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Pablo Echaurren

VOLANTINI ITALIANI
Frammenti storici del XX secolo
pp. 160 cm. 14x21 (prima edizione: Ottobre 1997)
Lanciati dagli aerei durante le due guerre mondiali, ciclostilati nel 68 o mutati
in sgargianti flyers dai Pierre delle discoteche, i volantini riprodotti in questo
libro rappresentano una preziosa testimonianza sugli ultimi cento anni.

RASSEGNA STAMPA:
Volantini Italiani raccoglie le riproduzioni di varie notizie, proclami, appelli, calembour, affidati al mezzo
estremo del volatile foglio di carta. Un mezzo che, agli angoli delle strade come agli ingressi di scuole,
uffici, fabbriche, stato, ed appare ancora, nonostante il de profundis dellautore, insostituibile messaggio
urgente. (...) Immagini di un repertorio vastissimo, capaci, davvero, di parlare da sole. John Vignola,
Rockerilla n. 209, Gennaio 1998
Pablo Echaurren, pittore e illustratore di fama noto anche al pubblico rockettaro (suoi ad es. i vari logo di
Arezzo Wave succedutisi negli anni), compila invece una storia dei Volantini Italiani (...) Il volantino come
principale canale alternativo ai mezzi di comunicazione ricchi, insomma. Assemblaggio un po caotico
ma efficace. Fabio De Luca, Rumore n. 72, Gennaio 1998
C di tutto, compresi i momenti pi drammatici della nostra storia, dai manifesti di guerra ai proclami
delle Brigate Rosse, fino alle carte lanciate su Venezia da Balestrini e Nove nel 96 sulle orme di
Marinetti o alle provocazioni di Luther Blissett LAvvenire, Gennaio 1998
I testi dei volantini sono spesso pi creativi e comunque sempre pi esplicativi delle molte analisi storiche
o sociologiche che leggiamo circa gli stessi argomenti e ne esce un ritratto dellItalia assai pi completo e
coinvolgente di quanto si possa immaginare. Decisamente consigliato a chi ha a cuore la memoria storica
del nostro Paese. Ellin Selae n. 40, 1998
RETRO-COPERTINA:
Il ventesimo secolo stato caratterizzato dallenorme sviluppo delle telecomunicazioni, che hanno fatto una
spietata concorrenza ai mezzi di comunicazione meno ricchi come i volantini, quei piccoli fogli di carta che
vengono periodicamente rispolverati nelle situazioni e nei periodi storici pi disparati e pi disperati,
quando non possibile accedere a media pi potenti e pervasivi. Lanciati dagli aerei durante le due guerre
mondiali, stampati col ciclostile nel 68 e dintorni o mutati recentemente in sgargianti flyers dai Pierre
delle discoteche, i volantini riprodotti in questo volume rappresentano una singolare e preziosa
testimonianza di eventi che hanno segnato la vita del nostro paese negli ultimi cento anni. Una sequenza
cronologica di testimonianze frammentarie che contribuiscono a ricostruire la storia di questo secolo.
Pablo Echaurren (Roma, 1951), oltre che pittore, illustratore e autore di fumetti, anche un attento
saggista. Recentemente ha pubblicato Nel segno del libro, Le parole ribelli, Dada con le zecche ed
coautore del film Piccoli ergastoli.
UN ESTRATTO:
IL VOLANTINO IN ITALIA NEL SECOLO XX
"Volantino/volant'ino/s.m. Foglietto volante distribuito al pubblico, contenente informazioni di vario
genere, propaganda, pubblicit e sim."
Certo non possono proprio bastare le due scarne righe del dizionario Zingarelli per circoscrivere quello che
senz'ombra di dubbio si pu definire uno dei mezzi pi poveri ma pi formidabili di comunicazione del XX
secolo.

