Ges, chio non mai pi avr a cacciarvi n
mai pi voi avrete a pentirvi di me. Io voglio sempre
amarvi e sempre stare unito e stretto con voi. Io sar
sempre di Ges, Ges sar sempre mio .
2) Ecco la voce che fa sentire Ges Sacramentato
a chi l ama e lo desidera: Aprimi, le dice, o anima il tuo
cuore ed ivi io entrer a stringermi con te; sicch tu
unita a me diventerai allora mia sorella per somiglianza,
mia amica per la comunicazione dei miei beni, mia co
lomba per il dono della semplicit, mia immacolata per
il dono della purit che io ti comunicher .
3) Appunto dal sacro altare Ges Sacramentato
fa alle anime questo dolce invito: Venite, dice loro,
a succhiare il latte mio divino, che vi dono in questo
Sacramento dandovi a bere il mio medesimo sangue. Ma
qual pastore mai, dice san Giovanni Crisostomo, col suo
proprio sangue pasce le sue pecorelle? Anche le madri
danno alle nutrici ad alimentare i propri figli. Ma voi, o
Pastore divino innamorato delle anime, volete nutrirle
col vostro sangue stesso. Aveva ragione dunque santa
Caterina da Siena, che accostandosi alla Comunione an
dava anelante a succhiare questo latte divino, appunto
come un bambino si accosta ansioso a succhiare il latte
dal petto della mamma .
4) O Re mio, Ges, unico Signore del mio cuore,
voi gi mavete introdotto in questa beata cella del vostro
amore, cio dentro voi stesso, unendomi con voi per
mezzo di questo Sacramento d amore. Si, mio Signore,

71

che gi mi sento mutato il cuore. Sento un desiderio


santo che mi d pace, che mi fa nauseare gli affetti impuri
e mi accende ad amare Voi, mio Dio, con puro amore .
5)
S, mio amato Ges, giacch io vi ho consacrato
tutto il mio cuore, giusto che io vi imprima come sug
gello di amore sopra di esso, per chiuderne Pentrata ad
ogni altro affetto e cosi far sapere a tutti che il mio cuore
vostro e Voi solo ne possedete il dominio. Ma, Signore
mio, che sperate da me, se non lo fate Voi? Io non posso
far altro che donarvi il mio povero cuore, acciocch ne
disponiate a vostro piacere. Ecco che tutto ve lo dono,
ve lo consacro, ve lo sacrifico. Voi possedetelo sempre, io
non vi voglio avere pi parte. Se Voi Pamate, sappiatevelo conservare. Deh non lo lasciate pi in mano mia,
perch io ve lo tornerei a rapire. O Dio amabilissimo, o
Amore infinito, giacch tanto mi avete obbligato ad
amarvi, vi prego, fatevi amare da me. Io non voglio
vivere se non per amarvi n voglio amarvi se non per
darvi gusto. Voi che fate tanti miracoli per poter entrare
nel cuore mio in questo Sacramento, fate questaltro an
cora, fate che io sia tutto vostro, ma tutto, tutto, senza
divisione e senza riserva, sicch io possa dire in questo
mondo e nelPeternit che voi siete Punico Signore del
mio cuore e Punica mia ricchezza. Deus cordis mei et
pars mea Deus, in aeternum! .
Quale ardente comunione d amore tra il cuore di
Alfonso e il Cuore di Ges nel Sacramento Eucaristico!
Simili pensieri e sentimenti ritornano in tutte le opere
ascetiche del Santo, che trattava con gli uomini col cuore
pieno di Dio. Con semplicit e pace egli sente di essere
una cosa sola con Ges Salvatore, che per lui tutto.
Ma da autentico napoletano il Santo non si conten

72

tato della prosa, sia pure calda e vibrante di lirismo, ma


ha voluto erompere in un palpito della sua fede e del
suo amore per Ges Sacramentato con la poesia e col
canto. Ecco le sue belle strofe.
O Pane del cielo,
che tutto il mio Dio nascondi in quel velo,
io tamo, tadoro,
mio caro tesoro.
O amante Ges,
per darti a chi t ama, qual Pan ti dai Tu.
O cibo vitale,
che pegno ne dai di vita immortale,
io vivo non io,
ma vive in me Dio,
che vita mi d,
mi pasce, mi regge, beato mi fa.
O laccio d amore,
che unisci col servo lamato Signore,
se io vivo e non tamo,
pi viver non bramo
n viver pi so
se non per amare Chi tanto mi am.
O fuoco potente
che accender aneli ogni core ogni mente,
Te cerca il mio core;
deh vieni, o Signore,
ed accendi me ancor
s grande il mio ardire, pi grande il tuo Amore.
O amabil saetta,
se offesi il mio Dio, tu fa la vendetta.
Ferisci su via
questanima mia;

73

che muoia per Chi


un di per mio amore la vita fin.
Diletto mio Bene,
che teco mhai stretto con tante catene,
Ti dono il mio core,
o dolce mio Amore,
tuo sempre sar.
Cosi santAlfonso realizza lideale cristiano come ri
flessione sul campo dellazione umana ordinaria {Morale)
e nella sfera dellelevazione dello spirito umano verso
Dio {Mistica).
E tutto questo nel sec. X V III, strano groviglio di
decadenza e di fremito di rinnovamento, dalle mollezze
dellArcadia alla crisi di pensiero e di civilt, che porta
allet contemporanea e che purtroppo contrassegnata
dallIlluminismo, esaltazione della ragione contro la fede
e della natura contro il mondo religioso soprannaturale.
Anticristianesimo dunque che degenera nell'Enciclope
dismo con il suo criticismo demolitore della S. Scrit
tura e della tradizione della Chiesa e col suo atteggia
mento volgare, che diventa sarcasmo blasfemo (Voltaire).
La Chiesa risponde con i suoi santi, che continuano
tenacemente la testimonianza a Cristo con la fede vissuta
e con l apostolato fecondo in tutti i settori della societ.
13)
Accanto a santAlfonso va ricordata nello stesso
secolo la figura di san Paolo della Croce (t 1775), fonda
tore dei Passionisti, innamorato di Ges Crocifisso e del
lEucaristia che lo contiene.
Trascriviamo dal suo prezioso D iario 43 alcuni passi
43 San Paolo della Croce, Diario spirituale , a cura del P. E.
Zoffoli, presso i Passionisti dei Santi Giovanni e Paolo, Ro
ma 1964.

74

pi vivi e pi significativi (permettendoci di ritoccare


qualche frase antiquata per una pi facile intelligibilit).
(4 dicembre 1720)... Nella santa Comunione fui
molto in soavit: il mio caro Dio mi dava intelligenza
infusa del gaudio che avr Panima, quando lo vedremo
a faccia a faccia, se sar unita con Lui in ss. amore. Poi,
mi veniva dolore di vederlo offeso e gli dicevo che mi
desidererei sacrificato per unanima; ahim mi pareva lan
guire, vedendo la perdita di tante anime, che non sen
tono il frutto della passione del mio Ges. Quando Iddio
mi d questa intelligenza altissima del gaudio che si pro
ver quando si vedr a faccia a faccia, cio uniti a Lui.
L anima non pu, per cosi dire, soffrire di star pi nel
corpo, perch con altissimo lume di fede si vede nellin
finito amor del suo Dio; le viene il desiderio di sciogliersi
dal corpo; so che gi mi venuto da dire che il corpo
una catena dellanima, il quale la tiene legata, che fin
tanto che Dio non la rompe con la morte del corpo, non
pu volare allunione e vista perfetta del suo amato
Bene .
27 die. Giorno di san Giovanni Apostolo ed Evan
gelista. Sono stato mosso dalla infinita Bont in gran ri
poso, e soavit, massime nella SS. Comunione, sentendo
con infusa intelligenza e con le altissime consolazioni dello
Spirito un certo riposo dellanima, frammischiato con le
pene del Redentore, nelle quali lanima si compiace, si
frammischia amore e dolore; (di questo non posso farmi
intendere perch non si pu spiegare), dicevo mentre
servivo la santa Messa, e che vedevo con gli occhi corpo
rali il mio Sacramentato Ges. Gli dicevo che mi man
dasse i Serafini a saettarmi di amore. Ci viene dagli
slanci amorosi, che linfinita piet concede al cuore. Gli

75

dicevo ancora che mi lasciasse levare la sete del SS.


Amore, lasciandomi bere dall'infinita fonte del suo
SS. Cuore... .
(1 gennaio 1721); Fui altissimamente elevato dall'
Infinita Carit del dolcissimo nostro Iddio a grande rac
coglimento e lacrime in abbondanza massime dopo la
SS. Comunione, nella quale ho sentito effetti sensibilis
simi di santo amore, parendomi liquefatto in Dio. Rac
contavo, con gran confidenza, ma senza fatica, e con gran
dolcezza, al mio Ges le mie miserie... e mi sentivo soave
mente nelPinterno... allora mi si disfaceva il cuore e di
rompevo in tenerissime lacrime miste con grandi affetti
d amore. Avevo anche cognizione dellanima in vincolo
d amore unita alla SS. Umanit, e assieme liquefatta ed
elevata alla cognizione altissima e sensibile della Divinit,
perch essendo Ges Dio e Uomo, non pu essere lanima
unita con amore santissimo alla SS. Umanit ed assieme
non essere liquefatta ed elevata alla cognizione altissima
e sensibile della Divinit. Questa stupenda ed altissima
meraviglia non pu n darsi n spiegarsi nemmeno da
chi prova... .
Nella testimonianza citata di san Paolo della Croce
evidente lesperienza mistica di Ges nel mistero della
sua Presenza reale nel Sacramento eucaristico e anche
del suo Cuore. Tutti temi che abbiamo rilevato anche
nelle precedenti testimonianze.
14) Ora passiamo allOttocento.
Un passaggio pesante! Il carattere antireligioso della
cultura dellultimo Settecento si accentua nel secolo se
guente.
L Illuminismo presuntuoso e sufficiente attraverso
Emanuele Kant si trasforma in Criticismo, per cui la

76

Ragione, gi esaltata prima come una Dea, diventa arbi


tra di tutta la cultura e di tutta la realt individuale e
sociale. il Razionalismo Kantiano, erede del Cartesianesimo, che quasi ingoia nel pensiero tutta la realt, la
sciando in piedi soltanto la fragile parete fenomenica,
che presto scomparir con lIdealismo assoluto di Hegel;
per Dio e i valori trascendentali si alza la nebbia dell
Agnosticismo.
Il Razionalismo rende impossibile una metafisica e
quindi una religione. La pressione di questo sistema natu
ralistico tale da invadere anche lambiente cristiano,
in cui nella prima met dellOttocento attecch una forma
ridotta, sotto il nome di Semirazionalismo, che culmin
in A. Giinther.
Questa pericolosa ramificazione aiuta la minaccia al
Soprannaturale, che viene aumentata dal Liberalismo,
sistema in cui confluiscono tutte le correnti antireligiose
del Settecento. Gregorio X V I e molto pi Pio IX furono
assai impegnati nella lotta a questo grande pericolo per
la Chiesa di Cristo e il suo messaggio. Pio IX alz dei
baluardi contro di esso: la definizione del domma dell
Immacolata (esaltazione della grazia sulla natura), la con
danna dottrinale del Sillabo (difesa dei principi cristiani
contro le pretese del Liberalismo laicista) e il Concilio
Vaticano I (difesa della Fede e della Ragione, distinzione
dei rispettivi campi, primato della prima sulla seconda;
difesa del Magistero infallibile e del Primato del Romano
Pontefice, successore di Pietro). Leone X III continu
sulla stessa linea, mettendo sempre pi in luce la gran
dezza del Messaggio cristiano, rivelazione del Trascen
dente e forza fecondatrice per tutte le istituzioni umane,
per la stessa umana cultura.
Nonostante tutte queste solenni affermazioni del Ma

77

gistero ecclesiastico, il Naturalismo non si arrest, anzi


si rassod con teorie materialistiche e positivistiche e pi
ancora con la insidiosa corrente idealistica, che riduceva
tutta la realt (Dio, uomo e mondo) alPIdea, pensiero
pensante, instaurando VImmanentismo, che il trionfo
finale del Soggettivismo puro, cio del Pensiero sull
Essere.
Tutte le forme del Naturalismo convergono nella com
plessa eresia del Modernismo, che ebbe un colpo gravis
simo dalla Enciclica Pascendi del grande santo Pon
tefice Pio X (1907).
Passiamo cosi al Novecento, in cui la lotta tra Natu
ralismo e Soprannaturalismo continua ostinatamente.
Accanto alla difesa ufficiale del Magistero ecclesia
stico, troviamo, come sempre, la parola e lazione dei
santi, che vivono la passione della Chiesa, che la conti
nuazione di quella di Cristo, che realmente presente
nella SS. Eucaristia, dove si concentra tutto il mistero
della fede, come Verit, Amore e Dolore.
Ripigliando il filo della nostra rassegna ci limitiamo
a presentare per lOttocento due belle anime mistiche,
il santo Pierre Julien Eymard (1811-1868) e santa Te
resa di Ges Bambino (1873-1897). Chiuderemo con san
ta Gemma Galgani, che tocca la soglia del Novecento
(t 1903).
P. J. Eymard
Pio X I, che lo beatific nel 1925 (canonizzato poi da
Papa Giovanni X X III il 9 die. 1962), lo denomina
lApostolo dellEucaristia.
In realt, il santo Eymard un uomo che ha consu
mato la sua vita per il Mistero eucaristico, amandolo e

78

diffondendone il culto con passione. A tale scopo fond


la Congregazione dei Sacramentini, assegnando loro come
regola di vita la profonda devozione e ladorazione per
petua del SS. Sacramento per diventare Apostoli dell*
Eucaristia.
Dio ha suscitato questo suo Servo per opporre un
valido baluardo contro le minacce di un mondo domi
nato dal Naturalismo e dal Materialismo ateo (Comu
niSmo).
Il Santo ha scritto molto, non per narrare, come altri
Mistici, i suoi contatti e magari le sue estasi accanto all
Ostia Santa, ma egli sa trasfondere negli altri con parola
accesa la sua esaltante passione per il Mistero adorabile
di Gesu-Ostia.
Prendiamo alcuni pensieri da una recente pubblica
zione44, Il Dio nascosto : Ma ci che non si comprende
pi, ci che mette alla prova la fede delluomo che
Ges Cristo, risorto, glorioso, trionfante, abbia scelto
per restare in mezzo a noi, una condizione pi umile
che nella Incarnazione, pi sottomessa che a Nazareth,
pi annientata che nella passione. Non ha dunque termi
nato lopera della nostra Redenzione? Che mancava alla
sua vita cosi povera, alla sua morte cosi umiliante? Niente
mancava allopera divina della nostra Redenzione, ma
Ges voleva, per amore, immolarsi anche sacramental
mente per continuare a perfezionare in ciascuno di noi
l opera della nostra santificazione... Questo stato sacra
mentale uno scandalo per i deboli, una follia agli occhi
degli increduli, unoccasione di disprezzo per i pagani.
Noi non ci scandalizziamo di ci che deve fare lammi
44 P. J . Eymard, Avete lEucaristia, avete tutto, Ed. Citt
Nuova, Roma 1977. Sono testi scelti da vari scritti del Santo.

