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1. In tema di divisione ereditaria, il criterio dell'estrazione a sorte previsto dall'art. 729 cod.

civ. nel caso di uguaglianza di quote a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali
contro ogni possibile favoritismo - applicabile anche nell'ipotesi di divisione dei beni comuni, in
virt del rinvio recettizio di cui all'art. 1116 cod. civ. - non ha carattere assoluto, ma soltanto
tendenziale, ed pertanto derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che
possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed
economica dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola del sorteggio, ma anche a
fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunit, la cui valutazione sindacabile in
sede di legittimit soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione.

2. Il principio posto dall'art. 729 cod. civ. non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale ed
, pertanto, derogabile, in presenza di valide ragioni, in base a valutazioni prettamente
discrezionali, insindacabili in sede di legittimit salvo che sotto il profilo dell'omessa,
insufficiente o contraddittoria motivazione. In particolare, non costituisce una valida ragione la
richiesta di alcuni dei condividenti di assegnazione delle quote relativa ad un bene immobile
adibito ad attivit commerciale, in quanto, in tal caso, aderendo a tale richiesta, da un lato non
si raggiungerebbe l'obiettivo dello scioglimento della comunione (dandosi invece luogo ad una
nuova, seppur minore comunione), e dall'altro si violerebbe il principio della par condicio dei
condividenti, che alla base del criterio del sorteggio.
CORTE DI CASSAZIONE. SEZ. VI - 2 CIVILE, SENTENZA 27 dicembre 2012 23930
Pres. Goldoni est. Petitti , n.23930 - Pres. Goldoni est. Petitti
Svolgimento del processo
La Corte d'appello di Lecce, con sentenza depositata il 13 maggio 2011, ha rigettato l'appello
proposto da G.A. e G.M. avverso la sentenza non definitiva e quella definitiva emesse dal
Tribunale di Trani in due giudizi riuniti e volti alla individuazione dei beni caduti nella
successione di P.G. e alla loro divisione.
Per quanto ancora rileva nel presente giudizio, la Corte ha rigettato il motivo di gravame con il
quale gli appellanti avevano censurato l'assegnazione delle quote non tramite sorteggio, ma
con attribuzione ad opera del giudice. In proposito, la Corte d'appello ha ritenuto che, pur nella
perplessit indotta dalla mancanza di motivazione espressa da parte del Tribunale in ordine alla
scelta dell'attribuzione dei beni in luogo del sorteggio, il principio dettato dall'art. 729 cod. civ.
a garanzia delle operazioni divisionali da ogni possibile favoritismo non ha carattere assoluto
ma solo tendenziale, ed quindi derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali che
possono attenere non solo a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica
dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzata e comprovata opportunit. Nella specie, la
Corte d'appello, sul presupposto che era incontestato che gli attuali appellanti avessero abitato
per tantissimi anni nella casa materna, riteneva la decisione del Tribunale non incongrua alla
luce di tale circostanza, presumibilmente tenuta presente e valutata sia pure solo
implicitamente, e riteneva quindi il motivo infondato.
Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello di Lecce ricorrono G.A. e G.M. con ricorso
proposto nei confronti di A.R.I. , in proprio e quale amministratrice di sostegno di St.Ca. , di
An.Ad. e S.M. .
Nessun degli intimati ha svolto attivit difensiva.
I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 cod. proc. civ..
Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti denunciano difetto di motivazione in ordine all'utilizzo
del criterio dell'attribuzione dei beni in luogo del sorteggio nello scioglimento della comunione.
La Corte d'appello, sostengono i ricorrenti, pur avendo riconosciuto che la scelta del Tribunale
di procedere all'attribuzione delle quote di eguale valore in luogo della assegnazione mediante
sorteggio, era del tutto priva di motivazione, ha tuttavia condiviso la scelta e ne ha ribadito
l'opportunit adducendo una giustificazione del tutto inadeguata, per di pi tratta da una
allegazione tardiva, in quanto fatta per la prima volta in appello dalla A. , quale quella che essi
ricorrenti avevano abitato nella casa materna. Ma, da un lato, questa allegazione non ha
formato oggetto di alcuna integrazione probatoria; dall'altro, sarebbe evidente la illogicit del
ragionamento della Corte territoriale, che ha preteso si attribuire un significato ex post alla
scelta del Tribunale attraverso una deduzione che era stata fatta solo in appello. Pertanto, pur
facendo riferimento all'orientamento pi permissivo della giurisprudenza di legittimit, la Corte
d'appello avrebbe fatto ricorso ad un elemento di valutazione del tutto inidoneo, atteso che non
si comprende cosa si sia inteso con casa materna, dal momento che tutti beni oggetto della
divisione erano materni.
