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Good Bye Europa o sogno europeo?

(2ª parte)
Scritto da MarioEs
giovedì 08 febbraio 2007

"The economist who is only an economist is likely to become


a nuisance if not a positive danger ”
Frederik von Hayek
(The Dilemma of Specialization, in Studies in Philosophy and Economics)

E mentre fervono i preparativi per altri 2 Barcamp (Genova e Udine , a quest'ultimo credo proprio di andarci), continuo la mia "breve" (eh, eh...) discussione
attorno al tema "Good Bye Europa" o sogno europeo.

Una discussione logorroica sull'Europa, originata dal libro di Giavazzi ed Alesina Good Bye Europa, giusto per rammentare a chi si fosse "perso" la prima parte, dal
quale si è diffuso il "virus" che ha stimolato le mie "sinapsi europeistiche".

Dicevo che sono svariate le considerazioni critiche formulate dai due autori che mi sento di condividere, anche se con qualche riserva, ma prima di addentrarmi nella
loro elencazione mi preme fare una piccola premessa.

Quando si parla di economia e in particolare di quella europea, troppo di frequente si assiste a dei veri e proprischieramenti ideologici e, in un certo senso,
anche dogmatici.
Tali schieramenti in estrema sintesi sono i seguenti:

- gli "euroentusiasti", che credono nella creazione degli Stati Uniti d'Europa e quindi mirano non solo ad una economia europea aperta ed efficiente, ma
soprattutto ad un' unione politica di tipo federale con una costituzione condivisa. Per questa categoria direi che un libro "culto" potrebbe essere "Il sogno
europeo" di Rifkyn;

- gli "euroscettici", che hanno una posizione "ultraliberista" e che vedono nell' Unione Europea sostanzialmente una minaccia di tipo dirigista al libero mercato ed
alla sovranità nazionale. Sovente hanno posizioni di estremo nazionalismo. A questa categoria il libro in esame non dovrebbe dispiacere, anche se lo troverebbero
"soft";

- gli "euro-moderati" (li chiamo io così), che sono quelli che cercano di "mediare" posizioni estreme e dogmatiche (l'ultraliberismo ed il dirigismo) con una visione
politico - economica che tende a dare primaria importanza alconsenso dei cittadini e che di conseguenza opera le scelte economiche e politiche facendo
attenzione alla loro sostenibilità economica e finanziaria. Per un "euro-moderato" non è sempre detto che un dato settore economico (es. la fiscalità) debba avera
una rigida regolamentazione europea, ma occorre sempre chiedersi quali obiettivi si intendono perseguire sulla base di quanto indicato dai cittadini e scegliere
oculatamente i relativi strumenti. Per questa categoria un libro rappresentativo direi che è "Just capital" di Adair Turner.

Giavazzi e Alesina, inoltre, parlano di due dicotomie fondamentali in Europa:


- quella fra federalisti ed intergovernativi, ossia fra i sostenitori degli Stati Uniti d'Europa e quelli che invece optano per un progetto di integrazione e
cooperazione fra stati nazionali;

- e, soprattutto quella fra liberisti e dirigisti, individuando come maggiori esponenti dei primi soprattutto gli inglesi e dei secondi i francesi e in misura minore i
tedeschi.

A mio parere il loro approccio può essere collocato abbastanza vicino agli "euro-moderati" ma con delle"venature in fase di ampliamento" che li fanno
dirigere - anche se non inesorabilmente - verso gli "euroscettici" e vi spiego perchè.

Fonte: http://europa.eu

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Euro- moderati perchè:

a) sono contro - giustamente - un certo approccio, tipicamente europeo, volto al protezionismo di taluni settori( agricoltura in primis, poi energia, servizi
finaniari, istruzione superiore ecc..), che riduce in maniera drastica la concorrenza ed il beneficio che certamente questa apporterebbe ai cittadini ed ai
consumatori;

b) considerano l'immigrazione non come un fenomeno "negativo", ma anzi auspicabile per il fenomeno dell'invecchiamento demografico europeo, per lo stimolo
della concorrenza sul mercato del lavoro, per l'innovazione che porta (culturale e scientifica, soprattutto se si drenano i "cervelli"), per la riduzione delle rendite
consolidate dei "gruppi protetti" (es. dell' idraulico polacco, fobia dei francesi, ma forse più degli idraulici francesi!); ovviamente, l'immigrazione va regolamentata e
comporta necessariamente degli "shock" culturali con i quali bisogna imparare a convivere e magari a risolvere nei limiti del possibile;

c)auspicano una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e un maggior "potere di licenziamento" delle aziende; tale soluzione è vista come propedeutica ad
una riduzione del tasso di disoccupazione;

d)sono per una istruzione superiore di "tipo americano", in cui gli incentivi ai meno abbienti provengono da coloro che pagano le rette universitarie; soprattutto,
sono per maggiori incentivi alla classe docente, che altrimenti non è motivata a "fare qualità";

e) sono contro i cosiddetti campioni nazionali, esempio di visioni "dirigistiche" del controllo dell'economia da parte dello Stato (che finanzia ovviamente i suoi
campioni), e per una maggiore concorrenza che sia alimentata dalla cosiddetta "distruzione creativa" di schumpeteriana memoria;

f) propendono per una accellerazione del processo di liberalizzazione e di maggiore trasparenza in settori cruciali come i servizi finanziari (Parmalat, Cirio,
obbligazioni argentine alcuni esempi) nei quali sollecitano la necessità di scindere le banche dalle società di gestione del risparmio gestito;

g) individuano la necessità di un sistema giudiziario più efficiente, basilare per lo sviluppo economico, e di regole di tutela per i consumatori;

h) sono favorevoli ai benefici introdotti dalla moneta unica, ma non condividono un eccesso di dirigismo nelle cosiddette "politiche di coordinamento" (es. quella
fiscale);

i) necessità di contenere la spesa pubblica (tagli nell'impiego pubblico e nelle pensioni) e di ridurre eccessi nella pressione fiscale.

l) sostengono una modifica della attuale ripartizione dei poteri legislativo ed esecutivo che non rispetta il principio della "divisione dei poteri" (ad es. la
Commissione UE è al contempo organo legislativo ed organo di governo).

Sono però decisamente "euro-scettici", quando:

- non credono in una politica estera e di difesa unitaria, che invece è un obiettivo importantissimo;

- credono che occorra aumentare le ore lavorative a scapito del tempo libero, in nome di una maggiore produzione;

- ritengono "indispensabile" ridurre la spesa per il welfare sulla falsa riga del modello americano, individuando nell'immigrazione un fattore importante che dovrà
portare a tale scelta;
- attribuiscono forse troppo valore alla pressione fiscale come ostacolo alla crescita economica e alla piena occupazione;

- eccessiva "criminalizzazione" dei sindacati e visione troppo fiduciosamente "anglosassone" del sistema universitario (ossia più privato e meno pubblico);

- eccessiva critica della programmazione europea, come ad esempio gli obiettivi di Lisbona (che evidentemente sono un programma molto ambizioso, ma anche
difficile da attuuare nei tempi previsti dalla UE, questo è vero e bisogna ammetterlo).

Affronterò nei prossimi post queste tematiche in relazione al concetto di benessere sociale che gli stati europei intendono perseguire da un lato ed al livello di
importanza come player politico globale che intendono conferire alla UE.

To be continued...