Sei sulla pagina 1di 2

Prigionieri di una logica binaria

Scritto da MarioEs
sabato 08 dicembre 2007

"E in effetti là dove il ciclo del senso non circola più nell'ambivalenza del diverso,
ma in quell'universo binario che è il codice di ogni descrizione scientifica,
allora la domanda è indotta dalle risposte disponibili e le risposte dalla domanda. (...)
Test, campionature, statistiche, indagini di mercato, referendum non sono
interrogazioni che fanno circolare un discorso (...) ma piuttosto un ultimatum
dove non si chiede nulla, ma si impone immediatamente un senso
che non può essere se non nell'ordine binario del sì o del no".
Umberto Galimberti

La nostra società si sta trasformando (se già non lo ha fatto) in una sorta di immenso network di "grid computing" in cui noi stiamo diventando dei terminali a
cui spetta il mero compito, in piena logica binaria, dicontribuire al Calcolo complessivo del Sistema.

Giornalmente ci vengono proposti, come dice Galimberti, degli input sotto forma di informazioni, merci, servizi, indagini di opinione, pseudo - posizioni politiche che
richiedono il ricorso ad un referendum e noi dobbiamo esprimerci con un sì o con un no: zero oppure uno?.
Magari ci selezionano per un sondaggio di opinione e ci chiedono se per noi si dovrebbe andare a nuove elezioni, oppure se preferiamo questo o quel prodotto, se
amiamo l'avventura o se siamo sedentari, se siamo geek o degli analfabeti digitali.

Tutte queste ricerche hanno in comune un elemento: il codice binario, in base al quale il cittadino - come piace dire a me - ma in realtà di volta in volta il
consumatore, l'elettore, ecc.., deve fornire una risposta ad una domanda che molto spesso, se non sempre, contiene in sé già la risposta in quanto posta ad
hoc con tecniche di comunicazione ampiamente collaudate.

Il codice binario è figlio della logica del pensiero tecnico-scientifico che, come sappiamo, ragiona in termini di "funzionalità" e "strumentalità" e di "costi-
benefici" secondo un metodo che, "kantianamente", considera la realtà (la Natura) un imputato che deve rispondere alle domande del giudice-uomo per verificare se
la stessa osserva le ipotesi anticipate matematicamente.

Tale logica non consente al singolo altra scelta se non quella di reagire agli input ricevuti secondo le ipotesi che il Sistema ha confezionato per lui e che lui è
chiamato ad "elaborare" fornendo come output un si oppure un no.

Il codice binario quindi ha "colonizzato" l'economia, il marketing, la scuola, ma soprattutto la politica o la pseudo-politica dei nostri (tristi) giorni in cui - cito
Galimberti - "il totalitarismo prodotto dall'omogeneità politica può funzionare solo se si presenta nella simulazione dell'alternativa bipartitica, dove
la legge dell'equivalenza è mascherata dalla finzione concorrenziale di due partiti identici, ma di segno opposto, così come la differenziazione delle
merci è utilizzata per mascherare l'identità del capitale".

In sintesi, l'attuale scenario politico, sociale ed economico dell'Occidente è sostanzialmente un uni-versoin cui la diversità ed il molteplice sono stati
pressoché annullati a favore di un immenso Mercato in cui la possibilità è "compro oppure non compro".

Il grande disperso è il Dialogo, quello fatto di molteplicità, di idee creative e di innovazione e quello che, a mio avviso, potrebbe riaprire uno spiraglio contro la
deriva della politica di basso profilo che ci sta soggiogando da ormai troppo tempo.

Ma come recuperare questo Dialogo Pubblico?

Al prossimo post un primo tentativo di risposta.

SECONDA PARTE

Fonte: http://italiano.istockphoto.com/

Per parlare di Dialogo Pubblico occorre parlare di opinione pubblica.

Ma cosa è l'opinione pubblica nell'era della Tecnica e del Web? Esiste una opinione pubblica, poi?

L'opinione pubblica certamente esiste ed è il risultato della miriade di complesse interazioni che noi tutti abbiamo con i mezzi di comunicazione più vari, dalla
televisione alla radio al Web.

