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N. 02361/2012REG.PROV.COLL.
N. 05096/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso in appello nr. 5096 del 2010, proposto da IMMOBILIARE VALLI S.r.l., in persona del
legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dallavv. Paolo Stella Richter, con
domicilio eletto presso lo stesso in Roma, viale G. Mazzini, 11,
contro
il COMUNE DI PADOVA, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti
Alessandra Montobbio, Vincenzo Mizzoni e Fabio Lorenzoni, con domicilio eletto presso
questultimo in Roma, via del Viminale, 43,
nei confronti di
CONSIGLIO DI QUARTIERE N. 2 NORD DI PADOVA, in persona del legale rappresentante pro
tempore, non costituito,
per la riforma
della sentenza nr. 71/2010 emessa in data 14 gennaio 2010 dalla Sezione Seconda del T.A.R. del
Veneto sul ricorso nr. 1482/2009.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;


Visto latto di costituzione in giudizio del Comune di Padova;
Viste le memorie prodotte dalla appellante (in date 18 ottobre 2011 e 10 febbraio 2012) e dal
Comune (in date 18 ottobre 2011 e 21 febbraio 2012) a sostegno delle rispettive difese;

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Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, alludienza pubblica del giorno 13 marzo 2012, il Consigliere Raffaele Greco;
Uditi lavv. Stella Richter per la appellante e lavv. Lorenzoni per il Comune;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
La societ Immobiliare Valli S.r.l. ha impugnato, chiedendone la riforma, la sentenza con la quale il
T.A.R. del Veneto ha respinto il ricorso dalla stessa proposto per lesecuzione di pregressa sentenza
che aveva annullato latto di revoca delladozione di un Piano integrato di recupero (PIRUEA)
proposto al Comune di Padova, nonch avverso il nuovo provvedimento con il quale il Consiglio
Comunale ha ritenuto di non approvare il medesimo Piano.
A sostegno dellappello, la societ istante ha dedotto lerroneit della sentenza:
- in relazione alla conclamata inconsistenza della motivazione addotta a sostegno della mancata
approvazione del PIRUEA, tale da disvelare la chiara elusivit del pregresso giudicato;
- linfondatezza, anche nel merito, delle ragioni addotte a sostegno del diniego di approvazione.
Si costituito il Comune di Padova, il quale ha dedotto nel senso dellinfondatezza dei motivi di
impugnazione, chiedendone la reiezione.
Le parti hanno poi affidato a memorie lulteriore svolgimento delle rispettive tesi.
Alludienza del 13 marzo 2012, la causa stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. Nel presente giudizio sono state proposte congiuntamente, con conseguente applicazione del rito
ordinario ai sensi dellart. 32, comma 1, cod. proc. amm., una domanda di esecuzione del giudicato
formatosi sulla sentenza del T.A.R. del Veneto nr. 807 del 2007 (confermata da questa Sezione con
decisione nr. 3769 del 2008) e unazione di annullamento del provvedimento emesso dal Comune di
Padova in asserita esecuzione di tale sentenza.
2. Lodierna appellante, societ Immobiliare Valli S.r.l., aveva presentato allAmministrazione
comunale di Padova una proposta di riqualificazione del quartiere Arcella, concretizzatasi in un
Piano integrato di recupero (PIRUEA) adottato con deliberazione di Giunta Municipale nr. 118 del
2005, poi revocata dal Comune a seguito dellesito negativo di un referendum consultivo indetto
dalla medesima Amministrazione.
Con le sentenze sopra richiamate, conseguenti a ricorso proposto dalla detta societ, la revoca
stata annullata a causa della ritenuta illegittimit della consultazione popolare che la aveva
preceduta.

