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DARE DA MANGIARE AGLI AFFAMATI

a. la vita
Per procedere a una rilettura di quest'opera di misericordia occorre anzitutto riflettere sulla
valenza simbolica dell'atto di mangiare. Per l'uomo il mangiare atto primordiale e riconoscimento
iniziale del mondo. Il suo legame con la vita essenziale da quando il bambino feto nel ventre
materno fino alla morte. L'atto di mangiare rinvio all'attivit culturale dell'uomo: implica il lavoro,
la preparazione del cibo, la socialit (nel raccogliere e preparare il cibo, come nel consumarlo), la
convivialit. Infatti, l'uomo mangia insieme con altri uomini e il mangiare connesso a una tavola,
luogo primordiale di creazione di amicizia, fraternit, alleanza e societ. A tavola non si condivide
solo il cibo, ma si scambiano anche parole e discorsi nutrendo cos le relazioni, ovvero ci che d
senso alla vita sostentata dal cibo. Il mangiare implica dunque anche la creazione culturale pi
straordinaria: il linguaggio. Legato com' all'oralit e al desiderio, l'atto di mangiare investe la sfera
affettiva ed emozionale dell'uomo. E dunque un simbolo antropologico di pregnanza unica che coglie
l'uomo nelle sue profondit pi intime e nascoste e lo situa nel legame con la terra, con il cosmo, con
la polis, con la societ, con il mondo.
L'atto di mangiare rinvia l'uomo al suo essere corpo sia come bisogno che come legame con
l'universo: mangiando, infatti, noi assimiliamo il mondo in noi e lo trasformiamo. Il mangiare inoltre
ricorda all'uomo la sua caducit, il suo essere mortale: si mangia per vivere, ma il mangiare non riesce
a farci sfuggire alla morte.
Il cibo va anche preparato. Dare da mangiare significa anche fare da mangiare, cucinare. Il
fare da mangiare arte di passaggio dal crudo al cotto, dalla natura alla cultura; lavoro, e pu
divenire capolavoro. E cucinare e preparare il cibo per qualcuno equivale a dire: Io voglio che tu
viva, Io non voglio che tu muoia. Fare da mangiare la pi concreta manifestazione di amore. Se
tra gli umani esiste un amore incondizionato, questo quello della madre nei confronti del proprio
figlio e la madre non solo d il cibo, ma il cibo per il figlio, perlomeno fino allo svezzamento. Il
rapporto con la madre ricorda che chiunque venga al mondo fa esperienza di altri che gli danno da
mangiare e che ogni cucciolo d'uomo deve imparare gradualmente a nutrirsi da s, a mangiare da solo.
Ma ricorda anche la dimensione affettiva del mangiare.
Mangiare un'arte: sa mangiare chi all'altezza della propria umanit. Gli animali si pascono,
l'uomo mangia; solo l'uomo intelligente sa mangiare. Ma mangiare richiede tempo e capacit di
relazione e comunione. La cultura del fast food esige che si mangi in fretta e da soli, in anonime
mense, in piedi in uno snack bar, o utilizzando pasti preconfezionati e cibi surgelati. Il cibo poi spesso
non ricevuto, ma preso, scisso da una relazione con chi lo prepara e lo prepara per me.
Impersonalit, individualismo, fretta, e anche perdita del gusto, stanno uccidendo l'arte del
mangiare e del fare e dare da mangiare. Sintomi di questa scissione del mangiare dal suo fondamento
umano e relazionale sono le disarmonie e le patologie in rapida crescita nei paesi occidentali, in cui
comunque vi abbondanza di cibo e di denaro per acquistarlo: obesit, anoressia, bulimia, disturbi
alimentari di vario tipo. Nella carenza come nella sovrabbondanza di cibo, si gioca l'umanit delle
persone e la loro dignit.
Tutto quanto detto finora ha un senso l dove si pu mangiare e non si hanno problemi di
approvvigionamento di cibo. In un certo senso un discorso lussuoso, che buona parte degli abitanti
del pianeta non possono permettersi per le condizioni miserevoli in cui vivono. Nei paesi poveri il
problema avere qualcosa da mangiare. Qui si ripropone a livello mondiale lo squili brio tra il ricco
che banchettava lautamente ogni giorno e il povero Lazzaro che languiva davanti alla sua porta (cf. Lc
16,19-31).
b. la Parola
Anche la Bibbia presenta la tragedia della fame. Essa rientra nella sfera della maledizione (cf. Dt
28,48; 32,24), conduce l'uomo a disumanizzarsi fino all'antropofagia (cf. Lv 26,29; Dt 28,53; 2Re
6,28-29; Ger 19,9; Bar 2,3). La tragedia di Gerusalemme nel 587 a.C. descritta nella maniera pi
dolorosa dalle parole che parlano di madri che, disperate per la fame, mangiano i propri figli: Le
donne divorano i loro frutti, i bimbi che si portano in braccio (Lam 2,20); Mani di donna, gi inclini
a piet, hanno cotto i loro bambini, che sono divenuti loro cibo (Lam 4,10). Carestie e siccit, guerre
e assedi, invasioni di cavallette e malattie epidemiche (si pensi alla triade la spada, la fame, la peste:
Ger 14,12; 27,8; 32,24; Ap 6,8) sono le situazioni che producono esaurimento delle scorte di cibo,
impossibilit di procurarsene e conducono a morire di fame (cf. 1Mac 13,49; Is 5,13; Ger 11,22; Bar
2,25). E talmente penosa la morte per inedia che le Lamentazioni proclamano pi fortunati gli uccisi

