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La collazione ereditaria

Articolo di Walter Mercuri 02.05.2007


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LA COLLAZIONE EREDITARIA
di Walter Mercuri
1. Nozione e fondamento della collazione 2. Natura giuridica dellistituto 3. Presupposti dellobbligazione di collazione 4. I soggetti 5. La dispensa 6. Dispensa dalla
collazione e lesione di legittima 7. Collazione e gli istituti affini 8. Collazione per imputazione e collazione in natura 9. Oggetto della collazione 10. La donazione
indiretta 11. La collazione c.d. volontaria
1. NOZIONE E FONDAMENTO DELLA COLLAZIONE
La collazione istituto peculiare alla divisione ereditaria. Essa, come indica la parola stessa dal latino cum fero, latto con il quale i discendenti e il coniuge che
accettano leredit conferiscono nellasse ereditario (in natura o per imputazione) quanto ricevuto dal defunto in donazione i. La collazione obbligatoria per legge salvo
che il donatario ne sia dispensato dal donante nei limiti della quota disponibile (737, I co., cod. civ.).
Da sempre dibattuta la questione relativa allindividuazione dellesatto fondamento da assegnare allistituto in esame. Numerosi sono i contributi offerti sul punto.
Secondo lopinione espressa dalla Suprema Corte di Cassazione ii, listituto della collazione trova il suo fondamento nella presunzione (conforme alla ricorrente
valutazione sociale) che il de cuius, facendo in vita donazioni ai figli ed al coniuge, abbia semplicemente voluto compiere delle attribuzioni patrimoniali gratuite in
anticipo sulla futura successione. Pertanto, la collazione serve a rimuovere la disparit di trattamento che le donazioni creerebbero ed a ristabilire la situazione di
eguaglianza tra coeredi. In tal modo la Corte ha fatto proprio il convincimento espresso da una consistente parte della dottrina iii, che ravvisa il fondamento della
collazione nella corrente valutazione sociale della donazione fatta agli eredi necessari, come anticipazione di eredit iv, cio come anticipazione di quanto loro spettante
sulla successionev. Di talch, al momento della morte del disponente, il bene donato dovr essere considerato quale acconto, se non addirittura come saldo, della
quota ereditaria.
Tale opinione prevalente degrada la presunta volont del defunto a un semplice dato di fatto, da considerarsi tipico e normale, dal quale il legislatore ha preso le mosse
per realizzare il principio della eguaglianza proporzionale di coniuge e discendenti alle quote ereditarie: la concreta volont del defunto rileverebbe solo in senso
negativo, nel senso di dispensare dalla collazione vi.
Altra parte della dottrina ha preferito utilizzare un metodo di indagine di natura oggettiva nella ricerca del fondamento dellistituto della collazione ravvisandolo ora nella
comunione patrimoniale familiarevii, ora in unesigenza di tutela del superiore interesse della famiglia viii, ora nella capacit attrattiva della successione mortis causa a
titolo universale delle donazioni effettuate in vita dal de cuis, giungendo a sostenere che, in pendenza del fenomeno successorio, le donazioni non sarebbero definitive
ma caducabiliix. Questultima teoria stata sviluppata da coloro che escludono che la collazione possa comportare la caducazione delle donazioni compiute in vita
dal de cuius e ritengono che queste debbano essere automaticamente computate nella quota ereditaria dei suscettibili, a titolo di anticipata successione.
Infine va segnalata lopinione di chi ritiene che il problema del fondamento dellistituto non merita ulteriore discussione, ritenendo del tutto pertinente il rilievo che mette
in dubbio la possibilit di individuare un accettabile fondamento metagiuridico della collazione che non sia mero retaggio di una complessa tradizione storica che si
risolve oggi in una normativa priva di autentica giustificazione e che possa servire a orientamento in sede di interpretazione delle singole norme. x
2. NATURA GIURIDICA DELLISTITUTO
Mentre il fondamento della collazione ha valore essenzialmente teorico, notevole importanza pratica ha la natura giuridica dellistituto.
Secondo una autorevole dottrina, la collazione comporta, allapertura della successione, una risoluzione o revocazione legale della donazione con effetto ex nunc,
conseguentemente il bene donato rientra immediatamente (ossia senza atto di trasferimento) nella comunione dei coeredi; nel caso in cui la collazione avviene per
imputazione, rientra in comunione non il bene donato, ma il suo valorexi.
Per altra dottrina nella collazione in natura si avrebbe un trasferimento automatico ex nuncdel bene alla massa ereditaria, subordinatamente alla scelta del coerede;
invece nella collazione per imputazione il bene donato non bene ereditario, la collazione avrebbe struttura di legato ex lege a favore di coniuge e discendenti non
donatarixii.
Secondo una pi recente dottrinaxiii, la collazione rappresenta una vera e propria obbligazione a carico del coerede donatario ed a favore degli altri coeredi, come
risulta espressamente dal testo legislativo ove si legge il termine deve trasferire. Si tratta di unobbligazione restitutoria semplice per il caso di collazione per
imputazione, che diventa unobbligazione con facolt alternativa qualora sia possibile effettuare la collazione per imputazione.
Secondo questultima interpretazione, la fonte dellobbligo individuata in un prelegato obbligatorio. Pi precisamente si parla di prelegato ex lege anomalo poich il
relativo obbligo non si pone a favore di uno dei coeredi ed a carico di tutta leredit (art. 661 c.c.), ma a carico di un solo coerede ed a favore di tutti gli altri coeredi.
Questa tesi si fonda, essenzialmente, sulla considerazione che lobbligo di conferimento rappresenta un effetto patrimoniale determinato dalla legge tra coeredi
accettanti e si risolve nella nascita di un nuovo diritto, che non esisteva in capo al de cuius. Al fine di individuare la disciplina concreta da applicare a siffatta fattispecie,
si evidenziato come debba tenersi conto del fatto che i soggetti (attivi e passivi), coinvolti nella collazione, devono essere necessariamente coeredi. Per questa via,
quindi, non potranno trovare applicazione le regole che sono tipiche manifestazioni del principio di autonomia del legato alleredit.
Cos ad es. non sono applicabili lart. 521, II, co., cod. civ., che riconosce al prelegatario la facolt di ritenere il legato pur rinunziando alleredit, n lart. 490, n. 2, cod.
civ. secondo il quale lerede beneficiato non tenuto al pagamento dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti, n, ovviamente, gli artt. 676, II co. e 677, II co.,
secondo i quali lobbligo nascente dal legato obbligatorio pu, in caso di mancanza dellonerato, passare in capo ad altri soggetti xiv.
La giurisprudenza prevalente, concordemente alla dottrina moderna, ritiene che lobbligo della collazione sorge automaticamente a seguito dellapertura della
successione e che i beni donati devono essere conferiti indipendentemente da una espressa domanda dei condividenti, mentre chi eccepisce un fatto ostativo alla
collazione ha lonere di fornire la provaxv.
Altre pronunce postulano, con riguardo alla collazione in natura, un effetto caducatorio ex nunc della liberalit xvi.

Infine va tenuto conto che predetti effetti della collazione non possono essere paralizzati dalleccezione di usucapione del donatario. Infatti la collazione opera ex
nunc e il donatario, almeno fino a quando non si verificano i suoi effetti, non esercita sulla cosa un potere di fatto suscettibile di dar luogo ad un acquisto del diritto di
propriet a titolo originario col decorso del tempoxvii.
3. PRESUPPOSTI DELLOBBLIGAZIONE DI COLLAZIONE
La collazione, anche se avviene per imputazione anzich in natura, produce leffetto pratico di aumentare realmente lasse ereditario da dividere. Tuttavia essa opera
solo nei rapporti reciproci tra i soggetti che vi sono tenuti e non anche rispetto ad altri eventuali coeredi, i quali non se ne possono avvantaggiare. Conseguentemente
le quote ereditarie dei primi hanno per oggetto lasse ereditario incrementato dai conferimenti mentre le quote dei secondi (eventuali) hanno per oggetto i soli beni
relitti, e cio i beni del defunto al momento della morte.
Per regola generale sono oggetto di collazione, e quindi di conferimento, tutti i beni donati in vita dal de cuius al proprio discendente o al coniuge. Infatti lart. 737 cod.
civ. sancisce che il discendente o il coniuge deve conferire tutto ci che ha ricevuto dal defunto in donazione, direttamente o indirettamente. Da un punto di vista
oggettivo necessario che vi sia una donazione fatta al discendente-coerede o al coniuge-coerede per determinare un fenomeno collatizio xviii. Viceversa restano
esclusi dalla collazione i legati xix.
Sinteticamente i presupposti per il sorgere dellobbligazione collatizia possono essere cos indicati:
1.
2.

la qualit di donatario del soggetto tenuto a collazione;


la qualit di discendente (legittimo, naturale o adottivo) o di coniuge del de cuius del soggetto tenuto a collazione;

3.

la qualit di coerede (legittimo o testamentario) del soggetto tenuto alla collazione;

4.

lassenza di una dispensa da collazione;

5.

lesistenza di un relictum da dividere;