79

razione inesauribile del nostro amore e della nostra rico


noscenza : il trionfo perpetuo dell'amore di Ges Cri
sto (p. 39).
L adorazione in spirito e verit

Volete voi, adoratori, avere il segreto della pre


ghiera eucaristica? Guardate attraverso questo prisma
divino tutta la verit, tutte le virt della Religione. La
SS. Eucaristia sia il vostro primo punto di partenza
dal sole partono i raggi e partirete cosi dal foco
lare di tutta la luce. La Santa Eucaristia Ges, passato,
presente e futuro. il fine d'amore della sua vita mor
tale, tutti i suoi misteri vi sono glorificati, tutte le sue
virt vi si ritrovano in modo mirabile. il mistero reale
della fede, in cui tutte le verit sfociano come i fiumi
nelloceano. Si dice tutto dicendo Eucaristia (p. 84).
Il dono di se stesso
Ma se noi l'amiamo di pi, Egli ci far gustare pi
largamente la soavit del suo amore, la dolcezza del suo
Cuore, le delizie delle conversazioni con Lui. L amiamo
poco, ecco perch non gustiamo spesso queste delizie
ineffabili... Domandate dunque al buon Dio, con sacri
fizi incessanti, di farvi sentire il suo Cuore, aumentando
in voi il suo amore. Fate di trovare questo Cuore cosi
tenero, e quando riposerete sul suo petto, ah, rimane
tevi quanto potete e bevete alle sorgenti dell'amore!
(p. 129).
Il senso della Comunione
Alla presenza di Ges Cristo, lanima umile e rac
colta prova in s un sussulto di gioia, si apre deliziosa

80

mente sotto l azione di questo Sole d amore; prova un


benessere, una docilit, una forza di unione che non le
vengono da se stessa, essa sente Ges in tutto il suo
essere, vede se stessa come in un Paradiso e di questo
Paradiso crede di godere solo lei... poi invece, per fare
a Dio una corte onorevole, si unisce alle lodi, ai ringra
ziamenti, alle benedizioni degli Angeli e dei Santi del
cielo.
Istante felice, che ci fa dimenticare lesilio e le sue
miserie! Oh, sul Cuore di Ges dolce riposo! (p. 163).
La Comunione gioia dello spirito

inoltre un fatto desperienza che la Comunione


produce in noi il gusto di Dio. Parlando dellIncarna
zione San Giovanni scrive: Il Figlio di Dio venuto
in noi e ci ha dato il discernimento per conoscere Lui,
il vero D io (Gv. 3, 20).
Ci si applica anche, e in modo tutto particolare,
allEucaristia. Il gusto di Dio il sentimento di familia
rit che ci introduce nellintimit del suo spirito, nella
tenerezza del suo Cuore. Questo gusto ce lo fa conoscere
pi per impressione che per ragionamento: Egli ci d,
in particolare, unattrattiva pi marcata per lEucaristia
e tutto ci che ad essa si congiunge; ci fa penetrare senza
difficolt in Ges Cristo. quasi un mistero come questa
facilit, questa rettitudine sia la grazia speciale della
Comunione (p. 217).
Solo unanima bruciante damore a contatto vivo con
Ges Sacramentato pu dire queste bellissime cose.
15)
Ma adesso dobbiamo passare a un giardino pi
fiorito, dove olezza una splendida rosa dal profumo
delizioso.

81

santa Teresa del Bambino Ges , che fiorita in


questi ultimi tempi, in un mondo dissipato e corrotto.
Nata nel 1873, a undici anni ammessa alla Prima
Comunione, a quindici anni entra nel Carmelo di Lisieux,
a ventiquattro anni muore (30 sett. 1897). Nel 1923,
viene beatificata e nel 1925 canonizzata da Pio X I. Que
sto papa parla di un uragano di gloria che ha inve
stito la Santa, ma aggiunge che lo Spirito di verit le
comunic e manifest quanto suole nascondere ai sapienti
e ai prudenti, e rivelare ai piccoli... Ella infatti... fu do
tata da cosi profonda conoscenza delle realt sopranna
turali, da indicare con sicurezza agli altri la via della
salute . Santa Teresa realizza lideale evangelico dell
infanzia spirituale e cosi affascina e sconcerta i dotti, i
grandi, i sapienti del mondo.
Pio X II commenta con senso teologico linfanzia
spirituale di Teresa scrivendo: Una piccola Carme
litana, appena giunta allet adulta, ha conquistato in
meno di mezzo secolo innumerevoli falangi di discepoli.
I dottori della legge alla sua scuola son ritornati disce
poli . La storia di un*anima di Teresa ha avuto una dif
fusione immensa in tutto il mondo e ha conquistato alla
fede e allamore di Ges milioni di anime. La Storia
insieme con gli altri scritti (Lettere, Poesie...) offrono
un giardino immenso di pensieri, di riflessioni, di slanci
mistici, di testimonianze, da mettere in imbarazzo chi
vuole scegliere fior da fiore.
Per il nostro tema, noi ci contentiamo di delibare
da si ricca messe alcune fragranze eucaristiche45.
45 Mi servo di una recente edizione (1970), a cura della Po
stulazione Generale dei Carmelitani Scalzi: Santa Teresa del
Bambin Ges, Gli scritti.

82

Cominciamo con una preghiera della Santa al suo


Sposo Divino: O Ges, mio Sposo Divino! Che io
non perda mai la seconda veste del mio battesimo! Pren
dimi prima che commetta la pi leggera colpa volontaria.
Che io non cerchi e non trovi mai se non Te solo, che
le creature siano un niente per me e che io sia un niente
per loro, ma Tu, Ges, sii tutto. Che le cose della terra
non possano mai turbare la mia anima, che niente turbi
la mia pace. Ges, non ti domando che le pene, ed anche
lamore, lAmore infinito senzaltro limite che Te, o
G es! (p. 787).
Ma il primo sprazzo della luce eucaristica di Teresa
fu la sua Prima Comunione (a undici anni) accompagnata
da segni quasi aurora di una splendida giornata. Teresa
ricorda commossa quel giorno nella sua Autobiografia:
Il wgiorno bello fra tutti arriv finalmente. Quali ri
cordi intraducibili mi hanno lasciato nellanima i partico
lari minimi di quella giornata di Cielo!...
Fu un bacio d amore, mi sentivo amata e dicevo
anche: Vi amo, mi do a Voi per sempre! Non ci furono
domande, non lotte, non sacrifici: da lungo tempo Ges
e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano
capiti... Quel giorno non era pi uno sguardo, ma una
fusione: non erano pi due, Teresa era scomparsa come
la goccia d acqua nelloceano. Ges restava solo, era il
Padrone, il Re. Teresa gli aveva pure chiesto di toglierle
la libert, perch la libert le faceva paura; lei si sen
tiva cosi debole, cosi fragile che voleva unirsi per sempre
alla Forza divina! La sua gioia era troppo grande, troppo
profonda perch lei potesse contenerla: lacrime deliziose
la inondarono ben presto con grande stupore delle com
pagne, che pi tardi dicevano luna allaltra: perch

83

ha pianto? Aveva qualche cosa che le dispiaceva? No,


era piuttosto per non avere la mamma con s...
Non capivano che tutta la gioia del Cielo, venendo
in un cuore, questo cuore esiliato non poteva soppor
tarla senza spargere lacrime. Oh no, lassenza di mamma
non mi dava dolore nel giorno della Prima Comunione:
non cera forse il Cielo nellanima mia? (pp. 117-118).
Cogliamo ora dalle sue Poesie bellissime qualche fio
re: (La rugiada divina). Questa rugiada l nel Taber
nacolo, ed anche lAngelo vorrebbe abbeverarsene; e
come S. Giovanni offrendo a Dio una sublime preghiera
ripete: Eccolo! Ecco si, il Verbo che si fatto Ostia,
eterno Sacerdote, Agnello sacerdotale. Il Figlio di Dio
il Figlio di Maria... e il pane dellAgnello il latte ver
ginale! Il Serafino si nutre di gloria, il puro amore di
perfetta letizia: io bambinella nel Ciborio non vedo che
il colore, limmagine del latte, il latte che saddice alla
mia infanzia. L amore del Cuore divino non ha leguale,
tenero amore, potenza insondabile! L Ostia mia bianca
il latte verginale! (p. 814).
Vivere d amore vivere della tua vita, Re glorioso,
delizia degli eletti! Tu vivi per me nascosto in unOstia.
Ed io voglio nascondermi per Te, Ges mio! Occorre
solitudine agli amanti, un cuore a cuore che duri notte
e giorno: il solo tuo sguardo mi fa beata: io vivo d amo
re! (p. 820).
Ges, il bel Bambinello divino, ogni mattina tra
sforma in se stesso una bianca Particola per comunicarti
la sua vita, anzi, con un di piu di amore, ti vuol trasfor
mare in Lui stesso. Il tuo cuore il suo amato tesoro,
la sua felicit, il suo piacere supremo. Natale. Natale!
Ed io discendo dal Cielo per dire alla tua anima rapita:

84

il dolcissimo Agnello si abbassa fino a te: sii tu la sua


bianca purissima Ostia! (p. 848).
Presso il Tabernacolo

Quanto t'invidio, chiavetta, ogni giorno, tu che


puoi aprire il carcere dell'Eucaristia, dove risiede il Dio
d'amore. Ma gran miracolo, con un solo mpito della
mia fede anchio posso aprire il tabernacolo e nasconder
mi presso il Divino Re. Vorrei, consumandomi vicino
a Dio, nel santuario, brillare sempre misteriosamente,
come fa la lampada del Tabernacolo. Oh gioia! sono in
una tale fiamma che posso guadagnar tutti i giorni molte
anime a Ges, infocarle del suo amore . Io tinvidio
ad ogni alba, santa pietra dell'Altare! L'Eterno vuole
nascere su di te, come gi nella grotta benedetta. Ascolta
l umile mia preghiera: vienimi nell'anima, dolce Salva
tore: non fredda pietra troverai, ma il sospiro del tuo
Cuore .
O corporale festeggiato dagli Angeli, quanto t'in
vidio! Vedo Ges su di te, il mio solo tesoro, come lo fu
nelle umili sue fasce. Vergine Maria, cambia il mio cuore
in un lindo e bel corporale per ricevere lOstia candida
dove si cela l'Agnello tuo dolce .
T invidio, santa patena su cui riposa Ges! Voglia
la sua infinita grandezza degnarsi di me, della mia bas
sezza... Ges, prima che il mio esilio sia tramonto, con
sola la mia speranza, gi vieni in me: in tua presenza
io sono un vivente Ostensorio! .
E vorrei essere il Calice del Sangue Divino, che
adoro. Ma nella Santa Messa io posso raccoglierlo ogni
mattina. La mia anima pi cara a Ges dei ricchi calici
d'oro e l'altare un nuovo Calvario, dove il suo Sangue
cola ancora per me .

85

Ges, sacra santissima vite, Tu sai bene che io


sono quel grappolo aureo che dovr scomparire per Te.
Nelle strettoie del dolore ti prover lamore mio. Non
voglio altra gioia che Pimmolazione quotidiana .
Sorte felice! Io sono scelta tra i chicchi di puro
frumento, che devono perdere la vita per Ges: quale
rapimento! Sono la tua Sposa diletta, mio Beneamato,
vieni a vivere in me. Vieni, mi ha vinto la tua bellezza;
degnati di trasformarmi in Te! (pp. 859 ss.).
Ci fermiamo qui, ma ce ne sarebbe ancora... un
poema di Teologia, di estasi, di amore e di dolore, un
lembo di Cielo sulla terra e una zolla di terra assetata
di Cielo. Una vita del genere, alimentata dalla Parola,
dal Corpo e dal Sangue del Verbo Incarnato e Sacra
mentato nellOstia, come una primavera diffusa in que
sto povero mondo, una primavera tinta di Sangue e pro
fumata d amore, che avvolge come una spirale le anime
tutte, pure ed impure, e le rapisce in alto con una sete
irresistibile di Dio, unica soluzione del mistero ango
scioso delluomo e del mondo.
Oh, se gli uomini leggessero e meditassero le parole
di vita di questa incantevole Vergine, Stella meravigliosa
del nostro secolo, per non sciupare lesistenza nelle vanit
mascherate di ridicolo orgoglio e di falsa felicit, per
aprirsi alla speranza del loro destino segnato da Dio nel
suo Figlio Incarnato, itinerario unico di salvezza, che va
da Betlemme al Cenacolo, al Calvario, alla tomba sco
perchiata della Risurrezione!
Vergine pura, piccola Teresa, Ostia vivente di Ges,
Via, Verit, Vita, Luce, Amore, Pace, prega, prega per
questo mondo smarrito!

86

16)
DalPacceso lirismo mistico della Santa di Lisieux
passiamo ora alla Santa di Lucca, Gemma Galgani, vit
tima fervorosa dello stesso Amore Divino, ma questa
volta tinto di sangue!
Si direbbe che Teresa lOstia nel suo splendore,
Gemma la stessa Ostia nellintima sua struttura sacri
ficale, cruenta. Ma ambedue sono lespressione vivente
della SS. Eucaristia, punto di confluenza del Dolore e
dellAmore infinito di Cristo, che si dato tutto a noi.
Le due belle Anime, beniamine del Cuore di Ges,
son passate come rapide meteore nel cielo, ma hanno
inciso profondamente sulla storia della Chiesa e delPumanit e anche defunte restano tra noi come due potenti
fari per spandere la luce di Cristo e richiamare tutti al
suo Cuore ferito e fiammante, simbolo e realt di quell
Amore divino, chiamato da santa Caterina VAmore
crociai o\
Anche di santa Gemma consideriamo specialmente le
sue esperienze eucaristiche, servendoci dei suoi copiosi
scritti46.
Lettera 5 7 : Stamani ho avuto Ges ed ora Lo pos
seggo interamente nella misera anima mia. In questi
istanti il mio cuore e il Cuore di Ges sono una cosa
sola... Oh che preziosi momenti sono quelli della S. Co
munione! una felicit la Comunione... che mi pare
che non possa paragonarsi che alla beatitudine dei Santi
e degli A ngeli (p. 151).
Lettera 77: Sono pochi istanti che ho ricevuto
Ges! Che gran bella fortuna... Io che meriterei di vi46 Citiamo dalla bella edizione dei Passionisti: 1 voi. S. Gem
ma Galgani, Lettere ; 2 voi. S . Gemma Galgani, Estasi-Diario,
Casa dei Passionisti Santi Giovanni e Paolo, Roma 1958.

