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e-Book della Festa dell’Inquietudine 2010

Webbizzazione di una selezione di articoli da


La Civetta della Liguria d’Occidente su Inquietudine e Limite, tema
della III edizione della Festa dell’Inquietudine

A cura di
Francesca Carzolio, Martina Dondo, Francesco Olivari,
Sara Ottonello, Luca Perdoni, Pietro Rosso
del Liceo Scientifico “Arturo Issel” di Finale Ligure Borgo SV

Maggio 2010 (Rev. Agosto 2010)


Indice
Introduzione 3
Plus Ultra, Elio Ferraris 4
Andare sempre oltre, il Limite dei Matematici, Manfredo Montagnana 6
L'Infinito in un'aula scolastica, Domingo Paola 10
Limite nella Tecnologia e nell'Ingegneria, Claudio G. Casati 14
Limiti e Inquietudini nell'Evoluzione, Chiara Ceci 18
Sport tra limite relativo e assoluto, Claudio Mistrangelo 21
Lo Spazio Tempo Quadrimensionale, Paolo Calcidese e Andrea Bernagozzi 24
UFO ed Extraterrestri, Edoardo Russo 27
La Salute Espropriata, Eugenia Tognotti 29
Inquietudine e limite tra la vita e la morte, Mario Riccio 32
Ultime Dimore. Cimiteri Inglesi in Italia, Alessandro Bartoli 35
Il limite e la dignità della persona, Anna Segre 38
Gruppo di Lavoro del Liceo Scientifico “Issel” di Finale Ligure Borgo 42

2
Introduzione
Nell’ambito della collaborazione tra il Circolo degli Inquieti e il Liceo Scientifico
Statale Issel di Finale Ligure Borgo per la Festa dell’Inquietudine 2010 sono state
realizzate due iniziative.
Progetto Plus Ultra
Il 23 marzo 2010 è stato lanciato un progetto di risultato con l’obiettivo di aumentare
i "reads" del canale inquietus su Scribd (www.scribd.com/inquietus) da 800 nella
settimana 2010/12 a oltre 1.500 nella settimana 2010/19 come misurati da Scribd.
Le persone leggono i documenti stampati ma scorrono (scan) i contenuti web, leggono
sequenzialmente i documenti stampati ma navigano (navigate) i contenuti web.
Operativamente i sei studenti del gruppo di progetto hanno webbizzato, ovvero reso
piu’ facilmente leggibili e/o navigabili, alcuni tra gli articoli sul tema “Inquietudine e
Limite” pubblicati su La Civetta della Liguria di Occidente. La selezione degli articoli
e’ stata fatta dal gruppo in modo totalmente indipendente.
Francesca Carzolio, Martina Dondo, Francesco Olivari, Sara Ottonello, Luca Perdoni,
Pietro Rosso, guidati dal prof. Claudio Romeni, hanno sperimentato metodologie e
strumenti della formazione professionale - lavoro di gruppo, gestione per progetti,
technical writing (comunicazione tecnica), SPL (Single Point Lesson), ICB (Integrated
Course Block) - per lo sviluppo del progetto.
Il progetto ha raggiunto un risultato, oltre 3.200 "reads" nella settimana 2010/12, di
gran lunga superiore all’obiettivo programmato.

Percorso “L’infinito nella cultura occidentale”


L’idea dell’infinito si presenta molto presto nella vita: probabilmente quando, ancora
bambini, ci si accorge che si può andare avanti a contare finché si vuole. Si dice che
quando l’idea dell’infinito sfiora per la prima volta il bambino, se ne impossessi e non
lo abbandoni più.
Anche l’uomo, nella sua storia, ha incontrato molto presto l’idea dell’infinito e non
l’ha più abbandonata, venendone a volte attratto, a volte respinto, facendone,
talvolta, oggetto di desiderio, tal altra di studio e sistematica ricerca.
Ma che cosa accade quando l’infinito entra in un’aula scolastica?
Gli studenti Francesca Accerbi, Lorenza Apicella, Lorenzo Beltrame, Marta Bonora,
Laura Comelli, Elisa Greppi, Emanuela Lanari, Alessandro Tarditi, Debora Vittonetto
del Liceo Scientifico ISSEL, guidati dal prof. Domingo Paola hanno realizzato un
percorso oltre i limiti.

Presentazione delle iniziative realizzate alla Festa dell’Inquietudine 2010


Percorso “L’infinito nella cultura occidentale”: venerdì 14 maggio 2010 ore 09:00
Primo chiostro.
Progetto Plus Ultra: sabato 15 maggio 2010 ore 09:00 Primo chiostro.

Inquietudine e Limite 2010 3


Plus Ultra
Elio Ferraris*

Nella prima edizione della Festa dell’Inquietudine abbiamo cercato


di definire il nostro concetto di Inquietudine. Nella seconda di
individuare in Eros “il pulsare medesimo dell’Inquietudine”.
Nella terza edizione lavoreremo sul nesso Inquietudine e Limite.
Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra “superabile”: dalle
prestazioni sportive alle acquisizioni scientifiche, fino alla stessa
“specie umana”.

Inquietudine e Per noi, del Circolo degli Inquieti (www.circoloinquieti.it), è ovvio


pensare che sia l’inquietudine a spingere l’uomo al limite e, magari,
Limite
oltre. Della mitologia di Eracle-Ercole ci piace quel sentenzioso “Nec
plus ultra” scolpito sulle Colonne omonime.

Veniva dopo imprese straordinarie in cui l’Eroe aveva sfidato e vinto


divinità e mostri; e indicava un limite. Ma ancor più ci affascinano
coloro che quelle Colonne hanno superato!

Ulisse, Cristoforo Colombo ma


anche Platone che, “oltre”, vi
colloca la perduta Atlantide.
Ci piace, persino, Carlo V che
trasforma il divieto in
incoraggiamento ad andare
oltre; e “Plus ultra” diventa il
suo motto. Ci interessa,
insomma, indagare questo
flusso continuo, contrastato e
contraddittorio e ci stuzzica il
desiderio di trasgressione (da
trans-gredi, oltre-passare) che
lo alimenta e lo accompagna
attraverso le Colonne della Scultura raffigurante le colonne d’Ercole
Conoscenza. con il motto PLVS VLTRA a Siviglia

I limiti Per questo possiamo inserire nel palinsesto di un’unica Festa


momenti di approfondimento molto distanti tra loro.
Sarà il filo conduttore della Festa dell’Inquietudine 2010
(www.festainquietudine.it) – il concetto di limite, appunto – a
indicare i “limiti” della nostra ricerca e a tracciarne una linea di
coerenza.
Filosofia, Matematica, Economia, Scienza, Tecnologia, Sport sono
(alcune) discipline che coniugano, nella loro specificità, il concetto

Inquietudine e Limite 2010 4


di limite e nella Festa cercheremo di fare il punto sui limiti,
conoscitivi, morali ed estetici che si pongono di fronte all’Uomo
contemporaneo. Con qualche opportuno ed inevitabile
sconfinamento utile ad interrogarci sui limiti della vita, sull’Aldilà,
su altri mondi.

Inquietudine & Limite in …


• Filosofia • Sport
• Matematica • Tecnologia & Ingegneria
• Economia, Risorse, • Organizzazioni &
Ambiente, Situazioni Leadership
• Scienza & Specie • Vita, Altri Mondi, Aldilà

Dove avverrà A Finale Ligure, locus finalis. Ci piace pensare che, per tre giorni,
tutto questo? le Colonne della Conoscenza segneranno lì il luogo di confine.

Chiostro di Santa Caterina

Foto Emilio Rescigno 2009

* Elio Ferraris: animatore culturale. Direttore editoriale de La


Civetta, fondatore e Presidente del Circolo degli Inquieti, ha
ideato e diretto la Festa dell’Inquietudine. Dal 1992 al 2009 ha
svolto l’attività di piccolo editore. Precedentemente ha ricoperto
ruoli di direzione a livello locale e nazionale in politica e in
aziende. Laureato in Sociologia all’Università di Trento.

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Andare sempre oltre, il Limite dei Matematici
Manfredo Montagnana *

La matematica introduce dubbi e coltiva la convinzione che non


esista alcun Limite alla capacità di affinare la nostra
interpretazione della realtà, che sia possibile ed anzi necessario
andare sempre “oltre” quella che ne sembra inizialmente una
rappresentazione soddisfacente.

L’idea di Se posso concedermi un excursus al di fuori del tema assegnatomi,


Limite vorrei riflettere su due fattori che rendono innata in me l’idea di
“Limite”.
Il primo è del tutto naturale anche se generalmente viene vissuto
come un evento tragico: si tratta della “limitatezza” della vita
umana. In qualche modo, attraverso la storia scritta e quella
ricostruita sulle tracce rimaste attraverso i millenni, sono in grado
di immaginare il “prima” della mia nascita; ma, purtroppo, un
“Limite invalicabile” mi separa dal “dopo” la mia morte. Fin dalla
nascita, anche se spesso inconsciamente, sento la concretezza del
significato della parola Limite.
Il secondo fattore nasce dalla mia impossibilità a concepire come
una operazione razionale il porre un Limite alle dimensioni spaziali
della realtà in cui vivo nonché alla sua estensione temporale. Se è
vero che l’universo è in continua espansione ma conserva un
confine finito, mi rifiuto di credere che non vi sia nulla oltre tale
confine. Allo stesso modo, pensare che nulla vi fosse prima del “big
bang” è fuori dalla capacità della mia mente, come pure ne è
esclusa l’idea che vi sia un termine temporale privo di un seguito.

Concetto di Venendo alla matematica, i primi passi verso il concetto di Limite


Limite sono storicamente collegati alla definizione dell’insieme dei numeri
reali: interi, frazionali, irrazionali, . . .
I problemi sorti nello studio di questo insieme richiede qualche
commento. Da un lato, siamo ormai abituati all’idea che i numeri
siano infiniti, essendo l’infinito il Limite appunto verso cui vanno
addensandosi i numeri reali. Dall’altro lato, constatiamo la
presenza di più possibili infiniti: quello dello spazio dei numeri
naturali 0, 1, 2, 3, . . . (spazio in cui rientrano, contrariamente
all’apparenza, anche tutti i frazionari); quello dei numeri reali;
quello dei numeri complessi. Dall’altro lato ancora, comprendiamo
che il concetto di Limite non è connesso solo con l’ente “infinito”,
così difficile da immaginare, ma pone in luce il fatto che il ben noto
numero 0 è altrettanto difficile da concepire ed è, in un certo
senso complementare all’infinito.

Inquietudine e Limite 2010 6


Limite di una Il Limite di una funzione di una variabile reale da oltre un secolo ha
funzione rappresentato per intere generazioni di studenti il primo passo
nello studio dell’analisi. Più recentemente è diventato soprattutto
la base per la costruzione degli spazi cosiddetti astratti: metrici,
normati, topologici, . . .In ognuno di questi contesti la definizione
di Limite si fonda essenzialmente sul concetto apparentemente
banale di “intorno” dell’oggetto x che ci interessa (numero reale o
elemento di uno spazio astratto): in linguaggio comune, ogni
intorno di x è un insieme di oggetti (dello spazio cui x
appartiene) che hanno da x una determinata distanza (si noti che
il significato della parola “distanza” non può essere dato per
scontato ma va definito opportunamente).

