Sei sulla pagina 1di 37

INTRODUZIONE AL SISTEMA IMMUNITARIO

LImmunologia studia i meccanismi biologici delle molecole, delle cellule e dei tessuti del sistema
immunitario, il quale responsabile dellimmunit, cio della resistenza alle malattie infettive.
La risposta immunitaria data dalla reazione del sistema immunitario ad agenti infettanti o ad
altre sostanze estranee; previene le infezioni ed eradica quelle in atto; rappresenta un ostacolo nei
trapianti dorgano e nella terapia genica; pu essere stimolata dalla vaccinazione, meccanismo che
conferisce al soggetto limmunit senza che esso si ammali (bypassando la malattia).
La risposta immunitaria si pu suddividere in immunit innata (naturale) ed immunit
adattativa (specifica). Esse sono strettamente correlate tra loro: limmunit innata innesca
limmunit adattativa, che ne sfrutta i meccanismi, potenziandoli tramite la produzione di citochine.
Immunit innata
-

Difesa iniziale e aspecifica;


- Non richiede attivazione;
- Riconosce patterns molecolari comuni a
molti patogeni;
Distingue il self dal non-self;
Manca della memoria immunologica;
Si attiva nellarco di 12 ore al massimo.

Immunit adattativa
-

Difesa tardiva e pi efficace;


Si attiva dopo il contatto coi patogeni;
Riconosce solo lagente da cui stata
attivata in precedenza;
Pu causare malattie autoimmuni;
dotata di memoria immunologica;
Impiega alcuni giorni per attivarsi.

COMPONENTI DELLIMMUNIT INNATA


-

Barriere epiteliali
Macrofagi e neutrofili (fagociti)
Cellule NK (Natural Killer)
Complemento
COMPONENTI DELLIMMUNIT ADATTATIVA
Linfociti T: originano nel MO e migrano nel timo, dove maturano, subendo un riarrangiamento
genico causale, a seguito del quale esprimono ciascuno un recettore (TCR) diverso. In seguito a
questo riarrangiamento si formano numerosi recettori inutili o addirittura dannosi, tant vero che
nel timo vi sar una selezione superata solo dal 10% dei linfociti T.
Ne esistono diversi tipi, i pi importanti dei quali sono i T helper (TH) e i T citotossici (CTL).
Linfociti B: nascono e maturano nel MO, acquisendo un recettore (BCR) che pu essere secreto
quando si differenziano in plasmacellule; il recettore secreto prende il nome di anticorpo (Ab) o
immunoglobulina (Ig), ed ha la stessa specificit del clone da cui deriva.

ANTIGENE (Ag)
Termine che indica qualsiasi sostanza riconosciuta dei recettori dei linfociti T e B.
I recettori dei linfociti T e B differiscono nella modalit di interazione con lAg:
- TCR riconosce solo Ag presentati da molecole MHC (Major Histocompatibility Complex) nel
contesto di una APC (Antigen Presenting Cell). Gli Ag riconosciuti sono solo Ag proteici.
- BCR riconosce lAg direttamente. Riconosce Ag di svariata natura (proteine, glucidi, lipidi, ac.
nucleici, piccoli composti chimici).

Solo una piccola regione dellAg interagisce con i recettori; tale regione si chiama epitopo.
Gli Ag in grado di attivare una risposta immunitaria si dicono immunogeni; tutti gli immunogeni
sono Ag, ma non tutti gli Ag sono immunogeni.
LINEE DI DIFESA DELLIMMUNIT
1. Barriere naturali aspecifiche: cute, mucose; si attivano immediatamente, in 0-4 ore.
2. Difese innate aspecifiche: rapide risposte locali o sistemiche (fagocitosi, infiammazione,
febbre); si attivano in 4-96 ore.
3. Risposta immunitaria Ag-specifica: riconosce e attacca specificamente i patogeni; per attivarsi
impiega pi di 96 ore.
ORGANI E TESSUTI DEL SISTEMA IMMUNITARIO
Organi linfatici
- Organi linfatici primari: MO e timo, sedi in cui nascono e maturano i linfociti.
- Organi linfatici secondari: linfonodi, milza e MALT; sono predisposti per facilitare le
interazioni tra linfociti maturi, APC e Ag, favorendo lo sviluppo della risposta immunitaria.
Ai linfonodi sono drenati dalla linfa Ag o APC che hanno catturato Ag a livello epiteliale.
La milza contiene cellule dendritiche e macrofagi che intrappolano gli Ag presenti nel sangue.
Il MALT (Mucose-Associated Lymphoid Tissue; es. placche di Peyer, tonsille faringee)
responsabile delle risposte immunitarie verso Ag che penetrano attraverso lepitelio.
Ricircolazione linfocitaria
Tutti i linfociti originano dalla stessa cellula staminale primitiva; il linfociti maturati si dicono
linfociti nave, incapaci di svolgere le funzioni effettrici; essi si riversano nel torrente circolatorio e
raggiungono gli organi linfatici secondari per diapedesi tramite le venule a endotelio alto (HEV), la
cui superficie endoteliale rivestita da residui glucidici che interagiscono debolmente con la Lselectina espressa dai linfociti; se non incontrano Ag, i linfociti nave lasciano gli organi linfatici
tramite i vasi linfatici efferenti ed entrano nella linfa; nellarco delle 24 ore perlustrano tutti gli
organi linfatici secondari. I linfociti nave ricircolano da un organo linfatico secondario allaltro per
giorni o mesi; solo se incontrano lAg si differenziano in cellule effettrici e cellule della memoria.

1.
2.

3.
4.
5.

FASI DELLE RISPOSTE IMMUNITARIE


Riconoscimento. I linfociti nave Ag-specifici interagiscono con gli Ag.
Attivazione. Perch i linfociti si attivino sono necessari almeno due segnali:
- Segnale 1: legame dellAg col recettore dei linfociti.
- Segnale 2: insieme di segnali trasmessi dai microbi o da molecole indotte da essi. La presenza
del segnale 2 impedisce che vengano montate risposte verso Ag innocui o self.
Nella fase di attivazione si ha anche lespansione clonale dei linfociti.
Fase effettrice. I linfociti proliferano e differenziano in cellule effettrici che eliminano i microbi.
Declino della risposta. Una volta debellata linfezione, le cellule attivate muoiono per apoptosi.
Generazione della memoria. I linfociti della memoria sopravvivono per mesi o anni.

IMMUNIT ADATTATIVA
-

CARATTERISTICHE GENERALI
Diversit: tutto il repertorio linfocitario si forma per riarrangiamento genico, senza precedenti

contatti con Ag, di modo che ogni individuo dispone di 10 9 cloni differenti di linfociti (teoria
della selezione clonale); non esistono individui con repertori linfocitari identici..
Specificit: ciascun linfocita presenta un solo tipo di recettore (BCR o TCR) che riconosce
specificamente un solo epitopo. Un Ag evoca una risposta immune legando e attivando i linfociti
del clone Ag-specifico; Ag con pi epitopi attivano tutti i cloni necessari risposta policlonale.
Specializzazione: Ag diversi evocano diversi tipi di immunit adattativa.
Espansione clonale: permette di fronteggiare la rapida proliferazione dei microbi.
Autolimitazione: la risposta immunitaria si esaurisce col tempo, dopo leliminazione dellAg.
Memoria: lesposizione ad un Ag migliora la capacit di risposte successive al medesimo Ag. I
linfociti nave che incontrano per la prima volta un Ag danno una risposta primaria; incontri
successivi con lo stesso Ag generano risposte secondarie, pi rapide, intense ed efficaci per la
presenza delle cellule della memoria.
Discriminazione self/non-self: di norma non vengono avviate risposte contro le cellule
dellospite (tolleranza), ma talvolta si possono avere reazioni autoimmuni.

TIPI DI IMMUNIT ADATTATIVA


I patogeni hanno diversi stili di vita; a seconda del tipo di patogeno da riconoscere e distruggere
il sistema immunitario ricorre a:
1. Immunit umorale: mediata dalle Ig, prodotte dai linfociti B (stimolati dai T H), che eliminano
i patogeni extracellulari presenti nel sangue e nel lume degli organi rivestiti da mucosa.
2. Immunit cellulo-mediata: mediata dai linfociti T, che inducono i macrofagi a distruggere i
microbi fagocitati o uccidono le cellule infettate (CTL).
ATTIVAZIONE DEI LINFOCITI
I linfociti T riconoscono solo Ag presentati da molecole MHC; a seguito di tale interazione
avvengono eventi differenti a seconda del tipo di linfocita T:
- Linfociti TH: secernono citochine che attivano i macrofagi e stimolano la proliferazione e il
differenziamento dei linfociti B.
- CTL: uccidono le cellule infettate.
I linfociti B secernono Ig, che si legano agli Ag solubili e potenziano i macrofagi tramite il processo
di opsonizzazione, oppure possono attivare il complemento.
Le cellule NK agiscono similmente ai CTL ma, poich sono prive di recettori specifici, riconoscono
le cellule target con altri meccanismi (fanno parte dellimmunit innata).
IMMUNIT ATTIVA E PASSIVA
Immunit attiva: il contatto con lAg scatena una risposta immunitaria che eradica linfezione in
atto e sviluppa una resistenza a future infezioni da parte dello stesso Ag (memoria). Es. vaccino.
Immunit passiva: inoculando in un individuo linfociti o anticorpi Ag-specifici da un individuo gi
immune per tale Ag, si ha unimmunit transitoria che dura per il periodo di sopravvivenza delle
cellule trasferite (assenza della memoria). Es. siero (artificiale), gravidanza e allattamento (naturali).
ANTICORPI (Ab) o IMMUNOGLOBULINE (Ig)
I linfociti B sono dotati di un BCR (B Cell Receptor), costituito da Ig di membrana; esse
riconoscono direttamente il proprio epitopo, senza lintervento dellMHC; in seguito a tale
attivazione i linfociti B proliferano e differenziano in plasmacellule secernenti Ig, le quali hanno la
stessa specificit del clone da cui derivano e inducono la neutralizzazione dei microbi tramite:
- Attivazione del complemento

- Opsonizzazione
Le Ig devono il loro nome al fatto di essere proteine sieriche conferenti immunit e dotate della
motilit elettroforetica tipica delle globuline plasmatiche; infatti se si effettua unelettroforesi di un
siero immune (arricchito di Ig dirette verso un certo Ag) si nota un picco nella frazione delle
globuline; a conferma di ci, se si elimina la frazione di Ig dirette verso quellAg il picco sparisce.
Le Ig risultano di 4 catene, uguali tra loro a 2 a 2, assemblate a dare una struttura a Y:
- 2 catene pesanti H, legate tra loro da un numero variabile di ponti S-S intercatenari.
- 2 catene leggere L, legate alle catene pesanti da un solo ponte S-S intercatenario.
Su tutte le catene si riconoscono due estremit, N-terminale e C-terminale.
Circa ogni 110 aa, in entrambe le catene, si trovano ponti S-S intracatenari che consentono di
individuare alcune regioni dette domini:
- Catene leggere: presentano un domino variabile e uno costante, VL e CL.
- Catene pesanti: presentano un dominio variabile e 3-4 domini costanti, VH, CH1, CH2, CH3, CH4.
Ciascun dominio si ripiega a formare una struttura 3D detta dominio immunoglobulinico (dominio
Ig) e caratterizzata da 2 foglietti antiparalleli tenuti insieme da un ponte S-S.
Tra CH1 e CH2 si trova la regione cerniera che permette i movimenti delle braccia delle Ig, facendo
variare langolo da 0 a 60-90, consentendo cos di riconoscere Ag presenti su cellule diverse.
Esistono 5 tipi di catene H, che determinano lesistenza di 5 isotipi o classi di Ig:
Catena H

Isotipo

Sottoclassi

Forma di secrezione

1
2

IgA*

IgA1
IgA2

Monomero, dimero,
(trimero)

- Immunit delle mucose


- Immunit passiva neonatale

IgD

- Recettore antigenico per i


linfociti B nave

IgE

Monomero

- Attivazione dei mastociti

1
2
3
4

IgG

IgG1
IgG2
IgG3
IgG4

IgM*

Funzione

- Opsonizzazione
- Attivazione del complemento
- Citotossicit cellulo-mediata IgMonomero
(simile a IgE, ma con un
dipendente
- Immunit passiva neonatale
dominio CH in meno)
- Inibizione a feed-back dei
linfociti B
Pentamero (potrebbe
riconoscere 10 Ag, ma a - Recettore antigenico per i
causa di impedimenti
linfociti B nave
sterici, ne riconosce al - Attivazione del complemento
massimo 5)

* I monomeri delle Ig polimeriche sono tenuti uniti dalla catena J


In ciascun individuo sono presenti, tra isotipi e sottoclassi, 9 tipi diversi di Ig con diverse funzioni
biologiche. Inoltre ciascun individuo presenta per ogni isotipo il suo allotipo: questo perch i vari
isotipi in individui diversi differiscono leggermente per quanto riguarda la regione costante.
Lidiotipo invece la struttura unica formata da una o pi CDR sulla regione variabile (v. dopo).
I linfociti B nave esprimono solo IgM o IgD di membrana; in seguito al legame con lAg si
differenziano in plasmacellule e possono secernere IgM ma anche Ig di classi diverse, a seguito del

fenomeno detto scambio isotipico.