Preliminarmente occorre sottolineare come la necessit di questultimo, considerato ulteriore presupposto oggettivo, controversa. La giurisprudenza maggioritaria
nonch parte della dottrina sottolineano che principio recetto che la collazione, in quanto presuppone una comunione ereditaria, opera solo se vi relictum da
dividere: qualora il defunto abbia esaurito lasse ereditario con donazioni o con legati o con entrambi assieme, in modo tale che risulti mancante un relictum, non si pu
dar luogo a divisione e pertanto neppure a collazione, salvo lesito delleventuale azione di riduzione xx.
Secondo una recente pronuncia della Suprema Corte la collazione essendo istituto necessario della divisione ereditaria, richiede necessariamente beni relitti e quindi
una comunione, mentre non pretende una domanda dei condividenti xxi. Tale impostazione, che appare prevalente, stata confermata da ultimo dal Tribunale di
Romaxxii, secondo il quale la collazione presuppone lesistenza di un relictum da dividere; pertanto quando lasse ereditario costituito dal solo donatum non vi luogo
a collazione, ma a riduzione della donazione a norma dellart. 555 cod. civ.
Tale limitazione, peraltro, appare a una parte della dottrina priva di supporto normativo. E stato rilevato che lobbligo di collazione sussiste a prescindere dallentit
dellasse ereditario e anche nel caso estremo in cui non vi siano beni relitti da dividerexxiii.
A sostegno di questa opinione si richiama una nota sentenza della Cassazione xxiv, nella quale si legge che lobbligo alla collazione sorge automaticamente a seguito
dellapertura della successione e diviene operante a seguito dellaccettazione delleredit, con la conseguenza che i beni donati concorrono alla formazione della
massa ereditaria, la quale deve dividersi fra i soggetti tenuti alla collazione. Quindi non rileverebbe lassenza di unrelictum ereditario da dividere, ben potendo una
comunione derivare soltanto dalla collazione delle donazioni.
4. I SOGGETTI
Si accennato che la collazione opera solo nei rapporti reciproci tra determinati coeredi, che dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975 sono i figli (legittimi e
naturali), i loro discendenti (legittimi e naturali) e il coniuge del de cuius.
E opportuno ricordare che, nel silenzio dellart. 737 cod. civ., sono tenuti alla collazione anche i figli legittimati e gli adottivi xxv. Infatti i primi acquistano ex art. 280 cod.
civ. la qualit di figli legittimi, mentre gli adottivi, se minorenni acquistano lo stato di figlio legittimo, se maggiorenni acquistano i diritti successori previsti dalle norme del
libro sulle successioni (art. 304 cpv., cod. civ.), senza che possa essere sostenuta la loro esclusione dallobbligo della collazione, che, altrimenti, conferirebbe a loro
una posizione migliore di quella dei figli legittimixxvi.
Tutti questi soggetti sono tenuti alla collazione solo se accettano lereditxxvii, non ha importanza se a seguito di vocazione legale o testamentariaxxviii, n ha importanza
che le loro quote ereditarie siano eguali o diseguali. In questultimo caso lattribuzione dei beni, da ridistribuire per effetto della collazione, avverr in proporzione alle
rispettive quote.
Ci che conta che il donatario debba partecipare alla divisione dellasse ereditario, tanto vero che il donatario, qualora abbia convenienza a ritenere la donazione
(nel caso in cui il valore del bene donato sia superiore alla quota di eredit), pu semplicemente evitare di accettare leredit sottraendosi in tal modo alla collazione,
salva, naturalmente, una eventuale azione di riduzione nei suoi confronti da parte del legittimario leso dalla donazione.
Il legittimario pretermesso, non essendo erede, tenuto alla collazione solo se abbia esperito vittoriosamente lazione di riduzione conseguendo la qualit
ereditariaxxix .
Uneccezione alla regola secondo la quale possono essere soggetti attivi e passivi del rapporto collatizio solo i coeredi, viene ravvisata nel caso di cessione della quota
ereditaria da parte di un coerede: in tal caso il cessionario acquister il diritto di chiedere la collazione che spettava al cedente e sar a sua volta assoggettato alla
collazione delle donazioni da questo ricevutexxx.
Lerede soggetto a collazione deve conferire solo i beni che ha ricevuto in donazione e non i beni che sono stati donati ai suoi discendenti o al suo coniuge, ancorch
succedendo a costoro ne abbia conseguito vantaggio (art. 739, I co. cod. civ.). E ci accade anche se tali soggetti abbiano a loro volta alienato o trasmesso i beni a
soggetti tenuti alla collazione xxxi. Tuttavia, laddove ricorre una ipotesi di interposizione fittizia di persona, ossia che il donatario solo apparente ed effettivo beneficiario
della liberalit il soggetto tenuto a collazione, opera la collazione, salvo che la simulazione non venga intesa quale dispensa implicita.
Se la donazione viene fatta congiuntamente a coniugi di cui solo uno discendente del donante, la collazione opera solo con riferimento alla porzione ad esso donata
(art. 739, II co., cod. civ.). Quindi laddove i due donatari vengano alla successione si verifica la medesima ipotesi che si ha ove concorrono, a titolo di erede, soggetti

tenuti alla collazione e soggetti che ne rimangono estranei. In tal caso si dovr procedere alla formazione di due masse: la prima, senza donazioni soggette a
collazione, al fine di determinare la quota dellestraneo; la seconda, costituita dal rimanente relictum e aumentata dal donatum, al fine di determinare la quota degli
eredi interessati alla collazione.
Da ultimo il discendente che succede per rappresentazione deve conferire ci che stato donato allascendente, anche nel caso in cui abbia rinunziato alleredit di
questo (art. 740 cod. civ.). Infatti i rappresentanti acquistano complessivamente un diritto successorio eguale a quello che spettato o sarebbe spettato al
rappresentatoxxxii.
5. LA DISPENSA
Il de cuius pu esonerare il donatario dalla collazione mediante dichiarazione di dispensa, che ha comunque effetto nei limiti della quota disponibile (art. 737, II co.,
cod. civ.).
La dispensa dalla collazione, come ha osservato la Cassazionexxxiii, comporta un rafforzamento dellattribuzione patrimoniale disposta a favore del donatario, fino al
limite invalicabile costituito dalla intangibilit della quota di riserva spettante ai legittimari.
Si ritiene che la perfetta razionalit logica e giuridica della dispensa discende nella maniera pi evidente dalla natura dispositiva delle norme che dispongono la
collazionexxxiv.
Laspetto strutturale e particolarmente il profilo formale della dispensa sono oggetto di profondi contrasti in dottrina ed in giurisprudenza.
Per la giurisprudenza e per la dottrina prevalente la dispensa costituisce una liberalit, pi precisamente una liberalit supplementare rispetto alla donazione principale
cui si riferiscexxxv. Altra parte della dottrina, negando che la dispensa alla collazione sia una liberalit autonoma rispetto a quella principale, preferisce sottolineare il
carattere meramente rafforzativo di questultimaxxxvi.
Quanto ai rapporti tra contratto di donazione e dispensa in esso contenuta, talvolta questultima viene ricostruita quale clausola accessoria xxxvii apposta al negozio di
liberalit, altre volte quale mera modalit della donazione stessaxxxviii, altre volte ancora quale elemento accidentale apposto al contrattoxxxix.
La dottrina moderna ritiene che la collazione negozio giuridico autonomo ancorch collegato alla donazione, in quanto se strutturalmente inter vivos, come la
donazione, funzionalmente mortis causa perch destinato a disciplinare la successione del donantexl. In favore di questa tesi, sottolineato come la dispensa alla
collazione pu essere contenuta in un testamento, oltre a poter essere non solo contestuale alla donazione, ma anche successiva.
Laddove viene data in un momento successivo non dato registrare uniformit di opinioni per quel che riguarda la forma di cui tale dispensa deve essere rivestita,
fermo rimanendo che, qualora contenuta in un testamento, essa sar comunque soggetta al particolare formalismo previsto dal legislatore per tale tipo negoziale.
E evidente che per i fautori della tesi secondo la quale la dispensa dalla collazione liberalit supplementare sar sempre necessaria la forma richiesta per latto di
donazione (atto pubblico). Mentre per i fautori della tesi dellautonomia della dispensa dalla collazione, essa se contenuta in un atto inter vivos successivo alla
donazione, sar soggetta al principio di libert della forma, non costituendo, infatti la dispensa in oggetto, una liberalit tipicaxli.
Per quanto concerne la revocabilit della dispensa, se essa contenuta nellatto stesso di donazione revocabile solo con laccordo del donatario, se contenuta in un
testamento sar sempre revocabile.
Quando la dispensa contenuta in un atto inter vivos successivo alla donazione, la revocabilit si atteggia in modo diverso a seconda della soluzione data al problema
della struttura bilaterale o unilaterale della dispensa stessa. Se allatto si attribuisce una struttura unilaterale la dispensa sar revocabile, mentre sar irrevocabile se
allatto si attribuisce natura contrattualexlii.
Quanto alla forma della dispensa contenuta nella donazione indiretta, gli interpreti sono comunemente concordi nel ritenere che la dispensa contestuale valida
purch espressa nelle forme richieste per la liberalit indiretta, cui accede. Dal fatto che deve ritenersi ius receptum in giurisprudenza ed in dottrina che la donazione
indiretta non ha bisogno della forma solenne della donazione diretta, ma soggiace agli oneri di forma dello schema negoziale concretamente adottato, una dottrina ne
deduce lulteriore corollario che in alcuni casi la dispensa (nella donazione indiretta perfezionata verbalmente oppure nella donazione manuale) valida anche se
espressa in forma verbalexliii .
La dispensa dalla collazione, oltre che essere espressa, pu essere anche tacita, ossia risultare da atti che denotino lintenzione del de cuius di assegnare il bene
donato come beneficio in pi rispetto alla quota ereditaria nella successione legittima. Lammissione della dispensa tacita viene desunta dal tenore letterale dellart. 737
cod. civ., il quale consente al donante di dispensare il coerede da siffatto obbligo, senza ulteriori specificazioni in ordine al carattere della dispensa.
In giurisprudenzaxliv costante laffermazione che la dispensa pu essere anche tacita, ma deve per risultare (sia pure implicitamente) dal contesto della donazione o
del testamento, e non potrebbe essere aliunde desunta da altre circostanze estrinseche al testoxlv.
In ogni caso la dispensa tacita dalla collazione non pu essere desunta da indizi vaghi ed incerti, dovendo risultare da unimplicita manifestazione di volont del
disponente ovvero da fatti concludenti che rilevino inequivocabilmente lintenzione del de cuius di escludere, in relazione ad una data donazione, lobbligo di collazione.
In questo contesto la giurisprudenza ha, pi volte, escluso la possibilit di ravvisare una dispensa tacita dalla collazione nel caso in cui il donante dichiara che la
donazione fatta in conto della disponibile, in quanto se vero che la dispensa opera nei limiti della disponibile stessa, anche vero che nella divisione ereditaria sono
soggetti a collazione tutti i beni donati, sia quelli prelevati sulla legittima, sia quelli prelevati sulla disponibile, cosicch detta dichiarazione ambigua xlvi.
Parte della dottrina ha tentato di differenziare tecnicamente il concetto di dispensa tacita dal concetto di dispensa virtuale. Questultima sarebbe rappresentata da
disposizioni, contenute nella donazione o nel testamento, logicamente incompatibili con la volont di sottoporre il donatario a collazione; disposizioni dalle quali
dovrebbe evincersi una sottointesa volont di dispensaxlvii.
A tal proposito sostenuto che lattributo virtuale utilizzato da questi autori sinonimo, nella sostanza, dellattributo implicito o tacito, pi correttamente usato in
dottrina per contraddistinguere una volont indirettamente desunta da altra manifestazione implicita di volont in forza del fondamentale canone di non
contraddizionexlviii. Sulla base di queste considerazioni parte della dottrina identifica la dispensa virtuale con la dispensa tacita.
Infine, va segnalato, come la dispensa espressa o tacita dallobbligo di conferire alla massa il bene ricevuto in donazione non si estende al valore dei miglioramenti e
delle addizioni che il de cuius abbia apportato, con il proprio denaro, al bene stesso dopo la donazione, in quanto tali miglioramenti e addizioni, essendo intervenuti
quando i beni erano usciti dal suo patrimonio ed erano entrati in quello del beneficiario dellatto di liberalit, costituiscono delle vere e proprie donazioni indirette, in
relazione alle quali lobbligo di collazione viene meno solo in presenza di altra specifica dispensa xlix.