87

vere con i demoni mi trovo invece circondata ogni mat


tina da Angeli e Santi e unita continuamente e intima
mente con Ges. Quanto mai buono Ges con me,
quanto misericordioso! Ancora Lo tengo dentro di
me: io sono tutta in Lui e Lui tutto in me. Ma la mia
abitazione troppo vile per averci Ges... Ma Ges
invece da Se stesso la rende nobile e grande (p. 201).
Lettera 41 a Mons. Volpi: Feci la S. Comunione
e sentii Ges venire... E sa in che modo Lo sentii? Pri
ma, appena L ebbi nel cuore, me lo cominci a far bat
tere forte forte, che credevo mi uscisse dal posto; poi
Ges mi domand se veramente Lo amassi; risposi di si.
E Tu mi vuoi bene? Gli dissi, e Ges: Io ti amo,
guarda quanto ti faccio soffrire: il segno unico del mio
amore quando do da soffrire; e ricorda che il regalo
pi grosso che posso fare alle anime pi care, e la grazia
pi grande che posso loro concedere (p. 368).
Lettera 31: Una mattina, dopo ricevuta la S. Comu
nione, mi sembr che Ges mi dicesse queste parole:
"...Io ti voglio far passare per tutta la fila della via mi
stica. Gi la prima parte della tua vita trascorsa; pre
sentemente siamo alla fine del dolore amoroso ; soprag
giunger il dolore doloroso , ed infine notte scura scura.
E questa sar la seconda e lultima parte della tua vita;
e al termine di questa, o mia figlia, ti condurr... in
Cielo (p. 380).
Questo un passo interessante per la Teologia mi
stica e anche per i semplici cristiani, che possono appren
dere dalle parole di Ges limportanza del dolore nelle
ascensioni naturali e soprannaturali dello spirito.
Ma vediamo gli slanci di Gemma nelle sue Estasi
(II voi.).

88

Estasi 1 : Tu sei Punico Amore di tutte le creature...


Tu Ges, la fiamma del cuor mio: Mio Ges, ti vorrei
amare con tutta lanima mia... Ges, o Ges, ma Ti sar
fedele per darti tutto il cuore? Io Te lo do, ma dam
melo pi largo. Se avessi tanti cuori, Ges, e grossi
grossi, Ti vorrei amare Te solo... E Tu mi vuoi tanto
bene, Ti vorrei amare tanto, Ges. Ma cosi chi Ti ha
ridotto? Chi Ti ha ucciso?
Mandami pure da patire, cosi Ti potr dire che Ti
sapr amare.
Una goccia del Sangue tuo mettila sul cuore mio:
poi vedrai che Ti amo tanto per amor tuo, e poi, Ges,
mi devi far leggere nel tuo Cuore. Ti ha ucciso proprio
lAmore! Ges fammi morire anche me d amore...
(p. 3).
Tutta la vita di Gemma legata a questa ispirazione.
Estasi 59: O Ges, io che meriterei di starmene
nellinferno a bruciare... e Tu che mi fai provare le deli
zie dellamor tuo? Quasi direi, Ges, che io sono padrona
di Te. Si, Ti sento nel mio cuore... Ti sento cosi vivo.
Che mistero!... Mi sento in Paradiso. Quando la mat
tina Tu mi vieni sulla lingua, che poi discendi nel mio
cuore, dimentico tutte le afflizioni... la terra mi sparisce
e io gusto Te solo. Non temere, Ges, che nessuno mi
pu piu rubare... Fa che Ti ami, Ti ami sempre, Ti ami
sempre di pi... Una volta o laltra, Ges, mi farai mo
rire, quando Ti sento palpitare nel mio cuore... (p. 87).
Estasi 61: Vedi, caro Ges, io non me ne accorgo
quel che avvenga in me la mattina quando Ti sento
(nella S. Comunione). Eh, Ges, chi lavrebbe detto che
col mio cuore ci doveva battere anche il tuo? Dimmelo,

89

fammi felice, Ges; dammi la consolazione che ti chiedo..,


ripetimi quelle care parole che mi dicesti domenica...
Ges, quando diverrai Tu Sposo mio? (pp. 87-88).
Estasi 76 : Eccomi, eccomi a Te. Si, Ges, dammi
le ali, le ali... la forza e il riposo, Tu solo puoi farmi
felice traendomi a Te... O Ges, che gioia quando non
sar pi mia, sar tutta tua. Oh, che avviene in me?
Non lo so che avvenga, so che la terra mi sparisce, so
che sono felice... so che dimentico tutto, non penso
pi a nulla.
Quanta dolcezza, Ges, nella Comunione! quanta
consolazione sta racchiusa nel Tuo Cuore! Lasciami, la
sciamici soggiornare. Mio Ges, mio Tutto, con Te ab
bracciata voglio vivere, con Te abbracciata voglio mori
re (pp. 101-102).
Estasi 93: Mio Ges, io mi struggo... io muoio per
Te. Ges, cibo delle anime forti, fortificami, purificami,
divinizzami! Dio grande, Dio di ogni sacrifizio, Ges,
aiutami... Redenzione mia, Dio generato da Dio, vieni in
mio aiuto. I tuoi occhi, o Ges, stanno continuamente
vegliando sopra di me. Ho sete di Te, o Ges, non lo
vedi quanto soffro la mattina prima di cibarmi di Te?...
Fate che cibata che sia, almeno resti sazia! (p. 116).
Estasi 126: Figurando unaccademia di Paradiso,
si deve imparare ad amare soltanto. La scuola nel Ta
bernacolo, il Maestro Ges, la dottrina da impararsi
sono la sua Carne e il suo Sangue. Me ne avvedo che a
me non hai dato ricchezze temporali n passibili; ma mi
hai dato la vera ricchezza, cio il nutrimento dellEuca
ristico Verbo. Che diverrei io, se alla Santa Ostia non
dedicassi tutte le mie tenerezze? Lo Spirito del Verbo

90

regnante nel fecondo seno del Genitore increato, si par


tir e verr a farmi gustare le sue tenerezze. Oh si! me
ne avvedo, Signore, che per farmi meritare in Cielo un
Paradiso, mi comunichi qui in terra (p. 148).
Credo che il florilegio sia sufficiente per farsi una idea
di quest'anima meravigliosa, in cui si manifesta in luci
e ombre il mistero di Cristo fatto di amore e di dolore:
Gemma assapora docile e felice l'uno e l'altro, consu
mando in breve la sua mirabile vita, alimentata e soste
nuta nelle incredibili sofferenze dal Pane Eucaristico.

III. I MIRACOLI EUCARISTICI

Le belle e tremende esperienze eucaristiche dei Mi


stici, che abbiamo passato in rassegna dal sec X III ai
nostri giorni, sono validi segni della misteriosa Realt
che si cela sotto i veli dellOstia Santa. Le testimonianze
riportate nel loro originale linguaggio, proprio dei sin
goli soggetti, sono essenzialmente soprannaturali, ma si
ripercuotono sensibilmente nella vita di ognuno, sullo
spirito e sul corpo.
Ma il Signore nel corso dei secoli ha voluto aggiun
gere a queste intime esperienze individuali, alcuni segni
prodigiosi sensibilmente manifesti a conferma della Real
t invisibile. Sono i cos detti miracoli eucaristici che
costellano qua e l la vita della Sposa di Cristo, che nel
Corpo e nel Sangue di Cristo ha la sorgente della sua vita
indefettibile.
I miracoli eucaristici accertati sono di varie forme:
Ostie sanguinanti come nel famoso miracolo di Bolsena
(1263), avvenuto piu volte anche altrove (Lanciano, Fer
rara, Firenze, Berlino...); Ostie prodigiosamente conser
vate come quelle di Siena (1730); Ostie luminose come
quelle di Torino (1453); Ostie irradianti limmagine di

93

Ges, come quelle di Ulmes (dioc. di Angers) (1668);


Ostie che guariscono i malati, come a Lourdes1.
Basta qui riassumere le vicende del miracolo di Boisena 12.
Nel 1263, quando il Papa Urbano IV dimorava a
Orvieto (e cera anche san Tommaso), un buon prete
tedesco si mise in viaggio per Roma, in preda a forti
dubbi sulla transustanziazione eucaristica. Giunto a Boisena, nella chiesetta di santa Cristina, si mise a celebrare
la santa Messa. Arrivato alla consacrazione vide lOstia
trasformarsi emettendo sangue, che scorreva fino a mac
chiare il corporale e anche la predella dellaltare. Il sacer
dote spaventato invoc aiuto. Accorsero altri sacerdoti
del luogo e profondamente colpiti dal fatto prodigioso
avvolsero lOstia nel corporale insanguinato. Portata a
conoscenza del papa la notizia del prodigio, egli ordin
che il corporale fosse trasferito a Orvieto, dove fu accol
to con commozione dal Sommo Pontefice e dal popolo.
Nello stesso anno 1264, risulta emanata da Urbano IV
la Bolla Transiturus , con cui si stabiliva la festa del
Corpus Domini. Nonostante qualche difficolt per il si
lenzio della Bolla sul miracolo di Bolsena, si pu ritenere
che il miracolo ha influito sulla istituzione della festa,
per cui san Tommaso fu incaricato di comporre luffi
ciatura.
Ma lautenticit del miracolo assicurata da molti
documenti e dallinsigne reliquia del Corporale che fu
sistemato, e sammira ancora oggi, in una cappella del
1 Vedi: A. Piolanti in Enciclopedia Cattolica, voi. V i li ,
1068, con ricca bibliografia.
2 Ci. B. Pecci in L'Eucaristia , a cura di A. Piolanti, Descle,
Roma 1957, pp. 1025 ss.

94

bellissimo Duomo d Orvieto, diventato degna cornice,


quasi prezioso scrigno, del prodigioso cimelio. bene
osservare che il Sangue trasudato dallOstia di Bolsena
non pu essere lo stesso Sangue di Ges glorioso, ma
ne miracoloso segno, a conferma della fede secolare
della Chiesa nel Sacramento eucaristico.
L altro miracolo che vogliamo ricordare, avvenne a
Siena nel 1730 e si protrae nei secoli fino ad o g gi3.
Il 14 agosto di quellanno, nella Chiesa di san Fran
cesco dei Conventuali di Siena avvenne un furto sacri
lego: fu asportata dal Ciborio una Pisside piena di Particole consacrate. Il giorno dopo, si ritrovarono le Particole, senza la Pisside, in unaltra Chiesa, in un cassetto
per le offerte attaccato a un genuflessorio. Il vescovo e
altre Autorit ecclesiastiche esaminarono le Particole, pa
ragonandole ad altre della Chiesa di san Francesco, e arri
varono alla conclusione che esse erano proprio le Particole rubate. Ma questo solo linizio del miracolo, se
pure cosi pu chiamarsi il ritrovamento. Il vero mira
colo comincia in seguito, quando si venne a constatare
che le Particole si conservavano intatte e incorrotte col
passare del tempo. Molte ricognizioni, anche a carattere
scientifico, furono fatte e da tutte e anche dalle pi re
centi risultata sempre certa lincorruzione delle Particole. Esse si conservano cos ancora oggi, dal 1730. Un
miracolo permanente, che dimostra lonnipotenza divina
e assicura la verit di fede nella presenza reale di Ges
sotto le specie eucaristiche. Siena giustamente orgo
gliosa di questo tesoro, che custodisce gelosamente.

3 Vedi: G. Odoardi, Il miracolo Eucaristico di Siena , in L Eu


caristia, a cura di A. Piolanti, gi cit., pp. 1035 ss.

95

Ma pi che da questi segni prodigiosi la nostra fede


confermata e fondata dalla Parola di Cristo. Nel bel
lissimo Inno Adoro te devote si legge: Credo quid quid
dixit Dei Filius Nibil hoc verbo Veritatis veriusl
Terminiamo cosi la rassegna storica per passare a un
discorso teologico sulla documentata esperienza mistica
del Mistero Eucaristico.

96

IV.

RIFLESSIONE
MISTICO

INTEGRALE

SUL

PROBLEMA

Dopo la breve rassegna delle testimonianze personali


di un buon gruppo di Mistici, opportuno completare
e approfondire le osservazioni introduttive dei primi
capitoli, con maggiore cognizione di causa.
Nonostante le testimonianze, i Teologi non sono d'ac
cordo sul concetto e sulla natura del fatto mistico e ne
discutono ancora l.
Si pu dire che il fenomeno mistico, inteso nel suo
significato fondamentale come rapporto della creatura
col suo Creatore, nasce con l'uomo. Fin dall'inizio l'uma
nit, come consta dalla preistoria, ha sentito e manife
stato in qualche modo la coscienza di una relazione con
la Divinit, che ha dato origine alle religioni e a una
forma di culto prima istintivo, poi riflesso, elevato via
via fino al fastigio della speculazione.
La storia delle religioni sta l a dimostrarlo. L uomo
naturalmente religioso e l'ateismo non ha mai dominato
il mondo n trova una seria giustificazione neppure oggi.
1
L opera dello Stolz, La Teologia della Mistica , gi citata,
un interessante esempio di discussione. Vedi pure: Dizionario
Enciclopedico di Spiritualit , alle voci: Mistica, Eucaristia.

