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Filosofia: teoria o terapia?

(Di Maio)
26 febbraio 2016 Lezione sui temi di specializzazione
Ci che accomuna tutti i temi di specializzazione in filosofia teoretica appunto lattitudine teoretica:
teoria vuol dire contemplazione, il guardare verso la realt; mentre la prassi lattivit, quindi la
filosofia della libert, sulluomo in quanto si distanzia; lunico ente, direbbe Heidegger, che appunto
si pone la domanda, che un Dasein; questa la filosofia pratica e questo spiega perch in questa
specializzazione siano comprese sia questioni di carattere antropologico che di carattere
etico-politico. Poi tutti i temi sono intrecciati, perch il problema dei discorsi, per esempio pluralismo
religioso e verit, chiaro che un tema anche teoretico; il tema teoretico per guardato dal
problema oggi molto molto attuale anche relativamente del pluralismo religioso. Quindi qui ovvio
che questi sei temi sono un po la quintessenza di varie discipline filosofiche: la filosofia della
conoscenza, la filosofia del linguaggio, la filosofia della natura e della scienza, lontologia e
metafisica.
Allora anche qui per capire meglio la struttura, perch, ricordate, noi capiamo le cose in una struttura;
come aristotelicamente la forma non esiste senza materia, cos una conoscenza non esiste senza
struttura e una memoria non esiste senza struttura. Noi non ricordiamo dati grezzi, noi ricordiamo
strutture di dati. Ricordate lesperimento della memoria dello scacchista. Uno psicologo ha scelto
un campione di persone di cui alcuni sapevano giocare a scacchi, altri no; a ciascuno ha messo davanti
una scacchiera vuota, e ha mostrato una scacchiera con una partita gi avviata, una vera partita, quindi
con alcuni pezzi gi mangiati, comunque mossi. Lha mostrata per alcuni minuti e poi ha chiuso il
sipario e ciascuno doveva riproporre sulla sua scacchiera la stessa situazione che era in quella che
aveva visto. Lo psicologo aveva potuto constatare che coloro che erano giocatori di scacchi riuscivano
a ricordare meglio la posizione dei pezzi degli altri. Gli altri ricordavano a memoria sei o sette
posizioni, i giocatori riuscivano a ricostruire quasi perfettamente la scacchiera. Per poi ha fatto il
contro-esperimento, ha messo sulla scacchiera i pezzi in modo casuale e disordinato e a quel punto
non cera pi nessuna differenza tra la memoria degli scacchisti e la memoria dei non scacchisti, cio
tutti riconoscevano a ricordare al massimo la posizione di sette o otto pezzi. Cosa dimostra questo?
Che noi non immagazziniamo nella nostra memoria i dati in quanto tali, come se fosse un registratore,
ma immagazziniamo strutture. Quindi se noi vediamo una sensatezza nel ricordo, lo ricordiamo; se
invece sono dati alla rinfusa, non li ricordiamo. E la stessa cosa vale pure per quello che sono le
conoscenze: se non sono strutturate, non sono conoscenze.
Per comprendere larticolazione dei temi di specializzazione di filosofia teoretica proposti dalla
facolt occorre considerarne il motivo storico: chi ha formulato le tracce. Nel nostro caso, per i due

temi metafisici, padre Gilbert. E quali sono i due grandi libri di Padre Gilbert? La Semplicit del
Principio e la Pazienza dEssere, a cui appunto rimandano il quinto e il sesto tema di filosofia
teoretica: come se la metafisica avesse due grandi rami: il primo (nel tema cinque) il problema
del senso dellessere cio la struttura dellintelligibilit dellessere; il secondo (nel tema sei) il
problema dei trascendentali, ossia il valore dellessere
Per usare una metafora (non di Gilbert, questa la uso io), immaginate che la considerazione della
realt sia come il disegno, in cui avete il tracciato delle linee e poi il colore; allora questo il tratto
cio quando voi disegnate fate prima le linee e poi colorate. La realt ha delle strutture che ci
permettono di comprenderla e poi aggiungiamo il colore, per esempio lunit e lalterit, ossia
lattinenza con la realt in generale, e la verit, la bont, la bellezza, cio lattinenza della realt con
me.