6. DISPENSA DALLA COLLAZIONE E LESIONE DI LEGITTIMA


La dispensa, nellambito delleconomia del fenomeno collatizio, rappresenta innegabilmente il presupposto negativo di gran lunga pi rilevante.
La dispensa, secondo una impostazione, fa si che il rapporto collatizio non sorga e che, pertanto, ai fini della collazione, la liberalit dispensata viene del tutto ignorata.
In presenza di dispensa, al limitato fine della collazione, la successione e la divisione si svolgono in tutto e per tutto come se la donazione dispensata non vi fosse mai
stata e come se il bene fosse uscito definitivamente dal patrimonio del defunto per qualsiasi altra causa non liberale l.
Lunico limite costituito dallintangibilit della quota di riserva di altri legittimari.
Quindi, la dispensa dalla collazione non sottrae il donatario agli effetti di una eventuale azione di riduzione che venga esercitata contro di lui dagli altri riservatari al fine
di recuperare la quota parte dei beni donati in eccedenza della disponibileli. Conseguentemente il donatario dispensato dallobbligo di collazione pu ritenere la
donazione fino alla concorrenza della quota disponibile e della sua quota di riservalii.
Secondo altra interpretazione, lart. 737 cod. civ. sta a significare che qualora la donazione ecceda il limite della disponibile, la dispensa opera solo per la parte
ammessa dalla legge, mentre la porzione eccedente deve essere conferita ai coeredi collatizi per la divisione, senza necessit di domanda da parte di alcuno. In tal
modo lart. 737, II co., cod. civ. privando di effetto la dispensa, oltre il limite della disponibile, consente di eliminare la necessit dellazione di riduzione e di pervenire al
medesimo risultato anche decorso il termine decennale di prescrizione dellazione di riduzione liii.
E di tutta evidenza che accettare la prima o la seconda teoria non senza rilievo pratico.
Nellambito di tale dibattito giova richiamare un indirizzo della Suprema Corte liv, che con puntuale, illuminante e coerente motivazione si pone in una posizione per cos
dire intermedia.
Secondo il Supremo Collegio, vero che lazione di riduzione contro il coerede donatario coniuge o discendete del de cuius presuppone che egli sia stato
dispensato dalla collazione; altrimenti, il solo meccanismo della collazione sarebbe sufficiente per fare conseguire ad ogni coerede la porzione che gli spetta sulla
eredit, senza bisogno di ricorrere nei confronti del coerede donatario alla specifica tutela che la legge appresta per la quota di legittima. A tale tutela specifica sarebbe
invece indispensabile ricorrere quando il coerede donatario stato dispensato dalla collazione e la donazione intacchi la quota di legittima degli altri. In tal caso infatti
solo con lazione di riduzione possibile obbligare il donatario a conferire ai legittimari la eccedenza, in modo da reintegrare la legittima loro spettante (artt. 555, 737
cod. civ.).
Ci non significa, secondo la Corte, che il rigetto dellazione di riduzione (per prescrizione) pregiudichi la decisione sugli effetti della dispensa in una divisione ereditaria
alla quale partecipano eredi legittimari. Infatti la partecipazione del legittimario alla successione ab intestato ha effetti suoi propri che prescindono dalla proposizione
dellazione di riduzione. In ogni caso il donatum non del tutto estraneo alla successione e il donatario non pu ritenersi partecipante alla divisione del relictum come
se egli non avesse ricevuto quelle donazioni, o come se avesse ricevuto quei beni a titolo diverso dalla donazione. Una diversa interpretazione troverebbe un ostacolo
insormontabile nellart. 553 cod. civ..
Infatti, per il collegio, in base a questultima normalv, anche nel caso in cui i successori siano tutti legittimari, il legittimario, essendo chiamato alla successione ad
intestato sulrelictum in una quota non inferiore alla sua quota di riserva, non ha alcun bisogno, per ottenere quanto riservatogli, di ricorrere allazione di riduzione delle
donazioni ai sensi dellart. 555 cod. civ., qualora il relictum sia sufficiente a coprire la quota predettalvi quale risulta dalla riunione fittizia lvii tra relictum e donatum. Questa
operazione, non essendo finalizzata soltanto allattuazione della riduzione, deve essere compiuta non solo quando si debba procedere a tale azione ma in ogni caso di
concorso di legittimari nella successione, al fine di determinare la quota di riserva spettante a ciascuno di essi lviii. Da ci consegue che, nel caso di successione di figli
legittimi, la dispensa dalla collazione relativa alle donazioni effettuate in favore di uno dei coeredi, se da una lato comporta che la successione e la divisione (secondo
le quote previste dallart. 556 cod. civ.) debbano essere limitate al relictum, senza che a detta dispensa, nel caso di prescrizione dellazione di riduzione, possa opporsi
il limite costituito dallintangibilit della legittima, dallaltro non esclude che la porzione spettante sul relictum al coerede donatario debba essere ridotta di quanto
necessario ad integrare la quota di riserva spettante (in base alloperazione predetta) agli altri coeredi, ferma peraltro in forza della prescrizione dellazione di
riduzione linattaccabilit della donazione anche nel caso in cui il relictum non sia sufficiente allintegrazione della quota di riservalix.
7. COLLAZIONE E GLI ISTITUTI AFFINI
Quanto detto fornisce lo spunto per tracciare le differenze tra listituto della collazione e quello della riunione fittizia del relictum e del donatum, che debbono essere
tenuti distinti per le loro finalit e i loro effetti.
Infatti, la riunione fittizia una semplice operazione contabile e concerne tutte le donazioni del de cuius a chiunque fatte. Inoltre essa, in quanto diretta soltanto a
ricostruire lintero patrimonio del de cuius, che la legge considera termine di riferimento per la determinazione della quota disponibile e, di riflesso, per quella della
quota di riserva, non legata necessariamente alla proposizione dellazione di riduzione, ma si pone come un priusindispensabile rispetto alle operazioni divisionali,
quando vi sia concorso di eredi necessarilx. Conseguentemente, come visto, la dispensa dalla collazione non importa che del bene donato non si debba tener conto
riunendolo fittiziamente agli altri beni per la formazione della massa cosiddetta di calcolo lxi.
Invece la collazione, oltre a riguardare solo determinati soggetti, d luogo ad un aumento effettivo della massa ereditaria, cio della massa da dividere tra i coeredi.
La collazione, anche se avviene per imputazione, ben diversa dalla imputazione prevista dal II comma dellart. 564 cod. civ., detta anche imputazione ex se. Essa
un onere per il legittimario che agisce con lazione di riduzione. Tale onere del legittimario, di imputare alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, ha lo
scopo di evitare che esso faccia valere la sua legittima anche per la parte soddisfatta dal defunto mediante quelle donazioni e quei legati. Pertanto limputazione ex
se pu essere pretesa anche dal non legittimario contro il quale diretta lazione di riduzione.
Laffinit tra i due istituti, si precisatolxii, si riduce solo al fatto che anche limputazione in tema di collazione comporta unoperazione contabile senza un effettivo
trasferimento del bene. Va tuttavia tenuto presente che limputazione ex se pu essere, al pari della collazione, oggetto di dispensa ad opera dellereditando.
Per il resto, salvo con riferimento alloggetto, si tratta di due figure distinte anche sul piano dellefficacia poich mentre la dispensa dalla collazione agisce nei rapporti
tra coeredi, la dispensa dalla imputazione ex se sposta il limite che la legittima rappresenta per il potere di disposizione del de cuius. Nel caso di mancanza della
seconda (che esige una apposita ed espressa manifestazione di volont, diversa dalla dispensa dalla collazione), deve ritenersi implicita la volont del donante di
imputare i beni donati alla legittima, senza che tale volont come, a maggior ragione, nel caso in cui la stessa sia espressa positivamente incida in alcun modo sulla
efficacia della dispensa dalla collazione lxiii.
Da ci deriva, che la dispensa dalla collazione non implica dispensa dalla imputazione e che le due dispense possono coesistere, con il risultato che il donatario
esonerato dal conferimento e dallimputazione ex se. Solo in tal modo il donante raggiunger il massimo beneficio possibile per il donatario.