I Matematici
del Limite

La L’uso del Limite nella trattazione del calcolo infinitesimale da


contraddizione parte di Cauchy e della sua scuola nella seconda metà del secolo XIX
della Derivata aveva una sua motivazione molto tecnica: la definizione di
“derivata” data da Newton e Leibniz nel secolo precedente aveva
suscitato non poche perplessità fin dalla sua introduzione.
Esisteva infatti in questa definizione una contraddizione evidente: se
consideriamo il rapporto (velocità media) tra l’incremento ∆s della
grandezza s (strada percorsa) ed il corrispondente incremento ∆t
della variabile t (tempo impiegato) da cui s dipende, esso ha senso
solo finchè il denominatore ∆t è diverso da zero (è proibito dividere
un numero per 0!).

Inquietudine e Limite 2010 7


D’altra parte, semplici operazioni algebriche consentono di
semplificare questo rapporto e ottenere una espressione in cui si può
tranquillamente porre ∆t = 0: si tratta proprio di ciò che Newton
chiamava la “derivata” della variabile s (velocità istantanea).
Insomma, egli accettava a posteriori un passaggio che a priori era
stato dichiarato impossibile.
Cauchy superò questa contraddizione introducendo il concetto di
Limite , nel quale il valore ∆t = 0 viene escluso; ciò permette di
procedere con le operazioni algebriche, sotto la copertura di una
definizione formalmente rigorosa.
Tuttavia, fin dal secolo XIX alcuni studiosi proposero di evitare
l’anomalia considerando la derivata in un modo forse più moderno: è
l’operazione che ad ogni funzione f ne associa una nuova f’
individuata tramite due strumenti: una tabella delle cosiddette
derivate elementari ed un gruppo di regole di calcolo. Tra coloro che
andavano controcorrente uno dei primi fu Karl Marx, trascinato dalle
sue riflessioni sulla dialettica.

Dipingendo la
Derivata

La Matematica Desidero sviluppare una ultima considerazione rivolta a quello che


non ha considero il ruolo più impegnativo della matematica.
l’obiettivo Contrariamente a quanto pensa la maggioranza delle donne e degli
della
uomini, la matematica non ha l’obbiettivo della “certezza” ma vuole
“certezza” invece introdurre dubbi sempre più sottili su ogni elemento di un
processo razionale.

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Andare sempre Per esempio, il termine “distanza tra due punti”, introdotto prima,
“oltre” viene abitualmente inteso come la lunghezza del segmento che
unisce tali punti. Il matematico pone le domande: come facciamo se
i due punti appartengono a due edifici separati da altri edifici? … e
se i due punti sono a quote diverse su una montagna?
A me pare che questo modo di ragionare dei matematici (ma che è
proprio di tutti gli scienziati) nell’affrontare ogni questione evidenzi
la loro convinzione che non esista alcun Limite alla capacità di
affinare la nostra interpretazione della realtà, che sia possibile ed
anzi necessario andare sempre “oltre” quella che ne sembra
inizialmente una rappresentazione soddisfacente.

*Manfredo Montagnana. Presidente da oltre dieci anni dell'Unione


Culturale Franco Antonicelli di Torino.
Ha fatto parte del Consiglio Comunale di Torino dal 2001 al 2006
partecipando ai lavori delle Commissioni Cultura e Urbanistica.
Ha ricoperto importanti incarichi nei Sindacati della Scuola,
dell'Università e della Ricerca della CGIL.
Dal 1961 al 1971 ha insegnato matematica nelle Università di
Torino e di Genova. Dal 1971 al 1998 ha svolto corsi di Analisi
Matematica, Geometria, Applicazioni della Matematica
all'Economia, Al Politecnico di Torino In questo ateneo è stato
membro del Consiglio di Amministrazione ed ha diretto il Centro
dei Servizi Didattici di Architettura.
Nell'anno accademico 1969-70 ha svolto ricerca presso il
Mathematical and Statistical Department dell'University della
California in Berkeley.
Dal 1940 al 1948 è vissuto in Australia dove ha acquisito l'inglese
come propria lingua madre.

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L’infinito in un’aula scolastica
Domingo Paola*

Queste sono di quelle difficoltà che derivano dal discorrere che


noi facciamo col nostro intelletto finito intorno a gl’infiniti,
dandogli quegli attributi che noi diamo alle cose finite e
terminate, il che penso che sia inconveniente … Galileo Galilei.
L’infinito si presenta prestissimo
nell’esperienza matematica: quando,
da bambini, si prende coscienza che
la possibilità di aggiungere 1, senza
uscire dall’insieme dei numeri
naturali, non consente ad alcuno di
vincere la gara a chi indovina il
numero più alto (Immagine da:
http://yfrog.com/0tinfinitoj).
Il riferimento è al breve racconto di Cesare Zavattini nel libro
Parliamo tanto di me (foto: libreriauniversitaria.it).
L’infinito lo s’incontra sovente in un percorso scolastico,
prima ancora di trattarlo come specifico oggetto di
studio: quando si divide un numero rappresentato in base
dieci per un altro numero che contenga fattori diversi da
2 e da 5, ottenendo come risultato un numero decimale
illimitato; quando si parla della retta o dei segmenti
come costituiti da infiniti punti; quando, in aritmetica, si
parla di addizione e moltiplicazione come operazioni interne
nell’insieme dei numeri naturali.

Le idee degli In un percorso scolastico, soprattutto se prevede lo studio dell’analisi


studenti matematica, dove la presenza dell’infinito diventa stabile e
sull’infinito permanente, può quindi essere interessante indagare le idee degli
studenti sull’infinito. Il percorso che abbiamo affrontato con la classe
IIC del Liceo Issel di Finale Ligure nell’a.s. 2009-2010 è iniziato
proprio con questa indagine.
“Una delle prime volte in cui sono entrata in contatto con il concetto
di infinito è stato a scuola, quando si è iniziato a parlare dei numeri;
l’infinito, come dice la parola è un qualcosa di non finito …”
(Angelica); “Infinito è qualcosa che non si può rappresentare e che
non finisce” (Filippo); “Sono entrato in contatto con il concetto di
infinito con i numeri periodici …
L’infinito è qualcosa di indefinito e inimmaginabile …” (Jacopo); “Per
infinito intendo una cosa continua, che ha un inizio, ma non una fine.
Spesso lo vedo come un limite, il non sapere oltre un limite che cosa
ci sia, allora immagino …” (Monica).

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Si potrebbe continuare con l’elenco, ma troveremmo risposte molto
simili fra loro - l’unico elaborato che si distingue dagli altri è quello
di Caterina che scrive: “Per me la cosa più infinita è la fantasia che
può avere un bambino, capace di vedere in un bastone una spada,
uno scettro e una bacchetta magica tutti insieme” - e, ciò che è
interessante, molto simili alle caratterizzazioni che dell’infinito sono
state date, per più di duemila anni, nella cultura Occidentale:
infinito come non finito, indefinito, non terminato, illimitato. Si
tratta sempre di caratterizzazioni in negativo del concetto: si
esprime l’infinito nei termini dei suoi opposti e, cioè, di ciò che non è
infinito.

Atteggiamen- Si noti che quest’approccio, tipico della cultura Occidentale,


to classico e accomuna chi ha nei confronti dell’infinito un atteggiamento di tipo
romantico nei classico e quindi vede nell’infinito un errore, un mostro della
confronti ragione, un labirinto senza uscita nel quale si è perduta l’armonia, la
dell’infinito perfezione di ciò che è determinato, finito, compiuto.
L’atteggiamento classico caratterizza sicuramente il mondo greco
antico, ma non solo: un grande scrittore del nostro tempo, Jorge Luis
Borges nelle Otras Inquisiciones scrive: “C’è un concetto che
corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato
impero è l’Etica; parlo dell’infinito”.
Inoltre accumuna chi ha, invece, un atteggiamento di tipo romantico,
dove prevale la tensione verso l’infinito, come bisogno di trascendere
i limiti dell’esperienza quotidiana e sensibile per esperire ciò che sta
oltre. Questo approccio all’infinito non è caratteristico solo del
periodo romantico. Nel III secolo D.C., per esempio, il filosofo Plotino
costruisce una struttura dell’universo al cui principio sta l’Uno, il
Bene, che è infinita potenza creativa, infinitamente trascendente e
al quale l’uomo può ricongiungersi, dopo un faticoso cammino
razionale, solo attraverso un’esperienza mistica, puramente
irrazionale e, durante la vita terrena, limitata.

La Solo nel 1888 il matematico tedesco Richard


definizione di Dedekind riuscì a dare una definizione di insieme
Dedekind infinito: si dice infinito ogni insieme che può
essere messo in corrispondenza biunivoca con
un suo sottoinsieme proprio.
L’idea è geniale; nasce da una profonda
riflessione su che cosa vuol dire contare e su
alcuni paradossi che già Galileo aveva incontrato.
Considerate i numeri naturali (quelli che servono mathematik.de
per contare: 1, 2, 3, …) e i numeri pari.

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In entrambi i casi avete infiniti elementi ed è possibile associare a
ogni numero naturale uno e un solo numero pari e, viceversa, a ogni
numero pari uno e un solo numero naturale (1 a 2; 2 a 4; 3 a 6; in
generale, n a 2n).
È anche vero, però, che mentre tutti i pari sono numeri naturali, il
viceversa non vale; possiamo anzi dire che, comunque si scelga una
coppia di numeri naturali consecutivi, uno è pari e l’altro è dispari.
Come osservava Galileo, sembra di poter trarre due conclusioni che
sono in contraddizione: da una parte sembra di poter dire che
l’insieme dei numeri naturali contiene tanti elementi quanto quello
dei numeri pari; dall’altra sembra di poter affermare che i numeri
naturali sono il doppio dei numeri pari. Galileo concludeva dicendo:
queste sono di quelle difficoltà che derivano dal discorrere che noi
facciamo col nostro intelletto finito intorno a gl’infiniti, dandogli
quegli attributi che noi diamo alle cose finite e terminate, il che
penso che sia inconveniente …

Due galline, È interessante osservare che un’affermazione analoga la fanno le


due pietre e studentesse e egli studenti posti di fronte al problema del confronto
due teste fra i numeri naturali e i numeri pari: il paradosso è evidente ed è
superato solo quando si assume il concetto di corrispondenza
biunivoca come strumento per confrontare la numerosità di due
insiemi. Se (e solo se) due insiemi A e B possono essere messi in
corrispondenza biunivoca, allora essi hanno lo stesso numero di
elementi (o come si dice anche, la stessa cardinalità). Quello di
corrispondenza biunivoca tra due insiemi diventa il concetto su cui
può essere fondato il significato dell’operazione di contare: Bertrand
Russell ha detto che capire che due galline, due pietre e due teste
hanno in comune quello che oggi indichiamo con il numero due, ha
richiesto uno sforzo di astrazione enorme.