Le catene L sono di due soli tipi, e ; in una Ig ci sono o 2 catene o 2 catene , con un rapporto
2 : 1 (rapporto usato per diagnosticare i tumori). Ciascun tipo di catena L pu complessarsi con
ciascun tipo di catena H e non hanno alcun ruolo nel determinare lisotipo.
Ogni Ig, a prescindere dallisotipo cui appartiene, presenta:
- Una regione variabile che riconosce lAg.
- Una regione costante che responsabile delle funzioni effettrici di quella determinata Ig.
A scopo terapeutico si fa uso del solo frammento variabile delle Ig, che pu essere coniugato con un
farmaco antitumorale e penetrare rapidamente nei tessuti.
Alcuni enzimi proteolitici permettono di ottenere diversi frammenti delle Ig:
Papaina taglia al di sopra della regione cerniera, dando:
- 2 frammenti Fab (Fragment Antigen Binding) uguali tra loro, in grado di legare Ag ma privi
di funzioni effettrici; entrambi sono dati da una catena L legata ai domini V H e al CH1 di una
catena H.
- Un frammento Fc (frammento cristallizzabile) che mantiene funzioni effettrici, e risulta dei
restanti domini C delle catene H.
Pepsina taglia al di sotto della regione cerniera, dando:
- Un frammento F(ab)2 in cui mantenuta intatta la regione cerniera e che pertanto conserva la
possibilit di riconoscere contemporaneamente 2 Ag.
- Piccoli frammenti peptidici derivati dalle catene H.
Regione variabile
posta allestremit N-terminale dellIg, dove data dai domini V H e VL legati tra loro, che
formano il sito di legame per lAg; in genere questo una tasca, ma non sempre cos, perch ad
es. talvolta lepitopo a presentare una tasca, e allora la regione variabile si presenta sporgente. Le
regioni variabili si adattano a numerose conformazioni complementari diverse.
VH e VL presentano tre regioni ipervariabili, o CDR (Complementary Determining Regions), a
livello delle quali si trovano aa con propriet chimico-fisiche diverse rispetto agli altri aa che
costituiscono le regioni variabili. CDR3, sia su V H che su VL, quella su cui risiede la maggiore
variabilit. Le CDR si trovano a livello del 30, 50 e 100 aa sul dominio V H, e a livello del 30,
50, 90-100 aa sul dominio VL. Tridimensionalmente formano anse che uniscono i foglietti del
dominio Ig e che vengono esposte sulla superficie delle Ig, potendo cos interagire con gli Ag e
determinando la diversa specificit delle varie Ig, senza modificare la struttura 3D di base del
dominio Ig, essendo altamente conservate le sequenze nei tratti adiacenti alle CDR. Ci consente di
avere 109 anticorpi diversi con la stessa struttura di base.
Legame Ig-Ag
Le Ig riconoscono una vasta gamma di Ag, con cui stabiliscono interazioni non covalenti e
reversibili, quali interazioni elettrostatiche, interazioni di van der Waals, interazioni idrofobiche,
legami a H. Gli unici legami covalenti nelle Ig sono quelli S-S inter- e intra-catenari.
Le porzioni degli Ag che vengono riconosciute, epitopi o determinanti, sono fondamentalmente di
due tipi principali:
1. Epitopi conformazionali: sono riconosciuti in base alla loro struttura 3D, e possono anche
essere dati da porzioni diverse e distanti tra loro nella conformazione nativa; in tal caso,
denaturando lAg si perde anche lepitopo.
2. Epitopi lineari: sono riconosciuti in base alla loro sequenza, e sono pertanto accessibili sia nella

forma 3D che nella forma denaturata.


Alcuni epitopi compaiono solo a seguito di modificazioni conformazionali dellAg (per es. a seguito
di proteolisi), dando luogo a quelli che si chiamano neodeterminanti.
Laffinit dellinterazione data dalla forza del legame Ig-Ag, che dipende dalla complementariet.
Si esprime come Kd, che indica la concentrazione di Ag necessaria per legare il 50% delle Ig in
soluzione (maggiore la Kd minore laffinit). Nella risposta primaria Kd vale 10-6-10-8 M, nella
risposta secondaria Kd pari a 10-8-10-11 M (maturazione dellaffinit).
Lavidit dellinterazione rappresenta invece la forza complessiva del legame, e pu risultare
maggiore dellaffinit dei legami Ig-Ag considerati singolarmente; nelle interazioni monovalenti
lavidit sar bassa, in quelle bivalenti sar pi alta, e in quelle polivalenti sar ancora maggiore.
Quindi ad es. una IgM potrebbe avere una bassa affinit, ma unavidit molto alta.
A questo punto utile ricordare che:
- IgD, IgE e IgG (monomeriche) hanno 2 siti di legame.
- IgA (dimeriche) hanno 4 siti di legame.
- IgM (pentameriche) hanno 10 siti di legame (ma ne usano 4-5 al massimo).
Ag polivalenti (contenenti diversi epitopi) possono legarsi nello stesso tempo a pi Ig, formando a
una determinata concentrazione, immunocomplessi; questi attivano i meccanismi dellimmunit
umorale; se si depositano sulle pareti dei vasi scatenano risposte infiammatorie. La formazione di
immunocomplessi utilizzata a fini diagnostici per calcolare la concentrazione di Ag; infatti in una
soluzione contenente Ag e Ig sono possibili i seguenti casi:
1. Eccesso di Ig tutti gli Ag sono neutralizzati e rimangono Ig disponibili.
2. Eccesso di Ag tutte le Ig sono utilizzate e rimane una certa quantit di Ag libero.
3. Punto di equivalenza tutte le Ig interagiscono con tutti gli Ag disponibili, e si formano grossi
immunocomplessi che precipitano.
Cross-reattivit
Capacit che hanno le Ig prodotte contro un certo Ag di interagire anche con altri Ag strutturalmente
simili (possibile causa di insorgenza di malattie autoimmuni).
Regione costante
Porzione C-terminale, responsabile della determinazione dellisotipo delle Ig. Varia a seconda che le
Ig siano di membrana o in forma secreta.
Tutte le Ig di membrana presentano una regione transmembrana idrofobica e una piccola coda
citoplasmatica (anche quelle pentameriche, i cui monomeri si associano a formare pentameri solo
una volta secreti). La coda citoplasmatica troppo corta per risultare efficiente nella trasduzione del
segnale, pertanto alle Ig si associano un paio di proteine accessorie, Ig e Ig, le quali presentano
particolari sequenze, dette ITAM (Immunoreceptor Tyrosine-based Activation Motifs), bersaglio di
chinasi; una volta fosforilate avviano una cascata chinasica che porta allattivazione del linfocita B.
T CELL RECEPTORS
I recettori dei linfociti T sono eterodimeri Ag-specifici formati da due catene transmembrana, la
catena e la catena . Entrambe le catene contengono una porzione extracellulare, una regione
idrofobica transmembrana e una corta coda citoplasmatica. Le due catene sono unite da una breve
regione cerniera contenente ponti S-S, situata tra la porzione extracellulare e quella transmembrana.
Nella porzione extracellulare di ogni catena si trovano un dominio variabile allN-terminale, V o
V, e un dominio costante, C o C. I domini variabili presentano, come nel caso delle Ig, regioni
ipervariabili o CDR, tra le quali CDR3 quella dotata di maggiore variabilit ed quella

impegnata nel riconoscimento dellAg (CDR1 e CDR2 riconoscono invece le molecole MHC).
Il TCR appartiene alla superfamiglia delle Ig, e la sua struttura 3D risulta da foglietti uniti da anse.
Le principali differenze che presenta rispetto alle Ig sono le seguenti:
- Esiste solo come proteina di membrana monovalente e non pu essere secreta.
- Non esistono isotipi e quindi non possibile lo scambio di classe.
- Non prevista la maturazione dellaffinit.
Legame TCR-(MHC-Ag)
Entrambe le catene partecipano al riconoscimento del complesso MHC-Ag; linterazione tra il TCR
e il complesso MHC-Ag avviene con affinit bassa (Kd = 10-5-10-7 M).
Perch avvenga la suddetta interazione necessaria la presenza di corecettori, dati dalle proteine di
membrana CD4 e CD8 (appartenenti alla superfamiglia delle Ig) che riconoscono regioni non
polimorfe delle molecole MHC. I linfociti T maturi non esprimono mai entrambe queste proteine
(solo durante la loro maturazione sono doppi positivi).
CD4 presenta 4 domini Ig extracellulari, una regione transmembrana e una coda citoplasmatica.
Riconosce un dominio non polimorfo di MHCII. Pu essere espresso anche da macrofagi e cellule
dendritiche.
CD8 un eterodimero, formato da due catene, e , unite da ponti S-S, ciascuna delle quali
presenta un dominio Ig extracellulare, una regione transmembrana e una coda citoplasmatica.
Riconosce un dominio non polimorfo di MHCI.
Il 95% dei linfociti T CD8+ differenzia in CTL; il 75% dei linfociti T CD4+ differenzia in TH.
Proteine accessorie
Come si verifica nelle Ig, anche la coda citoplasmatica del TCR troppo corta; di qui la necessit di
proteine accessorie, le molecole CD3 e le catene , per la trasduzione dei segnali allinterno del
linfocita T; le molecole CD3 hanno un dominio extracellulare simile a quello delle proteine Ig e
Ig, mentre quello delle catene molto corto. Queste proteine presentano, come le Ig e le Ig le
sequenze ITAM, responsabili degli eventi che portano allattivazione del linfocita T.
Le molecole CD3 e le catene sono identiche nei CD8+ e nei CD4+.
SOTTOPOPOLAZIONI DI LINFOCITI
Alcune sottopopolazioni di linfociti hanno un recettore poco variabile e si considerano linfociti
innati; i loro meccanismi costituiscono una via di mezzo tra limmunit innata e quella adattativa.
Sono relativamente invarianti perch subiscono uno scarso riarrangiamento genico.
Questi linfociti non possono essere amplificati e non vanno incontro a maturazione dellaffinit e
generazione della memoria.
-

Linfociti B1: formano nel peritoneo e nelle mucose (siti di ingresso di vari patogeni) una
popolazione in continuo rinnovamento. Riconoscono Ag di natura polisaccaridica, glicolipidica e
nucleica, che possono indurre produzione di Ig in assenza dei TH, provocando linterazione
(cross-linking) tra due o pi BCR. A seguito dellarrivo di un segnale dato dallIL-5 le cellule B1
producono IgM, le pi efficaci nellattivazione del complemento; esse compaiono nellarco di 48
ore dal riconoscimento dellAg. Le IgM si dicono anticorpi naturali, poich presenti anche negli
individui apparentemente non immunizzati (in realt sono dirette contro i gruppi sanguigni).
Linfociti epiteliali: rappresentano il 10% dei linfociti T, e sono formati da due catene, e ,
strutturalmente simili a quelle e ma con diversa specificit. Si ritrovano principalmente tra i

linfociti T intraepiteliali: riconoscono ligandi espressi dalle cellule epiteliali infettate o stressate,
e inducono lapoptosi di tali cellule (riconoscono microbi che utilizzano gli epiteli come porta
dentrata per lorganismo).
Cellule NK-T: rappresentano il 5% dei linfociti T; esprimono TCR, ma riconoscono Ag
lipidici presentati da molecole CD1. Producono IL-4, che induce la risposta adattativa, e IFN-,
che si lega ai macrofagi. Le loro funzioni non sono ancora del tutto comprese.

MHC (Major Histocompatibility Complex)


Insieme di proteine di membrana espresse sulle APC; presentano gli Ag ai linfociti T. Si scoprirono
come Ag espressi dai leucociti (da qui il nome alternativo HLA, Human Leukocyte Antigens).
Le molecole MHC sono codificate da un locus genico localizzato sul cromosoma 6 e formato da
numerosi geni (presenti in tutti i mammiferi). Tale locus contiene due serie di geni altamente
polimorfi, detti geni MHCI e geni MHCII, che codificano per molecole che presentano gli Ag ai
linfociti T; vi sono poi altre serie di geni non polimorfi che codificano per citochine (es. TNF),
proteasoma, proteine del complemento, o di cui si ignora ancora la funzione.
Molecole MHCI
Vengono espresse da tutte le cellule nucleate. Sono costituite da una catena e dalla proteina 2microglobulina, legate in maniera non covalente; in assenza della 2-microglobulina, codificata da
geni posti al di fuori del locus MHC, le molecole MHCI non vengono espresse.
La catena presenta una porzione extracellulare, una porzione transmembrana e una coda
citoplasmatica. Sulla porzione extracellulare, allN-terminale della si trovano i domini 1 e 2, i
quali formano una tasca che pu alloggiare peptidi lunghi 8-11 aa, i quali prendono contatto con la
tasca tramite le estremit. Tali domini contengono residui polimorfi, cio che variano da un
individuo allaltro, contribuendo alla variabilit della tasca; in particolare variando il fondo sar
possibile per le molecole MHCI legare Ag diversi, mentre variando le pareti e la sommit sar
influenzato il riconoscimento dellMHCI da parte dei linfociti. Si chiama agretopo la porzione
dellAg che interagisce con la porzione della molecola MHC detta desetopo (lepitopo invece la
porzione dellAg che interagisce con la porzione del BCR o TCR detta paratopo)
Sulla porzione extracellulare della catena presente un terzo domino, 3, non polimorfo e
deputato a legare il corecettore CD8 dei linfociti T.
Molecole MHCII
Vengono espresse soprattutto dalle APC professionali (cellule dendritiche), dai macrofagi e dai
linfociti B. Sono formate da una catena e da una catena , strutturalmente simili. Entrambe
presentano una parte extracellulare, un dominio transmembrana e una coda citoplasmatica. Le
regioni N-terminali delle due catene, domini 1 e 1, contengono residui polimorfi e formano una
tasca in grado di alloggiare peptidi della lunghezza di 10-30 aa; a differenza di quanto accade per le
molecole MHCI tali peptidi non prendono contatto con le estremit.
Sono poi presenti i domini non polimorfi 2 e 2; il 2 si lega al corecettore CD4 dei linfociti T.
Interazione Ag-MHC
I peptidi degli Ag proteici che dovranno essere presentati ai linfociti T vengono alloggiati nelle
tasche delle molecole MHC; tali tasche presentano delle nicchie in cui alloggiano le catene laterali
degli aa, cio i residui ancora; i peptidi che si inseriscono con questa modalit espongono poi altri
residui che saranno riconosciuti dai linfociti T.

Essendo dotate di una sola tasca, le molecole MHC presentano un Ag alla volta; per la stessa
molecola MHC pu presentare Ag diversi, purch i residui ancora siano alloggiati nelle apposite
nicchie (solo 1-2 residui devono interagire con la tasca); si parla quindi di promiscuit (fattore
indispensabile che permette ad un numero limitato di MHC di legare numerosissimi Ag).
Il legame MHC-Ag presenta una bassa affinit, ma un lento tasso di dissociazione; pertanto un Ag
che sia inserito nella tasca di una molecola MHC rimane presentato per un arco di tempo abbastanza
lungo (anche per giorni), di modo da facilitare lincontro col linfocita T nave specifico.
Geni MHC
Si parla di poligenia poich nellambito dei geni MHCI e MHCII si trovano diversi geni polimorfi:
- Geni MHCI: HLA-A, HLA-B, HLA-C (codificano per la catena dellMHCI)
- Geni MHCII: HLA-DP, HLA-DQ, HLA-DR (codificano per la catena dellMHCII)
Per aplotipo MHC si intende la serie degli alleli MHC presenti su ciascun cromosoma. Tutti gli
eterozigoti hanno due aplotipi diversi e, poich i geni MHC sono espressi in modo codominante
(cio entrambi gli alleli ereditati dai due genitori sono espressi contemporaneamente) si avr
lespressione di 6 diverse molecole MHCI (sono polimorfe le catene , non la 2-microglobulina) e
di 10-20 diverse molecole MHCII (in questo caso sono polimorfe le catene e anche per le catene
esiste un certo polimorfismo).
Il polimorfismo dei geni MHC, che non dovuto a ricombinazione genica, una conseguenza
dellevoluzione; assicura infatti che almeno alcuni degli individui di una popolazione siano in grado
di montare una risposta immunitaria verso nuovi Ag peptidici. Il polimorfismo maggiore si osserva
a livello delle tasche. Assieme alla poligenia aumenta di molto la possibilit di presentare lAg.
Le citochine prodotte durante la risposta immunitaria aumentano lespressione delle molecole
MHC: lIFN- induce lespressione della proteina CIITA (Class II TransActivator), che si lega ad
alcuni fattori di trascrizione, e il complesso CIITA-TF si lega ai promotori per i geni MHCII,
aumentando lefficienza della trascrizione per i prodotti codificati da tali geni, col conseguente
aumento dellespressione di MHCII sulle APC e dellattivazione linfocitaria; IFN- e IFN-
(interferoni di tipo I) hanno invece uno spiccato effetto antivirale, portando ad un aumento
dellespressione di molecole MHCI in tutte le cellule, favorendo leliminazione delle cellule
infettate e inducendo resistenza in tutte le altre cellule.
PROCESSAZIONE E PRESENTAZIONE DELLAg
Se un linfocita viene a contatto con un Ag libero non si ha risposta immunitaria, in quanto
necessario lintervento delle APC (Antigen Presenting Cells), che modificano la proteina antigenica
(processazione), generando peptidi che saranno esposti dalle molecole MHC (presentazione). I
linfociti T, col loro TCR, riconoscono sia la molecola MHC sia lAg.
I tipi principali di Ag sono:
1. Ag endogeni: presenti nel citoplasma, sono proteine codificate da genomi virali o proteine che
rappresentano lespressione aberrante di proteine codificate da geni mutati in cellule cancerose.
2. Ag esogeni: provengono dallambiente esterno e possono essere introdotti per inalazione,
ingestione e iniezione.
Tali Ag vanno incontro a una serie di processi sequenziali:
- Frammentazione in peptidi.
- Associazione dei peptidi ottenuti con lMHC.
- Trasporto ed espressione sulla superficie del complesso MHC-Ag.
- Riconoscimento da parte del TCR della struttura primaria dellAg presentato dallMHC.