In effetti questo stato il secolo della radio, del telefono, della televisione, del computer, dell'accelerazione
di ogni forma di scambio, eppure il volantino, quel piccolo pezzetto di carta stampato alla bell'e meglio,
resta forse una delle testimonianze pi significative dei segni che hanno attraversato il novecento.
Destinato a vita volatile, spazzato via dal vento, passato di mano in mano, trascinato dagli eventi,
trascinatore di eventi, il pi delle volte gettato via, distrattamente o con rabbia, il volantino ha sempre
trovato il modo, obliquo, di sopravvivere al proprio effimero destino.
Conservato per caso tra le mille carabattole di un fondo di cassetto, usato come segnalibro, o raccolto da
qualche perverso collezionista riesce comunque ad attraversare la Storia, a raccontarci le storie, e a portare
fino a noi la memoria di idee, conflitti, utopie, deliri i pi diversi tra loro.
Nell'era in cui la propalazione di dati e notizie elabora sistemi nuovi e sofisticati l'uso del volantino non
viene meno ma anzi si fa via via sempre pi massiccio, indice di un bisogno di trasmissione orizzontale,
seminale del messaggio, che si contrappone o che comunque convive con quella verticale, dominante,
appannaggio esclusivo dei gruppi di potere. E se ne servono tutti, dagli artisti ai bottegai, dai profeti ai
canzonettari, dai politici agli imbonitori di piazza, dai preti agli incendiari di tutte le specie.
Se anche, talvolta, pu aver servito interessi governativi, il volantino resta comunque strumento alternativo
se non antagonista, marginale tanto che le forze istituzionali normalmente gli hanno sempre preferito, per
restare nella galassia cartacea, il ben pi ingombrante ed altisonante manifesto murale.
Piccola cellula vivente che si introduce furtivamente nella vita quotidiana servendosi delle derive pi
imprevedibili: pu essere lanciato da un aereo, da un'automobile in corsa, abbandonato ad un cantone di
strada, in fabbrica, distribuito da una mano sconosciuta, incollato su un muro, su un palo della luce.
La sua caratteristica principale quella di contenere un pensiero che comunque possa essere espresso in un
massimo di due paginette, tutto ci che supera questa misura non pi ascrivibile al genere.
In fondo le stesse tavole della legge consegnate personalmente da Dio a Mos sul monte Sinai sono un
protovolantino, in pietra dunque per sua natura poco propensa al volo, ma pur sempre strutturate in forma
di comunicato essenziale suddiviso in soli dieci punti, ideale dunque per un possibile volantinaggio.
Anche l'affissione avvenuta il 31 ottobre 1517 delle tesi di Lutero sulle porte del duomo di Wittenberg
risponde ai canoni classici di diffusione capillare, molecolare tipiche del volantino, e xilografie e fogli
volanti saranno ampiamente utilizzati per far circolare al massimo le idee riformiste.
Di mezzi analoghi ci si serve per propagandare i punti della grande rivolta dei contadini tedeschi del 1525,
ed chiaro che nel paese della stampa (inventata a Magonza nel 1455 ca.) non potrebbe essere
diversamente.
E cosa sono se non volantini quei fogli indirizzati alla nazione che J.J.Rousseau redige e distribuisce
personalmente per strada ai passanti parigini nel 1776?
Di volantini sono punteggiate tutte le insurrezioni, le rivoluzioni, da quella francese in poi, trovano nel
manifestino ( spesso sottile il confine col manifesto vero e proprio di piccolo formato) un potente e
insostituibile megafono. Per le grida, i bandi, gli editti, ma anche per notificare condanne a morte,
indulgenze, decessi e nozze nonch l'arrivo di circhi, girovaghi e imbanditori c' bisogno di un veicolo
dotato della massima mobilit capace di far giungere l'informazione ad ogni cantone, all'orecchio-occhio di
ogni cittadino, anche il pi distratto (vedi la Raccolta delle stampe Achille Bertarelli , Milano, Ist."Gaetano
Pini", 1970).