97

Nella Bibbia si legge (Sap. 13, Salmo 13) che Puomo,


che non arriva a conoscere Dio attraverso le cose create,
stolto (pucret, cio veramente quasi per natura. E san
Paolo (Rom. 1) fa eco al Vecchio Testamento, affer
mando con energia la possibilit per Puomo di elevarsi
alla conoscenza di Dio per mezzo delle creature, che
sono un riflesso delle perfezioni invisibili di Dio. Per
tanto quelli che negano Dio o lo confondono con le
creature sono colpevoli, inescusabili.
L universo come un immenso libro in cui Puomo
ragionevole pu e sa vedere i segni dellOnnipotenza di
Dio e il balenio del suo volto. Di qui nasce la religione
naturale che si manifesta come tendenza al rapporto con
Dio. Attraverso il culto la vita umana diventa una teo
logia mistica spontanea, che si riscontra in tutte le reli
gioni. la prima freccia dello spirito umano verso lalto.
Ma c la Divina Rivelazione, raccolta nella Bibbia in
circa dieci secoli. La Rivelazione la Parola di Dio, a
cui Puomo chiamato a rispondere con la fede, che
umile adesione alla Verit accettata, senza discussione,
per lautorit infallibile di Dio che rivela.
Si costituisce cosi nelluomo unaltra linea di cogni
zione, che certa per lautorit divina, ma oscura, per
il suo contenuto pieno di misteri, che superano la capa
cit naturale della ragione. La fede un velato anticipo
della visione immediata di Dio, che il fine supremo
assegnato gratuitamente alluomo. La verit creduta non
per la sua intrinseca evidenza, ma per lautorit di Dio,
pur arricchendo lintelletto umano, lo mette in uno stato
inquieto , per il desiderio di vedere chiaramente la Verit
divina.
Con la fede Dio concede alluomo la grazia santifi
cante e le altre virt (speranza e carit) e i Doni dello

98

Spirito Santo. Questo ricco complesso eleva l uomo al


di sopra dello stato naturale e mette nel suo cuore il
germe della vita eterna. Qui comincia la scienza di Dio,
cio la Teologia, che riflette sulla Rivelazione e la espri
me in linguaggio umano come Verit (Domma) e come
Legge da osservare praticamente per meritare, con laiuto
della grazia, la vita eterna, cio il possesso di Dio per
sempre.
Il germe divino della grazia suscita il desiderio di
raggiungere Dio in se stesso, con lesercizio delle virt
infuse.
Di qui VAsceticay che impegno di osservare la
Legge per conseguire il fine supremo.
San Tommaso insiste costantemente su questa Teo
logia ascetica e morale, frutto di una sinergia: azione di
vina e azione subordinata delluomo, che in virt della
grazia infusa portato ad agire divinamente e tende alla
vita eterna. San Tommaso concepisce la Mistica come
potenziamento dellAscetica nella luce della fede, che
opera per mezzo della carit.
Mistica a carattere prevalentemente intellettuale, come
sar anche il suo termine, cio la Visione beatifica. Tut
tavia, il santo Dottore tanto nella vita presente quanto
nella vita futura, non manca di sottolineare la funzione
della volont e quindi dellAmore 2.
Ma pi calda, come gi dicemmo, la linea mistica
della Scuola Francescana (dispirazione agostiniana), che
2
P. Parente, Il primato dell*Amore e S. Tommaso dAquino,
in Teologia viva,, voi. II, pp. 341 ss., ed. Belardetti, Roma
1935. Testi di san Tommaso sul contatto con Dio: Somma Teo
logica, I, q. 43, a. 3; M I , q. 110, a. 4; II-II, q. 45, a. 2
(il resto nel mio articolo in Teologia viva).

99

riflette di pi la concezione patristica dei primi secoli.


In quel primo periodo, prevalentemente orientale, si con
cepiva, come gi notammo, tutta la vita soprannaturale
come una divinizzazione (9EO'jtou'ncng ) delluomo, chia
mato con la fede a un incontro personale e a una certa
assimilazione della Persona Divina, specialmente del Lo
gos (Verbo). Questa assimilazione sinaugura col Batte
simo, che secondo san Paolo (Rom. 6) ci fa morire con
Cristo al peccato e ci fa rinascere (neofito) a una vita
nuova, che viene poi alimentata dallEucaristia, nella
quale si realizza il possesso di tutto il Cristo, sostanzial
mente presente nellOstia. Ma questa specie di diviniz
zazione non avviene meccanicamente, ma richiede una
piena disponibilit e cooperazione con la fede vissuta e
con la grazia. La Mistica come contemplazione si sviluppa
sulla linea della preghiera meditata laboriosamente {ele
vatio mentis in Deum).
Ma la contemplazione non che un grado dellascen
sione mistica. L anima non si sazia della contemplazione
del Soggetto amato, ma aspira al pieno possesso del me
desimo; e il possesso si realizza per via dellamore, che
porta allunione vitale per cui lIo e il Tu fanno una
cosa sola. E qui comincia la vera mistica. Essa implica
una vera esperienza del Divino. Il senso della parola
esperienza va ben determinato.
Etimologicamente, esperienza deriva dal greco itetpa
(dalla radice itep = trapassare) e significa penetrare e
saggiare qualche cosa in modo da conoscerla quasi toc
cando con mano (cf. il latino experior).
Nel campo scientifico la parola TOipa assume il si
gnificato di cosa tangibile, oggetto dei sensi: di qui lem
pirismo dei Positivisti (contrari alla metafisica!).
Ma nel campo religioso il termine esperienza si re

100

stringe al senso di un rapporto con Dio per via di una


conoscenza quasi istintiva (il senso del divino) o meglio
una specie di sensazione spirituale della presenza e dell
azione di Dio. Abbiamo ascoltato i mistici che parlano
di questa sensazione misteriosa, ma non sanno spiegarla.
Un contatto con Dio, specialmente con Ges Cristo, di
carattere personale (Tu a Tu).
San Bonaventura preferisce la via dellamore, men
tre san Tommaso sta pi volentieri sulla via della con
templazione: i due grandi geni del pensiero cristiano non
si oppongono, ma si integrano a vicenda. Tuttavia, la
rassegna dei Mistici appena abbozzata qui sopra dimo
stra la prevalenza dellamore.
Per questo, si nota costantemente in essi l attrattiva
verso l Eucaristia. In base alla loro testimonianza, pos
siamo dire che lEucaristia un tramite efficacissimo, indi
spensabile per le pi alte ascensioni mistiche.
Dicemmo gi che san Bonaventura un autorevole
promotore di questa corrente non solo per quel che dice
lui stesso, ma anche per un opuscolo che dopo la sua
morte si aggiunse alle sue opere e vi rimase fino ai
nostri tempi. lopuscolo del francescano Rodolfo (Raul)
di Biberach, De septem itineribus acternitatis, di cui ab
biamo gi fatto cenno. uno scritto interessante (degno
di essere attribuito a san Bonaventura), che tratta con
molta vivacit dellefficacia dellEucaristia per l esperien
za mistica. Egli vede nellEucaristia Cristo come Sa
pienza panificata . L anima che si accosta alla santa Co
munione mangia il Corpo di Cristo e sincorpora con
Lui, gustandone la dolcezza. Attraverso lesperienza della
Carne di Cristo, lanima arriva a un contatto sperimentale
con la Divinit. Tutti i sensi dellanima sono eccitati dal

101

lEucaristia e concorrono alla percezione viva di Cristo,


ma l abbraccio estatico di Lui si raggiunge attraverso il
senso spirituale del tatto e piu ancora del gusto interiore
tra le fiamme dell'amore3.
L'opuscolo ha il suo valore specifico, aumentato dal
nome di san Bonaventura e perci ha esercitato molto
influsso non solo sulla Scuola Francescana, ma anche
sui Carmelitani. Uno di questi ultimi, il Ven. Tommaso
di Ges (menzionato nella nostra rassegna dei Mistici),
scrisse nel Seicento lopera De contemplatione divina
(Colonia 1684), in cui Tommaso segue e sviluppa il
Biberach, superandolo per ampiezza e precisione.
Rimandiamo alle sue parole gi accennate.
In conclusione, la Mistica eucaristica non si spiega
adeguatamente nellambito della Teologia e dellAscetica
ordinaria; essa lapice della vita spirituale terrena e
sintetizza il complesso teoretico e pratico dei problemi
del rapporto dellanima con Dio, perch contiene in s,
vero e operante, Ges Cristo, in cui Dio, come dice
san Paolo, ha voluto ricapitolare (dvaxecpaXauI)o,ao*Tai)
(Ef. 1, 10) tutta la realt creata e tutto il mondo sopran
naturale.
Il senso acuto dei Mistici ha colto in pieno questa
centralit di Cristo, che rende possibile laccesso al Padre
celeste. Valga a chiarire il concetto questa immagine.
Il rapporto dinamico tra luomo e Dio simile a una
spirale che inizia nella coscienza delluomo allo stato natu
rale, si accentua con lelevazione delluomo allo stato di
grazia in Cristo, si ravviva e si rafforza nella sfera del
Corpo mistico, si dirige verso lEucaristia, centro di tutta
3 Vedi: Longpr E., VEucharistie et Vuntori mistique.

102

I.i vitalit soprannaturale di esso (Chiesa) e a contatto con


( >isto Ostia sfreccia fino al contatto quasi sperimentale
del Dio Uno-Trino. In questo slancio prevale l'azione di
Dio, l'anima quasi passiva, o meglio disponibile.
Riportiamo volentieri questa bella pagina dello Stolz
(op. cit.9 p. 55).
La grazia mistica corona la grazia sacramentale,
clic per s non appartiene all'ordine sperimentale: invece
di questa vita sacramentale soprannaturale, possiamo
avere l'esperienza solo per mezzo della vita mistica. Ci
porta gi a uno schiarimento sulla natura dell'esperienza
mistica. Essendo essenzialmente coronamento della grazia
sacramentale, essa deve appartenere a questa esperienza
escatologica verso la quale diretto ogni nostro stato
<li grazia conferito nel Sacramento. Ci che ora invi
sibile e velato nell'ordine sacramentale, nel tempo finale
apparir manifesto e potr essere sperimentato. La mi
si ica anticipa dunque questa esperienza escatologica. Essa
c una partecipazione alle esperienze paradisiache ed esca
tologiche, e risponde cosi al concetto cristiano e completo
delluomo; l'uomo in questo mondo un pellegrino che
(spulso dal paradiso di Adamo, ritrova nel Cristo la via
del ritorno verso la patria riaperta, ove l'attendono doni
molto pi deliziosi di quelli che ha perduto per il pec
cato di Adamo.
L'esperienza mistica gli d gi sulla terra un anti
cipo della gioia del paradiso del secondo Adamo, il
( -risto .
Alla luce di queste idee, si spiega come la vita mi
tica comincia con una cooperazione dell'uomo con Dio,
li cui sente la sete, si rafforza con l'esercizio delle virt
(Ascetica), respira e vola verso l'alto con la preghiera

103

(<contemplazione) e, unendosi a Cristo eucaristico, rag


giunge il contatto misterioso con Dio; contatto che i
Mistici, come abbiamo visto, gustano fino alla follia, ma
non sanno esprimere con linguaggio umano e attribui
scono tutto a Dio, che li rapisce. santa Gemma che
ce lo dice:
Vedo Ges, non con gli occhi del corpo, ma lo
conosco distintamente, perch mi fa cadere in un dolce
abbandono, e in questo abbandono riconosco Lui; la sua
voce mi si fa sentire si forte, che pi volte ho detto che
mi ferisce pi la voce di Ges che una spada a molti
tagli, tanto mi penetra fino allanima; le sue parole sono
parole di vita eterna. Quando vedo Ges e lo sento, non
mi sembra di vedere n bellezza di corpo, n figura, n un
suono dolce n un canto soave; ma quando odo e sento
Ges, vedo (ma non mai con gli occhi) una luce, un bene
immenso, una luce infinita, che da nessun occhio mor
tale pu essere veduta; una voce che nessuno pu udirla:
non voce articolata, ma pi forte e si fa pi sentire
al mio spirito, che se avessi parole pronunciate. Mi sento
come fuor di me, non distinguo dove mi trovi, se sia
fuori dei sensi oppure... in una pace, in una tranquilllit,
che mai ho provato. Mi sento come attrarre da una forza,
ma non una forza fatta con fatica, una forza dolce.
Quando poi mi trovo nella pienezza della dolcezza che
sento di possedere Ges, dimentico affatto se sia nel
mondo: sento che la mente piena, non ha che deside
rare; il cuore non cerca pi nulla, perch ha con s un
bene immenso, un bene infinito, che a nessuno pu asso
migliarsi, un bene senza misura, senza difetto: ed Ges
che mi riempie. N prima n dopo mi viene poi fatto
volontariamente di cercare e desiderare alcuna cosa, per

104

che troppa la dolcezza che Ges nella sua infinita bont


e carit mi fa gustare. Non sempre per amor di dol
cezza; alle volte sono cosi compresa da un forte dolore
dei miei peccati, che mi sembra ne abbia a morire
{Scritti vari, p. 287, volume pubblicato dalla Postula
zione, gi citato sopra).
In conclusione, questi Mistici ci rivelano un fatto
prodigioso, che si potrebbe definire la presenza speri
mentata di Dio personale nellanima mistica, che diventa
il campo della sua azione divina e ne prende coscienza
non solo attraverso le sue facolt ordinarie (intelletto e
volont), ma anche e soprattutto con senso analogo alla
sfera sensitiva (tatto, gusto...), ma ineffabilmente supe
riore ad essa, perch proprio dello spirito umano per
meato della vita divina.
Ci sarebbe da approfondire questo fenomeno mera
viglioso con una penetrante riflessione sulla presenza ope
rante di Dio a cominciare dai tre regni della natura fino
alluomo nello stato naturale e soprannaturale.

105

V. VALUTAZIONE CRITICA DEI FATTI MISTICI

1) Fenomenologia mistica
La nostra breve rassegna di personaggi mistici nella
Chiesa ci presenta una serie di fenomeni che sogliono
accompagnare la vita mistica: estasi e rapimenti, che
sembrano distaccare Panima dal corpo e dai suoi sensi;
segni dolorosi come le stimmate, visioni immaginarie o
sensazioni misteriose, o fortemente dolenti o ineffabil
mente dolci; presentimenti e profezie, come la predizione
del giorno della morte ecc. ecc. Una copiosa fenomeno
logia mistica, che stata ed ancora oggetto di profondi
studi, estesi anche fuori del campo cristiano. Si sa che i
fenomeni psicofisici straordinari si rilevano fin dagli al
bori della civilt: si pensi alla magia e alle stregonerie
dei popoli primitivi (che fanno qua e l capolino anche
nel quadro della civilt moderna). Si pensi al Fachirismo
orientale, allo Spiritismo tanto diffuso un po dappertutto.
La Patologia psicofisica mette in evidenza strani feno
meni di ipnotismo, di telepatia, di chiaroveggenza, di iste
rismo e di epilessia... Si aggiungano le ossessioni diabo
liche (cf. il Vangelo), oggi non del tutto scomparse.