La Corte d'appello avrebbe poi del tutto omesso di considerare che la dante causa di essi
ricorrenti, St.Gi. , era titolare, pro quota, dei beni oggetto di divisione per averli ricevuti per
donazione dalla madre P.G. , e che avrebbe quindi potuto effettuare la collazione per
imputazione anzich mediante restituzione del bene alla comunione.
Tale circostanza, e solo questa, peraltro introdotta nel giudizio ritualmente e tempestivamente,
avrebbe potuto indurre la Corte d'appello a derogare al criterio del sorteggio, procedendo
all'attribuzione di quei beni ad essi ricorrenti. Del resto, che questa fosse la loro volont era
reso evidente dal fatto che sia in primo grado che in appello essi avevano chiesto l'attribuzione
del bene di (OMISSIS) . Contraddittoriamente, quindi, la Corte d'appello ha utilizzato il criterio
soggettivo valorizzando una circostanza che risultava smentita dalle positive conclusioni
assunte nel giudizio di divisione.
Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 729 e
746 cod. civ., rilevando che la Corte d'appello ha derogato al criterio del sorteggio senza
addurre giustificazioni di tipo oggettivo che giustificassero la scelta e la deroga; questa, del
resto, sempre possibile quando vi sia l'unanimit dei condividenti o quando il testatore abbia
provveduto all'attribuzione dei beni ai sensi dell'art. 733 cod. civ. Deve invece escludersi che il
giudice possa derogare al sorteggio attribuendo rilievo ad una presunta volont delle parti,
suscettibile peraltro di essere smentita. In ogni caso, la deroga deve essere adeguatamente
motivata; il che non si verificato nella specie.
Con il terzo motivo i ricorrenti deducono violazione dell'art. 746 cod. civ. in relazione all'art.
729 cod. civ. La Corte d'appello, nel condividere la decisione di primo grado, sarebbe incorsa
nella violazione dell'art. 746 cod. civ. presumendo che la collazione debba essere effettuata
solo in natura e privando il donatario della possibilit di scelta a lui attribuita dalla legge. Il
Tribunale prima, e la Corte d'appello poi, non avrebbero quindi considerato che l'appartamento
di via (OMISSIS) era stato dalla de cuius donato alla loro dante causa, la quale, nel costituirsi
in giudizio, aveva espressamente chiesto l'attribuzione a s del bene, cos manifestando,
ancorch implicitamente, la volont di mantenere la propriet del bene e di effettuare la
collazione per imputazione.
Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione dell'art. 345 cod.
proc. civ., in relazione all'art. 115 cod. proc. civ., dolendosi del fatto che la Corte d'appello
abbia attribuito rilievo ad una circostanza di fatto che solo nella comparsa di costituzione in
appello la A. aveva allegato.
Il ricorso, i cui motivi possono essere esaminati congiuntamente per ragioni di connessione,
fondato.

Occorre premettere che, nella giurisprudenza di questa Corte si affermato che in tema di
divisione ereditaria, il criterio dell'estrazione a sorte previsto dall'art. 729 cod. civ. nel caso di
uguaglianza di quote a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni
possibile favoritismo - applicabile anche nell'ipotesi di divisione dei beni comuni, in virt del
rinvio recettizio di cui all'art. 1116 cod. civ. - non ha carattere assoluto, ma soltanto
tendenziale, ed pertanto derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che
possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed
economica dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola del sorteggio, ma anche a
fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunit, la cui valutazione sindacabile in
sede di legittimit soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione. (Nella specie, stata
ritenuta legittima l'attribuzione dell'unit immobiliare a favore dei condividenti che vi avevano
abitato per molti anni e avevano effettuato cospicui miglioramenti che - in quanto destinati a
soddisfare le loro specifiche esigenze - sarebbero risultati inutili e privi di qualsiasi valore
economico in caso di attribuzione agli altri condividenti) (Cass. n. 1091 del 2007).