Infine la collazione va tenuta distinta dallazione di riduzione. Innanzi tutto per quel che riguarda il fondamento, in quanto la collazione mira ad assicurare tra i
discendenti ed il coniuge del de cuius la parit di trattamento, mentre la riduzione ha lo scopo di rendere inefficaci le liberalit del de cuius che abbiano leso il diritto del
legittimario in modo da reintegrare la quota di riserva. Conseguentemente, mentre la collazione sacrifica solo i donatari che siano anche coeredi discendenti, senza
proteggere il legittimario come tale, lazione di riduzione tende a reintegrare la quota di legittima anche con il sacrificio del donatario non erede e non discendente lxiv.
Da ci la giurisprudenza lxv ha tratto lulteriore corollario che se deve considerarsi terzo rispetto al negozio simulato il legittimario che agisca in riduzione, non pu
considerarsi invece tale chi agisca per ottenere unicamente che i beni donati dal de cuius siano conferiti in collazione. In tal caso, mentre il secondo agisce nella sua
qualit di erede del de cuius e successore a titolo universale di questi, il primo agisce a tutela di un diritto proprio senza che possa, perci, essere vincolato dai limiti cui
soggiacciono le parti in ordine alla prova della simulazione lxvi.
Anche loggetto diverso: lambito maggiore quello dellazione di collazione che mira a riportare alla massa tutti i beni donati dal de cuius , mentre quella di riduzione
ha semplicemente lo scopo di recuperare alla quota di riserva beni donati oltre i limiti della disponibile lxvii. In altre parole, mentre con la collazione occorre conferire tutte
le donazioni ancorch vecchissime, lazione di riduzione, dato che tende semplicemente a reintegrare la quota di riserva del legittimario, non colpisce tutte le donazioni
ma solo quelle che sono necessarie a tal fine, iniziando dallultima in ordine di tempo.
Ulteriore differenza emerge sotto il profilo della legittimazione. Mentre lazione di riduzione spetta al legittimario leso nella quota di legittima contro qualunque donatario,
anche se non erede del defunto, il diritto alla collazione attribuito reciprocamente ai discendenti e al coniuge contro il coerede che ha ricevuto una donazione dal de
cuius e non sia stato espressamente dispensatolxviii.
Infine, sotto il profilo delle interferenze tra la collazione e lazione di riduzione, gi viste nel paragrafo precedente, in giurisprudenza lxix si osservato che: leccedenza
della donazione, ai fini della riduzione, consiste nel fatto che la misura della donazione comprende parte dei beni che sono necessari a completare la misura della
quota di riserva, mentre leccedenza della donazione, ai fini della collazione, sta solo a indicare che il donatario ha ricevuto pi di quanto a lui spetta nel concorso con
gli altri condividenti come lui discendenti dal de cuius : i due concetti, pertanto, non coincidono e, conseguentemente leccedenza ai fini della collazione non significa
anche eccedenza come lesione della quota di riserva.
8. COLLAZIONE PER IMPUTAZIONE E COLLAZIONE IN NATURA
La legge prevede due modi di conferimento del bene in collazione: in natura e per imputazione. La collazione in natura consiste nella restituzione del diritto allasse
ereditario, cosicch loggetto della donazione cessa di appartenere in modo esclusivo al donatario ed entra a far parte della massa da dividere, diventando oggetto di
compropriet fra i coeredi. Viceversa la collazione per imputazione consiste nelladdebitare il valore dei beni donati a carico della quota dellerede donatario ed il
contemporaneo prelevamento di una corrispondente quantit di beni da parte degli eredi non donatarilxx.
Possono essere conferiti per imputazione tanto i beni mobili quanto i beni immobili alienati o ipotecati. Qualora limmobile da conferire non stato n ipotecato n
alienato il conferente pu scegliere tra il conferimento in natura e quello per imputazione.
Laddove il conferente ha la scelta tra i due modi di conferimento, lobbligazione alternativa lxxi. La scelta, quindi, diviene irrevocabile appena portata a conoscenza
degli altri coeredi.
Il conferimento per imputazione costituisce lipotesi tipica di collazione.
Nel caso in cui il valore del bene ecceda il valore della quota spettante al donatario, questo ha lobbligo di restituire leccedenza versando lequivalente in denaro lxxii.
La stima del bene si fa avuto riguardo al momento dellapertura della successione e non al momento della divisione lxxiii. Tale criterio derogabile per concorde volont
dei condividenti e deve estendersi anche alla stima dei beni oggetto di prelevamenti ex art. 725 cod. civ.lxxiv
Se si tratta di beni mobili consumabili e il donatario li ha gi consumati, si determina il valore che avrebbero avuto secondo il prezzo corrente al tempo dellapertura
della successione (art. 750, II co., cod. civ.).
Se si tratta di cose deteriorabili il loro valore al tempo dellapertura della successione stabilito con riguardo allo stato in cui si trovano (art. 750, III co., cod. civ.).
La determinazione del valore dei titoli di stato, degli altri titoli di credito quotati in borsa e delle derrate e delle merci il cui prezzo corrente stabilito dalle mercuriali, si fa
in base ai listini di borsa ed alle mercuriali del tempo dellapertura della successione.
La collazione del denaro donato si fa prendendo una minore quantit del denaro che si trova nelleredit, secondo il valore legale della specie donata o di quella ad
essa legalmente sostituita allepoca dellapertura della successione (art. 751, I co., cod. civ.). Essa si effettua, pertanto secondo la norma generale di cui allart. 725
cod. civ., tramite prelevamenti, a favore degli altri coeredi non donatari, di porzioni di denaro ereditario proporzionali alle rispettive quote.
Il conferimento del denaro segue il principio nominalistico e non tiene conto di qualsivoglia oscillazione monetaria nel frattempo intervenuta.
Quando il denaro relitto non basta ed il donatario non vuole conferire altro denaro o titoli di stato, sono prelevati beni mobili o immobili ereditari, in proporzione alle
rispettive quote (art. 751, II co.; cod. civ.). Pertanto, nellimpossibilit di prelevamenti omogenei la legge consente di prelevare beni eterogenei, secondo un principio in
sintonia con la regola generale dei prelevamenti, i quali devono essere omogenei fin quando lomogeneit sia resa possibile dalla composizione dellasse ereditario.
Laddove la collazione per imputazione ha per oggetto unazienda, essa resta sottratta ai criteri concernenti i singoli beni che compongono lazienda stessa. Quindi tale
imputazione va effettuata alla stregua del valore assunto dallazienda al tempo dellapertura della successione, poich essa un unico complesso organizzato per fini
produttivi il cui valore non dato dalla somma dei valori delle singole cose, ma dal complesso unitariamente considerato lxxv.
Quanto alla collazione in natura essa rappresenta lipotesi eccezionale. Essa si esegue, come si detto, mettendo il bene a disposizione dei coeredi e pu farsi
quando si tratta di beni immobili non alienati n ipotecati dal donatario.
La scelta deve essere fatta mediante dichiarazione scritta ed soggetta allonere della trascrizione trattandosi di un atto che determina comunque il trasferimento del
diritto (art. 2645 cod. civ.).
Secondo la giurisprudenza, mentre soggetta a collazione per imputazione, prevista dall'art. 750 cod. civ. per i beni mobili, la quota di societ, in quanto - non
conferendo ai soci un diritto reale sul patrimonio societario riferibile alla societ, che soggetto distinto dalle persone dei soci - attribuisce un diritto personale di
partecipazione alla vita societaria, viceversa va compiuta, secondo le modalit previste dall'art. 746 cod. civ. per gli immobili, la collazione della quota di azienda, che

rappresenta la misura della contitolarit del diritto reale sulla "universitas rerum" dei beni di cui si compone, sicch - ove si proceda per imputazione - deve aversi
riguardo al valore non dei singoli beni ma a quello assunto dall'azienda, quale complesso organizzato, al tempo dell'apertura della successione lxxvi.
Per quanto riguarda i miglioramenti, spese e deterioramenti, nonch frutti e interessi, il legislatore, applicando i principi generali in tema dindebito arricchimento,
attribuisce al donatario che conferisce, il diritto al rimborso del valore delle migliorie apportate al bene, nei limiti del loro valore al tempo dellapertura della successione,
nonch il diritto al rimborso delle spese straordinarie sostenute per la conservazione dello stesso. Parimenti gli impone il rimborso dei deterioramenti a lui imputabili.
Infine, con riguardo ai frutti e agli interessi, lart. 745 cod. civ. dispone che essi sono dovuti dal giorno dellapertura della successione.
9. OGGETTO DELLA COLLAZIONE
Oggetto della collazione sono tutte le donazioni, dirette e indirette, siano esse donazioni reali traslative, donazioni reali costitutive, donazioni liberatorie o
remuneratorie.
Innanzitutto, va sottolineato come in dottrina si ritiene che siano collazionabili anche le donazioni annullabili, per le quali linvalidit non sia stata ancora fatta valere.
Ove la donazione nulla, viceversa, si ritiene che i beni oggetto della stessa devono essere considerati facenti parte dellasse ereditario a vantaggio di tutti i
coeredilxxvii. Per quanto riguarda le donazioni dissimulate esse sono soggette a collazione, qualora assumano lapparenza di atti a titolo oneroso, salvo che la
simulazione abbia avuto come unico fine quello di sottrarre la liberalit alla collazione, potendo eventualmente valere come implicita dispensa lxxviii.
Inoltre, perch possa configurarsi lobbligo di collazione, si precisato, occorre che il discendente o il coniuge del de cuius siano destinatari di una vera e propria
donazione e non soltanto di un negozio gratuito non donativo: quale ad es. un comodato od un mutuo infruttifero. In altre parole deve trattarsi di un atto che importi un
impoverimento del donante ed un volontario arricchimento in senso tecnico del donatario per spirito di liberalit lxxix.
Sotto questo profilo, la dottrina, esclude la collazione della donazione sottoposta alla condizione di reciprocit, se il donatario ha adempiuto. In tal caso si evidenzia che
tale donazione ha perduto il carattere gratuito, per assumere quello di contratto a prestazioni corrispettivelxxx. In questo ambito, lo stesso interprete, ritiene che possano
essere conferite, oltre che le donazioni ad efficacia reale, anche quelle con effetti obbligatori, ma solo nei limiti di quanto risulti essere stato effettivamente gi
corrisposto dal donante.
Le donazioni di modico valore sono soggette a collazione, ad eccezione di quelle fatte al coniuge dellereditando (art. 738 cod. civ.). E pacifico, tanto in dottrina quanto
in giurisprudenza, che la modicit della donazione debba essere valutata discrezionalmente, in relazione al caso concreto, tenuto conto dellentit del patrimonio del
donante e del donatario, della circostanza in cui la donazione stata fatta, della natura delloggetto della stessa, nonch delleventuale abitualit delle donazioni lxxxi
Assoggettabili alla collazione sono le donazioni modali. Laggiunta del modus, infatti, non snatura lessenza della donazione, non potendo assegnarsi ad esso la
funzione di corrispettivo, con la sussunzione della donazione modale nella categoria dei contratti a titolo oneroso, ma comporta che la liberalit, che resta sempre la
causa del negozio, attraverso ilmodus viene ad esserne limitata; ne consegue che, nel concorrere alla successione dellascendente, i figli legittimi e naturali e i loro
discendenti legittimi e naturali, sono assoggettati allobbligo della collazione anche nellipotesi di donazione modale, limitatamente alla differenza tra il valore dei beni
donati e il valore dellonere. lxxxii
Secondo lorientamento unanime, poi, oggetto di collazione sono anche le donazioni remuneratorie. Al riguardo, si sottolineato come il disposto dellart. 770 cod. civ.
non lasci spazio a differenti soluzioni, nonostante che si possa dubitare dellopportunit della scelta del legislatore. Inoltre sembra che il donatario sia tenuto a conferire
lintero valore della donazione remuneratoria, non potendo tenersi conto del valore di ci che il donante aveva inteso remunerare con essa.
Mentre non sono soggette a collazione le prestazioni eseguite in adempimento di una obbligazione naturale, in quanto non si tratta di liberalit, nonch le liberalit fatte
in occasione di servizi resi o comunque in conformit agli usi ai sensi dellart. 770, II co., cod. civ., espressamente escluse dalla collazione dallart. 742, ultimo co., cod.
civ..
Nel caso di donazioni aventi ad oggetto un usufrutto od una rendita discusso il valore da conferire.
E preferibile lopinione di chi ritiene che oggetto del conferimento il valore che lusufrutto o la rendita hanno al momento dellapertura della successione, vale a dire il
capitale che sarebbe necessario per acquistare, in base alla probabilit di sopravvivenza del donatario, un reddito pari a quello dellusufrutto o della rendita lxxxiii
Secondo quanto espressamente previsto dallart. 741 cod. civ. soggetto a collazione ci che il defunto ha speso a favore dei suoi discendenti per assegnazioni fatte a
causa di matrimonio, per avviarli allesercizio di unattivit produttiva o professionale (oltre che per soddisfare premi relativi a contratti di assicurazione sulla vita a loro
favore o per pagare i loro debitilxxxiv). Tale norma va peraltro coordinata con lart. 742 cod. civ. che, da un lato, esclude dalla collazione le spese di mantenimento e di
educazione, quelle sostenute per malattia e quelle ordinarie fatte per abbigliamento o per nozze; dallaltro esclude le spese per il corredo nuziale e per listruzione
scolastica o professionale, eccetto il caso in cui tali spese eccedono notevolmente la misura ordinaria, tenuto conto delle condizioni economiche del defunto. Si
intendono alluopo collazionabili le spese affrontate per dotare il discendente di patrimonio ecclesiastico, nonch la costituzione del fondo patrimoniale.
Giusta lart. 744 cod. civ., non soggetto a collazione il bene donato perito per causa non imputabile al donatario; se il bene era assicurato o il perimento dovuto a
colpa di un terzo, oggetto della collazione sar lindennit pagata dallassicuratore ovvero il risarcimento dovuto dal terzo. Si ritiene che la norma trovi applicazione sia
nel caso di perimento materiale, sia nel caso di perimento cd. giuridico, determinato da confisca o avocazione senza corrispettivo da parte della pubblica
amministrazione lxxxv. Viceversa laddove sia stato pagato un corrispettivo, sar il suo importo ad essere oggetto di collazione.
Riguardo al momento entro il quale deve essere avvenuto il perimento affinch si possa escludere lobbligo di collazione, si ritiene, stante il silenzio dellart. 744 cod.
civ., che esso vada individuato in quello in cui si perfeziona la divisione lxxxvi.
Lart. 745 cod. civ. sancisce che i frutti delle cose e gli interessi sulle somme oggetto di collazione non sono dovuti che dal giorno in cui si aperta la successione. Vale
a dire, che dovranno essere conferiti i frutti e gli interessi maturati dopo lapertura della successione e non quelli maturati precedentemente.
Infine, lart. 743 cod. civ. prevede che non dovuta la collazione di ci che conseguito per effetto di una societ contratta senza frode tra il defunto ed alcuno dei suoi
eredi, purch le condizioni siano state regolate con atto di data certa.
Lassenza di frode si rinviene nella costituzione di societ non per spirito di liberalit: cio contratta senza lintento di attuare una liberalit diretta o dissimulare una
donazione diretta.