107

Spetta ai Medici psichiatrici e agli studiosi di psi


cologia sperimentale, indagare, classificare, analizzare.
Molto fanno anche gli Psicanalisti che, seguendo le teorie
di Freud, cercano di scrutare e di spiegare i complessi
fenomeni della psiche umana, che si svolgono dalle oscu
rit della subcoscienza fino alla luce della coscienza chiara.
Il Filosofo e il Teologo possono e devono tener
conto di siffatti studi, sceverando gli autori seri e onesti
dai lestofanti della scienza. Ma tutta la materia va trat
tata con molta cautela, come la questione dei miracoli.
La Chiesa ha dato sempre esempio di massima prudenza,
non facile a credere, non corriva a condannare. Essa ha
sempre rigettato il trucco e il fanatismo venale, come
durante il Medioevo contro la magia e le stregonerie,
trattate con severit. Ma essa condanna anche la preven
zione settaria e lavversione aprioristica a ogni fenomeno
che va oltre il livello della semplice natura. La Chiesa
vive del soprannaturale vero, che va dal miracolo allesta
si dei contemplativi, alle apparizioni di Nostro Signore,
della SS. Vergine e dei santi (Lourdes, Fatima...).
C una Sacra Congregazione, quella per le Cause
dei Santi, che esamina e studia con rigore scientifico i
fenomeni preter o supernaturali, servendosi di
commissioni specializzate in medicina e psicologia.
Non qui il luogo di discutere a fondo il problema,
ma ci limitiamo a poche osservazioni 1.
1)
Si tenga presente che il fenomeno mistico non
la mistica, che essenzialmente costituita da un contatto
misterioso dellanima con Dio, che sfugge a qualsiasi in
1 Cf. I. Rodriguez, in Diz. Enciclopedico di Spiritualit , Ed.
Studium, Roma, voce Mistici fenomeni , pp. 1224 s.

108

dagine empirica. Il fenomeno accompagna spesso l'esperienza mistica, ma non la costituisce. Pertanto il feno
meno pu verificarsi anche l dove non c' vera e genuina
mistica, per esempio nelle religioni naturali o nel campo
dello spiritismo. Ma in questi casi i fenomeni straordi
nari sono effetto di sforzi umani, di manovre artificiose.
Un Bramino indiano, per cadere in trance religiosa, pas
sa delle ore intere a fissare violentemente gli occhi sulla
punta del proprio naso. noto il complicato apparato
delle sedute spiritiche col medium. I fenomeni dei no
stri mistici invece sono subiti dal soggetto come un'azio
ne che viene dall'alto.
2) Il fenomeno psichico patologico incide sinistramente sul soggetto, determinando nel suo spirito e an
che nel corpo uno squilibrio, specialmente se ripetuto.
I fenomeni della nostra mistica cristiana invece arric
chiscono lo spirito e se affliggono il corpo, l'afflizione si
trasforma in gioia, che risolve la malattia in guarigione.
3) Gli effetti dei fenomeni pseudo-mistici sono ge
neralmente disastrosi per l'intelligenza e per la volont,
per la cultura e per la moralit, deformando spesso la
personalit. Niente di tutto questo nei nostri Mistici,
che uniscono all'esperienza mistica, spesso dolorosa, una
vita attiva, feconda di bene individuale e sociale, degna
di persone che fanno la storia (si pensi a santa Caterina
da Siena e a santa Teresa d'Avila).
4) La Psicoanalisi di moda, bene studiata, rivela un
movimento psicologico dal basso in alto, senza meta de
terminata; i fenomeni della Mistica cristiana invece ri
velano un'azione divina dall'alto in basso. L'anima si apre
e si fa disponibile all'azione divina, ma vi predomina

109

una sublime passivit, accompagnata da coscienza e da


amoroso desiderio. Per tutti i Mistici nostri possiamo
ripetere quello che san Paolo dice di s sulla via di
Damasco: Dio mi gherm.
5)
Dalla Mistica cristiana esula sempre ogni osten
tazione e ogni parata teatrale, cose che accadono nei
pseudo-mistici. Parimenti, la fenomenologia della Misti
ca genuina, come abbiamo visto, non ha nulla a che fare
con lo schema morboso degli psicopatici, anche se il sog
getto esplode in gesti ed espressioni da folle: non si
tratta mai di pazzia, ma di follia di amore divino, sor
retto sempre dalla luce e dalla forza proprie del Dono
della Sapienza. Gli scritti dei nostri Mistici non sono
roba da manicomio, ma sono un patrimonio ricchissimo
di saporosa dottrina e di preziosa esperienza divinoumana.
Santa Teresina, il piccolo fiore del Carmelo, in pochi
anni di vita mistica, ha inondato il mondo di un profu
mo di Cielo, in cui lumano non soppresso o soffocato,
ma divinizzato2.
2 Non c da stupirsi se una certa pseudo-scienza tenti di alte
rare e deformare i fenomeni della nostra mistica, riducendoli a
casi di Patologia psichica. Rincresce fare qui il nome di un pro
fessore dellUniversit Cattolica, Leonardo Ancona, che nel 1966
pubblic un articolo dal titolo: Santa Maria Maddalena de} Pazzi
cdla luce della Psicologia (Riv. Carmelus , 13, 1966, pp. 3-20),
osando catalogare la Santa, canonizzata dalla Chiesa, nella cate
goria dei malati psicopatici, epilettici, isterici... Strano e audace
giudizio smentito dalla biografa e dagli scritti luminosi della
Santa (ne abbiamo citato qualche saggio). Una tale evidente stor
tura si confuta da s. Ma il dott. Ennio Innocenti, in uno scritto
dal titolo: Che cosa la Psiche (Udine 1978), da buon cristiano
110

2) Tematica della Mistica


Negli scritti dei Mistici qui sopra riportati abbiamo
potuto rilevare che ogni mistico ha il suo proprio aspetto
e direi quasi la sua tonalit, che va da una calma serena
a unagitazione vivace, a volte tragica ed esplosiva.
Nella variet delle forme per possibile cogliere
alcuni temi comuni.
In realt il quadro complesso dei nostri Mistici pre
senta quasi per ognuno di essi questi dati di carattere
dinamico:
a)
il senso e il desiderio dellannientamento di s con
Cristo e in Cristo. Tutti gridano il proprio nulla da
vanti alla Maest di Dio e protestano la propria inde
gnit di fronte agli straordinari doni e carismi celesti;
piangono vedendosi oggetto della divina predilezione.
Questo vivo senso del proprio nulla richiama e manife
sta la Kenosi del Verbo, che, secondo san Paolo (Fil. 2),
si annienta nellTncarnazione assumendo la povera natu
ra nostra, che fa da velo alla sua Divinit e lo fa appa
rire finito, debole, passibile, temporale, Lui che lInfi
nito, lOnnipotente, lEterno Impassibile.
Lezione fondamentale: lumilt, che la base della
perfezione cristiana. L umilt del Verbo Incarnato sir
radia su tutta la sua vita terrena, da Betlemme a Nae da serio scienziato, ha dimostrato con severa critica la falsit
di metodo del prof. Ancona.
Quanto alla Psicoanalisi, di cui si servono certi autori per get
tare ombre sulla Mistica cristiana e i suoi fenomeni, la Chiesa
ha rinnovato la sua diffidenza per bocca del papa Paolo VI in
occasione della beatificazione di Giulia Billiart (22 giugno 1966)
e del Dottorato di santa Teresa.
I li

zareth, al Calvario, in maniera totalitaria al Cenacolo,


dove istitu la SS. Eucaristia, che nasconde non solo la
Divinit, ma anche la sua Umanit, rimanendo visibili
soltanto le sacre Specie del Pane e del Vino, che na
scondono tutto il Cristo in Corpo, Sangue, Anima e
Divinit.
Canta san Tommaso:
Adoro Te devote latens Deitas,
quae sub his figuris vere latitas.
In Cruce latebat sola Deitas,
at hic latet simul et humanitas.

la prima tappa della Mistica: la discesa. Tappa ob


bligata per salire.
b)
Il senso del dolore nel sacrificio totale di s. Qui
il riflesso del mistero della Croce, passione di Paolo
e di tutti i veri amanti di Cristo. Abbiamo visto come
Ges stigmatizza nello spirito e nel corpo i Mistici, im
primendo in essi i segni della sua Passione, anche sen
sibilmente (povera Gemma! e prima ancora san Fran
cesco d'Assisi, il crocifisso di Ges; e fin dallinizio san
Paolo che gridava felice: Sono confitto con Cristo alla
Croce! ). Certa teologia modernista va gridando invece
che bisogna esaltare non il Cristo Crocifisso, ma il Cristo
Risorto (pasquale), a cui bisogna attaccarsi, saltando a
pi pari il triste Venerd Santo, come se Cristo non
avesse anticipato e racchiuso tutta la tragedia della sua
Passione e della sua Morte nella SS. Eucaristia, Sacrifi
cio-Sacramento, la sera del Gioved Santo nel Cenacolo.
Questi allegri Pasqualini dovrebbero leggere meglio
san Paolo Apostolo e ricordare che santa Caterina da

112

Siena, come abbiamo visto, nel suo Dialogo presenta il


Crocifisso come un Ponte o una scala che bisogna salire
amorosamente per arrivare al Cielo. A lei, fanno eco
san Giovanni della Croce e san Paolo della Croce e tutti
i santi, non esclusa santa Teresina del Bambino Ges,
che a questo suo nome aggiungeva: e del Volto Santo ,
il Volto sanguinante e coronato di spine!
Il meraviglioso paradosso del Cristianesimo sta nel
gustare il dolore fino alla gioia. I Mistici lo sanno bene
e lo hanno sperimentato tutti.
La grande santa Teresa gett un grido che risuona
nei secoli come una follia: O patire o morire !
E c da sottolineare che queste Anime non si con
tentano del dolore fisico che flagella il corpo; esse vanno
pi a fondo, fino alle radici dello spirito, per gustare con
Ges il dolore pi tremendo, che il senso dellabban
dono di Dio: Dio mio, Dio mio, perch mi hai abban
donato? .
Ne abbiamo letto la testimonianza lacerante nelle pa
gine superiori. Dolore tanto pi cocente quanto pi vivo
e pi profondo il desiderio di unione con Dio. La di
vina Pedagogia mistica porta le anime al fastigio dellu
nione per la via oscura e lancinante del dolore. Oportuit
Christum pati et ita intrare in gloriam suam. Ed ecco
laltro tema connesso:
c)
La sete ardente di unione, di immedesimazione (la
xoLvwvta di san Paolo e di san Giovanni). Questo pen
siero, come gi vedemmo, si traduce nel delicato con
cetto delle mistiche nozze ; ma la sua realt trascen
dente va oltre, pi in l dellunione nuziale, che ne
una pallida immagine. Abbiamo letto frasi sconcertanti:
Io sono Te, Tu sei me; voglio immergermi in Te, di

113

ventare Te; prenditi il mio cuore e dammi il tuo (si


ricordi santa Margherita Alacoque e santa Veronica Giu
liani); vorrei che nel mio cuore non si trovasse piu il
mio io, ma soltanto Tu... .
Questa brama di unione si realizza nell'Eucaristia,
dove, a differenza della nutrizione comune, non chi
mangia che assimila il cibo, ma il cibo che assimila chi
mangia. Si attinge l'idea e la realt di una divinizzazio
ne: si diventa Cristo mangiando Cristo! Il dolore si fa
Amore e l'Amore diventa non solo mutua immanenza,
come dice il Vangelo (Gv. 6), ma misteriosa identifica
zione di due persone.
d) Darsi per la salvezza degli altri. Ma l'amore dar
si per gli altri e i Mistici fusi con Cristo ne dividono la
brama di dar la vita per la salute del mondo. Cosa sin
golare! La Mistica parrebbe separazione totale dal mon
do, chiusura, estasi e rapimento in Dio; eppure essa d
all'anima un potente impulso a consumarsi per la con
versione dei peccatori, per le sorti della Chiesa, per le
missioni... Ripensiamo alle fervide espressioni di santa
Gemma e di santa Teresina di Lisieux, che Pio X I ha
proclamato Patrona delle Missioni. Essa che sfiorita
solitaria allombra del chiostro. In santa Margherita Ala
coque questo sentimento si traduce in desiderio di espia
zione e di riparazione verso il Cuore di Ges per la con
versione dei peccatori.
e) Finalmente, c il tema proprio Adi*estasi, che
equivale ad uscire misteriosamente fuori di s, per virt
di Dio, ed entrare talmente nella sfera del divino, da per
dere quasi la coscienza della propria personalit o meglio
da vederla immedesimata con Dio in Cristo. la vetta
114

della Mistica, dove Panima estasiata vede, tocca, assi


mila il divino senza sapere come e senza poter esprimere
e spiegare ci che sperimenta. Nella II Lett. ai Corinti,
san Paolo parla della sua esperienza mistica:
Se proprio devo gloriarmi, pur non essendo oppor
tuno, vengo alle visioni e alle rivelazioni del Signore.
Io so che un uomo in Cristo, quattordici anni fa, sia in
corpo non so, sia fuori del corpo non so, Dio lo sa,
stato rapito fino al terzo cielo. E so che questuomo, sia
in corpo non so, sia fuori del corpo non so, lo sa Dio,
stato rapito in Paradiso; e l ha udito parole arcane che
non lecito alluomo di esprimere .
San Tommaso commenta questa esperienza di san
Paolo nella Somma Teologica, II-II, q. 175, e dice che
nel caso si tratta di un ratto da parte di Dio, che rapisce
con una certa amorosa violenza lanima dalla sfera sen
sitiva e la eleva alla visione diretta di Dio. Elevazione
intellettiva, nella quale per entra la volont che tende
al Sommo Bene. Ma tutto si realizza nelle facolt del
l uomo non per loro virt, ma per azione diretta di Dio
stesso.
La bella avventura di san Paolo, dimostra la possi
bilit della visione beatifica nelluomo ancora pellegrino
sulla terra, per virt di Dio e dimostra anche il carat
tere ineffabile di tale visione. un saggio di Paradiso.
Unione dellanima con Dio per via di intuizione intel
lettiva, ma animata e dinamizzata dalla forza dellamore,
che resta per tutta leternit, mentre sulla soglia del Pa
radiso cadranno la fede e la speranza (2 Cor. 13).
La visione beatifica pur trascendendo tutto lordine
naturale, tuttavia possibile per virt divina su questa
terra, in modo passeggero.