di spada che i morti per fame, caduti estenuati per mancanza dei prodotti del campo (Lam 4,9). Tali
sono le sofferenze di chi patisce la fame (cf. Lam 5,10; 2Sam 17,29) che la sapienza biblica giustifica
chi arriva a rubare spinto dalla fame: Non si disapprova un ladro, se ruba per soddisfare l'appetito
quando ha fame (Pr 6,30). Il dare da mangiare a chi ha fame diviene cos un comando fondamentale:
Da' il tuo pane a chi ha fame (Tb 4,16), da attuarsi anche nei confronti del nemico (cf. Pr 25,21).
Il Nuovo Testamento mostra che Ges stesso ha provato i morsi della fame (cf. Mt 4,2; Mc 11,12;
Lc 4,2), che stato servito a tavola e ha mangiato il cibo che altri hanno preparato per lui (cf. Lc
10,38-42), che ha sfamato folle affamate (cf. Mt 14,13-21; 15,32-38), che ha fatto della tavola un
luogo di incontro e di comunione umana in cui ha narrato la vicinanza di Dio all'uomo (cf. Mc 2,1517), e che del vino versato e del pane spezzato e distribuito ai commensali nell'ultima cena ha fatto il
segno della sua vita donata per gli uomini tutti (cf. Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20; 1Cor
11,23-26).
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Mt 6,11). La preghiera che il Signore Ges ha trasmesso
ai suoi discepoli e che i cristiani ripetono quotidianamente contiene la richiesta del pane rivolta a Dio.
Il nome del Dio a cui si rivolge questa preghiera basilare nel cristianesimo "colui che d il pane a
ogni carne" (Sal 136,25), cio a ogni vivente, a ogni creatura. La richiesta del Padre nostro riguarda il
pane materiale, il cibo essenziale per vivere, simbolo di tutto ci di cui l'uomo ha bisogno per vivere.
L'orante che pronuncia questa richiesta, prega non solo per s, ma a nome di tutti: il figlio che chiede
il pane al Padre nostro non pu dimenticare il fratello che ne sprovvisto. Qui l'indicativo di Dio
diviene imperativo dell'uomo: chiedere il pane a Dio comporta entrare nella responsabilit per chi non
ha il pane. Dio, infatti, dona il pane all'uomo, ma anche tramite l'uomo: questi ne il destinatario, ma
anche il mediatore. Al pane donato da Dio corrisponde il pane condiviso dall'uomo. Potremmo anche
dire, riprendendo le parole di Ges ai suoi discepoli di fronte alle folle stanche e affamate: Voi stessi
date loro da mangiare (Mc 6,37). Questo comando, rivolto ai primi discepoli, si estende a tutta la
chiesa nella storia e raggiunge noi oggi.
c. la vita nuova
Assistiamo cos al passaggio dal dono di Dio alla responsabilit dell'uomo: una responsabilit che
al cuore dell'eucaristia e del giorno del Signore, la domenica, che da sempre sono connessi a una
prassi di carit, di visite ai malati, di portare cibo a chi ne sprovvisto, di fare collette per i poveri.
Gi nella celebrazione della parola di Dio narrata in Neemia 8 si afferma che, dopo aver ascoltato e
capito la proclamazione della Tor, tutto il popolo and a mangiare, a bere e a mandare porzioni [ai
poveri] (Ne 8,12).
Ma dall'eucaristia parte anche il movimento estroverso di una chiesa che incontra il Cristo nei
poveri e cerca di sostenerli con cibo e presenza, con nutrimento e relazione, condividendo, donando e
facendo giustizia. E questo ricordando quanto afferma Giacomo: Se un fratello o una sorella sono
senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi
e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? (Gc 2,15-16).
Il dare da mangiare agli affamati deve oggi misurarsi con le cifre fornite dalla FAO, l'agenzia
dell'ONU per l'alimentazione e l'agricoltura, che parlano di pi di un miliardo di persone (un sesto
della popolazione mondiale) che soffrono la fame. Alimentazione insufficiente, malnutrizione,
carenze di vitamine e di minerali essenziali, sottoalimentazione conducono a dimagrimento, apatia,
depressione, debolezza muscolare, esposizione alle malattie, invecchiamento precoce, fino alla morte
per inedia. La situazione drammatica soprattutto per i bambini: lo narrano le immagini di bimbi di
paesi poveri del terzo mondo con ventre gonfio, magrezza spaventosa, pelle avvizzita, apatia.
Se si pu indicare nel concetto di sovranit alimentare (il diritto di ogni popolo a definire le
proprie politiche agricole e alimentari, a regolare produzione e commercio agricolo interno in modo
da raggiungere i propri obiettivi di sviluppo sostenibile) l'obiettivo cui dovrebbe tendere una politica
adeguata, in ogni caso necessaria una declinazione a livello politico internazionale di realt quali
solidariet, partecipazione e condivisione. Pervenire alla sicurezza alimentare (possibilit per tutti di
accedere fisicamente ed economicamente a cibo sufficiente e sicuro) essenziale per la sicurezza e la
pace del mondo intero. Da sempre grandi rivolte sono avvenute in nome del pane. E ai nostri giorni
assistiamo a scontri e proteste di piazza in varie parti del mondo a causa del notevole rincaro del
prezzo di vari alimenti fondamentali (ad esempio il riso).