Le molecole MHCI presentano Ag endogeni localizzati nel citoplasma.


Le molecole MHCII presentano Ag esogeni elaborati nel sistema endosomiale.
Ad un unico Ag possono corrispondere diversi epitopi, alcuni dei quali si legano meglio allMHC e
vengono detti epitopi immunodominanti; saranno questi epitopi ad essere usati nella produzione
dei vaccini, in quanto sono riconosciuti dalle molecole MHC della maggior parte dei soggetti.
Processazione e presentazione degli Ag endogeni
Gli Ag endogeni subiscono un processo di ubiquitinizzazione ATP-dipendente, e sono cos
indirizzati ad un immunoproteasoma, un proteasoma modificato, in cui le tipiche catene e sono
sostituite con altre; lIFN- determina la scissione in peptidi con residui preferenzialmente basici o
idrofobici sul C-terminale, cui si associa poi la molecola PA28, che anticipa luscita di tali peptidi
dal proteasoma (altrimenti si avrebbe la scissione in singoli aa, e ci non andrebbe bene). Tramite
questo meccanismo si generano molecole con residui e lunghezza adatte a interagire con la tasca
delle molecole MHCI; tale interazione avviene a livello del RE, in cui i peptidi generati entrano con
spesa di ATP grazie a una proteina contenuta nella membrana del RE, TAP (Trasportatore
Associato alla Processazione). Prima che i peptidi antigenici si leghino alla tasca delle molecole
MHCI necessaria una corretta conformazione di tali molecole, che avviene nel RE grazie a due
chaperonine: la calnexina, che fa ripiegare correttamente la catena , e la calreticulina, che
garantisce il corretto assemblaggio della catena con la 2-microglobulina.
Una volta avvenuta la processazione dellAg e la conformazione delle molecole MHCI, la proteina
tapasina determina linserimento dellAg nella tasca della molecola MHCI; il complesso MHCI-Ag
viene espresso sulla superficie cellulare, dove interagisce col TCR di un linfocita T CD8+.
Processazione e presentazione degli Ag esogeni
Gli Ag esogeni sono internalizzati nelle APC con un processo di endocitosi, mediante endosomi.
Man mano che il pH negli endosomi diminuisce (a seguito della fusione con lisosomi) si attivano
enzimi proteolitici che scindono la particella endocitata.
Le molecole MHCII, sintetizzate e conformate grazie a chaperonine nel RE delle APC, non si
associano in questa sede con eventuali Ag, in quanto una proteina chiamata catena invariante, con
la sua sequenza CLIP (Class II Invariant Chain Peptide), occupa saldamente la tasca di legame per
lAg. Quando una vescicola contenente una molecola MHCII si fonde con lendosoma contente il
peptide si ha la frammentazione della catena invariante, della quale in un primo momento rimane
intatta solo la sequenza CLIP; poi, ultimata la fusione, si stacca anche CLIP, e Ag idonei possono
inserirsi nella tasca della molecola MHCII. Lallontanamento di CLIP e linserimento di un peptide
idoneo nella tasca di legame sono agevolati dallIFN-, che stimola lespressione della molecola
HLA-DM, scambiatrice di peptidi, codificata dal gene HLA-DM, responsabile dellediting del
peptide (rende il complesso MHCII-Ag abbastanza stabile da rimanere esposto il tempo necessario
per incontrare i linfociti T CD4+). Le molecole MHCII che non legano Ag sono denaturate.
Riepilogo
- La maggior parte dei linfociti T riconosce solo Ag peptidici.
- Viene riconosciuta solo la struttura primaria dellAg (discriminazione tra Ag che differiscono
anche per un solo aa)
- Solo Ag legati a molecole MHC sono in grado si scatenare la risposta dei linfociti T.
- I TH CD4+ riconoscono complessi MHCII-Ag.
- I CTL CD8+ riconoscono complessi MHCI-Ag.

TCR non pu riconoscere da solo se lAg con cui interagisce intracellulare o extracellulare, ma
tale funzione spetta alle molecole MHC.
Il fatto che un Ag sia associato con MHCI o MHCII non dipende dalla natura dellAg ma dalla
via di processazione. Questo determina il cosiddetto fenomeno di cross-presentazione, in
seguito al quale Ag esogeni contenuti in un endosoma possono essere rilasciati nel citoplasma e
quindi vengono processati da molecole MHCI anzich MHCII, o viceversa quando si formano
autofagolisosomi e Ag endogeni vengono processati da molecole MHCII e non MHCI.

Ulteriori considerazioni
In caso di uninfezione virale la concentrazione delle proteine virali supera quella delle proteine
cellulari; quindi le proteine virali hanno maggiore possibilit di essere incorporate da molecole
MHC. stato stimato che per attivare una risposta immunitaria necessario che una APC esprima
100 complessi MHC-Ag (100 complessi rappresentano meno dello 0,1 % dei complessi espressi).
importante sottolineare che MHC espone tutto ci che trova, quindi sia Ag self che Ag non-self;
spetta poi ai linfociti la funzione di sorvegliare e riconoscere solo gli Ag non-self. Quando MHC
espone Ag self non si ha risposta immunitaria in quanto i linfociti reattivi contro il self sono stati
eliminati quasi completamente, e quelli residui vengono inattivati.
Molecole CD1
Presentano Ag lipidici ai linfociti T e alle cellule NK-T. Sono molecole non polimorfe, codificate
da un gene posto sul cromosoma 1, espresso da svariate APC e dagli epiteli. Simili strutturalmente
alle molecole MHCI, ricordano come meccanismo le molecole MHCII (vescicole endosomiche).

IMMUNIT INNATA
-

CARATTERISTICHE GENERALI
un meccanismo universale, naturale e conservato per la difesa contro le infezioni.
Non una difesa rudimentale; blocca molti patogeni e dirige limmunit adattativa.
un sistema sempre operativo e pronto ad agire (non necessita di attivazione).
Fornisce una risposta rapida e immediata.
Non necessita di precedenti contatti con lAg.
Riconosce il self dal non-self (non provoca mai malattie autoimmuni).
Spesso sopraffatta, per la sua bassa specificit.
Manca della memoria immunologica.

BARRIERE MECCANICO-CHIMICHE
Ghiandole sebacee a livello cutaneo: producono ac. grassi e abbassano il pH.
Mucose del tratto GI e delle vie aeree: producono muco, che intrappola i patogeni, i quali poi
verranno espulsi tramite le ciglia o i riflessi della tosse e dello starnuto.
pH acido gastrico.
Flora batterica intestinale (1014 microrganismi vs 1012 cellule): oltre a produrre metaboliti e
vitamine, compete con gli agenti patogeni.
Peptidi antimicrobici (es. defensine, catelicidine) presenti a livello delle vie dingresso sfruttate
dai patogeni (bocca, laringe, intestino, polmoni, tratto urogenitale). Ad es. le defensine, distinte
in , e , si trovano soprattutto a livello del fondo delle cripte intestinali (dove sono frammiste
alle cellule staminali); presentano un polo positivo e una catena idrofobica che si inserisce nel
doppio strato lipidico delle membrane; hanno la funzione di creare pori che inducono la morte
dei patogeni per lisi cellulare.
FATTORI CELLULARI E UMORALI

Fattori cellulari:
- Fagociti (neutrofili e monociti/macrofagi)
- Cellule NK
- Mastociti e basofili
Fattori umorali:
- Complemento
- Citochine
FAGOCITI
I neutrofili (o leucociti polimorfonucleati, PMN) sono assai numerosi in circolo (4-10.000 per mm 3
di norma, fino a 20.000 per mm 3 in corso di infezione). Neutralizzano i microrganismi in circolo e
penetrano anche nei tessuti extracellulari, andando poi rapidamente incontro a morte.
I monociti, meno abbondanti dei neutrofili (500-1000 per mm3), svolgono le stesse funzioni di
questi, sopravvivendo per per molto tempo nei tessuti extravascolari, dove si differenziano in
macrofagi; monociti e macrofagi sono due stadi evolutivi del medesimo stipite differenziativo.
I macrofagi residenti localizzati nei tessuti connettivi e negli organi svolgono in tali sedi le stesse
funzioni dei fagociti reclutati dal circolo.
CELLULE NK
Cellule correlate ai linfociti che uccidono le cellule bersaglio senza bisogno di una precedente
attivazione. Si attivano con due modalit principali:
1. Reazione di citotossicit cellulo-mediata Ig-dipendente. Alcune sottoclassi delle IgG
riconoscono con la porzione variabile la cellula target, mentre con la porzione costante si legano
alla cellula NK; ci determina la morte per apoptosi della cellula bersaglio.
2. Prevalenza di segnali attivatori rispetto a segnali inibitori. Vi sono due tipi di recettori,
attivatori e inibitori. Se le attivit dei due recettori si equivalgono prevale linibizione, mentre la
mancanza dei ligandi per i recettori inibitori determina attivazione. Il recettore attivatore si attiva
se fosforilato da chinasi; il recettore inibitore ha il compito di attivare fosfatasi che
impediscano la fosforilazione dei recettori attivatori.
I recettori inibitori sono raggruppati in due famiglie principali:
a. Recettori KIR (Killer Immunoglobuline-like Receptors), cos chiamati perch presentano

omologia strutturale con le Ig; riconoscono ligandi inibitori dati dalle molecole HLA-A,
HLA-B e HLA-C, espresse dalla maggior parte delle cellule normali.
b. Recettori eterodimerici NKG2A/CD94, i quali legano la molecola HLA-E.
Entrambi i tipi di recettori inibitori, quando si legano alle molecole HLA, vengono fosforilati
a livello di domini ITIM (Immunoreceptor Tyrosine-based Inhibitory Motif, che attivano
fosfatasi le quali rimuovono gruppi fosfato dai recettori attivatori, inibendo lattivazione.
I recettori attivatori riconoscono ligandi espressi solo da cellule danneggiate, infettate o
tumorali, come le molecole MIC-A e MIC-B, riconosciute dal recettore NKG2D, che
trasmette segnali che portano allattivazione di chinasi, che fosforilano e attivano il recettore.
Meccanismo dazione delle cellule NK
Le cellule NK contengono granuli con sostanze ad azione citotossica; avvicinandosi alle cellule
target cambiano conformazione, e i granuli sono concentrati nel punto di contatto; segue lesocitosi
dei granuli, che inducono lapoptosi della cellula bersaglio; infine la cellula NK si dissocia. Le
principali sostanze contenute nei granuli sono le perforine, che formano fisicamente dei pori sulla
cellula bersaglio, e i granzimi, che attivano le caspasi e determinano lapoptosi .
Le cellule NK attivate inoltre secernono IFN-, che attiva i macrofagi; essi dal canto loro producono
IL-12, che attiva le cellule NK; quindi macrofagi e cellule NK agiscono sinergicamente.
SISTEMA DEL COMPLEMENTO
un insieme di proteine plasmatiche di origine epatica, normalmente inattive, che interagiscono in
maniera reciproca e controllata. Lattivazione del complemento avviene per proteolisi sequenziale
dei suo vari componenti, e i prodotti di tale attivazione si legano covalentemente ai patogeni o
agiscono su tessuti dove avvenuta lattivazione. Lattivazione del complemento inibita da
proteine regolatrici espresse sulla membrana delle cellule dellospite.
Il nome complemento dovuto al fatto che le sostanze che lo formano sono in grado di
complementare lattivit del siero immune (definizione di Ehrlich); infatti un siero immune
riscaldato a 56 C perde la sua capacit di uccidere i batteri, ma aggiungendo a tale siero riscaldato
un siero fresco si ha lisi batterica, in quanto esso contiene appunto le proteine del complemento; il
fatto che si abbia la lisi di batteri contro cui il siero fresco non presenta Ig indica che il
complemento fa parte dellimmunit innata (non necessario un contatto precedente con lAg).
Vie di attivazione del complemento
Esistono 3 possibili vie di attivazione del complemento:
1. Via classica, Ig-dipendente attivata dal complesso Ig-Ag, che reagisce coi fattori C1, C4, C2.
2. Via alternativa, Ig-indipendente attivata direttamente sulla superficie dei patogeni; sono
coinvolti i fattori C3, B e D.
3. Via lectinica, Ig-indipendente coinvolge MBL, MASP-1, MASP-3, C2 e C4.
Tutte e 3 le vie portano allattivazione dellenzima C3 convertasi, che determina il clivaggio di C3
nei componenti C3a e C3b. C3a induce un aumento della permeabilit vascolare e vasodilatazione,
C3b si lega covalentemente alla superficie batterica a formare la C5 convertasi. Infine si uniscono
altri frammenti che inducono la morte batterica.
Via classica. Inizialmente coinvolto C1, formato dalle subunit C1q, C1r e C1s; esso riconosce
con la subunit C1q il frammento Fc di una Ig che abbia legato Ag. C1q ha sei teste globulari, e
almeno due di esse devono legarsi allIg perch lattivazione abbia successo; per questo motivo