Ma la considerazione della filosofia teoretica si apre con il tema dellintenzionalit, perch ormai da
quasi un secolo nella nostra facolt, e in generale nel dibattito, la metafisica una metafisica critica;
cio non una metafisica che si illuda di costituirsi come scienza; ma, appunto tiene presente tutto il
discorso, da Kant in poi, e quindi, diciamo, lo affronta in maniera critica; per basandosi su questa
dottrina (resa celebre da Husserl, ma che attraverso Bolzano e Brentano affonda le sue radici nella
tradizione medievale, in particolare tomistica), dellintenzionalit.
In questo orizzonte, emerge il nesso tra conoscenza e verit, perch la filosofia teoretica una
filosofia della verit, cos come la filosofia pratica una filosofia del bene, soprattutto del bene
morale.
Questo ci pu suggerire - anche se nei temi non c - che allora un terzo grande trascendentale sia
proprio il bello. Qui non si parla del bello, ma quando si parla del sacro, vedete che qui come se
aveste la perfezione dei trascendentali, perch qui avete nominata la verit, avete la questione del
male, ma quindi anche del bene, e quindi come se tutta questa e tutta questa confluissero in questa.
Quindi la nostra terza specializzazione, incentrata sul sacro, inteso come la caratteristica dellessere
visto da Dio (che vide che tutto era molto bello e consacr a s il tempo del riposo), appare come
il compimento di filosofia teoretica e pratica.
Allora tornando qui, conoscenza e verit perch la realt com percepita dalla teoresi verit, per
ecco questo in base alla svolta linguistica che caratterizza la filosofia attuale; da un secolo noi non
possiamo affrontare il tema della realt senza il linguaggio; questo il grande orizzonte: lorizzonte
del linguaggio, dei linguaggi. Quindi la filosofia teoretica diventa una esplorazione del linguaggio e
della relazione tra linguaggio e realt nel tempo odierno della svolta linguistica: e questo vale oggi
sia nella filosofia di tradizione logico-analitica che in quella di tradizione ermeneutica e
fenomenologica. Cos il grande problema se i confini del linguaggio siano anche i confini del mondo

oppure se il linguaggio stesso ci mostra che c qualcosa di oltre.


Siccome parliamo del mondo, ecco, come visto il mondo dalla scienza, e questo il mondo fisico
che una totalit dei fenomeni ed soggetto a una certa legge o a determinate leggi; e il problema
grande oggi che tipo di leggi siano quelle che regolano e costituiscono il mondo fisico: allora sono
leggi deterministiche? Sappiamo, oggi il dibattito dice in parte s e in parte no.
Arriviamo alla metafisica e cio il discorso sulla realt al di l, con queste due facce, lessenza e
lesistenza, cio la struttura fondamentale dellessere, dellente, secondo Tomaso, che interpretava in
maniera moderna i trascendentali. Ricordate, i trascendentali non sono semplicemente vero e bene,
perch la parola trascendentale si oppone a categoriale e sottintende il sostantivo propriet. Ci sono
propriet individuali, per esempio la propriet di poter dire io al posto mio solo mia; la propriet
di essere me stesso solo mia, una propriet individuale. Il codice fiscale una propriet
individuale. Ci sono propriet categoriali che sono le propriet che riguardano e in qualche modo
costituiscono, una classe di individui; ad esempio, la propriet di tutta la specie umana di essere
capace di ridere, dice Aristotele. Ci sono propriet che costituiscono una categoria, per esempio se io
dicessi si alzino in piedi tutti quelli che hanno gli occhiali, ecco, tutti quelli che hanno gli occhiali
una propriet che costituisce una classe, una categoria. E poi per ci sono le propriet trascendentali,
ovvero quelle propriet che si dicono di ogni ente in quanto , e quindi non costruiscono nessuna
classe, ma trascendono tutte le classi, soprattutto le classi supreme che per Aristotele sono i generi o
le categorie: sostanza, qualit, quantit Ma c qualche cosa che accomuni tutti quanti gli enti,
indipendentemente dalla loro specie e dal loro genere di appartenenza? Nella tradizione antica una
caratteristica cos universale era quella dellessere e delluno. Per i platonici luno sarebbe pi largo
dellessere perch luno si dice pure delle cose che non sono, cio degli enti in potenza o della realt
massima delluno stesso, che al di l dellessere. Secondo gli aristotelici uno e essere sono invece
coestensivi. Per poi dopo si sono considerati come attributi universali la verit, la bont e, per
qualcuno, la bellezza, e poi verranno anche laliquid, la res; quindi c tutto un elenco di propriet
che vengono chiamate trascendentali, le quali sono trascendentali solo se intese in senso ontologico.