Intervento di papa Francesco per linaugurazione di EXPO 2015:
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono grato per la possibilit di unire la mia voce a quelle di quanti siete convenuti per questa
inaugurazione. E la voce del Vescovo di Roma, che parla a nome del popolo di Dio pellegrino nel
mondo intero; la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignit cercano di
guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Vorrei farmi portavoce di tutti questi nostri fratelli e
sorelle, cristiani e anche non cristiani, che Dio ama come figli e per i quali ha dato la vita, ha
spezzato il pane che la carne del suo Figlio fatto uomo. Lui ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre:
Dacci oggi il nostro pane quotidiano. La Expo unoccasione propizia per globalizzare la
solidariet. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente!
In particolare, ci riunisce il tema: Nutrire il pianeta, energia per la vita. Anche di questo
dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema cos importante, cos essenziale purch
non resti solo un tema, purch sia sempre accompagnato dalla coscienza dei volti: i volti di
milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere
umano. Vorrei che ogni persona a partire da oggi , ogni persona che passer a visitare la Expo di
Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una
presenza nascosta, ma che in realt devessere la vera protagonista dellevento: i volti degli uomini e
delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per unalimentazione troppo
carente o nociva.
Il paradosso dellabbondanza espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio
alla FAO (Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) persiste ancora, malgrado gli sforzi
fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo paradosso
dellabbondanza, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un
modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di
un cambiamento di mentalit, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane ad ogni grado
di responsabilit non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a
tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono
di fame nel mondo.
E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nellEsposizione Universale: quelli di tanti
operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e
coraggio, perch grande la loro responsabilit. Il mio auspicio che questa esperienza permetta
agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di
solidariet: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto
dellambiente naturale. Questa una grande sfida alla quale Dio chiama lumanit del secolo
ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perch tutti possano
mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto d piena dignit al lavoro di
chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.
Ma tutto parte da l: dalla percezione dei volti. E allora non voglio dimenticare i volti di tutti i
lavoratori che hanno faticato per la Expo di Milano, specialmente dei pi anonimi, dei pi nascosti,
che anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che nessuno sia privato di
questa dignit! E che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno delluomo!
Il Signore ci aiuti a cogliere con responsabilit questa grande occasione. Ci doni Lui, che
Amore, la vera energia per la vita: lamore per condividere il pane, il nostro pane quotidiano, in
pace e fraternit. E che non manchi il pane e la dignit del lavoro ad ogni uomo e donna. Grazie.
Un lungo passaggio dell'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI (29 giugno 2009) tratta del
tema della fame nel mondo e fa dell'opera di misericordia "dare da mangiare agli affamati" una
responsabilit ecclesiale direttamente derivata dall'esempio e dalla prassi di Ges di Nazaret.
Scrive Benedetto XVI:
In molti paesi poveri permane e rischia di accentuarsi l'estrema insicurezza di vita, che
conseguenza della carenza di alimentazione: la fame miete ancora moltissime vittime tra i tanti
Lazzaro ai quali non consentito, come aveva auspicato Paolo VI, di sedersi alla mensa del ricco
epulone. Dare da mangiare agli affamati (cf. Mt 25,35.37.42) un imperativo etico per la chiesa
universale, che risponde agli insegnamenti di solidariet e di condivisione del suo fondatore, il Signore Ges. Inoltre, eliminare la fame nel mondo divenuta, nell'era della globalizzazione, anche un
traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilit del pianeta. La fame non dipende
tanto da scarsit materiale, quanto piuttosto da scarsit di risorse sociali, la pi importante delle
quali di natura istituzionale. Manca, cio, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di
garantire un accesso al cibo e all'acqua regolare e adeguato dal punto di vista nutrizionale, sia di
fronteggiare le necessit connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi ali-