Non c' dubbio alcuno che il volantino nasce nel momento stesso in cui nasce la stampa come sostituto del
libro, pi rapido, agile ed efficace per la propagazione di proclami e messaggi sintetici.
Ma probabilmente con la grande guerra del '14-'18 che si ha il vero salto di qualit.
L'aereo permette incursioni sempre pi ardite in campo avverso dando luogo a provocazioni spericolate
messe in atto proprio servendosi del lancio di volantini, i tedeschi nel '14 si erano spinti fin su Nancy
bombardandola di foglietti di propaganda cosicch nell'agosto del '15 i francesi istituiscono un vero e
proprio servizio atto ad escogitare modi pi o meno fantasiosi di volantinaggio ( granate e addirittura finte
salsicce imbottite di volantini ripiegati); dal canto suo la Gran Bretagna, stando a stime ufficiali, lancia ogni
giorno dietro le linee nemiche ben 100.000 volantini (J.N. Jeanneney Storia dei media, Roma Editori
Riuniti, 1996).
Epica rimase l'impresa compiuta da Gabriele D'Annunzio e Natale Palli: l'incursione su Vienna nell'agosto
del '18 durante la quale sganciarono pacchi di volantini tricolori divenuti simbolo dell'ardimento e
dell'orgoglio italiano dopo la disfatta di Caporetto.
Cos come merit una copertina di Beltrame sulla "Domenica del Corriere" la cascata colorata di foglietti
che un dirigibile fece cadere su Milano nel '17 per invitare alla sottoscrizione delle cartelle del Prestito
Nazionale in soccorso degli sforzi finanziari sostenuti dalla nazione in armi. Ma connubio tra aerostatica e
manifestini data almeno dal 1784 allorquando furono usati (Lettre sur le depart du ballon de Dijon ) per
festeggiare il volo di una mongolfiera.
Ovviamente moltissimi dei volantini finiscono ignorati, calpestati, ramazzati via, bruciati nel camino o
usati per altri scopi pi prettamente fisiologici, ma il medium oramai accreditato come un efficace sistema

d'intervento capace di sfuggire ai vincoli ed ai controlli di eserciti e polizie, di incunearsi ovunque lo si


ritenga necessario.
Gi nel'10 Marinetti era salito sulla torre dell'Orologio in Piazza San Marco a Venezia e da l aveva
inondato la folla domenicale sottostante con una pioggia del suo proclama contro la citt lagunare estenuata
dall'imbecillit universale delle carovane di sposi e amanti vittime delle retoriche romantiche ( e da allora
piazza San Marco diventa luogo cruciale per altre avventure similari, dai pi innocui volantini poetici di
Venezia Poesia del '96 all'incursione degli otto combattenti del Veneto Serenissimo Governo che nel '97 si
asserragliano nel campanile con scorte di viveri, vino, grappa, Mab, radio trasmittente e pacchi di volantini
purtroppo non giunti in nostro possesso).
La stessa azione fu ripetuta alla Scala di Milano contro i musicisti di cassetta allora in voga, mentre nel '13
per le vie di Catania, durante una tourne futurista, il poeta Francesco Cangiullo aveva effettuato un lancio
dalla sua autovettura di volantini rossi senza su scritto nulla, convinto che la curiosit cos provocata
potesse essere di per s stesso un forte elemento di richiamo, anticipando in tal modo molte raffinate
campagne pubblicitarie di oggi.
Il volantino come un virus si abbatte sulla metropoli moderna, si insinua nei suoi anfratti accompagnando
tutte le attivit umane, le indirizza, esso non una semplice appendice a stampa, ma la capacit stessa
d'una idea di essere espressa per sommi capi.