sono pi adatte le IgM e le IgG. Inoltre non deve avvenire il legame tra C1 e una Ig che non abbia
legato lAg, e questo assicurato dal fatto che il frammento Fc delle Ig libere planare, mentre il
frammento Fc delle Ig legate ad un Ag assume una forma a staffa, ideale per interagire con C1q.
C1q attiva C1r, che taglia e attiva C1s; questo lega C4 e ne determina il clivaggio in C4a e C4b.
C4b si lega covalentemente alla superficie del batterio, e lega C2, determinandone il clivaggio nei
frammenti C2a e C2b. C2b si unisce a C4b, formando il complesso C4bC2b, ossia la C3
convertasi della via classica, che cliva C3 nei frammenti C3a e C3b. C3b si unisce alla C3
convertasi, formando il complesso C4bC2bC3b, cio la C5 convertasi della via classica, che cliva
C5 nei frammenti C5a e C5b. La fase finale data dalla formazione del complesso di attacco alla
membrana (MAC): C5b viene legato sequenzialmente dai frammenti C6, C7, C8 e C9. Alla fine C9
polimerizza e forma dei pori sulla membrana che inducono la morte osmotica del batterio.
Via alternativa. Il frammento C3 va costantemente incontro a idrolisi spontanea a un ritmo molto
lento, e quasi tutto il C3b che si forma viene inattivato; per se il C3b va a formare legami covalenti
con i polisaccaridi esposti dai microbi pu associarsi a una proteina detta fattore B; questultimo
viene scisso dal fattore D nei frammenti Ba e Bb. Il frammento Bb rimane attaccato al C3b,
formando il complesso C3bBb, che la C3 convertasi della via alternativa. Questa cliva il C3 in
C3a e C3b, e in questo modo si formano ulteriori complessi C3bBb (amplificazione del segnale) e si
forma anche il complesso C3bBbC3b, la C5 convertasi della via alternativa, che cliva il C5 in
C5a e C5b. Poi si forma il MAC, allo stesso di modo della via classica.
Via lectinica. simile alla via classica. A differenza delle cellule dei mammiferi, che espongono ac.
sialico o N-acetil-galattosamina, le cellule batteriche espongono mannosio, che viene legato dalla
MBL, cui sono associate le proteasi MASP-1 e MASP-2 (Mannose Associated Serine Proteases)
che clivano il C4 in C4a e C4b; di qui la via prosegue come quella classica.
Funzioni del complemento
- Opsonizzazione dei batteri da parte di C3b, che riconosciuto dal recettore CR1 sui fagociti.
- Induzione della lisi delle cellule target da parte del MAC.
- Eliminazione degli immunocomplessi circolanti (soprattutto grazie alla via classica)
- Rilascio di sostanze pro-infiammatorie per leliminazione dei mcirobi.
Regolazione del sistema del complemento
Avviene ad opera di proteine che sono espresse sulle membrane cellulari dei mammiferi ma non dei
batteri; impediscono selettivamente lattivazione del complemento nelle cellule dellospite. La loro
azione risulta inefficace nei casi di incremento abnorme dellattivazione del complemento.
- C1-INH previene linnesco dellattivit proteolitica di C1. Se la sua concentrazione plasmatica
scende al 20-30% rispetto ai valori normali si manifesta ledema angioneuretico ereditario,
malattia dovuta alleccessiva attivazione di C4 e C2 e che determina episodi intermittenti di
edema a carico della mucosa della laringe e di molti altri tessuti del corpo, a causa delleccessiva
attivazione di proteine vasoattive (es. C3a) e della C3 convertasi.
- Il fattore H impedisce in modo specifico il legame di Bb con C3b nella via alternativa.
- MCP (Proteina Cofattoriale di Membrana) e lega il C3b e funge da cofattore per la sua
proteolisi, operata dal fattore I; si forma iC3b che non si lega agli altri frammenti.
- DAF (Fattore Accelerante il Decadimento) impedisce il legame di Bb al C3b (C3 convertasi
della via alternativa) e distrugge il legame C3b-(C4bC2b) (C5 convertasi della via classica).
DAF espresso dalle cellule endoteliali e dagli eritrociti; la carenza di un enzima necessario al

suo ancoraggio e la sua mancata espressione sulla superficie cellulare determinano una malattia
detta emoglobinuria parossistica notturna, che comporta episodi ricorrenti di emolisi intravasale,
dovuti almeno in parte al mancato controllo del complemento sulla membrana eritrocitaria.
CR1 (Recettore per il Complemento 1) pu svolgere le stesse funzioni di MCP e DAF.
CD59 ostacola lassemblaggio e la polimerizzazione di C9.

Recettori del complemento


Sono i recettori CR1, CR2 e CR3. Hanno due importanti funzioni:
- Rimuovono i componenti del complemento dal circolo.
- Rinforzano la risposta immunitaria innata ma anche quella adattativa.
CR1 espresso dai fagociti e promuove la fagocitosi di microbi ricoperti da C3b e C4b.
CR2 stimola le risposte immunitarie umorali essendo espresso:
a) Sulla superficie dei linfociti B, dove associato a formare un complesso trimerico con CD19 e
CD81; ha il compito di riconoscere il frammento C3d, generato dalla degradazione di C3 attivata
dai microbi; quando ci accade CR2 trasmette un 2 segnale che potenzia lattivazione dei
linfociti B che hanno riconosciuto lAg (1 segnale). questo un esempio di come limmunit
innata serva ad innescare limmunit adattativa.
b) Sulle FDC dei centri germinativi dei linfonodi, in cui riconosce gli immunocomplessi,
favorendone lintrappolamento e permettendo cos lesposizione dellAg e la maturazione
dellaffinit dei linfociti B; potenzia cos la risposta anticorpale.
CR3 espresso sui monociti/macrofagi, sui neutrofili e su alcune cellule NK; riconosce il
frammento iC3b e attiva la fagocitosi.
PAMP e PRR
La specificit dellimmunit innata minore rispetto a quella dellimmunit adattativa; infatti
riconosce strutture ripetitive condivise da diverse classi di microbi e assenti sulle cellule dellospite;
si parla di PAMP (Pathogen-Associated Molecular Patterns). I PAMP sono riconosciuti da recettori
detti PRR (Patterns Recognised Receptors). Sono molecole di membrana i PRR che si trovano sui
fagociti o sulle cellule dendritiche, mentre solubile la lectina legante il mannosio, MBL, che pu
legarsi a residui di mannosio o glucosio solo se disposti spazialmente in un certo modo e attiva il
complemento. I PRR sono codificati nella linea germinativa senza andare poi incontro a
ricombinazione genica; per questo hanno una diversit limitata, e riconoscono circa 103 PAMP.
Pertanto limmunit innata ha sviluppato meccanismi per riconoscere solo i PAMP essenziali per la
vita o la virulenza dei microbi; in tal senso limmunit adattativa, che riconosce Ag spesso
irrilevanti per la sopravvivenza o la virulenza, pi facile da eludere.
Tipi di PRR
- Toll-Like Receptors, TLR: riconoscono RNAds, sequenze CpG non metilate, LPS.
- Recettore per N-formil-metionina (le cellule dei mammiferi espongono N-acetil-galattosamina).
- Recettore per il mannosio (le cellule dei mammiferi espongono ac. sialico).
- Recettori scavenger: riconoscono lipoproteine ossidate, corti peptidi con N-formil-metionina,
residui terminali di mannosio.
I macrofagi esprimono i TLR, il recettore per la N-formil-metionina e i recettori scavenger; recettori
diversi assolvono a funzioni diverse (fagocitosi, immunit adattativa etc.).
TLR (Toll Like Receptors)
Si chiamano cos in quanto omologhi della proteina Toll espressa da Drosophila. Sono espressi dalle

cellule dendritiche, dai macrofagi, dai neutrofili e dalle cellule endoteliali, sia a livello della
membrana citoplasmatica sia a livello delle membrane interne; riconoscono quindi microrganismi
localizzati in compartimenti cellulari diversi.
Riconoscono elementi espressi dalla maggior parte dei patogeni (virus, batteri e funghi), ma non
dalle cellule dei mammiferi; inducono inoltre lesposizione sulla superficie cellulare di molecole
costimolatrici (es. B7) indispensabili per innescare la risposta adattativa.
Strutturalmente sono proteine di membrana con sequenze ricche di Leu e aventi un dominio
conservato per la trasduzione del segnale, TIR. Si ipotizza che nelluomo ve ne siano 11 tipi.
I TLR 3, 7, 8 e 9 si trovano prevalentemente sulla membrana intracellulare degli endosomi e
rilevano la presenza anomala di ac. nucleici esogeni (di norma non si trovano ac. nucleici in tali
distretti, quindi se sono presenti vuol dire che sono di agenti estranei).
Unaltra caratteristica dei TLR che possono associarsi tra loro e riconoscere PAMP diversi da
quelli che riconoscerebbero singolarmente.
Una volta attivati i TLR dimerizzano e iniziano la trasduzione del segnale, che comporta:
1. Reclutamento di proteine adattatrici
2. Reclutamento e attivazione di proteine chinasi
3. Attivazione di fattori di trascrizione (AP-1, NF-kB, IRF-3 e IRF-7) che stimolano lespressione
di geni che codificano per:
- Citochine infiammatorie (TNF, IL-1)
- Fattori chemotattici (IL-8)
- Molecole di adesione (E-selectina e P-selectina)
- Molecole costimolatrici (B7-1 e B7-2)
- Citochine antivirali (IFN- e IFN-)
NF-kB
Fattore di trascrizione che di norma in forma inattiva, ancorato al citoplasma dalla proteina IKB; a
seguito dellattivazione dei TLR si ha la fosforilazione di IKB, e NF-kB libero di traslocare nel
nucleo, dove attiva la trascrizione di geni codificanti per citochine proinfiammatorie.
IFN- e IFN- (IFN di tipo I)
Tali citochine hanno effetto antivirale: vengono prodotte dalle cellule infettate e inducono resistenza
in tutte le altre cellule, inducendo un aumento dellespressione delle molecole MHCI e migliorando
lefficienza della presentazione dellAg in tutte le cellule, aumentando cos la possibilit che una
cellula infettata sia riconosciuta e uccisa dai CTL. Stimolano inoltre le cellule dendritiche, i
macrofagi e le cellule NK.
Ricapitolando, tutte le cellule sono dotate di recettori per lIFN; il legame induce enzimi che
bloccano la replicazione dei virus nelle cellule ancora non infettate e ne favoriscono leliminazione
in quelle infettate per mezzo dei CTL.
Es. di meccanismo: TLR riconosce ac. nucleici virali e invia segnali che stimolano la produzione di
IFN attraverso la via di STAT-JAK.

SVILUPPO DEL REPERTORIO IMMUNITARIO


DIVERSIFICAZIONE RECETTORIALE
Alla base della diversificazione dei BCR e dei TCR, come correttamente ipotizzato dalla teoria
della selezione clonale, c un riarrangiamento genico casuale irreversibile, che avviene a livello
degli organi linfatici primari in assenza di Ag estranei; in questo modo si ottengono 10 9 cloni,
ciascuno dei quali esprime un recettore con specificit diversa rispetto agli altri; negli organi
linfatici secondari avviene poi lincontro con lAg, ed selezionato il clone specifico per quellAg.
Se ogni singolo BCR o TCR fosse codificato da un singolo gene, gran parte del genoma sarebbe
impiegata a tale scopo; risulta pi conveniente che i geni funzionali per i BCR e i TCR siano
assemblati a partire da vari frammenti genici separati che si uniscono tramite un processo di
ricombinazione somatica durante la maturazione linfocitaria.
I geni per le Ig sono organizzati in 3 loci separati posti su 3 cromosomi diversi:
- Il locus per la catena L si trova sul cromosoma 22.
- Il locus per la catena L si trova sul cromosoma 2.
- I loci per le catene H si trovano sul cromosoma 14.
I geni per i TCR sono invece organizzati in 4 loci separati, posti su 2 cromosomi diversi:

- I loci per le catene e si trovano sul cromosoma 14.


- I loci per le catene e si trovano sul cromosoma 7.
Lorganizzazione dei loci delle Ig e dei TCR nella linea germinativa simile, ed caratterizzata
dalla segregazione spaziale di vari segmenti genici, i quali devono essere congiunti tra loro per
produrre geni funzionali in grado di codificare per le componenti delle Ig e dei TCR.
Su ciascun locus si hanno:
- Fino a 200 geni per le regioni variabili (V).
- Molti segmenti genici di diversit (D) (solo nei loci delle catene H e delle catene ).
- Molti segmenti genici di unione (J).
- Uno o pochi geni per le regioni costanti (C).
Ogni sequenza V presenta al 5 un esone leader, che codifica i 20-30 aa N-terminali, importanti per
indirizzare la proteina verso il RE.
I geni della linea germinativa si uniscono tra loro a formare geni funzionali tramite un meccanismo
detto ricombinazione V(D)J: un segmento D si avvicina a un segmento J, e il DNA tra essi
compreso eliminato; poi un segmento V si unisce alla sequenza DJ ottenuta, con perdita del DNA
interposto. Tutti i segmenti coinvolti sono scelti casualmente; la casualit della ricombinazione
V(D)J alla base della diversit delle porzioni variabili delle Ig e dei TCR.
Affinch la ricombinazione garantisca la corretta espressione delle Ig e dei TCR necessario che:
1. Vengano a contatto i geni appropriati (i quali distano sul cromosoma).
2. I punti di giunzione siano regolati di modo che un gene V si leghi a un segmento J o ai segmenti
J e D riuniti, ma non ad unaltra sequenza V.
Il riarrangiamento promosso da sequenze RSS (Sequenze Segnale di Ricombinazione) poste al 3
di ogni gene V e al 5 di ogni gene D o J. Tali sequenze, altamente conservate, non sono codificanti.
Le RSS sono riconosciute dallenzima V(D)J ricombinasi, il quale promuove lavvicinamento di
due segmenti V e (D)J (casuali), per ammagliamento delle regioni omologhe delle RSS; si formano
poi anse di DNA, che includono le RSS stesse e che vengono eliminate; al termine rimangono solo
i segmenti V e (D)J, le cui estremit vengono saldate da una ligasi.
Lenzima V(D)J ricombinasi risulta di due proteine, Rag-1 e Rag-2, codificate dagli omonimi geni,
che vengono espresse solo durante la ricombinazione (Rag-1 la componente che svolge la
funzione enzimatica, ma necessita di Rag-2 per attivarsi).
La ricombinazione V(D)J porta le sequenze promoter, localizzate al 5, in vicinanza delle sequenze
enhancer, poste al 3, migliorando lefficienza della trascrizione del complesso V(D)J riarrangiato.
Il trascritto primario ottenuto va incontro a uno splicing che causa lunione del complesso V(D)J
alla regione C (prima regione C); si forma cos lRNA maturo che viene quindi tradotto.
Il termine diversificazione combinatoria fa riferimento alla molteplicit di combinazioni casuali
possibili tra i segmenti V, D e J; limitata dal numero di segmenti V, D e J presenti nel genoma.
Il termine diversificazione giunzionale indica invece le variazioni di sequenza nucleotidica che
avvengono nei punti di giunzione tra i segmenti V, D e J; pressoch illimitata nel generare
meccanismi di variazione si sequenza mediante aggiunta o delezione di nucleotidi a livello delle
giunzioni fra i segmenti genici, contribuendo alla variabilit delle regioni ipervariabili CDR3, le pi
importanti ai fini del riconoscimento dellAg (e le pi vicine alla porzione costante).
I meccanismi alla base della diversificazione giunzionale sono due:
1. Lendonucleasi Artemis taglia casualmente nucleotidi a livello delle giunzioni dei segmenti V, D
e J; vengono poi aggiunte nuove sequenze, dette sequenze P (codificate da uno stampo dato da
un frammento di DNA a singola elica che si ottiene nelle fasi intermedie della ricombinazione).
2. La DNA polimerasi TdT (Trasnferasi Desossiribonucleotidica Terminale) aggiunge presso le

giunzioni tra i segmenti V, D e J, sequenze N, non codificate da uno stampo.