Il concetto di corrispondenza Liceo Scientifico “Issel”


biunivoca modellizza questo
sforzo di astrazione, in qualche
modo ne rende conto: vale nel
finito, ma, soprattutto, consen-
te di estendere l’operazione
del contare agli insiemi infiniti.
L’insieme dei numeri naturali
ha la stessa cardinalità dei
numeri pari perché i due
insiemi possono essere messi in
corrispondenza biunivoca (in
Finale Ligure Borgo SV
simboli, f(n) = 2n).
Finalmente, grazie a Dedekind, abbiamo un modo per definire che
cosa si intende con “insieme di infiniti elementi”: ogni insieme che
può essere messo in corrispondenza biunivoca con un suo
sottoinsieme proprio. Ciò ovviamente non vale per gli insiemi finiti:
un insieme con un numero finito n di elementi non può essere messo

Inquietudine e Limite 2010 12


in corrispondenza biunivoca con un suo sottoinsieme proprio, ossia
con un insieme che contenga meno di n elementi. Si noti che, con
Dedekind, in un certo senso si ribalta la prospettiva: non si
caratterizza più l’infinito come qualcosa che non è finito, limitato,
definito; sono gli insiemi finiti che non possono essere messi in
corrispondenza biunivoca con loro sottoinsiemi propri.
Le ricerche di Nella storia della matematica, ma anche nella classe IIC, si va quindi
Cantor alla ricerca di confronti fra insiemi infiniti: i numeri naturali e i
quadrati perfetti; i numeri naturali e i numeri interi; i numeri
naturali e i numeri razionali positivi (ossia i rapporti tra numeri
naturali). In tutti i casi si scopre che è possibile costruire una
corrispondenza biunivoca tra le coppie di insiemi considerati, anche
quando questa richiede molta creatività (come nel caso della
dimostrazione che i numeri razionali positivi e i numeri naturali
hanno la stessa cardinalità): sembra che, rispetto alla cardinalità,
esista un solo tipo di infinito.
Che delusione: tanti sforzi per catturare un concetto nel quale
sembrano confondersi, in un’informe poltiglia, tutti gli insiemi infiniti
fino ad allora studiati?
Le sorprese, però, quando ci s’impegna con
l’infinito, non finiscono mai. Che ne sarà
dell’infinità dei numeri reali (quelli utilizzati
nell’analisi matematica)? Georg Cantor, nel 1891,
dimostra con un metodo molto ingegnoso e ricco di
conseguenze per la ricerca matematica, la non
numerabilità dell’insieme dei numeri reali, il che
vuol dire che i numeri reali sono di un’infinità www-history.mcs.st-
maggiore dei numeri naturali … and.ac.uk/

La ricerca, che sembrava finita e chiusa, si riapre spalancando, come


spesso accade, territori inesplorati.
Il grande matematico David Hilbert, commentando le ricerche di
Cantor disse nessuno riuscirà mai ad cacciarci dal paradiso che Cantor
ha creato per noi … che si tratti di paradiso o inferno, la classe IIC
condivide.
[Cfr: http://matematica-old.unibocconi.it/infinito/infinito03.htm]

* Domingo Paola Insegnante di matematica e fisica presso il Liceo


Issel di Finale Ligure, si occupa da quasi trent’anni di ricerca in
educazione matematica collaborando con Nuclei di Ricerca Didattica
dei Dipartimenti di Matematica delle Università di Genova e Torino.
Da quattro anni ricopre il ruolo di vicepresidente della CIEAEM
(Commission Internationl pour l’Etude et l’Amélioration de
l’Enseignement des Mathématiques). Ha pubblicato numerosi lavori
sulla didattica della matematica e diversi libri di testo.

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Limite nella Tecnologia e nell’Ingegneria
Claudio G. Casati*
La Festa dell'Inquietudine 2010, evento performativo di Cultura &
Intrattenimento, è dedicata a “Inquietudine & Limite”. «Per noi
inquieti è ovvio pensare che sia l’inquietudine a spingere l’uomo al
limite e, magari oltre, PLVS VLTRA» ha dichiarato Elio Ferraris,
Presidente del Circolo degli Inquieti.

Tecnologia Il motto Plus Ultra si adatta molto bene ai Progetti Tecnologici,


ovvero l’applicazione di scienza e arte per raggiungere determinati
obiettivi.
Nell’ultimo secolo lo sviluppo tecnologico è andato sempre oltre le
previsioni sia relative ai tempi di innovazione che alle future
caratteristiche della Tecnologia. Nessuno aveva previsto che con un
telefono (cellulare) si potessero scattare foto, ricevere e inviare
posta, consultare manuali di istruzione e manutenzione, ecc.
Le previsioni a dieci anni sono diventate ad alto rischio.
Per sviluppare e monitorare la tecnologia vengono utilizzati una serie
di modelli basati sulla esperienza, quali ad es. la Curva-S che mappa
la penetrazione sul mercato di nuove tecnologie o prodotti dagli inizi
marginali alla massima popolarità.

Evoluzione La gestione della Curva-S permette il monitoraggio della evoluzione


della della tecnologia e l’attivazione delle iniziative più appropriate: lancio
Tecnologia dell’innovazione ovvero differenziazione competitiva, adozione estesa
dell’innovazione, tecnologie di sostegno e programmi di
miglioramento continuo.

Inquietudine e Limite 2010 14


Avvicinandosi al limite del valore competitivo si entra in un’area
critica dove tecnologia e/o processo e/o paradigma attuali sono
superati da sistemi più innovativi.

Per rimanere competitivi occorre discontinuare processi e paradigma


legati alla tecnologia che sta diventando obsoleta e surfare su una
nuova curva-S. Nel caso di innovazione distruttiva (cfr. The innovator's
dilemma by Clayton M. Christensen) occorre il coraggio di break the
china (cfr. The Courage to Break the China by Susan Dominus) ed
effettuare un cambiamento radicale.

Break the Rompere il servizio di fine porcellana della nonna è sinonimo di


china cambiamento radicale.
Il Muro delle
Memorie
realizzato con
piatti rotti da
Ms. Joan
Greenberg
Mosaics.

Fonte: http://cityroom.blogs.nytimes.com/2010/01/05/the-courage-to-break-the-china/

Inquietudine e Limite 2010 15


I limiti della Grady Booch, IBM Fellow, ritiene che diversi fattori, da quelli
Tecnologia fondamentali a quelli umani, definiscono i limiti della tecnologia:
 le leggi della Fisica,
 le leggi del Software,
 la sfida degli Algoritmi,
 l’impatto dell’Economia,
 l’influenza della Politica,
 le difficoltà Distributive,
 i problemi della Progettazione,
 i problemi della Funzionalità,
 l’importanza della Organizzazione

Ingegneria e «Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva
sfida al limite uno sprovveduto che non lo sa e la inventa» disse Albert Einstein.
«Impossibile, al MIT (Massachusset Institute of Technology), è una
parola in codice per dire Realizzalo» secondo Nicholas Negroponte,
MIT Media Labs director.
Non mi dire che è impossibile … dimmi che non lo puoi fare. Dimmi
che non è mai stato fatto.
L’ingegnere Dean L. Kamen, inventore multimiliardario del Segway,
aggiunge «Because the only real laws in this world – the only things
we really know – are the two postulates of relativity, the three laws
of Newton, the four laws of thermodynamics, and Maxwell’s equation
– no, … scratch that, the only things we really know are Maxwell’s
equations, the three laws of Newton, the two postulates of relativity,
and the periodic table. That’s all we know that’s true. All the rest
are man’s laws … » (Rif: Insights of Steve Hutchinson).
Manfredo Montagnana, matematico, già professore del Politecnico di
Torino, così commenta:
“Non mi convince. In primo luogo, può sembrare che le affermazioni
di Kamen nascano dalla volontà di relativismo ma sono in realtà
dogmatiche.
In ogni caso, esistono molto cose che sono “impossibili”; per restare
nella matematica: non si può dividere per zero, non si può estrarre la
radice quadrata di un numero negativo, non esiste la quadratura del
cerchio, . . . Pur non essendo un fisico, ricordo il principio di
indeterminazione di Heisenberg che esclude la possibilità di
conoscere contempora-neamente e con certezza la velocità e la
posizione di una particella”.

Inquietudine e Limite 2010 16


Ingegnerizza- Extreme Engineering di Discovery Channel presenta una serie di
re ambiziosi progetti - alcuni teorici, altri in cantiere o già realizzati –
l’impossibile che vanno oltre i limiti della ingegneria ed estendono la definizione
di ciò che è possibile.
Tra i progetti realizzati l’autostrada urbana a 10 corsie, Boston's “Big
Dig” ha rilanciato lo sviluppo di Boston. Il progetto è durato quasi 30
anni ed è costato circa 15 miliardi di US$ (Foto: Massachusetts
Turnpike Authority).

Tra i progetti in cantiere il Tunnel del Gottardo sotto le Alpi Svizzere


ha l’obiettivo di realizzare il più lungo e veloce tunnel transalpino. La
nuova linea ferroviaria è basata su un sistema di gallerie di oltre 150
km inclusi il tunnel di base del Gottardo (57Km), dello Zimmerberg
(20Km) e del Ceneri (15Km), ha un costo preventivo di 21 miliardi di
Euro e il completamento programmato per il 2017. Il nuovo
collegamento diventerà il primo tratto ferroviario transalpino "di
pianura" (ovvero senza forti pendenze e curve) con un'altitudine
massima di 550 mt s.l.m. Sarà consentita una velocità di 250 km/h. Il
tempo di viaggio tra Zurigo e Milano si ridurrà da 4 h 30’ a 2 h 30’.
Tra i progetti teorici il treno a levitazione magnetica Transatlantic
Tunnel potrebbe, teoricamente, percorrere il tratto New York London
in 54 minuti, viaggiando a 8.000 km/h attraverso un tunnel di circa 5
metri di larghezza sotto l’Oceano Atlantico.

* Claudio G. Casati, attualmente si occupa di ricerca sui sistemi di


gestione aziendale e di alta formazione professionale.
Precedentemente come dirigente industriale ha coperto posizioni
manageriali nelle operations in società multinazionali; come
consulente di direzione ha operato in grandi e medie aziende nelle
aree della supply chain, produzione e manutenzione. Nato a Savona,
laureato in Scienze Matematiche all’Università di Torino, diplomato
in Direzione Aziendale alla SDA Bocconi di Milano.

Inquietudine e Limite 2010 17


Limiti e inquietudini nell'evoluzione
Chiara Ceci*
Siamo “cittadini di un pianeta che ci ha generato in modo
contingente e che abbiamo trasformato irreversibilmente,
mettendo a dura prova la sua capacità di resistenza ma non la
sua sopravvivenza..”
(Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi 2002)

La nostra Pensando alla storia dell’evoluzione della nostra specie molte


esistenza: un persone sono colte da inquietudine o sconforto quando vedono che la
semplice nostra presenza è il frutto di una storia naturale simile a quella di
accidente tutti gli altri organismi. Molti non amano pensare alla propria
esistenza come un semplice accidente, ma purtroppo per loro, questa
è la realtà delle cose.

Gli uomini Il limite della paleoantropologia, e delle altre scienze che cercano di
come fonte di ricostruire la storia della nostra specie, è quello di riuscire a
inquietudine comunicare i dati che sono stati scoperti e interpretati senza farli
passare con un’idea di progresso annessa, quella che Stephen Jay
Gould chiamava “l’iconografia della speranza”.
Quando si riflette sulla storia dell’uomo è importante non fare
emergere un certo senso di predestinazione, alimentato
dall’epistemologia del progresso diffusa, e dal fatto che siamo l’unica
specie sopravvissuta del cespuglio degli ominidi. Bisogna sempre
considerare il tempo profondo in cui questa storia è immersa. E non
dimenticare che il tutto è calato in uno scenario complesso di
ambienti che cambiano. Uno scenario fatto di contingenze. E, vale la
pena ricordarlo, di convivenze con altre specie di uomini.
Ecco infatti un’altra delle fonti di inquietudine che accompagnano la
storia dell’uomo: gli altri uomini.