Durante il 'ventennio', mentre il regime sostanzialmente ignora il volantino potendo servirsi di ben altri
mezzi di propaganda (manifesti e scritte murali- giornali- cinema- radio ecc.), i fuoriusciti antifascisti
faranno di esso lo strumento principale per mantenere vivi i contatti con i connazionali, stamperanno
foglietti sempre pi minuti e leggeri, su impalpabili carte riso perfino su cartine per sigarette, in modo da
poterli introdurre in Italia in nascondigli minimi. Laddove l'informazione langue imbavagliata da censure e
'veline' ministeriali il volantino diventa l'unico modo di esprimere e far giungere a destinazione il proprio
punto di vista antagonista.
Lotta politica ed estetica estrema del bel gesto si compenetrano in maniera davvero impareggiabile nel volo
notturno (3 ottobre 1931) compiuto su Roma dal poeta Lauro de Bosis, "l'Icaro antifascista" che, partito
dalla Corsica, dopo l'azione scomprave inabissandosi in mare per mancanza di carburante. De Bosis aveva
maturato l'idea di questo raid, che probabilmente sapeva essere suicida, al solo scopo di lanciare sulla
capitale un suo volantino che incitava il popolo e il re alla rivolta. E nel '30 Giovanni Bassanesi aveva
anch'egli volato su Milano sganciandovi "I centomila manifestini di Giustizia e Libert", impresa che verr
a sua volta ricordata con un volantino celebrativo (Volantini antifascisti nelle carte della Pubblica
sicurezza 1926-1943, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, 1995).
La guerra civile del '43-'45 , dar luogo ad un'intensissima attivit di volantinaggio e di disturbo incrociato
tra le formazioni partigiane e quelle della repubblica sociale ambedue impegnate in una strenua opera di
informazione e/o controinformazione (o anche di disinformazione) sulle attivit, sugli intenti e sulle mosse
dell'avversario. La produzione toccher picchi elevatissimi (sia per numero che per inventiva) in ambo le
parti, nazi-fascisti da una e "alleati" dall'altra, si pensi che alcuni fogliettini della R.S.I. furono tirati in oltre
un milione di pezzi mentre il P.W.B. (ufficio di propaganda anglo-americano) indice, per mezzo - manco a
dirlo - di appositi volantini, un concorso proprio per "creativi" del leaflet, traduzione inglese della parola (
primo premio: 2.500 lire e una bottiglia di cognac). Specie a Sal ne venivano prodotti di ogni foggia ( a
forma di pacchetti di sigarette, di portafogli apribili, di libri esilissimi, di ingannevoli depliant turistici, con
incredibili effetti a sorpresa ecc.) per essere poi sganciati dagli aeroplani e, sul fronte di Anzio, perfino
sparati per mezzo di mortai.
Nel dopoguerra saranno i partiti ad avere la meglio periodicamente alle prese con battaglie a colpi di
volantino (rimangono epiche le tenzoni tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista), fino ad arrivare al
'68 anno cruciale che vedr svilupparsi una nuova forma, quella del ciclostitato.
L'autoproduzione permessa dal ciclostile determina un proliferare imponderabile di volantini dalla struttura
semplicissima, perlopi privi di ogni intento grafico, battuti a macchina o scritti a mano direttamente sulla
matrice, non pi composti tipograficamente, e stampati su una carta porosa che spesso rende i caratteri
impastati smangiucchiati e poco nitidi, nasce insomma il ciclinprop. (letteralmente "ciclostilato in proprio",
sigla necessaria per non incorrere nelle liberticide leggi sulla stampa a proposito delle quali, e dei mezzi per
eluderle, vedi Ma l'amor mio non muore, Roma, Arcana, 1971) che assolve egregiamente il compito di
permettere a chiunque, ma proprio a chiunque, di realizzare in ogni istante i propri materiali di intervento.
"Ma a questa rapidit di espressione si contrappone un'identica rapidit nell'esecuzione di operazioni
repressive: il sequestro delle piccole macchine da ciclostile da parte della polizia un fatto di ordinaria
amministrazione, D'altra parte, l'eccessivo uso del volantinaggio ha finito per determinare la perdita di
efficacia" ( L'altra grafica, Almanacco Bompiani 1973). C' un documento del Movimento studentesco
romano del '70 che inizia cos "Questo ciclostilato vuole essere diverso dalla valanga di volantini,
volantoni, giornali, documenti, ecc. che ogni giorno si riversa inutilmente sull'Universit...".