Il principio posto dall'art. 729 cod. civ., quindi, non ha carattere assoluto, ma soltanto
tendenziale, ed , pertanto, derogabile, in presenza di valide ragioni, in base a valutazioni
prettamente discrezionali, insindacabili in sede di legittimit salvo che sotto il profilo
dell'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione. In particolare, non costituisce una
valida ragione la richiesta di alcuni dei condividenti di assegnazione delle quote relativa ad un
bene immobile adibito ad attivit commerciale, in quanto, in tal caso, aderendo a tale richiesta,
da un lato non si raggiungerebbe l'obiettivo dello scioglimento della comunione (dandosi invece
luogo ad una nuova, seppur minore comunione), e dall'altro si violerebbe il principio della par
condicio dei condividenti, che alla base del criterio del sorteggio(Cass. n. 8833 del 2005). In
applicazione del medesimo principio, si in particolare ritenuta esente da censura la deroga in
quanto l'assegnazione di una quota piuttosto che l'altra era l'unico strumento per
salvaguardare le dimostrate esigenze di assistenza, in ragione delle sue condizioni di salute, di
una delle sorelle condividenti, e ci in assenza di analoga richiesta da parte dell'altro
condividente (Cass. n. 9848 del 2005).
Secondo un orientamento pi rigoroso, invece, il criterio dell'estrazione a sorte previsto
dall'art. 729 cod. civ. nel caso di uguaglianza di quote a garanzia della trasparenza delle
operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, pu essere derogato soltanto in
presenza di ragioni oggettive legate alla condizione dei beni quale risulterebbe dall'applicazione
della regola del sorteggio, essendo irrilevante al riguardo la volont presunta delle parti legata
a fattori soggettivi. (Nella specie, stata cassata la decisione impugnata che, nel derogare al
criterio dell'estrazione a sorte, aveva attribuito l'immobile al condividente che gi vi risiedeva
sul rilievo che altrimenti il medesimo avrebbe potuto essere costretto a lasciare l'abitazione)
(Cass. n. 15079 del 2005). In proposito, si anche rilevato che in materia di divisione
ereditaria, non essendo applicabile l'art. 1115 cod. civ. - secondo il quale il partecipante che
abbia adempiuto obbligazioni contratte in solido per la cosa comune ha diritto, in sede di
divisione, ad un incremento della quota in misura corrispondente al rimborso dovutogli - se
eredi legittimi sono soltanto i due figli del de cuius, ciascuno di essi ha diritto ad una met del
patrimonio relitto, senza che il coerede che abbia sostenuto oneri anche nell'interesse dell'altro
possa vedersi riconoscere il diritto ad un corrispondente incremento della propria quota o
anche soltanto alla scelta tra le quote uguali predisposte nel progetto di divisione, dovendosi
ritenere che, a parit di quote, il metodo tendenziale di assegnazione, derogabili solo in
presenza di situazioni di apprezzabile opportunit, sia quello del sorteggio previsto dall'art. 729
cod. civ. (Cass. n. 2394 del 2009).
Dai principi ora richiamati emerge evidente che, pur volendo ammettersi che il giudice possa
derogare al sorteggio nell'assegnazione di quote uguali, della propria decisione egli deve dare
congrua motivazione. E nella specie, non pu ritenersi che la motivazione addotta dalla Corte
d'appello, imputando al Tribunale l'avvenuta valutazione di una circostanza di fatto dedotta solo
in appello, sia congrua. Non si comprende, invero, il riferimento alla circostanza che i ricorrenti
avessero abitato nell'appartamento materno, laddove veniva in discussione la divisione del
compendio dei beni della madre, e soprattutto non si comprende perch, nell'ambito di
valutazioni soggettive, la Corte d'appello non abbia attribuito rilievo alla richiesta fatta dalla

dante causa dei ricorrenti, di attribuzione a s del bene che le era stato donato dalla madre e
che ella conferiva in collazione esprimendo la volont che questa avvenisse per imputazione.
In sostanza, dalla motivazione della sentenza impugnata, da un lato, emerge la valorizzazione
di una mera e tardiva allegazione difensiva della parte cui stato attribuito dal Tribunale, in
assenza di alcuna motivazione, il lotto comprendente l'immobile di via (OMISSIS) ; dall'altro,
risulta del tutto omessa la considerazione delle circostanze dedotte dalla dante causa degli
odierni ricorrenti, che, se fossero state tenute presenti dalla Corte d'appello, avrebbero potuto
indurre ad una diversa e adeguatamente motivata decisione, avendo il giudice del merito,
nell'esercizio della discrezionalit riconosciutagli, ritenuto di derogare al criterio del sorteggio.
Il ricorso va quindi accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio per nuovo esame alla
Corte d'appello di Lecce.
Al giudice del rinvio demandata altres la regolamentazione delle spese del giudizio di
legittimit.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del
giudizio di legittimit, alla Corte d'appello di Lecce.