Circa 2 riarrangiamenti su 3 sono improduttivi, in quanto si possono avere frameshifts che portano
alla formazione di codoni di stop; questo il prezzo da pagare per la diversificazione.
MATURAZIONE E SELEZIONE DEI LINFOCITI
La maturazione linfocitaria prevede numerosi punti di controllo, superati solo dalle cellule idonee.
Possiamo distinguere varie tappe sequenziali:
- Proliferazione di un linfocita pro-B/T.
- Espressione di un pre-recettore linfocita pre-B/T.
- Proliferazione delle cellule con recettori idonei e morte di quelle con recettori non funzionali.
- Espressione del recettore definitivo linfocita B/T immaturo.
- Selezione positiva e negativa dei linfociti linfociti B/T maturo.
SVILUPPO DEI LINFOCITI B
Nel MO le cellule pro-B precoci in via di maturazione interagiscono, mediante molecole di
adesione, con le cellule stromali, che formano una sorta di microambiente, producendo citochine
(solubili e di membrana) necessarie per il controllo della proliferazione e del differenziamento dei
linfociti. Per es. la chemochina CXCL12 trattiene i linfociti immaturi, mentre IL-7 interagisce con
il recettore tirosin-chinasico FLT3, che trasduce i segnali necessari per il progredire della
maturazione. Le cellule pro-B precoci esprimono anche SCF (Fattore delle Cellule Staminali).
Senza i suddetti segnali non si ha riarrangiamento genico, e le cellule pro-B in proliferazione non
superano gi questa fase precoce, andando incontro ad apoptosi; nel caso in cui tali segnali siano
invece presenti le cellule pro-B precoci divengono cellule pro-B tardive. Queste divengono cellule
pre-B andando incontro al riarrangiamento genico della catena o (lRNA ricombinato della
catena H pu subire uno splicing fino al gene C o C); la maggior parte delle catene (o ) rimane
confinata nel citoplasma, mentre una parte viene espressa sulla membrana, formando un pre-BCR
che manca delle catene leggere; se la catena (o ) del pre-BCR funzionale non ha senso
riarrangiare anche i geni dellaltro cromosoma, e il pre-BCR produce un segnale che inibisce tale
riarrangiamento. Pertanto sono espresse le Ig codificate da un solo allele (esclusione allelica), di
modo che ciascun linfocita esprima recettori con ununica specificit. Pu anche avvenire che
avvengano ricombinazioni improduttive su entrambi i cromosomi; in tal caso la cellula muore.
Le cellule con pre-BCR funzionali vanno incontro a proliferazione; quindi si ha la ricombinazione
dei geni della catena L:
- Prima si ricombinano i geni della catena di un cromosoma, e sono possibili due casi:
1. Riarrangiamento produttivo la catena prodotta si associa alla catena .
2. Riarrangiamento improduttivo si ricombinano i geni per la catena sullaltro cromosoma.
a. Riarrangiamento produttivo la catena prodotta si associa alla catena .
b. Riarrangiamento improduttivo si passa alla catena .
- Per i geni della catena avvengono gli stessi passaggi descritti per la catena :
1. Riarrangiamento produttivo la catena prodotta si associa alla catena .
2. Riarrangiamento improduttivo si ricombinano i geni per la catena sullaltro cromosoma.
a. Riarrangiamento produttivo la catena prodotta si associa alla catena .
b. Riarrangiamento improduttivo apoptosi.
Si forma cos una cellula B immatura, con un BCR dato da una IgM di membrana, la quale
trasduce segnali che:
- Permettono la sopravvivenza cellulare e la proliferazione
- Impediscono ulteriori riarrangiamenti sulla catena L, inibendo la ricombinasi.

necessario che i BCR delle cellule B immature vadano incontro alla verifica per la tolleranza
verso il self; sono possibili i seguenti casi:
- BCR si lega con forte affinit ad Ag self selezione negativa: morte per apoptosi o
riattivazione della ricombinasi, con conseguente editing della catena L; se tale editing
produttivo le cellula B sopravvivono, viceversa si ha apoptosi. La selezione negativa serve ad
eliminare le cellule potenzialmente pericolose perch reattive verso il self.
- BCR si lega ad Ag self solubili le cellule B sopravvivono ma restano in un perenne stato di
inattivazione, senza poter rispondere allAg.
- BCR si lega con bassa affinit ad Ag self solubili le cellule B s attivano negli organi linfatici
secondari solo in certi casi (infiammazione, aumento di concentrazione dellAg); di norma non
legano lAg, essendo esso sequestrato o presente a basse concentrazioni.
- BCR non si lega ad Ag self selezione positiva: la cellula potr attivarsi negli organi linfatici
secondari.
Alla fine si hanno cellule B mature, che esprimono al contempo IgM e IgD, e sono in grado di
rispondere agli Ag negli organi linfoidi secondari.
SVILUPPO DEI LINFOCITI T
I precursori dei linfociti T originano nel MO, per poi migrare nel timo, sede della loro maturazione.
Lo stroma timico crea un microambiente che condiziona la sopravvivenza dei linfociti T, soprattutto
tramite la produzione di IL-7; mutazioni della catena del recettore per IL-7 comportano una
patologia nota come SCID, ImmunoDeficienza Combinata Grave, che riduce la sopravvivenza e la
proliferazione dei precursori linfocitari.
I progenitori pi immaturi, le cellule pro-T, sono anche dette doppio-negative, poich non
esprimono n CD4 n CD8.
Sotto linfluenza di IL-7 tali cellule si espandono, e divengono cellule pre-T, andando incontro a
ricombinazione dei geni per la catena , che viene espressa in superficie insieme alla proteina
invariante pre-T, formando il pre-TCR; se tale recettore non si forma, la cellula va incontro ad
apoptosi; se invece viene espresso trasduce segnali che inibiscono la ricombinazione dei geni per la
catena sullaltro cromosoma, favoriscono la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule pre-T,
e promuovono la ricombinazione dei geni per la catena ; anche la mancata formazione della catena
determina apoptosi delle cellule pre-T.
Le cellule che sopravvivono divengono cellule T immature o doppio-positive, dato che esprimono
al contempo le molecole CD4 e CD8; divengono singolo-positive passando dalla zona subcapsulare
alla zona midollare, migrazione favorita dalle chemochine CCL19 e CCL21, che interagiscono con
il recettore CCR7. Le cellule T immature sopravvivono solo se riconoscono una molecola MHC
presentante Ag self nel timo (restrizione per lMHC):
- Il TCR riconosce complessi MHCI-Ag selezione positiva CD8+ (perde CD4).
- Il TCR riconosce complessi MHCII-Ag selezione positiva CD4+ (perde CD8).
- Il TCR non riconosce complessi MHC-Ag mancanza di selezione positiva apoptosi
(morte per negligenza); sono inutili perch incapaci di riconoscere Ag presentanti da molecole
MHC self.
- Il TCR riconosce troppo avidamente complessi MHC-Ag selezione negativa apoptosi
La selezione dovuta alla proteina AIRE, codificata dal gene omonimo, grazie alla quale le cellule
timiche presentano molte proteine tessuto-specifiche ai linfociti T, garantendo la sopravvivenza
delle cellule che riconoscono in maniera adatta tali proteine e favorendo leliminazione di quelle
che invece le riconoscono troppo avidamente.

La selezione negativa pu avvenire sia per le cellule doppio-positive sia per quelle singolo-positive,
ed mediata da macrofagi, cellule dendritiche e cellule della midollare del timo.
La selezione positiva avviene invece nella corticale del timo, e genera linfociti T a singola positivit
ristretti per lMHC.

RISPOSTA CELLULO-MEDIATA
I linfociti T nave ricircolano continuamente negli organi linfatici secondari, in cerca dellAg; quelli
che lo incontrano per la prima volta si attivano e vanno incontro prima ad espansione clonale e poi a
differenziamento in cellule T effettrici e cellule della memoria; quelli che non riconoscono lAg
escono invece dai linfonodi tramite i vasi linfatici afferenti.
I linfociti T nave e le cellule dendritiche migrano entrambi verso la zona paracorticale dei linfociti,
aumentando la possibilit che i pochi linfociti T nave presenti per lAg specifico (1 su 10 5-106)
possano interagire con una APC che presenti tale Ag legato ad una molecola MHC. Infatti le cellule
T Ag-specifiche sono trattenute transitoriamente nel linfonodo, dove in 2-3 giorni, in seguito al forte
legame con le cellule dendritiche (legami forti ma non covalenti) si attivano. A seguito
dellattivazione si ha lespansione clonale dei linfociti, che arrivano ad essere in numero di 1 su 10 2103 (CD4+) o addirittura 1 su 10 (CD8+).
Blocco Attivaz. Migrazione cell. eff.
Cellule Ag-specifiche
nella linfa efferente

Giorni

Le cellule T effettrici che si ottengono sono di due tipi:

- CD4+ aiutano altre cellule ad espletare le loro funzioni effettrici.


- CD8+ perlopi citotossiche, uccidono le cellule bersaglio.
Le cellule T effettrici possono rimanere nei tessuti linfoidi e stimolare i linfociti B (T H) oppure
migrare nei siti di infezione, per eliminare in questa sede le cellule infettate (CTL). Le cellule T
effettrici riconoscono lo stesso Ag riconosciuto dai linfociti T nave negli organi linfatici secondari.
Una volta rimosso lAg le cellule effettrici vanno incontro ad apoptosi e il sistema immunitario
torna allo stato di riposo.
I tempi di risposta dei linfociti T sono quelli di una risposta primaria.
RICONOSCIMENTO DELLAG
Il TCR, assieme ai corecettori CD4 o CD8, riconosce Ag presentati da molecole MHC nel contesto
delle APC; tale riconoscimento rappresenta il 1 segnale per lattivazione dei linfociti T. I linfociti
CD4+ riconoscono molecole MHCII, che presentano Ag esogeni, mentre i CD8 + riconoscono
molecole MHCI, che presentano Ag endogeni. Perch si attivi la risposta T devono essere attivati
allo stesso tempo almeno due TCR e due corecettori; quindi i linfociti T devono incontrare una serie
di complessi MHC-Ag e interagirvi per alcuni minuti. La trasduzione dei segnali che attivano i
linfociti spetta alle molecole CD3 e alle catene .
Gli Ag proteici sono trasportati dalla sede di infezione verso gli organi linfoidi, dove sono captati,
processati e presentati ai linfociti T dalle APC. Tipiche APC sono le cellule dendritiche presenti
negli epiteli (anche se non hanno lefficacia dei macrofagi contro i patogeni). Le cellule dendritiche
immature, cellule di Langerhans, si attivano e vanno incontro a maturazione in seguito al
riconoscimento dellAg e subiscono le seguenti modificazioni:
- Aumento dellespressione di molecole MHC.
- Aumento dellespressione di molecole costimolatrici.
- Aumento della capacit di migrazione verso i linfonodi regionali (esprimendo CCR7).
- Diminuzione della capacit di endocitare Ag (perdono i loro prolungamenti).
Le cellule dendritiche riconoscono i batteri grazie al recettore TLR4, che interagisce con lLPS
esposto sulla superficie dei batteri gram negativi (il processo coinvolge anche la proteina CD14).
MOLECOLE COSTIMOLATRICI
Sulla membrana delle APC attivate aumenta lespressione di molecole costitimolatrici quali B7-1
(CD80) e B7-2 (CD86), indispensabili per lattivazione dei linfociti T nave; esse interagiscono con
CD28, un recettore espresso costitutivamente dal 90% dei CD4 + e dal 50% dei CD8+. Questa
interazione indispensabile, poich lavvio della risposta cellulo-mediata necessita di due segnali:
1 segnale interazione TCR-(MHC-Ag) specificit dei linfociti T.
2 segnale interazione CD28-B7 sopravvivenza e attivazione dei linfociti T.
La presenza del secondo segnale assicura che la risposta T venga indotta solo da microbi, in quanto
sono essi che determinano attivazione delle APC e aumento dellespressione di B7.
Il legame CD28-B7 trasduce segnali che inducono nei linfociti T:
- Espressione di proteine anti-apoptotiche.
- Stimolazione della produzione di fattori di crescita (GF).
- Produzione di citochine (IL-6, IL-12, TGF-) che rappresentano il 3 segnale e inducono
proliferazione e differenziamento.
Se allinterazione TCR-(MHCII-Ag) non segue linterazione CD28-B7 si ha anergia dei linfociti T
(mancata risposta); se si ha linterazione CD28-B7 ma non quella TCR-(MHCII-Ag) non viene
tramsesso alcun segnale.