Allora dobbiamo chiarire una distinzione, per non fare confusione.
Vediamo lattributo della verit, che normalmente noi usiamo in senso logico. Ebbene, in senso
logico la verit si oppone alla falsit. Poi in realt le opposizioni sono molto pi complesse perch
nel campo della falsit potete distinguere lerrore, linganno, lignoranza: cio se io non so e basta,
ignoranza; se credo di sapere, ma non so, errore; se io so ma dico il contrario, inganno. Per
diciamo, la verit si oppone al falso, qualsiasi sia la particolarit di questo falso. Ma di cosa si dice la
verit che si oppone al falso? Solo delle proposizioni munite di senso. Questo importante, cio la
verit che si oppone alla falsit una verit proposizionale, quindi una propriet delle proposizioni.

Quindi trascendentale? No! Non pu essere trascendentale, primo perch si applica solo a una
categoria di enti, le proposizioni, e secondo perch si oppone al falso.
Tale verit pu essere usata in senso pi esteso, metaforico. Per esempio: vero oro? no, oro falso.
Per in un senso metaforico, traslato, perch di per s la verit si riferisce a una proposizione nella
quale diciamo non oro vero, oro falso, facciamo una brachilogia per dire: questo metallo non
oro, ma viene passato per oro.
Quando diciamo, invece, che ogni ente, in quanto , vero, allora facciamo un altro uso. Quindi la
verit di cui parliamo una verit ontologica, che non si oppone pi a nulla perch ogni ente in quanto
, vero e quindi non pu avere un opposto.
Similmente possiamo dire del bene. Innanzitutto una precisazione. Gilbert distingue il bene e la bont:
normalmente nel discorso filosofico sono termini sinonimi, per un suo modo per riproporre una
distinzione che radicata nella storia della filosofia soprattutto medievale, tra il bene nel senso
neoplatonico e il bene in senso aristotelico. Allora il bene in senso aristotelico, o meglio degli
aristotelici medievali il bene inteso come oggetto del desiderio o della volont; mentre il bene in
senso neoplatonico invece laspetto dinamico dellunit: lunit in s stessa e la bont lunit
che si diffonde. Allora quando parliamo del bene o del buono nel secondo senso, e lo opponiamo a
cattivo, a cosa lo riferiamo? Qui abbiamo gi una grande biforcazione, anche riguardo al nostro corso:
altro il bene, e il male, detto delle condizioni di vita (potrebbe essere salute e malattia), cio ci che
favorisce e ci che danneggia la vita di qualcuno; altro dire bene e male rispetto alle azioni libere.