115

A prescindere dai fenomeni straordinari, lessenza


della vita mistica lunione personale con Dio Uno-Trino
per mezzo di Cristo, il quale ha detto: Come il Padre
ha mandato me ed Io vivo per Lui, cosi chi mangia di
me vivr per me (Gv. 6). E ancora: Chi vede me,
vede anche il Padre... perch Io e il Padre siamo una
cosa so la (Gv. 12, 45; 10, 30).
Abbiamo visto come i Mistici parlano spesso della
Trinit nelle loro elevazioni; si deve dire dunque che la
vera mistica sempre trinitaria, cio relazione vitale,
anzi partecipazione con le tre Persone3.
Ma non potendo la creatura elevarsi da s a tanta
sublimit, ecco Cristo, Persona Divina fatta Uomo, e
quindi tramite di unione con tutta la Trinit. Pertanto
la creatura umana viene innestata nel Corpo Mistico di
Cristo col Battesimo e linnesto viene perfezionato e ma
turato con la SS. Eucaristia. In questo Sacramento si
opera l unione vitale col Verbo e per esso col Padre e
con lo Spirito Santo. Tutto si attua ordinariamente per
via sacramentale come una realizzazione ontologica so
prannaturale. Ma resta quasi inutile se luomo non ne
prende coscienza meditando, pregando, facendo opere di
piet e di carit. Si ha cosi la vita cristiana comune. La
vita mistica in senso proprio richiede l 'esperienza del
lunione con Cristo e questa dono di Dio, che suppone
la disponibilit delluomo.
Dalla rassegna delle testimonianze possiamo conclu
dere che la vita mistica trinitaria ed eucaristica insieme.
Da queste osservazioni si pu concludere anche liden-

* Stolz, Teologia della Mistica , cit., p. 218.

116

tit inconfondibile della Mistica cristiana di fronte a certi


fenomeni mistici di altre religioni.
A voler parlare con propriet, bisogna dire che una
vera Mistica impossibile in altre religioni, in cui, per
difetto di rivelazione, manca un concetto vero di Dio e
se ne ha soltanto un concetto vago e astratto. Il Dio dei
cristiani invece si rivelato in persona e cosi possibile
una esperienza personale, come si richiede per una vera
e propria Mistica.

117

VI. CONTEMPLAZIONE FINALE

Ecco laltare e sullaltare lOstia e il Calice: il Pane


e il Vino invisibilmente convertiti nel Corpo e nel San
gue di Ges Cristo, che in tal modo si fa realmente pre
sente sotto i nostri occhi, anche con lAnima e la Divi
nit inscindibili dal Corpo e dal Sangue.
Nel mondo e in tutta la sua storia non c cosa piu
grande e pi prodigiosa dellEucaristia. Stupenda gran
dezza legata al pane e al vino, che sono le cose pi umili
e pi semplici della terra.
Pensare: la vicenda del chicco di grano e del chicco
d uva nella vita comune delluomo.
Il chicco di grano: dalla rude mano del seminatore
alla zolla della terra ben solcata dallaratro. Sepolto come
un morto, si squarcia per lazione degli umori del sotto
suolo. Attesa paziente del seminatore, che spia con loc
chio pieno di speranza. Un bel giorno, egli vede il primo
miracolo: un verde germoglio spunta dal chicco squar
ciato e guadagna lentamente ma tenacemente il cielo.
Ecco il gambo ricco di lunghe foglie, ecco la spiga ricca
di decine di chicchi, che succhiano il latte della madre
terra e la luce dorata del sole. Avanti, la messe ondeggia
119

come il mare alla brezza! Ma lingorda falce taglia i ma


nipoli che vanno sullaia, dove li aspetta la flagellazione
della trebbia. I covoni si squartano e le spighe infrante
piovono i chicchi come lacrime brillanti (di gioia o di
dolore?). Un mucchio confuso. Ma ecco il vaglio che al
soffio del vento separa dalla paglia i chicchi ridenti, che
vanno al granaio come a un letto di riposo. Per il ri
poso non dura: i poveri chicchi passano al mulino, dove
le macine crudeli li riducono in polvere. Ma la polvere
candida farina, gioia della buona massaia, che ne riempie
la madia e la impasta con lacqua e la dinamizza col lie
vito. Ancora un tormento! La pasta va al forno, alla
fiamma che la arrosola in belle pagnotte di pane saporito,
fiore della mensa, gioia dei bimbi e dei vecchi.
Itinerario mirabile di letizia e di dolore, di morte e
di vita. Non dissimile quello del chicco d uva; sboccia a
grappoli dalla chioma verde della vite, passa per il fran
toio, entra e fermenta nella botte, e finalmente sprizza
in vino che allieta i cuori e la mensa.
Ges aveva parlato pi volte del grano e delluva,
della spiga e del grappolo, perch pensava alla grande
invenzione di amore, allEucaristia, in cui il pane sarebbe
diventato il suo Corpo e il vino il suo Sangue per il Con
vito delle anime pure. Le vicende del grano e delluva
si prestano bene a raffigurare la vita di Ges fatta di do
lore e di gioia, da Betlemme al Calvario, e soprattutto
damore quando, nel Cenacolo, Egli si fa Pane di vita e
Bevanda di salvezza per tutti.
Ecco l Ostia Santa, che viene dal chicco di frumento;
ecco il Calice di vino, che viene dal grappolo d uva. Ma
luna e l altro, convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue,

120

che sanno la Croce, diventano fermento di vita eterna


per le nostre anime e per la nostra povera carne.
Un idillio-tragedia, che avvolge in s Dio, Uomo,
mondo, presente, passato e futuro. Il Verbo discende dal
Cielo nel seno di Maria Vergine, dove, per opera dello
Spirito Santo, si riveste della nostra carne e poi viene
alla luce come un germoglio che cresce e si fa spiga, si
fa grappolo, connubio umano-divino, oggetto di ammi
razione e di amore, ma anche di odio e di persecuzione:
aia e frantoio polverizzano e squarciano. il male che
trionfa? No. PAmore che soffre per farsi cibo e be
vanda di vita. Ecco PEucaristia.
L itinerario di Cristo segna per tutti la via della
salvezza.
Allalba della Chiesa, un grande Martire orientale,
Ignazio di Antiochia, viene trascinato a Roma e condan
nato dallinsipienza del mondo ad essere divorato dalle
bestie... Di fronte a tanta brutalit, Ignazio, immagine
viva di Cristo avviato al Calvario, grida in faccia ai car
nefici: Io sono il Frumento di Cristo! Voglio essere
macinato dai denti delle belve per diventare pane puro .
La sua voce e il suo sangue aprono lalbo dei Martiri,
Testimoni di Cristo, Martire della Verit e dellAmore.
Questi eroici Testimoni si nutrivano avidamente di
Ges nascosto sotto i veli dellOstia Santa, Pane dei puri
e dei forti.
L itinerario eucaristico non solo individuale, ma
eminentemente sociale, comunitario. Basta pensare che
il Sacramento del Corpo e del Sangue di Ges alimenta,
secondo la Teologia e lesperienza, il Corpo Mistico che
la Chiesa.
San Tommaso, come abbiamo gi detto, pone al

121

centro e allapice dei Sacramenti lEucaristia; aggiunge


che i Sacramenti sono come una ramificazione della Sa
crosanta Umanit di Cristo, la quale strumento con
giunto del Verbo che attraverso di essa effonde la grazia
redentrice. Ogni Sacramento partecipa di questa strumentalit, ma pi di tutti ne partecipa lEucaristia che con
tiene in s lAutore della grazia. Pertanto, essa il cuore
pulsante del Corpo Mistico, cio della Chiesa, che Cri
sto stesso operante per la salute del genere umano.
Di qui la profonda unit del Popolo di Dio, di tutti
e singoli i fedeli, che son chiamati a realizzare in se stessi
il Mistero di Cristo. L Eucaristia realizza misticamente
nei singoli fedeli lIncarnazione del Verbo, come connu
bio armonico dellumano col divino, e la sua Passione,
Morte e Risurrezione: Chi mangia la mia Carne e beve
il mio Sangue rimane in me ed io in lui (Gv. 6, 56).
San Paolo (Col. 1, 24) dice che completa in s ci
che manca alla Passione di Cristo nel suo Corpo che
la Chiesa. E altrove (Rom. 6), parla della comunione
battesimale con Cristo nella sua morte e nella sua Ri
surrezione, vita novella che si ciba di un solo Pane, in
modo da poter affermare che nellanima cristiana, come
la sua, non lindividuo che vive, ma Cristo che vive
in lui (Gal. 2, 20).
San Giovanni riferisce le parole di Cristo: Chi man
gia la mia Carne e beve il mio Sangue, ha in s la vita
eterna ed io lo risusciter nellultimo giorno (Gv. 6, 54).
NellEucaristia dunque c tutta la vita soprannatu
rale dellindividuo che crede e della Chiesa che lo guida.
L influsso vitale eucaristico si estende escatologicamente
sino alla fine del mondo.
Cristo cosi coinvolge tutta lumanit nel fremito del

122

suo Amore, che si fa Dolore per la Risurrezione e la Vita


di tutti, determinando l'unione degli uomini con Dio e
l'unione e la pace degli uomini tra di loro. C' nell'Euca
ristia una linea verticale che ripete nell'uomo la Re
nosi , l'annientamento del Verbo e la tragedia della sua
Croce; e c' una linea orizzontale che si estende a tutti
gli uomini per attrarli a Cristo.
Abbiamo visto come le anime eucaristiche non cono
scono egoismo, ma s'immergono in Cristo per comuni
carne l'Amore e la forza redentrice a tutti gli uomini.
L'Ostia dunque nella sua piccola orbita racchiude
l'universo visibile e invisibile, l'umano e il divino, il
tempo e l'eternit.
C' nell'Ostia il Verbo eterno con la sua Umanit e
in forza della circuminsessione trinitaria, ci sono anche il
Padre e lo Spirito Santo.
C' nellOstia la Chiesa con tutte le sue ricchezze spi
rituali, c il Vangelo e la sua continuazione nei secoli.
C come nel Sole (cf. santa Caterina da Siena) la
luce (Verit) e la fiamma che riscalda (Amore) e che
rosseggia (Sangue-Dolore).
C' nellOstia Maria Vergine che ha rivestito il Verbo
di quella Carne, che ha dato al Verbo la possibilit di
soffrire e di farsi mangiare come Pane Eucaristico. Il
Pane della Mamma!
C', finalmente, nellOstia Santa anche la realt co
smica: il pane e il vino, sia pure solo nelle specie, sono
li, oggetto dei nostri sensi e sostegno e velo del Verbo
creatore dell'universo, che, come dice san Paolo (Rom. 8,
22), era stato inquinato dalla colpa del primo uomo,
Adamo, e gemeva dolorosamente finch non fu purificato
dal fremito della Risurrezione di Cristo.
123

Tutto c nellOstia eccetto il peccato, che non pu


contaminarla con la sua presenza, ma che anzi elimi
nato e vinto dalla forza redentrice di Cristo Crocifisso
e Risorto.
Tra cielo e terra, notte e giorno in ogni regione, sin
nalza, secondo la profezia di Malachia (Mal. 1, 11), la
bianca Ostia, che nella sua piccola orbita racchiude il
finito e lInfinito e riecheggia silenziosamente la voce
materna del Padre celeste, che chiama, chiama con ansia
la sua creatura prediletta, leterno figliuol prodigo, che
sciupa la sua vita tra le ghiande, con la fame nostalgica
del Pane bianco della mensa paterna.
Il figliuol prodigo ritorn alla casa del Padre e del
Pane bianco. Molti altri, anche piu prodighi di lui, non
sono ritornati e si son perduti deliberatamente. Ges
Salvatore lo aveva detto e lo ripete: Chi non con
me contro di me; ma chi non raccoglie con me disper
de (Le. 11, 23).
Io sono la luce del mondo , aveva detto e dice
ancora Ges (Gv. 8, 12); ma gli uomini hanno amato
pi le tenebre che la lu ce (Gv. 8, 19). Mistero!
SantAgostino fa del mondo due citt: la citt di Dio
e la citt di Satana, in perpetuo contrasto tra loro. Le due
citt, dice il grande Dottore, sono frutto dellamore: af
fermazione sconcertante, ma profondamente vera. Ecco
la spiegazione data dallo stesso santAgostino: Due amo
ri hanno fatto due citt: l amore di Dio fino al disprezzo
di se stesso ha fatto la citt di Dio; lamore di se stesso
fino al disprezzo di Dio ha fatto la citt di Satana
(santAgostino, De Civ. Dei, 2). Il problema del destino
delluomo dunque legato allamore. Chi sa amare si
salva, chi non sa amare si perde. L amore che salva sca

124

turisce da Dio e tende a Dio attraverso le creature.


L amore che perde Pamor proprio, legoismo superbo,
che distacca da Dio e asservisce alle creature per la rovi
na. Cristo ha tracciato la via dellamore salvifico, umilian
dosi e obbedendo al Padre fino a dare la sua vita per
gli uomini sulla Croce e anche dopo la morte continua
a immolarsi e a darsi a noi nel Sacrificio Eucaristico. Fol
lia d amore condivisa dalle anime elette che si immedesi
mano con Cristo nellOstia Santa. Queste anime hanno
imparato da Cristo a consumarsi nellamore di Dio e nell
amore del prossimo. La duplice sorte dellumanit, il Pa
radiso o lInferno, stata rappresentata a vivi colori dal
genio di Michelangelo col Giudizio Universale, sulla pa
rete della Cappella Sistina in Vaticano: Venite, o bene
detti... Andate, maledetti! .
Ma noi vogliamo conchiudere in bellezza la storia
dellAmore, che va dallIncarnazione allEucaristia pas
sando per la Croce. Un altro genio dellarte italiana, Raf
faello, nelle stanze del Vaticano, ha espresso per sempre
la storia dellAmore incarnato da Cristo in tutta la sua
vita terrena, da Betlemme al Calvario, e concentrato tutto
nellOstia Santa.
Il quadro di Raffaello grandioso e armonizza insie
me cielo e terra, divino e umano, eternit e tempo. In
alto, il Padre eterno; in mezzo, Cristo glorioso con le
braccia aperte e le mani ferite; piu giu, lo Spirito Santo
in forma di colomba, che apre le ali sui quattro Evan
geli; finalmente, a piano terra, sullaltare, lOstia Santa
che raggia da un Ostensorio. Ai fianchi di questo lungo
asse verticale, si ammira in alto uno stuolo di angeli, a
met due gruppi di beati, uno del Vecchio Testamento
capeggiato da san Giovanni Battista, che indica il Reden

125

tore (come faceva sulle rive del Giordano, dicendo alle


turbe: Ecco l'Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i pec
cati del mondo); laltro gruppo, capeggiato dalla SS. Ver
gine in atteggiamento di umile adorazione, appartiene al
Nuovo Testamento. Intorno allaltare, sormontato dall
Ostia, una folla di uomini e di donne, tra cui si distin
guono geni del pensiero, dellarte e della santit, in atteg
giamenti di vivace eloquenza.
Questo mirabile dipinto, dal Seicento in poi, pas
sato sotto il titolo di Disputa del Sacramento . Ma si
direbbe meglio quadro plastico della glorificazione di Cri
sto Redentore, che in realt occupa il posto centrale con
la sua Umanit trafitta e glorificata, nel seno della Tri
nit, tra il Padre e lo Spirito Santo. Centralit di Cristo
nel Cielo, tra angeli e beati; centralit per che si pro
lunga sulla terra nellOstia Santa, che, come abbiamo
detto pi volte in questo libro, racchiude e sintetizza in
s tutti i misteri e la vita del Cristianesimo. Gli uomini
attraverso i secoli sono chiamati ansiosamente dal Cuore
trafitto di Ges, che in silenzio, sotto i veli dellOstia,
palpita e racconta a chi sa sentirlo tutta la sua vita di
amore, di dolore, ritracciando per tutti la via della sal
vezza, che va dallannientamento di Betlemme e del Cal
vario alla gloria della Risurrezione, coinvolgendo gli uo
mini di buona volont nel passaggio doloroso e gioioso
dalla morte alla vita per una eterna comunione d amore
tra Dio Uno-Trino e tutti gli uomini fatti suoi figli in
Cristo.