mentari, provocate da cause naturali o dall'irresponsabilit politica nazionale e internazionale. Il


problema dell'insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le
cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei paesi pi poveri mediante
investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei
mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cio di utilizzare al
meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale, in
modo da garantire una loro sostenibilit anche nel lungo periodo. Tutto ci va realizzato coinvolgendo le comunit locali nelle scelte e nelle decisioni relative all'uso della terra coltivabile. In tale
prospettiva, potrebbe risultare utile considerare le nuove frontiere che vengono aperte da un corretto
impiego delle tecniche di produzione agricola tradizionali e di quelle innovative, supposto che esse
siano state dopo adeguata verifica riconosciute opportune, rispettose dell'ambiente e attente alle
popolazioni pi svantaggiate. Al tempo stesso, non dovrebbe venir trascurata la questione di un'equa
riforma agraria nei paesi in via di sviluppo. Il diritto all'alimentazione, cos come quello all'acqua,
rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto
primario alla vita. E necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimen tazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni n
discriminazioni. E importante inoltre evidenziare come la via solidaristica allo sviluppo dei paesi
poveri possa costituire un progetto di soluzione della crisi globale in atto, come uomini politici e
responsabili di istituzioni internazionali hanno negli ultimi tempi intuito. Sostenendo mediante piani
di finanziamento ispirati a solidariet i paesi economicamente poveri, perch provvedano essi stessi a
soddisfare le domande di beni di consumo e di sviluppo dei propri cittadini, non solo si pu produrre
vera crescita economica, ma si pu anche concorrere a sostenere le capacit produttive dei paesi
ricchi che rischiano di essere compromesse dalla crisi (27).

PREGHIERA PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA


Signore Ges Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai
detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di
amore liber Zaccheo
e Matteo dalla schiavit del denaro; l'adultera e la Maddalena dal porre la felicit solo in una
creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicur il Paradiso al ladrone pentito. Fa'
che ognuno di noi ascolti come rivolta a s la parola che dicesti alla samaritana: Se tu
conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza
soprattutto con il perdono e la misericordia: fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di
Te, suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi rivestiti di debolezza per sentire giusta
compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore: fa' che chiunque si accosti a uno
di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio.
Manda il tuo Spirito e consacraci tutti
con la sua unzione perch il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la
tua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio proclamare ai
prigionieri e agli oppressi la libert e ai ciechi restituire la vista.
Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il
Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
Amen

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