Ma il fatto è che si tratta di una opinione pubblica "incompetente", nel senso che è contraddistinta da una pressoché uniformemente distribuita "ignoranza"
dovuta, a mio avviso, prevalentemente a:

1. iper-tecnicismo e complessità della nostra società, politica compresa;

2. iper-specializzazione culturale e professionale degli individui;

3. vere e proprie "sacche di analfabetismo tecnico" di vario genere, anche estremo e probabilmente anche abbastanza ampie;

Il primo aspetto, quello dell' iper-tecnicismo e del "dominio della Tecnica", ha comportato nella nostra era post-umanista orientata al post-umano una vera e
propria subordinazione della Politica alla Tecnica osservabile in maniera evidente attraverso fenomeni come la "morte delle ideologie" e la sua riduzione a
"tecnica funzionale" (vds. "Psiche e Techne, U. Galimberti, cap. 43) che ha come compito la selezione di possibilità rese fattibili dallo sviluppo tecnologico e di
soluzioni volte a tentare di ridurre la complessità dell'ambiente socio-economico.

L'iper-tecnicismo abbinato alla iper-specializzazione ed all' analfabetismo tecnico hanno determinato poi:

1. una "sensibile" (nemmeno tanto...) perdita di democraticità e di democrazia nei sistemi politici occidentali;

2. un declino della "storicità della politica" (vds. Galimberti op. cit.) e una sua "perdita di colore" (destra e sinistra sono denominazioni puramente formali), ben
percepita anche dall' "uomo della strada" a dimostrazione del fatto che il mondo della politica si è definitivamente lasciato alle spalle il "mondo della vita";

3. una totale perdita di finalità della politica volta al "bene comune" degli individui in favore di una trattazione impersonale dei ruoli svolti dagli individui nella
complessità socio-economica (gli individui interagiscono in pubblico e con il pubblico in virtù del proprio ruolo e della propria funzione, non come "persone");

4. che la maggior parte degli individui non dispone di una benché minima "chiave di lettura" della complessità del sistema in cui vivono, se non quella che gli
proviene da una iper-specializzazione (i "tecnocrati") - per sua natura parziale - o da luoghi comuni e congetture iniettate da mass-media e dintorni (la "massa
disinformata").
In questo scenario, il Potere viene esercitato dalla Tecnica attraverso l'Economia ed utilizza la Politica come "techne" (fare tecnico) e non come
"praxis" (agire finalistico), relegando gli uomini a "cose", "ruoli", "funzioni".

I risultati sono davanti ai nostri occhi: la politica ha un orizzonte di breve-brevissimo periodo (in Italia a dire il vero mi pare che viva alla giornata...), la gente è
sfiduciata nei confronti di questa politica "techne" che non si occupa del "mondo della vita", le caste (le "elite", per essere più neutrali...) proliferano e dominano la
scena in unaprospettiva "afinalistica" in cui restare casta è l'unico obiettivo in un mondo determinato dal progresso tecnico e dal suo potenziamento quale ultimo
ed unico vero Fine e le "masse", infine, sono soggiogate dal meccanismo dei consumi e del "benessere" quale paliativo alla propria intrinseca "insignificanza
esistenziale".

Il Muro, quello vero, è proprio in questa schizofrenica scissione tra Pubblico e Privato nel cui spazio vuoto i "poteri forti" si auto-perpetuano e traggono la
propria linfa vitale.

Se ognuno di noi pensa a quanto partecipa come Cittadino alla vita politica del proprio Comune, della propria Regione, del proprio Stato ci rendiamo subito conto
che il Dialogo Pubblico nelle nostre democrazie non esiste o è molto ma molto limitato e limitante.

Molti di noi risolvono la propria vita con e nella propria funzione socio-economica, ossia nel proprio ruolo di lavoratore, sempre rigidamente diviso da quello
privato di genitore, single, marito, moglie ecc..

E' davvero arduo ipotizzare come si possa "riscattare" una tale situazione di deriva storica e politica da un lato e di "alienazione tecnologica" dall'altro con
l'innesco di un processo globale, per graduale che esso sia, di "neo-umanismo".

Indubbiamente, a mio parere, si dovrebbe partire dal Dialogo Pubblico ma lo scetticismo che ritengo al momento preponderante è dovuto al fatto che non si
intravedono dei chiari presupposti per un "cambiamento di rotta" di quell'immenso sistema caotico che è il nostro mondo.

La Tecnica sembra cioè orientare il genere umano verso una ulteriore sterzata in direzione di uno scenario sempre più "post-umano", sempre più reificante e
sempre "meno democratico" per carenza di democraticità e di reali possibilità (e volontà...) di esercitare la democrazia.

Con questo non esprimo un giudizio negativo sulla Tecnica, ma sull'Uomo si.

Anche se non definitivo, ci mancherebbe.

Ma da dove può partire un meccanismo di de-codificazione culturale?

Il Web 2.0 può essere l'inizio di un contro-processo?