126

VII.

RETROSPETTIVA SINTETICA

Nelle pagine che precedono abbiamo abbozzato una


panoramica della Mistica, sottolineandone gli aspetti prin
cipali alla luce dellesperienza delle anime privilegiate.
La delibazione bella, ma non riesce a saziare e ac
quietare lo spirito, anzi lo stimola e lo eccita.
proprio questo sentimento di incompletezza che ci
spinge a ripensare, quanto abbiamo scritto, ma in chiave
veramente universale, per scoprire il filo conduttore che
c nel creato, anche se nascosto, come riflesso profondo
del disegno del Creatore.
L universo non un casuale coacervo, ma una trama
meravigliosa, in cui freme il Pensiero Divino, dalla mole
cola di sabbia alle stelle, dalla cellula primordiale all
uomo cosciente; lordine naturale, che i greci chiama
vano giustamente xcrjJtog . Dio trascende tutto, ma pre
sente e operante in tutto, in una parte piu e meno
altrove (Dante).
Al di sopra della natura, c lordine soprannaturale,
il regno pi vicino a Dio. Sappiamo per fede che questo
ordine aperto alluomo gratuitamente: un dono, un
sovrappi, essenzialmente superiore al mondo e distinto

127

da esso. Ma i Teologi, anche san Tommaso (che marca


bene quella distinzione), parlano di unapertura dell
anima umana, anzi di un suo naturale desiderio del so
prannaturale, di Dio. Sicch il soprannaturale sopra, ma
non contro la natura. San Tommaso non dubita di affer
mare che luomo capax gratiae , pur non avendo n di
ritto n forze per realizzare la grazia in se stesso. Alla
luce di questa sana Teologia si legge meglio nellimmen
so libro delluniverso creato da Dio e da Lui dominato
e governato.
La storia, fino ad oggi, dimostra quanto sia deleterio
per la scienza e per la vita o negare Dio o staccare luomo
da Dio: una vivisezione che sconvolge il mondo e lo
spirito umano.
Stando alla concezione cristiana, noi vogliamo sco
prire e sottolineare il disegno della creazione, che freme
del Pensiero e dellOnnipotenza divina. L uomo, che sta
al vertice della materia e proietta la forza e la sete dell
anima verso lInfinito, se retto e onesto, pu scoprire
con la propria intelligenza le impronte di Dio nelle
creature.
Queste impronte vanno dal semplice vestigio impres
so nella sfera minerale, vegetale e animale, alla vivida
immagine di Dio impressa nellanima nostra, che vibra
di pensiero e di libert, caratteristiche essenziali della
Divinit.
Il lume della fede d alluomo la capacit di attin
gere, anche su questa terra, le cose divine, sia pure oscu
ramente, ma con la sicurezza di luce piena dopo la morte.
L uomo retto dunque pu intuire Dio attraverso le
creature, l Universo, in cui Dio presente e operante.
Bisogna approfondire il concetto di creazione. Nes

128

suno Tha fatto come san Tommaso. Egli parte dal con
cetto che Dio crea come Causa Prima efficiente, che d
Tessere dal nulla.
L essere creato e quindi finito una partecipazione
analogica dellEssere Infinito. E siccome la creazione
fatta nel tempo, Tessere finito si realizza al ritmo del
tempo, il quale comprende passato, presente e futuro, ma
la sua realt solo nel presente, nellattimo fuggente.
Sicch la conservazione del mondo si pu dire una con
tinua creazione, in quanto Tessere finito legato al tempo
e quindi esige lazione divina che lo realizzi attimo per
attimo, secondo il ritmo del tempo. Dio dunque pre
sente e operante in ogni creatura, specialmente nelluomo,
che un essere piu ricco.
Si potrebbe dire che Tessere creato come la luce
del Creatore operante continuamente. San Tommaso
spiega dicendo che Dio in tutte le creature per presenza,
per essenza e per potenza. N fa meraviglia che Dio sia
anche per essenza nelle creature, perch Dio l dove
opera e perch vi opera. I Fenomenisti come Husserl,
e gi prima Hume, hanno volatilizzato Tessere sostanziale
delle creature, fermandosi alla loro corteccia fenomenica,
pallido riflesso dellessere profondo delle cose. Essi par
lano di una assenza dellessere, che misteriosamente ne
balena la presenza. Un acuto filosofo scomparso da poco,
10 Heidegger, aveva rotto i ponti col maestro Hegel, che
identificava Tessere col pensiero, e ritenendo assurda tale
identificazione cercava ansiosamente Tessere oggettivo
(di cui parla san Tommaso); ma la sua ricerca arrivata
poco piu in l dei Fenomenisti.
ora che TImmanentismo e il Fenomenismo cedano
11 passo allessere reale, oggettivo, senza del quale im

129

possibile risolvere il mistero delluomo, del mondo e di


Dio. Noi siamo realisti in senso vero e crediamo di
cogliere con la forza dellintelligenza lessere profondo
della realt cosmica e per essa di elevarci fino allEssere
Supremo, Dio.
Alla luce di questa concezione cristiana noi vediamo
con i sensi il volto fenomenico del mondo, ma con l in
telligenza penetriamo nelle viscere delle cose e vi sco
priamo lessere sostanziale, che riflette il volto di Dio.
La natura in certo senso lo specchio di Dio. Vi legge
dentro chi sa accostarsi alla natura con locchio di bimbo:
i bambini al contatto della natura esultano, sono felici.
L anima semplice vede istintivamente la Causa Prima
nei suoi effetti. Cristo conferma questa verit affermando
che i bambini indicano la via del Regno dei cieli!
La semplicit del bambino (lo spirito dinfanzia di
santa Teresa del Bambino Ges) si annulla nelluomo
pervertito, ma si corrobora nelluomo sano di mente e
di cuore, con la filosofia vera, che apertura dello spi
rito alla trascendenza, allInfinito, anzi ne sente il con
tatto. San Paolo dice che noi viviamo in Dio e in Lui ci
muoviamo ed esistiamo.
Anche il poeta e lartista in genere sanno cogliere le
vie silenziose, il profumo, la bellezza della natura, nonch
la grandiosit dei suoi fenomeni, esprimendoli poi in
linguaggio lirico, in note musicali, in colori vivaci. La na
tura figlia di Dio e larte riflesso della natura, per
cui Dante dice che larte quasi a Dio nepote .
C poi il mondo psicologico proprio delluomo do
tato di coscienza, di libert, di fantasia, di sentimento.
Riflettendo su questo mondo interiore luomo scopre in
maniera pi viva la presenza di Dio, che lo regge.

130

Uno dei pi acuti scrutatori del mondo esterno e del


mondo interiore sant Agostino, che dalluno e dallaltro
sa ricavare la certezza dellesistenza di Dio e delle sue
perfezioni trascendenti. Nelle sue Confessioni egli poeti
camente fa parlare le creature (1. X I, 4): Ecco che il
cielo e la terra esistono: gridano che sono stati creati;
infatti sono soggetti a mutazioni e a variazioni... Gridano
ancora che non si sono creati da s, ma wEsistiamo per
ch ci crearono . Prima di essere non eravamo in grado
di poterci creare da noi. E ci che dicono evidentis
simo. Sei stato tu, o Signore, che hai creato; tu sei bello
e le cose sono belle, tu sei buono e le cose sono buone,
tu che esisti, ed esse esistono . Nel cap. 10 del 1. V II
delle stesse Confessioni, santAgostino descrive lincon
tro con Dio attraverso la sua anima: ...entrai, da te
guidato, nellintimo della mia anima... entrai e vidi con
locchio della mia anima,... sopra la mia intelligenza una
luce immutabile, non questa luce comune e visibile ad
ogni uomo, n luce del medesimo genere, ma piu intensa
come se ella da chiara si facesse smagliante e occupasse
tutto con la sua immensit. Non era una luce come
questa, ma diversa, molto diversa da ogni nostra luce.
E sovrastava la mia intelligenza non come lolio sovrasta
lacqua n come il cielo sovrasta la terra, ma ancora pi
in alto, perch essa mi aveva creato ed io perch ne ero
stato creato, ero inferiore ad essa. Chi conosce la verit,
conosce quella luce, e chi conosce quella luce, conosce
leternit. lamore che la fa conoscere. O verit eterna,
o vero amore e diletta eternit. Sei tu il mio Dio, e a te
anelo di giorno e di notte .
Questa bellissima intuizione di Dio attraverso la real
t cosmica e i meandri dello spirito, santAgostino lebbe

131

prima della sua conversione: dunque unintuizione


possibile ad ogni uomo di questo mondo ed essa dimo
stra che Dio presente in seno alla natura e pi ancora
nellinterno dellanima umana.
Questa specie di sensazione del divino nel creato
connaturale alluomo anche pagano, anche seguace di varie
religioni non cristiane, le quali in realt sono nate da
quel sentimento, passando dallanimismo al feticismo e
al mitologismo. Ma quando luomo abbraccia la religione
cristiana, fondata sulla Rivelazione divina, allora il senso
del divino, nelle cose e nellintimo dellanima, diventa
vita di fede e di amore, che eleva luomo con la grazia a
una specie di deificazione (la frEOTCOtricrig dei Padri della
Chiesa).
Il Vangelo la fonte e il codice di questa misteriosa
trasformazione. Essa si realizza con la disponibilit e la
docilit dellanima al tocco, allazione di Dio: la via
dellAscetica che porta alla Mistica, dove la creatura
assorta in Dio che la regge e la muove. La naturale sen
sazione del Divino si eleva a partecipazione della natura
divina e a comunione vitale con essa (2 Pt. 1, 4). In
san Paolo i testi abbondano, nei quali lApostolo parla
del Dio in lui e nei cristiani. Basta ricordare: Non sono
io che vivo, ma Cristo che vive in me (Gal. 2, 20);
P e r me vivere C risto (Fil. 1, 20); V o i siete il
tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in voi ( 1 Cor.
3, 16).
Poich non avete ricevuto lo spirito di servit,
ancora nel timore, ma avete ricevuto lo spirito di ado
zione a figli, in forza del quale invochiamo: Abba
(Rom. 8, 15).
San Giovanni (6, 54) riferisce le parole di Ges:
132

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la


vita eterna ed io lo risusciter nell ultimo giorno .
Testo importante per capire lefficacia dellEucari
stia per vivere di Dio in attesa della risurrezione dei
corpi.
La rassegna dei Mistici, fatta pi sopra, la dimo
strazione di questa realt essenziale del Cristianesimo.
Fermiamoci davanti alla figura incantevole di san Fran
cesco d Assisi, in cui quella trasformazione, quasi divi
nizzante, si attu in pieno.
San Francesco non un uomo comune, ma unanima
travagliata come quella di san Paolo e quella di sant
Agostino. La grandezza di queste anime nasce da una
forte crisi, che disincaglio dal peccato e ritorno al
cuore di Dio per mezzo della sua grazia. Questi uomini
trasumanati vedono con occhi nuovi se stessi e la realt
che li circonda.
Francesco d Assisi, giovane ricco e gaudente, gher
mito, come san Paolo e santAgostino, da Dio: una voca
zione capovolgente, che fa di Francesco lo sposo della
Povert, virt capitale del Vangelo (Discorso della mon
tagna: Beati i poveri). Distacco integrale che si esprime
nel gesto audace, con cui Francesco si spoglia davanti al
Vescovo di Assisi e getta le vesti in faccia al padre
avaro, gridando: Deus meus et omnia. Spogliato delle
vane ricchezze del mondo Francesco si riveste delle ric
chezze di Dio!
Indossando un rozzo saio Francesco gira scalzo per
le vie di Assisi (che sapevano le avventure della sua gaia
giovinezza) chiedendo l elemosina... Ma leroico (per il
mondo un assurdo!) gesto fa di Francesco un santo
impareggiabile, in cui si riflette vivamente Cristo in Per

133

sona. E pertanto, egli domina la storia passata e futura


e risplende ancora come un astro.
Dante ne senti la grandezza e paragon Francesco
a un sole (Paradiso , X I).
Di questa costa...
...nacque al mondo un sole,
come fa questo tal volta di Gange.
Per chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ch direbbe corto,
ma Oriente, se proprio dir vuole.
Questo Sole cant la sua avventura e la sua nuova
visione del mondo e di Dio nel celebre Cantico delle
Creature, una delle prime gemme della letteratura italiana.
Bisogna rileggerlo e interpretarlo. La prima strofa
una esplosione che esprime la grandezza di Dio Signore
delluniverso :
Altissimu, onnipotente bon Signore,
tue so le laude, la gloria e lhonore
et omne benedictione.
Si notino i tre attributi di Dio: altissimo (la trascen
denza assoluta), onnipotente (energia che non conosce
ostacoli), bono (Dio principalmente Amore).
Pertanto a Dio compete ogni onore e gloria.
Poi comincia lesaltazione di Dio per mezzo delle
creature, che son sue e cantano a modo proprio la sua
gloria. Il Santo Poeta riecheggia cosi i Salmi della Bibbia,
che descrivono liricamente la voce delle cose, che esul
tano davanti a Dio: I cieli narrano la gloria di Dio e
il firmamento annunzia le sue opere .
Caratteristici i tre ultimi Salmi (148-149-150), che

134

sono una meravigliosa sinfonia cosmica, che erompe da


tutte le cose create: cielo, sole, stelle, luna, animali, pian
te, mari, fiumi, aurore, uragani, tutte le creature sono
invitate a glorificare il Creatore.
San Francesco fa eco; invitando tutte le creature a
lodare il Signore, chiamandole col dolce nome di fratello
e sorella, perch tutti, come luomo, sono figli di Dio.
Laudato si, mi Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messer lo frate sole
...E t ellu bellu e radiante
cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si, mi Signore, per sora luna e le stelle:
in celu Fai formate chiarite
et pretiose et belle.
Laudato si, mi Signore, per frate vento
Laudato si, mi Signore, per sora aqua
la quale multo utile et humile
et pretiosa et casta.
Laudatu si, mi Signore, per frate focu
et elio bello et iocundo et robustoso et forte.
Per Francesco, tutto bello e buono nel creato, per
fino la morte ( sora nostra morte corporale ). I mali,
se ci sono, devono essere sopportati in pace per amore
di Dio.
Il male vero il peccato, da cui bisogna guardarsi
per rimanere sempre nellamicizia di Dio, facendo la sua
volont e perdonando a tutti.