Il problema della determinazione, sul piano pratico, delle conseguenze del contratto che abbia data certa e che, per, non appaia senza frode stato risolto dalla
giurisprudenza nel senso della restituzione limitata degli utili ed ai beni derivanti dallesercizio dellimpresa, ma non estesa anche alla quota sociale lxxxvii. Per se la
quota stata sottoscritta dallerede con denaro fornito dallereditando, la stessa dovr essere conferita trattandosi di donazione indiretta.
Una parte della dottrina ritiene che la certezza della data rappresenta la prova assoluta della natura non donativa dei vantaggi conseguiti dal discendente, mentre la
mancanza della certezza costituisce la presunzione assoluta della natura liberale dei vantaggi stessi. In verit appare preferibile la tesi che ritiene il coerede ammesso
a superare la presunzione, dimostrando linesistenza di una liberalit occulta, e ci dando la prova che con il de cuius si era istaurato un normale ed autentico rapporto
societario.
E controverso se la norma si applichi solo alle societ di persone ovvero anche alle societ di capitali. Infine, dato che la norma in commento fa riferimento alle sole
societ, la dottrina e la giurisprudenza escludono che essa possa essere applicata alle associazioni in partecipazione, posto che questa fattispecie non determina
affatto quella commistione o confusione patrimoniale che propria delle societ. Cos come la norma non applicabile allimpresa familiare.
10. LA DONAZIONE INDIRETTA
Sono soggette a collazione anche le donazioni indirette, ossia quelle liberalit risultanti da schemi negoziali aventi una causa tipica diversa da quella delle
donazionilxxxviii. La donazione indiretta generalmente individuata in tutte le ipotesi in cui larricchimento del donatario non dipende direttamente da un contratto di
donazione, previsto dallart. 769 cod. civ., ma da atti o negozi giuridici il cui scopo immediato, che ne costituisce loggetto primario, non quello di soddisfare lo spirito
di liberalit.
Tipici esempi sono: la remissione di debito, ladempimento dellobbligo altrui, nonch la fattispecie del contratto a favore di terzo.
Una delle questioni pi delicate che si pongono, in materia di collazione, quella riguardante lindividuazione delloggetto del conferimento nella fattispecie della
intestazione di beni a nome altrui. Questultima dizione sta ad indicare lacquisto di un bene con limpiego di denaro proveniente da un soggetto diverso dallacquirente.
Il caso tipico quello del figlio che acquista un bene immobile con denaro procuratogli dal genitore.
Lanalisi del fenomeno e la relativa soluzione hanno notevole rilievo pratico. Infatti, se loggetto della donazione viene identificato nella somma di denaro, la collazione
si concretizzer in un obbligazione di valuta, regolata dal principio nominalistico, pertanto il donatario dovr collazionare la somma ricevuta in donazione rivalutata degli
interessi legali. Diversamente, laddove si dovesse ritenere che la donazione riguardi lo stesso bene immobile, loggetto della collazione sar limmobile o una somma
corrispondente al suo valore di mercato al momento dellapertura della successione.
La dottrina di gran lunga dominante ritiene che debba essere conferito il denaro. Il principio generale a cui si ispira questa interpretazione quello, desunto dalla lettera
dellart. 737 cod. civ., secondo il quale loggetto della collazione deve essere ci che uscito dal patrimonio del donante non gi ci di cui si arricchito il beneficiario.
Conseguentemente, al fine di individuare loggetto della collazione o della riunione fittizia, occorre guardare alleffettivo impoverimento del disponente e non al
vantaggio concretamente conseguito dal donatariolxxxix.
Tale impostazione comporta che nella maggior parte di casi oggetto della collazione (o dellimputazione ex se) dovr essere il denaro xc.
Una delle argomentazioni su cui poggia tale interpretazione quella fondata sulla soppressione, nella stesura definitiva del codice, della formulazione dellart. 357 del
progetto, ove si prevedeva lobbligo di conferimento dellimmobile nel caso in cui questo fosse stato acquistato con denaro fornito dallascendete ovvero questi avesse
provveduto direttamente al pagamento del prezzo con intestazione del bene al discendente.
Per la dottrina minoritaria, invece, oggetto della collazione il valore di cui in realt si arricchito il donatario, poich limpoverimento del donante si identifica anche
nella perdita del potenziale arricchimento futuroxci.
Gran parte degli autori, con lavallo per decenni della giurisprudenza xcii, hanno distinto, con riferimento allipotesi della intestazione di bene immobile al figlio acquistato
con denaro del genitore, diverse fattispecie, che possono essere cos riassunte:
1.
2.

Intestazione di bene a nome del figlio in forza di contratto a favore di terzo ex art. 1411 cod. civ. La dottrina unanimemente qualifica tale fattispecie come
donazione indiretta dellimmobile stesso. Si ritiene che, malgrado dal patrimonio del disponente fuoriesca una somma di denaro, lo scopo perseguito dalle
parte, in conformit con la funzione tipica del contratto, esclusivamente volto a far pervenire al figlio il bene e non gi la somma di denaro xciii.
Acquisto, da parte del genitore, effettuato in nome e per conto del figlio con pagamento del prezzo mediante denaro proprio. Invero la compravendita
stipulata dal genitore in rappresentanza del figlio, in capo al quale si producono immediatamente e direttamente gli effetti dellacquisto. La dottrina
prevalente ricostruisce il pagamento da parte del genitore come un adempimento di terzo ad un obbligo altrui, mediante il quale il genitore realizza una
donazione indiretta avente ad oggetto la somma di denaro. Stessa soluzione data per lacquisto effettuato dal figlio con pagamento del prezzo di vendita
direttamente e contestualmente alla vendita ad opera del genitorexciv.

3.

Acquisto dellimmobile da parte del figlio mediante lutilizzo del denaro precedentemente donato dal genitore. In tal caso si ritiene che nella vicenda si
succedono due atti distinti e separati, costituiti dal versamento del denaro al figlio e successiva compravendita dellimmobile, in cui il genitore del tutto
estraneo. Lopinione dominante in dottrina ritiene che lipotesi rientri pienamente nella donazione diretta del denaroxcv.

4.

Il genitore contrae un preliminare con il venditore per s o per persona da nominare, facendo poi subentrare il figlio nella posizione di acquirente al
momento della stipulazione del definitivo e nello stesso tempo fornendo il denaro necessario per il pagamento del prezzo ovvero effettuando il pagamento
al momento del preliminarexcvi. A tale ipotesi assimilata quella della stipula del definitivo da parte del genitore con successiva nomina del figlio quale
beneficiario. In tal caso la dottrina quasi unanime, concordemente con la giurisprudenza xcvii, nel ritenere configurata una donazione indiretta
dellimmobile.

Dopo vari decenni in cui la giurisprudenza aveva aderito alle tesi della dottrina dominante, la Suprema corte xcviii ha operato un rvirement ponendosi in contrasto con la
dottrina dominante. Il nuovo indirizzo ha qualificato le ipotesi rispettivamente di acquisto del padre in rappresentanza del figlio e dellacquisto da parte del figlio con
pagamento contestuale del prezzo da parte del padre come fattispecie di donazione indiretta dellimmobile, privilegiando la valutazione dello scopo ultimo del
disponente e delleffettivo arricchimento del patrimonio del beneficiario.
Il latente contrasto giurisprudenziale creatosi per effetto del recente orientamento stato composto dalle sezioni unite della Corte.
La sentenza delle sezioni unite fa riferimento tanto allipotesi in cui il genitore paga direttamente il prezzo, quanto a quella in cui fornisce al figlio la somma necessaria,
affermando che in ambedue i casi si in presenza di una donazione indiretta dellimmobile.