Oltre a CD28, espresso costitutivamente, i linfociti T attivati esprimono anche il recettore CD152,
che lega B7 con avidit maggiore rispetto a CD28, inviando segnali inibitori al linfocita T attivato;
si inibisce in pratica il 2 segnale, attenuando lulteriore attivazione dei linfociti B attivati.
CD40 un recettore espresso costitutivamente dalle APC, e il suo ligando, presente solo sui
linfociti T attivati, CD154 o CD40-L; il legame CD40-CD40L induce laumento dellespressione
di B7 da parte dellAPC, promuovendo indirettamente lattivazione dei linfociti T.
Il ruolo della costimolazione rende ragione del fatto che per indurre una risposta T gli Ag proteici
devono essere somministrati insieme a sostanze adiuvanti, che agiscono inducendo lespressione di
molecole costimolatrici sulle APC e stimolando le APC stesse a produrre citochine per i linfociti T;
tali sostanze derivano dai microbi o ne simulano gli effetti (es. gel di idrossido di alluminio).
MOLECOLE DI ADESIONE
Rinforzano e stabilizzano linterazione tra i linfociti T e le APC per alcune ore, garantendo la piena
attivazione dei linfociti T e rallentandone il distacco dalla APC. Tali molecole di adesione sono
indispensabili, essendo linterazione tra il TCR e i complessi MHC-Ag piuttosto debole, in virt
della modalit con cui avviene la selezione positiva dei linfociti T.
Le pi importanti molecole di adesione espresse dai linfociti sono:
- LFA-1: integrina che si lega ai recettori ICAM-1 e ICAM-2 espressi sulle APC.
- CD2: molecola che si lega a CD58 espressa dalle APC.
Lattivazione del linfocita T induce un aumento dellaffinit del legame tra LFA-1 e ICAM,
stabilizzando linterazione (feed-back positivo).
LINFOCITI CD8+
Lattivazione dei CD8+ avviene per la presentazione di Ag citosolici da parte di molecole MHCI.
1. Attivazione T-indipendente: nel caso di cellule dendritiche direttamente infettate da un virus si
ha una forte risposta innata, e lAg presentato ai linfociti T CD8 + da molecole MHCI, senza
coinvolgere i CD4+.
2. Attivazione T-dipendente: nel caso di infezioni virali latenti, trapianto dorgani o tumori (
blanda attivazione della risposta innata) le APC ingeriscono le cellule effettate ed effettuano
cross-presentazione; in questo caso indispensabile lintervento dei CD4+, che inducono nelle
APC un aumento dellespressione di molecole B7, che si legano al CD28 dei CD8 +, e producono
altre citochine, incrementando la capacit dei CD8+ di rispondere allAg.
La stessa APC pu presentare Ag citoplasmatici associati a molecole MHCI o di provenienza
vescicolare associati a molecole MHCII, attivando al contempo i linfociti CD4+ e CD8+
Dopo 1-2 giorni dallattivazione, a prescindere dalla modalit con cui essa avviene, i CD8 + vanno
incontro ad espansione clonale.
Nellarco di 3-4 giorni dal contatto con lAg, i CD8 + differenziano in cellule effettrici, CTL; ci
comporta lacquisizione degli strumenti necessari per uccidere le cellule bersaglio in qualsiasi sede
e in assenza del 2 segnale (costimolazione); quindi il CTL riconosce lo stesso Ag presentato ai
CD8+ dalle molecole MHC delle APC, ma stavolta su qualsiasi cellula infettata.
Linfociti T nave che riconoscono Ag self su una qualsiasi cellula senza prima essersi differenziati a
seguito dellinterazione con una APC divengono anergici.
Citotossicit mediata dai CTL
I CTL prendono contatto con le cellule tramite molecole di adesione, creando uninterazione stabile

che permetta loro di uccidere la cellula target, per poi andare a uccidere altre cellule; in assenza di
tale interazione i CTL si staccano.
In seguito al riconoscimento specifico dellAg, i CTL vanno incontro a una riorganizzazione del
citoscheletro e delle componenti citoplasmatiche, di modo da rilasciare nel punto di contatto con la
cellula target i loro granuli citoplasmatici, contenenti granzimi, perforine e serglicina.
I granzimi attivano le caspasi, che inducono apoptosi.
Le perforine permettono ai granzimi di penetrare nel citoplasma della cellula target.
La serglicina una proteina di membrana che facilita lendocitosi delle perforine e dei granzimi.
Vi poi un meccanismo che non comporta rilascio di granuli, ma si basa sullinterazione tra una
molecola di membrana espressa dai CTL, FasL, e un recettore in grado di indurre morte cellulare,
Fas (CD95), espresso dalle cellule bersaglio; tale interazione porta allattivazione di caspasi e
quindi determina apoptosi.
Vie biochimiche di attivazione dei CD8+
Una volta riconosciuto lAg si ha la trasduzione di segnali per cui vengono attivati geni che sono
silenti nei linfociti T nave e i cui prodotti sono responsabili della risposta dei linfociti T attivati;
questa trasduzione del segnale necessita delle seguenti componenti:
- TCR riconoscimento dellAg.
- CD8 adesione e trasduzione del segnale.
- CD3, catene , CD28 trasduzione del secondo segnale.
- LFA-1 rafforzamento interazione con APC e cellula target.
Tali componenti si trovano a livello della sinapsi immunologica o SMAC (Cluster di Attivazione
SopraMolecolare), regione di contatto tra linfocita T e APC; qui sono disposte in modo particolare:
- c-SMAC (central SMAC) TCR, CD3, catene , CD8, CD28.
- p-SMAC (periferic SMAC) LFA-1, talina (proteina citoscheletrica).
Le molecole CD3 e le catene , associate al TCR, presentano motivi ITAM, che vengono fosforilati
dalla chinasi Lck, che si attiva in seguito allaggregazione dei corecettori CD4 o CD8, ai quali tale
chinasi associata; i motivi ITAM fosforilati cambiano configurazione, passando dallessere
incrociati allessere paralleli tra loro (X II) e danno attacco ad unaltra tirosin chinasi, ZAP-70,
che viene fosforilata e attivata da Lck; ZAP-70 fosforila altre proteine adattatrici (proteine LAT) ed
enzimi che si assemblano nel citoplasma, in prossimit del TCR, e mediano gli eventi seguenti della
trasduzione, attivando la PLC e la via delle MAP chinasi.
1. La PLC catalizza lidrolisi del PIP2 in DAG e IP3.
- IP3 determina un aumento della concentrazione di Ca2+ intracellulare, inducendo il rilascio dai
depositi del RS (si aprono anche canali ionici sulla membrana). Questo consente il legame del
Ca2+ citoplasmatico con la calmodulina, formando un complesso Ca2+-calmodulina che
determina lattivazione della fosfatasi calcineurina, la quale rimuove gruppi fosfato dal
fattore di trascrizione NFAT (Fattore Nucleare delle cellule T Attivate), attivandolo; questo
trasloca nel nucleo, dove induce la trascrizione di IL-2. I farmaci ciclosporina e tacrolimus
vengono usati contro il rigetto nei trapianti, in quanto inibiscono i linfociti T bloccando la
calcineurina, che cos non attiva NFAT.
- DAG attiva la PKC, che tramite altre proteine va a regolare la proteina IKB, che ancora il
fattore di trascrizione NF-kB nel citoplasma. Una volta fosforilato, IKB non lega pi NF-kB,
che pu traslocare nel nucleo, dove induce la trascrizione dellIL-2.
2. La via delle MAP chinasi porta allattivazione del fattore di trascrizione AP-1, che trasloca nel
nucleo e promuove la trascrizione di diversi geni tra cui quello dellIL-2.

NFAT, NF-kB e AP-1 regolano la trascrizione di varie citochine, tra cui IL-2 (fattore di crescita,
sopravvivenza e differenziamento per i linfociti T). Tramite un meccanismo autocrino lIL-2 si va a
legare al medesimo linfocita T che lha prodotta, inducendo lespressione della catena del
recettore per IL-2, che nei linfociti T nave formato da due sole catene, e , che assicurano la
trasduzione del segnale; la catena responsabile del legame ad alta affinit dellIL-2, inducendo
la sintesi di nuova IL-2 e inviando segnali proliferativi che portano allespansione clonale.
IL-2 induce la produzione di IFN- e di IL-4, e promuove la sopravvivenza cellulare inducendo
lespressione della proteina anti-apoptotica Bcl-2 e la sintesi di cicline (per la progressione nel ciclo
cellulare). La produzione di IL-2 transitoria: inizia 1-2 ore dopo lattivazione del linfocita, e ha un
picco di secrezione dopo 8-10 ore.
LINFOCITI CD4+
I linfociti CD4+ attivati dal contatto con Ag presentati da MHCII vanno incontro a espansione
clonale negli organi linfatici secondari, cos da ottenere un numero sufficiente di cloni specifici
contro il dato patogeno; la citochina responsabile della proliferazione IL-2, con un meccanismo
autocrino simile a quello visto per i CD8+.
Dopo 4-5 giorni dallattivazione si ha il differenziamento in cellule effettrici, capaci di sintetizzare
molecole che espletano specifiche funzioni, e cellule della memoria.
Le cellule effettrici non necessitano di costimolazione per rispondere alle cellule bersaglio.
A differenza dei CD8+, che differenziano tutti in CTL, esistono varie sottopopolazioni di CD4 + che
differiscono per il tipo di citochine prodotte, aventi funzioni diverse. Le principali sono:
- TH1: riconoscono lAg (1 segnale) e producono IFN-, che attiva i macrofagi, potenziadone
lattivit battericida, e induce il differenziamento dei linfociti B in plasmacellule secernenti IgG 1
e IgG3, ad azione opsonizzante (si legano al recettore Fc sui macrofagi e favoriscono la
fagocitosi dei microbi). IFN- stimola inoltre lespressione sulle APC di molecole MHCII e di
molecole B7 ( aiuta i CD8+ a differenziare in CTL).
Producono anche IL-3, che induce la maturazione dei macrofagi nel MO e attiva lendotelio dei
vasi per favorire la diapedesi dei monociti.
- TH2: producono IL-4, che attiva i linfociti B e stimola la produzione di IgE; esse vanno a legarsi
a recettori che si trovano sui mastociti, anche senza aver prima legato Ag; una volta legato Ag
determinano la degranulazione dei mastociti e le conseguenti manifestazioni allergiche.
Producono anche IL-5, che attiva gli eosinofili.
- TH17: producono varie citochine: IL-17, che interagisce con recettori su cellule particolari, es.
fibroblasti; IL-6, che agisce a livello del fegato ed importante per la produzione di proteine di
fase acuta (es. PCR); IL-8, che un fattore chemiotattico per i neutrofili.
- THreg: producono IL-10 e TGF-.
Le due sottopopolazioni principali sono date da TH1 e TH2. La decisione di differenziarsi nelluno o
nellaltro tipo avviene precocemente nella risposta immunitaria; infatti dopo la fase di espansione
clonale i linfociti CD4+ esprimono bassi livelli del recettore SP-1 (sfingosina-1-fosfato), che sono
invece alti prima (cellule a riposo) e dopo (cellule effettrici); le cellule con elevata espressione di
SP-1 possono abbandonare il linfocita, mentre quelle che esprimono scarsamente SP-1 sono
trattenute nel linfonodo. Ci ha il senso di trattenere nel linfonodo le cellule che sono andate
incontro a espansione clonale e che devono differenziarsi; rimanendo nel linfonodo esse vengono
sottoposte al cosiddetto 3 segnale, dato dalle citochine prodotte nelle prime fasi della risposta
immunitaria, che determiner la direzione del differenziamento:

IL-12, IFN- TH1


IL-12 prodotta dai macrofagi e dalle cellule dendritiche il cui TLR ha interagito con i microbi;
IFN- induce in tali cellule la trascrizione del gene per IL-12.
IL-4 TH2
IL-4 prodotta a sufficienza dagli stessi CD4 + qualora lagente infettivo non induca la
produzione di IL-12; dati recenti suggeriscono che anche certe proteine secrete dalle cellule
dendritiche portino allattivazione dei TH2.

Basi molecolari del differenziamento TH1/TH2


Il differenziamento in TH1 o in TH2 coinvolge due diversi fattori di trascrizione.
1. Le cellule NK costituiscono una fonte iniziale di IFN-, responsabile dellattivazione di STAT-1,
il quale a sua volta attiva il fattore di trascrizione T-bet; esso stimola i linfociti T nave a
produrre altro IFN- (amplificazione) e induce lespressione del recettore per IL-12, cui si lega
IL-12 (prodotta dai macrofagi e dalle cellule dendritiche), attivando STAT-4, che induce un
ulteriore aumento della produzione di IFN-, rafforzando il differenziamento in senso T H1.
Peraltro IFN- inibisce la formazione di IL-4, polarizzando ulteriormente il differenziamento.
2. I CD4+ producono in piccole quantit IL-4, che va a legarsi ai recettori dei linfociti T nave
attivando STAT-6, il quale promuove la sintesi del fattore di trascrizione GATA-3, che induce un
aumento di produzione di IL-4, determinando il differenziamento in T H2. GATA-3 inibisce
inoltre lespressione di una catena del recettore per IL-12 necessaria per la trasduzione del
segnale, impedendo il differenziamento in senso TH1.
Polarizzazione della risposta
Una volta avvenuto il differenziamento in TH1 o in TH2 si ha la produzione di citochine che
potenziano ulteriormente la direzione del differenziamento, bloccando lo sviluppo dellaltro subset.

TH1

IL-12, IFN-,TNF-/

TH2

IL-4, IL-5, IL-10, IL-13

TH0

IFN-, prodotto dai TH1, blocca IL-4, che induce differenziamento in TH2.
IL-4, prodotta dai TH2, blocca IL-12, che induce differenziamento in TH1.
Il bilanciamento TH1/TH2 condiziona lefficacia della risposta immunitaria, e i diversi tipi di risposte
si diversificano per acquisire la maggiore efficacia possibile.
MECCANISMI EFFETTORI DELLIMMUNIT CELLULO-MEDIATA
Limmunit cellulo-mediata adibita alleliminazione dei microbi intracellulari, e le sue funzioni
effettrici sono espletate dai linfociti T attivati. In genere accade che:
1. I CD4+ attivano i fagociti, aumentando la loro capacit di distruggere i microbi ingeriti.
2. I CD8+ uccidono qualsiasi cellula infettata.
MIGRAZIONE DEI LINFOCITI T EFFETTORI
I linfociti T effettori migrano nei focolai di infezione, interagendo con molecole espresse
dallendotelio dei vasi del focolaio di infezione, attivato dai microrganismi o da citochine.

