Sei sulla pagina 1di 1

Good bye Europa o sogno europeo?

(1ª parte)
Scritto da MarioEs
domenica 28 gennaio 2007

Sto leggendo un libro dal titolo "Good Bye Europa - Cronache di un declino economico e politico ", di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi , e le prime
impressioni che sto avendo devo dire che sono di una certa perplessità e di diversi stimoli intellettuali.
Vi spiego perchè.
Sin dalle prime pagine i due autori evidenziano alcuni problemi cruciali della nostra Europa, ossia:
- la scarsa mobilità del mercato del lavoro;
- la difficile integrazione politica;
- la crescente necessità di trovare soluzioni efficaci alla integrazione multirazziale;
- l'invecchiamento demografico ed i suoi risvolti sulla spesa pubblica;
- il ritardo dell'innovazione e della ricerca nel settore privato oltre che in quello pubblico;
- il presunto eccessivo ricorso al "welfare state" rispetto agli Usa;
e, "dulcis in fundo", il fatto che noi europei proprio "non ne vogliamo sentire di lavorare" e mentre gli americani lavorano ce ne andiamo in vacanza!

Fonte: www.Flickr.com

Technorati tags:
blog 2 brain, brain 2 brain, capitalismo, economia, Europa, Good Bye Europa, innovazione, mercato, politica, Turner

Infatti, è proprio questo il titolo del Capitolo III: "AMERICANI AL LAVORO, EUROPEI IN VACANZA".
In effetti, i dati statistici parlano chiaro: nel 1973 negli Usa, così come in Germania, Italia e Francia le persone in età lavorativa (15 - 64 anni) lavoravano circa
1.800 ore all'anno, mentre oggi sono rimasti solo gli americani a fare gli stakanovisti continuando imperterriti su questo valore, mentre noi altri siamo scesi a circa e
"solo" 1.400 ore.
Purtroppo noi europei abbiamo scelto di privilegiare il tempo libero al lavoro, ma gli autori ci mettono il dubbio che in realtà le cose non stiano proprio così.
Gli europei lavorerebbero meno a causa della non convenienza fiscale a lavorare di più e a causa di un maggiore potere dei sindacati nel contrattare le
condizioni di lavoro.
"Gli europei non si rendono conto del pericolo rappresentato da questa tendenza e continuano a cullarsi nel sogno di poter fare sempre più vacanze, andare in
pensione presto, avere famiglie in cui uno solo dei coniugi lavora e ciononostante godersi un reddito in costante incremento. Chi ha ragione? Noi crediamo che la
realtà si avvicini più al secondo scenario, quello più pessimistico (delle distorsioni fiscali, n.d.r.)".
Questo uno stralcio del "good bye Europa pensiero".

Insomma, una dei motivi del nostro "eterno rincorrere" l'America è che siamo un pò "sfaticati".
Questo assunto ovviamente necessita di alcuni approfondimenti che io non sono in grado di fare, in quanto la "pigrizia" è una qualità/vizio psicologica/o per cui io
"da buon napoletano" direi di soprassedere su giudizi in tal senso.
Vorrei però sottolineare che non tutti gli economisti hanno dato un giudizio così "duro" nei confronti del modello europeo e quindi sarà interessante fare un raffronto,
che farò in più post, tra chi esalta il "sogno europeo" (di andare in vacanza?..., mah), chi asserisce che l'Europa va verso il declino (gli autori del libro in esame) e
chi invece, sottoponendo la questione ad un'analisi diciamo "relativista", conclude con un bel "DIPENDE".
Innnanzittutto, è curioso come:
- chi ha visto nel sogno europeo una valida alternativa a quello americano, ritenuto in declino, sia proprio un economista americano, tale Jeremy Rifkin che nel suo
"Il sogno europeo - Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano " ha evidenziato i motivi
di questa sua tesi "pro-Europa";
- chi vede invece un modello europeo in declino siano i nostri due economisti italiani;
- chi si pone il dubbio e assume una posizione "del dipende pensiero" sia un economista inglese, tale Adair Turner che nel libro "Just Capital - Critica del
capitalismo globale "effettua un'analisi , a mio avviso notevole, su concetti chiave come la competitività, la produttività e, in generale, su quale forma di capitalismo
si possa considerare "il migliore capitalismo".
Intanto proseguo nella lettura di questo Good Bye Europa e presto inizierò il raffronto fra le diverse tesi sui modelli "politico - economici" da perseguire.
To be continued...