Gli antenati Per molto tempo la Terra, o meglio solo una piccola porzione di essa,
dell'uomo: l’Africa, è stata popolata da diverse specie di scimmie bipedi. Le loro
una famiglia storie le leggiamo nelle ossa e negli strumenti di pietra che di loro ci
numerosa restano. E, nei casi più recenti, anche nel DNA che troviamo nei loro
resti o, ancora meglio, nel nostro DNA dove restano le tracce di un
passato lontano.
Se solo potessimo per un istante tornare a un periodo che
rappresenta solo una manciata di migliaia di anni prima della
costruzione delle piramidi egizie vedremmo almeno quattro specie
umane: I Neandertal, noi sapiens, gli erectus e I piccoli uomini
dell'isola di Flores. Quattro storie affascinanti di specie diverse che
condividevano un antenato comune.

Inquietudine e Limite 2010 18


E qui dobbiamo tornare sul concetto della iconografia della speranza
e della concezione di una evoluzione dell’uomo caratterizzata dal
susseguirsi di una specie alla volta con un concatenarsi di anelli
mancanti fino a giungere ad Homo sapiens.

Fonte: http://www.watchblog.com/republicans/archives/007058.html

In questo frame narrativo (errato sia nella forma che nella sostanza)
è facile individuare una qualche straordinarietà e fortunata unicità
del nostro percorso evolutivo. Invece la storia è andata
diversamente, e se guardiamo all’album della nostra famiglia
indietro di centinaia di migliaia di anni finanche a milioni di anni fa,
vediamo una storia di convivenze di diverse specie di ominidi, una
storia simile a quella di tutti gli altri animali.

Cittadini di Di questa famiglia numerosa oggi restiamo solo noi a raccontare la


un pianeta storia e a loro dobbiamo certamente il tentativo di non interpretarla
che ci ha come una magnifica storia di progresso, perché niente doveva
generato in andare per forza in questo modo. Più che un senso di inquietudine,
modo questo forse dovrebbe investirci di un grande senso di
contingente responsabilità. Perché siamo “cittadini di un pianeta che ci ha
generato in modo contingente e che abbiamo trasformato
irreversibil-mente, mettendo a dura prova la sua capacità di
resistenza ma non la sua sopravvivenza. La biosfera,
autorganizzandosi come ha sempre fatto nei tre miliardi e mezzo di
anni di esistenza che hanno preceduto il nostro arrivo, supererà
brillantemente tutte le perturbazioni che le perversioni umane
potranno immaginare. Tutto sta nel capire se la prossima soglia di
autorganizzazione prevederà o meno l’esistenza di un mammifero
di grossa taglia, appartenente all’ordine dei primati, distribuito su
tutto il pianeta” (Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi,
Meltemi 2002).

Inquietudine e Limite 2010 19


Il fascino Eccoci qui dunque, noi uomini sapiens a contemplarci nella nostra
della “unicità”. Ma guardandoci bene la parola che meglio caratterizza la
diversità nostra specie è “diversità”.
La matrice della storia dell’umanità sta nella unicità (apparteniamo
tutti alla stessa specie e siamo tutti il risultato di una migrazione
fuori dall’Africa di poche centinaia di individui), ma da questa ha
avuto origine la grande diversità dei popoli del mondo.
Fratelli per biologia, uniti dal patrimonio genetico
e dalla storia, uguaglianza e differenza colorano il
mondo di diverse culture, tradizioni e lingue.
Indagare la diversità che vediamo oggi nelle
popolazioni umane è certamente un impresa
affascinante e, conoscendo la storia della nostra
specie e delle altre specie della nostra famiglia,
essa costituisce ancora di più una sfida importante
per rispondere ad alcune delle domande che ogni
uomo, di ogni popolo e cultura, si pone su sé stesso
e sulla propria storia.
Proprio perché le cose potevano andare diversamente, la storia
della nostra specie, sebbene non sia particolarmente eccezionale
rispetto a quella delle altre specie, merita di essere raccontata e
conosciuta. Comprendendo i nostri limiti e scavando le radici delle
nostre inquietudini.

* Chiara Ceci è nata nel 1980. Laureata nel 2006 in Analisi e


gestione degli ambienti naturali presso l'Università degli studi di
Milano; dal 2007 è cultrice della materia presso la cattedra di
Epistemologia e Filosofia della scienza all'Università degli studi di
Milano Bicocca. Nel 2008 ha conseguito il master in Comunicazione
della scienza presso la SISSA di Trieste. Dallo stesso anno è
dottoranda in Società dell'informazione e si occupa di comunicazione
della scienza e cittadinanza scientifica. All'esperienza editoriale
affianca un'intensa attività museale come curatrice di mostre
scientifiche (Darwin 1809-2009) nonché di comunicazione della
scienza come redattrice per il sito Pikaia e per varie riviste. È
membro del consiglio direttivo della SIBE (Società italiana di biologia
evoluzionistica).

Inquietudine e Limite 2010 20


Lo sport tra limite relativo e assoluto
Claudio Mistrangelo*

Il concetto di limite è un concetto strettamente legato allo sport.


Forse non è un caso che Zenone di Elea pensasse ad una gara (Achille
e la tartaruga) per evidenziare l'assurdo logico dell'illimitata
divisibilità dell'essere.
Zenone infatti sosteneva che se una tartaruga ha un passo di
vantaggio non sarà mai raggiunta dal piè veloce Achille (una specie di
Bolt dell'epoca) perché “ è necessario che chi insegue giunga in
precedenza là dove si mosse chi fugge, di modo che il più lento avrà
sempre un qualche vantaggio”.
A guardar bene una follia pratica tale che solo un cieco tifoso
dell'essere unico e indivisibile poteva sostenere, però anche una
follia logica tale che ci vorranno secoli prima che qualcun altro, un
tifoso del limite, trovi il modo di far raggiungere quella benedetta
tartaruga oltre che nella realtà anche nella logica dal povero
frustratissimo più veloce. Tutto ha un limite anche i paradossi.

Il ritorno del Eppure il paradosso zenoniano sembra ritornare ad ogni grande


paradosso record sportivo quasi che quella gara tra Achille e la tartaruga fosse
zenoniano e il la gara dello sport contro tutti i limiti umani. Infatti il concetto di
limite relativo “limite” entra nello sport come limite relativo: relativo ad una
prestazione di un singolo atleta, alla prestazione di una squadra , ad
un tempo da battere ad un record personale da superare ...

Achille e la tartaruga

Immagine da www.focus.it

In tale accezione è talmente intrinseco allo sport che ne è pratica


quotidiana: nella crescita dei volumi e della qualità nell'allenamento,
nel costante tentativo di spingere più in là la curva della super
compensazione nella certezza che è la gestione nei momenti difficili
(limite) il segreto del successo.
Ed è questo limite relativo, per cui al di là di un limite c'è sempre un
altro limite, quello che rappresenta l'obiettivo della fatica
quotidiana di atleti e allenatori, poco inclini a considerazioni sul
limite assoluto, concetto che non frequentano perché lontano e
astratto.

Inquietudine e Limite 2010 21


Limite E al contrario è il (concetto di) LIMITE ASSOLUTO (tutto maiuscolo) di
ASSOLUTO Limite Invalicabile della capacità umana quello che appassiona gli
intellettuali dello sport, gli scienziati, i rettori, gli esteti, che amano
misurarsi con quello che va al di là dell'immaginato, che varca le
colonne d'Ercole, che permette loro di interrogarsi, sull'umano
inumano o sui limiti assoluti dell'umanità tutta.
E così, in occasione del doppio record di Usain Bolt, ancora una volta
ci si è interrogati se esista un tempo al di sotto del quale non è
umanamente possibile scendere.
Il professor Enrico di Prampero, biomedico e docente di fisiologia
umana all'Università degli Stati di Udine, ha sostenuto che siamo
ormai vicini al limite fisiologico dell'uomo e che i margini di
miglioramento sono assai ridotti. Ha anche predetto che tra il 2187 e
il 2254 il velocista più forte correrà i cento mt in 9''15 ad una velocità
media di 39,344 km/h...
Altri studi hanno sostenuto che i record maschili raggiungeranno il
picco teorico tra il 2020 e il 2060; altri ancora che, comunque , le
prestazioni non miglioreranno più dell'1/3%...Insomma: ci
garantiscono che Achille raggiungerà la tartaruga.
In tale accezione è talmente intrinseco allo sport che ne è pratica
quotidiana: nella crescita dei volumi e della qualità nell'allenamento,
nel costante tentativo di spingere più in là la curva della super
compensazione nella certezza che è la gestione nei momenti difficili
(limite) il segreto del successo.
Così retori e scienziati, persi nell'affascinante astrazione
dell'assoluto, non colgono che la verità è l'inseguimento, la corsa e
non il traguardo.
Per superare In realtà lontani dal limite assoluto l'atleta e il tecnico sono
dei limiti circondati da tanti limiti come limiti psicologici che non consentono
bisogna quel complesso equilibrio tra prudenza e temerarietà, tra umiltà e
assegnarsi dei baldanza, che si pone quale nascosta base di un positivo
limiti atteggiamento agonistico.
Tanti limiti si diceva. Il limite entra infatti nella pratica quotidiana
dell'allena-mento anche come rispetto dei tempi di recupero
necessari, come somministrazione di carichi di lavoro tollerabili,
allontanandosi da quella convinzione del “sempre di più sempre
meglio”, da quella spinta a volumi di lavoro sempre crescenti, vera
base ideologica alla pratica dopante e avviando, invece, una
costruzione dell'allenamento conscio del fatto che per superare dei
limiti bisogna assegnarsi dei limiti, costruendo un processo allenante
più ricco di mezzi, più consapevole, più qualitativo.

Il limite nella Il limite entra ancora nell'uso della tattica quale mascheramento o
tattica, il quale sfruttamento dei limiti prestativi di un atleta o di una squadra:
limite sociale
il fondista privo di scatto costretto a una gara di testa dal ritmo alto
e regolare...

Inquietudine e Limite 2010 22


la squadra lenta e tecnica che esaspera il possesso di palla per tenere
basso il ritmo partita...,
il giocatore bello e bravo, ma psicologicamente fragile, insultato,
provocato per determinarne il nervosismo così da indebolirne la cifra
tecnica.
Limite entra poi nello sport come limite sociale di uno sport aperto
solo a chi risolve il problema della sopravvivenza (l'altroieri),
dell'organizzazione statale e universitaria (ieri), o dello sponsor
(oggi)...
Non tutti se lo possono permettere non tutti hanno potuto: si possono
fare molte cose “per sport”, non lo sport.

Rari Nantes
Savona 2009-
2010

www.rarinantes.sv.it

Limitatamen- E infine, inseguendo i retori verso l'Assoluto da modesti travet di


te immortali bordovasca, il (concetto di) limite entra nello sport come confine
della condizione umana limitata a fronte dell'onnipotenza divina.
Budka che vola, Bolt che corre, Maradona che dribbla, sono “divini”,
avvicinano noi poveri limitati umani agli dei che tutto possono e le
immagini delle loro imprese rimangono indelebili, al di là di loro, al
di là del tempo che fugge, superando per l'istante di un'illusione il
limite dei limiti, quello sì purtroppo sempre raggiunto, e rendendoci
(limitatamente) immortali.
* Claudio Mistrangelo è l’allenatore della Rari Nantes Savona da
oltre trentacinque anni (1973/1978 giovanili, poi Prima Squadra).
Con la Rari Nantes Savona ha vinto 6 titoli giovanili, la promozione in
Serie A, 3 Campionati italiani, 3 Coppe Italia e 1 Coppa Europea.
Per il futuro spera di poter sviluppare una vera scuola di pallanuoto
a Savona.
Nato a Savona nel 1950, laureato in filosofia, ha insegnato fino al
2001.