Sostiene la Corte, affermando di volere porre in risalto gli aspetti sostanziali della vicenda, che nel complesso negozio che le parti pongono in essere presente un
collegamento essenziale tra la elargizione del denaro paterno e lacquisto del bene immobile da parte del figlio , tale da fare ritenere che sostanzialmente il bene che
il disponente vuole mettere a disposizione del beneficiario sia proprio limmobile. Pertanto ai fini della collazione, nellipotesi di donazione indiretta, occorre aver
riguardo alleffettivo arricchimento del donatario, non dovendoci essere necessaria corrispondenza fra ci di cui si depauperato il donante e loggetto della
collazionexcix.
Va sottolineato come i giudici hanno evidenziato che, nel caso di elargizione della somma di denaro precedente alla vendita, la donazione indiretta dellimmobile ricorre
solo nel caso in cui il versamento sia stato finalizzato alla compravendita, mentre nel caso in cui il denaro sia stato donato come tale, si realizza una donazione diretta
di denaro.
I commentatori, pur apprezzando sia lo sforzo della Corte di disciplinare unitariamente le diverse ipotesi sia il tentativo rimediare al pregiudizio che spesso i legittimari
subiscono a vantaggio di un coeredec, contestano il principio affermato in via generale dai giudici, ribadendo che la ratio della riunione fittizia nonch della collazione
quella di ricostruire il patrimonio del defunto, facendovi rientrare ci che ne uscito a prescindere da ci di cui si arricchito il donatario.
Si ritiene in dottrina che la Corte - al fine di rimediare alla mancata corrispondenza fra il valore dellimmobile, aumentato nel corso del tempo, e il prezzo pagato ha
dato rilevanza ad interessi e scopi di giustizia sostanziale che sono estranei ai criteri adottati generalmente dalla giurisprudenza di legittimit e che in assenza di una
previsione normativa non possono avere rilievo giuridico. Si rileva infatti che larricchimento anche una nozione giuridica e che non pu avere ad oggetto un bene che
non ha mai fatto parte del patrimonio del donante ci.
Infine giova accennare al cos detto negozio misto a donazione, solo per ricordare come, a prescindere dalle incertezze in ordine alla riconducibilit di esso alla
donazione indiretta, lo si ritenga, pressoch pacificamente, assoggettabile alla collazione per la differenza tra il valore della prestazione che il beneficiario ha ricevuto
ed il valore del corrispettivo che tale soggetto ha dovuto corrispondere.
11. LA COLLAZIONE C.D. VOLONTARIA
Con la locuzione collazione volontaria si suole indicare sinteticamente il fenomeno del conferimento collatizio imposto dalla concreta volont del de cuius, allinfuori dei
casi previsti dalla legge. Si tratta di una figura di chiara origine dogmatica cii.
La dottrina se da un lato concorde nel ricondurre nel fenomeno tutte le fattispecie in cui limposizione del conferimento avviene in relazione ad attribuzioni patrimoniali
che il legislatore dichiara espressamente esenti da collazione legale ovvero a carico e/o a beneficio di soggetti che concorrono alla successione del donante ma che
non sono a lui legati da vincolo di coniugio o di discendenza, dallaltro si discute del suo ambito di operativit. Pi precisamente, controverso se oggetto del
conferimento volontario possano essere, oltre che le liberalit inter vivos, anche i legati; se vi possa essere dissociazione tra la qualit di coerede tenuto al
conferimento e quella di donatario del bene da conferireciii, nonch se possono essere derogate le disposizioni concernenti le modalit di attuazione del conferimento civ.
Nonostante tali incertezze, la dottrina concorde nel ritenere la piena legittimit della collazione volontaria, data la derogabilit della disciplina legale a sua volta
fisiologico corollario della natura dispositiva dellistituto collatizio.
La questione stata risolta positivamente anche in giurisprudenza. Infatti secondo la Suprema Cortecv l'art. 742 cod. civ. che dispensa dalla collazione le liberalit e le
spese in essa previste non pone un principio inderogabile che non possa essere superato dalla volont contraria del testatore, dovendosi riconoscere a questi la
facolt di imporre la collazione anche nei casi previsti dalla norma cit., quale strumento per incidere sulla misura dell'attribuzione patrimoniale a favore dell'erede. La
suddetta facolt incontra il solo limite posto dall'ordinamento, con gli art. 536 ss. cod. civ., alla libert del de cuius di disporre dei propri beni dopo la sua morte, a tutela
dei diritti dei congiunti pi stretti.
Mentre la Suprema Corte sembra ammettere lesercizio della collazione c.d. volontaria anche per testamento, in dottrina, chi avverte delle affinit con listituto della
revocazione delle donazioni di cui agli artt. 800 ss. cod. civ. subordina la validit di tale esercizio alla necessaria contestualit della liberalit da conferire. Infatti un tale
esercizio importa una sostanziale revoca della liberalit, la cui programmazione in un epoca successiva al perfezionamento della donazione si pone in contrasto con il
principio di tassativit delle cause di revocazione delle donazioni, in quanto non sorretta da una corrispondente previsione normativa cvi.
Secondo altra parte della dottrina, invece, lesercizio della collazione volontaria astrattamente svincolato dal contesto spazio temporale dellattribuzione liberale.
Secondo tale impostazione, ferma la legittimit della collazione volontaria che costituisce parte integrante del negozio donativo, la facolt di una imposizione ex
post del meccanismo consentita solo se contenuta in un testamento, mentre invalida, per contrariet al generale divieto dei patti successori, se contemplata da un
atto inter vivos.
Pertanto vi una convergenza nellassegnare alla collazione contestuale dellatto donativo la natura di onere modale ad esso accessorio, mentre laddove si ammette
la relativa previsione per testamento si ritiene che in tal caso essa assuma la natura giuridica di legato mortis causacvii.
In tale contesto si ritiene che alla collazione volontaria si applicano, per analogia, le norme che disciplinano la collazione ex lege, se il donatario non ha diversamente
disposto.
___________________

i Cfr. C.M. Bianca Diritto civile II, Milano 2001, 741.


ii Cass. Civ., II Sezione, 27 gennaio 1995, n. 989.
iii Forchielli, La collazione, Padova, 1958; C. M. Bianca Diritto civile II, Milano 2001, Capozzi, Successioni e donazioni, II, Milano, 2002; M.
Bruno e L. Salomone, La divisione ereditaria, Piacenza, 2003.
iv Visalli, La collazione, Padova, 1988, 4, parla di migliore giustizia distributiva.
v Cfr. C.M. Bianca op. cit., 742.
vi Secondo C.M. Bianca op. cit., 742, in quanto la collazione trova fondamento nel significato sociale della donazione al legittimario, quale
anticipazione delleredit, la dottrina esclude esattamente che abbia rilevanza una specifica intenzione del donante in ordine alla collazione.
Rileva piuttosto la volont contraria, manifestata anche tacitamente, di dispensare il donatario dallobbligo di conferire la donazione allasse
ereditario.

vii V. Coviello N., Delle successioni. Parte Generale, Napoli, 1932, 423; a tale teoria si obietta, da un lato, che una tale figura non ha
riconoscimento nel nostro ordinamento giuridico, dallaltro che i successibili, sia pure legittimari, prima dellapertura della successione, non sono
certo titolari di alcuna pretesa, giuridicamente tutelata, sul patrimonio del soggetto, che e resta unico titolare dello stesso.
viii Gazzarra, voce Collazione (diritto civile), in Enc. Dir., VII, Milano, 1970, 332; a tale teoria si oppone che una tale esigenza incompatibile
con la derogabilit della normativa in tema di collazione.
ix Cfr. Cariota Ferrara, Le successioni per causa di morte, Parte generale, I, Napoli, 1955, 65.
x Cfr. U. Carnevali, Digesto delle discipline privatistiche, Sez. civile, II, 472.
xi Cfr. Cicu Successione per causa di morte. Parte generale, op. cit. 573.
xii Cfr. Andreoli Contributo alla teoria della collazione delle donazioni, Milano, 1942.
xiii Cfr. Forchielli-Angeloni Della divisione in Comm. Scialopja-Branca, a cura di Galgano, art .713-768, 2000, 383; Capozzi op. cit. 720.
xiv Cos Capozzi, Successione e donazione, Vol. II, Milano, 2002, 721.
xv Cfr. ex plurimis Cass. 1 febbraio 1995, n. 1159.
xvi Cfr. Cass. 2453/76; cass. 1845/61.
xvii Cfr. Cass. 2 febbraio 1979, n.726.
xviii Di conseguenza, le azioni previste dagli art. 737 e ss. c.c., non sono proponibili prima della morte del donante e dellapertura della
successione sui beni del medesimo, in quanto lattore che, a quel momento, non ancora erede, difetta per ci stesso della legittimazione ad
agire, mentre, ove si limiti a sollecitare il mero accertamento delle dette donazioni, comunque privo di interesse attuale e concreto nei confronti
della chiesta pronuncia; peraltro, dovendo la legittimazione ad causam, come linteresse ad agire, quale condizione dellazione, sussiste al
momento della decisione, il giudice tenuto ad esaminare nel merito la domanda di collazione od imputazione quando nelle more del giudizio sia
intervenuto il decesso del de cuius e listante, accettando leredit, ne sia divenuto erede: cos Cass. 7622/86.
xix Cfr. Cass. 16 giugno 1963 n. 671 secondo la quale: loggetto della collazione non pu comprendere anche i legati ed ancor meno i prelegati,
i quali ultimi hanno una funzione tipica (favorire ante partem uno dei coeredi) che mal si concilia con la funzione tipica e contrapposta della
collazione (porre tutti gli eredi su un piano paritetico.
xx Cfr. Cass. Civ. 9 luglio 1975, n. 2704; Cass. Civ. 17 novembre 1979, n. 5982; Trib. Pavia, 20 gennaio 1989, in Nuova giurisp. Civ. comm.,
1998, I, 915; In dottrina: Azzariti La collazione, in Trattato di diritto privato, Vol. VI, Torino, 1982, 387, U. Carnevali op. cit. 473; Gazzoni,
Manuale di diritto privato, Napoli, 2006, 530.
xxi Cos Cass. Civ. 6116/01.
xxii Cfr. Trib. Roma, 28 febbraio 2003, conformemente Cass. 5982/79.
xxiii Cfr. C.M. Bianca op. cit. 746; A. Catudella La collazione in Trattato di diritto privato, Vol. V, Torino, 2005, 164; Forchielli Della divisione in
Comm. Scialoja-Branca, a cura di Galgano, art. 713-768, 2000, 448; A. Burdese, Nuove prospettive sul fondamento e sulla natura giuridica della
collazione, in Riv. Dir. Civ., 1988, II, 559.
xxiv Cfr. Cass., 6 giugno 1969, n. 1988.
xxv Cfr. G. Bonilini, Manuale di diritto ereditario e delle donazioni, Torino, 2006.
xxvi Cfr. Capozzi Successione e donazioni, II, Milano, 2002, 722.
xxvii A tal proposito va precisato che Il diritto dei coeredi di chiedere in ogni tempo la divisione ed il connesso diritto alla collazione postulano
l'assunzione della qualit di erede e pertanto che sia intervenuta l'accettazione (espressa o tacita) dell'eredit da parte del chiamato entro il
termine di prescrizione di cui all'art. 480 c. c. Cfr. Cass. civ., Sez.II, 30 ottobre 1992, n. 11831.
xxviii In passato si sono levate voci orientate ad eludere sempre la collazione nella successione testamentaria salva espressa volont
testamentaria del de cuius (sul presupposto che la collazione avrebbe elusiva attinenza alla successione legittima.
xxix Cfr. Cass. 14 marzo 1977, n. 1018.
xxx Cfr. Forchielli-Angeloni Della divisione in Comm. Scialopja-Branca, a cura di Galgano, art. 713-768, 2000, 490.
xxxi Cfr. C.M. Bianca Diritto civile II, Milano 2001, 747.