Allora noi chiamiamo buone ovviamente, moralmente buone, solo le azioni libere; un terremoto da
un punto di vista morale o fisico non n buono n cattivo; non unazione libera. Lomicidio
compiuto da un insano di mente, moralmente non n buono n cattivo. Quindi buono o cattivo in
senso morale si dice soltanto delle azioni libere. Buono o cattivo nel senso, chiamiamolo, fisico si
dice sempre in relazione a qualcuno; lo stesso terremoto, che di per s non n buono n cattivo,
diventa cattivo quando coinvolge delle vite umane dal punto di vista dellumanit. Un terremoto su
un pianeta lontano, disabitato, non ci tange; un terremoto in cui muoiono persone, vanno rovinate
cose, qualcuno ci soffre, noi lo consideriamo cattivo, ma in riferimento a questo. Quindi allora buono
o cattivo pu essere detto in due modi molto diversi, uno chiamiamolo fisico, laltro chiamiamolo
morale - poi ci resta da vedere perch ci sia lo stesso nome per questi due aspetti che sono molto
diversi. E trascendentale il buono detto in questo senso? Ovviamente no, perch si riferisce solo a
una categoria di enti e si oppone al male; quindi non a tutti. Se c unazione moralmente cattiva,
vuol dire che il bene morale non trascendentale, perch non tutte le azioni sono buone. Allora
quand che parliamo di bene trascendentale? Quando riferito a ogni ente e ogni ente, in quanto
ente, buono. Quindi il bene ontologico.

Ultimo passaggio, il bello. Sebbene nella tradizione tomistica, stricto sensu, il bello non sia un
trascendentale, oggi ci piace considerarlo nella sintesi dei trascendentali - Balthasar ci ha costruito
tutta la sua estetica teologica; allora chiaro che il bello in senso estetico non un trascendentale,
ahim, perch ci sono tante cose brutte, tante opere brutte, tante case brutte. Quando parliamo del
bello trascendentale il bello che ogni ente . Allora capite che qui c tutto un problema di wording,
perch se voi parlate di trascendentali vuol dire che voi avete nella vostra mente un vocabolario
metafisico che ammette che alcune coppie concettuali non siano paritetiche, cio, in una mente
potremmo dire bilaterale (non giusto, ma per farvi capire) non c bene senza male, non c male
senza bene; non c vero senza falso, non c falso senza vero; cos come non c destra senza sinistra,
non c sinistra senza destra; cio sono concetti relativi, luno implica laltro. Nessuno ha la primazia
sullaltro perch sono paritetici e vanno sempre in coppia. Quando voi introducete il tema del
trascendentale, voi uscite da una mentalit paritetica e bilanciata e dite che credete, o sapete, direi pi
credete, che possa esistere, debba esistere il bene senza il male, il vero senza il falso. Quindi benemale, vero-falso non sono relativi ma uno ha la primazia sullaltro; cio voi dite se c il male ci deve
essere il bene perch il male la corruzione del bene e senza questo bene non ci sarebbe nemmeno il
male; ma se c il bene ci pu essere il male, e soltanto ci pu, ma non ci deve essere. Quindi in
termini logici lesistenza del male implica lesistenza del bene, ma lesistenza del bene implica solo
la possibilit dellesistenza del male. Chiara ora la differenza?
Questa logica dei trascendentali lunica mentalit che si addice a un sistema metafisico
creazionista; altrimenti c una logica di tipo monista e panteista oppure di tipo dualista, manicheo.
Quindi importante capire che dietro c tutta una logica e che attraverso questa logica noi guardiamo
il mondo e valutiamo il mondo.
Storicamente com nato questo problema? Anche se erano tutte tematiche note alla filosofia antica,
la riflessione sui trascendentali nasce a cavallo tra il XII e il XIII secolo, soprattutto in Francia, per
la lotta o per lopposizione dei teologi cattolici, latini, al catarismo diffuso, alla eresia catara (non la
si dovrebbe neanche chiamare cos, ma questo era il modo in cui la chiamava lInquisizione). Il
catarismo una forma di manicheismo medievale, molto diffuso nelle campagne della Francia nel
1100, inizio del 1200, e poi sradicato con la violenza, che riteneva che ci fossero un bene e un male
in lotta, una lotta perpetua fra bene e male. Per potercela immaginare con unattualizzazione
decisamente scorretta storicamente, ma che rende lidea, come quel tipo di mentalit che c dietro
la saga di Guerre Stellari, ovvero lambivalenza della Forza: la Forza sia con te, ma c anche il
lato oscuro della Forza. La Forza cosmica, in qualche modo divina ma impersonale, ha un lato
luminoso e un lato oscuro. Cos quindi c questa lotta; poi, non si sa perch, il bene vincer, ma c
il lato oscuro della Forza, ed necessario che ci sia, non potrebbe non esserci.