La fabbrica e la scuola saranno i campi privilegiati di diffusione e la levataccia antelucana per "volantinare"
sar l'imperativo categorico, la condanna sopportata stoicamente da ogni militante che si rispetti, mentre
"angeli del ciclostile" verranno definite le compagne destinate a tener acceso non pi il sacro fuoco
domestico, a preparare cio la cena per il ritorno del marito stanco del duro lavoro quotidiano, ma pi
rivoluzionariamente ad accudire alle necessit di stampa e propaganda della propria organizzazione
politica: Lotta Continua, Potere Operaio, Movimento Studentesco, Unione dei comunisti, Avanguardia
Operaia, Stella Rossa, Movimento dei lavoratori per il socialismo, Viva il Comunismo ecc.ecc.
E sar questo ruolo che presto le femministe rifiuteranno sdegnosamente stampando a loro volta altri
volantini per affermare il loro diritto a non stampare pi volantini per i maschi.
Cosa dire poi dell'acceso dibattito, nella seconda met degli anni '70, contro la pubblicazione,
pubblicizzazione, da parte dei grandi organi d'informazione, dei volantini delle organizzazioni armate
secondo la logica per cui darli alle stampe equivaleva a moltiplicare amplificare il messaggio contenutovi?
E come non ricordare tutti coloro i quali hanno rischiato o fatto la galera solo per il possesso di uno di quei
fogli, di per s gi corpi di reato? ( " I volantini delle B.R." in Dalla SIT-SIEMENS. Dossier sul terrorismo
, Milano, a cura del P.C.I., 1978).
Insomma la politica di questo secolo la storia stessa del volantino, basti pensare alla famosa scena del
film Ottobre di Ejzenstein (1928) "Il volantino bolscevico" in cui per l'appunto la lettura di un volantino
ad intenerire e catechizzare a dovere i cuori induriti dei cosacchi controrivoluzionari della divisione
"Selvaggia" agli ordini del generale Kornilov.
Ma non solo la politica, anche l'arte di questo secolo ha sentito il bisogno di confrontarsi col volantino. Dal
futurismo (1909) al situazionismo, dalla poesia visiva a quella concreta, dalla pop all'arte povera, quasi
tutte le espressioni artistiche d'avanguardia si sono manifestate sub specie di volantino.
E l'arte di far volantini fu la prerogativa somma di F.T.Marinetti che ne produsse a centinaia su tutti gli
argomenti possibili: pittura letteratura scultura musica architettura cinema fotografia teatro nulla rimase
estraneo alla sua furiosa attivit di volantinista convinto.
Ma non solo artisti e politici, anche canzonettisti, preti, maghi, pubblicitari, catastrofisti, folli letterari,
psicopatici di ogni genere e grado, microgruppi in cerca di interlocutori in moltiplicazione, tutti hanno
scritto e stampato il loro bel volantino, effimero e allo stesso tempo duraturo proclama al mondo.
Un'ennesima mutazione stata determinata, senz'ombra di dubbio in questi ultimi anni, dalle macchine
fotocopiatrici, non infatti raro che per mezzo di questo tipo di riproduzione 'fai da te' si disseminino le
citt di avvisi e appelli, veri e propri messaggi nella bottiglia, del tutto personali e disperati come quelli per
la perdita di un animale (quanti cani e gatti effigiati in confuse istantanee fotocopiate destinate a rendere
quantomai improbabile sia il ritrovamento che la relativa lauta ricompensa) o, fatto ancor pi drammatico,
di una persona cara di cui si sono perse le tracce: morta, rapita, impazzita, dispersa nel caos o pi
semplicemente fuggita da sottili schiavit casalinghe?