Inquietudine e Limite 2010 23


Lo spazio tempo quadridimensionale
Paolo Calcidese* e Andrea Bernagozzi**

La finitezza della velocità della luce ci induce a fare i conti con una
nuova entità: lo spazio tempo quadridimensionale.
La velocità della luce nel vuoto è una costante fondamentale della
natura e secondo la teoria della relatività il limite massimo cui può
viaggiare qualsiasi segnale, onda o particella, che trasporti
un'informazione. Il suo valore, indicato con la lettera c, è pari a
esattamente 299.792,458 km/s, cioè oltre un miliardo di km/h.
Costante, Per quanto elevata, la velocità della luce però non è infinita.
enorme ma
finita La finitezza della velocità della luce ha un ruolo decisivo in
astronomia. Prendiamo per esempio un fulmine: lo vediamo
praticamente nello stesso momento in cui cade, perché è così
vicino che il lampo della sua luce ci arriva in una frazione
infinitesimale di secondo (benché viaggi nell'aria con una velocità
lievemente inferiore che nel vuoto).
Gli oggetti celesti sono invece talmente lontani che la luce impiega
un tempo significativo a raggiungerci.
La luce emessa dal sole attraversa lo spazio fino alla Terra in 8 minuti
circa; quella della stella più vicina, Proxima Centauri, in circa 4 anni;
quella delle stelle nel centro della
Velocità della luce
nostra galassia, la Via Lattea, in
circa 30 000 anni, e quella delle più
lontane tra le galassie note in
miliardi di anni ...
Non a caso gli astronomi usano come
unità di misura delle distanze l'anno-
luce, definito come lo spazio
percorso nel vuoto dalla luce in un
anno di tempo e corrispondente a
circa 9’461 miliardi di chilometri. La
già citata Proxima Centauri si trova
perciò a circa 4 anni-luce da noi,
quasi 40’000 miliardi di km: ed è la Immagine da
stella più vicina! www.idis.cittadellascienza.it

Conseguenze L'enorme distanza che ci separa dagli astri ha due conseguenze


della distanza fondamentali per la definizione dei limiti della conoscenza umana. La
degli astri prima è che probabilmente non possederemo mai una tecnologia che
ci permetterà di andare sulle stelle. Dovremo accontentarci di
studiarle da lontano, grazie alla luce che inviano nello spazio, l'unica
fonte di informazione a nostra disposizione per conoscere il cosmo.
La seconda deriva dal fatto che la luce per attraversare immense
distanze con velocità finita ha viaggiato per molti anni, secoli,

Inquietudine e Limite 2010 24


millenni e più: quindi porta informazioni non su come un corpo
celeste è adesso, ma su come era quando ha prodotto quella luce.
Più lontano è l'astro più tempo ha viaggiato la sua luce, più remoto è
l'istante della sua emissione.
Non si può parlare di distanze nello spazio senza considerare che
corrispondono a epoche trascorse: guardare un astro lontano implica
inevitabilmente osservarne il passato.

Lo spazio in In cosmologia, quella particolare branca dell'astrofisica che studia


quattro l'universo nella sua globalità, fare geografia significa anche fare
dimensioni storia: lo spazio delle tre dimensioni e il tempo sono resi inscindibili
dalla finitezza della velocità della luce.
Dobbiamo necessariamente fare i conti con una nuova identità, lo
spazio quadridimensionale. Possiamo conoscere il cosmo solo in
differita.
Ammiriamo le stelle della nostra galassia com'erano dieci, cento,
mille, diecimila anni fa ;quelle lontane com'erano miliardi di anni fa
e così via.

Vedere Ma se più lontano spingiamo il nostro sguardo, più antica è l'epoca


l’universo alla che vediamo, allora a un certo punto vedremo l'universo com'era nel
sua nascita momento in cui stava nascendo!
È proprio quello che gli astrofisici fanno studiando la cosiddetta
radiazione cosmica di fondo, un segnale elettromagnetico che per-
mea tutto il cosmo e che
sarebbe stato prodotto in
seguito a fenomeni avvenuti
all'inizio della storia
dell'universo.
Secondo la teoria del big bang,
sviluppata a partire dagli anni
Trenta del XX secolo con i
contributi successivi di tanti
studiosi, 13 miliardi 700
milioni di anni fa sarebbe
avvenuto un evento di
immensa energia che avrebbe
generato lo spazio-tempo
stesso.
L'evento è chiamato singolarità
iniziale perché è talmente
peculiare che non possiamo
applicargli le categorie di
pensiero comuni nell'indagine
scientifica. Fonte: scienceblogs.com

Inquietudine e Limite 2010 25


L'evento è chiamato singolarità iniziale perché è talmente peculiare
che non possiamo applicargli le categorie di pensiero comuni
nell'indagine scientifica.

La nostra Non ha senso chiedere “cosa c'era prima del big bang?”, perché il
origine ci tempo come lo conosciamo è nato con il big bang. Al passare delle
circonda ere cosmiche, dall'energia del big bang si sarebbero formati prima le
particelle elementari, poi gli atomi, infine le stelle che formano le
galassie, tra cui la Via Lattea con la Terra e il Sole.
Neppure ha senso chiedere “dove è avvenuto il big bang?”, perché lo
spazio come lo percepiamo è nato con esso. Nonostante il nome, il
big bang non è paragonabile all'esplosione di un petardo posto nel
centro di una stanza; questa infatti esisteva già prima dell'esplosione.
Inoltre non esiste un centro spaziale dell'universo come lo intendiamo
noi. Ogni punto dello spazio tempo viene dal big bang: quindi ogni
punto dello spazio tempo è, per certi versi, “dove” è avvenuto il big
bang.
D'altronde, se teniamo a mente che guardare lontano significa
osservare il passato, risulta ancora più evidente quanto sia infondato
pensare che ci sia un punto d'origine del cosmo. Infatti costituirebbe
il passato più remoto immaginabile. Quindi per cercarlo dovremmo
guardare lontano, ma in che direzione?
La risposta è sorprendente: in qualsiasi direzione dell'universo
puntiamo i nostri strumenti, vediamo il passato dell'universo. In altre
parole, la nostra origine ci circonda!

* Paolo Calcidese, laureato in fisica all'Università degli Studi di


Milano, da oltre 10 anni si occupa di divulgazione scientifica in
particolare di cosmologia in riferimento ai modelli cosmologici. Dal
2006 è ricercatore con Borsa FSE presso l'Osservatorio Astronomico
della Regione Valle d'Aosta dove ricopre anche il ruolo di
coordinatore della Ricerca Scientifica. Da quattro anni è membro del
consorzio internazionale WEBT (Whole Earth Blazar Telescope) per lo
studio dei Nuclei Galattici Attivi.

** Andrea Bernagozzi, nato nel 1969 e laureato in fisica


all'Università degli Studi di Milano, è da oltre quindici anni
impegnato in iniziative di diffusione di cultura scientifica rivolte alle
scolaresche e al pubblico generico. Per l'anno scolastico 2007-2008 ha
partecipato, oltre all'iniziativa didattica "100 parole per..." promossa
dalla Fondazione di Venezia e dalla Fondazione per la Scuola di
Torino, anche alla manifestazione ScienceDream a Bologna, nonché a
incontri organizzati dal Museo Civico di Storia Naturale di Milano e
dalla Fondazione Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo
da Vinci" di Milano.

Inquietudine e Limite 2010 26


Ufo ed extraterrestri
Edoardo Russo*

La parola "UFO" (UFO è l'acronimo inglese per Unidentified Flying


Object o Unknown Flying Object, ovvero Oggetto Volante Non
Identificato, in italiano e in generale nelle lingue romanze l'acronimo
è OVNI, da Wikipedia) è ormai entrata nel lessico quotidiano,
evocando l'immagine di macchine volanti pilotate da extraterrestri.

Fonte: centroufologicotaranto.wordpress.com

Origine del Il fenomeno dei "dischi volanti" nasce nel dopoguerra, insieme alla
fenomeno guerra fredda e ai timori di un conflitto nucleare. Non a caso i primi
UFO ad occuparsene furono i militari americani, nell'ipotesi che si
trattasse di armi segrete sovietiche.
Ma ben presto si cominciò a
pensare che si trattasse di
extraterrestri, creando una
antinomia tra l'immagine dell'ET
buono (Extra-Terrestre, Extra-
Terrestrial dal film di
fantascienza del 1982, diretto da
Steven Spielberg) e quella
dell'invasore alieno (versioni
tecnologiche e post-moderne di
angeli e demoni). da ufosc.splinder.com

Inquietudine e Limite 2010 27


Extraterrestri Accanto al fenomeno degli avvistamenti, si è quindi sviluppato un
e media "mito moderno" (come ebbe a definirlo Carl G. Jung), sul quale
speranze e timori, fantasie e inquietudini si sono proiettate
attraverso i vari media della cultura popolare (cinema, fumetti,
musica pop, letteratura, arte, pubblicità, radio, TV, Internet).

“UN MITO MODERNO. Le cose che si vedono in


cielo”, pubblicato nel 1958, tratta degli
avvistamenti di "dischi volanti". Dall’analisi dei dati
obiettivi disponibili sul fenomeno e dalle sue tracce
nelle opere degli artisti, Jung conclude che “si
tratta di immagini unificatrici prodotte
dall'inconscio con una funzione di rassicurazione, di
fronte a uno stato di smarrimento collettivo negli
anni del dopoguerra”.

Più recentemente sono compar-


si i sotto-prodotti del folklore
cospirazionista: i cerchi nel
grano (o Crop Circles, figure
tracciate in campi di grano o di
cereali, abbattendo adeguata-
mente le spighe sul terreno)
come "segni" portentosi, i
rapimenti alieni come esperi-
menti genetici.
Immagine da: www.100letture.it/uploads/crop_circle.jpg

Tutti esempi di come ben precisi timori si sono incarnati in questo o


quell'aspetto della mitopoietica extraterrestre, sorta di macchia di
Roschach su cui proiettare le nostre inquietudini (In psicometria ed in
psicodiagnostica, le macchie di Rorschach, così chiamate dal nome
del loro creatore Hermann Rorschach (1884-1922), sono la base di un
noto strumento per l'indagine della personalità; è un test psicologico
proiettivo).

* Edoardo Russo, nato nel 1959, studi classici, laurea in economia,


libero professionista, sposato, due figli adolescenti, vive a Torino.
Appassionato all'argomento UFO da quando era un ragazzino, è stato
coinvolto in associazioni locali e nazionali, con vari incarichi anche di
vertice. E' attualmente segretario del Centro Italiano Studi Ufologici
e redattore della rivista "UFO". Autore o coautore di alcuni libri, del
"Manuale di metodologia di indagine ufologica" e di centinaia di
articoli pubblicati in Italia e all'estero, dal 1977 ha anche tenuto o
partecipato a numerosi convegni, conferenze, programmi radio-
televisivi e interviste.