I macrofagi che hanno inglobato un microbo secernono citochine, le pi importanti delle quali sono
TNF e IL-1, che inducono sulle cellule endoteliali un aumento dellespressione dei recettori E- e Pselectina e dei ligandi per le integrine ICAM-1 e VCAM-1.
I linfociti T effettori esprimono i ligandi per E- e P-selectina, che si legano debolmente alle
selectine, determinando il rotolamento dei linfociti; questi poi stabiliscono legami a bassa affinit
con ICAM-1 e VCAM-1 tramite le integrine LFA-1 e VLA-1; laffinit di tale legame aumenta
dopo la secrezione di chemochine da parte delle cellule endoteliali che hanno risposto al TNF e
allIL-1. Questo comporta larresto dei linfociti T sullendotelio e una riorganizzazione del loro
citoscheletro, cui fa seguito la diapedesi verso il focolaio di infezione, guidata dal gradiente di
concentrazione delle chemochine (homing). La diapedesi avviene indipendentemente dalla
specificit delle cellule effettrici; i linfociti non specifici per il dato Ag che determina linfezione
torneranno poi in circolo, mentre resteranno nel focolaio solo i linfociti Ag-specifici, nei quali, a
seguito del contatto con lAg nel sito di infezione, indotta lespressione di molecole di adesione e
aumenta laffinit delle integrine VLA-4 e VLA-5 e delle molecole CD44 per componenti della
matrice extracellulare (es. fibronectina, ac. ialuronico).
I linfociti T attivati perdono inoltre lespressione della L-selectina, responsabile dellinterazione con
residui glucidici delle HEV e dellingresso del linfocita negli organi linfatici secondari, in quanto
non hanno alcuna ragione per transitare nei linfonodi normali.
ATTIVAZIONE DI MACROFAGI MEDIATA DAI LINFOCITI T
Durante le fasi iniziali del differenziamento dei T H, i macrofagi e le cellule dendritiche che hanno
interagito col patogeno mediante i loro TLR, producono IL-12, che rappresenta il principale
mediatore nelle fasi precoci delle risposte innate verso i microbi; pu essere prodotta anche a
seguito del legame CD40-CD40L (quindi svolge anche un ruolo nelle fasi effettrici delle risposte
cellulo-mediate verso imicrobi). IL-12 stimola il differenziamento dei CD4+ e dei CD8+ in linfociti
T effettori, che, in seguito allinterazione con lAg presentato dai macrofagi, rilasciano IFN-;
questultimo:
- Attiva i macrofagi, aumentando la loro capacit antimicrobica.
- Interviene nello scambio isotipico (Ig opsonizzanti e che fissano il complemento).
- Favorisce il differenziamento dei CD4+ in TH1.
- Aumenta lespressione di molecole MHC sulle APC.
Allo stesso tempo avviene uninterazione tra il recettore CD40, espresso dai macrofagi, e il CD40L,
esposto sulla membrana cellulare dei linfociti T CD4+ effettori.
Questi due eventi (secrezione di IFN- e interazione CD40-CD40L) determinano una cascata di
segnali biochimici che culminano con la trascrizione di geni per proteasi ed enzimi che inducono la
sintesi di ROS e NO e luccisione microbo; vengono prodotte anche citochine pro-infiammatorie
(TNF, IL-1, IL-2) e chemochine.
Macrofagi immunologicamente attivati
Rispondono allIFN- acquisendo maggiori propriet antimicrobiche ed esprimendo livelli maggiori
di molecole MHCII.
Macrofagi infettati cronicamente
Perdono la capacit di uccidere i patogeni, e allora il sistema immune provvede a eliminarli con due
meccanismi che utilizzano TH1:
- FasL-Fas
- CTL

In entrambi i casi il risultato finale luccisione del macrofago e il rilascio dei batteri in esso
contenuti, che saranno inglobati e distrutti da un altro macrofago.

CITOCHINE
Classe eterogenea di molecole solubili secrete da vari tipi di cellule in risposta a segnali
intercellulari; mediano numerose reazioni cellulari dellimmunit, innata e acquisita. Sono
indirizzate verso altre cellule specifiche (target), dotate di appositi recettori, e ne condizionano il
comportamento.
La principale fonte di citochine nellimmunit innata data dai macrofagi attivati; sono prodotte
anche nel corso dellimmunit cellulo-mediata da parte dei TH. Le citochine dellimmunit innata
reclutano e attivano i leucociti, provocando anche alterazioni sistemiche.
Non sono contenute in granuli, ma vengono prodotte in seguito a certi stimoli. Possono svolgere:
- Azione autocrina (es. IL-2 proliferazione dei linfociti)
- Azione paracrina (es. IFN- prodotto dai linfociti T attivazione macrofagi)
- Azione endocrina (es. IL-6)
CARATTERISTICHE PRINCIPALI
- Sono prodotte essenzialmente durante la fase di attivazione e durante quella effettrice sia
dellimmunit innata sia dellimmunit adattativa (IL-2 mette in comunicazione i due sistemi).
- La loro secrezione un fenomeno di breve durata ed autolimitante.
- Non sono Ag-specifiche.
- Possono avare la capacit di agire su tipi cellulari diversi pleiotropismo; es. IL-4 stimola i
linfociti B a produrre IgE, induce TH0 a differenziare in TH2 e inibisce i macrofagi.
- Citochine diverse possono avere azione additiva o sinergica sulla stessa cellula, amplificando
leffetto finale, che risulta essere superiore rispetto alla somma dei singoli effetti.
- Citochine diverse possono avere azione antagonista sulla stessa cellula, provocando effetti
opposti; ad es. azione di IFN- e IL-10 sui macrofagi.
- Citochine diverse possono avere lo stesso effetto su una cellula, fenomeno di ridondanza; ad es.
IL-2, IL-4 e IL-5 inducono tutte il differenziamento dei linfociti B in plasmacellule.
Nonostante siano molto aspecifiche, non attivano le cellule bersaglio indiscriminatamente perch:

1. Vi deve essere uninterazione diretta tra le citochine e le loro cellule bersaglio, in modo da
raggiungere una concentrazione di citochine efficace a livello del contatto intercellulare
(interazione congiunta).
2. Agiscono solo su cellule che hanno un recettore specifico.
3. Lespressione dei loro recettori specifici regolata, essendo laffinit di tali recettori per le
citochine corrispondenti altissima, con una Kd = 10-10-10-12 M. Le cellule a riposo non esprimono
il recettore o lo esprimono a bassa affinit.
RECETTORI DELLE CITOCHINE
Si dividono in varie famiglie:
Recettori di classe I: rappresentano la maggior parte dei recettori. Presentano un dominio che
reca residui di Cys conservati e una tipica sequenza Trp-Ser-X-Trp-Ser (dove X rappresenta un
aa qualsiasi). Legano la maggior parte delle IL, eccetto IL-1, IL-8 e IL-10. Quando il recettore
non lega la propria citochina esso presenta bassa affinit di legame; il legame con le citochine
comporta un aumento dellaffinit di legame.
Presentano una catena comune e 1-2 catene che conferiscono specificit; tali catene sono tutte
transmembrana, e sono deputate alla trasduzione del segnale. Se si legano alle citochine le catene
si uniscono e i loro domini citoplasmatici legano la tirosin chinasi JAK, che si attiva e fosforila
il recettore, cui si lega la proteina STAT; essa presenta un dominio SH 2 che si lega alla sequenza
di fosfo-tirosina del recettore attivato. STAT regola lespressione di geni che contribuiscono alla
crescita e al differenziamento dei linfociti. Esistono 7 tipi di STAT (STAT- 1, 2, 3, 4, 5, 6a, 6b);
STAT- 1 e 4 indirizzano il differenziamento in direzione TH1, STAT-6 in direzione TH2.
I segnali che spengono lattivazione sono dati dalle proteine SOCS, espresse solo nelle cellule
in cui si attivata la via JAK-STAT; esse legano JAK e ne inibiscono lattivit, facilitandone
lubiquitinizzazione e la degradazione. Possono intervenire anche tirosin-defosforilasi.
Recettori di classe II: legano IFN-,, e IL-10. Somigliano a quelli di classe I e hanno anche
una via di trasduzione analoga (JAK-STAT).
Recettori per IL-1 e M-CSF: appartengono alla superfamiglia delle Ig.
Recettori per TNF (TNF-R): legano TNF-,, CD30, CD40L, FasL. Non hanno caratteristiche
particolari, ma interessante la via di trasduzione, che consiste nellattivazione di un processo di
apoptosi indotto dallattivazione di recettori di morte da parte di ligandi extracellulari.
Alcune cellule esprimono il recettore Fas; se esso si lega al suo ligando, FasL, trimerizza, e i
suoi domini citoplasmatici attivano il FADD (Dominio di Morte Associato a Fas), che contiene il
dominio effettore DED, il quale attiva la procaspasi 8, che induce apoptosi.
Il legame tra TNF-RI e il suo ligando, TNF-, induce in certe circostanze la produzione di
proteine anti-apoptotiche e pro-infiammatorie (in seguito allattivazione di AP-1 e NF-kB),
mentre induce apoptosi in altre circostanze. Quando TNF-RI lega TNF- va incontro a
trimerizzazione, e lega TRADD (Dominio di Morte Associato a TNF-R), contenente il dominio
effettore DED. Quindi si possono verificare due eventi:
1. TRADD lega FADD e attiva la procaspasi 8 apoptosi
2. TRADD recluta le proteine RIP e TRAF2 attivazione NF-kB e JUN (esso fa parte di AP-1)
La prima via scelta se il recettore rimane sulla membrana, la seconda se viene endocitato.
Recettori per le chemochine del tipo 7TMD, accoppiati a proteine G.

RISPOSTA UMORALE
mediata dalle Ig prodotte dai linfociti B. Richiede innanzitutto lattivazione dei linfociti B nave,
tramite il riconoscimento dellAg (nella sua forma nativa) negli organi linfatici secondari da parte di
IgM e IgD, uniche Ig espresse sulla loro membrana. I linfociti B attivati vanno poi incontro a
espansione clonale, e quindi a differenziamento in:
- Linfociti B secernenti IgM e IgD
- Linfociti B secernenti altri tipi di Ig (scambio isotipico)
- Linfociti B secernenti Ig ad alta affinit (maturazione dellaffinit)
- Linfociti B della memoria
La risposta umorale pu richiedere la collaborazione dei linfociti TH in grado di riconoscere gli
stessi Ag, risposta T-dipendente, oppure essere una risposta T-indipendente. Le risposte Tdipendenti sono evocate da Ag proteici, quelle T-indipendenti da lipidi, polisaccaridi o piccole
molecole chimiche.
RISPOSTA T-DIPENDENTE
ATTIVAZIONE
Richiede il riconoscimento dellAg a livello degli organi linfoidi secondari. Lentrata nel follicolo
da parte dei linfociti B guidata dalla chemochina CXCL13, prodotta dalle FDC e dalle cellule
stromali del follicolo, che si lega al recettore CXCR5, espresso dai linfociti B nave.
Il riconoscimento dellAg da parte dei linfociti B comporta cross-linking (aggregazione) delle Ig di
membrana, evento necessario per la successiva fosforilazione dei domini ITAM delle proteine Ig e
Ig da parte di chinasi; su tali sequenze fosforilate si legano, tramite domini SH 2, le chinasi Syk,
che vengono attivate e fosforilano proteine adattatrici, che reclutano poi altre molecole per la
trasmissione del segnale. In questo modo vengono attivati fattori di trascrizione che attivano i geni
coinvolti nella proliferazione e nel differenziamento dei linfociti B.
I linfociti B necessitano di corecettori, dati dalle molecole CD19, CD21(o CR2) e CD81.
1 segnale interazione Ag-BCR

2 segnale interazione CD21-C3d (fattore del complemento che attiva i linfociti B)


Il legame CD21-Cd3 attiva CD21, che a sua volta attiva una chinasi la quale fosforila il complesso
CD19-CD81, coinvolto nella trasduzione e nellattivazione dei linfociti B. La presenza di secondi
segnali comporta una maggiore efficacia nellattivazione dei linfociti B.

1.
2.
3.
4.

EVENTI SUCCESSIVI ALLATTIVAZIONE


Si mantengono bassi livelli di proliferazione e di secrezione di Ig (tali eventi saranno potenziati
dallinterazione con i TH negli organi linfatici secondari).
Aumenta lespressione di molecole MHCII e di molecole costimolatorie, B7-1 e B7-2, ragion per
cui i linfociti B attivati attivano pi efficacemente i linfociti TH.
Aumenta anche lespressione dei recettori per le citochine prodotte dai linfociti TH (Il-2, IL-4).
Viene indotta lespressione del recettore CCR7, che riconosce la chemochina CCL21 e induce la
migrazione verso le aree T degli organi linfatici secondari, per incontrare i linfociti T H; invece
inibita lespressione del recettore CXCR5, per la chemochina CXCL13, prodotta dalle FDC dei
follicoli linfoidi, in modo da impedire al linfocita B di restare al loro interno.

INTERAZIONE TRA I LINFOCITI B E T


La risposta umorale T-dipendente richiede il riconoscimento dellAg da parte dei linfociti T H e la
cooperazione tra i linfociti T e B specifici per lo stesso Ag (ma possono riconoscere epitopi diversi).
I linfociti TH stimolano lespansione clonale dei linfociti B Ag-specifici, lo scambio isotipico, la
maturazione dellaffinit e il differenziamento in linfociti B della memoria.
I linfociti T e B Ag-specifici sono molto rari (1 ogni 10 5 linfociti) e devono essere portati in stretta
vicinanza perch possano interagire tra loro.
I T CD4+ vengono attivati dallAg, presentato da APC negli organi linfatici secondari; a seguito di
tale attivazione i TH esprimono CD40L e iniziano a secernere determinate citochine; inoltre muta il
profilo di espressione, diminuendo lespressione del recettore CCR7 e aumentando quella del
recettore CXCR5, il che spinge i TH verso il follicolo.
Contemporaneamente i linfociti B sono attivati dallAg riconosciuto tramite il BCR; questo un
recettore ad alta affinit (maggiore rispetto al TLR), che permette di internalizzare lAg, il quale poi
viene processato e presentato in associazione a molecole MHCII. I linfociti B attivati modificano
inoltre il profilo di espressione, cos da essere attratti verso le aree T e interagire coi TH.
Tale interazione prevede che il linfocita B presenti lAg al linfocita TH; contestualmente si ha il
legame tra B7 (molecola costimolatrice espressa dal linfocita B) e CD28 (espresso dal T H). A
seguito di ci il TH esprime CD40L, proteina trimerica che si lega al recettore CD40, membro della
famiglia dei recettori TNF espresso dal linfocita B, e secerne alcune citochine, quali IL-1 e IL-4,
che inducono sul linfocita B:
- Proliferazione e differenziamento
- Scambio isotipico
Linterazione CD40-CD40L fondamentale per la formazione del centro germinativo e la
trascrizione del gene che codifica per lenzima AID (Deaminasi Indotta dallAttivazione), che
provoca mutazioni somatiche e scambi di classe.
Questa interazione tra linfociti B e T si dice sinapsi immunologica.
EFFETTO APTENE-CARRIER
Dimostra quanto sia importante, per montare una risposta efficace, il fatto che i linfociti B
presentino lAg ai TH.

