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Nel caso in cui il coniuge cui non addebitabile la separazione adduca che il suo

patrimonio ed i suoi redditi non siano in grado di assicurargli il mantenimento del


pregresso tenore di vita, al fine di provvedere sull'assegno il giudice deve esaminare
le esigenze del richiedente accertando e tenendo conto di tutte le risorse economiche
del predetto e dell'onerato. In conclusione deve procedere ad un'attendibile
ricostruzione delle rispettive posizioni economiche e reddituali dei coniugi nel
bilanciamento dei reciproci interessi, si da garantire il permanere del medesimo
tenore di vita attraverso la corresponsione dell'assegno.

TESTO DELLA SENTENZA


CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE , SENTENZA 20 febbraio 2013 4178
Pres. Luccioli est. Cultrera , n.4178 - Pres. Luccioli est. Cultrera
Svolgimento del processo
Il Tribunale di Roma, con sentenza del 16.5.2006, ha pronunciato la separazione
personale tra i coniugi B.A. e N.I. i quali avevano contratto matrimonio il 21 gennaio
1978, ed ha posto a carico del primo un contributo per il mantenimento della consorte
nell'importo mensile di Euro 500,00 e del figlio Vincenzo, maggiorenne ma non
autosufficiente, nella misura di Euro 1.400,00 mensili. La decisione stata impugnata
con rispettivi gravami dalle parti innanzi alla Corte d'appello di Roma che, confermato
il rigetto delle reciproche domande d'addebito, con sentenza n. 32711 depositata il 28
luglio 2010,ne ha disposto parziale riforma. Ha infatti statuito l'aumento dell'importo
dell'assegno divorzile attribuito alla N. alla cifra di Euro 1.000,00 mensili in
considerazione della notevole disparit sia reddituale che patrimoniale tra i coniugi
verificata alla luce delle risultanze della c.t.u. espletata in causa.
Avverso questa decisione il Dott. A..B. proposto ricorso per cassazione in base a
quattro motivi resistiti dall'intimata con controricorso.
Entrambe le parti hanno depositato memoria difensiva ai sensi dell'art. 378 c.p.c..
Il P.G. ha concluso per il rigetto del ricorso.
Il collegio ha disposto farsi luogo alla motivazione semplificata.
Motivi della decisione
In linea preliminare devesi dichiarare l'irricevibilit della documentazione prodotta dal
ricorrente a corredo della sua memoria difensiva, attestante l'iscrizione della N. al
Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano sin dall'anno 2005. Secondo il disposto
dell'art. 372 c.p.c., il deposito dei documenti non prodotti nelle pregresse fasi
ammesse in questa sede nel solo caso in cui la produzione documentale riguardi la
nullit della sentenza impugnata ovvero l'ammissibilit del ricorso e del controricorso,
profili ai quali non afferisce il documento indicato.
1.- Il ricorrente col primo motivo denuncia omessa motivazione in ordine al dissenso
seppur parziale dalle conclusioni del c.t.u., segnatamente dai passi della relazione
depositata nell'ottobre del 2003 e delle note di chiarimento depositate il 4.12.2003,
attestanti i reiterati passaggi di notevole importo di denaro dai conti correnti intestati
alla N. a quelli cointestati con le sorelle, casalinghe e prive di fonti personali di
reddito, attestanti una disponibilit finanziaria di lire 965.457.000 nel 1999 con un

picco di vecchie lire 1.301.169.0000, nonch in ordine all'attribuzione alla predetta