Inquietudine e Limite 2010 28


La salute espropriata
Eugenia Tognotti*

Non passa giorno, ormai, senza che i giornali non si occupino degli
esaltanti progressi della medicina, sia per quanto riguarda la ricerca
di base che le innovazioni tecnologiche e le procedure mediche -
terapeutiche, riabilitative, farmaceutiche - che forniscono i mezzi
pratici per vincere malattie, sofferenze e infermità.
L’incessante progresso medico ha radicalmente cambiato i metodi
per la cura del malato. Questo cambiamento non ha prodotto
esclusivamente vantaggi.

L'utopia La medicina molecolare sta spingendo la comprensione delle cause di


cartesiana si malattia fino ai dettagli più minuti consentendo di rintracciare un
sta rimedio per ogni possibile malanno. La medicina “predittiva” sfiora il
realizzando mondo della profezia individuando i mali prima che si manifestano.
La speranza coltivata nel Seicento da Cartesio
Cartesio che evoca la figura di “un medico
meccanico”, capace di riparare i “congegni”
difettosi o rotti, di sostituire pezzi del corpo
umano e ritardare nell'invecchiamento non
rientra più nell'orizzonte dell'utopia.
Le magnifiche sorti e progressive della
Medicina, insomma lasciano intravedere non
solo la prospettiva di una vita meno
minacciata o meno compromessa dalle
sofferenze fisiche, dalle infermità, dalle
menomazioni della vecchiaia, ma addirittura Immagine da it.wikipedia
un dominio senza precedenti della natura e perfino un prolungamento
della vita al di là - perché no? - di ogni barriera biologica.
Il suo campo di azione si è allargato “verticalmente” e
“orizzontalmente” come ha scritto l'autorevole bioeticista americano
Daniel Callahan, ora vi si comprendono anche il perseguimento del
benessere fisico ed emozionale e il miglioramento dell'aspetto fisico
attraverso la chirurgia estetica.

Bioethics

Fonte: www.acceleratingfuture.com Fonte : www. Philippetastet.com

Inquietudine e Limite 2010 29


Nuovi Ma ai nuovi poteri della medicina si ricorre anche per problemi sociali
problemi – l'abuso di droghe, lo stress psicologico legato al lavoro e alla vita
quotidiana, le nuove paure - di cui nel passato si occupavano
associazioni, movimenti, partiti,sindacati.
Eppure , la percezione soggettiva di benessere fisico non corrisponde
alla realtà del fatto che viviamo effettivamente più a lungo e in
migliori condizioni di salute che in qualsiasi altra epoca storica. Non
ci sentiamo affatto più sani, più liberi da sofferenze rispetto al
passato e, anzi, il numero di malesseri, di disturbi, di “sindromi” e
motivi d'invalidità e in continuo aumento.

Nuovo Ma non è l'unico paradosso.


rapporto tra
L'iper tecnologizzazione ha impoverito il rapporto medico-malato.
medico e
malato Il decollo della medicina specialistica, ha portato ad occuparsi di
parti sempre più piccole del corpo umano e l'avanzamento di una
medicina di laboratorio – aiutata dal metodo radiologico - ha
perfezionato sempre più l'indagine clinica del malato, prima affidata
a stretto contatto con l'ammalato, e attento ai segni fisici della
sofferenza e del disagio e alla totalità somatica e psichica dell'uomo,
sostituito, soprattutto in ambito ospedaliero, da un orizzonte di
organi, tessuti, molecole.

Paura della Ma non solo. A dispetto dei portentosi successi delle scienze
morte biomediche nella lotta alla malattia e alla morte, è in continua
crescita il numero di coloro che fanno ricorso alle medicine
alternative e non convenzionali. E domina un'inquietudine e un'ansia
generalizzate.
Le cause sono diverse.
Ci si interroga sulle esagerate
aspettative nella genetica.
E lo stesso proporsi orizzonti illimitati
(come quello di cancellare la vecchiaia e
la morte e perfino garantire la felicità)
da parte della medicina e l'idea di
Fonte: www.unisi.it
dominare la natura, prima considerata
una barriera insuperabile, hanno creato nuovi problemi e tante
illusioni, al centro della riflessione di bioeticisti e filosofi della
scienza.
Prima dell'avvento della medicina moderna una riflessione di secoli
aveva portato a dare significato al dolore e alla sofferenza, e ad
accettare l'idea della morte come parte della condizione umana.
La spietata battaglia per cancellarla, sta portando quasi a
considerare un anacronismo storico il modello del ciclo di vita che
comprende il declino, l'invecchiamento, la fine della vita.

Inquietudine e Limite 2010 30


Critiche alla Alcune delle critiche agli sviluppi della
medicina Medicina in questi ultimi decenni sono al centro
occidentale di un libro famoso Nemesi medica.
L'esplorazione della salute (1976), scritto da
un libero pensatore antimodernista come il
filosofo e antropologo austriaco Ivan Illich,
scomparso alcuni anni fa e noto per la furia
iconoclasta contro la medicina occidentale.
Più di recente le sue ruvide e pungenti denunce
avevano colto le aberrazioni di un sistema
sanitario che produce senza tregua nuovi
bisogni terapeutici.
Tanto che, nel nostro tempo, la ricerca della salute appare esso
stesso un fattore patogeno, e anzi “il fattore patogeno
predominante”.
Non c'è dubbio sul fatto che la medicina abbia davanti a sé il compito
di assegnarsi, come bussola morale e propositiva, un “limite”
all'interno del quale conviene affrontare la sofferenza e accogliere la
morte, anziché respingerla. “Visto l'intasamento dei non morti
prodotto dalle cure - ha scritto, caustico, Illich nel suo ultimo libro -
e considerata la loro miseria modernizzata, è ormai tempo di
rinunciare a voler guarire la vecchiaia”.

* Eugenia Tognotti insegna Storia della Medicina e Bioetica nella


Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Sassari,
Dipartimento di Scienze Biomediche. Il principale campo di ricerca fa
capo alla storia delle malattie – nei diversi contesti storici – e
www.marellagiovann all’impatto culturale e sociale delle emergenze epidemiche, dalla
elli.com/images/arti
coli/A1... Spagnola all’aviaria alla SARS. E’ reviewer di alcune delle più
importanti riviste mediche internazionali: British Medical Journal,
Emerging Infectious Diseases ( CDC, Atlanta) , American Journal of
Public Health. E’ opinionista del quotidiano “La Stampa” e
collaboratore di “TUTTOSCIENZE”.

Inquietudine e Limite 2010 31


Inquietudine e limite. Tra la vita e la morte.

Mario Riccio*

L'incessante progresso medico ha radicalmente cambiato i metodi per


la cura del malato. Questo cambiamento non ha prodotto
esclusivamente vantaggi.
È normale che la morte - l'unica vera certezza della nostra vita - ci
provochi inquietudine. Questo è particolarmente sentito nel mondo
occidentale, ove è anche evidente la rimozione culturale della
morte. Con il passare dei secoli, grazie al progresso della medicina ed
il relativo miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, la stessa
efficienza fisica è divenuta per noi motivo di inquietudine. Si
potrebbe citare l'attuale disperato ricorso alla medicina estetica
come il punto estremo di questa parabola.
Non solo rifiutiamo l'idea della morte e vorremmo vivere il più a
lungo possibile in buona salute, ma addirittura vorremmo anche
fermare l'inesorabile modificazione esteriore del nostro corpo. Per
questo motivo ci sottoponiamo a trattamenti sanitari, non esenti da
rischi, con il solo intento di migliorare il nostro aspetto.

La medicina - Il sapere, il conoscere, lo scoprire, non possono essere limitati.


come tutta la Limitato - dalle leggi e dalla morale - può essere invece l'uso che
scienza - non viene fatto della conoscenza. Gli esempi sono molteplici.
si pone un
limite. La conoscenza dell'energia dell'atomo permette da anni la cura di
molteplici patologie, in futuro potrebbe darci energia pulita a basso
costo. Ma nel passato queste conoscenza sono già state utilizzate nel
campo militare per uccidere migliaia di persone. In medicina il
problema del limite è ulteriormente complesso.

Il primo Il primo trapianto di cuore al mondo - eseguito nel 1967- venne


trapianto criticato come una forma di inutile accanimento, nonché futile e
cardioco fonte di sofferenze per il paziente ricevente.
Trapianto Infatti questi morì dopo solo 18
giorni dal il trapianto. Peraltro
trascorse questi 18 giorni quasi
sempre legato al respiratore e
sedato.
Una parte del mondo scientifico
sosteneva che era inutile tentare
questi trapianti perché non
Immagine da:
avrebbero mai avuto un futuro,
www.ospedaliriuniti bergamo.it ponendo di fatto una pesante
questione etica.

Inquietudine e Limite 2010 32


Sarebbero stati sempre degli inutili esercizi di vanità professionale
con costi economici ed umani elevati. Ad esempio sarebbe stato
meglio dedicarsi alla lotta alle malattie infettive.
È evidente come quelle valutazioni fossero errate. Quello che oggi in
medicina è considerato un limite, domani sarà una normale
quotidianità.

Rivoluzione Per comprendere queste problematiche dobbiamo accettare che


biomedicale stiamo vivendo la cosiddetta rivoluzione biomedicale. Infatti oggi il
nascere il prevenire ed il curare le malattie e lo stesso morire non
sono più comprensibili con i vecchi parametri di riferimento. Questo
ci obbliga ad un cambiamento totale dei paradigmi con i quali ci
siamo confrontati finora nel campo della scienza medica.
La rivoluzione biomedicale è stata paragonata – per l'innovazione che
ha portato nel nostro pensare – alle altre due rivoluzioni storiche
quella copernicana e quella industriale.
Così come quella industriale ha liberato l'uomo dalla schiavitù del
lavoro, oggi la rivoluzione biomedicale ha reso l'uomo artefice del suo
nascere, vivere e morire,liberandolo dal volere degli eventi naturali.
Qualche decina di anni or sono, probabilmente come la procreazione
assistita, la morte cerebrale, lo stato vegetativo, i trapianti, il vivere
collegati per anni a macchinari non erano neanche ipotizzabili. Oggi
sono scenari ordinari.

La morte La procreazione – ormai quasi definitivamente separata dalla


naturale sessualità – è governata dal nostro volere nei modi e nei tempi.
inesistente Non esiste neanche più una definizione di morte naturale. La morte è
sempre un evento sanitario.

Piergiorgio Welby Tutti noi moriamo con una


in coma vegetativo diagnosi, una terapia ed una
prognosi.
Attraverso la prevenzione e il
rispetto della terapia propostaci
possiamo prolungare – anche per
lunghi periodi – la nostra vita.
Da molte malattie non riusciamo
ancora a guarire, ma riusciamo a
Immagine da blogosfere.it/2007/07/8.html prolungarne la prognosi.

Diversamente possiamo rifiutare sia la prevenzione che la cura della


nostra malattia, determinando così la riduzione della nostra
permanenza in vita.