Fotocopie sono spesso i volantini dei nuovi luoghi di aggregazione giovanile come i cosiddetti "centri
sociali" che ne sfornano in gran quantit per appuntamenti musicali, proteste, reclamizzazione delle loro
attivit creative e/o imprenditoriali, scompare cos il concetto di 'originale', essendo ogni copia una
riproduzione fotografica, non esiste pi il volantino originale, chiunque pu produrne nuovi esemplari
altrettanto autentici, doppioni che partoriscono doppioni.
Un discorso a parte meriterebbe invece la "Catena di Sant'Antonio", dicesi "Catena di Sant'Antonio" una
specie di degenerazione del volantino in senso stretto, si tratta di un foglio pseudominatorio che si riceve in
modi diversi ( per posta, brevi manu, lo si pu trovare a sorpresa sul proprio tavolo di lavoro lasciato da
ignoti) il quale predice disastri e sciagure a chi non riproduce tot. esemplari del medesimo e non li diffonde
nel proprio ambiente, tra gli amici, tra i parenti legandoli a loro volta all' incombente minaccia, rendendoli
cos complici e schiavi di una circolazione senza fine di foglietti privi di una vera finalit se non quella di
riprodursi per clonazione, rimane un mistero impenetrabile chi l'abbia inventata e quale ne sia lo scopo.
Un esempio per tutti: " Questa lettera, originaria dell'Olanda passata attraverso tutto il mondo fino agli
ultimi 20 minuti, portando fortuna a chiunque l'abbia ricevuta. Chiunque romper la catena sar sfortunato.
Non bisogna tenere questa lettera. Non bisogna spedire denaro. Se Voi avete una segretaria efficente fatene
4 ulteriori copie e speditele a cinque dei Vostri amici ai quali volete augurare buona fortuna. Voi vedrete
che Vi succeder qualcosa di positivo fra 4 giorni a partire da oggi, se la catena non sar rotta. Questo non
un gioco".
Non resta infine che ricordare il fattore fax che in certi casi pu trasformarsi in un canale formidabilmente
ricettivo, capace di assorbire senza opporre alcuna resistenza o censura selettiva un flusso inarrestabile di
comunicati e proposte, certamente ancora imparentati col vecchio e obsolescente volantino.
Comunque sia il foglietto volante, oggi detto pi semplicemente flyer, certamente la testimonianza unica
di ogni genere di sussulto attraversi la mente umana, dal pi basso al pi alto, dall'insulto gratuito alla
pillola filosofica, dal pi nobile al pi perverso, dal delirio alla saggezza.

Ora, forse, il medium giunto alla sua fase terminale, incalzato dall'affermarsi del computer e con esso
della possibilit di connettersi in tempo reale in ogni sito del pianeta, di diffondere dunque
elettronicamente, in rete, ogni tipo di messaggio. Finisce (per sempre?) l'egemonia materiale della carta per
lasciare il posto a quella immateriale del cip.
Restano gli inviti dei rave party e i tanti foglietti infilati sotto il tergicristallo del parabrezza dell'auto
lasciativi da qualche palestra per la cura del fitness, da qualche agenzia investigativa specializzata in
infedelt coniugale e aziendale, da qualche svuotacantine o pizzeria con animazione e calcio T.V. e
soprattutto da qualche locale notturno discoteca pianobar a caccia di bighelloni notturni e modaioli smodati.
E' l'ultimo guizzo di vitalit per un mezzo che ha traghettato verso il suo epilogo un intero secolo quanto
mai carico di tensioni e speranze ma che ha anche prodotto non pochi sconquassi, non pochi cadaveri,
vittime di ogni sorta di contorcimenti ideologici. Pur se non tutte le ferite sono rimarginate e non tutte le
questioni possono dirsi chiuse quelle che qui giacciono sono le spoglie cartacee del '900, che il Signore le
abbia in gloria.
Per omnia saecula saeculorum amen!