della met di detti importi in Euro 250.000,00.
La controricorrente deduce l'inammissibilit ovvero l'infondatezza del motivo.
Il motivo espone censura priva di pregio.
Premesso il puntuale riferimento alle risultanze emerse dalla relazione del c.t.u. in
ordine alla ricostruzione dell'ammontare del reddito percepito rispettivamente dai
coniugi, la Corte del merito, in difetto della prova rigorosa della provenienza delle
somme depositate dai propri familiari, ha ragionevolmente ritenuto operante la
presunzione "juris tantum" d'appartenenza alla N. per la met dell'importo accertato.
Trattasi di tessuto motivazionale che, seppur sinteticamente, illustra esaustivamente e
puntualmente il percorso logico ed argomentativo che sorregge il dictum, ed dunque
4 immune dal vizio denunciato.
2.- Il ricorrente col secondo motivo denuncia ancora vizio d'illogicit della motivazione
nella parte in cui la decisione impugnata assume che la scelta della N. di collocarsi in
pensione all'et di soli 49 anni, da cui derivato un decremento delle sue entrate,
non venne assunta in piena autonomia, ma venne invece concordata con esso
ricorrente, all'epoca ancora convivente, in contraddizione con l'affermazione secondo
cui la crisi del rapporto coniugale era all'epoca gi in atto, essendosi l'incompatibilit
fra i coniugi manifestata poco dopo la celebrazione del matrimonio. Assume infine
che, accertata la precocit della crisi coniugale, non era suo onere fornire la prova,
peraltro negativa, della sua contrariet al pensionamento anticipate del coniuge che
deve pertanto riferirsi a sua autonoma scelta.
La resistente chiede il rigetto del mezzo.
La decisione impugnata afferma in parte qua la non imputabilit della scelta del
pensionamento anticipato da parte della N. , non essendo provata volont contraria
del coniuge, ancora convivente, tenendo conto che comunque la separazione instaura
un regime che tende a conserva quanto pi possibile gli effetti propri del
matrimonio compatibili con la cessazione della convivenza e quindi con il tipo di vita di
ciascuno dei coniugi. Adeguatamente argomentando la sua conclusione, la Corte del
merito si uniformata al consolidato orientamento, che espressamente richiama
(Cass. n. 18547/2006), secondo cui l'attitudine del coniuge al lavoro assume rilievo
solo in presenza dell'effettiva possibilit di svolgimento di un'attivit lavorativa
retribuita che deve essere scrutinata in concreto, in relazione alla situazione
individuale esaminata, e in questa prospettiva ha implicitamente negato l'attitudine al
lavoro della N. , in considerazione della sua et e dell'avvenuto pensionamento,
avendone valutato la capacit lavorativa sulla base delle sue condizioni effettive. In
logica e necessaria consecuzione ha ritenuto che la condizione attuale della predetta
le impediva di mantenere il tenore di vita analogo a quello goduto durante la
convivenza, data la verificata disparit economica tra le sue condizioni patrimoniali e
retributive e quelle del coniuge. pertanto infondata la doglianza mossa sul punto dal
ricorrente che, peraltro, sollecita questa Corte ad una diversa lettura della
circostanza, confutandone in sostanza l'apprezzamento condotto in punto di fatto dal
giudice d'appello.
3.- Col terzo motivo il ricorrente denuncia omessa motivazione in ordine alle attitudini
al lavoro della N. ed alla sua potenziale capacit di guadagno, o in subordine omessa
pronuncia sulla circostanza.
La resistente deduce in replica l'infondatezza del motivo.

Il motivo espone censura priva di fondamento. Il dato istruttorio, assunto a fatto


decisivo e asseritamente trascurato dalla Corte territoriale, si sostanzia nella mera
allegazione dell'astratta attitudine al lavoro della N. , desumibile dal suo titolo di
studio e dalla residenza in Milano, citt in cui notoriamente sarebbe agevole attivarsi
per un proficuo lavoro, nelle intenzioni del ricorrente. Comprovata dal documento
allegato alla memoria difensiva, la cui produzione si in limine dichiarata irricevibile.
L'omessa disamina di quel dato all'evidenza correlata alla sua estrema genericit,
dunque alla sua inidoneit ad incidere sul giudizio che la Corte territoriale ha espresso
in ordine all'effettiva possibilit di svolgimento di un'attivit lavorativa retribuita da
parte della N. sulla base della sua situazione individuale accertata, secondo quanto si
sopra riferito, alla stregua della sua et e dell'avvenuto pensionamento. La
conseguente palese insussistenza del vizio denunciato comporta il rigetto del motivo.
4.- Il ricorrente denuncia infine violazione dell'art. 156 c.c. e vizio di omessa
motivazione circa l'adeguatezza delle risorse di cui dispone controparte a mantenere il
tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
La resistente chiede il rigetto del mezzo.
Quest'ultima censura condivide la sorte di quella precedente.
La Corte territoriale, posti a confronto i rispettivi redditi dei coniugi, ha riscontrato
notevole divario tra l'importo della pensione della N. e l'ammontare dello stipendio
percepito dall'altro, desumendone l'inadeguatezza delle risorse di cui dispone la prima
a mantenere il tenore di vita precedentemente goduto. L'approdo, sorretto da
puntuale ed esaustiva motivazione che illustra con specificit le disponibilit dei
coniugi poste a confronto, applica correttamente il principio secondo cui, nella
controversia in oggetto, nel caso in cui il coniuge cui non addebitabile la separazione
adduca che il suo patrimonio ed i suoi redditi non siano in grado di assicurargli il
mantenimento del pregresso tenore di vita, al fine di provvedere sull'assegno il
giudice deve esaminare le esigenze del richiedente accertando e tenendo conto di
tutte le risorse economiche del predetto e dell'onerato. In conclusione deve procedere
ad un'attendibile ricostruzione delle rispettive posizioni economiche e reddituali dei
coniugi nel bilanciamento dei reciproci interessi, si da garantire il permanere del
medesimo tenore di vita attraverso la corresponsione dell'assegno (per tutte Cass. n.
9915/2007, n. 23051/2007).
Il risultato di questo bilanciamento attiene al merito e, in quanto nella specie risulta
esaurientemente argomentato, non sindacabile da parte di questa Corte.
Tutto ci premesso, deve disporsi il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della
resistente delle spese del presente giudizio liquidandole nella misura complessiva di
Euro 3.200,00 di cui Euro 3.000,00 per il compenso, oltre accessori di legge.