Inquietudine e Limite 2010 33


Accanimento In questo contesto è anche definibile il concetto di accanimento
terapeutico terapeutico. Peraltro tale definizione non è più presente da anni
nella letteratura bioetica internazionale, ed in particolare in quella
anglosassone cioè la più antica ed avanzata. In medicina esiste
invece la cosiddetta futiliy cioè il trattamento sanitario utile/futile.
Gli esempi sono innumerevoli.
Ventilare un paziente che manca dello stesso tessuto polmonare
sufficiente a ricevere l'ossigeno, come nel tumore polmonare.
Alimentare artificialmente un paziente che non può più assorbire i
nutrienti introdotti per motivi anatomici o metabolici.
Per alcuni, accanimento terapeutico è vivere collegato ad un
respiratore, essere dializzato periodicamente, vivere senza una
gamba o anche ricevere il sangue altrui.
Per altri invece, tutte le condizioni precedenti sono solo alcune delle
molteplici opportunità che la moderna medicina ci offre.

* Mario Riccio (1959) si è Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1985


alla Statale di Milano. Specializzato nel 1989 con tesi su Morte
Cerebrale e Donazione degli organi all'Università di Parma, è
Dirigente Medico di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di
Cremona. Membro del C.D. della Consulta di Bioetica di Milano; del
C.G. dell'Associazione “Luca Coscioni” e della Commissione di
Bioetica della S.I.A.A.R.T.I. In tale veste ha partecipato alla stesura
delle Linee Guida per il trattamento del Fine Vita in Terapia
Intensiva. Nel Marzo 2007 e nell'ottobre 2009 è stato convocato dalle
Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera dei
Deputati per un'audizione sulle tematiche della volontà e della
dignità della persona nelle patologie terminali. Con Gianna Milano
ha scritto “Storia di una morte opportuna” (Sironi 2008). Uno
strumento per capire la vicenda Welby in tutte le sue componenti:
umana, giuridica, etica, deontologica e mediatica.

Inquietudine e Limite 2010 34


Ultime dimore: cimiteri inglesi in Italia
Alessandro Bartoli*

Un breve viaggio tra le ultime dimore italiane di aristocratici,


scrittore, artisti e mercanti inglesi scomparsi in Italia tra Settecento
e Novecento.
Per uno straniero che sceglie o è costretto a vivere all’estero, l’idea
della morte lontano dalla propria patria può assumere le più svariate
connotazioni, dall’amaro esilio alla consolatoria prospettiva di
trascorrere l’eternità magari in un piccolo fazzoletto di terra appesa
alle pendici di una collina affacciata sul Mediterraneo, come accadde
per lo scrittore inglese Norman Douglas (Thüringen, 8 dicembre 1868
– Capri, 7 febbraio 1952) a Capri.
Il limite, quello estremo, fu segnato per gli stranieri acattolici che
scelsero l’Italia come ultima dimora da alcuni suggestivi luoghi di
quiete, cimiteri dove in un apparente disordine multietnico, in un
poliglotta susseguirsi di steli, riposano aristocratici e scrittori inglesi,
mercanti svizzeri, diplomatici russi e generali prussiani sedotti dal
nostro paese.

Sepolture Il più antico cimitero inglese in Italia, e forse di tutto il


straniere già Mediterraneo, è quello di Livorno. Quando, nel 1594 l’anziana
dal ‘500 Elisabetta I concluse un accordo commerciale con il granduca
Ferdinando I, i mercanti inglesi che giunsero in città acquistarono un
terreno per seppellirci i loro morti; qui trovarono degna sepoltura
mercanti, marinai, viaggiatori e aristocratici inglesi e scozzesi, come
lo scrittore Tobias G. Smollett (Dalquhurn, 1721 – Livorno, 1771), che
dalla metà del Seicento sbarcarono sulle banchine del porto toscano.

Sempre più A partire dalla metà del Settecento la crescita delle comunità
viaggiatori in straniere nella penisola creò il problema delle sepolture dei sudditi
Italia: dei paesi non cattolici come inglesi, prussiani, svizzeri, olandesi e
l’apertura di russi. Certo non tutti potevano essere spediti in patria dentro un
cimiteri barile di rum, come era accaduto all’eroe di Trafalgar.
acattolici
Nei successivi cento anni in tutte le città italiane che accolsero
comunità di mercanti stranieri come Napoli, Genova, Venezia,
Trieste, Messina e Palermo, ma anche nelle città dove si stavano
aggregando comunità di aristocratici, artisti e letterati come a
Firenze, Roma, Taormina e Capri vennero aperti cimiteri acattolici.
Lo stesso accadde nelle vivaci colonie delle stazioni climatiche della
Riviera italiana e nella località termale di Bagni di Lucca.
A Roma il governo pontificio concesse un cimitero acattolico nel
quartiere di Testaccio, ai piedi della grande piramide di Caio Cestio,
dove un tempo partiva la Via Ostiense: qui riposano i poeti John
Keats e Percy Bysshe Shelley, oltre alle ceneri di Antonio Gramsci.

Inquietudine e Limite 2010 35


A Firenze i Lorena concessero alla
colonia svizzera una piccola collina fuori
da Porta A’ Pinti, dove trovarono pace
tutti gli stranieri acattolici della città. In
maggioranza inglesi, come la scrittrice
Elizabeth Barret Browning, lo scrittore e
poeta Walter Savage Landor ma anche
l’italianista Giampietro Vieusseux,
calvinista ginevrino nato ad Oneglia nel
1779 e deceduto a Firenze nel 1863.
pubblicò con Gino Capponi "L'Antologia",
periodico di informa-zione letteraria e
politica, che ospitò scritti di Pietro
Colletta, Giuseppe Mazzini e Niccolò
Tommaseo.
da it.wikipedia
Il pittore svizzero Arnold Böcklin (Basilea 1827 – San Domenico di
Fiesole 1901) rimase così colpito da quella singolare collina di
ieratico silenzio da trarne ispirazione per il suo celebre dipinto Die
Toteninsel, L’Isola dei Morti, di cui realizzò cinque diverse versioni.
Oggi il cimitero è un’isola di cipressi secolari e di antichi marmi
coperti di licheni, ormai circondata dai viali d’asfalto che avvolgono
Firenze dopo l’abbattimento delle sue mura.

Fonte immagine: opxal.com

Mentre a Genova, nel settore inglese di Staglieno, si può trovare la


sepoltura della moglie di Oscar Wilde, Lady Costance.
Savona e Bordighera ospitano anche due piccoli campi militari per i
soldati ed marinai britannici caduti durante la Grande Guerra, ancora
oggi onorati da prati di erba sempre verde e delicate piante di rose e
camelie.

Inquietudine e Limite 2010 36


L’addio Nella valle del Serchio, nel piccolo cimitero inglese dell’antica
lontano da località termale di Bagni di Lucca, così amata da Byron e Shelley, si
casa delle trova la tomba di Ouida, l’eccentrica scrittrice inglese paladina dei
donne cani, sepolta in una sarcofago fatto a copia di quello scolpito da
Jacopo della Quercia per Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca
ultimo dono dal console inglese a Livorno, Montgomery Carmichael,
alla sua vecchia amica.

Poco distante si allineano le


semplici croci di Evangeline
Whipple e, l’una ricca vedova di
un industriale americano, l’altra
sorella del Presidente degli Stati
Uniti e first lady alla Casa Bianca
per due anni: furono amiche,
amanti e compagne di vita, che
vollero condividere l’estremo
limite terreno in questo piccolo
Fonte: reference.findtarget.com angolo di Toscana.

Preservare Oggi, con la scomparsa o la diminuzione di queste colonie straniere,


una storia anche i loro cimiteri hanno iniziato ad inselvatichirsi, venendo
affascinante lentamente inghiottiti dalle radici degli alberi e dal degrado del
e silente tempo. Questi silenziosi custodi della storia sono sempre più spesso
gotici luoghi di pace, talvolta assediati da città prive di limiti e
confini, alla ricerca di nuovi spazi per strade, parcheggi e condomini
che ne lambiscono gli scrostati muri di cinta.
Come già è accaduto a Napoli e a Bagni di Lucca, un gesto di
sensibilità storica, oltre che morale, dovrebbe provenire dalle
amministrazioni comunali che volessero iniziare a prendersi cura di
queste piccole ed antiche necropoli protestanti, contribuendo con il
loro restauro a tramandare una storia affascinate e silente.

* Alessandro Bartoli, Savona 1978, avvocato. Si occupa da diversi


anni della storia della presenza britannica in Riviera e in Italia. E’
autore dei volumi “Le colonie britanniche in Riviera tra Ottocento
e Novecento” e “The british colonies in the Italian Riviera in ‘800
and ‘900” (Fondazione De Mari, 2008). Ha curato, altresì, la
pubblicazione in ristampa anastatica del libro “Alcune ricette di
cucina per l’uso degli Inglesi in Italia” di E.R. Dickinson (Daner Elio
Ferraris editore).

Inquietudine e Limite 2010 37


Il limite e la dignità della persona
Anna Segre*
Una volta il governatore romano Tinneio Rufo domandò a Rabbi
Akivà: «Quali sono le opere più belle, le opere di Dio o le opere degli
uomini?»
Rabbi Akivà rispose: «Le opere degli uomini». Naturalmente il
governatore non si aspettava questa risposta e replicò: «Sei capace di
fare delle cose come il cielo e la terra?» E Akivà: «Non parlarmi di
cose che sono al di fuori della potenza umana, ma parliamo di una
cosa che è alla portata dell’uomo».
Rabbi Akivà mandò a prendere delle spighe nel campo e bei pani dal
fornaio. Indicò le spighe e disse: «Questa è l’opera di Dio». Poi
mostrò i pani e disse: «E questa è l’opera degli uomini. Non è più
bella dell’opera di Dio?».
Poi Akivà fece portare dei mazzi di lino e dei bei vestiti. Di nuovo egli
chiamò “opera di Dio” il prodotto della natura e “opera dell’uomo” il
lavoro fatto a mano. Poi ripeté la domanda: «L’opera degli uomini
non è forse più bella dell’opera di Dio?».
Rabbì Akivà è uno dei più importanti Maestri della tradizione ebraica.
La sua paradossale risposta al governatore romano, perciò, va
considerata come qualcosa di più di una provocazione o una trovata
originale.

Rabbi Akivà: Ci dice che è sbagliato Rabbi Akivà


non una ragionare in termini di rivalità o
provocazione concorrenza tra Dio e l’uomo,
o una trovata perché l’uomo è chiamato da
originale Dio stesso a perfezionare la
creazione: l’opera di Dio appare
intenzionalmente incompleta
perché l’uomo possa migliorarla
con le proprie capacità.
Sembra lontanissimo da questa
logica il concetto greco di
hybris, che indica la tracotanza,
il superamento dei limiti
consentiti all’uomo; pensiamo
per esempio alla conquista del
fuoco: nella tradizione classica
viene sottratto agli dei, mentre
Boris Shapiro,
nella tradizione ebraica è Dio
stesso a donarlo agli uomini. Fonte: luisftenorio.wordpress.com

Inquietudine e Limite 2010 38


Torre di Eppure alcuni episodi narrati nella Genesi ci parlano di uomini che
Babele: vengono puniti proprio per aver superato i limiti consentiti: e, se
un’esplicita Adamo ed Eva mangiando il frutto dell’albero della conoscenza
intenzione di avevano violato un ordine esplicito, di cosa erano colpevoli i
sfida costruttori della torre di Babele?
Perché gli uomini non potevano erigere una torre alta fino al cielo, se
avevano le competenze tecniche per farlo? Per di più agivano in
perfetta armonia e unità d’intenti, infatti Tutta la terra aveva una
sola lingua e le stesse parole (Genesi 11, 1).
Per rispondere a questa domanda occorre integrare la lettera del
testo biblico con il midrash, il metodo interpretativo tipico della
tradizione ebraica, che attribuisce ai costruttori della torre di Babele
un’esplicita intenzione di sfida. Dissero: «Egli non dovrebbe scegliere
per sé il mondo superiore e lasciare a noi l’inferiore: andiamo,
perciò, e costruiamo una torre, poniamoci in cima una divinità, e
armiamola di una spada, come se volesse contendere con Lui».