Qualcosa di simile c nel Taoismo, ma bisogna leggerlo in maniera pi attenta perch poi a volte
rischiamo di leggere i testi con le nostre categorie e forse occorre interpretare, perch nel taoismo c
questa idea che ci sono i due principi yin e yang che si debbono comporre e quindi in questo senso
va tutto bilanciato. Allora, certo se noi leggiamo i due principi come bene e male, allora tutti e due ci
devono essere; per, se stiamo attenti, cosa ci dice il Tao? Che solo una composizione equilibrata dei
due principi d la salute e quindi forse sarebbe pi corretto dire che il nostro concetto di bene non sia
uno dei due, ma sia larmonia dei due; il nostro concetto di male sia la disarmonia dei due.
Quindi capite che quando noi facciamo dei discorsi, voi dovete stare molto attenti sul linguaggio e
sulle categorie che abbiamo, perch poi ecco che non ci capiamo, perch noi ragioniamo con un tipo
di terminologia e di cassetti concettuali per cui il male, per dirla con Agostino, ma potremmo
formularlo in tante maniere, privazione del bene (non tutti accettano questa formulazione perch
sembra dare poca consistenza al male); non vero che il male non esista, ma il male privazione
dordine, un disordine; ma comunque la mettete in un ambito metafisico creazionista, il male
secondario rispetto al bene. Allora cosa vuol dire bene ontologico? Ma la verit che centra? Allora
il discorso anticataro port a mettere come primo punto, come primo trascendentale, il bene, perch
stava come una traduzione filosofica del primo capitolo della Genesi: e Dio vide che tutto era
buono. Ma la stessa cosa si applica al vero. Cosa vuol dire che ogni ente, in quanto, ente vero?
Vuol dire che ogni ente, in quanto , intelligibile Cos dire che ogni ente, in quanto , buono, non
vuol dire moralmente buono, vuol dire che ogni ente , in quanto appetibile Allora qui ecco che la
questione metafisica si apre alla questione teologica, perch? Guardate, questo tema dei trascendentali
la filosofia analitica, senza saperlo, lo riscopre adesso. Pensate, una proposizione vera era vera anche
prima che qualcuno la scoprisse?
Per esempio lultimo pianeta che stato scoperto, era vero che esistesse pure prima che lo scoprissero;
oppure, quando qualche oggetto intenzionale della mia coscienza si eclissa e sparisce dalla mia
coscienza, sparisce del tutto o continua a esistere? Io sono convinto che continui ad esistere e che
pensare diversamente faccia male alla salute
Ovviamente anche la fenomenologia pi idealista dice che ci sparisce dalla mia coscienza, ma non
dalla coscienza in generale. Ma che vuol dire la coscienza in generale? Vuol dire che le cos dette
verit eterne possono essere eterne solo se c una mente che le contempla, ma lunica mente che le
pu contemplare sempre, quella di una mente eterna.
Le verit eterne non sono soltanto le verit matematiche; allora vero da sempre che alle 9,16 del 26
febbraio 2016 io stia parlando; questo era vero ieri, sar vero domani; quindi anche se una verit
contingente eternamente vero che in questo momento io sto facendo questa cosa: ma se voglio
salvare la solidit di questa verit eterna, devo ammettere una mente eterna che da sempre sa questo.

Ecco capite come il problema della verit logica, porta al problema della verit trascendentale e della
verit teologica, con tutta unaltra serie di problemi
Ma se questo vero, cosa ne della nostra contingenza e libert? Quindi vedete come
appassionante, voi partite da un punto e li ritrovate tutti. Voi allesame questo dovete fare, senza
disperdervi, perch tutto connesso; quindi c un problema religioso, un problema epistemologico,
un problema ontologico. E per tornare al tema nostro, dove si colloca il nostro corso?
C un problema metafisico Per parlare di terapia, devo parlare di malattia, e per parlare di malattia
devo parlare di male. E come faccio a sapere che c un male? E come faccio a sperare che ci sia una
cura per il male?