135

Laudato si, mF Signore,


per quelli che perdonano per lo tuo amore
Guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovar ne le tue sanctissime voluntati.
Laudate et benedicete mF Signore et rengratiate,
et serviateli cum grande humilitate.
Nella sua rude e disadorna semplicit, questo canto
Fespressione seducente del fremito di Dio nella natura
e nellanima umana, pervasa dalla fede e dalla grazia
divina.
Esso segno d un contesto che si rivela via via nella
poesia, nellarte, nella piet che ascende fino alle altezze
della Mistica soprannaturale. Difatti, in quellepoca
(secc. X IL X III), dopo che la Chiesa aveva vinto la tem
pesta delle invasioni, superata con le conversioni degli
invasori, che man mano si fusero con gli Italiani, a for
mare un popolo nuovo, ci fu un approfondimento della
fede su Cristo e specialmente sulla sua Umanit immo
lata per noi e offerta nel Sacrificio eucaristico.
Si pensi allistituzione della festa del Corpus Domi
ni (1264), che ebbe in san Tommaso, come vedemmo,
il suo Teologo e il suo cantore. Si pensi allarte allora
nascente (Cimabue, Giotto...), che si concentra sulla
Passione di Cristo: Oh, i mirabili crocifissi, scolpiti o
dipinti, in cui vibra tragicamente col dolore dellUomoDio tutto il dolore dellumanit; oh, le singhiozzanti
Laudi di Iacopone da Todi! L arte si impossess di Fran
cesco d Assisi come di una immagine viva del Cristo
che lo stigmatizz sulla Verna, e fece delle chiese fran
cescane di Santa Maria degli Angeli, con la Porziuncola,
e della Basilica a tre piani, dove custodita la tomba

del Santo, una pinacoteca preziosa di arte eloquente.


Arte veramente cristiana, che si raffina e si diffonde
via via in Italia e fuori; trovando nel Beato Angelico
(Fra Giovanni da Fiesole t 1455), domenicano, una
espressione delicatissima, altamente mistica e serena: si
pensi al suo crocifisso (Convento di San Marco a Fi
renze), in cui il dolore drammatico dei crocifissi del Due
cento e Trecento si distende in una pace serena, per cui
il dolore si trasformava in gioia, come in san Francesco
scalzo e crocifisso dalle stimmate, che canta il suo bel
lissimo Cantico delle creature. Tanta ispirazione genui
namente cristiana avrebbe dovuto svilupparsi liberamen
te, ma ne fu impedita dal Rinascimento che risente delle
forme greche.
Intorno al Poverello d Assisi, l arte si esprime cri
stianamente anche nelle Sacre Rappresentazioni, che ri
producevano le fasi della vita di Cristo. E nasce con la
poesia la musica sacra, che sfocia nel Canto Gregoriano,
squisitamente religioso. E il senso mistico dellepoca ispira
a Dante la Divina Commedia, a cui ha posto mano e
cielo e terra : il Poema che, con arte incomparabile,
traccia litinerario dellumano verso Dio, riesumando tutta
la storia delle umane vicende in funzione dellal di l,
dove la lotta tra il bene e il male si ricompone nellordine
e nellarmonia alla luce della Giustizia, della Misericordia
e dellAmore di Dio. Ma importante sottolineare liti
nerario di Dante vivamente legato alla sua Beatrice, che
egli, superando lesempio dei Poeti dal dolce stile con
le loro donne platonicamente idealizzate, esalta fino a
farne una irradiazione divina, una Teologia vivente.
Beatrice, mandata da Dio, che scende nellInferno e
ordina a Virgilio (la ragione) di accompagnare Dante nel

137

suo viaggio ultramondano fino alla cima del Purgatorio;


e l Beatrice che discende gloriosa incontro a Dante
per farsi sua compagna nell'ascensione al Paradiso.
Il Poeta descrive a colori vivaci lo spettacolo mera
viglioso ma, da Poeta Teologo, affonda lo sguardo nel
mistero di quella Donna, che influisce fortemente, per
virt divina, sullanima di lui per aiutarlo a salire fino
a Dio. Beatrice fissa lo sguardo in alto nelleterne
rote , Dante fissa gli occhi su di lei e si sente trasfor
mare, quasi per adeguarsi alla visione di Dio:
Trasumanar significar per verba
non si porla, per lesemplo basti
a cui esperienza grazia serba.
Dante crea un verbo, trasumanare , per esprimere
in qualche modo la sua intima trasformazione sotto lin
flusso di Beatrice, che Io prepara alla visione di Dio UnoTrino. un segno della trasformazione che esperimenteranno tutte le anime ammesse in Paradiso. Incompara
bile esaltazione della donna, che diventa quasi angelo
che chiama e accompagna luomo dalle miserie della terra
verso le ricchezze della visione e del possesso di Dio.
Unalta lezione per la decadente civilt moderna, dove
la donna si sciupa e si snatura per le vie della corruzione,
sotto l impulso di un Femminismo malsano che toglie alla
donna la sua funzione purificatrice ed elevatrice, barat
tando la libert con la schiavit.
Il tema essenziale della Divina Commedia presente
nel Cantico di san Francesco.
Pertanto, possiamo pensare a questo santo come a
un simbolo vivente di tutta la storia. San Francesco rias
sume il passato, che, nelle tragiche vicende dei popoli,

138

rivela lanelito delPuomo verso Dio, fino allavvento del


Cristianesimo che di quellanelito fa il motivo della sua
missione. La figura di Cristo Uomo-Dio Salvatore, si
riproduce in modo particolare in san Francesco, che rie
cheggia il discorso della montagna e rinnova il messaggio
evangelico dellamore, che vince il dolore, il peccato e
la morte e dischiude le vie della salvezza eterna, proiet
tando la sua esperienza nel futuro.
Dante e san Francesco impersonano il Medioevo cri
stiano allapice del suo laborioso e arduo sviluppo. In
esso si manifesta un fenomeno importantissimo storica
mente e ideologicamente. Il senso religioso derivato dal
messaggio evangelico ha permeato tutto il tessuto della
civilt di quel periodo; tutto cristianizzato: vita indi
viduale e sociale, politica, arte, costumi. Non intendiamo
dire che la fede cristiana abbia gi talmente trasformato
il mondo da eliminarne ogni male e miseria. Diciamo che
la fede ha raggiunto un alto grado di maturazione, non
statica ma dinamicamente protesa verso il meglio. C
ancora tanto da purificare e da risanare con la Parola e
la Grazia di Dio, ma il Trecento una buona tappa di
conquista, che vuole avanzare. Certi storici moderni par
lano con avversione di questo Medioevo cristiano, come
se il connubio tra naturale e soprannaturale, tra ragione
e fede fosse un danno per la civilt. Essi preferiscono
non il connubio, ma il divorzio, quale inizi con lUma
nesimo, e attraverso rilluminismo e il Razionalismo si
corroborato portando alla dissacrazione della societ
e al Neo-Umanesimo laicista, anzi ateo, cui assistiamo
oggiMa il tragico divorzio ha fatto rivivere certi fenomeni
di decadenza morale e civile, che ci terrorizza e non sem
139

bra un progresso in confronto con la cosi detta barba


rie medievale! . Bisogna leggere con animo onesto le
fibre del Medioevo cristiano, che ci ha dato san France
sco, Dante e santa Caterina, prove eloquenti della poten
za e della feconda bellezza delPidea cristiana, che tende a
riprodurre in seno allumanit, che popolo di Dio, il
mistero di Cristo, e cio il connubio tra Fumano e il
divino, che deve realizzarsi come fu in Cristo: unione
senza confusione e senza alterazione; distinzione senza
divisione e senza separazione (cf. la formula cristologica
del Concilio di Calcedonia, 451). La Chiesa e il mondo
devono incontrarsi in Cristo e riprodurre il connubio
armonico tra lumano e il divino, tra materia e spirito.
Oggi, trionfa il Pluralismo, che, se male inteso, si riduce
al frammentarismo della societ, del pensiero, della vita
e quindi alla rovina delluomo. L unit la legge della
vita, la divisione porta alla disgregazione e alla morte.
La smania di separare il sacro dal profano ha invaso
anche lambiente cristiano, ed un grave danno. Ha fatto
molta fortuna in mezzo a noi il libro del Maritain, Uma
nesimo integrale, ispirato al separatismo e per degno di
prudente riserva.
C da auspicare, almeno sotto il cielo di Dante, che
riviva il senso dellarmonia tra cielo e terra, tra tecnica e
coscienza morale, tra il profano e il sacro. Ne guadagner
non solo la religione, ma anche larte e la cultura, che
oggi vanno alla deriva per le vie tortuose del capriccio,
del paradosso e della novit a qualunque costo.
Bisogna ritornare a Cristo sotto limpulso della Mi
stica naturale e soprannaturale, ritornare alla visione
cristiana del mondo e delluomo, secondo lesempio dei
grandi Testimoni del messaggio evangelico.

140

Per chi sa riflettere e ragionare, la storia non una


cronaca contingente, ma una trama che si intesse, senza
frattura e interruzioni, secondo un disegno divino, che
tutto per la salvezza delluomo.
Noi pensiamo che la carica spirituale di san Francesco
il fermento di ulteriore sviluppo della piet cristiana,
che partecipazione alla vicenda meravigliosa di Cristo.
E questa essenzialmente la mistica soprannaturale
sperimentata dalle anime privilegiate, come quelle che
abbiamo passato in rassegna.
Questa Mistica, radicata nello spirito umano, trasu
manata dalla fede e dalla grazia di Cristo Redentore, si
leva tra cielo e terra come un faro sulla caligine d un
mondo, che languisce nella morta gora del vizio, opprime
la voce della coscienza e sogna di sostituirsi a Dio. Quel
faro, che non si attinge senza Fazione di Dio, un forte
richiamo degli uomini che Dio ha creato per s e per
mezzo del Verbo Incarnato, Cristo, ha fatto e fa parte
cipi della figliolanza adottiva divina.
E Dio non chiama soltanto col faro mistico, ma
dentro a tutti i cuori, anche a quelli pi devastati da
una civilt materialistica ed edonistica; Dio vi presente
e punge, stimola, agita per una trasformazione, per una
trasumanazione, per una divinizzazione della sua crea
tura prediletta.
L uomo moderno, specialmente la giovent, chia
mato a rispondere. La risposta decisiva per una spe
ranza di ripresa e di vero risanamento della civilt. Il
problema, come a ragione grida continuamente il mera
viglioso papa Giovanni Paolo II, sta tutto nellincontro
con Cristo, a cui bisogna spalancare le porte e aprire
il cuore.

141

Cristo, Via, Verit e Vita, vive nella sua Chiesa,


per tutte le vie del mondo. Inconsciamente, gli smarriti
e gli stanchi, i deboli, gli inquieti, i tormentati, hanno
sete e fame di Lui, che si fatto cibo di vita nel Mistero
Eucaristico.
La SS. Vergine, Madre del Cristo storico fatto Pane
e del Cristo mistico fatto Chiesa, ridia, come ai pastori
e ai magi, il frutto del suo seno immacolato, Ges Cri
sto, Uomo-Dio Salvatore del mondo.
Ricordiamo Timmagine grandiosa di santa Caterina da
Siena: il mondo in genere una torbida fiumana di
menzogna, in cui purtroppo molti annegano; ma su
questa fiumana piantato per sempre il Crocifisso, come
un Ponte tra terra e cielo; gli uomini sono chiamati a
scalare quel Ponte, facendo del Crocifisso una mistica
scala per raggiungere il possesso pieno di Dio.
Voglio conchiudere questo modesto ma accorato
scritto con le parole di un poeta contemporaneo, Giu
seppe Ungaretti, anima tormentata da tristi esperienze,
che trova riposo nella fede. Ecco una sua poesia, in cui
presenta Cristo, sintesi di dolore e di amore, unica via
di salvezza:
Fa piaga nel tuo cuore
la somma del dolore,
che va spargendo sulla terra Puomo,
il tuo cuore la sede appassionata
dellamore non vano.
Astro incarnato nelPumane tenebre,
Fratello che t'immoli
perennemente per riedificare
umanamente luomo
Santo, Santo che soffri

142

per liberare dalla morte i morti


e sorreggere noi infelici vivi,
d un pianto solo mio non piango piu,
ecco Ti chiamo, Santo
Santo, Santo che soffri.
Anche questo un saggio di Mistica cristiana.

143

BIBLIOGRAFIA

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1977: vedi specialmente S. Pani, L'Eucaristia e la
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145

Dizionari
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Dizionario Enciclopedico di Spiritualit, Ed. Studium,
Roma 1975; voi. I, Eucaristia , pp. 736 ss.; voi. II,
Mistica, pp. 1214 ss.

146

INDICE

pag.

I. La Mistica e lEucaristia .

15

IL Testimonianze mistiche dal secolo X III in


p o i ...............................................................

25

III. I miracoli eucaristici

93

IV. Riflessione integrale sul problema mistico

97

V. Valutazione critica dei fatti mistici

107

107

2) Tematica della Mistica .

111

VI. Contemplazione finale

119

V II. Retrospettiva sintetica

127

Bibliografia

145

Introduzione .

1) Fenomenologia mistica

147