Due facce In questa luce la generazione di Babele Torre di Babele


della stessa sarebbe ancora più colpevole di quella del
medaglia: il diluvio universale, che si limitava a
rapporto tra ignorare Dio ma non era giunta a sfidarlo,
Dio e gli tuttavia, secondo un altro midrash, ebbe
uomini e i una punizione meno grave (la semplice
rapporti degli dispersione anziché la distruzione). Perché
uomini tra di si amavano gli uni con gli altri, come
loro dimostra il verso citato in precedenza.
Dunque, se gli uomini sono solidali tra loro,
anche per sfidare Dio, appaiono meno
colpevoli.
Altre interpretazioni sono più diffidenti nei
confronti dell’originaria unitarietà
linguistica dell’umanità, che può essere
letta anche come omologazione forzata e
appiattimento delle differenze; in questo Maurits Cornelis Escher, 1928
caso, però, l’unità linguistica non è più
vista come la causa che determina una
punizione meno grave.
Comunque si voglia interpretare il testo biblico, non si può fare a
meno di notare che la Genesi collega in modo indissolubile il rapporto
tra Dio e gli uomini ai rapporti degli uomini tra di loro, come due
facce della stessa medaglia.
Che la tracotanza degli uomini sia un sintomo di una società malata o
che i cattivi rapporti tra gli uomini siano un sintomo - o una
conseguenza - della tracotanza, nel racconto biblico della torre di
Babele è difficile scindere i due piani.

Inquietudine e Limite 2010 39


Primo Levi: E’ interessante notare come quest’aspetto sia colto con molta
Babele e evidenza in una breve menzione dell’episodio biblico da parte di un
Ulisse autore ebreo italiano del ‘900: la vicenda della torre di Babele viene
evocata in modo molto suggestivo da Primo Levi in “Se questo è un
uomo” (nel capitolo “Una buona giornata”).
«La Torre del Carburo, che sorge in mezzo alla
Buna e la cui sommità è raramente visibile in
mezzo alla nebbia, siamo noi che l'abbiamo
costruita.
I suoi mattoni sono stati chiamati Ziegel,
briques, tegula, cegli, kamenny, bricks, téglak,
e l'odio li ha cementati; l'odio e la discordia,
come la Torre di Babele, e così noi la
chiamiamo: Babelturm, Bobelturm; e odiamo in
essa il sogno demente di grandezza dei nostri
padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini,
di noi uomini». Primo Levi, in una caricatura
giovanile dell’amico Eugenio
Dal disprezzo di Dio sembra nascere quasi Gentili Tedeschi
automaticamente il disprezzo degli uomini;
l’inscindibilità dei due piani che appare nel testo biblico è
sottolineata con forza dallo scrittore torinese.
La citazione di Levi è interessante perché nello stesso “Se questo è
un uomo” un intero capitolo è dedicato alla rievocazione di un’altra
celeberrima sfida, o supermento dei limiti: il viaggio di Ulisse oltre le
colonne d’Ercole narrato nel XXVI canto dell’Inferno dantesco.
In questo caso non si tratta di un sogno demente di grandezza, ma di
un’impresa connotata positivamente, tanto che viene implicitamente
paragonata all’impresa dello stesso Primo Levi che cerca di ricordare
a memoria in lager il canto dantesco e insegnarlo a un compagno.
Levi si sofferma su alcuni aspetti specifici del canto, e prima di tutto
sulla terzina più famosa, che gli appare come uno squillo di tromba,
come la voce di Dio: «Considerate la vostra semenza: fatti non foste
a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza». Levi sente
che questo invito riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste
cose con le stanghe di zuppa sulle spalle: recitare Dante in lager
significa sfidare un sistema che costringe gli uomini a viver come
bruti.

Riconoscere Tra i due “superamenti di limite” presenti nel proprio bagaglio


la divinità e culturale Primo Levi attribuisce una connotazione decisamente
riconoscere positiva al viaggio di Ulisse (al di là del testo dantesco, che è molto
la dignità più complesso e suscettibile di differenti interpretazioni) e una
degli altri completamente negativa alla torre di Babele. La differenza è
uomini dichiarata esplicitamente: in un caso il superamento del limite è
compiuto per disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini, nell’altro
il limite è superato proprio in nome della dignità dell’uomo.

Inquietudine e Limite 2010 40


Questa riflessione su un autore più vicino a noi ci offre una possibile
chiave di lettura per risolvere l’apparente contraddizione notata
all’inizio. Dal racconto biblico si deduce che l’uomo può e deve
utilizzare le proprie capacità per andare al di là di quanto la natura
gli offre, ma a due condizioni, in realtà legate tra loro: riconoscere la
divinità e riconoscere la dignità degli altri uomini. Infatti, nella
risposta al governatore romano, Rabbi Akivà non esalta le singole
capacità del fornaio o del tessitore ma semplicemente l’opera degli
uomini.

Rabbì ‘Akivà Rabbì ‘Akivà (ca.50–ca.135) spicca per la sua fede ottimistica nel
mondo e nel futuro, in un’epoca di grandi disgrazie, e per il suo
amore del bene. Il suo insegnamento ha influenzato in modo
determinante la cultura ebraica, tanto nell’esegesi biblica quanto
nella normativa.
Sebbene la sua vita sia colorata dalla leggenda, pare certo che fosse
di origine modesta. Trascorse la giovinezza da ignorante, esercitando
umili mestieri (in qualità di domestico, o di pastore), e solo in età
adulta, sollecitato dalla moglie Rachele, si dedicò agli studi.
Fu membro della delegazione a Roma per richiedere l'abrogazione del
divieto di insegnare l'ebraismo. Partecipò con entusiasmo alla rivolta
antiromana di Bar Kochbà, che inizialmente considerò come l'atteso
Messia. La rivolta fu stroncata, e, tra i tanti divieti antiebraici, i
Romani inasprirono anche quello di insegnare la Torah.
Nonostante agisse di nascosto, non poté evitare di essere catturato
dai Romani, con la principale accusa di aver violato le disposizioni
sull'insegnamento, sotto l'impero di Adriano.
Il Talmud riferisce sul trattamento di riguardo all’inizio della
prigionia e sulle discussioni teoriche con il suo carceriere romano. Ma
alla fine, ritenuto recidivo, fu torturato ed ucciso, con pene atroci.
Le descrizioni del suo martirio fanno parte delle leggende sulla sua
figura.

* Anna Segre, insegnante di lettere al liceo classico Vittorio Alfieri


di Torino, redattrice del bimestrale ebraico torinese Ha Keillah (La
comunità), si è occupata in varie circostanze di temi inerenti alla
storia e alla cultura ebraica. E’ stata intervistatrice per la Survivors
of the Shoah Visual History Foundation. Tra le sue pubblicazioni:
Cent’anni di carta. Vita e lavoro della famiglia Diena, Torino,
SACAT, 1998; La Pasqua ebraica. Testo e contesto dell’Haggadà,
Torino, Zamorani, 2001; Il mondo del 61. La casa grande dei Vita,
Torino, Colonnetti, 2007; Un coraggio silenzioso. Leonardo De
Benedetti, medico, sopravvissuto ad Auschwitz,Torino, Zamorani,
2008.

Inquietudine e Limite 2010 41


Gruppo di lavoro del Liceo Scientifico “Issel” di
Finale Ligure Borgo
Francesca Carzolio. Studentessa del quarto anno del Liceo Scientifico
"Arturo Issel" di Finale Ligure Borgo. Ama la musica, suona pianoforte e
flauto traverso. Pratica il nuoto come principale attività sportiva.
Attualmente impegnata a valutare le proprie attitudini personali e
interpersonali possedute e “da far emergere”, i punti di forza e
debolezza nello studio e sul lavoro, gli obiettivi a breve termine, per
definire un progetto di sviluppo personale nell'ambito STEM (Science,
Technology, Engineering, Mathematics).

Martina Dondo. Studentessa del quarto anno del Liceo Scientifico


"Arturo Issel" di Finale Ligure Borgo. Nel tempo libero ama leggere e
uscire con gli amici. Nel futuro vorrebbe iscriversi alla facoltà di
Farmacia.

Francesco Olivari. Studente del terzo anno nel "Liceo Scientifico Arturo
Issel" di Finale Ligure Borgo, si è classificato 2° nella sezione letteraria
della dodicesima edizione del concorso "Voci di Liguria" di Gabriella
Richeri Mazzarelli nel 2005 e 1° alla 13°edizione nel 2006 sempre nella
sezione letteraria. Nel 2009 inoltre si è classificato 1° alle gare
provinciali di Savona delle Olimpiadi della Matematica. Per la
realizzazione del progetto “Plus Ultra” si è dedicato alla webbizzazione
di vari articoli tra i quali "Lo sport tra limite relativo e limite assoluto" di
Claudio Mistrangelo e "La finitezza della velocità della luce ci induce a
fare i conti con una nuova entità: lo spazio-tempo quadridimensionale"
di Paolo Calcidese e Andrea Bernagozzi".

Inquietudine e Limite 2010 42


Sara Ottonello. Studentessa del quarto anno del Liceo Scientifico “A.
Issel” di Finale Ligure Borgo. Vive con la famiglia nell’entroterra ligure.
Ama la natura e gli animali e nel tempo libero si dedica al Teatro, vera
passione da anni. Pratica vari sport perché ritiene che nel XXI Secolo è
fondamentale per ogni persona attivare un programma di Physical
Fitness per promuovere la forza e la resistenza, e garantire un buon
livello di salute fisica. Analogamente sta definendo un programma di
Career Fitness per costruire la competenza, la flessibilità e la
impiegabilità, necessarie per acquisire e mantenere un buon livello di
salute della carriera lavorativa. Ha collaborato al progetto “Plus Ultra”,
perché interessata a fare nuove esperienze, imparare tante cose e
vedere il mondo da altri punti di vista.

Luca Perdoni. Studente del quarto anno del "Liceo Scientifico Arturo
Issel" di Finale Ligure Borgo. Impiega la maggior parte del tempo libero
nel Teatro, sua grande passione. Interessato a tutto ciò che può essere
stimolante per la sua formazione. Si è occupato con interesse del
progetto “Plus Ultra” che, ritiene, lo abbia aiutato a scoprire alcune
discipline assolutamente ignorate nell'ambito esclusivamente scolastico.

Pietro Rosso. Studente del quarto anno del "Liceo Scientifico Arturo
Issel" di Finale Ligure Borgo. Partecipa con impegno alle attività che la
scuola propone; quest’anno corsi di lingua (inglese e giapponese) e
ricerche storiche sull’istituto. Ama giocare a tennis, suonare la chitarra
e viaggiare. Luogo più bello, quest’anno? Il Giappone. È anche
interessato alla fotografia, specialmente still life e andare in moto
nell’entroterra. Da subito incuriosito al progetto “Plus Ultra”,
specialmente perché ha scoperto nuovi argomenti interessanti come il
Project Management e il Technical Writing.

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