xxxii Cfr: C.M. Bianca op. cit. 522, il quale precisa che i rappresentanti non devono conferire in collazione le donazioni fatte loro dal
rappresentato e possono esercitare il loro diritto successorio anche se indegni nei confronti di questultimo, e anche se abbiano rinunziato alla
sua eredit. Si conferma, in tal modo, che chi succede per rappresentazione non successore del rappresentato, ma, appunto, successore
del de cuius.
xxxiii Cfr. Cass. 29 luglio 1961, n. 1845.
xxxiv Cos Forchielli- Angeloni Della divisione in Comm. Scialoja-Branca, a cura di Galgano, art. 713-768, 2000, 498.
xxxv Cfr. Cass. 27 gennaio 1985, n. 989 parla di liberalit ulteriore rispetto a quella principale; Forchielli op. cit. ,503; Azzariti op. cit., 398. Contro
la comune opinione Mignoli, Se la dispensa dalla collazione debba essere espressa , in Riv. Trim. Dir. E Proc. Civ., 1949, 83, che contesta la
natura tecnicamente liberale della dispensa sotto il profilo che essa non determinerebbe n una diminuzione patrimoniale a carico del donante
n un arricchimento a carico del donatario.
xxxvi Cfr. Capozzi Successione e donazioni, II, Milano, 2002, 729.
xxxvii Cfr. C.M. Bianca op. cit. 744; Azzariti op. cit., 398. Cass. 27 gennaio 1985, n. 989 che contiene incidentalmente una simile affermazione;
Cass. Cass., Sez. II, 1 ottobre 2003, n. 14590.
xxxviii Cfr. Casulli, voce Collazione delle donazioni, in Nuoviss. Dig. It., III, Torino, 1959, 462.
xxxix Cfr. Tamburino, Osservazioni sulla natura della dispensa dalla collazione, in raccolta di scritti in onore di A. C. Temolo, II, Milano, 1963,
769.
xl Cfr. Gazzoni, op. cit. 530.
xli Cfr. Gazzoni op. cit. Secondo Forchielli op. cit., 522 : ove non si dimentichi che la dispensa costituisce sempre un negozio strutturalmente e
anche funzionalmente autonomo rispetto alla liberalit dispensata; ove infine non si trascuri che la dispensa non configura mai una donazione
tipica; in mancanza di una qualsiasi norma che imponga espressamente uno specifico onere di forma, non vediamo in base a quali principi
positivi potrebbe argomentarsi la regola secondo cui la dispensa dovrebbe rivestire la stessa forma della donazione dispensata. Non resta quindi
che ancorare il problema al principio generale della libert della forma negoziale, traendone la conclusione, valida per ogni fattispecie di
dispensa inter vivos, che unica la regola che vi soprintende, vale a dire la pi assoluta libert di forma.
xlii Cfr. Gazzoni, op. cit. 530.
xliii Cfr. Forchielli op. cit. 513 il quale sottolinea che trattasi di un corollario di grande importanza, comportando lammissibilit di una
disposizione mortis causa espressa verbalmente provabile quindi in giudizio anche mediante testimoni Se si ammette perci che
verbalmente possa disporsi una liberalit sotto forma di negozio oneroso, non si vede assolutamente perch del pari verbalmente non potrebbe
disporsi anche la relativa liberalit (514).
xliv Cfr. Cass. 12 marzo 1966; Cass. 18 ottobre 1956.
xlv La volont tacita di dispensare dalla collazione i donatari potrebbe anche risultare da un intento divisorio del defunto. Cfr. Cass. 21 marzo
1977, n. 1100, che contiene anche laffermazione che tale volont pu essere eventualmente desunta dal comportamento complessivo del
donante. Un altro esempio di dispensa tacita, secondo taluni, sarebbe rappresentato dalla donazione con riserva di usufrutto, in quanto questa
donazione non darebbe vantaggi al donatario se non dopo la morte del donante e quindi il donante, per attribuire qualche concreto vantaggio al
donatario non potrebbe non averlo dispensato (App. Napoli, 11 marzo 1938). Per la critica vedi Forchielli op. cit. 539
xlvi Cfr. Cass. 6116/01; Cass. Civ., II Sezione, 27 gennaio 1995, n. 989.
xlvii Cfr. Forchielli op. cit. 535. Alcune ipotesi sono date dal fatto che il de cuius abbia disposto la divisio inter liberos , nel fatto che il donatario
sia stato istituito erede universale, nel fatto che ai discendenti non donatari sia stata riservata la sola legittima, infine nel fatto di aver dissimulato
la donazione sotto la veste di negozio oneroso. Secondo la Cass. 13 settembre 1975, n. 3045, la dissimulazione di una donazione mediante la
simulata vendita non , di per s, sufficiente a configurare una dispensa tacita del donatario dallobbligo della collazione ereditaria, di cui allart.
737 c.c., essendo alluopo necessario accertare linequivoca volont del donante di simulare la vendita per porre la donazione al riparo dalla
collazione. Nello stesso senso Cass. 17 marzo 1955.
xlviii Cos Forchielli - Angeloni op. cit. 535.
xlix Cfr. Cass. 4 agosto 1982 n. 4381.
l In tal senso Cass. 12 marzo 1966 n. 711.
li Cfr. Cass. 12 marzo 1966; Cass. 5 marzo 1970 n. 543; Cass. 18 maggio 1978 n. 2402.
lii Cfr. Azzariti op. cit., 398.
liii In tal senso vedi Capozzi, Successione e donazione, cit., 662 - 731; secondo questo autore se nonostante il conferimento, la lesione
dovesse persistere, il legittimario potr, solo allora, agire in riduzione. Secondo la Cass. 1 aprile 1974 n. 913: la dispensa dalla collazione del

bene donato in vita dalde cuius ad un proprio discendente attribuisce il bene stesso al donatario, nellipotesi in cui questi concorra con altri
discendenti del de cuius fino alla concorrenza della disponibile.
liv Cfr. Cass., Sez. II, 6 marzo 1980 n. 1521, in Vita notarile, 1980, 179.
lv La corte ritiene che lart. 553 cod. civ. debba essere interpretato nel senso che il legittimario chiamato alla successione ab
intestato sul relictum in una quota non inferiore alla sua quota di legittima, sicch, ove il relictum sia sufficiente a coprire tale quota, egli non
abbia alcun bisogno di ricorrere allazione di riduzione delle donazioni ai sensi dellart. 555 cod. civ. per ottenere quanto a lui riservato. Ne
discende che alla riunione fittizia di cui allart. 556 cod. civ. per la determinazione della porzione disponibile si deve procedere in ogni caso di
concorso di legittimari nella successione e non gi soltanto quando si debba agire in riduzione.
lvi In quanto la quota di riserva deve essere prelevata anzitutto su i beni relitti.
lvii Secondo il collegio, che il calcolo della quota di riserva nel modo previsto da detto articolo un espediente contabile adottato dalla legge per
la determinazione quantitativa dei diritti dei legittimari ed pertanto applicabile in via generale quanto concorrono nella successione eredi
necessari ( Cass 15 ottobre 1958 n. 3277). Quindi la riunione fittizia ha una finalit ben pi ampia della sola attuazione della riduzione, appunto
quella di poter stabilire, in correlazione con la determinazione della porzione disponibile, quale sia la quota di riserva spettante ai legittimari, sia
per il caso che gli stessi possano soddisfare le loro ragioni sui beni relitti, sia per il caso che non lo possano (Cass. 7 gennaio 1967 n. 74).
lviii Secondo la Suprema corte il fine pratico della riunione fittizia anzitutto quello di stabilire, prima dellinizio della divisione che dovr portare
alla formazione delle singole porzioni spettanti a ciascun coerede, quale sia lammontare della quota di riserva. Quindi le singole porzioni non
possono che determinarsi concretamente se non con riguardo allintero patrimonio del defunto calcolato nel modo prescritto dallart. 556 cod.
civ..
lix In senso contrario V. Cass. 10 maggio 1967 n. 956 nella quale si legge: una volta estinto per prescrizione il diritto alla reintegra della quota
di riserva, tale diritto non pu farsi valere in alcun modo, onde preclusa, per tale causa estintiva, sia lazione di riduzione delle donazioni
prevista dallart. 555 cod. civ., sia lazione di collazione per reclamare lobbligo da parte degli altri coeredi discendenti del conferimento di quella
parte delle donazioni che eccede la quota disponibile, ai sensi dellart. 737, 2 comma, cod. civ., perch in entrambi i casi il legittimario non ad
altro tende che a fare accertare e attuare il proprio diritto alla quota di riserva. Per una critica V. Cass., II sez. 6 marzo 1980.
lx Cfr. Cass. 15 ottobre 1958 n. 3277 cit..
lxi Cfr. Cass. 7 gennaio 1967 n. 74 cit..
lxii Cfr. G. Capozzi Successione e donazioni, II, Milano, 2002, 732.
lxiii Cfr. Cass. 4 agosto 1982 n. 4381.
lxiv Cfr. Cass. 9 luglio 1975 n. 2704. In tal senso Capozzi op. cit..
lxv Cfr.. App. Cagliari 4 maggio 1960, Rass. Giur. Sarda, 1960, 605.
lxvi Conforme Cass. civ., Sez.II, 21/04/1998, n. 4024, secondo la quale: dall'esercizio dell'azione di simulazione da parte dell'erede per
l'accertamento di dedotte dissimulate donazioni non deriva necessariamente che egli terzo, al fine dei limiti alla prova testimoniale stabiliti
dall'art. 1417 cod. civ., perch, se egli agisce per lo scioglimento della comunione, previa collazione delle donazioni - anche dissimulate - per
ricostituire il patrimonio ereditario e ristabilire l'uguaglianza tra coeredi, subentra nella posizione del de cujus; invece terzo se agisce in
riduzione, per pretesa lesione di legittima, perch la riserva un suo diritto personale, riconosciutogli dalla legge, e perci pu provare la
simulazione con ogni mezzo.
lxvii Cfr. App. Firenze 28 agosto 1956, in M. Finocchiaro Nuova Rass. Di Giur. Sul cod. civ., Milano, 1994, tomo II, 779. In tal senso Cass. 9
marzo 1979 n. 1481, Capozzi op. cit. 732.
lxviii Cfr. Capozzi op. cit. 732; Cass. 9 Luglio 1975 n. 2704; M. Finocchiaro op. cit., 779; Cedon, Le Successioni, in Il diritto privato nella
giurisprudenza, Vol. IV, Utet, 1999, 158.
lxix Cfr. Cass. 9 marzo 1979 n. 1481.
lxx Cfr. Cass. 28 giugno 1976, n. 2453.
lxxi Cfr. Bianca op. cit. 749.
lxxii Cfr. Cass. 9 marzo 1979, n. 1481.
lxxiii Cfr. Cass., 18 marzo 2000, n. 3235.
lxxiv Cfr. Cass. ,18 marzo 2000, n. 3235.
lxxv Cfr. Cass., 18 giugno 1981, n. 4009.