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A seguito di tali accadimenti, dopo un periodo di inerzia, intervenuta la deliberazione consiliare
nr. 59 del 22 aprile 2009, con la quale il PIRUEA non stato approvato, sul rilievo della
sopravvenuta adozione del Piano di assetto territoriale (PAT), tale da rendere necessaria una
rimeditazione dellintero assetto urbanistico del territorio.
Con la sentenza oggetto dellodierno appello, il T.A.R. del Veneto ha respinto il nuovo ricorso con
cui la societ istante ha lamentato lillegittimit, anche per elusione del precedente giudicato, delle
determinazioni che si sono ora richiamate.
3. Ci premesso, lappello si appalesa infondato e va conseguentemente respinto.
4. Al riguardo, incontestato tra le parti che gli effetti conformativi del giudicato formatosi
sullannullamento della pregressa revoca della delibera di adozione del PIRUEA si sostanziassero
nellobbligo dellAmministrazione comunale di riattivare liter formativo del Piano, rimasto fermo
al momento della sua adozione, ma non anche nel dovere di approvarlo in ogni caso.
Il problema, allora, quello di verificare se la motivazione addotta dal Consiglio Comunale a
sostegno del diniego di approvazione consistente, come detto, nella non compatibilit del
PIRUEA come proposto con lassetto del territorio riveniente dal sopravvenuto PAT possa essere
considerata, cos come vorrebbe la parte appellante, fittizia o meramente apparente, in modo da
disvelarne il carattere sostanzialmente elusivo del giudicato.
4.1. Sotto tale specifico profilo, gi su di un piano formale arduo sostenere che lunica ragione
reale che ha determinato le scelte sfavorevoli del Comune sia da individuare nella volont di
adeguarsi ancora una volta agli esiti del referendum popolare, gi dichiarato illegittimo in sede
giurisdizionale; una tale opinione, per vero, pu forse rientrare in un giudizio sulle motivazioni
politiche suscettibili di avere influenzato le scelte dellAmministrazione, ma non pu indurre a
prescindere da ogni considerazione delle circostanze di fatto e di diritto su cui il censurato diniego
comunque si fonda.
Infatti, innegabile che il nuovo provvedimento si fonda sul richiamo di una oggettiva circostanza
sopravvenuta, ossia lintervenuta adozione del PAT, e su di un giudizio, non prima facie
irragionevole, di non conciliabilit con le scelte contenute in tale strumento urbanistico delle
soluzioni di riqualificazione proposte nel PIRUEA adottato (non contestato inter partes che il
P.R.G. nel vigore del quale la proposta di riqualificazione era stata elaborata risaliva a oltre un
ventennio prima, di modo che del tutto verosimile che il PAT adottato presenti sensibili diversit
nella sua stessa filosofia).
Tale essendo la situazione di fatto in cui le nuove valutazioni amministrative si sono inserite, non
pu qualificarsi sic et simpliciter come pretestuosa o infondata lallegata necessit di una pi
generale revisione delle scelte inerenti alla riqualificazione del territorio, alla luce del pi moderno
contesto urbanistico in cui le stesse avrebbero dovuto iscriversi.
Nemmeno pu convenirsi con lassunto della appellante, secondo cui il PAT avrebbe dovuto essere
considerato tamquam non esset per il fatto di essere allo stato adottato, e non ancora approvato; una
tale opinione si scontra con la discrezionalit che, come meglio di seguito si dir, connota le scelte
amministrative in sede di approvazione di uno strumento attuativo.
4.2. Quanto allaspetto dei poteri attribuiti al Consiglio Comunale in sede di approvazione di un
piano attuativo di iniziativa privata, risulta del tutto evidente, alla luce sia della disposizione
generale di cui allart. 28 della legge 17 agosto 1942, nr. 1150, sia per quanto specificamente

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concerne la Regione Veneto dellart. 52 della legge regionale 27 giugno 1985, nr. 61, che
allorgano consiliare spetti unampia discrezionalit valutativa, sostanzialmente corrispondente a
quella che connota pi in generale le scelte pianificatorie del Comune.
In altri termini, e contrariamente a quanto sembra ritenere lodierna appellante, dal momento che
del tutto fisiologica lipotesi in cui un piano attuativo sia prima adottato e successivamente non
approvato, non pu dirsi che in tale evenienza al Consiglio Comunale incomba un onere
motivazionale pi intenso e incisivo di quello che ordinariamente deve connotare le scelte
pianificatorie dellAmministrazione; n pu affermarsi (ci che sarebbe un riproporre la stessa tesi
sotto altra veste) che, per il solo fatto dellintervenuta adozione del Piano, si formi in capo al
proponente unaspettativa qualificata tale da imporre allorgano consiliare un surplus di
motivazione.
Pertanto, la motivazione che nella specie assiste il diniego di approvazione del PIRUEA risulta non
solo congrua e ragionevole, ma anche sufficiente alla stregua dei principi che si sono evocati.
5. Se le considerazioni che precedono impongono la reiezione dellappello, non pu per sottacersi
che levento sopravvenuto in virt del quale il PIRUEA proposto dalla societ appellante non ha
potuto ricevere positiva delibazione (e, cio, il sopravvenire del PAT) addebitabile anche
alliniziale condotta illegittima dellAmministrazione comunale: nel senso che, qualora questa si
fosse risolta a definire celermente liter relativo al PIRUEA per cui causa anzich sottoporlo a
consultazione popolare (poi dichiarata illegittima in sede giurisdizionale), verosimilmente anche in
sede di approvazione della proposta le determinazioni comunali sarebbero state diverse.
Tale rilievo, tuttavia, insuscettibile di indurre a conclusioni diverse da quelle suesposte in ordine
alla legittimit del diniego odiernamente impugnato, potendo al pi rilevare ai fini della
configurabilit di una eventuale responsabilit risarcitoria dellAmministrazione di tipo
precontrattuale, non potendo negarsi che loriginaria condotta illegittima del Comune abbia finito
per ripercuotersi negativamente sia pure a seguito di atti legittimi successivamente adottati
sullinteresse sostanziale della societ istante al bene della vita rappresentato dalla definitiva
approvazione del PIRUEA.
6. I rilievi da ultimo svolti disvelano anche la sussistenza di giusti motivi per compensare tra le parti
le spese del presente grado del giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando
sullappello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per leffetto, conferma la sentenza
impugnata.
Compensa tra le parti le spese del presente grado del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dallautorit amministrativa.
Cos deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 marzo 2012 con lintervento dei
magistrati:
Gaetano Trotta, Presidente
Raffaele Greco, Consigliere, Estensore

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Diego Sabatino, Consigliere
Guido Romano, Consigliere
Andrea Migliozzi, Consigliere

L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 20/04/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)