Laptene una piccola molecola chimica che, dopo essere stata riconosciuta dallIg, non in grado
di indurre una risposta immune. Perch ci avvenga deve essere coniugata a strutture dette carrier;
cos i linfociti B aptene-specifici internalizzano il complesso aptene-carrier; dal carrier si ottengono
poi i peptidi che vengono presentati ai TH.
FASI DELLA RISPOSTA UMORALE
Nella prima fase della risposta umorale le cellule B formano un focolaio primario tra area B e area
T. Alcuni linfociti B differenziano in plasmablasti, e producono Ig nel focolaio primario; altri
migrano nella profondit del follicolo linfoide, per formare il centro germinativo. Questa struttura
specializzata formata in prevalenza da linfociti B attivati, ma vi si trovano anche linfociti B non
attivati, pochi TH e poche FDC che captano lAg e lo presentano al linfocita B.
SCAMBIO ISOTIPICO
Fenomeno che avviene allinterno del centro germinativo: sotto leffetto delle citochine prodotte dai
TH e degli stimoli del CD40L una parte della progenie dei linfociti B IgM + e IgD+ producono Ig di
isotipo diverso, ma con la stessa specificit (il sito che lega lAg non viene modificato).
Il meccanismo molecolare dello scambio isotipico consiste nellunione del segmento VDJ con un
gene C a valle del gene C, con cui in assenza di stimoli il frammento VDJ si unirebbe. Ci
possibile grazie allesistenza di regioni di scambio (S), situate nellintrone in 5 rispetto ad ogni
regione C (tranne C); se una regione C diviene attiva da un punto trascrizionale, la regione S in 5
rispetto ad essa si ricombina con la regione S in 5 rispetto a C, e si ha eliminazione del DNA
interposto. Lenzima AID ha un ruolo fondamentale in questo processo.
Le citochine prodotte dai TH inducono fattori di trascrizione che identificano il gene C che deve
partecipare allo scambio isotipico, e quindi determinano quale tipo di catena debba essere prodotto.
- IL-4: induce IgG1 e IgE, aventi funzione neutralizzante (fagocitosi mediata dal recettore Fc,
attivazione del complemento, immunit neonatale).
- IFN-: induce IgG3 e IgG2a (azione opsonizzante).
- IL-5: induce IgA (immunit mucose).
- TGF-: induce IgG2b e IgA
Lo scambio isotipico differisce dalla ricombinazione VDJ perch:
1. sempre produttivo
2. Avviene dopo stimolazione antigenica
3. Non causale, ma diretto da segnali forniti dai linfociti T.
MUTAZIONI IPERSOMATICHE E MATURAZIONE DELLAFFINIT
Laffinit delle Ig prodotte contro un Ag proteico aumenta con lesposizione prolungata o ripetuta al
dato Ag (infezioni persistenti o ricorrenti). Questa maturazione dellaffinit avviene nel centro
germinativo ed dovuta a mutazioni puntiformi delle regioni ipervariabili o mutazioni
ipersomatiche dei geni delle Ig nelle cellule B in divisione (prodotte tramite un processo che
coinvolge lenzima AID); viene introdotta una mutazione ogni 1000 bp, frequenza 1000 volte
superiore rispetto agli altri geni. Tali mutazioni producono moltissimi cloni con piccole differenze
nei segmenti VDJ, che presentano varie affinit per lAg: tali linfociti B sono destinati a morire, a
meno che non riconoscano lAg nel centro germinativo, dove le Ig sono secrete precocemente, e
quelle che riconoscono lAg formano complessi Ig-Ag che vengono riconosciuti dal recettore per Fc
delle FDC; queste espongono a lungo lAg, permettendo ai linfociti B Ag-specifici di legarsi. Si
instaura una competizione per cui vengono selezionati solo i linfociti B che si legano con affinit

maggiore, e che saranno in grado di legare lAg a concentrazioni sempre pi basse; solo questi
riceveranno segnali di sopravvivenza, mentre gli altri muoiono. Quindi i linfociti che abbandonano
il centro germinativo secernono Ig con affinit sempre maggiore via via che la risposta si sviluppa.
Alcuni dei linfociti B selezionati differenziano in plasmacellule secernenti Ig, una frazione delle
quali migra nel midollo osseo, dove sopravvive per anni, secernendo piccole quantit di Ig; altre
differenziano in cellule della memoria, che si dividono poco o per niente ed esprimono Ig di
superficie ma non le secernono fino a che non devono rispondere nuovamente allAg specifico.
FEED-BACK ANTICORPALE
La maggior parte dei linfociti B attivati va incontro ad apoptosi (declino fisiologico della risposta).
C un altro meccanismo: quando le IgG sono prodotte e messe in circolo si legano allAg che
ancora disponibile e formano immunocoplessi, che si legano sulla membrana dei linfociti B,
interagendo allo stesso tempo con il recettore Ig e con il recettore per Fc; questultimo, una volta
legato limmunocomplesso, blocca la trasmissione del segnale da parte del BCR. In particolare
dotato di motivi ITIM (Immunoreceptor Tyrosin-based Inhibition Motif), che quando il recettore
attivato vengono fosforilati, formando il sito di attacco per una fosfatasi che defosforila le sequenze
ITAM delle proteine Ig e Ig.
RISPOSTA T-INDIPENDENTE
Ag non proteici promuovono la produzione T-indipendente di Ig: ad es. i lipopolisaccaridi hanno
numerosi epitopi identici, che determinano cross-linking di molti recettori di un linfocita B,
generando un attivazione abbastanza forte da stimolarne la proliferazione e il differenziamento in
plasmacellule. Questo si verifica per esempio nelle milza e nel MALT.
I linfociti B-1, presenti soprattutto a livello del peritoneo, rispondono ai lipopolisaccaridi
producendo IgM (con modesto scambio isotipico verso IgG); mancano di memoria immunologica.
MECCANISMI EFFETTORI DELLIMMUNIT UMORALE
Le funzioni principali delle Ig sono la neutralizzazione e leliminazione dei microrganismi
extracellulari e delle tossine da essi prodotte, prevenendo le infezioni o contribuendo ad eliminare i
microbi che hanno infettato lospite.
Le Ig agiscono a distanza dal loro sito di produzione (organi linfoidi periferici), raggiungendo
tramite il sangue qualsiasi distretto dellorganismo.
Ig protettive vengono gi prodotte in seguito ad un primo contatto con un microbo, costituendo la
risposta primaria; in seguito a successivi contatti si ha una risposta secondaria, in cui viene prodotta
una maggiore quantit di Ig, aventi unaffinit media pi elevata per lAg.
Molte delle funzioni effettrici delle Ig sono mediate dal loro Fc. Tali funzioni sono:
- Neutralizzazione IgG (nel sangue) e IgA (nelle mucose)
- Opsonizzazione IgG
- Sensibilizzazione per uccisione da parte di cellule NK IgG
- Sensibilizzazione mastociti IgE
- Attivazione complemento IgM, IgG
- Trasporto transepiteliale IgA
- Trasporto attraverso la placenta IgG
La neutralizzazione la funzione principale e permette di:

a. Eliminare antirecettori virali.


b. Bloccare ladesione dei microbi alla superficie cellulare, interferendo con la loro capacit di
interagire con recettori esposti dalle cellule.
c. Eliminare quelle parti delle tossine che ne permettono lentrata nella cellula.
RECETTORE Fc
Il recettore Fc appartiene alla superfamiglia delle Ig; il suo riconoscimento alla base della maggior
parte delle funzioni effettrici delle Ig. Tale recettore facilita la fagocitosi nei macrofagi, nelle cellule
dendritiche e nei neutrofili; si trova anche sulle cellule NK, e le induce a liberare i loro granuli.
I recettori Fc legano con maggiore affinit le Ig con legato lAg rispetto a quelle libere, in modo che
i meccanismi effettori si attivino solo in seguito al riconoscimento di Ig-Ag. Inoltre le Ig legate
allAg sono le sole che possono fare cross-linking (eccezione: le IgE possono legarsi con il loro Fc
allapposito recettore anche in assenza di Ag).
Opsonizzazione e fagocitosi mediata da Ig
I recettori Fc pi importanti sono il recettore CD32, che si trova sui linfociti B, e il recettore CD64
o FcRI, che si trova su neutrofili e macrofagi.
Il recettore CD32 un recettore inibitorio (domini ITIM) coinvolto nel feed-back anticorpale.
Il recettore CD64 invece il principale responsabile delleliminazione dei batteri, in quanto il suo
legame con Ig-Ag attiva i fagociti; tale recettore presenta infatti una catena citoplasmatica dotata di
domini ITAM, e avvia una trasduzione del segnale che porta alla sintesi di varie molecole
microbicide (ROS, NO, enzimi proteolitici).
Lespressione di CD64 stimolata dallIFN-, che peraltro stimola lo scambio isotipico verso i tipi
di Ig riconosciuti dal CD64 e stimola direttamente la funzione microbicida dei fagociti.
La fagocitosi mediata da opsonizzazione tramite Ig il principale meccanismo di difesa contro
microbi provvisti di capsula polisaccaridica; alcuni batteri, dotati di tale capsula, sono resistenti alla
fagocitosi in assenza di Ig; divengono vulnerabili in presenza di Ig e di frammenti del complemento.
CITOTOSSICIT CELLULARE Ig-DIPENDENTE
Le cellule NK (e altri leucociti) possiedono recettori Fc tramite i quali legano cellule infettate
opsonizzate da Ig e le distruggono: tale processo prende il nome di citotossicit cellulare mediata
da Ig. I suddetti recettori Fc sono in grado di legare solo immunocomplessi; una volta riconosciute
le cellule infettate, il recettore Fc attiva le cellule NK, che inducono la morte della cellula liberando
i loro granuli e secernono inoltre IFN-, che attiva i macrofagi.
FUNZIONI DEI VARI TIPI DI Ig
IgM. Si trovano nel plasma, e rappresentano una prima linea di difesa: risultano infatti le pi
prodotte dopo immunizzazione (elevati livelli di IgM indicano recenti infezioni o esposizioni
allAg). Non attraversano la placenta. Sono pentameriche (5 monomeri uniti dalla catena J), e
possono essere in conformazione primaria o a staffa; nel secondo caso interagiscono con due teste
globulari del frammento C1q, risultando i pi forti attivatori del complemento.
IgA. Sono importanti per la protezione delle mucose; queste producono TGF-, che promuove lo
scambio isotipico verso le IgA. Si trovano nei fluidi extracellulari, in forma dimerica o
monometrica. Sono in grado di essere secrete attraverso gli epiteli, e quando ci avviene sono
sempre dimeriche. Nella lamina propria delle mucose vi sono plasmacellule che producono
direttamente IgA dimeriche (monomeri uniti dalla catena J).

La transcitosi delle IgA avviene grazie al riconoscimento di un particolare recettore poli-Ig, posto
sulla porzione basale dellepitelio della mucosa; durante lendocitosi una parte del recettore poli-Ig
si stacca (clivaggio proteolitico), e va a formare la componente secretoria, la quale aumenta
lemivita della IgA nel tratto GI o respiratorio.
Hanno la funzione di neutralizzare gli Ag e di facilitarne la cattura a livello delle mucose.
IgD. Non vengono secrete; hanno la sola funzione di recettori per lAg nei linfociti B nave.
IgE. Sono caratterizzate da un dominio C4. Possono indurre reazioni di citotossicit Ig-dipendenti
(es. eliminazione degli elminti, da parte degli eosinofili, mediata dalle IgE). La loro concentrazione
plasmatica bassa, in quanto appena prodotte si legano ai mastociti, anche senza aver legato Ag.
IgG. Localizzate nel plasma e nei fluidi extracellulari, sono indispensabili per: la neutralizzazione
di microbi e tossine: la fagocitosi mediata da opsonizzazione; la citotossicit Ig-dipendente mediata
dalle cellule NK; linibizione a feed-back anticorpale dei linfociti B; limmunit neonatale;
lattivazione del complemento.
IMMUNIT NEONATALE
I neonati hanno un sistema immunitario immaturo: IgG vengono prodotte solo dal 3 mese dopo la
nascita. Pertanto necessario che essi siano immunizzati passivamente, grazie alle Ig ricevute dalla
madre tramite la placenta (gravidanza) e il colostro (allattamento). In entrambi i casi, lassunzione
di Ig garantita da un recettore espresso transitoriamente, il recettore Fc neonatale.
Nel 3-4 mese di gravidanza il feto presenta un aumento di IgG (di origine esogena); esse
provengono dal sangue della madre, e passano nel circolo fetale tramite il recettore Fc neonatale,
espresso in questo periodo a livello placentare.
Con lallattamento il neonato riceve IgM e IgA; in questo caso il recettore Fc neonatale espresso
dalle cellule dellepitelio intestinale, e ha la funzione di aumentare lemivita delle Ig: le protegge
dal catabolismo, legandole e promuovendone lendocitosi (cos non sono degradate).

TOLLERANZA IMMUNOLOGICA
il fenomeno per cui si ha la mancanza di risposta ad un Ag indotta dalla precedente esposizione a
quello stesso Ag: cio linfociti che riconoscono un certo Ag vengono inattivati o muoiono a seguito
di tale riconoscimento. Ag in grado di indurre tolleranza si dicono tollerogeni; Ag che inducono una
risposta immunitaria si dicono invece immunogeni. Alcuni Ag non sono immunogeni, e non
comportano risposte immunitarie, ma possono non essere nemmeno tollerogeni (la tolleranza
comporta anergia o apoptosi del linfocita) e si parla allora di ignoranza. La scelta tra tolleranza,
attivazione e ignoranza dipende dalla natura degli Ag e dei linfociti Ag-specifici, oltre che dalla
modalit dinterazione tra loro. Di norma Ag microbici sono immunogeni, Ag self sono tollerogeni.
IGNORANZA CLONALE
Condizione in cui alcuni linfociti autoreattivi non sono stati inattivati dallAg (si dice che lAg
viene ignorato) o perch hanno un recettore ad affinit troppo bassa o perch lAg presente a
concentrazioni troppo scarse. Questi linfociti ignoranti, ma autoreattivi, possono essere coinvolti
nelle reazioni autoimmuni se lo stimolo sufficiente (es: infiammazione). Un potenziale Ag che
pu essere riconosciuto da questi linfociti autoreattivi sono le isole CpG non metilate, riconosciute
da TLR9; tali isole sono pi presenti nei batteri, per la loro presenza si fa pi marcata nelle cellule
dei mammiferi in caso di apoptosi.
TOLLERANZA VERSO IL SELF
Tolleranza centrale indotta nelle fasi precoci della maturazione dei linfociti negli organi
linfatici primari. A livello del timo le cellule epiteliali, sotto il controllo del gene AIRE, presentano
proteine tessuto-specifiche ai linfociti T in via di sviluppo, favorendo leliminazione di quelli
reattivi contro il self (selezione negativa). Mutazioni di AIRE comportano malattie autoimmuni.
Alcune cellule autoreattive, che nel timo riconoscono Ag self, non sono eliminate, ma vengono
convertite in cellule T regolatrici (possono svilupparsi anche negli organi secondari). Tali cellule
sopprimono la risposta immune e mantengono la tolleranza al self.
Sempre a livello del timo alcune cellule legano Ag self ad affinit molto bassa, e pertanto possono
non essere eliminate; verrano inattivate da determinate citochine (IL-10 e TGF-).
La tolleranza centrale non pu spiegare la mancata risposta ad Ag che sono presenti solo nei tessuti
periferici.

Tolleranza periferica indotta negli organi linfatici secondari a carico dei linfociti maturi.
La tolleranza periferica un processo per cui linfociti maturi che riconoscono Ag self diventano
incapaci di rispondere a tali Ag negli incontri successivi (anergia) o vanno incontro a morte
(apoptosi). Lanergia linattivazione funzionale di cellule T che riconoscono Ag in assenza di
adeguati segnali costimolatori; consiste di alterazioni biochimiche o genetiche a seguito delle quali
la cellula mantiene il suo recettore, ma non pi in grado di trasdurre il segnale. Lapoptosi
comporta interazioni tra Fas e FasL oppure rilascio di fattori pro-apoptotici, come la proteina Bim
(attiva la via mitocondriale dellapoptosi).
SITI IMMUNOLOGICAMENTE PRIVILEGIATI
Siti anatomici in cui non possibile generare risposte immuni: cervello, camera anteriore
dellocchio e testicoli.