lxxvi Cfr. Cass., 15 gennaio 2003, n. 502.


lxxvii Una tesi piuttosto ardita, ammette la collazione anche dellimmobile oggetto di un atto di liberalit nullo purch la donazione sia stata
materialmente eseguita; non escludendo, tuttavia, la possibilit per il coerede di far valere, in luogo dellactio ex collazione, lactio ex invalidate al
fine di ottenere che, cancellati gli effetti del negozio invalido, il bene torni a far parte integrante del patrimonio ereditario: Cass. 14 febbraio 1956
n. 417. tale soluzione appare contraria alla realt giuridica del negozio nullo.
lxxviii Cfr. Carnevali op. cit. 475.
lxxix Cfr. Cass. 18 febbraio 1977 n. 737; Capozzi op. cit. 723.
lxxx Cfr. Cedon op. cit. 166, con richiamo a Morelli.
lxxxi Cfr. Cass. 30 luglio 1963 n. 2162; Cass. 21 settembre 1965 n. 2030.
lxxxii Cfr. Cass. 27 novembre 1985 n. 5888. Contra Forchielli Angeloni op. cit., secondo i quali soggetto a collazione sarebbe lintero bene
donato, salvo il diritto del donatario di ottenere il rimborso di quanto erogato per ladempimento dellonere.
lxxxiii Cfr. Cass. 6 giugno 1969 n. 1987.
lxxxiv E del tutto evidente come queste ulteriori ipotesi rappresentino soltanto dei casi di donazione indiretta. E discusso se tra i pagamenti dei
debiti debba rientrare anche lobbligazione per responsabilit penale od extracontrattuali del figlio minorenne, considerato che il pagamento
dovuto dal genitore in forza di unobbligazione propria, trasmessagli direttamente dalla legge (art. 2048 cod. civ.). La Cass. 609/77 ritiene che le
spese sostenute dal padre per la difesa del discendente imputato in un processo penale siano soggette allobbligo di collazione, non potendo
essere assimilate a quelle per il mantenimento od educazione ed essendo sostenute per un debito del proprio figlio.
lxxxv Cfr. Cass. 6 febbraio 1971 n. 311.
lxxxvi Altri interpreti sostengono che esso coincida col momento dellapertura della successione.
lxxxvii Cfr. Tribunale Vicenza 5 ottobre 1953.
lxxxviii Cfr. Cass., 16 ottobre 1970 n. 2054.
lxxxix Cfr. Cecchini, voce Liberalit (atti di), in Enc. Giur. XX, Roma 1994, 4; Azzzariti, Le successioni e le donazioni, Padova 1982, 715;
Torrente, La donazione, in Tratt. Cicu e Messineo, XXII, Milano 1956, 75; Forchielli, Immobile acquistato con il denaro del de cuius e collazione,
in Riv. Dir. Civ. 1958, II, 141; Capozzi op. cit. 724; Carnevali op. cit. 475.
xc Secondo il Torrente op. cit. tale orientamento trova conferma testuale nellart. 1923 cod. civ., il quale prevede che, nel caso di assicurazione
sulla vita a favore del terzo, loggetto della collazione, dellimputazione e della riduzione non costituita dallindennit dovuta dalla compagnia di
assicurazione, ma esclusivamente dai premi pagati.
xci Cfr. Carusi, Donazione di denaro a titolo di liberalit per lacquisto dellimmobile, in Riv. Not. 1948, II, 347; Carnelutti, Donazione di
immobile o di denaro?, in Foro it, 1956, IV, 185.
xciiLa Cass. 29 marzo 1946 n. 335 afferm che loggetto della collazione doveva essere limmobile stesso e non gi la somma di denaro.
Successivamente la Cass. 943/49 oper laccoglimento dellorientamento dominante in dottrina, ovverosia della donazione, diretta o indiretta, del
denaro e della conseguente collazione del denaro stesso. Nellambito di tale solco la giurisprudenza ha puntualizzato, per altro, che nella
fattispecie in esame non potesse ravvisarsi una forma di interposizioni fittizia, giacch il terzo ignora che il denaro non sia del figlio e
mancherebbe quindi laccordo simulatorio; si avrebbe, invece, un procedimento indiretto, costituito da due negozi: una donazione del denaro,
ovvero un mutuo a favore del figlio e lacquisto dellimmobile a suo nome. Ci comporterebbe che, una volta aperta la successione del padre,
nella massa ereditaria dovr rientrare il denaro e non limmobile, essendo quello e non questo loggetto della donazione. V. in tal senso Cass. 7
ottobre 1954 n. 339; Cass. 11 maggio 1973 n. 1255; Cass. 19 ottobre 1978 n. 4711.
xciii In giurisprudenza V. Cass., Sez. II, 28 novembre 1986, n. 7026; Cass., Sez. II, 14 novembre 1986, n. 6688; Cass. 13 luglio 1983, n. 4778;
Cass. 1317/1980.
xciv Per tutte le ipotesi considerate, la giurisprudenza ha sostenuto la tesi della donazione indiretta di denaro, facendo anche essa ricorso alla
figura delladempimento dellobbligo altrui ex art. 1180 cod. civ. V: Cass., Sez. II, 7 dicembre 1989, n. 5410; Cass., 15 dicembre 1984, n. 6581;
Cass. Cass. 11 maggio 1973 n. 1255; Cass. 2342/1969.
xcv In tal senso Cass. 2 aprile 1984, n. 2147; Cass., 15 dicembre 1984, n. 6581; Cass., 19 marzo 1980, n. 1851.
xcvi V. Cass. 19 marzo 1980, n. 1851: qualora il de cuius abbia stipulato in vita un preliminare di compravendita di un bene immobile sostituendo
a s il proprio figlio nel contratto definitivo e fornendogli il denaro per il pagamento del prezzo dellimmobile, deve ravvisarsi, stante lintimo
collegamento tra il preliminare e il contratto definitivo, un atto di disposizione dellimmobile da parte del genitore a favore del figlio che realizza gli
estremi di una donazione indiretta dellimmobile stesso, con la conseguenza che il beneficiario deve restituire ai fini della collazione ereditaria
limmobile e non il denaro fornitogli per ladempimento dellobbligazione del prezzo.

xcvii Cfr. Cass. 19 marzo 1980, n. 1851; Cass. 15 dicembre 1984, n. 6581.
xcviii Cfr. Cass. 31 gennaio 1989, n. 596, nella quale i giudici qualificano la fattispecie come un negozio complesso, del quale sembra parte
essenziale un negozio assimilabile al contratto a favore di terzo, ove la vendita non che un mero strumento per attuare una donazione indiretta
avente ad oggetto il trasferimento del bene. Secondo la corte la impostazione formalistica, avente a riguardo il bene fuoriuscito dal patrimonio del
donante, pu avere valore solo per la donazione diretta e non gi per quella indiretta ove deve predominare la valutazione dellelemento
economico dellarricchimento del beneficiario piuttosto che di quello prettamente giuridico del trasferimento da parte del donante. V anche Cass.,
Sez. II, 6 maggio 1991, n. 4986.
xcix V. anche Cass., Sez. II, 8 febbraio 1994 n. 1257; Cass., Sez.II, 18 giugno 1994 n. 5895; Cass., Sez. I, 14 dicembre 2000, n. 15778.
c Gi in precedenza la suprema corte si posta il problema della disparit di trattamento tra coeredi, ovvero tra chi doveva collazionare una
somma di denaro, soggetta al principio nominalistico, e chi invece doveva conferire un immobile o imputare alla propria quota il valore
corrispondente, ed aveva tentato di risolverlo percorrendo la via della pretesa illegittimit costituzionale dellart. 751 cod. civ. in riferimento allart.
3 Cost. e con riguardo allapplicazione del principio nominalistico in ambito successorio: Cfr. Cass., ord. 29 gennaio 1983, in F. It. 1983, I, 946.
ci Cos Masucci, nota a Cass. 22 giugno 1994, n. 5989, in G. it. 1995, I, 1, 1557.
cii Cfr. R. Siclari, Il fenomeno collatizio tra legge e volont: a proposito della collazione cd. volontaria, Torino, Giappichelli, 2005.
ciii Per il Trib. di Napoli 3 ottobre 1986 lobbligo di imputare, a titolo di collazione, alla quota successoria del figlio del donante, il bene oggetto di
una donazione fatta al nipote. Tale obbligo deve considerarsi nullo per contrasto con lart. 739 cod. civ.
civ In senso favorevole Capozzi op. cit. 728; Contra Cass. 9 marzo 1979, n. 1481; Cass. 6 marzo 1980, n. 1521; Cass. 4 agosto 1982, n. 4381: il
donante ha solo il potere di dispensare il donatario dalla collazione, ma non pu in alcun modo vincolare la sua scelta di conferire in natura il
bene (immobile) ricevuto ovvero di attuare la collazione per imputazione.
cv Cfr. Cass. 2 gennaio 1997, n. 1.
cvi Cfr. R. Siclari op. cit. 8.
cvii Cfr. Capozzi op. cit. 727.

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